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diff --git a/old/44763-8.txt b/old/44763-8.txt new file mode 100644 index 0000000..d552d92 --- /dev/null +++ b/old/44763-8.txt @@ -0,0 +1,3011 @@ +The Project Gutenberg EBook of Gli animali alla guerra, by Giulio Caprin + +This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with +almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or +re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included +with this eBook or online at www.gutenberg.org + + +Title: Gli animali alla guerra + +Author: Giulio Caprin + +Release Date: January 26, 2014 [EBook #44763] + +Language: Italian + +Character set encoding: ISO-8859-1 + +*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK GLI ANIMALI ALLA GUERRA *** + + + + +Produced by Giovanni Fini and the Online Distributed +Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was +produced from images generously made available by The +Internet Archive) + + + + + + + + Gli animali alla guerra. + + + + + DEL MEDESIMO AUTORE: + + _Paesaggi e spiriti di confine_ L. 1-- + + _Carlo Goldoni--la sua vita, le sue opere_ 2-- + + + GIULIO CAPRIN + + GLI ANIMALI + ALLA GUERRA + + MILANO + + 1916. + + + + + PROPRIETÀ LETTERARIA + + _I diritti di riproduzione e di traduzione sono + riservati per tutti i paesi, compresa la Svezia, + la Norvegia e l'Olanda_ + + Copyright by Fratelli Treves, 1916. + + Si riterrà contraffatto qualunque esemplare di quest'opera + che non porti il timbro della Società Italiana degli Autori. + + Milano, Tip. Treves. + + + + + _A Doletta, + per quando sarà più grande._ + + + + + _PREMESSA._ + + +_È stato pensato per i giovani questo libretto, scritto durante una +pausa di guerra. La guerra riconduce alla Natura: dove essa fa il +vuoto della vita consueta, riappaiono sul primo piano elementi che +la pace nasconde: anche gli animali. Non è necessario aver l'anima +francescana per sentirseli più vicini, in guerra. Dove e quando, anche +per l'uomo, cessa l'illusione che la vita sia ordinariamente sicura, +si intendono meglio queste altre creature che sempre, anche in pace, +vivono in pericolo di morire; si intuisce meglio la loro natura che +opera dominata da questo presupposto continuo: la morte. Così a noi +tutti, la morte, che oggi circola tra i vivi, più tra i più vivi--i più +giovani--insegni il senso secreto della vita!_ + +_Gli «Animali alla guerra» per ciò che possono anche dire dell'animale +umano, e della sua anima in guerra, sono un libro di occasione; perciò +di passione. I giudizi sul nemico non possono esservi che semplici e +duri. L'odio non è meno umano della carità che tende a distruggerlo. +Noi amiamo il nostro odio contro l'Austria e contro il germanesimo, +perchè oggi è l'arme più schietta di cui si arma la nostra giustizia. +È un odio con gli occhi aperti il nostro, e vede tutto ciò che deve +vedere. Così odiano i nostri soldati, che combattono fortissimi ma non +crudeli. Come combattono le creature secondo Natura, per la divina +Necessità, che è non dell'individuo ma della specie, non del cittadino +ma della Patria. Necessità di vincere, in qualunque modo, per quanto +debba essere il tempo, e l'odio, che ancora ci vuole._ + + Primavera del 1916. + + + + + Austriaco.... austriaco.... tedesco. + + +Se ci sono animali alla guerra? E mica soltanto quelli che ci vanno con +i soldati, soldati essi stessi: i cavalli delle armi a cavallo, i muli +delle batterie da montagna e someggiate. Ce ne sono anche tanti altri, +grossi e piccini, che ci si trovano senza volerlo, povere bestie. E ci +rimangono. + +I nostri soldati ispirano anche a loro fiducia. Giurerei che qualunque +gallina dei paesi irredenti preferisce esser mangiata da un nostro +bersagliere invece che dover far le uova per un ufficiale dei +gendarmi--peuh!--austriaci. + +Ho sentito una volta due maiali che si litigavano un fondo di marmitta +trovato in un campo dov'erano passate le cucine di un reggimento. +Il maiale, che pretendeva mangiarseli tutti da solo quei ghiotti +rimasugli, grugniva a quell'altro: + +--Screanzato. + +E l'altro di rimando: + +--Austriaco. + +--Prepotente. + +--Austriaco. + +--Ladro. + +--Austriaco. + +--Porco. + +A sentirsi dare anche del porco--forse perchè aveva capito: turco--il +maiale austriaco perse il lume dagli occhi e strillò: + +--Tedesco. + +Quello, a sentirsi dire: tedesco, rimase così male che rinunciò, +sdegnoso, anche alla sua parte di broda: segno evidente che tedesco non +era. + +In genere dunque, per quel che ho potuto veder io, gli animali alla +guerra si portano bene. + + + + + Cavalli senza cavalleria. + + +E prima di tutto i cavalli. + +Nel sangue equino c'è sempre tanto dell'antica tradizione guerriera +che i più pacifici e borghesi animali, portati fra i combattenti, si +trovano subito a posto. Tra i cavalli che tirano i cannoni e i cassoni +dei proiettili ce ne son di quelli che, prima, non avevano tirato che +calessi e _landaux_. Ora non si distinguono più da quegli altri che, +da puledri in su, sono stati sempre effettivi in artiglieria. Meno +induriti agli sforzi, qualche volta non reggono quanto i loro compagni +di pariglia; si capisce che soffrono; ma non si fermano: cadrebbero +prima sfiniti sotto la bardatura se i soldati non se ne avvedessero. +Devon pensare anche loro che val meglio morire tutti in una volta, +giovani, che un po' per giorno invecchiando attaccati a una vettura di +piazza. + +Naturalmente non tutti i cavalli della guerra bisogna immaginarseli +come quelli dei monumenti equestri: questi sono cavalli in posa. Ce +ne sono anche dei meno belli; anche dei veri «brocchi». Se non altri, +tutti i cavalli di umilissimo lignaggio che, prima di essere requisiti, +tiravano il barroccio e che anche in guerra continuano nel loro +mestiere plebeo: i cavalli del treno ausiliario. + +Il treno ausiliario sarebbe l'insieme dei carri per i trasporti che si +fanno senza tanta fretta e senza tanti _camions_. Specialmente sul +far della notte, voi incontrate di queste lunghe file di carri che +s'avviano al passo per le strade fangose e buie: sono barrocci toscani, +curricoli siciliani, sciarrabà romani che servon benone a portar +materiali meno delicati, come sarebbero traversine di ferro e legname +per trincea, ghiaia, cementi, sacchi. + +Sui timoni dei carri si leggono ancora i nomi dei proprietari borghesi +che li possedevano e dei paesi dove lavoravano in pace. Anche i +conducenti hanno un aspetto pacifico: sono soldati territoriali, +baffuti e barbuti, infagottati nei vecchi cappotti turchini, +ciondolanti e con la pipa in bocca: ma serii e rispettosi. Il loro +servizio è di quelli modesti per cui c'è poca probabilità di esser +messi all'ordine del giorno, ma utile non vi so dir quanto. + +Io li ho sempre ammirati questi oscuri collaboratori della vittoria, +cavalli, carri e carrettieri. Tutte le notti, piova o tiri vento, a +far quella tetra passeggiata per vie piene di buche e di sospetti, a +incrostarsi di fango o a soffocare di polvere; e senza lamentele e +senza invidia per le superbe automobili dei Comandi, per le autovetture +fragorose e petulanti a cui devono ogni momento dare il passo. + +Virtù di pazienza e di disciplina: andare al buio, senza domandare +agli occhi se hanno troppo sonno o alle spalle se ci si è fermata +sopra troppa acqua. E senza nemmeno la consolazione dei bubboli, che, +scampanellando, fanno parer meno lunga la strada. In guerra non si +ammettono rumori superflui. I poeti, che hanno cantato gli illustri +cavalli di combattimento, dovrebbero ricordarsi anche degli oscuri +cavalli del treno ausiliario, e dei territoriali, solidi e tranquilli, +che li conducono. + +Piacerebbero anche oggi ai cavalli gli squilli di tromba, le fanfare +che rinfrancano il cuore quando non ne può più. Bisogna che ne facciano +a meno. I comandi sono dati sotto voce: il soldato deve parlare quasi +nell'orecchio del suo animale. Ma questi obbedisce lo stesso e non si +vergogna che gli sia toccato quel mestiere senza splendore di facchino +notturno. + +Ognuno al suo posto ha le sue soddisfazioni. I cavalli che hanno avuto +la fortuna di essere aggregati ai Comandi hanno lo zucchero che gli +ufficiali intascano alla mensa apposta per loro. C'era un tenente che +prendeva il suo caffè senza zucchero--naturalmente perchè diceva di +preferirlo amaro--per offrirne qualche zollina di più al suo irlandese. + +Ma anche i cavalli di truppa, anche i cavalli di poco prezzo del +treno ausiliario, buscano dai loro padroni qualche supplemento di +ghiottoneria al rancio di fieno e di biada che passa il Governo: sarà +un rosìcchiolo di pane, sarà una semola che il conducente è riuscito a +procurarsi non si sa come, ma, zucchero o crosta di pane, c'è il buon +cuore, e l'amicizia si rinsalda tra l'uomo e l'animale. + +Il cavallo che fatica nel treno si sente orgoglioso quanto il cavallo +di lusso che ha poco da fare nel drappello di riserva dei Comandi. E, +quando l'incontra, quasi quasi gli viene la tentazione di cantargliela: + +--Bello mio, tu non sei che un imboscato. + +Ma l'altro può rispondergli: + +--Pensa quel che ti pare. Ma l'altra notte, che una granata è cascata +proprio sulla scuderia, nessuno di noi ha avuto paura. Non abbiamo +scalciato nè abbiamo rotte le cavezze per scappare. In guerra fa il suo +dovere chiunque rimane al posto assegnatogli. Siamo bestie subordinate +noi, e guarda di esserlo anche tu. + +Ma in fondo al cuore anche il cavallo del Comando, che oggi non ha +occasione di essere adoperato, rimpiange la guerra di suo nonno e +di suo bisnonno, che il Generale montava nei giorni di battaglia; e +poteva inebriarsi anche lui galoppando sotto il fuoco, all'aperto, nel +pericolo, ma anche nel sole della gloria. + +Sui primi giorni della nostra guerra all'Austria anche i nostri cavalli +di cavalleria avevano cominciato ad assaggiare un po' di quel giuoco +che esalta e abbellisce la guerra. Intere divisioni di cavalleria erano +pronte. I primi reggimenti correvano già le strade del Friuli d'oltre +confine; verso l'Isonzo: belle galoppate verso i campanili che indicano +la presenza dei borghi e dei villaggi nascosti dal fogliame denso. +Esplorazioni di pattuglie, ricognizioni di squadroni che promettevano +qualche incontro interessante. Si sperava che il nemico avrebbe dato +battaglia nel piano per contenderci il passaggio del fiume. Ma il +nemico si ritirava e i nostri cavalli, invece che i cavalli degli +Usseri, incontravano il fango delle inondazioni, le paludi delle acque +fatte straripare dai canali del basso Isonzo. + +Così i cavalli di cavalleria presto dovettero rinunciare alla speranza +di correre in battaglia campale. La guerra si immobilizzava in un +assedio di posizioni trincerate. Non rimanevano in linea che pochi +reggimenti, per i servizi di Corpo d'Armata: i soldati, appiedati +a far le ronde e a guardare i fili dei telegrafi tesi dal Genio; i +cavalli, accantonati un po' qua e un po' là, nei cortili, nei giardini, +anche all'aperto. Vita noiosa di strigliature e di esercizi come in +guarnigione: in più solamente quel brontolio del cannone, a giorni +intermittente, a giorni continuo, qualche _shrapnell_, qualche granata. +Si finì col ritirarli, eccettuato qualche squadrone, dalla zona del +fuoco e rimandarli un po' indietro ad aspettare. E poi, siccome per +tanti soldati e tanti cannoni non c'era quasi spazio, ancora più +indietro, cavalli, cavalleggeri, dragoni e lancieri. + +La decadenza della cavalleria era fatalmente segnata. Per vincere +gli Austriaci bisogna batterli con le loro armi, a macchina, facendo +la guerra a distanza come la fanno loro, che ad avere il nemico +troppo vicino non se la sentono. Cavalleria vuoi dire anche cortesia, +generosità; che volete farvene della cavalleria in guerra contro +Austriaci e Tedeschi? + +Gli ufficiali e soldati di cavalleria si sono rassegnati a non essere +più di cavalleria pur di combattere. Vanno con le mitragliatrici, +vanno con l'artiglieria; sono andati anche in trincea, a piedi. A +Monfalcone, al principio dell'offensiva di questo maggio, gli Austriaci +si erano sognati di passare, perchè nelle trincee della Rocca e giù +lungo il mare, c'erano, nuovi del mestiere fangoso ed eroico della +fanteria, i cavalleggeri appiedati. + +Il vecchio motto dei dragoni di Genova assicura che l'onore del +cavaliere non s'abbassa perchè egli scenda da cavallo: + + Soit à pied, soit à cheval, + mon honneur est sans egal. + +Se lo possono applicare, oltre i cavalieri, anche i loro cavalli, +i quali, a pensarci bene, anche quando facevano vero servizio di +cavalleria, andavano sempre a piedi. + + + + + Cavalli e Guide a cavallo. + + +Sui primi tempi c'erano con noi anche i cavalli delle Guide a cavallo. +Volontarie le Guide, e perciò anche i loro cavalli, due per uno, che +si portavano da casa. Anche essi si ostinavano a sperare in una guerra +garibaldina, in cui l'esplorazione ardita di pochi valesse a facilitare +un'avanzata impetuosa. Gli sbarramenti di tronchi che gli Austriaci +in ritirata avevan lasciati sulle strade subito dopo il confine si +superavano d'un salto, i ponticelli rotti sui fossati si sostituivano +con un altro salto. E furono giorni belli per i cavalli e cavalieri. + +Come si volevan bene i cavalli e le Guide a cavallo! Per amor del suo +cavallo una Guida, che era anche un pittore famoso, è caduto in mano +del nemico. + +Andavano in un drappelletto, verso il colle che gli Austriaci hanno +fortificato per difendere i ponti di Gorizia, il Podgora. Non si +sapeva ancora dove precisamente cominciassero i ripari del nemico. +Sotto Gradiscutta i nostri cavalieri furono sorpresi dalle fucilate +che uscivan dal bosco. Il regolamento ordina che le pattuglie in +esplorazione, quando hanno preso contatto col nemico, si ritirino per +segnalarlo. + +Ma una schioppettata fece cascare ferito il cavallo dell'illustre +Guida a cavallo. Il terreno era acquitrinoso: si affondava nella +fanghiglia nascosta dall'erba; l'erba; il cavallo ferito non poteva +disincagliarsi. Allora il cavaliere smontò, e, mentre i nemici +imboscati gli tiravano addosso, si sforzava di riportarlo sul terreno +solido. I compagni che si allontanavano lo richiamavano: che lasciasse +il cavallo e venisse via. Ma il cavaliere restò lì ad aiutare il +cavallo finchè una schioppettata ferì anche lui. E allora gli Austriaci +saltaron fuori e lo fecero prigioniero. + +Ora di aver fatto prigioniero il nostro cavaliere che è anche un +pittore famoso, gli Austriaci sono molto orgogliosi. Pubblicamente +hanno fatto sapere che lo tengono di conto. Ma uno spione, che facemmo +prigioniero pochi giorni dopo, per dimostrare di non essere un così +tristo spione, raccontò di aver veduto i soldati austriaci che +conducendo prigioniero il cavaliere italiano ferito, lo bastonavano. E +il cavallo? non è inverosimile che se lo siano mangiato. + +Ma un'altra volta fu il cavallo a salvare il cavaliere. Anche questa +toccò a una delle nostre Guide a cavallo, un bravo giovane modesto e +pronto a tutto. + +Andava, sempre dalle parti del Podgora, cavalcando: felice chi aveva +un cavallo in quei giorni di ottobre e di pioggia, che avevano fatto +di tutte le strade canali di fango. Il Versa, un torrentello che per +il solito è in quel punto un rigagnolo, era gonfio e rapinoso: c'eran +quattro metri d'acqua sporca nel letto incassato tra i colli. + +Il ponticello di legno, una paràncola imporrita, appena sentì il peso +del cavallo, si spezzò e cavallo e cavaliere cascarono in acqua. +Il cavaliere si vide perduto. Si vide veramente, perchè non perse +conoscenza di quello che gli succedeva sott'acqua; se la sentiva +entrare nella gola e nei polmoni, fetida di quell'odore di fogna +che hanno i torrenti in piena. Ma rimase con un piede nella staffa, +aggrappato con le mani alla criniera del cavallo che sapeva che specie +di cavallo fosse. + +L'animale infatti si comportò come doveva. Cascato a pancia all'aria +in fondo all'acqua, con uno sforzo meraviglioso dell'istinto riuscì +a raddrizzarsi, e senza scuotere da sè il cavaliere aggrappato, con +un'armonia d'intenzioni che gli fa onore, annaspò così bene che si mise +in condizione di poter nuotare lungo il filo della corrente; nuotando +ritornò a galla e con un ultimo sforzo si tirò sulla sponda del +torrente, insieme con il cavaliere zuppo e pieno d'acqua, ma sempre in +sella, salvo. Gli infermieri di un ospedaletto da campo lo scorsero, +gli fecero rigurgitare l'acqua che lo soffocava, gli ravvivarono la +circolazione con una buona sorsata di cognac e lo rimisero in gambe. + +Così tutto molle, con un cappotto imprestatogli da un soldato, il +cavaliere volle rimontare subito a cavallo. E quando furon di ritorno, +sporchi come un carro senza parafanghi, mèzzi come affogati, non so +quale dei due fosse più contento. + +Gli intendenti lodarono il cavaliere di aver saputo star in sella anche +in quel frangente, facilitando così il salvataggio al cavallo; ma lui, +che era un bravo giovane modesto, non volle riconoscere che il merito +dell'animale. + +Con tali legami di cameratismo che stringono il buon cavallo al buon +cavaliere, si capisce quanto deve essere stato penoso per le Guide non +poter far più servizio con i loro cavalli a cui volevano molto bene. Ne +ricordo uno al quale il cavallo si era ammalato di morva. Quell'uomo, +di un naturale chiuso e silenzioso, era diventato eloquente nel parlare +a tutti di quel male che lo teneva in grande apprensione. Era sempre +dietro al veterinario, che glielo guarisse, il suo malato. Ma un giorno +l'occhio della sua bestia si fece opaco e non ci fu più da sperare. +Il povero padrone era, come al solito, con noi alla mensa, ma ci +accorgemmo che non riusciva a mangiare. + +--Che t'è successo? + +--Oggi.... me lo devono abbattere. + +Un ufficiale, che evidentemente non aveva mai posseduto un cavallo, +credette di consolarlo dicendogli: + +--Sta tranquillo. È morto in servizio: te lo ripagheranno. + +La Guida a cavallo dette al consolatore un'occhiata di traverso come +chi è malamente offeso nei sentimenti più delicati. Il consolatore +capì che poteva andarsene. Rimasto solo, due lacrimoni caddero dagli +occhi del buon cavaliere nella pasta asciutta. Ed era un uomo che, se a +morire fosse toccato a lui, non si sarebbe di certo messo a piangere. + +Senza cavallo dunque molti cavalieri devono adattarsi a fare il +servizio. Non c'è rimedio: o starsene in ozio ad aspettare che ritorni, +se tornerà, il secolo di Baiardo e di Fieramosca, o fare qualche cosa +per la guerra, in qualunque altro modo. + +E i più si sono adattati a far di tutto, fuori che il servizio che +avevano immaginato di poter fare, quando avevan formato il loro corpo +volontario di memoria garibaldina. Uno diventò ufficiale di ordinanza +di un generale e si adattò ad andare in automobile; un altro passò a +far servizio con l'artiglieria e si adattò ad andare anche a piedi e +a stare fermo negli osservatorii; un terzo si ridusse a far la scorta +agli autocarri che giravano il fronte a distribuir limoni e altri +viveri di conforto. E non si vergognava dell'ufficio umile ed utile +che lo faceva star fuori tutte le notti--di giorno a girar per il +fronte con gli autocarri dei limoni, la limonata l'avrebbero fatta alle +granate austriache--a prendersi i reumi e magari i cicchetti di qualche +superiore di cattivo umore. + +Credo che si consolassero, le brave Guide non più a cavallo, pensando +che in fin dei conti anche le automobili e le autovetture misurano la +propria forza a cavalli. Ma pensare che a far volare un areoplano ci +vuole per lo meno un motore di cento cavalli, mentre l'Ippogrifo, che +era un cavallo solo, portava Astolfo fin nel cielo della luna! + +Si sa: la macchina sta diventando più importante, non solo +dell'animale, ma quasi dell'uomo che l'ha inventata. È con la macchina +che i Tedeschi, che a chiamarli veramente uomini si esagera un poco, +hanno fantasticato di sopraffare le nazioni formate da uomini. Anche +noi dobbiamo adattarci, e ci adattiamo volentieri ad esser meccanici, +purchè si mantengano le debite distanze; e sia ben chiaro che la +macchina è la macchina e che l'uomo è l'uomo, e che da ultimo chi +vince con la macchina, ma anche contro la macchina, è soltanto l'uomo. + +E anche questo riman vero: che tra le macchine una delle più perfette +resta sempre il cavallo. C'è della gente in guerra che non crede che un +servizio possa esser fatto bene se non è fatto con l'automobile o con +l'autocarro. Ma c'era un capitano di Stato Maggiore che, quando veniva +qualcuno a dirgli che non sapeva come fare un trasporto perchè non +aveva abbastanza macchine, domandava: + +--Cavalli ne avete? + +--Signor sì. + +--E allora attaccate i cavalli. Napoleone vinceva le battaglie anche +senza automobili. + +--Ma se Napoleone vivesse oggi.... + +--Vi darebbe l'ordine che vi do io. Gente che tira la paga, cavalli che +mangian la biada senza far nulla non li voleva nemmeno Napoleone. + +L'automobile invece, come è ben noto, quando sta fermo non consuma +benzina. E le guerre si vincono anche facendo economia. + + + + + Cavallacci. + + +Naturalmente, come tra gli uomini, anche tra i cavalli ci sono quelli +che hanno i loro vizi. Quelli che mordono e quelli che scalciano, +quelli che s'impuntano e quelli che si spaventano. Come? Lo spaventarsi +è un vizio? Sicuro, la paura fra i soldati è un vizio; e una colpa che +si deve punire inesorabilmente. Non vi meravigliate; anche voi, quando +eravate piccini, avevate paura di andare in camera al buio. Ma vi +vergognavate di aver paura, e ci andavate lo stesso, e un bel giorno vi +accorgeste di non aver più un'ombra di paura. + +Così dal soldato si pretende una cosa sola: che, se anche dentro di sè +abbia ancora un po' di paura, faccia tutto quello che deve fare come se +non ne avesse per nulla. + +In una delle ultime guerre napoleoniche si trovarono una volta vicini, +in un combattimento, due soldati, uno anziano ed uno che era quasi +un coscritto: quello anziano, che aveva combattuto già cento volte, +a sentir fischiare il piombo non si faceva nè qua nè là: l'altro, il +coscritto, aveva paura e tremava. L'anziano, che se ne accorse, glielo +disse: + +--Mi pare, caro mio, che tu abbia una bella fifa. + +Il soldato novellino ebbe la risposta buona. + +--Sicuro che ce l'ho. E tanta che, se l'avessi tu, a quest'ora saresti +bell'e scappato. Io invece resto. + +È questo il coraggio che si esige da tutti: il coraggio di non aver +paura anche avendone alquanta. + +Così il cavallo, che da secoli è diventato l'animale guerriero +per eccellenza, come temperamento sarebbe in fondo un animale +nervoso, impressionabile e perciò pauroso. Un cavallo solo, portato +all'improvviso in mezzo alla battaglia, scapperebbe perchè si +renderebbe conto del pericolo che un altro animale meno intelligente +forse non capirebbe. Ma il medesimo cavallo, montato da un cavaliere +senza paura, guidato da un conducente tranquillo, non pensa affatto a +scappare; va dove lo conducono, tra i sibili e gli scoppii, alla morte +e all'inferno. Si fa ammazzare sul campo, se così deve essere, senza +stupirsi che il suo destino sia quello. E come si comporta un cavallo, +si comportano gli altri: probabilmente anche tra loro c'è un amor +proprio che anche ai vili impedisce di mostrarsi vili. + +E questo amor proprio che, diventando natura, fa del più timido cavallo +da passeggio un buon cavallo di guerra. + +Oggi, se resta ferito, sa di poter contare anche sulla pietà che lo +riconduce in una stalla e lo cura. Ci sono le infermerie, se non le +infermiere, anche per i cavalli. E c'è la Croce Azzurra che è la Croce +Rossa dei cavalli e dei muli. + +I cavalli proprio cattivi, incorreggibili, che non si arrendono alla +voce del dovere, o almeno all'esortazione degli speroni, sono rari. E +quasi sempre si scopre poi che i difettacci dipendono da una cattiva +educazione. C'era un cavallo, in una pariglia di artiglieria, che +era una disperazione: ringhiava, mordeva, tirava calci ai soldati e +ai compagni; se la strada non era di suo gusto, si fermava e, per +deciderlo a muoversi, ci voleva una sferzata sugli orecchi, dopo di +che tentava un galoppo di traverso che scompigliava tutto l'attacco. +Se un momento era lasciato libero, scappava per i campi e per i paesi: +una volta andò a finire sulla vetrina d'una bottega, ferendosi tutto +il muso. Era una bottega di salumaio, e si disse che a finire in +mortadella sarebbe stata la sua degna fine. Fu giusto sulla bottega che +lo fermò un nostro amico. Questo amico nostro era un triestino che allo +scoppio della guerra era riuscito a passare il confine e venire con +noi: prima aveva dovuto fare il militare in Austria, in un reggimento +di dragoni. Appena ebbe vista la bestiaccia, la riconobbe subito: era +stato del suo squadrone. Un soldato di cavalleria riconosce subito a +colpo i cavalli del suo squadrone anche meglio che i suoi compagni. + +--E vi meravigliate--disse il nostro amico--che sia una così cattiva +bestia? È una bestia austriaca. + +Infatti si seppe che il cavallaccio era stato lasciato dagli Austriaci +in un paese da noi occupato e che i nostri lo avevano preso e +sostituito ad un onesto cavallo italiano, morto, poveretto, di un colpo +di sole. + +Dopo la guerra bisognerà restituirlo agli Austriaci, che se lo godano, +il loro cavallo senza educazione. Naturalmente essi diranno che così +cattivo lo abbiamo ridotto noi maltrattandolo. Perchè gli Austriaci e i +Tedeschi dicono sempre che gli Italiani non trattano bene gli animali: +che siamo crudeli, che li facciamo soffrire, che li picchiamo. Sono di +cuore tenero i nostri nemici: qualche volta dagli areoplani ammazzano i +bambini, ma poi, per consolarli, gli buttano i cioccolatini col veleno. + + + + + La gloria del mulo. + + +Ripensando a quello che il cavallo riesce a fare anche in questa nostra +guerra, mi par proprio che si esageri troppo parlando della decadenza e +un giorno forse della scomparsa del nobile animale. + +In ogni modo resta intatta, anzi cresce la gloria del suo fratello +cadetto: il mulo. Al mulo, si sa, mancano alcuni quarti di nobiltà +e per questo i poeti non lo hanno cantato in battaglia. Ma Omero +ha creduto fare gran lode ad Aiace Telamonio, che era un eroe, +paragonandolo a un asino. E il mulo in guerra, anche più che per la sua +parentela col cavallo, vale per quella che lo lega al somaro. + +Se avessi visto la guerra nel Trentino, come ho assaggiato un po' +di quella sull'Isonzo, credo che ve ne potrei fare tali lodi che +automobili, _camions_, motociclette dovrebbero prender tutte una +vernice verde d'invidia. Ma come non ricordare che anche sul Carso +le dure avanzate delle nostre fanterie di trincea in trincea non +approderebbero a nulla, se non ci fosse il mulo che le accompagna +con le mitragliatrici, con i lanciabombe, con le artiglierie leggere +da mettersi subito in posizione? I superbi autocarri sono gli +spedizionieri dei materiali da guerra; la spedizione sarebbe abbastanza +inutile, se rimanesse là dove gli autocarri si devono fermare, se non +ci fossero i facchini per l'ultimo trasporto, il più difficile. Per +quanto gli automobilisti sieno audaci e osino spingere le loro macchine +sulle strade più ardue, arriva un punto che non possono andare più +avanti; e appena lì cominciano i camminamenti e i corridoi, tutto quel +labirinto di scavi che forma il vero terreno della battaglia. E lì non +c'è che il mulo, lento, cocciuto, senza leggiadria, ma forte, paziente, +mulo insomma, che si carica sulle spalle tutta quella roba pesante e +la porta a posto. E se il mulo non basta, è l'uomo che deve fare da +mulo. È così fatta la guerra oggi, che, a vincerla, anche nell'uomo +si richiedono più le qualità sode del mulo che quelle brillanti del +cavallo. Saper resistere a tutto, anche alle proprie impazienze, e non +pretendere nemmeno di far figura. + +Il mulo in guerra è un po' triste; sembra indifferente a tutto quello +che gli succede intorno. Non mostra entusiasmo, non par nemmeno che si +affezioni gran che al conducente. È come un cavallo che abbia avuto +dei dispiaceri e perciò abbia perso ogni voglia di fare il chiasso. Ma +io credo che codesto suo contegno dipenda anche da un forte sentimento +della disciplina. Se, nonostante la disciplina, qualche volta tira +calci--ma li tira meno spesso di quello sbarazzino del somaro--credo +che sia anche per la voglia di trovarsi un Austriaco a portata di zampe. + +Insomma è lui l'animale di prima linea: si capisce che abbia un certo +disprezzo per tutto ciò che si muove nelle seconde linee. Un po' +indietro, dove il pericolo è relativo, anche la guerra può apparire in +forme signorili, con i cavalli di lusso e le automobili eleganti. Ma +sull'estremo fronte non c'è posto se non per gli uomini e gli animali +semplici e tenaci, per le volontà silenziose che s'impuntano ma non +dànno indietro. E non dando mai indietro, viene il giorno che il nemico +finisce col dare indietro lui. + +Quel giorno riappariranno i nostri reggimenti di cavalleria a far la +galoppata finale dietro gli Austriaci in fuga; ma saranno stati i +fantaccini ed i muli che avranno aperto ai cavalieri e ai cavalli il +varco libero per il divertente esercizio. + + + + + Cani di guerra. + + +C'è un altro animale che fa la sua comparsa fino in trincea, che va +dove il cavallo non può. Il cane naturalmente: dove arriva l'uomo il +suo cane non può non arrivare. + +Tanto più che ci sono dei cani che fanno un vero servizio militare. +Noi, in Italia, non abbiamo, come in Fiandra e in Olanda, cani abituati +anche in pace a tirar i carretti. I ragazzi sanno che ad attaccare +anche il più paziente dei cani alla carriola è un affare quasi +disperato: nemmen dei barboni, che si prestano con tanta espansione +a tutti i loro capricci di giuoco, si è mai riusciti a fare dei +passabili _poneys_. Da noi i cani non amano il lavoro disciplinato; non +è vero che lavorino da cani i nostri cani. I più il loro pasto se lo +guadagnano facendo i signori, abbaiando un poco e molto scodinzolando. + +Ma in guerra, ho visto anche dei nostri cani--cani da caccia, +sanbernardi, maremmani--istruiti a tirarsi dietro un carrettino su cui +si lega un cofano di cartucce. Sono attaccati con finimenti, che, in +piccolo, sono proprio come quelli dei cavalli, salvo che invece del +morso i cani hanno il solito guinzaglio tenuto a mano da un soldato. Ma +durante il combattimento essi devono portare da soli i caricatori di +cartucce ai soldati che avanzano. + +Succede a volte che un reparto, avanzando, rimanga per un poco isolato +dal resto delle truppe, e che il nemico concentri il fuoco dietro il +reparto per tagliarlo fuori. La solita dotazione di cartucce può non +bastare. Allora si mandano i cani che, per i camminamenti, e anche allo +scoperto, possono raggiungere di corsa i soldati in avanti: un servizio +di grande importanza, quasi un servizio di collegamento. + +Io spero che i nostri cani portatori di cartucce facciano sempre +con onore il loro servizio delicatissimo e meritino tutti una +bella medaglia da portare attaccata al collare: ma, conoscendo il +temperamento un po' distratto dell'animale, mentre non dubito che sotto +qualunque fuoco raggiungerà il suo reparto combattente, posso temere +che carretto e cartucce rimangano seminati per strada. + +Ho più fiducia nel cane cerca-feriti. Il nostro cane ha un'anima +pietosa e umana. Come soldato, il suo posto naturale è il posto di +medicazione. Si può star sicuri che, finito il combattimento, se scopre +in un burrone un ferito che si lamenta non sta a distinguere se geme in +italiano o in tedesco, e abbaia lo stesso nel modo convenuto perchè i +portaferiti scendano a prenderlo. + +E allora, pur troppo, ferito, portaferiti e cane corrono il pericolo +maggiore. Se gli Austriaci si accorgono che i nostri escono dalle +trincee a raccogliere i feriti, e li hanno a tiro di fucile, sparano. + +È avvenuto più volte, e ancora non ci si vorrebbe credere. Perchè, in +fin dei conti, anche i soldati austriaci sono uomini, non sono nè lupi +mannari nè orchi. Quelli che avrete visti anche voi, prigionieri, +non avevano delle facce umane, qualche volta un po' intontite, +qualche volta rassegnate, buone? Rammento un giovane _Jäger_ appena +preso dai nostri. Piangeva come un vitellino. Di paura? No. Perchè +gli dispiacesse di esser fatto prigioniero? Nemmeno. Ma temeva, come +prigioniero, di non poter far sapere dov'era a sua madre, che prima, +anche da soldato, ogni tanto poteva rivedere perchè stava in un +villaggio vicino, nella valle del Chiappovano. I nostri carabinieri, +a cui l'interprete traduceva quel pianto, ci si commovevano, e un +brigadiere andò a cercargli una penna perchè scrivesse subito alla +mamma, quel povero ragazzo. + +Eppure, dalla trincea, anche quel caro ragazzo avrebbe tirato sopra un +nostro ferito. Ordine: ordine fatto da qualcuno che in trincea non ci +va. Da un Tedesco che, pur avendo l'aspetto di un uomo, ha ragionato +come un gorilla che sapesse, pur troppo, ragionare. + +Il Tedesco ha ragionato così: + +--Se i nemici sanno che, rimanendo feriti, saranno in ogni caso +raccolti e curati, combatteranno senza paura, perchè la morte non fa +paura quanto la sofferenza. Se invece assistono allo strazio dei loro +compagni senza poterli soccorrere, e sanno che a loro può toccare lo +stesso, io dico che combatteranno di meno voglia, forse prenderanno +paura. + +Ragionamento da gorilla che non capisce l'uomo, il quale, quanto più è +offeso nella sua coscienza umana, tanto più si accende di una passione +divina: vendicare gli uomini straziati dai gorilla. + + + + + Cani redenti. + + +Meglio ritornare ai cani, agli onesti cani che, pur vivendo fra +Tedeschi e Austriaci, hanno saputo rimaner cani. + +Anche loro hanno sofferto per la guerra ma poi hanno finito col +guadagnarci. + +Quando abbiamo passato il confine, siamo entrati in un paese già mezzo +desolato. Tra il Iudrio e l'Isonzo, allo scoppio della guerra, gli +uomini validi erano già stati portati via dall'Austria a combattere +contro i Russi: quelli che non la intendevano di farsi ammazzare per +i padroni stranieri erano fuggiti di nascosto ed erano già venuti +con noi: nei paesi non c'erano che i vecchi, le donne, i ragazzi e +molta miseria. Paesi allegri, come Capriva, Mariano, Farra, erano una +tristezza, con poca gente e senza lavoro. + +Al nostro arrivo gli Austriaci naturalmente dissero a quei paesani e a +quei contadini che noi li avremmo taglieggiati, fucilati, impiccati, +come avrebbero fatto loro; e li invitarono a scappare con loro +nell'interno dell'Austria. Ci furono di quelli che, istupiditi dalla +paura, credettero agli Austriaci e andarono nell'interno a mangiare +il pan di legno che l'Austria passa ai suoi sudditi. Ma i cani gli +Austriaci non li vollero, perchè di bocche da sfamare ce n'erano +già troppe. E perciò i cani rimasero numerosi anche nei paesi dove +di gente ce n'era rimasta poca. Credo che anche gli impiegati e i +gendarmi austriaci, scappando davanti alla nostra avanzata, siano +stati costretti ad abbandonare i cani, sempre per quella solita +ragione dell'economia: se no, non si spiegherebbe come se ne siano +trovati tanti senza padroni quanti se ne sono trovati. A meno che i +cani stessi, stanchi di mangiare pane di segatura e rodere gli ossi +dell'anno avanti, non si siano rifiutati di seguire i padroni. + +Cani di tutte le razze. Ma i più cani bastardi, mescolanze di sangui +diversi come succede in Austria. E poi il cane senza padrone, randagio, +affamato, perde i segni della razza, come l'uomo quando è ridotto +alla miseria. Tuttavia, anche sotto l'apparenza spaurita e meschina +a cui erano ridotti, in qualche bassotto e in qualche _setter_ +si riconosceva il cane che doveva aver appartenuto a un ufficiale +austriaco, o, peggio, a qualche borghese austriacante; cane abituato +a mettersi in piede davanti al ritratto dell'Imperatore d'Austria e +alla salsiccia di Vienna, e ad abbaiare all'arcobaleno perchè pare, in +cielo, un gran tricolore d'Italia. + +Ebbene anche questi cani, che meritavano di essere messi in un +lanciabombe, e ributtati nelle trincee nemiche, sono stati accolti con +pietà dai nostri soldati. Hanno capito, anche i cani austriaci, perchè +sono prima cani e poi austriaci, che bastava presentarsi con aria un +po' dimessa nei nostri accampamenti per essere senz'altro invitati al +rancio. Passata un po' la fame, diventarono subito, come tutti i cani +di questo mondo--eccettuati i mastini di Prussia--allegri e espansivi. +E ufficiali e soldati, contenti di aver trovato bestie di buon umore +e compagnevoli, li adottarono. Così ora i nostri battaglioni hanno +in forza anche di questi trovatelli. C'è il cane che si considera +proprietà di questo soldato o di quell'ufficiale; ce n'è un altro che è +di tutta la compagnia. Si sono strette amicizie di ferro tra i cani del +Friuli redento e i soldati italiani, e anche il cane più austriacante è +diventato irredentista. + +Sfido io; si sa--e anche i cani devono saperlo--che in Austria e in +Germania il governo, per ridurre i consumi, è ricorso alla decimazione +di cani, divenuti a loro volta oggetti di consumo. Da sotto la tavola, +a mangiare, sono passati sopra la tavola, a farsi mangiare. Si +capisce che, pensando al lacrimevole destino dei loro imperiali e regi +fratelli, tutti questi cani affrontino il rischio magari di morire in +battaglia, ma a pancia piena, dalla parte degli Italiani. + + + + + La bertuccia Cecco Beppe. + + +Nelle località abbandonate e in quelle che si devono far sgomberare +perchè gli Austriaci, per vendicarsi di averle perdute, le bombardano +di lontano, non si sono trovati solamente cani senza padrone. + +Nella villa di...., appartenente a un _Feldzugmeister_, qualche +cosa come un generale di artiglieria austriaco, si trovarono anche +un pappagallo e una scimmia: due bestie che i proprietari avrebbero +dovuto portarsi via se non per altro per rispetto alla vecchiaia. +Il pappagallo doveva aver più di cento anni, tanto era intignato e +incartapecorito. Quando, dalla sua gruccia, vide entrare i nostri +soldati--erano bersaglieri ciclisti--si mise a strillare qualche cosa +come: + +--Kau, kau, ka, kau.... + +I bersaglieri dissero subito che parlava tedesco. Ed uno che era stato +a lavorare in Boemia e qualche parola di tedesco la capiva, credette +che la bestia gridasse:--Krakau, Krakau. + +Krakau vuol dire Cracovia. Perciò il bersagliere lo prese e lo buttò +fuori dalla finestra, dicendo che la strada più svelta per Cracovia era +quella. + +Nemmeno la scimmia era una scimmia graziosa. Era un bertuccione +piuttosto in là cogli anni anche lui: spelacchiato in più parti, +con una specie di barba a collare, bianca sporca, che dava alla sua +fisonomia una grande somiglianza con il ritratto di un augusto +personaggio che non mancava nemmeno in quella villa. I soldati dettero +subito alla bertuccia il suo nome: + +--Cecco Beppe, to', guarda Cecco Beppe. + +La somiglianza c'era anche nel carattere, perchè, appena un bersagliere +le si fece vicino, la bestia cominciò a sbattere i denti, e non si +capiva se li battesse per far paura o perchè aveva paura. In ogni modo +era un bel caso che a quell'età avesse ancora dei denti da battere. + +--Mandiamo a Cracovia anche lei?--propose un soldato. + +--No--fece un tenente;--Cecco Beppe lo prendo con me; mi porterà +fortuna. + +E, presala per la collottola, si collocò la bertuccia sulla spalla; la +bertuccia ci rimase, di cattivo umore, ma tranquilla. + +--Con questa sono sicuro che non mi tireranno: non vorranno mica +ammazzare il loro imperatore. + +Gli altri approvarono e qualcuno aggiunse ridendo: + +--E poi non si dirà più che Cecco Beppe non va al fronte. + +Scherzi di soldati e di ufficiali che, specialmente in guerra, si +divertono con poco. Ma nello scherzo c'era anche un fondo serio. + +Per quanto ci ridano, i soldati in guerra sanno che il pericolo +di morire c'è da per tutto, anche dove non pare. Naturalmente lo +affrontano più volentieri dove meno si nasconde; dove ce n'è di più, +c'è più soddisfazione. Tanto--dicono--è destino: se il destino ha +fissato che uno muoia, muore anche a star riparato; se no, può anche +entrare nella bocca di un mortaio austriaco carico, che non gli succede +niente. + +Questo si dice ed è bene dirlo; ma, dentro, ognuno pensa che, se +si può sviare un destino cattivo, non è male fare qualche cosa per +sviarlo. Dovere del soldato è quello di morire, se è necessario, ma è +anche più dovere restar vivo più che sia possibile, per fare invece +morire i nemici. E, in barba al destino, si finisce col credere che +esistano degli oggetti taumaturgici che valgano a sviare il destino +e i proiettili che ci potrebbero essere destinati. C'è chi porta al +collo la medaglia di un santo, c'è chi porta in un medaglione una +ciocca dei capelli della mamma: l'amore non è l'avversario più potente +della morte? Ma c'è chi tiene per buoni portafortuna anche oggetti +meno sacri: un anello, un chiodo, uno scarabeo. Sono preferiti come +talismani i frammenti di obici e le pallette di _shrapnells_ che ci +sieno cascate vicino: pare che la granata scoppiata tenga lontana +quella che potrebbe scoppiare. Era naturale che il tenente dei +bersaglieri si garantisse da tutti i pericoli dell'imperatore d'Austria +portando sempre con sè l'immagine viva dell'imperatore, il bertuccione +Cecco Beppe. + +E subito parve che il suo dovere di talismano la bestia lo sapesse fare. + +I bersaglieri si aggiravano ancora nella villa di cui avevano +spalancato le finestre, quando uno stridore rapido e violento lacerò +l'aria, e subito si udì un gran tonfo di pentolone che schianta: una +granata era scoppiata nel giardino. Un'altra, un minuto dopo, scoppiava +davanti l'ingresso: la terza prese un angolo del caseggiato e rovinò +una camera. Tiravano esatti gli Austriaci, e una dietro l'altra le loro +pillole. + +I bersaglieri erano scesi al pianterreno e aspettavano zitti che quel +brutto giuoco smettesse. La decima granata cadde proprio sopra la +stanza dov'erano riparati: si sentì uno schianto di travicelli, e i +calcinacci rovinarono sulle teste dei bersaglieri addossatisi agli +angoli. Dal buco aperto del soffitto cascò giù a piombo il proiettile, +a pochi passi dal tenente e dalla scimmia. Tenente e soldati videro +l'attimo che doveva esser l'ultimo della loro vita. No: la grossa +granata, un 152, non scoppiò. Si guardarono meravigliati di esser +vivi e alcuni ebbero una voglia matta di ridere. Le altre dieci o +dodici granate che scoppiarono ancora, due sulla villa e le altre nel +giardino, non fecero loro più nè caldo nè freddo. Ma tutti concepirono +un vero rispetto per la bertuccia che in tutto quel fragore era rimasta +accoccolata sulle spalle del tenente, movendo appena gli occhietti in +qua e in là, incuriosita. E più d'uno chiese all'ufficiale il permesso +di toccare la coda al potente animale, che se la lasciò tirare con +molta degnazione. + +In seguito a questo incidente, l'ufficiale fu proprio convinto di aver +fatto un acquisto prezioso nella scimmia del generale austriaco e non +se ne volle più separare. Le riconosceva molti difetti--ladra, finta, +scorbutica--ma non sarebbe più andato in un servizio un po' rischioso +senza quella brutta ma provvidenziale compagna. I colleghi gli facevano +notare la faccia ambigua e maligna, la gravità sinistra dell'animale; +ma il tenente rispondeva che gli idoli più potenti sono quelli che +hanno una grinta più brutta. E restò sempre meglio persuaso che la +presenza di Cecco Beppe lo avrebbe preservato dai pericoli a cui, +sempre più animosamente, si esponeva. + +Da quel momento in poi si può dire che il tenente non passasse giorno +senza correre qualche grosso rischio. Dove andava lui pareva che le +granate si fossero date convegno: le fucilate pareva che gli corressero +dietro. Ma lui ne usciva sempre incolume, e Cecco Beppe confermava +sempre più la sua fama di paraguai. Se di guai ne attirava più del +bisogno, evidentemente lo faceva soltanto per mostrare la sua potenza +nel pararli. + +Fin che, un giorno, il tenente e Cecco Beppe si trovarono in trincea. +Anche i bersaglieri-ciclisti facevano servizio di fanteria. Cecco +Beppe, che era una bestia poco affettuosa ma che al suo nuovo padrone +si era adattato abbastanza bene, e con lui si mostrava calmo e quasi +ubbidiente, arrivato in trincea, fu preso da una smania nuova. Forse +aveva sentito l'odore dei Croati dalle trincee antistanti e meditava +una diserzione vera e propria. Così fu che, riuscito a sciogliersi un +momento dalla catenina che gli stringeva la pancia, dette un balzo sul +parapetto. Il tenente gli fu dietro ma non riuscì ad afferrargli la +coda. I tiratori nemici si erano già avvisti di un movimento in quel +punto della nostra trincea e qualche schioppettata cominciò a frullare +tra gli arbusti e i reticolati. Ma il tenente rivoleva ad ogni costo la +sua scimmia; si issò sul parapetto per riprenderla. Aveva appena messo +fuori la testa che una pallottola lo rovesciò morto nella trincea. + + + + + Confidenze canine. + + +Migliori portafortuna sono i cani che si sono portati in guerra da +casa. Non che possano l'impossibile: garantire dal pericolo, salvare +dalla disgrazia. Ma non è una fortuna avere, in guerra, dove nessuno +può accompagnarci, il compagno più devoto e familiare della pace? E se +la disgrazia deve succedere, sperare che il testimone fedele ritorni, +come una parte ancora viva di noi, ai cuori da cui partimmo. + +Si sa che per l'ufficiale di carriera, specie per quello delle armi a +cavallo, il cane è un attributo indispensabile. Per chi non capisce +gli animali sarà soltanto un piccolo lusso di più, ma per chi sa quanto +codesto animale ha di umano, il cane è il confidente migliore nella +vita militare, dove tante volte, nella gran compagnia, ci si sente +anche soli! Perchè superiori e compagni possono essere abbastanza +diversi da noi. Sono quelli che il caso ci ha dati; e poi, quando anche +somigliano agli amici che ci saremmo scelti, mutano troppo presto: +specialmente in guerra, dove, appena stretta un'amicizia, se non è il +nemico che ce la porta via, è un ordine che la trasloca. Ma il cane +resta, compagno d'armi costante e discreto. + +Per il cane, che da secoli e secoli accompagna in guerra il padrone e +il suo cavallo, la guerra è sempre una festa: anche la guerra d'oggi +che, bisogna convenirlo, ha i suoi giorni di tedio cupo. Il cane ha +un «morale» di altezza costante; rimane ilare e festoso. Come ruzza +volentieri fra i cavalli, così si mantiene chiassone fra gli autocarri +e le trattrici che ingombrano schiaccianti le strade della guerra +odierna. + +Fu così, per ruzzare tra gli autocarri, che la povera Rati--una canina +bianca col musetto rosa e le zampe grosse di cucciola--ne ha avuta +schiacciata una. E i suoi amici non si vergognarono di affliggersi +anche per quella mutilazione canina mentre pur tanti feriti umani +passavano nelle ambulanze. + +E poi, si sa, nell'esercito, i cani degli ufficiali superiori godono, +per riflesso, della deferenza a cui hanno diritto i galloni del +padrone. Specialmente se sanno farsi ben volere. Non si creda però +che il cane di un colonnello tenga a distanza il suo simile perchè +non è che il canino di un sottotenente. Cani di superiori e canini di +subalterni scherzano insieme con simpatica confidenza. Fra i Tedeschi +e gli Austriaci no: fra loro chi ha più stellette non parla con chi ne +ha meno se non per dargli degli ordini. Ma fra noi Italiani, e anche +tra i Francesi e gli Inglesi, in guerra gli ufficiali di tutti i gradi +si parlano come uomini e si vogliono bene alla pari anche fra gradi +diversi. + +Il che non impedisce che, in servizio, ognuno ritorni al suo posto e +chi deve ubbidire si metta sull'attenti e chi deve comandare comandi. + +Buby, per esempio, sentiva benissimo, come cane, di aver per padrone +un generale. Buby era un magnifico danese, grosso e buono come un +vitello. Chiassone quanto gli permetteva la sua corporatura pesante, +viveva in buoni rapporti di amicizia con tutti i cani del vicinato, +senza badare se fossero cani subalterni e magari cani borghesi. Al più +si poteva dire che era un po' viziato perchè, nella sua qualità di +cane di un comandante, c'era chi lo corteggiava; per cui alle volte si +abbandonava a qualche sconvenienza, si capisce di che genere, dove non +avrebbe dovuto. + +Ma, per quanto sbarazzino, appena vedeva pronta per uscire l'automobile +di Sua Eccellenza, si ricomponeva tutto con molta gravità. Si trattava +di accompagnare il generale al fronte, in qualche osservatorio, in +giro d'ispezione: Buby sentiva l'importanza della cosa. E ad una prima +chiamata saliva in vettura, e si sedeva sulle zampe di dietro, serio, +immobile, senza guardar più in faccia nessuno. L'ufficiale di ordinanza +che gli sedeva accanto non era più dignitoso di lui. Anche Buby +partecipava alle responsabilità dell'alto Comando. + +Rammento una sera che Sua Eccellenza tornò al Comando tardi, stanco, +con gli occhi dolenti. Era avvenuto, quel giorno, uno dei primi +combattimenti sanguinosi del nostro corpo d'armata. Era stato +interrotto da un temporale d'inferno e i risultati ottenuti non +parevano adeguati al sangue sparso. Forse quel giorno, per la prima +volta in vita sua, anche il generale aveva visto dei morti, molti +morti, che erano caduti per un ordine che lui aveva dato. Quel generale +era un vecchio elegante, dalle mani grassoccie e bianche come quelle +di un cardinale. + +Quella sera, appena rientrato, chiese dei suoi ufficiali. Chi c'era +si presentò: il generale li guardò ad uno ad uno, come se temesse di +non rivederli tutti dopo quel giorno di battaglia. Si aspettavano che +dicesse qualcosa; si indovinava che era commosso, che avrebbe voluto +aprirsi con qualcheduno. Ma tacque, e licenziati gli ufficiali, riuscì +in giardino a passeggiare solo coi suoi pensieri. E allora chiamò Buby. + +--Buby, Buby, qua.... + +E Buby, che era rimasto in disparte, silenzioso, corse al padrone e si +mise al passo con lui, serio, su e giù per il giardino vuoto, mentre il +cannone rombava ancora nel buio. Capii come un cane possa ricevere dopo +la battaglia le confidenze che un generale non può fare a nessuno, in +silenzio, confidenze che dette ad alta voce sarebbero debolezze. + +Così ci confidiamo con voi, ragazzi, noi babbi, che certi giorni--i +giorni neri di tutte le vite--vi chiamiamo per non dirvi nulla, ma vi +guardiamo negli occhi in un certo modo che anche voi ve ne accorgete. E +diventate seri, perchè avete capito che vi si è detto qualche cosa di +segreto e di doloroso che non si oserebbe dire ad alta voce nemmeno a +noi stessi. + + + + + I gatti che non ci sono. + + +Gatti in zona di operazioni non ne ho trovati, o appena qualcuno e così +brutto che non meritava il nome dell'animale cattivello, se volete, ma +elegante che si chiama gatto. + +Voi sapete che io ai gatti voglio bene e posso assicurarvi che anche +i gatti vogliono bene a me: stiamo volentieri insieme perchè non ci +diamo noia a vicenda. Io scrivo e il gatto sonnecchia, tutti e due in +silenzio: non si sente che lo scricchiolio della penna e il brontolio +leggero delle sue fusa; in quel ronzio sottile tutti e due tessiamo +qualche cosa che ci diverte. Animali nati per la pace e per il +raccoglimento, tanto io quanto il gatto. Sono stati i Tedeschi che ci +hanno costretti a far la guerra per difenderci. + +Credeva di essere il mastino del mondo il Tedesco e con una zampata +schiacciarci tutti noi, poveri gatti di occidente. Non sapeva che +il gatto, tanto più piccolo e più debole in apparenza, in realtà è +forte quanto lui e più elastico; sembra che non possa svegliarsi dai +cuscini dove impigrisce se non per scappare, e invece in un baleno, +con un guizzo, è in posizione di battaglia; arcate le reni, non soffia +soltanto, ma sgraffia, assalta, ed è il mastino che da ultimo deve +scappare nel suo covile col muso sanguinante. + +Sta il fatto però che i gatti mancano in zona di operazioni: e la loro +assenza mi pareva accrescere quel vuoto di molte cose che dà un'aria +lugubre alla guerra anche quando la battaglia non imperversa. Assenza +inconciliabile con l'opinione comune che il gatto rimanga nelle case +anche quando il padrone le abbandona. Come mai, se il cane era rimasto, +il gatto se n'era andato? + +Mettiamo che di gatti in territorio austriaco non ce ne siano stati mai +molti. È una bestia che ai governi polizieschi non deve piacere, perchè +ha l'abitudine di pensare e di fare come pare a lui, senza chiedere +il permesso alle autorità. Non adula un padrone che non merita nulla, +come qualche volta fa, per troppo buon cuore, il cane. L'imperatore +d'Austria ha trattato sempre come cani i suoi sudditi: ha preteso che +benedicessero le sue bastonate e che si chiamassero fedelissimi. È lui +che deve avere inventato la leggenda dell'infedeltà del gatto, perchè +il gatto italiano era indipendente. + +Perchè dunque il gatto non si trova a combattere anche lui la grande +guerra d'indipendenza? Che si sia imboscato per viltà? Non lo posso +ammettere. Troppe prove di coraggio ha dato in ogni occasione, troppo +disprezzo ha del nemico, per grande e grosso che esso sia. + +Non c'è che una spiegazione, pur troppo, all'assenza misteriosa. Che +il gatto in Austria abbia cessato di esistere ancora prima che noi +andassimo a liberare le nostre provincie. Gli Austriaci ci chiamano +_Katzelmacher_, ma loro sono _Katzelfresser_--divoratori di gatti. +Ho assunte informazioni sul posto e ho saputo, pur troppo, di molti +casi in cui, mancando ogni altro genere di carne, della povera gente +ha dovuto mangiarsi il proprio gatto. Spero che se lo siano mangiato +piangendo, ma se lo sono mangiato. Sono gli orrori della guerra. + +Una volta nel Friuli austriaco il governo giallo e nero faceva credere +che sotto di lui si stava bene mentre sotto l'Italia si stava male. +Guardate--diceva--i vostri vicini di là del Judrio, friulani come +voi, ma italiani: loro non mangiano che polenta asciutta, mentre voi +mangiate i nostri buoni stufatini austriaci ben unti di sego! Loro si +vestono, come povera gente, di panni paesani tagliati alla meglio, +mentre voi vi vestite come signori con i vestiti fatti che noi vi +mandiamo da Vienna. Loro non parlano che italiano, mentre a voi vi +insegnano anche a parlar _per_ tedesco. Loro sono poveri e rozzi, +mentre voi siete ricchi e istruiti. + +Discorsi simili devono essersi fatti anche tra i gatti d'oltre confine +e i gatti di qua del confine quando si incontravano, nelle belle notti +di gennaio, sul ponte di Visinale. Perchè c'erano dei gatti ingenui che +alle frottole dei loro padroni ci credevano. + +Ma che trionfo oggi, per i gatti del Friuli italiano, che son rimasti +tutti vivi e sonnecchiano gustosamente al calduccino delle cucine con +l'antico cammino in mezzo, mentre al di là del confine, intorno ai +focolai economici, alla tedesca, si aggirano gli spettri dei poveri +gatti che vi sono stati arrostiti col _Kunerol_! + +Se vedeste come è tranquilla la vita al di qua del confine, nelle +buone osterie patriarcali di Manzano, di Corno di Rosazzo e di Oleis, +a pochi passi dalla guerra ma al sicuro. Fumano le granate austriache +sul Corada; dal Carso viene un brontolio di temporale che non smette +mai; di notte l'orizzonte si accende di luci misteriose, di meteore +bianche. È la guerra, sì; tremano le finestre agli spari delle nostre +artiglierie; anche qui sono molti soldati, venuti dal fronte, in +riposo: e codesti soldati raccontano quel che succede laggiù, cose +terribili e grandi; ma le raccontano tranquilli, come se tutto fosse +finito e queste fossero le loro case e intorno a questi focolari +sedessero le loro famiglie. E cantano le canzoni dei paesi lontani, e +motteggiano in dialetti che nessuno aveva mai sentiti da queste parti. + +I paesani di Corno, di Manzano, di Oleis, pensano con un brivido a +quello che sarebbe toccato a loro se, invece di fare noi la guerra +all'Austria, avessimo aspettato che l'Austria ci attaccasse invadendo +tutto questo verde piano che non si difende, se non arriviamo noi, una +volta per sempre, anche da questa parte, a prender tutte le cime dei +monti. + +Anche i gatti che sonnecchiano nell'osteria di Corno di Rosazzo, mentre +l'ostessa e le sue figliuole mescono ai soldati il vino bianco del +paese, devono pensare a qualche cosa di simile nella loro tranquillità +egoistica. + +Egoistica sì: il difetto del gatto, che pure è un animale coraggioso, +è questo: di non combattere se non è disturbato, proprio lui, proprio +nella sua casa. Il suo egoismo è un po' gretto. Non è capace di slanci +nemmeno per i gatti fratelli che sono in pericolo. I gatti friulani, +che stanno bene al di qua del ponte di Visinale, aspettano, per +passarlo, che la guerra sia finita e che gli Austriaci sieno ricacciati +molto indietro, oltre i monti che si vedono più lontani. Sono come +certi filosofi che, quando è scoppiata la guerra, hanno detto: + +--Che me ne importa? I Tedeschi non verranno mica fino nel mio studio +dove io faccio in pace le fusa sui miei libri! Vinca chi vuole: io la +guerra non la faccio.... + +Quei filosofi meriterebbero di far la fine dei gatti di Val d'Isonzo: +in padella. + + + + + Quando la gatta non è in paese. + + +Spariti i gatti, la guerra è divenuta l'orgia dei topi. + +Formicolano nelle case abbandonate, fanno i loro comodi, da padroni, +anche nelle case abitate. Topini inquieti e vivaci che potrebbero +passare anche per animali graziosi se non avessero quella lurida coda +da rettile; sorcioni figli della fogna, immondi. Banchettano, al +crepuscolo, dei detriti abbondanti che la guerra lascia dietro di sè, +gavazzano la notte per le cantine e nei solai, in turpi scorribande. +Bestie sotterranee, portano alla luce i tristi misteri che la luce non +dovrebbe mai vedere. Addentano di tutto, vivono della putrefazione. +Tutto è fogna per essi; i resti più santi che noi copriamo, anche in +guerra, perchè un giorno qualcuno verrà a piangere sulla croce che +ne segna l'ultimo riposo, sono minacciati dalla loro laida voracità. +Quando si sentono forti delle loro masse schifose, mordono anche +gli addormentati, come fossero morti. Scivolano per le trincee come +fossero state scavate per la loro vita di cloaca. Tutta questa guerra +sotterranea con i cunicoli, con i camminamenti, con le gallerie, che +hanno inventata i Tedeschi e che noi dobbiamo accettare per vincerli +con i loro mezzi, pare fatta ad intenzione dei sorci delle chiaviche. + +I Tedeschi diranno che a ispirargliela è stato il castoro, perchè +guerra di insidie, nascosto, la fa anche il castoro, e proprio, come +sapeva Dante, «fra li Tedeschi lurchi». Ma anche il sorcio di fogna +c'entra per qualche cosa. Se non altro perchè è animale più compaesano +dei nostri nemici che nostro. + +Noi non abbiamo nemmeno un nome preciso per designarlo: i Veneti le +chiamano «pantegàne», ma in Toscana le dicono talpe, come quelle altre, +anche sotterranee, ma tanto più pulite, le brave compagne del contadino +nel liberare dai vermi le radici delle piante: è chiaro che i Toscani +le hanno conosciute tardi e, forse per eufemismo, le hanno identificate +a una bestia decente. Si sa infatti che la prima grande invasione dei +sorci in Italia seguì quella degli Unni. Da queste parti, come è noto, +si affacciarono nel quinto secolo di Cristo i brutti Mongoli dalla +faccia cagnazza, scendendo qui per la solita strada dei barbari, da +queste Alpi Giulie che si devono riprendere tutte. C'è giù, nel piano, +Aquileia che dalle sue rovine illustri ripete al mondo il ricordo +di quelle devastazioni antiche. Di qui sono passati anche i sorci +di fogna. E quelli che ora infestano il terreno della nostra guerra +sono i loro degni discendenti, come là sul Carso quelli che tentano +di impedirci la strada di Trieste sono i discendenti degli Unni: gli +Ungheresi. Faremo pulizia per sempre degli uni e degli altri. + +Quanto ai minori topi, che, se vi fa piacere, possiamo per ora +sopportare in piccola quantità, provvederanno, a guerra finita, i +nostri gatti. Perchè, anche pochi, sono insopportabili. + +Un inglese in India trovò una volta un monaco, naturalmente indiano, +che viveva in una capanna tutta nera di topi; e monaco e topi si +facevano, pare, buona compagnia. L'inglese manifestò la sua meraviglia +chiedendo: + +--Perchè non li ammazzate? + +A cui il sant'uomo rispose: + +--E perchè voi li ammazzate? + +Bella risposta in bocca a un santo indiano. I nostri santi però possono +aver fatto vita comune con i cani, con i leoni, anche col porco; ma con +i topi no. Anzi furono proprio i monaci che portarono dall'Egitto in +Italia molti gatti per distruggere i topi e i sorci. Così sia. + +Perchè non tutti gli uomini hanno l'abilità che aveva il mio +attendente, di acchiappare i topi con le mani. Sicuro, Rinaldo è stato +capace di afferrare qualcuno di quei scivolanti roditori. È vero che +il topo si sentiva così sicuro del fatto suo che veniva a riposare +comodamente sul mio letto e guardava intorno con un certo luccichìo di +prepotenza negli occhietti. Rinaldo lo afferrò con una manata sicura +che fece fare alla bestiolina uno strillettino. Era troppo tardi per +dirgli: fa' a modo. + +Ho sulla coscienza la morte di un topo che forse non aveva altra colpa +che quella di voler vivere anche lui. Ma la guerra, anche la più umana, +questo diritto non lo riconosce. E per questo dobbiamo sconfiggere +l'Austria e la Germania, che hanno ucciso la pace del mondo. + + + + + Fastidi. + + +Un personaggio di Shakespeare era così sensibile che, una volta, ad +un banchetto, fece una scenata a suo fratello perchè questi aveva +ammazzata una mosca. Il fratello si scusava: + +--Ma, signore, non ho ammazzato che una mosca. + +E l'altro, sempre più irritato, a brontolare: + +--Ma se codesta mosca aveva un padre e una madre? Povero insetto +innocente, che con la sua ronzante melodia era venuto qui a tenervi +allegri; e tu lo hai ammazzato! + +Il personaggio di Shakespeare aveva in quel momento le sue buone +ragioni per dire delle stranezze. La mosca andrebbe sempre ammazzata, +se anche ad ammazzarla non facesse schifo. È una sozza bestia: quando +gli uomini hanno voluto dare al diavolo un brutto nome lo hanno +chiamato Belzebù, che s'interpreta re delle mosche. Prospera nella +sporcizia peggio del topo: in guerra, si accompagna alle sue più +tristi, inevitabili brutture. E contro la mosca non servono i moschetti. + +D'estate è un nemico che l'esercito non riesce a scacciare dalle +proprie file; la petulanza è più forte della forza. Per essa non +esistono trincee nè reticolati: se l'avversario ha nei suoi ospedali il +tifo, l'enterite, il colèra, la mosca si affretta a trasportarli nelle +nostre file. E allora la guerra diviene veramente il più orribile +sogno che l'uomo possa sognare a occhi aperti. Si rompe il quarto +sigillo dell'Apocalisse e il cavallo giallastro corre la terra. + +Perchè il ferito, per quanto soffra, ha sempre nel suo aspetto qualche +cosa di sano: la sua giovinezza è una speranza contro le ferite più +laceranti; promette di risarcire i tagli più profondi, gli strappi +più crudeli: il male è visibile, è dal di fuori. Ma il malato di +male epidemico è dentro che si sta decomponendo: la disgregazione +dei visceri si manifesta nel lividore della pelle, nel dimagrimento +che lo sfigura peggio che uno squarcio di granata. Se lo vedesse +all'improvviso così, affondato nella branda del lazzaretto, forse sua +madre stessa esiterebbe a dargli un bacio. + +Fortunatamente il più delle volte guarisce anche lui. Qualche volta +la Natura si vergogna di uccidere un soldato così, a tradimento. Ma +le mosche continuano a ronzargli intorno come desiderose di potere +da lui infettare un altro. La profilassi, che riesce ad arrestare la +propagazione del morbo, vincerebbe più presto, se potesse fermare i +voli infausti delle mosche. + +In un ospedale da campo ho visto un piantone che non faceva che una +cosa: con un fascio di foglie scacciava le mosche ronzanti intorno al +compagno ferito. Quel gesto umile, lento, ma continuo quanto il sole +nella giornata di luglio, pareva anche un gesto eroico; perchè era +materno. Il ferito aveva alta la febbre e gli luccicavano gli occhi: ma +anche per qualche raggio di gratitudine. + +Quando, non ostante tutto, il morbo è scoppiato, si impone la pulizia, +la cura del cibò che si mangia. Con qualche precauzione si può vivere +in un luogo ammorbato senza nemmeno accorgersi che c'è il morbo. Ma ci +si meraviglia che questo non sia anche più violento, a osservare la +indifferenza di molta gente--che pure ha una gran paura di morir di +colèra--verso le più facili precauzioni dell'igiene: nella loro tenace +ignoranza costoro si ostinano a pensare che anche la malattia sia, come +la ferita, questione di caso. + +I medici militari hanno da combattere, più che con i malati, con i +sani che possono ammalarsi. Meno male che i consigli igienici--che +in pace non sono che consigli--in guerra diventano ordini: dieci +giorni di prigione, con due ore di ferri al giorno, ad un soldato, +per trascurata pulizia di un accampamento, possono salvare un reparto +dal morbo minacciante. La disciplina aiuta l'arte medica a fermare la +pestilenza, anche se non può fermare i nuvoli delle mosche sciamanti da +un lazzaretto a una cucina. + +Bella cosa però se Noè nella sua arca non avesse lasciato riemergere +dal mondo sommerso anche la stirpe delle mosche, dei mosconi e delle +zanzare! + +E nemmeno, naturalmente, di altri insetti anche più piccoli e anche più +laidi. Ma evidentemente tra le punizioni dell'uomo era stabilita anche +quella di grattarsi: e in guerra più che in pace. + +La scomparsa dei parassiti segnerà un momento solenne della civiltà +umana. Un mio amico, straniero, che conosce l'Italia da molti anni, mi +assicurava di aver avuto una prova della civiltà cresciuta nel nostro +paese dal fatto che ora, nelle nostre città, si passeggia anche tra +la folla senza riportarne a casa, in qualche piega della biancheria, +qualche piccolo saltatore nero. In compenso io gli ho raccontato che di +un altro insetto, notturno succhiatore di sangue, non avevo mai fatto +esperienza nel meno lindo dei nostri villaggi, e non la avrei forse +mai fatta, prima di passare un estate in Austria. Negli interstizi del +legname che abbonda nella camera austriaca il caldo incuba le colonie +dell'odioso parassita. Il nostro soldato, che sapeva di accantonarsi +in territorio di costume austriaco, ha fatto bene a provvedersi di una +piccola arma da caricarsi a polvere insetticida. + +Sono questi i mali segreti e ingloriosi della guerra. Ma ci sono; e ne +parlano senza vergogna, tornando dalle trincee, ufficiali che in pace +erano lindi come tulipani all'alba. Perchè in trincea tutto è a comune +tra l'ufficiale e il soldato: il valore, l'onore, la pazienza, ma, +purtroppo, quando ce ne sono, anche gli insetti che non ho nominati. + +Contro i quali tuttavia può anche la disciplina. Sicuro; un ordine +opportuno e ben obbedito aiuta a vincere anche battaglie di questo +genere. In guerra si vede perchè ai soldati si limiti la libertà di +tenere barba e capelli a propria fantasia: teste rase e faccie quanto +meno barbute, tanto meglio. + +Il mio generale, che sa l'arte di vincere perchè sa quella di +comandare, non credeva indegno del suo alto ufficio occuparsi di +queste faccenduole. Quando trovava un soldato troppo trasandato +nell'uniforme e con i capelli lunghi, si fermava e lo fermava: +lo fissava e gli chiedeva il nome. Quel soldato, ritornando +all'accampamento, era sicuro di trovarsi preparata una punizione +d'ordine di S. E. in persona. + +Un generale, con i suoi soldati, qualche volta deve fare come la mamma +che mette in castigo il suo ragazzo perchè la mattina gli è parso +fatica lavarsi il collo. + +I soldati sono spesso dei ragazzi che, a lasciarli fare, si fa il loro +male. E cocciutelli alle volte, proprio come ragazzi. Quanto c'è voluto +a un nostro bravo bersagliere--buono, del resto, come una pasta--per +fargli tagliare un ciuffetto nero che il cappello portato di banda, +proprio alla bersagliera, gli lasciava in mostra. Ci teneva a quei +capelli, perchè, diceva, erano capelli «di mamma sua». Ma in guerra si +devono sacrificare le cose più care. + +E un altro soldatino fu anche più cocciuto per un suo bel pizzo +castagno. Venne l'ordine a tutto il reggimento di rader pizzi e barbe. +A rigor di termini i regolamenti permettono al soldato di portare un +pizzo contenuto in certi limiti. Ma il colonnello di quel reggimento +partiva dal principio radicale che dove non c'è più bosco le bestie +feroci non fanno più il covo; perciò via tutto il bosco: e ordinò ai +suoi soldati rasatura completa del mento oltre che della testa. + +Ma il soldatino ne fece una questione d'onore. Forse in qualche libro +aveva letto che il pizzo lo si è chiamato anche «onor del mento». E +protestò: + +--Il pizzo non me lo levo. Piuttosto mi faccio fucilare. + +Una risposta di questo genere si chiama un rifiuto di obbedienza: +mancanza che si punisce sempre, e in guerra più severamente. Così fu +che per la sua rispostaccia il soldato fu mandato al Tribunale di +guerra; una faccenda seria. Naturalmente a nessuno dei giudici passò +per la mente che fosse il caso di condannarlo alla fucilazione: ma due +anni di reclusione non glieli poterono risparmiare. + +Sappiate però, per vostro conforto, che i due anni di pena li sconterà, +caso mai, a guerra finita; e allora, se si sarà portato bene, nel pizzo +e nel resto, avrà la grazia: dopo di che, in pace e da borghese potrà +togliersi il gusto di portare in pace, la barba lunga, se gli verrà, +fino ai piedi. + +Voi mi direte che i cavalieri di Carlo Magno, barbuti, erano eroi, +quantunque le ricerche storiche che si potrebbero fare in quelle barbe +non sarebbero senza resultato: ma i legionari romani, rasati e glabri, +vinsero i Teutoni e i Cimbri dalle barbacce rosse. + + + + + «Italia detta dai giovenchi....» + + +Si vuole che l'origine del nostro nome, Italia, sia proprio questo: +paese dei vitelli. Il nome, un tempo, tremila anni fa, designò quella +estrema penisola della penisola che i naviganti dell'Oriente greco +e fenicio incontravano prima venendo a noi, la Calabria d'oggi: +poi il nome salì per tutta la grande penisola, valicò l'Appennino +con i Romani; a tempo di Giulio Cesare e di Augusto comprese anche +questa provincia che stiamo riconquistando zolla per zolla, su su, +oltre quella gran terrazza di monti che vedete sopra Gorizia, fino a +quell'ultima altura che scende a taglio netto, come uno scalino: Monte +Re. Era, tutta questa, la decima regione dell'Italia romana. + + L'Italia, detta dai giovenchi, è qui.... + +Il verso virgiliano del nostro caro e grande Giovanni Pascoli--come +sarebbe contento oggi il grande Pascoli d'essere ancora vivo a +vedere, a sperare, anche a soffrire!--mi ronza negli orecchi mentre +l'automobile si è dovuta fermare sul ponte del Visinale. Il ponte +dell'antico confine, sul Judrio, è stretto, e i lunghi traini pesanti +debbono passarlo un po' per volta per non stancarlo troppo. Anche +l'automobile questa volta si è dovuta fermare--in fila con i carri, le +prolunghe, i _camions_, i cannoni--all'imbocco del ponte, perchè lo sta +passando una processione di buoi. + +Sono tanti e tanti: fin dallo svolto della strada, in ordine con i +soldati. Vien fatto di immaginare che anche al di là, oltre quella +piccola altura da cui sbucano, tutta la pianura friulana ne formicoli: +l'Italia ha richiamati tutti i suoi buoi da tutti i suoi campi; ne +ha formato un placido esercito che si muove con l'altro esercito di +uomini e di ferro. Chi sa che qualcuno di questi fantaccini, che fino +a ieri erano contadini, non riconosca il suo vitello tra le centinaia +e centinaia che se ne concentrano nei parchi. Sono contadini anche +i soldati che guidano i drappelli bovini, i _bovars_, territoriali +anziani, di questa provincia di Udine che così fortemente sostiene i +suoi doveri di Provincia di confine, oggi tutta cinta dal fragore della +guerra. I _bovars_, alti e ossuti, nei loro cappottoni turchini, sono +rimasti dei guidatori di armenti vestiti da soldato: non hanno cambiato +mestiere; soltanto invece che ai mercati li avviano direttamente ai +macelli da campo; dietro le truppe operanti. Tranquilli e pazienti oggi +alla guerra, come ieri ai mercati. L'aereoplano austriaco può volare +sopra di loro curioso e minaccioso. Essi nemmeno alzano gli occhi a +cercarlo in cielo, tra i fiocchi bianchi dei nostri _shrapnells_ che ne +segnano la rotta. + +Placidi _bovars_ e placidi bovi. Voi direte che è per indifferenza: che +il bue non ha paura perchè non sa, non indovina che cos'è la morte fin +tanto che non è morto. E che in fin dei conti il suo destino di finire +spezzettato e cotto è il medesimo in pace o in guerra. + +Io ho un'opinione migliore del bue. Mi pare impossibile che, stando +sempre con l'uomo, a lavorare con lui, non abbia capito qualche cosa +di quello che succede. Quando dalla sua stalla ha visto partire i +figliuoli maggiori di casa, tutti insieme, e i rimasti li ha veduti +guardarsi fra loro, così seri, deve avere indovinato che qualche cosa +di nuovo stava succedendo nel podere, in tutti i poderi della fattoria. +E quando son venuti a tirar fuori dalla stalla anche lui e lo hanno +portato alla stazione, dove c'erano altri buoi e altri contadini, deve +aver cominciato a capire che il nuovo era anche grande, per gli uomini +e per i loro animali. + +Poi c'era stato il lungo, lento viaggio in treno--buoi, cavalli, +soldati: per la strada, all'incontro con altri treni, quando i soldati +si salutavano vociando, anche ad essi veniva fatto di muggire con i +musi sporgenti dalle aperture di quella stalla stretta e bassa che si +moveva. Così fino al confine, quanti incontri con buoi sconosciuti, ma +che dovevano trovarsi lì tutti per la stessa ragione! I grandi buoi +candidi della Val di Chiana, i potenti cornuti del Senese guardavano +con curiosità i più piccoli compagni rossastri del Piemonte; le razze +romagnole scoprivano per la prima volta le razze friulane. Anche nei +duri crani bovini deve essere entrata un'idea nuova, più vasta, della +loro specie: di essere molti, assai più di quanti potevano figurarsi +mentre erano vissuti nelle loro stalle disperse; e differenti tra loro, +ma, così differenti, simili, fratelli. + +Che non sien proprio capaci i buoi di sentire l'orgoglio di esser +tanti, e tutti buoi d'Italia? + + L'Italia, detta dai giovenchi, è qui.... + +Questi che, a drappelli, a plotoni, a battaglioni, stanno passando il +ponte di Visinale, vanno a morir per l'Italia. Non ridete dell'idea di +sacrificio che mi fa pensoso al loro passaggio. È un'idea ohe doveva +avere qualche mio antenato preistorico di quattro o cinquemila anni +fa. I nostri antenati mediterranei non erano in origine divoratori di +buoi come i tedeschi carnivori; erano agricoltori; nel bue vedevano il +compagno di lavoro, non la vittima indispensabile al loro appetito. +Quando lo ammazzavano, sentivano di sacrificarlo. E lo sacrificavano +infatti agli dei. Così la povera bestia moriva sì, ma per uno scopo +più nobile che non fosse proprio quello di riempir la pancia ai suoi +uccisori: questi non facevano che utilizzare un avanzo di ciò che gli +dei avevano avuto. + +Non è una macelleria ma un sacrifizio di buoi questo che noi facciamo +ora, per preparare il rancio a centinaia di migliaia di soldati. +Sacrifizio appare anche per la quantità straordinaria dei capi che si +abbattono. Noi prepariamo il pasto quotidiano di carne a contadini che +in pace, nei loro campi, non dovevano mangiar tanta carne per essere +forti contadini. Ma il contadino, trasformandosi in soldato, ha bisogno +che anche il suo nutrimento si trasformi; e le energie vive che questa +vita di fatica e di pericolo gli consuma, le ristora il buon pezzo di +carne che ogni giorno gli arriva nella gavetta di brodo. Si sacrifica +il contadino; è giusto che si sacrifichi il suo animale. L'animale si +sacrifica all'uomo, ma tutti e due si sacrificano a qualche cosa che +vale più di qualunque vita animale, di uomo, di eroe. Qualche cosa che +vive mentre noi moriamo e che è come il riflesso eterno delle nostre +vite passeggere: la Patria. + +O Italia, che ai tuoi poeti apparisti santa nella pace campestre, +Italia di Virgilio, di Garibaldi e del Pascoli, come ti riconosco qui, +oggi, a batter l'Austria con le tue dure fanterie di contadini, dietro +cui marciano, incolonnati come animali di battaglia, i loro buoi, al +sacrifizio! + + ....Vissero nei campi + i forti antichi popoli: l'aratro + il solco eterno disegnò di Roma: + l'Italia, detta dai giovenchi, è qui. + + + + + Buoi e profughi. + + +Anche questo nuovo lembo di Friuli che abbiamo riaggiunto all'altro, il +Friuli di Gorizia al Friuli di Udine, è paese di campi, di contadini +e di buoi. Le case coloniche punteggiano di bianco il verde chiaro +del piano, il verde scuro dei colli. Biade e viti al piano, viti e +boschetti in collina, e in colle e in piano alberi da frutto come in +poche altre parti di Italia: quando ci arrivammo, a giugno, pareva che +i soldati non bastassero a finire le ciliege, tante ce n'erano. + +Anche contadini ce n'erano. Non tutti, chè gli uomini fino ai +quarantacinque anni se li era portati via l'Austria a fare i soldati +in Galizia; c'erano solamente i vecchi, le donne, i ragazzi. Ma insomma +le campagne non erano vuote: le stalle avevano i loro buoi, i cortili +i loro polli. Sarebbe stata una bella cosa se si fossero potuti +lasciar tutti dove erano, far la guerra senza disturbarli dalle loro +occupazioni pacifiche. + +Ma un esercito ha bisogno di molto spazio tutto per sè; e poi gli +Austriaci avevano subito cominciato a tirar a granata sopra quelle +case, sopra quella povera gente che si ostinava ad abitarci. + +Codesti Friulani erano stati fino dal giorno avanti sudditi austriaci, +e, quantunque italiani, avevano anche obbedite pazientemente agli +antichi padroni. Sapevano che i nostri soldati non avrebbero loro fatto +male; s'illudevano che anche gli Austriaci non si sarebbero vendicati +su loro da lontano, a cannonate cieche. + +Invece le granate arrivavano, dappertutto. E tuttavia i contadini non +si movevano. Restavano lì, così intontiti che non avevano nemmeno +paura. Se una casa era sfondata da un 305, si riparavano in un'altra. +Non potevano credere che l'Austria facesse la guerra anche a loro. + +Quando si è dovuto dar l'ordine di sgombero, hanno obbedito con l'animo +straziato. Che importava loro aver salve le vite, se le case rimanevano +esposte alla rabbia del nemico? + +Sgomberi dolorosi che stringevano il cuore a quegli stessi che dovevano +ordinarli. Quanta più roba potevano, la ammucchiavano sui carri, lunghi +carri a quattro ruote a cui attaccavano i buoi: sopra, tra i fagotti, +i panieri, i secchi, si allogavano le donne con i bambini più piccoli +in collo; ma i più grandi venivano dietro a piedi, con gli occhi +smarriti come quelli dei buoi che tiravano i loro carri. Che si saranno +detti, incontrandosi, i buoi profughi, che partivano, con i buoi +dell'interno che arrivavano? + +Ad ogni paese c'era una sosta: e allora ognuno avrebbe voluto poter +ritornare indietro, a riprendere ancora un oggetto, un animale, un +altro po' della casa abbandonata. Trovavano subito chi provvedeva ai +loro bisogni più urgenti, chi li consolava dicendo che nell'interno +avrebbero avuto protezione, ristoro, calma. Ma era una tristezza +muta che non si riusciva a rincorare. Anche i bambini stavano zitti: +restavano lì dove li mettevano, fermi, svogliati. I buoi soltanto +mugghiavano lamentosamente; ma chi può dar retta al lamento di un bue +tra lo scalpitìo di tanti cavalli, il rotolìo di tanti autocarri? + +Più fortunati si reputavano coloro che riuscivano a non farsi +internare, a restarsene nei paesi vicini, da qualche parente che ci +avessero, magari senza aiuti, pur di non andar lontano. Parecchi si +allogarono in un cinematografo, e nei cortili vicini passavano le loro +giornate da zingari, a farsi un po' di polenta, a vivere della carità +che i soldati facevano loro. Tutte le donne avrebbero voluto diventar +le lavandaie dei soldati: tutti i ragazzi i loro presta servizi. + +Ma poi? Per far la guerra non ci vuole confusione, e anche dai paesi +un po' più discosti dalle trincee si sono dovuti sgombrare i profughi +ammassatisi nel primo momento. E se ne sono empiti dei lunghi treni e +si sono mandati indietro, una squadra per ogni città, dove per tutti +era pronto un ricovero, del cibo e della pietà. Bisogna sopratutto +che trovino molta pietà affettuosa questi profughi, che hanno troppo +sofferto per capire che si combatte anche per loro. Chi oggi farà +qualche cosa per essi sarà compensato poi, a guerra finita, quando +andrà a trovarli nei loro paesi riedificati, nelle loro case, un'altra +volta sicure tra il verde chiaro della valle, tra il verde vivace dei +colli. + +L'ospite conoscerà campi prosperosi e case inghirlandate di tralci: aie +ombrate di gelsi e di ontani, stalle piene di manzi e cortili pieni +di ragazzi. E di codesta gente conoscerà il sincero carattere che +non si può conoscere bene oggi che lo hanno amareggiato dalla guerra, +dopo averlo avuto guasto dal governo austriaco. La pace rinnoverà il +naturale buon umore del contadino friulano; ridesterà le «sagre» e i +balli di tutte le domeniche, e poi--finiti i balli--al ritorno, sotto +le stelle, le vecchie «villotte» paesane, così dolci anche quando +dicono pensieri di malinconia: + + 'O ai butadis tanti lagrimis + di fa' côri un biel mulin, + il mio cor si distruzève + come l'ueli 'tal lumin. + + + + + Animali da cortile. + + +Ora lungo il basso Isonzo la guerra ha fatto il vuoto dei contadini +e delle loro bestie. I buoi che hanno accompagnato i profughi fino +a Cervignano, a Palma, a Cormons, se non hanno trovato da allogarsi +in qualche stalla amica, sono stati venduti all'esercito e stanno +anch'essi sacrificandosi, nel modo concesso al bue, per la patria: le +vacche sono state requisite per gli ospedali da campo. + +Ma tutti, proprio tutti, non sono spariti. Fino a Mossa, fino a +San Martino di Quisca qualche contadino è riuscito a rimanerci, a +coltivar le sue ortaglie fra le trincee. Se glie lo permettessero, +ritornerebbero tutti a zappare la loro terra, nonostante il pericolo +di sbarbare, insieme con le cipolle, le granate austriache che si sono +interrate senza esplodere. + +Insieme con qualche vacca, abbandonata da quelli che al nostro arrivo +sono dovuti andare dall'altra parte, dietro i loro padroni austriaci, +sono rimaste parecchie galline e qualche maiale disperso. Se noi +fossimo Austriaci, li avremmo computati tra i prigionieri di guerra. + +Galline e maiali stanno bene insieme, anche per temperamento. Hanno +abitudini egualmente sudicie e pari l'avidità che le ingrassa. Ma in +questa la gallina supera forse lo stesso maiale. Il motto latino dice +che non si devono dare le perle ai porci, perchè non sono capaci di +apprezzarle; sarebbe meglio dire che non si devono darle alle galline, +che le ingoierebbero come pietre qualunque, stupidamente. Perchè è +certo che per intelligenza il maiale è un genio in confronto della +gallina. + +La stupidità della gallina è portentosa. Guardando il mondo in due +pezzi--quello che vede con l'occhio destro indipendente dall'occhio +sinistro--non deve aver mai capito più di mezza cosa per volta. E +soltanto in grazia della sua completa stupidità può alle volte parer +perfino una bestia di coraggio. Una lucertola che la fissi un po' +risolutamente basta a farla scappare: viceversa uno _shrapnell_ che +le rovescia sopra le sue novecentonovantanove pallette non la smuove: +quando vede cascar roba dall'alto, crede sempre che sia becchime +per lei. Come tutti gli sciocchi, anche la gallina ha la sua dose di +presunzione. + +Ne ho viste insinuarsi tra i cannoni di una batteria in azione: si +rincorrevano tra i serventi dei pezzi, beccavano nelle orme che le +suola dei soldati lasciavano nella terra fangosa. I grossi proiettili +giallastri, che gli artiglieri portavano correndo dai cassoni ai +cannoni, li dovevano prender per zucche. La loro incapacità assoluta +di intuire che si stava facendo qualche cosa di molto serio, e che +soltanto la serietà della cosa impediva ai soldati di allungare la mano +per tirar loro il collo, faceva dispetto. + +Altre due, in un paese semidistrutto, si erano appollaiate sul +campanile rimasto, non si sa come, in piedi. Una pattuglia dei nostri +soldati, arrampicatasi fino sulla cella campanaria, sentì starnazzare +in alto, sopra un palco morto. I soldati avevano imbracciato i +moschetti per sparare, quando si accorsero che i supposti tiratori +austriaci erano delle galline. Furono fatte prigioniere lo stesso. E +con buon diritto di guerra; perchè certo, se gli osservatori nemici +avessero scorto muoversi nella cella del campanile delle penne di +gallo, avrebbero giurato che erano bersaglieri in vedetta, e tutti i +campanili isontini sarebbero caduti vittime della doppia stupidità, dei +polli e degli Austriaci. + +Vero è che i bersaglieri considerano un dovere speciale del loro corpo +quello di evitare i possibili equivoci tra le animose piume dei loro +cappelli e quelle dei polli vagolanti. Sono impareggiabili cacciatori +di galli e di galline senza padrone. Ritornando da un servizio alcuni +ciclisti bersaglieri ne scorsero tre o quattro oltre la siepe, nel +campo: lasciate le biciclette, via di corsa dietro le galline che con +grandi strilli correvano ad infrascarsi. In quel punto il nemico, +che aveva visto del movimento, aprì il fuoco, il suo solito fuoco di +molestia: qualche _shrapnell_ e una granata, qualche granata e uno +_shrapnell_. + +Il graduato rimasto sulla strada gridava ai suoi bersaglieri che +ritornassero a inforcar le biciclette per uscire dalla zona battuta. +Ma che! I bersaglieri, allegri come ragazzi a caccia di farfalle, +rispondevano che li lasciasse fare ancora un momento. E soltanto +quando, dopo una bella corsa in lungo e in largo per il campo, ebbero +afferrate le fuggitive, ritornavano sulla strada per rimontare in +sella. Alle granate che arrivavano rifacevano il verso, miagolando come +gatti arrabbiati. + +Destino analogo è toccato ai suini erranti per i paesi vuoti. Il porco, +checchè si dica, è un animale sensibile, e, nell'assenza dei padroni, +tende a dimagrare. Trotterella di casa in casa, preoccupato, emettendo +brevi grugniti lamentosi. Qualcuno diffida dei maiali dispersi: dicono +di averne visti accostarsi per lurida fame, come un corvo o un sorcio, +a bestie morte. Speriamo che non sia vero. + +Forse per questo, in un paesello del Collio, completamente vuoto di +abitanti, fu lasciato per diverso tempo padrone un grosso maiale dagli +occhietti furbeschi. I soldati che ci bazzicavano gli avevano messo +nome: il signor sindaco. Ma poi, per quella sua fissazione a voler +rimanere in un paese sgomberato per ordine dell'autorità militare, si +concepirono dei sospetti sui suoi sentimenti politici. Gli Austriaci +dovevano averlo lasciato apposta perchè facesse la spia. E un giorno, +mi dispiace doverlo confessare, ma senza nemmeno processarlo, fu +destituito dalla carica e passato per le armi. + +Ma quando fu ucciso, non fu chiamato nessuno a contemplarlo morto, +come fece, a Nomény sulla Mosella, quel soldato tedesco che invitò la +signora Bertrand a guardare _den Schwein_, il porco, che egli aveva +sgozzato: ed era un povero vecchio di ottantasei anni ammazzato nella +sua poltrona. + + + + + Un cuculo. + + +La guerra che ammutolisce tante voci non ammutolisce i canti degli +uccelli. Nè li scaccia dalla zona di fuoco, che le artiglierie a +lunga portata allargano sempre più, se non proprio là dove l'incendio +divorante il bosco li snidi. Certo non fanno più nido gli uccelli sulla +cresta del Podgora che era, un anno fa, un bel bosco di robinie e oggi +è una sassaia rossastra. Ma nei loro voli erranti, i passerotti si +posano fin sugli orli delle trincee, per guardare curiosamente dentro. + +Rondini no: se ne vedono pochissime: uccelli che fanno casa sulla +casa dell'uomo, soffrono come uomini quando la casa è specialmente +combattuta. Invece il campo e il bosco rimangono vasti e liberi anche +dove gli eserciti li riempiono dei loro attendamenti e li scavano per +i loro ricoveri. Per quanto la guerra d'oggi, pesante e macchinosa, +giunga ad alterare l'aspetto non pur degli abitati ma del terreno +stesso, gli uccelli non debbono impressionarsene quanto noi, animali +senza volo, che raramente possiamo vedere le cose un po' dall'alto. + +Rompan le mine e grandini la mitraglia! Non se ne fanno caso; ci +sembrano abituati. Quante volte gli uccelli hanno sentito passarsi +sopra l'uragano che decima il bosco, cadere il fulmine sull'albero che +li proteggeva! Specie questi uccelli della val d'Isonzo, così spesso +tormentata dai temporali e dal vento. Forse confondono tra le burrasche +della natura e quelle dell'uomo. Come noi del resto che, alle volte, +quando il cannoneggiamento e il temporale venivano insieme, finivamo +col non distinguere i rombi. E nelle notti di estate, scorgendo i soffi +rossi dei colpi lontani dietro i colli, tante volte credevamo a lampi +di caldo. + +Nemmeno gli uccelli però devono confondere quando il bombardamento +rintrona nel sereno. Infatti, in guerra come in pace, quando il +temporale vien dalla natura, con i nembi e la pioggia, essi tacciono; +invece durante le tempeste dell'artiglieria si scostano, ma rimangono +a vedere, magari cantando, se ne hanno voglia. La loro posizione +rispetto alla battaglia è quella dei comandanti che la seguono dagli +osservatori: per lo meno fuori dal tiro della fucileria; questa +assomiglia troppo--devono pensare gli uccelli--alla molestissima +petulanza dei cacciatori. + +Ma al cannone sembrano presto abituati: i sibili delle traiettorie non +sono gran cosa per chi non pensi a quello che vien dopo il sibilo; +anche un bombardamento generale e continuo finisce con lo stancare i +nervi in modo che, dopo un certo tempo, non se ne raccoglie che una +vibrazione unica, piuttosto dentro di noi, nel cervello, che fuori. Ci +se ne accorge bene soltanto quando è smesso: ma ci sono giorni e notti +che non smette mai, e i soldati che sono in riposo dormono lo stesso e +gli uccelli continuano a cantare, al solito se ne hanno voglia. + +Ne doveva avere gran voglia quel cuculo che, un giorno di giugno, +insisteva a ripetere le sue due note interrogative da un boschetto del +Collio, mentre noi da una collina seguivamo quell'insieme di segni e di +rumori che è, vista da una certa distanza, un'azione di guerra. Faceva +_cucù_ agli Austriaci che nel suo boschetto non rimetteranno più piede, +o lodava, come nei tempi di pace, la piena primavera della bella valle? + +Anche per noi, sbucati dalle frasche del bosco al margine aperto del +colle, lo spettacolo del paesaggio vinceva quello della guerra. Lo +godevamo come in una scampagnata, prima tutto insieme e poi pezzo per +pezzo. + +A destra, il piano che si perdeva con il suo fiume nella luce verso +il mare: oltre, la linea nuda del Carso che dallo sprone di Sagrado +saliva avvicinandosi fino alle groppe schiacciate del San Michele, e +si allontanava lungo il Vipacco invisibile, verso le Porte di ferro +azzurre, lontane. Ma era anche più bello, di una grazia pastorale e +boschereccia, alla nostra sinistra, nell'ondulamento plastico dei colli +scendenti dal Corada, appoggiati alla diga calcarea del Sabotino, ai +terrazzi alpestri di Ternova. + +Così bello e così strano. Perchè proprio quei colli, freschi e ombrosi, +che con l'ultima propaggine ci nascondevano Gorizia, dovevano dare +i propri nomi alla gloria funebre della battaglia: Oslavia, Peuma, +il Podgora, il Calvario? Possibile che nei valloncelli, profumati +d'erbe aromatiche, fioriti di orchidee silvestri, si nascondessero +le batterie? Che i prati fossero scavati di trincee? Che dietro +quella collina ci fosse Gorizia piena di soldati austriaci, di cannoni +fabbricati in Germania? + +Aguzzando gli occhi si distinguevano sì e no i solchi rossastri che +zebravano il Sabotino, i tagli recisi che indicavano le abbattute del +Podgora. L'occhio si sperdeva nell'armonia delle linee e delle luci, +l'anima respirava la dolcezza pensosa della campagna in fiore. E il +cuculo, invisibile, richiamava con le due note di flauto verso un +miraggio di pace. + +Ma a poco per volta ci si convince che davanti a noi è la battaglia, +proprio la battaglia. Sotto il Calvario c'è fumo giallastro fra il +verde; è Lucinico che brucia. Fumate nere si posano, una dietro +l'altra, a ventaglio, sul Calvario; se ne sentono i tonfi sordi: sono i +nostri cannoni che tirano a sconvolgere i ripari nemici. Gli Austriaci +da questa parte non pare che voglian rispondere. Invece tutto a un +tratto piovono granate verso Sagrado, proprio sul fiume, tutte nello +stesso punto: pare che minaccino il ponte. Altre arrivano più in qua, +verso il piano, chi sa, verso Mariano. Un nostro areoplano vola sui +fianchi del San Michele: gli scoppiano intorno gli _shrapnells_ gialli +e rossi degli austriaci; di alcuni più bassi si distinguono, al momento +dello scoppio, i lampi. Anche verso Savogna e Merna tirano le nostre +batterie. Se ne sentono i colpi metallici in partenza. Davanti la +nostra collina si è alzato un _drachen-ballon_, lucente come un pesce, +al sole. Si pensa che gli potrebbero tirare e che noi siamo sulla linea +di tiro, ottimamente collocati per i colpi lunghi. Ma non ci pensa il +cuculo che continua a cantare dalle parti di Cerovo, ora che alcuni +_shrapnells_ nemici fermano i loro fiocchi sopra Cerovo Alto. + +Non si scorgono che fiammate brevi, che fumate lunghe, qua e là, sulla +lunga linea: le forze che le provocano restano invisibili. Invisibili +anche le nostre fanterie, che pure non sono lontane, mentre stringono +il Podgora. È qui che l'azione si concentra: scoppietta la fucileria, +prima a folate sparse, poi tutte insieme, come una pioggia dura. Ed +ogni tanto un rumore secco come un giro di manovella a un macinino +arrugginito: le mitragliatrici. + +Ora tutta la falda del Podgora è battuta dalle nuvole livide degli +_shrapnells_ nemici; contro le nostre fanterie che avanzano? Dunque +avanzano. E perchè non succede nulla al Sabotino? Perchè invece quei +due colpi grossi sopra il San Michele? E quel pennacchio nero che +sembra uscire dal suolo nella sella di San Martino? Ma tirano anche +verso di noi: le solite nuvolette bicolori si aggiustano sopra il +_drachen_. In questa vastità di cielo non sembra possibile che facciano +male. Paiono prove di uno spettacolo pirotecnico fuori d'ora. L'odor +della polvere? Ma qui non c'è che odor di terra silvestre e di fieno. E +il cuculo se la deve godere, indifferente come un poeta d'Arcadia; ma +più coraggioso, bisogna convenirne. + +Ora, mentre il giorno declina, le sue due note che ritornano in ogni +pausa di cannonate hanno preso un'inflessione di malinconia. Non +schernisce più gli Austriaci per i colpi mancati; piange i nostri +che sono morti mentre lui cantava senza guardare e noi guardavamo +senza vedere. Nè lui nè noi, in fin dei conti, abbiamo capito bene di +assistere a una battaglia. + + + + + Selvaggina fortunata. + + +Un'idea che devono essersi fatta della guerra gli uccelli del Collio +può essere anche questa: che la guerra è per gli uccelli un periodo di +pace. Si tira dappertutto ma nessuno tira a loro. + +La legge che vieta la caccia in tutta la zona di guerra men che meno è +violabile in presenza del nemico. Gli Austriaci non devono dire che li +scambiamo per lepri: le lepri qualche volta escono dai loro covi; gli +Austriaci no: per prenderli bisogna entrare nelle loro tane. + +Tuttavia si può ammettere che qualche volta il divieto possa essere +stato violato. Il divieto è mosso sopra tutto dall'intento di evitare +i colpi d'arma da fuoco che possono far nascere inutili confusioni. +Ma i lacci e le panie sono silenziosi. Così, in gran silenzio, +qualche polenta sarà stata mangiata con il suo classico complemento +di uccelletti; qualche lepre, come in pace, può essere morta anche in +guerra in salmì. In tale occasione un ufficiale giustamente scrupoloso +rimproverò il cuoco e rammentò che lepri era proibito ammazzarne; i +commensali convennero con lui, ma gli fecero notare che non lo avevano +invitato ad ammazzarla, ma soltanto a mangiarla. + +Il fatto è che, in grazia a quel divieto, nonostante le possibili +eccezioni, le lepri hanno prosperato e si sono moltiplicate tra le +file, si può dire, dei combattenti. Il Collio del resto non ne era mai +povero: quasi tutto il terreno che noi battiamo era anche prima terreno +di bandita: c'erano vivai di selvaggina appositamente curati. Ma ora, +come nei tempi idillici in cui l'uomo viveva in pace con gli altri +animali e gli altri animali tra loro, le lepri si sentono anche meno +insidiate ed escono con audacia nuova dai loro nascondigli. + +Un antico scrittore greco assicurava che, nelle notti di luna, le +lepri, ammaliate da quella luce, uscivano nelle radure del bosco e +danzavano: chi sa che le Fate e le Ninfe, di cui la fantasia antica +sognò le farandole notturne sotto le querci, non fossero in realtà +delle lepri? Certo è che oggi le lepri appariscono veramente a ballare +davanti i fari delle automobili. Nel cono di luce mobile che esplora +le strade della guerra balza improvvisa una figurina animalesca; +somiglia a una di quelle ombre animate che si proiettano con un giuoco +delle dita sul muro. Corre a capriole spaventate e ridicole davanti +alla macchina, ma pare non possa più uscire dal fascio di luce che +l'attrae: è una lepre che ha come un'anima di falena. Si aumenta di +velocità: la ruota davanti sta per investirla; un'ultima capriola e il +burattino animale sparisce nel buio. + +Ma anche di giorno l'automobilista, se è anche cacciatore, vede volare +molte ragioni di desiderio e di rimpianto: accanto alle siepi gli +frullano i cotorni, gli tagliano la strada i voli delle gazze bianche e +nere. L'uccellame minuto saltella e garrisce in tutti i boschetti: al +tramonto gli stornelli empiono di ilari strida i platani sulle piazzole +dei villaggi. A principio dell'autunno passano in alto le falangi delle +oche selvatiche. + +L'abbondanza di selvaggina dà a tali campagne come un carattere +di altri secoli, quando i campi, più che al sostentamento degli +agricoltori, provvedevano alle delizie dei nobili cacciatori, e il +diritto di caccia era riservato ai signori. Anche in questo l'Austria +è riuscita a mantenersi feudale: mantenendo colture e norme che +conservino selvaggina abbondante ai suoi feudatari. È tutto un paese di +feudatari questo che battiamo con la nostra guerra, sul medio e basso +Isonzo: i borghi del Collio: Dobra, Bigliana, Vipulzano, San Floriano +prendono i nomi dai castelli feudali oggi o distrutti o ridotti a più +comode foggie di ville, nelle quali fino a ieri dimoravano, con animo +di feudatari male inciviliti a godersi il bel sole italiano, generali +austriaci in pensione, nobilucci fedeli all'Austria. + +Non ci sono più e non ci torneranno. Ma come le loro ville sono sicure +in mano nostra, così i loro parchi e le loro riserve da caccia. Al +Bosc, sopra Capriva, i fagiani continuano a vivere in pace la loro vita +elegante di galline di alto bordo. Se qualche colpo di obice è arrivato +a sfrondare le loro macchie, non se ne dolgano con gli artiglieri +austriaci; non miravano mica a loro, aristocratici gallinacei di covata +austriaca; miravano invece ad un ospedaletto da campo, italiano, lì +vicino. + +Neppure le nostre artiglierie si sono proposte di disturbare i caprioli +quando hanno tirato oltre Gorizia, sul parco di Panoviz. Hanno +semplicemente risposto alle artiglierie nemiche che tirano dai giardini +pubblici di Gorizia, divenuti fortezze. Poveri caprioli, così graziosi +e mansueti, quando si affacciavano a guardare stupiti dal margine del +bosco, sulla strada che per Val di Rose va ad Aisovizza! Così dolci +nel ricordo anche quei colli d'oltre Isonzo, San Marco, i Rafut, Monte +Corona, fraterni a questi che teniamo sulla destra del fiume, tutti +figli ridenti dell'unica madre Alpe Giulia! + +Anche là oltre frondeggiano recessi di poesia pastorale, e i caprioli +domestici vi si aggiravano, eleganti come gazzelle. Ma oggi dove +saranno? Tutti quei luoghi di delizia sono labirinti di trincee +austriache: è lì che hanno preparato le loro difese di seconda linea i +nemici, ben sicuri di dover presto abbandonare le prime. E dietro ce +ne sono altre e altre ancora, su per la Valle del Vipacco, sino a Monte +Re. Non si può negare che alla loro ritirata gli Austriaci non abbiano +pensato per tempo. + +I caprioli--quelli che non saranno finiti alle mense del generale +Boroevic--a quest'ora devono essere scappati lontani. Nei boschi di +Plava una notte una nostra sentinella dette l'allarme: dalle trincee +nemiche doveva essere uscito qualcuno, che frusciava nel fogliame. +In fatti, a salti disperati, si vide entrare nelle nostre linee un +disertore austriaco inconsueto: un capriolo. + +Erano tutti luoghi di diletto per l'Austria queste provincie italiane +che i nostri soldati le stanno faticosamente strappando; si capisce +che se le difenda con le unghie e con i denti. Senza le provincie +italiane, l'Austria rimarrà più povera; ma anche più brutta. Oltre +questi monti c'è ancora bellezza di natura; ci sono valli amene, +boschi, campi, giardini. Ma sono diversi: li attrista un non so che di +aspro e di freddo; nei versanti settentrionali delle Alpi la natura più +ricca sembra nascondere una segreta povertà. + +Qui, intorno a Gorizia, nelle ville meriggianti tra boschetti di tutti +gli alberi e giardini di tutti i fiori, le stirpi ultramontane stanno +perdendo un troppo comodo soggiorno altrui. La guerra, che sul Carso +non ha avuto da vuotare che pochi villaggi, più poveri dei macigni tra +cui si nascondono, qui divampa tra dimore di delizie. E pare anche più +tragica nel contrasto. + +Quando per caso il cannone tace, pronta ci sorprende l'illusione che +qui la guerra non possa esserci: che anche noi ci siamo venuti per +tutt'altra ragione, a fare qualche altra cosa. + +Che poteva esserci in quel plico suggellato che di notte ho portato ad +una villa tutta avvolta di fronde? Un ordine di operazioni, una cosa +molto seria; una sentenza di morte per qualcuno che deve eseguirlo; +un messaggio di dolore per molta gente che non ne saprà mai nulla. +Pareva così strano di averlo a portare proprio in quella villa felice; +scendere a quel ricco cancello, far stridere la ghiaia fina di quel +giardino, aspirare quel profumo di gelsomini. Quanti ce ne dovevano +essere in fiore nelle dense spalliere che si intravedevano nel buio! I +carabinieri montavano la guardia in un _berceau_--da queste parti lo +chiamano _gloriette_--di gelsomini. + +Un piantone ci guida in silenzio ad una sala che si indovina +lussuosa, fatta per i piacevoli convegni di gente ricca e fastosa. +Si consegna il plico a un ufficiale di servizio; un saluto e si +scende, rapidi e silenziosi, uno scalone di gala: e si ripensa che +quell'ordine--letto--si sta suddividendo in altri ordini che già +corrono per fili invisibili ad altri uomini che ascoltano gravi e per +quelle parole ascoltate si preparano a morire. La guerra sembra anche +più straordinaria in questi parchi che in sogno rivedono le luminarie +spente, riodono le musiche taciute di notti festanti. Possibile che da +un momento all'altro arrivi fin qui un sibilo, e uno schianto feroce ne +deformi l'architettura signorile? + +Un'altra volta scricchiola la ghiaia fina sotto i nostri stivali +pesanti: e, nel silenzio profumato dei gelsomini misteriosi, strillano +improvvise le strida rauche dei pavoni. Domani battaglia. Che ne +pensano i pavoni belli, vani e stupidi come galline? + + + + + Trasfigurazioni. + + +Dice il Corano: «Non vi è specie di bestia sulla terra nè di uccello +che voli con le sue ali che non sia un popolo simile a voi». E i pesci? +Che il profeta li abbia ritenuti troppo dissimili da tutti gli altri +animali, troppo freddi e troppo voraci, per essere aggregati alla +ideale comunità dell'universa vita vivente? + +Gli Austriaci proprio nei pesci credono di aver finalmente trovato il +popolo che li somigli. E non mica soltanto nei pesci-cani. + +Infatti, quando la _Garibaldi_ affondò silurata nell'alto Adriatico, +un giornale di Vienna espresse la soddisfazione austriaca con questo +pensiero delicato: «Quest'altro anno speriamo di mangiar grasso il +pesce dell'Adriatico; noi gli procuriamo buon nutrimento di marinari +italiani». + +Fortuna che i pesci dell'Adriatico non leggono i giornali di Vienna. + +No, quel mare non è stato mai propizio alle fantasie dei pirati +affamati. I nostri morti non vi giacciono preda alla voracità dei +pesci: nei fondi glauchi del nostro mare c'è pietà e gloria per tutti +i morti degni di gloria o anche soltanto di pietà. Avvengono laggiù +incanti e trasfigurazioni, come quella con cui il buon silfo Ariele +consolava Ferdinando dopo il naufragio in cui suo padre era scomparso: + +«Egli giace molte braccia in fondo: le sue ossa sono diventate +coralli: sono perle quelli che furono i suoi occhi. Niente di lui è +sparito invano: ma la forza del mare lo ha trasfigurato in un miracolo +prezioso». + +E gli stessi pesci, voraci e, stupidi, non sono tutti stupidi e voraci +come se li figura a sua immagine un giornalista viennese. + +Io so di un povero pesce dell'Isonzo che fu cortese con un nostro +povero soldato. Forse nella forma di quel pesce guizzava lo spirito +delicato di una creatura divina, una Naiade d'Italia, ma la sua +apparenza non era che quella di un barbo, il _barbus plebeius_ dei +naturalisti. + +Mentre nuotava fra due acque, sotto Gorizia, il pesce vide venire a +sè una forma umana, goffa e pietosa. Era il cadavere di un soldato +italiano, ucciso verso Tolmino, ad Aiba, tentando con pochi altri di +traghettare l'Isonzo sotto il tiro incrociato degli Austriaci. Era un +volontario ed in guerra era venuto con un'idea soltanto: vedere Trieste. + +Nato in Sicilia, non era mai uscito dalla sua isola: di Trieste non +sapeva che il nome, ma il solo nome della città lontana gli aveva +suscitato in cuore un'idea favolosa ed appassionata. Per lui, se +l'Austria non rendeva Trieste all'Italia, era perchè Trieste non era +una città come tutte le città, anche le più belle, anche Palermo: +doveva essere qualche cosa di assai diverso e di più. Come se la +figurasse, naturalmente non sapeva dirlo nemmeno a sè stesso: appunto +per vederla come era, soltanto per questo, era andato volontario a +prender Trieste. E andandoci, di una cosa era certo: che, quando +l'avesse vista, ci fosse arrivato anche un momento, non gli sarebbe più +importato morire. + +Strada facendo, via via che si avvicinava al confine, il miraggio si +era fatto sempre più attraente. La sua Sicilia gli svaniva rapidamente +dal pensiero. Non sentiva, come i suoi compagni, la nostalgia di chi si +allontana da casa, ma l'ansia di chi si avvicina ritornando. Gli pareva +proprio di tornarci a Trieste, lui che non c'era mai stato. + +E un giorno, che il suo battaglione in marcia sostò sul Corada e il +suo capitano gli indicò laggiù laggiù, oltre la gola di Salcano, nella +caligine dell'orizzonte libero, una sfumatura più chiara e gli disse +che quello era il mar di Trieste e che quella era la costa di Trieste, +il volontario siciliano provò una tal gioia che gli venne da ridere e +da piangere al tempo stesso. + +Aveva sentito dire che da Monfalcone e da Gorizia non si poteva +passare; non dubitò che la strada buona fosse quella dei monti a cui +era arrivato il suo reggimento. Trovatala, si sentiva di poterci +arrivare per di là, lui e i suoi compagni, come nulla. Non poteva +capacitarsi che, prima, bisognava aver vinto tutta la guerra, perchè +le difese austriache di Trieste erano già quelle posizioni in cui il +nemico si asserragliava davanti a lui, subito oltre il fiume fluente +glauco ai suoi piedi. + +Perciò, quando venne al suo reggimento l'ordine di tentare anche lì il +passaggio dell'Isonzo, gli parve l'ordine più naturale e più facile. +Si offrì e fu chiamato a passare uno dei primi in un barchetto. Fu +colpito mentre metteva piede sull'altra riva e cadde morto nel fondo +del fiume. + +Soltanto sotto Salcano, alle porte di Gorizia, risalì a galla. E con il +morto risalì la sua anima, che pareva non potesse staccarsene, mentre +la corrente lo spingeva da un ponte all'altro verso la foce. Il povero +morto nulla sentiva più, ma l'anima vicina sentiva e soffriva ancora +per lui: rabbrividiva a ogni contatto, temeva nuove offese al compagno +che non poteva più difendersi: tronchi d'alberi, rottami d'armi, mine +galleggianti, altri cadaveri scendevano con loro per la corrente. + +L'anima era ancora smarrita tra la vita di prima e quella di poi: +cercava la via del suo destino eterno. Ma prima di spiccare il +volo, un dovere la soffermava: comporre il compagno morto in riposo +tranquillo; ci doveva essere a qualche svolto del fiume una cavità +riparata dove lasciarlo sicuro almeno dalla voracità dei pesci. E +un'altra volontà ancora l'anima conservava dal momento che il colpo +mortale l'aveva staccata dal corpo: la volontà stessa che aveva +condotto il volontario a morire lassù: vederla, finalmente, la città +per cui era morto. + +Ma come arrivarci, ora che la corrente inesorabile lo spingeva da una +sponda all'altra, per fermarlo forse nella fanghiglia di un canneto? +Già il fiume, scendendo, mutava aspetto: le rive non erano più cigli +sassosi ma argini bassi; il letto si allargava tra greti di fango e di +ghiaia. + +Fu qui che il barbo dell'Isonzo si mise a nuotare di conserva con il +soldato morto che l'anima staccata non aveva più forza di governare; +nemmeno di scostarlo dal pesce in cui sospettava qualche mala +intenzione. Ma il pesce muto l'assicurava. Aveva compreso il segreto +desiderio dell'anima e, per aiutarla, prese esso il governo del funebre +corteo fluviale; con la forza miracolosa di una creatura incantata lo +guidò fuor degli incagli per una via che esso sapeva. + +Erano arrivati alla confluenza del Vipacco. Fucilate disperse +sbattevano ogni tanto sul pelo delle acque: in alto filavano ronzii +di obici: le sponde del fiume rintronavano di tonfi sordi. Il corteo +del morto e della sua anima deviò dietro il pesce esperto dei luoghi; +presto l'anima si accorse, fra rive più anguste, di rimontare una +corrente: dapprima era un'acqua torba piena di detriti, ma poi limpida +come di ruscello alpestre, mentre intorno diminuiva il rombo tormentoso +delle cannonate. Passarono sotto mulini fermi, in acque sempre più +nitide, fino a un gorgo profondo in cui si immersero lungamente. Era +quella la tomba smeraldina destinata al soldato morto prima di vedere +Trieste? + +Quando ne uscì, l'anima non vide più la luce dell'aria e l'azzurro del +cielo, ma sopra di sè l'arco di una vasta grotta che una luce debole +ma diffusa rischiarava lievemente di riflessi opalini: le acque su cui +navigava erano cupe, striate da guizzi di argento. + +Il barbo non c'era più; invece guida era un sottile natante roseo e +trasparente; così trasparente che ogni tanto, contro la poca luce, se +ne distingueva, sotto le carni diafane, il cuore pulsante. Il pesce era +divenuto uno spettro di pesce: un proteo. Ed anche il corpo del morto +era divenuto laggiù un'altra cosa. La forma umana si era riplasmata in +una sostanza medusea; il volto serenato aveva preso un pallore ialino +su cui la fosforescenza delle grotte accendeva erranti fuochi di opale. +Il morto e la sua anima vagavano nelle grotte del Carso, in quelle +profondissime, inesplorate e inesplorabili, dove il travaglio delle +acque e delle Fate ricompone in gemme splendenti i detriti opachi del +mondo. + +Nel silenzio della tomba incantata scivolavano senza gorgogli le +acque lisce dei fiumi ciechi; laggiù erano le polle secrete che, +pullulando in alto, nelle grotte note anche ai geologi, fanno crescere +misteriosamente le fiumane del Timavo e della Piuca. + +Vennero a una sponda declive contro cui il corpo del morto si fermò +dolcemente. Anche il proteo era sparito. Una albasia verdina schiariva +appena il luogo: ma il bagliore fioco rivelava tutto intorno una +pomposa architettura di diaspri, di malachiti, di ametiste: occhi di +rubino accendevano gocce vive nell'ombra degli archi senza fine. Era +un tempio di colonne portentose che salivano nel buio verso una vôlta +invisibile. Mai alcun imperatore ebbe tomba così profonda e così ricca. +Qui l'anima si staccò dal suo compagno con un ultimo addio e salì per +il buio, lieve, lungo le colonne, in alto. + +Quanto durò quell'ascensione di farfalla notturna? Già per un pozzo +aperto scorgeva sopra di sè il cielo di un turchino cupo. Ormai non +aveva più bisogno di chi la conducesse; il cielo stesso la aspirava +lentamente fuori della cavità sotterranea. + +Quando fu sull'orlo del pozzo, per un istante ancora sulla superficie +della terra, volse intorno un ultimo sguardo. Sotto la balza +dell'altipiano una città chiara si stendeva lungo un mare pallido. +Era l'alba e la città non aveva voci: pareva addormentata in un sonno +pesante da cui non potesse sciogliersi: le sue piazze quadre erano +come vuotate da un incantesimo che vi avesse sospeso la vita. L'anima, +trasvolando, pregò Dio che rendesse presto alla città assopita nel +dolore la gioia del risveglio nei mattini pieni di luce e di opere. + +La salma del volontario siciliano, composta negli ipogei del Carso, +ebbe un sussulto di gioia poichè la sua anima aveva veduto Trieste, +proprio sopra la sua tomba, ricca e profonda come nessuna tomba +imperiale. + + + + + Piccioni sospetti. + + +Rientriamo nelle nostre linee. + +Quella di passare, in guerra, dalle linee di un esercito dentro +quelle dell'altro non è impresa facile. Nemmeno per chi avesse la +turpe intenzione di disertare: alla partenza facilmente lo arriva +la schioppettata nella schiena di chi lo ha visto partire; prima +dell'arrivo gli può venire incontro quella del nemico che non sa con +quali intenti il disertore venga a lui. + +Se dalle file nemiche filtrano ogni tanto nelle nostre i disertori +austriaci, bisogna pur credere che la vita sia tra loro meno +sopportabile della morte. Ce ne sono stati di quelli che, per uscire +da codesto inferno, di notte si sono buttati nelle acque gelide +dell'Isonzo, e, passatolo a nuoto, hanno atteso l'alba appiattati nei +canneti, per venire ai nostri avamposti a rendersi prigionieri, zuppi e +congelati. + +Chi sa quanti soldati austriaci si dolgono amaramente di non avere +imparato a nuotare! E quanti altri, chiusi nelle gabbie fortificate +delle loro trincee, canticchiano rabbiosamente la vecchia canzoncina: + + Se fossi un uccellino e avessi l'ale.... + +Se avessero le ali molti non mancherebbero di spiegarle per fare un +bel volo verso le gabbie che li attendono in Italia, attraenti gabbie +a cui non manca il becchime. Alcuni prigionieri austriaci hanno avuto +perfino l'onore di essere allogati in quella che fu la prigione del più +grande imperatore latino: la villa di Napoleone, nell'Elba solatia e +pensosa. + +Non credo però che, prendendo forma di uccelli, i disertori +dell'Austria vorrebbero prender quella del piccione. Tra i volatili, in +guerra, il piccione naturalmente è il più sospetto. Iniquo destino, a +cui non pensava dovessero soggiacere i suoi discendenti la colomba che +portò a Noè il ramicello di olivo, segno di conciliazione e di pace. +Oggi tra i combattenti la comparsa di un piccione è interpretata in +tutt'altro modo. Tutti i colombi, i più candidi di dentro e di fuori, +portano la pena di una loro famiglia giustamente diffidata: qualunque +colombo, in guerra, è fortemente sospetto di essere viaggiatore. E non +è il tempo più propizio per viaggiare tra frontiere nemiche in tempo di +guerra. + +Trattandosi di piccioni, non è il caso di interrogarli, e magari +convincersi che le loro intenzioni erano pure. E poi non bastano +nemmeno le intenzioni: per viaggiare in zona di guerra ci vogliono +dei passaporti molto autentici. I piccioni, che non li hanno, cadono +sotto la sanzione dei bandi che regolano la circolazione nei paesi +guerreggiati: la pena più leggera che può toccar loro è quella di +essere internati. E per lo più si internano in qualche cucina in cui +subiscono le estreme conseguenze della loro imprudenza. In tal caso +non riman loro che la speranza di esercitare una postuma rappresaglia +opponendo ai denti dei commensali una resistenza tenace. + +Vittime innocenti talvolta. Ma come si fa? Lo spionaggio è un'arte in +cui i nostri nemici sono tutti grandi artisti. Anche in tempo di pace +qualunque viaggiatore tedesco o austriaco era sempre un po' piccione +viaggiatore. Ora anche il giusto, se c'è, può pagarla per il colpevole. +Vuol dire che, in seguito, chi vorrà non essere mai sospetto, si +guarderà dal nascer tedesco, o, nascendo tedesco, non escirà più dalla +sua colombaia. + +Sospetti che salterebbero nell'occhio anche della polizia più +distratta. Come si fa a spiegarsi che in una casa occupata da +un comando militare un bel giorno appaiano, ospiti nuovi, una o +due dozzine di piccioni sconosciuti? In quella casa può esserci +rimasto ancora il casiere del padrone di prima, un austriaco della +più bell'acqua. Mettiamo che il vecchio casiere non abbia nessuna +intenzione di attaccare agli zampetti dei piccioni alcun messaggio +furtivo. Tanto meglio: così, facendo sparire i piccioni appena +arrivati, si evitano anche al buon vecchio Johann o Franzele i disturbi +che legalmente gli potrebbero toccare. + +Tanto, i piccioni corrono il pericolo di fare la stessa fine anche +ritornando nelle linee austriache. L'aneddoto è vero, e avvenuto +qualche anno fa, quando l'esercito e la marina dell'Austria si +preparavano a dare all'Italia quello che oggi ricevono. Un tenente di +vascello, aveva avuto la missione di uscire con una torpediniera da +Sebenico, navigare verso Ancona e di qui dare il volo ai piccioni +viaggiatori che teneva in gabbia. Senonchè codesto tenente aveva delle +ragioni sue particolari per amar poco lo Stato che serviva, e d'accordo +con i marinai, che erano Dalmati, quando era uscito dalle isole si +fermava lì e, tolti i piccioni dalle gabbie, li passava al cuoco che +ne componeva per l'equipaggio un eccellente risotto. Da Sebenico il +comando si meravigliava di veder ritornare troppo pochi piccioni: +l'ufficiale rassicurava i suoi superiori spiegando loro che nelle acque +di Ancona c'erano di gran falchi marini.... + +Pur troppo il piccione per tradizione è animale messaggero: e pochi +proverbi sono falsi come quello che il messaggero non porti pena. + +D'altra parte, se il sospetto è in guerra sempre legittimo, la +giustizia e il buon senso anche in guerra valgono a dileguarlo. Il +sospetto che non vuol ragionare è indizio di cattiva coscienza. Erano i +Tedeschi che, invadendo il Belgio, se trovavano danneggiata una linea +telefonica, fucilavano i borghesi trovati vicini «fossero colpevoli o +no», come stampava il maresciallo von der Goltz nel suo proclama del 5 +ottobre 1914 a Bruxelles.... + +Noi, se abbiamo potuto lì per lì prendere qualche equivoco, siamo stati +felici di riconoscerlo pubblicamente. + +Sui primissimi giorni della guerra, un reparto dei nostri soldati +entrava in un paese abbandonato dal nemico. Poco dopo, proprio sulla +piazzola dove i soldati si erano fermati, arrivarono alcune granate. +Contemporaneamente, da una finestra che guardava verso le linee +nemiche, qualche soldato aveva creduto di scorgere un telo bianco +che si agitava, come segnalando. C'era infatti, attaccata ad un ramo +d'albero, una specie di bandiera bianca. I soldati salirono nella casa +e sorpresero una donna proprio dietro la finestra da cui si agitava il +telo. La arrestarono. Pochi giorni dopo le fu fatto il processo. La +donna, una bella figura di popolana intelligente, si difese con quella +sicurezza che solo può dare una coscienza tranquilla. Fece osservare la +bandiera incriminata; in alto, dove il telo bianco era annodato al ramo +che gli faceva da asta, c'erano legati due straccetti di colore, poco +più che due nastri, l'uno rosso e l'altro verde, o quasi. Con i ritagli +che aveva trovato nel suo cassettone di contadina, lei s'era ingegnata +di fare qualche cosa che avrebbe inteso di essere un tricolore +italiano. Era vero: ora, sventolata nell'aula del tribunale, veramente +un'intenzione di bandiera si riconosceva in quella combinazione d'un +ramo di gelso, di un lenzuolo e di due fazzoletti di colore: la +innocente aveva vinta la causa. + +Non solo fu assolta, ma poi i giudici militari, l'avvocato fiscale, +gli ufficiali presenti si fecero intorno a lei commossi, lodandola, +consolandola. Quando si è condannato un reo si può uscire sereni, ma +quando si è reso giustizia a un innocente si esce felici. E due volte +felici da un tribunale di guerra, in territorio tolto al nemico. + + + + + Colombe e «Tauben». + + +Pur troppo c'è da temere che in avvenire non si potrà parlare mai più +dell'innocenza della colomba. Colpa dei Tedeschi che hanno rovinato +tante cose buone e anche tante oneste riputazioni, cominciando dalla +loro. Ma perchè anche quella della colomba? Perchè chiamare _Tauben_, +colombe, i loro aereoplani assassini? + +Meno male quando li chiamano _albatros_, uccelli di tempesta; +quantunque si è potuto osservare che tutti i loro velivoli, quando +tira vento forte, poco si fidano di volare: siano Albatros, Etrich, +Aviatik, o i cari _Tauben_. I quali tutti poi, all'ingrosso, visti da +terra, presentano la medesima figura di uccellacci da rapina, falchi e +non colombe. Caso mai, qualche volta, guardati contro la luce, quando +nel virare si sbandano, mostrano luccicori da coleotteri: e anche +il volo hanno rigido e ronzante come mostruosi cervi volanti. Ma se +vogliamo paragonarli ad uccelli, per via dei piani che hanno piegati +e smussati come ali, non v'è da uscire dalla famiglia dei falchi e +dei gheppi. Ai quali somigliano veramente quando filano e incrociano +minacciosi sui paesi, come uccelli di rapina sui pollai e i pulcini. +Sono tristi e neri; debbono parere uccelli del malo augurio ai soldati +del loro stesso campo. Certo anche gli Austriaci, quando vedono +passare sulle loro linee gli aereoplani nostri, non debbono in cuor +loro benedire chi ha inventato l'aviazione; ma devono riconoscere che, +in sè, gli aereoplani italiani non sono lugubri come i loro. L'ala +verde e l'ala rossa dei nostri apparecchi fanno pensare piuttosto a una +grandiosa libellula meccanica; o più precisamente non fanno pensare ad +altro se non ad un aereoplano che tiene ad essere ben visibile, che non +vuoi lasciar dubbio sulla sua qualità di nemico quando vola sopra gli +accampamenti nemici, e li osserva e li fotografa e fa tutto quello che +deve fare un aereoplano in guerra. + +Molte azioni di buona guerra può fare l'aereoplano esploratore, con +vantaggio del suo esercito e suo proprio pericolo; dunque da guerriero +e non da assassino. Quella di gettare a caso le sue bombe sulle piazze +affollate è la più odiosa, ma anche la più facile; il bersaglio è il +più largo e il solo che non si nasconda. Impresa non dissimile dalla +cattiveria del ragazzo crudele che si diverte a buttar paglia accesa +sopra uno stuolo di formiche intente al lavoro, per il gusto di vederle +sbandarsi da tutte le parti. Ma nel moto del formicaio sbandato rimane +sempre qualche formica che si divincola accanto a qualche compagna +stecchita. E nella piazza, quando è dileguato il fumo della bomba +scoppiata, anche il bombardiere austriaco deve scorgere dei punti neri +che non si sono mossi, che non si moveranno più. È possibile che un +giorno quel bombardiere racconti ai suoi figliuoli che questa è stata +la sua parte in guerra: ammazzare dall'alto, quasi dal sicuro, dei +borghesi, delle donne, dei ragazzi? + +Ma egli sperava di ammazzare dei soldati, possibilmente degli +ufficiali, dei comandanti, perchè la guerra che fa l'aereoplano--così +pretendono gli Austriaci e i Tedeschi--è specialmente una guerra contro +i comandi. Ragionamento simile a quello degli anarchici criminali che +tirano una bomba nella folla, facendo finta di credere che volevano +soltanto uccidere un sovrano o un ministro. Così ragionano e fanno +Austriaci e Tedeschi che hanno fatto la guerra per vendicare--hanno +detto--un loro principe assassinato da un anarchico serbo: ma Gabrilo +Princip non sparò sulla folla: cercò le sue vittime sole e non fallì il +segno. + +L'aviatore tedesco e austriaco invece tira ai comandi sapendo di +colpire qualcun altro; e più spesso non tira ai comandi, che non sa +dove sono, ma sulle piazze dove vede che gente c'è. + +Questa gente--si pensa--dovrebbe ripararsi quando compaiono i tristi +mosconi della morte. Dovrebbe, ma spesso non lo fa. E si capisce che +non lo faccia, perchè l'idea che veramente un uomo voglia in quel +modo, a freddo e a casaccio, ammazzare qualcuno, chiunque, non un +soldato nemico, è un'idea contro natura a cui gli uomini non riescono +ad abituarsi. È troppo nuova nella sua ferocia. E la gente rimane, +guarda curiosa: innocentemente sarebbe disposta ad ammirare l'uomo che +vola, tranquillo fra i lampi degli _shrapnells_. Su codesta ingenuità +ammirativa del nostro popolo per ogni forma di coraggio e su l'errore +antico che coraggio significhi anche lealtà, devono contare gli +aviatori nemici che tirano bombe sugli abitati. Tirando sono sicuri +di non colpire nè stazioni, nè depositi, nè comandi, ma di ammazzare +qualche innocente, sì. La maledizione li perseguita e fa che ogni loro +colpo sia un assassinio più bestiale. Le loro vittime--è un destino che +non sembra casuale--sono state per la maggior parte donne e fanciulli. + +Io non potrò vedere mai più un _Taube_ senza pensare alla strage di +casa Donda. Su Cormons gli aereoplani austriaci venivano tutti i giorni +più volte al giorno a spiare. La popolazione borghese non se ne faceva +caso; chi era in casa ci rimaneva, chi era fuori restava fuori; le +donne che prendevano acqua alla fontana di piazza alzavano appena la +testa quando le batterie antiaeree ne segnavano l'arrivo con i loro +colpi. Fra quei colpi, l'aereoplano non aveva voglia di trattenersi. + +Così alla sfuggita qualche bomba l'aveva già tirata, ma verso la +stazione o su qualche parco vicino; non aveva fatto che qualche buca +in terra, qualche falciata nell'erba. Soltanto una volta con una +scheggia aveva riferito un ferito che attendeva nel treno della Croce +Rossa fermo. Quel mattino però l'aereoplano pareva più insistente; era +passato e ripassato, tagliando il paese proprio in mezzo. Un momento +ognuno lo vide al proprio zenit; era così basso che se ne distingueva +il ronzio duro del motore. Mirava sulla piazza, facile mira. Si udì uno +sfrigolìo, poi uno schianto e del fumo dietro il muro. + +Aveva colpito sì questa volta, nel giardino di casa Donda. Le schegge +erano saltate oltre il muro del giardino sulla casa dall'altra parte +della strada, a cinquanta metri; una era entrata per una finestra senza +far male a nessuno. + +Nel giardino invece aveva colpito in pieno; sei uccisi di un colpo, +schiantati come la granata che li aveva schiantati. C'era una mamma con +i suoi due figliuoli e un nipote: c'erano un vecchio ed un carabiniere +che si erano riparati sotto un platano frondoso. La bomba era +precipitata tra i rami, stritolandoli; era scoppiata ai piedi dei sei +raccolti lì: il loro sangue era schizzato lungo il tronco del platano +come se la bomba fosse stata caricata a sangue. + +Non volli veder altro: ma vidi correre gente impazzita, ma sentii +urla--oh! non erano i colpiti che urlavano!--, ma ho sempre negli +occhi un ragazzo, un cugino, che piangeva piangeva mentre un +carabiniere lo teneva sotto braccio perchè non vedesse, non cadesse +per terra. Furono portati lenzuoli e gettati su quella povera carne +lacerata. La mamma ed i bambini erano tutta la famiglia di un uomo che +in quel momento era fuori di paese: quando ritornò, i cadaveri erano +stati portati via. Nel giardino dei suoi bambini non c'era che una buca +piena di calce e calce sull'albero senza rami, e calce da per tutto, +che non si vedesse tutto quel sangue. + +La guerra è la guerra--ghigna un tedesco--e, stupido anche nella +ferocia, chiama i suoi aereoplani colombe. + + + + + Il falco e la colomba. + + +Volerà ancora la colomba della Pace sulle case degli uomini degni di +vivere in pace; ma per salvarla c'è da dare ancora al falco della +guerra quanto sangue ci vorrà. + +Così ammonisce l'antichissimo mito che la sapienza umana degli Indiani +fermò nel canto universale del _Mahâbârata_. + +Era il tempo che gli uomini e gli altri animali, non ancora dimentichi +delle origini comuni, vivevano sulla terra, ospiti di uguale diritto, +e parlavano insieme delle necessità comuni e della giustizia che ne +equilibra i contrasti. + +Il re Uçivara, savio e magnanimo, sedeva nel parco silenzioso quando +una colomba gli volò in seno, con volo spaventato: la inseguiva un +falco dal becco forte e dalla fronte bassa. La colomba chiuse le ali +tremanti sulle ginocchia del re, implorando salvezza. Il falco infatti +si fermò senza ghermirla, ma prima che il re lo avesse scacciato, +cominciò a parlare: l'uccello da preda aveva anche una sua certa logica +di bestia sofista e disse: + +--Re Uçivara, io so che tu sei giusto e vuoi mantenere la tua fama di +giusto. Ora, per pietà verso codesta colomba, commetti, un'azione di +grande ingiustizia. Per non privare costei della vita, tu privi me del +cibo che mi è destinato. Poichè è legge divina che i falchi mangino le +colombe. + +Rispose il Re: + +--Ma è anche legge divina che chi implora salvezza la trovi sulle +ginocchia del giusto. + +Oppose il falco, ghignando negli occhi malvagi: + +--La legge a cui m'appello è la legge della necessità. Necessità vuole +che tutti gli animali viventi abbiano il loro cibo. È natura dei +falchi procurarselo con la forza del volo e degli artigli che hanno +infinitamente più robusti dei colombi. Tutti abbiamo diritto di vivere. + +Il re Uçivara forse aveva voglia di rispondere che, nel caso speciale +del falco, non ne vedeva la necessità; ma poichè, come i veri giusti, +era propenso a riconoscere anche le ragioni dell'avversario, rimase +un po' turbato da codesto argomento, che il falco, abile nei sofismi, +rinforzò passando dall'aspro al flebile: + +--Di certo, perchè lasciandomi morir di fame, non morirei soltanto +io; resterebbero soli, senza cibo e senza difesa, mia moglie e i miei +figli. Anch'io ho nella rupe una buona compagna che tien caldi i +nostri cari falchetti. Io li amo come tu ami i tuoi figli. Perchè vuoi +lasciarmi morire? + +Il Re, pietoso, mentre accarezzava la colomba accoccolata sulle sue +ginocchia, pensò di dover giustizia anche alla fame feroce del falco e +dei suoi falchetti. Perciò gli venne un'idea: + +--Hai ragione. Ma tu potresti mangiare anche un altro cibo. Io te ne +darò, dimmi quale; lo avrai. + +--E sia; accetto un compenso per il grave danno che mi fai. Ma, prima, +devi giurare che mi darai del cibo che ti chiederò, qualunque sia. +Giuri? + +Il re Uçivara pensò che qualunque carne del suo celliere, di manzo o di +lepre, avrebbe contentata la fame del rapace causidico, e giurò. + +Allora il falco disse: + +--O Uçivara, se vuoi tanto bene alla colomba, mettila sulla bilancia e +taglia dal tuo proprio corpo un pezzo di carne che pesi quanto codesta +colomba. Di quella carne io sarò contento. + +Il Re aveva giurato: prese la colomba che teneva sulle sue ginocchia, +e la depose sopra un piatto della bilancia; poi, tratta la spada, si +tagliò un pezzo della sua carne viva e lo pose sanguinante sull'altro +piatto della giustizia terribile.... + +Qui il mito indiano fa che il falco si manifesti per quello che era, il +Dio Indra, che aveva voluto mettere a prova la giustizia e la pietà del +Sovrano giusto e pietoso. + +Oggi altro significato dà il simbolo feroce. + +Il falco è il popolo rapace insaziabile che ha spiccato il volo +per ghermire e divorare la colomba della pace: è la Germania, è il +germanesimo che aveva fame di carne pacifica. Alla minaccia si sono +levati i popoli che avevano pietà della pace, e gli hanno chiesto +perchè osasse tanta crudele ingiustizia. La belva teutonica si è +appellata alla giustizia della Necessità, della _sua_ necessità: voleva +carne altrui perchè aveva da ingrassare le sue belvette sempre più +fameliche. Se avevan più fame--ha detto--avevan diritto a più cibo: +quella violenza era giusta perchè quella fame era vera: lasciatemi +mangiare, senza contrasto, la colomba di cui sono ghiotta. + +Ma i popoli giusti hanno detto che la colomba doveva essere salvata. +E, se l'oscura legge che domina la vita degli uomini, esige che, per +salvare la pace, si dia alla guerra tanto di carne viva quanto è il +peso di quella, esse hanno accettato il sacrifizio, con dolore, ma con +fede: per la giustizia e per la pietà le loro vene colano il fiore del +sangue. Ma gli occhi non piangono, sbarrati dallo spasimo; guardano il +falco mostruoso con l'odio divino che santifica la vendetta. + +Perchè la giustizia eterna si compia, la guerra, che in questo primo +tempo è stata di difesa, diventerà domani guerra di punizione. E la +stirpe dei falchi sparirà dalla terra contristata: e sia pure a prezzo +della nostra carne. Così la colomba della pace torni a volare sicura +nel mondo, che è labirinto di misteri, ma potrebbe essere un parco di +sogni, quando venga tempo che fioriscano tutti i suoi germogli di amore. + + FINE. + + + + + INDICE. + + +PREMESSA Pag. IX + +Austriaco.... austriaco.... tedesco 1 + +Cavalli senza cavalleria 4 + +Cavalli e Guide a cavallo 16 + +Cavallacci 27 + +La gloria del mulo 34 + +Cani di guerra 39 + +Cani redenti 45 + +La bertuccia Cecco Beppe 51 + +Confidenze canine 62 + +I gatti che non ci sono 70 + +Quando la gatta non è in paese 79 + +Fastidi 85 + +«Italia, detta dai giovenchi» 97 + +Buoi e profughi 106 + +Animali da cortile 113 + +Un cuculo 121 + +Selvaggina fortunata 132 + +Trasfigurazioni 144 + +Piccioni sospetti 158 + +Colombe e «Tauben» 168 + +Il falco e la colomba 178 + + + + + +Note del Trascrittore. + +Corretti gli ovvii errori tipografici. +Copertina creata del trascrittore e posta in pubblico dominio. + + + + + +End of Project Gutenberg's Gli animali alla guerra, by Giulio Caprin + +*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK GLI ANIMALI ALLA GUERRA *** + +***** This file should be named 44763-8.txt or 44763-8.zip ***** +This and all associated files of various formats will be found in: + http://www.gutenberg.org/4/4/7/6/44763/ + +Produced by Giovanni Fini and the Online Distributed +Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was +produced from images generously made available by The +Internet Archive) + + +Updated editions will replace the previous one--the old editions +will be renamed. + +Creating the works from public domain print editions means that no +one owns a United States copyright in these works, so the Foundation +(and you!) can copy and distribute it in the United States without +permission and without paying copyright royalties. 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Hart was the originator of the Project Gutenberg-tm +concept of a library of electronic works that could be freely shared +with anyone. For forty years, he produced and distributed Project +Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support. + +Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed +editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S. +unless a copyright notice is included. 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You may copy it, give it away or +re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included +with this eBook or online at www.gutenberg.org + + +Title: Gli animali alla guerra + +Author: Giulio Caprin + +Release Date: January 26, 2014 [EBook #44763] + +Language: Italian + +Character set encoding: ISO-8859-1 + +*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK GLI ANIMALI ALLA GUERRA *** + + + + +Produced by Giovanni Fini and the Online Distributed +Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was +produced from images generously made available by The +Internet Archive) + + + + + + +</pre> + + +<div class="figcenter"> + <img src="images/cover.jpg" width="300" height="400" alt="" /> +</div> + +<hr class="chap" /><p><span class="pagenum"><a name="Page_iv" id="Page_iv">[Pg iv]</a></span></p> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_v" id="Page_v">[Pg v]</a></span></p> +<h1>Gli animali alla guerra.</h1> +<hr class="chap" /> + +<p class="pm"> +DEL MEDESIMO AUTORE:<br /><br /> +<i>Paesaggi e spiriti di confine</i> L. 1—<br /> +<i>Carlo Goldoni—la sua vita, le sue opere</i> 2—<br /> +</p> + +<hr class="chap" /><p><span class="pagenum"><a name="Page_vi" id="Page_vi">[Pg vi]</a></span></p> +<p class="pm large"> +GIULIO CAPRIN</p> + +<p class="pm extra">GLI ANIMALI<br /> +ALLA GUERRA<br /></p> + +<p class="po pm medium">MILANO<br /> +<span class="smcap">Fratelli Treves, Editori</span><br /></p> +<p class="po center">1916.<br /> +</p> + +<hr class="chap" /><p><span class="pagenum"><a name="Page_vii" id="Page_vii">[Pg vii]</a></span></p> + +<p class="pm"> +PROPRIETÀ LETTERARIA<br /><br /><br /></p> + +<p class="po center small"><i>I diritti di riproduzione e di traduzione sono<br /> +riservati per tutti i paesi, compresa la Svezia,<br /> +la Norvegia e l'Olanda</i><br /><br /></p> + +<p class="po center">Copyright by Fratelli Treves, 1916.<br /><br /></p> + +<p class="po center small"><b>Si riterrà contraffatto qualunque esemplare di quest'opera<br /> +che non porti il timbro della Società Italiana degli Autori.</b><br /> +<br /></p> + +<p class="center small">Milano, Tip. Treves.<br /></p> + +<hr class="chap" /><p><span class="pagenum"><a name="Page_viii" id="Page_viii">[Pg viii]</a></span></p> + +<p class="pm"> +<i><b>A Doletta,<br /> +per quando sarà più grande.</b></i><br /></p> + +<hr class="chap" /><p><span class="pagenum"><a name="Page_ix" id="Page_ix">[Pg ix]</a></span></p> + +<h2><a name="PREMESSA" id="PREMESSA"><i>PREMESSA.</i></a></h2> + +<p><i>È stato pensato per i giovani questo +libretto, scritto durante una pausa +di guerra. La guerra riconduce alla +Natura: dove essa fa il vuoto della +vita consueta, riappaiono sul primo +piano elementi che la pace nasconde: +anche gli animali. Non è necessario +aver l'anima francescana per sentirseli +più vicini, in guerra. Dove e quando, +anche per l'uomo, cessa l'illusione +che la vita sia ordinariamente sicura, +si intendono meglio queste altre +creature che sempre, anche in pace,<span class="pagenum"><a name="Page_x" id="Page_x">[Pg x]</a></span> +vivono in pericolo di morire; si intuisce +meglio la loro natura che opera +dominata da questo presupposto continuo: +la morte. Così a noi tutti, la +morte, che oggi circola tra i vivi, più +tra i più vivi—i più giovani—insegni +il senso secreto della vita!</i></p> + +<p><i>Gli «Animali alla guerra» per ciò +che possono anche dire dell'animale +umano, e della sua anima in guerra, +sono un libro di occasione; perciò +di passione. I giudizi sul nemico +non possono esservi che semplici e +duri. L'odio non è meno umano della +carità che tende a distruggerlo. Noi +amiamo il nostro odio contro l'Austria +e contro il germanesimo, perchè +oggi è l'arme più schietta di cui si arma +la nostra giustizia. È un odio con +gli occhi aperti il nostro, e vede tutto<span class="pagenum"><a name="Page_xi" id="Page_xi">[Pg xi]</a></span> +ciò che deve vedere. Così odiano i nostri +soldati, che combattono fortissimi +ma non crudeli. Come combattono le +creature secondo Natura, per la divina +Necessità, che è non dell'individuo +ma della specie, non del cittadino +ma della Patria. Necessità +di vincere, in qualunque modo, per +quanto debba essere il tempo, e l'odio, +che ancora ci vuole.</i></p> + +<p class="pn">Primavera del 1916.<br /></p> + +<hr class="chap" /> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_xii" id="Page_xii">[Pg xii]</a><br /> +<a name="Page_1" id="Page_1">[Pg 1]</a></span></p> + +<h2><a name="Austriaco_austriaco_tedesco" id="Austriaco_austriaco_tedesco">Austriaco.... austriaco.... tedesco.</a></h2> + +<p>Se ci sono animali alla guerra? E +mica soltanto quelli che ci vanno con i +soldati, soldati essi stessi: i cavalli delle +armi a cavallo, i muli delle batterie da +montagna e someggiate. Ce ne sono anche +tanti altri, grossi e piccini, che ci si +trovano senza volerlo, povere bestie. E +ci rimangono.</p> + +<p>I nostri soldati ispirano anche a loro +fiducia. Giurerei che qualunque gallina +dei paesi irredenti preferisce esser mangiata +da un nostro bersagliere invece +che dover far le uova per un ufficiale dei +gendarmi—peuh!—austriaci.</p> + +<p>Ho sentito una volta due maiali che<span class="pagenumr"><a name="Page_2" id="Page_2">[Pg 2]</a></span> +si litigavano un fondo di marmitta trovato +in un campo dov'erano passate le +cucine di un reggimento. Il maiale, che +pretendeva mangiarseli tutti da solo +quei ghiotti rimasugli, grugniva a quell'altro:</p> + +<p>—Screanzato.</p> + +<p>E l'altro di rimando:</p> + +<p>—Austriaco.</p> + +<p>—Prepotente.</p> + +<p>—Austriaco.</p> + +<p>—Ladro.</p> + +<p>—Austriaco.</p> + +<p>—Porco.</p> + +<p>A sentirsi dare anche del porco—forse +perchè aveva capito: turco—il +maiale austriaco perse il lume dagli occhi +e strillò:</p> + +<p>—Tedesco.</p> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_3" id="Page_3">[Pg 3]</a></span></p> + +<p>Quello, a sentirsi dire: tedesco, rimase +così male che rinunciò, sdegnoso, +anche alla sua parte di broda: segno +evidente che tedesco non era.</p> + +<p>In genere dunque, per quel che ho +potuto veder io, gli animali alla guerra +si portano bene.</p> + +<hr class="chap" /><p><span class="pagenum"><a name="Page_4" id="Page_4">[Pg 4]</a></span></p> + +<h2><a name="Cavalli_senza_cavalleria" id="Cavalli_senza_cavalleria">Cavalli senza cavalleria.</a></h2> + +<p>E prima di tutto i cavalli.</p> + +<p>Nel sangue equino c'è sempre tanto +dell'antica tradizione guerriera che i più +pacifici e borghesi animali, portati fra +i combattenti, si trovano subito a posto. +Tra i cavalli che tirano i cannoni +e i cassoni dei proiettili ce ne son di +quelli che, prima, non avevano tirato che +calessi e <i>landaux</i>. Ora non si distinguono +più da quegli altri che, da puledri +in su, sono stati sempre effettivi in +artiglieria. Meno induriti agli sforzi, +qualche volta non reggono quanto i loro +compagni di pariglia; si capisce che soffrono;<span class="pagenum"><a name="Page_5" id="Page_5">[Pg 5]</a></span> +ma non si fermano: cadrebbero +prima sfiniti sotto la bardatura se i soldati +non se ne avvedessero. Devon pensare +anche loro che val meglio morire +tutti in una volta, giovani, che un po' +per giorno invecchiando attaccati a una +vettura di piazza.</p> + +<p>Naturalmente non tutti i cavalli della +guerra bisogna immaginarseli come +quelli dei monumenti equestri: questi +sono cavalli in posa. Ce ne sono anche +dei meno belli; anche dei veri «brocchi». +Se non altri, tutti i cavalli di +umilissimo lignaggio che, prima di essere +requisiti, tiravano il barroccio e +che anche in guerra continuano nel loro +mestiere plebeo: i cavalli del treno ausiliario.</p> + +<p>Il treno ausiliario sarebbe l'insieme +dei carri per i trasporti che si fanno<span class="pagenum"><a name="Page_6" id="Page_6">[Pg 6]</a></span> +senza tanta fretta e senza tanti <i>camions</i>. +Specialmente sul far della notte, +voi incontrate di queste lunghe file di +carri che s'avviano al passo per le +strade fangose e buie: sono barrocci toscani, +curricoli siciliani, sciarrabà romani +che servon benone a portar materiali +meno delicati, come sarebbero traversine +di ferro e legname per trincea, +ghiaia, cementi, sacchi.</p> + +<p>Sui timoni dei carri si leggono ancora +i nomi dei proprietari borghesi che +li possedevano e dei paesi dove lavoravano +in pace. Anche i conducenti hanno +un aspetto pacifico: sono soldati territoriali, +baffuti e barbuti, infagottati nei +vecchi cappotti turchini, ciondolanti e +con la pipa in bocca: ma serii e rispettosi. +Il loro servizio è di quelli modesti +per cui c'è poca probabilità di esser<span class="pagenum"><a name="Page_7" id="Page_7">[Pg 7]</a></span> +messi all'ordine del giorno, ma utile +non vi so dir quanto.</p> + +<p>Io li ho sempre ammirati questi oscuri +collaboratori della vittoria, cavalli, carri +e carrettieri. Tutte le notti, piova o tiri +vento, a far quella tetra passeggiata +per vie piene di buche e di sospetti, a +incrostarsi di fango o a soffocare di polvere; +e senza lamentele e senza invidia +per le superbe automobili dei Comandi, +per le autovetture fragorose e petulanti +a cui devono ogni momento dare il passo.</p> + +<p>Virtù di pazienza e di disciplina: andare +al buio, senza domandare agli occhi +se hanno troppo sonno o alle spalle +se ci si è fermata sopra troppa acqua. +E senza nemmeno la consolazione dei +bubboli, che, scampanellando, fanno parer +meno lunga la strada. In guerra +non si ammettono rumori superflui. I<span class="pagenum"><a name="Page_8" id="Page_8">[Pg 8]</a></span> +poeti, che hanno cantato gli illustri cavalli +di combattimento, dovrebbero ricordarsi +anche degli oscuri cavalli del +treno ausiliario, e dei territoriali, solidi +e tranquilli, che li conducono.</p> + +<p>Piacerebbero anche oggi ai cavalli +gli squilli di tromba, le fanfare che +rinfrancano il cuore quando non ne può +più. Bisogna che ne facciano a meno. +I comandi sono dati sotto voce: il soldato +deve parlare quasi nell'orecchio +del suo animale. Ma questi obbedisce +lo stesso e non si vergogna che gli sia +toccato quel mestiere senza splendore +di facchino notturno.</p> + +<p>Ognuno al suo posto ha le sue soddisfazioni. +I cavalli che hanno avuto la +fortuna di essere aggregati ai Comandi +hanno lo zucchero che gli ufficiali intascano +alla mensa apposta per loro. C'era<span class="pagenum"><a name="Page_9" id="Page_9">[Pg 9]</a></span> +un tenente che prendeva il suo caffè +senza zucchero—naturalmente perchè +diceva di preferirlo amaro—per offrirne +qualche zollina di più al suo irlandese.</p> + +<p>Ma anche i cavalli di truppa, anche +i cavalli di poco prezzo del treno ausiliario, +buscano dai loro padroni qualche +supplemento di ghiottoneria al rancio di +fieno e di biada che passa il Governo: +sarà un rosìcchiolo di pane, sarà una +semola che il conducente è riuscito a +procurarsi non si sa come, ma, zucchero +o crosta di pane, c'è il buon cuore, e +l'amicizia si rinsalda tra l'uomo e l'animale.</p> + +<p>Il cavallo che fatica nel treno si sente +orgoglioso quanto il cavallo di lusso che +ha poco da fare nel drappello di riserva +dei Comandi. E, quando l'incontra, quasi<span class="pagenum"><a name="Page_10" id="Page_10">[Pg 10]</a></span> +quasi gli viene la tentazione di cantargliela:</p> + +<p>—Bello mio, tu non sei che un imboscato.</p> + +<p>Ma l'altro può rispondergli:</p> + +<p>—Pensa quel che ti pare. Ma l'altra +notte, che una granata è cascata +proprio sulla scuderia, nessuno di noi +ha avuto paura. Non abbiamo scalciato +nè abbiamo rotte le cavezze per scappare. +In guerra fa il suo dovere chiunque +rimane al posto assegnatogli. Siamo +bestie subordinate noi, e guarda di +esserlo anche tu.</p> + +<p>Ma in fondo al cuore anche il cavallo +del Comando, che oggi non ha occasione +di essere adoperato, rimpiange la guerra +di suo nonno e di suo bisnonno, che il +Generale montava nei giorni di battaglia; +e poteva inebriarsi anche lui galoppando<span class="pagenum"><a name="Page_11" id="Page_11">[Pg 11]</a></span> +sotto il fuoco, all'aperto, nel +pericolo, ma anche nel sole della gloria.</p> + +<p>Sui primi giorni della nostra guerra +all'Austria anche i nostri cavalli di cavalleria +avevano cominciato ad assaggiare +un po' di quel giuoco che esalta e +abbellisce la guerra. Intere divisioni di +cavalleria erano pronte. I primi reggimenti +correvano già le strade del Friuli +d'oltre confine; verso l'Isonzo: belle galoppate +verso i campanili che indicano +la presenza dei borghi e dei villaggi nascosti +dal fogliame denso. Esplorazioni +di pattuglie, ricognizioni di squadroni +che promettevano qualche incontro interessante. +Si sperava che il nemico +avrebbe dato battaglia nel piano per +contenderci il passaggio del fiume. Ma +il nemico si ritirava e i nostri cavalli, +invece che i cavalli degli Usseri, incontravano<span class="pagenum"><a name="Page_12" id="Page_12">[Pg 12]</a></span> +il fango delle inondazioni, le +paludi delle acque fatte straripare dai +canali del basso Isonzo.</p> + +<p>Così i cavalli di cavalleria presto dovettero +rinunciare alla speranza di correre +in battaglia campale. La guerra si +immobilizzava in un assedio di posizioni +trincerate. Non rimanevano in linea che +pochi reggimenti, per i servizi di Corpo +d'Armata: i soldati, appiedati a far le +ronde e a guardare i fili dei telegrafi +tesi dal Genio; i cavalli, accantonati un +po' qua e un po' là, nei cortili, nei giardini, +anche all'aperto. Vita noiosa di +strigliature e di esercizi come in guarnigione: +in più solamente quel brontolio +del cannone, a giorni intermittente, a +giorni continuo, qualche <i>shrapnell</i>, +qualche granata. Si finì col ritirarli, +eccettuato qualche squadrone, dalla zona<span class="pagenum"><a name="Page_13" id="Page_13">[Pg 13]</a></span> +del fuoco e rimandarli un po' indietro ad +aspettare. E poi, siccome per tanti soldati +e tanti cannoni non c'era quasi +spazio, ancora più indietro, cavalli, cavalleggeri, +dragoni e lancieri.</p> + +<p>La decadenza della cavalleria era fatalmente +segnata. Per vincere gli Austriaci +bisogna batterli con le loro armi, +a macchina, facendo la guerra a distanza +come la fanno loro, che ad avere +il nemico troppo vicino non se la sentono. +Cavalleria vuoi dire anche cortesia, +generosità; che volete farvene della +cavalleria in guerra contro Austriaci e +Tedeschi?</p> + +<p>Gli ufficiali e soldati di cavalleria si +sono rassegnati a non essere più di cavalleria +pur di combattere. Vanno con +le mitragliatrici, vanno con l'artiglieria; +sono andati anche in trincea, a piedi.<span class="pagenum"><a name="Page_14" id="Page_14">[Pg 14]</a></span> +A Monfalcone, al principio dell'offensiva +di questo maggio, gli Austriaci si erano +sognati di passare, perchè nelle trincee +della Rocca e giù lungo il mare, c'erano, +nuovi del mestiere fangoso ed eroico +della fanteria, i cavalleggeri appiedati.</p> + +<p>Il vecchio motto dei dragoni di Genova +assicura che l'onore del cavaliere +non s'abbassa perchè egli scenda da cavallo:</p> + +<p class="pp"> +Soit à pied, soit à cheval,<br /> +mon honneur est sans egal. +</p> + +<p>Se lo possono applicare, oltre i cavalieri, +anche i loro cavalli, i quali, a pensarci +bene, anche quando facevano vero servizio +di cavalleria, andavano sempre a +piedi.</p> + +<hr class="chap" /><p><span class="pagenumr"><a name="Page_15" id="Page_15">[Pg 15]</a></span></p> + +<h2><a name="Cavalli_e_Guide_a_cavallo" id="Cavalli_e_Guide_a_cavallo">Cavalli e Guide a cavallo.</a></h2> + +<p>Sui primi tempi c'erano con noi anche +i cavalli delle Guide a cavallo. Volontarie +le Guide, e perciò anche i loro +cavalli, due per uno, che si portavano da +casa. Anche essi si ostinavano a sperare +in una guerra garibaldina, in cui +l'esplorazione ardita di pochi valesse a +facilitare un'avanzata impetuosa. Gli +sbarramenti di tronchi che gli Austriaci +in ritirata avevan lasciati sulle strade +subito dopo il confine si superavano d'un +salto, i ponticelli rotti sui fossati si sostituivano +con un altro salto. E furono +giorni belli per i cavalli e cavalieri.</p> + +<p>Come si volevan bene i cavalli e le<span class="pagenum"><a name="Page_16" id="Page_16">[Pg 16]</a></span> +Guide a cavallo! Per amor del suo cavallo +una Guida, che era anche un pittore +famoso, è caduto in mano del nemico.</p> + +<p>Andavano in un drappelletto, verso +il colle che gli Austriaci hanno fortificato +per difendere i ponti di Gorizia, il +Podgora. Non si sapeva ancora dove +precisamente cominciassero i ripari del +nemico. Sotto Gradiscutta i nostri cavalieri +furono sorpresi dalle fucilate che +uscivan dal bosco. Il regolamento ordina +che le pattuglie in esplorazione, quando +hanno preso contatto col nemico, si ritirino +per segnalarlo.</p> + +<p>Ma una schioppettata fece cascare +ferito il cavallo dell'illustre Guida a cavallo. +Il terreno era acquitrinoso: si affondava +nella fanghiglia nascosta dall'erba;<span class="pagenum"><a name="Page_17" id="Page_17">[Pg 17]</a></span> +l'erba; il cavallo ferito non poteva disincagliarsi. +Allora il cavaliere smontò, e, +mentre i nemici imboscati gli tiravano +addosso, si sforzava di riportarlo sul +terreno solido. I compagni che si allontanavano +lo richiamavano: che lasciasse +il cavallo e venisse via. Ma il cavaliere +restò lì ad aiutare il cavallo finchè una +schioppettata ferì anche lui. E allora +gli Austriaci saltaron fuori e lo fecero +prigioniero.</p> + +<p>Ora di aver fatto prigioniero il nostro +cavaliere che è anche un pittore +famoso, gli Austriaci sono molto orgogliosi. +Pubblicamente hanno fatto sapere +che lo tengono di conto. Ma uno +spione, che facemmo prigioniero pochi +giorni dopo, per dimostrare di non essere +un così tristo spione, raccontò di +aver veduto i soldati austriaci che conducendo<span class="pagenum"><a name="Page_18" id="Page_18">[Pg 18]</a></span> +prigioniero il cavaliere italiano +ferito, lo bastonavano. E il cavallo? non +è inverosimile che se lo siano mangiato.</p> + +<p>Ma un'altra volta fu il cavallo a salvare +il cavaliere. Anche questa toccò a +una delle nostre Guide a cavallo, un +bravo giovane modesto e pronto a tutto.</p> + +<p>Andava, sempre dalle parti del Podgora, +cavalcando: felice chi aveva un +cavallo in quei giorni di ottobre e di +pioggia, che avevano fatto di tutte le +strade canali di fango. Il Versa, un torrentello +che per il solito è in quel punto +un rigagnolo, era gonfio e rapinoso: +c'eran quattro metri d'acqua sporca nel +letto incassato tra i colli.</p> + +<p>Il ponticello di legno, una paràncola +imporrita, appena sentì il peso del cavallo, +si spezzò e cavallo e cavaliere cascarono +in acqua. Il cavaliere si vide<span class="pagenum"><a name="Page_19" id="Page_19">[Pg 19]</a></span> +perduto. Si vide veramente, perchè non +perse conoscenza di quello che gli succedeva +sott'acqua; se la sentiva entrare +nella gola e nei polmoni, fetida +di quell'odore di fogna che hanno i torrenti +in piena. Ma rimase con un piede +nella staffa, aggrappato con le mani +alla criniera del cavallo che sapeva che +specie di cavallo fosse.</p> + +<p>L'animale infatti si comportò come +doveva. Cascato a pancia all'aria in +fondo all'acqua, con uno sforzo meraviglioso +dell'istinto riuscì a raddrizzarsi, +e senza scuotere da sè il cavaliere aggrappato, +con un'armonia d'intenzioni +che gli fa onore, annaspò così bene che +si mise in condizione di poter nuotare +lungo il filo della corrente; nuotando +ritornò a galla e con un ultimo sforzo +si tirò sulla sponda del torrente, insieme<span class="pagenum"><a name="Page_20" id="Page_20">[Pg 20]</a></span> +con il cavaliere zuppo e pieno d'acqua, +ma sempre in sella, salvo. Gli infermieri +di un ospedaletto da campo lo scorsero, +gli fecero rigurgitare l'acqua che lo soffocava, +gli ravvivarono la circolazione +con una buona sorsata di cognac e lo +rimisero in gambe.</p> + +<p>Così tutto molle, con un cappotto imprestatogli +da un soldato, il cavaliere +volle rimontare subito a cavallo. E +quando furon di ritorno, sporchi come +un carro senza parafanghi, mèzzi come +affogati, non so quale dei due fosse più +contento.</p> + +<p>Gli intendenti lodarono il cavaliere +di aver saputo star in sella anche in +quel frangente, facilitando così il salvataggio +al cavallo; ma lui, che era un +bravo giovane modesto, non volle riconoscere +che il merito dell'animale.</p> + +<p>Con tali legami di cameratismo che<span class="pagenum"><a name="Page_21" id="Page_21">[Pg 21]</a></span> +stringono il buon cavallo al buon cavaliere, +si capisce quanto deve essere stato +penoso per le Guide non poter far più +servizio con i loro cavalli a cui volevano +molto bene. Ne ricordo uno al quale il +cavallo si era ammalato di morva. Quell'uomo, +di un naturale chiuso e silenzioso, +era diventato eloquente nel parlare +a tutti di quel male che lo teneva +in grande apprensione. Era sempre dietro +al veterinario, che glielo guarisse, il +suo malato. Ma un giorno l'occhio della +sua bestia si fece opaco e non ci fu più +da sperare. Il povero padrone era, come +al solito, con noi alla mensa, ma ci accorgemmo +che non riusciva a mangiare.</p> + +<p>—Che t'è successo?</p> + +<p>—Oggi.... me lo devono abbattere.</p> + +<p>Un ufficiale, che evidentemente non<span class="pagenum"><a name="Page_22" id="Page_22">[Pg 22]</a></span> +aveva mai posseduto un cavallo, credette +di consolarlo dicendogli:</p> + +<p>—Sta tranquillo. È morto in servizio: +te lo ripagheranno.</p> + +<p>La Guida a cavallo dette al consolatore +un'occhiata di traverso come chi è +malamente offeso nei sentimenti più delicati. +Il consolatore capì che poteva +andarsene. Rimasto solo, due lacrimoni +caddero dagli occhi del buon cavaliere +nella pasta asciutta. Ed era un uomo +che, se a morire fosse toccato a lui, +non si sarebbe di certo messo a piangere.</p> + +<p>Senza cavallo dunque molti cavalieri +devono adattarsi a fare il servizio. Non +c'è rimedio: o starsene in ozio ad aspettare +che ritorni, se tornerà, il secolo +di Baiardo e di Fieramosca, o fare qualche +cosa per la guerra, in qualunque +altro modo.</p> + +<p>E i più si sono adattati a far di tutto,<span class="pagenum"><a name="Page_23" id="Page_23">[Pg 23]</a></span> +fuori che il servizio che avevano immaginato +di poter fare, quando avevan formato +il loro corpo volontario di memoria +garibaldina. Uno diventò ufficiale di +ordinanza di un generale e si adattò ad +andare in automobile; un altro passò a +far servizio con l'artiglieria e si adattò +ad andare anche a piedi e a stare fermo +negli osservatorii; un terzo si ridusse a +far la scorta agli autocarri che giravano +il fronte a distribuir limoni e altri viveri +di conforto. E non si vergognava +dell'ufficio umile ed utile che lo faceva +star fuori tutte le notti—di giorno a +girar per il fronte con gli autocarri dei +limoni, la limonata l'avrebbero fatta alle +granate austriache—a prendersi i reumi +e magari i cicchetti di qualche superiore +di cattivo umore.</p> + +<p>Credo che si consolassero, le brave<span class="pagenum"><a name="Page_24" id="Page_24">[Pg 24]</a></span> +Guide non più a cavallo, pensando che +in fin dei conti anche le automobili e le +autovetture misurano la propria forza a +cavalli. Ma pensare che a far volare un +areoplano ci vuole per lo meno un motore +di cento cavalli, mentre l'Ippogrifo, +che era un cavallo solo, portava Astolfo +fin nel cielo della luna!</p> + +<p>Si sa: la macchina sta diventando +più importante, non solo dell'animale, +ma quasi dell'uomo che l'ha inventata. +È con la macchina che i Tedeschi, che +a chiamarli veramente uomini si esagera +un poco, hanno fantasticato di sopraffare +le nazioni formate da uomini. +Anche noi dobbiamo adattarci, e ci adattiamo +volentieri ad esser meccanici, purchè +si mantengano le debite distanze; +e sia ben chiaro che la macchina è la<span class="pagenum"><a name="Page_25" id="Page_25">[Pg 25]</a></span> +macchina e che l'uomo è l'uomo, e che +da ultimo chi vince con la macchina, +ma anche contro la macchina, è soltanto +l'uomo.</p> + +<p>E anche questo riman vero: che tra +le macchine una delle più perfette resta +sempre il cavallo. C'è della gente in +guerra che non crede che un servizio +possa esser fatto bene se non è fatto +con l'automobile o con l'autocarro. Ma +c'era un capitano di Stato Maggiore +che, quando veniva qualcuno a dirgli +che non sapeva come fare un trasporto +perchè non aveva abbastanza macchine, +domandava:</p> + +<p>—Cavalli ne avete?</p> + +<p>—Signor sì.</p> + +<p>—E allora attaccate i cavalli. Napoleone +vinceva le battaglie anche senza +automobili.</p> + +<p>—Ma se Napoleone vivesse oggi....</p><p><span class="pagenumr"><a name="Page_26" id="Page_26">[Pg 26]</a></span></p> + +<p>—Vi darebbe l'ordine che vi do io. +Gente che tira la paga, cavalli che mangian +la biada senza far nulla non li voleva +nemmeno Napoleone.</p> + +<p>L'automobile invece, come è ben noto, +quando sta fermo non consuma benzina. +E le guerre si vincono anche facendo +economia.</p> + +<hr class="chap" /><p><span class="pagenumr"><a name="Page_27" id="Page_27">[Pg 27]</a></span></p> + +<h2><a name="Cavallacci" id="Cavallacci">Cavallacci.</a></h2> + +<p>Naturalmente, come tra gli uomini, +anche tra i cavalli ci sono quelli che +hanno i loro vizi. Quelli che mordono +e quelli che scalciano, quelli che s'impuntano +e quelli che si spaventano. +Come? Lo spaventarsi è un vizio? Sicuro, +la paura fra i soldati è un vizio; e +una colpa che si deve punire inesorabilmente. +Non vi meravigliate; anche voi, +quando eravate piccini, avevate paura di +andare in camera al buio. Ma vi vergognavate +di aver paura, e ci andavate lo +stesso, e un bel giorno vi accorgeste di +non aver più un'ombra di paura.</p> + +<p>Così dal soldato si pretende una cosa<span class="pagenum"><a name="Page_28" id="Page_28">[Pg 28]</a></span> +sola: che, se anche dentro di sè abbia +ancora un po' di paura, faccia tutto +quello che deve fare come se non ne +avesse per nulla.</p> + +<p>In una delle ultime guerre napoleoniche +si trovarono una volta vicini, in +un combattimento, due soldati, uno anziano +ed uno che era quasi un coscritto: +quello anziano, che aveva combattuto +già cento volte, a sentir fischiare il +piombo non si faceva nè qua nè là: l'altro, +il coscritto, aveva paura e tremava. +L'anziano, che se ne accorse, glielo +disse:</p> + +<p>—Mi pare, caro mio, che tu abbia +una bella fifa.</p> + +<p>Il soldato novellino ebbe la risposta +buona.</p> + +<p>—Sicuro che ce l'ho. E tanta che,<span class="pagenum"><a name="Page_29" id="Page_29">[Pg 29]</a></span> +se l'avessi tu, a quest'ora saresti bell'e +scappato. Io invece resto.</p> + +<p>È questo il coraggio che si esige da +tutti: il coraggio di non aver paura anche +avendone alquanta.</p> + +<p>Così il cavallo, che da secoli è diventato +l'animale guerriero per eccellenza, +come temperamento sarebbe in +fondo un animale nervoso, impressionabile +e perciò pauroso. Un cavallo solo, +portato all'improvviso in mezzo alla +battaglia, scapperebbe perchè si renderebbe +conto del pericolo che un altro +animale meno intelligente forse non capirebbe. +Ma il medesimo cavallo, montato +da un cavaliere senza paura, guidato +da un conducente tranquillo, non +pensa affatto a scappare; va dove lo +conducono, tra i sibili e gli scoppii, +alla morte e all'inferno. Si fa ammazzare<span class="pagenum"><a name="Page_30" id="Page_30">[Pg 30]</a></span> +sul campo, se così deve essere, +senza stupirsi che il suo destino sia +quello. E come si comporta un cavallo, +si comportano gli altri: probabilmente +anche tra loro c'è un amor proprio che +anche ai vili impedisce di mostrarsi vili.</p> + +<p>E questo amor proprio che, diventando +natura, fa del più timido cavallo +da passeggio un buon cavallo di guerra.</p> + +<p>Oggi, se resta ferito, sa di poter +contare anche sulla pietà che lo riconduce +in una stalla e lo cura. Ci sono le +infermerie, se non le infermiere, anche +per i cavalli. E c'è la Croce Azzurra +che è la Croce Rossa dei cavalli e dei +muli.</p> + +<p>I cavalli proprio cattivi, incorreggibili, +che non si arrendono alla voce del +dovere, o almeno all'esortazione degli +speroni, sono rari. E quasi sempre si<span class="pagenum"><a name="Page_31" id="Page_31">[Pg 31]</a></span> +scopre poi che i difettacci dipendono da +una cattiva educazione. C'era un cavallo, +in una pariglia di artiglieria, che +era una disperazione: ringhiava, mordeva, +tirava calci ai soldati e ai compagni; +se la strada non era di suo gusto, +si fermava e, per deciderlo a muoversi, +ci voleva una sferzata sugli orecchi, +dopo di che tentava un galoppo di +traverso che scompigliava tutto l'attacco. +Se un momento era lasciato libero, +scappava per i campi e per i paesi: +una volta andò a finire sulla vetrina +d'una bottega, ferendosi tutto il muso. +Era una bottega di salumaio, e si disse +che a finire in mortadella sarebbe stata +la sua degna fine. Fu giusto sulla bottega +che lo fermò un nostro amico. +Questo amico nostro era un triestino +che allo scoppio della guerra era riuscito<span class="pagenum"><a name="Page_32" id="Page_32">[Pg 32]</a></span> +a passare il confine e venire con +noi: prima aveva dovuto fare il militare +in Austria, in un reggimento di dragoni. +Appena ebbe vista la bestiaccia, +la riconobbe subito: era stato del suo +squadrone. Un soldato di cavalleria riconosce +subito a colpo i cavalli del suo +squadrone anche meglio che i suoi compagni.</p> + +<p>—E vi meravigliate—disse il nostro +amico—che sia una così cattiva +bestia? È una bestia austriaca.</p> + +<p>Infatti si seppe che il cavallaccio era +stato lasciato dagli Austriaci in un paese +da noi occupato e che i nostri lo avevano +preso e sostituito ad un onesto +cavallo italiano, morto, poveretto, di +un colpo di sole.</p> + +<p>Dopo la guerra bisognerà restituirlo +agli Austriaci, che se lo godano, il loro<span class="pagenum"><a name="Page_33" id="Page_33">[Pg 33]</a></span> +cavallo senza educazione. Naturalmente +essi diranno che così cattivo lo abbiamo +ridotto noi maltrattandolo. Perchè gli +Austriaci e i Tedeschi dicono sempre +che gli Italiani non trattano bene gli +animali: che siamo crudeli, che li facciamo +soffrire, che li picchiamo. Sono +di cuore tenero i nostri nemici: qualche +volta dagli areoplani ammazzano i bambini, +ma poi, per consolarli, gli buttano +i cioccolatini col veleno.</p> + +<hr class="chap" /><p><span class="pagenumr"><a name="Page_34" id="Page_34">[Pg 34]</a></span></p> + +<h2><a name="La_gloria_del_mulo" id="La_gloria_del_mulo">La gloria del mulo.</a></h2> + +<p>Ripensando a quello che il cavallo riesce +a fare anche in questa nostra guerra, +mi par proprio che si esageri troppo +parlando della decadenza e un giorno forse +della scomparsa del nobile animale.</p> + +<p>In ogni modo resta intatta, anzi cresce +la gloria del suo fratello cadetto: +il mulo. Al mulo, si sa, mancano alcuni +quarti di nobiltà e per questo i poeti +non lo hanno cantato in battaglia. Ma +Omero ha creduto fare gran lode ad +Aiace Telamonio, che era un eroe, paragonandolo +a un asino. E il mulo in +guerra, anche più che per la sua parentela<span class="pagenum"><a name="Page_35" id="Page_35">[Pg 35]</a></span> +col cavallo, vale per quella che +lo lega al somaro.</p> + +<p>Se avessi visto la guerra nel Trentino, +come ho assaggiato un po' di +quella sull'Isonzo, credo che ve ne potrei +fare tali lodi che automobili, <i>camions</i>, +motociclette dovrebbero prender +tutte una vernice verde d'invidia. +Ma come non ricordare che anche sul +Carso le dure avanzate delle nostre fanterie +di trincea in trincea non approderebbero +a nulla, se non ci fosse il mulo +che le accompagna con le mitragliatrici, +con i lanciabombe, con le artiglierie +leggere da mettersi subito in posizione? +I superbi autocarri sono gli spedizionieri +dei materiali da guerra; la spedizione +sarebbe abbastanza inutile, se rimanesse +là dove gli autocarri si devono +fermare, se non ci fossero i facchini<span class="pagenum"><a name="Page_36" id="Page_36">[Pg 36]</a></span> +per l'ultimo trasporto, il più difficile. +Per quanto gli automobilisti sieno audaci +e osino spingere le loro macchine +sulle strade più ardue, arriva un punto +che non possono andare più avanti; e +appena lì cominciano i camminamenti +e i corridoi, tutto quel labirinto di scavi +che forma il vero terreno della battaglia. +E lì non c'è che il mulo, lento, +cocciuto, senza leggiadria, ma forte, +paziente, mulo insomma, che si carica +sulle spalle tutta quella roba pesante +e la porta a posto. E se il mulo non +basta, è l'uomo che deve fare da mulo. +È così fatta la guerra oggi, che, a vincerla, +anche nell'uomo si richiedono più +le qualità sode del mulo che quelle brillanti +del cavallo. Saper resistere a tutto, +anche alle proprie impazienze, e non +pretendere nemmeno di far figura.</p> + +<p>Il mulo in guerra è un po' triste;<span class="pagenum"><a name="Page_37" id="Page_37">[Pg 37]</a></span> +sembra indifferente a tutto quello che +gli succede intorno. Non mostra entusiasmo, +non par nemmeno che si affezioni +gran che al conducente. È come +un cavallo che abbia avuto dei dispiaceri +e perciò abbia perso ogni voglia di +fare il chiasso. Ma io credo che codesto +suo contegno dipenda anche da un forte +sentimento della disciplina. Se, nonostante +la disciplina, qualche volta tira +calci—ma li tira meno spesso di +quello sbarazzino del somaro—credo +che sia anche per la voglia di trovarsi +un Austriaco a portata di zampe.</p> + +<p>Insomma è lui l'animale di prima linea: +si capisce che abbia un certo disprezzo +per tutto ciò che si muove nelle +seconde linee. Un po' indietro, dove +il pericolo è relativo, anche la guerra<span class="pagenum"><a name="Page_38" id="Page_38">[Pg 38]</a></span> +può apparire in forme signorili, con i cavalli +di lusso e le automobili eleganti. +Ma sull'estremo fronte non c'è posto +se non per gli uomini e gli animali semplici +e tenaci, per le volontà silenziose +che s'impuntano ma non dànno indietro. +E non dando mai indietro, viene il +giorno che il nemico finisce col dare +indietro lui.</p> + +<p>Quel giorno riappariranno i nostri +reggimenti di cavalleria a far la galoppata +finale dietro gli Austriaci in fuga; +ma saranno stati i fantaccini ed i muli +che avranno aperto ai cavalieri e ai cavalli +il varco libero per il divertente +esercizio.</p> + +<hr class="chap" /><p><span class="pagenumr"><a name="Page_39" id="Page_39">[Pg 39]</a></span></p> + +<h2><a name="Cani_di_guerra" id="Cani_di_guerra">Cani di guerra.</a></h2> + +<p>C'è un altro animale che fa la sua +comparsa fino in trincea, che va dove +il cavallo non può. Il cane naturalmente: +dove arriva l'uomo il suo cane +non può non arrivare.</p> + +<p>Tanto più che ci sono dei cani che +fanno un vero servizio militare. Noi, +in Italia, non abbiamo, come in Fiandra +e in Olanda, cani abituati anche in pace +a tirar i carretti. I ragazzi sanno che +ad attaccare anche il più paziente dei +cani alla carriola è un affare quasi disperato: +nemmen dei barboni, che si +prestano con tanta espansione a tutti<span class="pagenum"><a name="Page_40" id="Page_40">[Pg 40]</a></span> +i loro capricci di giuoco, si è mai riusciti +a fare dei passabili <i>poneys</i>. Da noi +i cani non amano il lavoro disciplinato; +non è vero che lavorino da cani i nostri +cani. I più il loro pasto se lo guadagnano +facendo i signori, abbaiando un +poco e molto scodinzolando.</p> + +<p>Ma in guerra, ho visto anche dei +nostri cani—cani da caccia, sanbernardi, +maremmani—istruiti a tirarsi +dietro un carrettino su cui si lega un +cofano di cartucce. Sono attaccati con +finimenti, che, in piccolo, sono proprio +come quelli dei cavalli, salvo che invece +del morso i cani hanno il solito +guinzaglio tenuto a mano da un soldato. +Ma durante il combattimento essi +devono portare da soli i caricatori di +cartucce ai soldati che avanzano.</p> + +<p>Succede a volte che un reparto, avanzando,<span class="pagenum"><a name="Page_41" id="Page_41">[Pg 41]</a></span> +rimanga per un poco isolato dal +resto delle truppe, e che il nemico concentri +il fuoco dietro il reparto per tagliarlo +fuori. La solita dotazione di cartucce +può non bastare. Allora si mandano +i cani che, per i camminamenti, +e anche allo scoperto, possono raggiungere +di corsa i soldati in avanti: un +servizio di grande importanza, quasi un +servizio di collegamento.</p> + +<p>Io spero che i nostri cani portatori di +cartucce facciano sempre con onore il +loro servizio delicatissimo e meritino +tutti una bella medaglia da portare attaccata +al collare: ma, conoscendo il temperamento +un po' distratto dell'animale, +mentre non dubito che sotto qualunque +fuoco raggiungerà il suo reparto combattente, +posso temere che carretto e cartucce +rimangano seminati per strada.</p> + +<p>Ho più fiducia nel cane cerca-feriti.<span class="pagenum"><a name="Page_42" id="Page_42">[Pg 42]</a></span> +Il nostro cane ha un'anima pietosa e +umana. Come soldato, il suo posto naturale +è il posto di medicazione. Si può +star sicuri che, finito il combattimento, +se scopre in un burrone un ferito che +si lamenta non sta a distinguere se +geme in italiano o in tedesco, e abbaia +lo stesso nel modo convenuto perchè i +portaferiti scendano a prenderlo.</p> + +<p>E allora, pur troppo, ferito, portaferiti +e cane corrono il pericolo maggiore. +Se gli Austriaci si accorgono che i nostri +escono dalle trincee a raccogliere +i feriti, e li hanno a tiro di fucile, +sparano.</p> + +<p>È avvenuto più volte, e ancora non +ci si vorrebbe credere. Perchè, in fin +dei conti, anche i soldati austriaci sono +uomini, non sono nè lupi mannari nè<span class="pagenum"><a name="Page_43" id="Page_43">[Pg 43]</a></span> +orchi. Quelli che avrete visti anche +voi, prigionieri, non avevano delle facce +umane, qualche volta un po' intontite, +qualche volta rassegnate, buone? Rammento +un giovane <i>Jäger</i> appena preso +dai nostri. Piangeva come un vitellino. +Di paura? No. Perchè gli dispiacesse +di esser fatto prigioniero? Nemmeno. +Ma temeva, come prigioniero, di non +poter far sapere dov'era a sua madre, +che prima, anche da soldato, ogni tanto +poteva rivedere perchè stava in un villaggio +vicino, nella valle del Chiappovano. +I nostri carabinieri, a cui l'interprete +traduceva quel pianto, ci si commovevano, +e un brigadiere andò a cercargli +una penna perchè scrivesse subito alla +mamma, quel povero ragazzo.</p> + +<p>Eppure, dalla trincea, anche quel +caro ragazzo avrebbe tirato sopra un<span class="pagenum"><a name="Page_44" id="Page_44">[Pg 44]</a></span> +nostro ferito. Ordine: ordine fatto da +qualcuno che in trincea non ci va. Da +un Tedesco che, pur avendo l'aspetto +di un uomo, ha ragionato come un gorilla +che sapesse, pur troppo, ragionare.</p> + +<p>Il Tedesco ha ragionato così:</p> + +<p>—Se i nemici sanno che, rimanendo +feriti, saranno in ogni caso raccolti e +curati, combatteranno senza paura, perchè +la morte non fa paura quanto la +sofferenza. Se invece assistono allo strazio +dei loro compagni senza poterli soccorrere, +e sanno che a loro può toccare +lo stesso, io dico che combatteranno di +meno voglia, forse prenderanno paura.</p> + +<p>Ragionamento da gorilla che non capisce +l'uomo, il quale, quanto più è offeso +nella sua coscienza umana, tanto più si +accende di una passione divina: vendicare +gli uomini straziati dai gorilla.</p> + +<hr class="chap" /><p><span class="pagenumr"><a name="Page_45" id="Page_45">[Pg 45]</a></span></p> + +<h2><a name="Cani_redenti" id="Cani_redenti">Cani redenti.</a></h2> + +<p>Meglio ritornare ai cani, agli onesti +cani che, pur vivendo fra Tedeschi e +Austriaci, hanno saputo rimaner cani.</p> + +<p>Anche loro hanno sofferto per la +guerra ma poi hanno finito col guadagnarci.</p> + +<p>Quando abbiamo passato il confine, +siamo entrati in un paese già mezzo +desolato. Tra il Iudrio e l'Isonzo, allo +scoppio della guerra, gli uomini validi +erano già stati portati via dall'Austria +a combattere contro i Russi: quelli che +non la intendevano di farsi ammazzare +per i padroni stranieri erano fuggiti di<span class="pagenum"><a name="Page_46" id="Page_46">[Pg 46]</a></span> +nascosto ed erano già venuti con noi: +nei paesi non c'erano che i vecchi, le +donne, i ragazzi e molta miseria. Paesi +allegri, come Capriva, Mariano, Farra, +erano una tristezza, con poca gente e +senza lavoro.</p> + +<p>Al nostro arrivo gli Austriaci naturalmente +dissero a quei paesani e a quei +contadini che noi li avremmo taglieggiati, +fucilati, impiccati, come avrebbero +fatto loro; e li invitarono a scappare +con loro nell'interno dell'Austria. Ci furono +di quelli che, istupiditi dalla paura, +credettero agli Austriaci e andarono +nell'interno a mangiare il pan di legno +che l'Austria passa ai suoi sudditi. Ma +i cani gli Austriaci non li vollero, perchè +di bocche da sfamare ce n'erano già +troppe. E perciò i cani rimasero numerosi +anche nei paesi dove di gente ce<span class="pagenum"><a name="Page_47" id="Page_47">[Pg 47]</a></span> +n'era rimasta poca. Credo che anche gli +impiegati e i gendarmi austriaci, scappando +davanti alla nostra avanzata, +siano stati costretti ad abbandonare i +cani, sempre per quella solita ragione +dell'economia: se no, non si spiegherebbe +come se ne siano trovati tanti +senza padroni quanti se ne sono trovati. +A meno che i cani stessi, stanchi +di mangiare pane di segatura e rodere +gli ossi dell'anno avanti, non si siano +rifiutati di seguire i padroni.</p> + +<p>Cani di tutte le razze. Ma i più cani +bastardi, mescolanze di sangui diversi +come succede in Austria. E poi il cane +senza padrone, randagio, affamato, perde +i segni della razza, come l'uomo quando +è ridotto alla miseria. Tuttavia, anche +sotto l'apparenza spaurita e meschina +a cui erano ridotti, in qualche bassotto<span class="pagenum"><a name="Page_48" id="Page_48">[Pg 48]</a></span> +e in qualche <i>setter</i> si riconosceva il +cane che doveva aver appartenuto a un +ufficiale austriaco, o, peggio, a qualche +borghese austriacante; cane abituato a +mettersi in piede davanti al ritratto dell'Imperatore +d'Austria e alla salsiccia +di Vienna, e ad abbaiare all'arcobaleno +perchè pare, in cielo, un gran tricolore +d'Italia.</p> + +<p>Ebbene anche questi cani, che meritavano +di essere messi in un lanciabombe, +e ributtati nelle trincee nemiche, +sono stati accolti con pietà dai nostri +soldati. Hanno capito, anche i cani +austriaci, perchè sono prima cani e +poi austriaci, che bastava presentarsi +con aria un po' dimessa nei nostri accampamenti +per essere senz'altro invitati +al rancio. Passata un po' la fame, +diventarono subito, come tutti i cani di<span class="pagenum"><a name="Page_49" id="Page_49">[Pg 49]</a></span> +questo mondo—eccettuati i mastini +di Prussia—allegri e espansivi. E ufficiali +e soldati, contenti di aver trovato +bestie di buon umore e compagnevoli, +li adottarono. Così ora i nostri battaglioni +hanno in forza anche di questi +trovatelli. C'è il cane che si considera +proprietà di questo soldato o di quell'ufficiale; +ce n'è un altro che è di tutta +la compagnia. Si sono strette amicizie +di ferro tra i cani del Friuli redento e +i soldati italiani, e anche il cane più +austriacante è diventato irredentista.</p> + +<p>Sfido io; si sa—e anche i cani +devono saperlo—che in Austria e in +Germania il governo, per ridurre i consumi, +è ricorso alla decimazione di cani, +divenuti a loro volta oggetti di consumo. +Da sotto la tavola, a mangiare,<span class="pagenum"><a name="Page_50" id="Page_50">[Pg 50]</a></span> +sono passati sopra la tavola, a farsi mangiare. +Si capisce che, pensando al lacrimevole +destino dei loro imperiali e +regi fratelli, tutti questi cani affrontino +il rischio magari di morire in battaglia, +ma a pancia piena, dalla parte degli +Italiani.</p> + +<hr class="chap" /><p><span class="pagenumr"><a name="Page_51" id="Page_51">[Pg 51]</a></span></p> + +<h2><a name="La_bertuccia_Cecco_Beppe" id="La_bertuccia_Cecco_Beppe">La bertuccia Cecco Beppe.</a></h2> + +<p>Nelle località abbandonate e in quelle +che si devono far sgomberare perchè gli +Austriaci, per vendicarsi di averle perdute, +le bombardano di lontano, non si +sono trovati solamente cani senza padrone.</p> + +<p>Nella villa di...., appartenente a un +<i>Feldzugmeister</i>, qualche cosa come un +generale di artiglieria austriaco, si trovarono +anche un pappagallo e una scimmia: +due bestie che i proprietari avrebbero +dovuto portarsi via se non per altro +per rispetto alla vecchiaia. Il pappagallo +doveva aver più di cento anni, tanto era<span class="pagenum"><a name="Page_52" id="Page_52">[Pg 52]</a></span> +intignato e incartapecorito. Quando, dalla +sua gruccia, vide entrare i nostri soldati—erano +bersaglieri ciclisti—si +mise a strillare qualche cosa come:</p> + +<p>—Kau, kau, ka, kau....</p> + +<p>I bersaglieri dissero subito che parlava +tedesco. Ed uno che era stato a +lavorare in Boemia e qualche parola di +tedesco la capiva, credette che la bestia +gridasse:—Krakau, Krakau.</p> + +<p>Krakau vuol dire Cracovia. Perciò il +bersagliere lo prese e lo buttò fuori +dalla finestra, dicendo che la strada più +svelta per Cracovia era quella.</p> + +<p>Nemmeno la scimmia era una scimmia +graziosa. Era un bertuccione piuttosto +in là cogli anni anche lui: spelacchiato +in più parti, con una specie di +barba a collare, bianca sporca, che dava +alla sua fisonomia una grande somiglianza<span class="pagenum"><a name="Page_53" id="Page_53">[Pg 53]</a></span> +con il ritratto di un augusto +personaggio che non mancava nemmeno +in quella villa. I soldati dettero subito +alla bertuccia il suo nome:</p> + +<p>—Cecco Beppe, to', guarda Cecco +Beppe.</p> + +<p>La somiglianza c'era anche nel carattere, +perchè, appena un bersagliere +le si fece vicino, la bestia cominciò a +sbattere i denti, e non si capiva se li +battesse per far paura o perchè aveva +paura. In ogni modo era un bel caso +che a quell'età avesse ancora dei denti +da battere.</p> + +<p>—Mandiamo a Cracovia anche lei?—propose +un soldato.</p> + +<p>—No—fece un tenente;—Cecco +Beppe lo prendo con me; mi porterà +fortuna.</p> + +<p>E, presala per la collottola, si collocò<span class="pagenum"><a name="Page_54" id="Page_54">[Pg 54]</a></span> +la bertuccia sulla spalla; la bertuccia +ci rimase, di cattivo umore, ma +tranquilla.</p> + +<p>—Con questa sono sicuro che non +mi tireranno: non vorranno mica ammazzare +il loro imperatore.</p> + +<p>Gli altri approvarono e qualcuno aggiunse +ridendo:</p> + +<p>—E poi non si dirà più che Cecco +Beppe non va al fronte.</p> + +<p>Scherzi di soldati e di ufficiali che, +specialmente in guerra, si divertono con +poco. Ma nello scherzo c'era anche un +fondo serio.</p> + +<p>Per quanto ci ridano, i soldati in +guerra sanno che il pericolo di morire +c'è da per tutto, anche dove non pare. +Naturalmente lo affrontano più volentieri +dove meno si nasconde; dove ce +n'è di più, c'è più soddisfazione. Tanto<span class="pagenum"><a name="Page_55" id="Page_55">[Pg 55]</a></span> +—dicono—è destino: se il destino +ha fissato che uno muoia, muore anche +a star riparato; se no, può anche entrare +nella bocca di un mortaio austriaco +carico, che non gli succede niente.</p> + +<p>Questo si dice ed è bene dirlo; ma, +dentro, ognuno pensa che, se si può +sviare un destino cattivo, non è male +fare qualche cosa per sviarlo. Dovere +del soldato è quello di morire, se è necessario, +ma è anche più dovere restar +vivo più che sia possibile, per fare invece +morire i nemici. E, in barba al destino, +si finisce col credere che esistano +degli oggetti taumaturgici che valgano +a sviare il destino e i proiettili che ci +potrebbero essere destinati. C'è chi porta +al collo la medaglia di un santo, c'è chi +porta in un medaglione una ciocca dei +capelli della mamma: l'amore non è<span class="pagenum"><a name="Page_56" id="Page_56">[Pg 56]</a></span> +l'avversario più potente della morte? Ma +c'è chi tiene per buoni portafortuna anche +oggetti meno sacri: un anello, un +chiodo, uno scarabeo. Sono preferiti come +talismani i frammenti di obici e le +pallette di <i>shrapnells</i> che ci sieno cascate +vicino: pare che la granata scoppiata +tenga lontana quella che potrebbe +scoppiare. Era naturale che il tenente +dei bersaglieri si garantisse da tutti i +pericoli dell'imperatore d'Austria portando +sempre con sè l'immagine viva +dell'imperatore, il bertuccione Cecco +Beppe.</p> + +<p>E subito parve che il suo dovere di +talismano la bestia lo sapesse fare.</p> + +<p>I bersaglieri si aggiravano ancora +nella villa di cui avevano spalancato le +finestre, quando uno stridore rapido e +violento lacerò l'aria, e subito si udì un<span class="pagenum"><a name="Page_57" id="Page_57">[Pg 57]</a></span> +gran tonfo di pentolone che schianta: +una granata era scoppiata nel giardino. +Un'altra, un minuto dopo, scoppiava davanti +l'ingresso: la terza prese un angolo +del caseggiato e rovinò una camera. +Tiravano esatti gli Austriaci, e una +dietro l'altra le loro pillole.</p> + +<p>I bersaglieri erano scesi al pianterreno +e aspettavano zitti che quel brutto +giuoco smettesse. La decima granata +cadde proprio sopra la stanza dov'erano +riparati: si sentì uno schianto di travicelli, +e i calcinacci rovinarono sulle +teste dei bersaglieri addossatisi agli angoli. +Dal buco aperto del soffitto cascò +giù a piombo il proiettile, a pochi passi +dal tenente e dalla scimmia. Tenente +e soldati videro l'attimo che doveva +esser l'ultimo della loro vita. No: la +grossa granata, un 152, non scoppiò.<span class="pagenum"><a name="Page_58" id="Page_58">[Pg 58]</a></span> +Si guardarono meravigliati di esser vivi +e alcuni ebbero una voglia matta di ridere. +Le altre dieci o dodici granate +che scoppiarono ancora, due sulla villa +e le altre nel giardino, non fecero loro +più nè caldo nè freddo. Ma tutti concepirono +un vero rispetto per la bertuccia +che in tutto quel fragore era rimasta +accoccolata sulle spalle del tenente, +movendo appena gli occhietti in +qua e in là, incuriosita. E più d'uno +chiese all'ufficiale il permesso di toccare +la coda al potente animale, che se +la lasciò tirare con molta degnazione.</p> + +<p>In seguito a questo incidente, l'ufficiale +fu proprio convinto di aver fatto +un acquisto prezioso nella scimmia del +generale austriaco e non se ne volle più +separare. Le riconosceva molti difetti—ladra, +finta, scorbutica—ma non<span class="pagenum"><a name="Page_59" id="Page_59">[Pg 59]</a></span> +sarebbe più andato in un servizio un +po' rischioso senza quella brutta ma +provvidenziale compagna. I colleghi gli +facevano notare la faccia ambigua e maligna, +la gravità sinistra dell'animale; +ma il tenente rispondeva che gli idoli +più potenti sono quelli che hanno una +grinta più brutta. E restò sempre meglio +persuaso che la presenza di Cecco +Beppe lo avrebbe preservato dai pericoli +a cui, sempre più animosamente, si +esponeva.</p> + +<p>Da quel momento in poi si può dire +che il tenente non passasse giorno senza +correre qualche grosso rischio. Dove +andava lui pareva che le granate si +fossero date convegno: le fucilate pareva +che gli corressero dietro. Ma lui +ne usciva sempre incolume, e Cecco +Beppe confermava sempre più la sua<span class="pagenum"><a name="Page_60" id="Page_60">[Pg 60]</a></span> +fama di paraguai. Se di guai ne attirava +più del bisogno, evidentemente lo faceva +soltanto per mostrare la sua potenza +nel pararli.</p> + +<p>Fin che, un giorno, il tenente e Cecco +Beppe si trovarono in trincea. Anche i +bersaglieri-ciclisti facevano servizio di +fanteria. Cecco Beppe, che era una bestia +poco affettuosa ma che al suo nuovo +padrone si era adattato abbastanza bene, +e con lui si mostrava calmo e quasi ubbidiente, +arrivato in trincea, fu preso da +una smania nuova. Forse aveva sentito +l'odore dei Croati dalle trincee antistanti +e meditava una diserzione vera e propria. +Così fu che, riuscito a sciogliersi +un momento dalla catenina che gli stringeva +la pancia, dette un balzo sul parapetto. +Il tenente gli fu dietro ma non riuscì +ad afferrargli la coda. I tiratori nemici<span class="pagenum"><a name="Page_61" id="Page_61">[Pg 61]</a></span> +si erano già avvisti di un movimento +in quel punto della nostra trincea e qualche +schioppettata cominciò a frullare tra +gli arbusti e i reticolati. Ma il tenente +rivoleva ad ogni costo la sua scimmia; +si issò sul parapetto per riprenderla. +Aveva appena messo fuori la testa che +una pallottola lo rovesciò morto nella +trincea.</p> + +<hr class="chap" /><p><span class="pagenumr"><a name="Page_62" id="Page_62">[Pg 62]</a></span></p> + +<h2><a name="Confidenze_canine" id="Confidenze_canine">Confidenze canine.</a></h2> + +<p>Migliori portafortuna sono i cani che +si sono portati in guerra da casa. Non +che possano l'impossibile: garantire dal +pericolo, salvare dalla disgrazia. Ma non +è una fortuna avere, in guerra, dove +nessuno può accompagnarci, il compagno +più devoto e familiare della pace? +E se la disgrazia deve succedere, sperare +che il testimone fedele ritorni, come +una parte ancora viva di noi, ai +cuori da cui partimmo.</p> + +<p>Si sa che per l'ufficiale di carriera, +specie per quello delle armi a cavallo, +il cane è un attributo indispensabile.<span class="pagenum"><a name="Page_63" id="Page_63">[Pg 63]</a></span> +Per chi non capisce gli animali sarà +soltanto un piccolo lusso di più, ma per +chi sa quanto codesto animale ha di +umano, il cane è il confidente migliore +nella vita militare, dove tante volte, +nella gran compagnia, ci si sente anche +soli! Perchè superiori e compagni possono +essere abbastanza diversi da noi. +Sono quelli che il caso ci ha dati; e poi, +quando anche somigliano agli amici che +ci saremmo scelti, mutano troppo presto: +specialmente in guerra, dove, appena +stretta un'amicizia, se non è il +nemico che ce la porta via, è un ordine +che la trasloca. Ma il cane resta, compagno +d'armi costante e discreto.</p> + +<p>Per il cane, che da secoli e secoli +accompagna in guerra il padrone e il +suo cavallo, la guerra è sempre una festa: +anche la guerra d'oggi che, bisogna<span class="pagenum"><a name="Page_64" id="Page_64">[Pg 64]</a></span> +convenirlo, ha i suoi giorni di tedio +cupo. Il cane ha un «morale» di altezza +costante; rimane ilare e festoso. Come +ruzza volentieri fra i cavalli, così si mantiene +chiassone fra gli autocarri e le +trattrici che ingombrano schiaccianti le +strade della guerra odierna.</p> + +<p>Fu così, per ruzzare tra gli autocarri, +che la povera Rati—una canina +bianca col musetto rosa e le zampe +grosse di cucciola—ne ha avuta schiacciata +una. E i suoi amici non si vergognarono +di affliggersi anche per quella +mutilazione canina mentre pur tanti feriti +umani passavano nelle ambulanze.</p> + +<p>E poi, si sa, nell'esercito, i cani degli +ufficiali superiori godono, per riflesso, +della deferenza a cui hanno diritto i +galloni del padrone. Specialmente se +sanno farsi ben volere. Non si creda<span class="pagenum"><a name="Page_65" id="Page_65">[Pg 65]</a></span> +però che il cane di un colonnello tenga +a distanza il suo simile perchè non è +che il canino di un sottotenente. Cani +di superiori e canini di subalterni scherzano +insieme con simpatica confidenza. +Fra i Tedeschi e gli Austriaci no: fra +loro chi ha più stellette non parla con +chi ne ha meno se non per dargli degli +ordini. Ma fra noi Italiani, e anche tra +i Francesi e gli Inglesi, in guerra gli +ufficiali di tutti i gradi si parlano come +uomini e si vogliono bene alla pari anche +fra gradi diversi.</p> + +<p>Il che non impedisce che, in servizio, +ognuno ritorni al suo posto e chi deve +ubbidire si metta sull'attenti e chi +deve comandare comandi.</p> + +<p>Buby, per esempio, sentiva benissimo, +come cane, di aver per padrone un +generale. Buby era un magnifico danese,<span class="pagenum"><a name="Page_66" id="Page_66">[Pg 66]</a></span> +grosso e buono come un vitello. +Chiassone quanto gli permetteva la sua +corporatura pesante, viveva in buoni +rapporti di amicizia con tutti i cani del +vicinato, senza badare se fossero cani +subalterni e magari cani borghesi. Al +più si poteva dire che era un po' viziato +perchè, nella sua qualità di cane di un +comandante, c'era chi lo corteggiava; +per cui alle volte si abbandonava a qualche +sconvenienza, si capisce di che genere, +dove non avrebbe dovuto.</p> + +<p>Ma, per quanto sbarazzino, appena +vedeva pronta per uscire l'automobile +di Sua Eccellenza, si ricomponeva tutto +con molta gravità. Si trattava di accompagnare +il generale al fronte, in qualche +osservatorio, in giro d'ispezione: +Buby sentiva l'importanza della cosa. +E ad una prima chiamata saliva in vettura,<span class="pagenum"><a name="Page_67" id="Page_67">[Pg 67]</a></span> +e si sedeva sulle zampe di dietro, +serio, immobile, senza guardar più +in faccia nessuno. L'ufficiale di ordinanza +che gli sedeva accanto non era +più dignitoso di lui. Anche Buby partecipava +alle responsabilità dell'alto Comando.</p> + +<p>Rammento una sera che Sua Eccellenza +tornò al Comando tardi, stanco, +con gli occhi dolenti. Era avvenuto, +quel giorno, uno dei primi combattimenti +sanguinosi del nostro corpo d'armata. +Era stato interrotto da un temporale +d'inferno e i risultati ottenuti non +parevano adeguati al sangue sparso. +Forse quel giorno, per la prima volta in +vita sua, anche il generale aveva visto +dei morti, molti morti, che erano caduti +per un ordine che lui aveva dato. Quel +generale era un vecchio elegante, dalle<span class="pagenum"><a name="Page_68" id="Page_68">[Pg 68]</a></span> +mani grassoccie e bianche come quelle +di un cardinale.</p> + +<p>Quella sera, appena rientrato, chiese +dei suoi ufficiali. Chi c'era si presentò: +il generale li guardò ad uno ad uno, +come se temesse di non rivederli tutti +dopo quel giorno di battaglia. Si aspettavano +che dicesse qualcosa; si indovinava +che era commosso, che avrebbe +voluto aprirsi con qualcheduno. Ma tacque, +e licenziati gli ufficiali, riuscì in +giardino a passeggiare solo coi suoi pensieri. +E allora chiamò Buby.</p> + +<p>—Buby, Buby, qua....</p> + +<p>E Buby, che era rimasto in disparte, +silenzioso, corse al padrone e si mise al +passo con lui, serio, su e giù per il +giardino vuoto, mentre il cannone rombava +ancora nel buio. Capii come un +cane possa ricevere dopo la battaglia le<span class="pagenum"><a name="Page_69" id="Page_69">[Pg 69]</a></span> +confidenze che un generale non può fare +a nessuno, in silenzio, confidenze che +dette ad alta voce sarebbero debolezze.</p> + +<p>Così ci confidiamo con voi, ragazzi, +noi babbi, che certi giorni—i giorni +neri di tutte le vite—vi chiamiamo +per non dirvi nulla, ma vi guardiamo +negli occhi in un certo modo che anche +voi ve ne accorgete. E diventate seri, +perchè avete capito che vi si è detto +qualche cosa di segreto e di doloroso +che non si oserebbe dire ad alta voce +nemmeno a noi stessi.</p> + +<hr class="chap" /><p><span class="pagenumr"><a name="Page_70" id="Page_70">[Pg 70]</a></span></p> + +<h2><a name="I_gatti_che_non_ci_sono" id="I_gatti_che_non_ci_sono">I gatti che non ci sono.</a></h2> + +<p>Gatti in zona di operazioni non ne ho +trovati, o appena qualcuno e così brutto +che non meritava il nome dell'animale +cattivello, se volete, ma elegante che si +chiama gatto.</p> + +<p>Voi sapete che io ai gatti voglio bene +e posso assicurarvi che anche i gatti +vogliono bene a me: stiamo volentieri +insieme perchè non ci diamo noia a vicenda. +Io scrivo e il gatto sonnecchia, +tutti e due in silenzio: non si sente che +lo scricchiolio della penna e il brontolio +leggero delle sue fusa; in quel ronzio +sottile tutti e due tessiamo qualche cosa<span class="pagenum"><a name="Page_71" id="Page_71">[Pg 71]</a></span> +che ci diverte. Animali nati per la pace +e per il raccoglimento, tanto io quanto +il gatto. Sono stati i Tedeschi che ci +hanno costretti a far la guerra per difenderci.</p> + +<p>Credeva di essere il mastino del mondo +il Tedesco e con una zampata schiacciarci +tutti noi, poveri gatti di occidente. +Non sapeva che il gatto, tanto +più piccolo e più debole in apparenza, +in realtà è forte quanto lui e più elastico; +sembra che non possa svegliarsi +dai cuscini dove impigrisce se non per +scappare, e invece in un baleno, con un +guizzo, è in posizione di battaglia; arcate +le reni, non soffia soltanto, ma +sgraffia, assalta, ed è il mastino che da +ultimo deve scappare nel suo covile col +muso sanguinante.</p> + +<p>Sta il fatto però che i gatti mancano<span class="pagenum"><a name="Page_72" id="Page_72">[Pg 72]</a></span> +in zona di operazioni: e la loro assenza +mi pareva accrescere quel vuoto di molte +cose che dà un'aria lugubre alla guerra +anche quando la battaglia non imperversa. +Assenza inconciliabile con l'opinione +comune che il gatto rimanga nelle +case anche quando il padrone le abbandona. +Come mai, se il cane era rimasto, +il gatto se n'era andato?</p> + +<p>Mettiamo che di gatti in territorio +austriaco non ce ne siano stati mai +molti. È una bestia che ai governi polizieschi +non deve piacere, perchè ha l'abitudine +di pensare e di fare come pare +a lui, senza chiedere il permesso alle +autorità. Non adula un padrone che non +merita nulla, come qualche volta fa, per +troppo buon cuore, il cane. L'imperatore +d'Austria ha trattato sempre come +cani i suoi sudditi: ha preteso che benedicessero<span class="pagenum"><a name="Page_73" id="Page_73">[Pg 73]</a></span> +le sue bastonate e che si +chiamassero fedelissimi. È lui che deve +avere inventato la leggenda dell'infedeltà +del gatto, perchè il gatto italiano +era indipendente.</p> + +<p>Perchè dunque il gatto non si trova +a combattere anche lui la grande guerra +d'indipendenza? Che si sia imboscato +per viltà? Non lo posso ammettere. +Troppe prove di coraggio ha dato in +ogni occasione, troppo disprezzo ha del +nemico, per grande e grosso che esso sia.</p> + +<p>Non c'è che una spiegazione, pur +troppo, all'assenza misteriosa. Che il +gatto in Austria abbia cessato di esistere +ancora prima che noi andassimo +a liberare le nostre provincie. Gli Austriaci +ci chiamano <i>Katzelmacher</i>, ma +loro sono <i>Katzelfresser</i>—divoratori +di gatti. Ho assunte informazioni sul<span class="pagenum"><a name="Page_74" id="Page_74">[Pg 74]</a></span> +posto e ho saputo, pur troppo, di molti +casi in cui, mancando ogni altro genere +di carne, della povera gente ha dovuto +mangiarsi il proprio gatto. Spero che se +lo siano mangiato piangendo, ma se lo +sono mangiato. Sono gli orrori della +guerra.</p> + +<p>Una volta nel Friuli austriaco il governo +giallo e nero faceva credere che +sotto di lui si stava bene mentre sotto +l'Italia si stava male. Guardate—diceva—i +vostri vicini di là del Judrio, +friulani come voi, ma italiani: loro non +mangiano che polenta asciutta, mentre +voi mangiate i nostri buoni stufatini +austriaci ben unti di sego! Loro si vestono, +come povera gente, di panni paesani +tagliati alla meglio, mentre voi vi +vestite come signori con i vestiti fatti +che noi vi mandiamo da Vienna. Loro<span class="pagenum"><a name="Page_75" id="Page_75">[Pg 75]</a></span> +non parlano che italiano, mentre a voi vi +insegnano anche a parlar <i>per</i> tedesco. +Loro sono poveri e rozzi, mentre voi +siete ricchi e istruiti.</p> + +<p>Discorsi simili devono essersi fatti +anche tra i gatti d'oltre confine e i gatti +di qua del confine quando si incontravano, +nelle belle notti di gennaio, sul +ponte di Visinale. Perchè c'erano dei +gatti ingenui che alle frottole dei loro +padroni ci credevano.</p> + +<p>Ma che trionfo oggi, per i gatti del +Friuli italiano, che son rimasti tutti +vivi e sonnecchiano gustosamente al calduccino +delle cucine con l'antico cammino +in mezzo, mentre al di là del confine, +intorno ai focolai economici, alla +tedesca, si aggirano gli spettri dei poveri +gatti che vi sono stati arrostiti col +<i>Kunerol</i>!</p> + +<p>Se vedeste come è tranquilla la vita<span class="pagenum"><a name="Page_76" id="Page_76">[Pg 76]</a></span> +al di qua del confine, nelle buone osterie +patriarcali di Manzano, di Corno di +Rosazzo e di Oleis, a pochi passi dalla +guerra ma al sicuro. Fumano le granate +austriache sul Corada; dal Carso +viene un brontolio di temporale che +non smette mai; di notte l'orizzonte si +accende di luci misteriose, di meteore +bianche. È la guerra, sì; tremano le +finestre agli spari delle nostre artiglierie; +anche qui sono molti soldati, +venuti dal fronte, in riposo: e codesti +soldati raccontano quel che succede +laggiù, cose terribili e grandi; ma le +raccontano tranquilli, come se tutto +fosse finito e queste fossero le loro +case e intorno a questi focolari sedessero +le loro famiglie. E cantano le canzoni +dei paesi lontani, e motteggiano in<span class="pagenum"><a name="Page_77" id="Page_77">[Pg 77]</a></span> +dialetti che nessuno aveva mai sentiti +da queste parti.</p> + +<p>I paesani di Corno, di Manzano, di +Oleis, pensano con un brivido a quello +che sarebbe toccato a loro se, invece di +fare noi la guerra all'Austria, avessimo +aspettato che l'Austria ci attaccasse +invadendo tutto questo verde piano che +non si difende, se non arriviamo noi, +una volta per sempre, anche da questa +parte, a prender tutte le cime dei monti.</p> + +<p>Anche i gatti che sonnecchiano nell'osteria +di Corno di Rosazzo, mentre +l'ostessa e le sue figliuole mescono ai +soldati il vino bianco del paese, devono +pensare a qualche cosa di simile nella +loro tranquillità egoistica.</p> + +<p>Egoistica sì: il difetto del gatto, che +pure è un animale coraggioso, è questo: +di non combattere se non è disturbato,<span class="pagenum"><a name="Page_78" id="Page_78">[Pg 78]</a></span> +proprio lui, proprio nella sua casa. Il +suo egoismo è un po' gretto. Non è capace +di slanci nemmeno per i gatti fratelli +che sono in pericolo. I gatti friulani, +che stanno bene al di qua del +ponte di Visinale, aspettano, per passarlo, +che la guerra sia finita e che gli +Austriaci sieno ricacciati molto indietro, +oltre i monti che si vedono più lontani. +Sono come certi filosofi che, quando è +scoppiata la guerra, hanno detto:</p> + +<p>—Che me ne importa? I Tedeschi +non verranno mica fino nel mio studio +dove io faccio in pace le fusa sui miei +libri! Vinca chi vuole: io la guerra non +la faccio....</p> + +<p>Quei filosofi meriterebbero di far la +fine dei gatti di Val d'Isonzo: in padella.</p> + +<hr class="chap" /><p><span class="pagenumr"><a name="Page_79" id="Page_79">[Pg 79]</a></span></p> + +<h2><a name="Quando_la_gatta_non_e_in_paese" id="Quando_la_gatta_non_e_in_paese">Quando la gatta non è in paese.</a></h2> + +<p>Spariti i gatti, la guerra è divenuta +l'orgia dei topi.</p> + +<p>Formicolano nelle case abbandonate, +fanno i loro comodi, da padroni, anche +nelle case abitate. Topini inquieti e vivaci +che potrebbero passare anche per +animali graziosi se non avessero quella +lurida coda da rettile; sorcioni figli della +fogna, immondi. Banchettano, al crepuscolo, +dei detriti abbondanti che la guerra +lascia dietro di sè, gavazzano la notte +per le cantine e nei solai, in turpi scorribande. +Bestie sotterranee, portano alla +luce i tristi misteri che la luce non dovrebbe<span class="pagenum"><a name="Page_80" id="Page_80">[Pg 80]</a></span> +mai vedere. Addentano di tutto, +vivono della putrefazione. Tutto è fogna +per essi; i resti più santi che noi copriamo, +anche in guerra, perchè un +giorno qualcuno verrà a piangere sulla +croce che ne segna l'ultimo riposo, sono +minacciati dalla loro laida voracità. +Quando si sentono forti delle loro masse +schifose, mordono anche gli addormentati, +come fossero morti. Scivolano per +le trincee come fossero state scavate +per la loro vita di cloaca. Tutta questa +guerra sotterranea con i cunicoli, con i +camminamenti, con le gallerie, che hanno +inventata i Tedeschi e che noi dobbiamo +accettare per vincerli con i loro +mezzi, pare fatta ad intenzione dei sorci +delle chiaviche.</p> + +<p>I Tedeschi diranno che a ispirargliela +è stato il castoro, perchè guerra di insidie,<span class="pagenum"><a name="Page_81" id="Page_81">[Pg 81]</a></span> +nascosto, la fa anche il castoro, +e proprio, come sapeva Dante, «fra li +Tedeschi lurchi». Ma anche il sorcio di +fogna c'entra per qualche cosa. Se non +altro perchè è animale più compaesano +dei nostri nemici che nostro.</p> + +<p>Noi non abbiamo nemmeno un nome +preciso per designarlo: i Veneti le chiamano +«pantegàne», ma in Toscana le +dicono talpe, come quelle altre, anche +sotterranee, ma tanto più pulite, le brave +compagne del contadino nel liberare dai +vermi le radici delle piante: è chiaro +che i Toscani le hanno conosciute tardi +e, forse per eufemismo, le hanno identificate +a una bestia decente. Si sa infatti +che la prima grande invasione dei +sorci in Italia seguì quella degli Unni. +Da queste parti, come è noto, si affacciarono +nel quinto secolo di Cristo i<span class="pagenum"><a name="Page_82" id="Page_82">[Pg 82]</a></span> +brutti Mongoli dalla faccia cagnazza, +scendendo qui per la solita strada dei +barbari, da queste Alpi Giulie che si +devono riprendere tutte. C'è giù, nel +piano, Aquileia che dalle sue rovine illustri +ripete al mondo il ricordo di quelle +devastazioni antiche. Di qui sono passati +anche i sorci di fogna. E quelli che +ora infestano il terreno della nostra +guerra sono i loro degni discendenti, +come là sul Carso quelli che tentano di +impedirci la strada di Trieste sono i discendenti +degli Unni: gli Ungheresi. +Faremo pulizia per sempre degli uni e +degli altri.</p> + +<p>Quanto ai minori topi, che, se vi fa +piacere, possiamo per ora sopportare in +piccola quantità, provvederanno, a guerra +finita, i nostri gatti. Perchè, anche +pochi, sono insopportabili.</p> + +<p>Un inglese in India trovò una volta<span class="pagenum"><a name="Page_83" id="Page_83">[Pg 83]</a></span> +un monaco, naturalmente indiano, che +viveva in una capanna tutta nera di topi; +e monaco e topi si facevano, pare, +buona compagnia. L'inglese manifestò +la sua meraviglia chiedendo:</p> + +<p>—Perchè non li ammazzate?</p> + +<p>A cui il sant'uomo rispose:</p> + +<p>—E perchè voi li ammazzate?</p> + +<p>Bella risposta in bocca a un santo +indiano. I nostri santi però possono aver +fatto vita comune con i cani, con i leoni, +anche col porco; ma con i topi no. +Anzi furono proprio i monaci che portarono +dall'Egitto in Italia molti gatti per +distruggere i topi e i sorci. Così sia.</p> + +<p>Perchè non tutti gli uomini hanno +l'abilità che aveva il mio attendente, di +acchiappare i topi con le mani. Sicuro, +Rinaldo è stato capace di afferrare qualcuno<span class="pagenum"><a name="Page_84" id="Page_84">[Pg 84]</a></span> +di quei scivolanti roditori. È vero +che il topo si sentiva così sicuro del +fatto suo che veniva a riposare comodamente +sul mio letto e guardava intorno +con un certo luccichìo di prepotenza negli +occhietti. Rinaldo lo afferrò con una +manata sicura che fece fare alla bestiolina +uno strillettino. Era troppo tardi +per dirgli: fa' a modo.</p> + +<p>Ho sulla coscienza la morte di un +topo che forse non aveva altra colpa +che quella di voler vivere anche lui. Ma +la guerra, anche la più umana, questo +diritto non lo riconosce. E per questo +dobbiamo sconfiggere l'Austria e la Germania, +che hanno ucciso la pace del +mondo.</p> + +<hr class="chap" /><p><span class="pagenumr"><a name="Page_85" id="Page_85">[Pg 85]</a></span></p> + +<h2><a name="Fastidi" id="Fastidi">Fastidi.</a></h2> + +<p>Un personaggio di Shakespeare era +così sensibile che, una volta, ad un banchetto, +fece una scenata a suo fratello +perchè questi aveva ammazzata una mosca. +Il fratello si scusava:</p> + +<p>—Ma, signore, non ho ammazzato +che una mosca.</p> + +<p>E l'altro, sempre più irritato, a brontolare:</p> + +<p>—Ma se codesta mosca aveva un +padre e una madre? Povero insetto innocente, +che con la sua ronzante melodia +era venuto qui a tenervi allegri; e +tu lo hai ammazzato!</p> + +<p>Il personaggio di Shakespeare aveva<span class="pagenum"><a name="Page_86" id="Page_86">[Pg 86]</a></span> +in quel momento le sue buone ragioni +per dire delle stranezze. La mosca andrebbe +sempre ammazzata, se anche ad +ammazzarla non facesse schifo. È una +sozza bestia: quando gli uomini hanno +voluto dare al diavolo un brutto nome +lo hanno chiamato Belzebù, che s'interpreta +re delle mosche. Prospera nella +sporcizia peggio del topo: in guerra, si +accompagna alle sue più tristi, inevitabili +brutture. E contro la mosca non +servono i moschetti.</p> + +<p>D'estate è un nemico che l'esercito +non riesce a scacciare dalle proprie file; +la petulanza è più forte della forza. Per +essa non esistono trincee nè reticolati: +se l'avversario ha nei suoi ospedali il +tifo, l'enterite, il colèra, la mosca si affretta +a trasportarli nelle nostre file. E<span class="pagenum"><a name="Page_87" id="Page_87">[Pg 87]</a></span> +allora la guerra diviene veramente il più +orribile sogno che l'uomo possa sognare +a occhi aperti. Si rompe il quarto sigillo +dell'Apocalisse e il cavallo giallastro +corre la terra.</p> + +<p>Perchè il ferito, per quanto soffra, ha +sempre nel suo aspetto qualche cosa di +sano: la sua giovinezza è una speranza +contro le ferite più laceranti; promette +di risarcire i tagli più profondi, gli strappi +più crudeli: il male è visibile, è dal +di fuori. Ma il malato di male epidemico +è dentro che si sta decomponendo: la +disgregazione dei visceri si manifesta +nel lividore della pelle, nel dimagrimento +che lo sfigura peggio che uno +squarcio di granata. Se lo vedesse all'improvviso +così, affondato nella branda +del lazzaretto, forse sua madre stessa +esiterebbe a dargli un bacio.</p> + +<p>Fortunatamente il più delle volte guarisce<span class="pagenum"><a name="Page_88" id="Page_88">[Pg 88]</a></span> +anche lui. Qualche volta la Natura +si vergogna di uccidere un soldato così, +a tradimento. Ma le mosche continuano +a ronzargli intorno come desiderose di +potere da lui infettare un altro. La profilassi, +che riesce ad arrestare la propagazione +del morbo, vincerebbe più presto, +se potesse fermare i voli infausti +delle mosche.</p> + +<p>In un ospedale da campo ho visto +un piantone che non faceva che una +cosa: con un fascio di foglie scacciava +le mosche ronzanti intorno al compagno +ferito. Quel gesto umile, lento, ma continuo +quanto il sole nella giornata di +luglio, pareva anche un gesto eroico; +perchè era materno. Il ferito aveva alta +la febbre e gli luccicavano gli occhi: ma +anche per qualche raggio di gratitudine.</p> + +<p>Quando, non ostante tutto, il morbo è<span class="pagenum"><a name="Page_89" id="Page_89">[Pg 89]</a></span> +scoppiato, si impone la pulizia, la cura +del cibò che si mangia. Con qualche precauzione +si può vivere in un luogo ammorbato +senza nemmeno accorgersi che +c'è il morbo. Ma ci si meraviglia che +questo non sia anche più violento, a osservare +la indifferenza di molta gente—che +pure ha una gran paura di morir +di colèra—verso le più facili precauzioni +dell'igiene: nella loro tenace ignoranza +costoro si ostinano a pensare che +anche la malattia sia, come la ferita, +questione di caso.</p> + +<p>I medici militari hanno da combattere, +più che con i malati, con i sani +che possono ammalarsi. Meno male che +i consigli igienici—che in pace non +sono che consigli—in guerra diventano +ordini: dieci giorni di prigione, con<span class="pagenum"><a name="Page_90" id="Page_90">[Pg 90]</a></span> +due ore di ferri al giorno, ad un soldato, +per trascurata pulizia di un accampamento, +possono salvare un reparto dal +morbo minacciante. La disciplina aiuta +l'arte medica a fermare la pestilenza, +anche se non può fermare i nuvoli delle +mosche sciamanti da un lazzaretto a +una cucina.</p> + +<p>Bella cosa però se Noè nella sua arca +non avesse lasciato riemergere dal mondo +sommerso anche la stirpe delle mosche, +dei mosconi e delle zanzare!</p> + +<p>E nemmeno, naturalmente, di altri +insetti anche più piccoli e anche più +laidi. Ma evidentemente tra le punizioni +dell'uomo era stabilita anche quella di +grattarsi: e in guerra più che in pace.</p> + +<p>La scomparsa dei parassiti segnerà +un momento solenne della civiltà umana. +Un mio amico, straniero, che conosce<span class="pagenum"><a name="Page_91" id="Page_91">[Pg 91]</a></span> +l'Italia da molti anni, mi assicurava +di aver avuto una prova della civiltà +cresciuta nel nostro paese dal fatto che +ora, nelle nostre città, si passeggia anche +tra la folla senza riportarne a casa, +in qualche piega della biancheria, qualche +piccolo saltatore nero. In compenso +io gli ho raccontato che di un altro insetto, +notturno succhiatore di sangue, +non avevo mai fatto esperienza nel meno +lindo dei nostri villaggi, e non la avrei +forse mai fatta, prima di passare un +estate in Austria. Negli interstizi del legname +che abbonda nella camera austriaca +il caldo incuba le colonie dell'odioso +parassita. Il nostro soldato, che +sapeva di accantonarsi in territorio di +costume austriaco, ha fatto bene a provvedersi +di una piccola arma da caricarsi +a polvere insetticida.</p> + +<p>Sono questi i mali segreti e ingloriosi<span class="pagenum"><a name="Page_92" id="Page_92">[Pg 92]</a></span> +della guerra. Ma ci sono; e ne parlano +senza vergogna, tornando dalle +trincee, ufficiali che in pace erano lindi +come tulipani all'alba. Perchè in trincea +tutto è a comune tra l'ufficiale e il soldato: +il valore, l'onore, la pazienza, ma, +purtroppo, quando ce ne sono, anche gli +insetti che non ho nominati.</p> + +<p>Contro i quali tuttavia può anche la +disciplina. Sicuro; un ordine opportuno +e ben obbedito aiuta a vincere anche +battaglie di questo genere. In guerra si +vede perchè ai soldati si limiti la libertà +di tenere barba e capelli a propria fantasia: +teste rase e faccie quanto meno +barbute, tanto meglio.</p> + +<p>Il mio generale, che sa l'arte di vincere +perchè sa quella di comandare, non +credeva indegno del suo alto ufficio occuparsi<span class="pagenum"><a name="Page_93" id="Page_93">[Pg 93]</a></span> +di queste faccenduole. Quando +trovava un soldato troppo trasandato +nell'uniforme e con i capelli lunghi, si +fermava e lo fermava: lo fissava e gli +chiedeva il nome. Quel soldato, ritornando +all'accampamento, era sicuro di +trovarsi preparata una punizione d'ordine +di S. E. in persona.</p> + +<p>Un generale, con i suoi soldati, qualche +volta deve fare come la mamma +che mette in castigo il suo ragazzo perchè +la mattina gli è parso fatica lavarsi +il collo.</p> + +<p>I soldati sono spesso dei ragazzi che, +a lasciarli fare, si fa il loro male. E cocciutelli +alle volte, proprio come ragazzi. +Quanto c'è voluto a un nostro bravo bersagliere—buono, +del resto, come una +pasta—per fargli tagliare un ciuffetto +nero che il cappello portato di banda,<span class="pagenum"><a name="Page_94" id="Page_94">[Pg 94]</a></span> +proprio alla bersagliera, gli lasciava in +mostra. Ci teneva a quei capelli, perchè, +diceva, erano capelli «di mamma +sua». Ma in guerra si devono sacrificare +le cose più care.</p> + +<p>E un altro soldatino fu anche più cocciuto +per un suo bel pizzo castagno. +Venne l'ordine a tutto il reggimento di +rader pizzi e barbe. A rigor di termini +i regolamenti permettono al soldato di +portare un pizzo contenuto in certi limiti. +Ma il colonnello di quel reggimento +partiva dal principio radicale che dove +non c'è più bosco le bestie feroci non +fanno più il covo; perciò via tutto il +bosco: e ordinò ai suoi soldati rasatura +completa del mento oltre che della +testa.</p> + +<p>Ma il soldatino ne fece una questione +d'onore. Forse in qualche libro aveva<span class="pagenum"><a name="Page_95" id="Page_95">[Pg 95]</a></span> +letto che il pizzo lo si è chiamato anche +«onor del mento». E protestò:</p> + +<p>—Il pizzo non me lo levo. Piuttosto +mi faccio fucilare.</p> + +<p>Una risposta di questo genere si chiama +un rifiuto di obbedienza: mancanza +che si punisce sempre, e in guerra più +severamente. Così fu che per la sua rispostaccia +il soldato fu mandato al Tribunale +di guerra; una faccenda seria. +Naturalmente a nessuno dei giudici passò +per la mente che fosse il caso di condannarlo +alla fucilazione: ma due anni +di reclusione non glieli poterono risparmiare.</p> + +<p>Sappiate però, per vostro conforto, +che i due anni di pena li sconterà, caso +mai, a guerra finita; e allora, se si sarà +portato bene, nel pizzo e nel resto, avrà +la grazia: dopo di che, in pace e da<span class="pagenum"><a name="Page_96" id="Page_96">[Pg 96]</a></span> +borghese potrà togliersi il gusto di portare +in pace, la barba lunga, se gli verrà, +fino ai piedi.</p> + +<p>Voi mi direte che i cavalieri di Carlo +Magno, barbuti, erano eroi, quantunque +le ricerche storiche che si potrebbero +fare in quelle barbe non sarebbero senza +resultato: ma i legionari romani, rasati +e glabri, vinsero i Teutoni e i Cimbri +dalle barbacce rosse.</p> + +<hr class="chap" /><p><span class="pagenumr"><a name="Page_97" id="Page_97">[Pg 97]</a></span></p> + +<h2><a name="Italia_detta_dai_giovenchi" id="Italia_detta_dai_giovenchi">«Italia detta dai giovenchi....»</a></h2> + +<p>Si vuole che l'origine del nostro nome, +Italia, sia proprio questo: paese dei vitelli. +Il nome, un tempo, tremila anni fa, +designò quella estrema penisola della +penisola che i naviganti dell'Oriente +greco e fenicio incontravano prima venendo +a noi, la Calabria d'oggi: poi il +nome salì per tutta la grande penisola, +valicò l'Appennino con i Romani; a +tempo di Giulio Cesare e di Augusto +comprese anche questa provincia che +stiamo riconquistando zolla per zolla, +su su, oltre quella gran terrazza di +monti che vedete sopra Gorizia, fino a +quell'ultima altura che scende a taglio<span class="pagenum"><a name="Page_98" id="Page_98">[Pg 98]</a></span> +netto, come uno scalino: Monte Re. Era, +tutta questa, la decima regione dell'Italia +romana.</p> + +<p class="pp"> +L'Italia, detta dai giovenchi, è qui.... +</p> + +<p>Il verso virgiliano del nostro caro e +grande Giovanni Pascoli—come sarebbe +contento oggi il grande Pascoli +d'essere ancora vivo a vedere, a sperare, +anche a soffrire!—mi ronza negli orecchi +mentre l'automobile si è dovuta fermare +sul ponte del Visinale. Il ponte +dell'antico confine, sul Judrio, è stretto, +e i lunghi traini pesanti debbono passarlo +un po' per volta per non stancarlo +troppo. Anche l'automobile questa volta +si è dovuta fermare—in fila con i +carri, le prolunghe, i <i>camions</i>, i cannoni—all'imbocco +del ponte, perchè lo +sta passando una processione di buoi.</p> + +<p>Sono tanti e tanti: fin dallo svolto<span class="pagenum"><a name="Page_99" id="Page_99">[Pg 99]</a></span> +della strada, in ordine con i soldati. +Vien fatto di immaginare che anche al +di là, oltre quella piccola altura da cui +sbucano, tutta la pianura friulana ne +formicoli: l'Italia ha richiamati tutti i +suoi buoi da tutti i suoi campi; ne ha +formato un placido esercito che si muove +con l'altro esercito di uomini e di ferro. +Chi sa che qualcuno di questi fantaccini, +che fino a ieri erano contadini, non riconosca +il suo vitello tra le centinaia e +centinaia che se ne concentrano nei parchi. +Sono contadini anche i soldati che +guidano i drappelli bovini, i <i>bovars</i>, +territoriali anziani, di questa provincia +di Udine che così fortemente sostiene i +suoi doveri di Provincia di confine, oggi +tutta cinta dal fragore della guerra. I +<i>bovars</i>, alti e ossuti, nei loro cappottoni<span class="pagenum"><a name="Page_100" id="Page_100">[Pg 100]</a></span> +turchini, sono rimasti dei guidatori di +armenti vestiti da soldato: non hanno +cambiato mestiere; soltanto invece che +ai mercati li avviano direttamente ai +macelli da campo; dietro le truppe operanti. +Tranquilli e pazienti oggi alla +guerra, come ieri ai mercati. L'aereoplano +austriaco può volare sopra di loro +curioso e minaccioso. Essi nemmeno alzano +gli occhi a cercarlo in cielo, tra i +fiocchi bianchi dei nostri <i>shrapnells</i> che +ne segnano la rotta.</p> + +<p>Placidi <i>bovars</i> e placidi bovi. Voi +direte che è per indifferenza: che il bue +non ha paura perchè non sa, non indovina +che cos'è la morte fin tanto che non +è morto. E che in fin dei conti il suo +destino di finire spezzettato e cotto è il +medesimo in pace o in guerra.</p> + +<p>Io ho un'opinione migliore del bue.<span class="pagenum"><a name="Page_101" id="Page_101">[Pg 101]</a></span> +Mi pare impossibile che, stando sempre +con l'uomo, a lavorare con lui, non abbia +capito qualche cosa di quello che +succede. Quando dalla sua stalla ha visto +partire i figliuoli maggiori di casa, +tutti insieme, e i rimasti li ha veduti +guardarsi fra loro, così seri, deve avere +indovinato che qualche cosa di nuovo +stava succedendo nel podere, in tutti i +poderi della fattoria. E quando son venuti +a tirar fuori dalla stalla anche lui +e lo hanno portato alla stazione, dove +c'erano altri buoi e altri contadini, deve +aver cominciato a capire che il nuovo +era anche grande, per gli uomini e per +i loro animali.</p> + +<p>Poi c'era stato il lungo, lento viaggio +in treno—buoi, cavalli, soldati: +per la strada, all'incontro con altri treni, +quando i soldati si salutavano vociando,<span class="pagenum"><a name="Page_102" id="Page_102">[Pg 102]</a></span> +anche ad essi veniva fatto di +muggire con i musi sporgenti dalle aperture +di quella stalla stretta e bassa che +si moveva. Così fino al confine, quanti +incontri con buoi sconosciuti, ma che +dovevano trovarsi lì tutti per la stessa +ragione! I grandi buoi candidi della Val +di Chiana, i potenti cornuti del Senese +guardavano con curiosità i più piccoli +compagni rossastri del Piemonte; le +razze romagnole scoprivano per la prima +volta le razze friulane. Anche nei +duri crani bovini deve essere entrata +un'idea nuova, più vasta, della loro specie: +di essere molti, assai più di quanti +potevano figurarsi mentre erano vissuti +nelle loro stalle disperse; e differenti +tra loro, ma, così differenti, simili, fratelli.</p> + +<p>Che non sien proprio capaci i buoi<span class="pagenum"><a name="Page_103" id="Page_103">[Pg 103]</a></span> +di sentire l'orgoglio di esser tanti, e +tutti buoi d'Italia?</p> + +<p class="pp"> +L'Italia, detta dai giovenchi, è qui.... +</p> + +<p>Questi che, a drappelli, a plotoni, a +battaglioni, stanno passando il ponte +di Visinale, vanno a morir per l'Italia. +Non ridete dell'idea di sacrificio che mi +fa pensoso al loro passaggio. È un'idea +ohe doveva avere qualche mio antenato +preistorico di quattro o cinquemila anni +fa. I nostri antenati mediterranei non +erano in origine divoratori di buoi come +i tedeschi carnivori; erano agricoltori; +nel bue vedevano il compagno di lavoro, +non la vittima indispensabile al loro appetito. +Quando lo ammazzavano, sentivano +di sacrificarlo. E lo sacrificavano +infatti agli dei. Così la povera bestia +moriva sì, ma per uno scopo più nobile<span class="pagenum"><a name="Page_104" id="Page_104">[Pg 104]</a></span> +che non fosse proprio quello di riempir +la pancia ai suoi uccisori: questi non +facevano che utilizzare un avanzo di ciò +che gli dei avevano avuto.</p> + +<p>Non è una macelleria ma un sacrifizio +di buoi questo che noi facciamo ora, +per preparare il rancio a centinaia di +migliaia di soldati. Sacrifizio appare anche +per la quantità straordinaria dei +capi che si abbattono. Noi prepariamo +il pasto quotidiano di carne a contadini +che in pace, nei loro campi, non dovevano +mangiar tanta carne per essere +forti contadini. Ma il contadino, trasformandosi +in soldato, ha bisogno che anche +il suo nutrimento si trasformi; e le +energie vive che questa vita di fatica e +di pericolo gli consuma, le ristora il +buon pezzo di carne che ogni giorno +gli arriva nella gavetta di brodo. Si sacrifica<span class="pagenum"><a name="Page_105" id="Page_105">[Pg 105]</a></span> +il contadino; è giusto che si sacrifichi +il suo animale. L'animale si sacrifica +all'uomo, ma tutti e due si sacrificano +a qualche cosa che vale più di +qualunque vita animale, di uomo, di eroe. +Qualche cosa che vive mentre noi moriamo +e che è come il riflesso eterno +delle nostre vite passeggere: la Patria.</p> + +<p>O Italia, che ai tuoi poeti apparisti +santa nella pace campestre, Italia di +Virgilio, di Garibaldi e del Pascoli, come +ti riconosco qui, oggi, a batter l'Austria +con le tue dure fanterie di contadini, +dietro cui marciano, incolonnati +come animali di battaglia, i loro buoi, +al sacrifizio!<br /></p> + +<p class="pp"> +....Vissero nei campi<br /> +i forti antichi popoli: l'aratro<br /> +il solco eterno disegnò di Roma:<br /> +l'Italia, detta dai giovenchi, è qui. +</p> + +<hr class="chap" /><p><span class="pagenumr"><a name="Page_106" id="Page_106">[Pg 106]</a></span></p> + +<h2><a name="Buoi_e_profughi" id="Buoi_e_profughi">Buoi e profughi.</a></h2> + +<p>Anche questo nuovo lembo di Friuli +che abbiamo riaggiunto all'altro, il Friuli +di Gorizia al Friuli di Udine, è paese di +campi, di contadini e di buoi. Le case +coloniche punteggiano di bianco il verde +chiaro del piano, il verde scuro dei colli. +Biade e viti al piano, viti e boschetti in +collina, e in colle e in piano alberi da +frutto come in poche altre parti di Italia: +quando ci arrivammo, a giugno, +pareva che i soldati non bastassero a +finire le ciliege, tante ce n'erano.</p> + +<p>Anche contadini ce n'erano. Non +tutti, chè gli uomini fino ai quarantacinque<span class="pagenum"><a name="Page_107" id="Page_107">[Pg 107]</a></span> +anni se li era portati via l'Austria +a fare i soldati in Galizia; c'erano +solamente i vecchi, le donne, i ragazzi. +Ma insomma le campagne non erano vuote: +le stalle avevano i loro buoi, i cortili +i loro polli. Sarebbe stata una bella +cosa se si fossero potuti lasciar tutti +dove erano, far la guerra senza disturbarli +dalle loro occupazioni pacifiche.</p> + +<p>Ma un esercito ha bisogno di molto +spazio tutto per sè; e poi gli Austriaci +avevano subito cominciato a tirar a granata +sopra quelle case, sopra quella povera +gente che si ostinava ad abitarci.</p> + +<p>Codesti Friulani erano stati fino dal +giorno avanti sudditi austriaci, e, quantunque +italiani, avevano anche obbedite +pazientemente agli antichi padroni. Sapevano +che i nostri soldati non avrebbero +loro fatto male; s'illudevano che<span class="pagenum"><a name="Page_108" id="Page_108">[Pg 108]</a></span> +anche gli Austriaci non si sarebbero +vendicati su loro da lontano, a cannonate +cieche.</p> + +<p>Invece le granate arrivavano, dappertutto. +E tuttavia i contadini non si +movevano. Restavano lì, così intontiti +che non avevano nemmeno paura. Se +una casa era sfondata da un 305, si +riparavano in un'altra. Non potevano +credere che l'Austria facesse la guerra +anche a loro.</p> + +<p>Quando si è dovuto dar l'ordine di +sgombero, hanno obbedito con l'animo +straziato. Che importava loro aver salve +le vite, se le case rimanevano esposte +alla rabbia del nemico?</p> + +<p>Sgomberi dolorosi che stringevano il +cuore a quegli stessi che dovevano ordinarli. +Quanta più roba potevano, la +ammucchiavano sui carri, lunghi carri<span class="pagenum"><a name="Page_109" id="Page_109">[Pg 109]</a></span> +a quattro ruote a cui attaccavano i buoi: +sopra, tra i fagotti, i panieri, i secchi, +si allogavano le donne con i bambini +più piccoli in collo; ma i più grandi venivano +dietro a piedi, con gli occhi smarriti +come quelli dei buoi che tiravano i +loro carri. Che si saranno detti, incontrandosi, +i buoi profughi, che partivano, +con i buoi dell'interno che arrivavano?</p> + +<p>Ad ogni paese c'era una sosta: e allora +ognuno avrebbe voluto poter ritornare +indietro, a riprendere ancora un oggetto, +un animale, un altro po' della casa +abbandonata. Trovavano subito chi provvedeva +ai loro bisogni più urgenti, chi +li consolava dicendo che nell'interno +avrebbero avuto protezione, ristoro, calma. +Ma era una tristezza muta che non +si riusciva a rincorare. Anche i bambini +stavano zitti: restavano lì dove li mettevano,<span class="pagenum"><a name="Page_110" id="Page_110">[Pg 110]</a></span> +fermi, svogliati. I buoi soltanto +mugghiavano lamentosamente; ma chi +può dar retta al lamento di un bue tra +lo scalpitìo di tanti cavalli, il rotolìo di +tanti autocarri?</p> + +<p>Più fortunati si reputavano coloro +che riuscivano a non farsi internare, a +restarsene nei paesi vicini, da qualche +parente che ci avessero, magari senza +aiuti, pur di non andar lontano. Parecchi +si allogarono in un cinematografo, +e nei cortili vicini passavano le +loro giornate da zingari, a farsi un po' +di polenta, a vivere della carità che i +soldati facevano loro. Tutte le donne +avrebbero voluto diventar le lavandaie +dei soldati: tutti i ragazzi i loro presta +servizi.</p> + +<p>Ma poi? Per far la guerra non ci +vuole confusione, e anche dai paesi un<span class="pagenum"><a name="Page_111" id="Page_111">[Pg 111]</a></span> +po' più discosti dalle trincee si sono dovuti +sgombrare i profughi ammassatisi +nel primo momento. E se ne sono empiti +dei lunghi treni e si sono mandati +indietro, una squadra per ogni città, +dove per tutti era pronto un ricovero, +del cibo e della pietà. Bisogna sopratutto +che trovino molta pietà affettuosa +questi profughi, che hanno troppo sofferto +per capire che si combatte anche +per loro. Chi oggi farà qualche cosa per +essi sarà compensato poi, a guerra finita, +quando andrà a trovarli nei loro paesi +riedificati, nelle loro case, un'altra volta +sicure tra il verde chiaro della valle, tra +il verde vivace dei colli.</p> + +<p>L'ospite conoscerà campi prosperosi +e case inghirlandate di tralci: aie ombrate +di gelsi e di ontani, stalle piene +di manzi e cortili pieni di ragazzi. E di<span class="pagenum"><a name="Page_112" id="Page_112">[Pg 112]</a></span> +codesta gente conoscerà il sincero carattere +che non si può conoscere bene +oggi che lo hanno amareggiato dalla +guerra, dopo averlo avuto guasto dal +governo austriaco. La pace rinnoverà il +naturale buon umore del contadino friulano; +ridesterà le «sagre» e i balli di +tutte le domeniche, e poi—finiti i +balli—al ritorno, sotto le stelle, le +vecchie «villotte» paesane, così dolci +anche quando dicono pensieri di malinconia:</p> + +<p class="pp"> +'O ai butadis tanti lagrimis<br /> +di fa' côri un biel mulin,<br /> +il mio cor si distruzève<br /> +come l'ueli 'tal lumin. +</p> + +<hr class="chap" /><p><span class="pagenumr"><a name="Page_113" id="Page_113">[Pg 113]</a></span></p> + +<h2><a name="Animali_da_cortile" id="Animali_da_cortile">Animali da cortile.</a></h2> + +<p>Ora lungo il basso Isonzo la guerra +ha fatto il vuoto dei contadini e delle +loro bestie. I buoi che hanno accompagnato +i profughi fino a Cervignano, a +Palma, a Cormons, se non hanno trovato +da allogarsi in qualche stalla amica, +sono stati venduti all'esercito e stanno +anch'essi sacrificandosi, nel modo concesso +al bue, per la patria: le vacche +sono state requisite per gli ospedali da +campo.</p> + +<p>Ma tutti, proprio tutti, non sono spariti. +Fino a Mossa, fino a San Martino +di Quisca qualche contadino è riuscito<span class="pagenum"><a name="Page_114" id="Page_114">[Pg 114]</a></span> +a rimanerci, a coltivar le sue ortaglie +fra le trincee. Se glie lo permettessero, +ritornerebbero tutti a zappare la loro +terra, nonostante il pericolo di sbarbare, +insieme con le cipolle, le granate austriache +che si sono interrate senza +esplodere.</p> + +<p>Insieme con qualche vacca, abbandonata +da quelli che al nostro arrivo sono +dovuti andare dall'altra parte, dietro i +loro padroni austriaci, sono rimaste parecchie +galline e qualche maiale disperso. +Se noi fossimo Austriaci, li avremmo +computati tra i prigionieri di guerra.</p> + +<p>Galline e maiali stanno bene insieme, +anche per temperamento. Hanno abitudini +egualmente sudicie e pari l'avidità +che le ingrassa. Ma in questa la gallina +supera forse lo stesso maiale. Il motto +latino dice che non si devono dare le<span class="pagenum"><a name="Page_115" id="Page_115">[Pg 115]</a></span> +perle ai porci, perchè non sono capaci +di apprezzarle; sarebbe meglio dire che +non si devono darle alle galline, che le +ingoierebbero come pietre qualunque, +stupidamente. Perchè è certo che per +intelligenza il maiale è un genio in confronto +della gallina.</p> + +<p>La stupidità della gallina è portentosa. +Guardando il mondo in due pezzi—quello +che vede con l'occhio destro +indipendente dall'occhio sinistro—non +deve aver mai capito più di mezza cosa +per volta. E soltanto in grazia della sua +completa stupidità può alle volte parer +perfino una bestia di coraggio. Una lucertola +che la fissi un po' risolutamente +basta a farla scappare: viceversa uno +<i>shrapnell</i> che le rovescia sopra le sue +novecentonovantanove pallette non la +smuove: quando vede cascar roba dall'alto,<span class="pagenum"><a name="Page_116" id="Page_116">[Pg 116]</a></span> +crede sempre che sia becchime +per lei. Come tutti gli sciocchi, anche la +gallina ha la sua dose di presunzione.</p> + +<p>Ne ho viste insinuarsi tra i cannoni di +una batteria in azione: si rincorrevano +tra i serventi dei pezzi, beccavano nelle +orme che le suola dei soldati lasciavano +nella terra fangosa. I grossi proiettili +giallastri, che gli artiglieri portavano +correndo dai cassoni ai cannoni, li dovevano +prender per zucche. La loro incapacità +assoluta di intuire che si stava +facendo qualche cosa di molto serio, e +che soltanto la serietà della cosa impediva +ai soldati di allungare la mano per +tirar loro il collo, faceva dispetto.</p> + +<p>Altre due, in un paese semidistrutto, +si erano appollaiate sul campanile rimasto, +non si sa come, in piedi. Una +pattuglia dei nostri soldati, arrampicatasi<span class="pagenum"><a name="Page_117" id="Page_117">[Pg 117]</a></span> +fino sulla cella campanaria, sentì +starnazzare in alto, sopra un palco morto. +I soldati avevano imbracciato i moschetti +per sparare, quando si accorsero +che i supposti tiratori austriaci erano +delle galline. Furono fatte prigioniere +lo stesso. E con buon diritto di guerra; +perchè certo, se gli osservatori nemici +avessero scorto muoversi nella cella del +campanile delle penne di gallo, avrebbero +giurato che erano bersaglieri in vedetta, +e tutti i campanili isontini sarebbero +caduti vittime della doppia stupidità, +dei polli e degli Austriaci.</p> + +<p>Vero è che i bersaglieri considerano +un dovere speciale del loro corpo quello +di evitare i possibili equivoci tra le animose +piume dei loro cappelli e quelle +dei polli vagolanti. Sono impareggiabili +cacciatori di galli e di galline senza padrone.<span class="pagenum"><a name="Page_118" id="Page_118">[Pg 118]</a></span> +Ritornando da un servizio alcuni +ciclisti bersaglieri ne scorsero tre o +quattro oltre la siepe, nel campo: lasciate +le biciclette, via di corsa dietro +le galline che con grandi strilli correvano +ad infrascarsi. In quel punto il nemico, +che aveva visto del movimento, +aprì il fuoco, il suo solito fuoco di molestia: +qualche <i>shrapnell</i> e una granata, +qualche granata e uno <i>shrapnell</i>.</p> + +<p>Il graduato rimasto sulla strada gridava +ai suoi bersaglieri che ritornassero +a inforcar le biciclette per uscire dalla +zona battuta. Ma che! I bersaglieri, allegri +come ragazzi a caccia di farfalle, +rispondevano che li lasciasse fare ancora +un momento. E soltanto quando, +dopo una bella corsa in lungo e in largo +per il campo, ebbero afferrate le fuggitive, +ritornavano sulla strada per rimontare<span class="pagenum"><a name="Page_119" id="Page_119">[Pg 119]</a></span> +in sella. Alle granate che arrivavano +rifacevano il verso, miagolando +come gatti arrabbiati.</p> + +<p>Destino analogo è toccato ai suini +erranti per i paesi vuoti. Il porco, checchè +si dica, è un animale sensibile, e, +nell'assenza dei padroni, tende a dimagrare. +Trotterella di casa in casa, preoccupato, +emettendo brevi grugniti lamentosi. +Qualcuno diffida dei maiali dispersi: +dicono di averne visti accostarsi +per lurida fame, come un corvo o un +sorcio, a bestie morte. Speriamo che non +sia vero.</p> + +<p>Forse per questo, in un paesello del +Collio, completamente vuoto di abitanti, +fu lasciato per diverso tempo padrone +un grosso maiale dagli occhietti furbeschi. +I soldati che ci bazzicavano gli +avevano messo nome: il signor sindaco.<span class="pagenum"><a name="Page_120" id="Page_120">[Pg 120]</a></span> +Ma poi, per quella sua fissazione a voler +rimanere in un paese sgomberato +per ordine dell'autorità militare, si concepirono +dei sospetti sui suoi sentimenti +politici. Gli Austriaci dovevano averlo +lasciato apposta perchè facesse la spia. +E un giorno, mi dispiace doverlo confessare, +ma senza nemmeno processarlo, fu +destituito dalla carica e passato per le +armi.</p> + +<p>Ma quando fu ucciso, non fu chiamato +nessuno a contemplarlo morto, +come fece, a Nomény sulla Mosella, quel +soldato tedesco che invitò la signora +Bertrand a guardare <i>den Schwein</i>, il +porco, che egli aveva sgozzato: ed era +un povero vecchio di ottantasei anni +ammazzato nella sua poltrona.</p> + +<hr class="chap" /> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_121" id="Page_121">[Pg 121]</a></span></p> + + + + +<h2><a name="Un_cuculo" id="Un_cuculo">Un cuculo.</a></h2> + + +<p>La guerra che ammutolisce tante voci +non ammutolisce i canti degli uccelli. +Nè li scaccia dalla zona di fuoco, che +le artiglierie a lunga portata allargano +sempre più, se non proprio là dove l'incendio +divorante il bosco li snidi. Certo +non fanno più nido gli uccelli sulla cresta +del Podgora che era, un anno fa, +un bel bosco di robinie e oggi è una +sassaia rossastra. Ma nei loro voli erranti, +i passerotti si posano fin sugli +orli delle trincee, per guardare curiosamente +dentro.</p> + +<p>Rondini no: se ne vedono pochissime:<span class="pagenum"><a name="Page_122" id="Page_122">[Pg 122]</a></span> +uccelli che fanno casa sulla casa +dell'uomo, soffrono come uomini quando +la casa è specialmente combattuta. Invece +il campo e il bosco rimangono vasti +e liberi anche dove gli eserciti li +riempiono dei loro attendamenti e li scavano +per i loro ricoveri. Per quanto la +guerra d'oggi, pesante e macchinosa, +giunga ad alterare l'aspetto non pur +degli abitati ma del terreno stesso, gli +uccelli non debbono impressionarsene +quanto noi, animali senza volo, che raramente +possiamo vedere le cose un po' +dall'alto.</p> + +<p>Rompan le mine e grandini la mitraglia! +Non se ne fanno caso; ci sembrano +abituati. Quante volte gli uccelli +hanno sentito passarsi sopra l'uragano +che decima il bosco, cadere il fulmine +sull'albero che li proteggeva! Specie<span class="pagenum"><a name="Page_123" id="Page_123">[Pg 123]</a></span> +questi uccelli della val d'Isonzo, così +spesso tormentata dai temporali e dal +vento. Forse confondono tra le burrasche +della natura e quelle dell'uomo. +Come noi del resto che, alle volte, +quando il cannoneggiamento e il temporale +venivano insieme, finivamo col +non distinguere i rombi. E nelle notti +di estate, scorgendo i soffi rossi dei +colpi lontani dietro i colli, tante volte +credevamo a lampi di caldo.</p> + +<p>Nemmeno gli uccelli però devono confondere +quando il bombardamento rintrona +nel sereno. Infatti, in guerra come +in pace, quando il temporale vien dalla +natura, con i nembi e la pioggia, essi +tacciono; invece durante le tempeste +dell'artiglieria si scostano, ma rimangono +a vedere, magari cantando, se ne +hanno voglia. La loro posizione rispetto<span class="pagenum"><a name="Page_124" id="Page_124">[Pg 124]</a></span> +alla battaglia è quella dei comandanti +che la seguono dagli osservatori: per lo +meno fuori dal tiro della fucileria; questa +assomiglia troppo—devono pensare +gli uccelli—alla molestissima petulanza +dei cacciatori.</p> + +<p>Ma al cannone sembrano presto abituati: +i sibili delle traiettorie non sono +gran cosa per chi non pensi a quello che +vien dopo il sibilo; anche un bombardamento +generale e continuo finisce con lo +stancare i nervi in modo che, dopo un +certo tempo, non se ne raccoglie che una +vibrazione unica, piuttosto dentro di noi, +nel cervello, che fuori. Ci se ne accorge +bene soltanto quando è smesso: ma ci +sono giorni e notti che non smette mai, +e i soldati che sono in riposo dormono +lo stesso e gli uccelli continuano a cantare, +al solito se ne hanno voglia.</p> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_125" id="Page_125">[Pg 125]</a></span></p> + +<p>Ne doveva avere gran voglia quel cuculo +che, un giorno di giugno, insisteva +a ripetere le sue due note interrogative +da un boschetto del Collio, mentre noi +da una collina seguivamo quell'insieme +di segni e di rumori che è, vista da una +certa distanza, un'azione di guerra. Faceva +<i>cucù</i> agli Austriaci che nel suo +boschetto non rimetteranno più piede, o +lodava, come nei tempi di pace, la piena +primavera della bella valle?</p> + +<p>Anche per noi, sbucati dalle frasche +del bosco al margine aperto del colle, lo +spettacolo del paesaggio vinceva quello +della guerra. Lo godevamo come in una +scampagnata, prima tutto insieme e poi +pezzo per pezzo.</p> + +<p>A destra, il piano che si perdeva con +il suo fiume nella luce verso il mare: oltre, +la linea nuda del Carso che dallo<span class="pagenum"><a name="Page_126" id="Page_126">[Pg 126]</a></span> +sprone di Sagrado saliva avvicinandosi +fino alle groppe schiacciate del San Michele, +e si allontanava lungo il Vipacco +invisibile, verso le Porte di ferro azzurre, +lontane. Ma era anche più bello, +di una grazia pastorale e boschereccia, +alla nostra sinistra, nell'ondulamento +plastico dei colli scendenti dal Corada, +appoggiati alla diga calcarea del Sabotino, +ai terrazzi alpestri di Ternova.</p> + +<p>Così bello e così strano. Perchè proprio +quei colli, freschi e ombrosi, che +con l'ultima propaggine ci nascondevano +Gorizia, dovevano dare i propri +nomi alla gloria funebre della battaglia: +Oslavia, Peuma, il Podgora, il Calvario? +Possibile che nei valloncelli, profumati +d'erbe aromatiche, fioriti di orchidee +silvestri, si nascondessero le batterie? +Che i prati fossero scavati di<span class="pagenum"><a name="Page_127" id="Page_127">[Pg 127]</a></span> +trincee? Che dietro quella collina ci +fosse Gorizia piena di soldati austriaci, +di cannoni fabbricati in Germania?</p> + +<p>Aguzzando gli occhi si distinguevano +sì e no i solchi rossastri che zebravano +il Sabotino, i tagli recisi che indicavano +le abbattute del Podgora. L'occhio si +sperdeva nell'armonia delle linee e delle +luci, l'anima respirava la dolcezza pensosa +della campagna in fiore. E il cuculo, +invisibile, richiamava con le due +note di flauto verso un miraggio di pace.</p> + +<p>Ma a poco per volta ci si convince +che davanti a noi è la battaglia, proprio +la battaglia. Sotto il Calvario c'è fumo +giallastro fra il verde; è Lucinico che +brucia. Fumate nere si posano, una dietro +l'altra, a ventaglio, sul Calvario; se +ne sentono i tonfi sordi: sono i nostri +cannoni che tirano a sconvolgere i ripari<span class="pagenum"><a name="Page_128" id="Page_128">[Pg 128]</a></span> +nemici. Gli Austriaci da questa parte +non pare che voglian rispondere. Invece +tutto a un tratto piovono granate verso +Sagrado, proprio sul fiume, tutte nello +stesso punto: pare che minaccino il +ponte. Altre arrivano più in qua, verso +il piano, chi sa, verso Mariano. Un +nostro areoplano vola sui fianchi del +San Michele: gli scoppiano intorno gli +<i>shrapnells</i> gialli e rossi degli austriaci; +di alcuni più bassi si distinguono, al +momento dello scoppio, i lampi. Anche +verso Savogna e Merna tirano le nostre +batterie. Se ne sentono i colpi metallici +in partenza. Davanti la nostra collina si +è alzato un <i>drachen-ballon</i>, lucente come +un pesce, al sole. Si pensa che gli +potrebbero tirare e che noi siamo sulla +linea di tiro, ottimamente collocati per +i colpi lunghi. Ma non ci pensa il cuculo<span class="pagenum"><a name="Page_129" id="Page_129">[Pg 129]</a></span> +che continua a cantare dalle parti di +Cerovo, ora che alcuni <i>shrapnells</i> nemici +fermano i loro fiocchi sopra Cerovo +Alto.</p> + +<p>Non si scorgono che fiammate brevi, +che fumate lunghe, qua e là, sulla lunga +linea: le forze che le provocano restano +invisibili. Invisibili anche le nostre fanterie, +che pure non sono lontane, mentre +stringono il Podgora. È qui che l'azione +si concentra: scoppietta la fucileria, +prima a folate sparse, poi tutte insieme, +come una pioggia dura. Ed ogni +tanto un rumore secco come un giro di +manovella a un macinino arrugginito: +le mitragliatrici.</p> + +<p>Ora tutta la falda del Podgora è battuta +dalle nuvole livide degli <i>shrapnells</i> +nemici; contro le nostre fanterie che<span class="pagenum"><a name="Page_130" id="Page_130">[Pg 130]</a></span> +avanzano? Dunque avanzano. E perchè +non succede nulla al Sabotino? Perchè +invece quei due colpi grossi sopra il +San Michele? E quel pennacchio nero +che sembra uscire dal suolo nella sella +di San Martino? Ma tirano anche verso +di noi: le solite nuvolette bicolori si aggiustano +sopra il <i>drachen</i>. In questa +vastità di cielo non sembra possibile +che facciano male. Paiono prove di uno +spettacolo pirotecnico fuori d'ora. L'odor +della polvere? Ma qui non c'è che odor +di terra silvestre e di fieno. E il cuculo +se la deve godere, indifferente come un +poeta d'Arcadia; ma più coraggioso, bisogna +convenirne.</p> + +<p>Ora, mentre il giorno declina, le sue +due note che ritornano in ogni pausa di +cannonate hanno preso un'inflessione +di malinconia. Non schernisce più gli<span class="pagenum"><a name="Page_131" id="Page_131">[Pg 131]</a></span> +Austriaci per i colpi mancati; piange i +nostri che sono morti mentre lui cantava +senza guardare e noi guardavamo +senza vedere. Nè lui nè noi, in fin dei +conti, abbiamo capito bene di assistere +a una battaglia.</p> + +<hr class="chap" /><p><span class="pagenumr"><a name="Page_132" id="Page_132">[Pg 132]</a></span></p> + + +<h2><a name="Selvaggina_fortunata" id="Selvaggina_fortunata">Selvaggina fortunata.</a></h2> +<p>Un'idea che devono essersi fatta della +guerra gli uccelli del Collio può essere +anche questa: che la guerra è per gli +uccelli un periodo di pace. Si tira dappertutto +ma nessuno tira a loro.</p> + +<p>La legge che vieta la caccia in tutta +la zona di guerra men che meno è violabile +in presenza del nemico. Gli Austriaci +non devono dire che li scambiamo +per lepri: le lepri qualche volta +escono dai loro covi; gli Austriaci no: +per prenderli bisogna entrare nelle loro +tane.</p> + +<p>Tuttavia si può ammettere che qualche<span class="pagenum"><a name="Page_133" id="Page_133">[Pg 133]</a></span> +volta il divieto possa essere stato +violato. Il divieto è mosso sopra tutto +dall'intento di evitare i colpi d'arma da +fuoco che possono far nascere inutili +confusioni. Ma i lacci e le panie sono +silenziosi. Così, in gran silenzio, qualche +polenta sarà stata mangiata con il suo +classico complemento di uccelletti; qualche +lepre, come in pace, può essere +morta anche in guerra in salmì. In tale +occasione un ufficiale giustamente scrupoloso +rimproverò il cuoco e rammentò +che lepri era proibito ammazzarne; i +commensali convennero con lui, ma gli +fecero notare che non lo avevano invitato +ad ammazzarla, ma soltanto a mangiarla.</p> + +<p>Il fatto è che, in grazia a quel divieto, +nonostante le possibili eccezioni, +le lepri hanno prosperato e si sono moltiplicate<span class="pagenum"><a name="Page_134" id="Page_134">[Pg 134]</a></span> +tra le file, si può dire, dei combattenti. +Il Collio del resto non ne era +mai povero: quasi tutto il terreno che +noi battiamo era anche prima terreno di +bandita: c'erano vivai di selvaggina appositamente +curati. Ma ora, come nei +tempi idillici in cui l'uomo viveva in +pace con gli altri animali e gli altri animali +tra loro, le lepri si sentono anche +meno insidiate ed escono con audacia +nuova dai loro nascondigli.</p> + +<p>Un antico scrittore greco assicurava +che, nelle notti di luna, le lepri, ammaliate +da quella luce, uscivano nelle radure +del bosco e danzavano: chi sa che +le Fate e le Ninfe, di cui la fantasia antica +sognò le farandole notturne sotto +le querci, non fossero in realtà delle lepri? +Certo è che oggi le lepri appariscono +veramente a ballare davanti i fari<span class="pagenum"><a name="Page_135" id="Page_135">[Pg 135]</a></span> +delle automobili. Nel cono di luce mobile +che esplora le strade della guerra +balza improvvisa una figurina animalesca; +somiglia a una di quelle ombre +animate che si proiettano con un giuoco +delle dita sul muro. Corre a capriole +spaventate e ridicole davanti alla macchina, +ma pare non possa più uscire dal +fascio di luce che l'attrae: è una lepre +che ha come un'anima di falena. Si aumenta +di velocità: la ruota davanti sta +per investirla; un'ultima capriola e il +burattino animale sparisce nel buio.</p> + +<p>Ma anche di giorno l'automobilista, +se è anche cacciatore, vede volare molte +ragioni di desiderio e di rimpianto: accanto +alle siepi gli frullano i cotorni, +gli tagliano la strada i voli delle gazze +bianche e nere. L'uccellame minuto saltella +e garrisce in tutti i boschetti: al<span class="pagenum"><a name="Page_136" id="Page_136">[Pg 136]</a></span> +tramonto gli stornelli empiono di ilari +strida i platani sulle piazzole dei villaggi. +A principio dell'autunno passano +in alto le falangi delle oche selvatiche.</p> + +<p>L'abbondanza di selvaggina dà a tali +campagne come un carattere di altri secoli, +quando i campi, più che al sostentamento +degli agricoltori, provvedevano +alle delizie dei nobili cacciatori, e il diritto +di caccia era riservato ai signori. +Anche in questo l'Austria è riuscita a +mantenersi feudale: mantenendo colture +e norme che conservino selvaggina abbondante +ai suoi feudatari. È tutto un +paese di feudatari questo che battiamo +con la nostra guerra, sul medio e basso +Isonzo: i borghi del Collio: Dobra, Bigliana, +Vipulzano, San Floriano prendono i +nomi dai castelli feudali oggi o distrutti +o ridotti a più comode foggie di ville,<span class="pagenum"><a name="Page_137" id="Page_137">[Pg 137]</a></span> +nelle quali fino a ieri dimoravano, con +animo di feudatari male inciviliti a godersi +il bel sole italiano, generali austriaci +in pensione, nobilucci fedeli all'Austria.</p> + +<p>Non ci sono più e non ci torneranno. +Ma come le loro ville sono sicure in +mano nostra, così i loro parchi e le loro +riserve da caccia. Al Bosc, sopra Capriva, +i fagiani continuano a vivere in +pace la loro vita elegante di galline di +alto bordo. Se qualche colpo di obice è +arrivato a sfrondare le loro macchie, non +se ne dolgano con gli artiglieri austriaci; +non miravano mica a loro, aristocratici +gallinacei di covata austriaca; +miravano invece ad un ospedaletto da +campo, italiano, lì vicino.</p> + +<p>Neppure le nostre artiglierie si sono +proposte di disturbare i caprioli quando<span class="pagenum"><a name="Page_138" id="Page_138">[Pg 138]</a></span> +hanno tirato oltre Gorizia, sul parco di +Panoviz. Hanno semplicemente risposto +alle artiglierie nemiche che tirano dai +giardini pubblici di Gorizia, divenuti fortezze. +Poveri caprioli, così graziosi e +mansueti, quando si affacciavano a guardare +stupiti dal margine del bosco, sulla +strada che per Val di Rose va ad Aisovizza! +Così dolci nel ricordo anche quei +colli d'oltre Isonzo, San Marco, i Rafut, +Monte Corona, fraterni a questi che teniamo +sulla destra del fiume, tutti figli +ridenti dell'unica madre Alpe Giulia!</p> + +<p>Anche là oltre frondeggiano recessi +di poesia pastorale, e i caprioli domestici +vi si aggiravano, eleganti come gazzelle. +Ma oggi dove saranno? Tutti quei +luoghi di delizia sono labirinti di trincee +austriache: è lì che hanno preparato le +loro difese di seconda linea i nemici, ben<span class="pagenum"><a name="Page_139" id="Page_139">[Pg 139]</a></span> +sicuri di dover presto abbandonare le +prime. E dietro ce ne sono altre e altre +ancora, su per la Valle del Vipacco, +sino a Monte Re. Non si può negare +che alla loro ritirata gli Austriaci non +abbiano pensato per tempo.</p> + +<p>I caprioli—quelli che non saranno +finiti alle mense del generale Boroevic—a +quest'ora devono essere scappati +lontani. Nei boschi di Plava una +notte una nostra sentinella dette l'allarme: +dalle trincee nemiche doveva essere +uscito qualcuno, che frusciava nel +fogliame. In fatti, a salti disperati, si +vide entrare nelle nostre linee un disertore +austriaco inconsueto: un capriolo.</p> + +<p>Erano tutti luoghi di diletto per l'Austria +queste provincie italiane che i +nostri soldati le stanno faticosamente +strappando; si capisce che se le difenda<span class="pagenum"><a name="Page_140" id="Page_140">[Pg 140]</a></span> +con le unghie e con i denti. Senza le provincie +italiane, l'Austria rimarrà più povera; +ma anche più brutta. Oltre questi +monti c'è ancora bellezza di natura; ci +sono valli amene, boschi, campi, giardini. +Ma sono diversi: li attrista un non +so che di aspro e di freddo; nei versanti +settentrionali delle Alpi la natura più +ricca sembra nascondere una segreta +povertà.</p> + +<p>Qui, intorno a Gorizia, nelle ville meriggianti +tra boschetti di tutti gli alberi +e giardini di tutti i fiori, le stirpi ultramontane +stanno perdendo un troppo comodo +soggiorno altrui. La guerra, che +sul Carso non ha avuto da vuotare che +pochi villaggi, più poveri dei macigni +tra cui si nascondono, qui divampa tra +dimore di delizie. E pare anche più tragica +nel contrasto.</p> + +<p>Quando per caso il cannone tace,<span class="pagenum"><a name="Page_141" id="Page_141">[Pg 141]</a></span> +pronta ci sorprende l'illusione che qui +la guerra non possa esserci: che anche +noi ci siamo venuti per tutt'altra ragione, +a fare qualche altra cosa.</p> + +<p>Che poteva esserci in quel plico suggellato +che di notte ho portato ad una +villa tutta avvolta di fronde? Un ordine +di operazioni, una cosa molto seria; una +sentenza di morte per qualcuno che deve +eseguirlo; un messaggio di dolore per +molta gente che non ne saprà mai nulla. +Pareva così strano di averlo a portare +proprio in quella villa felice; scendere +a quel ricco cancello, far stridere la +ghiaia fina di quel giardino, aspirare quel +profumo di gelsomini. Quanti ce ne dovevano +essere in fiore nelle dense spalliere +che si intravedevano nel buio! I +carabinieri montavano la guardia in un<span class="pagenum"><a name="Page_142" id="Page_142">[Pg 142]</a></span> +<i>berceau</i>—da queste parti lo chiamano +<i>gloriette</i>—di gelsomini.</p> + +<p>Un piantone ci guida in silenzio ad +una sala che si indovina lussuosa, fatta +per i piacevoli convegni di gente ricca +e fastosa. Si consegna il plico a un ufficiale +di servizio; un saluto e si scende, +rapidi e silenziosi, uno scalone di gala: +e si ripensa che quell'ordine—letto—si +sta suddividendo in altri ordini che +già corrono per fili invisibili ad altri uomini +che ascoltano gravi e per quelle parole +ascoltate si preparano a morire. La +guerra sembra anche più straordinaria +in questi parchi che in sogno rivedono le +luminarie spente, riodono le musiche taciute +di notti festanti. Possibile che da +un momento all'altro arrivi fin qui un +sibilo, e uno schianto feroce ne deformi +l'architettura signorile?</p> + +<p>Un'altra volta scricchiola la ghiaia<span class="pagenum"><a name="Page_143" id="Page_143">[Pg 143]</a></span> +fina sotto i nostri stivali pesanti: e, nel +silenzio profumato dei gelsomini misteriosi, +strillano improvvise le strida rauche +dei pavoni. Domani battaglia. Che +ne pensano i pavoni belli, vani e stupidi +come galline?</p> + +<hr class="chap" /><p><span class="pagenumr"><a name="Page_144" id="Page_144">[Pg 144]</a></span></p> + +<h2><a name="Trasfigurazioni" id="Trasfigurazioni">Trasfigurazioni.</a></h2> + +<p>Dice il Corano: «Non vi è specie di +bestia sulla terra nè di uccello che voli +con le sue ali che non sia un popolo simile +a voi». E i pesci? Che il profeta +li abbia ritenuti troppo dissimili da tutti +gli altri animali, troppo freddi e troppo +voraci, per essere aggregati alla ideale +comunità dell'universa vita vivente?</p> + +<p>Gli Austriaci proprio nei pesci credono +di aver finalmente trovato il popolo +che li somigli. E non mica soltanto nei +pesci-cani.</p> + +<p>Infatti, quando la <i>Garibaldi</i> affondò +silurata nell'alto Adriatico, un giornale<span class="pagenum"><a name="Page_145" id="Page_145">[Pg 145]</a></span> +di Vienna espresse la soddisfazione austriaca +con questo pensiero delicato: +«Quest'altro anno speriamo di mangiar +grasso il pesce dell'Adriatico; noi gli +procuriamo buon nutrimento di marinari +italiani».</p> + +<p>Fortuna che i pesci dell'Adriatico non +leggono i giornali di Vienna.</p> + +<p>No, quel mare non è stato mai propizio +alle fantasie dei pirati affamati. I +nostri morti non vi giacciono preda alla +voracità dei pesci: nei fondi glauchi +del nostro mare c'è pietà e gloria per +tutti i morti degni di gloria o anche soltanto +di pietà. Avvengono laggiù incanti +e trasfigurazioni, come quella con +cui il buon silfo Ariele consolava Ferdinando +dopo il naufragio in cui suo +padre era scomparso:</p> + +<p>«Egli giace molte braccia in fondo:<span class="pagenum"><a name="Page_146" id="Page_146">[Pg 146]</a></span> +le sue ossa sono diventate coralli: sono +perle quelli che furono i suoi occhi. +Niente di lui è sparito invano: ma la +forza del mare lo ha trasfigurato in un +miracolo prezioso».</p> + +<p>E gli stessi pesci, voraci e, stupidi, +non sono tutti stupidi e voraci come se +li figura a sua immagine un giornalista +viennese.</p> + +<p>Io so di un povero pesce dell'Isonzo +che fu cortese con un nostro povero +soldato. Forse nella forma di quel pesce +guizzava lo spirito delicato di una creatura +divina, una Naiade d'Italia, ma la +sua apparenza non era che quella di un +barbo, il <i>barbus plebeius</i> dei naturalisti.</p> + +<p>Mentre nuotava fra due acque, sotto +Gorizia, il pesce vide venire a sè una +forma umana, goffa e pietosa. Era il<span class="pagenum"><a name="Page_147" id="Page_147">[Pg 147]</a></span> +cadavere di un soldato italiano, ucciso +verso Tolmino, ad Aiba, tentando con +pochi altri di traghettare l'Isonzo sotto +il tiro incrociato degli Austriaci. Era +un volontario ed in guerra era venuto +con un'idea soltanto: vedere Trieste.</p> + +<p>Nato in Sicilia, non era mai uscito +dalla sua isola: di Trieste non sapeva +che il nome, ma il solo nome della +città lontana gli aveva suscitato in cuore +un'idea favolosa ed appassionata. Per +lui, se l'Austria non rendeva Trieste +all'Italia, era perchè Trieste non era +una città come tutte le città, anche le +più belle, anche Palermo: doveva essere +qualche cosa di assai diverso e di più. +Come se la figurasse, naturalmente non +sapeva dirlo nemmeno a sè stesso: appunto +per vederla come era, soltanto +per questo, era andato volontario a prender<span class="pagenum"><a name="Page_148" id="Page_148">[Pg 148]</a></span> +Trieste. E andandoci, di una cosa +era certo: che, quando l'avesse vista, +ci fosse arrivato anche un momento, +non gli sarebbe più importato morire.</p> + +<p>Strada facendo, via via che si avvicinava +al confine, il miraggio si era +fatto sempre più attraente. La sua Sicilia +gli svaniva rapidamente dal pensiero. +Non sentiva, come i suoi compagni, +la nostalgia di chi si allontana da +casa, ma l'ansia di chi si avvicina ritornando. +Gli pareva proprio di tornarci +a Trieste, lui che non c'era mai stato.</p> + +<p>E un giorno, che il suo battaglione +in marcia sostò sul Corada e il suo capitano +gli indicò laggiù laggiù, oltre la +gola di Salcano, nella caligine dell'orizzonte +libero, una sfumatura più chiara +e gli disse che quello era il mar di +Trieste e che quella era la costa di<span class="pagenum"><a name="Page_149" id="Page_149">[Pg 149]</a></span> +Trieste, il volontario siciliano provò una +tal gioia che gli venne da ridere e da +piangere al tempo stesso.</p> + +<p>Aveva sentito dire che da Monfalcone +e da Gorizia non si poteva passare; +non dubitò che la strada buona +fosse quella dei monti a cui era arrivato +il suo reggimento. Trovatala, si sentiva +di poterci arrivare per di là, lui e i suoi +compagni, come nulla. Non poteva capacitarsi +che, prima, bisognava aver +vinto tutta la guerra, perchè le difese +austriache di Trieste erano già quelle +posizioni in cui il nemico si asserragliava +davanti a lui, subito oltre il fiume +fluente glauco ai suoi piedi.</p> + +<p>Perciò, quando venne al suo reggimento +l'ordine di tentare anche lì il passaggio +dell'Isonzo, gli parve l'ordine +più naturale e più facile. Si offrì e fu<span class="pagenum"><a name="Page_150" id="Page_150">[Pg 150]</a></span> +chiamato a passare uno dei primi in un +barchetto. Fu colpito mentre metteva +piede sull'altra riva e cadde morto nel +fondo del fiume.</p> + +<p>Soltanto sotto Salcano, alle porte di +Gorizia, risalì a galla. E con il morto +risalì la sua anima, che pareva non potesse +staccarsene, mentre la corrente lo +spingeva da un ponte all'altro verso la +foce. Il povero morto nulla sentiva più, +ma l'anima vicina sentiva e soffriva ancora +per lui: rabbrividiva a ogni contatto, +temeva nuove offese al compagno +che non poteva più difendersi: tronchi +d'alberi, rottami d'armi, mine galleggianti, +altri cadaveri scendevano con +loro per la corrente.</p> + +<p>L'anima era ancora smarrita tra la +vita di prima e quella di poi: cercava +la via del suo destino eterno. Ma prima<span class="pagenum"><a name="Page_151" id="Page_151">[Pg 151]</a></span> +di spiccare il volo, un dovere la soffermava: +comporre il compagno morto in +riposo tranquillo; ci doveva essere a +qualche svolto del fiume una cavità riparata +dove lasciarlo sicuro almeno dalla +voracità dei pesci. E un'altra volontà +ancora l'anima conservava dal momento +che il colpo mortale l'aveva staccata +dal corpo: la volontà stessa che aveva +condotto il volontario a morire lassù: +vederla, finalmente, la città per cui era +morto.</p> + +<p>Ma come arrivarci, ora che la corrente +inesorabile lo spingeva da una +sponda all'altra, per fermarlo forse nella +fanghiglia di un canneto? Già il fiume, +scendendo, mutava aspetto: le rive non +erano più cigli sassosi ma argini bassi; +il letto si allargava tra greti di fango e +di ghiaia.</p> + +<p>Fu qui che il barbo dell'Isonzo si<span class="pagenum"><a name="Page_152" id="Page_152">[Pg 152]</a></span> +mise a nuotare di conserva con il soldato +morto che l'anima staccata non +aveva più forza di governare; nemmeno +di scostarlo dal pesce in cui sospettava +qualche mala intenzione. Ma il pesce +muto l'assicurava. Aveva compreso il +segreto desiderio dell'anima e, per aiutarla, +prese esso il governo del funebre +corteo fluviale; con la forza miracolosa +di una creatura incantata lo guidò fuor +degli incagli per una via che esso sapeva.</p> + +<p>Erano arrivati alla confluenza del Vipacco. +Fucilate disperse sbattevano ogni +tanto sul pelo delle acque: in alto filavano +ronzii di obici: le sponde del fiume +rintronavano di tonfi sordi. Il corteo del +morto e della sua anima deviò dietro il +pesce esperto dei luoghi; presto l'anima<span class="pagenum"><a name="Page_153" id="Page_153">[Pg 153]</a></span> +si accorse, fra rive più anguste, di rimontare +una corrente: dapprima era un'acqua +torba piena di detriti, ma poi limpida +come di ruscello alpestre, mentre +intorno diminuiva il rombo tormentoso +delle cannonate. Passarono sotto mulini +fermi, in acque sempre più nitide, fino +a un gorgo profondo in cui si immersero +lungamente. Era quella la tomba +smeraldina destinata al soldato morto +prima di vedere Trieste?</p> + +<p>Quando ne uscì, l'anima non vide più +la luce dell'aria e l'azzurro del cielo, +ma sopra di sè l'arco di una vasta grotta +che una luce debole ma diffusa rischiarava +lievemente di riflessi opalini: le +acque su cui navigava erano cupe, striate +da guizzi di argento.</p> + +<p>Il barbo non c'era più; invece guida +era un sottile natante roseo e trasparente;<span class="pagenum"><a name="Page_154" id="Page_154">[Pg 154]</a></span> +così trasparente che ogni tanto, +contro la poca luce, se ne distingueva, +sotto le carni diafane, il cuore pulsante. +Il pesce era divenuto uno spettro di pesce: +un proteo. Ed anche il corpo del +morto era divenuto laggiù un'altra cosa. +La forma umana si era riplasmata in +una sostanza medusea; il volto serenato +aveva preso un pallore ialino su cui la +fosforescenza delle grotte accendeva erranti +fuochi di opale. Il morto e la sua +anima vagavano nelle grotte del Carso, +in quelle profondissime, inesplorate e +inesplorabili, dove il travaglio delle acque +e delle Fate ricompone in gemme +splendenti i detriti opachi del mondo.</p> + +<p>Nel silenzio della tomba incantata +scivolavano senza gorgogli le acque lisce +dei fiumi ciechi; laggiù erano le +polle secrete che, pullulando in alto,<span class="pagenum"><a name="Page_155" id="Page_155">[Pg 155]</a></span> +nelle grotte note anche ai geologi, fanno +crescere misteriosamente le fiumane del +Timavo e della Piuca.</p> + +<p>Vennero a una sponda declive contro +cui il corpo del morto si fermò dolcemente. +Anche il proteo era sparito. Una +albasia verdina schiariva appena il luogo: +ma il bagliore fioco rivelava tutto +intorno una pomposa architettura di diaspri, +di malachiti, di ametiste: occhi di +rubino accendevano gocce vive nell'ombra +degli archi senza fine. Era un tempio +di colonne portentose che salivano +nel buio verso una vôlta invisibile. Mai +alcun imperatore ebbe tomba così profonda +e così ricca. Qui l'anima si staccò +dal suo compagno con un ultimo addio +e salì per il buio, lieve, lungo le colonne, +in alto.</p> + +<p>Quanto durò quell'ascensione di farfalla<span class="pagenum"><a name="Page_156" id="Page_156">[Pg 156]</a></span> +notturna? Già per un pozzo aperto +scorgeva sopra di sè il cielo di un turchino +cupo. Ormai non aveva più bisogno +di chi la conducesse; il cielo stesso +la aspirava lentamente fuori della cavità +sotterranea.</p> + +<p>Quando fu sull'orlo del pozzo, per un +istante ancora sulla superficie della terra, +volse intorno un ultimo sguardo. +Sotto la balza dell'altipiano una città +chiara si stendeva lungo un mare pallido. +Era l'alba e la città non aveva +voci: pareva addormentata in un sonno +pesante da cui non potesse sciogliersi: +le sue piazze quadre erano come vuotate +da un incantesimo che vi avesse +sospeso la vita. L'anima, trasvolando, +pregò Dio che rendesse presto alla città +assopita nel dolore la gioia del risveglio +nei mattini pieni di luce e di opere.</p> + +<p>La salma del volontario siciliano,<span class="pagenum"><a name="Page_157" id="Page_157">[Pg 157]</a></span> +composta negli ipogei del Carso, ebbe +un sussulto di gioia poichè la sua anima +aveva veduto Trieste, proprio sopra +la sua tomba, ricca e profonda come +nessuna tomba imperiale.</p> + +<hr class="chap" /><p><span class="pagenumr"><a name="Page_158" id="Page_158">[Pg 158]</a></span></p> + +<h2><a name="Piccioni_sospetti" id="Piccioni_sospetti">Piccioni sospetti.</a></h2> + +<p>Rientriamo nelle nostre linee.</p> + +<p>Quella di passare, in guerra, dalle linee +di un esercito dentro quelle dell'altro +non è impresa facile. Nemmeno per +chi avesse la turpe intenzione di disertare: +alla partenza facilmente lo arriva +la schioppettata nella schiena di chi lo +ha visto partire; prima dell'arrivo gli +può venire incontro quella del nemico +che non sa con quali intenti il disertore +venga a lui.</p> + +<p>Se dalle file nemiche filtrano ogni +tanto nelle nostre i disertori austriaci, +bisogna pur credere che la vita sia tra<span class="pagenum"><a name="Page_159" id="Page_159">[Pg 159]</a></span> +loro meno sopportabile della morte. Ce +ne sono stati di quelli che, per uscire +da codesto inferno, di notte si sono buttati +nelle acque gelide dell'Isonzo, e, +passatolo a nuoto, hanno atteso l'alba +appiattati nei canneti, per venire ai nostri +avamposti a rendersi prigionieri, +zuppi e congelati.</p> + +<p>Chi sa quanti soldati austriaci si dolgono +amaramente di non avere imparato +a nuotare! E quanti altri, chiusi +nelle gabbie fortificate delle loro trincee, +canticchiano rabbiosamente la vecchia +canzoncina:</p> + +<p class="pp"> +Se fossi un uccellino e avessi l'ale.... +</p> + +<p>Se avessero le ali molti non mancherebbero +di spiegarle per fare un bel volo +verso le gabbie che li attendono in Italia, +attraenti gabbie a cui non manca il<span class="pagenum"><a name="Page_160" id="Page_160">[Pg 160]</a></span> +becchime. Alcuni prigionieri austriaci +hanno avuto perfino l'onore di essere +allogati in quella che fu la prigione del +più grande imperatore latino: la villa +di Napoleone, nell'Elba solatia e pensosa.</p> + +<p>Non credo però che, prendendo forma +di uccelli, i disertori dell'Austria vorrebbero +prender quella del piccione. Tra +i volatili, in guerra, il piccione naturalmente +è il più sospetto. Iniquo destino, +a cui non pensava dovessero soggiacere +i suoi discendenti la colomba che portò +a Noè il ramicello di olivo, segno di conciliazione +e di pace. Oggi tra i combattenti +la comparsa di un piccione è interpretata +in tutt'altro modo. Tutti i +colombi, i più candidi di dentro e di +fuori, portano la pena di una loro famiglia +giustamente diffidata: qualunque<span class="pagenum"><a name="Page_161" id="Page_161">[Pg 161]</a></span> +colombo, in guerra, è fortemente sospetto +di essere viaggiatore. E non è il +tempo più propizio per viaggiare tra +frontiere nemiche in tempo di guerra.</p> + +<p>Trattandosi di piccioni, non è il caso +di interrogarli, e magari convincersi che +le loro intenzioni erano pure. E poi non +bastano nemmeno le intenzioni: per viaggiare +in zona di guerra ci vogliono dei +passaporti molto autentici. I piccioni, +che non li hanno, cadono sotto la sanzione +dei bandi che regolano la circolazione +nei paesi guerreggiati: la pena più +leggera che può toccar loro è quella di +essere internati. E per lo più si internano +in qualche cucina in cui subiscono +le estreme conseguenze della loro imprudenza. +In tal caso non riman loro +che la speranza di esercitare una postuma<span class="pagenum"><a name="Page_162" id="Page_162">[Pg 162]</a></span> +rappresaglia opponendo ai denti dei +commensali una resistenza tenace.</p> + +<p>Vittime innocenti talvolta. Ma come +si fa? Lo spionaggio è un'arte in cui i +nostri nemici sono tutti grandi artisti. +Anche in tempo di pace qualunque viaggiatore +tedesco o austriaco era sempre +un po' piccione viaggiatore. Ora anche +il giusto, se c'è, può pagarla per il +colpevole. Vuol dire che, in seguito, chi +vorrà non essere mai sospetto, si guarderà +dal nascer tedesco, o, nascendo +tedesco, non escirà più dalla sua colombaia.</p> + +<p>Sospetti che salterebbero nell'occhio +anche della polizia più distratta. Come +si fa a spiegarsi che in una casa occupata +da un comando militare un bel +giorno appaiano, ospiti nuovi, una o due +dozzine di piccioni sconosciuti? In quella<span class="pagenum"><a name="Page_163" id="Page_163">[Pg 163]</a></span> +casa può esserci rimasto ancora il casiere +del padrone di prima, un austriaco +della più bell'acqua. Mettiamo che il +vecchio casiere non abbia nessuna intenzione +di attaccare agli zampetti dei +piccioni alcun messaggio furtivo. Tanto +meglio: così, facendo sparire i piccioni +appena arrivati, si evitano anche al +buon vecchio Johann o Franzele i disturbi +che legalmente gli potrebbero +toccare.</p> + +<p>Tanto, i piccioni corrono il pericolo +di fare la stessa fine anche ritornando +nelle linee austriache. L'aneddoto è vero, +e avvenuto qualche anno fa, quando +l'esercito e la marina dell'Austria si +preparavano a dare all'Italia quello che +oggi ricevono. Un tenente di vascello, +aveva avuto la missione di uscire con una +torpediniera da Sebenico, navigare verso<span class="pagenum"><a name="Page_164" id="Page_164">[Pg 164]</a></span> +Ancona e di qui dare il volo ai piccioni +viaggiatori che teneva in gabbia. +Senonchè codesto tenente aveva delle +ragioni sue particolari per amar poco lo +Stato che serviva, e d'accordo con i +marinai, che erano Dalmati, quando era +uscito dalle isole si fermava lì e, tolti +i piccioni dalle gabbie, li passava al +cuoco che ne componeva per l'equipaggio +un eccellente risotto. Da Sebenico +il comando si meravigliava di veder ritornare +troppo pochi piccioni: l'ufficiale +rassicurava i suoi superiori spiegando +loro che nelle acque di Ancona c'erano +di gran falchi marini....</p> + +<p>Pur troppo il piccione per tradizione +è animale messaggero: e pochi proverbi +sono falsi come quello che il messaggero +non porti pena.</p> + +<p>D'altra parte, se il sospetto è in<span class="pagenum"><a name="Page_165" id="Page_165">[Pg 165]</a></span> +guerra sempre legittimo, la giustizia e +il buon senso anche in guerra valgono +a dileguarlo. Il sospetto che non vuol +ragionare è indizio di cattiva coscienza. +Erano i Tedeschi che, invadendo il Belgio, +se trovavano danneggiata una linea +telefonica, fucilavano i borghesi trovati +vicini «fossero colpevoli o no», come +stampava il maresciallo von der Goltz +nel suo proclama del 5 ottobre 1914 a +Bruxelles....</p> + +<p>Noi, se abbiamo potuto lì per lì prendere +qualche equivoco, siamo stati felici +di riconoscerlo pubblicamente.</p> + +<p>Sui primissimi giorni della guerra, un +reparto dei nostri soldati entrava in un +paese abbandonato dal nemico. Poco +dopo, proprio sulla piazzola dove i soldati +si erano fermati, arrivarono alcune +granate. Contemporaneamente, da una<span class="pagenum"><a name="Page_166" id="Page_166">[Pg 166]</a></span> +finestra che guardava verso le linee nemiche, +qualche soldato aveva creduto +di scorgere un telo bianco che si agitava, +come segnalando. C'era infatti, attaccata +ad un ramo d'albero, una specie di +bandiera bianca. I soldati salirono nella +casa e sorpresero una donna proprio dietro +la finestra da cui si agitava il telo. +La arrestarono. Pochi giorni dopo le fu +fatto il processo. La donna, una bella figura +di popolana intelligente, si difese +con quella sicurezza che solo può dare +una coscienza tranquilla. Fece osservare +la bandiera incriminata; in alto, dove il +telo bianco era annodato al ramo che gli +faceva da asta, c'erano legati due straccetti +di colore, poco più che due nastri, +l'uno rosso e l'altro verde, o quasi. Con +i ritagli che aveva trovato nel suo cassettone +di contadina, lei s'era ingegnata<span class="pagenum"><a name="Page_167" id="Page_167">[Pg 167]</a></span> +di fare qualche cosa che avrebbe inteso +di essere un tricolore italiano. Era vero: +ora, sventolata nell'aula del tribunale, +veramente un'intenzione di bandiera +si riconosceva in quella combinazione +d'un ramo di gelso, di un lenzuolo +e di due fazzoletti di colore: la innocente +aveva vinta la causa.</p> + +<p>Non solo fu assolta, ma poi i giudici +militari, l'avvocato fiscale, gli ufficiali +presenti si fecero intorno a lei commossi, +lodandola, consolandola. Quando si è +condannato un reo si può uscire sereni, +ma quando si è reso giustizia a un innocente +si esce felici. E due volte felici +da un tribunale di guerra, in territorio +tolto al nemico.</p> + +<hr class="chap" /><p><span class="pagenumr"><a name="Page_168" id="Page_168">[Pg 168]</a></span></p> + +<h2><a name="Colombe_e_Tauben" id="Colombe_e_Tauben">Colombe e «Tauben».</a></h2> + +<p>Pur troppo c'è da temere che in avvenire +non si potrà parlare mai più dell'innocenza +della colomba. Colpa dei +Tedeschi che hanno rovinato tante cose +buone e anche tante oneste riputazioni, +cominciando dalla loro. Ma perchè anche +quella della colomba? Perchè chiamare +<i>Tauben</i>, colombe, i loro aereoplani +assassini?</p> + +<p>Meno male quando li chiamano <i>albatros</i>, +uccelli di tempesta; quantunque +si è potuto osservare che tutti i loro +velivoli, quando tira vento forte, poco si +fidano di volare: siano Albatros, Etrich,<span class="pagenum"><a name="Page_169" id="Page_169">[Pg 169]</a></span> +Aviatik, o i cari <i>Tauben</i>. I quali tutti +poi, all'ingrosso, visti da terra, presentano +la medesima figura di uccellacci +da rapina, falchi e non colombe. Caso +mai, qualche volta, guardati contro la +luce, quando nel virare si sbandano, +mostrano luccicori da coleotteri: e anche +il volo hanno rigido e ronzante come +mostruosi cervi volanti. Ma se vogliamo +paragonarli ad uccelli, per via +dei piani che hanno piegati e smussati +come ali, non v'è da uscire dalla famiglia +dei falchi e dei gheppi. Ai quali somigliano +veramente quando filano e incrociano +minacciosi sui paesi, come uccelli +di rapina sui pollai e i pulcini. Sono +tristi e neri; debbono parere uccelli del +malo augurio ai soldati del loro stesso +campo. +Certo anche gli Austriaci, quando vedono<span class="pagenum"><a name="Page_170" id="Page_170">[Pg 170]</a></span> +passare sulle loro linee gli aereoplani +nostri, non debbono in cuor loro +benedire chi ha inventato l'aviazione; +ma devono riconoscere che, in sè, gli +aereoplani italiani non sono lugubri come +i loro. L'ala verde e l'ala rossa dei +nostri apparecchi fanno pensare piuttosto +a una grandiosa libellula meccanica; +o più precisamente non fanno pensare +ad altro se non ad un aereoplano +che tiene ad essere ben visibile, che non +vuoi lasciar dubbio sulla sua qualità di +nemico quando vola sopra gli accampamenti +nemici, e li osserva e li fotografa +e fa tutto quello che deve fare un aereoplano +in guerra.</p> + +<p>Molte azioni di buona guerra può fare +l'aereoplano esploratore, con vantaggio +del suo esercito e suo proprio pericolo; +dunque da guerriero e non da assassino.<span class="pagenum"><a name="Page_171" id="Page_171">[Pg 171]</a></span> +Quella di gettare a caso le sue bombe +sulle piazze affollate è la più odiosa, ma +anche la più facile; il bersaglio è il più +largo e il solo che non si nasconda. Impresa +non dissimile dalla cattiveria del +ragazzo crudele che si diverte a buttar +paglia accesa sopra uno stuolo di formiche +intente al lavoro, per il gusto di vederle +sbandarsi da tutte le parti. Ma nel +moto del formicaio sbandato rimane sempre +qualche formica che si divincola accanto +a qualche compagna stecchita. E +nella piazza, quando è dileguato il fumo +della bomba scoppiata, anche il bombardiere +austriaco deve scorgere dei punti +neri che non si sono mossi, che non si +moveranno più. È possibile che un giorno +quel bombardiere racconti ai suoi figliuoli +che questa è stata la sua parte +in guerra: ammazzare dall'alto, quasi<span class="pagenum"><a name="Page_172" id="Page_172">[Pg 172]</a></span> +dal sicuro, dei borghesi, delle donne, dei +ragazzi?</p> + +<p>Ma egli sperava di ammazzare dei +soldati, possibilmente degli ufficiali, dei +comandanti, perchè la guerra che fa +l'aereoplano—così pretendono gli Austriaci +e i Tedeschi—è specialmente +una guerra contro i comandi. Ragionamento +simile a quello degli anarchici +criminali che tirano una bomba nella +folla, facendo finta di credere che volevano +soltanto uccidere un sovrano o un +ministro. Così ragionano e fanno Austriaci +e Tedeschi che hanno fatto la +guerra per vendicare—hanno detto—un +loro principe assassinato da un anarchico +serbo: ma Gabrilo Princip non +sparò sulla folla: cercò le sue vittime +sole e non fallì il segno.</p> + +<p>L'aviatore tedesco e austriaco invece<span class="pagenum"><a name="Page_173" id="Page_173">[Pg 173]</a></span> +tira ai comandi sapendo di colpire qualcun +altro; e più spesso non tira ai comandi, +che non sa dove sono, ma sulle +piazze dove vede che gente c'è.</p> + +<p>Questa gente—si pensa—dovrebbe +ripararsi quando compaiono i tristi +mosconi della morte. Dovrebbe, ma spesso +non lo fa. E si capisce che non lo faccia, +perchè l'idea che veramente un uomo +voglia in quel modo, a freddo e a casaccio, +ammazzare qualcuno, chiunque, +non un soldato nemico, è un'idea contro +natura a cui gli uomini non riescono ad +abituarsi. È troppo nuova nella sua ferocia. +E la gente rimane, guarda curiosa: +innocentemente sarebbe disposta ad +ammirare l'uomo che vola, tranquillo +fra i lampi degli <i>shrapnells</i>. Su codesta +ingenuità ammirativa del nostro popolo +per ogni forma di coraggio e su<span class="pagenum"><a name="Page_174" id="Page_174">[Pg 174]</a></span> +l'errore antico che coraggio significhi +anche lealtà, devono contare gli aviatori +nemici che tirano bombe sugli abitati. +Tirando sono sicuri di non colpire +nè stazioni, nè depositi, nè comandi, ma +di ammazzare qualche innocente, sì. La +maledizione li perseguita e fa che ogni +loro colpo sia un assassinio più bestiale. +Le loro vittime—è un destino che non +sembra casuale—sono state per la +maggior parte donne e fanciulli.</p> + +<p>Io non potrò vedere mai più un <i>Taube</i> +senza pensare alla strage di casa Donda. +Su Cormons gli aereoplani austriaci +venivano tutti i giorni più volte al giorno +a spiare. La popolazione borghese +non se ne faceva caso; chi era in casa +ci rimaneva, chi era fuori restava fuori; +le donne che prendevano acqua alla fontana +di piazza alzavano appena la testa<span class="pagenum"><a name="Page_175" id="Page_175">[Pg 175]</a></span> +quando le batterie antiaeree ne segnavano +l'arrivo con i loro colpi. Fra quei +colpi, l'aereoplano non aveva voglia di +trattenersi.</p> + +<p>Così alla sfuggita qualche bomba l'aveva +già tirata, ma verso la stazione o +su qualche parco vicino; non aveva +fatto che qualche buca in terra, qualche +falciata nell'erba. Soltanto una volta +con una scheggia aveva riferito un ferito +che attendeva nel treno della Croce +Rossa fermo. Quel mattino però l'aereoplano +pareva più insistente; era passato +e ripassato, tagliando il paese proprio in +mezzo. Un momento ognuno lo vide al +proprio zenit; era così basso che se ne +distingueva il ronzio duro del motore. +Mirava sulla piazza, facile mira. Si udì +uno sfrigolìo, poi uno schianto e del +fumo dietro il muro.</p> + +<p>Aveva colpito sì questa volta, nel<span class="pagenum"><a name="Page_176" id="Page_176">[Pg 176]</a></span> +giardino di casa Donda. Le schegge +erano saltate oltre il muro del giardino +sulla casa dall'altra parte della strada, +a cinquanta metri; una era entrata per +una finestra senza far male a nessuno.</p> + +<p>Nel giardino invece aveva colpito in +pieno; sei uccisi di un colpo, schiantati +come la granata che li aveva schiantati. +C'era una mamma con i suoi due +figliuoli e un nipote: c'erano un vecchio +ed un carabiniere che si erano riparati +sotto un platano frondoso. La +bomba era precipitata tra i rami, stritolandoli; +era scoppiata ai piedi dei sei +raccolti lì: il loro sangue era schizzato +lungo il tronco del platano come se la +bomba fosse stata caricata a sangue.</p> + +<p>Non volli veder altro: ma vidi correre +gente impazzita, ma sentii urla—oh!<span class="pagenum"><a name="Page_177" id="Page_177">[Pg 177]</a></span> +non erano i colpiti che urlavano!—, +ma ho sempre negli occhi un +ragazzo, un cugino, che piangeva piangeva +mentre un carabiniere lo teneva +sotto braccio perchè non vedesse, non +cadesse per terra. Furono portati lenzuoli +e gettati su quella povera carne +lacerata. La mamma ed i bambini erano +tutta la famiglia di un uomo che in +quel momento era fuori di paese: quando +ritornò, i cadaveri erano stati portati +via. Nel giardino dei suoi bambini non +c'era che una buca piena di calce e calce +sull'albero senza rami, e calce da per +tutto, che non si vedesse tutto quel +sangue.</p> + +<p>La guerra è la guerra—ghigna un +tedesco—e, stupido anche nella ferocia, +chiama i suoi aereoplani colombe.</p> + +<hr class="chap" /><p><span class="pagenumr"><a name="Page_178" id="Page_178">[Pg 178]</a></span></p> + +<h2><a name="Il_falco_e_la_colomba" id="Il_falco_e_la_colomba">Il falco e la colomba.</a></h2> + +<p>Volerà ancora la colomba della Pace +sulle case degli uomini degni di vivere +in pace; ma per salvarla c'è da dare ancora +al falco della guerra quanto sangue +ci vorrà.</p> + +<p>Così ammonisce l'antichissimo mito +che la sapienza umana degli Indiani +fermò nel canto universale del <i>Mahâbârata</i>.</p> + +<p>Era il tempo che gli uomini e gli altri +animali, non ancora dimentichi delle +origini comuni, vivevano sulla terra, +ospiti di uguale diritto, e parlavano insieme<span class="pagenum"><a name="Page_179" id="Page_179">[Pg 179]</a></span> +delle necessità comuni e della +giustizia che ne equilibra i contrasti.</p> + +<p>Il re Uçivara, savio e magnanimo, +sedeva nel parco silenzioso quando una +colomba gli volò in seno, con volo spaventato: +la inseguiva un falco dal becco +forte e dalla fronte bassa. La colomba +chiuse le ali tremanti sulle ginocchia +del re, implorando salvezza. Il falco infatti +si fermò senza ghermirla, ma prima +che il re lo avesse scacciato, cominciò +a parlare: l'uccello da preda aveva +anche una sua certa logica di bestia sofista +e disse:</p> + +<p>—Re Uçivara, io so che tu sei giusto +e vuoi mantenere la tua fama di +giusto. Ora, per pietà verso codesta colomba, +commetti, un'azione di grande +ingiustizia. Per non privare costei della +vita, tu privi me del cibo che mi è destinato.<span class="pagenum"><a name="Page_180" id="Page_180">[Pg 180]</a></span> +Poichè è legge divina che i falchi +mangino le colombe.</p> + +<p>Rispose il Re:</p> + +<p>—Ma è anche legge divina che chi +implora salvezza la trovi sulle ginocchia +del giusto.</p> + +<p>Oppose il falco, ghignando negli occhi +malvagi:</p> + +<p>—La legge a cui m'appello è la +legge della necessità. Necessità vuole +che tutti gli animali viventi abbiano il +loro cibo. È natura dei falchi procurarselo +con la forza del volo e degli artigli +che hanno infinitamente più robusti dei +colombi. Tutti abbiamo diritto di vivere.</p> + +<p>Il re Uçivara forse aveva voglia di rispondere +che, nel caso speciale del falco, +non ne vedeva la necessità; ma poichè, +come i veri giusti, era propenso a riconoscere +anche le ragioni dell'avversario,<span class="pagenum"><a name="Page_181" id="Page_181">[Pg 181]</a></span> +rimase un po' turbato da codesto argomento, +che il falco, abile nei sofismi, +rinforzò passando dall'aspro al flebile:</p> + +<p>—Di certo, perchè lasciandomi morir +di fame, non morirei soltanto io; resterebbero +soli, senza cibo e senza difesa, +mia moglie e i miei figli. Anch'io ho +nella rupe una buona compagna che +tien caldi i nostri cari falchetti. Io li +amo come tu ami i tuoi figli. Perchè +vuoi lasciarmi morire?</p> + +<p>Il Re, pietoso, mentre accarezzava la +colomba accoccolata sulle sue ginocchia, +pensò di dover giustizia anche alla fame +feroce del falco e dei suoi falchetti. Perciò +gli venne un'idea:</p> + +<p>—Hai ragione. Ma tu potresti mangiare +anche un altro cibo. Io te ne darò, +dimmi quale; lo avrai.</p> + +<p>—E sia; accetto un compenso per<span class="pagenum"><a name="Page_182" id="Page_182">[Pg 182]</a></span> +il grave danno che mi fai. Ma, prima, +devi giurare che mi darai del cibo che +ti chiederò, qualunque sia. Giuri?</p> + +<p>Il re Uçivara pensò che qualunque +carne del suo celliere, di manzo o di +lepre, avrebbe contentata la fame del +rapace causidico, e giurò.</p> + +<p>Allora il falco disse:</p> + +<p>—O Uçivara, se vuoi tanto bene alla +colomba, mettila sulla bilancia e taglia +dal tuo proprio corpo un pezzo di carne +che pesi quanto codesta colomba. Di +quella carne io sarò contento.</p> + +<p>Il Re aveva giurato: prese la colomba +che teneva sulle sue ginocchia, e la depose +sopra un piatto della bilancia; poi, +tratta la spada, si tagliò un pezzo della +sua carne viva e lo pose sanguinante +sull'altro piatto della giustizia terribile....</p> + +<p>Qui il mito indiano fa che il falco si<span class="pagenum"><a name="Page_183" id="Page_183">[Pg 183]</a></span> +manifesti per quello che era, il Dio Indra, +che aveva voluto mettere a prova la +giustizia e la pietà del Sovrano giusto +e pietoso.</p> + +<p>Oggi altro significato dà il simbolo +feroce.</p> + +<p>Il falco è il popolo rapace insaziabile +che ha spiccato il volo per ghermire e +divorare la colomba della pace: è la +Germania, è il germanesimo che aveva +fame di carne pacifica. Alla minaccia si +sono levati i popoli che avevano pietà +della pace, e gli hanno chiesto perchè +osasse tanta crudele ingiustizia. La belva +teutonica si è appellata alla giustizia +della Necessità, della <i>sua</i> necessità: voleva +carne altrui perchè aveva da ingrassare +le sue belvette sempre più fameliche. +Se avevan più fame—ha<span class="pagenum"><a name="Page_184" id="Page_184">[Pg 184]</a></span> +detto—avevan diritto a più cibo: quella +violenza era giusta perchè quella fame +era vera: lasciatemi mangiare, senza +contrasto, la colomba di cui sono ghiotta.</p> + +<p>Ma i popoli giusti hanno detto che +la colomba doveva essere salvata. E, se +l'oscura legge che domina la vita degli +uomini, esige che, per salvare la pace, +si dia alla guerra tanto di carne viva +quanto è il peso di quella, esse hanno +accettato il sacrifizio, con dolore, ma +con fede: per la giustizia e per la pietà +le loro vene colano il fiore del sangue. +Ma gli occhi non piangono, sbarrati dallo +spasimo; guardano il falco mostruoso +con l'odio divino che santifica la vendetta.</p> + +<p>Perchè la giustizia eterna si compia, +la guerra, che in questo primo tempo è +stata di difesa, diventerà domani guerra<span class="pagenum"><a name="Page_185" id="Page_185">[Pg 185]</a></span> +di punizione. E la stirpe dei falchi sparirà +dalla terra contristata: e sia pure +a prezzo della nostra carne. Così la colomba +della pace torni a volare sicura +nel mondo, che è labirinto di misteri, +ma potrebbe essere un parco di sogni, +quando venga tempo che fioriscano tutti +i suoi germogli di amore.</p> + +<p class="pm large">FINE.</p> + +<hr class="chap" /><p><span class="pagenumr"><a name="Page_186" id="Page_186">[Pg 186]</a><br /><a name="Page_187" id="Page_187">[Pg 187]</a></span></p> + +<h2><a name="INDICE" id="INDICE">INDICE.</a></h2> + +<p class="po"> +<a href="#PREMESSA">PREMESSA.</a><br /> +<a href="#Austriaco_austriaco_tedesco">Austriaco.... austriaco.... tedesco.</a><br /> +<a href="#Cavalli_senza_cavalleria">Cavalli senza cavalleria.</a><br /> +<a href="#Cavalli_e_Guide_a_cavallo">Cavalli e Guide a cavallo.</a><br /> +<a href="#Cavallacci">Cavallacci.</a><br /> +<a href="#La_gloria_del_mulo">La gloria del mulo.</a><br /> +<a href="#Cani_di_guerra">Cani di guerra.</a><br /> +<a href="#Cani_redenti">Cani redenti.</a><br /> +<a href="#La_bertuccia_Cecco_Beppe">La bertuccia Cecco Beppe.</a><br /> +<a href="#Confidenze_canine">Confidenze canine.</a><br /> +<a href="#I_gatti_che_non_ci_sono">I gatti che non ci sono.</a><br /> +<a href="#Quando_la_gatta_non_e_in_paese">Quando la gatta non è in paese.</a><br /> +<a href="#Fastidi">Fastidi.</a><br /> +<a href="#Italia_detta_dai_giovenchi">«Italia detta dai giovenchi....»</a><br /> +<a href="#Buoi_e_profughi">Buoi e profughi.</a><br /> +<a href="#Animali_da_cortile">Animali da cortile.</a><br /> +<a href="#Un_cuculo">Un cuculo.</a><br /> +<a href="#Selvaggina_fortunata">Selvaggina fortunata.</a><br /> +<a href="#Trasfigurazioni">Trasfigurazioni.</a><br /> +<a href="#Piccioni_sospetti">Piccioni sospetti.</a><br /> +<a href="#Colombe_e_Tauben">Colombe e «Tauben».</a><br /> +<a href="#Il_falco_e_la_colomba">Il falco e la colomba.</a><br /><br /><br /> +</p> + +<p class="transnote po center large"><span class="medium">Note del Trascrittore.<br /></span> +Corretti gli ovvii errori tipografici.<br /> +Copertina creata dal trascrittore e posta in pubblico dominio.</p> + + + + + + + + +<pre> + + + + + +End of Project Gutenberg's Gli animali alla guerra, by Giulio Caprin + +*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK GLI ANIMALI ALLA GUERRA *** + +***** This file should be named 44763-h.htm or 44763-h.zip ***** +This and all associated files of various formats will be found in: + http://www.gutenberg.org/4/4/7/6/44763/ + +Produced by Giovanni Fini and the Online Distributed +Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was +produced from images generously made available by The +Internet Archive) + + +Updated editions will replace the previous one--the old editions +will be renamed. + +Creating the works from public domain print editions means that no +one owns a United States copyright in these works, so the Foundation +(and you!) can copy and distribute it in the United States without +permission and without paying copyright royalties. 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It exists +because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from +people in all walks of life. + +Volunteers and financial support to provide volunteers with the +assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's +goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will +remain freely available for generations to come. In 2001, the Project +Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure +and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations. +To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation +and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 +and the Foundation information page at www.gutenberg.org + + +Section 3. 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Hart was the originator of the Project Gutenberg-tm +concept of a library of electronic works that could be freely shared +with anyone. For forty years, he produced and distributed Project +Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support. + +Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed +editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S. +unless a copyright notice is included. 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