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+The Project Gutenberg EBook of Gli animali alla guerra, by Giulio Caprin
+
+This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
+almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
+re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
+with this eBook or online at www.gutenberg.org
+
+
+Title: Gli animali alla guerra
+
+Author: Giulio Caprin
+
+Release Date: January 26, 2014 [EBook #44763]
+
+Language: Italian
+
+Character set encoding: ISO-8859-1
+
+*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK GLI ANIMALI ALLA GUERRA ***
+
+
+
+
+Produced by Giovanni Fini and the Online Distributed
+Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was
+produced from images generously made available by The
+Internet Archive)
+
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+
+
+
+
+
+ Gli animali alla guerra.
+
+
+
+
+ DEL MEDESIMO AUTORE:
+
+ _Paesaggi e spiriti di confine_ L. 1--
+
+ _Carlo Goldoni--la sua vita, le sue opere_ 2--
+
+
+ GIULIO CAPRIN
+
+ GLI ANIMALI
+ ALLA GUERRA
+
+ MILANO
+
+ 1916.
+
+
+
+
+ PROPRIETÀ LETTERARIA
+
+ _I diritti di riproduzione e di traduzione sono
+ riservati per tutti i paesi, compresa la Svezia,
+ la Norvegia e l'Olanda_
+
+ Copyright by Fratelli Treves, 1916.
+
+ Si riterrà contraffatto qualunque esemplare di quest'opera
+ che non porti il timbro della Società Italiana degli Autori.
+
+ Milano, Tip. Treves.
+
+
+
+
+ _A Doletta,
+ per quando sarà più grande._
+
+
+
+
+ _PREMESSA._
+
+
+_È stato pensato per i giovani questo libretto, scritto durante una
+pausa di guerra. La guerra riconduce alla Natura: dove essa fa il
+vuoto della vita consueta, riappaiono sul primo piano elementi che
+la pace nasconde: anche gli animali. Non è necessario aver l'anima
+francescana per sentirseli più vicini, in guerra. Dove e quando, anche
+per l'uomo, cessa l'illusione che la vita sia ordinariamente sicura,
+si intendono meglio queste altre creature che sempre, anche in pace,
+vivono in pericolo di morire; si intuisce meglio la loro natura che
+opera dominata da questo presupposto continuo: la morte. Così a noi
+tutti, la morte, che oggi circola tra i vivi, più tra i più vivi--i più
+giovani--insegni il senso secreto della vita!_
+
+_Gli «Animali alla guerra» per ciò che possono anche dire dell'animale
+umano, e della sua anima in guerra, sono un libro di occasione; perciò
+di passione. I giudizi sul nemico non possono esservi che semplici e
+duri. L'odio non è meno umano della carità che tende a distruggerlo.
+Noi amiamo il nostro odio contro l'Austria e contro il germanesimo,
+perchè oggi è l'arme più schietta di cui si arma la nostra giustizia.
+È un odio con gli occhi aperti il nostro, e vede tutto ciò che deve
+vedere. Così odiano i nostri soldati, che combattono fortissimi ma non
+crudeli. Come combattono le creature secondo Natura, per la divina
+Necessità, che è non dell'individuo ma della specie, non del cittadino
+ma della Patria. Necessità di vincere, in qualunque modo, per quanto
+debba essere il tempo, e l'odio, che ancora ci vuole._
+
+ Primavera del 1916.
+
+
+
+
+ Austriaco.... austriaco.... tedesco.
+
+
+Se ci sono animali alla guerra? E mica soltanto quelli che ci vanno con
+i soldati, soldati essi stessi: i cavalli delle armi a cavallo, i muli
+delle batterie da montagna e someggiate. Ce ne sono anche tanti altri,
+grossi e piccini, che ci si trovano senza volerlo, povere bestie. E ci
+rimangono.
+
+I nostri soldati ispirano anche a loro fiducia. Giurerei che qualunque
+gallina dei paesi irredenti preferisce esser mangiata da un nostro
+bersagliere invece che dover far le uova per un ufficiale dei
+gendarmi--peuh!--austriaci.
+
+Ho sentito una volta due maiali che si litigavano un fondo di marmitta
+trovato in un campo dov'erano passate le cucine di un reggimento.
+Il maiale, che pretendeva mangiarseli tutti da solo quei ghiotti
+rimasugli, grugniva a quell'altro:
+
+--Screanzato.
+
+E l'altro di rimando:
+
+--Austriaco.
+
+--Prepotente.
+
+--Austriaco.
+
+--Ladro.
+
+--Austriaco.
+
+--Porco.
+
+A sentirsi dare anche del porco--forse perchè aveva capito: turco--il
+maiale austriaco perse il lume dagli occhi e strillò:
+
+--Tedesco.
+
+Quello, a sentirsi dire: tedesco, rimase così male che rinunciò,
+sdegnoso, anche alla sua parte di broda: segno evidente che tedesco non
+era.
+
+In genere dunque, per quel che ho potuto veder io, gli animali alla
+guerra si portano bene.
+
+
+
+
+ Cavalli senza cavalleria.
+
+
+E prima di tutto i cavalli.
+
+Nel sangue equino c'è sempre tanto dell'antica tradizione guerriera
+che i più pacifici e borghesi animali, portati fra i combattenti, si
+trovano subito a posto. Tra i cavalli che tirano i cannoni e i cassoni
+dei proiettili ce ne son di quelli che, prima, non avevano tirato che
+calessi e _landaux_. Ora non si distinguono più da quegli altri che,
+da puledri in su, sono stati sempre effettivi in artiglieria. Meno
+induriti agli sforzi, qualche volta non reggono quanto i loro compagni
+di pariglia; si capisce che soffrono; ma non si fermano: cadrebbero
+prima sfiniti sotto la bardatura se i soldati non se ne avvedessero.
+Devon pensare anche loro che val meglio morire tutti in una volta,
+giovani, che un po' per giorno invecchiando attaccati a una vettura di
+piazza.
+
+Naturalmente non tutti i cavalli della guerra bisogna immaginarseli
+come quelli dei monumenti equestri: questi sono cavalli in posa. Ce
+ne sono anche dei meno belli; anche dei veri «brocchi». Se non altri,
+tutti i cavalli di umilissimo lignaggio che, prima di essere requisiti,
+tiravano il barroccio e che anche in guerra continuano nel loro
+mestiere plebeo: i cavalli del treno ausiliario.
+
+Il treno ausiliario sarebbe l'insieme dei carri per i trasporti che si
+fanno senza tanta fretta e senza tanti _camions_. Specialmente sul
+far della notte, voi incontrate di queste lunghe file di carri che
+s'avviano al passo per le strade fangose e buie: sono barrocci toscani,
+curricoli siciliani, sciarrabà romani che servon benone a portar
+materiali meno delicati, come sarebbero traversine di ferro e legname
+per trincea, ghiaia, cementi, sacchi.
+
+Sui timoni dei carri si leggono ancora i nomi dei proprietari borghesi
+che li possedevano e dei paesi dove lavoravano in pace. Anche i
+conducenti hanno un aspetto pacifico: sono soldati territoriali,
+baffuti e barbuti, infagottati nei vecchi cappotti turchini,
+ciondolanti e con la pipa in bocca: ma serii e rispettosi. Il loro
+servizio è di quelli modesti per cui c'è poca probabilità di esser
+messi all'ordine del giorno, ma utile non vi so dir quanto.
+
+Io li ho sempre ammirati questi oscuri collaboratori della vittoria,
+cavalli, carri e carrettieri. Tutte le notti, piova o tiri vento, a
+far quella tetra passeggiata per vie piene di buche e di sospetti, a
+incrostarsi di fango o a soffocare di polvere; e senza lamentele e
+senza invidia per le superbe automobili dei Comandi, per le autovetture
+fragorose e petulanti a cui devono ogni momento dare il passo.
+
+Virtù di pazienza e di disciplina: andare al buio, senza domandare
+agli occhi se hanno troppo sonno o alle spalle se ci si è fermata
+sopra troppa acqua. E senza nemmeno la consolazione dei bubboli, che,
+scampanellando, fanno parer meno lunga la strada. In guerra non si
+ammettono rumori superflui. I poeti, che hanno cantato gli illustri
+cavalli di combattimento, dovrebbero ricordarsi anche degli oscuri
+cavalli del treno ausiliario, e dei territoriali, solidi e tranquilli,
+che li conducono.
+
+Piacerebbero anche oggi ai cavalli gli squilli di tromba, le fanfare
+che rinfrancano il cuore quando non ne può più. Bisogna che ne facciano
+a meno. I comandi sono dati sotto voce: il soldato deve parlare quasi
+nell'orecchio del suo animale. Ma questi obbedisce lo stesso e non si
+vergogna che gli sia toccato quel mestiere senza splendore di facchino
+notturno.
+
+Ognuno al suo posto ha le sue soddisfazioni. I cavalli che hanno avuto
+la fortuna di essere aggregati ai Comandi hanno lo zucchero che gli
+ufficiali intascano alla mensa apposta per loro. C'era un tenente che
+prendeva il suo caffè senza zucchero--naturalmente perchè diceva di
+preferirlo amaro--per offrirne qualche zollina di più al suo irlandese.
+
+Ma anche i cavalli di truppa, anche i cavalli di poco prezzo del
+treno ausiliario, buscano dai loro padroni qualche supplemento di
+ghiottoneria al rancio di fieno e di biada che passa il Governo: sarà
+un rosìcchiolo di pane, sarà una semola che il conducente è riuscito a
+procurarsi non si sa come, ma, zucchero o crosta di pane, c'è il buon
+cuore, e l'amicizia si rinsalda tra l'uomo e l'animale.
+
+Il cavallo che fatica nel treno si sente orgoglioso quanto il cavallo
+di lusso che ha poco da fare nel drappello di riserva dei Comandi. E,
+quando l'incontra, quasi quasi gli viene la tentazione di cantargliela:
+
+--Bello mio, tu non sei che un imboscato.
+
+Ma l'altro può rispondergli:
+
+--Pensa quel che ti pare. Ma l'altra notte, che una granata è cascata
+proprio sulla scuderia, nessuno di noi ha avuto paura. Non abbiamo
+scalciato nè abbiamo rotte le cavezze per scappare. In guerra fa il suo
+dovere chiunque rimane al posto assegnatogli. Siamo bestie subordinate
+noi, e guarda di esserlo anche tu.
+
+Ma in fondo al cuore anche il cavallo del Comando, che oggi non ha
+occasione di essere adoperato, rimpiange la guerra di suo nonno e
+di suo bisnonno, che il Generale montava nei giorni di battaglia; e
+poteva inebriarsi anche lui galoppando sotto il fuoco, all'aperto, nel
+pericolo, ma anche nel sole della gloria.
+
+Sui primi giorni della nostra guerra all'Austria anche i nostri cavalli
+di cavalleria avevano cominciato ad assaggiare un po' di quel giuoco
+che esalta e abbellisce la guerra. Intere divisioni di cavalleria erano
+pronte. I primi reggimenti correvano già le strade del Friuli d'oltre
+confine; verso l'Isonzo: belle galoppate verso i campanili che indicano
+la presenza dei borghi e dei villaggi nascosti dal fogliame denso.
+Esplorazioni di pattuglie, ricognizioni di squadroni che promettevano
+qualche incontro interessante. Si sperava che il nemico avrebbe dato
+battaglia nel piano per contenderci il passaggio del fiume. Ma il
+nemico si ritirava e i nostri cavalli, invece che i cavalli degli
+Usseri, incontravano il fango delle inondazioni, le paludi delle acque
+fatte straripare dai canali del basso Isonzo.
+
+Così i cavalli di cavalleria presto dovettero rinunciare alla speranza
+di correre in battaglia campale. La guerra si immobilizzava in un
+assedio di posizioni trincerate. Non rimanevano in linea che pochi
+reggimenti, per i servizi di Corpo d'Armata: i soldati, appiedati
+a far le ronde e a guardare i fili dei telegrafi tesi dal Genio; i
+cavalli, accantonati un po' qua e un po' là, nei cortili, nei giardini,
+anche all'aperto. Vita noiosa di strigliature e di esercizi come in
+guarnigione: in più solamente quel brontolio del cannone, a giorni
+intermittente, a giorni continuo, qualche _shrapnell_, qualche granata.
+Si finì col ritirarli, eccettuato qualche squadrone, dalla zona del
+fuoco e rimandarli un po' indietro ad aspettare. E poi, siccome per
+tanti soldati e tanti cannoni non c'era quasi spazio, ancora più
+indietro, cavalli, cavalleggeri, dragoni e lancieri.
+
+La decadenza della cavalleria era fatalmente segnata. Per vincere
+gli Austriaci bisogna batterli con le loro armi, a macchina, facendo
+la guerra a distanza come la fanno loro, che ad avere il nemico
+troppo vicino non se la sentono. Cavalleria vuoi dire anche cortesia,
+generosità; che volete farvene della cavalleria in guerra contro
+Austriaci e Tedeschi?
+
+Gli ufficiali e soldati di cavalleria si sono rassegnati a non essere
+più di cavalleria pur di combattere. Vanno con le mitragliatrici,
+vanno con l'artiglieria; sono andati anche in trincea, a piedi. A
+Monfalcone, al principio dell'offensiva di questo maggio, gli Austriaci
+si erano sognati di passare, perchè nelle trincee della Rocca e giù
+lungo il mare, c'erano, nuovi del mestiere fangoso ed eroico della
+fanteria, i cavalleggeri appiedati.
+
+Il vecchio motto dei dragoni di Genova assicura che l'onore del
+cavaliere non s'abbassa perchè egli scenda da cavallo:
+
+ Soit à pied, soit à cheval,
+ mon honneur est sans egal.
+
+Se lo possono applicare, oltre i cavalieri, anche i loro cavalli,
+i quali, a pensarci bene, anche quando facevano vero servizio di
+cavalleria, andavano sempre a piedi.
+
+
+
+
+ Cavalli e Guide a cavallo.
+
+
+Sui primi tempi c'erano con noi anche i cavalli delle Guide a cavallo.
+Volontarie le Guide, e perciò anche i loro cavalli, due per uno, che
+si portavano da casa. Anche essi si ostinavano a sperare in una guerra
+garibaldina, in cui l'esplorazione ardita di pochi valesse a facilitare
+un'avanzata impetuosa. Gli sbarramenti di tronchi che gli Austriaci
+in ritirata avevan lasciati sulle strade subito dopo il confine si
+superavano d'un salto, i ponticelli rotti sui fossati si sostituivano
+con un altro salto. E furono giorni belli per i cavalli e cavalieri.
+
+Come si volevan bene i cavalli e le Guide a cavallo! Per amor del suo
+cavallo una Guida, che era anche un pittore famoso, è caduto in mano
+del nemico.
+
+Andavano in un drappelletto, verso il colle che gli Austriaci hanno
+fortificato per difendere i ponti di Gorizia, il Podgora. Non si
+sapeva ancora dove precisamente cominciassero i ripari del nemico.
+Sotto Gradiscutta i nostri cavalieri furono sorpresi dalle fucilate
+che uscivan dal bosco. Il regolamento ordina che le pattuglie in
+esplorazione, quando hanno preso contatto col nemico, si ritirino per
+segnalarlo.
+
+Ma una schioppettata fece cascare ferito il cavallo dell'illustre
+Guida a cavallo. Il terreno era acquitrinoso: si affondava nella
+fanghiglia nascosta dall'erba; l'erba; il cavallo ferito non poteva
+disincagliarsi. Allora il cavaliere smontò, e, mentre i nemici
+imboscati gli tiravano addosso, si sforzava di riportarlo sul terreno
+solido. I compagni che si allontanavano lo richiamavano: che lasciasse
+il cavallo e venisse via. Ma il cavaliere restò lì ad aiutare il
+cavallo finchè una schioppettata ferì anche lui. E allora gli Austriaci
+saltaron fuori e lo fecero prigioniero.
+
+Ora di aver fatto prigioniero il nostro cavaliere che è anche un
+pittore famoso, gli Austriaci sono molto orgogliosi. Pubblicamente
+hanno fatto sapere che lo tengono di conto. Ma uno spione, che facemmo
+prigioniero pochi giorni dopo, per dimostrare di non essere un così
+tristo spione, raccontò di aver veduto i soldati austriaci che
+conducendo prigioniero il cavaliere italiano ferito, lo bastonavano. E
+il cavallo? non è inverosimile che se lo siano mangiato.
+
+Ma un'altra volta fu il cavallo a salvare il cavaliere. Anche questa
+toccò a una delle nostre Guide a cavallo, un bravo giovane modesto e
+pronto a tutto.
+
+Andava, sempre dalle parti del Podgora, cavalcando: felice chi aveva
+un cavallo in quei giorni di ottobre e di pioggia, che avevano fatto
+di tutte le strade canali di fango. Il Versa, un torrentello che per
+il solito è in quel punto un rigagnolo, era gonfio e rapinoso: c'eran
+quattro metri d'acqua sporca nel letto incassato tra i colli.
+
+Il ponticello di legno, una paràncola imporrita, appena sentì il peso
+del cavallo, si spezzò e cavallo e cavaliere cascarono in acqua.
+Il cavaliere si vide perduto. Si vide veramente, perchè non perse
+conoscenza di quello che gli succedeva sott'acqua; se la sentiva
+entrare nella gola e nei polmoni, fetida di quell'odore di fogna
+che hanno i torrenti in piena. Ma rimase con un piede nella staffa,
+aggrappato con le mani alla criniera del cavallo che sapeva che specie
+di cavallo fosse.
+
+L'animale infatti si comportò come doveva. Cascato a pancia all'aria
+in fondo all'acqua, con uno sforzo meraviglioso dell'istinto riuscì
+a raddrizzarsi, e senza scuotere da sè il cavaliere aggrappato, con
+un'armonia d'intenzioni che gli fa onore, annaspò così bene che si mise
+in condizione di poter nuotare lungo il filo della corrente; nuotando
+ritornò a galla e con un ultimo sforzo si tirò sulla sponda del
+torrente, insieme con il cavaliere zuppo e pieno d'acqua, ma sempre in
+sella, salvo. Gli infermieri di un ospedaletto da campo lo scorsero,
+gli fecero rigurgitare l'acqua che lo soffocava, gli ravvivarono la
+circolazione con una buona sorsata di cognac e lo rimisero in gambe.
+
+Così tutto molle, con un cappotto imprestatogli da un soldato, il
+cavaliere volle rimontare subito a cavallo. E quando furon di ritorno,
+sporchi come un carro senza parafanghi, mèzzi come affogati, non so
+quale dei due fosse più contento.
+
+Gli intendenti lodarono il cavaliere di aver saputo star in sella anche
+in quel frangente, facilitando così il salvataggio al cavallo; ma lui,
+che era un bravo giovane modesto, non volle riconoscere che il merito
+dell'animale.
+
+Con tali legami di cameratismo che stringono il buon cavallo al buon
+cavaliere, si capisce quanto deve essere stato penoso per le Guide non
+poter far più servizio con i loro cavalli a cui volevano molto bene. Ne
+ricordo uno al quale il cavallo si era ammalato di morva. Quell'uomo,
+di un naturale chiuso e silenzioso, era diventato eloquente nel parlare
+a tutti di quel male che lo teneva in grande apprensione. Era sempre
+dietro al veterinario, che glielo guarisse, il suo malato. Ma un giorno
+l'occhio della sua bestia si fece opaco e non ci fu più da sperare.
+Il povero padrone era, come al solito, con noi alla mensa, ma ci
+accorgemmo che non riusciva a mangiare.
+
+--Che t'è successo?
+
+--Oggi.... me lo devono abbattere.
+
+Un ufficiale, che evidentemente non aveva mai posseduto un cavallo,
+credette di consolarlo dicendogli:
+
+--Sta tranquillo. È morto in servizio: te lo ripagheranno.
+
+La Guida a cavallo dette al consolatore un'occhiata di traverso come
+chi è malamente offeso nei sentimenti più delicati. Il consolatore
+capì che poteva andarsene. Rimasto solo, due lacrimoni caddero dagli
+occhi del buon cavaliere nella pasta asciutta. Ed era un uomo che, se a
+morire fosse toccato a lui, non si sarebbe di certo messo a piangere.
+
+Senza cavallo dunque molti cavalieri devono adattarsi a fare il
+servizio. Non c'è rimedio: o starsene in ozio ad aspettare che ritorni,
+se tornerà, il secolo di Baiardo e di Fieramosca, o fare qualche cosa
+per la guerra, in qualunque altro modo.
+
+E i più si sono adattati a far di tutto, fuori che il servizio che
+avevano immaginato di poter fare, quando avevan formato il loro corpo
+volontario di memoria garibaldina. Uno diventò ufficiale di ordinanza
+di un generale e si adattò ad andare in automobile; un altro passò a
+far servizio con l'artiglieria e si adattò ad andare anche a piedi e
+a stare fermo negli osservatorii; un terzo si ridusse a far la scorta
+agli autocarri che giravano il fronte a distribuir limoni e altri
+viveri di conforto. E non si vergognava dell'ufficio umile ed utile
+che lo faceva star fuori tutte le notti--di giorno a girar per il
+fronte con gli autocarri dei limoni, la limonata l'avrebbero fatta alle
+granate austriache--a prendersi i reumi e magari i cicchetti di qualche
+superiore di cattivo umore.
+
+Credo che si consolassero, le brave Guide non più a cavallo, pensando
+che in fin dei conti anche le automobili e le autovetture misurano la
+propria forza a cavalli. Ma pensare che a far volare un areoplano ci
+vuole per lo meno un motore di cento cavalli, mentre l'Ippogrifo, che
+era un cavallo solo, portava Astolfo fin nel cielo della luna!
+
+Si sa: la macchina sta diventando più importante, non solo
+dell'animale, ma quasi dell'uomo che l'ha inventata. È con la macchina
+che i Tedeschi, che a chiamarli veramente uomini si esagera un poco,
+hanno fantasticato di sopraffare le nazioni formate da uomini. Anche
+noi dobbiamo adattarci, e ci adattiamo volentieri ad esser meccanici,
+purchè si mantengano le debite distanze; e sia ben chiaro che la
+macchina è la macchina e che l'uomo è l'uomo, e che da ultimo chi
+vince con la macchina, ma anche contro la macchina, è soltanto l'uomo.
+
+E anche questo riman vero: che tra le macchine una delle più perfette
+resta sempre il cavallo. C'è della gente in guerra che non crede che un
+servizio possa esser fatto bene se non è fatto con l'automobile o con
+l'autocarro. Ma c'era un capitano di Stato Maggiore che, quando veniva
+qualcuno a dirgli che non sapeva come fare un trasporto perchè non
+aveva abbastanza macchine, domandava:
+
+--Cavalli ne avete?
+
+--Signor sì.
+
+--E allora attaccate i cavalli. Napoleone vinceva le battaglie anche
+senza automobili.
+
+--Ma se Napoleone vivesse oggi....
+
+--Vi darebbe l'ordine che vi do io. Gente che tira la paga, cavalli che
+mangian la biada senza far nulla non li voleva nemmeno Napoleone.
+
+L'automobile invece, come è ben noto, quando sta fermo non consuma
+benzina. E le guerre si vincono anche facendo economia.
+
+
+
+
+ Cavallacci.
+
+
+Naturalmente, come tra gli uomini, anche tra i cavalli ci sono quelli
+che hanno i loro vizi. Quelli che mordono e quelli che scalciano,
+quelli che s'impuntano e quelli che si spaventano. Come? Lo spaventarsi
+è un vizio? Sicuro, la paura fra i soldati è un vizio; e una colpa che
+si deve punire inesorabilmente. Non vi meravigliate; anche voi, quando
+eravate piccini, avevate paura di andare in camera al buio. Ma vi
+vergognavate di aver paura, e ci andavate lo stesso, e un bel giorno vi
+accorgeste di non aver più un'ombra di paura.
+
+Così dal soldato si pretende una cosa sola: che, se anche dentro di sè
+abbia ancora un po' di paura, faccia tutto quello che deve fare come se
+non ne avesse per nulla.
+
+In una delle ultime guerre napoleoniche si trovarono una volta vicini,
+in un combattimento, due soldati, uno anziano ed uno che era quasi
+un coscritto: quello anziano, che aveva combattuto già cento volte,
+a sentir fischiare il piombo non si faceva nè qua nè là: l'altro, il
+coscritto, aveva paura e tremava. L'anziano, che se ne accorse, glielo
+disse:
+
+--Mi pare, caro mio, che tu abbia una bella fifa.
+
+Il soldato novellino ebbe la risposta buona.
+
+--Sicuro che ce l'ho. E tanta che, se l'avessi tu, a quest'ora saresti
+bell'e scappato. Io invece resto.
+
+È questo il coraggio che si esige da tutti: il coraggio di non aver
+paura anche avendone alquanta.
+
+Così il cavallo, che da secoli è diventato l'animale guerriero
+per eccellenza, come temperamento sarebbe in fondo un animale
+nervoso, impressionabile e perciò pauroso. Un cavallo solo, portato
+all'improvviso in mezzo alla battaglia, scapperebbe perchè si
+renderebbe conto del pericolo che un altro animale meno intelligente
+forse non capirebbe. Ma il medesimo cavallo, montato da un cavaliere
+senza paura, guidato da un conducente tranquillo, non pensa affatto a
+scappare; va dove lo conducono, tra i sibili e gli scoppii, alla morte
+e all'inferno. Si fa ammazzare sul campo, se così deve essere, senza
+stupirsi che il suo destino sia quello. E come si comporta un cavallo,
+si comportano gli altri: probabilmente anche tra loro c'è un amor
+proprio che anche ai vili impedisce di mostrarsi vili.
+
+E questo amor proprio che, diventando natura, fa del più timido cavallo
+da passeggio un buon cavallo di guerra.
+
+Oggi, se resta ferito, sa di poter contare anche sulla pietà che lo
+riconduce in una stalla e lo cura. Ci sono le infermerie, se non le
+infermiere, anche per i cavalli. E c'è la Croce Azzurra che è la Croce
+Rossa dei cavalli e dei muli.
+
+I cavalli proprio cattivi, incorreggibili, che non si arrendono alla
+voce del dovere, o almeno all'esortazione degli speroni, sono rari. E
+quasi sempre si scopre poi che i difettacci dipendono da una cattiva
+educazione. C'era un cavallo, in una pariglia di artiglieria, che
+era una disperazione: ringhiava, mordeva, tirava calci ai soldati e
+ai compagni; se la strada non era di suo gusto, si fermava e, per
+deciderlo a muoversi, ci voleva una sferzata sugli orecchi, dopo di
+che tentava un galoppo di traverso che scompigliava tutto l'attacco.
+Se un momento era lasciato libero, scappava per i campi e per i paesi:
+una volta andò a finire sulla vetrina d'una bottega, ferendosi tutto
+il muso. Era una bottega di salumaio, e si disse che a finire in
+mortadella sarebbe stata la sua degna fine. Fu giusto sulla bottega che
+lo fermò un nostro amico. Questo amico nostro era un triestino che allo
+scoppio della guerra era riuscito a passare il confine e venire con
+noi: prima aveva dovuto fare il militare in Austria, in un reggimento
+di dragoni. Appena ebbe vista la bestiaccia, la riconobbe subito: era
+stato del suo squadrone. Un soldato di cavalleria riconosce subito a
+colpo i cavalli del suo squadrone anche meglio che i suoi compagni.
+
+--E vi meravigliate--disse il nostro amico--che sia una così cattiva
+bestia? È una bestia austriaca.
+
+Infatti si seppe che il cavallaccio era stato lasciato dagli Austriaci
+in un paese da noi occupato e che i nostri lo avevano preso e
+sostituito ad un onesto cavallo italiano, morto, poveretto, di un colpo
+di sole.
+
+Dopo la guerra bisognerà restituirlo agli Austriaci, che se lo godano,
+il loro cavallo senza educazione. Naturalmente essi diranno che così
+cattivo lo abbiamo ridotto noi maltrattandolo. Perchè gli Austriaci e i
+Tedeschi dicono sempre che gli Italiani non trattano bene gli animali:
+che siamo crudeli, che li facciamo soffrire, che li picchiamo. Sono di
+cuore tenero i nostri nemici: qualche volta dagli areoplani ammazzano i
+bambini, ma poi, per consolarli, gli buttano i cioccolatini col veleno.
+
+
+
+
+ La gloria del mulo.
+
+
+Ripensando a quello che il cavallo riesce a fare anche in questa nostra
+guerra, mi par proprio che si esageri troppo parlando della decadenza e
+un giorno forse della scomparsa del nobile animale.
+
+In ogni modo resta intatta, anzi cresce la gloria del suo fratello
+cadetto: il mulo. Al mulo, si sa, mancano alcuni quarti di nobiltà
+e per questo i poeti non lo hanno cantato in battaglia. Ma Omero
+ha creduto fare gran lode ad Aiace Telamonio, che era un eroe,
+paragonandolo a un asino. E il mulo in guerra, anche più che per la sua
+parentela col cavallo, vale per quella che lo lega al somaro.
+
+Se avessi visto la guerra nel Trentino, come ho assaggiato un po'
+di quella sull'Isonzo, credo che ve ne potrei fare tali lodi che
+automobili, _camions_, motociclette dovrebbero prender tutte una
+vernice verde d'invidia. Ma come non ricordare che anche sul Carso
+le dure avanzate delle nostre fanterie di trincea in trincea non
+approderebbero a nulla, se non ci fosse il mulo che le accompagna
+con le mitragliatrici, con i lanciabombe, con le artiglierie leggere
+da mettersi subito in posizione? I superbi autocarri sono gli
+spedizionieri dei materiali da guerra; la spedizione sarebbe abbastanza
+inutile, se rimanesse là dove gli autocarri si devono fermare, se non
+ci fossero i facchini per l'ultimo trasporto, il più difficile. Per
+quanto gli automobilisti sieno audaci e osino spingere le loro macchine
+sulle strade più ardue, arriva un punto che non possono andare più
+avanti; e appena lì cominciano i camminamenti e i corridoi, tutto quel
+labirinto di scavi che forma il vero terreno della battaglia. E lì non
+c'è che il mulo, lento, cocciuto, senza leggiadria, ma forte, paziente,
+mulo insomma, che si carica sulle spalle tutta quella roba pesante e
+la porta a posto. E se il mulo non basta, è l'uomo che deve fare da
+mulo. È così fatta la guerra oggi, che, a vincerla, anche nell'uomo
+si richiedono più le qualità sode del mulo che quelle brillanti del
+cavallo. Saper resistere a tutto, anche alle proprie impazienze, e non
+pretendere nemmeno di far figura.
+
+Il mulo in guerra è un po' triste; sembra indifferente a tutto quello
+che gli succede intorno. Non mostra entusiasmo, non par nemmeno che si
+affezioni gran che al conducente. È come un cavallo che abbia avuto
+dei dispiaceri e perciò abbia perso ogni voglia di fare il chiasso. Ma
+io credo che codesto suo contegno dipenda anche da un forte sentimento
+della disciplina. Se, nonostante la disciplina, qualche volta tira
+calci--ma li tira meno spesso di quello sbarazzino del somaro--credo
+che sia anche per la voglia di trovarsi un Austriaco a portata di zampe.
+
+Insomma è lui l'animale di prima linea: si capisce che abbia un certo
+disprezzo per tutto ciò che si muove nelle seconde linee. Un po'
+indietro, dove il pericolo è relativo, anche la guerra può apparire in
+forme signorili, con i cavalli di lusso e le automobili eleganti. Ma
+sull'estremo fronte non c'è posto se non per gli uomini e gli animali
+semplici e tenaci, per le volontà silenziose che s'impuntano ma non
+dànno indietro. E non dando mai indietro, viene il giorno che il nemico
+finisce col dare indietro lui.
+
+Quel giorno riappariranno i nostri reggimenti di cavalleria a far la
+galoppata finale dietro gli Austriaci in fuga; ma saranno stati i
+fantaccini ed i muli che avranno aperto ai cavalieri e ai cavalli il
+varco libero per il divertente esercizio.
+
+
+
+
+ Cani di guerra.
+
+
+C'è un altro animale che fa la sua comparsa fino in trincea, che va
+dove il cavallo non può. Il cane naturalmente: dove arriva l'uomo il
+suo cane non può non arrivare.
+
+Tanto più che ci sono dei cani che fanno un vero servizio militare.
+Noi, in Italia, non abbiamo, come in Fiandra e in Olanda, cani abituati
+anche in pace a tirar i carretti. I ragazzi sanno che ad attaccare
+anche il più paziente dei cani alla carriola è un affare quasi
+disperato: nemmen dei barboni, che si prestano con tanta espansione
+a tutti i loro capricci di giuoco, si è mai riusciti a fare dei
+passabili _poneys_. Da noi i cani non amano il lavoro disciplinato; non
+è vero che lavorino da cani i nostri cani. I più il loro pasto se lo
+guadagnano facendo i signori, abbaiando un poco e molto scodinzolando.
+
+Ma in guerra, ho visto anche dei nostri cani--cani da caccia,
+sanbernardi, maremmani--istruiti a tirarsi dietro un carrettino su cui
+si lega un cofano di cartucce. Sono attaccati con finimenti, che, in
+piccolo, sono proprio come quelli dei cavalli, salvo che invece del
+morso i cani hanno il solito guinzaglio tenuto a mano da un soldato. Ma
+durante il combattimento essi devono portare da soli i caricatori di
+cartucce ai soldati che avanzano.
+
+Succede a volte che un reparto, avanzando, rimanga per un poco isolato
+dal resto delle truppe, e che il nemico concentri il fuoco dietro il
+reparto per tagliarlo fuori. La solita dotazione di cartucce può non
+bastare. Allora si mandano i cani che, per i camminamenti, e anche allo
+scoperto, possono raggiungere di corsa i soldati in avanti: un servizio
+di grande importanza, quasi un servizio di collegamento.
+
+Io spero che i nostri cani portatori di cartucce facciano sempre
+con onore il loro servizio delicatissimo e meritino tutti una
+bella medaglia da portare attaccata al collare: ma, conoscendo il
+temperamento un po' distratto dell'animale, mentre non dubito che sotto
+qualunque fuoco raggiungerà il suo reparto combattente, posso temere
+che carretto e cartucce rimangano seminati per strada.
+
+Ho più fiducia nel cane cerca-feriti. Il nostro cane ha un'anima
+pietosa e umana. Come soldato, il suo posto naturale è il posto di
+medicazione. Si può star sicuri che, finito il combattimento, se scopre
+in un burrone un ferito che si lamenta non sta a distinguere se geme in
+italiano o in tedesco, e abbaia lo stesso nel modo convenuto perchè i
+portaferiti scendano a prenderlo.
+
+E allora, pur troppo, ferito, portaferiti e cane corrono il pericolo
+maggiore. Se gli Austriaci si accorgono che i nostri escono dalle
+trincee a raccogliere i feriti, e li hanno a tiro di fucile, sparano.
+
+È avvenuto più volte, e ancora non ci si vorrebbe credere. Perchè, in
+fin dei conti, anche i soldati austriaci sono uomini, non sono nè lupi
+mannari nè orchi. Quelli che avrete visti anche voi, prigionieri,
+non avevano delle facce umane, qualche volta un po' intontite,
+qualche volta rassegnate, buone? Rammento un giovane _Jäger_ appena
+preso dai nostri. Piangeva come un vitellino. Di paura? No. Perchè
+gli dispiacesse di esser fatto prigioniero? Nemmeno. Ma temeva, come
+prigioniero, di non poter far sapere dov'era a sua madre, che prima,
+anche da soldato, ogni tanto poteva rivedere perchè stava in un
+villaggio vicino, nella valle del Chiappovano. I nostri carabinieri,
+a cui l'interprete traduceva quel pianto, ci si commovevano, e un
+brigadiere andò a cercargli una penna perchè scrivesse subito alla
+mamma, quel povero ragazzo.
+
+Eppure, dalla trincea, anche quel caro ragazzo avrebbe tirato sopra un
+nostro ferito. Ordine: ordine fatto da qualcuno che in trincea non ci
+va. Da un Tedesco che, pur avendo l'aspetto di un uomo, ha ragionato
+come un gorilla che sapesse, pur troppo, ragionare.
+
+Il Tedesco ha ragionato così:
+
+--Se i nemici sanno che, rimanendo feriti, saranno in ogni caso
+raccolti e curati, combatteranno senza paura, perchè la morte non fa
+paura quanto la sofferenza. Se invece assistono allo strazio dei loro
+compagni senza poterli soccorrere, e sanno che a loro può toccare lo
+stesso, io dico che combatteranno di meno voglia, forse prenderanno
+paura.
+
+Ragionamento da gorilla che non capisce l'uomo, il quale, quanto più è
+offeso nella sua coscienza umana, tanto più si accende di una passione
+divina: vendicare gli uomini straziati dai gorilla.
+
+
+
+
+ Cani redenti.
+
+
+Meglio ritornare ai cani, agli onesti cani che, pur vivendo fra
+Tedeschi e Austriaci, hanno saputo rimaner cani.
+
+Anche loro hanno sofferto per la guerra ma poi hanno finito col
+guadagnarci.
+
+Quando abbiamo passato il confine, siamo entrati in un paese già mezzo
+desolato. Tra il Iudrio e l'Isonzo, allo scoppio della guerra, gli
+uomini validi erano già stati portati via dall'Austria a combattere
+contro i Russi: quelli che non la intendevano di farsi ammazzare per
+i padroni stranieri erano fuggiti di nascosto ed erano già venuti
+con noi: nei paesi non c'erano che i vecchi, le donne, i ragazzi e
+molta miseria. Paesi allegri, come Capriva, Mariano, Farra, erano una
+tristezza, con poca gente e senza lavoro.
+
+Al nostro arrivo gli Austriaci naturalmente dissero a quei paesani e a
+quei contadini che noi li avremmo taglieggiati, fucilati, impiccati,
+come avrebbero fatto loro; e li invitarono a scappare con loro
+nell'interno dell'Austria. Ci furono di quelli che, istupiditi dalla
+paura, credettero agli Austriaci e andarono nell'interno a mangiare
+il pan di legno che l'Austria passa ai suoi sudditi. Ma i cani gli
+Austriaci non li vollero, perchè di bocche da sfamare ce n'erano
+già troppe. E perciò i cani rimasero numerosi anche nei paesi dove
+di gente ce n'era rimasta poca. Credo che anche gli impiegati e i
+gendarmi austriaci, scappando davanti alla nostra avanzata, siano
+stati costretti ad abbandonare i cani, sempre per quella solita
+ragione dell'economia: se no, non si spiegherebbe come se ne siano
+trovati tanti senza padroni quanti se ne sono trovati. A meno che i
+cani stessi, stanchi di mangiare pane di segatura e rodere gli ossi
+dell'anno avanti, non si siano rifiutati di seguire i padroni.
+
+Cani di tutte le razze. Ma i più cani bastardi, mescolanze di sangui
+diversi come succede in Austria. E poi il cane senza padrone, randagio,
+affamato, perde i segni della razza, come l'uomo quando è ridotto
+alla miseria. Tuttavia, anche sotto l'apparenza spaurita e meschina
+a cui erano ridotti, in qualche bassotto e in qualche _setter_
+si riconosceva il cane che doveva aver appartenuto a un ufficiale
+austriaco, o, peggio, a qualche borghese austriacante; cane abituato
+a mettersi in piede davanti al ritratto dell'Imperatore d'Austria e
+alla salsiccia di Vienna, e ad abbaiare all'arcobaleno perchè pare, in
+cielo, un gran tricolore d'Italia.
+
+Ebbene anche questi cani, che meritavano di essere messi in un
+lanciabombe, e ributtati nelle trincee nemiche, sono stati accolti con
+pietà dai nostri soldati. Hanno capito, anche i cani austriaci, perchè
+sono prima cani e poi austriaci, che bastava presentarsi con aria un
+po' dimessa nei nostri accampamenti per essere senz'altro invitati al
+rancio. Passata un po' la fame, diventarono subito, come tutti i cani
+di questo mondo--eccettuati i mastini di Prussia--allegri e espansivi.
+E ufficiali e soldati, contenti di aver trovato bestie di buon umore
+e compagnevoli, li adottarono. Così ora i nostri battaglioni hanno
+in forza anche di questi trovatelli. C'è il cane che si considera
+proprietà di questo soldato o di quell'ufficiale; ce n'è un altro che è
+di tutta la compagnia. Si sono strette amicizie di ferro tra i cani del
+Friuli redento e i soldati italiani, e anche il cane più austriacante è
+diventato irredentista.
+
+Sfido io; si sa--e anche i cani devono saperlo--che in Austria e in
+Germania il governo, per ridurre i consumi, è ricorso alla decimazione
+di cani, divenuti a loro volta oggetti di consumo. Da sotto la tavola,
+a mangiare, sono passati sopra la tavola, a farsi mangiare. Si
+capisce che, pensando al lacrimevole destino dei loro imperiali e regi
+fratelli, tutti questi cani affrontino il rischio magari di morire in
+battaglia, ma a pancia piena, dalla parte degli Italiani.
+
+
+
+
+ La bertuccia Cecco Beppe.
+
+
+Nelle località abbandonate e in quelle che si devono far sgomberare
+perchè gli Austriaci, per vendicarsi di averle perdute, le bombardano
+di lontano, non si sono trovati solamente cani senza padrone.
+
+Nella villa di...., appartenente a un _Feldzugmeister_, qualche
+cosa come un generale di artiglieria austriaco, si trovarono anche
+un pappagallo e una scimmia: due bestie che i proprietari avrebbero
+dovuto portarsi via se non per altro per rispetto alla vecchiaia.
+Il pappagallo doveva aver più di cento anni, tanto era intignato e
+incartapecorito. Quando, dalla sua gruccia, vide entrare i nostri
+soldati--erano bersaglieri ciclisti--si mise a strillare qualche cosa
+come:
+
+--Kau, kau, ka, kau....
+
+I bersaglieri dissero subito che parlava tedesco. Ed uno che era stato
+a lavorare in Boemia e qualche parola di tedesco la capiva, credette
+che la bestia gridasse:--Krakau, Krakau.
+
+Krakau vuol dire Cracovia. Perciò il bersagliere lo prese e lo buttò
+fuori dalla finestra, dicendo che la strada più svelta per Cracovia era
+quella.
+
+Nemmeno la scimmia era una scimmia graziosa. Era un bertuccione
+piuttosto in là cogli anni anche lui: spelacchiato in più parti,
+con una specie di barba a collare, bianca sporca, che dava alla sua
+fisonomia una grande somiglianza con il ritratto di un augusto
+personaggio che non mancava nemmeno in quella villa. I soldati dettero
+subito alla bertuccia il suo nome:
+
+--Cecco Beppe, to', guarda Cecco Beppe.
+
+La somiglianza c'era anche nel carattere, perchè, appena un bersagliere
+le si fece vicino, la bestia cominciò a sbattere i denti, e non si
+capiva se li battesse per far paura o perchè aveva paura. In ogni modo
+era un bel caso che a quell'età avesse ancora dei denti da battere.
+
+--Mandiamo a Cracovia anche lei?--propose un soldato.
+
+--No--fece un tenente;--Cecco Beppe lo prendo con me; mi porterà
+fortuna.
+
+E, presala per la collottola, si collocò la bertuccia sulla spalla; la
+bertuccia ci rimase, di cattivo umore, ma tranquilla.
+
+--Con questa sono sicuro che non mi tireranno: non vorranno mica
+ammazzare il loro imperatore.
+
+Gli altri approvarono e qualcuno aggiunse ridendo:
+
+--E poi non si dirà più che Cecco Beppe non va al fronte.
+
+Scherzi di soldati e di ufficiali che, specialmente in guerra, si
+divertono con poco. Ma nello scherzo c'era anche un fondo serio.
+
+Per quanto ci ridano, i soldati in guerra sanno che il pericolo
+di morire c'è da per tutto, anche dove non pare. Naturalmente lo
+affrontano più volentieri dove meno si nasconde; dove ce n'è di più,
+c'è più soddisfazione. Tanto--dicono--è destino: se il destino ha
+fissato che uno muoia, muore anche a star riparato; se no, può anche
+entrare nella bocca di un mortaio austriaco carico, che non gli succede
+niente.
+
+Questo si dice ed è bene dirlo; ma, dentro, ognuno pensa che, se
+si può sviare un destino cattivo, non è male fare qualche cosa per
+sviarlo. Dovere del soldato è quello di morire, se è necessario, ma è
+anche più dovere restar vivo più che sia possibile, per fare invece
+morire i nemici. E, in barba al destino, si finisce col credere che
+esistano degli oggetti taumaturgici che valgano a sviare il destino
+e i proiettili che ci potrebbero essere destinati. C'è chi porta al
+collo la medaglia di un santo, c'è chi porta in un medaglione una
+ciocca dei capelli della mamma: l'amore non è l'avversario più potente
+della morte? Ma c'è chi tiene per buoni portafortuna anche oggetti
+meno sacri: un anello, un chiodo, uno scarabeo. Sono preferiti come
+talismani i frammenti di obici e le pallette di _shrapnells_ che ci
+sieno cascate vicino: pare che la granata scoppiata tenga lontana
+quella che potrebbe scoppiare. Era naturale che il tenente dei
+bersaglieri si garantisse da tutti i pericoli dell'imperatore d'Austria
+portando sempre con sè l'immagine viva dell'imperatore, il bertuccione
+Cecco Beppe.
+
+E subito parve che il suo dovere di talismano la bestia lo sapesse fare.
+
+I bersaglieri si aggiravano ancora nella villa di cui avevano
+spalancato le finestre, quando uno stridore rapido e violento lacerò
+l'aria, e subito si udì un gran tonfo di pentolone che schianta: una
+granata era scoppiata nel giardino. Un'altra, un minuto dopo, scoppiava
+davanti l'ingresso: la terza prese un angolo del caseggiato e rovinò
+una camera. Tiravano esatti gli Austriaci, e una dietro l'altra le loro
+pillole.
+
+I bersaglieri erano scesi al pianterreno e aspettavano zitti che quel
+brutto giuoco smettesse. La decima granata cadde proprio sopra la
+stanza dov'erano riparati: si sentì uno schianto di travicelli, e i
+calcinacci rovinarono sulle teste dei bersaglieri addossatisi agli
+angoli. Dal buco aperto del soffitto cascò giù a piombo il proiettile,
+a pochi passi dal tenente e dalla scimmia. Tenente e soldati videro
+l'attimo che doveva esser l'ultimo della loro vita. No: la grossa
+granata, un 152, non scoppiò. Si guardarono meravigliati di esser
+vivi e alcuni ebbero una voglia matta di ridere. Le altre dieci o
+dodici granate che scoppiarono ancora, due sulla villa e le altre nel
+giardino, non fecero loro più nè caldo nè freddo. Ma tutti concepirono
+un vero rispetto per la bertuccia che in tutto quel fragore era rimasta
+accoccolata sulle spalle del tenente, movendo appena gli occhietti in
+qua e in là, incuriosita. E più d'uno chiese all'ufficiale il permesso
+di toccare la coda al potente animale, che se la lasciò tirare con
+molta degnazione.
+
+In seguito a questo incidente, l'ufficiale fu proprio convinto di aver
+fatto un acquisto prezioso nella scimmia del generale austriaco e non
+se ne volle più separare. Le riconosceva molti difetti--ladra, finta,
+scorbutica--ma non sarebbe più andato in un servizio un po' rischioso
+senza quella brutta ma provvidenziale compagna. I colleghi gli facevano
+notare la faccia ambigua e maligna, la gravità sinistra dell'animale;
+ma il tenente rispondeva che gli idoli più potenti sono quelli che
+hanno una grinta più brutta. E restò sempre meglio persuaso che la
+presenza di Cecco Beppe lo avrebbe preservato dai pericoli a cui,
+sempre più animosamente, si esponeva.
+
+Da quel momento in poi si può dire che il tenente non passasse giorno
+senza correre qualche grosso rischio. Dove andava lui pareva che le
+granate si fossero date convegno: le fucilate pareva che gli corressero
+dietro. Ma lui ne usciva sempre incolume, e Cecco Beppe confermava
+sempre più la sua fama di paraguai. Se di guai ne attirava più del
+bisogno, evidentemente lo faceva soltanto per mostrare la sua potenza
+nel pararli.
+
+Fin che, un giorno, il tenente e Cecco Beppe si trovarono in trincea.
+Anche i bersaglieri-ciclisti facevano servizio di fanteria. Cecco
+Beppe, che era una bestia poco affettuosa ma che al suo nuovo padrone
+si era adattato abbastanza bene, e con lui si mostrava calmo e quasi
+ubbidiente, arrivato in trincea, fu preso da una smania nuova. Forse
+aveva sentito l'odore dei Croati dalle trincee antistanti e meditava
+una diserzione vera e propria. Così fu che, riuscito a sciogliersi un
+momento dalla catenina che gli stringeva la pancia, dette un balzo sul
+parapetto. Il tenente gli fu dietro ma non riuscì ad afferrargli la
+coda. I tiratori nemici si erano già avvisti di un movimento in quel
+punto della nostra trincea e qualche schioppettata cominciò a frullare
+tra gli arbusti e i reticolati. Ma il tenente rivoleva ad ogni costo la
+sua scimmia; si issò sul parapetto per riprenderla. Aveva appena messo
+fuori la testa che una pallottola lo rovesciò morto nella trincea.
+
+
+
+
+ Confidenze canine.
+
+
+Migliori portafortuna sono i cani che si sono portati in guerra da
+casa. Non che possano l'impossibile: garantire dal pericolo, salvare
+dalla disgrazia. Ma non è una fortuna avere, in guerra, dove nessuno
+può accompagnarci, il compagno più devoto e familiare della pace? E se
+la disgrazia deve succedere, sperare che il testimone fedele ritorni,
+come una parte ancora viva di noi, ai cuori da cui partimmo.
+
+Si sa che per l'ufficiale di carriera, specie per quello delle armi a
+cavallo, il cane è un attributo indispensabile. Per chi non capisce
+gli animali sarà soltanto un piccolo lusso di più, ma per chi sa quanto
+codesto animale ha di umano, il cane è il confidente migliore nella
+vita militare, dove tante volte, nella gran compagnia, ci si sente
+anche soli! Perchè superiori e compagni possono essere abbastanza
+diversi da noi. Sono quelli che il caso ci ha dati; e poi, quando anche
+somigliano agli amici che ci saremmo scelti, mutano troppo presto:
+specialmente in guerra, dove, appena stretta un'amicizia, se non è il
+nemico che ce la porta via, è un ordine che la trasloca. Ma il cane
+resta, compagno d'armi costante e discreto.
+
+Per il cane, che da secoli e secoli accompagna in guerra il padrone e
+il suo cavallo, la guerra è sempre una festa: anche la guerra d'oggi
+che, bisogna convenirlo, ha i suoi giorni di tedio cupo. Il cane ha
+un «morale» di altezza costante; rimane ilare e festoso. Come ruzza
+volentieri fra i cavalli, così si mantiene chiassone fra gli autocarri
+e le trattrici che ingombrano schiaccianti le strade della guerra
+odierna.
+
+Fu così, per ruzzare tra gli autocarri, che la povera Rati--una canina
+bianca col musetto rosa e le zampe grosse di cucciola--ne ha avuta
+schiacciata una. E i suoi amici non si vergognarono di affliggersi
+anche per quella mutilazione canina mentre pur tanti feriti umani
+passavano nelle ambulanze.
+
+E poi, si sa, nell'esercito, i cani degli ufficiali superiori godono,
+per riflesso, della deferenza a cui hanno diritto i galloni del
+padrone. Specialmente se sanno farsi ben volere. Non si creda però
+che il cane di un colonnello tenga a distanza il suo simile perchè
+non è che il canino di un sottotenente. Cani di superiori e canini di
+subalterni scherzano insieme con simpatica confidenza. Fra i Tedeschi
+e gli Austriaci no: fra loro chi ha più stellette non parla con chi ne
+ha meno se non per dargli degli ordini. Ma fra noi Italiani, e anche
+tra i Francesi e gli Inglesi, in guerra gli ufficiali di tutti i gradi
+si parlano come uomini e si vogliono bene alla pari anche fra gradi
+diversi.
+
+Il che non impedisce che, in servizio, ognuno ritorni al suo posto e
+chi deve ubbidire si metta sull'attenti e chi deve comandare comandi.
+
+Buby, per esempio, sentiva benissimo, come cane, di aver per padrone
+un generale. Buby era un magnifico danese, grosso e buono come un
+vitello. Chiassone quanto gli permetteva la sua corporatura pesante,
+viveva in buoni rapporti di amicizia con tutti i cani del vicinato,
+senza badare se fossero cani subalterni e magari cani borghesi. Al più
+si poteva dire che era un po' viziato perchè, nella sua qualità di
+cane di un comandante, c'era chi lo corteggiava; per cui alle volte si
+abbandonava a qualche sconvenienza, si capisce di che genere, dove non
+avrebbe dovuto.
+
+Ma, per quanto sbarazzino, appena vedeva pronta per uscire l'automobile
+di Sua Eccellenza, si ricomponeva tutto con molta gravità. Si trattava
+di accompagnare il generale al fronte, in qualche osservatorio, in
+giro d'ispezione: Buby sentiva l'importanza della cosa. E ad una prima
+chiamata saliva in vettura, e si sedeva sulle zampe di dietro, serio,
+immobile, senza guardar più in faccia nessuno. L'ufficiale di ordinanza
+che gli sedeva accanto non era più dignitoso di lui. Anche Buby
+partecipava alle responsabilità dell'alto Comando.
+
+Rammento una sera che Sua Eccellenza tornò al Comando tardi, stanco,
+con gli occhi dolenti. Era avvenuto, quel giorno, uno dei primi
+combattimenti sanguinosi del nostro corpo d'armata. Era stato
+interrotto da un temporale d'inferno e i risultati ottenuti non
+parevano adeguati al sangue sparso. Forse quel giorno, per la prima
+volta in vita sua, anche il generale aveva visto dei morti, molti
+morti, che erano caduti per un ordine che lui aveva dato. Quel generale
+era un vecchio elegante, dalle mani grassoccie e bianche come quelle
+di un cardinale.
+
+Quella sera, appena rientrato, chiese dei suoi ufficiali. Chi c'era
+si presentò: il generale li guardò ad uno ad uno, come se temesse di
+non rivederli tutti dopo quel giorno di battaglia. Si aspettavano che
+dicesse qualcosa; si indovinava che era commosso, che avrebbe voluto
+aprirsi con qualcheduno. Ma tacque, e licenziati gli ufficiali, riuscì
+in giardino a passeggiare solo coi suoi pensieri. E allora chiamò Buby.
+
+--Buby, Buby, qua....
+
+E Buby, che era rimasto in disparte, silenzioso, corse al padrone e si
+mise al passo con lui, serio, su e giù per il giardino vuoto, mentre il
+cannone rombava ancora nel buio. Capii come un cane possa ricevere dopo
+la battaglia le confidenze che un generale non può fare a nessuno, in
+silenzio, confidenze che dette ad alta voce sarebbero debolezze.
+
+Così ci confidiamo con voi, ragazzi, noi babbi, che certi giorni--i
+giorni neri di tutte le vite--vi chiamiamo per non dirvi nulla, ma vi
+guardiamo negli occhi in un certo modo che anche voi ve ne accorgete. E
+diventate seri, perchè avete capito che vi si è detto qualche cosa di
+segreto e di doloroso che non si oserebbe dire ad alta voce nemmeno a
+noi stessi.
+
+
+
+
+ I gatti che non ci sono.
+
+
+Gatti in zona di operazioni non ne ho trovati, o appena qualcuno e così
+brutto che non meritava il nome dell'animale cattivello, se volete, ma
+elegante che si chiama gatto.
+
+Voi sapete che io ai gatti voglio bene e posso assicurarvi che anche
+i gatti vogliono bene a me: stiamo volentieri insieme perchè non ci
+diamo noia a vicenda. Io scrivo e il gatto sonnecchia, tutti e due in
+silenzio: non si sente che lo scricchiolio della penna e il brontolio
+leggero delle sue fusa; in quel ronzio sottile tutti e due tessiamo
+qualche cosa che ci diverte. Animali nati per la pace e per il
+raccoglimento, tanto io quanto il gatto. Sono stati i Tedeschi che ci
+hanno costretti a far la guerra per difenderci.
+
+Credeva di essere il mastino del mondo il Tedesco e con una zampata
+schiacciarci tutti noi, poveri gatti di occidente. Non sapeva che
+il gatto, tanto più piccolo e più debole in apparenza, in realtà è
+forte quanto lui e più elastico; sembra che non possa svegliarsi dai
+cuscini dove impigrisce se non per scappare, e invece in un baleno,
+con un guizzo, è in posizione di battaglia; arcate le reni, non soffia
+soltanto, ma sgraffia, assalta, ed è il mastino che da ultimo deve
+scappare nel suo covile col muso sanguinante.
+
+Sta il fatto però che i gatti mancano in zona di operazioni: e la loro
+assenza mi pareva accrescere quel vuoto di molte cose che dà un'aria
+lugubre alla guerra anche quando la battaglia non imperversa. Assenza
+inconciliabile con l'opinione comune che il gatto rimanga nelle case
+anche quando il padrone le abbandona. Come mai, se il cane era rimasto,
+il gatto se n'era andato?
+
+Mettiamo che di gatti in territorio austriaco non ce ne siano stati mai
+molti. È una bestia che ai governi polizieschi non deve piacere, perchè
+ha l'abitudine di pensare e di fare come pare a lui, senza chiedere
+il permesso alle autorità. Non adula un padrone che non merita nulla,
+come qualche volta fa, per troppo buon cuore, il cane. L'imperatore
+d'Austria ha trattato sempre come cani i suoi sudditi: ha preteso che
+benedicessero le sue bastonate e che si chiamassero fedelissimi. È lui
+che deve avere inventato la leggenda dell'infedeltà del gatto, perchè
+il gatto italiano era indipendente.
+
+Perchè dunque il gatto non si trova a combattere anche lui la grande
+guerra d'indipendenza? Che si sia imboscato per viltà? Non lo posso
+ammettere. Troppe prove di coraggio ha dato in ogni occasione, troppo
+disprezzo ha del nemico, per grande e grosso che esso sia.
+
+Non c'è che una spiegazione, pur troppo, all'assenza misteriosa. Che
+il gatto in Austria abbia cessato di esistere ancora prima che noi
+andassimo a liberare le nostre provincie. Gli Austriaci ci chiamano
+_Katzelmacher_, ma loro sono _Katzelfresser_--divoratori di gatti.
+Ho assunte informazioni sul posto e ho saputo, pur troppo, di molti
+casi in cui, mancando ogni altro genere di carne, della povera gente
+ha dovuto mangiarsi il proprio gatto. Spero che se lo siano mangiato
+piangendo, ma se lo sono mangiato. Sono gli orrori della guerra.
+
+Una volta nel Friuli austriaco il governo giallo e nero faceva credere
+che sotto di lui si stava bene mentre sotto l'Italia si stava male.
+Guardate--diceva--i vostri vicini di là del Judrio, friulani come
+voi, ma italiani: loro non mangiano che polenta asciutta, mentre voi
+mangiate i nostri buoni stufatini austriaci ben unti di sego! Loro si
+vestono, come povera gente, di panni paesani tagliati alla meglio,
+mentre voi vi vestite come signori con i vestiti fatti che noi vi
+mandiamo da Vienna. Loro non parlano che italiano, mentre a voi vi
+insegnano anche a parlar _per_ tedesco. Loro sono poveri e rozzi,
+mentre voi siete ricchi e istruiti.
+
+Discorsi simili devono essersi fatti anche tra i gatti d'oltre confine
+e i gatti di qua del confine quando si incontravano, nelle belle notti
+di gennaio, sul ponte di Visinale. Perchè c'erano dei gatti ingenui che
+alle frottole dei loro padroni ci credevano.
+
+Ma che trionfo oggi, per i gatti del Friuli italiano, che son rimasti
+tutti vivi e sonnecchiano gustosamente al calduccino delle cucine con
+l'antico cammino in mezzo, mentre al di là del confine, intorno ai
+focolai economici, alla tedesca, si aggirano gli spettri dei poveri
+gatti che vi sono stati arrostiti col _Kunerol_!
+
+Se vedeste come è tranquilla la vita al di qua del confine, nelle
+buone osterie patriarcali di Manzano, di Corno di Rosazzo e di Oleis,
+a pochi passi dalla guerra ma al sicuro. Fumano le granate austriache
+sul Corada; dal Carso viene un brontolio di temporale che non smette
+mai; di notte l'orizzonte si accende di luci misteriose, di meteore
+bianche. È la guerra, sì; tremano le finestre agli spari delle nostre
+artiglierie; anche qui sono molti soldati, venuti dal fronte, in
+riposo: e codesti soldati raccontano quel che succede laggiù, cose
+terribili e grandi; ma le raccontano tranquilli, come se tutto fosse
+finito e queste fossero le loro case e intorno a questi focolari
+sedessero le loro famiglie. E cantano le canzoni dei paesi lontani, e
+motteggiano in dialetti che nessuno aveva mai sentiti da queste parti.
+
+I paesani di Corno, di Manzano, di Oleis, pensano con un brivido a
+quello che sarebbe toccato a loro se, invece di fare noi la guerra
+all'Austria, avessimo aspettato che l'Austria ci attaccasse invadendo
+tutto questo verde piano che non si difende, se non arriviamo noi, una
+volta per sempre, anche da questa parte, a prender tutte le cime dei
+monti.
+
+Anche i gatti che sonnecchiano nell'osteria di Corno di Rosazzo, mentre
+l'ostessa e le sue figliuole mescono ai soldati il vino bianco del
+paese, devono pensare a qualche cosa di simile nella loro tranquillità
+egoistica.
+
+Egoistica sì: il difetto del gatto, che pure è un animale coraggioso,
+è questo: di non combattere se non è disturbato, proprio lui, proprio
+nella sua casa. Il suo egoismo è un po' gretto. Non è capace di slanci
+nemmeno per i gatti fratelli che sono in pericolo. I gatti friulani,
+che stanno bene al di qua del ponte di Visinale, aspettano, per
+passarlo, che la guerra sia finita e che gli Austriaci sieno ricacciati
+molto indietro, oltre i monti che si vedono più lontani. Sono come
+certi filosofi che, quando è scoppiata la guerra, hanno detto:
+
+--Che me ne importa? I Tedeschi non verranno mica fino nel mio studio
+dove io faccio in pace le fusa sui miei libri! Vinca chi vuole: io la
+guerra non la faccio....
+
+Quei filosofi meriterebbero di far la fine dei gatti di Val d'Isonzo:
+in padella.
+
+
+
+
+ Quando la gatta non è in paese.
+
+
+Spariti i gatti, la guerra è divenuta l'orgia dei topi.
+
+Formicolano nelle case abbandonate, fanno i loro comodi, da padroni,
+anche nelle case abitate. Topini inquieti e vivaci che potrebbero
+passare anche per animali graziosi se non avessero quella lurida coda
+da rettile; sorcioni figli della fogna, immondi. Banchettano, al
+crepuscolo, dei detriti abbondanti che la guerra lascia dietro di sè,
+gavazzano la notte per le cantine e nei solai, in turpi scorribande.
+Bestie sotterranee, portano alla luce i tristi misteri che la luce non
+dovrebbe mai vedere. Addentano di tutto, vivono della putrefazione.
+Tutto è fogna per essi; i resti più santi che noi copriamo, anche in
+guerra, perchè un giorno qualcuno verrà a piangere sulla croce che
+ne segna l'ultimo riposo, sono minacciati dalla loro laida voracità.
+Quando si sentono forti delle loro masse schifose, mordono anche
+gli addormentati, come fossero morti. Scivolano per le trincee come
+fossero state scavate per la loro vita di cloaca. Tutta questa guerra
+sotterranea con i cunicoli, con i camminamenti, con le gallerie, che
+hanno inventata i Tedeschi e che noi dobbiamo accettare per vincerli
+con i loro mezzi, pare fatta ad intenzione dei sorci delle chiaviche.
+
+I Tedeschi diranno che a ispirargliela è stato il castoro, perchè
+guerra di insidie, nascosto, la fa anche il castoro, e proprio, come
+sapeva Dante, «fra li Tedeschi lurchi». Ma anche il sorcio di fogna
+c'entra per qualche cosa. Se non altro perchè è animale più compaesano
+dei nostri nemici che nostro.
+
+Noi non abbiamo nemmeno un nome preciso per designarlo: i Veneti le
+chiamano «pantegàne», ma in Toscana le dicono talpe, come quelle altre,
+anche sotterranee, ma tanto più pulite, le brave compagne del contadino
+nel liberare dai vermi le radici delle piante: è chiaro che i Toscani
+le hanno conosciute tardi e, forse per eufemismo, le hanno identificate
+a una bestia decente. Si sa infatti che la prima grande invasione dei
+sorci in Italia seguì quella degli Unni. Da queste parti, come è noto,
+si affacciarono nel quinto secolo di Cristo i brutti Mongoli dalla
+faccia cagnazza, scendendo qui per la solita strada dei barbari, da
+queste Alpi Giulie che si devono riprendere tutte. C'è giù, nel piano,
+Aquileia che dalle sue rovine illustri ripete al mondo il ricordo
+di quelle devastazioni antiche. Di qui sono passati anche i sorci
+di fogna. E quelli che ora infestano il terreno della nostra guerra
+sono i loro degni discendenti, come là sul Carso quelli che tentano
+di impedirci la strada di Trieste sono i discendenti degli Unni: gli
+Ungheresi. Faremo pulizia per sempre degli uni e degli altri.
+
+Quanto ai minori topi, che, se vi fa piacere, possiamo per ora
+sopportare in piccola quantità, provvederanno, a guerra finita, i
+nostri gatti. Perchè, anche pochi, sono insopportabili.
+
+Un inglese in India trovò una volta un monaco, naturalmente indiano,
+che viveva in una capanna tutta nera di topi; e monaco e topi si
+facevano, pare, buona compagnia. L'inglese manifestò la sua meraviglia
+chiedendo:
+
+--Perchè non li ammazzate?
+
+A cui il sant'uomo rispose:
+
+--E perchè voi li ammazzate?
+
+Bella risposta in bocca a un santo indiano. I nostri santi però possono
+aver fatto vita comune con i cani, con i leoni, anche col porco; ma con
+i topi no. Anzi furono proprio i monaci che portarono dall'Egitto in
+Italia molti gatti per distruggere i topi e i sorci. Così sia.
+
+Perchè non tutti gli uomini hanno l'abilità che aveva il mio
+attendente, di acchiappare i topi con le mani. Sicuro, Rinaldo è stato
+capace di afferrare qualcuno di quei scivolanti roditori. È vero che
+il topo si sentiva così sicuro del fatto suo che veniva a riposare
+comodamente sul mio letto e guardava intorno con un certo luccichìo di
+prepotenza negli occhietti. Rinaldo lo afferrò con una manata sicura
+che fece fare alla bestiolina uno strillettino. Era troppo tardi per
+dirgli: fa' a modo.
+
+Ho sulla coscienza la morte di un topo che forse non aveva altra colpa
+che quella di voler vivere anche lui. Ma la guerra, anche la più umana,
+questo diritto non lo riconosce. E per questo dobbiamo sconfiggere
+l'Austria e la Germania, che hanno ucciso la pace del mondo.
+
+
+
+
+ Fastidi.
+
+
+Un personaggio di Shakespeare era così sensibile che, una volta, ad
+un banchetto, fece una scenata a suo fratello perchè questi aveva
+ammazzata una mosca. Il fratello si scusava:
+
+--Ma, signore, non ho ammazzato che una mosca.
+
+E l'altro, sempre più irritato, a brontolare:
+
+--Ma se codesta mosca aveva un padre e una madre? Povero insetto
+innocente, che con la sua ronzante melodia era venuto qui a tenervi
+allegri; e tu lo hai ammazzato!
+
+Il personaggio di Shakespeare aveva in quel momento le sue buone
+ragioni per dire delle stranezze. La mosca andrebbe sempre ammazzata,
+se anche ad ammazzarla non facesse schifo. È una sozza bestia: quando
+gli uomini hanno voluto dare al diavolo un brutto nome lo hanno
+chiamato Belzebù, che s'interpreta re delle mosche. Prospera nella
+sporcizia peggio del topo: in guerra, si accompagna alle sue più
+tristi, inevitabili brutture. E contro la mosca non servono i moschetti.
+
+D'estate è un nemico che l'esercito non riesce a scacciare dalle
+proprie file; la petulanza è più forte della forza. Per essa non
+esistono trincee nè reticolati: se l'avversario ha nei suoi ospedali il
+tifo, l'enterite, il colèra, la mosca si affretta a trasportarli nelle
+nostre file. E allora la guerra diviene veramente il più orribile
+sogno che l'uomo possa sognare a occhi aperti. Si rompe il quarto
+sigillo dell'Apocalisse e il cavallo giallastro corre la terra.
+
+Perchè il ferito, per quanto soffra, ha sempre nel suo aspetto qualche
+cosa di sano: la sua giovinezza è una speranza contro le ferite più
+laceranti; promette di risarcire i tagli più profondi, gli strappi
+più crudeli: il male è visibile, è dal di fuori. Ma il malato di
+male epidemico è dentro che si sta decomponendo: la disgregazione
+dei visceri si manifesta nel lividore della pelle, nel dimagrimento
+che lo sfigura peggio che uno squarcio di granata. Se lo vedesse
+all'improvviso così, affondato nella branda del lazzaretto, forse sua
+madre stessa esiterebbe a dargli un bacio.
+
+Fortunatamente il più delle volte guarisce anche lui. Qualche volta
+la Natura si vergogna di uccidere un soldato così, a tradimento. Ma
+le mosche continuano a ronzargli intorno come desiderose di potere
+da lui infettare un altro. La profilassi, che riesce ad arrestare la
+propagazione del morbo, vincerebbe più presto, se potesse fermare i
+voli infausti delle mosche.
+
+In un ospedale da campo ho visto un piantone che non faceva che una
+cosa: con un fascio di foglie scacciava le mosche ronzanti intorno al
+compagno ferito. Quel gesto umile, lento, ma continuo quanto il sole
+nella giornata di luglio, pareva anche un gesto eroico; perchè era
+materno. Il ferito aveva alta la febbre e gli luccicavano gli occhi: ma
+anche per qualche raggio di gratitudine.
+
+Quando, non ostante tutto, il morbo è scoppiato, si impone la pulizia,
+la cura del cibò che si mangia. Con qualche precauzione si può vivere
+in un luogo ammorbato senza nemmeno accorgersi che c'è il morbo. Ma ci
+si meraviglia che questo non sia anche più violento, a osservare la
+indifferenza di molta gente--che pure ha una gran paura di morir di
+colèra--verso le più facili precauzioni dell'igiene: nella loro tenace
+ignoranza costoro si ostinano a pensare che anche la malattia sia, come
+la ferita, questione di caso.
+
+I medici militari hanno da combattere, più che con i malati, con i
+sani che possono ammalarsi. Meno male che i consigli igienici--che
+in pace non sono che consigli--in guerra diventano ordini: dieci
+giorni di prigione, con due ore di ferri al giorno, ad un soldato,
+per trascurata pulizia di un accampamento, possono salvare un reparto
+dal morbo minacciante. La disciplina aiuta l'arte medica a fermare la
+pestilenza, anche se non può fermare i nuvoli delle mosche sciamanti da
+un lazzaretto a una cucina.
+
+Bella cosa però se Noè nella sua arca non avesse lasciato riemergere
+dal mondo sommerso anche la stirpe delle mosche, dei mosconi e delle
+zanzare!
+
+E nemmeno, naturalmente, di altri insetti anche più piccoli e anche più
+laidi. Ma evidentemente tra le punizioni dell'uomo era stabilita anche
+quella di grattarsi: e in guerra più che in pace.
+
+La scomparsa dei parassiti segnerà un momento solenne della civiltà
+umana. Un mio amico, straniero, che conosce l'Italia da molti anni, mi
+assicurava di aver avuto una prova della civiltà cresciuta nel nostro
+paese dal fatto che ora, nelle nostre città, si passeggia anche tra
+la folla senza riportarne a casa, in qualche piega della biancheria,
+qualche piccolo saltatore nero. In compenso io gli ho raccontato che di
+un altro insetto, notturno succhiatore di sangue, non avevo mai fatto
+esperienza nel meno lindo dei nostri villaggi, e non la avrei forse
+mai fatta, prima di passare un estate in Austria. Negli interstizi del
+legname che abbonda nella camera austriaca il caldo incuba le colonie
+dell'odioso parassita. Il nostro soldato, che sapeva di accantonarsi
+in territorio di costume austriaco, ha fatto bene a provvedersi di una
+piccola arma da caricarsi a polvere insetticida.
+
+Sono questi i mali segreti e ingloriosi della guerra. Ma ci sono; e ne
+parlano senza vergogna, tornando dalle trincee, ufficiali che in pace
+erano lindi come tulipani all'alba. Perchè in trincea tutto è a comune
+tra l'ufficiale e il soldato: il valore, l'onore, la pazienza, ma,
+purtroppo, quando ce ne sono, anche gli insetti che non ho nominati.
+
+Contro i quali tuttavia può anche la disciplina. Sicuro; un ordine
+opportuno e ben obbedito aiuta a vincere anche battaglie di questo
+genere. In guerra si vede perchè ai soldati si limiti la libertà di
+tenere barba e capelli a propria fantasia: teste rase e faccie quanto
+meno barbute, tanto meglio.
+
+Il mio generale, che sa l'arte di vincere perchè sa quella di
+comandare, non credeva indegno del suo alto ufficio occuparsi di
+queste faccenduole. Quando trovava un soldato troppo trasandato
+nell'uniforme e con i capelli lunghi, si fermava e lo fermava:
+lo fissava e gli chiedeva il nome. Quel soldato, ritornando
+all'accampamento, era sicuro di trovarsi preparata una punizione
+d'ordine di S. E. in persona.
+
+Un generale, con i suoi soldati, qualche volta deve fare come la mamma
+che mette in castigo il suo ragazzo perchè la mattina gli è parso
+fatica lavarsi il collo.
+
+I soldati sono spesso dei ragazzi che, a lasciarli fare, si fa il loro
+male. E cocciutelli alle volte, proprio come ragazzi. Quanto c'è voluto
+a un nostro bravo bersagliere--buono, del resto, come una pasta--per
+fargli tagliare un ciuffetto nero che il cappello portato di banda,
+proprio alla bersagliera, gli lasciava in mostra. Ci teneva a quei
+capelli, perchè, diceva, erano capelli «di mamma sua». Ma in guerra si
+devono sacrificare le cose più care.
+
+E un altro soldatino fu anche più cocciuto per un suo bel pizzo
+castagno. Venne l'ordine a tutto il reggimento di rader pizzi e barbe.
+A rigor di termini i regolamenti permettono al soldato di portare un
+pizzo contenuto in certi limiti. Ma il colonnello di quel reggimento
+partiva dal principio radicale che dove non c'è più bosco le bestie
+feroci non fanno più il covo; perciò via tutto il bosco: e ordinò ai
+suoi soldati rasatura completa del mento oltre che della testa.
+
+Ma il soldatino ne fece una questione d'onore. Forse in qualche libro
+aveva letto che il pizzo lo si è chiamato anche «onor del mento». E
+protestò:
+
+--Il pizzo non me lo levo. Piuttosto mi faccio fucilare.
+
+Una risposta di questo genere si chiama un rifiuto di obbedienza:
+mancanza che si punisce sempre, e in guerra più severamente. Così fu
+che per la sua rispostaccia il soldato fu mandato al Tribunale di
+guerra; una faccenda seria. Naturalmente a nessuno dei giudici passò
+per la mente che fosse il caso di condannarlo alla fucilazione: ma due
+anni di reclusione non glieli poterono risparmiare.
+
+Sappiate però, per vostro conforto, che i due anni di pena li sconterà,
+caso mai, a guerra finita; e allora, se si sarà portato bene, nel pizzo
+e nel resto, avrà la grazia: dopo di che, in pace e da borghese potrà
+togliersi il gusto di portare in pace, la barba lunga, se gli verrà,
+fino ai piedi.
+
+Voi mi direte che i cavalieri di Carlo Magno, barbuti, erano eroi,
+quantunque le ricerche storiche che si potrebbero fare in quelle barbe
+non sarebbero senza resultato: ma i legionari romani, rasati e glabri,
+vinsero i Teutoni e i Cimbri dalle barbacce rosse.
+
+
+
+
+ «Italia detta dai giovenchi....»
+
+
+Si vuole che l'origine del nostro nome, Italia, sia proprio questo:
+paese dei vitelli. Il nome, un tempo, tremila anni fa, designò quella
+estrema penisola della penisola che i naviganti dell'Oriente greco
+e fenicio incontravano prima venendo a noi, la Calabria d'oggi:
+poi il nome salì per tutta la grande penisola, valicò l'Appennino
+con i Romani; a tempo di Giulio Cesare e di Augusto comprese anche
+questa provincia che stiamo riconquistando zolla per zolla, su su,
+oltre quella gran terrazza di monti che vedete sopra Gorizia, fino a
+quell'ultima altura che scende a taglio netto, come uno scalino: Monte
+Re. Era, tutta questa, la decima regione dell'Italia romana.
+
+ L'Italia, detta dai giovenchi, è qui....
+
+Il verso virgiliano del nostro caro e grande Giovanni Pascoli--come
+sarebbe contento oggi il grande Pascoli d'essere ancora vivo a
+vedere, a sperare, anche a soffrire!--mi ronza negli orecchi mentre
+l'automobile si è dovuta fermare sul ponte del Visinale. Il ponte
+dell'antico confine, sul Judrio, è stretto, e i lunghi traini pesanti
+debbono passarlo un po' per volta per non stancarlo troppo. Anche
+l'automobile questa volta si è dovuta fermare--in fila con i carri, le
+prolunghe, i _camions_, i cannoni--all'imbocco del ponte, perchè lo sta
+passando una processione di buoi.
+
+Sono tanti e tanti: fin dallo svolto della strada, in ordine con i
+soldati. Vien fatto di immaginare che anche al di là, oltre quella
+piccola altura da cui sbucano, tutta la pianura friulana ne formicoli:
+l'Italia ha richiamati tutti i suoi buoi da tutti i suoi campi; ne
+ha formato un placido esercito che si muove con l'altro esercito di
+uomini e di ferro. Chi sa che qualcuno di questi fantaccini, che fino
+a ieri erano contadini, non riconosca il suo vitello tra le centinaia
+e centinaia che se ne concentrano nei parchi. Sono contadini anche
+i soldati che guidano i drappelli bovini, i _bovars_, territoriali
+anziani, di questa provincia di Udine che così fortemente sostiene i
+suoi doveri di Provincia di confine, oggi tutta cinta dal fragore della
+guerra. I _bovars_, alti e ossuti, nei loro cappottoni turchini, sono
+rimasti dei guidatori di armenti vestiti da soldato: non hanno cambiato
+mestiere; soltanto invece che ai mercati li avviano direttamente ai
+macelli da campo; dietro le truppe operanti. Tranquilli e pazienti oggi
+alla guerra, come ieri ai mercati. L'aereoplano austriaco può volare
+sopra di loro curioso e minaccioso. Essi nemmeno alzano gli occhi a
+cercarlo in cielo, tra i fiocchi bianchi dei nostri _shrapnells_ che ne
+segnano la rotta.
+
+Placidi _bovars_ e placidi bovi. Voi direte che è per indifferenza: che
+il bue non ha paura perchè non sa, non indovina che cos'è la morte fin
+tanto che non è morto. E che in fin dei conti il suo destino di finire
+spezzettato e cotto è il medesimo in pace o in guerra.
+
+Io ho un'opinione migliore del bue. Mi pare impossibile che, stando
+sempre con l'uomo, a lavorare con lui, non abbia capito qualche cosa
+di quello che succede. Quando dalla sua stalla ha visto partire i
+figliuoli maggiori di casa, tutti insieme, e i rimasti li ha veduti
+guardarsi fra loro, così seri, deve avere indovinato che qualche cosa
+di nuovo stava succedendo nel podere, in tutti i poderi della fattoria.
+E quando son venuti a tirar fuori dalla stalla anche lui e lo hanno
+portato alla stazione, dove c'erano altri buoi e altri contadini, deve
+aver cominciato a capire che il nuovo era anche grande, per gli uomini
+e per i loro animali.
+
+Poi c'era stato il lungo, lento viaggio in treno--buoi, cavalli,
+soldati: per la strada, all'incontro con altri treni, quando i soldati
+si salutavano vociando, anche ad essi veniva fatto di muggire con i
+musi sporgenti dalle aperture di quella stalla stretta e bassa che si
+moveva. Così fino al confine, quanti incontri con buoi sconosciuti, ma
+che dovevano trovarsi lì tutti per la stessa ragione! I grandi buoi
+candidi della Val di Chiana, i potenti cornuti del Senese guardavano
+con curiosità i più piccoli compagni rossastri del Piemonte; le razze
+romagnole scoprivano per la prima volta le razze friulane. Anche nei
+duri crani bovini deve essere entrata un'idea nuova, più vasta, della
+loro specie: di essere molti, assai più di quanti potevano figurarsi
+mentre erano vissuti nelle loro stalle disperse; e differenti tra loro,
+ma, così differenti, simili, fratelli.
+
+Che non sien proprio capaci i buoi di sentire l'orgoglio di esser
+tanti, e tutti buoi d'Italia?
+
+ L'Italia, detta dai giovenchi, è qui....
+
+Questi che, a drappelli, a plotoni, a battaglioni, stanno passando il
+ponte di Visinale, vanno a morir per l'Italia. Non ridete dell'idea di
+sacrificio che mi fa pensoso al loro passaggio. È un'idea ohe doveva
+avere qualche mio antenato preistorico di quattro o cinquemila anni
+fa. I nostri antenati mediterranei non erano in origine divoratori di
+buoi come i tedeschi carnivori; erano agricoltori; nel bue vedevano il
+compagno di lavoro, non la vittima indispensabile al loro appetito.
+Quando lo ammazzavano, sentivano di sacrificarlo. E lo sacrificavano
+infatti agli dei. Così la povera bestia moriva sì, ma per uno scopo
+più nobile che non fosse proprio quello di riempir la pancia ai suoi
+uccisori: questi non facevano che utilizzare un avanzo di ciò che gli
+dei avevano avuto.
+
+Non è una macelleria ma un sacrifizio di buoi questo che noi facciamo
+ora, per preparare il rancio a centinaia di migliaia di soldati.
+Sacrifizio appare anche per la quantità straordinaria dei capi che si
+abbattono. Noi prepariamo il pasto quotidiano di carne a contadini che
+in pace, nei loro campi, non dovevano mangiar tanta carne per essere
+forti contadini. Ma il contadino, trasformandosi in soldato, ha bisogno
+che anche il suo nutrimento si trasformi; e le energie vive che questa
+vita di fatica e di pericolo gli consuma, le ristora il buon pezzo di
+carne che ogni giorno gli arriva nella gavetta di brodo. Si sacrifica
+il contadino; è giusto che si sacrifichi il suo animale. L'animale si
+sacrifica all'uomo, ma tutti e due si sacrificano a qualche cosa che
+vale più di qualunque vita animale, di uomo, di eroe. Qualche cosa che
+vive mentre noi moriamo e che è come il riflesso eterno delle nostre
+vite passeggere: la Patria.
+
+O Italia, che ai tuoi poeti apparisti santa nella pace campestre,
+Italia di Virgilio, di Garibaldi e del Pascoli, come ti riconosco qui,
+oggi, a batter l'Austria con le tue dure fanterie di contadini, dietro
+cui marciano, incolonnati come animali di battaglia, i loro buoi, al
+sacrifizio!
+
+ ....Vissero nei campi
+ i forti antichi popoli: l'aratro
+ il solco eterno disegnò di Roma:
+ l'Italia, detta dai giovenchi, è qui.
+
+
+
+
+ Buoi e profughi.
+
+
+Anche questo nuovo lembo di Friuli che abbiamo riaggiunto all'altro, il
+Friuli di Gorizia al Friuli di Udine, è paese di campi, di contadini
+e di buoi. Le case coloniche punteggiano di bianco il verde chiaro
+del piano, il verde scuro dei colli. Biade e viti al piano, viti e
+boschetti in collina, e in colle e in piano alberi da frutto come in
+poche altre parti di Italia: quando ci arrivammo, a giugno, pareva che
+i soldati non bastassero a finire le ciliege, tante ce n'erano.
+
+Anche contadini ce n'erano. Non tutti, chè gli uomini fino ai
+quarantacinque anni se li era portati via l'Austria a fare i soldati
+in Galizia; c'erano solamente i vecchi, le donne, i ragazzi. Ma insomma
+le campagne non erano vuote: le stalle avevano i loro buoi, i cortili
+i loro polli. Sarebbe stata una bella cosa se si fossero potuti
+lasciar tutti dove erano, far la guerra senza disturbarli dalle loro
+occupazioni pacifiche.
+
+Ma un esercito ha bisogno di molto spazio tutto per sè; e poi gli
+Austriaci avevano subito cominciato a tirar a granata sopra quelle
+case, sopra quella povera gente che si ostinava ad abitarci.
+
+Codesti Friulani erano stati fino dal giorno avanti sudditi austriaci,
+e, quantunque italiani, avevano anche obbedite pazientemente agli
+antichi padroni. Sapevano che i nostri soldati non avrebbero loro fatto
+male; s'illudevano che anche gli Austriaci non si sarebbero vendicati
+su loro da lontano, a cannonate cieche.
+
+Invece le granate arrivavano, dappertutto. E tuttavia i contadini non
+si movevano. Restavano lì, così intontiti che non avevano nemmeno
+paura. Se una casa era sfondata da un 305, si riparavano in un'altra.
+Non potevano credere che l'Austria facesse la guerra anche a loro.
+
+Quando si è dovuto dar l'ordine di sgombero, hanno obbedito con l'animo
+straziato. Che importava loro aver salve le vite, se le case rimanevano
+esposte alla rabbia del nemico?
+
+Sgomberi dolorosi che stringevano il cuore a quegli stessi che dovevano
+ordinarli. Quanta più roba potevano, la ammucchiavano sui carri, lunghi
+carri a quattro ruote a cui attaccavano i buoi: sopra, tra i fagotti,
+i panieri, i secchi, si allogavano le donne con i bambini più piccoli
+in collo; ma i più grandi venivano dietro a piedi, con gli occhi
+smarriti come quelli dei buoi che tiravano i loro carri. Che si saranno
+detti, incontrandosi, i buoi profughi, che partivano, con i buoi
+dell'interno che arrivavano?
+
+Ad ogni paese c'era una sosta: e allora ognuno avrebbe voluto poter
+ritornare indietro, a riprendere ancora un oggetto, un animale, un
+altro po' della casa abbandonata. Trovavano subito chi provvedeva ai
+loro bisogni più urgenti, chi li consolava dicendo che nell'interno
+avrebbero avuto protezione, ristoro, calma. Ma era una tristezza
+muta che non si riusciva a rincorare. Anche i bambini stavano zitti:
+restavano lì dove li mettevano, fermi, svogliati. I buoi soltanto
+mugghiavano lamentosamente; ma chi può dar retta al lamento di un bue
+tra lo scalpitìo di tanti cavalli, il rotolìo di tanti autocarri?
+
+Più fortunati si reputavano coloro che riuscivano a non farsi
+internare, a restarsene nei paesi vicini, da qualche parente che ci
+avessero, magari senza aiuti, pur di non andar lontano. Parecchi si
+allogarono in un cinematografo, e nei cortili vicini passavano le loro
+giornate da zingari, a farsi un po' di polenta, a vivere della carità
+che i soldati facevano loro. Tutte le donne avrebbero voluto diventar
+le lavandaie dei soldati: tutti i ragazzi i loro presta servizi.
+
+Ma poi? Per far la guerra non ci vuole confusione, e anche dai paesi
+un po' più discosti dalle trincee si sono dovuti sgombrare i profughi
+ammassatisi nel primo momento. E se ne sono empiti dei lunghi treni e
+si sono mandati indietro, una squadra per ogni città, dove per tutti
+era pronto un ricovero, del cibo e della pietà. Bisogna sopratutto
+che trovino molta pietà affettuosa questi profughi, che hanno troppo
+sofferto per capire che si combatte anche per loro. Chi oggi farà
+qualche cosa per essi sarà compensato poi, a guerra finita, quando
+andrà a trovarli nei loro paesi riedificati, nelle loro case, un'altra
+volta sicure tra il verde chiaro della valle, tra il verde vivace dei
+colli.
+
+L'ospite conoscerà campi prosperosi e case inghirlandate di tralci: aie
+ombrate di gelsi e di ontani, stalle piene di manzi e cortili pieni
+di ragazzi. E di codesta gente conoscerà il sincero carattere che
+non si può conoscere bene oggi che lo hanno amareggiato dalla guerra,
+dopo averlo avuto guasto dal governo austriaco. La pace rinnoverà il
+naturale buon umore del contadino friulano; ridesterà le «sagre» e i
+balli di tutte le domeniche, e poi--finiti i balli--al ritorno, sotto
+le stelle, le vecchie «villotte» paesane, così dolci anche quando
+dicono pensieri di malinconia:
+
+ 'O ai butadis tanti lagrimis
+ di fa' côri un biel mulin,
+ il mio cor si distruzève
+ come l'ueli 'tal lumin.
+
+
+
+
+ Animali da cortile.
+
+
+Ora lungo il basso Isonzo la guerra ha fatto il vuoto dei contadini
+e delle loro bestie. I buoi che hanno accompagnato i profughi fino
+a Cervignano, a Palma, a Cormons, se non hanno trovato da allogarsi
+in qualche stalla amica, sono stati venduti all'esercito e stanno
+anch'essi sacrificandosi, nel modo concesso al bue, per la patria: le
+vacche sono state requisite per gli ospedali da campo.
+
+Ma tutti, proprio tutti, non sono spariti. Fino a Mossa, fino a
+San Martino di Quisca qualche contadino è riuscito a rimanerci, a
+coltivar le sue ortaglie fra le trincee. Se glie lo permettessero,
+ritornerebbero tutti a zappare la loro terra, nonostante il pericolo
+di sbarbare, insieme con le cipolle, le granate austriache che si sono
+interrate senza esplodere.
+
+Insieme con qualche vacca, abbandonata da quelli che al nostro arrivo
+sono dovuti andare dall'altra parte, dietro i loro padroni austriaci,
+sono rimaste parecchie galline e qualche maiale disperso. Se noi
+fossimo Austriaci, li avremmo computati tra i prigionieri di guerra.
+
+Galline e maiali stanno bene insieme, anche per temperamento. Hanno
+abitudini egualmente sudicie e pari l'avidità che le ingrassa. Ma in
+questa la gallina supera forse lo stesso maiale. Il motto latino dice
+che non si devono dare le perle ai porci, perchè non sono capaci di
+apprezzarle; sarebbe meglio dire che non si devono darle alle galline,
+che le ingoierebbero come pietre qualunque, stupidamente. Perchè è
+certo che per intelligenza il maiale è un genio in confronto della
+gallina.
+
+La stupidità della gallina è portentosa. Guardando il mondo in due
+pezzi--quello che vede con l'occhio destro indipendente dall'occhio
+sinistro--non deve aver mai capito più di mezza cosa per volta. E
+soltanto in grazia della sua completa stupidità può alle volte parer
+perfino una bestia di coraggio. Una lucertola che la fissi un po'
+risolutamente basta a farla scappare: viceversa uno _shrapnell_ che
+le rovescia sopra le sue novecentonovantanove pallette non la smuove:
+quando vede cascar roba dall'alto, crede sempre che sia becchime
+per lei. Come tutti gli sciocchi, anche la gallina ha la sua dose di
+presunzione.
+
+Ne ho viste insinuarsi tra i cannoni di una batteria in azione: si
+rincorrevano tra i serventi dei pezzi, beccavano nelle orme che le
+suola dei soldati lasciavano nella terra fangosa. I grossi proiettili
+giallastri, che gli artiglieri portavano correndo dai cassoni ai
+cannoni, li dovevano prender per zucche. La loro incapacità assoluta
+di intuire che si stava facendo qualche cosa di molto serio, e che
+soltanto la serietà della cosa impediva ai soldati di allungare la mano
+per tirar loro il collo, faceva dispetto.
+
+Altre due, in un paese semidistrutto, si erano appollaiate sul
+campanile rimasto, non si sa come, in piedi. Una pattuglia dei nostri
+soldati, arrampicatasi fino sulla cella campanaria, sentì starnazzare
+in alto, sopra un palco morto. I soldati avevano imbracciato i
+moschetti per sparare, quando si accorsero che i supposti tiratori
+austriaci erano delle galline. Furono fatte prigioniere lo stesso. E
+con buon diritto di guerra; perchè certo, se gli osservatori nemici
+avessero scorto muoversi nella cella del campanile delle penne di
+gallo, avrebbero giurato che erano bersaglieri in vedetta, e tutti i
+campanili isontini sarebbero caduti vittime della doppia stupidità, dei
+polli e degli Austriaci.
+
+Vero è che i bersaglieri considerano un dovere speciale del loro corpo
+quello di evitare i possibili equivoci tra le animose piume dei loro
+cappelli e quelle dei polli vagolanti. Sono impareggiabili cacciatori
+di galli e di galline senza padrone. Ritornando da un servizio alcuni
+ciclisti bersaglieri ne scorsero tre o quattro oltre la siepe, nel
+campo: lasciate le biciclette, via di corsa dietro le galline che con
+grandi strilli correvano ad infrascarsi. In quel punto il nemico,
+che aveva visto del movimento, aprì il fuoco, il suo solito fuoco di
+molestia: qualche _shrapnell_ e una granata, qualche granata e uno
+_shrapnell_.
+
+Il graduato rimasto sulla strada gridava ai suoi bersaglieri che
+ritornassero a inforcar le biciclette per uscire dalla zona battuta.
+Ma che! I bersaglieri, allegri come ragazzi a caccia di farfalle,
+rispondevano che li lasciasse fare ancora un momento. E soltanto
+quando, dopo una bella corsa in lungo e in largo per il campo, ebbero
+afferrate le fuggitive, ritornavano sulla strada per rimontare in
+sella. Alle granate che arrivavano rifacevano il verso, miagolando come
+gatti arrabbiati.
+
+Destino analogo è toccato ai suini erranti per i paesi vuoti. Il porco,
+checchè si dica, è un animale sensibile, e, nell'assenza dei padroni,
+tende a dimagrare. Trotterella di casa in casa, preoccupato, emettendo
+brevi grugniti lamentosi. Qualcuno diffida dei maiali dispersi: dicono
+di averne visti accostarsi per lurida fame, come un corvo o un sorcio,
+a bestie morte. Speriamo che non sia vero.
+
+Forse per questo, in un paesello del Collio, completamente vuoto di
+abitanti, fu lasciato per diverso tempo padrone un grosso maiale dagli
+occhietti furbeschi. I soldati che ci bazzicavano gli avevano messo
+nome: il signor sindaco. Ma poi, per quella sua fissazione a voler
+rimanere in un paese sgomberato per ordine dell'autorità militare, si
+concepirono dei sospetti sui suoi sentimenti politici. Gli Austriaci
+dovevano averlo lasciato apposta perchè facesse la spia. E un giorno,
+mi dispiace doverlo confessare, ma senza nemmeno processarlo, fu
+destituito dalla carica e passato per le armi.
+
+Ma quando fu ucciso, non fu chiamato nessuno a contemplarlo morto,
+come fece, a Nomény sulla Mosella, quel soldato tedesco che invitò la
+signora Bertrand a guardare _den Schwein_, il porco, che egli aveva
+sgozzato: ed era un povero vecchio di ottantasei anni ammazzato nella
+sua poltrona.
+
+
+
+
+ Un cuculo.
+
+
+La guerra che ammutolisce tante voci non ammutolisce i canti degli
+uccelli. Nè li scaccia dalla zona di fuoco, che le artiglierie a
+lunga portata allargano sempre più, se non proprio là dove l'incendio
+divorante il bosco li snidi. Certo non fanno più nido gli uccelli sulla
+cresta del Podgora che era, un anno fa, un bel bosco di robinie e oggi
+è una sassaia rossastra. Ma nei loro voli erranti, i passerotti si
+posano fin sugli orli delle trincee, per guardare curiosamente dentro.
+
+Rondini no: se ne vedono pochissime: uccelli che fanno casa sulla
+casa dell'uomo, soffrono come uomini quando la casa è specialmente
+combattuta. Invece il campo e il bosco rimangono vasti e liberi anche
+dove gli eserciti li riempiono dei loro attendamenti e li scavano per
+i loro ricoveri. Per quanto la guerra d'oggi, pesante e macchinosa,
+giunga ad alterare l'aspetto non pur degli abitati ma del terreno
+stesso, gli uccelli non debbono impressionarsene quanto noi, animali
+senza volo, che raramente possiamo vedere le cose un po' dall'alto.
+
+Rompan le mine e grandini la mitraglia! Non se ne fanno caso; ci
+sembrano abituati. Quante volte gli uccelli hanno sentito passarsi
+sopra l'uragano che decima il bosco, cadere il fulmine sull'albero che
+li proteggeva! Specie questi uccelli della val d'Isonzo, così spesso
+tormentata dai temporali e dal vento. Forse confondono tra le burrasche
+della natura e quelle dell'uomo. Come noi del resto che, alle volte,
+quando il cannoneggiamento e il temporale venivano insieme, finivamo
+col non distinguere i rombi. E nelle notti di estate, scorgendo i soffi
+rossi dei colpi lontani dietro i colli, tante volte credevamo a lampi
+di caldo.
+
+Nemmeno gli uccelli però devono confondere quando il bombardamento
+rintrona nel sereno. Infatti, in guerra come in pace, quando il
+temporale vien dalla natura, con i nembi e la pioggia, essi tacciono;
+invece durante le tempeste dell'artiglieria si scostano, ma rimangono
+a vedere, magari cantando, se ne hanno voglia. La loro posizione
+rispetto alla battaglia è quella dei comandanti che la seguono dagli
+osservatori: per lo meno fuori dal tiro della fucileria; questa
+assomiglia troppo--devono pensare gli uccelli--alla molestissima
+petulanza dei cacciatori.
+
+Ma al cannone sembrano presto abituati: i sibili delle traiettorie non
+sono gran cosa per chi non pensi a quello che vien dopo il sibilo;
+anche un bombardamento generale e continuo finisce con lo stancare i
+nervi in modo che, dopo un certo tempo, non se ne raccoglie che una
+vibrazione unica, piuttosto dentro di noi, nel cervello, che fuori. Ci
+se ne accorge bene soltanto quando è smesso: ma ci sono giorni e notti
+che non smette mai, e i soldati che sono in riposo dormono lo stesso e
+gli uccelli continuano a cantare, al solito se ne hanno voglia.
+
+Ne doveva avere gran voglia quel cuculo che, un giorno di giugno,
+insisteva a ripetere le sue due note interrogative da un boschetto del
+Collio, mentre noi da una collina seguivamo quell'insieme di segni e di
+rumori che è, vista da una certa distanza, un'azione di guerra. Faceva
+_cucù_ agli Austriaci che nel suo boschetto non rimetteranno più piede,
+o lodava, come nei tempi di pace, la piena primavera della bella valle?
+
+Anche per noi, sbucati dalle frasche del bosco al margine aperto del
+colle, lo spettacolo del paesaggio vinceva quello della guerra. Lo
+godevamo come in una scampagnata, prima tutto insieme e poi pezzo per
+pezzo.
+
+A destra, il piano che si perdeva con il suo fiume nella luce verso
+il mare: oltre, la linea nuda del Carso che dallo sprone di Sagrado
+saliva avvicinandosi fino alle groppe schiacciate del San Michele, e
+si allontanava lungo il Vipacco invisibile, verso le Porte di ferro
+azzurre, lontane. Ma era anche più bello, di una grazia pastorale e
+boschereccia, alla nostra sinistra, nell'ondulamento plastico dei colli
+scendenti dal Corada, appoggiati alla diga calcarea del Sabotino, ai
+terrazzi alpestri di Ternova.
+
+Così bello e così strano. Perchè proprio quei colli, freschi e ombrosi,
+che con l'ultima propaggine ci nascondevano Gorizia, dovevano dare
+i propri nomi alla gloria funebre della battaglia: Oslavia, Peuma,
+il Podgora, il Calvario? Possibile che nei valloncelli, profumati
+d'erbe aromatiche, fioriti di orchidee silvestri, si nascondessero
+le batterie? Che i prati fossero scavati di trincee? Che dietro
+quella collina ci fosse Gorizia piena di soldati austriaci, di cannoni
+fabbricati in Germania?
+
+Aguzzando gli occhi si distinguevano sì e no i solchi rossastri che
+zebravano il Sabotino, i tagli recisi che indicavano le abbattute del
+Podgora. L'occhio si sperdeva nell'armonia delle linee e delle luci,
+l'anima respirava la dolcezza pensosa della campagna in fiore. E il
+cuculo, invisibile, richiamava con le due note di flauto verso un
+miraggio di pace.
+
+Ma a poco per volta ci si convince che davanti a noi è la battaglia,
+proprio la battaglia. Sotto il Calvario c'è fumo giallastro fra il
+verde; è Lucinico che brucia. Fumate nere si posano, una dietro
+l'altra, a ventaglio, sul Calvario; se ne sentono i tonfi sordi: sono i
+nostri cannoni che tirano a sconvolgere i ripari nemici. Gli Austriaci
+da questa parte non pare che voglian rispondere. Invece tutto a un
+tratto piovono granate verso Sagrado, proprio sul fiume, tutte nello
+stesso punto: pare che minaccino il ponte. Altre arrivano più in qua,
+verso il piano, chi sa, verso Mariano. Un nostro areoplano vola sui
+fianchi del San Michele: gli scoppiano intorno gli _shrapnells_ gialli
+e rossi degli austriaci; di alcuni più bassi si distinguono, al momento
+dello scoppio, i lampi. Anche verso Savogna e Merna tirano le nostre
+batterie. Se ne sentono i colpi metallici in partenza. Davanti la
+nostra collina si è alzato un _drachen-ballon_, lucente come un pesce,
+al sole. Si pensa che gli potrebbero tirare e che noi siamo sulla linea
+di tiro, ottimamente collocati per i colpi lunghi. Ma non ci pensa il
+cuculo che continua a cantare dalle parti di Cerovo, ora che alcuni
+_shrapnells_ nemici fermano i loro fiocchi sopra Cerovo Alto.
+
+Non si scorgono che fiammate brevi, che fumate lunghe, qua e là, sulla
+lunga linea: le forze che le provocano restano invisibili. Invisibili
+anche le nostre fanterie, che pure non sono lontane, mentre stringono
+il Podgora. È qui che l'azione si concentra: scoppietta la fucileria,
+prima a folate sparse, poi tutte insieme, come una pioggia dura. Ed
+ogni tanto un rumore secco come un giro di manovella a un macinino
+arrugginito: le mitragliatrici.
+
+Ora tutta la falda del Podgora è battuta dalle nuvole livide degli
+_shrapnells_ nemici; contro le nostre fanterie che avanzano? Dunque
+avanzano. E perchè non succede nulla al Sabotino? Perchè invece quei
+due colpi grossi sopra il San Michele? E quel pennacchio nero che
+sembra uscire dal suolo nella sella di San Martino? Ma tirano anche
+verso di noi: le solite nuvolette bicolori si aggiustano sopra il
+_drachen_. In questa vastità di cielo non sembra possibile che facciano
+male. Paiono prove di uno spettacolo pirotecnico fuori d'ora. L'odor
+della polvere? Ma qui non c'è che odor di terra silvestre e di fieno. E
+il cuculo se la deve godere, indifferente come un poeta d'Arcadia; ma
+più coraggioso, bisogna convenirne.
+
+Ora, mentre il giorno declina, le sue due note che ritornano in ogni
+pausa di cannonate hanno preso un'inflessione di malinconia. Non
+schernisce più gli Austriaci per i colpi mancati; piange i nostri
+che sono morti mentre lui cantava senza guardare e noi guardavamo
+senza vedere. Nè lui nè noi, in fin dei conti, abbiamo capito bene di
+assistere a una battaglia.
+
+
+
+
+ Selvaggina fortunata.
+
+
+Un'idea che devono essersi fatta della guerra gli uccelli del Collio
+può essere anche questa: che la guerra è per gli uccelli un periodo di
+pace. Si tira dappertutto ma nessuno tira a loro.
+
+La legge che vieta la caccia in tutta la zona di guerra men che meno è
+violabile in presenza del nemico. Gli Austriaci non devono dire che li
+scambiamo per lepri: le lepri qualche volta escono dai loro covi; gli
+Austriaci no: per prenderli bisogna entrare nelle loro tane.
+
+Tuttavia si può ammettere che qualche volta il divieto possa essere
+stato violato. Il divieto è mosso sopra tutto dall'intento di evitare
+i colpi d'arma da fuoco che possono far nascere inutili confusioni.
+Ma i lacci e le panie sono silenziosi. Così, in gran silenzio,
+qualche polenta sarà stata mangiata con il suo classico complemento
+di uccelletti; qualche lepre, come in pace, può essere morta anche in
+guerra in salmì. In tale occasione un ufficiale giustamente scrupoloso
+rimproverò il cuoco e rammentò che lepri era proibito ammazzarne; i
+commensali convennero con lui, ma gli fecero notare che non lo avevano
+invitato ad ammazzarla, ma soltanto a mangiarla.
+
+Il fatto è che, in grazia a quel divieto, nonostante le possibili
+eccezioni, le lepri hanno prosperato e si sono moltiplicate tra le
+file, si può dire, dei combattenti. Il Collio del resto non ne era mai
+povero: quasi tutto il terreno che noi battiamo era anche prima terreno
+di bandita: c'erano vivai di selvaggina appositamente curati. Ma ora,
+come nei tempi idillici in cui l'uomo viveva in pace con gli altri
+animali e gli altri animali tra loro, le lepri si sentono anche meno
+insidiate ed escono con audacia nuova dai loro nascondigli.
+
+Un antico scrittore greco assicurava che, nelle notti di luna, le
+lepri, ammaliate da quella luce, uscivano nelle radure del bosco e
+danzavano: chi sa che le Fate e le Ninfe, di cui la fantasia antica
+sognò le farandole notturne sotto le querci, non fossero in realtà
+delle lepri? Certo è che oggi le lepri appariscono veramente a ballare
+davanti i fari delle automobili. Nel cono di luce mobile che esplora
+le strade della guerra balza improvvisa una figurina animalesca;
+somiglia a una di quelle ombre animate che si proiettano con un giuoco
+delle dita sul muro. Corre a capriole spaventate e ridicole davanti
+alla macchina, ma pare non possa più uscire dal fascio di luce che
+l'attrae: è una lepre che ha come un'anima di falena. Si aumenta di
+velocità: la ruota davanti sta per investirla; un'ultima capriola e il
+burattino animale sparisce nel buio.
+
+Ma anche di giorno l'automobilista, se è anche cacciatore, vede volare
+molte ragioni di desiderio e di rimpianto: accanto alle siepi gli
+frullano i cotorni, gli tagliano la strada i voli delle gazze bianche e
+nere. L'uccellame minuto saltella e garrisce in tutti i boschetti: al
+tramonto gli stornelli empiono di ilari strida i platani sulle piazzole
+dei villaggi. A principio dell'autunno passano in alto le falangi delle
+oche selvatiche.
+
+L'abbondanza di selvaggina dà a tali campagne come un carattere
+di altri secoli, quando i campi, più che al sostentamento degli
+agricoltori, provvedevano alle delizie dei nobili cacciatori, e il
+diritto di caccia era riservato ai signori. Anche in questo l'Austria
+è riuscita a mantenersi feudale: mantenendo colture e norme che
+conservino selvaggina abbondante ai suoi feudatari. È tutto un paese di
+feudatari questo che battiamo con la nostra guerra, sul medio e basso
+Isonzo: i borghi del Collio: Dobra, Bigliana, Vipulzano, San Floriano
+prendono i nomi dai castelli feudali oggi o distrutti o ridotti a più
+comode foggie di ville, nelle quali fino a ieri dimoravano, con animo
+di feudatari male inciviliti a godersi il bel sole italiano, generali
+austriaci in pensione, nobilucci fedeli all'Austria.
+
+Non ci sono più e non ci torneranno. Ma come le loro ville sono sicure
+in mano nostra, così i loro parchi e le loro riserve da caccia. Al
+Bosc, sopra Capriva, i fagiani continuano a vivere in pace la loro vita
+elegante di galline di alto bordo. Se qualche colpo di obice è arrivato
+a sfrondare le loro macchie, non se ne dolgano con gli artiglieri
+austriaci; non miravano mica a loro, aristocratici gallinacei di covata
+austriaca; miravano invece ad un ospedaletto da campo, italiano, lì
+vicino.
+
+Neppure le nostre artiglierie si sono proposte di disturbare i caprioli
+quando hanno tirato oltre Gorizia, sul parco di Panoviz. Hanno
+semplicemente risposto alle artiglierie nemiche che tirano dai giardini
+pubblici di Gorizia, divenuti fortezze. Poveri caprioli, così graziosi
+e mansueti, quando si affacciavano a guardare stupiti dal margine del
+bosco, sulla strada che per Val di Rose va ad Aisovizza! Così dolci
+nel ricordo anche quei colli d'oltre Isonzo, San Marco, i Rafut, Monte
+Corona, fraterni a questi che teniamo sulla destra del fiume, tutti
+figli ridenti dell'unica madre Alpe Giulia!
+
+Anche là oltre frondeggiano recessi di poesia pastorale, e i caprioli
+domestici vi si aggiravano, eleganti come gazzelle. Ma oggi dove
+saranno? Tutti quei luoghi di delizia sono labirinti di trincee
+austriache: è lì che hanno preparato le loro difese di seconda linea i
+nemici, ben sicuri di dover presto abbandonare le prime. E dietro ce
+ne sono altre e altre ancora, su per la Valle del Vipacco, sino a Monte
+Re. Non si può negare che alla loro ritirata gli Austriaci non abbiano
+pensato per tempo.
+
+I caprioli--quelli che non saranno finiti alle mense del generale
+Boroevic--a quest'ora devono essere scappati lontani. Nei boschi di
+Plava una notte una nostra sentinella dette l'allarme: dalle trincee
+nemiche doveva essere uscito qualcuno, che frusciava nel fogliame.
+In fatti, a salti disperati, si vide entrare nelle nostre linee un
+disertore austriaco inconsueto: un capriolo.
+
+Erano tutti luoghi di diletto per l'Austria queste provincie italiane
+che i nostri soldati le stanno faticosamente strappando; si capisce
+che se le difenda con le unghie e con i denti. Senza le provincie
+italiane, l'Austria rimarrà più povera; ma anche più brutta. Oltre
+questi monti c'è ancora bellezza di natura; ci sono valli amene,
+boschi, campi, giardini. Ma sono diversi: li attrista un non so che di
+aspro e di freddo; nei versanti settentrionali delle Alpi la natura più
+ricca sembra nascondere una segreta povertà.
+
+Qui, intorno a Gorizia, nelle ville meriggianti tra boschetti di tutti
+gli alberi e giardini di tutti i fiori, le stirpi ultramontane stanno
+perdendo un troppo comodo soggiorno altrui. La guerra, che sul Carso
+non ha avuto da vuotare che pochi villaggi, più poveri dei macigni tra
+cui si nascondono, qui divampa tra dimore di delizie. E pare anche più
+tragica nel contrasto.
+
+Quando per caso il cannone tace, pronta ci sorprende l'illusione che
+qui la guerra non possa esserci: che anche noi ci siamo venuti per
+tutt'altra ragione, a fare qualche altra cosa.
+
+Che poteva esserci in quel plico suggellato che di notte ho portato ad
+una villa tutta avvolta di fronde? Un ordine di operazioni, una cosa
+molto seria; una sentenza di morte per qualcuno che deve eseguirlo;
+un messaggio di dolore per molta gente che non ne saprà mai nulla.
+Pareva così strano di averlo a portare proprio in quella villa felice;
+scendere a quel ricco cancello, far stridere la ghiaia fina di quel
+giardino, aspirare quel profumo di gelsomini. Quanti ce ne dovevano
+essere in fiore nelle dense spalliere che si intravedevano nel buio! I
+carabinieri montavano la guardia in un _berceau_--da queste parti lo
+chiamano _gloriette_--di gelsomini.
+
+Un piantone ci guida in silenzio ad una sala che si indovina
+lussuosa, fatta per i piacevoli convegni di gente ricca e fastosa.
+Si consegna il plico a un ufficiale di servizio; un saluto e si
+scende, rapidi e silenziosi, uno scalone di gala: e si ripensa che
+quell'ordine--letto--si sta suddividendo in altri ordini che già
+corrono per fili invisibili ad altri uomini che ascoltano gravi e per
+quelle parole ascoltate si preparano a morire. La guerra sembra anche
+più straordinaria in questi parchi che in sogno rivedono le luminarie
+spente, riodono le musiche taciute di notti festanti. Possibile che da
+un momento all'altro arrivi fin qui un sibilo, e uno schianto feroce ne
+deformi l'architettura signorile?
+
+Un'altra volta scricchiola la ghiaia fina sotto i nostri stivali
+pesanti: e, nel silenzio profumato dei gelsomini misteriosi, strillano
+improvvise le strida rauche dei pavoni. Domani battaglia. Che ne
+pensano i pavoni belli, vani e stupidi come galline?
+
+
+
+
+ Trasfigurazioni.
+
+
+Dice il Corano: «Non vi è specie di bestia sulla terra nè di uccello
+che voli con le sue ali che non sia un popolo simile a voi». E i pesci?
+Che il profeta li abbia ritenuti troppo dissimili da tutti gli altri
+animali, troppo freddi e troppo voraci, per essere aggregati alla
+ideale comunità dell'universa vita vivente?
+
+Gli Austriaci proprio nei pesci credono di aver finalmente trovato il
+popolo che li somigli. E non mica soltanto nei pesci-cani.
+
+Infatti, quando la _Garibaldi_ affondò silurata nell'alto Adriatico,
+un giornale di Vienna espresse la soddisfazione austriaca con questo
+pensiero delicato: «Quest'altro anno speriamo di mangiar grasso il
+pesce dell'Adriatico; noi gli procuriamo buon nutrimento di marinari
+italiani».
+
+Fortuna che i pesci dell'Adriatico non leggono i giornali di Vienna.
+
+No, quel mare non è stato mai propizio alle fantasie dei pirati
+affamati. I nostri morti non vi giacciono preda alla voracità dei
+pesci: nei fondi glauchi del nostro mare c'è pietà e gloria per tutti
+i morti degni di gloria o anche soltanto di pietà. Avvengono laggiù
+incanti e trasfigurazioni, come quella con cui il buon silfo Ariele
+consolava Ferdinando dopo il naufragio in cui suo padre era scomparso:
+
+«Egli giace molte braccia in fondo: le sue ossa sono diventate
+coralli: sono perle quelli che furono i suoi occhi. Niente di lui è
+sparito invano: ma la forza del mare lo ha trasfigurato in un miracolo
+prezioso».
+
+E gli stessi pesci, voraci e, stupidi, non sono tutti stupidi e voraci
+come se li figura a sua immagine un giornalista viennese.
+
+Io so di un povero pesce dell'Isonzo che fu cortese con un nostro
+povero soldato. Forse nella forma di quel pesce guizzava lo spirito
+delicato di una creatura divina, una Naiade d'Italia, ma la sua
+apparenza non era che quella di un barbo, il _barbus plebeius_ dei
+naturalisti.
+
+Mentre nuotava fra due acque, sotto Gorizia, il pesce vide venire a
+sè una forma umana, goffa e pietosa. Era il cadavere di un soldato
+italiano, ucciso verso Tolmino, ad Aiba, tentando con pochi altri di
+traghettare l'Isonzo sotto il tiro incrociato degli Austriaci. Era un
+volontario ed in guerra era venuto con un'idea soltanto: vedere Trieste.
+
+Nato in Sicilia, non era mai uscito dalla sua isola: di Trieste non
+sapeva che il nome, ma il solo nome della città lontana gli aveva
+suscitato in cuore un'idea favolosa ed appassionata. Per lui, se
+l'Austria non rendeva Trieste all'Italia, era perchè Trieste non era
+una città come tutte le città, anche le più belle, anche Palermo:
+doveva essere qualche cosa di assai diverso e di più. Come se la
+figurasse, naturalmente non sapeva dirlo nemmeno a sè stesso: appunto
+per vederla come era, soltanto per questo, era andato volontario a
+prender Trieste. E andandoci, di una cosa era certo: che, quando
+l'avesse vista, ci fosse arrivato anche un momento, non gli sarebbe più
+importato morire.
+
+Strada facendo, via via che si avvicinava al confine, il miraggio si
+era fatto sempre più attraente. La sua Sicilia gli svaniva rapidamente
+dal pensiero. Non sentiva, come i suoi compagni, la nostalgia di chi si
+allontana da casa, ma l'ansia di chi si avvicina ritornando. Gli pareva
+proprio di tornarci a Trieste, lui che non c'era mai stato.
+
+E un giorno, che il suo battaglione in marcia sostò sul Corada e il
+suo capitano gli indicò laggiù laggiù, oltre la gola di Salcano, nella
+caligine dell'orizzonte libero, una sfumatura più chiara e gli disse
+che quello era il mar di Trieste e che quella era la costa di Trieste,
+il volontario siciliano provò una tal gioia che gli venne da ridere e
+da piangere al tempo stesso.
+
+Aveva sentito dire che da Monfalcone e da Gorizia non si poteva
+passare; non dubitò che la strada buona fosse quella dei monti a cui
+era arrivato il suo reggimento. Trovatala, si sentiva di poterci
+arrivare per di là, lui e i suoi compagni, come nulla. Non poteva
+capacitarsi che, prima, bisognava aver vinto tutta la guerra, perchè
+le difese austriache di Trieste erano già quelle posizioni in cui il
+nemico si asserragliava davanti a lui, subito oltre il fiume fluente
+glauco ai suoi piedi.
+
+Perciò, quando venne al suo reggimento l'ordine di tentare anche lì il
+passaggio dell'Isonzo, gli parve l'ordine più naturale e più facile.
+Si offrì e fu chiamato a passare uno dei primi in un barchetto. Fu
+colpito mentre metteva piede sull'altra riva e cadde morto nel fondo
+del fiume.
+
+Soltanto sotto Salcano, alle porte di Gorizia, risalì a galla. E con il
+morto risalì la sua anima, che pareva non potesse staccarsene, mentre
+la corrente lo spingeva da un ponte all'altro verso la foce. Il povero
+morto nulla sentiva più, ma l'anima vicina sentiva e soffriva ancora
+per lui: rabbrividiva a ogni contatto, temeva nuove offese al compagno
+che non poteva più difendersi: tronchi d'alberi, rottami d'armi, mine
+galleggianti, altri cadaveri scendevano con loro per la corrente.
+
+L'anima era ancora smarrita tra la vita di prima e quella di poi:
+cercava la via del suo destino eterno. Ma prima di spiccare il
+volo, un dovere la soffermava: comporre il compagno morto in riposo
+tranquillo; ci doveva essere a qualche svolto del fiume una cavità
+riparata dove lasciarlo sicuro almeno dalla voracità dei pesci. E
+un'altra volontà ancora l'anima conservava dal momento che il colpo
+mortale l'aveva staccata dal corpo: la volontà stessa che aveva
+condotto il volontario a morire lassù: vederla, finalmente, la città
+per cui era morto.
+
+Ma come arrivarci, ora che la corrente inesorabile lo spingeva da una
+sponda all'altra, per fermarlo forse nella fanghiglia di un canneto?
+Già il fiume, scendendo, mutava aspetto: le rive non erano più cigli
+sassosi ma argini bassi; il letto si allargava tra greti di fango e di
+ghiaia.
+
+Fu qui che il barbo dell'Isonzo si mise a nuotare di conserva con il
+soldato morto che l'anima staccata non aveva più forza di governare;
+nemmeno di scostarlo dal pesce in cui sospettava qualche mala
+intenzione. Ma il pesce muto l'assicurava. Aveva compreso il segreto
+desiderio dell'anima e, per aiutarla, prese esso il governo del funebre
+corteo fluviale; con la forza miracolosa di una creatura incantata lo
+guidò fuor degli incagli per una via che esso sapeva.
+
+Erano arrivati alla confluenza del Vipacco. Fucilate disperse
+sbattevano ogni tanto sul pelo delle acque: in alto filavano ronzii
+di obici: le sponde del fiume rintronavano di tonfi sordi. Il corteo
+del morto e della sua anima deviò dietro il pesce esperto dei luoghi;
+presto l'anima si accorse, fra rive più anguste, di rimontare una
+corrente: dapprima era un'acqua torba piena di detriti, ma poi limpida
+come di ruscello alpestre, mentre intorno diminuiva il rombo tormentoso
+delle cannonate. Passarono sotto mulini fermi, in acque sempre più
+nitide, fino a un gorgo profondo in cui si immersero lungamente. Era
+quella la tomba smeraldina destinata al soldato morto prima di vedere
+Trieste?
+
+Quando ne uscì, l'anima non vide più la luce dell'aria e l'azzurro del
+cielo, ma sopra di sè l'arco di una vasta grotta che una luce debole
+ma diffusa rischiarava lievemente di riflessi opalini: le acque su cui
+navigava erano cupe, striate da guizzi di argento.
+
+Il barbo non c'era più; invece guida era un sottile natante roseo e
+trasparente; così trasparente che ogni tanto, contro la poca luce, se
+ne distingueva, sotto le carni diafane, il cuore pulsante. Il pesce era
+divenuto uno spettro di pesce: un proteo. Ed anche il corpo del morto
+era divenuto laggiù un'altra cosa. La forma umana si era riplasmata in
+una sostanza medusea; il volto serenato aveva preso un pallore ialino
+su cui la fosforescenza delle grotte accendeva erranti fuochi di opale.
+Il morto e la sua anima vagavano nelle grotte del Carso, in quelle
+profondissime, inesplorate e inesplorabili, dove il travaglio delle
+acque e delle Fate ricompone in gemme splendenti i detriti opachi del
+mondo.
+
+Nel silenzio della tomba incantata scivolavano senza gorgogli le
+acque lisce dei fiumi ciechi; laggiù erano le polle secrete che,
+pullulando in alto, nelle grotte note anche ai geologi, fanno crescere
+misteriosamente le fiumane del Timavo e della Piuca.
+
+Vennero a una sponda declive contro cui il corpo del morto si fermò
+dolcemente. Anche il proteo era sparito. Una albasia verdina schiariva
+appena il luogo: ma il bagliore fioco rivelava tutto intorno una
+pomposa architettura di diaspri, di malachiti, di ametiste: occhi di
+rubino accendevano gocce vive nell'ombra degli archi senza fine. Era
+un tempio di colonne portentose che salivano nel buio verso una vôlta
+invisibile. Mai alcun imperatore ebbe tomba così profonda e così ricca.
+Qui l'anima si staccò dal suo compagno con un ultimo addio e salì per
+il buio, lieve, lungo le colonne, in alto.
+
+Quanto durò quell'ascensione di farfalla notturna? Già per un pozzo
+aperto scorgeva sopra di sè il cielo di un turchino cupo. Ormai non
+aveva più bisogno di chi la conducesse; il cielo stesso la aspirava
+lentamente fuori della cavità sotterranea.
+
+Quando fu sull'orlo del pozzo, per un istante ancora sulla superficie
+della terra, volse intorno un ultimo sguardo. Sotto la balza
+dell'altipiano una città chiara si stendeva lungo un mare pallido.
+Era l'alba e la città non aveva voci: pareva addormentata in un sonno
+pesante da cui non potesse sciogliersi: le sue piazze quadre erano
+come vuotate da un incantesimo che vi avesse sospeso la vita. L'anima,
+trasvolando, pregò Dio che rendesse presto alla città assopita nel
+dolore la gioia del risveglio nei mattini pieni di luce e di opere.
+
+La salma del volontario siciliano, composta negli ipogei del Carso,
+ebbe un sussulto di gioia poichè la sua anima aveva veduto Trieste,
+proprio sopra la sua tomba, ricca e profonda come nessuna tomba
+imperiale.
+
+
+
+
+ Piccioni sospetti.
+
+
+Rientriamo nelle nostre linee.
+
+Quella di passare, in guerra, dalle linee di un esercito dentro
+quelle dell'altro non è impresa facile. Nemmeno per chi avesse la
+turpe intenzione di disertare: alla partenza facilmente lo arriva
+la schioppettata nella schiena di chi lo ha visto partire; prima
+dell'arrivo gli può venire incontro quella del nemico che non sa con
+quali intenti il disertore venga a lui.
+
+Se dalle file nemiche filtrano ogni tanto nelle nostre i disertori
+austriaci, bisogna pur credere che la vita sia tra loro meno
+sopportabile della morte. Ce ne sono stati di quelli che, per uscire
+da codesto inferno, di notte si sono buttati nelle acque gelide
+dell'Isonzo, e, passatolo a nuoto, hanno atteso l'alba appiattati nei
+canneti, per venire ai nostri avamposti a rendersi prigionieri, zuppi e
+congelati.
+
+Chi sa quanti soldati austriaci si dolgono amaramente di non avere
+imparato a nuotare! E quanti altri, chiusi nelle gabbie fortificate
+delle loro trincee, canticchiano rabbiosamente la vecchia canzoncina:
+
+ Se fossi un uccellino e avessi l'ale....
+
+Se avessero le ali molti non mancherebbero di spiegarle per fare un
+bel volo verso le gabbie che li attendono in Italia, attraenti gabbie
+a cui non manca il becchime. Alcuni prigionieri austriaci hanno avuto
+perfino l'onore di essere allogati in quella che fu la prigione del più
+grande imperatore latino: la villa di Napoleone, nell'Elba solatia e
+pensosa.
+
+Non credo però che, prendendo forma di uccelli, i disertori
+dell'Austria vorrebbero prender quella del piccione. Tra i volatili, in
+guerra, il piccione naturalmente è il più sospetto. Iniquo destino, a
+cui non pensava dovessero soggiacere i suoi discendenti la colomba che
+portò a Noè il ramicello di olivo, segno di conciliazione e di pace.
+Oggi tra i combattenti la comparsa di un piccione è interpretata in
+tutt'altro modo. Tutti i colombi, i più candidi di dentro e di fuori,
+portano la pena di una loro famiglia giustamente diffidata: qualunque
+colombo, in guerra, è fortemente sospetto di essere viaggiatore. E non
+è il tempo più propizio per viaggiare tra frontiere nemiche in tempo di
+guerra.
+
+Trattandosi di piccioni, non è il caso di interrogarli, e magari
+convincersi che le loro intenzioni erano pure. E poi non bastano
+nemmeno le intenzioni: per viaggiare in zona di guerra ci vogliono
+dei passaporti molto autentici. I piccioni, che non li hanno, cadono
+sotto la sanzione dei bandi che regolano la circolazione nei paesi
+guerreggiati: la pena più leggera che può toccar loro è quella di
+essere internati. E per lo più si internano in qualche cucina in cui
+subiscono le estreme conseguenze della loro imprudenza. In tal caso
+non riman loro che la speranza di esercitare una postuma rappresaglia
+opponendo ai denti dei commensali una resistenza tenace.
+
+Vittime innocenti talvolta. Ma come si fa? Lo spionaggio è un'arte in
+cui i nostri nemici sono tutti grandi artisti. Anche in tempo di pace
+qualunque viaggiatore tedesco o austriaco era sempre un po' piccione
+viaggiatore. Ora anche il giusto, se c'è, può pagarla per il colpevole.
+Vuol dire che, in seguito, chi vorrà non essere mai sospetto, si
+guarderà dal nascer tedesco, o, nascendo tedesco, non escirà più dalla
+sua colombaia.
+
+Sospetti che salterebbero nell'occhio anche della polizia più
+distratta. Come si fa a spiegarsi che in una casa occupata da
+un comando militare un bel giorno appaiano, ospiti nuovi, una o
+due dozzine di piccioni sconosciuti? In quella casa può esserci
+rimasto ancora il casiere del padrone di prima, un austriaco della
+più bell'acqua. Mettiamo che il vecchio casiere non abbia nessuna
+intenzione di attaccare agli zampetti dei piccioni alcun messaggio
+furtivo. Tanto meglio: così, facendo sparire i piccioni appena
+arrivati, si evitano anche al buon vecchio Johann o Franzele i disturbi
+che legalmente gli potrebbero toccare.
+
+Tanto, i piccioni corrono il pericolo di fare la stessa fine anche
+ritornando nelle linee austriache. L'aneddoto è vero, e avvenuto
+qualche anno fa, quando l'esercito e la marina dell'Austria si
+preparavano a dare all'Italia quello che oggi ricevono. Un tenente di
+vascello, aveva avuto la missione di uscire con una torpediniera da
+Sebenico, navigare verso Ancona e di qui dare il volo ai piccioni
+viaggiatori che teneva in gabbia. Senonchè codesto tenente aveva delle
+ragioni sue particolari per amar poco lo Stato che serviva, e d'accordo
+con i marinai, che erano Dalmati, quando era uscito dalle isole si
+fermava lì e, tolti i piccioni dalle gabbie, li passava al cuoco che
+ne componeva per l'equipaggio un eccellente risotto. Da Sebenico il
+comando si meravigliava di veder ritornare troppo pochi piccioni:
+l'ufficiale rassicurava i suoi superiori spiegando loro che nelle acque
+di Ancona c'erano di gran falchi marini....
+
+Pur troppo il piccione per tradizione è animale messaggero: e pochi
+proverbi sono falsi come quello che il messaggero non porti pena.
+
+D'altra parte, se il sospetto è in guerra sempre legittimo, la
+giustizia e il buon senso anche in guerra valgono a dileguarlo. Il
+sospetto che non vuol ragionare è indizio di cattiva coscienza. Erano i
+Tedeschi che, invadendo il Belgio, se trovavano danneggiata una linea
+telefonica, fucilavano i borghesi trovati vicini «fossero colpevoli o
+no», come stampava il maresciallo von der Goltz nel suo proclama del 5
+ottobre 1914 a Bruxelles....
+
+Noi, se abbiamo potuto lì per lì prendere qualche equivoco, siamo stati
+felici di riconoscerlo pubblicamente.
+
+Sui primissimi giorni della guerra, un reparto dei nostri soldati
+entrava in un paese abbandonato dal nemico. Poco dopo, proprio sulla
+piazzola dove i soldati si erano fermati, arrivarono alcune granate.
+Contemporaneamente, da una finestra che guardava verso le linee
+nemiche, qualche soldato aveva creduto di scorgere un telo bianco
+che si agitava, come segnalando. C'era infatti, attaccata ad un ramo
+d'albero, una specie di bandiera bianca. I soldati salirono nella casa
+e sorpresero una donna proprio dietro la finestra da cui si agitava il
+telo. La arrestarono. Pochi giorni dopo le fu fatto il processo. La
+donna, una bella figura di popolana intelligente, si difese con quella
+sicurezza che solo può dare una coscienza tranquilla. Fece osservare la
+bandiera incriminata; in alto, dove il telo bianco era annodato al ramo
+che gli faceva da asta, c'erano legati due straccetti di colore, poco
+più che due nastri, l'uno rosso e l'altro verde, o quasi. Con i ritagli
+che aveva trovato nel suo cassettone di contadina, lei s'era ingegnata
+di fare qualche cosa che avrebbe inteso di essere un tricolore
+italiano. Era vero: ora, sventolata nell'aula del tribunale, veramente
+un'intenzione di bandiera si riconosceva in quella combinazione d'un
+ramo di gelso, di un lenzuolo e di due fazzoletti di colore: la
+innocente aveva vinta la causa.
+
+Non solo fu assolta, ma poi i giudici militari, l'avvocato fiscale,
+gli ufficiali presenti si fecero intorno a lei commossi, lodandola,
+consolandola. Quando si è condannato un reo si può uscire sereni, ma
+quando si è reso giustizia a un innocente si esce felici. E due volte
+felici da un tribunale di guerra, in territorio tolto al nemico.
+
+
+
+
+ Colombe e «Tauben».
+
+
+Pur troppo c'è da temere che in avvenire non si potrà parlare mai più
+dell'innocenza della colomba. Colpa dei Tedeschi che hanno rovinato
+tante cose buone e anche tante oneste riputazioni, cominciando dalla
+loro. Ma perchè anche quella della colomba? Perchè chiamare _Tauben_,
+colombe, i loro aereoplani assassini?
+
+Meno male quando li chiamano _albatros_, uccelli di tempesta;
+quantunque si è potuto osservare che tutti i loro velivoli, quando
+tira vento forte, poco si fidano di volare: siano Albatros, Etrich,
+Aviatik, o i cari _Tauben_. I quali tutti poi, all'ingrosso, visti da
+terra, presentano la medesima figura di uccellacci da rapina, falchi e
+non colombe. Caso mai, qualche volta, guardati contro la luce, quando
+nel virare si sbandano, mostrano luccicori da coleotteri: e anche
+il volo hanno rigido e ronzante come mostruosi cervi volanti. Ma se
+vogliamo paragonarli ad uccelli, per via dei piani che hanno piegati
+e smussati come ali, non v'è da uscire dalla famiglia dei falchi e
+dei gheppi. Ai quali somigliano veramente quando filano e incrociano
+minacciosi sui paesi, come uccelli di rapina sui pollai e i pulcini.
+Sono tristi e neri; debbono parere uccelli del malo augurio ai soldati
+del loro stesso campo. Certo anche gli Austriaci, quando vedono
+passare sulle loro linee gli aereoplani nostri, non debbono in cuor
+loro benedire chi ha inventato l'aviazione; ma devono riconoscere che,
+in sè, gli aereoplani italiani non sono lugubri come i loro. L'ala
+verde e l'ala rossa dei nostri apparecchi fanno pensare piuttosto a una
+grandiosa libellula meccanica; o più precisamente non fanno pensare ad
+altro se non ad un aereoplano che tiene ad essere ben visibile, che non
+vuoi lasciar dubbio sulla sua qualità di nemico quando vola sopra gli
+accampamenti nemici, e li osserva e li fotografa e fa tutto quello che
+deve fare un aereoplano in guerra.
+
+Molte azioni di buona guerra può fare l'aereoplano esploratore, con
+vantaggio del suo esercito e suo proprio pericolo; dunque da guerriero
+e non da assassino. Quella di gettare a caso le sue bombe sulle piazze
+affollate è la più odiosa, ma anche la più facile; il bersaglio è il
+più largo e il solo che non si nasconda. Impresa non dissimile dalla
+cattiveria del ragazzo crudele che si diverte a buttar paglia accesa
+sopra uno stuolo di formiche intente al lavoro, per il gusto di vederle
+sbandarsi da tutte le parti. Ma nel moto del formicaio sbandato rimane
+sempre qualche formica che si divincola accanto a qualche compagna
+stecchita. E nella piazza, quando è dileguato il fumo della bomba
+scoppiata, anche il bombardiere austriaco deve scorgere dei punti neri
+che non si sono mossi, che non si moveranno più. È possibile che un
+giorno quel bombardiere racconti ai suoi figliuoli che questa è stata
+la sua parte in guerra: ammazzare dall'alto, quasi dal sicuro, dei
+borghesi, delle donne, dei ragazzi?
+
+Ma egli sperava di ammazzare dei soldati, possibilmente degli
+ufficiali, dei comandanti, perchè la guerra che fa l'aereoplano--così
+pretendono gli Austriaci e i Tedeschi--è specialmente una guerra contro
+i comandi. Ragionamento simile a quello degli anarchici criminali che
+tirano una bomba nella folla, facendo finta di credere che volevano
+soltanto uccidere un sovrano o un ministro. Così ragionano e fanno
+Austriaci e Tedeschi che hanno fatto la guerra per vendicare--hanno
+detto--un loro principe assassinato da un anarchico serbo: ma Gabrilo
+Princip non sparò sulla folla: cercò le sue vittime sole e non fallì il
+segno.
+
+L'aviatore tedesco e austriaco invece tira ai comandi sapendo di
+colpire qualcun altro; e più spesso non tira ai comandi, che non sa
+dove sono, ma sulle piazze dove vede che gente c'è.
+
+Questa gente--si pensa--dovrebbe ripararsi quando compaiono i tristi
+mosconi della morte. Dovrebbe, ma spesso non lo fa. E si capisce che
+non lo faccia, perchè l'idea che veramente un uomo voglia in quel
+modo, a freddo e a casaccio, ammazzare qualcuno, chiunque, non un
+soldato nemico, è un'idea contro natura a cui gli uomini non riescono
+ad abituarsi. È troppo nuova nella sua ferocia. E la gente rimane,
+guarda curiosa: innocentemente sarebbe disposta ad ammirare l'uomo che
+vola, tranquillo fra i lampi degli _shrapnells_. Su codesta ingenuità
+ammirativa del nostro popolo per ogni forma di coraggio e su l'errore
+antico che coraggio significhi anche lealtà, devono contare gli
+aviatori nemici che tirano bombe sugli abitati. Tirando sono sicuri
+di non colpire nè stazioni, nè depositi, nè comandi, ma di ammazzare
+qualche innocente, sì. La maledizione li perseguita e fa che ogni loro
+colpo sia un assassinio più bestiale. Le loro vittime--è un destino che
+non sembra casuale--sono state per la maggior parte donne e fanciulli.
+
+Io non potrò vedere mai più un _Taube_ senza pensare alla strage di
+casa Donda. Su Cormons gli aereoplani austriaci venivano tutti i giorni
+più volte al giorno a spiare. La popolazione borghese non se ne faceva
+caso; chi era in casa ci rimaneva, chi era fuori restava fuori; le
+donne che prendevano acqua alla fontana di piazza alzavano appena la
+testa quando le batterie antiaeree ne segnavano l'arrivo con i loro
+colpi. Fra quei colpi, l'aereoplano non aveva voglia di trattenersi.
+
+Così alla sfuggita qualche bomba l'aveva già tirata, ma verso la
+stazione o su qualche parco vicino; non aveva fatto che qualche buca
+in terra, qualche falciata nell'erba. Soltanto una volta con una
+scheggia aveva riferito un ferito che attendeva nel treno della Croce
+Rossa fermo. Quel mattino però l'aereoplano pareva più insistente; era
+passato e ripassato, tagliando il paese proprio in mezzo. Un momento
+ognuno lo vide al proprio zenit; era così basso che se ne distingueva
+il ronzio duro del motore. Mirava sulla piazza, facile mira. Si udì uno
+sfrigolìo, poi uno schianto e del fumo dietro il muro.
+
+Aveva colpito sì questa volta, nel giardino di casa Donda. Le schegge
+erano saltate oltre il muro del giardino sulla casa dall'altra parte
+della strada, a cinquanta metri; una era entrata per una finestra senza
+far male a nessuno.
+
+Nel giardino invece aveva colpito in pieno; sei uccisi di un colpo,
+schiantati come la granata che li aveva schiantati. C'era una mamma con
+i suoi due figliuoli e un nipote: c'erano un vecchio ed un carabiniere
+che si erano riparati sotto un platano frondoso. La bomba era
+precipitata tra i rami, stritolandoli; era scoppiata ai piedi dei sei
+raccolti lì: il loro sangue era schizzato lungo il tronco del platano
+come se la bomba fosse stata caricata a sangue.
+
+Non volli veder altro: ma vidi correre gente impazzita, ma sentii
+urla--oh! non erano i colpiti che urlavano!--, ma ho sempre negli
+occhi un ragazzo, un cugino, che piangeva piangeva mentre un
+carabiniere lo teneva sotto braccio perchè non vedesse, non cadesse
+per terra. Furono portati lenzuoli e gettati su quella povera carne
+lacerata. La mamma ed i bambini erano tutta la famiglia di un uomo che
+in quel momento era fuori di paese: quando ritornò, i cadaveri erano
+stati portati via. Nel giardino dei suoi bambini non c'era che una buca
+piena di calce e calce sull'albero senza rami, e calce da per tutto,
+che non si vedesse tutto quel sangue.
+
+La guerra è la guerra--ghigna un tedesco--e, stupido anche nella
+ferocia, chiama i suoi aereoplani colombe.
+
+
+
+
+ Il falco e la colomba.
+
+
+Volerà ancora la colomba della Pace sulle case degli uomini degni di
+vivere in pace; ma per salvarla c'è da dare ancora al falco della
+guerra quanto sangue ci vorrà.
+
+Così ammonisce l'antichissimo mito che la sapienza umana degli Indiani
+fermò nel canto universale del _Mahâbârata_.
+
+Era il tempo che gli uomini e gli altri animali, non ancora dimentichi
+delle origini comuni, vivevano sulla terra, ospiti di uguale diritto,
+e parlavano insieme delle necessità comuni e della giustizia che ne
+equilibra i contrasti.
+
+Il re Uçivara, savio e magnanimo, sedeva nel parco silenzioso quando
+una colomba gli volò in seno, con volo spaventato: la inseguiva un
+falco dal becco forte e dalla fronte bassa. La colomba chiuse le ali
+tremanti sulle ginocchia del re, implorando salvezza. Il falco infatti
+si fermò senza ghermirla, ma prima che il re lo avesse scacciato,
+cominciò a parlare: l'uccello da preda aveva anche una sua certa logica
+di bestia sofista e disse:
+
+--Re Uçivara, io so che tu sei giusto e vuoi mantenere la tua fama di
+giusto. Ora, per pietà verso codesta colomba, commetti, un'azione di
+grande ingiustizia. Per non privare costei della vita, tu privi me del
+cibo che mi è destinato. Poichè è legge divina che i falchi mangino le
+colombe.
+
+Rispose il Re:
+
+--Ma è anche legge divina che chi implora salvezza la trovi sulle
+ginocchia del giusto.
+
+Oppose il falco, ghignando negli occhi malvagi:
+
+--La legge a cui m'appello è la legge della necessità. Necessità vuole
+che tutti gli animali viventi abbiano il loro cibo. È natura dei
+falchi procurarselo con la forza del volo e degli artigli che hanno
+infinitamente più robusti dei colombi. Tutti abbiamo diritto di vivere.
+
+Il re Uçivara forse aveva voglia di rispondere che, nel caso speciale
+del falco, non ne vedeva la necessità; ma poichè, come i veri giusti,
+era propenso a riconoscere anche le ragioni dell'avversario, rimase
+un po' turbato da codesto argomento, che il falco, abile nei sofismi,
+rinforzò passando dall'aspro al flebile:
+
+--Di certo, perchè lasciandomi morir di fame, non morirei soltanto
+io; resterebbero soli, senza cibo e senza difesa, mia moglie e i miei
+figli. Anch'io ho nella rupe una buona compagna che tien caldi i
+nostri cari falchetti. Io li amo come tu ami i tuoi figli. Perchè vuoi
+lasciarmi morire?
+
+Il Re, pietoso, mentre accarezzava la colomba accoccolata sulle sue
+ginocchia, pensò di dover giustizia anche alla fame feroce del falco e
+dei suoi falchetti. Perciò gli venne un'idea:
+
+--Hai ragione. Ma tu potresti mangiare anche un altro cibo. Io te ne
+darò, dimmi quale; lo avrai.
+
+--E sia; accetto un compenso per il grave danno che mi fai. Ma, prima,
+devi giurare che mi darai del cibo che ti chiederò, qualunque sia.
+Giuri?
+
+Il re Uçivara pensò che qualunque carne del suo celliere, di manzo o di
+lepre, avrebbe contentata la fame del rapace causidico, e giurò.
+
+Allora il falco disse:
+
+--O Uçivara, se vuoi tanto bene alla colomba, mettila sulla bilancia e
+taglia dal tuo proprio corpo un pezzo di carne che pesi quanto codesta
+colomba. Di quella carne io sarò contento.
+
+Il Re aveva giurato: prese la colomba che teneva sulle sue ginocchia,
+e la depose sopra un piatto della bilancia; poi, tratta la spada, si
+tagliò un pezzo della sua carne viva e lo pose sanguinante sull'altro
+piatto della giustizia terribile....
+
+Qui il mito indiano fa che il falco si manifesti per quello che era, il
+Dio Indra, che aveva voluto mettere a prova la giustizia e la pietà del
+Sovrano giusto e pietoso.
+
+Oggi altro significato dà il simbolo feroce.
+
+Il falco è il popolo rapace insaziabile che ha spiccato il volo
+per ghermire e divorare la colomba della pace: è la Germania, è il
+germanesimo che aveva fame di carne pacifica. Alla minaccia si sono
+levati i popoli che avevano pietà della pace, e gli hanno chiesto
+perchè osasse tanta crudele ingiustizia. La belva teutonica si è
+appellata alla giustizia della Necessità, della _sua_ necessità: voleva
+carne altrui perchè aveva da ingrassare le sue belvette sempre più
+fameliche. Se avevan più fame--ha detto--avevan diritto a più cibo:
+quella violenza era giusta perchè quella fame era vera: lasciatemi
+mangiare, senza contrasto, la colomba di cui sono ghiotta.
+
+Ma i popoli giusti hanno detto che la colomba doveva essere salvata.
+E, se l'oscura legge che domina la vita degli uomini, esige che, per
+salvare la pace, si dia alla guerra tanto di carne viva quanto è il
+peso di quella, esse hanno accettato il sacrifizio, con dolore, ma con
+fede: per la giustizia e per la pietà le loro vene colano il fiore del
+sangue. Ma gli occhi non piangono, sbarrati dallo spasimo; guardano il
+falco mostruoso con l'odio divino che santifica la vendetta.
+
+Perchè la giustizia eterna si compia, la guerra, che in questo primo
+tempo è stata di difesa, diventerà domani guerra di punizione. E la
+stirpe dei falchi sparirà dalla terra contristata: e sia pure a prezzo
+della nostra carne. Così la colomba della pace torni a volare sicura
+nel mondo, che è labirinto di misteri, ma potrebbe essere un parco di
+sogni, quando venga tempo che fioriscano tutti i suoi germogli di amore.
+
+ FINE.
+
+
+
+
+ INDICE.
+
+
+PREMESSA Pag. IX
+
+Austriaco.... austriaco.... tedesco 1
+
+Cavalli senza cavalleria 4
+
+Cavalli e Guide a cavallo 16
+
+Cavallacci 27
+
+La gloria del mulo 34
+
+Cani di guerra 39
+
+Cani redenti 45
+
+La bertuccia Cecco Beppe 51
+
+Confidenze canine 62
+
+I gatti che non ci sono 70
+
+Quando la gatta non è in paese 79
+
+Fastidi 85
+
+«Italia, detta dai giovenchi» 97
+
+Buoi e profughi 106
+
+Animali da cortile 113
+
+Un cuculo 121
+
+Selvaggina fortunata 132
+
+Trasfigurazioni 144
+
+Piccioni sospetti 158
+
+Colombe e «Tauben» 168
+
+Il falco e la colomba 178
+
+
+
+
+
+Note del Trascrittore.
+
+Corretti gli ovvii errori tipografici.
+Copertina creata del trascrittore e posta in pubblico dominio.
+
+
+
+
+
+End of Project Gutenberg's Gli animali alla guerra, by Giulio Caprin
+
+*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK GLI ANIMALI ALLA GUERRA ***
+
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+in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS', WITH NO OTHER
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+If any disclaimer or limitation set forth in this agreement violates the
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+work, (b) alteration, modification, or additions or deletions to any
+Project Gutenberg-tm work, and (c) any Defect you cause.
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+Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm
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+Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
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+including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists
+because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
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+remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
+Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
+and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations.
+To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
+and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
+and the Foundation information page at www.gutenberg.org
+
+
+Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
+Foundation
+
+The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
+501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
+state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
+Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
+number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
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+The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
+Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
+throughout numerous locations. Its business office is located at 809
+North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email
+contact links and up to date contact information can be found at the
+Foundation's web site and official page at www.gutenberg.org/contact
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+For additional contact information:
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+ Chief Executive and Director
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+have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
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+works.
+
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+concept of a library of electronic works that could be freely shared
+with anyone. For forty years, he produced and distributed Project
+Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support.
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+Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
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+The Project Gutenberg EBook of Gli animali alla guerra, by Giulio Caprin
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+Title: Gli animali alla guerra
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+Author: Giulio Caprin
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+Release Date: January 26, 2014 [EBook #44763]
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+*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK GLI ANIMALI ALLA GUERRA ***
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+Produced by Giovanni Fini and the Online Distributed
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+<h1>Gli animali alla guerra.</h1>
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+<p class="pm">
+DEL MEDESIMO AUTORE:<br /><br />
+<i>Paesaggi e spiriti di confine</i> L. 1&mdash;<br />
+<i>Carlo Goldoni&mdash;la sua vita, le sue opere</i> 2&mdash;<br />
+</p>
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+<hr class="chap" /><p><span class="pagenum"><a name="Page_vi" id="Page_vi">[Pg vi]</a></span></p>
+<p class="pm large">
+GIULIO CAPRIN</p>
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+<p class="pm extra">GLI ANIMALI<br />
+ALLA GUERRA<br /></p>
+
+<p class="po pm medium">MILANO<br />
+<span class="smcap">Fratelli Treves, Editori</span><br /></p>
+<p class="po center">1916.<br />
+</p>
+
+<hr class="chap" /><p><span class="pagenum"><a name="Page_vii" id="Page_vii">[Pg vii]</a></span></p>
+
+<p class="pm">
+PROPRIETÀ LETTERARIA<br /><br /><br /></p>
+
+<p class="po center small"><i>I diritti di riproduzione e di traduzione sono<br />
+riservati per tutti i paesi, compresa la Svezia,<br />
+la Norvegia e l'Olanda</i><br /><br /></p>
+
+<p class="po center">Copyright by Fratelli Treves, 1916.<br /><br /></p>
+
+<p class="po center small"><b>Si riterrà contraffatto qualunque esemplare di quest'opera<br />
+che non porti il timbro della Società Italiana degli Autori.</b><br />
+<br /></p>
+
+<p class="center small">Milano, Tip. Treves.<br /></p>
+
+<hr class="chap" /><p><span class="pagenum"><a name="Page_viii" id="Page_viii">[Pg viii]</a></span></p>
+
+<p class="pm">
+<i><b>A Doletta,<br />
+per quando sarà più grande.</b></i><br /></p>
+
+<hr class="chap" /><p><span class="pagenum"><a name="Page_ix" id="Page_ix">[Pg ix]</a></span></p>
+
+<h2><a name="PREMESSA" id="PREMESSA"><i>PREMESSA.</i></a></h2>
+
+<p><i>È stato pensato per i giovani questo
+libretto, scritto durante una pausa
+di guerra. La guerra riconduce alla
+Natura: dove essa fa il vuoto della
+vita consueta, riappaiono sul primo
+piano elementi che la pace nasconde:
+anche gli animali. Non è necessario
+aver l'anima francescana per sentirseli
+più vicini, in guerra. Dove e quando,
+anche per l'uomo, cessa l'illusione
+che la vita sia ordinariamente sicura,
+si intendono meglio queste altre
+creature che sempre, anche in pace,<span class="pagenum"><a name="Page_x" id="Page_x">[Pg x]</a></span>
+vivono in pericolo di morire; si intuisce
+meglio la loro natura che opera
+dominata da questo presupposto continuo:
+la morte. Così a noi tutti, la
+morte, che oggi circola tra i vivi, più
+tra i più vivi&mdash;i più giovani&mdash;insegni
+il senso secreto della vita!</i></p>
+
+<p><i>Gli «Animali alla guerra» per ciò
+che possono anche dire dell'animale
+umano, e della sua anima in guerra,
+sono un libro di occasione; perciò
+di passione. I giudizi sul nemico
+non possono esservi che semplici e
+duri. L'odio non è meno umano della
+carità che tende a distruggerlo. Noi
+amiamo il nostro odio contro l'Austria
+e contro il germanesimo, perchè
+oggi è l'arme più schietta di cui si arma
+la nostra giustizia. È un odio con
+gli occhi aperti il nostro, e vede tutto<span class="pagenum"><a name="Page_xi" id="Page_xi">[Pg xi]</a></span>
+ciò che deve vedere. Così odiano i nostri
+soldati, che combattono fortissimi
+ma non crudeli. Come combattono le
+creature secondo Natura, per la divina
+Necessità, che è non dell'individuo
+ma della specie, non del cittadino
+ma della Patria. Necessità
+di vincere, in qualunque modo, per
+quanto debba essere il tempo, e l'odio,
+che ancora ci vuole.</i></p>
+
+<p class="pn">Primavera del 1916.<br /></p>
+
+<hr class="chap" />
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_xii" id="Page_xii">[Pg xii]</a><br />
+<a name="Page_1" id="Page_1">[Pg 1]</a></span></p>
+
+<h2><a name="Austriaco_austriaco_tedesco" id="Austriaco_austriaco_tedesco">Austriaco.... austriaco.... tedesco.</a></h2>
+
+<p>Se ci sono animali alla guerra? E
+mica soltanto quelli che ci vanno con i
+soldati, soldati essi stessi: i cavalli delle
+armi a cavallo, i muli delle batterie da
+montagna e someggiate. Ce ne sono anche
+tanti altri, grossi e piccini, che ci si
+trovano senza volerlo, povere bestie. E
+ci rimangono.</p>
+
+<p>I nostri soldati ispirano anche a loro
+fiducia. Giurerei che qualunque gallina
+dei paesi irredenti preferisce esser mangiata
+da un nostro bersagliere invece
+che dover far le uova per un ufficiale dei
+gendarmi&mdash;peuh!&mdash;austriaci.</p>
+
+<p>Ho sentito una volta due maiali che<span class="pagenumr"><a name="Page_2" id="Page_2">[Pg 2]</a></span>
+si litigavano un fondo di marmitta trovato
+in un campo dov'erano passate le
+cucine di un reggimento. Il maiale, che
+pretendeva mangiarseli tutti da solo
+quei ghiotti rimasugli, grugniva a quell'altro:</p>
+
+<p>&mdash;Screanzato.</p>
+
+<p>E l'altro di rimando:</p>
+
+<p>&mdash;Austriaco.</p>
+
+<p>&mdash;Prepotente.</p>
+
+<p>&mdash;Austriaco.</p>
+
+<p>&mdash;Ladro.</p>
+
+<p>&mdash;Austriaco.</p>
+
+<p>&mdash;Porco.</p>
+
+<p>A sentirsi dare anche del porco&mdash;forse
+perchè aveva capito: turco&mdash;il
+maiale austriaco perse il lume dagli occhi
+e strillò:</p>
+
+<p>&mdash;Tedesco.</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_3" id="Page_3">[Pg 3]</a></span></p>
+
+<p>Quello, a sentirsi dire: tedesco, rimase
+così male che rinunciò, sdegnoso,
+anche alla sua parte di broda: segno
+evidente che tedesco non era.</p>
+
+<p>In genere dunque, per quel che ho
+potuto veder io, gli animali alla guerra
+si portano bene.</p>
+
+<hr class="chap" /><p><span class="pagenum"><a name="Page_4" id="Page_4">[Pg 4]</a></span></p>
+
+<h2><a name="Cavalli_senza_cavalleria" id="Cavalli_senza_cavalleria">Cavalli senza cavalleria.</a></h2>
+
+<p>E prima di tutto i cavalli.</p>
+
+<p>Nel sangue equino c'è sempre tanto
+dell'antica tradizione guerriera che i più
+pacifici e borghesi animali, portati fra
+i combattenti, si trovano subito a posto.
+Tra i cavalli che tirano i cannoni
+e i cassoni dei proiettili ce ne son di
+quelli che, prima, non avevano tirato che
+calessi e <i>landaux</i>. Ora non si distinguono
+più da quegli altri che, da puledri
+in su, sono stati sempre effettivi in
+artiglieria. Meno induriti agli sforzi,
+qualche volta non reggono quanto i loro
+compagni di pariglia; si capisce che soffrono;<span class="pagenum"><a name="Page_5" id="Page_5">[Pg 5]</a></span>
+ma non si fermano: cadrebbero
+prima sfiniti sotto la bardatura se i soldati
+non se ne avvedessero. Devon pensare
+anche loro che val meglio morire
+tutti in una volta, giovani, che un po'
+per giorno invecchiando attaccati a una
+vettura di piazza.</p>
+
+<p>Naturalmente non tutti i cavalli della
+guerra bisogna immaginarseli come
+quelli dei monumenti equestri: questi
+sono cavalli in posa. Ce ne sono anche
+dei meno belli; anche dei veri «brocchi».
+Se non altri, tutti i cavalli di
+umilissimo lignaggio che, prima di essere
+requisiti, tiravano il barroccio e
+che anche in guerra continuano nel loro
+mestiere plebeo: i cavalli del treno ausiliario.</p>
+
+<p>Il treno ausiliario sarebbe l'insieme
+dei carri per i trasporti che si fanno<span class="pagenum"><a name="Page_6" id="Page_6">[Pg 6]</a></span>
+senza tanta fretta e senza tanti <i>camions</i>.
+Specialmente sul far della notte,
+voi incontrate di queste lunghe file di
+carri che s'avviano al passo per le
+strade fangose e buie: sono barrocci toscani,
+curricoli siciliani, sciarrabà romani
+che servon benone a portar materiali
+meno delicati, come sarebbero traversine
+di ferro e legname per trincea,
+ghiaia, cementi, sacchi.</p>
+
+<p>Sui timoni dei carri si leggono ancora
+i nomi dei proprietari borghesi che
+li possedevano e dei paesi dove lavoravano
+in pace. Anche i conducenti hanno
+un aspetto pacifico: sono soldati territoriali,
+baffuti e barbuti, infagottati nei
+vecchi cappotti turchini, ciondolanti e
+con la pipa in bocca: ma serii e rispettosi.
+Il loro servizio è di quelli modesti
+per cui c'è poca probabilità di esser<span class="pagenum"><a name="Page_7" id="Page_7">[Pg 7]</a></span>
+messi all'ordine del giorno, ma utile
+non vi so dir quanto.</p>
+
+<p>Io li ho sempre ammirati questi oscuri
+collaboratori della vittoria, cavalli, carri
+e carrettieri. Tutte le notti, piova o tiri
+vento, a far quella tetra passeggiata
+per vie piene di buche e di sospetti, a
+incrostarsi di fango o a soffocare di polvere;
+e senza lamentele e senza invidia
+per le superbe automobili dei Comandi,
+per le autovetture fragorose e petulanti
+a cui devono ogni momento dare il passo.</p>
+
+<p>Virtù di pazienza e di disciplina: andare
+al buio, senza domandare agli occhi
+se hanno troppo sonno o alle spalle
+se ci si è fermata sopra troppa acqua.
+E senza nemmeno la consolazione dei
+bubboli, che, scampanellando, fanno parer
+meno lunga la strada. In guerra
+non si ammettono rumori superflui. I<span class="pagenum"><a name="Page_8" id="Page_8">[Pg 8]</a></span>
+poeti, che hanno cantato gli illustri cavalli
+di combattimento, dovrebbero ricordarsi
+anche degli oscuri cavalli del
+treno ausiliario, e dei territoriali, solidi
+e tranquilli, che li conducono.</p>
+
+<p>Piacerebbero anche oggi ai cavalli
+gli squilli di tromba, le fanfare che
+rinfrancano il cuore quando non ne può
+più. Bisogna che ne facciano a meno.
+I comandi sono dati sotto voce: il soldato
+deve parlare quasi nell'orecchio
+del suo animale. Ma questi obbedisce
+lo stesso e non si vergogna che gli sia
+toccato quel mestiere senza splendore
+di facchino notturno.</p>
+
+<p>Ognuno al suo posto ha le sue soddisfazioni.
+I cavalli che hanno avuto la
+fortuna di essere aggregati ai Comandi
+hanno lo zucchero che gli ufficiali intascano
+alla mensa apposta per loro. C'era<span class="pagenum"><a name="Page_9" id="Page_9">[Pg 9]</a></span>
+un tenente che prendeva il suo caffè
+senza zucchero&mdash;naturalmente perchè
+diceva di preferirlo amaro&mdash;per offrirne
+qualche zollina di più al suo irlandese.</p>
+
+<p>Ma anche i cavalli di truppa, anche
+i cavalli di poco prezzo del treno ausiliario,
+buscano dai loro padroni qualche
+supplemento di ghiottoneria al rancio di
+fieno e di biada che passa il Governo:
+sarà un rosìcchiolo di pane, sarà una
+semola che il conducente è riuscito a
+procurarsi non si sa come, ma, zucchero
+o crosta di pane, c'è il buon cuore, e
+l'amicizia si rinsalda tra l'uomo e l'animale.</p>
+
+<p>Il cavallo che fatica nel treno si sente
+orgoglioso quanto il cavallo di lusso che
+ha poco da fare nel drappello di riserva
+dei Comandi. E, quando l'incontra, quasi<span class="pagenum"><a name="Page_10" id="Page_10">[Pg 10]</a></span>
+quasi gli viene la tentazione di cantargliela:</p>
+
+<p>&mdash;Bello mio, tu non sei che un imboscato.</p>
+
+<p>Ma l'altro può rispondergli:</p>
+
+<p>&mdash;Pensa quel che ti pare. Ma l'altra
+notte, che una granata è cascata
+proprio sulla scuderia, nessuno di noi
+ha avuto paura. Non abbiamo scalciato
+nè abbiamo rotte le cavezze per scappare.
+In guerra fa il suo dovere chiunque
+rimane al posto assegnatogli. Siamo
+bestie subordinate noi, e guarda di
+esserlo anche tu.</p>
+
+<p>Ma in fondo al cuore anche il cavallo
+del Comando, che oggi non ha occasione
+di essere adoperato, rimpiange la guerra
+di suo nonno e di suo bisnonno, che il
+Generale montava nei giorni di battaglia;
+e poteva inebriarsi anche lui galoppando<span class="pagenum"><a name="Page_11" id="Page_11">[Pg 11]</a></span>
+sotto il fuoco, all'aperto, nel
+pericolo, ma anche nel sole della gloria.</p>
+
+<p>Sui primi giorni della nostra guerra
+all'Austria anche i nostri cavalli di cavalleria
+avevano cominciato ad assaggiare
+un po' di quel giuoco che esalta e
+abbellisce la guerra. Intere divisioni di
+cavalleria erano pronte. I primi reggimenti
+correvano già le strade del Friuli
+d'oltre confine; verso l'Isonzo: belle galoppate
+verso i campanili che indicano
+la presenza dei borghi e dei villaggi nascosti
+dal fogliame denso. Esplorazioni
+di pattuglie, ricognizioni di squadroni
+che promettevano qualche incontro interessante.
+Si sperava che il nemico
+avrebbe dato battaglia nel piano per
+contenderci il passaggio del fiume. Ma
+il nemico si ritirava e i nostri cavalli,
+invece che i cavalli degli Usseri, incontravano<span class="pagenum"><a name="Page_12" id="Page_12">[Pg 12]</a></span>
+il fango delle inondazioni, le
+paludi delle acque fatte straripare dai
+canali del basso Isonzo.</p>
+
+<p>Così i cavalli di cavalleria presto dovettero
+rinunciare alla speranza di correre
+in battaglia campale. La guerra si
+immobilizzava in un assedio di posizioni
+trincerate. Non rimanevano in linea che
+pochi reggimenti, per i servizi di Corpo
+d'Armata: i soldati, appiedati a far le
+ronde e a guardare i fili dei telegrafi
+tesi dal Genio; i cavalli, accantonati un
+po' qua e un po' là, nei cortili, nei giardini,
+anche all'aperto. Vita noiosa di
+strigliature e di esercizi come in guarnigione:
+in più solamente quel brontolio
+del cannone, a giorni intermittente, a
+giorni continuo, qualche <i>shrapnell</i>,
+qualche granata. Si finì col ritirarli,
+eccettuato qualche squadrone, dalla zona<span class="pagenum"><a name="Page_13" id="Page_13">[Pg 13]</a></span>
+del fuoco e rimandarli un po' indietro ad
+aspettare. E poi, siccome per tanti soldati
+e tanti cannoni non c'era quasi
+spazio, ancora più indietro, cavalli, cavalleggeri,
+dragoni e lancieri.</p>
+
+<p>La decadenza della cavalleria era fatalmente
+segnata. Per vincere gli Austriaci
+bisogna batterli con le loro armi,
+a macchina, facendo la guerra a distanza
+come la fanno loro, che ad avere
+il nemico troppo vicino non se la sentono.
+Cavalleria vuoi dire anche cortesia,
+generosità; che volete farvene della
+cavalleria in guerra contro Austriaci e
+Tedeschi?</p>
+
+<p>Gli ufficiali e soldati di cavalleria si
+sono rassegnati a non essere più di cavalleria
+pur di combattere. Vanno con
+le mitragliatrici, vanno con l'artiglieria;
+sono andati anche in trincea, a piedi.<span class="pagenum"><a name="Page_14" id="Page_14">[Pg 14]</a></span>
+A Monfalcone, al principio dell'offensiva
+di questo maggio, gli Austriaci si erano
+sognati di passare, perchè nelle trincee
+della Rocca e giù lungo il mare, c'erano,
+nuovi del mestiere fangoso ed eroico
+della fanteria, i cavalleggeri appiedati.</p>
+
+<p>Il vecchio motto dei dragoni di Genova
+assicura che l'onore del cavaliere
+non s'abbassa perchè egli scenda da cavallo:</p>
+
+<p class="pp">
+Soit à pied, soit à cheval,<br />
+mon honneur est sans egal.
+</p>
+
+<p>Se lo possono applicare, oltre i cavalieri,
+anche i loro cavalli, i quali, a pensarci
+bene, anche quando facevano vero servizio
+di cavalleria, andavano sempre a
+piedi.</p>
+
+<hr class="chap" /><p><span class="pagenumr"><a name="Page_15" id="Page_15">[Pg 15]</a></span></p>
+
+<h2><a name="Cavalli_e_Guide_a_cavallo" id="Cavalli_e_Guide_a_cavallo">Cavalli e Guide a cavallo.</a></h2>
+
+<p>Sui primi tempi c'erano con noi anche
+i cavalli delle Guide a cavallo. Volontarie
+le Guide, e perciò anche i loro
+cavalli, due per uno, che si portavano da
+casa. Anche essi si ostinavano a sperare
+in una guerra garibaldina, in cui
+l'esplorazione ardita di pochi valesse a
+facilitare un'avanzata impetuosa. Gli
+sbarramenti di tronchi che gli Austriaci
+in ritirata avevan lasciati sulle strade
+subito dopo il confine si superavano d'un
+salto, i ponticelli rotti sui fossati si sostituivano
+con un altro salto. E furono
+giorni belli per i cavalli e cavalieri.</p>
+
+<p>Come si volevan bene i cavalli e le<span class="pagenum"><a name="Page_16" id="Page_16">[Pg 16]</a></span>
+Guide a cavallo! Per amor del suo cavallo
+una Guida, che era anche un pittore
+famoso, è caduto in mano del nemico.</p>
+
+<p>Andavano in un drappelletto, verso
+il colle che gli Austriaci hanno fortificato
+per difendere i ponti di Gorizia, il
+Podgora. Non si sapeva ancora dove
+precisamente cominciassero i ripari del
+nemico. Sotto Gradiscutta i nostri cavalieri
+furono sorpresi dalle fucilate che
+uscivan dal bosco. Il regolamento ordina
+che le pattuglie in esplorazione, quando
+hanno preso contatto col nemico, si ritirino
+per segnalarlo.</p>
+
+<p>Ma una schioppettata fece cascare
+ferito il cavallo dell'illustre Guida a cavallo.
+Il terreno era acquitrinoso: si affondava
+nella fanghiglia nascosta dall'erba;<span class="pagenum"><a name="Page_17" id="Page_17">[Pg 17]</a></span>
+l'erba; il cavallo ferito non poteva disincagliarsi.
+Allora il cavaliere smontò, e,
+mentre i nemici imboscati gli tiravano
+addosso, si sforzava di riportarlo sul
+terreno solido. I compagni che si allontanavano
+lo richiamavano: che lasciasse
+il cavallo e venisse via. Ma il cavaliere
+restò lì ad aiutare il cavallo finchè una
+schioppettata ferì anche lui. E allora
+gli Austriaci saltaron fuori e lo fecero
+prigioniero.</p>
+
+<p>Ora di aver fatto prigioniero il nostro
+cavaliere che è anche un pittore
+famoso, gli Austriaci sono molto orgogliosi.
+Pubblicamente hanno fatto sapere
+che lo tengono di conto. Ma uno
+spione, che facemmo prigioniero pochi
+giorni dopo, per dimostrare di non essere
+un così tristo spione, raccontò di
+aver veduto i soldati austriaci che conducendo<span class="pagenum"><a name="Page_18" id="Page_18">[Pg 18]</a></span>
+prigioniero il cavaliere italiano
+ferito, lo bastonavano. E il cavallo? non
+è inverosimile che se lo siano mangiato.</p>
+
+<p>Ma un'altra volta fu il cavallo a salvare
+il cavaliere. Anche questa toccò a
+una delle nostre Guide a cavallo, un
+bravo giovane modesto e pronto a tutto.</p>
+
+<p>Andava, sempre dalle parti del Podgora,
+cavalcando: felice chi aveva un
+cavallo in quei giorni di ottobre e di
+pioggia, che avevano fatto di tutte le
+strade canali di fango. Il Versa, un torrentello
+che per il solito è in quel punto
+un rigagnolo, era gonfio e rapinoso:
+c'eran quattro metri d'acqua sporca nel
+letto incassato tra i colli.</p>
+
+<p>Il ponticello di legno, una paràncola
+imporrita, appena sentì il peso del cavallo,
+si spezzò e cavallo e cavaliere cascarono
+in acqua. Il cavaliere si vide<span class="pagenum"><a name="Page_19" id="Page_19">[Pg 19]</a></span>
+perduto. Si vide veramente, perchè non
+perse conoscenza di quello che gli succedeva
+sott'acqua; se la sentiva entrare
+nella gola e nei polmoni, fetida
+di quell'odore di fogna che hanno i torrenti
+in piena. Ma rimase con un piede
+nella staffa, aggrappato con le mani
+alla criniera del cavallo che sapeva che
+specie di cavallo fosse.</p>
+
+<p>L'animale infatti si comportò come
+doveva. Cascato a pancia all'aria in
+fondo all'acqua, con uno sforzo meraviglioso
+dell'istinto riuscì a raddrizzarsi,
+e senza scuotere da sè il cavaliere aggrappato,
+con un'armonia d'intenzioni
+che gli fa onore, annaspò così bene che
+si mise in condizione di poter nuotare
+lungo il filo della corrente; nuotando
+ritornò a galla e con un ultimo sforzo
+si tirò sulla sponda del torrente, insieme<span class="pagenum"><a name="Page_20" id="Page_20">[Pg 20]</a></span>
+con il cavaliere zuppo e pieno d'acqua,
+ma sempre in sella, salvo. Gli infermieri
+di un ospedaletto da campo lo scorsero,
+gli fecero rigurgitare l'acqua che lo soffocava,
+gli ravvivarono la circolazione
+con una buona sorsata di cognac e lo
+rimisero in gambe.</p>
+
+<p>Così tutto molle, con un cappotto imprestatogli
+da un soldato, il cavaliere
+volle rimontare subito a cavallo. E
+quando furon di ritorno, sporchi come
+un carro senza parafanghi, mèzzi come
+affogati, non so quale dei due fosse più
+contento.</p>
+
+<p>Gli intendenti lodarono il cavaliere
+di aver saputo star in sella anche in
+quel frangente, facilitando così il salvataggio
+al cavallo; ma lui, che era un
+bravo giovane modesto, non volle riconoscere
+che il merito dell'animale.</p>
+
+<p>Con tali legami di cameratismo che<span class="pagenum"><a name="Page_21" id="Page_21">[Pg 21]</a></span>
+stringono il buon cavallo al buon cavaliere,
+si capisce quanto deve essere stato
+penoso per le Guide non poter far più
+servizio con i loro cavalli a cui volevano
+molto bene. Ne ricordo uno al quale il
+cavallo si era ammalato di morva. Quell'uomo,
+di un naturale chiuso e silenzioso,
+era diventato eloquente nel parlare
+a tutti di quel male che lo teneva
+in grande apprensione. Era sempre dietro
+al veterinario, che glielo guarisse, il
+suo malato. Ma un giorno l'occhio della
+sua bestia si fece opaco e non ci fu più
+da sperare. Il povero padrone era, come
+al solito, con noi alla mensa, ma ci accorgemmo
+che non riusciva a mangiare.</p>
+
+<p>&mdash;Che t'è successo?</p>
+
+<p>&mdash;Oggi.... me lo devono abbattere.</p>
+
+<p>Un ufficiale, che evidentemente non<span class="pagenum"><a name="Page_22" id="Page_22">[Pg 22]</a></span>
+aveva mai posseduto un cavallo, credette
+di consolarlo dicendogli:</p>
+
+<p>&mdash;Sta tranquillo. È morto in servizio:
+te lo ripagheranno.</p>
+
+<p>La Guida a cavallo dette al consolatore
+un'occhiata di traverso come chi è
+malamente offeso nei sentimenti più delicati.
+Il consolatore capì che poteva
+andarsene. Rimasto solo, due lacrimoni
+caddero dagli occhi del buon cavaliere
+nella pasta asciutta. Ed era un uomo
+che, se a morire fosse toccato a lui,
+non si sarebbe di certo messo a piangere.</p>
+
+<p>Senza cavallo dunque molti cavalieri
+devono adattarsi a fare il servizio. Non
+c'è rimedio: o starsene in ozio ad aspettare
+che ritorni, se tornerà, il secolo
+di Baiardo e di Fieramosca, o fare qualche
+cosa per la guerra, in qualunque
+altro modo.</p>
+
+<p>E i più si sono adattati a far di tutto,<span class="pagenum"><a name="Page_23" id="Page_23">[Pg 23]</a></span>
+fuori che il servizio che avevano immaginato
+di poter fare, quando avevan formato
+il loro corpo volontario di memoria
+garibaldina. Uno diventò ufficiale di
+ordinanza di un generale e si adattò ad
+andare in automobile; un altro passò a
+far servizio con l'artiglieria e si adattò
+ad andare anche a piedi e a stare fermo
+negli osservatorii; un terzo si ridusse a
+far la scorta agli autocarri che giravano
+il fronte a distribuir limoni e altri viveri
+di conforto. E non si vergognava
+dell'ufficio umile ed utile che lo faceva
+star fuori tutte le notti&mdash;di giorno a
+girar per il fronte con gli autocarri dei
+limoni, la limonata l'avrebbero fatta alle
+granate austriache&mdash;a prendersi i reumi
+e magari i cicchetti di qualche superiore
+di cattivo umore.</p>
+
+<p>Credo che si consolassero, le brave<span class="pagenum"><a name="Page_24" id="Page_24">[Pg 24]</a></span>
+Guide non più a cavallo, pensando che
+in fin dei conti anche le automobili e le
+autovetture misurano la propria forza a
+cavalli. Ma pensare che a far volare un
+areoplano ci vuole per lo meno un motore
+di cento cavalli, mentre l'Ippogrifo,
+che era un cavallo solo, portava Astolfo
+fin nel cielo della luna!</p>
+
+<p>Si sa: la macchina sta diventando
+più importante, non solo dell'animale,
+ma quasi dell'uomo che l'ha inventata.
+È con la macchina che i Tedeschi, che
+a chiamarli veramente uomini si esagera
+un poco, hanno fantasticato di sopraffare
+le nazioni formate da uomini.
+Anche noi dobbiamo adattarci, e ci adattiamo
+volentieri ad esser meccanici, purchè
+si mantengano le debite distanze;
+e sia ben chiaro che la macchina è la<span class="pagenum"><a name="Page_25" id="Page_25">[Pg 25]</a></span>
+macchina e che l'uomo è l'uomo, e che
+da ultimo chi vince con la macchina,
+ma anche contro la macchina, è soltanto
+l'uomo.</p>
+
+<p>E anche questo riman vero: che tra
+le macchine una delle più perfette resta
+sempre il cavallo. C'è della gente in
+guerra che non crede che un servizio
+possa esser fatto bene se non è fatto
+con l'automobile o con l'autocarro. Ma
+c'era un capitano di Stato Maggiore
+che, quando veniva qualcuno a dirgli
+che non sapeva come fare un trasporto
+perchè non aveva abbastanza macchine,
+domandava:</p>
+
+<p>&mdash;Cavalli ne avete?</p>
+
+<p>&mdash;Signor sì.</p>
+
+<p>&mdash;E allora attaccate i cavalli. Napoleone
+vinceva le battaglie anche senza
+automobili.</p>
+
+<p>&mdash;Ma se Napoleone vivesse oggi....</p><p><span class="pagenumr"><a name="Page_26" id="Page_26">[Pg 26]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Vi darebbe l'ordine che vi do io.
+Gente che tira la paga, cavalli che mangian
+la biada senza far nulla non li voleva
+nemmeno Napoleone.</p>
+
+<p>L'automobile invece, come è ben noto,
+quando sta fermo non consuma benzina.
+E le guerre si vincono anche facendo
+economia.</p>
+
+<hr class="chap" /><p><span class="pagenumr"><a name="Page_27" id="Page_27">[Pg 27]</a></span></p>
+
+<h2><a name="Cavallacci" id="Cavallacci">Cavallacci.</a></h2>
+
+<p>Naturalmente, come tra gli uomini,
+anche tra i cavalli ci sono quelli che
+hanno i loro vizi. Quelli che mordono
+e quelli che scalciano, quelli che s'impuntano
+e quelli che si spaventano.
+Come? Lo spaventarsi è un vizio? Sicuro,
+la paura fra i soldati è un vizio; e
+una colpa che si deve punire inesorabilmente.
+Non vi meravigliate; anche voi,
+quando eravate piccini, avevate paura di
+andare in camera al buio. Ma vi vergognavate
+di aver paura, e ci andavate lo
+stesso, e un bel giorno vi accorgeste di
+non aver più un'ombra di paura.</p>
+
+<p>Così dal soldato si pretende una cosa<span class="pagenum"><a name="Page_28" id="Page_28">[Pg 28]</a></span>
+sola: che, se anche dentro di sè abbia
+ancora un po' di paura, faccia tutto
+quello che deve fare come se non ne
+avesse per nulla.</p>
+
+<p>In una delle ultime guerre napoleoniche
+si trovarono una volta vicini, in
+un combattimento, due soldati, uno anziano
+ed uno che era quasi un coscritto:
+quello anziano, che aveva combattuto
+già cento volte, a sentir fischiare il
+piombo non si faceva nè qua nè là: l'altro,
+il coscritto, aveva paura e tremava.
+L'anziano, che se ne accorse, glielo
+disse:</p>
+
+<p>&mdash;Mi pare, caro mio, che tu abbia
+una bella fifa.</p>
+
+<p>Il soldato novellino ebbe la risposta
+buona.</p>
+
+<p>&mdash;Sicuro che ce l'ho. E tanta che,<span class="pagenum"><a name="Page_29" id="Page_29">[Pg 29]</a></span>
+se l'avessi tu, a quest'ora saresti bell'e
+scappato. Io invece resto.</p>
+
+<p>È questo il coraggio che si esige da
+tutti: il coraggio di non aver paura anche
+avendone alquanta.</p>
+
+<p>Così il cavallo, che da secoli è diventato
+l'animale guerriero per eccellenza,
+come temperamento sarebbe in
+fondo un animale nervoso, impressionabile
+e perciò pauroso. Un cavallo solo,
+portato all'improvviso in mezzo alla
+battaglia, scapperebbe perchè si renderebbe
+conto del pericolo che un altro
+animale meno intelligente forse non capirebbe.
+Ma il medesimo cavallo, montato
+da un cavaliere senza paura, guidato
+da un conducente tranquillo, non
+pensa affatto a scappare; va dove lo
+conducono, tra i sibili e gli scoppii,
+alla morte e all'inferno. Si fa ammazzare<span class="pagenum"><a name="Page_30" id="Page_30">[Pg 30]</a></span>
+sul campo, se così deve essere,
+senza stupirsi che il suo destino sia
+quello. E come si comporta un cavallo,
+si comportano gli altri: probabilmente
+anche tra loro c'è un amor proprio che
+anche ai vili impedisce di mostrarsi vili.</p>
+
+<p>E questo amor proprio che, diventando
+natura, fa del più timido cavallo
+da passeggio un buon cavallo di guerra.</p>
+
+<p>Oggi, se resta ferito, sa di poter
+contare anche sulla pietà che lo riconduce
+in una stalla e lo cura. Ci sono le
+infermerie, se non le infermiere, anche
+per i cavalli. E c'è la Croce Azzurra
+che è la Croce Rossa dei cavalli e dei
+muli.</p>
+
+<p>I cavalli proprio cattivi, incorreggibili,
+che non si arrendono alla voce del
+dovere, o almeno all'esortazione degli
+speroni, sono rari. E quasi sempre si<span class="pagenum"><a name="Page_31" id="Page_31">[Pg 31]</a></span>
+scopre poi che i difettacci dipendono da
+una cattiva educazione. C'era un cavallo,
+in una pariglia di artiglieria, che
+era una disperazione: ringhiava, mordeva,
+tirava calci ai soldati e ai compagni;
+se la strada non era di suo gusto,
+si fermava e, per deciderlo a muoversi,
+ci voleva una sferzata sugli orecchi,
+dopo di che tentava un galoppo di
+traverso che scompigliava tutto l'attacco.
+Se un momento era lasciato libero,
+scappava per i campi e per i paesi:
+una volta andò a finire sulla vetrina
+d'una bottega, ferendosi tutto il muso.
+Era una bottega di salumaio, e si disse
+che a finire in mortadella sarebbe stata
+la sua degna fine. Fu giusto sulla bottega
+che lo fermò un nostro amico.
+Questo amico nostro era un triestino
+che allo scoppio della guerra era riuscito<span class="pagenum"><a name="Page_32" id="Page_32">[Pg 32]</a></span>
+a passare il confine e venire con
+noi: prima aveva dovuto fare il militare
+in Austria, in un reggimento di dragoni.
+Appena ebbe vista la bestiaccia,
+la riconobbe subito: era stato del suo
+squadrone. Un soldato di cavalleria riconosce
+subito a colpo i cavalli del suo
+squadrone anche meglio che i suoi compagni.</p>
+
+<p>&mdash;E vi meravigliate&mdash;disse il nostro
+amico&mdash;che sia una così cattiva
+bestia? È una bestia austriaca.</p>
+
+<p>Infatti si seppe che il cavallaccio era
+stato lasciato dagli Austriaci in un paese
+da noi occupato e che i nostri lo avevano
+preso e sostituito ad un onesto
+cavallo italiano, morto, poveretto, di
+un colpo di sole.</p>
+
+<p>Dopo la guerra bisognerà restituirlo
+agli Austriaci, che se lo godano, il loro<span class="pagenum"><a name="Page_33" id="Page_33">[Pg 33]</a></span>
+cavallo senza educazione. Naturalmente
+essi diranno che così cattivo lo abbiamo
+ridotto noi maltrattandolo. Perchè gli
+Austriaci e i Tedeschi dicono sempre
+che gli Italiani non trattano bene gli
+animali: che siamo crudeli, che li facciamo
+soffrire, che li picchiamo. Sono
+di cuore tenero i nostri nemici: qualche
+volta dagli areoplani ammazzano i bambini,
+ma poi, per consolarli, gli buttano
+i cioccolatini col veleno.</p>
+
+<hr class="chap" /><p><span class="pagenumr"><a name="Page_34" id="Page_34">[Pg 34]</a></span></p>
+
+<h2><a name="La_gloria_del_mulo" id="La_gloria_del_mulo">La gloria del mulo.</a></h2>
+
+<p>Ripensando a quello che il cavallo riesce
+a fare anche in questa nostra guerra,
+mi par proprio che si esageri troppo
+parlando della decadenza e un giorno forse
+della scomparsa del nobile animale.</p>
+
+<p>In ogni modo resta intatta, anzi cresce
+la gloria del suo fratello cadetto:
+il mulo. Al mulo, si sa, mancano alcuni
+quarti di nobiltà e per questo i poeti
+non lo hanno cantato in battaglia. Ma
+Omero ha creduto fare gran lode ad
+Aiace Telamonio, che era un eroe, paragonandolo
+a un asino. E il mulo in
+guerra, anche più che per la sua parentela<span class="pagenum"><a name="Page_35" id="Page_35">[Pg 35]</a></span>
+col cavallo, vale per quella che
+lo lega al somaro.</p>
+
+<p>Se avessi visto la guerra nel Trentino,
+come ho assaggiato un po' di
+quella sull'Isonzo, credo che ve ne potrei
+fare tali lodi che automobili, <i>camions</i>,
+motociclette dovrebbero prender
+tutte una vernice verde d'invidia.
+Ma come non ricordare che anche sul
+Carso le dure avanzate delle nostre fanterie
+di trincea in trincea non approderebbero
+a nulla, se non ci fosse il mulo
+che le accompagna con le mitragliatrici,
+con i lanciabombe, con le artiglierie
+leggere da mettersi subito in posizione?
+I superbi autocarri sono gli spedizionieri
+dei materiali da guerra; la spedizione
+sarebbe abbastanza inutile, se rimanesse
+là dove gli autocarri si devono
+fermare, se non ci fossero i facchini<span class="pagenum"><a name="Page_36" id="Page_36">[Pg 36]</a></span>
+per l'ultimo trasporto, il più difficile.
+Per quanto gli automobilisti sieno audaci
+e osino spingere le loro macchine
+sulle strade più ardue, arriva un punto
+che non possono andare più avanti; e
+appena lì cominciano i camminamenti
+e i corridoi, tutto quel labirinto di scavi
+che forma il vero terreno della battaglia.
+E lì non c'è che il mulo, lento,
+cocciuto, senza leggiadria, ma forte,
+paziente, mulo insomma, che si carica
+sulle spalle tutta quella roba pesante
+e la porta a posto. E se il mulo non
+basta, è l'uomo che deve fare da mulo.
+È così fatta la guerra oggi, che, a vincerla,
+anche nell'uomo si richiedono più
+le qualità sode del mulo che quelle brillanti
+del cavallo. Saper resistere a tutto,
+anche alle proprie impazienze, e non
+pretendere nemmeno di far figura.</p>
+
+<p>Il mulo in guerra è un po' triste;<span class="pagenum"><a name="Page_37" id="Page_37">[Pg 37]</a></span>
+sembra indifferente a tutto quello che
+gli succede intorno. Non mostra entusiasmo,
+non par nemmeno che si affezioni
+gran che al conducente. È come
+un cavallo che abbia avuto dei dispiaceri
+e perciò abbia perso ogni voglia di
+fare il chiasso. Ma io credo che codesto
+suo contegno dipenda anche da un forte
+sentimento della disciplina. Se, nonostante
+la disciplina, qualche volta tira
+calci&mdash;ma li tira meno spesso di
+quello sbarazzino del somaro&mdash;credo
+che sia anche per la voglia di trovarsi
+un Austriaco a portata di zampe.</p>
+
+<p>Insomma è lui l'animale di prima linea:
+si capisce che abbia un certo disprezzo
+per tutto ciò che si muove nelle
+seconde linee. Un po' indietro, dove
+il pericolo è relativo, anche la guerra<span class="pagenum"><a name="Page_38" id="Page_38">[Pg 38]</a></span>
+può apparire in forme signorili, con i cavalli
+di lusso e le automobili eleganti.
+Ma sull'estremo fronte non c'è posto
+se non per gli uomini e gli animali semplici
+e tenaci, per le volontà silenziose
+che s'impuntano ma non dànno indietro.
+E non dando mai indietro, viene il
+giorno che il nemico finisce col dare
+indietro lui.</p>
+
+<p>Quel giorno riappariranno i nostri
+reggimenti di cavalleria a far la galoppata
+finale dietro gli Austriaci in fuga;
+ma saranno stati i fantaccini ed i muli
+che avranno aperto ai cavalieri e ai cavalli
+il varco libero per il divertente
+esercizio.</p>
+
+<hr class="chap" /><p><span class="pagenumr"><a name="Page_39" id="Page_39">[Pg 39]</a></span></p>
+
+<h2><a name="Cani_di_guerra" id="Cani_di_guerra">Cani di guerra.</a></h2>
+
+<p>C'è un altro animale che fa la sua
+comparsa fino in trincea, che va dove
+il cavallo non può. Il cane naturalmente:
+dove arriva l'uomo il suo cane
+non può non arrivare.</p>
+
+<p>Tanto più che ci sono dei cani che
+fanno un vero servizio militare. Noi,
+in Italia, non abbiamo, come in Fiandra
+e in Olanda, cani abituati anche in pace
+a tirar i carretti. I ragazzi sanno che
+ad attaccare anche il più paziente dei
+cani alla carriola è un affare quasi disperato:
+nemmen dei barboni, che si
+prestano con tanta espansione a tutti<span class="pagenum"><a name="Page_40" id="Page_40">[Pg 40]</a></span>
+i loro capricci di giuoco, si è mai riusciti
+a fare dei passabili <i>poneys</i>. Da noi
+i cani non amano il lavoro disciplinato;
+non è vero che lavorino da cani i nostri
+cani. I più il loro pasto se lo guadagnano
+facendo i signori, abbaiando un
+poco e molto scodinzolando.</p>
+
+<p>Ma in guerra, ho visto anche dei
+nostri cani&mdash;cani da caccia, sanbernardi,
+maremmani&mdash;istruiti a tirarsi
+dietro un carrettino su cui si lega un
+cofano di cartucce. Sono attaccati con
+finimenti, che, in piccolo, sono proprio
+come quelli dei cavalli, salvo che invece
+del morso i cani hanno il solito
+guinzaglio tenuto a mano da un soldato.
+Ma durante il combattimento essi
+devono portare da soli i caricatori di
+cartucce ai soldati che avanzano.</p>
+
+<p>Succede a volte che un reparto, avanzando,<span class="pagenum"><a name="Page_41" id="Page_41">[Pg 41]</a></span>
+rimanga per un poco isolato dal
+resto delle truppe, e che il nemico concentri
+il fuoco dietro il reparto per tagliarlo
+fuori. La solita dotazione di cartucce
+può non bastare. Allora si mandano
+i cani che, per i camminamenti,
+e anche allo scoperto, possono raggiungere
+di corsa i soldati in avanti: un
+servizio di grande importanza, quasi un
+servizio di collegamento.</p>
+
+<p>Io spero che i nostri cani portatori di
+cartucce facciano sempre con onore il
+loro servizio delicatissimo e meritino
+tutti una bella medaglia da portare attaccata
+al collare: ma, conoscendo il temperamento
+un po' distratto dell'animale,
+mentre non dubito che sotto qualunque
+fuoco raggiungerà il suo reparto combattente,
+posso temere che carretto e cartucce
+rimangano seminati per strada.</p>
+
+<p>Ho più fiducia nel cane cerca-feriti.<span class="pagenum"><a name="Page_42" id="Page_42">[Pg 42]</a></span>
+Il nostro cane ha un'anima pietosa e
+umana. Come soldato, il suo posto naturale
+è il posto di medicazione. Si può
+star sicuri che, finito il combattimento,
+se scopre in un burrone un ferito che
+si lamenta non sta a distinguere se
+geme in italiano o in tedesco, e abbaia
+lo stesso nel modo convenuto perchè i
+portaferiti scendano a prenderlo.</p>
+
+<p>E allora, pur troppo, ferito, portaferiti
+e cane corrono il pericolo maggiore.
+Se gli Austriaci si accorgono che i nostri
+escono dalle trincee a raccogliere
+i feriti, e li hanno a tiro di fucile,
+sparano.</p>
+
+<p>È avvenuto più volte, e ancora non
+ci si vorrebbe credere. Perchè, in fin
+dei conti, anche i soldati austriaci sono
+uomini, non sono nè lupi mannari nè<span class="pagenum"><a name="Page_43" id="Page_43">[Pg 43]</a></span>
+orchi. Quelli che avrete visti anche
+voi, prigionieri, non avevano delle facce
+umane, qualche volta un po' intontite,
+qualche volta rassegnate, buone? Rammento
+un giovane <i>Jäger</i> appena preso
+dai nostri. Piangeva come un vitellino.
+Di paura? No. Perchè gli dispiacesse
+di esser fatto prigioniero? Nemmeno.
+Ma temeva, come prigioniero, di non
+poter far sapere dov'era a sua madre,
+che prima, anche da soldato, ogni tanto
+poteva rivedere perchè stava in un villaggio
+vicino, nella valle del Chiappovano.
+I nostri carabinieri, a cui l'interprete
+traduceva quel pianto, ci si commovevano,
+e un brigadiere andò a cercargli
+una penna perchè scrivesse subito alla
+mamma, quel povero ragazzo.</p>
+
+<p>Eppure, dalla trincea, anche quel
+caro ragazzo avrebbe tirato sopra un<span class="pagenum"><a name="Page_44" id="Page_44">[Pg 44]</a></span>
+nostro ferito. Ordine: ordine fatto da
+qualcuno che in trincea non ci va. Da
+un Tedesco che, pur avendo l'aspetto
+di un uomo, ha ragionato come un gorilla
+che sapesse, pur troppo, ragionare.</p>
+
+<p>Il Tedesco ha ragionato così:</p>
+
+<p>&mdash;Se i nemici sanno che, rimanendo
+feriti, saranno in ogni caso raccolti e
+curati, combatteranno senza paura, perchè
+la morte non fa paura quanto la
+sofferenza. Se invece assistono allo strazio
+dei loro compagni senza poterli soccorrere,
+e sanno che a loro può toccare
+lo stesso, io dico che combatteranno di
+meno voglia, forse prenderanno paura.</p>
+
+<p>Ragionamento da gorilla che non capisce
+l'uomo, il quale, quanto più è offeso
+nella sua coscienza umana, tanto più si
+accende di una passione divina: vendicare
+gli uomini straziati dai gorilla.</p>
+
+<hr class="chap" /><p><span class="pagenumr"><a name="Page_45" id="Page_45">[Pg 45]</a></span></p>
+
+<h2><a name="Cani_redenti" id="Cani_redenti">Cani redenti.</a></h2>
+
+<p>Meglio ritornare ai cani, agli onesti
+cani che, pur vivendo fra Tedeschi e
+Austriaci, hanno saputo rimaner cani.</p>
+
+<p>Anche loro hanno sofferto per la
+guerra ma poi hanno finito col guadagnarci.</p>
+
+<p>Quando abbiamo passato il confine,
+siamo entrati in un paese già mezzo
+desolato. Tra il Iudrio e l'Isonzo, allo
+scoppio della guerra, gli uomini validi
+erano già stati portati via dall'Austria
+a combattere contro i Russi: quelli che
+non la intendevano di farsi ammazzare
+per i padroni stranieri erano fuggiti di<span class="pagenum"><a name="Page_46" id="Page_46">[Pg 46]</a></span>
+nascosto ed erano già venuti con noi:
+nei paesi non c'erano che i vecchi, le
+donne, i ragazzi e molta miseria. Paesi
+allegri, come Capriva, Mariano, Farra,
+erano una tristezza, con poca gente e
+senza lavoro.</p>
+
+<p>Al nostro arrivo gli Austriaci naturalmente
+dissero a quei paesani e a quei
+contadini che noi li avremmo taglieggiati,
+fucilati, impiccati, come avrebbero
+fatto loro; e li invitarono a scappare
+con loro nell'interno dell'Austria. Ci furono
+di quelli che, istupiditi dalla paura,
+credettero agli Austriaci e andarono
+nell'interno a mangiare il pan di legno
+che l'Austria passa ai suoi sudditi. Ma
+i cani gli Austriaci non li vollero, perchè
+di bocche da sfamare ce n'erano già
+troppe. E perciò i cani rimasero numerosi
+anche nei paesi dove di gente ce<span class="pagenum"><a name="Page_47" id="Page_47">[Pg 47]</a></span>
+n'era rimasta poca. Credo che anche gli
+impiegati e i gendarmi austriaci, scappando
+davanti alla nostra avanzata,
+siano stati costretti ad abbandonare i
+cani, sempre per quella solita ragione
+dell'economia: se no, non si spiegherebbe
+come se ne siano trovati tanti
+senza padroni quanti se ne sono trovati.
+A meno che i cani stessi, stanchi
+di mangiare pane di segatura e rodere
+gli ossi dell'anno avanti, non si siano
+rifiutati di seguire i padroni.</p>
+
+<p>Cani di tutte le razze. Ma i più cani
+bastardi, mescolanze di sangui diversi
+come succede in Austria. E poi il cane
+senza padrone, randagio, affamato, perde
+i segni della razza, come l'uomo quando
+è ridotto alla miseria. Tuttavia, anche
+sotto l'apparenza spaurita e meschina
+a cui erano ridotti, in qualche bassotto<span class="pagenum"><a name="Page_48" id="Page_48">[Pg 48]</a></span>
+e in qualche <i>setter</i> si riconosceva il
+cane che doveva aver appartenuto a un
+ufficiale austriaco, o, peggio, a qualche
+borghese austriacante; cane abituato a
+mettersi in piede davanti al ritratto dell'Imperatore
+d'Austria e alla salsiccia
+di Vienna, e ad abbaiare all'arcobaleno
+perchè pare, in cielo, un gran tricolore
+d'Italia.</p>
+
+<p>Ebbene anche questi cani, che meritavano
+di essere messi in un lanciabombe,
+e ributtati nelle trincee nemiche,
+sono stati accolti con pietà dai nostri
+soldati. Hanno capito, anche i cani
+austriaci, perchè sono prima cani e
+poi austriaci, che bastava presentarsi
+con aria un po' dimessa nei nostri accampamenti
+per essere senz'altro invitati
+al rancio. Passata un po' la fame,
+diventarono subito, come tutti i cani di<span class="pagenum"><a name="Page_49" id="Page_49">[Pg 49]</a></span>
+questo mondo&mdash;eccettuati i mastini
+di Prussia&mdash;allegri e espansivi. E ufficiali
+e soldati, contenti di aver trovato
+bestie di buon umore e compagnevoli,
+li adottarono. Così ora i nostri battaglioni
+hanno in forza anche di questi
+trovatelli. C'è il cane che si considera
+proprietà di questo soldato o di quell'ufficiale;
+ce n'è un altro che è di tutta
+la compagnia. Si sono strette amicizie
+di ferro tra i cani del Friuli redento e
+i soldati italiani, e anche il cane più
+austriacante è diventato irredentista.</p>
+
+<p>Sfido io; si sa&mdash;e anche i cani
+devono saperlo&mdash;che in Austria e in
+Germania il governo, per ridurre i consumi,
+è ricorso alla decimazione di cani,
+divenuti a loro volta oggetti di consumo.
+Da sotto la tavola, a mangiare,<span class="pagenum"><a name="Page_50" id="Page_50">[Pg 50]</a></span>
+sono passati sopra la tavola, a farsi mangiare.
+Si capisce che, pensando al lacrimevole
+destino dei loro imperiali e
+regi fratelli, tutti questi cani affrontino
+il rischio magari di morire in battaglia,
+ma a pancia piena, dalla parte degli
+Italiani.</p>
+
+<hr class="chap" /><p><span class="pagenumr"><a name="Page_51" id="Page_51">[Pg 51]</a></span></p>
+
+<h2><a name="La_bertuccia_Cecco_Beppe" id="La_bertuccia_Cecco_Beppe">La bertuccia Cecco Beppe.</a></h2>
+
+<p>Nelle località abbandonate e in quelle
+che si devono far sgomberare perchè gli
+Austriaci, per vendicarsi di averle perdute,
+le bombardano di lontano, non si
+sono trovati solamente cani senza padrone.</p>
+
+<p>Nella villa di...., appartenente a un
+<i>Feldzugmeister</i>, qualche cosa come un
+generale di artiglieria austriaco, si trovarono
+anche un pappagallo e una scimmia:
+due bestie che i proprietari avrebbero
+dovuto portarsi via se non per altro
+per rispetto alla vecchiaia. Il pappagallo
+doveva aver più di cento anni, tanto era<span class="pagenum"><a name="Page_52" id="Page_52">[Pg 52]</a></span>
+intignato e incartapecorito. Quando, dalla
+sua gruccia, vide entrare i nostri soldati&mdash;erano
+bersaglieri ciclisti&mdash;si
+mise a strillare qualche cosa come:</p>
+
+<p>&mdash;Kau, kau, ka, kau....</p>
+
+<p>I bersaglieri dissero subito che parlava
+tedesco. Ed uno che era stato a
+lavorare in Boemia e qualche parola di
+tedesco la capiva, credette che la bestia
+gridasse:&mdash;Krakau, Krakau.</p>
+
+<p>Krakau vuol dire Cracovia. Perciò il
+bersagliere lo prese e lo buttò fuori
+dalla finestra, dicendo che la strada più
+svelta per Cracovia era quella.</p>
+
+<p>Nemmeno la scimmia era una scimmia
+graziosa. Era un bertuccione piuttosto
+in là cogli anni anche lui: spelacchiato
+in più parti, con una specie di
+barba a collare, bianca sporca, che dava
+alla sua fisonomia una grande somiglianza<span class="pagenum"><a name="Page_53" id="Page_53">[Pg 53]</a></span>
+con il ritratto di un augusto
+personaggio che non mancava nemmeno
+in quella villa. I soldati dettero subito
+alla bertuccia il suo nome:</p>
+
+<p>&mdash;Cecco Beppe, to', guarda Cecco
+Beppe.</p>
+
+<p>La somiglianza c'era anche nel carattere,
+perchè, appena un bersagliere
+le si fece vicino, la bestia cominciò a
+sbattere i denti, e non si capiva se li
+battesse per far paura o perchè aveva
+paura. In ogni modo era un bel caso
+che a quell'età avesse ancora dei denti
+da battere.</p>
+
+<p>&mdash;Mandiamo a Cracovia anche lei?&mdash;propose
+un soldato.</p>
+
+<p>&mdash;No&mdash;fece un tenente;&mdash;Cecco
+Beppe lo prendo con me; mi porterà
+fortuna.</p>
+
+<p>E, presala per la collottola, si collocò<span class="pagenum"><a name="Page_54" id="Page_54">[Pg 54]</a></span>
+la bertuccia sulla spalla; la bertuccia
+ci rimase, di cattivo umore, ma
+tranquilla.</p>
+
+<p>&mdash;Con questa sono sicuro che non
+mi tireranno: non vorranno mica ammazzare
+il loro imperatore.</p>
+
+<p>Gli altri approvarono e qualcuno aggiunse
+ridendo:</p>
+
+<p>&mdash;E poi non si dirà più che Cecco
+Beppe non va al fronte.</p>
+
+<p>Scherzi di soldati e di ufficiali che,
+specialmente in guerra, si divertono con
+poco. Ma nello scherzo c'era anche un
+fondo serio.</p>
+
+<p>Per quanto ci ridano, i soldati in
+guerra sanno che il pericolo di morire
+c'è da per tutto, anche dove non pare.
+Naturalmente lo affrontano più volentieri
+dove meno si nasconde; dove ce
+n'è di più, c'è più soddisfazione. Tanto<span class="pagenum"><a name="Page_55" id="Page_55">[Pg 55]</a></span>
+&mdash;dicono&mdash;è destino: se il destino
+ha fissato che uno muoia, muore anche
+a star riparato; se no, può anche entrare
+nella bocca di un mortaio austriaco
+carico, che non gli succede niente.</p>
+
+<p>Questo si dice ed è bene dirlo; ma,
+dentro, ognuno pensa che, se si può
+sviare un destino cattivo, non è male
+fare qualche cosa per sviarlo. Dovere
+del soldato è quello di morire, se è necessario,
+ma è anche più dovere restar
+vivo più che sia possibile, per fare invece
+morire i nemici. E, in barba al destino,
+si finisce col credere che esistano
+degli oggetti taumaturgici che valgano
+a sviare il destino e i proiettili che ci
+potrebbero essere destinati. C'è chi porta
+al collo la medaglia di un santo, c'è chi
+porta in un medaglione una ciocca dei
+capelli della mamma: l'amore non è<span class="pagenum"><a name="Page_56" id="Page_56">[Pg 56]</a></span>
+l'avversario più potente della morte? Ma
+c'è chi tiene per buoni portafortuna anche
+oggetti meno sacri: un anello, un
+chiodo, uno scarabeo. Sono preferiti come
+talismani i frammenti di obici e le
+pallette di <i>shrapnells</i> che ci sieno cascate
+vicino: pare che la granata scoppiata
+tenga lontana quella che potrebbe
+scoppiare. Era naturale che il tenente
+dei bersaglieri si garantisse da tutti i
+pericoli dell'imperatore d'Austria portando
+sempre con sè l'immagine viva
+dell'imperatore, il bertuccione Cecco
+Beppe.</p>
+
+<p>E subito parve che il suo dovere di
+talismano la bestia lo sapesse fare.</p>
+
+<p>I bersaglieri si aggiravano ancora
+nella villa di cui avevano spalancato le
+finestre, quando uno stridore rapido e
+violento lacerò l'aria, e subito si udì un<span class="pagenum"><a name="Page_57" id="Page_57">[Pg 57]</a></span>
+gran tonfo di pentolone che schianta:
+una granata era scoppiata nel giardino.
+Un'altra, un minuto dopo, scoppiava davanti
+l'ingresso: la terza prese un angolo
+del caseggiato e rovinò una camera.
+Tiravano esatti gli Austriaci, e una
+dietro l'altra le loro pillole.</p>
+
+<p>I bersaglieri erano scesi al pianterreno
+e aspettavano zitti che quel brutto
+giuoco smettesse. La decima granata
+cadde proprio sopra la stanza dov'erano
+riparati: si sentì uno schianto di travicelli,
+e i calcinacci rovinarono sulle
+teste dei bersaglieri addossatisi agli angoli.
+Dal buco aperto del soffitto cascò
+giù a piombo il proiettile, a pochi passi
+dal tenente e dalla scimmia. Tenente
+e soldati videro l'attimo che doveva
+esser l'ultimo della loro vita. No: la
+grossa granata, un 152, non scoppiò.<span class="pagenum"><a name="Page_58" id="Page_58">[Pg 58]</a></span>
+Si guardarono meravigliati di esser vivi
+e alcuni ebbero una voglia matta di ridere.
+Le altre dieci o dodici granate
+che scoppiarono ancora, due sulla villa
+e le altre nel giardino, non fecero loro
+più nè caldo nè freddo. Ma tutti concepirono
+un vero rispetto per la bertuccia
+che in tutto quel fragore era rimasta
+accoccolata sulle spalle del tenente,
+movendo appena gli occhietti in
+qua e in là, incuriosita. E più d'uno
+chiese all'ufficiale il permesso di toccare
+la coda al potente animale, che se
+la lasciò tirare con molta degnazione.</p>
+
+<p>In seguito a questo incidente, l'ufficiale
+fu proprio convinto di aver fatto
+un acquisto prezioso nella scimmia del
+generale austriaco e non se ne volle più
+separare. Le riconosceva molti difetti&mdash;ladra,
+finta, scorbutica&mdash;ma non<span class="pagenum"><a name="Page_59" id="Page_59">[Pg 59]</a></span>
+sarebbe più andato in un servizio un
+po' rischioso senza quella brutta ma
+provvidenziale compagna. I colleghi gli
+facevano notare la faccia ambigua e maligna,
+la gravità sinistra dell'animale;
+ma il tenente rispondeva che gli idoli
+più potenti sono quelli che hanno una
+grinta più brutta. E restò sempre meglio
+persuaso che la presenza di Cecco
+Beppe lo avrebbe preservato dai pericoli
+a cui, sempre più animosamente, si
+esponeva.</p>
+
+<p>Da quel momento in poi si può dire
+che il tenente non passasse giorno senza
+correre qualche grosso rischio. Dove
+andava lui pareva che le granate si
+fossero date convegno: le fucilate pareva
+che gli corressero dietro. Ma lui
+ne usciva sempre incolume, e Cecco
+Beppe confermava sempre più la sua<span class="pagenum"><a name="Page_60" id="Page_60">[Pg 60]</a></span>
+fama di paraguai. Se di guai ne attirava
+più del bisogno, evidentemente lo faceva
+soltanto per mostrare la sua potenza
+nel pararli.</p>
+
+<p>Fin che, un giorno, il tenente e Cecco
+Beppe si trovarono in trincea. Anche i
+bersaglieri-ciclisti facevano servizio di
+fanteria. Cecco Beppe, che era una bestia
+poco affettuosa ma che al suo nuovo
+padrone si era adattato abbastanza bene,
+e con lui si mostrava calmo e quasi ubbidiente,
+arrivato in trincea, fu preso da
+una smania nuova. Forse aveva sentito
+l'odore dei Croati dalle trincee antistanti
+e meditava una diserzione vera e propria.
+Così fu che, riuscito a sciogliersi
+un momento dalla catenina che gli stringeva
+la pancia, dette un balzo sul parapetto.
+Il tenente gli fu dietro ma non riuscì
+ad afferrargli la coda. I tiratori nemici<span class="pagenum"><a name="Page_61" id="Page_61">[Pg 61]</a></span>
+si erano già avvisti di un movimento
+in quel punto della nostra trincea e qualche
+schioppettata cominciò a frullare tra
+gli arbusti e i reticolati. Ma il tenente
+rivoleva ad ogni costo la sua scimmia;
+si issò sul parapetto per riprenderla.
+Aveva appena messo fuori la testa che
+una pallottola lo rovesciò morto nella
+trincea.</p>
+
+<hr class="chap" /><p><span class="pagenumr"><a name="Page_62" id="Page_62">[Pg 62]</a></span></p>
+
+<h2><a name="Confidenze_canine" id="Confidenze_canine">Confidenze canine.</a></h2>
+
+<p>Migliori portafortuna sono i cani che
+si sono portati in guerra da casa. Non
+che possano l'impossibile: garantire dal
+pericolo, salvare dalla disgrazia. Ma non
+è una fortuna avere, in guerra, dove
+nessuno può accompagnarci, il compagno
+più devoto e familiare della pace?
+E se la disgrazia deve succedere, sperare
+che il testimone fedele ritorni, come
+una parte ancora viva di noi, ai
+cuori da cui partimmo.</p>
+
+<p>Si sa che per l'ufficiale di carriera,
+specie per quello delle armi a cavallo,
+il cane è un attributo indispensabile.<span class="pagenum"><a name="Page_63" id="Page_63">[Pg 63]</a></span>
+Per chi non capisce gli animali sarà
+soltanto un piccolo lusso di più, ma per
+chi sa quanto codesto animale ha di
+umano, il cane è il confidente migliore
+nella vita militare, dove tante volte,
+nella gran compagnia, ci si sente anche
+soli! Perchè superiori e compagni possono
+essere abbastanza diversi da noi.
+Sono quelli che il caso ci ha dati; e poi,
+quando anche somigliano agli amici che
+ci saremmo scelti, mutano troppo presto:
+specialmente in guerra, dove, appena
+stretta un'amicizia, se non è il
+nemico che ce la porta via, è un ordine
+che la trasloca. Ma il cane resta, compagno
+d'armi costante e discreto.</p>
+
+<p>Per il cane, che da secoli e secoli
+accompagna in guerra il padrone e il
+suo cavallo, la guerra è sempre una festa:
+anche la guerra d'oggi che, bisogna<span class="pagenum"><a name="Page_64" id="Page_64">[Pg 64]</a></span>
+convenirlo, ha i suoi giorni di tedio
+cupo. Il cane ha un «morale» di altezza
+costante; rimane ilare e festoso. Come
+ruzza volentieri fra i cavalli, così si mantiene
+chiassone fra gli autocarri e le
+trattrici che ingombrano schiaccianti le
+strade della guerra odierna.</p>
+
+<p>Fu così, per ruzzare tra gli autocarri,
+che la povera Rati&mdash;una canina
+bianca col musetto rosa e le zampe
+grosse di cucciola&mdash;ne ha avuta schiacciata
+una. E i suoi amici non si vergognarono
+di affliggersi anche per quella
+mutilazione canina mentre pur tanti feriti
+umani passavano nelle ambulanze.</p>
+
+<p>E poi, si sa, nell'esercito, i cani degli
+ufficiali superiori godono, per riflesso,
+della deferenza a cui hanno diritto i
+galloni del padrone. Specialmente se
+sanno farsi ben volere. Non si creda<span class="pagenum"><a name="Page_65" id="Page_65">[Pg 65]</a></span>
+però che il cane di un colonnello tenga
+a distanza il suo simile perchè non è
+che il canino di un sottotenente. Cani
+di superiori e canini di subalterni scherzano
+insieme con simpatica confidenza.
+Fra i Tedeschi e gli Austriaci no: fra
+loro chi ha più stellette non parla con
+chi ne ha meno se non per dargli degli
+ordini. Ma fra noi Italiani, e anche tra
+i Francesi e gli Inglesi, in guerra gli
+ufficiali di tutti i gradi si parlano come
+uomini e si vogliono bene alla pari anche
+fra gradi diversi.</p>
+
+<p>Il che non impedisce che, in servizio,
+ognuno ritorni al suo posto e chi deve
+ubbidire si metta sull'attenti e chi
+deve comandare comandi.</p>
+
+<p>Buby, per esempio, sentiva benissimo,
+come cane, di aver per padrone un
+generale. Buby era un magnifico danese,<span class="pagenum"><a name="Page_66" id="Page_66">[Pg 66]</a></span>
+grosso e buono come un vitello.
+Chiassone quanto gli permetteva la sua
+corporatura pesante, viveva in buoni
+rapporti di amicizia con tutti i cani del
+vicinato, senza badare se fossero cani
+subalterni e magari cani borghesi. Al
+più si poteva dire che era un po' viziato
+perchè, nella sua qualità di cane di un
+comandante, c'era chi lo corteggiava;
+per cui alle volte si abbandonava a qualche
+sconvenienza, si capisce di che genere,
+dove non avrebbe dovuto.</p>
+
+<p>Ma, per quanto sbarazzino, appena
+vedeva pronta per uscire l'automobile
+di Sua Eccellenza, si ricomponeva tutto
+con molta gravità. Si trattava di accompagnare
+il generale al fronte, in qualche
+osservatorio, in giro d'ispezione:
+Buby sentiva l'importanza della cosa.
+E ad una prima chiamata saliva in vettura,<span class="pagenum"><a name="Page_67" id="Page_67">[Pg 67]</a></span>
+e si sedeva sulle zampe di dietro,
+serio, immobile, senza guardar più
+in faccia nessuno. L'ufficiale di ordinanza
+che gli sedeva accanto non era
+più dignitoso di lui. Anche Buby partecipava
+alle responsabilità dell'alto Comando.</p>
+
+<p>Rammento una sera che Sua Eccellenza
+tornò al Comando tardi, stanco,
+con gli occhi dolenti. Era avvenuto,
+quel giorno, uno dei primi combattimenti
+sanguinosi del nostro corpo d'armata.
+Era stato interrotto da un temporale
+d'inferno e i risultati ottenuti non
+parevano adeguati al sangue sparso.
+Forse quel giorno, per la prima volta in
+vita sua, anche il generale aveva visto
+dei morti, molti morti, che erano caduti
+per un ordine che lui aveva dato. Quel
+generale era un vecchio elegante, dalle<span class="pagenum"><a name="Page_68" id="Page_68">[Pg 68]</a></span>
+mani grassoccie e bianche come quelle
+di un cardinale.</p>
+
+<p>Quella sera, appena rientrato, chiese
+dei suoi ufficiali. Chi c'era si presentò:
+il generale li guardò ad uno ad uno,
+come se temesse di non rivederli tutti
+dopo quel giorno di battaglia. Si aspettavano
+che dicesse qualcosa; si indovinava
+che era commosso, che avrebbe
+voluto aprirsi con qualcheduno. Ma tacque,
+e licenziati gli ufficiali, riuscì in
+giardino a passeggiare solo coi suoi pensieri.
+E allora chiamò Buby.</p>
+
+<p>&mdash;Buby, Buby, qua....</p>
+
+<p>E Buby, che era rimasto in disparte,
+silenzioso, corse al padrone e si mise al
+passo con lui, serio, su e giù per il
+giardino vuoto, mentre il cannone rombava
+ancora nel buio. Capii come un
+cane possa ricevere dopo la battaglia le<span class="pagenum"><a name="Page_69" id="Page_69">[Pg 69]</a></span>
+confidenze che un generale non può fare
+a nessuno, in silenzio, confidenze che
+dette ad alta voce sarebbero debolezze.</p>
+
+<p>Così ci confidiamo con voi, ragazzi,
+noi babbi, che certi giorni&mdash;i giorni
+neri di tutte le vite&mdash;vi chiamiamo
+per non dirvi nulla, ma vi guardiamo
+negli occhi in un certo modo che anche
+voi ve ne accorgete. E diventate seri,
+perchè avete capito che vi si è detto
+qualche cosa di segreto e di doloroso
+che non si oserebbe dire ad alta voce
+nemmeno a noi stessi.</p>
+
+<hr class="chap" /><p><span class="pagenumr"><a name="Page_70" id="Page_70">[Pg 70]</a></span></p>
+
+<h2><a name="I_gatti_che_non_ci_sono" id="I_gatti_che_non_ci_sono">I gatti che non ci sono.</a></h2>
+
+<p>Gatti in zona di operazioni non ne ho
+trovati, o appena qualcuno e così brutto
+che non meritava il nome dell'animale
+cattivello, se volete, ma elegante che si
+chiama gatto.</p>
+
+<p>Voi sapete che io ai gatti voglio bene
+e posso assicurarvi che anche i gatti
+vogliono bene a me: stiamo volentieri
+insieme perchè non ci diamo noia a vicenda.
+Io scrivo e il gatto sonnecchia,
+tutti e due in silenzio: non si sente che
+lo scricchiolio della penna e il brontolio
+leggero delle sue fusa; in quel ronzio
+sottile tutti e due tessiamo qualche cosa<span class="pagenum"><a name="Page_71" id="Page_71">[Pg 71]</a></span>
+che ci diverte. Animali nati per la pace
+e per il raccoglimento, tanto io quanto
+il gatto. Sono stati i Tedeschi che ci
+hanno costretti a far la guerra per difenderci.</p>
+
+<p>Credeva di essere il mastino del mondo
+il Tedesco e con una zampata schiacciarci
+tutti noi, poveri gatti di occidente.
+Non sapeva che il gatto, tanto
+più piccolo e più debole in apparenza,
+in realtà è forte quanto lui e più elastico;
+sembra che non possa svegliarsi
+dai cuscini dove impigrisce se non per
+scappare, e invece in un baleno, con un
+guizzo, è in posizione di battaglia; arcate
+le reni, non soffia soltanto, ma
+sgraffia, assalta, ed è il mastino che da
+ultimo deve scappare nel suo covile col
+muso sanguinante.</p>
+
+<p>Sta il fatto però che i gatti mancano<span class="pagenum"><a name="Page_72" id="Page_72">[Pg 72]</a></span>
+in zona di operazioni: e la loro assenza
+mi pareva accrescere quel vuoto di molte
+cose che dà un'aria lugubre alla guerra
+anche quando la battaglia non imperversa.
+Assenza inconciliabile con l'opinione
+comune che il gatto rimanga nelle
+case anche quando il padrone le abbandona.
+Come mai, se il cane era rimasto,
+il gatto se n'era andato?</p>
+
+<p>Mettiamo che di gatti in territorio
+austriaco non ce ne siano stati mai
+molti. È una bestia che ai governi polizieschi
+non deve piacere, perchè ha l'abitudine
+di pensare e di fare come pare
+a lui, senza chiedere il permesso alle
+autorità. Non adula un padrone che non
+merita nulla, come qualche volta fa, per
+troppo buon cuore, il cane. L'imperatore
+d'Austria ha trattato sempre come
+cani i suoi sudditi: ha preteso che benedicessero<span class="pagenum"><a name="Page_73" id="Page_73">[Pg 73]</a></span>
+le sue bastonate e che si
+chiamassero fedelissimi. È lui che deve
+avere inventato la leggenda dell'infedeltà
+del gatto, perchè il gatto italiano
+era indipendente.</p>
+
+<p>Perchè dunque il gatto non si trova
+a combattere anche lui la grande guerra
+d'indipendenza? Che si sia imboscato
+per viltà? Non lo posso ammettere.
+Troppe prove di coraggio ha dato in
+ogni occasione, troppo disprezzo ha del
+nemico, per grande e grosso che esso sia.</p>
+
+<p>Non c'è che una spiegazione, pur
+troppo, all'assenza misteriosa. Che il
+gatto in Austria abbia cessato di esistere
+ancora prima che noi andassimo
+a liberare le nostre provincie. Gli Austriaci
+ci chiamano <i>Katzelmacher</i>, ma
+loro sono <i>Katzelfresser</i>&mdash;divoratori
+di gatti. Ho assunte informazioni sul<span class="pagenum"><a name="Page_74" id="Page_74">[Pg 74]</a></span>
+posto e ho saputo, pur troppo, di molti
+casi in cui, mancando ogni altro genere
+di carne, della povera gente ha dovuto
+mangiarsi il proprio gatto. Spero che se
+lo siano mangiato piangendo, ma se lo
+sono mangiato. Sono gli orrori della
+guerra.</p>
+
+<p>Una volta nel Friuli austriaco il governo
+giallo e nero faceva credere che
+sotto di lui si stava bene mentre sotto
+l'Italia si stava male. Guardate&mdash;diceva&mdash;i
+vostri vicini di là del Judrio,
+friulani come voi, ma italiani: loro non
+mangiano che polenta asciutta, mentre
+voi mangiate i nostri buoni stufatini
+austriaci ben unti di sego! Loro si vestono,
+come povera gente, di panni paesani
+tagliati alla meglio, mentre voi vi
+vestite come signori con i vestiti fatti
+che noi vi mandiamo da Vienna. Loro<span class="pagenum"><a name="Page_75" id="Page_75">[Pg 75]</a></span>
+non parlano che italiano, mentre a voi vi
+insegnano anche a parlar <i>per</i> tedesco.
+Loro sono poveri e rozzi, mentre voi
+siete ricchi e istruiti.</p>
+
+<p>Discorsi simili devono essersi fatti
+anche tra i gatti d'oltre confine e i gatti
+di qua del confine quando si incontravano,
+nelle belle notti di gennaio, sul
+ponte di Visinale. Perchè c'erano dei
+gatti ingenui che alle frottole dei loro
+padroni ci credevano.</p>
+
+<p>Ma che trionfo oggi, per i gatti del
+Friuli italiano, che son rimasti tutti
+vivi e sonnecchiano gustosamente al calduccino
+delle cucine con l'antico cammino
+in mezzo, mentre al di là del confine,
+intorno ai focolai economici, alla
+tedesca, si aggirano gli spettri dei poveri
+gatti che vi sono stati arrostiti col
+<i>Kunerol</i>!</p>
+
+<p>Se vedeste come è tranquilla la vita<span class="pagenum"><a name="Page_76" id="Page_76">[Pg 76]</a></span>
+al di qua del confine, nelle buone osterie
+patriarcali di Manzano, di Corno di
+Rosazzo e di Oleis, a pochi passi dalla
+guerra ma al sicuro. Fumano le granate
+austriache sul Corada; dal Carso
+viene un brontolio di temporale che
+non smette mai; di notte l'orizzonte si
+accende di luci misteriose, di meteore
+bianche. È la guerra, sì; tremano le
+finestre agli spari delle nostre artiglierie;
+anche qui sono molti soldati,
+venuti dal fronte, in riposo: e codesti
+soldati raccontano quel che succede
+laggiù, cose terribili e grandi; ma le
+raccontano tranquilli, come se tutto
+fosse finito e queste fossero le loro
+case e intorno a questi focolari sedessero
+le loro famiglie. E cantano le canzoni
+dei paesi lontani, e motteggiano in<span class="pagenum"><a name="Page_77" id="Page_77">[Pg 77]</a></span>
+dialetti che nessuno aveva mai sentiti
+da queste parti.</p>
+
+<p>I paesani di Corno, di Manzano, di
+Oleis, pensano con un brivido a quello
+che sarebbe toccato a loro se, invece di
+fare noi la guerra all'Austria, avessimo
+aspettato che l'Austria ci attaccasse
+invadendo tutto questo verde piano che
+non si difende, se non arriviamo noi,
+una volta per sempre, anche da questa
+parte, a prender tutte le cime dei monti.</p>
+
+<p>Anche i gatti che sonnecchiano nell'osteria
+di Corno di Rosazzo, mentre
+l'ostessa e le sue figliuole mescono ai
+soldati il vino bianco del paese, devono
+pensare a qualche cosa di simile nella
+loro tranquillità egoistica.</p>
+
+<p>Egoistica sì: il difetto del gatto, che
+pure è un animale coraggioso, è questo:
+di non combattere se non è disturbato,<span class="pagenum"><a name="Page_78" id="Page_78">[Pg 78]</a></span>
+proprio lui, proprio nella sua casa. Il
+suo egoismo è un po' gretto. Non è capace
+di slanci nemmeno per i gatti fratelli
+che sono in pericolo. I gatti friulani,
+che stanno bene al di qua del
+ponte di Visinale, aspettano, per passarlo,
+che la guerra sia finita e che gli
+Austriaci sieno ricacciati molto indietro,
+oltre i monti che si vedono più lontani.
+Sono come certi filosofi che, quando è
+scoppiata la guerra, hanno detto:</p>
+
+<p>&mdash;Che me ne importa? I Tedeschi
+non verranno mica fino nel mio studio
+dove io faccio in pace le fusa sui miei
+libri! Vinca chi vuole: io la guerra non
+la faccio....</p>
+
+<p>Quei filosofi meriterebbero di far la
+fine dei gatti di Val d'Isonzo: in padella.</p>
+
+<hr class="chap" /><p><span class="pagenumr"><a name="Page_79" id="Page_79">[Pg 79]</a></span></p>
+
+<h2><a name="Quando_la_gatta_non_e_in_paese" id="Quando_la_gatta_non_e_in_paese">Quando la gatta non è in paese.</a></h2>
+
+<p>Spariti i gatti, la guerra è divenuta
+l'orgia dei topi.</p>
+
+<p>Formicolano nelle case abbandonate,
+fanno i loro comodi, da padroni, anche
+nelle case abitate. Topini inquieti e vivaci
+che potrebbero passare anche per
+animali graziosi se non avessero quella
+lurida coda da rettile; sorcioni figli della
+fogna, immondi. Banchettano, al crepuscolo,
+dei detriti abbondanti che la guerra
+lascia dietro di sè, gavazzano la notte
+per le cantine e nei solai, in turpi scorribande.
+Bestie sotterranee, portano alla
+luce i tristi misteri che la luce non dovrebbe<span class="pagenum"><a name="Page_80" id="Page_80">[Pg 80]</a></span>
+mai vedere. Addentano di tutto,
+vivono della putrefazione. Tutto è fogna
+per essi; i resti più santi che noi copriamo,
+anche in guerra, perchè un
+giorno qualcuno verrà a piangere sulla
+croce che ne segna l'ultimo riposo, sono
+minacciati dalla loro laida voracità.
+Quando si sentono forti delle loro masse
+schifose, mordono anche gli addormentati,
+come fossero morti. Scivolano per
+le trincee come fossero state scavate
+per la loro vita di cloaca. Tutta questa
+guerra sotterranea con i cunicoli, con i
+camminamenti, con le gallerie, che hanno
+inventata i Tedeschi e che noi dobbiamo
+accettare per vincerli con i loro
+mezzi, pare fatta ad intenzione dei sorci
+delle chiaviche.</p>
+
+<p>I Tedeschi diranno che a ispirargliela
+è stato il castoro, perchè guerra di insidie,<span class="pagenum"><a name="Page_81" id="Page_81">[Pg 81]</a></span>
+nascosto, la fa anche il castoro,
+e proprio, come sapeva Dante, «fra li
+Tedeschi lurchi». Ma anche il sorcio di
+fogna c'entra per qualche cosa. Se non
+altro perchè è animale più compaesano
+dei nostri nemici che nostro.</p>
+
+<p>Noi non abbiamo nemmeno un nome
+preciso per designarlo: i Veneti le chiamano
+«pantegàne», ma in Toscana le
+dicono talpe, come quelle altre, anche
+sotterranee, ma tanto più pulite, le brave
+compagne del contadino nel liberare dai
+vermi le radici delle piante: è chiaro
+che i Toscani le hanno conosciute tardi
+e, forse per eufemismo, le hanno identificate
+a una bestia decente. Si sa infatti
+che la prima grande invasione dei
+sorci in Italia seguì quella degli Unni.
+Da queste parti, come è noto, si affacciarono
+nel quinto secolo di Cristo i<span class="pagenum"><a name="Page_82" id="Page_82">[Pg 82]</a></span>
+brutti Mongoli dalla faccia cagnazza,
+scendendo qui per la solita strada dei
+barbari, da queste Alpi Giulie che si
+devono riprendere tutte. C'è giù, nel
+piano, Aquileia che dalle sue rovine illustri
+ripete al mondo il ricordo di quelle
+devastazioni antiche. Di qui sono passati
+anche i sorci di fogna. E quelli che
+ora infestano il terreno della nostra
+guerra sono i loro degni discendenti,
+come là sul Carso quelli che tentano di
+impedirci la strada di Trieste sono i discendenti
+degli Unni: gli Ungheresi.
+Faremo pulizia per sempre degli uni e
+degli altri.</p>
+
+<p>Quanto ai minori topi, che, se vi fa
+piacere, possiamo per ora sopportare in
+piccola quantità, provvederanno, a guerra
+finita, i nostri gatti. Perchè, anche
+pochi, sono insopportabili.</p>
+
+<p>Un inglese in India trovò una volta<span class="pagenum"><a name="Page_83" id="Page_83">[Pg 83]</a></span>
+un monaco, naturalmente indiano, che
+viveva in una capanna tutta nera di topi;
+e monaco e topi si facevano, pare,
+buona compagnia. L'inglese manifestò
+la sua meraviglia chiedendo:</p>
+
+<p>&mdash;Perchè non li ammazzate?</p>
+
+<p>A cui il sant'uomo rispose:</p>
+
+<p>&mdash;E perchè voi li ammazzate?</p>
+
+<p>Bella risposta in bocca a un santo
+indiano. I nostri santi però possono aver
+fatto vita comune con i cani, con i leoni,
+anche col porco; ma con i topi no.
+Anzi furono proprio i monaci che portarono
+dall'Egitto in Italia molti gatti per
+distruggere i topi e i sorci. Così sia.</p>
+
+<p>Perchè non tutti gli uomini hanno
+l'abilità che aveva il mio attendente, di
+acchiappare i topi con le mani. Sicuro,
+Rinaldo è stato capace di afferrare qualcuno<span class="pagenum"><a name="Page_84" id="Page_84">[Pg 84]</a></span>
+di quei scivolanti roditori. È vero
+che il topo si sentiva così sicuro del
+fatto suo che veniva a riposare comodamente
+sul mio letto e guardava intorno
+con un certo luccichìo di prepotenza negli
+occhietti. Rinaldo lo afferrò con una
+manata sicura che fece fare alla bestiolina
+uno strillettino. Era troppo tardi
+per dirgli: fa' a modo.</p>
+
+<p>Ho sulla coscienza la morte di un
+topo che forse non aveva altra colpa
+che quella di voler vivere anche lui. Ma
+la guerra, anche la più umana, questo
+diritto non lo riconosce. E per questo
+dobbiamo sconfiggere l'Austria e la Germania,
+che hanno ucciso la pace del
+mondo.</p>
+
+<hr class="chap" /><p><span class="pagenumr"><a name="Page_85" id="Page_85">[Pg 85]</a></span></p>
+
+<h2><a name="Fastidi" id="Fastidi">Fastidi.</a></h2>
+
+<p>Un personaggio di Shakespeare era
+così sensibile che, una volta, ad un banchetto,
+fece una scenata a suo fratello
+perchè questi aveva ammazzata una mosca.
+Il fratello si scusava:</p>
+
+<p>&mdash;Ma, signore, non ho ammazzato
+che una mosca.</p>
+
+<p>E l'altro, sempre più irritato, a brontolare:</p>
+
+<p>&mdash;Ma se codesta mosca aveva un
+padre e una madre? Povero insetto innocente,
+che con la sua ronzante melodia
+era venuto qui a tenervi allegri; e
+tu lo hai ammazzato!</p>
+
+<p>Il personaggio di Shakespeare aveva<span class="pagenum"><a name="Page_86" id="Page_86">[Pg 86]</a></span>
+in quel momento le sue buone ragioni
+per dire delle stranezze. La mosca andrebbe
+sempre ammazzata, se anche ad
+ammazzarla non facesse schifo. È una
+sozza bestia: quando gli uomini hanno
+voluto dare al diavolo un brutto nome
+lo hanno chiamato Belzebù, che s'interpreta
+re delle mosche. Prospera nella
+sporcizia peggio del topo: in guerra, si
+accompagna alle sue più tristi, inevitabili
+brutture. E contro la mosca non
+servono i moschetti.</p>
+
+<p>D'estate è un nemico che l'esercito
+non riesce a scacciare dalle proprie file;
+la petulanza è più forte della forza. Per
+essa non esistono trincee nè reticolati:
+se l'avversario ha nei suoi ospedali il
+tifo, l'enterite, il colèra, la mosca si affretta
+a trasportarli nelle nostre file. E<span class="pagenum"><a name="Page_87" id="Page_87">[Pg 87]</a></span>
+allora la guerra diviene veramente il più
+orribile sogno che l'uomo possa sognare
+a occhi aperti. Si rompe il quarto sigillo
+dell'Apocalisse e il cavallo giallastro
+corre la terra.</p>
+
+<p>Perchè il ferito, per quanto soffra, ha
+sempre nel suo aspetto qualche cosa di
+sano: la sua giovinezza è una speranza
+contro le ferite più laceranti; promette
+di risarcire i tagli più profondi, gli strappi
+più crudeli: il male è visibile, è dal
+di fuori. Ma il malato di male epidemico
+è dentro che si sta decomponendo: la
+disgregazione dei visceri si manifesta
+nel lividore della pelle, nel dimagrimento
+che lo sfigura peggio che uno
+squarcio di granata. Se lo vedesse all'improvviso
+così, affondato nella branda
+del lazzaretto, forse sua madre stessa
+esiterebbe a dargli un bacio.</p>
+
+<p>Fortunatamente il più delle volte guarisce<span class="pagenum"><a name="Page_88" id="Page_88">[Pg 88]</a></span>
+anche lui. Qualche volta la Natura
+si vergogna di uccidere un soldato così,
+a tradimento. Ma le mosche continuano
+a ronzargli intorno come desiderose di
+potere da lui infettare un altro. La profilassi,
+che riesce ad arrestare la propagazione
+del morbo, vincerebbe più presto,
+se potesse fermare i voli infausti
+delle mosche.</p>
+
+<p>In un ospedale da campo ho visto
+un piantone che non faceva che una
+cosa: con un fascio di foglie scacciava
+le mosche ronzanti intorno al compagno
+ferito. Quel gesto umile, lento, ma continuo
+quanto il sole nella giornata di
+luglio, pareva anche un gesto eroico;
+perchè era materno. Il ferito aveva alta
+la febbre e gli luccicavano gli occhi: ma
+anche per qualche raggio di gratitudine.</p>
+
+<p>Quando, non ostante tutto, il morbo è<span class="pagenum"><a name="Page_89" id="Page_89">[Pg 89]</a></span>
+scoppiato, si impone la pulizia, la cura
+del cibò che si mangia. Con qualche precauzione
+si può vivere in un luogo ammorbato
+senza nemmeno accorgersi che
+c'è il morbo. Ma ci si meraviglia che
+questo non sia anche più violento, a osservare
+la indifferenza di molta gente&mdash;che
+pure ha una gran paura di morir
+di colèra&mdash;verso le più facili precauzioni
+dell'igiene: nella loro tenace ignoranza
+costoro si ostinano a pensare che
+anche la malattia sia, come la ferita,
+questione di caso.</p>
+
+<p>I medici militari hanno da combattere,
+più che con i malati, con i sani
+che possono ammalarsi. Meno male che
+i consigli igienici&mdash;che in pace non
+sono che consigli&mdash;in guerra diventano
+ordini: dieci giorni di prigione, con<span class="pagenum"><a name="Page_90" id="Page_90">[Pg 90]</a></span>
+due ore di ferri al giorno, ad un soldato,
+per trascurata pulizia di un accampamento,
+possono salvare un reparto dal
+morbo minacciante. La disciplina aiuta
+l'arte medica a fermare la pestilenza,
+anche se non può fermare i nuvoli delle
+mosche sciamanti da un lazzaretto a
+una cucina.</p>
+
+<p>Bella cosa però se Noè nella sua arca
+non avesse lasciato riemergere dal mondo
+sommerso anche la stirpe delle mosche,
+dei mosconi e delle zanzare!</p>
+
+<p>E nemmeno, naturalmente, di altri
+insetti anche più piccoli e anche più
+laidi. Ma evidentemente tra le punizioni
+dell'uomo era stabilita anche quella di
+grattarsi: e in guerra più che in pace.</p>
+
+<p>La scomparsa dei parassiti segnerà
+un momento solenne della civiltà umana.
+Un mio amico, straniero, che conosce<span class="pagenum"><a name="Page_91" id="Page_91">[Pg 91]</a></span>
+l'Italia da molti anni, mi assicurava
+di aver avuto una prova della civiltà
+cresciuta nel nostro paese dal fatto che
+ora, nelle nostre città, si passeggia anche
+tra la folla senza riportarne a casa,
+in qualche piega della biancheria, qualche
+piccolo saltatore nero. In compenso
+io gli ho raccontato che di un altro insetto,
+notturno succhiatore di sangue,
+non avevo mai fatto esperienza nel meno
+lindo dei nostri villaggi, e non la avrei
+forse mai fatta, prima di passare un
+estate in Austria. Negli interstizi del legname
+che abbonda nella camera austriaca
+il caldo incuba le colonie dell'odioso
+parassita. Il nostro soldato, che
+sapeva di accantonarsi in territorio di
+costume austriaco, ha fatto bene a provvedersi
+di una piccola arma da caricarsi
+a polvere insetticida.</p>
+
+<p>Sono questi i mali segreti e ingloriosi<span class="pagenum"><a name="Page_92" id="Page_92">[Pg 92]</a></span>
+della guerra. Ma ci sono; e ne parlano
+senza vergogna, tornando dalle
+trincee, ufficiali che in pace erano lindi
+come tulipani all'alba. Perchè in trincea
+tutto è a comune tra l'ufficiale e il soldato:
+il valore, l'onore, la pazienza, ma,
+purtroppo, quando ce ne sono, anche gli
+insetti che non ho nominati.</p>
+
+<p>Contro i quali tuttavia può anche la
+disciplina. Sicuro; un ordine opportuno
+e ben obbedito aiuta a vincere anche
+battaglie di questo genere. In guerra si
+vede perchè ai soldati si limiti la libertà
+di tenere barba e capelli a propria fantasia:
+teste rase e faccie quanto meno
+barbute, tanto meglio.</p>
+
+<p>Il mio generale, che sa l'arte di vincere
+perchè sa quella di comandare, non
+credeva indegno del suo alto ufficio occuparsi<span class="pagenum"><a name="Page_93" id="Page_93">[Pg 93]</a></span>
+di queste faccenduole. Quando
+trovava un soldato troppo trasandato
+nell'uniforme e con i capelli lunghi, si
+fermava e lo fermava: lo fissava e gli
+chiedeva il nome. Quel soldato, ritornando
+all'accampamento, era sicuro di
+trovarsi preparata una punizione d'ordine
+di S. E. in persona.</p>
+
+<p>Un generale, con i suoi soldati, qualche
+volta deve fare come la mamma
+che mette in castigo il suo ragazzo perchè
+la mattina gli è parso fatica lavarsi
+il collo.</p>
+
+<p>I soldati sono spesso dei ragazzi che,
+a lasciarli fare, si fa il loro male. E cocciutelli
+alle volte, proprio come ragazzi.
+Quanto c'è voluto a un nostro bravo bersagliere&mdash;buono,
+del resto, come una
+pasta&mdash;per fargli tagliare un ciuffetto
+nero che il cappello portato di banda,<span class="pagenum"><a name="Page_94" id="Page_94">[Pg 94]</a></span>
+proprio alla bersagliera, gli lasciava in
+mostra. Ci teneva a quei capelli, perchè,
+diceva, erano capelli «di mamma
+sua». Ma in guerra si devono sacrificare
+le cose più care.</p>
+
+<p>E un altro soldatino fu anche più cocciuto
+per un suo bel pizzo castagno.
+Venne l'ordine a tutto il reggimento di
+rader pizzi e barbe. A rigor di termini
+i regolamenti permettono al soldato di
+portare un pizzo contenuto in certi limiti.
+Ma il colonnello di quel reggimento
+partiva dal principio radicale che dove
+non c'è più bosco le bestie feroci non
+fanno più il covo; perciò via tutto il
+bosco: e ordinò ai suoi soldati rasatura
+completa del mento oltre che della
+testa.</p>
+
+<p>Ma il soldatino ne fece una questione
+d'onore. Forse in qualche libro aveva<span class="pagenum"><a name="Page_95" id="Page_95">[Pg 95]</a></span>
+letto che il pizzo lo si è chiamato anche
+«onor del mento». E protestò:</p>
+
+<p>&mdash;Il pizzo non me lo levo. Piuttosto
+mi faccio fucilare.</p>
+
+<p>Una risposta di questo genere si chiama
+un rifiuto di obbedienza: mancanza
+che si punisce sempre, e in guerra più
+severamente. Così fu che per la sua rispostaccia
+il soldato fu mandato al Tribunale
+di guerra; una faccenda seria.
+Naturalmente a nessuno dei giudici passò
+per la mente che fosse il caso di condannarlo
+alla fucilazione: ma due anni
+di reclusione non glieli poterono risparmiare.</p>
+
+<p>Sappiate però, per vostro conforto,
+che i due anni di pena li sconterà, caso
+mai, a guerra finita; e allora, se si sarà
+portato bene, nel pizzo e nel resto, avrà
+la grazia: dopo di che, in pace e da<span class="pagenum"><a name="Page_96" id="Page_96">[Pg 96]</a></span>
+borghese potrà togliersi il gusto di portare
+in pace, la barba lunga, se gli verrà,
+fino ai piedi.</p>
+
+<p>Voi mi direte che i cavalieri di Carlo
+Magno, barbuti, erano eroi, quantunque
+le ricerche storiche che si potrebbero
+fare in quelle barbe non sarebbero senza
+resultato: ma i legionari romani, rasati
+e glabri, vinsero i Teutoni e i Cimbri
+dalle barbacce rosse.</p>
+
+<hr class="chap" /><p><span class="pagenumr"><a name="Page_97" id="Page_97">[Pg 97]</a></span></p>
+
+<h2><a name="Italia_detta_dai_giovenchi" id="Italia_detta_dai_giovenchi">«Italia detta dai giovenchi....»</a></h2>
+
+<p>Si vuole che l'origine del nostro nome,
+Italia, sia proprio questo: paese dei vitelli.
+Il nome, un tempo, tremila anni fa,
+designò quella estrema penisola della
+penisola che i naviganti dell'Oriente
+greco e fenicio incontravano prima venendo
+a noi, la Calabria d'oggi: poi il
+nome salì per tutta la grande penisola,
+valicò l'Appennino con i Romani; a
+tempo di Giulio Cesare e di Augusto
+comprese anche questa provincia che
+stiamo riconquistando zolla per zolla,
+su su, oltre quella gran terrazza di
+monti che vedete sopra Gorizia, fino a
+quell'ultima altura che scende a taglio<span class="pagenum"><a name="Page_98" id="Page_98">[Pg 98]</a></span>
+netto, come uno scalino: Monte Re. Era,
+tutta questa, la decima regione dell'Italia
+romana.</p>
+
+<p class="pp">
+L'Italia, detta dai giovenchi, è qui....
+</p>
+
+<p>Il verso virgiliano del nostro caro e
+grande Giovanni Pascoli&mdash;come sarebbe
+contento oggi il grande Pascoli
+d'essere ancora vivo a vedere, a sperare,
+anche a soffrire!&mdash;mi ronza negli orecchi
+mentre l'automobile si è dovuta fermare
+sul ponte del Visinale. Il ponte
+dell'antico confine, sul Judrio, è stretto,
+e i lunghi traini pesanti debbono passarlo
+un po' per volta per non stancarlo
+troppo. Anche l'automobile questa volta
+si è dovuta fermare&mdash;in fila con i
+carri, le prolunghe, i <i>camions</i>, i cannoni&mdash;all'imbocco
+del ponte, perchè lo
+sta passando una processione di buoi.</p>
+
+<p>Sono tanti e tanti: fin dallo svolto<span class="pagenum"><a name="Page_99" id="Page_99">[Pg 99]</a></span>
+della strada, in ordine con i soldati.
+Vien fatto di immaginare che anche al
+di là, oltre quella piccola altura da cui
+sbucano, tutta la pianura friulana ne
+formicoli: l'Italia ha richiamati tutti i
+suoi buoi da tutti i suoi campi; ne ha
+formato un placido esercito che si muove
+con l'altro esercito di uomini e di ferro.
+Chi sa che qualcuno di questi fantaccini,
+che fino a ieri erano contadini, non riconosca
+il suo vitello tra le centinaia e
+centinaia che se ne concentrano nei parchi.
+Sono contadini anche i soldati che
+guidano i drappelli bovini, i <i>bovars</i>,
+territoriali anziani, di questa provincia
+di Udine che così fortemente sostiene i
+suoi doveri di Provincia di confine, oggi
+tutta cinta dal fragore della guerra. I
+<i>bovars</i>, alti e ossuti, nei loro cappottoni<span class="pagenum"><a name="Page_100" id="Page_100">[Pg 100]</a></span>
+turchini, sono rimasti dei guidatori di
+armenti vestiti da soldato: non hanno
+cambiato mestiere; soltanto invece che
+ai mercati li avviano direttamente ai
+macelli da campo; dietro le truppe operanti.
+Tranquilli e pazienti oggi alla
+guerra, come ieri ai mercati. L'aereoplano
+austriaco può volare sopra di loro
+curioso e minaccioso. Essi nemmeno alzano
+gli occhi a cercarlo in cielo, tra i
+fiocchi bianchi dei nostri <i>shrapnells</i> che
+ne segnano la rotta.</p>
+
+<p>Placidi <i>bovars</i> e placidi bovi. Voi
+direte che è per indifferenza: che il bue
+non ha paura perchè non sa, non indovina
+che cos'è la morte fin tanto che non
+è morto. E che in fin dei conti il suo
+destino di finire spezzettato e cotto è il
+medesimo in pace o in guerra.</p>
+
+<p>Io ho un'opinione migliore del bue.<span class="pagenum"><a name="Page_101" id="Page_101">[Pg 101]</a></span>
+Mi pare impossibile che, stando sempre
+con l'uomo, a lavorare con lui, non abbia
+capito qualche cosa di quello che
+succede. Quando dalla sua stalla ha visto
+partire i figliuoli maggiori di casa,
+tutti insieme, e i rimasti li ha veduti
+guardarsi fra loro, così seri, deve avere
+indovinato che qualche cosa di nuovo
+stava succedendo nel podere, in tutti i
+poderi della fattoria. E quando son venuti
+a tirar fuori dalla stalla anche lui
+e lo hanno portato alla stazione, dove
+c'erano altri buoi e altri contadini, deve
+aver cominciato a capire che il nuovo
+era anche grande, per gli uomini e per
+i loro animali.</p>
+
+<p>Poi c'era stato il lungo, lento viaggio
+in treno&mdash;buoi, cavalli, soldati:
+per la strada, all'incontro con altri treni,
+quando i soldati si salutavano vociando,<span class="pagenum"><a name="Page_102" id="Page_102">[Pg 102]</a></span>
+anche ad essi veniva fatto di
+muggire con i musi sporgenti dalle aperture
+di quella stalla stretta e bassa che
+si moveva. Così fino al confine, quanti
+incontri con buoi sconosciuti, ma che
+dovevano trovarsi lì tutti per la stessa
+ragione! I grandi buoi candidi della Val
+di Chiana, i potenti cornuti del Senese
+guardavano con curiosità i più piccoli
+compagni rossastri del Piemonte; le
+razze romagnole scoprivano per la prima
+volta le razze friulane. Anche nei
+duri crani bovini deve essere entrata
+un'idea nuova, più vasta, della loro specie:
+di essere molti, assai più di quanti
+potevano figurarsi mentre erano vissuti
+nelle loro stalle disperse; e differenti
+tra loro, ma, così differenti, simili, fratelli.</p>
+
+<p>Che non sien proprio capaci i buoi<span class="pagenum"><a name="Page_103" id="Page_103">[Pg 103]</a></span>
+di sentire l'orgoglio di esser tanti, e
+tutti buoi d'Italia?</p>
+
+<p class="pp">
+L'Italia, detta dai giovenchi, è qui....
+</p>
+
+<p>Questi che, a drappelli, a plotoni, a
+battaglioni, stanno passando il ponte
+di Visinale, vanno a morir per l'Italia.
+Non ridete dell'idea di sacrificio che mi
+fa pensoso al loro passaggio. È un'idea
+ohe doveva avere qualche mio antenato
+preistorico di quattro o cinquemila anni
+fa. I nostri antenati mediterranei non
+erano in origine divoratori di buoi come
+i tedeschi carnivori; erano agricoltori;
+nel bue vedevano il compagno di lavoro,
+non la vittima indispensabile al loro appetito.
+Quando lo ammazzavano, sentivano
+di sacrificarlo. E lo sacrificavano
+infatti agli dei. Così la povera bestia
+moriva sì, ma per uno scopo più nobile<span class="pagenum"><a name="Page_104" id="Page_104">[Pg 104]</a></span>
+che non fosse proprio quello di riempir
+la pancia ai suoi uccisori: questi non
+facevano che utilizzare un avanzo di ciò
+che gli dei avevano avuto.</p>
+
+<p>Non è una macelleria ma un sacrifizio
+di buoi questo che noi facciamo ora,
+per preparare il rancio a centinaia di
+migliaia di soldati. Sacrifizio appare anche
+per la quantità straordinaria dei
+capi che si abbattono. Noi prepariamo
+il pasto quotidiano di carne a contadini
+che in pace, nei loro campi, non dovevano
+mangiar tanta carne per essere
+forti contadini. Ma il contadino, trasformandosi
+in soldato, ha bisogno che anche
+il suo nutrimento si trasformi; e le
+energie vive che questa vita di fatica e
+di pericolo gli consuma, le ristora il
+buon pezzo di carne che ogni giorno
+gli arriva nella gavetta di brodo. Si sacrifica<span class="pagenum"><a name="Page_105" id="Page_105">[Pg 105]</a></span>
+il contadino; è giusto che si sacrifichi
+il suo animale. L'animale si sacrifica
+all'uomo, ma tutti e due si sacrificano
+a qualche cosa che vale più di
+qualunque vita animale, di uomo, di eroe.
+Qualche cosa che vive mentre noi moriamo
+e che è come il riflesso eterno
+delle nostre vite passeggere: la Patria.</p>
+
+<p>O Italia, che ai tuoi poeti apparisti
+santa nella pace campestre, Italia di
+Virgilio, di Garibaldi e del Pascoli, come
+ti riconosco qui, oggi, a batter l'Austria
+con le tue dure fanterie di contadini,
+dietro cui marciano, incolonnati
+come animali di battaglia, i loro buoi,
+al sacrifizio!<br /></p>
+
+<p class="pp">
+....Vissero nei campi<br />
+i forti antichi popoli: l'aratro<br />
+il solco eterno disegnò di Roma:<br />
+l'Italia, detta dai giovenchi, è qui.
+</p>
+
+<hr class="chap" /><p><span class="pagenumr"><a name="Page_106" id="Page_106">[Pg 106]</a></span></p>
+
+<h2><a name="Buoi_e_profughi" id="Buoi_e_profughi">Buoi e profughi.</a></h2>
+
+<p>Anche questo nuovo lembo di Friuli
+che abbiamo riaggiunto all'altro, il Friuli
+di Gorizia al Friuli di Udine, è paese di
+campi, di contadini e di buoi. Le case
+coloniche punteggiano di bianco il verde
+chiaro del piano, il verde scuro dei colli.
+Biade e viti al piano, viti e boschetti in
+collina, e in colle e in piano alberi da
+frutto come in poche altre parti di Italia:
+quando ci arrivammo, a giugno,
+pareva che i soldati non bastassero a
+finire le ciliege, tante ce n'erano.</p>
+
+<p>Anche contadini ce n'erano. Non
+tutti, chè gli uomini fino ai quarantacinque<span class="pagenum"><a name="Page_107" id="Page_107">[Pg 107]</a></span>
+anni se li era portati via l'Austria
+a fare i soldati in Galizia; c'erano
+solamente i vecchi, le donne, i ragazzi.
+Ma insomma le campagne non erano vuote:
+le stalle avevano i loro buoi, i cortili
+i loro polli. Sarebbe stata una bella
+cosa se si fossero potuti lasciar tutti
+dove erano, far la guerra senza disturbarli
+dalle loro occupazioni pacifiche.</p>
+
+<p>Ma un esercito ha bisogno di molto
+spazio tutto per sè; e poi gli Austriaci
+avevano subito cominciato a tirar a granata
+sopra quelle case, sopra quella povera
+gente che si ostinava ad abitarci.</p>
+
+<p>Codesti Friulani erano stati fino dal
+giorno avanti sudditi austriaci, e, quantunque
+italiani, avevano anche obbedite
+pazientemente agli antichi padroni. Sapevano
+che i nostri soldati non avrebbero
+loro fatto male; s'illudevano che<span class="pagenum"><a name="Page_108" id="Page_108">[Pg 108]</a></span>
+anche gli Austriaci non si sarebbero
+vendicati su loro da lontano, a cannonate
+cieche.</p>
+
+<p>Invece le granate arrivavano, dappertutto.
+E tuttavia i contadini non si
+movevano. Restavano lì, così intontiti
+che non avevano nemmeno paura. Se
+una casa era sfondata da un 305, si
+riparavano in un'altra. Non potevano
+credere che l'Austria facesse la guerra
+anche a loro.</p>
+
+<p>Quando si è dovuto dar l'ordine di
+sgombero, hanno obbedito con l'animo
+straziato. Che importava loro aver salve
+le vite, se le case rimanevano esposte
+alla rabbia del nemico?</p>
+
+<p>Sgomberi dolorosi che stringevano il
+cuore a quegli stessi che dovevano ordinarli.
+Quanta più roba potevano, la
+ammucchiavano sui carri, lunghi carri<span class="pagenum"><a name="Page_109" id="Page_109">[Pg 109]</a></span>
+a quattro ruote a cui attaccavano i buoi:
+sopra, tra i fagotti, i panieri, i secchi,
+si allogavano le donne con i bambini
+più piccoli in collo; ma i più grandi venivano
+dietro a piedi, con gli occhi smarriti
+come quelli dei buoi che tiravano i
+loro carri. Che si saranno detti, incontrandosi,
+i buoi profughi, che partivano,
+con i buoi dell'interno che arrivavano?</p>
+
+<p>Ad ogni paese c'era una sosta: e allora
+ognuno avrebbe voluto poter ritornare
+indietro, a riprendere ancora un oggetto,
+un animale, un altro po' della casa
+abbandonata. Trovavano subito chi provvedeva
+ai loro bisogni più urgenti, chi
+li consolava dicendo che nell'interno
+avrebbero avuto protezione, ristoro, calma.
+Ma era una tristezza muta che non
+si riusciva a rincorare. Anche i bambini
+stavano zitti: restavano lì dove li mettevano,<span class="pagenum"><a name="Page_110" id="Page_110">[Pg 110]</a></span>
+fermi, svogliati. I buoi soltanto
+mugghiavano lamentosamente; ma chi
+può dar retta al lamento di un bue tra
+lo scalpitìo di tanti cavalli, il rotolìo di
+tanti autocarri?</p>
+
+<p>Più fortunati si reputavano coloro
+che riuscivano a non farsi internare, a
+restarsene nei paesi vicini, da qualche
+parente che ci avessero, magari senza
+aiuti, pur di non andar lontano. Parecchi
+si allogarono in un cinematografo,
+e nei cortili vicini passavano le
+loro giornate da zingari, a farsi un po'
+di polenta, a vivere della carità che i
+soldati facevano loro. Tutte le donne
+avrebbero voluto diventar le lavandaie
+dei soldati: tutti i ragazzi i loro presta
+servizi.</p>
+
+<p>Ma poi? Per far la guerra non ci
+vuole confusione, e anche dai paesi un<span class="pagenum"><a name="Page_111" id="Page_111">[Pg 111]</a></span>
+po' più discosti dalle trincee si sono dovuti
+sgombrare i profughi ammassatisi
+nel primo momento. E se ne sono empiti
+dei lunghi treni e si sono mandati
+indietro, una squadra per ogni città,
+dove per tutti era pronto un ricovero,
+del cibo e della pietà. Bisogna sopratutto
+che trovino molta pietà affettuosa
+questi profughi, che hanno troppo sofferto
+per capire che si combatte anche
+per loro. Chi oggi farà qualche cosa per
+essi sarà compensato poi, a guerra finita,
+quando andrà a trovarli nei loro paesi
+riedificati, nelle loro case, un'altra volta
+sicure tra il verde chiaro della valle, tra
+il verde vivace dei colli.</p>
+
+<p>L'ospite conoscerà campi prosperosi
+e case inghirlandate di tralci: aie ombrate
+di gelsi e di ontani, stalle piene
+di manzi e cortili pieni di ragazzi. E di<span class="pagenum"><a name="Page_112" id="Page_112">[Pg 112]</a></span>
+codesta gente conoscerà il sincero carattere
+che non si può conoscere bene
+oggi che lo hanno amareggiato dalla
+guerra, dopo averlo avuto guasto dal
+governo austriaco. La pace rinnoverà il
+naturale buon umore del contadino friulano;
+ridesterà le «sagre» e i balli di
+tutte le domeniche, e poi&mdash;finiti i
+balli&mdash;al ritorno, sotto le stelle, le
+vecchie «villotte» paesane, così dolci
+anche quando dicono pensieri di malinconia:</p>
+
+<p class="pp">
+'O ai butadis tanti lagrimis<br />
+di fa' côri un biel mulin,<br />
+il mio cor si distruzève<br />
+come l'ueli 'tal lumin.
+</p>
+
+<hr class="chap" /><p><span class="pagenumr"><a name="Page_113" id="Page_113">[Pg 113]</a></span></p>
+
+<h2><a name="Animali_da_cortile" id="Animali_da_cortile">Animali da cortile.</a></h2>
+
+<p>Ora lungo il basso Isonzo la guerra
+ha fatto il vuoto dei contadini e delle
+loro bestie. I buoi che hanno accompagnato
+i profughi fino a Cervignano, a
+Palma, a Cormons, se non hanno trovato
+da allogarsi in qualche stalla amica,
+sono stati venduti all'esercito e stanno
+anch'essi sacrificandosi, nel modo concesso
+al bue, per la patria: le vacche
+sono state requisite per gli ospedali da
+campo.</p>
+
+<p>Ma tutti, proprio tutti, non sono spariti.
+Fino a Mossa, fino a San Martino
+di Quisca qualche contadino è riuscito<span class="pagenum"><a name="Page_114" id="Page_114">[Pg 114]</a></span>
+a rimanerci, a coltivar le sue ortaglie
+fra le trincee. Se glie lo permettessero,
+ritornerebbero tutti a zappare la loro
+terra, nonostante il pericolo di sbarbare,
+insieme con le cipolle, le granate austriache
+che si sono interrate senza
+esplodere.</p>
+
+<p>Insieme con qualche vacca, abbandonata
+da quelli che al nostro arrivo sono
+dovuti andare dall'altra parte, dietro i
+loro padroni austriaci, sono rimaste parecchie
+galline e qualche maiale disperso.
+Se noi fossimo Austriaci, li avremmo
+computati tra i prigionieri di guerra.</p>
+
+<p>Galline e maiali stanno bene insieme,
+anche per temperamento. Hanno abitudini
+egualmente sudicie e pari l'avidità
+che le ingrassa. Ma in questa la gallina
+supera forse lo stesso maiale. Il motto
+latino dice che non si devono dare le<span class="pagenum"><a name="Page_115" id="Page_115">[Pg 115]</a></span>
+perle ai porci, perchè non sono capaci
+di apprezzarle; sarebbe meglio dire che
+non si devono darle alle galline, che le
+ingoierebbero come pietre qualunque,
+stupidamente. Perchè è certo che per
+intelligenza il maiale è un genio in confronto
+della gallina.</p>
+
+<p>La stupidità della gallina è portentosa.
+Guardando il mondo in due pezzi&mdash;quello
+che vede con l'occhio destro
+indipendente dall'occhio sinistro&mdash;non
+deve aver mai capito più di mezza cosa
+per volta. E soltanto in grazia della sua
+completa stupidità può alle volte parer
+perfino una bestia di coraggio. Una lucertola
+che la fissi un po' risolutamente
+basta a farla scappare: viceversa uno
+<i>shrapnell</i> che le rovescia sopra le sue
+novecentonovantanove pallette non la
+smuove: quando vede cascar roba dall'alto,<span class="pagenum"><a name="Page_116" id="Page_116">[Pg 116]</a></span>
+crede sempre che sia becchime
+per lei. Come tutti gli sciocchi, anche la
+gallina ha la sua dose di presunzione.</p>
+
+<p>Ne ho viste insinuarsi tra i cannoni di
+una batteria in azione: si rincorrevano
+tra i serventi dei pezzi, beccavano nelle
+orme che le suola dei soldati lasciavano
+nella terra fangosa. I grossi proiettili
+giallastri, che gli artiglieri portavano
+correndo dai cassoni ai cannoni, li dovevano
+prender per zucche. La loro incapacità
+assoluta di intuire che si stava
+facendo qualche cosa di molto serio, e
+che soltanto la serietà della cosa impediva
+ai soldati di allungare la mano per
+tirar loro il collo, faceva dispetto.</p>
+
+<p>Altre due, in un paese semidistrutto,
+si erano appollaiate sul campanile rimasto,
+non si sa come, in piedi. Una
+pattuglia dei nostri soldati, arrampicatasi<span class="pagenum"><a name="Page_117" id="Page_117">[Pg 117]</a></span>
+fino sulla cella campanaria, sentì
+starnazzare in alto, sopra un palco morto.
+I soldati avevano imbracciato i moschetti
+per sparare, quando si accorsero
+che i supposti tiratori austriaci erano
+delle galline. Furono fatte prigioniere
+lo stesso. E con buon diritto di guerra;
+perchè certo, se gli osservatori nemici
+avessero scorto muoversi nella cella del
+campanile delle penne di gallo, avrebbero
+giurato che erano bersaglieri in vedetta,
+e tutti i campanili isontini sarebbero
+caduti vittime della doppia stupidità,
+dei polli e degli Austriaci.</p>
+
+<p>Vero è che i bersaglieri considerano
+un dovere speciale del loro corpo quello
+di evitare i possibili equivoci tra le animose
+piume dei loro cappelli e quelle
+dei polli vagolanti. Sono impareggiabili
+cacciatori di galli e di galline senza padrone.<span class="pagenum"><a name="Page_118" id="Page_118">[Pg 118]</a></span>
+Ritornando da un servizio alcuni
+ciclisti bersaglieri ne scorsero tre o
+quattro oltre la siepe, nel campo: lasciate
+le biciclette, via di corsa dietro
+le galline che con grandi strilli correvano
+ad infrascarsi. In quel punto il nemico,
+che aveva visto del movimento,
+aprì il fuoco, il suo solito fuoco di molestia:
+qualche <i>shrapnell</i> e una granata,
+qualche granata e uno <i>shrapnell</i>.</p>
+
+<p>Il graduato rimasto sulla strada gridava
+ai suoi bersaglieri che ritornassero
+a inforcar le biciclette per uscire dalla
+zona battuta. Ma che! I bersaglieri, allegri
+come ragazzi a caccia di farfalle,
+rispondevano che li lasciasse fare ancora
+un momento. E soltanto quando,
+dopo una bella corsa in lungo e in largo
+per il campo, ebbero afferrate le fuggitive,
+ritornavano sulla strada per rimontare<span class="pagenum"><a name="Page_119" id="Page_119">[Pg 119]</a></span>
+in sella. Alle granate che arrivavano
+rifacevano il verso, miagolando
+come gatti arrabbiati.</p>
+
+<p>Destino analogo è toccato ai suini
+erranti per i paesi vuoti. Il porco, checchè
+si dica, è un animale sensibile, e,
+nell'assenza dei padroni, tende a dimagrare.
+Trotterella di casa in casa, preoccupato,
+emettendo brevi grugniti lamentosi.
+Qualcuno diffida dei maiali dispersi:
+dicono di averne visti accostarsi
+per lurida fame, come un corvo o un
+sorcio, a bestie morte. Speriamo che non
+sia vero.</p>
+
+<p>Forse per questo, in un paesello del
+Collio, completamente vuoto di abitanti,
+fu lasciato per diverso tempo padrone
+un grosso maiale dagli occhietti furbeschi.
+I soldati che ci bazzicavano gli
+avevano messo nome: il signor sindaco.<span class="pagenum"><a name="Page_120" id="Page_120">[Pg 120]</a></span>
+Ma poi, per quella sua fissazione a voler
+rimanere in un paese sgomberato
+per ordine dell'autorità militare, si concepirono
+dei sospetti sui suoi sentimenti
+politici. Gli Austriaci dovevano averlo
+lasciato apposta perchè facesse la spia.
+E un giorno, mi dispiace doverlo confessare,
+ma senza nemmeno processarlo, fu
+destituito dalla carica e passato per le
+armi.</p>
+
+<p>Ma quando fu ucciso, non fu chiamato
+nessuno a contemplarlo morto,
+come fece, a Nomény sulla Mosella, quel
+soldato tedesco che invitò la signora
+Bertrand a guardare <i>den Schwein</i>, il
+porco, che egli aveva sgozzato: ed era
+un povero vecchio di ottantasei anni
+ammazzato nella sua poltrona.</p>
+
+<hr class="chap" />
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_121" id="Page_121">[Pg 121]</a></span></p>
+
+
+
+
+<h2><a name="Un_cuculo" id="Un_cuculo">Un cuculo.</a></h2>
+
+
+<p>La guerra che ammutolisce tante voci
+non ammutolisce i canti degli uccelli.
+Nè li scaccia dalla zona di fuoco, che
+le artiglierie a lunga portata allargano
+sempre più, se non proprio là dove l'incendio
+divorante il bosco li snidi. Certo
+non fanno più nido gli uccelli sulla cresta
+del Podgora che era, un anno fa,
+un bel bosco di robinie e oggi è una
+sassaia rossastra. Ma nei loro voli erranti,
+i passerotti si posano fin sugli
+orli delle trincee, per guardare curiosamente
+dentro.</p>
+
+<p>Rondini no: se ne vedono pochissime:<span class="pagenum"><a name="Page_122" id="Page_122">[Pg 122]</a></span>
+uccelli che fanno casa sulla casa
+dell'uomo, soffrono come uomini quando
+la casa è specialmente combattuta. Invece
+il campo e il bosco rimangono vasti
+e liberi anche dove gli eserciti li
+riempiono dei loro attendamenti e li scavano
+per i loro ricoveri. Per quanto la
+guerra d'oggi, pesante e macchinosa,
+giunga ad alterare l'aspetto non pur
+degli abitati ma del terreno stesso, gli
+uccelli non debbono impressionarsene
+quanto noi, animali senza volo, che raramente
+possiamo vedere le cose un po'
+dall'alto.</p>
+
+<p>Rompan le mine e grandini la mitraglia!
+Non se ne fanno caso; ci sembrano
+abituati. Quante volte gli uccelli
+hanno sentito passarsi sopra l'uragano
+che decima il bosco, cadere il fulmine
+sull'albero che li proteggeva! Specie<span class="pagenum"><a name="Page_123" id="Page_123">[Pg 123]</a></span>
+questi uccelli della val d'Isonzo, così
+spesso tormentata dai temporali e dal
+vento. Forse confondono tra le burrasche
+della natura e quelle dell'uomo.
+Come noi del resto che, alle volte,
+quando il cannoneggiamento e il temporale
+venivano insieme, finivamo col
+non distinguere i rombi. E nelle notti
+di estate, scorgendo i soffi rossi dei
+colpi lontani dietro i colli, tante volte
+credevamo a lampi di caldo.</p>
+
+<p>Nemmeno gli uccelli però devono confondere
+quando il bombardamento rintrona
+nel sereno. Infatti, in guerra come
+in pace, quando il temporale vien dalla
+natura, con i nembi e la pioggia, essi
+tacciono; invece durante le tempeste
+dell'artiglieria si scostano, ma rimangono
+a vedere, magari cantando, se ne
+hanno voglia. La loro posizione rispetto<span class="pagenum"><a name="Page_124" id="Page_124">[Pg 124]</a></span>
+alla battaglia è quella dei comandanti
+che la seguono dagli osservatori: per lo
+meno fuori dal tiro della fucileria; questa
+assomiglia troppo&mdash;devono pensare
+gli uccelli&mdash;alla molestissima petulanza
+dei cacciatori.</p>
+
+<p>Ma al cannone sembrano presto abituati:
+i sibili delle traiettorie non sono
+gran cosa per chi non pensi a quello che
+vien dopo il sibilo; anche un bombardamento
+generale e continuo finisce con lo
+stancare i nervi in modo che, dopo un
+certo tempo, non se ne raccoglie che una
+vibrazione unica, piuttosto dentro di noi,
+nel cervello, che fuori. Ci se ne accorge
+bene soltanto quando è smesso: ma ci
+sono giorni e notti che non smette mai,
+e i soldati che sono in riposo dormono
+lo stesso e gli uccelli continuano a cantare,
+al solito se ne hanno voglia.</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_125" id="Page_125">[Pg 125]</a></span></p>
+
+<p>Ne doveva avere gran voglia quel cuculo
+che, un giorno di giugno, insisteva
+a ripetere le sue due note interrogative
+da un boschetto del Collio, mentre noi
+da una collina seguivamo quell'insieme
+di segni e di rumori che è, vista da una
+certa distanza, un'azione di guerra. Faceva
+<i>cucù</i> agli Austriaci che nel suo
+boschetto non rimetteranno più piede, o
+lodava, come nei tempi di pace, la piena
+primavera della bella valle?</p>
+
+<p>Anche per noi, sbucati dalle frasche
+del bosco al margine aperto del colle, lo
+spettacolo del paesaggio vinceva quello
+della guerra. Lo godevamo come in una
+scampagnata, prima tutto insieme e poi
+pezzo per pezzo.</p>
+
+<p>A destra, il piano che si perdeva con
+il suo fiume nella luce verso il mare: oltre,
+la linea nuda del Carso che dallo<span class="pagenum"><a name="Page_126" id="Page_126">[Pg 126]</a></span>
+sprone di Sagrado saliva avvicinandosi
+fino alle groppe schiacciate del San Michele,
+e si allontanava lungo il Vipacco
+invisibile, verso le Porte di ferro azzurre,
+lontane. Ma era anche più bello,
+di una grazia pastorale e boschereccia,
+alla nostra sinistra, nell'ondulamento
+plastico dei colli scendenti dal Corada,
+appoggiati alla diga calcarea del Sabotino,
+ai terrazzi alpestri di Ternova.</p>
+
+<p>Così bello e così strano. Perchè proprio
+quei colli, freschi e ombrosi, che
+con l'ultima propaggine ci nascondevano
+Gorizia, dovevano dare i propri
+nomi alla gloria funebre della battaglia:
+Oslavia, Peuma, il Podgora, il Calvario?
+Possibile che nei valloncelli, profumati
+d'erbe aromatiche, fioriti di orchidee
+silvestri, si nascondessero le batterie?
+Che i prati fossero scavati di<span class="pagenum"><a name="Page_127" id="Page_127">[Pg 127]</a></span>
+trincee? Che dietro quella collina ci
+fosse Gorizia piena di soldati austriaci,
+di cannoni fabbricati in Germania?</p>
+
+<p>Aguzzando gli occhi si distinguevano
+sì e no i solchi rossastri che zebravano
+il Sabotino, i tagli recisi che indicavano
+le abbattute del Podgora. L'occhio si
+sperdeva nell'armonia delle linee e delle
+luci, l'anima respirava la dolcezza pensosa
+della campagna in fiore. E il cuculo,
+invisibile, richiamava con le due
+note di flauto verso un miraggio di pace.</p>
+
+<p>Ma a poco per volta ci si convince
+che davanti a noi è la battaglia, proprio
+la battaglia. Sotto il Calvario c'è fumo
+giallastro fra il verde; è Lucinico che
+brucia. Fumate nere si posano, una dietro
+l'altra, a ventaglio, sul Calvario; se
+ne sentono i tonfi sordi: sono i nostri
+cannoni che tirano a sconvolgere i ripari<span class="pagenum"><a name="Page_128" id="Page_128">[Pg 128]</a></span>
+nemici. Gli Austriaci da questa parte
+non pare che voglian rispondere. Invece
+tutto a un tratto piovono granate verso
+Sagrado, proprio sul fiume, tutte nello
+stesso punto: pare che minaccino il
+ponte. Altre arrivano più in qua, verso
+il piano, chi sa, verso Mariano. Un
+nostro areoplano vola sui fianchi del
+San Michele: gli scoppiano intorno gli
+<i>shrapnells</i> gialli e rossi degli austriaci;
+di alcuni più bassi si distinguono, al
+momento dello scoppio, i lampi. Anche
+verso Savogna e Merna tirano le nostre
+batterie. Se ne sentono i colpi metallici
+in partenza. Davanti la nostra collina si
+è alzato un <i>drachen-ballon</i>, lucente come
+un pesce, al sole. Si pensa che gli
+potrebbero tirare e che noi siamo sulla
+linea di tiro, ottimamente collocati per
+i colpi lunghi. Ma non ci pensa il cuculo<span class="pagenum"><a name="Page_129" id="Page_129">[Pg 129]</a></span>
+che continua a cantare dalle parti di
+Cerovo, ora che alcuni <i>shrapnells</i> nemici
+fermano i loro fiocchi sopra Cerovo
+Alto.</p>
+
+<p>Non si scorgono che fiammate brevi,
+che fumate lunghe, qua e là, sulla lunga
+linea: le forze che le provocano restano
+invisibili. Invisibili anche le nostre fanterie,
+che pure non sono lontane, mentre
+stringono il Podgora. È qui che l'azione
+si concentra: scoppietta la fucileria,
+prima a folate sparse, poi tutte insieme,
+come una pioggia dura. Ed ogni
+tanto un rumore secco come un giro di
+manovella a un macinino arrugginito:
+le mitragliatrici.</p>
+
+<p>Ora tutta la falda del Podgora è battuta
+dalle nuvole livide degli <i>shrapnells</i>
+nemici; contro le nostre fanterie che<span class="pagenum"><a name="Page_130" id="Page_130">[Pg 130]</a></span>
+avanzano? Dunque avanzano. E perchè
+non succede nulla al Sabotino? Perchè
+invece quei due colpi grossi sopra il
+San Michele? E quel pennacchio nero
+che sembra uscire dal suolo nella sella
+di San Martino? Ma tirano anche verso
+di noi: le solite nuvolette bicolori si aggiustano
+sopra il <i>drachen</i>. In questa
+vastità di cielo non sembra possibile
+che facciano male. Paiono prove di uno
+spettacolo pirotecnico fuori d'ora. L'odor
+della polvere? Ma qui non c'è che odor
+di terra silvestre e di fieno. E il cuculo
+se la deve godere, indifferente come un
+poeta d'Arcadia; ma più coraggioso, bisogna
+convenirne.</p>
+
+<p>Ora, mentre il giorno declina, le sue
+due note che ritornano in ogni pausa di
+cannonate hanno preso un'inflessione
+di malinconia. Non schernisce più gli<span class="pagenum"><a name="Page_131" id="Page_131">[Pg 131]</a></span>
+Austriaci per i colpi mancati; piange i
+nostri che sono morti mentre lui cantava
+senza guardare e noi guardavamo
+senza vedere. Nè lui nè noi, in fin dei
+conti, abbiamo capito bene di assistere
+a una battaglia.</p>
+
+<hr class="chap" /><p><span class="pagenumr"><a name="Page_132" id="Page_132">[Pg 132]</a></span></p>
+
+
+<h2><a name="Selvaggina_fortunata" id="Selvaggina_fortunata">Selvaggina fortunata.</a></h2>
+<p>Un'idea che devono essersi fatta della
+guerra gli uccelli del Collio può essere
+anche questa: che la guerra è per gli
+uccelli un periodo di pace. Si tira dappertutto
+ma nessuno tira a loro.</p>
+
+<p>La legge che vieta la caccia in tutta
+la zona di guerra men che meno è violabile
+in presenza del nemico. Gli Austriaci
+non devono dire che li scambiamo
+per lepri: le lepri qualche volta
+escono dai loro covi; gli Austriaci no:
+per prenderli bisogna entrare nelle loro
+tane.</p>
+
+<p>Tuttavia si può ammettere che qualche<span class="pagenum"><a name="Page_133" id="Page_133">[Pg 133]</a></span>
+volta il divieto possa essere stato
+violato. Il divieto è mosso sopra tutto
+dall'intento di evitare i colpi d'arma da
+fuoco che possono far nascere inutili
+confusioni. Ma i lacci e le panie sono
+silenziosi. Così, in gran silenzio, qualche
+polenta sarà stata mangiata con il suo
+classico complemento di uccelletti; qualche
+lepre, come in pace, può essere
+morta anche in guerra in salmì. In tale
+occasione un ufficiale giustamente scrupoloso
+rimproverò il cuoco e rammentò
+che lepri era proibito ammazzarne; i
+commensali convennero con lui, ma gli
+fecero notare che non lo avevano invitato
+ad ammazzarla, ma soltanto a mangiarla.</p>
+
+<p>Il fatto è che, in grazia a quel divieto,
+nonostante le possibili eccezioni,
+le lepri hanno prosperato e si sono moltiplicate<span class="pagenum"><a name="Page_134" id="Page_134">[Pg 134]</a></span>
+tra le file, si può dire, dei combattenti.
+Il Collio del resto non ne era
+mai povero: quasi tutto il terreno che
+noi battiamo era anche prima terreno di
+bandita: c'erano vivai di selvaggina appositamente
+curati. Ma ora, come nei
+tempi idillici in cui l'uomo viveva in
+pace con gli altri animali e gli altri animali
+tra loro, le lepri si sentono anche
+meno insidiate ed escono con audacia
+nuova dai loro nascondigli.</p>
+
+<p>Un antico scrittore greco assicurava
+che, nelle notti di luna, le lepri, ammaliate
+da quella luce, uscivano nelle radure
+del bosco e danzavano: chi sa che
+le Fate e le Ninfe, di cui la fantasia antica
+sognò le farandole notturne sotto
+le querci, non fossero in realtà delle lepri?
+Certo è che oggi le lepri appariscono
+veramente a ballare davanti i fari<span class="pagenum"><a name="Page_135" id="Page_135">[Pg 135]</a></span>
+delle automobili. Nel cono di luce mobile
+che esplora le strade della guerra
+balza improvvisa una figurina animalesca;
+somiglia a una di quelle ombre
+animate che si proiettano con un giuoco
+delle dita sul muro. Corre a capriole
+spaventate e ridicole davanti alla macchina,
+ma pare non possa più uscire dal
+fascio di luce che l'attrae: è una lepre
+che ha come un'anima di falena. Si aumenta
+di velocità: la ruota davanti sta
+per investirla; un'ultima capriola e il
+burattino animale sparisce nel buio.</p>
+
+<p>Ma anche di giorno l'automobilista,
+se è anche cacciatore, vede volare molte
+ragioni di desiderio e di rimpianto: accanto
+alle siepi gli frullano i cotorni,
+gli tagliano la strada i voli delle gazze
+bianche e nere. L'uccellame minuto saltella
+e garrisce in tutti i boschetti: al<span class="pagenum"><a name="Page_136" id="Page_136">[Pg 136]</a></span>
+tramonto gli stornelli empiono di ilari
+strida i platani sulle piazzole dei villaggi.
+A principio dell'autunno passano
+in alto le falangi delle oche selvatiche.</p>
+
+<p>L'abbondanza di selvaggina dà a tali
+campagne come un carattere di altri secoli,
+quando i campi, più che al sostentamento
+degli agricoltori, provvedevano
+alle delizie dei nobili cacciatori, e il diritto
+di caccia era riservato ai signori.
+Anche in questo l'Austria è riuscita a
+mantenersi feudale: mantenendo colture
+e norme che conservino selvaggina abbondante
+ai suoi feudatari. È tutto un
+paese di feudatari questo che battiamo
+con la nostra guerra, sul medio e basso
+Isonzo: i borghi del Collio: Dobra, Bigliana,
+Vipulzano, San Floriano prendono i
+nomi dai castelli feudali oggi o distrutti
+o ridotti a più comode foggie di ville,<span class="pagenum"><a name="Page_137" id="Page_137">[Pg 137]</a></span>
+nelle quali fino a ieri dimoravano, con
+animo di feudatari male inciviliti a godersi
+il bel sole italiano, generali austriaci
+in pensione, nobilucci fedeli all'Austria.</p>
+
+<p>Non ci sono più e non ci torneranno.
+Ma come le loro ville sono sicure in
+mano nostra, così i loro parchi e le loro
+riserve da caccia. Al Bosc, sopra Capriva,
+i fagiani continuano a vivere in
+pace la loro vita elegante di galline di
+alto bordo. Se qualche colpo di obice è
+arrivato a sfrondare le loro macchie, non
+se ne dolgano con gli artiglieri austriaci;
+non miravano mica a loro, aristocratici
+gallinacei di covata austriaca;
+miravano invece ad un ospedaletto da
+campo, italiano, lì vicino.</p>
+
+<p>Neppure le nostre artiglierie si sono
+proposte di disturbare i caprioli quando<span class="pagenum"><a name="Page_138" id="Page_138">[Pg 138]</a></span>
+hanno tirato oltre Gorizia, sul parco di
+Panoviz. Hanno semplicemente risposto
+alle artiglierie nemiche che tirano dai
+giardini pubblici di Gorizia, divenuti fortezze.
+Poveri caprioli, così graziosi e
+mansueti, quando si affacciavano a guardare
+stupiti dal margine del bosco, sulla
+strada che per Val di Rose va ad Aisovizza!
+Così dolci nel ricordo anche quei
+colli d'oltre Isonzo, San Marco, i Rafut,
+Monte Corona, fraterni a questi che teniamo
+sulla destra del fiume, tutti figli
+ridenti dell'unica madre Alpe Giulia!</p>
+
+<p>Anche là oltre frondeggiano recessi
+di poesia pastorale, e i caprioli domestici
+vi si aggiravano, eleganti come gazzelle.
+Ma oggi dove saranno? Tutti quei
+luoghi di delizia sono labirinti di trincee
+austriache: è lì che hanno preparato le
+loro difese di seconda linea i nemici, ben<span class="pagenum"><a name="Page_139" id="Page_139">[Pg 139]</a></span>
+sicuri di dover presto abbandonare le
+prime. E dietro ce ne sono altre e altre
+ancora, su per la Valle del Vipacco,
+sino a Monte Re. Non si può negare
+che alla loro ritirata gli Austriaci non
+abbiano pensato per tempo.</p>
+
+<p>I caprioli&mdash;quelli che non saranno
+finiti alle mense del generale Boroevic&mdash;a
+quest'ora devono essere scappati
+lontani. Nei boschi di Plava una
+notte una nostra sentinella dette l'allarme:
+dalle trincee nemiche doveva essere
+uscito qualcuno, che frusciava nel
+fogliame. In fatti, a salti disperati, si
+vide entrare nelle nostre linee un disertore
+austriaco inconsueto: un capriolo.</p>
+
+<p>Erano tutti luoghi di diletto per l'Austria
+queste provincie italiane che i
+nostri soldati le stanno faticosamente
+strappando; si capisce che se le difenda<span class="pagenum"><a name="Page_140" id="Page_140">[Pg 140]</a></span>
+con le unghie e con i denti. Senza le provincie
+italiane, l'Austria rimarrà più povera;
+ma anche più brutta. Oltre questi
+monti c'è ancora bellezza di natura; ci
+sono valli amene, boschi, campi, giardini.
+Ma sono diversi: li attrista un non
+so che di aspro e di freddo; nei versanti
+settentrionali delle Alpi la natura più
+ricca sembra nascondere una segreta
+povertà.</p>
+
+<p>Qui, intorno a Gorizia, nelle ville meriggianti
+tra boschetti di tutti gli alberi
+e giardini di tutti i fiori, le stirpi ultramontane
+stanno perdendo un troppo comodo
+soggiorno altrui. La guerra, che
+sul Carso non ha avuto da vuotare che
+pochi villaggi, più poveri dei macigni
+tra cui si nascondono, qui divampa tra
+dimore di delizie. E pare anche più tragica
+nel contrasto.</p>
+
+<p>Quando per caso il cannone tace,<span class="pagenum"><a name="Page_141" id="Page_141">[Pg 141]</a></span>
+pronta ci sorprende l'illusione che qui
+la guerra non possa esserci: che anche
+noi ci siamo venuti per tutt'altra ragione,
+a fare qualche altra cosa.</p>
+
+<p>Che poteva esserci in quel plico suggellato
+che di notte ho portato ad una
+villa tutta avvolta di fronde? Un ordine
+di operazioni, una cosa molto seria; una
+sentenza di morte per qualcuno che deve
+eseguirlo; un messaggio di dolore per
+molta gente che non ne saprà mai nulla.
+Pareva così strano di averlo a portare
+proprio in quella villa felice; scendere
+a quel ricco cancello, far stridere la
+ghiaia fina di quel giardino, aspirare quel
+profumo di gelsomini. Quanti ce ne dovevano
+essere in fiore nelle dense spalliere
+che si intravedevano nel buio! I
+carabinieri montavano la guardia in un<span class="pagenum"><a name="Page_142" id="Page_142">[Pg 142]</a></span>
+<i>berceau</i>&mdash;da queste parti lo chiamano
+<i>gloriette</i>&mdash;di gelsomini.</p>
+
+<p>Un piantone ci guida in silenzio ad
+una sala che si indovina lussuosa, fatta
+per i piacevoli convegni di gente ricca
+e fastosa. Si consegna il plico a un ufficiale
+di servizio; un saluto e si scende,
+rapidi e silenziosi, uno scalone di gala:
+e si ripensa che quell'ordine&mdash;letto&mdash;si
+sta suddividendo in altri ordini che
+già corrono per fili invisibili ad altri uomini
+che ascoltano gravi e per quelle parole
+ascoltate si preparano a morire. La
+guerra sembra anche più straordinaria
+in questi parchi che in sogno rivedono le
+luminarie spente, riodono le musiche taciute
+di notti festanti. Possibile che da
+un momento all'altro arrivi fin qui un
+sibilo, e uno schianto feroce ne deformi
+l'architettura signorile?</p>
+
+<p>Un'altra volta scricchiola la ghiaia<span class="pagenum"><a name="Page_143" id="Page_143">[Pg 143]</a></span>
+fina sotto i nostri stivali pesanti: e, nel
+silenzio profumato dei gelsomini misteriosi,
+strillano improvvise le strida rauche
+dei pavoni. Domani battaglia. Che
+ne pensano i pavoni belli, vani e stupidi
+come galline?</p>
+
+<hr class="chap" /><p><span class="pagenumr"><a name="Page_144" id="Page_144">[Pg 144]</a></span></p>
+
+<h2><a name="Trasfigurazioni" id="Trasfigurazioni">Trasfigurazioni.</a></h2>
+
+<p>Dice il Corano: «Non vi è specie di
+bestia sulla terra nè di uccello che voli
+con le sue ali che non sia un popolo simile
+a voi». E i pesci? Che il profeta
+li abbia ritenuti troppo dissimili da tutti
+gli altri animali, troppo freddi e troppo
+voraci, per essere aggregati alla ideale
+comunità dell'universa vita vivente?</p>
+
+<p>Gli Austriaci proprio nei pesci credono
+di aver finalmente trovato il popolo
+che li somigli. E non mica soltanto nei
+pesci-cani.</p>
+
+<p>Infatti, quando la <i>Garibaldi</i> affondò
+silurata nell'alto Adriatico, un giornale<span class="pagenum"><a name="Page_145" id="Page_145">[Pg 145]</a></span>
+di Vienna espresse la soddisfazione austriaca
+con questo pensiero delicato:
+«Quest'altro anno speriamo di mangiar
+grasso il pesce dell'Adriatico; noi gli
+procuriamo buon nutrimento di marinari
+italiani».</p>
+
+<p>Fortuna che i pesci dell'Adriatico non
+leggono i giornali di Vienna.</p>
+
+<p>No, quel mare non è stato mai propizio
+alle fantasie dei pirati affamati. I
+nostri morti non vi giacciono preda alla
+voracità dei pesci: nei fondi glauchi
+del nostro mare c'è pietà e gloria per
+tutti i morti degni di gloria o anche soltanto
+di pietà. Avvengono laggiù incanti
+e trasfigurazioni, come quella con
+cui il buon silfo Ariele consolava Ferdinando
+dopo il naufragio in cui suo
+padre era scomparso:</p>
+
+<p>«Egli giace molte braccia in fondo:<span class="pagenum"><a name="Page_146" id="Page_146">[Pg 146]</a></span>
+le sue ossa sono diventate coralli: sono
+perle quelli che furono i suoi occhi.
+Niente di lui è sparito invano: ma la
+forza del mare lo ha trasfigurato in un
+miracolo prezioso».</p>
+
+<p>E gli stessi pesci, voraci e, stupidi,
+non sono tutti stupidi e voraci come se
+li figura a sua immagine un giornalista
+viennese.</p>
+
+<p>Io so di un povero pesce dell'Isonzo
+che fu cortese con un nostro povero
+soldato. Forse nella forma di quel pesce
+guizzava lo spirito delicato di una creatura
+divina, una Naiade d'Italia, ma la
+sua apparenza non era che quella di un
+barbo, il <i>barbus plebeius</i> dei naturalisti.</p>
+
+<p>Mentre nuotava fra due acque, sotto
+Gorizia, il pesce vide venire a sè una
+forma umana, goffa e pietosa. Era il<span class="pagenum"><a name="Page_147" id="Page_147">[Pg 147]</a></span>
+cadavere di un soldato italiano, ucciso
+verso Tolmino, ad Aiba, tentando con
+pochi altri di traghettare l'Isonzo sotto
+il tiro incrociato degli Austriaci. Era
+un volontario ed in guerra era venuto
+con un'idea soltanto: vedere Trieste.</p>
+
+<p>Nato in Sicilia, non era mai uscito
+dalla sua isola: di Trieste non sapeva
+che il nome, ma il solo nome della
+città lontana gli aveva suscitato in cuore
+un'idea favolosa ed appassionata. Per
+lui, se l'Austria non rendeva Trieste
+all'Italia, era perchè Trieste non era
+una città come tutte le città, anche le
+più belle, anche Palermo: doveva essere
+qualche cosa di assai diverso e di più.
+Come se la figurasse, naturalmente non
+sapeva dirlo nemmeno a sè stesso: appunto
+per vederla come era, soltanto
+per questo, era andato volontario a prender<span class="pagenum"><a name="Page_148" id="Page_148">[Pg 148]</a></span>
+Trieste. E andandoci, di una cosa
+era certo: che, quando l'avesse vista,
+ci fosse arrivato anche un momento,
+non gli sarebbe più importato morire.</p>
+
+<p>Strada facendo, via via che si avvicinava
+al confine, il miraggio si era
+fatto sempre più attraente. La sua Sicilia
+gli svaniva rapidamente dal pensiero.
+Non sentiva, come i suoi compagni,
+la nostalgia di chi si allontana da
+casa, ma l'ansia di chi si avvicina ritornando.
+Gli pareva proprio di tornarci
+a Trieste, lui che non c'era mai stato.</p>
+
+<p>E un giorno, che il suo battaglione
+in marcia sostò sul Corada e il suo capitano
+gli indicò laggiù laggiù, oltre la
+gola di Salcano, nella caligine dell'orizzonte
+libero, una sfumatura più chiara
+e gli disse che quello era il mar di
+Trieste e che quella era la costa di<span class="pagenum"><a name="Page_149" id="Page_149">[Pg 149]</a></span>
+Trieste, il volontario siciliano provò una
+tal gioia che gli venne da ridere e da
+piangere al tempo stesso.</p>
+
+<p>Aveva sentito dire che da Monfalcone
+e da Gorizia non si poteva passare;
+non dubitò che la strada buona
+fosse quella dei monti a cui era arrivato
+il suo reggimento. Trovatala, si sentiva
+di poterci arrivare per di là, lui e i suoi
+compagni, come nulla. Non poteva capacitarsi
+che, prima, bisognava aver
+vinto tutta la guerra, perchè le difese
+austriache di Trieste erano già quelle
+posizioni in cui il nemico si asserragliava
+davanti a lui, subito oltre il fiume
+fluente glauco ai suoi piedi.</p>
+
+<p>Perciò, quando venne al suo reggimento
+l'ordine di tentare anche lì il passaggio
+dell'Isonzo, gli parve l'ordine
+più naturale e più facile. Si offrì e fu<span class="pagenum"><a name="Page_150" id="Page_150">[Pg 150]</a></span>
+chiamato a passare uno dei primi in un
+barchetto. Fu colpito mentre metteva
+piede sull'altra riva e cadde morto nel
+fondo del fiume.</p>
+
+<p>Soltanto sotto Salcano, alle porte di
+Gorizia, risalì a galla. E con il morto
+risalì la sua anima, che pareva non potesse
+staccarsene, mentre la corrente lo
+spingeva da un ponte all'altro verso la
+foce. Il povero morto nulla sentiva più,
+ma l'anima vicina sentiva e soffriva ancora
+per lui: rabbrividiva a ogni contatto,
+temeva nuove offese al compagno
+che non poteva più difendersi: tronchi
+d'alberi, rottami d'armi, mine galleggianti,
+altri cadaveri scendevano con
+loro per la corrente.</p>
+
+<p>L'anima era ancora smarrita tra la
+vita di prima e quella di poi: cercava
+la via del suo destino eterno. Ma prima<span class="pagenum"><a name="Page_151" id="Page_151">[Pg 151]</a></span>
+di spiccare il volo, un dovere la soffermava:
+comporre il compagno morto in
+riposo tranquillo; ci doveva essere a
+qualche svolto del fiume una cavità riparata
+dove lasciarlo sicuro almeno dalla
+voracità dei pesci. E un'altra volontà
+ancora l'anima conservava dal momento
+che il colpo mortale l'aveva staccata
+dal corpo: la volontà stessa che aveva
+condotto il volontario a morire lassù:
+vederla, finalmente, la città per cui era
+morto.</p>
+
+<p>Ma come arrivarci, ora che la corrente
+inesorabile lo spingeva da una
+sponda all'altra, per fermarlo forse nella
+fanghiglia di un canneto? Già il fiume,
+scendendo, mutava aspetto: le rive non
+erano più cigli sassosi ma argini bassi;
+il letto si allargava tra greti di fango e
+di ghiaia.</p>
+
+<p>Fu qui che il barbo dell'Isonzo si<span class="pagenum"><a name="Page_152" id="Page_152">[Pg 152]</a></span>
+mise a nuotare di conserva con il soldato
+morto che l'anima staccata non
+aveva più forza di governare; nemmeno
+di scostarlo dal pesce in cui sospettava
+qualche mala intenzione. Ma il pesce
+muto l'assicurava. Aveva compreso il
+segreto desiderio dell'anima e, per aiutarla,
+prese esso il governo del funebre
+corteo fluviale; con la forza miracolosa
+di una creatura incantata lo guidò fuor
+degli incagli per una via che esso sapeva.</p>
+
+<p>Erano arrivati alla confluenza del Vipacco.
+Fucilate disperse sbattevano ogni
+tanto sul pelo delle acque: in alto filavano
+ronzii di obici: le sponde del fiume
+rintronavano di tonfi sordi. Il corteo del
+morto e della sua anima deviò dietro il
+pesce esperto dei luoghi; presto l'anima<span class="pagenum"><a name="Page_153" id="Page_153">[Pg 153]</a></span>
+si accorse, fra rive più anguste, di rimontare
+una corrente: dapprima era un'acqua
+torba piena di detriti, ma poi limpida
+come di ruscello alpestre, mentre
+intorno diminuiva il rombo tormentoso
+delle cannonate. Passarono sotto mulini
+fermi, in acque sempre più nitide, fino
+a un gorgo profondo in cui si immersero
+lungamente. Era quella la tomba
+smeraldina destinata al soldato morto
+prima di vedere Trieste?</p>
+
+<p>Quando ne uscì, l'anima non vide più
+la luce dell'aria e l'azzurro del cielo,
+ma sopra di sè l'arco di una vasta grotta
+che una luce debole ma diffusa rischiarava
+lievemente di riflessi opalini: le
+acque su cui navigava erano cupe, striate
+da guizzi di argento.</p>
+
+<p>Il barbo non c'era più; invece guida
+era un sottile natante roseo e trasparente;<span class="pagenum"><a name="Page_154" id="Page_154">[Pg 154]</a></span>
+così trasparente che ogni tanto,
+contro la poca luce, se ne distingueva,
+sotto le carni diafane, il cuore pulsante.
+Il pesce era divenuto uno spettro di pesce:
+un proteo. Ed anche il corpo del
+morto era divenuto laggiù un'altra cosa.
+La forma umana si era riplasmata in
+una sostanza medusea; il volto serenato
+aveva preso un pallore ialino su cui la
+fosforescenza delle grotte accendeva erranti
+fuochi di opale. Il morto e la sua
+anima vagavano nelle grotte del Carso,
+in quelle profondissime, inesplorate e
+inesplorabili, dove il travaglio delle acque
+e delle Fate ricompone in gemme
+splendenti i detriti opachi del mondo.</p>
+
+<p>Nel silenzio della tomba incantata
+scivolavano senza gorgogli le acque lisce
+dei fiumi ciechi; laggiù erano le
+polle secrete che, pullulando in alto,<span class="pagenum"><a name="Page_155" id="Page_155">[Pg 155]</a></span>
+nelle grotte note anche ai geologi, fanno
+crescere misteriosamente le fiumane del
+Timavo e della Piuca.</p>
+
+<p>Vennero a una sponda declive contro
+cui il corpo del morto si fermò dolcemente.
+Anche il proteo era sparito. Una
+albasia verdina schiariva appena il luogo:
+ma il bagliore fioco rivelava tutto
+intorno una pomposa architettura di diaspri,
+di malachiti, di ametiste: occhi di
+rubino accendevano gocce vive nell'ombra
+degli archi senza fine. Era un tempio
+di colonne portentose che salivano
+nel buio verso una vôlta invisibile. Mai
+alcun imperatore ebbe tomba così profonda
+e così ricca. Qui l'anima si staccò
+dal suo compagno con un ultimo addio
+e salì per il buio, lieve, lungo le colonne,
+in alto.</p>
+
+<p>Quanto durò quell'ascensione di farfalla<span class="pagenum"><a name="Page_156" id="Page_156">[Pg 156]</a></span>
+notturna? Già per un pozzo aperto
+scorgeva sopra di sè il cielo di un turchino
+cupo. Ormai non aveva più bisogno
+di chi la conducesse; il cielo stesso
+la aspirava lentamente fuori della cavità
+sotterranea.</p>
+
+<p>Quando fu sull'orlo del pozzo, per un
+istante ancora sulla superficie della terra,
+volse intorno un ultimo sguardo.
+Sotto la balza dell'altipiano una città
+chiara si stendeva lungo un mare pallido.
+Era l'alba e la città non aveva
+voci: pareva addormentata in un sonno
+pesante da cui non potesse sciogliersi:
+le sue piazze quadre erano come vuotate
+da un incantesimo che vi avesse
+sospeso la vita. L'anima, trasvolando,
+pregò Dio che rendesse presto alla città
+assopita nel dolore la gioia del risveglio
+nei mattini pieni di luce e di opere.</p>
+
+<p>La salma del volontario siciliano,<span class="pagenum"><a name="Page_157" id="Page_157">[Pg 157]</a></span>
+composta negli ipogei del Carso, ebbe
+un sussulto di gioia poichè la sua anima
+aveva veduto Trieste, proprio sopra
+la sua tomba, ricca e profonda come
+nessuna tomba imperiale.</p>
+
+<hr class="chap" /><p><span class="pagenumr"><a name="Page_158" id="Page_158">[Pg 158]</a></span></p>
+
+<h2><a name="Piccioni_sospetti" id="Piccioni_sospetti">Piccioni sospetti.</a></h2>
+
+<p>Rientriamo nelle nostre linee.</p>
+
+<p>Quella di passare, in guerra, dalle linee
+di un esercito dentro quelle dell'altro
+non è impresa facile. Nemmeno per
+chi avesse la turpe intenzione di disertare:
+alla partenza facilmente lo arriva
+la schioppettata nella schiena di chi lo
+ha visto partire; prima dell'arrivo gli
+può venire incontro quella del nemico
+che non sa con quali intenti il disertore
+venga a lui.</p>
+
+<p>Se dalle file nemiche filtrano ogni
+tanto nelle nostre i disertori austriaci,
+bisogna pur credere che la vita sia tra<span class="pagenum"><a name="Page_159" id="Page_159">[Pg 159]</a></span>
+loro meno sopportabile della morte. Ce
+ne sono stati di quelli che, per uscire
+da codesto inferno, di notte si sono buttati
+nelle acque gelide dell'Isonzo, e,
+passatolo a nuoto, hanno atteso l'alba
+appiattati nei canneti, per venire ai nostri
+avamposti a rendersi prigionieri,
+zuppi e congelati.</p>
+
+<p>Chi sa quanti soldati austriaci si dolgono
+amaramente di non avere imparato
+a nuotare! E quanti altri, chiusi
+nelle gabbie fortificate delle loro trincee,
+canticchiano rabbiosamente la vecchia
+canzoncina:</p>
+
+<p class="pp">
+Se fossi un uccellino e avessi l'ale....
+</p>
+
+<p>Se avessero le ali molti non mancherebbero
+di spiegarle per fare un bel volo
+verso le gabbie che li attendono in Italia,
+attraenti gabbie a cui non manca il<span class="pagenum"><a name="Page_160" id="Page_160">[Pg 160]</a></span>
+becchime. Alcuni prigionieri austriaci
+hanno avuto perfino l'onore di essere
+allogati in quella che fu la prigione del
+più grande imperatore latino: la villa
+di Napoleone, nell'Elba solatia e pensosa.</p>
+
+<p>Non credo però che, prendendo forma
+di uccelli, i disertori dell'Austria vorrebbero
+prender quella del piccione. Tra
+i volatili, in guerra, il piccione naturalmente
+è il più sospetto. Iniquo destino,
+a cui non pensava dovessero soggiacere
+i suoi discendenti la colomba che portò
+a Noè il ramicello di olivo, segno di conciliazione
+e di pace. Oggi tra i combattenti
+la comparsa di un piccione è interpretata
+in tutt'altro modo. Tutti i
+colombi, i più candidi di dentro e di
+fuori, portano la pena di una loro famiglia
+giustamente diffidata: qualunque<span class="pagenum"><a name="Page_161" id="Page_161">[Pg 161]</a></span>
+colombo, in guerra, è fortemente sospetto
+di essere viaggiatore. E non è il
+tempo più propizio per viaggiare tra
+frontiere nemiche in tempo di guerra.</p>
+
+<p>Trattandosi di piccioni, non è il caso
+di interrogarli, e magari convincersi che
+le loro intenzioni erano pure. E poi non
+bastano nemmeno le intenzioni: per viaggiare
+in zona di guerra ci vogliono dei
+passaporti molto autentici. I piccioni,
+che non li hanno, cadono sotto la sanzione
+dei bandi che regolano la circolazione
+nei paesi guerreggiati: la pena più
+leggera che può toccar loro è quella di
+essere internati. E per lo più si internano
+in qualche cucina in cui subiscono
+le estreme conseguenze della loro imprudenza.
+In tal caso non riman loro
+che la speranza di esercitare una postuma<span class="pagenum"><a name="Page_162" id="Page_162">[Pg 162]</a></span>
+rappresaglia opponendo ai denti dei
+commensali una resistenza tenace.</p>
+
+<p>Vittime innocenti talvolta. Ma come
+si fa? Lo spionaggio è un'arte in cui i
+nostri nemici sono tutti grandi artisti.
+Anche in tempo di pace qualunque viaggiatore
+tedesco o austriaco era sempre
+un po' piccione viaggiatore. Ora anche
+il giusto, se c'è, può pagarla per il
+colpevole. Vuol dire che, in seguito, chi
+vorrà non essere mai sospetto, si guarderà
+dal nascer tedesco, o, nascendo
+tedesco, non escirà più dalla sua colombaia.</p>
+
+<p>Sospetti che salterebbero nell'occhio
+anche della polizia più distratta. Come
+si fa a spiegarsi che in una casa occupata
+da un comando militare un bel
+giorno appaiano, ospiti nuovi, una o due
+dozzine di piccioni sconosciuti? In quella<span class="pagenum"><a name="Page_163" id="Page_163">[Pg 163]</a></span>
+casa può esserci rimasto ancora il casiere
+del padrone di prima, un austriaco
+della più bell'acqua. Mettiamo che il
+vecchio casiere non abbia nessuna intenzione
+di attaccare agli zampetti dei
+piccioni alcun messaggio furtivo. Tanto
+meglio: così, facendo sparire i piccioni
+appena arrivati, si evitano anche al
+buon vecchio Johann o Franzele i disturbi
+che legalmente gli potrebbero
+toccare.</p>
+
+<p>Tanto, i piccioni corrono il pericolo
+di fare la stessa fine anche ritornando
+nelle linee austriache. L'aneddoto è vero,
+e avvenuto qualche anno fa, quando
+l'esercito e la marina dell'Austria si
+preparavano a dare all'Italia quello che
+oggi ricevono. Un tenente di vascello,
+aveva avuto la missione di uscire con una
+torpediniera da Sebenico, navigare verso<span class="pagenum"><a name="Page_164" id="Page_164">[Pg 164]</a></span>
+Ancona e di qui dare il volo ai piccioni
+viaggiatori che teneva in gabbia.
+Senonchè codesto tenente aveva delle
+ragioni sue particolari per amar poco lo
+Stato che serviva, e d'accordo con i
+marinai, che erano Dalmati, quando era
+uscito dalle isole si fermava lì e, tolti
+i piccioni dalle gabbie, li passava al
+cuoco che ne componeva per l'equipaggio
+un eccellente risotto. Da Sebenico
+il comando si meravigliava di veder ritornare
+troppo pochi piccioni: l'ufficiale
+rassicurava i suoi superiori spiegando
+loro che nelle acque di Ancona c'erano
+di gran falchi marini....</p>
+
+<p>Pur troppo il piccione per tradizione
+è animale messaggero: e pochi proverbi
+sono falsi come quello che il messaggero
+non porti pena.</p>
+
+<p>D'altra parte, se il sospetto è in<span class="pagenum"><a name="Page_165" id="Page_165">[Pg 165]</a></span>
+guerra sempre legittimo, la giustizia e
+il buon senso anche in guerra valgono
+a dileguarlo. Il sospetto che non vuol
+ragionare è indizio di cattiva coscienza.
+Erano i Tedeschi che, invadendo il Belgio,
+se trovavano danneggiata una linea
+telefonica, fucilavano i borghesi trovati
+vicini «fossero colpevoli o no», come
+stampava il maresciallo von der Goltz
+nel suo proclama del 5 ottobre 1914 a
+Bruxelles....</p>
+
+<p>Noi, se abbiamo potuto lì per lì prendere
+qualche equivoco, siamo stati felici
+di riconoscerlo pubblicamente.</p>
+
+<p>Sui primissimi giorni della guerra, un
+reparto dei nostri soldati entrava in un
+paese abbandonato dal nemico. Poco
+dopo, proprio sulla piazzola dove i soldati
+si erano fermati, arrivarono alcune
+granate. Contemporaneamente, da una<span class="pagenum"><a name="Page_166" id="Page_166">[Pg 166]</a></span>
+finestra che guardava verso le linee nemiche,
+qualche soldato aveva creduto
+di scorgere un telo bianco che si agitava,
+come segnalando. C'era infatti, attaccata
+ad un ramo d'albero, una specie di
+bandiera bianca. I soldati salirono nella
+casa e sorpresero una donna proprio dietro
+la finestra da cui si agitava il telo.
+La arrestarono. Pochi giorni dopo le fu
+fatto il processo. La donna, una bella figura
+di popolana intelligente, si difese
+con quella sicurezza che solo può dare
+una coscienza tranquilla. Fece osservare
+la bandiera incriminata; in alto, dove il
+telo bianco era annodato al ramo che gli
+faceva da asta, c'erano legati due straccetti
+di colore, poco più che due nastri,
+l'uno rosso e l'altro verde, o quasi. Con
+i ritagli che aveva trovato nel suo cassettone
+di contadina, lei s'era ingegnata<span class="pagenum"><a name="Page_167" id="Page_167">[Pg 167]</a></span>
+di fare qualche cosa che avrebbe inteso
+di essere un tricolore italiano. Era vero:
+ora, sventolata nell'aula del tribunale,
+veramente un'intenzione di bandiera
+si riconosceva in quella combinazione
+d'un ramo di gelso, di un lenzuolo
+e di due fazzoletti di colore: la innocente
+aveva vinta la causa.</p>
+
+<p>Non solo fu assolta, ma poi i giudici
+militari, l'avvocato fiscale, gli ufficiali
+presenti si fecero intorno a lei commossi,
+lodandola, consolandola. Quando si è
+condannato un reo si può uscire sereni,
+ma quando si è reso giustizia a un innocente
+si esce felici. E due volte felici
+da un tribunale di guerra, in territorio
+tolto al nemico.</p>
+
+<hr class="chap" /><p><span class="pagenumr"><a name="Page_168" id="Page_168">[Pg 168]</a></span></p>
+
+<h2><a name="Colombe_e_Tauben" id="Colombe_e_Tauben">Colombe e «Tauben».</a></h2>
+
+<p>Pur troppo c'è da temere che in avvenire
+non si potrà parlare mai più dell'innocenza
+della colomba. Colpa dei
+Tedeschi che hanno rovinato tante cose
+buone e anche tante oneste riputazioni,
+cominciando dalla loro. Ma perchè anche
+quella della colomba? Perchè chiamare
+<i>Tauben</i>, colombe, i loro aereoplani
+assassini?</p>
+
+<p>Meno male quando li chiamano <i>albatros</i>,
+uccelli di tempesta; quantunque
+si è potuto osservare che tutti i loro
+velivoli, quando tira vento forte, poco si
+fidano di volare: siano Albatros, Etrich,<span class="pagenum"><a name="Page_169" id="Page_169">[Pg 169]</a></span>
+Aviatik, o i cari <i>Tauben</i>. I quali tutti
+poi, all'ingrosso, visti da terra, presentano
+la medesima figura di uccellacci
+da rapina, falchi e non colombe. Caso
+mai, qualche volta, guardati contro la
+luce, quando nel virare si sbandano,
+mostrano luccicori da coleotteri: e anche
+il volo hanno rigido e ronzante come
+mostruosi cervi volanti. Ma se vogliamo
+paragonarli ad uccelli, per via
+dei piani che hanno piegati e smussati
+come ali, non v'è da uscire dalla famiglia
+dei falchi e dei gheppi. Ai quali somigliano
+veramente quando filano e incrociano
+minacciosi sui paesi, come uccelli
+di rapina sui pollai e i pulcini. Sono
+tristi e neri; debbono parere uccelli del
+malo augurio ai soldati del loro stesso
+campo.
+Certo anche gli Austriaci, quando vedono<span class="pagenum"><a name="Page_170" id="Page_170">[Pg 170]</a></span>
+passare sulle loro linee gli aereoplani
+nostri, non debbono in cuor loro
+benedire chi ha inventato l'aviazione;
+ma devono riconoscere che, in sè, gli
+aereoplani italiani non sono lugubri come
+i loro. L'ala verde e l'ala rossa dei
+nostri apparecchi fanno pensare piuttosto
+a una grandiosa libellula meccanica;
+o più precisamente non fanno pensare
+ad altro se non ad un aereoplano
+che tiene ad essere ben visibile, che non
+vuoi lasciar dubbio sulla sua qualità di
+nemico quando vola sopra gli accampamenti
+nemici, e li osserva e li fotografa
+e fa tutto quello che deve fare un aereoplano
+in guerra.</p>
+
+<p>Molte azioni di buona guerra può fare
+l'aereoplano esploratore, con vantaggio
+del suo esercito e suo proprio pericolo;
+dunque da guerriero e non da assassino.<span class="pagenum"><a name="Page_171" id="Page_171">[Pg 171]</a></span>
+Quella di gettare a caso le sue bombe
+sulle piazze affollate è la più odiosa, ma
+anche la più facile; il bersaglio è il più
+largo e il solo che non si nasconda. Impresa
+non dissimile dalla cattiveria del
+ragazzo crudele che si diverte a buttar
+paglia accesa sopra uno stuolo di formiche
+intente al lavoro, per il gusto di vederle
+sbandarsi da tutte le parti. Ma nel
+moto del formicaio sbandato rimane sempre
+qualche formica che si divincola accanto
+a qualche compagna stecchita. E
+nella piazza, quando è dileguato il fumo
+della bomba scoppiata, anche il bombardiere
+austriaco deve scorgere dei punti
+neri che non si sono mossi, che non si
+moveranno più. È possibile che un giorno
+quel bombardiere racconti ai suoi figliuoli
+che questa è stata la sua parte
+in guerra: ammazzare dall'alto, quasi<span class="pagenum"><a name="Page_172" id="Page_172">[Pg 172]</a></span>
+dal sicuro, dei borghesi, delle donne, dei
+ragazzi?</p>
+
+<p>Ma egli sperava di ammazzare dei
+soldati, possibilmente degli ufficiali, dei
+comandanti, perchè la guerra che fa
+l'aereoplano&mdash;così pretendono gli Austriaci
+e i Tedeschi&mdash;è specialmente
+una guerra contro i comandi. Ragionamento
+simile a quello degli anarchici
+criminali che tirano una bomba nella
+folla, facendo finta di credere che volevano
+soltanto uccidere un sovrano o un
+ministro. Così ragionano e fanno Austriaci
+e Tedeschi che hanno fatto la
+guerra per vendicare&mdash;hanno detto&mdash;un
+loro principe assassinato da un anarchico
+serbo: ma Gabrilo Princip non
+sparò sulla folla: cercò le sue vittime
+sole e non fallì il segno.</p>
+
+<p>L'aviatore tedesco e austriaco invece<span class="pagenum"><a name="Page_173" id="Page_173">[Pg 173]</a></span>
+tira ai comandi sapendo di colpire qualcun
+altro; e più spesso non tira ai comandi,
+che non sa dove sono, ma sulle
+piazze dove vede che gente c'è.</p>
+
+<p>Questa gente&mdash;si pensa&mdash;dovrebbe
+ripararsi quando compaiono i tristi
+mosconi della morte. Dovrebbe, ma spesso
+non lo fa. E si capisce che non lo faccia,
+perchè l'idea che veramente un uomo
+voglia in quel modo, a freddo e a casaccio,
+ammazzare qualcuno, chiunque,
+non un soldato nemico, è un'idea contro
+natura a cui gli uomini non riescono ad
+abituarsi. È troppo nuova nella sua ferocia.
+E la gente rimane, guarda curiosa:
+innocentemente sarebbe disposta ad
+ammirare l'uomo che vola, tranquillo
+fra i lampi degli <i>shrapnells</i>. Su codesta
+ingenuità ammirativa del nostro popolo
+per ogni forma di coraggio e su<span class="pagenum"><a name="Page_174" id="Page_174">[Pg 174]</a></span>
+l'errore antico che coraggio significhi
+anche lealtà, devono contare gli aviatori
+nemici che tirano bombe sugli abitati.
+Tirando sono sicuri di non colpire
+nè stazioni, nè depositi, nè comandi, ma
+di ammazzare qualche innocente, sì. La
+maledizione li perseguita e fa che ogni
+loro colpo sia un assassinio più bestiale.
+Le loro vittime&mdash;è un destino che non
+sembra casuale&mdash;sono state per la
+maggior parte donne e fanciulli.</p>
+
+<p>Io non potrò vedere mai più un <i>Taube</i>
+senza pensare alla strage di casa Donda.
+Su Cormons gli aereoplani austriaci
+venivano tutti i giorni più volte al giorno
+a spiare. La popolazione borghese
+non se ne faceva caso; chi era in casa
+ci rimaneva, chi era fuori restava fuori;
+le donne che prendevano acqua alla fontana
+di piazza alzavano appena la testa<span class="pagenum"><a name="Page_175" id="Page_175">[Pg 175]</a></span>
+quando le batterie antiaeree ne segnavano
+l'arrivo con i loro colpi. Fra quei
+colpi, l'aereoplano non aveva voglia di
+trattenersi.</p>
+
+<p>Così alla sfuggita qualche bomba l'aveva
+già tirata, ma verso la stazione o
+su qualche parco vicino; non aveva
+fatto che qualche buca in terra, qualche
+falciata nell'erba. Soltanto una volta
+con una scheggia aveva riferito un ferito
+che attendeva nel treno della Croce
+Rossa fermo. Quel mattino però l'aereoplano
+pareva più insistente; era passato
+e ripassato, tagliando il paese proprio in
+mezzo. Un momento ognuno lo vide al
+proprio zenit; era così basso che se ne
+distingueva il ronzio duro del motore.
+Mirava sulla piazza, facile mira. Si udì
+uno sfrigolìo, poi uno schianto e del
+fumo dietro il muro.</p>
+
+<p>Aveva colpito sì questa volta, nel<span class="pagenum"><a name="Page_176" id="Page_176">[Pg 176]</a></span>
+giardino di casa Donda. Le schegge
+erano saltate oltre il muro del giardino
+sulla casa dall'altra parte della strada,
+a cinquanta metri; una era entrata per
+una finestra senza far male a nessuno.</p>
+
+<p>Nel giardino invece aveva colpito in
+pieno; sei uccisi di un colpo, schiantati
+come la granata che li aveva schiantati.
+C'era una mamma con i suoi due
+figliuoli e un nipote: c'erano un vecchio
+ed un carabiniere che si erano riparati
+sotto un platano frondoso. La
+bomba era precipitata tra i rami, stritolandoli;
+era scoppiata ai piedi dei sei
+raccolti lì: il loro sangue era schizzato
+lungo il tronco del platano come se la
+bomba fosse stata caricata a sangue.</p>
+
+<p>Non volli veder altro: ma vidi correre
+gente impazzita, ma sentii urla&mdash;oh!<span class="pagenum"><a name="Page_177" id="Page_177">[Pg 177]</a></span>
+non erano i colpiti che urlavano!&mdash;,
+ma ho sempre negli occhi un
+ragazzo, un cugino, che piangeva piangeva
+mentre un carabiniere lo teneva
+sotto braccio perchè non vedesse, non
+cadesse per terra. Furono portati lenzuoli
+e gettati su quella povera carne
+lacerata. La mamma ed i bambini erano
+tutta la famiglia di un uomo che in
+quel momento era fuori di paese: quando
+ritornò, i cadaveri erano stati portati
+via. Nel giardino dei suoi bambini non
+c'era che una buca piena di calce e calce
+sull'albero senza rami, e calce da per
+tutto, che non si vedesse tutto quel
+sangue.</p>
+
+<p>La guerra è la guerra&mdash;ghigna un
+tedesco&mdash;e, stupido anche nella ferocia,
+chiama i suoi aereoplani colombe.</p>
+
+<hr class="chap" /><p><span class="pagenumr"><a name="Page_178" id="Page_178">[Pg 178]</a></span></p>
+
+<h2><a name="Il_falco_e_la_colomba" id="Il_falco_e_la_colomba">Il falco e la colomba.</a></h2>
+
+<p>Volerà ancora la colomba della Pace
+sulle case degli uomini degni di vivere
+in pace; ma per salvarla c'è da dare ancora
+al falco della guerra quanto sangue
+ci vorrà.</p>
+
+<p>Così ammonisce l'antichissimo mito
+che la sapienza umana degli Indiani
+fermò nel canto universale del <i>Mahâbârata</i>.</p>
+
+<p>Era il tempo che gli uomini e gli altri
+animali, non ancora dimentichi delle
+origini comuni, vivevano sulla terra,
+ospiti di uguale diritto, e parlavano insieme<span class="pagenum"><a name="Page_179" id="Page_179">[Pg 179]</a></span>
+delle necessità comuni e della
+giustizia che ne equilibra i contrasti.</p>
+
+<p>Il re Uçivara, savio e magnanimo,
+sedeva nel parco silenzioso quando una
+colomba gli volò in seno, con volo spaventato:
+la inseguiva un falco dal becco
+forte e dalla fronte bassa. La colomba
+chiuse le ali tremanti sulle ginocchia
+del re, implorando salvezza. Il falco infatti
+si fermò senza ghermirla, ma prima
+che il re lo avesse scacciato, cominciò
+a parlare: l'uccello da preda aveva
+anche una sua certa logica di bestia sofista
+e disse:</p>
+
+<p>&mdash;Re Uçivara, io so che tu sei giusto
+e vuoi mantenere la tua fama di
+giusto. Ora, per pietà verso codesta colomba,
+commetti, un'azione di grande
+ingiustizia. Per non privare costei della
+vita, tu privi me del cibo che mi è destinato.<span class="pagenum"><a name="Page_180" id="Page_180">[Pg 180]</a></span>
+Poichè è legge divina che i falchi
+mangino le colombe.</p>
+
+<p>Rispose il Re:</p>
+
+<p>&mdash;Ma è anche legge divina che chi
+implora salvezza la trovi sulle ginocchia
+del giusto.</p>
+
+<p>Oppose il falco, ghignando negli occhi
+malvagi:</p>
+
+<p>&mdash;La legge a cui m'appello è la
+legge della necessità. Necessità vuole
+che tutti gli animali viventi abbiano il
+loro cibo. È natura dei falchi procurarselo
+con la forza del volo e degli artigli
+che hanno infinitamente più robusti dei
+colombi. Tutti abbiamo diritto di vivere.</p>
+
+<p>Il re Uçivara forse aveva voglia di rispondere
+che, nel caso speciale del falco,
+non ne vedeva la necessità; ma poichè,
+come i veri giusti, era propenso a riconoscere
+anche le ragioni dell'avversario,<span class="pagenum"><a name="Page_181" id="Page_181">[Pg 181]</a></span>
+rimase un po' turbato da codesto argomento,
+che il falco, abile nei sofismi,
+rinforzò passando dall'aspro al flebile:</p>
+
+<p>&mdash;Di certo, perchè lasciandomi morir
+di fame, non morirei soltanto io; resterebbero
+soli, senza cibo e senza difesa,
+mia moglie e i miei figli. Anch'io ho
+nella rupe una buona compagna che
+tien caldi i nostri cari falchetti. Io li
+amo come tu ami i tuoi figli. Perchè
+vuoi lasciarmi morire?</p>
+
+<p>Il Re, pietoso, mentre accarezzava la
+colomba accoccolata sulle sue ginocchia,
+pensò di dover giustizia anche alla fame
+feroce del falco e dei suoi falchetti. Perciò
+gli venne un'idea:</p>
+
+<p>&mdash;Hai ragione. Ma tu potresti mangiare
+anche un altro cibo. Io te ne darò,
+dimmi quale; lo avrai.</p>
+
+<p>&mdash;E sia; accetto un compenso per<span class="pagenum"><a name="Page_182" id="Page_182">[Pg 182]</a></span>
+il grave danno che mi fai. Ma, prima,
+devi giurare che mi darai del cibo che
+ti chiederò, qualunque sia. Giuri?</p>
+
+<p>Il re Uçivara pensò che qualunque
+carne del suo celliere, di manzo o di
+lepre, avrebbe contentata la fame del
+rapace causidico, e giurò.</p>
+
+<p>Allora il falco disse:</p>
+
+<p>&mdash;O Uçivara, se vuoi tanto bene alla
+colomba, mettila sulla bilancia e taglia
+dal tuo proprio corpo un pezzo di carne
+che pesi quanto codesta colomba. Di
+quella carne io sarò contento.</p>
+
+<p>Il Re aveva giurato: prese la colomba
+che teneva sulle sue ginocchia, e la depose
+sopra un piatto della bilancia; poi,
+tratta la spada, si tagliò un pezzo della
+sua carne viva e lo pose sanguinante
+sull'altro piatto della giustizia terribile....</p>
+
+<p>Qui il mito indiano fa che il falco si<span class="pagenum"><a name="Page_183" id="Page_183">[Pg 183]</a></span>
+manifesti per quello che era, il Dio Indra,
+che aveva voluto mettere a prova la
+giustizia e la pietà del Sovrano giusto
+e pietoso.</p>
+
+<p>Oggi altro significato dà il simbolo
+feroce.</p>
+
+<p>Il falco è il popolo rapace insaziabile
+che ha spiccato il volo per ghermire e
+divorare la colomba della pace: è la
+Germania, è il germanesimo che aveva
+fame di carne pacifica. Alla minaccia si
+sono levati i popoli che avevano pietà
+della pace, e gli hanno chiesto perchè
+osasse tanta crudele ingiustizia. La belva
+teutonica si è appellata alla giustizia
+della Necessità, della <i>sua</i> necessità: voleva
+carne altrui perchè aveva da ingrassare
+le sue belvette sempre più fameliche.
+Se avevan più fame&mdash;ha<span class="pagenum"><a name="Page_184" id="Page_184">[Pg 184]</a></span>
+detto&mdash;avevan diritto a più cibo: quella
+violenza era giusta perchè quella fame
+era vera: lasciatemi mangiare, senza
+contrasto, la colomba di cui sono ghiotta.</p>
+
+<p>Ma i popoli giusti hanno detto che
+la colomba doveva essere salvata. E, se
+l'oscura legge che domina la vita degli
+uomini, esige che, per salvare la pace,
+si dia alla guerra tanto di carne viva
+quanto è il peso di quella, esse hanno
+accettato il sacrifizio, con dolore, ma
+con fede: per la giustizia e per la pietà
+le loro vene colano il fiore del sangue.
+Ma gli occhi non piangono, sbarrati dallo
+spasimo; guardano il falco mostruoso
+con l'odio divino che santifica la vendetta.</p>
+
+<p>Perchè la giustizia eterna si compia,
+la guerra, che in questo primo tempo è
+stata di difesa, diventerà domani guerra<span class="pagenum"><a name="Page_185" id="Page_185">[Pg 185]</a></span>
+di punizione. E la stirpe dei falchi sparirà
+dalla terra contristata: e sia pure
+a prezzo della nostra carne. Così la colomba
+della pace torni a volare sicura
+nel mondo, che è labirinto di misteri,
+ma potrebbe essere un parco di sogni,
+quando venga tempo che fioriscano tutti
+i suoi germogli di amore.</p>
+
+<p class="pm large">FINE.</p>
+
+<hr class="chap" /><p><span class="pagenumr"><a name="Page_186" id="Page_186">[Pg 186]</a><br /><a name="Page_187" id="Page_187">[Pg 187]</a></span></p>
+
+<h2><a name="INDICE" id="INDICE">INDICE.</a></h2>
+
+<p class="po">
+<a href="#PREMESSA">PREMESSA.</a><br />
+<a href="#Austriaco_austriaco_tedesco">Austriaco.... austriaco.... tedesco.</a><br />
+<a href="#Cavalli_senza_cavalleria">Cavalli senza cavalleria.</a><br />
+<a href="#Cavalli_e_Guide_a_cavallo">Cavalli e Guide a cavallo.</a><br />
+<a href="#Cavallacci">Cavallacci.</a><br />
+<a href="#La_gloria_del_mulo">La gloria del mulo.</a><br />
+<a href="#Cani_di_guerra">Cani di guerra.</a><br />
+<a href="#Cani_redenti">Cani redenti.</a><br />
+<a href="#La_bertuccia_Cecco_Beppe">La bertuccia Cecco Beppe.</a><br />
+<a href="#Confidenze_canine">Confidenze canine.</a><br />
+<a href="#I_gatti_che_non_ci_sono">I gatti che non ci sono.</a><br />
+<a href="#Quando_la_gatta_non_e_in_paese">Quando la gatta non è in paese.</a><br />
+<a href="#Fastidi">Fastidi.</a><br />
+<a href="#Italia_detta_dai_giovenchi">«Italia detta dai giovenchi....»</a><br />
+<a href="#Buoi_e_profughi">Buoi e profughi.</a><br />
+<a href="#Animali_da_cortile">Animali da cortile.</a><br />
+<a href="#Un_cuculo">Un cuculo.</a><br />
+<a href="#Selvaggina_fortunata">Selvaggina fortunata.</a><br />
+<a href="#Trasfigurazioni">Trasfigurazioni.</a><br />
+<a href="#Piccioni_sospetti">Piccioni sospetti.</a><br />
+<a href="#Colombe_e_Tauben">Colombe e «Tauben».</a><br />
+<a href="#Il_falco_e_la_colomba">Il falco e la colomba.</a><br /><br /><br />
+</p>
+
+<p class="transnote po center large"><span class="medium">Note del Trascrittore.<br /></span>
+Corretti gli ovvii errori tipografici.<br />
+Copertina creata dal trascrittore e posta in pubblico dominio.</p>
+
+
+
+
+
+
+
+
+<pre>
+
+
+
+
+
+End of Project Gutenberg's Gli animali alla guerra, by Giulio Caprin
+
+*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK GLI ANIMALI ALLA GUERRA ***
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+
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+ gbnewby@pglaf.org
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+Literary Archive Foundation
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+spread public support and donations to carry out its mission of
+increasing the number of public domain and licensed works that can be
+freely distributed in machine readable form accessible by the widest
+array of equipment including outdated equipment. Many small donations
+($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
+status with the IRS.
+
+The Foundation is committed to complying with the laws regulating
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+States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
+considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
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+outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
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+Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
+methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
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+Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic
+works.
+
+Professor Michael S. Hart was the originator of the Project Gutenberg-tm
+concept of a library of electronic works that could be freely shared
+with anyone. For forty years, he produced and distributed Project
+Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support.
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+Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
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