diff options
Diffstat (limited to '44763-0.txt')
| -rw-r--r-- | 44763-0.txt | 2621 |
1 files changed, 2621 insertions, 0 deletions
diff --git a/44763-0.txt b/44763-0.txt new file mode 100644 index 0000000..6aa8849 --- /dev/null +++ b/44763-0.txt @@ -0,0 +1,2621 @@ +*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 44763 *** + + Gli animali alla guerra. + + + + + DEL MEDESIMO AUTORE: + + _Paesaggi e spiriti di confine_ L. 1-- + + _Carlo Goldoni--la sua vita, le sue opere_ 2-- + + + GIULIO CAPRIN + + GLI ANIMALI + ALLA GUERRA + + MILANO + + 1916. + + + + + PROPRIETÀ LETTERARIA + + _I diritti di riproduzione e di traduzione sono + riservati per tutti i paesi, compresa la Svezia, + la Norvegia e l'Olanda_ + + Copyright by Fratelli Treves, 1916. + + Si riterrà contraffatto qualunque esemplare di quest'opera + che non porti il timbro della Società Italiana degli Autori. + + Milano, Tip. Treves. + + + + + _A Doletta, + per quando sarà più grande._ + + + + + _PREMESSA._ + + +_È stato pensato per i giovani questo libretto, scritto durante una +pausa di guerra. La guerra riconduce alla Natura: dove essa fa il +vuoto della vita consueta, riappaiono sul primo piano elementi che +la pace nasconde: anche gli animali. Non è necessario aver l'anima +francescana per sentirseli più vicini, in guerra. Dove e quando, anche +per l'uomo, cessa l'illusione che la vita sia ordinariamente sicura, +si intendono meglio queste altre creature che sempre, anche in pace, +vivono in pericolo di morire; si intuisce meglio la loro natura che +opera dominata da questo presupposto continuo: la morte. Così a noi +tutti, la morte, che oggi circola tra i vivi, più tra i più vivi--i più +giovani--insegni il senso secreto della vita!_ + +_Gli «Animali alla guerra» per ciò che possono anche dire dell'animale +umano, e della sua anima in guerra, sono un libro di occasione; perciò +di passione. I giudizi sul nemico non possono esservi che semplici e +duri. L'odio non è meno umano della carità che tende a distruggerlo. +Noi amiamo il nostro odio contro l'Austria e contro il germanesimo, +perchè oggi è l'arme più schietta di cui si arma la nostra giustizia. +È un odio con gli occhi aperti il nostro, e vede tutto ciò che deve +vedere. Così odiano i nostri soldati, che combattono fortissimi ma non +crudeli. Come combattono le creature secondo Natura, per la divina +Necessità, che è non dell'individuo ma della specie, non del cittadino +ma della Patria. Necessità di vincere, in qualunque modo, per quanto +debba essere il tempo, e l'odio, che ancora ci vuole._ + + Primavera del 1916. + + + + + Austriaco.... austriaco.... tedesco. + + +Se ci sono animali alla guerra? E mica soltanto quelli che ci vanno con +i soldati, soldati essi stessi: i cavalli delle armi a cavallo, i muli +delle batterie da montagna e someggiate. Ce ne sono anche tanti altri, +grossi e piccini, che ci si trovano senza volerlo, povere bestie. E ci +rimangono. + +I nostri soldati ispirano anche a loro fiducia. Giurerei che qualunque +gallina dei paesi irredenti preferisce esser mangiata da un nostro +bersagliere invece che dover far le uova per un ufficiale dei +gendarmi--peuh!--austriaci. + +Ho sentito una volta due maiali che si litigavano un fondo di marmitta +trovato in un campo dov'erano passate le cucine di un reggimento. +Il maiale, che pretendeva mangiarseli tutti da solo quei ghiotti +rimasugli, grugniva a quell'altro: + +--Screanzato. + +E l'altro di rimando: + +--Austriaco. + +--Prepotente. + +--Austriaco. + +--Ladro. + +--Austriaco. + +--Porco. + +A sentirsi dare anche del porco--forse perchè aveva capito: turco--il +maiale austriaco perse il lume dagli occhi e strillò: + +--Tedesco. + +Quello, a sentirsi dire: tedesco, rimase così male che rinunciò, +sdegnoso, anche alla sua parte di broda: segno evidente che tedesco non +era. + +In genere dunque, per quel che ho potuto veder io, gli animali alla +guerra si portano bene. + + + + + Cavalli senza cavalleria. + + +E prima di tutto i cavalli. + +Nel sangue equino c'è sempre tanto dell'antica tradizione guerriera +che i più pacifici e borghesi animali, portati fra i combattenti, si +trovano subito a posto. Tra i cavalli che tirano i cannoni e i cassoni +dei proiettili ce ne son di quelli che, prima, non avevano tirato che +calessi e _landaux_. Ora non si distinguono più da quegli altri che, +da puledri in su, sono stati sempre effettivi in artiglieria. Meno +induriti agli sforzi, qualche volta non reggono quanto i loro compagni +di pariglia; si capisce che soffrono; ma non si fermano: cadrebbero +prima sfiniti sotto la bardatura se i soldati non se ne avvedessero. +Devon pensare anche loro che val meglio morire tutti in una volta, +giovani, che un po' per giorno invecchiando attaccati a una vettura di +piazza. + +Naturalmente non tutti i cavalli della guerra bisogna immaginarseli +come quelli dei monumenti equestri: questi sono cavalli in posa. Ce +ne sono anche dei meno belli; anche dei veri «brocchi». Se non altri, +tutti i cavalli di umilissimo lignaggio che, prima di essere requisiti, +tiravano il barroccio e che anche in guerra continuano nel loro +mestiere plebeo: i cavalli del treno ausiliario. + +Il treno ausiliario sarebbe l'insieme dei carri per i trasporti che si +fanno senza tanta fretta e senza tanti _camions_. Specialmente sul +far della notte, voi incontrate di queste lunghe file di carri che +s'avviano al passo per le strade fangose e buie: sono barrocci toscani, +curricoli siciliani, sciarrabà romani che servon benone a portar +materiali meno delicati, come sarebbero traversine di ferro e legname +per trincea, ghiaia, cementi, sacchi. + +Sui timoni dei carri si leggono ancora i nomi dei proprietari borghesi +che li possedevano e dei paesi dove lavoravano in pace. Anche i +conducenti hanno un aspetto pacifico: sono soldati territoriali, +baffuti e barbuti, infagottati nei vecchi cappotti turchini, +ciondolanti e con la pipa in bocca: ma serii e rispettosi. Il loro +servizio è di quelli modesti per cui c'è poca probabilità di esser +messi all'ordine del giorno, ma utile non vi so dir quanto. + +Io li ho sempre ammirati questi oscuri collaboratori della vittoria, +cavalli, carri e carrettieri. Tutte le notti, piova o tiri vento, a +far quella tetra passeggiata per vie piene di buche e di sospetti, a +incrostarsi di fango o a soffocare di polvere; e senza lamentele e +senza invidia per le superbe automobili dei Comandi, per le autovetture +fragorose e petulanti a cui devono ogni momento dare il passo. + +Virtù di pazienza e di disciplina: andare al buio, senza domandare +agli occhi se hanno troppo sonno o alle spalle se ci si è fermata +sopra troppa acqua. E senza nemmeno la consolazione dei bubboli, che, +scampanellando, fanno parer meno lunga la strada. In guerra non si +ammettono rumori superflui. I poeti, che hanno cantato gli illustri +cavalli di combattimento, dovrebbero ricordarsi anche degli oscuri +cavalli del treno ausiliario, e dei territoriali, solidi e tranquilli, +che li conducono. + +Piacerebbero anche oggi ai cavalli gli squilli di tromba, le fanfare +che rinfrancano il cuore quando non ne può più. Bisogna che ne facciano +a meno. I comandi sono dati sotto voce: il soldato deve parlare quasi +nell'orecchio del suo animale. Ma questi obbedisce lo stesso e non si +vergogna che gli sia toccato quel mestiere senza splendore di facchino +notturno. + +Ognuno al suo posto ha le sue soddisfazioni. I cavalli che hanno avuto +la fortuna di essere aggregati ai Comandi hanno lo zucchero che gli +ufficiali intascano alla mensa apposta per loro. C'era un tenente che +prendeva il suo caffè senza zucchero--naturalmente perchè diceva di +preferirlo amaro--per offrirne qualche zollina di più al suo irlandese. + +Ma anche i cavalli di truppa, anche i cavalli di poco prezzo del +treno ausiliario, buscano dai loro padroni qualche supplemento di +ghiottoneria al rancio di fieno e di biada che passa il Governo: sarà +un rosìcchiolo di pane, sarà una semola che il conducente è riuscito a +procurarsi non si sa come, ma, zucchero o crosta di pane, c'è il buon +cuore, e l'amicizia si rinsalda tra l'uomo e l'animale. + +Il cavallo che fatica nel treno si sente orgoglioso quanto il cavallo +di lusso che ha poco da fare nel drappello di riserva dei Comandi. E, +quando l'incontra, quasi quasi gli viene la tentazione di cantargliela: + +--Bello mio, tu non sei che un imboscato. + +Ma l'altro può rispondergli: + +--Pensa quel che ti pare. Ma l'altra notte, che una granata è cascata +proprio sulla scuderia, nessuno di noi ha avuto paura. Non abbiamo +scalciato nè abbiamo rotte le cavezze per scappare. In guerra fa il suo +dovere chiunque rimane al posto assegnatogli. Siamo bestie subordinate +noi, e guarda di esserlo anche tu. + +Ma in fondo al cuore anche il cavallo del Comando, che oggi non ha +occasione di essere adoperato, rimpiange la guerra di suo nonno e +di suo bisnonno, che il Generale montava nei giorni di battaglia; e +poteva inebriarsi anche lui galoppando sotto il fuoco, all'aperto, nel +pericolo, ma anche nel sole della gloria. + +Sui primi giorni della nostra guerra all'Austria anche i nostri cavalli +di cavalleria avevano cominciato ad assaggiare un po' di quel giuoco +che esalta e abbellisce la guerra. Intere divisioni di cavalleria erano +pronte. I primi reggimenti correvano già le strade del Friuli d'oltre +confine; verso l'Isonzo: belle galoppate verso i campanili che indicano +la presenza dei borghi e dei villaggi nascosti dal fogliame denso. +Esplorazioni di pattuglie, ricognizioni di squadroni che promettevano +qualche incontro interessante. Si sperava che il nemico avrebbe dato +battaglia nel piano per contenderci il passaggio del fiume. Ma il +nemico si ritirava e i nostri cavalli, invece che i cavalli degli +Usseri, incontravano il fango delle inondazioni, le paludi delle acque +fatte straripare dai canali del basso Isonzo. + +Così i cavalli di cavalleria presto dovettero rinunciare alla speranza +di correre in battaglia campale. La guerra si immobilizzava in un +assedio di posizioni trincerate. Non rimanevano in linea che pochi +reggimenti, per i servizi di Corpo d'Armata: i soldati, appiedati +a far le ronde e a guardare i fili dei telegrafi tesi dal Genio; i +cavalli, accantonati un po' qua e un po' là, nei cortili, nei giardini, +anche all'aperto. Vita noiosa di strigliature e di esercizi come in +guarnigione: in più solamente quel brontolio del cannone, a giorni +intermittente, a giorni continuo, qualche _shrapnell_, qualche granata. +Si finì col ritirarli, eccettuato qualche squadrone, dalla zona del +fuoco e rimandarli un po' indietro ad aspettare. E poi, siccome per +tanti soldati e tanti cannoni non c'era quasi spazio, ancora più +indietro, cavalli, cavalleggeri, dragoni e lancieri. + +La decadenza della cavalleria era fatalmente segnata. Per vincere +gli Austriaci bisogna batterli con le loro armi, a macchina, facendo +la guerra a distanza come la fanno loro, che ad avere il nemico +troppo vicino non se la sentono. Cavalleria vuoi dire anche cortesia, +generosità; che volete farvene della cavalleria in guerra contro +Austriaci e Tedeschi? + +Gli ufficiali e soldati di cavalleria si sono rassegnati a non essere +più di cavalleria pur di combattere. Vanno con le mitragliatrici, +vanno con l'artiglieria; sono andati anche in trincea, a piedi. A +Monfalcone, al principio dell'offensiva di questo maggio, gli Austriaci +si erano sognati di passare, perchè nelle trincee della Rocca e giù +lungo il mare, c'erano, nuovi del mestiere fangoso ed eroico della +fanteria, i cavalleggeri appiedati. + +Il vecchio motto dei dragoni di Genova assicura che l'onore del +cavaliere non s'abbassa perchè egli scenda da cavallo: + + Soit à pied, soit à cheval, + mon honneur est sans egal. + +Se lo possono applicare, oltre i cavalieri, anche i loro cavalli, +i quali, a pensarci bene, anche quando facevano vero servizio di +cavalleria, andavano sempre a piedi. + + + + + Cavalli e Guide a cavallo. + + +Sui primi tempi c'erano con noi anche i cavalli delle Guide a cavallo. +Volontarie le Guide, e perciò anche i loro cavalli, due per uno, che +si portavano da casa. Anche essi si ostinavano a sperare in una guerra +garibaldina, in cui l'esplorazione ardita di pochi valesse a facilitare +un'avanzata impetuosa. Gli sbarramenti di tronchi che gli Austriaci +in ritirata avevan lasciati sulle strade subito dopo il confine si +superavano d'un salto, i ponticelli rotti sui fossati si sostituivano +con un altro salto. E furono giorni belli per i cavalli e cavalieri. + +Come si volevan bene i cavalli e le Guide a cavallo! Per amor del suo +cavallo una Guida, che era anche un pittore famoso, è caduto in mano +del nemico. + +Andavano in un drappelletto, verso il colle che gli Austriaci hanno +fortificato per difendere i ponti di Gorizia, il Podgora. Non si +sapeva ancora dove precisamente cominciassero i ripari del nemico. +Sotto Gradiscutta i nostri cavalieri furono sorpresi dalle fucilate +che uscivan dal bosco. Il regolamento ordina che le pattuglie in +esplorazione, quando hanno preso contatto col nemico, si ritirino per +segnalarlo. + +Ma una schioppettata fece cascare ferito il cavallo dell'illustre +Guida a cavallo. Il terreno era acquitrinoso: si affondava nella +fanghiglia nascosta dall'erba; l'erba; il cavallo ferito non poteva +disincagliarsi. Allora il cavaliere smontò, e, mentre i nemici +imboscati gli tiravano addosso, si sforzava di riportarlo sul terreno +solido. I compagni che si allontanavano lo richiamavano: che lasciasse +il cavallo e venisse via. Ma il cavaliere restò lì ad aiutare il +cavallo finchè una schioppettata ferì anche lui. E allora gli Austriaci +saltaron fuori e lo fecero prigioniero. + +Ora di aver fatto prigioniero il nostro cavaliere che è anche un +pittore famoso, gli Austriaci sono molto orgogliosi. Pubblicamente +hanno fatto sapere che lo tengono di conto. Ma uno spione, che facemmo +prigioniero pochi giorni dopo, per dimostrare di non essere un così +tristo spione, raccontò di aver veduto i soldati austriaci che +conducendo prigioniero il cavaliere italiano ferito, lo bastonavano. E +il cavallo? non è inverosimile che se lo siano mangiato. + +Ma un'altra volta fu il cavallo a salvare il cavaliere. Anche questa +toccò a una delle nostre Guide a cavallo, un bravo giovane modesto e +pronto a tutto. + +Andava, sempre dalle parti del Podgora, cavalcando: felice chi aveva +un cavallo in quei giorni di ottobre e di pioggia, che avevano fatto +di tutte le strade canali di fango. Il Versa, un torrentello che per +il solito è in quel punto un rigagnolo, era gonfio e rapinoso: c'eran +quattro metri d'acqua sporca nel letto incassato tra i colli. + +Il ponticello di legno, una paràncola imporrita, appena sentì il peso +del cavallo, si spezzò e cavallo e cavaliere cascarono in acqua. +Il cavaliere si vide perduto. Si vide veramente, perchè non perse +conoscenza di quello che gli succedeva sott'acqua; se la sentiva +entrare nella gola e nei polmoni, fetida di quell'odore di fogna +che hanno i torrenti in piena. Ma rimase con un piede nella staffa, +aggrappato con le mani alla criniera del cavallo che sapeva che specie +di cavallo fosse. + +L'animale infatti si comportò come doveva. Cascato a pancia all'aria +in fondo all'acqua, con uno sforzo meraviglioso dell'istinto riuscì +a raddrizzarsi, e senza scuotere da sè il cavaliere aggrappato, con +un'armonia d'intenzioni che gli fa onore, annaspò così bene che si mise +in condizione di poter nuotare lungo il filo della corrente; nuotando +ritornò a galla e con un ultimo sforzo si tirò sulla sponda del +torrente, insieme con il cavaliere zuppo e pieno d'acqua, ma sempre in +sella, salvo. Gli infermieri di un ospedaletto da campo lo scorsero, +gli fecero rigurgitare l'acqua che lo soffocava, gli ravvivarono la +circolazione con una buona sorsata di cognac e lo rimisero in gambe. + +Così tutto molle, con un cappotto imprestatogli da un soldato, il +cavaliere volle rimontare subito a cavallo. E quando furon di ritorno, +sporchi come un carro senza parafanghi, mèzzi come affogati, non so +quale dei due fosse più contento. + +Gli intendenti lodarono il cavaliere di aver saputo star in sella anche +in quel frangente, facilitando così il salvataggio al cavallo; ma lui, +che era un bravo giovane modesto, non volle riconoscere che il merito +dell'animale. + +Con tali legami di cameratismo che stringono il buon cavallo al buon +cavaliere, si capisce quanto deve essere stato penoso per le Guide non +poter far più servizio con i loro cavalli a cui volevano molto bene. Ne +ricordo uno al quale il cavallo si era ammalato di morva. Quell'uomo, +di un naturale chiuso e silenzioso, era diventato eloquente nel parlare +a tutti di quel male che lo teneva in grande apprensione. Era sempre +dietro al veterinario, che glielo guarisse, il suo malato. Ma un giorno +l'occhio della sua bestia si fece opaco e non ci fu più da sperare. +Il povero padrone era, come al solito, con noi alla mensa, ma ci +accorgemmo che non riusciva a mangiare. + +--Che t'è successo? + +--Oggi.... me lo devono abbattere. + +Un ufficiale, che evidentemente non aveva mai posseduto un cavallo, +credette di consolarlo dicendogli: + +--Sta tranquillo. È morto in servizio: te lo ripagheranno. + +La Guida a cavallo dette al consolatore un'occhiata di traverso come +chi è malamente offeso nei sentimenti più delicati. Il consolatore +capì che poteva andarsene. Rimasto solo, due lacrimoni caddero dagli +occhi del buon cavaliere nella pasta asciutta. Ed era un uomo che, se a +morire fosse toccato a lui, non si sarebbe di certo messo a piangere. + +Senza cavallo dunque molti cavalieri devono adattarsi a fare il +servizio. Non c'è rimedio: o starsene in ozio ad aspettare che ritorni, +se tornerà, il secolo di Baiardo e di Fieramosca, o fare qualche cosa +per la guerra, in qualunque altro modo. + +E i più si sono adattati a far di tutto, fuori che il servizio che +avevano immaginato di poter fare, quando avevan formato il loro corpo +volontario di memoria garibaldina. Uno diventò ufficiale di ordinanza +di un generale e si adattò ad andare in automobile; un altro passò a +far servizio con l'artiglieria e si adattò ad andare anche a piedi e +a stare fermo negli osservatorii; un terzo si ridusse a far la scorta +agli autocarri che giravano il fronte a distribuir limoni e altri +viveri di conforto. E non si vergognava dell'ufficio umile ed utile +che lo faceva star fuori tutte le notti--di giorno a girar per il +fronte con gli autocarri dei limoni, la limonata l'avrebbero fatta alle +granate austriache--a prendersi i reumi e magari i cicchetti di qualche +superiore di cattivo umore. + +Credo che si consolassero, le brave Guide non più a cavallo, pensando +che in fin dei conti anche le automobili e le autovetture misurano la +propria forza a cavalli. Ma pensare che a far volare un areoplano ci +vuole per lo meno un motore di cento cavalli, mentre l'Ippogrifo, che +era un cavallo solo, portava Astolfo fin nel cielo della luna! + +Si sa: la macchina sta diventando più importante, non solo +dell'animale, ma quasi dell'uomo che l'ha inventata. È con la macchina +che i Tedeschi, che a chiamarli veramente uomini si esagera un poco, +hanno fantasticato di sopraffare le nazioni formate da uomini. Anche +noi dobbiamo adattarci, e ci adattiamo volentieri ad esser meccanici, +purchè si mantengano le debite distanze; e sia ben chiaro che la +macchina è la macchina e che l'uomo è l'uomo, e che da ultimo chi +vince con la macchina, ma anche contro la macchina, è soltanto l'uomo. + +E anche questo riman vero: che tra le macchine una delle più perfette +resta sempre il cavallo. C'è della gente in guerra che non crede che un +servizio possa esser fatto bene se non è fatto con l'automobile o con +l'autocarro. Ma c'era un capitano di Stato Maggiore che, quando veniva +qualcuno a dirgli che non sapeva come fare un trasporto perchè non +aveva abbastanza macchine, domandava: + +--Cavalli ne avete? + +--Signor sì. + +--E allora attaccate i cavalli. Napoleone vinceva le battaglie anche +senza automobili. + +--Ma se Napoleone vivesse oggi.... + +--Vi darebbe l'ordine che vi do io. Gente che tira la paga, cavalli che +mangian la biada senza far nulla non li voleva nemmeno Napoleone. + +L'automobile invece, come è ben noto, quando sta fermo non consuma +benzina. E le guerre si vincono anche facendo economia. + + + + + Cavallacci. + + +Naturalmente, come tra gli uomini, anche tra i cavalli ci sono quelli +che hanno i loro vizi. Quelli che mordono e quelli che scalciano, +quelli che s'impuntano e quelli che si spaventano. Come? Lo spaventarsi +è un vizio? Sicuro, la paura fra i soldati è un vizio; e una colpa che +si deve punire inesorabilmente. Non vi meravigliate; anche voi, quando +eravate piccini, avevate paura di andare in camera al buio. Ma vi +vergognavate di aver paura, e ci andavate lo stesso, e un bel giorno vi +accorgeste di non aver più un'ombra di paura. + +Così dal soldato si pretende una cosa sola: che, se anche dentro di sè +abbia ancora un po' di paura, faccia tutto quello che deve fare come se +non ne avesse per nulla. + +In una delle ultime guerre napoleoniche si trovarono una volta vicini, +in un combattimento, due soldati, uno anziano ed uno che era quasi +un coscritto: quello anziano, che aveva combattuto già cento volte, +a sentir fischiare il piombo non si faceva nè qua nè là: l'altro, il +coscritto, aveva paura e tremava. L'anziano, che se ne accorse, glielo +disse: + +--Mi pare, caro mio, che tu abbia una bella fifa. + +Il soldato novellino ebbe la risposta buona. + +--Sicuro che ce l'ho. E tanta che, se l'avessi tu, a quest'ora saresti +bell'e scappato. Io invece resto. + +È questo il coraggio che si esige da tutti: il coraggio di non aver +paura anche avendone alquanta. + +Così il cavallo, che da secoli è diventato l'animale guerriero +per eccellenza, come temperamento sarebbe in fondo un animale +nervoso, impressionabile e perciò pauroso. Un cavallo solo, portato +all'improvviso in mezzo alla battaglia, scapperebbe perchè si +renderebbe conto del pericolo che un altro animale meno intelligente +forse non capirebbe. Ma il medesimo cavallo, montato da un cavaliere +senza paura, guidato da un conducente tranquillo, non pensa affatto a +scappare; va dove lo conducono, tra i sibili e gli scoppii, alla morte +e all'inferno. Si fa ammazzare sul campo, se così deve essere, senza +stupirsi che il suo destino sia quello. E come si comporta un cavallo, +si comportano gli altri: probabilmente anche tra loro c'è un amor +proprio che anche ai vili impedisce di mostrarsi vili. + +E questo amor proprio che, diventando natura, fa del più timido cavallo +da passeggio un buon cavallo di guerra. + +Oggi, se resta ferito, sa di poter contare anche sulla pietà che lo +riconduce in una stalla e lo cura. Ci sono le infermerie, se non le +infermiere, anche per i cavalli. E c'è la Croce Azzurra che è la Croce +Rossa dei cavalli e dei muli. + +I cavalli proprio cattivi, incorreggibili, che non si arrendono alla +voce del dovere, o almeno all'esortazione degli speroni, sono rari. E +quasi sempre si scopre poi che i difettacci dipendono da una cattiva +educazione. C'era un cavallo, in una pariglia di artiglieria, che +era una disperazione: ringhiava, mordeva, tirava calci ai soldati e +ai compagni; se la strada non era di suo gusto, si fermava e, per +deciderlo a muoversi, ci voleva una sferzata sugli orecchi, dopo di +che tentava un galoppo di traverso che scompigliava tutto l'attacco. +Se un momento era lasciato libero, scappava per i campi e per i paesi: +una volta andò a finire sulla vetrina d'una bottega, ferendosi tutto +il muso. Era una bottega di salumaio, e si disse che a finire in +mortadella sarebbe stata la sua degna fine. Fu giusto sulla bottega che +lo fermò un nostro amico. Questo amico nostro era un triestino che allo +scoppio della guerra era riuscito a passare il confine e venire con +noi: prima aveva dovuto fare il militare in Austria, in un reggimento +di dragoni. Appena ebbe vista la bestiaccia, la riconobbe subito: era +stato del suo squadrone. Un soldato di cavalleria riconosce subito a +colpo i cavalli del suo squadrone anche meglio che i suoi compagni. + +--E vi meravigliate--disse il nostro amico--che sia una così cattiva +bestia? È una bestia austriaca. + +Infatti si seppe che il cavallaccio era stato lasciato dagli Austriaci +in un paese da noi occupato e che i nostri lo avevano preso e +sostituito ad un onesto cavallo italiano, morto, poveretto, di un colpo +di sole. + +Dopo la guerra bisognerà restituirlo agli Austriaci, che se lo godano, +il loro cavallo senza educazione. Naturalmente essi diranno che così +cattivo lo abbiamo ridotto noi maltrattandolo. Perchè gli Austriaci e i +Tedeschi dicono sempre che gli Italiani non trattano bene gli animali: +che siamo crudeli, che li facciamo soffrire, che li picchiamo. Sono di +cuore tenero i nostri nemici: qualche volta dagli areoplani ammazzano i +bambini, ma poi, per consolarli, gli buttano i cioccolatini col veleno. + + + + + La gloria del mulo. + + +Ripensando a quello che il cavallo riesce a fare anche in questa nostra +guerra, mi par proprio che si esageri troppo parlando della decadenza e +un giorno forse della scomparsa del nobile animale. + +In ogni modo resta intatta, anzi cresce la gloria del suo fratello +cadetto: il mulo. Al mulo, si sa, mancano alcuni quarti di nobiltà +e per questo i poeti non lo hanno cantato in battaglia. Ma Omero +ha creduto fare gran lode ad Aiace Telamonio, che era un eroe, +paragonandolo a un asino. E il mulo in guerra, anche più che per la sua +parentela col cavallo, vale per quella che lo lega al somaro. + +Se avessi visto la guerra nel Trentino, come ho assaggiato un po' +di quella sull'Isonzo, credo che ve ne potrei fare tali lodi che +automobili, _camions_, motociclette dovrebbero prender tutte una +vernice verde d'invidia. Ma come non ricordare che anche sul Carso +le dure avanzate delle nostre fanterie di trincea in trincea non +approderebbero a nulla, se non ci fosse il mulo che le accompagna +con le mitragliatrici, con i lanciabombe, con le artiglierie leggere +da mettersi subito in posizione? I superbi autocarri sono gli +spedizionieri dei materiali da guerra; la spedizione sarebbe abbastanza +inutile, se rimanesse là dove gli autocarri si devono fermare, se non +ci fossero i facchini per l'ultimo trasporto, il più difficile. Per +quanto gli automobilisti sieno audaci e osino spingere le loro macchine +sulle strade più ardue, arriva un punto che non possono andare più +avanti; e appena lì cominciano i camminamenti e i corridoi, tutto quel +labirinto di scavi che forma il vero terreno della battaglia. E lì non +c'è che il mulo, lento, cocciuto, senza leggiadria, ma forte, paziente, +mulo insomma, che si carica sulle spalle tutta quella roba pesante e +la porta a posto. E se il mulo non basta, è l'uomo che deve fare da +mulo. È così fatta la guerra oggi, che, a vincerla, anche nell'uomo +si richiedono più le qualità sode del mulo che quelle brillanti del +cavallo. Saper resistere a tutto, anche alle proprie impazienze, e non +pretendere nemmeno di far figura. + +Il mulo in guerra è un po' triste; sembra indifferente a tutto quello +che gli succede intorno. Non mostra entusiasmo, non par nemmeno che si +affezioni gran che al conducente. È come un cavallo che abbia avuto +dei dispiaceri e perciò abbia perso ogni voglia di fare il chiasso. Ma +io credo che codesto suo contegno dipenda anche da un forte sentimento +della disciplina. Se, nonostante la disciplina, qualche volta tira +calci--ma li tira meno spesso di quello sbarazzino del somaro--credo +che sia anche per la voglia di trovarsi un Austriaco a portata di zampe. + +Insomma è lui l'animale di prima linea: si capisce che abbia un certo +disprezzo per tutto ciò che si muove nelle seconde linee. Un po' +indietro, dove il pericolo è relativo, anche la guerra può apparire in +forme signorili, con i cavalli di lusso e le automobili eleganti. Ma +sull'estremo fronte non c'è posto se non per gli uomini e gli animali +semplici e tenaci, per le volontà silenziose che s'impuntano ma non +dànno indietro. E non dando mai indietro, viene il giorno che il nemico +finisce col dare indietro lui. + +Quel giorno riappariranno i nostri reggimenti di cavalleria a far la +galoppata finale dietro gli Austriaci in fuga; ma saranno stati i +fantaccini ed i muli che avranno aperto ai cavalieri e ai cavalli il +varco libero per il divertente esercizio. + + + + + Cani di guerra. + + +C'è un altro animale che fa la sua comparsa fino in trincea, che va +dove il cavallo non può. Il cane naturalmente: dove arriva l'uomo il +suo cane non può non arrivare. + +Tanto più che ci sono dei cani che fanno un vero servizio militare. +Noi, in Italia, non abbiamo, come in Fiandra e in Olanda, cani abituati +anche in pace a tirar i carretti. I ragazzi sanno che ad attaccare +anche il più paziente dei cani alla carriola è un affare quasi +disperato: nemmen dei barboni, che si prestano con tanta espansione +a tutti i loro capricci di giuoco, si è mai riusciti a fare dei +passabili _poneys_. Da noi i cani non amano il lavoro disciplinato; non +è vero che lavorino da cani i nostri cani. I più il loro pasto se lo +guadagnano facendo i signori, abbaiando un poco e molto scodinzolando. + +Ma in guerra, ho visto anche dei nostri cani--cani da caccia, +sanbernardi, maremmani--istruiti a tirarsi dietro un carrettino su cui +si lega un cofano di cartucce. Sono attaccati con finimenti, che, in +piccolo, sono proprio come quelli dei cavalli, salvo che invece del +morso i cani hanno il solito guinzaglio tenuto a mano da un soldato. Ma +durante il combattimento essi devono portare da soli i caricatori di +cartucce ai soldati che avanzano. + +Succede a volte che un reparto, avanzando, rimanga per un poco isolato +dal resto delle truppe, e che il nemico concentri il fuoco dietro il +reparto per tagliarlo fuori. La solita dotazione di cartucce può non +bastare. Allora si mandano i cani che, per i camminamenti, e anche allo +scoperto, possono raggiungere di corsa i soldati in avanti: un servizio +di grande importanza, quasi un servizio di collegamento. + +Io spero che i nostri cani portatori di cartucce facciano sempre +con onore il loro servizio delicatissimo e meritino tutti una +bella medaglia da portare attaccata al collare: ma, conoscendo il +temperamento un po' distratto dell'animale, mentre non dubito che sotto +qualunque fuoco raggiungerà il suo reparto combattente, posso temere +che carretto e cartucce rimangano seminati per strada. + +Ho più fiducia nel cane cerca-feriti. Il nostro cane ha un'anima +pietosa e umana. Come soldato, il suo posto naturale è il posto di +medicazione. Si può star sicuri che, finito il combattimento, se scopre +in un burrone un ferito che si lamenta non sta a distinguere se geme in +italiano o in tedesco, e abbaia lo stesso nel modo convenuto perchè i +portaferiti scendano a prenderlo. + +E allora, pur troppo, ferito, portaferiti e cane corrono il pericolo +maggiore. Se gli Austriaci si accorgono che i nostri escono dalle +trincee a raccogliere i feriti, e li hanno a tiro di fucile, sparano. + +È avvenuto più volte, e ancora non ci si vorrebbe credere. Perchè, in +fin dei conti, anche i soldati austriaci sono uomini, non sono nè lupi +mannari nè orchi. Quelli che avrete visti anche voi, prigionieri, +non avevano delle facce umane, qualche volta un po' intontite, +qualche volta rassegnate, buone? Rammento un giovane _Jäger_ appena +preso dai nostri. Piangeva come un vitellino. Di paura? No. Perchè +gli dispiacesse di esser fatto prigioniero? Nemmeno. Ma temeva, come +prigioniero, di non poter far sapere dov'era a sua madre, che prima, +anche da soldato, ogni tanto poteva rivedere perchè stava in un +villaggio vicino, nella valle del Chiappovano. I nostri carabinieri, +a cui l'interprete traduceva quel pianto, ci si commovevano, e un +brigadiere andò a cercargli una penna perchè scrivesse subito alla +mamma, quel povero ragazzo. + +Eppure, dalla trincea, anche quel caro ragazzo avrebbe tirato sopra un +nostro ferito. Ordine: ordine fatto da qualcuno che in trincea non ci +va. Da un Tedesco che, pur avendo l'aspetto di un uomo, ha ragionato +come un gorilla che sapesse, pur troppo, ragionare. + +Il Tedesco ha ragionato così: + +--Se i nemici sanno che, rimanendo feriti, saranno in ogni caso +raccolti e curati, combatteranno senza paura, perchè la morte non fa +paura quanto la sofferenza. Se invece assistono allo strazio dei loro +compagni senza poterli soccorrere, e sanno che a loro può toccare lo +stesso, io dico che combatteranno di meno voglia, forse prenderanno +paura. + +Ragionamento da gorilla che non capisce l'uomo, il quale, quanto più è +offeso nella sua coscienza umana, tanto più si accende di una passione +divina: vendicare gli uomini straziati dai gorilla. + + + + + Cani redenti. + + +Meglio ritornare ai cani, agli onesti cani che, pur vivendo fra +Tedeschi e Austriaci, hanno saputo rimaner cani. + +Anche loro hanno sofferto per la guerra ma poi hanno finito col +guadagnarci. + +Quando abbiamo passato il confine, siamo entrati in un paese già mezzo +desolato. Tra il Iudrio e l'Isonzo, allo scoppio della guerra, gli +uomini validi erano già stati portati via dall'Austria a combattere +contro i Russi: quelli che non la intendevano di farsi ammazzare per +i padroni stranieri erano fuggiti di nascosto ed erano già venuti +con noi: nei paesi non c'erano che i vecchi, le donne, i ragazzi e +molta miseria. Paesi allegri, come Capriva, Mariano, Farra, erano una +tristezza, con poca gente e senza lavoro. + +Al nostro arrivo gli Austriaci naturalmente dissero a quei paesani e a +quei contadini che noi li avremmo taglieggiati, fucilati, impiccati, +come avrebbero fatto loro; e li invitarono a scappare con loro +nell'interno dell'Austria. Ci furono di quelli che, istupiditi dalla +paura, credettero agli Austriaci e andarono nell'interno a mangiare +il pan di legno che l'Austria passa ai suoi sudditi. Ma i cani gli +Austriaci non li vollero, perchè di bocche da sfamare ce n'erano +già troppe. E perciò i cani rimasero numerosi anche nei paesi dove +di gente ce n'era rimasta poca. Credo che anche gli impiegati e i +gendarmi austriaci, scappando davanti alla nostra avanzata, siano +stati costretti ad abbandonare i cani, sempre per quella solita +ragione dell'economia: se no, non si spiegherebbe come se ne siano +trovati tanti senza padroni quanti se ne sono trovati. A meno che i +cani stessi, stanchi di mangiare pane di segatura e rodere gli ossi +dell'anno avanti, non si siano rifiutati di seguire i padroni. + +Cani di tutte le razze. Ma i più cani bastardi, mescolanze di sangui +diversi come succede in Austria. E poi il cane senza padrone, randagio, +affamato, perde i segni della razza, come l'uomo quando è ridotto +alla miseria. Tuttavia, anche sotto l'apparenza spaurita e meschina +a cui erano ridotti, in qualche bassotto e in qualche _setter_ +si riconosceva il cane che doveva aver appartenuto a un ufficiale +austriaco, o, peggio, a qualche borghese austriacante; cane abituato +a mettersi in piede davanti al ritratto dell'Imperatore d'Austria e +alla salsiccia di Vienna, e ad abbaiare all'arcobaleno perchè pare, in +cielo, un gran tricolore d'Italia. + +Ebbene anche questi cani, che meritavano di essere messi in un +lanciabombe, e ributtati nelle trincee nemiche, sono stati accolti con +pietà dai nostri soldati. Hanno capito, anche i cani austriaci, perchè +sono prima cani e poi austriaci, che bastava presentarsi con aria un +po' dimessa nei nostri accampamenti per essere senz'altro invitati al +rancio. Passata un po' la fame, diventarono subito, come tutti i cani +di questo mondo--eccettuati i mastini di Prussia--allegri e espansivi. +E ufficiali e soldati, contenti di aver trovato bestie di buon umore +e compagnevoli, li adottarono. Così ora i nostri battaglioni hanno +in forza anche di questi trovatelli. C'è il cane che si considera +proprietà di questo soldato o di quell'ufficiale; ce n'è un altro che è +di tutta la compagnia. Si sono strette amicizie di ferro tra i cani del +Friuli redento e i soldati italiani, e anche il cane più austriacante è +diventato irredentista. + +Sfido io; si sa--e anche i cani devono saperlo--che in Austria e in +Germania il governo, per ridurre i consumi, è ricorso alla decimazione +di cani, divenuti a loro volta oggetti di consumo. Da sotto la tavola, +a mangiare, sono passati sopra la tavola, a farsi mangiare. Si +capisce che, pensando al lacrimevole destino dei loro imperiali e regi +fratelli, tutti questi cani affrontino il rischio magari di morire in +battaglia, ma a pancia piena, dalla parte degli Italiani. + + + + + La bertuccia Cecco Beppe. + + +Nelle località abbandonate e in quelle che si devono far sgomberare +perchè gli Austriaci, per vendicarsi di averle perdute, le bombardano +di lontano, non si sono trovati solamente cani senza padrone. + +Nella villa di...., appartenente a un _Feldzugmeister_, qualche +cosa come un generale di artiglieria austriaco, si trovarono anche +un pappagallo e una scimmia: due bestie che i proprietari avrebbero +dovuto portarsi via se non per altro per rispetto alla vecchiaia. +Il pappagallo doveva aver più di cento anni, tanto era intignato e +incartapecorito. Quando, dalla sua gruccia, vide entrare i nostri +soldati--erano bersaglieri ciclisti--si mise a strillare qualche cosa +come: + +--Kau, kau, ka, kau.... + +I bersaglieri dissero subito che parlava tedesco. Ed uno che era stato +a lavorare in Boemia e qualche parola di tedesco la capiva, credette +che la bestia gridasse:--Krakau, Krakau. + +Krakau vuol dire Cracovia. Perciò il bersagliere lo prese e lo buttò +fuori dalla finestra, dicendo che la strada più svelta per Cracovia era +quella. + +Nemmeno la scimmia era una scimmia graziosa. Era un bertuccione +piuttosto in là cogli anni anche lui: spelacchiato in più parti, +con una specie di barba a collare, bianca sporca, che dava alla sua +fisonomia una grande somiglianza con il ritratto di un augusto +personaggio che non mancava nemmeno in quella villa. I soldati dettero +subito alla bertuccia il suo nome: + +--Cecco Beppe, to', guarda Cecco Beppe. + +La somiglianza c'era anche nel carattere, perchè, appena un bersagliere +le si fece vicino, la bestia cominciò a sbattere i denti, e non si +capiva se li battesse per far paura o perchè aveva paura. In ogni modo +era un bel caso che a quell'età avesse ancora dei denti da battere. + +--Mandiamo a Cracovia anche lei?--propose un soldato. + +--No--fece un tenente;--Cecco Beppe lo prendo con me; mi porterà +fortuna. + +E, presala per la collottola, si collocò la bertuccia sulla spalla; la +bertuccia ci rimase, di cattivo umore, ma tranquilla. + +--Con questa sono sicuro che non mi tireranno: non vorranno mica +ammazzare il loro imperatore. + +Gli altri approvarono e qualcuno aggiunse ridendo: + +--E poi non si dirà più che Cecco Beppe non va al fronte. + +Scherzi di soldati e di ufficiali che, specialmente in guerra, si +divertono con poco. Ma nello scherzo c'era anche un fondo serio. + +Per quanto ci ridano, i soldati in guerra sanno che il pericolo +di morire c'è da per tutto, anche dove non pare. Naturalmente lo +affrontano più volentieri dove meno si nasconde; dove ce n'è di più, +c'è più soddisfazione. Tanto--dicono--è destino: se il destino ha +fissato che uno muoia, muore anche a star riparato; se no, può anche +entrare nella bocca di un mortaio austriaco carico, che non gli succede +niente. + +Questo si dice ed è bene dirlo; ma, dentro, ognuno pensa che, se +si può sviare un destino cattivo, non è male fare qualche cosa per +sviarlo. Dovere del soldato è quello di morire, se è necessario, ma è +anche più dovere restar vivo più che sia possibile, per fare invece +morire i nemici. E, in barba al destino, si finisce col credere che +esistano degli oggetti taumaturgici che valgano a sviare il destino +e i proiettili che ci potrebbero essere destinati. C'è chi porta al +collo la medaglia di un santo, c'è chi porta in un medaglione una +ciocca dei capelli della mamma: l'amore non è l'avversario più potente +della morte? Ma c'è chi tiene per buoni portafortuna anche oggetti +meno sacri: un anello, un chiodo, uno scarabeo. Sono preferiti come +talismani i frammenti di obici e le pallette di _shrapnells_ che ci +sieno cascate vicino: pare che la granata scoppiata tenga lontana +quella che potrebbe scoppiare. Era naturale che il tenente dei +bersaglieri si garantisse da tutti i pericoli dell'imperatore d'Austria +portando sempre con sè l'immagine viva dell'imperatore, il bertuccione +Cecco Beppe. + +E subito parve che il suo dovere di talismano la bestia lo sapesse fare. + +I bersaglieri si aggiravano ancora nella villa di cui avevano +spalancato le finestre, quando uno stridore rapido e violento lacerò +l'aria, e subito si udì un gran tonfo di pentolone che schianta: una +granata era scoppiata nel giardino. Un'altra, un minuto dopo, scoppiava +davanti l'ingresso: la terza prese un angolo del caseggiato e rovinò +una camera. Tiravano esatti gli Austriaci, e una dietro l'altra le loro +pillole. + +I bersaglieri erano scesi al pianterreno e aspettavano zitti che quel +brutto giuoco smettesse. La decima granata cadde proprio sopra la +stanza dov'erano riparati: si sentì uno schianto di travicelli, e i +calcinacci rovinarono sulle teste dei bersaglieri addossatisi agli +angoli. Dal buco aperto del soffitto cascò giù a piombo il proiettile, +a pochi passi dal tenente e dalla scimmia. Tenente e soldati videro +l'attimo che doveva esser l'ultimo della loro vita. No: la grossa +granata, un 152, non scoppiò. Si guardarono meravigliati di esser +vivi e alcuni ebbero una voglia matta di ridere. Le altre dieci o +dodici granate che scoppiarono ancora, due sulla villa e le altre nel +giardino, non fecero loro più nè caldo nè freddo. Ma tutti concepirono +un vero rispetto per la bertuccia che in tutto quel fragore era rimasta +accoccolata sulle spalle del tenente, movendo appena gli occhietti in +qua e in là, incuriosita. E più d'uno chiese all'ufficiale il permesso +di toccare la coda al potente animale, che se la lasciò tirare con +molta degnazione. + +In seguito a questo incidente, l'ufficiale fu proprio convinto di aver +fatto un acquisto prezioso nella scimmia del generale austriaco e non +se ne volle più separare. Le riconosceva molti difetti--ladra, finta, +scorbutica--ma non sarebbe più andato in un servizio un po' rischioso +senza quella brutta ma provvidenziale compagna. I colleghi gli facevano +notare la faccia ambigua e maligna, la gravità sinistra dell'animale; +ma il tenente rispondeva che gli idoli più potenti sono quelli che +hanno una grinta più brutta. E restò sempre meglio persuaso che la +presenza di Cecco Beppe lo avrebbe preservato dai pericoli a cui, +sempre più animosamente, si esponeva. + +Da quel momento in poi si può dire che il tenente non passasse giorno +senza correre qualche grosso rischio. Dove andava lui pareva che le +granate si fossero date convegno: le fucilate pareva che gli corressero +dietro. Ma lui ne usciva sempre incolume, e Cecco Beppe confermava +sempre più la sua fama di paraguai. Se di guai ne attirava più del +bisogno, evidentemente lo faceva soltanto per mostrare la sua potenza +nel pararli. + +Fin che, un giorno, il tenente e Cecco Beppe si trovarono in trincea. +Anche i bersaglieri-ciclisti facevano servizio di fanteria. Cecco +Beppe, che era una bestia poco affettuosa ma che al suo nuovo padrone +si era adattato abbastanza bene, e con lui si mostrava calmo e quasi +ubbidiente, arrivato in trincea, fu preso da una smania nuova. Forse +aveva sentito l'odore dei Croati dalle trincee antistanti e meditava +una diserzione vera e propria. Così fu che, riuscito a sciogliersi un +momento dalla catenina che gli stringeva la pancia, dette un balzo sul +parapetto. Il tenente gli fu dietro ma non riuscì ad afferrargli la +coda. I tiratori nemici si erano già avvisti di un movimento in quel +punto della nostra trincea e qualche schioppettata cominciò a frullare +tra gli arbusti e i reticolati. Ma il tenente rivoleva ad ogni costo la +sua scimmia; si issò sul parapetto per riprenderla. Aveva appena messo +fuori la testa che una pallottola lo rovesciò morto nella trincea. + + + + + Confidenze canine. + + +Migliori portafortuna sono i cani che si sono portati in guerra da +casa. Non che possano l'impossibile: garantire dal pericolo, salvare +dalla disgrazia. Ma non è una fortuna avere, in guerra, dove nessuno +può accompagnarci, il compagno più devoto e familiare della pace? E se +la disgrazia deve succedere, sperare che il testimone fedele ritorni, +come una parte ancora viva di noi, ai cuori da cui partimmo. + +Si sa che per l'ufficiale di carriera, specie per quello delle armi a +cavallo, il cane è un attributo indispensabile. Per chi non capisce +gli animali sarà soltanto un piccolo lusso di più, ma per chi sa quanto +codesto animale ha di umano, il cane è il confidente migliore nella +vita militare, dove tante volte, nella gran compagnia, ci si sente +anche soli! Perchè superiori e compagni possono essere abbastanza +diversi da noi. Sono quelli che il caso ci ha dati; e poi, quando anche +somigliano agli amici che ci saremmo scelti, mutano troppo presto: +specialmente in guerra, dove, appena stretta un'amicizia, se non è il +nemico che ce la porta via, è un ordine che la trasloca. Ma il cane +resta, compagno d'armi costante e discreto. + +Per il cane, che da secoli e secoli accompagna in guerra il padrone e +il suo cavallo, la guerra è sempre una festa: anche la guerra d'oggi +che, bisogna convenirlo, ha i suoi giorni di tedio cupo. Il cane ha +un «morale» di altezza costante; rimane ilare e festoso. Come ruzza +volentieri fra i cavalli, così si mantiene chiassone fra gli autocarri +e le trattrici che ingombrano schiaccianti le strade della guerra +odierna. + +Fu così, per ruzzare tra gli autocarri, che la povera Rati--una canina +bianca col musetto rosa e le zampe grosse di cucciola--ne ha avuta +schiacciata una. E i suoi amici non si vergognarono di affliggersi +anche per quella mutilazione canina mentre pur tanti feriti umani +passavano nelle ambulanze. + +E poi, si sa, nell'esercito, i cani degli ufficiali superiori godono, +per riflesso, della deferenza a cui hanno diritto i galloni del +padrone. Specialmente se sanno farsi ben volere. Non si creda però +che il cane di un colonnello tenga a distanza il suo simile perchè +non è che il canino di un sottotenente. Cani di superiori e canini di +subalterni scherzano insieme con simpatica confidenza. Fra i Tedeschi +e gli Austriaci no: fra loro chi ha più stellette non parla con chi ne +ha meno se non per dargli degli ordini. Ma fra noi Italiani, e anche +tra i Francesi e gli Inglesi, in guerra gli ufficiali di tutti i gradi +si parlano come uomini e si vogliono bene alla pari anche fra gradi +diversi. + +Il che non impedisce che, in servizio, ognuno ritorni al suo posto e +chi deve ubbidire si metta sull'attenti e chi deve comandare comandi. + +Buby, per esempio, sentiva benissimo, come cane, di aver per padrone +un generale. Buby era un magnifico danese, grosso e buono come un +vitello. Chiassone quanto gli permetteva la sua corporatura pesante, +viveva in buoni rapporti di amicizia con tutti i cani del vicinato, +senza badare se fossero cani subalterni e magari cani borghesi. Al più +si poteva dire che era un po' viziato perchè, nella sua qualità di +cane di un comandante, c'era chi lo corteggiava; per cui alle volte si +abbandonava a qualche sconvenienza, si capisce di che genere, dove non +avrebbe dovuto. + +Ma, per quanto sbarazzino, appena vedeva pronta per uscire l'automobile +di Sua Eccellenza, si ricomponeva tutto con molta gravità. Si trattava +di accompagnare il generale al fronte, in qualche osservatorio, in +giro d'ispezione: Buby sentiva l'importanza della cosa. E ad una prima +chiamata saliva in vettura, e si sedeva sulle zampe di dietro, serio, +immobile, senza guardar più in faccia nessuno. L'ufficiale di ordinanza +che gli sedeva accanto non era più dignitoso di lui. Anche Buby +partecipava alle responsabilità dell'alto Comando. + +Rammento una sera che Sua Eccellenza tornò al Comando tardi, stanco, +con gli occhi dolenti. Era avvenuto, quel giorno, uno dei primi +combattimenti sanguinosi del nostro corpo d'armata. Era stato +interrotto da un temporale d'inferno e i risultati ottenuti non +parevano adeguati al sangue sparso. Forse quel giorno, per la prima +volta in vita sua, anche il generale aveva visto dei morti, molti +morti, che erano caduti per un ordine che lui aveva dato. Quel generale +era un vecchio elegante, dalle mani grassoccie e bianche come quelle +di un cardinale. + +Quella sera, appena rientrato, chiese dei suoi ufficiali. Chi c'era +si presentò: il generale li guardò ad uno ad uno, come se temesse di +non rivederli tutti dopo quel giorno di battaglia. Si aspettavano che +dicesse qualcosa; si indovinava che era commosso, che avrebbe voluto +aprirsi con qualcheduno. Ma tacque, e licenziati gli ufficiali, riuscì +in giardino a passeggiare solo coi suoi pensieri. E allora chiamò Buby. + +--Buby, Buby, qua.... + +E Buby, che era rimasto in disparte, silenzioso, corse al padrone e si +mise al passo con lui, serio, su e giù per il giardino vuoto, mentre il +cannone rombava ancora nel buio. Capii come un cane possa ricevere dopo +la battaglia le confidenze che un generale non può fare a nessuno, in +silenzio, confidenze che dette ad alta voce sarebbero debolezze. + +Così ci confidiamo con voi, ragazzi, noi babbi, che certi giorni--i +giorni neri di tutte le vite--vi chiamiamo per non dirvi nulla, ma vi +guardiamo negli occhi in un certo modo che anche voi ve ne accorgete. E +diventate seri, perchè avete capito che vi si è detto qualche cosa di +segreto e di doloroso che non si oserebbe dire ad alta voce nemmeno a +noi stessi. + + + + + I gatti che non ci sono. + + +Gatti in zona di operazioni non ne ho trovati, o appena qualcuno e così +brutto che non meritava il nome dell'animale cattivello, se volete, ma +elegante che si chiama gatto. + +Voi sapete che io ai gatti voglio bene e posso assicurarvi che anche +i gatti vogliono bene a me: stiamo volentieri insieme perchè non ci +diamo noia a vicenda. Io scrivo e il gatto sonnecchia, tutti e due in +silenzio: non si sente che lo scricchiolio della penna e il brontolio +leggero delle sue fusa; in quel ronzio sottile tutti e due tessiamo +qualche cosa che ci diverte. Animali nati per la pace e per il +raccoglimento, tanto io quanto il gatto. Sono stati i Tedeschi che ci +hanno costretti a far la guerra per difenderci. + +Credeva di essere il mastino del mondo il Tedesco e con una zampata +schiacciarci tutti noi, poveri gatti di occidente. Non sapeva che +il gatto, tanto più piccolo e più debole in apparenza, in realtà è +forte quanto lui e più elastico; sembra che non possa svegliarsi dai +cuscini dove impigrisce se non per scappare, e invece in un baleno, +con un guizzo, è in posizione di battaglia; arcate le reni, non soffia +soltanto, ma sgraffia, assalta, ed è il mastino che da ultimo deve +scappare nel suo covile col muso sanguinante. + +Sta il fatto però che i gatti mancano in zona di operazioni: e la loro +assenza mi pareva accrescere quel vuoto di molte cose che dà un'aria +lugubre alla guerra anche quando la battaglia non imperversa. Assenza +inconciliabile con l'opinione comune che il gatto rimanga nelle case +anche quando il padrone le abbandona. Come mai, se il cane era rimasto, +il gatto se n'era andato? + +Mettiamo che di gatti in territorio austriaco non ce ne siano stati mai +molti. È una bestia che ai governi polizieschi non deve piacere, perchè +ha l'abitudine di pensare e di fare come pare a lui, senza chiedere +il permesso alle autorità. Non adula un padrone che non merita nulla, +come qualche volta fa, per troppo buon cuore, il cane. L'imperatore +d'Austria ha trattato sempre come cani i suoi sudditi: ha preteso che +benedicessero le sue bastonate e che si chiamassero fedelissimi. È lui +che deve avere inventato la leggenda dell'infedeltà del gatto, perchè +il gatto italiano era indipendente. + +Perchè dunque il gatto non si trova a combattere anche lui la grande +guerra d'indipendenza? Che si sia imboscato per viltà? Non lo posso +ammettere. Troppe prove di coraggio ha dato in ogni occasione, troppo +disprezzo ha del nemico, per grande e grosso che esso sia. + +Non c'è che una spiegazione, pur troppo, all'assenza misteriosa. Che +il gatto in Austria abbia cessato di esistere ancora prima che noi +andassimo a liberare le nostre provincie. Gli Austriaci ci chiamano +_Katzelmacher_, ma loro sono _Katzelfresser_--divoratori di gatti. +Ho assunte informazioni sul posto e ho saputo, pur troppo, di molti +casi in cui, mancando ogni altro genere di carne, della povera gente +ha dovuto mangiarsi il proprio gatto. Spero che se lo siano mangiato +piangendo, ma se lo sono mangiato. Sono gli orrori della guerra. + +Una volta nel Friuli austriaco il governo giallo e nero faceva credere +che sotto di lui si stava bene mentre sotto l'Italia si stava male. +Guardate--diceva--i vostri vicini di là del Judrio, friulani come +voi, ma italiani: loro non mangiano che polenta asciutta, mentre voi +mangiate i nostri buoni stufatini austriaci ben unti di sego! Loro si +vestono, come povera gente, di panni paesani tagliati alla meglio, +mentre voi vi vestite come signori con i vestiti fatti che noi vi +mandiamo da Vienna. Loro non parlano che italiano, mentre a voi vi +insegnano anche a parlar _per_ tedesco. Loro sono poveri e rozzi, +mentre voi siete ricchi e istruiti. + +Discorsi simili devono essersi fatti anche tra i gatti d'oltre confine +e i gatti di qua del confine quando si incontravano, nelle belle notti +di gennaio, sul ponte di Visinale. Perchè c'erano dei gatti ingenui che +alle frottole dei loro padroni ci credevano. + +Ma che trionfo oggi, per i gatti del Friuli italiano, che son rimasti +tutti vivi e sonnecchiano gustosamente al calduccino delle cucine con +l'antico cammino in mezzo, mentre al di là del confine, intorno ai +focolai economici, alla tedesca, si aggirano gli spettri dei poveri +gatti che vi sono stati arrostiti col _Kunerol_! + +Se vedeste come è tranquilla la vita al di qua del confine, nelle +buone osterie patriarcali di Manzano, di Corno di Rosazzo e di Oleis, +a pochi passi dalla guerra ma al sicuro. Fumano le granate austriache +sul Corada; dal Carso viene un brontolio di temporale che non smette +mai; di notte l'orizzonte si accende di luci misteriose, di meteore +bianche. È la guerra, sì; tremano le finestre agli spari delle nostre +artiglierie; anche qui sono molti soldati, venuti dal fronte, in +riposo: e codesti soldati raccontano quel che succede laggiù, cose +terribili e grandi; ma le raccontano tranquilli, come se tutto fosse +finito e queste fossero le loro case e intorno a questi focolari +sedessero le loro famiglie. E cantano le canzoni dei paesi lontani, e +motteggiano in dialetti che nessuno aveva mai sentiti da queste parti. + +I paesani di Corno, di Manzano, di Oleis, pensano con un brivido a +quello che sarebbe toccato a loro se, invece di fare noi la guerra +all'Austria, avessimo aspettato che l'Austria ci attaccasse invadendo +tutto questo verde piano che non si difende, se non arriviamo noi, una +volta per sempre, anche da questa parte, a prender tutte le cime dei +monti. + +Anche i gatti che sonnecchiano nell'osteria di Corno di Rosazzo, mentre +l'ostessa e le sue figliuole mescono ai soldati il vino bianco del +paese, devono pensare a qualche cosa di simile nella loro tranquillità +egoistica. + +Egoistica sì: il difetto del gatto, che pure è un animale coraggioso, +è questo: di non combattere se non è disturbato, proprio lui, proprio +nella sua casa. Il suo egoismo è un po' gretto. Non è capace di slanci +nemmeno per i gatti fratelli che sono in pericolo. I gatti friulani, +che stanno bene al di qua del ponte di Visinale, aspettano, per +passarlo, che la guerra sia finita e che gli Austriaci sieno ricacciati +molto indietro, oltre i monti che si vedono più lontani. Sono come +certi filosofi che, quando è scoppiata la guerra, hanno detto: + +--Che me ne importa? I Tedeschi non verranno mica fino nel mio studio +dove io faccio in pace le fusa sui miei libri! Vinca chi vuole: io la +guerra non la faccio.... + +Quei filosofi meriterebbero di far la fine dei gatti di Val d'Isonzo: +in padella. + + + + + Quando la gatta non è in paese. + + +Spariti i gatti, la guerra è divenuta l'orgia dei topi. + +Formicolano nelle case abbandonate, fanno i loro comodi, da padroni, +anche nelle case abitate. Topini inquieti e vivaci che potrebbero +passare anche per animali graziosi se non avessero quella lurida coda +da rettile; sorcioni figli della fogna, immondi. Banchettano, al +crepuscolo, dei detriti abbondanti che la guerra lascia dietro di sè, +gavazzano la notte per le cantine e nei solai, in turpi scorribande. +Bestie sotterranee, portano alla luce i tristi misteri che la luce non +dovrebbe mai vedere. Addentano di tutto, vivono della putrefazione. +Tutto è fogna per essi; i resti più santi che noi copriamo, anche in +guerra, perchè un giorno qualcuno verrà a piangere sulla croce che +ne segna l'ultimo riposo, sono minacciati dalla loro laida voracità. +Quando si sentono forti delle loro masse schifose, mordono anche +gli addormentati, come fossero morti. Scivolano per le trincee come +fossero state scavate per la loro vita di cloaca. Tutta questa guerra +sotterranea con i cunicoli, con i camminamenti, con le gallerie, che +hanno inventata i Tedeschi e che noi dobbiamo accettare per vincerli +con i loro mezzi, pare fatta ad intenzione dei sorci delle chiaviche. + +I Tedeschi diranno che a ispirargliela è stato il castoro, perchè +guerra di insidie, nascosto, la fa anche il castoro, e proprio, come +sapeva Dante, «fra li Tedeschi lurchi». Ma anche il sorcio di fogna +c'entra per qualche cosa. Se non altro perchè è animale più compaesano +dei nostri nemici che nostro. + +Noi non abbiamo nemmeno un nome preciso per designarlo: i Veneti le +chiamano «pantegàne», ma in Toscana le dicono talpe, come quelle altre, +anche sotterranee, ma tanto più pulite, le brave compagne del contadino +nel liberare dai vermi le radici delle piante: è chiaro che i Toscani +le hanno conosciute tardi e, forse per eufemismo, le hanno identificate +a una bestia decente. Si sa infatti che la prima grande invasione dei +sorci in Italia seguì quella degli Unni. Da queste parti, come è noto, +si affacciarono nel quinto secolo di Cristo i brutti Mongoli dalla +faccia cagnazza, scendendo qui per la solita strada dei barbari, da +queste Alpi Giulie che si devono riprendere tutte. C'è giù, nel piano, +Aquileia che dalle sue rovine illustri ripete al mondo il ricordo +di quelle devastazioni antiche. Di qui sono passati anche i sorci +di fogna. E quelli che ora infestano il terreno della nostra guerra +sono i loro degni discendenti, come là sul Carso quelli che tentano +di impedirci la strada di Trieste sono i discendenti degli Unni: gli +Ungheresi. Faremo pulizia per sempre degli uni e degli altri. + +Quanto ai minori topi, che, se vi fa piacere, possiamo per ora +sopportare in piccola quantità, provvederanno, a guerra finita, i +nostri gatti. Perchè, anche pochi, sono insopportabili. + +Un inglese in India trovò una volta un monaco, naturalmente indiano, +che viveva in una capanna tutta nera di topi; e monaco e topi si +facevano, pare, buona compagnia. L'inglese manifestò la sua meraviglia +chiedendo: + +--Perchè non li ammazzate? + +A cui il sant'uomo rispose: + +--E perchè voi li ammazzate? + +Bella risposta in bocca a un santo indiano. I nostri santi però possono +aver fatto vita comune con i cani, con i leoni, anche col porco; ma con +i topi no. Anzi furono proprio i monaci che portarono dall'Egitto in +Italia molti gatti per distruggere i topi e i sorci. Così sia. + +Perchè non tutti gli uomini hanno l'abilità che aveva il mio +attendente, di acchiappare i topi con le mani. Sicuro, Rinaldo è stato +capace di afferrare qualcuno di quei scivolanti roditori. È vero che +il topo si sentiva così sicuro del fatto suo che veniva a riposare +comodamente sul mio letto e guardava intorno con un certo luccichìo di +prepotenza negli occhietti. Rinaldo lo afferrò con una manata sicura +che fece fare alla bestiolina uno strillettino. Era troppo tardi per +dirgli: fa' a modo. + +Ho sulla coscienza la morte di un topo che forse non aveva altra colpa +che quella di voler vivere anche lui. Ma la guerra, anche la più umana, +questo diritto non lo riconosce. E per questo dobbiamo sconfiggere +l'Austria e la Germania, che hanno ucciso la pace del mondo. + + + + + Fastidi. + + +Un personaggio di Shakespeare era così sensibile che, una volta, ad +un banchetto, fece una scenata a suo fratello perchè questi aveva +ammazzata una mosca. Il fratello si scusava: + +--Ma, signore, non ho ammazzato che una mosca. + +E l'altro, sempre più irritato, a brontolare: + +--Ma se codesta mosca aveva un padre e una madre? Povero insetto +innocente, che con la sua ronzante melodia era venuto qui a tenervi +allegri; e tu lo hai ammazzato! + +Il personaggio di Shakespeare aveva in quel momento le sue buone +ragioni per dire delle stranezze. La mosca andrebbe sempre ammazzata, +se anche ad ammazzarla non facesse schifo. È una sozza bestia: quando +gli uomini hanno voluto dare al diavolo un brutto nome lo hanno +chiamato Belzebù, che s'interpreta re delle mosche. Prospera nella +sporcizia peggio del topo: in guerra, si accompagna alle sue più +tristi, inevitabili brutture. E contro la mosca non servono i moschetti. + +D'estate è un nemico che l'esercito non riesce a scacciare dalle +proprie file; la petulanza è più forte della forza. Per essa non +esistono trincee nè reticolati: se l'avversario ha nei suoi ospedali il +tifo, l'enterite, il colèra, la mosca si affretta a trasportarli nelle +nostre file. E allora la guerra diviene veramente il più orribile +sogno che l'uomo possa sognare a occhi aperti. Si rompe il quarto +sigillo dell'Apocalisse e il cavallo giallastro corre la terra. + +Perchè il ferito, per quanto soffra, ha sempre nel suo aspetto qualche +cosa di sano: la sua giovinezza è una speranza contro le ferite più +laceranti; promette di risarcire i tagli più profondi, gli strappi +più crudeli: il male è visibile, è dal di fuori. Ma il malato di +male epidemico è dentro che si sta decomponendo: la disgregazione +dei visceri si manifesta nel lividore della pelle, nel dimagrimento +che lo sfigura peggio che uno squarcio di granata. Se lo vedesse +all'improvviso così, affondato nella branda del lazzaretto, forse sua +madre stessa esiterebbe a dargli un bacio. + +Fortunatamente il più delle volte guarisce anche lui. Qualche volta +la Natura si vergogna di uccidere un soldato così, a tradimento. Ma +le mosche continuano a ronzargli intorno come desiderose di potere +da lui infettare un altro. La profilassi, che riesce ad arrestare la +propagazione del morbo, vincerebbe più presto, se potesse fermare i +voli infausti delle mosche. + +In un ospedale da campo ho visto un piantone che non faceva che una +cosa: con un fascio di foglie scacciava le mosche ronzanti intorno al +compagno ferito. Quel gesto umile, lento, ma continuo quanto il sole +nella giornata di luglio, pareva anche un gesto eroico; perchè era +materno. Il ferito aveva alta la febbre e gli luccicavano gli occhi: ma +anche per qualche raggio di gratitudine. + +Quando, non ostante tutto, il morbo è scoppiato, si impone la pulizia, +la cura del cibò che si mangia. Con qualche precauzione si può vivere +in un luogo ammorbato senza nemmeno accorgersi che c'è il morbo. Ma ci +si meraviglia che questo non sia anche più violento, a osservare la +indifferenza di molta gente--che pure ha una gran paura di morir di +colèra--verso le più facili precauzioni dell'igiene: nella loro tenace +ignoranza costoro si ostinano a pensare che anche la malattia sia, come +la ferita, questione di caso. + +I medici militari hanno da combattere, più che con i malati, con i +sani che possono ammalarsi. Meno male che i consigli igienici--che +in pace non sono che consigli--in guerra diventano ordini: dieci +giorni di prigione, con due ore di ferri al giorno, ad un soldato, +per trascurata pulizia di un accampamento, possono salvare un reparto +dal morbo minacciante. La disciplina aiuta l'arte medica a fermare la +pestilenza, anche se non può fermare i nuvoli delle mosche sciamanti da +un lazzaretto a una cucina. + +Bella cosa però se Noè nella sua arca non avesse lasciato riemergere +dal mondo sommerso anche la stirpe delle mosche, dei mosconi e delle +zanzare! + +E nemmeno, naturalmente, di altri insetti anche più piccoli e anche più +laidi. Ma evidentemente tra le punizioni dell'uomo era stabilita anche +quella di grattarsi: e in guerra più che in pace. + +La scomparsa dei parassiti segnerà un momento solenne della civiltà +umana. Un mio amico, straniero, che conosce l'Italia da molti anni, mi +assicurava di aver avuto una prova della civiltà cresciuta nel nostro +paese dal fatto che ora, nelle nostre città, si passeggia anche tra +la folla senza riportarne a casa, in qualche piega della biancheria, +qualche piccolo saltatore nero. In compenso io gli ho raccontato che di +un altro insetto, notturno succhiatore di sangue, non avevo mai fatto +esperienza nel meno lindo dei nostri villaggi, e non la avrei forse +mai fatta, prima di passare un estate in Austria. Negli interstizi del +legname che abbonda nella camera austriaca il caldo incuba le colonie +dell'odioso parassita. Il nostro soldato, che sapeva di accantonarsi +in territorio di costume austriaco, ha fatto bene a provvedersi di una +piccola arma da caricarsi a polvere insetticida. + +Sono questi i mali segreti e ingloriosi della guerra. Ma ci sono; e ne +parlano senza vergogna, tornando dalle trincee, ufficiali che in pace +erano lindi come tulipani all'alba. Perchè in trincea tutto è a comune +tra l'ufficiale e il soldato: il valore, l'onore, la pazienza, ma, +purtroppo, quando ce ne sono, anche gli insetti che non ho nominati. + +Contro i quali tuttavia può anche la disciplina. Sicuro; un ordine +opportuno e ben obbedito aiuta a vincere anche battaglie di questo +genere. In guerra si vede perchè ai soldati si limiti la libertà di +tenere barba e capelli a propria fantasia: teste rase e faccie quanto +meno barbute, tanto meglio. + +Il mio generale, che sa l'arte di vincere perchè sa quella di +comandare, non credeva indegno del suo alto ufficio occuparsi di +queste faccenduole. Quando trovava un soldato troppo trasandato +nell'uniforme e con i capelli lunghi, si fermava e lo fermava: +lo fissava e gli chiedeva il nome. Quel soldato, ritornando +all'accampamento, era sicuro di trovarsi preparata una punizione +d'ordine di S. E. in persona. + +Un generale, con i suoi soldati, qualche volta deve fare come la mamma +che mette in castigo il suo ragazzo perchè la mattina gli è parso +fatica lavarsi il collo. + +I soldati sono spesso dei ragazzi che, a lasciarli fare, si fa il loro +male. E cocciutelli alle volte, proprio come ragazzi. Quanto c'è voluto +a un nostro bravo bersagliere--buono, del resto, come una pasta--per +fargli tagliare un ciuffetto nero che il cappello portato di banda, +proprio alla bersagliera, gli lasciava in mostra. Ci teneva a quei +capelli, perchè, diceva, erano capelli «di mamma sua». Ma in guerra si +devono sacrificare le cose più care. + +E un altro soldatino fu anche più cocciuto per un suo bel pizzo +castagno. Venne l'ordine a tutto il reggimento di rader pizzi e barbe. +A rigor di termini i regolamenti permettono al soldato di portare un +pizzo contenuto in certi limiti. Ma il colonnello di quel reggimento +partiva dal principio radicale che dove non c'è più bosco le bestie +feroci non fanno più il covo; perciò via tutto il bosco: e ordinò ai +suoi soldati rasatura completa del mento oltre che della testa. + +Ma il soldatino ne fece una questione d'onore. Forse in qualche libro +aveva letto che il pizzo lo si è chiamato anche «onor del mento». E +protestò: + +--Il pizzo non me lo levo. Piuttosto mi faccio fucilare. + +Una risposta di questo genere si chiama un rifiuto di obbedienza: +mancanza che si punisce sempre, e in guerra più severamente. Così fu +che per la sua rispostaccia il soldato fu mandato al Tribunale di +guerra; una faccenda seria. Naturalmente a nessuno dei giudici passò +per la mente che fosse il caso di condannarlo alla fucilazione: ma due +anni di reclusione non glieli poterono risparmiare. + +Sappiate però, per vostro conforto, che i due anni di pena li sconterà, +caso mai, a guerra finita; e allora, se si sarà portato bene, nel pizzo +e nel resto, avrà la grazia: dopo di che, in pace e da borghese potrà +togliersi il gusto di portare in pace, la barba lunga, se gli verrà, +fino ai piedi. + +Voi mi direte che i cavalieri di Carlo Magno, barbuti, erano eroi, +quantunque le ricerche storiche che si potrebbero fare in quelle barbe +non sarebbero senza resultato: ma i legionari romani, rasati e glabri, +vinsero i Teutoni e i Cimbri dalle barbacce rosse. + + + + + «Italia detta dai giovenchi....» + + +Si vuole che l'origine del nostro nome, Italia, sia proprio questo: +paese dei vitelli. Il nome, un tempo, tremila anni fa, designò quella +estrema penisola della penisola che i naviganti dell'Oriente greco +e fenicio incontravano prima venendo a noi, la Calabria d'oggi: +poi il nome salì per tutta la grande penisola, valicò l'Appennino +con i Romani; a tempo di Giulio Cesare e di Augusto comprese anche +questa provincia che stiamo riconquistando zolla per zolla, su su, +oltre quella gran terrazza di monti che vedete sopra Gorizia, fino a +quell'ultima altura che scende a taglio netto, come uno scalino: Monte +Re. Era, tutta questa, la decima regione dell'Italia romana. + + L'Italia, detta dai giovenchi, è qui.... + +Il verso virgiliano del nostro caro e grande Giovanni Pascoli--come +sarebbe contento oggi il grande Pascoli d'essere ancora vivo a +vedere, a sperare, anche a soffrire!--mi ronza negli orecchi mentre +l'automobile si è dovuta fermare sul ponte del Visinale. Il ponte +dell'antico confine, sul Judrio, è stretto, e i lunghi traini pesanti +debbono passarlo un po' per volta per non stancarlo troppo. Anche +l'automobile questa volta si è dovuta fermare--in fila con i carri, le +prolunghe, i _camions_, i cannoni--all'imbocco del ponte, perchè lo sta +passando una processione di buoi. + +Sono tanti e tanti: fin dallo svolto della strada, in ordine con i +soldati. Vien fatto di immaginare che anche al di là, oltre quella +piccola altura da cui sbucano, tutta la pianura friulana ne formicoli: +l'Italia ha richiamati tutti i suoi buoi da tutti i suoi campi; ne +ha formato un placido esercito che si muove con l'altro esercito di +uomini e di ferro. Chi sa che qualcuno di questi fantaccini, che fino +a ieri erano contadini, non riconosca il suo vitello tra le centinaia +e centinaia che se ne concentrano nei parchi. Sono contadini anche +i soldati che guidano i drappelli bovini, i _bovars_, territoriali +anziani, di questa provincia di Udine che così fortemente sostiene i +suoi doveri di Provincia di confine, oggi tutta cinta dal fragore della +guerra. I _bovars_, alti e ossuti, nei loro cappottoni turchini, sono +rimasti dei guidatori di armenti vestiti da soldato: non hanno cambiato +mestiere; soltanto invece che ai mercati li avviano direttamente ai +macelli da campo; dietro le truppe operanti. Tranquilli e pazienti oggi +alla guerra, come ieri ai mercati. L'aereoplano austriaco può volare +sopra di loro curioso e minaccioso. Essi nemmeno alzano gli occhi a +cercarlo in cielo, tra i fiocchi bianchi dei nostri _shrapnells_ che ne +segnano la rotta. + +Placidi _bovars_ e placidi bovi. Voi direte che è per indifferenza: che +il bue non ha paura perchè non sa, non indovina che cos'è la morte fin +tanto che non è morto. E che in fin dei conti il suo destino di finire +spezzettato e cotto è il medesimo in pace o in guerra. + +Io ho un'opinione migliore del bue. Mi pare impossibile che, stando +sempre con l'uomo, a lavorare con lui, non abbia capito qualche cosa +di quello che succede. Quando dalla sua stalla ha visto partire i +figliuoli maggiori di casa, tutti insieme, e i rimasti li ha veduti +guardarsi fra loro, così seri, deve avere indovinato che qualche cosa +di nuovo stava succedendo nel podere, in tutti i poderi della fattoria. +E quando son venuti a tirar fuori dalla stalla anche lui e lo hanno +portato alla stazione, dove c'erano altri buoi e altri contadini, deve +aver cominciato a capire che il nuovo era anche grande, per gli uomini +e per i loro animali. + +Poi c'era stato il lungo, lento viaggio in treno--buoi, cavalli, +soldati: per la strada, all'incontro con altri treni, quando i soldati +si salutavano vociando, anche ad essi veniva fatto di muggire con i +musi sporgenti dalle aperture di quella stalla stretta e bassa che si +moveva. Così fino al confine, quanti incontri con buoi sconosciuti, ma +che dovevano trovarsi lì tutti per la stessa ragione! I grandi buoi +candidi della Val di Chiana, i potenti cornuti del Senese guardavano +con curiosità i più piccoli compagni rossastri del Piemonte; le razze +romagnole scoprivano per la prima volta le razze friulane. Anche nei +duri crani bovini deve essere entrata un'idea nuova, più vasta, della +loro specie: di essere molti, assai più di quanti potevano figurarsi +mentre erano vissuti nelle loro stalle disperse; e differenti tra loro, +ma, così differenti, simili, fratelli. + +Che non sien proprio capaci i buoi di sentire l'orgoglio di esser +tanti, e tutti buoi d'Italia? + + L'Italia, detta dai giovenchi, è qui.... + +Questi che, a drappelli, a plotoni, a battaglioni, stanno passando il +ponte di Visinale, vanno a morir per l'Italia. Non ridete dell'idea di +sacrificio che mi fa pensoso al loro passaggio. È un'idea ohe doveva +avere qualche mio antenato preistorico di quattro o cinquemila anni +fa. I nostri antenati mediterranei non erano in origine divoratori di +buoi come i tedeschi carnivori; erano agricoltori; nel bue vedevano il +compagno di lavoro, non la vittima indispensabile al loro appetito. +Quando lo ammazzavano, sentivano di sacrificarlo. E lo sacrificavano +infatti agli dei. Così la povera bestia moriva sì, ma per uno scopo +più nobile che non fosse proprio quello di riempir la pancia ai suoi +uccisori: questi non facevano che utilizzare un avanzo di ciò che gli +dei avevano avuto. + +Non è una macelleria ma un sacrifizio di buoi questo che noi facciamo +ora, per preparare il rancio a centinaia di migliaia di soldati. +Sacrifizio appare anche per la quantità straordinaria dei capi che si +abbattono. Noi prepariamo il pasto quotidiano di carne a contadini che +in pace, nei loro campi, non dovevano mangiar tanta carne per essere +forti contadini. Ma il contadino, trasformandosi in soldato, ha bisogno +che anche il suo nutrimento si trasformi; e le energie vive che questa +vita di fatica e di pericolo gli consuma, le ristora il buon pezzo di +carne che ogni giorno gli arriva nella gavetta di brodo. Si sacrifica +il contadino; è giusto che si sacrifichi il suo animale. L'animale si +sacrifica all'uomo, ma tutti e due si sacrificano a qualche cosa che +vale più di qualunque vita animale, di uomo, di eroe. Qualche cosa che +vive mentre noi moriamo e che è come il riflesso eterno delle nostre +vite passeggere: la Patria. + +O Italia, che ai tuoi poeti apparisti santa nella pace campestre, +Italia di Virgilio, di Garibaldi e del Pascoli, come ti riconosco qui, +oggi, a batter l'Austria con le tue dure fanterie di contadini, dietro +cui marciano, incolonnati come animali di battaglia, i loro buoi, al +sacrifizio! + + ....Vissero nei campi + i forti antichi popoli: l'aratro + il solco eterno disegnò di Roma: + l'Italia, detta dai giovenchi, è qui. + + + + + Buoi e profughi. + + +Anche questo nuovo lembo di Friuli che abbiamo riaggiunto all'altro, il +Friuli di Gorizia al Friuli di Udine, è paese di campi, di contadini +e di buoi. Le case coloniche punteggiano di bianco il verde chiaro +del piano, il verde scuro dei colli. Biade e viti al piano, viti e +boschetti in collina, e in colle e in piano alberi da frutto come in +poche altre parti di Italia: quando ci arrivammo, a giugno, pareva che +i soldati non bastassero a finire le ciliege, tante ce n'erano. + +Anche contadini ce n'erano. Non tutti, chè gli uomini fino ai +quarantacinque anni se li era portati via l'Austria a fare i soldati +in Galizia; c'erano solamente i vecchi, le donne, i ragazzi. Ma insomma +le campagne non erano vuote: le stalle avevano i loro buoi, i cortili +i loro polli. Sarebbe stata una bella cosa se si fossero potuti +lasciar tutti dove erano, far la guerra senza disturbarli dalle loro +occupazioni pacifiche. + +Ma un esercito ha bisogno di molto spazio tutto per sè; e poi gli +Austriaci avevano subito cominciato a tirar a granata sopra quelle +case, sopra quella povera gente che si ostinava ad abitarci. + +Codesti Friulani erano stati fino dal giorno avanti sudditi austriaci, +e, quantunque italiani, avevano anche obbedite pazientemente agli +antichi padroni. Sapevano che i nostri soldati non avrebbero loro fatto +male; s'illudevano che anche gli Austriaci non si sarebbero vendicati +su loro da lontano, a cannonate cieche. + +Invece le granate arrivavano, dappertutto. E tuttavia i contadini non +si movevano. Restavano lì, così intontiti che non avevano nemmeno +paura. Se una casa era sfondata da un 305, si riparavano in un'altra. +Non potevano credere che l'Austria facesse la guerra anche a loro. + +Quando si è dovuto dar l'ordine di sgombero, hanno obbedito con l'animo +straziato. Che importava loro aver salve le vite, se le case rimanevano +esposte alla rabbia del nemico? + +Sgomberi dolorosi che stringevano il cuore a quegli stessi che dovevano +ordinarli. Quanta più roba potevano, la ammucchiavano sui carri, lunghi +carri a quattro ruote a cui attaccavano i buoi: sopra, tra i fagotti, +i panieri, i secchi, si allogavano le donne con i bambini più piccoli +in collo; ma i più grandi venivano dietro a piedi, con gli occhi +smarriti come quelli dei buoi che tiravano i loro carri. Che si saranno +detti, incontrandosi, i buoi profughi, che partivano, con i buoi +dell'interno che arrivavano? + +Ad ogni paese c'era una sosta: e allora ognuno avrebbe voluto poter +ritornare indietro, a riprendere ancora un oggetto, un animale, un +altro po' della casa abbandonata. Trovavano subito chi provvedeva ai +loro bisogni più urgenti, chi li consolava dicendo che nell'interno +avrebbero avuto protezione, ristoro, calma. Ma era una tristezza +muta che non si riusciva a rincorare. Anche i bambini stavano zitti: +restavano lì dove li mettevano, fermi, svogliati. I buoi soltanto +mugghiavano lamentosamente; ma chi può dar retta al lamento di un bue +tra lo scalpitìo di tanti cavalli, il rotolìo di tanti autocarri? + +Più fortunati si reputavano coloro che riuscivano a non farsi +internare, a restarsene nei paesi vicini, da qualche parente che ci +avessero, magari senza aiuti, pur di non andar lontano. Parecchi si +allogarono in un cinematografo, e nei cortili vicini passavano le loro +giornate da zingari, a farsi un po' di polenta, a vivere della carità +che i soldati facevano loro. Tutte le donne avrebbero voluto diventar +le lavandaie dei soldati: tutti i ragazzi i loro presta servizi. + +Ma poi? Per far la guerra non ci vuole confusione, e anche dai paesi +un po' più discosti dalle trincee si sono dovuti sgombrare i profughi +ammassatisi nel primo momento. E se ne sono empiti dei lunghi treni e +si sono mandati indietro, una squadra per ogni città, dove per tutti +era pronto un ricovero, del cibo e della pietà. Bisogna sopratutto +che trovino molta pietà affettuosa questi profughi, che hanno troppo +sofferto per capire che si combatte anche per loro. Chi oggi farà +qualche cosa per essi sarà compensato poi, a guerra finita, quando +andrà a trovarli nei loro paesi riedificati, nelle loro case, un'altra +volta sicure tra il verde chiaro della valle, tra il verde vivace dei +colli. + +L'ospite conoscerà campi prosperosi e case inghirlandate di tralci: aie +ombrate di gelsi e di ontani, stalle piene di manzi e cortili pieni +di ragazzi. E di codesta gente conoscerà il sincero carattere che +non si può conoscere bene oggi che lo hanno amareggiato dalla guerra, +dopo averlo avuto guasto dal governo austriaco. La pace rinnoverà il +naturale buon umore del contadino friulano; ridesterà le «sagre» e i +balli di tutte le domeniche, e poi--finiti i balli--al ritorno, sotto +le stelle, le vecchie «villotte» paesane, così dolci anche quando +dicono pensieri di malinconia: + + 'O ai butadis tanti lagrimis + di fa' côri un biel mulin, + il mio cor si distruzève + come l'ueli 'tal lumin. + + + + + Animali da cortile. + + +Ora lungo il basso Isonzo la guerra ha fatto il vuoto dei contadini +e delle loro bestie. I buoi che hanno accompagnato i profughi fino +a Cervignano, a Palma, a Cormons, se non hanno trovato da allogarsi +in qualche stalla amica, sono stati venduti all'esercito e stanno +anch'essi sacrificandosi, nel modo concesso al bue, per la patria: le +vacche sono state requisite per gli ospedali da campo. + +Ma tutti, proprio tutti, non sono spariti. Fino a Mossa, fino a +San Martino di Quisca qualche contadino è riuscito a rimanerci, a +coltivar le sue ortaglie fra le trincee. Se glie lo permettessero, +ritornerebbero tutti a zappare la loro terra, nonostante il pericolo +di sbarbare, insieme con le cipolle, le granate austriache che si sono +interrate senza esplodere. + +Insieme con qualche vacca, abbandonata da quelli che al nostro arrivo +sono dovuti andare dall'altra parte, dietro i loro padroni austriaci, +sono rimaste parecchie galline e qualche maiale disperso. Se noi +fossimo Austriaci, li avremmo computati tra i prigionieri di guerra. + +Galline e maiali stanno bene insieme, anche per temperamento. Hanno +abitudini egualmente sudicie e pari l'avidità che le ingrassa. Ma in +questa la gallina supera forse lo stesso maiale. Il motto latino dice +che non si devono dare le perle ai porci, perchè non sono capaci di +apprezzarle; sarebbe meglio dire che non si devono darle alle galline, +che le ingoierebbero come pietre qualunque, stupidamente. Perchè è +certo che per intelligenza il maiale è un genio in confronto della +gallina. + +La stupidità della gallina è portentosa. Guardando il mondo in due +pezzi--quello che vede con l'occhio destro indipendente dall'occhio +sinistro--non deve aver mai capito più di mezza cosa per volta. E +soltanto in grazia della sua completa stupidità può alle volte parer +perfino una bestia di coraggio. Una lucertola che la fissi un po' +risolutamente basta a farla scappare: viceversa uno _shrapnell_ che +le rovescia sopra le sue novecentonovantanove pallette non la smuove: +quando vede cascar roba dall'alto, crede sempre che sia becchime +per lei. Come tutti gli sciocchi, anche la gallina ha la sua dose di +presunzione. + +Ne ho viste insinuarsi tra i cannoni di una batteria in azione: si +rincorrevano tra i serventi dei pezzi, beccavano nelle orme che le +suola dei soldati lasciavano nella terra fangosa. I grossi proiettili +giallastri, che gli artiglieri portavano correndo dai cassoni ai +cannoni, li dovevano prender per zucche. La loro incapacità assoluta +di intuire che si stava facendo qualche cosa di molto serio, e che +soltanto la serietà della cosa impediva ai soldati di allungare la mano +per tirar loro il collo, faceva dispetto. + +Altre due, in un paese semidistrutto, si erano appollaiate sul +campanile rimasto, non si sa come, in piedi. Una pattuglia dei nostri +soldati, arrampicatasi fino sulla cella campanaria, sentì starnazzare +in alto, sopra un palco morto. I soldati avevano imbracciato i +moschetti per sparare, quando si accorsero che i supposti tiratori +austriaci erano delle galline. Furono fatte prigioniere lo stesso. E +con buon diritto di guerra; perchè certo, se gli osservatori nemici +avessero scorto muoversi nella cella del campanile delle penne di +gallo, avrebbero giurato che erano bersaglieri in vedetta, e tutti i +campanili isontini sarebbero caduti vittime della doppia stupidità, dei +polli e degli Austriaci. + +Vero è che i bersaglieri considerano un dovere speciale del loro corpo +quello di evitare i possibili equivoci tra le animose piume dei loro +cappelli e quelle dei polli vagolanti. Sono impareggiabili cacciatori +di galli e di galline senza padrone. Ritornando da un servizio alcuni +ciclisti bersaglieri ne scorsero tre o quattro oltre la siepe, nel +campo: lasciate le biciclette, via di corsa dietro le galline che con +grandi strilli correvano ad infrascarsi. In quel punto il nemico, +che aveva visto del movimento, aprì il fuoco, il suo solito fuoco di +molestia: qualche _shrapnell_ e una granata, qualche granata e uno +_shrapnell_. + +Il graduato rimasto sulla strada gridava ai suoi bersaglieri che +ritornassero a inforcar le biciclette per uscire dalla zona battuta. +Ma che! I bersaglieri, allegri come ragazzi a caccia di farfalle, +rispondevano che li lasciasse fare ancora un momento. E soltanto +quando, dopo una bella corsa in lungo e in largo per il campo, ebbero +afferrate le fuggitive, ritornavano sulla strada per rimontare in +sella. Alle granate che arrivavano rifacevano il verso, miagolando come +gatti arrabbiati. + +Destino analogo è toccato ai suini erranti per i paesi vuoti. Il porco, +checchè si dica, è un animale sensibile, e, nell'assenza dei padroni, +tende a dimagrare. Trotterella di casa in casa, preoccupato, emettendo +brevi grugniti lamentosi. Qualcuno diffida dei maiali dispersi: dicono +di averne visti accostarsi per lurida fame, come un corvo o un sorcio, +a bestie morte. Speriamo che non sia vero. + +Forse per questo, in un paesello del Collio, completamente vuoto di +abitanti, fu lasciato per diverso tempo padrone un grosso maiale dagli +occhietti furbeschi. I soldati che ci bazzicavano gli avevano messo +nome: il signor sindaco. Ma poi, per quella sua fissazione a voler +rimanere in un paese sgomberato per ordine dell'autorità militare, si +concepirono dei sospetti sui suoi sentimenti politici. Gli Austriaci +dovevano averlo lasciato apposta perchè facesse la spia. E un giorno, +mi dispiace doverlo confessare, ma senza nemmeno processarlo, fu +destituito dalla carica e passato per le armi. + +Ma quando fu ucciso, non fu chiamato nessuno a contemplarlo morto, +come fece, a Nomény sulla Mosella, quel soldato tedesco che invitò la +signora Bertrand a guardare _den Schwein_, il porco, che egli aveva +sgozzato: ed era un povero vecchio di ottantasei anni ammazzato nella +sua poltrona. + + + + + Un cuculo. + + +La guerra che ammutolisce tante voci non ammutolisce i canti degli +uccelli. Nè li scaccia dalla zona di fuoco, che le artiglierie a +lunga portata allargano sempre più, se non proprio là dove l'incendio +divorante il bosco li snidi. Certo non fanno più nido gli uccelli sulla +cresta del Podgora che era, un anno fa, un bel bosco di robinie e oggi +è una sassaia rossastra. Ma nei loro voli erranti, i passerotti si +posano fin sugli orli delle trincee, per guardare curiosamente dentro. + +Rondini no: se ne vedono pochissime: uccelli che fanno casa sulla +casa dell'uomo, soffrono come uomini quando la casa è specialmente +combattuta. Invece il campo e il bosco rimangono vasti e liberi anche +dove gli eserciti li riempiono dei loro attendamenti e li scavano per +i loro ricoveri. Per quanto la guerra d'oggi, pesante e macchinosa, +giunga ad alterare l'aspetto non pur degli abitati ma del terreno +stesso, gli uccelli non debbono impressionarsene quanto noi, animali +senza volo, che raramente possiamo vedere le cose un po' dall'alto. + +Rompan le mine e grandini la mitraglia! Non se ne fanno caso; ci +sembrano abituati. Quante volte gli uccelli hanno sentito passarsi +sopra l'uragano che decima il bosco, cadere il fulmine sull'albero che +li proteggeva! Specie questi uccelli della val d'Isonzo, così spesso +tormentata dai temporali e dal vento. Forse confondono tra le burrasche +della natura e quelle dell'uomo. Come noi del resto che, alle volte, +quando il cannoneggiamento e il temporale venivano insieme, finivamo +col non distinguere i rombi. E nelle notti di estate, scorgendo i soffi +rossi dei colpi lontani dietro i colli, tante volte credevamo a lampi +di caldo. + +Nemmeno gli uccelli però devono confondere quando il bombardamento +rintrona nel sereno. Infatti, in guerra come in pace, quando il +temporale vien dalla natura, con i nembi e la pioggia, essi tacciono; +invece durante le tempeste dell'artiglieria si scostano, ma rimangono +a vedere, magari cantando, se ne hanno voglia. La loro posizione +rispetto alla battaglia è quella dei comandanti che la seguono dagli +osservatori: per lo meno fuori dal tiro della fucileria; questa +assomiglia troppo--devono pensare gli uccelli--alla molestissima +petulanza dei cacciatori. + +Ma al cannone sembrano presto abituati: i sibili delle traiettorie non +sono gran cosa per chi non pensi a quello che vien dopo il sibilo; +anche un bombardamento generale e continuo finisce con lo stancare i +nervi in modo che, dopo un certo tempo, non se ne raccoglie che una +vibrazione unica, piuttosto dentro di noi, nel cervello, che fuori. Ci +se ne accorge bene soltanto quando è smesso: ma ci sono giorni e notti +che non smette mai, e i soldati che sono in riposo dormono lo stesso e +gli uccelli continuano a cantare, al solito se ne hanno voglia. + +Ne doveva avere gran voglia quel cuculo che, un giorno di giugno, +insisteva a ripetere le sue due note interrogative da un boschetto del +Collio, mentre noi da una collina seguivamo quell'insieme di segni e di +rumori che è, vista da una certa distanza, un'azione di guerra. Faceva +_cucù_ agli Austriaci che nel suo boschetto non rimetteranno più piede, +o lodava, come nei tempi di pace, la piena primavera della bella valle? + +Anche per noi, sbucati dalle frasche del bosco al margine aperto del +colle, lo spettacolo del paesaggio vinceva quello della guerra. Lo +godevamo come in una scampagnata, prima tutto insieme e poi pezzo per +pezzo. + +A destra, il piano che si perdeva con il suo fiume nella luce verso +il mare: oltre, la linea nuda del Carso che dallo sprone di Sagrado +saliva avvicinandosi fino alle groppe schiacciate del San Michele, e +si allontanava lungo il Vipacco invisibile, verso le Porte di ferro +azzurre, lontane. Ma era anche più bello, di una grazia pastorale e +boschereccia, alla nostra sinistra, nell'ondulamento plastico dei colli +scendenti dal Corada, appoggiati alla diga calcarea del Sabotino, ai +terrazzi alpestri di Ternova. + +Così bello e così strano. Perchè proprio quei colli, freschi e ombrosi, +che con l'ultima propaggine ci nascondevano Gorizia, dovevano dare +i propri nomi alla gloria funebre della battaglia: Oslavia, Peuma, +il Podgora, il Calvario? Possibile che nei valloncelli, profumati +d'erbe aromatiche, fioriti di orchidee silvestri, si nascondessero +le batterie? Che i prati fossero scavati di trincee? Che dietro +quella collina ci fosse Gorizia piena di soldati austriaci, di cannoni +fabbricati in Germania? + +Aguzzando gli occhi si distinguevano sì e no i solchi rossastri che +zebravano il Sabotino, i tagli recisi che indicavano le abbattute del +Podgora. L'occhio si sperdeva nell'armonia delle linee e delle luci, +l'anima respirava la dolcezza pensosa della campagna in fiore. E il +cuculo, invisibile, richiamava con le due note di flauto verso un +miraggio di pace. + +Ma a poco per volta ci si convince che davanti a noi è la battaglia, +proprio la battaglia. Sotto il Calvario c'è fumo giallastro fra il +verde; è Lucinico che brucia. Fumate nere si posano, una dietro +l'altra, a ventaglio, sul Calvario; se ne sentono i tonfi sordi: sono i +nostri cannoni che tirano a sconvolgere i ripari nemici. Gli Austriaci +da questa parte non pare che voglian rispondere. Invece tutto a un +tratto piovono granate verso Sagrado, proprio sul fiume, tutte nello +stesso punto: pare che minaccino il ponte. Altre arrivano più in qua, +verso il piano, chi sa, verso Mariano. Un nostro areoplano vola sui +fianchi del San Michele: gli scoppiano intorno gli _shrapnells_ gialli +e rossi degli austriaci; di alcuni più bassi si distinguono, al momento +dello scoppio, i lampi. Anche verso Savogna e Merna tirano le nostre +batterie. Se ne sentono i colpi metallici in partenza. Davanti la +nostra collina si è alzato un _drachen-ballon_, lucente come un pesce, +al sole. Si pensa che gli potrebbero tirare e che noi siamo sulla linea +di tiro, ottimamente collocati per i colpi lunghi. Ma non ci pensa il +cuculo che continua a cantare dalle parti di Cerovo, ora che alcuni +_shrapnells_ nemici fermano i loro fiocchi sopra Cerovo Alto. + +Non si scorgono che fiammate brevi, che fumate lunghe, qua e là, sulla +lunga linea: le forze che le provocano restano invisibili. Invisibili +anche le nostre fanterie, che pure non sono lontane, mentre stringono +il Podgora. È qui che l'azione si concentra: scoppietta la fucileria, +prima a folate sparse, poi tutte insieme, come una pioggia dura. Ed +ogni tanto un rumore secco come un giro di manovella a un macinino +arrugginito: le mitragliatrici. + +Ora tutta la falda del Podgora è battuta dalle nuvole livide degli +_shrapnells_ nemici; contro le nostre fanterie che avanzano? Dunque +avanzano. E perchè non succede nulla al Sabotino? Perchè invece quei +due colpi grossi sopra il San Michele? E quel pennacchio nero che +sembra uscire dal suolo nella sella di San Martino? Ma tirano anche +verso di noi: le solite nuvolette bicolori si aggiustano sopra il +_drachen_. In questa vastità di cielo non sembra possibile che facciano +male. Paiono prove di uno spettacolo pirotecnico fuori d'ora. L'odor +della polvere? Ma qui non c'è che odor di terra silvestre e di fieno. E +il cuculo se la deve godere, indifferente come un poeta d'Arcadia; ma +più coraggioso, bisogna convenirne. + +Ora, mentre il giorno declina, le sue due note che ritornano in ogni +pausa di cannonate hanno preso un'inflessione di malinconia. Non +schernisce più gli Austriaci per i colpi mancati; piange i nostri +che sono morti mentre lui cantava senza guardare e noi guardavamo +senza vedere. Nè lui nè noi, in fin dei conti, abbiamo capito bene di +assistere a una battaglia. + + + + + Selvaggina fortunata. + + +Un'idea che devono essersi fatta della guerra gli uccelli del Collio +può essere anche questa: che la guerra è per gli uccelli un periodo di +pace. Si tira dappertutto ma nessuno tira a loro. + +La legge che vieta la caccia in tutta la zona di guerra men che meno è +violabile in presenza del nemico. Gli Austriaci non devono dire che li +scambiamo per lepri: le lepri qualche volta escono dai loro covi; gli +Austriaci no: per prenderli bisogna entrare nelle loro tane. + +Tuttavia si può ammettere che qualche volta il divieto possa essere +stato violato. Il divieto è mosso sopra tutto dall'intento di evitare +i colpi d'arma da fuoco che possono far nascere inutili confusioni. +Ma i lacci e le panie sono silenziosi. Così, in gran silenzio, +qualche polenta sarà stata mangiata con il suo classico complemento +di uccelletti; qualche lepre, come in pace, può essere morta anche in +guerra in salmì. In tale occasione un ufficiale giustamente scrupoloso +rimproverò il cuoco e rammentò che lepri era proibito ammazzarne; i +commensali convennero con lui, ma gli fecero notare che non lo avevano +invitato ad ammazzarla, ma soltanto a mangiarla. + +Il fatto è che, in grazia a quel divieto, nonostante le possibili +eccezioni, le lepri hanno prosperato e si sono moltiplicate tra le +file, si può dire, dei combattenti. Il Collio del resto non ne era mai +povero: quasi tutto il terreno che noi battiamo era anche prima terreno +di bandita: c'erano vivai di selvaggina appositamente curati. Ma ora, +come nei tempi idillici in cui l'uomo viveva in pace con gli altri +animali e gli altri animali tra loro, le lepri si sentono anche meno +insidiate ed escono con audacia nuova dai loro nascondigli. + +Un antico scrittore greco assicurava che, nelle notti di luna, le +lepri, ammaliate da quella luce, uscivano nelle radure del bosco e +danzavano: chi sa che le Fate e le Ninfe, di cui la fantasia antica +sognò le farandole notturne sotto le querci, non fossero in realtà +delle lepri? Certo è che oggi le lepri appariscono veramente a ballare +davanti i fari delle automobili. Nel cono di luce mobile che esplora +le strade della guerra balza improvvisa una figurina animalesca; +somiglia a una di quelle ombre animate che si proiettano con un giuoco +delle dita sul muro. Corre a capriole spaventate e ridicole davanti +alla macchina, ma pare non possa più uscire dal fascio di luce che +l'attrae: è una lepre che ha come un'anima di falena. Si aumenta di +velocità: la ruota davanti sta per investirla; un'ultima capriola e il +burattino animale sparisce nel buio. + +Ma anche di giorno l'automobilista, se è anche cacciatore, vede volare +molte ragioni di desiderio e di rimpianto: accanto alle siepi gli +frullano i cotorni, gli tagliano la strada i voli delle gazze bianche e +nere. L'uccellame minuto saltella e garrisce in tutti i boschetti: al +tramonto gli stornelli empiono di ilari strida i platani sulle piazzole +dei villaggi. A principio dell'autunno passano in alto le falangi delle +oche selvatiche. + +L'abbondanza di selvaggina dà a tali campagne come un carattere +di altri secoli, quando i campi, più che al sostentamento degli +agricoltori, provvedevano alle delizie dei nobili cacciatori, e il +diritto di caccia era riservato ai signori. Anche in questo l'Austria +è riuscita a mantenersi feudale: mantenendo colture e norme che +conservino selvaggina abbondante ai suoi feudatari. È tutto un paese di +feudatari questo che battiamo con la nostra guerra, sul medio e basso +Isonzo: i borghi del Collio: Dobra, Bigliana, Vipulzano, San Floriano +prendono i nomi dai castelli feudali oggi o distrutti o ridotti a più +comode foggie di ville, nelle quali fino a ieri dimoravano, con animo +di feudatari male inciviliti a godersi il bel sole italiano, generali +austriaci in pensione, nobilucci fedeli all'Austria. + +Non ci sono più e non ci torneranno. Ma come le loro ville sono sicure +in mano nostra, così i loro parchi e le loro riserve da caccia. Al +Bosc, sopra Capriva, i fagiani continuano a vivere in pace la loro vita +elegante di galline di alto bordo. Se qualche colpo di obice è arrivato +a sfrondare le loro macchie, non se ne dolgano con gli artiglieri +austriaci; non miravano mica a loro, aristocratici gallinacei di covata +austriaca; miravano invece ad un ospedaletto da campo, italiano, lì +vicino. + +Neppure le nostre artiglierie si sono proposte di disturbare i caprioli +quando hanno tirato oltre Gorizia, sul parco di Panoviz. Hanno +semplicemente risposto alle artiglierie nemiche che tirano dai giardini +pubblici di Gorizia, divenuti fortezze. Poveri caprioli, così graziosi +e mansueti, quando si affacciavano a guardare stupiti dal margine del +bosco, sulla strada che per Val di Rose va ad Aisovizza! Così dolci +nel ricordo anche quei colli d'oltre Isonzo, San Marco, i Rafut, Monte +Corona, fraterni a questi che teniamo sulla destra del fiume, tutti +figli ridenti dell'unica madre Alpe Giulia! + +Anche là oltre frondeggiano recessi di poesia pastorale, e i caprioli +domestici vi si aggiravano, eleganti come gazzelle. Ma oggi dove +saranno? Tutti quei luoghi di delizia sono labirinti di trincee +austriache: è lì che hanno preparato le loro difese di seconda linea i +nemici, ben sicuri di dover presto abbandonare le prime. E dietro ce +ne sono altre e altre ancora, su per la Valle del Vipacco, sino a Monte +Re. Non si può negare che alla loro ritirata gli Austriaci non abbiano +pensato per tempo. + +I caprioli--quelli che non saranno finiti alle mense del generale +Boroevic--a quest'ora devono essere scappati lontani. Nei boschi di +Plava una notte una nostra sentinella dette l'allarme: dalle trincee +nemiche doveva essere uscito qualcuno, che frusciava nel fogliame. +In fatti, a salti disperati, si vide entrare nelle nostre linee un +disertore austriaco inconsueto: un capriolo. + +Erano tutti luoghi di diletto per l'Austria queste provincie italiane +che i nostri soldati le stanno faticosamente strappando; si capisce +che se le difenda con le unghie e con i denti. Senza le provincie +italiane, l'Austria rimarrà più povera; ma anche più brutta. Oltre +questi monti c'è ancora bellezza di natura; ci sono valli amene, +boschi, campi, giardini. Ma sono diversi: li attrista un non so che di +aspro e di freddo; nei versanti settentrionali delle Alpi la natura più +ricca sembra nascondere una segreta povertà. + +Qui, intorno a Gorizia, nelle ville meriggianti tra boschetti di tutti +gli alberi e giardini di tutti i fiori, le stirpi ultramontane stanno +perdendo un troppo comodo soggiorno altrui. La guerra, che sul Carso +non ha avuto da vuotare che pochi villaggi, più poveri dei macigni tra +cui si nascondono, qui divampa tra dimore di delizie. E pare anche più +tragica nel contrasto. + +Quando per caso il cannone tace, pronta ci sorprende l'illusione che +qui la guerra non possa esserci: che anche noi ci siamo venuti per +tutt'altra ragione, a fare qualche altra cosa. + +Che poteva esserci in quel plico suggellato che di notte ho portato ad +una villa tutta avvolta di fronde? Un ordine di operazioni, una cosa +molto seria; una sentenza di morte per qualcuno che deve eseguirlo; +un messaggio di dolore per molta gente che non ne saprà mai nulla. +Pareva così strano di averlo a portare proprio in quella villa felice; +scendere a quel ricco cancello, far stridere la ghiaia fina di quel +giardino, aspirare quel profumo di gelsomini. Quanti ce ne dovevano +essere in fiore nelle dense spalliere che si intravedevano nel buio! I +carabinieri montavano la guardia in un _berceau_--da queste parti lo +chiamano _gloriette_--di gelsomini. + +Un piantone ci guida in silenzio ad una sala che si indovina +lussuosa, fatta per i piacevoli convegni di gente ricca e fastosa. +Si consegna il plico a un ufficiale di servizio; un saluto e si +scende, rapidi e silenziosi, uno scalone di gala: e si ripensa che +quell'ordine--letto--si sta suddividendo in altri ordini che già +corrono per fili invisibili ad altri uomini che ascoltano gravi e per +quelle parole ascoltate si preparano a morire. La guerra sembra anche +più straordinaria in questi parchi che in sogno rivedono le luminarie +spente, riodono le musiche taciute di notti festanti. Possibile che da +un momento all'altro arrivi fin qui un sibilo, e uno schianto feroce ne +deformi l'architettura signorile? + +Un'altra volta scricchiola la ghiaia fina sotto i nostri stivali +pesanti: e, nel silenzio profumato dei gelsomini misteriosi, strillano +improvvise le strida rauche dei pavoni. Domani battaglia. Che ne +pensano i pavoni belli, vani e stupidi come galline? + + + + + Trasfigurazioni. + + +Dice il Corano: «Non vi è specie di bestia sulla terra nè di uccello +che voli con le sue ali che non sia un popolo simile a voi». E i pesci? +Che il profeta li abbia ritenuti troppo dissimili da tutti gli altri +animali, troppo freddi e troppo voraci, per essere aggregati alla +ideale comunità dell'universa vita vivente? + +Gli Austriaci proprio nei pesci credono di aver finalmente trovato il +popolo che li somigli. E non mica soltanto nei pesci-cani. + +Infatti, quando la _Garibaldi_ affondò silurata nell'alto Adriatico, +un giornale di Vienna espresse la soddisfazione austriaca con questo +pensiero delicato: «Quest'altro anno speriamo di mangiar grasso il +pesce dell'Adriatico; noi gli procuriamo buon nutrimento di marinari +italiani». + +Fortuna che i pesci dell'Adriatico non leggono i giornali di Vienna. + +No, quel mare non è stato mai propizio alle fantasie dei pirati +affamati. I nostri morti non vi giacciono preda alla voracità dei +pesci: nei fondi glauchi del nostro mare c'è pietà e gloria per tutti +i morti degni di gloria o anche soltanto di pietà. Avvengono laggiù +incanti e trasfigurazioni, come quella con cui il buon silfo Ariele +consolava Ferdinando dopo il naufragio in cui suo padre era scomparso: + +«Egli giace molte braccia in fondo: le sue ossa sono diventate +coralli: sono perle quelli che furono i suoi occhi. Niente di lui è +sparito invano: ma la forza del mare lo ha trasfigurato in un miracolo +prezioso». + +E gli stessi pesci, voraci e, stupidi, non sono tutti stupidi e voraci +come se li figura a sua immagine un giornalista viennese. + +Io so di un povero pesce dell'Isonzo che fu cortese con un nostro +povero soldato. Forse nella forma di quel pesce guizzava lo spirito +delicato di una creatura divina, una Naiade d'Italia, ma la sua +apparenza non era che quella di un barbo, il _barbus plebeius_ dei +naturalisti. + +Mentre nuotava fra due acque, sotto Gorizia, il pesce vide venire a +sè una forma umana, goffa e pietosa. Era il cadavere di un soldato +italiano, ucciso verso Tolmino, ad Aiba, tentando con pochi altri di +traghettare l'Isonzo sotto il tiro incrociato degli Austriaci. Era un +volontario ed in guerra era venuto con un'idea soltanto: vedere Trieste. + +Nato in Sicilia, non era mai uscito dalla sua isola: di Trieste non +sapeva che il nome, ma il solo nome della città lontana gli aveva +suscitato in cuore un'idea favolosa ed appassionata. Per lui, se +l'Austria non rendeva Trieste all'Italia, era perchè Trieste non era +una città come tutte le città, anche le più belle, anche Palermo: +doveva essere qualche cosa di assai diverso e di più. Come se la +figurasse, naturalmente non sapeva dirlo nemmeno a sè stesso: appunto +per vederla come era, soltanto per questo, era andato volontario a +prender Trieste. E andandoci, di una cosa era certo: che, quando +l'avesse vista, ci fosse arrivato anche un momento, non gli sarebbe più +importato morire. + +Strada facendo, via via che si avvicinava al confine, il miraggio si +era fatto sempre più attraente. La sua Sicilia gli svaniva rapidamente +dal pensiero. Non sentiva, come i suoi compagni, la nostalgia di chi si +allontana da casa, ma l'ansia di chi si avvicina ritornando. Gli pareva +proprio di tornarci a Trieste, lui che non c'era mai stato. + +E un giorno, che il suo battaglione in marcia sostò sul Corada e il +suo capitano gli indicò laggiù laggiù, oltre la gola di Salcano, nella +caligine dell'orizzonte libero, una sfumatura più chiara e gli disse +che quello era il mar di Trieste e che quella era la costa di Trieste, +il volontario siciliano provò una tal gioia che gli venne da ridere e +da piangere al tempo stesso. + +Aveva sentito dire che da Monfalcone e da Gorizia non si poteva +passare; non dubitò che la strada buona fosse quella dei monti a cui +era arrivato il suo reggimento. Trovatala, si sentiva di poterci +arrivare per di là, lui e i suoi compagni, come nulla. Non poteva +capacitarsi che, prima, bisognava aver vinto tutta la guerra, perchè +le difese austriache di Trieste erano già quelle posizioni in cui il +nemico si asserragliava davanti a lui, subito oltre il fiume fluente +glauco ai suoi piedi. + +Perciò, quando venne al suo reggimento l'ordine di tentare anche lì il +passaggio dell'Isonzo, gli parve l'ordine più naturale e più facile. +Si offrì e fu chiamato a passare uno dei primi in un barchetto. Fu +colpito mentre metteva piede sull'altra riva e cadde morto nel fondo +del fiume. + +Soltanto sotto Salcano, alle porte di Gorizia, risalì a galla. E con il +morto risalì la sua anima, che pareva non potesse staccarsene, mentre +la corrente lo spingeva da un ponte all'altro verso la foce. Il povero +morto nulla sentiva più, ma l'anima vicina sentiva e soffriva ancora +per lui: rabbrividiva a ogni contatto, temeva nuove offese al compagno +che non poteva più difendersi: tronchi d'alberi, rottami d'armi, mine +galleggianti, altri cadaveri scendevano con loro per la corrente. + +L'anima era ancora smarrita tra la vita di prima e quella di poi: +cercava la via del suo destino eterno. Ma prima di spiccare il +volo, un dovere la soffermava: comporre il compagno morto in riposo +tranquillo; ci doveva essere a qualche svolto del fiume una cavità +riparata dove lasciarlo sicuro almeno dalla voracità dei pesci. E +un'altra volontà ancora l'anima conservava dal momento che il colpo +mortale l'aveva staccata dal corpo: la volontà stessa che aveva +condotto il volontario a morire lassù: vederla, finalmente, la città +per cui era morto. + +Ma come arrivarci, ora che la corrente inesorabile lo spingeva da una +sponda all'altra, per fermarlo forse nella fanghiglia di un canneto? +Già il fiume, scendendo, mutava aspetto: le rive non erano più cigli +sassosi ma argini bassi; il letto si allargava tra greti di fango e di +ghiaia. + +Fu qui che il barbo dell'Isonzo si mise a nuotare di conserva con il +soldato morto che l'anima staccata non aveva più forza di governare; +nemmeno di scostarlo dal pesce in cui sospettava qualche mala +intenzione. Ma il pesce muto l'assicurava. Aveva compreso il segreto +desiderio dell'anima e, per aiutarla, prese esso il governo del funebre +corteo fluviale; con la forza miracolosa di una creatura incantata lo +guidò fuor degli incagli per una via che esso sapeva. + +Erano arrivati alla confluenza del Vipacco. Fucilate disperse +sbattevano ogni tanto sul pelo delle acque: in alto filavano ronzii +di obici: le sponde del fiume rintronavano di tonfi sordi. Il corteo +del morto e della sua anima deviò dietro il pesce esperto dei luoghi; +presto l'anima si accorse, fra rive più anguste, di rimontare una +corrente: dapprima era un'acqua torba piena di detriti, ma poi limpida +come di ruscello alpestre, mentre intorno diminuiva il rombo tormentoso +delle cannonate. Passarono sotto mulini fermi, in acque sempre più +nitide, fino a un gorgo profondo in cui si immersero lungamente. Era +quella la tomba smeraldina destinata al soldato morto prima di vedere +Trieste? + +Quando ne uscì, l'anima non vide più la luce dell'aria e l'azzurro del +cielo, ma sopra di sè l'arco di una vasta grotta che una luce debole +ma diffusa rischiarava lievemente di riflessi opalini: le acque su cui +navigava erano cupe, striate da guizzi di argento. + +Il barbo non c'era più; invece guida era un sottile natante roseo e +trasparente; così trasparente che ogni tanto, contro la poca luce, se +ne distingueva, sotto le carni diafane, il cuore pulsante. Il pesce era +divenuto uno spettro di pesce: un proteo. Ed anche il corpo del morto +era divenuto laggiù un'altra cosa. La forma umana si era riplasmata in +una sostanza medusea; il volto serenato aveva preso un pallore ialino +su cui la fosforescenza delle grotte accendeva erranti fuochi di opale. +Il morto e la sua anima vagavano nelle grotte del Carso, in quelle +profondissime, inesplorate e inesplorabili, dove il travaglio delle +acque e delle Fate ricompone in gemme splendenti i detriti opachi del +mondo. + +Nel silenzio della tomba incantata scivolavano senza gorgogli le +acque lisce dei fiumi ciechi; laggiù erano le polle secrete che, +pullulando in alto, nelle grotte note anche ai geologi, fanno crescere +misteriosamente le fiumane del Timavo e della Piuca. + +Vennero a una sponda declive contro cui il corpo del morto si fermò +dolcemente. Anche il proteo era sparito. Una albasia verdina schiariva +appena il luogo: ma il bagliore fioco rivelava tutto intorno una +pomposa architettura di diaspri, di malachiti, di ametiste: occhi di +rubino accendevano gocce vive nell'ombra degli archi senza fine. Era +un tempio di colonne portentose che salivano nel buio verso una vôlta +invisibile. Mai alcun imperatore ebbe tomba così profonda e così ricca. +Qui l'anima si staccò dal suo compagno con un ultimo addio e salì per +il buio, lieve, lungo le colonne, in alto. + +Quanto durò quell'ascensione di farfalla notturna? Già per un pozzo +aperto scorgeva sopra di sè il cielo di un turchino cupo. Ormai non +aveva più bisogno di chi la conducesse; il cielo stesso la aspirava +lentamente fuori della cavità sotterranea. + +Quando fu sull'orlo del pozzo, per un istante ancora sulla superficie +della terra, volse intorno un ultimo sguardo. Sotto la balza +dell'altipiano una città chiara si stendeva lungo un mare pallido. +Era l'alba e la città non aveva voci: pareva addormentata in un sonno +pesante da cui non potesse sciogliersi: le sue piazze quadre erano +come vuotate da un incantesimo che vi avesse sospeso la vita. L'anima, +trasvolando, pregò Dio che rendesse presto alla città assopita nel +dolore la gioia del risveglio nei mattini pieni di luce e di opere. + +La salma del volontario siciliano, composta negli ipogei del Carso, +ebbe un sussulto di gioia poichè la sua anima aveva veduto Trieste, +proprio sopra la sua tomba, ricca e profonda come nessuna tomba +imperiale. + + + + + Piccioni sospetti. + + +Rientriamo nelle nostre linee. + +Quella di passare, in guerra, dalle linee di un esercito dentro +quelle dell'altro non è impresa facile. Nemmeno per chi avesse la +turpe intenzione di disertare: alla partenza facilmente lo arriva +la schioppettata nella schiena di chi lo ha visto partire; prima +dell'arrivo gli può venire incontro quella del nemico che non sa con +quali intenti il disertore venga a lui. + +Se dalle file nemiche filtrano ogni tanto nelle nostre i disertori +austriaci, bisogna pur credere che la vita sia tra loro meno +sopportabile della morte. Ce ne sono stati di quelli che, per uscire +da codesto inferno, di notte si sono buttati nelle acque gelide +dell'Isonzo, e, passatolo a nuoto, hanno atteso l'alba appiattati nei +canneti, per venire ai nostri avamposti a rendersi prigionieri, zuppi e +congelati. + +Chi sa quanti soldati austriaci si dolgono amaramente di non avere +imparato a nuotare! E quanti altri, chiusi nelle gabbie fortificate +delle loro trincee, canticchiano rabbiosamente la vecchia canzoncina: + + Se fossi un uccellino e avessi l'ale.... + +Se avessero le ali molti non mancherebbero di spiegarle per fare un +bel volo verso le gabbie che li attendono in Italia, attraenti gabbie +a cui non manca il becchime. Alcuni prigionieri austriaci hanno avuto +perfino l'onore di essere allogati in quella che fu la prigione del più +grande imperatore latino: la villa di Napoleone, nell'Elba solatia e +pensosa. + +Non credo però che, prendendo forma di uccelli, i disertori +dell'Austria vorrebbero prender quella del piccione. Tra i volatili, in +guerra, il piccione naturalmente è il più sospetto. Iniquo destino, a +cui non pensava dovessero soggiacere i suoi discendenti la colomba che +portò a Noè il ramicello di olivo, segno di conciliazione e di pace. +Oggi tra i combattenti la comparsa di un piccione è interpretata in +tutt'altro modo. Tutti i colombi, i più candidi di dentro e di fuori, +portano la pena di una loro famiglia giustamente diffidata: qualunque +colombo, in guerra, è fortemente sospetto di essere viaggiatore. E non +è il tempo più propizio per viaggiare tra frontiere nemiche in tempo di +guerra. + +Trattandosi di piccioni, non è il caso di interrogarli, e magari +convincersi che le loro intenzioni erano pure. E poi non bastano +nemmeno le intenzioni: per viaggiare in zona di guerra ci vogliono +dei passaporti molto autentici. I piccioni, che non li hanno, cadono +sotto la sanzione dei bandi che regolano la circolazione nei paesi +guerreggiati: la pena più leggera che può toccar loro è quella di +essere internati. E per lo più si internano in qualche cucina in cui +subiscono le estreme conseguenze della loro imprudenza. In tal caso +non riman loro che la speranza di esercitare una postuma rappresaglia +opponendo ai denti dei commensali una resistenza tenace. + +Vittime innocenti talvolta. Ma come si fa? Lo spionaggio è un'arte in +cui i nostri nemici sono tutti grandi artisti. Anche in tempo di pace +qualunque viaggiatore tedesco o austriaco era sempre un po' piccione +viaggiatore. Ora anche il giusto, se c'è, può pagarla per il colpevole. +Vuol dire che, in seguito, chi vorrà non essere mai sospetto, si +guarderà dal nascer tedesco, o, nascendo tedesco, non escirà più dalla +sua colombaia. + +Sospetti che salterebbero nell'occhio anche della polizia più +distratta. Come si fa a spiegarsi che in una casa occupata da +un comando militare un bel giorno appaiano, ospiti nuovi, una o +due dozzine di piccioni sconosciuti? In quella casa può esserci +rimasto ancora il casiere del padrone di prima, un austriaco della +più bell'acqua. Mettiamo che il vecchio casiere non abbia nessuna +intenzione di attaccare agli zampetti dei piccioni alcun messaggio +furtivo. Tanto meglio: così, facendo sparire i piccioni appena +arrivati, si evitano anche al buon vecchio Johann o Franzele i disturbi +che legalmente gli potrebbero toccare. + +Tanto, i piccioni corrono il pericolo di fare la stessa fine anche +ritornando nelle linee austriache. L'aneddoto è vero, e avvenuto +qualche anno fa, quando l'esercito e la marina dell'Austria si +preparavano a dare all'Italia quello che oggi ricevono. Un tenente di +vascello, aveva avuto la missione di uscire con una torpediniera da +Sebenico, navigare verso Ancona e di qui dare il volo ai piccioni +viaggiatori che teneva in gabbia. Senonchè codesto tenente aveva delle +ragioni sue particolari per amar poco lo Stato che serviva, e d'accordo +con i marinai, che erano Dalmati, quando era uscito dalle isole si +fermava lì e, tolti i piccioni dalle gabbie, li passava al cuoco che +ne componeva per l'equipaggio un eccellente risotto. Da Sebenico il +comando si meravigliava di veder ritornare troppo pochi piccioni: +l'ufficiale rassicurava i suoi superiori spiegando loro che nelle acque +di Ancona c'erano di gran falchi marini.... + +Pur troppo il piccione per tradizione è animale messaggero: e pochi +proverbi sono falsi come quello che il messaggero non porti pena. + +D'altra parte, se il sospetto è in guerra sempre legittimo, la +giustizia e il buon senso anche in guerra valgono a dileguarlo. Il +sospetto che non vuol ragionare è indizio di cattiva coscienza. Erano i +Tedeschi che, invadendo il Belgio, se trovavano danneggiata una linea +telefonica, fucilavano i borghesi trovati vicini «fossero colpevoli o +no», come stampava il maresciallo von der Goltz nel suo proclama del 5 +ottobre 1914 a Bruxelles.... + +Noi, se abbiamo potuto lì per lì prendere qualche equivoco, siamo stati +felici di riconoscerlo pubblicamente. + +Sui primissimi giorni della guerra, un reparto dei nostri soldati +entrava in un paese abbandonato dal nemico. Poco dopo, proprio sulla +piazzola dove i soldati si erano fermati, arrivarono alcune granate. +Contemporaneamente, da una finestra che guardava verso le linee +nemiche, qualche soldato aveva creduto di scorgere un telo bianco +che si agitava, come segnalando. C'era infatti, attaccata ad un ramo +d'albero, una specie di bandiera bianca. I soldati salirono nella casa +e sorpresero una donna proprio dietro la finestra da cui si agitava il +telo. La arrestarono. Pochi giorni dopo le fu fatto il processo. La +donna, una bella figura di popolana intelligente, si difese con quella +sicurezza che solo può dare una coscienza tranquilla. Fece osservare la +bandiera incriminata; in alto, dove il telo bianco era annodato al ramo +che gli faceva da asta, c'erano legati due straccetti di colore, poco +più che due nastri, l'uno rosso e l'altro verde, o quasi. Con i ritagli +che aveva trovato nel suo cassettone di contadina, lei s'era ingegnata +di fare qualche cosa che avrebbe inteso di essere un tricolore +italiano. Era vero: ora, sventolata nell'aula del tribunale, veramente +un'intenzione di bandiera si riconosceva in quella combinazione d'un +ramo di gelso, di un lenzuolo e di due fazzoletti di colore: la +innocente aveva vinta la causa. + +Non solo fu assolta, ma poi i giudici militari, l'avvocato fiscale, +gli ufficiali presenti si fecero intorno a lei commossi, lodandola, +consolandola. Quando si è condannato un reo si può uscire sereni, ma +quando si è reso giustizia a un innocente si esce felici. E due volte +felici da un tribunale di guerra, in territorio tolto al nemico. + + + + + Colombe e «Tauben». + + +Pur troppo c'è da temere che in avvenire non si potrà parlare mai più +dell'innocenza della colomba. Colpa dei Tedeschi che hanno rovinato +tante cose buone e anche tante oneste riputazioni, cominciando dalla +loro. Ma perchè anche quella della colomba? Perchè chiamare _Tauben_, +colombe, i loro aereoplani assassini? + +Meno male quando li chiamano _albatros_, uccelli di tempesta; +quantunque si è potuto osservare che tutti i loro velivoli, quando +tira vento forte, poco si fidano di volare: siano Albatros, Etrich, +Aviatik, o i cari _Tauben_. I quali tutti poi, all'ingrosso, visti da +terra, presentano la medesima figura di uccellacci da rapina, falchi e +non colombe. Caso mai, qualche volta, guardati contro la luce, quando +nel virare si sbandano, mostrano luccicori da coleotteri: e anche +il volo hanno rigido e ronzante come mostruosi cervi volanti. Ma se +vogliamo paragonarli ad uccelli, per via dei piani che hanno piegati +e smussati come ali, non v'è da uscire dalla famiglia dei falchi e +dei gheppi. Ai quali somigliano veramente quando filano e incrociano +minacciosi sui paesi, come uccelli di rapina sui pollai e i pulcini. +Sono tristi e neri; debbono parere uccelli del malo augurio ai soldati +del loro stesso campo. Certo anche gli Austriaci, quando vedono +passare sulle loro linee gli aereoplani nostri, non debbono in cuor +loro benedire chi ha inventato l'aviazione; ma devono riconoscere che, +in sè, gli aereoplani italiani non sono lugubri come i loro. L'ala +verde e l'ala rossa dei nostri apparecchi fanno pensare piuttosto a una +grandiosa libellula meccanica; o più precisamente non fanno pensare ad +altro se non ad un aereoplano che tiene ad essere ben visibile, che non +vuoi lasciar dubbio sulla sua qualità di nemico quando vola sopra gli +accampamenti nemici, e li osserva e li fotografa e fa tutto quello che +deve fare un aereoplano in guerra. + +Molte azioni di buona guerra può fare l'aereoplano esploratore, con +vantaggio del suo esercito e suo proprio pericolo; dunque da guerriero +e non da assassino. Quella di gettare a caso le sue bombe sulle piazze +affollate è la più odiosa, ma anche la più facile; il bersaglio è il +più largo e il solo che non si nasconda. Impresa non dissimile dalla +cattiveria del ragazzo crudele che si diverte a buttar paglia accesa +sopra uno stuolo di formiche intente al lavoro, per il gusto di vederle +sbandarsi da tutte le parti. Ma nel moto del formicaio sbandato rimane +sempre qualche formica che si divincola accanto a qualche compagna +stecchita. E nella piazza, quando è dileguato il fumo della bomba +scoppiata, anche il bombardiere austriaco deve scorgere dei punti neri +che non si sono mossi, che non si moveranno più. È possibile che un +giorno quel bombardiere racconti ai suoi figliuoli che questa è stata +la sua parte in guerra: ammazzare dall'alto, quasi dal sicuro, dei +borghesi, delle donne, dei ragazzi? + +Ma egli sperava di ammazzare dei soldati, possibilmente degli +ufficiali, dei comandanti, perchè la guerra che fa l'aereoplano--così +pretendono gli Austriaci e i Tedeschi--è specialmente una guerra contro +i comandi. Ragionamento simile a quello degli anarchici criminali che +tirano una bomba nella folla, facendo finta di credere che volevano +soltanto uccidere un sovrano o un ministro. Così ragionano e fanno +Austriaci e Tedeschi che hanno fatto la guerra per vendicare--hanno +detto--un loro principe assassinato da un anarchico serbo: ma Gabrilo +Princip non sparò sulla folla: cercò le sue vittime sole e non fallì il +segno. + +L'aviatore tedesco e austriaco invece tira ai comandi sapendo di +colpire qualcun altro; e più spesso non tira ai comandi, che non sa +dove sono, ma sulle piazze dove vede che gente c'è. + +Questa gente--si pensa--dovrebbe ripararsi quando compaiono i tristi +mosconi della morte. Dovrebbe, ma spesso non lo fa. E si capisce che +non lo faccia, perchè l'idea che veramente un uomo voglia in quel +modo, a freddo e a casaccio, ammazzare qualcuno, chiunque, non un +soldato nemico, è un'idea contro natura a cui gli uomini non riescono +ad abituarsi. È troppo nuova nella sua ferocia. E la gente rimane, +guarda curiosa: innocentemente sarebbe disposta ad ammirare l'uomo che +vola, tranquillo fra i lampi degli _shrapnells_. Su codesta ingenuità +ammirativa del nostro popolo per ogni forma di coraggio e su l'errore +antico che coraggio significhi anche lealtà, devono contare gli +aviatori nemici che tirano bombe sugli abitati. Tirando sono sicuri +di non colpire nè stazioni, nè depositi, nè comandi, ma di ammazzare +qualche innocente, sì. La maledizione li perseguita e fa che ogni loro +colpo sia un assassinio più bestiale. Le loro vittime--è un destino che +non sembra casuale--sono state per la maggior parte donne e fanciulli. + +Io non potrò vedere mai più un _Taube_ senza pensare alla strage di +casa Donda. Su Cormons gli aereoplani austriaci venivano tutti i giorni +più volte al giorno a spiare. La popolazione borghese non se ne faceva +caso; chi era in casa ci rimaneva, chi era fuori restava fuori; le +donne che prendevano acqua alla fontana di piazza alzavano appena la +testa quando le batterie antiaeree ne segnavano l'arrivo con i loro +colpi. Fra quei colpi, l'aereoplano non aveva voglia di trattenersi. + +Così alla sfuggita qualche bomba l'aveva già tirata, ma verso la +stazione o su qualche parco vicino; non aveva fatto che qualche buca +in terra, qualche falciata nell'erba. Soltanto una volta con una +scheggia aveva riferito un ferito che attendeva nel treno della Croce +Rossa fermo. Quel mattino però l'aereoplano pareva più insistente; era +passato e ripassato, tagliando il paese proprio in mezzo. Un momento +ognuno lo vide al proprio zenit; era così basso che se ne distingueva +il ronzio duro del motore. Mirava sulla piazza, facile mira. Si udì uno +sfrigolìo, poi uno schianto e del fumo dietro il muro. + +Aveva colpito sì questa volta, nel giardino di casa Donda. Le schegge +erano saltate oltre il muro del giardino sulla casa dall'altra parte +della strada, a cinquanta metri; una era entrata per una finestra senza +far male a nessuno. + +Nel giardino invece aveva colpito in pieno; sei uccisi di un colpo, +schiantati come la granata che li aveva schiantati. C'era una mamma con +i suoi due figliuoli e un nipote: c'erano un vecchio ed un carabiniere +che si erano riparati sotto un platano frondoso. La bomba era +precipitata tra i rami, stritolandoli; era scoppiata ai piedi dei sei +raccolti lì: il loro sangue era schizzato lungo il tronco del platano +come se la bomba fosse stata caricata a sangue. + +Non volli veder altro: ma vidi correre gente impazzita, ma sentii +urla--oh! non erano i colpiti che urlavano!--, ma ho sempre negli +occhi un ragazzo, un cugino, che piangeva piangeva mentre un +carabiniere lo teneva sotto braccio perchè non vedesse, non cadesse +per terra. Furono portati lenzuoli e gettati su quella povera carne +lacerata. La mamma ed i bambini erano tutta la famiglia di un uomo che +in quel momento era fuori di paese: quando ritornò, i cadaveri erano +stati portati via. Nel giardino dei suoi bambini non c'era che una buca +piena di calce e calce sull'albero senza rami, e calce da per tutto, +che non si vedesse tutto quel sangue. + +La guerra è la guerra--ghigna un tedesco--e, stupido anche nella +ferocia, chiama i suoi aereoplani colombe. + + + + + Il falco e la colomba. + + +Volerà ancora la colomba della Pace sulle case degli uomini degni di +vivere in pace; ma per salvarla c'è da dare ancora al falco della +guerra quanto sangue ci vorrà. + +Così ammonisce l'antichissimo mito che la sapienza umana degli Indiani +fermò nel canto universale del _Mahâbârata_. + +Era il tempo che gli uomini e gli altri animali, non ancora dimentichi +delle origini comuni, vivevano sulla terra, ospiti di uguale diritto, +e parlavano insieme delle necessità comuni e della giustizia che ne +equilibra i contrasti. + +Il re Uçivara, savio e magnanimo, sedeva nel parco silenzioso quando +una colomba gli volò in seno, con volo spaventato: la inseguiva un +falco dal becco forte e dalla fronte bassa. La colomba chiuse le ali +tremanti sulle ginocchia del re, implorando salvezza. Il falco infatti +si fermò senza ghermirla, ma prima che il re lo avesse scacciato, +cominciò a parlare: l'uccello da preda aveva anche una sua certa logica +di bestia sofista e disse: + +--Re Uçivara, io so che tu sei giusto e vuoi mantenere la tua fama di +giusto. Ora, per pietà verso codesta colomba, commetti, un'azione di +grande ingiustizia. Per non privare costei della vita, tu privi me del +cibo che mi è destinato. Poichè è legge divina che i falchi mangino le +colombe. + +Rispose il Re: + +--Ma è anche legge divina che chi implora salvezza la trovi sulle +ginocchia del giusto. + +Oppose il falco, ghignando negli occhi malvagi: + +--La legge a cui m'appello è la legge della necessità. Necessità vuole +che tutti gli animali viventi abbiano il loro cibo. È natura dei +falchi procurarselo con la forza del volo e degli artigli che hanno +infinitamente più robusti dei colombi. Tutti abbiamo diritto di vivere. + +Il re Uçivara forse aveva voglia di rispondere che, nel caso speciale +del falco, non ne vedeva la necessità; ma poichè, come i veri giusti, +era propenso a riconoscere anche le ragioni dell'avversario, rimase +un po' turbato da codesto argomento, che il falco, abile nei sofismi, +rinforzò passando dall'aspro al flebile: + +--Di certo, perchè lasciandomi morir di fame, non morirei soltanto +io; resterebbero soli, senza cibo e senza difesa, mia moglie e i miei +figli. Anch'io ho nella rupe una buona compagna che tien caldi i +nostri cari falchetti. Io li amo come tu ami i tuoi figli. Perchè vuoi +lasciarmi morire? + +Il Re, pietoso, mentre accarezzava la colomba accoccolata sulle sue +ginocchia, pensò di dover giustizia anche alla fame feroce del falco e +dei suoi falchetti. Perciò gli venne un'idea: + +--Hai ragione. Ma tu potresti mangiare anche un altro cibo. Io te ne +darò, dimmi quale; lo avrai. + +--E sia; accetto un compenso per il grave danno che mi fai. Ma, prima, +devi giurare che mi darai del cibo che ti chiederò, qualunque sia. +Giuri? + +Il re Uçivara pensò che qualunque carne del suo celliere, di manzo o di +lepre, avrebbe contentata la fame del rapace causidico, e giurò. + +Allora il falco disse: + +--O Uçivara, se vuoi tanto bene alla colomba, mettila sulla bilancia e +taglia dal tuo proprio corpo un pezzo di carne che pesi quanto codesta +colomba. Di quella carne io sarò contento. + +Il Re aveva giurato: prese la colomba che teneva sulle sue ginocchia, +e la depose sopra un piatto della bilancia; poi, tratta la spada, si +tagliò un pezzo della sua carne viva e lo pose sanguinante sull'altro +piatto della giustizia terribile.... + +Qui il mito indiano fa che il falco si manifesti per quello che era, il +Dio Indra, che aveva voluto mettere a prova la giustizia e la pietà del +Sovrano giusto e pietoso. + +Oggi altro significato dà il simbolo feroce. + +Il falco è il popolo rapace insaziabile che ha spiccato il volo +per ghermire e divorare la colomba della pace: è la Germania, è il +germanesimo che aveva fame di carne pacifica. Alla minaccia si sono +levati i popoli che avevano pietà della pace, e gli hanno chiesto +perchè osasse tanta crudele ingiustizia. La belva teutonica si è +appellata alla giustizia della Necessità, della _sua_ necessità: voleva +carne altrui perchè aveva da ingrassare le sue belvette sempre più +fameliche. Se avevan più fame--ha detto--avevan diritto a più cibo: +quella violenza era giusta perchè quella fame era vera: lasciatemi +mangiare, senza contrasto, la colomba di cui sono ghiotta. + +Ma i popoli giusti hanno detto che la colomba doveva essere salvata. +E, se l'oscura legge che domina la vita degli uomini, esige che, per +salvare la pace, si dia alla guerra tanto di carne viva quanto è il +peso di quella, esse hanno accettato il sacrifizio, con dolore, ma con +fede: per la giustizia e per la pietà le loro vene colano il fiore del +sangue. Ma gli occhi non piangono, sbarrati dallo spasimo; guardano il +falco mostruoso con l'odio divino che santifica la vendetta. + +Perchè la giustizia eterna si compia, la guerra, che in questo primo +tempo è stata di difesa, diventerà domani guerra di punizione. E la +stirpe dei falchi sparirà dalla terra contristata: e sia pure a prezzo +della nostra carne. Così la colomba della pace torni a volare sicura +nel mondo, che è labirinto di misteri, ma potrebbe essere un parco di +sogni, quando venga tempo che fioriscano tutti i suoi germogli di amore. + + FINE. + + + + + INDICE. + + +PREMESSA Pag. IX + +Austriaco.... austriaco.... tedesco 1 + +Cavalli senza cavalleria 4 + +Cavalli e Guide a cavallo 16 + +Cavallacci 27 + +La gloria del mulo 34 + +Cani di guerra 39 + +Cani redenti 45 + +La bertuccia Cecco Beppe 51 + +Confidenze canine 62 + +I gatti che non ci sono 70 + +Quando la gatta non è in paese 79 + +Fastidi 85 + +«Italia, detta dai giovenchi» 97 + +Buoi e profughi 106 + +Animali da cortile 113 + +Un cuculo 121 + +Selvaggina fortunata 132 + +Trasfigurazioni 144 + +Piccioni sospetti 158 + +Colombe e «Tauben» 168 + +Il falco e la colomba 178 + + + + + +Note del Trascrittore. + +Corretti gli ovvii errori tipografici. +Copertina creata del trascrittore e posta in pubblico dominio. + + + + + +End of Project Gutenberg's Gli animali alla guerra, by Giulio Caprin + +*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 44763 *** |
