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+The Project Gutenberg EBook of Il libro di Sidrach: testo inedito del
+secolo XIV, by Anonymous
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+This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
+almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
+re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
+with this eBook or online at www.gutenberg.org
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+Title: Il libro di Sidrach: testo inedito del secolo XIV
+ pubblicato da Adolfo Bartoli
+
+Author: Anonymous
+
+Commentator: Adolfo Bartoli
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+Release Date: December 31, 2013 [EBook #44549]
+
+Language: Italian
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+Character set encoding: ISO-8859-1
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+*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL LIBRO DI SIDRACH: TESTO ***
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+Produced by Enrico Segre and the Online Distributed
+Proofreading Teams at PGDP (http://www.pgdp.net) and at
+DP-Italia (http://dp-test.dm.unipi.it)
+
+
+
+
+
+ Indice generale e Nota di trascrizione in calce al libro.
+-------------------------------------------------------------------------
+
+ *COLLEZIONE*
+ DI
+ *OPERE INEDITE O RARE*
+ DEI PRIMI TRE SECOLI DELLA LINGUA
+
+ PUBBLICATA PER CURA
+ DELLA R. COMMISSIONE PE' TESTI DI LINGUA
+ NELLE PROVINCIE DELL'EMILIA
+
+ BOLOGNA
+ *Presso Gaetano Romagnoli*
+ 1868.
+
+-------------------------------------------------------------------------
+
+ REGIA TIPOGRAFIA.
+
+
+
+
+ IL
+ LIBRO DI SIDRACH
+
+ TESTO INEDITO
+ DEL SECOLO XIV
+
+ PUBBLICATO
+ DA
+ *ADOLFO BARTOLI*
+
+ GIÀ COMPILATORE DELL'ARCHIVO STORICO ITALIANO
+ SOCIO DELLA DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA TOSCANA,
+ L'UMBRIA E LA MARCHE
+
+ *PARTE PRIMA*
+ (TESTO)
+
+ BOLOGNA
+ *Presso Gaetano Romagnoli*
+ 1868.
+
+
+
+
+ ALL'ECCELLENZA
+ DEL SIGNOR COMMENDATORE
+ CONTE
+ *LUIGI CIBRARIO*
+ MINISTRO DI STATO, SENATORE DEL REGNO
+ PRIMO SEGRETARIO DI S. M.
+ PEL GRAN MAGISTERO DELL'ORDINE MAURIZIANO
+ EC. EC. EC.
+
+
+_Eccellenza_,
+
+Mi tengo ad onore che possa venire intitolato a Vostra Eccellenza questo
+volume, il quale, come documento di molte opinioni popolari del medio evo,
+sarà forse da considerare non affatto inutile alle discipline storiche, e
+riuscirà, spero, bene accetto agli studiosi della lingua italiana.
+
+So di offerire cosa troppo men che proporzionata al merito della
+Eccellenza Vostra; ma siami scusa presso a Lei il desiderio che ebbi di
+dare il Sidrach in custodia ad un nome illustre, e di attestare
+publicamente la mia riverenza allo scrittore che gli italiani da molti
+anni amano e venerano.
+
+ Della E. V.
+
+ _Devotissimo Servitore_
+ *ADOLFO BARTOLI.*
+
+
+
+
+ AVVERTENZA PRELIMINARE
+
+
+Noi stiamo in isperanza che questo _Libro di Sidrach_ non vorrà parere
+indegno di comparire tra le pubblicazioni a cui dà opera la nostra
+_Commissione pe' Testi di lingua_, sia come scrittura del secolo
+decimoquarto, sia come opera ch'ebbe ad essere nei tempi di mezzo
+ricercata e letta avidamente in Francia, in Italia ed in altre parti di
+Europa. Forse questo nome di Sidrach, sotto il quale amò di nascondersi lo
+scrittore, potrebbe ricordarci quel Sirach, padre di Gesù, reputato autore
+dell'_Ecclesiastico_, che i Greci chiamarono _Sapienza_ o _Panaretos di
+Gesù figliuolo di Sirach_. Infatti noi troviamo che al nostro libro, in
+molti codici e in istampe del quattrocento, fu dato il titolo di _Fontana
+di tutte le Scenze_; e un manoscritto dell'Ambrosiana ne chiama l'autore
+Iesu Sidracho (1). Ma che che di ciò possa credersi, è fuori di ogni
+dubbio che lo scrittore di esso libro sperò, con impostura forse non rara
+a' suoi tempi, nome ed onore di profeta nel mondo; e facendo fascio di
+ogni erba, pur di darsi per illuminato da sapienza divina, compose una di
+quelle enciclopedie, ch'erano al medioevo in ammirazione e in amore, e che
+a noi rimangono come viva e parlante effige di esso. Sidrach di tutto
+parla, ogni questione risolve, dà a ogni domanda, come che sia, una
+risposta, facendo mescolanza continua delle cose più diverse, passando da
+un capitolo di misticismo illibato ad un altro di oscenità stravagante,
+insegnando al suo re una sapienza, ch'è a noi spesso documento
+irrecusabile della grossezza di quei tempi. Il libro di questo profeta
+contiene molto di teologia e di asceticismo: nè mancagli assai di
+politica, di storia, di medicina, di fisica, di cosmografia; nè un
+trattato dell'arte astrologica e delle virtù miracolose delle pietre e
+dell'erbe: imbandigione sontuosa degli errori e dei pregiudizi del
+medioevo. Quando ai secoli XII e XIII si cominciò a sentire il desiderio e
+il bisogno di divulgare quelle cognizioni, le quali erano state fino a
+quel tempo privilegio di pochissimi, vennero composti certi libri, quasi
+enciclopedie, dove, con più o meno di chiarezza e d'ordine, si raccolse
+tutto ciò che sapevasi intorno a Dio, alla natura ed all'uomo. La Francia
+ebbe così l'Imagine del Mondo, il Lucidario, il Breviario d'amore, e,
+massima fra tutte, l'opera famosa del Bellovacense; l'Inghilterra, i due
+poemi di Filippo di Thaun e il trattato di Alessandro di Neckam; l'Italia,
+il Tesoro di Brunetto Latini. Ma pochi tra questi si paiono tanto
+popolarmente divulgati quanto il Sidrach, del quale esistono codici
+francesi, provenzali, italiani ed inglesi; e parecchie edizioni fatte in
+Francia ed in Inghilterra nei secoli quindicesimo e sedicesimo; di maniera
+che non sono molte le biblioteche d'Europa a cui manchi o un manoscritto o
+una stampa di esso. Che significa ciò? Perchè ebbero a dilettarsi così
+nella lettura di questo libro, non solamente l'età di mezzo, ma i secoli
+posteriori? Come degnò appressare le labbra a questa fontana di acque
+torbide e lotose il dotto cinquecento? Una delle ragioni che possono
+spiegare un tal fatto ci pare che sia l'essere stato il libro di Sidrach
+tenuto quasi come un manuale dell'arte astrologica e dell'arte magica. Non
+è alcuno che ignori quanto cara fosse al medioevo quella scenza che le
+leggende narravano insegnata a Cam dagli angeli ribelli. Ma che meraviglia
+non ebbero dunque a provare le genti, quando nel Sidrach, operatore di
+prodigi, convertitore di miscredenti, profeta ispirato da celeste virtù,
+lessero che un angiolo stesso di Dio erasi fatto maestro in astrologia al
+prediletto Jafet? Questo dovea certo parere come una santificazione della
+scenza degli astri, la quale era posta così accanto alla teologia; ed
+anche quasi una canonizzazione della magia, se ne facea professione e ne
+dava insegnamenti un tale uomo, il quale abbondava in ogni maniera di
+sapienza più che umana. Tutto il medioevo farneticò dietro gli astrologi e
+i magi; perchè ogni cosa che avesse del meraviglioso, del fantastico, del
+soprannaturale, dell'impossibile piacque a quelle immaginazioni ardenti, a
+quei fervidi cuori; e non il volgo solo, ma anco gli uomini grandi
+parteciparono fatalmente all'indole morale di quei secoli, ai quali pareva
+sola ricchezza desiderabile e sola non colpevole sapienza, la fede.
+Inutile sarebbe parlar qui dell'astrologia, insegnata dal Sidrach
+chiaramente ed apertamente. Ma questo profeta ed astrologo fece egli
+veramente anco professione di magia? Di ciò ne è diviso non possa
+dubitarsi da chi legga i capitoli che discorrono le virtù prodigiose delle
+pietre e dell'erbe, le quali danno ai muti la favella, la vista ai cechi,
+fanno vedere le stelle di giorno; obbligano a dire in sogno i propri fatti
+più riposti e segreti; procacciano odio od amore; sono buone a guarire de'
+farnetichi, a non annegare nell'acqua, e via discorrendo. Quanto poi non
+avanzano ed eccedono le pietre in miracolosa virtù! Con lo zaffiro, ad
+esempio, può l'uomo uscire dalla prigione più vigilantemente guardata; e
+colla amatista otterrà dal proprio signore tutto che gli piaccia di
+chiedere. L'onice darà sogni che dicano ciò onde i morti abbisognano; chi
+abbia sopra di sè calcedonia, sarà parlatore di grande eloquenza; chi dal
+lato sinistro porti diamante, non potrà, cadendo da cavallo, farsi alcun
+male, e non commetterà peccato nè d'ira nè di lussuria. Altre pietre ti
+salveranno da morte subitanea, e se vecchio, ti renderanno forza vigorosa
+di giovinezza, e ti saranno rimedio ad ogni veleno. Preziosissime notizie
+dovevano invero esser queste agli uomini de' secoli medioevali; e se i
+dotti potevano leggere alcune di queste favole o in Dioscoride o in
+Teofrasto o in Plinio o in Alberto Magno od in altri, chi non sapesse di
+greco e di latino, nel Sidrach trovava quanto gli bisognasse; e leggendo
+in un libro di tanta santità era sicuro dalla paventata dannazione
+dell'anima. Perchè è bene da ricordare come due magie avesse il medioevo:
+una puramente diabolica, nella quale agli dei del paganesimo si
+sostituirono i demoni; l'altra, quasi una medicina ed una chimica magica,
+la quale deriva dalla forza delle piante, degli animali, delle pietre e
+dei corpi celesti. Chi ignora quello che fossero all'arte magica le erbe,
+i beveraggi e gli unguenti? Già, per tacere d'altri più antichi, Plinio,
+pur dichiarando la sua dotta incredulità, parlò dell'erbe buone ad avere
+figliuoli di bellezza e bontà singolari, a rendersi invisibili, a vincere
+i nemici, e ad ottenere altri effetti stupendissimi. Anche oggi gli arabi
+dicono di avere bevande che fanno cantare e ballare ed essere eloquenti; e
+gli indiani credono che un'erba possa farli mutare in figura di bestia, e
+che un'altra insegni a scoprire i tesori nascosti (2). Tutti ci ricordiamo
+di quel filtro magico o beveraggio d'amore de' romanzi cavallereschi.
+Questa medicina magica, che è tuttora in uso presso alcuni popoli barbari,
+fu nel medioevo tenuta in altissima venerazione. E per essa forse
+acquistarono fama di negromanti Gerberto (il quale in progresso fu fatto
+volare in aria in compagnia del diavolo), Ruggero Bacone ed Alberto Magno,
+a cui si attribuirono i curiosi libri _de virtutibus herbarum_ e _de
+virtutibus lapidum_, che possono essere considerati appunto come trattati
+di questa magia naturale di cui parliamo, e che è professata dal Sidrach.
+Innocua magia, la quale anco delle cose sante fece spesso suo strumento,
+confondendosi col misticismo, di modo che fabbricò, non solamente
+unguenti, ma anco orazioni buone ad effetti molto miracolosi (3); e che
+durò lungamente, come può vedersi dalla Physognomonica e da altri libri
+del Porta.
+
+Nel Sidrach però, oltre i capitoli di magia naturale, sono anche
+insegnamenti di medicina, i quali danno rimedi per la lebbra, per la
+volatica, per il male dello stomaco e del fegato, per istagnare il sangue
+della piaga e per altro. Nel che noi non vorremo troppo meravigliarci di
+certe strane ricette che troviamo, come la merda de' bachi da seta
+mescolata con sciloppo per guarire il fegato riscaldato; e la merda del
+cavallo mescolata col grasso del porco per ingrassare; e gli scarafaggi
+bruciati e bolliti nel lardo per la lebbra. Oltre poi la parte che
+riguarda i rimedi, leggiamo ancora altri insegnamenti di medicina: dove
+parlasi del corpo dell'uomo, del sangue, del parto, della pazzia, delle
+varie complessioni; ed in ciò sentiamo le dottrine di Galeno e quelle
+degli Arabi, spesso travisate e male spiegate, come di chi, non essendo
+scenziato, parla di cosa che solamente in confuso conosce. Così un'altra
+qualità viene ad aggiungersi al Sidrach, santo, astrologo e mago, per
+renderlo caro all'evo di mezzo; ciò è l'essere considerato il suo libro
+come un trattato di medicina popolare. Ed ognuno può agevolmente intendere
+per quali stretti legami nella mente dello scrittore questa si
+congiungesse all'astrologia ed alla magia, le quali non furono appunto in
+origine altro che degenerazioni della medicina.
+
+Ancora ci è diviso che a divulgare questa fontana di tutte le scenze
+dovessero contribuire altre ragioni. Riducendoci a memoria ciò che fosse
+l'asceticismo del medio evo, o spietato nel maledire a tutti gli affetti
+della terra, o goffo arido bamboleggiante nelle sue mistiche
+contemplazioni, troveremo che il Sidrach è veramente più _savio_ di molti
+altri; e mentre si piace nelle astruse sottigliezze teologiche, ricordasi
+spesso anche del mondo, insegnando cose che dovevano riuscire gradite al
+cuore di chi lo leggeva. Così, se potè parer santo dimenticare i parenti e
+ricusar loro ogni amore, eccovi nel Sidrach il precetto di amarli e
+d'aiutarli; e se la demenza umana fecesi adoratrice della povertà,
+predicando fonte di ogni male la ricchezza, il Sidrach vi dirà che anche
+la ricchezza è buona a qualche cosa, e che deve essere pregiata; facendo
+poi questa bella distinzione tra l'uomo ricco e il gentile: «gentilezza è
+potere e larghezza e vecchia possessione d'avolo e di bisavolo. L'uomo che
+ha grande potere ed è villano del suo corpo, sappiate che quelli non è
+gentile, anzi è ricco» (4). Quale scrittore mistico del medio evo avrebbe
+scritto tali parole? Ed esse non potrebbero per avventura esserci indizio
+che lo scrittore di questo libro, prima d'invaghirsi del mestier di
+profeta, amasse di frequentare le corti, forse cantando di donne e d'armi
+e d'amori? Perchè anco alle donne (così velenosamente maledette dai
+mistici) è largo qualche volta di affetto il nostro Sidrach; ed una
+allusione noi troviamo nel suo libro alla _gaia scenza_, e certi precetti
+di galateo che ce lo fanno parere uomo nè ruvido nè troppo dato al fervore
+degli anacoreti. Tutto ciò dovea piacere ai secoli di mezzo; e ogni
+maniera di gente avea di che sodisfare nel Sidrach al proprio desiderio.
+Onde esso divenne quasi sorgente a cui attinsero molti scrittori; e noi lo
+troviamo citato in parecchi libri, in compagnia di Aristotile, di Catone,
+di Salomone, di San Tommaso, come, ad esempio, nel _Fiore di Virtù_, e nel
+_Trattatello della natura e virtù delle pietre preziose_ (5).
+
+Resterebbe che parlassimo ancora di molte altre cose che leggonsi in
+questo volume; alcune delle quali stranissime, come sarebbe, che la gioia
+e il dolore derivano dal mangiar bene o male; che le stelle cadenti sono
+colpi di fuoco dati dagli angeli buoni agli angeli ribelli, che dimorano
+nell'aria; che Iddio ha fatto la notte perchè l'uomo dorma, se no avrebbe
+fatto tutto giorno; che l'erba più degna è il grano; e la più degna pietra
+è la macina del grano; che il dormire è la più saporita cosa che sia; che
+la vigna da Noè piantata di giorno fa il vino rosso, e quella che piantò
+di notte, il bianco. Ma da quel poco che siamo andati sin qui esponendo ci
+sembra che sieno a sufficienza indicate le ragioni che ebbero a rendere
+questo libro così divulgato e popolare nel medio evo. Onde più utile sarà
+che passiamo a vedere in che luogo e in che secolo esso sia stato scritto.
+
+I più antichi codici del Sidrach sono in francese ed in provenzale: i
+Franchi sono spesso ricordati, come la più forte e la più gloriosa gente
+del mondo. Questo solo basta a renderne certi che lo scrittore fu un
+francese, il quale compose l'opera sua o nella lingua d'oïl o in quella
+d'oc. Non sappiamo per quale ragione il Le Clerc supponga che l'autore del
+Sidrach fosse un ebreo; e che l'opera, quale fu stampata nei secoli XV e
+XVI, sia una imitazione amplificata del primitivo lavoro (6). Nè meno
+possiamo intendere come da lui si giudichi incerto il tempo nel quale il
+libro fu scritto. Prendiamo brevemente in esame il _Prologo_, identico in
+tutti i codici che abbiamo veduto. Quivi si narra come il prezioso volume,
+posseduto già da un principe di Soria, poi smarrito, appresso venuto alle
+mani di un greco arcivescovo di Samaria, fosse portato in Ispagna, dove fu
+tradotto di greco in latino; e come al re di Spagna lo chiedesse in
+prestanza il re di Tunisi, il quale fecelo tradurre in saracinesco. Da
+Tunisi n'ebbe notizia Federigo imperatore, il quale mandò un frate di
+Palermo, che lo ritraducesse in latino e glie lo portasse. Alla corte di
+Federigo videlo un filosofo di Antiochia, che copiatolo, lo mandò al
+patriarca della sua patria; e da Antiochia un chierico portollo in
+Tolletta. Questi viaggi, queste traduzioni e ritraduzioni del libro, a noi
+sembrano un'arte dallo scrittore usata a fine di dare all'opera sua
+maggior valore, facendo credere che la fosse già stata tenuta in gran
+pregio da re da imperatori da patriarchi. E l'indizio più chiaro della
+favola sta nel principio del racconto, dove è detto che in origine questo
+libro ci «venne d'una mano in altra, tanto ch'egli venne alle mani a uno
+grande uomo, che lo volle ardere per lo consiglio del diavolo; e Iddio non
+volle che ardesse» (7). Ma senza tener conto di ciò che può essere
+piaciuto di narrare all'ambiziosa fantasia dello scrittore, resta pur
+sempre che in questo prologo è chiaramente ricordato Federigo II
+imperatore. Oltre ciò, al Cap. LI parlasi dei frati minori e dei frati
+predicatori. E finalmente negli ultimi capitoli dell'opera, in mezzo alla
+confusione di racconti guasti dalla tradizione o dalla fama, si accenna
+evidentemente ai fatti della quarta Crociata, e forse ad alcuno della
+sesta. Lo scrittore del libro è adunque posteriore alla prima metà del
+secolo decimoterzo; e siccome possiamo molto ragionevolmente supporre che
+gli ultimi fatti di cui parla sieno gli ultimi veduti o conosciuti da lui,
+così non saremo fuori del vero argomentando ch'egli abbia compilata la sua
+opera nei primi anni dopo il 1250; tanto più che essa verso gli ultimi del
+secolo ci si mostra già largamente divulgata. Se Pietro Venerabile
+all'anno 1140 cita il libro di Sirach (8), egli allude senza dubbio, non
+alla compilazione del Sidrach, quale è ne' codici francesi del secolo XIII
+e XIV, ma probabilmente a qualche altro lavoro fatto sull'_Ecclesiastico_,
+e del quale potrebbe essere quasi una seconda redazione ed anche una
+_amplificazione_ il Sidrach nostro. Ma questa non è che una congettura; la
+quale forse da accurate indagini sui manoscritti francesi potrebbe essere
+chiarita.
+
+Dei molti codici del Sidrach daremo in altro luogo una bibliografia, la
+quale studieremo di rendere meno incompiuta che per noi si possa (9). Qui
+intanto occorre dire de' manoscritti che hanno servito alla presente
+edizione; ed anzi tutto del francese (_COD. RICCARDIANO N.^o 2758,
+indicato nelle note_ C. F. R.). Dai caratteri paleografici questo codice
+apparisce del secolo XIV, e noi siamo di credere che debba averlo copiato
+un italiano, il quale non fosse nella lingua d'oïl più che mezzanamente
+istruito (10). Onde spesso accade di trovare parole delle quali non
+intendesi e neppure può essere indovinato il senso; le regole della
+grammatica non sono osservate; e molte voci appariscono scritte a seconda
+della pronunzia italiana. Chi voglia, può certificarsi di questo ne' brani
+di esso codice, i quali ci è accaduto di dover recare in nota; ma a prova
+più larga della nostra opinione ne piace riprodurre qui un tratto maggiore
+del manoscritto, trascrivendo senza correzione nessuna:
+
+«Le vin si est une preciousa chosse et digne et si est salu dou cors et de
+l'arme et per vin se peut sauver son cors de molt de enfermites. Et per
+vin peut hom sauver s'arme de mout de pechies. Ensi com le vin est salu
+dou cors et de l'arme, ausi est in perdicione dou cors et de l'arme. Car
+per vin peut hom perdre son cors et s'arme legieremente. Le vin si est per
+le sages chi le boivent atemprement et a raison et ne font nul daumage ne
+a eaus ne a la gens; a celes genz vaut miaus a boivre le vin che l'aigue.
+E as fos chi le boivent folement si boivent le sens o le vin et perdent
+leur sens et luent la gens et les robent o se tuent ou ce laissent tuer
+per leur sollement boivre le vin. A cil lor vaut miaus boivre l'aigue che
+le vin, et le vin n'est mie fait por tel gens nive leur est ne droit ne
+leyaus ...... Les rois et les seignors dovient estre premiers leyaus de
+lor cors et de lor iugemens. Apres si doivent estre ardis et prous et
+vailans de leur cors. Apres doivent estre large et donans. Apres si
+doivent estre as mauvais et as outraious fiers et durs, ivians a tous a
+chascun selonc sa deserte a droit et a raison, ia soit ce che il soient
+nigie a mort et a taglier membres. Se les rois et les seignors sont leyaus
+de lor cors et de lor parole il font aplaisir a Dieu et honorer a leur
+seignor; et si sont sages et porveans, il le doivent bien estre, et por ce
+che luer gens pregnent essample diaus et che il soient tels ce il sa gens
+et donant itels doivent nestre......
+
+Il y a bons chevaus ases par le monde et biaus. Mais cheval doit avoir en
+lui IIII choses longues et IIII cosses cortes et IIII chosses larges.
+Premierement doit avoir le biau cheval en lui lonc col et longues giambes
+et longe sengle et longe coe. Et si doit avoir en lui large groppe et
+large boche et large nariles. Et si doit avoir en lui cort pasteron et
+cort dois et cortes oriles et corte coe, non pas le pel mais la propriete
+de la car et de l'os.»
+
+Sarebbe affatto superfluo che noi ci facessimo a dimostrare
+particolareggiatamente agli studiosi della lingua d'oïl non essere questo
+il buon francese del secolo quartodecimo, il quale scorre proprio elegante
+fluido efficace sotto la penna di molti poeti e prosatori, tanto più
+elegante, pare a noi, in quei primi secoli, che oggi non sia. E senza
+volere far paragone del francese di questo Codice Riccardiano con quello,
+a modo di esempio, corrottissimo e in tante parti non decifrabile, di
+Niccolò da Casola, e neppure con quello di Martino da Canale, pur non è
+dubbio che anche il francese del Sidrach non apparisca guasto ed errato.
+Tra le illustrazioni che faranno seguito al presente volume sarà ancora
+uno studio su molti codici francesi delle biblioteche italiane, e su
+quelli specialmente di cui non dettero saggio nè il Keller nè
+l'Heyse (11). Ivi apparirà manifesto come in Italia si scrivesse e si
+copiasse il francese nei secoli XIII e XIV; e come dagli errori del testo
+altri errori derivassero nelle traduzioni che allora si fecero, ai quali è
+da aggiungere ancora i molti e stranissimi che dalla conoscenza scarsa
+della lingua derivavano. Da ciò dovrà essere chiaro ad ognuno come quei
+nostri antichi volgarizzamenti abbiano bisogno di un raffronto continuo
+coll'originale, se voglionsi dare scritture alle quali il senso non
+manchi, e che possano giovare alla storia della lingua. Che cosa è, come
+lo possediamo nelle stampe, quel _Tesoro_ di Brunetto Latini, del quale,
+fino dal 1816, desiderava il Giordani (e anch'oggi dovrebbe desiderarlo)
+il testo italiano ridotto alla vera lezione e accompagnato col suo
+originale francese? Che cosa sarebbe il Sidrach, se pubblicato sui codici
+italiani soli, senza le correzioni e le illustrazioni che dal paragone col
+francese derivano? Nè crediamo sia buona e saggia la opinione, che pure
+oggi alcuni sostengono, essere da sfatare come inutilissime ed anzi
+dannose le traduzioni de' primi secoli della lingua. Le quali, se anco non
+fossero parte della storia delle nostre lettere, e se non ci fossero
+documento della cultura di quei tempi, rimarrebbero sempre alla lingua
+importantissime, e indispensabili a chi vorrà e saprà, quando che sia,
+fare che all'Italia non manchi un glossario della sua lingua, comparata
+colle altre lingue uscite dalla sorgente latina. Sappiamo non in tutte le
+traduzioni del duecento e del trecento potersi ammirare una uguale
+eccellenza di dettato; ma da ciò stesso usciranno utili considerazioni; e,
+ad ogni modo, il traduttore meno garbato d'allora, potrà sempre essere
+maestro di proprietà nell'arte, a noi, che non possediamo e non amiamo più
+nessun'arte, e pare che consigliatamente studiamo di imbarbarire la nostra
+povera lingua. Non vogliamo parlare delle traduzioni dal latino, nè dire
+quanto le lettere nostre abbiano potuto ricevere di utilità da'
+volgarizzamenti di Virgilio, di Livio, di Sallustio, di Ovidio; delle Vite
+de' Santi Padri, de' Morali di papa Gregorio, e di altri non pochi, tutti
+elegantissimi. Ma, e le traduzioni de' romanzi di cavalleria, chi si
+assicurerà di affermare che furono inutili alla lingua ed alla
+letteratura? Forse perchè in esse troviamo la forma francese? Ma in che si
+differenzia dunque questa forma francese dall'italiana, nel secolo
+tredicesimo? Chi si provasse a tradurre parola a parola una poesia o una
+prosa francese di quel secolo, avrebbe una buona e spesso elegante
+scrittura italiana; come eleganti sono quasi tutti i nostri romanzi
+cavallereschi, de' quali i più non sono che letterali volgarizzamenti. A
+volere però che utili riescano quelle traduzioni, occorre che le sieno
+raffrontate col testo, sia per correggere gli errori, sia per chiarire i
+passi più oscuri, sia ancora per mostrare che nelle origini il francese e
+l'italiano amarono la stessa giacitura di parole e lo stesso
+temperatissimo stile; come anch'oggi, sventuratamente, pare che amino e
+l'uno e altro, rinnegando la loro origine, slanciarsi senza regola nelle
+stranezze e nelle metafore più ardite e più goffe, senza pure serbare quel
+decoro, che almeno al seicento non mancava.
+
+Dopo il Codice francese 2758, ci siamo giovati assai del _CODICE
+RICCARDIANO 1930_ (_indicato nelle note_ C. R. 1.) Esso appartiene senza
+dubbio ai primi del secolo XIV, ed avrebbe per molti titoli meritato
+preferenza sugli altri, se non fosse di una redazione soverchiamente
+abbreviata, contenendo appena la terza parte dei capitoli degli altri
+codici; onde non avrebbesi avuto da esso un giusto concetto di quello che
+sia l'opera del Sidrach. Il traduttore è spesso elegante; e noi lo
+giudichiamo senese dalle forme de' verbi _essare_, _scrivare_, _aombrarà_,
+_vivare_ ec., che leggonsi costantemente nel Ms. (12). A molti luoghi
+(come dalle note apparisce) il testo di questo codice corregge quello
+degli altri, ed è poi sempre nella forma più proprio e più accurato.
+L'abbreviazione va crescendo quanto più il traduttore volge al fine del
+suo lavoro; e sembra come uomo preso dalla noia, il quale, avendo
+cominciato colla intenzione di fare un volgarizzamento, a poco a poco
+riducesi ad abbreviare, e poi salta addirittura molti capitoli, e termina
+col far cosa quasi originale. Noi non possiamo astenerci da riferire qui
+alcuni degli ultimi capitoli di questo Codice, li quali ci sembrano, nella
+loro brevità, bellissimi:
+
+ Che ène il mare?
+
+Quelli scrisse: abbracciamento del mondo, termine coronato, albergo delli
+fiumi, fontana della pioggia dell'acqua.
+
+ Che ène Iddio?
+
+Iddio è mente immortale, allegrezza senza disdegno forma incomprensibile,
+occhio senza sonno, luce e bene che contiene tutte le cose.
+
+ Che ène il sole?
+
+Il sole ène occhio del cielo, cierchio del caldo, isplendore senza
+abbassare, ornamento del die, dividitore della notte et del die tutto
+tempo.
+
+ Che ène la luna?
+
+La luna si ène porpore del cielo contraria del sole, nemica de' ma'
+fattori, consolamento de' viandanti, dirizzamento de' navicanti, segno di
+sepultura, larga di rugiada, agura di diviamento di tempi e delle
+tempeste.
+
+ Che ène l'uomo?
+
+L'uomo ène mente incarnata, fantasima del corpo, aguardatore della vita,
+servente della morte, romeo trapassante et oste forestiere del luogo,
+anima di fatiga, abitatore di picciolo tempo.
+
+ Che ène amico?
+
+L'amico ène nome desiderevole, refugio delle aversità, biatitudine senza
+abandono.
+
+ Che ène richezza?
+
+Richezza ène peso d'oro e d'argento, ministra di rangole, diletto senza
+allegrezza, invidia da non satiare, desiderio da non compire, bocca
+grandissima, concupiscenza invisibile.
+
+ Che ène povertà?
+
+Povertà è bene odiato, madre della santità, ritrovatrice del savere,
+mercantia senza danno, possedimento senza calunnia, prosperità senza
+sollecitudine.
+
+ Che ène sonno?
+
+Sonno ène 'magine della morte, riposo delle fatiche, talento degl'infermi,
+aspettamento di morte.
+
+ Che ène morte?
+
+Morte ène sonno eternale, paura delli ricchi, desiderio delli povari,
+cacciatrice di vita, risolvimento di tutti.
+
+ Che ène parola?
+
+Parola ène manifestamento d'animo.
+
+ Che ène il corpo?
+
+Il corpo ène magione dell'anima.
+
+ Che ène forte?
+
+Forte ène 'magine d'animo.
+
+ Che sono li occhi?
+
+Li occhi sono guida del corpo, vasello del lume, mostratori dell'animo.
+
+ Che ène cielabro?
+
+Cielabro ène guardia della memoria.
+
+ Che ène il fegato?
+
+Il fegato ène guardia del caldo.
+
+ Che ène il quore?
+
+Il quore ène movimento della vita.
+
+ Che ène fiele?
+
+Il fiele ène movimento dell'ira.
+
+ Che ène milza?
+
+La milza ène albergo dell'allegrezza e desiderio.
+
+ Che ène lo stomaco?
+
+Lo stomaco ène quoco delli cibi.
+
+ Che sono le ossa?
+
+L'ossa sono fermezza del corpo.
+
+ Che sono li piedi?
+
+Li piedi sono mobile fondamento.
+
+ Che ène il vento?
+
+Vento ène turbamento d'aria, siccità di terra et movimento d'acque.
+
+ Che sono li fiumi?
+
+Li fiumi sono corso che non viene meno, pascimento del sole et bagnamento
+della terra.
+
+ Che ène amistà?
+
+Amistà ène aguaglianza d'amici.
+
+ Che ène fede?
+
+Fede ène meravigliosa certezza di cosa non saputa.
+
+Fra i due Codici, RICCARDIANO 1475 (_indicato nelle note_ C. R. 2.) e
+MEDICEO LAURENZIANO, PLUTEO LXI, 7, siamo stati incerti assai quale
+meritasse preferenza per la stampa. L'uno e l'altro della seconda metà del
+secolo quartodecimo, conformi nella lingua, identici nella redazione. E se
+abbiamo preferito il Mediceo Laurenziano è stato perchè, dopo un minuto e
+paziente raffronto, abbiamo veduto che l'amanuense di questo codice era
+incorso meno spesso in errore che non quello del Riccardiano; e forse non
+sarebbe difficile provare che il Manoscritto della Biblioteca Riccardi fu
+copiato da quello della Laurenziana. Nonostante però esso Codice 1475 ci è
+stato di un grande aiuto, a correggere, a supplire, a raddirizzare il
+senso, a spiegare l'oscurità di molti periodi; poichè non si vuole
+dissimulare che il Codice Laurenziano non sia troppo spesso di lezione
+errata e stranamente confusa.
+
+Di aiuto non meno prezioso ci è stata un'antica edizione del Sidrach, che
+si conserva nella Biblioteca Nazionale di Firenze (sezione Palatina), e
+che ha questo titolo: MIL QUATRE VINGTZ ET QUATRE DEMANDES, AVEC LES
+SOLUTIONS ET RESPONSES A TOUS PROPOZ, OEUVRE CURIEUX ET MOULT RECREATIF,
+SELON LE SAIGE SIDRACH. -- _Paris par maistre Pierre Vidove, MDXXXI._
+(Indicato nelle note T. F. P.).
+
+Venendo a dire del modo onde questa stampa è condotta, noteremo solo come
+sia stato nostro intendimento di riprodurre con la più scrupolosa
+esattezza il Codice, nella sua ortografia e lessigrafia, parendoci che, se
+questa regola si seguisse costantemente nelle impressioni delle antiche
+scritture, molto se ne agevolerebbero gli studi (che restano in gran parte
+da farsi in Italia) sulle origini e sulla storia della lingua nostra.
+Nelle note ci siamo studiati di chiarire il senso d'una parola o di una
+frase con varianti di altri codici, ogni volta che ciò è stato possibile,
+sembrandoci questo il modo migliore di commento, come quello che pone
+sotto gli occhi del lettore una forma diversa, e lo lascia libero nel suo
+giudizio. Ci siamo poi qualche volta allargati a commentare alcune parole
+del testo francese, quando ciò potesse avere importanza per l'italiano.
+Non abbiamo richiamato l'attenzione del lettore sopra tutte le parole che
+potevano meritarla, essendo che ciò sarà fatto nel _Glossario delle voci
+italiane e francesi degne di nota_, che troverà il suo luogo nella seconda
+parte di questo volume.
+
+Il quale, venendo ad accrescere il numero dei nostri testi di lingua,
+parrà forse a molti cosa affatto inutile, essendo oggi rivolti a ricerche
+troppo più alte gli ingegni, per avere agio e tempo di pensare anche a
+quegli studi dell'arte, che furono già tanto cari ai nostri antichi, e che
+procacciarono pure qualche onore all'Italia. Oltre di che i tempi odierni
+professano teorie di letteratura così nuove, che riesce spesso molto
+difficile intenderle a chi abbia educata la mente ai vecchi principii
+dell'arte italiana. Ed oggi vediamo ancora un'antica questione, che pareva
+risoluta, sorgere di nuovo; e sentiamo, dopo sette secoli di letteratura,
+mettere in dubbio se esista una lingua italiana. Concedasi a me, nato e
+vissuto sempre in Toscana, una modesta parola su questo argomento. Si
+ricercano i mezzi per diffondere l'uso della buona lingua, ed a ciò
+rispondesi anzi tutto che per buona lingua s'ha da intendere la
+fiorentina. Perchè dunque il fiorentino è chiamato la buona lingua? Non
+sapremmo a questa domanda trovare che una sola risposta. Quando un
+dialetto parlato passa ad essere scritto, e se ne fa mezzo o strumento di
+una letteratura, allora esso diventa predominante sugli altri dialetti
+della stessa famiglia, acquista un titolo quasi di signoria legittima e
+incontrastata, e noi siamo soliti di chiamarlo non più dialetto ma lingua.
+Su ciò mi sembra che non possa cadere dubbio alcuno. Il dialetto del
+Lazio, quando fu scritto, diventò quella che noi diciamo lingua classica
+di Roma. I missionari che in regioni selvagge sono riusciti a ridurre in
+iscrittura uno de' cento dialetti parlati, hanno tosto veduto che quel
+dialetto acquistava una supremazia letteraria, vincendo gli altri che
+rimanevano come barbari gerghi (13). Poniamo che la letteratura siciliana
+del secolo XIII non fosse stata spenta col regno glorioso degli Svevi, e
+il dialetto siciliano avrebbe preso qualità e autorità di lingua scritta,
+e quindi di dialetto signoreggiante. La Francia vide due dei suoi dialetti
+passare dalla forma parlata alla scritta, ed ebbe per conseguenza la
+lingua e la letteratura d'oïl, la lingua e la letteratura d'oc. Se dunque
+la buona lingua, la lingua classica non è che un dialetto, il quale, reso
+stabile per mezzo della scrittura, acquista questo titolo, questa qualità,
+questo privilegio, domandasi come al dialetto fiorentino possa attribuirsi
+tale supremazia. La nostra lingua scritta è forse il fiorentino? E gli
+scrittori senesi, pisani, pistoiesi, aretini hanno scritto tutti il
+dialetto di Firenze, o non piuttosto quello delle loro città? E gli
+scrittori delle altre città d'Italia hanno preso ad esempio i fiorentini
+soli o tutti i toscani? Strettamente affini tra loro, fratelli legati da
+vincoli di somiglianza cosiffatta, che appena ad occhio espertissimo
+riesce scorgerne le tenui differenze, è facile spiegarsi come tutti i
+dialetti toscani diventassero lingua scritta, pur rimanendo predominanti
+il fiorentino ed il senese, non per altra ragione che Firenze e Siena
+ebbero un numero di scrittori maggiore delle altre città. Ma questa del
+fiorentino o toscano non è, a nostro credere, la questione principale.
+Concediamo pure che per buona lingua s'avesse da intendere la fiorentina
+sola; resterebbe sempre a vedere se si possa stendere l'uso di un dialetto
+a fine di distruggere gli altri. Una lingua scritta è per sè stessa cosa
+necessariamente artificiale: «la vita reale e naturale del linguaggio è
+riposta nei suoi dialetti» (14), i quali di continuo lo alimentano, lo
+arricchiscono, lo invigoriscono, e sono come una grande sorgente d'acqua
+che irrigando un campo impedisce alle erbe di intisichire e seccarsi.
+Spenti o trasformati i dialetti, la lingua scritta manca di vita, e passa
+nel numero di quelle che chiamiamo lingue morte. Fosse pure possibile con
+mezzi umani distruggere tutti i dialetti d'Italia, lasciando vivo il solo
+fiorentino; certo è che in breve giro di anni noi non avremmo più della
+lingua nostra, vivace, multiforme, potente, che un miserabile avanzo, a
+cui lentamente verrebbe a mancare ogni forza: l'albero verdeggiante e
+robusto si tramuterebbe in tronco decrepito e marcio. E per estendere
+l'uso della buona lingua parlata, si propone di compilare un vocabolario
+di essa lingua, o sia dialetto, di Firenze. Ma un vocabolario dell'uso
+vivo di un dialetto a che gioverebbe praticamente? È noto che tutti i
+dialetti tendono per loro natura a trasformarsi continuamente, non
+rimanendo stabile che quella parte di essi che è fatta patrimonio della
+lingua scritta. L'uso d'oggi potrebbe dunque non essere più l'uso di
+domani; e si potrebbero additare come vive forme, che fossero già
+anticate. Di più ancora, i dialetti letterari sono soggetti a decadere; ed
+è questa pure una delle leggi che la scenza del linguaggio ha riconosciuto
+per vera. Come dunque di questo dialetto, sequestrato da tutti gli altri,
+farebbesi con profitto un vocabolario? A chi ed a che cosa profitterebbe
+esso? Che aggiungerebbe al vocabolario della lingua scritta? Non sarebbe
+per avventura più utile domandare, come poter rendere intelligibile a
+tutti la lingua italiana, vale a dire la lingua della letteratura
+d'Italia? Ed a rendere intelligibile questa lingua non sarebbe forse prima
+e indispensabile condizione che tutti gli italiani sapessero leggerla?
+Finchè avremo tanti milioni d'uomini che non conoscono l'alfabeto, si può
+pensare ai mezzi di estendere l'uso della buona lingua? Quando tutti
+sapranno leggere, allora scegliete abili maestri, allora divulgate buoni
+dizionari della lingua, allora ponete nelle mani ai fanciulli grammatiche
+ben fatte, semplici, facili, non come quelle, barbarissime, che oggi
+sciupano miserabilmente i cervelli dei nostri poveri bambini; allora
+procacciate che si pubblichino libri che il popolo possa leggere e
+intendere. Avrete sempre i dialetti; ma a poco a poco tutti intenderanno e
+parleranno anche la lingua; non la lingua fiorentina o toscana, ma
+l'italiana; quella lingua che se ha vocaboli toscani, ha una struttura
+grammaticale italiana; quella lingua che vive rigogliosa, perchè si
+alimenta delle forme di tutti i suoi dialetti, e che, veramente, in tutte
+le città apparisce, in nessuna riposa.
+
+E qui è ben tempo che noi prendiamo commiato dal lettore cortese. Al quale
+diremo per ultimo come, quando ci accingemmo a questa non facile
+pubblicazione del Sidrach, fosse nostra intenzione di far seguitare al
+volume del _Testo_ un volume di _Illustrazioni_, nel quale dovea
+comprendersi, oltre la _Bibliografia_, il _Saggio dei Codici francesi_ e
+il _Glossario delle voci_, anche un discorso sugli errori popolari del
+medio evo, e un confronto tra le varie enciclopedie di quel tempo: uno
+studio sulle traduzioni italiane dal francese nei secoli XIII e XIV, ed un
+altro sulla influenza che la letteratura francese e provenzale (e
+specialmente le leggende, le novelle e i poemi) esercitarono nei due
+secoli anzi detti sulla letteratura italiana. Questo non ci sarebbe parso
+lavoro affatto inutile in Italia, la quale appena ora comincia a indagare
+criticamente le origini della sua letteratura. Se non che, mandati
+dall'altrui volontà in paese dove i libri sono pochissimi, lontani da ogni
+centro di cultura letteraria, senza aiuti e senza conforti, come por mano
+o dar compimento a lavori di erudizione? E così hanno dovuto rimanere
+interrotti quegli studi, già con tanto amore intrapresi, con tanti sudori
+proseguiti; e la seconda parte del Sidrach comparirà senza ciò che avrebbe
+forse potuto essere meno sgradito al lettore. Non vogliamo fare vani
+lamenti; ma solamente ci sia permesso dire che a coloro i quali amano gli
+studi, e vivono anzi solo di essi, potrebbersi non ricusare quei riguardi
+e quegli incoraggiamenti che sono necessari a condurre a fine qualche cosa
+di utile. Chi ha percorsa la faticosa via dello studio può intendere da
+quanto acerbo e profondo dolore ci sieno dettate queste parole!
+
+ A' 20 di Maggio 1868.
+
+ *ADOLFO BARTOLI.*
+
+(1) Cod. segnato I. 68. Inf. (Sec. XV). Comincia: «In nomine domini eterni
+amen. Qua chomenza el pruolegho ella lezenda del libro del venerabelle
+astrolagho Iesu Sidracho».
+
+(2) Cf. MAURY, _Mag. et Astr._, cap. IV.
+
+(3) Vedine alcuni esempi strani nel libretto pub. dal sig. G. Amati,
+_Ubbie, Ciancioni e Ciarpe_, Bologna, Romagnoli.
+
+(4) Cap. LV.
+
+(5) Nel _Fiore di Virtù_ è chiamato ora _Jesus Sidrac_, ora _Jesus Sirac_,
+ora _Sirac_; e questo può confermare quello che abbiamo supposto della
+confusione tra _Sidrac_ e _Sirac_.
+
+(6) _Hist. Litt. de la France_, XXIII, pag. 294.
+
+(7) Pag. 5.
+
+(8) _Hist. Litt. de la Fr._ loc. cit.
+
+(9) Vedi PARTE II, _Bibliografia dei Codici e dei Testi a stampa del
+Sidrach_. Vogliamo fin d'ora dichiararci riconoscentissimi al Sig.
+Principe Don Baldassarre Boncompagni di Roma, per le molte notizie da esso
+forniteci per questa Bibliografia.
+
+(10) Che l'amanuense fosse un italiano, anco da questo si prova, che alla
+fine del codice è scritto, dello stesso carattere del rimanente: _Finito
+libro referamus gratias. Xpo._
+
+(11) _Romvart, Beiträge zur Kunde Mittelalter. Dichtung auf Italiänischen
+Biblioth._ Mannheim, 1844. -- _Romanische Inedita auf Italiänischen
+Biblioth._ Berlin, 1856.
+
+(12) È curioso a notarsi che in un Codice di cui trovasi indicazione nel
+Catalogo della Biblioteca Heberiana, Sidrach è detto _filosofo e strologo
+di Siena_.
+
+(13) Cf. MAX MÜLLER, Scienza del linguaggio.
+
+(14) MAX MÜLLER, op. cit.
+
+
+
+
+ IL
+ LIBRO DI SIDRAC
+
+
+Questo è lo libro lo quale si chiama Sidracco, filosafo dello re
+Tractabero, e delle quistioni che dispianò allo re Botozo, re di Levante.
+
+La provedenza di Dio padre tutto possente è stato dal cominciamento del
+mondo, e sarà sanza fine, di governare tutte le sue creature spirituali,
+alle quali egli à promesso di dare lo paradiso (15), se per loro non
+rimane; e vuole (16) ispargiere la sua grazia per l'universo mondo, perchè
+le genti possano (17) meglio vivere in questo mondo; per la qual cosa e'
+possano pervenire a quella gloria che mai non avrà fine. La misericordia
+di Dio fu istabilimento de' patriarchi, che furono al tenpo d'Adamo
+infino (18) al tenpo di Moysè, che insegniavano vivere alle genti secondo
+i vizii (19) che allora erano; e tutti quelli che manteneano i loro usi
+sono altressì salvi, come egli furono; e quelli che contrario feciono,
+ebono lo contrario, perciò che trapassarono lo comandamento di Dio e de'
+suoi ministri che allora erano. Lo giorno della sua rexuressione
+dimorarono in inferno, e furono riconfermati per tutti tenpi, e non furono
+delli compagni (20) de' ministri del figliuolo di Dio, perciò che non
+feciero gli suoi comandamenti. Lo giudicamento del nostro Signore, ciò fu
+quando mandò il diluvio (21), non fu per altra cosa, se non per abondanzia
+de' peccati, che allora erano per l'universo mondo. E dopo lo diluvio Noe
+e la moglie e figliuoli colle loro mogli abitavano in terra,
+incominciarono (22) a fare e a stabilire lo comandamento di Dio, secondo
+l'usagio (23). Iddio diè loro la perfezione di cresciere e multiplicare;
+uno degli figliuoli di Noe ch'ebe nome Giafet, di gieneratione in
+gieneratione, che di lui naquero, mantennero la fede di Dio, siccome Noe
+loro padre facea (24). E Idio per la sua misericordia (25) volle mostrare
+lo grande amore ch'egli avea nella generatione di Giafet, figlio (26) di
+Noe: si fece nasciere uno uomo di quella medesima ingenerazione, lo quale
+ebe nome Sidracho (27), lo quale Sidracho fue pieno di tutte le
+scienzie (28) che furono dal cominciamento del mondo insino al suo tenpo.
+Questo Sidrach fu dopo la morte di Noe anni DCCCXLVII; e anche seppe, come
+piacque a Dio, dal suo tenpo insino alla fine del mondo. Questo Sidrac
+Idio gli degnò per la sua gran dimostranza la forma della sua sancta
+trinitade, (29) acciò ched e' fosse anunziatore (30) all'altre (31) genti
+che dopo lui deono venire. E egli fu bene cosa conosciuta che dimostrò la
+forma e la figura della trinitade, per lo comandamento di Dio, a uno re
+miscredente, lo quale ebe nome lo re Botozo (32). Mostrogliele per
+convertirlo (33) alla fede di Dio padre onipotente, perciò che questo re
+adorava prima gl'idoli (34); e alla fine egli lo convertì, lui e altra
+assai giente, siccome è scritto innanzi. Questo Sidrach ebe grazia da Dio
+di sapere gli nove ordini degli angioli che sono in cielo, e di che serve
+ciascuno ordine; e di sapere la storlomia e del fermamento, delle pianete
+e delle stelle, e de' segni dell'ore e de' punti; e di sapere tutte cose
+terrene e tenporali, e di tutte cose del mondo, come conterà (35) per
+innanzi.
+
+Or avenne al tenpo di questo re Botozzo ch'egli avea mandato chiegendo
+questo Sidrach allo re Trattabar (36), però che Sidrach era filosafo di
+questo re Tractabar; e mandollo chiedendo per alcuno bisognio ch'egli avea
+di lui, siccome voi udirete innanzi, perciò che non è bene a contare le
+cose due volte, noi ne passeremo brievemente, per lo migliore modo che noi
+sapremo, colla grazia di Dio (37). Lo re Botoczo richiese lo filosafo
+molto di quistioni, ch'egli disiderava di sapere, e non trovava uomo che
+ne gli sapesse dire; ma Sidrach ne gli spianò (38) a diritto e a ragione,
+di ciò che lo re lo domandò: delle qua' cose gli piacquero molto, e
+feciene fare uno libro di quelle medesime quistioni, cioè questo
+libro (39). E questo libro venne poi d'una mano in altra, tanto ch'egli
+venne alle mani, dopo la morte dello re Botozo, a uno grande uomo: sì che
+questo uomo da indi a certo tenpo lo volle ardere, per lo consiglio del
+diavolo (40); e Idio non volle che ardesse, anzi lo fece venire alle mani
+d'uno re ch'avea nome Mandriano (41); e poi venne alle mani d'uno grande
+prencipe (42) de' cavalieri di Soria, lo quale era lebbroso, lo quale avea
+nome Marna (43); e sì lo tenea molto caro. Questo Marna guarì detta lebbra
+al fiume Giordano. Da indi a grande tenpo non potè essere trovato. E dopo
+la venuta del nostro Signore, per la volontà di Dio, che non volle ch'egli
+fosse perduto di tutto in tutto (44), si venne al podere (45) d'uno buono
+uomo greco (46), che fu arcivescovo di Fabastora (47), che all'antico
+tenpo si chiamava Samaria. E quello arcivescovo avea nome Iovazil (48), il
+quale fu (49) buono cristiano, e ebe uno cherico ch'ebe nome Dimito (50);
+e l'arcivescovo lo mandò in Ispagnia a predicare la fede di Jesu Cristo; e
+portò con seco quello libro, e alla fine morì in Tolletta (51). E questo
+libro (52) dimorò colà uno grande tenpo. E poi venne la chiericeria (53)
+in Tolletta, e trovò questo libro, e sì lo traslataro di grecesco in
+gramatica (54). E lo re di Spagnia udì parlare di questo libro, e ordinò
+ch'egli l'ebbe (55), e tennelo molto caro (56). E lo re di Tunisi (57) che
+a quello tenpo era, udì parlare per bocca di suoi anbasciadori di questo
+libro, mandò pregando lo re di Spagna che, per liberale gratia, gli
+mandasse quello libro; e lo re di Spagna lo fecie traslatare di gramatica
+in francesco (58), e si gliele mandò (59). Ora venne che al tenpo che lo
+'nperadore Federigo regniava, era uno re in Tunisi che lo leggieva, e
+usavalo molto, onde n'era tenuto molto savio, per le grandi quistioni che
+facea alle genti, e per le buone risposte (60) che facea di ciò che altri
+lo domandava. Lo 'nperadore Federigo avea anbasciadori in quel tenpo nella
+corte del re di Tunisi; e gli anbasciadori maravigliandosi (61), vedendo
+tanta iscienzia, onde potea venire, fu loro detto che lo re avea nel suo
+tesoro uno libro, e lo re di Spagna l'avea mandato a' suoi anticiessori, e
+di quello libro sapea tutte le scienzie. Ora venne che gli anbasciadori
+tornarono allo 'nperadore, e contarogli la bontà di quello libro, onde fu
+molto intalentato di volerlo. Allora mandò uno anbasciadore al re di
+Tunisi, che per liberale grazia gli mandasse quello libro. E lo re di
+Tunisi gli mandò a dire, che gli mandasse uno cherico che sapesse
+grammatica e 'l saracinesco. E lo 'nperadore gli mandò uno frate minore,
+ch'avea nome frate Ruggieri (62) di Palermo. Quelli lo traslatò di
+saracinesco in gramatica: onde lo 'nperadore Federigo ne fu molto allegro,
+e molto lo tenne caro. Nella corte dello 'nperadore avea uno uomo molto
+savio, lo quale avea nome Codici Pisolatico (63), ed era d'Antioccia (64),
+e fu molto amato dallo 'nperadore. E quando egli udì parlare di questo
+libro, si pensò molto com'egli lo potesse avere: tanto promise e donò al
+camarlingo (65) dello 'nperadore, che gliel diede; l'asenprò, e scrisselo
+privatamente, che niuno lo sapea. E da indi a certo tenpo Codici (66)
+folosafo lo mandò in donamento (67) al patriarca Uberto d'Antioccia (68).
+Quando il patriarca l'ebbe, il tenne molto caro, e usollo tutto il tenpo
+della sua vita. Egli avea uno suo cherico, ch'avea nome Giovanni Petro di
+Leone (69); questi exenprò (70) questo libro, e andossene in Tolletto. In
+questo modo rivenne indietro in Tolletto; e di quello si traslatò molti
+buoni libri, de' quali ciascuno (71) no gli puote avere (72). Da qui
+innanzi noi non sapiamo alle cui mani egli si verrà, nè dee venire; ma
+preghiamo Idio lo creatore, ch'egli possa venire alle mani di tali genti,
+ch'egli lo possano ritenere e intendere, alla salvatione dell'anima e del
+corpo (73).
+
+Al tenpo dello re Botozo del Levante, re d'una grande provincia che è tra
+Persia (74) e India (la qual provincia si chiama Botenes, (75) lo quale re
+ora chiamato Botozzo, regnò dopo la morte di Noe DCCCXLVII anni (76)), e'
+voleva fondare una città all'entrata d'India, per guerreggiare (77) uno
+suo nimico re, ch'era contra lui, e teneva una grande partita d'India, e
+avea nome re Garabo (78). Sicchè questo re Botozo fece fondare una torre
+per edificare una città, all'entrata della terra dello re Garabo. E la
+torre fu cominciata a grande gioia e festa, e lavoraro una grande partita
+del giorno, ma la mattina trovaro tutto abattuto lo lavorio. Quando lo re
+lo vide, fu molto dolente, e tostamente fece ricominciare lo lavorio di
+capo (79). E l'altra mattina ogni cosa (80) si trovò abattuto, e lo re di
+ciò molto s'adirò. Questo gli avenne ciascuno giorno, bene sette mesi. E
+lo re Botoczo, vegendo questo, fece ragunare tutti i suoi savi, e domandò
+in qual modo potesse fare lavorare in quella sua torre e in quella città,
+che ella non rovinasse. E sopra quella domanda, gli fu dato consiglio che
+egli mandasse cercando per tutti gl'indovini e astrolaghi della sua terra.
+E lo re ordinò siccome coloro gli dissono; e fra venticinque giorni furono
+venuti a lui, e furono LXXXVIIIJ. Lo re Botozzo gli ricievette a grande
+gioia, e fecegli riposare tre giorni, e al quarto giorno se gli fece
+venire innanzi, e disse: signori, io v'ò fatto venire dinanzi a me, per
+farvi asapere quello ch'io vi dirò. Io sono lo maggiore re di tutto lo
+Levante, e tutti i re di queste parti sono venuti sotto me; ma e' ci (81)
+à uno re, che à nome Gharabo re d'India, questi non vuole venire sotto me,
+e io non posso entrare in sua terra, perchè à troppo forte entrata; e
+fummi dato per consiglio ch'io facessi una città all'entrata di sua terra,
+per poterlo meglio guerregiare (82); e io incominciava una torre per
+edificare la città; e òlla incominciata già fa sette mesi, e non si può
+conpiere, e ciò che si lavora lo giorno, la notte e la mattina si truova
+abattuto (83). Laonde io ne sono molto cruccioso, e molto mi grava, che le
+novelle andranno al mio nimico, che io non posso conpiere una città in sua
+terra. E per questo i' ò mandato caendo (84), per avere il vostro
+consiglio: ond'io vi priego tutti comunalmente, che voi mi diate tale
+consiglio, che io possa conpiere questa città; e io vi prometto, per lo
+mio idio, ch'io farò a tutti voi grande bene: chè, se tutto il mondo fosse
+mio, io non avrei tale allegreza, come vendicarmi dello re Gharabo. Quando
+lo re Botozo ebe finita sua diceria (85), si rispuosono tutti i savi
+comunalmente ad una boce, e dissono: messere, noi faremo tal cosa che a
+voi tornerà onore e gioia, e vendetta del vostro nimico; e non vogliamo
+avere termine più che XL dì, per aoperare la nostra arte, e vogliamo
+istare tutti in uno luogo (86). Quando lo re udì questo, fu molto allegro;
+e mandogli in uno luogo ch'era pieno di molta verdura, e comandò che
+fossono serviti come il suo corpo, e fosse loro dato ciò che
+adomandassero. E stando in questo luogo, incominciaron adoperare la loro
+arte; e alla fine di XL giorni mandarono diciendo al re ch'egli aveano
+conpiuto lo suo servigio, e ch'egli voleano andare inanzi (87). Quando lo
+re lo 'ntese, n'ebbe grande allegreza, e fecesegli venire davanti con
+grande gioia, e domandogli come aveano facto; e que' rispuosono a una boce
+e dissono: messere lo re, fatevi di buona voglia (88), chè 'l vostro
+intendimento è conpiuto; e da cotale giorno passati li XXV dì della luna,
+ed a l'ora che noi incomincieremo e dallo punto, sì ve lo diremo (89), e
+allora fate cominciare la torre, e noi vi saremo (90). Quando lo re udì
+questo, ne fu molto allegro, e ringraziogli tutti. E quando venne lo
+giorno del termine, egli furono al lavorio. Quando fue otta di lavorare,
+egli cominciarono a grande festa e allegrezza a lavorare, e tutto lo
+giorno lavorarono. Quando venne la notte e' savi feciono stare grande
+luminaria, per guardia della torre, e gli uomini con questa luminaria vi
+rimaseno a guardare (91), e lo re coll'altra gente s'andarono a dormire
+con grande allegreza. E quando venne la mattina trovarono abattuto tutto
+lo lavorio, in terra, e la novella andò allo re; e quando lo re lo 'ntese
+ne fu molto cruccioso, e venne allo lavorio; e quando vide lo lavorio
+abattuto, n'ebe gran doglia al cuore, e fece venire i savi dinanzi da lui,
+e disse: è questa la promessa che voi mi facesti? E' savi non sepono che
+si rispondere. E lo re disse: per lo mio idio, io vi rimanderò in tale
+luogo, che sarà molto reo per voi, e non uscirete (92) infino che la città
+non sarà conpiuta. E fecegli mettere in una prigione; e fu facto suo
+comandamento, e questa fue la primaia prigione, secondo che ne parlano le
+scritture. E le novelle n'andaron allo re Gharabo, come lo re Botozo non
+potea fare per arte, nè per ingegnio (93) nè per niuno modo conpiere una
+torre: onde n'ebe allegreza grandissima, e mandogli una pistola allo re
+Botozo, e diceva così: Re Botozo, salute dalla parte di noi re Gharabo.
+Noi abiamo inteso che voi volete edificare una torre all'entrata di nostra
+terra, e sì v'avete ispeso molto del vostro avere, e non avete potuto
+conpiere una torre, nè per arte nè per altro avere. Ma noi vi mandiamo
+dicendo che, se voi ci volete dare la vostra figliuola a moglie, noi vi
+lascieremo fondare la torre. Quando lo re Botozo intese la pistola, egli
+ne fu molto cruccioso, e fece tagliare la testa allo anbasciadore che la
+recava; e poi fece gridare uno bando (94) nella sua terra, che chiunque
+gli sapesse dare consiglio da conpiere la città, egli gli darebe la sua
+figliuola per moglie, e mezo il suo tesoro, e questo giurerà sopra lo suo
+idio. E dopo questo bando, a dieci giorni, venne a lui uno vecchio uomo, e
+disse: messere lo re, io sono venuto a voi per darvi consiglio di conpiere
+questa vostra torre, che voi avete inpresa a fare; e io non voglio vostra
+figliuola nè vostro tesoro, ma voi mi giurerete di farmi alcuno bene.
+Quando lo re lo 'ntese, fu molto allegro; e lo re gli giurò sopra lo suo
+idio di fargli bene, se la città si conpiesse. E lo vecchio disse: mandate
+allo re Trattabar (95), per lo libro suo della strologia, che fu di Noe,
+nel quale è scritto lo 'nsegnamento dell'angelo del suo Idio, che quello
+libro fu lasciato a uno de' figliuoli di Noe magiore (96). Noe ebe tre
+figliuoli: l'uno ebe nome Sem, l'altro Giafet. L'altro nome non è da
+mentovare, che lo padre lo maladisse, e tornò di bianco in nero. Quello
+libro venne da uno re in altro (97), tanto che venne alle mani dello re
+Trattabar. E pregate che vi mandi lo libro e lo suo astrologo Sidrac (98),
+perciò ch'egli è molto savio uomo, e sa molto dell'arte della strologia.
+Sidracho vi darà consiglio di vendicarvi sopra lo vostro nimico, e di
+conpiere la città. Quando egli l'ebbe inteso, ebe di ciò grande allegreza,
+e fece aparechiare uno bello e ricco presente, e fece fare una pistola che
+dicea così: Noi Botozo re vi mandiamo fortemente salutando alla vostra
+signoria, re Trattabero, come signore e amico (99). Mandianvi pregando che
+voi facciate per noi, come voi voleste che facessimo per voi. Noi vi
+mandiamo pregando che voi ci mandiate lo libro della strologia, che fu di
+Noe, conciosia cosa che noi n'abiamo grande bisogno; e mandate con esso il
+vostro filosafo Sidrac; e con questa pistola mandiamo il detto presente.
+Lo messo si mise per cammino, come piacque a Dio, e fu capitato allo re
+Trattabar, e apresentogli la pistola e 'l presente; e lo re lo ricevette
+volentieri, con grande allegreza, e poi disse al messo: io ò grande
+allegrezza, quando messer lo re Botozo m'à mandate sue lettere (100). E
+egli m'à mandato chiegendo uno mio libro che fu de' miei anticessori; e
+prima fu di Noe; e parla d'una cosa ch'è in una montagnia, che chi ne
+potesse avere, tornerebe al mondo grande prode (101). E lo mio padre si
+mise ad andare su per quella montagnia, ma egli none potè venire a capo
+del suo disiderio. Ma io credo bene che lo re Botozo ne potrà venire a
+capo egli, ch'egli à molto grande podere, ch'egli è uno de' grandi re che
+sia nel Levante. E allora mandò lo libro, e Sidrac con esso, e una pistola
+che contenea così: Noi re Trattabar ringraziamo altamente voi, re Botozo,
+del vostro onore e del vostro domandamento. Noi e la nostra terra è (102)
+al vostro comandamento. Noi vi mandiamo lo libro e Sidrac nostro filosafo.
+E cavalcò tanto (103) che giunse al palagio del re Botozo.
+
+Quando lo re Botozo vide questo, egli ricevette lo libro e Sidrac con
+grande allegreza, e cominciò a contare a Sidrac lo suo bisogno, e dissegli
+come gli era incontrato. E Sidrac gli rispuose, e disse: messere, questa
+terra è incantata, e niuna forteza vi si potrà fare, se gli incantamenti
+non si disfanno; e io ò tale consiglio, che io gli disfarò. E lo re ebe di
+ciò grande allegreza, e molto lo pregò che pensasse sopra questo fatto. E
+Sidrac rispuose: messere, noi troveremo in questo libro del mio signore,
+che fu prima di Noe, che uno agnolo del suo Idio gli avea insegniata una
+montagna e una contrada della profonda India, la quale si chiama la
+montagna verde del corbo; là ove Noe mandò lo corbo, per iscoprire la
+terra, al tenpo del diluvio; e egli trovò carogna, e egli si puose
+sopr'essa (104). Quella montagna è lunga quattro giornate e larga tre, e
+su v'abita una gente che sono a nostra fazione (105) di corpo, ma lo volto
+ (106) loro ànno facto a maniera di cane. Quella montagnia è presso allo
+regno femminoro (107), là ove uomo non puote vivere; e si à in quella
+montagna dodici migliaia di maniere d'erbe: le quattro milia fanno
+profitto, e l'altre quattro milia fanno danno (108), e l'altre quattro
+milia non fanno nè prode nè danno. E anche v'à dodici maniere d'acqua, che
+si ragunano in uno luogo dodici volte l'anno, e abeverano (109) tutta la
+terra e tutte quelle erbe. E se voi volete andare in su quello monte per
+avere di quelle erbe, voi potrete fare de' vostri nimici quello che voi
+vorrete, e sì conpierete vostro disio. Quando lo re intese Sidrac, si ne
+fu molto allegro; e disse che, se dovesse perdere tutto quello ch'egli à,
+sì conviene ch'egli abia dell'erbe di quella montagna. E al terzo giorno
+montò a cavallo colla sua gente, e misesi a cammino; e tanto cavalcaro,
+che al decimo giorno fu a piè della montagna. E gli volti de' cani si
+misono a difendere la loro terra, e sconfissono lo re Botozo malamente; e
+poi anche risalirono, e furono sconfitti alla montagnia. E i volti de'
+cani un'altra volta saliro la montagna. E lo re iscese a terra della
+montagna, e mandò per soccorso; e gli venne grande aiuto. E poi per grande
+forza e vigore sconfissono i volti de' cani, e uccisono molti di loro. E
+poi si riposarono otto giorni, e alla per fine ebono la terra. Lo re
+Botozo era miscredente, e non credea nel suo Criatore, anzi credea e
+adorava gl'idoli. Sidrac credeva e adorava Idio padre onipotente, che
+fatto l'aveva, e osserva gli suoi comandamenti. E lo re Botozo facea
+portare, là ovunque (110) andava, l'idoli (111), ciascuno in su grande
+sedia: e sì erano d'oro e d'argento; e una idola (112) v'era, ch'era
+adornata di grande riccheze, e era posta a sedere più alta che niuna
+dell'altre. Lo re fece aparecchiare bestiame, per fare sacrificio agli
+suoi idoli, e avea fatti suoi padiglioni; e là entro tenea questi idoli,
+spezialmente nel suo. E poi prese Sidrac per la mano, e menollo allo suo
+padiglione, con grande compagnia di gente; e poi comandò che uno montone
+fosse recato; e recato che fu, e egli prese uno coltello, e dicollò lo
+montone dinanzi al grande idolo; e ciascuno della sua gente, secondo che
+avea lo podere, uccidea una bestia, e gittavala (113) d'intorno a quelle
+ydole; e poi l'ardevano tutto. Per questo modo faceano sacrificio
+agl'idoli. E Sidrach che vide questo, forte se ne maravigliò, e molto ne
+fu dolente. E lo re lo fece chiamare, e disse: Sidrac, fa sacrificio al
+mio iddio, ch'è buono e ricco. E Sidrac rispuose con grande cruccio, e
+disse: messere, non farò; anzi farò sacrificio al mio Idio, ch'è possente
+sopra tutti, e è creatore del cielo e della terra, e è quelli che fece
+Adamo e Eva, e tutte l'altre cose che ci sono. E quando lo re udì dire
+questo, egli ne fu molto crucciato, e disse: che di' tu del mio idio?
+Dico, disse Sidrac, ch'egli è malvagio; e è dimonio che v'à legato (114),
+voi e la vostra giente, e per voi distruggiere; e se voi mi vorrete
+credere, voi no gli crederrete; anzi lo farete disfare; chè idio ch'è
+fatto per mano d'uomo, non si dee adorare nè credere. E lo re avendolo
+inteso, ne fu molto crucciato, avendo udito tanto dispregiare lo suo
+idolo. Allora se lo fece recare davanti con grande cruccio, e disse a
+Sidrac: come ài (115) tu dispregiato così ricco idio e così bello come
+questo? Perchè non si dee adorare e credergli? E Sidrac gli rispuose:
+certo a cotale idio non è da adorare nè da onorare; me' (116) è da ontare
+e da vituperare (117). Ma lo mio Idio, che creò lo cielo e la terra e
+l'altre cose che sono, si dee adorare e onorare, lo suo nome
+sacrificare (118). Lo re Botozo fu molto crucciato, e disse: che è lo tuo
+Idio? E egli rispuose: lo mio Iddio è criatore del cielo e della terra. E
+lo re disse: come è egli fatto e di che? Certo, disse Sidrac, lo mio Iddio
+è una ispirituale sustanzia, e sì è di sì gran biltà (119), che angeli che
+risplendono sette cotanti che 'l sole di biltade, tutto tenpo disiderano
+lui vedere (120). E lo re si crucciò molto forte, e fece venire due degli
+suoi savi, per disputare con Sidrac. E incominciarono a mostrargli la loro
+miscredenza. E Sidrac tutti gli vincieva di loro quistionare, e tuttavia
+mostrava loro la potenzia di Dio padre onnipotente. E li miscredenti
+dissono: vedi lo tuo Idio altressì come noi vegiamo lo nostro? Sidrac
+rispose, si (121). Allora dissono gli miscredenti: priega lo tuo Idio, e
+noi pregheremo lo nostro, e ciascuno faccia la sua preghiera. E poi gli
+miscredenti recarono incenso, e incensarono lo loro iddio; e poi feciono
+orazione, e dissono così: Noi vi preghiamo che voi non sofferiate che
+Sidrac per li suoi incantamenti vinca (122) la nostra credenza. E allora
+parlò lo diavolo dentro dall'idola, e disse ad alta boce: prendete quello
+incantatore Sidrac, e tagliatelo in quattro pezzi, veggendo tutti quelli
+dell'oste. E Sidrac avea isguardato (123) lo cielo, e fatto questa
+preghiera che io conterò: Signore Idio, che se' Iddio d'Adamo e d'Eva e di
+Noè e mio, che formasti cielo e terra, io credo in voi e nella vostra
+podestà; io vi priego che voi degniate di mostrare vostra potenzia,
+veggente questi miscredenti (124), e che lo diavolo non abia podere, là
+ove lo vostro nome sia nominato. E li miscredenti che udirono lo
+comandamento del che diavolo, che dentro all'idola era (125), che 'l
+teneano per loro idio, sì se ne mossono (126) ben cinquanta degli uomini,
+per prendere Sidrac. E incontanente discese da cielo una folgore, e
+percosse in su quello ydolo che teneano per loro iddio, e arselo a modo di
+cienere (127); e così arsono gli uomini ch'erano iti per prendere Sidrac.
+E lo dimonio si partì dell'idola, faccendo sì grande grida, ch'egli
+ispaventò tutti quelli che là erano. E quando lo re vide questo, fu di ciò
+molto crucciato, vedendo arso lo suo iddio e la sua gente; e comandò che
+Sidrac fosse preso, e legate le mani e piedi, e che fosse ben guardato. E
+dopo questo, dimorarono in su quella montagnia da otto giorni, e non
+sapeano che si fare in su quella montagna, come quelli che vedeano lume
+cogli occhi, e erano ciechi della mente. Lo re Botozo pensò quello che
+egli avesse a fare, e conobe in suo proponimento che, s'egli non avesse il
+consiglio di Sidrac, ch'egli era isconsigliato (128). Allora fece ragunare
+tutti i suoi savi, e loro domandò consiglio. Disse lo re: signori, quelli
+che ci à condotto insino a qui, per lo cui senno noi ci siamo venuti, àe
+molto fallato, e beffato lo nostro iddio e arso e confuso; e non
+sapiamo (129) se questo si fosse adivenuto per forza d'arte o per lo suo
+iddio (130); ma, in qualunque maniera sia, noi pure abiamo perduto lo
+nostro iddio e la sua grande ricchezza; però vi priego che voi guardiate
+quello che noi abiamo a fare in questo istrano paese, ove noi siamo.
+Quando lo re ebe finita sua diceria, e li savi cominciarono a consigliare
+lo re. L'uno dicea: facciamo onore (131) a questo incantatore Sidrac,
+tanto che noi abiamo fornita la nostra bisognia, e potrenci vendicare de'
+nostri nimici: chè sanza lui non potremo noi fare nulla; e farello ardere
+e a mala morte poscia morire, come fecie lo nostro (132) iddio, lo quale
+egli à così distrutto; e poi ritorneremo nella nostra terra. E chi dava
+uno consiglio e chi dava un altro. Egli s'acordarono tutti al primo
+consiglio. E poi lo re mandò dieci delli suoi savi a Sidrac, là ove egli
+era legato e guardato, come detto è, e sì gli dicono: Sidrac, lo re ti
+manda comandando che tu ubidisca i suoi comandamenti, e elli ti perdonerà
+quello che tu ài fatto verso lo suo idio. E Sidrac rispuose, e disse che
+di quello non gli chiedeva perdonanza; e poi anche disse: ditegli che, se
+egli vuole ch'io compia lo suo servigio, ch'egli si creda in Dio padre
+onipotente, creatore del cielo e della terra, e ubidisca i suoi
+comandamenti; e io gli mosterrò chiaramente le potentissime e le
+graziosissime cose del cielo. E gli messaggi tornarono al re, e si gli
+dissono la risposta di Sidrac; e lo re di ciò fue molto crucciato, e
+comandò che fosse lasciato istare così legato in prigione X giorni. E in
+capo di X giorni lo re gli mandò quelle medesime parole (133) di prima.
+Sidrac simigliantemente come di prima gli rispuose. E quando lo re vide
+che non poteva altro fare, e egli e la sua gente era isconsigliato (134),
+che niuno perfetto consiglio non aveano, se Sidrac non vi fosse, si mandò
+per lui, e fecelo diliberare de' legami. E Sidrac venne a lui, e disse:
+voi m'avete fatto venire qui dinanzi a voi, non so perchè cagione neanche,
+che in verità, per lo mio Idio vero del cielo, ch'è possente sopra tutte
+le cose e sopra gli tuoi idii e sopra tutto lo mondo, ch'io gli ò fatto
+una promessa: che per me nè per lo mio consiglio lo tuo bisogno non sarà
+facto, nè per dono nè per parole che tu mi sapi dire o fare; anzi ti
+lascierò perire, te con tutta tua gente, in su questa montagnia, e non
+avrai aiuto nè consiglio, nè chi (135) te lo sappia dare, se non il solo
+Idio; e, se a lui piace, egli ti darà il consiglio, o per me, ch'io ti
+consigli io, o per altrui che a lui piaccia. E se di tutto questo tu
+vuogli iscampare, tu e la tua gente, e avere lo tuo disio, sì ti conviene
+credere in Dio del cielo, e ubidire i suoi comandamenti, e disfare e
+rinegare i tuoi idii, i quali sono alberghi e abitacoli del diavolo, il
+quale Idio cacciò di cielo per lo suo argoglio (136). Quando lo re Botozo
+udì tanto dispregiare e avilire i suoi idii, cui egli tanto amava e
+onorava, sì gli disse, per grande cruccio: tu non mi saprai tanto i miei
+idii avilire, che io allo tuo perciò creda, se di lui o da lui alcuna
+certezza non ne veggio, apertamente. Ciò ti mosterrò io bene, disse
+Sidrac. E lo re disse: ora lo mi mostra, e io crederò nel tuo Iddio. E
+Sidrac si trasse uno poco in disparte, e riguardò verso il cielo, e fece
+questa preghiera: Messere Domenedio, piatoso padre e udevole (137),
+criatore del cielo e della terra, che creasti cielo e terra e acqua, e
+creasti gli angioli dentro dal cielo, e a loro donasti biltà e sapienzia e
+allegreza e spirito sanza corpo (138), messere, quelli malvagi si
+innorgoglirono e rubelloronsi da voi; per la loro cupidenzia (139)
+seguitarono Setanasso; e la vostra umiltà disciese in terra, e formaste
+tutte le cose corporali, e l'altre che ci sono, e formasti Adamo di terra,
+e gli donasti spirito di vita; e poi formasti Eva della sua diritta costa;
+priegoti che mi debi mandare, per la tua santa pietade, la tua sancta
+grazia, sicchè io possa vinciere lo nemico crudele, e fare tornare questi
+miscredenti allo tuo sancto nome. Quando egli ebe finita la sua preghiera,
+e un angelo disciese da cielo, e venne a lui e disse: Sidrac, Iddio à
+udita la tua preghiera, sicchè tu confonderai lo nimico e lo suo podere; e
+la grazia di Dio è isciesa in te, sicchè tu saprai mostrare a questi
+miscredenti dal cominciamento del mondo infino alla venuta del verace
+profeta figliuolo di Dio; e anche saprai mostrare infino alla venuta del
+falso profeta figliuolo di Satanas; e anche saprai mostrare infino alla
+fine del mondo. Piglia uno vasello (140) di terra, e asettalo (141) in su
+tre legni, al nome della sancta trinità, padre e figliuolo e spirito
+sancto, tre persone in uno Idio (142); e enpi lo vasello d'acqua, e poi
+vedrai la vertude di Dio, e mostralo a questi miscredenti. E allora
+l'agnolo si partì. E Sidrac venne verso lo re, e disse: messere lo re, io
+vi mosterrò la potenzia del mio buono Idio. E lo re disse, con grande
+cruccio: mostralomi, che voglio vedere s'egli è migliore che 'l mio. E
+Sidrac fece recare uno vasello di terra, e fecielo enpiere d'acqua, e si
+lo puose (143) in su tre legni (144), siccome l'agnolo gl'insegnò. E
+incontanente vide l'onbra della santa trinitade, ed una boce si gridò ad
+alti (145), e disse: re Botozo, guarda nell'acqua del vasello, e vedrai lo
+verace Idio, re di tutto il mondo. E lo re venne con grande ira, e
+riguardò nell'acqua, e vide l'onbra della santa trinitade, padre e figlio
+e spirito sancto, in una sedia (146), e gli angeli cantando e glorificando
+lo padre e lo figliuolo e lo spirito sancto. Era lo figliuolo col padre, e
+tutti e tre erano uno (147). Quando lo re vide questo, ebene grande
+allegreza, e parveli (148) essere in gloria. E allora disse lo re: Sidrac,
+io credo nel tuo Iddio, e in quello ch'è di lui e fu e sarà; ma io ti
+priego che tu mi dichi come egli sono tre. Disse Sidrac: messere, questa è
+la sancta trinitade, ed è padre, figlio e spirito sancto, e sono tre
+persone e uno Idio. Disse lo re: come conversan'eglino insieme? Messere,
+disse Sidrac, come lo sole, ch'e tre cose in uno: la prima è la sustanzia,
+la seconda è lo chiarore, la terza è lo calore. La proprietà, cioè la
+sustanzia, si è lo padre, e la chiarità si è lo figliuolo, e lo calore si
+è lo sancto spirito. Queste sono tre cose in una; altressì possono essere
+tre in uno Idio. Quando Sidrac ebe tosto detta questa ragione, molto
+piacque allo re, e ebene grande allegreza, e gridò ad alta boce: Io adoro
+e credo nello Idio di Sidrac, padre e figlio e sancto spirito, tre persone
+in uno Idio (149), e sancta trinitade. Quando ebe questo detto, la sua
+gente se ne crucciò molto, e giurarono tutti la morte di Sidrac; e
+consigliaronsi una partita (150) insieme, e dissono: lo nostro re à
+perduto lo senno, e Sidrac lo 'ncantatore l'à ingannato, e àgli fatto
+rinegare lo suo buono iddio, e di suo padre e di suo avolo. E vennono a
+lui e dissono: male ài fatto; la tua gente è malamente crucciata (151)
+verso di te, di quello che voi avete fatto, e creduto a quello incantatore
+Sidrac; chè gli suoi incantamenti ànno disfatto lo tuo buono idio; e te à
+fatto rinegare i tuoi buoni idii, del tuo padre e del tuo avolo. E lo re
+rispuose e disse: io ò lasciato la bruttura e preso lo fino oro (152); che
+lo mio padre e li miei anticessori e io avavamo malvagio Idio; ma Sidrac
+m'à mostrato lo chiarore del mondo; e insino a qui ò avuto ria credenza; e
+da ora inanzi io non avrò altro Idio, se non colui che creò lo cielo e la
+terra; e, se a lui piace, nella sua credenza voglio vivere e morire, e lui
+voglio adorare e sacrificare, e non altro Idio che lui. Di questa risposta
+si crucciò molto la gente sua, che d'intorno a lui erano; e tornarono
+indrieto, e consigliaronsi insieme d'avere savi che quistionassono con
+Sidrac; e elessono quattro, i più savi uomini dell'oste, che lo
+mattassero (153), acciò che lo re tornasse alla sua credenza. E vennono
+allo re, dissono che voleano disputare con Sidrac. E lo re di ciò molto si
+contentò, e Sidrac. E allora cominciarono a disputare insieme, e
+dimostravano la loro miscredenza; e Sidrac mostrò loro la potenza di Dio,
+e come fece lo cielo e la terra e lo sole e la luna e tutte l'altre cose
+ch'al mondo sono; sicchè coloro non si poteano difendere da lui; ma
+disono: se il tuo Idio è così buono e leale come tu di', bei questo
+bicchiere pieno di veleno aguto, che noi abiamo fatto recare. E Sidrac
+istese la mano, e prese il bicchiere, e disse: io beo questo bicchiere
+pieno di veleno aguto (154), al nome del mio Idio che creò lo cielo e la
+terra. E bevvelo, e incontanente ch'egli l'ebbe bevuto, dimorò più fresco
+e più chiaro (155) che prima; e tutti quegli che lo vidono, di ciò assai
+si maravigliarono. E lo re ebe di ciò grande allegreza; più perfettamente
+amò Idio onipotente. E incontanente disciese di cielo un fuoco con
+folgore (156), sopra quelli quattro savi, e abattegli morti incontanente.
+Quando gli altri videro questo, incominciarono a dire l'uno all'altro: se
+lo Iddio di questo uomo non fosse buono e leale, egli non sarebbe
+iscanpato di quello veleno, anzi sarebe incontanente morto, nè costoro non
+sarebono arsi. Ma perchè furono folli, diceano male del suo Iddio, si ne
+fece questa maraviglia. E la maggior parte della gente, e spezialmente del
+popolo minuto, si convertirono a Dio. E lo re diventò più fermamente più
+credente in Dio. Quando lo diavolo vede che à ricevuto sì grande inganno
+ (157) per Sidrac, si cominciò a gridare altamente, per li idoli (158),
+che v'erano ancora, da nove o dieci, che non erano ancora disfatti, e
+diceano: re Botozo, cattivo, che ài fatto tu? ài creduto i detti e
+gl'incantamenti di Sidrac, el (159) grande incantatore; tu ài lasciato
+noi, e noi lascieremo te; e le tue (160) offerte giammai non riceveremo, e
+li tuoi beni distrugeremo, e le tue bestie uccideremo, e li tuoi nimici
+sopra te manderemo; del tuo reame a tua onta ti caccieremo, e gli tuoi
+figliuoli e gli tuoi parenti perderai, e a grande dolore ti faremo morire.
+E se tu vorrai iscanpare, sotto i piedi degli tuoi cavagli  (161) fa
+incontanente ardere lo incantatore, che t'à tracto (162) della nostra
+buona credenza; e fa ronpere quello vasello; e quell'acqua che v'è dentro
+falla (163) gettare sotto i piedi de' cavagli (164), ch'è tutta incantata
+di grandi incantamenti; e gli tre legni fa ardere, chè Sidrac incantatore
+della credenza sancta e degna di tuo padre e di tuo avolo e delli tuoi
+anticessori ti vuole levare; e lo capo a lui fa tagliare. Quando lo re
+Botozo e la sua gente udirono questo, egli si maravigliarono molto di ciò;
+e Sidrac, che gli vide essere ismagati (165), fu molto adirato, e
+dissegli: re Botozo, la tua credenza abbi in Dio fermamente, e guarda che
+lo ingegno (166) del diavolo non ti sormonti (167); chè per lo padre del
+cielo, cioè Idio, io isconfonderò lo diavolo e lo suo podere. Allora prese
+Sidrac una iscure (168), e disse agli demoni che dentro v'erano: io vi
+caccierò per la potenzia di Dio padre onnipotente. E comincia a dare della
+scure per l'idoli, e tutti quanti gli ruppe. Quando i diavoli vidono che
+non vi poteano più dimorare, partironsi, e feciono uno romore sì
+grande (169), che tutta la gente si spaventò. Allora venne uno tuono per
+la terra, per lo 'ngegno (170) del nimico, che parve loro che tutta la
+terra dovesse profondare; (171) e cominciò a balenare e a tonare e a
+piovere sì forte, che tutta la contrada allagava, e pareva che la terra
+dovesse allagare (172). Quando lo re e la sua gente videro questo (173),
+forte si maravigliarono (174); e Sidrac disse: messer lo re, non vi
+isgomentate, chè la forza di Dio del cielo è maggiore che lo 'ngegno del
+diavolo, e confortatevi che (175), se a Dio piace, voi vedrete
+incontanente la grazia di Dio sopra voi e sopra coloro che in lui
+crederanno. E incontanente disciese uno angiolo da cielo, con grande
+luminaria (176), e disse: Sidrac, piglia dell'acqua di quello vasello, e
+gittane a quattro cantoni del padiglione (177), al nome della sancta
+trinità; e piglia l'uno di quegli legni, e picchia (178) l'uno sopra
+l'altro per lo padiglione, al nome di Dio onipotente; e allora si
+confonderà il diavolo. Allora si partì l'agnolo, e Sydrac (179) fece lo
+suo comandamento; e in quella ora medesima la tenpesta rimase, e
+incontanente disciese un altro agnolo da cielo, con una ispada di fuoco in
+mano, e fedì lo diavolo, e confondello, e arse tutte l'idole. Quando gli
+altri che non erano ancora convertiti vidono questo miracolo di Dio, si
+convertirono tutti a lui. Lo re ebbe di ciò grande allegreza, e molto
+ringraziò Iddio e lo suo padre (180). E poi domandò Sidrac quello che
+significavano gli tre legni (181) e lo vasello e l'acqua che v'è dentro, e
+quella ch'egli gittò ne' quattro canti del padiglione, e gli due legni che
+tu battesti l'uno contro l'altro. E Sidrac disse: messere, io vel dirò: la
+significazione di ciò che voi m'avete domandato volentieri vel dirò, colla
+grazia di Dio: gli tre legni significano la sancta trinità, padre e
+figliuolo e spirito sancto, tre persone in uno Dio (182). Lo vasello della
+terra significa lo mondo, lo quale è sostenuto dalla sancta trinità (183).
+L'acqua che v'è dentro significa lo figliuolo di Dio, che verrà nella
+Vergine, e prenderà in lei corpo, e serà salvazione del mondo e degli suoi
+amici, e confusione del diavolo e del suo podere e della sua credenza e
+degli suoi amici. E quello prezioso corpo, che 'l figliuolo di Dio
+prenderà nella vergine Maria, morirà nella crocie, e sarà messo in terra,
+siccome quella acqua fu messa dentro a quello vasello di terra. E per
+quello crucificamento (184) e morte diliberrà Adamo e gli suoi parenti del
+podere del diavolo. Quella acqua che io gittava ne' quattro canti del
+padiglione, significa (185) che 'l figliuolo di Dio sarà battezzato (186)
+in acqua, e sarà (187) novella legge. I quattro cantoni significano
+quattro buoni uomini, che saranno al tenpo del verace profeta figliuolo di
+Dio, e saranno de' suoi disciepoli, e scriveranno lo suo detto e lo suo
+comandamento e li suoi miracoli; e saranno allevati e cresciuti (188) per
+li quattro elementi (189) del mondo; e per quelle iscritture confonderà lo
+diavolo e lo suo podere. I due legni ch'io battei l'uno coll'altro per lo
+padiglione, significano i santi uomini che saranno disciepoli del
+figliuolo di Dio verace profeta; e andranno per l'universo mondo, e
+chiameranno le genti che saranno perdute per la loro miscredenza; e
+convertirannole (190) alla fede del verace profeta figliuolo di Dio, e sì
+gli salveranno (191). Quando lo re udì questo dire a Sidrac, piacquegli
+molto, e ebene grande allegreza; sì si affermò più nella credenza di Dio
+adorare, e credette (192) nel suo nome perfettamente. E volle che Sidrac
+gli dischiarasse di belle quistioni, che avea volontà che dischiarate gli
+fossono, e non trovava niuno uomo che gli sapesse dire, se non Sidrac. Le
+quali quistioni furono nel torno di 565. E lo re domandò Sidrac e disse:
+
+(15) Abbiamo corretto col C. R. 2. Il C. L. ha: "le quali egli ha promesso
+di dare loro il paradiso."
+
+(16) Volle C. R. 2.
+
+(17) Sapesseno C. R. 2.
+
+(18) Insine C. R. 2.
+
+(19) ... qui ensegnoient les gens a vivre selon leur usages; et tous ceulx
+qui maintiendront leurs usaige, ec. C. F. R. -- che insegnavano vivere alle
+genti li vizi che allora erano, e tucti quelli che manteneano le loro
+uzanze, ec. C. R. 2. -- Ci sembra evidente che sia qui usato _vizii_ per
+_vezzi_ (usi, consuetudini), due parole che hanno comune la loro origine
+in _vitium_ lat.
+
+(20) Nella compagnia C. R. 2.
+
+(21) Le jugement de nostre Segnor dou deluge il ne fu per autre cose, etc.
+C. F. R. Da _causa_, ant. fr., _cause_, _cose_.
+
+(22) habitarono in terra e cominciarono C. R. 2.
+
+(23) uzanza C. R. 2.
+
+(24) Et Deu les beney; et leur dona la beneixion de croistre et de
+multiplier lor decedence qui ot nom Iafem de generation en generation, si
+maintindrent la loy de Deu ce que lor pere Noe tenoit. C. F. R. -- E Idio
+diede loro la perfectione di crescere e di multiplicare il mondo uno de'
+figliuoli di Noe, che ebbe nome Giafet, di generatione in generatione, che
+di lui nacquero quelli che mantennero la fede di Dio, sì come Noe loro
+padre l'avea. C. R. 2.
+
+(25) Meraviglia C. L. -- Abbiamo corr. col C. F. R. e col C. R. 2.
+
+(26) Figliuolo C. R. 2.
+
+(27) Sydrac C. F. R. -- Sidracha C. R. 2.
+
+(28) le quel enpli le monde de toutes sciences de savoir toutes les coses.
+C. F. R.
+
+(29) Cestui Sidrac Deu le deigna de mostrer per sa grace la forme de la
+soe sainte trinite. C. F. R. -- E questo Sidrach Idio si degnò per sua
+gratia e misericordia di mostralli la forma della sua santa trinità.
+C. R. 2.
+
+(30) Nontior C. F. R.
+
+(31) Il C. R. 2. ha qui e sempre: _autre_.
+
+(32) Boctus C. F. R. -- Bottus C. R. 2.
+
+(33) Convertire C. L. Abbiamo corretto col C. F. R. e col C. R. 2.
+
+(34) Gl'idoli sordi e mutoli C. R. 2.
+
+(35) Conteremo. C. R. 2.
+
+(36) Trataber C. R. 2. -- Al C. F. R. manca.
+
+(37) per la gratia di Dio nostro signore Jesu Xpo e della sua madre
+madonna sancta Maria C. R. 2. Qui nel C. R. 2. è una divisione di
+capitolo, e ciò che segue è intitolato così: _Coma lo re Botus domanda
+Sidrach di quistioni_.
+
+(38) glie le dispianò C. R. 2.
+
+(39) per la qual cosa gli piacque molto, e sì ne fecie questo libro
+C. R. 2.
+
+(40) par la trait dou deable C. F. R. Potrebbe leggersi ancora par
+_l'atrait_; e corrisponderebbe meglio alla traduzione italiana.
+
+(41) Madiano C. R. 2. -- Madiam C. F. R.
+
+(42) Prine C. F. R. Se non è errore per _prince_, potrebbe intendersi nel
+senso che ha il vb. _primer_. Nell'ant. fr. si trova _prin_, per _prim_,
+_prime_.
+
+(43) Manan C. R. 2. -- C. F. R.
+
+(44) Traduzione litterale del franc. _dou tout en tout_, che significa
+_affatto_, _interamente_. Trovasi pure _du tot en tot_, _des tot en tot_.
+F. _Burguy_, _Gram._ II, 329.
+
+(45) Padre C. R. 2., che è certo errore, legg. nel C. F. R. _poeir_.
+
+(46) Grison C. F. R.
+
+(47) Sabastra C. R. 2. -- Sabaste C. F. R.
+
+(48) Dionasile C. R. 2. -- Ayo vacileo C. F. R.
+
+(49) Abbiamo corr. col C. R. 2. Il C. L. ha _lo al_.
+
+(50) Demetrio C. R. 2.
+
+(51) et si fu a Tolette martures et mors. C. F. R. _Martures_ da
+_marturiare_.
+
+(52) Manca _questo libro_ al C. L.: abbiamo supplito col C. R. 2.
+
+(53) Chiericia C. R. 2. -- Clergie C. F. R.
+
+(54) de gresois en latin. C. F. R.
+
+(55) e ordinò tanto che lo ebe C. R. 2.
+
+(56) le tint en gran chierte por les belles demandes que il trouva en lui
+C. F. R. Corr. _cherte_ e cf. _Burguy_, _Gramm._, e _Littré_, _Dictionn._
+Il C. R. 2.: tennelo molto caro per le belle cose che su v'erano scripte.
+
+(57) lo re Amomeni di Tunisi C. R. 2. -- Emir el Momenim C. F. R.
+
+(58) Saracinesco C. R. 2. -- Sarazinois C. F. R.
+
+(59) Nuova divisione di capitolo nel C. R. 2. dove ciò che segue ha per
+titolo: _Come lo 'mperadore Federigo mandò per questo libro allo re di
+Tunisi_.
+
+(60) respontioni C. R. 2.
+
+(61) maraviglionsi C. R. 2. -- merveilloyent C. F. R.
+
+(62) Ogier C. F. R.
+
+(63) Todia filosafo C. R. 2. -- Todre le phylosophe C. F. R.
+
+(64) Antiochia C. R. 2.
+
+(65) Camberlain C. F. R. Il prov. _camarlenc_, _chamarlenc_, è quello che
+noi chiamiamo oggi _ciamberlano_, nell'ant. fr. _chambellanc_,
+_chamberlens_, ufficiale della camera. Manca _camarlingo_, in questo
+significato, alla Crusca.
+
+(66) Teodia C. R. 2.
+
+(67) le manda en present C. F. R.
+
+(68) Antiochia C. R. 2.
+
+(69) Abbiamo corr. col C. R. 2. -- Il C. L.: Alleone.
+
+(70) Assemprò C. R. 2. -- contecrist C. F. R., errore che forse potrebbe
+essere corr. in _contr'escrsit_, _contrescrist_, nel senso che ha
+_contrefaire_, reproduire, par imitation, quelque chose. Varie forme ebbe
+questo vb. al t. p. nell'ant. fr. _escrit_, _escript_, _escristrent_.
+
+(71) ciasquiduno C. R. 2.
+
+(72) De quoy cest livre cascun ne le pot mie avoir C. F. R. De quoy (de
+coi, d'où vient que) è mal tradotto per _de' quali_. E il senso torna
+meglio secondo il testo francese, facendo punto dopo _buoni libri_. Anche
+il C. R. 2. ha: non lo possono avere.
+
+(73) Nuova divisione di capitolo nel C. R. 2. dove ciò che segue ha per
+titolo: _Siccome lo re Bottus cominciò la ciptà e ongni vuolta era
+disfacta, onde fece venire tucti li filozafi et i savi_.
+
+(74) Persia la grande C. R. 2. -- Perce la grant. C. F. R.
+
+(75) Bocteriensa C. R. 2. -- Boctoriens C. F. R.
+
+(76) avint que cil roy Boctus apres la mort de Noe de VIII\C. et XLVII ans
+voloit ec. C. F. R.
+
+(77) guerdoier C. F. R., che potrebbe essere errore per _guerroier_ o per
+_guarder_.
+
+(78) Guarahap C. F. R.
+
+(79) da capo tostamente C. R. 2. -- de richief mout austivement C. F. R.
+_De richief_ corr. _de rechief_, _re-chief_, _re chef_. _Austivement_
+sarebbe forse errore per _vistement_, che nell'ant. fr. trovasi per
+_prontamente_, _tostamente_?
+
+(80) Manca _ogni cosa_ al C. L.; abbiamo supplito col C. R. 2.
+
+(81) che C. L. -- Abbiamo corr. col C. R. 2.
+
+(82) gueroyer C. F. R.; e ciò conferma l'errore di _guerdoyer_.
+
+(83) la nocte è abactuto e messo in terra C. R. 2. -- le demain se treuve
+tout abatu C. F. R.
+
+(84) Noi crediamo che da _cherere_, siasi fatto _cherendo_, _cheiendo_, e
+quindi, pel cambiamento dell'_e_ in _a_, _caiendo_, _caendo_. E lo stesso
+cambiamento riscontrasi nell'ant. fr. del Berry, ove in luogo di
+_chercher_ si disse _charcher_. Cf. _Jaubert_, _Gloss._, _supplément_.
+
+(85) _Discorso_; e in questo senso manca alla Crusca.
+
+(86) Qui nel C. R. 2. è un'altra divisione di capitolo, intitolato: _Si
+come li Savj disseno ch'aveano veduto come la torre si compierebe_.
+
+(87) voleano venire dinanzi da lui C. R. 2. -- voloyent venir per devant
+lui C. F. R.
+
+(88) faites vos bon corage C. F. R.
+
+(89) Abbiamo preferita la lezione del C. R. 2. Il C. L. ha: a quindici dì
+della luna allora che noi comincieremo, il punto e direllovi (direnlovi),
+e allora ec. Nel C. F. R.: et a tel jor passant a XVI jors de la lune,
+alore che nos conmanderons et au point, feres comencer, ec.
+
+(90) vi saremo presenti C. R. 2.
+
+(91) Ci è sembrata migliore la lez. del C. R. 2. Nel C. L.: vi misero a
+guardare.
+
+(92) Vogliamo notare che il C. F. R. ha: vos de la ne istres; perchè
+_istre_ è una delle forme più rare del vb. _issir_. Trovasi _ist_, uscì e
+_istroit_, uscirebbe, nel Romans de Brut: Et Brutus ist de son
+agait. -- Corinéus s'an istroit; vol. I. pp. 14, 48.
+
+(93) È propriam. trad. del franc. _engien_, _engin_.
+
+(94) fist aler la crie C. F. R.
+
+(95) Trattabero C. R. 2.
+
+(96) Noe le grand C. F. R.
+
+(97) Così il C. R. 2., preferibile alla lez. del C. L.: venne di mano di
+re in altro.
+
+(98) Sidrach C. R. 2. -- Sydrac C. F. R.
+
+(99) Io re Bottus mando altamente salute alla vostra signoria e amico
+carissimo C. R. 2.; e meglio il C. R. 1.: a vostra signoria, re Trattabar,
+come a signore ed amico.
+
+(100) suoi lectere C. R. 2.
+
+(101) prede C. L. Ci è sembrato buono di dare preferenza alla lez. del
+C. R. 2. Nel C. F. R.: qui les poroit avoir feroit quant que il vodroit.
+_Vodroit_, _da vouloir_, una delle molte forme del condizionale.
+
+(102) siamo C. R. 2.
+
+(103) Et elli si mosse e cavalcò tanto C. R. 2.
+
+(104) sopra essa per pascere C. R. 2. -- et s'acist sus celle C. F. R.
+_Acist_ (_assir_, _asseoir_ da _ad_ e _sedere_) è forse una forma del vb.
+_achir_, che si usò nel Picard. Cf. _Littré_, _Dictionn._
+
+(105) _forma_, _figura_. "Così temo vostra altiera fazzone, Madonna mia."
+_Dello Bianco._
+
+(106) les chieres C. F. R. Dal lat. _cara_, fecesi _chere_, _chiere_
+nell'ant. fr., _cara_ in prov. e spagn., _cera_ in ital., e significò
+_viso_, _sembianza_. "Che s'io troppo dimoro, aulente cera" _Pier delle
+Vigne_. I _Cinamologhi_, nel Dittamondo di Fazio degli Uberti, _han muso e
+le labbra di cane_. Lib. V., cap XX.
+
+(107) feminoro C. R. 1. e C. R. 2. Forse dal gen. plur. del latino,
+_feminarum_, _feminaro_, _feminoro_. Il trovarsi questa stessa parola in
+tre codici di lezione diversa, e di diverso tempo, ci pare prova sicura
+che non sia da tenersi per errore; e ci conferma in questa opinione il
+trovare _regno femminoro_ nel testo della Tav. Rit. pubbl. dal Polidori,
+pag. 292.
+
+(108) dampno C. R. 2. È noto che Fra Guittone usò _dampnaggio_, e che
+l'ant. fr. ha _dampnier_, e il prov. _dampnatge_.
+
+(109) Aboivrent C. F. R., da _aboivre_.
+
+(110) doveunque C. R. 2.
+
+(111) _l'idoli_ manca al C. L. Abbiamo supplito col C. R. 2.
+
+(112) Così pure gli altri codd. Essendo _idole_ in fr. di gen. fem., il
+traduttore ha scritto _idola_.
+
+(113) gittava C. L. Abbiamo corretto col C. R. 2.
+
+(114) enlace C. F. R. Da _laqueus_, franc. _lac_, prov. _lacs_, port.
+_lazo_, ital. _laccio_; e vbb. _allacciare_ ital., _lacer_, _enlacer_,
+franc.
+
+(115) Abbiamo corretto col C. R. 2. Nel C. L.: come ài così idio e così
+bello come questo?
+
+(116) ma C. R. 2.
+
+(117) non si die nient'adorare, ma vergognare et avilarlo C. R. 1.
+
+(118) et en s'amor sacrifier C. F. R. Nei pronomi possessivi _ma_, _ta_,
+_sa_ si usò qualche volta di elidere l'_a_, quando la parola che seguitava
+cominciasse per vocale. Così trovasi: _m'amour_, _s'auctorité_ ec. Il
+C. R. 2. ha: del suo benedetto nome si de' sacrificare.
+
+(119) Nel dialetto del Picard si usò _biel_.
+
+(120) di lui isguardare C. R. 1. -- en lui esgarder C. F. R.
+
+(121) Abbiamo dato la preferenza alla lez. del C. R. 1. Il C. L. ha
+solamente _disse Sidrac_; e il C. R. 2.: _disse lui Sidrach_.
+
+(122) Nel C. L. _vi noia_. Abbiamo corretto col C. R. 2. -- Venque nostre
+creance C. F. R.
+
+(123) iscongiurato C. R. 2.
+
+(124) devant cest mescreant C. F. R.
+
+(125) erano C. L. Abbiamo corretto col C. R. 2.
+
+(126) se murent en tour C. F. R.
+
+(127) e arse, e a modo di cenere si fece C. R. 2.
+
+(128) sconficto C. R. 2. -- qu'il ne poient riens faire, et seroient
+malement desconceilles C. F. R. _Desconseillies_ vale _abbandonati_,
+_senza consiglio_. "Mais nostre sires qui les disconsellies conseille."
+Villehardouin. -- Lo _isconsigliato_ del n. t. è traduzione letterale del
+francese.
+
+(129) sapiate C. L. -- Abbiamo creduto di corregg. col C. R. 2.
+
+(130) per forteries ou per la force de son deu C. F. R. Credo da
+correggere _sorteries_, per _sortilegi_. Da _sortiarius_ del b. l. fecesi
+_sortiere_ ital., _sortero_ spagn. Il testo francese del ediz. Palat. ha:
+par sorcerie ou par la force de son dieu. -- Nel Romans de Brut,
+_sortisséors_: venir fist ses sortisséors.
+
+(131) fomes a plaisir C. F. R.
+
+(132) al nostro C. R. 2.
+
+(133) paroule C. R. 2.
+
+(134) isconficti C. R. 2. -- desconceilles C. F. R.
+
+(135) ch'io te lo sappia C. L. -- Abbiamo corr. col C. R. 2.
+
+(136) gli quali Idio cacciò del cielo per la loro argaria e per la loro
+superbia C. R. 2. -- _Argaria_ per _algaria_. "Algaria è nelle persone
+belle". Bart. da San Conc.
+
+(137) oyables C. F. R., del quale è traduz. letterale _udevole_ (da oyr).
+Ma parrebbe che avesse piuttosto a leggersi _oyant_, _che odi_, _udente_.
+
+(138) isnel espirt C. F. R.
+
+(139) cupiditade C. R. 2.
+
+(140) vagiello C. R. 1.
+
+(141) asiele C. F. R., che pare abbia ad essere l'imperativo del vb.
+_aseoir_, placer, etablir.
+
+(142) tre e per uno idio C. L. Abbiamo corr. col C. R. 2.
+
+(143) acist C. F. R., forse da _achir_.
+
+(144) fusti C. R. 1.
+
+(145) Lo stesso che _ad alto_. "Il loro luogo è molto ad alti." _Fr.
+Giord. Pred._ -- Nel C. F. R.: et cria a haute vois.
+
+(146) en leur ciege (siege) C. F. R.
+
+(147) in uno C. R. 2.
+
+(148) parvi C. L. Abbiamo corr. col C. R. 2.
+
+(149) tre per uno idio C. L. Abbiamo corr. col C. R. 2.
+
+(150) parte C. R. 1.
+
+(151) troppo corrucciata C. R. 1.
+
+(152) ò lassato el pionbo et preso el fino oro C. R. 1. -- ie ai laisse la
+longuaigne et la pulentie. C. F. R. -- _Longuaigne_ in ant. fr. vale
+_latrina_, _elvace_. _Pulentie_ dev'essere lo stesso che _empuance_, che
+significa _fetore_, _corruzione_. Trovasi _pulent_, _pullent_, che il
+Burguy fa derivare da _purulentus_. Cf. _Du Cange_, _Gloss._; _Burguy_,
+_Gloss._ -- _Fino oro_ è anche nel Tesoretto di B. L.: Sì ch'io credea che
+'l crino. -- Fosse d'un oro fino.
+
+(153) L'ant. fr. ha _mater_, _matir_; prov. _matar_, che vuol dire
+abbattere, vincere, indebolire. Si hanno esempi di _matare_, _emattere_,
+in antichi scrittori italiani. Cf. _Nannucci_, _Analisi_, 253, 2.
+
+(154) pessimo veleno C. R. 1. -- trencant venin C. F. R. _Trencant_
+intenderei _mortale_, _che abbatte_, _che uccide_, dal vb. _trencher_,
+_trancher_. Cf. _Burguy_, _Gramm._; _Diez_, _Etym. Wört._ a _Trinciare_.
+
+(155) Esempio da aggiungersi a quello delle Istorie Pistolesi e de'
+Fioretti, registrati dalla Crusca. Dove bene osserva il Nannucci
+(_Analisi_, 147-48) non essere da intendere _chiaro_ per _forte_ e
+_gagliardo_, ma per _lieto_, _brillante_, _gaio_, _sereno di spirito_. E
+non solamente il provenzale ha _clar_ in questo significato, come il
+Nannucci avverte; ma anche l'antico franc. ha _clair_, _cler_, _cleir_,
+secondo il Burguy, il quale però non reca esempi che confermino questo
+significato. Il C. F. R. ha solamente _plus fres_; e il T. F. P.: _plus
+sains_; il C. R. 1.: _più bello e più fresco_.
+
+(156) una saetta di folgore C. R. 1.
+
+(157) dampnagio C. R. 1.
+
+(158) entrò elli e li suoi ne li altri ydoli C. R. 1. -- se mist dedens les
+aultres idoles C. F. R.
+
+(159) allo C. L. -- Abbiamo preferita la lez. del C. R. 1.
+
+(160) tuoi C. R. 2.
+
+(161) cani C. R. 1. -- chiens C. F. R.
+
+(162) ingannato C. L. -- Abbiamo preferita la lez. del C. R. 1.
+
+(163) e falla C. L. -- Abbiamo pref. la lez. del C. R. 2.
+
+(164) chiens C. R. 2.
+
+(165) iscomentati C. R. 2.
+
+(166) et garde toy de l'engi au deable C. F. R. _Engi_ è da corregg. in
+_engin_, _engien_, che qui vale, inganno, furberia.
+
+(167) soctometti C. R. 2.
+
+(168) scura C. R. 2. -- cougne C. F. R. Da _cuneus_ fecesi in ant. fr.
+_coignie_, _coignee_, _cognee_; in prov. _cunh_, _conh_, _cong_. Nel
+dialetto vallone trovasi _counie_, _cougne_. Cf. _Grandgagnage_, _Dict.
+etym. de la langue Wall._
+
+(169) misero una boce sì forte C. R. 1.
+
+(170) 'mpegno C. R. 2. -- engin C. F. R.
+
+(171) e vene uno terrimuoto per ingegno del diavolo, sì che allora fu viso
+ha tucti si dovesser confondare C. R. 1. Nel Romans de Brut: "Vis li fu là
+où il dormoit" etc. _Confondare_ è traduzione erronea del franc.
+_confundre_, prov. _confondre_, _cofondre_, che vale _rovinare_,
+_distruggere_.
+
+(172) annegare C. R. 2. -- sonabissare C. R. 1. -- de gros tonieres et
+lampieres et plovoir et gresilles che toute celle terre senblent qu'elle
+devoit noyer C. F. R. -- _Gresil_ sarebbe diminutivo di _gresle_, _grêle_.
+Cf. _Burguy_, _Gloss._
+
+(173) _questo_ manca al C. L. Abbiamo suppl. col C. R. 2.
+
+(174) si smagò C. R. 1.
+
+(175) _che_ manca al C. L. Abbiamo suppl. col C. R. 2.
+
+(176) claritade C. R. 1.
+
+(177) de la haberge C. F. R. -- _Heberge_, tenda, accampamento.
+
+(178) piega C. R. 2. -- bates C. F. R.
+
+(179) _Sydrac_ manca al C. L. Abbiamo suppl. col C. R. 1.
+
+(180) pooir C. F. R. Pare che il traduttore abbia confuso _poor_, _poer_,
+_pooir_ con _peire_, _piere_, _pere_.
+
+(181) fusti C. R. 1.
+
+(182) tre per uno Iddio C. L. -- Abbiamo corr. col C. R. 1.
+
+(183) Lo vagello è 'l mondo ke sostiene el podere di Dio e santa trinità
+k'è tutto uno C. R. 1.
+
+(184) risucitamento C. R. 2. -- passione C. R. 1. -- cruceflement C. F. R.,
+che credo da corr. _crucifiement_.
+
+(185) significano C. L. -- Abbiamo corr. col C. R. 1.
+
+(186) battegiato C. R. 1. Il prov. ha _bathegar_, _batejar_.
+
+(187) fera C. F. R.
+
+(188) letti e creduti C. R. 1. -- leaus et creaus C. F. R. -- leuz et creuz
+T. F. P. -- _Leaus_ potrebbe correggersi in _leus_, partic. pass. del vb.
+_lire_; e _creaus_, _creus_, _creuz_ potrebbe essere una forma del partic.
+pass. del vb. _creire_, _crere_, _croire_. Il tradutt. pare che abbia
+creduto _leus_ partic. del vb. _lever_, e _creus_ del vb. _croistre_.
+
+(189) alimenti C. R. 2. -- elemens C. E. 2. -- parties C. F. P.
+ -- Crediamo che non si abbiano esempi di _elementi del mondo_ per _parti
+del mondo_, nè in francese nè in italiano.
+
+(190) convertiranno C. L. Abbiamo pref. la lez. del C. R. 2.
+
+(191) e salveranno C. L. Abbiamo aggiunto _si gli_ dal C. R. 2.
+
+(192) ad adorare e credere C. R. 2.
+
+
+
+
+ _Sidrac, ebe Idio mai cominciamento? E Sidrac rispuose (Qui diciamo
+ capitolo primo, ma gli altri cinque sono nella storia adietro):_
+
+
+E' non ebbe unque cominciamento nè fine, nè none avrae. Egli fece cielo e
+terra, e anzi ch'egli lo facesse, si sapea bene ch'egli dovea fare questo
+e l'altre cose ch'egli fece. E sepe lo novero degli angioli, anzi che gli
+facesse, e degli uomini e delle bestie e de' pesci e degli uccielli, e
+quale morte dovea ciascuno fare; e sapea tutti quelli che doveano essere
+salvi e che doveano essere perduti (193), e gli loro pensieri e gli loro
+fatti e li loro detti e le loro volontadi; e s'egli non sapesse questo,
+stato egli non sarebe Idio (194). E di tutto ciò, perchè facesse lo mondo
+e le cose che sono nel mondo, egli non se ne migliorò punto; e s'egli
+noll'avesse fatto, egli non potrebe esser di nulla piggiorato. Iddio fu
+sanza cominciamento e sarà sanza fine (195). La sua potenza sa tutto, e si
+è per tutto. E si è la sua sustanza in tre (196) cieli; l'uno corporale, e
+questo è quello che noi veggiamo; e l'altro è spirituale, e questo è
+quello che noi non vegiamo (197), ove gli angioli sono; lo terzo è quello
+ove Idio nostro signore dimora, lo quale vedranno i giusti visibilmente.
+
+(193) dampnati C. R. 1.
+
+(194) non sarebbe egli stato Idio C. R. 1.
+
+(195) finiminto C. R. 1.
+
+(196) intra C. L. -- Abbiamo corr. col C. R. 1. e C. R. 2.
+
+(197) veggiano C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. II.
+
+ _Lo re domanda: puote Idio essere veduto? Sidrac risponde:_
+
+
+Iddio è visibile e non visibile: egli vede tutto, e non puote essere
+veduto; chè niuno corpo terreno puote vedere ispirituale cosa; ma lo
+spirito vede lo spirito. Ma, se lo spirito è buono e giusto, potrà essere
+ch'egli vedrà Idio, secondo (198) le sue opere. Ma questo averrà apresso
+ (199) lo tenpo che 'l figliuolo di Dio sarà venuto  (200) in terra; che
+sarà (201) lo spirito di Dio che si aonberrà  (202) in una vergine, e lo
+nome della vergine sarà apellato Maria; e piglierà di lei corpo, e sarà
+veduto e udito (203); e farà (204) tutto quello che l'uomo; e sarà sanza
+peccato; e sarà Idio medesimo; e per la sua potenza sarà egli in cielo e
+in terra. E la vergine Maria, concieputo per spirito sancto, si rimarà
+vergine inanzi il parto e dopo il parto (205). E se egli non pigliasse
+corpo nella Vergine, niuna corporale cosa lo potrebbe vedere.
+
+(198) esendo C. L. -- Abbiamo corr. col C. R. 2.
+
+(199) presso C. L. -- Abbiamo corr. col C. R. 1.
+
+(200) veduto C. L. -- Abbiamo pref. la lez. del C. R. 2. -- apresso de
+l'avenimento di Dio C. R. 1.
+
+(201) cosa arà C. L. -- non sarà C. R. 2. La lezione ci pare errata in
+ambedue; nè col C. R. 1. e col C. F. R. possiamo corregg. Ma il senso del
+discorso ci fa credere che abbia da legg. _sarà_.
+
+(202) s'aombrara C. R. 1. -- Se ombrerà C. F. R. -- _S'aombrer_,
+_s'anombrer_ nell'ant. fr. significa _divenire uomo nel seno della
+Vergine_. "Com fist Gabriel li Archangles -- Quant me dist que li rois des
+Angles -- S'aombreroit en mes sains flancs." _Du Cange_, _Gloss.
+Gall._ -- In provenzale ha lo stesso significato _solumbrar_. Il Raynouard
+ne reca due esempi, tolti da un testo prov. del Sydrac: "Apres l'avenimen
+del filh de Dieu qui _solombrara_ en la Virgis"; e traduce _qui
+s'ombragera_, con errore che ci par manifesto. "Virtus Altissimi
+obumbrabit tibi." _S. Luca_, I, 35.
+
+(203) manca al C. L. _e sarà_. -- Abbiamo suppl. col C. R. 2.
+
+(204) sarà. C. L. -- Abbiamo corr. col C. R. 2.
+
+(205) Così il C. R. 2. Nel C. L.: E la vergine Maria che concieputo per lo
+spirito sancto l'averà vergine fatta inanzi il parto, e vergine sarà dopo
+il parto.
+
+
+
+
+ Cap. III.
+
+ _Lo re domanda: è Iddio in tutti luoghi e per tutti? E Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Iddio è in tutti luoghi e per tutti i tenpi. Egli è potente in ogni luogo
+come in un altro; e com'egli è possente in cielo, così è possente in terra
+e in ninferno, perciò ch'egli è tutto possente là ov'egli è; chè a quella
+ora che governa quelli che sono in oriente, a quell'ora governa le cose
+che sono in occidente; e però è egli tuttavia per tutto, che governa tutto
+giorno tutte le cose.
+
+
+
+
+ Cap. IV.
+
+ _Lo re domanda: sentono tutte le cose Iddio? E Sidrac risponde:_
+
+
+Idio non fece unque (206) nulla criatura, che lui non sentisse, e che lui
+non dotti; chè queste cose che noi asenbriamo (207) sanza anima
+mortale (208), quelle vivono e sentono lo loro criatore. Lo fermamento lo
+sente, quando, per lo suo comandamento, non fina (209) di volgersi il
+sole, la luna; le stelle lo sentono, che tutto tenpo ritornano  (210)
+nello loro luogo; la terra lo sente, che ciascuno anno rende lo suo
+frutto; i venti lo sentono e lo mare, che, quando egli fanno la fortuna,
+ritorna in bonaccia per la sua volontà; l'acque lo sentono, ch'elle
+corrono allo luogo là ond'elle escono; i morti lo sentono, che risucitano
+alla sua volontà, quando a lui piace; la notte e lo giorno lo sente,
+ch'egli guardano bene quella legge che Idio à loro donata; le bestie lo
+sentono, ch'elle seguiscono la loro natura.
+
+(206) umche C. R. 2. -- L'ant. franc. _onkes_, _unkes_, _unques_, _unc_,
+_onc_.
+
+(207) che noi sembriamo C. R. 2. -- che noi sembiamo C. R. 1. -- chi nos
+semblent C. F. R.
+
+(208) animale mortale C. R. 2.
+
+(209) finono C. R. 2. -- Da _finare_, ant. franc. _finer_, prov. _finar_.
+"Finar, madre, non volemo" _B. Iacopone._ "Per mostrar alla gente. -- Che
+loco sia finata. -- La terra e terminata." _B. Latini_, _Tesoretto_.
+
+(210) ritorna C. L. -- Abbiamo corr. col C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. V.
+
+ _Lo re domanda: che fece Idio primamente? Sidrac risponde:_
+
+
+Primieramente fece Idio uno molto bello palagio, lo quale è apellato regno
+di cielo; e poi fece questo secolo, e poi lo 'nferno. Ma quello palagio à
+egli eletto uno grande ordine de' suoi amici (211): onde egli non
+usciranno giammai, poi che egli vi fieno entro. E quello numero volle egli
+fare d'uomini come delli angeli, per umiltà, perchè gli uomini e gli
+agnoli adorassono uno solo Iddio in trinità, padre e figlio e spirito
+sancto.
+
+(211) Ma in quello palagio àe egli uno lecto grande di suoi amici
+C. R. 2. -- mais ycel palais ailes leupor un grant nombre de ses amis
+C. F. R.; che io leggerei: mais ycel palais a il esleu por, ec. E _uno
+lecto_ credo che debba intendersi per _una eletta_.
+
+
+
+
+ Cap. VI.
+
+ _Lo re domanda: quando (212) furono fatti gli angioli? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Allora che Idio disse, sia fatto lucerna (213), e tutti gli agnoli e
+arcagnoli furono fatti in quello punto, cherubin e serafin. E quando lo
+malvagio agnolo Lucifero vide che Idio gli avea dato onore e gloria sopra
+tutti gli altri agnoli, si volle dispregiare gli altri agnoli, e volle
+essere pari del suo (214) creatore; e volle avere altra sedia che Idio non
+gli avea dato; e si volle agli altri per lo suo argoglio comandare. E egli
+fu incontanente del paradiso cacciato, cioè gittato, e fu messo in
+carcere. Siccom'egli era prima bello e splendiente (215), così fu poi
+laido (216) e scuro e nero, ch'egli cadde incontanente. E si dimorò una
+ora in gloria (217); che, si tosto com'egli fu fatto, si cadde; che
+diritto non era (218) ch'egli gustasse di quella gloria, poi che così
+fatto argoglio avea incominciato contro lo suo criatore. Gli altri che
+peccarono co lui, traboccarono co lui di cielo, perciò che a loro piacque
+lo suo argoglio; e credeano ch'egli potesse Idio sopra montare. E egli
+erano simigliantemente alti sopra gli altri, e gli più mastri di loro con
+esso lui furono gettati in ninferno (219), e gli altri furono cacciati
+nella più ispessa aria (220), là ove egli ardono, come s'egli fossono in
+uno fuoco (221), che giammai mercè non avranno, e non la poterano
+adomandare (222).
+
+(212) come C. R. 2.
+
+(213) "Vid'io in essa luce altre lucerne." _Dante._
+
+(214) al suo C. R. 2.
+
+(215) sprendiente C. R. 2. -- piagente C. R. 1.
+
+(216) ladio C. R. 2. -- lasco C. R. 1. _Lasco_ può essere il _lasche_,
+_lasque_, nel senso di _vile_.
+
+(217) Sappiate ke non vi dimorò una ora compita C. R. 1.
+
+(218) Nel C. L. sono, per errore evidente, ripetute le parole _ora in
+gloria che si tosto_.
+
+(219) onferno C. R. 1.
+
+(220) in questo più spesso aiere C. R. 1.
+
+(221) in onferno C. R. 1.
+
+(222) mercè non avranno potranno e non la domandorno C. L. -- Abbiamo corr.
+col C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. VII.
+
+ _Lo re domanda: di che servono gli angeli in cielo? Sidrac risponde:_
+
+
+Li angioli che sono in cielo non ebono volontà di peccare verso lo loro
+criatore, e perciò non caddono eglino cogli altri, anzi dimorano in
+gloria. Idio dà a ciascuno ordine e uficio angielico. Angeli v'à che
+anunziano (223) agli uomini le grandi cose. Anche altra maniera di angieli
+v'à, che anunziano (224) alle comuni creature, cioè agli uomini, le
+piccole cose. Altre maniere d'angioli v'à, che sono potestadi, che
+comandano agli maligni spiriti, che più non facciano crudeltade all'umane
+cose. Altre maniere d'angioli v'à, che si chiamano principi (225), che
+ànno signoria sopra i buoni ispiriti, e lo loro comandamento si è a
+conpiere lo comandamento di Dio (226). Altre maniere d'angioli v'à, che si
+chiamano dominazioni, che sormontano gli detti grandi angioli (227), che
+gli altri son loro subbietti per ubidenzia. Altra generazione d'angioli
+v'à, che si chiamano troni, sopra gli quali è la sedia (228) di Dio, per
+gli quali egli giudica i suoi giudicamenti (229). Altre maniere d'angioli
+v'à, che si chiamano cherubin, in cui tutte le scienzie e molte altre
+creature umane sono subbiette e ubidienti (230), e servono; in quello
+ch'egli guardano lo specchio del chiarore  (231) di Dio, perfettamente
+egli ricevono gli segreti del creatore (232). Altre generazioni d'angieli
+v'à, che si chiamano serafin; quelli sono ardenti e più presso dell'amor
+di Dio che nulla criatura; e sormontano (233) ogni criatura d'onore, chè
+tra loro e Dio non è nullo altro spirito.
+
+(223) avanzano C. R. 2.; secondo uno de' significati che ha il vb.
+_avancer_ in franc., che è di _annunziare_.
+
+(224) avanzano C. R. 2.
+
+(225) principati C. R. 2.
+
+(226) e loro comandano he compiano el servizio di Dio C. R. 1.
+
+(227) degli angioli C. L. -- Abbiamo corr. col C. R. 2.
+
+(228) el sedio C. R. 1.
+
+(229) elli usa spaventevolmente suoi indicamenti C. R. 1.
+
+(230) a cui tucta scientia e più creature entendevoli sono obedienti e
+subiecti C. R. 1.
+
+(231) della chiarità C. R. 1.
+
+(232) delle umane creature C. R. 2. -- de le creature C. R. 1.
+
+(233) formentano C. L. Abbiamo corr. col C. R. 1., e col C. F. R. che ha:
+surmontent. Nel C. R. 2.: soctomecteno ogni creatura d'onore.
+
+
+
+
+ Cap. VIII.
+
+ _Lo re domanda: gli diavoli sanno tutte le cose e possonle fare? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Di quello ch' (234) egli ànno angelica natura, sanno molto grande
+iscienzia, ma però non sanno egli tutte le cose. Che tanto quanto la loro
+natura (235) è più spirituale che quella degli uomini, di tanto sono
+eglino più (236) savi di tutto ingiegnio (237); le cose che sono a venire
+non sanno egli niente, se non tanto quanto Idio lascia loro sapere. Ma le
+cogitationi (238) e le voluntadi non sa se non Iddio, e colui a cui egli
+lo vuole dimostrare. E non possono fare quello che egli vogliono, che lo
+bene egli non vorranno fare nè non potranno; ma egli possono assai mal
+fare, e non mica quanto vorrebono, se non tanto come i buoni agnoli gli
+lassano (239) fare.
+
+(234) Dal franc. _de ce che_ (que).
+
+(235) Invece di _natura_ legg. nel C. L. _ma_. Abbiamo corr. col C. R. 1.
+e C. R. 2.
+
+(236) _più_ manca al C. L. Abbiamo suppl. coi Codd. R. 1. e R. 2.
+
+(237) di tucti ingegni C. R. 1.
+
+(238) comuntioni C. L. Abbiamo corr. col C. R. 1. e C. R. 2.
+
+(239) lascieremo C. L. -- Abbiamo corr. col C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. IX.
+
+ _Lo re domanda che forma ànno gli angioli e se sanno tutto. Sidrac
+ risponde:_
+
+
+In una maniera (240) ànno la forma di Dio, che somigliantemente  (241)
+fece la somiglianza (242) del nostro signore in loro, in tale maniera,
+ch'egli sono lucenti (243). E sono sanza corpi, pieni di tutta biltade. E
+nella natura delle cose non à nulla ch'egli non sapiano, ch'egli vegono
+ (244) tutti Iddio, e tutte quelle cose ch'egli vogliono, possono (245)
+fare senza niuna graveza. E perciò che lo numero degli angioli (246) fosse
+conpiuto, si fu fatto l'uomo. Egli fu fatto di corporale e di spirituale
+sustanzia. Lo corporale (247) fu fatto di quattro elimenti (248); che
+l'uomo à carne della terra, e lo sangue dell'acqua, e dell'aria si à
+l'anima, e del fuoco si à lo calore. Lo capo (249) dell'uomo si è ritondo,
+come lo fermamento, e si à due occhi altressì come lo cielo à due
+lucenti (250), cioè lo sole e la luna; e simigliantemente, come lo cielo
+àe in sè sette pianete, simigliantemente àe in sè l'uomo sette
+pertugi (251) nel capo; e simigliantemente come l'aria  (252) à in sè gli
+tuoni e gli venti, sì à l'uomo al petto le grande alene (253) e le grande
+scosse (254). E altressì come il mare riceve tutta l'acqua, così riceve
+l'uomo nel suo ventre tutto enpitume (255); altressì come la terra
+sostiene tutte le cose, altressì sostengono i piedi tutti i pondi (256)
+dell'uomo. Del celestiale fuoco à egli la veduta; e dal più alto aire à
+l'ardore, e dal più basso à el soffiamento del naso (257); e dell'acqua lo
+gustare (258); e una partita della dureza delle pietre à egli nell'ossa;
+lo verdore (259) degli alberi è (260) negli occhi; della spirituale
+substanzia à egli l'anima, ch'egli è spirito in lui, e la immagine e la
+simiglianza di Dio (261). La inmagine si dee intendere la forma di lui, e
+la simiglianza si è la qualità, la grandeza; la divinità si è nella
+trinità (262). L'anima tiene la sua ymagine, ch'è la memoria, perch'ella
+si ricordi delle cose che sono passate; e si à intendimento, perch'ella
+intenda le cose che sono udite (263); e si à volontà, perch'ella
+dispregia (264) lo male e fa il bene. In Dio sono (265) tutte le cose e
+tutte le virtudi; e simigliantemente come Idio non puote essere tenuto
+dentro della sua creatura, conciosiacosa ch'ella conprende tutte le cose,
+el cielo no la puote mica contastare (266), ch'ella non sappia assai delle
+cose celestiali e dello inferno, simigliantemente che questa è la
+spirituale sustanzia (267).
+
+(240) mainira C. R. 1. -- Ant. franc. _maniere_, _meniere_; prov.
+_maneira_, _manieira_, _maniera_, _manera_.
+
+(241) insiememente C. R. 1.
+
+(242) sembianza C. R. 1.
+
+(243) lucerna C. R. 2. -- luysans C. F. R.
+
+(244) ch'egli possono vegono C. L. -- Abbiamo soppresso il _possono_, che
+non trovasi in nessuno degli altri Codd., e che toglierebbe senso al
+discorso.
+
+(245) Qui manca _possono_ nel C. L., mentre leggesi negli altri Codd. Onde
+è chiaro che l'amanuense traspose erroneamente questa parola, ponendola
+sopra, dove non poteva stare, e omettendola qui dov'era necessaria.
+
+(246) degli angeli buoni C. R. 2. -- dei boni C. R. 1.
+
+(247) Le corpora C. R. 2.
+
+(248) alimenti C. R. 2.; C. R. 1.
+
+(249) corpo C. R. 2.; C. R. 1.
+
+(250) lucerne C. R. 2. -- luminire C. R. 1. -- lumiers C. F. R. -- Di
+_lucente_ sost. reca un esempio la Crusca. Invece di _luminire_ crediamo
+abbia da leggersi _luminiere_. Si hanno esempi di _luminiera_ per _luce_.
+L'Ariosto, a significare il sole e la luna, disse _luminario_. L'ant.
+franc. ha _lumiere_, _luminaire_; il prov. _lumeira_, _lumneyra_,
+_lhumnieyra_, _luminaria_. "Foron fachas luminarias, so es lo solelh e la
+luna." _Rayn._, _Lex._ IV, 104. "E troverai de' buon, la cui
+lumiera. -- Non dà nullo splendore." _Dante_, Canz. _O patria degna_, ecc.
+pag. 297., ed. Barbèra.
+
+(251) pertusi C. R. 1. -- _Pertuis_, ant. franc., da _pertusiare_,
+_pertusium_.
+
+(252) airie C. R. 1.
+
+(253) aleines C. F. R. -- L'ant. fr. ha il vb. _anheler_ e per
+trasposizione dell'_n_ e dell'_l_, _aleiner_, onde _aleine_, _alainne_,
+_alaine_; ed il prov. _ale_, _alen_, _hale_, _halena_.
+
+(254) le grande cose. C. R. 2. -- le gran cosse. C. R. 1. -- les grans
+tous C. F. R. -- les grans corps T. F. P. -- _Tous_ e _corps_ ci sembrano
+errori, e supponiamo che abbia da leggersi invece _cous_ e _cops_,
+_colps_, colpi, forse nel senso che ha _coup_ in franc. di _fatto_,
+_azione_, al che risponderebbe in certo modo le _cose_ de' Codd. Ricc. Se
+pure non volesse intendersi che l'uomo riceve _al petto i grandi colpi_;
+ed allora il senso sarebbe renduto meglio da _le scosse_ del
+Cod. Laurenz. E noi preferiamo quest'ultima interpretazione.
+
+(255) empictione C. R. 2. -- empleures C. F. R.; e pare che voglia
+intendersi de' cibi. La Crusca registra _empitura_, ma non _empitume_ nè
+_empizione_ per _empimento_.
+
+(256) poins C. F. R. -- L'ant. fr. ha _poix_, _pois_, _peiz_; il prov.
+_pens_, _pes_: da _pensum_. Cf. _Diez_, _Etym. Wört._
+
+(257) Così il C. R. 1. Il C. L. è in questo punto estremamente confuso. Ma
+è da avvertire che esso C. R. 1. ha, invece di _soffiamento_,
+_sofocamento_; mentre il C. R. 2. e il C. L. hanno _soffiamento_; il
+C. F. R. _souflement_, e il T. F. P. _soufflement_.
+
+(258) el gustamento C. R. 1.
+
+(259) l'odore C. L. -- Abbiamo corr. col C. R. 1. e C. R. 2.
+
+(260) àe C. R. 2.
+
+(261) e de la spiritual substantia à l'anima di vita ke Dio vi mise per
+lui, ke n'è scripto in lui l'imagine a la sembianza di Dio C. R. 1.
+
+(262) A' teologi lo spiegare l'imbroglio di questo periodo, in tutti i
+Codd. ugualmente confuso. Nel C. R. 1. si legge: la imagine si dia
+intendere la forma di lui; la sembranza è la grandeza; la divinità fie ne
+la trinità. Nel C. F. R.: la semblance si est qualite, et le grandesse la
+divinite si est le trinite. E nel T. F. P.: et la semblance est la
+qualite, et la grandeur est la dignite, qui est en la sainte trinite.
+
+(263) le cose che sono ora C. R. 1. -- le cose che sono decte. C. R. 2.
+
+(264) dispera C. L. -- Abbiamo corr. col C. R. 1. e C. R. 2. -- despite
+C. F. R. -- Forse invece di _dispera_ è da leggere _despira_, che potrebbe
+derivare dall'ant. fr. _despire_, _despirer_, che ha appunto il senso di
+_dispregiare_.
+
+(265) Idio se non C. L. -- Abbiamo corr. col C. R. 1. e C. R. 2.
+
+(266) Per _contrastare_.
+
+(267) La confusione e l'oscurità è uguale in tutti i Codd., e maggiore nel
+francese. Al T. F. P. manca questo tratto.
+
+
+
+
+ Cap. X.
+
+ _Lo re domanda: fece Iddio l'uomo colle sue mani? Sidrac risponde:_
+
+
+L'uomo fu facto per lo suo comandamento solamente; e perciò possiamo noi
+intendere la cattiva natura dell'uomo: elli lo fece di vile cosa (268),
+per lo confondimento del diavolo, ch'egli n'avesse vergogna (269), che
+così cattiva cosa montasse nella gloria, unde elli era caduto per suo
+orgoglio; e si li fece nome di ciò che elli  (270) era facto di quattro
+elementi, donde (271) questo secolo è fatto; e si ebbe nome delle quattro
+parti (272) del mondo (273), satachano carboncini tramas robras amefin; e
+lo lignagio dee enpiere le quattro parti del secolo. Anche àe l'uomo
+simiglianza al nostro Signore in questa maniera, che, altressì come lo
+nostro Signore è sopra tutte le cose in cielo, e altressie sopra tutte le
+cose fece l'uomo in terra. E però che egli sapea ch'egli peccherebe, sì
+fece l'altre cose corporali, cioè quello ch'egli avrebe mestiero (274). E
+sì fece le mosche e le formiche e le pulci e le zanzare (275) e gli altri
+vermini, per l'argoglio dell'uomo, perciò che, quando elle lo pungono,
+egli si pensa che molto è cattivo, che non può contastare a così cattive e
+vili cose (276). Le formiche e li ragni, che si travagliano (277) nella
+loro opera, ne danno asenplo (278) che noi dobbiamo lavorare. Se noi
+guardiamo (279) bene tutto ciò che Idio fece (280), si ci è uno grande
+diletto: chè gli fiori ànno biltade, e l'erbe ànno medicina, gli frutti
+della terra si ci pascono, gli venti e lo sole e la luna si ci portono
+significanza (281); e tutte quelle cose che ci sono buone, e furono fatte
+per l'uomo, e si furono fatte alla gloria dell'uomo (282).
+
+(268) Il C. R. 2. aggiunge: _cioè di bellecta di terra_; lo che non
+leggesi nè nel C. F. R. nè nel C. R. 2., onde è a crederlo un glossema
+dell'amanuense. _Belletta_ è il _limus_ de' latini. "Or ci attristiam
+nella belletta negra". _Dante._
+
+(269) ontia C. R. 1. Manca alla Crusca.
+
+(270) Nel C. L.: nella gloria la ove egli era fatto, ec. Abbiamo corr. e
+suppl. col C. R. 1.
+
+(271) unde C. R. 1.
+
+(272) partite C. R. 1.
+
+(273) secolo C. R. 1.
+
+(274) di ciò ke avia mistiero C. R. 1.
+
+(275) zenzare C. R. 2. -- zanzane C. R. 1.
+
+(276) a si picciola cosa C. R. 1.
+
+(277) che si fadicano C. R. 1.
+
+(278) essempro C. R. 2.
+
+(279) sguardiamo C. R. 1. -- Ant. fr. _esgarder_, _esguarder_.
+
+(280) fane C. R. 1.
+
+(281) portent significations C. F. R.
+
+(282) a lodo de la gloria di Dio C. R. 1. -- a la loenge de la gloire de
+Deu C. F. R. -- _Loenge_, _louenge_ vuol dire _permesso_, _approvazione_,
+onde fu mal tradotto per _lodo_. Invece di _alla gloria dell'uomo_, com'è
+nel C. L., crediamo si abbia a leggere _alla gloria di Dio_.
+
+
+
+
+ Cap. XI.
+
+ _Lo re domanda: dove fu fatto Adamo? Sidrac risponde:_
+
+
+Adamo fu facto in Ebrot (283), ove egli morì e fu sopellito. E quando elli
+fu facto, fu messo in paradiso, cioè in uno luogo molto dilettevole (284),
+in Oriente. Là (285) sono albori di diverse maniere (286); egli sono buoni
+contra diverse infermitadi: uno tale albore v'à che, se l'uomo mangiasse
+del frutto, giammai fame non avrebe; e se del secondo mangiasse, giammai
+istanco (287) non sarebbe; e al drieto (288), s'egli mangiasse di quello
+che si chiama frutto di vita, giammai non infermerebe e non
+invecchierebbe, nè mai non morrebbe. E in quello paradiso fu egli messo; e
+Eva fu fatta in quello paradiso dal lato (289) all'uomo, quando egli
+dormia, cioè a intendere della sua costa (290). E simigliantemente, come
+egli furono d'una carne, così furono d'una volontà e d'uno cuore (291). E
+Iddio volle ch'egli fossono simiglianti a lui, che siccome di lui
+disciesono tutte le cose, così nascono di lui tucte le cose e tucti gli
+uomini (292), cioè d'Adam (293); e però fu fatto Eva di lui. E si li fece
+tali ch'egli potessono peccare, per magiore merito avere; che, quando egli
+furono tentati, s'egli non avessino consentito al diavolo, allora sarebono
+stati sì afermati (294), che giammai eglino e gli altri non potrebono
+avere peccato. Inanzi ch'eglino peccassono erano ignudi (295), e non
+aveano di loro membri vergogna, se non come degli occhi; che sì tosto come
+egli feciono quello peccato verso lo loro criatore, sì si vidono ignudi, e
+spogliati del vestimento della grazia. Essi ebono cupidizia l'uno verso
+l'altro, e si cominciò a nasciere tra loro una grande confusione, e ebono
+vergogna degli loro menbri. E perciò che l'uomo sapesse che tutte le
+schiatte doveano essere colpevole di questo peccato, fece rimanere lo nodo
+che àe la gola (296). E 'l nostro Signore sapea (297) che grande bene e
+grande profitto dovea essere (298) di quella ischiatta. Anzi che
+peccassono vidono Idio in paradiso. Lo diavolo ebe grande invidia di ciò,
+ch'egli dovea montare là, onde egli era caduto, si entrò nel serpente, e
+parlò alla femmina, e la ingannò; che, si tosto com'ella fu nata, ella fue
+ingannata. Essi non dimorarono in paradiso se non sette ore (299); e le
+tre ore (300) mise Adamo nome a tutte le bestie; alle sette ore (301)
+mangiò la femina il pome (302), e diello al marito, e egli lo mangiò per
+lo suo amore; e a ora di nona furono cacciati fuori del paradiso. E
+incontanente disciese l'agnolo da cielo, cherubin (303), con una spada di
+fuoco in mano; quello fuoco era uno muro di fuoco (304), onde quello
+paradiso ne fue intorniato (305), apresso quello peccato. Cherubin fu
+quello che guarda lo fuoco ch'è intorniato al paradiso, e getta adietro i
+corpi e gli spiriti (306); chè nullo ispirito v'enterrà, nè buono nè reo,
+infino a tanto che il figliuolo di Dio perverrà in terra, e morrà
+inpeso (307) in croce, per questa disubidienzia che Adamo fece verso lo
+suo criatore. E per quello amore ispegnerà lo muro del fuoco, che
+intornia (308) il paradiso, e ronperrà le porti (309) del ninferno, e
+trarranne fuori Adamo e gli suoi amici, e metteragli nel paradiso
+celestiale. E allora (310) tutti quelli che morranno perfetti, sì saranno
+amici di Dio, e andranno in paradiso celestiale, e non troverranno chi
+loro lo vieti. Certo bene dee l'uomo credere a quello Idio, che manderà lo
+suo figliuolo di cielo in terra, per noi diliberare (311) si lascierà
+morire.
+
+(283) Ebron C. F. R., C. R. 1.
+
+(284) diliciano C. R. 1.
+
+(285) ine C. R. 1. -- ileuques. C. F. R., che è da corr. _ilueques_.
+
+(286) mainiere C. R. 1.
+
+(287) lasso C. R. 1.
+
+(288) da dirieto C. R. 2. -- a la perfine C. R. 1. -- au deran
+C. F. R. -- Vedesi come il traduttore del testo Laurenziano abbia
+volgarizzato secondo il significato etimologico della parola. _Au
+darrien_, _au daarrain_, _a la deraina_, significa _in ultimo luogo_,
+_alla perfine_, e deriva da _deretranus_, e questo da _de retro_, onde il
+_drieto_, _dietro_ del nostro testo.
+
+(289) de la costa C. R. 1.
+
+(290) de la sua costa diricta C. R. 1.
+
+(291) coragio C. R. 1. -- corage C. F. R. -- Nel franc. ant _corage_,
+_coraige_ vuol dire _cuore_, _sentimento_, _volontà_. Lo stesso
+significato ha _coratge_ in prov. e _coraggio_ in ital.
+
+(292) Abbiamo adottata la lez. del C. R. 2., che è conforme al C. F. R.:
+que tout encement (_esement_, _ensement_) com de lui descendent toutes
+coses, encement nasquissent tuit li home d'Adam.
+
+(293) cioè Adam C. L. Abbiamo aggiunto il _d'_. Nel C. R. 1. v'è di più:
+d'Adamo ke fu masso di tucta l'umana generatione.
+
+(294) fermi C. R. 1.
+
+(295) inudi C. R. 1.
+
+(296) Del _nodo della gola_ non parlasi nè nel C. F. R., nè nel T. F. P.,
+nè nel C. R. 1.
+
+(297) che sapea C. L. e C. R. 2. -- Abbiamo tolto il _che_, parendoci
+errore evidente, e non leggendosi nè nel C. R. 1., nè nel T. F. R.: et
+nostre sire soit, ec.
+
+(298) nasciare C. R. 1. -- estre C. F. R. Probabilmente il testo francese
+da cui fu trad. il nostro, diceva _istre_, una delle forme del vb.
+_issir_, uscire, che dal volgarizzatore fu confusa con _estre_, essere.
+
+(299) VII dì C. R. 1.
+
+(300) e a la terza ora C. R. 1.
+
+(301) a la sexta ora C. R. 1.
+
+(302) pomo C. R. 1. -- pome C. F. R.
+
+(303) lo quale avea nome cherubin C. R. 2.
+
+(304) Concordano tutti i codd. Il T. F. P. ha: qui sembloit feu, et de
+celle espee fist ung mur, ec.
+
+(305) avironato C. R. 2. -- environee C. F. R.
+
+(306) i corpi e gli spiriti che di paradiso, che nullo, ec.
+C. L. -- Abbiamo tolto _che di paradiso_, stando alla lez. del C. R. 2.
+
+(307) apresso C. L. Abbiamo corr. col C. R. 2. Nel C. R. 1.: pendente.
+
+(308) invirona C. R. 1.
+
+(309) Per _porte_. Cf. _Nannucci_, _Teorica_, _Cap. X._, 265, 268.
+
+(310) e da ine inanzi C. R. 1.
+
+(311) ricomparare C. R. 1., per _ricomprare_.
+
+
+
+
+ Cap. XII.
+
+ _Lo re domanda: quando Adamo fu fuori del paradiso dove andò egli? E
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Adamo sì venne in Ebrocti (312), ove egli fu fatto, e là ingienerò gli
+figliuoli (313). E poi (314) cento anni egli pianse Abel suo figliuolo,
+che Caino l'avea ucciso; e unque poi non si volle acostare (315) alla
+moglie. Ma però che Idio non volle nasciere della malvagia semenza  (316)
+di Caino, fece Adamo amaestrare per l'agnolo suo, che giacesse colla
+moglie: e egli sì lo fece, e ingenerò uno figliuolo ch'ebbe nome Sem,
+della cui ischiatta lo figliuolo di Dio nascierà (317). E sapiate tutti di
+vero che dal tenpo d'Adamo infino al tenpo di Noè, non piove  (318) unque,
+e non aparvono nuvoli in cielo (319). E non mangiavano carne e non
+beveano (320) vino: e tutto quello tenpo era così bello come la state; e
+si era abondanza di tutte le cose; e tutto questo rimase (321) per lo
+peccato della gente.
+
+(312) Ebron C. R. 1. e C. F. R.
+
+(313) VII anfans C. F. R. -- filz et filles T. F. P. -- Nel C. L. si legge:
+e là ingienerò gli figliuoli disse Signore e poi cento anni, ec. _Disse
+Signore_, che non trovasi in nessuno degli altri codd., ci è parsa una
+interpolazione dell'amanuense, e l'abbiamo soppressa.
+
+(314) e per C. R. 1. -- e più C. R. 2.
+
+(315) asenbiare C. R. 1. -- assembler T. F. R.-- _Assembler_, _assambler_,
+_assanber_, ant. fr., unirsi ad alcuno; e _assemblement_, unione dell'uomo
+colla donna.
+
+(316) semente C. R. 1.
+
+(317) nasceo C. R. 1.
+
+(318) piobe C. R. 1.
+
+(319) nè apparì arco in cielo C. R. 1. -- l'arc dou ciel C. F. R.
+
+(320) bevivano C. R. 1.
+
+(321) _cessò_, _mancò_.
+
+
+
+
+ Cap. XIII.
+
+ _Lo re domanda: fece Adamo altro peccato inverso lo suo criatore, se non
+quello ch'egli trapassò (322) lo suo comandamento e mangiò lo pome (323)?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Non certo (324); ma questo fu tropo gran peccato, ch'egli disiderò
+d'essere Iddio, e (325) però mangiò lo pome, che Idio gli avea vietato.
+Egli non volle fare lo comandamento di Dio, e la criatura non dee fare
+nulla  (326) contra lo suo creatore. Certo se tu fossi inanzi a Dio, e
+alcuno ti dicesse guardati indietro, e se tu non lo facessi (327) tutto il
+secolo pericolerà; e (328) Idio ti dicesse, io non voglio che tu guardi
+indrieto, anzi voglio che 'l secolo pericoli, tu dei (329) fare lo
+comandamento del tuo criatore, e l'altro no, conciosia cosa che (330) 'l
+mondo perisca. E così fece Adamo, egli era (331) dinanzi a Dio. E sì tosto
+come lo diavolo lo molestò (332), egli guardò indietro, e però fece magior
+peccato, che di pericolare tutto il mondo. Et in quello solo peccato fece
+secte criminali peccati, per li quali (333) egli ingonbrò  (334) tutti
+quelli che doveano nasciere di lui. Primieramente fue argoglio ch'egli
+volea essere pari di Dio; lo secondo fu (335) innobedienzia, ch'egli
+trapassò lo comandamento del suo criatore; lo terzo fu avarizia, ch'egli
+disiderò più che Idio non gli volea dare (336); lo quarto fu sacrilegio,
+ch'egli prese in sè quello che Idio gli avea difeso (337); lo quinto fu la
+spirituale fornicatione, che la sua anima era coniunta a Dio, e quando
+egli fece la volontà del diavolo, sì fece adulterio (338), e però perdette
+l'amore del suo verace isposo; lo sesto fu micidio (339), ch'egli uccise
+sè e tutti gli altri; lo settimo fu morte e ghiottornia (340), ch'egli
+mangiò lo pome, e credette alla volontà della femina, e fece quello che
+Idio gli avea vietato (341), e tolse l'onore a Dio. Per quello peccato gli
+conviene fare sodisfazione, che chi dell'altrui toglie, rendere gli
+conviene, e per l'amendamento (342) si piglia mercede. E perciò che Adamo
+dee fare sodisfazione a Dio, egli è ancora in tenebre d'inferno, e sarà,
+infino a tanto che il verace profeta figliuolo di Dio verrà in terra per
+lui diliberare.
+
+(322) travalcò C. R. 1.
+
+(323) la poma C. R. 1.
+
+(324) None niente C. R. 1.
+
+(325) ma C. L. -- Abbiamo corr. col C. R. 2.
+
+(326) neuna cosa dia fare C. R. 1.
+
+(327) che tu nollo avessi fatto C. L. -- Abbiamo corr. col C. R. 2. -- e se
+nol fai C. R. 1.
+
+(328) Abbiamo agg. questo _e_ dal C. R. 2. e C. R. 1.
+
+(329) dii C. R. 1.
+
+(330) Qui ha il senso di _malgrado che_, _nonostante che_, conforme al
+franc. _ja soit ce que_, _ja seit ce que_, di cui è traduzione. Cf.
+_Burguy_, _Gramm._, II, 383; _Roquefort_, _Gloss._ -- Nel C. R. 1.: Se
+tucto el mondo perisse.
+
+(331) Pare che debba sottintendersi _infinchè_ o _quando_. Nel C. R. 1.:
+k'era.
+
+(332) Ci pare migliore la lez. del C. R. 1.: l'amaestrò. Nel C. F. R.: lor
+mostra. _Mostrer_, ant. fr., insegnare.
+
+(333) Così ha il C. R. 1., la cui lezione ci è parsa preferibile a quella
+del C. L.
+
+(334) Così tutti i Codd. _Encombrer_ in ant. fr. e _encombrar_ in prov.
+hanno il significato di _souiller_. Il Raynouard reca questo stesso passo,
+tolto da un testo prov. del Sydrac: el fetz VII peccatz mortals per que
+encombret cels que devion naisser de lhuy. Cf. _Burguy_, _Gramm._, e
+_Roquefort_, _Gloss._
+
+(335) ch'egli fu C. L. Errore evidente, che abbiamo corr. col C. R. 2.
+
+(336) gli avia donato C. R. 1.
+
+(337) _proibito_.
+
+(338) avolterio C. R. 1.
+
+(339) omicidio C. R. 1.
+
+(340) mortal ghiotornia C. R. 1.
+
+(341) vetato C. R. 1.
+
+(342) lo mendamento C. R. 1.
+
+
+
+
+ Cap. XIV.
+
+ _Lo re domanda che cose tolse Adamo a Dio, e come gliele converrà
+ rendere. Sidrac risponde:_
+
+
+Adamo tolse a Dio tutto quello che doveano avere tutti quelli che di lui
+doveano nasciere, e simigliantemente vincere lo diavolo, com'egli era
+vinto da lui. E se tutti quelli che doveano nasciere di lui in tal maniera
+lo doveano (343) ristorare, come se egli non avesse unque peccato, però
+ch'egli avea magior peccato che tutto il mondo, si dovrebbe rendere tal
+cosa che fosse magiore di tutto lo mondo; ma egli non potè fare nè l'uno
+nè l'altro; però rimas'egli in cattivitade.
+
+(343) la dovea C. L. -- Abbiamo corr. col C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. XV.
+
+ _Lo re domanda perchè non fue perduto di tutto in tutto (344), che (345)
+ così grandissimo peccato avea fatto. Sidrac risponde:_
+
+
+Perciò che non potea essere disfatto quello che Idio avea fatto e
+stabilito. Iddio avea ordinato che egli conpierebe lo numero degli eletti
+del legnaggio d'Adamo, e non però (346) egli avea volontà
+d'amendarlo (347), et egli (348) non potea, e la misericordia di Dio non
+gli volle perdonare, e mettere nel suo regno tale come egli era. E se Idio
+gli avesse perdonato la sua ingiuria, sanza sodisfacimento, dunque non
+sarebe tutto potente, se egli mettesse tale uomo nella (349) sua gloria
+senza vendetta, là onde egli avea cacciato l'agnolo per una sola
+cogitazione, dunque non sarebe mica diritto; però dee essere presa la
+vendetta (350) del peccato, cioè del peccatore. Quando uno uomo truova
+pietre preziose in alcuno luogo lordo, elli no le mette mica nel suo
+tesoro, infino a tanto che non l'à lavate. Però che lo servo dee essere
+fedele del suo signore, e egli era andato al tiranno, che l'avea messo in
+carcere, serà mandato lo figliuolo dello re, e batterà lo tiranno, e
+rimenerà lo servo al suo signore colla sua gloria.
+
+(344) in tutto C. R. 1.
+
+(345) puoi che C. R. 1.
+
+(346) impertanto C. R. 1.
+
+(347) amender C. F. R.
+
+(348) egli C. L. -- Abbiamo agg. _et_ dal C. R. 2.
+
+(349) in della C. R. 2.
+
+(350) presso alla vendetta C. L. -- Abbiamo corr. col C. R. 1. e C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. XVI.
+
+ _Lo re domanda e disse: perchè non mandò Iddio uno angelo inanzi per lui
+ diliberare, o ch'egli avesse fatto uno uomo per lui diliberare? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Se l'agnolo raccattasse (351) l'uomo, dunque sarebbe (352) suo servo, e
+l'uomo dee essere ristorato, sicchè egli sia simigliante all'angelo. E
+l'altra cosa divisò Idio, che l'angelo (353) è fiebole nella sua natura, e
+se egli divenisse uomo, di tanto avrebe meno di potestà. E se egli avesse
+fatto un altro uomo, e l'avesse mandato per lui diliberare (354), dunque
+non aparterebbe (355) nulla la ragione alla schiatta d'Adamo. E però che
+l'agnolo non potea raccattare l'uomo, nè egli per sè non potrebbe fare
+sodisfazione, si piglierà primieramente lo figliuolo di Dio carne in una
+sola persona, fatta in due maniere: l'una maniera si è che vincierà lo
+diavolo e serà Iddio, e vincierà lo diavolo simigliantemente che lo
+diavolo vinse l'uomo, e averà podestà sopra tutte le cose, come elli serà
+Iddio, che aprirà lo cielo e tutti coloro che entrare vi dovranno; l'altra
+maniera si è ch'egli diventerà uomo, e farà ciò che fa (356) l'uomo sanza
+peccato.
+
+(351) Se l'angelo avesse ricomparato C. R. 1.
+
+(352) sarebbe l'uomo C. R. 1.
+
+(353) l'uomo. -- Abbiamo corr. col C. R. 1. e col C. F. R.
+
+(354) ricomparare C. R. 1.
+
+(355) parrebbe C. L. -- Abbiamo di creduto poter corr. _aparterebbe_ sulla
+scorta del C. F. R. che ha: apartenist; e del C. R. 1. che dice: dunque
+non avarebbe apartenuto.
+
+(356) e sarà ciò che l'uomo C. L. -- Abbiamo pref. la lez. del C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. XVII.
+
+ _Lo re domanda (357): perchè vorrà egli nascere di vergine, e come sarà
+ ella vergine quand'egli nascierà di lei? Sidrac risponde:_
+
+
+Per quatro modi (358), siccome Idio fece l'uomo: lo primo, quando Adamo fu
+facto non ebbe nè padre nè madre, se non Iddio, così nascierà lo figliuolo
+di Dio, della Vergine, e egli sarà sè medesimo padre (359), e la figliuola
+sarà sua madre (360). Lo secondo modo si è, siccome Eva nacque della costa
+dell'uomo, e divenne femmina, altressì lo figliuolo di Dio nascierà della
+Vergine, dello Spirito Sancto e del Padre, e ciò sarà egli medesimo, e
+diventerà uomo. Lo terzo modo (361) si fia (362) per la sua potenza, per
+la sua volontade. Lo quarto modo di solamente femmina nascirae (363), per
+confondere lo diavolo, e per diliberare l'uomo del suo podere. E dal
+cominciamento del mondo guardò Iddio quelli che più l'ameranno, e lo suo
+comandamento faranno, e lo suo benedetto nome adoreranno: di quello
+lignaggio sarà eletta la Vergine, che sarà netta e pura, sanza peccato,
+florente, e di tutte degnità; sì generrà (364) lo figliuolo di Dio
+salvatore, sanza nullo diletto, e partorirà sanza nulla ordura (365) e
+sanza niuno dolore. E lo Salvatore entrerà  (366) nel suo corpo, e uscirà,
+e tuttavia chiusa (367), similemente come lo sole entra per la
+vetriera (368), sanza danneggiarla (369). E nel suo ventre piglierà umana
+natura, e dimoreravvi nove mesi, però che si conpierà nove ordini
+d'angioli, delle genti che nascieranno in questo secolo. E tutte le cose
+saprà egli come Idio; e secondo la sua podestà potrà egli fare tutte le
+cose; ma egli vorrà di tutto in tutto tenere (370) la natura dell'uomo
+sanza peccare.
+
+(357) domanda disse C. L. -- Abbiamo soppresso il _disse_.
+
+(358) I modi C. L. -- Abbiamo corr. col C. R. 2., e sulla scorta del
+C. F. R.
+
+(359) ed elli medesimo sarà el padre C. R. 1.
+
+(360) "Vergine madre, figlia del tuo figlio".
+
+(361) mainira C. R. 1.
+
+(362) fa C. L. -- Abbiamo pref. la lez. del C. R. 2.
+
+(363) Così ha il C. R. 1. _Nascirae_ manca al C. L.
+
+(364) _genererà_.
+
+(365) _Ord_, _ordure_ fr. -- Nel C. R. 2.: lordura.
+
+(366) increrà C. L. -- Abbiamo corr. col C. R. 1. e col C. F. R.
+
+(367) entrerà nel suo ventre la porta kiusa e n'escirà la porta chiusa
+C. R. 1.
+
+(368) ventiera C. L. -- Abbiamo corr. col C. R. 2. -- Nel C. R. 1.: vetro.
+Nel C. F. R.: veriere, che vuol dire _vetro_ e _finestra_.
+
+(369) e no la danagia C. R. 1.
+
+(370) manca al C. L. _tenere_. -- Abbiamo suppl. col C. R. 1.
+
+
+
+
+ Cap. XVIII.
+
+ _Lo re domanda (371): quanto tenpo visse Adamo? Sidrac risponde:_
+
+
+Adamo vivette novecento anni. Quando egli venne a morte mandò lo suo
+figliuolo a l'angelo, che gli desse sanità di quello male ove egli
+era (372); e lo figliuolo andò per la via che Adamo gli disse, tanto che
+capitò alla porta del paradiso, là onde Adamo fu cacciato; e volendo
+entrare alla porta e l'angelo gliel vietò. Egli gli domandò sanitade per
+lo padre; e l'angelo gli diede tre granella (373), e disse: portale allo
+tuo padre, e mettigliele in sulla bocca; e diragli che l'uno di queste
+granella lo diliberrà della grande infermitade: e lo comandamento si è a
+cinque giorni e mezo. E egli si partì e ritornò a Adamo (374), e missegli
+le granella in bocca, e contogli quello che l'angelo gli avea detto. E
+disse, padre, non ti isgomentare, che l'agnolo mi disse che di qui a
+cinque giorni e mezo tu guarresti (375). E Adamo sospirò, e disse: sappi
+che lo giorno di Dio è mille anni; e poco stante e egli trapassò di questo
+secolo. E i diavoli presono l'anima sua con grande allegreza, e misserla
+nella sponda del ninferno. I novecento anni che Adamo vivette significano
+quello ch'egli fece disubidienzia verso Iddio, e dispectò la (376)
+conpagnia de' nove (377) ordini degli angioli (378). Le tre granella
+significano che nascieranno di loro albori, de' quali legni fia fatta la
+croce, sopra la quale fia crocificato e morto lo figliuolo di Dio. E Adam
+guarirà della sua infertà (379), per quella (380) morte che lo figliuolo
+di Dio farà, sarà diliberato dello inferno, e tutti gli amici di Dio con
+lui. I cinque giorni e mezo significano cinquemilia cinquecento
+anni (381).
+
+(371) domanda e disse C. L. -- Abbiamo soppr. _e disse_, stando alla lez.
+del C. R. 2.
+
+(372) che il li donast guarison de cel mal ou il estoit C. F. R.
+
+(373) tre granella del pomo c'Adamo avia mangiato C. R. 1.
+
+(374) Adamo C. L. -- Abbiamo agg. _a_.
+
+(375) guariresti.
+
+(376) alla C. L. -- Abbiamo corr. col C. R. 2.
+
+(377) novi C. L. -- Abbiamo corr. col C. R. 2.
+
+(378) les IX\C ans senefient les IX ordens d'angles, per ce ch'il fist
+desobedience vers Deu, et si despita la compagnie des IX ordens des angles
+C. F. R.
+
+(379) sincope d'_infermità_.
+
+(380) la qual C. L. -- Abbiamo corr. col C. R. 2.
+
+(381) Il C. R. 1. è in questo cap. di lezione assai diversa e più diffusa
+del C. R. 2. e del C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. XIX.
+
+ _Lo re domanda e disse: perchè è chiamata morte, e quante morti sono?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Perciòe è chiamata morte, perch'ella è amara, perchè Adamo morse lo pome
+che gli era vietato; però fummo noi morti. Quella morte che non è di
+natura (382), siccome quella de' garzoni, e quella ch'è di natura (383),
+siccome quella de' vecchi uomini, per lo peccato d'Adam è ordinata, la
+morte (384); altrimenti non morrebbe l'uomo. Che somigliantemente come
+l'una generazione trapassa apresso l'altra per la morte, e l'una
+generazione apresso l'altra per la vita, simigliantemente saremmo (385)
+mutati allora di volto in volto (386), e alla fine saremmo stati tutti
+simiglianti agli angioli.
+
+(382) natura C. L. -- Il C. R. 1. e C. R. 2. hanno _matura_, ma a noi è
+parso meglio corregg. _di natura_.
+
+(383) e quella siccome ch'è di natura C. L. -- Abbiamo tolto _siccome_,
+essendo evidente che è stato scritto per errore. Nel C. R. 1.: k'è
+naturale.
+
+(384) Crediamo questa ripetizione _la morte_ un errore dell'amanuense.
+
+(385) saremo C. L. -- Abbiamo corr. col C. R. 2.
+
+(386) di molto in molto C. R. 2. -- de mort en mort C. F. R. -- de mont a
+mont T. F. R. Tre varianti che ci paiono tutte erronee. Noi supponiamo che
+abbia da leggersi _di volta in volta_.
+
+
+
+
+ Cap. XX.
+
+ _Lo re domanda, e disse: nuoce agli uomini di quale morte e' si
+ facciano? Sidrac risponde:_
+
+
+Non mica, nè poco nè molto, chè quelli che si pensano ch'egli deono
+morire, quelli non muoiono già di morte subitana; e questo fanno (387)
+medesimamente i buoni, che in Dio credono, e lo suo comandamento fanno. E
+questi, in qual modo muoiano, o ch'egli sieno uccisi a ghiado (388), o
+ch'egli sieno divorati per le bestie salvatiche, o ch'egli sieno arsi in
+fuoco o anniegati in acqua, o ch'egli sieno appesi come ladroni, o ch'egli
+sieno morti per alcuna disaventura, non nuoce a loro: giustizia, nè lo
+loro ben fare non puote essere perduto (389). Questa maniera di morte non
+nuoce loro niente. Che se egli avessono fatto in questo secolo alcuna
+cosa, per fragilitade della fievole carne, si è loro tutto perdonato, per
+la grazia dell'aspera morte. Che della (390) morte de' malvagi uomini, che
+non credono in Dio, e non fanno lo suo comandamento, egli non ànno grande
+proficto (391), quando egli giacciono lungamente in infermità, anzi
+ch'egli muoiano. La loro morte è ria, ch'egli non sono mica morti in
+Dio (392), nè solamente (393) nollo vogliono pensare; e però la loro morte
+è molta pessima. Non credono mica quelli che viveranno lungo tenpo dopo
+noi, Idio del cielo mandi loro buona ley (394) e li X comandamenti (395),
+già sia cosa ch' (396) egli siano credenti in Dio, se egli non servano i
+dieci comandamenti, che Iddio loro averà mandati, egli morranno in
+quell'aspra morte, nè loro profitterà niente (397). Anche non credono gli
+altri, che viveranno dopo loro grande tenpo, che lo figliuolo di Dio si
+scienderà (398) in terra, e loro comanderà una buona legge e giusta, e
+crederanno in lui, ch'egli è verace Idio, e quelli che non faranno i suoi
+comandamenti, che a loro saranno comandati per li suoi ministri, già
+l'aspra morte non loro profitterà nè poco nè molto (399), anzi loro
+nuocie.
+
+(387) questi muoiono C. L. -- Abbiamo corr. col C. R. 2., C. R. 1. e
+C. F. R.
+
+(388) a ghiadi C. L. -- Abbiamo corr. col C. R. 2.
+
+(389) car la soe iustisse ne les siens bienfais ne peuent onques estre
+perdus C. F. R.
+
+(390) la C. L. -- Abbiamo corr. col C. R. 2.
+
+(391) perfetto C. L. -- Abbiamo corr. col C. R. 2.
+
+(392) idio C. L. -- Abbiamo corr. col C. R. 2. e C. R. 1.
+
+(393) nella mente C. L. -- Abbiamo corr. col C. R. 2.
+
+(394) Questa parola francese che trovasi nel ms. mostra forse che il
+volgarizzatore non seppe come tradurla. L'ant. fr. ha _loy_, _ley_, legge.
+
+(395) li X i comandamenti C. L. -- Abbiamo corr. col C. R. 2. Dopo
+_comandamenti_ il C. L. ha: _che Idio_; ed essendo chiaro l'errore da ciò
+che segue, abbiano soppresse queste parole.
+
+(396) Intendasi _avvegna che_, come ha il C. R. 1. _Già sia cosa che_ è
+trad. lett. del franc. _ja soit ce que_, che significa appunto _quoique_,
+_bien que_.
+
+(397) Così abbiamo corr. sulla scorta del C. F. R. che dice: ne lor
+profitera neent. Il C. L. ha: nè loro perfettamente; il C. R. 2.: nè loro
+profeta niente varrà; il C. R. 1.: e non proferà loro niente. _Proferà_
+supporrebbe un infinito _profare_, forse _fare pro_ recare utile, non
+volendo crederlo errore per _profitterà_. Tutto questo periodo, assai
+confuso, ci pare da intendere così: Quelli che viveranno dopo noi e
+avranno da Dio buona legge e i dieci comandamenti, non ritrarranno da ciò
+alcun profitto, benchè sieno credenti in Dio, se non osserveranno i dieci
+comandamenti.
+
+(398) ascienderà C. L. -- Abbiamo corr. col C. R. 2.
+
+(399) Abbiamo corr. col C. F. R. che dice: ia l'aspre mort ne lor
+profitera ne tant ne quant. Il C. L. ha: già fia l'aspra morte non loro
+perfettamente nè poco nè molto. -- Ed errate del pari sono le lezioni degli
+altri codd. ital.
+
+
+
+
+ Cap. XXI.
+
+ _Lo re domanda e disse: come vanno l'anime nell'altro secolo? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+L'anime vanno nell'altro secolo simigliantemente come lo malfattore (400)
+si mena alla giustizia, con grande conpagnia di sergenti; non gli fanno
+altro (401) se non la giustizia; e simigliantemente, come l'anima si dee
+partire del corpo morto (402), se ella è (403) ria, si ragunano grande
+quantità di demoni, e si la portano in ninferno (404), e se l'anima è
+stata credente verso lo suo creatore, ella sarà diliberata verso la (405)
+conpagnia d'Adam, quando lo figliuolo di Dio ronperà lo 'nferno, e
+lo (406) diliberrà (407). E se l'anima non sarà stata credente verso lo
+suo creatore, ella sarà radice di ninferno tutto tenpo mai (408). Ma al
+tenpo della credenza del figliuolo di Dio, saranno l'anime menate in tre
+modi: quelli che avranno tenuto giustamente la sua fede e la sua credenza,
+e avranno fatto lo suo comandamento, quando questa giusta anima si partirà
+dal corpo, si raunerà (409) grande moltitudine d'angeli, nella conpagnia
+dell'angelo che l'averà guardato nelle percussioni (410) e nelle
+tribolazioni; elli lo porteranno, laudando e glorificando Idio, egli la
+meneranno nel paradiso celestiale. La seconda maniera, di quelli che
+muoiono e ànno facto assai male e poco bene, e poi si confidano (411)
+nella fede, la quale lo figliuolo di Dio àe loro donata e comandata, e
+s'amendano  (412) inanzi la loro morte, quando l'anima loro escie del
+mortale corpo, si viene l'angiolo di Dio, e si la piglia, e dalla al
+malignio ispirito; e egli la porta in uno luogo dello 'nferno che si
+chiama lavatorio (413), cioè purgatorio, di vizii di questo secolo; egli
+la mette in quello luogo, e no le puote poi più malfare (414), se non
+quello che lo buono agnolo averà comandato. E quando ella è lavata e
+purgata quello ch'ella dee (415), e viene lo buono agnolo, e pigliala, e
+mettela in paradiso celestiale, dove sono gli altri buoni (416). La terza
+maniera di menare si è di quella anima che tutto tenpo avrà mal fatto, e
+stata in questo secolo male e in peccato, fuori della fede e del
+comandamento di Dio: si vengono grandissime moltitudine di diavoli, e
+piglialla, e portalla a grande onta (417) e a grande vergogna, e mettolla
+al fuoco dello 'nferno, e là istarà tutto tenpo, che giammai fine non
+avrà.
+
+(400) li mali factori C. R. 1.
+
+(401) altro male C. R. 2.
+
+(402) mortale C. R. 2. -- mortel C. F. R.
+
+(403) la sella sebbe C. L. -- Abbiamo corr. col C. R. 2.
+
+(404) in onferno C. R. 1.
+
+(405) ne la C. R. 1. -- in della C. R. 2.
+
+(406) egli lo C. L. -- Abbiamo pref. la lez. del C. R. 2.
+
+(407) quando el figliuolo di Dio discendarà ad inferno e strugiarà el
+diavolo e delibarà e' suoi amici C. R. 1.
+
+(408) tous iors mais C. F. R. -- L'ant. fr. ha: _tos jors_, _tos dis_, _tos
+tans_, ma non trovo esempi ne' quali a questo avverbio sia aggiunto
+_mais_, conforme al nostro _sempre mai_. -- _Sarà radice di ninferno_ ci
+pare da intendere: _avrà radice nell'inferno_, _sarà abbarbicata
+all'inferno_.
+
+(409) si raunerà manca al C. L. -- Abbiamo suppl. col C. R. 2.
+
+(410) Sebbene tutti gli altri codd. abbiano _persecutioni_, non ci pare di
+poter tenere per errore _percussioni_.
+
+(411) Il C. L. ha: si confondono. -- Abbiamo data la preferenza alla lez.
+del C. R. 2. Nel C. F. R. leggesi: se porpencent; da _porpenser_, che vuol
+dire _meditare_, _riflettere_, _pensare_; onde _se porpencent de la foy_,
+significherebbe _meditano_, _pensano della fede_.
+
+(412) s'emandano C. L. -- Abbiamo corr. col C. R. 2.
+
+(413) Nel C. L.: lavoto; e nel C. F. R.: lavest; ma ci sembrano errori
+ambedue. Il C. R. 2. ha: lavatorio; e forse anche nel francese potrebbe
+leggersi: lavatoire; parola che trovasi usata dall'Amyot. Cf. _Dict. de
+l'Acad. Franc._ -- _Lavatorio_ manca alla Crusca.
+
+(414) molestare C. R. 2.
+
+(415) Et quando avrà compiuto ciò ke die C. R. 1.
+
+(416) le buone anime C. R. 2.
+
+(417) ontia C. R. 1.
+
+
+
+
+ Cap. XXII.
+
+ _Lo re domanda e disse: che cosa è paradiso celestiale? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Paradiso celestiale è vedere Iddio, quando l'uomo lo vede a faccia a
+faccia. Che se tutte le gioie e li diletti che furono che sono e che
+saranno fossono in uno uomo, non avrebono delle centomilia parti l'una,
+d'allegreza e di diletto e di bene, che ànno coloro che vegiono Idio: egli
+non disiderano di sanitade e di biltà nè di forza nè d'allegreza, quelli
+che Iddio veggono.
+
+
+
+
+ Cap. XXIII.
+
+ _Lo re domanda: chi fu fatto innanzi tra il corpo o l'anima? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Lo corpo fu innanzi fatto di quattro elimenti, d'aria e d'acqua e di fuoco
+e di terra; e sì à quattro complessioni  (418) in sè. E poi ch'egli fu
+formato, Iddio, per la sua grazia, gli soffiò nel volto ispirito di vita,
+e gli donò la signoria sopra tutte le cose che sono in terra; e che egli
+fosse signore in terra; altressì come Iddio è in cielo. E di lui fece Eva
+la sua parecchia (419), e non volle da loro se non l'ubidienza, siccome
+voi avete udito inanzi. E ella (420) si uscì fuori de' suoi comandamenti,
+e incontanente fu ispogliato de' vestimenti di grazia, e gittato fuori del
+paradiso.
+
+(418) Sebbene tanto il C. L. che il C. R. 2. abbiano _comparazioni_ e
+_comperazioni_, noi abbiamo creduto di correggere _complessioni_, stando
+al C. F. R. che dice: et si a IIII conplesions; parendoci che dalla lez.
+de' due codd. fiorentini non si potesse ritrarre nessun senso. -- Il
+presente cap. manca al C. R. 1.
+
+(419) I due codd. fior. hanno _parrocchia_, errore manifesto, che noi abb.
+corr. in _parecchia_, nel significato di _pari_, _simile_, come in quel
+verso di Dante: "Salendo su per lo modo parecchio -- A quel che scende"
+(Purg. XV); e nel Ninfale del Bocc.: "Or che farà la tua madre cattiva,
+che non arà giammai un tuo parecchio?" Il C. F. R. ha: sa pairille; e
+questo pure crediamo errore per _pareille_. In provenzale _parelha_ vuol
+dire _compagna_, _femmina_, ed altri potrebbe forse supporre che il
+volgarizzatore toscano abbia voluto dare a _parecchia_ questo significato,
+come già lo ebbe _par_ nel basso latino e _per_ nell'ant. francese, i
+quali si trovano usati per _isposa_, _compagna_.
+
+(420) elli C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. XXIV.
+
+ _Lo re domanda e disse: chi parla o 'l corpo o l'anima? Sidrac
+ rispuose:_
+
+
+Lo corpo non parla, anzi l'anima; ma l'anima è spirito e 'l corpo
+mortale (421). Simigliantemente uno uomo che fosse in su una bestia, e
+egli la mena ove egli vuole, et ella (422) lo porta, simigliantemente
+aviene del corpo e dell'anima: che cioè (423), che 'l corpo parla e fae si
+viene dall'anima, conciosia cosa che (424) 'l corpo abia volontà di fare
+alcuna cosa, egli no la puote contastare. E magiore colpa àe l'anima che
+lo corpo: chè il corpo è fatto di terra; e in terra dee ritornare, e
+morire gli conviene. Perciò non à egli così forte natura, come l'anima,
+che morire non puote, nè niuno travaglio sente. Dunque à l'anima magiore
+podere sopra lo corpo, che il corpo sopra l'anima. E l'anima puote molte
+volte delle cose vietare al corpo, che 'l corpo non puote fare all'anima;
+e perciò dician noi che l'anima governa lo corpo, e fallo muovere a
+parlare, e fa tutti argomenti, ciòe che 'l corpo non puote fare all'anima.
+E questo potete voi vedere chiaramente: quando l'anima si parte dal corpo,
+lo corpo rimane la più laida carogna (425) che sia nel mondo, che parlare
+nè muovere non si puote. Perchè l'anima si parte dal corpo, ella non muore
+nè mica, ma ella va a ricevere lo guidardone di quello ch'ell'avrà fatto
+in quello corpo ov'ella è stata; e secondo ch'ell'avrà governato, in
+quello tempo (426) ch'ella sia istata in quello corpo (427), ella sarà
+pagata. E però de' avere l'anima magior colpa che lo corpo: che per lei
+fae lo corpo tutti gli argomenti (428) ch'egli fa. Che s'ella non fosse
+consentiente del male ch'egli fa, dunque non sareb'ella dannata; nè non
+sarebbe messa in gloria, per lo bene che 'l corpo facesse, che 'l corpo
+avrebbe (429) l'uno e l'altro. Ma però che tutti gli argomenti che lo cuor
+pensa (430), vegnon da lei, sarà ella più colpevole e dannata che 'l
+corpo.
+
+(421) e l'anima parla però che l'anima è spirito e lo corpo è mortale
+C. R. 2.
+
+(422) Abb. agg. _et_ dal C. R. 2.
+
+(423) echo C. L. -- Abb. corr. col C. R. 2.
+
+(424) Qui come indietro _ja soit ce que_ (avvegna che) è stato trad. per
+_conciosiacosache_.
+
+(425) carogna (ant. fr. _charoigne_, _carongne_), dal nom. lat. _caro_, è
+la carne senza spirito, il cadavere.
+
+(426) _tempo_ manca al C. L. -- Abb. suppl. col C. R. 2.
+
+(427) in quel corpo al secolo C. R. 2.
+
+(428) Qui _argomento_ pare che abbia il significato di _azione_. Nel
+C. F. R.: argumens.
+
+(429) manca al C. L. _chè 'l corpo avrebbe_. -- Abb. suppl. col C. R. 2.
+
+(430) che lo corpo fae C. R. 2. -- che le cors fait C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. XXV.
+
+ _Lo re domanda: l'anima ch'è ispirito solamente, che non à corpo nè
+ membro, nè prendere nè tenere non si può, nè vedere, come può sentire
+gioia e gloria in cielo, e pene e dolore nello 'nferno? Sidrac risponde:_
+
+
+L'anima si è spirito (431) veramente, e lo spirito si è l'anima; e si è
+sottile cosa, ch'ella non si può vedere; e si è leggiere come vento, nè
+morire non puote, nè mangiare nè bere non vuole. E se centomilia anime
+fossono in su uno pelo, lo pelo non peserebbe più, nè più carico non
+avrebbe, e pigliare non si potrebe. E sì gusta (432) e sente l'anima
+grande gioia e grande pena e grande gloria e grande dolore: chè, quando la
+buona anima si parte di questo secolo, incontanente ricieve ella
+vestimento di gratia e di gloria, sente la gratia e la gloria di Dio, e
+stae (433) tra gli angioli, che mai non avrà fine (434). E la ria anima,
+quando ella si parte di questo secolo, incontanente riceve vestimento di
+pene e di dolore, e incontanente è menata allo 'nferno e al purgatorio, là
+ov'ella à servito (435) di stare. S'ella è in ninferno, ella vi sta sanza
+fine; e s'ella è in purgatorio, ella si purgherà, e poi incontanente monta
+in cielo, e sarà vestita di vestimento di grazia e di gloria; e questo
+sarà dopo l'avenimento che 'l figliuolo di Dio farà (436) in terra.
+
+(431) isposa C. L. -- Abb. corr. col C. R. 2. -- Nel C. F. R.: espirt.
+
+(432) se giusta C. L. -- Abb. corr. col C. R. 2.
+
+(433) Abb. agg. _stae_ dal C. R. 2.
+
+(434) est ele entre les angles sans fin C. F. R. -- tra gli angioli che mai
+non ànno fine C. R. 2.
+
+(435) a deservi C. F. R. -- _Desservir_ nell'ant. fr. ha il senso di
+_meritare_, come in alcuni es. di ant. scritt. ital. ha _servire_.
+
+(436) verrà C. L. -- Abb. pref. la lez. del C. R. 2. -- Nel C. F. R.: apres
+la venue dou fis de Deu en terre.
+
+
+
+
+ Cap. XXVI.
+
+ _Lo re domanda: qual'è più sicura tra l'anima e 'l corpo? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Lo corpo è più sicuro; ma, se dannaggio loro aviene, l'anima avrà più
+pericolo che lo corpo. Altressì come due uomini che vanno per uno cammino
+pericoloso, e l'uno è ardito e l'altro è codardo; lo codardo pensa in sè
+medesimo: io sono in compagnia d'uno valente uomo, e se alcuno ci
+asaliscie, egli difenderà sè e me; e questa ragione fa lo codardo
+sicuramente. E lo valente pensa in sè medesimo: io sono in conpagnia d'uno
+codardo uomo, e se alcuno ci asaliscie, egli fuggirà, e io rimarrò solo al
+fatto, o serò preso o serò morto; e a questa cagione non va bene sicuro.
+Tutto altressì aviene del corpo e dell'anima: lo corpo dice: io farò i
+miei diletti e le mie volontadi, e quando morrò, io diventerò terra, e non
+mi cale che avegnia di me. L'anima dice: lo corpo mi tiene ria compagnia,
+e menami in malo luogo e in malvagio camino e pericoloso, e al dirieto io
+arò pericolo e pena (437); con tutto ciò egli de' essere meco participale
+di tutte le mie pene; cioè ad intendere che lo corpo è lo codardo e
+l'anima è lo valente. E spesse volte viene magiore male del codardo che
+del valente, per molte cose.
+
+(437) Nel C. L.: e pene nella fine. -- Abbiamo corr. col C. R. 2. -- _Al
+dirieto_ è trad. del franc. _au derain_.
+
+
+
+
+ Cap. XXVII.
+
+ _Lo re domanda e disse: dove abita l'anima? Sidrac risponde:_
+
+
+L'anima abita nel suo vasello, cioè a intendere per tutto lo corpo, dentro
+e di fuori, là ove è lo sangue; chè lo vasello dell'anima è lo sangue, e
+lo vasello del sangue si è il corpo. Là ove sangue non è, l'anima non vi
+dimora, cioè a sapere agli denti, all'unghie, a' capelli. L'anima non
+abita giammai in questi luoghi; e lo duolo di queste tre cose che noi
+abiamo contate, si è perchè la loro radice tocca il sangue, e però
+dogliono elle; ma chi le tagliasse o tondesse, egli non dorrebbono punto.
+
+
+
+
+ Cap. XXVIII.
+
+ _Lo re domanda: perchè non puote dimorare nel corpo quando lo sangue è
+ tutto fuori? Sidrac risponde:_
+
+
+L'anima non puote dimorare nel corpo, altressì come una fonte piena di
+pesci, e allora viene l'uomo, e spande l'acqua di quella fonte, a poco a
+poco, tanto che tutta l'acqua è perduta, e gli pesci si truovano sopra
+terra, e conviene loro morire. Allora viene l'uomo, e si gli piglia, e
+l'uno fa arostito e l'altro fa lesso e l'altro fritto, secondo ch'egli
+fieno buoni a mangiare. Altressì viene (438) dell'anima: quando lo corpo
+perde lo suo sangue, di qualunque modo si sia (439), l'anima va tuttavia
+infievolendo; e quando lo sangue è tutto fuori, l'anima rimane come lo
+pescie sanza acqua, che si truova in terra; e allora si parte di quello
+medesimo cuore, che non vi puote più dimorare, ch'ella à perduta la sua
+innodritura (440), simigliantemente come lo pescie l'acqua, e a ciò si
+conviene allora partire per forza. Lo pescatore dell'anime buone o
+malvagie, cioè a intendere pescatore, o angelo o diavolo, la piglia, e
+portalla, e dalla (441), secondo ch'ell'à fatto e governato in quello
+medesimo corpo. E se ella à ben fatto, ella sarà della conpagnia del
+figliuolo di Dio, quando egli sarà risucitato.
+
+(438) adiviene C. R. 2.
+
+(439) di quale uomo sia C. L. -- Abbiamo corr. col C. R. 2. -- Nel
+C. F. R.: de chelche maniere chi soit.
+
+(440) notritura C. R. 2.
+
+(441) e si la dae C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. XXIX.
+
+ _Lo re domanda: come è ciò, che in questo mondo chi vive e chi muore?
+ Sidrac risponde: (442)_
+
+
+Le genti muoiono per molti modi: alcuno modo è quando egli ànno conpiuto
+lo termine che Idio à loro dato. Altri muoiono per grandi misfatti,
+ch'egli ànno misfatto verso lo loro creatore, simigliantemente come lo
+servo, ch'è cacciato, anzi lo termine, dell'albergo del suo signore, per
+lo suo misfatto. Altri muoiono per molte malizie (443); altri per
+necessità di cose corporali; altri per battaglia e per molti altri modi;
+chè niuna anima del mondo potrebbe vivere solo uno punto, oltre al termine
+che Idio gli à dato. Ma per lo suo misfatto puote bene morire anzi lo suo
+termine, simigliantemente, come noi abiamo detto di sopra, del servo che è
+cacciato, anzi lo termine, dell'albergo del suo signore, per lo suo fallo
+e per la sua volontà. In luogo (444) del forfatto (445), potea egli ben
+fare, e sarebe dimorato nell'albergo del suo signore, a conpiere lo
+termine al suo signore e al suo amore, la ov'egli si fosse soferto (446)
+di mal fare, già arebe (447) bene fatto. E semigliante fanno le genti del
+bene e del male, per la loro volontade. E di qual maniera egli muoiono,
+della giustitia di Dio non possono fuggire, chè al suo giudicamento
+conviene passare (448) i buoni e i rei.
+
+(442) Questa rubrica nel C. L. dice: _Lo re domanda come vivono le genti
+ch'età muoiono tosto e quanta diede_. Mancando il senso, nè potendo
+giovarci, a correggerlo, del C. R. 1. nè del C. F. R., abbiamo posto il
+titolo quale trovasi nel C. R. 1.
+
+(443) Per _malattie_, come trovasi negli antichi. Il franc. _malice_ non
+ha questo significato; trovasi però _maligeux_, agg., _di debole salute_,
+e _maleza_ prov. per _malattia_.
+
+(444) e luogo C. L. -- Abb. corr. col C. R. 2.
+
+(445) Da _foris facere_ fecesi _forfaire_, e in ital. _forfare_. Alcuni
+credono che il prefisso _for_ delle lingue romane, sebbene abbia relazione
+col lat. _foris_, sia stato ant. usato sotto l'influenza del prefisso
+germanico _fair_, _far_, _for_.
+
+(446) fosse C. L. -- Abb. agg. _si_ dal C. R. 2., necessario in questo
+luogo, per il senso che ha _sofferire_ di _astenersi_, conforme a' due es.
+citati dalla Crusca. Lo stesso significato ha pure in ant. fr. il vb.
+_sofferir_, e in prov. _sufferre_, _sufrir_. Cf. _Roquefort_, _Gloss._;
+_Raynouard_, _Lex._
+
+(447) Sebbene tanto il C. L. che il C. R. 2. abbiano _sarebe_, noi abbiamo
+corr. _arebe_, e perchè altrimenti non avremmo saputo qual senso potesse
+avere il periodo, e perchè il C. F. R. ha: _auroit_.
+
+(448) essere C. R. 2. -- passer C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. XXX.
+
+ _Lo re domanda: come potrebbe l'uomo sapere che Idio facesse l'uomo alla
+ sua similitudine? Sidrac risponde:_
+
+
+Noi troviamo nel libro del buon servo di Dio, ciò fu Noè, che quando
+l'umanità di Dio fece Adam, ch'egli disse: noi faremo uno uomo alla nostra
+simiglianza; e la parola fu alla divinità, al suo spirito (449). E per
+quella parola sapiamo noi bene che Idio fece l'uomo alla sua simiglianza;
+che egli è tre per uno Dio; ch'egli potrebe bene avere detto: faremo uno
+uomo; e questo sarebe inteso che Idio avesse facto uno uomo in altrui
+simiglianza che nella sua. E se avesse detto: io farò uno uomo, sarebe
+inteso ch'egli non sarebe istato padre e filio e spirito sancto; che lo
+figliuolo e lo sancto spirito venisse in terra, e (450) quello medesimo
+uomo dilibera (451) dal podere del diavolo, Adamo e li suoi amici. Si
+disse egli anche: noi faremo uno uomo, però ch'egli volle che noi fossimo
+degni d'avere parte del suo regno, chi (452) servire lo vuole. Ancora ci
+diede pura iscienzia di sapere, che noi siamo la più degna criatura del
+mondo.
+
+(449) e allo spirito santo C. R. 2.
+
+(450) por C. F. R.
+
+(451) diliberare C. R. 2. -- delivrer C. F. R.
+
+(452) a qui C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. XXXI.
+
+ _Lo re domanda: quando (453) noi siamo fatti alla simiglianza di Dio,
+ perchè non possiamo noi fare altressì com'egli? Sidrac risponde:_
+
+
+Veramente Idio ci à facto alla sua simiglianza. Perciò ch'egli ci à facto
+alla sua simiglianza, egli à dato podere sopra tutte l'altre criature
+ch'egli fece, che tutte ci fanno reverenza, e sono al nostro comandamento.
+E per quella medesima simiglianza, conosciamo noi le cose che sono state e
+sono e saranno; e conosciamo il nostro bene e il nostro male; e sapiamo
+guadagnare e vivere e lavorare; e sapiamo tutto l'altre criature pigliare
+al nostro servigio, travagliare e aoperare. L'altre creature che Idio
+fece, che non sono alla sua simiglianza, non ànno già podere di questo
+fare che noi facciamo. Noi non dobiamo comandare, nè dire che noi fossimo
+altressì savi nè altressì forti come Idio: ciò non possiamo noi essere,
+ch'egli è possente di tutto, e noi siamo servi, e egli è signore di tutto
+lo mondo. Egli è più degno che 'l cielo; e tutte l'altre cose che sono e
+saranno di lui muovono. Egli non ebe unque cominciamento, nè fine non
+avrà. Però ch'egli volle enpiere la sedia degli angioli che caddono per lo
+loro argoglio, ci à elli (454) fatti alla sua simiglianza; che di noi che
+siamo alla sua simiglianza dee le sedie rienpiere; che altra criatura e
+altra simiglianza che la sua, non sarebe degna d'entrare nella sua
+conpagnia. Ma noi v'enterremo, cioè quelli che degni saranno, e gli suoi
+comandamenti faranno.
+
+(453) Per _poichè_; ma non trovo che in questo significato siasi adoperato
+il _quant_, _quand_ dei Francesi.
+
+(454) e àgli C. L. -- Abb. corr. col C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. XXXII.
+
+ _Lo re domanda e disse: lo sangue che diviene quando lo corpo è morta?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Iddio fece lo sangue d'acqua e lo corpo di terra; che altressì come
+l'acqua abevera la terra e la mantiene, altressì lo corpo abeverato è
+mantenuto (455). L'anima mantiene lo corpo, e l'anima per lo suo calore
+iscalda lo sangue e lo corpo. Quando lo sangue perde lo suo calore
+dell'anima, si torna alla sua natura in acqua; e di questa acqua bee il
+corpo, ch'è della natura della terra, altressì il bee come la terra
+l'acqua; e allora, quando lo corpo l'à bevuta, egli la scaglia (456), e
+diventa nulla. L'anima non puote essere sanza lo sangue, e 'l sangue sanza
+l'anima al corpo.
+
+(455) Meglio nel C. R. 1.: altresì el sangue abevera l'uomo e sostiene el
+suo corpo.
+
+(456) et cel aigue le cors la boit chi est de la nature de la terre, auci
+le boit com la terre reboit l'aigue; adonc le prent le cors et le boit et
+le chaille et devien neent C. F. R. -- Vedesi che la _scaglia_ dovrebbe
+essere trad. del fr. _le chaille_; ma mi pare evidentemente un errore. Sul
+modo di correggerlo sto incerto assai, non vedendo quello che possa
+significare il _chaille_ fr., e non parendomi ch'e' possa corregg. in
+_echaille_. -- Il C. R. 1. ha: quando el corpo bee el sangue elli cambia et
+viene in niente.
+
+
+
+
+ Cap. XXXIII.
+
+ _Lo re domanda: che diviene lo fuoco quand'egli è spento? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Lo fuoco escie del sole, e al sole ritorna quando egli è ispento. E
+simigliantemente, quando noi vegiamo che il sole fa lo suo torno, pare che
+si corichi, e tutto lo sprendore e lo calore che si spande sopra la terra
+si ritrae a lui, egli dimora tuttavia sopra la terra, e da lui non si
+parte; altressì il fuoco quando è spento e' si ritrae a quella medesima
+regione del sole, cioè della sua natura; che tutti i fuochi e i calori del
+mondo escono del sole e al sole ritornano.
+
+
+
+
+ Cap. XXXIV.
+
+ _Lo re domanda: perchè non si parte l'anima, quando il corpo perde la
+ metà del sangue e più? Sidrac risponde:_
+
+
+Quando lo corpo perde la metà del suo sangue, lo caldo che è nell'anima,
+che lo sangue mantiene, non perde già; che in quello poco sangue che vi
+dimora, l'anima dimora in lui. Il sangue sostiene l'anima, e l'anima
+sostiene il sangue e lo corpo: e l'uno de' due non puote stare al (457)
+corpo solo. E quello poco sangue che rimane al corpo sostiene l'anima,
+altressì come uno piccolo lucignolo sostiene uno molto bello fuoco; e
+quando lo lucignolo falla, il fuoco viene meno e si spegne e si parte; che
+il sangue si è lo lucignolo, e il fuoco si è l'anima. Quando lo corpo non
+perde il sangue e muore di malattia, l'anima consuma; e allora parte l'uno
+dall'altro, altressì come lo lucignolo è al fuoco, èe tutto consumato e
+diviene nulla. Il fuoco ne va al sole, che è di sua natura; altressì
+diviene dell'anima e del sangue: l'anima si ritrae a Dio, al suo
+comandamento; e per la lena che di bocca gli uscie (di quella lena gli
+donò l'anima), altressì si ritrae al suo comandamento; e ella aventa,
+secondo ch'ell'avrà servito in questo secolo (458).
+
+(457) lo C. L. -- Abb. corr. cogli altri Codd.
+
+(458) Nel C. F. R. leggesi: "auci se retrait ele a son comandement, et per
+cel comandement elle aura, seguont ce che elle aura deservi en cest
+siecle." Notisi il _seguont_ (segont, selon) di cui nota il _Burguy_
+trovarsi rari esempi nella lingua d'oïl, se non nelle provincie prossime
+alla lingua d'oc. -- Nel C. L. sia scritto: altressì ritrae. -- Abbiamo
+aggiunto il _si_ sulla scorta del Francese. -- Di _aventare_ reca un solo
+esempio la Crusca, nel senso di _crescere_, _allignare_. Ma noi crediamo
+che il nostro _aventa_ abbia piuttosto il significato dell'_avantar_
+provenzale, _avvantaggiare_, _avere vantaggio_ (esse potiori conditione):
+l'anima si avvantaggia, si nobilita, secondo i proprii meriti. Nel
+C. R. 1.: e per quello comandamento avrà secondo l'uopara k'avarà servito
+in questo mondo.
+
+
+
+
+ Cap. XXXV.
+
+ _Lo re domanda: di qual natura è 'l corpo e di quale conpressione?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Lo corpo è della natura della terra e di fredda conpressione; e si è facto
+di quattro elimenti: che della terra à egli la carne, e dell'acqua lo
+sangue, e dell'aria l'anima, e del fuoco calore. La carne, che è fatta di
+terra, è fredda; lo sangue, che è facto d'acqua, si è freddo; l'anima,
+ch'è fatta d'aria, si è calda, che ciascuna torna alla sua natura. Il
+calore che è della lena di Dio, si è l'anima, che la lena si è di due
+cose: aria e calore (459). E quello calore che a l'anima (460) dà la lena
+di Dio, si abita al sangue, e per diritta natura inforza (461) il sangue e
+lo scalda. Et elli scalda (462) l'altre cose che sono al corpo, e si fa
+gli omori neri e gialli, per la natura del sole, caldi essere.
+
+(459) el calore ke ella avia da Dio è anima di natura; di natura si è
+calda, kè alena si è due cose: aiere e calore C. R. 1.
+
+(460) che è anima C. L. -- Abb. corr. col C. R. 2.
+
+(461) isforza C. L. e C. R. 2. -- Abb. corr. col C. R. 1., e col C. F. R.
+che ha _esforce_, da _esforcer_, fortificare, rendere più forte.
+_Isforzare_, trad. letter. di _esforcer_, non ha in ital. questo
+significato.
+
+(462) Abb. aggiunto _et elli scalda_, dal C. R. 1.
+
+
+
+
+ Cap. XXXVI.
+
+ _Lo re domanda: l'anime sono fatte dal cominciamento del mondo o sono
+ facte ciascuno giorno (463)? Sidrac risponde:_
+
+
+Dio fece tutte quelle cose che essere doveano dal cominciamento del mondo
+a una volta (464), e tutte le cose fece insieme; che iscritto è che allora
+fece tutte le cose che erano a venire; ma egli le divise poi di (465)
+diverse maniere. Che altressì come lo comandamento fue dal cominciamento
+del mondo, che, tante creature nasciessero, tante anime fossero facte a
+una volta dal cominciamento del mondo, che incontanente fue lo suo
+comandamento adenpiuto. Però diciamo noi che infino allora furono conpiute
+tutte le cose che essere doveano in questo secolo, infino allora che 'l
+suo comandamento fu fatto. Non credete già che ciascuna criatura che
+nascie (466), che Idio in quell'ora comandi lo suo nascimento; anzi è il
+suo nascimento  (467) comandato dal cominciamento del mondo; chè 'l buono
+signore a una volta suo comandamento e volontà à compiuto, insiememente
+come leale justizia, ch'è ordinata e scripta sempre mai a tucti (468).
+
+(463) o sono facte di dì in dì C. R. 2.
+
+(464) a l'octa C. R. 1.
+
+(465) in C. R. 1. e C. R. 2.
+
+(466) nascesse C. L. -- Abb. corr. coi Codd. R. 1 e R. 2.
+
+(467) sua nascenza C. R. 1.
+
+(468) Nel C. L. e nel C. R. 2. questo periodo è molto confuso e senza
+senso. Al C. F. R. manca. Noi abbiamo per conseguenza adottata la lez. del
+C. R. 1., sebbene assai oscura anch'essa.
+
+
+
+
+ Cap. XXXVII.
+
+ _Lo re domanda: quelli che Idio nè nullo bene conoscono s'elli possono
+ avere (469) nulla scusa? Sidrac risponde:_
+
+
+Tutti quelli che non conoscono Idio, Idio non conoscie loro; e tutti
+quelli che non vogliono conosciere Dio (470) nè per fede nè per ley (471)
+nè per opere, quelli saranno dannati colli suoi nemici per tutto tenpo. E
+quelli che lui credono e non vogliono fare le sue opere (472), che
+semplicemente intendono, come semplici uomini (473), se egli sono dannati,
+elli sono più crudelmente tormentati, se inanzi la loro morte chegiono
+perdono e merciede, e prometteranno che giammai peccato non faranno, e in
+questa promessa attendono (474).
+
+(469) Abb. agg. _avere_. Nel C. R. 1.: puote avere niuna scusatione.
+
+(470) Abb. agg. _Dio_ dal C. R. 1.
+
+(471) Parola schiettamente francese. Nel C. R. 1.: nè per leggi, nè per
+fede, nè per uopera. -- La stessa parola abbiamo trovata al cap. XX.
+
+(472) suo comandamento C. R. 1.
+
+(473) Intendi: coloro che hanno intelletto semplice.
+
+(474) È evidente che il senso non torna. Correggasi dunque col C. R. 1.,
+che va daccordo col francese: s'elli sono dampnati non sono duramente
+tormentati; ma kelli ke bene conoscono e suoi comandamenti, e no li
+vogliono fare, quelli sono duramenti tormentati, se prima ke muoiono non
+si pentono, e promectano di giamai più non peccare, et kesta promessa
+manterano.
+
+
+
+
+ Cap. XXXVIII.
+
+ _Lo re domanda: dèe l'uomo fare altra cosa che 'l comandamento di Dio?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Idio à facto l'uomo naturalmente per lui servire, e fare lo suo
+comandamento, e odiare lo suo nimico e lo nostro, cioè a intendere lo
+diavolo e lo suo ingegno. E simigliantemente (475), come noi abiamo e
+volemo avere signoria, e essere serviti da tutte l'altre criature che
+Iddio fece, altressì vuole Iddio che è tutto possente avere servigio da
+noi, e che noi gli crediamo e adoriamo, che noi dobiamo avere grande amore
+in Dio lo creatore, e grande odio al diavolo.
+
+(475) e essere simigliantemente C. L. -- Abb. soppresso _essere_ sulla
+scorta de' Codd. R. 2, e F. R.
+
+
+
+
+ Cap. XXXIX.
+
+ _Lo re domanda: perchè è chiamata morte? Sidrac risponde:_
+
+
+Le morte non è chiamata morte a quelli che trapassano di questo secolo,
+anzi è chiamata trapassamento; che quegli che muoiono in questo secolo, e
+pare che muoiano, non fanno (476), anzi trapassano di questo secolo
+nell'altro. Quelli che non credono in loro criatore, e sono fuori del suo
+comandamento, quelli muoiono, e a cotal gente vale molto la morte, se
+avere la potessono, perch'egli domanderanno la morte, e la morte loro
+fuggirà. Quando verrà la seconda volta lo figliuolo di Dio a giudicare lo
+mondo, i buoni e li malvagi risuciteranno; i malvagi saranno col corpo e
+coll'anima, siccom'egli sono in questo secolo, in pene; e gli buoni
+trapasseranno. E non morranno già quelli che lo loro creatore conoscono. E
+quelli che (477) lo suo comandamento non fanno, saranno messi nel più alto
+inferno; egli vi dimoreranno sanza fine. E la seconda volta che 'l
+figliuolo di Dio verrà per noi giudicare, i corpi de' buoni ritorneranno
+coll'anime in (478) gloria di vita eterna, nella conpagnia degli angioli,
+che mai non averà fine.
+
+(476) ma non muoiono C. R. 1.
+
+(477) Abbiamo agg.: _E quelli che_; poichè altrimenti il senso non
+torna. -- Il C. R. 2. concorda col C. L.
+
+(478) di C. L. -- Abb. corr. col C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. XL.
+
+ _Lo re domanda: quanti secoli sono, e quanti mondi, e come si tengono?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Due sono i secoli e due mondi: l'uno si è la grazia e la gloria di Dio, là
+ove sono gli angioli e gli arcangioli, e là ove la buona generazione
+d'Adamo monterà. L'altro secolo è lo 'nferno, là ove è lo diavolo, e le
+tenebre sono e lo grandi pene. L'uno mondo è chiamato lo sole e la luna, e
+lo giorno e la notte, e l'altre cose spirituali che a noi danno lo lume, e
+noi servono in questo secolo. L'altro mondo si è quello che noi vegiamo e
+che noi tocchiamo corporalmente; l'altro, che tutto inghiotte nostro
+ventre e tutto consuma, cioè mondo corporale, èe il mondano secolo, buono
+o rio (479).
+
+(479) Nel T. F. P.: L'aultre est ce que nous mangons et touchons
+corporellemente; ce de quoy nous vivons en la terre, qui tout engloutte en
+nostre ventre, qui tout consumme, c'est le mond corporel.
+
+
+
+
+ Cap. XLI.
+
+ _Lo re domanda: Idio è di grande guidardone? Sidrac risponde:_
+
+
+Niuna anima non potrebe pensare nè dire nè 'l bene nè l'amore nè 'l
+guidardone (480), che Idio dae a quelli che in Dio (481) credono e lo suo
+comandamento fanno. E non domanda loro altro che questa piccola cosa,
+ch'egli faccino il bene e lascino lo male. Egli gl'innorerà (482) cogli
+suoi angioli; e poichè gli angioli sono spiriti tanto solamente (483), i
+buoni, quando il suo comandamento faranno, egli gli metterà in cielo col
+corpo e collo spirito; e per loro manderà il suo figliuolo in terra a
+liberragli, e per loro si lascierà morire. Questo è grande guiderdone alli
+suoi amici. Chi è quelli che per li suoi amici lascierebe il suo figliuolo
+morire? Sapiate di verità che Idio lo farà per li suoi amici, e sapiate
+che ciò sarà, e sarà grande guidardone che Idio loro farà; che niuna anima
+potrebe pensare lo bene nè l'amore nè il guiderdone che Iddio darà ai
+buoni.
+
+(480) ne bene nell'amore del guidardone C. L. -- Abb. corr. col C. R. 2.,
+che concorda perfettamente col C. F. R.
+
+(481) da quelli che in Dio C. L. -- Abb. corr. col C. R. 2.
+
+(482) Per _onorerà_, come in parecchi esempi citati dalla Crusca.
+
+(483) Per _solamente_, come nel Boccaccio: "essendo contento d'avervi
+tanto solamente ricordato," ec. -- Il C. F. R. ha: tant solement.
+
+
+
+
+ Cap. XLII.
+
+ _Lo re domanda: le gienerazioni che saranno al tenpo del figliuolo di
+ Dio, saranno egli credenti a lui tutti comunemente? Sidrac risponde:_
+
+
+Tutti saranno credenti alla sua fede, cioè (484) a 'ntendere del suo
+popolo. Ma egli saranno di diverse maniere di linguaggi (485); e l'uno
+avrà più stretto comandamento che l'altro (486); che quello che il
+figliuolo di Dio comanderà al suo popolo sarà tutto uno; e quello (487)
+che li suoi dodici ministri comanderanno, sarà quello ch'egli avrà
+comandato della sua bocca. Ma gli altri che verranno apresso, saranno in
+luogo di ministri (488), vedranno la fragilità della fievole carne della
+gente, e allora faranno uno comandamento più leggiero, ch'egli ànno il
+podere di ciò fare, dal podere di Dio e de' suoi ministri. Ma ciascuna
+delle nazioni crederà essere migliore l'una che l'altra, al loro parere;
+ma tutti saranno come in uno grande giardino, ove avrà molti albori, e
+l'albero che più renderà al giardino, lo giardiniero più l'ama e più lo
+'nnacqua e tienlo più caro (489). Simigliantemente saranno tutte le
+nazioni e le generazioni che crederanno nel figliuolo di Dio vivo, e lo
+suo comandamento (490): quelli che più fermamente terrà sua fede e suo
+comandamento, quelli sarà più presso di lui in cielo e in gloria.
+
+(484) acciò C. L. -- Abb. corr. col C. R. 2.
+
+(485) ligniagi C. R. 2.
+
+(486) che la loro C. L. -- Abb. corr. sulla scorta del C. F. R.: des
+autres.
+
+(487) quegli C. L. -- Abb. corr. col C. R. 2.
+
+(488) meglio il C. F. R.: et seront en leu des ministres.
+
+(489) Abb. adottata la lez. del C. R. 2., come più corretta di quella del
+C. L. Dobbiamo però avvertire che in esso C. R. 2. si legge, invece di _lo
+giardiniero_, _lo giardino_, che a noi è parso errore da potersi senza
+esitanza correggere, sull'autorità del C. F. R. che ha _jardinier_.
+
+(490) ed al suo comandamento C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. XLIII.
+
+ _Lo re domanda: che comandamento farà Iddio al suo popolo? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Iddio comandò al suo popolo amore e giustizia, e che l'uomo non faccia a
+niuno quello che non volesse che l'uomo faccia a lui (491). Che per
+l'amore di Dio che à in Adamo (492), egli manderà il suo figliuolo in
+terra a morire, per lui diliberare; e per l'amore che 'l figliuolo di Dio
+avrà in lui, si lascieranno molti morire per diversi tormenti, per andare
+nella sua compagnia in cielo. Per l'amore e per la povertà e per
+l'astinenzia, andranno egli in cielo nella sua gloria: che chi àe buono
+amore in Dio, egli à buono amore in sè medesimo; chi à la povertà (493) e
+la sofferenza e l'astinenzia in lui, egli à l'amore di Dio in lui.
+
+(491) Migliore la lez. del C. R. 2.: Idio comanda al suo populo timore e
+giustizia e astinenzia, e che l'omo non faccia a nullo quello che non
+volesse che fosse fatto a lui.
+
+(492) che Dio àe in Adamo C. R. 2.
+
+(493) punta C. L. -- Abb. corr. col C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. XLIV.
+
+ _Lo re domanda: qual'è la più sicura cosa che sia e la più benedetta e
+ la più degna e la più bella? Sidrac risponde:_
+
+
+L'anima è la più degnia cosa del mondo, e la più bella e la più benedetta;
+chè la buona anima è più bella e più isplendiente che 'l sole, e più
+degnia che niuna altra cosa che Idio abia fatta in terra; ch'ella è fatta
+della lena di Dio; e sì sono stabiliti gli angioli per lei
+isguardare (494); e si istà inanzi a Dio a faccia a faccia, e è la più
+sicura cosa (495) che Idio abia fatta; ch'ella è buona, e sicura ch'ella
+sarà della conpagnia di Dio, nella sua gloria, tra gli agnoli, e non avrà
+mai fine, nè fame nè freddo nè caldo nè male nè dolore nè tristizia nè
+invidia nè cupidigia, ma tutto giorno gioia (496) e letizia delle sue
+benedizioni. L'anima è la più benedetta cosa che Idio abia fatta; chè egli
+benedisse tutte le cose per lei servire. La benedizione è sì grandissima,
+che, se ella entrasse in una pietra, ella parlerebbe. Ella sarà benedetta
+per lo figliuolo di Dio, per tutti i tenpi, quando egli verrà la seconda
+volta a giudicare lo mondo, cioè a sapere alla fine del mondo, che
+giudicherà i buoni e' rei.
+
+(494) Il C. F. R. ha _garder_, che noi crederemmo usato qui nel senso di
+_proteggere_. Potrebb'essere che il testo francese da cui fu tradotto il
+nostro avesse _esgardeir_, _esguarder_, che fu adoperato per
+_consigliare_.
+
+(495) Abbiamo agg. _cosa_ da' codd. R. 2 e F. R.
+
+(496) e tutto giorno è gioia C. L. -- Abb. corr. sulla scorta del C. F. R.:
+mais tous iors ioie, ec.
+
+
+
+
+ Cap. XLV.
+
+ _Lo re domanda: qual'è la più laida cosa che sia, e la più pericolosa e
+ la più maledetta e la più paurosa? Sidrac risponde:_
+
+
+L'anima ria è la più laida cosa che Idio facesse, e la più orribile cosa
+che sia; che, chi la ria anima potesse vedere, egli avrebe paura di lei.
+Ella si è la casa del diavolo; e si è sì puzzolente, che gli angioli nolla
+possono sofferire a vedere nè udire. E sta ella tutto giorno in grande
+paura d'avere maggiore pene che non à; e si sarà tormentata, nella
+conpagnia del diavolo, di sua maladizione. Ella è la più maladetta cosa
+che Idio abia fatta, che ella sarà maladetta dal figliuolo di Dio, al dì
+del giudicio, inanzi gli angioli e inanzi gli arcangioli e tutte l'altre
+buone anime, che tutte avranno allegreza del suo male.
+
+
+
+
+ Cap. XLVI.
+
+ _Lo re domanda: le buone anime non avranno duolo del male delle rie
+ anime? Sidrac risponde:_
+
+
+In verità vi dico che le buone anime saranno nella volontà di Dio, e a
+tutti piacerà lo suo giudicamento degli suoi nimici, e ched egli si
+vendichi (497) di tutti coloro che sono istati contra lui; chè egli è
+diritto, e lo suo giudicamento si è diritto e leale. E quando le
+buone (498) anime vedranno che (499) Idio l'avrà giudicate in pene, elle
+si diletteranno di vederle, altressì come noi ci dilettiamo di vedere i
+pesci nell'acqua.
+
+(497) e ch'egli si vendica C. L. -- Abb. pref. le lez. del C. R. 2.
+
+(498) rie C. L. -- Abb. creduto di dover preferire la lez. del C. R. 2.,
+anche per l'autorità del C. F. R. che ha: quant les bones armes.
+
+(499) Meglio il C. F. R.: veront les felons.
+
+
+
+
+ Cap. XLVII.
+
+ _Lo re domanda: che vale meglio o la santà o la malizia? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Degna cosa è la sanità dell'anima che è pura e netta, e quella anima sarà
+nella conpagnia del cielo (500). Altressì come uno cavaliere che è forte e
+prode e è valente, e fosse della vostra masnada, e voi andasti in
+battaglia, bene vorresti ch'egli fosse della vostra conpagnia; e se egli
+fosse malato e fievole e debole, voi non vorresti che egli fosse presso a
+voi; simigliantemente (501) della sanità e della malizia; che sanità varrà
+meglio che malizia all'anima. Che l'anima ch'è malata, cioè di peccato,
+quella anima è della conpagnia del diavolo; e Dio non vuole che s'acosti a
+lui, se di quella malizia non guariscie. La sana, ch'è sanza peccato,
+vuole egli bene che sia apresso di lui. Eziandio al corpo vale meglio la
+sanità che la malizia, a coloro che la sanità e la forza usano bene per
+loro e per altrui. Gli rei, che lo bene non vogliono fare e fanno lo male,
+la malizia al corpo loro vale meglio che la santà; chè, per la fievoleza
+del corpo e della malizia, si ritragono di mal fare; e gli buoni non ànno
+briga delle loro rie opere, ch'egli fanno.
+
+(500) Così hanno i due Codd. L. e R. 2. Ma la lez. è senza forse errata, e
+a corregg. giova riferire il testo del C. F. R. che ha: car l'arme chi est
+saine, elle est nete et pure; et celle arme sera en la compagnie Deu.
+_Chi_ corr. _ki_. -- E del pari ha il C. R. 1.: "Dengna cosa è la sanità
+dell'anima; imperciò ke l'anima k'è sana e necta, quella cotale anima
+saràe de la conpagnia di Dio." Ed esso C. R. 1. seguita: E l'anima k'ene
+amalata si è de la compagnia del diavolo; e Dio non vuole ke s'apressi a
+lui, se di chel male non guarisse.
+
+(501) simigliantemente è C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. XLVIII.
+
+ _Lo re domanda: che podere dona Iddio all'anima in questo mondo? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Iddio à donato a ciascuna uno reame (502) a guardare e a governare; s'ella
+lo governa bene, quello reame che Idio l'à donato a guardia, ella sarà
+coronata e posta a sedere nella sedia reale (503), a grande allegreza e
+con grande laude, innanzi a Dio; e Idio gli dirà: amico, vieni inanzi, e
+ricevi la corona ch'io t'ò serbata, che l'ài bene lealmente guadagnata, e
+tu se' degna di questa corona portare. Lo reame è lo bene che 'l corpo fa;
+lo corpo è questo secolo, e la buona credenza che l'uomo à nel suo
+creatore, e a fare il suo comandamento (504). Che ciò che l'anima vuole,
+lo corpo fa alla sua volontà (505), che l'anima è lo re, e lo corpo è lo
+reame e lo comandamento di Dio. E se l'anima non governa bene lo reame che
+Idio l'à donato in guardia, ella sarà nel mal fuoco gittata; e però
+dobiamo noi lasciare l'opere del diavolo, e fare quelle del nostro
+criatore che ci à fatti, e fare i suoi comandamenti. E chi avesse uno suo
+grande amico, che gli facesse uno grande benefacto per lui, conciosia cosa
+ch'egli non sia di suo prode, anzi di suo travaglio, egli lo farebe
+volentieri per colui che bene gli fa (506). Dunque diricto è che noi
+crediamo il nostro criatore, e che noi facciamo i suoi comandamenti, che
+egli ci darà signoria sopra tutte le cose del mondo; e non ci comanda
+nullo travaglio, se non che noi lo crediamo, e che noi l'amiamo, e che noi
+non facciamo male per lo suo amore. Sappiate che quegli che verranno
+dietro a noi, egli saranno credenti in Dio. Loro domanderà più ch'egli non
+fa ora a noi; e saranno chiamati il popolo del figliuolo di Dio, lo
+veracie profeta. Egli a loro domanderà più che a noi, nè a coloro che
+inanzi a loro verranno; e più loro domanderà, chè lo servigio sarà
+più (507).
+
+(502) regname C. R. 1.
+
+(503) assettata in sedio di re C. R. 1.
+
+(504) Abb. corretto questo periodo coll'aiuto del C. R. 2., del C. R. 1. e
+del C. F. R. Altri veda se abbiamo errato. Ecco le tre lezioni: Lo reame e
+ello bene che 'l corpo fa lo corpo e in questo secolo la buona credenza
+che l'uomo à nel suo creatore e facto il suo comandamento C. L. -- Lo reame
+è lo bene che lo corpo fa lo corpo è questo secolo la buona credensa che
+l'uomo àe nel suo creatore àe fatto il suo comandamento C. R. 2. -- Lo
+reame si è el corpo e 'l ben fare ke l'omo fa in chesto secolo e la buona
+guardia C. R. 1.-- Le royaume est le cors afait en ceste secle et la bone
+garde et la bone creance che l'om a à son creator et à fair son
+comandement C. F. R. -- _Afait_ potrebbe essere errore per _afaitié_,
+_afetié_, poli, ajusté, da _afaiter_, orner, parer ec.
+
+(505) che ciò che l'anima volle lo corpo alla sua volontà C. L. -- Abb.
+corr. col C. R. 2.
+
+(506) Il senso di questo periodo riescirebbe oscuro se non lo chiarisse il
+C. R. 2., conforme al C. F. R.: -- E chi avesse uno suo buono amico che gli
+facesse grande bene, e lo suo amico lo pregasse ch'elli facesse uno grande
+fatto per lui, conciosiacosa ch'elli non sia di suo prò, anzi di suo
+travaglio, egli lo farebbe volentieri per colui che bene gli
+fa. -- _Conciosiacosachè_ è traduz. erronea di _ja soit ce que_, sebbene,
+abbenchè. Meglio degli altri poi ha il C. R. 1.: Unde ki avesse uno buono
+amico, e pregasselo ke facesse uno gran facto per lui, avenga ke non fusse
+sua utilità, anzi fusse in suo affanno, elli lo farebbe volentieri, per
+colui ke ben li fae; molto magiormente ec.
+
+(507) e più domanderà loro perchè 'l servigio sarà più grande C. R. 2. -- a
+costoro domandarà più k'a noi e che a quelli ke apresso noi veranno, ke la
+comandigia sarà più grande C. R. 1. -- Di _comandigia_ non reca che un
+esempio solo la Crusca.
+
+
+
+
+ Cap. XLIX.
+
+ _Lo re domanda: lo cruccio e la gioia onde viene? Sidrac risponde:_
+
+
+La gioia e lo crucio sono di molti modi: gioie sono di ricchezze e di
+guadagni e di buone novelle e di molti modi; lo cruccio viene di dannaggio
+e di perdite e di malizie e di paura e di molte cose. Ma l'uomo che avesse
+di queste cose cioè di sopra dette, della gioia e del cruccio (508), si
+aviene (509) per sè medesimo per due cose: di vivande e d'olore. Che se
+egli mangia buone vivande (510), sì gli viene buono sangue, che gli
+rinverdiscie lo cuore e fagli avere gioia. Lo cruccio viene di male
+vivande e di pesanti e grievi, ch'elle si muovono lo rio sangue e lo rio
+omore, e vanno intorno al cuore e lo rinfebiliscono (511), e faglielo
+grave, e allora si cruccia. E simigliantemente aviene del male olore,
+ch'egli l'amena al cervello e portalo al cuore, e fallo crucciare.
+
+(508) cioè della gioia e del cruccio C. R. 2.
+
+(509) se li aviene C. R. 2.
+
+(510) buone vivande e umide C. R. 2.
+
+(511) infievoliscono C. R. 2. -- Abbiamo lasciato _rinfebiliscono_ perchè
+lo crediamo traduzione di _afebloient_ (da _afebloir_). Il presente
+capitolo manca al C. F. R., quindi non possiamo sapere quale fosse la
+parola francese corrispondente a _rinfebiliscono_. È noto che la Crusca
+registra _infiebolire_ e _infiebolito_.
+
+
+
+
+ Cap. L.
+
+ _Lo re domanda: dopo lo tenpo che 'l figliuolo di Dio monterà in cielo
+ averà istolomia (512) nel mondo per insegnare? Sidrac risponde:_
+
+
+Quando lo figliuolo di Dio monterà in cielo, si lascierà lo suo podere a'
+suoi XII apostoli, e quelli istabiliranno una casa che sarà chiamata dello
+figliuolo di Dio (513). Dopo loro verranno gli altri, che tuttavia lo
+comandamento loro seguiteranno uno grande tenpo, e saranno i primi che al
+figliuolo di Dio avranno creduto, e saranno di grande podere e di grande
+ricchezze e signoria; e poi diventeranno fievoli nella credenza del
+figliuolo di Dio e ne' suoi comandamenti, i quali avranno istabiliti i
+dodici apostoli; e non si vorranno amendare delle loro rie opere. Iddio
+per loro peccato gli distruggierà. Quelli saranno dell'arte della
+stolomia (514), perch'elli saranno molti savi e di grande provedenza.
+
+(512) istrologhi C. R. 2. -- estronomen C. F. R. -- Crediamo che sia da
+correggere _istrolomia_. -- Il prov. ha: _estrolomia_; e più sotto
+_strolomia_ ha il C. R. 2.
+
+(513) una casa che sarà chiamata lo figliuolo di Dio C. L. -- e quelli
+stabiliranno uno che sarà chiamato lo figliuolo di Dio C. R. 2. -- Lezioni
+erronee ambedue. Noi abbiamo creduto di ristabilire rettamente il senso,
+correggendo _dello figliuolo di Dio_, sull'autorità del testo francese:
+une sainte maison che sera apelée la maison dou fis de Deu; e del
+C. R. 1.: che sarà apellata la magione di Dio.
+
+(514) Il C. R. 1. ha qui: astralumia.
+
+
+
+
+ Cap. LI. (515)
+
+ _Lo re domanda: chi bene nè male non fa è menato a peccato? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Lo principe (516) de' ministri del figliuolo di Dio quelli
+l'acomanderà (517) a uno buono uomo che avrà nome Pietro (518); e dall'uno
+a l'altro sarà comandato (519), insino alla venuta del falso profeta che
+tutto il mondo divorerà; quelli sarà figliuolo del diavolo. Dopo la venuta
+del figliuolo di Dio M anni, crescerà peccato al mondo, fra 'l suo popolo,
+contra la fede, e sarà mescolato (520) tra' buoni, come i' loglio (521)
+tra 'l grano (522). E dopo lungo tenpo nascieranno due grandi
+colonne (523), che la fede di Cristo accrescieranno; e i miscredenti, che
+tra' buoni saranno, distrugeranno. L'una delle due colonne saranno
+apellate frati minori, e gli altri fratri predicatori (524); e saranno
+molto temuti per lo mondo, e povera gente saranno. I buoni gli ameranno e
+onoreranno e temeranno, per lo bene che faranno, e per la fede ch'egli
+acrescieranno; i rei gli temeranno, e onore e reverenza loro faranno, per
+la paura ch'egli avranno di loro; che per la gente di quelle due
+colonne (525) molti mali si lascieranno a fare, per la paura che i malvagi
+avranno di loro; ch'egli saranno la spada e la forza della casa del
+figliuolo di Dio, e aversari del diavolo di ninferno.
+
+(515) Questo Cap. nel C. R. 2. e nel C. F. R. ha per titolo: _Lo palagio
+del figliuolo di Dio a cui sarà accomandato quando elli verrà in terra_? E
+questo titolo è necessario tener presente alla memoria, per intendere ciò
+che segue.
+
+(516) principio C. L. -- Abb. corr. col C. R. 1.
+
+(517) lo comanderanno C. L. -- Abb. corr. col C. R. 2.
+
+(518) È curioso a notare che, mentre i due Codd. L. e R. 2. sono affatto
+conformi al C. F. R., e il C. R. 1. è affatto diverso e nell'ordine e
+nella dicitura e nella mole, qui esso C. R. 1. ha, invece di _Pietro,
+padre de' padri_; e _pere des peres_ ha il C. F. R., mentre _Pietro_ ha
+pure il C. R. 2., come il L.
+
+(519) Per _accomandato_. _Comander_ franc. e _comandar_ prov. hanno il
+senso il raccomandare.
+
+(520) saranno anunziato C. L. -- Abb. corr. col C. R. 1. -- Il C. R. 2. ha:
+e saranno amischiati.
+
+(521) gramegna C. R. 1. -- La Crusca non registra che _gramigna_ e
+_gremigna_.
+
+(522) Aggiunge il C. R. 1.: et sarano famati per loro risia patarini. -- La
+Crusca non registra _famato_, nè _risia_.
+
+(523) Così hanno tutti i Codd.
+
+(524) sarà chiamata la minore, l'altra l'amonestatore C. L. -- Abb. corr.
+col C. R. 1. Pare che il traduttore non intendesse la parola _amonesteors_
+del testo francese, che vuol dire propriamente _consigliere_, da
+_amonester_ (ad monitare) _consigliare_. -- Il C. F. R. ha: amonesteors
+prechors. _Prechor_ significa _predicatore_, da _precher_.
+
+(525) che per quelle gente de le due colonne C. R. 1.
+
+
+
+
+ Cap. LII. (526)
+
+ _Lo re domanda se quelli che non fanno nè bene nè male è menato al
+ peccato. Sidrac risponde:_
+
+
+Chi bene nè male non fa egli mena vita di bestia, e peggio che bestia; che
+se la bestia avesse iscienza in lei (527), farebe bene. Quelli che fa lo
+peccato, fa male; e quelli che lascia lo bene a fare, là ove egli lo possa
+fare (528), egli pecca simigliantemente. Come colui che à gran voglia di
+manicare, e egli passa per uno molto bello verziero, ove àe molti belli
+frutti, e lasciasi morire di fame, che non ne vuole toccare nè mangiare,
+egli fa male, quando egli no ne piglia e mangine, anzi che si lasci
+morire; chè magior male è di lasciarsi morire, che di mangiare il frutto.
+
+(526) Nel C. L. il titolo del presente cap. è errato; cioè e stato dato a
+questo Cap. il titolo che appartiene al seguente LIII.; e ad esso LIII.,
+il titolo del LIV.; mentre doveva avere quello del LII.
+
+(527) en soi C. P. R.
+
+(528) Abb. adottata la lez. del C. R. 2. -- Il C. L. ha: la ond'egli lo
+possa fare.
+
+
+
+
+ Cap. LIII.
+
+ _Lo re domanda se la signoria de' fare asprezza o de' essere piatosa.
+ Sidrac risponde:_
+
+
+La signoria si è dal comandamento (529) di Dio; egli comanda in terra
+giustizia; e se la giustizia non fosse tra le genti del popolo del
+figliuolo di Dio, sarebe a maniera di pesci, che lo forte mangierebe lo
+fievole, e lo grande lo piccolo (530). Tutte le giustizie debono esser
+fatte (531) per giudicare i rei a diritto e a ragione, e a ciascuno dare
+la sua ragione. Inanzi che lo figliuolo di Dio venga in terra, nascierà
+uno re molto buono e credente a Dio e suo profeta (532); e dirae nella sua
+profezia: benedetti sieno quelli che faranno giustizia, e che la
+manteranno a tutti i tenpi. Se lo malvagio è preso in alcuna malvagia
+opera, egli si die iudicare secondo sua uopera (533); e se lo signore
+vuole avere merciè di lui, e perdonagli una volta, egli lo puote bene
+fare; ma s'egli vi cade altra volta, egli è ben degno del suo
+merito (534).
+
+(529) se dal cominciamento C. L. -- Abb. corr. col C. R. 1., che concorda
+col C. F. R.
+
+(530) troppo cresciarebbero e malifatori, che li forti mangiarebero li
+debili C. R. 1.
+
+(531) Così ha pure il C. R. 2.; ma il C. R. 1.: tucta justizia dia essare
+forte. -- E il C. F. R.: toute justice doit estre fort.
+
+(532) Qui, come in parentesi, sia scritto nel C. F. R.: _Roy Daniel_.
+
+(533) Abb. corr. col C. R. 1. Il C. L. ha: è ispento e lealmente
+judicare. -- Ed errato è pure il C. R. 2.
+
+(534) Tanto il nostro che il C. R. 2. hanno: degno del suo merito. -- Ed
+eccone la spiegazione. Nel C. F. R. sta scritto: il est bien dignes de sa
+deserte avoir. -- E siccome _deserte_ avea il significato di _merito_ e di
+_ricompensa_, il traduttore ha scambiato l'uno coll'altra. Ed infatti il
+C. R. 1. ha: è degno di ricievare guidardone di sua uopera. -- Vale a dire,
+è degno di avere la sua ricompensa, la ricompensa di avere perdonato la
+seconda volta.
+
+
+
+
+ Cap. LIV.
+
+ _Lo re domanda: de' l'uomo fare bene a' suoi parenti e a' suoi amici?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Buono e rio (535). Se gli tuoi parenti sono buone genti, e sono disagiate,
+e ànno perduto lo loro per disaventura, loro dei ben fare e consigliare e
+atare. E se i tuoi parenti e i tuoi amici sono rei, e perdono in male, per
+la loro volontade, grande malfatto fae chi fa bene loro, e tutto si perde;
+altressì come uno grande ciero di bella ciera, accieso inanzi a uno uomo
+cieco, che non vedesse lume, o come la candela allo lume del sole, ch'ella
+non à nullo valore. Simigliantemente aviene de' rei uomini, che si perde
+tutto, siccome la cera inanzi al cieco, e la candela inanzi al sole.
+
+(535) Egli ene bene e si è male C. R. 1.
+
+
+
+
+ Cap. LV.
+
+ _Lo re domanda che cosa è gentileza. Sidrac risponde:_
+
+
+Gentileza è podere e largheza e vecchia possessione d'avolo e di bisavolo.
+Quelli che à più di podere è più gentile. E si à anche altre gentileze.
+L'uomo che àe grande podere e è villano del suo corpo, sapiate che quelli
+non è gentile, anzi è ricco. Uomo di podere e savio e cortese e di buona
+aria (536) e bene insegnato (537), quelli puot'essere chiamato gentile
+uomo; che tutti siamo d'Adamo e d'Eva venuti, e fummo dal cominciamento
+del mondo; e quelli che à magior podere, e meglio insegnato, e più beni
+sono in lui, questi è gentile uomo.
+
+(536) dibuonaire C. R. 1. -- _De bon aire_ si disse nell'ant. fr. per _di
+buona indole_; onde poi _debonaire_, per buono, dolce, affabile. Anche il
+prov. ha _de bon ayre_, ma non l'aggettivo _debonnaire_, rimasto
+esclusivamente al francese.
+
+(537) Nell'ant. fr. trovasi adoperato come sostantivo il part. pass. del
+vb. _enseigner_, _enseigné_, nel senso di _dotto_, _sapiente_. E il trad.,
+avendo trovato _enseigné_ ha voltato in ital. _insegnato_. _Insegnato_
+registra la Crusca per _ammaestrato_, e per _accostumato_, _scienziato_,
+dicendo di quest'ultimo significato, ch'è _maniera antica che viene dal
+Provenzale_.
+
+
+
+
+ Cap. LVI.
+
+ _Lo re domanda: come fa freddo quando il tenpo è chiaro? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Quando lo tenpo è chiaro e l'aria è pura e chiara, lo freddore (538)
+isciende dall'aria in terra, e caccia con travaglio (539) in terra lo
+calore. E quando l'aria è turbata (540) lo freddo non può venire giuso
+alla terra, lo calore della terra monta di sopra, e lo caldo viene; cioè a
+sapere lo calore del sole si de' intendere che scalda la terra di notte,
+quando fa lo suo torno.
+
+(538) splendore C. L. -- Abb. corr. col C. R. 2., sull'autorità del
+C. F. R. che ha: la freidor. Vogliamo notare che _freidor_ è parola
+schiettamente provenzale. Il franc. ha _froit_, _freit_, _froideur_,
+_froidour_.
+
+(539) Il C. L. ha: con travale (_travail_, franc.). -- Abb. corr. col
+C. R. 2.
+
+(540) Tutto ciò che segue di questo Cap. è tratto dal C. R. 2., essendo la
+lez. del nostro stranamente confusa ed errata.
+
+
+
+
+ Cap. LVII.
+
+ _Lo re domanda: puote l'uomo conosciere li buoni uomeni dalli malvagi
+ per neuno segno? Sidrac risponde (541):_
+
+
+Li buoni uomini ànno allegri volti, quando egli ànno buona
+coscientia (542), e sono sicuri della perdurabile  (543) vita; e li loro
+occhi sono isprendenti, e le menti sono molto misurevoli (544). E per li
+dolci coraggi (545) ch'egli ànno, si ànno dolci parole. Ma gli malvagi,
+per la ria coscientia (546) ch'egli ànno, si ànno molti scuri coraggi, e
+non possono essere istabili in loro fatti nè in loro detti; e si sono
+molti mordabili (547) e pieni di maltalento, e si vanno molto
+dismisurando (548); e ciò che ànno  (549) in cuore dimostrano in loro
+faccia e in senbianti, in loro fatti e in loro detti (550).
+
+(541) Il titolo del presente Cap. è errato nel C. L. -- Abbiamo quindi
+posto il titolo come sta nel C. R. 1.
+
+(542) Tutti e tre i Codd. L., R. 1., R. 2. hanno _conoscenza_. Ma oltre il
+senso, ci fa avvisati dell'errore il testo francese che ha: _conscience_;
+ed il C. R. 1. che più sotto ha: _coscientia_. Onde noi abbiamo corretto
+secondo quest'ultima lezione.
+
+(543) permanevole C. R. 1.
+
+(544) mesurable C. F. R., che nell'ant. fr. ha il senso di _saggio_,
+_ragionevole_, _moderato_, come _mesure_ di _saggezza_, _ragione_. Anche
+il C. R. 2. ha _misurevoli_.
+
+(545) Per _cuore_, secondo l'ant. significato di questa parola, sia in
+ital. che in franc. ed in prov.
+
+(546) conoscientia C. L. -- Abb. corr. col C. R. 1.
+
+(547) mordables C. F. R. -- Ma non trovo che il franc. ant. abbia questa
+parola, come non ha _mordabili_ l'ital. -- Nel C. R. 1.: mordaci.
+
+(548) desmesureement C. F. R. Nell'ant. fr. _desmesure_ ha il significato
+di _disordine_, _ingiustizia_; e _desmesurer_, _disordinare_. Qui dunque è
+da intendere _vanno molto disordinando_, _commettendo disordine_. La
+Crusca ha _dismisura_, _dismisuranza_ e _dismisurare_, di cui reca l'es.:
+_Se uom dismisura, Conservando leanza, Non fa dismisuranza._ _Rim. ant. P.
+N._
+
+(549) ciascuno C. L. -- Abb. corr. col C. R. 2.
+
+(550) Migliore e più conforme al testo francese è la lez. del C. R. 1.: et
+il veleno ched ène in loro coraggi si e' dimostrano in loro detti et in
+loro fatti.
+
+
+
+
+ Cap. LVIII.
+
+ _Lo re domanda: sarà giammai rilevata la grandeza del diavolo altressì
+ com'ella fu al mio tenpo? Sidrac risponde:_
+
+
+Li garzoni grideranno (551) Dio lo possente; e gli loro figliuoli, e gli
+altri che verranno dopo loro, torneranno alla ria credenza dinanzi, infino
+alla venuta di Giovanni. Elli faranno una città, nella quale avrà una
+torre di XL staggi (552) alta, nella quale regnerà lo più alto re del
+mondo del suo tenpo. Quelli farà una immagine, alla simiglianza del suo
+padre, e comanderà a tutte le genti che l'adorino come Idio.
+
+(551) creiront C. F. R. -- È evidente che il traduttore ha confuso _creire_
+(credere) con _crier_ (gridare). Anche il C. R. 2. ha: gridano; ma dee
+correggersi _crederanno_.
+
+(552) estages C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. LIX. (553)
+
+ _Lo re domanda: perchè non fece Iddio all'uomo, quando la persona avesse
+ mangiato una volta, ched elli se ne potesse istare una semana? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+La fame è una delle pene per lo peccato d'Adamo; che l'uomo fu così fatto,
+che, s'egli volesse, sarebe vivuto tutto tenpo sanza mangiare. Ma poi che
+fu caduto in peccato, non si potè rilevare a quello ch'egli avea perduto,
+se non per travaglio. E se cosa fosse che l'uomo non avesse fame nè sete
+nè freddo nè caldo nè altre cose necessarie, e non avesse bisogno, egli
+non avrebe cura di lavorare nè di travagliare così fattamente. E però gli
+diede il nostro Signore la fame e la sete e l'altre cose, però che, quando
+egli fosse costretto per questi bisogni, si ricoverasse ciò ch'egli avea
+perduto, che per pene e per travaglio gli conviene ricoverare.
+
+(553) Il titolo del presente Cap. è tolto dal C. R. 1. Nel C. L. dice:
+_Perchè non tolse Iddio all'uomo, quand'egli avesse mangiato una volta,
+ch'e' se ne potesse sofferire una settimana?_
+
+
+
+
+ Cap. LX.
+
+ _Lo re domanda: come muore altressì il ricco come il povero? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Iddio à fatto lo ricco e lo povero d'una natura e di quattro alimenti, e
+sono tutti facti l'uno come l'altro; dunque la loro conparazione (554) è
+tutt'una; e quello che più il serve e lo suo comandamento fa, più gli dà;
+ma al fatto della morte sono tutti uno. Altressì come uno vasello di
+quattro bocche, che n'escie di tutte, simigliantemente alena lo povero
+come lo ricco, e mangia e bee (555), e à gioia e dolore e sospiri, e
+dormire e veghiare e ingienerare, e mani e piedi, e altre cose ànno
+altressì i poveri come i ricchi. Ma lo povero àe più forte compressione
+ (556) che lo ricco, per lo travaglio che egli soffera. Ma alla morte
+tutti sono comunali, e la sua riccheza no lo potrebbe canpare uno solo
+punto.
+
+(554) Anche il C. R. 2. ha: comperazione. Manca questa parola ai Codd. R.
+1. e F. R. Noi crediamo che abbia da correggersi _complessione_, perchè
+più sotto, dove il nostro ripete _comparisione_, il C. F. R. ha:
+_complecion_; e il C. R. 1.: _compressione_.
+
+(555) et mangia e beve, e sta famuloso e satollo C. R. 1. -- La Crusca
+registra _famulento_, ma non _famuloso_.
+
+(556) comparisione C. L. -- Abb. corr. col C. R. 1.
+
+
+
+
+ Cap. LXI.
+
+ _Lo re domanda: dee l'uomo giudicare gli poveri come gli ricchi? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+L'uomo dee più forte (557) giustizia fare a' ricchi che a' poveri, e più
+gastigare; che della giustizia de' poveri i ricchi non ànno paura; anzi
+dice a sè medesimo: la giustizia è fatta sopra lo povero, ma io non potrei
+essere giudicato in questo mondo per la mia riccheza. E lo povero pensa e
+dice in sè medesimo: quando la giustizia istarà sopra lo ricco e possente,
+che farà sopra me, che sono povero uomo? E da l'altra parte aviene più
+volte che 'l mal fatto del ricco è magiore che quello del povero, perchè
+egli à più podere di malfare. E simigliantemente come Idio giudica così
+legiermente lo ricco come il povero, e più forte giustizia fare (558).
+Simigliantemente come quelli che crede più in Dio e falla verso lui, Idio
+gli dona (559) più che a colui che nol conoscie, e cui egli non à nulla
+comandato.
+
+(557) _rigorosa_, _severa_.
+
+(558) A correggere questo periodo non possiamo giovarci del C. R. 2., dove
+il capitolo manca; nè del C. R. 1. dov'è brevissimo; nè del C. F. R. che è
+indecifrabile. Dobbiamo quindi star contenti a riferire la lezione del
+T. F. P.: Et pour ce doibt on faire plus grant iustice du riche que du
+poure, car il a plus grant coulpe de mal faire, comme il a plus grant
+povoir de bien faire tout. Ainsi comme Dieu a iuge et ordonne la mort au
+riche comme au poure, aussi doit on iuger le riche comme le poure.
+
+(559) Errore manifesto. -- Il T. F. P. ha: demande.
+
+
+
+
+ Cap. LXII.
+
+ _Lo re domanda: dee l'uomo avere mercè del suo nimico? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+L'uomo dee avere merzè del suo nimico, lo quale à fallato verso di lui, se
+elli gli chiede merzè e perdono, conciosia cosa ch' (560) egli gli avesse
+ucciso il padre e lo figliuolo; chè dalla bocca del figliuolo di Dio sarà
+comandato e detto: perdono avrà dal mio padre chi perdona egli medesimo;
+perdonerà a coloro che gli misfaranno, quando egli gli chiederanno
+perdono. Quelli ch'è possente e signore di tutto, e che vendicare si può a
+sua volontà, perdona a' ma' fattori, quando perdonanza gli chieggiono:
+bene lo dobiamo noi fare; chè questo farà egli per dare exenplo al suo
+popolo, che perdonino a coloro che misfanno verso di loro. Bene dobiamo
+noi perdonare a chi perdono a noi ne dimanda.
+
+(560) Il solito errore già notato indietro. Corregg. _sebbene_ (ja soit ce
+che).
+
+
+
+
+ Cap. LXIII.
+
+ _Lo re domanda: può lo reo uomo avere l'amore di Dio come il buono?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Lo malvagio puote avere l'amor di Dio altressì leggiermente  (561) come il
+buono; chè a Dio piacerà più la conversazione del rio che del buono,
+perchè lo buono è tutto suo, e lo rio àllo perduto (562). Simigliantemente
+colui che à perduto alcuna cosa, e egli la ritruova, egli à magiore
+allegreza di quella ch'egli à ritrovata, e àlla in suo podere (563). E
+Iddio chiama comunemente lo rio come il buono. Simigliantemente come una
+gente che sono in una nave in mare, e la fortuna è grande, e sono tutti
+ispogliati per paura, e per notare; lo mare porta la nave, e lo vento
+sospigne tanto, che la nave viene a terra, e fiede in una rôcca, e si
+ronpe, e tutta la gente n'escie fuori in una piccola piazza (564); e
+truovano due fiumi molti correnti: in su ciascuno fiume, uno ponte; l'uno
+de' ponti è molto fermo, e l'altro è molto debole, che non potrebe
+sostenere uno uccello. Di là dal forte ponte si à uno ricco uomo, e tiene
+molti vestimenti intorno di lui, e è in uno bello giardino. Egli chiama
+quella gente, ch'escie fuori di quella nave, e dicie loro: venite a me, e
+passate sicuramente su per quello ponte, e io vi menerò in questo
+giardino; e guardatevi di passare per quell'altro ponte, perchè egli è
+molto debole e molto pericoloso, sicchè egli non vi potrà sostenere; anche
+v'à grande fuoco; dopo lui si à gioganti con molti grandi uncini, che,
+così tosto come voi caderete nell'acqua, i gioganti vi piglieranno cogli
+uncini, e metterannovi in quello fuoco. E egli guardano, e vedono l'altro
+ponte, e la fralezza e gli gioganti e gli uncini e lo fuoco. Quelli che
+passeranno sopra lo forte ponte sono salvi, e saranno vestiti e messi nel
+bello giardino, con grande allegreza; e quelli che passano per lo debole
+ponte andranno nell'acqua, e li gioganti gli piglieranno cogli uncini, e
+metterannogli nel fuoco. La nave significa lo mondo; lo vento e lo mare
+significa lo tenpo che mena l'uomo alla fine; lo dispogliare significa la
+ira di Dio, quando l'uomo lascia lo bene e fa il male; lo ronpere in terra
+significa la fine della vita; i due ponti si è lo bene e lo male; lo buono
+uomo che siede in capo del ponte, che chiama la gente a ben fare, si è
+Iddio; gli vestimenti, di che egli vuole vestire la sua gente, si è la
+grazia; lo giardino si è lo paradiso; lo buono ponte si è lo buon cammino
+di Dio; lo rio ponte si è lo cammino dello 'nferno; i gioganti e gli
+uncini si sono i diavoli e gli loro ingegni; lo fuoco si è lo 'nferno. Chi
+vuole avere l'amore di Dio si passi al sicuro sopra il forte ponte, e sarà
+vestito di grazia di Dio, e sarà suo amico; e chi passerà sopra il debole
+ponte, egli sarà nimico di Dio e amico del diavolo, e sarà messo nel fuoco
+dello 'nferno per tutti i tenpi. L'uomo dee odiare l'amistà del diavolo,
+perchè egli fa male a' suoi amici, e mettegli nel fuoco dello 'nferno.
+Questa è malvagia amistà: dee l'uomo seguire tale amico?
+
+(561) Per _facilmente_.
+
+(562) Nel Codice pare che debba leggersi _perdure_; corretto da noi in
+_perduto_, sull'autorità del C. R. 2. e del C. F. R.
+
+(563) Migliore la lez. del C. R. 2.: à magiore allegressa di ritrovare
+quello che avea perduto, che non à di quello che àe in suo podere.
+
+(564) en une petite place de terre C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. LXIV.
+
+ _Lo re domanda: come puote la creatura uscire della femmina ch'è piena
+ nel suo corpo? Sidrac risponde:_
+
+
+La virtù di Dio e 'l suo podere è troppo grande: che, così come egli à
+podere di mettere dentro dal corpo, e uno corpo dentro a un altro, così à
+elli podere a fare uscire, a sua volontade, o vivo o morto. Quando la
+femina vuole partorire, tutte le sue giunte (565) s'aprono e allargano
+l'una dall'altra, salvo il mento (566), per la virtù di Dio, come una
+matera di pasta. E si tosto com'egli  (567) averà l'aria, per la virtù di
+Dio, l'ossa gl'induriscono e diventano come noi siamo; e la femmina si
+richiude sanza niuna mancanza (568). Simigliantemente così è se l'uomo
+tirasse lo dito dentro una scodella piena di mele; inanzi lo suo dito si
+lorderebbe, e dietro non si lordasse, nè più nè meno come se non fosse
+toccato (569); simigliantemente si richiude la femmina dopo il partorire,
+siccome ella non avesse partorito, nè fosse stata aperta.
+
+(565) giunture C. R. 2. -- "Perchè sì forte guizzavan le giunte, Che
+spezzate averian ritorte e strambe." _Dante_, Inf., 19.
+
+(566) Non sappiamo invero quello che qui abbia che fare il mento; ma
+_mento_ ha pure il C. R. 2., e _menton_ il C. F. R.
+
+(567) Intendi: il figliuolo.
+
+(568) bleseure C. F. R.
+
+(569) A decifrare il senso di questo periodo non giova la lez. del
+C. R. 2.: simigliantemente così se l'uomo tirasse lo dito in dirieto a una
+scudella di mèle, inanzi al suo dito si lorderebbe, nè più nè meno come se
+non fosse toccato. -- Nè chiaro è il C. F. R.: -- ensement si com l'om
+traist son doy en une escuele pleine de mel, devant, son doit au tirer,
+s'ouvriroit, et après se recloiroit, come se il ne fust onques
+touche. -- Ma, messo il testo francese della Riccardiana a confronto col
+francese della edizione Palatina, e corretto, il senso esce fuori
+abbastanza chiaro: tout ainsi come ung homme tiroit son doy parmy une
+escuele plaine de miel, devant, son doy au traire, il ouvriroit, et dessus
+se clorroit, comme s'il n'y eust pas bouté. -- Che vuol dire: come un uomo
+che traesse il suo dito da una scudella piena di miele, il miele, nel
+trarre il dito, prima s'aprirebbe e poi si richiuderebbe, come se non
+fosse stato toccato. -- Non sapremmo spiegare come il trad. abbia confuso
+_lordare_ con _aprire_.
+
+
+
+
+ Cap. LXV.
+
+ _Lo re domanda: puote la femina portare più di due figliuoli a uno
+ corpo? Sidrac risponde:_
+
+
+La femina può portare nel suo ventre sette figliuoli; chè la madre (570)
+della femina à sette camere (571); e in ciascuna camera puote avere uno
+figliuolo, secondo la volontà di Dio, primamente; e poi secondo la natura
+della femmina. Che se la femmina è di calda compressione, e desiderosa
+dell'uomo, una o due o tre delle sue camere s'aprono; e quando l'uomo
+s'acosta a lei, lo seme cade nelle camere che truova aperte, e elle si
+chiudono sopra, e pigliano; e se v'àe altre camere aperte, e l'uomo
+s'acosta altra volta a lei, quella notte o quello giorno o lo domane o lo
+secondo giorno, e lo seme vi cade entro, e ella si chiude, allora si
+ferma (572) la creatura; e tanto istà a nasciere l'uno dopo l'altro,
+quant'egli à penato a ingenerare. E non intendere già che ciascuna volta
+che l'uomo s'accosta alla femmina, e lo seme cade nella camera, ch'ella
+possa pigliare; chè conviene che l'uomo e la femina sieno di buona
+tenperanza. Chè se l'uomo è luxurioso, e giace volentieri colla femmina,
+lo seme cade nella camera fraile (573), e è cosa sanza niuno podere o
+forza, quella (574) non si puote pigliare per la sua fralezza (575). E se
+l'uomo è stato grande tenpo ch'egli non sia giaciuto con femina, e lo seme
+cade nella camera, quello seme è sì caldo e sì ardente ched e' la consuma
+e arde, e non si puote apigliare. E se l'uomo e la femina sono tenperati,
+e la femina sia di calda volontà, e' s'apiglia, perchè lo loro seme si è
+di buona tenpera; e conciepino (576) a quello acostamento lo figliuolo; e
+quello figliuolo sarà gioioso e allegro e di bello modo. E se egli
+s'acostano niquitosamente (577), e lo loro figliuolo sarà d'altrettale
+maniera. E se l'uno di loro è fello e l'altro gioioso, simigliantemente lo
+loro figliuolo sarà alcuna volta fello e alcuna volta gioioso. E se l'uomo
+e la femina pensano in una persona, o l'uno di loro, quello che più vi
+pensa, puote bene essere che lo loro figliuolo somiglierà quella persona
+ove egli pensano (578).
+
+(570) matrice C. R. 1.
+
+(571) camarelle C. R. 1.
+
+(572) forma C. R. 1. -- Il C. R. 2. ha: ferma.
+
+(573) _Fraile_ è parola dell'ant. fr. che significa _frale_,
+_debole_. -- Il C. R. 1. ha: _fievole e aguto_; per uno strano equivoco del
+trad., il quale leggendo nel testo fr. _foible et aigue_ ha volgarizzata
+quest'ultima parola per _acuto_, mentre invece _aigue_ vuol dire _acqua_,
+e qui dev'essere stata usata per _acquoso_.
+
+(574) Intendi: _lo seme_ o _la semenza_ (semence), come hanno i Codd.
+R. 1. e F. R.
+
+(575) frailezza C. R. 2.
+
+(576) concepono C. R. 2.
+
+(577) corrucciosamente C. R. 1.
+
+(578) Et se l'uomo e la femina pensano, al loro assembramento, in una
+persona, overo l'uno di loro pensasse ad altra persona, dico che quelli a
+cui ellino più pensano, lo fanciullo rasembrarà quella persona C. R. 1.
+
+
+
+
+ Cap. LXVI.
+
+ _Lo re domanda: qual'è la migliore cosa che l'uomo possa avere. Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Lealtà è la migliore cosa che l'uomo possa avere in sè; che chi è leale a
+Dio è leale a sè medesimo e alle genti; e quella è la cosa che Iddio più
+ama. Per lealtà gli agnoli che sono in cielo non furono abattuti cogli
+altri, che furono abattuti, che non erano leali. Per lealtà scanpò Noè
+dal (579) diluvio; e Idio volle rienpiere lo mondo della sua generazione.
+Per lealtà la buona gente che nascieranno, profetezeranno (580)
+l'avenimento del figliuolo di Dio. Per lealtà la Vergine conceparà lo
+veracie figliuolo di Dio (581), che si lascierà morire per diliberare
+Adamo e gli suoi amici del podere del diavolo. E per lealtà i buoni che
+saranno e verranno dopo lui si donaranno a diversi martiri (582), per lo
+suo amore. Lealtà è altressì pura e degna e chiara e netta come il sole,
+che non resta d'intorneare, e fa lo suo torno a ciò che Idio l'à
+istabilito, ch'egli non possa lo stabilimento nè 'l comandamento di Dio
+trapassare (583).
+
+(579) per lo C. L. -- Abb. corr. col C. R. 2.
+
+(580) profetaranno C. R. 1.
+
+(581) la Vergine sarà conceputo dal figliuolo di Dio C. L. -- Abbiamo corr.
+col C. R. 1.
+
+(582) si 'l merranno in diverse maniere C. L. -- Abb. corr. col C. R. 1.,
+sull'autorità del C. F. R. che ha: se livreront a divers martires por
+s'amor.
+
+(583) ch'egli non passi lo stabilimento e lo comandamento di Dio
+C. R. 2. -- che non trapassa neente il comandamento di Dio C. R. 1.
+
+
+
+
+ Cap. LXVII.
+
+ _Lo re domanda qual'è la peggiore cosa che l'uomo possa avere in sè.
+ Sidrac risponde:_
+
+
+In verità vi dico che la invidia è la (584) piggiore cosa che l'uomo possa
+avere in sè; che della invidia si genera avarizia e cupidigia e
+tradigione. E gli angioli che del cielo caddono, fu per invidia, la quale
+ebono verso Idio, lo loro creatore. Adamo primo nostro padre fu cacciato
+del paradiso e ispogliato della grazia di Dio per la invidia. Lo
+diluvio (585) coperse lo mondo, cioè a intendere lo popolo che erano
+inanzi noi, che erano cupidi del mal fare. La cupideza si è figliuola
+della invidia, che di lei disciende; e per invidia e cupideza molti ne
+perdono i loro corpi, e la grazia che Idio à loro donata. Tre grandi città
+nascieranno al mondo: le due saranno, inanzi a l'avenimento del figliuolo
+di Dio, distrutte per cupideza di malfare: l'una sarà per fuoco, l'altra
+sarà per acqua; l'altra sarà distrutta, dopo la venuta del figliuolo di
+Dio, per ispade. E per cupidizia del male fare e per invidia molti mali
+avengono.
+
+(584) Manca al nostro _invidia è la_. -- Abb. suppl. col C. R. 2.
+
+(585) diavolo C. L. -- Abb. corr. col C. R. 2., sull'autorità del testo
+francese che ha: le deluge.
+
+
+
+
+ Cap. LXVIII.
+
+ _Lo re domanda come puote essere l'uomo leale. Sidrac risponde:_
+
+
+Leale puote essere l'uomo legiermente, per molti modi: primieramente
+credere nel suo creatore, che lo creò, e disformare (586) lo dee, quando
+suo piacere sarà; e credere ch'egli sia tutto possente, sopra tutte le
+cose del mondo; e che egli à fatto tutte le cose, e che egli è degno e
+puro; e ch'egli non unque cominciamento nè fine nè mai non avrà, e
+tuttavia si è, fue, e tuttavia sarà; e lascierà lo male e farà lo bene; e
+lascierà lo scuro per andare al chiarore; e lascierà la puzza (587) e
+andrà al buono odore; cioè a intendere, lascierà lo peccato e farà lo
+bene, e lascierà la 'nvidia e la cupidizia, e piglierà pazienzia e
+astenenzia e sofferenzia; chè chi à in sè queste tre cose, egli è leale, e
+per lealtà puot'essere coronato in cielo, tra gli angioli, innanzi a Dio a
+faccia a faccia.
+
+(586) Per _distruggere_; come _dire_, _disdire_; _fare_, _disfare_; così
+_formare_ (creare), _disformare_. La Crusca registra _disformare_ nel
+senso di _difformare_, _render deforme_, e per _esser differente_. Il
+Gherardini (_Supplimento_ ec.) _disformare_, mutar la forma di che che
+sia. "Ma così morte l'essenza disforma." _Zenon. Piet. font._, p. LXXX.
+
+(587) putidore C. R. 1.
+
+
+
+
+ Cap. LXIX.
+
+ _Lo re domanda: la prodezza e la paura di che aviene? Sidrac risponde:_
+
+
+La prodeza e la paura vengono dalla conpressione dell'uomo. Che se lo
+corpo è di buona tenperanza, di quattro conpressioni, l'una comunale come
+l'altra, lo corpo non è nè ardito nè codardo (588). Che se le quattro
+conpressioni sono comunali, che lo freddo non vince lo caldo, nè lo caldo
+l'umido, nè l'umido lo secco, lo cuore non si muove poco nè molto per
+loro; e se il caldo il vince (589), e lo secco l'umido, lo sangue si muove
+di tutte cose fare, e non teme colpo di morte, e diventa ardito. E se lo
+freddo non vince lo caldo, e 'l secco l'umido, lo cuore diventa freddo e
+molle e pauroso, e diventa codardo di tutte cose fare; che le collere nere
+e lo sangue sono quelle che fanno avere lo cuore (590) codardo, quando
+egli ànno podere sopra gli altri omori innanzi detti (591).
+
+(588) Che se 'l corpo dell'uomo ène di buona natura, compressionato di
+quattro compressioni, non è ardito nè codardo C. R. 1.
+
+(589) et se il caldo vince il freddo C. R. 1.
+
+(590) manca _lo cuore_ al nostro. -- Abb. suppl. col C. R. 2.
+
+(591) che la collera nera et il sangue sono quelli che fanno l'uomo ardito
+et il quore, quando sopramontano l'altre; la collera gialla et la fremma
+sono quelli che fanno il quore codardo, quando sormontano l'altre sopra
+dette C. R. 1.
+
+
+
+
+ Cap. LXX.
+
+ _Lo re domanda: la lebbra e la tigna di che aviene? Sidrac risponde:_
+
+
+La lebbra viene se la femina avesse due cose: l'una è se la femina avesse
+lo tenpo suo (592), e l'uomo s'acosta a lei, e ella ingenera, i suoi
+fiori (593) sono caldi e secchi; e lo figliuolo ch'ella avrà, conviene per
+diritta forza e per la natura che sia tignoso e lebbroso; che lo figliuolo
+si nodriscie in quello medesimo fiore della femina. Ma se li fiori fieno
+di buona conpressione, lo figliuolo non avrà niuno male nè niuno pericolo.
+Perciò non si dee l'uomo acostare alla moglie, quando è lo suo
+tenpo (594). E quando egli s'acosta a lei, si dee acostare a tale
+intenzione e con tale volontà, d'aver frutto per lo suo creatore adorare.
+Quando egli sentirà che la femina sia pregna, non si dee più acostare a
+lei nè toccalla carnalmente, infino che ella non abia partorito; e dopo lo
+partorire quaranta giorni. Questo è lo comandamento di Dio, ch'egli mandò
+a Noè, per lo suo angelo benedetto.
+
+(592) Queste due cose avengono quando la femina àne sua privata malattia
+C. R. 1.
+
+(593) Il C. L. ha: figliuoli. -- Ma abbiamo corr. col C. R. 2., perchè il
+C. R. 1. ha: _fiore_, e il C. F. R.: _flors_.
+
+(594) Quando ella àne il suo fiore C. R. 1.
+
+
+
+
+ Cap. LXXI.
+
+ _Lo re domanda: tutte le cose Idio fece, furono fatte dal cominciamento
+ del mondo? Sidrac risponde:_
+
+
+Iddio fece tutte le cose; ma alcuna cosa ce n'à, che non fu già fatta dal
+cominciamento del mondo; ma, per lo tenperamento di sua natura, sono poi
+fatte mille e mille, che furono poi create per la volontà d'Iddio, come
+sono asini e giomente e pelli, che furono dopo lo mondo fatti per lo
+sudore dell'uomo (595). Vermini furono poscia fatti per la carne fracida.
+Furono dapoi fatti altri vermini assai, uccelli volanti e molte altre
+cose, che molto sarebe lunga cosa a contalle; ma in qual modo sieno, Dio
+gli à fatti; per la sua volontà sono creati.
+
+(595) La lez. del C. R. 2. è perfettamente uguale alla nostra, e nel
+C. R. 1. manca questo Cap. Non resta dunque che a consultare il C. F. R.,
+e l'ediz. Palat. Ma questa se la sbriga senza parlare d'_asini_ nè di
+_giumenti_. E nel C. F. R. sta scritto così: Dieu fist toutes cosses dou
+monde; mais aucunes ya que nefurent pas faites dou comencement dou monde;
+mais par le consentement Deu et per sa volente, et per latemprement des
+natures sunt depuis faites M. et M. furent depuis crees por la volente de
+Deu dame. Et poils furent puis fait de la suor de l'omo. -- Io suppongo
+quindi che per errore sia stato scritto _Deu dame_ in luogo di _dame Deu_,
+che trovasi usato nell'antico francese, e che è conforme al nostro _domene
+Dio_; e che il traduttore abbia letto, invece di _dame_, _dane_, _d'âne_,
+onde gli sieno usciti dalla penna gli _asini_ e le _giumente_. Notisi
+ancora l'errore di avere volgarizzato _poils_ (peli) per _pelli_.
+
+
+
+
+ Cap. LXXII.
+
+ _Lo re domanda: chi vi nodriscie lo frutto della terra? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Iddio gli nodriscie e gli pascie. Egli àe stabiliti quattro elimenti, per
+lui servire e onorare. La terra gli sostiene e gli guarda; l'aria gli
+nodriscie e gli sveglia (596); l'acqua gli pascie e gli verdiscie (597);
+lo sole gli scalda e gli crescie. Simigliantemente le continue (598)
+vivande, che l'uomo vuole cuocere, vi conviene di quattro elimenti:
+vasello e acqua e fuoco e aria; nè altrimenti non si potrebe
+cuocere (599).
+
+(596) l'esveile C. F. R.
+
+(597) rinverdisce C. R. 2.
+
+(598) comuni C. R. 2.
+
+(599) Meglio nel C. F. R.: Encement come une viande che l'om velt cuire,
+si convient IIII cosses: vaissel, aigue, feu, air; autrement ne ce puet
+cuire.
+
+
+
+
+ Cap. LXXIII.
+
+ _Lo re domanda: le bestie come arabbiano? Sidrac risponde:_
+
+
+Le bestie arabbiano alli (600) XIX giorni della luna del mese di giugno,
+che (601) apare una stella, verso lo levante, in cielo. In quello giorno o
+in quella notte le bestie che la veggiono nell'onbra dell'acqua arabbiano;
+e simigliantemente, se elle mordono alcuna persona, ella sarà arrabbiata,
+o alcuna bestia. Altressì guardisi del piscio (602) del topo, che nol
+tocchi. Chè da ivi a XL giorni gli conviene guardare (603) delle grosse
+vivande d'olio e di carne e di pescie e di pane, ove levame sia
+facto (604); nella fine di XL giorni tutta la notte veghiare; e se la
+rabbia s'apressa sì forte, che non puote guarire nè dormire, anzi si pena,
+e dannaggia l'altre genti, ànno paura della sua morsura (605), l'uomo dee
+pigliare uno suggello (606), e mettervi entro di sottile cenere; e poi la
+metta in sulla bestia o uomo che sia; incontanente morrà, o si dilibera di
+quella pena. Le genti simigliantemente si diliberano di lui; ch'egli
+potrebe molte genti e bestie damangiare (607), per la sua morsura
+rabbiosa.
+
+(600) manca _alli_ al nostro. -- Abb. suppl. col C. R. 2.
+
+(601) manca _che_ al nostro. -- Abb. suppl. col C. R. 2.
+
+(602) pissace au rat C. F. R. -- Sebbene non trovi _pissace_ nell'ant. fr.,
+pure credo che siasi potuto usare, vedendo _pisser_ registrato dal Du
+Cange (a _pissare_).
+
+(603) se convient garder C. F. R. -- si de' guardare C. R. 2.
+
+(604) ove levame sia stato C. R. 2. -- _Levame_ è trad. di _levain_
+(lievito).
+
+(605) perchè non faccia danno a niuna altra persona C. R. 2.
+
+(606) uno staccio C. R. 2. -- e questa crediamo la vera lezione. Nel
+C. F. R.: I. _sayas_. -- L'ant. fr. ha _séas_, _saas_ (staccio); _séel_
+(sigillo).
+
+(607) danneggiare C. R. 2. -- _Damangiare_ è trad. del franc. _damagier_.
+
+
+
+
+ Cap. LXXIV.
+
+ _Lo re domanda: chi vive più che cosa che sia in questo mondo? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+L'aguiglia vive in questo mondo più che cosa che sia; che l'aguiglia vola
+e monta tutto giorno nell'aria, e lo vento la rinfresca: per questa
+ragione dee ella più vivere (608). I serpenti vivono assai, chè tutto loro
+dimoro si è sotterra e sotto pietre; che lo freddore della terra è tutto
+giorno fresco e novello (609), e sono più che l'anguille (610): questo è
+l'ordinamento di Dio. Lo serpente vive più di mille anni, e ciascuno anno
+gli nascie una tacca (611) nella testa, grande come una lenticchia; e
+quando egli à conpiuto i mille anni, si diventa egli uno fiero dragone.
+Non è già che tutti i serpenti vivono cotanto; ma alcuni serpenti v'à che
+tanto vivono; che l'uno muore, e gli altri sono uccisi; gli altri,
+divorati da uccelli e da bestie, in questo modo sono consumati.
+
+(608) Nel Tesoro di Brunetto Latini: "li aigles vit longuement, porce
+qu'il renovele et despoille sa viellesce" -- pag. 197. -- Il T. F. P. ha:
+et l'air et le vent le refroide et le tient freschement, et pour ceste
+raison il doibt plus viure.
+
+(609) Credo da correggere: che per lo freddore della terra ec. -- Nel
+T. F. P.: -- Le serpent demeure tousiours soubz terre et soubz les pierres
+et boit la froidure de la terre, et est tousiours fraiz et nouveau.
+
+(610) Et si vit plus che l'aigle C. F. R. -- Nel C. R. 2.: e sono più che
+l'aquile.
+
+(611) Manca _tacca_ al n. c. -- L'abb. agg. dal C. R. 2. -- B. Latini dice
+del basilisco che ha: "tacche bianche sul dosso". (trad. del Giamboni);
+"blanches taches" nell'orig. franc.
+
+
+
+
+ Cap. LXXV. (612)
+
+ _Lo re domanda se Dio pascie tutte le cose. Sidrac risponde:_
+
+
+Tutte le cose che Idio à fatte egli le pascie, che egli fece tutte le cose
+del mondo, e si le partì alle genti,  (613) e gli diede iscienzia di
+travagliare e di guadagnare e di vivere e di mangiare; e a l'altre
+creature diede che si mangiassono bestie con bestie, e uccelli con
+uccelli, e pescie con pescie; mangia l'uno l'altro; e a loro à dato
+iscienzia di mangiare lo frutto della terra; in quello modo passano loro
+tenpo.
+
+(612) Nel C. L. questo cap. è intit.: _Lo re domanda le cose che Iddio
+fece pensò egli?_ -- Abb. corr. col C. R. 2., che è conforme al testo
+franc.
+
+(613) Manca al nostro _alle genti_. -- Abb. suppl. col C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. LXXVI.
+
+ _Lo re domanda: le bestie e gli uccelli e' pesci ànno anima? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Iddio non donò anima se non all'uomo e alla femina solamente, che è
+signore dell'altre criature; che lo signore dee avere in sè magiore
+dignità che lo servo. Se lo servo avesse in sè la dignità e lo podere che
+à lo signore, dunque sarebe egli signore e possente come egli. L'altre
+criature movevoli che Idio à fatte, elle non ànno già anima, anzi ànno
+alena movibile (614). E quando elli sono morti, si diventa quella lena
+neente. Simigliante (615) tutte l'altre criature, salvo l'uomo e la
+femmina.
+
+(614) Il nostro testo ha: innabile. -- Abb. corr. col C. R. 2.,
+sull'autorità del C. F. R.: aleine mouable; e dell'ediz. Palatina: alaines
+mouvables.
+
+(615) Simigliante sono C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. LXXVII.
+
+ _Lo re domanda: il popolo che sarà al tenpo di Dio morranno tanto quanto
+ noi facciamo? Sidrac risponde:_
+
+
+Altressì come noi siamo magiori di persona, ch'egli non saranno,
+simigliante alziamo più lunga vita, ch'egli non averanno; chè lo mondo è
+più forte al nostro tenpo, che egli non sarà allora; la terra rende più lo
+suo frutto che non farà allora; e la pianeta che ora governa lo mondo,
+sarà più forte che quella di quel tenpo; e il vento è più forte che allora
+non sarà; l'acque sono più dure che non saranno allora. Perciò dobiamo noi
+più vivere per natura, che quelli che saranno a quello tenpo; che, in
+quello tenpo, chi viverà CL anni, sarà tropo vivuto; e tutto giorno andrà
+menomando di loro vita e di loro forza e di loro corpo, e cresciendo
+insieme e in vizii. E simigliantemente l'altre criature andranno menomando
+di loro vita e di loro corpo e di loro forza.
+
+
+
+
+ Cap. LXXVIII.
+
+ _Lo re domanda: lo mondo quanto viverà (616)? Sidrac risponde:_
+
+
+Lo segreto di Dio è sì grande e sì profondo, che niuno lo potrebbe sapere,
+se non quelli che più ama e più tien cari. Simigliantemente lo vostro
+grande segreto niuno lo puote sapere, se non quelli che voi più amate, e
+che voi volete: o sia vostro figliuolo o vostro fratello, o sia vostro
+amico. Quelli avrà uno buono amico, cui elli amarà (617) molto; e quelli
+richiederà di sapere i segreti del re, e quelli gli dirà; e quelli sarà
+savio e provedente, e penserà in sè medesimo: lo re m'ama e vuolmi bene, e
+perciò m'à egli detto lo suo segreto; e perciò non sarebbe senno che io
+diciessi al mio amico lo suo secreto. Ma per fare a piacere al mio amico,
+e perch'egli sappia che lo re ama me, e mi dice lo suo segreto, io gliele
+dirò un poco iscuramente, perch'egli non possa intendere come nè quando.
+Similmente è del segreto di Dio, ch'egli nollo dirà se non fosse suo buono
+amico e suo figliuolo, cioè a intendere lo verace profeta, che verrà nella
+Vergine. Quelli saprà tutto lo segreto di Dio, che egli medesimo
+sarà (618); e sarà intra 'l popolo come uomo; e farà tutto quello che farà
+uomo sanza peccato. Anche fiano altri, sapranno lo segreto di Dio, cioè
+fieno i suoi ambasciadori, e saranno quelli che profeteranno la venuta del
+figliuolo di Dio. Nè eglino sapranno (619) già tutto lo segreto di Dio, ma
+tanto solamente ne sapranno, quanto Idio loro per lo suo sancto spirito
+manderà. Ma lo figliuolo di Dio, che sarà signore e possente sopra tutto,
+come quelli che sarà egli medesimo (620), e 'l figliuolo di Dio sarà
+domandato in terra: lo mondo durerà settemila anni? E egli risponderà che
+sì. E detto li fia: e più? E egli risponderà, sicuramente; perchè niuno
+sapia lo sagreto del padre (621). L'uomo non può intendere nè sapere lo
+quando sarà o può essere; chè essere può centomilia anni, e può essere uno
+giorno, o più o meno; che questo rimane alla volontà di Dio. Ma bene
+troviamo che Iddio per la sua grazia à facto (622) VII pianete, per
+governare lo mondo. Egli le stabilì alla sua volontà, e comandò che
+ciascuna di loro governasse lo mondo mille anni; e quando ciascuna di loro
+avrà conpiuto e servito mille anni, e settemilia anni saranno conpiuti,
+farà poi del mondo a suo comandamento, e farà come a lui piacerà, e saràe
+signore e possente di tutto. E egli stabilio le pianete a governare lo
+mondo, e lo suo podere lo governa (623).
+
+(616) basterà C. R. 2.
+
+(617) quelli avrà C. L. -- Abb. corr. col C. R. 2.
+
+(618) Sottintendi _Dio_.
+
+(619) Nè egli non saprà C. L. -- Abb. corr. col C. R. 1.
+
+(620) Anche qui pare da sottintendere _Dio_.
+
+(621) Giova riferire la lez. del C. R. 2.: Ma il figliuolo di Dio, che
+sarà signore e possente sopra tucto, si come che saprà elli medesimo e che
+saprà tucto, quando lo figliuolo di Dio sarà domandato in terra e detto:
+lo mondo durerà egli VII\m. anni? E egli risponderà che si. E detto anco
+li fie più volte, risponderà oscuramente, perchè nullo nollo sappia, nè
+sapere possa lo segreto del padre. -- Ed ecco ora la lez. del
+C. F. R.: -- Mais le fis de Deu, chi est seignor et tout puissant cil
+meysmes, saura tout. Au fis de Deu sera domande en terre: durera le monde
+VII\m. ans? Il respondera: oil ou plus, et le dira oscurement.
+
+(622) a fare C. L. -- Abb. corr. col C. R. 2.
+
+(623) Anche il C. R. 2.: lo governa; ma nel C. F. R.: les governe.
+
+
+
+
+ Cap. LXXIX.
+
+ _Lo re domanda: à egli altra gente che viva oltre la terra, in mare?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Oltre a mare à mille dugento (624) isole, nel mare del levante; alquante
+ne sono abitate; e altre s'abiteranno. Alcune ve n'à che sono abitate
+d'una gente molta grande, alla nostra fazione, ma non sono grandi di tre
+palmi o meno (625); e si ànno barba di fino (626) al ginocchio, e ànno i
+capelli infino alle calcagnia; e non vivono se non d'erbe e di carne; e le
+loro bestie sono piccole, alla loro misura; e si ànno uno linguaggio loro
+proprio; e si non ànno niuna credenzia, se non come bestie. Anche v'àe
+un'altra isola, presso alla terra, dov'egli à una gente piccola d'un palmo
+e di meno; e non vivono se non di pesci; e stanno e durano in acqua come
+pesci, di dì e di notte; e sono a maniera d'uomini e di femine; ma egli
+sentono come bestie. Anche v'à una ysola in mare, ove à gente alla nostra
+fazione e alla nostra grandeza, e non ànno se non un occhio nella fronte;
+e ànno linguaggio propio; e sono molti pilosi; e temono molto noi, che
+abiamo due occhi; e non vivono se non di carne, e delle pelli si vestono.
+Un'altra ysola v'à, che v'à gente che ànno coda, a modo di montoni (627),
+che non vivono se non di pesci. Un'altr'isola v'à, che v'à gente che
+portano una ispina sotto lo fondo delle natiche, lunga d'uno palmo e
+grossa d'uno dito (628); e non possono sedere in piano, ma in aspro luogo,
+dove la spina possa andare giuso; e sono tutti pilosi come montoni, e non
+ànno altro vestimento; e sono poca gente; e non vivono se non di corbi,
+chè altre bestie non ànno. Anche v'à un'altra gente, alla nostra fazione,
+che non finano di conbattere, ch'ànno uno grande uccello (629); e abitano
+in tane, per paura degli uccelli, la state, perch'egli n'ànno grande
+dottanza; e il verno, per lo grande freddo. La gente gli vincono, e gli
+uccidono, e mangiano, e serbano, per vivere la state. Un'altra ysola v'à,
+dove abitano uccelli che covano l'uova al fuoco (630), e la loro piuma non
+si puote ardere (631). Un'altra ysola v'à, ch'ànno i volti come cani.
+Anche ci à un'altra gente in questa terra fermata (632), che credono il
+sole e la luna e l'idole; e fanno sacrificio al nimico (633) del loro
+corpo. E sono in una provincia che fanno al loro sacrificamento uno
+tavoliere di legno, alto di tre passa, sì grande che vi cappia (634) cento
+uomini o più. E quelli che si vuole sacrificare invita i suoi amici, che
+gli facciano conpagnia al suo sacrificamento; e fanno grande sollazo e
+grande festa otto giorni; e a' nove giorni salgono tutti in sull'altare,
+quelli che gli vogliono fare conpagnia al suo sacrificamento; e l'altra
+giente fanno grande sollazzo intorno al tavoliere; e si fanno mettere
+legne tutto intorno intorno in grande abondanzia (635); e poi fanno
+acciendere lo fuoco tutto intorno intorno. E lo signore del convito, che
+si vuole sacrificare, sì si leva ritto, e dicie al popolo: io salto nel
+fuoco per amore di quella ydola, del sole e della luna. E gli altri si
+levano, e gridano lo suo amore, e saltano nel fuoco, e tutti s'ardono in
+quello fuoco, e vanno al diavolo. L'altre genti fanno grande sollazzo
+intorno di quello fuoco, tanto che sono tutti arsi; e poi pigliano la
+cenere e fannone arlique. E simigliantemente fanno le femmine. Altre
+maniere di gente v'àe che non le conto.
+
+(624) mille trecento due C. R. 1. -- M. et CC. et VII C. F. R.
+
+(625) Al C. R. 1. e al C. F. R. manca _molta grande_: onde in essi corre
+meglio il senso.
+
+(626) infino C. R. 1.
+
+(627) gente cornute in guisa di montone C. R. 1.
+
+(628) gente che portano brocchi sopra loro fondamento, et ène d'uno osso
+d'uno palmo, della grossezza d'uno dito C. R. 1.
+
+(629) con uno grande uccello C. R. 2. -- con una grande generatione
+d'uccelli C. R. 1.
+
+(630) Ancora v'àe un'altra isola, nel (così) quale abita uno ucciello, il
+quale uccello cova nel fuoco, o fae i suoi pulcini nel fuoco C. R. 1.
+
+(631) _Plumee_ fr. deve essere stato usato nel senso di _plumail_ che
+significava ogni specie di animale che avesse piume. Infatti nel T. F. P.
+si legge: et font pigeons au feu, et leurs pigeons ne ardent point.
+
+(632) _Terra ferma_ hanno altri Codd.
+
+(633) au deable C. F. R.
+
+(634) che vi capiono C. R. 2.
+
+(635) et sie fanno istipare tutta la tavola d'intorno di legna secche
+C. R. 1.
+
+
+
+
+ Cap. LXXX.
+
+ _Lo re domanda: perch'alcuno uomo è nero e altro bianco? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Per tre ragioni è l'uno bianco e l'altro nero. L'una per lo seme (636);
+che se il padre è bello (637), e ingenera per grande volontà, per diritta
+natura conviene che la criatura sia del colore del padre. E se la femina
+riceve volentieri il seme con grande volontà, e la volontà del padre non
+vi sia, per diritta natura conviene che la criatura sia della somiglianza
+della madre. E se l'uomo e la femina sono amendue di grande volontà, lo
+loro figliuolo sarà del colore del padre, perchè egli disciende e viene di
+tutti i suoi menbri e nerbi e vene; e per diritta natura conviene che sia
+di quello medesimo colore, e della somiglianza della madre, perchè la
+madre lo riceve come pasta, sanza nulla figura (638); e poi nel suo corpo
+piglia egli figura; e però conviene che la figura sia somigliata a
+lei (639). E l'altra maniera si è che se la femina è di calda
+conparazione (640), la creatura s'arde (641) nel suo ventre, e diviene
+bruna. L'altra cagione si è per cagione della terra e dell'aria, conviene
+che la criatura diventi nera o bruna.
+
+(636) per la sembianza C. R. 1. -- E questa crediamo la vera lezione,
+confermata dal C. F. R. e dal T. F. P., che hanno: semblance.
+
+(637) bruno C. R. 2. Lezione confermata qui pure dal C. F. R. e dal
+T. F. P.
+
+(638) la madre lo riceve senza nulla fazzone C. R. 1.
+
+(639) sia sembiante a lei C. R. 1.
+
+(640) compresione C. R. 2. -- complessione C. R. 1.
+
+(641) l'enfant se art en son corps, et devient brun T. F. P.
+
+
+
+
+ Cap. LXXXI.
+
+ _Lo re domanda: fellonia di che aviene? Sidrac risponde:_
+
+
+De' malvagi omori viene la fellonia; che alcuna volta rinflabisceno (642)
+al cuore come fuoco; e ismuove lo cuore e iscalda, e lo fa per lo loro
+inflabiamento (643) diventare nero e scuro; e per quella iscurità diventa
+pensoso e malinconoso. Poi quella iscurità risponde al cervello, e 'l
+cervello risponde agli occhi e agli altri menbri, e sì gl'ingrossa, per
+diritta forza (644) conviene che egli sia fello e malinconoso. E quando
+gli omori cessano, e lo rinflabiamento (645) si spegnie, lo cuore riposa,
+e la scurità si parte da lui, e gli menbri e gli occhi perdono la
+grossezza (646), e diventano gioiosi e allegri.
+
+(642) remflanbent C. F. R. -- Nell'ant. fr. _flamber_, _flambier_,
+_flamble_, _flambe_; onde il _remflabent_ ed il _rinflabisceno_ del n. t.,
+per _rinfiammano_, che leggesi nel C. R. 1. Meglio nel T. F. P.:
+reflambent.
+
+(643) e smuovono il quore, e sie lo scaldano, e si lo fanno per loro
+iscaldamento C. R. 1.
+
+(644) che per diritta forza C. R. 1.
+
+(645) rinfiamamento C. R. 2. -- infiammamento C. R. 1.
+
+(646) gordezza C. R. 1. -- gordesse C. F. R. -- Da _gourd_, gonfiato per
+l'umidità. Cf. _Dict. de l'Acad. Franc., Suppl._
+
+
+
+
+ Cap. LXXXII.
+
+ _Lo re domanda: perchè sono le bestie di molti colori? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Perciò ch'elle non sono alla simiglianza di Dio, si conviene ch'elle sieno
+di molti colori; e perciò ch'elle pascono l'erbe calde e umide e fredde e
+secche. Quando le bestie sono grosse (647) e pascono l'erba, della magior
+parte de l'erbe ch'ella mangia, conviene ch'ella abia magiore simiglianza.
+E se la magior parte è calda e secca, conviene che la bestia sia nera; e
+se la magior parte è solamente calda, conviene ch'ella sia vermiglia; e
+s'ella è umida, ella sarà taccata; e s'ella è fredda ella sarà bianca: e
+se le quattro nature dell'erbe saranno comunali, e' sarà vaio (648); e
+altrettanto quanto ella averà pasciuto dell'una erba più che dell'altra,
+di quella averà più colore nella lana (649). Simigliantemente aviene delle
+bestie salvatiche, come delle dimestiche e degli uccegli: ciascuno à sua
+natura; e tutto è l'ordinamento e la volontà di Dio; che tutto questo à
+egli fatto per lodo della sua gloria. Egli à fatto molte diverse erbe, e
+bestie e uccelli e pesci e gente, in quello modo che a lui pare, l'uno
+bello e l'altro laido, alla sua volontà.
+
+(647) pregne C. R. 1.
+
+(648) vaiolato C. R. 1.
+
+(649) Il C. L. ha: e altrettanto quanto egli avrà più nella
+lana. -- Abbiamo supplito col C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. LXXXIII.
+
+ _Lo re domanda: quegli che mangiano e beono più che mestieri non è loro,
+ fanno male? Sidrac risponde:_
+
+
+Quelli che mangiano più che non deono, fanno gran male al corpo e
+all'anima, e fanno peccato, e guastano la vivanda di che un altro uomo
+potrebe vivere. Quelli sono chiamati ghiottoni, e peggio che bestie; e sì
+sono incontro lo stabilimento di Dio; che Idio à ordinato che l'uomo
+dovesse mangiare e bere tanto, quanto mestiere loro fosse; e lo rimanente
+serbare per altre volte, e per darne a coloro che n'ànno mestieri. E in
+questo mondo l'uomo dee mangiare una volta o due il dì; e chi altrimenti
+farà, non farà bene, anzi fia chiamato ghiottone, e peggio che bestia, che
+non à senno come l'uomo, quando è satolla si riposa, infino ch'ella à
+fame; e per diritta natura l'uomo lo dee meglio fare, e se altrimenti lo
+fa, si è più da biasimare che una bestia, che non à iscienza nè senno.
+
+
+
+
+ Cap. LXXXIV.
+
+ _Lo re domanda: che cosa è la migliore e la piggiore cosa che sia (650)?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+La lingua è lo migliore e lo pigiore menbro del corpo; che per la lingua
+puote l'uomo avere bene e amore e onore e profitto e alzamento (651) dalle
+genti; e puote l'uomo avere da' suoi e dagli altri prò e onore di buono
+uomo (652), conciosia cosa che (653) egli non sia. E per la lingua l'uomo
+puote avere onta e male e villania e perdizione del corpo; chè tal parola
+potrà la lingua dire, che tutto il corpo ne potrà aver gran dannaggio;
+altressì come per la buona lingua puote l'uomo avere onore e bene. La
+lingua non à osso, ma ella fa ronpere il dosso (654). Più legiermente, più
+salvamente (655) puote l'uomo dire lo bene che 'l male.
+
+(650) Manca al n. t. _cosa che sia_ -- Abb. suppl. col C. R. 1.
+
+(651) essaucement C. F. R., che propriamente significa _esaltazione_, da
+_eshaucier_, _essaucier_, innalzare, esaltare.
+
+(652) Nel n. t.: e puote l'uomo da' suoi uomini laude. -- Abb. suppl. e
+corr. col C. R. 2.
+
+(653) Il solito errore per _sebbene_.
+
+(654) ma ella fane ronpere reni e dosso C. R. 1. -- Nel T. F. P.: la langue
+n'est pas d'os, mais elle fait rompre les reins et le dos. -- Questo
+proverbio è sempre vivo sulla bocca del popolo.
+
+(655) _salvamente_ hanno tutti i Codd., ed è trad. di _sauvement_ che vuol
+dire _utilmente_, _sicuramente_, _senza pericolo_.
+
+
+
+
+ Cap. LXXXV.
+
+ _Lo re domanda: chi dà magiore iscienzia o migliore, le cose calde o le
+ cose fredde? Sidrac risponde:_
+
+
+Le calde vivande iscaldano lo corpo, e nodriscono gli menbri e le vene, e
+iscalda lo cuore e lo cervello, e gli rischiariscie; e però rende più
+iscienzia la calda vivanda. La fredda vivanda induriscie gli nerbi e le
+vene e lo cuore e lo cervello; e simigliantemente lo rinfalabimento de'
+rei omori rinfredda lo cuore; e lo cervello e i menbri di quello freddore
+induriscie, e conviene ch'egli sia un poco grave (656).
+
+(656) Gioverà riferire la lez. del C. R. 1.: -- La fredda vivanda indura li
+nervi e le vene e 'l coraggio e 'l celabro, e ismuovelo e infiammalo di
+malvagi omori, et raffredda il quore e 'l corpo e 'l celabro e li menbri;
+et di quello freddore ène durezza del quore e del celabro. -- Il C. R. 1.
+corrisponde letteralmente al T. F. P.
+
+
+
+
+ Cap. LXXXVI.
+
+ _Lo re domanda: quando l'uomo è fello e crucciato e malinconoso, come si
+ potrebbe ciò cessare? Sidrac risponde:_
+
+
+Primieramente dee l'uomo pensare al suo creatore, e ringraziarlo altamente
+quando lo degnò di fare alla sua similitudine; e ricordarsi della morte
+ch'egli dee fare, che l'uomo non puote scanpare nè ischifare; e ricordarsi
+di coloro cui Iddio à magagnato di loro nenbri, e malizia di loro corpi, e
+povertà più che a lui (657); e non ricordarsi di coloro che sono più
+ricchi di lui; e legere i comandamenti di Dio; e ascoltare e udire le
+buone ragioni, e di buone autoritadi; e dimorare in buone luogora; e così
+puote egli ischifare la fellonia e lo cruccio e la malinconia.
+
+(657) et ricordarsi di quelli che Dio àne fatti magagnati i suoi nenbri,
+et malati di loro corpi et povari C. R. 1. Nel C. F. R. leggesi: ceaus a
+cui Deu a done mahain. -- _Mahain_ ant. fr. significa propriamente _difetto
+corporale_. Il prov. ha il verbo _maganhar_. Ved. quello che il Muratori
+(_Antich. Ital._, _Diss. XXVI_) scrive sulla etimologia della parola
+_magagna_; e ciò che ne dice il Burguy (_Gramm. de la Lang. d'oïl_).
+
+
+
+
+ Cap. LXXXVII.
+
+ _Lo re domanda: che vale meglio o l'amore della femina o l'odio? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+La buona femina dee l'uomo amare e onorare e pregiare e avanzalla (658) e
+tenella per donna. E per la buona conpagnia della femina buona, l'uomo non
+puote avere se non bene e onore e avanzamento e buono pregio, ch'ella
+tiene lealtà al suo conpagnio, e sì lo difende di tutto male al suo
+podere, altressì come la madre guarda lo suo figliuolo di tutto male.
+L'amore della femina ria dee l'uomo schifare, e fuggire da lei come dal
+fuoco; e s'egli no la può fuggire, elli si dia alungare da sua
+volontade (659); chè la malvagia femina non è altro che la ria cosa; chè
+l'uomo non puote avere da lei se non onta e vergogna tra la gente,
+perch'ella non tiene niuna lealtà al suo conpagno, nè più nè meno come la
+calcatrice  (660) fa all'uccello, che gli fa bene e gli rimonda la bocca
+de' vermini, e ella l'uccide. Calcatrice si è una bestia che sta
+nell'acqua, con grande testa e lunga; e due volte l'anno inverminiscono
+molto (661); e ella escie alla rena, e si corica al sole, e apre la bocca.
+E allora viene uno uccello, che Iddio àe ordinato, e sì gli rimonda la
+bocca di vermini. Quello uccello àe uno isprone (662) in capo, a modo di
+cresta di gallo, e entragli nella gola alla calcatrice, e mangiale tutti i
+vermini; e la calcatrice chiude la bocca, per mangiare l'uccello che tanto
+bene gli averà facto; l'uccello sente lo malvagio guiderdone che gli vuole
+rendere; allora fiede dello sprone che à nel capo, nel palato della
+calcatrice; e la bestia, che sente lo mal colpo dello uccello, si apre la
+bocca, e l'uccello se n'escie fuori. Tale guiderdone rende la ria femina
+all'uomo, che bene le fa; e però la dee l'uomo ischifare, lei e le sue
+volontadi.
+
+(658) Intenderei: renderla superiore agli altri.
+
+(659) Nel n. t.: alunga almeno la sua volontade. -- Abbiamo corr. col
+C. R. 1. che è conforme al C. F. R.
+
+(660) Tanto il C. R. 1. che il C. R. 2. hanno: calcatrice; strano errore,
+che possiamo correggere mercè il testo fr., dove leggesi _coquatrix_,
+sapendo che _cocatrice_ nell'ant. fr. significò _coccodrillo_. Cf. anche
+_Du Cange_, _Gloss._ a _Cocatrix_. -- Brunetto Latini fa del _Cocodrille_ e
+del _Cocatris_ due animali distinti. "Or avient que quant li oisiaus qui a
+non strophilos vuet avoir charoigne por mangier, il boute la bouche dou
+cocodrille, et li grate tout belement, tant que il oevre toute sa gorge
+pour le grant delit dou grater. Lors vient . i . autres poissons qui a nom
+ydre, ce est cocatris, et li entre dedanz le cors, et s'en ist de l'autre
+part, brisant et derompant son oste, en tel maniere que il l'ocist" _Li
+Tresors_, p. 185.
+
+(661) e due volte l'anno le 'nvermina tutto dentro da la bocca C. R. 1.
+
+(662) uno brocco C. R. 1.
+
+
+
+
+ Cap. LXXXVIII.
+
+ _Lo re domanda: quando l'uomo è gioioso e allegro, ed egli oda alcuna
+ cosa che non gli piaccia, come si cruccia egli? Sidrac risponde:_
+
+
+Lo cuore si è maestro e signore di tutto il corpo; lo corpo si è servente
+e guardia del cuore, e ciò che piace al cuore piace al corpo (663). E gli
+occhi sono guardatori (664); e gli orecchi sono messaggi del cuore; le
+mani sono difenditori del cuore; la testa è lo castello del cuore. Quando
+il cuore ode alcuna parola che gli sia o buona o ria, egli nolla puote
+sapere se non per li suoi anbasciadori; e se gli piace, egli ingioiscie e
+allegra; tutti i suoi menbri ringioiscono e allegrano della sua gioia; e
+li suoi aversari sono isconfitti. Quando gli suoi ambasciadori gli portano
+cosa di cruccio, della ria anbasciata egli triema, e si smuove, e tutti i
+suoi menbri sono crucciati e paurosi, e del suo cruccio triemano altressì
+come fa egli. Gli suoi aversari ànno grande allegreza, e sì si muovono
+contro di lui, e rinfiamano come egli fae (665). Se lo cuore è savio e
+provedente, e ama il suo castello e li suoi uomini, egli riceve tutto lo
+biasimo e il carico e il cruccio sopra sè, e si tiene fermo e costante, e
+gli suoi uomini riposano, i suoi nimici sono isconfitti. E se lo cuore è
+fievole e vano, gli suoi nemici rinfalabiliscono (666), sicchè egli non à
+podere di sostenere gli altri suoi nimici. E li suoi uomini, che sono
+altressì frali e vani come egli, non possono soffrire, e allora si muovono
+a malfare. E così riceve lo signore lo danno; che se il cuore soffera, il
+corpo non si muterà (667).
+
+(663) Lo quore si è rôcca e fortezza della vita, e signore del corpo; et
+ciò che piace al quore si piace al corpo C. R. 1.
+
+(664) guidatori C. R. 2. -- guides T. F. P. -- specchi C. R. 1.
+
+(665) e infiamallo C. R. 2. -- e infiammano lui C. R. 1.
+
+(666) e suoi nemici lo rinfiammano C. R. 1.
+
+(667) che se il cuore soffera lo danno, il corpo non si muta C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. LXXXIX.
+
+ _Lo re domanda se dee l'uomo amare la femina, e la femina l'uomo sanza
+ biasimo. Sidrac risponde:_
+
+
+L'uomo e la femina si deono amare secondo Idio, inperò ch'egli gli à fatti
+conpagni e d'una cosa, per avere frutto, che ringrazino lo suo nome. E per
+questa ragione l'uomo dee avere colla femina buono amore e leale, secondo
+lo comandamento di Dio, e così la femina a l'uomo, secondo lo mondo, per
+molti modi: primieramente dee l'uomo amare per la sua lealtà e per la sua
+bontà e per le sua biltà e per la sua chiareza e per gli suoi doni e per
+lo suo buono servire e per lo suo senno. L'uomo che àe una femina che tali
+costumi à in lei, o l'uno di questi, elli non è già da biasimare, secondo
+il mondo, s'ella non à già altra reità in lei che spegna la buona opera,
+se elli l'ama, ched elli l'ama per le sue buone opere (668). La femina dee
+amare l'uomo, secondo il mondo, primieramente per lealtà e per bontà e per
+biltà e per valore e per doni e per cortesia e per suo servigio e per suo
+senno. Femina che abia uomo che alcuna di queste cose sieno in lui, e non
+abia in lui altri costumi che spegnia li buoni, ella non è da biasimare,
+se ella l'ama, chè ella l'ama per una bella cosa ch'è in lui. Uomo che
+odia la femina, e la femina che odia l'uomo, e non ànno niuno rio costume
+in loro, sappiate ch'egli sono molto da biasimare e da riprendere.
+
+(668) A spiegare la confusione di questo periodo gioverà riferire la lez.
+del T. F. P.: L'home qui ayme femme qui sesdictes choses a en soy, ou
+aulcune de ycelles, il n'est mie a blasmer, selon ce monde, et s'elle n'a
+nulle aultre mauvaise coustume en soy, qui esteigne la bonte, car il
+l'ayme pour les bones coustumes qui sont en elle.
+
+
+
+
+ Cap. XC.
+
+ _Lo re domanda: onda viene la grasseza del corpo? Sidrac risponde:_
+
+
+La grassezza viene dalle flemme dolci; quando lo corpo è flemmoso, elle
+sono dolci, elle tornano per lo corpo; in questo modo signoregiano il
+corpo, e lo 'ngrassano (669). Quando le flemme sono insalate, elle ardono
+la carne e sì s'aconpagniano colle fleme gialle; e le gialle si spandono
+poi per li menbri e per le vene, e fanno grande male a quello corpo. L'uno
+diventa magro e l'altro rognioso, ed altri escie del corpo, e là ov'egli
+escono, la carne diventa nera (670). E grande bene fanno a quello corpo
+dell'uscire, che uccidere lo potrebono; e agli altri aviene una rogna
+secca e minuta, che apena ne guariscie mai.
+
+(669) La grassezza dell'uomo povaro disagiato viene di flemma dolce, che
+si espande per lo corpo, et amorta il calore dell'altre collare; e in tale
+maniera signoreggia il corpo e si lo ingrassa C. R. 1.
+
+(670) et aulcune fois yssent hors du corps par quelque lieu, et en devient
+la chair noire la par ou ilz yssent T. F. P.
+
+
+
+
+ Cap. XCI.
+
+ _Lo re domanda: dee l'uomo gastigare la femina, e conbattella,
+ quand'ella falla? Sidrac risponde:_
+
+
+Della buona femina lo suo fallo è piccolo; e quando ella l'à fatto, ella
+si pente molto tosto, e sì si vergognia. L'uomo la dee allora gastigare, e
+amaestrare con belle parole, e mostrarle ragioni e utilitade, siccom'ella
+à mal fatto; e allora riconoscierà lo suo mal fatto, e gastigherala (671).
+La ria femina, quando ella falla, ella non à vergognia, anzi si glorifica
+e si vanta e si diletta; e quando l'uomo la gastiga, ella peggiora; e
+quando l'uomo la batte, ella peggiora; e quando l'uomo la proverbia, ella
+peggio fa. L'uomo la dee gastigare con belle parole e con promessa e con
+doni due volte o tre o cinque o dieci; e se poi non si gastiga (672),
+l'uomo la dee fuggire e lasciare; e altro gastigamento non ci à alla ria
+femina ch'è della volontà del diavolo e in cui lo diavolo abita; l'uomo si
+dee dilungare da lei e dalle sue volontadi.
+
+(671) Meglio nel C. R. 2.: et ella stessa si castigherà.
+
+(672) et se a tanto non si amenda C. R. 1.
+
+
+
+
+ Cap. XCII.
+
+ _Lo re domanda di che cosa escie gelosia, e perchè è geloso l'uomo.
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Molte maniere sono di gelosia; che l'uomo à in Dio e nella sua fede (673).
+Quando l'uomo disputa con altrui, e parla di cosa che non è e non puote
+essere, dice male di sua fede e di sua ley; sapiate che là deono essere
+molti gielosi e di grande cuore (674). Anche dee l'uomo essere geloso per
+lo suo buon amico: questa gelosia è buona e leale, e di buono amore, puro
+e netto, sanza niuna bruttura. Anche ci à altre maniere di gelosia, che è
+di lordo cuore e di malvagio amore, che fortemente e lungamente
+s'asettano (675) al cuore. Questo è gelosia di femina, che consuma il
+cuore e la mente in perdizione, e chiamasi follia, che il cuore fa di rei
+pensieri; allora gli omori bollono e rinfrabiano (676). Allora lo corpo e
+di mangiare e di bere s'astiene, e perde lo suo diletto e si confonde. Ma
+legiermente ne può essere dilibero, se egli vuole, che egli de' pensare un
+poco in sè medesimo, che egli fa male, e tutta la sua angoscia e lo suo
+travaglio non gli vale nulla. E se la femina è propia, egli dee gittare a
+non calere (677), e gittare la soma di dosso in terra, e pensare ch'egli
+si dee guardare al meglio sè medesimo che un altro uomo; e non
+gratti (678) più la gelosia, che chi più la gratta, più la prende e più
+arde. E si dee pensare ch'egli non è solo al mondo, e in questo mondo e in
+poco tenpo puote essere dilibero. E se la cosa ch'egli ama non è propia
+sua, sapiate ch'egli si travaglia di grande follia, e è diritto folle e
+stolto, quand'egli diventa geloso dell'altrui cose, per perdere lo suo
+tenpo in grande angoscia e in grande travaglio, altressì come quelli che
+non fina nè dì nè notte conbattere a uno scudo e a uno bastone contra lo
+vento.
+
+(673) Sottintendi: _quella_ che. -- Nel C. R. 2. si ripete: la _gelosia_
+che ec.
+
+(674) Confessiamo di non intendere quello che qui siasi voluto
+significare. -- Il C. R. 2. concorda col n. t. Forse qualche lume a questo
+oscuro periodo potrebbe venire dal C. F. R.: la gelousie che l'om a de Deu
+et de sa foy, chant l'om la despite et parle d'une cosse qui non est ni ne
+puet estre, et dit mal de sa foy et de sa loy; saches la doit l'om estre
+mout durement gelous et de grant cuer.
+
+(675) Anche il C. R. 2. ha: s'asettano. Errore che si spiega col testo
+francese: saisissent le cuer; essendo, se non erriamo, evidente che il
+traduttore, non conoscendo il significato del vb. _saisir_, lo ha voltato
+per _s'asettano_.
+
+(676) reflambent C. F. R.
+
+(677) il la doit geter a noncaler C. F. R. -- Nel fr. ant. _mettre à
+nonchaloir_ significava _obliare_, _disprezzare_. È chiaro che qui pure il
+traduttore non intese il testo, e credè di volgarizzare alla lettera.
+
+(678) Anche il C. R. 2. ha qui _gratti_ e più giù _gratta_. -- Nel C. R. 1.
+e nel T. F. P. manca questo periodo; il C. F. R. ha _grater_ e _grate_.
+Potrebbe questo essere un modo proverbiale, quasi a dire: non istuzzichi
+di più la gelosia. Ma noi crederemmo piuttosto che nel testo fr., invece
+di _grater_, avesse a leggersi _guarder_ (serbare, conservare); e che
+l'errore del cod. fr. sia stato copiato dal volgarizzatore.
+
+
+
+
+ Cap. XCIII.
+
+ _Lo re domanda: dee l'uomo amare lo suo buono amico? Sidrac risponde:_
+
+
+L'uomo de' amare lo suo buono amico lealmente e di buon cuore, e fargli
+piacere di suo podere, e portare del suo carico o fascio, che nulla cosa è
+che lo buon amico vaglia (679). Non già tutti quelli che sono amici, chè
+amici sono perchè lo loro profitto lusinghi l'uomo; e per lo suo pro fare
+gli mosterrà bello senbiante, e non gli cale di quello consiglio che egli
+gli dà, o sia a suo pro o suo dannaggio; e non gli cale che di lui avegna,
+ma ch'egli possa fare lo suo prode; si lo seguita in tutte le sue follie;
+e quelli pensa in sè medesimo ch'egli sia suo buono amico, ma non è, anzi
+è suo grande nimico. Altre maniere ci à d'amici, siccome di manicare e di
+bere, e di più maniere; e s'egli avesse mestiere di tale amico, egli non
+trovarrebbe niente quello che li bisognasse (680). Di tale amico l'uomo si
+dovrebe molto guardare.
+
+(679) car il n'est chose qui vaille le bon amy C. F. R.
+
+(680) Abb. adottata la lez. del C. R. 1. -- Nel C. L. leggesi: egli si
+troverebbe nulla di tale.
+
+
+
+
+ Cap. XCIV.
+
+ _Lo re domanda: può l'uomo fare lo suo profitto sanza travaglio? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Da poi che Adamo mangiò lo pome in Paradiso, lo quale Idio gli avea
+difeso, d'allora innanzi niuno pote fare lo suo profitto sanza travaglio,
+che inanzi bene lo potrebe aver fatto. Niuno uomo è nè non nascierà, che
+possa suo pro fare sanza travaglio. Si conviene che l'uomo pure si
+travagli di suo corpo: e' richi, di loro cuore e di pensieri travagliano
+alcuna volta; altressì conviene travagliare lo ricco come il povero, che
+meglio vale che lo travaglio sia primaio, lo merito poscia (681). Altressì
+come due uomini andassono per due cammini: l'uno troverrà a uno miglio chi
+'l metterà a cavallo, e grande bene e onore gli farà, e l'albergherebbe;
+domane troverrà al camino chi maggiore onore gli farà e magiore riposo; lo
+terzo giorno troverrà più di bene; e il quarto e il quinto e il sesto
+giorno troverrà una gente che gli faranno onta, e sì lo inpiccheranno per
+la gola. Sapiate che quello onore e quello agio è stato molto rio, che
+tale fine avrà fatta. L'altro uomo che va per l'altro camino, lo primo
+giorno troverà una gente che lo battesse molto forte e noll'albergasse, e
+l'altro dì trovasse peggio, lo terzo e 'l quarto e 'l quinto andasse più
+pegiorando, e 'l sesto giorno trovasse una grande conpagnia di gente che
+venisse contra lui con grande allegreza, e coronerebbollo re, e darebogli
+grande podere. Sapiate che quello travaglio e quello disagio sarebe istato
+buono, che a tale fine è venuto. Altressì come aviene in questo secolo:
+chi vuole avere pro grande e durevole, si conviene ch'egli si travagli per
+Dio del cielo suo criatore, altressì come l'uomo si travaglia in questo
+mondo, per questo poco di profitto che abbiamo; falla chi si fida: e' non
+è durabile (682).
+
+(681) Crediamo utile riferire la lez. del T. F. P.: Adonc convient il que
+les poures si travaillent pour leur prouffit, et les riches travaillent de
+pensees et aulcunes fois de corps.
+
+(682) Il C. L. ed il C. R. 2. hanno: per questo poco di profitto che a
+nome falla chi si fida e non è durabile. -- Il C. R. 1. e il T. F. P.
+mancano di questo periodo. Nel C. F. R. si legge: por cel poi de profit
+che nos avons; et por ce est fol chi se en fie; car il nen est neent
+durable. -- Noi, sulla scorta di quest'ultima lez., correggiamo _a nome_ in
+_abbiamo_; lasciando il resto quale è nel C. L.
+
+
+
+
+ Cap. XCV.
+
+ _Lo re domanda: dee l'uomo fare bene e dare carità a' poveri? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Si veramente dee l'uomo fare bene alla povera gente, chè Idio à date le
+riccheze a' ricchi perchè ne dieno a' poveri, e per atagli. Lo ricco dee
+pensare che 'l povero è nato d'Adamo e d'Eva altressì com'egli, e è fatto
+alla similitudine di Dio come egli; e che la riccheza che Idio gli à
+donata non è a lui, se non tanto solamente per lo suo corpo e per la sua
+anima, se egli vuole. Quando egli morrà, non porterà con lui nulla; ma,
+altressì come egli venne povero e ignudo, povero n'anderà; e però de' egli
+di quello bene ch'egli àe farne bene alle povere genti; e quando egli lo
+fa, lo dee fare umilmente, sanza niuno argoglio e sanza niuna mostranza, e
+sanza niuno broncio (683).
+
+(683) reproche C. F. R. e T. F. P.
+
+
+
+
+ Cap. XCVI.
+
+ _Lo re domanda: come si dee l'uomo contenere con tutta gente? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Quando l'uomo è tra genti, egli si dee contenere saviamente e
+cortesemente, con bella cera e con bella contenenza; e parlare a
+misura (684) e a ragione, quando tenpo è, e ascoltare la ragione
+dell'altra gente, conciosia cosa ch' (685) egli non vi sia diletto, che
+ciò è grande senno e cortesia, d'ascoltare quelli che parla. E anche si
+dee l'uomo contenere sanza niuno orgoglio, conciosia cosa ch' (686) egli
+sia gran signore, che tanto come egli è più possente, dee essere più
+cortese e più umile. E in questo modo sarà egli tenuto cortese e gentile e
+di buona aria (687). Quando egli à sua ragione a dire, egli dee pensare
+infra sè medesimo in che modo dire la dee, con bella cera e con belli
+sembianti e con grande cuore. E non ispaventare e vergognare di nulla, che
+molte volte l'uomo che à il diritto, e dice la sua ragione spaventatamente
+e vergognosamente, egli perde la sua ragione e 'l suo diritto. E quando
+l'uomo è tra' fatti (688), s'egli si può contenere saviamente e
+cortesemente, con suo pro e con suo onore, egli lo dee fare, se egli vede
+che dannaggio non gli venga; e s'egli vede che 'l suo senno nè la sua
+cortesia non gli vale nulla, egli si dee contenere follemente, inanzi che
+lo male gli venga: tra buoni, buono; tra li rei, reo, se la sua bontà e lo
+suo senno non gli vale (689).
+
+(684) misurevolmente C. R. 1.
+
+(685) Per _sebbene_.
+
+(686) c. s.
+
+(687) debonaires C. F. R.
+
+(688) E quando l'uomo entra a' fatti C. R. 2.
+
+(689) Questo strano consiglio del savio Sidrac è in parte spiegato dalla
+lezione del C. R. 1.: si dia contenere follemente, siccome elli sono.....
+intra' buoni, buono, e intra' folli, folle. -- Infatti anche il C. F. R.
+ha: entre les fol, fol.
+
+
+
+
+ Cap. XCVII.
+
+ _Lo re domanda: quando lo ricco perde la sua riccheza val meno, e quando
+ il povero diventa ricco val più? Sidrac risponde:_
+
+
+Quando lo ricco perde la sua ricchezza, egli perde lo suo onore e lo suo
+podere e il suo senno e la sua cortesia, e diventa istolto; e non si
+chiama nimica a consiglio, come dinanzi; e ciascuno s'alunga da lui,
+perch'egli perdè la sua memoria e lo suo onore; e niuno pregia le sue
+parole, e non è bene ascoltata, anzi è tenuta per nulla; e si diventa
+codardo e vile; da tutta gente èe disonorato. Il povero, quand'egli
+diventa ricco, egli diventa savio e cortese, conciosia cosa ch' (690) egli
+sia folle o villano; e si diventa prode e valente; e la sua parola è
+ascoltata e udita; e tosto truova amici e benevoglienti e servidori; e
+ciascuno s'accosta volentieri co' lui; e ciascuno gli fa onore e
+reverenzia; e si è ispesso a consiglio chiamato. Lo ricco si è altressì
+come uno vasello di terra, che è adornato di pietre preziose e di fino oro
+e di grande ricchezze, e poi è gittato nel fuoco, e tutta la riccheza si
+perde e si consuma: lo vasello che è di terra che avea le riccheze
+acattate, diventa terra e nulla. Si che tutta la riccheza di questo secolo
+non è già di coloro che l'ànno, anzi l'ànno in prestanza: siccome uno
+mercatante che signoreggia lo castello d'uno ricco uomo, e non à di quello
+se non quello ch'egli travaglia, e vive di quello; e quando lo ricco uomo
+vuole pigliare lo suo, lo mercatante è tutto fuori dell'avere, ma tanto
+àe, ch'egli è bene vivuto di quello avere. Altressì sono le genti di
+questo secolo, se non tanto come egli sono in vita, cioè ch'egli fanno la
+loro volontade; quando egli muoiono, altressì poveri vanno come egli
+vengono. Ma lo povero che fue ricco, è più gentile che quelli che non ebe
+unque nulla.
+
+(690) Anche qui per _sebbene_.
+
+
+
+
+ Cap. XCVIII.
+
+ _Lo re domanda: la malvagia maniera e' costumi donde viene? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Della volontà dell'uomo e della sua malizia e del suo malvagio cuore, che
+tutto escie di lui, ch'egli àe lo senno che conoscie, che egli àe malvagia
+maniera e costumi; e ch'egli lo può bene lasciare, se egli vuole pigliare
+lo buono costume, e fare bene. Che quelli che àe malvagio costume in sè,
+bene non puote fare nè dire, nè bene avere, nè buone lode avere dalla
+gente, nè bene rispondere di cuore; che tuttavia lo suo cuore pensa a mal
+fare, e si è tuttavia in grande travaglio; e consuma lo suo cuore, e usa
+lo suo tenpo a mal fare. Altressì come colui che puote andare sicuramente
+per uno piano con piccolo cammino, e egli vae per dirupi e per grande
+montagne, e fa gran camino, e mettesi in pericolo, altressì aviene di
+quelli che fa la ria costuma e lascia la buona.
+
+
+
+
+ Cap. XCIX.
+
+ _Lo re domanda: lo ferro ch'è forte e duro, come fue primieramente
+ fermato il martello e le tanaglie e l'ancudine? Sidrac risponde:_
+
+
+Iddio fece tutto; e sepe bene che l'uomo avea bisognio  (691) in questo
+mondo. Sì lo mandò Adamo a insegnare per lo suo agnolo (692), che egli
+prendesse lo ferro, che era come rena, e facessene ancudine e martello e
+tanaglie, e quello che bisognio gli era, e che di ciò servirà lo mondo,
+tanto come egli durerà. E Adamo fece lo suo comandamento. E diventò poi
+così duro, come egli è ora. Quando venne el diluvio, Noè mise nell'arca
+delli stovigli (693), che furono fogiati con quelli, e l'uno coll'altro
+dureranno infino alla fine del mondo.
+
+(691) di ciò che l'uomo ebbe bisogno C. R. 2.
+
+(692) Trad. letterale del C. F. R.: si le manda Adam enseigner per son
+angle. -- Meglio nel C. R. 1.: Et sie mandò Idio ad Adamo uno angelo che li
+disse, ecc.
+
+(693) Corrisponde al C. F. R.: mist en l'arche de ceaus ostils qui furent
+ec. -- _Ostil_, ant. fr. significa utensile, strumento dell'uso
+domestico. -- Nel C. R. 1. si legge: e quando venne il diluvio, Noè mise le
+dette ferramenta nell'arca, e duraranno sempre, infino alla fine del
+mondo.
+
+
+
+
+ Cap. C.
+
+ _Lo re domanda: quelli che giurano lo loro Iddio fanno egli male? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Di quelli che giurano lo loro Idio falsamente, quale egli sia o buono o
+rio, fanno molto grande male; ch'egli nol tengono già per rio, anzi lo
+tengono per buono. S'egli giurano falsamente per cupidigia, e conoscono
+bene che egli giurano falsamente, quelli sono diavoli e peggio che
+miscredenti, perch'egli falsano lo loro Idio per cupideza. Conciosia cosa
+ch' (694) elli sia malvagio, per buono lo tengono (695) elli; anche
+sapesse elli ch'egli fosse malvagio, e si spergiurano (696), per falsare
+la gente, e ellino peccano fortemente, per falsità ch'egli fanno alla
+gente. Quelli che non ànno fede nè lealtà, non dovrebono essere creduti
+fra la gente, di cosa ch'egli dicano. Anzi dovrebono essere tenuti peggio
+che una bestia; nè affidare  (697) nè asicurare non si dee uomo in loro;
+chè quando il loro Idio falsano per cupideza, bene lo faranno a uomo.
+
+(694) Il C. R. 1. ha qui: già sia ciò che.
+
+(695) tengo C. L. -- Abb. corr. col C. R. 1.
+
+(696) spergiurassero C. R. 1.
+
+(697) di fare C. L. -- Abb. corr. col C. R. 1. -- Il C. F. R. ha: afier;
+che spiega l'errore del n. c.
+
+
+
+
+ Cap. CI.
+
+ _Lo re domanda: de' l'uomo essere casto di tutte cose? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+L'uomo dee essere casto del suo corpo e di tutte cose: primieramente di
+luxuria, nè di giurare male, nè di riguardare nè udire male, nè pensare
+male, nè andare in malo luogo, nè mangiare in male, nè dormire in male, nè
+consigliare in male, nè bere in male nè più ch'egli suole, nè vestire in
+male, nè togliere in male. Di tutto questo dee l'uomo essere casto, e di
+molte altre cose. Chi così farà, quelli sarà quelli cui Iddio formò alla
+sua figura (698). Chè Idio à dato a ciascuno senno e sapere di schifare
+tutto questo; e se egli lo fa, egli è amico di Dio e degno della sua
+conpagnia, quando tenpo sarà.
+
+(698) sigurtà C. L. -- Abb. corr. col C. R. 2., confermato dal C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CII.
+
+ _Lo re domanda: con cui dee l'uomo andare e cui dee l'uomo schifare.
+ Sidrac risponde:_
+
+
+L'uomo dee andare nella bella rugiada e nella bella verdura, e dee l'uomo
+schifare d'andare sopra il fuoco ardente; chè chi va sopra la rugiada e
+sopra la verdura, non può avere niuno male e va sicuramente; e quelli che
+va sopra lo fuoco, non puote avere se non male e danno. Cioè a dire:
+l'uomo dee amare la buona gente e andare in loro conpagnia, perch'egli non
+potrà andare se non bene, e sarà salvo e sicuro, come quelli che va sopra
+la rugiada. E quelli che vanno in buona conpagnia, avranno tutto bene e
+lodo dalla gente; e quelli che vanno colla ria conpagnia, conciosia cosa
+ch' (699) egli sieno buona gente, si non possono avere se non male e onta
+e vergogna e biasimo e rio lodo, e saranno dispregiati in fra la gente. E
+però de' l'uomo amare i buoni, e tenegli presso; e non gli caglia s'egli è
+povero o ricco; e odiare i rei, e schifagli.
+
+(699) benchè C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CIII.
+
+ _Lo re domanda: che vale meglio, o riccheza od onore? Sidrac risponde:_
+
+
+Riccheza si è corporale, e onore si è spirituale. Chi à la ricchezza, si
+può aver quello che mestiere gli è all'anima e al corpo; egli troverrà chi
+gli farà piacere e servigio per la sua ricchezza; e non puote essere sì
+cattivo, che egli non abia ciò che mestieri gli fa al corpo; e la sua
+riccheza si potrà molto adagiare (700). Il povero che non à se non onore,
+poco gli vale; che dello onore che le genti gli fanno non potrà essere
+satollo nè ben vestito, chè l'onore vae al vento, che è spirito (701).
+Egli non è si bene tenente come lo ricco; che meglio vale che l'uomo dica
+ch'egli sia ricco villano, che povero onorato.
+
+(700) È da correggere colla lez. del C. R. 1.: et per sua ricchezza si
+poterà molto adagiare. -- _Adagiare_ per _prendere i suoi agi_; come
+_aiser_ del C. F. R., per _mettre à l'aise_. L'ital. ha anche: _agiare_.
+
+(701) ène uno vento C. R. 1.
+
+
+
+
+ Cap. CIV.
+
+ _Lo re domanda: de' l'uomo portare onore al povero come al ricco in
+ giustizia? Sidrac risponde:_
+
+
+Chi lealtà vuol fare, egli dee altressì giudicare lo povero come lo ricco.
+E in giudicamento non dee stare già lo povero in piede e lo ricco a
+sedere; anzi de' comandare al povero e al ricco di stare in piede; e
+intendere e ascoltare così la ragione del povero come del ricco. E l'uno e
+l'altro debono essere al giudicamento comunali, chè la giustizia si è
+Iddio, e però si dee fare lealmente, altressì come Idio giudica lealmente
+a tutti, alla morte, al povero come al ricco; che niuno nol puote
+ischifare nè scanpare.
+
+
+
+
+ Cap. CV.
+
+ _Lo re domanda lo povero se si diletta nella sua povertà, come lo ricco
+ nella sua ricchezza. Sidrac risponde:_
+
+
+Li poveri si dilettano nella loro povertà, più che gli ricchi nella loro
+ricchezza; chè i ricchi sono più cupidi che i poveri. I ricchi non possono
+tanto bene avere, ch'egli non disidirino più; similemente come l'affamato
+e lo satollo; che quelli che è satollo, è agiato; e quelli che è affamato,
+è disagio; lo ricco non si puote satollare di riccheza; e lo povero non
+puote avere sì poco del suo, ch'egli non si diletti a magiore gioia.
+Altressì come uno uomo ch'è stato in infermità uno grande tenpo, e egli
+vede intorno a lui altrui sano e lieto; sì tosto come l'angoscia e lo male
+l'à lasciato uno giorno o due, egli è più ad agio e più gioioso che quelli
+ch'è stato tuttavia sano e allegro. E così si diletta lo povero di cento
+danari, chi glieli donasse, come lo ricco di mille marche d'oro, in sua
+riccheza.
+
+
+
+
+ Cap. CVI.
+
+ _Lo re domanda: dee vantarsi l'uomo di quello ch'à fatto? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+L'uomo non si dee vantare di quello ch'egli avrà fatto; e se egli lo fa,
+egli farà dispiacere a Dio e onta a sè medesimo. E s'egli è prò e valente,
+e egli si vanta, egli fa come vile e codardo, e le genti lo spregiano
+direto da lui (702), conciosia cosa che inanzi non gli dicono. E quello
+valore tengono per codardia, perchè i codardi si vantano, perciò ch'egli
+non ànno niuna prodeza in loro; e si credono fare tenere prò e valenti per
+li loro vanti (703); e per questo sono tenuti più vili ch'egli non sono.
+Ma lo savio prò e valente dee tacere, e stare cheto di suo valore contare;
+e allora è egli più pregiato, e la sua prodeza più inalzata tra la gente;
+e la gente contano la loro prodeza per loro; e così è loro grande onore. E
+gli stolti che si vantano de' peccati (704), quelli non sono già uomini,
+ma peggio che bestie, ch'egli ricontano la loro onta e gli loro peccati
+senza vergogna, altressì come bestie che fanno la loro bisogna inanzi
+l'altre bestie. La bestia non è da biasimare, imperò ch'ella non à
+senno (705) ch'ella lo faccia copertamente; nè peccato non fa ella già. Ma
+quelli che si vanta del peccato ch'egli à fatto, e che si diletta in
+contallo, egli pecca molto, e è tenuto peggio che bestia.
+
+(702) Manca _direto_ al C. L. -- Abb. suppl. col C. R. 2.
+
+(703) per loro buffe e per loro vantanze C. R. 1. -- Anche l'ant. franc. ha
+_buffoi_, _bufoie_ per _vanità_, _ostentazione_. Ma tanto nel C. F. R. che
+nel T. F. P. leggesi invece _bourdes_ (dal vb. _bohorder_), che significa
+_moquerie_, _raillerie_. Cf. _Burguy_, _Gramm._, a _Horde_. -- In
+provenzale si ha il vb. _bordir_, che vuol dire _joûter_, _folatrer_.
+
+(704) Et il folle che si vanta di sua follia C. R. 1.
+
+(705) Manca _senno_ al C. L. -- L'abb. agg. dal C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CVII.
+
+ _Lo re domanda: come fiatano i cani più ch'altra bestia (706)? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+I cani sono di più calda natura che altra bestia; e del loro calore,
+quando eglino si congiungono, eglino si rinflabiliscono; e si giungono e
+s'apigliano, altressì come due pezi di ferro rovente (707): l'uomo mette
+l'uno sopra l'altro, e fiere di sopra, e elli s'apiccano lo loro calore;
+altressì fanno gli cani.
+
+(706) Questo titolo è errato. Deve dire, come negli altri Codd.: _come li
+cani s'apiccano insieme_.
+
+(707) Nel C. R. 1. v'è questo di più: et anco si ci àne un'altra ragione,
+che, quando il maschio discende sopra la femina, suo membro s'attortiglia
+in essa, e non si puote sì tosto partire da essa. Che s'elli discende
+dritto com'elli monta, elli non si appicciarebbero tanto.
+
+
+
+
+ Cap. CVIII.
+
+ _Lo re domanda: quelli ch'ànno cupideza dell'altrui cose o dell'altrui
+ femine fanno male? Sidrac risponde:_
+
+
+Quegli che ànno cupideza dell'altrui femine o dell'altrui cose, egli fanno
+grande male, e sono chiamati vicini (708) del diavolo; che il diavolo non
+si satolla giammai di mal fare, e vorrebe tutto giorno trarre a lui.
+Altressì è di coloro ch'ànno cupideza dell'altrui cose o dell'altrui
+femine; che altressì dovrebono egli fare con altrui, come e' volesseno che
+altri facesse a loro (709); chè quelli che volesse che altri gli togliesse
+sua roba o sua femina, molto gli parebe grande fatica, e molto ne sarebe
+dolente; e similmente è di colui (710); chè l'uomo de' avere astinenza
+delle cose, povero e ricco ch'egli sia, e non dee avere cupideza
+dell'altrui cose, altressì come gli angioli di Dio, che non ànno cupideza.
+
+(708) Pare da intendersi _compagni_ del diavolo. -- Nel C. R. 2.: ventri
+del diavolo. -- Nel T. F. P. e nel C. F. R.: gracieux au deable.
+
+(709) e vorrebbe che facesse a lui C. L. -- Abb. corr. col C. R. 2.
+
+(710) Meglio sarebbe _lui_. E qui deve essere stato usato _colui_, come
+traduzione letterale di _celui_.
+
+
+
+
+ Cap. CIX.
+
+ _Lo re domanda: può l'uomo scanpare dalla morte, per nulla ricchezza o
+per niuna cosa, per forza o per ardire nè per fuggire? Sidrac risponde:_
+
+
+La morte è simigliante all'aria di questo secolo, che tutte le creature
+che vivono, conviene che vivano di lei; e se l'aria loro falliscie una
+ora, morti sarebono. Già non può essere tanto sotterra, che l'aria non
+vada (711); e chi non sente l'aria si è morto. Altressì della morte; che
+niuno nolla puote fugire, che non sia morto (712), per tenpo o tardi; chè
+s'egli andasse al nabisso della terra o al fondo del mare, o
+s'agrappasse (713) all'aria, della morte non potrebe fugire; chè, in
+qualunque luogo egli sia, o alto o basso o grande o piccolo, la morte va
+tuttavia a lui, che uno solo passo nollo lascia; anzi lo porta sopra a sè,
+come uno de' suoi menbri, e più; chè uno de' suoi menbri potrebe l'uomo
+tagliare, uno o due o tre, e gittagli via; e tutto l'avere del mondo e
+tutta la forza non potrebe l'uomo acattare (714) a vivere una sola ora più
+che a Dio venisse a piacere; chè buoni e rei, ricchi e poveri, vecchi e
+giovani, frali e forti, savi e folli morire gli conviene, chè niuno ne
+puote scanpare.
+
+(711) Così hanno pure gli altri Codd. italiani. -- Ma il C. F. R. corregge
+l'errore: ja ne peut estre soute terre cosse che de l'air vivent.
+
+(712) che non moia C. R. 2.
+
+(713) Nel C. F. R.: campast en l'air. E probabilmente _aggrappasse_ fu,
+nell'intenzione del traduttore, volgarizzamento di _campast_.
+
+(714) rechepter T. F. P. -- nolla potrebbero ricomprare nè scanpare una
+quarta ora più, se a Dio ec. C. R. 1. -- non potrebono avere gracia di fare
+vivere una sola ora più, che a Dio ec. C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CX.
+
+ _Lo re domanda: è buono a rispondere a quelli che folle parla? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+A quelli che follemente parlano l'uomo loro non degnia rispondere, se le
+sue parole non sono in suo danno. Che alcuna volta che i folli parlano
+d'alcuno uomo follemente, e l'uomo non sa perchè (715) quelli si dice, se
+egli risponde, ogni uomo saprà che per lui l'avrà detto. Quando lo savio è
+ripreso, ch'egli abia follemente parlato, egli se ne vergogna e si pente;
+e lo folle quando egli parla follemente, e l'uomo lo riprende, egli si
+cruccia e si infolliscie più; e afermano incontanente le loro folli
+parole; e si ingenerano molte follie, e in pensieri e in ragioni e in
+grandi pianti (716). E lo tacere vale meglio che lo rispondere a cotali
+gente.
+
+(715) per cui C. R. 2.
+
+(716) et de la sont engendrees moult de folles pensees et de raisons et de
+grans plaitz T. F. P. -- Notisi l'errore di avere tradotto _plaitz_ per
+_pianti_, mentre vuol dire _disputa_, _litigio_. Infatti il C. R. 2., che
+concorda nel resto col C. L., ha, invece di _pianti_, _piati_.
+
+
+
+
+ Cap. CXI.
+
+ _Lo re domanda: qual'è la più grave cosa che sia? Sidrac risponde:_
+
+
+La più grave arte (717) che sia si è la lettera, e la più sottile e la più
+profonda e la più innorata (718); e si è signora e maestra dell'altre
+arti; e non si chiama arte anzi senno, per coloro che guadagnano delle
+loro mani dello scrivere. E lo scrivere è la più grave e la più
+travagliosa e la più noiosa, che niuna arte che sia al mondo. E non è arte
+che l'uomo non potesse lavorare e pensare, e parlare altro, e ridere e
+ascoltare; e (719) nell'arte della scrittura l'uomo non può fare (720);
+chè quelli che iscrive, travaglia tutto il suo corpo e gli occhi e 'l
+cervello e le reni, e sì non puote pensare nè parlare altro, nè ridere nè
+guardare nè cantare, se non solamente gli conviene avere la sua mente allo
+scrivere. E chi non sa iscrivere, non potrebe credere che cosa lo scrivere
+sia. Ella non è arte, ma è arte e travaglio, più che niuna altra arte; e
+non si potrebe fare grande pagamento allo scrivano (721).
+
+(717) Il C. L. ha: cosa. Ma poichè in tutti gli altri Codd. leggesi
+_arte_, abbiamo creduto di poter fare questa correzione.
+
+(718) onorata C. R. 1., C. R. 2.
+
+(719) ma C. R. 1.
+
+(720) non può l'uomo ciò fare C. R. 1.
+
+(721) Forse queste ultime parole sono state aggiunte o mutate dal _povero
+amanuense_ fiorentino. Esse non leggonsi nè nel C. R. 1., nè nel C. F. R.,
+nè nel T. F. P.
+
+
+
+
+ Cap. CXII.
+
+ _Lo re domanda: quelli che si travagliano e non sanno aiutare (722),
+ perchè non fanno eglino? Sidrac risponde:_
+
+
+Quegli che si travagliano, e non sanno adagiare sè, son servi a quello
+avere che è d'altrui, e muoiono in servitudine, e altri gode quello avere.
+L'uomo non dee nimica follemente guastare lo suo avere, nè lasciarsi avere
+disagio; ma dee ispendere a misura e a ragione, quando eglino ànno tenpo,
+ed agiare quelli che non ànno. Di che, quelli fa bene e a diritto che così
+fa.
+
+(722) ceulx qui travaillent et ne se osent ayser pourquoy le font ilz?
+T. F. P. -- _Aiser_ significa tanto _donner de l'aise_, _soulager_, che
+_aider_, _securir_: indi l'errore del testo. Il quale più sotto traduce
+bene _aiser_ per _adagiare_, nel senso di _prendere i suoi agi_. -- Questo
+_adagiare_, di cui la Crusca registra un solo esempio, pare che piaccia al
+nostro volgarizzatore, che l'ha usato anche pochi capitoli indietro.
+
+
+
+
+ Cap. CXIII.
+
+ _Lo re domanda: come infolliscono le genti? Sidrac risponde:_
+
+
+Le genti si infolliscono in molti modi. Uomini sono nati molti senplici,
+come folli. Altri perdono lo senno per malizie; altri della fralezza del
+cervello; altri de' rei omori, per tropo perdere sangue; altri per grande
+alore; altri per rie onbre, che si dimostrano loro e gli spaventa; altri
+di tropo digiunare e di tropo veghiare, che loro secca lo cervello; altri
+per danno ch'egli ricevono, per grande dolore e per molti altri modi. E di
+tutti questi modi di follie ciascuno porta lo suo danno; ch'apena farebono
+mai male ad altrui. Ma altre maniere di folli sono, che sono molte rie per
+loro e per altrui; cioè a sapere di coloro che mangiano e beono e tolgono
+l'altrui, che inbolano e uccidono la gente, e che falsamente giurano e
+peccano in molti modi, quelli che dicono false testimonianze. E di cotali
+folli l'uomo si dee molto guardare; che per la loro follia e malvagità
+fanno molti altri mali a molte altre genti. E l'altre follie inanzi dette
+non gravano la gente, anzi loro medesimi portano la loro pena (723).
+
+(723) portent leur somme et leur peine avecques elles T. F. P.
+
+
+
+
+ Cap. CXIV.
+
+ _Lo re domanda: grava all'anima quand'ella si parte dal corpo, e al
+ corpo quand'egli si parte dall'anima? Sidrac risponde:_
+
+
+Si, molto grande forte gli grava (724), e sono molti tristi e angosciosi,
+quando l'uno si parte dall'altro; e, se fosse in loro, giammai non si
+partirebbono. Altressì loro grava fortemente, come d'uno novello isposo e
+d'una novella isposa che si travagliano (725) oltr'a misura, e l'uomo gli
+parte a forza, molto sarebono angosciosi; che lo corpo e l'anima sono due
+isposi, che molto s'amano, e che giammai non si vorebono partire. E quando
+conviene che si partano, e ch'egli abiano male conversato in questo
+secolo, allora lo duolo è troppo grande, che l'anima va male, e lo corpo
+torna a nulla. Eziandio, tutto che gli tardi (726), si conviene ch'egli
+sia colla sua isposa in questa pena. E se egli sono bene conversati
+insieme, anche grava loro lo partire; altressì come uno uomo andasse a
+guadagniare in una lunga (727) contrada; e quando egli avesse assai
+guadagnato, egli verrebbe per la sua isposa, e s'agiugnerebono insieme in
+bene (728). Quando l'anima si parte dal corpo, ella va come un uccello, là
+ove ella à servito; e il corpo rimane come uno albore, che è diradicato e
+gittato, che secca, e diventa quasi nulla.
+
+(724) Molto e grandemente e forte C. R. 2.
+
+(725) qui s'entreament T. F. P. -- È assai probabile che e_ntreament_ sia
+stato tradotto _travagliano_, non conoscendosi il significato di questo
+verbo, che è quello di _amarsi reciprocamente_. -- Però potrebbe anche
+essere un errore del n. c., avvegnachè nel C. R. 2. si legga: che si
+amassero oltr'a misura.
+
+(726) et quoy qu'il tarde T. F. P.
+
+(727) lontaine C. F. R.
+
+(728) et s'asembleroit bien C. F. R. -- Qui _assembler_ ha il significato
+di _reunir_. Ed _aggiugnersi_ ha pure in ital. il significato medesimo.
+"Con maritale legame meco si agiugnesse." _Guid. G._
+
+
+
+
+ Cap. CXV.
+
+ _Lo re domanda: cui de' l'uomo più temere, o l'uomo vecchio o 'l
+ giovane: Sidrac risponde:_
+
+
+L'uomo dee temere l'uno e l'altro, cioè a intendere lo folle; che se lo
+giovane è folle e male insegnato (729), alcuna volta la calda natura, ch'è
+in lui, e gli omori lo rinfrabiscono (730) e lo scaldano e lo fanno
+essere (731) giolivo  (732) e oltragioso. E quando quello calore e quello
+rinfabilimento cessano; egli s'abonaccia e diventa cheto e soave; che
+quella jovelitade (733) che fue in lui, fue per diritta natura. Ma lo
+folle vecchio, che non à nullo calore in lui, e egli è giolivo, sapiate
+che quelli è diritto folle, e da lui si dee l'uomo ben guardare; che egli
+àe avuto tutto lo suo tenpo, e vogliono avere l'altrui, quando egli vuole
+mostrare la sua gioventudine per diritta forza; chè in lui non sono i
+calori, nè lo rinfabilimento, nè gli omori che gli dieno la giolività,
+anzi la pigliano in presto per diritta forza, come quelli che volesse
+cuocere carne al calore del sole. Altressì è del vecchio folle, che si
+vuole fare giolivo e allegro e giovane, che per forza essere vuole; e
+vuole mantenere la gioventudine colli suoi motti e con suoi vantamenti, e
+si fa lo prode, lo fiero e lo forte e l'ardito, e mantiene la sua follia;
+quelli dee l'uomo temere, che quelli è diritto folle.
+
+(729) et mal enseignes C. F. R.
+
+(730) reflambent C. F. R.
+
+(731) manca al C. L.: e lo fanno essere. -- Abb. suppl. col C. R. 2.
+
+(732) jolis C. F. R. -- Ma qui avrebbe piuttosto il senso di _joliard_,
+cioè _plaisant_.
+
+(733) jolivete C. F. R. -- esmouvement T. F. P. -- giovinezza C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CXVI.
+
+ _Lo re domanda: piove più in un luogo che in un altro? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+In uno anno piove più che in un altro, primieramente per la volontà di
+Dio, e per lo movimento delle pianete e de' segni; ch'elle si muovono per
+la volontà di Dio, siccome deono, e si rincontrano; e questo fanno in uno
+anno magiore caldo che in un altro. L'anno che poco piove, sarà grande
+danno in terra; che la terra non rende tanto del suo frutto, come s'egli
+piove assai. E quello anno sarà inferma la terra, per lo calore ch'è stato
+dinanzi, perchè non piovve, tanto ch'ella potesse raffreddare per lo
+calore che viene della state. Quando la terra è calda e arde e rinfiamma,
+ella gitta fuori lo suo veleno per l'acque e per li frutti; e perciò
+infermano le genti. Non intendere mica tutte le terre. Ma se l'anno non
+piove bene, al movimento de' segni e delle pianete e alla volontà di Dio,
+sono corrotti.
+
+
+
+
+ Cap. CXVII.
+
+ _Lo re domanda: perchè non fece Idio l'uomo che non potesse peccare?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Se Iddio avesse fatto l'uomo che non potesse peccare, dunque non
+servirebbe (734) egli niuno bene avere; e non servirebe d'avere la grazia
+di Dio e la gloria; che egli non avrebbe fatto lo bene per lui, se non per
+Dio che lo fece di quella natura, che non potesse peccare (735). Ma perciò
+che Idio volle che l'uomo diservisse guidardone (736) di gloria per lui e
+per lo suo travaglio medesimo (737), e non per fare oltragio al diavolo,
+lo fece in tal natura ch'egli potesse fare il bene e 'l male per lo suo
+grado (738), e per lo suo guidardone di gloria; e per lo diavolo avere
+vergogna (739), che sì frale cosa, come la natura dell'uomo, facesse bene
+e lasciasse il male per suo grado, e guadagniasse la gloria, onde egli era
+caduto per lo suo orgoglio, che egli fece per lo suo grado contra al
+creatore. E altrettale (740), che, se l'uomo facesse lo male, che egli
+fosse dannato per quello medesimo male ch'egli avrà fatto, per lo suo
+grado; e che egli sia degno d'avere o l'uno o l'altro, secondo ch'egli
+avrà diservito: chè tutto è stato per lo suo grado.
+
+(734) deserviroit C. F. R. -- _Deservir_, ant. fr., vale _meriter_.
+
+(735) chè l' bene tornarebbe a Dio, ond'elli muove; e l'uomo non
+meritarebbe d'avere gloria da Dio, ched elli none avrebbe fatto il bene
+per lui, ma per Dio, che Idio l'avrebbe fatto in tale natura di fare il
+bene tanto solamente C. R. 1.
+
+(736) Il C. F. R. ha: deservist gueredon.
+
+(737) Tanto il C. F. R. che il T. F. P. hanno di più: et qu'il peust
+gaigner.
+
+(738) par son gre C. F. R.
+
+(739) et per quoy che le deable eust honte C. F. R.
+
+(740) autretel C. F. R., mal tradotto per _altrettale_, mentre vuol dire
+_parimente_, _similmente_.
+
+
+
+
+ Cap. CXVIII.
+
+ _Lo re domanda: è buono di tramettersi di tutte cose con tutte genti?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+L'uomo si dee agrappare (741) a uno albero, ove (742) egli possa avere del
+suo frutto di suo prò. Ma chi si vuole agrappare a l'albero del
+sole (743), egli puote cadere, e ronpersi il collo. Altressì adiviene che
+i possenti si debbono inpacciare co' possenti; e' poveri co' poveri, nella
+loro povertà. Chè i poveri che s'infrascano (744) co' gli richi, egli
+fanno follia; e di ciò possono essere dannegiati, altressì come una foglia
+che si percuote in una pietra (745). Non tocca allo povero il fatto de'
+possenti (746); ch'egli nollo pregia, nè sa chi si sia, nè a consiglio
+nollo chiama, nè di suo bene nè di suo male (747). Dunque perchè si dee
+inframettere del fatto del possente, quando così poco lo pregia? Lo povero
+si dee tenere cheto e di buona aria; e vivere nella sua povertà, come
+savio uomo; e non gli caglia del fatto del possente. E anche s'egli è
+chiamato a consiglio, egli si dee difendere di non mettersi tra loro in
+nulla guisa, s'egli può; e s'egli non si può difendere, egli dee dare tal
+consiglio, ch'egli salvi l'una parte e l'altra, e ch'egli non sia
+biasimato nè dal ricco nè dal povero, perchè lo ricco (748) non sia sopra
+di lui. Chè ciò che adiviene del possente, l'uno riguarda l'altro, ma lo
+povero è male venuto (749); che tutto lo carico è posto sopra di lui.
+Altressì come montoni che si percuotono nell'acqua l'unghie delli loro
+piedi, e iscasano, perciò ch'elle sono piccole (750); altressì sono i
+poveri tra' possenti. Perciò non si dee il povero intramettere ne' fatti
+de' ricchi e de' possenti. Ciò che vogliono, facciano, bene o male sia
+loro.
+
+(741) ramper C. F. R. -- apigliare C. R. 2.
+
+(742) onde C. R. 2.
+
+(743) a la rais dou solail C. F. R. -- _Rais_ vuol dire _raggio di luce_.
+
+(744) s'entremetent C. F. R. -- Qui _infrascarsi_ vale _impacciarsi_,
+_intramettersi_; ed in questo senso non è registrato nella Crusca.
+
+(745) une foile chi hurte en une pietre C. F. R. -- _Foglia_ qui forse è
+stato usato per significare in genere una cosa fragile, facile ad esser
+rotta. -- Migliore però è la lezione del T. F. P.; une chenille qui se
+heurte a une pierre. -- _Chenille_ vale _conchiglia_.
+
+(746) Le fait des puissans ne touche point aux poures T. F. P.
+
+(747) de son mal et de son bien tot li est un C. F. R. -- Intendi: il suo
+male e il suo bene gli è tutt'uno.
+
+(748) lo carico C. R. 2. -- la charge T. F. P.
+
+(749) Così hanno tutti i Codd. -- Forse si disse _malvenuto_ per _male
+arrivato_; se pure non è da correggere _male veduto_.
+
+(750) Accozzo strano di errori. Ecco la lezione del C. F. R.: com les
+moutons, qui en l'aigue se hurtent, et les grenoilles eschacent l'un sur
+l'autre, por ce che elles sunt petites. -- Come _grenoilles_ (grenouilles)
+sia stato tradotte per _unghie_ non sapremmo. Invece di _iscasano_
+(eschacent, _chassent_ nel T. F. P.), il C. R. 2. ha: cascano.
+
+
+
+
+ Cap. CXIX.
+
+ _Lo re domanda: perchè Iddio fecie il mondo? Sidrac risponde:_
+
+
+Primieramente per enpiere le sedie del cielo, onde furono traboccati gli
+rei angioli, e per lodo della sua gloria; ch'egli volle d'uomo e di
+femina, e di frale natura, avere gienerazione di rienpiere le dette sedie;
+e per la vergognia del diavolo. Non tutti quelli che sono al secolo, nè
+che saranno, non s'asetteranno già a quelle sedie; ma quelli vi sederanno,
+che degni ne saranno, d'averla quella gloria, per la loro opera.
+
+
+
+
+ Cap. CXX.
+
+ _Lo re domanda: come fu fatto il mondo, e come si tiene egli? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Iddio fece terra e acqua, e tutto quello che egli volle fare; e l'uomo,
+apresso lo traboccamento de' rei angioli. Egli disse: sia fatto lo mondo;
+in quella ora fue lo suo comandamento adempiuto. E lo mondo fu fermato
+sopra acqua, siccome a lui piacque. E tutta l'acqua che in questa
+aria (751) è sopra terra, questa che è scoperta, à altre acque che la
+sostengono; chè lo fondamento della terra si è l'acqua, e lo fondamento
+dell'acqua si è lo fermamento, per la potenza di Dio. Idio per la sua
+potenza fece il mondo a guisa d'uno uovo; altressì lo fermamento che tutto
+intornea lo bianco dell'uovo, si è l'acqua, ch'è tra lo fermamento che
+intornea la terra (752). Lo giallo dell'uovo si è la terra, che è
+intorniata e siede sopra l'acqua; altressì come lo giallo dell'uovo che è
+intorniato di bianco. Lo giermo che è nel giallo, si è la gente in terra,
+cioè la forma del mondo. Ma egli è altressì ritondo come una mela, che non
+à capo nè coda.
+
+(751) Parrebbe che qui _aria_ volesse significare _mondo_. Non trovo
+esempii nè in franc. nè in ital. di questa parola usata in un tal senso.
+Il quale però non sarebbe a reputarsi troppo strano, da chi consideri
+specialmente che _aire_ in provenz. si usò per _paese_, ed il perchè di
+questo significato. -- Il C. F. R. ed il T. F. P. hanno _air_.
+
+(752) "Rien de plus commun, scrive il Le Clerc (_Hist. Litt. de la
+France_, XXIII, 306) dans les écrivains du XII siècle, que la
+représentation du monde sous la figure d'un oeuf, dont la terre occupe le
+centre." E reca i seguenti versi dell'_Image du Monde_:
+
+ Tot ensi come on voit l'uef
+ Que l'abuns enclot le moief.
+ Et enmi le moief s'abaisse
+ Une gotte ensi come graisse
+ Qui de nulle part ne se tient,
+ Et la graisse qui le soustient
+ Ne l'aproche de nulle part;
+ Ensi est, par itel esgart,
+ La terre enmi le ciel assise,
+ Et si ingalment enmi mise, etc.
+
+
+
+
+ Cap. CXXI.
+
+ _Lo re domanda: à gente di sotto a noi, che vegano lo chiarore del sole,
+ altressì come noi qui? Sidrac risponde:_
+
+
+Per la ritondezza del mondo si àe altre genti di sotto da noi, che vegono
+lo chiarore del sole, altressì come noi qui; e gli loro piedi sono contra
+i nostri. E ciò è per la bassezza e per l'altezza delle parti del mondo, e
+per la ritondezza, che il levante è più alto che il ponente. E quando il
+sole si leva al ponente, anco è notte al levante, per largheza e grandeza
+del mondo (753); che in quello che 'l sole avrà corso in terra una onbra
+di quattro dita, si sarà corso lo fermamento MM miglia. Non intendere già
+che il sole si mostri nè s'abassi punto (754). Una contrada è dove abitano
+genti, che il sole non vi sta se non una ora, e incontanente è notte.
+Un'altra v'è, che tuttavia (755) è oscuro come notte. E quando in uno
+luogo del mondo è istate, in un altro è verno. Tutto questo aviene per la
+ragione del sole, che piglia altro cammino, per la volontà di Dio,
+ciascuno anno (756).
+
+(753) chant le solail se lieve au levant, encore est l'aube au ponent; et
+chant il s'abasse au ponent, il est nuit au levant, per la grandesse et la
+reondesse dou monde C. F. R.
+
+(754) Questo periodo, che qui e nel C. R. 1. non ha senso, così sia
+scritto nel T. F. P.: N'entendez pas que le soleil se demonstre au lieu ou
+il se couche, rez a rez de la terre, ne pres de la terre; mais a grand
+haulteur de la terre, autant comme la longueur de la terre est de l'ung
+chief a l'aultre, et encore aultre tant plus.
+
+(755) tout jors C. F. R.
+
+(756) il prent chascun an aultre chemin, ne ne peult repaire en son lieu
+T. F. P. -- _Repaire_, da _reparier_, _revenir_.
+
+
+
+
+ Cap. CXXII.
+
+ _Lo re domanda: quanto è il mondo lungo e largo e ispesso? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Altrettanto è la sua larghezza come la sua lungheza e come la sua anpieza,
+che è tutto ritondo come una mela. Chi volesse andare dall'uno capo del
+mondo all'altro, diritto per lo mezo, e ciascuno giorno andasse bene
+comunalmente dalla mattina infino alla sera, e l'acqua (757) del mare,
+ch'è tra levante e 'l ponente, fosse tutta terra ferma, e tutto il mondo
+fosse piano come la palma della mano, non potrebbe andare dall'uno capo
+all'altro, in meno di mille giorni. E dalla largheza e grossezza (758)
+altrettanto.
+
+(757) Il C. L. ha: il braghite. -- Il C. R. 2.: e braghieri. -- Nel
+C. F. R.: l'aigue. E secondo questa lezione, noi abbiamo corretto. Il
+nostro _braghite_ sarebbe forse traduz. di _brahic_, _brac_, ant. fr., che
+vuol dire _fango_, _melma_? Veda un po' il lettore se la nostra congettura
+sta in gambe, e si ricordi che qui trattasi di un viaggio a traverso lo
+_ispessore_ della terra, dove è facile supporre che al buon Sidrac avesse
+a parere che l'acqua fosse _fangosa_. -- L'ital. ha _brago_, e il prov.
+_brac_. E l'ant. fr. ha l'agg. _brageus_.
+
+(758) Nel C. L.: ispesta. -- Abb. corr. col C. R. 2. -- Supponiamo che
+invece di _ispesta_ volesse scriversi _ispessezza_. -- Il T. F. P.:
+espesseur.
+
+
+
+
+ Cap. CXXIII.
+
+ _Lo re domanda: perchè vorrà Iddio disfare lo mondo di tutto in tutto?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Per lo meglio di lui. Se uno uomo avesse uno bello palagio, grande e
+nobile, e in un'altra parte avesse una bella casa piccola, e una parte del
+bello palagio fosse caduta; e bisognasse che delle pietre di quello
+piccolo albergo si riconciasse lo suo grande palagio, certo egli disfarebe
+lo piccolo albergo, e non guarderebe altro se non che lo suo bello palagio
+fosse racconcio e conpiuto. Altressì è di Dio: egli non vuole se non che
+lo novero  (759) del cielo sia conpiuto; e di questo mondo non à cura.
+
+(759) nombre C. F. R. e T. F. P. -- Forse per _armonia_?
+
+
+
+
+ Cap. CXXIV.
+
+ _Lo re domanda: come volano gli uccelli per aria? Sidrac risponde:_
+
+
+Gli uccelli volano per aria per la sua spessità, che l'aria è molto
+ispessa e umida; e per questa ragione sostiene gli uccelli volando. E per
+ciò viviamo noi dell'aria, per grande ispessità e umidore che è in lei. E
+di questo vi potrete voi avedere legiermente, con una verga: che se voi
+tosto e forte la menate, ella piegherà; e se l'aria non fosse, ella non
+piegherebe. E per questa ragione gli uccelli volano per l'aria.
+
+
+
+
+ Cap. CXXV.
+
+ _Lo re domanda: la piova di che viene? Sidrac risponde:_
+
+
+La piova viene d'acqua di mare; e per uno cannone  (760) di vento monta
+nell'aria, e 'l calore del sole la tira; chè lo vento tira e bee l'acqua;
+e lo sole, che è caldo di natura, lo tira, per lo suo calore, alto
+nell'aria. E di questo si puote l'uomo avedere leggiermente: che altressì
+la bee, com'egli bee la rugiada, e tirala in alto. E tanto e tanto tira a
+monte (761) dell'acqua, ch'ella diventa nuvolo. E si ingrossano e enfiano,
+e lo vento poi la ronpe, e l'acqua si sparge sopra molta terra (762), e a
+noi toglie lo chiarore del sole. Quando i nuvoli sono bene pieni, si
+comincia a piovere; e quando tutta l'acqua è isparta, lo nuvolo rimane
+bianco, ch'escie del fredore dell'aria (763). E lo calore del sole lo
+spinge e caccia e consuma (764); e allora apare l'aria chiara e pura. In
+molti luoghi sono, che i nuvoli e la piova nascono di terra, e montano
+nell'aria, come lo fummo (765) che si chiama brina; e chi vi tenesse la
+mano entro, la troverrebbe bagniata; e questo è per lo spiramento (766)
+della terra.
+
+(760) canon C. F. R. -- tourbillon T. F. P. -- Il Raynouard (_Lex. Rom._)
+cita appunto questo passo del testo provenzale del Sidrac: La plueia ven
+de la mar e per un _cano_ de ven monta en l'aire. -- E spiega la parola
+_cano_ per _tourbillon_. Sarebbe il nostro _turbine_, forse detto _canon_,
+per somiglianza di forma colla _canna_.
+
+(761) amont C. F. R. -- Questo avverbio, dell'ant. fr., significa _en
+haut_ -- La Crusca registra _a monte_ per _in alto_, _ad alto_, citando due
+esempii della traduz. del _Tesoro_ di Brunetto Latini. Ma ciò anzi
+conferma ch'ell'è parola schiettamente francese, non usata dagli italiani.
+
+(762) sur une grand partie de la terre C. F. R.
+
+(763) chi est de le freidor de l'air C. F. R.
+
+(764) et la calor au solail si l'eschaufe et la consume C. F. R.
+
+(765) come une fumée C. F. R. -- _Fumée_, meglio _vapore_ che _fumo_.
+
+(766) sospirement C. F. R. e T. F. P.
+
+
+
+
+ Cap. CXXVI.
+
+ _Lo re domanda: di che vengono le neve (767)? Sidrac risponde:_
+
+
+Dell'acqua e del freddore dell'aria che molto è fredda. Tanto come lo
+sottile nuvolo è alto e sottile, tanto giela più tosto, che lo grosso; e
+quanto ella è più grossa, ella scaufa (768) piùe, e non si può gelare;
+altressì come uno grosso ferro scalfa più che uno sottile. Che di tanto
+come la cosa è più dura, s'aprende più forte. Altressì è dell'aria: quando
+ella è più grossa, si scalfa più, e non si puote gielare; e quando ella è
+sottile, egli è più freddo, e giela più; e poi lo freddo vento la ronpe, e
+falla venire in terra, e questa è la gragnuola (769).
+
+(767) gresles T. F. P. -- Ed infatti il C. R. 2. ha: gragnuola.
+
+(768) Traduzione litterale di _ele eschaufe_. Notisi più sotto lo
+_scalfa_. -- Migliore è la lezione del C. R. 2.: Tanto come lo sottile
+nuvolo è alto e sottile, tanto giela più tosto che lo grosso; e quanto
+egli pare più grosso, egli è più caldo e non si può gelare.
+
+(769) Autretel est de l'air: chant il est plus gros, il eschaufe plus, et
+ne ce puet geler; et chant il est soutil, il est plus fort et froit, et
+gele plus; et apres le vent les presse, et les fait a terre venir C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CXXVII.
+
+ _Lo re domanda: la tempesta di che aviene? Sidrac risponde:_
+
+
+L'anno (770) che nella state nascono i tremuoti, nell'aria nascie uno
+grande umidore, che col freddore si raguna e apiglia; e poi lo calore del
+sole la speza, e falla venire in terra (771); e più grossa nascie ch'ella
+non cade. E la terra criepa in molti luoghi; e' venti escono fuori e
+ispandonsi per l'aria; e vengono grandi tenpeste, in quello anno, in più
+luogora.
+
+(770) Il C. L. ha: Lo vento. -- Il C. R. 2.: Lo verno. -- Il C. F. R.:
+L'an. -- Abbiamo corretto secondo questa ultima lez., parendoci che da essa
+sola potesse venire qualche senso al discorso.
+
+(771) L'an que en l'iste vienent les troles, une grant froidure naist, la
+quele moillor che en l'air naist, et s'asemble en l'air et s'amace, depuis
+la chalor au solail la depesse, et la fait en terre venir C. F. R. -- En la
+nuee que en l'este viennent les gresles et les tempestes, une froidure se
+naist, et sort icelle nuee: et la moiteur qui en l'air naist ensemble a
+l'air et s'amasse; et apres vient la chaleur du soleil qui les deffait, et
+les fait a terre venir T. F. P. -- _Troles_ per _terremoti_ è senza dubbio
+errore. L'ant. fr. ha _terremoete_. "E terremoete co i ad veirement" ec.
+(_Chans. de Rol._, Ch. II., v. 767., ed. Génin). -- Così non trovo
+registrato _moillor_, ma non credo che sia errore. Il prov. ha il vb.
+_moillar_, _molhar_; ed il mod. franc. _mouiller_, _mouillure_. Errore
+deve essere _moiteur_, del T. F. P., per _moileur_; come al foglio CCXXXIX
+del medesimo testo, _moyte_ per _moyle_: "l'iver... est froit et
+_moyte_" -- Riguardo poi a _troles_, potrebbe forse leggersi _trones_
+(_tron_, _tro_, prov.; _tuono_ ital.). Infatti il C. F. R. ha più sotto:
+_tonitres_, _tonieres_ e _tron_: "si naist le tron". O più probabilmente
+_croles_, crollo, che trovasi usato nell'ant. fr. per _tremblement_.
+
+
+
+
+ Cap. CXXVIII.
+
+ _Lo re domanda: li tuoni e li lanpi che sono? Sidrac risponde:_
+
+
+Li tuoni e li lanpi escono dell'aria, e della forza de' venti che
+s'incontrano in altri, nell'aria, molto fortemente, e si feriscono; e
+nello loro fedire escono i tuoni di grandi colpi; e di percosse escie uno
+grande chiarore, come fuoco; e lo splendore apare inanzi in terra; che lo
+tuono è inanzi che lo lanpare (772); altressì come d'uno fucile che l'uomo
+volesse trarre fuoco, e lo colpo è inanzi, e lo fuoco escie poi. Non
+intendere nimica che lo incontramento de' venti sieno sotto i nuvoli, ma
+sono sopra di loro; e quando egli (773) non sono, sì sono nell'aria in
+alto.
+
+(772) e lo sprendore appare innanzi in terra che lo tuono venga; ma bene
+sapiate che lo tuono viene inanzi che lo sprendore C. R. 2. -- E questa
+lez. concorda con quella del testo provenzale: la resplandors pareis avans
+en terra que lo tonedres sia: mas lo tonedres es abans que lh'esluciada.
+
+(773) li nuvoli C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CXXIX.
+
+ _Lo re domanda: onde vengono gli venti? Sidrac risponde:_
+
+
+Li venti escono del mare che intornea la terra, e s'incontrano fortemente
+d'una parte e d'altra. I venti escono all'incontro del loro
+incontro (774); e sì si spandono nell'aria per lo mondo, e confortano le
+genti e l'erbe e l'altre criature. L'anno che vento viene più che l'altro,
+in quella contrada ove quello vento regnia, l'acque di mare s'incontrano
+più che in altre contrade (775).
+
+(774) Così ha pure il C. R. 2. -- Nel C. F. R.: yssent contremont de lor
+encontrer. -- _Contremont_ significa _in alto_; onde intenderei: escono in
+alto ad incontrarsi. Il trad., non conoscendo il valore dell'avverbio
+_contremont_, lo ha volgarizzato _all'incontro_.
+
+(775) En l'an que l'ung vent en une contree vente plus fort que les
+aultres, en celle contree de ce vent, les eaues de le mer se rencontrent
+plus la que en ung autre part; et pour ce le vent est plus en celle
+contree que en une autre part T. F. P. -- _Incontrarsi_ pare che qui abbia
+il significato di _darsi di cozzo_, ad esprimere le acque del mare in
+burrasca, le quali veramente si _cozzano_ tra loro. Anche in franc.
+_encontrement_ trovasi usato per _choc_.
+
+
+
+
+ Cap. CXXX.
+
+ _Lo re domanda: come monta e sale l'acqua nell'alte montagnie? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+La terra à molte vene, siccome il corpo à molte vene; e si viene per la
+testa in alto, e per tutto va lo suo sangue. E se uno uomo si
+segnasse (776) nel capo, lo sangue n'uscirebe per le vene; altressì aviene
+dell'acqua nella terra; l'acqua va per mezo della terra, di lungo e per
+traverso e in alto e per lato, là ove ella truova vene tenere e
+frali (777); ella la criepa (778), e sciende d'alto e di basso (779).
+
+(776) se seignast C. F. R. -- _Saigner_, _seigner_, tirer du sang.
+
+(777) terre vaine et feible C. F. R. -- Il Roquefort (_Gloss._) tra i varii
+significati che attribuisce alla parola _vain_, registra anche quello di
+_vide_; che a noi pare meglio degli altri adattarsi al nostro esempio.
+
+(778) ella le fa crepare C. R. 2. -- elle la crieve C. F. R.
+
+(779) et ist soit de haut soit de bas C. F. R.
+
+(780) Questo capitolo manca al C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CXXXI. (780)
+
+ _Lo re domanda: l'acque onde escono e vanno? Sidrac risponde:_
+
+
+Tutte l'acque del mondo escono del mare, e nel mare ritornano; e vanno per
+la terra in diverse maniere, e si ritornano in più luogora, che l'una va
+qua e l'altra là; vengono altressì, come voi vedete che le formiche  (781)
+fanno nel loro andare. L'acque che entrano nella terra inverso i' levante,
+elle escono verso il ponente; e quelle che entrano verso ponente, escono
+verso il levante; altressì aviene del traverso del mondo (782). Non
+intender mica ch'elle entrino per tane nè per buchi; anzi la bee la terra
+e ricoglie, altressì come fa la spugna l'acqua; e poi si ragunano di molti
+luoghi, e diventano grandi fiumi, e la terra sì li sospira (783) di fuori,
+dall'altra parte, a quella medesima (784) ragione, come ella la bee.
+
+(781) Il C. L. ha: i fiumi. -- Ma poichè tanto il C. F. R. che il T. F. P.
+hanno _formies_, _formis_, e poichè stando alla lezione del n. c. il
+discorso non avrebbe senso, noi abbiamo corretto _le formiche_. Gioverà
+poi riferire la lezione del T. F. P.: ainsi comme vos voyez les formis
+aller en leur lieu, les ungz vont et les aultres viennent.
+
+(782) Non possiamo correggere, mancandoci l'aiuto degli altri Codd. -- Solo
+il T. F. P. ha questo passo: et ainsi est il du travers du monde. -- Ma
+anch'esso si sembra errato. -- Crediamo che abbia da intendersi che le
+acque _traversano_ il mondo da una parte all'altra. -- Forse, invece di
+_est il_, potrebbe leggersi _issent_, _istrent_; o al singolare, _ist_,
+_eis_; e nel n. c.: e così _escono_ del traverso del mondo. O piuttosto: e
+così aviene (l'acqua) del traverso del mondo. -- È noto che _avvenire_ fu
+usato dagli antichi per _venire_.
+
+(783) le sospire C. F. R. -- les souspire T. F. P. -- Due passi del testo
+prov. del Sidrac ci aiutano a intendere il significato di _sospira_: Las
+nivols que so, ieisso del _sospir_ de la terra. -- Aysso es per lo
+_sospiramen_ de la terra. -- È chiaro dunque che, come in prov. _sospir_ si
+usò per _esalazione_, anche qui _li sospira_ ha da significare (sebbene
+con poca proprietà di linguaggio) _li esala_, _li manda fuori_.
+
+(784) par celle mesme T. F. P.
+
+
+
+
+ Cap. CXXXII.
+
+ _Lo re domanda: perchè è il mare insalato? Sidrac risponde:_
+
+
+Lo salsume del mare si è inperciò che tuttavia (785) il sole e lo calore
+lo scalda e arde tutto giorno, e lo mare non può fuggire di quello
+calore (786). Nel mare è molte montagne insalate (787); e l'acque che sono
+a fondo, pigliano di quello salsume e amaritudine, e monta di sopra. Iddio
+l'à bene istabilito a ragione, come essere dee; che, se lo mare fosse
+dolce, e egli istesse tuttavia in un luogo, come egli fa, il puzo
+n'uscirebe sì grande, che niuno pescie vi potrebe vivere; e la terra
+infermerebbe molto, che niuno vi potrebe istare, per lo grande puzo che
+del mare uscirebe, perchè lo vento lo porterebe sopra la terra.
+
+(785) tous iors C. F. R.
+
+(786) "E l'acqua del mare è salsa, a cagione della virtude del sole, che
+no trae il sottile per vapore e rimane lo grosso." _Ristoro d'Arezzo_,
+_Della composizione del mondo_, VI, 5.
+
+(787) montaignes de terre ameres et salces T. F. P.
+
+
+
+
+ Cap. CXXXIII.
+
+ _Lo re domanda: onde vengono l'acque calde, che surgono (788) sopra
+ terra? Sidrac risponde:_
+
+
+L'acqua calda che sopra la terra surge, ella passa sopra lo solfo, e lo
+grande calore del zolfo la scalda, e passa sopra terra calda. E chi la
+vuole bene aseccare, elli sentirebe lo secco del solfo in quella medesima
+acqua (789).
+
+(788) sourt T. F. P. -- Da _sourdre_, sortir, jaillir.
+
+(789) Il testo francese è chiarissimo: et chi la voudroit bien flairer, il
+sentiroit la flairor dou souffre, en colle meime aigue. -- Il C. R. 2.,
+invece di _aseccare_ e _secco_, ha _asetare_ e _seto_. Onde sieno usciti
+tali errori non sapremmo. Certo è che bisogna correggere: e chi la vuole
+bene _odorare_, elli sentirebbe l'_odore_ ec.
+
+
+
+
+ Cap. CXXXIV.
+
+ _Lo re domanda: che cosa è zolfo? Sidrac risponde:_
+
+
+Lo zolfo si è di folgore, che cade sopra rocca viva, e l'arde e la scalda;
+e così si doentano (790) zolfo. Poi la gente lo piglia, e lo faranno (791)
+per loro senno, e fanno di lui molte medicine; chè il zolfo àe molte
+medicine, e molte utilitadi in lui.
+
+(790) diventa C. R. 2.
+
+(791) afaitent C. F. R.; erroneamente tradotto per _faranno_. -- Nel
+C. R. 2.: conciano.
+
+
+
+
+ Cap. CXXXV.
+
+ _Lo re domanda: la folgore di che viene e di che sono? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+La folgore viene di grandi incontramenti di venti; chè, allora che egli
+s'incontrano fortemente, schianta uno pericoloso fuoco. E questo è per li
+peccati della gente, chè molte genti e luoghi sono istati arsi per questi
+medesimi fuochi. Che innanzi al diluvio a cento anni, a belli tenpi e a
+bello cilestro (792), disciendeano di molte grandi e pericolose folgore
+sopra terra, e consumavano molte cose, per lo peccato della gente che
+allora erano, per la malvagità loro. E voi potete vedere chiaramente che
+ora disciendono in più luoghi, per la malvagia credenza che tengono. Ma
+tenpo sarà che folgore non iscienderanno così ispesso nè così pericolose;
+e questo averrà per la credenza di coloro che saranno a quello tenpo, che
+egli saranno credenti in Dio lo criatore. Quando le folgore disciendono
+dall'aria, e elle incontrano lo grosso nuvolato, si perdono una parte
+della loro forza, per l'acqua che le 'nfralia (793); e con tutto ciò sono
+pericolose.
+
+(792) au bieu celestre C. F. R. -- e l'aria bella e cilestra C. R. 2.
+
+(793) Da _infralire_. -- Nel C. R. 2.: infrailiscie.
+
+
+
+
+ Cap. CXXXVI.
+
+ _Lo re domanda: le montagne e le rocche furono create dal cominciamento
+ del mondo? Sidrac risponde:_
+
+
+Da Adamo infino al tempo del diluvio non ebe niuna montagnia, che tutto il
+mondo era piano, come la palma della mano; e non ebe unque piova nè
+tenpesta. E la terra rendea lo suo frutto, più che la nostra, ora. E la
+gente non mangiavano carne e non beveano vino. Ma i loro peccati erano
+molti grandi, chè a Dio non si voleano convertire; sicchè a Dio piacque
+per gli loro peccati di mandare il diluvio sopra la terra, per lavare la
+terra de' loro peccati. Lo diluvio durò sopra la terra XL giorni, e alto
+XL cubiti. Quando elli volle coprire la terra, per la volontà di Dio,
+l'angelo venne a Noè, e comandogli che facesse una arca, e entrassevi
+entro egli e la moglie e' figliuoli e le loro mogli, e di ciascuna
+criatura vi mettesse una coppia, cioè maschio e femmina. Noè fece lo suo
+comandamento; e di quelli che nell'arca furono, sono usciti quelli che
+oggi sono. Quando lo diluvio cominciò a venire, per la volontà di Dio, si
+fue sì grande la corrente, ch'ella cavava la terra e' sassi, e menavagli
+qua e là; e là ove la corrente rimanea, le pietre e le rocche si
+restavano, e facevano montagne. E d'allora in qua cominciò a piovere, e a
+essere gielo. Del freddore dell'aria e del calore del sole s'acostano
+insieme, e diventano vive rocche e montagne, come voi vedete (794).
+
+(794) de la froidor de l'air et de la chalor au solail si asoderent, et
+devindrent roches vives et montaignes, tel com vos le vees C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CXXXVII.
+
+ _Lo re domanda: da quale parte viene lo diluvio? Sidrac risponde:_
+
+
+Lo diluvio venne del volto (795) del mondo, cioè a sapere del levante, chè
+quella è la più degna contrada del mondo; chè di là viene la grazia e la
+misericordia di Dio nel mondo e in terra, quando egli la vuol mandare. E
+quando egli vuole strugere alcuno uomo o alcuno luogo, per la loro follia,
+egli manda la sua ira diverso il levante. Ma per la ritondeza del mondo e
+per l'alteza del fermamento, ella (796) non puote conosciere di qual parte
+è il levante. E medesimamente gli angeli, che in terra vengono per le
+genti guardare e anuziare e amaestrare, di quella parte vengono.
+
+(795) chiere C. F. R. -- _Chiere_ significa _volto_ e _capo_,
+_testa_. -- Come il _capo_ è la parte più nobile del corpo, così è il
+_levante_ la più degna contrada del mondo. -- Nel T. F. P: chief du monde.
+
+(796) l'on ne C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CXXXVIII.
+
+ _Lo re domanda: verrà altra volta lo diluvio in terra? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Iddio per la sua potenzia à promesso che altra volta il diluvio non
+manderà in terra. Ma se le genti peccheranno contra lui, egli manderà lo
+suo fragello, che gli fragellerà. Lo suo fragello s'intende la sua ispada;
+che l'una generazione correrà sopra l'altra, e in questo modo si
+consumeranno.
+
+
+
+
+ Cap. CXXXIX.
+
+ _Lo re domanda: quando Noè entrò nell'arca, e prese di ciascuna bestia e
+uccielli un paio, che bisogno avea di rea bestia, e di metterla nell'arca,
+ i scorpioni e tarantole e altre ree bestie? Sidrac risponde:_
+
+
+Egli gli mise per due cose: l'una fue per lo comandamento che egli ebe da
+Dio, chè comandato gli fue che egli mettesse di ciascuna bestia due; egli
+non ardì di trapassare (797) lo suo comandamento, come del suo criatore.
+L'altra si è che, se le malvagie bestie velenose non fossono sopra la
+terra, la terra sarebbe sì invelenata, ch'ella invelenerebe lo suo frutto,
+sicchè niuno lo potrebe mangiare, ch'egli non morisse inmantenente. Chè la
+terra è in molte parti tropa velenosa; e le bestie che noi abiamo
+mentovate, non vivono se non del veleno della terra. E di questo si può
+l'uomo legiermente avedere: chi pigliasse lo più velenoso uccello (798)
+del mondo, e tenesselo in uno vasello, che fosse di terra, XV giorni; e
+dessegli a mangiare pane e carne o altra cosa che non fosse di terra, egli
+perderebe lo suo veleno, e non potrebe dannegiare niuno, se della terra
+non mangiasse.
+
+(797) travalcare C. R. 1. -- La Crusca non registra che _travalicare_.
+
+(798) animale C. R. 2. -- serpant C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CXL.
+
+ _Lo re domanda: l'oro onde viene? Sidrac risponde:_
+
+
+L'oro viene del levante della terra, e simigliantemente l'argento; che là
+ove la terra è pura e netta, ivi si truovano le vene dell'oro e
+dell'ariento. E la gente lo truova, e poi l'asettano (799) per lo loro
+senno. E ciò non è mica per tutta la terra; ma delle L. giornate o più, si
+truovano una di queste vene. Nelle parti del ponente si truova l'oro, come
+rena, alla riva del mare. Uno fiume à in India che mena di
+pagliuola (800).
+
+(799) lo lavorano C. R. 2. -- les affaictent T. F. R.
+
+(800) oro di pagliuola C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CXLI.
+
+ _Lo re domanda: le perle e gli carbonchi onde vengono? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Uno mare è che si chiama lo mare nero. In quello mare si à molti
+nicchi (801), che si tengono a due a due, e sono aperti sopra l'acqua; e
+la piova si disciende dall'aria e entra ne' nicchi, per la volontà di Dio.
+Egli si chiudono, e vanno e vanno dentro dal mare, e ivi dimorano C. anni
+o più. E quegli che gli vogliono avere, sì si cuoprono i volti di vessiche
+di buoi, per allenare (802) sotto l'acqua, e per lo grande dimoro
+ch'eglino vi fanno; e sì s'ungono d'uno incenso (803) nero, perchè gli
+pesci si fughino, e non fanno loro male (804). E quando eglino tragono
+fuori i nicchi, egli gli aprono, e tragonne fuori le perle, che sono come
+carne bianca, ritonda. Quando elle sentono l'aria, elle induriscono, tali
+com'elle sono. E quando elle non sono di stagione, elle putono come
+carogna, e non vagliono nulla. I carbonchi si truovano simigliante ne'
+nicchi che sono nell'acque dolci; e sono di grandine che cade dall'aria in
+loro; e elli si chiudono, e vanno nel fondo, e quivi dimorano CC. o CCC.
+anni, in quello fondo, e le genti le truovano. E quando elli non sono di
+stagione, simigliantemente putono, come le perle, e non vagliono nulla.
+Non intendere che tutta la piova che cade ne' nicchi e la grandine,
+diventino perle o carbonchi, se non lo primo giorno della luna di
+giemini (805), quando la luna è nel suo segno; allora diventa la piova che
+vi cade entro, perle. E a' dì XII di giugno (806), quando la luna è in
+cancro, diventa la grandine che cade ne' nicchi, carbonchi; e ciòe aviene
+più tardi che quelle delle perle.
+
+(801) molte coquilles C. R. 1.
+
+(802) per alitare C. R. 1.
+
+(803) unguento C. R. 1.
+
+(804) laonde li pesci li dottano e fuggono. R. C. 1.
+
+(805) genvier C. F. R. -- il dì di calen di gennaio C. R. 1.
+
+(806) a' XXIIII dì della luna del mese di dicenbre C. R. 1.
+
+
+
+
+ Cap. CXLII.
+
+ _Lo re domanda: quante terre sono al mondo? Sidrac risponde:_
+
+
+Tutta è una terra; ma per la ragione del mare, che è in terra per lo
+mezo (807), egli le diparte in tre parti, che si chiamano tre contrade,
+sanza l'isole. Ma tutta è una terra ferma; e tutte sono sopra uno
+fondamento; e tutte le formò Idio, a una ora e a una volontà. Ma chi
+andasse sotto il mondo, conciosia cosa che (808) niuno vi possa andare, ma
+per la volontà di Dio uno andasse tutto intorno, egli troverebe che tutta
+la terra è una, là ove è il mare e là ove non è; che tanto profondo non
+può essere (809), che la terra non vi sia sotto. E quella medesima terra
+àe acqua di sotto, ella, che la sostiene.
+
+(807) ch'entra per lo mezo C. R. 2.
+
+(808) _sebbene_.
+
+(809) che tutta profonda essere C. L. -- Abb. corr. col C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CXLIII.
+
+ _Lo re domanda: puote l'uomo andare intorno al mondo? Sidrac risponde:_
+
+
+Niuno puote andare intorno, nè atorniare lo mondo. Bene potrebbe l'uomo
+tanto vivere, che, se la terra fosse tutta terra ferma, e fosse piana, che
+andare vi potrebbe. Ma chi andare vi volesse, molto vi troverrebe
+contrariose (810) montagnie, che passare non si potrebono in niuna guisa;
+perchè troverebono molti diserti, che fiore (811) d'acqua non v'à. Anche
+si troverebono molte bestie e uccelli salvatichi, che l'ucciderebono. E là
+ov'egli avesse passati tutti questi pericoli, si troverebe lo grande
+diserto, ove è la grande scuritade, che l'uomo non vi puote vedere nulla.
+E là ove l'uomo avesse passato questo, si troverrebbe le crepature della
+terra, là ove il mare batte, e passa per mezo la terra. E per molte
+ragioni niuno uomo andare non vi potrebe, eziandio fosse uccello, volando,
+per la sete e per l'affanno e per molte altre ragioni (812).
+
+(810) contraires C. F. R.
+
+(811) Per _punto_, _niente_. -- punto d'acqua C. R. 1. e C. R. 2. -- goute
+d'aigue C. F. R.
+
+(812) Per molte ragioni, le quali si potrebbero asegnare, non potrebbe
+niuna persona intorno alla terra andare; ancora fosse elli uno uccello
+volante, non vi potrebe andare per la sete e per la fame che patirebbe
+C. R. 1.
+
+
+
+
+ Cap. CXLIV.
+
+ _Lo re domanda: potrebbe l'uomo andare tanto in su una nave, che
+ tuttavia la spingesse il vento inanzi, ch'egli potesse venire presso al
+ fermamento? Sidrac risponde:_
+
+
+Chi fosse in una nave in mare, e il vento la portasse e sospignesse
+tuttavia inanzi, e movesse dal levante, da indi a due anni o più si
+troverrebbe dalla riva del ponente. E simigliante, s'ella si partisse dal
+ponente, si troverrebbe dalla riva del levante; e dal traverso del mondo
+altressì. E s'egli avenisse cosa che fosse per la volontà di Dio, che uno
+uomo fosse sì grande, come tutto il mondo, e fosse presso del fermamento,
+là ove egli si volgie a mille miglia e più, quello uomo che fosse magiore
+del mondo, morrebe incontanente, della paura e delle tenpeste che fa il
+fermamento, quando egli si volge; chè lo fermamento non fina di volgere nè
+di torneare.
+
+
+
+
+ Cap. CXLV.
+
+ _Lo re domanda: che non creò Iddio l'uomo che potesse vivere lungo
+ tenpo? Sidrac risponde:_
+
+
+Se Iddio avesse fatto quello che tu dici, egli avrebbe fatto grande
+oltraggio al diavolo, ch'egli lo traboccò di cielo per una sola
+cogitazione. E l'uomo che il suo diletto avesse in questo mondo, e
+lungamente vivesse sanza molti e grandi peccati, che non potrebe? E se
+egli lo mettesse in paradiso, sapiate che Idio avrebe fatto grande
+oltragio al diavolo. Non perciò ch'egli ci à dato vita e santà e gioia,
+più che tu non dici. Li buoni giammai non morranno, e tuttavia giovani e
+allegri e ricchi e savi saranno. La morte che noi abiamo in questo secolo,
+si è altressì come trapassamento; e altressì come uno uccello, che entra
+per una finestra e escie per un'altra. E chi vuole vivere lungo tenpo,
+faccia quello che Idio gli comanda. E se uno re dicesse a uno povero:
+vieni al mio tesoro, e piglia del mio avere e delle mie gioie e delle mie
+pietre preziose, tante quante tu vorrai, e serbale per me; che, un'altra
+volta, quando tu verrai a me, tu non venghi lordo, che tu sarai cacciato
+alla mia porta; se quello uomo vorrà pigliare di quello tesoro, egli sarà
+inorato tra li possenti; e s'egli vorrà andare tra la puzza, egli sarà
+cacciato ontosamente da la conpagnia de' possenti. Altrettale aviene di
+Dio. Idio ci à donato gioia e vita e sanità e ricchezza e gioventudine per
+tutti i tenpi, e vita a chi la vuole avere, sanza fine; che già non morrà,
+per lo trapassamento ch'egli farà di questo secolo. Lo suo tesoro si è la
+nostra credenza e lo bene che noi facciamo; e lo nostro andare a lui altra
+volta si è la morte; e chi vuole questo fare, egli avrà questo per tutti i
+tenpi, ciò è a sapere che egli andranno nella vita perdurabile. E s'egli
+ci desse lungamente gioia e vita e santà, e poi morire e andare diritto in
+paradiso, non sarebbe mestiero di darci tutto questo, ma di metterci del
+tutto in paradiso. Io non vorrei vivere tanto quanto il mondo durerà, e
+essere tuttavia ricco e giovane e possente, e alla fine del mondo morire,
+e andare in onferno. Certo inanzi amerei di morire ora, e andare
+immantenente in paradiso. Che tutti i diletti e le gioie e le ricchezze di
+tutto il mondo fossono insieme, tanto quanto il mondo durerà, e fossono
+ragunate tutte in un luogo, non sarebbono nimica delle mille parti l'una,
+delle gioie di paradiso. E simigliantemente, a questa medesima ragione,
+delle pene dello 'nferno: che tutte le pene che giammai furono e saranno
+per universo mondo, e tutte quelle che potessero essere, tanto quanto il
+mondo durerà, non sarebbono mica delle mille parti l'una, del dolore e
+delle pene dello 'nferno.
+
+
+
+
+ Cap. CXLVI.
+
+ _Lo re domanda: quali angieli pigliano l'anime? Sidrac risponde:_
+
+
+Ciascuna anima, se ella è buona e giusta, quando ella si vuole partire di
+questo secolo mortale, si viene l'angelo che la guarda e governa in questo
+secolo, si viene con grande conpagnia d'angeli, e portalla, cantando e
+glorificando lo nome di Cristo lo criatore. E poi la mettono in cielo, e
+là istarà, infino a tanto che lo figliuolo di Dio verrà a giudicare i
+morti e i vivi. Allora verrà l'anima al giudicamento, e piglierà lo suo
+corpo, e monterà nella conpagnia di Dio in cielo, come uno de' suoi
+angeli. Le ree anime, quando elle si dovranno partire de' loro corpi
+mortali, si viene lo diavolo, a quella anima che à aconsentito alla sua
+volontà, con grande conpagnia di demoni, e portolla ontosamente e
+dolorosamente, e mettolla nelle pene dello 'nferno. Ma non intendere
+nimica che questo sia al nostro tenpo; ma questo sarà dalla morte del
+figliuolo di Dio: tutti fieno in inferno, buoni e rei, ma tutti non vanno
+già in uno luogo, ch'egli vanno tutti in nabisso d'inferno per tutti i
+tenpi; ma i buoni vanno ne' canti (813), là ove egli non ànno se non
+tenebre; e là istaranno tanto che il figliuolo di Dio gli verrà a liberare
+per la sua morte.
+
+(813) en l'orle C. F. R. -- nelli cantoni C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CXLVII.
+
+ _Lo re domanda: quale è meglio, od opera o castità? Sidrac risponde:_
+
+
+Opera vale meglio sanza castità, che castità sanza opera. Se tu se' casto
+del tuo corpo, e le tue opere sono rie, quella castità che tu ài non sono
+per Dio, anzi sono per alcuna cagione che tu ài, o per vechieza o per
+fraleza di natura. Quelli che uccidono le genti, ingannano, e inbolano
+l'altrui, e sì si spergiurano, e non conoscono lo loro criatore; e quelli
+che lo conoscono, e non fanno lo suo comandamento; quelli che fanno le rie
+opere di male maniere contra gente, che castità possono avere in loro?
+Quando cotali opere fanno, cotali gente, non ànno in loro la castità per
+Dio, anzi l'anno per le cose sopradette (814). La castità che è in loro
+non è prode neuno alla gente. Quelli che ànno buone opere in loro, e non
+sono casti, quelli non fanno niuno danno alla gente, anzi fanno male a
+loro medesimi. Chi buone opere fae, può fare rei fatti, bene e pietà e
+lealtà alberga in lui; e se egli non è casto, lo suo peccato non fa niuno
+male a l'altre genti; anzi puote essere per le buone opere ch'egli fa,
+raccatterà lo suo peccato. E però diciamo noi che le buone opere sanza
+castità vagliono meglio che castità sanza buone opere.
+
+(814) Quelli che fanno le male opere, e uccidono le genti, e ingannano e
+rubano e uccidono e furano, quelli sono ispergiuri; e quelli che non
+conoscono loro creatore, et quelli che non fanno suoi comandamenti, ke
+fanno le male opere per molte maniere; tali gente, che castitade possono
+avere in loro, quando elli non ànno pietade d'altra creatura? Quando
+cotali opere rie fanno, tali gente non ànno la castitade in loro per Dio,
+anzi l'ànno per le cose avanti nominate C. R. 1.
+
+
+
+
+ Cap. CXLVIII.
+
+ _Lo re domanda: di che vengono gli tremuoti? Sidrac risponde:_
+
+
+I tremuoti avengono per l'acque che corrono fortemente sotterra, e fanno
+grandi marosi, e gittano grandi venti del loro incontrare. Che l'aria si
+serra e si raguna in tane, che sono sotto terra, e per lo suo grande
+serramento (815) e per la sua grande forza ella crolla la terra, e falla
+rimutare, e criepa. E 'l vento e l'aire escie tutto di fuori, là ove la
+terra è frale; e al suo uscire abatte e confonde (816) tutto ciò che sopra
+v'è fondato; e là ove la terra è forte, ella triema sanza altro
+fare (817).
+
+(815) raunamento C. R. 2.
+
+(816) confund C. F. R. -- _Confondre_, _confundre_, oltre _confondere_,
+vuole anche dire _rovinare_, _distruggere_.
+
+(817) "Onde volendo noi cercare la cagione, che fa tremare la terra,
+troviamo una ventosità che s'ingenera nel ventre delle terra.... E già
+avemo trovati forati nella terra, che continovamente n'uscia fuori lo
+vento..... E in quelle contrade erano bagni: onde, entrando lo calore del
+sole entro per lo corpo, lo quale ha a risolvere l'umidità in vapore,
+risolve l'umidità della terra e diventane vapore ventoso, lo quale è
+racchiuso nella concavità della terra..... onde, non potendovi istare,
+combatte colla terra per uscire fuori; e se truova la terra dura e soda,
+levata su e giù, e falla tremare, e insolliscela ed escene fuori; e se la
+truova arenosa e solla, escene fuori sanza tremuoto." _Ristoro d'Arezzo_,
+_Compos. del Mondo_, VII, IV., 7.
+
+
+
+
+ Cap. CXLIX.
+
+ _Lo re domanda: le piante perchè mutano lo loro segno e fannoli contro?
+ Sidrac risponde (818):_
+
+
+Iddio à stabilito che tre volte averà: le prima è venuta, e le due
+averranno. L'una fue per l'avenimento del diluvio, che tutto il mondo
+dovea perire. L'altra sarà quando il figliuolo di Dio sarà crocifisso e
+morto: questa sarà molto grande e molto iscura, e bene dee essere, per la
+morte di così grandissimo signore, come il figliuolo di Dio sarà. L'altra
+sarà quando lo falso profeta nascierà, lo quale tutto il mondo divorerà.
+Questi tre sono naturali. Gli altri che sono stati e saranno, sono per la
+ragione del sole e della luna e della terra; chè la scurità della luna
+aviene per la terra, e quando ella toglie lo chiarore del sole. La luna e
+'l sole vanno per una via, ciascuno nel suo cerchio; e quando aviene che
+la terra tolga lo chiarore del sole, si conviene che la luna iscuri,
+perchè la luna non luce per sè, anzi per lo chiarore del sole che fiede in
+lei; e se lo splendore non vedesse, la luna giammai non lucerebbe; che la
+luna è come uno specchio, che niuno chiarore non rende. Quando lo
+fermamento fa lo suo torno, e lo sole intornea lo mondo, si comincia la
+terra a tôrre lo chiarore del sole alla luna, a poco a poco; siccome voi
+vedete che la luna rischiara a poco a poco. E ciò aviene per la terra, che
+li ombra (819) lo splendore del sole. Quando la luna è tutta coperta per
+la terra, ch'ella à tolto lo chiarore del sole al volgere del fermamento,
+lo sole iscuopre della terra parte, e la luna perde l'onbra della terra; e
+allora lo sprendore del sole la comincia a fedire, a poco a poco, tanto
+che la luna à tutto ricovero (820) la sua luce. La luna perde per lo sole
+lo suo lume, a poco a poco, dall'una parte, e dall'altra lo ricovera
+simigliantemente, a l'uscire del sole (821). E simigliantemente aviene del
+chiarore del sole, quando la stagione è che il sole va per la via della
+luna; e egli medesimo viene sopra lei; ella fa ombra alla terra, e toglie
+lo chiarore del sole, tanto che egli avrà passato dall'altra parte, per lo
+movimento del fermamento; e si discuopre dall'altra parte, a quella
+medesima ragione che la terra toglie lo chiarore del sole alla luna. E
+quando la luna rende lo suo chiarore, quelli che non la veggono, si ànno
+notte, perchè non ànno lo chiarore del sole. Quando lo sole fa lo suo
+chiarore, quelli che vegiono, si ànno giorno, ch'egli ànno lo suo
+chiarore. Allora quando noi vegiamo lo suo chiarore, l'altre genti nollo
+veggiono; quando noi nollo veggiamo, e quelli lo veggono.
+
+(818) Questo capitolo tanto nel C. F. R. che nel T. F. P. è intitolato:
+_Les esclips de quoy vienent?_ E questo pare che abbia da essere il vero
+titolo di esso.
+
+(819) _Ombrer_, ant. fr., ha ancora il significato di _coprire_. Il testo
+prov. del Sidrac: esdeve escura per la terra que lhi _enombra_ la
+resplandor del solelh. -- _Ombrare_ in questo senso manca alla Crusca.
+
+(820) àe ricoverata C. R. 2.
+
+(821) Aussi comme le solail se couvre de la terre de l'une part a son
+passer, et se decouvre a son yssir de l'autre part C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CL.
+
+ _Lo re domanda: le stelle che vanno per l'aria, vanno elleno, e come
+ cagiono elle? Sidrac risponde:_
+
+
+Lo chiarore che voi vedete andare per l'aria non sono già istelle, anzi
+sono tre cose: l'una è lo vento, che corre per l'aria (822); la seconda si
+è l'umidore che la terra sospira (823), che egli monta in alto ne l'aria,
+nello grande calore che la terra getta, e quando egli sente l'aria, egli
+ischianta. La terza si sono gli angioli, che di cielo sono abattuti,
+siccome a Dio piacque; chè quando lo suo comandamento fue ch'eglino non
+cadessono più, in quello punto dimorò ciascuno in quello luogo là ove egli
+era. Quelli che nell'aria furono traboccati, dimorarono nell'aria; e
+alcuna volta vogliono per loro ingegno (824) agrappare al fermamento; e
+gli angeli di Dio gli fediscono di fuoco, e buttano in inferno, là ove gli
+altri sono. E quello fuoco che caccia (825) nel nabisso dello 'nferno, si
+dimostra a noi i modi di stelle (826). Simigliantemente avengono quelle
+cose così di giorno come di notte; ma per lo chiarore del sole non si
+possono vedere.
+
+(822) "Quod in nocte videntur stellae cadere, non sunt stellae, sed
+igniculi a flatu ventorum ab aethere in aerem tracti, etc." _Imago mundi_,
+c. 50.
+
+(823) Per _esala_.
+
+(824) par lor engin C. F. R.
+
+(825) chi les eschaufe C. F. R. -- Forse _eschaufe_ fu tradotto per
+_caccia_? Anche il C. R. 2. ha: cacciano.
+
+(826) si dimostra a noi in modo di stelle C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CLI.
+
+ _Lo re domanda: quanti cieli sono? Sidrac risponde:_
+
+
+Tre cieli sono: l'uno è quello che noi vegiamo, che intorno di noi torna,
+e si è del colore dell'azzurro, e si è lo primo fermamento, e si è
+corporale. Lo secondo si è quello ove i buoni saranno, là ove gli angeli
+sono, e si è ispirituale, e si è alla simiglianza di cristallo. Lo terzo
+si è quello ove Idio è; e è di simiglianza d'oro. E ciascuno di questi
+cieli è di lungi l'uno dall'altro, come la terra infino al primo cielo. Ma
+egli si nominano VII cieli per la substanzia di VII pianeti.
+
+
+
+
+ Cap. CLII.
+
+ _Lo re domanda: quanto è alto lo cielo da terra? Sidrac risponde:_
+
+
+Lo cielo è tanto alto dalla terra, che, una pietra fosse al cielo, che
+pesasse quanto una macina da mulino, si penerebe a cadere più di cento
+anni, anzi che ella fosse quagiù, ove noi siamo. E si è così presso lo
+cielo dalla terra, agli buoni, e agli angeli (827), che così spesse volte
+vi montano e asciendono, come l'uomo chiuderebe gli occhi e aprirebbe;
+questo è per la volontà di Dio.
+
+(827) as bons chi monteront et as angles qui souvent montent et descendent
+C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CLIII.
+
+ _Lo re domanda: di quale virtù è il fermamento? Sidrac risponde:_
+
+
+La virtù del fermamento è maggiore che nullo uomo del mondo non potrebe
+contare. Egli è fatto ritondo, come una ruota che testa nè coda non à; e
+non fina tuttavia di volgersi intorno lo mondo. E se egli posasse del suo
+torno, e non torneasse lo mondo, niuno uomo e niuna femmina e niuno pescie
+andare nè mutare non si potrebbe, anzi sarebono come morti; che Dio l'à
+fatto bene ordinatamente in quella maniera e in quello modo, che bisogna
+al mondo e alla gente. Per lo suo torno tutte le gienti vivono.
+
+
+
+
+ Cap. CLIV.
+
+ _Lo re domanda se le pianete e le stelle sono di gran virtute (828).
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Le pianete e stelle sono di grande virtude. Le sette pianete fanno
+nasciere tutte l'erbe del mondo e tutti i frutti della terra. Le pianete
+governano, per volontà di Dio, la terra e l'acque e' venti e le genti e le
+bestie e gli uccelli e' pesci e tutte l'altre cose che ci sono; e sì si
+stabiliscono per lo loro torno le cose tenporali e le corporali. Elle sono
+sette pianete: la prima si chiama Saturno, che è di sopra e più forte, e è
+maggiore che l'altre; e ciascuno (829) segno istae due anni e mezo; e si è
+pianeta di podere e di possanza. E quelli che sono nati in quella pianeta,
+quando elli comincia ad abassare, elli abassano di podere e di forza;
+quando egli regna, egli regnano nelle loro ricchezze e in bene. Ella (830)
+regnia in XXX anni una volta; e regnia in uno segno che si chiama libra, e
+s'abassa in un altro che si chiama aries. La seconda pianeta si chiama
+Juppiter. Pianeta è di riccheza e d'avere e di mercatantia e di senno e di
+savere e di buono lodo tra le genti; e si torna li XII segni, e ciascuno
+segno dimora VII anni. Quelli ch'è nato in quella pianeta, in capo di XII
+anni, egli è nel meglio di suo punto. Ella regna in uno segno ch'à nome
+chancer, e s'abassa in un altro che si chiama chapricorno. La terza
+pianeta à nome Mars. Quelli che è nato in quella pianeta, in uno anno e
+trentatrè giorni si può canbiare lo suo fatto (831) e la sua volontà. Ella
+regnia in uno segnio che à nome capricorno, e s'abassa in un altro che à
+nome chancer. La quarta pianeta à nome Sole: pianeta è di grandi fatti di
+re e di signori e di podere; e governa la terra; e passa per li XII segni;
+in ciascuno segno dimora uno mese. Quelli che è nato in questa pianeta,
+ciascuno dì si puote canbiare lo suo fatto e di sua volontà. E regna in
+uno segno che à nome aries, e s'abassa in un altro che à nome libra. La
+quinta pianeta à nome Venus. Questa è pianeta d'amore e di sollazzo e
+d'allegrezza. Quelli che in questa pianeta nascierà, di vano cuore e di
+frale sarà. In trecento trentatrè giorni si può cambiare lo suo fatto e le
+sue volontadi e le sue cogitazioni. Ella passa li XII segni, e in ciascuno
+segno dimora XXXIII giorni; e si regna in uno segno che à nome piscies, e
+s'abassa in un altro che à nome gemini. La sesta pianeta à nome Mercurio:
+pianeta è d'arte e d'inframmettersi in tutte cose; e passa li XII segni, e
+dimora in ciascuno segnio XXII giorni. Quelli ch'è nato in questa pianeta,
+in centotrè giorni si puote canbiare lo suo fatto e la sua volontà. Ella
+regna in uno segno ch'à nome virgo, e s'abassa in un altro ch'à nome
+pisce. La settima pianeta si à nome Luna: pianeta è d'acque e di viaggi e
+di leggierezza (832); e si passa gli XII segni, e in ciascuno segno dimora
+II giorni e terzo. Quelli che è nato in questa pianeta, in uno mese si può
+canbiare lo suo fatto e la sua volontà. Ella regna in uno segno ch'à nome
+taurus, e s'abassa in un altro segno ch'à nome iscorpio. Non intendere
+nimica che questo avenga alla persona, quando la pianeta è in quello
+segno; anzi averrà quando la pianeta comincia a regnare: la persona avrà
+grande bene in sua vita; quando ella è nata nel suo abassamento, la
+persona avrà tribolazione. E s'ella è nata in altro punto, la persona sarà
+d'altra qualità, secondo l'ora ch'ella è nata; non già secondo l'ora
+solamente, anzi secondo l'ora e il punto in che serà nato, e secondo lo
+sguardamento de' segni, che saranno incontro a quella pianeta, in quella
+ora e in quel punto. Lo giorno e la notte si è XXIIII ore, e ciascuna ora
+è mille ottanta punti, che fanno 25920 punti; moltiplicando XXIIII vie
+MLXXX punti (833), cotante creature possono essere nate per l'universo
+mondo, e ciascuno giorno e in ciascuno punto, e cotante persone. Bene
+puote essere che non si somigli l'una l'altra; e se alcune si somigliano
+di tutte cose, non puote essere che alcuna differenza non sia tra loro, o
+dei loro corpi, o delle loro qualitadi e del loro podere, chè più sono le
+diferenze che i punti di XXIIII ore. E perciò conviene che abbia tra loro
+alcuna differenzia, se non sono nati in uno punto. E tutto questo è per la
+volontà di Dio, che degnò di stabilire lo fermamento e le sette pianete, e
+i segni e l'ore e i punti del giorno e della notte. E di ciò potete voi
+vedere apertamente, delle cose visibili. Voi vedete lo sole cresciere
+l'erbe, e nodriscie gli frutti; e della luna apertamente: quando ella
+crescie, l'acque crescono e il sangue dell'uomo; e quando ella menoma,
+altressì si menomano le sue altre vertudi, che le aluminano lo mondo,
+l'una di giorno e l'altra di notte. E si ànno l'altre pianete le loro
+vertudi, che molto sono grandi. A chi le volesse contare, le vertudi delle
+VII pianete, assai avrebe a contare, che nulla di loro non manca lo
+stabilimento che Iddio à loro donato (834); e tutte le nature per lei
+passano, siccome è stabilito (835). E tutte l'altre stelle ànno molto
+grande vertù, ch'elle alluminano lo cielo, e rendono chiarore in terra; e
+di questo vi potete voi chiaramente avedere, quando la luna non luce, e
+l'aria è chiara e cilestra, e ciascuno puote andare d'ogni parte, e
+vedere, per lo chiarore delle stelle, in terra. E non v'à niuna pianeta
+che non sia magiore di tutto lo mondo, salvo Venus e Mercurio e Luna.
+
+(828) Abbiamo preferito il titolo del C. R. 2., essendo evidentemente
+errato quello del C. L., che dice: _Lo re domanda di quante maniere
+d'aquie_ (sic) _e di quante pianete_.
+
+(829) en chascun C. F. R.
+
+(830) Intendi _la pianeta_.
+
+(831) lo suo stato C. R. 2.
+
+(832) leggiere C. L. -- Abb. corr. col C. R. 2., sulla scorta del C. F. R.
+
+(833) Così il C. R. 2. -- Nel C. L.: Lo giorno e la notte si è XXIIII punti
+che fanno XXV miglia e VIIII XX.
+
+(834) car nulle d'eles ne forvee (sic) l'establissement che Deus li a done
+C. F. R. -- Paragona _forvee_ al signif. di _forvoier_.
+
+(835) Non sappiamo che senso possano avere queste parole. -- Il C. R. 2.
+ha: et tucte le nature loro si passano si come è stabilito. -- E forse
+potrebbesi meno difficilmente spiegare questa seconda lezione, pensando al
+significato che nell'antico franc. ha il vb. _passer_, di _se
+comporter_. -- Però il C. F. R. ha invece: toutes les nativites par elles
+passent, enci com Dieu l'a establi. -- E questo potrebbe intendersi che i
+pianeti influiscono sulle nascite.
+
+
+
+
+ Cap. CLV.
+
+ _Lo re domanda: di che maniere sono l'acque? Sidrac risponde:_
+
+
+Di più maniere sono l'acque. Prima è lo mare, che è insalato, onde tutte
+acque escono. Anche ci à fontane che si canbiano, e surgono la settimana
+quattro giorni, e li III stanno chete (836). Uno fiume è che tutta la
+settimana corre, e il sabato non si muta (837). Un altro fiume à nel
+levante, che di notte è ghiacciato e di giorno corre. Altre fontane àe,
+nell'isole di mare d'India, che è sì spessa l'acqua, che, chi la mettesse
+in uno drappo, non si potrebbe colare; e è sì calda, che se l'uomo vi
+gittasse rame dentro, egli arderebe come il fuoco; e sì non si potrebe
+ispegnere se non con orina. Una fontana v'à, che surge acqua nera, che
+l'uomo fa di lei fuoco volante, che molto arde. Altre fonti v'à, che
+guariscono e saldano le ferite. Altre fontane v'à, che quando l'uomo bee
+di loro, elle rendono memoria; e altre v'à che fanno dimenticare; e altre
+che fanno giacere l'uomo colla femina ispesse volte; e altre v'à che fanno
+portare figliuoli alle femine che sono sterili; e altre che fanno sterili
+le femmine. E altre v'à che fanno dare a' ferri buone tenpere e dure; e
+altre v'à che fanno buoni colori. E fiumi v'à che fanno nere le pecore, e
+sono ispesse l'acque, che nullo non vi puote passare, nè pesci notare.
+Altre fontane v'à di diverse maniere, che tropo sarebe lungo a
+raccontarle (838).
+
+(836) Mancano alcune parole al nostro e al C. R. 2. -- Ecco la lez. del
+C. F. R.: Il y a fontaines che IIII fois l'an cangent lor color: premier
+noire, apres sanguine, et puis troble, clere, fine. Il y a fontaines che
+IIII fois la semaine sordent IIII jors, et les III se tienent
+coyes. -- _Sordent_ da _sordre_, jaillir; che ha comune con _sorgere_ il
+significato e l'etimologia nel lat. _assurgere_. -- _Stanno chete_ non è
+ben tradotto. Il testo dice _se tienent coies_, che vuol dire _si
+nascondono_, _non si mostrano_; e sta in relazione col _sordent_.
+
+(837) Per _muoversi_. -- Nel C. F. R.: ne curt point.
+
+(838) Il C. F. R. ha di più: Il y a autres fointanes chaudes, chi
+aveuglent la gens. Il y a une grant fontaine, chi est toute coye, et chant
+l'on fait aucun solas entor elle, et sont des strument, et corre com I
+flum. Il y a autres fointanes chi sunt mult perilloses: chi enteroit
+dedens, ne poroit iemais issir che mort. Il y a autres fointanes chaudes,
+autres froides, autres ameres, autres salees; et tout ce est par la nature
+de la terre; et devient de celle meyme nature. Et toute ce est la volente
+de Deu.
+
+
+
+
+ Cap. CLVI.
+
+ _Lo re domanda: quanti mari sono? Sidrac risponde:_
+
+
+Tre mari sono: l'uno si è lo mare borre (839), che intornea la terra, e si
+è salato, così come voi vedete. Lo secondo si è lo mare nero, che niuno
+uomo non vi potrebe andare entro. Lo terzo è lo mare puzolente, che niuno
+uomo non vi potrebe entrare entro, che non morisse incontanente. Così come
+lo mare orrebe (840) intornea la terra, simigliante lo mare puzolente
+intornea lo mare nero. E tutto questo à istabilito Iddio.
+
+(839) bocave C. R. 2. -- botee C. F. R. -- betee T. F. P.
+
+(840) bactee C. R. 2. -- boutee C. F. R. -- betee T. F. P.
+
+
+
+
+ Cap. CLVII.
+
+ _Lo re domanda: perchè fecie Idio ritondo il mondo (841)? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Per tre cose: l'una per significanza di sè medesimo, che non ebbe
+incominciamento nè fine. L'altra per sua gloria e per sostenere tutte le
+cose. L'altra per lo torno del fermamento, che non fina di torneare per
+tutto il mondo (842), siccome Idio l'à istabilito.
+
+(841) Manca _ritondo_ al C. L. -- L'abb. agg. dal C. R. 2.
+
+(842) Correggi, col C. F. R.: entor le monde.
+
+
+
+
+ Cap. CLVIII.
+
+ _Lo re domanda: perchè fece Idio lo sole caldo e la luna fredda? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Se il sole non fosse caldo e la luna fredda, niuno uomo vivere non
+potrebbe, nè la terra niuno frutto non renderebbe; chè Idio per la sua
+potenzia l'à bene istabilito e ordinato, siccome al mondo bisognia. Lo
+sole iscalda la terra, e fa vivere le creature, e fa nasciere i frutti
+della terra; e tutto questo aviene per lo suo calore. E se quello calore
+fosse di giorno e di notte, le genti e l'altre creature afogherebono, e
+l'erbe seccherebono. Ma di notte viene lo freddo della luna e dell'aria, e
+tenpera quella calura, e rende umidore, e così gli nudriscie, e fa vivere
+e cresciere. E se lo freddo della luna fosse tuttavia (843), e 'l calore
+del sole non fosse, la gente e l'altre criature vivere non potrebbono. Se
+non fosse lo calore del sole e lo freddore della luna, lo mondo essere nè
+vivere non potrebbe.
+
+(843) tout jors C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CLIX.
+
+ _Lo re domanda: quale è la maggiore cosa che sia? Sidrac risponde:_
+
+
+La misericordia di Dio è la magiore cosa che sia, nè che fu, nè che sarà;
+chè nullo cuore non potrebbe pensare, nè lingua dire la grandeza della
+misericordia di Dio, a quelli che la cheggiono e che la disidirano
+d'avere. Ella è magiore che le granella della rena e le gocciole
+dell'acqua del mare e le foglie degli alberi: è magiore di tutte (844).
+
+(844) di tutte le cose del mondo C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CLX.
+
+ _Lo re domanda: quale è più o la rena della terra o le candelle (845)
+ del mare? Sidrac risponde:_
+
+
+La rena è più assai che le candelle del mare. Una pugnata di rena sarebe
+grande quantità di candelle d'acqua, che molto sono più minute le rene che
+le candelle dell'acqua. Ella non puote essere nulla parte che l'acqua non
+sia sopra terra e sopra rena; e la rena sostiene molte parti del mondo. La
+rena dura molte giornate, e sì non v'à candella d'acqua. Lo mare non puote
+essere tanto profondo, che la rena e la terra non vi sia; chè tutta
+l'acqua del mondo si è posta sopra terra e sopra rena. E alcuna volta
+l'uomo cava la terra, e truova l'acqua sopra rocca; ma la rocca è posta
+sopra terra; e questa è ragione per la minutezza della rena, e perchè in
+molte parti à rena, ove non ci è acqua. E la rena è più che le candelle
+dell'acqua.
+
+(845) _Candelle_ è ripetuto tante volte nel Cod. che noi non sapremmo
+qualificarlo per errore. D'altra parte il C. F. R. ha sempre _goutes_, e
+il C. R. 2. sempre _gocciole_. Ed è evidente che _candelle_ ha da avere
+appunto questo significato. Ma come e perchè? Per un momento ci parve di
+potere supporre che invece di _candelle_ fosse da leggere _canelle_; e che
+trovandosi nel latino barbaro _guttarium_ per _canalis_, il traduttore,
+per una strana confusione d'idea e di parola, avesse scritte _canella_ per
+_gutta_, _gocciola_. Appresso credemmo di essere sulla via per ispiegare
+le _candelle_, considerando come questo vocabolo abbia riferimento ad
+acqua, ne' dialetti di varie città d'Italia; come ad es. nel milanese
+_candìla_, e nel bresciano _candela_, rigagnolo, piccolo rivo artificiale.
+Ma dobbiamo pur confessare che nè l'una nè l'altra di queste spiegazioni,
+dopo più matura riflessione, ci sodisfecero. Neppure sapendo che il
+provenzale ha _cadenel_, canale, rivo; dal quale forse potrebbe non esser
+difficile passare a _candel_, _candella_ per _onda_. -- Altri potrebbe per
+avventura supporre che avesse a leggersi _ondelle_, come già si disse
+_ondetta_ e _ondicella_.
+
+
+
+
+ Cap. CLXI.
+
+ _Lo re domanda: potrebbe l'uomo contare l'onde del mare o la rena della
+ terra? Sidrac risponde:_
+
+
+Se il mondo fosse magiore mille volte, e fosse terra tutta ferma, e che
+durasse mille anni e fosse molto atticciato (846); lo giorno e la notte
+sono XXIIII ore, e ciascuna ora sono mille ottanta punti, e di (847)
+ciascuno punto nascieranno mille volte mille uomini e altrettante femine;
+e fossono tutti pilosi, e per ciascuno pelo avesse mille volte candelle di
+mare (848), le candelle dell'acqua sono più che questo numero, e la rena
+della terra è più che le candelle del mare, e la misericordia di Dio è
+magiore che l'una e che l'altra, e più che tutte le cose che al mondo
+sono, e che sono state o che saranno, a quelli che la disiderano d'avere.
+
+(846) abitato C. R. 2. -- habitees mout durement C. F. R. -- habitees de
+grant multitude de gens T. F. P.
+
+(847) a C. R. 2.
+
+(848) mille volte mille gocciole di mare C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CLXII.
+
+ _Lo re domanda: quante stelle sono in cielo? Sidrac risponde:_
+
+
+Se tutte l'acque fossono terra ferma, e l'una e l'altra fossono molto
+abitate da gente, e tutti quelli che sono morti e nasceranno e che sono,
+fossono in numero (849), le stelle sarebono più; chè per l'altezza del
+fermamento e per la sua ampiezza le stelle non si possono tutte vedere;
+che gli nuvoli s'abassano e gli altri innalzano; e però le stelle sono più
+assai; chè la vista dell'uomo, ched è sì tagliente (850), non puote tutte
+le stelle vedere. Lo fermamento, che è così grande, e è tutto alluminato
+dalle stelle, si risprende, come voi vedete e più; ma per lo suo torneare,
+l'uomo nolle puote vedere tutte (851), chè l'una disciende e l'altra
+monta, all'ore e a' punti dello giorno e della notte, così come Idio l'à
+comandato; che già non posano e non cessano, e fanno loro torno per lo
+movimento del fermamento.
+
+(849) in uno numero C. R. 2.
+
+(850) la viste de l'home chi est si trenchant C. F. R. -- Non trovo es.
+nell'ant. fr. di _trenchant_ agg. a vista; come neppure di _tagliente_ in
+ital. -- Il T. F. P. ha: sì penetrative.
+
+(851) Manca al C. L.: l'uomo nolle puote vedere tutte. -- L'abb. agg. dal
+C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CLXIII.
+
+ _Lo re domanda: quanti angeli creò Idio, e quanti furono quelli che
+ caddono, e quanti no dimorano in cielo? Sidrac risponde:_
+
+
+Idio, per la sua santisima misericordia e per lo suo piacere, creò nove
+ordini d'angeli, che sono molto grande numero; e tutti rendono grazie e
+lodo a Dio lo padre onipotente. E di questi VIIII ordini, ne traboccò una
+parte, per lo loro orgoglio. Altrettanti sono quelli che ubidettono, come
+la metà della gente (852). E tutti quelli che sono morti e che nascieranno
+e che sono nati al mondo, si porranno a sedere in quelle sedie. Quando gli
+nove ordini saranno conpiuti, per quegli che traboccarono, il mondo
+finirà, e sarà alla volontà di Dio. Non intendere mica che tutti quelli
+che sono nati e nascieranno, monteranno in cielo, alle dette sedie; ma
+monteranno quelli che degni ne saranno, e quelli che lo comandamento di
+Dio faranno, e quelli che per lo loro servigio lo serviranno. Gloria e
+gioia e allegrezza non fallirà loro.
+
+(852) la moitie des gens dou monde C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CLXIV.
+
+ _Lo re domanda: quali sono più o le genti o le bestie o gli uccegli o'
+ pesci? Sidrac risponde:_
+
+
+Le genti à fatte Idio assai meno che le bestie; che per ciascuna persona
+del mondo, sono più di cento bestie, sanza i vermini; e per ciascuna
+bestia che è al mondo, sono più di mille uccielli e più; e per ciascuno
+uccello, àe mille pesci e più in mare. Questi sono quelli che Idio à fatti
+più di nulla creatura movibile; e tutto questo è la sua volontà e lo suo
+comandamento.
+
+
+
+
+ Cap. CLXV.
+
+ _Lo re domanda: Iddio ch'è tutto possente perchè non fece altre creature
+ che vermini e bestie o uccielli o pesci? Sidrac risponde:_
+
+
+Idio per la sua potenza fece bene e ordinatamente a ragione ciò che egli
+fece; e fece al mondo quattro alimenti, e di quattro conpressioni, di
+caldo e di secco di freddo e d'umido; e si fece all'uomo corpo di terra, e
+alla bestia corpo d'aria (853), e a' pesci corpo d'acqua. E se egli avesse
+fatto corpo di terra, così come agli uomini, egli risusciterebono al dì
+del giudicio, altressì come l'uomo; ma perchè non ànno corpo di terra,
+diventano nulla (854). Lo più dilettevole luogo del mondo si è colà, là
+ove il cuore istàe, e à volontà d'essere; che se uno fosse nella più bella
+piazza del mondo, e avesse quello che mestiere gli fosse, e egli amasse
+altro luogo, quella bella piazza gli parebe nulla, inverso l'amore ch'egli
+avrebbe in altra parte (855), conciosia cosa ch'elli fosse laido; e se
+elli fosse la più brutta piazza del mondo, e egli amasse quello luogo, e'
+gli parrebbe il più dilettevole luogo del mondo. E perciò diciamo noi che
+lo più dilettevole luogo del mondo si è là dove l'uomo ama e disidera.
+
+(853) et as oisiaus si fist cors de l'air C. F. R.
+
+(854) Qui nel C. F. R. e nel T. F. P. comincia un altro Cap., intitolato:
+_Le quel est le plus deletable leu de monde?_
+
+(855) leu C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CLXVI.
+
+ _Lo re domanda: quale è più ardito o quelli che va di notte o quegli che
+ va di giorno? Sidrac risponde:_
+
+
+Quegli che va per pericoloso luogo, e' va di giorno per la sua grande
+prodezza (856), come quelli che à grande coraggio di sè difendere dal suo
+nimico. Quelli che vae di notte, vae con grande paura, e non è uomo da
+difendersi da un altro, e va come ladrone. Gente sono che non dottano uomo
+nè bestia, e si non osano andare di notte, per paura d'onbra; e ciò loro
+aviene di difalta di cuore. Altra gente sono, che si chiamano codardi, e
+sono vantatori (857); e lo giorno vanno saviamente tra la gente, e la
+notte si devisano (858), e vanno per le ville, come arditi, perchè sono
+sicuri non saranno conosciuti. Ma le genti che li veggiono, credono che
+sieno alcuni valenti uomini. E per questa sicuranza vanno di notte facendo
+il male. Sapiate che quelli sono vili e codardi, che si devisano per
+parere altra gente.
+
+(856) Celui chi vait en perilous leu et vait de jor, cil vait par sa grant
+proesse C. F. R.
+
+(857) boubansors C. F. R., per _boubancier_.
+
+(858) se desguisent C. F. R., che vuol dire _sortir de la guise_, _se
+transformer_. -- _Devisarsi_ è traduzione letterale del vb. fr.; ma può
+piacere, ad esprimere il cangiare di _viso_, di _apparenza_, di _abito_,
+invece di _travisarsi_.
+
+
+
+
+ Cap. CLXVII.
+
+ _Lo re domanda: quale è maggiore prodezza o quella di città o quella de'
+ boschi? Sidrac risponde:_
+
+
+Prodezza di città non è già chiamata (859), ch'ella non è prodezza, anzi è
+follia e stoltezza. E' pigliano sicurtà dalla gente. Che molti sono quelli
+che, quando ànno parole con altrui, egli lo vogliono asalire tra l'altra
+gente; e quelli che sono asaliti, sono più valenti e più arditi; e si non
+si vogliono muovere contra di loro. E quelli che asaliscono lo fanno per
+tre cose: la prima, è per grande follia; la seconda, per sicurtà delle
+genti che si metteranno in mezo, e non lascieranno acostare; la terza,
+quando egli ànno troppo bevuto, e lo cervello loro è tutto smoto (860) di
+vino. E lo valente che è asalito, lascia lo mal fare per tre cose: la
+prima, che egli à paura di mal fare; la seconda, ch'egli dotta la
+signoria, chè tutti i valenti uomini dottano la signoria (861); la terza,
+dottano l'onta di non perdere lo suo, e però non si vuole egli muovere. Ma
+se amenduni fossono alla foresta, lo valente della città non avrebe
+ardimento di farlo; chè là non troverebe egli chi lo tenesse; e lo
+prod'uomo del bosco non temerebbe onta nè signoria nè di perdere lo suo, e
+tosto l'ucciderebbe. E se gli due s'incontrano insieme, lo prode uomo del
+bosco si difende valorosamente; e lo prode uomo della città, che spesse
+volte fanno le stampite (862) tra la gente, non oserebbe dimorare nella
+piazza, anzi fugirebe nel canpo. E però diciamo noi che la prodeza del
+bosco è detta prodeza, e quella della città è detta follia.
+
+(859) ne est mie apelee proesse C. F. R.
+
+(860) Traduz. letterale del franc. _esmeue_, dal vb. _esmaier_,
+_commosso_, _turbato_, _alterato_.
+
+(861) car tout home la doit douter C. F. R.
+
+(862) estampie C. F. R. -- bombans T. F. P. -- Pare che qui _stampita_
+abbia da intendersi per _vantazione_, _millanteria_. Trovasi questa parola
+nel provenzale, ove ebbe anche il significato di _disputa_, _rumore_. E
+nel nostro esempio potrebbe intendersi che chi fa _chiasso_, _rumore_,
+quando è in mezzo a molta gente, fugge poi se si accorge che vi sia
+pericolo di trovarsi solo di fronte al proprio avversario. -- Cf. _Gachet_,
+_Gloss. du Chev. au Cygne_, a _Estampiez_. Il Gherardini reca un esempio
+di _stampita_ per _chiacchierata_; e questo pure potrebbe adattarsi al
+caso nostro. -- Vogliamo anche notare che il mod. spagn. ha: _estampida_,
+che significa il rumore del colpo di un fucile o di un cannone.
+
+
+
+
+ Cap. CLXVIII.
+
+ _Lo re domanda: dee l'uomo rinproverare l'uno all'altro o di povertà o
+ di ricchezza o di malizie o di malvagità di sua moglie, o d'altre cose?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+L'uomo non dee rinproverare l'uno all'altro di nulla cosa; che se tu gli
+rimproveri malizie, quelli che le dà, lui le potrebe bene dare a te (863).
+E se tu gli rinproveri della follia di sua moglie, egli potrà bene essere
+che altrettale averrà ad te. E se tu gli rinproveri d'altre cose, lo
+somigliante puote avenire a te. E però niuno dee rinproverare altrui, chè
+niuno è che sapia che avenire gli dee.
+
+(863) car si tu li reproches de maladie, cil chi li dona la maladie puet
+bien doner a toy C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CLXIX.
+
+ _Lo re domanda: dee l'uomo portare e fare onore a tutta gente (864)?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Si bene, ma nulla anima del mondo lo potrebe fare a piacere con suo prode
+e con suo onore. L'uomo lo dee fare, conciosia cosa che tu non dei del
+tutto loro (865). Fa' loro bella cera e bello senbiante e buono conforto e
+buono consiglio; in questo modo potrai fare a piacere a uno e a uno altro
+con tuo prode e con tuo onore; e si avrai grado dalle genti, e sarai amato
+e pregiato, e tenuto per buono tra la gente.
+
+(864) _doit l'om porter honor et faire a plaisir de toutes gens?_ C. F. R.
+
+(865) A rettificare questa prima parte del presente cap., poichè non può
+giovare il C. R. 2., sarà utile riferire la lez. del T. F. P.: Ouy bien,
+qui le poutroit faire; mais nulle personne ne le pourroit faire que Dieu.
+A ceulx a qui tu en pourras bien faire plaisir en ton honneur, ja soit ce
+que tu leur donne du tien, fais le vouluntiers. Et ceulx que tu ne pourras
+servir du tien, sers les de belles paroles et beau semblant, ec.
+
+
+
+
+ Cap. CLXX.
+
+ _Lo re domanda: dee l'uomo dimenticare quelli che gli hanno fatto onore?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Non già dimenticare nol dee, conciosia cosa che 'l servigio sia piccolo; a
+niuno tenpo lo dei dimenticare. E chi grado e piacere mi fa, egli mi dà
+assai del suo; e però dee portare l'uomo amore e reverenza e benevoglienza
+a quelli che l'ànno servito; e lui dee aiutare al suo podere, se bisogno
+àe, che lo buono guidardone dee l'uomo fare contra colui che servigio gli
+à fatto. E lo servigio che l'omo fa a quelli che l'omo non è tenuto,
+quello cotale (866) de' essere più gradito, che se l'uomo lo dee fare. E
+però non dee l'uomo dimenticare lo servigio che gli è fatto, a nullo
+giorno.
+
+(866) Abb. corr. col C. R. 2. -- Nel C. L.: dee l'uomo fare contra essere
+più gradito, ec.
+
+
+
+
+ Cap. CLXXI.
+
+ _Lo re domanda: come si puote l'uomo tenere dalla sua grande volontà?
+ Sidrac risponde: (867)_
+
+
+Sì, bene e legiermente, quando egli è di quella volontà. E egli dee
+pensare allo suo criatore, e così come egli lo degnò creare alla sua
+simiglianza; e perciò non si dee lordare; ma onorare e nettamente
+guardare, per amore di quelli che lo degnò fare alla sua simiglianza. E si
+dee pensare come egli dee morire, e venire in nulla; e l'anima di lui
+ricevere tali guidardoni, come avrà servito in quello corpo, fia bene o
+fia male, secondo le sue opere. E in questi pensieri gli passerà questa
+volontà. Si lo re desse a uno uomo la sua roba, che la si dovesse vestire
+per lo suo amore, sapiate che quello uomo la si vestirebbe a grande onore,
+e la guarderebe nettamente, e sarebe molto innorato dalla gente, quando
+egli la si vestisse. Bene dobiamo noi essere più innorati e meglio
+guardare la somiglianza che Idio ci à vestiti, che è della sua propia, e
+più caramente che una roba d'uno cotale uomo, chente noi siamo, tutto
+fosse egli re. Che se tu non pensi in quella volontà per lei medesima
+passerà, se tu lasci nolla gratiare di fatti nè di pensieri (868); ch'ella
+è altressì come lo fuoco: chi più vi mette più arde; e per la
+sofferenza (869) e per gli buoni pensieri, leggiermente passerà. E tanto
+quanto l'uomo più soffera, più vorrà sofferire; e tanto quanto l'uomo più
+l'usa, e più lo vorrà usare. E uno fuoco che fa dannaggio, l'uomo lo dee
+ispegnere, e sì amortare nell'acqua, che giammai dannaggio non gli faccia.
+Simigliantemente dee l'uomo fare della luxuria; chè la luxuria è
+pericoloso fuoco, e fa molto grande dannaggio al corpo e all'anima. L'uomo
+la dee amortare e ispegnere tuttavia.
+
+(867) _Le roy demande: ce peut l'om tenir de luxurie, chant l'om est de
+volonte?_ C. F. R.
+
+(868) Riferiremo prima la lez. del T. F. P.: Ainsi donc quant l'homme
+entre en ceste voulunte de luxure, et en luy mesmes il pensera les choses
+dessusdictes, bien legierement se passera y celle voulunte; mais qu'il la
+delaisse et qu'il ne la nourrisse point ne de faiet ne de pensee. -- Ecco
+ora la lez. del C. F. R.: car se tu penses en celle volunte, elle passera
+par celle meesme volunte, se tu la laisses et ne la graees ne de faites ne
+de pencees. -- _Se tu la laisses_ (laisser ant. fr., quitter) è stato
+trad., come vedesi, _se tu lasci_. -- _Et ne la graees_ (graer ant. fr.,
+gratiaer), è stato trad. _nolla gratiare_. -- Il nostro periodo potrebbe
+intendersi così: se tu stabilisci, se sei fermo di non far grazie, di non
+fare concessione a quella volontà nè di fatti nè di pensieri.
+
+(869) por ces soffraites. C. F. R. -- _Soffraite_ ant. franc., _sofracha_
+prov. ha, fra altri, il significato di _mancanza_; e qui pare che potrebbe
+appunto intendersi: e per la mancanza di materia che alimenti il fuoco, e
+per i buoni pensieri ec. -- Potrebbe però anche interpetrarsi: e
+coll'essere tollerante (_soffrir_) e con i buoni pensieri ec. --
+
+
+
+
+ Cap. CLXXII.
+
+ _Lo re domanda: quale è lo magiore diletto che sia? Sidrac risponde:_
+
+
+Due sono i diletti del mondo: l'uno è spirituale e l'altro corporale; e lo
+corporale è poco diletto, perchè passa legiermente, e ispegnesi come uno
+lume, e diventa nulla; che del diletto corporale si generano molte malizie
+e avarizie e pericoli all'anima, e morte e onta e vergognia e si è tutta
+vanità; che ciò che l'uomo può fare di diletti in cento anni, se uno
+giorno e' gli falla, tutto quello che àe avuto gli pare nullo
+diletto (870). Lo spirituale, cioè a sapere di quelli che si dilettano in
+Dio e delli suoi comandamenti e nelle sue opere, e quegli che ànno buona
+fede e buona isperanza d'avere la vita perdurabile nella conpagnia di Dio,
+sapiate che quelli ànno molto grande diletto; tanto quanto più travagliano
+e sofferano per Dio, si loro richieda a fare di quello travaglio e
+sofferenzia (871); e si pare loro ch'egli sieno in gloria. E questo
+diletto mai non finiscie, anzi si canbia di bene in meglio, e di gioia in
+allegreza e in gloria, che mai fine non avrà. E perciò diciamo noi che lo
+diletto ispirituale vale meglio e è più grande che lo corporale, e è più
+durabile.
+
+(870) car chant che l'home se puet delitier en C. ans, et un jor li faut
+tout et si resemble che riens n'en a este. C. F. R.
+
+(871) si requirent plus a faire de cel travaile et soffrance. C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CLXXIII.
+
+ _Lo re domanda: desi l'uomo dilettare colla femina? Sidrac risponde:_
+
+
+Due maniere sono di dilettarsi l'uomo colla femina: l'uno è spirituale e
+l'altro è corporale. Lo spirituale si è quando l'uomo àe la sua moglie, si
+dee acostare a lei onestamente e degniamente. E sì si dee acostare co' lei
+a tale intendimento e intenzione, d'avere frutto di lei, che renda grazie
+al suo criatore. E quando ella è pregna, elli non si dee più acostare a
+lei, infino che partorito non à; e dopo il partorire XL giorni. E quando
+la femina è nel suo tenpo, e' non si dee acostare a lei, tanto quanto
+ell'à quello; e sarà questo lo buono diletto spirituale. Lo diletto
+corporale del mondo si è in modo di bestia, che non si guarda quando
+s'acosta alla sua femina, anzi s'acosta tutte le volte che n'à volontà.
+Sapiate che questo è malvagio diletto, e morte e perdizione dell'anima e
+del corpo. Quelli che lo fa a modo di bestia è di vita di bestia; e fanno
+contra lo comandamento di Dio.
+
+
+
+
+ Cap. CLXXIV.
+
+ _Lo re domanda: quando l'una oste è contra l'altra come si deono
+ conbattere? Sidrac risponde:_
+
+
+Quando l'una oste è contra l'altra, lo capitano dell'oste dee essere savio
+e proveduto e valente e vigoroso. E dee guardare e avisare (872) l'oste
+che è incontro a lui; e dee ordinare saviamente le sue ischiere; e desi
+muovere vigorosamente, con senno; e fedire contra loro e sopra loro. E se
+egli s'avedeno che i loro nimici sieno più forti di loro, e egli si dee
+tenere fortemente, e confortare la sua gente, e dare loro vigore e
+baldanza; e fare grande senbianza di muovere contra i nimici, e ricogliere
+la sua gente, e venire a salvamento. E se l'altra oste gli asaliscie, e
+egli si deono difendere vigorosamente. Che se l'oste forte sapesse lo
+fatto del meno forte, tosto la piglierebbe; ma perchè non si sa, ispesse
+volte n'aviene che le frali osti iscanpano dalle forti e possenti.
+
+(872) esmer C. F. R. -- _Aesmer_, _esmer_ ha qui il significato di
+_valutare_, _calcolare_. L'_avisare_ del n. t. ha il senso di _guardare
+attentamente_, o _riconoscere_, come nell'es. del Caro, citato dalla
+Crusca.
+
+
+
+
+ Cap. CLXXV.
+
+ _Lo re domanda: quali sono quelli menbri senza li quali l'uomo non
+ potrebbe vivere? Sidrac risponde:_
+
+
+Se l'uomo avesse meno le mani, e' piedi e gli occhi e' coglioni e' gli
+orecchi e' denti e la lingua fosse sano (873), egli potrebe vivere. E se
+egli avesse tutti i suoi menbri sani, e egli non avesse nè denti nè
+lingua, egli non potrebe vivere; che i denti e la lingua apartengono alla
+vivanda; di che le genti vivono. La lingua mena la vivanda a' denti, ed
+aiuta; e sanza queste due cose non potrebe l'uomo vivere. Idio à fatto la
+lingua all'uomo, per adorare lo suo sancto nome, e per parlare, e per
+menare la vivanda a' denti; e sì l'à fatta di carne viva e reale sopra
+tutti gli altri menbri del corpo; e fatti i denti di nerbi
+ghiacciati (874), simiglianti a ossi che divorano gli ossi.
+
+(873) fussent sains. C. F. R.
+
+(874) de ners glacies C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CLXXVI.
+
+ _Lo re domanda: chi trovò e fece lo prima stormento del mondo, e come fu
+ fatto? Sidrac risponde:_
+
+
+Lo primo stormento lo fece e trovò uno de' figliuoli di Noè, quelli
+ch'ebbe nome Giafet (875). Egli trovò in prima il suono dell'acqua
+corrente nelle pietre che erano nell'acqua, alte e basse: che l'una pietra
+dà più alto il suono l'una che l'altra, per la sua altezza o per la sua
+bassezza (876). E anche lo trovò per le foglie degli alberi, quando il
+vento vi dà entro. E di tale maniera ordinò, e stabilì lo stormento per lo
+scandalio (877) di queste due cose, e per lo senno, che era molto savio e
+sottile. E tutto questo fue per la volonta di Dio.
+
+(875) par deux hommes dont l'ung eut nom Tubal et l'autre Tubalcain.
+T. F. P.
+
+(876) Il traduttore non ha inteso, ed ha quindi messo insieme parole senza
+senso. Ecco la lez. del C. F. R.: Et le trova premierement par le son de
+l'aigue corante, et per le son dou vent des arbres; car il temproit le son
+de l'aigue corante, de pierres, de haut et de bas, car l'une partie donoit
+plus grant son che l'autre par sa autesse et par sa basesse.
+
+(877) scandail. C. F. R. -- exemple T. F. P. -- _scandaglio_ è usato per
+_esperimento_, _esempio_. La Crusca non ne registra che un esempio del
+Berni.
+
+
+
+
+ Cap. CLXXVII.
+
+ _Lo re domanda: l'uomo che nascie sordo e muto, che linguaggio pensa e
+ intende lo suo cuore (878)? Sidrac risponde:_
+
+
+L'uomo che nascie sordo e mutolo, nè parlare non puote, egli pensa e
+intende lo linguaggio del suo primo padre, cioè Adamo; e lo suo linguaggio
+fu ebreo. Dunque per diritta forza conviene che ritorni allo linguaggio
+del suo primo padre, ciò fu Adamo, là ond'egli fu schiantato. Altresì come
+uno omo che pigliasse i noccioli d'uno frutto d'uno alboro e si gli
+piantasse, quello nocciolo farebbe uno altro alboro simigliante a quello
+ond'egli fosse stato (879); e farebe il frutto di quella medesima
+senbianza e colore e sapore, come dal suo principio. E per tutte quelle
+volte che l'uomo piantasse di quelli noccioli, nascierebono albori e
+frutti di quella medesima senbianza e colore e sapore, come dal suo
+principio. E chi pigliasse di quello albore, e lo nestasse cogli altri
+frutti, egli diventerebbono di quella senbianza di quello onde furono
+nestati. Altressì fummo noi del primo linguaggio d'Adamo, primo nostro
+padre; e poi siamo nestati con altri legnaggi. Che chi pigliasse uno
+garzone di XI giorni o di meno, che non sapesse parlare nè intendere, e
+che lo mettesse in uno luogo che non potesse udire niuna persona parlare,
+e che l'uomo gli desse e facesse tutto ciò che bisognasse, e fosse sanza
+parlare altrui, quando egli avesse X anni o più, egli non parlerebe altro
+linguaggio che del suo primo padre, cioè ebreo; come la natura dell'albero
+che ritorna a sua natura.
+
+(878) en son cuer. C. F. R.
+
+(879) manca al n. c. da _là ond'egli_ fino a _ond'egli fosse
+stato_. -- Abb. suppl. col C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CLXXVIII.
+
+ _Lo re domanda: perchè sono gli nuvoli l'uno bianco e l'altro nero?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Per due cose quelli che sono bianchi son posti da lungo l'arie (880), e
+tengono l'uno capo verso terra e l'altro verso il cielo; e lo chiarore del
+sole lo fiede e allumina col suo lume; e la luna lo fiede di notte e le
+stelle; e per questa ragione risprendiscono (881), e diventano bianchi.
+L'altra ragione si è perch'elli sono sottili e vani (882); e per lo caldo
+e per lo calore del sole elli passa la notte lo freddo dell'aria; e lo
+lume della luna gli passa (883); e perciò sono elli bianchi. Quelli che
+sono neri elli toccano l'aria di largo (884), e sono ispessi e grossi; e
+lo chiarore del sole nè de la luna nolli possono passare; e però sono elli
+neri.
+
+(880) sunt assises dou lonc de l'air. C. F. R. -- _Assises_ da _seoir_.
+_asseoir_, être placé, situé.
+
+(881) _risplendono_.
+
+(882) vaines. C. F. R., leggeri.
+
+(883) les perce. C. F. R.
+
+(884) de travers. T. F. P.
+
+
+
+
+ Cap. CLXXIX.
+
+ _Lo re domanda: dello tenpo ch'è chiaro e sereno gli nuvoli onde
+ vengono? Sidrac risponde:_
+
+
+Quando lo tenpo è così chiaro come voi vedete, gli nuvoli che sono, eglino
+iscorrono (885) dello spirare della terra. Là dov'ella getta grande caldo,
+ella getta fuori di lei a modo di brina; e lo chiarore del sole la bee, a
+modo di rugiada, e porta suso; e poi si ragunano, e diventano nuvoli
+bianchi; e l'aria l'ispande per molti luoghi, e gli consuma.
+
+(885) issent. C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CLXXX.
+
+ _Lo re domanda: tutte le criature che sono fatte possono sapere la
+ volontà della cogitazione di Dio? Sidrac risponde:_
+
+
+Nè niuno angelo nè niuno arcangelo nè niuna criatura che Iddio fece o
+farà, non potrà sapere la volontà nè la cogitazione di Dio, tanto quanto
+una candella di mare (886), se per Dio e per la sua volontade nolla sanno.
+La volontade e la cogitazione di Dio è sì grandissima, come tutto il cielo
+e la terra. E quando egli vuole che alcuna cosa sia fatta, punto non vi
+tarda, nè niuno più vi può calognare (887). E quelli che ànno saputo e
+sapranno la volontà di Dio, si fia per la sua medesima volontà, che loro
+lo manda a sapere per lo suo sancto angiolo; nè nulla creatura che Idio
+abia facta non può sapere la volontà di Dio nè la sua cogitazione, se per
+lui non lo sa (888); se non come una formica potrebe sapere lo profondo
+del mare.
+
+(886) une goute de la mer. C. F. R.
+
+(887) chalonger C. F. R. _Chalonge_, _chalenge_, ant. franc. vuol dire
+_calunnia_ e insieme _disputa_, _rifiuto_; come _chalonger_, _disputare_,
+_rifiutare_, _calunniare_. E così in prov. _calonja_ significa _rifiuto_ e
+_disputa_. -- In lingua vallona _calengi_ vuol dire _mettre en
+contravention_, _à l'amende_; _adresser un défi_, _un cartel_. -- Abbiasi a
+mente, per ispiegar ciò, i varii significati che ebbe _calumnia_ nel basso
+latino (_Du-Cange Gloss._). -- In ital. _calognare_ non vuol dir altro che
+_calunniare_, secondo ciò che registra la Crusca. Ma qui è chiaro che deve
+intendersi per _porre ostacolo_, _proibire_, _impedire_, _disputare_.
+
+(888) Abb. corr. col C. R. 2. -- Nel C. L. mancano molte parole.
+
+
+
+
+ Cap. CLXXXI.
+
+ _Lo re domanda: dee l'uomo tutto giorno adorare? Sidrac risponde:_
+
+
+Sì bene, se fare lo può; ma sì fare nollo puote, perchè lo corpo vuole lo
+suo riposo. Che se egli non si riposasse, vivere nè andare non potrebe. E
+però dee l'uomo Idio adorare una parte del giorno e la notte, a certe ore;
+e travagliarsi per la vita del corpo; e un'altra riposare per dare forza e
+podere al corpo, perchè possa travagliare per sè e per la sua anima. E
+quando egli viene ad adorare Iddio, e' lo dee fare di buon cuore e di
+buona intenzione; e tenersi queto e di buona aria in uno luogo; e dire
+umilemente e perfettamente quello che vuole; e avere lo cuore e la
+volontade a Dio e alla sua gloria. E per niuna cosa non dee lasciare
+ch'egli non conpia la sua orazione. E quelli che lo fa, adora Iddio
+giustamente e perfettamente e intendevolemente; chi altrimenti, egli non
+adora siccome egli dee.
+
+
+
+
+ Cap. CLXXXII.
+
+ _Lo re domanda: gli occhi che lagrimano ispesso donde viene? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Gli occhi che lagrimano ispesso aviene dalla tenerezza del cuore e dalla
+purità del coraggio. Chè lo cuore che è tenero e puro, incontanente che
+ode cosa che gli dispiaccia, sì la pensa e guata; e sale l'acqua della sua
+tenerezza suso agli occhi; allora piange, e getta l'acqua fuori, per
+travaglio e per angoscia, che à il cuore, che è tenero e pietoso. Apena
+puote l'uomo male avere da lui, cioè per forza degli omori, che sono di
+quattro conpressioni al corpo; che la loro durezza sormonta la tenereza
+del cuore. Gli occhi che spesso lagrimano fanno grande abagliamento al
+cuore; che per le lagrime che gli occhi gettano, raffreddano l'arsura e lo
+calore del cuore. Gli occhi che non lagrimano, non possono avere ciò. Loro
+aviene, per la grande dureza, ch'egli ànno al cuore della grande fellonia.
+Cotale cuore apena potrebe pensare se non malizia e ingegno all'altra
+gente (889); e quando pensa alcuna volta l'uomo bene, ciò non gli aviene
+già per lui, ma per gli omori umidi che al corpo sono, che sormontano la
+sua dureza e la sua fellonia, e lo fanno per forza pensare in alcuno bene.
+
+(889) Car tel cuer apeines puet penser que a malice et a engigner ec.
+C. F. R. -- _Engigner_, ingannare.
+
+
+
+
+ Cap. CLXXXIII.
+
+ _Lo re domanda: quante maniere di gente de' l'uomo onorare (890) in
+ questo mondo? Sidrac risponde:_
+
+
+Primieramente l'uomo dee adorare lo suo criatore, che lo fece e lo
+disfarà, quando lo suo piacimento sarà. E apresso dee l'uomo portare onore
+alla sua moglie, che Idio gli à donata a conpagnia, altressì come egli
+donò a Adamo Eva; e a loro comandò che amendue fossono una cosa. Ciascuno
+simigliantemente così dee essere alla sua moglie. E apresso deono adorare
+lo loro Signore, a cui egli à data la fede, per guardarlo e per salvarlo
+in tutte l'altre cose che intervenire possono. E apresso deono onorare il
+padre e la matre sopra tutte l'altre cose; e gli dee aiutare e mantenere
+lealmente. E apresso dee poi l'uomo onorare lo suo buono fattore, é
+figliuoli é fratelli é parenti é suoi amici; e ciascuno onorare e amare
+lealmente.
+
+(890) debono orare. C. L. -- Abb. corr. col C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CLXXXIV.
+
+ _Lo re domanda: qual'è lo più largo uomo del mondo? Sidrac risponde:_
+
+
+In questo secolo non v'à nullo largo uomo; e nullo è che donare possa;
+che tutto ciò che l'uomo dà in questo secolo e nell'altro è di Dio lo
+creatore, e da lui vengono. Che niuno uomo in questo mondo non potrebe
+tanto avere, che nulla potesse portare nell'altro. Ma quelli che in
+questo secolo danno, si è della grazia di Dio, le quale egli dona per
+aministrare a' poveri in questo secolo. Assai potete voi sapere che Idio
+è largo; e ch'elli dona il dono (891) in questo secolo a quelli che
+vegnono ignudi, e non portano nulle co loro. E Idio dice: donate del mio
+medesimo, a quegli che non ànno, e io vi darò nell'altro secolo a cento
+doppi.
+
+(891) chi done les dons. C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CLXXXV.
+
+ _Lo re domanda: in via o in camino più onorare o 'l povero o 'l
+ ricco (892)? Sidrac risponde:_
+
+
+Se lo povero è in cammino con migliore di lui, egli dee sofferire che
+quello migliore di lui vada innanzi, e egli apresso; e simigliantemente al
+sedere dee sofferire che lo migliore segga più alto e egli poi più basso.
+Lo povero non dee mica sedere più alto che lo ricco, perchè un altro
+migliore di lui verrà, e dirà: lieva suso, e lasciami sedere, chè questo
+non è già luogo per te. Ma s'egli avenisse che il povero fosse collo ricco
+in una battaglia, là si dee lo povero, se egli puote, più avanzare, e
+mettere inanzi al ricco, e conbattere, e se difendere vigorosamente e
+forzevolemente.
+
+(892) Le roi demande: se doit l'om poure en chemin ou en place metre soi
+devant le riche? C. F. R. -- E concorda col T. F. P.
+
+
+
+
+ Cap. CLXXXVI.
+
+ _Lo re domanda: è peccato di mangiare tutte cose? Sidrac risponde:_
+
+
+Iddio per la sua misericordia creò tutte le cose all'uomo, e ch'e' fosse
+altressì signore in terra, come egli è signore in cielo, d'uccidere, di
+manicare e di comandare e di travagliare tutte l'altre criature al suo
+servigio. E per questo grande dono e signoria e possanza che Idio ci à
+donata sopra tutte l'altre cose, noi abiamo podere d'uccidere e di
+manicare e di comandare quello che noi vogliamo. E ciò che noi mangiamo di
+buono cuore, egli ci è buono e diritto, se fosse serpente o scarpione o
+altra ria bestia del mondo, o uccello o paone, è questo buono mangiare. E
+se non ci piacesse, e nollo mangiassimo di buona volontà, sapiate che
+quello buono mangiare, non è buono nè diritto nè leale; chè ciò che l'uomo
+mangia di buono cuore e di buona volontade, egli è buono e diritto e
+leale; e ciò che l'uomo mangia sopra cuore (893) e di mala volontade, egli
+no gli è buono nè diritto nè leale.
+
+(893) sor cuer. C. F. R. -- _Sor_ ebbe il significato di _contre_.
+
+
+
+
+ Cap. CLXXXVII.
+
+ _Lo re domanda: de' l'uomo salutare la gente a tutte l'ore? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Non già. Non dee l'uomo nimica tuttavia salutare la giente. Che se tu se'
+nel tuo albergo, tra li tuoi amici e tra la tua masnada, tu dei due volte
+salutare il giorno, ciò è a 'ntendere la mattina e la sera; e se piue lo
+farai, tu farai contra ragione, e non li tuoi amici. E se tu incontri lo
+tuo amico nel cammino, tu lo dei salutare una volta il giorno; e la salute
+dee essere cotale secondo la stagione del giorno. Sapiate che quelli che
+in prima saluta à l'onore. E quando lo tuo amico o altri ti saluta, tu li
+dei cortesemente rispondere, a chi che si sia.
+
+
+
+
+ Cap. CLXXXVIII.
+
+ _Lo re domanda: come dee l'uomo mantenere gli figliuoli? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Se tu ài figliuolo, tu lo dei nudrire onestamente, e falli inparare senno
+e iscienzia; e gastigarlo ispesso; e fargli inparare arte, onde si possano
+aiutare, se mestiere loro è. E tu no gli dei ispesso mostrare bella ciera,
+nè lusingargli; che quando tu gli graverai d'alcuna parola, molto
+magiormente anoierà loro, per le lusinghe che tu averai loro fatte. L'uomo
+dee fare di suo figlio e di sua famiglia come della verga, ch'è verde, che
+l'uomo la può piegare alla sua maniera e alla sua volontà; che quando ella
+è secca, e l'uomo la vuole piegare a suo modo, ella si ronpe e non fa
+nulla per lui. E altressì è de' tuoi figliuoli e della tua famiglia: in
+prima gli gastiga perchè al di drieto (894) facciano la tua volontade; e
+che se alla prima no gli gastighi, al dirieto non faranno nulla per te.
+
+(894) au derain. C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CLXXXIX.
+
+ _Lo re domanda: qual dee l'uomo più amare tra la moglie o figliuoli?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+L'uomo dee amare la sua buona famiglia (895), più cara che cosa che sia,
+apresso lo suo criatore, e sè medesimo; inperò che egli e la sua moglie
+sono una cosa, altressì come Iddio per la sua potenza fece Adamo e Eva una
+cosa. Che Idio avrebe potuto fare Eva de' piedi d'Adamo, se egli avesse
+voluto, e ella sarebbe stata sotto i suoi piedi. E se egli l'avesse fatta
+della sua testa, ella sarebbe istata sopra la sua testa. Ma Idio volle che
+due fossono uno; che l'uno fosse possente come l'altro; perciò la fece
+della sua costola diritta, per ch'ella fosse suo pari di tutte le cose, e
+che egli fosse signore e ella donna; e che 'l mondo non si potrebbe
+moltiplicare sanza loro. E perciò diciamo noi che l'uomo dee amare,
+apresso al suo criatore, sè medesimo, sopra tutte le cose del mondo; e
+altressì la femina l'uomo. Che se tu perdi la tua buona moglie, e' ti
+manca del tuo onore del tuo saluto (896); chè tu non dei avere altra
+moglie, se non una sola in tutta la tua vita. Ma tenpo sarà che quello che
+averà a venire del popolo del figliuolo di Dio, che quelli che ordineranno
+la fede, ordineranno e stabiliranno, per la fragilità della frale carne,
+se la moglie muore, che egli ne possa pigliare un'altra; e
+simigliantemente possa fare la femina dell'uomo.
+
+(895) moglie. C. R. 2. -- feme. C. F. R.
+
+(896) Per _salute_; usato al masc., come in ant. franc. e in prov.
+
+
+
+
+ Cap. CLXXXX.
+
+ _Lo re domanda: se mio padre e mia madre non fossono istati, noi come
+ saremo istati (897)? Sidrac risponde:_
+
+
+E da poi che lo comandamento di Dio è fatto, e tu se' nato in questo
+secolo, tu dovevi nasciere. Chè inanzi che Idio facesse lo mondo, sapea
+egli bene che lo mondo egli dovea fare; e sapea bene il numero della gente
+che nati sono, e che nascieranno, e gli loro nomi, e gli loro detti e
+fatti, e la loro perdita e la loro salute. E simigliantemente delle bestie
+e de' pesci e degli uccelli. E se egli non avesse saputo tutto questo,
+egli non sarebe istato Idio. La sua misericordia e la sua potenzia sapeva
+bene che noi dovevamo nasciere; e poi che tu se' nato, se lo tuo padre e
+la tua madre non fossono istati nati, tu saresti nato da un altro uomo e
+da un'altra femmina.
+
+(897) come saremmo nati C. R. 1.
+
+
+
+
+ Cap. CLXXXXI.
+
+ _Lo re domanda: perchè non vengono a bene le creature che sono create in
+ corpo alle loro madri (898)? Sidrac risponde:_
+
+
+Per tre cose: l'una è per lo comandamento di Dio; la seconda per lo frale
+seme, di che la criatura è stata seminata (899); la terza per la fraleza
+delle reni della femina; che le reni che sono frali, elle non possono
+sofferire lo peso del garzone; e ora si rimuta la madre (900), per lo
+garzone ch'è nel ventre della femina, dove il garzone si nodriscie; e dal
+suo rimutare lo garzone si versa (901), e la femmina s'apre, e lo garzone
+cade fuori; e poi per lo podere di Dio ella si richiude.
+
+(898) Nel C. L. si legge: _Lo re domanda se le criature che sono formate e
+vi crescono e non vengono a bene_. -- Abb. posto il titolo quale si legge
+nel C. R. 2.
+
+(899) de quoy li enfans est formes. C. F. R.
+
+(900) si remue la mere. C. F. R. -- Intenderei: _si muove la matrice_.
+
+(901) se verse. C. F. R. -- _Verser_, ant. fr., ha, fra altri, il
+significato di _rovesciare_.
+
+
+
+
+ Cap. CLXXXXII.
+
+ _Lo re domanda: tutte le femine sono d'una maniera? Sidrac risponde:_
+
+
+Tutte le femine sono fatte d'una cosa, e ànno una taglia (902) dentro e di
+fuori. Ma alcune sono che ànno più calda conpressione che un'altra. Ma di
+menbri che vedere non si possono, che sono dentro del corpo della femina,
+tutti sono a una similitudine. E di ciò ch'all'uomo apartiene di fare alla
+femina, elle sono tutte uno; altressì è la più bella del mondo come le più
+laida. Ma elle non sono tutt'uno nè di detti nè di fatti, che l'una è
+migliore che l'altra. Ma alcune gente sono, che dicono che l'una femina è
+più dolce che l'altra; e questo aviene per tre cose: la prima della biltà
+della femina, e bene vestita e netta e bene adornata: l'uomo si diletta
+più co lei che con quella che è brutta e laidamente vestita; l'altra cosa
+che passa l'altre due, si è quando l'uomo ama la femina di cuore e di
+volontà; e egli si diletta più in lei, che con quella che non ama; e
+altressì fanno le femine degli uomini.
+
+(902) et si ent unes entrailles. C. F. R. -- _Entrailles_ qui pare che,
+oltre le parti interne del corpo, stia a significare anche le
+esterne. -- Anche il T. F. P. ha: et si ont telles entrailles l'une comme
+l'aultre, dehors et dedans.
+
+
+
+
+ Cap. CLXXXXIII.
+
+ _Lo re domanda: dee l'uomo fare a sapere al suo amico la dislealtà della
+ sua moglie? Sidrac risponde:_
+
+
+Se la femina del tuo amico è malvagia, e porta dislealtà al suo marito, e
+dannagio gli fa, e tu te ne puoi avedere, tu cortesemente lo dei bene fare
+a sapere al tuo amico, in bello modo, conciosia cosa che si crucci. Che se
+tu gliele fai a sapere, per aventura si guarderà della sua onta e del suo
+danno, e metterà consiglio che torni in suo prode e in suo onore. E se tu
+non gliele (903) fai a sapere, ed egli si puote fortemente adontare, e lo
+suo puote malamente consumare. E per quella cagione tu lo dei fare a
+sapere della sua masinada (904).
+
+(903) vuogli gliele. C. L. -- Abb. corr. col C. R. 2.
+
+(904) masnada. C. R. 2. -- maisnee. C. F. R. -- Pare che voglia intendere:
+tu devi fargli sapere ciò che accade nella sua famiglia.
+
+
+
+
+ Cap. CLXXXXIV.
+
+ _Lo re domanda: fa alcuna cosa l'afrettare (905)? Sidrac risponde:_
+
+
+Non già. Quando tu vuogli fare alcuno bene, e tu lo fai celatemente, e tu
+lo fai bene, a questo tu non dei tropo tardare. Che quando tu vuogli fare
+alcuno male, e tu t'afretti, tu lo farai, e per aventura, quando tu
+l'avrai fatto, e' si te ne peserà. E se tu non ti affretti alla mala
+volontà che tu ài a fare lo male, si passerà (906), e lo tuo cuore
+raffredderà della mala volontade, e avrai poi allegreza che tu non l'avrai
+facto. E però l'uomo non si dee tropo afrettare di fare lo male, ma lo
+bene sì.
+
+(905) meglio assai nel C. R. 2.: quando l'omo de' fare alcuna cosa desi
+afrettare?
+
+(906) Et se tu ne te hastes, la male volente che tu auras a faire te
+passera. C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CLXXXXV.
+
+ _Lo re domanda: dee l'uomo amare tutte gente? Sidrac risponde:_
+
+
+Primieramente Iddio. L'uomo dee amare tutte le genti (907), e pregare
+Iddio che le converta alla sua credenza. Corporalmente noi dobiamo amare
+quelli che noi amano, e odiare quelli che noi odiano (908). Se tu andassi
+nell'albergo del tuo amico, che di buono cuore t'amasse, egli ti
+ricoglierebe di buono cuore e lealmente; E se tu avessi mestiere di lui,
+egli t'aiuterebe volentieri. Tu dei bene tale amico amare e pregiare e
+guardare (909). E se tu andassi nell'albergo di colui che t'odia, egli non
+vi ti lascierebe entrare; e se tu adomandassi alcuna cosa, egli non la ti
+darebe nimica. Cotale uomo non dei tu punto amare, ma odiare, e allungarti
+da lui.
+
+(907) Primamente tu dei amare Iddio, e tutte le genti, e pregare Iddio,
+ec. C. R. 2. -- Esperfuelment en Dieu doit l'om amer toute gens, et prier,
+ec. C. F. R.
+
+(908) È questo, invero, un precetto tutt'altro che cristiano, e non
+sappiamo come possa accordarsi coll'ascetismo ond'è pieno il libro di
+Sidrac. -- Gli altri Codd. concordano perfettamente col nostro.
+
+(909) Per _conservare_.
+
+
+
+
+ Cap. CLXXXXVI.
+
+ _Lo re domanda: sono tutte le genti comunali in questo mondo e secolo?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Quegli che nascono e dimorano in questo mondo sono comunali; ma non di
+corpi, ma non di venbri e di riccheze nè di povertade nè di coraggi nè di
+cogitazioni. Che nel mondo àe assai gente che ànno i menbri che noi abiamo
+noi, e altri più. E assai sono quelli che sono d'altre maniere che noi non
+siamo. Eziandio assai sono (910) gli ricchi e assai li poveri. Ma alla
+natura (911) e alla morte siamo tutti comunali. Quando lo veracie profeta
+verrà nella Vergine Maria, e morrà nella croce, per diliberare Adamo e gli
+suoi amici dello 'nferno, e quando egli gli avrà diliberati, e' dirà una
+parola della sua sancta bocca, molto chiara: chi in inferno entrerà giamai
+non uscirà, in tutto seculo non finerà. Nè nulla delle sue parole
+canbierà. E però quelli dell'altro secolo non sono nè non saranno
+comunali, che gli buoni saranno in gloria a tutti i tenpi, e gli altri
+saranno tormentati alle pene dello 'nferno, dove saranno grande pene e
+grande dolore, che giamai non avranno fine.
+
+(910) Manca al C. L.: assai sono -- L'abb. agg. dal C. R. 2.
+
+(911) natività. C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CLXXXXVII.
+
+ _Lo re domanda: fanno onore nell'altro secolo a' ricchi e disinore a'
+ poveri (912)? Sidrac risponde:_
+
+
+In verità vi dico che nell'altro secolo fanno onore vie magiore a' richi
+che a' poveri; e magiore onta avrà il povero. E ciò sarà al tenpo del
+figliuolo di Dio. Ch'e' ricchi se n'andranno nell'altro secolo, e gli
+angeli di Dio verranno incontro a loro con gioia e allegrezza, e faranno
+loro grande onore, e gli assetteranno nelle sedie tra loro, e diranno:
+questo onore e gloria che noi vi facciamo è per la riccheza che voi aveste
+nell'altro secolo. E gli cattivi poveri, quando gli angeli gli vedranno,
+si fugiranno da loro, per la loro povertà; e non sofferranno ch'egli
+stieno tra loro, per la loro puzza. E allora i diavoli gli piglieranno, e
+faranno loro grande onta e villania, e gli metteranno nella loro
+conpagnia, nel fuoco dello 'nferno. Ora potete vedere che fa la richezza,
+e che fa la povertà. E nullo uomo del mondo non si può disdire (913), che
+non possa prendere la riccheza e lasciare la povertà, s'egli vuole. E se
+lascia la riccheza, egli perde l'onore che gli angeli faranno, e prende la
+povertà; e quella onta riceverà, e quelle pene, cogli diavoli in inferno;
+e farà come istolto. E nullo uomo può biasimare di suo male, se non egli
+medesimo, che nel secolo puote avere quella ricchezza, e lasciare quella
+povertà. Non credete che queste riccheze sieno podere d'avere (914): la
+riccheza si è l'anima, che è ricca in questo secolo di bene fare, che
+lascia lo male e fa lo bene. Chi fa lo male, questi è povero e pieno di
+dolore e di bruttura. Quelli che bene fa, averà bene nell'altro secolo e
+gioia e letizia; perch'egli à schifato lo male e fatto lo bene. Quelli che
+male farà in questo secolo, avrà male nell'altro, e avrà grande dolore e
+grande trestizia, quando (915) egli fece lo male e lasciò lo bene; e
+quella trestizia nè dolore non gli varrà nulla, anzi gli adopierà senza
+fine.
+
+(912) Nel C. R. 2.: _Lo re domanda se nell'altro mondo si fa onore al
+ricco e al povero no, come in questo mondo._
+
+(913) Intenderei: e non si può negare che ogni uomo del mondo non possa,
+s'egli vuole, prendere la ricchezza e lasciare la povertà.
+
+(914) E non crediate che questa ricchezza sia podere d'avere ricchezza.
+C. R. 2.
+
+(915) perchè. C. R. 2. -- chant. C. F. R. -- Di _quant_ per _perchè_ ved.
+un es. reg. dal Burguy, _Gramm._, II., 323.
+
+
+
+
+ Cap. CLXXXXVIII.
+
+ _Lo re domanda: porterà nell'altro secolo lo padre lo carico del
+ figliuolo? Sidrac risponde:_
+
+
+Non già nimica, lo padre non porterà lo carico del figliuolo, nè 'l
+figliuolo quello del padre. E non voglio che voi crediate che al mondo sia
+una giusta anima (916) che non le convenga passare per uno fiume di fuoco,
+inanzi ch'ella sia in paradiso, per lo peccato che Adamo fece inverso
+Iddio. Ma l'altre, ciascuna porterà suo carico, come ella avrà fatto lo
+suo peccato, a lei; e siccome le bestie che si scorticano, che ciascuna
+pende per li suoi piedi (917). Ma se lo padre vede lo figliuolo fare male,
+e gastigare lo puote, e nol gastiga, sappiate che lo padre pecca con esso
+lui, quando egli nol distorna di quello male. Niuno peccato di niuno uomo
+può venire altrui; ma l'uno può peccare per l'altro; e simigliantemente
+può venire da figliuolo a padre, egli può gastigare e non lo gastiga. E
+dunque viene (918) da una persona a un'altra, se egli la vede peccare e
+nolla gastiga, e gastigare la puote.
+
+(916) una sì giusta anima. C. R. 2.
+
+(917) Ausi com la beste che l'om a escorche, che cascune pent par son pie.
+C. F. R.
+
+(918) E anco adiviene. C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CLXXXXIX.
+
+ _Lo re domanda: quelli che uccidono la gente pigliano elli loro peccato
+ della vita sopra loro (919)? Sidrac risponde:_
+
+
+Non mica; in quella forma che noi abbiamo disopra detto, che lo peccato
+dell'uomo non potrebe venire sopra l'altro. La signioria, che à lo podere
+da Dio, ello giustizierà. E lo più piccolo peccato che l'ucciso abia
+adosso, non verrà sopra colui che l'avrà ucciso; anzi potrà avenire che
+per la pena della morte, che riceverà dalla signoria, umilemente, che
+alcuni de' suoi peccati gli saranno perdonati. Dunque quelli che uccidono
+non pigliano niuno peccato delli uccisi. Anzi crescie lo peccato d'un
+omicidio o di due o di tanti come n'avrà fatti (920). E ciascuno sarà
+dannato de' suoi peccati medesimi nell'altro secolo.
+
+(919) _Lo re domanda se quelli che uccidono li omini rimangono loro adosso
+i peccati dei morti._ C. R. 2.
+
+(920) mais ses pechez croyssent du meustre ou delict qu'il aura faiet.
+T. F. P.
+
+
+
+
+ Cap. CC.
+
+ _Lo re domanda: quale è magiore dolore che l'uomo vede o quello che
+ l'uomo ode? Sidrac risponde:_
+
+
+Quelli che vegiono colli loro occhi si è cosa conpiuta, e vegono lo dolore
+e la pena in presente, che non la possono ischifare e si è
+corporale (921). Quelli deono avere molto grande dolore al cuore e agli
+occhi, quelli che veggiono. Ma quelli che odono e non veggiono, si ànno
+molta grande isperanza e conforto, se la cosa non abia stata (922); e
+pensano che così puot'essere, di no come di sì. Gli occhi non piangono,
+perch'egli non ànno veduto quello dolore, e pensano che quella cosa non
+sia istata. Lo cuore è segnior (923) a tutti menbri, e li menbri sono
+servidori al cuore. E se lo cuore crede che la cosa sia istata, egli à
+dolore, ma non già siccome vedesse cogli occhi. E perciò è magior dolore a
+quelli che veggiono, che a quelli che odono: chè quelli che vegono, è
+corporale, e quelli che odono e non vegono, ispirituale.
+
+(921) et si est chose corporelle. T. F. R.
+
+(922) che la cose non sia stata. C. R. 2. -- Non ci fermiamo sull'_abia_
+invece di _sia_, perchè veramente lo crediamo errore dell'amanuense.
+
+(923) segnor. C. R. 2. -- È copiata alla lettera la forma dell'ant. fr.
+
+
+
+
+ Cap. CCI.
+
+ _Lo re domanda: à in questo secolo gente che mangino altre genti? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Si, à assai gente in questo secolo che mangiano altre genti ontosamente.
+Quelli che tolgono l'altrui a torto, quelli mangiano le carni dell'altra
+gente, perchè gli tolgono lo bene ch'egli ànno procacciato per lo loro
+travaglio, e del sudore delle loro carni, di che loro conviene vivere, e
+passare loro tenpo in questo secolo. E un'altra maniera è di mangiare la
+gente; che tutti quelli che dicono male d'altrui, e biasimano e acagionano
+falsamente (924), e quelli fanno altressì loro grande male, come se eglino
+mangiassono la loro carne. Quelli uccidono la gente colle loro male
+parole; e sarebe meglio che mangiassero le loro carni medesime.
+
+(924) e gli fanno via all'altra gente. C. L. -- Abb. adottata la lez. del
+C. R. 2. -- Nel C. F. R.: et les font blachmer as autres. -- _Blachmer_,
+_blahmer_, _blamer_.
+
+
+
+
+ Cap. CCII.
+
+ _Lo re domanda: quale è peggio tra micidio o furto o baratto? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Certo queste tre sono molte ree; ma l'una è piggiore che l'altra: cioè a
+sapere che lo micidiale è pegio che niuno degli altri, perchè disfà la
+forma che Idio per la sua pietà fece alla sua simiglianza. Sapiate che
+questo è molto grande peccato, e sì toglie la vita a quella criatura che
+vivere dovea, e fare, per aventura, bene. Furto è un altro grande
+peccato, che egli toglie lo travaglio altrui, e lo mette in angoscia e
+in necessitade: sapiate che questo è grande peccato. Baratto è molto
+grande peccato e molto pericoloso, che del baratto nascie micidio e
+furto, e mena l'uomo per lo baratto a uccidere e a inbolare, e fare e
+dire molto male, e pensare a onta, e a male perdere lo suo (925): molte
+gente ne sono ingannate. Sapiate che questo è molto grande peccato e
+pericoloso a molti uomini, che ogni uomo si dovrebe guardare di
+barattare più che furo o da micidiale (926). Ma altra maniera di vizii
+ci à, che passa questi tre vizii, e si è molto incontro al comandamento
+di Dio: cioè traditore, è a intendere in resia o di sodomia, e da uomo e
+da femina, d'altra maniera che egli nollo deono fare (927). Questi sono
+coloro che Idio odia più, e che saranno dannati e più tormentati nelle
+pene dello 'nferno; che maraviglia è che quando quella opera si fa, che
+la folgore da cielo noll'arda in quella ora e che la terra non s'apre e
+la inghiottiscie (928). E gli angeli di cielo triemano, quando quello
+peccato si fa, perch'egli ànno dottanza che Iddio non isconfonda tutto
+il mondo. Ma Iddio, per la sua sancta misericordia e pietade, gli
+lascia, acciò che egli si rimanghino di questo male e degli altri, e che
+vengano alla sua credenza e al suo comandamento.
+
+(925) Lo barattieri fa et dice male e pensa male, e a onta e a male
+perdere lo suo. C. R. 2.
+
+(926) più che di furto o di micidiale C. R. 2. -- Ma nel C. F. R.: plus che
+de murtrissor ni ne laron.
+
+(927) Molto migliore la lez. del C. F. R.: mais il y a un autre mauvais
+vice, li ques passe ces trois, et si est mout encontre le comandement de
+Dieu; ce est a entendre herezie et sodometerie: ce sont il chi s'aprocent
+as mahles carnelment, et home a feme d'autre guise ch'il ne doit.
+
+(928) che la terra non s'apra e inghiottiscali. C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCIII.
+
+ _Lo re domanda: Idio ch'è pietoso e misericordioso perdona egli tutti
+ gli peccati che l'uomo fa in questo secolo? Sidrac risponde:_
+
+
+Se tutte le candelle (929) del mare e la rena della terra e le foglie
+degl'albori e le stelle del cielo e gli capelli delle teste delle genti e
+delle bestie e degli animali fossono in una somma, non sarebono mica il
+diecimo della misericordia di Dio. Se uno uomo avesse lo padre e la
+madre (930) di C\M migliaia di persone, e con tutto ciò si fosse
+agiunto (931) carnalmente, e poi si lasciasse quello male, e tornasse a
+Dio di buon cuore e con pentimento, Iddio lo riceverebbe allegramente, e
+torrebelo (932) per suo. E quelli che a Dio convertire non si vogliono,
+niuno cuore d'uomo non potrebe pensare i martiri che egli avranno
+nell'altro secolo. Al tenpo del figliuolo di Dio e del suo popolo, quelli
+peccatori che di quelli peccati vorranno essere diliberi, loro converrà
+dire i loro peccati, a quelli che ordinati saranno sopra ciò, e con
+netteza e con isperanza di non mai ritornare in su quello peccato. E
+quelli che così faranno, si manteranno, è saranno sicuri della vita
+perdurabile; chè gli loro peccati saranno lavati, come l'acqua lava la
+bruttura.
+
+(929) gocciole. C. R. 2.
+
+(930) Manca al C. L. _se uno uomo avesse lo padre e la madre_. -- Abb.
+suppl. col C. R. 2.
+
+(931) e con tutte fosse giaciuto. C. R. 2.
+
+(932) terrebelo. C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCIV.
+
+ _Lo re domanda: perchè si travaglia l'uomo in questo secolo? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Per due cose: l'una è per mantenere lo corpo, a ciò che bisogno gli è
+comunalmente; l'altra è perciò, che lo corpo possa avere forza e podere a
+servire Idio lo creatore per la sua anima; chè l'anima (933) non puote
+avere bene nè guidardone, se non per quello che lo corpo à servito. Questa
+ragione fanno i savi, che vogliono bene vivere. Quelli che si travagliano
+per lasciare dopo la loro morte alli loro figliuoli et alli loro amici,
+sappiate che quelli (934) si travagliano follemente, nè senza peccato non
+può essere; chè l'uomo dee fare come la formica, che si travaglia la state
+per avere che vivere lo verno. Altressì dee fare l'uomo in questo secolo,
+e travagliare per atare e mantenersi a vivere, e per fare limosina e
+caritade a quelli che sono poveri, e aiutare i loro proximi se bisogno
+è (935). L'uomo non dee dire mica, io guadagno per li miei figliuoli; chè,
+se i figliuoli sono buoni, egli si guadagneranno (936), siccome egli
+guadagnò. E sapiate ch'una carità che tu farai per la tua anima, ti varrà
+più che tutti i tuoi figliuoli o parenti; una carità che tu farai di buono
+cuore, ti sarà più profitto che tutti i tuoi figliuoli, nè che cento
+limosine dopo te. E che se tu fai nella (937) tua vita limosina, tue la
+dai al povero per la tua anima, lo povero la reca ispiritualmente a Dio,
+dinanzi a lui (938), e l'apresenta e offera: ella non puote essere sì
+picciola, che dinanzi al cospetto di Dio ella non sia oferta a grande
+gloria (939) per te. Ma quello che tu lasci dopo la tua morte, non è per
+la tua volontade, che tu non puoi altro fare, che tu non el puoi (940)
+portare teco alla fossa, anzi lo ti conviene lasciare, allora. Ma se tu
+fai la limosina a tua vita, tu la fai per due cose: l'una per buona
+conoscienza (941), che tu ami Idio, chè per quella limosina troverrai bene
+nell'altro secolo, per le preghiere che fanno per te quelle limosine; e
+Iddio le riceverà (942). E perciò l'uomo non dee mica per li suoi
+figliuoli nè per li suoi amici nè per sè medesimo volere perdere la sua
+anima. Chè se l'uomo sapesse in questo secolo che cosa è perdere l'anima,
+egli non la perderebbe, per cento figliuoli che egli avesse. L'uomo puote
+bene perdere lo corpo, per gli suoi figliuoli e per li suoi amici, in
+lealtade egli puote bene fare, se egli vuole (943). Ma l'anima non dee
+egli volere perdere, per niuna cosa, perchè niuna cosa è più degna che
+l'anima. L'anima è più degna del corpo, e perciò nolla può niuna cosa
+racattare (944); onde l'uomo non dee volere perdere l'anima, se ciò non
+fosse per più degna cosa di lei e per migliore. E poi che l'anima è così
+degna e così preziosa, l'uomo la dee guardare incontro al corpo, e
+incontro alle cose tutte che sono e saranno e potrebbero essere. Quando lo
+diluvio venne sopra la terra, la gente fugivano quà e là; e quando l'acqua
+cresceva, egli pigliavano i loro figliuoli, e poneagli sopra i loro capi,
+perchè l'acqua no gli annegasse. E quando l'acqua pur crescieva, e egli
+vidono la paura della morte, egli non si metteano i loro figliuoli sopra
+capo, anzi sotto i piedi, per soprastare all'acqua. Quando l'uomo
+dubita (945) di perdere lo corpo, magiormente dee dubitare di perdere
+l'anima, che è la più degnia cosa del mondo.
+
+(933) Manca _chè l'anima_ al C. L. -- Abb. suppl. col C. R. 2.
+
+(934) Manca al C. L. _quelli che si travagliano per lasciare dopo la loro
+morte alli loro figliuoli et alli loro amici, sappiate che quelli_. -- Abb.
+suppl. col C. R. 2.
+
+(935) Altresì de' fare l'omo in questo secolo, travagliare si de', et
+aiutare li suoi prossimi, se fa mestieri loro. C. R. 2.
+
+(936) se ne guadagneranno. C. R. 2.
+
+(937) Nel C. L. _dopo la tua vita_. -- Ci è parso un errore evidente, e
+abb. corr. col C. R. 2.
+
+(938) la porta ispiritualmente dinanzi a Dio. C. R. 2.
+
+(939) loenge. C. F. R., che vuol dire _lode_.
+
+(940) nol puoi. C. R. 2.
+
+(941) coscienza. C. R. 2.; e concorda col C. F. R.
+
+(942) anco per quella lemosina troverai bene nell'altro secolo. L'altra si
+è per le preghiere che di te faranno quelli che limosine da te
+riceveranno. C. R. 2.
+
+(943) Il T. F. R. ha un altro senso: L'om puet bien perdre le cors por ces
+amis et por ces anfans et por leiaute: cil chi le pert en tel maniere, le
+fait por la vie rachater.
+
+(944) rachater. C. F. R., ricomprare, riscattare.
+
+(945) Meglio nel C. F. R., per legare il senso di questo col precedente
+periodo: Or pies veoir com l'om doute la perte, ecc. -- Notisi come sia
+stato trad. _doute_ (teme) per _dubita_. La Crusca registra molti es. di
+_dubitare_ per _temere_; in varii de' quali però sembra a noi che essa non
+abbia sufficentemente considerato se piuttosto non fosse da interpetrare
+questo verbo per _stare in dubbio_, _stare in forse_, _essere incerto_.
+
+
+
+
+ Cap. CCV.
+
+ _Lo re domanda: quale è la più scura cosa che sia? Sidrac risponde:_
+
+
+L'uomo è la più scura cosa che sia; chè gli rei faranno bella senbianza di
+fuori, e dentro avranno le loro malizie; e l'uomo crede ch'egli sieno
+buoni, per li belli senbianti che mostrano di fuori, ma leggiermente li
+può l'uomo conosciere a ciò, che disiderano l'altrui; chè i buoni non
+disiderano l'altrui, anzi danno ciò che deono, volentieri. Ma gli rei
+pensano le genti ingannare per le loro parole. E però può l'uomo
+conosciere i buoni da' rei.
+
+
+
+
+ Cap. CCVI.
+
+ _Lo re domanda: lo male che l'uomo fa in questo secolo è d'Iddio? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+In verità vi dico che Idio non pensò nè non fece unque nullo male, anzi
+fece grazia e gloria di bene; e niuno cuore d'uomo lo potrebbe pensare, i
+beni che sono in lui. Chè egli fece lo cielo e la terra e le stelle e lo
+sole e la luna e l'altre cose; e fece carità muovere con
+misericordia (946); male nè peccato non fece unque; anzi lo fa colui che
+l'aopera, e non per Dio (947); chè a lui piace che faccia tutto bene. E sì
+gli donò senno e sapere di conosciere lo bene e lo male; e conoscienza che
+per fare lo bene averà bene, e per male avrà male e le pene di ninferno.
+Se Iddio avesse fatto l'uomo che non potesse peccare, certo bene lo
+potrebe avere fatto, s'egli avesse voluto. Ma egli avrebbe fatto torto e
+oltragio al diavolo, che, per una sola cogitazione di peccato, lo
+traboccòe di cielo in terra. E se l'uomo non disservisse (948) quella
+gloria ch'egli perdette per così poco fallo, lo bene che l'uomo farebbe
+non sarebbe suo, anzi di Dio. Ma l'uomo dee fare lo bene per le sue buone
+opere (949), e lasciare lo male, chè Idio gli donò senno di conosciere
+l'uno e l'altro; e diegli iscienzia, che per lo suo travaglio e volontà
+potesse in terra guadagniare la gloria del cielo, e stare in cielo cogli
+angeli. Ma l'angiolo non è se non ispirito solamente; e lo buono omo (950)
+in cielo vi fia collo spirito e collo corpo; chè lasciò il bene e lo
+diletto di questo secolo e l'altre cose corporali. E si dee essere pro e
+valente di guadagniare quella gloria, che è durabile per tutti i tenpi,
+per lo suo travaglio. Lo travaglio del corpo l'anima lo conpera
+caro (951). E però niuno uomo, s'egli non lascia lo male per lo suo grado,
+e facesse lo bene per lo suo grado, non sarebe ciò ragione ch'egli avesse
+la gloria di Dio, perch'egli noll'à servita. E se l'anima andasse con
+tutto il peccato in cielo, dunque sarebbe lo corpo più degnio che l'anima.
+Chè, tardasse quanto volesse, pure l'anima riceve il suo corpo; e s'eglino
+andassono amendue in cielo, con tutti i peccati loro, lo corpo avrebbe
+diletto del secolo e la gloria di cielo (952). E se Idio avesse facto che
+l'anima avesse la gloria di cielo per tutti i tenpi, e lo corpo diventasse
+terra tuttavia, dunque non sarebe istato bisognio ch'egli avesse criato
+l'uomo di terra, ma che l'avesse criato solamente, l'avesse messo in
+gloria; e l'anima sarebe istata come angielo; e lo mondo non sarebe istato
+bisogno; chè lo mondo non fue fatto se non per l'anima. Certo Idio non
+volle questo nè quello; anzi fece diritto e a ragione ciò ch'egli fece,
+l'uomo di corpo e d'anima. E l'uomo dee dirittamente governare e salvare
+l'anima, e per lei adorare e ringraziare, e multiplicare di sua
+generazione. Chè Idio ci à donato senno e sapere di conosciere e di fare
+lo bene e lo male a nostra volontade; e di conosciere che lo diavolo
+traboccò di cielo per lo suo peccato; e che l'uomo dee montare in cielo
+per lo suo bene fare; e dee avere la gloria che lo diavolo perdè, per lo
+suo peccato, ch'egli fecie.
+
+(946) Intenderei: e fece che si muovesse per noi carità e
+misericordia. -- Forse potrebbe intendersi: che nascesse per noi, che
+prendesse vita; secondo il senso che ha nell'ant. fr. _movoir_. _Cf.
+Burguy_, _Gloss._ -- Nel C. F. R.: et fist moveir carite et misericorde et
+piete.
+
+(947) Così ha pure il C. R. 2.; ma è senza dubbio lezione errata. -- Nel
+C. F. R.: ains fait par celui chi l'uevre, non pas par Deus. -- E nel
+T. F. P.: mais le mal est faict par celui qui en fait l'oeuvre, et non pas
+par Dieu. -- E pare da intendere: il male lo fa colui che lo commette, e
+non Iddio.
+
+(948) deservist. C. F. R. -- _Desservir_ ant. fr., _meritare_. -- Anche in
+prov. _desservir_ ha il significato di _meritare_, _guadagnare_, secondo
+un es. del Sydrac, citato dal Renouard (_Lex. Rom._, _a Serv_): "Negus
+gazerdo non agra desservit, quar lo be non agra fah de sa voluntat." -- In
+ital. si usò _servire_ in questo medesimo senso da alcuni antichi
+scrittori.
+
+(949) par son gre. C. F. R. -- Il trad. non ha inteso il testo.
+
+(950) Manca al C. L. _e lo buono omo_. -- Abb. suppl. col C. R. 2., che
+concorda col C. F. R.
+
+(951) Così ha pure il C. R. 2. -- Ma pare che manchi qualche cosa, almeno
+stando alla lez. del C. F. R.: Cors viaut travail et aime repos; et par le
+delit dou cors l'arme l'achate chier. -- E nel T. F. P.: Corps c'est
+travail et ame c'est repos; les quelz deux Dieu a donne a l'homme; et
+l'ung doibt salver et garder l'aultre sans le travailler. Et pour ce si le
+corps, qui est travail, prent son delict en ce monde, l'ame si l'achatera
+en l'aultre bien cher.
+
+(952) Nel C. F. R.: Car, che che tarde, l'arme resevera son cors,
+etc. -- La lez. del C. R. 2. è diversa, e concorda col T. F. P.
+
+
+
+
+ Cap. CCVII.
+
+ _Lo re domanda: come potrebe l'uomo salire in cielo? Sidrac risponde:_
+
+
+L'uomo dee fare lo bene per lo bene avere; e divietare e dottare il male;
+chè per lo mal fare noi traboccheremo in nabisso; e per bene fare nella
+compagnia del Signore del bene, cioè Iddio. Imperciò che Idio volle che
+l'anima fosse degnia d'avere guiderdone, le diede tutti gli albitri, per
+ch'ella facesse lo bene per la sua grazia e per lo suo grado.
+
+
+
+
+ Cap. CCVIII.
+
+ _Lo re domanda: dove si nasconde lo giorno la notte (953)? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Lo mondo era tutto in tenebre e in acqua; e lo sancto spirito come (954)
+uno grande chiarore sopra l'acqua. E quando a lui piacque, elli fece
+giorno e scuro, siccome noi abiamo altra volta detto; e fece lo sole e la
+luna e le stelle e l'altre cose che ci sono; e ordinò il fermamento del
+suo torno (955); e alluminò lo mondo, siccome egli è del chiarore del
+sole; e la notte per la luna e per le stelle. E altresì l'ànno l'altre
+genti sopra loro, per la volontà di Dio. Lo sole e la luna e l'altre cose
+non fallano giammai al mondo; che, quando il sole falla a noi, egli
+allumina altra gente al mondo e la loro scurità. E quando elli falla a
+loro, e elli viene a noi, chè lo fermamento non fina di torniare; e ciò
+viene per la ritondeza del mondo. Gente sono al mondo, tali come noi
+siamo; e vegono apertamente il chiarore del sole e della luna e delle
+stelle; e sono sotto di noi; i loro piedi sono contra i nostri; e vanno
+sopra terra, e coltivano e adorano, siccome noi facciamo; e tutto questo è
+per la ritondità del mondo.
+
+(953) Nel C. R. 2.: _Lo re domanda se era luce innanzi che fosse fatto lo
+sole e la luna._
+
+(954) era come C. R. 2.
+
+(955) nel suo torno C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCIX.
+
+ _Lo re domanda: Come si tengono la luna e le stelle? Sidrac risponde:_
+
+
+Le pianete sono del fermamento, e lo fermamento è di loro, e tutto insieme
+si tengono (956), e sono sode, e l'una nascie dell'altra. In tal maniera,
+per la forza di Dio, si tengono le pianete in cielo. E non credere ch'elle
+sieno in uno fermamento tutte; anzi sono in tre fermamenti, l'uno più alto
+che l'altro; e elle vanno l'una incontra l'altra. Quando il fermamento
+d'alto à fatto uno torno, quello di basso n'àe fatti due; perciò sono
+alcuna volta lo 'ncontramento (957) delle stelle in cielo. E quelle che ci
+paiono piccole, elle sono magiori che quelle che ci paiono grandi; e per
+l'altezza elle paiono piccole, e elle sono, al fermamento, grandi.
+
+(956) si regono C. R. 2.
+
+(957) li incontramenti C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCX.
+
+ _Lo re domanda: come possono conosciere le genti l'ore e punti della
+ notte? Sidrac risponde:_
+
+
+L'uomo gli può conosciere per lo giorno e per la notte; chè, in qualunque
+terra voi istate, in quello punto che lo sole apariscie, egli è punto del
+giorno, e in quello punto che gli falla (958), egli è punto della notte,
+sia o al levante o al ponente, in qualunque luogo voi siete. E per li
+punti conoscierai l'ore, che lo giorno e la notte è piccolo e grande, e si
+è XXIV ore; e ciascuna ora è MLXXX punti; e ciascuno si è tanto, quanto tu
+potessi istendere lo braccio; e se nollo puo' tanto distendere, che ti sia
+noia (959), si conta una o due (960), sanza ristare o tardare: ciò sono
+CLX (961) movimenti, che fanno MLXXX punti, cioè una ora. E questo potete
+voi provare per l'onbra. del sole e per l'orivolo dell'acqua, e fatto
+d'altre cose (962). E per questo conto potete voi conosciere l'ore del dì
+e della notte, tanto ch'elle sieno grandi o piccole; chè la state crescie
+lo giorno e menoma la notte, per la ragione del sole, e però è lo verno,
+quando lo sole si parte da noi con tutto lo suo calore. Allora le folgori
+e gli venti e l'acque si spargono sopra la terra, là ove la forza del sole
+non escie; allora tenpesta e tuona, e fae lo verno (963). Altresì aviene
+dell'altre terre, quando il sole si parte da loro. Non intendere mica che
+il sole si volge per sè medesimo; ma lo fermamento si dichina presso a una
+parte, tanto, quanto è uno palmo, là ove lo sole piglia nel verno altro
+camino, per la sua grandezza, e poi ritorna nel suo luogo.
+
+(958) defaut C. F. R. -- Da _defaillir_, mancare. --  «Così li ciechi a cui
+la roba falla» etc. _Dante_, _Purg._, XIII.
+
+(959) e ciascuno punto si è tanto quanto tu potessi stendere lo braccio e
+tirare a te; e se tu lo braccio non puoi stendere, si conta etc. C. R. 2.
+
+(960) una, due C. R. 2.
+
+(961) sono due milia ciento sessanta momenti C. R. 2.
+
+(962) e per lo rivo dell'acqua C. R. 2. -- Nel T. F. R.: et ce poies
+esprover par le stendal de l'aigue et dou solail. -- Nel T. F. P: et ce tu
+peule prouver par lestandail du soleil et de l'eaue, et par moult daultres
+manieres. -- Sarebbe forse da leggere, invece di _stendal_ e _standail_,
+_scandalh_, per _misura_? L'orivolo è difatti una _misura_; e l'idea di
+_acqua_, potrebbe aver fatto nascere quella di _scandaglio_.
+
+(963) E per questo conto potete voi conosciere l'ore del dì e della notte,
+quante sono, o sia grande o sia piccola; chè la state crescie lo giorno e
+menoma la notte, per la ragione del sole, che prende altro camino e altro
+torno, per altra contrada a scaldare: per che noi abiamo verno e state.
+Quando lo sole s'alunga da noi, lo suo calore si parte; allora sopra la
+terra, là ove la terra sospira lo suo freddore, le folgore li venti e
+l'acqua si spargeranno sopra la terra, là ove la forza del sole non escie;
+allora tempesta e tuona e fa lo verno C. R. 2. -- _La forza del sole non
+escie_ è trad. di _la force dou solail neniest_ (C. F. R.), che intenderei
+_neniest_, _non vi è_.
+
+
+
+
+ Cap. CCXI.
+
+ _Lo re domanda se le stelle tornano al (964) fermamento. Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Tutte le stelle tornano col fermamento, se non se una c'ha nome gitta,
+cioè tramontana, la quale quelli del mare e della terra la guardano; et è
+posta in una maniera al fermamento, per ch'ella non si volge, se non come
+la chiavichia (965) della pietra sottana del molino. E lo fermamento si
+volgie d'intorno come la macina, e quella stella non si muove come la
+chiavichia; e si è più alta che tutte l'altre stelle, e perciò ci pare
+piccola. Ma allo dichinamento del fermamento ella monta, una volta l'anno,
+forsi uno palmo; e sì si ciela inmantenente che l'àe fatto. E quelli che
+vanno per mare e per terra, alla guida di quella stella, a quell'ora, se
+non si guardano, ellino potrebono smarire la via, e essere a
+condizione (966). E quel movimento, che a noi pare uno palmo, è al
+fermamento ben due milia miglia conpiute.
+
+(964) _al_ per _con il_. -- Nel C. F. R.: o le firmament. -- _O_, ant. fr.,
+ebbe anche il significato di _avec_.
+
+(965) Per _cavicchia_.
+
+(966) Per _essere in pericolo_. -- La Crusca registra due es. di _mettere a
+condizione per mettere a risico_, _a pericolo_. -- Il C. F. R. ha: estre en
+condicion. -- Ma non trovo ne' lessici francesi questa parola con questo
+significato. Il quale non manca all'ant. spagn., _poter_, _tener en
+condicion_.
+
+
+
+
+ Cap. CCXII.
+
+ _Lo re domanda se sarà continuamente guerra nel mondo. Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Cierto guerra sarà tuttavia per lo mondo, grande e pericolosa. E s'egli ci
+avesse tuttavia pace, elli non sarebe chiamato mondo, anzi sarebe chiamato
+paradiso; e (967) in paradiso è tuttavia pace. E perciò al mondo non
+fallirà guerra. E si à due maniere di guerra: l'una per lo nimico, la
+quale è spirituale; l'altra guerra si è corporale: ciò è a sapere l'una
+gente coll'altra (968); e sarà tuttavia, infine alla fine del mondo.
+
+(967) Crediamo da leggere piuttosto _chè_. -- Infatti il C. F. R. ha: car.
+
+(968) ce est a savoir les gens les uns encontra les autres C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CCXIII.
+
+ _Lo re domanda: perchè è chiamato mondo? Sidrac risponde:_
+
+
+Perciò ch'elli è nulla: chè tutte le cose che non sono durabili, anzi ànno
+fine, sono nulla. Perciò diciamo noi che, se questo mondo è nullo, che
+l'omo non si de' affidare nè asigurare a cosa di nulla; chè, s'egli è
+oggi, non sarà domane, overo uno altro giorno; e cierto è che partire li
+conviene, e andare in quello mondo ch'è durabile, e tuttavia e giamai fine
+non avrà. Dio per la sua potenza fecie questo mondo, e per ciò che l'omo
+non potesse andare nell'altro mondo se non per questo là ove è egli; e in
+quello egli à lasciato questo del tutto (969). E perciò diciamo noi che
+questo mondo è nullo, che tempo fia che non ci sarà; chè questo mondo de'
+essere disabitato come uno diserto.
+
+(969) Intenderei: e se per amore di quello ha abbandonato etc. -- Nel
+C. F. R. en celui a il guelpi (guerpi) cestui doutout.
+
+
+
+
+ Cap. CCXIV.
+
+ _Lo re domanda se Iddio si cruccia delle morti, e delle genti che morte
+ si faccino. Sidrac risponde:_
+
+
+Non mica, nè poco nè molto, chè Dio non à in sè nullo coruccio. Che se
+tutto 'l mondo fosse nabissato e la giente morta, Iddio non si darebbe
+nullo cruccio nè nulla gravezza, imperciò che 'l mondo non potrebbe
+inabissare e la giente morire se non per la sua volontà. Così no gli
+peserebe, come a noi d'una vite di uva che noi avessimo alevata, e poi ci
+facesse noia, e per quella noia noi la tagliassemo e ardessemola, di
+questa vite nè dell'uva non si penserebbe nè poco nè molto. Altresì
+adiviene a Dio, quando tutto 'l mondo fosse distrutto, come fue per lo
+diluvio, tutto fue perduto per lo peccato che feceno contra a Dio, e si ne
+fue lieto quando lo distrusse. Altresì li sarà buono quand'egli
+distrugierà quelli che sono a venire, per li loro peccati, e per molte
+maniere. E tutto sarà per lo loro peccato, tardi quanto vuole, se non
+meglioreranno.
+
+
+
+
+ Cap. CCXV.
+
+ _Lo re domanda: qual'è il più degno giorno del mondo (970)? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Lo più degno giorno si è lo sabato; chè Iddio, per la potenza, creò lo
+cielo e la terra e l'altre cose che sono in sette giorni. Lo primo giorno
+si fue la domenica; e al settimo giorno benedisse tutto le cose, e
+santificò l'omo, e lo fecie riposare di tutte cose fare della
+settimana. (971): ciò è lo sabbato, che fue lo primo degno die della
+settimana. Ma quando lo figliuolo di Dio verrà in terra, d'allora innanzi
+fie lo più degno giorno la domenica, perchè la resurresione del mondo che
+farà tra li morti e ciò fie in una domenica. E per questo si è lo die
+della settimana, la domenica (972).
+
+(970) de la semaine C. F. R.
+
+(971) Nel C. F. R.: et le fist reposer de toutes chosses.
+
+(972) le plus digne ior de la semaine le dimenche C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CCXVI.
+
+ _Lo re domanda: perchè fu fatto lo dormire? Sidrac risponde:_
+
+
+Lo dormire fue fatto per lo riposo del corpo e del cuore; e per la forza
+del cuore e delli menbri; chè quando lo corpo dorme, lo cuore e tutte
+l'altre menbra si riposano, e stanno in pace, per quello riposo. Altresì
+come uno signore, quand'elli è isvegliato, tutta la sua masnada gli è
+d'intorno, al suo servigio e al suo comandamento; e quand'egli dorme, la
+sua masnada si riposa; altresì adiviene del cuore. Lo suo dormire e lo suo
+vegiare viene e risponde al ciervello; e 'l cervello risponde agli occhi,
+e gli occhi rendono a tutti li altri menbri, si dormeno e si
+riposano (973). E quello dormire e riposo si è per la forza del corpo,
+perch'egli possa essere forte di travagliare, e di guadagnare la sua vita,
+e di rendere grazie e lode al suo creatore Dio. E per questa cosa fece lo
+dormire. E se non fosse lo dormire, la notte non sarebbe stata.
+
+(973) et les ieaus respendent a tous les membres et si dorment et reposent
+C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CCXVII.
+
+ _Lo re domanda: quale è il più sano luogo del mondo? Sidrac risponde:_
+
+
+Lo più sano luogo del mondo si è là ove l'uomo si guarda d'infermare, e di
+male vivande e di freddo e di caldo e di dormire e di veghiare; chè l'uomo
+non dee mica nella calda terra mangiare trope calde vivande, nè vestire
+tropo caldo, nè andare al caldo, chè dell'uno caldo e dell'altro (974) può
+l'uomo avere infermità. E così aviene del freddo. E non però (975) luoghi
+sono, l'uno più infermo (976) che l'altro, per la ragione del calore e del
+freddo, e per la gente inferma che vi vanno tra l'altra gente. E molti
+luoghi sono, che sono infermi perchè non sono abitati, chè s'egli fossono
+abitati, egli non sarebono già infermi. Ma chi vuole essere sano, faccia
+in questa maniera: una volta il giorno mangiare, e una volta la settimana
+con femina giacere, e una volta il mese togliere sangue del braccio, e una
+volta l'anno pigliare medicina. E chi questo modo manterrà, egli sarà
+sano.
+
+(974) l'uno caldo e dell'altro C. L. -- del caldo dell'altro
+C. R. 2. -- Abbiamo corr. sulla scorta del T. F. P.: car d'ung chault et de
+l'autre.
+
+(975) Et neporchant C. F. R., per _neporquant_ che vale _nonostante_.
+
+(976) Per _malsano_, _atto a indurre infermità_.
+
+
+
+
+ Cap. CCXVIII.
+
+ _Lo re domanda: quali gente sono quelle che mantengono il mondo? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Certo cotali maniere di giente sono che lo mondo mantengono. Prima sono
+quelli che le iscienzie mostrano, e insegnano alle genti la credenza di
+Dio padre onnipotente; e in qual modo egli si dee mantenere in questo
+secolo. La seconda maniera di gente, per cui lo mondo si mantiene, sono
+quelli che lavorano e coltivano la terra, e pugnano di guadagnare (977) lo
+frutto della terra, per loro e per gli altri. La terza si è la signoria,
+che mantengono la gente a ragione, e mantengono la terra, lo povero e lo
+ricco, ciascuno in suo luogo. La quarta maniera sono gli artefici, che le
+mercie fanno (978), e portano le cose bisognose (979) dall'uno paese
+all'altro. Se queste quattro maniere non fossono, lo mondo non si potrebbe
+mantenere.
+
+(977) et poingnet de gaagner C. F. R. -- _Poigner_ qui ha il significato di
+_procurare_, _sforzarsi_, _ingegnarsi_. Non trovo che nell'ant. franc.
+siasi usato questo vb. -- Si usò però nel prov. _ponhar_, _poignar_, che il
+Raynouard (L. R. IV., 598) spiega _tâcher_, _s'efforcer_, _se hâter_,
+_s'empresser_, _se peiner_.
+
+(978) La quarta maniera sono quelli che mercantia fanno C. R. 2.
+
+(979) Per _necessarie_.
+
+
+
+
+ Cap. CCXIX.
+
+ _Lo re domanda: quale è più alto o lo re o la giustizia? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+La giustizia è la più alta, però che la giustizia può giudicare lo re, per
+diritto e per ragione. E la giustizia si è più che re, chè lo re vuol dire
+l'onore e la possanza del secolo; giustizia vuol dire l'alteza e la
+degnità e la signoria e lo comandamento di Dio. Uno re nascierà profeta,
+che dirà per la bocca di Dio: benedetti sieno quelli che faranno leale
+giustizia, e manterrannola tuttavia.
+
+
+
+
+ Cap. CCXX.
+
+ _Lo re domanda: può l'uomo avere riccheze corporale e portarle co' lui?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Quello uomo puote avere riccheza grande corporale, per sè mantenere in
+tutto, e la può bene portare co' lui, che giammai nogli fallerà, e nogli
+farà bisogno d'avere d'altrui, cioè a sapere arte. Chi sa alcuna arte,
+giammai necessità non puote avere, chè in tutti i luoghi là ov'egli sia,
+puote avere per la sua arte la sua vita. E perciò diciamo che l'arte è
+ricca, che lo suo Signore la porta seco, là ovunque elli vae.
+
+
+
+
+ Cap. CCXXI.
+
+ _Lo re domanda: uomo e femina che si traamano (980) e si dilungano uno
+ grande tempo e poi s'accontano, possonsi eglino amare come di prima?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Sì più (981) che dinanzi, per l'usanza, e per lo buono servigio che l'uno
+fa all'altro, e per lo dare e per lo pigliare, si possono amare più che
+dinanzi come altressì uno albore ch'è in uno giardino, e lo giardino lo
+comincia ad innacquare e a studiare, l'albore in pochi giorni rinviene in
+sè, e comincia a riverdire, e diventare così buono e bello come dinanzi, e
+più, per lo buono servigio e per lo studiamento ch'egli ebbe; e se lo
+giardino l'avesse lasciato di tutto in tutto, egli sarebe secco (982).
+Così aviene dell'uomo e della femmina, che si vogliono più bene che di
+prima; altressì come l'albore riverdiscie e riviene, quando egli è bene
+abeverato e servito dal giardino.
+
+(980) s'entraiment C. F. R., che vale _amarsi scambievolmente_.
+
+(981) puote C. L. -- Abb. corr. col C. R. 2., sulla scorta del C. F. R. che
+ha plus.
+
+(982) Gioverà riferire la lezione del C. F. R., alla quale è conforme la
+lez. del C. R. 2.: com I arbre chi est en I iardin, et le iardinier le
+laist a nonchaleir, et ne le vodra laborer ni abeurer; cel arbre comencera
+a feblir et a sechier, et puis chant le iardinier le comence abeurer et
+laborer, l'arbre en I poi da iors revient a soi, et comence a reverdir, et
+devient si bon et si biau com davant et miaus par le bon servise et le bon
+garniment che il li met; et se le iardinier l'eust laisse de tout en tout,
+il fust gaste, con cosse obliee. -- Notisi nel n. t. _giardino_ per
+_giardiniere_, che è pure nel C. R. 2. -- È noto come ant. siasi invece
+usato _giardiniere_ per _giardino_.
+
+
+
+
+ Cap. CCXXII.
+
+ _Lo re domanda: come l'uomo alcuna volta la femina e la femina l'uomo
+ amansi? Sidrac risponde:_
+
+
+Quando l'uomo vede la femina e la femina l'uomo, e egli s'amano, sapiate
+che ciò aviene della volontà del cuore, che è di frale comparizione (983);
+e per la volontà del loro cuore, tengono lo diletto di quella vanità e di
+quello viso e della biltà, che in loro sarà somigliata a' loro
+cuori (984); e tali cuori mirano follemente, e tengono quella follia nel
+cervello, e poi risponde agli occhi del capo, e li fa follemente guardare
+a quella criatura, e sì gli diletta in quello pensiero (985). Ma lo savio
+cuore che è forte e fermo, quand'egli vede alcuna altra criatura bella,
+egli pensa in sè medesimo e dice: benedetto sia Iddio lo criatore, che
+così bella criatura à fatta; e rende grazie a Dio; nè giamai gli risoviene
+di quella criatura più, nè di biltade nè poco nè molto; e se pure gli
+soviene, no'gli farà niuna forza. Altresì aviene alla buona femmina.
+
+(983) compressione C. R. 2.
+
+(984) che in loro sarà simigliante al loro cuore C. R. 2.
+
+(985) et por la vanite de lor cuer si retinent le delit de cel vice de la
+biaute de lor cors chi lor sere resenblee a luer cuer; et cel cuer tremue
+folement, et tient celle folie en la servelle, et respont as iaus de la
+chief, et les fait solement regarder a celle regardure de la creature; et
+le cuer chi est fol et vain pense folement en celle creature, et ce delite
+en celle pencee, et par cel delit convient che il l'aime. C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CCXXIII.
+
+ _Lo re domanda: chi fa uno falso saramento di Dio per x cose falsare, è
+ egli spergiuro per una volta? Sidrac risponde:_
+
+
+Chi fa uno sacramento falso del suo Idio, quand'elli sia buono o rio, per
+x cose falsare, e e' si conosce in sè medesimo che egli à fatto
+falsamente, sapiate che egli è spergiuro x volte. E se altro consente a
+quelle saramenta false, e egli gli pare buono e bello, sapiate che egli è
+altressì bene spergiuro, come quelli che fa lo falso saramento.
+
+
+
+
+ Cap. CCXXIIII.
+
+ _Lo re domanda: quelli che insegniano lo bene in questo secolo ànn'egli
+ più guidarnone che gli altri? Sidrac risponde:_
+
+
+Quelli che insegnano lo bene in questo secolo alla gente, avranno doppia
+la grazia di Dio, quelli che lealmente la manteranno. Chè due maniere sono
+quelle che insegnano lo bene alla gente in questo secolo. L'una sono
+simigliante al sole (986), che tutto il mondo allumina, e non viene giamai
+meno, e tuttavia è in sua gloria. Questi sono i buoni, che tutto giorno
+insegnano il bene alla gente in questo secolo, e lo bene fanno. Questi
+sono quelli che la grazia di Dio avranno nell'altro secolo. Gli altri che
+il bene insegnano, e lo male fanno, certo diritto è e ragione ch'egli male
+abiano a quattro doppj, non a due, come a quelli che porta alcuna cosa e
+può dare buona parte a ciascuno e pigliare buona parte altressì per
+lui (987); bene è diritto e ragione che lo male sia suo, poi che egli lo
+piglia per la sua buona volontà, più che se altri li avesse donato.
+
+(986) alla gloria C. R. 2.
+
+(987) Così ha pure il C. R. 2. -- Ma è chiaro che manca qualche cosa. Nel
+C. F. R.: et laisse la bone et prent la mauvaise. -- Il T. F. P. è di
+diversa lez., ed ha solamente: telz gens sont ressemblans a la chandelle,
+que les aultres enlumine et soy mesmes degaste.
+
+
+
+
+ Cap. CCXXV.
+
+ _Lo re domanda: di che viene lo magiore odio del mondo? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Di fatto di legge e di fatto di signoria e di femina. Chè l'uomo tiene la
+legge e la fede, buona e giusta, conciosia cosa che ella sia malvagia; e
+un altro la spregia; sapiate che molto gli è a noia fortemente, e molto
+odia colui che lo suo Idio dispregia. Egli disidera tutto giorno tutto
+male e tutto odio, come quelli che dispregia la cosa ch'egli più ama e più
+tiene cara. L'altra maniera si è di fatto di signoria e di possessione,
+che l'uomo li toglie e vuole torre. Quelli l'odia fortemente, e li
+disidera tutto male. La terza maniera si è di fatto di femina, o d'alcuna
+cosa ch'egli ama. Altro uomo la vuole torre e spregiare (988) da lui; elli
+n'è molto geloso e molto odia quelli che ciò gli vuole fare. E di molte
+altre maniere muovono gli odii e le male voglienze.
+
+(988) fortraire. C. F. R., che qui ha il significato di _sedurre_.
+
+
+
+
+ Cap. CCXXVI.
+
+ _Lo re domanda: lo pensiere che l'uomo pensa onde escie? (989) Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Lo pensiero che gli uomini pensano escie della scienzia, e la scienzia è
+di puro coraggio; chè se lo cuore è buono, egli pensa tutte cose
+sottilmente, di ciò ch'egli vuole e di ciò ch'egli non vuole, bene e male.
+E tutto aviene della scienzia, che viene di puro coraggio. Sapiate che
+questo muove di grande scienzia, chè quelli ch'è di puro coraggio è savio.
+Lo puro coraggio che egli ànno si è del loro puro sangue, che intorno allo
+loro cuore corre, e per la purità del cuore e del sangue rischiariscie lo
+cervello; e quello cervello, per lo suo rischiarimento, mostra chiareza
+agli occhi e allegreza a' menbri. Perchè l'uomo sia savio e sottile non
+dee adoperare la sua iscienzia in male, anzi in bene, e in tutta dirittura
+e in tutta lealtade; e se egli altrimenti lo fae (990), sapiate che la
+scienzia è perduta in lui. Questi sono chiamati bestie, e peggio che
+bestie; che la bestia pensa alcuna volta di sua vivanda trovare, e
+dell'acqua a bere. Perciò diciamo noi che quelli che non à niuno pensiero
+al cuore, sono pegio che bestie che eglino lo dovrebono avere, e in Dio
+credere sopra tutte le cose.
+
+(989) Meglio nel C. R. 2.: _da che viene lo pensare?_
+
+(990) fae. C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCXXVII.
+
+ _Lo re domanda: per che cagione sono gli uomini malvagi mali (991)?
+ Sidrac risponde_:
+
+
+Per tre cose: la prima si è delli rei omori che sono nell'uomo, sicchè li
+malvagi omori e le collere sormontano e signoregiano i buoni omori (992);
+cioè a dire che i mali omori signoregiano il corpo e il fegato, e
+cuoprogli il cuore, e riboliscono (993) lo cervello, e portallo in terra,
+e fannolo travagliare de' piedi e delle mani (994), e fannolo ischiumare
+la bocca, e tolgogli il senno e la memoria, e fannogli sognare rei sogni,
+diavoli, dragoni, orsi, serpenti, cani e malvagie bestie, che lo divorano
+e battono; e sogna d'annegare in acqua e d'ardere in fuoco. E tutto questo
+è dalla forza de' malvagi omori. E quando i mali omori si cessano, e lo
+male lo lascia, e elli raccontano quello che elli ànno veduto in loro
+visione; e quelli a cui elli l'averà contato, pensa che ciò sia istato per
+diavoli. Sapiate che lo diavolo non à podere di nulla (995), che Iddio
+creda fermamente; che non è niuna anima, che sopra terra vada, ch'ella non
+abia seco uno spirito, cioè a dire un angelo, che la guarda, perchè lo
+diavolo no' le faccia male, se ella non consente per la sua volontà.
+L'altra maniera si è lo corpo, che è intorniato e ornato (996) di molti
+peccati, nè in Dio nè in suoi comandamenti non vuole credere, nè
+fare (997). Alcuna volta lo diavolo si dimostra a colui, in molte maniere
+e figure, e gli entra in corpo, e travaglialo molto fortemente; e l'angelo
+di Dio nollo vuole aiutare, anzi l'abandona. Ma non intendere già che egli
+lo lasci uccidere; ma egli a la sua volontà gli fa fare tali cose, che
+egli perde il corpo e l'anima. Ma se egli a Dio vuole tornare, e lo
+diavolo lasciare, già lo suo ingegno non gli varrà; nè la sua forza nè 'l
+suo ingegno forza nè podere non averà sopra lui. La terza maniera si è
+della fallanza del cuore. Quando l'uomo è codardo e pauroso, e egli vae
+fuore di gente (998), di giorno e di notte, pensa nella paura, e cade in
+malvagio male; che sì tosto come egli àe la paura, gli rei omori sì si
+muovono, e rinfabiliscono nel suo corpo, e fannonlo sognare di malvagi
+sogni, cioè della fallenza del suo corpo.
+
+(991) Correggasi col C. F. R.: _por quoy cheent les gens de mauvais
+mal?_ -- Nel C. R. 2.: _da che aviene che le genti ànno così forti
+malatie?_
+
+(992) li malvagi omori si raunano nel corpo, e l'uno s'acapiglia
+nell'altro. C. R. 2.
+
+(993) infiammano. C. R. 2.
+
+(994) e si li fanno menare li piedi e mani. C. R. 2.
+
+(995) _Di nullo_ per _sopra nullo_.
+
+(996) È da credere usato ironicamente. -- Anche il C. F. R. ha: adornes.
+
+(997) ne Dieu ne son comandement ne viaut croire ne faire. C. F. R.
+
+(998) hors de la gens. C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CCXXVIII.
+
+ _Lo re domanda: quali sono gli più pericolosi menbri del corpo? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Gli occhi sono i più pericolosi menbri del corpo, e quelli che fanno
+perire lo corpo e l'anima. Che lo diletto della vista gli occhi avanzano
+al cuore (999), e mettollo in pensieri, e fanno peccare lo corpo e
+l'anima. E se egli non vedessono, lo cuore non disiderebbe nimica tante
+cose com'egli disidera, che più disidera quelli che vede, che quelli che
+non vede. Che per la vista degli occhi lo cuore e 'l corpo e tutti menbri
+triemano e ànno grande paura e grande ispaventamento. Altressì come quelli
+che vede lo male inanzi di lui, elli àe magiore paura che quelli che l'ode
+e non vede. E d'altra parte gli occhi sono più teneri che altri menbri del
+corpo, e sono quelli che guardano lo corpo di pericoli corporali.
+
+(999) Non sappiamo se _avanzano_ possa qui avere il senso di
+_anticipano_. -- Nel C. F. R.: _avantent_; e potrebbe intendersi che gli
+occhi magnificano, esaltano al cuore il diletto che si prova nel vedere
+gli oggetti esterni. Il T. F. P. ha, meglio degli altri: annoncent.
+
+
+
+
+ Cap. CCXXVIIII.
+
+ _Lo re domanda: qual'è la più pericolosa arte che sia e la più sicura?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Quelli che insegnano la credenza di Dio alle genti ànno la più pericolosa
+arte e la più sicura e la più degna, che niuna altra arte del mondo.
+Altressì come gli occhi sono lo lume del corpo, e altressì come il corpo
+va sicuramente per lo insegniamento degli occhi, altressì deono, quelli
+che questa arte mostrano alle genti, menare l'altre genti sane e salve
+alla credenza, e al comandamento di Dio fare; e fare (1000) quello ch'egli
+deono conpiutamente, sanza niuna menomanza e sanza niuna fallenza e sanza
+niuna gravezza, a ora e a punto. Che quelli che questo fanno, fanno
+apiacere a Dio, e sono degni inanzi a Dio, e chiari come il sole è al
+mondo, che tutto giorno è puro e netto, tra li monti e tra le valle, e
+getta i suoi raggi, e toccare si possono (1001). Questa arte è la più
+degna e la più preziosa di niuna altra arte; e quelli che questa arte
+insegnano, e nolla fanno, così come deono, eglino aprossimano l'altre
+genti a Dio, e eglino si dilungano; e sono siccome la candela, che rende
+bello chiarore altrui, e sè medesima consuma.
+
+(1000) Così ha pure il C. R. 2. -- Migliore è la lez del C. F. R.: a la
+creance et a comandement de Deu; et a faire etc.
+
+(1001) Manca agli altri Codd. _e toccare si possono_.
+
+
+
+
+ Cap. CCXXX.
+
+ _Lo re domanda: come alcuna volta muove la gaieza al corpo dell'uomo
+ gaio e allegro (1002)? Sidrac risponde:_
+
+
+La gaieza che alcuna volta muove al cuore, e l'uomo diventa gaio, sapiate
+che ciò è per lo vecchio sangue, ch'egli arecò con seco del corpo della
+madre (1003). Quello sangue alcuna volta si muove, per lo ismovimento del
+malvagio sangue, che si muove per tutto il corpo, e rinverdisce lo cuore,
+e fallo diventare gaio o di cose fatte o di pensieri. E sapiate che la
+gaieza è molto pericolosa cosa: chè, se uno buon uomo savio fosse gaio,
+egli sarebe dispregiato tra le genti, e incolpato d'alcuna cosa, per la
+sua gaieza, conciosia cosa che egli nolla faccia; e se egli non fosse
+gaio, e fosse savio e convenevole, apena potrebe essere incolpato di
+follia. E quando lo sangue cessa, lo corpo diventa posato e cheto di fatti
+e di pensieri. E lo sangue ismuove al corpo di troppo bere o di troppo
+posare.
+
+(1002) Nel C. R. 2.: _da che aviene la gioia e l'alegrezza che aviene
+all'omo di subito?_
+
+(1003) par le viel sanc chi est en lui de la jovente, le queil a aporte
+dou ventre de sa mere o lui. C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CCXXXI.
+
+ _Lo re domanda: ciascuna volta che l'uomo s'accosta alla femina ingenera
+ egli? Sidrac risponde:_
+
+
+Non già, l'uomo non ingenera tutte le volte ch'egli s'acosta alla femina;
+ma egli ingenera alcuna volta ispesso e alcuna volta tardi. E la femina
+non piglia nimica ciascuna volta la generatura, perchè l'uomo ingenera più
+che la femina non piglia. E uno uomo luxurioso che spesso giace con femina
+carnalmente, si perde la forza delle reni e de' nervi e de' menbri; e
+quello ispermo che egli fae è sì frale e sì vano, che non à niuna sustanza
+di generare. Ma chi si astenesse della luxuria otto giorni o più, ben
+potrebe essere ch'egli generrebbe; e simigliantemente aviene alla femina.
+Ma nella ganba dell'uomo è vena, chi se ne facesse isciemare sangue
+giammai non ingenererebe; e simigliante alla femina, giammai inpregnare
+non potrebe (1004).
+
+(1004) Merita di essere riferito, se non altro per la sua stranezza, il
+seguente tratto, che leggesi nel C. R. 2., e che manca anche al C. F. R.:
+Ma nella gamba dell'omo àe una vena, che tiene da l'uno capo a l'altro
+della polpa, e va insino al garetto, e si è molto sottile a trovare. Che
+chi isciemasse sangue dal capo di quella vena, e traesene una menata del
+ditto sangue, poi giammai ingienerare non potrebe. Item a femina che non
+fosse sterile, e tardasse troppo ad avere figliuoli, sed ella portasse co'
+lei così come porta al loro modo, la radice d'una erba che si chiama
+achel, ben pesta senza premere, con lana di pecora sucida, otto giorni e
+otto notti, e ciascuno giorno mutarsi due volte, e guardarsi di vivande
+grasse e dal freddo, e al nono giorno farsi isciemare una pugnata d'una
+vena della madre, dal lato diritto, presso del pettignone, là dove
+l'anguinaia monta, e la mattina giacere coll'omo, se ella e l'omo non
+fossono sterili, ella e l'omo ingenerebono di fermo.
+
+
+
+
+ Cap. CCXXXII.
+
+ _Lo re domanda: che potrebe l'uomo fare, che la femina inpregnasse?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Femina che non fosse isterila, e tardasse tropo a portare figliuoli, se
+ella si traesse sangue del braccio, e quello giorno, quando andasse a
+dormire, bevesse zucchero bollito e rose vecchie vermiglie, e un poco di
+regolizia, e così facesse la mattina e la sera, e l'altro giorno altressì
+apresso, la mattina e la sera; e ch'ella si guardasse carnalmente di
+giacere con uomo VII giorni, e l'ottavo giorno portasse calcina (1005)
+pesta nella natura, così come le femine la sanno portare, con lana lunga
+di pecora; e lo nono giorno portasse in quella maniera unguento di quarto
+peso e lana sucida, e una notte lo tenesse (1006), e in quello giorno si
+guardasse di bagnare la sua natura con aqua calda o fredda, e ancora di
+manicare grosse vivande, e la dimane giacesse carnalmente con uomo,
+incontanente ingraviderebbe.
+
+(1005) racine d'ache. C. F. R. -- È evidentemente la _radice d'achel_ del
+n. t., scambiata qui dal trad. con la _calcina_.
+
+(1006) et le IX iors che le portast en cele maniere loignement
+philosophen, le quart d'un pois ou plus en laine sulente ec.
+C. F. R. -- _sulente_ crediamo da corr. _pulente_, _pullante_.
+
+
+
+
+ Cap. CCXXXIII.
+
+ _Lo re domanda: di quale parte si raguna la schiatta dell'uomo
+ quand'ella escie? Sidrac risponde:_
+
+
+Ella escie di quattro cose: di tutti i menbri dell'uomo, e de' nerbi e
+delle vene, che egli sudano dentro dal corpo, del grande calore, e della
+volontà delle quattro conparizioni dell'uomo, cioè del corpo e della loro
+natura; sì si canbia di vermiglio in bianco; e sì si ragunano e scagliano,
+e di là escono fuori: e questa è la schiatta dell'uomo, quando usa con
+femine (1007). La prima si è la volontà dell'uomo, che egli disidera a
+fare; e per quello disagio tutti i menbri rinfabiliscono, e la natura, che
+è i' lui, richiede. (1008). La seconda natura si è lo scaldamento in
+quella volontà. La terza cosa si è lo sforzamento (1009) dell'uomo alla
+femina. La quarta cosa si è di pigliare riposo al corpo. E
+simigliantemente per quella ragione si corronpe la femina come l'uomo; e
+alcuna volta si corronpe in dormire. Ma il travaglio del corpo e lo
+disagio e gli omori rasoave (1010) tutto questo.
+
+(1007) Elle isse de IIII cosses de l'home, de tous ces membres et des
+ners. Car il sont sanc dedens le cors, de la grant calor, et de la volente
+des IIII complexions au cors et de lor nature ce chanse com deu vermeil au
+blanc, et s'asemblent escailes, et per la issent hors, et ce est
+l'esclate. C. F. R.
+
+(1008) le chiert. C. F. R.
+
+(1009) frotement ou touchement. C. F. R.
+
+(1010) rabonacciano. C. R. 2. -- Assoage. C. F. R. -- _Assoage_, da
+_asoager_, significa qui _calmare_. -- È chiaro che _rasoave_ è un errore
+del trad., che pare non intendesse la parola franc. Non sapremmo indurci a
+credere che si dovesse leggere _rinsoavisce_ per _rende soave_.
+
+
+
+
+ Cap. CCXXXIIII.
+
+ _Lo re domanda: de' l'uomo amare gli figliuoli? Sidrac risponde:_
+
+
+Li figliuoli debonsi amare, ma non troppo. I figliuoli sono frutti delle
+genti, e bene dee l'uomo amare cotali frutti. Ma se tu ài i tuoi
+figliuoli, tu gli dee bene amare, ma non più di te, chè quelli è folle che
+ama altrui più che sè. Niuno dee amare altrui più di Dio; e poi la tua
+buona moglie, e poi i tuoi figliuoli e tutta la gente. Che se tu ài
+figliuoli, e tu gli ami tropo, tu fai follia, perchè tu non gli dei amare
+più che Dio e te medesimo. Che se l'anima tua è perduta e dannata per li
+tuoi figliuoli, per lasciargli ricchi o per mantenegli, se tu avessi
+centomilia figliuoli, governare non ti potrebono del tuo
+dannamento (1011). Meglio varrebe per te che tutti i tuoi figliuoli
+fossono dannati, che tu. Non dei mantenere i tuoi figliuoli di folle
+guadagnio, ma fargli inparare arte, ond'ellino si mantengano, se bisogno a
+loro farà.
+
+(1011) Uno de' soliti equivoci del volgarizzatore. Il C. F. R. ha: ne te
+poroient de ton dampnement maintenir. -- Ora _maintenir_ (da _manu_, _manum
+tenere_) significa e _governare_ e _proteggere_, _soccorrere_. E qui
+questo vb. aveva appunto il secondo significato. -- Infatti il C. R. 2. ha:
+aitare non ti potrebono del tuo dampnamento.
+
+
+
+
+ Cap. CCXXXV.
+
+ _Lo re domanda: incantamenti e malie sono vane? Sidrac risponde:_
+
+
+All'anima non profittano nulla, ma elle fanno noia e danno. Al corpo
+vagliono per tre cose: chi incantamenti e malie vuole fare, si gli
+conviene sapere e conosciere l'ore e i punti, quando si dee adoperare; e
+se egli in questo non conoscie assai, gli conviene aoperare che nulla
+vaglia (1012). La seconda cosa gli conviene avere in loro fede. La terza
+cosa si è che gli conviene sapere dell'arte della stonomia. E chi
+altrimenti lo fa, non sa che si faccia.
+
+(1012) li conviene adoperare, che nulla li vagliono. C. R. 2. -- Nel
+C. F. R. il senso è indecifrabile. -- Il T. F. P. ha: il peult assez
+ouvrer, mais son ouvraige riens ne luy voultroit.
+
+
+
+
+ Cap. CCXXXVI.
+
+ _Lo re domanda: qual è la più leggiera bestia che sia e la più
+ asentivole (1013)? Sidrac risponde:_
+
+
+Il cane è la più legiere bestia che sia, e la più conosciente e la più
+leale; che niuna bestia puote sì tosto correre, nè tanto tracciare (1014)
+come il cane. Di senno la formica è più asettevole (1015) che bestia che
+sia, a la ragione della sua piccoleza. Ella è la più savia, chè ella
+raguna la state per vivere il verno; e Iddio per la sua potenza l'à dato
+questa natura, per dare asenpro all'uomo, quando così piccolo vermine à
+iscienzia di ragunare la state per vivere lo verno; ciò è a intendere che
+noi dobiamo in Dio credere, e fare i suoi comandamenti, e travagliare in
+questo secolo per guadagnare l'altro secolo; e di fare altressì come la
+formica, che provede da lunga e da presso. Altressì dobiamo noi credere
+che Iddio à podere in tutte le cose, e adorare lo suo benedetto nome per
+tutti i tempi, e lo suo comandamento fare, e il suo servigio.
+
+(1013) _Asentivole_ pare voglia dire _che sente_. Il C. F. R. ha:
+_flairant_; da _flairier_, _flarier_, mandare odore e sentirlo (Cf.
+_Gachet_, _Glossaire du Chevalier au Cygne_, a _flair_). -- Anche il prov.
+ha, con questo medesimo significato, il vb. _flairar_; e l'ital.
+_odorare_.
+
+(1014) _Tracier_, ant. fr., vuol dire, oltre _seguitare la traccia_, come
+in ital., anche _cercare con cura_. «Si com le quert et k'il le
+trache -- Une vies capele a trouvée.» _Mir. de Notre Dame_, presso
+_Roquefort_.
+
+(1015) Crederemmo da correggere _asennevole_, per _assennata_, o piuttosto
+_asestevole_, per _assestata_. Potrebbe anco credersi usato _asettevole_
+per _assettata_ nel senso di _bene ordinata_. -- Ma come intendere il testo
+francese del C. F. R.: et de flairor formie est la plus flairant vermine et
+beste chi soit?
+
+
+
+
+ Cap. CCXXXVII.
+
+ _Lo re domanda: quale è più alto o la terra o lo mare? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+La terra è assai più alta che 'l mare. Se il mare fosse più alto che la
+terra ella (1016) coprirebbe la terra. Questo potete voi vedere
+apertamente: pigliate uno vasello, e enpietelo pieno d'acqua, raso col
+vasello, cioè coll'orlo, e l'acqua si terrà senza ispandere, se il vasello
+non si tocca; e se voi mettete anche uno poco d'acqua, ella saglierà
+d'ogni parte, e spande sopra l'orlo del vasello. Altressì averrebbe se lo
+mare fosse più alto che la terra, lo mare ispanderebe da tutte parti e
+coprirebbe la terra.
+
+(1016) elle, C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CCXXXVIII.
+
+ _Lo re domanda: le lumache perchè s'appiccano agli alberi? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Le lumache escono del sudore e del calore dell'erbe, e dell'umidore della
+terra; e per quella natura ond'elle sono, s'apiccano all'albore
+volentieri, per lo suo umidore. Lumaca è laida, ma ella è sana e molto
+buona per persona che fosse ingonbrata del petto, che fiatare non potesse.
+Chi pigliasse le lumache, e friggiessele con olio d'uliva, o dessele a
+mangiare dieci giorni con mèle di lape (1017), egli sarebe diliberato di
+quello male e di quello ingonbramento. E chi ardesse le lumache, quello
+dentro (1018), a modo di carboni, la decima parte, e altrettanto d'uno
+legnio che si chiama ybano (1019), e pestasse insieme molto bene, e lo
+stacciasse sottilmente, e poi ugnesse quelli che àe lo bianco nell'occhio,
+due volte il giorno, in trenta giorni lo bianco se n'andrebbe
+tutto (1020).
+
+(1017) d'api C. R. 2.
+
+(1018) les limasses dedens C. F. R.
+
+(1019) ybanus.
+
+(1020) Dioscoride insegna che le lumache abbruciate con tutta la carne,
+ridotte in polvere e unte col miele, guariscono le macchie degli occhi.
+Lib. II, Cap. 9.
+
+
+
+
+ Cap. CCXXXIX.
+
+ _Lo re domanda: come dormono gli vecchi più leggiermente che gli piccoli
+ garzoni non fanno? Sidrac risponde:_
+
+
+Li piccoli garzoni dormono leggiermente per lo dolciore e per l'ardore e
+per lo verdore del loro cervello. E altressì come lo fiore del frutto a
+l'albore, quando uno poco di vento lo tocca, egli si dichina e abassa
+simigliante è del garzone, che, quando elli è satollo, uno poco d'aire che
+lo fiere, elli dorme e si riposa e si nodriscie. L'uomo vecchio dorme come
+i piccoli garzoni, per la fraleza del cervello: come uno frutto maturo e
+fracido, quando un poco di vento lo tocca, si lo caccia in terra. Altressì
+aviene del vecchio uomo, ch'egli dorme come uno garzone. E questo è per lo
+mancamento del sangue, e per la fraleza delle sue reni e de' suoi menbri.
+
+
+
+
+ Cap. CCXL.
+
+ _Lo re domanda: se Idio avesse fatto uno uomo così grande come tutto il
+ mondo, potrebb'egli contastare contra lui? Sidrac risponde:_
+
+
+Si Iddio avesse fatto un uomo (1021) così grande come tutto il mondo e
+più, egli non avrebbe forza nè podere di contastare contra di lui. E di
+questo vi potete voi avedere chiaramente: che se l'uomo facesse uno grande
+uomo alla simiglianza di lui (1022), e quand'elli fosse conpiuto, si lo
+potrebbe disfare tutte l'ore che volesse, e già contastare no gli
+potrebbe. E molto magiormente, a cento doppi, à magior podere di
+contastare a noi quella figura, che non averebe l'uomo, che fosse magiore
+di tutto il mondo, inverso Dio; nè uno migliaio d'uomini nè altrettante
+femine non potrebono pensare lo podere nè la possanza di lui; che anche
+n'avesse vie più che tanto, quanto l'uomo più pensa in lui, più ne truova
+in lui e di forza e di podere (1023). Che se Idio dicesse: sia lo mondo di
+fino oro e fine pietre preziose, inmantanente sarebe lo suo comandamento
+conpiuto e fatto; e s'egli dicesse: sia uno uomo bestia e peggio, overo
+uno vermine sì grandissimo che tutto il mondo potesse portare in capo, in
+quello punto medesimo sarebe tanto tosto fatto. E s'egli dicesse: fia il
+cielo e la terra distrutta, e la gente morta, incontanente sarebe conpiuto
+il suo comandamento. E se egli è così grande di podere, ch'egli potrebe
+fare uno uomo che fosse magiore che tutto il mondo, certo altressì lo
+potrebbe fare nullo (1024). Come l'uomo potrebe pigliare colla mano la più
+alta stella del fermamento.
+
+(1021) Manca _uno uomo_ al C. L. -- Abb. supp. col C. R. 2.
+
+(1022) chi fereit une grant figure a semblance. C. F. R.
+
+(1023) Et mout plus a C. doubles ont plus de poer envers vos, che cil
+grant home chi fust com tout le monde n'en auroit envers Dieu, ne M.
+miliers d'omes et autretant de femes, et chascun d'iaus eust le sens de M.
+miliers de sages homes ne poroient il penser de M. I des poers de Dieu et
+de sa puissance, che il n'en trovassent plus de puissance et plus de poeir
+en lui. C. F. R.
+
+(1024) Ci pare migliore il senso del T. F. P.: et ainsi doncques quelle
+resistence pourroit faire ung homme contre Dieu, et fust il aussi grant
+que tout le monde?
+
+
+
+
+ Cap. CCXLI.
+
+ _Lo re domanda: se Idio non avesse fatto lo secolo, di quale maniera
+ sarebbe il mondo? Sidrac risponde:_
+
+
+Lo mondo sarebe istato come uno grande abismo (1025), pieno di tenebre,
+altressì nulla, come cosa che non fu mai. E già per ciò Idio non avrebbe
+perduta la sua gloria, e così sarebe egli stato allora, com'egli è e
+starà. Per tutte le genti e per tutte le criature ch'egli à fatte in
+questo secolo non sarebbe egli migliorato nulla; e s'egli non l'avesse
+fatto, non sarebe stato nulla; e però sarà fatto tuttavia lo suo
+comandamento, e tutto giorno sarà, sanza fine.
+
+(1025) Abisme. C. F. R. -- Abisso C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCXLII.
+
+ _Lo re domanda: gli angeli che Idio fece furono fatti della lena di Dio,
+ come Adamo lo primo uomo fue fatto? Sidrac risponde:_
+
+
+Non mica, se non solamente della parola di Dio, quand'egli disse, sia
+fatto l'angelo; e in quella parola e in quella ora furono fatti. Ma Adamo
+fue fatto della lena di Dio, quand'elli soffiò (1026) nel volto; e però
+Adamo e la sua generazione, che a lui credono e crederanno, saranno più
+degni che gli angeli per tre cose ch'egli ànno: la vita perdurabile della
+lena di Dio; l'altra, ch'egli ànno corpo e anima, e gli angeli non ànno se
+non lo spirito solamente; la terza che Idio à stabilito l'angiolo per
+l'uomo guardare e governare da tutti i mali, se egli non vuole consentire
+alla volontà del diavolo.
+
+(1026) li sofiò. C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCXLIII.
+
+ _Lo re domanda: cui de' l'uomo più amare, o quelli cui elli ama o quelli
+ che l'amano? Sidrac risponde:_
+
+
+Tu dei amare quelli che t'amano più che coloro che (1027) tu ami; che per
+aventura tu potrai amare tale che non amerà te, anzi t'odierebbe; e per
+ciò tu dei amare quelli che t'amano; e se tu lo fai, tu ami Iddio,
+inperciò che Iddio ama ogni uomo, e ciascuno lo dee amare. Quelli che
+amano il peccato, si ama (1028) il diavolo, e lo diavolo non l'ama punto,
+anzi odialo, e menalo al fuoco dello 'nferno. Che lo diavolo non ama la
+gente, se non per ingannargli e menarli al fuoco. E non credete che lo
+diavolo abia podere di male fare, se non a quelli che l'amano, e fanno i
+peccati. Ma i buoni odia egli fortemente, e non à podere di fare niuno
+male: che Iddio li guarda e difende del suo podere e del suo ingegno.
+
+(1027) Manca al C. L. _coloro che_. -- Abb. suppl. col. C. R. 2.
+
+(1028) amano. C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCXLIV.
+
+ _Lo re domanda: dove sono le più degne parole e d'erbe e di
+ pietre (1029)? Sidrac risponde:_
+
+
+Iddio fece vertude in queste tre cose, più che in niun altra cosa del
+mondo, chè questa è la propietà del mondo. E le più degne parole del mondo
+sono quelle quando l'uomo rende grazia, e adora al suo criatore, chè
+migliori parole nè più degne non potrebono di bocca d'uomo uscire. Le più
+degne erbe che al mondo sieno, sono quelle di che l'uomo vive, e che più
+servono al corpo dell'uomo: ciò è a intendere il grano, che noi abiamo
+di (1030) magiore bisogno, e più ci mantiene che niuna altra erba del
+mondo. E per ciò la chiamiamo noi la più degnia erba che sia. Delle pietre
+molte ne sono; ma delle loro bontà ci potremo ora sofferire (1031). Ma
+solamente quella pietra che macina lo grano è la più degna pietra, che
+tutte genti serve, e a tutte le genti abisognia: per ciò è la più degna
+pietra che sia.
+
+(1029) Nel C. R. 2.: _in che regna più virtù tra nelle parole o nelle erbe
+o nelle pietre?_
+
+(1030) di lui. C. R. 2.
+
+(1031) Intenderei: ci potremo ora _astenere_, ci potremo _passare_ di
+discorrere. È noto come l'ant. fr. _sofferir_ avesse questo significato,
+del pari che il prov. _suffrir_.
+
+
+
+
+ Cap. CCXLV.
+
+ _Lo re domanda: come la scurità della luna non si vede se non inverso
+ ponente, e tuttavia quand'ella è novella? Sidrac risponde:_
+
+
+La luna fa così bene lo suo corso al levante come al ponente: chè quella
+ora ch'ella fa lo suo corso, a quello punto, ella è vermiglia, così di
+giorno come di notte. E quand'elli si fa di giorno, ella non si puote
+vedere per lo chiarore del giorno. In quella che lo giorno falla (1032),
+ella è novella al levante; e lo fermamento fa lo suo torno, e ella viene
+al ponente, e allore è notte. E quand'ella è novella al ponente, e lo
+giorno dura, la notte non si puot'ella vedere per lo torno che lo
+fermamento fa; quando viene la domane, e ella si vede.
+
+(1032) 'l giorno si diparte cioè falla. C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCXLVI.
+
+ _Lo re domanda: dee l'uomo discoprire il suo segreto al suo amico,
+ quand'egli fa alcuna cosa celata? Sidrac risponde:_
+
+
+In niuna maniera de' l'uomo discoprire lo suo segreto se non a Dio, che
+tutto sa: ciò che è a intendere (1033), a quelli che saranno nel suo luogo
+in terra, dopo la venuta del veracie profeta. Ma in altra maniera non dei
+discoprire lo tuo segreto a niuno. Che se tu lo discuopri al tuo amico,
+alcuna cosa lo tuo amico, o altro amico ch'egli avrà, la discopirrà; se
+egli è poco savio, egli lo discopirrà tutto collo suo amico che egli à.
+Quello amico anche, o altro amico, lo dirà per aventura ad un altro; e
+così potranno sapere lo tuo segreto molte genti; e così ne potrai essere
+adontato e svergognato. E per questa ragione non è bene di scoprire lo tuo
+segreto. Che tanto come averai lo tuo segreto, egli sarà tuo servo; e
+quando tu l'avrai discoperto, tu sarai suo servo. E certo tale lo potrà
+sapere, lo tuo segreto, che ti vorrà male, e di ciò ne sarai più frale, e
+egli ti potrà più nuocere; e per la paura di lui, di ciò ch'egli avrà
+saputo lo tuo segreto, tu non potrai contastare. E se tu non ti puoi
+sofferire di discoprire lo tuo segreto per la tua follia, e lo ventre per
+la tua necessità l'enfia di pur dirlo, dillo infra te medesimo, altressì
+come tu lo ragionassi con altrui; e allora lo tuo cuore si rafredda e lo
+tuo ventre si disenfierà. E, se per bisogno che tu abbi, te lo conviene
+pur dire, guarda che tu lo dichi a tale uomo, che nol ti possa
+rinproverare, per alcuno cruccio che tu abbi co' lui.
+
+(1033) che tutto ciò è ad intendere. C. R. 2. -- Il n. t. è conforme al
+C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CCXLVII.
+
+ _Lo re domanda: quali femine sono più utili a l'uomo quand'egli giacie
+ co' loro? Sidrac risponde:_
+
+
+Secondo l'anima, niuna femina è utile all'uomo, a giacere co' lei, se non
+se la sua moglie. E secondo il corpo, due istagioni sono l'anno di giacere
+con femina: quando l'aria è fredda, e rende lo suo gielo in terra. La
+femina, viva bruna è utile all'uomo, quando elli usa co' lei; chè la bruna
+femina è di calda alena e di caldo interiore, e quello calore iscalda
+l'uomo, e fagli grande prode e grande sanitade al corpo. E il caldo tempo,
+quando la stagione è calda, e rende lo suo calore in terra, la femina
+bianca è utile all'uomo, quand'egli usa co' lei; che la femina bianca è
+fredda, le sue interiore sono fredde, e quello freddore fa grande prode
+all'uomo, e lo rinfresca di suo calore. La femina vecchia si è calda e di
+grieve alena e grieve interiore e di grieve uscite (1034), e si dona
+grande pesanza al corpo dell'uomo, e grava lo cuore, e si gli fae mutare
+lo suo bello colore, e fallo diventare palido, sia la femina bianca o
+bruna. Dell'uomo vecchio alla femina altressì aviene.
+
+(1034) Così ha pure il C. R. 2. -- Manca al C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CCXLVIII.
+
+ _Lo re domanda: perchè alcuna gente si levano a mattotino da dormire
+bianchi e coloriti, e altri palidi e ismalfati? (1035) Sidrac risponde:_
+
+
+Per tre cose: la prima per le forze delle collere gialle, che sormontano
+l'altre collere al corpo, e per la forza ch'elle ànno al corpo, quando lo
+corpo dorme, e l'altre collere e lo sangue cessano al corpo. E l'altre
+collere gialle che sormontano, lo tingono del loro colore, e alla mane si
+levano di quello medesimo colore. La seconda maniera si è di pigliare
+cosa, la notte, che scalfa lo corpo, e fa bollire lo stomaco, e iscalfare
+lo corpo, e rinfabilire gli occhi, e amarire (1036) la sua lengua; e si fa
+molte infermitadi.
+
+(1035) Questo cap. manca al C. R. 2. -- Invece di _ismalfati_ crederemmo da
+leggere _iscalfati_. -- Il C. F. R. ha: iaunes. E siccome _eschaufeté_,
+ant. fr., vuol dire _collera_, crederemmo che _iscalfati_ potesse
+significare _del colore che dà la collera_. A conferma di ciò notisi la
+frase del n. t., in questo cap.: _le collere gialle lo tingono del loro
+colore, e alla mane si levano di quello medesimo colore._ In questo stesso
+cap. si troverà pure _scalfa_ e _scalfare_, nel senso di _riscaldare_,
+_chaufer_ franc.
+
+(1036) _Rendere amara._
+
+
+
+
+ Cap. CCXLIX.
+
+ _Lo re domanda: lo triemo del corpo di che aviene, che alcuna volta si
+ muove il corpo? Sidrac risponde_:
+
+
+Lo triemamento che alcuna volta si muove lo corpo, si è le forza delle
+flemme che sono al corpo, che alcuna volta sormontano l'altre collere che
+sono al corpo dell'uomo; e per questa forza ch'elle ànno, allora quando
+sormontano, l'altre collere rinfiammano, e corrono per tutto lo corpo e
+per li menbri e per le 'nteriora, e fannolo tremare, a modo di lampi che
+dell'aria viene (1037), che le flemme sono fredde, e lo fermamento (1038)
+è freddo.
+
+(1037) Così ha pure il C. R. 2. -- Nel C. F. R.: en guise de lampement che
+de l'air vienent.
+
+(1038) Anche nel C. R. 2.: fermamento. Ma crediamo che sia errore. -- Il
+C. F. R.: et le reflambement si est froid. -- E il T. F. P.: et leur
+reflambement aussi est froid.
+
+
+
+
+ Cap. CCL.
+
+ _Lo re domanda: la vista che l'uomo vede entra negli occhi dentro?
+ Sidrac risponde_:
+
+
+Niuna cosa del mondo non può uscire, se ella non entra inanzi; e
+similemente aviene della vista. Ella entra dentro agli occhi, e riguarda;
+e l'umidore tira a sè la senbianza della fazione (1039) di quella cosa
+entro, e la bee, similemente come lo sole bee e tira l'umidore del mattino
+della rugiada (1040). E gli occhi lo rendono al cervello, e il cervello
+rende quella medesima senbianza e fazione al cuore, e s'adolcia in lui, e
+tiello in memoria uno grande tenpo. Perciò che la vista degli occhi entra,
+e piglia, e rende al cervello, e il cervello rende al cuore, e lo cuore la
+rende a lui, e tiello in memoria uno grande tenpo; per quello
+sodamento (1041), lo cuore pensa, e vede chiaramente le maniere delle
+cose, ch'egli àe alcuna volta vedute. E se la vista non vi entrasse (1042)
+negli occhi, lo cuore non vedrebe nulla. E nulla cosa puote uscire, se
+ella non entra.
+
+(1039) e la fazione C. R. 2.
+
+(1040) et la rozee. C. F. R. -- Tutto quello che segue di questo cap. manca
+al C. F. R.
+
+(1041) Tanto nel n. c. che nel C. R. 2. leggesi chiaro _sodamento_ Non
+sarebbe forse da correggere _solamente_?
+
+(1042) non entrasse C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCLI.
+
+ _Lo re domanda: uno uomo solo non puote dire e parlare più cose? Sidrac
+ risponde_:
+
+
+Niuno uomo solo può bene parlare; e dirovvi come: che non è niuna
+criatura, che alla simiglianza di Dio sia fatta, ch'ella non abia tre cose
+in sè, cioè corpo e senno e anima; questi sono tre in uno, e questa
+ragione i savi che parlano, dicono (1043).....
+
+(1043) Non intendesi ciò che l'autore abbia voluto dire in questo
+cap. -- Il C. R. 2. concorda col nostro, salvo che infine ha: e per questa
+ragione li savi ne parlano, e dicono che non puote essere l'omo in due
+luoghi. -- Gioverà riferire la lezione del C. F. R. che è simile a quella
+del T. F. P: _Le roy demande: par quel raison peut I sol parler et dire
+nos? Sydrac respond:_ Un sol peut bien parler et dire nos; car il n'en est
+creature en ceste monde che a scemblance de Deu soit faite, ch'ele n'en
+ait III en un; et por ceste raison dient les sages, nos.
+
+
+
+
+ Cap. CCLII.
+
+ _Lo re domanda: se lo mare può menomare? Sidrac risponde:_
+
+
+Tutte le cose che crescono l'uomo può pigliare di loro, e si (1044)
+menimano (1045); se la mare non crescie ciascuno giorno, ma menomerebbe;
+chè egli mancherebe alla sua menomanza di tutte l'acque che le genti e le
+bestie beono, che tutte escono di mare. Ciò che l'uomo ne piglia di fiumi
+e di fontane, e ciò che noi ne beviamo e usiamo, non ritorna mica al mare,
+anzi si guasta e consuma. E la terra sospira di piovere (1046), e la getta
+al mare, e lo crescie tuttavia. Ma se la terra non sospirasse di piovere
+in mare, e i fiumi e le fontane si tenessono chete, che non entrassono in
+mare, si menomerebbe di tanto, come l'uomo ne pigliasse, se non fosse se
+non una candella (1047). Conciosia cosa ch'ella (1048) sia così grande
+com'ella è, e non però, se la terra non sospirasse giamai acqua in mare, e
+li fiumi e le fontane che di lui escono non vi ritornassono, mai non
+parrebe che lo mare fosse menomato una candella, tanto è alto e lungo e
+largo.
+
+(1044) Manca _e si_ al C. L. -- Abb. supp. col. C. R. 2.
+
+(1045) Menomano. C. R. 2.
+
+(1046) Mais la terre suspire l'aigue de pleue. C. F. R.
+
+(1047) goute. C. F. R.
+
+(1048) Intendi: sebbene il mare.
+
+
+
+
+ Cap. CCLIII.
+
+ _Lo re domanda: femina che spesso si corronpe di sua orina dormendo, e
+ nolla può ritenere, può ella ingravidare, e l'uomo ingenerare? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Due maniere sono di corrompimento d'orina: l'una maniera gli viene
+ispesso, e l'altra gli viene tardi (1049). Quella che gli viene ispesso,
+si può bene ingravidare, e l'uomo simigliantemente ingenerare. Che la
+madre della femina, ove lo spermo dell'uomo cade, si è dalla lunga dalla
+vescica, ove l'orina si raguna, che la madre si tiene alle reni e la
+vescica al pettignone. E però l'uomo e la femina, che ispesso si corronpa
+di loro orina, ciò non aviene mica loro di fraleza di loro vescica; anzi
+aviene per aventura perchè la vescica è un poco usata (1050) più dall'una
+parte che dall'altra; e quando ella è piena d'orina, si la getta fuori per
+virtù ond'ell'àe usata (1051). Quella femina può bene ingrossare, e quello
+uomo medesimo bene ingenerare; che ciò non aviene mica delle fralezze
+delle loro reni. Ma femmina e uomo che si corronpono tardi della loro
+orina, cotale femina non può (1052) ingravidare nè cotale uomo
+ingienerare; chè ciò loro aviene della fraleza delle loro reni; chè le
+reni sostengono tutto il fascio ch'è dentro dal corpo (1053); e quando
+sono a fredità (1054), o fanno una grande forza, o scaricano uno grande
+carico, le reni della loro fraleza l'asaliscono, e vengono sopra la loro
+vescica, e bagnano per forza, e versano l'orina (1055). E s'egli avenisse
+che cotale femina ingravidasse, apena cotale figliuolo potrebe bene
+avenire (1056); chè, quando egli diventa grande, le reni non possono
+sostenere lo carico nè il suo peso; e per la loro fraleza gli conviene che
+egli lo getti fuori. E simigliantemente lo spermo di quello cotale uomo,
+perciò che ella (1057) serà uscita di fredo sostenimento, e perciò non
+potrà venire a conpimento, chè lo spermo si è frale e molle, che apena si
+potrà pigliare.
+
+(1049) tart. C. F. R., che significa _difficilmente_, _raramente_.
+
+(1050) Anche il C. R. 2. ha: usata. -- Nel C. F. R.: vercee (versé) da
+_verser_, che potrebbe intendersi per _risiedere_, _esser posto_. È noto
+che questo vb. fu usato in un tale significato da Rabelais. Cf. _Barré_,
+_Gloss. de Rabelais_. -- Vedi la nota seguente.
+
+(1051) La lez. del C. R. 2. è uguale alla nostra. -- Nel C. F. R. leggesi:
+car chant ele est plaine de orine, si la zete de hors, par la verteure
+dont elle vertee. -- E nel T. F. P: car quant elle est plaine de l'urine,
+l'urine chiet dehors, par ce quelle penche ung peu d'ung couste. -- Mi par
+chiaro che _verteure_ sia parola fatta dal vb. _vertir_ (tourner); e
+l'averla in ital. trad. per _virtù_, è errore che facilmente si
+spiega. -- Forse, in luogo di _vercee_, che abbiamo trovato già nel
+C. F. R., è da leggere _vertee_.
+
+(1052) Manca _non può_ al C. L. -- Abb. suppl. col C. R. 2.
+
+(1053) soustiennent tout ce que dedans le corps est. T. F. P.
+
+(1054) _Fredità_, per _freddezza_, ha pure il C. R. 2. -- Nel T. F. P.:
+quant le froit les prend. -- Al C. F. R. manca tutto questo tratto del
+presente cap.
+
+(1055) Nel T. F. P.: ilz se laschent et se amollient, et la vessie qui est
+dedans par droicte force verse l'urnine.
+
+(1056) a bene venire C. R. 2.
+
+(1057) La _semence_.
+
+
+
+
+ Cap. CCLIIII.
+
+ _Lo re domanda: cui dee l'uomo più amare, o i figliuoli del fratello o
+ quegli della sirocchia? Sidrac risponde:_
+
+
+L'uomo de' amare l'uno e l'altro, secondo Idio, e secondo le loro opere.
+Ma secondo lo mondo, più gli tocca lo figliuolo del fratello, che quello
+della sirocchia, chè la criatura è più dell'uomo che della femina. Chè il
+primo uomo Adamo non fu di femina nè d'uomo, se non di terra, per lo
+comandamento di Dio; e la schiatta disciende dall'uomo al ventre della
+femina; per la volontà di Dio si forma; e lo figliuolo dell'uomo e della
+femina più apartiene all'uomo, ond'egli escie. Simigliantemente come d'una
+pianta d'uno albore, che le pianta è lo padre, e la terra è la madre che
+la guarda e che la nodriscie; nè sanza l'uno nè sanza l'altro non può
+essere; ma più à nome dell'albore, onde egli è stato, che della terra.
+Perciò dee l'uomo più amare lo figliuolo del fratello, che quello della
+sirocchia, perchè appartiene più all'uomo (1058).
+
+(1058) È assai curioso questo che aggiunge il C. F. R.: Et segont la
+certainete dou monde, l'om est plus certain de l'enfant de sa seur che de
+celui de son frer; car la seur a bien sentu l'enfant en son ventre, et fu
+bien certain de lui. Et il meismes a bien veu sa seur groce. Et de celui
+de son frere ne puet il pas estre certain, che cil enfans de sa fame soit
+sien, ne son frere chi soit ses nevous; car ausi bien puet elle estre
+grosse d'autre home, com son frere.
+
+
+
+
+ Cap. CCLV.
+
+ _Lo re domanda: qua' sono le pericolose collere del corpo? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Quattro maniere di collere sono al corpo, di quattro conparazioni:
+primieramente sangue, secondo collere, terzo flemme bianche, quarto
+collere gialle. E se l'una delle quattro fallisse al corpo, lo corpo non
+si sosterrebbe; chè altrettanto di sostentamento à 'l corpo dell'uno come
+dell'altro; e ciascuna dee essere alla sua ragione. Se l'una di loro
+sormonta l'altra, dannegiare potrebbe il corpo. E tutte e IIII sono
+pericolose: che, se lo sangue sormonta gli altri, egli può ispegnere lo
+corpo, e fallo morire, alla sua casa, diritto al cuore (1059); e si gli
+toglie lo fiato e lo sospiro e l'alenare, e in tale maniera lo spegne e
+l'uccide. Le collere nere sono pericolose; chè s'elle sormontano l'altre,
+elle potrebono dannegiare lo corpo per molte maniere; ch'elle possono fare
+cadere lo corpo in malvagia infermità (1060), e perdere lo senno e lo
+savere, e diventare rognoso e lebroso; e si lo fa diventare fello ad ria
+maniera (1061). E quando elle sormontano l'altre, elle sono molto gravi a
+rabonacciare e medicare per erbe e per fiori e per digiunare e per
+beveraggi. Le flemme sono pericolose, quand'elle sormontano l'altre flemme
+del corpo, perch'elle li mangiano malamente; ch'elle signoregiano in
+malvagie malizie fredde, e si mangiano i piedi e le mani e i capelli e le
+reni e le ganbe e i diti, e fanno putire la bocca e gli orecchi e 'l naso,
+e fanno molte altre malizie assai. Abonacciano per erbe e per fiori e per
+beveraggi e per vomicare. Le collere gialle sono molto pericolose,
+quand'elle sormontano l'altre collere al corpo. Elle cercano il cuore, e
+fanno travagliare, e fanno diventare li menbri frali e molli, e tolgono la
+volontà al corpo, del bere e del mangiare; e si li cambia il colore, e si
+lo fa diventare vocolo (1062). E s'abonacciano con erbe e con fiori e con
+vomicare. Queste quattro maniere d'omori sono di IIII comparazioni, e si
+signoregiano il corpo, l'anno, quattro volte ciascuno. L'anno si è XII
+mesi, cioè a sapere LI settimane e IIII giorni, cioè CCCLXV giorni e VI
+ore. La prima istagione dell'anno, che signoreggiano il corpo, si sono tre
+mesi; e sì si noma capricorno e acquario e piscies. Questi sono tre segni,
+che ànno podere delle flemme al corpo, e si sono freddi; e cominciano a'
+XXIIII giorni di dicembre, e durano insino a' XXIIII giorni di marzo, e
+sono inverno. La seconda parte dell'anno, tre mesi, si sono questi segni
+aries, tauro, giemini; e si ànno podere nel corpo della gente, che sono
+caldi e umidi; e cominciano a' XXIIII giorni di marzo, insino a' XXIIII
+giorni di giugno. La terza ìstagione dell'anno si sono tre mesi, e si sono
+in questi segni, cancer, leo, virgo; e si ànno podere nel corpo della
+gente, e sono caldi e secchi, e si cominciano a' XXIIII giorni di giugno,
+insino a' XXIIII giorni di settembre. La quarta parte dell'anno si sono
+tre mesi, e ànno questi segni, libra, scorpio, sagittaro; e si sono freddi
+e secchi, e cominciano a' XXIIII giorni di settembre insino a' XXIIII
+giorni di dicenbre. E la natura di queste stagioni ciascuno uomo si può
+guardare di malizie e di contrarii, di vestimenti e d'altre cose
+contrarie; e s'egli lo fanno, egli non avranno mai infermitade al corpo.
+
+(1059) à sa maison, droit sur le cuer C. F. R. -- Probabilmente è un errore
+del testo francese, passato nel testo italiano. Potrebbe supporsi che,
+invece di _a sa maison_, avesse da leggersi _car s'amasse_; cioè, il
+sangue lo fa morire, _perchè si raduna_ diritto sul cuore.
+
+(1060) le cors faire cheir de mauvais mal. C. F. R.
+
+(1061) di ria maniera. C. R.
+
+(1062) et si li font perdre la viste C. F. R. -- _Vocolo_ per _avocolo_.
+
+
+
+
+ Cap. CCLVI.
+
+ _Lo re domanda: quale è la migliore carne che sia al corpo? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+La migliore carne si è quella che à magiore sustanzia di forza in sè, ch'è
+la più forte, e dà magiore forza al corpo dell'uomo, ed a l'uomo sano che
+àe buono istomaco. La carne del bue e della buffola è più sana, che
+niun'altra carne; chè queste carni ànno grande sustanzia in loro, e
+rendono grande forza a uomo infermo. La carne del montone è più sana, per
+la tenerezza ch'è in lei, nello stomaco frale (1063). La carne della
+polastra è più sana che altra carne, per la tenereza ch'è in lei, per la
+fraleza ch'è nello stomaco dello amalato; e se non fosse per questa
+cagione, l'uomo darebbe a l'amalato pur carne di bue o di bufola, che
+l'ànno grande forza e grande sustanzia in loro. Ma per la infermità e per
+la fraleza dello stomaco del malato, l'uomo gli dona la tenera carne.
+
+(1063) allo stomaco d'uomo fraile C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCLVII.
+
+ _Lo re domanda: perchè la notte, quando l'uomo cena la mattina à fame, e
+ s'egli non cena si è satollo? Sidrac risponde:_
+
+
+E ciò aviene per gli omori. La notte che l'uomo cena, la vivanda èe nello
+stomaco pieno, e bolle tutta la notte dentro; e quando viene inverso lo
+giorno, tutto è consumato e è nullo; e lo stomaco che si sente voto, si
+gli conviene avere fame. E quando l'uomo non cena, lo stomaco dorme voto,
+e gli omori gocciolano (1064) dentro, e crescono, in quello che si pena a
+fare giorno; e al mattino si trova pieno di flemme e di collere. E questo
+aviene perch'egli è satollo; chè la fame e lo saziamento non viene se non
+dallo stomaco.
+
+(1064) Vogliamo notare che, invece di _gocciolano_, il C. R. 2. ha
+_candellano_. Questo a proposito della nota a pag. 200-201.
+
+
+
+
+ Cap. CCLVIII.
+
+ _Lo re domanda: la vivanda che l'uomo mangia come si parte ella per lo
+ corpo? Sidrac risponde:_
+
+
+La vivanda che l'uomo mangia si raguna tutta nello stomaco; e quand'ella è
+ben consumata e ben cotta, allora si parte in cinque parti. La prima parte
+è la più pura e la più netta, ne va dirittamente al cuore. La seconda va
+dirittamente al cervello e agli occhi e per tutta la testa. La terza va al
+corpo e a tutti i membri e al sangue. La quarta vae al polmone e al fegato
+e alla schiena. La quinta parte vae al fondo, e è lo sterco. E altressì
+interviene del bere.
+
+
+
+
+ Cap. CCLVIIII.
+
+ _Lo re domanda: l'uomo ch'avrà inghiottito osso o spina, e gli sarà
+ ristata nella gola, e non potrà andare su nè giù, come si potrà torre
+ quello osso? Sidrac risponde:_
+
+
+In due maniere: per inghiottire acqua e mangiare pane, e inghiottire
+aspramente. E se per questo no' ne vuole uscire del collo, e tu piglierai
+uno buono boccone di carne cruda, e legala con un filo sottile e forte, e
+masticheràla due volte o tre o più, e poi lo 'nghiottirai, e terrai lo
+capo del filo in tua mano. E se l'osso va giuso colla carne, tu
+inghiottirai ogni cosa; e se l'osso non va giuso, tu torrai il filo e la
+carne indietro, incontro all'osso, e tirerai con esso. E se quello filo si
+ronpe, sì lo farai un'altra volta.
+
+
+
+
+ Cap. CCLX.
+
+ _Lo re domanda: perchè pute lo sterco dell'uomo e della femmina? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Lo sterco dell'uomo e della femina pute per due cose: l'una per lo
+rinfrabimento del corpo, dentro: similmente come se l'uomo pigliasse uno
+pezo di carne (1065), e lo coprisse in tale maniera che punto di vento
+nolla potesse toccare, allora putirebbe. La seconda per gli omori che
+discendono allo stomaco, che sono amari e agri e insalati e di rio sapore;
+e si mischiano colla vivanda; e quando la sustanzia della vivanda (1066)
+si parte per lo corpo, e vi dimorano gli omori e lo cacchiume (1067)
+insieme, e iscalfano, e però putono.
+
+(1065) carne cruda C. R. 2.
+
+(1066) e quando la vivanda, cioè la sustanzia C. R. 2.
+
+(1067) cacume C. R. 2. -- Pare che sia da intendere per _sudiciume_ essendo
+trad. del franc. _ordure_.
+
+
+
+
+ Cap. CCLXI.
+
+ _Lo re domanda: per che cagione è l'orina della persona insalata? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+L'orina della persone è salata per tre cose: la prima perch'ella discende
+e passa per la vivanda, e colà piglia la salatura che v'è entro, così come
+è la sua natura, chè tutte salature si sono di natura d'acqua. E perciò
+diciamo noi che l'acqua che l'uomo bee passa per la vivanda al corpo, e
+cola, e vanne con tutta la salatura alla vescica. La seconda cosa si è per
+lo sudore (1068) del corpo; che tutto il sudore che l'uomo tira dentro,
+tira l'acqua che l'uomo bee co' lei; che lo sudore che escie di natura, si
+è per calura ch'è dentro dal corpo, che fa mischiare e bollire l'acqua
+dentro dal corpo insieme (1069). E per queste tre ragioni diventa l'orina
+salata.
+
+(1068) Tanto il C. L. che il C. R. 2. hanno: sapore. Ma abbiamo creduto di
+poter corr. _sudore_, sulla scorta del C. F. R. che ha _suor_.
+
+(1069) Ecco la lez. del C. F. R.: car toute la suor che li cors sue dedens
+tire toute l'aigue che l'on boit aveuc ele, car le suor si est de nature
+de saleure. La tierce mainire si est por la chalor chi est dedens le cors,
+chi foit mehler l'aigue et la suor tout ensemble.
+
+
+
+
+ Cap. CCLXII.
+
+ _Lo re domanda: le femine ànno granelli? Sidrac risponde:_
+
+
+Se le femine non avessono granelli, elle non potrebono ingravidare, nè
+corrompersi. Per gli granelli ch'elle ànno, elleno si corrompono, e
+ingravidano. Ma non però elli non sono videvoli (1070) come quelli degli
+uomini, perchè le femine gli portano dentro a' loro ventri, presso alla
+matre, ove la criatura si nodriscie. Nè non sono nimica così grandi come
+quelli degli uomini. E se i granelli non fossono, le femine sarebono più
+femine ch'elle non sono. E di tanto come elle gli ànno più piccoli che
+quelli degli uomini, di tanto ànno meno di valore. Perciò è bisogno che le
+femine abiano granelli come gli uomini.
+
+(1070) sì vedevoli C. R. 2. -- si veables C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CCLXIII.
+
+ _Lo re domanda: come nascono i vermini nel corpo dell'uomo? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Li vermini nascono nel corpo degli uomini e delle femine dello sterco, e
+della più inferma (1071) vivanda e della più grossa che l'uomo mangia. E
+si non vivono nel corpo dell'uomo, se non della più inferma vivanda e
+della più velenosa che l'uomo mangia. Altressì come i serpenti e l'altre
+bestie velenose a noi nettano la terra del veleno, similemente i vermini
+nelli nostri ventri a noi nettano grande parte delle 'nferme vivande e
+delle velenose. S'egli non fossono, i corpi non sarebono nimica tutti
+sani. Non intendere nimica di troppi, chè troppi fanno male al corpo.
+
+(1071) Per _malsana_.
+
+
+
+
+ Cap. CCLXIIII.
+
+ _Lo re domanda: quante sono l'arti del mondo che l'uomo non si potesse
+ sofferire sanza loro? Sidrac risponde:_
+
+
+Quattro sono l'arti reali, che l'uomo non si potrebe sofferire sanza loro:
+primieramente fabro, secondo maestro di legname, terzo cucitore, quarto
+texitore. Queste quattro sono molto bisognose al mondo, che sanza loro lo
+mondo non si potrebe sofferire (1072). Lo fabbro è signore di tutte
+l'altre arti del mondo, che niuna cosa ch'abisogni al corpo dell'uomo non
+si potrebe fare, se i loro stovigli non passassono per le mani del fabro.
+Maestro di legname si è conpagno del fabro al bisogno del mondo, ciò è a
+intendere lo legno al ferro; chè altressì come lo legnio s'aopera per lo
+ferro, conviene che lo ferro abia aiuto da legnio; e altrimenti non
+potrebe ben fare; e se egli non fosse, non si potrebe fare. Del cucitore
+il mondo àe molto grande bisognio di lui, chè per li cucitori si vestono
+le genti. Texitori è di molto grande bisognio, ch'egli fae la cosa onde
+tutte le genti si vestono e si cuoprono; e fa molte altre cose al bisognio
+delle genti. L'altre arti che sono dopo queste, sono molte bisognose alle
+genti; ma l'uomo si potrebe sofferire più che di queste IIII arti; che al
+tempo d'Adamo la prima arte fue fabro, la seconda maestro di legname, la
+terza cucitore, che gli cucivano le cuoia del filo del cuoio, e si
+coprivano in qualunque maniera egli poteano. Poi la quarta fu tessitore,
+che gli faceano le tovaglie del pelo delle capre, il meglio ch'egli
+poteano. E poi apararono a fare l'altre arti che sono nel mondo, che
+ciascuno giorno s'asottigliano, e asottiglieranno tanto quanto il mondo
+durerà (1073).
+
+(1072) sostenere C. R. 2.
+
+(1073) Nel C. F. R.: car chascun jor s'asoutiloient et s'asoutilieront
+tant com le monde durera. -- Intenderei _assottigliare_ per _perfezionare_,
+_raffinare_. L'ant. franc. _soutiller_ ha il senso di _studiarsi_,
+_ingegnarsi_, conforme a _assotigliarsi_ ital. -- Infatti la lezione del T.
+F. P. è questa: car chascun iour se subtillioit luy (Adam) et les aultres
+gens de faire tousiours nouvelles choses.
+
+
+
+
+ Cap. CCLXV.
+
+ _Lo re domanda: come potrebe l'uomo vinciere la volontà di questo mondo?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Legiermente sanza niuno pericolo tu potrai vincere la volontà del secolo:
+chè quando tu ai volontà di fare alcuna cosa che non sia buona, lieva lo
+tuo pensiere da lei, e pensa in altra parte, in bene, e lo tuo mal talento
+trapasserà. Chè quando tu pensi in alcuna follia o in alcuno vano
+pensiero, tu non puoi iscanpare di lui, se tu non pensi in altra cosa; e
+quando tu più gratti quello pensiero (1074), e egli più t'acciende il
+cuore, e t'aferma la volontà, e poi vieni tu al fatto. E se tu ài podere
+di farlo, tu lo farai, e apena puoi iscampare, che tu nol facci, della
+grande pena che tu ài, e volontà e pensiero al cuore. Ma se del tutto
+vuogli iscanpare della mala volontà che ài al cuore, sì tosto come tu ti
+diletti in rio e vano pensiero, lo tuo coragio atenpera, e pensa d'altro
+che in quella follìa. E se il tuo diletto di quello pensiere conbatte con
+lo tuo cuore, lo tuo cuore sia fermo e forte alla battaglia, tanto ch'egli
+di fuori da sè lo possa gittare; e allora iscanperai del male fare e di
+peccare, e il tuo corpo sarà in riposo; chè quelli che à folle pensiere
+nel cuore, e si diletta in lui, quello cuore non è sanza grandi martiri; e
+ti toglie lo mangiare e lo bere e riposo, e portagli angoscia e
+tribolazione.
+
+(1074) et chant tu plus cele pencee grates C. F. R. -- Sembra che allo
+scrittore di questo libro piacesse il vb. _grater_ in questo curioso
+significato. Al cap. XCII. (pag. 137) trovammo già _e non gratti più la
+gelosia_, e nella nota dicemmo che forse nel testo francese era da leggere
+piuttosto che _grater_, _guarder_. Ora però quella nostra congettura cade,
+sia per questo nuovo esempio del medesimo verbo; sia perchè abbiamo
+trovato nel Raynouard (_Lex. Rom_.) l'es. prov. del cap. XCII: non grate
+plus la gelosia, car qui plus la grata, ela plus art.
+
+
+
+
+ Cap. CCLXVI.
+
+ _Lo re domanda: quali ànno magiore onore e gioia nell'altro secolo, o i
+ piccoli garzoni che anche non peccarono, o li buoni che lasciano lo male
+ per l'amore di Dio? Sidrac risponde:_
+
+
+Li piccoli garzoni che peccato non fecero unque, egli avranno gioia
+nell'altro secolo assai veracemente. Ma la perfetta gente che saranno, e
+sapranno che cosa è il diletto e la gioia di questo secolo, e lascieranno
+tutto per l'amore di Dio, e riceveranno in questo secolo pene e martiri
+per lui, sapiate in verità che quelli avranno magiore gloria che i piccoli
+fanciulli, per ognuno cento (1075). E ragione e bene è ch'egli l'abiano,
+ch'egli lascieranno lo diletto di questo secolo per la loro volontade, e
+riceveranno per Dio martiri. E gli piccoli garzoni che nulla non saperono
+nè fecero per Dio, non lo debono avere simile di coloro; e però dico io
+ch'egli avranno magiore gioia e magiore onore nell'altro secolo. E ciò
+sarà quando lo figliuolo di Dio verrà in terra, e ronperà lo 'nferno.
+
+(1075) per uno ciento C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCLXVII.
+
+ _Lo re domanda: di quanto, poi che 'l diavolo fue abattuto, fue fatto
+ Adamo? Sidrac risponde:_
+
+
+Di quell'ora e di quel punto che l'angiolo fue abattuto del cielo, a
+intendere lo diavolo, da poi a mille anni fue fatto Adamo; e altrettanto è
+da Adamo a Noè, mille anni. Ma alcuna gente nasceranno, che per la loro
+sottigliezza diranno, che VIII generazioni viveranno mille anni. Sapiate
+che di questo diranno egli vero; ma egli diranno che, i mille anni furono
+dell'abattimento del diavolo infino Adamo, sono contati mille anni de'
+sette milia anni (1076). Sapiate che di ciò falleranno egli bene, e
+chiaramente lo potete conosciere: chè per la volontà di Dio, VII
+generazione di gente deono nasciere al mondo, e ciascuna generazione dee
+vivere mille anni; onde mille anni che furono dello abattimento del
+diavolo infino alla venuta d'Adamo, non deono essere contati; chè i
+diavoli non sono mica generazione, se non ispiriti solamente, che niuno
+ispirito solamente puote essere generazione, se ciò non fosse corpo e
+spirito. Perciò diciamo noi che mille anni che furono dinanzi Adamo, non
+deono essere contati della generazione di mille anni, che nulla
+generazione non può essere, se non di corpo e d'anima, e di generazione
+d'uomo e di femina, e ch'elli possano vivere e morire.
+
+(1076) mais il diront che les M. ans che furent de l'abentemat dou deable
+en iusches a Adam sont toutes M. de les VII\m.
+
+
+
+
+ Cap. CCLXVIII.
+
+ _Lo re domanda: quale è il più bello vembro del corpo? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Lo più bello menbro del corpo si è lo naso; che lo naso è al corpo,
+altressì come lo sole è in cielo, quando egli è nel mezo giorno, e rende
+la sua biltade per tutto lo mondo. Altressì fa lo naso per tutto lo corpo.
+Se uno uomo avesse meno uno degli occhi della testa, e uno piede, e una
+mano, e' non parrebe tanto laido, come s'egli avesse meno il naso. Ma
+magiore danno avrebbe degli altri menbri che del naso; e magiore danno
+avrebe delle mani, che di niuno altro menbro del corpo; chè meglio si
+potrebe l'uomo aiutare sanza uno piede, che sanza una mano; chè uno piede
+di legno lo potrebe portare d'ogni lato, e della mano non si potrebe
+aiutare.
+
+
+
+
+ Cap. CCLXVIIII.
+
+ _Lo re domanda: lo vento come si sente e non si vede? Sidrac risponde:_
+
+
+Lo vento si è simigliante a Dio lo tutto possente, che si sente e non si
+vede. Chè tutte le cose del mondo sentono Idio, e quelle cose che ci
+paiono che sieno morte, sentono Idio; e niuna cosa sanza Idio può vivere.
+Altressì è lo vento. Tutte le creature del mondo lo (1077) sentono e nollo
+possono vedere, perciò ch'egli è ispirito; e quelle cose che non lo
+sentono sono morte. Chi prendesse una criatura, e mettessela in uno grande
+albergo (1078), ove il vento non potesse entrare per pertugio (1079),
+quella criatura non potrebe vivere guari, per niuna cosa che egli sapesse
+fare. E similmente sono tutte le cose che vivono, che, se il vento no' gli
+movesse, morti sarebbono (1080).
+
+(1077) Manca _lo_ al C. L. -- Abb. suppl. col C. R. 2.
+
+(1078) en I grant ostel C. F. R.
+
+(1079) per nullo pertugio C. R. 2.
+
+(1080) car ce elles ne sentissent le vent mort seroient C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CCLXX.
+
+ _Lo re domanda: come il fuoco si vede e non si può pigliare? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Lo fuoco si è della natura del sole, e si à lo colore del sole, e si è
+spirituale come lo sole, che lo sole si può vedere e non si può pigliare
+nè ritenere. Lo fuoco che l'uomo piglia, egli àe alcuna sustanzia; ma lo
+diritto fuoco e la fiamma, quella non si può pigliare, ch'ella è del sole,
+e al sole ritorna quand'ella è spenta.
+
+
+
+
+ Cap. CCLXXI.
+
+ _Lo re domanda: perchè si dice pulcella e vergine, e quale è più degna?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Vergine è assai più degna che pulcella. Vergine vuol dire pura e netta del
+suo corpo e del suo pensiero e della sua volontà e cogitazione e della sua
+bocca e degli occhi e degli orecchi e de' piedi e delle mani e di tutto il
+suo corpo dentro e di fuori, comunalmente, sanza niuna corrottura di fatti
+nè di pensieri. Questa è vergine. Pulcella vale a dire che non è corrotta
+del suo corpo, ma ella può essere corrotta, di molte maniere pericolose,
+di suoi menbri e de' suoi occhi e de' suoi piedi. E non però molto è degna
+cosa chi guarda lo suo pulcellatico (1081) per Dio, perch'ella sarà tra
+gli agnoli posta a sedere.
+
+(1081) Per _pulzellaggio_.
+
+
+
+
+ Cap. CCLXXII.
+
+ _Lo re domanda: qual si puote meglio tenperare di lussuria, o la
+ pulcella o quella che sia corrotta? Sidrac risponde:_
+
+
+Quella si dee meglio sofferire delle cose che non à provate, che quella
+che l'à fatte; e più leggiermente si tiene l'acqua meglio là, ove ella non
+esciè unque, che là ov'ella si tiene per forza, e là ov'ella si può
+legiermente uscire. La corrotta si à tutto aperto lo cammino (1082); la
+pulcella si à lo camino tutto chiuso. E perciò diciamo noi che la pulcella
+si dee meglio tenere che la corrotta, ch'ella non sente cotale fatto, e
+non sa che ciò è, come la pulcella che non cognoscie unque (1083).
+
+(1082) àe aperta la camera C. R. 2.
+
+(1083) Correggasi colla lez. del C. R. 2., che è conforme al C. F. R.:
+perciò ch'ella non sente cotale fatto, nè non sa che sia la corrottura; e
+quella che l'ha sentito sì si diletta de la fraile carne; e perciò non si
+può così tenere nè soferire la corrotta, come la pulcella che non conosce
+quello affare.
+
+
+
+
+ Cap. CCLXXIII.
+
+ _Lo re domanda: quale si puote meglio sofferire di lussuria, o l'uomo o
+ la femina? Sidrac risponde:_
+
+
+La femmina si può meglio sofferire di quello fatto, che non puote l'uomo,
+che è di più calda conparisione che non è la femina. La più calda femina
+del mondo è più fredda che 'l più freddo uomo del mondo, e per una volta
+che la femina si corronpa, si può l'uomo corronpere XXVII volte. E questo
+potete voi vedere chiaramente, che ciascuna volta che l'uomo s'acosta alla
+femina carnalmente, poco si falla che non si corronpa; e in molte altre
+maniere si può corrompere. La femine non si può nimica sì tosto
+corronpere: apena si corronpe, delle dieci volte (1084) che l'uomo si
+corronpe. Ma la femina è più calda di volontà e di coragio in quello
+fatto, che l'uomo non è, e più si diletta in vista in pensieri e in
+toccare, che l'uomo. Ma lo corrompere della femina gli dura molto, inanzi
+ched elli passi. E anche v'àe altro pericolo nella femina che
+nell'uomo (1085): che incontanene ch'uomo èe corrotto, quella volontà è
+passata, come il fuoco arde (1086), e l'uomo vi gitta suso l'acqua,
+incontanente è spento e si fa freddo; ma la femina, che spesso non si può
+corrompere, sì si iscalda, e arde più che il fuoco che arde, e l'uomo vi
+gitta entro le legne, e egli più arde. E per questa ragione la femina à
+calda volontà, e più si diletta in quello fatto che l'uomo, per ciò
+ch'ella non si puote corronpere sì tosto nè sì ispesso come l'uomo.
+
+(1084) delle dieci volte l'una C. R. 2.
+
+(1085) che non è nell'omo C. R. 2.
+
+(1086) come lo fuoco che arde C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCLXXIIII.
+
+ _Lo re domanda: la femmina gravida come puote ella notricare la criatura
+ nel suo ventre? Sidrac risponde:_
+
+
+Lo garzone si nodriscie del sangue della femina, cioè di quello del suo
+tempo; e del fiato dell'aria che la femina fiata (1087), e della vivanda
+ch'ella mangia, e dell'acqua ch'ella bee. Ma quando ciò aviene, non
+intendere nimica che lo figliuolo mangi di quella vivanda nè bea di quella
+acqua della femina. Ma quando la femina mangia, si gli cola di quello
+olore e del savore per lo latte, inanzi al volto del figliuolo (1088), e
+di quello si nodriscie e si pascie e si diletta. Ma la sua diritta
+nudricatura si è del sangue della femina, che lo figliuolo bee per lo
+bellico; e questo potete vedere chiaramente della femina grassa, che,
+quando ella non è gravida, ciascuno mese le viene lo suo tempo, se malizia
+no' gli toglie.
+
+(1087) et de l'air che la feme flaire C. F. R.
+
+(1088) a la chiere de l'enfant C. F. R. -- s'en vont en la bouche de
+l'enfant T. F. P.
+
+
+
+
+ Cap. CCLXXV.
+
+ _Lo re domanda: dee l'uomo adontare la femina, quand'ella falla del suo
+ corpo? Sidrac risponde:_
+
+
+Se la tua moglie o la tua filiuola o la tua nipote fanno follia di loro
+corpi, tu no' le dei nimica adontare; e se tu l'adonti, tu farai peccato,
+ed onta a te medesimo. Che se la tua moglie è tenuta per buona femina, le
+genti le porteranno onore e reverenzia, e l'onore e il lodo è tuo più che
+suo. E sapiate che se tu discuopri lo suo male e la sua follia, sapiate
+ch'ella sarà adontata, e lo fascio del disonore sarà tutto vostro, chè,
+chi isputa in alto, nel viso gli torna. E perciò tu nolla dei nimica
+adontare, perchè a noi non tocca questo fatto (1089); e se tu lo fai, tu
+farai peccato e male. E non ti caglia del suo fatto, chè ciascuno renderà
+ragione delle sue opere a Dio.
+
+(1089) a noi non tocca del suo fatto C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCLXXVI.
+
+ _Lo re domanda: dee l'uomo essere geloso della sua moglie (1090)? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Tu non dei essere geloso della tua donna in niuna guisa del mondo; che, se
+la tua moglie è buona femina e leale, e tu la gelosi (1091), tu la fai
+diventare ria femina; e s'ella è ria, e tu ti farai geloso, tu la farai
+diventare più ria ch'ella non è. La femina buona per niuna cosa del mondo
+l'uomo nolla puote conperare, nè oro nè argento nè niuna pietra preziosa
+non vale. È più assai a pregiare la buona femina che il buono uomo, per
+molte ragioni; altressì come uno sparviere, s'egli pigliasse una gru,
+sarebe più da pregiare, che s'egli pigliasse uno falcone. E simigliante è
+della femina e dell'uomo: chè la buona femina è più da pregiare che il
+buono uomo, per ciò ch'ella non à mica tanto di senno in lei, quanto
+l'uomo, e per la sua grande bontà ella è buona; e però ella è più da
+pregiare che il buono uomo. Due cose potranno avenire nella buona femina
+per gelosia: che se tu la tieni in gelosia, ella si potrà tanto istare in
+gelosia, ch'ella potrà venire in grande infermitade; o ella sarà per lo
+tuo dispetto ria femina. Se tu tieni in gelosia la ria femina, sarà peggio
+per lo tuo dispetto: o ella farà cosa per te uccidere, o ella ti farà
+uccidere ad altro uomo, chè di rio àlbore non puote uscire che rio frutto.
+Per ciò diciamo noi che l'uomo non dee istare in gelosia della sua moglie,
+in niuna guisa del mondo, nè rinproverare la sua follia ch'ella averà
+fatto. E per ciò se tu lo fai, tu l'accendi lo fuoco al cuore da capo a
+mal fare. E similmente non faccia all'uomo la femina, ch'egli è peggio di
+lei.
+
+(1090) est il bon de geluzer la feme? C. F. R. -- Il prov. ha _engelozir_.
+
+(1091) ingielosisci C. R. 2. -- et tu l'agelouses -- Il prov. ha il vb.
+_agelosir_, per _ingelosirsi_.
+
+
+
+
+ Cap. CCLXXVII.
+
+ _Lo re domanda se l'omo de' (1092) avere gelosia di sua moglie. Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Certo a diritto e a ragione, si, e grande (1093). Se la tua moglie è
+folle, e tu nolla dei coprire nè mottegiare, che tu potresti pigiorare di
+discoprire la tua onta; e le genti che l'udisono, te ne potrebono tenere a
+vile, e per più cattivo. Ma gli savi cuoprono tutta via la loro moglie.
+
+(1092) Manca al C. L.: _se l'omo de'._ -- Abb. suppl. col C. R. 2.
+
+(1093) Non sappiamo come mettere d'accordo questo col cap. precedente. Al
+n. t. corrisponde tanto il C. R. 2., che il C. F. R., il quale ha: Certes,
+oil, a droit et a raison, se la fame etc. -- Diversa però è la lez. del
+T. F. P., dove questo cap. è intitolato: _se doit on courroucer ou estre
+ialoux quant sa femme parle a ung aultre homme?_
+
+
+
+
+ Cap. CCLXXVIII.
+
+ _Lo re domanda: debbono tutte le genti bere vino? Sidrac risponde:_
+
+
+Lo vino è una preciosa cosa e degna, e si è salute del corpo e dell'anima;
+chè per lo vino puote l'uomo sanare lo suo corpo di molte infermitadi. Lo
+vino, per la gente che il beono temperatamente e a ragione, non fa niuno
+dannaggio. A cotali gente vale meglio bere il vino che l'acqua. E a' folli
+che beono il vino follemente, e beono lo senno, e uccidono le genti e
+rubagli, si lasciano uccidere, e fanno mischie e battaglie di bere il
+vino, quelli non deono già bere lo vino, anzi varrebbe loro meglio ch'egli
+bevessono acqua di mare. E a quella gente lo bere lo vino non è diritto e
+leale, e per loro egli non è già fatto, anzi loro è molto difeso. Lo vino
+fa a' savi lo corpo sano e netto, e puro cuore e umile; lo vino fa a'
+malvagi rio cuore, e di rio, vituperoso. E per ciò diciamo noi che a'
+buoni è migliore lo vino che l'acqua; a' malvagi è meglio bere l'acqua,
+chè il vino è loro molto difeso (1094).
+
+(1094) molto contradio C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCLXXVIIII.
+
+ _Lo re domanda: dee l'uomo dilettarsi in niuno luogo del mondo? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+In niuno luogo del mondo niuno si dee dilettare, chè lo diletto, qualunque
+egli è, se non quello di Dio, si è avarizia e invidia e fornicazione. E
+fontana del diavolo è ciò che voi dilettate, se non quello di Dio. Si
+farete la volontà del diavolo. E perciò vi dico in verità che niuno uomo
+si dee dilettare in niuno diletto, se non in quello di Dio, chè tutti gli
+altri sono vani e mutoli e nulla.
+
+
+
+
+ Cap. CCLXXX.
+
+ _Lo re domanda: dee l'uomo essere ardente di tenzone e di conbattere
+ colla gente? Sidrac risponde:_
+
+
+Quando l'uomo è ardente di tenzone (1095) e di conbattere con alcuna
+persona, egli dee pensare in Dio e nella sua anima, e ch'egli non faccia
+cosa che torni dannaggio nè perdimento all'anima. E si dee pensare altro,
+e conbattere nel suo cuore, e di torre (1096) di lui quelle pensiero. E se
+questo non si puote raffreddare, egli si dee trarre fuori della gente, e
+tencionare in sè medesimo e conbattere, sicchè quella arsura, la quale
+enfia lo cuore, disenfierà, e in tale maniera si conserva (1097) di quella
+arsura.
+
+(1095) Nel C. L.: tentazione -- La correzione era evidente.
+
+(1096) de' traere C. R. 2.
+
+(1097) si ritrae C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCLXXXI.
+
+ _Lo re domanda se l'uomo si dee vantare del suo peccato, quand'egli l'à
+ fatto. Sidrac risponde:_
+
+
+Quegli che del loro peccato si vantano sono chiamati ministri del diavolo;
+chè tutto il male aviene per lo tentamento del diavolo; e quelli che si
+vanta di quello che il diavolo à fatto, questi è diritto ch'elli sia
+chiamato ministro del diavolo, ch'egli avezza la gente all'opere del
+diavolo. Quelli fae grande peccato e male molto forte, che tale peccato
+avrà per aventura fatto; chè altri, quando l'udirà, lo farà. E nello
+anunziare (1098) farà peccato quelli che l'avrà ricordato, perch'egli
+l'avrà insegniato per lo suo vantamento.
+
+(1098) nello dinunziare C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCLXXXII.
+
+ _Lo re domanda: nel male puossi trovare niuna iscienzia (1099)? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Nel male si truova (1100) grande iscienzia; ma questa non è chiamata
+perfetta iscienzia, per ciò che il vasello onde escie è orbo e non vede
+punto; chè s'elli vedesse, ellino non farebono nimica il male. E quelli
+che 'l conoscono, quelli sono malvagi. Similemente come se voi vedeste una
+carognia laida e putente, e in quella carognia vede (1101) una bella cosa,
+certo quella cosa sarebe molto innorata e male posta (1102); altresì
+aviene della iscienzia, ch'ella è male posta, quando ella è posta in corpo
+peccatrice (1103); chè il peccatore è più laido a vedere che la più
+puzzolente carognia del mondo. Perciò diciamo noi che la scienzia del
+peccatore, che non la cura in Dio nè ne' suoi comandamenti, non è perfetta
+iscienzia. Quattro iscienzie sono: l'una è quella di colui che in Dio
+crede, e ne' suoi comandamenti la cura (1104). La seconda si è quella del
+peccatore, che il comandamento di Dio non volle (1105) fare, ma in male e
+in peccato l'usa; quella è (1106) corporale iscienzia, perfetta in
+diavolo. La terza è del gaio uomo, ch'è bene di grande iscienzia; per la
+sua gaieza è a nulla tenuta, poco pregiata (1107); e si è come quelli che
+fa ardere dinanzi al sole uno bello candelo, che quello chiarore è nulla
+pregiato, per lo chiarore del sole; altresì è la scienzia del gaio folle,
+e nulla pregiata per la sua gaiezza e per la sua follia. La quarta
+iscienzia si è del povero uomo, ch'è tenuto a nulla fra la gente, e si
+era (1108) molto savio, e si era come uno ispecchio, che mostra in tutte
+le maniere che l'uomo lo mostra; altressì il povero uomo in tutte le
+maniere che l'uomo il domanderà, egli risponderà di quello che l'uomo
+l'avrà richiesto. E però l'uomo non dee ispregiare iscienzia di niuno
+uomo, conciosia cosa ch'egli sia grande o povero o piccolo, chè di piccola
+fontana puote uscire grande acqua e buona; e però l'uomo non dee
+dispregiare nulla persona (1109).
+
+(1099) puet nul mauvais home avoir grant science en lui? C. F. R.
+
+(1100) en les mauvais C. F. R.
+
+(1101) vedessi C. R. 2.
+
+(1102) certes celle belle chosse seroit laide a veir en celle carogne.
+C. F. R.
+
+(1103) peccatore C. R. 2.
+
+(1104) Cioè _l'adopera_. -- Nel C. F. R.: la euvrent.
+
+(1105) vuole C. R. 2.
+
+(1106) è chiamata C. R. 2.
+
+(1107) La tierce si est de jolif home, que de lui ist grant science, et
+par sa volente si est neent tenue ne prisie C. F. R. -- Non si lasci qui di
+notare questa allusione alla _gaia scienza_, il _gai saber_ de'
+Provenzali.
+
+(1108) sarà C. R. 2.
+
+(1109) Abb. corr. col C. R. 2. -- Nel C. L.: _in nullo_.
+
+
+
+
+ Cap. CCLXXXIII.
+
+ _Lo re domanda: perchè ànno le femine la gioia e lo cruccio del
+ secolo (1110)? Sidrac risponde:_
+
+
+Le femine ànno la gioia e lo duolo di questo secolo, perciò ch'elle lo
+debono avere, per ragione, più che gli uomini, ch'elle ànno lo sangue e la
+curata (1111) più legiere che gli uomini; e sono altressì come le cime
+d'uno àlbore ch'è inchinato dal vento, da qualunque parte egli viene. Le
+femina si piccola cosa non puote udire, ch'elle non triemino tutte; e
+questo aviene per la fraleza del corpo ch'elle ànno (1112); e così aviene
+loro della gioia. Che s'elle fossero così savie come gli uomini, elle
+sarebono balie (1113) e giudicatrici e signori; e comanderebero a
+giudicare, come gli uomini fanno. E perciò ch'elle non sono guari savie, e
+sono volatiche (1114), ànno elle tosto la gioia e lo dolore, chè
+imantanente credono e discredono ciò ch'elle odono; e perciò si sentono
+elleno gioia e dolore del mondo. E piutosto potrebono essere ingannate LXX
+femine che uno savio uomo; e questo è per lo povero senno ch'elle ànno.
+
+(1110) Questo titolo è conforme a quello del C. F. R. Nel C. R. 2. leggesi
+invece: _Chi à in questo mondo più gioia o più duolo, o la femina o
+l'omo_?
+
+(1111) le sanc et la cervelle C. F. R. -- Al C. R. 2. manca questo periodo,
+e il seguente.
+
+(1112) ce est por le poi de sens ch'eles ont; et lor feiblese dou sens lor
+fait tost avoire ioie et tost duel C. F. R.
+
+(1113) baile C. R. 2. -- bailies C. F. R.
+
+(1114) voltanti C. R. 2. -- volages C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CCLXXXIIII.
+
+ _Lo re domanda: dee l'uomo andare ispesse volte a casa del suo amico?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Tu non dei andare nimica ispesse volte a casa del tuo amico, ma tu lo dei
+andare a vedere a ora e punto, e non troppo ispesso, chè tutti i troppi
+sono male. Chè per aventura egli avrà a fare nel suo albergo e nella sua
+masnada, e se tu gli vieni sopra, tu gli farai grande noia. E poni mente a
+te medesimo: se tu fossi nella tua casa, e avessi a fare colla tua
+famiglia, tu non vorresti che niuna anima venisse sopra te; e molto ti
+farebe grande noia chi sopra te venisse, eziandio se fosse tuo figliuolo o
+tuo fratello; altrettale noia sarebe a lui, se tu andassi sopra lui. Ma se
+tu ài voglia d'andare all'albergo del tuo amico, fagli inanzi asapere la
+tua venuta; sì gli farai cortesia, e allora sarai molto bene
+insegnato (1115).
+
+(1115) Intenderei: bene _educato_ o _saggio_. -- In prov. _essenhadamens_
+vale _saggiamente_.
+
+
+
+
+ Cap. CCLXXXV.
+
+ _Lo re domanda: dee l'uomo mostrare laida cera al suo amico? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Se tu se' nella tua casa colla tua famiglia, e il tuo amico viene sopra
+te, tu non dei però mostrare laida cera, nè crucciare, conciosia cosa
+che (1116) tu ti crucci in fra te. Ma tu gli dei mostrare bella cera e
+bello senbiante, e fagli onore e piacere al tuo podere. Che se tu gli
+mostri rio sembiante, tu lo cruccierai, e avrai mala volontà in
+lui (1117).
+
+(1116) benchè C. R. 2.
+
+(1117) e farai la mala volontà verso te di lui venire C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCLXXXVI.
+
+ _Lo re domanda: come alcuna volta l'uomo conquisterebbe in battaglia due
+ uomini o tre, e alcuna volta è vinto da uno solo? Sidrac risponde:_
+
+
+La battaglia si è simigliante a Dio; che quelli che loro pensiero ànno in
+Dio, non intendono ad altra cosa se non a Dio servire, e quivi ànno gli
+loro pensieri. Altressì dee fare quelli che battaglia fa: lo cuore e la
+volontà e lo suo podere dee mostrare di tutto in tutto alla sua battaglia
+fare; e dimenticare di tutto in tutto gli suoi figliuoli e la moglie e la
+sua ricchezza. E dee pensare che s'egli è valente e vigoroso, egli vincerà
+la sua battaglia, e s'egli è cattivo e ricredente (1118), egli sarà vinto
+e morto; e in cotale modo conquisterà egli la battaglia.
+
+(1118) Vedasi intorno a questa parola ciò che, nello _Spoglio degli
+Statuti Senesi_, e nello _Spoglio Lessicografico_ della _Tavola Ritonda_,
+scriveva il nostro carissimo Filippo Luigi Polidori, nel quale l'Italia ha
+perduto un altro di que' vecchi nostri, modestamente sapienti, che non
+conoscevano i superbi e prosuntuosi disprezzi si certa odierna gente
+dottissima.
+
+
+
+
+ Cap. CCLXXXVII.
+
+ _Lo re domanda: è sanità di mangiare tutte cose? Sidrac risponde:_
+
+
+Tutte le cose che Idio fece per mangiare sono buone e sane, che le cose
+che sono inferme, non sono se non della infermità del corpo. Quando il
+corpo è sano, ciò ch'egli mangia si è sano per lui; e quando egli è frale
+e malato, poco di cosa ch'egli mangi, si gli fa male. Che la 'nferma
+vivanda e la sana viene dal corpo; chi à sano corpo, no gli fa (1119)
+quello ch'egli mangia, che tutto gli è sano e buono; e al corpo infermo
+poca cosa gli fa male.
+
+(1119) non li caglia C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCLXXXVIII.
+
+ _Lo re domanda: quali sono quelli che si vantano più che gente del
+ mondo? Sidrac risponde:_
+
+
+Quegli che più si vantano che gente del mondo sono tre maniere di gente:
+la prima sono vecchi folli, che si vantano di loro gioventudine, e pensano
+che le genti lo credano, e non credono mica che quelli a cui elli lo
+contano li gabbano e beffano. La seconda maniera si è lo folle istrano,
+che racconta le grandi follie ch'egli ànno fatte nel loro paese; e dicono,
+io era ricco e gentile; e si ne va ad uno che li crede, e beffallo (1120).
+La terza maniera si è lo folle ricco, che conterà le sue follie e le sue
+bugie; e quelli che l'odono lo gonfiano, e si gli confessano ciò ch'egli
+dice, per la sua ricchezza; chè per aventura egli ànno mestiere del suo
+servigio.
+
+(1120) Così ha pure il C. R. 2.; ma certo qualche errore o qualche
+omissione è qui corsa nel testo; il quale può essere corretto col
+C. F. R., dove leggesi: par I qui le croit, X le moquent.
+
+
+
+
+ Cap. CCLXXXVIIII.
+
+ _Lo re domanda: perchè sono (1121) gli nuvoli così di state come di
+ verno? Sidrac risponde:_
+
+
+Li nuvoli sono altresì di state come di verno; e altressì pioventi di
+tutte le stagioni dell'anno; e s'elle non sono nelle nostre parti, si son
+elle negli altri paesi; e di tutte le stagioni dell'anno non fallano
+giamai al mondo, nè di verno nè di state. Che quando lo fermamento fa lo
+suo movimento, lo sole piglia lo suo alto corso, e così fa istate e a noi
+verno; e in questo modo non falla giammai istate e verno al mondo, di
+tutte istagioni dell'anno. E quello torno che il sole fa, non è mica la
+montanza d'uno palmo, ma per l'altezza del fermamento ci pare molto
+mutato (1122).
+
+(1121) _non sono_ C. R. 2.
+
+(1122) Forse _montato_; ma anco il C. R. 2. ha: mutato; ed il C. F. R.:
+loins.
+
+
+
+
+ Cap. CCLXXXX.
+
+ _Lo re domanda: lo nuvolo ch'è piccolo, come pare, come puote cuoprire
+ tanta quantità di terra? Sidrac risponde:_
+
+
+Lo nuvolo ci pare piccolo alla vista, ma lo suo corpo (1123) è molto
+grande; nè la sua grandeza l'uomo nollo puote vedere, per la sua altezza.
+Lo nuvolo è simigliante alla vesica, che è piccola, e a poco a poco
+crescie e diventa grande, quando l'uomo vi soffia entro. Altresì è del
+piccolo nuvolo: quand'egli è piccolo molto, e l'uomo nol può vedere, se
+non quello ch'è di contro la terra, di verso noi. Nè la sua spessezza
+l'uomo nolla può vedere, nè la sua lunghezza, nè per lo traverso, per la
+sua altezza e per la sua iscurità. E a questo lo vento lo fiede, e
+enfialo, e fallo criesciere, e spandere sopra grande province, e spezare,
+e muovere, e ventare in terra (1124); e abeverano (1125) i beni che ci
+sono. Non intendere che quella aqua nascie in aria, ma ella viene del
+mare, e monta dello spiro che la terra getta (1126), e diventa nuvolo, e
+piove così come noi lo vegiamo.
+
+(1123) Abb. corr. col C. R. 2. -- Nel C. L.: corso, per erronea traduzione
+del _cors_ franc.
+
+(1124) _Ventare_ forse per _muovere il vento_. -- Nel C. F. R.: et pluire
+et vennir en terre.
+
+(1125) abevera C. R. 1.
+
+(1126) dou sospir che la terre zette C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CCLXXXXI.
+
+ _Lo re domanda: gli piccoli garzoni sono come bestie che non intendono?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Li piccoli garzoni sono verdi e teneri, e non ànno gustato del diletto del
+mondo, nè del mangiare nè del bere nè d'andare nè di venire. E la loro
+natura si è per la volontà di Dio, che la loro anima è giovane e verde
+com'egli sono, e non possono parlare se non al tempo e alla stagione. E
+questa natura l'à fatta Idio per fare onta al diavolo, ch'è così piccola
+cosa, e meno intendevole che bestia quando ella è piccola. E poi diventa
+savio (1127), e piglia la sua ereditade, ch'elli per la sua superbia
+perdette. Che bestie sono assai che intendono più che uno piccolo garzone;
+e perciò àe il diavolo grande onta, che così piccola cosa conquista la sua
+eredità, ch'egli perdè per lo suo orgoglio. Altre maniere ci à, che gli
+garzoni non intendono quando egli son piccoli, perciò ch'egli è di frale
+natura e conparizione. (1128) Adamo mangiò inanzi che Idio gli donasse lo
+spirito; e perciò intendee egli in quello anno tutte le cose; e d'Eva
+avenne altrettale, perch'egli non furono fatti di schiatta, se non della
+lena di Dio solamente. Ma noi altri che poi siamo venuti, siamo nati di
+padre e di madre. E però non sono eglino così intendevoli, come quelli che
+non ebono padre, se non Idio e la sua volontà.
+
+(1127) grant C. F. R. -- Intendi: il fanciullo diventa grande, ec.
+
+(1128) Pare che manchi qualche parola. Leggesi nel C. F. R.: por ce che il
+est de sclate d'Adam. -- E così ad intendere quello che segue gioverà
+riferire il testo francese: Maintenant che Deus dona l'esperit a Adam, en
+l'ore entendi toutes chosses, et Eva autretel. Car il ne furent mie de la
+sclate, che tant soulement de laine de Deu.
+
+
+
+
+ Cap. CCLXXXXII.
+
+ _Lo re domanda: com'à l'uomo alcuno menbro grande e l'altro piccolo?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Li grandi menbri e gli piccoli si sono d'una vena che tocca al suo
+bellico, cioè al suo budello; sed ella è troppo tortigliata al ventre
+della madre (1129), egli tira (1130) la vena che tocca al menbro, e
+diventa piccolo; e se il budello del bellico non è tortigliato, le vene
+istanno larghe, e li menbri istanno ritti e non tirati, e diventano
+grandi. E quando egli è nato, e egli gli tagliano assai del bellico, lo
+venbro diventa piccolo; e quando ne tagliano poco, lo venbro diventa
+grande. Altressì aviene della natura della femina.
+
+(1129) si le nombril est trop etortile au ventre de la mere C. F. R.
+
+(1130) ture C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CCLXXXXIII.
+
+ _Lo re domanda: lo senno onde viene? Sidrac risponde:_
+
+
+Lo senno viene di puro coraggio e di puro sangue e di puro cervello.
+Quando le due di queste cose sono pure (1131), è altressì come quelli che
+non vede se non d'uno occhio, che non può vedere così chiaramente come
+quelli che vede di due. Se tu ài puro coraggio e puro cervello, e tu ài
+iscuro sangue, sapiate che egli è sopra il cuore, e a lo cervello non
+lascia avere senno naturale. E se tu ài puro sangue e puro cervello e
+iscuro cuore, egli ti sturba gli altri due, e non gli lascia avere buono
+senno naturale. Ma se tu ài i tre buoni e puri e netti, tu ài lo buono
+senno naturalmente, per diritto natura. E tutto questo aviene per lo corso
+delle pianete e per l'ordinamento di Dio.
+
+(1131) Meglio nel C. R. 2.: Quando le due di queste cose sono pure e la
+terza non è pura, elli non à diritto senno nè naturale, altressì come
+quelli ec.
+
+
+
+
+ Cap. CCLXXXXIIII.
+
+ _Lo re domanda: di che viene lo pensiero che l'uomo àe, che gli pare
+ vedere quello che non è? Sidrac risponde:_
+
+
+Li pensieri che l'uomo pensa alcuna volta di cosa che non è stata, e gli
+pare ch'ella sia, sapiate che ciò aviene del sangue ched egli aportò co'
+lui del ventre della sua madre che è gelato e vano. E alcuna volta si
+muove coll'altro, e rinfabilisce verso lo cuore, e fallo pensare in
+malvagità (1132), e credere cose che non furono, per la vanità del
+movimento di quello sangue.
+
+(1132) in malvagie follie C. R. 2. -- vanite et folie C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CCLXXXXV.
+
+ _Lo re domanda: lo sospiro (1133) onde viene? Sidrac risponde:_
+
+
+Lo sospiro viene del coraggio (1134). Quando lo cuore dell'uomo è pieno di
+rinfabilimento del sangue, allora sospira, per sè iscaricare e votare di
+quello rinfabilimento. Chè quando lo sangue si muove per lo corpo, egli
+rinfabla, e rende al cuore uno aiere molto caldo, che molto la grava, e
+allora lo cuore sospira per discaricarsi di quello malvagio aiere. E altre
+volte lo cuore à cruccio, e gli omori si muovono per quello cruccio, e
+rendono al cuore loro rinfabilimento, e l'infiamano tanto che sofferire
+nol puote; e allora li conviene gittare molti grandi sospiri. E spesse
+volte aviene che lo cuore sospira sanza cruccio: questo è lo
+rinfabilimento del sangue che si discarica.
+
+(1133) Nel C. L.: spirto. -- Abb. corr. coi Codd. R. 2. e F. R.
+
+(1134) Per _cuore_.
+
+
+
+
+ Cap. CCLXXXXVI.
+
+ _Lo re domanda: la lena onde viene? Sidrac risponde:_
+
+
+La lena escie della rischiaratura (1135) degli omori, che sopra lo cuore
+vengono, che fendono lo cuore per lo mezzo, e l'uomo chiude gli suoi occhi
+per dormire; e di quella lordura ch'è d'intorno a lui (1136), escie una
+aire molta grieve per la sua bocca; e poi viene un altro aire puro e
+netto, che a lui va dirieto, e si lo iscarica di quella medesima lordura.
+
+(1135) della rischiaratura e della schiuma C. R. 2.
+
+(1136) Pare che abbia da intendersi intorno al cuore.
+
+
+
+
+ Cap. CCLXXXXVII.
+
+ _Lo re domanda: lo starnuto onde viene, e come lo potrebe l'uomo tenere?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Lo starnutire viene di due cose: la prima del vento e della freddura del
+corpo, che egli escie di due vene del capo, e escie per lo più presso
+ispiraglio ch'egli truova, e ciò sono gli anari del naso. L'altra maniera
+si è di guardare lo sole: che se tu lo riguardi, tu istarnutirai. Lo
+calore del sole gli entra nelle vene del corpo, e caccia la freddura di
+là. E se tu ti vuogli tenere di starnutire, quando tu n'avrai talento,
+inmantenente ti cuopri la bocca, e alena: quello aire che dee disciendere
+per gli anari, si discienderà per gli pertugi della bocca, e così se ne
+partirà, che già nollo sentirai; che all'aprire che tu fai la bocca, la
+lena se ne va senza sentire.
+
+
+
+
+ Cap. CCLXXXXVIII.
+
+ _Lo re domanda: lo menbro dell'uomo come si distende (1137) e onde escie
+ e come ritorna dentro? Sidrac risponde:_
+
+
+Lo menbro dell'uomo crescie per tre cose: la prima pegli occhi, la seconda
+per lo cuore, la terza per lo ventre. Quando gli occhi vegono una bella
+femmina, egli si dilettano d'avella, e si l'anunziano al cuore, e allora
+si mette in quello pensiero (1138). E quello pensamento si muove gli
+quattro omori del corpo, e infiammano al menbro, ove la volontà della
+natura è; e si l'enfiano per diritta natura, chè il menbro si è fatto alla
+maniera della vescica. L'altra maniera si è molto pericolosa, ciò è la
+volontà che l'uomo àe in quello fatto, che fa gli omori tutti riscaldare e
+lo menbro ismuove. La terza si è lo riposo e la rienpitura, che li fanno
+avere quella volontà e cresciere lo menbro. Quando lo riscaldamento degli
+omori torna di dietro (1139), lo menbro si disenfia, e la volontà gli
+passa; altressì come uno otre, che è disenfiato del vento. E quando lo
+corpo si travaglia, quella enfiatura non si puote ronpere (1140). E quando
+gli occhi non guardano, lo cuore no' si diletta. E perciò l'uomo non dee
+nimica follemente riguardare, nè follemente pensare, nè troppo riposo dare
+al suo corpo. E quelli che in questa maniera lo farà, a pena lo suo menbro
+si distenderà.
+
+(1137) ce dresse C. F. R.
+
+(1138) Il C. R. 2. ha di più: ed egli riceve quello anunziamento con
+grande favore e dolzore, e allora si mette ec.
+
+(1139) Intendasi: _torna indietro_, _cessa_.
+
+(1140) coronpere C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCLXXXXIX.
+
+ _Lo re domanda: di quale alimento si potrebbe l'uomo meglio
+ sofferire (1141)? Sidrac risponde:_
+
+
+Nè d'uno nè d'altro non si puote l'uomo troppo sofferire, che lo corpo àe
+troppo grande bisognio dell'uno e dell'altro. E se l'uomo volesse dire che
+fosse (1142) in mare in una nave, e avesse co' lui ciò che mestieri gli
+facesse, e egli dicesse che egli si potesse sofferire della terra, io dico
+che della terra sofferire non si potrebbe, chè se la terra non fosse, la
+nave non potrebbe essere istata (1143). E s'egli dicesse ch'egli si
+potesse sofferire del fuoco, come mangierebbe le vivande cruda? Già però
+non si potrebe egli sofferire del fuoco, che se lo calore non fosse, niuno
+frutto di terra non nascierebe. E s'egli dicesse ch'egli non volesse
+giamai bere acqua, se non vino puro, anche di tutto questo dell'acqua
+sofferire non si potrebe, chè se l'acqua non fosse, la terra non potrebe
+rendere suo frutto. S'egli dicesse che giamai vento non fiatasse, e
+ch'egli potesse vivere sanza vento, con tutto ciò mestieri ne averebe, che
+se il vento non fosse, la terra lo suo frutto rendere non potrebbe. E per
+ciò diciamo noi che altressì poco si potrebbe sofferire dell'uno come
+dell'altro.
+
+(1141) _di quale alimento si potrà l'omo meglio passare, non avendolo?_
+C. R. 2. -- Intendi _alimento_ per _elemento_, come gli antichi spesso
+scrivevano.
+
+(1142) se il fust C. F. R.
+
+(1143) istata fatta C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCC.
+
+ _Lo re domanda: la pioggia quand'ella viene, perchè muove prima lo
+ vento (1144)? Sidrac risponde:_
+
+
+La pioggia viene inanzi lo vento in guisa (1145) di coverta, e non lo
+lascia passare. In quello che la piova dura, l'acque che intorneano lo
+mondo lievano lo vento inmantanente; e medesimamente per lo torno delle
+pianete al movimento del fermamento. E se lo vento viene da alto, egli
+passa la pioggia, e va oltre da lei; e se egli viene da basso egli no' la
+può passare, ch'egli la truova molto ispessa inanzi, e gli toglie la via.
+
+(1144) _chant il fait vent et la pluie vient por quoy la vent muert?_
+C. F. R.
+
+(1145) Nel C. L.: guida; errore manifesto che abb. corr. cogli altri codd.
+
+
+
+
+ Cap. CCCI.
+
+ _Lo re domanda: perchè gli uccelli femine non ànno natura come l'altre
+ bestie? Sidrac risponde:_
+
+
+Se gli uccelli femine avessono natura come l'altre bestie, volare non
+potrebono, che i loro corpi s'empierebono dell'aria per la loro natura, e
+peserebbono sie che volare non potrebono. Idio per la sua pietà gli fece
+tali, come si convenia.
+
+
+
+
+ Cap. CCCII.
+
+ _Lo re domanda: quale è più forte o 'l vento o l'acqua? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Lo fondamento d'una torre è più forte che non è la cima; e similmente
+avviene dell'acqua; che se l'acqua non fosse, vento non sarebe. Bene
+potrebe avere fatto Idio, s'egli avesse voluto, vento senza acqua; ma egli
+non volle fare d'altra maniera se non tale come egli à fatto: che tutti i
+venti del mondo si muovono del corso dell'acqua. E per questa ragione
+l'acqua è più forte che lo vento.
+
+
+
+
+ Cap. CCCIII.
+
+ _Lo re domanda: perchè pena a nasciere l'uno fanciullo più che l'altro?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Niuna criatura può nasciere inanzi lo suo tornamento (1146) un solo punto,
+in niuna maniera di mondo; e tutto questo è per lo punto dello
+generamento: che alcuno punto è che se la criatura è generata in lui, si
+nascie in un altro punto, tosto o tardi, che più inanzi o più adrieto non
+può nasciere che al suo punto. E quando la femmina si travaglia del suo
+partorire, non è ancora venuto lo punto della natività della criatura; e
+sì tosto come lo punto viene, la criatura nascie.
+
+(1146) avant son terme C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CCCIIII.
+
+ _Lo re domanda: perchè si travaglia la gente della morte più l'una che
+ l'altra? Sidrac risponde:_
+
+
+Per due cose l'una persona pena più che l'altra: l'una per lo punto,
+l'altra per alcuno merito avere nell'altro secolo. Chè Idio àe istabilito
+tre maniere di pene, l'una è dello ingieneramento, l'altra del nascimento,
+la terza della morte. La prima che è dello ingeneramento si anuzia. Lo
+secondo punto risponde al primo della natura delle cose corporali,
+presenti e avenire. Lo terzo risponde al secondo della morte. Allora
+inmantenente muore, che in altro punto non può toccare più, per tutto
+l'avere del mondo. E forse per lo travaglio ch'egli fa, Idio gli
+consentirà alcuno allegramento all'anima nell'altro secolo, che Idio per
+la sua pietà consentì esser nato in questo punto. E non credete ch'egli
+possa morire sanza punto, e vivere non può più di quello punto, per tutto
+l'oro del mondo, se a Dio non piacesse.
+
+
+
+
+ Cap. CCCV.
+
+ _Lo re domanda: chi sente lo dolore della morte o l'anima o il corpo?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Quattro cose sono al partimento dell'anima dal corpo: (1147) paura,
+tristizia, pena e dolore. L'anima à la paura e la trestizia, e lo corpo àe
+la pena e lo dolore. La paura dell'anima è sì grande, che niuno cuore
+d'uomo non lo potrebe pensare in questo secolo. La tristizia è più
+grandissima che niuno cuore d'uomo non potrebe pensare. Magiore trestizia
+e' li è che se una femina vedesse innanzi lei uccidere lo suo figliuolo.
+La pena del corpo è sì grandissima, come potesse essere unque pensato in
+niuna guisa. Che se uno uomo fosse battuto tanto d'uno martello in sulla
+ischiena, nè morire non potesse, e fosse tanto battuto ch'egli fosse
+sottile ch'egli potesse entrare per uno anello d'uno piccolo dito, egli
+non avrebe mica la decima parte di pena che il corpo sostiene, quand'egli
+si parte dall'anima, conciosia cosa ch'egli passi inmantenente, sanza
+niuno senbiante fare (1148). Lo dolore del corpo è sì grandissimo, come
+più potesse essere pensato, però ch'egli torna a infracitura (1149) e a
+nulla. Che se uno uomo fosse signore di tutto il mondo, e tutte le genti
+gli portassero reverenza, e le bestie tutte fossero al suo comandamento, e
+egli diventasse sì povero e sì al nulla (1150) ch'egli non avesse a
+mangiare uno solo giorno (1151), egli non avrebe mica la diecima parte del
+dolore che à lo corpo, quando egli si parte dall'anima.
+
+(1147) a partire l'anima dal corpo C. R. 2.
+
+(1148) Intenderei, senza mostrare nel volto quella pena ch'ei sente.
+
+(1149) in fracidura C. R. 2.
+
+(1150) da nulla C. R. 2.
+
+(1151) ch'egli non avesse nulla da mangiare nè da bere uno solo giorno
+C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCVI.
+
+ _Lo re domanda: perchè gli piccoli fanciulli non sono intendevoli
+ quand'elli nascono e sono noiosi al nodrire? Sidrac risponde:_
+
+
+Per due cose è che gli fanciulli non sono intendevoli e sono noiosi al
+nodrire. La prima si è per lo peccato che Adamo fece verso lo suo
+criatore, si sono ingonbrati quelli che di lui nascieranno, e sono meno
+intendevoli che bestia, per la sua grande ghiottornia, ch'egli desiderò
+quello che Idio gli avea difeso (1152). Se Adamo non avesse peccato,
+tutti quelli che sono nati e nascieranno sarebono così istati
+intendenti, piccoli come grandi. L'altra ragione perch'egli (1153) sono
+noiosi a nodrire, si è ch'egli sono di padre e di madre, e per lo
+diletto che Eva ebbe ch'Adamo lo suo conpagnone mangiasse lo pome che
+Iddio gli aveva difeso, ch'ella credette che fosse (1154) simigliante a
+l'altissimo (1155). E per quello diletto sono noiosi a nutricare i
+fanciulli, perciò ch'ella (1156) avesse pena a nutricargli. E anche sono
+in tenebre per lo diletto ch'ebono di mangiare lo pome che Idio avea
+loro vietato; e però ell'averà pene a partorire, e a notricare lo suo
+frutto.
+
+(1152) vietato C. R. 2.
+
+(1153) Manca al C. L.: l'altra ragione perch'egli -- Abb. suppl. col
+C. R. 2.
+
+(1154) ch'il seroit C. F. R.
+
+(1155) a Dio altissimo C. R. 2.
+
+(1156) perch'ella C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCVII.
+
+ _Lo re domanda: come dee l'uomo vivere in questo mondo? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+L'uomo dee vivere in una maniera, e in un'altra morire, e in un'altra àe a
+risucitare. L'uomo dee vivere lealmente e di suo travaglio e di suo leale
+guadagno, e avere pace, e amore a Dio e a tutte le genti, e Idio
+primieramente laudare e innorare, e fugire la cupidizia (1157) di questo
+secolo. Uomini che questo fanno, vivono innoratamente. L'altra si è che
+l'uomo dee morire pietosamente; cioè quelli che credono in Dio e che lo
+conoscono e adorallo e lodano e ànno pazienzia e astinenzia e sofferenzia,
+quelli che per Dio morranno, quellino faranno preciosa morte, e quellino
+risusciteranno gloriosamente, quando a Dio piacerà.
+
+(1157) concupiscenza C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCVIII.
+
+ _Lo re domanda: come si dee l'uomo comportare collo suo nimico? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Se lo tuo nimico è forte o frale, tu non ti dei mica ispaventare nè troppo
+asicurare, che tale è oggi vinto, che domane vincerà. Chi non dotta non
+sarà ridottato, e lo troppo dottare fa troppo avilire, e la troppa fretta
+fa troppo dannaggio. E chi la paura porta tuttavia co' lui, egli porta
+grande pena e grande fascio sopra lui. Quelli che porta la sicurtà sopra
+lui, si porta lo suo danno e la morte sopra lui. E però quando è tenpo e
+stagione da dottare, si dotti; e però quando è tenpo e stagione di
+sicurare, si s'asicuri.
+
+
+
+
+ Cap. CCCVIIII.
+
+ _Lo re domanda: dee l'uomo giucare col suo amico (1158)? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Guardati di non giucare col tuo amico nè con altrui colle mani, nè
+beffare; chè de' giuochi delle mani ingienera micidio e grande cruccio,
+conciosia cosa che (1159) sia tuo amico o tuo fratello; o tu lo magagni, o
+li tocchi di mani (1160), o lo metta a terra, o lo fiere d'altro modo,
+elli gli sarà grande vergogna (1161), conciosia ch'egli sia piccolo o
+frale; che ciascuno si tiene in sè forte e ardito e fiero, e pochi sono
+quelli che dispregino sè medesimo, se non fosse già vile o codardo (1162).
+Se tu lo beffi, tu gli fai gran male al cuore, che crede in sè medesimo
+che le beffe che tu gli fai, il facci per ispregiarlo; che di beffe viene
+cruccio e odio (1163), conciosia cosa che sia tuo fratello o tuo amico. Ma
+tu dei giucare (1164) colla gente con belle parole; e a ragione e a
+utilità di te mostrare e traggere (1165); e di cotale giuoco viene
+cortesia e allegrezza.
+
+(1158) Meglio nel C. R. 2.: _de' l'omo essere vago di scherzare colle
+mani?_
+
+(1159) benchè C. R. 2.
+
+(1160) o li torci le mani C. R. 2.
+
+(1161) egli lo avrà a grande noia C. R. 2.
+
+(1162) benchè sia codardo C. R. 2.
+
+(1163) Nel C. L.: che beffe a cruccio e odio. -- Abb. corr. col C. R. 2.
+
+(1164) usare C. R. 2.
+
+(1165) Nel C. F. R.: Mais tu dois iuer o la gent de belles paroles, et di
+e raisons, et de biaus proverbes dire et retraire.
+
+
+
+
+ Cap. CCCX.
+
+ _Lo re domanda: se l'uomo dee dottare del suo nimico. Sidrac risponde:_
+
+
+Tu ti dei tenere vigorosamente e fieramente contra lo tuo nimico,
+conciosia cosa che tu lo dotti, e sia codardo (1166). Se tu lo fai, lo tu
+nimico ti pregerà, e ti dotterà, e non ti oserà asalire; che s'egli lo
+pensasse fare, egli crederebe essere vinto da te. E se tu ti cansi da lui,
+e non ài fierezza contra lui, tu se' vinto, che egli ti dispregierà, e non
+ti dotterà, che in cotale maniera che tu ti sconterrai co' lui, in cotale
+sarai tenuto. Se tu se' prode uomo e valente, tienti lo tuo onore, e tu
+sarai più pregiato e più onorato; e se tu se' vile e codardo, tienti a
+onore, e cortese (1167) vieni tra la gente, e in questo crederanno che tu
+sii prode e valente. E se la tua codardia si scuopre una volta, tuttavia
+sarai ontoso e vile tenuto in fra la gente. E se alcuno ti riscalda
+d'arme, e tu non v'abbi ardire nè cuore inverso lui, confortati e piglia
+asenpro dal leone (1168), e torna a lui, e così lo potrai viliare e te
+inalzare. Lo cane, quando fugge, altri cani lo cacciano; e egli piglia
+vigore e torna indietro loro (1169); inmantenente si tragono gli altri
+indietro, e non osano conbattere co' lui, chè lo volto dotta lo
+volto (1170).
+
+(1166) e che tu sia codardo C. R. 2.
+
+(1167) cortesemente C. R. 2.
+
+(1168) de chien C. F. R.: e che non _leone_ ma _cane_ abbia da leggersi è
+chiaro da ciò che segue. -- Il C. R. 2. ha pure: leone.
+
+(1169) verso loro C. R. 2.
+
+(1170) la chiere ne doute mie le dos, mais la chiere doute bien la chiere
+C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CCCXI.
+
+ _Lo re domanda: qual vale più o lo ricco o lo povero nell'altro secolo?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Ispiritualmente quelli che amano Iddio più vagliono. Corporalmente i
+ricchi più che li poveri, che altrettanto quanto tu averai, tanto varrai.
+Lo verace profeta, lo figliuolo di Dio, quando egli verrà in terra, e'
+dirà colla sua santa bocca: tanto quanto tu avrai tanto varrai; ma egli
+nollo dirà mica per gli corpi, anzi lo dirà per l'anima; che tanto quanto
+l'anima avrà fatto in questo secolo, tanto averà nell'altro. Similemente
+aviene del corpo, che altrettanto quanto egli à di podere in questo
+secolo, altrettanto vale egli in questo mondo.
+
+
+
+
+ Cap. CCCXII.
+
+ _Lo re domanda: quali sono più ad agio o li poveri o li ricchi in questo
+ secolo? Sidrac risponde:_
+
+
+Li ricchi sono più ad agio che i poveri; ma i poveri sono più al sicuro.
+Lo ricco à ciò che egli è mestieri, e può fare lo suo agio; ma egli è
+inpeso di paura del suo reame perdere (1171), e della sua ricchezza, e non
+puote andare ove vuole, se non à grande conpagnia con seco. Lo povero vae
+e viene sicuramente, e non dotta nulla per lo suo (1172); e quando egli àe
+lo ventre pieno (1173), egli è ad agio, altresì come lo ricco è ad agio
+de' grandi mangiari ch'egli mangia.
+
+(1171) mais il est plus souent en paour et en dote d'estre enpoisone ou
+abeure por son royaume perdre C. F. R. -- È da credere che l'_inpeso_ del
+n. t. e del C. R. 2. sia derivato da non avere inteso l'_enpoisone_ del
+testo francese.
+
+(1172) Così anche nel C. R. 2., e pare da intendere _per le cose
+sue_. -- Nel C. F. R.: ne doute nului ne le beurage ne l'entoschement, por
+convetise de lui ne por le sien.
+
+(1173) de pain et d'aigue C. F. R.; aggiunta che chiarisce meglio ciò che
+segue.
+
+
+
+
+ Cap. CCCXIII.
+
+ _Lo re domanda: quali sono le più ricche genti del mondo? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Le più ricche genti del mondo spiritualmente sono coloro di cui Iddio
+s'apaga più di loro, per le buone opere. Corporalmente a questo tenpo sono
+gl'indiani. Ma egli nascieranno una gloriosa gente (1174), che prima si
+convertiranno al verace profeta, e quella sarà la più ricca gente del
+mondo; ma per la loro malvagità e per gli loro agi, perderanno tutto, e
+diventeranno dispregiati in fra le genti; ch'egli crederanno essere
+migliori che l'altre genti, ma egli non saranno. Ma dopo loro la ricchezza
+del mondo sarà d'altre genti franche, gli quali saranno più onorati a
+Dio (1175), che niuna altra gente del mondo.
+
+(1174) une gente grezoise C. F. R. -- Anche il C. R. 2.: ha: groliosa.
+-- Che il traduttore non intendesse la parola _grezoise_?
+
+(1175) plus humelians a Dieu C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CCCXIIII.
+
+ _Lo re domanda: quali sono li più onorati uomini del mondo? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Le più onorate genti di questo mondo sono a questi tenpi i persiani. Ma
+tenpo verrà che quelli del ponente saranno la più innorata gente del
+mondo, e gli più savi e gli più valenti e gli più pregiati, e la migliore
+gente a Dio e al mondo; e saranno credenti fortemente alla fede del
+figliuolo di Dio. E sarà tenpo ch'egli giustizieranno (1176) le tre parti
+del mondo; e gli loro onori andranno per tutto il mondo, e la loro
+signoria tuttavia rinforzerà. Ispesso sarà tra loro guerra, e quando Idio
+vorrà distrugere l'altre nazioni, quelle genti andranno ne' loro paesi.
+
+(1176) Forse per _rendere giustizia_, e quindi _signoreggiare_. Non si
+hanno esempi di _giustiziare_ in questo significato.
+
+
+
+
+ Cap. CCCXV.
+
+ _Lo re domanda: quando tu se' in uno luogo deilo tu lasciare per
+ migliore cercare? Sidrac risponde:_
+
+
+Quando tu se' in buono luogo, tu ài lo tuo vivere, tielloti in pacie, e
+non ti intramettere in cupidizia di migliore avere. Ma quando Idio il
+ti (1177) manderae, si lo piglia, e statti in pace; chè chi troppo
+cupita (1178) tutto perde, e tanto gratta capra che male giace (1179), e
+tal crede trovare il pane fatto, che non truova il grano nel canpo. E per
+ciò è buono, quando l'uomo è in buono luogo, che non si parta per altro
+cercare, che tosto potrà perdere l'uno pell'altro.
+
+(1177) tel C. R. 2.
+
+(1178) cupidità àe C. R. 2. -- Forse da _cupere_, invece di _cupe_, fecesi
+_cupita_.
+
+(1179) et tant grate chieure che mal gist C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CCCXVI.
+
+ _Lo re domanda: dee l'uomo credere ciò che le genti lo consigliano?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Certo tu farai come senplice, se tu crederai tutti i consigli che l'uomo
+ti dà. Tu dei udire lo consiglio della gente, e intendere uno e altro; e
+quello che non ti parrà buono e leale, lasciarlo e fugirlo. E se tu se'
+savio, non dei però dispregiare nè biasimare lo consiglio dell'altra
+gente, ma lodare e innorare, che allora sarà (1180) egli tenuto per savio
+e per provedente.
+
+(1180) sarai C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCXVII.
+
+ _Lo re domanda: de' l'uomo amare i malidicenti? Sidrac risponde:_
+
+
+Certo chi maldicente ama, egli ama la conpagnia del diavolo, che
+maldicente vale tanto a dire come male aoperante e mal cercante; e cotale
+uomo non dei amare, ma odiare e fugire da lui: chè maldicente mette
+discordia tra' fratelli e gli amici, e fa generare micidio e perdizione di
+corpo e d'anima. E maldicente si è servente del diavolo, e si è altresì
+figliuolo del diavolo. E cotali genti deino fugire (1181), e odiare sopra
+tutte le cose, e non crederli di cosa ch'egli dicano, perch'egli non
+dicono se non male, come quelli che sono dati al diavolo. E tanto com'egli
+viveranno, non faranno altro che male, e disamore e discordanzia mettere
+infra la gente; e perciò l'uomo gli dee odiare sopra tutte le cose.
+
+(1181) de' l'omo fugire C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCXVIII.
+
+ _Lo re domanda: se si dee l'uomo crucciare se altri gli mostra mala
+ cera? Sidrac risponde:_
+
+
+Non certo, che se il tuo amico o il tuo fratello ti mostra malo senbiante
+alcuna volta, tu per ciò non ti dei crucciare, chè per aventura egli àe
+alcuno cruccio in sè, per ch'egli a voi nè altrui non può mostrare bello
+senbiante (1182).
+
+(1182) Il C. R. 2. ha di più ciò che segue: E per ciò tu lo dei
+comportare, e pensare in te medesimo che, se tu fossi corucciato, non
+potresti fare bel senbiante nè a lui nè altrui. E se tu ài parole a piato
+con altrui, ed egli ti mostra malo sembiante, non ti dei per ciò
+corucciare, che per aventura egli è poco saputo, e poco senno regna in
+lui, che ciò li fa fare; chè tuttavia lo poco saputo mostra più di
+coruccio; che lo savio, bench'egli sia corucciato, egli mostra tutto lo
+più bello di fuori, e ciò adiviene per lo suo grande senno. E però de'
+l'uomo più temere lo coruccio del savio che del folle. E lo savio si sa
+meglio vendicare del suo nimico che lo folle.
+
+
+
+
+ Cap. CCCXVIIII.
+
+ _Lo re domanda: può l'uomo dimenticare lo suo paese? Sidrac risponde:_
+
+
+L'uomo puote bene dimenticare lo suo paese, ove egli è stato povero e
+mendico, e poi tu vieni in altro paese ove tu truovi bene. Ben dei dunque
+dimenticare lo tuo paese, ove se' stato povero e mendico. E se tu fossi
+nel più bello luogo del mondo, e tu avessi parenti e amici assai, che tu
+làe non potessi istare per la tua povertà, e tu andassi in altra parte, là
+ove tu trovassi la tua vita, là è lo tuo paese. E quello paese dei tu
+amare, ove tu ài lo tuo vivere, e non là ove tu se' nato, che non avevi di
+che vivere. Che chi vuole porre mente al mondo, si troverrà che tutta la
+gente che furono e saranno sono istrani in questo secolo, che niuno à
+paese per sè, se non solamente albergo. La durata di questo secolo, se
+ella fosse cento milia anni e più, non sarebe albergheria una ora, alla
+lunghezza dell'altro secolo. Cento milia anni sono in questo secolo, a
+comparazione dell'altro, siccome uno uomo albergasse una ora in una strana
+albergheria. Per ciò siamo noi tutti istrani in questo secolo.
+
+
+
+
+ Cap. CCCXX.
+
+ _Lo re domanda: quale è meglio o forza o ingiegnio? Sidrac risponde:_
+
+
+Forza è buona all'anima e alcuna volta al corpo, ma ingegno vale meglio al
+corpo. Quando tu ài alcuna cosa a fare per la tua forza, se tu la fai con
+alcuno ingegnio, tu la farai in tutte le cose del mondo. Ingegno vale
+meglio che forza al corpo. All'anima vale meglio forza che ingegnio.
+
+
+
+
+ Cap. CCCXXI.
+
+ _Lo re domanda: se alcuno domanda ragione dègli l'uomo inmantanente
+ rispondere? Sidrac risponde:_
+
+
+Se alcuno domanda ragione l'uno all'altro, e egli è savio e proveduto,
+ch'egli sapia rispondere a diritto e a ragione di ciò ch'egli lo domanda,
+egli dee rispondere a diritto e a ragione di ciò ch'egli lo domanda, egli
+dee rispondere inmantenente; e se ciò averà, egli vincerà lo piato e sarà
+tenuto per savio. E se ciò non sa fare, può pensarsi dinanzi quello
+ch'egli dee rispondere; e se così tosto non può pensare, egli dee pigliare
+termine. E poi vada alle scritture, e legga i libri, e riceva nel suo
+cuore ciò ch'egli vi troverà; e poi conbatta tutto giorno con quelli che
+lo contastano, e faccia sì che gli vinca e gli metta di sotto. E allora
+sarai tutto savio e filosafo, e porterai lodo sopra l'altra gente. Quelli
+che rispondono di ciò che l'uomo loro domanda, quelli sono chiamati
+filosafi, e gli filosafi sono i ministri del mondo corporalmente; che
+altra gente possono insegnare e inprendere.
+
+
+
+
+ Cap. CCCXXII.
+
+ _Lo re domanda: come dee l'uomo domandare quando vuole sapere alcuna
+ cosa (1183)? Sidrac risponde:_
+
+
+L'uomo dee domandare ciò che dee (1184), cortesemente e di buona aria, una
+o due o dieci (1185); e s'egli nol puote avere, egli lo dee mostrare
+cortesemente, là ove egli crede avere ragione. E se tu dei dare alla gente
+alcuna cosa, pagagli cortesemente, perch'egli un'altra volta ti possano
+aiutare in tuoi bisogni; chè quelli che cortesemente pigliano e rendono,
+quelli ànno parte nell'altrui avere; e quelli che pigliano e malvolentieri
+rendono, quelli non avranno forza nè aiuto ne' loro bisogni.
+
+(1183) Meglio nel C. R. 2.: _in che modo de' l'omo domandare ragione?_
+
+(1184) ce che l'om li doit C. F. R.
+
+(1185) una volta o due o tre o dieci C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCXXIII.
+
+ _Lo re domanda: perchè sono più savia gente quegli del ponente che
+ quelli del levante? Sidrac risponde:_
+
+
+Quegli del ponente non ànno tanto del calore del sole come ànno quelli del
+levante. Quando lo sole si leva a levante egli è molto caldo e secco, e
+allora iscalda tutto lo levante, e quelli che vi sono. E quando egli è
+alto, egli non è tanto caldo in tali luoghi. E quando egli è a mezzo
+giorno, egli è caldo comunalmente per tutto lo mondo. Quando egli s'abassa
+per la notte aprossimare (1186), si piglia lo suo torno al ponente, e
+allora non è tanto caldo. Dunque non ànno quelli dal ponente tanto caldo,
+quando lo sole iscende, come n'à quelli del levante, quando egli si leva.
+Per questa ragione sono più savi quelli del ponente che quelli del
+levante, chè lo loro cervello non à tanto del calore come quelli del
+levante. E di questo vi potete voi avedere legiermente: chè chi fosse in
+uno luogo, che lo sole lo potesse iscaldare oltra a misura, in poco (1187)
+potrebe diventare folle e perdere il senno. E anche ci à altra ragione,
+che quelli del ponente possono mangiare calde vivande, tutte le stagioni
+dell'anno, che giamai male non faranno. Se quelli del levante le
+mangiassono, elle farebono loro grande male: che ciò è per la calda
+compressione della terra ove egli sono. Quelli del ponente le possono
+mangiare per la fredda compressione della terra dove sono.
+
+(1186) Intendasi, _per l'approssimarsi della notte_. -- Per la nuit
+aprochier C. F. R.
+
+(1187) in poco di tempo C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCXXIIII.
+
+ _Lo re domanda: quale è più bello alla femina o lo bello corpo o la
+ bella persona o lo bello volto? Sidrac risponde:_
+
+
+Uomo o femina che sieno conpiuti di loro menbri e sono interi, la bella
+cera istà loro meglio che il bello corpo; che se lo corpo è bianco o
+bruno, egli è coperto di vestimenti, e lo volto è scoperto tuttavia; e lo
+diletto non è se non nel volto. L'uomo non dee riguardare se non nel
+volto; e chi inanzi si mette a riguardare, egli pecca fortemente. E perciò
+diciamo noi che lo bello volto è più piacevole al corpo sano e conpiuto,
+che non è lo bello cuore saggio (1188).
+
+(1188) Et por ce dions nos che la belle chiere est plus seant a la persone
+entiere et conplie che la belle charogne C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CCCXXV.
+
+ _Lo re domanda se le pianete sono tutte in un luogo o sono tutte d'una
+ maniera e natura o sono di più nature? Sidrac risponde (1189):_
+
+
+Ciascuna è per sè in ciascuno luogo, ed àe suo esaltamento e suo
+abbassamento. Mercurio dimora in ciascuno segno giorni XXIIII e più. Sua
+natura si è calda e umida, e si ama tutte le cose amare; si è di tutte
+sapienzie e di tutte arti e sottiglieze; ciò è a dire, quando egli è posto
+in buona inmagine; lo suo buono amico è Iupiter e Venus e Saturno. Lo suo
+asaltamento è a Virgo, e per la forza dell'esaltamento si è a tre gradi di
+Virgo. Lo suo abbassamento si è a Pisces; la forza dell'abassamento si è a
+tre gradi del Pesce. Luna si dimora in ciascuno segno due giorni e mezzo;
+e si è posta al sottano cielo (1190). Sua natura si è fredda e umida, e lo
+giorno di sua conbustione si è per fare tutte cose a la sua quintadecima.
+Altressì si ama colori d'argento o d'acque. Suo asaltamento si è a Tauro,
+e la forza dello abassamento è a Scorpio, a tre gradi di Scorpio. Saturno
+dimora in ciascuno segno due anni e mezzo, e si è posto nel settimo cielo.
+Sua natura si è fredda e secca, e si ama tutte cose amare e lo ferro e
+tutti i colori neri. Egli à grande nimistà con Mars, e' suoi amici sono
+Iuppiter, Sole, Luna. Lo suo asaltamento è Libra; e la forza
+dell'asaltamento si è a XXIIII gradi. Lo suo abassamento è in Aries; e la
+forza del suo abassamento si è a XXIIII gradi d'Aries. Iuppiter dimora in
+ciascuno segno uno anno, e si è posto al decimo cielo. Sua natura si è
+calda e umida; egli ama tutte cose umide, siccome burro, latte e mele e
+cera; e si s'ama con tutte l'altre pianete; se non se con Mars. Lo suo
+abassamento si è Cancer; e la forza dell'asaltamento si è a gradi XXIIII
+di Cancer; e l'abassamento si è in Capricornio. Mars dimora in ciascuno
+segno giorni XXX e più, insino al XLV; e si è posto al quinto cielo; e si
+è vago di sangue e di battaglie e di ruine, di tutti colori vermigli, e di
+tutte cose agre e forte alla bocca dell'uomo; e si è ria pianeta. La sua
+natura è calda. Ella s'ama con Venus, e con tutte l'altre pianete; si
+vuole grande male. Lo suo grande nimico si è Iuppiter. E ella ama città e
+reame e vino. E lo suo asaltamento si è a Capicornio. La forza del suo
+asaltamento è a gradi XXVIII di Cancer. Sol dimora in ciascuno segno
+giorni XXX; e è posta al quarto cielo. Sua natura è calda e secca, e è
+vago di tutte signorie, e di colori gialli e vermigli; ella ama tutti.
+Soli suoi nimici sono Mercurio e Luna. L'asaltamento è in Aries, a gradi
+XVIIII; l'abassamento in Libra, a gradi XVIIII. Venus dimora in ciascuno
+segno giorni XXX, e più e meno; e si è posto al terzo cielo. Sua natura si
+è friggida e umida; egli ama tutte cose umide, burro, latte e mele; egli è
+vago di signorie, di femine, e di sollazzi e di diletti; e si è buona
+pianeta; e si non à niuno nimico. Il suo asaltamento si è a gradi XVIII di
+Piscies. L'abassamento si è a gradi XVIII di Virgo. Testa di Dragone
+dimora in ciascuno segno uno anno e mezzo; ma ella non è nimica pianeta, e
+non va siccome pianeta; ma ella va siccome casa; o fae scurare lo Sole e
+la Luna, quando ella passa per la sua casa. Lo suo asaltamento si è Virgo,
+a uno grado. La coda di Dragone vae per quella medesima ragione, e è
+malvagia per tutte cose, e fa iscurare lo sole e la luna.
+
+(1189) Questo cap. manca al C. F. R.
+
+(1190) al cielo di sotto C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCXXVI.
+
+ _Lo re domanda: se uno uomo trovasse un altro sopra la moglie (1191)?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Se uno uomo trovasse un altro uomo che vituperasse la moglie, se elli si
+cruccia egli non è da biasimare; ma tuttavia egli si dee passare
+cortesemente e di buona aria. Le dee gastigare umilemente e amaestrare
+cortesemente, e lasci andare l'uomo, chè tutto il carico e il biasimo non
+è se non della femmina; chè niuno uomo del mondo potrebbe sforzare femina,
+se egli nolla volesse uccidere. E mai questo fatto nol dei mettere
+dinanzi, nè rimproverargli più, perchè le farebe peggio. E tu dei tôrre lo
+cruccio e la gelosia del cuore. E se tue pensi più in questo fatto, tu
+penserai follia. Che se ài trovato mogliata con uno uomo, tu non se' solo
+al mondo; e per questa follia che mogliata à fatta, tu non sarai però
+morto, e per ciò la terra non perde il suo frutto a rendere, nè l'acque
+non sono però secche, nè le genti nè l'altre criature del mondo non sono
+però morte, e già per ciò lo nostro Signore non distruggerà lo mondo. E
+per ciò si dee passare leggiermente, non si dee mettere in pensieri nè in
+tribulazioni, per uno cane che s'acosta a una cagnia; chè tutti gli uomini
+che colle moglie altrui giacciono, eglino sono cani, e peggio che cani; e
+tutte le femine che si danno altrui che al suo marito, elle sono simili
+alla cagnia e peggio; e per ciò per uno cane e per una cagnia tu non dei
+fare cosa per la quale tu sii distrutto e morto, e poi lo pentere no' gli
+vale nulla. Ma egli si dee passare brievemente e celatamente e di buona
+aria; e tu farai lo tuo profitto e lo tuo onore all'anima e al corpo, e
+farai piacere all'anima e al corpo (1192), e piacere a Dio, e duolo al
+diavolo.
+
+(1191) _Se l'omo trovasse uno altro uomo adosso alla moglie che de' fare?_
+C. R. 2.
+
+(1192) e farai lo tuo bene e lo tuo onore, e prode all'anima e al corpo
+C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCXXVII.
+
+ _Lo re domanda: de' l'uomo pensare per la gente (1193)? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Spiritualmente l'uomo dee pensare al fatto della gente; ma corporalmente
+tu non dei pensare se non di te e de' tuoi. Che ài tu a fare degli altri
+strani? Tu non dei mica pensare di quelli che niuno pensiero ànno di te,
+se tu ài bene o male o santà o malizia; niuna menzione fanno di te, come
+quella (1194) cosa che non fue; anche lo simile dei tu fare di loro. Bene
+sarebbe tenuto stolto quelli che pensasse de' pesci del mare che non
+fossero presi nè mangiati; altressì è stolto quelli che pensa ne' fatti
+della gente; chè di quelli che non pensano di loro, egli non deono pensare
+di loro.
+
+(1193) Correggasi col C. R. 2.: _de' l'omo pensare de' fatti de le gienti
+e de la terra?_ -- E meglio nel C. F. R.: _porter pencer_.
+
+(1194) di quella C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCXXVIII.
+
+ _Lo re domanda: de' l'uomo biasimare Dio per perdita o per dannaggio
+ ch'egli abbia? Sidrac risponde:_
+
+
+Iddio per la sua bontà non può essere biasimato, nè niuno biasimo non può
+giugnere a lui; ma lodo e ringrazia e onore. Se tu se' folle, e tu ti
+crucci per la tua follia, di che dei tu biasimare Dio? Se tu ài dannaggio
+per la tua negligenzia, però non dei tu biasimare Dio; biasima te medesimo
+e la tua negligenzia. E se tu non puoi guadagnare per la tua fraleza, tu
+non dei però biasimare Dio, ma te, per la tua fraleza. Biasimati, penati a
+travagliare (1195), e Idio t'aiuterà o consiglierà. E se tu non puoi per
+lo tuo travaglio guadagnare lo tuo vivere, e tu non vuogli per la tua
+fraleza, che colpa te n'à Iddio, che tu dimandi a Dio che egli ti mandi lo
+tuo vivere? Sappi che non te ne manderà punto, se tu non ti travagli; ma
+se tu t'aiuti con una mano, egli t'aiuterà con due. Se uno uomo fosse in
+una aqua, e fosse in pericolo d'annegare, e egli sapesse notare; e per la
+sua cattività non si volesse aiutare per diliberarsi di morte, se non che
+dicesse (1196): siri Iddio, aiutami; sapiate che Idio nollo aiuterebe
+nimica, se egli non si aiutasse; ma s'egli menasse i piedi e le mani, Idio
+l'aiuterebbe bene iscanpare di quello pericolo.
+
+(1195) di travagliare C. R. 2.
+
+(1196) e non faciesse altro se non ch'egli diciesse C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCXXVIIII.
+
+ _Lo re domanda: di che può l'uomo avere più lodo di dare al ricco uomo o
+ al povero? Sidrac risponde:_
+
+
+L'uomo puote avere magiore onore del ricco che del povero; chè lo ricco
+può fare magiore onore del suo e del suo corpo, che non può fare il
+povero; ma del povero può avere magiore grado che dello ricco. Al povero
+uomo non può dare l'uomo sì piccola cosa, ch'egli non abia di lui gran
+gioia; e terrallo a grande onore, e riconterà all'altra gente la cosa che
+l'uomo gli avrà donata. In tutt'i luoghi ch'egli sarà, vorrà ricontare lo
+dono che uno prode uomo gli avrà fatto, per farsi onore di quello dono, e
+per mostrare alla gente che quello prod'uomo l'ama, e gli donò del suo. E
+se il dono è per Dio, egli à lodo da Dio. E se tu donassi uno dono a uno
+ricco uomo, già per quello dono non ti vorrà lodare, nè metterti inanzi;
+chè per aventura egli àe altrettanto onore chente tu; e non vorrà mica
+portare lo tuo onore sopra lui. Onde l'uomo de' avere magiore lodo di dare
+lo dono al povero che allo ricco, e da Dio e dalle genti.
+
+
+
+
+ Cap. CCCXXX.
+
+ _Lo re domanda: dee l'uomo servire a tutte genti? Sidrac risponde:_
+
+
+L'uomo dee servire a tutte genti, e non dee guardare a cui, povero o
+ricco. Se tu servi minore di te, tu lo fai per Dio e per tuo pro', e per
+onore di lui avere. Chi serve alla gente per onore o per pro' avere o per
+merito, non si dee mica anoiare, nè stare in gran dire; chè a tale giorno
+potrà venire, che quelli ch'egli averà servito lo guidardonerà, n'avrà per
+uno dieci. E però non si dee tenere niuno prode uomo del servire, chè
+tenpo verrà del guidardone.
+
+
+
+
+ Cap. CCCXXXI.
+
+ _Lo re domanda: quale è la più saporita cosa che sia? Sidrac risponde:_
+
+
+La più saporita cosa che sia si è lo dormire; chè quando tu ài talento
+grande di dormire, mangiare nè bere, neuno altro diletto è nulla incontro
+lo diletto del dormire (1197); chè lo corpo non può vivere sanza il
+dormire, altressì come tutte criature vivono di vento; che se il vento non
+fosse, niuna criatura vivere non potrebe. Idio per la sua pietà vide che
+l'uomo, ch'è fatto di terra, volea avere riposo per frale natura in che
+egli è fatto; si stabilio giorno e notte, per lo riposo dell'uomo. E se
+non fosse per lo dormire, Idio che è tutto potente avrebe tutto fatto
+giorno (1198); ma per lo dormire fece egli il dì e la notte. E similmente
+si dilettano le bestie e gli uccelli al dormire, come le genti. Niuna
+bestia è, sì piccolo (1199) vermine, che non si diletti in dormire. Lo
+dormire è spirituale, simigliante all'udire (1200), che si sente e non si
+vede. Nè niuna persona nè niuna criatura movibile (1201) che l'aria sente,
+non potrebe vivere sanza il dormire.
+
+(1197) tu lassi mangiare e bere e ogni altro diletto C. R. 2.
+
+(1198) tuttavia fatto giorno C. R. 2.
+
+(1199) nè sì piccol C. R.
+
+(1200) Così ha pure il C. R. 2.; ma l'errore è corretto dal C. F. R. dove
+leggesi: le dormir si est espirituel, et ensemblant a l'air che il ce sent
+et ne se voit.
+
+(1201) mobile C. R. .
+
+
+
+
+ Cap. CCCXXXII.
+
+ _Lo re domanda: gli re e gli signori deono essere leali e larghi? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Li re e le signorie (1202) debono essere in prima leali di loro corpi, e
+di loro parole e di loro giudicamenti; apresso deono essere savi e
+proveduti e cortesi e di buona aria; apresso deono essere a' malvagi e a'
+rei e a' traditori duri e fieri, e dare a ciascuno secondo che serve, a
+diritto e a ragione. E se li signori sono leali di loro corpi e di loro
+parole, egli fanno piacere a Dio, e onore alla loro signoria; e s'egli
+sono savi e proveduti, egli deono essere (1203), perchè molte genti ànno a
+governare per lo loro senno. E s'egli sono cortesi e di buona aria e di
+grande bontà e di grande umilitade, a Dio fanno onore (1204). E se sono
+arditi e pro' e valenti di loro corpi, elli deono bene essere, perchè la
+gente piglino asenpro di loro. E s'egli sono larghi e donanti, egli debono
+bene essere, chè per doni e per larghezza manterranno egli la loro
+signoria. E s'egli sono di leale giudicamento e fieri e duri a' rei, a'
+ma' fattori, cotali deono egli essere, per mantenere giustizia e lealtade
+a' poveri e a' ricchi. E così faranno gli comandamenti che Iddio à
+comandati e comanderà in terra. E altrimenti i re e i signori non deono
+essere.
+
+(1202) li signori C. R. 2.
+
+(1203) come denno essere C. R. 2.
+
+(1204) Nel C. L.: a Dio lo fanno. -- Abb. corr. col C. R. 2., conforme al
+C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CCCXXXIII.
+
+ _Lo re domanda: gli re deono andare in battaglia? Sidrac risponde:_
+
+
+Li re e le signorie (1205) deono prima uscire della cittade e degli
+alberghi, perchè la loro gente esca apresso di loro; e quando egli sono
+venuti alla battaglia, egli deono tenere una buona parte della loro gente
+in loro conpagnia; e dee muovere al dirieto di tutte le battaglie,
+vigorosamente. E se la loro gente dinanzi è sconfitta, e egli vegano
+ch'egli non (1206) abiano forza e potere contra gli loro nimici, egli
+deono muovere a loro (1207) vigorosamente e coragiosamente. E s'egli
+vegono ch'egli sieno più frali di loro, egli si debono ricogliere
+bellamente e saviamente al (1208) loro onore; chè meglio vale un buono
+fugire che uno male stallo. E se i loro nimici gli seguitano troppo, e
+gravano, egli deono rivolgersi a loro vigorosamente e di grande coraggio,
+e difendere i loro corpi contro ai loro nimici, come prodi uomini. Nè
+niuno re nè niuno signore giammai non dee venire alla prima battaglia, ma
+pure alla deretana, perchè tutta l'oste prende il loro (1209). Se la
+battaglia del signore è sconfitta, tutte l'altre sono isconfitte, chè lo
+corpo del signore è per tutti gli altri. E se l'oste è perduta, e lo
+signore scanpa, egli ricoverrà in altra oste (1210), per aventura. E se lo
+signore è perduto, tutto è perduto.
+
+(1205) li signori C. R. 2.
+
+(1206) Manca _non_ al C. L. -- Abb. corr. col C. R. 2.
+
+(1207) contra di loro C. R. 2.
+
+(1208) col C. R. 2.
+
+(1209) L'errore del C. L. è corretto nel C. R. 2., che ha: crede in
+loro. -- Ed è al solito una parola del testo francese che il traduttore non
+ha saputo intendere: car tout l'ost pent en yaus C. F. R.
+
+(1210) ricoverà per aventura un'altra oste C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCXXXIIII.
+
+ _Lo re domanda: lo sudore del corpo onde escie e onde viene? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Lo sudore del corpo escie del malvagio sangue. Quando lo corpo si
+travaglia, e' si muove e si muta per lo corpo, e si rinfiamma e si mischia
+cogli altri omori; e gitta lo suo calore al corpo, e truova lo suo corpo
+frale e vano, e lo fae fortemente sudare. E quando lo corpo è forte e
+sano, e' non dotta quello calore, e non suda come dinanzi; chè lo buono
+sangue non fa al corpo se non bene.
+
+
+
+
+ Cap. CCCXXXV.
+
+ _Lo re domanda: qual colore è meglio vestire? Sidrac risponde:_
+
+
+Lo più nomato colore si è il vermiglio e lo bianco e lo verde e il
+biadetto. Lo vermiglio è reale e possente sopra tutti gli altri colori; e
+si dà a quello che lo veste grande impresa di coraggio (1211); e si è
+simigliante al sole. Lo bianco vestimento si è degno vestire, e si è
+vestimento d'agnoli; e fae avere a quelli che lo veste dolce coragio e
+amoroso; e si li fae bene allo cervello; e si è simigliante alla luna. E
+lo vestimento verde si è prezioso vestimento, che egli à colore della
+nostra vita, e di tutte l'altre criature, che Dio le veste al frutto della
+terra, di che noi viviamo, ch'è sì degna cosa, che sostiene lo corpo e
+fallo vivere. Bene dee essere vestitura di prezioso colore. Bene potrebe
+avere fatto Idio d'altro colore i frutti che verdi; ma a così preziosa
+cosa egli volle dare prezioso colore (1212). Lo vestimento biadetto si è
+vestimento del fermamento; e si è umile vestire; e fa diventare quelli che
+lo veste umile e di buona aria e di buona credenza. E gli altri colori non
+sono nomati principali come questi.
+
+(1211) grant confort et grant proesse dou corage et grant honor au cors
+C. F. R.
+
+(1212) Il C. F. R. ha questo di più: cil chi vert vestent si lor fait la
+verdour de lor vestiment devenir larges et iolif, et penser tous biens.
+
+
+
+
+ Cap. CCCXXXVI.
+
+ _Lo re domanda: qual'è la più verde cosa che sia? Sidrac risponde:_
+
+
+La più verde cosa che sia si è l'acqua, che tutte le cose rinverdiscie;
+che se l'acqua non fosse, niuna verde cosa non sarebe. L'erbe che sono
+nella montagna, si rinverdiscie l'acqua che dell'aria disciende; ella
+abevera le loro cime.
+
+
+
+
+ Cap. CCCXXXVII.
+
+ _Lo re domanda: qual'è la più grassa cosa che sia? Sidrac risponde:_
+
+
+La più grassa cosa che sia si è la terra, che a noi rende il frutto per la
+volontà di Dio e della sua grazia (1213). Che altressì come l'acqua è la
+più verde cosa che sia al mondo, altressì la più grassa cosa che sia al
+mondo è la terra.
+
+(1213) Il C. F. R. ha: chi nos rende le fruit, par la volonte de Deu, de
+sa gracesse. -- Il traduttore non ha inteso _gracesse_, ed ha scritto
+_grazia_.
+
+
+
+
+ Cap. CCCXXXVIII.
+
+ _Lo re domanda: quale vale meglio al punto della morte o lo grande
+ pentimento o la grande sicurtade della vita perdurabile? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Molto preziose cose sono quelle due propiamente al punto della morte; e la
+grande isperanza vale meglio che 'l grande pentimento (1214). Che se uno
+uomo avesse tutti i giorni della sua vita fatto bene; e egli non avesse la
+speranza d'avere la vita perdurabile, sapiate che sarebbe disperato, e non
+l'avrebbe mica, e sarebbe dannato. E se uno peccatore avesse giaciuto
+colla madre, e poi avesse isperanza, che la misericordia di Dio è sì
+grande che gli perdoneràe e gli daràe la vita perdurabile, e morisse in
+quella isperanza, sappiate ch'egli sarebbe salvo; chè la speranza escie
+del pentimento.
+
+(1214) Nel C. L.: l'oro grande. -- Abb. corr. col C. R. 2., conforme al
+C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CCCXXXVIIII.
+
+ _Lo re domanda: dee l'uomo piangere i morti? Sidrac risponde:_
+
+
+L'uomo dee piangere gli morti, e fare gioia e duolo per li buoni che in
+Dio credono e lo suo comandamento fanno. Quando egli muoiono, l'uomo ne
+dee avere grande gioia, e farne festa, perch'egli è sicuro della
+perdurabile vita. E quando i malvagi muoiono, che a Dio non credono e i
+suoi comandamenti non fanno, l'uomo dee avere grande duolo e grande
+trestizia della loro morte, ch'egli è dannato per tutti i tenpi.
+
+
+
+
+ Cap. CCCXL.
+
+ _Lo re domanda: venne mai niuno dell'altro secolo, che contasse di
+ paradiso e di ninferno? Sidrac risponde:_
+
+
+Assai ne sono venuti dell'altro secolo, e verranno, e ànno contato di
+paradiso e di ninferno, ciò è a sapere per lo comandamento di Dio, e per
+le scritture de' buoni antichi, che furono dinanzi da noi, che a noi
+scrissero, e mostrarono ne' loro scritti, per la grazia che Idio avea loro
+dato, la gioia di paradiso e la pena di ninferno: e ciò sono a sapere Abel
+figliuolo d'Adamo e Seth e Noe e Melchisedech. Questi sono quelli che
+vennero dell'altro secolo; ciò è a sapere i comandamenti ch'egli scrissero
+per la volontà di Dio. E quelli che verranno dopo noi, saranno molti
+grandi profeti, che lo comandamento di Dio insegneranno. E benedetti sono
+quelli e seranno che lo comandamento, ch'è la vita perdurabile, giammai
+non falleranno (1215).
+
+(1215) E benedetti sono quelli che saranno, e che il comandamento di Dio
+faranno, che la vita perdurabile giamai non falliranno C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCXLI.
+
+ _Lo re domanda: che dee l'uomo dire quand'egli si leva o quand'egli si
+ corica? Sidrac risponde:_
+
+
+Quando l'uomo si vuole porre a dormire, e l'uomo dee alzare le mani in
+alto, e riguardare verso lo cielo umilemente, e dire questa orazione:
+Signore Idio, lo tutto possente creatore del cielo e della terra, nelle
+tue mani raccomando lo spirito mio; abiate merciè di me, messere verace
+Idio; difendimi dal podere del diavolo. Poscia dormi. Altressì dei dire al
+mattino, quando ti levi; e lo volto dei tenere verso oriente, ch'è lo
+volto del mondo; e la grazia di Dio viene di là.
+
+
+
+
+ Cap. CCCXLII.
+
+ _Lo re domanda: chi non avesse ma ch'una coglia potrebbe egli
+ingenerare, per l'una grande e l'altra piccola (1216)? Sidrac risponde:_
+
+
+Chi non avesse se non una coglia, bene potrebbe ingenerare, altressì bene
+come quelli che perde uno degli occhi, e si s'aiuta dell'altro. L'una
+coglia è grande e l'altra piccola: la grande coglia è lo maschio e la
+piccola è la femina. E tutte le creature che generano, ingenera lo maschio
+colla grande coglia, e la femmina colla piccola. Idio inanzi che
+stabilisse l'uomo, stabilìe tutte le cose che deono essere, e ciò che
+mestiero era a lui; e tutto fece a diritto e a ragione.
+
+(1216) Nel C. R. 2.: _perchè aviene che l'omo à più grosso l'uno coglione
+che l'altro? E chi no' n'avesse se non uno potrebe aquistare figliuoli?_
+
+
+
+
+ Cap. CCCXLIII.
+
+ _Lo re domanda: gli garzoni di X anni o di meno, perchè non ingenerano,
+e le fanciulle simigliantemente perchè non impregnano? Sidrac risponde:_
+
+
+Li fanciulli di X anni o di meno non sono ancora compiuti in quello fatto,
+nè la schiatta non è ancora conpiuta nè matura in loro; chè quando egli
+sono di stagione, e' fanno quello che altre genti fanno. Egli sono
+altressì come uno albore, che è piccolo e vano, che frutto non può menare;
+e quando egli è di stagione, egli fa lo suo frutto. Lo primo frutto non è
+così grande come il secondo, nè tanto saporito. Altressì aviene della
+persona. Lo primo figliuolo (1217) che gli garzoni ànno, egli sono piccoli
+in tutte cose che la natura gli ordina (1218). E perciò che lo loro padre
+nè la loro madre non sono ancora conpiuti in senno nè in forza nè in
+grandezza, però diventa lo frutto loro medesimo simigliante di loro.
+
+(1217) li primi figliuoli C. R. 2.
+
+(1218) loro dona C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCXLIIII.
+
+ _Lo re domanda: ànno gli diavoli pena nell'altro secolo? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Li diavoli di quella otta che egli cadono di cielo ebono grande pena, che
+sì tosto come egli pensarono orgoglio verso lo loro criatore, la pena fu
+in loro e egli furono nella pena. E in quello punto cadono di cielo giù
+nello 'nferno, e gli altri sopra terra, e gli altri nell'aria, là ove sono
+in grande pena. E in qualunque luogo egli sono, egli vanno in grande fuoco
+ardente. E quando verrà lo giorno del giudicamento la loro pena si
+radopierà nell'abisso dello 'nferno, dove egli saranno per tutti i tempi,
+sanza fine.
+
+
+
+
+ Cap. CCCXLV.
+
+ _Lo re domanda: quale è la più forte battaglia che sia? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+La più forte battaglia che sia si è la tentazione del nimico, e la più
+aspra e la più ardente; chè tutte le battaglie del mondo alcuna volta
+fallano e s'alungano di vista e di fatti; e la battaglia del nimico porta
+l'uomo tuttavia co' lui, andando e istando e dormendo e veghiando; e
+l'uomo nol puote vincere se non per noia (1219) e per travaglio, per buoni
+pensieri in Dio lo criatore, e per rimenbranza della morte e per
+sofferenza. E perciò diciamo noi che la battaglia del nimico è la più
+forte che sia, ch'ella è corporale e spirituale; e l'altre battaglie sono
+pure corporali.
+
+(1219) Così anche il C. R. 2. -- Nel C. F. R.: par ieiunes. -- Pare che i
+_digiuni_ sieno diventati _noia_ nella mente del traduttore.
+
+
+
+
+ Cap. CCCXLVI.
+
+ _Lo re domanda: dee l'uomo dottare tutta gente? Sidrac risponde:_
+
+
+L'uomo dee dottare quelli che Dio non dottano (1220), sono di rio coragio
+e pieni di veleno e di male, e non ànno in loro niuna misericordia nè
+niuna piatà. Che s'egli avessono niuna misericordia e pietà in loro,
+eglino dotterebbono Dio; e perciò si deono dottare. Gli uomini (1221), che
+Dio non dottano sono in tutto dati al diavolo; e non cale loro quello
+ch'egli facciano, sia o bene o male, se non che i loro disideri sieno
+compiuti. E cotale gente dee l'uomo dottare. Ma quelli che Dio dottano
+sono pieni di misericordia. Là dove egli ànno volontà di coraggio di fare
+male, e la misericordia e la piatà che è in loro, loro non fascia fare
+male; e perciò non ànno podere di fare male. E quella gente de' l'uomo
+dottare (1222).
+
+(1220) Il C. R. 2. ripete: chè quelli che Dio non dottano sono ec.
+
+(1221) Manca _gli uomini_ al C. L. -- Abb. suppl. col C. R. 2.
+
+(1222) E quella giente non bisogna l'uomo dottare C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCXLVII.
+
+ _Lo re domanda: perchè lo ferro vae inverso la stella calamita? Sidrac
+ risponde (1223):_
+
+
+Lo ferro si è della natura di quella stella, come il fuoco è della natura
+del sole. Se lo ferro fosse ispirituale come il fuoco, e che non si puote
+pigliare niente, egli ritornerebe a questa stella, altresì come il fuoco
+ritorna al sole, quando egli è spento. E s'egli avesse umidore in lui,
+quella stella lo berebbe, altressì come lo sole bee la rugiada.
+Niuna (1224) pietra ci à che sia della comparazione di quella stella. E
+quando lo ferro la sente, che è di quella medesima conparazione, si
+apiglia a lei. E quando quella pietra si parte dal ferro, la conparazione
+di quella medesima stella ch'e' nel ferro, conviene per diritta natura che
+il ferro ritorni a quella medesima stella, per lo toccamento di quella
+stella; che è di quella comparazione, altressì come lo sole, che tutto il
+fuoco del mondo ritorna a lui. Chi sottilmente vorrebbe toccare una cotale
+pietra, ella àe uno luogo in sè, che toccando lo ferro fa toccare un'altra
+stella (1225).
+
+(1223) _par quoi le fer vait envers la stelle chi a nom guierre_ (sic) _ce
+est tremontane?_ C. F. R.
+
+(1224) Ma una C. R. 2.; e così pure nel C. F. R.: mais il y a une pierte
+calamite, chi est ec.
+
+(1225) A correggere questo periodo non possiamo punto giovarci del
+C. R. 2., più spropositato del laurenziano; e poco dal C. F. R., dove
+leggesi: et chi soutilment voroit sercher une tiel piere, si troveroit che
+elle a 1. leuc en elle chi fait le fer torner, et autre estoile.
+
+
+
+
+ Cap. CCCXLVIII.
+
+ _Lo re domanda se tutti quelli che nascieranno morranno. Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Tutti morremo, in qualunque modo noi andremo o andiamo o vegniamo; e tardi
+quanto vuole, che della morte non puote canpare una sola ora (1226). Lo
+figliuolo di Dio, quando egli piglierà umana natura nella vergine, si gli
+converrà morire. E a nullo può questo fallire. Quelli che sono nati sono
+morti, e noi che nati siamo morremo, e quelli che nascieranno morranno. E
+di questo niuno scampare non puote, se egli desse uno altrettale
+secolo (1227) come questo.
+
+(1226) et che che targent, ne peuent fuir la mort. C. F. R.
+
+(1227) mondo C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCXLVIIII.
+
+ _Lo re domanda: come sono posti i fanciulli nel ventre delle loro madri?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Per lo podere di Dio sono posti nel ventre delle madri inginocchiati, e le
+loro ginocchia inanzi, i loro pugni inanzi i loro occhi. E sono nel ventre
+con grande gioia e con grande letizia, sì ch'egli non vorebono mai uscire
+di quella gioia ov'egli sono, inperciò che non ànno sentito l'aria di
+questo mondo, e non credono ch'altra gioia sia al mondo se non il ventre
+delle loro madri. Ma quando per la forza di Dio nascono nel mondo, e
+sentono l'aria del secolo, eglino non vorrebono giammai ritornare nel
+ventre delle loro madri; chè per lo dolciore dell'aria del cielo
+dimenticano lo ventre di loro madre, sicchè giammai non se ne ricordano.
+
+
+
+
+ Cap. CCCL.
+
+ _Lo re domanda: puote l'uomo dimenticare la gioia e 'l duolo? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Tutte le cose del mondo può l'uomo dimenticare, o tardi o tosto. Ma se tu
+ài alcuna gioia o alcuno bene, tu nolla puoi così tosto dimenticare,
+insino a tanto che tu non ài alcuna gioia magiore di quella; e sì tosto
+come tu l'avrai, la prima dimenticherai per quella ch'è magiore. E perciò
+ch'ella è presente èe magiore. Il simigliante aviene del duolo.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLI.
+
+ _Lo re domanda: de' l'uomo mostrare sua ragione? Sidrac risponde:_
+
+
+Se tu ài alcuna ragione a mostrare in giustizia o in altra parte, tu la
+dei mostrare brievemente e saviamente e di forte coraggio. Che se tu la
+dici brievemente, gli giudicatori la ricevono ne' loro cuori, e sapranno
+giudicare come e perchè. E se tu la dici saviamente, volentieri
+l'ascoltano, e meglio sapranno giudicare. E se tu dici di grande coraggio,
+tu non ti puoi isperdere nè vergognare; chè molti sono quelli che perdono
+il loro diritto in un punto, per ciò ch'egli si sperdono e si vergogniano
+e si spaventano, conciosia cosa ch'egli abbiano lo diritto.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLII.
+
+ _Lo re domanda: dee l'uomo mostrare lo suo senno tra la stolta gente?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Quegli che mostrano lo loro senno tra li stolti sono (1228) simiglianti a
+loro. E gli folli che vogliono mostrare a una bestia leggere e scrivere,
+egli avranno grande travaglio, e quella bestia per tutto ciò inparare non
+potrebbe. Simiglianti sono i savi che lo loro senno mostrano tra li
+stolti; che non intendono se non come le bestie, anzi per la loro
+stoltia (1229) e follia contastano lo detto del savio. Tra gli stolti
+l'uomo dee passare brievemente, sanza niuna pena e sanza niuno travaglio.
+Tra gli savi l'uomo dee mostrare lo suo senno e la sua memoria, ch'egli
+sarà ascoltato e udito.
+
+(1228) Manca al C. L.: _tra li stolti sono._ -- Abb. suppl. col C. R. 2.,
+conforme al C. F. R.
+
+(1229) Anche il C. R. 2. ha: stoltia.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLIII.
+
+ _Lo re domanda: perchè l'uno vino è bianco e l'altro è vermiglio? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Quando Noè piantò la prima vigna del mondo, per la volontà di Dio, della
+pianta che dimorò (1230) in terra dopo il diluvio fu fatto vino, per lo
+comandamento di Dio, bianco e vermiglio; e si ne fecie XL piante, e le
+piantò in XX giorni: che ciascuno giorno ne piantò due, l'una di giorno e
+l'altra di notte. Quella del giorno per lo calore del sole diventò
+vermiglio; e quella della notte per lo freddore della luna diventò bianco.
+E tutto questo fu per la volontà di Dio. E perciò lo vino vermiglio è più
+caldo che lo bianco; e l'uno e l'altro ànno calura in loro, ma l'uno più
+che l'altro.
+
+(1230) rimase C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLIIII.
+
+ _Lo re domanda: le bestie e gli uccegli ànno linguaggio? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Linguaggio non à se non l'uomo. Non credete mica che una (1231) bestia o
+uno uccello grida, che voglia alcuna cosa dire per quello grido; anzi lo
+fa senplicemente per natura e per usanza. E non però le bestie e gli
+uccegli già non intendono l'uno l'altro ciò che dicono; ma a quella
+simiglianza ch'egli gridano per sua natura, a quella simiglianza lo
+'ntendono l'altre. Quella che grida non sa che si dire, nè quella che lo
+'ntende simigliantemente; ma ciò è uno usato (1232) che è tra loro sanza
+niuno intendimento. E questo è per natura che Idio à loro donato.
+
+(1231) quando una C. R. 2.
+
+(1232) è usanza C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLV.
+
+ _Lo re domanda: qual'è magiore profitto all'anima, o quello che fa in
+questo secolo, o ciò che l'uomo le fa dopo lei (1233)? Sidrac risponde:_
+
+
+L'uno e l'altro profitta a quello che è a le pene e al fuoco del
+purgatorio; ma s'ella è dannata al fuoco dello 'nferno, no' gli fa niuno
+pro' nè l'uno nè l'altro. E non però, se l'uomo fa bene in questo secolo a
+sua vita, egli n'à magiore pro' dell'uno cento, che s'egli è fatto dopo la
+sua morte; ch'è similmente come quelli che vae in un oscuro, e porta
+inanzi uno lume (1234). E quelli che dopo loro si fanno fare il bene,
+portano il lume di dietro a loro, e lo risprendore loro viene inanzi,
+perchè possano in alcuna cosa vedere. E non però (1235) lo bene che l'uomo
+fa per loro, alleggia molto delle loro pene, e gli dilibera tosto, se non
+sono dannati allo 'nferno.
+
+(1233) _o quello che gli è fatto quando è morto?_ C. R. 2.
+
+(1234) in uno luogo scuro C. R. 2. -- com cil chi vait en oscure, et porte
+o lui une lumiere, et la clarite li vait devant C. F. R.
+
+(1235) Per _nondimeno_, _non per quanto_ dei nostri antichi, che
+corrisponde al _ne porquant_ franc.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLVI.
+
+ _Lo re domanda: chi è lo più savio uomo del mondo? Sidrac risponde:_
+
+
+Lo più savio uomo del mondo che è e fu e sarà si fu Adamo. E non però chi
+pigliasse uno fanciullo d'uno anno o di meno, e ciascuno giorno X volte o
+più sonasse inanzi lui stormenti, e la notte (1236), il suono degli
+stormenti gli tenperrebbe il cervello, e gli purgherebbe il sangue, e gli
+adolcirebbe lo cuore, sicchè in venticinque anni diventerebbe uno de' tre
+più savi uomini del mondo.
+
+(1236) e la notte altresì.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLVII.
+
+ _Lo re domanda: qual'è la più saporita carne che sia? Sidrac risponde:_
+
+
+La più saporita carne che sia si è se l'uomo pigliasse una bestia
+salvatica, e castrassela, e poi la lasciasse andare al bosco due mesi o
+tre, e poi la pigliasse, si la troverrebbe la più saporita carne che sia,
+e più sana al corpo.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLVIII.
+
+ _Lo re domanda: à egli niuna anima al mondo che potesse sapere quello
+ che in tutto il mondo si fa in uno giorno? Sidrac risponde:_
+
+
+Niuna anima del mondo non potrebe sapere nè vedere quello che in tutto il
+mondo si fa in uno giorno, nè starlobio (1237) nè indovino. Ma lo
+starlobio ne puote bene sapere una partita. Quelli che saranno nel
+paradiso celeste, dopo la venuta del verace profeta, si vedranno
+chiaramente tutto il mondo, dall'uno capo all'altro, e tutto ciò che vi si
+fa di bene e di male, ched e' vedranno (1238) della natura degli angioli.
+E quando lo peccato si farà, egli n'avranno grande duolo, non già delle
+loro persone, che non possono avere se non gioia e letizia; ma 'l dolore
+ch'egli avranno si è altressì come una vergogna e pietà per coloro che
+peccano contro il loro criatore; e quella pietà è perchè non siano
+dannati.
+
+(1237) istrologhi C. R. 2. -- estromiens C. F. R.
+
+(1238) veront C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLVIIII.
+
+ _Lo re domanda: le piccole bestie e vermi come funno fatti (1239) per lo
+ mondo che tanto sono piccoli? Sidrac risponde:_
+
+
+Elle furono in prima sparte per la volontà di Dio, per li venti e per li
+ucielli, che gli portano d'uno paese in altro; che allora niuna bestia nè
+niuno uccello non mangiavano l'uno l'altro, per comandamento di Dio. E
+quando elle furono disparte per tutto lo mondo, allora incominciarono a
+mangiare l'una l'altra. Ma inanzi si pascievano del frutto della terra.
+
+(1239) Nel C. L.: come fatti. -- Abb. agg. _funno_ dal C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLX.
+
+ _Lo re domanda: perchè i giovani ànno più chiara la vista che i vecchi?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Li fanciulli ànno molta chiara vista, e meraviglia è com'egli non vegiono
+le stelle di giorno. Da uno anno in cinque istanno in istato (1240), e poi
+menomano di cinque anni in X; e di X infino in XX ella si mantiene, in
+fino in XL; ella si mantiene, se per malizia e' no' la perdono. Li giovani
+ànno lo cervello netto e chiaro e pieno di verdore, e tutt'i verdori ànno
+buona chiareza (1241). Gli vecchi ànno lo cervello mucido e secco, sanza
+niuno verdore e umidore; e per questa ragione non possono avere i vecchi
+così chiara vista (1242) come ànno gli giovani fanciulli.
+
+(1240) Intenderei: restano nello stato medesimo. -- Non possiamo giovarci a
+chiarir meglio questo passo degli altri Codd., perchè mancano queste
+parole nel C. F. R.; e nel C. R. 2. la lezione è evidentemente errata,
+leggendosi: stanno in vistato.
+
+(1241) et tote verdour rent bone clarte C. F. R.
+
+(1242) non possono avere gli occhi così chiari di vista C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLXI.
+
+ _Lo re domanda: gli pesci dormono nell'acqua? Sidrac risponde:_
+
+
+Non già, gli pesci non dormono mica nell'acqua. Ma quando travagliati
+sono, egli si riposano tra due acque presso alla rocca (1243). E s'eglino
+fiatassero ispesse volte l'aria, siccome facciamo noi e gli altri animali
+che sopra terra vanno, egli dormirebono. Alcuno pescie è che viene in
+terra, e fiata l'aria, e s'adormenta per la riva e per l'isole; e quello
+aviene per l'aria ch'eglino fiatano.
+
+(1243) Mais chant il sont travailles si ce reposent pres as roches ou au
+fons de l'aigue ou entre II aigues C. F. R. -- Cf. _C. Plinii Sec._, Nat.
+Hist., IX, 6.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLXII.
+
+ _Lo re domanda: perchè gli pesci ànno pietra in testa? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Li pesci sono fatti d'acqua, e in acqua muoiono (1244); e sono sì leggieri
+e sì isnelli che disciendere non potrebono nel fondo, per la loro
+leggierezza, per la loro vita cercare, se le pietre non fossono in
+capo (1245), che elle loro donano contrapeso per andare al fondo. E
+ciascuno pescie à la pietra grande alla sua misura. E lo pescie che non à
+pietra in capo, non puote andare al fondo come quelli che l'ànno.
+
+(1244) e vivono nell'aqua C. R. 2.
+
+(1245) L'aspide, nel _Tesoro_, porta in capo una pietra preziosa che ha
+nome carbonchio. -- E in _Plinio_ hanno una pietra nel capo i _lupi_, i
+_chromes_, le _sciaenae_, i _pagri_. -- IX, 24.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLXIII.
+
+ _Lo re domanda: di quante maniere sono pesci? Sidrac risponde:_
+
+
+Li pesci sono di tante maniere (1246), chi le volesse tutte nominare tropo
+vi sarebe grande noia l'ascoltare. E pesci ci à della maniera che voi
+vedete ciascuno giorno. Altre maniere v'à che sono fatti a modo di
+persone; altri a modo di bestie che ànno quattro piedi; altri a modo
+d'uccelli; e altri lunghi e grandi XX passi o più; e altri verdi di molti
+colori; e di tante maniere che sarebe lunga mena (1247) a contare.
+
+(1246) che chi C. R. 2.
+
+(1247) noia C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLXIIII.
+
+ _Lo re domanda: di quante maniere sono bestie? Sidrac risponde:_
+
+
+Di diverse maniere sono le bestie. Chè bestie àe sopra terra, che sono
+molte pericolose. Una maniera di bestie sono, che sono fatte a maniera
+d'uomo maschio e di femmina; e si è molto grande e molta pilosa e molta
+pericolosa. Anche ci à bestie che ànno quattro piedi e due teste. Anche ci
+à bestie che sono sì grandi, che ciascuna potrebe portare X uomini adosso
+e più. Anche ci à bestie ch'ànno coda di lione e volto e unghia di leone,
+e sono molte pericolose. Anche ci à bestie a modo di serpente, e si ànno
+volto d'uomo e capegli di femina (1248). Anche ci à bestie che della cima
+della coda à uno osso lungo d'uno palmo, molto tagliente, come uno
+rasoio (1249). Anche v'àe altre bestie diverse assai, che troppo vi
+parebbe (1250). E queste pericolose bestie sono ne' grandi deserti. Per
+paura di loro molte provincie saranno disabitate. Ma uno re nascierà che
+le caccierà indietro nel grande diserto, là ove l'uomo non vede punto; e
+là istaranno tuttavia.
+
+(1248) Vedi _Tesoro_, Lib. V., cap. 59. -- Curioso a leggersi, e non privo
+di importanza, è il capitolo dove parlasi delle bestie d'India nel poema
+_Ymage du monde_.
+
+(1249) Il C. R. 2. ha questo di più: Anche ci àe altre bestie che ànno uno
+corno nella fronte, e altre che n'ànno due, l'uno torto verso la fronte, e
+l'altro verso lo collo. E altre bestie sono in guisa di serpenti, e ànno
+viso d'uomo, e sono pericolosi, che s'eglino vegono la persona prima che
+la persona loro, inmantenente muore; e lo simile aviene se la persona vede
+prima loro, cioè la bestia. Anche ci àe altre bestie, che vanno in due
+piedi, e ànno mani e piedi a modo di scimia, e non ànno se non uno occhio
+in della fronte, e tutt'i denti della bocca sono due passi: eglino li ànno
+sì forti che romperebero gli ossi; e sono molti isnelli.
+
+(1250) troppo vi parebono a udire contare C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLXV.
+
+ _Lo re domanda: di quante maniere sono gli uccelli? Sidrac risponde:_
+
+
+Li uccelli sono di molte maniere, che lunga cosa sarebe a contalle. Ma una
+maniera d'uccelli sono, che sono magiori che bufole, e più forti, e sono
+vaiati; e non vivono se non di carne, e non possono fare lo dì se non tre
+voli, e ciascuno volo è di due miglia, o di IIII al più. È un'altra
+maniera di uccielli, che sono fatti a modo di bestie (1251); e sono grandi
+e forti molto e pericolosi. E questo due maniere d'uccelli abitano
+nell'isole del mare d'India. E uccelli sono che ànno due teste e quattro
+piedi, e non vivono se non d'una gente che sono nell'isola d'India, che
+pigliano la gente, e mangialla; e quella gente à tuttavia co' loro briga e
+guerra (1252). Un'altra maniera sono d'uccelli che covano al fuoco, e al
+fuoco fanno i loro pulcini, e la loro piuma non si puote ardere; e quando
+egli vogliono covare, egli ragunano legne, e entranvi dentro, e battono
+tanto dell'alie, che lo fuoco sale e s'aprende a quelle legne. Altre
+maniere ci à d'uccelli, che ànno il collo lungo come una lancia; e altri
+ch'ànno i piedi a modo di cavallo; e altri che cantano dolcemente inanzi
+la loro morte, due giorni o quattro. Altri v'à che non covano i loro
+pulcini se non collo sguardare, e fanno due figliuoli maschi; e quando
+ànno XXX giorni, egli montano nell'aria, e combattono tanto che l'uno cade
+morto. Altra maniera v'à d'uccelli assai, alli quali noi faremo
+fine (1253).
+
+(1251) ch'ànno il corpo come uciello, il capo come bestia C. R. 2.
+
+(1252) Anche al Cap. LXXIX è parlato della gente che ha guerra cogli
+uccelli, favola negli antichi scrittori spesso ripetuta. Ved. _Leopardi_,
+Err. degli Ant. -- Nell'_Ymage du Monde_:
+
+ Iluec sont unes gens menues
+ . . . . . . . . . . .
+ Qui soventes fois se bataillent
+ Contre les grues que les assallent
+ . . . . . . . .
+ Teles gens ont nom pigmen
+ Et sunt petit comme naien.
+
+Intorno ai _pigmei_, cf. _Berger de Xivrey_, Trad. Teratolog., pag. 101.
+
+(1253) Veda il lettore come alcune di queste favole sugli uccelli sembrino
+tolte dai racconti del Polo.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLXVI.
+
+ _Lo re domanda: quale è lo più bello uccello del mondo? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Lo più bello uccello del mondo si è lo gallo; ch'egli à molto di bellezza
+e di bontà in lui, le quali uomo non truova in altri uccelli. Lo gallo à
+primamente corona; secondo, porta speroni; terzo, Idio gli à donato di
+sapere conosciere l'ore del dì e della notte. Il gallo è geloso della
+moglie, più che niuno uomo della sua, e si è sì largo ch'egli soffera
+fame, per dare alla sua moglie a mangiare. Gallo fa asalto e battaglia
+l'uno contra l'altro. E se lo gallo fosse di caccia, tutti gli altri gli
+farebono onore e riverenzia e lo doterebono (1254). Di biltà è egli lo più
+bello uccello del mondo, di sua grandezza.
+
+(1254) Nel C. L.: terebono. -- Abb. corr. col C. R. 2., conforme al
+C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLXVII.
+
+ _Lo re domanda: qual'è la più bella bestia del mondo? Sidrac risponde:_
+
+
+La più bella bestia e la più forte e la più valente si è lo cavallo,
+perchè i cavalli si mantengono signorie, e si guadagna onore e terre e
+provincie. Non à niuna bestia al mondo che, s'ella fosse caricata com'è il
+cavallo covertato, e collo cavaliere con tutta l'arma, ch'ella potesse
+andare più che nel passo (1255). Lo cavallo non sa essere sì carico, che
+con sia più isnello che un'altra iscaricata (1256). Cavallo si dee amare e
+innorare e pregiare sopra tutte l'altre bestie del mondo.
+
+(1255) di passo C. R. 2.
+
+(1256) non sia isnello come niuna altra bestia scarica C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLXVIII.
+
+ _Lo re domanda: qual'è lo più degno uccello del mondo? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Lo più degno uccello del mondo si è la lape, che procaccia la sanità al
+corpo dell'uomo. Ella ci aducie i buoni fiori per la volontà di
+Dio (1257), e si fa lo mele, lo quale si fa prode al corpo dell'uomo e
+delle bestie, per molte maniere; e si fa cera, della quale noi facciamo
+bella luminaria, e di medicine e unguenti (1258).
+
+(1257) Così anche nel C. R. 2.; ma nel C. F. R.: abeille vait maniant des
+bones flores.
+
+(1258) e si aopera la ciera e lo mele a medicine C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLXVIIII.
+
+ _Lo re domanda: quali sono gli più begli cavagli che siano? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Assai sono di belli cavalli per lo mondo. Ma lo cavallo dee avere in sè
+IIII cose lunghe, e IIII cose larghe, e IIII cose corte. In prima dee
+avere in sè lo bello cavallo lungo collo e lunghe gambe e lunga ischiena e
+lunga coda. E si dee avere in lui largo petto e larga groppa e larga bocca
+e larghi anari. E si dee avere corto pasterone (1259) e corto dosso e
+corti orecchi e corta coda, non mica, le setole, ma lo canone della
+coda (1260). E sopratutto questi dee avere grandi occhi aperti. E s'egli à
+in sè tutto questo, e egli è sano e bello e di buona costuma, quelli è
+buono cavallo e bello e bene da pregiare.
+
+(1259) Forse per _panzerone_, _panzirone_?
+
+(1260) Nel C. L. sta scritto: e corta coda nello pelo ma la proprietà
+della carne e dell'osso. -- Noi abb. adottata la lez. del C. R. 2. -- A
+spiegar poi l'errore del n. t. giova riferire il C. F. R.: et corte coe,
+non pas le pel, mais la propriete de la car et de l'os.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLXX.
+
+ _Lo re domanda: quale è la più benignia bestia che sia? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+La più benignia bestia che sia si è l'agnello e il bue. Agnello viene a
+dire benedetto e umile; bue viene a dire umile cosa e semplice. Il bue si
+travaglia per la vita dell'uomo e per la sua, e per la vita di molte altre
+bestie. Bue non à altro officio se non della terra arare, per lo frutto
+della terra guadagniare.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLXXI.
+
+ _Lo re domanda: quale è la più bella cosa che Idio abia fatto al mondo?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Iddio per la misericordia fece tutte le cose e tutti i beni, e non
+maledisse se non il diavolo solamente, perciò ch'egli volle essere
+simigliante a lui. L'altre criature non maledisse egli mica, chè le bestie
+velenose e pericolose non maledisse egli già per lo veleno; chè, con tutto
+loro pericolo, si tengono elli bene la legie che Idio diede loro, e lodano
+e ringraziano lo loro criatore.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLXXII.
+
+ _Lo re domanda: perchè gli piccoli alberi portano grande frutto, e gli
+ grandi alberi portano piccoli frutti? Sidrac risponde:_
+
+
+Li grandi alberi portano piccoli frutti. La ragione è per l'umidore che
+disciende di sua grandezza e nelle sue branche, e perciò nascono i frutti
+piccoli. E quando l'albore è piccolo, i frutti per natura diventano
+grandi, chè tutto l'umido vae in lui. E per questa ragione lo piccolo
+albore porta grande frutto, e lo grande albore porta piccolo frutto.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLXXIII.
+
+ _Lo re domanda: quali sono le più intendevoli bestie che sieno? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Le più intendevoli bestie del mondo sono iscimmie, orsi e cani. Queste
+sono le più conoscienti bestie del mondo, chè Idio à loro donato cotale
+natura, d'intendere alcuna cosa dell'uomo. Quando Noè fue nell'arca per lo
+diluvio, queste tre bestie stettono più presso a lui che niuna altra; e
+quand'egli uscirono dell'arca, elle furono le sezaie che si dipartirono da
+lui, chè per lo loro intendimento aveano paura che lo diluvio non tornasse
+adietro.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLXXIIII.
+
+ _Lo re domanda: gli uccelli di caccia perchè non beono? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Gli uccelli di caccia non beono per lo loro volare, ch'egli volano più
+alto che tutti gli altri uccelli, e ànno tuttavia la frescura dell'aria.
+Iddio à loro donato natura che non possono bere spesso; e alcuna volta
+beono, quand'egli vogliono montare, s'egli truovano acqua.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLXXV.
+
+ _Lo re domanda: le serpi sono istate tuttavia in questa forma? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Lo serpente è stato tuttavia in forma tortigliata; e perciò lo diavolo
+entrò in lui, e si atortigliò (1261) nell'albero, e tentò Eva di manicare
+il pome, e Eva tentò lo suo compagnone. Ma allora era lo serpente di più
+bello colore ch'egli non è ora. Ma la forma à egli come allora.
+
+(1261) Nel C. L.: conciliò. -- Abb. corr. col C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLXXVI.
+
+ _Lo re domanda: a cui escie sangue del naso e stagnare non si può, che
+ ne potrebbe l'uomo fare? Sidrac risponde:_
+
+
+Naso che getta sangue e stagnare non si puote, per due cose lo può l'uomo
+istagnare. Piglia lo sterco del porco, caldo, e fa ricevere al naso lo
+fummo, inmantenente istagnerà. L'altra, piglia merda di cammello, secca, e
+pestala che la facci sottilmente (1262), e metti al naso quella polvere, e
+alenerà bene forte, sì ch'ella vada ben dentro, e inmantenente lo sangue
+istagnerà.
+
+(1262) e pestala sottilmente C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLXXVII.
+
+ _Lo re domanda: la rea lebbra che monta alle gambe dell'uomo come si può
+ guarire? Sidrac risponde:_
+
+
+Ria lebbra che al corpo monta leggiermente si può guarire, chi pigliasse
+li scarafagi, e ardesseli come cenere, e pestasseli sottilmente, e poi
+bollisse lo lardo (1263) del porco vecchio, e mettesse quella polvere
+dentro, e altrettanto, come la metà, di biacca, e facessene unguento, e
+ugnessene la piaga; e poi vi mettesse una piastra di pionbo sottile, sopra
+la ganba, e pertugiata ispesso (1264), e mutassesi la mattina e la sera lo
+pionbo (1265), se rotto non fosse, si guarrebbe.
+
+(1263) sangue di porco vecchio overo lardo C. R. 2.
+
+(1264) e pertugiata in più luoghi C. R. 2.
+
+(1265) e mutasseli la matina e la sera l'unguento, non mica lo piombo
+C. R. 2. -- et changeroit matin et vespre l'ongiement et le plomb. C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLXXVIII.
+
+ _Lo re domanda: come potrebe l'uomo trarre la volatica che fortemente è
+ apresa nella carne? Sidrac risponde:_
+
+
+Volatica che s'apiglia alla carne, non (1266) si vuole partire, chi
+pigliasse porcar (1267) (cioè uno vermine bacarozolo, grande com'una fava,
+e si è biadetto e tenero, e à molti piedi sottili e bianchi, e lo ventre
+bianco; e quando l'uomo lo tocca egli diventa tondo com'uno bottone), chi
+fregasse lo vermine sopra la volatica, sì forte che lo vermine si
+spiccioli (1268) tutto, due volte o III o IIII, egli guarrebbe tosto.
+
+(1266) e non C. R. 2.
+
+(1267) pichaar C. F. R.
+
+(1268) si disfacesse C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLXXVIIII.
+
+ _Lo re domanda: uomo che à male stomaco che gli potrebe l'uomo fare?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+L'uomo che à rio stomaco pigli mele cotogne dolci, e cavane le granella, e
+falla com'uno bossolo, e enpila di mele di lape e di fiori, e la
+'nvogli (1269) con pasta di grano, e mettila sopra la senplice brucia, e
+falla bollire e ispremare bene, e bere di quella acqua a digiuno IIII o V
+matine, e guarrà.
+
+(1269) Così nel C. R. 2.: per _la involgi_. -- Nel n. t.: lavogli. -- Nel
+C. F. R.: et metre dehors tout en tout part, ec.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLXXX.
+
+ _Lo re domanda: stomaco ch'è scaldato ed è enfiato come si potrebbe
+ aiutare? Sidrac risponde:_
+
+
+Lo stomaco ch'è scaldato e enfiato, piglia radice di serpillo, e mettila
+in buono vino dolcie o in altro buono vino, uno giorno e una notte, e poi
+lo cola, e usalo VIII giorni o X, a digiuno.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLXXXI.
+
+ _Lo re domanda: che può l'uomo fare al dolore dello stomaco? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Chi avesse calore al fegato e fosse di colore giallo, e anche fosse
+rognoso, pigliasse acqua di cicoria e acqua di cime di more salvatiche, e
+chi vuole avere queste acque, priemile insieme e pestile, e acque di
+lattuga; e piglia altrettanto zuchero; e fallo tanto bollire che diventi a
+modo di sciloppo; e poi metti entro uno peso e mezzo di ribarbero, e bealo
+la mattina e la sera con acqua fredda, una parte di scilopo e due parti
+d'acqua, e guarirà.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLXXXIII.
+
+ _Lo re domanda: chi fosse in cammino, ed egli non potesse avere delle
+ cose, ed egli avesse male al fegato o allo stomaco o di calore o di
+ stordigione, che vi potrebe fare per ricoverare? Sidrac risponde:_
+
+
+Uno lattovaro che si fa di cinque cose, o le mangiasse o le beesse in
+acque, III pesi o IIII, egli guarirebbe. E queste sono le cose:
+iscerlogie, zamur, more, ziezara, granelatorio (1270). E tutte queste cose
+pestare, e confettare, come gli è bollito. E chiamasi lattovario di vita.
+
+(1270) Non sapremmo che intendere di queste parole, le quali variano ne'
+diversi Codd. Il C. R. 2. ha: stralogia, zaracut, more, genziera,
+granellatori. -- Il C. F. R.: storlozie, zaront, more, gencian,
+grainderere. = Par certo che siaci dello zenzero e delle more, da pestare
+insieme! Il C. R. 2. vuole ancora che le sieno _confettate con mele d'api
+bollito_. Forse per _iscerlogie_ potrebbe intendersi l'_aristologia_, la
+quale _mundificat pectus_. E per _zamur_, il _zirumber_, che _stringit
+ventrem et retinet vomitum_. Cf. _Alb. Magn._ De veget. et plant.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLXXXIIII.
+
+ _Lo re domanda: perchè à lo stomaco cotante medicine? Sidrac risponde:_
+
+
+Dallo stomaco vengono i più de' mali del corpo; e chi potesse domandare i
+morti che sono e che saranno, egli troverrebe più che le tre parti sono
+morti di male di stomaco, imperò che lo stomaco è la più pericolosa cosa
+del corpo.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLXXXV.
+
+ _Lo re domanda: come potrebe l'uomo stagniare lo sangue della piaga?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Pigliare un'erba che si chiama lunemaca (1271), e mettere delle sue foglie
+in nella fedita, e lo sangue istagnerà. E chi non puote avere di quella
+erba, ai pigli piume, e ardale, e fanne cenere e di quella cenere si
+lordi (1272), e polla in sulla piaga; e lo sangue ristagnerà.
+
+(1271) limemachaf C. R. 2. -- mohaf. C. F. R.
+
+(1272) Questo _lordi_ pare abbia ad essere un errore del Cod., e forse
+trovasi qui per una associazione d'idee col _lardo_; leggendosi nel
+C. R. 2. che la cenere delle piume s'ha a mescolare col _lardo di porco
+fresco e sevo_. Forse potrebbe leggersi _lardi_. Il C. F. R. non ha nulla
+di ciò.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLXXXVI.
+
+ _Lo re domanda: che potrebe (1273) l'uomo allo 'nfermo che avesse lo
+ fegato riscaldato e fosse di giallo colore? Sidrac risponde:_
+
+
+Bere VIII giorni o X merda di vermi che fanno la seta, e ciascuno (1274)
+uno peso; e tosto guarirà. E chi non la puote avere, bere similmente della
+'nfracidatura del legname (1275), con iscilopo, dieci giorni, e guarirà.
+
+(1273) _potrebe fare_ C. R. 2.
+
+(1274) ciascuno giorno C. R. 2.
+
+(1275) della polvere del legno C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLXXXVII.
+
+ _Lo re domanda: persona che sia troppo magra e à male nel ventre di
+ vermini come guarrà? Sidrac risponde:_
+
+
+Midolla di volpe e foglie di cabar (1276) e merda di cammello (1277) e
+midolla (1278) d'oriner; pestale tutte con tre pesi di grasso di porco, e
+mettere poi latte di fichi (1279), e farne unguento, e usarlo; e guarirà.
+
+(1276) ghabar C. R. 2.
+
+(1277) di cavallo C. R. 2.
+
+(1278) granella C. R. 2.
+
+(1279) di femina C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLXXXVIII.
+
+ _Lo re domanda: quale fu lo primo uomo che Idio fece e che generazione
+ fu e sarà? Sidrac risponde:_
+
+
+Lo primo uomo che Idio fece si fue Adamo; e di lui venne Abel lo giusto, e
+fece sacrificio a Dio inanzi sua morte. E poi fue uno ch'ebe nome Seth,
+che Idio elesse in suo luogo; del quale Seth uscirà il parentado del
+figliuolo di Dio. E poi fu un altro ch'ebe nome Enoc, che Idio traportò
+andando a lui (1280). Apresso fu lo buono servo di Dio Noè, del quale
+Iddio enpiè il mondo di lui, e de' suoi figliuoli nacquero XX migliaia di
+persone, innanzi la sua morte. E di quella generazione siamo noi venuti.
+Questi ch'io v'ò mentovati furono gli amici di Dio, che furono da Adamo
+infino al tempo di Noè.
+
+(1280) alant o lui C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLXXXVIIII.
+
+ _Lo re domanda: che generazione sarà quella del veracie profeta? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Per la grazia di Dio, la quale egli ci degnò di dare alcuna cosa a sapere
+della loro maniera, alcuna cosa ne diremo (1281). Uno buono uomo fue, lo
+quale ebe nome Melchisedec, del quale Idio degnò di ricevere da lui pane e
+vino in sagrificio. E nascierà uno buono uomo Abraam, il quale Idio
+diliberrà di tutte tentazioni. E nascierà un altro, il quale Idio
+diliberrà del suo fratello Iacob. E nascierà un altro, il quale Idio
+diliberrà della 'nvidia de' suoi fratelli, Ioseph; e per le sue buone
+opere diliberrà una grande gente di fame. E nascierà un altro, il quale
+Iddio diliberrà delle tentazioni di Satanas, Iob; e lo diliberrà della sua
+lebbra, e gli renderà la sua substanzia, secondo lignaggio di vita. E
+nascierà un altro e uno suo fratello, al quale Idio manderà una legge da
+cielo, Moyse e Aron, gli quali diliberanno una grande generazione di
+servaggio; e Idio farà per lui molte virtudi, e distrugerà e annegherà in
+mare uno possente re con tutta la sua gente, Faraone. E apresso nascierà
+un'altra gente, che Idio diliberrà d'una fiera gente, Osian, Balan.
+Apresso diliberrà un'arca di loro testamento per uno fiume Giordano. E
+apresso diliberrà uno buono uomo, Roboan, d'una villa, Gerico. E apresso
+diliberrà uno forte uomo, Sansone, dell'ira del leone e delle mani d'una
+gente, Filistei. E apresso diliberrà il popolo Isdrael, là ove l'angelo
+ucciderà LXX uomini di quello popolo. Apresso diliberrà uno buono uomo,
+Davit, della fiera d'uno orso e d'uno lione e delle mani di due re, Golia
+e Saul. E apresso diliberrà uno popolo della setta del popolo Isdrael, e
+due fanciulli di servaggio. E apresso diliberrà cento uomini di XXX pani,
+e loro soperchierà assai dello rilievo (1282). E apresso diliberrà uno
+grande uomo, Amon, della lebbra, al fiume Giordano. E si diliberrà molti
+uomini profeti, per quello medesimo fiume, e uno re d'Egito. Apresso
+diliberrà Datan, e due cittadi dell'oste di Soria. Apresso diliberrà uno
+buono uomo, Geremia, d'una fiera terra, Babillonia. Apresso diliberrà
+Anania, Esariel, Misael, tre fanciulli, della fornace di fuoco ardente.
+Apresso diliberrà una femmina di falsi testimoni; e Iona, si è uno uomo,
+del ventre del pescie balena. E apresso di LXX anni diliberrà Iuda Macabeo
+della lebbra, e di molte passioni. E si diliberrà Daniel delle mani d'uno
+fiero uomo. E apresso diliberrà uno buono uomo, e ancora padre di santo
+Iohanni, che sarà molto buono uomo e grande. E diliberrà una femmina che
+fia sterile, che anunzierà al suo marito Gioachino, com'ella sia pregna
+d'una santa figliuola Maria, ch'egli averanno, per cui tutto il mondo
+sormonterà. In quella vergine s'aonberrà lo figliuolo di Dio, e piglierà
+carne e sangue in lei. E apresso di quella vergine nascerà lo figliuolo di
+Dio, che diliberrà sè medesimo d'un possente re Erode, lo quale farà
+uccidere tutti i fanciulli di quella contrada, per lui uccidere, e lo
+numero di coloro sarà CXLIIII. E si diliberrà Guaspar, Baldassar,
+Melchior, tre re che veranno del levante, per lui adorare, per lo
+guidamento della stella del cielo; e porterannogli presenti, oro e incenso
+e mirra. Gli tre re significano ch'egli vorrà trarre a sè, per fey (1283)
+gli Asiriani e gli Africani e quelli di Uropia, e bene tre parti del
+secolo, Asia e Africa e Uropia. Questi sono quelli che nasceranno di Noè,
+infino alla venuta del figliuolo di Dio, che verranno e saranno amici del
+figliuolo di Dio. E molte altre cose (1284) che molto sarebe lungo a
+raccontare (1285).
+
+(1281) Manca al C. L. alcuna cosa ne diremo. -- Abb. suppl. col C. R. 2.
+
+(1282) e a loro rimarrà assai rilievo C. R. 2.
+
+(1283) per fede C. R. 2.
+
+(1284) E molti altri assai C. R. 2.
+
+(1285) Ci è parso inutile, comecchè fosse facilissimo, correggere i molti
+errori di nome, che leggonsi in questo Cap.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLXXXX.
+
+ _Lo re domanda: sarà conosciuta la natività del figliuolo di Dio? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+La natività del figliuolo di Dio sarà conosciuta per molte maraviglie. Una
+grande istella lo giorno aparirà, e al sole uno grande cierchio, che lo
+nuvolo verrà tutto che lucerà come oro (1286). Una fontana d'olio surgerà
+fuori della terra; le bestie mutole parleranno; e gli uccegli e gli pesci
+si rallegreranno; gli diavoli tristi seranno. All'ottavo giorno della sua
+natività sarà circonciso per lo conpiere della ley (1287), e per mostrare
+ch'egli è verace Idio e verace uomo.
+
+(1286) Così nel Cod.; potrebbe intendersi che le nuvole saranno del colore
+dell'oro. -- Anche il C. R. 2. ha la stessa lezione. -- Nel C. F. R. non
+parlasi di nuvole: I sercle chi environera le souleil chi sera a or
+propre. -- E ciò che nel Cap. seguente dicesi, par confermare l'erroneità
+dei due Codd. ital.
+
+(1287) leggie C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLXXXXI.
+
+ _Lo re domanda: che significheranno le maraviglie che saranno quando lo
+ figliuolo di Dio sarà nato? Sidrac risponde:_
+
+
+La stella significa i buoni uomini; e però aparirà ella molto chiara, chè
+lo signore de' signori sarà nato. Lo cerchio dell'oro intorno al sole
+significa la sua grazia, che allumina la sua santa fede; e sarà altressì
+chiara e pura e netta come il sole. La fontana dell'olio significa
+misericordia, che discenderà della vergine. Signum verace pacie (1288),
+che sarà nata sopra terra, ciò sarà egli medesimo. La bestia mutola che
+parlerà significa le genti pagane disconoscienti, che si dovranno (1289)
+al figliuolo di Dio convertire. Li diavoli avranno duolo, inperciò che
+sarà quelli che ronperà lo 'nferno, e metterà fuori i suoi amici; e a'
+diavoli egli raddopierà la loro pena. Le bestie e gli uccegli saranno
+allegri, inperciò ch'egli sentiranno l'umiltà del loro criatore, che degnò
+d'umiliarsi a volere nasciere sopra terra, a santificarla.
+
+(1288) La pacie significa verace pace C. R. 2.
+
+(1289) Tanto nel n. t. che nel C. R. 2. leggesi _daranno_. La correz. ci è
+parsa evidente, tanto più leggendosi nel C. F. R.: _devoient_.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLXXXXII.
+
+ _Lo re domanda: lo giorno che lo figliuolo di Dio nascerà saprà egli più
+ d'un fanciullo? Sidrac risponde:_
+
+
+Lo giorno che lo figliuolo di Dio nascierà, egli saprà tutte le cose, come
+Dio, che co' lui serà riposto lo tesoro di sapienzia, tutto quello che
+unque fue e sarà e potrebe essere (1290). E secondo la sua podestà potrà
+egli fare tutte le cose. Ma egli vorrà di tutto in tutto tenere la via
+dell'uomo, sanza peccare (1291).
+
+(1290) Manca al C. F. R. _tutto quello_; onde corre meglio il senso.
+
+(1291) Soulement sanz pechier C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLXXXXIII.
+
+ _Lo re domanda: quando (1292) lo figliuolo di Dio verrà in terra con che
+ gente converserà egli? Sidrac risponde:_
+
+
+Quando lo figliuolo di Dio sarà fanciullo, egli converserà colla madre
+vergine, in una provincia in Egitto, perchè vorrà mostrare ch'egli è loro
+verace profeta. Tutto altresì come quello profeta Moyse avrà deliberato lo
+popolo Isdrael del servaggio del fiero re Faraone di quella terra, li
+metterà in terra di promissione, tutto altresì simigliantemente lo
+figliuolo di Dio li buoni delle tenebre dello 'nferno egli ne trarrà, e
+metterà allo regno di cielo. Dopo gli sette anni si partirà egli d'Egytto,
+ed irà tra una gente credente in Dio. E poi si battezerà in acqua, per
+dare asenplo a coloro che a lui crederanno, che si battezino, siccome egli
+fece per santificare loro acqua che è contraria al fuoco; e per ciò che
+questo fuoco sia ispento si battezzerà egli in acqua; e anche per l'acqua
+che lava e netta tutte lordure, e spegnie la sete, e rende all'uomo la sua
+biltade. Simigliantemente laverà la grazia del sancto ispirito, gli
+peccati, al battesimo, quand'egli saranno battezati, alla fede del
+figliuolo di Dio; e si renderà loro la salute dell'anima, per la parola
+del figliuolo di Dio, e renderà loro quelle ymagine che noi avemo perduto
+per lo peccato d'Adamo.
+
+(1292) Abb. agg. _quando_ dal C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLXXXXIIII.
+
+ _Lo re domanda: lo figliuolo di Dio sarà bello uomo, e come si troverà
+ egli? Sidrac risponde:_
+
+
+Lo figliuolo di Dio sarà molto bello uomo, e aparirà a' suoi discepoli, in
+una montagna, a monte Tabor; e la sua faccia risprenderà come lo sole, e
+lo suo colore (1293) come la neve, ma secondo la forma ch'egli sarà. Assai
+sarà d'alta persona.
+
+(1293) Sa robe C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLXXXXV.
+
+ _Lo re domanda: perchè morrà egli, perchè si lascierà egli morire?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Per obedienzia; ch'egli sarà obediente, d'infino alla morte della croce;
+perch'egli sarà diritto uomo tutta la sua vita. E di questa obedienza
+della morte si verrà l'umanità alluminata (1294). E ciò richiede Iddio a
+tutte le sue criature. E quando Idio vedrà che 'l figliuolo vorrà così
+buona opera fare, per conbattere il diavolo e per deliberare Adamo e gli
+suoi, si vorrà volentieri la sua morte. E di questa maniera dimosterrà
+egli in questo secolo sua grande caritade, ch'egli lascierà morire lo
+figliuolo per raccattare i suoi servi. Egli darà lo figliuolo, e lo
+figliuolo darà sè medesimo. E tutto questo sarà per caritade. E morrà
+sopra lo legnio, ch'egli vorrà raccattare quello d'Adamo, che per lo
+legnio (1295) è dannato. E per la sua morte si potranno salvare gli uomini
+de' loro peccati, chè magiore sarà la sua morte, che lo peccato. Se Dio
+fosse dinanzi a te, e io sapessi ch'egli fosse lo signore del secolo, e
+alcuno ti dicesse, uccidi quest'uomo o tutto il secolo perirà; tu nol dei
+mica uccidere, per salvare tutto il mondo, chè la sua vita è più preziosa
+che tutto il mondo, e che tutto quello che potesse essere. Altrettale sarà
+del figliuolo di Dio: la sua morte sarà più che lo peccato. E
+simigliantemente come la sua vita sarà più degnia di tutti i secoli,
+similemente sarà la sua morte, alla ragione di molti uomini.
+
+(1294) L'umana generazione alluminata C. R. 2. -- de ceste obedience de la
+mort se deura la humanite a la divinite C. F. R.
+
+(1295) por la pome C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLXXXXVI.
+
+ _Lo re domanda: chi 'l vedrà e come sarà egli morto? Sidrac risponde:_
+
+
+Una gente l'uccideranno, li giudei; e quelli che (1296) Idio avea dato li
+X comandamenti, si faranno consiglio per lui uccidere. E staràe nel
+sepolcro due dì e una notte. E ciò significa le due morti dell'uomo, l'una
+del corpo e l'altra dell'anima. Lo giorno significa la sua morte, ch'ella
+fa loro lume, a quelli (1297) che moranno nella sua fede (1298). La sua
+anima andrà nel celestiale paradiso, siccome egli dirà a uno malfattore,
+che sarà a peso co' lui, dal lato diritto: oggi sarai con meco in
+paradiso. E poi discenderà allo 'nferno, a mezza notte della sua
+risuresione; e lo dispoglierà; e quelli ch'egli ne trarrà fuori metterà
+nel pardiso celestiale. E poi n'andrà nel sepolcro, e risuciterà. E se
+egli risucitasse (1299) così tosto com'egli sarà morto, gli giudei
+direbono ch'egli non fosse mica morto, ma egli era tramortito per
+l'angoscia della passione. Egli risuciterà il terzo giorno, lo primo dì
+della settimana, cioè la domenica; ch'elli vorràe rinovellare il secolo,
+in quello giorno che l'avea fatto.
+
+(1296) di quelli a cui C. R. 2.
+
+(1297) ch'ella sarà lume di quelli C. R. 2.
+
+(1298) Nel n. t. leggesi _morte_. -- Abb. corr. secondo i Codd. R. 2.,
+F. R.
+
+(1299) Manca al n. t. _E se egli risucitasse_. -- Abb. suppl. col C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLXXXXVII.
+
+ _Lo re domanda: dove andrà egli dopo la sua risuresione? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Egli starà XL giorni con Enoc, che fue inanzi Noè, e con un altro buono
+uomo, ch'à nome Elia, nel paradiso terresto. E si sarà dopo la sua
+resuresione più bello che non è il sole per sette volte; e di quella forma
+lo vedranno i suoi disciepoli; egli aparirà XII volte, e prenderà
+vestimento dell'aria (1300). Alla prima volta aparirà a quelli che 'l
+sopellirà, in carne, a Iosep (1301). La seconda volta aparirà alla madre.
+La terza alla Maddalena. La quarta a uno de' suoi sancti ministri Jacopo,
+che quelli si boterà, che giammai non manicherà, se non lo vedesse. La
+quinta aparirà a due suoi disciepoli. La sesta aparirà allo prencipe de'
+suoi disciepoli, sancto Piero. La settima aparirà a' pellegrini, che lo
+meneranno a uno castello. L'ottava aparirà a tutti i suoi disciepoli, in
+uno tabernacolo, là dove saranno tutte le porte chiuse. La nona volta
+quando sancto Tommaso metterà le sue dita nelle sue piaghe, per essere
+creduto (1302) della sua morte. La decima allo mare di Taburia. L'undecima
+al monte Taburro. La dodecima là dove troverrà del popolo de' giudei
+insieme.
+
+(1300) Nel n. t.: _anima_. -- Abb. corr. secondo la lez. dei Codd. R. 2. e
+F. R.
+
+(1301) apparirà in carne a quello che lo soppelliro nella prigione dove
+sarà Giuseppo C. R. 2.
+
+(1302) credente C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLXXXXVIII.
+
+ _Lo re domanda: monterà egli solo in cielo? Sidrac risponde:_
+
+
+Tutti quelli che morranno co' lui risuciteranno co' lui. In quella forma
+monterà in cielo chente sarà istato inanzi la sua passione. E allora
+monterà in sul nuvolo; e quand'egli sarà in su i nuvoli, si avrà quelle
+figura che si dimostrò alla montagna a' suoi disciepoli. Egli vorrà
+montare, dopo la sua resuressione XL giorni, in cielo, perch'egli vorrà
+mostrare che quelli che faranno i X comandamenti della legge per gli
+quattro vangelisti, si monteranno tutti dopo lui.
+
+
+
+
+ Cap. CCCLXXXXVIIII.
+
+ _Lo re domanda: avrà egli magione lo figliuolo di Dio? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Lo figliuolo di Dio avrà una santa magione in terra, la quale sarà la sua
+isposa. E simigliantemente come il capo dell'uomo è sopra il corpo,
+simigliantemente lui e la sua magione saranno una, per lo sagramento del
+suo corpo. E similiantemente come gli ministri saranno governati per lo
+corpo, simigliantemente gli buoni del suo popolo saranno governati per lo
+suo sacramento. E quelli che saranno iscacciati della sua magione, elli
+saranno dannati nello 'nferno, se quelli della casa no' li ricevono per
+l'amendamento ch'egli faranno.
+
+
+
+
+ Cap. CCCC.
+
+ _Lo re domanda: Lo corpo del verace profeta sarà tuttavia in terra in
+ sua casa per lo comandamento di Dio? (1303) Sidrac risponde:_
+
+
+Lo suo corpo sarà tuttavia in terra, e sarà nella sua casa, per lo
+comandamento e lo dono ch'egli farà a' suoi ministri. Ch'egli sarà in una
+cena, che loro ronperà lo pane, e dirà: pigliatelo e mangiate, chè questo
+è lo mio corpo. In simiglianza, quand'egli avrà cenato, e egli piglierà lo
+vasello del vino, e dirà: pigliate e beete, chè questo è lo mio sangue. E
+tutti quelli che riceveranno quello corpo e quello sangue, e avranno fede
+in lui, ch'egli sia veracemente lo corpo di Dio, salvi saranno. E quello
+corpo sarà tutto giorno veduto nell'universo mondo, chè gli boni avranno
+lo podere che avranno gli suoi ministri, di farlo, ciascuno giorno; e
+faranno del pane corpo di Dio. E le degne parole ch'egli sopra loro
+diranno e faranno, e lo segno della croce che faranno, e lo dono che da
+lui avranno, e quello pane diventerà carne e sangue in lui, e l'umana
+natura tuttavia vi sarà in lui; che così degna cosa d'umana vita non potrà
+istare sanza sangue. Simigliantemente quand'egli sarà morto in croce, e'
+sarà fedito d'una lancia al fianco diritto, e lo sangue salterà (1304)
+fuori del suo corpo, e ralluminerà quelli che fedito l'avrà. Altressì lo
+suo corpo che sarà fatto di pane nella sua santa casa, conciosia cosa che
+lo corpo sarà fatto di pane, tuttavia sarà il sangue in lui; chè l'umana
+natura è sostenenza di vita, e sarà tuttavia in lui. E ciò sarà pane di
+vita, ch'egli dirà colla sua santa bocca, io sono pane di vita; e di
+questo sarà lo suo santo corpo, che di pane sarà fatto. Anche, quelli che
+avranno lo podere di fare quello prezioso corpo, s'egli avessero mille
+pani inanzi di loro, e dicessono quelle sante e degne parole, e facessero
+lo segno della santa croce, incontanente tutto quello pane si farebbe
+carne e sangue del figliuolo di Dio, e l'umana natura di vita sarebbe in
+lui. E niuno uomo e niuna femmina salvare non si potrà, se di questo
+verace pane e corpo di Cristo non ricevono, con credenza ch'egli sia
+veracemente lo corpo del verace profeta. E li piccoli garzoni che non
+cognoscono, e non sanno che ciò si sia, per la loro gioventudine, non è
+già forza se no' 'l ricevono, chè per la loro puritade e per la loro
+verginitade egli sta tuttavia co' loro. Gli miscredenti che in lui non
+credono, e lui conosciere non vogliono, quelli nol dee mica ricevere di
+tutto in tutto, se lui non riconoscono, e a lui non si convertono; e
+allora lo puote ricevere. E chi altrimenti lo riceve, la sua dannazione
+farà; chè il corpo di Dio dee morire in sè medesimo, e quelli riceverà
+fuoco.
+
+(1303) Nel C. F. R. prima della rubrica di questo cap. leggonsi le
+seguenti parole, le quali ci pare non inutile riferire: Cest capitle si
+est encontre toutes les naisons, chi dient, por quoi les frans ne donent
+au peuple dou cors che le presle resoit et dou sanc che il resoit o le
+cors?
+
+(1304) spillerà C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCI.
+
+ _Lo re domanda: ciascuno del suo popolo buoni e rei potranno fare lo
+ corpo del veracie profeta? Sidrac risponde:_
+
+
+Non già, se non quelli solamente che avranno lo podere della sua santa
+magione eclesia. E quello dignissimo corpo non potrà essere menomato nè
+lordato, se non come lo sole che non puote essere lordato da neuna carogna
+che l'uomo metta (1305). E quelli che degniamente lo riceve e lo riceverà
+e manterrà, in colui rimarrà egli. E quelli che lo riceverà, e non sarà
+degno di riceverlo, in colui non dimorerà egli mica, anzi monterà egli in
+cielo, per gli angioli, e lo corpo del verace profeta dimorerà in sè
+medesimo; e quelli che lo piglierà, piglierà pane tanto solamente; e sì
+tosto com'egli piglierà quello pane, lo diavolo enterà nel suo corpo. E
+tutti quelli che degnamente lo riceveranno, egli dimorerà in loro; e
+quelli che no' lo riceverà degniamente, egli non dimorerà mica in loro,
+anzi se n'andrà in cielo, per gli angeli; e egli riceveranno la loro
+dannazione.
+
+(1305) Nel C. R. 2.: che l'uomo vi metta. -- Ma non si intende, veramente,
+come potrebbe mettersi la carogna nel sole. -- Migliore è la lez. del
+C. F. R.... soleil chi ne peut estre concies de la pulentie d'une
+longuaige -- Vedi la nota (3) a pag. 26.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCII.
+
+ _Lo re domanda: quelli che avranno podere di fare lo corpo del verace
+ profeta saranno eglino onorati più inanzi a Dio che gli altri? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Già, per lo dono nè per altri mestieri ch'elli ànno, non potranno fare
+piacere a Dio, se non per le loro buone opere. E se riamente (1306)
+mantengono i loro ministerii, elli saranno più dannati che gli altri; chè
+lo verace loro profeta gli domanderà più che l'altre genti; chè a loro più
+comanderà della fede e de' suoi comandamenti che gli altri. Egli gli farà
+pastori sopra le sue pecore; se per la loro mala guardia i lupi le
+pigliassono, cioè lo diavolo, eglino saranno risponditori inanzi a Dio, e
+fortemente però saranno tormentati.
+
+(1306) Nel n. t. lealmente. -- Abb. corr. l'errore evidentissimo, secondo
+la lez. del C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCIII.
+
+
+_Lo re domanda: deono egli fare tutto giorno lo corpo del verace profeta?
+Sidrac risponde:_
+
+Elli debono (1307) fare per la sua gloria, e per la sua santa madre
+eclesia, e per sè, e per lo popolo. E quelli che lo faranno giustamente,
+siccom'egli dovranno, egli saranno onorati e innalzati sopra tutti gli
+altri. E quelli che lo riceveranno con mala conoscienza (1308), meglio
+sarebbe di mettervi uno tizzone di fuoco. E sapiate che molto dannerà la
+sua anima chi così lo riceverà. Iddio non fece in paradiso niuno male nè
+niuna pena, anzi lo fece tutto buono; ma Adamo fece bene male a suo corpo,
+quand'egli mangiò lo pome che Idio gli avea divietato, e si fece la
+volontà del diavalo. Quelli che di buona conoscienza lo riceveranno, già
+perciò ch'egli sieno peccatori, non deono lasciare di pigliarlo, se lo
+ricevono di buono cuore e di buona fede confessata (1309).
+
+(1307) lo deno C. R. 2.
+
+(1308) coscienza C. R. 2.
+
+(1309) e confessati C. R. 2. -- Questo _confessati_ manca al C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCIIII.
+
+ _Lo re domanda: che cosa è peccato? Sidrac risponde:_
+
+
+Peccato è nulla, chè Idio fece tutte le cose, e tutte le fece buone.
+Perciò dobiamo noi sapere che 'l peccato è nulla, per sustanzia, chè tutte
+le cose che Iddio fece ànno sustanzia, e tutte sustanzie sono buone. Ma
+nulla (1310) non à nulla substanzia. Ma si è sì grieve cosa il peccato,
+che uno piccolo peccato è maggiore di tutto il mondo. E quando l'uomo fa
+il peccato, elli sarà tutto tornato a lui per la sua dannazione; chè niuno
+uomo puote dire che nella santa creatura abbia niuno male.
+
+(1310) il male C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCV.
+
+ _Lo re domanda: come conoscierà_ (1311) _la morte del santo profeta
+ verace? Sidrac risponde:_
+
+
+La morte del verace profeta sarà conosciuta per tenebre che saranno per
+tutto il mondo, e per la ressuresione, ch'egli risuciterà i morti, e per
+molti miracoli che allora saranno. Starlobio santo Dionigio (1312) sarà
+nel ponente, che conoscierà la sua morte per le tenebre e per la sua
+strologia.
+
+(1311) _conoscerà l'omo_ C. R. 2.
+
+(1312) Uno buono uomo strolago santo Dionizio C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCVI.
+
+ _Lo re domanda: quale virtù farà in terra lo figliuolo di Dio? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Prima vincerà l'umano lignagio per sè medesimo; vincerà lo diavolo e
+ghiottornia e cupidigia e argoglio per che Adamo cadde, lo primo uomo. E
+sanerà uno fanciullo di centurione, in una città ch'à nome Carnafan; e
+apresso sanerà tutti gli malati che là saranno, e deliberrà due
+indemoniati, e diliberrà paralitichi; e questi IIII miracoli farà; e gli
+peccati saranno perdonati, e li pensieri mutati. E sanerà una femina nella
+via del sangue del corpo; e resuciterà in una casa una figliuola d'uno
+uomo sordo e mutolo del diavolo; e sazietà V\M uomini, sanza i fanciulli e
+le fanciulle femine, di V pani d'orzo e di due pesci; e si ne rimarà XII
+cofani pieni di rilievo (1313); e comanderà al vento e al mare di
+bonacciare (1314), incontanente sarà bonaccia. E diliberrà per lo suo
+comandamento molta gente, in una città di Nazaret; e diliberrà in quella
+parte una pulcella, per umile risposta, dal diavolo, che molto la
+travaglierà; e satollerà IIII\M uomini di V pani e di due pesci; e
+diliberrà altrui della fame del corpo; e deliberrà una lunatica, che gli
+suoi discepoli non potranno curare nè sanare; e sanerà uno sordo e mutolo;
+e alluminerà due ciechi, che grideranno apresso di lui, figliuolo di
+Davit, abbi misericordia di noi e dacci lo vedere. E si perdonerà gli suoi
+peccati a una che avrà nome Madalena, la quale laverà i suoi piedi delle
+sue lagrime; e si guarirà uno cieco di XVIII anni; e si sanerà uno zoppo,
+uno sabato, in una casa d'uno grande uomo, e sanerà X lebbrosi; e
+risuciterà uno uomo morto, Lazaro; e si sanerà uno orbo in Gierusalem
+collo sputo suo, che gli ungerà gli occhi (1315); e risuciterà molti corpi
+di buoni uomini che morti saranno, inanzi la sua resuresione, e si
+deliberrà quelli di ninferno.
+
+(1313) dodici corbelli di rilevo C. R. 2. -- XII cofins de relif C. F. R.
+
+(1314) La Crusca non registra _bonacciare_.
+
+(1315) e sputerà nella polvere e farà loto e ongierà gli occhi di colui
+che sarà aluminato C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCVII.
+
+ _Lo re domanda: gli disciepoli del figliuolo di Dio dopo la sua andata
+ in cielo che faranno? Sidrac risponde:_
+
+
+Li suoi discepoli si dipartiranno per l'universo mondo, che egli lo dirà
+loro: andate per l'universo mondo, e anunziate lo mio verbo, cioè lo
+vangelo. E tutti quelli che vi crederanno e che si battezeranno, salvi
+saranno; e quelli che non vi crederanno, dannati saranno. E però egli
+andranno per l'universo mondo, anunziando la parola di Dio, ciò sono gli
+vangeli; e tali andranno soli, e tali acompagnati.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCVIII.
+
+ _Lo re domanda: gli disciepoli del figliuolo di Dio potranno eglino
+ salvare gl'infermi? Sidrac risponde:_
+
+
+Egli faranno miracoli e vertudi a' miscredenti, e gli saneranno di molte
+malizie, per convertirgli alla fede di Dio e lo figliuolo di Dio farà per
+loro, e tuttavia sarà co' loro. Lo principe delli ministri, cioè santo
+Piero, sanerà molti uomini di corporali malizie; e Idio per lui sanerà uno
+paraletico; e poi sarà rinchiuso da uno re miscredente, cioè Herode; e uno
+angelo lo caverà di prigione. E poi saneranno uno uomo (1316) d'una grande
+malizia, della quale egli sarà giaciuto VIII anni; e risuciterà una morta
+povera femmina. E lo figliuolo di Dio diliberrà uno fiero uomo di
+pene (1317), santo Paolo, e lo convertirà alla sua fede; e fia egli poi
+maestro. Elli convertirà andando a vedere uno santo uomo del popolo del
+figliuolo di Dio; e poi ch'egli fia convertito, diventerà egli de' suoi
+disciepoli; e nel suo nome si faranno ancora molte chiese (1318),
+perch'egli si lascierà dicollare, nel nome di Dio; e innanzi che muoia
+risuciterà, per Dio, una femina; e lo figliuolo di Dio lo sanerà d'una
+morsura pericolosa; per lo toccamento della roba di quello ministro,
+sanerà molti uomini di diverse malizie. E si caccierà i maligni ispiriti
+de' corpi degli uomini e delle femine. E per vertudi (1319) faranno di
+molti miracoli quelli disciepoli, per l'universo mondo, che troppo sarebbe
+lungo a racontare. Ma egli saranno poi morti nel suo nome, di diversi
+martirj; e le loro anime andranno poi a Dio del cielo, e saranno coronate
+nella vita perdurabile.
+
+(1316) Vogliamo, per la sua singolarità, dare il nome, _Eneas_, che
+quest'uomo ha nel C. F. R.
+
+(1317) dalle pene dello 'nferno C. R. 2. -- Non era certo dotto, neppure
+nella _storia sacra_, questo Sidrac, che mette san Paolo all'inferno, per
+farnelo levar fuori da Cristo.
+
+(1318) cose C. R. 2.
+
+(1319) per virtù di Dio C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCIX.
+
+ _Lo re domanda: al tempo del figliuolo di Dio sarà lo mondo
+ moltiplicato? Sidrac risponde:_
+
+
+Al tenpo del figliuolo di Dio lo mondo sarà presso che moltiplicato di
+gente, e tuttavia si moltiplicherà più. E alla fine del mondo sarà egli
+moltiplicato più che a nullo tenpo del mondo.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCX.
+
+ _Lo re domanda quanto può essere grande lo cielo e lo 'nferno, e se vi
+ dee essere tutto il popolo che furono o che saranno. Sidrac risponde:_
+
+
+Se tutta la gente che furono al mondo e sono e saranno, C\M e altrettante 
+(1320), fossero tutte in cielo, e ciascuno di loro avesse uno sì grande
+palagio che vi capesse C\M uomini, e ciascuno palagio avesse forno e bagno
+e giardino e mulino, tutti questi non l'empierebono a X parti del
+cielo (1321); e somigliante del ninferno.
+
+(1320) ciento milia volte altretante C. R. 2.
+
+(1321) non empierobono la diecima parte del cielo C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCXI.
+
+ _Lo re domanda: quali sono più o quelli che nascono o quegli che
+ muoiono? Sidrac risponde:_
+
+
+Quegli che nascono sono assai più che quelli che muoiono; conciosia cosa
+che quelli sono grande quantità. E niuna ora è del giorno dell'anno, che
+sono XXIIII ore, non è che mille persone non nascano. E se quelli che
+muoiono fossono più che quelli che nascono, pur X, lo mondo non si
+potrebbe moltiplicare. Ma perchè lo mondo va tuttavia cresciendo, può
+l'uomo sapere che più sono quelli che nascono che quelli che muoiono.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCXII.
+
+ _Lo re domanda: quale è magiore o l'ira di Dio o la sua grazia? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+La grazia di Dio è sì grandissima che cuore d'uomo nol potrebe pensare; e
+quella è più che tutte le gocciole del mare e la rena della terre e gli
+peli degli uccelli e delle bestie, e se tutti questi numeri fossero
+insieme; e più tanto quanto cuore d'uomo potesse pensare, le grazia di Dio
+è molto magiore, a quegli che la disiderano d'avere. E quelli che avranno
+la sua grazia, tardi quanto vuole, elli avranno la sua gloria. E quelli
+che saranno in cielo nella grazia di Dio, giammai non avrà fine.
+Similmente adiverrà di coloro che sono nelle pene dello 'nferno. E sapiate
+che Idio non à neuna ira, altro che grazia e misericordia; ma lo male che
+l'uomo fa, l'ira gli torna sopra lui.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCXIII.
+
+ _Lo re domanda: quelli che saranno in cielo e che giamai fine non
+avranno no' lo si recheranno eglino a grande increscimento? E quelli dello
+ 'nferno non avranno grande invidia e non si consumeranno eglino di tanto
+ dimorare in pene? Sidrac risponde:_
+
+
+Quegli che saranno in cielo giammai increscimento non avranno, nè vecchi
+non saranno, anzi saranno tuttavia giovani come fanciulli e allegri; egli
+saranno contenti (1322) come uccegli volanti, e legieri come lo vento, e
+bianchi come la neve, e sprendienti come lo sole, e savi come gli angeli,
+e onorati come i re, e leali come la morte. E staranno sanza consumare lo
+corpo. Di C\M anni non loro sarà una ora (1323), allo grande diletto in
+che egli saranno. Quegli dello inferno (1324) pena e paura e dolori e
+trestizia e angoscia e onta e villania e martirj e infermitadi e tormenti,
+che della grande pena ch'egli avranno, ciascuna ora (1325) parrà mille
+anni; e vorranno morire, e la morte gli sfuggirà.
+
+(1322) Nel n. t.: correnti. -- Abb. preferita la lez. del C. R. 2.
+
+(1323) li mille anni non parrà a loro una ora C. R. 2.
+
+(1324) sottintendi: _avranno_; com'è nel C. F. R.
+
+(1325) Manca _ora_ al n. t. -- Abb. suppl. col C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCXIIII.
+
+ _Lo re domanda: quelli che sono in ninferno non avranno eglino niuno
+ riposo da Dio? Sidrac risponde:_
+
+
+Quegli che sono nello 'nferno saranno dannati allo sguardamento di Dio.
+Quelli sono tormentati nel nabisso, che giammai non avranno niuna mercè da
+Dio, nè niuno riposo. Che tanto come furono in questo secolo, che poteano
+avere mercè da Dio, non vollono, ma per la volontà pigliarono lo male e
+lasciarono lo bene; e perciò niuna mercede debono avere; chè gli loro
+peccati gli ànno dannati allo giudicamento di Dio. Simigliantemente come
+quelli di paradiso non ànno pene nè dolore, ma gioia e bene e allegreza;
+altressì quelli dello 'nferno non avranno merciè nè riposo, se non pene e
+dolore, senza fine. E anche chi facesse preghiere per loro, egli farebbe
+contro alla volontà di Dio: chè tutte le preghiere che furono e sono e
+saranno, non gli potrebono aiutare nè valere. Ma quelli che saranno nel
+purgatorio de' vizi, le preghiere gli aiuteranno bene a trarre di quelle
+pene. E quelli che saranno in paradiso non avranno mestieri di preghiere;
+ma quelli che saranno al mondo avranno mestiere delle loro preghiere e del
+loro aiuto. Egli deono pregare ch'egli loro sieno aiutori (1326) inanzi a
+Dio. E questo sarà dopo la morte del figliuolo di Dio. Quelli che saranno
+al purgatorio, quando egli avranno conpiuto il loro termine, egli andranno
+nel paradiso celestiale, e faranno prieghi per coloro che gli avranno
+aiutati, e fatto bene e limosina per loro.
+
+(1326) aiutatori C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCXV.
+
+ _Lo re domanda: come potrebe l'uomo sapere di cose che l'uomo volesse
+ fare e di cosa ch'egli à impresa a fare, ch'egli n'abbia bene o male, e
+ s'egli si potrà fare di conosciere lo suo criatore? Sidrac risponde:_
+
+
+Idio per la sua misericordia istabilì le VII pianete, a governare lo mondo
+e tutto le criature e tutte l'altre cose che ci sono suso; e fue donato
+all'anima senno e memoria di conoscere lo loro istato e lo loro corso, e
+per ch'egli potesse sapere le cose temporali, le presenti, e quelle che
+sono a venire. E questa è l'arte della strologia, che Idio volle per la
+sua pietade che fosse in terra, per lodo di sua persona e per bontade di
+sua credenza. E per questa arte della strolomia possiamo sapere tutte le
+cose avenute e che sono avenire, certanamente (1327). E perciò che questa
+arte non ne pare a tutta gente (1328), si vi diremo noi brievemente una
+maniera di sapere le cose che voi vorrete sapere o pensare, che questa è
+la prima arte fosse al mondo, siccome fue insegniata a Giaffet, figliuolo
+di Noè, per l'angiolo; e però si chiama la prima arte della strolomia dopo
+Adamo. Giafet seppe questa arte, in prima che lo suo padre Noè la sapesse.
+E poi che Giafet seppe questa arte di V anni e VIII mesi, la seppe lo
+padre per lo anunziamento dell'angielo, siccome a Dio piacque, e altre
+cose molte. E egli la mise in iscritta, e fecene uno libro, lo quale
+Giafet, lo figliuolo di Noè, ci lasciò dopo la sua morte; e si vi mise
+tutto quello che l'angelo gli avea insegnato. E questo libro venne d'una
+mano in altra, tanto che pervenne alle mani del nostro padre.
+
+(1327) _Certanamente_, _certano_, forme molto comuni nelle ant. scritture,
+massime se trad. dal francese o dal provenzale.
+
+(1328) La lez. del n. t. è errata, leggendosi: E perciò che questa arte
+nonne pro alla ria gente e si è iscritto ad alcuno. -- Abb. adottata la
+lez. del C. R. 2., come migliore, se non buona -- Il C. F. R. dice: Et por
+ce que cest art n'en est mie plain a toutes gens, et est oscure a aucuns.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCXVI.
+
+ _Lo re domanda: Quando Giafet si partì dal suo padre Noè, in quale parte
+ andò egli? Sidrac risponde:_
+
+
+Quando Giafet si partì dal suo padre Noè, egli venne in una contrada, egli
+e la moglie e' figliuoli suoi, per moltiplicare. E per la volontà di Dio
+si venne in una provincia ch'ebe nome inanzi il diluvio Arasien; e quando
+egli l'abitò, egli le pose nome Persia la grande. Ora avenne uno tenpo
+ch'egli ebe più figliuoli, tra quali n'ebe uno ch'ebe nome Alinemos, e fue
+il più piccolo figliuolo de' suoi. Avenne uno giorno che Giafet andò in
+una montagna per pascere le sue pecore e l'altre sue bestie, e menò co'
+lui lo suo piccolo figliuolo. Ora avenne ch'egli lo perdè in quella
+montagna, per la volontà di Dio; e ivi dimorò perduto VIII giorni e VIIII;
+e Giafet ne fue molto tristo e molto doloroso, e molto il pianse, e molto
+si lamentava; e promise a Dio che di quella montagna non si partirebe mai
+in tutta la sua vita, se lo suo figliuolo non ritrovasse o vivo o morto. E
+di questo (1329), inanzi ch'egli avesse conpiuti i sette giorni e le XII
+ore, venne a lui uno angelo da cielo, per la volontà di Dio, che gli
+disse (1330):
+
+(1329) Per _in questo_, _in quella_, _allora_.
+
+(1330) e li insegnò lo suo figliuolo C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCXVII.
+
+ _Lo re domanda: che disse l'angiolo a Giafet quand'egli piangea lo suo
+ figliuolo? Sidrac risponde:_
+
+
+L'angelo disse a Giafet: non piangere lo tuo figliuolo, ma fa' com'io
+t'insegnerò, e tu saprai del tuo figliuolo s'egli è morto o vivo; e ti sia
+ricordo, per te e per tutti gli altri che dopo te deono venire; e per
+tutti i tenpi sapere ti conviene l'opere delle pianete e de' segni,
+com'elle governano la terra, e tutte le criature, e tutte l'altre cose che
+sono avenire, e quelle che sono istate e sono di presente. Sia lo
+cominciamento dell'arte del fermamento, e sarà chiamata questa,
+istrolomia. Quando l'angelo ebbe detto questo, e insegnato, e egli si
+partì. Giafet fece quello che l'angelo gli avea insegnato, e si trovòe che
+il figliuolo era sano e salvo, che alle fine de' VII giorni e XII ore egli
+lo dovea trovare. Gli sette giorni significano le VII pianete, e le XII
+ore significano gli XII segni; chè le sette pianete e gli XII segni ànno
+vertude di governare tutte le cose passate e le presenti e quelle che
+deono venire.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCXVIII.
+
+ _Lo re domanda: chi questa arte vuole fare o adoperare che uomo vuole
+ essere di suo corpo? Sidrac risponde:_
+
+
+Chi vuole questa arte aoperare, egli dee essere bene credente nel suo
+criatore, e che egli aoperi in buona intenzione e di buona coscienzia e di
+buona fede; amare Dio inverso tutte le genti, essere di netto cuore e di
+puro. E tenpo sarà che questa arte sarà in alcuna cosa canbiata, cioè le
+parole che ci sono, che alcuna gente nolle vorranno credere nè dire;
+perciò non la faranno egli nimica a conpimento; e per questo sapere non
+potrebono a conpimento la veritade. Ma quelli che la facesse così, come lo
+scritto di Giafet noi divisa, nella forma che l'angelo gl'insegnòe, quelli
+saprebono e anunzierebono la veritade, di quello ch'egli vorrebono sapere.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCXVIIII.
+
+ _Lo re domanda: quando l'uomo fa questa arte dee egli fare orazione?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Lo giorno che l'uomo vorrà fare questa arte si dee essere netto di suo
+corpo e di suo cuore e di lusuria e di tutti altri peccati e di tutto
+male; e si la dee fare in buona intenzione. Questa arte non si può fare se
+non lo primo giorno della luna e lo V, o lo VIII, o lo XI, o lo XVII, o lo
+XVIII, o lo XX, o lo XXX giorno.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCXX.
+
+ _Lo re domanda: quando l'uomo fa questa arte de' egli essere solo o con
+ alcuno aconpagniato? Sidrac risponde:_
+
+
+Quello che lo fa dee stare in disparte, solo, in uno luogo; o avere co'
+lui quelli perch'egli la fa. E si dee tenere tre candele accese inanzi a
+lui, al nome di Dio e della santa trinitade, padre e figliuolo e spirito
+sancto. Si dee avere fuoco inanzi le candele, o vuogli di qua o vuogli di
+là. E deono tenere lo volto verso oriente, se egli sono due o tre, che
+bene vi possono essere, ma più non. Si debono fare VIIII invene (1331),
+all'onore di Dio e della santa trinitade, padre e figlio e spirito sancto.
+E quelli che sa l'arte e quelli che sono co' lui deono fare queste
+preghiere che qui sono iscritte; e se non l'ànno a mente, abialle
+iscritte; e l'orazioni, ch'elli deono di buono cuore fare, sono queste:
+sire Idio, nella tua credenza mantienmi; sire Idio, nel tuo sevigio
+confortami; sire Idio, nel tuo comandamento alluminami. E quando tu avrai
+fatto questo e detto, tu farai VII invenie (1332), al nome di Dio e della
+santa trinità, padre e figliuolo e santo spirito.
+
+(1331) La Crusca registra _invenia_, e la definisce: umile dimostrazione
+d'abbondante e devoto affetto. -- _Invenie_ trovasi usato anche per
+_lusinghe_, _carezze_. Ma qui pare abbia a significare piuttosto
+_invocazioni_ o _scongiuri_. -- Nel C. F. R. afflicions.
+
+(1332) venie C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCXXI.
+
+ _Lo re domanda: che cosa è onnipotente e trinitade? Sidrac risponde:_
+
+
+Siri Idio, padre omnipotente, padre e filio e spirito santo, una trinitade
+e non stimabile (1333), tre persone in uno Idio, che è e che fue e che è a
+venire; io ti priego, podestà alta, non istimabile, pardurabile virtù, tu
+mi di' verità, che ài podere sopra tutte le cose, si come, te
+dicente (1334), tutte cose son fatte; tu formasti in VII giorni la forma
+delle cose di tutte criature, in diverse maniere nella loro propria forma,
+siccom'è lo tuo piacere. O mio creatore, degnami mostrare per questa arte
+delle pianete, per lo quale podere tu l'arai mostrato a tutto il mondo
+governare (1335), che io possa sapere di quella cosa che io cheggio a
+sapere, si mi ci troverrai la cagione XL per lo tuo santo nome, in ch'ella
+dee venire e porre fine (1336); non mica, messere, per lo mio servigio, ma
+per lo dono di tutta grazia (1337).
+
+(1333) Intendasi _da non potersi comprendere, non comprensibile_. -- Nel
+C. F. R. non estimables.
+
+(1334) si come toi disant et comandant C. F. R.
+
+(1335) Così pure nel C. R. 2. -- Correggasi col C. F. R.: per le quel poeir
+che tu lor a dones por le monde governer par ton comandement.
+
+(1336) Come decifrare il senso di queste parole? E non sapremmo nemmanco
+far conghietture sul modo di correggerle, non dandoci alcun lume il
+C. R. 2., dove leggesi: Se nimici troverai la cagione in quelle quaranta
+in cui ella verrà e finirà. -- Meno oscuro pare il C. F. R.: si nomes la
+chose par ton saint nom, Elyemon, en qui doit elle venir et perfinir.
+
+(1337) tua grazia C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCXXII.
+
+ _Lo re domanda: che cose sono invenie e come sono fatte? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Quando tu averai questo fatto e detto, tu farai XII invenie, a onore di
+Dio, lo creatore, della sancta trinitade padre e figliuolo e spirito
+santo; e dirai questo: siri Iddio, criatore del cielo e della terra, per
+lo tuo santo nome ch'è Limon (1338), io ti priego per la tua santa pietà e
+per gli angioli, quelli ch'annunziarono agli uomini le grandi cose, che tu
+mi degni mostrare delle pianete la cosa ch'io ti chieggio sapere, quella
+XL (1339), e in che ella viverà e finirà. Io ti priego, messere del cielo
+e della terra, per lo tuo santo nome Elimo, e per li tuoi (1340) santi
+angeli, che anunziano e amaestrano alle comune criature, cioè agli uomini,
+le picciole cose, che tu mi degni mostrare in questa arte delle pianete di
+quelle cose ch'io cheggio a sapere, quello, XL, in che ella verrà e
+finirà. Messere Domenedio Elimo, io ti priego per la santa trinità, la
+quale comanda agli santi spiriti e li signoregia, che più non faciano
+graveza all'umane cose (1341), che tu mi degni mostrare in questa arte
+delle pianete, della qual cosa io ti priego di sapere quella XL, ch'ella
+viverà e finirà.
+
+(1338) Helyemon C. F. R.
+
+(1339) Così, in questo luogo e più sotto, come vedrassi. -- E nel C. R. 2.
+sempre _quaranta_. Di questa parola nessun vestigio nel francese; ma
+invece, dove l'italiano ha _XL_, il francese ha _N_...: che vos me dignes
+de mostrer par l'art de les plainetes de la quel choze che ie dezire de
+savoir N. et en que elle devenra et finira. -- Questa N pare sia posta ad
+indicare che ognuno debba esprimere la cosa che chiede, facendo questa
+invenia. E forse dall'_N_ può esser nato il _XL_, per errore di copista, e
+per nuovo errore il _quaranta_.
+
+(1340) Nel n. t. nomi. -- Abb. corr. col C. R. 2.
+
+(1341) alle umane nature C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCXXIII.
+
+ _Lo re domanda: che cosa è criatore? Sidrac risponde:_
+
+
+Siri Idio, criatore del cielo e della terra, io ti priego per lo tuo santo
+nome ch'è Limon, e per gli santi padri, che ànno podere sopra gli uomini e
+sopra i buoni ispiriti, che fanno lo loro comandamento, per conpiere lo
+servigio di Dio, che tu mi degni mostrare in questa arte delle pianete
+della cosa che io cheggio di sapere, quella XL, in ch'ella verrà e finirà.
+Siri Idio, creatore del cielo e della terra, io ti priego per lo tuo nome
+ch'è Limon, e per le dominazioni e per li troni sopra li quali è la tua
+sedia (1342) ed i gradi delli angeli, ch'elli sono loro signori per
+obedienzia, che voi mi degnate mostrare per l'arte delle pianete quello
+che io chiegio di sapere, quella XL, in che verrà e finirà. Siri Idio
+criatore, io ti priego per lo tuo santo nome ch'è Limon, e per li troni,
+sopra gli quali ài lo tuo sedio, e per ciò che tu usi ispaventevolmente i
+tuoi giudicamenti, che tu mi degni mostrare nell'arte delle pianete, la
+qual cosa io chieggio di sapere quella XL, in che ella verrà e finirà.
+
+(1342) Nel n. t.: e per le dominazioni che sormontano i tonanti. -- Abb.
+pref. la lez. del C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCXXIIII.
+
+ _Lo re domanda: se si dee fare quella arte o di notte o di giorno?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Quando tu avrai fatto questo e detto, tu avrai aparecchiato la ruota della
+stolomia inanzi a te; e acenderai la candela della ruota, e spegnerai gli
+altri lumi dell'albergo dove tu sarai, e farai questa arte, per vedere
+apertamente lo chiarore della ruota, sopra la qual pianeta ella
+discienderà. E se tu lo fai di giorno, farai l'albergo iscuro, per vedere
+chiaramente lo chiarore che sarà disceso sopra la ruota della pianeta; e
+allora tu potrai alluminare l'albergo, se tu vorrai.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCXXV.
+
+ _Lo re domanda: come dee essere fatta quella ruota? Sidrac risponde:_
+
+
+La ruota dee essere una tavola ritonda, d'uno palmo, il meno, col compasso
+e una carta, e carta di banbagia incollata in su quella tavola, del suo
+grande (1343); e nel mezzo della tavola avrà una piccola brocca (1344) di
+legno, per tenervi entro la candela. E la carta che sarà incollata in su
+la tavola sarà segnata e partita per VII conpassi, e in ciascuna parte
+sarà iscritta una pianeta; e in sul brocco mettervi una candela sottile e
+lunga d'uno palmo o più. Al mezzo della candela, o al meno, avolgerai uno
+poco di cera doppia intorno lei, per sostenere la ruota al
+torneare (1345), che sia della grandezza di quello che è in sulla tavola
+intagliata, e ch'ella sia fatta di due carte incollate l'una in
+sull'altra; in sul mezzo de' avere uno pertugio, tanto aperto per
+conpasso, come la candela vi possa entrare, e torneare (1346) leggiermente
+intorno. La candela di due dita o di più dee avere nella ruota uno buco
+grande come uno cece o più, per la carta dee discendere in sulla
+pianeta (1347).
+
+(1343) della sua grandezza C. R. 2.
+
+(1344) broche C. F. R. -- bocca C. R. 2.
+
+(1345) La lez. del n. t. è conforme a quella del C. R. 2.; ma è evidente
+che ne' due Codd. italiani è corsa una lacuna. Nel C. F. R.... par quei
+votre roe de sus ne descende de la candoile aval. Et tu auras I autre roe
+appareilee dou grant de celle de sote, et qu'ele soit double gluee.
+
+(1346) Nel n. t. _torre_. -- Abb. corr. col C. R. 2.
+
+(1347) Il n. t. ed il C. R. 2. sono di nuovo errati: segno che il
+traduttore italiano non era pratico di scenza astrologica. Ecco il testo
+francese: En la roe de sus aura I pertuis dou grant d'un chiehre ou plus I
+poi reont per la ou la clarte desendra sur la planete. Au perchemin chi
+est glue sur la table aura escrit dessus par conpas les VII planetes.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCXXVI. (1348)
+
+
+Quando tu avrai accesa la candela della ruota per torneare, tu darai delle
+mani in terra (1349); e se ella tornerà la prima volta, nolla toccare più;
+e s'ella non torna la prima volta, toccala un'altra volta; e se ella non
+torna, tu la dei fedire tre volte; e s'ella non torna alle tre volte, non
+t'inpacciare più, da indi a trenta giorni, per la cosa che tu chiedi di
+fare o di sapere; chè, di quello giorno infino a XXX giorni, quello fatto
+che tu chiedi non potrebe venire in bene. E passati gli XXX giorni per
+quell'arte medesima la potrai sapere. E simigliantemente, se tu falli di
+fedire la prima volta o la seconda o la terza, non vi ti inpacciare più di
+quello fatto che tu chiedi di sapere, e non potresti sapere nulla. E
+passati gli trenta giorni per questa arte lo potrai fare.
+
+(1348) Nel C. L. manca il titolo a questo Cap. -- Il C. R. 2. ha: _Lo re
+domanda come si de' fare la ruota per volgere._
+
+(1349) Non _in terra_, come hanno i Codd. L. e R. 2., ma: et tu la fiers
+(la roe) III fois de la main C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCXXVII. (1350)
+
+
+Quando fedirai la ruota, e ella si volge, e del suo girare per lei
+medesima rimane, piglia, guarda e poni mente in su quella pianeta lo
+chiarore discenderà; quella pianeta sarà quella. Allora si piglierai gli
+punti che sono sopra quelle lettere, del nome del giorno e del mese e
+della luna (1351). E se l'arte si fa del primo giorno sin di mezza
+notte (1352), si sarà contato quello giorno che è passato; e s'egli si fa
+di mezza notte verso il giorno, si sarà contato quello giorno che dee
+venire; e simigliantemente lo nome del mese e della luna (1353). E se egli
+è al suo entrare e al suo uscire, non contare nimica i punti delle
+lettere, e per ciascuna volta che la ruota serve al motto (1354) e
+all'anno, ma una volta ciascuno motto (1355) e ciascuno mese. Non si fa
+per alcuna persona maschio o femina chiamare il nome delle persone in suo
+linguaggio (1356). E fare de' punti una somma, e contare sopra gli XII
+segni I. a I. Cominciare dietro quello segno che si finiranno; si piglia
+quelli punti che sono sopra lei, e li punti del nome di quello medesimo
+segno, e li punti che troverrai in prima contati sopra li XII segni; e
+farai tuttavia somma, e gli conterai V a V; e li punti che non potranno
+essere cinque, si metterai I e V disparte; e anche da capo conterai le
+decine, sette a sette; e quello che soperchierà, che non potrà essere VII,
+si metterai in disparte cogli altri. E allora tu farai una somma, e
+conteragli sopra le VII pianete, IIII a IIII; e comincierai di Saturno in
+quella pianeta, ov'egli saranno trovati; e saprai di quello che tu chiedi
+di fare, in che ella verrà e finirà.
+
+(1350) Nel C. R. 2. è questo titolo: _Lo re domanda: che potrete altri
+fare quando la ruota si ferma?_
+
+(1351) Vedasi come particolareggia di più il C. F. R.: sur la planete ou
+la clarte descendra si prenes les poins qui sunt sur celle planete et les
+points chi sunt sur les silabes de ton nom, por chascune fois che la
+silabe sera a un nom ou a I mot. Ne contes mie por tant de fois che la
+silabe sera en I mot ces poins, ia soit ce che une silabe soit en I mot
+III fois ou IIII, ne contes les sur les XII signes I a I; et comences de
+aries, et en cel signe ou il finiront si prenes les poins chi sont en ton
+nom autre fois, et les poins dou nom dou ior en qui tu fais cest art.
+
+(1352) Et se tu la fais de mie nuit envers le ior C. F. R.
+
+(1353) Tutto ciò che segue sino alla fine del cap. manca al C. F. R.
+
+(1354) Nel n. t. _monto_, che non sappiamo che possa significare. -- Abb.
+pref. la lez. del C. R. 2.
+
+(1355) c. s.
+
+(1356) Nel n. t.: si fa per alcuna persona si noma in suo
+linguaggio. -- Abb. pref. la. lez. del C. R. 2., sebbene non riescaci
+neppure di essa intendere chiaramente il senso.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCXXVIII. (1357)
+
+
+Questa è la forma delle ruota e del suo essere, e come ella dee essere
+pertugiata. E si dee avere gli pertugi l'uno allato all'altro; e si dee
+essere pertugiata con uno ferro caldo. E la sua colonna dee essere di
+metallo. E quando tu la fai fare, dirai al maestro che dica: Al nome di
+Dio e della santa trinidade. E questa è la ruota e le lettere e i
+punti (1358). V. X. VII. III. X. VII. X. XII. VIIII. II. VII. IIII.
+XXIIII. XXVIIII. XIIII. VIIII. VIII. XVIIII. XVI. XIII. VI. XVIII. XV. XX.
+
+A B C D E F G H J K L M N O P Q R S T V X Y.
+
+ _Queste sono le pianete e i punti_ (1359):
+
+ CCCC XXXI XII XV Leo
+
+ Saturnus Iupiter IIII
+
+ XIII VIII VIII Virgo
+
+ Venus Mercurius XVI
+
+ XII. VII. XVIIII Capicorno
+
+ Aries Taurus XVII XVI
+
+ XIIII. XIII Aquario
+
+ Libra Sagittario
+
+ Pisces XV.
+
+ Aries dee essere Scorpio
+ dirimpetto a Mars
+ Pisces Luna
+
+(1357) Nel C. R. 2.: _Lo re domanda: qual'è la forma della ruota?_
+
+(1358) Nel C. F. R.: Ce est l'a b c e et le nombre des poins sur chascune
+sillabe:
+
+ XII. V. XVII. III. XVI. X. I. XIX. IX. II. VII. IIII.
+ A. B. C. D. E. F. G. H. I. K. L. M. N.
+
+ XXIII. XIIII. XI. VIII. XIII. VI. XVIII. XV.
+ O. P. Q. R. S. T. V. X. Y.
+
+(1359) E qui pure è confuso ed errato il n. t. -- Riferiamo il testo del
+C. F. R.:
+
+ IX. VII. XII. XV. XIII. VIII.
+ Saturnus Iupiter Mars Sol Venus Mercurius
+
+ IIII. XII. VII. III. XI. III.
+ Luna Aries Taurus Gemini Cancer Leo
+
+ XIX. IIII. XIIII. XV. XIII.
+ Virgo Libra Scorpio Sagitarius Capricornus
+
+ XVII. XVI.
+ Aquarius Pisces
+
+
+
+
+ Cap. CCCCXXVIIII. (1360)
+
+
+Tu che chiedi di sapere di nostro disiderio lo giorno, ti guarda al
+cominciamento del giorno di vendere di conperare nè oro nè argento nè
+niuno metallo per guadagniare. Ferro conpera. Bestie (1361) per
+guadagniare non conperare. Drapi e mercatantie conpera. Pesci (1362) non
+conperare. Edificamento di legno nè di ferro nè di terra. Lo giorno non
+cominciare viaggio nè terra (1363), passato le VII ore del giorno. Non
+cominciare in conpagnia di vendere nè di conperare. Lo giorno non ti
+tramettere di piato. Lo giorno non fare battaglia; nè incominciare alle
+tre ore (1364) del giorno asediare cittade o castello; ma poi sicuramente
+lo fa, e entra in quello cammino, che voi ne verrete e capo. Al
+giudicamento lo giorno sicuramente va, inanzi alla signoria, nè niuna cosa
+non domandare; e cosa ismarrita non potrai lo giorno trovare, e da mezzo
+giorno inanzi sangue non ti menomare.
+
+(1360) Nel C. F. R. leggesi: Ces sont les chapitles des VII planetes en
+chi trove l'om ce ch'il doit faire et de ce que il desire de
+savoir. -- SATURNUS.
+
+(1361) Bestes de mangier C. F. R.
+
+(1362) Così anche nel C. R. 2. -- Ma nel C. F. R.: possessions. -- È facile
+vedere come sia nato l'errore.
+
+(1363) viage en terre C. F. R.
+
+(1364) en les primiers hores dou ior C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCXXX. (1365)
+
+
+Se voi volete sapere di persona malata o di persona in grande
+istretta (1366), ella sarà in pericolo a V giorni. E se voi volete sapere
+di persona innaverata, in grande pericolo di morte sarà. E se voi volete
+sapere di persona ch'è in distretta, a grande pena scanperà. Lo giorno non
+fare saramento, perch'egli vi sarà contradio. Lo giorno non vestire roba
+nuova, chè voi sarete morto o magagnato o malato; non correre bestia lo
+giorno, nè non montare in albore, nè passare acqua. Lo giorno ti guarda di
+scoprire lo tuo segreto, se non a Dio o al predicatore (1367) che sarà in
+luogo di Dio.
+
+(1365) Nel C. R. 2.: _Lo re domanda se l'omo potrebe sapere di persona
+malata o che fosse in grande stretta._
+
+(1366) istremità C. R. 2.
+
+(1367) confessore C. R. 2. -- a Dieu ou a ciaus qui por lui seront en terre
+C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCXXXI. (1368)
+
+
+Se vuogli desiderare alcuna cosa ad avere, se voi dovete andare lo giorno
+inanzi giustizia, si state dalla parte diritta. Se voi volete sapere di
+persona che è morsa di serpente, di quello male morrà; e di persona che è
+caduto da alto, egli guarirà. Se voi volete sapere di persona che è in
+viaggio, tosto verrà, ma alcuna cosa del suo perderà. Se vole sapere di
+servigio e di signore novello, al primo della sua signoria s'alzerà, e
+onore avràe; e di questo a poco a poco s'abasserà, e a dirieto si
+consumerà (1369). Se voi volete sapere lo giorno di persona malata, ella
+morrà di quello male, o magagnata sarà. Se voi volete sapere lo giorno di
+femmina pregna, tosto partorirà.
+
+(1368) Nel C. R. 2. _Lo re domanda: come avrà l'uomo ciò che desidera?_
+
+(1369) au derain C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCXXXII. (1370)
+
+
+Se lo novero falla in Iupiter, quello giorno conpera oro e argento e
+metallo e ferro. Non conperare drappi nè sottile avere. Conpera per
+guadagnare. Bestie cavalline non conperare. Pesci non mangiare (1371).
+Cominciare puoi viaggi in terra. Conpagnie con tutte le genti lo giorno
+sicuramente puoi fare. Non ti menomare sangue lo giorno. Sicuramente
+piglia medicina. Battaglia lo giorno non cominciare. Inanzi giudicio e
+inanzi signore sicuramente poi andare. Se voi volete sapere di persona
+malata, guarrà, similemente di persona che è innaverata. Quelli che è in
+distretta tosto dilibero sarà. Lo giorno puoi vestire roba nuova, e
+cavalcare sicuramente, e montare in albore e in altro. E se tu ài amico,
+lo giorno ti puoi fidare, e discoprire lo tuo segreto. E lo vostro disio
+voi l'avrete. Lo giorno puoi fare tutte medicine del tuo corpo. Se voi
+volete sapere di persona ch'è morsa di serpente o di bestia arrabiata, non
+avrà niuno male. Se voi volete sapere di persona che è in viaggio, con
+grande allegrezza ritornerà. E se voi volete sapere di signore novello,
+con grande onore la sua signoria manterrà. Se l'uomo vi dee dare moneta,
+sicuramente lo giorno ricevete. Se voi volete prestare, sicuramente
+prestate. Se voi volete sapere di bestia malata, sicuramente ella guarirà.
+Lo giorno i fanciulli metti ad aparare arte, che bene anderà. Se voi
+volete sapere di femina gravida, sanza pericolo partorirà.
+
+(1370) Nel C. R. 2.: _Lo re domanda se lo numero falla in Iupiter che
+diverrà?_ -- Il C. F. R. ha semplicemente: IUPITER.
+
+(1371) possessions achate C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCXXXIII. (1372)
+
+
+Se 'l numero falla inverso il giorno (1373), tu ti dei guardare di molte
+cose di vendere, e di conperare tutto sottile avere, nè oro nè argento nè
+metallo nè ferro. Arme vendi; e compera sicuramente bestie cavalline; nè
+bestie da mangiare per guadagnare. Lo giorno non conperare grano, nè
+vendere drappo. Lo giorno non ti intramettere in niuno edificamento. Non
+fare lo giorno viaggio in terra nè in acqua. Non fare conpagnia nè con
+mercatante, nè con uomo d'arte. Con uomo d'arme non avere a fare. Isposare
+moglie (1374) nè giacere con pulcella non fare. Lo giorno sicuramente
+medicina piglia. Battaglia non fare. Lo giorno sicuramente fa
+incominciare (1375) città e castella, che a capo verrai. A giudicamento
+sicuramente va, ma troppo non apellare (1376). Cosa perduta non si
+troverà. Sangue lo giorno non ti menovare. Se voi volete sapere di persona
+malata, a grande pericolo sarà. Sicuramente lo giorno ti guarda di fare
+roba nuova (1377). Lo giorno sicuramente tutte cose che apartengono a
+fatto d'arme sicuramente fa. Lo giorno guarda lo tuo seguito; non dire a
+niuno lo tuo disio (1378). Lo giorno non pigliare niuna medicina. Se voi
+volete sapere di persona ch'è morsa di serpente o di bestia arrabiata, a
+grande pericolo sarà. Se voi volete sapere di persona che è in viaggio, a
+pena verrà che non gli venga grande dannaggio (1379). Se voi volete sapere
+di signore novello, in che tornerà lo suo fatto, e egli staràe molto in
+guerra, e al didietro monterà (1380) i suoi nimici; e durerà (1381) in
+grande signoria intorno di VIII anni. Se voi avete a domandare, lo giorno
+non domandate nulla. Bestia malata guarrà. Lo giorno non vendere nimica
+possessioni. Lo giorno metti fanciulli a 'nprendere fatti d'arte, che in
+bene anderà. Se voi volete sapere di persona gravida, a grande pericolo
+partorirà.
+
+(1372) Nel C. R. 2.: _Lo re domanda: se lo numero falla verso il giorno
+l'omo che de' fare?_ -- Il C. F. R. ha non altro che MARS. -- E _Marte_,
+non _giorno_, crediamo abbia da leggersi.
+
+(1373) en Mars C. F. R.
+
+(1374) Fianser feme C. F. R.
+
+(1375) assediare C. R. 2.
+
+(1376) parlare C. R. 2.
+
+(1377) Robe neuve le ior ne vestir ne chaussement; et se la robe est
+vermille, seurement (chi) la veste et chi autrement la fait mort ou navres
+en elle sera C. F. R.
+
+(1378) de ton desir tu n'en auras neent C. F. R.
+
+(1379) apaines vendrà, et se il vient grant damage aura C. F. R.
+
+(1380) sormontera C. F. R. -- sometterà C. R. 2.
+
+(1381) Manca _durerà_ al n. t. e al C. R. 2. -- Abb. suppl. col C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCXXXIIII. (1382)
+
+
+Se il novero falla nel sole, quello giorno potete sicuramente vendere e
+conperare. Drapi di lana, possessioni, vendere lo giorno e comperare
+sicuramente. Tutti edificamenti puoi lo giorno edificare. Viaggi per terra
+e per acqua sicuramente comincia. Lo giorno sicuramente ti menova sangue.
+Battaglie e asediamento di terra sicuramente potete fare. Inanzi a
+signoria sicuramente (1383), e dalla sua parte diritta istà. Cosa perduta
+si ritroverrà. Se voi volete sapere di persona malata, ella guarrà; e
+simigliantemente s'ella è innaverata. Lo giorno potete vestire roba nuova,
+cavalcare bestia d'ogni lato (1384), ma non montare a cavallo
+dall'alto (1385). Non passare grande acqua a cavallo. Voi avrete lo vostro
+disio per signorie. Morso di serpente, niuno male avrà, se non che grieve
+sarà, e in grande pericolo di morte. Quelli che è in viaggio a grande
+gioia verrà. Fanciullo puoi mettere e tutte arti. Vostra visione in bene
+averrà. Femmina pregna con grande pericolo partorirà.
+
+(1382) Nel C. R. 2.: _Lo re domanda: se lo numero falla in sole sarà buono
+vendere e comprare?_ -- Nel C. F. R. solamente SOL.
+
+(1383) Manca il verbo qui come nel C. R. 2. -- Nel C. F. R.: devant segnor
+seurement entres.
+
+(1384) par tout C. F. R.
+
+(1385) en hautesse C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCXXXV. (1386)
+
+
+Se il novero falla in Venus, quello giorno vi sarà contrario in tutte le
+cose, infino a mezzo giorno. E da mezzo giorno inanzi guardati di
+comperare nè di vendere nè oro nè argento nè bestie menute nè grandi; e
+tutte l'altre cose vendi sicuramente. Non conperare quello giorno
+edificamento conpiuto. Medicina lo giorno piglia sicuramente. Battaglia nè
+asediamento di terra la mattina insino a mezzo giorno non farai; e da
+mezzo giorno inanzi sicuramente puoi fare. Cosa perduta si troverrà, con
+grande travaglio. Se voi volete sapore di persone inaverate, con grande
+travaglio in pericolo di morte serà. Quelli che è tenuto su libro
+presentemente sarà (1387). Se voi volete sapere di persona che sia morsa
+da serpente o da bestia arrabiata, ella guarirà e alcuno male non avrà.
+Persona che è caduta da alto in grande pericolo sarà. Se voi volete sapere
+di persona che è in viaggio, tardi verrà, ma in grande allegreza poi
+verrà. Se voi volete sapere di signore novello, per femina si consumerà.
+Con femina lo giorno non t'acostare. E femina pregna a gran pena
+partorirà.
+
+(1386) Nel C. R. 2.: _Lo re domanda: se 'l numero falla in Venus che
+verrà?_ -- Il C. F. R: VENUS.
+
+(1387) Mancano queste parole così al C. R. 2. come al
+C. F. R. -- Intenderei per _quelli che è tenuto su libro_, il _debitore_. E
+forse dopo _sarà_ deve leggersi _chiamato in giudizio_.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCXXXVI. (1388)
+
+
+Se lo novero falla in Mercurio, lo giorno ti guarda di vendere e di
+conperare tutte cose per guadagnare. Lo giorno puoi cominciare viaggio. Lo
+giorno non entrare di conpagnia di piccolo uomo (1389). Lo giorno ti
+guarda bene. Sposa moglie (1390). Lo giorno sicuramente isciemerati
+sangue. Non fare battaglie. Asediamenti lo giorno comincia. Cosa perduta
+tosto ritroverrai. Se voi volete sapere di persona malata, in grande
+pericolo sarà; e se ella è innaverata, guarrà. Fanciullo lo giorno non
+mettere a niuna arte. Se puoi, conpera possessione. Femina gravida con
+grande pericolo partorirà (1391).
+
+(1388) Nel C. R. 2.: _Lo re domanda: se 'l nomero falla in Mercurio che
+cosa è buono a fare?_ Il C. F. R.: MERCURIUS.
+
+(1389) Garde toi le ior de conpagnie de home petit a grant barbe C. F. R.
+
+(1390) Non possiamo corr. col C. R. 2. dove la lezione è peggiore che nel
+nostro -- Il C. F. R.: a feme ieune peus avoir compagnie.
+
+(1391) Manca al n. t. e al C. R. 2. il Cap. intit. LUNA nel C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCXXXVII. (1392)
+
+
+Per le due cose che si chiamano caput e cauda, e per lo sole e per la luna
+e per gli segni che trascorrono nei loro camini, quando la luna iscontra
+col sole, allora toglie brunore della terra, e toglie lo chiarore (1393).
+
+ [[Figura: Ruota della stonomia]]
+
+
+ ARIES
+ LEO
+ SAGITTARIO.
+ Sono di natura
+ di fuoco, e sono
+ orientali.
+ \___________ ___________/
+ \/
+ TAURUS
+ VIRGO
+ CAPICORNIO.
+ Si sono di natura di
+ terra, si sono meridionali
+ \___________ ___________/
+ \/
+ GEMINI
+ LIBRA [[Figura: Caput e cauda]]
+ AQUARIO.
+ Questi sono di natura
+ di vento,
+ e sono occidentali.
+ \___________ ___________/
+ \/
+ CANCER
+ SCORPIO
+ PISCES.
+ Questi sono di natura
+ d'acque, e sono
+ settentrionali
+ \___________ ___________/
+ \/
+
+(1392) Questo Cap. nel C. R. 2. ha per titolo: _Lo re domanda: la scurità
+del sole e della luna e delle stelle, come si possono scontrare e fare
+così grande scurità quand'è così bello tempo?_
+
+(1393) Le due figure che seguono mancano al C. R. 2. e al C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCXXXVIII. (1394)
+
+
+Per la ruota della stonomia e per la natura (1395) del fanciullo può
+l'uomo sapere cio ch'egli avrà intera (1396) la sua vita. Che lo giorno e
+la notte àe XXIIII ore, e ciascuna ora è MLXXX punti; e ciascuno punto può
+nasciere una persona, che non si somiglierebono del tutto, e s'egli (1397)
+si somigliassero d'alcuna cosa, di richeza o di povertà o di morte o di
+malizia, e di cogitazioni e di volontà o d'alcuna altra cosa; chè le
+diferenze sono pure visibili e non visibili. E se alcuna persona avesse in
+cuore alcuna cogitazione, o di segnale (1398), dentro e di fuori,
+conciosiacosa ch'egli fosse piccolo come una punta d'ago; e un'altra
+persona no' l'avesse in sè, egli non sono mica d'una maniera. Se tre
+uomini fossono d'una volontà e d'uno godere e d'una maniera, e che di
+tutte cose si somigliassono, e uno avesse uno piccolo segnale al petto,
+gli altri noll'avessero, anzi l'avessero alla spalla o in altro luogo,
+dunque non si somiglierebono tra loro, che alcuna diferenza non avesse tra
+loro. Perciò in uno punto del giorno e della notte nascono due criature,
+già perciò non si somiglierebono del tutto. E perciò sono le diferenze de'
+punti delle XXIIII ore. E perciò Idio volle che niuno uomo sapesse quello
+ch'egli sapea; ma egli comandò bene che uomo sapesse alcuna cosa. E le
+cose che l'uomo non potesse sapere nè ritenere, egli le riceve  (1399) in
+lui; e da sè niuno le potesse sapere, se non egli, e quelli a cu' egli
+comanderà lo suo comandamento, ch'egli lo saprà, cio è a sapere le
+cogitazioni e i pensieri e la volontà e la morte e l'ore e punti e le
+diferenzie delle creature, e molte altre cose, che niuno le puote sapere,
+se non Iddio e quelli che egli vuole che le sappiano. Gli angioli no' le
+possono sapere, se non per la volontà di Dio. Ma bene ci à egli dato per
+la sua misericordia iscienzia di sapere dell'altre cose che sono avenire,
+e di ciò che averrà a una persona, per questa arte. E volle Iddio e degniò
+che noi la sapessimo; così com'egli aprese per lo suo angelo a Giafet lo
+figliuolo di Noè. E se tu vorrai sapere che averrà a una persona, in tutta
+sua vita, in sua natura (1400), lo potrai sapere.
+
+(1394) Nel C. R. 2. ha per titolo: _Lo re domanda come potrebe sapere
+l'omo quello che de' avere alcuna persona in tutta sua vita._
+
+(1395) nativite C. F. R.
+
+(1396) in tutta C. R. 2.
+
+(1397) Bisogna intendere: _anche se essi somigliassero_; o meglio: _come
+che essi somigliassero_.
+
+(1398) Intenderei _o alcuno segnale_, _sebbene piccolo_, _come punta
+d'ago_.
+
+(1399) le ritenne C. R. 2.
+
+(1400) natività C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCXXXVIIII. (1401)
+
+
+Quando la femina partorisce inanzi lo suo partorire d'uno giorno o di più,
+tu inchinerai lo tuo cuore verso Dio e la tua pensata verso tutta
+gente (1402); e ti terrai netto di tuo corpo e di tutti peccati e di
+follia. E in su questa maniera ti terrai infino al partorire. E priega
+Dio, di buon cuore, che ti dia asapere dell'essere di quella criatura. E a
+quella ora che la femina vorrà partorire tu sarai in disparte, in un altro
+luogo, ove tu potrai udire l'affare, gli gridi ch'ella farà (1403); e si
+avrai la tua ruota in uno luogo presso di te; e arai apostata una persona,
+che ti gridi o faccia cenno in quello punto. Tu alluminerai la candela
+ch'è di sopra alla ruota, e in sulla pianeta ove lo chiarore discienderà,
+quella sarà la pianeta del fanciullo. Quello capitolo di quella pianeta
+potrai sapere, e il fatto di quello fanciullo; e ciò che sarà di lui
+discienderà sopra la pianeta. E quando tu avrai fatto accendere la candela
+ne la ruota, fa' alungare tutti gli altri lumi, per meglio vedere lo
+chiarore della candela della tua ruota. E se lo lume tocca in due pianete,
+la natura del fanciullo sarà in quello che lo lume avrà più toccato. E se
+tu vuogli sapere lo contradio del fanciullo, tu lo potrai sapere.
+
+(1401) Nel C. R. 2. ha questo titolo: _Lo re domanda: potrebe l'omo sapere
+la ventura de' fanciulli?_
+
+(1402) et la pensee envers Dieu et vers toutes choses C. F. R.
+
+(1403) Queste parole ci fanno ricordare di quel Morin astrologo, che stava
+nascosto presso la camera di Anna d'Austria, per trarre l'oroscopo del
+_gran re_ nascituro.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCXXXX. (1404)
+
+
+Per gli segni che saranno in quella ora e incontro a quella pianeta, ove
+lo chiarore discienderà sopra lei; che altresì come le pianete si volgono
+in cielo, altressì si volgono i segni, e molto più tosto.
+
+(1404) Nel C. R. 2.: _Lo re domanda come si potrebe sapere li segni che
+saranno al punto della natività de' fanciulli._
+
+
+
+
+ Cap. CCCCXXXXI. (1405)
+
+
+Quando tu fedirai la ruota d'una mano, per fare lo suo torno, e tu
+falli (1406), e se tu la fiedi e ella non si volgie, non ti travagliare
+più in quello fanciullo (1407). E se ella torna al primo colpo, nolla
+fedire più. E se voi volete conoscere la pianeta del fanciullo, prendete
+gli punti della pianeta; e pigliate lo nome del giorno e del mese in che
+lo fanciullo è nato; e pigliate i punti che sono sopra le lettere; e
+ciascuno punto mette una volta. E se lo fanciullo è nato da prima sera
+infino alla mezza notte, si sarà contato del giorno che dee entrare; e
+altrettale conta del mese e della luna. E quando voi averete presi i punti
+della pianeta e i punti del mese e i punti del giorno, tu farai di tutti
+una somma; e li nomeri disparte (1408) tu abatterai, sicchè rimangano
+pari; e poi abbatterai XV; e poi fa' li punti de' segni, e abbattine VII;
+e lo rimanente conta VII a VII, sopra gli XII segni, e si comincerai da
+Virgo; e in quello segno sarà incontrata la pianeta del fanciullo, al
+punto di sua natura. E per quello segno potrai conoscere l'arte e i punti
+da sua natura, e la contrario, e la vita che sarà del fanciullo; che per
+lo segno corre l'arte e li punti e la vita e lo contrario, e lo segnale di
+tutte le criature, secondo lo 'ncontramento di sua pianeta, che sarà al
+punto di sua natura; e tutte cose della persona come della pianeta.
+
+(1405) Nel C. R. 2.: _Lo re domanda: come avrai tu toccata la ruota colla
+mano per fare lo suo torno?_
+
+(1406) et tu failles III fois de ferir C. F. R.
+
+(1407) Il C. F. R. aggiunge: car il ne touchera mie les VII jors.
+
+(1408) Così anche il C. R. 2., ma è da credere abbia a leggersi non
+_disparte_ ma _dispari_. -- Il C. F. R. ha: _nomp_ (così). -- Supponiamo da
+intendere _non paires_.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCXXXXII. (1409)
+
+
+Se tu vuogli conoscere l'essere d'una persona, che tu non sia istato al
+suo nasciere, e conosciere grande partita di quello che sarà di lei,
+piglia lo suo diritto nome, e quello della sua madre, e li nomi delle VII
+pianete, e pigliate i punti, e i punti delle lettere per ciascuna lettera
+una volta; e contate tutti gli punti che voi pigliate per decine, VII a
+VII; e ciò che dimora (1410), si abatte. E poi contate lo settimo per
+decine altra volta; e ciò che iscanperà, si abatte. E poi fate delle
+decine una somma, e si abattete di loro VII; e lo rimanente contate sopra
+li XII segni; e cominciate a Capicornio, e contateli VII a VII. E là ove
+finirà quello segno, si pigliate lo nome di quello segno, e per ciascuna
+lettera una volta; e piglia li punti medesimi che sono di quello detto
+segno, e tutti i punti che tu ài abattuti, e fa una somma, e conta sopra
+le VII pianete una a una, e comincia a Saturno. E là ove gli punti
+falleranno, quella pianeta è di quella persona; e al capitolo di quella
+pianeta conoscierai l'essere di quella persona. E se tu vorrai conosciere
+lo segno, leggi tutti gli segni di quella pianeta; e quello che toccherà
+più a sua maniera e al suo fatto, quello sarà lo suo segno.
+
+Queste sono le lettere e gli loro punti:
+
+XII. X. XIIII. L. LI. XI. II. XLVI. V. VI. XI. X. VIIII. XXI. XLIIII.
+IIII. VIII. III. X. VIIII. IIII. LVIII. XIII. II. -- A B C D E F G H I K L
+M N O P Q R S T V X Y. --
+
+Queste sono le pianete e li loro punti, sopra loro, per ragione ordinati:
+
+ XI VIIII XX XVIII
+ SATURNUS IUPITER MARS SOL
+
+ XVI XIII VII
+ VENUS MERCURIUS LUNA.
+
+--------------------------------------------------------------------------
+
+Questi sono gli segni e gli loro punti sopra loro:
+
+ XV X VIII XXIII
+ ARIES, TAURUS, GEMINI, CANCER,
+
+ XII XVII XIIII XVIII
+ LEO, VIRGO, LIBRA, SCORPIO,
+
+ VIIII XXXI XIII
+ SAGITARIO, CAPICORNIO, AQUARIO,
+
+ XVII
+ PISCIES.
+
+(1409) Nel C. R. 2.: _Lo re domanda se l'omo potrebe sapere o conosciere
+la pianeta d'una persona che tu non sia stato al suo nascimento._
+
+(1410) ciò che ne scanperà C. R. 2.
+
+ Questi sono gli vii capitoli delle vii pianete:
+
+
+
+
+ Cap. CCCCXLIII.
+
+ _Saturno inprimamente._
+
+
+Fanciullo ch'è nato in quella (1411), egli saràe noioso garzone a
+nutricare; e sarà in pericolo d'essere infermo in sua gioventudine. Egli
+crescerà in bene; e averà forte malattia; e sarà folle garzone. E
+quand'egli passerà gli IIII anni, egli sarà pauroso e codardo; e da X anni
+insino a XIIII, sarà in pericolo d'annegare in acqua; e da XXV anni
+innanzi venture (1412) averà in bestie cavalline. E si sarà grande uomo
+bruno, con grande barba; e piglierà in sua vita tre mogli: l'una sarà
+pulcella e l'altra no. E sarà malinconoso; e spesso perderà e spesso
+guadagnerà. E sarà amato da uno grande signore sanza profitto; e sarà
+odiato da' suoi parenti. E sarà grande manicatore e piccolo bevitore; e
+sarà troppo frettoloso; e amerà di fare servigio alle genti. Volentieri
+udirà novelle, volentieri l'ascolterà. Amerà la moneta, e sarà cupido e
+scarso; e spesso si muterà d'un luogo in un altro; e non avrà ventura di
+conpagnia. E sarà di buono pentimento; e dotterà li suoi nimici; e sarà
+molto lusurioso; e avrà aversità in sua vita; e perderà sangue di suo
+corpo di ghiado (1413). Le collere nere signoregeranno lo suo corpo. Le
+vivande agre gli faranno male. Dotterà troppo lo freddo. Lo migliore
+giorno della settimana si sarà la domenica; e de' mesi, lo settenbre; e
+de' colori, lo vestimento biadetto.
+
+(1411) in questo pianeta C. R. 2.
+
+(1412) Manca al n. t. _innanzi_ e _venture_. -- Abb. suppl. col C. R. 2.
+
+(1413) perdra sanc de son cors de glaive C. F. R. -- Così spiegasi il _di
+ghiado_, che nel C. R. 2. non leggesi.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCXLIIII.
+
+ _Lo re domanda: se Aries è stato contrario alla sua pianeta che sarà?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Se Aries lo primo segno è contrario alla sua pianeta, al punto di sua
+natura, egli morrà piccolo fanciullo. Se Saturno è stato, egli averà arte
+di lavoro di terra; e fia rubello (1414) uomo, ma povero sarà; e avrà
+segno nel ventre, e sarà in pericolo di bestie. E se egli di questo
+scanpa, egli viverà lungamente.
+
+(1414) bello C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCXLV.
+
+ _Lo re domanda: se Gemini è stato che sarà? Sidrac risponde:_
+
+
+Se Gemini è stato, sarà in pericolo d'acqua; e se egli di questo scanpa,
+viverà brieve tempo. Se Cancer v'è stato, elli diventerà contratto, e non
+avrà niuna arte. Se Leo v'è stato, egli sarà uomo d'arme; e sarà comunale
+cogli altri uomini; e avrà segno nel collo; e sarà in pericolo di morte
+d'arme; e se di questo scanperà, viverà lungamente. Se Virgo sarà, egli
+morrà piccolo fanciullo. Se Libra v'è stato, egli avrà arte di stormenti.
+Se Scorpio v'è stato, egli averà arte di ferro, e sarà povero uomo. Se
+Capicornio v'è stato, egli avrà arte d'agora (1415), e avrà segno nel
+volto, e morrà giovane. Se Aquario v'è stato, sarà lavoratore di terra, e
+avrà segno nella mano. Se Pisces v'è stato, egli avrà arte d'andare e di
+vienire. E se la creatura è femmina, tutto in questa gli averrà.
+
+(1415) _Agora_ per _aghi_ non è registrato nella Crusca, la quale però
+definisce _l'agorajo_, chi fa o vende l'_agora_ cioè gli _aghi_.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCXLVI.
+
+ _Lo re domanda: che sarà del fanciullo se Aries è stato contra a
+ Iuppiter? Sidrac risponde:_
+
+
+Lo fanciullo che sarà nato in questa pianeta sarà fello garzone, e avrà
+grande malattie, e scamperà di morte; e da XVIIII anni infino a XXVIII
+sarà fedito di tre fedite, e perderà molto sangue; e da XX anni infino a
+XL sarà fedito di V fedite. E sarà di grandi mali incolpato. E sarà grande
+uomo rosso; e avrà occhi neri, e male ne' denti (1416); e si frammetterà
+tra grandi signori, e averà onore e prode di loro. E sarà sottile e
+coperto (1417). E piglierà due mogli, e amendue vedove. Se Aries lo primo
+segno è stato contra la sua pianeta, al punto di sua natura, sarà ricco
+uomo, e venderà e conperrà; e fia in pericolo; se di questo scanpa, viverà
+comunale tenpo. Se Taurus vi fia istato, egli averàe arte di ferro, e sarà
+povero uomo; e avrà segno nel collo; e avrà pericoli di fuoco; e se di
+questo canperà, viverà comunal tenpo. Se Gemini v'è stato, avrà arte di
+tessere (1418), e sarà ricco uomo; e avrà segnale nel volto; e sarà in
+pericolo di pietra (1419); e se di questo scampa, viverà poco. Se Cancer
+v'è stato, egli sarà possente uomo; e avrà segno nel capo; e sarà in
+pericolo d'acqua; e se di questo scanpa, viverà lungo tempo. Se Leo v'è
+stato, egli sarà ronpitore di pietre (1420); e avrà segnale nel collo; e
+avrà pericolo di cadere dirupo (1421); e se di questo scanpa, viverà
+comunal tenpo. Se Virgo v'è stata, egli avrà arte di lettera; e sarà savio
+uomo; e avrà segno nella coscia; e avrà pericolo d'acqua; e se di questo
+scanpa, viverà gran tenpo. Se Libra v'è stata, egli avrà arte di colori; e
+fia comunale uomo di persona; e sarà in pericolo d'essere magagnato; e se
+di questo scanpa, viverà lungo tenpo. Se Scorpio v'è stato, egli averà
+segno al bellico, e viverà poco. Se Sagittario v'è stato, egli sarà
+maestro d'ascia; e sarà ricco; e avrà segno nella gota. Se Capicornio v'è
+stato, egli morrà giovane fanciullo, e avrà segno nelle giunte, e sarà
+bello garzone. Se Pisces v'è stato, egli sarà barattiere e
+trincatore (1422); e sarà povero uomo; e avrà segno nella gola; e avrà
+pericolo di morire subito (1423); e se di questo egli canpa, viverà lungo
+tenpo. E s'ell'è creatura femmina, in questo mondo sarà lo suo essere in
+tutte cose che a femina apartiene.
+
+(1416) e malvedenti C. R. 2.
+
+(1417) soutil et parfont C. F. R.
+
+(1418) art de letre et de penne C. F. R.
+
+(1419) de glaive C. F. R.
+
+(1420) il aura art d'armes C. F. R.
+
+(1421) di alto C. R. 2. -- de morir de cop de best. C. F. R. -- Potrebbe
+intendersi: _cadere da un dirupo_; o forse _cadere e dirupare_.
+
+(1422) brigante C. R. 2.
+
+(1423) di morte subitana C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCXLVII.
+
+ _Lo re domanda: che sarà del fanciullo se Aries è stato contro alla sua
+ pianeta, e Iupiter al punto della sua natività? Sidrac risponde:_
+
+
+Lo garzone che è nato in questa pianeta, egli sarà comunale garzone a
+nudrire; e da VII anni inanzi avrà grande malatie, infino a XVI anni. Sarà
+savio garzone; e avrà ventura di vendere e di conperare; e sarà bello uomo
+e bianco e ritondo; e amerassi di portare (1424) nettamente; e dotterà
+troppo signoria. Lo suo essere migliorerà tuttavia in riccheza. Egli
+troverrà avere sotterra; e sarà amato da femmina e da' suoi. E sarà di
+grandi pensieri, e piccolo mangiatore e leggiere; e non amerà nimica
+troppo lo servigio del suo Dio. Spesse volte si muterà d'uno luogo in uno
+altro. E avrà una sola moglie in sua vita; e avrà molti fanciulli; e sarà
+di belle parole e di belle risposte; e sarà pauroso, e molto lusurioso. Le
+femmine signoreggieranno lo suo corpo. Le vivande agre gli saranno
+contrarie. Lo migliore giorno della settimana gli sarà lunedì; e de' mesi
+il giugno; e del vestire il bianco.
+
+(1424) e amerà di portare sè C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCXLVIII.
+
+ _Lo re domanda: che sarà del fanciullo se Aries è stato contrario?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Se Aries lo primo segno fia istato contro alla sua pianeta, al punto di
+sua natura (1425), egli avrà arte di vendere e di conperare, e sarà ricco
+uomo; e avrà segno nel ventre; e sarà in pericolo d'acqua; e se egli di
+questo scanpa, viverà grande tenpo. Se Taurus v'è stato, egli averàe arte
+di cuoi; e sarà povero uomo; e avrà segno nel collo; e sarà in pericolo di
+signoria; e se di questo iscanpa, viverà lungo tenpo. Se Gemini vi fia
+istato, egli avrà arte di lettera e di penna; e saràe molto savio uomo e
+ricco e di grande podere; e avrà segno nel braccio; e avrà pericolo
+d'acqua; e se di questo scanpa, viverà brieve tenpo. Se Cancer vi fia
+istato, egli sarà grande uomo possente: e avrà segno nelle reni; e sarà in
+pericolo di morte d'arme; e se di questo scanpa, viverà gran tenpo. Se Leo
+v'è stato, egli avrà arte d'arme; e sarà povero uomo e ardito; e avrà
+segno presso del fermamento (1426); e sarà in pericolo di morte di colpo
+di bestia; e se di questo scanpa, viverà brieve tenpo. Se Virgo fie stata,
+egli avrà piccoli figliuoli (1427). Se Libra fia stata, egli avrà arte di
+stormenti; e sarà ricco uomo; e avrà segno nel bellico; e fia in pericolo
+di signoria; e se di questo scanpa, viverà lungo tenpo. Se Scorpio v'è
+stato, egli avrà arte di ferro; e fia povero uomo; e avrà segno nella
+natica; e sarà in pericolo di cadere da alto; e se di questo scanpa,
+viverà brieve tenpo. Se Capicornio v'è stato, egli avrà arte d'agora; e
+fia povero uomo; e avrà segno nel volto; e sarà in pericolo d'essere
+magagnato; e morrà giovane. Se Aquario v'è stato, egli sarà lavoratore di
+terra; e sarà povero uomo; e morrà giovane sanza niuno pericolo; e avrà
+segno nelle mani. Se Piscies fia istato, egli avrà arte d'andare e di
+venire; e sarà comunale uomo di podere; e avrà segno al bellico; e sarà in
+pericolo d'acqua; e se di questo scanpa, viverà gran tenpo. E se la
+criatura è femmina, tutto altressì a questa ragione fia di questa natura,
+cioè di quello che apartiene a fatto di femmina.
+
+(1425) natività C. R. 2.
+
+(1426) pres dou fundement C. F. R.
+
+(1427) Così anche nel C. R. 2.; ma crediamo che la vera lezione sia quella
+del C. F. R.: se Virgo a este il mora petit enfant.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCXLVIIII.
+
+ _Lo re domanda della natura del garzone (1428). Sidrac risponde:_
+
+
+Lo fanciullo ch'è nato (1429) in questa pianeta sarà buon fanciullo, di
+buona aria a nodrire; e avrà grande malizia nella sua gioventudine. Di X
+anni sarà umile fanciullo, e amerà lo suo Iddio e lo suo comandamento, e
+sarà di buone parole e di buona iscienzia. E sarà lungo uomo e bianco; e
+non averà moglie in tutta la sua vita; e non amerà lo peccato; e fia
+casto; e piccolo mangiatore e piccolo bevitore. Lo migliore giorno della
+settimana gli fia lo martedì; e de' mesi lo maggio. Le collere gialle
+signoreggieranno lo suo corpo. E de' vestimenti gli sarà lo biadetto
+migliore.
+
+(1428) Nel C. F. R. questo Cap. ha per titolo: _Mars_.
+
+(1429) Nel n. t.: _detto_. -- Abb. corr. col C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCL.
+
+ _Lo re domanda: che sarà dal fanciullo se Aries è stato contro a Sol?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Se Aries lo primo segno è stato contro la sua pianeta, al punto della sua
+natura, egli sarà possente uomo e grande, cioè signore; e avrà segno nel
+ventre; e sarà in pericolo d'arme; e se di questo scanpa, viverà gran
+tenpo. Se Taurus fia stato, egli non toccherà nimica gli VII anni. Se
+Gemini fia stato, egli avrà arte di vendere e di conperare; e non avrà
+niuno pericolo; e sarà ricco uomo; e avrà segno nella gamba; e viverà
+assai. Se Cancer fia istata, egli viverà piccolo garzone. Se Leo fia
+stato, egli sarà uomo d'arme; e avrà segno nel collo. Se Virgo fia stata,
+egli avrà segno nel volto; e in pericolo d'acqua, e se di questo scampa,
+viverà lungamente. Se Libra fia stata, egli avrà arte di bilancie; e fia
+ricco uomo; e morrà sanza niuno pericolo (1430); e avrà segno nel membro.
+Se Sagittario fia stato, egli avrà arte di legname; e sarà ricco uomo; e
+avrà segno nella coscia o sopra il pettignone; sarà in pericolo d'essere
+vocolo; e viverà lungamente. Se Capicornio fia istato, egli avrà arte di
+lettera; e morrà giovane; e sarà povero uomo; e avrà segno al petto. Se
+Sagittario fia istato, egli avrà arte di tessere; e fia ricco uomo e
+comunale. Se Pisces fia istato, egli avrà arte di lettera; e sarà molto
+possente uomo, e onorato; e avrà segno al braccio. E se la criatura fia
+femina, tutto altressì averrà a questa medesima ragione, a ciò che a
+femina s'apartiene.
+
+(1430) e sarà in pericolo d'essere vocolo C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLI.
+
+ _Lo re domanda: che sarà del fanciullo nato in Mercurio, che ne dice
+ elli? Sidrac risponde:_
+
+
+Lo fanciullo che è nato in questa pianeta sarà amato in sua piccolezza
+dalla gente; e sarà avenente, e di buona notricatura. E poi diventerà
+orgoglioso e maldicente; e sarà fedito di lancia per la sua lingua; e sarà
+scarso e cupido. E piglierà una femmina in sua vita, e avrà due fanciulli.
+E sarà di male parole e di mali pensieri. Le collere gialle
+signoreggieranno lo suo corpo. E di vestimenti gli sarà buono il verde; lo
+migliore giorno della settimana gli sarà lo giovedì; e lo migliore mese
+dell'anno gli sarà febraio.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLII.
+
+ _Lo re domanda: che sarà del garzone, che ne dice Mercurio (1431)?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Lo fanciullo ch'è nato in questa pianeta egli sarà comunale a
+nudrire (1432); e sarà in pericolo di cadere in fuoco; e se di questo
+scanpa, egli sarà bello fanciullo, insino a otto anni; e poi insino a
+XIIII anni avrà grande malatie. Le flemme nere signoregeranno lo suo
+corpo, le vivande agre gli saranno contrarie; gli vestimenti bianchi gli
+saranno buoni; lo migliore giorno della settimana gli sarà lo venerdì; e
+de' mesi l'ottobre. Se Aries lo primo segno è stato contro alla sua
+pianeta, al punto del suo nascimento, egli avrà arte di bilancie; e sarà
+ricco uomo; e avrà segno nel petto; e viverà lungamente.
+
+(1431) Nel C. R. 2.: _che ne sarà del fanciullo che sarà nato in Marte?_
+
+(1432) Il n. t. ha: udire. -- Abb. corr. col C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLIII.
+
+ _Lo re domanda: che dice la Luna del fanciullo? Sidrac risponde:_
+
+
+Lo fanciullo che è nato in questa pianeta egli sarà noioso garzone a
+nodrire; e sarà sano garzone infino a XV anni; fino a XXII sarà tuttavia
+malato; e sarà lungo e bianco e cupido; e avrà malvagio istomaco; e
+porterà la sua vita orgogliosamente. Le vivande agre gli faranno prode; lo
+migliore giorno della settimana gli sarà il sabato; e de' mesi il
+dicenbre. Se Aries lo primo è stato contro la sua pianeta, al punto della
+sua natività, egli sarà ricco uomo; e avrà segno al pettignone; e sarà in
+pericolo di morte, in fuoco; e se di questo scanpa, e' viverà lungamente.
+Se Taurus fia istato, egli sarà possente uomo, e avrà pericolo d'essere
+contratto; e viverà lungamente. Se Gemini fia stato, egli avrà arte di
+lettera; e sarà possente uomo d'altezza; e avrà segno nella poppa; e
+viverà comunal tenpo sanza pericolo. Se Cancer fia istato, morrà povero
+uomo, lavoratore di terra; e fia malfattore; e viverà molto. Se Virgo fia
+istato, egli avrà arte d'agora; e avrà segno agli orecchi; e sarà in
+pericolo d'acqua; e se di questo scanpa, viverà brieve termine. Se Libra
+fia stata, egli avrà arte di ferro e di fuoco; e sarà povero uomo; e avrà
+segno nella gola; e viverà lungamente. Se Scorpio fia istato, egli sarà
+rubatore e malfattore; e avrà segno nel ventre; e sarà in pericolo
+d'essere inpiccato; e se di ciò scanpa, viverà lungamente. Se Sagitario
+fia stato, egli avrà arte di cuoio; e avrà segno nel volto; e avrà
+pericolo di bestia; e se di ciò iscampa, viverà lungamente. Se Aquario fia
+stato, egli avrà arte di vendere e di conperare; e sarà in pericolo
+d'acqua; e se di questo scanpa, viverà comunal tenpo. Se Pisces fia
+istato, egli avrà arte di legname; e avrà segno alle natiche; sanza niuno
+pericolo viverà brieve tenpo. E se la criatura è femina, lo suo essere fia
+in quella medesima ragione, di tutto ciò che apartiene a fatto di femina.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLIIII.
+
+ _Lo re domanda: di quante maniere e di quante virtù sono lo pietre
+ preziose, e ove si trovano? Sidrac risponde:_
+
+
+Sarde (1433) e granate e lamandine (1434) e giaconte (1435) sono contate
+insieme (1436). Ma le giaconte ànno la vertù di tutte queste pietre. Ella
+dà colore gentile e vermiglio; e fa l'uomo giocoso, e diventare giovane e
+leale; e fa all'uomo dimenticare lo suo contrario; e non teme niuno tosco
+nè veleno di mala bestia. Quelli che porta questa pietra può passare per
+luoghi pericolosi. E lealmente lo ricolgono gli osti in albergo. E
+quand'elli domanda cosa ove egli àe ragione, la sua ragione gli darà
+dirittamente (1437).
+
+(1433) Cf. _C. Plinii Sec._, Hist. Nat. XXXVII, 31. La _Sardonia_, o
+_pietra Sarda_, è una varietà delle agate.
+
+(1434) Alamandines C. F. R. Forse _adamantines_? »Alamandina a loco in quo
+secundum plurimum generatur, sic vocatur, hoc est ab Epheso quae
+Alabandina vocatur alio nomine. Est autem ruborem habens fulgentem, et est
+lapis claris ut Sardinus». _Alb. Magn._, De Miner., I.
+
+(1435) _Giarconsia_ o _Giarcone_ -- È un silicato di zirconio.
+
+(1436) sont crees ensemble C. F. R.
+
+(1437) si gli fie data dirittamente C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLV.
+
+ _Lo re domanda: che à a fare lo topazio (1438)? Sidrac risponde:_
+
+
+Topazio è di giallo colore, e è d'una maniera d'oriente e d'arabo, e sono
+gli migliori topazi. Egli guarisce e rifreda d'una malizia che à nome
+fie (1439). Chi è segnato di topazio, già più non crescerà la sua malizia.
+Topazio ritrae alla luna, e piglia simiglianza (1440). Quando la luna è
+laida e piovosa (1441), si è questa pietra torbida; quando la luna è
+bella, si è questa pietra più bella e più chiara e di migliore colore. Chi
+porta questa pietra, ama di portare lo suo corpo nettamente e castamente,
+e più ama e più teme lo re celestiale. Questa pietra à colore d'oro e
+d'azurro. Li re (1442) deono spesso riguardare topazio, perch'ella dà
+buona ricordanza a quelli che la raguardano, e falli pensare alla reale
+vita coronata, che giammai non fallerà. Topazio è pur cotale com'elli
+nasce (1443); e perch'elli è così piacente che non cale altrui di pulirlo;
+e anche perciò non perde la sua virtù nè la sua forza. Topazio dee essere
+sopra oro.
+
+(1438) _che virtù àe lo topazio?_ C. R. 2.
+
+(1439) Nel n. t.: che anno fie. -- Nel C. R. 2.: che ànno. -- Nel C. F. R.:
+chi a nom fie. -- E secondo quest'ultima lezione, come quella che ha un
+qualche senso, abbiamo corretto.
+
+(1440) retrait a la lune par semblant C. F. R.
+
+(1441) chant la luneison est laide ec. C. F. R.
+
+(1442) Manca al n. t. _li re_. -- Abb. suppl. col C. R. 2., sulla scorta
+del C. F. R.
+
+(1443) Toupasse tel com'il naist est melior C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLVI.
+
+ _Lo re domanda: che à a fare lo smeraldo?_
+
+
+Ismeraldo sormonta tutti i verdori. Li fini ismeraldi vengono di Soria,
+del fiume di paradiso. Ismeraldo migliora gli occhi, e lo vedere guarda di
+peggiorare (1444). Lo smeraldo crescie le riccheze, e fa l'uomo in parole
+atemperare (1445). E si guariscie una malattia del cuore; e si vale molto
+contra le gotte, e incontro a tempesta, e incontro a guerra. Sapiate che
+quelli che lo smeraldo porta sopra sè, più ama di portare suo corpo
+nettamente, e più si guarda d'udire villanie, e più si mantiene godente e
+bello e netto, e pensa nella sua anima; e più ama netti diporti e buone
+opere; chè Idio donò a questa pietra questa virtù. Ismeraldo è sopra la
+terra pietra nomata di Dio. Una maniera di bestie sono che ànno nome
+grifon, che guardano gli smeraldi sopra lo fiume di paradiso, nella terra
+di Soria. E questo maniere di bestie ànno lo corpo dinanzi a modo
+d'aquila, e dietro a modo di lione. E una maniera di gente che ànno nome
+Atrupes (1446), che non ànno se non uno occhio nel mezzo della fronte;
+quelli vanno tutti armati al fiume, e pigliano di questi ismeraldi; e
+queste bestie gli difendono tanto come possono; ma quelli sono armati, e
+torre no' gli possono loro (1447). Esmeraldo netto e gentile è molto
+verdissimo.
+
+(1444) et guarde la veue C. F. R.
+
+(1445) et fait a home paroles atempees C. F. R.
+
+(1446) Arimpiles C. F. R.
+
+(1447) Odasi il dotto Alberto Magno parlare dello smeraldo (De Miner.,
+II.): »Fertur quod illi de nidis griphonum auferuntur, qui lapidem hunc
+cum crudelitate magna custodiunt: dixit enim unus de Graecia veniens,
+veridicus et curiosus experimentator, quod ille lapis nascitur in rupibus
+qui sunt sub aqua maris et quod ibi frequenter invenitur..... Expertum
+autem est temporibus nostris quod hic lapis, si vere bonus et verus est,
+non sustinet coitum: propter quod rex Ungariae, qui nostris temporibus
+regnat, in coitu cum uxore sua lapidem hunc in digito habuit, et propter
+coitum in tres partes fractus fuit. Et ideo probabile est quod hic lapis
+gestantem se ad castitatem inclinat. Ferunt etiam quod auget opes, et in
+causis dat verba persuasoria, et quod collo suspensus curat emitriteum et
+caducos morbos... Dicunt etiam quod bonam facit memoriam, et quod
+tempestatem avertit, et valet divinantibus».
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLVII.
+
+ _Lo re domanda: che à a fare il rubino? Sidrac risponde:_
+
+
+Rubino è vermiglio, e vince tutte le cose vermiglie. Lo gentile rubino
+fine e netto è lo signore delle pietre. Egli è la gemma delle gemme. Egli
+à vertù delle pietre preziose e di sopra queste (1448); e di questa
+signoria (1449), quando quelli che lo porta è tra gente, tutti gli portano
+onore e riverenza, e si ringioiscono della sua venuta. Le bestie che beono
+dell'acque dove il rubino è stato, guariscono della loro malizia. Chi in
+buona credenza raguarda questa pietra, ella il conforta, e fagli ubriare
+tutti i suoi contrarii, per la vertù di Dio. Ella pasce gli occhi, e
+conforta il cuore: e con questa à l'uomo signoria sopra tutte le pietre
+che preziose sono (1450). Rubino è trovato nella profonda India, nel fiume
+di paradiso (1451).
+
+(1448) Il a la vertus des pierres preciousses par dessus toutes C. F. R.
+
+(1449) egli àe vertù che quando quelli che lo portano adosso C. R. 2. -- il
+est de tel segnorie C. F. R.
+
+(1450) Il n. t. è conforme al C. F. R. -- Ma migliore sembra a noi la lez.
+del C. R. 2.: con questo àe l'omo signoria. Sopra tutte le pietre preziose
+sono li rubini.
+
+(1451) Anche del rubino vedi le virtù miracolose in _Alb. Magn._ loc. cit.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLVIII.
+
+ _Lo re domanda: che à a fare il zaffiro? Sidrac risponde:_
+
+
+Zaffiro è molto convenevole pietra in dito di re; e molto è santissima
+pietra e graziosa. Nella rena di Libeo, nel fiume d'Oriente, presso d'uno
+petrone di mare, sono trovati i zaffiri, più che in niun'altra parte.
+Quello è gentile zaffiro che somiglia al puro cielo. Nella profonda acqua
+sono trovati i zaffiri iscuri; ma egli non sono nimica di quella virtù. Ma
+tutti sono dalla parte di Dio virtudiosi e pieni di grazia. Queste tre
+maniere di pietre di zaffiri distornano follie e invidia, e confortano i
+corpi e i menbri, e istornano l'uomo da prigionia; e gli aiutano a
+diliberare (1452). E gli prigioni gli deono toccare a' IIII cantoni della
+prigione e a' suoi legami; e s'egli àe (1453) la buona credenza, egli sarà
+diliberato, per la virtù di Dio, ch'egli à donato a' zaffiri. Zaffiro è
+buono per acordare genti insieme, e per rompere malie; e molto vale a
+guarire di bocche, e di tutte enfiagioni; che l'uomo mette lo zaffiro
+nell'acqua, e poi gli dà a bere di quella acqua. Idio consiglia quelli che
+nettamente lo porta. Zaffiro è del colore del cielo; ma si somiglia
+biadetto (1454). Chi zaffiro isguarda tutto bene gli aviene, tuttavia.
+
+(1452) e s'egli è in prigione ellino l'aiutano diliberare C. R. 2.
+
+(1453) Nel n. t.: e acciò che. -- Abb. corr. col C. R. 2.
+
+(1454) mais la force de l'autre veue semble qu'il soit blef. C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLVIIII.
+
+ _Lo re domanda: il diaspro (1455)? Sidrac risponde:_
+
+
+Diaspri sono di VIIII maniere, e di diversi colori; e sono trovati in
+fontane del mondo (1456). Ma lo diaspro ch'è verde, è migliore che gli
+altri. E quando v'àe candelle vermiglie (1457), e ispartite e intagliate
+di vecchie intagliature (1458), quelli è lo signore de' diaspri. E si è
+buono contra tutti i vermini. E se tosco è recato là ove diaspro sia, egli
+suderà, e muterà via di colori. E si dee per ragione istagnare il sangue a
+quelli che àe buona credenza; e dee guarire di febre di ritropisia. Chi
+diaspro guarderà incontro lo giorno, egli fia guardato di fantasima. E fa
+l'uomo possente e savio. E molto vale a femina che partorisca figliuoli, e
+più tosto partorisce. Diaspro guarda l'uomo di contrario. Chi lo porta
+egli si dee guardare nettamente (1459). Diaspro è verde e di bello
+verdore (1460).
+
+(1455) Nel C. R. 2.: _che virtù ànno li dyaspri?_
+
+(1456) en soveraines parties dou monde C. F. R.
+
+(1457) guotes vermeiles C. F. R.
+
+(1458) entailes de veille entaille C. F. R.
+
+(1459) chi le porte doit mener nete vie C. F. R.
+
+(1460) Fra tante virtù, non è qui detto di quella più comunemente
+attribuita dagli antichi al diaspro, di dare facondia agli oratori. Nè
+l'altra, da Alberto Magno ricordata, _quod gestantem se a luxuria
+prohibet_.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLX.
+
+ _Lo re domanda: che à a fare di liguria? Sidrac risponde:_
+
+
+Liguria (1461) è una pietra trovata nella terra d'India, sopra il fiume
+pieno di foreste. E una bestia che à nome lins (1462) la guarda, e la
+ripone dentro alla sua gola, bene in profondo, per le sue virtudi grandi,
+che non ci siano attevole (1463). Ligure sono di più maniere; ma la
+migliore èe a colore d'oro; e tali ne sono di colore di mora (1464), e
+altre di colore d'incenso. E tali ne sono che ànno colore di giarcande. A
+questa pietra Iddio donò molta virtù. Ella distorna l'uomo di malvagi
+vizii; e si è bona a portare incontro a più maniere di genti; e guarisce
+lo male dello stomaco; e fa l'uomo allegro ch'è adirato e malinconoso; e
+stagnia il sangue de' menbri. La femina che ligura porta, ella è più
+piacevole. Questa pietra si rinfresca lo colore. Chi la porta in bocca, e
+chi la tocca agli occhi, ella caccia la malizia. E quella bestia che la
+guarda, ella si corica nella rena, per meglio guardare questa pietra.
+
+(1461) Lyngurium Cf. _C. Pl. S._, H. N. XXXVII, 13.
+
+(1462) Nel n. t. e nel C. R. 2.: lius. -- Ma è certo che deve leggersi
+_lins_, essendo notissima la favola del lincurio e della lince, di che
+parlano gli antichi. -- Cf. _Leopardi_, Err. degli ant. XVIII. Plinio, dove
+parla del lyngurium scrive: »Fieri autem ex urina quidem lyncis, sed
+egestam terra protinus bestia operiente eam, quoniam invideat hominum
+usui.» Ma il dotto naturalista a tali fole non crede: »Ego falsum id totum
+arbitror.»
+
+(1463) Nel C. F. R.: che ses grant vertus le soient aidables.
+
+(1464) myre C. F. R. Crediamo errore il _mora_ del n. t. e del C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLXI.
+
+ _Lo re domanda: che à a fare d'agate? Sidrac risponde:_
+
+
+Agate sono trovate in uno fiume che à nome Aquide (1465). Elle sono
+trovate di più maniere: elle sono di nere e di bianche; e tali sono verdi
+come diaspro taccato di vermiglio. Questa pietra è piena di grande
+virtude. E una maniera sono d'agate a vene candelate (1466), e ànno colore
+d'oro o di cera. La verace agata conforta l'uomo vecchio, e spegne la
+sete (1467); e vale molto contro al morso del serpente, e di bestia
+arrabiata; e fa l'uomo parlatore. La verace agata, quando l'uomo la mette
+nel suo pugno chiuso, niuno lo può vedere. E questa pietra è di verde,
+taccata di vermiglio.
+
+(1465) Acate C. F. R.
+
+(1466) guotee C. F. R.
+
+(1467) »Sitim quoque sedant in os additae». _C. Pl. S._, H. N., XXXVII,
+54. -- E d'altre sue molte virtù parla Avicenna, tra le quali, che dà forza
+a superare i pericoli, e rende il corpo robusto.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLXII.
+
+ _Lo re domanda d'amatista. Sidrac risponde:_
+
+
+Amatista è di proprio colore, e si ritrae a colore di sangue. Questa
+pietra è molto profitevole a quelli che la porta. Le bestie salvatiche
+vengono contra lei, e si confortano per la sua vertù. E tiene l'uomo in
+buona credenza. Quelli che amatista porta è benveduto dinanzi dal re e
+dinanzi a gran signori, e avrà diliberatamente quello ch'egli chiederà. E
+si tiene l'uomo umile e amichevole. E quelli che questa pietra porta, à in
+sè memoria di Dio, e si è molto grazioso (1468).
+
+(1468) Eas gemmas (amethysti) magorum vanitas resistere ebrietati
+promittit C. Pl. S., H. N. XXXVII, XLI. -- E Alberto Magno dice
+dell'amatista: "operatur contra ebrietatem et facit vigilem, et malas
+reprimit cogitationes, et bonum in scibilibus confert intellectum" _loc.
+cit._
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLXIII.
+
+ _Lo re domanda di crisolita (1469). Sidrac risponde._
+
+
+Crisolita somiglia acqua di mare (1470). Crisolita è buona per portare
+incontro a naturale pietra. Chi la porta non dee mica essere lordo di
+peccati. E si puote entrare sicuramente in tutte corti, che grazia gli
+porteranno tutte genti. Chi à questa gloriosa pietra, porta il suo corpo
+lealmente; e si la dee portare dalla diritta parte. Crisolita si truova in
+Tiope (1471); e si è di colore d'aqua di mare e d'oro.
+
+(1469) Gli antichi davano il nome di _chrysolito_ (chrysos -- lithos) a
+varie sostanze minerali, e in ispecie al cimotano, al peridoto e alla
+apatite, a cagione del loro colore.
+
+(1470) Benissimo aggiunge il C. F. R.: et gete flame come d'or de toutes
+pars.
+
+(1471) en Egypte C. F. R. -- Atiopia C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLXIIII.
+
+ _Lo re domanda d'onica. Sidrac risponde:_
+
+
+Onica e saldonia e calcidonia sono contate insieme; e sono nella terra
+d'India e d'Arab; e sono di diversi colori e di diverse vertudi. Onica è
+nera; e quand'ella à vene (1472) o cinture bianche o perse o tacche
+vermiglie, quelli è diritto. Onica fa l'uomo pro' e ardito e coragioso; e
+cresciegli la sua vita; e dagli sanità a quelli che la porta. E fa l'uomo
+di sognare di notte, di parlare al suo amico morto (1473), dormendo. E gli
+fa sovenire al mattino di che lo morto à bisogno. Quelli che la porta à di
+molte buone grazie.
+
+(1472) Nel n. t. e nel C. R. 2.: e quand'ella va e viene. -- La correz. ci
+è indicata dal C. F. R.: et chant il a vaines ou saintures. Lo che ricorda
+le _candide zone_ di Plinio.
+
+(1473) songier de nuit et parler C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLXV.
+
+ _Lo re domanda di beriella (1474). Sidrac risponde:_
+
+
+Beriella è una pietra che è di colore d'acqua, quando lo sole la fiede. Si
+viene della terra d'India. La leale beriella gitta fuoco contra il
+sole (1475). Beriella nudrisce amore in uomo e in femina (1476). E sapiate
+che l'acque ove le berielle sono state messe, vale molto a malizie, e a'
+porci e a' buoi che la beono. Guarisce di stranguglione e di male di
+testa. Beriella non dee essere nimica intagliata malamente, ma essere
+piana e pulita, che la loro tagliatura gli magagna, quando lo sole gli
+fiere. E chi agiugne (1477) la beriella alla sua carne, lo fuoco che
+n'escie piglia la sua carne.
+
+(1474) I _berylli_ sono una varietà degli smeraldi.
+
+(1475) "Expertum est quod quando.... oculo solis opponitur ignem
+accendit." _Alb. Magn._, loc. cit.
+
+(1476) "Dicunt aurifices quod coniugium conciliat inter maritum et
+uxorem." _Alb. Magn._, loc. cit.
+
+(1477) ioint C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLXVI.
+
+ _Lo re domanda di calcidonia. Sidrac risponde:_
+
+
+Calcidonia è una pietra che è d'uno torbido biancore (1478); e è come
+cristallino. Idio le donò tale virtude, che quelli che la porteràe è buono
+parlatore, e bene insegnato; e s'egli piatiscie con uomo che abia torto
+nella cosa, se egli mostra a colui calcidonia, quelli che avrà torto
+perderà la quistione; e per la forza della pietra, quelli che la porta nel
+dito, guarda. Quelli che oniche e sardonie e calcidonie porta è bene
+guardato, se per lo suo peccato no' le perde; chè calcidonia porta grazia,
+e l'altre lo guardano di pericoli.
+
+(1478) torbida biancura C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLXVII.
+
+ _Lo re domanda di sardonia. Sidrac risponde:_
+
+
+Sardonia è una pietra che è d'uno colore negrina. Questa pietra atenpera
+ira, e fa passare, e lieva li rei vizii, e dona ad uomo castità, e fallo
+vergognoso, e guardalo di pericolo.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLXVIII.
+
+ _Lo re domanda di diamante (1479). Sidrac risponde:_
+
+
+Diamante è una pietra che viene d'India, e sono i maschi di buono colore
+violetto. Quelli che vengono d'Arabie sono femmine, e sono più biadetti. E
+niuno diamante è più grosso che una piccola nocciuola. Questa è la più
+dura pietra di tutte le pietre. Nulla non puote menovare con nulla altra
+pietra (1480). E di quella maniera che voi le vedete sono nate e trovate.
+Idio diede al diamante molte vertudi, e più grazie. Egli dona a uomo che
+lo porta forza e vertù, e guardalo di sogniare rei sogni, e di fantasima e
+di veleno. E si guarda così degli ossi sani e interi. Già tanto non cadrà
+di cavallo o d'altra bestia, che tuttavia non sieno interi, chi v'è bene
+credente. Egli cava la paura di corpo all'uomo, e la tradigione e l'ira; e
+di lusuria ci guarda. E si amenda l'uomo di senno e di valore e di pregio
+e di ricchezza. Diamante si fa l'uomo molto forte, e l'aiuta contra gli
+suoi nimici. Quelli che 'l porta, più inamora di Dio. E guarda gli semi
+dentro alli corpi alla creatura (1481). E chi vuole provare, egli lo dee
+portare dal lato manco (1482); Iddio gli mosterrà la sua virtù; e si lo
+dee avere leale di sua conpera o di dono. Sanza niuno male dee essere chi
+cotale pretiosa pietra porta.
+
+(1479) Plinio dice che il diamante "hircino rumpitur sanguine." Ed è
+curioso ciò che a queste parole nota un suo commentatore nel 1685, che il
+proprio commento scriveva ad uso del delfino di Francia: "negant hoc esse
+verum recentiores physici, nisi hircus antea petroselino ac silere montano
+pastus sit." Con che il gesuita non faceva che ripetere quello che quattro
+secoli prima avea scritto Alberto Magno.
+
+(1480) Non si può menomare come un'altra pietra C. R. 2.
+
+(1481) dedens le cors de la feme C. F. R.
+
+(1482) "Dicunt magi, quod lacerto sinistro alligatus, valet contra
+hostes." _Alb. Magn._, l. c. -- Plinio che non crede alle virtù delle altre
+pietre, a quella del diamante pare che presti fede. "Adamas et venena
+irrita facit.... metusque vanos expellit mente." Come già altri cantava:
+"Et noctis lemures et somnia vana repellit." _Marbod._, De lapid. pret. I.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLXVIIII.
+
+ _Lo re domanda di giarconsia. Sidrac risponde:_
+
+
+Giarconsia è una pietra che è chiamata balascio, e si truova in una ysola
+di Rabe (1483). Balasio ritrae a colore di rubino, ma non è mica di quella
+maniera; e quando ella è trovata in altra parte che rubini, ella megliora
+biltà contra biltà. E molto è più chiara, quando lo tenpo è chiaro, e àe
+piùe gentile colore. Questo è lo signore delle giarconesi. Rubino e
+giarconese e balascio, zaffiro e granate, queste tre maniere di pietre può
+l'uomo chiamare giarconese.
+
+(1483) Arabe C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLXX.
+
+ _Lo re domanda di grisopasa (1484). Sidrac risponde:_
+
+
+Grisopasa è una pietra che viene della terra d'India; e lo suo colore è
+verduccio (1485). Rinfiamma come oro da tutto parti. Quelli che lo porta è
+molto grazioso di sua ventura.
+
+(1484) O piuttosto _crisoprasio_. E una varietà delle agate.
+
+(1485) verde C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLXXI.
+
+ _Lo re domanda di diana (1486). Sidrac risponde:_
+
+
+Diana è una pietra vermiglia e chiara, e si è della grandeza di una unghia
+d'uomo o di meno. Chi à buona fede in questa pietra, che lo possa aiutare
+per la virtù che Idio gli à donata, ella istagna lo sangue della fedita là
+dove ella tocca; altresì fa del naso e di tutto lo sangue del corpo, di
+qualunque parte egli fia corrotto, o di malattia, o per l'acqua che l'uomo
+bee. E si guarisce gli occhi che ànno sangue di malattia, quando è toccata
+di questa pietra. Queste pietre si truovano nell'isola del mare d'India; e
+si si nodriscie nel ventre d'uno pescie; e dimora d'uno pesce ad altro
+trecento anni o più; allora è buona; e infine lo mare la getta a terra.
+
+(1486) Così tutti i Codd. Non sappiamo che pietra siasi voluto indicare
+con questo nome. -- _Diana_ si chiamò nell'arte magica l'argento. -- Ciò
+che il testo narra de' pesci nel ventre de' quali sta questa pietra
+nascosta, potrebbe far pensare alle favole della _dracontites_.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLXXII.
+
+ _Lo re domanda di turchiman (1487). Sidrac risponde:_
+
+
+Sorgoe è una pietra verde che viene dal paradiso teresto, per uno fiume
+che di là viene. Questo fiume passa per mezzo la grande India, e per uno
+grande diserto, e si rauna tra due montagnie, chiuse da tutte le parti, la
+quale acqua si raguna in uno piccolo mare; e le montagne per lo
+comandamento di Dio luce non ànno (1488) da tutte parti, sicchè
+inghiottono l'acqua, e la gettano d'altra parte. In quella montagna à
+bestie, che sono granti come cani, e sono più correnti che gli uccelli
+volanti, e non vivono se non di pesci di quella acqua. Queste bestie
+truovano queste pietre, e le nascondono e serbano nella loro gola, perchè
+noi no' le troviamo, nè sapiamo le loro virtudi. E l'uomo non puote avere
+di quelle, se non per le pulcelle. Quando la gente le vogliono avere, elle
+mettono le pulcelle alla riva di quella acqua, e scuoprono loro lo petto e
+le poppe, e gli uomini l'amaestrano, che non abiano paura; e le pulcelle
+si pongono alla riva dell'acqua, e gli uomini si nascondono tra gli albori
+che vi sono. E quando le bestie che portano queste pietre, sentono le
+pulcelle, elle si vengono incontanente a loro, e mettono lo muso tra le
+poppe alle pulcelle, e dello grande diletto ch'elle ànno, s'adormentano
+come tramortite. E allora gli uomini escono del bosco, e uccidongli, e
+cavano le pietre loro di gola (1489). Questa pietra è di tale vertude,
+come Iddio l'à dato, ch'ell'è buona incontro a tutte malizie al corpo, di
+gotte. E chi bee dell'acqua, in che la pietra sia bagnata, incontanente
+sana. E chi bee a digiuno uno mese di quella aqua, da indi a uno anno non
+sente male di gotte. E si è buona al male dello stomaco e degli omori;
+contra tutte bestie arrabiate e rei vermini. L'acqua di questa pietra
+guarisce il corpo di tutte malizie e di tutti omori. E quelli che la porta
+dee essere netto di suo corpo.
+
+(1487) _sorigue_ C. F. R. -- _sorgie_ C. R. 2. -- Non sapremmo che pietra
+nascondasi sotto questo nome. -- Alcuni naturalisti hanno supposto che per
+_sorgoe_ siensi anticamente intesi i granati.
+
+(1488) ont souspirail C. F. R.
+
+(1489) Così nel _Tesoro_ l'unicorno pone il capo in grembo a una fanciulla
+vergine, e s'addormenta.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLXXIII.
+
+ _Lo re domanda di cramis (1490). Sidrac risponde:_
+
+
+Cramis è una pietra piccola bianca. Chi questa pietra porta colla vertude
+che Iddio gli à donata, egli potrà andare sicuramente tra nimici e tra
+tutta gente, e niuno lo potrà vedere. Ma questa vertude non à se non al
+giorno della luna. Ma ella àe altre vertude ciascuno giorno; che quelli
+che la vede da mattina e da sera, quello giorno nè quella notte non potrà
+morire di morte subitana. E chi fosse fedito, e egli la portasse sopra se,
+quella fedita non puote inpostimire nè infracidare nè avere niuno
+pericolo. Quelli che la porta sopra lui sarà onorato e pregiato, e tutti
+gli faranno onore e reverenza. Chi la portasse sopra il suo capo, e
+dormisse con essa, egli vedrebe certamente quelli che l'odiano e quelli
+che l'amano. E chi la tenesse sopra il petto d'una criatura, quand'ella
+dormisse, ella direbe tutto quello ch'ell'avrebe fatto. Questa pietra si
+truova in una isola del profondo mare d'India la maggiore; e truovasi
+sopra la rena, alla riva del mare. Quando lo mare la gitta fuori alla
+riva, gli pesci che la sentono, si vanno fuori dell'acqua, alla rena, là
+ove ella è; e l'acqua falla loro, e gli pesci muoiono. E le genti che
+truovano gli pesci alla riva, conoscono che là è la pietra; e allora la
+cercano, e trovallo. Ma questa pietra si truova rade volte, perchè ne sono
+meno che l'altre pietre.
+
+(1490) grasinif C. F. R. -- Non sappiamo che abbiasi a intendere per questo
+nome.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLXXIIII.
+
+ _Lo re domanda di vermidori (1491). Sidrac risponde:_
+
+
+Vermidore è una pietra ritonda, come noce e meno; e si rende di notte
+chiarore come candela; e di giorno grande rinfiabilimento. E si è buona
+contra tutte malizie del corpo e del ventre. E questa pietra truova l'uomo
+a una montagna in India; ben profonda nella montagna, nelle vene d'una
+pietra viva.
+
+(1491) Potrebbe essere la _vermiculite_, specie di _talco_, la quale
+riscaldata alla fiamma di una candela, emette un gran numero di piccoli
+prismi cilindroidi, che s'allungano, contorcendosi come vermi.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLXXV.
+
+ _Lo re domanda di riflabina (1492). Sidrac risponde:_
+
+
+Riflabina è una pietra gialla, grande come fava, e si à una cotal vertù,
+ch'ella toglie la sete, e abatte lo giallore del corpo, a chi à giallo il
+volto e gli occhi. E quelli che bee l'acqua ove la pietra tocca, guarisce
+del male del fegato. Questa pietra chi la porta sopra sè, si gli conforta
+gli menbri, e dagli grande forza, conciosia cosa ch'egli sia vecchio uomo.
+Questa pietra si truova in uno fiume, che passa per la piccola India. Una
+gente v'à, che non ànno se non uno occhio nella fronte, che guardano
+queste pietre, che neuno le può pigliare. Si vengono una gente, che si
+chiamano Nulvei (1493), e combattono co' loro, e piglianne per forza.
+
+(1492) tifabilina C. R. 2. -- reflambine C. F. R.  --  Ma ci è ignoto che
+pietra possa esser questa.
+
+(1493) Nubiens C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLXXVI.
+
+ _Lo re domanda di cocrice (1494). Sidrac risponde:_
+
+
+Cocrice è pietra bianca con una tacca vermiglia. La pietra è grande come
+una fava o meno; e si à cotal vertù: che gli occhi che ànno la perla del
+bianco sopra la luce o di vaiuolo (1495), e sono toccati con questa
+pietra, quattro volte, lo male guarisce, e l'occhio sana per la vertù di
+Dio. E tutti gli uomini che beono di quell'acqua, ove questa pietra tocca,
+quello giorno non puote avere niuno pericolo di tosco. E quelli che la
+porta sopra lui, niuno malvagio vermine gli si osa apressare, nè dimorare
+in piazza (1496) ov'è. Questa pietra si truova in una ysola del mare
+d'India, tra due montagne, la ove è sì grandi dirupi, che niuno vi puote
+andare per nullo ingegno. E quando gli uomini vogliono avere di queste
+pietre, si uccidono di capre magre, e si l'ungono di mele, e fannone pezzi
+d'un palmo, e gittagli di qua e di là, per questi dirupi. E poi viene uno
+ucciello (1497), e, volando in suso, e' pigliano quella carne, e portalla
+sopra la cima di quella montagna per mangiarla; e le genti gli asaliscono
+da tutto le parti; allora lasciano la carne per la paura; la carne cade
+alla valle del dirupato (1498). E sapiate che le pietre s'appiccano alla
+carne. Gli ucciegli pigliano la carne, e portalla fuori del dirupo; e le
+genti in questa maniera truovano alcuna volta le pietre, che sono apiccate
+a questa carne (1499).
+
+(1494) _Cocrisee_ C. F. R. -- Sarebbero forse le _cochlides_ di Plinio?
+
+(1495) chi ont mal dou blanc sur la prunele ou vairole C. F. R.
+
+(1496) en place C. F. R.
+
+(1497) vengono li uccielli C. R. 2.
+
+(1498) cade giù per le ripe C. R. 2.
+
+(1499) Questo racconto sembra quasi copiato dal Polo.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLXXVII.
+
+ _Lo re domanda di turchimanti (1500). Sidrac risponde:_
+
+
+Turchiman sono di tre colori: le fini ritragono a verdi, l'altre sono
+cielestiale, e sono migliori e buone agli occhi. Che chi la tocca, quella
+pietra, giammai non potrà essere confuso nè guasto; nè caldo nè freddo non
+gli fa male. Quello che la porta non potrà anegare in acqua, per le virtù
+che Idio l'à donate. Anche sono di molte pietre preziose al mondo, e di
+molte virtudi; ma le più preziose sono XXIIII, che ànno vertude in loro,
+fanno profitto alli corpi. Siccome lo giorno e la notte sono XXIIII ore, e
+così sono XXIIII pietre preziose.
+
+--------------------------------------------------------------------------
+
+L'erbe preziose sono di molte grande quantitade; e chi le volesse tutte
+contare, grande istudio gli converrebbe mettere (1501). Ma d'una parte ve
+ne diremo, e diviseremo la loro vertude e le loro maniere e le loro
+insegnie, che grande fatto sarebe di tutte contarle e di tutte divisare.
+Che tutte l'erbe che fanno bene a' corpi degli uomini apelliamo noi
+preziose; ma le più di queste sono più degne e più avantate (1502) che non
+sono l'altre; e sono piene di molte vertudi, grande e buone. E di queste
+ne diremo noi una partita.
+
+(1500) turchemanti C. R. 2.
+
+(1501) faire C. F. R.
+
+(1502) Intenderei per _vantate_, ma potrebbe anche avere il significato
+dell'_avantar_ prov., di che vedi a pag. 77.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLXXVIII.
+
+ _Lo re domanda: quelli ch'ànno perduto la vista? (1503) Sidrac
+ risponde:_
+
+ Una erba di tre palmi, o di meno, e di VI branche, e ritonda foglia, con
+fiori violetti, e seme ritondo, e radicie ritonda. Questa erba è buona per
+ colui che à perduta la vista. Chi pigliasse lo sugo e mettessene negli
+ occhi che non vede, da indi a XL giorni vedrebbe lume.
+
+
+(1503) Nel C. F. R.: _Herbe per la viste._
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLXXVIIII.
+
+ _Lo re domanda erba da stagnare sangue. Sidrac risponde:_
+
+
+Anche è un'erba con piccole foglie e ritonde, verde, con uno filo di
+violetta (1504); nel mezzo fiori gialli, e seme lungo. Questa erba è per
+lo sangue, chè niuna piaga è che segni di sangue (1505), e l'uomo mettesse
+su di questa erba masticata e pesta, che lo sangue non istagnasse. Chi
+beesse lo sugo delle sue branche, con un poco d'acqua, vincerebe gli rei
+colori e gli omori del corpo. Chi bevesse la radicie con un poco di vino,
+uomo che fosse ritruopico (1506), guarirebe di questo male.
+
+(1504) con uno fiore violetto C. R. 2. -- I liste dedens violete C. F. R.
+
+(1505) chi seingne sanc C. F. R.
+
+(1506) itropico C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLXXX.
+
+ _Lo re domanda erba a bestie velenose. Sidrac risponde:_
+
+
+Anche è un'erba di mezzo palmo, con molte foglie lunghe, sottili fiori
+bianchi, seme ritondo, radici corte e grosse. Chi mangiasse di questa erba
+a digiuno, di quello anno non temerebe morsura di niuna malvagia bestia. E
+chi pigliasse l'erba e mangiassela, verde o secca, e poi bevesse un poco
+di vino o d'acqua, incontanente vomicarebe lo veleno della morsura.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLXXXI.
+
+ _Lo re domanda erba per contratti guarire (1507). Sidrac risponde:_
+
+
+Anche è un'erba lunga d'uno braccio o di meno, con foglie crespe e fiori
+violetti, con liste verdi, seme ritonde vermiglio, grande radice e grosse.
+Chi la pestasse bene, e mescolasse con cera, per tre cotanti d'olio
+d'uliva (1508), e fare questo cose tanto bollire che torni al terzo, e di
+quello unguento si faccia ugnere ispesso al fuoco, egli guarrà tosto, e
+andrà sopra gli suoi piedi, se andare egli non potesse.
+
+(1507) _a guarire li membri contratti_ C. R. 2.
+
+(1508) aveuc elle III tans d'uille d'olives C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLXXXII.
+
+ _Lo re domanda erba per avere la vista. Sidrac risponde:_
+
+
+Anche è un'erba di tre palmi, con poche frondi ritonde e fesse, e radice
+forcate in tre parti, lo seme giallo e verde. Chi la pestasse e mettesse
+sopra gli suoi occhi, e legassevi suso di forte drappo, e ciò facesse due
+volte il dì, in capo di XL dì vederebe chiaramente.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLXXXIII.
+
+ _Lo re domanda qual'è buona al male degli stranguglioni (1509). Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Anche è un'erba piccola, e a molte foglie; un poco escie sopra terra, i
+suoi fiori sono bianchi, la radice è lunga. Chi la pestasse, e facessela
+bene bollire in acqua, e desse di quella acqua a bere all'uomo che avesse
+istranguglioni, egli gli gitterebbe; e altrettale averebbe della bestia.
+
+(1509) Nel n. t.: _erba letricagione guarire._ -- Abb. corr. col C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLXXXIIII.
+
+ _Lo re domanda erba per l'enteriole guarire (1510). Sidrac risponde:_
+
+
+Anche è un'erba che fa la sua foglia a guisa di fronde di chisciti (1511),
+e à gli fiori gialli, e piccola radice, e piccolo seme. Quando l'uomo
+mastica uno poco di quella erba, e priemela, si distende a modo di sangue.
+Che la facesse (1512) con bianco dell'uovo, e dessela a mangiare all'uomo
+che avesse l'enteriora magagnate (1513), incontanente, s'egli l'usasse,
+guarrebe.
+
+(1510) _a guarire il male delle budella_ C. R. 2.
+
+(1511) Forse la _chrysocome_ di Dioscoride (IV, 45), _chrysitis_ di Plinio
+(XXI, 26).
+
+(1512) chi la friroit C. F. R.
+
+(1513) Manca _magagnate_ al n. t. -- Abb. suppl. col C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLXXXV.
+
+ _Lo re dimanda per inpregnare. Sidrac risponde:_
+
+
+Anche è un'erba di più d'uno palmo, e è molta nera, e à molte foglie a
+guisa di mortelle. Le sue fronde si tengono a due a tre e a quattro; à
+piccole radici. Chi la pestasse, e mettessela sopra acqua tiepida, e la
+femina la portasse tre dì nella sua natura, e al vespro e al mattino la
+mangiasse, infine di tre dì giacesse con suo marito, s'ella non fia
+isterile, overo lo suo signore, ella ingraviderà (1514).
+
+(1514) Nel _Libro de le segrete cose de le donne_ (Cod. inedito della
+Mediceo-Laurenziana), dannosi varie ricette, utili _quando la donna non
+puote avere figliuoli_; e questa, tra le altre, singolarissima: "toglie
+latte d'asina, e bagnavi entro lana sucida, e legala in su lo bellico
+dell'uomo, e tanto vi stea quanto àe affare con sua donna". E più sotto
+insegnasi di tenere appresso a la matrice lana o bambagia, intinta in olio
+rosato, dov'abbia bollito aglio secco e umido. -- Paragonisi col _Remedium
+ad concipiendum_ del Porta, nella Magia Nat., VIII., 7.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLXXXVI.
+
+ _Lo re domanda erba per guarire del giallore. Sidrac risponde:_
+
+
+Anche è un'erba con piccole frondi fesse e lunghe, con fiori violetti,
+seme giallo e ritondo, radici piccole. Chi la bollisse bene in acqua
+piovana, e desse a bere a uomo che avesse giallo colore, VII dì, al
+mattino e alla sera, egli guarrebbe del giallore.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLXXXVII.
+
+ _Lo re domanda erba per lo male dell'orinare. Sidrac risponde:_
+
+
+Anche è un'erba piccola, con grandi foglie forcate gialle, con piccolo
+seme e piccole radici. Chi la facesse bollire in vino, e dessela a bere a
+l'uomo che non potesse pisciare, tre dì, da mattina e da sera, essendo
+bene istretto di caldo (1515), si guarirà.
+
+(1515) Così anche nel C. R. 2. -- È evidente che il traduttore non ha
+inteso il testo, che è pure chiarissimo: et la daroit a boire a home chi
+ne peut pisser, III jors, a matin et a soir, de froit soit de chaut, il
+guarra.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLXXXVIII.
+
+ _Lo re domanda erba per lo male de' denti. Sidrac risponde:_
+
+
+Anche è un'erba che somiglia al finocchio, e à i fiori vermigli, e, seme
+giallo, e radici grosse e ritonde. Chi questa erba facesse bene pestare,
+con tutte le radici, con olio d'uliva, e colui che à male ne' denti,
+s'egli s'enpiesse tre volte il dì di quello olio la bocca, in cinque
+giorni guarrebbe, che mai non avrebe niuno male.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLXXXVIIII.
+
+ _Lo re domanda per lo fiato che pute. Sidrac risponde:_
+
+
+Anche è un'erba che somiglia a' porri, lunga tre palmi e più, e à lo seme
+bianco. Chi pigliasse le branche, e tagliassele, e gittasele in de le nari
+puzolenti, due pezi, tanto come l'uomo potesse sofferire, XV dì, da
+mattina e da sera, egli guarirebe e avrebe buono fiato.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLXXXX.
+
+ _Lo re domanda erba per lo sordo. Sidrac risponde:_
+
+
+Anche è un'erba che somiglia a lingua bovina; chi la pigliasse e pestasse,
+e traesene il sugo, e pigliasse la banbagia e ponessela agli orecchi due
+volte o tre il dì da mattina, insino in XV dì, udirebe chiaramente. Questa
+erba à fiori bianchi e poche foglie e poche radici.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLXXXXI.
+
+ _Lo re domanda erba per la puzza di bocca guarire. Sidrac risponde:_
+
+
+Anche è una erba con lunghe foglie, e à fiori violetti e seme giallo e
+radici forcute in quattro parti. Chi masticasse di questa erba due giorni
+a digiuno, egli guarirebbe.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLXXXXII.
+
+ _Lo re domanda erba per lo freddo. Sidrac risponde:_
+
+
+Anche è un'erba lunga a due branche o più, e fiori bianchi e seme bianco,
+radici ritonde e grosse. Chi la pestasse, e prendesse lo sugo, e quando à
+quello male medesimo nelle orecchie, e' se ne ugnesse gli anari e gli
+orecchi e le labra, tre volte, egli guarirebbe.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLXXXXIII.
+
+ _Lo re domanda erba per la tigna. Sidrac risponde:_
+
+
+Anche è una erba lunga d'uno braccio e lunghe le foglie e lunghi i fiori e
+lungo il seme, giallo. E chi la pestasse, e mettesse in uno vasello, e
+coprisselo tutto d'olio d'oliva dentro lo vasello, e poi lo lasciasse XX
+dì al sole, e poi ugnesse la tigna, XV dì, egli guarirebbe.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLXXXXIIII.
+
+ _Lo re domanda erba per la rogna. Sidrac risponde:_
+
+
+Anche è una erba piccola, e àe otto rami e in ciascuno ramo à quattro
+foglie. Chi pigliasse solamente i rami, e pestassegli, e ponesseli con
+olio d'uliva, e bolissono tanto che tornasono alla metà, e di quello
+ugnesse tre volte li rognosi, guarirebono della rogna. Questa erba non à
+fiori, se non seme giallo.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLXXXXV.
+
+ _Lo re domanda erba per lo male del corpo (1516). Sidrac risponde:_
+
+
+Anche è una erba di due palmi o di più lunga, e à foglie tenere a guisa di
+mortella, e non à fiori, e à piccole radici e piccolo seme. Chi la facesse
+bene frigere con olio d'uliva, e la mettesse tanto calda come l'uomo
+potesse sofferire in sulla fronte e in sulle tenpie, la mattina e la sera,
+VIII dì, egli guarirebe di tutte malizie di testa. Questa erba si truova
+il più in su a' muri, presso ad acqua.
+
+(1516) Nel C. F. R.: _Herbe per mal de teste._
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLXXXXVI.
+
+ _Lo re domanda erba di parlare. Sidrac risponde:_
+
+
+Anche è una erba a pochi fiori, bianche le foglie, a guisa di lingua
+d'uccello, sottile radice, ritonde, seme giallo. A persona che avesse
+perduto la favella per infermità, chi gli mettesse una foglia di questa
+erba sotto la lingua, la favella gli ritornerebe una grande ora, se ella
+fosse pesta e secca.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLXXXXVII.
+
+ _Lo re domanda per quelli che crollano il capo (1517). Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Anche è una erba corta d'uno palmo, e le foglie lunghe e grandi come uno
+dito, e à fiori vermigli e radice lunga, e seme ritondo e bianco. Quelli
+che crolla il capo, se gli facesse radere il capo, e facesse mettere uno
+impiastro in sul capo di questa erba e di quello mele (1518), e poi sopra
+quello inpiastro ne mettesse un altro di cera, e questo facesse tre volte,
+si guarirebe, s'egli metterà tre dì questi impiastri in sul capo.
+
+(1517) Nel C. R. 2.: _a volere che gli vecchi non menino lo capo._
+
+(1518) e faccia pestare questa erba bene e bollire con mele d'ape vergine
+C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLXXXXVIII.
+
+ _Lo re domanda erba per colui che cade di rio male. Sidrac risponde:_
+
+
+Anche è un'erba lunga e sottile, e à foglie che si tengono a due a due,
+molte vermiglie, a piccole radici. Chi la mettesse sopra il capo di colui
+che è impazato (1519), al nome del padre e del figliuolo e dello spirito
+santo, egli ritornerebe incontanente in suo senno (1520).
+
+(1519) di colui che cade di quel rio male C. R. 2.
+
+(1520) no' gli tornerebe quella malatia C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. CCCCLXXXXVIIII.
+
+ _Lo re domanda erba per sanità del fanciullo. Sidrac risponde:_
+
+
+Anche è un'erba che non à se non cinque foglie, e fiori violetti, e radice
+ritonde, e seme bianco. Chi pigliasse il sugo di questa erba, e lo
+coprisse, e quando lo fanciullo nascesse, incontanente fosse unto del sugo
+di questa erba, giammai non avrebe malvagia malizia nel suo corpo.
+
+
+
+
+ Cap. D.
+
+ _Lo re domanda erba per lo fegato. Sidrac risponde:_
+
+
+Anche è un'erba isparta sopra terra, le foglie larghe, e i fiori verdi e
+gialli, piccole radici, e giallo seme, e poche foglie. Chi l'arostisse in
+uno vasello, e poi la pestasse, e ugnesse sopra il fegato, egli
+guarirebbe.
+
+
+
+
+ Cap. DI.
+
+ _Lo re domanda erba per la lena. Sidrac risponde:_
+
+
+Anche è un'erba a gialli fiori, e branche e bianche foglie. Chi la bollirà
+bene con vino forte, e darà a bere quello vino a colui che avrà male
+fiato, III volte, a digiuno, egli guarirà.
+
+
+
+
+ Cap. DII.
+
+ _Lo re domanda erba per le crepature guarire. Sidrac risponde:_
+
+
+Anche è un'erba verde, à gialli i fiori e rami, foglie grandi, radice e
+seme bianco. Chi la bollisse bene con vino forte, e poi mettesse di sopra
+mele, e la bollisse tanto che tornasse a maniera di lattovaro, e se quelli
+che à le crepature l'usasse, egli guarirebbe.
+
+
+
+
+ Cap. DIII.
+
+ _Lo re domanda erba per veghiare. Sidrac risponde:_
+
+
+Anche è un'erba gialistra (1521), e à molte foglie ritonde, e fiori gialli
+a due bottoni, ritondi, dentro vermigli, seme ritondo, e radici gialle e
+grosse. Chi mettesse di questa erba dentro alla sua bocca, egli non
+potrebe dormire, intanto quant'egli ve la tenesse in bocca, eziandio se ve
+la tenesse sette mesi.
+
+(1521) con gialli fiori C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. DIV.
+
+ _Lo re domanda erba per vedere chiaramente. Sidrac risponde:_
+
+
+Anche è un'erba alta mezzo palmo, e à foglie verdi a guisa d'occhi, e à
+poco seme, e poche radici e lunghe. Chi la tenesse in bocca, egli vedrebe
+tanto chiaramente, ch'egli conoscierebe apertamente lo verde dal bruno, da
+lunga VII miglia, e vedrebe di notte chiaramente.
+
+
+
+
+ Cap. DV.
+
+ _Lo re domanda erba per vedere le stelle di giorno. Sidrac risponde:_
+
+
+Anche è un'erba alta uno mezzo dito, e à foglie a guisa di lupini, e
+gialli i fiori, e dentro vermigli, radice di due palmi e più. Chi mettesse
+di questa erba sopra il capo suo e nella sua bocca, egli vedrebe
+apertamente le stelle di giorno.
+
+
+
+
+ Cap. DVI.
+
+ _Lo re domanda erba per saldare fedite. Sidrac risponde:_
+
+
+Anch'è un'erba verdetta terragna (1522), lunga due braccia, foglie agute,
+fiori bianchi, seme giallo, radice lunghe. Chi la mettesse sopra fuoco, e
+poi la pestasse, e la mettesse sopra la sua fedita fortemente legata, e
+tenessevela uno dì, si salderebe, tutto che la fedita fosse molto grande.
+
+(1522) Nel n. t. _ragna_. -- Abb. corr. col C. R. 2. -- Il C. F. R.: vert
+tendre.
+
+
+
+
+ Cap. DVII.
+
+ _Lo re domanda erba per la tossa. Sidrac risponde:_
+
+
+Anche è un'erba piccola come menta per noce (1523), e à sottili foglie e
+lunghe, e à i fiori violetti, seme vermiglio, radice ritonde. Chi mettesse
+uno dì e una notte di questa erba in bocca, la tossa si partirebe
+incontanente da lui.
+
+(1523) E il C. R. 2.: piccola per le nocie. -- Come sarebbe possibile
+correggere l'errore dei due Codd. senza il testo francese? Nel quale si
+legge: une petite erbe chi monte en roches.
+
+
+
+
+ Cap. DVIII.
+
+ _Lo re domanda erba che fa dire dormendo ciò che l'uomo avrà fatto.
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Anch'è un'erba lunga presso di due palmi, e à fiori come bottoni gialli,
+seme fesso e bianco, radice ritonde. Chi mettesse di questa erba sopra la
+criatura che dorme, cioè solamente di quelli bottoni, egli manifesterebe
+ciò ch'egli avesse fatto già V anni.
+
+
+
+
+ Cap. DIX.
+
+ _Lo re domanda erba che non lasci l'uomo vedere. Sidrac risponde:_
+
+
+Anche è un'erba piccola di mezzo dito sopra terra, e à foglie nere. Chi la
+mettesse in bocca, e andasse tra gente, niuno il potrebbe vedere.
+
+
+
+
+ Cap. DX.
+
+ _Lo re domanda erba per torre la parola alle genti. Sidrac risponde:_
+
+
+Anche è un'erba che non à se non V foglie tenere, vermigli fiori, e rosso
+seme, gialle radice ritonde. Chi mettesse sopra il suo capo quella erba, e
+passasse tra gente, neuno gli potrebe favellare, tanto come egli lo
+sentisono.
+
+
+
+
+ Cap. DXI.
+
+ _Lo re domanda erba d'amore. Sidrac risponde:_
+
+
+Anche è un'erba grande uno palmo; e à teneri rami e sottili, foglie
+ritonde violette, fiore bianco, violetto seme, gialle radici lunghe. Chi
+tagliasse di questa erba al nome d'alcuna persona ch'egli volesse, e poi
+la portasse sopra (1524), quella persona l'amerebe, e mai di lui amare non
+si rimarrebbe, tanto com'egli avesse quella erba adosso.
+
+(1524) sur soi C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. DXII.
+
+ _Lo re domanda erba d'odio (1525). Sidrac risponde:_
+
+
+Anche è un'erba di due palmi, e à foglie a guisa de le stelle, fiori
+vermigli, seme vermiglio, radice lunghe. Chi portasse sopra sè di quella
+erba, egli sarebe odiato da tutta gente. E se alcuna bestia l'avesse
+adosso, andando, l'altre bestie no' la vorranno mai vedere nè trovare, nè
+udire di lei favellare, nè in camino nè in contrada, tanto com'egli
+sarebbe di quella diliberato (1526).
+
+(1525) Nel n. t.: _erba di Dio_. -- Abb. corr. secondo i due codd. R. 2. e
+F. R.
+
+(1526) mentre che questa erba avesse C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. DXIII.
+
+ _Lo re domanda per iscaldare il corpo d'uomo. Sidrac risponde:_
+
+
+Anche è un'erba di V palmi o di meno, cioè foglie fesse, e fiori bianchi,
+e seme giallo, e radice ritonde grosse. Chi la portasse e bevesse lo sugo
+tre dì a digiuno, egli sarebe la notte di calda conparasione; altresì la
+femina come l'uomo.
+
+
+
+
+ Cap. DXIIII.
+
+ _Lo re domanda erba per infrescare il corpo. Sidrac risponde:_
+
+
+Anche è un'erba lunga di due palmi o di meno, e à foglie in guisa
+d'isoppo, e fiori gialli, e seme giallo, e radice forcute. Chi la
+pestasse, e bevesse lo sugo uno dì a digiuno, egli sarebe di fredda
+conparisione, altressì come uno uomo castro (1527); e non potrebe
+ingenerare nè giacere con femmina, chè egli à perduto la forza e lo
+vigore.
+
+(1527) com I home chi cust perdu ses coilles C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. DXV.
+
+ _Lo re domanda erba per fare ingenerare. Sidrac risponde:_
+
+
+Anche è un'erba lunga di quattro palmi o di meno e è a guisa di crescioni,
+e à fiori violetti, e lo seme vermiglio, e radice piccole forcute. Chi la
+facesse pestare e bollire con mele, e mangiassene XXX dì a digiuno, egli
+ingienerebbe, s'egli o la femina non fosse sterile.
+
+
+
+
+ Cap. DXVI.
+
+ _Lo re domanda erba per la sete. Sidrac risponde:_
+
+
+Anche è un'erba di mezzo palmo, fiori bianchi, seme bianco, foglie e
+radici. Chi tenesse uno poco di quella erba sotto la lingua, tanto quanto
+egli la tenesse non avrebe sete dentro.
+
+
+
+
+ Cap. DXVII.
+
+ _Lo re domanda per disfare incantamenti. Sidrac risponde:_
+
+
+Anch'è un'erba di meno di due palmi, e à foglie come salcio, fiori gialli,
+e seme giallo, e radice piccole. Che l'ardesse tanto a lunga, quanto lo
+suo fumo durasse, incantamento che v'avesse sarebe disfatto, e niuno
+incantamento vi potrebe fare.
+
+
+
+
+ Cap. DXVIII.
+
+ _Lo re domanda erba per pericolo d'acqua. Sidrac risponde:_
+
+
+Anch'è un'erba poco meno di due palmi e di meno, foglie violette, seme
+giallo, radici corte. Chi passasse acqua dolce con essa, egli non avrebbe
+niuno pericolo; tutto fosse l'acqua molta pericolosa, si non potrebe egli
+annegare.
+
+
+
+
+ Cap. DXVIIII.
+
+ _Lo re domanda erba per salvare memoria. Sidrac risponde:_
+
+
+Anch'è un'erba lunga come uno uomo o di meno, in guisa d'ulivo, e à fiori
+a guisa di bottoni biondi, seme vermiglio, radice lunghe e grosse. Chi
+portasse uno di questi fiori sopra capo, non potrebe perdere la sua
+memoria, per niuna cagione, per cruccio nè per vino nè per niun'altra
+cosa.
+
+
+
+
+ Cap. DXX.
+
+ _Lo re domanda erba per incantare i suoi nimici. Sidrac risponde:_
+
+
+Anch'è un'erba di lungheza di sei palmi o di meno, e à sottili fronde a
+guisa di ramerino, e fiori verdi, e il seme nero, vermiglie radici e
+lunghe e forcute. Chi questa erba portasse sopra sè, e passasse in terra
+tra suoi mortali nimici, niuno gli potrebe nuocere, tutto ch'eglino
+avessono la sua morte giurata.
+
+
+
+
+ Cap. DXXI.
+
+ _Lo re domanda erba per farnetico. Sidrac risponde:_
+
+
+Anche è un'erba di due palmi, e à VII rami, e in ciascuno ramo à uno fiore
+biadetto, seme giallo, e gialle radici un poco forcute. Chi la bollisse
+con mele, e facesse di quelle inpiastro, e mettesselo sopra il capo raso
+di colui che à il farnetico, egli guarirebbe.
+
+
+
+
+ Cap. DXXII.
+
+ _Lo re domanda erba per colui che non può tenere l'orina (1528). Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Anche è un'erba d'uno palmo, e à molte foglie a guisa di menta, fiori
+vermigli, radici gialle. Chi beesse il suo sugo a digiuno, egli gli
+conforterebbe le reni, chi la beesse tre dì.
+
+--------------------------------------------------------------------------
+
+E altressì queste erbe che noi abiamo nominate, quando sono secche, ànno
+altresì la loro vertude, come verdi. E anche ne sono molte volte altre
+assai, maravigliosamente virtudiose, che l'uomo le potrebe trovare per
+l'universo mondo; ma nonne vogliamo fare menzione, che tropo sarebe grave;
+che per tutte le cose à vertù, ciò è nelle parole e nell'erbe e nelle
+pietre preziose; ma sopratutto sono le vertudi nelle parole. Ciò sono le
+parole che adorano Iddio, lo criatore di tutto il mondo. Tali parole
+vagliono a tutti bisogni, e scanpano e scanperanno le persone di molti
+pericoli. E noi facciamo priego a l'altissimo signore del cielo e della
+terra, che scanpi quello ch'è scritto qui de' pericoli dello 'nferno e
+delle brighe del mondo. Iddio gli dia buona vita e sanità conpiuta. Amen.
+E faretene a Cristo orazione, per quelli che à scritta questa ragione.
+
+(1528) Nel C. R. 2.: _a guarire delle reni_.
+
+
+
+
+ Cap. DXXIII.
+
+ _Lo re domanda: qual'è il più degno luogo del mondo? Sidrac risponde:_
+
+
+Lo più degno luogo del mondo si è lo bellico del mondo, cioè Ierusalem, e
+per ragione egli dee essere corporalmente; chè il bellico del mondo si è
+lo mezzo del mondo; e chi vi fosse, tanto sarebbe presso del levante come
+del ponente, e di mezzo giorno come di tramontana. In quella terre sarà la
+terra di promessione, nella quale sarà fatto lo giudicamento del figliuolo
+di Dio, quando egli verrà in terra la seconde volta, a giudicare i vivi e'
+morti; chè quando lo mondo finirà, sarà conpiuto lo comandamento di Dio.
+
+
+
+
+ Cap. DXXIIII.
+
+ _Lo re domanda: quando tutto il mondo finirà, e il figliuolo di Dio
+verrà a giudicare i vivi e' morti, quali saranno i vivi e quali saranno i
+ morti? Sidrac risponde:_
+
+
+Spiritualmente e corporalmente egli giudicherà i vivi e' morti. I vivi
+sono quelli che saranno istati suoi amici, che saranno degni d'avere la
+vita che mai non averà fine, e la conpagnia degli angeli in cielo. E li
+morti saranno quelli che saranno istati suoi nimici, che non avranno
+voluto in opere e in parole ubidire i suoi comandamenti, onde egli saranno
+degni d'avere le pene dello 'nferno, nella conpagnia del diavolo. Che egli
+non vorrà seco ma che una maniera di gente: ciò fieno quelli che
+l'averanno conosciuto, e ciascuno dì lo conoscieranno, e lo suo
+comandamento faranno. Ma sopra tutte maniere di rei giudicherà quelli che
+le sue parole sapranno, e gli suoi comandamenti non osserveranno: ciò
+fieno gli falsi cristiani. Ma gli buoni che saranno del suo popolo, i
+quali comandamenti osserveranno, quelli fieno e sono dal cominciamento del
+mondo giudicati ad avere la vita senpre eternale, e la gloria del cielo. E
+altressì tutti i miscredenti saranno giudicati a senpre eternali pene.
+
+
+
+
+ Cap. DXXV.
+
+ _Lo re domanda: La città del figliuolo di Dio Ierusalem, la quale è nel
+bellico del mondo, di cui sarà alla dopo la sua morte? Sidrac risponde:_
+
+
+La città del figliuolo di Dio sarà di più gente e di più lingnaggi. Molti
+re la disiderranno d'avere per la sua dignità. E VII volte dee essere
+presa e guasta; e molta buona gente vi sarà morta e lapidata. La prima
+gente che la piglieranno, apresso la morte del figliuolo di Dio, saranno
+quelli che l'uccideranno, li giudei, ch'elli la teranno apresso poco
+tenpo; che la torrà loro il popolo di Dio, e la signoregeranno, gli quali
+saranno convertiti al figliuolo di Dio: ciò fieno gli greci, gli quali
+signoregeranno gran parte del mondo, e saranno in loro tenpo la più
+pregiata e la più possente gente del mondo; gli quali sapranno tutta
+l'arte della stolomia. Questa gente greca per la loro potenzia e signoria
+innorgogliranno; e Iddio, per distruggere il loro orgoglio, farà nasciere
+uno uomo, Macometto d'Iberia, della più forte gente del mondo; e torrà
+loro tutta la terra, e gitteragli in uno cantone del mondo, in Romania, e
+perderà podere e senno.
+
+
+
+
+ Cap. DXXVI.
+
+ _Lo re domanda: qual'uomo sarà quelli che nascierà di boschi che sì
+ grande sarà? Sidrac risponde:_
+
+
+Egli sarà uno uomo Macometto, povero e di laida fazione, pastore di
+cavagli; e sarà amonito (1529) dal diavolo, tanto ch'egli lo farà suo
+profeta, per suo reo ingegno, e non avrà se non XL uomini in suo podere.
+Per gli aguati e scaltrimenti del diavolo, e' ingannerà molta gente; e la
+maggiore parte del mondo convertirà a sè; e guadagnerà la magior parte del
+mondo, inverso il levante; e ordinerà in fra la gente una legge molta
+malvagia; e tutto questo farà per l'amunimento (1530) del diavolo. Egli
+ordinerà inanzi la sua morte uno capo della sua legge, e chiamerallo
+Califfo; e comanderà a lui e al suo popolo che difendano la sua legge
+colla spada. E così sopraprenderà una grande parte del mondo; ma alla fine
+egli perderanno tutto, che gli saracini regneranno oltra a VII\C
+quarantuno anni. Quando questo termine fia compiuto, egli sarà presso alla
+fine della loro signoria; pure a quello termine averanno egli perduto le
+tre parti del loro podere; e saranno in servigio del popolo del figliuolo
+di Dio, latini (1531). Ma altra generazione di gente che quelli latini
+loro toglierà la terra in prima; che altra gente più miscredenti che
+saracini torrà loro la terra (1532), che quando gli saracini saranno nel
+loro grande istato, egli signoregeranno grande parte del levante e
+ponente, e Ispagna e la magior parte dell'isole di mare di Turchia e
+d'Erminia e di Soria la grande e la piccola; ch'egli saranno idolatri, la
+magiore parte di loro.
+
+(1529) enseigne C. F. R.
+
+(1530) industria C. R. 2.
+
+(1531) en servage as latins pueple dou fis de Deu C. F. R.
+
+(1532) autre nacion che cil a chi tolleront la terre, et autres plus
+mescreans diaus, tatars, chant il seront au comencement de leur honor,
+segnoreront ecc. C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. DXXVII.
+
+ _Lo re domanda: questa brutta gente saracini terranno molte terre che
+ signoregeranno il ponente (1533)? Sidrac risponde:_
+
+
+Uno tenpo le terranno; ma apresso ciò verranno uno reame
+franceschi (1534), che saranno una sola gente (1535), molti fermi nella
+credenza e nelle virtù d'Iddio; e in quello reame sarà uno re, che avrà
+nome Carlo magnio, che istrugierà molta di quella gente miscredenti; e
+torrà loro molte terre, per la volontà di Dio. E da quello Carlo inanzi,
+dimorerà tutta la gente miscredenti nel servigio (1536) del popolo del
+figliuolo di Dio.
+
+(1533) _terranno la terra che signoreggieranno quelli del ponente?_
+C. R. 2. -- Ma migliore lezione ci sembra quella del C. F. R.: _teront mout
+la terre ch'il signoreront en ponent?_
+
+(1534) veront franceis C. F. R.
+
+(1535) bone gens C. F. R.
+
+(1536) servage C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. DXXVIII.
+
+ _Lo re domanda e dice: dopo questo che sarà (1537)? Sidrac risponde:_
+
+
+Apresso la morte del re Carlo magnio veranno quelli del ponente, latini,
+della fe' del figliuolo di Dio; e torranno loro molte terre, a quella
+lorda gente saracina, e guarderanno Damiato e Antioccia, e la città del
+figliuolo di Dio, Gerusalemme. E molti di quelli che faranno lo
+comandamento e lo conquisto, dimoreranno in Soria (1538); e gli altri
+torneranno al ponente; e quelli rimarranno uno grande tenpo (1539). Ma poi
+verrà del levante uno soldano (1540); quelli torrà molte terre al popolo
+del figliuolo di Dio, e anche la nobile città di Gerusalemme. Ma poi a uno
+tenpo uscirà una brutta gente d'entro a due montagne; ciò fieno tartari; e
+torranno tutto il levante a quella lorda gente saracina. E quand'elli
+saranno al cominciamento del loro onore, i saracini terranno grande parte
+del mondo. Poi averanno alla venuta de' tartari perduto lo ponente e lo
+levante e grande parte delle loro terre. Ma lo Califo fia morto per quelli
+tartari e preso. Apresso uno tenpo uscirà fuori uno re di quella lorda
+gente saracina, e farà molte diversità al popolo del figliuolo di Dio; e
+torrà loro molte terre, e confonderà (1541) Robraste e Antinocie, e le
+metterà in grande distretta.
+
+(1537) Nel n. t. _presso a questo la morte del re Carlo?_ -- Abb. corr. col
+C. R. 2. -- Probabilmente doveva leggersi: che _sarà dopo la morte del re
+Carlo_.
+
+(1538) Nel n. t. manca _dimoreranno_. -- Abb. suppl. col C. R. 2.
+
+(1539) et la terront I grant tens C. F. R.
+
+(1540) I roi ce est Salahadin C. F. R.
+
+(1541) Abbiasi presente il significato del vb. _confundre_ nell'ant.
+franc.
+
+
+
+
+ Cap. DXXVIIII.
+
+ _Lo re domanda e dice: appresso (1542)? Sidrac risponde:_
+
+
+Quelli del ponente franchi, apresso uno tenpo passeranno lo mare, per
+grande forza, e per conquistare la città del figliuolo di Dio loro
+signore, cioè Ierusalem; e poi prenderanno consiglio d'andare in altra
+parte, e niente faranno, anzi torneranno indietro; onde a questa gente
+franca non rimarrà poi gente in Soria, che tutto fia de' saracini, onde
+egli monteranno in grande orgoglio; e quello sarà loro diretano podere, e
+presso della loro fine. Apresso a poco tenpo passeranno gli franceschi per
+terra e per mare, e conquisteranno tutta la terra, per la loro grande
+forza, di grande gente; e piglieranno tutte le forteze e le terre de'
+saracini; e fornirannola tutta di cristiani, e terrannola uno grande
+tenpo. E uno di loro terrà la terra di verso gli tartari, sicchè intra
+loro non avrà ma uno (1543) grande fiume d'acque fredde, che vengono
+d'oriente. Questo uomo domanderà una nobile donna cristiana, donna del
+Caire e di Babillonia, per moglie; ma quelli che governerà e terrà ivi,
+no' glie la vorrà dare; onde quelli che guarderà gli passi dell'acque
+fredde ne sdegnerà molto, e avrallo in grande dispetto; e però penserà di
+tradire la terra. E manderà a dire a coloro che usciranno delle due
+montagne, tartari, e prometterà loro di dare loro lo passaggio (1544), e
+d'essere in loro aiuto contra i cristiani. E per questa cagione passeranno
+i tartari, e piglieranno a forza tutta la terra di fuori. Allora quelli
+del Cairo e di Babilonia, che fieno fermamente credenti nel figliuolo di
+Dio, gli sconfigieranno, caccieranno i tartari di là da quello fiume
+dell'acque fredde; e piglieranno colui che gli arà traditi. Poi apresso
+uno tenpo quelli delle due montagnie faranno conpagnia cogli greci, per
+conquistare il Cairo e Babillonia; e verranno per grande forza; e
+conquisteranno tutta la terra, dentro e di fuori, del Cairo e di
+Babillonia; e uccideranno molto del popolo del figliuolo di Dio; e loro
+terranno tutte le terre, in tale modo che non rimarrà loro di tutte che
+una città sopra mare, Alexandria, e una forteza in terra, lo franco
+Moreale; e terrannola uno grande tempo; e averà molte riccheze nella città
+del figliuolo di Dio, Ierusalem. Ma apresso uno tenpo quelli del ponente,
+franchi, per grande gelosia si raguneranno molti insieme, che le guerre
+faranno in tutto finire tra cristiani. E quando egli fieno tanta grande
+moltitudine ragunati, egli si partiranno in due parti: l'una parte andrà
+in Romania, sopra i Greci e sopra i Tartari, che saranno con loro in
+compagnia, e toranno loro la magior parte di Romania. L'altra parte
+andranno nelle contrade d'Alexandra, e andranno contra i tartari loro
+nimici, e si gli sconfigeranno malamente, e loro torranno tutte le terre,
+e andranno loro dietro infino alla terra di Baldacca; e quivi dimoreranno
+III anni; e tutto dì verrà aiuto a' loro nimici. E uno dì di venerdì
+andranno alla battaglia gli cristiani incontro a' tarteri; e nel
+cominciamento della battaglia avranno lo migliore gli cristiani sopra di
+loro nimici, infino al mezzo dì; ma dal mezzo dì inanzi gli loro nimici
+avranno vigore sopra loro, e sconfigeranno malamente, e caccerannogli
+fuori di loro terra, e uccideranno molti, e molti ne faranno annegare, al
+passare ch'egli faranno lo fiume dell'acque fredde; e loro torranno altra
+volta la terra del figliuolo di Dio, Gerusalem, e ancora lo Caire e
+Babillonia; in tale maniera che non rimarrà loro altro che Alexandria e
+Moreale. Allora n'andrà la novella in ponente; e non dimorerà III anni che
+gli cristiani passeranno daccapo, e passeranno molto grande gente; e con
+loro passerà lo loro capo, che sarà padre della magione del figliuolo di
+Dio, ch'egli chiameranno papa; co' lui molti re e baroni, e medesimamente
+lo re di Spagna. Questi guadagneranno tutto, e gitteranno i loro nimici
+fuori della loro terra, e uccideranno molti di loro, e caccierannogli
+insino a Baldacca, là ov'egli saranno istati isconfitti in prima; e quivi
+istaranno all'assedio; e gli tartari crescieranno molto tutto dì; e così
+faranno XIII mesi; e poi una domenica usciranno alla battaglia. Allora lo
+padre della magione del figliuolo di Dio monterà in alto, e amonirà la sua
+gente di benfare, e loro comanderà che egli vengano alla battaglia, al
+nome di Dio padre e filio e spirito santo. Allora fia la battaglia, e gli
+cristiani avranno la vittoria, che gli tartari fieno isconfitti malamente.
+E quella sarà la più aspra giornata di battaglia, che mai sia al mondo,
+chè grande moltitudine di tarteri saranno quivi morti, poi lo rimanente
+andranno uccidendo e cacciando, LXXXVII giornate, tanto che saranno
+all'albore secco; e quivi dimoreranno V mesi. E a loro giugnerà vivanda
+d'ogni parte, però ch'egli signoregeranno tutta la terra; e la magior
+parte convertiranno alla fede del figliuolo di Dio; e tutti quelli che non
+si vorranno convertire, si uccideranno colle spade. Che se allora le
+pietre e l'erbe avessono lingue, si griderebono, uccidete i miscredenti,
+che al figliuolo di Dio non vogliono credere. Apresso gli tartari si
+raguneranno incontro ai loro nimici, e anche saranno a l'altra volta
+sconfitti; e uccideranno tanti di loro, che di XVIIII iscanperà uno. E
+caccierannogli infino all'albore secco. Quegli che iscanperanno,
+piglieranno altro cammino, e si metteranno nella terra di loro nazioni,
+giorgiani, che i più di loro saranno di quella terra; e gli altri si
+riduceranno nella terra diserta di Tarsi (1545). E quando i cristiani
+saranno al grande albore secco, egli vi dimoreranno due mesi; e tuttavia
+andrà loro apresso la vivanda, e le cose bisognevoli al popolo, che tutte
+le genti gli serviranno, per tema ch'avranno di loro. In cotale dì chente
+lo figliuolo di Dio risuciterà, passando da morte a vita, lo padre della
+magione, del figliuolo di Dio, papa, farà sagrificio della messa al
+figliuolo di Dio, a quello albore secco, e in quell'ora che il papa
+sagrificheràe, averrà che l'albore secco rinverdirà, e metterà fiori e
+foglie e frutti (1546). E allora sapranno egli che la grazia di Dio sarà
+distesa sopra loro; chè il verdire dell'albore significa che il popolo del
+figliuolo di Dio avranno vendicata l'onta e la ingiuria che tutti i
+miscredenti gli aveano fatta, di ciò, ch'egli noll'ànno creduto. E allora
+la boce di Dio dirà che vadano inanzi, e andrannovi XXV giornate, e poi
+torneranno adietro.
+
+(1542) Nel C. R. 2.: _dopo questo che fia?_
+
+(1543) che I. C. F. R.
+
+(1544) et mandera dire as tatars che il lor dora le passage C. F. R.
+
+(1545) Se perdront au desert C. F. R.
+
+(1546) Ved. ciò che scrive il Polo dell'albero secco (cap. XXX).
+
+
+
+
+ Cap. DXXX.
+
+ _Lo re domanda: di quale maniera sono gli alberi (1547)? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Egli sono II albori secchi, e egli andranno al più a lungi (1548), lo
+quale sarà sì grosso, che sette uomini nol potrebono abracciare (1549), e
+sarà cavato dentro; e sarà si presso al diserto, là ove lo sole non dimora
+se non una ora del giorno; e si è al capo del levante. E quivi ordineranno
+i cristiani gente per tutto il mondo, per guardare la terra (1550). Poi
+ritorneranno indietro alla città del figliuolo di Dio, Gerusalem, e indi
+Caire di Babilonia. Apresso usciranno indiani, e non terranno ma una parte
+della terra d'una gente credenti nel figliuolo di Dio (1551). Quelli
+manderanno per soccorso al signore di Babilonia, e quelli manderà loro
+gran soccorso, però ch'egli saranno credenti al figliuolo di Dio; e Idio
+darà loro vittoria sopra i miscredenti; onde molti di loro fieno morti, e
+gli altri si convertiranno alla fede del figliuolo di Dio; doventeranno
+subbietti al signiore di Babillonia, per soccorso ch'egli averà fatto
+loro.
+
+(1547) _li alberi secchi?_ C. R. 2.
+
+(1548) au plus loins C. F. R.
+
+(1549) che VII homes poront estre de dens C. F. R.
+
+(1550) Adonc establiront gent en la terre por elle garder C. F. R.
+
+(1551) Apres iront Indiens, et veront et tolleront I grant partie de la
+terre de une gent creant au fis de Dieu C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. DXXXI.
+
+ _Lo re domanda: che saràe apresso di questo? Sidrac risponde:_
+
+
+Apresso uno tenpo quelli (1552) saranno contra di loro nell'aiuto de'
+tartari; e poi s'accorderanno di venire al ponente, e diventeranno buoni
+amici insieme. Allora fia il mondo tutto in buona pace, a la subizione di
+quelli del ponente, franchi (1553); e ciò durerà uno grande tenpo. Ma poi
+verrà gente molto disconosciuta (1554), e faranno molte ingiurie al popolo
+del figliuolo di Dio, cristiani; e guadagneranno la terra infino all'acque
+fredde. I cristiani s'asenberranno contro a costoro, tre nazioni del
+popolo del figliuolo di Dio, e andranno contra coloro, e metterannogli a
+niente; e tutti quegli che scanperanno di coloro, si convertiranno alla
+fede del figliuolo di Dio. Allora ritorneranno anche all'acque fredde, e
+passeranno; e ritorneranno alla città del figliuolo di Dio, e avranno
+grande concordia e leale amore intra loro; e ciascuno di loro vorrà donare
+la signoria l'uno all'altro; e niuno di loro la vorrà ricevere, per fare
+onore al suo conpagno. Allora, uno dì ch'egli saranno in grandi pensieri
+di queste cose, istando insieme, si verrà una boce da cielo, e dirà loro:
+andate, e ciascuno di voi segga nel suo seggio, e faccia sagrificio a Dio;
+e quello sagrificio che più sarà alzato, di colui per cui si fa sia la
+signoria. Elli così lo faranno. Allora lo sagrificio di quello del ponente
+sarà più alzato grandemente, e elli avranno la signoria sopra tutti; e
+daranno le sottane signorie agli altri. E ciò sarà diritta ragione,
+ch'egli saranno signori degli altri, egli saranno avanterani (1555) in
+signoria e in potenzia. Ma egli per la loro umiltà e per la loro bontà
+vorranno dare l'altre piccole signorie agli altri; si loro confermerà la
+signoria (1556). E queste cose credo che saranno presso al nascimento del
+falso profeta anticristo, figliuolo del diavolo. Apresso ciò alquanto
+tenpo, molte città profonderanno e cadranno, e molte genti nascieranno, e
+molte dislealtà e falsità si faranno, e molte province arderanno. E questi
+saranno i segni della venuta del falso profeta anticristo.
+
+(1552) les griex C. F. R.
+
+(1553) et tous seront suges as latins de ponent C. F. R.
+
+(1554) desconoissans C. F. R.
+
+(1555) avanzeranno in signoria e in potenza -- Pare che da _avantar_ il
+traduttore abbia fatto _avanterani_. Il C. F. R. ha: seront davant.
+
+(1556) Corregg. col C. F. R.: et notre segnor... si lor confermera la
+segnorie.
+
+
+
+
+ Cap. DXXXII.
+
+ _Lo re domanda: lo falso profeta onde verrà e onde nascierà? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Lo falso profeta anticristo nascierà nella grande Babilonia e Caire, d'una
+malvagia femmina della schiatta d'Adamo, lo quale concieputo nel ventre di
+sua madre, si sarà pieno di spirito di diavolo; e si nodrirà in ria cosa,
+per incantatori, e sarà re del mondo, perch'elli sottometterà a sè tutta
+gente, per IIII modi. Ch'elli convertirà in prima a sè tutti i ricchi
+uomini e nobili, ciò è per doni di grande ricchezze, e lo minuto popolo
+per paura, ch'egli sarà di crudeli tormenti ch'egli ordinerà sopra
+loro (1557). E d'altra parte conquisterà gli uomini sottili di scienzia,
+per grande sottiglieza di scienzia, ch'egli sarà molto pieno di sottili
+arti, e parlerà molto ingiegniosamente; però ch'egli saprà tutte l'arti e
+tutte le scritture, e sarà uomo di grande memoria. Per altra parte egli
+convertirà a sè i religiosi, e quelli che avranno abandonato il mondo per
+amore di Dio, per segni e per miracoli, ch'egli per gli suoi incantamenti
+mosterrà ch'egli farà iscendere fuoco d'aria, che arderà tutti gli suoi
+aversari; e i morti farà per arte di spirito maligno parere sucitati,
+ch'egli porteranno testimonianza di ciò ch'egli farà; e in questo
+modo (1558), che i diavoli enterranno nel corpo d'alcuno uomo
+dampne (1559), e si lo porteranno, e farannolo favellare per loro
+ingegnio, tutto altressì come s'egli fosse vivo. E si farà adorare e
+coltivare come Idio; edificherà la città del figliuolo di Dio, Gerusalem;
+e la gente della prima leggie, ciò sono gli giudei, lo riceveranno a
+grande onore, ch'egli verranno a lui di tutte parti del secolo. Ma alla
+fine egli torneranno alla diritta fede del figliuolo di Dio, per la
+predicazione di due buoni uomini, d'Enoc e d'Elia, ch'egli saranno veraci
+signori e leali a Dio, elli sofferranno troppo grandi e aspri tormenti. E
+questi buoni uomini saranno istati rapiti in cielo, è molto tenpo, e di
+cielo verranno a contastare lo falso profeta; e quello falso profeta gli
+faràe uccidere. E regneràe tre anni, e poi indegniamente per grande
+diavoleria metterà lo suo padiglione (1560), però ch'egli vorrà vincere
+gli giusti uomini, e quivi si troverrà morto di morte subitana, chè Idio
+l'ucciderà per lo sancto spirito di sua bocca; ciò è a dire ch'egli sarà
+morto per lo suo sancto comandamento. Quelli giorni saranno gli uomini
+minori che ora. E il falso profeta regnerà poco più di due anni e mezzo. E
+noi siamo minori che gli nostri antichi.
+
+(1557) ce est par paor che il lor fera et per iustice che il metra sur
+iaus C. F. R.
+
+(1558) Ne entendes mie quo il pora les mors resusciter, mais le diable
+entrera ec. C. F. R.
+
+(1559) Pare che il trad. non abbia intesa la parola franc., onde l'ha
+trascritta come trovavala.
+
+(1560) au monte Tabor C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. DXXXIII.
+
+ _Lo re domanda: che farà Idio poi (1561)? Sidrac risponde:_
+
+
+Quaranta dì rimarranno, però ch'egli possano fare sodisfacimento, quelli
+che per lo suo inganno furono messi in errore. E apresso questo non sa
+niuno uomo quando lo giudicamento dee essere fatto. Ma apresso lo
+giudicamento di Dio, saranno due resurresioni, cioè che Idio risuciterà
+tutte criature umane, in anima e in corpo.
+
+(1561) Nel n. t.: _che fa Idio più?_ -- Abb. pref. la lez. del C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. DXXXIIII.
+
+ _Lo re domanda: in qual giorno suciteranno? Sidrac risponde:_
+
+
+In quello medesimo dì che lo figliuolo di Dio risucitò di morte,
+risuciterà egli loro; chè li cieli lassù saranno pieni di buone anime di
+coloro che dopo la morte del figliuolo di Dio furono morti; e i buoni che
+allora morranno di paura, incontanente suciteranno.
+
+
+
+
+ Cap. DXXXV.
+
+ _Lo re domanda: risuciteranno quelli che sono nel ventre della madre?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Tutti coloro suciteranno, che nel ventre di loro madre furono vivi; e di
+tale statura, come se egli fossono vivuti XXX anni. E tutti i buoni
+avranno tali corpi, che mai non morranno; e saranno di meravigliosa
+bellezza. E li malvagi avranno altressì corpi, che mai non morranno; e
+avranno dolore e pene senza fine. E per tutte le pene che avranno, non
+usciranno dello 'nferno, e morire non potranno.
+
+
+
+
+ Cap. DXXXVI.
+
+ _Lo re domanda: in quale ora sarà fatto lo giudicamento? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Nella mezza notte; a tale ora come lo figliuolo di Dio ispoglierà lo
+ninferno, a quella medesima ora diliberrà egli gli suoi amici di questo
+secolo.
+
+
+
+
+ Cap. DXXXVII.
+
+ _Lo re domanda: come verrà lo figliuolo di Dio al giudicamento? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Egli verrà come uno posente inperadore e come uno possente re, che dee
+entrare in una città: che l'uomo porta inanzi lui la sua corona e le sue
+altre conoscienze, perchè lo suo avenimento sia conosciuto. E in cotale
+modo verrà lo figliuolo di Dio, a fare lo suo giudicamento. E in quello
+modo verrà egli di cielo co' gli suoi ordini degli angieli; e gli suoi
+angeli andranno dinanzi da lui, e porteranno la sua crocie, e si
+isveglieranno tutto le genti, e risuciteranno, però ch'egli si levino
+contra (1562) l'avenimento del figliuolo di Dio. Tutti gli alimenti
+turberanno inanzi lui; e quando il fuoco andrà inanzi lui, egli seranno
+dinanzi lui. Allora sarà grande tempesta, che tutti gli alimenti si
+turberanno per lui incontro agli felloni.
+
+(1562) encontre C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. DXXXVIII.
+
+ _Lo re domanda: dove sarà il giudicamento e chi il farà? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+In una valle. La valle significa questo mondo; e lo monte di questa valle
+è lo cielo. Però sarà fatto questo giudicamento, ch'ello sarà fatto in
+questo mondo, là ove i malvagi saranno istabiliti dalla sinistra parte del
+nostro signore, e li buoni e gli giusti dalla destra parte, come le
+berbici (1563). La sua destra è la sua gloria; e la sua sinistra,
+giustizia. Ma li giusti per la loro umilità andranno in cielo, e gli
+malvagi andranno sotto la terra, in ninferno, là ov'egli non avranno niuna
+redenzione.
+
+(1563) come brebis C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. DXXXVIIII.
+
+ _Lo re domanda: in che forma si dimosterrà il figliuolo di Dio? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Lo figliuolo di Dio si dimosterrà in quella medesima forma ch'egli fia,
+quand'egli trafigureràe tra li suoi disciepoli, in una montagna. Agli
+felloni si dimosterrà in quella maniera egli fia quand'elli sarà in
+crocie.
+
+
+
+
+ Cap. DXL.
+
+ _Lo re domanda: sarà scura l'aria? Sidrac risponde:_
+
+
+Non, niente, ma una grandissima chiarezza, in similitudine di croce, la
+quale sarà più lucente e più bella che il sole; e elli faràe lo
+giudicamento, che a lui sarà fatta la 'ngiuria. E allora ch'egli averà
+vinti e sottomessi i suoi nimici, elli averà la sua isposa ricevuta.
+Allora sarà nella sua maestade, cioè a dire che l'umanità riposerà nella
+divinità.
+
+
+
+
+ Cap. DXLI.
+
+ _Lo re domanda: gli ministri del figliuolo di Dio saranno al
+ giudicamento? Sidrac risponde:_
+
+
+Le loro coscienzie avranno sedie, e quivi si riposeranno egli; e
+quand'egli avranno vinto lo secolo e gli vizii, egli saranno veduti in
+aria; ch'egli è scritto ch'egli saranno sopra sedie al giudicamento.
+
+
+
+
+ Cap. DXLII.
+
+ _Lo re domanda: come sarà fatto il giudicamento? Sidrac risponde:_
+
+
+Allora (1564) saranno mescolati i buoni e li malvagi insieme, e molti
+v'avrà di quelli che paranno buoni, e saranno rei; e tali sono che sono
+tenuti rei, che sono molti buoni uomini. Ma allora dipartiranno gli angeli
+gli buoni da' rei; tutto altressì come lo grano è sparto dalla paglia,
+così saranno dipartiti in tre parti: l'una parte è de' perfetti uomini,
+gli quali faranno lo giudicamento col nostro signore insieme; e l'altra
+maniera, gli quali saranno giudicati ad avere la gloria di paradiso, ciò
+fieno gli buoni; la terza saranno i malvagi, che saranno dannati ad avere
+ispiritual (1565) pene.
+
+(1564) Ores sont C. F. R.
+
+(1565) sempiternale C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. DXLIII.
+
+ _Lo re domanda: quali saranno quelli che faranno il giudicamento? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Li buoni che debono nasciere, li quali anunzieranno la venuta del gran
+profeta figliuolo di Dio; e quelli che saranno presso all'avenimento del
+figliuolo di Dio, e sufferranno per lui martirio, siccome fieno apostoli e
+tutti quelli che saranno principali confessori della sua magione; e quelli
+che serveranno la loro verginitade per lo suo amore, e faranno de' loro
+corpi astinenzia, gente religiosa; quelli che mosteranno che averanno
+seguitata la sua dottrina all'asenpro del figliuolo di Dio; poi (1566)
+saranno degni d'avere lo regno del cielo co' lui.
+
+(1566) por ce C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. DXLIIII.
+
+ _Lo re domanda: chi saranno quelli che così saranno giudicati? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Quelli che lealmente meneranno la loro vita con le loro femmine; e quelli
+che raccatteranno gli loro peccati per limosine e per buone penitenzie. A
+coloro dirà lo figliuolo di Dio: venite, benedetti dal padre mio, e si
+riceverete lo regnio, che v'è aparecchiato dal cominciamento del mondo. Io
+ebbi fame, e voi mi desti da mangiare; io ebbi sete, e voi mi desti da
+bere; io fui ignudo, e voi mi vestisti; io fui sanza albergo, e voi
+m'albergasti; io fui malato, e voi mi vicitasti. Che il figliuolo di Dio
+sarà quivi come uomo, e tutti gli altri intorno a lui corporalmente. E
+queste parole fieno dette, perchè tutti sapiano bene per quale ragione
+saranno salvi o dannati ciascuno.
+
+
+
+
+ Cap. DXLV.
+
+ _Lo re domanda: saravvi niuno perito (1567) sanza giudicamento? Sidrac
+ risponde:_
+
+
+Si, sono quelli che fecero o faranno peccato sanza legge; e quelli che
+faranno peccato apresso la morte del figliuolo di Dio, e vorranno del
+tutto tenere la vecchia leggie, sanza la nuova, in tutto saranno sanza
+leggie. E quelli che negheranno il figliuolo di Dio, tornerà il giudicio
+in loro dannazione, ch'egli vedranno colui che egli crocifissero. Che
+tutti i malvagi fieno altressì come stati consentevoli alla morte del
+figliuolo di Dio.
+
+(1567) Nel cod. _pericolo_. -- Abb. corr. _perito_ sulla scorta del C. F.
+R. e del C. R. 2., che ha: _se nullo perirà senza giudicio_.
+
+
+
+
+ Cap. DXLVI.
+
+ _Lo re domanda: quali saranno quelli che saranno dannati e quelli che
+ saranno salvi? Sidrac risponde:_
+
+
+Li buoni che fanno e fecero lo comandamento di Dio; e gli profeti
+ch'annunziarono la venuta del figliuolo di Dio; e li suoi ministri
+apostoli; e li giudei che innanzi la venuta del figliuolo di Dio non
+peccarono contra gli X comandamenti che loro invierà Idio; e quelli che
+faranno lo comandamento di Dio. I cristiani saranno salvi e degni d'avere
+gloria del cielo; e quelli che peccheranno contra i X comandamenti, che
+Idio manderà a uno uomo; e quelli falsi che per le loro male opere
+divoreranno lo figliuolo di Dio, e peccheranno contra lui e contra i suoi
+comandamenti; quelli saranno gli perduti e' dannati. E a coloro dirà il
+figliuolo di Dio: partitevi da me, voi che siete maledetti. Allora
+mosterranno loro gli buoni, per gli loro meriti (1568), che gli rei non
+vollono seguire nè in detti nè in fatti i loro meriti nè le loro
+opere (1569). Apresso dirà che egli sono degni di tutti tormenti; che il
+figliuolo di Dio turberà le foglie (1570). E tutte le altre cose
+passibilmente giudicheràe. Egli darà dirittamente la sentenzia contro gli
+felloni; onde gli senberràe ch'egli sieno felloni; che ciascuno giudicherà
+la sua coscienzia, che egli saranno alluminati della croce di Dio. Chè
+tutto altressì come lo sole è ora veduto da tutte genti, tutto altressì
+aparirà la croce del figliuolo di Dio a la coscienzia di tutti.
+
+(1568) car les bons diront et monstreront par lor merites che li mauvais
+etc. C. F. R.
+
+(1569) lor dis ne lor fais C. F. R.
+
+(1570) Onde sieno uscite le _foglie_ non sapremmo. Nel C. F. R.: eaus
+troblera le fis en la soe ire, et le feu li devorera.
+
+
+
+
+ Cap. DXLVII.
+
+ _Lo re domanda: conosceranno allora il bene e 'l male che fecero in
+ questo secolo? Sidrac risponde:_
+
+
+La dottrina e l'esenpro di quelli che insegniano la venuta del figliuolo
+di Dio ed i suoi ministri, e quelli che scriveranno i suoi santi vangeli e
+parole, e quelli che sofferanno per lui martiri e morte, e quelli che
+saranno governatori della sua santa chiesa, e i confessori, e quelli che
+per lo suo amore guarderanno la loro verginità e la sua dottrina e li suoi
+asenpri, saranno veduti da tutti; e vedrassi apertamente lo loro bene,
+ch'egli avranno fatto; e molto grande allegrezza avranno di ciò, ch'egli
+avranno ischifati i mali. E gli malvagi vedranno in loro ciò ch'egli
+doveano avere ischifato; di che egli avranno grande trestizia. Ma quella
+trestizia e dolore non varrà loro niente.
+
+
+
+
+ Cap. DXLVIII.
+
+ _Lo re domanda: che sarà dopo il giudicamento? Sidrac risponde:_
+
+
+Quando lo giudicamento sarà fatto, si sarà traboccato lo diavolo nel
+profondo dello 'nferno, con tutti gli malvagi insieme co' lui; e lo
+figliuolo di Dio andrà egli con tutti i suoi compagni nella città del suo
+padre, cioè la stazione del cielo. E saranno tutti i buoni nell'umanitade
+del figliuolo di Dio, e regneranno nella sua santa magione, nella
+divinità. Lo figliuolo di Dio sarà allegro di tutte le allegrezze de' suoi
+sudditi; e ciascuno avrà compiuta allegrezza, in vedere lo figliuolo di
+Dio.
+
+
+
+
+ Cap. DXLVIIII.
+
+ _Lo re domanda: che sarà fatto del secolo (1571) dopo lo suo
+ giudicamento? Sidrac risponde:_
+
+
+Egli arderà tutto; che tutto altressì come l'acqua del diluvio uccise lo
+secolo, e montò sopra gli nuvoli (1572) XV gonbiti, tutto altresì sarà lo
+fuoco più alto ch'e' monti XV gonbita. L'amirazione (1573) di questo
+secolo, e le parti e le stagioni, ciò sono gli freddi e gli caldi e le
+gragnuole e li venti e i tuoni e le folgore e l'altre tribolazioni di
+questo secolo, saranno allora tutti purgati; e rimarranno netti e mutati;
+che Idio gli muterà. Che tutto altressì come la figura de' nostri corpi
+passerà, e riavremo altro corpo, che troppo sarà migliore che questo,
+tutto altressì la figura di questo secolo trapasserà tutto; e avrà poi più
+graziosa forma; che Idio farà novello cielo e novella terra; e poi apresso
+rinovellerà lo sole e la luna e le stelle, che ora non si finano d'andare
+nè di correre. Tutte cose fieno rinovellate, che il sole sarà VII volte
+più bello che ora; la luna e tutte l'altre stelle saranno vestite di molta
+bella chiarezza. L'acqua che toccherà lo corpo del figliuolo di Dio, e che
+laverà gli corpi de' buoni uomini, in questo secolo, si sarà più chiara
+che niuno cristallo; la terra che nodrirà lo corpo del Figliuolo di Dio
+dentro da sè, si sarà paradiso; la terra, però ch'ella sarà innacquata del
+sangue de' buoni, che per l'amore del figliuolo di Dio egli lo sparsono,
+ella sarà inbellita di molte maniere di fiori e di delizie, delli ulivi e
+delle rose. Questo è lo giudicamento che Idio farà. La terra la quale è
+piena di spine e di cardoni, si sarà benedetta da Dio senpiternalmente, e
+mai non avranno labore nè dolore.
+
+(1571) _mondo_ C. R. 2.
+
+(1572) sopra li omini C. R. 2.
+
+(1573) La mirablete des choses C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. DL.
+
+ _Lo re domanda: che corpi avranno gli buoni uomini? Sidrac risponde:_
+
+
+Egli avranno gli corpi sette cotanti più belli che lo sole; e di più bello
+coraggio e' saranno, di quello tenpo ch'egli erano, quando egli
+trapassarono di questo secolo.
+
+
+
+
+ Cap. DLI.
+
+ _Lo re domanda: saranno egli ignudi o vestiti? Sidrac risponde:_
+
+
+Egli saranno ignudi di convotizia (1574) e di malizia; e saranno vestiti
+di vestimento di grazia e di gloria e di salvazione e d'allegrezza.
+Averanno e saranno ripieni di perfetto senno e di tutte bellezze; e gli
+loro membri non avranno vergognia (1575), più che noi abiamo del volto e
+degli occhi, quando l'uno mira l'altro.
+
+(1574) convoitise C. F. R.
+
+(1575) e di loro membro C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. DLII.
+
+ _Lo re domanda: potranno egli fare ciò che vorranno senza licenzia?
+ Sidrac risponde:_
+
+
+Egli non vorranno niuna cosa, altro che buona. E però faranno egli
+francamente ciò ch'egli vorranno. In tutti luoghi ov'egli vorranno essere,
+saranno, sanza punto dimorare. E' non avranno altra cosa in opra, fuori
+che riguardare Dio (1576); e lo loderanno; e la loro loda si è ciòe, che
+ànno la visione del nostro signore.
+
+(1576) Ellino non vorranno altra cosa che riguardare Dio C. R. 2.
+
+
+
+
+ Cap. DLIII.
+
+ _Lo re domanda: che allegrezza avranno? Sidrac risponde:_
+
+
+L'alegrezza sarà tanta, che mai occhi d'uomo tanto videro, nè orecchie
+udirono, nè cuore non potrebe tanto pensare, ciò che Idio à ordinato a
+coloro che lui ameranno e seguiranno; ch'egli avranno senpre etternale
+vita, e senpiternale fede, e conoscimento di Dio, abondanzia di tutti i
+beni, senza niuno mancamento, e sanza niuna fame. Gli corpi avranno VII
+ispeziali glorie, e l'anime altre VII. Gli corpi avranno belleza,
+isnellità, forteza, francheza, diletto, sanità, onore, sicurtà,
+allegrezza (1577); alla quale ci conduce quelli che vive e regna per tutti
+i secoli de' secoli. Amen.
+
+(1577) Il C. R. 2. seguita: l'anime avranno sapienza, amistà, concordia,
+potestà, onore, sicurtà, allegrezze.
+
+
+
+
+ Cap. DLIIII.
+
+ _Come Sidrac domanda lo re. Botus come li risponde (1578)._
+
+
+Sidracco domanda lo re: volete voi altra cosa, ch'io sono aparecchiato di
+tutto dirvi, per la volontà del nostro signore? Lo re rispuose e disse:
+Iddio ti benedica, e ti dia la sua grazia sempre; chè tu m'ài mostrata la
+via, per la quale io posso andare a essere de' sergenti del re del cielo.
+Tu m'ài tratto di scurità e messo in chiarezza; tu m'ài detto pienamente
+ciò ch'io desiderava di sapere, e non poteva trovare persona che dire me
+lo sapesse. Ora io ò assai saputo delle cose che sono buone all'anima e al
+corpo salvare. Però possiamo oggi mai pensare del nostro fatto, al quale
+noi possiamo oggimai intendere; che però siamo noi venuti in questo strano
+paese.
+
+Ora cominciamo (1579) al fatto del re Botus.
+
+(1578) Nel C. R. 2.: _Qui parla come Sydrach domanda lo re, e lo re Botus
+risponde._
+
+(1579) retornons C. F. R.
+
+
+
+
+ Cap. DLV.
+
+ _Come lo re Botoso volle compiere ciò ch'egli avea inpreso a fare._
+
+
+Allora montò a cavallo lo re Botus, egli e la sua gente e il suo maestro
+Sidraco; e vennono all'entrare della terra del re Garabo, a fare la torre
+ch'egli dovea fare. E Sidrac fece venire maestri, e fece mettere pietre
+nel fondamento della torre, al nome di Dio; e in XVI dì fue la torre fatta
+e compiuta.
+
+
+
+
+ Cap. DLVI.
+
+
+Quando lo re Garabo vide che lo re Botus avea fatta e conpiuta la torre,
+egli fue tutto isconfortato, e non seppe che consiglio si dovesse
+pigliare. E seppe allora bene che gl'idoli nè loro forza no' gli poteano
+valere niente. Ond'egli fece aparecchiare messaggi, e mandò pregando lo re
+Botus, che avesse merciè di lui.
+
+
+
+
+ Cap. DLVII.
+
+
+Lo re Botus gli mandò a dire, per lo consiglio di Sidrac suo maestro, che
+s'egli volesse lasciare in tutto gl'idoli, e credere nel vero Iddio, egli
+avrebbe merciè di lui. E lo re Garabo gli mandò a dire, ch'egli lo farà
+volentieri. E così si convertì a Dio, e ruppe tutti gl'idoli ch'egli avea.
+Lo re Botus, inanzi ch'egli morisse convertie tutto le sue contrade, e
+quelle dello re Garabo, alla fede del figliuolo di Dio, per lo consiglio
+di Sidrac suo maestro. Ma apresso alla morte di Sidrac e dello re Botus,
+per lo consiglio del diavolo tutti ritornarono ad adorare gl'idoli, e
+furono poi piggiori che prima (1580).
+
+
+_Conpiuto di scrivere a' dì XIIII di febraio, 1382, per mano di Benedetto
+ di Banco degli Albizi. Cristo ne sia lodato. Amen. Alle 3 ore._
+
+(1580) Dopo queste parole il C. R. 2. seguita: Così finisce lo savio
+filosofo il suo libro d'astrologia, nominato Sydrach, lo quale lasciò la
+scienza dopo lui, ond'ella fue profitabile alla giente. Ora preghiamo
+tutti comunemente Idio lo creatore che ci dia la sua grazia, che noi
+possiamo intendere e mettere in opera ciò che questo libro del savio
+filosofo c'insegna, a onore del corpo e profitto dell'anima. Amen. -- Le
+stesse parole leggonsi nel C. F. R.
+
+
+
+
+ INDICE
+
+
+ Avvertenza preliminare pag ix
+ Prologo » 1
+ Cap. 1. _Ebe Idio mai cominciamento?_ » 33
+ » 2. _Puote Idio essere veduto?_ » 34
+ » 3. _È Iddio in tutti luoghi e per tutti?_ » 35
+ » 4. _Sentono tutte le cose Idio?_ » ivi
+ » 5. _Che fece Idio primamente?_ » 36
+ » 6. _Quando furono fatti gli angioli?_ » 37
+ » 7. _Di che servono gli angeli in cielo?_ » 38
+ » 8. _Gli diavoli sanno tutte le cose e possonle fare?_ » 40
+ » 9. _Che forma ànno gli angioli e se sanno tutto?_ » ivi
+ » 10. _Fece Iddio l'uomo colle sue mani?_ » 44
+ » 11. _Dove fu fatto Adamo?_ » 46
+ » 12. _Quando Adamo fu fuori del paradiso dove andò egli?_ » 49
+ » 13. _Fece Adamo altro peccato inverso lo suo criatore, se
+ non quello ch'egli trapassò lo suo comandamento e
+ mangiò lo pome?_ » 50
+ » 14. _Che cose tolse Adamo a Dio, e come gliele converrà » 53
+ rendere?_
+ » 15. _Perchè non fue perduto di tutto in tutto, che così
+ grandissimo peccato avea fatto?_ » ivi
+ » 16. _Perchè non mandò Iddio uno angelo inanzi per lui
+ diliberare, o ch'egli avesse fatto uno uomo per lui
+ deliberare?_ » 54
+ » 17. _Perchè vorrà egli nascere di vergine e come sarà ella
+ vergine quand'egli nascerà di lei?_ » 55
+ » 18. _Quanto tempo visse Adamo?_ » 57
+ » 19. _Perchè è chiamata morte, e quante morti sono?_ » 58
+ » 20. _Nuoce agli uomini di quale morte e' si facciano?_ » 59
+ » 21. _Come vanno l'anime nell'altro secolo?_ » 61
+ » 22. _Che cosa è paradiso celestiale?_ » 64
+ » 23. _Chi fu fatto innanzi tra il corpo o l'anima?_ » ivi
+ » 24. _Chi parla o 'l corpo o l'anima?_ » 65
+ » 25. _L'anima ch'è ispirito solamente, che non à corpo nè
+ membro, nè prendere nè tenere non si può, nè vedere,
+ come può sentire gioia e gloria in cielo, e pene e
+ dolore nello 'nferno?_ » 67
+ » 26. _Qual'è più sicura tra l'anima e 'l corpo?_ » 68
+ » 27. _Dove abita l'anima?_ » 69
+ » 28. _Perchè non puote dimorare nel corpo quando lo sangue è
+ tutto fuori?_ » 70
+ » 29. _Come è ciò, che in questo mondo chi vive e chi muore?_ » 71
+ » 30. _Come potrebbe l'uomo sapere che Idio facesse l'uomo
+ alla sua similitudine?_ » 72
+ » 31. _Quando noi siamo fatti alla simiglianza di Dio, perchè
+ non possiamo noi fare altressì com'egli?_ » 73
+ » 32. _Lo sangue che diviene quando lo corpo è morto?_ » 74
+ » 33. _Che diviene lo fuoco quand'egli è spento?_ » 75
+ » 34. _Perchè non si parte l'anima, quando lo corpo perde la
+ metà del sangue e più?_ » 76
+ » 35. _Di qual natura è 'l corpo e di quale compressione?_ » 77
+ » 36. _L'anime sono fatte dal cominciamento del mondo o sono
+ facte ciascuno giorno?_ » 78
+ » 37. _Quelli che Idio nè nullo bene conoscono s'elli possono
+ avere nulla scusa?_ » 79
+ » 38. _Dee l'uomo fare altra cosa che 'l comandamento di Dio?_ » 80
+ » 39. _Perchè è chiamata morte?_ » ivi
+ » 40. _Quanti secoli sono, e quanti mondi, e come si tengono?_ » 81
+ » 41. _Idio è di grande guidardone?_ » 82
+ » 42. _Le gienerazioni che saranno al tempo del figliuolo di
+ Dio, saranno egli credenti a lui tutti comunemente?_ » 83
+ » 43. _Che comandamento farà Iddio al suo popolo?_ » 84
+ » 44. _Qual'è la più sicura cosa che sia e la più benedetta e
+ la più degna e la più bella?_ » 85
+ » 45. _Qual'è la più laida cosa che sia, e la più pericolosa
+ e la più maledetta e la più paurosa?_ » 86
+ » 46. _Le buone anime non avranno duolo del male delle rie
+ anime?_ » 87
+ » 47. _Che vale meglio o la santà o la malizia?_ » ivi
+ » 48. _Che podere dona Iddio all'anima in questo mondo?_ » 88
+ » 49. _Lo cruccio e la gioia onde viene?_ » 90
+ » 50. _Dopo lo tempo che 'l figliuolo di Dio monterà in cielo
+ averà istolomia nel mondo per insegnare?_ » 91
+ » 51. _Chi bene nè male non fa è menato a peccato?_ » 92
+ » 52. _Se quelli che non fanno nè bene nè male è menato al » 94
+ peccato._
+ » 53. _Se la signoria de' fare asprezza o de' essere piatosa._ » 95
+ » 54. _De' l'uomo fare bene a' suoi parenti e a' suoi amici?_ » 96
+ » 55. _Che cosa è gentileza?_ » ivi
+ » 56. _Come fa freddo quando il tempo è chiaro?_ » 97
+ » 57. _Puote l'uomo conosciere li buoni uomeni dalli malvagi
+ per neuno segno?_ » 98
+ » 58. _Sarà giammai rilevata la grandezza del diavolo
+ altressì com'ella fu al mio tempo?_ » 99
+ » 59. _Perchè non fece Iddio all'uomo, quando la persona
+ avesse mangiato una volta, ched elli se ne potesse
+ istare una semana?_ » 100
+ » 60. _Come muore altressì il ricco come il povero?_ » 101
+ » 61. _Dee l'uomo giudicare gli poveri come gli ricchi?_ » ivi
+ » 62. _Dee l'uomo avere mercè del suo nimico?_ » 102
+ » 63. _Può lo reo uomo avere l'amore di Dio come il buono?_ » 103
+ » 64. _Come puote la creatura uscire della femmina ch'è piena
+ nel suo corpo?_ » 105
+ » 65. _Puote la femina portare più di due figliuoli a uno
+ corpo?_ » 107
+ » 66. _Qual'è la migliore cosa che l'uomo possa avere?_ » 109
+ » 67. _Qual'è la peggiore cosa che l'uomo possa avere in sè?_ » 110
+ » 68. _Come puote essere l'uomo leale?_ » ivi
+ » 69. _La prodezza e la paura di che aviene?_ » 111
+ » 70. _La lebbra e la tigna di che aviene?_ » 112
+ » 71. _Tutte le cose Idio fece, furono fatte dal
+ cominciamento del mondo?_ » 113
+ » 72. _Chi vi nodriscie lo frutto della terra?_ » 114
+ » 73. _Le bestie come arabbiano?_ » 115
+ » 74. _Chi vive più che cosa che sia in questo mondo?_ » 116
+ » 75. _Se Dio pascie tutte le cose._ » 117
+ » 76. _Le bestie e gli uccelli e' pesci ànno anima?_ » ivi
+ » 77. _Il popolo che sarà al tenpo di Dio morranno tanto
+ quanto noi facciamo?_ » 118
+ » 78. _Lo mondo quanto viverà?_ » 119
+ » 79. _À egli altra gente che viva oltre la terra, in mare?_ » 121
+ » 80. _Perch'alcuno uomo è nero e altro bianco?_ » 124
+ » 81. _Fellonia di che aviene?_ » 125
+ » 82. _Perchè sono le bestie di molti colori?_ » 126
+ » 83. _Quegli che mangiano e beono più che mestieri non è
+ loro, fanno male?_ » 127
+ » 84. _Che cosa è la migliore e la piggiore cosa che sia?_ » ivi
+ » 85. _Chi dà magiore iscienzia o migliore, le cose calde o
+ le cose fredde?_ » 128
+ » 86. _Quando l'uomo è fello e crucciato e malinconoso, come
+ si potrebbe ciò cessare?_ » 129
+ » 87. _Che vale meglio o l'amore della femina o l'odio?_ » 130
+ » 88. _Quando l'uomo è gioioso e allegro, od egli oda alcuna
+ cosa che non gli piaccia, come si cruccia egli?_ » 131
+ » 89. _Se dee l'uomo amare la femina, e la femina l'uomo
+ sanza biasimo._ » 133
+ » 90. _Onde viene la grasseza del corpo?_ » 134
+ » 91. _Dee l'uomo gastigare la femina, e conbattella,
+ quand'ella falla?_ » 135
+ » 92. _Di che cosa escie gelosia, e perchè è geloso l'uomo?_ » ivi
+ » 93. _Dee l'uomo amare lo suo buono amico?_ » 137
+ » 94. _Può l'uomo fare lo suo profitto sanza travaglio?_ » 138
+ » 95. _Dee l'uomo fare bene e dare carità a' poveri?_ » 140
+ » 96. _Come si dee l'uomo contenere con tutta gente?_ » ivi
+ » 97. _Quando lo ricco perde la sua riccheza val meno, e
+ quando il povero diventa ricco val più?_ » 142
+ » 98. _La malvagia maniera e' costumi donde viene?_ » 143
+ » 99. _Lo ferro ch'è forte e duro, come fue primieramente
+ fermato il martello e le tanaglie e l'ancudine?_ » 144
+ » 100. _Quelli che giurano lo loro Iddio fanno egli male?_ » ivi
+ » 101. _De' l'uomo essere casto di tutte cose?_ » 145
+ » 102. _Con cui dee l'uomo andare e cui dee l'uomo schifare?_ » 146
+ » 103. _Che vale meglio, o riccheza od onore?_ » 147
+ » 104. _De' l'uomo portare onore al povero come al ricco in
+ giustizia?_ » 148
+ » 105. _Lo povero se si diletta nella sua povertà, come lo
+ ricco nella sua ricchezza._ » ivi
+ » 106. _Dee vantarsi l'uomo di quello ch'à fatto?_ » 149
+ » 107. _Come fiatano i cani più ch'altra bestia?_ » 150
+ » 108. _Quelli ch'ànno cupideza dell'altrui cose o dell'altrui
+ femine fanno male?_ » 151
+ » 109. _Può l'uomo scanpare dalla morte, per nulla ricchezza o
+ per niuna cosa, per forza o per ardire nè per fuggire?_» 152
+ » 110. _È buono a rispondere a quelli che folle parla?_ » 153
+ » 111. _Qual'è la più grave cosa che sia?_ » 154
+ » 112. _Quelli che si travagliano e non sanno aiutare, perchè
+ non fanno eglino?_ » 155
+ » 113. _Come infolliscono le genti?_ » ivi
+ » 114. _Grava all'anima quand'ella si parte dal corpo, e al
+ corpo quand'egli si parte dall'anima?_ » 156
+ » 115. _Cui de' l'uomo più temere, o l'uomo vecchio o 'l
+ giovane?_ » 157
+ » 116. _Piove più in un luogo che in un altro?_ » 158
+ » 117. _Perchè non fece Idio l'uomo che non potesse peccare?_ » 159
+ » 118. _È buono di trasmettersi di tutte cose con tutte
+ genti?_ » 160
+ » 119. _Perchè Iddio fecie il mondo?_ » 162
+ » 120. _Come fu fatto il mondo, e come si tiene egli?_ » 163
+ » 121. _À gente di sotto a noi, che vegano lo chiarore del
+ sole, altressì come noi qui?_ » 164
+ » 122. _Quanto è il mondo lungo e largo e ispesso?_ » 165
+ » 123. _Perchè vorrà Iddio disfare lo mondo di tutto in
+ tutto?_ » 166
+ » 124. _Come volano gli uccelli per aria._ » 167
+ » 125. _La piova di che viene?_ » ivi
+ » 126. _Di che vengono le neve?_ » 168
+ » 127. _La tempesta di che aviene?_ » 169
+ » 128. _Li tuoni e li lanpi che sono?_ » 170
+ » 129. _Onde vengono gli venti?_ » 171
+ » 130. _Come monta e sale l'acqua nell'alte montagnie?_ » 171
+ » 131. _L'acque onde escono e vanno?_ » 172
+ » 132. _Perchè è il mare insalato?_ » 173
+ » 133. _Onde vengono l'acque calde, che surgono sopra terra?_ » 174
+ » 134. _Che cosa è zolfo?_ » 175
+ » 135. _La folgore di che viene e di che sono?_ » ivi
+ » 136. _Le montagne e le rocche furono create dal
+ cominciamento del mondo?_ » 176
+ » 137. _Da quale parte viene lo diluvio?_ » 177
+ » 138. _Verrà altra volta lo diluvio in terra?_ » 178
+ » 139. _Quando Noè entrò nell'arca, e prese di ciascuna bestia
+ e uccielli un paio, che bisogno avea di rea bestia, e
+ di metterla nell'arca, i scorpioni e tarantole e altre
+ ree bestie?_ » ivi
+ » 140. _L'oro onde viene?_ » 179
+ » 141. _Le perle e gli carbonchi onde vengono?_ » 180
+ » 142. _Quante terre sono al mondo?_ » 181
+ » 143. _Puote l'uomo andare intorno al mondo?_ » 182
+ » 144. _Potrebbe l'uomo andare tanto in su una nave, che
+ tuttavia la spingesse il vento inanzi, ch'egli potesse
+ venire presso al fermamento?_ » 183
+ » 145. _Che non creò Iddio l'uomo che potesse vivere lungo
+ tenpo?_ » 183
+ » 146. _Quali angieli pigliano l'anime?_ » 185
+ » 147. _Quale è meglio, od opera o castità?_ » 186
+ » 148. _Di che vengono gli tremuoti?_ » 187
+ » 149. _Le piante perchè mutano lo loro segno e fannoli
+ contro?_ » 188
+ » 150. _Le stelle che vanno per l'aria, vanno elleno, e come
+ cagiono elle?_ » 190
+ » 151. _Quanti cieli sono?_ » 191
+ » 152. _Quanto è alto lo cielo da terra?_ » 192
+ » 153. _Di quale virtù è il fermamento?_ » ivi
+ » 154. _Se le pianete e le stelle sono di gran virtude._ » 193
+ » 155. _Di che maniere sono l'acque?_ » 197
+ » 156. _Quanti mari sono?_ » 198
+ » 157. _Perchè fecie Idio ritondo il mondo?_ » 199
+ » 158. _Perchè fece Idio lo sole caldo e la luna fredda?_ » ivi
+ » 159. _Quale è la maggiore cosa che sia?_ » 200
+ » 160. _Quale è più o la rena della terra o le candelle del
+ mare?_ » ivi
+ » 161. _Potrebbe l'uomo contare l'onde del mare o la rena
+ della terra?_ » 201
+ » 162. _Quante stelle sono in cielo?_ » 202
+ » 163. _Quanti angeli creò Idio, e quanti furono quelli che
+ caddono, e quanti ne dimorano in cielo?_ » 203
+ » 164. _Quali sono più o le genti o le bestie o gli uccegli o'
+ pesci?_ » 204
+ » 165. _Iddio ch'è tutto possente perchè non fece altre
+ creature che vermini e bestie o uccielli o pesci?_ » 204
+ » 166. _Quale è più ardito o quelli che va di notte o quegli
+ che va di giorno?_ » 205
+ » 167. _Quale è maggiore prodezza o quella di città o quella
+ de' boschi?_ » 206
+ » 168. _Dee l'uomo rinproverare l'uno all'altro o di povertà o
+ di ricchezza o di malizie o di malvagità di sua moglie
+ o d'altre cose?_ » 208
+ » 169. _Dee l'uomo portare e fare onore a tutta gente?_ » ivi
+ » 170. _Dee l'uomo dimenticare quelli che gli hanno fatto
+ onore?_ » 209
+ » 171. _Come si puote l'uomo tenere della sua grande volontà?_ » 210
+ » 172. _Quale è lo magiore diletto che sia?_ » 211
+ » 173. _Desi l'uomo dilettare colla femina?_ » 212
+ » 174. _Quando l'una oste è contra l'altra come si deono
+ conbattere?_ » 213
+ » 175. _Quali sono quelli menbri senza li quali l'uomo non
+ potrebbe vivere?_ » 214
+ » 176. _Chi trovò e fece lo primo stormento del mondo, e come
+ fu fatto?_ » 215
+ » 177. _L'uomo che nascie sordo e muto, che linguaggio pensa e
+ intende lo suo cuore?_ » 216
+ » 178. _Perchè sono gli nuvoli l'uno bianco e l'altro nero?_ » 217
+ » 179. _Dello tenpo ch'è chiaro e sereno gli nuvoli onde
+ vengono?_ » 218
+ » 180. _Tutte le criature che sono fatte possono sapere la
+ volontà della cogitazione di Dio?_ » ivi
+ » 181. _Dee l'uomo tutto giorno adorare?_ » 219
+ » 182. _Gli occhi che lagrimano ispesso donde viene?_ » 220
+ » 183. _Quante maniere di gente de' l'uomo onorare in questo
+ mondo?_ » 221
+ » 184. _Qual'è lo più largo uomo del mondo?_ » 222
+ » 185. _In via o in camino più onorare o 'l povero o 'l
+ ricco?_ » ivi
+ » 186. _È peccato di mangiare tutte cose?_ » 223
+ » 187. _De' l'uomo salutare la gente a tutte l'ore?_ » 224
+ » 188. _Come dee l'uomo mantenere gli figliuoli?_ » ivi
+ » 189. _Qual dee l'uomo più amare tra la moglie o figliuoli?_ » 225
+ » 190. _Se mio padre e mia madre non fossono istati, noi come
+ saremo istati?_ » 226
+ » 191. _Perchè non vengono a bene le creature che sono create
+ in corpo alle loro madri?_ » 227
+ » 192. _Tutte le femine sono d'una maniera?_ » 228
+ » 193. _Dee l'uomo fare asapere al suo amico la dislealtà
+ della sua moglie?_ » 229
+ » 194. _Fa alcuna cosa l'afrettare?_ » 229
+ » 195. _Dee l'uomo amare tutte gente?_ » 230
+ » 196. _Sono tutte le genti comunali in questo mondo e
+ secolo?_ » 231
+ » 197. _Fanno onore nell'altro secolo a' ricchi e disonore a'
+ poveri?_ » 232
+ » 198. _Porterà nell'altro secolo lo padre lo carico del
+ figliuolo?_ » 233
+ » 199. _Quelli che uccidono la gente pigliano elli loro
+ peccato della vita sopra loro?_ » 234
+ » 200. _Quale è magiore dolore che l'uomo vede o quello che
+ l'uomo ode?_ » 235
+ » 201. _À in questo secolo gente che mangino altre genti?_ » 236
+ » 202. _Quale è peggio tra micidio o furto o baratto?_ » ivi
+ » 203. _Idio ch'è pietoso e misericordioso perdona egli tutti
+ gli peccati che l'uomo fa in questo secolo?_ » 238
+ » 204. _Perchè si travaglia l'uomo in questo secolo?_ » 239
+ » 205. _Quale è la più scura cosa che sia?_ » 242
+ » 206. _Lo male che l'uomo fa in questo secolo è d'Iddio?_ » ivi
+ » 207. _Come potrebe l'uomo salire in cielo?_ » 245
+ » 208. _Dove si nasconde lo giorno la notte?_ » 246
+ » 209. _Come si tengono la luna e le stelle?_ » 247
+ » 210. _Come possono conosciere le genti l'ore e' punti della
+ notte?_ » ivi
+ » 211. _Se le stelle tornano al fermamento._ » 249
+ » 212. _Se sarà continuamente guerra nel mondo._ » 250
+ » 213. _Perchè è chiamato mondo?_ » 251
+ » 214. _Se Iddio si cruccia delle morti, e delle genti che
+ morte si faccino._ » 252
+ » 215. _Qual'è il più degno giorno del mondo?_ » ivi
+ » 216. _Perchè fu fatto lo dormire?_ » 253
+ » 217. _Quale è il più sano luogo del mondo?_ » 254
+ » 218. _Quali gente sono quelle che mantengono il mondo?_ » 255
+ » 219. _Quale è più alto o lo re o la giustizia?_ » 256
+ » 220. _Può l'uomo avere riccheze corporale e portarle co'
+ lui?_ » ivi
+ » 221. _Uomo e femina che si traamano e si dilungano uno
+ grande tempo e poi s'accontano, possonsi eglino amare
+ come di prima?_ » 257
+ » 222. _Come l'uomo alcuna volta la femina e la femina l'uomo
+ amansi?_ » 258
+ » 223. _Chi fa uno falso saramento di Dio per x cose falsare,
+ è egli spergiuro per una volta?_ » 259
+ » 224. _Quelli che insegniano lo bene in questo secolo
+ ànn'egli più guidarnone che gli altri?_ » ivi
+ » 225. _Di che viene lo magiore odio del mondo?_ » 260
+ » 226. _Lo pensiere che l'uomo pensa onde escie?_ » 261
+ » 227. _Per che cagione sono gli uomini malvagi mali?_ » 262
+ » 228. _Quali sono gli più pericolosi menbri del corpo?_ » 264
+ » 229. _Qual'è la più pericolosa arte che sia e la più
+ sicura?_ » ivi
+ » 230. _Come alcuna volta muove la gaieza al corpo dell'uomo
+ gaio e allegro?_ » 265
+ » 231. _Ciascuna volta che l'uomo s'accosta alla femina
+ ingenera egli?_ » 266
+ » 232. _Che potrebe l'uomo fare, che la femina inpregnasse?_ » 267
+ » 233. _Di quale parte si raguna la schiatta dell'uomo
+ quand'ella escie?_ » 268
+ » 234. _De' l'uomo amare gli figliuoli?_ » 269
+ » 235. _Incantamenti e malie sono vane?_ » 270
+ » 236. _Qual è la più leggiera bestia che sia e la più
+ asentivole?_ » 271
+ » 237. _Quale è più alto o la terra o lo mare?_ » 272
+ » 238. _Le lumache perchè s'appiccano agli alberi?_ » ivi
+ » 239. _Come dormono gli vecchi più leggiermente che gli
+ piccoli garzoni non fanno?_ » 273
+ » 240. _Se Idio avesse fatto uno uomo così grande come tutto
+ il mondo, potrebb'egli contastare contra lui?_ » 274
+ » 241. _Se Idio non avesse fatto lo secolo, di quale maniera
+ sarebbe il mondo?_ » 275
+ » 242. _Gli angeli che Idio fece furono fatti della lena di
+ Dio, come Adamo lo primo uomo fue fatto?_ » 276
+ » 243. _Cui de' l'uomo più amare, o quelli cui elli ama o
+ quelli che l'amano?_ » 277
+ » 244. _Dove sono le più degne parole e d'erbe e di pietre?_ » ivi
+ » 245. _Come la scurità della luna non si vede se non inverso
+ ponente, e tuttavia quand'ella è novella?_ » 278
+ » 246. _Dee l'uomo discoprire il suo segreto al suo amico,
+ quand'egli fa alcuna cosa celata?_ » 279
+ » 247. _Quali femine sono più utili a l'uomo quand'egli giacie
+ co' loro?_ » 280
+ » 248. _Perchè alcuna gente si levano a mattotino da dormire
+ bianchi e coloriti, e altri palidi e ismalfati?_ » 281
+ » 249. _Lo triemo del corpo di che aviene, che alcuna volta si
+ muove il corpo?_ » 282
+ » 250. _La vista che l'uomo vede entra negli occhi dentro?_ » ivi
+ » 251. _Uno uomo solo non puote dire e parlare più cose?_ » 283
+ » 252. _Se lo mare può menomare?_ » 284
+ » 253. _Femina che spesso si corrompe di sua orina dormendo, e
+ nolla può ritenere, può ella ingravidare, e l'uomo
+ ingenerare?_ » 285
+ » 254. _Cui dee l'uomo più amare, o i figliuoli del fratello o
+ quegli della sirocchia?_ » 287
+ » 255. _Qua' sono le pericolose collere del corpo?_ » 288
+ » 256. _Quale è la migliore carne che sia al corpo?_ » 290
+ » 257. _Perchè la notte, quando l'uomo cena la mattina à fame,
+ e s'egli non cena si è satollo?_ » 291
+ » 258. _La vivanda che l'uomo mangia come si parte ella per lo
+ corpo?_ » ivi
+ » 259. _L'uomo ch'avrà inghiottito osso o spina, e gli sarà
+ ristata nella gola, e non potrà andare su nè giù, come
+ si potrà torre quello osso?_ » 292
+ » 260. _Perchè pute lo sterco dell'uomo e della femmina?_ » 293
+ » 261. _Per che cagione è l'orina della persona insalata?_ » ivi
+ » 262. _Le femine ànno granelli?_ » 294
+ » 263. _Come nascono i vermini nel corpo dell'uomo?_ » 295
+ » 264. _Quante sono l'arti del mondo che l'uomo non si potesse
+ sofferire sanza loro?_ » 296
+ » 265. _Come potrebe l'uomo vinciere la volontà di questo
+ mondo?_ » 297
+ » 266. _Quali ànno magiore onore e gioia nell'altro secolo, o
+ i piccoli garzoni che anche non peccarono, o li buoni
+ che lasciano lo male per l'amore di Dio?_ » 298
+ » 267. _Di quanto, poi che 'l diavolo fue abattuto, fue fatto
+ Adamo?_ » 299
+ » 268. _Quale è il più bello vembro del corpo?_ » 300
+ » 269. _Lo vento come si sente e non si vede?_ » 301
+ » 270. _Come il fuoco si vede e non si può pigliare?_ » 302
+ » 271. _Perchè si dice pulcella e vergine, e quale è più
+ degna?_ » ivi
+ » 272. _Qual si puote meglio tenperare di lussuria, o la
+ pulcella o quella che sia corrotta?_ » 303
+ » 273. _Quale si puote meglio sofferire di lussuria, o l'uomo
+ o la femina?_ » 304
+ » 274. _La femmina gravida come puote ella notricare la
+ criatura nel suo ventre?_ » 305
+ » 275. _Dee l'uomo adontare la femina, quand'ella falla del
+ suo corpo?_ » 306
+ » 276. _Dee l'uomo essere geloso della sua moglie?_ » 307
+ » 277. _Se l'omo de' avere gelosia di sua moglie._ » 308
+ » 278. _Debbono tutte le genti bere vino?_ » 309
+ » 279. _Dee l'uomo dilettarsi in niuno luogo del mondo?_ » 310
+ » 280. _Dee l'uomo essere ardente di tenzone e di conbattere
+ colla gente?_ » ivi
+ » 281. _Se l'uomo si dee vantare del suo peccato, quand'egli
+ l'à fatto._ » 311
+ » 282. _Nel male puossi trovare niuna iscienzia?_ » 312
+ » 283. _Perchè ànno le femine la gioia e lo cruccio del
+ secolo?_ » 314
+ » 284. _Dee l'uomo andare ispesse volte a casa del suo amico?_ » 315
+ » 285. _Dee l'uomo mostrare laida cera al suo amico?_ » ivi
+ » 286. _Come alcuna volta l'uomo conquisterebbe in battaglia
+ due uomini o tre, e alcuna volta è vinto da uno solo?_ » 316
+ » 287. _È sanità di mangiare tutte cose?_ » 317
+ » 288. _Quali sono quelli che si vantano più che gente del
+ mondo?_ » ivi
+ » 289. _Perchè sono gli nuvoli così di state come di verno?_ » 318
+ » 290. _Lo nuvolo ch'è piccolo, come pare, come puote cuoprire
+ tanta quantità di terra?_ » 319
+ » 291. _Gli piccoli garzoni sono come bestie che non
+ intendono?_ » 320
+ » 292. _Com'à l'uomo alcuno menbro grande e l'altro piccolo?_ » 321
+ » 293. _Lo senno onde viene?_ » 322
+ » 294. _Di che viene lo pensiero che l'uomo àe, che gli pare
+ vedere quello che non è?_ » ivi
+ » 295. _Lo sospiro onde viene?_ » 323
+ » 296. _La lena onde viene?_ » 324
+ » 297. _La starnuto onde viene, e come lo potrebe l'uomo
+ tenere?_ » ivi
+ » 298. _Lo menbro dell'uomo come si distende e onde escie e
+ come ritorna dentro?_ » 325
+ » 299. _Di quale alimento si potrebbe l'uomo meglio
+ sofferire?_ » 326
+ » 300. _La pioggia quand'ella viene, perchè muove prima lo
+ vento?_ » 327
+ » 301. _Perchè gli uccelli femine non ànno natura come l'altre
+ bestie?_ » 328
+ » 302. _Quale è più forte o 'l vento o l'acqua?_ » ivi
+ » 303. _Perchè pena a nasciere l'uno fanciullo più che » 329
+ l'altro?_
+ » 304. _Perchè si travaglia la gente della morte più l'una che
+ l'altra?_ » ivi
+ » 305. _Chi sente lo dolore della morte o l'anima o il corpo?_ » 330
+ » 306. _Perchè gli piccoli fanciulli non sono intendevoli
+ quand'elli nascono e sono noiosi al nodrire?_ » 331
+ » 307. _Come dee l'uomo vivere in questo mondo?_ » 332
+ » 308. _Come si dee l'uomo comportare collo suo nimico?_ » 333
+ » 309. _Dee l'uomo giucare col suo amico?_ » 334
+ » 310. _Se l'uomo dee dottare del suo nimico._ » 335
+ » 311. _Qual vale più o lo ricco o lo povero nell'altro
+ secolo?_ » 336
+ » 312. _Quali sono più ad agio o li poveri o li ricchi in
+ questo secolo?_ » ivi
+ » 313. _Quali sono le più ricche genti del mondo?_ » 337
+ » 314. _Quali sono li più onorati uomini del mondo?_ » 338
+ » 315. _Quando tu se' in uno luogo deilo tu lasciare per
+ migliore cercare?_ » 339
+ » 316. _Dee l'uomo credere ciò che le genti lo consigliano?_ » ivi
+ » 317. _De' l'uomo amare i malidicenti?_ » 340
+ » 318. _Se si dee l'uomo crucciare se altri gli mostra mala
+ cera._ » 341
+ » 319. _Può l'uomo dimenticare lo suo paese?_ » ivi
+ » 320. _Quale è meglio o forza o ingiegnio?_ » 342
+ » 321. _Se alcuno domanda ragione dègli l'uomo inmantanente
+ rispondere?_ » 343
+ » 322. _Come dee l'uomo domandare quando vuole sapere alcuna
+ cosa?_ » 344
+ » 323. _Perchè sono più savia gente quegli del ponente che
+ quelli del levante?_ » 344
+ » 324. _Quale è più bello alla femina o lo bello corpo o la
+ bella persona o lo bello volto?_ » 346
+ » 325. _Se le pianete sono tutte in un luogo o sono tutte
+ d'una maniera e natura o sono di più nature?_ » ivi
+ » 326. _Se uno uomo trovasse un altro sopra la moglie?_ » 349
+ » 327. _De' l'uomo pensare per la gente?_ » 350
+ » 328. _De' l'uomo biasimare Dio per perdita o per dannaggio
+ ch'egli abbia?_ » 351
+ » 329. _Di che può l'uomo avere più lodo di dare al ricco uomo
+ o al povero?_ » 352
+ » 330. _Dee l'uomo servire a tutte genti?_ » 353
+ » 331. _Quale è la più saporita cosa che sia?_ » ivi
+ » 332. _Gli re e gli signori deono essere leali e larghi?_ » 354
+ » 333. _Gli re deono andare in battaglia?_ » 355
+ » 334. _Lo sudore del corpo onde escie e onde viene?_ » 357
+ » 335. _Qual colore è meglio vestire?_ » ivi
+ » 336. _Qual'è la più verde cosa che sia?_ » 358
+ » 337. _Qual'è la più grassa cosa che sia?_ » 359
+ » 338. _Quale vale meglio al punto della morte o lo grande
+ pentimento o la grande sicurtade della vita
+ perdurabile?_ » ivi
+ » 339. _Dee l'uomo piangere i morti?_ » 360
+ » 340. _Venne mai niuno dell'altro secolo, che contasse di
+ paradiso e di ninferno?_ » 361
+ » 341. _Che dee l'uomo dire quand'egli si leva o quand'egli si
+ corica?_ » ivi
+ » 342. _Chi non avesse ma ch'una coglia potrebbe egli
+ ingenerare, per l'una grande e l'altra piccola?_ » 362
+ » 343. _Gli garzoni di X anni o di meno, perchè non ingenerano,
+ e le fanciulle simigliantemente perchè non
+ impregnano?_ » 363
+ » 344. _Ànno gli diavoli pena nell'altro secolo?_ » 364
+ » 345. _Quale è la più forte battaglia che sia?_ » ivi
+ » 346. _Dee l'uomo dottare tutta gente?_ » 365
+ » 347. _Perchè lo ferro vae inverso la stella calamita?_ » 366
+ » 348. _Se tutti quelli che nascieranno morranno._ » 367
+ » 349. _Come sono posti i fanciulli nel ventre delle loro
+ madri?_ » ivi
+ » 350. _Puote l'uomo dimenticare la gioia e 'l duolo?_ » 368
+ » 351. _De 'l uomo mostrare sua ragione?_ » ivi
+ » 352. _Dee l'uomo mostrare lo suo senno tra la stolta gente?_ » 369
+ » 353. _Perchè l'uno vino è bianco e l'altro è vermiglio?_ » 370
+ » 354. _Le bestie e gli uccegli ànno linguaggio?_ » 370
+ » 355. _Qual'è magiore profitto all'anima, o quello che fa in
+ questo secolo, o ciò che l'uomo le fa dopo lei?_ » 371
+ » 356. _Chi è lo più savio uomo del mondo?_ » 372
+ » 357. _Qual'è la più saporita carne che sia?_ » ivi
+ » 358. _À egli niuna anima al mondo che potesse sapere quello
+ che in tutto il mondo si fa in uno giorno?_ » 373
+ » 359. _Le piccole bestie e' vermi come funno fatti per lo
+ mondo che tanto sono piccoli?_ » 374
+ » 360. _Perchè i giovani ànno più chiara la vista che i
+ vecchi?_ » ivi
+ » 361. _Gli pesci dormono nell'acqua?_ » 375
+ » 362. _Perchè gli pesci ànno pietra in testa?_ » 376
+ » 363. _Di quante maniere sono pesci?_ » ivi
+ » 364. _Di quante maniere sono bestie?_ » 377
+ » 365. _Di quante maniere sono gli uccelli?_ » 378
+ » 366. _Quale è lo più bello uccello del mondo?_ » 380
+ » 367. _Qual'è la più bella bestia del mondo?_ » ivi
+ » 368. _Qual'è lo più degno uccello del mondo?_ » 381
+ » 369. _Quali sono gli più begli cavagli che siano?_ » 382
+ » 370. _Quale è la più benignia bestia che sia?_ » ivi
+ » 371. _Quale è la più bella cosa che Idio abbia fatto al
+ mondo?_ » 383
+ » 372. _Perchè gli piccoli alberi portano grande frutto, e gli
+ grandi alberi portano piccoli frutti?_ » 383
+ » 373. _Quali sono le più intendevoli bestie che sieno?_ » 384
+ » 374. _Gli uccelli di caccia perchè non beono?_ » ivi
+ » 375. _Le serpi sono istate tuttavia in questa forma?_ » 385
+ » 376. _A cui escie sangue del naso e stagnare non si può, che
+ ne potrebbe l'uomo fare?_ » ivi
+ » 377. _La rea lebbra che monta alle gambe dell'uomo come si
+ può guarire?_ » 386
+ » 378. _Come potrebe l'uomo trarre la volatica che fortemente
+ è apresa nella carne._ » 387
+ » 379. _Uomo che à male stomaco che gli potrebe l'uomo fare?_ » ivi
+ » 380. _Stomaco ch'è scaldato ed è enfiato come si potrebbe
+ aiutare?_ » 388
+ » 381. _Che può l'uomo fare al dolore dello stomaco?_ » ivi
+ » 383. _Chi fosse in cammino, ed egli non potesse avere delle
+ cose, ed egli avesse male al fegato o allo stomaco o di
+ calore o di stordigione, che vi potrebe fare per
+ ricoverare?_ » 389
+ » 384. _Perchè à lo stomaco cotante medicine?_ » 389
+ » 385. _Come potrebe l'uomo stagniare lo sangue della piaga._ » 390
+ » 386. _Che potrebe l'uomo allo 'nfermo che avesse lo fegato
+ riscaldato e fosse di giallo colore?_ » ivi
+ » 387. _Persona che sia troppo magra e à male nel ventre di
+ vermini come guarrà?_ » 391
+ » 388. _Quale fu lo primo uomo che Idio fece e che generazione
+ fu e sarà?_ » ivi
+ » 389. _Che generazione sarà quella del veracie profeta?_ » 392
+ » 390. _Sarà conosciuta la natività del figliuolo di Dio?_ » 395
+ » 391. _Che significheranno le maraviglie che saranno quando
+ lo figliuolo di Dio sarà nato?_ » ivi
+ » 392. _Lo giorno che lo figliuolo di Dio nascerà saprà egli
+ più d'un fanciullo?_ » 396
+ » 393. _Quando lo figliuolo di Dio verrà in terra con che
+ gente converserà egli?_ » 397
+ » 394. _Lo figliuolo di Dio sarà bello uomo, e come si troverà
+ egli?_ » 398
+ » 395. _Perchè morrà egli, perchè si lascierà egli morire?_ » ivi
+ » 396. _Chi 'l vedrà e come sarà egli morto?_ » 399
+ » 397. _Dove andrà egli dopo la sua risuresione?_ » 400
+ » 398. _Monterà egli solo in cielo?_ » 401
+ » 399. _Avrà egli magione lo figliuolo di Dio?_ » 402
+ » 400. _Lo corpo del verace profeta sarà tuttavia in terra in
+ sua casa per lo comandamento di Dio?_ » 403
+ » 401. _Ciascuno del suo popolo buoni e rei potranno fare lo
+ corpo del veracie profeta?_ » 405
+ » 402. _Quelli che avranno podere di fare lo corpo del verace
+ profeta saranno eglino onorati più inanzi a Dio che gli
+ altri?_ » 406
+ » 403. _Deono egli fare tutto giorno lo corpo del verace
+ profeta?_ » ivi
+ » 404. _Che cosa è peccato?_ » 407
+ » 405. _Come conoscierà la morte del santo profeta verace?_ » 408
+ » 406. _Quale virtù farà in terra lo figliuolo di Dio?_ » ivi
+ » 407. _Gli disciepoli del figliuolo di Dio dopo la sua andata
+ in cielo che faranno?_ » 410
+ » 408. _Gli disciepoli del figliuolo di Dio potranno eglino
+ salvare gl'infermi?_ » ivi
+ » 409. _Al tempo del figliuolo di Dio sarà lo mondo
+ moltiplicato?_ » 412
+ » 410. _Quanto può essere grande lo cielo e lo 'nferno, e se
+ vi dee essere tutto il popolo che furono o che
+ saranno._ » 412
+ » 411. _Quali sono più o quelli che nascono o quegli che
+ muoiono?_ » 413
+ » 412. _Quale è magiore o l'ira di Dio o la sua grazia?_
+ » 413. _Quelli che saranno in cielo e che giamai fine non » ivi
+ avranno no' lo si recheranno eglino a grande
+ increscimento? E quelli dello 'nferno non avranno
+ grande invidia e non si consumeranno eglino di tanto
+ dimorare in pene?_ » 414
+ » 414. _Quelli che sono in ninferno non avranno eglino niuno
+ riposo da Dio?_ » 415
+ » 415. _Come potrebe l'uomo sapere di cose che l'uomo volesse
+ fare e di cosa ch'egli à impresa a fare, ch'egli
+ n'abbia bene o male, e s'egli si potrà fare di
+ conosciere lo suo criatore?_ » 416
+ » 416. _Quando Giafet si partì dal suo padre Noè, in quale
+ parte andò egli?_ » 417
+ » 417. _Che disse l'angiolo a Giafet quand'egli piangea lo suo
+ figliuolo?_ » 418
+ » 418. _Chi questa arte vuole fare o adoperare che uomo vuole
+ essere di suo corpo?_ » 419
+ » 419. _Quando l'uomo fa questa arte dee egli fare orazione?_ » 420
+ » 420. _Quando l'uomo fa questa arte de' egli essere solo o
+ con alcuno aconpagniato?_ » ivi
+ » 421. _Che cosa è onnipotente e trinitade?_ » 421
+ » 422. _Che cose sono invenie e come sono fatte?_ » 422
+ » 423. _Che cosa è criatore?_ » 423
+ » 424. _Se si dee fare quella arte o di notte o di giorno?_ » 424
+ » 425. _Come dee essere fatta quella ruota?_ » 425
+ » 426. » 426
+ » 427. » 427
+ » 428. » 429
+ » 429. » 431
+ » 430. » 432
+ » 431. » ivi
+ » 432. » 433
+ » 433. » 434
+ » 434. » 436
+ » 435. » 437
+ » 436. » 438
+ » 437. » ivi
+ » 438. » 441
+ » 439. » 442
+ » 440. » 443
+ » 441. » 444
+ » 442. » 445
+ » 443. _Saturno inprimamente._ » 447
+ » 444. _Se Aries è stato contrario alla sua pianeta che sarà?_ » 448
+ » 445. _Se Gemini è stato che sarà?_ » ivi
+ » 446. _Che sarà del fanciullo se Aries è stato contra a
+ Iuppiter?_ » 449
+ » 447. _Che sarà del fanciullo se Aries è stato contro alla
+ sua pianeta, e Iupiter al punto della sua natività?_ » 451
+ » 448. _Che sarà del fanciullo se Aries è stato contrario?_ » 452
+ » 449. _Della natura del garzone._ » 454
+ » 450. _Che sarà del fanciullo se Aries è stato contro a Sol?_ » ivi
+ » 451. _Che sarà del fanciullo nato in Mercurio, che ne dice
+ elli?_ » 456
+ » 452. _Che sarà del garzone, che ne dice Mercurio?_ » ivi
+ » 453. _Che dice la Luna del fanciullo?_ » 457
+ » 454. _Di quante maniere e di quante virtù sono le pietre
+ preziose, e ove si trovano?_ » 458
+ » 455. _Che à a fare lo topazio?_ » 459
+ » 456. _Che à a fare lo smeraldo?_ » 460
+ » 457. _Che à a fare il rubino?_ » 462
+ » 458. _Che à a fare il zaffiro?_ » 463
+ » 459. _Il diaspro?_ » 464
+ » 460. _Che à a fare di liguria?_ » 465
+ » 461. _Che à a fare d'agate?_ » 466
+ » 462. _D'amatista._ » 467
+ » 463. _Di crisolita._ » ivi
+ » 464. _D'onica._ » 468
+ » 465. _Di beriella._ » 469
+ » 466. _Di calcidonia._ » ivi
+ » 467. _Di sardonia._ » 470
+ » 468. _Di diamante._ » ivi
+ » 469. _Di giarconsia._ » 472
+ » 470. _Di grisopasa._ » ivi
+ » 471. _Di diana._ » 473
+ » 472. _Di turchiman._ » ivi
+ » 473. _Di cramis._ » 475
+ » 474. _Di vermidori._ » 476
+ » 475. _Di riflabina._ » 477
+ » 476. _Di cocrice._ » ivi
+ » 477. _Di turchimanti._ » 479
+ » 478. _Quelli ch'ànno perduto la vista?_ » 480
+ » 479. _Erba da stagnare sangue._ » ivi
+ » 480. _Erba a bestie velenose._ » 481
+ » 481. _Erba per contratti guarire._ » 482
+ » 482. _Erba per avere la vista._ » ivi
+ » 483. _Qual'è buona al male degli stranguglioni?_ » 483
+ » 484. _Erba per l'enteriole guarire._ » ivi
+ » 485. _Per inpregnare._ » 484
+ » 486. _Erba per guarire del giallore._ » ivi
+ » 487. _Erba per lo male dell'orinare._ » 485
+ » 488. _Erba per lo male de' denti._ » ivi
+ » 489. _Per lo fiato che pute._ » 486
+ » 490. _Erba per lo sordo._ » ivi
+ » 491. _Erba per la puzza di bocca guarire._ » 487
+ » 492. _Erba per lo freddo._ » ivi
+ » 493. _Erba per la tigna._ » 487
+ » 494. _Erba per la rogna._ » 488
+ » 495. _Erba per lo male del corpo._ » ivi
+ » 496. _Erba di parlare._ » 489
+ » 497. _Per quelli che crollano il capo._ » ivi
+ » 498. _Erba per colui che cade di rio male._ » 490
+ » 499. _Erba per sanità del fanciullo._ » ivi
+ » 500. _Erba per lo fegato._ » 491
+ » 501. _Erba per la lena._ » ivi
+ » 502. _Erba per le crepature guarire._ » ivi
+ » 503. _Erba per veghiare._ » 492
+ » 504. _Erba per vedere chiaramente._ » ivi
+ » 505. _Erba per vedere le stelle di giorno._ » ivi
+ » 506. _Erba per saldare fedite._ » 493
+ » 507. _Erba per la tossa._ » ivi
+ » 508. _Erba che fa dire dormendo ciò che l'uomo avrà fatto._ » 494
+ » 509. _Erba che non lasci l'uomo vedere._ » ivi
+ » 510. _Erba per torre la parola alle genti._ » ivi
+ » 511. _Erba d'amore._ » 495
+ » 512. _Erba d'odio._ » ivi
+ » 513. _Per iscaldare il corpo d'uomo._ » 496
+ » 514. _Erba per infrescare il corpo._ » ivi
+ » 515. _Erba per fare ingenerare._ » 497
+ » 516. _Erba per la sete._ » ivi
+ » 517. _Per disfare incantamenti._ » 498
+ » 518. _Erba per pericolo d'acqua._ » ivi
+ » 519. _Erba per salvare memoria._ » ivi
+ » 520. _Erba per incantare i suoi nimici._ » 499
+ » 521. _Erba per farnetico._ » ivi
+ » 522. _Erba per colui che non può tenere l'orina._ » 500
+ » 523. _Qual'è il più degno luogo del mondo?_ » 501
+ » 524. _Quando tutto il mondo finirà, e il figliuolo Dio verrà
+ a giudicare i vivi e' morti, quali saranno i vivi e
+ quali saranno i morti?_ » 502
+ » 525. _La città del figliuolo di Dio Ierusalem, la quale è
+ nel bellico del mondo, di cui sarà ella dopo la sua
+ morte?_ » 503
+ » 526. _Qual'uomo sarà quelli che nascierà di boschi che sì
+ grande sarà?_ » 504
+ » 527. _Questa brutta gente saracini terranno molte terre che
+ signoregeranno il ponente?_ » 505
+ » 528. _Dopo questo che sarà?_ » 506
+ » 529. _Appresso?_ » 507
+ » 530. _Di quale maniera sono gli alberi?_ » 511
+ » 531. _Che saràe apresso di questo?_ » 512
+ » 532. _Lo falso profeta onde verrà e onde nascierà?_ » 514
+ » 533. _Che farà Idio poi?_ » 516
+ » 534. _In qual giorno suciteranno?_ » ivi
+ » 535. _Risuciteranno quelli che sono nel ventre della madre?_ » 517
+ » 536. _In quale ora sarà fatto lo giudicamento?_ » ivi
+ » 537. _Come verrà lo figliuolo di Dio al giudicamento?_ » 518
+ » 538. _Dove sarà il giudicamento e chi il farà?_ » 518
+ » 539. _In che forma si dimosterrà il figliuolo di Dio?_ » 519
+ » 540. _Sarà scura l'aria?_ » ivi
+ » 541. _Gli ministri del figliuolo di Dio saranno al
+ giudicamento?_ » 520
+ » 542. _Come sarà fatto il giudicamento?_ » ivi
+ » 543. _Quali saranno quelli che faranno il giudicamento?_ » 521
+ » 544. _Chi saranno quelli che così saranno giudicati?_ » 522
+ » 545. _Saravvi niuno perito sanza giudicamento?_ » ivi
+ » 546. _Quali saranno quelli che saranno dannati e quelli che
+ saranno salvi?_ » 523
+ » 547. _Conosceranno allora il bene e 'l male che fecero in
+ questo secolo?_ » 524
+ » 548. _Che sarà dopo il giudicamento?_ » 525
+ » 549. _Che sarà fatto del secolo dopo lo suo giudicamento?_ » ivi
+ » 550. _Che corpi avranno gli buoni uomini?_ » 527
+ » 551. _Saranno egli ignudi o vestiti?_ » ivi
+ » 552. _Potranno egli fare ciò che vorranno senza licenzia?_ » 528
+ » 553. _Che allegrezza avranno?_ » ivi
+ » 554. _Come Sidrac domanda lo re. Botus come li risponde._ » 529
+ » 555. _Come lo re Botozo volle compiere ciò ch'egli avea
+ inpreso a fare._ » 530
+ » 556 _e_ 557. » ivi
+
+
+
+
+ OPERE IN CORSO DI STAMPA
+
+
+_Storia di Santa Caterina da Siena_, con _Lettere inedite_ di suoi
+Contemporanei, per cura e con illustrazioni del dott. Francesco
+Grottanelli.
+
+_Volgarizzamento di Valerio Massimo_ fatto nel buon secolo della lingua,
+ed ora edito sopra varii codd. mss. dal cav. prof. Roberto de Visiani
+(_Disp. 2.^a_).
+
+_Trattati di Mascalcia_ di Lorenzo Rusio, per cura e con annotazioni del
+prof. cav. Pietro Del Prato e prof. ab. Luigi Barbieri (_vol. 2.^o_).
+
+_Il Romuleon di Mess. Benvenuto da Imola_, inedito volgarizzamento del
+secolo XIV, con note ed illustrazioni del dott. Giuseppe Guatteri (_vol.
+2.^o_).
+
+_Commento a Dante_ d'Anonimo trecentista non mai fin qui stampato, per
+cura del cav. Pietro Fanfani (_vol. 2.^o_).
+
+_Albertano da Brescia_, Trattati Morali: volgarizzamento inedito del sec.
+XIII, allestito dal cav. professor Francesco Selmi.
+
+-------------------------------------------------------------------------
+
+ *Prezzo del presente Volume, pei sig. Associati*
+
+ L. 11. 40.  --  Porto L.  --.  32.
+
+ _Pubblicato il giorno 16 Giugno 1868._
+
+-------------------------------------------------------------------------
+
+
+
+
+ Nota di trascrizione
+
+
+Non essendo stato possibile verificare i manoscritti di riferimento,
+l'ortografia originale della trascrizione del testo antico è stata
+rigorosamente conservata, anche quando altamente dubbia e mutevole nel
+corso del testo. Si incontrano grafie con _-np-_, _-nb-_ piuttosto che
+_-mp-_, _-mb-_, _-li-_ come _-gli_, consonanti singole e doppie, ecc.,
+apostrofazione e accentazione diversa, anche all'interno dello stesso
+paragrafo. Gli accenti putativamente mancanti non sono stati aggiunti. Per
+esempio _Noe_ e _Noè_ ricorrono con frequenza simile, si trovano diversi
+_cio_ che potrebbero essere _ciò_, _che_ in luogo di _chè_, _si_ per _sì_.
+Solo refusi evidenti, come sillabe erroneamente raddoppiate o desinenze
+visibilmente sbagliate, sono segnalati. Tra questi:
+
+ * p. xxix, l. 10: Che ene fiele? --> Che ène fiele?
+ * p. 49, nota (7): disse Siguore e poi cento anni --> disse Signore e poi
+ cento anni
+ * p. 52, l. 7: quando egli fece lo volontà --> quando egli fece la
+ volontà
+ * p. 233, l. 6: Quell che bene fa --> Quelli che bene fa
+ * p. 244, l. 18: diletto del socolo --> diletto del secolo
+ * p. 245, l. -4: Signore del bene, cioè Iddo --> Signore del bene, cioè
+ Iddio
+ * p. 249, nota (1): lè folgore --> le folgore
+ * p. 268, nota (2): laine sulente ee. --> laine sulente ec.
+ * p. 287, nota (1): a bien veu sa suer --> a bien veu sa seur
+ * p. 289, l. 8: sono molte pericolose --> sono molto pericolose
+ * p. 302, l. -4-3: che non è è corrotta --> che non è corrotta
+ * p. 331, l. 13: che à la corpo --> che à lo corpo
+ * p. 332, l. 10: nutricalgli --> nutricargli
+ * p. 334, l. 15: odiare sopra tuttele cose --> odiare sopra tutte le cose
+ * p. 345, l. 13: potrebe di ventare --> potrebe diventare
+ * p. 349, nota (1): trovasse uno oltro uomo --> trovasse uno altro uomo
+ * p. 359, l. 11: olo grande pentimento --> o lo grande pentimento
+ * p. 369, l. 6: perdono i loro diritto --> perdono il loro diritto
+ * p. 370, l. 9: l'una di giorno e l'altro di notte --> l'una di giorno e
+ l'altra di notte
+ * p. 371, l. 6: quella che lo 'ndende --> quella che lo 'ntende
+ * p. 386, l. 2: o inmantenente --> e inmantenente
+ * p. 386, nota (3): l'ongiement et le dlomb --> l'ongiement et le plomb
+ * p. 389, l. 7-8: egli guaririrebbe --> egli guarirebbe
+ * p. 396, l. 5 : sara nata sopra terra --> sarà nata sopra terra
+ * p. 417, l. -2-1: Giafet andò in una; --> Giafet andò in una montagna
+ _(supposto)_
+ * p. 421, l. 7: siri Idio, nel tuo comandamento alluminami --> sire Idio,
+ nel tuo comandamento alluminami
+ * p. 434, l. 9: voi volete sapere --> Se voi volete sapere
+ * p. 452, l. 12: Le Aries --> Se Aries
+ * p. 473, l. 11-12: nelisola del mare d'India --> nell'isola del mare
+ d'India
+ * p. 476, l. 15: ben prfonda --> ben profonda
+ * p. 507, l. 10: cioè Ierusalm --> cioè Ierusalem
+ * p. 509, l. 9-10: E uno dì di venerdi --> E uno dì di venerdì
+ * p. 513, l. 10-11: onore al suo conpapagno --> onore al suo conpagno
+
+I refusi del testo italiano sono meno ambigui:
+
+ * p. xiii, l. 1: e va discorrendo --> e via discorrendo
+ * p. xxx, l. 14-15: L'uno e e l'altro --> L'uno e l'altro
+ * p. 61, nota (1): Così abbiano --> Così abbiamo
+ * p. 62, nota (10): abbiamo _persecutioni_ --> abbiano _persecutioni_
+ * p. 108, nota (2): Intenti: _lo seme_ --> Intendi: _lo seme_
+ * p. 210, nota (2): potrebbe intendersi cosi --> potrebbe intendersi così
+ * p. 224, nota (1): ebbe il significato si --> ebbe il significato di
+ * p. 235, nota (3): Non ci fermiano --> Non ci fermiamo
+ * p. 242, nota (1): non abbia sufficentemente considerando --> non
+ abbia sufficentemente considerando
+ * p. 285, nota (3): Vedi la nota segnente --> Vedi la nota seguente
+ * p. 293, nota (3): da intendere per _subiciume_ --> da intendere per
+ _sudiciume_
+ * p. 379, nota (1): spesso ripetute --> spesso ripetuta
+ * p. 396, nota (2): tanto più leggendesi --> tanto più leggendosi
+ * p. 430, nota (1): E qui pure è cofuso --> E qui pure è confuso
+ * p. 431, nota (3): come sia nato s'errore --> come sia nato l'errore
+ * p. 449, nota (1): non è rigistrato --> non è registrato
+
+Numerosissimi punti mancanti nelle abbreviazioni, specialmente in nota,
+sono stati regolarizzati senza ulteriori commenti. Così virgole mancanti
+in nota, due punti, virgole al posto di punti nei titoli di capitolo e
+nelle linee dell'indice; errori tipografici minori (caratteri capovolti,
+spazi e punti mancanti o aggiunti, punti non allineati col testo, punti in
+luogo di virgole, minuscole in luogo di maiuscole, virgolette non chiuse o
+ripetute, ecc.) sono stati corretti senza alcuna nota.
+
+Le note a pie' pagina sono state rinumerate globalmente e collocate in
+calce ad ogni capitolo. Di alcuni numeri errati in originale è stato
+perfettamente chiaro il riferimento: quelli della nota (1) a p. xxi, del
+riferimento alla nota (3) di p. 323, delle note (1) e (2) di p. 482, delle
+note (1) e (2) di p. 490.
+
+In nota è citato alcune volte, forse erroneamente, un tal codice francese
+T. F. R. Non è chiaro l'errore; potrebbe trattarsi del C. F. R. o del
+T. F. P. Similmente a nota (5) di p. 32 sono citati un non meglio definito
+C. E. 2. ed un C. F. P. Inoltre nelle note (3) di p. 288, (2) e (4) di
+p. 354, mancano i numeri dopo le lettere C. R., per cui non è chiaro se ci
+si riferisca al C. R. 2.
+
+Errori di facile risoluzione nelle sigle dei codici citati sono invece:
+
+ * Nota (4) di p. 180: R. C. 1. --> C. R. 1.
+ * Nota (2) di p. 237: C. B. 2. --> C. R. 2.
+ * Nota (3) di p. 271: C. R. --> C. F. R.
+ * Nota (1) di p. 414: R. C. 2. --> C. R. 2.
+
+Alcune citazioni bibliografiche in nota sono state rettificate:
+
+ * Nota (1) di p. xxiii: _Romvart. Beitraege zur kunde Mittelalter.
+ Dichtung auf Italienischen Biblioth._ Mannheim, 1844.  -- _Romanische
+ Inedita auf Italienischen Biblioth._ Berlin, 1856. --> _Romvart,
+ Beiträge zur Kunde Mittelalter. Dichtung auf Italiänischen Biblioth._
+ Mannheim, 1844. -- _Romanische Inedita auf Italiänischen Biblioth._
+ Berlin, 1856.
+ * Nota (1) di p. xxxiii: MAX MÜLLER, Scenza del linguaggio --> Scienza
+ del linguaggio
+ * Nota (6) di p. 34: _Du Gange_ --> _Du Cange_
+
+Nelle citazioni il testo usa alternativamente "doppie virgolette basse" o
+»caporali», che sono state lasciate come compaiono, salvo casi di evidente
+disparità.
+
+Il testo delle lezioni alternative riportate in note è trascritto sia in
+carattere normale che corsivo, senza apparente regolarità.
+
+I seguenti numeri romani di capitolo, errati nel testo originale, sono
+stati corretti: CCXXXXII --> CCLXXXXII, CCCXXXI --> CCCXXI, CCCXXIIII -->
+CCCXXVIIII, CCCXXXVII --> CCCLXXXI, CCCCXVVII --> CCCCXXVII, CCCXXXV -->
+CCCCXXXV, CCCLI --> CCCCLI, CCCCLXVIIII --> CCCCLXXVIIII, DXVI --> DXV,
+DXXVIII --> DXXVIIII. La numerazione salta il numero CCCLXXXII, tanto in
+testo che nell'indice.
+
+Le descrizioni dei capitoli riportate nell'Indice presentano piccole
+differenze di ortografia e punteggiatura rispetto a quelle nel corpo del
+libro, e sono state mantenute come in originale, eccetto che per
+l'aggiunta di alcuni punti interrogativi e finali mancanti. Gli unici
+refusi corretti nell'indice sono:
+
+ * Avvertenza preliminare pag. vii --> pag. ix
+ * 243. _Cui de' l'uomo più amare, o quelli cui elli ama o quelli che
+ l'ao mano?_ --> l'amano
+ * 252. _Se lo mare può monomare?_ --> menomare?
+
+
+
+
+
+End of the Project Gutenberg EBook of Il libro di Sidrach: testo inedito del
+secolo XIV, by Anonymous
+
+*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL LIBRO DI SIDRACH: TESTO ***
+
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+copying and distributing Project Gutenberg-tm electronic works to
+protect the PROJECT GUTENBERG-tm concept and trademark. Project
+Gutenberg is a registered trademark, and may not be used if you
+charge for the eBooks, unless you receive specific permission. If you
+do not charge anything for copies of this eBook, complying with the
+rules is very easy. You may use this eBook for nearly any purpose
+such as creation of derivative works, reports, performances and
+research. They may be modified and printed and given away--you may do
+practically ANYTHING with public domain eBooks. Redistribution is
+subject to the trademark license, especially commercial
+redistribution.
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+(trademark/copyright) agreement. If you do not agree to abide by all
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+If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a Project
+Gutenberg-tm electronic work and you do not agree to be bound by the
+terms of this agreement, you may obtain a refund from the person or
+entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph 1.E.8.
+
+1.B. "Project Gutenberg" is a registered trademark. It may only be
+used on or associated in any way with an electronic work by people who
+agree to be bound by the terms of this agreement. There are a few
+things that you can do with most Project Gutenberg-tm electronic works
+even without complying with the full terms of this agreement. See
+paragraph 1.C below. There are a lot of things you can do with Project
+Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this agreement
+and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm electronic
+works. See paragraph 1.E below.
+
+1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the Foundation"
+or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection of Project
+Gutenberg-tm electronic works. Nearly all the individual works in the
+collection are in the public domain in the United States. If an
+individual work is in the public domain in the United States and you are
+located in the United States, we do not claim a right to prevent you from
+copying, distributing, performing, displaying or creating derivative
+works based on the work as long as all references to Project Gutenberg
+are removed. Of course, we hope that you will support the Project
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+keeping this work in the same format with its attached full Project
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+the laws of your country in addition to the terms of this agreement
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+Gutenberg" is associated) is accessed, displayed, performed, viewed,
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+through 1.E.7 or obtain permission for the use of the work and the
+Project Gutenberg-tm trademark as set forth in paragraphs 1.E.8 or
+1.E.9.
+
+1.E.3. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is posted
+with the permission of the copyright holder, your use and distribution
+must comply with both paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 and any additional
+terms imposed by the copyright holder. Additional terms will be linked
+to the Project Gutenberg-tm License for all works posted with the
+permission of the copyright holder found at the beginning of this work.
+
+1.E.4. Do not unlink or detach or remove the full Project Gutenberg-tm
+License terms from this work, or any files containing a part of this
+work or any other work associated with Project Gutenberg-tm.
+
+1.E.5. Do not copy, display, perform, distribute or redistribute this
+electronic work, or any part of this electronic work, without
+prominently displaying the sentence set forth in paragraph 1.E.1 with
+active links or immediate access to the full terms of the Project
+Gutenberg-tm License.
+
+1.E.6. You may convert to and distribute this work in any binary,
+compressed, marked up, nonproprietary or proprietary form, including any
+word processing or hypertext form. However, if you provide access to or
+distribute copies of a Project Gutenberg-tm work in a format other than
+"Plain Vanilla ASCII" or other format used in the official version
+posted on the official Project Gutenberg-tm web site (www.gutenberg.org),
+you must, at no additional cost, fee or expense to the user, provide a
+copy, a means of exporting a copy, or a means of obtaining a copy upon
+request, of the work in its original "Plain Vanilla ASCII" or other
+form. Any alternate format must include the full Project Gutenberg-tm
+License as specified in paragraph 1.E.1.
+
+1.E.7. Do not charge a fee for access to, viewing, displaying,
+performing, copying or distributing any Project Gutenberg-tm works
+unless you comply with paragraph 1.E.8 or 1.E.9.
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+that
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+ you already use to calculate your applicable taxes. The fee is
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+ must be paid within 60 days following each date on which you
+ prepare (or are legally required to prepare) your periodic tax
+ returns. Royalty payments should be clearly marked as such and
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+ address specified in Section 4, "Information about donations to
+ the Project Gutenberg Literary Archive Foundation."
+
+- You provide a full refund of any money paid by a user who notifies
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+ does not agree to the terms of the full Project Gutenberg-tm
+ License. You must require such a user to return or
+ destroy all copies of the works possessed in a physical medium
+ and discontinue all use of and all access to other copies of
+ Project Gutenberg-tm works.
+
+- You provide, in accordance with paragraph 1.F.3, a full refund of any
+ money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the
+ electronic work is discovered and reported to you within 90 days
+ of receipt of the work.
+
+- You comply with all other terms of this agreement for free
+ distribution of Project Gutenberg-tm works.
+
+1.E.9. If you wish to charge a fee or distribute a Project Gutenberg-tm
+electronic work or group of works on different terms than are set
+forth in this agreement, you must obtain permission in writing from
+both the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and Michael
+Hart, the owner of the Project Gutenberg-tm trademark. Contact the
+Foundation as set forth in Section 3 below.
+
+1.F.
+
+1.F.1. Project Gutenberg volunteers and employees expend considerable
+effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread
+public domain works in creating the Project Gutenberg-tm
+collection. Despite these efforts, Project Gutenberg-tm electronic
+works, and the medium on which they may be stored, may contain
+"Defects," such as, but not limited to, incomplete, inaccurate or
+corrupt data, transcription errors, a copyright or other intellectual
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+including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists
+because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
+people in all walks of life.
+
+Volunteers and financial support to provide volunteers with the
+assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
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+remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
+Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
+and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations.
+To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
+and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
+and the Foundation information page at www.gutenberg.org
+
+
+Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
+Foundation
+
+The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
+501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
+state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
+Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
+number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
+permitted by U.S. federal laws and your state's laws.
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+The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
+Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
+throughout numerous locations. Its business office is located at 809
+North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email
+contact links and up to date contact information can be found at the
+Foundation's web site and official page at www.gutenberg.org/contact
+
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+ Chief Executive and Director
+ gbnewby@pglaf.org
+
+Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation
+
+Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
+spread public support and donations to carry out its mission of
+increasing the number of public domain and licensed works that can be
+freely distributed in machine readable form accessible by the widest
+array of equipment including outdated equipment. Many small donations
+($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
+status with the IRS.
+
+The Foundation is committed to complying with the laws regulating
+charities and charitable donations in all 50 states of the United
+States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
+considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
+with these requirements. We do not solicit donations in locations
+where we have not received written confirmation of compliance. To
+SEND DONATIONS or determine the status of compliance for any
+particular state visit www.gutenberg.org/donate
+
+While we cannot and do not solicit contributions from states where we
+have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
+against accepting unsolicited donations from donors in such states who
+approach us with offers to donate.
+
+International donations are gratefully accepted, but we cannot make
+any statements concerning tax treatment of donations received from
+outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
+
+Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
+methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
+ways including checks, online payments and credit card donations.
+To donate, please visit: www.gutenberg.org/donate
+
+
+Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic
+works.
+
+Professor Michael S. Hart was the originator of the Project Gutenberg-tm
+concept of a library of electronic works that could be freely shared
+with anyone. For forty years, he produced and distributed Project
+Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support.
+
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