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You may copy it, give it away or +re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included +with this eBook or online at www.gutenberg.org + + +Title: Il libro di Sidrach: testo inedito del secolo XIV + pubblicato da Adolfo Bartoli + +Author: Anonymous + +Commentator: Adolfo Bartoli + +Release Date: December 31, 2013 [EBook #44549] + +Language: Italian + +Character set encoding: UTF-8 + +*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL LIBRO DI SIDRACH: TESTO *** + + + + +Produced by Enrico Segre and the Online Distributed +Proofreading Teams at PGDP (http://www.pgdp.net) and at +DP-Italia (http://dp-test.dm.unipi.it) + + + + + + Indice generale e Nota di trascrizione in calce al libro. +------------------------------------------------------------------------- + + *COLLEZIONE* + DI + *OPERE INEDITE O RARE* + DEI PRIMI TRE SECOLI DELLA LINGUA + + PUBBLICATA PER CURA + DELLA R. COMMISSIONE PE' TESTI DI LINGUA + NELLE PROVINCIE DELL'EMILIA + + BOLOGNA + *Presso Gaetano Romagnoli* + 1868. + +------------------------------------------------------------------------- + + REGIA TIPOGRAFIA. + + + + + IL + LIBRO DI SIDRACH + + TESTO INEDITO + DEL SECOLO XIV + + PUBBLICATO + DA + *ADOLFO BARTOLI* + + GIÀ COMPILATORE DELL'ARCHIVO STORICO ITALIANO + SOCIO DELLA DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA TOSCANA, + L'UMBRIA E LA MARCHE + + *PARTE PRIMA* + (TESTO) + + BOLOGNA + *Presso Gaetano Romagnoli* + 1868. + + + + + ALL'ECCELLENZA + DEL SIGNOR COMMENDATORE + CONTE + *LUIGI CIBRARIO* + MINISTRO DI STATO, SENATORE DEL REGNO + PRIMO SEGRETARIO DI S. M. + PEL GRAN MAGISTERO DELL'ORDINE MAURIZIANO + EC. EC. EC. + + +_Eccellenza_, + +Mi tengo ad onore che possa venire intitolato a Vostra Eccellenza questo +volume, il quale, come documento di molte opinioni popolari del medio evo, +sarà forse da considerare non affatto inutile alle discipline storiche, e +riuscirà, spero, bene accetto agli studiosi della lingua italiana. + +So di offerire cosa troppo men che proporzionata al merito della +Eccellenza Vostra; ma siami scusa presso a Lei il desiderio che ebbi di +dare il Sidrach in custodia ad un nome illustre, e di attestare +publicamente la mia riverenza allo scrittore che gli italiani da molti +anni amano e venerano. + + Della E. V. + + _Devotissimo Servitore_ + *ADOLFO BARTOLI.* + + + + + AVVERTENZA PRELIMINARE + + +Noi stiamo in isperanza che questo _Libro di Sidrach_ non vorrà parere +indegno di comparire tra le pubblicazioni a cui dà opera la nostra +_Commissione pe' Testi di lingua_, sia come scrittura del secolo +decimoquarto, sia come opera ch'ebbe ad essere nei tempi di mezzo +ricercata e letta avidamente in Francia, in Italia ed in altre parti di +Europa. Forse questo nome di Sidrach, sotto il quale amò di nascondersi lo +scrittore, potrebbe ricordarci quel Sirach, padre di Gesù, reputato autore +dell'_Ecclesiastico_, che i Greci chiamarono _Sapienza_ o _Panaretos di +Gesù figliuolo di Sirach_. Infatti noi troviamo che al nostro libro, in +molti codici e in istampe del quattrocento, fu dato il titolo di _Fontana +di tutte le Scenze_; e un manoscritto dell'Ambrosiana ne chiama l'autore +Iesu Sidracho (1). Ma che che di ciò possa credersi, è fuori di ogni +dubbio che lo scrittore di esso libro sperò, con impostura forse non rara +a' suoi tempi, nome ed onore di profeta nel mondo; e facendo fascio di +ogni erba, pur di darsi per illuminato da sapienza divina, compose una di +quelle enciclopedie, ch'erano al medioevo in ammirazione e in amore, e che +a noi rimangono come viva e parlante effige di esso. Sidrach di tutto +parla, ogni questione risolve, dà a ogni domanda, come che sia, una +risposta, facendo mescolanza continua delle cose più diverse, passando da +un capitolo di misticismo illibato ad un altro di oscenità stravagante, +insegnando al suo re una sapienza, ch'è a noi spesso documento +irrecusabile della grossezza di quei tempi. Il libro di questo profeta +contiene molto di teologia e di asceticismo: nè mancagli assai di +politica, di storia, di medicina, di fisica, di cosmografia; nè un +trattato dell'arte astrologica e delle virtù miracolose delle pietre e +dell'erbe: imbandigione sontuosa degli errori e dei pregiudizi del +medioevo. Quando ai secoli XII e XIII si cominciò a sentire il desiderio e +il bisogno di divulgare quelle cognizioni, le quali erano state fino a +quel tempo privilegio di pochissimi, vennero composti certi libri, quasi +enciclopedie, dove, con più o meno di chiarezza e d'ordine, si raccolse +tutto ciò che sapevasi intorno a Dio, alla natura ed all'uomo. La Francia +ebbe così l'Imagine del Mondo, il Lucidario, il Breviario d'amore, e, +massima fra tutte, l'opera famosa del Bellovacense; l'Inghilterra, i due +poemi di Filippo di Thaun e il trattato di Alessandro di Neckam; l'Italia, +il Tesoro di Brunetto Latini. Ma pochi tra questi si paiono tanto +popolarmente divulgati quanto il Sidrach, del quale esistono codici +francesi, provenzali, italiani ed inglesi; e parecchie edizioni fatte in +Francia ed in Inghilterra nei secoli quindicesimo e sedicesimo; di maniera +che non sono molte le biblioteche d'Europa a cui manchi o un manoscritto o +una stampa di esso. Che significa ciò? Perchè ebbero a dilettarsi così +nella lettura di questo libro, non solamente l'età di mezzo, ma i secoli +posteriori? Come degnò appressare le labbra a questa fontana di acque +torbide e lotose il dotto cinquecento? Una delle ragioni che possono +spiegare un tal fatto ci pare che sia l'essere stato il libro di Sidrach +tenuto quasi come un manuale dell'arte astrologica e dell'arte magica. Non +è alcuno che ignori quanto cara fosse al medioevo quella scenza che le +leggende narravano insegnata a Cam dagli angeli ribelli. Ma che meraviglia +non ebbero dunque a provare le genti, quando nel Sidrach, operatore di +prodigi, convertitore di miscredenti, profeta ispirato da celeste virtù, +lessero che un angiolo stesso di Dio erasi fatto maestro in astrologia al +prediletto Jafet? Questo dovea certo parere come una santificazione della +scenza degli astri, la quale era posta così accanto alla teologia; ed +anche quasi una canonizzazione della magia, se ne facea professione e ne +dava insegnamenti un tale uomo, il quale abbondava in ogni maniera di +sapienza più che umana. Tutto il medioevo farneticò dietro gli astrologi e +i magi; perchè ogni cosa che avesse del meraviglioso, del fantastico, del +soprannaturale, dell'impossibile piacque a quelle immaginazioni ardenti, a +quei fervidi cuori; e non il volgo solo, ma anco gli uomini grandi +parteciparono fatalmente all'indole morale di quei secoli, ai quali pareva +sola ricchezza desiderabile e sola non colpevole sapienza, la fede. +Inutile sarebbe parlar qui dell'astrologia, insegnata dal Sidrach +chiaramente ed apertamente. Ma questo profeta ed astrologo fece egli +veramente anco professione di magia? Di ciò ne è diviso non possa +dubitarsi da chi legga i capitoli che discorrono le virtù prodigiose delle +pietre e dell'erbe, le quali danno ai muti la favella, la vista ai cechi, +fanno vedere le stelle di giorno; obbligano a dire in sogno i propri fatti +più riposti e segreti; procacciano odio od amore; sono buone a guarire de' +farnetichi, a non annegare nell'acqua, e via discorrendo. Quanto poi non +avanzano ed eccedono le pietre in miracolosa virtù! Con lo zaffiro, ad +esempio, può l'uomo uscire dalla prigione più vigilantemente guardata; e +colla amatista otterrà dal proprio signore tutto che gli piaccia di +chiedere. L'onice darà sogni che dicano ciò onde i morti abbisognano; chi +abbia sopra di sè calcedonia, sarà parlatore di grande eloquenza; chi dal +lato sinistro porti diamante, non potrà, cadendo da cavallo, farsi alcun +male, e non commetterà peccato nè d'ira nè di lussuria. Altre pietre ti +salveranno da morte subitanea, e se vecchio, ti renderanno forza vigorosa +di giovinezza, e ti saranno rimedio ad ogni veleno. Preziosissime notizie +dovevano invero esser queste agli uomini de' secoli medioevali; e se i +dotti potevano leggere alcune di queste favole o in Dioscoride o in +Teofrasto o in Plinio o in Alberto Magno od in altri, chi non sapesse di +greco e di latino, nel Sidrach trovava quanto gli bisognasse; e leggendo +in un libro di tanta santità era sicuro dalla paventata dannazione +dell'anima. Perchè è bene da ricordare come due magie avesse il medioevo: +una puramente diabolica, nella quale agli dei del paganesimo si +sostituirono i demoni; l'altra, quasi una medicina ed una chimica magica, +la quale deriva dalla forza delle piante, degli animali, delle pietre e +dei corpi celesti. Chi ignora quello che fossero all'arte magica le erbe, +i beveraggi e gli unguenti? Già, per tacere d'altri più antichi, Plinio, +pur dichiarando la sua dotta incredulità, parlò dell'erbe buone ad avere +figliuoli di bellezza e bontà singolari, a rendersi invisibili, a vincere +i nemici, e ad ottenere altri effetti stupendissimi. Anche oggi gli arabi +dicono di avere bevande che fanno cantare e ballare ed essere eloquenti; e +gli indiani credono che un'erba possa farli mutare in figura di bestia, e +che un'altra insegni a scoprire i tesori nascosti (2). Tutti ci ricordiamo +di quel filtro magico o beveraggio d'amore de' romanzi cavallereschi. +Questa medicina magica, che è tuttora in uso presso alcuni popoli barbari, +fu nel medioevo tenuta in altissima venerazione. E per essa forse +acquistarono fama di negromanti Gerberto (il quale in progresso fu fatto +volare in aria in compagnia del diavolo), Ruggero Bacone ed Alberto Magno, +a cui si attribuirono i curiosi libri _de virtutibus herbarum_ e _de +virtutibus lapidum_, che possono essere considerati appunto come trattati +di questa magia naturale di cui parliamo, e che è professata dal Sidrach. +Innocua magia, la quale anco delle cose sante fece spesso suo strumento, +confondendosi col misticismo, di modo che fabbricò, non solamente +unguenti, ma anco orazioni buone ad effetti molto miracolosi (3); e che +durò lungamente, come può vedersi dalla Physognomonica e da altri libri +del Porta. + +Nel Sidrach però, oltre i capitoli di magia naturale, sono anche +insegnamenti di medicina, i quali danno rimedi per la lebbra, per la +volatica, per il male dello stomaco e del fegato, per istagnare il sangue +della piaga e per altro. Nel che noi non vorremo troppo meravigliarci di +certe strane ricette che troviamo, come la merda de' bachi da seta +mescolata con sciloppo per guarire il fegato riscaldato; e la merda del +cavallo mescolata col grasso del porco per ingrassare; e gli scarafaggi +bruciati e bolliti nel lardo per la lebbra. Oltre poi la parte che +riguarda i rimedi, leggiamo ancora altri insegnamenti di medicina: dove +parlasi del corpo dell'uomo, del sangue, del parto, della pazzia, delle +varie complessioni; ed in ciò sentiamo le dottrine di Galeno e quelle +degli Arabi, spesso travisate e male spiegate, come di chi, non essendo +scenziato, parla di cosa che solamente in confuso conosce. Così un'altra +qualità viene ad aggiungersi al Sidrach, santo, astrologo e mago, per +renderlo caro all'evo di mezzo; ciò è l'essere considerato il suo libro +come un trattato di medicina popolare. Ed ognuno può agevolmente intendere +per quali stretti legami nella mente dello scrittore questa si +congiungesse all'astrologia ed alla magia, le quali non furono appunto in +origine altro che degenerazioni della medicina. + +Ancora ci è diviso che a divulgare questa fontana di tutte le scenze +dovessero contribuire altre ragioni. Riducendoci a memoria ciò che fosse +l'asceticismo del medio evo, o spietato nel maledire a tutti gli affetti +della terra, o goffo arido bamboleggiante nelle sue mistiche +contemplazioni, troveremo che il Sidrach è veramente più _savio_ di molti +altri; e mentre si piace nelle astruse sottigliezze teologiche, ricordasi +spesso anche del mondo, insegnando cose che dovevano riuscire gradite al +cuore di chi lo leggeva. Così, se potè parer santo dimenticare i parenti e +ricusar loro ogni amore, eccovi nel Sidrach il precetto di amarli e +d'aiutarli; e se la demenza umana fecesi adoratrice della povertà, +predicando fonte di ogni male la ricchezza, il Sidrach vi dirà che anche +la ricchezza è buona a qualche cosa, e che deve essere pregiata; facendo +poi questa bella distinzione tra l'uomo ricco e il gentile: «gentilezza è +potere e larghezza e vecchia possessione d'avolo e di bisavolo. L'uomo che +ha grande potere ed è villano del suo corpo, sappiate che quelli non è +gentile, anzi è ricco» (4). Quale scrittore mistico del medio evo avrebbe +scritto tali parole? Ed esse non potrebbero per avventura esserci indizio +che lo scrittore di questo libro, prima d'invaghirsi del mestier di +profeta, amasse di frequentare le corti, forse cantando di donne e d'armi +e d'amori? Perchè anco alle donne (così velenosamente maledette dai +mistici) è largo qualche volta di affetto il nostro Sidrach; ed una +allusione noi troviamo nel suo libro alla _gaia scenza_, e certi precetti +di galateo che ce lo fanno parere uomo nè ruvido nè troppo dato al fervore +degli anacoreti. Tutto ciò dovea piacere ai secoli di mezzo; e ogni +maniera di gente avea di che sodisfare nel Sidrach al proprio desiderio. +Onde esso divenne quasi sorgente a cui attinsero molti scrittori; e noi lo +troviamo citato in parecchi libri, in compagnia di Aristotile, di Catone, +di Salomone, di San Tommaso, come, ad esempio, nel _Fiore di Virtù_, e nel +_Trattatello della natura e virtù delle pietre preziose_ (5). + +Resterebbe che parlassimo ancora di molte altre cose che leggonsi in +questo volume; alcune delle quali stranissime, come sarebbe, che la gioia +e il dolore derivano dal mangiar bene o male; che le stelle cadenti sono +colpi di fuoco dati dagli angeli buoni agli angeli ribelli, che dimorano +nell'aria; che Iddio ha fatto la notte perchè l'uomo dorma, se no avrebbe +fatto tutto giorno; che l'erba più degna è il grano; e la più degna pietra +è la macina del grano; che il dormire è la più saporita cosa che sia; che +la vigna da Noè piantata di giorno fa il vino rosso, e quella che piantò +di notte, il bianco. Ma da quel poco che siamo andati sin qui esponendo ci +sembra che sieno a sufficienza indicate le ragioni che ebbero a rendere +questo libro così divulgato e popolare nel medio evo. Onde più utile sarà +che passiamo a vedere in che luogo e in che secolo esso sia stato scritto. + +I più antichi codici del Sidrach sono in francese ed in provenzale: i +Franchi sono spesso ricordati, come la più forte e la più gloriosa gente +del mondo. Questo solo basta a renderne certi che lo scrittore fu un +francese, il quale compose l'opera sua o nella lingua d'oïl o in quella +d'oc. Non sappiamo per quale ragione il Le Clerc supponga che l'autore del +Sidrach fosse un ebreo; e che l'opera, quale fu stampata nei secoli XV e +XVI, sia una imitazione amplificata del primitivo lavoro (6). Nè meno +possiamo intendere come da lui si giudichi incerto il tempo nel quale il +libro fu scritto. Prendiamo brevemente in esame il _Prologo_, identico in +tutti i codici che abbiamo veduto. Quivi si narra come il prezioso volume, +posseduto già da un principe di Soria, poi smarrito, appresso venuto alle +mani di un greco arcivescovo di Samaria, fosse portato in Ispagna, dove fu +tradotto di greco in latino; e come al re di Spagna lo chiedesse in +prestanza il re di Tunisi, il quale fecelo tradurre in saracinesco. Da +Tunisi n'ebbe notizia Federigo imperatore, il quale mandò un frate di +Palermo, che lo ritraducesse in latino e glie lo portasse. Alla corte di +Federigo videlo un filosofo di Antiochia, che copiatolo, lo mandò al +patriarca della sua patria; e da Antiochia un chierico portollo in +Tolletta. Questi viaggi, queste traduzioni e ritraduzioni del libro, a noi +sembrano un'arte dallo scrittore usata a fine di dare all'opera sua +maggior valore, facendo credere che la fosse già stata tenuta in gran +pregio da re da imperatori da patriarchi. E l'indizio più chiaro della +favola sta nel principio del racconto, dove è detto che in origine questo +libro ci «venne d'una mano in altra, tanto ch'egli venne alle mani a uno +grande uomo, che lo volle ardere per lo consiglio del diavolo; e Iddio non +volle che ardesse» (7). Ma senza tener conto di ciò che può essere +piaciuto di narrare all'ambiziosa fantasia dello scrittore, resta pur +sempre che in questo prologo è chiaramente ricordato Federigo II +imperatore. Oltre ciò, al Cap. LI parlasi dei frati minori e dei frati +predicatori. E finalmente negli ultimi capitoli dell'opera, in mezzo alla +confusione di racconti guasti dalla tradizione o dalla fama, si accenna +evidentemente ai fatti della quarta Crociata, e forse ad alcuno della +sesta. Lo scrittore del libro è adunque posteriore alla prima metà del +secolo decimoterzo; e siccome possiamo molto ragionevolmente supporre che +gli ultimi fatti di cui parla sieno gli ultimi veduti o conosciuti da lui, +così non saremo fuori del vero argomentando ch'egli abbia compilata la sua +opera nei primi anni dopo il 1250; tanto più che essa verso gli ultimi del +secolo ci si mostra già largamente divulgata. Se Pietro Venerabile +all'anno 1140 cita il libro di Sirach (8), egli allude senza dubbio, non +alla compilazione del Sidrach, quale è ne' codici francesi del secolo XIII +e XIV, ma probabilmente a qualche altro lavoro fatto sull'_Ecclesiastico_, +e del quale potrebbe essere quasi una seconda redazione ed anche una +_amplificazione_ il Sidrach nostro. Ma questa non è che una congettura; la +quale forse da accurate indagini sui manoscritti francesi potrebbe essere +chiarita. + +Dei molti codici del Sidrach daremo in altro luogo una bibliografia, la +quale studieremo di rendere meno incompiuta che per noi si possa (9). Qui +intanto occorre dire de' manoscritti che hanno servito alla presente +edizione; ed anzi tutto del francese (_COD. RICCARDIANO N.^o 2758, +indicato nelle note_ C. F. R.). Dai caratteri paleografici questo codice +apparisce del secolo XIV, e noi siamo di credere che debba averlo copiato +un italiano, il quale non fosse nella lingua d'oïl più che mezzanamente +istruito (10). Onde spesso accade di trovare parole delle quali non +intendesi e neppure può essere indovinato il senso; le regole della +grammatica non sono osservate; e molte voci appariscono scritte a seconda +della pronunzia italiana. Chi voglia, può certificarsi di questo ne' brani +di esso codice, i quali ci è accaduto di dover recare in nota; ma a prova +più larga della nostra opinione ne piace riprodurre qui un tratto maggiore +del manoscritto, trascrivendo senza correzione nessuna: + +«Le vin si est une preciousa chosse et digne et si est salu dou cors et de +l'arme et per vin se peut sauver son cors de molt de enfermites. Et per +vin peut hom sauver s'arme de mout de pechies. Ensi com le vin est salu +dou cors et de l'arme, ausi est in perdicione dou cors et de l'arme. Car +per vin peut hom perdre son cors et s'arme legieremente. Le vin si est per +le sages chi le boivent atemprement et a raison et ne font nul daumage ne +a eaus ne a la gens; a celes genz vaut miaus a boivre le vin che l'aigue. +E as fos chi le boivent folement si boivent le sens o le vin et perdent +leur sens et luent la gens et les robent o se tuent ou ce laissent tuer +per leur sollement boivre le vin. A cil lor vaut miaus boivre l'aigue che +le vin, et le vin n'est mie fait por tel gens nive leur est ne droit ne +leyaus ...... Les rois et les seignors dovient estre premiers leyaus de +lor cors et de lor iugemens. Apres si doivent estre ardis et prous et +vailans de leur cors. Apres doivent estre large et donans. Apres si +doivent estre as mauvais et as outraious fiers et durs, ivians a tous a +chascun selonc sa deserte a droit et a raison, ia soit ce che il soient +nigie a mort et a taglier membres. Se les rois et les seignors sont leyaus +de lor cors et de lor parole il font aplaisir a Dieu et honorer a leur +seignor; et si sont sages et porveans, il le doivent bien estre, et por ce +che luer gens pregnent essample diaus et che il soient tels ce il sa gens +et donant itels doivent nestre...... + +Il y a bons chevaus ases par le monde et biaus. Mais cheval doit avoir en +lui IIII choses longues et IIII cosses cortes et IIII chosses larges. +Premierement doit avoir le biau cheval en lui lonc col et longues giambes +et longe sengle et longe coe. Et si doit avoir en lui large groppe et +large boche et large nariles. Et si doit avoir en lui cort pasteron et +cort dois et cortes oriles et corte coe, non pas le pel mais la propriete +de la car et de l'os.» + +Sarebbe affatto superfluo che noi ci facessimo a dimostrare +particolareggiatamente agli studiosi della lingua d'oïl non essere questo +il buon francese del secolo quartodecimo, il quale scorre proprio elegante +fluido efficace sotto la penna di molti poeti e prosatori, tanto più +elegante, pare a noi, in quei primi secoli, che oggi non sia. E senza +volere far paragone del francese di questo Codice Riccardiano con quello, +a modo di esempio, corrottissimo e in tante parti non decifrabile, di +Niccolò da Casola, e neppure con quello di Martino da Canale, pur non è +dubbio che anche il francese del Sidrach non apparisca guasto ed errato. +Tra le illustrazioni che faranno seguito al presente volume sarà ancora +uno studio su molti codici francesi delle biblioteche italiane, e su +quelli specialmente di cui non dettero saggio nè il Keller nè +l'Heyse (11). Ivi apparirà manifesto come in Italia si scrivesse e si +copiasse il francese nei secoli XIII e XIV; e come dagli errori del testo +altri errori derivassero nelle traduzioni che allora si fecero, ai quali è +da aggiungere ancora i molti e stranissimi che dalla conoscenza scarsa +della lingua derivavano. Da ciò dovrà essere chiaro ad ognuno come quei +nostri antichi volgarizzamenti abbiano bisogno di un raffronto continuo +coll'originale, se voglionsi dare scritture alle quali il senso non +manchi, e che possano giovare alla storia della lingua. Che cosa è, come +lo possediamo nelle stampe, quel _Tesoro_ di Brunetto Latini, del quale, +fino dal 1816, desiderava il Giordani (e anch'oggi dovrebbe desiderarlo) +il testo italiano ridotto alla vera lezione e accompagnato col suo +originale francese? Che cosa sarebbe il Sidrach, se pubblicato sui codici +italiani soli, senza le correzioni e le illustrazioni che dal paragone col +francese derivano? Nè crediamo sia buona e saggia la opinione, che pure +oggi alcuni sostengono, essere da sfatare come inutilissime ed anzi +dannose le traduzioni de' primi secoli della lingua. Le quali, se anco non +fossero parte della storia delle nostre lettere, e se non ci fossero +documento della cultura di quei tempi, rimarrebbero sempre alla lingua +importantissime, e indispensabili a chi vorrà e saprà, quando che sia, +fare che all'Italia non manchi un glossario della sua lingua, comparata +colle altre lingue uscite dalla sorgente latina. Sappiamo non in tutte le +traduzioni del duecento e del trecento potersi ammirare una uguale +eccellenza di dettato; ma da ciò stesso usciranno utili considerazioni; e, +ad ogni modo, il traduttore meno garbato d'allora, potrà sempre essere +maestro di proprietà nell'arte, a noi, che non possediamo e non amiamo più +nessun'arte, e pare che consigliatamente studiamo di imbarbarire la nostra +povera lingua. Non vogliamo parlare delle traduzioni dal latino, nè dire +quanto le lettere nostre abbiano potuto ricevere di utilità da' +volgarizzamenti di Virgilio, di Livio, di Sallustio, di Ovidio; delle Vite +de' Santi Padri, de' Morali di papa Gregorio, e di altri non pochi, tutti +elegantissimi. Ma, e le traduzioni de' romanzi di cavalleria, chi si +assicurerà di affermare che furono inutili alla lingua ed alla +letteratura? Forse perchè in esse troviamo la forma francese? Ma in che si +differenzia dunque questa forma francese dall'italiana, nel secolo +tredicesimo? Chi si provasse a tradurre parola a parola una poesia o una +prosa francese di quel secolo, avrebbe una buona e spesso elegante +scrittura italiana; come eleganti sono quasi tutti i nostri romanzi +cavallereschi, de' quali i più non sono che letterali volgarizzamenti. A +volere però che utili riescano quelle traduzioni, occorre che le sieno +raffrontate col testo, sia per correggere gli errori, sia per chiarire i +passi più oscuri, sia ancora per mostrare che nelle origini il francese e +l'italiano amarono la stessa giacitura di parole e lo stesso +temperatissimo stile; come anch'oggi, sventuratamente, pare che amino e +l'uno e altro, rinnegando la loro origine, slanciarsi senza regola nelle +stranezze e nelle metafore più ardite e più goffe, senza pure serbare quel +decoro, che almeno al seicento non mancava. + +Dopo il Codice francese 2758, ci siamo giovati assai del _CODICE +RICCARDIANO 1930_ (_indicato nelle note_ C. R. 1.) Esso appartiene senza +dubbio ai primi del secolo XIV, ed avrebbe per molti titoli meritato +preferenza sugli altri, se non fosse di una redazione soverchiamente +abbreviata, contenendo appena la terza parte dei capitoli degli altri +codici; onde non avrebbesi avuto da esso un giusto concetto di quello che +sia l'opera del Sidrach. Il traduttore è spesso elegante; e noi lo +giudichiamo senese dalle forme de' verbi _essare_, _scrivare_, _aombrarà_, +_vivare_ ec., che leggonsi costantemente nel Ms. (12). A molti luoghi +(come dalle note apparisce) il testo di questo codice corregge quello +degli altri, ed è poi sempre nella forma più proprio e più accurato. +L'abbreviazione va crescendo quanto più il traduttore volge al fine del +suo lavoro; e sembra come uomo preso dalla noia, il quale, avendo +cominciato colla intenzione di fare un volgarizzamento, a poco a poco +riducesi ad abbreviare, e poi salta addirittura molti capitoli, e termina +col far cosa quasi originale. Noi non possiamo astenerci da riferire qui +alcuni degli ultimi capitoli di questo Codice, li quali ci sembrano, nella +loro brevità, bellissimi: + + Che ène il mare? + +Quelli scrisse: abbracciamento del mondo, termine coronato, albergo delli +fiumi, fontana della pioggia dell'acqua. + + Che ène Iddio? + +Iddio è mente immortale, allegrezza senza disdegno forma incomprensibile, +occhio senza sonno, luce e bene che contiene tutte le cose. + + Che ène il sole? + +Il sole ène occhio del cielo, cierchio del caldo, isplendore senza +abbassare, ornamento del die, dividitore della notte et del die tutto +tempo. + + Che ène la luna? + +La luna si ène porpore del cielo contraria del sole, nemica de' ma' +fattori, consolamento de' viandanti, dirizzamento de' navicanti, segno di +sepultura, larga di rugiada, agura di diviamento di tempi e delle +tempeste. + + Che ène l'uomo? + +L'uomo ène mente incarnata, fantasima del corpo, aguardatore della vita, +servente della morte, romeo trapassante et oste forestiere del luogo, +anima di fatiga, abitatore di picciolo tempo. + + Che ène amico? + +L'amico ène nome desiderevole, refugio delle aversità, biatitudine senza +abandono. + + Che ène richezza? + +Richezza ène peso d'oro e d'argento, ministra di rangole, diletto senza +allegrezza, invidia da non satiare, desiderio da non compire, bocca +grandissima, concupiscenza invisibile. + + Che ène povertà? + +Povertà è bene odiato, madre della santità, ritrovatrice del savere, +mercantia senza danno, possedimento senza calunnia, prosperità senza +sollecitudine. + + Che ène sonno? + +Sonno ène 'magine della morte, riposo delle fatiche, talento degl'infermi, +aspettamento di morte. + + Che ène morte? + +Morte ène sonno eternale, paura delli ricchi, desiderio delli povari, +cacciatrice di vita, risolvimento di tutti. + + Che ène parola? + +Parola ène manifestamento d'animo. + + Che ène il corpo? + +Il corpo ène magione dell'anima. + + Che ène forte? + +Forte ène 'magine d'animo. + + Che sono li occhi? + +Li occhi sono guida del corpo, vasello del lume, mostratori dell'animo. + + Che ène cielabro? + +Cielabro ène guardia della memoria. + + Che ène il fegato? + +Il fegato ène guardia del caldo. + + Che ène il quore? + +Il quore ène movimento della vita. + + Che ène fiele? + +Il fiele ène movimento dell'ira. + + Che ène milza? + +La milza ène albergo dell'allegrezza e desiderio. + + Che ène lo stomaco? + +Lo stomaco ène quoco delli cibi. + + Che sono le ossa? + +L'ossa sono fermezza del corpo. + + Che sono li piedi? + +Li piedi sono mobile fondamento. + + Che ène il vento? + +Vento ène turbamento d'aria, siccità di terra et movimento d'acque. + + Che sono li fiumi? + +Li fiumi sono corso che non viene meno, pascimento del sole et bagnamento +della terra. + + Che ène amistà? + +Amistà ène aguaglianza d'amici. + + Che ène fede? + +Fede ène meravigliosa certezza di cosa non saputa. + +Fra i due Codici, RICCARDIANO 1475 (_indicato nelle note_ C. R. 2.) e +MEDICEO LAURENZIANO, PLUTEO LXI, 7, siamo stati incerti assai quale +meritasse preferenza per la stampa. L'uno e l'altro della seconda metà del +secolo quartodecimo, conformi nella lingua, identici nella redazione. E se +abbiamo preferito il Mediceo Laurenziano è stato perchè, dopo un minuto e +paziente raffronto, abbiamo veduto che l'amanuense di questo codice era +incorso meno spesso in errore che non quello del Riccardiano; e forse non +sarebbe difficile provare che il Manoscritto della Biblioteca Riccardi fu +copiato da quello della Laurenziana. Nonostante però esso Codice 1475 ci è +stato di un grande aiuto, a correggere, a supplire, a raddirizzare il +senso, a spiegare l'oscurità di molti periodi; poichè non si vuole +dissimulare che il Codice Laurenziano non sia troppo spesso di lezione +errata e stranamente confusa. + +Di aiuto non meno prezioso ci è stata un'antica edizione del Sidrach, che +si conserva nella Biblioteca Nazionale di Firenze (sezione Palatina), e +che ha questo titolo: MIL QUATRE VINGTZ ET QUATRE DEMANDES, AVEC LES +SOLUTIONS ET RESPONSES A TOUS PROPOZ, OEUVRE CURIEUX ET MOULT RECREATIF, +SELON LE SAIGE SIDRACH. — _Paris par maistre Pierre Vidove, MDXXXI._ +(Indicato nelle note T. F. P.). + +Venendo a dire del modo onde questa stampa è condotta, noteremo solo come +sia stato nostro intendimento di riprodurre con la più scrupolosa +esattezza il Codice, nella sua ortografia e lessigrafia, parendoci che, se +questa regola si seguisse costantemente nelle impressioni delle antiche +scritture, molto se ne agevolerebbero gli studi (che restano in gran parte +da farsi in Italia) sulle origini e sulla storia della lingua nostra. +Nelle note ci siamo studiati di chiarire il senso d'una parola o di una +frase con varianti di altri codici, ogni volta che ciò è stato possibile, +sembrandoci questo il modo migliore di commento, come quello che pone +sotto gli occhi del lettore una forma diversa, e lo lascia libero nel suo +giudizio. Ci siamo poi qualche volta allargati a commentare alcune parole +del testo francese, quando ciò potesse avere importanza per l'italiano. +Non abbiamo richiamato l'attenzione del lettore sopra tutte le parole che +potevano meritarla, essendo che ciò sarà fatto nel _Glossario delle voci +italiane e francesi degne di nota_, che troverà il suo luogo nella seconda +parte di questo volume. + +Il quale, venendo ad accrescere il numero dei nostri testi di lingua, +parrà forse a molti cosa affatto inutile, essendo oggi rivolti a ricerche +troppo più alte gli ingegni, per avere agio e tempo di pensare anche a +quegli studi dell'arte, che furono già tanto cari ai nostri antichi, e che +procacciarono pure qualche onore all'Italia. Oltre di che i tempi odierni +professano teorie di letteratura così nuove, che riesce spesso molto +difficile intenderle a chi abbia educata la mente ai vecchi principii +dell'arte italiana. Ed oggi vediamo ancora un'antica questione, che pareva +risoluta, sorgere di nuovo; e sentiamo, dopo sette secoli di letteratura, +mettere in dubbio se esista una lingua italiana. Concedasi a me, nato e +vissuto sempre in Toscana, una modesta parola su questo argomento. Si +ricercano i mezzi per diffondere l'uso della buona lingua, ed a ciò +rispondesi anzi tutto che per buona lingua s'ha da intendere la +fiorentina. Perchè dunque il fiorentino è chiamato la buona lingua? Non +sapremmo a questa domanda trovare che una sola risposta. Quando un +dialetto parlato passa ad essere scritto, e se ne fa mezzo o strumento di +una letteratura, allora esso diventa predominante sugli altri dialetti +della stessa famiglia, acquista un titolo quasi di signoria legittima e +incontrastata, e noi siamo soliti di chiamarlo non più dialetto ma lingua. +Su ciò mi sembra che non possa cadere dubbio alcuno. Il dialetto del +Lazio, quando fu scritto, diventò quella che noi diciamo lingua classica +di Roma. I missionari che in regioni selvagge sono riusciti a ridurre in +iscrittura uno de' cento dialetti parlati, hanno tosto veduto che quel +dialetto acquistava una supremazia letteraria, vincendo gli altri che +rimanevano come barbari gerghi (13). Poniamo che la letteratura siciliana +del secolo XIII non fosse stata spenta col regno glorioso degli Svevi, e +il dialetto siciliano avrebbe preso qualità e autorità di lingua scritta, +e quindi di dialetto signoreggiante. La Francia vide due dei suoi dialetti +passare dalla forma parlata alla scritta, ed ebbe per conseguenza la +lingua e la letteratura d'oïl, la lingua e la letteratura d'oc. Se dunque +la buona lingua, la lingua classica non è che un dialetto, il quale, reso +stabile per mezzo della scrittura, acquista questo titolo, questa qualità, +questo privilegio, domandasi come al dialetto fiorentino possa attribuirsi +tale supremazia. La nostra lingua scritta è forse il fiorentino? E gli +scrittori senesi, pisani, pistoiesi, aretini hanno scritto tutti il +dialetto di Firenze, o non piuttosto quello delle loro città? E gli +scrittori delle altre città d'Italia hanno preso ad esempio i fiorentini +soli o tutti i toscani? Strettamente affini tra loro, fratelli legati da +vincoli di somiglianza cosiffatta, che appena ad occhio espertissimo +riesce scorgerne le tenui differenze, è facile spiegarsi come tutti i +dialetti toscani diventassero lingua scritta, pur rimanendo predominanti +il fiorentino ed il senese, non per altra ragione che Firenze e Siena +ebbero un numero di scrittori maggiore delle altre città. Ma questa del +fiorentino o toscano non è, a nostro credere, la questione principale. +Concediamo pure che per buona lingua s'avesse da intendere la fiorentina +sola; resterebbe sempre a vedere se si possa stendere l'uso di un dialetto +a fine di distruggere gli altri. Una lingua scritta è per sè stessa cosa +necessariamente artificiale: «la vita reale e naturale del linguaggio è +riposta nei suoi dialetti» (14), i quali di continuo lo alimentano, lo +arricchiscono, lo invigoriscono, e sono come una grande sorgente d'acqua +che irrigando un campo impedisce alle erbe di intisichire e seccarsi. +Spenti o trasformati i dialetti, la lingua scritta manca di vita, e passa +nel numero di quelle che chiamiamo lingue morte. Fosse pure possibile con +mezzi umani distruggere tutti i dialetti d'Italia, lasciando vivo il solo +fiorentino; certo è che in breve giro di anni noi non avremmo più della +lingua nostra, vivace, multiforme, potente, che un miserabile avanzo, a +cui lentamente verrebbe a mancare ogni forza: l'albero verdeggiante e +robusto si tramuterebbe in tronco decrepito e marcio. E per estendere +l'uso della buona lingua parlata, si propone di compilare un vocabolario +di essa lingua, o sia dialetto, di Firenze. Ma un vocabolario dell'uso +vivo di un dialetto a che gioverebbe praticamente? È noto che tutti i +dialetti tendono per loro natura a trasformarsi continuamente, non +rimanendo stabile che quella parte di essi che è fatta patrimonio della +lingua scritta. L'uso d'oggi potrebbe dunque non essere più l'uso di +domani; e si potrebbero additare come vive forme, che fossero già +anticate. Di più ancora, i dialetti letterari sono soggetti a decadere; ed +è questa pure una delle leggi che la scenza del linguaggio ha riconosciuto +per vera. Come dunque di questo dialetto, sequestrato da tutti gli altri, +farebbesi con profitto un vocabolario? A chi ed a che cosa profitterebbe +esso? Che aggiungerebbe al vocabolario della lingua scritta? Non sarebbe +per avventura più utile domandare, come poter rendere intelligibile a +tutti la lingua italiana, vale a dire la lingua della letteratura +d'Italia? Ed a rendere intelligibile questa lingua non sarebbe forse prima +e indispensabile condizione che tutti gli italiani sapessero leggerla? +Finchè avremo tanti milioni d'uomini che non conoscono l'alfabeto, si può +pensare ai mezzi di estendere l'uso della buona lingua? Quando tutti +sapranno leggere, allora scegliete abili maestri, allora divulgate buoni +dizionari della lingua, allora ponete nelle mani ai fanciulli grammatiche +ben fatte, semplici, facili, non come quelle, barbarissime, che oggi +sciupano miserabilmente i cervelli dei nostri poveri bambini; allora +procacciate che si pubblichino libri che il popolo possa leggere e +intendere. Avrete sempre i dialetti; ma a poco a poco tutti intenderanno e +parleranno anche la lingua; non la lingua fiorentina o toscana, ma +l'italiana; quella lingua che se ha vocaboli toscani, ha una struttura +grammaticale italiana; quella lingua che vive rigogliosa, perchè si +alimenta delle forme di tutti i suoi dialetti, e che, veramente, in tutte +le città apparisce, in nessuna riposa. + +E qui è ben tempo che noi prendiamo commiato dal lettore cortese. Al quale +diremo per ultimo come, quando ci accingemmo a questa non facile +pubblicazione del Sidrach, fosse nostra intenzione di far seguitare al +volume del _Testo_ un volume di _Illustrazioni_, nel quale dovea +comprendersi, oltre la _Bibliografia_, il _Saggio dei Codici francesi_ e +il _Glossario delle voci_, anche un discorso sugli errori popolari del +medio evo, e un confronto tra le varie enciclopedie di quel tempo: uno +studio sulle traduzioni italiane dal francese nei secoli XIII e XIV, ed un +altro sulla influenza che la letteratura francese e provenzale (e +specialmente le leggende, le novelle e i poemi) esercitarono nei due +secoli anzi detti sulla letteratura italiana. Questo non ci sarebbe parso +lavoro affatto inutile in Italia, la quale appena ora comincia a indagare +criticamente le origini della sua letteratura. Se non che, mandati +dall'altrui volontà in paese dove i libri sono pochissimi, lontani da ogni +centro di cultura letteraria, senza aiuti e senza conforti, come por mano +o dar compimento a lavori di erudizione? E così hanno dovuto rimanere +interrotti quegli studi, già con tanto amore intrapresi, con tanti sudori +proseguiti; e la seconda parte del Sidrach comparirà senza ciò che avrebbe +forse potuto essere meno sgradito al lettore. Non vogliamo fare vani +lamenti; ma solamente ci sia permesso dire che a coloro i quali amano gli +studi, e vivono anzi solo di essi, potrebbersi non ricusare quei riguardi +e quegli incoraggiamenti che sono necessari a condurre a fine qualche cosa +di utile. Chi ha percorsa la faticosa via dello studio può intendere da +quanto acerbo e profondo dolore ci sieno dettate queste parole! + + A' 20 di Maggio 1868. + + *ADOLFO BARTOLI.* + +(1) Cod. segnato I. 68. Inf. (Sec. XV). Comincia: «In nomine domini eterni +amen. Qua chomenza el pruolegho ella lezenda del libro del venerabelle +astrolagho Iesu Sidracho». + +(2) Cf. MAURY, _Mag. et Astr._, cap. IV. + +(3) Vedine alcuni esempi strani nel libretto pub. dal sig. G. Amati, +_Ubbie, Ciancioni e Ciarpe_, Bologna, Romagnoli. + +(4) Cap. LV. + +(5) Nel _Fiore di Virtù_ è chiamato ora _Jesus Sidrac_, ora _Jesus Sirac_, +ora _Sirac_; e questo può confermare quello che abbiamo supposto della +confusione tra _Sidrac_ e _Sirac_. + +(6) _Hist. Litt. de la France_, XXIII, pag. 294. + +(7) Pag. 5. + +(8) _Hist. Litt. de la Fr._ loc. cit. + +(9) Vedi PARTE II, _Bibliografia dei Codici e dei Testi a stampa del +Sidrach_. Vogliamo fin d'ora dichiararci riconoscentissimi al Sig. +Principe Don Baldassarre Boncompagni di Roma, per le molte notizie da esso +forniteci per questa Bibliografia. + +(10) Che l'amanuense fosse un italiano, anco da questo si prova, che alla +fine del codice è scritto, dello stesso carattere del rimanente: _Finito +libro referamus gratias. Xpo._ + +(11) _Romvart, Beiträge zur Kunde Mittelalter. Dichtung auf Italiänischen +Biblioth._ Mannheim, 1844. — _Romanische Inedita auf Italiänischen +Biblioth._ Berlin, 1856. + +(12) È curioso a notarsi che in un Codice di cui trovasi indicazione nel +Catalogo della Biblioteca Heberiana, Sidrach è detto _filosofo e strologo +di Siena_. + +(13) Cf. MAX MÜLLER, Scienza del linguaggio. + +(14) MAX MÜLLER, op. cit. + + + + + IL + LIBRO DI SIDRAC + + +Questo è lo libro lo quale si chiama Sidracco, filosafo dello re +Tractabero, e delle quistioni che dispianò allo re Botozo, re di Levante. + +La provedenza di Dio padre tutto possente è stato dal cominciamento del +mondo, e sarà sanza fine, di governare tutte le sue creature spirituali, +alle quali egli à promesso di dare lo paradiso (15), se per loro non +rimane; e vuole (16) ispargiere la sua grazia per l'universo mondo, perchè +le genti possano (17) meglio vivere in questo mondo; per la qual cosa e' +possano pervenire a quella gloria che mai non avrà fine. La misericordia +di Dio fu istabilimento de' patriarchi, che furono al tenpo d'Adamo +infino (18) al tenpo di Moysè, che insegniavano vivere alle genti secondo +i vizii (19) che allora erano; e tutti quelli che manteneano i loro usi +sono altressì salvi, come egli furono; e quelli che contrario feciono, +ebono lo contrario, perciò che trapassarono lo comandamento di Dio e de' +suoi ministri che allora erano. Lo giorno della sua rexuressione +dimorarono in inferno, e furono riconfermati per tutti tenpi, e non furono +delli compagni (20) de' ministri del figliuolo di Dio, perciò che non +feciero gli suoi comandamenti. Lo giudicamento del nostro Signore, ciò fu +quando mandò il diluvio (21), non fu per altra cosa, se non per abondanzia +de' peccati, che allora erano per l'universo mondo. E dopo lo diluvio Noe +e la moglie e figliuoli colle loro mogli abitavano in terra, +incominciarono (22) a fare e a stabilire lo comandamento di Dio, secondo +l'usagio (23). Iddio diè loro la perfezione di cresciere e multiplicare; +uno degli figliuoli di Noe ch'ebe nome Giafet, di gieneratione in +gieneratione, che di lui naquero, mantennero la fede di Dio, siccome Noe +loro padre facea (24). E Idio per la sua misericordia (25) volle mostrare +lo grande amore ch'egli avea nella generatione di Giafet, figlio (26) di +Noe: si fece nasciere uno uomo di quella medesima ingenerazione, lo quale +ebe nome Sidracho (27), lo quale Sidracho fue pieno di tutte le +scienzie (28) che furono dal cominciamento del mondo insino al suo tenpo. +Questo Sidrach fu dopo la morte di Noe anni DCCCXLVII; e anche seppe, come +piacque a Dio, dal suo tenpo insino alla fine del mondo. Questo Sidrac +Idio gli degnò per la sua gran dimostranza la forma della sua sancta +trinitade, (29) acciò ched e' fosse anunziatore (30) all'altre (31) genti +che dopo lui deono venire. E egli fu bene cosa conosciuta che dimostrò la +forma e la figura della trinitade, per lo comandamento di Dio, a uno re +miscredente, lo quale ebe nome lo re Botozo (32). Mostrogliele per +convertirlo (33) alla fede di Dio padre onipotente, perciò che questo re +adorava prima gl'idoli (34); e alla fine egli lo convertì, lui e altra +assai giente, siccome è scritto innanzi. Questo Sidrach ebe grazia da Dio +di sapere gli nove ordini degli angioli che sono in cielo, e di che serve +ciascuno ordine; e di sapere la storlomia e del fermamento, delle pianete +e delle stelle, e de' segni dell'ore e de' punti; e di sapere tutte cose +terrene e tenporali, e di tutte cose del mondo, come conterà (35) per +innanzi. + +Or avenne al tenpo di questo re Botozzo ch'egli avea mandato chiegendo +questo Sidrach allo re Trattabar (36), però che Sidrach era filosafo di +questo re Tractabar; e mandollo chiedendo per alcuno bisognio ch'egli avea +di lui, siccome voi udirete innanzi, perciò che non è bene a contare le +cose due volte, noi ne passeremo brievemente, per lo migliore modo che noi +sapremo, colla grazia di Dio (37). Lo re Botoczo richiese lo filosafo +molto di quistioni, ch'egli disiderava di sapere, e non trovava uomo che +ne gli sapesse dire; ma Sidrach ne gli spianò (38) a diritto e a ragione, +di ciò che lo re lo domandò: delle qua' cose gli piacquero molto, e +feciene fare uno libro di quelle medesime quistioni, cioè questo +libro (39). E questo libro venne poi d'una mano in altra, tanto ch'egli +venne alle mani, dopo la morte dello re Botozo, a uno grande uomo: sì che +questo uomo da indi a certo tenpo lo volle ardere, per lo consiglio del +diavolo (40); e Idio non volle che ardesse, anzi lo fece venire alle mani +d'uno re ch'avea nome Mandriano (41); e poi venne alle mani d'uno grande +prencipe (42) de' cavalieri di Soria, lo quale era lebbroso, lo quale avea +nome Marna (43); e sì lo tenea molto caro. Questo Marna guarì detta lebbra +al fiume Giordano. Da indi a grande tenpo non potè essere trovato. E dopo +la venuta del nostro Signore, per la volontà di Dio, che non volle ch'egli +fosse perduto di tutto in tutto (44), si venne al podere (45) d'uno buono +uomo greco (46), che fu arcivescovo di Fabastora (47), che all'antico +tenpo si chiamava Samaria. E quello arcivescovo avea nome Iovazil (48), il +quale fu (49) buono cristiano, e ebe uno cherico ch'ebe nome Dimito (50); +e l'arcivescovo lo mandò in Ispagnia a predicare la fede di Jesu Cristo; e +portò con seco quello libro, e alla fine morì in Tolletta (51). E questo +libro (52) dimorò colà uno grande tenpo. E poi venne la chiericeria (53) +in Tolletta, e trovò questo libro, e sì lo traslataro di grecesco in +gramatica (54). E lo re di Spagnia udì parlare di questo libro, e ordinò +ch'egli l'ebbe (55), e tennelo molto caro (56). E lo re di Tunisi (57) che +a quello tenpo era, udì parlare per bocca di suoi anbasciadori di questo +libro, mandò pregando lo re di Spagna che, per liberale gratia, gli +mandasse quello libro; e lo re di Spagna lo fecie traslatare di gramatica +in francesco (58), e si gliele mandò (59). Ora venne che al tenpo che lo +'nperadore Federigo regniava, era uno re in Tunisi che lo leggieva, e +usavalo molto, onde n'era tenuto molto savio, per le grandi quistioni che +facea alle genti, e per le buone risposte (60) che facea di ciò che altri +lo domandava. Lo 'nperadore Federigo avea anbasciadori in quel tenpo nella +corte del re di Tunisi; e gli anbasciadori maravigliandosi (61), vedendo +tanta iscienzia, onde potea venire, fu loro detto che lo re avea nel suo +tesoro uno libro, e lo re di Spagna l'avea mandato a' suoi anticiessori, e +di quello libro sapea tutte le scienzie. Ora venne che gli anbasciadori +tornarono allo 'nperadore, e contarogli la bontà di quello libro, onde fu +molto intalentato di volerlo. Allora mandò uno anbasciadore al re di +Tunisi, che per liberale grazia gli mandasse quello libro. E lo re di +Tunisi gli mandò a dire, che gli mandasse uno cherico che sapesse +grammatica e 'l saracinesco. E lo 'nperadore gli mandò uno frate minore, +ch'avea nome frate Ruggieri (62) di Palermo. Quelli lo traslatò di +saracinesco in gramatica: onde lo 'nperadore Federigo ne fu molto allegro, +e molto lo tenne caro. Nella corte dello 'nperadore avea uno uomo molto +savio, lo quale avea nome Codici Pisolatico (63), ed era d'Antioccia (64), +e fu molto amato dallo 'nperadore. E quando egli udì parlare di questo +libro, si pensò molto com'egli lo potesse avere: tanto promise e donò al +camarlingo (65) dello 'nperadore, che gliel diede; l'asenprò, e scrisselo +privatamente, che niuno lo sapea. E da indi a certo tenpo Codici (66) +folosafo lo mandò in donamento (67) al patriarca Uberto d'Antioccia (68). +Quando il patriarca l'ebbe, il tenne molto caro, e usollo tutto il tenpo +della sua vita. Egli avea uno suo cherico, ch'avea nome Giovanni Petro di +Leone (69); questi exenprò (70) questo libro, e andossene in Tolletto. In +questo modo rivenne indietro in Tolletto; e di quello si traslatò molti +buoni libri, de' quali ciascuno (71) no gli puote avere (72). Da qui +innanzi noi non sapiamo alle cui mani egli si verrà, nè dee venire; ma +preghiamo Idio lo creatore, ch'egli possa venire alle mani di tali genti, +ch'egli lo possano ritenere e intendere, alla salvatione dell'anima e del +corpo (73). + +Al tenpo dello re Botozo del Levante, re d'una grande provincia che è tra +Persia (74) e India (la qual provincia si chiama Botenes, (75) lo quale re +ora chiamato Botozzo, regnò dopo la morte di Noe DCCCXLVII anni (76)), e' +voleva fondare una città all'entrata d'India, per guerreggiare (77) uno +suo nimico re, ch'era contra lui, e teneva una grande partita d'India, e +avea nome re Garabo (78). Sicchè questo re Botozo fece fondare una torre +per edificare una città, all'entrata della terra dello re Garabo. E la +torre fu cominciata a grande gioia e festa, e lavoraro una grande partita +del giorno, ma la mattina trovaro tutto abattuto lo lavorio. Quando lo re +lo vide, fu molto dolente, e tostamente fece ricominciare lo lavorio di +capo (79). E l'altra mattina ogni cosa (80) si trovò abattuto, e lo re di +ciò molto s'adirò. Questo gli avenne ciascuno giorno, bene sette mesi. E +lo re Botoczo, vegendo questo, fece ragunare tutti i suoi savi, e domandò +in qual modo potesse fare lavorare in quella sua torre e in quella città, +che ella non rovinasse. E sopra quella domanda, gli fu dato consiglio che +egli mandasse cercando per tutti gl'indovini e astrolaghi della sua terra. +E lo re ordinò siccome coloro gli dissono; e fra venticinque giorni furono +venuti a lui, e furono LXXXVIIIJ. Lo re Botozzo gli ricievette a grande +gioia, e fecegli riposare tre giorni, e al quarto giorno se gli fece +venire innanzi, e disse: signori, io v'ò fatto venire dinanzi a me, per +farvi asapere quello ch'io vi dirò. Io sono lo maggiore re di tutto lo +Levante, e tutti i re di queste parti sono venuti sotto me; ma e' ci (81) +à uno re, che à nome Gharabo re d'India, questi non vuole venire sotto me, +e io non posso entrare in sua terra, perchè à troppo forte entrata; e +fummi dato per consiglio ch'io facessi una città all'entrata di sua terra, +per poterlo meglio guerregiare (82); e io incominciava una torre per +edificare la città; e òlla incominciata già fa sette mesi, e non si può +conpiere, e ciò che si lavora lo giorno, la notte e la mattina si truova +abattuto (83). Laonde io ne sono molto cruccioso, e molto mi grava, che le +novelle andranno al mio nimico, che io non posso conpiere una città in sua +terra. E per questo i' ò mandato caendo (84), per avere il vostro +consiglio: ond'io vi priego tutti comunalmente, che voi mi diate tale +consiglio, che io possa conpiere questa città; e io vi prometto, per lo +mio idio, ch'io farò a tutti voi grande bene: chè, se tutto il mondo fosse +mio, io non avrei tale allegreza, come vendicarmi dello re Gharabo. Quando +lo re Botozo ebe finita sua diceria (85), si rispuosono tutti i savi +comunalmente ad una boce, e dissono: messere, noi faremo tal cosa che a +voi tornerà onore e gioia, e vendetta del vostro nimico; e non vogliamo +avere termine più che XL dì, per aoperare la nostra arte, e vogliamo +istare tutti in uno luogo (86). Quando lo re udì questo, fu molto allegro; +e mandogli in uno luogo ch'era pieno di molta verdura, e comandò che +fossono serviti come il suo corpo, e fosse loro dato ciò che +adomandassero. E stando in questo luogo, incominciaron adoperare la loro +arte; e alla fine di XL giorni mandarono diciendo al re ch'egli aveano +conpiuto lo suo servigio, e ch'egli voleano andare inanzi (87). Quando lo +re lo 'ntese, n'ebbe grande allegreza, e fecesegli venire davanti con +grande gioia, e domandogli come aveano facto; e que' rispuosono a una boce +e dissono: messere lo re, fatevi di buona voglia (88), chè 'l vostro +intendimento è conpiuto; e da cotale giorno passati li XXV dì della luna, +ed a l'ora che noi incomincieremo e dallo punto, sì ve lo diremo (89), e +allora fate cominciare la torre, e noi vi saremo (90). Quando lo re udì +questo, ne fu molto allegro, e ringraziogli tutti. E quando venne lo +giorno del termine, egli furono al lavorio. Quando fue otta di lavorare, +egli cominciarono a grande festa e allegrezza a lavorare, e tutto lo +giorno lavorarono. Quando venne la notte e' savi feciono stare grande +luminaria, per guardia della torre, e gli uomini con questa luminaria vi +rimaseno a guardare (91), e lo re coll'altra gente s'andarono a dormire +con grande allegreza. E quando venne la mattina trovarono abattuto tutto +lo lavorio, in terra, e la novella andò allo re; e quando lo re lo 'ntese +ne fu molto cruccioso, e venne allo lavorio; e quando vide lo lavorio +abattuto, n'ebe gran doglia al cuore, e fece venire i savi dinanzi da lui, +e disse: è questa la promessa che voi mi facesti? E' savi non sepono che +si rispondere. E lo re disse: per lo mio idio, io vi rimanderò in tale +luogo, che sarà molto reo per voi, e non uscirete (92) infino che la città +non sarà conpiuta. E fecegli mettere in una prigione; e fu facto suo +comandamento, e questa fue la primaia prigione, secondo che ne parlano le +scritture. E le novelle n'andaron allo re Gharabo, come lo re Botozo non +potea fare per arte, nè per ingegnio (93) nè per niuno modo conpiere una +torre: onde n'ebe allegreza grandissima, e mandogli una pistola allo re +Botozo, e diceva così: Re Botozo, salute dalla parte di noi re Gharabo. +Noi abiamo inteso che voi volete edificare una torre all'entrata di nostra +terra, e sì v'avete ispeso molto del vostro avere, e non avete potuto +conpiere una torre, nè per arte nè per altro avere. Ma noi vi mandiamo +dicendo che, se voi ci volete dare la vostra figliuola a moglie, noi vi +lascieremo fondare la torre. Quando lo re Botozo intese la pistola, egli +ne fu molto cruccioso, e fece tagliare la testa allo anbasciadore che la +recava; e poi fece gridare uno bando (94) nella sua terra, che chiunque +gli sapesse dare consiglio da conpiere la città, egli gli darebe la sua +figliuola per moglie, e mezo il suo tesoro, e questo giurerà sopra lo suo +idio. E dopo questo bando, a dieci giorni, venne a lui uno vecchio uomo, e +disse: messere lo re, io sono venuto a voi per darvi consiglio di conpiere +questa vostra torre, che voi avete inpresa a fare; e io non voglio vostra +figliuola nè vostro tesoro, ma voi mi giurerete di farmi alcuno bene. +Quando lo re lo 'ntese, fu molto allegro; e lo re gli giurò sopra lo suo +idio di fargli bene, se la città si conpiesse. E lo vecchio disse: mandate +allo re Trattabar (95), per lo libro suo della strologia, che fu di Noe, +nel quale è scritto lo 'nsegnamento dell'angelo del suo Idio, che quello +libro fu lasciato a uno de' figliuoli di Noe magiore (96). Noe ebe tre +figliuoli: l'uno ebe nome Sem, l'altro Giafet. L'altro nome non è da +mentovare, che lo padre lo maladisse, e tornò di bianco in nero. Quello +libro venne da uno re in altro (97), tanto che venne alle mani dello re +Trattabar. E pregate che vi mandi lo libro e lo suo astrologo Sidrac (98), +perciò ch'egli è molto savio uomo, e sa molto dell'arte della strologia. +Sidracho vi darà consiglio di vendicarvi sopra lo vostro nimico, e di +conpiere la città. Quando egli l'ebbe inteso, ebe di ciò grande allegreza, +e fece aparechiare uno bello e ricco presente, e fece fare una pistola che +dicea così: Noi Botozo re vi mandiamo fortemente salutando alla vostra +signoria, re Trattabero, come signore e amico (99). Mandianvi pregando che +voi facciate per noi, come voi voleste che facessimo per voi. Noi vi +mandiamo pregando che voi ci mandiate lo libro della strologia, che fu di +Noe, conciosia cosa che noi n'abiamo grande bisogno; e mandate con esso il +vostro filosafo Sidrac; e con questa pistola mandiamo il detto presente. +Lo messo si mise per cammino, come piacque a Dio, e fu capitato allo re +Trattabar, e apresentogli la pistola e 'l presente; e lo re lo ricevette +volentieri, con grande allegreza, e poi disse al messo: io ò grande +allegrezza, quando messer lo re Botozo m'à mandate sue lettere (100). E +egli m'à mandato chiegendo uno mio libro che fu de' miei anticessori; e +prima fu di Noe; e parla d'una cosa ch'è in una montagnia, che chi ne +potesse avere, tornerebe al mondo grande prode (101). E lo mio padre si +mise ad andare su per quella montagnia, ma egli none potè venire a capo +del suo disiderio. Ma io credo bene che lo re Botozo ne potrà venire a +capo egli, ch'egli à molto grande podere, ch'egli è uno de' grandi re che +sia nel Levante. E allora mandò lo libro, e Sidrac con esso, e una pistola +che contenea così: Noi re Trattabar ringraziamo altamente voi, re Botozo, +del vostro onore e del vostro domandamento. Noi e la nostra terra è (102) +al vostro comandamento. Noi vi mandiamo lo libro e Sidrac nostro filosafo. +E cavalcò tanto (103) che giunse al palagio del re Botozo. + +Quando lo re Botozo vide questo, egli ricevette lo libro e Sidrac con +grande allegreza, e cominciò a contare a Sidrac lo suo bisogno, e dissegli +come gli era incontrato. E Sidrac gli rispuose, e disse: messere, questa +terra è incantata, e niuna forteza vi si potrà fare, se gli incantamenti +non si disfanno; e io ò tale consiglio, che io gli disfarò. E lo re ebe di +ciò grande allegreza, e molto lo pregò che pensasse sopra questo fatto. E +Sidrac rispuose: messere, noi troveremo in questo libro del mio signore, +che fu prima di Noe, che uno agnolo del suo Idio gli avea insegniata una +montagna e una contrada della profonda India, la quale si chiama la +montagna verde del corbo; là ove Noe mandò lo corbo, per iscoprire la +terra, al tenpo del diluvio; e egli trovò carogna, e egli si puose +sopr'essa (104). Quella montagna è lunga quattro giornate e larga tre, e +su v'abita una gente che sono a nostra fazione (105) di corpo, ma lo volto + (106) loro ànno facto a maniera di cane. Quella montagnia è presso allo +regno femminoro (107), là ove uomo non puote vivere; e si à in quella +montagna dodici migliaia di maniere d'erbe: le quattro milia fanno +profitto, e l'altre quattro milia fanno danno (108), e l'altre quattro +milia non fanno nè prode nè danno. E anche v'à dodici maniere d'acqua, che +si ragunano in uno luogo dodici volte l'anno, e abeverano (109) tutta la +terra e tutte quelle erbe. E se voi volete andare in su quello monte per +avere di quelle erbe, voi potrete fare de' vostri nimici quello che voi +vorrete, e sì conpierete vostro disio. Quando lo re intese Sidrac, si ne +fu molto allegro; e disse che, se dovesse perdere tutto quello ch'egli à, +sì conviene ch'egli abia dell'erbe di quella montagna. E al terzo giorno +montò a cavallo colla sua gente, e misesi a cammino; e tanto cavalcaro, +che al decimo giorno fu a piè della montagna. E gli volti de' cani si +misono a difendere la loro terra, e sconfissono lo re Botozo malamente; e +poi anche risalirono, e furono sconfitti alla montagnia. E i volti de' +cani un'altra volta saliro la montagna. E lo re iscese a terra della +montagna, e mandò per soccorso; e gli venne grande aiuto. E poi per grande +forza e vigore sconfissono i volti de' cani, e uccisono molti di loro. E +poi si riposarono otto giorni, e alla per fine ebono la terra. Lo re +Botozo era miscredente, e non credea nel suo Criatore, anzi credea e +adorava gl'idoli. Sidrac credeva e adorava Idio padre onipotente, che +fatto l'aveva, e osserva gli suoi comandamenti. E lo re Botozo facea +portare, là ovunque (110) andava, l'idoli (111), ciascuno in su grande +sedia: e sì erano d'oro e d'argento; e una idola (112) v'era, ch'era +adornata di grande riccheze, e era posta a sedere più alta che niuna +dell'altre. Lo re fece aparecchiare bestiame, per fare sacrificio agli +suoi idoli, e avea fatti suoi padiglioni; e là entro tenea questi idoli, +spezialmente nel suo. E poi prese Sidrac per la mano, e menollo allo suo +padiglione, con grande compagnia di gente; e poi comandò che uno montone +fosse recato; e recato che fu, e egli prese uno coltello, e dicollò lo +montone dinanzi al grande idolo; e ciascuno della sua gente, secondo che +avea lo podere, uccidea una bestia, e gittavala (113) d'intorno a quelle +ydole; e poi l'ardevano tutto. Per questo modo faceano sacrificio +agl'idoli. E Sidrach che vide questo, forte se ne maravigliò, e molto ne +fu dolente. E lo re lo fece chiamare, e disse: Sidrac, fa sacrificio al +mio iddio, ch'è buono e ricco. E Sidrac rispuose con grande cruccio, e +disse: messere, non farò; anzi farò sacrificio al mio Idio, ch'è possente +sopra tutti, e è creatore del cielo e della terra, e è quelli che fece +Adamo e Eva, e tutte l'altre cose che ci sono. E quando lo re udì dire +questo, egli ne fu molto crucciato, e disse: che di' tu del mio idio? +Dico, disse Sidrac, ch'egli è malvagio; e è dimonio che v'à legato (114), +voi e la vostra giente, e per voi distruggiere; e se voi mi vorrete +credere, voi no gli crederrete; anzi lo farete disfare; chè idio ch'è +fatto per mano d'uomo, non si dee adorare nè credere. E lo re avendolo +inteso, ne fu molto crucciato, avendo udito tanto dispregiare lo suo +idolo. Allora se lo fece recare davanti con grande cruccio, e disse a +Sidrac: come ài (115) tu dispregiato così ricco idio e così bello come +questo? Perchè non si dee adorare e credergli? E Sidrac gli rispuose: +certo a cotale idio non è da adorare nè da onorare; me' (116) è da ontare +e da vituperare (117). Ma lo mio Idio, che creò lo cielo e la terra e +l'altre cose che sono, si dee adorare e onorare, lo suo nome +sacrificare (118). Lo re Botozo fu molto crucciato, e disse: che è lo tuo +Idio? E egli rispuose: lo mio Iddio è criatore del cielo e della terra. E +lo re disse: come è egli fatto e di che? Certo, disse Sidrac, lo mio Iddio +è una ispirituale sustanzia, e sì è di sì gran biltà (119), che angeli che +risplendono sette cotanti che 'l sole di biltade, tutto tenpo disiderano +lui vedere (120). E lo re si crucciò molto forte, e fece venire due degli +suoi savi, per disputare con Sidrac. E incominciarono a mostrargli la loro +miscredenza. E Sidrac tutti gli vincieva di loro quistionare, e tuttavia +mostrava loro la potenzia di Dio padre onnipotente. E li miscredenti +dissono: vedi lo tuo Idio altressì come noi vegiamo lo nostro? Sidrac +rispose, si (121). Allora dissono gli miscredenti: priega lo tuo Idio, e +noi pregheremo lo nostro, e ciascuno faccia la sua preghiera. E poi gli +miscredenti recarono incenso, e incensarono lo loro iddio; e poi feciono +orazione, e dissono così: Noi vi preghiamo che voi non sofferiate che +Sidrac per li suoi incantamenti vinca (122) la nostra credenza. E allora +parlò lo diavolo dentro dall'idola, e disse ad alta boce: prendete quello +incantatore Sidrac, e tagliatelo in quattro pezzi, veggendo tutti quelli +dell'oste. E Sidrac avea isguardato (123) lo cielo, e fatto questa +preghiera che io conterò: Signore Idio, che se' Iddio d'Adamo e d'Eva e di +Noè e mio, che formasti cielo e terra, io credo in voi e nella vostra +podestà; io vi priego che voi degniate di mostrare vostra potenzia, +veggente questi miscredenti (124), e che lo diavolo non abia podere, là +ove lo vostro nome sia nominato. E li miscredenti che udirono lo +comandamento del che diavolo, che dentro all'idola era (125), che 'l +teneano per loro idio, sì se ne mossono (126) ben cinquanta degli uomini, +per prendere Sidrac. E incontanente discese da cielo una folgore, e +percosse in su quello ydolo che teneano per loro iddio, e arselo a modo di +cienere (127); e così arsono gli uomini ch'erano iti per prendere Sidrac. +E lo dimonio si partì dell'idola, faccendo sì grande grida, ch'egli +ispaventò tutti quelli che là erano. E quando lo re vide questo, fu di ciò +molto crucciato, vedendo arso lo suo iddio e la sua gente; e comandò che +Sidrac fosse preso, e legate le mani e piedi, e che fosse ben guardato. E +dopo questo, dimorarono in su quella montagnia da otto giorni, e non +sapeano che si fare in su quella montagna, come quelli che vedeano lume +cogli occhi, e erano ciechi della mente. Lo re Botozo pensò quello che +egli avesse a fare, e conobe in suo proponimento che, s'egli non avesse il +consiglio di Sidrac, ch'egli era isconsigliato (128). Allora fece ragunare +tutti i suoi savi, e loro domandò consiglio. Disse lo re: signori, quelli +che ci à condotto insino a qui, per lo cui senno noi ci siamo venuti, àe +molto fallato, e beffato lo nostro iddio e arso e confuso; e non +sapiamo (129) se questo si fosse adivenuto per forza d'arte o per lo suo +iddio (130); ma, in qualunque maniera sia, noi pure abiamo perduto lo +nostro iddio e la sua grande ricchezza; però vi priego che voi guardiate +quello che noi abiamo a fare in questo istrano paese, ove noi siamo. +Quando lo re ebe finita sua diceria, e li savi cominciarono a consigliare +lo re. L'uno dicea: facciamo onore (131) a questo incantatore Sidrac, +tanto che noi abiamo fornita la nostra bisognia, e potrenci vendicare de' +nostri nimici: chè sanza lui non potremo noi fare nulla; e farello ardere +e a mala morte poscia morire, come fecie lo nostro (132) iddio, lo quale +egli à così distrutto; e poi ritorneremo nella nostra terra. E chi dava +uno consiglio e chi dava un altro. Egli s'acordarono tutti al primo +consiglio. E poi lo re mandò dieci delli suoi savi a Sidrac, là ove egli +era legato e guardato, come detto è, e sì gli dicono: Sidrac, lo re ti +manda comandando che tu ubidisca i suoi comandamenti, e elli ti perdonerà +quello che tu ài fatto verso lo suo idio. E Sidrac rispuose, e disse che +di quello non gli chiedeva perdonanza; e poi anche disse: ditegli che, se +egli vuole ch'io compia lo suo servigio, ch'egli si creda in Dio padre +onipotente, creatore del cielo e della terra, e ubidisca i suoi +comandamenti; e io gli mosterrò chiaramente le potentissime e le +graziosissime cose del cielo. E gli messaggi tornarono al re, e si gli +dissono la risposta di Sidrac; e lo re di ciò fue molto crucciato, e +comandò che fosse lasciato istare così legato in prigione X giorni. E in +capo di X giorni lo re gli mandò quelle medesime parole (133) di prima. +Sidrac simigliantemente come di prima gli rispuose. E quando lo re vide +che non poteva altro fare, e egli e la sua gente era isconsigliato (134), +che niuno perfetto consiglio non aveano, se Sidrac non vi fosse, si mandò +per lui, e fecelo diliberare de' legami. E Sidrac venne a lui, e disse: +voi m'avete fatto venire qui dinanzi a voi, non so perchè cagione neanche, +che in verità, per lo mio Idio vero del cielo, ch'è possente sopra tutte +le cose e sopra gli tuoi idii e sopra tutto lo mondo, ch'io gli ò fatto +una promessa: che per me nè per lo mio consiglio lo tuo bisogno non sarà +facto, nè per dono nè per parole che tu mi sapi dire o fare; anzi ti +lascierò perire, te con tutta tua gente, in su questa montagnia, e non +avrai aiuto nè consiglio, nè chi (135) te lo sappia dare, se non il solo +Idio; e, se a lui piace, egli ti darà il consiglio, o per me, ch'io ti +consigli io, o per altrui che a lui piaccia. E se di tutto questo tu +vuogli iscampare, tu e la tua gente, e avere lo tuo disio, sì ti conviene +credere in Dio del cielo, e ubidire i suoi comandamenti, e disfare e +rinegare i tuoi idii, i quali sono alberghi e abitacoli del diavolo, il +quale Idio cacciò di cielo per lo suo argoglio (136). Quando lo re Botozo +udì tanto dispregiare e avilire i suoi idii, cui egli tanto amava e +onorava, sì gli disse, per grande cruccio: tu non mi saprai tanto i miei +idii avilire, che io allo tuo perciò creda, se di lui o da lui alcuna +certezza non ne veggio, apertamente. Ciò ti mosterrò io bene, disse +Sidrac. E lo re disse: ora lo mi mostra, e io crederò nel tuo Iddio. E +Sidrac si trasse uno poco in disparte, e riguardò verso il cielo, e fece +questa preghiera: Messere Domenedio, piatoso padre e udevole (137), +criatore del cielo e della terra, che creasti cielo e terra e acqua, e +creasti gli angioli dentro dal cielo, e a loro donasti biltà e sapienzia e +allegreza e spirito sanza corpo (138), messere, quelli malvagi si +innorgoglirono e rubelloronsi da voi; per la loro cupidenzia (139) +seguitarono Setanasso; e la vostra umiltà disciese in terra, e formaste +tutte le cose corporali, e l'altre che ci sono, e formasti Adamo di terra, +e gli donasti spirito di vita; e poi formasti Eva della sua diritta costa; +priegoti che mi debi mandare, per la tua santa pietade, la tua sancta +grazia, sicchè io possa vinciere lo nemico crudele, e fare tornare questi +miscredenti allo tuo sancto nome. Quando egli ebe finita la sua preghiera, +e un angelo disciese da cielo, e venne a lui e disse: Sidrac, Iddio à +udita la tua preghiera, sicchè tu confonderai lo nimico e lo suo podere; e +la grazia di Dio è isciesa in te, sicchè tu saprai mostrare a questi +miscredenti dal cominciamento del mondo infino alla venuta del verace +profeta figliuolo di Dio; e anche saprai mostrare infino alla venuta del +falso profeta figliuolo di Satanas; e anche saprai mostrare infino alla +fine del mondo. Piglia uno vasello (140) di terra, e asettalo (141) in su +tre legni, al nome della sancta trinità, padre e figliuolo e spirito +sancto, tre persone in uno Idio (142); e enpi lo vasello d'acqua, e poi +vedrai la vertude di Dio, e mostralo a questi miscredenti. E allora +l'agnolo si partì. E Sidrac venne verso lo re, e disse: messere lo re, io +vi mosterrò la potenzia del mio buono Idio. E lo re disse, con grande +cruccio: mostralomi, che voglio vedere s'egli è migliore che 'l mio. E +Sidrac fece recare uno vasello di terra, e fecielo enpiere d'acqua, e si +lo puose (143) in su tre legni (144), siccome l'agnolo gl'insegnò. E +incontanente vide l'onbra della santa trinitade, ed una boce si gridò ad +alti (145), e disse: re Botozo, guarda nell'acqua del vasello, e vedrai lo +verace Idio, re di tutto il mondo. E lo re venne con grande ira, e +riguardò nell'acqua, e vide l'onbra della santa trinitade, padre e figlio +e spirito sancto, in una sedia (146), e gli angeli cantando e glorificando +lo padre e lo figliuolo e lo spirito sancto. Era lo figliuolo col padre, e +tutti e tre erano uno (147). Quando lo re vide questo, ebene grande +allegreza, e parveli (148) essere in gloria. E allora disse lo re: Sidrac, +io credo nel tuo Iddio, e in quello ch'è di lui e fu e sarà; ma io ti +priego che tu mi dichi come egli sono tre. Disse Sidrac: messere, questa è +la sancta trinitade, ed è padre, figlio e spirito sancto, e sono tre +persone e uno Idio. Disse lo re: come conversan'eglino insieme? Messere, +disse Sidrac, come lo sole, ch'e tre cose in uno: la prima è la sustanzia, +la seconda è lo chiarore, la terza è lo calore. La proprietà, cioè la +sustanzia, si è lo padre, e la chiarità si è lo figliuolo, e lo calore si +è lo sancto spirito. Queste sono tre cose in una; altressì possono essere +tre in uno Idio. Quando Sidrac ebe tosto detta questa ragione, molto +piacque allo re, e ebene grande allegreza, e gridò ad alta boce: Io adoro +e credo nello Idio di Sidrac, padre e figlio e sancto spirito, tre persone +in uno Idio (149), e sancta trinitade. Quando ebe questo detto, la sua +gente se ne crucciò molto, e giurarono tutti la morte di Sidrac; e +consigliaronsi una partita (150) insieme, e dissono: lo nostro re à +perduto lo senno, e Sidrac lo 'ncantatore l'à ingannato, e àgli fatto +rinegare lo suo buono iddio, e di suo padre e di suo avolo. E vennono a +lui e dissono: male ài fatto; la tua gente è malamente crucciata (151) +verso di te, di quello che voi avete fatto, e creduto a quello incantatore +Sidrac; chè gli suoi incantamenti ànno disfatto lo tuo buono idio; e te à +fatto rinegare i tuoi buoni idii, del tuo padre e del tuo avolo. E lo re +rispuose e disse: io ò lasciato la bruttura e preso lo fino oro (152); che +lo mio padre e li miei anticessori e io avavamo malvagio Idio; ma Sidrac +m'à mostrato lo chiarore del mondo; e insino a qui ò avuto ria credenza; e +da ora inanzi io non avrò altro Idio, se non colui che creò lo cielo e la +terra; e, se a lui piace, nella sua credenza voglio vivere e morire, e lui +voglio adorare e sacrificare, e non altro Idio che lui. Di questa risposta +si crucciò molto la gente sua, che d'intorno a lui erano; e tornarono +indrieto, e consigliaronsi insieme d'avere savi che quistionassono con +Sidrac; e elessono quattro, i più savi uomini dell'oste, che lo +mattassero (153), acciò che lo re tornasse alla sua credenza. E vennono +allo re, dissono che voleano disputare con Sidrac. E lo re di ciò molto si +contentò, e Sidrac. E allora cominciarono a disputare insieme, e +dimostravano la loro miscredenza; e Sidrac mostrò loro la potenza di Dio, +e come fece lo cielo e la terra e lo sole e la luna e tutte l'altre cose +ch'al mondo sono; sicchè coloro non si poteano difendere da lui; ma +disono: se il tuo Idio è così buono e leale come tu di', bei questo +bicchiere pieno di veleno aguto, che noi abiamo fatto recare. E Sidrac +istese la mano, e prese il bicchiere, e disse: io beo questo bicchiere +pieno di veleno aguto (154), al nome del mio Idio che creò lo cielo e la +terra. E bevvelo, e incontanente ch'egli l'ebbe bevuto, dimorò più fresco +e più chiaro (155) che prima; e tutti quegli che lo vidono, di ciò assai +si maravigliarono. E lo re ebe di ciò grande allegreza; più perfettamente +amò Idio onipotente. E incontanente disciese di cielo un fuoco con +folgore (156), sopra quelli quattro savi, e abattegli morti incontanente. +Quando gli altri videro questo, incominciarono a dire l'uno all'altro: se +lo Iddio di questo uomo non fosse buono e leale, egli non sarebbe +iscanpato di quello veleno, anzi sarebe incontanente morto, nè costoro non +sarebono arsi. Ma perchè furono folli, diceano male del suo Iddio, si ne +fece questa maraviglia. E la maggior parte della gente, e spezialmente del +popolo minuto, si convertirono a Dio. E lo re diventò più fermamente più +credente in Dio. Quando lo diavolo vede che à ricevuto sì grande inganno + (157) per Sidrac, si cominciò a gridare altamente, per li idoli (158), +che v'erano ancora, da nove o dieci, che non erano ancora disfatti, e +diceano: re Botozo, cattivo, che ài fatto tu? ài creduto i detti e +gl'incantamenti di Sidrac, el (159) grande incantatore; tu ài lasciato +noi, e noi lascieremo te; e le tue (160) offerte giammai non riceveremo, e +li tuoi beni distrugeremo, e le tue bestie uccideremo, e li tuoi nimici +sopra te manderemo; del tuo reame a tua onta ti caccieremo, e gli tuoi +figliuoli e gli tuoi parenti perderai, e a grande dolore ti faremo morire. +E se tu vorrai iscanpare, sotto i piedi degli tuoi cavagli (161) fa +incontanente ardere lo incantatore, che t'à tracto (162) della nostra +buona credenza; e fa ronpere quello vasello; e quell'acqua che v'è dentro +falla (163) gettare sotto i piedi de' cavagli (164), ch'è tutta incantata +di grandi incantamenti; e gli tre legni fa ardere, chè Sidrac incantatore +della credenza sancta e degna di tuo padre e di tuo avolo e delli tuoi +anticessori ti vuole levare; e lo capo a lui fa tagliare. Quando lo re +Botozo e la sua gente udirono questo, egli si maravigliarono molto di ciò; +e Sidrac, che gli vide essere ismagati (165), fu molto adirato, e +dissegli: re Botozo, la tua credenza abbi in Dio fermamente, e guarda che +lo ingegno (166) del diavolo non ti sormonti (167); chè per lo padre del +cielo, cioè Idio, io isconfonderò lo diavolo e lo suo podere. Allora prese +Sidrac una iscure (168), e disse agli demoni che dentro v'erano: io vi +caccierò per la potenzia di Dio padre onnipotente. E comincia a dare della +scure per l'idoli, e tutti quanti gli ruppe. Quando i diavoli vidono che +non vi poteano più dimorare, partironsi, e feciono uno romore sì +grande (169), che tutta la gente si spaventò. Allora venne uno tuono per +la terra, per lo 'ngegno (170) del nimico, che parve loro che tutta la +terra dovesse profondare; (171) e cominciò a balenare e a tonare e a +piovere sì forte, che tutta la contrada allagava, e pareva che la terra +dovesse allagare (172). Quando lo re e la sua gente videro questo (173), +forte si maravigliarono (174); e Sidrac disse: messer lo re, non vi +isgomentate, chè la forza di Dio del cielo è maggiore che lo 'ngegno del +diavolo, e confortatevi che (175), se a Dio piace, voi vedrete +incontanente la grazia di Dio sopra voi e sopra coloro che in lui +crederanno. E incontanente disciese uno angiolo da cielo, con grande +luminaria (176), e disse: Sidrac, piglia dell'acqua di quello vasello, e +gittane a quattro cantoni del padiglione (177), al nome della sancta +trinità; e piglia l'uno di quegli legni, e picchia (178) l'uno sopra +l'altro per lo padiglione, al nome di Dio onipotente; e allora si +confonderà il diavolo. Allora si partì l'agnolo, e Sydrac (179) fece lo +suo comandamento; e in quella ora medesima la tenpesta rimase, e +incontanente disciese un altro agnolo da cielo, con una ispada di fuoco in +mano, e fedì lo diavolo, e confondello, e arse tutte l'idole. Quando gli +altri che non erano ancora convertiti vidono questo miracolo di Dio, si +convertirono tutti a lui. Lo re ebbe di ciò grande allegreza, e molto +ringraziò Iddio e lo suo padre (180). E poi domandò Sidrac quello che +significavano gli tre legni (181) e lo vasello e l'acqua che v'è dentro, e +quella ch'egli gittò ne' quattro canti del padiglione, e gli due legni che +tu battesti l'uno contro l'altro. E Sidrac disse: messere, io vel dirò: la +significazione di ciò che voi m'avete domandato volentieri vel dirò, colla +grazia di Dio: gli tre legni significano la sancta trinità, padre e +figliuolo e spirito sancto, tre persone in uno Dio (182). Lo vasello della +terra significa lo mondo, lo quale è sostenuto dalla sancta trinità (183). +L'acqua che v'è dentro significa lo figliuolo di Dio, che verrà nella +Vergine, e prenderà in lei corpo, e serà salvazione del mondo e degli suoi +amici, e confusione del diavolo e del suo podere e della sua credenza e +degli suoi amici. E quello prezioso corpo, che 'l figliuolo di Dio +prenderà nella vergine Maria, morirà nella crocie, e sarà messo in terra, +siccome quella acqua fu messa dentro a quello vasello di terra. E per +quello crucificamento (184) e morte diliberrà Adamo e gli suoi parenti del +podere del diavolo. Quella acqua che io gittava ne' quattro canti del +padiglione, significa (185) che 'l figliuolo di Dio sarà battezzato (186) +in acqua, e sarà (187) novella legge. I quattro cantoni significano +quattro buoni uomini, che saranno al tenpo del verace profeta figliuolo di +Dio, e saranno de' suoi disciepoli, e scriveranno lo suo detto e lo suo +comandamento e li suoi miracoli; e saranno allevati e cresciuti (188) per +li quattro elementi (189) del mondo; e per quelle iscritture confonderà lo +diavolo e lo suo podere. I due legni ch'io battei l'uno coll'altro per lo +padiglione, significano i santi uomini che saranno disciepoli del +figliuolo di Dio verace profeta; e andranno per l'universo mondo, e +chiameranno le genti che saranno perdute per la loro miscredenza; e +convertirannole (190) alla fede del verace profeta figliuolo di Dio, e sì +gli salveranno (191). Quando lo re udì questo dire a Sidrac, piacquegli +molto, e ebene grande allegreza; sì si affermò più nella credenza di Dio +adorare, e credette (192) nel suo nome perfettamente. E volle che Sidrac +gli dischiarasse di belle quistioni, che avea volontà che dischiarate gli +fossono, e non trovava niuno uomo che gli sapesse dire, se non Sidrac. Le +quali quistioni furono nel torno di 565. E lo re domandò Sidrac e disse: + +(15) Abbiamo corretto col C. R. 2. Il C. L. ha: „le quali egli ha promesso +di dare loro il paradiso.„ + +(16) Volle C. R. 2. + +(17) Sapesseno C. R. 2. + +(18) Insine C. R. 2. + +(19) ... qui ensegnoient les gens a vivre selon leur usages; et tous ceulx +qui maintiendront leurs usaige, ec. C. F. R. — che insegnavano vivere alle +genti li vizi che allora erano, e tucti quelli che manteneano le loro +uzanze, ec. C. R. 2. — Ci sembra evidente che sia qui usato _vizii_ per +_vezzi_ (usi, consuetudini), due parole che hanno comune la loro origine +in _vitium_ lat. + +(20) Nella compagnia C. R. 2. + +(21) Le jugement de nostre Segnor dou deluge il ne fu per autre cose, etc. +C. F. R. Da _causa_, ant. fr., _cause_, _cose_. + +(22) habitarono in terra e cominciarono C. R. 2. + +(23) uzanza C. R. 2. + +(24) Et Deu les beney; et leur dona la beneixion de croistre et de +multiplier lor decedence qui ot nom Iafem de generation en generation, si +maintindrent la loy de Deu ce que lor pere Noe tenoit. C. F. R. — E Idio +diede loro la perfectione di crescere e di multiplicare il mondo uno de' +figliuoli di Noe, che ebbe nome Giafet, di generatione in generatione, che +di lui nacquero quelli che mantennero la fede di Dio, sì come Noe loro +padre l'avea. C. R. 2. + +(25) Meraviglia C. L. — Abbiamo corr. col C. F. R. e col C. R. 2. + +(26) Figliuolo C. R. 2. + +(27) Sydrac C. F. R. — Sidracha C. R. 2. + +(28) le quel enpli le monde de toutes sciences de savoir toutes les coses. +C. F. R. + +(29) Cestui Sidrac Deu le deigna de mostrer per sa grace la forme de la +soe sainte trinite. C. F. R. — E questo Sidrach Idio si degnò per sua +gratia e misericordia di mostralli la forma della sua santa trinità. +C. R. 2. + +(30) Nontior C. F. R. + +(31) Il C. R. 2. ha qui e sempre: _autre_. + +(32) Boctus C. F. R. — Bottus C. R. 2. + +(33) Convertire C. L. Abbiamo corretto col C. F. R. e col C. R. 2. + +(34) Gl'idoli sordi e mutoli C. R. 2. + +(35) Conteremo. C. R. 2. + +(36) Trataber C. R. 2. — Al C. F. R. manca. + +(37) per la gratia di Dio nostro signore Jesu Xpo e della sua madre +madonna sancta Maria C. R. 2. Qui nel C. R. 2. è una divisione di +capitolo, e ciò che segue è intitolato così: _Coma lo re Botus domanda +Sidrach di quistioni_. + +(38) glie le dispianò C. R. 2. + +(39) per la qual cosa gli piacque molto, e sì ne fecie questo libro +C. R. 2. + +(40) par la trait dou deable C. F. R. Potrebbe leggersi ancora par +_l'atrait_; e corrisponderebbe meglio alla traduzione italiana. + +(41) Madiano C. R. 2. — Madiam C. F. R. + +(42) Prine C. F. R. Se non è errore per _prince_, potrebbe intendersi nel +senso che ha il vb. _primer_. Nell'ant. fr. si trova _prin_, per _prim_, +_prime_. + +(43) Manan C. R. 2. — C. F. R. + +(44) Traduzione litterale del franc. _dou tout en tout_, che significa +_affatto_, _interamente_. Trovasi pure _du tot en tot_, _des tot en tot_. +F. _Burguy_, _Gram._ II, 329. + +(45) Padre C. R. 2., che è certo errore, legg. nel C. F. R. _poeir_. + +(46) Grison C. F. R. + +(47) Sabastra C. R. 2. — Sabaste C. F. R. + +(48) Dionasile C. R. 2. — Ayo vacileo C. F. R. + +(49) Abbiamo corr. col C. R. 2. Il C. L. ha _lo al_. + +(50) Demetrio C. R. 2. + +(51) et si fu a Tolette martures et mors. C. F. R. _Martures_ da +_marturiare_. + +(52) Manca _questo libro_ al C. L.: abbiamo supplito col C. R. 2. + +(53) Chiericia C. R. 2. — Clergie C. F. R. + +(54) de gresois en latin. C. F. R. + +(55) e ordinò tanto che lo ebe C. R. 2. + +(56) le tint en gran chierte por les belles demandes que il trouva en lui +C. F. R. Corr. _cherte_ e cf. _Burguy_, _Gramm._, e _Littré_, _Dictionn._ +Il C. R. 2.: tennelo molto caro per le belle cose che su v'erano scripte. + +(57) lo re Amomeni di Tunisi C. R. 2. — Emir el Momenim C. F. R. + +(58) Saracinesco C. R. 2. — Sarazinois C. F. R. + +(59) Nuova divisione di capitolo nel C. R. 2. dove ciò che segue ha per +titolo: _Come lo 'mperadore Federigo mandò per questo libro allo re di +Tunisi_. + +(60) respontioni C. R. 2. + +(61) maraviglionsi C. R. 2. — merveilloyent C. F. R. + +(62) Ogier C. F. R. + +(63) Todia filosafo C. R. 2. — Todre le phylosophe C. F. R. + +(64) Antiochia C. R. 2. + +(65) Camberlain C. F. R. Il prov. _camarlenc_, _chamarlenc_, è quello che +noi chiamiamo oggi _ciamberlano_, nell'ant. fr. _chambellanc_, +_chamberlens_, ufficiale della camera. Manca _camarlingo_, in questo +significato, alla Crusca. + +(66) Teodia C. R. 2. + +(67) le manda en present C. F. R. + +(68) Antiochia C. R. 2. + +(69) Abbiamo corr. col C. R. 2. — Il C. L.: Alleone. + +(70) Assemprò C. R. 2. — contecrist C. F. R., errore che forse potrebbe +essere corr. in _contr'escrsit_, _contrescrist_, nel senso che ha +_contrefaire_, reproduire, par imitation, quelque chose. Varie forme ebbe +questo vb. al t. p. nell'ant. fr. _escrit_, _escript_, _escristrent_. + +(71) ciasquiduno C. R. 2. + +(72) De quoy cest livre cascun ne le pot mie avoir C. F. R. De quoy (de +coi, d'où vient que) è mal tradotto per _de' quali_. E il senso torna +meglio secondo il testo francese, facendo punto dopo _buoni libri_. Anche +il C. R. 2. ha: non lo possono avere. + +(73) Nuova divisione di capitolo nel C. R. 2. dove ciò che segue ha per +titolo: _Siccome lo re Bottus cominciò la ciptà e ongni vuolta era +disfacta, onde fece venire tucti li filozafi et i savi_. + +(74) Persia la grande C. R. 2. — Perce la grant. C. F. R. + +(75) Bocteriensa C. R. 2. — Boctoriens C. F. R. + +(76) avint que cil roy Boctus apres la mort de Noe de VIII\C. et XLVII ans +voloit ec. C. F. R. + +(77) guerdoier C. F. R., che potrebbe essere errore per _guerroier_ o per +_guarder_. + +(78) Guarahap C. F. R. + +(79) da capo tostamente C. R. 2. — de richief mout austivement C. F. R. +_De richief_ corr. _de rechief_, _re-chief_, _re chef_. _Austivement_ +sarebbe forse errore per _vistement_, che nell'ant. fr. trovasi per +_prontamente_, _tostamente_? + +(80) Manca _ogni cosa_ al C. L.; abbiamo supplito col C. R. 2. + +(81) che C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2. + +(82) gueroyer C. F. R.; e ciò conferma l'errore di _guerdoyer_. + +(83) la nocte è abactuto e messo in terra C. R. 2. — le demain se treuve +tout abatu C. F. R. + +(84) Noi crediamo che da _cherere_, siasi fatto _cherendo_, _cheiendo_, e +quindi, pel cambiamento dell'_e_ in _a_, _caiendo_, _caendo_. E lo stesso +cambiamento riscontrasi nell'ant. fr. del Berry, ove in luogo di +_chercher_ si disse _charcher_. Cf. _Jaubert_, _Gloss._, _supplément_. + +(85) _Discorso_; e in questo senso manca alla Crusca. + +(86) Qui nel C. R. 2. è un'altra divisione di capitolo, intitolato: _Si +come li Savj disseno ch'aveano veduto come la torre si compierebe_. + +(87) voleano venire dinanzi da lui C. R. 2. — voloyent venir per devant +lui C. F. R. + +(88) faites vos bon corage C. F. R. + +(89) Abbiamo preferita la lezione del C. R. 2. Il C. L. ha: a quindici dì +della luna allora che noi comincieremo, il punto e direllovi (direnlovi), +e allora ec. Nel C. F. R.: et a tel jor passant a XVI jors de la lune, +alore che nos conmanderons et au point, feres comencer, ec. + +(90) vi saremo presenti C. R. 2. + +(91) Ci è sembrata migliore la lez. del C. R. 2. Nel C. L.: vi misero a +guardare. + +(92) Vogliamo notare che il C. F. R. ha: vos de la ne istres; perchè +_istre_ è una delle forme più rare del vb. _issir_. Trovasi _ist_, uscì e +_istroit_, uscirebbe, nel Romans de Brut: Et Brutus ist de son +agait. — Corinéus s'an istroit; vol. I. pp. 14, 48. + +(93) È propriam. trad. del franc. _engien_, _engin_. + +(94) fist aler la crie C. F. R. + +(95) Trattabero C. R. 2. + +(96) Noe le grand C. F. R. + +(97) Così il C. R. 2., preferibile alla lez. del C. L.: venne di mano di +re in altro. + +(98) Sidrach C. R. 2. — Sydrac C. F. R. + +(99) Io re Bottus mando altamente salute alla vostra signoria e amico +carissimo C. R. 2.; e meglio il C. R. 1.: a vostra signoria, re Trattabar, +come a signore ed amico. + +(100) suoi lectere C. R. 2. + +(101) prede C. L. Ci è sembrato buono di dare preferenza alla lez. del +C. R. 2. Nel C. F. R.: qui les poroit avoir feroit quant que il vodroit. +_Vodroit_, _da vouloir_, una delle molte forme del condizionale. + +(102) siamo C. R. 2. + +(103) Et elli si mosse e cavalcò tanto C. R. 2. + +(104) sopra essa per pascere C. R. 2. — et s'acist sus celle C. F. R. +_Acist_ (_assir_, _asseoir_ da _ad_ e _sedere_) è forse una forma del vb. +_achir_, che si usò nel Picard. Cf. _Littré_, _Dictionn._ + +(105) _forma_, _figura_. „Così temo vostra altiera fazzone, Madonna mia.„ +_Dello Bianco._ + +(106) les chieres C. F. R. Dal lat. _cara_, fecesi _chere_, _chiere_ +nell'ant. fr., _cara_ in prov. e spagn., _cera_ in ital., e significò +_viso_, _sembianza_. „Che s'io troppo dimoro, aulente cera„ _Pier delle +Vigne_. I _Cinamologhi_, nel Dittamondo di Fazio degli Uberti, _han muso e +le labbra di cane_. Lib. V., cap XX. + +(107) feminoro C. R. 1. e C. R. 2. Forse dal gen. plur. del latino, +_feminarum_, _feminaro_, _feminoro_. Il trovarsi questa stessa parola in +tre codici di lezione diversa, e di diverso tempo, ci pare prova sicura +che non sia da tenersi per errore; e ci conferma in questa opinione il +trovare _regno femminoro_ nel testo della Tav. Rit. pubbl. dal Polidori, +pag. 292. + +(108) dampno C. R. 2. È noto che Fra Guittone usò _dampnaggio_, e che +l'ant. fr. ha _dampnier_, e il prov. _dampnatge_. + +(109) Aboivrent C. F. R., da _aboivre_. + +(110) doveunque C. R. 2. + +(111) _l'idoli_ manca al C. L. Abbiamo supplito col C. R. 2. + +(112) Così pure gli altri codd. Essendo _idole_ in fr. di gen. fem., il +traduttore ha scritto _idola_. + +(113) gittava C. L. Abbiamo corretto col C. R. 2. + +(114) enlace C. F. R. Da _laqueus_, franc. _lac_, prov. _lacs_, port. +_lazo_, ital. _laccio_; e vbb. _allacciare_ ital., _lacer_, _enlacer_, +franc. + +(115) Abbiamo corretto col C. R. 2. Nel C. L.: come ài così idio e così +bello come questo? + +(116) ma C. R. 2. + +(117) non si die nient'adorare, ma vergognare et avilarlo C. R. 1. + +(118) et en s'amor sacrifier C. F. R. Nei pronomi possessivi _ma_, _ta_, +_sa_ si usò qualche volta di elidere l'_a_, quando la parola che seguitava +cominciasse per vocale. Così trovasi: _m'amour_, _s'auctorité_ ec. Il +C. R. 2. ha: del suo benedetto nome si de' sacrificare. + +(119) Nel dialetto del Picard si usò _biel_. + +(120) di lui isguardare C. R. 1. — en lui esgarder C. F. R. + +(121) Abbiamo dato la preferenza alla lez. del C. R. 1. Il C. L. ha +solamente _disse Sidrac_; e il C. R. 2.: _disse lui Sidrach_. + +(122) Nel C. L. _vi noia_. Abbiamo corretto col C. R. 2. — Venque nostre +creance C. F. R. + +(123) iscongiurato C. R. 2. + +(124) devant cest mescreant C. F. R. + +(125) erano C. L. Abbiamo corretto col C. R. 2. + +(126) se murent en tour C. F. R. + +(127) e arse, e a modo di cenere si fece C. R. 2. + +(128) sconficto C. R. 2. — qu'il ne poient riens faire, et seroient +malement desconceilles C. F. R. _Desconseillies_ vale _abbandonati_, +_senza consiglio_. „Mais nostre sires qui les disconsellies conseille.„ +Villehardouin. — Lo _isconsigliato_ del n. t. è traduzione letterale del +francese. + +(129) sapiate C. L. — Abbiamo creduto di corregg. col C. R. 2. + +(130) per forteries ou per la force de son deu C. F. R. Credo da +correggere _sorteries_, per _sortilegi_. Da _sortiarius_ del b. l. fecesi +_sortiere_ ital., _sortero_ spagn. Il testo francese del ediz. Palat. ha: +par sorcerie ou par la force de son dieu. — Nel Romans de Brut, +_sortisséors_: venir fist ses sortisséors. + +(131) fomes a plaisir C. F. R. + +(132) al nostro C. R. 2. + +(133) paroule C. R. 2. + +(134) isconficti C. R. 2. — desconceilles C. F. R. + +(135) ch'io te lo sappia C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2. + +(136) gli quali Idio cacciò del cielo per la loro argaria e per la loro +superbia C. R. 2. — _Argaria_ per _algaria_. „Algaria è nelle persone +belle„. Bart. da San Conc. + +(137) oyables C. F. R., del quale è traduz. letterale _udevole_ (da oyr). +Ma parrebbe che avesse piuttosto a leggersi _oyant_, _che odi_, _udente_. + +(138) isnel espirt C. F. R. + +(139) cupiditade C. R. 2. + +(140) vagiello C. R. 1. + +(141) asiele C. F. R., che pare abbia ad essere l'imperativo del vb. +_aseoir_, placer, etablir. + +(142) tre e per uno idio C. L. Abbiamo corr. col C. R. 2. + +(143) acist C. F. R., forse da _achir_. + +(144) fusti C. R. 1. + +(145) Lo stesso che _ad alto_. „Il loro luogo è molto ad alti.„ _Fr. +Giord. Pred._ — Nel C. F. R.: et cria a haute vois. + +(146) en leur ciege (siege) C. F. R. + +(147) in uno C. R. 2. + +(148) parvi C. L. Abbiamo corr. col C. R. 2. + +(149) tre per uno idio C. L. Abbiamo corr. col C. R. 2. + +(150) parte C. R. 1. + +(151) troppo corrucciata C. R. 1. + +(152) ò lassato el pionbo et preso el fino oro C. R. 1. — ie ai laisse la +longuaigne et la pulentie. C. F. R. — _Longuaigne_ in ant. fr. vale +_latrina_, _elvace_. _Pulentie_ dev'essere lo stesso che _empuance_, che +significa _fetore_, _corruzione_. Trovasi _pulent_, _pullent_, che il +Burguy fa derivare da _purulentus_. Cf. _Du Cange_, _Gloss._; _Burguy_, +_Gloss._ — _Fino oro_ è anche nel Tesoretto di B. L.: Sì ch'io credea che +'l crino. — Fosse d'un oro fino. + +(153) L'ant. fr. ha _mater_, _matir_; prov. _matar_, che vuol dire +abbattere, vincere, indebolire. Si hanno esempi di _matare_, _emattere_, +in antichi scrittori italiani. Cf. _Nannucci_, _Analisi_, 253, 2. + +(154) pessimo veleno C. R. 1. — trencant venin C. F. R. _Trencant_ +intenderei _mortale_, _che abbatte_, _che uccide_, dal vb. _trencher_, +_trancher_. Cf. _Burguy_, _Gramm._; _Diez_, _Etym. Wört._ a _Trinciare_. + +(155) Esempio da aggiungersi a quello delle Istorie Pistolesi e de' +Fioretti, registrati dalla Crusca. Dove bene osserva il Nannucci +(_Analisi_, 147-48) non essere da intendere _chiaro_ per _forte_ e +_gagliardo_, ma per _lieto_, _brillante_, _gaio_, _sereno di spirito_. E +non solamente il provenzale ha _clar_ in questo significato, come il +Nannucci avverte; ma anche l'antico franc. ha _clair_, _cler_, _cleir_, +secondo il Burguy, il quale però non reca esempi che confermino questo +significato. Il C. F. R. ha solamente _plus fres_; e il T. F. P.: _plus +sains_; il C. R. 1.: _più bello e più fresco_. + +(156) una saetta di folgore C. R. 1. + +(157) dampnagio C. R. 1. + +(158) entrò elli e li suoi ne li altri ydoli C. R. 1. — se mist dedens les +aultres idoles C. F. R. + +(159) allo C. L. — Abbiamo preferita la lez. del C. R. 1. + +(160) tuoi C. R. 2. + +(161) cani C. R. 1. — chiens C. F. R. + +(162) ingannato C. L. — Abbiamo preferita la lez. del C. R. 1. + +(163) e falla C. L. — Abbiamo pref. la lez. del C. R. 2. + +(164) chiens C. R. 2. + +(165) iscomentati C. R. 2. + +(166) et garde toy de l'engi au deable C. F. R. _Engi_ è da corregg. in +_engin_, _engien_, che qui vale, inganno, furberia. + +(167) soctometti C. R. 2. + +(168) scura C. R. 2. — cougne C. F. R. Da _cuneus_ fecesi in ant. fr. +_coignie_, _coignee_, _cognee_; in prov. _cunh_, _conh_, _cong_. Nel +dialetto vallone trovasi _counie_, _cougne_. Cf. _Grandgagnage_, _Dict. +etym. de la langue Wall._ + +(169) misero una boce sì forte C. R. 1. + +(170) 'mpegno C. R. 2. — engin C. F. R. + +(171) e vene uno terrimuoto per ingegno del diavolo, sì che allora fu viso +ha tucti si dovesser confondare C. R. 1. Nel Romans de Brut: „Vis li fu là +où il dormoit„ etc. _Confondare_ è traduzione erronea del franc. +_confundre_, prov. _confondre_, _cofondre_, che vale _rovinare_, +_distruggere_. + +(172) annegare C. R. 2. — sonabissare C. R. 1. — de gros tonieres et +lampieres et plovoir et gresilles che toute celle terre senblent qu'elle +devoit noyer C. F. R. — _Gresil_ sarebbe diminutivo di _gresle_, _grêle_. +Cf. _Burguy_, _Gloss._ + +(173) _questo_ manca al C. L. Abbiamo suppl. col C. R. 2. + +(174) si smagò C. R. 1. + +(175) _che_ manca al C. L. Abbiamo suppl. col C. R. 2. + +(176) claritade C. R. 1. + +(177) de la haberge C. F. R. — _Heberge_, tenda, accampamento. + +(178) piega C. R. 2. — bates C. F. R. + +(179) _Sydrac_ manca al C. L. Abbiamo suppl. col C. R. 1. + +(180) pooir C. F. R. Pare che il traduttore abbia confuso _poor_, _poer_, +_pooir_ con _peire_, _piere_, _pere_. + +(181) fusti C. R. 1. + +(182) tre per uno Iddio C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 1. + +(183) Lo vagello è 'l mondo ke sostiene el podere di Dio e santa trinità +k'è tutto uno C. R. 1. + +(184) risucitamento C. R. 2. — passione C. R. 1. — cruceflement C. F. R., +che credo da corr. _crucifiement_. + +(185) significano C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 1. + +(186) battegiato C. R. 1. Il prov. ha _bathegar_, _batejar_. + +(187) fera C. F. R. + +(188) letti e creduti C. R. 1. — leaus et creaus C. F. R. — leuz et creuz +T. F. P. — _Leaus_ potrebbe correggersi in _leus_, partic. pass. del vb. +_lire_; e _creaus_, _creus_, _creuz_ potrebbe essere una forma del partic. +pass. del vb. _creire_, _crere_, _croire_. Il tradutt. pare che abbia +creduto _leus_ partic. del vb. _lever_, e _creus_ del vb. _croistre_. + +(189) alimenti C. R. 2. — elemens C. E. 2. — parties C. F. P. + — Crediamo che non si abbiano esempi di _elementi del mondo_ per _parti +del mondo_, nè in francese nè in italiano. + +(190) convertiranno C. L. Abbiamo pref. la lez. del C. R. 2. + +(191) e salveranno C. L. Abbiamo aggiunto _si gli_ dal C. R. 2. + +(192) ad adorare e credere C. R. 2. + + + + + _Sidrac, ebe Idio mai cominciamento? E Sidrac rispuose (Qui diciamo + capitolo primo, ma gli altri cinque sono nella storia adietro):_ + + +E' non ebbe unque cominciamento nè fine, nè none avrae. Egli fece cielo e +terra, e anzi ch'egli lo facesse, si sapea bene ch'egli dovea fare questo +e l'altre cose ch'egli fece. E sepe lo novero degli angioli, anzi che gli +facesse, e degli uomini e delle bestie e de' pesci e degli uccielli, e +quale morte dovea ciascuno fare; e sapea tutti quelli che doveano essere +salvi e che doveano essere perduti (193), e gli loro pensieri e gli loro +fatti e li loro detti e le loro volontadi; e s'egli non sapesse questo, +stato egli non sarebe Idio (194). E di tutto ciò, perchè facesse lo mondo +e le cose che sono nel mondo, egli non se ne migliorò punto; e s'egli +noll'avesse fatto, egli non potrebe esser di nulla piggiorato. Iddio fu +sanza cominciamento e sarà sanza fine (195). La sua potenza sa tutto, e si +è per tutto. E si è la sua sustanza in tre (196) cieli; l'uno corporale, e +questo è quello che noi veggiamo; e l'altro è spirituale, e questo è +quello che noi non vegiamo (197), ove gli angioli sono; lo terzo è quello +ove Idio nostro signore dimora, lo quale vedranno i giusti visibilmente. + +(193) dampnati C. R. 1. + +(194) non sarebbe egli stato Idio C. R. 1. + +(195) finiminto C. R. 1. + +(196) intra C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 1. e C. R. 2. + +(197) veggiano C. R. 2. + + + + + Cap. II. + + _Lo re domanda: puote Idio essere veduto? Sidrac risponde:_ + + +Iddio è visibile e non visibile: egli vede tutto, e non puote essere +veduto; chè niuno corpo terreno puote vedere ispirituale cosa; ma lo +spirito vede lo spirito. Ma, se lo spirito è buono e giusto, potrà essere +ch'egli vedrà Idio, secondo (198) le sue opere. Ma questo averrà apresso + (199) lo tenpo che 'l figliuolo di Dio sarà venuto (200) in terra; che +sarà (201) lo spirito di Dio che si aonberrà (202) in una vergine, e lo +nome della vergine sarà apellato Maria; e piglierà di lei corpo, e sarà +veduto e udito (203); e farà (204) tutto quello che l'uomo; e sarà sanza +peccato; e sarà Idio medesimo; e per la sua potenza sarà egli in cielo e +in terra. E la vergine Maria, concieputo per spirito sancto, si rimarà +vergine inanzi il parto e dopo il parto (205). E se egli non pigliasse +corpo nella Vergine, niuna corporale cosa lo potrebbe vedere. + +(198) esendo C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2. + +(199) presso C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 1. + +(200) veduto C. L. — Abbiamo pref. la lez. del C. R. 2. — apresso de +l'avenimento di Dio C. R. 1. + +(201) cosa arà C. L. — non sarà C. R. 2. La lezione ci pare errata in +ambedue; nè col C. R. 1. e col C. F. R. possiamo corregg. Ma il senso del +discorso ci fa credere che abbia da legg. _sarà_. + +(202) s'aombrara C. R. 1. — Se ombrerà C. F. R. — _S'aombrer_, +_s'anombrer_ nell'ant. fr. significa _divenire uomo nel seno della +Vergine_. „Com fist Gabriel li Archangles — Quant me dist que li rois des +Angles — S'aombreroit en mes sains flancs.„ _Du Cange_, _Gloss. +Gall._ — In provenzale ha lo stesso significato _solumbrar_. Il Raynouard +ne reca due esempi, tolti da un testo prov. del Sydrac: „Apres l'avenimen +del filh de Dieu qui _solombrara_ en la Virgis„; e traduce _qui +s'ombragera_, con errore che ci par manifesto. „Virtus Altissimi +obumbrabit tibi.„ _S. Luca_, I, 35. + +(203) manca al C. L. _e sarà_. — Abbiamo suppl. col C. R. 2. + +(204) sarà. C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2. + +(205) Così il C. R. 2. Nel C. L.: E la vergine Maria che concieputo per lo +spirito sancto l'averà vergine fatta inanzi il parto, e vergine sarà dopo +il parto. + + + + + Cap. III. + + _Lo re domanda: è Iddio in tutti luoghi e per tutti? E Sidrac + risponde:_ + + +Iddio è in tutti luoghi e per tutti i tenpi. Egli è potente in ogni luogo +come in un altro; e com'egli è possente in cielo, così è possente in terra +e in ninferno, perciò ch'egli è tutto possente là ov'egli è; chè a quella +ora che governa quelli che sono in oriente, a quell'ora governa le cose +che sono in occidente; e però è egli tuttavia per tutto, che governa tutto +giorno tutte le cose. + + + + + Cap. IV. + + _Lo re domanda: sentono tutte le cose Iddio? E Sidrac risponde:_ + + +Idio non fece unque (206) nulla criatura, che lui non sentisse, e che lui +non dotti; chè queste cose che noi asenbriamo (207) sanza anima +mortale (208), quelle vivono e sentono lo loro criatore. Lo fermamento lo +sente, quando, per lo suo comandamento, non fina (209) di volgersi il +sole, la luna; le stelle lo sentono, che tutto tenpo ritornano (210) +nello loro luogo; la terra lo sente, che ciascuno anno rende lo suo +frutto; i venti lo sentono e lo mare, che, quando egli fanno la fortuna, +ritorna in bonaccia per la sua volontà; l'acque lo sentono, ch'elle +corrono allo luogo là ond'elle escono; i morti lo sentono, che risucitano +alla sua volontà, quando a lui piace; la notte e lo giorno lo sente, +ch'egli guardano bene quella legge che Idio à loro donata; le bestie lo +sentono, ch'elle seguiscono la loro natura. + +(206) umche C. R. 2. — L'ant. franc. _onkes_, _unkes_, _unques_, _unc_, +_onc_. + +(207) che noi sembriamo C. R. 2. — che noi sembiamo C. R. 1. — chi nos +semblent C. F. R. + +(208) animale mortale C. R. 2. + +(209) finono C. R. 2. — Da _finare_, ant. franc. _finer_, prov. _finar_. +„Finar, madre, non volemo„ _B. Iacopone._ „Per mostrar alla gente. — Che +loco sia finata. — La terra e terminata.„ _B. Latini_, _Tesoretto_. + +(210) ritorna C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2. + + + + + Cap. V. + + _Lo re domanda: che fece Idio primamente? Sidrac risponde:_ + + +Primieramente fece Idio uno molto bello palagio, lo quale è apellato regno +di cielo; e poi fece questo secolo, e poi lo 'nferno. Ma quello palagio à +egli eletto uno grande ordine de' suoi amici (211): onde egli non +usciranno giammai, poi che egli vi fieno entro. E quello numero volle egli +fare d'uomini come delli angeli, per umiltà, perchè gli uomini e gli +agnoli adorassono uno solo Iddio in trinità, padre e figlio e spirito +sancto. + +(211) Ma in quello palagio àe egli uno lecto grande di suoi amici +C. R. 2. — mais ycel palais ailes leupor un grant nombre de ses amis +C. F. R.; che io leggerei: mais ycel palais a il esleu por, ec. E _uno +lecto_ credo che debba intendersi per _una eletta_. + + + + + Cap. VI. + + _Lo re domanda: quando (212) furono fatti gli angioli? Sidrac + risponde:_ + + +Allora che Idio disse, sia fatto lucerna (213), e tutti gli agnoli e +arcagnoli furono fatti in quello punto, cherubin e serafin. E quando lo +malvagio agnolo Lucifero vide che Idio gli avea dato onore e gloria sopra +tutti gli altri agnoli, si volle dispregiare gli altri agnoli, e volle +essere pari del suo (214) creatore; e volle avere altra sedia che Idio non +gli avea dato; e si volle agli altri per lo suo argoglio comandare. E egli +fu incontanente del paradiso cacciato, cioè gittato, e fu messo in +carcere. Siccom'egli era prima bello e splendiente (215), così fu poi +laido (216) e scuro e nero, ch'egli cadde incontanente. E si dimorò una +ora in gloria (217); che, si tosto com'egli fu fatto, si cadde; che +diritto non era (218) ch'egli gustasse di quella gloria, poi che così +fatto argoglio avea incominciato contro lo suo criatore. Gli altri che +peccarono co lui, traboccarono co lui di cielo, perciò che a loro piacque +lo suo argoglio; e credeano ch'egli potesse Idio sopra montare. E egli +erano simigliantemente alti sopra gli altri, e gli più mastri di loro con +esso lui furono gettati in ninferno (219), e gli altri furono cacciati +nella più ispessa aria (220), là ove egli ardono, come s'egli fossono in +uno fuoco (221), che giammai mercè non avranno, e non la poterano +adomandare (222). + +(212) come C. R. 2. + +(213) „Vid'io in essa luce altre lucerne.„ _Dante._ + +(214) al suo C. R. 2. + +(215) sprendiente C. R. 2. — piagente C. R. 1. + +(216) ladio C. R. 2. — lasco C. R. 1. _Lasco_ può essere il _lasche_, +_lasque_, nel senso di _vile_. + +(217) Sappiate ke non vi dimorò una ora compita C. R. 1. + +(218) Nel C. L. sono, per errore evidente, ripetute le parole _ora in +gloria che si tosto_. + +(219) onferno C. R. 1. + +(220) in questo più spesso aiere C. R. 1. + +(221) in onferno C. R. 1. + +(222) mercè non avranno potranno e non la domandorno C. L. — Abbiamo corr. +col C. R. 2. + + + + + Cap. VII. + + _Lo re domanda: di che servono gli angeli in cielo? Sidrac risponde:_ + + +Li angioli che sono in cielo non ebono volontà di peccare verso lo loro +criatore, e perciò non caddono eglino cogli altri, anzi dimorano in +gloria. Idio dà a ciascuno ordine e uficio angielico. Angeli v'à che +anunziano (223) agli uomini le grandi cose. Anche altra maniera di angieli +v'à, che anunziano (224) alle comuni creature, cioè agli uomini, le +piccole cose. Altre maniere d'angioli v'à, che sono potestadi, che +comandano agli maligni spiriti, che più non facciano crudeltade all'umane +cose. Altre maniere d'angioli v'à, che si chiamano principi (225), che +ànno signoria sopra i buoni ispiriti, e lo loro comandamento si è a +conpiere lo comandamento di Dio (226). Altre maniere d'angioli v'à, che si +chiamano dominazioni, che sormontano gli detti grandi angioli (227), che +gli altri son loro subbietti per ubidenzia. Altra generazione d'angioli +v'à, che si chiamano troni, sopra gli quali è la sedia (228) di Dio, per +gli quali egli giudica i suoi giudicamenti (229). Altre maniere d'angioli +v'à, che si chiamano cherubin, in cui tutte le scienzie e molte altre +creature umane sono subbiette e ubidienti (230), e servono; in quello +ch'egli guardano lo specchio del chiarore (231) di Dio, perfettamente +egli ricevono gli segreti del creatore (232). Altre generazioni d'angieli +v'à, che si chiamano serafin; quelli sono ardenti e più presso dell'amor +di Dio che nulla criatura; e sormontano (233) ogni criatura d'onore, chè +tra loro e Dio non è nullo altro spirito. + +(223) avanzano C. R. 2.; secondo uno de' significati che ha il vb. +_avancer_ in franc., che è di _annunziare_. + +(224) avanzano C. R. 2. + +(225) principati C. R. 2. + +(226) e loro comandano he compiano el servizio di Dio C. R. 1. + +(227) degli angioli C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2. + +(228) el sedio C. R. 1. + +(229) elli usa spaventevolmente suoi indicamenti C. R. 1. + +(230) a cui tucta scientia e più creature entendevoli sono obedienti e +subiecti C. R. 1. + +(231) della chiarità C. R. 1. + +(232) delle umane creature C. R. 2. — de le creature C. R. 1. + +(233) formentano C. L. Abbiamo corr. col C. R. 1., e col C. F. R. che ha: +surmontent. Nel C. R. 2.: soctomecteno ogni creatura d'onore. + + + + + Cap. VIII. + + _Lo re domanda: gli diavoli sanno tutte le cose e possonle fare? Sidrac + risponde:_ + + +Di quello ch' (234) egli ànno angelica natura, sanno molto grande +iscienzia, ma però non sanno egli tutte le cose. Che tanto quanto la loro +natura (235) è più spirituale che quella degli uomini, di tanto sono +eglino più (236) savi di tutto ingiegnio (237); le cose che sono a venire +non sanno egli niente, se non tanto quanto Idio lascia loro sapere. Ma le +cogitationi (238) e le voluntadi non sa se non Iddio, e colui a cui egli +lo vuole dimostrare. E non possono fare quello che egli vogliono, che lo +bene egli non vorranno fare nè non potranno; ma egli possono assai mal +fare, e non mica quanto vorrebono, se non tanto come i buoni agnoli gli +lassano (239) fare. + +(234) Dal franc. _de ce che_ (que). + +(235) Invece di _natura_ legg. nel C. L. _ma_. Abbiamo corr. col C. R. 1. +e C. R. 2. + +(236) _più_ manca al C. L. Abbiamo suppl. coi Codd. R. 1. e R. 2. + +(237) di tucti ingegni C. R. 1. + +(238) comuntioni C. L. Abbiamo corr. col C. R. 1. e C. R. 2. + +(239) lascieremo C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2. + + + + + Cap. IX. + + _Lo re domanda che forma ànno gli angioli e se sanno tutto. Sidrac + risponde:_ + + +In una maniera (240) ànno la forma di Dio, che somigliantemente (241) +fece la somiglianza (242) del nostro signore in loro, in tale maniera, +ch'egli sono lucenti (243). E sono sanza corpi, pieni di tutta biltade. E +nella natura delle cose non à nulla ch'egli non sapiano, ch'egli vegono + (244) tutti Iddio, e tutte quelle cose ch'egli vogliono, possono (245) +fare senza niuna graveza. E perciò che lo numero degli angioli (246) fosse +conpiuto, si fu fatto l'uomo. Egli fu fatto di corporale e di spirituale +sustanzia. Lo corporale (247) fu fatto di quattro elimenti (248); che +l'uomo à carne della terra, e lo sangue dell'acqua, e dell'aria si à +l'anima, e del fuoco si à lo calore. Lo capo (249) dell'uomo si è ritondo, +come lo fermamento, e si à due occhi altressì come lo cielo à due +lucenti (250), cioè lo sole e la luna; e simigliantemente, come lo cielo +àe in sè sette pianete, simigliantemente àe in sè l'uomo sette +pertugi (251) nel capo; e simigliantemente come l'aria (252) à in sè gli +tuoni e gli venti, sì à l'uomo al petto le grande alene (253) e le grande +scosse (254). E altressì come il mare riceve tutta l'acqua, così riceve +l'uomo nel suo ventre tutto enpitume (255); altressì come la terra +sostiene tutte le cose, altressì sostengono i piedi tutti i pondi (256) +dell'uomo. Del celestiale fuoco à egli la veduta; e dal più alto aire à +l'ardore, e dal più basso à el soffiamento del naso (257); e dell'acqua lo +gustare (258); e una partita della dureza delle pietre à egli nell'ossa; +lo verdore (259) degli alberi è (260) negli occhi; della spirituale +substanzia à egli l'anima, ch'egli è spirito in lui, e la immagine e la +simiglianza di Dio (261). La inmagine si dee intendere la forma di lui, e +la simiglianza si è la qualità, la grandeza; la divinità si è nella +trinità (262). L'anima tiene la sua ymagine, ch'è la memoria, perch'ella +si ricordi delle cose che sono passate; e si à intendimento, perch'ella +intenda le cose che sono udite (263); e si à volontà, perch'ella +dispregia (264) lo male e fa il bene. In Dio sono (265) tutte le cose e +tutte le virtudi; e simigliantemente come Idio non puote essere tenuto +dentro della sua creatura, conciosiacosa ch'ella conprende tutte le cose, +el cielo no la puote mica contastare (266), ch'ella non sappia assai delle +cose celestiali e dello inferno, simigliantemente che questa è la +spirituale sustanzia (267). + +(240) mainira C. R. 1. — Ant. franc. _maniere_, _meniere_; prov. +_maneira_, _manieira_, _maniera_, _manera_. + +(241) insiememente C. R. 1. + +(242) sembianza C. R. 1. + +(243) lucerna C. R. 2. — luysans C. F. R. + +(244) ch'egli possono vegono C. L. — Abbiamo soppresso il _possono_, che +non trovasi in nessuno degli altri Codd., e che toglierebbe senso al +discorso. + +(245) Qui manca _possono_ nel C. L., mentre leggesi negli altri Codd. Onde +è chiaro che l'amanuense traspose erroneamente questa parola, ponendola +sopra, dove non poteva stare, e omettendola qui dov'era necessaria. + +(246) degli angeli buoni C. R. 2. — dei boni C. R. 1. + +(247) Le corpora C. R. 2. + +(248) alimenti C. R. 2.; C. R. 1. + +(249) corpo C. R. 2.; C. R. 1. + +(250) lucerne C. R. 2. — luminire C. R. 1. — lumiers C. F. R. — Di +_lucente_ sost. reca un esempio la Crusca. Invece di _luminire_ crediamo +abbia da leggersi _luminiere_. Si hanno esempi di _luminiera_ per _luce_. +L'Ariosto, a significare il sole e la luna, disse _luminario_. L'ant. +franc. ha _lumiere_, _luminaire_; il prov. _lumeira_, _lumneyra_, +_lhumnieyra_, _luminaria_. „Foron fachas luminarias, so es lo solelh e la +luna.„ _Rayn._, _Lex._ IV, 104. „E troverai de' buon, la cui +lumiera. — Non dà nullo splendore.„ _Dante_, Canz. _O patria degna_, ecc. +pag. 297., ed. Barbèra. + +(251) pertusi C. R. 1. — _Pertuis_, ant. franc., da _pertusiare_, +_pertusium_. + +(252) airie C. R. 1. + +(253) aleines C. F. R. — L'ant. fr. ha il vb. _anheler_ e per +trasposizione dell'_n_ e dell'_l_, _aleiner_, onde _aleine_, _alainne_, +_alaine_; ed il prov. _ale_, _alen_, _hale_, _halena_. + +(254) le grande cose. C. R. 2. — le gran cosse. C. R. 1. — les grans +tous C. F. R. — les grans corps T. F. P. — _Tous_ e _corps_ ci sembrano +errori, e supponiamo che abbia da leggersi invece _cous_ e _cops_, +_colps_, colpi, forse nel senso che ha _coup_ in franc. di _fatto_, +_azione_, al che risponderebbe in certo modo le _cose_ de' Codd. Ricc. Se +pure non volesse intendersi che l'uomo riceve _al petto i grandi colpi_; +ed allora il senso sarebbe renduto meglio da _le scosse_ del +Cod. Laurenz. E noi preferiamo quest'ultima interpretazione. + +(255) empictione C. R. 2. — empleures C. F. R.; e pare che voglia +intendersi de' cibi. La Crusca registra _empitura_, ma non _empitume_ nè +_empizione_ per _empimento_. + +(256) poins C. F. R. — L'ant. fr. ha _poix_, _pois_, _peiz_; il prov. +_pens_, _pes_: da _pensum_. Cf. _Diez_, _Etym. Wört._ + +(257) Così il C. R. 1. Il C. L. è in questo punto estremamente confuso. Ma +è da avvertire che esso C. R. 1. ha, invece di _soffiamento_, +_sofocamento_; mentre il C. R. 2. e il C. L. hanno _soffiamento_; il +C. F. R. _souflement_, e il T. F. P. _soufflement_. + +(258) el gustamento C. R. 1. + +(259) l'odore C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 1. e C. R. 2. + +(260) àe C. R. 2. + +(261) e de la spiritual substantia à l'anima di vita ke Dio vi mise per +lui, ke n'è scripto in lui l'imagine a la sembianza di Dio C. R. 1. + +(262) A' teologi lo spiegare l'imbroglio di questo periodo, in tutti i +Codd. ugualmente confuso. Nel C. R. 1. si legge: la imagine si dia +intendere la forma di lui; la sembranza è la grandeza; la divinità fie ne +la trinità. Nel C. F. R.: la semblance si est qualite, et le grandesse la +divinite si est le trinite. E nel T. F. P.: et la semblance est la +qualite, et la grandeur est la dignite, qui est en la sainte trinite. + +(263) le cose che sono ora C. R. 1. — le cose che sono decte. C. R. 2. + +(264) dispera C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 1. e C. R. 2. — despite +C. F. R. — Forse invece di _dispera_ è da leggere _despira_, che potrebbe +derivare dall'ant. fr. _despire_, _despirer_, che ha appunto il senso di +_dispregiare_. + +(265) Idio se non C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 1. e C. R. 2. + +(266) Per _contrastare_. + +(267) La confusione e l'oscurità è uguale in tutti i Codd., e maggiore nel +francese. Al T. F. P. manca questo tratto. + + + + + Cap. X. + + _Lo re domanda: fece Iddio l'uomo colle sue mani? Sidrac risponde:_ + + +L'uomo fu facto per lo suo comandamento solamente; e perciò possiamo noi +intendere la cattiva natura dell'uomo: elli lo fece di vile cosa (268), +per lo confondimento del diavolo, ch'egli n'avesse vergogna (269), che +così cattiva cosa montasse nella gloria, unde elli era caduto per suo +orgoglio; e si li fece nome di ciò che elli (270) era facto di quattro +elementi, donde (271) questo secolo è fatto; e si ebbe nome delle quattro +parti (272) del mondo (273), satachano carboncini tramas robras amefin; e +lo lignagio dee enpiere le quattro parti del secolo. Anche àe l'uomo +simiglianza al nostro Signore in questa maniera, che, altressì come lo +nostro Signore è sopra tutte le cose in cielo, e altressie sopra tutte le +cose fece l'uomo in terra. E però che egli sapea ch'egli peccherebe, sì +fece l'altre cose corporali, cioè quello ch'egli avrebe mestiero (274). E +sì fece le mosche e le formiche e le pulci e le zanzare (275) e gli altri +vermini, per l'argoglio dell'uomo, perciò che, quando elle lo pungono, +egli si pensa che molto è cattivo, che non può contastare a così cattive e +vili cose (276). Le formiche e li ragni, che si travagliano (277) nella +loro opera, ne danno asenplo (278) che noi dobbiamo lavorare. Se noi +guardiamo (279) bene tutto ciò che Idio fece (280), si ci è uno grande +diletto: chè gli fiori ànno biltade, e l'erbe ànno medicina, gli frutti +della terra si ci pascono, gli venti e lo sole e la luna si ci portono +significanza (281); e tutte quelle cose che ci sono buone, e furono fatte +per l'uomo, e si furono fatte alla gloria dell'uomo (282). + +(268) Il C. R. 2. aggiunge: _cioè di bellecta di terra_; lo che non +leggesi nè nel C. F. R. nè nel C. R. 2., onde è a crederlo un glossema +dell'amanuense. _Belletta_ è il _limus_ de' latini. „Or ci attristiam +nella belletta negra„. _Dante._ + +(269) ontia C. R. 1. Manca alla Crusca. + +(270) Nel C. L.: nella gloria la ove egli era fatto, ec. Abbiamo corr. e +suppl. col C. R. 1. + +(271) unde C. R. 1. + +(272) partite C. R. 1. + +(273) secolo C. R. 1. + +(274) di ciò ke avia mistiero C. R. 1. + +(275) zenzare C. R. 2. — zanzane C. R. 1. + +(276) a si picciola cosa C. R. 1. + +(277) che si fadicano C. R. 1. + +(278) essempro C. R. 2. + +(279) sguardiamo C. R. 1. — Ant. fr. _esgarder_, _esguarder_. + +(280) fane C. R. 1. + +(281) portent significations C. F. R. + +(282) a lodo de la gloria di Dio C. R. 1. — a la loenge de la gloire de +Deu C. F. R. — _Loenge_, _louenge_ vuol dire _permesso_, _approvazione_, +onde fu mal tradotto per _lodo_. Invece di _alla gloria dell'uomo_, com'è +nel C. L., crediamo si abbia a leggere _alla gloria di Dio_. + + + + + Cap. XI. + + _Lo re domanda: dove fu fatto Adamo? Sidrac risponde:_ + + +Adamo fu facto in Ebrot (283), ove egli morì e fu sopellito. E quando elli +fu facto, fu messo in paradiso, cioè in uno luogo molto dilettevole (284), +in Oriente. Là (285) sono albori di diverse maniere (286); egli sono buoni +contra diverse infermitadi: uno tale albore v'à che, se l'uomo mangiasse +del frutto, giammai fame non avrebe; e se del secondo mangiasse, giammai +istanco (287) non sarebbe; e al drieto (288), s'egli mangiasse di quello +che si chiama frutto di vita, giammai non infermerebe e non +invecchierebbe, nè mai non morrebbe. E in quello paradiso fu egli messo; e +Eva fu fatta in quello paradiso dal lato (289) all'uomo, quando egli +dormia, cioè a intendere della sua costa (290). E simigliantemente, come +egli furono d'una carne, così furono d'una volontà e d'uno cuore (291). E +Iddio volle ch'egli fossono simiglianti a lui, che siccome di lui +disciesono tutte le cose, così nascono di lui tucte le cose e tucti gli +uomini (292), cioè d'Adam (293); e però fu fatto Eva di lui. E si li fece +tali ch'egli potessono peccare, per magiore merito avere; che, quando egli +furono tentati, s'egli non avessino consentito al diavolo, allora sarebono +stati sì afermati (294), che giammai eglino e gli altri non potrebono +avere peccato. Inanzi ch'eglino peccassono erano ignudi (295), e non +aveano di loro membri vergogna, se non come degli occhi; che sì tosto come +egli feciono quello peccato verso lo loro criatore, sì si vidono ignudi, e +spogliati del vestimento della grazia. Essi ebono cupidizia l'uno verso +l'altro, e si cominciò a nasciere tra loro una grande confusione, e ebono +vergogna degli loro menbri. E perciò che l'uomo sapesse che tutte le +schiatte doveano essere colpevole di questo peccato, fece rimanere lo nodo +che àe la gola (296). E 'l nostro Signore sapea (297) che grande bene e +grande profitto dovea essere (298) di quella ischiatta. Anzi che +peccassono vidono Idio in paradiso. Lo diavolo ebe grande invidia di ciò, +ch'egli dovea montare là, onde egli era caduto, si entrò nel serpente, e +parlò alla femmina, e la ingannò; che, si tosto com'ella fu nata, ella fue +ingannata. Essi non dimorarono in paradiso se non sette ore (299); e le +tre ore (300) mise Adamo nome a tutte le bestie; alle sette ore (301) +mangiò la femina il pome (302), e diello al marito, e egli lo mangiò per +lo suo amore; e a ora di nona furono cacciati fuori del paradiso. E +incontanente disciese l'agnolo da cielo, cherubin (303), con una spada di +fuoco in mano; quello fuoco era uno muro di fuoco (304), onde quello +paradiso ne fue intorniato (305), apresso quello peccato. Cherubin fu +quello che guarda lo fuoco ch'è intorniato al paradiso, e getta adietro i +corpi e gli spiriti (306); chè nullo ispirito v'enterrà, nè buono nè reo, +infino a tanto che il figliuolo di Dio perverrà in terra, e morrà +inpeso (307) in croce, per questa disubidienzia che Adamo fece verso lo +suo criatore. E per quello amore ispegnerà lo muro del fuoco, che +intornia (308) il paradiso, e ronperrà le porti (309) del ninferno, e +trarranne fuori Adamo e gli suoi amici, e metteragli nel paradiso +celestiale. E allora (310) tutti quelli che morranno perfetti, sì saranno +amici di Dio, e andranno in paradiso celestiale, e non troverranno chi +loro lo vieti. Certo bene dee l'uomo credere a quello Idio, che manderà lo +suo figliuolo di cielo in terra, per noi diliberare (311) si lascierà +morire. + +(283) Ebron C. F. R., C. R. 1. + +(284) diliciano C. R. 1. + +(285) ine C. R. 1. — ileuques. C. F. R., che è da corr. _ilueques_. + +(286) mainiere C. R. 1. + +(287) lasso C. R. 1. + +(288) da dirieto C. R. 2. — a la perfine C. R. 1. — au deran +C. F. R. — Vedesi come il traduttore del testo Laurenziano abbia +volgarizzato secondo il significato etimologico della parola. _Au +darrien_, _au daarrain_, _a la deraina_, significa _in ultimo luogo_, +_alla perfine_, e deriva da _deretranus_, e questo da _de retro_, onde il +_drieto_, _dietro_ del nostro testo. + +(289) de la costa C. R. 1. + +(290) de la sua costa diricta C. R. 1. + +(291) coragio C. R. 1. — corage C. F. R. — Nel franc. ant _corage_, +_coraige_ vuol dire _cuore_, _sentimento_, _volontà_. Lo stesso +significato ha _coratge_ in prov. e _coraggio_ in ital. + +(292) Abbiamo adottata la lez. del C. R. 2., che è conforme al C. F. R.: +que tout encement (_esement_, _ensement_) com de lui descendent toutes +coses, encement nasquissent tuit li home d'Adam. + +(293) cioè Adam C. L. Abbiamo aggiunto il _d'_. Nel C. R. 1. v'è di più: +d'Adamo ke fu masso di tucta l'umana generatione. + +(294) fermi C. R. 1. + +(295) inudi C. R. 1. + +(296) Del _nodo della gola_ non parlasi nè nel C. F. R., nè nel T. F. P., +nè nel C. R. 1. + +(297) che sapea C. L. e C. R. 2. — Abbiamo tolto il _che_, parendoci +errore evidente, e non leggendosi nè nel C. R. 1., nè nel T. F. R.: et +nostre sire soit, ec. + +(298) nasciare C. R. 1. — estre C. F. R. Probabilmente il testo francese +da cui fu trad. il nostro, diceva _istre_, una delle forme del vb. +_issir_, uscire, che dal volgarizzatore fu confusa con _estre_, essere. + +(299) VII dì C. R. 1. + +(300) e a la terza ora C. R. 1. + +(301) a la sexta ora C. R. 1. + +(302) pomo C. R. 1. — pome C. F. R. + +(303) lo quale avea nome cherubin C. R. 2. + +(304) Concordano tutti i codd. Il T. F. P. ha: qui sembloit feu, et de +celle espee fist ung mur, ec. + +(305) avironato C. R. 2. — environee C. F. R. + +(306) i corpi e gli spiriti che di paradiso, che nullo, ec. +C. L. — Abbiamo tolto _che di paradiso_, stando alla lez. del C. R. 2. + +(307) apresso C. L. Abbiamo corr. col C. R. 2. Nel C. R. 1.: pendente. + +(308) invirona C. R. 1. + +(309) Per _porte_. Cf. _Nannucci_, _Teorica_, _Cap. X._, 265, 268. + +(310) e da ine inanzi C. R. 1. + +(311) ricomparare C. R. 1., per _ricomprare_. + + + + + Cap. XII. + + _Lo re domanda: quando Adamo fu fuori del paradiso dove andò egli? E + Sidrac risponde:_ + + +Adamo sì venne in Ebrocti (312), ove egli fu fatto, e là ingienerò gli +figliuoli (313). E poi (314) cento anni egli pianse Abel suo figliuolo, +che Caino l'avea ucciso; e unque poi non si volle acostare (315) alla +moglie. Ma però che Idio non volle nasciere della malvagia semenza (316) +di Caino, fece Adamo amaestrare per l'agnolo suo, che giacesse colla +moglie: e egli sì lo fece, e ingenerò uno figliuolo ch'ebbe nome Sem, +della cui ischiatta lo figliuolo di Dio nascierà (317). E sapiate tutti di +vero che dal tenpo d'Adamo infino al tenpo di Noè, non piove (318) unque, +e non aparvono nuvoli in cielo (319). E non mangiavano carne e non +beveano (320) vino: e tutto quello tenpo era così bello come la state; e +si era abondanza di tutte le cose; e tutto questo rimase (321) per lo +peccato della gente. + +(312) Ebron C. R. 1. e C. F. R. + +(313) VII anfans C. F. R. — filz et filles T. F. P. — Nel C. L. si legge: +e là ingienerò gli figliuoli disse Signore e poi cento anni, ec. _Disse +Signore_, che non trovasi in nessuno degli altri codd., ci è parsa una +interpolazione dell'amanuense, e l'abbiamo soppressa. + +(314) e per C. R. 1. — e più C. R. 2. + +(315) asenbiare C. R. 1. — assembler T. F. R.— _Assembler_, _assambler_, +_assanber_, ant. fr., unirsi ad alcuno; e _assemblement_, unione dell'uomo +colla donna. + +(316) semente C. R. 1. + +(317) nasceo C. R. 1. + +(318) piobe C. R. 1. + +(319) nè apparì arco in cielo C. R. 1. — l'arc dou ciel C. F. R. + +(320) bevivano C. R. 1. + +(321) _cessò_, _mancò_. + + + + + Cap. XIII. + + _Lo re domanda: fece Adamo altro peccato inverso lo suo criatore, se non +quello ch'egli trapassò (322) lo suo comandamento e mangiò lo pome (323)? + Sidrac risponde:_ + + +Non certo (324); ma questo fu tropo gran peccato, ch'egli disiderò +d'essere Iddio, e (325) però mangiò lo pome, che Idio gli avea vietato. +Egli non volle fare lo comandamento di Dio, e la criatura non dee fare +nulla (326) contra lo suo creatore. Certo se tu fossi inanzi a Dio, e +alcuno ti dicesse guardati indietro, e se tu non lo facessi (327) tutto il +secolo pericolerà; e (328) Idio ti dicesse, io non voglio che tu guardi +indrieto, anzi voglio che 'l secolo pericoli, tu dei (329) fare lo +comandamento del tuo criatore, e l'altro no, conciosia cosa che (330) 'l +mondo perisca. E così fece Adamo, egli era (331) dinanzi a Dio. E sì tosto +come lo diavolo lo molestò (332), egli guardò indietro, e però fece magior +peccato, che di pericolare tutto il mondo. Et in quello solo peccato fece +secte criminali peccati, per li quali (333) egli ingonbrò (334) tutti +quelli che doveano nasciere di lui. Primieramente fue argoglio ch'egli +volea essere pari di Dio; lo secondo fu (335) innobedienzia, ch'egli +trapassò lo comandamento del suo criatore; lo terzo fu avarizia, ch'egli +disiderò più che Idio non gli volea dare (336); lo quarto fu sacrilegio, +ch'egli prese in sè quello che Idio gli avea difeso (337); lo quinto fu la +spirituale fornicatione, che la sua anima era coniunta a Dio, e quando +egli fece la volontà del diavolo, sì fece adulterio (338), e però perdette +l'amore del suo verace isposo; lo sesto fu micidio (339), ch'egli uccise +sè e tutti gli altri; lo settimo fu morte e ghiottornia (340), ch'egli +mangiò lo pome, e credette alla volontà della femina, e fece quello che +Idio gli avea vietato (341), e tolse l'onore a Dio. Per quello peccato gli +conviene fare sodisfazione, che chi dell'altrui toglie, rendere gli +conviene, e per l'amendamento (342) si piglia mercede. E perciò che Adamo +dee fare sodisfazione a Dio, egli è ancora in tenebre d'inferno, e sarà, +infino a tanto che il verace profeta figliuolo di Dio verrà in terra per +lui diliberare. + +(322) travalcò C. R. 1. + +(323) la poma C. R. 1. + +(324) None niente C. R. 1. + +(325) ma C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2. + +(326) neuna cosa dia fare C. R. 1. + +(327) che tu nollo avessi fatto C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2. — e se +nol fai C. R. 1. + +(328) Abbiamo agg. questo _e_ dal C. R. 2. e C. R. 1. + +(329) dii C. R. 1. + +(330) Qui ha il senso di _malgrado che_, _nonostante che_, conforme al +franc. _ja soit ce que_, _ja seit ce que_, di cui è traduzione. Cf. +_Burguy_, _Gramm._, II, 383; _Roquefort_, _Gloss._ — Nel C. R. 1.: Se +tucto el mondo perisse. + +(331) Pare che debba sottintendersi _infinchè_ o _quando_. Nel C. R. 1.: +k'era. + +(332) Ci pare migliore la lez. del C. R. 1.: l'amaestrò. Nel C. F. R.: lor +mostra. _Mostrer_, ant. fr., insegnare. + +(333) Così ha il C. R. 1., la cui lezione ci è parsa preferibile a quella +del C. L. + +(334) Così tutti i Codd. _Encombrer_ in ant. fr. e _encombrar_ in prov. +hanno il significato di _souiller_. Il Raynouard reca questo stesso passo, +tolto da un testo prov. del Sydrac: el fetz VII peccatz mortals per que +encombret cels que devion naisser de lhuy. Cf. _Burguy_, _Gramm._, e +_Roquefort_, _Gloss._ + +(335) ch'egli fu C. L. Errore evidente, che abbiamo corr. col C. R. 2. + +(336) gli avia donato C. R. 1. + +(337) _proibito_. + +(338) avolterio C. R. 1. + +(339) omicidio C. R. 1. + +(340) mortal ghiotornia C. R. 1. + +(341) vetato C. R. 1. + +(342) lo mendamento C. R. 1. + + + + + Cap. XIV. + + _Lo re domanda che cose tolse Adamo a Dio, e come gliele converrà + rendere. Sidrac risponde:_ + + +Adamo tolse a Dio tutto quello che doveano avere tutti quelli che di lui +doveano nasciere, e simigliantemente vincere lo diavolo, com'egli era +vinto da lui. E se tutti quelli che doveano nasciere di lui in tal maniera +lo doveano (343) ristorare, come se egli non avesse unque peccato, però +ch'egli avea magior peccato che tutto il mondo, si dovrebbe rendere tal +cosa che fosse magiore di tutto lo mondo; ma egli non potè fare nè l'uno +nè l'altro; però rimas'egli in cattivitade. + +(343) la dovea C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2. + + + + + Cap. XV. + + _Lo re domanda perchè non fue perduto di tutto in tutto (344), che (345) + così grandissimo peccato avea fatto. Sidrac risponde:_ + + +Perciò che non potea essere disfatto quello che Idio avea fatto e +stabilito. Iddio avea ordinato che egli conpierebe lo numero degli eletti +del legnaggio d'Adamo, e non però (346) egli avea volontà +d'amendarlo (347), et egli (348) non potea, e la misericordia di Dio non +gli volle perdonare, e mettere nel suo regno tale come egli era. E se Idio +gli avesse perdonato la sua ingiuria, sanza sodisfacimento, dunque non +sarebe tutto potente, se egli mettesse tale uomo nella (349) sua gloria +senza vendetta, là onde egli avea cacciato l'agnolo per una sola +cogitazione, dunque non sarebe mica diritto; però dee essere presa la +vendetta (350) del peccato, cioè del peccatore. Quando uno uomo truova +pietre preziose in alcuno luogo lordo, elli no le mette mica nel suo +tesoro, infino a tanto che non l'à lavate. Però che lo servo dee essere +fedele del suo signore, e egli era andato al tiranno, che l'avea messo in +carcere, serà mandato lo figliuolo dello re, e batterà lo tiranno, e +rimenerà lo servo al suo signore colla sua gloria. + +(344) in tutto C. R. 1. + +(345) puoi che C. R. 1. + +(346) impertanto C. R. 1. + +(347) amender C. F. R. + +(348) egli C. L. — Abbiamo agg. _et_ dal C. R. 2. + +(349) in della C. R. 2. + +(350) presso alla vendetta C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 1. e C. R. 2. + + + + + Cap. XVI. + + _Lo re domanda e disse: perchè non mandò Iddio uno angelo inanzi per lui + diliberare, o ch'egli avesse fatto uno uomo per lui diliberare? Sidrac + risponde:_ + + +Se l'agnolo raccattasse (351) l'uomo, dunque sarebbe (352) suo servo, e +l'uomo dee essere ristorato, sicchè egli sia simigliante all'angelo. E +l'altra cosa divisò Idio, che l'angelo (353) è fiebole nella sua natura, e +se egli divenisse uomo, di tanto avrebe meno di potestà. E se egli avesse +fatto un altro uomo, e l'avesse mandato per lui diliberare (354), dunque +non aparterebbe (355) nulla la ragione alla schiatta d'Adamo. E però che +l'agnolo non potea raccattare l'uomo, nè egli per sè non potrebbe fare +sodisfazione, si piglierà primieramente lo figliuolo di Dio carne in una +sola persona, fatta in due maniere: l'una maniera si è che vincierà lo +diavolo e serà Iddio, e vincierà lo diavolo simigliantemente che lo +diavolo vinse l'uomo, e averà podestà sopra tutte le cose, come elli serà +Iddio, che aprirà lo cielo e tutti coloro che entrare vi dovranno; l'altra +maniera si è ch'egli diventerà uomo, e farà ciò che fa (356) l'uomo sanza +peccato. + +(351) Se l'angelo avesse ricomparato C. R. 1. + +(352) sarebbe l'uomo C. R. 1. + +(353) l'uomo. — Abbiamo corr. col C. R. 1. e col C. F. R. + +(354) ricomparare C. R. 1. + +(355) parrebbe C. L. — Abbiamo di creduto poter corr. _aparterebbe_ sulla +scorta del C. F. R. che ha: apartenist; e del C. R. 1. che dice: dunque +non avarebbe apartenuto. + +(356) e sarà ciò che l'uomo C. L. — Abbiamo pref. la lez. del C. R. 2. + + + + + Cap. XVII. + + _Lo re domanda (357): perchè vorrà egli nascere di vergine, e come sarà + ella vergine quand'egli nascierà di lei? Sidrac risponde:_ + + +Per quatro modi (358), siccome Idio fece l'uomo: lo primo, quando Adamo fu +facto non ebbe nè padre nè madre, se non Iddio, così nascierà lo figliuolo +di Dio, della Vergine, e egli sarà sè medesimo padre (359), e la figliuola +sarà sua madre (360). Lo secondo modo si è, siccome Eva nacque della costa +dell'uomo, e divenne femmina, altressì lo figliuolo di Dio nascierà della +Vergine, dello Spirito Sancto e del Padre, e ciò sarà egli medesimo, e +diventerà uomo. Lo terzo modo (361) si fia (362) per la sua potenza, per +la sua volontade. Lo quarto modo di solamente femmina nascirae (363), per +confondere lo diavolo, e per diliberare l'uomo del suo podere. E dal +cominciamento del mondo guardò Iddio quelli che più l'ameranno, e lo suo +comandamento faranno, e lo suo benedetto nome adoreranno: di quello +lignaggio sarà eletta la Vergine, che sarà netta e pura, sanza peccato, +florente, e di tutte degnità; sì generrà (364) lo figliuolo di Dio +salvatore, sanza nullo diletto, e partorirà sanza nulla ordura (365) e +sanza niuno dolore. E lo Salvatore entrerà (366) nel suo corpo, e uscirà, +e tuttavia chiusa (367), similemente come lo sole entra per la +vetriera (368), sanza danneggiarla (369). E nel suo ventre piglierà umana +natura, e dimoreravvi nove mesi, però che si conpierà nove ordini +d'angioli, delle genti che nascieranno in questo secolo. E tutte le cose +saprà egli come Idio; e secondo la sua podestà potrà egli fare tutte le +cose; ma egli vorrà di tutto in tutto tenere (370) la natura dell'uomo +sanza peccare. + +(357) domanda disse C. L. — Abbiamo soppresso il _disse_. + +(358) I modi C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2., e sulla scorta del +C. F. R. + +(359) ed elli medesimo sarà el padre C. R. 1. + +(360) „Vergine madre, figlia del tuo figlio„. + +(361) mainira C. R. 1. + +(362) fa C. L. — Abbiamo pref. la lez. del C. R. 2. + +(363) Così ha il C. R. 1. _Nascirae_ manca al C. L. + +(364) _genererà_. + +(365) _Ord_, _ordure_ fr. — Nel C. R. 2.: lordura. + +(366) increrà C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 1. e col C. F. R. + +(367) entrerà nel suo ventre la porta kiusa e n'escirà la porta chiusa +C. R. 1. + +(368) ventiera C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2. — Nel C. R. 1.: vetro. +Nel C. F. R.: veriere, che vuol dire _vetro_ e _finestra_. + +(369) e no la danagia C. R. 1. + +(370) manca al C. L. _tenere_. — Abbiamo suppl. col C. R. 1. + + + + + Cap. XVIII. + + _Lo re domanda (371): quanto tenpo visse Adamo? Sidrac risponde:_ + + +Adamo vivette novecento anni. Quando egli venne a morte mandò lo suo +figliuolo a l'angelo, che gli desse sanità di quello male ove egli +era (372); e lo figliuolo andò per la via che Adamo gli disse, tanto che +capitò alla porta del paradiso, là onde Adamo fu cacciato; e volendo +entrare alla porta e l'angelo gliel vietò. Egli gli domandò sanitade per +lo padre; e l'angelo gli diede tre granella (373), e disse: portale allo +tuo padre, e mettigliele in sulla bocca; e diragli che l'uno di queste +granella lo diliberrà della grande infermitade: e lo comandamento si è a +cinque giorni e mezo. E egli si partì e ritornò a Adamo (374), e missegli +le granella in bocca, e contogli quello che l'angelo gli avea detto. E +disse, padre, non ti isgomentare, che l'agnolo mi disse che di qui a +cinque giorni e mezo tu guarresti (375). E Adamo sospirò, e disse: sappi +che lo giorno di Dio è mille anni; e poco stante e egli trapassò di questo +secolo. E i diavoli presono l'anima sua con grande allegreza, e misserla +nella sponda del ninferno. I novecento anni che Adamo vivette significano +quello ch'egli fece disubidienzia verso Iddio, e dispectò la (376) +conpagnia de' nove (377) ordini degli angioli (378). Le tre granella +significano che nascieranno di loro albori, de' quali legni fia fatta la +croce, sopra la quale fia crocificato e morto lo figliuolo di Dio. E Adam +guarirà della sua infertà (379), per quella (380) morte che lo figliuolo +di Dio farà, sarà diliberato dello inferno, e tutti gli amici di Dio con +lui. I cinque giorni e mezo significano cinquemilia cinquecento +anni (381). + +(371) domanda e disse C. L. — Abbiamo soppr. _e disse_, stando alla lez. +del C. R. 2. + +(372) che il li donast guarison de cel mal ou il estoit C. F. R. + +(373) tre granella del pomo c'Adamo avia mangiato C. R. 1. + +(374) Adamo C. L. — Abbiamo agg. _a_. + +(375) guariresti. + +(376) alla C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2. + +(377) novi C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2. + +(378) les IX\C ans senefient les IX ordens d'angles, per ce ch'il fist +desobedience vers Deu, et si despita la compagnie des IX ordens des angles +C. F. R. + +(379) sincope d'_infermità_. + +(380) la qual C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2. + +(381) Il C. R. 1. è in questo cap. di lezione assai diversa e più diffusa +del C. R. 2. e del C. F. R. + + + + + Cap. XIX. + + _Lo re domanda e disse: perchè è chiamata morte, e quante morti sono? + Sidrac risponde:_ + + +Perciòe è chiamata morte, perch'ella è amara, perchè Adamo morse lo pome +che gli era vietato; però fummo noi morti. Quella morte che non è di +natura (382), siccome quella de' garzoni, e quella ch'è di natura (383), +siccome quella de' vecchi uomini, per lo peccato d'Adam è ordinata, la +morte (384); altrimenti non morrebbe l'uomo. Che somigliantemente come +l'una generazione trapassa apresso l'altra per la morte, e l'una +generazione apresso l'altra per la vita, simigliantemente saremmo (385) +mutati allora di volto in volto (386), e alla fine saremmo stati tutti +simiglianti agli angioli. + +(382) natura C. L. — Il C. R. 1. e C. R. 2. hanno _matura_, ma a noi è +parso meglio corregg. _di natura_. + +(383) e quella siccome ch'è di natura C. L. — Abbiamo tolto _siccome_, +essendo evidente che è stato scritto per errore. Nel C. R. 1.: k'è +naturale. + +(384) Crediamo questa ripetizione _la morte_ un errore dell'amanuense. + +(385) saremo C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2. + +(386) di molto in molto C. R. 2. — de mort en mort C. F. R. — de mont a +mont T. F. R. Tre varianti che ci paiono tutte erronee. Noi supponiamo che +abbia da leggersi _di volta in volta_. + + + + + Cap. XX. + + _Lo re domanda, e disse: nuoce agli uomini di quale morte e' si + facciano? Sidrac risponde:_ + + +Non mica, nè poco nè molto, chè quelli che si pensano ch'egli deono +morire, quelli non muoiono già di morte subitana; e questo fanno (387) +medesimamente i buoni, che in Dio credono, e lo suo comandamento fanno. E +questi, in qual modo muoiano, o ch'egli sieno uccisi a ghiado (388), o +ch'egli sieno divorati per le bestie salvatiche, o ch'egli sieno arsi in +fuoco o anniegati in acqua, o ch'egli sieno appesi come ladroni, o ch'egli +sieno morti per alcuna disaventura, non nuoce a loro: giustizia, nè lo +loro ben fare non puote essere perduto (389). Questa maniera di morte non +nuoce loro niente. Che se egli avessono fatto in questo secolo alcuna +cosa, per fragilitade della fievole carne, si è loro tutto perdonato, per +la grazia dell'aspera morte. Che della (390) morte de' malvagi uomini, che +non credono in Dio, e non fanno lo suo comandamento, egli non ànno grande +proficto (391), quando egli giacciono lungamente in infermità, anzi +ch'egli muoiano. La loro morte è ria, ch'egli non sono mica morti in +Dio (392), nè solamente (393) nollo vogliono pensare; e però la loro morte +è molta pessima. Non credono mica quelli che viveranno lungo tenpo dopo +noi, Idio del cielo mandi loro buona ley (394) e li X comandamenti (395), +già sia cosa ch' (396) egli siano credenti in Dio, se egli non servano i +dieci comandamenti, che Iddio loro averà mandati, egli morranno in +quell'aspra morte, nè loro profitterà niente (397). Anche non credono gli +altri, che viveranno dopo loro grande tenpo, che lo figliuolo di Dio si +scienderà (398) in terra, e loro comanderà una buona legge e giusta, e +crederanno in lui, ch'egli è verace Idio, e quelli che non faranno i suoi +comandamenti, che a loro saranno comandati per li suoi ministri, già +l'aspra morte non loro profitterà nè poco nè molto (399), anzi loro +nuocie. + +(387) questi muoiono C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2., C. R. 1. e +C. F. R. + +(388) a ghiadi C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2. + +(389) car la soe iustisse ne les siens bienfais ne peuent onques estre +perdus C. F. R. + +(390) la C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2. + +(391) perfetto C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2. + +(392) idio C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2. e C. R. 1. + +(393) nella mente C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2. + +(394) Questa parola francese che trovasi nel ms. mostra forse che il +volgarizzatore non seppe come tradurla. L'ant. fr. ha _loy_, _ley_, legge. + +(395) li X i comandamenti C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2. Dopo +_comandamenti_ il C. L. ha: _che Idio_; ed essendo chiaro l'errore da ciò +che segue, abbiano soppresse queste parole. + +(396) Intendasi _avvegna che_, come ha il C. R. 1. _Già sia cosa che_ è +trad. lett. del franc. _ja soit ce que_, che significa appunto _quoique_, +_bien que_. + +(397) Così abbiamo corr. sulla scorta del C. F. R. che dice: ne lor +profitera neent. Il C. L. ha: nè loro perfettamente; il C. R. 2.: nè loro +profeta niente varrà; il C. R. 1.: e non proferà loro niente. _Proferà_ +supporrebbe un infinito _profare_, forse _fare pro_ recare utile, non +volendo crederlo errore per _profitterà_. Tutto questo periodo, assai +confuso, ci pare da intendere così: Quelli che viveranno dopo noi e +avranno da Dio buona legge e i dieci comandamenti, non ritrarranno da ciò +alcun profitto, benchè sieno credenti in Dio, se non osserveranno i dieci +comandamenti. + +(398) ascienderà C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2. + +(399) Abbiamo corr. col C. F. R. che dice: ia l'aspre mort ne lor +profitera ne tant ne quant. Il C. L. ha: già fia l'aspra morte non loro +perfettamente nè poco nè molto. — Ed errate del pari sono le lezioni degli +altri codd. ital. + + + + + Cap. XXI. + + _Lo re domanda e disse: come vanno l'anime nell'altro secolo? Sidrac + risponde:_ + + +L'anime vanno nell'altro secolo simigliantemente come lo malfattore (400) +si mena alla giustizia, con grande conpagnia di sergenti; non gli fanno +altro (401) se non la giustizia; e simigliantemente, come l'anima si dee +partire del corpo morto (402), se ella è (403) ria, si ragunano grande +quantità di demoni, e si la portano in ninferno (404), e se l'anima è +stata credente verso lo suo creatore, ella sarà diliberata verso la (405) +conpagnia d'Adam, quando lo figliuolo di Dio ronperà lo 'nferno, e +lo (406) diliberrà (407). E se l'anima non sarà stata credente verso lo +suo creatore, ella sarà radice di ninferno tutto tenpo mai (408). Ma al +tenpo della credenza del figliuolo di Dio, saranno l'anime menate in tre +modi: quelli che avranno tenuto giustamente la sua fede e la sua credenza, +e avranno fatto lo suo comandamento, quando questa giusta anima si partirà +dal corpo, si raunerà (409) grande moltitudine d'angeli, nella conpagnia +dell'angelo che l'averà guardato nelle percussioni (410) e nelle +tribolazioni; elli lo porteranno, laudando e glorificando Idio, egli la +meneranno nel paradiso celestiale. La seconda maniera, di quelli che +muoiono e ànno facto assai male e poco bene, e poi si confidano (411) +nella fede, la quale lo figliuolo di Dio àe loro donata e comandata, e +s'amendano (412) inanzi la loro morte, quando l'anima loro escie del +mortale corpo, si viene l'angiolo di Dio, e si la piglia, e dalla al +malignio ispirito; e egli la porta in uno luogo dello 'nferno che si +chiama lavatorio (413), cioè purgatorio, di vizii di questo secolo; egli +la mette in quello luogo, e no le puote poi più malfare (414), se non +quello che lo buono agnolo averà comandato. E quando ella è lavata e +purgata quello ch'ella dee (415), e viene lo buono agnolo, e pigliala, e +mettela in paradiso celestiale, dove sono gli altri buoni (416). La terza +maniera di menare si è di quella anima che tutto tenpo avrà mal fatto, e +stata in questo secolo male e in peccato, fuori della fede e del +comandamento di Dio: si vengono grandissime moltitudine di diavoli, e +piglialla, e portalla a grande onta (417) e a grande vergogna, e mettolla +al fuoco dello 'nferno, e là istarà tutto tenpo, che giammai fine non +avrà. + +(400) li mali factori C. R. 1. + +(401) altro male C. R. 2. + +(402) mortale C. R. 2. — mortel C. F. R. + +(403) la sella sebbe C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2. + +(404) in onferno C. R. 1. + +(405) ne la C. R. 1. — in della C. R. 2. + +(406) egli lo C. L. — Abbiamo pref. la lez. del C. R. 2. + +(407) quando el figliuolo di Dio discendarà ad inferno e strugiarà el +diavolo e delibarà e' suoi amici C. R. 1. + +(408) tous iors mais C. F. R. — L'ant. fr. ha: _tos jors_, _tos dis_, _tos +tans_, ma non trovo esempi ne' quali a questo avverbio sia aggiunto +_mais_, conforme al nostro _sempre mai_. — _Sarà radice di ninferno_ ci +pare da intendere: _avrà radice nell'inferno_, _sarà abbarbicata +all'inferno_. + +(409) si raunerà manca al C. L. — Abbiamo suppl. col C. R. 2. + +(410) Sebbene tutti gli altri codd. abbiano _persecutioni_, non ci pare di +poter tenere per errore _percussioni_. + +(411) Il C. L. ha: si confondono. — Abbiamo data la preferenza alla lez. +del C. R. 2. Nel C. F. R. leggesi: se porpencent; da _porpenser_, che vuol +dire _meditare_, _riflettere_, _pensare_; onde _se porpencent de la foy_, +significherebbe _meditano_, _pensano della fede_. + +(412) s'emandano C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2. + +(413) Nel C. L.: lavoto; e nel C. F. R.: lavest; ma ci sembrano errori +ambedue. Il C. R. 2. ha: lavatorio; e forse anche nel francese potrebbe +leggersi: lavatoire; parola che trovasi usata dall'Amyot. Cf. _Dict. de +l'Acad. Franc._ — _Lavatorio_ manca alla Crusca. + +(414) molestare C. R. 2. + +(415) Et quando avrà compiuto ciò ke die C. R. 1. + +(416) le buone anime C. R. 2. + +(417) ontia C. R. 1. + + + + + Cap. XXII. + + _Lo re domanda e disse: che cosa è paradiso celestiale? Sidrac + risponde:_ + + +Paradiso celestiale è vedere Iddio, quando l'uomo lo vede a faccia a +faccia. Che se tutte le gioie e li diletti che furono che sono e che +saranno fossono in uno uomo, non avrebono delle centomilia parti l'una, +d'allegreza e di diletto e di bene, che ànno coloro che vegiono Idio: egli +non disiderano di sanitade e di biltà nè di forza nè d'allegreza, quelli +che Iddio veggono. + + + + + Cap. XXIII. + + _Lo re domanda: chi fu fatto innanzi tra il corpo o l'anima? Sidrac + risponde:_ + + +Lo corpo fu innanzi fatto di quattro elimenti, d'aria e d'acqua e di fuoco +e di terra; e sì à quattro complessioni (418) in sè. E poi ch'egli fu +formato, Iddio, per la sua grazia, gli soffiò nel volto ispirito di vita, +e gli donò la signoria sopra tutte le cose che sono in terra; e che egli +fosse signore in terra; altressì come Iddio è in cielo. E di lui fece Eva +la sua parecchia (419), e non volle da loro se non l'ubidienza, siccome +voi avete udito inanzi. E ella (420) si uscì fuori de' suoi comandamenti, +e incontanente fu ispogliato de' vestimenti di grazia, e gittato fuori del +paradiso. + +(418) Sebbene tanto il C. L. che il C. R. 2. abbiano _comparazioni_ e +_comperazioni_, noi abbiamo creduto di correggere _complessioni_, stando +al C. F. R. che dice: et si a IIII conplesions; parendoci che dalla lez. +de' due codd. fiorentini non si potesse ritrarre nessun senso. — Il +presente cap. manca al C. R. 1. + +(419) I due codd. fior. hanno _parrocchia_, errore manifesto, che noi abb. +corr. in _parecchia_, nel significato di _pari_, _simile_, come in quel +verso di Dante: „Salendo su per lo modo parecchio — A quel che scende„ +(Purg. XV); e nel Ninfale del Bocc.: „Or che farà la tua madre cattiva, +che non arà giammai un tuo parecchio?„ Il C. F. R. ha: sa pairille; e +questo pure crediamo errore per _pareille_. In provenzale _parelha_ vuol +dire _compagna_, _femmina_, ed altri potrebbe forse supporre che il +volgarizzatore toscano abbia voluto dare a _parecchia_ questo significato, +come già lo ebbe _par_ nel basso latino e _per_ nell'ant. francese, i +quali si trovano usati per _isposa_, _compagna_. + +(420) elli C. R. 2. + + + + + Cap. XXIV. + + _Lo re domanda e disse: chi parla o 'l corpo o l'anima? Sidrac + rispuose:_ + + +Lo corpo non parla, anzi l'anima; ma l'anima è spirito e 'l corpo +mortale (421). Simigliantemente uno uomo che fosse in su una bestia, e +egli la mena ove egli vuole, et ella (422) lo porta, simigliantemente +aviene del corpo e dell'anima: che cioè (423), che 'l corpo parla e fae si +viene dall'anima, conciosia cosa che (424) 'l corpo abia volontà di fare +alcuna cosa, egli no la puote contastare. E magiore colpa àe l'anima che +lo corpo: chè il corpo è fatto di terra; e in terra dee ritornare, e +morire gli conviene. Perciò non à egli così forte natura, come l'anima, +che morire non puote, nè niuno travaglio sente. Dunque à l'anima magiore +podere sopra lo corpo, che il corpo sopra l'anima. E l'anima puote molte +volte delle cose vietare al corpo, che 'l corpo non puote fare all'anima; +e perciò dician noi che l'anima governa lo corpo, e fallo muovere a +parlare, e fa tutti argomenti, ciòe che 'l corpo non puote fare all'anima. +E questo potete voi vedere chiaramente: quando l'anima si parte dal corpo, +lo corpo rimane la più laida carogna (425) che sia nel mondo, che parlare +nè muovere non si puote. Perchè l'anima si parte dal corpo, ella non muore +nè mica, ma ella va a ricevere lo guidardone di quello ch'ell'avrà fatto +in quello corpo ov'ella è stata; e secondo ch'ell'avrà governato, in +quello tempo (426) ch'ella sia istata in quello corpo (427), ella sarà +pagata. E però de' avere l'anima magior colpa che lo corpo: che per lei +fae lo corpo tutti gli argomenti (428) ch'egli fa. Che s'ella non fosse +consentiente del male ch'egli fa, dunque non sareb'ella dannata; nè non +sarebbe messa in gloria, per lo bene che 'l corpo facesse, che 'l corpo +avrebbe (429) l'uno e l'altro. Ma però che tutti gli argomenti che lo cuor +pensa (430), vegnon da lei, sarà ella più colpevole e dannata che 'l +corpo. + +(421) e l'anima parla però che l'anima è spirito e lo corpo è mortale +C. R. 2. + +(422) Abb. agg. _et_ dal C. R. 2. + +(423) echo C. L. — Abb. corr. col C. R. 2. + +(424) Qui come indietro _ja soit ce que_ (avvegna che) è stato trad. per +_conciosiacosache_. + +(425) carogna (ant. fr. _charoigne_, _carongne_), dal nom. lat. _caro_, è +la carne senza spirito, il cadavere. + +(426) _tempo_ manca al C. L. — Abb. suppl. col C. R. 2. + +(427) in quel corpo al secolo C. R. 2. + +(428) Qui _argomento_ pare che abbia il significato di _azione_. Nel +C. F. R.: argumens. + +(429) manca al C. L. _chè 'l corpo avrebbe_. — Abb. suppl. col C. R. 2. + +(430) che lo corpo fae C. R. 2. — che le cors fait C. F. R. + + + + + Cap. XXV. + + _Lo re domanda: l'anima ch'è ispirito solamente, che non à corpo nè + membro, nè prendere nè tenere non si può, nè vedere, come può sentire +gioia e gloria in cielo, e pene e dolore nello 'nferno? Sidrac risponde:_ + + +L'anima si è spirito (431) veramente, e lo spirito si è l'anima; e si è +sottile cosa, ch'ella non si può vedere; e si è leggiere come vento, nè +morire non puote, nè mangiare nè bere non vuole. E se centomilia anime +fossono in su uno pelo, lo pelo non peserebbe più, nè più carico non +avrebbe, e pigliare non si potrebe. E sì gusta (432) e sente l'anima +grande gioia e grande pena e grande gloria e grande dolore: chè, quando la +buona anima si parte di questo secolo, incontanente ricieve ella +vestimento di gratia e di gloria, sente la gratia e la gloria di Dio, e +stae (433) tra gli angioli, che mai non avrà fine (434). E la ria anima, +quando ella si parte di questo secolo, incontanente riceve vestimento di +pene e di dolore, e incontanente è menata allo 'nferno e al purgatorio, là +ov'ella à servito (435) di stare. S'ella è in ninferno, ella vi sta sanza +fine; e s'ella è in purgatorio, ella si purgherà, e poi incontanente monta +in cielo, e sarà vestita di vestimento di grazia e di gloria; e questo +sarà dopo l'avenimento che 'l figliuolo di Dio farà (436) in terra. + +(431) isposa C. L. — Abb. corr. col C. R. 2. — Nel C. F. R.: espirt. + +(432) se giusta C. L. — Abb. corr. col C. R. 2. + +(433) Abb. agg. _stae_ dal C. R. 2. + +(434) est ele entre les angles sans fin C. F. R. — tra gli angioli che mai +non ànno fine C. R. 2. + +(435) a deservi C. F. R. — _Desservir_ nell'ant. fr. ha il senso di +_meritare_, come in alcuni es. di ant. scritt. ital. ha _servire_. + +(436) verrà C. L. — Abb. pref. la lez. del C. R. 2. — Nel C. F. R.: apres +la venue dou fis de Deu en terre. + + + + + Cap. XXVI. + + _Lo re domanda: qual'è più sicura tra l'anima e 'l corpo? Sidrac + risponde:_ + + +Lo corpo è più sicuro; ma, se dannaggio loro aviene, l'anima avrà più +pericolo che lo corpo. Altressì come due uomini che vanno per uno cammino +pericoloso, e l'uno è ardito e l'altro è codardo; lo codardo pensa in sè +medesimo: io sono in compagnia d'uno valente uomo, e se alcuno ci +asaliscie, egli difenderà sè e me; e questa ragione fa lo codardo +sicuramente. E lo valente pensa in sè medesimo: io sono in conpagnia d'uno +codardo uomo, e se alcuno ci asaliscie, egli fuggirà, e io rimarrò solo al +fatto, o serò preso o serò morto; e a questa cagione non va bene sicuro. +Tutto altressì aviene del corpo e dell'anima: lo corpo dice: io farò i +miei diletti e le mie volontadi, e quando morrò, io diventerò terra, e non +mi cale che avegnia di me. L'anima dice: lo corpo mi tiene ria compagnia, +e menami in malo luogo e in malvagio camino e pericoloso, e al dirieto io +arò pericolo e pena (437); con tutto ciò egli de' essere meco participale +di tutte le mie pene; cioè ad intendere che lo corpo è lo codardo e +l'anima è lo valente. E spesse volte viene magiore male del codardo che +del valente, per molte cose. + +(437) Nel C. L.: e pene nella fine. — Abbiamo corr. col C. R. 2. — _Al +dirieto_ è trad. del franc. _au derain_. + + + + + Cap. XXVII. + + _Lo re domanda e disse: dove abita l'anima? Sidrac risponde:_ + + +L'anima abita nel suo vasello, cioè a intendere per tutto lo corpo, dentro +e di fuori, là ove è lo sangue; chè lo vasello dell'anima è lo sangue, e +lo vasello del sangue si è il corpo. Là ove sangue non è, l'anima non vi +dimora, cioè a sapere agli denti, all'unghie, a' capelli. L'anima non +abita giammai in questi luoghi; e lo duolo di queste tre cose che noi +abiamo contate, si è perchè la loro radice tocca il sangue, e però +dogliono elle; ma chi le tagliasse o tondesse, egli non dorrebbono punto. + + + + + Cap. XXVIII. + + _Lo re domanda: perchè non puote dimorare nel corpo quando lo sangue è + tutto fuori? Sidrac risponde:_ + + +L'anima non puote dimorare nel corpo, altressì come una fonte piena di +pesci, e allora viene l'uomo, e spande l'acqua di quella fonte, a poco a +poco, tanto che tutta l'acqua è perduta, e gli pesci si truovano sopra +terra, e conviene loro morire. Allora viene l'uomo, e si gli piglia, e +l'uno fa arostito e l'altro fa lesso e l'altro fritto, secondo ch'egli +fieno buoni a mangiare. Altressì viene (438) dell'anima: quando lo corpo +perde lo suo sangue, di qualunque modo si sia (439), l'anima va tuttavia +infievolendo; e quando lo sangue è tutto fuori, l'anima rimane come lo +pescie sanza acqua, che si truova in terra; e allora si parte di quello +medesimo cuore, che non vi puote più dimorare, ch'ella à perduta la sua +innodritura (440), simigliantemente come lo pescie l'acqua, e a ciò si +conviene allora partire per forza. Lo pescatore dell'anime buone o +malvagie, cioè a intendere pescatore, o angelo o diavolo, la piglia, e +portalla, e dalla (441), secondo ch'ell'à fatto e governato in quello +medesimo corpo. E se ella à ben fatto, ella sarà della conpagnia del +figliuolo di Dio, quando egli sarà risucitato. + +(438) adiviene C. R. 2. + +(439) di quale uomo sia C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2. — Nel +C. F. R.: de chelche maniere chi soit. + +(440) notritura C. R. 2. + +(441) e si la dae C. R. 2. + + + + + Cap. XXIX. + + _Lo re domanda: come è ciò, che in questo mondo chi vive e chi muore? + Sidrac risponde: (442)_ + + +Le genti muoiono per molti modi: alcuno modo è quando egli ànno conpiuto +lo termine che Idio à loro dato. Altri muoiono per grandi misfatti, +ch'egli ànno misfatto verso lo loro creatore, simigliantemente come lo +servo, ch'è cacciato, anzi lo termine, dell'albergo del suo signore, per +lo suo misfatto. Altri muoiono per molte malizie (443); altri per +necessità di cose corporali; altri per battaglia e per molti altri modi; +chè niuna anima del mondo potrebbe vivere solo uno punto, oltre al termine +che Idio gli à dato. Ma per lo suo misfatto puote bene morire anzi lo suo +termine, simigliantemente, come noi abiamo detto di sopra, del servo che è +cacciato, anzi lo termine, dell'albergo del suo signore, per lo suo fallo +e per la sua volontà. In luogo (444) del forfatto (445), potea egli ben +fare, e sarebe dimorato nell'albergo del suo signore, a conpiere lo +termine al suo signore e al suo amore, la ov'egli si fosse soferto (446) +di mal fare, già arebe (447) bene fatto. E semigliante fanno le genti del +bene e del male, per la loro volontade. E di qual maniera egli muoiono, +della giustitia di Dio non possono fuggire, chè al suo giudicamento +conviene passare (448) i buoni e i rei. + +(442) Questa rubrica nel C. L. dice: _Lo re domanda come vivono le genti +ch'età muoiono tosto e quanta diede_. Mancando il senso, nè potendo +giovarci, a correggerlo, del C. R. 1. nè del C. F. R., abbiamo posto il +titolo quale trovasi nel C. R. 1. + +(443) Per _malattie_, come trovasi negli antichi. Il franc. _malice_ non +ha questo significato; trovasi però _maligeux_, agg., _di debole salute_, +e _maleza_ prov. per _malattia_. + +(444) e luogo C. L. — Abb. corr. col C. R. 2. + +(445) Da _foris facere_ fecesi _forfaire_, e in ital. _forfare_. Alcuni +credono che il prefisso _for_ delle lingue romane, sebbene abbia relazione +col lat. _foris_, sia stato ant. usato sotto l'influenza del prefisso +germanico _fair_, _far_, _for_. + +(446) fosse C. L. — Abb. agg. _si_ dal C. R. 2., necessario in questo +luogo, per il senso che ha _sofferire_ di _astenersi_, conforme a' due es. +citati dalla Crusca. Lo stesso significato ha pure in ant. fr. il vb. +_sofferir_, e in prov. _sufferre_, _sufrir_. Cf. _Roquefort_, _Gloss._; +_Raynouard_, _Lex._ + +(447) Sebbene tanto il C. L. che il C. R. 2. abbiano _sarebe_, noi abbiamo +corr. _arebe_, e perchè altrimenti non avremmo saputo qual senso potesse +avere il periodo, e perchè il C. F. R. ha: _auroit_. + +(448) essere C. R. 2. — passer C. F. R. + + + + + Cap. XXX. + + _Lo re domanda: come potrebbe l'uomo sapere che Idio facesse l'uomo alla + sua similitudine? Sidrac risponde:_ + + +Noi troviamo nel libro del buon servo di Dio, ciò fu Noè, che quando +l'umanità di Dio fece Adam, ch'egli disse: noi faremo uno uomo alla nostra +simiglianza; e la parola fu alla divinità, al suo spirito (449). E per +quella parola sapiamo noi bene che Idio fece l'uomo alla sua simiglianza; +che egli è tre per uno Dio; ch'egli potrebe bene avere detto: faremo uno +uomo; e questo sarebe inteso che Idio avesse facto uno uomo in altrui +simiglianza che nella sua. E se avesse detto: io farò uno uomo, sarebe +inteso ch'egli non sarebe istato padre e filio e spirito sancto; che lo +figliuolo e lo sancto spirito venisse in terra, e (450) quello medesimo +uomo dilibera (451) dal podere del diavolo, Adamo e li suoi amici. Si +disse egli anche: noi faremo uno uomo, però ch'egli volle che noi fossimo +degni d'avere parte del suo regno, chi (452) servire lo vuole. Ancora ci +diede pura iscienzia di sapere, che noi siamo la più degna criatura del +mondo. + +(449) e allo spirito santo C. R. 2. + +(450) por C. F. R. + +(451) diliberare C. R. 2. — delivrer C. F. R. + +(452) a qui C. F. R. + + + + + Cap. XXXI. + + _Lo re domanda: quando (453) noi siamo fatti alla simiglianza di Dio, + perchè non possiamo noi fare altressì com'egli? Sidrac risponde:_ + + +Veramente Idio ci à facto alla sua simiglianza. Perciò ch'egli ci à facto +alla sua simiglianza, egli à dato podere sopra tutte l'altre criature +ch'egli fece, che tutte ci fanno reverenza, e sono al nostro comandamento. +E per quella medesima simiglianza, conosciamo noi le cose che sono state e +sono e saranno; e conosciamo il nostro bene e il nostro male; e sapiamo +guadagnare e vivere e lavorare; e sapiamo tutto l'altre criature pigliare +al nostro servigio, travagliare e aoperare. L'altre creature che Idio +fece, che non sono alla sua simiglianza, non ànno già podere di questo +fare che noi facciamo. Noi non dobiamo comandare, nè dire che noi fossimo +altressì savi nè altressì forti come Idio: ciò non possiamo noi essere, +ch'egli è possente di tutto, e noi siamo servi, e egli è signore di tutto +lo mondo. Egli è più degno che 'l cielo; e tutte l'altre cose che sono e +saranno di lui muovono. Egli non ebe unque cominciamento, nè fine non +avrà. Però ch'egli volle enpiere la sedia degli angioli che caddono per lo +loro argoglio, ci à elli (454) fatti alla sua simiglianza; che di noi che +siamo alla sua simiglianza dee le sedie rienpiere; che altra criatura e +altra simiglianza che la sua, non sarebe degna d'entrare nella sua +conpagnia. Ma noi v'enterremo, cioè quelli che degni saranno, e gli suoi +comandamenti faranno. + +(453) Per _poichè_; ma non trovo che in questo significato siasi adoperato +il _quant_, _quand_ dei Francesi. + +(454) e àgli C. L. — Abb. corr. col C. R. 2. + + + + + Cap. XXXII. + + _Lo re domanda e disse: lo sangue che diviene quando lo corpo è morta? + Sidrac risponde:_ + + +Iddio fece lo sangue d'acqua e lo corpo di terra; che altressì come +l'acqua abevera la terra e la mantiene, altressì lo corpo abeverato è +mantenuto (455). L'anima mantiene lo corpo, e l'anima per lo suo calore +iscalda lo sangue e lo corpo. Quando lo sangue perde lo suo calore +dell'anima, si torna alla sua natura in acqua; e di questa acqua bee il +corpo, ch'è della natura della terra, altressì il bee come la terra +l'acqua; e allora, quando lo corpo l'à bevuta, egli la scaglia (456), e +diventa nulla. L'anima non puote essere sanza lo sangue, e 'l sangue sanza +l'anima al corpo. + +(455) Meglio nel C. R. 1.: altresì el sangue abevera l'uomo e sostiene el +suo corpo. + +(456) et cel aigue le cors la boit chi est de la nature de la terre, auci +le boit com la terre reboit l'aigue; adonc le prent le cors et le boit et +le chaille et devien neent C. F. R. — Vedesi che la _scaglia_ dovrebbe +essere trad. del fr. _le chaille_; ma mi pare evidentemente un errore. Sul +modo di correggerlo sto incerto assai, non vedendo quello che possa +significare il _chaille_ fr., e non parendomi ch'e' possa corregg. in +_echaille_. — Il C. R. 1. ha: quando el corpo bee el sangue elli cambia et +viene in niente. + + + + + Cap. XXXIII. + + _Lo re domanda: che diviene lo fuoco quand'egli è spento? Sidrac + risponde:_ + + +Lo fuoco escie del sole, e al sole ritorna quando egli è ispento. E +simigliantemente, quando noi vegiamo che il sole fa lo suo torno, pare che +si corichi, e tutto lo sprendore e lo calore che si spande sopra la terra +si ritrae a lui, egli dimora tuttavia sopra la terra, e da lui non si +parte; altressì il fuoco quando è spento e' si ritrae a quella medesima +regione del sole, cioè della sua natura; che tutti i fuochi e i calori del +mondo escono del sole e al sole ritornano. + + + + + Cap. XXXIV. + + _Lo re domanda: perchè non si parte l'anima, quando il corpo perde la + metà del sangue e più? Sidrac risponde:_ + + +Quando lo corpo perde la metà del suo sangue, lo caldo che è nell'anima, +che lo sangue mantiene, non perde già; che in quello poco sangue che vi +dimora, l'anima dimora in lui. Il sangue sostiene l'anima, e l'anima +sostiene il sangue e lo corpo: e l'uno de' due non puote stare al (457) +corpo solo. E quello poco sangue che rimane al corpo sostiene l'anima, +altressì come uno piccolo lucignolo sostiene uno molto bello fuoco; e +quando lo lucignolo falla, il fuoco viene meno e si spegne e si parte; che +il sangue si è lo lucignolo, e il fuoco si è l'anima. Quando lo corpo non +perde il sangue e muore di malattia, l'anima consuma; e allora parte l'uno +dall'altro, altressì come lo lucignolo è al fuoco, èe tutto consumato e +diviene nulla. Il fuoco ne va al sole, che è di sua natura; altressì +diviene dell'anima e del sangue: l'anima si ritrae a Dio, al suo +comandamento; e per la lena che di bocca gli uscie (di quella lena gli +donò l'anima), altressì si ritrae al suo comandamento; e ella aventa, +secondo ch'ell'avrà servito in questo secolo (458). + +(457) lo C. L. — Abb. corr. cogli altri Codd. + +(458) Nel C. F. R. leggesi: „auci se retrait ele a son comandement, et per +cel comandement elle aura, seguont ce che elle aura deservi en cest +siecle.„ Notisi il _seguont_ (segont, selon) di cui nota il _Burguy_ +trovarsi rari esempi nella lingua d'oïl, se non nelle provincie prossime +alla lingua d'oc. — Nel C. L. sia scritto: altressì ritrae. — Abbiamo +aggiunto il _si_ sulla scorta del Francese. — Di _aventare_ reca un solo +esempio la Crusca, nel senso di _crescere_, _allignare_. Ma noi crediamo +che il nostro _aventa_ abbia piuttosto il significato dell'_avantar_ +provenzale, _avvantaggiare_, _avere vantaggio_ (esse potiori conditione): +l'anima si avvantaggia, si nobilita, secondo i proprii meriti. Nel +C. R. 1.: e per quello comandamento avrà secondo l'uopara k'avarà servito +in questo mondo. + + + + + Cap. XXXV. + + _Lo re domanda: di qual natura è 'l corpo e di quale conpressione? + Sidrac risponde:_ + + +Lo corpo è della natura della terra e di fredda conpressione; e si è facto +di quattro elimenti: che della terra à egli la carne, e dell'acqua lo +sangue, e dell'aria l'anima, e del fuoco calore. La carne, che è fatta di +terra, è fredda; lo sangue, che è facto d'acqua, si è freddo; l'anima, +ch'è fatta d'aria, si è calda, che ciascuna torna alla sua natura. Il +calore che è della lena di Dio, si è l'anima, che la lena si è di due +cose: aria e calore (459). E quello calore che a l'anima (460) dà la lena +di Dio, si abita al sangue, e per diritta natura inforza (461) il sangue e +lo scalda. Et elli scalda (462) l'altre cose che sono al corpo, e si fa +gli omori neri e gialli, per la natura del sole, caldi essere. + +(459) el calore ke ella avia da Dio è anima di natura; di natura si è +calda, kè alena si è due cose: aiere e calore C. R. 1. + +(460) che è anima C. L. — Abb. corr. col C. R. 2. + +(461) isforza C. L. e C. R. 2. — Abb. corr. col C. R. 1., e col C. F. R. +che ha _esforce_, da _esforcer_, fortificare, rendere più forte. +_Isforzare_, trad. letter. di _esforcer_, non ha in ital. questo +significato. + +(462) Abb. aggiunto _et elli scalda_, dal C. R. 1. + + + + + Cap. XXXVI. + + _Lo re domanda: l'anime sono fatte dal cominciamento del mondo o sono + facte ciascuno giorno (463)? Sidrac risponde:_ + + +Dio fece tutte quelle cose che essere doveano dal cominciamento del mondo +a una volta (464), e tutte le cose fece insieme; che iscritto è che allora +fece tutte le cose che erano a venire; ma egli le divise poi di (465) +diverse maniere. Che altressì come lo comandamento fue dal cominciamento +del mondo, che, tante creature nasciessero, tante anime fossero facte a +una volta dal cominciamento del mondo, che incontanente fue lo suo +comandamento adenpiuto. Però diciamo noi che infino allora furono conpiute +tutte le cose che essere doveano in questo secolo, infino allora che 'l +suo comandamento fu fatto. Non credete già che ciascuna criatura che +nascie (466), che Idio in quell'ora comandi lo suo nascimento; anzi è il +suo nascimento (467) comandato dal cominciamento del mondo; chè 'l buono +signore a una volta suo comandamento e volontà à compiuto, insiememente +come leale justizia, ch'è ordinata e scripta sempre mai a tucti (468). + +(463) o sono facte di dì in dì C. R. 2. + +(464) a l'octa C. R. 1. + +(465) in C. R. 1. e C. R. 2. + +(466) nascesse C. L. — Abb. corr. coi Codd. R. 1 e R. 2. + +(467) sua nascenza C. R. 1. + +(468) Nel C. L. e nel C. R. 2. questo periodo è molto confuso e senza +senso. Al C. F. R. manca. Noi abbiamo per conseguenza adottata la lez. del +C. R. 1., sebbene assai oscura anch'essa. + + + + + Cap. XXXVII. + + _Lo re domanda: quelli che Idio nè nullo bene conoscono s'elli possono + avere (469) nulla scusa? Sidrac risponde:_ + + +Tutti quelli che non conoscono Idio, Idio non conoscie loro; e tutti +quelli che non vogliono conosciere Dio (470) nè per fede nè per ley (471) +nè per opere, quelli saranno dannati colli suoi nemici per tutto tenpo. E +quelli che lui credono e non vogliono fare le sue opere (472), che +semplicemente intendono, come semplici uomini (473), se egli sono dannati, +elli sono più crudelmente tormentati, se inanzi la loro morte chegiono +perdono e merciede, e prometteranno che giammai peccato non faranno, e in +questa promessa attendono (474). + +(469) Abb. agg. _avere_. Nel C. R. 1.: puote avere niuna scusatione. + +(470) Abb. agg. _Dio_ dal C. R. 1. + +(471) Parola schiettamente francese. Nel C. R. 1.: nè per leggi, nè per +fede, nè per uopera. — La stessa parola abbiamo trovata al cap. XX. + +(472) suo comandamento C. R. 1. + +(473) Intendi: coloro che hanno intelletto semplice. + +(474) È evidente che il senso non torna. Correggasi dunque col C. R. 1., +che va daccordo col francese: s'elli sono dampnati non sono duramente +tormentati; ma kelli ke bene conoscono e suoi comandamenti, e no li +vogliono fare, quelli sono duramenti tormentati, se prima ke muoiono non +si pentono, e promectano di giamai più non peccare, et kesta promessa +manterano. + + + + + Cap. XXXVIII. + + _Lo re domanda: dèe l'uomo fare altra cosa che 'l comandamento di Dio? + Sidrac risponde:_ + + +Idio à facto l'uomo naturalmente per lui servire, e fare lo suo +comandamento, e odiare lo suo nimico e lo nostro, cioè a intendere lo +diavolo e lo suo ingegno. E simigliantemente (475), come noi abiamo e +volemo avere signoria, e essere serviti da tutte l'altre criature che +Iddio fece, altressì vuole Iddio che è tutto possente avere servigio da +noi, e che noi gli crediamo e adoriamo, che noi dobiamo avere grande amore +in Dio lo creatore, e grande odio al diavolo. + +(475) e essere simigliantemente C. L. — Abb. soppresso _essere_ sulla +scorta de' Codd. R. 2, e F. R. + + + + + Cap. XXXIX. + + _Lo re domanda: perchè è chiamata morte? Sidrac risponde:_ + + +Le morte non è chiamata morte a quelli che trapassano di questo secolo, +anzi è chiamata trapassamento; che quegli che muoiono in questo secolo, e +pare che muoiano, non fanno (476), anzi trapassano di questo secolo +nell'altro. Quelli che non credono in loro criatore, e sono fuori del suo +comandamento, quelli muoiono, e a cotal gente vale molto la morte, se +avere la potessono, perch'egli domanderanno la morte, e la morte loro +fuggirà. Quando verrà la seconda volta lo figliuolo di Dio a giudicare lo +mondo, i buoni e li malvagi risuciteranno; i malvagi saranno col corpo e +coll'anima, siccom'egli sono in questo secolo, in pene; e gli buoni +trapasseranno. E non morranno già quelli che lo loro creatore conoscono. E +quelli che (477) lo suo comandamento non fanno, saranno messi nel più alto +inferno; egli vi dimoreranno sanza fine. E la seconda volta che 'l +figliuolo di Dio verrà per noi giudicare, i corpi de' buoni ritorneranno +coll'anime in (478) gloria di vita eterna, nella conpagnia degli angioli, +che mai non averà fine. + +(476) ma non muoiono C. R. 1. + +(477) Abbiamo agg.: _E quelli che_; poichè altrimenti il senso non +torna. — Il C. R. 2. concorda col C. L. + +(478) di C. L. — Abb. corr. col C. R. 2. + + + + + Cap. XL. + + _Lo re domanda: quanti secoli sono, e quanti mondi, e come si tengono? + Sidrac risponde:_ + + +Due sono i secoli e due mondi: l'uno si è la grazia e la gloria di Dio, là +ove sono gli angioli e gli arcangioli, e là ove la buona generazione +d'Adamo monterà. L'altro secolo è lo 'nferno, là ove è lo diavolo, e le +tenebre sono e lo grandi pene. L'uno mondo è chiamato lo sole e la luna, e +lo giorno e la notte, e l'altre cose spirituali che a noi danno lo lume, e +noi servono in questo secolo. L'altro mondo si è quello che noi vegiamo e +che noi tocchiamo corporalmente; l'altro, che tutto inghiotte nostro +ventre e tutto consuma, cioè mondo corporale, èe il mondano secolo, buono +o rio (479). + +(479) Nel T. F. P.: L'aultre est ce que nous mangons et touchons +corporellemente; ce de quoy nous vivons en la terre, qui tout engloutte en +nostre ventre, qui tout consumme, c'est le mond corporel. + + + + + Cap. XLI. + + _Lo re domanda: Idio è di grande guidardone? Sidrac risponde:_ + + +Niuna anima non potrebe pensare nè dire nè 'l bene nè l'amore nè 'l +guidardone (480), che Idio dae a quelli che in Dio (481) credono e lo suo +comandamento fanno. E non domanda loro altro che questa piccola cosa, +ch'egli faccino il bene e lascino lo male. Egli gl'innorerà (482) cogli +suoi angioli; e poichè gli angioli sono spiriti tanto solamente (483), i +buoni, quando il suo comandamento faranno, egli gli metterà in cielo col +corpo e collo spirito; e per loro manderà il suo figliuolo in terra a +liberragli, e per loro si lascierà morire. Questo è grande guiderdone alli +suoi amici. Chi è quelli che per li suoi amici lascierebe il suo figliuolo +morire? Sapiate di verità che Idio lo farà per li suoi amici, e sapiate +che ciò sarà, e sarà grande guidardone che Idio loro farà; che niuna anima +potrebe pensare lo bene nè l'amore nè il guiderdone che Iddio darà ai +buoni. + +(480) ne bene nell'amore del guidardone C. L. — Abb. corr. col C. R. 2., +che concorda perfettamente col C. F. R. + +(481) da quelli che in Dio C. L. — Abb. corr. col C. R. 2. + +(482) Per _onorerà_, come in parecchi esempi citati dalla Crusca. + +(483) Per _solamente_, come nel Boccaccio: „essendo contento d'avervi +tanto solamente ricordato,„ ec. — Il C. F. R. ha: tant solement. + + + + + Cap. XLII. + + _Lo re domanda: le gienerazioni che saranno al tenpo del figliuolo di + Dio, saranno egli credenti a lui tutti comunemente? Sidrac risponde:_ + + +Tutti saranno credenti alla sua fede, cioè (484) a 'ntendere del suo +popolo. Ma egli saranno di diverse maniere di linguaggi (485); e l'uno +avrà più stretto comandamento che l'altro (486); che quello che il +figliuolo di Dio comanderà al suo popolo sarà tutto uno; e quello (487) +che li suoi dodici ministri comanderanno, sarà quello ch'egli avrà +comandato della sua bocca. Ma gli altri che verranno apresso, saranno in +luogo di ministri (488), vedranno la fragilità della fievole carne della +gente, e allora faranno uno comandamento più leggiero, ch'egli ànno il +podere di ciò fare, dal podere di Dio e de' suoi ministri. Ma ciascuna +delle nazioni crederà essere migliore l'una che l'altra, al loro parere; +ma tutti saranno come in uno grande giardino, ove avrà molti albori, e +l'albero che più renderà al giardino, lo giardiniero più l'ama e più lo +'nnacqua e tienlo più caro (489). Simigliantemente saranno tutte le +nazioni e le generazioni che crederanno nel figliuolo di Dio vivo, e lo +suo comandamento (490): quelli che più fermamente terrà sua fede e suo +comandamento, quelli sarà più presso di lui in cielo e in gloria. + +(484) acciò C. L. — Abb. corr. col C. R. 2. + +(485) ligniagi C. R. 2. + +(486) che la loro C. L. — Abb. corr. sulla scorta del C. F. R.: des +autres. + +(487) quegli C. L. — Abb. corr. col C. R. 2. + +(488) meglio il C. F. R.: et seront en leu des ministres. + +(489) Abb. adottata la lez. del C. R. 2., come più corretta di quella del +C. L. Dobbiamo però avvertire che in esso C. R. 2. si legge, invece di _lo +giardiniero_, _lo giardino_, che a noi è parso errore da potersi senza +esitanza correggere, sull'autorità del C. F. R. che ha _jardinier_. + +(490) ed al suo comandamento C. R. 2. + + + + + Cap. XLIII. + + _Lo re domanda: che comandamento farà Iddio al suo popolo? Sidrac + risponde:_ + + +Iddio comandò al suo popolo amore e giustizia, e che l'uomo non faccia a +niuno quello che non volesse che l'uomo faccia a lui (491). Che per +l'amore di Dio che à in Adamo (492), egli manderà il suo figliuolo in +terra a morire, per lui diliberare; e per l'amore che 'l figliuolo di Dio +avrà in lui, si lascieranno molti morire per diversi tormenti, per andare +nella sua compagnia in cielo. Per l'amore e per la povertà e per +l'astinenzia, andranno egli in cielo nella sua gloria: che chi àe buono +amore in Dio, egli à buono amore in sè medesimo; chi à la povertà (493) e +la sofferenza e l'astinenzia in lui, egli à l'amore di Dio in lui. + +(491) Migliore la lez. del C. R. 2.: Idio comanda al suo populo timore e +giustizia e astinenzia, e che l'omo non faccia a nullo quello che non +volesse che fosse fatto a lui. + +(492) che Dio àe in Adamo C. R. 2. + +(493) punta C. L. — Abb. corr. col C. R. 2. + + + + + Cap. XLIV. + + _Lo re domanda: qual'è la più sicura cosa che sia e la più benedetta e + la più degna e la più bella? Sidrac risponde:_ + + +L'anima è la più degnia cosa del mondo, e la più bella e la più benedetta; +chè la buona anima è più bella e più isplendiente che 'l sole, e più +degnia che niuna altra cosa che Idio abia fatta in terra; ch'ella è fatta +della lena di Dio; e sì sono stabiliti gli angioli per lei +isguardare (494); e si istà inanzi a Dio a faccia a faccia, e è la più +sicura cosa (495) che Idio abia fatta; ch'ella è buona, e sicura ch'ella +sarà della conpagnia di Dio, nella sua gloria, tra gli agnoli, e non avrà +mai fine, nè fame nè freddo nè caldo nè male nè dolore nè tristizia nè +invidia nè cupidigia, ma tutto giorno gioia (496) e letizia delle sue +benedizioni. L'anima è la più benedetta cosa che Idio abia fatta; chè egli +benedisse tutte le cose per lei servire. La benedizione è sì grandissima, +che, se ella entrasse in una pietra, ella parlerebbe. Ella sarà benedetta +per lo figliuolo di Dio, per tutti i tenpi, quando egli verrà la seconda +volta a giudicare lo mondo, cioè a sapere alla fine del mondo, che +giudicherà i buoni e' rei. + +(494) Il C. F. R. ha _garder_, che noi crederemmo usato qui nel senso di +_proteggere_. Potrebb'essere che il testo francese da cui fu tradotto il +nostro avesse _esgardeir_, _esguarder_, che fu adoperato per +_consigliare_. + +(495) Abbiamo agg. _cosa_ da' codd. R. 2 e F. R. + +(496) e tutto giorno è gioia C. L. — Abb. corr. sulla scorta del C. F. R.: +mais tous iors ioie, ec. + + + + + Cap. XLV. + + _Lo re domanda: qual'è la più laida cosa che sia, e la più pericolosa e + la più maledetta e la più paurosa? Sidrac risponde:_ + + +L'anima ria è la più laida cosa che Idio facesse, e la più orribile cosa +che sia; che, chi la ria anima potesse vedere, egli avrebe paura di lei. +Ella si è la casa del diavolo; e si è sì puzzolente, che gli angioli nolla +possono sofferire a vedere nè udire. E sta ella tutto giorno in grande +paura d'avere maggiore pene che non à; e si sarà tormentata, nella +conpagnia del diavolo, di sua maladizione. Ella è la più maladetta cosa +che Idio abia fatta, che ella sarà maladetta dal figliuolo di Dio, al dì +del giudicio, inanzi gli angioli e inanzi gli arcangioli e tutte l'altre +buone anime, che tutte avranno allegreza del suo male. + + + + + Cap. XLVI. + + _Lo re domanda: le buone anime non avranno duolo del male delle rie + anime? Sidrac risponde:_ + + +In verità vi dico che le buone anime saranno nella volontà di Dio, e a +tutti piacerà lo suo giudicamento degli suoi nimici, e ched egli si +vendichi (497) di tutti coloro che sono istati contra lui; chè egli è +diritto, e lo suo giudicamento si è diritto e leale. E quando le +buone (498) anime vedranno che (499) Idio l'avrà giudicate in pene, elle +si diletteranno di vederle, altressì come noi ci dilettiamo di vedere i +pesci nell'acqua. + +(497) e ch'egli si vendica C. L. — Abb. pref. le lez. del C. R. 2. + +(498) rie C. L. — Abb. creduto di dover preferire la lez. del C. R. 2., +anche per l'autorità del C. F. R. che ha: quant les bones armes. + +(499) Meglio il C. F. R.: veront les felons. + + + + + Cap. XLVII. + + _Lo re domanda: che vale meglio o la santà o la malizia? Sidrac + risponde:_ + + +Degna cosa è la sanità dell'anima che è pura e netta, e quella anima sarà +nella conpagnia del cielo (500). Altressì come uno cavaliere che è forte e +prode e è valente, e fosse della vostra masnada, e voi andasti in +battaglia, bene vorresti ch'egli fosse della vostra conpagnia; e se egli +fosse malato e fievole e debole, voi non vorresti che egli fosse presso a +voi; simigliantemente (501) della sanità e della malizia; che sanità varrà +meglio che malizia all'anima. Che l'anima ch'è malata, cioè di peccato, +quella anima è della conpagnia del diavolo; e Dio non vuole che s'acosti a +lui, se di quella malizia non guariscie. La sana, ch'è sanza peccato, +vuole egli bene che sia apresso di lui. Eziandio al corpo vale meglio la +sanità che la malizia, a coloro che la sanità e la forza usano bene per +loro e per altrui. Gli rei, che lo bene non vogliono fare e fanno lo male, +la malizia al corpo loro vale meglio che la santà; chè, per la fievoleza +del corpo e della malizia, si ritragono di mal fare; e gli buoni non ànno +briga delle loro rie opere, ch'egli fanno. + +(500) Così hanno i due Codd. L. e R. 2. Ma la lez. è senza forse errata, e +a corregg. giova riferire il testo del C. F. R. che ha: car l'arme chi est +saine, elle est nete et pure; et celle arme sera en la compagnie Deu. +_Chi_ corr. _ki_. — E del pari ha il C. R. 1.: „Dengna cosa è la sanità +dell'anima; imperciò ke l'anima k'è sana e necta, quella cotale anima +saràe de la conpagnia di Dio.„ Ed esso C. R. 1. seguita: E l'anima k'ene +amalata si è de la compagnia del diavolo; e Dio non vuole ke s'apressi a +lui, se di chel male non guarisse. + +(501) simigliantemente è C. R. 2. + + + + + Cap. XLVIII. + + _Lo re domanda: che podere dona Iddio all'anima in questo mondo? Sidrac + risponde:_ + + +Iddio à donato a ciascuna uno reame (502) a guardare e a governare; s'ella +lo governa bene, quello reame che Idio l'à donato a guardia, ella sarà +coronata e posta a sedere nella sedia reale (503), a grande allegreza e +con grande laude, innanzi a Dio; e Idio gli dirà: amico, vieni inanzi, e +ricevi la corona ch'io t'ò serbata, che l'ài bene lealmente guadagnata, e +tu se' degna di questa corona portare. Lo reame è lo bene che 'l corpo fa; +lo corpo è questo secolo, e la buona credenza che l'uomo à nel suo +creatore, e a fare il suo comandamento (504). Che ciò che l'anima vuole, +lo corpo fa alla sua volontà (505), che l'anima è lo re, e lo corpo è lo +reame e lo comandamento di Dio. E se l'anima non governa bene lo reame che +Idio l'à donato in guardia, ella sarà nel mal fuoco gittata; e però +dobiamo noi lasciare l'opere del diavolo, e fare quelle del nostro +criatore che ci à fatti, e fare i suoi comandamenti. E chi avesse uno suo +grande amico, che gli facesse uno grande benefacto per lui, conciosia cosa +ch'egli non sia di suo prode, anzi di suo travaglio, egli lo farebe +volentieri per colui che bene gli fa (506). Dunque diricto è che noi +crediamo il nostro criatore, e che noi facciamo i suoi comandamenti, che +egli ci darà signoria sopra tutte le cose del mondo; e non ci comanda +nullo travaglio, se non che noi lo crediamo, e che noi l'amiamo, e che noi +non facciamo male per lo suo amore. Sappiate che quegli che verranno +dietro a noi, egli saranno credenti in Dio. Loro domanderà più ch'egli non +fa ora a noi; e saranno chiamati il popolo del figliuolo di Dio, lo +veracie profeta. Egli a loro domanderà più che a noi, nè a coloro che +inanzi a loro verranno; e più loro domanderà, chè lo servigio sarà +più (507). + +(502) regname C. R. 1. + +(503) assettata in sedio di re C. R. 1. + +(504) Abb. corretto questo periodo coll'aiuto del C. R. 2., del C. R. 1. e +del C. F. R. Altri veda se abbiamo errato. Ecco le tre lezioni: Lo reame e +ello bene che 'l corpo fa lo corpo e in questo secolo la buona credenza +che l'uomo à nel suo creatore e facto il suo comandamento C. L. — Lo reame +è lo bene che lo corpo fa lo corpo è questo secolo la buona credensa che +l'uomo àe nel suo creatore àe fatto il suo comandamento C. R. 2. — Lo +reame si è el corpo e 'l ben fare ke l'omo fa in chesto secolo e la buona +guardia C. R. 1.— Le royaume est le cors afait en ceste secle et la bone +garde et la bone creance che l'om a à son creator et à fair son +comandement C. F. R. — _Afait_ potrebbe essere errore per _afaitié_, +_afetié_, poli, ajusté, da _afaiter_, orner, parer ec. + +(505) che ciò che l'anima volle lo corpo alla sua volontà C. L. — Abb. +corr. col C. R. 2. + +(506) Il senso di questo periodo riescirebbe oscuro se non lo chiarisse il +C. R. 2., conforme al C. F. R.: — E chi avesse uno suo buono amico che gli +facesse grande bene, e lo suo amico lo pregasse ch'elli facesse uno grande +fatto per lui, conciosiacosa ch'elli non sia di suo prò, anzi di suo +travaglio, egli lo farebbe volentieri per colui che bene gli +fa. — _Conciosiacosachè_ è traduz. erronea di _ja soit ce que_, sebbene, +abbenchè. Meglio degli altri poi ha il C. R. 1.: Unde ki avesse uno buono +amico, e pregasselo ke facesse uno gran facto per lui, avenga ke non fusse +sua utilità, anzi fusse in suo affanno, elli lo farebbe volentieri, per +colui ke ben li fae; molto magiormente ec. + +(507) e più domanderà loro perchè 'l servigio sarà più grande C. R. 2. — a +costoro domandarà più k'a noi e che a quelli ke apresso noi veranno, ke la +comandigia sarà più grande C. R. 1. — Di _comandigia_ non reca che un +esempio solo la Crusca. + + + + + Cap. XLIX. + + _Lo re domanda: lo cruccio e la gioia onde viene? Sidrac risponde:_ + + +La gioia e lo crucio sono di molti modi: gioie sono di ricchezze e di +guadagni e di buone novelle e di molti modi; lo cruccio viene di dannaggio +e di perdite e di malizie e di paura e di molte cose. Ma l'uomo che avesse +di queste cose cioè di sopra dette, della gioia e del cruccio (508), si +aviene (509) per sè medesimo per due cose: di vivande e d'olore. Che se +egli mangia buone vivande (510), sì gli viene buono sangue, che gli +rinverdiscie lo cuore e fagli avere gioia. Lo cruccio viene di male +vivande e di pesanti e grievi, ch'elle si muovono lo rio sangue e lo rio +omore, e vanno intorno al cuore e lo rinfebiliscono (511), e faglielo +grave, e allora si cruccia. E simigliantemente aviene del male olore, +ch'egli l'amena al cervello e portalo al cuore, e fallo crucciare. + +(508) cioè della gioia e del cruccio C. R. 2. + +(509) se li aviene C. R. 2. + +(510) buone vivande e umide C. R. 2. + +(511) infievoliscono C. R. 2. — Abbiamo lasciato _rinfebiliscono_ perchè +lo crediamo traduzione di _afebloient_ (da _afebloir_). Il presente +capitolo manca al C. F. R., quindi non possiamo sapere quale fosse la +parola francese corrispondente a _rinfebiliscono_. È noto che la Crusca +registra _infiebolire_ e _infiebolito_. + + + + + Cap. L. + + _Lo re domanda: dopo lo tenpo che 'l figliuolo di Dio monterà in cielo + averà istolomia (512) nel mondo per insegnare? Sidrac risponde:_ + + +Quando lo figliuolo di Dio monterà in cielo, si lascierà lo suo podere a' +suoi XII apostoli, e quelli istabiliranno una casa che sarà chiamata dello +figliuolo di Dio (513). Dopo loro verranno gli altri, che tuttavia lo +comandamento loro seguiteranno uno grande tenpo, e saranno i primi che al +figliuolo di Dio avranno creduto, e saranno di grande podere e di grande +ricchezze e signoria; e poi diventeranno fievoli nella credenza del +figliuolo di Dio e ne' suoi comandamenti, i quali avranno istabiliti i +dodici apostoli; e non si vorranno amendare delle loro rie opere. Iddio +per loro peccato gli distruggierà. Quelli saranno dell'arte della +stolomia (514), perch'elli saranno molti savi e di grande provedenza. + +(512) istrologhi C. R. 2. — estronomen C. F. R. — Crediamo che sia da +correggere _istrolomia_. — Il prov. ha: _estrolomia_; e più sotto +_strolomia_ ha il C. R. 2. + +(513) una casa che sarà chiamata lo figliuolo di Dio C. L. — e quelli +stabiliranno uno che sarà chiamato lo figliuolo di Dio C. R. 2. — Lezioni +erronee ambedue. Noi abbiamo creduto di ristabilire rettamente il senso, +correggendo _dello figliuolo di Dio_, sull'autorità del testo francese: +une sainte maison che sera apelée la maison dou fis de Deu; e del +C. R. 1.: che sarà apellata la magione di Dio. + +(514) Il C. R. 1. ha qui: astralumia. + + + + + Cap. LI. (515) + + _Lo re domanda: chi bene nè male non fa è menato a peccato? Sidrac + risponde:_ + + +Lo principe (516) de' ministri del figliuolo di Dio quelli +l'acomanderà (517) a uno buono uomo che avrà nome Pietro (518); e dall'uno +a l'altro sarà comandato (519), insino alla venuta del falso profeta che +tutto il mondo divorerà; quelli sarà figliuolo del diavolo. Dopo la venuta +del figliuolo di Dio M anni, crescerà peccato al mondo, fra 'l suo popolo, +contra la fede, e sarà mescolato (520) tra' buoni, come i' loglio (521) +tra 'l grano (522). E dopo lungo tenpo nascieranno due grandi +colonne (523), che la fede di Cristo accrescieranno; e i miscredenti, che +tra' buoni saranno, distrugeranno. L'una delle due colonne saranno +apellate frati minori, e gli altri fratri predicatori (524); e saranno +molto temuti per lo mondo, e povera gente saranno. I buoni gli ameranno e +onoreranno e temeranno, per lo bene che faranno, e per la fede ch'egli +acrescieranno; i rei gli temeranno, e onore e reverenza loro faranno, per +la paura ch'egli avranno di loro; che per la gente di quelle due +colonne (525) molti mali si lascieranno a fare, per la paura che i malvagi +avranno di loro; ch'egli saranno la spada e la forza della casa del +figliuolo di Dio, e aversari del diavolo di ninferno. + +(515) Questo Cap. nel C. R. 2. e nel C. F. R. ha per titolo: _Lo palagio +del figliuolo di Dio a cui sarà accomandato quando elli verrà in terra_? E +questo titolo è necessario tener presente alla memoria, per intendere ciò +che segue. + +(516) principio C. L. — Abb. corr. col C. R. 1. + +(517) lo comanderanno C. L. — Abb. corr. col C. R. 2. + +(518) È curioso a notare che, mentre i due Codd. L. e R. 2. sono affatto +conformi al C. F. R., e il C. R. 1. è affatto diverso e nell'ordine e +nella dicitura e nella mole, qui esso C. R. 1. ha, invece di _Pietro, +padre de' padri_; e _pere des peres_ ha il C. F. R., mentre _Pietro_ ha +pure il C. R. 2., come il L. + +(519) Per _accomandato_. _Comander_ franc. e _comandar_ prov. hanno il +senso il raccomandare. + +(520) saranno anunziato C. L. — Abb. corr. col C. R. 1. — Il C. R. 2. ha: +e saranno amischiati. + +(521) gramegna C. R. 1. — La Crusca non registra che _gramigna_ e +_gremigna_. + +(522) Aggiunge il C. R. 1.: et sarano famati per loro risia patarini. — La +Crusca non registra _famato_, nè _risia_. + +(523) Così hanno tutti i Codd. + +(524) sarà chiamata la minore, l'altra l'amonestatore C. L. — Abb. corr. +col C. R. 1. Pare che il traduttore non intendesse la parola _amonesteors_ +del testo francese, che vuol dire propriamente _consigliere_, da +_amonester_ (ad monitare) _consigliare_. — Il C. F. R. ha: amonesteors +prechors. _Prechor_ significa _predicatore_, da _precher_. + +(525) che per quelle gente de le due colonne C. R. 1. + + + + + Cap. LII. (526) + + _Lo re domanda se quelli che non fanno nè bene nè male è menato al + peccato. Sidrac risponde:_ + + +Chi bene nè male non fa egli mena vita di bestia, e peggio che bestia; che +se la bestia avesse iscienza in lei (527), farebe bene. Quelli che fa lo +peccato, fa male; e quelli che lascia lo bene a fare, là ove egli lo possa +fare (528), egli pecca simigliantemente. Come colui che à gran voglia di +manicare, e egli passa per uno molto bello verziero, ove àe molti belli +frutti, e lasciasi morire di fame, che non ne vuole toccare nè mangiare, +egli fa male, quando egli no ne piglia e mangine, anzi che si lasci +morire; chè magior male è di lasciarsi morire, che di mangiare il frutto. + +(526) Nel C. L. il titolo del presente cap. è errato; cioè e stato dato a +questo Cap. il titolo che appartiene al seguente LIII.; e ad esso LIII., +il titolo del LIV.; mentre doveva avere quello del LII. + +(527) en soi C. P. R. + +(528) Abb. adottata la lez. del C. R. 2. — Il C. L. ha: la ond'egli lo +possa fare. + + + + + Cap. LIII. + + _Lo re domanda se la signoria de' fare asprezza o de' essere piatosa. + Sidrac risponde:_ + + +La signoria si è dal comandamento (529) di Dio; egli comanda in terra +giustizia; e se la giustizia non fosse tra le genti del popolo del +figliuolo di Dio, sarebe a maniera di pesci, che lo forte mangierebe lo +fievole, e lo grande lo piccolo (530). Tutte le giustizie debono esser +fatte (531) per giudicare i rei a diritto e a ragione, e a ciascuno dare +la sua ragione. Inanzi che lo figliuolo di Dio venga in terra, nascierà +uno re molto buono e credente a Dio e suo profeta (532); e dirae nella sua +profezia: benedetti sieno quelli che faranno giustizia, e che la +manteranno a tutti i tenpi. Se lo malvagio è preso in alcuna malvagia +opera, egli si die iudicare secondo sua uopera (533); e se lo signore +vuole avere merciè di lui, e perdonagli una volta, egli lo puote bene +fare; ma s'egli vi cade altra volta, egli è ben degno del suo +merito (534). + +(529) se dal cominciamento C. L. — Abb. corr. col C. R. 1., che concorda +col C. F. R. + +(530) troppo cresciarebbero e malifatori, che li forti mangiarebero li +debili C. R. 1. + +(531) Così ha pure il C. R. 2.; ma il C. R. 1.: tucta justizia dia essare +forte. — E il C. F. R.: toute justice doit estre fort. + +(532) Qui, come in parentesi, sia scritto nel C. F. R.: _Roy Daniel_. + +(533) Abb. corr. col C. R. 1. Il C. L. ha: è ispento e lealmente +judicare. — Ed errato è pure il C. R. 2. + +(534) Tanto il nostro che il C. R. 2. hanno: degno del suo merito. — Ed +eccone la spiegazione. Nel C. F. R. sta scritto: il est bien dignes de sa +deserte avoir. — E siccome _deserte_ avea il significato di _merito_ e di +_ricompensa_, il traduttore ha scambiato l'uno coll'altra. Ed infatti il +C. R. 1. ha: è degno di ricievare guidardone di sua uopera. — Vale a dire, +è degno di avere la sua ricompensa, la ricompensa di avere perdonato la +seconda volta. + + + + + Cap. LIV. + + _Lo re domanda: de' l'uomo fare bene a' suoi parenti e a' suoi amici? + Sidrac risponde:_ + + +Buono e rio (535). Se gli tuoi parenti sono buone genti, e sono disagiate, +e ànno perduto lo loro per disaventura, loro dei ben fare e consigliare e +atare. E se i tuoi parenti e i tuoi amici sono rei, e perdono in male, per +la loro volontade, grande malfatto fae chi fa bene loro, e tutto si perde; +altressì come uno grande ciero di bella ciera, accieso inanzi a uno uomo +cieco, che non vedesse lume, o come la candela allo lume del sole, ch'ella +non à nullo valore. Simigliantemente aviene de' rei uomini, che si perde +tutto, siccome la cera inanzi al cieco, e la candela inanzi al sole. + +(535) Egli ene bene e si è male C. R. 1. + + + + + Cap. LV. + + _Lo re domanda che cosa è gentileza. Sidrac risponde:_ + + +Gentileza è podere e largheza e vecchia possessione d'avolo e di bisavolo. +Quelli che à più di podere è più gentile. E si à anche altre gentileze. +L'uomo che àe grande podere e è villano del suo corpo, sapiate che quelli +non è gentile, anzi è ricco. Uomo di podere e savio e cortese e di buona +aria (536) e bene insegnato (537), quelli puot'essere chiamato gentile +uomo; che tutti siamo d'Adamo e d'Eva venuti, e fummo dal cominciamento +del mondo; e quelli che à magior podere, e meglio insegnato, e più beni +sono in lui, questi è gentile uomo. + +(536) dibuonaire C. R. 1. — _De bon aire_ si disse nell'ant. fr. per _di +buona indole_; onde poi _debonaire_, per buono, dolce, affabile. Anche il +prov. ha _de bon ayre_, ma non l'aggettivo _debonnaire_, rimasto +esclusivamente al francese. + +(537) Nell'ant. fr. trovasi adoperato come sostantivo il part. pass. del +vb. _enseigner_, _enseigné_, nel senso di _dotto_, _sapiente_. E il trad., +avendo trovato _enseigné_ ha voltato in ital. _insegnato_. _Insegnato_ +registra la Crusca per _ammaestrato_, e per _accostumato_, _scienziato_, +dicendo di quest'ultimo significato, ch'è _maniera antica che viene dal +Provenzale_. + + + + + Cap. LVI. + + _Lo re domanda: come fa freddo quando il tenpo è chiaro? Sidrac + risponde:_ + + +Quando lo tenpo è chiaro e l'aria è pura e chiara, lo freddore (538) +isciende dall'aria in terra, e caccia con travaglio (539) in terra lo +calore. E quando l'aria è turbata (540) lo freddo non può venire giuso +alla terra, lo calore della terra monta di sopra, e lo caldo viene; cioè a +sapere lo calore del sole si de' intendere che scalda la terra di notte, +quando fa lo suo torno. + +(538) splendore C. L. — Abb. corr. col C. R. 2., sull'autorità del +C. F. R. che ha: la freidor. Vogliamo notare che _freidor_ è parola +schiettamente provenzale. Il franc. ha _froit_, _freit_, _froideur_, +_froidour_. + +(539) Il C. L. ha: con travale (_travail_, franc.). — Abb. corr. col +C. R. 2. + +(540) Tutto ciò che segue di questo Cap. è tratto dal C. R. 2., essendo la +lez. del nostro stranamente confusa ed errata. + + + + + Cap. LVII. + + _Lo re domanda: puote l'uomo conosciere li buoni uomeni dalli malvagi + per neuno segno? Sidrac risponde (541):_ + + +Li buoni uomini ànno allegri volti, quando egli ànno buona +coscientia (542), e sono sicuri della perdurabile (543) vita; e li loro +occhi sono isprendenti, e le menti sono molto misurevoli (544). E per li +dolci coraggi (545) ch'egli ànno, si ànno dolci parole. Ma gli malvagi, +per la ria coscientia (546) ch'egli ànno, si ànno molti scuri coraggi, e +non possono essere istabili in loro fatti nè in loro detti; e si sono +molti mordabili (547) e pieni di maltalento, e si vanno molto +dismisurando (548); e ciò che ànno (549) in cuore dimostrano in loro +faccia e in senbianti, in loro fatti e in loro detti (550). + +(541) Il titolo del presente Cap. è errato nel C. L. — Abbiamo quindi +posto il titolo come sta nel C. R. 1. + +(542) Tutti e tre i Codd. L., R. 1., R. 2. hanno _conoscenza_. Ma oltre il +senso, ci fa avvisati dell'errore il testo francese che ha: _conscience_; +ed il C. R. 1. che più sotto ha: _coscientia_. Onde noi abbiamo corretto +secondo quest'ultima lezione. + +(543) permanevole C. R. 1. + +(544) mesurable C. F. R., che nell'ant. fr. ha il senso di _saggio_, +_ragionevole_, _moderato_, come _mesure_ di _saggezza_, _ragione_. Anche +il C. R. 2. ha _misurevoli_. + +(545) Per _cuore_, secondo l'ant. significato di questa parola, sia in +ital. che in franc. ed in prov. + +(546) conoscientia C. L. — Abb. corr. col C. R. 1. + +(547) mordables C. F. R. — Ma non trovo che il franc. ant. abbia questa +parola, come non ha _mordabili_ l'ital. — Nel C. R. 1.: mordaci. + +(548) desmesureement C. F. R. Nell'ant. fr. _desmesure_ ha il significato +di _disordine_, _ingiustizia_; e _desmesurer_, _disordinare_. Qui dunque è +da intendere _vanno molto disordinando_, _commettendo disordine_. La +Crusca ha _dismisura_, _dismisuranza_ e _dismisurare_, di cui reca l'es.: +_Se uom dismisura, Conservando leanza, Non fa dismisuranza._ _Rim. ant. P. +N._ + +(549) ciascuno C. L. — Abb. corr. col C. R. 2. + +(550) Migliore e più conforme al testo francese è la lez. del C. R. 1.: et +il veleno ched ène in loro coraggi si e' dimostrano in loro detti et in +loro fatti. + + + + + Cap. LVIII. + + _Lo re domanda: sarà giammai rilevata la grandeza del diavolo altressì + com'ella fu al mio tenpo? Sidrac risponde:_ + + +Li garzoni grideranno (551) Dio lo possente; e gli loro figliuoli, e gli +altri che verranno dopo loro, torneranno alla ria credenza dinanzi, infino +alla venuta di Giovanni. Elli faranno una città, nella quale avrà una +torre di XL staggi (552) alta, nella quale regnerà lo più alto re del +mondo del suo tenpo. Quelli farà una immagine, alla simiglianza del suo +padre, e comanderà a tutte le genti che l'adorino come Idio. + +(551) creiront C. F. R. — È evidente che il traduttore ha confuso _creire_ +(credere) con _crier_ (gridare). Anche il C. R. 2. ha: gridano; ma dee +correggersi _crederanno_. + +(552) estages C. F. R. + + + + + Cap. LIX. (553) + + _Lo re domanda: perchè non fece Iddio all'uomo, quando la persona avesse + mangiato una volta, ched elli se ne potesse istare una semana? Sidrac + risponde:_ + + +La fame è una delle pene per lo peccato d'Adamo; che l'uomo fu così fatto, +che, s'egli volesse, sarebe vivuto tutto tenpo sanza mangiare. Ma poi che +fu caduto in peccato, non si potè rilevare a quello ch'egli avea perduto, +se non per travaglio. E se cosa fosse che l'uomo non avesse fame nè sete +nè freddo nè caldo nè altre cose necessarie, e non avesse bisogno, egli +non avrebe cura di lavorare nè di travagliare così fattamente. E però gli +diede il nostro Signore la fame e la sete e l'altre cose, però che, quando +egli fosse costretto per questi bisogni, si ricoverasse ciò ch'egli avea +perduto, che per pene e per travaglio gli conviene ricoverare. + +(553) Il titolo del presente Cap. è tolto dal C. R. 1. Nel C. L. dice: +_Perchè non tolse Iddio all'uomo, quand'egli avesse mangiato una volta, +ch'e' se ne potesse sofferire una settimana?_ + + + + + Cap. LX. + + _Lo re domanda: come muore altressì il ricco come il povero? Sidrac + risponde:_ + + +Iddio à fatto lo ricco e lo povero d'una natura e di quattro alimenti, e +sono tutti facti l'uno come l'altro; dunque la loro conparazione (554) è +tutt'una; e quello che più il serve e lo suo comandamento fa, più gli dà; +ma al fatto della morte sono tutti uno. Altressì come uno vasello di +quattro bocche, che n'escie di tutte, simigliantemente alena lo povero +come lo ricco, e mangia e bee (555), e à gioia e dolore e sospiri, e +dormire e veghiare e ingienerare, e mani e piedi, e altre cose ànno +altressì i poveri come i ricchi. Ma lo povero àe più forte compressione + (556) che lo ricco, per lo travaglio che egli soffera. Ma alla morte +tutti sono comunali, e la sua riccheza no lo potrebbe canpare uno solo +punto. + +(554) Anche il C. R. 2. ha: comperazione. Manca questa parola ai Codd. R. +1. e F. R. Noi crediamo che abbia da correggersi _complessione_, perchè +più sotto, dove il nostro ripete _comparisione_, il C. F. R. ha: +_complecion_; e il C. R. 1.: _compressione_. + +(555) et mangia e beve, e sta famuloso e satollo C. R. 1. — La Crusca +registra _famulento_, ma non _famuloso_. + +(556) comparisione C. L. — Abb. corr. col C. R. 1. + + + + + Cap. LXI. + + _Lo re domanda: dee l'uomo giudicare gli poveri come gli ricchi? Sidrac + risponde:_ + + +L'uomo dee più forte (557) giustizia fare a' ricchi che a' poveri, e più +gastigare; che della giustizia de' poveri i ricchi non ànno paura; anzi +dice a sè medesimo: la giustizia è fatta sopra lo povero, ma io non potrei +essere giudicato in questo mondo per la mia riccheza. E lo povero pensa e +dice in sè medesimo: quando la giustizia istarà sopra lo ricco e possente, +che farà sopra me, che sono povero uomo? E da l'altra parte aviene più +volte che 'l mal fatto del ricco è magiore che quello del povero, perchè +egli à più podere di malfare. E simigliantemente come Idio giudica così +legiermente lo ricco come il povero, e più forte giustizia fare (558). +Simigliantemente come quelli che crede più in Dio e falla verso lui, Idio +gli dona (559) più che a colui che nol conoscie, e cui egli non à nulla +comandato. + +(557) _rigorosa_, _severa_. + +(558) A correggere questo periodo non possiamo giovarci del C. R. 2., dove +il capitolo manca; nè del C. R. 1. dov'è brevissimo; nè del C. F. R. che è +indecifrabile. Dobbiamo quindi star contenti a riferire la lezione del +T. F. P.: Et pour ce doibt on faire plus grant iustice du riche que du +poure, car il a plus grant coulpe de mal faire, comme il a plus grant +povoir de bien faire tout. Ainsi comme Dieu a iuge et ordonne la mort au +riche comme au poure, aussi doit on iuger le riche comme le poure. + +(559) Errore manifesto. — Il T. F. P. ha: demande. + + + + + Cap. LXII. + + _Lo re domanda: dee l'uomo avere mercè del suo nimico? Sidrac + risponde:_ + + +L'uomo dee avere merzè del suo nimico, lo quale à fallato verso di lui, se +elli gli chiede merzè e perdono, conciosia cosa ch' (560) egli gli avesse +ucciso il padre e lo figliuolo; chè dalla bocca del figliuolo di Dio sarà +comandato e detto: perdono avrà dal mio padre chi perdona egli medesimo; +perdonerà a coloro che gli misfaranno, quando egli gli chiederanno +perdono. Quelli ch'è possente e signore di tutto, e che vendicare si può a +sua volontà, perdona a' ma' fattori, quando perdonanza gli chieggiono: +bene lo dobiamo noi fare; chè questo farà egli per dare exenplo al suo +popolo, che perdonino a coloro che misfanno verso di loro. Bene dobiamo +noi perdonare a chi perdono a noi ne dimanda. + +(560) Il solito errore già notato indietro. Corregg. _sebbene_ (ja soit ce +che). + + + + + Cap. LXIII. + + _Lo re domanda: può lo reo uomo avere l'amore di Dio come il buono? + Sidrac risponde:_ + + +Lo malvagio puote avere l'amor di Dio altressì leggiermente (561) come il +buono; chè a Dio piacerà più la conversazione del rio che del buono, +perchè lo buono è tutto suo, e lo rio àllo perduto (562). Simigliantemente +colui che à perduto alcuna cosa, e egli la ritruova, egli à magiore +allegreza di quella ch'egli à ritrovata, e àlla in suo podere (563). E +Iddio chiama comunemente lo rio come il buono. Simigliantemente come una +gente che sono in una nave in mare, e la fortuna è grande, e sono tutti +ispogliati per paura, e per notare; lo mare porta la nave, e lo vento +sospigne tanto, che la nave viene a terra, e fiede in una rôcca, e si +ronpe, e tutta la gente n'escie fuori in una piccola piazza (564); e +truovano due fiumi molti correnti: in su ciascuno fiume, uno ponte; l'uno +de' ponti è molto fermo, e l'altro è molto debole, che non potrebe +sostenere uno uccello. Di là dal forte ponte si à uno ricco uomo, e tiene +molti vestimenti intorno di lui, e è in uno bello giardino. Egli chiama +quella gente, ch'escie fuori di quella nave, e dicie loro: venite a me, e +passate sicuramente su per quello ponte, e io vi menerò in questo +giardino; e guardatevi di passare per quell'altro ponte, perchè egli è +molto debole e molto pericoloso, sicchè egli non vi potrà sostenere; anche +v'à grande fuoco; dopo lui si à gioganti con molti grandi uncini, che, +così tosto come voi caderete nell'acqua, i gioganti vi piglieranno cogli +uncini, e metterannovi in quello fuoco. E egli guardano, e vedono l'altro +ponte, e la fralezza e gli gioganti e gli uncini e lo fuoco. Quelli che +passeranno sopra lo forte ponte sono salvi, e saranno vestiti e messi nel +bello giardino, con grande allegreza; e quelli che passano per lo debole +ponte andranno nell'acqua, e li gioganti gli piglieranno cogli uncini, e +metterannogli nel fuoco. La nave significa lo mondo; lo vento e lo mare +significa lo tenpo che mena l'uomo alla fine; lo dispogliare significa la +ira di Dio, quando l'uomo lascia lo bene e fa il male; lo ronpere in terra +significa la fine della vita; i due ponti si è lo bene e lo male; lo buono +uomo che siede in capo del ponte, che chiama la gente a ben fare, si è +Iddio; gli vestimenti, di che egli vuole vestire la sua gente, si è la +grazia; lo giardino si è lo paradiso; lo buono ponte si è lo buon cammino +di Dio; lo rio ponte si è lo cammino dello 'nferno; i gioganti e gli +uncini si sono i diavoli e gli loro ingegni; lo fuoco si è lo 'nferno. Chi +vuole avere l'amore di Dio si passi al sicuro sopra il forte ponte, e sarà +vestito di grazia di Dio, e sarà suo amico; e chi passerà sopra il debole +ponte, egli sarà nimico di Dio e amico del diavolo, e sarà messo nel fuoco +dello 'nferno per tutti i tenpi. L'uomo dee odiare l'amistà del diavolo, +perchè egli fa male a' suoi amici, e mettegli nel fuoco dello 'nferno. +Questa è malvagia amistà: dee l'uomo seguire tale amico? + +(561) Per _facilmente_. + +(562) Nel Codice pare che debba leggersi _perdure_; corretto da noi in +_perduto_, sull'autorità del C. R. 2. e del C. F. R. + +(563) Migliore la lez. del C. R. 2.: à magiore allegressa di ritrovare +quello che avea perduto, che non à di quello che àe in suo podere. + +(564) en une petite place de terre C. F. R. + + + + + Cap. LXIV. + + _Lo re domanda: come puote la creatura uscire della femmina ch'è piena + nel suo corpo? Sidrac risponde:_ + + +La virtù di Dio e 'l suo podere è troppo grande: che, così come egli à +podere di mettere dentro dal corpo, e uno corpo dentro a un altro, così à +elli podere a fare uscire, a sua volontade, o vivo o morto. Quando la +femina vuole partorire, tutte le sue giunte (565) s'aprono e allargano +l'una dall'altra, salvo il mento (566), per la virtù di Dio, come una +matera di pasta. E si tosto com'egli (567) averà l'aria, per la virtù di +Dio, l'ossa gl'induriscono e diventano come noi siamo; e la femmina si +richiude sanza niuna mancanza (568). Simigliantemente così è se l'uomo +tirasse lo dito dentro una scodella piena di mele; inanzi lo suo dito si +lorderebbe, e dietro non si lordasse, nè più nè meno come se non fosse +toccato (569); simigliantemente si richiude la femmina dopo il partorire, +siccome ella non avesse partorito, nè fosse stata aperta. + +(565) giunture C. R. 2. — „Perchè sì forte guizzavan le giunte, Che +spezzate averian ritorte e strambe.„ _Dante_, Inf., 19. + +(566) Non sappiamo invero quello che qui abbia che fare il mento; ma +_mento_ ha pure il C. R. 2., e _menton_ il C. F. R. + +(567) Intendi: il figliuolo. + +(568) bleseure C. F. R. + +(569) A decifrare il senso di questo periodo non giova la lez. del +C. R. 2.: simigliantemente così se l'uomo tirasse lo dito in dirieto a una +scudella di mèle, inanzi al suo dito si lorderebbe, nè più nè meno come se +non fosse toccato. — Nè chiaro è il C. F. R.: — ensement si com l'om +traist son doy en une escuele pleine de mel, devant, son doit au tirer, +s'ouvriroit, et après se recloiroit, come se il ne fust onques +touche. — Ma, messo il testo francese della Riccardiana a confronto col +francese della edizione Palatina, e corretto, il senso esce fuori +abbastanza chiaro: tout ainsi come ung homme tiroit son doy parmy une +escuele plaine de miel, devant, son doy au traire, il ouvriroit, et dessus +se clorroit, comme s'il n'y eust pas bouté. — Che vuol dire: come un uomo +che traesse il suo dito da una scudella piena di miele, il miele, nel +trarre il dito, prima s'aprirebbe e poi si richiuderebbe, come se non +fosse stato toccato. — Non sapremmo spiegare come il trad. abbia confuso +_lordare_ con _aprire_. + + + + + Cap. LXV. + + _Lo re domanda: puote la femina portare più di due figliuoli a uno + corpo? Sidrac risponde:_ + + +La femina può portare nel suo ventre sette figliuoli; chè la madre (570) +della femina à sette camere (571); e in ciascuna camera puote avere uno +figliuolo, secondo la volontà di Dio, primamente; e poi secondo la natura +della femmina. Che se la femmina è di calda compressione, e desiderosa +dell'uomo, una o due o tre delle sue camere s'aprono; e quando l'uomo +s'acosta a lei, lo seme cade nelle camere che truova aperte, e elle si +chiudono sopra, e pigliano; e se v'àe altre camere aperte, e l'uomo +s'acosta altra volta a lei, quella notte o quello giorno o lo domane o lo +secondo giorno, e lo seme vi cade entro, e ella si chiude, allora si +ferma (572) la creatura; e tanto istà a nasciere l'uno dopo l'altro, +quant'egli à penato a ingenerare. E non intendere già che ciascuna volta +che l'uomo s'accosta alla femmina, e lo seme cade nella camera, ch'ella +possa pigliare; chè conviene che l'uomo e la femina sieno di buona +tenperanza. Chè se l'uomo è luxurioso, e giace volentieri colla femmina, +lo seme cade nella camera fraile (573), e è cosa sanza niuno podere o +forza, quella (574) non si puote pigliare per la sua fralezza (575). E se +l'uomo è stato grande tenpo ch'egli non sia giaciuto con femina, e lo seme +cade nella camera, quello seme è sì caldo e sì ardente ched e' la consuma +e arde, e non si puote apigliare. E se l'uomo e la femina sono tenperati, +e la femina sia di calda volontà, e' s'apiglia, perchè lo loro seme si è +di buona tenpera; e conciepino (576) a quello acostamento lo figliuolo; e +quello figliuolo sarà gioioso e allegro e di bello modo. E se egli +s'acostano niquitosamente (577), e lo loro figliuolo sarà d'altrettale +maniera. E se l'uno di loro è fello e l'altro gioioso, simigliantemente lo +loro figliuolo sarà alcuna volta fello e alcuna volta gioioso. E se l'uomo +e la femina pensano in una persona, o l'uno di loro, quello che più vi +pensa, puote bene essere che lo loro figliuolo somiglierà quella persona +ove egli pensano (578). + +(570) matrice C. R. 1. + +(571) camarelle C. R. 1. + +(572) forma C. R. 1. — Il C. R. 2. ha: ferma. + +(573) _Fraile_ è parola dell'ant. fr. che significa _frale_, +_debole_. — Il C. R. 1. ha: _fievole e aguto_; per uno strano equivoco del +trad., il quale leggendo nel testo fr. _foible et aigue_ ha volgarizzata +quest'ultima parola per _acuto_, mentre invece _aigue_ vuol dire _acqua_, +e qui dev'essere stata usata per _acquoso_. + +(574) Intendi: _lo seme_ o _la semenza_ (semence), come hanno i Codd. +R. 1. e F. R. + +(575) frailezza C. R. 2. + +(576) concepono C. R. 2. + +(577) corrucciosamente C. R. 1. + +(578) Et se l'uomo e la femina pensano, al loro assembramento, in una +persona, overo l'uno di loro pensasse ad altra persona, dico che quelli a +cui ellino più pensano, lo fanciullo rasembrarà quella persona C. R. 1. + + + + + Cap. LXVI. + + _Lo re domanda: qual'è la migliore cosa che l'uomo possa avere. Sidrac + risponde:_ + + +Lealtà è la migliore cosa che l'uomo possa avere in sè; che chi è leale a +Dio è leale a sè medesimo e alle genti; e quella è la cosa che Iddio più +ama. Per lealtà gli agnoli che sono in cielo non furono abattuti cogli +altri, che furono abattuti, che non erano leali. Per lealtà scanpò Noè +dal (579) diluvio; e Idio volle rienpiere lo mondo della sua generazione. +Per lealtà la buona gente che nascieranno, profetezeranno (580) +l'avenimento del figliuolo di Dio. Per lealtà la Vergine conceparà lo +veracie figliuolo di Dio (581), che si lascierà morire per diliberare +Adamo e gli suoi amici del podere del diavolo. E per lealtà i buoni che +saranno e verranno dopo lui si donaranno a diversi martiri (582), per lo +suo amore. Lealtà è altressì pura e degna e chiara e netta come il sole, +che non resta d'intorneare, e fa lo suo torno a ciò che Idio l'à +istabilito, ch'egli non possa lo stabilimento nè 'l comandamento di Dio +trapassare (583). + +(579) per lo C. L. — Abb. corr. col C. R. 2. + +(580) profetaranno C. R. 1. + +(581) la Vergine sarà conceputo dal figliuolo di Dio C. L. — Abbiamo corr. +col C. R. 1. + +(582) si 'l merranno in diverse maniere C. L. — Abb. corr. col C. R. 1., +sull'autorità del C. F. R. che ha: se livreront a divers martires por +s'amor. + +(583) ch'egli non passi lo stabilimento e lo comandamento di Dio +C. R. 2. — che non trapassa neente il comandamento di Dio C. R. 1. + + + + + Cap. LXVII. + + _Lo re domanda qual'è la peggiore cosa che l'uomo possa avere in sè. + Sidrac risponde:_ + + +In verità vi dico che la invidia è la (584) piggiore cosa che l'uomo possa +avere in sè; che della invidia si genera avarizia e cupidigia e +tradigione. E gli angioli che del cielo caddono, fu per invidia, la quale +ebono verso Idio, lo loro creatore. Adamo primo nostro padre fu cacciato +del paradiso e ispogliato della grazia di Dio per la invidia. Lo +diluvio (585) coperse lo mondo, cioè a intendere lo popolo che erano +inanzi noi, che erano cupidi del mal fare. La cupideza si è figliuola +della invidia, che di lei disciende; e per invidia e cupideza molti ne +perdono i loro corpi, e la grazia che Idio à loro donata. Tre grandi città +nascieranno al mondo: le due saranno, inanzi a l'avenimento del figliuolo +di Dio, distrutte per cupideza di malfare: l'una sarà per fuoco, l'altra +sarà per acqua; l'altra sarà distrutta, dopo la venuta del figliuolo di +Dio, per ispade. E per cupidizia del male fare e per invidia molti mali +avengono. + +(584) Manca al nostro _invidia è la_. — Abb. suppl. col C. R. 2. + +(585) diavolo C. L. — Abb. corr. col C. R. 2., sull'autorità del testo +francese che ha: le deluge. + + + + + Cap. LXVIII. + + _Lo re domanda come puote essere l'uomo leale. Sidrac risponde:_ + + +Leale puote essere l'uomo legiermente, per molti modi: primieramente +credere nel suo creatore, che lo creò, e disformare (586) lo dee, quando +suo piacere sarà; e credere ch'egli sia tutto possente, sopra tutte le +cose del mondo; e che egli à fatto tutte le cose, e che egli è degno e +puro; e ch'egli non unque cominciamento nè fine nè mai non avrà, e +tuttavia si è, fue, e tuttavia sarà; e lascierà lo male e farà lo bene; e +lascierà lo scuro per andare al chiarore; e lascierà la puzza (587) e +andrà al buono odore; cioè a intendere, lascierà lo peccato e farà lo +bene, e lascierà la 'nvidia e la cupidizia, e piglierà pazienzia e +astenenzia e sofferenzia; chè chi à in sè queste tre cose, egli è leale, e +per lealtà puot'essere coronato in cielo, tra gli angioli, innanzi a Dio a +faccia a faccia. + +(586) Per _distruggere_; come _dire_, _disdire_; _fare_, _disfare_; così +_formare_ (creare), _disformare_. La Crusca registra _disformare_ nel +senso di _difformare_, _render deforme_, e per _esser differente_. Il +Gherardini (_Supplimento_ ec.) _disformare_, mutar la forma di che che +sia. „Ma così morte l'essenza disforma.„ _Zenon. Piet. font._, p. LXXX. + +(587) putidore C. R. 1. + + + + + Cap. LXIX. + + _Lo re domanda: la prodezza e la paura di che aviene? Sidrac risponde:_ + + +La prodeza e la paura vengono dalla conpressione dell'uomo. Che se lo +corpo è di buona tenperanza, di quattro conpressioni, l'una comunale come +l'altra, lo corpo non è nè ardito nè codardo (588). Che se le quattro +conpressioni sono comunali, che lo freddo non vince lo caldo, nè lo caldo +l'umido, nè l'umido lo secco, lo cuore non si muove poco nè molto per +loro; e se il caldo il vince (589), e lo secco l'umido, lo sangue si muove +di tutte cose fare, e non teme colpo di morte, e diventa ardito. E se lo +freddo non vince lo caldo, e 'l secco l'umido, lo cuore diventa freddo e +molle e pauroso, e diventa codardo di tutte cose fare; che le collere nere +e lo sangue sono quelle che fanno avere lo cuore (590) codardo, quando +egli ànno podere sopra gli altri omori innanzi detti (591). + +(588) Che se 'l corpo dell'uomo ène di buona natura, compressionato di +quattro compressioni, non è ardito nè codardo C. R. 1. + +(589) et se il caldo vince il freddo C. R. 1. + +(590) manca _lo cuore_ al nostro. — Abb. suppl. col C. R. 2. + +(591) che la collera nera et il sangue sono quelli che fanno l'uomo ardito +et il quore, quando sopramontano l'altre; la collera gialla et la fremma +sono quelli che fanno il quore codardo, quando sormontano l'altre sopra +dette C. R. 1. + + + + + Cap. LXX. + + _Lo re domanda: la lebbra e la tigna di che aviene? Sidrac risponde:_ + + +La lebbra viene se la femina avesse due cose: l'una è se la femina avesse +lo tenpo suo (592), e l'uomo s'acosta a lei, e ella ingenera, i suoi +fiori (593) sono caldi e secchi; e lo figliuolo ch'ella avrà, conviene per +diritta forza e per la natura che sia tignoso e lebbroso; che lo figliuolo +si nodriscie in quello medesimo fiore della femina. Ma se li fiori fieno +di buona conpressione, lo figliuolo non avrà niuno male nè niuno pericolo. +Perciò non si dee l'uomo acostare alla moglie, quando è lo suo +tenpo (594). E quando egli s'acosta a lei, si dee acostare a tale +intenzione e con tale volontà, d'aver frutto per lo suo creatore adorare. +Quando egli sentirà che la femina sia pregna, non si dee più acostare a +lei nè toccalla carnalmente, infino che ella non abia partorito; e dopo lo +partorire quaranta giorni. Questo è lo comandamento di Dio, ch'egli mandò +a Noè, per lo suo angelo benedetto. + +(592) Queste due cose avengono quando la femina àne sua privata malattia +C. R. 1. + +(593) Il C. L. ha: figliuoli. — Ma abbiamo corr. col C. R. 2., perchè il +C. R. 1. ha: _fiore_, e il C. F. R.: _flors_. + +(594) Quando ella àne il suo fiore C. R. 1. + + + + + Cap. LXXI. + + _Lo re domanda: tutte le cose Idio fece, furono fatte dal cominciamento + del mondo? Sidrac risponde:_ + + +Iddio fece tutte le cose; ma alcuna cosa ce n'à, che non fu già fatta dal +cominciamento del mondo; ma, per lo tenperamento di sua natura, sono poi +fatte mille e mille, che furono poi create per la volontà d'Iddio, come +sono asini e giomente e pelli, che furono dopo lo mondo fatti per lo +sudore dell'uomo (595). Vermini furono poscia fatti per la carne fracida. +Furono dapoi fatti altri vermini assai, uccelli volanti e molte altre +cose, che molto sarebe lunga cosa a contalle; ma in qual modo sieno, Dio +gli à fatti; per la sua volontà sono creati. + +(595) La lez. del C. R. 2. è perfettamente uguale alla nostra, e nel +C. R. 1. manca questo Cap. Non resta dunque che a consultare il C. F. R., +e l'ediz. Palat. Ma questa se la sbriga senza parlare d'_asini_ nè di +_giumenti_. E nel C. F. R. sta scritto così: Dieu fist toutes cosses dou +monde; mais aucunes ya que nefurent pas faites dou comencement dou monde; +mais par le consentement Deu et per sa volente, et per latemprement des +natures sunt depuis faites M. et M. furent depuis crees por la volente de +Deu dame. Et poils furent puis fait de la suor de l'omo. — Io suppongo +quindi che per errore sia stato scritto _Deu dame_ in luogo di _dame Deu_, +che trovasi usato nell'antico francese, e che è conforme al nostro _domene +Dio_; e che il traduttore abbia letto, invece di _dame_, _dane_, _d'âne_, +onde gli sieno usciti dalla penna gli _asini_ e le _giumente_. Notisi +ancora l'errore di avere volgarizzato _poils_ (peli) per _pelli_. + + + + + Cap. LXXII. + + _Lo re domanda: chi vi nodriscie lo frutto della terra? Sidrac + risponde:_ + + +Iddio gli nodriscie e gli pascie. Egli àe stabiliti quattro elimenti, per +lui servire e onorare. La terra gli sostiene e gli guarda; l'aria gli +nodriscie e gli sveglia (596); l'acqua gli pascie e gli verdiscie (597); +lo sole gli scalda e gli crescie. Simigliantemente le continue (598) +vivande, che l'uomo vuole cuocere, vi conviene di quattro elimenti: +vasello e acqua e fuoco e aria; nè altrimenti non si potrebe +cuocere (599). + +(596) l'esveile C. F. R. + +(597) rinverdisce C. R. 2. + +(598) comuni C. R. 2. + +(599) Meglio nel C. F. R.: Encement come une viande che l'om velt cuire, +si convient IIII cosses: vaissel, aigue, feu, air; autrement ne ce puet +cuire. + + + + + Cap. LXXIII. + + _Lo re domanda: le bestie come arabbiano? Sidrac risponde:_ + + +Le bestie arabbiano alli (600) XIX giorni della luna del mese di giugno, +che (601) apare una stella, verso lo levante, in cielo. In quello giorno o +in quella notte le bestie che la veggiono nell'onbra dell'acqua arabbiano; +e simigliantemente, se elle mordono alcuna persona, ella sarà arrabbiata, +o alcuna bestia. Altressì guardisi del piscio (602) del topo, che nol +tocchi. Chè da ivi a XL giorni gli conviene guardare (603) delle grosse +vivande d'olio e di carne e di pescie e di pane, ove levame sia +facto (604); nella fine di XL giorni tutta la notte veghiare; e se la +rabbia s'apressa sì forte, che non puote guarire nè dormire, anzi si pena, +e dannaggia l'altre genti, ànno paura della sua morsura (605), l'uomo dee +pigliare uno suggello (606), e mettervi entro di sottile cenere; e poi la +metta in sulla bestia o uomo che sia; incontanente morrà, o si dilibera di +quella pena. Le genti simigliantemente si diliberano di lui; ch'egli +potrebe molte genti e bestie damangiare (607), per la sua morsura +rabbiosa. + +(600) manca _alli_ al nostro. — Abb. suppl. col C. R. 2. + +(601) manca _che_ al nostro. — Abb. suppl. col C. R. 2. + +(602) pissace au rat C. F. R. — Sebbene non trovi _pissace_ nell'ant. fr., +pure credo che siasi potuto usare, vedendo _pisser_ registrato dal Du +Cange (a _pissare_). + +(603) se convient garder C. F. R. — si de' guardare C. R. 2. + +(604) ove levame sia stato C. R. 2. — _Levame_ è trad. di _levain_ +(lievito). + +(605) perchè non faccia danno a niuna altra persona C. R. 2. + +(606) uno staccio C. R. 2. — e questa crediamo la vera lezione. Nel +C. F. R.: I. _sayas_. — L'ant. fr. ha _séas_, _saas_ (staccio); _séel_ +(sigillo). + +(607) danneggiare C. R. 2. — _Damangiare_ è trad. del franc. _damagier_. + + + + + Cap. LXXIV. + + _Lo re domanda: chi vive più che cosa che sia in questo mondo? Sidrac + risponde:_ + + +L'aguiglia vive in questo mondo più che cosa che sia; che l'aguiglia vola +e monta tutto giorno nell'aria, e lo vento la rinfresca: per questa +ragione dee ella più vivere (608). I serpenti vivono assai, chè tutto loro +dimoro si è sotterra e sotto pietre; che lo freddore della terra è tutto +giorno fresco e novello (609), e sono più che l'anguille (610): questo è +l'ordinamento di Dio. Lo serpente vive più di mille anni, e ciascuno anno +gli nascie una tacca (611) nella testa, grande come una lenticchia; e +quando egli à conpiuto i mille anni, si diventa egli uno fiero dragone. +Non è già che tutti i serpenti vivono cotanto; ma alcuni serpenti v'à che +tanto vivono; che l'uno muore, e gli altri sono uccisi; gli altri, +divorati da uccelli e da bestie, in questo modo sono consumati. + +(608) Nel Tesoro di Brunetto Latini: „li aigles vit longuement, porce +qu'il renovele et despoille sa viellesce„ — pag. 197. — Il T. F. P. ha: +et l'air et le vent le refroide et le tient freschement, et pour ceste +raison il doibt plus viure. + +(609) Credo da correggere: che per lo freddore della terra ec. — Nel +T. F. P.: — Le serpent demeure tousiours soubz terre et soubz les pierres +et boit la froidure de la terre, et est tousiours fraiz et nouveau. + +(610) Et si vit plus che l'aigle C. F. R. — Nel C. R. 2.: e sono più che +l'aquile. + +(611) Manca _tacca_ al n. c. — L'abb. agg. dal C. R. 2. — B. Latini dice +del basilisco che ha: „tacche bianche sul dosso„. (trad. del Giamboni); +„blanches taches„ nell'orig. franc. + + + + + Cap. LXXV. (612) + + _Lo re domanda se Dio pascie tutte le cose. Sidrac risponde:_ + + +Tutte le cose che Idio à fatte egli le pascie, che egli fece tutte le cose +del mondo, e si le partì alle genti, (613) e gli diede iscienzia di +travagliare e di guadagnare e di vivere e di mangiare; e a l'altre +creature diede che si mangiassono bestie con bestie, e uccelli con +uccelli, e pescie con pescie; mangia l'uno l'altro; e a loro à dato +iscienzia di mangiare lo frutto della terra; in quello modo passano loro +tenpo. + +(612) Nel C. L. questo cap. è intit.: _Lo re domanda le cose che Iddio +fece pensò egli?_ — Abb. corr. col C. R. 2., che è conforme al testo +franc. + +(613) Manca al nostro _alle genti_. — Abb. suppl. col C. R. 2. + + + + + Cap. LXXVI. + + _Lo re domanda: le bestie e gli uccelli e' pesci ànno anima? Sidrac + risponde:_ + + +Iddio non donò anima se non all'uomo e alla femina solamente, che è +signore dell'altre criature; che lo signore dee avere in sè magiore +dignità che lo servo. Se lo servo avesse in sè la dignità e lo podere che +à lo signore, dunque sarebe egli signore e possente come egli. L'altre +criature movevoli che Idio à fatte, elle non ànno già anima, anzi ànno +alena movibile (614). E quando elli sono morti, si diventa quella lena +neente. Simigliante (615) tutte l'altre criature, salvo l'uomo e la +femmina. + +(614) Il nostro testo ha: innabile. — Abb. corr. col C. R. 2., +sull'autorità del C. F. R.: aleine mouable; e dell'ediz. Palatina: alaines +mouvables. + +(615) Simigliante sono C. R. 2. + + + + + Cap. LXXVII. + + _Lo re domanda: il popolo che sarà al tenpo di Dio morranno tanto quanto + noi facciamo? Sidrac risponde:_ + + +Altressì come noi siamo magiori di persona, ch'egli non saranno, +simigliante alziamo più lunga vita, ch'egli non averanno; chè lo mondo è +più forte al nostro tenpo, che egli non sarà allora; la terra rende più lo +suo frutto che non farà allora; e la pianeta che ora governa lo mondo, +sarà più forte che quella di quel tenpo; e il vento è più forte che allora +non sarà; l'acque sono più dure che non saranno allora. Perciò dobiamo noi +più vivere per natura, che quelli che saranno a quello tenpo; che, in +quello tenpo, chi viverà CL anni, sarà tropo vivuto; e tutto giorno andrà +menomando di loro vita e di loro forza e di loro corpo, e cresciendo +insieme e in vizii. E simigliantemente l'altre criature andranno menomando +di loro vita e di loro corpo e di loro forza. + + + + + Cap. LXXVIII. + + _Lo re domanda: lo mondo quanto viverà (616)? Sidrac risponde:_ + + +Lo segreto di Dio è sì grande e sì profondo, che niuno lo potrebbe sapere, +se non quelli che più ama e più tien cari. Simigliantemente lo vostro +grande segreto niuno lo puote sapere, se non quelli che voi più amate, e +che voi volete: o sia vostro figliuolo o vostro fratello, o sia vostro +amico. Quelli avrà uno buono amico, cui elli amarà (617) molto; e quelli +richiederà di sapere i segreti del re, e quelli gli dirà; e quelli sarà +savio e provedente, e penserà in sè medesimo: lo re m'ama e vuolmi bene, e +perciò m'à egli detto lo suo segreto; e perciò non sarebbe senno che io +diciessi al mio amico lo suo secreto. Ma per fare a piacere al mio amico, +e perch'egli sappia che lo re ama me, e mi dice lo suo segreto, io gliele +dirò un poco iscuramente, perch'egli non possa intendere come nè quando. +Similmente è del segreto di Dio, ch'egli nollo dirà se non fosse suo buono +amico e suo figliuolo, cioè a intendere lo verace profeta, che verrà nella +Vergine. Quelli saprà tutto lo segreto di Dio, che egli medesimo +sarà (618); e sarà intra 'l popolo come uomo; e farà tutto quello che farà +uomo sanza peccato. Anche fiano altri, sapranno lo segreto di Dio, cioè +fieno i suoi ambasciadori, e saranno quelli che profeteranno la venuta del +figliuolo di Dio. Nè eglino sapranno (619) già tutto lo segreto di Dio, ma +tanto solamente ne sapranno, quanto Idio loro per lo suo sancto spirito +manderà. Ma lo figliuolo di Dio, che sarà signore e possente sopra tutto, +come quelli che sarà egli medesimo (620), e 'l figliuolo di Dio sarà +domandato in terra: lo mondo durerà settemila anni? E egli risponderà che +sì. E detto li fia: e più? E egli risponderà, sicuramente; perchè niuno +sapia lo sagreto del padre (621). L'uomo non può intendere nè sapere lo +quando sarà o può essere; chè essere può centomilia anni, e può essere uno +giorno, o più o meno; che questo rimane alla volontà di Dio. Ma bene +troviamo che Iddio per la sua grazia à facto (622) VII pianete, per +governare lo mondo. Egli le stabilì alla sua volontà, e comandò che +ciascuna di loro governasse lo mondo mille anni; e quando ciascuna di loro +avrà conpiuto e servito mille anni, e settemilia anni saranno conpiuti, +farà poi del mondo a suo comandamento, e farà come a lui piacerà, e saràe +signore e possente di tutto. E egli stabilio le pianete a governare lo +mondo, e lo suo podere lo governa (623). + +(616) basterà C. R. 2. + +(617) quelli avrà C. L. — Abb. corr. col C. R. 2. + +(618) Sottintendi _Dio_. + +(619) Nè egli non saprà C. L. — Abb. corr. col C. R. 1. + +(620) Anche qui pare da sottintendere _Dio_. + +(621) Giova riferire la lez. del C. R. 2.: Ma il figliuolo di Dio, che +sarà signore e possente sopra tucto, si come che saprà elli medesimo e che +saprà tucto, quando lo figliuolo di Dio sarà domandato in terra e detto: +lo mondo durerà egli VII\m. anni? E egli risponderà che si. E detto anco +li fie più volte, risponderà oscuramente, perchè nullo nollo sappia, nè +sapere possa lo segreto del padre. — Ed ecco ora la lez. del +C. F. R.: — Mais le fis de Deu, chi est seignor et tout puissant cil +meysmes, saura tout. Au fis de Deu sera domande en terre: durera le monde +VII\m. ans? Il respondera: oil ou plus, et le dira oscurement. + +(622) a fare C. L. — Abb. corr. col C. R. 2. + +(623) Anche il C. R. 2.: lo governa; ma nel C. F. R.: les governe. + + + + + Cap. LXXIX. + + _Lo re domanda: à egli altra gente che viva oltre la terra, in mare? + Sidrac risponde:_ + + +Oltre a mare à mille dugento (624) isole, nel mare del levante; alquante +ne sono abitate; e altre s'abiteranno. Alcune ve n'à che sono abitate +d'una gente molta grande, alla nostra fazione, ma non sono grandi di tre +palmi o meno (625); e si ànno barba di fino (626) al ginocchio, e ànno i +capelli infino alle calcagnia; e non vivono se non d'erbe e di carne; e le +loro bestie sono piccole, alla loro misura; e si ànno uno linguaggio loro +proprio; e si non ànno niuna credenzia, se non come bestie. Anche v'àe +un'altra isola, presso alla terra, dov'egli à una gente piccola d'un palmo +e di meno; e non vivono se non di pesci; e stanno e durano in acqua come +pesci, di dì e di notte; e sono a maniera d'uomini e di femine; ma egli +sentono come bestie. Anche v'à una ysola in mare, ove à gente alla nostra +fazione e alla nostra grandeza, e non ànno se non un occhio nella fronte; +e ànno linguaggio propio; e sono molti pilosi; e temono molto noi, che +abiamo due occhi; e non vivono se non di carne, e delle pelli si vestono. +Un'altra ysola v'à, che v'à gente che ànno coda, a modo di montoni (627), +che non vivono se non di pesci. Un'altr'isola v'à, che v'à gente che +portano una ispina sotto lo fondo delle natiche, lunga d'uno palmo e +grossa d'uno dito (628); e non possono sedere in piano, ma in aspro luogo, +dove la spina possa andare giuso; e sono tutti pilosi come montoni, e non +ànno altro vestimento; e sono poca gente; e non vivono se non di corbi, +chè altre bestie non ànno. Anche v'à un'altra gente, alla nostra fazione, +che non finano di conbattere, ch'ànno uno grande uccello (629); e abitano +in tane, per paura degli uccelli, la state, perch'egli n'ànno grande +dottanza; e il verno, per lo grande freddo. La gente gli vincono, e gli +uccidono, e mangiano, e serbano, per vivere la state. Un'altra ysola v'à, +dove abitano uccelli che covano l'uova al fuoco (630), e la loro piuma non +si puote ardere (631). Un'altra ysola v'à, ch'ànno i volti come cani. +Anche ci à un'altra gente in questa terra fermata (632), che credono il +sole e la luna e l'idole; e fanno sacrificio al nimico (633) del loro +corpo. E sono in una provincia che fanno al loro sacrificamento uno +tavoliere di legno, alto di tre passa, sì grande che vi cappia (634) cento +uomini o più. E quelli che si vuole sacrificare invita i suoi amici, che +gli facciano conpagnia al suo sacrificamento; e fanno grande sollazo e +grande festa otto giorni; e a' nove giorni salgono tutti in sull'altare, +quelli che gli vogliono fare conpagnia al suo sacrificamento; e l'altra +giente fanno grande sollazzo intorno al tavoliere; e si fanno mettere +legne tutto intorno intorno in grande abondanzia (635); e poi fanno +acciendere lo fuoco tutto intorno intorno. E lo signore del convito, che +si vuole sacrificare, sì si leva ritto, e dicie al popolo: io salto nel +fuoco per amore di quella ydola, del sole e della luna. E gli altri si +levano, e gridano lo suo amore, e saltano nel fuoco, e tutti s'ardono in +quello fuoco, e vanno al diavolo. L'altre genti fanno grande sollazzo +intorno di quello fuoco, tanto che sono tutti arsi; e poi pigliano la +cenere e fannone arlique. E simigliantemente fanno le femmine. Altre +maniere di gente v'àe che non le conto. + +(624) mille trecento due C. R. 1. — M. et CC. et VII C. F. R. + +(625) Al C. R. 1. e al C. F. R. manca _molta grande_: onde in essi corre +meglio il senso. + +(626) infino C. R. 1. + +(627) gente cornute in guisa di montone C. R. 1. + +(628) gente che portano brocchi sopra loro fondamento, et ène d'uno osso +d'uno palmo, della grossezza d'uno dito C. R. 1. + +(629) con uno grande uccello C. R. 2. — con una grande generatione +d'uccelli C. R. 1. + +(630) Ancora v'àe un'altra isola, nel (così) quale abita uno ucciello, il +quale uccello cova nel fuoco, o fae i suoi pulcini nel fuoco C. R. 1. + +(631) _Plumee_ fr. deve essere stato usato nel senso di _plumail_ che +significava ogni specie di animale che avesse piume. Infatti nel T. F. P. +si legge: et font pigeons au feu, et leurs pigeons ne ardent point. + +(632) _Terra ferma_ hanno altri Codd. + +(633) au deable C. F. R. + +(634) che vi capiono C. R. 2. + +(635) et sie fanno istipare tutta la tavola d'intorno di legna secche +C. R. 1. + + + + + Cap. LXXX. + + _Lo re domanda: perch'alcuno uomo è nero e altro bianco? Sidrac + risponde:_ + + +Per tre ragioni è l'uno bianco e l'altro nero. L'una per lo seme (636); +che se il padre è bello (637), e ingenera per grande volontà, per diritta +natura conviene che la criatura sia del colore del padre. E se la femina +riceve volentieri il seme con grande volontà, e la volontà del padre non +vi sia, per diritta natura conviene che la criatura sia della somiglianza +della madre. E se l'uomo e la femina sono amendue di grande volontà, lo +loro figliuolo sarà del colore del padre, perchè egli disciende e viene di +tutti i suoi menbri e nerbi e vene; e per diritta natura conviene che sia +di quello medesimo colore, e della somiglianza della madre, perchè la +madre lo riceve come pasta, sanza nulla figura (638); e poi nel suo corpo +piglia egli figura; e però conviene che la figura sia somigliata a +lei (639). E l'altra maniera si è che se la femina è di calda +conparazione (640), la creatura s'arde (641) nel suo ventre, e diviene +bruna. L'altra cagione si è per cagione della terra e dell'aria, conviene +che la criatura diventi nera o bruna. + +(636) per la sembianza C. R. 1. — E questa crediamo la vera lezione, +confermata dal C. F. R. e dal T. F. P., che hanno: semblance. + +(637) bruno C. R. 2. Lezione confermata qui pure dal C. F. R. e dal +T. F. P. + +(638) la madre lo riceve senza nulla fazzone C. R. 1. + +(639) sia sembiante a lei C. R. 1. + +(640) compresione C. R. 2. — complessione C. R. 1. + +(641) l'enfant se art en son corps, et devient brun T. F. P. + + + + + Cap. LXXXI. + + _Lo re domanda: fellonia di che aviene? Sidrac risponde:_ + + +De' malvagi omori viene la fellonia; che alcuna volta rinflabisceno (642) +al cuore come fuoco; e ismuove lo cuore e iscalda, e lo fa per lo loro +inflabiamento (643) diventare nero e scuro; e per quella iscurità diventa +pensoso e malinconoso. Poi quella iscurità risponde al cervello, e 'l +cervello risponde agli occhi e agli altri menbri, e sì gl'ingrossa, per +diritta forza (644) conviene che egli sia fello e malinconoso. E quando +gli omori cessano, e lo rinflabiamento (645) si spegnie, lo cuore riposa, +e la scurità si parte da lui, e gli menbri e gli occhi perdono la +grossezza (646), e diventano gioiosi e allegri. + +(642) remflanbent C. F. R. — Nell'ant. fr. _flamber_, _flambier_, +_flamble_, _flambe_; onde il _remflabent_ ed il _rinflabisceno_ del n. t., +per _rinfiammano_, che leggesi nel C. R. 1. Meglio nel T. F. P.: +reflambent. + +(643) e smuovono il quore, e sie lo scaldano, e si lo fanno per loro +iscaldamento C. R. 1. + +(644) che per diritta forza C. R. 1. + +(645) rinfiamamento C. R. 2. — infiammamento C. R. 1. + +(646) gordezza C. R. 1. — gordesse C. F. R. — Da _gourd_, gonfiato per +l'umidità. Cf. _Dict. de l'Acad. Franc., Suppl._ + + + + + Cap. LXXXII. + + _Lo re domanda: perchè sono le bestie di molti colori? Sidrac + risponde:_ + + +Perciò ch'elle non sono alla simiglianza di Dio, si conviene ch'elle sieno +di molti colori; e perciò ch'elle pascono l'erbe calde e umide e fredde e +secche. Quando le bestie sono grosse (647) e pascono l'erba, della magior +parte de l'erbe ch'ella mangia, conviene ch'ella abia magiore simiglianza. +E se la magior parte è calda e secca, conviene che la bestia sia nera; e +se la magior parte è solamente calda, conviene ch'ella sia vermiglia; e +s'ella è umida, ella sarà taccata; e s'ella è fredda ella sarà bianca: e +se le quattro nature dell'erbe saranno comunali, e' sarà vaio (648); e +altrettanto quanto ella averà pasciuto dell'una erba più che dell'altra, +di quella averà più colore nella lana (649). Simigliantemente aviene delle +bestie salvatiche, come delle dimestiche e degli uccegli: ciascuno à sua +natura; e tutto è l'ordinamento e la volontà di Dio; che tutto questo à +egli fatto per lodo della sua gloria. Egli à fatto molte diverse erbe, e +bestie e uccelli e pesci e gente, in quello modo che a lui pare, l'uno +bello e l'altro laido, alla sua volontà. + +(647) pregne C. R. 1. + +(648) vaiolato C. R. 1. + +(649) Il C. L. ha: e altrettanto quanto egli avrà più nella +lana. — Abbiamo supplito col C. R. 2. + + + + + Cap. LXXXIII. + + _Lo re domanda: quegli che mangiano e beono più che mestieri non è loro, + fanno male? Sidrac risponde:_ + + +Quelli che mangiano più che non deono, fanno gran male al corpo e +all'anima, e fanno peccato, e guastano la vivanda di che un altro uomo +potrebe vivere. Quelli sono chiamati ghiottoni, e peggio che bestie; e sì +sono incontro lo stabilimento di Dio; che Idio à ordinato che l'uomo +dovesse mangiare e bere tanto, quanto mestiere loro fosse; e lo rimanente +serbare per altre volte, e per darne a coloro che n'ànno mestieri. E in +questo mondo l'uomo dee mangiare una volta o due il dì; e chi altrimenti +farà, non farà bene, anzi fia chiamato ghiottone, e peggio che bestia, che +non à senno come l'uomo, quando è satolla si riposa, infino ch'ella à +fame; e per diritta natura l'uomo lo dee meglio fare, e se altrimenti lo +fa, si è più da biasimare che una bestia, che non à iscienza nè senno. + + + + + Cap. LXXXIV. + + _Lo re domanda: che cosa è la migliore e la piggiore cosa che sia (650)? + Sidrac risponde:_ + + +La lingua è lo migliore e lo pigiore menbro del corpo; che per la lingua +puote l'uomo avere bene e amore e onore e profitto e alzamento (651) dalle +genti; e puote l'uomo avere da' suoi e dagli altri prò e onore di buono +uomo (652), conciosia cosa che (653) egli non sia. E per la lingua l'uomo +puote avere onta e male e villania e perdizione del corpo; chè tal parola +potrà la lingua dire, che tutto il corpo ne potrà aver gran dannaggio; +altressì come per la buona lingua puote l'uomo avere onore e bene. La +lingua non à osso, ma ella fa ronpere il dosso (654). Più legiermente, più +salvamente (655) puote l'uomo dire lo bene che 'l male. + +(650) Manca al n. t. _cosa che sia_ — Abb. suppl. col C. R. 1. + +(651) essaucement C. F. R., che propriamente significa _esaltazione_, da +_eshaucier_, _essaucier_, innalzare, esaltare. + +(652) Nel n. t.: e puote l'uomo da' suoi uomini laude. — Abb. suppl. e +corr. col C. R. 2. + +(653) Il solito errore per _sebbene_. + +(654) ma ella fane ronpere reni e dosso C. R. 1. — Nel T. F. P.: la langue +n'est pas d'os, mais elle fait rompre les reins et le dos. — Questo +proverbio è sempre vivo sulla bocca del popolo. + +(655) _salvamente_ hanno tutti i Codd., ed è trad. di _sauvement_ che vuol +dire _utilmente_, _sicuramente_, _senza pericolo_. + + + + + Cap. LXXXV. + + _Lo re domanda: chi dà magiore iscienzia o migliore, le cose calde o le + cose fredde? Sidrac risponde:_ + + +Le calde vivande iscaldano lo corpo, e nodriscono gli menbri e le vene, e +iscalda lo cuore e lo cervello, e gli rischiariscie; e però rende più +iscienzia la calda vivanda. La fredda vivanda induriscie gli nerbi e le +vene e lo cuore e lo cervello; e simigliantemente lo rinfalabimento de' +rei omori rinfredda lo cuore; e lo cervello e i menbri di quello freddore +induriscie, e conviene ch'egli sia un poco grave (656). + +(656) Gioverà riferire la lez. del C. R. 1.: — La fredda vivanda indura li +nervi e le vene e 'l coraggio e 'l celabro, e ismuovelo e infiammalo di +malvagi omori, et raffredda il quore e 'l corpo e 'l celabro e li menbri; +et di quello freddore ène durezza del quore e del celabro. — Il C. R. 1. +corrisponde letteralmente al T. F. P. + + + + + Cap. LXXXVI. + + _Lo re domanda: quando l'uomo è fello e crucciato e malinconoso, come si + potrebbe ciò cessare? Sidrac risponde:_ + + +Primieramente dee l'uomo pensare al suo creatore, e ringraziarlo altamente +quando lo degnò di fare alla sua similitudine; e ricordarsi della morte +ch'egli dee fare, che l'uomo non puote scanpare nè ischifare; e ricordarsi +di coloro cui Iddio à magagnato di loro nenbri, e malizia di loro corpi, e +povertà più che a lui (657); e non ricordarsi di coloro che sono più +ricchi di lui; e legere i comandamenti di Dio; e ascoltare e udire le +buone ragioni, e di buone autoritadi; e dimorare in buone luogora; e così +puote egli ischifare la fellonia e lo cruccio e la malinconia. + +(657) et ricordarsi di quelli che Dio àne fatti magagnati i suoi nenbri, +et malati di loro corpi et povari C. R. 1. Nel C. F. R. leggesi: ceaus a +cui Deu a done mahain. — _Mahain_ ant. fr. significa propriamente _difetto +corporale_. Il prov. ha il verbo _maganhar_. Ved. quello che il Muratori +(_Antich. Ital._, _Diss. XXVI_) scrive sulla etimologia della parola +_magagna_; e ciò che ne dice il Burguy (_Gramm. de la Lang. d'oïl_). + + + + + Cap. LXXXVII. + + _Lo re domanda: che vale meglio o l'amore della femina o l'odio? Sidrac + risponde:_ + + +La buona femina dee l'uomo amare e onorare e pregiare e avanzalla (658) e +tenella per donna. E per la buona conpagnia della femina buona, l'uomo non +puote avere se non bene e onore e avanzamento e buono pregio, ch'ella +tiene lealtà al suo conpagnio, e sì lo difende di tutto male al suo +podere, altressì come la madre guarda lo suo figliuolo di tutto male. +L'amore della femina ria dee l'uomo schifare, e fuggire da lei come dal +fuoco; e s'egli no la può fuggire, elli si dia alungare da sua +volontade (659); chè la malvagia femina non è altro che la ria cosa; chè +l'uomo non puote avere da lei se non onta e vergogna tra la gente, +perch'ella non tiene niuna lealtà al suo conpagno, nè più nè meno come la +calcatrice (660) fa all'uccello, che gli fa bene e gli rimonda la bocca +de' vermini, e ella l'uccide. Calcatrice si è una bestia che sta +nell'acqua, con grande testa e lunga; e due volte l'anno inverminiscono +molto (661); e ella escie alla rena, e si corica al sole, e apre la bocca. +E allora viene uno uccello, che Iddio àe ordinato, e sì gli rimonda la +bocca di vermini. Quello uccello àe uno isprone (662) in capo, a modo di +cresta di gallo, e entragli nella gola alla calcatrice, e mangiale tutti i +vermini; e la calcatrice chiude la bocca, per mangiare l'uccello che tanto +bene gli averà facto; l'uccello sente lo malvagio guiderdone che gli vuole +rendere; allora fiede dello sprone che à nel capo, nel palato della +calcatrice; e la bestia, che sente lo mal colpo dello uccello, si apre la +bocca, e l'uccello se n'escie fuori. Tale guiderdone rende la ria femina +all'uomo, che bene le fa; e però la dee l'uomo ischifare, lei e le sue +volontadi. + +(658) Intenderei: renderla superiore agli altri. + +(659) Nel n. t.: alunga almeno la sua volontade. — Abbiamo corr. col +C. R. 1. che è conforme al C. F. R. + +(660) Tanto il C. R. 1. che il C. R. 2. hanno: calcatrice; strano errore, +che possiamo correggere mercè il testo fr., dove leggesi _coquatrix_, +sapendo che _cocatrice_ nell'ant. fr. significò _coccodrillo_. Cf. anche +_Du Cange_, _Gloss._ a _Cocatrix_. — Brunetto Latini fa del _Cocodrille_ e +del _Cocatris_ due animali distinti. „Or avient que quant li oisiaus qui a +non strophilos vuet avoir charoigne por mangier, il boute la bouche dou +cocodrille, et li grate tout belement, tant que il oevre toute sa gorge +pour le grant delit dou grater. Lors vient . i . autres poissons qui a nom +ydre, ce est cocatris, et li entre dedanz le cors, et s'en ist de l'autre +part, brisant et derompant son oste, en tel maniere que il l'ocist„ _Li +Tresors_, p. 185. + +(661) e due volte l'anno le 'nvermina tutto dentro da la bocca C. R. 1. + +(662) uno brocco C. R. 1. + + + + + Cap. LXXXVIII. + + _Lo re domanda: quando l'uomo è gioioso e allegro, ed egli oda alcuna + cosa che non gli piaccia, come si cruccia egli? Sidrac risponde:_ + + +Lo cuore si è maestro e signore di tutto il corpo; lo corpo si è servente +e guardia del cuore, e ciò che piace al cuore piace al corpo (663). E gli +occhi sono guardatori (664); e gli orecchi sono messaggi del cuore; le +mani sono difenditori del cuore; la testa è lo castello del cuore. Quando +il cuore ode alcuna parola che gli sia o buona o ria, egli nolla puote +sapere se non per li suoi anbasciadori; e se gli piace, egli ingioiscie e +allegra; tutti i suoi menbri ringioiscono e allegrano della sua gioia; e +li suoi aversari sono isconfitti. Quando gli suoi ambasciadori gli portano +cosa di cruccio, della ria anbasciata egli triema, e si smuove, e tutti i +suoi menbri sono crucciati e paurosi, e del suo cruccio triemano altressì +come fa egli. Gli suoi aversari ànno grande allegreza, e sì si muovono +contro di lui, e rinfiamano come egli fae (665). Se lo cuore è savio e +provedente, e ama il suo castello e li suoi uomini, egli riceve tutto lo +biasimo e il carico e il cruccio sopra sè, e si tiene fermo e costante, e +gli suoi uomini riposano, i suoi nimici sono isconfitti. E se lo cuore è +fievole e vano, gli suoi nemici rinfalabiliscono (666), sicchè egli non à +podere di sostenere gli altri suoi nimici. E li suoi uomini, che sono +altressì frali e vani come egli, non possono soffrire, e allora si muovono +a malfare. E così riceve lo signore lo danno; che se il cuore soffera, il +corpo non si muterà (667). + +(663) Lo quore si è rôcca e fortezza della vita, e signore del corpo; et +ciò che piace al quore si piace al corpo C. R. 1. + +(664) guidatori C. R. 2. — guides T. F. P. — specchi C. R. 1. + +(665) e infiamallo C. R. 2. — e infiammano lui C. R. 1. + +(666) e suoi nemici lo rinfiammano C. R. 1. + +(667) che se il cuore soffera lo danno, il corpo non si muta C. R. 2. + + + + + Cap. LXXXIX. + + _Lo re domanda se dee l'uomo amare la femina, e la femina l'uomo sanza + biasimo. Sidrac risponde:_ + + +L'uomo e la femina si deono amare secondo Idio, inperò ch'egli gli à fatti +conpagni e d'una cosa, per avere frutto, che ringrazino lo suo nome. E per +questa ragione l'uomo dee avere colla femina buono amore e leale, secondo +lo comandamento di Dio, e così la femina a l'uomo, secondo lo mondo, per +molti modi: primieramente dee l'uomo amare per la sua lealtà e per la sua +bontà e per le sua biltà e per la sua chiareza e per gli suoi doni e per +lo suo buono servire e per lo suo senno. L'uomo che àe una femina che tali +costumi à in lei, o l'uno di questi, elli non è già da biasimare, secondo +il mondo, s'ella non à già altra reità in lei che spegna la buona opera, +se elli l'ama, ched elli l'ama per le sue buone opere (668). La femina dee +amare l'uomo, secondo il mondo, primieramente per lealtà e per bontà e per +biltà e per valore e per doni e per cortesia e per suo servigio e per suo +senno. Femina che abia uomo che alcuna di queste cose sieno in lui, e non +abia in lui altri costumi che spegnia li buoni, ella non è da biasimare, +se ella l'ama, chè ella l'ama per una bella cosa ch'è in lui. Uomo che +odia la femina, e la femina che odia l'uomo, e non ànno niuno rio costume +in loro, sappiate ch'egli sono molto da biasimare e da riprendere. + +(668) A spiegare la confusione di questo periodo gioverà riferire la lez. +del T. F. P.: L'home qui ayme femme qui sesdictes choses a en soy, ou +aulcune de ycelles, il n'est mie a blasmer, selon ce monde, et s'elle n'a +nulle aultre mauvaise coustume en soy, qui esteigne la bonte, car il +l'ayme pour les bones coustumes qui sont en elle. + + + + + Cap. XC. + + _Lo re domanda: onda viene la grasseza del corpo? Sidrac risponde:_ + + +La grassezza viene dalle flemme dolci; quando lo corpo è flemmoso, elle +sono dolci, elle tornano per lo corpo; in questo modo signoregiano il +corpo, e lo 'ngrassano (669). Quando le flemme sono insalate, elle ardono +la carne e sì s'aconpagniano colle fleme gialle; e le gialle si spandono +poi per li menbri e per le vene, e fanno grande male a quello corpo. L'uno +diventa magro e l'altro rognioso, ed altri escie del corpo, e là ov'egli +escono, la carne diventa nera (670). E grande bene fanno a quello corpo +dell'uscire, che uccidere lo potrebono; e agli altri aviene una rogna +secca e minuta, che apena ne guariscie mai. + +(669) La grassezza dell'uomo povaro disagiato viene di flemma dolce, che +si espande per lo corpo, et amorta il calore dell'altre collare; e in tale +maniera signoreggia il corpo e si lo ingrassa C. R. 1. + +(670) et aulcune fois yssent hors du corps par quelque lieu, et en devient +la chair noire la par ou ilz yssent T. F. P. + + + + + Cap. XCI. + + _Lo re domanda: dee l'uomo gastigare la femina, e conbattella, + quand'ella falla? Sidrac risponde:_ + + +Della buona femina lo suo fallo è piccolo; e quando ella l'à fatto, ella +si pente molto tosto, e sì si vergognia. L'uomo la dee allora gastigare, e +amaestrare con belle parole, e mostrarle ragioni e utilitade, siccom'ella +à mal fatto; e allora riconoscierà lo suo mal fatto, e gastigherala (671). +La ria femina, quando ella falla, ella non à vergognia, anzi si glorifica +e si vanta e si diletta; e quando l'uomo la gastiga, ella peggiora; e +quando l'uomo la batte, ella peggiora; e quando l'uomo la proverbia, ella +peggio fa. L'uomo la dee gastigare con belle parole e con promessa e con +doni due volte o tre o cinque o dieci; e se poi non si gastiga (672), +l'uomo la dee fuggire e lasciare; e altro gastigamento non ci à alla ria +femina ch'è della volontà del diavolo e in cui lo diavolo abita; l'uomo si +dee dilungare da lei e dalle sue volontadi. + +(671) Meglio nel C. R. 2.: et ella stessa si castigherà. + +(672) et se a tanto non si amenda C. R. 1. + + + + + Cap. XCII. + + _Lo re domanda di che cosa escie gelosia, e perchè è geloso l'uomo. + Sidrac risponde:_ + + +Molte maniere sono di gelosia; che l'uomo à in Dio e nella sua fede (673). +Quando l'uomo disputa con altrui, e parla di cosa che non è e non puote +essere, dice male di sua fede e di sua ley; sapiate che là deono essere +molti gielosi e di grande cuore (674). Anche dee l'uomo essere geloso per +lo suo buon amico: questa gelosia è buona e leale, e di buono amore, puro +e netto, sanza niuna bruttura. Anche ci à altre maniere di gelosia, che è +di lordo cuore e di malvagio amore, che fortemente e lungamente +s'asettano (675) al cuore. Questo è gelosia di femina, che consuma il +cuore e la mente in perdizione, e chiamasi follia, che il cuore fa di rei +pensieri; allora gli omori bollono e rinfrabiano (676). Allora lo corpo e +di mangiare e di bere s'astiene, e perde lo suo diletto e si confonde. Ma +legiermente ne può essere dilibero, se egli vuole, che egli de' pensare un +poco in sè medesimo, che egli fa male, e tutta la sua angoscia e lo suo +travaglio non gli vale nulla. E se la femina è propia, egli dee gittare a +non calere (677), e gittare la soma di dosso in terra, e pensare ch'egli +si dee guardare al meglio sè medesimo che un altro uomo; e non +gratti (678) più la gelosia, che chi più la gratta, più la prende e più +arde. E si dee pensare ch'egli non è solo al mondo, e in questo mondo e in +poco tenpo puote essere dilibero. E se la cosa ch'egli ama non è propia +sua, sapiate ch'egli si travaglia di grande follia, e è diritto folle e +stolto, quand'egli diventa geloso dell'altrui cose, per perdere lo suo +tenpo in grande angoscia e in grande travaglio, altressì come quelli che +non fina nè dì nè notte conbattere a uno scudo e a uno bastone contra lo +vento. + +(673) Sottintendi: _quella_ che. — Nel C. R. 2. si ripete: la _gelosia_ +che ec. + +(674) Confessiamo di non intendere quello che qui siasi voluto +significare. — Il C. R. 2. concorda col n. t. Forse qualche lume a questo +oscuro periodo potrebbe venire dal C. F. R.: la gelousie che l'om a de Deu +et de sa foy, chant l'om la despite et parle d'une cosse qui non est ni ne +puet estre, et dit mal de sa foy et de sa loy; saches la doit l'om estre +mout durement gelous et de grant cuer. + +(675) Anche il C. R. 2. ha: s'asettano. Errore che si spiega col testo +francese: saisissent le cuer; essendo, se non erriamo, evidente che il +traduttore, non conoscendo il significato del vb. _saisir_, lo ha voltato +per _s'asettano_. + +(676) reflambent C. F. R. + +(677) il la doit geter a noncaler C. F. R. — Nel fr. ant. _mettre à +nonchaloir_ significava _obliare_, _disprezzare_. È chiaro che qui pure il +traduttore non intese il testo, e credè di volgarizzare alla lettera. + +(678) Anche il C. R. 2. ha qui _gratti_ e più giù _gratta_. — Nel C. R. 1. +e nel T. F. P. manca questo periodo; il C. F. R. ha _grater_ e _grate_. +Potrebbe questo essere un modo proverbiale, quasi a dire: non istuzzichi +di più la gelosia. Ma noi crederemmo piuttosto che nel testo fr., invece +di _grater_, avesse a leggersi _guarder_ (serbare, conservare); e che +l'errore del cod. fr. sia stato copiato dal volgarizzatore. + + + + + Cap. XCIII. + + _Lo re domanda: dee l'uomo amare lo suo buono amico? Sidrac risponde:_ + + +L'uomo de' amare lo suo buono amico lealmente e di buon cuore, e fargli +piacere di suo podere, e portare del suo carico o fascio, che nulla cosa è +che lo buon amico vaglia (679). Non già tutti quelli che sono amici, chè +amici sono perchè lo loro profitto lusinghi l'uomo; e per lo suo pro fare +gli mosterrà bello senbiante, e non gli cale di quello consiglio che egli +gli dà, o sia a suo pro o suo dannaggio; e non gli cale che di lui avegna, +ma ch'egli possa fare lo suo prode; si lo seguita in tutte le sue follie; +e quelli pensa in sè medesimo ch'egli sia suo buono amico, ma non è, anzi +è suo grande nimico. Altre maniere ci à d'amici, siccome di manicare e di +bere, e di più maniere; e s'egli avesse mestiere di tale amico, egli non +trovarrebbe niente quello che li bisognasse (680). Di tale amico l'uomo si +dovrebe molto guardare. + +(679) car il n'est chose qui vaille le bon amy C. F. R. + +(680) Abb. adottata la lez. del C. R. 1. — Nel C. L. leggesi: egli si +troverebbe nulla di tale. + + + + + Cap. XCIV. + + _Lo re domanda: può l'uomo fare lo suo profitto sanza travaglio? Sidrac + risponde:_ + + +Da poi che Adamo mangiò lo pome in Paradiso, lo quale Idio gli avea +difeso, d'allora innanzi niuno pote fare lo suo profitto sanza travaglio, +che inanzi bene lo potrebe aver fatto. Niuno uomo è nè non nascierà, che +possa suo pro fare sanza travaglio. Si conviene che l'uomo pure si +travagli di suo corpo: e' richi, di loro cuore e di pensieri travagliano +alcuna volta; altressì conviene travagliare lo ricco come il povero, che +meglio vale che lo travaglio sia primaio, lo merito poscia (681). Altressì +come due uomini andassono per due cammini: l'uno troverrà a uno miglio chi +'l metterà a cavallo, e grande bene e onore gli farà, e l'albergherebbe; +domane troverrà al camino chi maggiore onore gli farà e magiore riposo; lo +terzo giorno troverrà più di bene; e il quarto e il quinto e il sesto +giorno troverrà una gente che gli faranno onta, e sì lo inpiccheranno per +la gola. Sapiate che quello onore e quello agio è stato molto rio, che +tale fine avrà fatta. L'altro uomo che va per l'altro camino, lo primo +giorno troverà una gente che lo battesse molto forte e noll'albergasse, e +l'altro dì trovasse peggio, lo terzo e 'l quarto e 'l quinto andasse più +pegiorando, e 'l sesto giorno trovasse una grande conpagnia di gente che +venisse contra lui con grande allegreza, e coronerebbollo re, e darebogli +grande podere. Sapiate che quello travaglio e quello disagio sarebe istato +buono, che a tale fine è venuto. Altressì come aviene in questo secolo: +chi vuole avere pro grande e durevole, si conviene ch'egli si travagli per +Dio del cielo suo criatore, altressì come l'uomo si travaglia in questo +mondo, per questo poco di profitto che abbiamo; falla chi si fida: e' non +è durabile (682). + +(681) Crediamo utile riferire la lez. del T. F. P.: Adonc convient il que +les poures si travaillent pour leur prouffit, et les riches travaillent de +pensees et aulcunes fois de corps. + +(682) Il C. L. ed il C. R. 2. hanno: per questo poco di profitto che a +nome falla chi si fida e non è durabile. — Il C. R. 1. e il T. F. P. +mancano di questo periodo. Nel C. F. R. si legge: por cel poi de profit +che nos avons; et por ce est fol chi se en fie; car il nen est neent +durable. — Noi, sulla scorta di quest'ultima lez., correggiamo _a nome_ in +_abbiamo_; lasciando il resto quale è nel C. L. + + + + + Cap. XCV. + + _Lo re domanda: dee l'uomo fare bene e dare carità a' poveri? Sidrac + risponde:_ + + +Si veramente dee l'uomo fare bene alla povera gente, chè Idio à date le +riccheze a' ricchi perchè ne dieno a' poveri, e per atagli. Lo ricco dee +pensare che 'l povero è nato d'Adamo e d'Eva altressì com'egli, e è fatto +alla similitudine di Dio come egli; e che la riccheza che Idio gli à +donata non è a lui, se non tanto solamente per lo suo corpo e per la sua +anima, se egli vuole. Quando egli morrà, non porterà con lui nulla; ma, +altressì come egli venne povero e ignudo, povero n'anderà; e però de' egli +di quello bene ch'egli àe farne bene alle povere genti; e quando egli lo +fa, lo dee fare umilmente, sanza niuno argoglio e sanza niuna mostranza, e +sanza niuno broncio (683). + +(683) reproche C. F. R. e T. F. P. + + + + + Cap. XCVI. + + _Lo re domanda: come si dee l'uomo contenere con tutta gente? Sidrac + risponde:_ + + +Quando l'uomo è tra genti, egli si dee contenere saviamente e +cortesemente, con bella cera e con bella contenenza; e parlare a +misura (684) e a ragione, quando tenpo è, e ascoltare la ragione +dell'altra gente, conciosia cosa ch' (685) egli non vi sia diletto, che +ciò è grande senno e cortesia, d'ascoltare quelli che parla. E anche si +dee l'uomo contenere sanza niuno orgoglio, conciosia cosa ch' (686) egli +sia gran signore, che tanto come egli è più possente, dee essere più +cortese e più umile. E in questo modo sarà egli tenuto cortese e gentile e +di buona aria (687). Quando egli à sua ragione a dire, egli dee pensare +infra sè medesimo in che modo dire la dee, con bella cera e con belli +sembianti e con grande cuore. E non ispaventare e vergognare di nulla, che +molte volte l'uomo che à il diritto, e dice la sua ragione spaventatamente +e vergognosamente, egli perde la sua ragione e 'l suo diritto. E quando +l'uomo è tra' fatti (688), s'egli si può contenere saviamente e +cortesemente, con suo pro e con suo onore, egli lo dee fare, se egli vede +che dannaggio non gli venga; e s'egli vede che 'l suo senno nè la sua +cortesia non gli vale nulla, egli si dee contenere follemente, inanzi che +lo male gli venga: tra buoni, buono; tra li rei, reo, se la sua bontà e lo +suo senno non gli vale (689). + +(684) misurevolmente C. R. 1. + +(685) Per _sebbene_. + +(686) c. s. + +(687) debonaires C. F. R. + +(688) E quando l'uomo entra a' fatti C. R. 2. + +(689) Questo strano consiglio del savio Sidrac è in parte spiegato dalla +lezione del C. R. 1.: si dia contenere follemente, siccome elli sono..... +intra' buoni, buono, e intra' folli, folle. — Infatti anche il C. F. R. +ha: entre les fol, fol. + + + + + Cap. XCVII. + + _Lo re domanda: quando lo ricco perde la sua riccheza val meno, e quando + il povero diventa ricco val più? Sidrac risponde:_ + + +Quando lo ricco perde la sua ricchezza, egli perde lo suo onore e lo suo +podere e il suo senno e la sua cortesia, e diventa istolto; e non si +chiama nimica a consiglio, come dinanzi; e ciascuno s'alunga da lui, +perch'egli perdè la sua memoria e lo suo onore; e niuno pregia le sue +parole, e non è bene ascoltata, anzi è tenuta per nulla; e si diventa +codardo e vile; da tutta gente èe disonorato. Il povero, quand'egli +diventa ricco, egli diventa savio e cortese, conciosia cosa ch' (690) egli +sia folle o villano; e si diventa prode e valente; e la sua parola è +ascoltata e udita; e tosto truova amici e benevoglienti e servidori; e +ciascuno s'accosta volentieri co' lui; e ciascuno gli fa onore e +reverenzia; e si è ispesso a consiglio chiamato. Lo ricco si è altressì +come uno vasello di terra, che è adornato di pietre preziose e di fino oro +e di grande ricchezze, e poi è gittato nel fuoco, e tutta la riccheza si +perde e si consuma: lo vasello che è di terra che avea le riccheze +acattate, diventa terra e nulla. Si che tutta la riccheza di questo secolo +non è già di coloro che l'ànno, anzi l'ànno in prestanza: siccome uno +mercatante che signoreggia lo castello d'uno ricco uomo, e non à di quello +se non quello ch'egli travaglia, e vive di quello; e quando lo ricco uomo +vuole pigliare lo suo, lo mercatante è tutto fuori dell'avere, ma tanto +àe, ch'egli è bene vivuto di quello avere. Altressì sono le genti di +questo secolo, se non tanto come egli sono in vita, cioè ch'egli fanno la +loro volontade; quando egli muoiono, altressì poveri vanno come egli +vengono. Ma lo povero che fue ricco, è più gentile che quelli che non ebe +unque nulla. + +(690) Anche qui per _sebbene_. + + + + + Cap. XCVIII. + + _Lo re domanda: la malvagia maniera e' costumi donde viene? Sidrac + risponde:_ + + +Della volontà dell'uomo e della sua malizia e del suo malvagio cuore, che +tutto escie di lui, ch'egli àe lo senno che conoscie, che egli àe malvagia +maniera e costumi; e ch'egli lo può bene lasciare, se egli vuole pigliare +lo buono costume, e fare bene. Che quelli che àe malvagio costume in sè, +bene non puote fare nè dire, nè bene avere, nè buone lode avere dalla +gente, nè bene rispondere di cuore; che tuttavia lo suo cuore pensa a mal +fare, e si è tuttavia in grande travaglio; e consuma lo suo cuore, e usa +lo suo tenpo a mal fare. Altressì come colui che puote andare sicuramente +per uno piano con piccolo cammino, e egli vae per dirupi e per grande +montagne, e fa gran camino, e mettesi in pericolo, altressì aviene di +quelli che fa la ria costuma e lascia la buona. + + + + + Cap. XCIX. + + _Lo re domanda: lo ferro ch'è forte e duro, come fue primieramente + fermato il martello e le tanaglie e l'ancudine? Sidrac risponde:_ + + +Iddio fece tutto; e sepe bene che l'uomo avea bisognio (691) in questo +mondo. Sì lo mandò Adamo a insegnare per lo suo agnolo (692), che egli +prendesse lo ferro, che era come rena, e facessene ancudine e martello e +tanaglie, e quello che bisognio gli era, e che di ciò servirà lo mondo, +tanto come egli durerà. E Adamo fece lo suo comandamento. E diventò poi +così duro, come egli è ora. Quando venne el diluvio, Noè mise nell'arca +delli stovigli (693), che furono fogiati con quelli, e l'uno coll'altro +dureranno infino alla fine del mondo. + +(691) di ciò che l'uomo ebbe bisogno C. R. 2. + +(692) Trad. letterale del C. F. R.: si le manda Adam enseigner per son +angle. — Meglio nel C. R. 1.: Et sie mandò Idio ad Adamo uno angelo che li +disse, ecc. + +(693) Corrisponde al C. F. R.: mist en l'arche de ceaus ostils qui furent +ec. — _Ostil_, ant. fr. significa utensile, strumento dell'uso +domestico. — Nel C. R. 1. si legge: e quando venne il diluvio, Noè mise le +dette ferramenta nell'arca, e duraranno sempre, infino alla fine del +mondo. + + + + + Cap. C. + + _Lo re domanda: quelli che giurano lo loro Iddio fanno egli male? Sidrac + risponde:_ + + +Di quelli che giurano lo loro Idio falsamente, quale egli sia o buono o +rio, fanno molto grande male; ch'egli nol tengono già per rio, anzi lo +tengono per buono. S'egli giurano falsamente per cupidigia, e conoscono +bene che egli giurano falsamente, quelli sono diavoli e peggio che +miscredenti, perch'egli falsano lo loro Idio per cupideza. Conciosia cosa +ch' (694) elli sia malvagio, per buono lo tengono (695) elli; anche +sapesse elli ch'egli fosse malvagio, e si spergiurano (696), per falsare +la gente, e ellino peccano fortemente, per falsità ch'egli fanno alla +gente. Quelli che non ànno fede nè lealtà, non dovrebono essere creduti +fra la gente, di cosa ch'egli dicano. Anzi dovrebono essere tenuti peggio +che una bestia; nè affidare (697) nè asicurare non si dee uomo in loro; +chè quando il loro Idio falsano per cupideza, bene lo faranno a uomo. + +(694) Il C. R. 1. ha qui: già sia ciò che. + +(695) tengo C. L. — Abb. corr. col C. R. 1. + +(696) spergiurassero C. R. 1. + +(697) di fare C. L. — Abb. corr. col C. R. 1. — Il C. F. R. ha: afier; +che spiega l'errore del n. c. + + + + + Cap. CI. + + _Lo re domanda: de' l'uomo essere casto di tutte cose? Sidrac + risponde:_ + + +L'uomo dee essere casto del suo corpo e di tutte cose: primieramente di +luxuria, nè di giurare male, nè di riguardare nè udire male, nè pensare +male, nè andare in malo luogo, nè mangiare in male, nè dormire in male, nè +consigliare in male, nè bere in male nè più ch'egli suole, nè vestire in +male, nè togliere in male. Di tutto questo dee l'uomo essere casto, e di +molte altre cose. Chi così farà, quelli sarà quelli cui Iddio formò alla +sua figura (698). Chè Idio à dato a ciascuno senno e sapere di schifare +tutto questo; e se egli lo fa, egli è amico di Dio e degno della sua +conpagnia, quando tenpo sarà. + +(698) sigurtà C. L. — Abb. corr. col C. R. 2., confermato dal C. F. R. + + + + + Cap. CII. + + _Lo re domanda: con cui dee l'uomo andare e cui dee l'uomo schifare. + Sidrac risponde:_ + + +L'uomo dee andare nella bella rugiada e nella bella verdura, e dee l'uomo +schifare d'andare sopra il fuoco ardente; chè chi va sopra la rugiada e +sopra la verdura, non può avere niuno male e va sicuramente; e quelli che +va sopra lo fuoco, non puote avere se non male e danno. Cioè a dire: +l'uomo dee amare la buona gente e andare in loro conpagnia, perch'egli non +potrà andare se non bene, e sarà salvo e sicuro, come quelli che va sopra +la rugiada. E quelli che vanno in buona conpagnia, avranno tutto bene e +lodo dalla gente; e quelli che vanno colla ria conpagnia, conciosia cosa +ch' (699) egli sieno buona gente, si non possono avere se non male e onta +e vergogna e biasimo e rio lodo, e saranno dispregiati in fra la gente. E +però de' l'uomo amare i buoni, e tenegli presso; e non gli caglia s'egli è +povero o ricco; e odiare i rei, e schifagli. + +(699) benchè C. R. 2. + + + + + Cap. CIII. + + _Lo re domanda: che vale meglio, o riccheza od onore? Sidrac risponde:_ + + +Riccheza si è corporale, e onore si è spirituale. Chi à la ricchezza, si +può aver quello che mestiere gli è all'anima e al corpo; egli troverrà chi +gli farà piacere e servigio per la sua ricchezza; e non puote essere sì +cattivo, che egli non abia ciò che mestieri gli fa al corpo; e la sua +riccheza si potrà molto adagiare (700). Il povero che non à se non onore, +poco gli vale; che dello onore che le genti gli fanno non potrà essere +satollo nè ben vestito, chè l'onore vae al vento, che è spirito (701). +Egli non è si bene tenente come lo ricco; che meglio vale che l'uomo dica +ch'egli sia ricco villano, che povero onorato. + +(700) È da correggere colla lez. del C. R. 1.: et per sua ricchezza si +poterà molto adagiare. — _Adagiare_ per _prendere i suoi agi_; come +_aiser_ del C. F. R., per _mettre à l'aise_. L'ital. ha anche: _agiare_. + +(701) ène uno vento C. R. 1. + + + + + Cap. CIV. + + _Lo re domanda: de' l'uomo portare onore al povero come al ricco in + giustizia? Sidrac risponde:_ + + +Chi lealtà vuol fare, egli dee altressì giudicare lo povero come lo ricco. +E in giudicamento non dee stare già lo povero in piede e lo ricco a +sedere; anzi de' comandare al povero e al ricco di stare in piede; e +intendere e ascoltare così la ragione del povero come del ricco. E l'uno e +l'altro debono essere al giudicamento comunali, chè la giustizia si è +Iddio, e però si dee fare lealmente, altressì come Idio giudica lealmente +a tutti, alla morte, al povero come al ricco; che niuno nol puote +ischifare nè scanpare. + + + + + Cap. CV. + + _Lo re domanda lo povero se si diletta nella sua povertà, come lo ricco + nella sua ricchezza. Sidrac risponde:_ + + +Li poveri si dilettano nella loro povertà, più che gli ricchi nella loro +ricchezza; chè i ricchi sono più cupidi che i poveri. I ricchi non possono +tanto bene avere, ch'egli non disidirino più; similemente come l'affamato +e lo satollo; che quelli che è satollo, è agiato; e quelli che è affamato, +è disagio; lo ricco non si puote satollare di riccheza; e lo povero non +puote avere sì poco del suo, ch'egli non si diletti a magiore gioia. +Altressì come uno uomo ch'è stato in infermità uno grande tenpo, e egli +vede intorno a lui altrui sano e lieto; sì tosto come l'angoscia e lo male +l'à lasciato uno giorno o due, egli è più ad agio e più gioioso che quelli +ch'è stato tuttavia sano e allegro. E così si diletta lo povero di cento +danari, chi glieli donasse, come lo ricco di mille marche d'oro, in sua +riccheza. + + + + + Cap. CVI. + + _Lo re domanda: dee vantarsi l'uomo di quello ch'à fatto? Sidrac + risponde:_ + + +L'uomo non si dee vantare di quello ch'egli avrà fatto; e se egli lo fa, +egli farà dispiacere a Dio e onta a sè medesimo. E s'egli è prò e valente, +e egli si vanta, egli fa come vile e codardo, e le genti lo spregiano +direto da lui (702), conciosia cosa che inanzi non gli dicono. E quello +valore tengono per codardia, perchè i codardi si vantano, perciò ch'egli +non ànno niuna prodeza in loro; e si credono fare tenere prò e valenti per +li loro vanti (703); e per questo sono tenuti più vili ch'egli non sono. +Ma lo savio prò e valente dee tacere, e stare cheto di suo valore contare; +e allora è egli più pregiato, e la sua prodeza più inalzata tra la gente; +e la gente contano la loro prodeza per loro; e così è loro grande onore. E +gli stolti che si vantano de' peccati (704), quelli non sono già uomini, +ma peggio che bestie, ch'egli ricontano la loro onta e gli loro peccati +senza vergogna, altressì come bestie che fanno la loro bisogna inanzi +l'altre bestie. La bestia non è da biasimare, imperò ch'ella non à +senno (705) ch'ella lo faccia copertamente; nè peccato non fa ella già. Ma +quelli che si vanta del peccato ch'egli à fatto, e che si diletta in +contallo, egli pecca molto, e è tenuto peggio che bestia. + +(702) Manca _direto_ al C. L. — Abb. suppl. col C. R. 2. + +(703) per loro buffe e per loro vantanze C. R. 1. — Anche l'ant. franc. ha +_buffoi_, _bufoie_ per _vanità_, _ostentazione_. Ma tanto nel C. F. R. che +nel T. F. P. leggesi invece _bourdes_ (dal vb. _bohorder_), che significa +_moquerie_, _raillerie_. Cf. _Burguy_, _Gramm._, a _Horde_. — In +provenzale si ha il vb. _bordir_, che vuol dire _joûter_, _folatrer_. + +(704) Et il folle che si vanta di sua follia C. R. 1. + +(705) Manca _senno_ al C. L. — L'abb. agg. dal C. R. 2. + + + + + Cap. CVII. + + _Lo re domanda: come fiatano i cani più ch'altra bestia (706)? Sidrac + risponde:_ + + +I cani sono di più calda natura che altra bestia; e del loro calore, +quando eglino si congiungono, eglino si rinflabiliscono; e si giungono e +s'apigliano, altressì come due pezi di ferro rovente (707): l'uomo mette +l'uno sopra l'altro, e fiere di sopra, e elli s'apiccano lo loro calore; +altressì fanno gli cani. + +(706) Questo titolo è errato. Deve dire, come negli altri Codd.: _come li +cani s'apiccano insieme_. + +(707) Nel C. R. 1. v'è questo di più: et anco si ci àne un'altra ragione, +che, quando il maschio discende sopra la femina, suo membro s'attortiglia +in essa, e non si puote sì tosto partire da essa. Che s'elli discende +dritto com'elli monta, elli non si appicciarebbero tanto. + + + + + Cap. CVIII. + + _Lo re domanda: quelli ch'ànno cupideza dell'altrui cose o dell'altrui + femine fanno male? Sidrac risponde:_ + + +Quegli che ànno cupideza dell'altrui femine o dell'altrui cose, egli fanno +grande male, e sono chiamati vicini (708) del diavolo; che il diavolo non +si satolla giammai di mal fare, e vorrebe tutto giorno trarre a lui. +Altressì è di coloro ch'ànno cupideza dell'altrui cose o dell'altrui +femine; che altressì dovrebono egli fare con altrui, come e' volesseno che +altri facesse a loro (709); chè quelli che volesse che altri gli togliesse +sua roba o sua femina, molto gli parebe grande fatica, e molto ne sarebe +dolente; e similmente è di colui (710); chè l'uomo de' avere astinenza +delle cose, povero e ricco ch'egli sia, e non dee avere cupideza +dell'altrui cose, altressì come gli angioli di Dio, che non ànno cupideza. + +(708) Pare da intendersi _compagni_ del diavolo. — Nel C. R. 2.: ventri +del diavolo. — Nel T. F. P. e nel C. F. R.: gracieux au deable. + +(709) e vorrebbe che facesse a lui C. L. — Abb. corr. col C. R. 2. + +(710) Meglio sarebbe _lui_. E qui deve essere stato usato _colui_, come +traduzione letterale di _celui_. + + + + + Cap. CIX. + + _Lo re domanda: può l'uomo scanpare dalla morte, per nulla ricchezza o +per niuna cosa, per forza o per ardire nè per fuggire? Sidrac risponde:_ + + +La morte è simigliante all'aria di questo secolo, che tutte le creature +che vivono, conviene che vivano di lei; e se l'aria loro falliscie una +ora, morti sarebono. Già non può essere tanto sotterra, che l'aria non +vada (711); e chi non sente l'aria si è morto. Altressì della morte; che +niuno nolla puote fugire, che non sia morto (712), per tenpo o tardi; chè +s'egli andasse al nabisso della terra o al fondo del mare, o +s'agrappasse (713) all'aria, della morte non potrebe fugire; chè, in +qualunque luogo egli sia, o alto o basso o grande o piccolo, la morte va +tuttavia a lui, che uno solo passo nollo lascia; anzi lo porta sopra a sè, +come uno de' suoi menbri, e più; chè uno de' suoi menbri potrebe l'uomo +tagliare, uno o due o tre, e gittagli via; e tutto l'avere del mondo e +tutta la forza non potrebe l'uomo acattare (714) a vivere una sola ora più +che a Dio venisse a piacere; chè buoni e rei, ricchi e poveri, vecchi e +giovani, frali e forti, savi e folli morire gli conviene, chè niuno ne +puote scanpare. + +(711) Così hanno pure gli altri Codd. italiani. — Ma il C. F. R. corregge +l'errore: ja ne peut estre soute terre cosse che de l'air vivent. + +(712) che non moia C. R. 2. + +(713) Nel C. F. R.: campast en l'air. E probabilmente _aggrappasse_ fu, +nell'intenzione del traduttore, volgarizzamento di _campast_. + +(714) rechepter T. F. P. — nolla potrebbero ricomprare nè scanpare una +quarta ora più, se a Dio ec. C. R. 1. — non potrebono avere gracia di fare +vivere una sola ora più, che a Dio ec. C. R. 2. + + + + + Cap. CX. + + _Lo re domanda: è buono a rispondere a quelli che folle parla? Sidrac + risponde:_ + + +A quelli che follemente parlano l'uomo loro non degnia rispondere, se le +sue parole non sono in suo danno. Che alcuna volta che i folli parlano +d'alcuno uomo follemente, e l'uomo non sa perchè (715) quelli si dice, se +egli risponde, ogni uomo saprà che per lui l'avrà detto. Quando lo savio è +ripreso, ch'egli abia follemente parlato, egli se ne vergogna e si pente; +e lo folle quando egli parla follemente, e l'uomo lo riprende, egli si +cruccia e si infolliscie più; e afermano incontanente le loro folli +parole; e si ingenerano molte follie, e in pensieri e in ragioni e in +grandi pianti (716). E lo tacere vale meglio che lo rispondere a cotali +gente. + +(715) per cui C. R. 2. + +(716) et de la sont engendrees moult de folles pensees et de raisons et de +grans plaitz T. F. P. — Notisi l'errore di avere tradotto _plaitz_ per +_pianti_, mentre vuol dire _disputa_, _litigio_. Infatti il C. R. 2., che +concorda nel resto col C. L., ha, invece di _pianti_, _piati_. + + + + + Cap. CXI. + + _Lo re domanda: qual'è la più grave cosa che sia? Sidrac risponde:_ + + +La più grave arte (717) che sia si è la lettera, e la più sottile e la più +profonda e la più innorata (718); e si è signora e maestra dell'altre +arti; e non si chiama arte anzi senno, per coloro che guadagnano delle +loro mani dello scrivere. E lo scrivere è la più grave e la più +travagliosa e la più noiosa, che niuna arte che sia al mondo. E non è arte +che l'uomo non potesse lavorare e pensare, e parlare altro, e ridere e +ascoltare; e (719) nell'arte della scrittura l'uomo non può fare (720); +chè quelli che iscrive, travaglia tutto il suo corpo e gli occhi e 'l +cervello e le reni, e sì non puote pensare nè parlare altro, nè ridere nè +guardare nè cantare, se non solamente gli conviene avere la sua mente allo +scrivere. E chi non sa iscrivere, non potrebe credere che cosa lo scrivere +sia. Ella non è arte, ma è arte e travaglio, più che niuna altra arte; e +non si potrebe fare grande pagamento allo scrivano (721). + +(717) Il C. L. ha: cosa. Ma poichè in tutti gli altri Codd. leggesi +_arte_, abbiamo creduto di poter fare questa correzione. + +(718) onorata C. R. 1., C. R. 2. + +(719) ma C. R. 1. + +(720) non può l'uomo ciò fare C. R. 1. + +(721) Forse queste ultime parole sono state aggiunte o mutate dal _povero +amanuense_ fiorentino. Esse non leggonsi nè nel C. R. 1., nè nel C. F. R., +nè nel T. F. P. + + + + + Cap. CXII. + + _Lo re domanda: quelli che si travagliano e non sanno aiutare (722), + perchè non fanno eglino? Sidrac risponde:_ + + +Quegli che si travagliano, e non sanno adagiare sè, son servi a quello +avere che è d'altrui, e muoiono in servitudine, e altri gode quello avere. +L'uomo non dee nimica follemente guastare lo suo avere, nè lasciarsi avere +disagio; ma dee ispendere a misura e a ragione, quando eglino ànno tenpo, +ed agiare quelli che non ànno. Di che, quelli fa bene e a diritto che così +fa. + +(722) ceulx qui travaillent et ne se osent ayser pourquoy le font ilz? +T. F. P. — _Aiser_ significa tanto _donner de l'aise_, _soulager_, che +_aider_, _securir_: indi l'errore del testo. Il quale più sotto traduce +bene _aiser_ per _adagiare_, nel senso di _prendere i suoi agi_. — Questo +_adagiare_, di cui la Crusca registra un solo esempio, pare che piaccia al +nostro volgarizzatore, che l'ha usato anche pochi capitoli indietro. + + + + + Cap. CXIII. + + _Lo re domanda: come infolliscono le genti? Sidrac risponde:_ + + +Le genti si infolliscono in molti modi. Uomini sono nati molti senplici, +come folli. Altri perdono lo senno per malizie; altri della fralezza del +cervello; altri de' rei omori, per tropo perdere sangue; altri per grande +alore; altri per rie onbre, che si dimostrano loro e gli spaventa; altri +di tropo digiunare e di tropo veghiare, che loro secca lo cervello; altri +per danno ch'egli ricevono, per grande dolore e per molti altri modi. E di +tutti questi modi di follie ciascuno porta lo suo danno; ch'apena farebono +mai male ad altrui. Ma altre maniere di folli sono, che sono molte rie per +loro e per altrui; cioè a sapere di coloro che mangiano e beono e tolgono +l'altrui, che inbolano e uccidono la gente, e che falsamente giurano e +peccano in molti modi, quelli che dicono false testimonianze. E di cotali +folli l'uomo si dee molto guardare; che per la loro follia e malvagità +fanno molti altri mali a molte altre genti. E l'altre follie inanzi dette +non gravano la gente, anzi loro medesimi portano la loro pena (723). + +(723) portent leur somme et leur peine avecques elles T. F. P. + + + + + Cap. CXIV. + + _Lo re domanda: grava all'anima quand'ella si parte dal corpo, e al + corpo quand'egli si parte dall'anima? Sidrac risponde:_ + + +Si, molto grande forte gli grava (724), e sono molti tristi e angosciosi, +quando l'uno si parte dall'altro; e, se fosse in loro, giammai non si +partirebbono. Altressì loro grava fortemente, come d'uno novello isposo e +d'una novella isposa che si travagliano (725) oltr'a misura, e l'uomo gli +parte a forza, molto sarebono angosciosi; che lo corpo e l'anima sono due +isposi, che molto s'amano, e che giammai non si vorebono partire. E quando +conviene che si partano, e ch'egli abiano male conversato in questo +secolo, allora lo duolo è troppo grande, che l'anima va male, e lo corpo +torna a nulla. Eziandio, tutto che gli tardi (726), si conviene ch'egli +sia colla sua isposa in questa pena. E se egli sono bene conversati +insieme, anche grava loro lo partire; altressì come uno uomo andasse a +guadagniare in una lunga (727) contrada; e quando egli avesse assai +guadagnato, egli verrebbe per la sua isposa, e s'agiugnerebono insieme in +bene (728). Quando l'anima si parte dal corpo, ella va come un uccello, là +ove ella à servito; e il corpo rimane come uno albore, che è diradicato e +gittato, che secca, e diventa quasi nulla. + +(724) Molto e grandemente e forte C. R. 2. + +(725) qui s'entreament T. F. P. — È assai probabile che e_ntreament_ sia +stato tradotto _travagliano_, non conoscendosi il significato di questo +verbo, che è quello di _amarsi reciprocamente_. — Però potrebbe anche +essere un errore del n. c., avvegnachè nel C. R. 2. si legga: che si +amassero oltr'a misura. + +(726) et quoy qu'il tarde T. F. P. + +(727) lontaine C. F. R. + +(728) et s'asembleroit bien C. F. R. — Qui _assembler_ ha il significato +di _reunir_. Ed _aggiugnersi_ ha pure in ital. il significato medesimo. +„Con maritale legame meco si agiugnesse.„ _Guid. G._ + + + + + Cap. CXV. + + _Lo re domanda: cui de' l'uomo più temere, o l'uomo vecchio o 'l + giovane: Sidrac risponde:_ + + +L'uomo dee temere l'uno e l'altro, cioè a intendere lo folle; che se lo +giovane è folle e male insegnato (729), alcuna volta la calda natura, ch'è +in lui, e gli omori lo rinfrabiscono (730) e lo scaldano e lo fanno +essere (731) giolivo (732) e oltragioso. E quando quello calore e quello +rinfabilimento cessano; egli s'abonaccia e diventa cheto e soave; che +quella jovelitade (733) che fue in lui, fue per diritta natura. Ma lo +folle vecchio, che non à nullo calore in lui, e egli è giolivo, sapiate +che quelli è diritto folle, e da lui si dee l'uomo ben guardare; che egli +àe avuto tutto lo suo tenpo, e vogliono avere l'altrui, quando egli vuole +mostrare la sua gioventudine per diritta forza; chè in lui non sono i +calori, nè lo rinfabilimento, nè gli omori che gli dieno la giolività, +anzi la pigliano in presto per diritta forza, come quelli che volesse +cuocere carne al calore del sole. Altressì è del vecchio folle, che si +vuole fare giolivo e allegro e giovane, che per forza essere vuole; e +vuole mantenere la gioventudine colli suoi motti e con suoi vantamenti, e +si fa lo prode, lo fiero e lo forte e l'ardito, e mantiene la sua follia; +quelli dee l'uomo temere, che quelli è diritto folle. + +(729) et mal enseignes C. F. R. + +(730) reflambent C. F. R. + +(731) manca al C. L.: e lo fanno essere. — Abb. suppl. col C. R. 2. + +(732) jolis C. F. R. — Ma qui avrebbe piuttosto il senso di _joliard_, +cioè _plaisant_. + +(733) jolivete C. F. R. — esmouvement T. F. P. — giovinezza C. R. 2. + + + + + Cap. CXVI. + + _Lo re domanda: piove più in un luogo che in un altro? Sidrac + risponde:_ + + +In uno anno piove più che in un altro, primieramente per la volontà di +Dio, e per lo movimento delle pianete e de' segni; ch'elle si muovono per +la volontà di Dio, siccome deono, e si rincontrano; e questo fanno in uno +anno magiore caldo che in un altro. L'anno che poco piove, sarà grande +danno in terra; che la terra non rende tanto del suo frutto, come s'egli +piove assai. E quello anno sarà inferma la terra, per lo calore ch'è stato +dinanzi, perchè non piovve, tanto ch'ella potesse raffreddare per lo +calore che viene della state. Quando la terra è calda e arde e rinfiamma, +ella gitta fuori lo suo veleno per l'acque e per li frutti; e perciò +infermano le genti. Non intendere mica tutte le terre. Ma se l'anno non +piove bene, al movimento de' segni e delle pianete e alla volontà di Dio, +sono corrotti. + + + + + Cap. CXVII. + + _Lo re domanda: perchè non fece Idio l'uomo che non potesse peccare? + Sidrac risponde:_ + + +Se Iddio avesse fatto l'uomo che non potesse peccare, dunque non +servirebbe (734) egli niuno bene avere; e non servirebe d'avere la grazia +di Dio e la gloria; che egli non avrebbe fatto lo bene per lui, se non per +Dio che lo fece di quella natura, che non potesse peccare (735). Ma perciò +che Idio volle che l'uomo diservisse guidardone (736) di gloria per lui e +per lo suo travaglio medesimo (737), e non per fare oltragio al diavolo, +lo fece in tal natura ch'egli potesse fare il bene e 'l male per lo suo +grado (738), e per lo suo guidardone di gloria; e per lo diavolo avere +vergogna (739), che sì frale cosa, come la natura dell'uomo, facesse bene +e lasciasse il male per suo grado, e guadagniasse la gloria, onde egli era +caduto per lo suo orgoglio, che egli fece per lo suo grado contra al +creatore. E altrettale (740), che, se l'uomo facesse lo male, che egli +fosse dannato per quello medesimo male ch'egli avrà fatto, per lo suo +grado; e che egli sia degno d'avere o l'uno o l'altro, secondo ch'egli +avrà diservito: chè tutto è stato per lo suo grado. + +(734) deserviroit C. F. R. — _Deservir_, ant. fr., vale _meriter_. + +(735) chè l' bene tornarebbe a Dio, ond'elli muove; e l'uomo non +meritarebbe d'avere gloria da Dio, ched elli none avrebbe fatto il bene +per lui, ma per Dio, che Idio l'avrebbe fatto in tale natura di fare il +bene tanto solamente C. R. 1. + +(736) Il C. F. R. ha: deservist gueredon. + +(737) Tanto il C. F. R. che il T. F. P. hanno di più: et qu'il peust +gaigner. + +(738) par son gre C. F. R. + +(739) et per quoy che le deable eust honte C. F. R. + +(740) autretel C. F. R., mal tradotto per _altrettale_, mentre vuol dire +_parimente_, _similmente_. + + + + + Cap. CXVIII. + + _Lo re domanda: è buono di tramettersi di tutte cose con tutte genti? + Sidrac risponde:_ + + +L'uomo si dee agrappare (741) a uno albero, ove (742) egli possa avere del +suo frutto di suo prò. Ma chi si vuole agrappare a l'albero del +sole (743), egli puote cadere, e ronpersi il collo. Altressì adiviene che +i possenti si debbono inpacciare co' possenti; e' poveri co' poveri, nella +loro povertà. Chè i poveri che s'infrascano (744) co' gli richi, egli +fanno follia; e di ciò possono essere dannegiati, altressì come una foglia +che si percuote in una pietra (745). Non tocca allo povero il fatto de' +possenti (746); ch'egli nollo pregia, nè sa chi si sia, nè a consiglio +nollo chiama, nè di suo bene nè di suo male (747). Dunque perchè si dee +inframettere del fatto del possente, quando così poco lo pregia? Lo povero +si dee tenere cheto e di buona aria; e vivere nella sua povertà, come +savio uomo; e non gli caglia del fatto del possente. E anche s'egli è +chiamato a consiglio, egli si dee difendere di non mettersi tra loro in +nulla guisa, s'egli può; e s'egli non si può difendere, egli dee dare tal +consiglio, ch'egli salvi l'una parte e l'altra, e ch'egli non sia +biasimato nè dal ricco nè dal povero, perchè lo ricco (748) non sia sopra +di lui. Chè ciò che adiviene del possente, l'uno riguarda l'altro, ma lo +povero è male venuto (749); che tutto lo carico è posto sopra di lui. +Altressì come montoni che si percuotono nell'acqua l'unghie delli loro +piedi, e iscasano, perciò ch'elle sono piccole (750); altressì sono i +poveri tra' possenti. Perciò non si dee il povero intramettere ne' fatti +de' ricchi e de' possenti. Ciò che vogliono, facciano, bene o male sia +loro. + +(741) ramper C. F. R. — apigliare C. R. 2. + +(742) onde C. R. 2. + +(743) a la rais dou solail C. F. R. — _Rais_ vuol dire _raggio di luce_. + +(744) s'entremetent C. F. R. — Qui _infrascarsi_ vale _impacciarsi_, +_intramettersi_; ed in questo senso non è registrato nella Crusca. + +(745) une foile chi hurte en une pietre C. F. R. — _Foglia_ qui forse è +stato usato per significare in genere una cosa fragile, facile ad esser +rotta. — Migliore però è la lezione del T. F. P.; une chenille qui se +heurte a une pierre. — _Chenille_ vale _conchiglia_. + +(746) Le fait des puissans ne touche point aux poures T. F. P. + +(747) de son mal et de son bien tot li est un C. F. R. — Intendi: il suo +male e il suo bene gli è tutt'uno. + +(748) lo carico C. R. 2. — la charge T. F. P. + +(749) Così hanno tutti i Codd. — Forse si disse _malvenuto_ per _male +arrivato_; se pure non è da correggere _male veduto_. + +(750) Accozzo strano di errori. Ecco la lezione del C. F. R.: com les +moutons, qui en l'aigue se hurtent, et les grenoilles eschacent l'un sur +l'autre, por ce che elles sunt petites. — Come _grenoilles_ (grenouilles) +sia stato tradotte per _unghie_ non sapremmo. Invece di _iscasano_ +(eschacent, _chassent_ nel T. F. P.), il C. R. 2. ha: cascano. + + + + + Cap. CXIX. + + _Lo re domanda: perchè Iddio fecie il mondo? Sidrac risponde:_ + + +Primieramente per enpiere le sedie del cielo, onde furono traboccati gli +rei angioli, e per lodo della sua gloria; ch'egli volle d'uomo e di +femina, e di frale natura, avere gienerazione di rienpiere le dette sedie; +e per la vergognia del diavolo. Non tutti quelli che sono al secolo, nè +che saranno, non s'asetteranno già a quelle sedie; ma quelli vi sederanno, +che degni ne saranno, d'averla quella gloria, per la loro opera. + + + + + Cap. CXX. + + _Lo re domanda: come fu fatto il mondo, e come si tiene egli? Sidrac + risponde:_ + + +Iddio fece terra e acqua, e tutto quello che egli volle fare; e l'uomo, +apresso lo traboccamento de' rei angioli. Egli disse: sia fatto lo mondo; +in quella ora fue lo suo comandamento adempiuto. E lo mondo fu fermato +sopra acqua, siccome a lui piacque. E tutta l'acqua che in questa +aria (751) è sopra terra, questa che è scoperta, à altre acque che la +sostengono; chè lo fondamento della terra si è l'acqua, e lo fondamento +dell'acqua si è lo fermamento, per la potenza di Dio. Idio per la sua +potenza fece il mondo a guisa d'uno uovo; altressì lo fermamento che tutto +intornea lo bianco dell'uovo, si è l'acqua, ch'è tra lo fermamento che +intornea la terra (752). Lo giallo dell'uovo si è la terra, che è +intorniata e siede sopra l'acqua; altressì come lo giallo dell'uovo che è +intorniato di bianco. Lo giermo che è nel giallo, si è la gente in terra, +cioè la forma del mondo. Ma egli è altressì ritondo come una mela, che non +à capo nè coda. + +(751) Parrebbe che qui _aria_ volesse significare _mondo_. Non trovo +esempii nè in franc. nè in ital. di questa parola usata in un tal senso. +Il quale però non sarebbe a reputarsi troppo strano, da chi consideri +specialmente che _aire_ in provenz. si usò per _paese_, ed il perchè di +questo significato. — Il C. F. R. ed il T. F. P. hanno _air_. + +(752) „Rien de plus commun, scrive il Le Clerc (_Hist. Litt. de la +France_, XXIII, 306) dans les écrivains du XII siècle, que la +représentation du monde sous la figure d'un oeuf, dont la terre occupe le +centre.„ E reca i seguenti versi dell'_Image du Monde_: + + Tot ensi come on voit l'uef + Que l'abuns enclot le moief. + Et enmi le moief s'abaisse + Une gotte ensi come graisse + Qui de nulle part ne se tient, + Et la graisse qui le soustient + Ne l'aproche de nulle part; + Ensi est, par itel esgart, + La terre enmi le ciel assise, + Et si ingalment enmi mise, etc. + + + + + Cap. CXXI. + + _Lo re domanda: à gente di sotto a noi, che vegano lo chiarore del sole, + altressì come noi qui? Sidrac risponde:_ + + +Per la ritondezza del mondo si àe altre genti di sotto da noi, che vegono +lo chiarore del sole, altressì come noi qui; e gli loro piedi sono contra +i nostri. E ciò è per la bassezza e per l'altezza delle parti del mondo, e +per la ritondezza, che il levante è più alto che il ponente. E quando il +sole si leva al ponente, anco è notte al levante, per largheza e grandeza +del mondo (753); che in quello che 'l sole avrà corso in terra una onbra +di quattro dita, si sarà corso lo fermamento MM miglia. Non intendere già +che il sole si mostri nè s'abassi punto (754). Una contrada è dove abitano +genti, che il sole non vi sta se non una ora, e incontanente è notte. +Un'altra v'è, che tuttavia (755) è oscuro come notte. E quando in uno +luogo del mondo è istate, in un altro è verno. Tutto questo aviene per la +ragione del sole, che piglia altro cammino, per la volontà di Dio, +ciascuno anno (756). + +(753) chant le solail se lieve au levant, encore est l'aube au ponent; et +chant il s'abasse au ponent, il est nuit au levant, per la grandesse et la +reondesse dou monde C. F. R. + +(754) Questo periodo, che qui e nel C. R. 1. non ha senso, così sia +scritto nel T. F. P.: N'entendez pas que le soleil se demonstre au lieu ou +il se couche, rez a rez de la terre, ne pres de la terre; mais a grand +haulteur de la terre, autant comme la longueur de la terre est de l'ung +chief a l'aultre, et encore aultre tant plus. + +(755) tout jors C. F. R. + +(756) il prent chascun an aultre chemin, ne ne peult repaire en son lieu +T. F. P. — _Repaire_, da _reparier_, _revenir_. + + + + + Cap. CXXII. + + _Lo re domanda: quanto è il mondo lungo e largo e ispesso? Sidrac + risponde:_ + + +Altrettanto è la sua larghezza come la sua lungheza e come la sua anpieza, +che è tutto ritondo come una mela. Chi volesse andare dall'uno capo del +mondo all'altro, diritto per lo mezo, e ciascuno giorno andasse bene +comunalmente dalla mattina infino alla sera, e l'acqua (757) del mare, +ch'è tra levante e 'l ponente, fosse tutta terra ferma, e tutto il mondo +fosse piano come la palma della mano, non potrebbe andare dall'uno capo +all'altro, in meno di mille giorni. E dalla largheza e grossezza (758) +altrettanto. + +(757) Il C. L. ha: il braghite. — Il C. R. 2.: e braghieri. — Nel +C. F. R.: l'aigue. E secondo questa lezione, noi abbiamo corretto. Il +nostro _braghite_ sarebbe forse traduz. di _brahic_, _brac_, ant. fr., che +vuol dire _fango_, _melma_? Veda un po' il lettore se la nostra congettura +sta in gambe, e si ricordi che qui trattasi di un viaggio a traverso lo +_ispessore_ della terra, dove è facile supporre che al buon Sidrac avesse +a parere che l'acqua fosse _fangosa_. — L'ital. ha _brago_, e il prov. +_brac_. E l'ant. fr. ha l'agg. _brageus_. + +(758) Nel C. L.: ispesta. — Abb. corr. col C. R. 2. — Supponiamo che +invece di _ispesta_ volesse scriversi _ispessezza_. — Il T. F. P.: +espesseur. + + + + + Cap. CXXIII. + + _Lo re domanda: perchè vorrà Iddio disfare lo mondo di tutto in tutto? + Sidrac risponde:_ + + +Per lo meglio di lui. Se uno uomo avesse uno bello palagio, grande e +nobile, e in un'altra parte avesse una bella casa piccola, e una parte del +bello palagio fosse caduta; e bisognasse che delle pietre di quello +piccolo albergo si riconciasse lo suo grande palagio, certo egli disfarebe +lo piccolo albergo, e non guarderebe altro se non che lo suo bello palagio +fosse racconcio e conpiuto. Altressì è di Dio: egli non vuole se non che +lo novero (759) del cielo sia conpiuto; e di questo mondo non à cura. + +(759) nombre C. F. R. e T. F. P. — Forse per _armonia_? + + + + + Cap. CXXIV. + + _Lo re domanda: come volano gli uccelli per aria? Sidrac risponde:_ + + +Gli uccelli volano per aria per la sua spessità, che l'aria è molto +ispessa e umida; e per questa ragione sostiene gli uccelli volando. E per +ciò viviamo noi dell'aria, per grande ispessità e umidore che è in lei. E +di questo vi potrete voi avedere legiermente, con una verga: che se voi +tosto e forte la menate, ella piegherà; e se l'aria non fosse, ella non +piegherebe. E per questa ragione gli uccelli volano per l'aria. + + + + + Cap. CXXV. + + _Lo re domanda: la piova di che viene? Sidrac risponde:_ + + +La piova viene d'acqua di mare; e per uno cannone (760) di vento monta +nell'aria, e 'l calore del sole la tira; chè lo vento tira e bee l'acqua; +e lo sole, che è caldo di natura, lo tira, per lo suo calore, alto +nell'aria. E di questo si puote l'uomo avedere leggiermente: che altressì +la bee, com'egli bee la rugiada, e tirala in alto. E tanto e tanto tira a +monte (761) dell'acqua, ch'ella diventa nuvolo. E si ingrossano e enfiano, +e lo vento poi la ronpe, e l'acqua si sparge sopra molta terra (762), e a +noi toglie lo chiarore del sole. Quando i nuvoli sono bene pieni, si +comincia a piovere; e quando tutta l'acqua è isparta, lo nuvolo rimane +bianco, ch'escie del fredore dell'aria (763). E lo calore del sole lo +spinge e caccia e consuma (764); e allora apare l'aria chiara e pura. In +molti luoghi sono, che i nuvoli e la piova nascono di terra, e montano +nell'aria, come lo fummo (765) che si chiama brina; e chi vi tenesse la +mano entro, la troverrebbe bagniata; e questo è per lo spiramento (766) +della terra. + +(760) canon C. F. R. — tourbillon T. F. P. — Il Raynouard (_Lex. Rom._) +cita appunto questo passo del testo provenzale del Sidrac: La plueia ven +de la mar e per un _cano_ de ven monta en l'aire. — E spiega la parola +_cano_ per _tourbillon_. Sarebbe il nostro _turbine_, forse detto _canon_, +per somiglianza di forma colla _canna_. + +(761) amont C. F. R. — Questo avverbio, dell'ant. fr., significa _en +haut_ — La Crusca registra _a monte_ per _in alto_, _ad alto_, citando due +esempii della traduz. del _Tesoro_ di Brunetto Latini. Ma ciò anzi +conferma ch'ell'è parola schiettamente francese, non usata dagli italiani. + +(762) sur une grand partie de la terre C. F. R. + +(763) chi est de le freidor de l'air C. F. R. + +(764) et la calor au solail si l'eschaufe et la consume C. F. R. + +(765) come une fumée C. F. R. — _Fumée_, meglio _vapore_ che _fumo_. + +(766) sospirement C. F. R. e T. F. P. + + + + + Cap. CXXVI. + + _Lo re domanda: di che vengono le neve (767)? Sidrac risponde:_ + + +Dell'acqua e del freddore dell'aria che molto è fredda. Tanto come lo +sottile nuvolo è alto e sottile, tanto giela più tosto, che lo grosso; e +quanto ella è più grossa, ella scaufa (768) piùe, e non si può gelare; +altressì come uno grosso ferro scalfa più che uno sottile. Che di tanto +come la cosa è più dura, s'aprende più forte. Altressì è dell'aria: quando +ella è più grossa, si scalfa più, e non si puote gielare; e quando ella è +sottile, egli è più freddo, e giela più; e poi lo freddo vento la ronpe, e +falla venire in terra, e questa è la gragnuola (769). + +(767) gresles T. F. P. — Ed infatti il C. R. 2. ha: gragnuola. + +(768) Traduzione litterale di _ele eschaufe_. Notisi più sotto lo +_scalfa_. — Migliore è la lezione del C. R. 2.: Tanto come lo sottile +nuvolo è alto e sottile, tanto giela più tosto che lo grosso; e quanto +egli pare più grosso, egli è più caldo e non si può gelare. + +(769) Autretel est de l'air: chant il est plus gros, il eschaufe plus, et +ne ce puet geler; et chant il est soutil, il est plus fort et froit, et +gele plus; et apres le vent les presse, et les fait a terre venir C. F. R. + + + + + Cap. CXXVII. + + _Lo re domanda: la tempesta di che aviene? Sidrac risponde:_ + + +L'anno (770) che nella state nascono i tremuoti, nell'aria nascie uno +grande umidore, che col freddore si raguna e apiglia; e poi lo calore del +sole la speza, e falla venire in terra (771); e più grossa nascie ch'ella +non cade. E la terra criepa in molti luoghi; e' venti escono fuori e +ispandonsi per l'aria; e vengono grandi tenpeste, in quello anno, in più +luogora. + +(770) Il C. L. ha: Lo vento. — Il C. R. 2.: Lo verno. — Il C. F. R.: +L'an. — Abbiamo corretto secondo questa ultima lez., parendoci che da essa +sola potesse venire qualche senso al discorso. + +(771) L'an que en l'iste vienent les troles, une grant froidure naist, la +quele moillor che en l'air naist, et s'asemble en l'air et s'amace, depuis +la chalor au solail la depesse, et la fait en terre venir C. F. R. — En la +nuee que en l'este viennent les gresles et les tempestes, une froidure se +naist, et sort icelle nuee: et la moiteur qui en l'air naist ensemble a +l'air et s'amasse; et apres vient la chaleur du soleil qui les deffait, et +les fait a terre venir T. F. P. — _Troles_ per _terremoti_ è senza dubbio +errore. L'ant. fr. ha _terremoete_. „E terremoete co i ad veirement„ ec. +(_Chans. de Rol._, Ch. II., v. 767., ed. Génin). — Così non trovo +registrato _moillor_, ma non credo che sia errore. Il prov. ha il vb. +_moillar_, _molhar_; ed il mod. franc. _mouiller_, _mouillure_. Errore +deve essere _moiteur_, del T. F. P., per _moileur_; come al foglio CCXXXIX +del medesimo testo, _moyte_ per _moyle_: „l'iver... est froit et +_moyte_„ — Riguardo poi a _troles_, potrebbe forse leggersi _trones_ +(_tron_, _tro_, prov.; _tuono_ ital.). Infatti il C. F. R. ha più sotto: +_tonitres_, _tonieres_ e _tron_: „si naist le tron„. O più probabilmente +_croles_, crollo, che trovasi usato nell'ant. fr. per _tremblement_. + + + + + Cap. CXXVIII. + + _Lo re domanda: li tuoni e li lanpi che sono? Sidrac risponde:_ + + +Li tuoni e li lanpi escono dell'aria, e della forza de' venti che +s'incontrano in altri, nell'aria, molto fortemente, e si feriscono; e +nello loro fedire escono i tuoni di grandi colpi; e di percosse escie uno +grande chiarore, come fuoco; e lo splendore apare inanzi in terra; che lo +tuono è inanzi che lo lanpare (772); altressì come d'uno fucile che l'uomo +volesse trarre fuoco, e lo colpo è inanzi, e lo fuoco escie poi. Non +intendere nimica che lo incontramento de' venti sieno sotto i nuvoli, ma +sono sopra di loro; e quando egli (773) non sono, sì sono nell'aria in +alto. + +(772) e lo sprendore appare innanzi in terra che lo tuono venga; ma bene +sapiate che lo tuono viene inanzi che lo sprendore C. R. 2. — E questa +lez. concorda con quella del testo provenzale: la resplandors pareis avans +en terra que lo tonedres sia: mas lo tonedres es abans que lh'esluciada. + +(773) li nuvoli C. R. 2. + + + + + Cap. CXXIX. + + _Lo re domanda: onde vengono gli venti? Sidrac risponde:_ + + +Li venti escono del mare che intornea la terra, e s'incontrano fortemente +d'una parte e d'altra. I venti escono all'incontro del loro +incontro (774); e sì si spandono nell'aria per lo mondo, e confortano le +genti e l'erbe e l'altre criature. L'anno che vento viene più che l'altro, +in quella contrada ove quello vento regnia, l'acque di mare s'incontrano +più che in altre contrade (775). + +(774) Così ha pure il C. R. 2. — Nel C. F. R.: yssent contremont de lor +encontrer. — _Contremont_ significa _in alto_; onde intenderei: escono in +alto ad incontrarsi. Il trad., non conoscendo il valore dell'avverbio +_contremont_, lo ha volgarizzato _all'incontro_. + +(775) En l'an que l'ung vent en une contree vente plus fort que les +aultres, en celle contree de ce vent, les eaues de le mer se rencontrent +plus la que en ung autre part; et pour ce le vent est plus en celle +contree que en une autre part T. F. P. — _Incontrarsi_ pare che qui abbia +il significato di _darsi di cozzo_, ad esprimere le acque del mare in +burrasca, le quali veramente si _cozzano_ tra loro. Anche in franc. +_encontrement_ trovasi usato per _choc_. + + + + + Cap. CXXX. + + _Lo re domanda: come monta e sale l'acqua nell'alte montagnie? Sidrac + risponde:_ + + +La terra à molte vene, siccome il corpo à molte vene; e si viene per la +testa in alto, e per tutto va lo suo sangue. E se uno uomo si +segnasse (776) nel capo, lo sangue n'uscirebe per le vene; altressì aviene +dell'acqua nella terra; l'acqua va per mezo della terra, di lungo e per +traverso e in alto e per lato, là ove ella truova vene tenere e +frali (777); ella la criepa (778), e sciende d'alto e di basso (779). + +(776) se seignast C. F. R. — _Saigner_, _seigner_, tirer du sang. + +(777) terre vaine et feible C. F. R. — Il Roquefort (_Gloss._) tra i varii +significati che attribuisce alla parola _vain_, registra anche quello di +_vide_; che a noi pare meglio degli altri adattarsi al nostro esempio. + +(778) ella le fa crepare C. R. 2. — elle la crieve C. F. R. + +(779) et ist soit de haut soit de bas C. F. R. + +(780) Questo capitolo manca al C. R. 2. + + + + + Cap. CXXXI. (780) + + _Lo re domanda: l'acque onde escono e vanno? Sidrac risponde:_ + + +Tutte l'acque del mondo escono del mare, e nel mare ritornano; e vanno per +la terra in diverse maniere, e si ritornano in più luogora, che l'una va +qua e l'altra là; vengono altressì, come voi vedete che le formiche (781) +fanno nel loro andare. L'acque che entrano nella terra inverso i' levante, +elle escono verso il ponente; e quelle che entrano verso ponente, escono +verso il levante; altressì aviene del traverso del mondo (782). Non +intender mica ch'elle entrino per tane nè per buchi; anzi la bee la terra +e ricoglie, altressì come fa la spugna l'acqua; e poi si ragunano di molti +luoghi, e diventano grandi fiumi, e la terra sì li sospira (783) di fuori, +dall'altra parte, a quella medesima (784) ragione, come ella la bee. + +(781) Il C. L. ha: i fiumi. — Ma poichè tanto il C. F. R. che il T. F. P. +hanno _formies_, _formis_, e poichè stando alla lezione del n. c. il +discorso non avrebbe senso, noi abbiamo corretto _le formiche_. Gioverà +poi riferire la lezione del T. F. P.: ainsi comme vos voyez les formis +aller en leur lieu, les ungz vont et les aultres viennent. + +(782) Non possiamo correggere, mancandoci l'aiuto degli altri Codd. — Solo +il T. F. P. ha questo passo: et ainsi est il du travers du monde. — Ma +anch'esso si sembra errato. — Crediamo che abbia da intendersi che le +acque _traversano_ il mondo da una parte all'altra. — Forse, invece di +_est il_, potrebbe leggersi _issent_, _istrent_; o al singolare, _ist_, +_eis_; e nel n. c.: e così _escono_ del traverso del mondo. O piuttosto: e +così aviene (l'acqua) del traverso del mondo. — È noto che _avvenire_ fu +usato dagli antichi per _venire_. + +(783) le sospire C. F. R. — les souspire T. F. P. — Due passi del testo +prov. del Sidrac ci aiutano a intendere il significato di _sospira_: Las +nivols que so, ieisso del _sospir_ de la terra. — Aysso es per lo +_sospiramen_ de la terra. — È chiaro dunque che, come in prov. _sospir_ si +usò per _esalazione_, anche qui _li sospira_ ha da significare (sebbene +con poca proprietà di linguaggio) _li esala_, _li manda fuori_. + +(784) par celle mesme T. F. P. + + + + + Cap. CXXXII. + + _Lo re domanda: perchè è il mare insalato? Sidrac risponde:_ + + +Lo salsume del mare si è inperciò che tuttavia (785) il sole e lo calore +lo scalda e arde tutto giorno, e lo mare non può fuggire di quello +calore (786). Nel mare è molte montagne insalate (787); e l'acque che sono +a fondo, pigliano di quello salsume e amaritudine, e monta di sopra. Iddio +l'à bene istabilito a ragione, come essere dee; che, se lo mare fosse +dolce, e egli istesse tuttavia in un luogo, come egli fa, il puzo +n'uscirebe sì grande, che niuno pescie vi potrebe vivere; e la terra +infermerebbe molto, che niuno vi potrebe istare, per lo grande puzo che +del mare uscirebe, perchè lo vento lo porterebe sopra la terra. + +(785) tous iors C. F. R. + +(786) „E l'acqua del mare è salsa, a cagione della virtude del sole, che +no trae il sottile per vapore e rimane lo grosso.„ _Ristoro d'Arezzo_, +_Della composizione del mondo_, VI, 5. + +(787) montaignes de terre ameres et salces T. F. P. + + + + + Cap. CXXXIII. + + _Lo re domanda: onde vengono l'acque calde, che surgono (788) sopra + terra? Sidrac risponde:_ + + +L'acqua calda che sopra la terra surge, ella passa sopra lo solfo, e lo +grande calore del zolfo la scalda, e passa sopra terra calda. E chi la +vuole bene aseccare, elli sentirebe lo secco del solfo in quella medesima +acqua (789). + +(788) sourt T. F. P. — Da _sourdre_, sortir, jaillir. + +(789) Il testo francese è chiarissimo: et chi la voudroit bien flairer, il +sentiroit la flairor dou souffre, en colle meime aigue. — Il C. R. 2., +invece di _aseccare_ e _secco_, ha _asetare_ e _seto_. Onde sieno usciti +tali errori non sapremmo. Certo è che bisogna correggere: e chi la vuole +bene _odorare_, elli sentirebbe l'_odore_ ec. + + + + + Cap. CXXXIV. + + _Lo re domanda: che cosa è zolfo? Sidrac risponde:_ + + +Lo zolfo si è di folgore, che cade sopra rocca viva, e l'arde e la scalda; +e così si doentano (790) zolfo. Poi la gente lo piglia, e lo faranno (791) +per loro senno, e fanno di lui molte medicine; chè il zolfo àe molte +medicine, e molte utilitadi in lui. + +(790) diventa C. R. 2. + +(791) afaitent C. F. R.; erroneamente tradotto per _faranno_. — Nel +C. R. 2.: conciano. + + + + + Cap. CXXXV. + + _Lo re domanda: la folgore di che viene e di che sono? Sidrac + risponde:_ + + +La folgore viene di grandi incontramenti di venti; chè, allora che egli +s'incontrano fortemente, schianta uno pericoloso fuoco. E questo è per li +peccati della gente, chè molte genti e luoghi sono istati arsi per questi +medesimi fuochi. Che innanzi al diluvio a cento anni, a belli tenpi e a +bello cilestro (792), disciendeano di molte grandi e pericolose folgore +sopra terra, e consumavano molte cose, per lo peccato della gente che +allora erano, per la malvagità loro. E voi potete vedere chiaramente che +ora disciendono in più luoghi, per la malvagia credenza che tengono. Ma +tenpo sarà che folgore non iscienderanno così ispesso nè così pericolose; +e questo averrà per la credenza di coloro che saranno a quello tenpo, che +egli saranno credenti in Dio lo criatore. Quando le folgore disciendono +dall'aria, e elle incontrano lo grosso nuvolato, si perdono una parte +della loro forza, per l'acqua che le 'nfralia (793); e con tutto ciò sono +pericolose. + +(792) au bieu celestre C. F. R. — e l'aria bella e cilestra C. R. 2. + +(793) Da _infralire_. — Nel C. R. 2.: infrailiscie. + + + + + Cap. CXXXVI. + + _Lo re domanda: le montagne e le rocche furono create dal cominciamento + del mondo? Sidrac risponde:_ + + +Da Adamo infino al tempo del diluvio non ebe niuna montagnia, che tutto il +mondo era piano, come la palma della mano; e non ebe unque piova nè +tenpesta. E la terra rendea lo suo frutto, più che la nostra, ora. E la +gente non mangiavano carne e non beveano vino. Ma i loro peccati erano +molti grandi, chè a Dio non si voleano convertire; sicchè a Dio piacque +per gli loro peccati di mandare il diluvio sopra la terra, per lavare la +terra de' loro peccati. Lo diluvio durò sopra la terra XL giorni, e alto +XL cubiti. Quando elli volle coprire la terra, per la volontà di Dio, +l'angelo venne a Noè, e comandogli che facesse una arca, e entrassevi +entro egli e la moglie e' figliuoli e le loro mogli, e di ciascuna +criatura vi mettesse una coppia, cioè maschio e femmina. Noè fece lo suo +comandamento; e di quelli che nell'arca furono, sono usciti quelli che +oggi sono. Quando lo diluvio cominciò a venire, per la volontà di Dio, si +fue sì grande la corrente, ch'ella cavava la terra e' sassi, e menavagli +qua e là; e là ove la corrente rimanea, le pietre e le rocche si +restavano, e facevano montagne. E d'allora in qua cominciò a piovere, e a +essere gielo. Del freddore dell'aria e del calore del sole s'acostano +insieme, e diventano vive rocche e montagne, come voi vedete (794). + +(794) de la froidor de l'air et de la chalor au solail si asoderent, et +devindrent roches vives et montaignes, tel com vos le vees C. F. R. + + + + + Cap. CXXXVII. + + _Lo re domanda: da quale parte viene lo diluvio? Sidrac risponde:_ + + +Lo diluvio venne del volto (795) del mondo, cioè a sapere del levante, chè +quella è la più degna contrada del mondo; chè di là viene la grazia e la +misericordia di Dio nel mondo e in terra, quando egli la vuol mandare. E +quando egli vuole strugere alcuno uomo o alcuno luogo, per la loro follia, +egli manda la sua ira diverso il levante. Ma per la ritondeza del mondo e +per l'alteza del fermamento, ella (796) non puote conosciere di qual parte +è il levante. E medesimamente gli angeli, che in terra vengono per le +genti guardare e anuziare e amaestrare, di quella parte vengono. + +(795) chiere C. F. R. — _Chiere_ significa _volto_ e _capo_, +_testa_. — Come il _capo_ è la parte più nobile del corpo, così è il +_levante_ la più degna contrada del mondo. — Nel T. F. P: chief du monde. + +(796) l'on ne C. F. R. + + + + + Cap. CXXXVIII. + + _Lo re domanda: verrà altra volta lo diluvio in terra? Sidrac + risponde:_ + + +Iddio per la sua potenzia à promesso che altra volta il diluvio non +manderà in terra. Ma se le genti peccheranno contra lui, egli manderà lo +suo fragello, che gli fragellerà. Lo suo fragello s'intende la sua ispada; +che l'una generazione correrà sopra l'altra, e in questo modo si +consumeranno. + + + + + Cap. CXXXIX. + + _Lo re domanda: quando Noè entrò nell'arca, e prese di ciascuna bestia e +uccielli un paio, che bisogno avea di rea bestia, e di metterla nell'arca, + i scorpioni e tarantole e altre ree bestie? Sidrac risponde:_ + + +Egli gli mise per due cose: l'una fue per lo comandamento che egli ebe da +Dio, chè comandato gli fue che egli mettesse di ciascuna bestia due; egli +non ardì di trapassare (797) lo suo comandamento, come del suo criatore. +L'altra si è che, se le malvagie bestie velenose non fossono sopra la +terra, la terra sarebbe sì invelenata, ch'ella invelenerebe lo suo frutto, +sicchè niuno lo potrebe mangiare, ch'egli non morisse inmantenente. Chè la +terra è in molte parti tropa velenosa; e le bestie che noi abiamo +mentovate, non vivono se non del veleno della terra. E di questo si può +l'uomo legiermente avedere: chi pigliasse lo più velenoso uccello (798) +del mondo, e tenesselo in uno vasello, che fosse di terra, XV giorni; e +dessegli a mangiare pane e carne o altra cosa che non fosse di terra, egli +perderebe lo suo veleno, e non potrebe dannegiare niuno, se della terra +non mangiasse. + +(797) travalcare C. R. 1. — La Crusca non registra che _travalicare_. + +(798) animale C. R. 2. — serpant C. F. R. + + + + + Cap. CXL. + + _Lo re domanda: l'oro onde viene? Sidrac risponde:_ + + +L'oro viene del levante della terra, e simigliantemente l'argento; che là +ove la terra è pura e netta, ivi si truovano le vene dell'oro e +dell'ariento. E la gente lo truova, e poi l'asettano (799) per lo loro +senno. E ciò non è mica per tutta la terra; ma delle L. giornate o più, si +truovano una di queste vene. Nelle parti del ponente si truova l'oro, come +rena, alla riva del mare. Uno fiume à in India che mena di +pagliuola (800). + +(799) lo lavorano C. R. 2. — les affaictent T. F. R. + +(800) oro di pagliuola C. R. 2. + + + + + Cap. CXLI. + + _Lo re domanda: le perle e gli carbonchi onde vengono? Sidrac + risponde:_ + + +Uno mare è che si chiama lo mare nero. In quello mare si à molti +nicchi (801), che si tengono a due a due, e sono aperti sopra l'acqua; e +la piova si disciende dall'aria e entra ne' nicchi, per la volontà di Dio. +Egli si chiudono, e vanno e vanno dentro dal mare, e ivi dimorano C. anni +o più. E quegli che gli vogliono avere, sì si cuoprono i volti di vessiche +di buoi, per allenare (802) sotto l'acqua, e per lo grande dimoro +ch'eglino vi fanno; e sì s'ungono d'uno incenso (803) nero, perchè gli +pesci si fughino, e non fanno loro male (804). E quando eglino tragono +fuori i nicchi, egli gli aprono, e tragonne fuori le perle, che sono come +carne bianca, ritonda. Quando elle sentono l'aria, elle induriscono, tali +com'elle sono. E quando elle non sono di stagione, elle putono come +carogna, e non vagliono nulla. I carbonchi si truovano simigliante ne' +nicchi che sono nell'acque dolci; e sono di grandine che cade dall'aria in +loro; e elli si chiudono, e vanno nel fondo, e quivi dimorano CC. o CCC. +anni, in quello fondo, e le genti le truovano. E quando elli non sono di +stagione, simigliantemente putono, come le perle, e non vagliono nulla. +Non intendere che tutta la piova che cade ne' nicchi e la grandine, +diventino perle o carbonchi, se non lo primo giorno della luna di +giemini (805), quando la luna è nel suo segno; allora diventa la piova che +vi cade entro, perle. E a' dì XII di giugno (806), quando la luna è in +cancro, diventa la grandine che cade ne' nicchi, carbonchi; e ciòe aviene +più tardi che quelle delle perle. + +(801) molte coquilles C. R. 1. + +(802) per alitare C. R. 1. + +(803) unguento C. R. 1. + +(804) laonde li pesci li dottano e fuggono. R. C. 1. + +(805) genvier C. F. R. — il dì di calen di gennaio C. R. 1. + +(806) a' XXIIII dì della luna del mese di dicenbre C. R. 1. + + + + + Cap. CXLII. + + _Lo re domanda: quante terre sono al mondo? Sidrac risponde:_ + + +Tutta è una terra; ma per la ragione del mare, che è in terra per lo +mezo (807), egli le diparte in tre parti, che si chiamano tre contrade, +sanza l'isole. Ma tutta è una terra ferma; e tutte sono sopra uno +fondamento; e tutte le formò Idio, a una ora e a una volontà. Ma chi +andasse sotto il mondo, conciosia cosa che (808) niuno vi possa andare, ma +per la volontà di Dio uno andasse tutto intorno, egli troverebe che tutta +la terra è una, là ove è il mare e là ove non è; che tanto profondo non +può essere (809), che la terra non vi sia sotto. E quella medesima terra +àe acqua di sotto, ella, che la sostiene. + +(807) ch'entra per lo mezo C. R. 2. + +(808) _sebbene_. + +(809) che tutta profonda essere C. L. — Abb. corr. col C. R. 2. + + + + + Cap. CXLIII. + + _Lo re domanda: puote l'uomo andare intorno al mondo? Sidrac risponde:_ + + +Niuno puote andare intorno, nè atorniare lo mondo. Bene potrebbe l'uomo +tanto vivere, che, se la terra fosse tutta terra ferma, e fosse piana, che +andare vi potrebbe. Ma chi andare vi volesse, molto vi troverrebe +contrariose (810) montagnie, che passare non si potrebono in niuna guisa; +perchè troverebono molti diserti, che fiore (811) d'acqua non v'à. Anche +si troverebono molte bestie e uccelli salvatichi, che l'ucciderebono. E là +ov'egli avesse passati tutti questi pericoli, si troverebe lo grande +diserto, ove è la grande scuritade, che l'uomo non vi puote vedere nulla. +E là ove l'uomo avesse passato questo, si troverrebbe le crepature della +terra, là ove il mare batte, e passa per mezo la terra. E per molte +ragioni niuno uomo andare non vi potrebe, eziandio fosse uccello, volando, +per la sete e per l'affanno e per molte altre ragioni (812). + +(810) contraires C. F. R. + +(811) Per _punto_, _niente_. — punto d'acqua C. R. 1. e C. R. 2. — goute +d'aigue C. F. R. + +(812) Per molte ragioni, le quali si potrebbero asegnare, non potrebbe +niuna persona intorno alla terra andare; ancora fosse elli uno uccello +volante, non vi potrebe andare per la sete e per la fame che patirebbe +C. R. 1. + + + + + Cap. CXLIV. + + _Lo re domanda: potrebbe l'uomo andare tanto in su una nave, che + tuttavia la spingesse il vento inanzi, ch'egli potesse venire presso al + fermamento? Sidrac risponde:_ + + +Chi fosse in una nave in mare, e il vento la portasse e sospignesse +tuttavia inanzi, e movesse dal levante, da indi a due anni o più si +troverrebbe dalla riva del ponente. E simigliante, s'ella si partisse dal +ponente, si troverrebbe dalla riva del levante; e dal traverso del mondo +altressì. E s'egli avenisse cosa che fosse per la volontà di Dio, che uno +uomo fosse sì grande, come tutto il mondo, e fosse presso del fermamento, +là ove egli si volgie a mille miglia e più, quello uomo che fosse magiore +del mondo, morrebe incontanente, della paura e delle tenpeste che fa il +fermamento, quando egli si volge; chè lo fermamento non fina di volgere nè +di torneare. + + + + + Cap. CXLV. + + _Lo re domanda: che non creò Iddio l'uomo che potesse vivere lungo + tenpo? Sidrac risponde:_ + + +Se Iddio avesse fatto quello che tu dici, egli avrebbe fatto grande +oltraggio al diavolo, ch'egli lo traboccò di cielo per una sola +cogitazione. E l'uomo che il suo diletto avesse in questo mondo, e +lungamente vivesse sanza molti e grandi peccati, che non potrebe? E se +egli lo mettesse in paradiso, sapiate che Idio avrebe fatto grande +oltragio al diavolo. Non perciò ch'egli ci à dato vita e santà e gioia, +più che tu non dici. Li buoni giammai non morranno, e tuttavia giovani e +allegri e ricchi e savi saranno. La morte che noi abiamo in questo secolo, +si è altressì come trapassamento; e altressì come uno uccello, che entra +per una finestra e escie per un'altra. E chi vuole vivere lungo tenpo, +faccia quello che Idio gli comanda. E se uno re dicesse a uno povero: +vieni al mio tesoro, e piglia del mio avere e delle mie gioie e delle mie +pietre preziose, tante quante tu vorrai, e serbale per me; che, un'altra +volta, quando tu verrai a me, tu non venghi lordo, che tu sarai cacciato +alla mia porta; se quello uomo vorrà pigliare di quello tesoro, egli sarà +inorato tra li possenti; e s'egli vorrà andare tra la puzza, egli sarà +cacciato ontosamente da la conpagnia de' possenti. Altrettale aviene di +Dio. Idio ci à donato gioia e vita e sanità e ricchezza e gioventudine per +tutti i tenpi, e vita a chi la vuole avere, sanza fine; che già non morrà, +per lo trapassamento ch'egli farà di questo secolo. Lo suo tesoro si è la +nostra credenza e lo bene che noi facciamo; e lo nostro andare a lui altra +volta si è la morte; e chi vuole questo fare, egli avrà questo per tutti i +tenpi, ciò è a sapere che egli andranno nella vita perdurabile. E s'egli +ci desse lungamente gioia e vita e santà, e poi morire e andare diritto in +paradiso, non sarebbe mestiero di darci tutto questo, ma di metterci del +tutto in paradiso. Io non vorrei vivere tanto quanto il mondo durerà, e +essere tuttavia ricco e giovane e possente, e alla fine del mondo morire, +e andare in onferno. Certo inanzi amerei di morire ora, e andare +immantenente in paradiso. Che tutti i diletti e le gioie e le ricchezze di +tutto il mondo fossono insieme, tanto quanto il mondo durerà, e fossono +ragunate tutte in un luogo, non sarebbono nimica delle mille parti l'una, +delle gioie di paradiso. E simigliantemente, a questa medesima ragione, +delle pene dello 'nferno: che tutte le pene che giammai furono e saranno +per universo mondo, e tutte quelle che potessero essere, tanto quanto il +mondo durerà, non sarebbono mica delle mille parti l'una, del dolore e +delle pene dello 'nferno. + + + + + Cap. CXLVI. + + _Lo re domanda: quali angieli pigliano l'anime? Sidrac risponde:_ + + +Ciascuna anima, se ella è buona e giusta, quando ella si vuole partire di +questo secolo mortale, si viene l'angelo che la guarda e governa in questo +secolo, si viene con grande conpagnia d'angeli, e portalla, cantando e +glorificando lo nome di Cristo lo criatore. E poi la mettono in cielo, e +là istarà, infino a tanto che lo figliuolo di Dio verrà a giudicare i +morti e i vivi. Allora verrà l'anima al giudicamento, e piglierà lo suo +corpo, e monterà nella conpagnia di Dio in cielo, come uno de' suoi +angeli. Le ree anime, quando elle si dovranno partire de' loro corpi +mortali, si viene lo diavolo, a quella anima che à aconsentito alla sua +volontà, con grande conpagnia di demoni, e portolla ontosamente e +dolorosamente, e mettolla nelle pene dello 'nferno. Ma non intendere +nimica che questo sia al nostro tenpo; ma questo sarà dalla morte del +figliuolo di Dio: tutti fieno in inferno, buoni e rei, ma tutti non vanno +già in uno luogo, ch'egli vanno tutti in nabisso d'inferno per tutti i +tenpi; ma i buoni vanno ne' canti (813), là ove egli non ànno se non +tenebre; e là istaranno tanto che il figliuolo di Dio gli verrà a liberare +per la sua morte. + +(813) en l'orle C. F. R. — nelli cantoni C. R. 2. + + + + + Cap. CXLVII. + + _Lo re domanda: quale è meglio, od opera o castità? Sidrac risponde:_ + + +Opera vale meglio sanza castità, che castità sanza opera. Se tu se' casto +del tuo corpo, e le tue opere sono rie, quella castità che tu ài non sono +per Dio, anzi sono per alcuna cagione che tu ài, o per vechieza o per +fraleza di natura. Quelli che uccidono le genti, ingannano, e inbolano +l'altrui, e sì si spergiurano, e non conoscono lo loro criatore; e quelli +che lo conoscono, e non fanno lo suo comandamento; quelli che fanno le rie +opere di male maniere contra gente, che castità possono avere in loro? +Quando cotali opere fanno, cotali gente, non ànno in loro la castità per +Dio, anzi l'anno per le cose sopradette (814). La castità che è in loro +non è prode neuno alla gente. Quelli che ànno buone opere in loro, e non +sono casti, quelli non fanno niuno danno alla gente, anzi fanno male a +loro medesimi. Chi buone opere fae, può fare rei fatti, bene e pietà e +lealtà alberga in lui; e se egli non è casto, lo suo peccato non fa niuno +male a l'altre genti; anzi puote essere per le buone opere ch'egli fa, +raccatterà lo suo peccato. E però diciamo noi che le buone opere sanza +castità vagliono meglio che castità sanza buone opere. + +(814) Quelli che fanno le male opere, e uccidono le genti, e ingannano e +rubano e uccidono e furano, quelli sono ispergiuri; e quelli che non +conoscono loro creatore, et quelli che non fanno suoi comandamenti, ke +fanno le male opere per molte maniere; tali gente, che castitade possono +avere in loro, quando elli non ànno pietade d'altra creatura? Quando +cotali opere rie fanno, tali gente non ànno la castitade in loro per Dio, +anzi l'ànno per le cose avanti nominate C. R. 1. + + + + + Cap. CXLVIII. + + _Lo re domanda: di che vengono gli tremuoti? Sidrac risponde:_ + + +I tremuoti avengono per l'acque che corrono fortemente sotterra, e fanno +grandi marosi, e gittano grandi venti del loro incontrare. Che l'aria si +serra e si raguna in tane, che sono sotto terra, e per lo suo grande +serramento (815) e per la sua grande forza ella crolla la terra, e falla +rimutare, e criepa. E 'l vento e l'aire escie tutto di fuori, là ove la +terra è frale; e al suo uscire abatte e confonde (816) tutto ciò che sopra +v'è fondato; e là ove la terra è forte, ella triema sanza altro +fare (817). + +(815) raunamento C. R. 2. + +(816) confund C. F. R. — _Confondre_, _confundre_, oltre _confondere_, +vuole anche dire _rovinare_, _distruggere_. + +(817) „Onde volendo noi cercare la cagione, che fa tremare la terra, +troviamo una ventosità che s'ingenera nel ventre delle terra.... E già +avemo trovati forati nella terra, che continovamente n'uscia fuori lo +vento..... E in quelle contrade erano bagni: onde, entrando lo calore del +sole entro per lo corpo, lo quale ha a risolvere l'umidità in vapore, +risolve l'umidità della terra e diventane vapore ventoso, lo quale è +racchiuso nella concavità della terra..... onde, non potendovi istare, +combatte colla terra per uscire fuori; e se truova la terra dura e soda, +levata su e giù, e falla tremare, e insolliscela ed escene fuori; e se la +truova arenosa e solla, escene fuori sanza tremuoto.„ _Ristoro d'Arezzo_, +_Compos. del Mondo_, VII, IV., 7. + + + + + Cap. CXLIX. + + _Lo re domanda: le piante perchè mutano lo loro segno e fannoli contro? + Sidrac risponde (818):_ + + +Iddio à stabilito che tre volte averà: le prima è venuta, e le due +averranno. L'una fue per l'avenimento del diluvio, che tutto il mondo +dovea perire. L'altra sarà quando il figliuolo di Dio sarà crocifisso e +morto: questa sarà molto grande e molto iscura, e bene dee essere, per la +morte di così grandissimo signore, come il figliuolo di Dio sarà. L'altra +sarà quando lo falso profeta nascierà, lo quale tutto il mondo divorerà. +Questi tre sono naturali. Gli altri che sono stati e saranno, sono per la +ragione del sole e della luna e della terra; chè la scurità della luna +aviene per la terra, e quando ella toglie lo chiarore del sole. La luna e +'l sole vanno per una via, ciascuno nel suo cerchio; e quando aviene che +la terra tolga lo chiarore del sole, si conviene che la luna iscuri, +perchè la luna non luce per sè, anzi per lo chiarore del sole che fiede in +lei; e se lo splendore non vedesse, la luna giammai non lucerebbe; che la +luna è come uno specchio, che niuno chiarore non rende. Quando lo +fermamento fa lo suo torno, e lo sole intornea lo mondo, si comincia la +terra a tôrre lo chiarore del sole alla luna, a poco a poco; siccome voi +vedete che la luna rischiara a poco a poco. E ciò aviene per la terra, che +li ombra (819) lo splendore del sole. Quando la luna è tutta coperta per +la terra, ch'ella à tolto lo chiarore del sole al volgere del fermamento, +lo sole iscuopre della terra parte, e la luna perde l'onbra della terra; e +allora lo sprendore del sole la comincia a fedire, a poco a poco, tanto +che la luna à tutto ricovero (820) la sua luce. La luna perde per lo sole +lo suo lume, a poco a poco, dall'una parte, e dall'altra lo ricovera +simigliantemente, a l'uscire del sole (821). E simigliantemente aviene del +chiarore del sole, quando la stagione è che il sole va per la via della +luna; e egli medesimo viene sopra lei; ella fa ombra alla terra, e toglie +lo chiarore del sole, tanto che egli avrà passato dall'altra parte, per lo +movimento del fermamento; e si discuopre dall'altra parte, a quella +medesima ragione che la terra toglie lo chiarore del sole alla luna. E +quando la luna rende lo suo chiarore, quelli che non la veggono, si ànno +notte, perchè non ànno lo chiarore del sole. Quando lo sole fa lo suo +chiarore, quelli che vegiono, si ànno giorno, ch'egli ànno lo suo +chiarore. Allora quando noi vegiamo lo suo chiarore, l'altre genti nollo +veggiono; quando noi nollo veggiamo, e quelli lo veggono. + +(818) Questo capitolo tanto nel C. F. R. che nel T. F. P. è intitolato: +_Les esclips de quoy vienent?_ E questo pare che abbia da essere il vero +titolo di esso. + +(819) _Ombrer_, ant. fr., ha ancora il significato di _coprire_. Il testo +prov. del Sidrac: esdeve escura per la terra que lhi _enombra_ la +resplandor del solelh. — _Ombrare_ in questo senso manca alla Crusca. + +(820) àe ricoverata C. R. 2. + +(821) Aussi comme le solail se couvre de la terre de l'une part a son +passer, et se decouvre a son yssir de l'autre part C. F. R. + + + + + Cap. CL. + + _Lo re domanda: le stelle che vanno per l'aria, vanno elleno, e come + cagiono elle? Sidrac risponde:_ + + +Lo chiarore che voi vedete andare per l'aria non sono già istelle, anzi +sono tre cose: l'una è lo vento, che corre per l'aria (822); la seconda si +è l'umidore che la terra sospira (823), che egli monta in alto ne l'aria, +nello grande calore che la terra getta, e quando egli sente l'aria, egli +ischianta. La terza si sono gli angioli, che di cielo sono abattuti, +siccome a Dio piacque; chè quando lo suo comandamento fue ch'eglino non +cadessono più, in quello punto dimorò ciascuno in quello luogo là ove egli +era. Quelli che nell'aria furono traboccati, dimorarono nell'aria; e +alcuna volta vogliono per loro ingegno (824) agrappare al fermamento; e +gli angeli di Dio gli fediscono di fuoco, e buttano in inferno, là ove gli +altri sono. E quello fuoco che caccia (825) nel nabisso dello 'nferno, si +dimostra a noi i modi di stelle (826). Simigliantemente avengono quelle +cose così di giorno come di notte; ma per lo chiarore del sole non si +possono vedere. + +(822) „Quod in nocte videntur stellae cadere, non sunt stellae, sed +igniculi a flatu ventorum ab aethere in aerem tracti, etc.„ _Imago mundi_, +c. 50. + +(823) Per _esala_. + +(824) par lor engin C. F. R. + +(825) chi les eschaufe C. F. R. — Forse _eschaufe_ fu tradotto per +_caccia_? Anche il C. R. 2. ha: cacciano. + +(826) si dimostra a noi in modo di stelle C. R. 2. + + + + + Cap. CLI. + + _Lo re domanda: quanti cieli sono? Sidrac risponde:_ + + +Tre cieli sono: l'uno è quello che noi vegiamo, che intorno di noi torna, +e si è del colore dell'azzurro, e si è lo primo fermamento, e si è +corporale. Lo secondo si è quello ove i buoni saranno, là ove gli angeli +sono, e si è ispirituale, e si è alla simiglianza di cristallo. Lo terzo +si è quello ove Idio è; e è di simiglianza d'oro. E ciascuno di questi +cieli è di lungi l'uno dall'altro, come la terra infino al primo cielo. Ma +egli si nominano VII cieli per la substanzia di VII pianeti. + + + + + Cap. CLII. + + _Lo re domanda: quanto è alto lo cielo da terra? Sidrac risponde:_ + + +Lo cielo è tanto alto dalla terra, che, una pietra fosse al cielo, che +pesasse quanto una macina da mulino, si penerebe a cadere più di cento +anni, anzi che ella fosse quagiù, ove noi siamo. E si è così presso lo +cielo dalla terra, agli buoni, e agli angeli (827), che così spesse volte +vi montano e asciendono, come l'uomo chiuderebe gli occhi e aprirebbe; +questo è per la volontà di Dio. + +(827) as bons chi monteront et as angles qui souvent montent et descendent +C. F. R. + + + + + Cap. CLIII. + + _Lo re domanda: di quale virtù è il fermamento? Sidrac risponde:_ + + +La virtù del fermamento è maggiore che nullo uomo del mondo non potrebe +contare. Egli è fatto ritondo, come una ruota che testa nè coda non à; e +non fina tuttavia di volgersi intorno lo mondo. E se egli posasse del suo +torno, e non torneasse lo mondo, niuno uomo e niuna femmina e niuno pescie +andare nè mutare non si potrebbe, anzi sarebono come morti; che Dio l'à +fatto bene ordinatamente in quella maniera e in quello modo, che bisogna +al mondo e alla gente. Per lo suo torno tutte le gienti vivono. + + + + + Cap. CLIV. + + _Lo re domanda se le pianete e le stelle sono di gran virtute (828). + Sidrac risponde:_ + + +Le pianete e stelle sono di grande virtude. Le sette pianete fanno +nasciere tutte l'erbe del mondo e tutti i frutti della terra. Le pianete +governano, per volontà di Dio, la terra e l'acque e' venti e le genti e le +bestie e gli uccelli e' pesci e tutte l'altre cose che ci sono; e sì si +stabiliscono per lo loro torno le cose tenporali e le corporali. Elle sono +sette pianete: la prima si chiama Saturno, che è di sopra e più forte, e è +maggiore che l'altre; e ciascuno (829) segno istae due anni e mezo; e si è +pianeta di podere e di possanza. E quelli che sono nati in quella pianeta, +quando elli comincia ad abassare, elli abassano di podere e di forza; +quando egli regna, egli regnano nelle loro ricchezze e in bene. Ella (830) +regnia in XXX anni una volta; e regnia in uno segno che si chiama libra, e +s'abassa in un altro che si chiama aries. La seconda pianeta si chiama +Juppiter. Pianeta è di riccheza e d'avere e di mercatantia e di senno e di +savere e di buono lodo tra le genti; e si torna li XII segni, e ciascuno +segno dimora VII anni. Quelli ch'è nato in quella pianeta, in capo di XII +anni, egli è nel meglio di suo punto. Ella regna in uno segno ch'à nome +chancer, e s'abassa in un altro che si chiama chapricorno. La terza +pianeta à nome Mars. Quelli che è nato in quella pianeta, in uno anno e +trentatrè giorni si può canbiare lo suo fatto (831) e la sua volontà. Ella +regnia in uno segnio che à nome capricorno, e s'abassa in un altro che à +nome chancer. La quarta pianeta à nome Sole: pianeta è di grandi fatti di +re e di signori e di podere; e governa la terra; e passa per li XII segni; +in ciascuno segno dimora uno mese. Quelli che è nato in questa pianeta, +ciascuno dì si puote canbiare lo suo fatto e di sua volontà. E regna in +uno segno che à nome aries, e s'abassa in un altro che à nome libra. La +quinta pianeta à nome Venus. Questa è pianeta d'amore e di sollazzo e +d'allegrezza. Quelli che in questa pianeta nascierà, di vano cuore e di +frale sarà. In trecento trentatrè giorni si può cambiare lo suo fatto e le +sue volontadi e le sue cogitazioni. Ella passa li XII segni, e in ciascuno +segno dimora XXXIII giorni; e si regna in uno segno che à nome piscies, e +s'abassa in un altro che à nome gemini. La sesta pianeta à nome Mercurio: +pianeta è d'arte e d'inframmettersi in tutte cose; e passa li XII segni, e +dimora in ciascuno segnio XXII giorni. Quelli ch'è nato in questa pianeta, +in centotrè giorni si puote canbiare lo suo fatto e la sua volontà. Ella +regna in uno segno ch'à nome virgo, e s'abassa in un altro ch'à nome +pisce. La settima pianeta si à nome Luna: pianeta è d'acque e di viaggi e +di leggierezza (832); e si passa gli XII segni, e in ciascuno segno dimora +II giorni e terzo. Quelli che è nato in questa pianeta, in uno mese si può +canbiare lo suo fatto e la sua volontà. Ella regna in uno segno ch'à nome +taurus, e s'abassa in un altro segno ch'à nome iscorpio. Non intendere +nimica che questo avenga alla persona, quando la pianeta è in quello +segno; anzi averrà quando la pianeta comincia a regnare: la persona avrà +grande bene in sua vita; quando ella è nata nel suo abassamento, la +persona avrà tribolazione. E s'ella è nata in altro punto, la persona sarà +d'altra qualità, secondo l'ora ch'ella è nata; non già secondo l'ora +solamente, anzi secondo l'ora e il punto in che serà nato, e secondo lo +sguardamento de' segni, che saranno incontro a quella pianeta, in quella +ora e in quel punto. Lo giorno e la notte si è XXIIII ore, e ciascuna ora +è mille ottanta punti, che fanno 25920 punti; moltiplicando XXIIII vie +MLXXX punti (833), cotante creature possono essere nate per l'universo +mondo, e ciascuno giorno e in ciascuno punto, e cotante persone. Bene +puote essere che non si somigli l'una l'altra; e se alcune si somigliano +di tutte cose, non puote essere che alcuna differenza non sia tra loro, o +dei loro corpi, o delle loro qualitadi e del loro podere, chè più sono le +diferenze che i punti di XXIIII ore. E perciò conviene che abbia tra loro +alcuna differenzia, se non sono nati in uno punto. E tutto questo è per la +volontà di Dio, che degnò di stabilire lo fermamento e le sette pianete, e +i segni e l'ore e i punti del giorno e della notte. E di ciò potete voi +vedere apertamente, delle cose visibili. Voi vedete lo sole cresciere +l'erbe, e nodriscie gli frutti; e della luna apertamente: quando ella +crescie, l'acque crescono e il sangue dell'uomo; e quando ella menoma, +altressì si menomano le sue altre vertudi, che le aluminano lo mondo, +l'una di giorno e l'altra di notte. E si ànno l'altre pianete le loro +vertudi, che molto sono grandi. A chi le volesse contare, le vertudi delle +VII pianete, assai avrebe a contare, che nulla di loro non manca lo +stabilimento che Iddio à loro donato (834); e tutte le nature per lei +passano, siccome è stabilito (835). E tutte l'altre stelle ànno molto +grande vertù, ch'elle alluminano lo cielo, e rendono chiarore in terra; e +di questo vi potete voi chiaramente avedere, quando la luna non luce, e +l'aria è chiara e cilestra, e ciascuno puote andare d'ogni parte, e +vedere, per lo chiarore delle stelle, in terra. E non v'à niuna pianeta +che non sia magiore di tutto lo mondo, salvo Venus e Mercurio e Luna. + +(828) Abbiamo preferito il titolo del C. R. 2., essendo evidentemente +errato quello del C. L., che dice: _Lo re domanda di quante maniere +d'aquie_ (sic) _e di quante pianete_. + +(829) en chascun C. F. R. + +(830) Intendi _la pianeta_. + +(831) lo suo stato C. R. 2. + +(832) leggiere C. L. — Abb. corr. col C. R. 2., sulla scorta del C. F. R. + +(833) Così il C. R. 2. — Nel C. L.: Lo giorno e la notte si è XXIIII punti +che fanno XXV miglia e VIIII XX. + +(834) car nulle d'eles ne forvee (sic) l'establissement che Deus li a done +C. F. R. — Paragona _forvee_ al signif. di _forvoier_. + +(835) Non sappiamo che senso possano avere queste parole. — Il C. R. 2. +ha: et tucte le nature loro si passano si come è stabilito. — E forse +potrebbesi meno difficilmente spiegare questa seconda lezione, pensando al +significato che nell'antico franc. ha il vb. _passer_, di _se +comporter_. — Però il C. F. R. ha invece: toutes les nativites par elles +passent, enci com Dieu l'a establi. — E questo potrebbe intendersi che i +pianeti influiscono sulle nascite. + + + + + Cap. CLV. + + _Lo re domanda: di che maniere sono l'acque? Sidrac risponde:_ + + +Di più maniere sono l'acque. Prima è lo mare, che è insalato, onde tutte +acque escono. Anche ci à fontane che si canbiano, e surgono la settimana +quattro giorni, e li III stanno chete (836). Uno fiume è che tutta la +settimana corre, e il sabato non si muta (837). Un altro fiume à nel +levante, che di notte è ghiacciato e di giorno corre. Altre fontane àe, +nell'isole di mare d'India, che è sì spessa l'acqua, che, chi la mettesse +in uno drappo, non si potrebbe colare; e è sì calda, che se l'uomo vi +gittasse rame dentro, egli arderebe come il fuoco; e sì non si potrebe +ispegnere se non con orina. Una fontana v'à, che surge acqua nera, che +l'uomo fa di lei fuoco volante, che molto arde. Altre fonti v'à, che +guariscono e saldano le ferite. Altre fontane v'à, che quando l'uomo bee +di loro, elle rendono memoria; e altre v'à che fanno dimenticare; e altre +che fanno giacere l'uomo colla femina ispesse volte; e altre v'à che fanno +portare figliuoli alle femine che sono sterili; e altre che fanno sterili +le femmine. E altre v'à che fanno dare a' ferri buone tenpere e dure; e +altre v'à che fanno buoni colori. E fiumi v'à che fanno nere le pecore, e +sono ispesse l'acque, che nullo non vi puote passare, nè pesci notare. +Altre fontane v'à di diverse maniere, che tropo sarebe lungo a +raccontarle (838). + +(836) Mancano alcune parole al nostro e al C. R. 2. — Ecco la lez. del +C. F. R.: Il y a fontaines che IIII fois l'an cangent lor color: premier +noire, apres sanguine, et puis troble, clere, fine. Il y a fontaines che +IIII fois la semaine sordent IIII jors, et les III se tienent +coyes. — _Sordent_ da _sordre_, jaillir; che ha comune con _sorgere_ il +significato e l'etimologia nel lat. _assurgere_. — _Stanno chete_ non è +ben tradotto. Il testo dice _se tienent coies_, che vuol dire _si +nascondono_, _non si mostrano_; e sta in relazione col _sordent_. + +(837) Per _muoversi_. — Nel C. F. R.: ne curt point. + +(838) Il C. F. R. ha di più: Il y a autres fointanes chaudes, chi +aveuglent la gens. Il y a une grant fontaine, chi est toute coye, et chant +l'on fait aucun solas entor elle, et sont des strument, et corre com I +flum. Il y a autres fointanes chi sunt mult perilloses: chi enteroit +dedens, ne poroit iemais issir che mort. Il y a autres fointanes chaudes, +autres froides, autres ameres, autres salees; et tout ce est par la nature +de la terre; et devient de celle meyme nature. Et toute ce est la volente +de Deu. + + + + + Cap. CLVI. + + _Lo re domanda: quanti mari sono? Sidrac risponde:_ + + +Tre mari sono: l'uno si è lo mare borre (839), che intornea la terra, e si +è salato, così come voi vedete. Lo secondo si è lo mare nero, che niuno +uomo non vi potrebe andare entro. Lo terzo è lo mare puzolente, che niuno +uomo non vi potrebe entrare entro, che non morisse incontanente. Così come +lo mare orrebe (840) intornea la terra, simigliante lo mare puzolente +intornea lo mare nero. E tutto questo à istabilito Iddio. + +(839) bocave C. R. 2. — botee C. F. R. — betee T. F. P. + +(840) bactee C. R. 2. — boutee C. F. R. — betee T. F. P. + + + + + Cap. CLVII. + + _Lo re domanda: perchè fecie Idio ritondo il mondo (841)? Sidrac + risponde:_ + + +Per tre cose: l'una per significanza di sè medesimo, che non ebbe +incominciamento nè fine. L'altra per sua gloria e per sostenere tutte le +cose. L'altra per lo torno del fermamento, che non fina di torneare per +tutto il mondo (842), siccome Idio l'à istabilito. + +(841) Manca _ritondo_ al C. L. — L'abb. agg. dal C. R. 2. + +(842) Correggi, col C. F. R.: entor le monde. + + + + + Cap. CLVIII. + + _Lo re domanda: perchè fece Idio lo sole caldo e la luna fredda? Sidrac + risponde:_ + + +Se il sole non fosse caldo e la luna fredda, niuno uomo vivere non +potrebbe, nè la terra niuno frutto non renderebbe; chè Idio per la sua +potenzia l'à bene istabilito e ordinato, siccome al mondo bisognia. Lo +sole iscalda la terra, e fa vivere le creature, e fa nasciere i frutti +della terra; e tutto questo aviene per lo suo calore. E se quello calore +fosse di giorno e di notte, le genti e l'altre creature afogherebono, e +l'erbe seccherebono. Ma di notte viene lo freddo della luna e dell'aria, e +tenpera quella calura, e rende umidore, e così gli nudriscie, e fa vivere +e cresciere. E se lo freddo della luna fosse tuttavia (843), e 'l calore +del sole non fosse, la gente e l'altre criature vivere non potrebbono. Se +non fosse lo calore del sole e lo freddore della luna, lo mondo essere nè +vivere non potrebbe. + +(843) tout jors C. F. R. + + + + + Cap. CLIX. + + _Lo re domanda: quale è la maggiore cosa che sia? Sidrac risponde:_ + + +La misericordia di Dio è la magiore cosa che sia, nè che fu, nè che sarà; +chè nullo cuore non potrebbe pensare, nè lingua dire la grandeza della +misericordia di Dio, a quelli che la cheggiono e che la disidirano +d'avere. Ella è magiore che le granella della rena e le gocciole +dell'acqua del mare e le foglie degli alberi: è magiore di tutte (844). + +(844) di tutte le cose del mondo C. R. 2. + + + + + Cap. CLX. + + _Lo re domanda: quale è più o la rena della terra o le candelle (845) + del mare? Sidrac risponde:_ + + +La rena è più assai che le candelle del mare. Una pugnata di rena sarebe +grande quantità di candelle d'acqua, che molto sono più minute le rene che +le candelle dell'acqua. Ella non puote essere nulla parte che l'acqua non +sia sopra terra e sopra rena; e la rena sostiene molte parti del mondo. La +rena dura molte giornate, e sì non v'à candella d'acqua. Lo mare non puote +essere tanto profondo, che la rena e la terra non vi sia; chè tutta +l'acqua del mondo si è posta sopra terra e sopra rena. E alcuna volta +l'uomo cava la terra, e truova l'acqua sopra rocca; ma la rocca è posta +sopra terra; e questa è ragione per la minutezza della rena, e perchè in +molte parti à rena, ove non ci è acqua. E la rena è più che le candelle +dell'acqua. + +(845) _Candelle_ è ripetuto tante volte nel Cod. che noi non sapremmo +qualificarlo per errore. D'altra parte il C. F. R. ha sempre _goutes_, e +il C. R. 2. sempre _gocciole_. Ed è evidente che _candelle_ ha da avere +appunto questo significato. Ma come e perchè? Per un momento ci parve di +potere supporre che invece di _candelle_ fosse da leggere _canelle_; e che +trovandosi nel latino barbaro _guttarium_ per _canalis_, il traduttore, +per una strana confusione d'idea e di parola, avesse scritte _canella_ per +_gutta_, _gocciola_. Appresso credemmo di essere sulla via per ispiegare +le _candelle_, considerando come questo vocabolo abbia riferimento ad +acqua, ne' dialetti di varie città d'Italia; come ad es. nel milanese +_candìla_, e nel bresciano _candela_, rigagnolo, piccolo rivo artificiale. +Ma dobbiamo pur confessare che nè l'una nè l'altra di queste spiegazioni, +dopo più matura riflessione, ci sodisfecero. Neppure sapendo che il +provenzale ha _cadenel_, canale, rivo; dal quale forse potrebbe non esser +difficile passare a _candel_, _candella_ per _onda_. — Altri potrebbe per +avventura supporre che avesse a leggersi _ondelle_, come già si disse +_ondetta_ e _ondicella_. + + + + + Cap. CLXI. + + _Lo re domanda: potrebbe l'uomo contare l'onde del mare o la rena della + terra? Sidrac risponde:_ + + +Se il mondo fosse magiore mille volte, e fosse terra tutta ferma, e che +durasse mille anni e fosse molto atticciato (846); lo giorno e la notte +sono XXIIII ore, e ciascuna ora sono mille ottanta punti, e di (847) +ciascuno punto nascieranno mille volte mille uomini e altrettante femine; +e fossono tutti pilosi, e per ciascuno pelo avesse mille volte candelle di +mare (848), le candelle dell'acqua sono più che questo numero, e la rena +della terra è più che le candelle del mare, e la misericordia di Dio è +magiore che l'una e che l'altra, e più che tutte le cose che al mondo +sono, e che sono state o che saranno, a quelli che la disiderano d'avere. + +(846) abitato C. R. 2. — habitees mout durement C. F. R. — habitees de +grant multitude de gens T. F. P. + +(847) a C. R. 2. + +(848) mille volte mille gocciole di mare C. R. 2. + + + + + Cap. CLXII. + + _Lo re domanda: quante stelle sono in cielo? Sidrac risponde:_ + + +Se tutte l'acque fossono terra ferma, e l'una e l'altra fossono molto +abitate da gente, e tutti quelli che sono morti e nasceranno e che sono, +fossono in numero (849), le stelle sarebono più; chè per l'altezza del +fermamento e per la sua ampiezza le stelle non si possono tutte vedere; +che gli nuvoli s'abassano e gli altri innalzano; e però le stelle sono più +assai; chè la vista dell'uomo, ched è sì tagliente (850), non puote tutte +le stelle vedere. Lo fermamento, che è così grande, e è tutto alluminato +dalle stelle, si risprende, come voi vedete e più; ma per lo suo torneare, +l'uomo nolle puote vedere tutte (851), chè l'una disciende e l'altra +monta, all'ore e a' punti dello giorno e della notte, così come Idio l'à +comandato; che già non posano e non cessano, e fanno loro torno per lo +movimento del fermamento. + +(849) in uno numero C. R. 2. + +(850) la viste de l'home chi est si trenchant C. F. R. — Non trovo es. +nell'ant. fr. di _trenchant_ agg. a vista; come neppure di _tagliente_ in +ital. — Il T. F. P. ha: sì penetrative. + +(851) Manca al C. L.: l'uomo nolle puote vedere tutte. — L'abb. agg. dal +C. R. 2. + + + + + Cap. CLXIII. + + _Lo re domanda: quanti angeli creò Idio, e quanti furono quelli che + caddono, e quanti no dimorano in cielo? Sidrac risponde:_ + + +Idio, per la sua santisima misericordia e per lo suo piacere, creò nove +ordini d'angeli, che sono molto grande numero; e tutti rendono grazie e +lodo a Dio lo padre onipotente. E di questi VIIII ordini, ne traboccò una +parte, per lo loro orgoglio. Altrettanti sono quelli che ubidettono, come +la metà della gente (852). E tutti quelli che sono morti e che nascieranno +e che sono nati al mondo, si porranno a sedere in quelle sedie. Quando gli +nove ordini saranno conpiuti, per quegli che traboccarono, il mondo +finirà, e sarà alla volontà di Dio. Non intendere mica che tutti quelli +che sono nati e nascieranno, monteranno in cielo, alle dette sedie; ma +monteranno quelli che degni ne saranno, e quelli che lo comandamento di +Dio faranno, e quelli che per lo loro servigio lo serviranno. Gloria e +gioia e allegrezza non fallirà loro. + +(852) la moitie des gens dou monde C. F. R. + + + + + Cap. CLXIV. + + _Lo re domanda: quali sono più o le genti o le bestie o gli uccegli o' + pesci? Sidrac risponde:_ + + +Le genti à fatte Idio assai meno che le bestie; che per ciascuna persona +del mondo, sono più di cento bestie, sanza i vermini; e per ciascuna +bestia che è al mondo, sono più di mille uccielli e più; e per ciascuno +uccello, àe mille pesci e più in mare. Questi sono quelli che Idio à fatti +più di nulla creatura movibile; e tutto questo è la sua volontà e lo suo +comandamento. + + + + + Cap. CLXV. + + _Lo re domanda: Iddio ch'è tutto possente perchè non fece altre creature + che vermini e bestie o uccielli o pesci? Sidrac risponde:_ + + +Idio per la sua potenza fece bene e ordinatamente a ragione ciò che egli +fece; e fece al mondo quattro alimenti, e di quattro conpressioni, di +caldo e di secco di freddo e d'umido; e si fece all'uomo corpo di terra, e +alla bestia corpo d'aria (853), e a' pesci corpo d'acqua. E se egli avesse +fatto corpo di terra, così come agli uomini, egli risusciterebono al dì +del giudicio, altressì come l'uomo; ma perchè non ànno corpo di terra, +diventano nulla (854). Lo più dilettevole luogo del mondo si è colà, là +ove il cuore istàe, e à volontà d'essere; che se uno fosse nella più bella +piazza del mondo, e avesse quello che mestiere gli fosse, e egli amasse +altro luogo, quella bella piazza gli parebe nulla, inverso l'amore ch'egli +avrebbe in altra parte (855), conciosia cosa ch'elli fosse laido; e se +elli fosse la più brutta piazza del mondo, e egli amasse quello luogo, e' +gli parrebbe il più dilettevole luogo del mondo. E perciò diciamo noi che +lo più dilettevole luogo del mondo si è là dove l'uomo ama e disidera. + +(853) et as oisiaus si fist cors de l'air C. F. R. + +(854) Qui nel C. F. R. e nel T. F. P. comincia un altro Cap., intitolato: +_Le quel est le plus deletable leu de monde?_ + +(855) leu C. F. R. + + + + + Cap. CLXVI. + + _Lo re domanda: quale è più ardito o quelli che va di notte o quegli che + va di giorno? Sidrac risponde:_ + + +Quegli che va per pericoloso luogo, e' va di giorno per la sua grande +prodezza (856), come quelli che à grande coraggio di sè difendere dal suo +nimico. Quelli che vae di notte, vae con grande paura, e non è uomo da +difendersi da un altro, e va come ladrone. Gente sono che non dottano uomo +nè bestia, e si non osano andare di notte, per paura d'onbra; e ciò loro +aviene di difalta di cuore. Altra gente sono, che si chiamano codardi, e +sono vantatori (857); e lo giorno vanno saviamente tra la gente, e la +notte si devisano (858), e vanno per le ville, come arditi, perchè sono +sicuri non saranno conosciuti. Ma le genti che li veggiono, credono che +sieno alcuni valenti uomini. E per questa sicuranza vanno di notte facendo +il male. Sapiate che quelli sono vili e codardi, che si devisano per +parere altra gente. + +(856) Celui chi vait en perilous leu et vait de jor, cil vait par sa grant +proesse C. F. R. + +(857) boubansors C. F. R., per _boubancier_. + +(858) se desguisent C. F. R., che vuol dire _sortir de la guise_, _se +transformer_. — _Devisarsi_ è traduzione letterale del vb. fr.; ma può +piacere, ad esprimere il cangiare di _viso_, di _apparenza_, di _abito_, +invece di _travisarsi_. + + + + + Cap. CLXVII. + + _Lo re domanda: quale è maggiore prodezza o quella di città o quella de' + boschi? Sidrac risponde:_ + + +Prodezza di città non è già chiamata (859), ch'ella non è prodezza, anzi è +follia e stoltezza. E' pigliano sicurtà dalla gente. Che molti sono quelli +che, quando ànno parole con altrui, egli lo vogliono asalire tra l'altra +gente; e quelli che sono asaliti, sono più valenti e più arditi; e si non +si vogliono muovere contra di loro. E quelli che asaliscono lo fanno per +tre cose: la prima, è per grande follia; la seconda, per sicurtà delle +genti che si metteranno in mezo, e non lascieranno acostare; la terza, +quando egli ànno troppo bevuto, e lo cervello loro è tutto smoto (860) di +vino. E lo valente che è asalito, lascia lo mal fare per tre cose: la +prima, che egli à paura di mal fare; la seconda, ch'egli dotta la +signoria, chè tutti i valenti uomini dottano la signoria (861); la terza, +dottano l'onta di non perdere lo suo, e però non si vuole egli muovere. Ma +se amenduni fossono alla foresta, lo valente della città non avrebe +ardimento di farlo; chè là non troverebe egli chi lo tenesse; e lo +prod'uomo del bosco non temerebbe onta nè signoria nè di perdere lo suo, e +tosto l'ucciderebbe. E se gli due s'incontrano insieme, lo prode uomo del +bosco si difende valorosamente; e lo prode uomo della città, che spesse +volte fanno le stampite (862) tra la gente, non oserebbe dimorare nella +piazza, anzi fugirebe nel canpo. E però diciamo noi che la prodeza del +bosco è detta prodeza, e quella della città è detta follia. + +(859) ne est mie apelee proesse C. F. R. + +(860) Traduz. letterale del franc. _esmeue_, dal vb. _esmaier_, +_commosso_, _turbato_, _alterato_. + +(861) car tout home la doit douter C. F. R. + +(862) estampie C. F. R. — bombans T. F. P. — Pare che qui _stampita_ +abbia da intendersi per _vantazione_, _millanteria_. Trovasi questa parola +nel provenzale, ove ebbe anche il significato di _disputa_, _rumore_. E +nel nostro esempio potrebbe intendersi che chi fa _chiasso_, _rumore_, +quando è in mezzo a molta gente, fugge poi se si accorge che vi sia +pericolo di trovarsi solo di fronte al proprio avversario. — Cf. _Gachet_, +_Gloss. du Chev. au Cygne_, a _Estampiez_. Il Gherardini reca un esempio +di _stampita_ per _chiacchierata_; e questo pure potrebbe adattarsi al +caso nostro. — Vogliamo anche notare che il mod. spagn. ha: _estampida_, +che significa il rumore del colpo di un fucile o di un cannone. + + + + + Cap. CLXVIII. + + _Lo re domanda: dee l'uomo rinproverare l'uno all'altro o di povertà o + di ricchezza o di malizie o di malvagità di sua moglie, o d'altre cose? + Sidrac risponde:_ + + +L'uomo non dee rinproverare l'uno all'altro di nulla cosa; che se tu gli +rimproveri malizie, quelli che le dà, lui le potrebe bene dare a te (863). +E se tu gli rinproveri della follia di sua moglie, egli potrà bene essere +che altrettale averrà ad te. E se tu gli rinproveri d'altre cose, lo +somigliante puote avenire a te. E però niuno dee rinproverare altrui, chè +niuno è che sapia che avenire gli dee. + +(863) car si tu li reproches de maladie, cil chi li dona la maladie puet +bien doner a toy C. F. R. + + + + + Cap. CLXIX. + + _Lo re domanda: dee l'uomo portare e fare onore a tutta gente (864)? + Sidrac risponde:_ + + +Si bene, ma nulla anima del mondo lo potrebe fare a piacere con suo prode +e con suo onore. L'uomo lo dee fare, conciosia cosa che tu non dei del +tutto loro (865). Fa' loro bella cera e bello senbiante e buono conforto e +buono consiglio; in questo modo potrai fare a piacere a uno e a uno altro +con tuo prode e con tuo onore; e si avrai grado dalle genti, e sarai amato +e pregiato, e tenuto per buono tra la gente. + +(864) _doit l'om porter honor et faire a plaisir de toutes gens?_ C. F. R. + +(865) A rettificare questa prima parte del presente cap., poichè non può +giovare il C. R. 2., sarà utile riferire la lez. del T. F. P.: Ouy bien, +qui le poutroit faire; mais nulle personne ne le pourroit faire que Dieu. +A ceulx a qui tu en pourras bien faire plaisir en ton honneur, ja soit ce +que tu leur donne du tien, fais le vouluntiers. Et ceulx que tu ne pourras +servir du tien, sers les de belles paroles et beau semblant, ec. + + + + + Cap. CLXX. + + _Lo re domanda: dee l'uomo dimenticare quelli che gli hanno fatto onore? + Sidrac risponde:_ + + +Non già dimenticare nol dee, conciosia cosa che 'l servigio sia piccolo; a +niuno tenpo lo dei dimenticare. E chi grado e piacere mi fa, egli mi dà +assai del suo; e però dee portare l'uomo amore e reverenza e benevoglienza +a quelli che l'ànno servito; e lui dee aiutare al suo podere, se bisogno +àe, che lo buono guidardone dee l'uomo fare contra colui che servigio gli +à fatto. E lo servigio che l'omo fa a quelli che l'omo non è tenuto, +quello cotale (866) de' essere più gradito, che se l'uomo lo dee fare. E +però non dee l'uomo dimenticare lo servigio che gli è fatto, a nullo +giorno. + +(866) Abb. corr. col C. R. 2. — Nel C. L.: dee l'uomo fare contra essere +più gradito, ec. + + + + + Cap. CLXXI. + + _Lo re domanda: come si puote l'uomo tenere dalla sua grande volontà? + Sidrac risponde: (867)_ + + +Sì, bene e legiermente, quando egli è di quella volontà. E egli dee +pensare allo suo criatore, e così come egli lo degnò creare alla sua +simiglianza; e perciò non si dee lordare; ma onorare e nettamente +guardare, per amore di quelli che lo degnò fare alla sua simiglianza. E si +dee pensare come egli dee morire, e venire in nulla; e l'anima di lui +ricevere tali guidardoni, come avrà servito in quello corpo, fia bene o +fia male, secondo le sue opere. E in questi pensieri gli passerà questa +volontà. Si lo re desse a uno uomo la sua roba, che la si dovesse vestire +per lo suo amore, sapiate che quello uomo la si vestirebbe a grande onore, +e la guarderebe nettamente, e sarebe molto innorato dalla gente, quando +egli la si vestisse. Bene dobiamo noi essere più innorati e meglio +guardare la somiglianza che Idio ci à vestiti, che è della sua propia, e +più caramente che una roba d'uno cotale uomo, chente noi siamo, tutto +fosse egli re. Che se tu non pensi in quella volontà per lei medesima +passerà, se tu lasci nolla gratiare di fatti nè di pensieri (868); ch'ella +è altressì come lo fuoco: chi più vi mette più arde; e per la +sofferenza (869) e per gli buoni pensieri, leggiermente passerà. E tanto +quanto l'uomo più soffera, più vorrà sofferire; e tanto quanto l'uomo più +l'usa, e più lo vorrà usare. E uno fuoco che fa dannaggio, l'uomo lo dee +ispegnere, e sì amortare nell'acqua, che giammai dannaggio non gli faccia. +Simigliantemente dee l'uomo fare della luxuria; chè la luxuria è +pericoloso fuoco, e fa molto grande dannaggio al corpo e all'anima. L'uomo +la dee amortare e ispegnere tuttavia. + +(867) _Le roy demande: ce peut l'om tenir de luxurie, chant l'om est de +volonte?_ C. F. R. + +(868) Riferiremo prima la lez. del T. F. P.: Ainsi donc quant l'homme +entre en ceste voulunte de luxure, et en luy mesmes il pensera les choses +dessusdictes, bien legierement se passera y celle voulunte; mais qu'il la +delaisse et qu'il ne la nourrisse point ne de faiet ne de pensee. — Ecco +ora la lez. del C. F. R.: car se tu penses en celle volunte, elle passera +par celle meesme volunte, se tu la laisses et ne la graees ne de faites ne +de pencees. — _Se tu la laisses_ (laisser ant. fr., quitter) è stato +trad., come vedesi, _se tu lasci_. — _Et ne la graees_ (graer ant. fr., +gratiaer), è stato trad. _nolla gratiare_. — Il nostro periodo potrebbe +intendersi così: se tu stabilisci, se sei fermo di non far grazie, di non +fare concessione a quella volontà nè di fatti nè di pensieri. + +(869) por ces soffraites. C. F. R. — _Soffraite_ ant. franc., _sofracha_ +prov. ha, fra altri, il significato di _mancanza_; e qui pare che potrebbe +appunto intendersi: e per la mancanza di materia che alimenti il fuoco, e +per i buoni pensieri ec. — Potrebbe però anche interpetrarsi: e +coll'essere tollerante (_soffrir_) e con i buoni pensieri ec. — + + + + + Cap. CLXXII. + + _Lo re domanda: quale è lo magiore diletto che sia? Sidrac risponde:_ + + +Due sono i diletti del mondo: l'uno è spirituale e l'altro corporale; e lo +corporale è poco diletto, perchè passa legiermente, e ispegnesi come uno +lume, e diventa nulla; che del diletto corporale si generano molte malizie +e avarizie e pericoli all'anima, e morte e onta e vergognia e si è tutta +vanità; che ciò che l'uomo può fare di diletti in cento anni, se uno +giorno e' gli falla, tutto quello che àe avuto gli pare nullo +diletto (870). Lo spirituale, cioè a sapere di quelli che si dilettano in +Dio e delli suoi comandamenti e nelle sue opere, e quegli che ànno buona +fede e buona isperanza d'avere la vita perdurabile nella conpagnia di Dio, +sapiate che quelli ànno molto grande diletto; tanto quanto più travagliano +e sofferano per Dio, si loro richieda a fare di quello travaglio e +sofferenzia (871); e si pare loro ch'egli sieno in gloria. E questo +diletto mai non finiscie, anzi si canbia di bene in meglio, e di gioia in +allegreza e in gloria, che mai fine non avrà. E perciò diciamo noi che lo +diletto ispirituale vale meglio e è più grande che lo corporale, e è più +durabile. + +(870) car chant che l'home se puet delitier en C. ans, et un jor li faut +tout et si resemble che riens n'en a este. C. F. R. + +(871) si requirent plus a faire de cel travaile et soffrance. C. F. R. + + + + + Cap. CLXXIII. + + _Lo re domanda: desi l'uomo dilettare colla femina? Sidrac risponde:_ + + +Due maniere sono di dilettarsi l'uomo colla femina: l'uno è spirituale e +l'altro è corporale. Lo spirituale si è quando l'uomo àe la sua moglie, si +dee acostare a lei onestamente e degniamente. E sì si dee acostare co' lei +a tale intendimento e intenzione, d'avere frutto di lei, che renda grazie +al suo criatore. E quando ella è pregna, elli non si dee più acostare a +lei, infino che partorito non à; e dopo il partorire XL giorni. E quando +la femina è nel suo tenpo, e' non si dee acostare a lei, tanto quanto +ell'à quello; e sarà questo lo buono diletto spirituale. Lo diletto +corporale del mondo si è in modo di bestia, che non si guarda quando +s'acosta alla sua femina, anzi s'acosta tutte le volte che n'à volontà. +Sapiate che questo è malvagio diletto, e morte e perdizione dell'anima e +del corpo. Quelli che lo fa a modo di bestia è di vita di bestia; e fanno +contra lo comandamento di Dio. + + + + + Cap. CLXXIV. + + _Lo re domanda: quando l'una oste è contra l'altra come si deono + conbattere? Sidrac risponde:_ + + +Quando l'una oste è contra l'altra, lo capitano dell'oste dee essere savio +e proveduto e valente e vigoroso. E dee guardare e avisare (872) l'oste +che è incontro a lui; e dee ordinare saviamente le sue ischiere; e desi +muovere vigorosamente, con senno; e fedire contra loro e sopra loro. E se +egli s'avedeno che i loro nimici sieno più forti di loro, e egli si dee +tenere fortemente, e confortare la sua gente, e dare loro vigore e +baldanza; e fare grande senbianza di muovere contra i nimici, e ricogliere +la sua gente, e venire a salvamento. E se l'altra oste gli asaliscie, e +egli si deono difendere vigorosamente. Che se l'oste forte sapesse lo +fatto del meno forte, tosto la piglierebbe; ma perchè non si sa, ispesse +volte n'aviene che le frali osti iscanpano dalle forti e possenti. + +(872) esmer C. F. R. — _Aesmer_, _esmer_ ha qui il significato di +_valutare_, _calcolare_. L'_avisare_ del n. t. ha il senso di _guardare +attentamente_, o _riconoscere_, come nell'es. del Caro, citato dalla +Crusca. + + + + + Cap. CLXXV. + + _Lo re domanda: quali sono quelli menbri senza li quali l'uomo non + potrebbe vivere? Sidrac risponde:_ + + +Se l'uomo avesse meno le mani, e' piedi e gli occhi e' coglioni e' gli +orecchi e' denti e la lingua fosse sano (873), egli potrebe vivere. E se +egli avesse tutti i suoi menbri sani, e egli non avesse nè denti nè +lingua, egli non potrebe vivere; che i denti e la lingua apartengono alla +vivanda; di che le genti vivono. La lingua mena la vivanda a' denti, ed +aiuta; e sanza queste due cose non potrebe l'uomo vivere. Idio à fatto la +lingua all'uomo, per adorare lo suo sancto nome, e per parlare, e per +menare la vivanda a' denti; e sì l'à fatta di carne viva e reale sopra +tutti gli altri menbri del corpo; e fatti i denti di nerbi +ghiacciati (874), simiglianti a ossi che divorano gli ossi. + +(873) fussent sains. C. F. R. + +(874) de ners glacies C. F. R. + + + + + Cap. CLXXVI. + + _Lo re domanda: chi trovò e fece lo prima stormento del mondo, e come fu + fatto? Sidrac risponde:_ + + +Lo primo stormento lo fece e trovò uno de' figliuoli di Noè, quelli +ch'ebbe nome Giafet (875). Egli trovò in prima il suono dell'acqua +corrente nelle pietre che erano nell'acqua, alte e basse: che l'una pietra +dà più alto il suono l'una che l'altra, per la sua altezza o per la sua +bassezza (876). E anche lo trovò per le foglie degli alberi, quando il +vento vi dà entro. E di tale maniera ordinò, e stabilì lo stormento per lo +scandalio (877) di queste due cose, e per lo senno, che era molto savio e +sottile. E tutto questo fue per la volonta di Dio. + +(875) par deux hommes dont l'ung eut nom Tubal et l'autre Tubalcain. +T. F. P. + +(876) Il traduttore non ha inteso, ed ha quindi messo insieme parole senza +senso. Ecco la lez. del C. F. R.: Et le trova premierement par le son de +l'aigue corante, et per le son dou vent des arbres; car il temproit le son +de l'aigue corante, de pierres, de haut et de bas, car l'une partie donoit +plus grant son che l'autre par sa autesse et par sa basesse. + +(877) scandail. C. F. R. — exemple T. F. P. — _scandaglio_ è usato per +_esperimento_, _esempio_. La Crusca non ne registra che un esempio del +Berni. + + + + + Cap. CLXXVII. + + _Lo re domanda: l'uomo che nascie sordo e muto, che linguaggio pensa e + intende lo suo cuore (878)? Sidrac risponde:_ + + +L'uomo che nascie sordo e mutolo, nè parlare non puote, egli pensa e +intende lo linguaggio del suo primo padre, cioè Adamo; e lo suo linguaggio +fu ebreo. Dunque per diritta forza conviene che ritorni allo linguaggio +del suo primo padre, ciò fu Adamo, là ond'egli fu schiantato. Altresì come +uno omo che pigliasse i noccioli d'uno frutto d'uno alboro e si gli +piantasse, quello nocciolo farebbe uno altro alboro simigliante a quello +ond'egli fosse stato (879); e farebe il frutto di quella medesima +senbianza e colore e sapore, come dal suo principio. E per tutte quelle +volte che l'uomo piantasse di quelli noccioli, nascierebono albori e +frutti di quella medesima senbianza e colore e sapore, come dal suo +principio. E chi pigliasse di quello albore, e lo nestasse cogli altri +frutti, egli diventerebbono di quella senbianza di quello onde furono +nestati. Altressì fummo noi del primo linguaggio d'Adamo, primo nostro +padre; e poi siamo nestati con altri legnaggi. Che chi pigliasse uno +garzone di XI giorni o di meno, che non sapesse parlare nè intendere, e +che lo mettesse in uno luogo che non potesse udire niuna persona parlare, +e che l'uomo gli desse e facesse tutto ciò che bisognasse, e fosse sanza +parlare altrui, quando egli avesse X anni o più, egli non parlerebe altro +linguaggio che del suo primo padre, cioè ebreo; come la natura dell'albero +che ritorna a sua natura. + +(878) en son cuer. C. F. R. + +(879) manca al n. c. da _là ond'egli_ fino a _ond'egli fosse +stato_. — Abb. suppl. col C. R. 2. + + + + + Cap. CLXXVIII. + + _Lo re domanda: perchè sono gli nuvoli l'uno bianco e l'altro nero? + Sidrac risponde:_ + + +Per due cose quelli che sono bianchi son posti da lungo l'arie (880), e +tengono l'uno capo verso terra e l'altro verso il cielo; e lo chiarore del +sole lo fiede e allumina col suo lume; e la luna lo fiede di notte e le +stelle; e per questa ragione risprendiscono (881), e diventano bianchi. +L'altra ragione si è perch'elli sono sottili e vani (882); e per lo caldo +e per lo calore del sole elli passa la notte lo freddo dell'aria; e lo +lume della luna gli passa (883); e perciò sono elli bianchi. Quelli che +sono neri elli toccano l'aria di largo (884), e sono ispessi e grossi; e +lo chiarore del sole nè de la luna nolli possono passare; e però sono elli +neri. + +(880) sunt assises dou lonc de l'air. C. F. R. — _Assises_ da _seoir_. +_asseoir_, être placé, situé. + +(881) _risplendono_. + +(882) vaines. C. F. R., leggeri. + +(883) les perce. C. F. R. + +(884) de travers. T. F. P. + + + + + Cap. CLXXIX. + + _Lo re domanda: dello tenpo ch'è chiaro e sereno gli nuvoli onde + vengono? Sidrac risponde:_ + + +Quando lo tenpo è così chiaro come voi vedete, gli nuvoli che sono, eglino +iscorrono (885) dello spirare della terra. Là dov'ella getta grande caldo, +ella getta fuori di lei a modo di brina; e lo chiarore del sole la bee, a +modo di rugiada, e porta suso; e poi si ragunano, e diventano nuvoli +bianchi; e l'aria l'ispande per molti luoghi, e gli consuma. + +(885) issent. C. F. R. + + + + + Cap. CLXXX. + + _Lo re domanda: tutte le criature che sono fatte possono sapere la + volontà della cogitazione di Dio? Sidrac risponde:_ + + +Nè niuno angelo nè niuno arcangelo nè niuna criatura che Iddio fece o +farà, non potrà sapere la volontà nè la cogitazione di Dio, tanto quanto +una candella di mare (886), se per Dio e per la sua volontade nolla sanno. +La volontade e la cogitazione di Dio è sì grandissima, come tutto il cielo +e la terra. E quando egli vuole che alcuna cosa sia fatta, punto non vi +tarda, nè niuno più vi può calognare (887). E quelli che ànno saputo e +sapranno la volontà di Dio, si fia per la sua medesima volontà, che loro +lo manda a sapere per lo suo sancto angiolo; nè nulla creatura che Idio +abia facta non può sapere la volontà di Dio nè la sua cogitazione, se per +lui non lo sa (888); se non come una formica potrebe sapere lo profondo +del mare. + +(886) une goute de la mer. C. F. R. + +(887) chalonger C. F. R. _Chalonge_, _chalenge_, ant. franc. vuol dire +_calunnia_ e insieme _disputa_, _rifiuto_; come _chalonger_, _disputare_, +_rifiutare_, _calunniare_. E così in prov. _calonja_ significa _rifiuto_ e +_disputa_. — In lingua vallona _calengi_ vuol dire _mettre en +contravention_, _à l'amende_; _adresser un défi_, _un cartel_. — Abbiasi a +mente, per ispiegar ciò, i varii significati che ebbe _calumnia_ nel basso +latino (_Du-Cange Gloss._). — In ital. _calognare_ non vuol dir altro che +_calunniare_, secondo ciò che registra la Crusca. Ma qui è chiaro che deve +intendersi per _porre ostacolo_, _proibire_, _impedire_, _disputare_. + +(888) Abb. corr. col C. R. 2. — Nel C. L. mancano molte parole. + + + + + Cap. CLXXXI. + + _Lo re domanda: dee l'uomo tutto giorno adorare? Sidrac risponde:_ + + +Sì bene, se fare lo può; ma sì fare nollo puote, perchè lo corpo vuole lo +suo riposo. Che se egli non si riposasse, vivere nè andare non potrebe. E +però dee l'uomo Idio adorare una parte del giorno e la notte, a certe ore; +e travagliarsi per la vita del corpo; e un'altra riposare per dare forza e +podere al corpo, perchè possa travagliare per sè e per la sua anima. E +quando egli viene ad adorare Iddio, e' lo dee fare di buon cuore e di +buona intenzione; e tenersi queto e di buona aria in uno luogo; e dire +umilemente e perfettamente quello che vuole; e avere lo cuore e la +volontade a Dio e alla sua gloria. E per niuna cosa non dee lasciare +ch'egli non conpia la sua orazione. E quelli che lo fa, adora Iddio +giustamente e perfettamente e intendevolemente; chi altrimenti, egli non +adora siccome egli dee. + + + + + Cap. CLXXXII. + + _Lo re domanda: gli occhi che lagrimano ispesso donde viene? Sidrac + risponde:_ + + +Gli occhi che lagrimano ispesso aviene dalla tenerezza del cuore e dalla +purità del coraggio. Chè lo cuore che è tenero e puro, incontanente che +ode cosa che gli dispiaccia, sì la pensa e guata; e sale l'acqua della sua +tenerezza suso agli occhi; allora piange, e getta l'acqua fuori, per +travaglio e per angoscia, che à il cuore, che è tenero e pietoso. Apena +puote l'uomo male avere da lui, cioè per forza degli omori, che sono di +quattro conpressioni al corpo; che la loro durezza sormonta la tenereza +del cuore. Gli occhi che spesso lagrimano fanno grande abagliamento al +cuore; che per le lagrime che gli occhi gettano, raffreddano l'arsura e lo +calore del cuore. Gli occhi che non lagrimano, non possono avere ciò. Loro +aviene, per la grande dureza, ch'egli ànno al cuore della grande fellonia. +Cotale cuore apena potrebe pensare se non malizia e ingegno all'altra +gente (889); e quando pensa alcuna volta l'uomo bene, ciò non gli aviene +già per lui, ma per gli omori umidi che al corpo sono, che sormontano la +sua dureza e la sua fellonia, e lo fanno per forza pensare in alcuno bene. + +(889) Car tel cuer apeines puet penser que a malice et a engigner ec. +C. F. R. — _Engigner_, ingannare. + + + + + Cap. CLXXXIII. + + _Lo re domanda: quante maniere di gente de' l'uomo onorare (890) in + questo mondo? Sidrac risponde:_ + + +Primieramente l'uomo dee adorare lo suo criatore, che lo fece e lo +disfarà, quando lo suo piacimento sarà. E apresso dee l'uomo portare onore +alla sua moglie, che Idio gli à donata a conpagnia, altressì come egli +donò a Adamo Eva; e a loro comandò che amendue fossono una cosa. Ciascuno +simigliantemente così dee essere alla sua moglie. E apresso deono adorare +lo loro Signore, a cui egli à data la fede, per guardarlo e per salvarlo +in tutte l'altre cose che intervenire possono. E apresso deono onorare il +padre e la matre sopra tutte l'altre cose; e gli dee aiutare e mantenere +lealmente. E apresso dee poi l'uomo onorare lo suo buono fattore, é +figliuoli é fratelli é parenti é suoi amici; e ciascuno onorare e amare +lealmente. + +(890) debono orare. C. L. — Abb. corr. col C. R. 2. + + + + + Cap. CLXXXIV. + + _Lo re domanda: qual'è lo più largo uomo del mondo? Sidrac risponde:_ + + +In questo secolo non v'à nullo largo uomo; e nullo è che donare possa; +che tutto ciò che l'uomo dà in questo secolo e nell'altro è di Dio lo +creatore, e da lui vengono. Che niuno uomo in questo mondo non potrebe +tanto avere, che nulla potesse portare nell'altro. Ma quelli che in +questo secolo danno, si è della grazia di Dio, le quale egli dona per +aministrare a' poveri in questo secolo. Assai potete voi sapere che Idio +è largo; e ch'elli dona il dono (891) in questo secolo a quelli che +vegnono ignudi, e non portano nulle co loro. E Idio dice: donate del mio +medesimo, a quegli che non ànno, e io vi darò nell'altro secolo a cento +doppi. + +(891) chi done les dons. C. F. R. + + + + + Cap. CLXXXV. + + _Lo re domanda: in via o in camino più onorare o 'l povero o 'l + ricco (892)? Sidrac risponde:_ + + +Se lo povero è in cammino con migliore di lui, egli dee sofferire che +quello migliore di lui vada innanzi, e egli apresso; e simigliantemente al +sedere dee sofferire che lo migliore segga più alto e egli poi più basso. +Lo povero non dee mica sedere più alto che lo ricco, perchè un altro +migliore di lui verrà, e dirà: lieva suso, e lasciami sedere, chè questo +non è già luogo per te. Ma s'egli avenisse che il povero fosse collo ricco +in una battaglia, là si dee lo povero, se egli puote, più avanzare, e +mettere inanzi al ricco, e conbattere, e se difendere vigorosamente e +forzevolemente. + +(892) Le roi demande: se doit l'om poure en chemin ou en place metre soi +devant le riche? C. F. R. — E concorda col T. F. P. + + + + + Cap. CLXXXVI. + + _Lo re domanda: è peccato di mangiare tutte cose? Sidrac risponde:_ + + +Iddio per la sua misericordia creò tutte le cose all'uomo, e ch'e' fosse +altressì signore in terra, come egli è signore in cielo, d'uccidere, di +manicare e di comandare e di travagliare tutte l'altre criature al suo +servigio. E per questo grande dono e signoria e possanza che Idio ci à +donata sopra tutte l'altre cose, noi abiamo podere d'uccidere e di +manicare e di comandare quello che noi vogliamo. E ciò che noi mangiamo di +buono cuore, egli ci è buono e diritto, se fosse serpente o scarpione o +altra ria bestia del mondo, o uccello o paone, è questo buono mangiare. E +se non ci piacesse, e nollo mangiassimo di buona volontà, sapiate che +quello buono mangiare, non è buono nè diritto nè leale; chè ciò che l'uomo +mangia di buono cuore e di buona volontade, egli è buono e diritto e +leale; e ciò che l'uomo mangia sopra cuore (893) e di mala volontade, egli +no gli è buono nè diritto nè leale. + +(893) sor cuer. C. F. R. — _Sor_ ebbe il significato di _contre_. + + + + + Cap. CLXXXVII. + + _Lo re domanda: de' l'uomo salutare la gente a tutte l'ore? Sidrac + risponde:_ + + +Non già. Non dee l'uomo nimica tuttavia salutare la giente. Che se tu se' +nel tuo albergo, tra li tuoi amici e tra la tua masnada, tu dei due volte +salutare il giorno, ciò è a 'ntendere la mattina e la sera; e se piue lo +farai, tu farai contra ragione, e non li tuoi amici. E se tu incontri lo +tuo amico nel cammino, tu lo dei salutare una volta il giorno; e la salute +dee essere cotale secondo la stagione del giorno. Sapiate che quelli che +in prima saluta à l'onore. E quando lo tuo amico o altri ti saluta, tu li +dei cortesemente rispondere, a chi che si sia. + + + + + Cap. CLXXXVIII. + + _Lo re domanda: come dee l'uomo mantenere gli figliuoli? Sidrac + risponde:_ + + +Se tu ài figliuolo, tu lo dei nudrire onestamente, e falli inparare senno +e iscienzia; e gastigarlo ispesso; e fargli inparare arte, onde si possano +aiutare, se mestiere loro è. E tu no gli dei ispesso mostrare bella ciera, +nè lusingargli; che quando tu gli graverai d'alcuna parola, molto +magiormente anoierà loro, per le lusinghe che tu averai loro fatte. L'uomo +dee fare di suo figlio e di sua famiglia come della verga, ch'è verde, che +l'uomo la può piegare alla sua maniera e alla sua volontà; che quando ella +è secca, e l'uomo la vuole piegare a suo modo, ella si ronpe e non fa +nulla per lui. E altressì è de' tuoi figliuoli e della tua famiglia: in +prima gli gastiga perchè al di drieto (894) facciano la tua volontade; e +che se alla prima no gli gastighi, al dirieto non faranno nulla per te. + +(894) au derain. C. F. R. + + + + + Cap. CLXXXIX. + + _Lo re domanda: qual dee l'uomo più amare tra la moglie o figliuoli? + Sidrac risponde:_ + + +L'uomo dee amare la sua buona famiglia (895), più cara che cosa che sia, +apresso lo suo criatore, e sè medesimo; inperò che egli e la sua moglie +sono una cosa, altressì come Iddio per la sua potenza fece Adamo e Eva una +cosa. Che Idio avrebe potuto fare Eva de' piedi d'Adamo, se egli avesse +voluto, e ella sarebbe stata sotto i suoi piedi. E se egli l'avesse fatta +della sua testa, ella sarebbe istata sopra la sua testa. Ma Idio volle che +due fossono uno; che l'uno fosse possente come l'altro; perciò la fece +della sua costola diritta, per ch'ella fosse suo pari di tutte le cose, e +che egli fosse signore e ella donna; e che 'l mondo non si potrebbe +moltiplicare sanza loro. E perciò diciamo noi che l'uomo dee amare, +apresso al suo criatore, sè medesimo, sopra tutte le cose del mondo; e +altressì la femina l'uomo. Che se tu perdi la tua buona moglie, e' ti +manca del tuo onore del tuo saluto (896); chè tu non dei avere altra +moglie, se non una sola in tutta la tua vita. Ma tenpo sarà che quello che +averà a venire del popolo del figliuolo di Dio, che quelli che ordineranno +la fede, ordineranno e stabiliranno, per la fragilità della frale carne, +se la moglie muore, che egli ne possa pigliare un'altra; e +simigliantemente possa fare la femina dell'uomo. + +(895) moglie. C. R. 2. — feme. C. F. R. + +(896) Per _salute_; usato al masc., come in ant. franc. e in prov. + + + + + Cap. CLXXXX. + + _Lo re domanda: se mio padre e mia madre non fossono istati, noi come + saremo istati (897)? Sidrac risponde:_ + + +E da poi che lo comandamento di Dio è fatto, e tu se' nato in questo +secolo, tu dovevi nasciere. Chè inanzi che Idio facesse lo mondo, sapea +egli bene che lo mondo egli dovea fare; e sapea bene il numero della gente +che nati sono, e che nascieranno, e gli loro nomi, e gli loro detti e +fatti, e la loro perdita e la loro salute. E simigliantemente delle bestie +e de' pesci e degli uccelli. E se egli non avesse saputo tutto questo, +egli non sarebe istato Idio. La sua misericordia e la sua potenzia sapeva +bene che noi dovevamo nasciere; e poi che tu se' nato, se lo tuo padre e +la tua madre non fossono istati nati, tu saresti nato da un altro uomo e +da un'altra femmina. + +(897) come saremmo nati C. R. 1. + + + + + Cap. CLXXXXI. + + _Lo re domanda: perchè non vengono a bene le creature che sono create in + corpo alle loro madri (898)? Sidrac risponde:_ + + +Per tre cose: l'una è per lo comandamento di Dio; la seconda per lo frale +seme, di che la criatura è stata seminata (899); la terza per la fraleza +delle reni della femina; che le reni che sono frali, elle non possono +sofferire lo peso del garzone; e ora si rimuta la madre (900), per lo +garzone ch'è nel ventre della femina, dove il garzone si nodriscie; e dal +suo rimutare lo garzone si versa (901), e la femmina s'apre, e lo garzone +cade fuori; e poi per lo podere di Dio ella si richiude. + +(898) Nel C. L. si legge: _Lo re domanda se le criature che sono formate e +vi crescono e non vengono a bene_. — Abb. posto il titolo quale si legge +nel C. R. 2. + +(899) de quoy li enfans est formes. C. F. R. + +(900) si remue la mere. C. F. R. — Intenderei: _si muove la matrice_. + +(901) se verse. C. F. R. — _Verser_, ant. fr., ha, fra altri, il +significato di _rovesciare_. + + + + + Cap. CLXXXXII. + + _Lo re domanda: tutte le femine sono d'una maniera? Sidrac risponde:_ + + +Tutte le femine sono fatte d'una cosa, e ànno una taglia (902) dentro e di +fuori. Ma alcune sono che ànno più calda conpressione che un'altra. Ma di +menbri che vedere non si possono, che sono dentro del corpo della femina, +tutti sono a una similitudine. E di ciò ch'all'uomo apartiene di fare alla +femina, elle sono tutte uno; altressì è la più bella del mondo come le più +laida. Ma elle non sono tutt'uno nè di detti nè di fatti, che l'una è +migliore che l'altra. Ma alcune gente sono, che dicono che l'una femina è +più dolce che l'altra; e questo aviene per tre cose: la prima della biltà +della femina, e bene vestita e netta e bene adornata: l'uomo si diletta +più co lei che con quella che è brutta e laidamente vestita; l'altra cosa +che passa l'altre due, si è quando l'uomo ama la femina di cuore e di +volontà; e egli si diletta più in lei, che con quella che non ama; e +altressì fanno le femine degli uomini. + +(902) et si ent unes entrailles. C. F. R. — _Entrailles_ qui pare che, +oltre le parti interne del corpo, stia a significare anche le +esterne. — Anche il T. F. P. ha: et si ont telles entrailles l'une comme +l'aultre, dehors et dedans. + + + + + Cap. CLXXXXIII. + + _Lo re domanda: dee l'uomo fare a sapere al suo amico la dislealtà della + sua moglie? Sidrac risponde:_ + + +Se la femina del tuo amico è malvagia, e porta dislealtà al suo marito, e +dannagio gli fa, e tu te ne puoi avedere, tu cortesemente lo dei bene fare +a sapere al tuo amico, in bello modo, conciosia cosa che si crucci. Che se +tu gliele fai a sapere, per aventura si guarderà della sua onta e del suo +danno, e metterà consiglio che torni in suo prode e in suo onore. E se tu +non gliele (903) fai a sapere, ed egli si puote fortemente adontare, e lo +suo puote malamente consumare. E per quella cagione tu lo dei fare a +sapere della sua masinada (904). + +(903) vuogli gliele. C. L. — Abb. corr. col C. R. 2. + +(904) masnada. C. R. 2. — maisnee. C. F. R. — Pare che voglia intendere: +tu devi fargli sapere ciò che accade nella sua famiglia. + + + + + Cap. CLXXXXIV. + + _Lo re domanda: fa alcuna cosa l'afrettare (905)? Sidrac risponde:_ + + +Non già. Quando tu vuogli fare alcuno bene, e tu lo fai celatemente, e tu +lo fai bene, a questo tu non dei tropo tardare. Che quando tu vuogli fare +alcuno male, e tu t'afretti, tu lo farai, e per aventura, quando tu +l'avrai fatto, e' si te ne peserà. E se tu non ti affretti alla mala +volontà che tu ài a fare lo male, si passerà (906), e lo tuo cuore +raffredderà della mala volontade, e avrai poi allegreza che tu non l'avrai +facto. E però l'uomo non si dee tropo afrettare di fare lo male, ma lo +bene sì. + +(905) meglio assai nel C. R. 2.: quando l'omo de' fare alcuna cosa desi +afrettare? + +(906) Et se tu ne te hastes, la male volente che tu auras a faire te +passera. C. F. R. + + + + + Cap. CLXXXXV. + + _Lo re domanda: dee l'uomo amare tutte gente? Sidrac risponde:_ + + +Primieramente Iddio. L'uomo dee amare tutte le genti (907), e pregare +Iddio che le converta alla sua credenza. Corporalmente noi dobiamo amare +quelli che noi amano, e odiare quelli che noi odiano (908). Se tu andassi +nell'albergo del tuo amico, che di buono cuore t'amasse, egli ti +ricoglierebe di buono cuore e lealmente; E se tu avessi mestiere di lui, +egli t'aiuterebe volentieri. Tu dei bene tale amico amare e pregiare e +guardare (909). E se tu andassi nell'albergo di colui che t'odia, egli non +vi ti lascierebe entrare; e se tu adomandassi alcuna cosa, egli non la ti +darebe nimica. Cotale uomo non dei tu punto amare, ma odiare, e allungarti +da lui. + +(907) Primamente tu dei amare Iddio, e tutte le genti, e pregare Iddio, +ec. C. R. 2. — Esperfuelment en Dieu doit l'om amer toute gens, et prier, +ec. C. F. R. + +(908) È questo, invero, un precetto tutt'altro che cristiano, e non +sappiamo come possa accordarsi coll'ascetismo ond'è pieno il libro di +Sidrac. — Gli altri Codd. concordano perfettamente col nostro. + +(909) Per _conservare_. + + + + + Cap. CLXXXXVI. + + _Lo re domanda: sono tutte le genti comunali in questo mondo e secolo? + Sidrac risponde:_ + + +Quegli che nascono e dimorano in questo mondo sono comunali; ma non di +corpi, ma non di venbri e di riccheze nè di povertade nè di coraggi nè di +cogitazioni. Che nel mondo àe assai gente che ànno i menbri che noi abiamo +noi, e altri più. E assai sono quelli che sono d'altre maniere che noi non +siamo. Eziandio assai sono (910) gli ricchi e assai li poveri. Ma alla +natura (911) e alla morte siamo tutti comunali. Quando lo veracie profeta +verrà nella Vergine Maria, e morrà nella croce, per diliberare Adamo e gli +suoi amici dello 'nferno, e quando egli gli avrà diliberati, e' dirà una +parola della sua sancta bocca, molto chiara: chi in inferno entrerà giamai +non uscirà, in tutto seculo non finerà. Nè nulla delle sue parole +canbierà. E però quelli dell'altro secolo non sono nè non saranno +comunali, che gli buoni saranno in gloria a tutti i tenpi, e gli altri +saranno tormentati alle pene dello 'nferno, dove saranno grande pene e +grande dolore, che giamai non avranno fine. + +(910) Manca al C. L.: assai sono — L'abb. agg. dal C. R. 2. + +(911) natività. C. R. 2. + + + + + Cap. CLXXXXVII. + + _Lo re domanda: fanno onore nell'altro secolo a' ricchi e disinore a' + poveri (912)? Sidrac risponde:_ + + +In verità vi dico che nell'altro secolo fanno onore vie magiore a' richi +che a' poveri; e magiore onta avrà il povero. E ciò sarà al tenpo del +figliuolo di Dio. Ch'e' ricchi se n'andranno nell'altro secolo, e gli +angeli di Dio verranno incontro a loro con gioia e allegrezza, e faranno +loro grande onore, e gli assetteranno nelle sedie tra loro, e diranno: +questo onore e gloria che noi vi facciamo è per la riccheza che voi aveste +nell'altro secolo. E gli cattivi poveri, quando gli angeli gli vedranno, +si fugiranno da loro, per la loro povertà; e non sofferranno ch'egli +stieno tra loro, per la loro puzza. E allora i diavoli gli piglieranno, e +faranno loro grande onta e villania, e gli metteranno nella loro +conpagnia, nel fuoco dello 'nferno. Ora potete vedere che fa la richezza, +e che fa la povertà. E nullo uomo del mondo non si può disdire (913), che +non possa prendere la riccheza e lasciare la povertà, s'egli vuole. E se +lascia la riccheza, egli perde l'onore che gli angeli faranno, e prende la +povertà; e quella onta riceverà, e quelle pene, cogli diavoli in inferno; +e farà come istolto. E nullo uomo può biasimare di suo male, se non egli +medesimo, che nel secolo puote avere quella ricchezza, e lasciare quella +povertà. Non credete che queste riccheze sieno podere d'avere (914): la +riccheza si è l'anima, che è ricca in questo secolo di bene fare, che +lascia lo male e fa lo bene. Chi fa lo male, questi è povero e pieno di +dolore e di bruttura. Quelli che bene fa, averà bene nell'altro secolo e +gioia e letizia; perch'egli à schifato lo male e fatto lo bene. Quelli che +male farà in questo secolo, avrà male nell'altro, e avrà grande dolore e +grande trestizia, quando (915) egli fece lo male e lasciò lo bene; e +quella trestizia nè dolore non gli varrà nulla, anzi gli adopierà senza +fine. + +(912) Nel C. R. 2.: _Lo re domanda se nell'altro mondo si fa onore al +ricco e al povero no, come in questo mondo._ + +(913) Intenderei: e non si può negare che ogni uomo del mondo non possa, +s'egli vuole, prendere la ricchezza e lasciare la povertà. + +(914) E non crediate che questa ricchezza sia podere d'avere ricchezza. +C. R. 2. + +(915) perchè. C. R. 2. — chant. C. F. R. — Di _quant_ per _perchè_ ved. +un es. reg. dal Burguy, _Gramm._, II., 323. + + + + + Cap. CLXXXXVIII. + + _Lo re domanda: porterà nell'altro secolo lo padre lo carico del + figliuolo? Sidrac risponde:_ + + +Non già nimica, lo padre non porterà lo carico del figliuolo, nè 'l +figliuolo quello del padre. E non voglio che voi crediate che al mondo sia +una giusta anima (916) che non le convenga passare per uno fiume di fuoco, +inanzi ch'ella sia in paradiso, per lo peccato che Adamo fece inverso +Iddio. Ma l'altre, ciascuna porterà suo carico, come ella avrà fatto lo +suo peccato, a lei; e siccome le bestie che si scorticano, che ciascuna +pende per li suoi piedi (917). Ma se lo padre vede lo figliuolo fare male, +e gastigare lo puote, e nol gastiga, sappiate che lo padre pecca con esso +lui, quando egli nol distorna di quello male. Niuno peccato di niuno uomo +può venire altrui; ma l'uno può peccare per l'altro; e simigliantemente +può venire da figliuolo a padre, egli può gastigare e non lo gastiga. E +dunque viene (918) da una persona a un'altra, se egli la vede peccare e +nolla gastiga, e gastigare la puote. + +(916) una sì giusta anima. C. R. 2. + +(917) Ausi com la beste che l'om a escorche, che cascune pent par son pie. +C. F. R. + +(918) E anco adiviene. C. R. 2. + + + + + Cap. CLXXXXIX. + + _Lo re domanda: quelli che uccidono la gente pigliano elli loro peccato + della vita sopra loro (919)? Sidrac risponde:_ + + +Non mica; in quella forma che noi abbiamo disopra detto, che lo peccato +dell'uomo non potrebe venire sopra l'altro. La signioria, che à lo podere +da Dio, ello giustizierà. E lo più piccolo peccato che l'ucciso abia +adosso, non verrà sopra colui che l'avrà ucciso; anzi potrà avenire che +per la pena della morte, che riceverà dalla signoria, umilemente, che +alcuni de' suoi peccati gli saranno perdonati. Dunque quelli che uccidono +non pigliano niuno peccato delli uccisi. Anzi crescie lo peccato d'un +omicidio o di due o di tanti come n'avrà fatti (920). E ciascuno sarà +dannato de' suoi peccati medesimi nell'altro secolo. + +(919) _Lo re domanda se quelli che uccidono li omini rimangono loro adosso +i peccati dei morti._ C. R. 2. + +(920) mais ses pechez croyssent du meustre ou delict qu'il aura faiet. +T. F. P. + + + + + Cap. CC. + + _Lo re domanda: quale è magiore dolore che l'uomo vede o quello che + l'uomo ode? Sidrac risponde:_ + + +Quelli che vegiono colli loro occhi si è cosa conpiuta, e vegono lo dolore +e la pena in presente, che non la possono ischifare e si è +corporale (921). Quelli deono avere molto grande dolore al cuore e agli +occhi, quelli che veggiono. Ma quelli che odono e non veggiono, si ànno +molta grande isperanza e conforto, se la cosa non abia stata (922); e +pensano che così puot'essere, di no come di sì. Gli occhi non piangono, +perch'egli non ànno veduto quello dolore, e pensano che quella cosa non +sia istata. Lo cuore è segnior (923) a tutti menbri, e li menbri sono +servidori al cuore. E se lo cuore crede che la cosa sia istata, egli à +dolore, ma non già siccome vedesse cogli occhi. E perciò è magior dolore a +quelli che veggiono, che a quelli che odono: chè quelli che vegono, è +corporale, e quelli che odono e non vegono, ispirituale. + +(921) et si est chose corporelle. T. F. R. + +(922) che la cose non sia stata. C. R. 2. — Non ci fermiamo sull'_abia_ +invece di _sia_, perchè veramente lo crediamo errore dell'amanuense. + +(923) segnor. C. R. 2. — È copiata alla lettera la forma dell'ant. fr. + + + + + Cap. CCI. + + _Lo re domanda: à in questo secolo gente che mangino altre genti? Sidrac + risponde:_ + + +Si, à assai gente in questo secolo che mangiano altre genti ontosamente. +Quelli che tolgono l'altrui a torto, quelli mangiano le carni dell'altra +gente, perchè gli tolgono lo bene ch'egli ànno procacciato per lo loro +travaglio, e del sudore delle loro carni, di che loro conviene vivere, e +passare loro tenpo in questo secolo. E un'altra maniera è di mangiare la +gente; che tutti quelli che dicono male d'altrui, e biasimano e acagionano +falsamente (924), e quelli fanno altressì loro grande male, come se eglino +mangiassono la loro carne. Quelli uccidono la gente colle loro male +parole; e sarebe meglio che mangiassero le loro carni medesime. + +(924) e gli fanno via all'altra gente. C. L. — Abb. adottata la lez. del +C. R. 2. — Nel C. F. R.: et les font blachmer as autres. — _Blachmer_, +_blahmer_, _blamer_. + + + + + Cap. CCII. + + _Lo re domanda: quale è peggio tra micidio o furto o baratto? Sidrac + risponde:_ + + +Certo queste tre sono molte ree; ma l'una è piggiore che l'altra: cioè a +sapere che lo micidiale è pegio che niuno degli altri, perchè disfà la +forma che Idio per la sua pietà fece alla sua simiglianza. Sapiate che +questo è molto grande peccato, e sì toglie la vita a quella criatura che +vivere dovea, e fare, per aventura, bene. Furto è un altro grande +peccato, che egli toglie lo travaglio altrui, e lo mette in angoscia e +in necessitade: sapiate che questo è grande peccato. Baratto è molto +grande peccato e molto pericoloso, che del baratto nascie micidio e +furto, e mena l'uomo per lo baratto a uccidere e a inbolare, e fare e +dire molto male, e pensare a onta, e a male perdere lo suo (925): molte +gente ne sono ingannate. Sapiate che questo è molto grande peccato e +pericoloso a molti uomini, che ogni uomo si dovrebe guardare di +barattare più che furo o da micidiale (926). Ma altra maniera di vizii +ci à, che passa questi tre vizii, e si è molto incontro al comandamento +di Dio: cioè traditore, è a intendere in resia o di sodomia, e da uomo e +da femina, d'altra maniera che egli nollo deono fare (927). Questi sono +coloro che Idio odia più, e che saranno dannati e più tormentati nelle +pene dello 'nferno; che maraviglia è che quando quella opera si fa, che +la folgore da cielo noll'arda in quella ora e che la terra non s'apre e +la inghiottiscie (928). E gli angeli di cielo triemano, quando quello +peccato si fa, perch'egli ànno dottanza che Iddio non isconfonda tutto +il mondo. Ma Iddio, per la sua sancta misericordia e pietade, gli +lascia, acciò che egli si rimanghino di questo male e degli altri, e che +vengano alla sua credenza e al suo comandamento. + +(925) Lo barattieri fa et dice male e pensa male, e a onta e a male +perdere lo suo. C. R. 2. + +(926) più che di furto o di micidiale C. R. 2. — Ma nel C. F. R.: plus che +de murtrissor ni ne laron. + +(927) Molto migliore la lez. del C. F. R.: mais il y a un autre mauvais +vice, li ques passe ces trois, et si est mout encontre le comandement de +Dieu; ce est a entendre herezie et sodometerie: ce sont il chi s'aprocent +as mahles carnelment, et home a feme d'autre guise ch'il ne doit. + +(928) che la terra non s'apra e inghiottiscali. C. R. 2. + + + + + Cap. CCIII. + + _Lo re domanda: Idio ch'è pietoso e misericordioso perdona egli tutti + gli peccati che l'uomo fa in questo secolo? Sidrac risponde:_ + + +Se tutte le candelle (929) del mare e la rena della terra e le foglie +degl'albori e le stelle del cielo e gli capelli delle teste delle genti e +delle bestie e degli animali fossono in una somma, non sarebono mica il +diecimo della misericordia di Dio. Se uno uomo avesse lo padre e la +madre (930) di C\M migliaia di persone, e con tutto ciò si fosse +agiunto (931) carnalmente, e poi si lasciasse quello male, e tornasse a +Dio di buon cuore e con pentimento, Iddio lo riceverebbe allegramente, e +torrebelo (932) per suo. E quelli che a Dio convertire non si vogliono, +niuno cuore d'uomo non potrebe pensare i martiri che egli avranno +nell'altro secolo. Al tenpo del figliuolo di Dio e del suo popolo, quelli +peccatori che di quelli peccati vorranno essere diliberi, loro converrà +dire i loro peccati, a quelli che ordinati saranno sopra ciò, e con +netteza e con isperanza di non mai ritornare in su quello peccato. E +quelli che così faranno, si manteranno, è saranno sicuri della vita +perdurabile; chè gli loro peccati saranno lavati, come l'acqua lava la +bruttura. + +(929) gocciole. C. R. 2. + +(930) Manca al C. L. _se uno uomo avesse lo padre e la madre_. — Abb. +suppl. col C. R. 2. + +(931) e con tutte fosse giaciuto. C. R. 2. + +(932) terrebelo. C. R. 2. + + + + + Cap. CCIV. + + _Lo re domanda: perchè si travaglia l'uomo in questo secolo? Sidrac + risponde:_ + + +Per due cose: l'una è per mantenere lo corpo, a ciò che bisogno gli è +comunalmente; l'altra è perciò, che lo corpo possa avere forza e podere a +servire Idio lo creatore per la sua anima; chè l'anima (933) non puote +avere bene nè guidardone, se non per quello che lo corpo à servito. Questa +ragione fanno i savi, che vogliono bene vivere. Quelli che si travagliano +per lasciare dopo la loro morte alli loro figliuoli et alli loro amici, +sappiate che quelli (934) si travagliano follemente, nè senza peccato non +può essere; chè l'uomo dee fare come la formica, che si travaglia la state +per avere che vivere lo verno. Altressì dee fare l'uomo in questo secolo, +e travagliare per atare e mantenersi a vivere, e per fare limosina e +caritade a quelli che sono poveri, e aiutare i loro proximi se bisogno +è (935). L'uomo non dee dire mica, io guadagno per li miei figliuoli; chè, +se i figliuoli sono buoni, egli si guadagneranno (936), siccome egli +guadagnò. E sapiate ch'una carità che tu farai per la tua anima, ti varrà +più che tutti i tuoi figliuoli o parenti; una carità che tu farai di buono +cuore, ti sarà più profitto che tutti i tuoi figliuoli, nè che cento +limosine dopo te. E che se tu fai nella (937) tua vita limosina, tue la +dai al povero per la tua anima, lo povero la reca ispiritualmente a Dio, +dinanzi a lui (938), e l'apresenta e offera: ella non puote essere sì +picciola, che dinanzi al cospetto di Dio ella non sia oferta a grande +gloria (939) per te. Ma quello che tu lasci dopo la tua morte, non è per +la tua volontade, che tu non puoi altro fare, che tu non el puoi (940) +portare teco alla fossa, anzi lo ti conviene lasciare, allora. Ma se tu +fai la limosina a tua vita, tu la fai per due cose: l'una per buona +conoscienza (941), che tu ami Idio, chè per quella limosina troverrai bene +nell'altro secolo, per le preghiere che fanno per te quelle limosine; e +Iddio le riceverà (942). E perciò l'uomo non dee mica per li suoi +figliuoli nè per li suoi amici nè per sè medesimo volere perdere la sua +anima. Chè se l'uomo sapesse in questo secolo che cosa è perdere l'anima, +egli non la perderebbe, per cento figliuoli che egli avesse. L'uomo puote +bene perdere lo corpo, per gli suoi figliuoli e per li suoi amici, in +lealtade egli puote bene fare, se egli vuole (943). Ma l'anima non dee +egli volere perdere, per niuna cosa, perchè niuna cosa è più degna che +l'anima. L'anima è più degna del corpo, e perciò nolla può niuna cosa +racattare (944); onde l'uomo non dee volere perdere l'anima, se ciò non +fosse per più degna cosa di lei e per migliore. E poi che l'anima è così +degna e così preziosa, l'uomo la dee guardare incontro al corpo, e +incontro alle cose tutte che sono e saranno e potrebbero essere. Quando lo +diluvio venne sopra la terra, la gente fugivano quà e là; e quando l'acqua +cresceva, egli pigliavano i loro figliuoli, e poneagli sopra i loro capi, +perchè l'acqua no gli annegasse. E quando l'acqua pur crescieva, e egli +vidono la paura della morte, egli non si metteano i loro figliuoli sopra +capo, anzi sotto i piedi, per soprastare all'acqua. Quando l'uomo +dubita (945) di perdere lo corpo, magiormente dee dubitare di perdere +l'anima, che è la più degnia cosa del mondo. + +(933) Manca _chè l'anima_ al C. L. — Abb. suppl. col C. R. 2. + +(934) Manca al C. L. _quelli che si travagliano per lasciare dopo la loro +morte alli loro figliuoli et alli loro amici, sappiate che quelli_. — Abb. +suppl. col C. R. 2. + +(935) Altresì de' fare l'omo in questo secolo, travagliare si de', et +aiutare li suoi prossimi, se fa mestieri loro. C. R. 2. + +(936) se ne guadagneranno. C. R. 2. + +(937) Nel C. L. _dopo la tua vita_. — Ci è parso un errore evidente, e +abb. corr. col C. R. 2. + +(938) la porta ispiritualmente dinanzi a Dio. C. R. 2. + +(939) loenge. C. F. R., che vuol dire _lode_. + +(940) nol puoi. C. R. 2. + +(941) coscienza. C. R. 2.; e concorda col C. F. R. + +(942) anco per quella lemosina troverai bene nell'altro secolo. L'altra si +è per le preghiere che di te faranno quelli che limosine da te +riceveranno. C. R. 2. + +(943) Il T. F. R. ha un altro senso: L'om puet bien perdre le cors por ces +amis et por ces anfans et por leiaute: cil chi le pert en tel maniere, le +fait por la vie rachater. + +(944) rachater. C. F. R., ricomprare, riscattare. + +(945) Meglio nel C. F. R., per legare il senso di questo col precedente +periodo: Or pies veoir com l'om doute la perte, ecc. — Notisi come sia +stato trad. _doute_ (teme) per _dubita_. La Crusca registra molti es. di +_dubitare_ per _temere_; in varii de' quali però sembra a noi che essa non +abbia sufficentemente considerato se piuttosto non fosse da interpetrare +questo verbo per _stare in dubbio_, _stare in forse_, _essere incerto_. + + + + + Cap. CCV. + + _Lo re domanda: quale è la più scura cosa che sia? Sidrac risponde:_ + + +L'uomo è la più scura cosa che sia; chè gli rei faranno bella senbianza di +fuori, e dentro avranno le loro malizie; e l'uomo crede ch'egli sieno +buoni, per li belli senbianti che mostrano di fuori, ma leggiermente li +può l'uomo conosciere a ciò, che disiderano l'altrui; chè i buoni non +disiderano l'altrui, anzi danno ciò che deono, volentieri. Ma gli rei +pensano le genti ingannare per le loro parole. E però può l'uomo +conosciere i buoni da' rei. + + + + + Cap. CCVI. + + _Lo re domanda: lo male che l'uomo fa in questo secolo è d'Iddio? Sidrac + risponde:_ + + +In verità vi dico che Idio non pensò nè non fece unque nullo male, anzi +fece grazia e gloria di bene; e niuno cuore d'uomo lo potrebbe pensare, i +beni che sono in lui. Chè egli fece lo cielo e la terra e le stelle e lo +sole e la luna e l'altre cose; e fece carità muovere con +misericordia (946); male nè peccato non fece unque; anzi lo fa colui che +l'aopera, e non per Dio (947); chè a lui piace che faccia tutto bene. E sì +gli donò senno e sapere di conosciere lo bene e lo male; e conoscienza che +per fare lo bene averà bene, e per male avrà male e le pene di ninferno. +Se Iddio avesse fatto l'uomo che non potesse peccare, certo bene lo +potrebe avere fatto, s'egli avesse voluto. Ma egli avrebbe fatto torto e +oltragio al diavolo, che, per una sola cogitazione di peccato, lo +traboccòe di cielo in terra. E se l'uomo non disservisse (948) quella +gloria ch'egli perdette per così poco fallo, lo bene che l'uomo farebbe +non sarebbe suo, anzi di Dio. Ma l'uomo dee fare lo bene per le sue buone +opere (949), e lasciare lo male, chè Idio gli donò senno di conosciere +l'uno e l'altro; e diegli iscienzia, che per lo suo travaglio e volontà +potesse in terra guadagniare la gloria del cielo, e stare in cielo cogli +angeli. Ma l'angiolo non è se non ispirito solamente; e lo buono omo (950) +in cielo vi fia collo spirito e collo corpo; chè lasciò il bene e lo +diletto di questo secolo e l'altre cose corporali. E si dee essere pro e +valente di guadagniare quella gloria, che è durabile per tutti i tenpi, +per lo suo travaglio. Lo travaglio del corpo l'anima lo conpera +caro (951). E però niuno uomo, s'egli non lascia lo male per lo suo grado, +e facesse lo bene per lo suo grado, non sarebe ciò ragione ch'egli avesse +la gloria di Dio, perch'egli noll'à servita. E se l'anima andasse con +tutto il peccato in cielo, dunque sarebbe lo corpo più degnio che l'anima. +Chè, tardasse quanto volesse, pure l'anima riceve il suo corpo; e s'eglino +andassono amendue in cielo, con tutti i peccati loro, lo corpo avrebbe +diletto del secolo e la gloria di cielo (952). E se Idio avesse facto che +l'anima avesse la gloria di cielo per tutti i tenpi, e lo corpo diventasse +terra tuttavia, dunque non sarebe istato bisognio ch'egli avesse criato +l'uomo di terra, ma che l'avesse criato solamente, l'avesse messo in +gloria; e l'anima sarebe istata come angielo; e lo mondo non sarebe istato +bisogno; chè lo mondo non fue fatto se non per l'anima. Certo Idio non +volle questo nè quello; anzi fece diritto e a ragione ciò ch'egli fece, +l'uomo di corpo e d'anima. E l'uomo dee dirittamente governare e salvare +l'anima, e per lei adorare e ringraziare, e multiplicare di sua +generazione. Chè Idio ci à donato senno e sapere di conosciere e di fare +lo bene e lo male a nostra volontade; e di conosciere che lo diavolo +traboccò di cielo per lo suo peccato; e che l'uomo dee montare in cielo +per lo suo bene fare; e dee avere la gloria che lo diavolo perdè, per lo +suo peccato, ch'egli fecie. + +(946) Intenderei: e fece che si muovesse per noi carità e +misericordia. — Forse potrebbe intendersi: che nascesse per noi, che +prendesse vita; secondo il senso che ha nell'ant. fr. _movoir_. _Cf. +Burguy_, _Gloss._ — Nel C. F. R.: et fist moveir carite et misericorde et +piete. + +(947) Così ha pure il C. R. 2.; ma è senza dubbio lezione errata. — Nel +C. F. R.: ains fait par celui chi l'uevre, non pas par Deus. — E nel +T. F. P.: mais le mal est faict par celui qui en fait l'oeuvre, et non pas +par Dieu. — E pare da intendere: il male lo fa colui che lo commette, e +non Iddio. + +(948) deservist. C. F. R. — _Desservir_ ant. fr., _meritare_. — Anche in +prov. _desservir_ ha il significato di _meritare_, _guadagnare_, secondo +un es. del Sydrac, citato dal Renouard (_Lex. Rom._, _a Serv_): „Negus +gazerdo non agra desservit, quar lo be non agra fah de sa voluntat.„ — In +ital. si usò _servire_ in questo medesimo senso da alcuni antichi +scrittori. + +(949) par son gre. C. F. R. — Il trad. non ha inteso il testo. + +(950) Manca al C. L. _e lo buono omo_. — Abb. suppl. col C. R. 2., che +concorda col C. F. R. + +(951) Così ha pure il C. R. 2. — Ma pare che manchi qualche cosa, almeno +stando alla lez. del C. F. R.: Cors viaut travail et aime repos; et par le +delit dou cors l'arme l'achate chier. — E nel T. F. P.: Corps c'est +travail et ame c'est repos; les quelz deux Dieu a donne a l'homme; et +l'ung doibt salver et garder l'aultre sans le travailler. Et pour ce si le +corps, qui est travail, prent son delict en ce monde, l'ame si l'achatera +en l'aultre bien cher. + +(952) Nel C. F. R.: Car, che che tarde, l'arme resevera son cors, +etc. — La lez. del C. R. 2. è diversa, e concorda col T. F. P. + + + + + Cap. CCVII. + + _Lo re domanda: come potrebe l'uomo salire in cielo? Sidrac risponde:_ + + +L'uomo dee fare lo bene per lo bene avere; e divietare e dottare il male; +chè per lo mal fare noi traboccheremo in nabisso; e per bene fare nella +compagnia del Signore del bene, cioè Iddio. Imperciò che Idio volle che +l'anima fosse degnia d'avere guiderdone, le diede tutti gli albitri, per +ch'ella facesse lo bene per la sua grazia e per lo suo grado. + + + + + Cap. CCVIII. + + _Lo re domanda: dove si nasconde lo giorno la notte (953)? Sidrac + risponde:_ + + +Lo mondo era tutto in tenebre e in acqua; e lo sancto spirito come (954) +uno grande chiarore sopra l'acqua. E quando a lui piacque, elli fece +giorno e scuro, siccome noi abiamo altra volta detto; e fece lo sole e la +luna e le stelle e l'altre cose che ci sono; e ordinò il fermamento del +suo torno (955); e alluminò lo mondo, siccome egli è del chiarore del +sole; e la notte per la luna e per le stelle. E altresì l'ànno l'altre +genti sopra loro, per la volontà di Dio. Lo sole e la luna e l'altre cose +non fallano giammai al mondo; che, quando il sole falla a noi, egli +allumina altra gente al mondo e la loro scurità. E quando elli falla a +loro, e elli viene a noi, chè lo fermamento non fina di torniare; e ciò +viene per la ritondeza del mondo. Gente sono al mondo, tali come noi +siamo; e vegono apertamente il chiarore del sole e della luna e delle +stelle; e sono sotto di noi; i loro piedi sono contra i nostri; e vanno +sopra terra, e coltivano e adorano, siccome noi facciamo; e tutto questo è +per la ritondità del mondo. + +(953) Nel C. R. 2.: _Lo re domanda se era luce innanzi che fosse fatto lo +sole e la luna._ + +(954) era come C. R. 2. + +(955) nel suo torno C. R. 2. + + + + + Cap. CCIX. + + _Lo re domanda: Come si tengono la luna e le stelle? Sidrac risponde:_ + + +Le pianete sono del fermamento, e lo fermamento è di loro, e tutto insieme +si tengono (956), e sono sode, e l'una nascie dell'altra. In tal maniera, +per la forza di Dio, si tengono le pianete in cielo. E non credere ch'elle +sieno in uno fermamento tutte; anzi sono in tre fermamenti, l'uno più alto +che l'altro; e elle vanno l'una incontra l'altra. Quando il fermamento +d'alto à fatto uno torno, quello di basso n'àe fatti due; perciò sono +alcuna volta lo 'ncontramento (957) delle stelle in cielo. E quelle che ci +paiono piccole, elle sono magiori che quelle che ci paiono grandi; e per +l'altezza elle paiono piccole, e elle sono, al fermamento, grandi. + +(956) si regono C. R. 2. + +(957) li incontramenti C. R. 2. + + + + + Cap. CCX. + + _Lo re domanda: come possono conosciere le genti l'ore e punti della + notte? Sidrac risponde:_ + + +L'uomo gli può conosciere per lo giorno e per la notte; chè, in qualunque +terra voi istate, in quello punto che lo sole apariscie, egli è punto del +giorno, e in quello punto che gli falla (958), egli è punto della notte, +sia o al levante o al ponente, in qualunque luogo voi siete. E per li +punti conoscierai l'ore, che lo giorno e la notte è piccolo e grande, e si +è XXIV ore; e ciascuna ora è MLXXX punti; e ciascuno si è tanto, quanto tu +potessi istendere lo braccio; e se nollo puo' tanto distendere, che ti sia +noia (959), si conta una o due (960), sanza ristare o tardare: ciò sono +CLX (961) movimenti, che fanno MLXXX punti, cioè una ora. E questo potete +voi provare per l'onbra. del sole e per l'orivolo dell'acqua, e fatto +d'altre cose (962). E per questo conto potete voi conosciere l'ore del dì +e della notte, tanto ch'elle sieno grandi o piccole; chè la state crescie +lo giorno e menoma la notte, per la ragione del sole, e però è lo verno, +quando lo sole si parte da noi con tutto lo suo calore. Allora le folgori +e gli venti e l'acque si spargono sopra la terra, là ove la forza del sole +non escie; allora tenpesta e tuona, e fae lo verno (963). Altresì aviene +dell'altre terre, quando il sole si parte da loro. Non intendere mica che +il sole si volge per sè medesimo; ma lo fermamento si dichina presso a una +parte, tanto, quanto è uno palmo, là ove lo sole piglia nel verno altro +camino, per la sua grandezza, e poi ritorna nel suo luogo. + +(958) defaut C. F. R. — Da _defaillir_, mancare. — «Così li ciechi a cui +la roba falla» etc. _Dante_, _Purg._, XIII. + +(959) e ciascuno punto si è tanto quanto tu potessi stendere lo braccio e +tirare a te; e se tu lo braccio non puoi stendere, si conta etc. C. R. 2. + +(960) una, due C. R. 2. + +(961) sono due milia ciento sessanta momenti C. R. 2. + +(962) e per lo rivo dell'acqua C. R. 2. — Nel T. F. R.: et ce poies +esprover par le stendal de l'aigue et dou solail. — Nel T. F. P: et ce tu +peule prouver par lestandail du soleil et de l'eaue, et par moult daultres +manieres. — Sarebbe forse da leggere, invece di _stendal_ e _standail_, +_scandalh_, per _misura_? L'orivolo è difatti una _misura_; e l'idea di +_acqua_, potrebbe aver fatto nascere quella di _scandaglio_. + +(963) E per questo conto potete voi conosciere l'ore del dì e della notte, +quante sono, o sia grande o sia piccola; chè la state crescie lo giorno e +menoma la notte, per la ragione del sole, che prende altro camino e altro +torno, per altra contrada a scaldare: per che noi abiamo verno e state. +Quando lo sole s'alunga da noi, lo suo calore si parte; allora sopra la +terra, là ove la terra sospira lo suo freddore, le folgore li venti e +l'acqua si spargeranno sopra la terra, là ove la forza del sole non escie; +allora tempesta e tuona e fa lo verno C. R. 2. — _La forza del sole non +escie_ è trad. di _la force dou solail neniest_ (C. F. R.), che intenderei +_neniest_, _non vi è_. + + + + + Cap. CCXI. + + _Lo re domanda se le stelle tornano al (964) fermamento. Sidrac + risponde:_ + + +Tutte le stelle tornano col fermamento, se non se una c'ha nome gitta, +cioè tramontana, la quale quelli del mare e della terra la guardano; et è +posta in una maniera al fermamento, per ch'ella non si volge, se non come +la chiavichia (965) della pietra sottana del molino. E lo fermamento si +volgie d'intorno come la macina, e quella stella non si muove come la +chiavichia; e si è più alta che tutte l'altre stelle, e perciò ci pare +piccola. Ma allo dichinamento del fermamento ella monta, una volta l'anno, +forsi uno palmo; e sì si ciela inmantenente che l'àe fatto. E quelli che +vanno per mare e per terra, alla guida di quella stella, a quell'ora, se +non si guardano, ellino potrebono smarire la via, e essere a +condizione (966). E quel movimento, che a noi pare uno palmo, è al +fermamento ben due milia miglia conpiute. + +(964) _al_ per _con il_. — Nel C. F. R.: o le firmament. — _O_, ant. fr., +ebbe anche il significato di _avec_. + +(965) Per _cavicchia_. + +(966) Per _essere in pericolo_. — La Crusca registra due es. di _mettere a +condizione per mettere a risico_, _a pericolo_. — Il C. F. R. ha: estre en +condicion. — Ma non trovo ne' lessici francesi questa parola con questo +significato. Il quale non manca all'ant. spagn., _poter_, _tener en +condicion_. + + + + + Cap. CCXII. + + _Lo re domanda se sarà continuamente guerra nel mondo. Sidrac + risponde:_ + + +Cierto guerra sarà tuttavia per lo mondo, grande e pericolosa. E s'egli ci +avesse tuttavia pace, elli non sarebe chiamato mondo, anzi sarebe chiamato +paradiso; e (967) in paradiso è tuttavia pace. E perciò al mondo non +fallirà guerra. E si à due maniere di guerra: l'una per lo nimico, la +quale è spirituale; l'altra guerra si è corporale: ciò è a sapere l'una +gente coll'altra (968); e sarà tuttavia, infine alla fine del mondo. + +(967) Crediamo da leggere piuttosto _chè_. — Infatti il C. F. R. ha: car. + +(968) ce est a savoir les gens les uns encontra les autres C. F. R. + + + + + Cap. CCXIII. + + _Lo re domanda: perchè è chiamato mondo? Sidrac risponde:_ + + +Perciò ch'elli è nulla: chè tutte le cose che non sono durabili, anzi ànno +fine, sono nulla. Perciò diciamo noi che, se questo mondo è nullo, che +l'omo non si de' affidare nè asigurare a cosa di nulla; chè, s'egli è +oggi, non sarà domane, overo uno altro giorno; e cierto è che partire li +conviene, e andare in quello mondo ch'è durabile, e tuttavia e giamai fine +non avrà. Dio per la sua potenza fecie questo mondo, e per ciò che l'omo +non potesse andare nell'altro mondo se non per questo là ove è egli; e in +quello egli à lasciato questo del tutto (969). E perciò diciamo noi che +questo mondo è nullo, che tempo fia che non ci sarà; chè questo mondo de' +essere disabitato come uno diserto. + +(969) Intenderei: e se per amore di quello ha abbandonato etc. — Nel +C. F. R. en celui a il guelpi (guerpi) cestui doutout. + + + + + Cap. CCXIV. + + _Lo re domanda se Iddio si cruccia delle morti, e delle genti che morte + si faccino. Sidrac risponde:_ + + +Non mica, nè poco nè molto, chè Dio non à in sè nullo coruccio. Che se +tutto 'l mondo fosse nabissato e la giente morta, Iddio non si darebbe +nullo cruccio nè nulla gravezza, imperciò che 'l mondo non potrebbe +inabissare e la giente morire se non per la sua volontà. Così no gli +peserebe, come a noi d'una vite di uva che noi avessimo alevata, e poi ci +facesse noia, e per quella noia noi la tagliassemo e ardessemola, di +questa vite nè dell'uva non si penserebbe nè poco nè molto. Altresì +adiviene a Dio, quando tutto 'l mondo fosse distrutto, come fue per lo +diluvio, tutto fue perduto per lo peccato che feceno contra a Dio, e si ne +fue lieto quando lo distrusse. Altresì li sarà buono quand'egli +distrugierà quelli che sono a venire, per li loro peccati, e per molte +maniere. E tutto sarà per lo loro peccato, tardi quanto vuole, se non +meglioreranno. + + + + + Cap. CCXV. + + _Lo re domanda: qual'è il più degno giorno del mondo (970)? Sidrac + risponde:_ + + +Lo più degno giorno si è lo sabato; chè Iddio, per la potenza, creò lo +cielo e la terra e l'altre cose che sono in sette giorni. Lo primo giorno +si fue la domenica; e al settimo giorno benedisse tutto le cose, e +santificò l'omo, e lo fecie riposare di tutte cose fare della +settimana. (971): ciò è lo sabbato, che fue lo primo degno die della +settimana. Ma quando lo figliuolo di Dio verrà in terra, d'allora innanzi +fie lo più degno giorno la domenica, perchè la resurresione del mondo che +farà tra li morti e ciò fie in una domenica. E per questo si è lo die +della settimana, la domenica (972). + +(970) de la semaine C. F. R. + +(971) Nel C. F. R.: et le fist reposer de toutes chosses. + +(972) le plus digne ior de la semaine le dimenche C. F. R. + + + + + Cap. CCXVI. + + _Lo re domanda: perchè fu fatto lo dormire? Sidrac risponde:_ + + +Lo dormire fue fatto per lo riposo del corpo e del cuore; e per la forza +del cuore e delli menbri; chè quando lo corpo dorme, lo cuore e tutte +l'altre menbra si riposano, e stanno in pace, per quello riposo. Altresì +come uno signore, quand'elli è isvegliato, tutta la sua masnada gli è +d'intorno, al suo servigio e al suo comandamento; e quand'egli dorme, la +sua masnada si riposa; altresì adiviene del cuore. Lo suo dormire e lo suo +vegiare viene e risponde al ciervello; e 'l cervello risponde agli occhi, +e gli occhi rendono a tutti li altri menbri, si dormeno e si +riposano (973). E quello dormire e riposo si è per la forza del corpo, +perch'egli possa essere forte di travagliare, e di guadagnare la sua vita, +e di rendere grazie e lode al suo creatore Dio. E per questa cosa fece lo +dormire. E se non fosse lo dormire, la notte non sarebbe stata. + +(973) et les ieaus respendent a tous les membres et si dorment et reposent +C. F. R. + + + + + Cap. CCXVII. + + _Lo re domanda: quale è il più sano luogo del mondo? Sidrac risponde:_ + + +Lo più sano luogo del mondo si è là ove l'uomo si guarda d'infermare, e di +male vivande e di freddo e di caldo e di dormire e di veghiare; chè l'uomo +non dee mica nella calda terra mangiare trope calde vivande, nè vestire +tropo caldo, nè andare al caldo, chè dell'uno caldo e dell'altro (974) può +l'uomo avere infermità. E così aviene del freddo. E non però (975) luoghi +sono, l'uno più infermo (976) che l'altro, per la ragione del calore e del +freddo, e per la gente inferma che vi vanno tra l'altra gente. E molti +luoghi sono, che sono infermi perchè non sono abitati, chè s'egli fossono +abitati, egli non sarebono già infermi. Ma chi vuole essere sano, faccia +in questa maniera: una volta il giorno mangiare, e una volta la settimana +con femina giacere, e una volta il mese togliere sangue del braccio, e una +volta l'anno pigliare medicina. E chi questo modo manterrà, egli sarà +sano. + +(974) l'uno caldo e dell'altro C. L. — del caldo dell'altro +C. R. 2. — Abbiamo corr. sulla scorta del T. F. P.: car d'ung chault et de +l'autre. + +(975) Et neporchant C. F. R., per _neporquant_ che vale _nonostante_. + +(976) Per _malsano_, _atto a indurre infermità_. + + + + + Cap. CCXVIII. + + _Lo re domanda: quali gente sono quelle che mantengono il mondo? Sidrac + risponde:_ + + +Certo cotali maniere di giente sono che lo mondo mantengono. Prima sono +quelli che le iscienzie mostrano, e insegnano alle genti la credenza di +Dio padre onnipotente; e in qual modo egli si dee mantenere in questo +secolo. La seconda maniera di gente, per cui lo mondo si mantiene, sono +quelli che lavorano e coltivano la terra, e pugnano di guadagnare (977) lo +frutto della terra, per loro e per gli altri. La terza si è la signoria, +che mantengono la gente a ragione, e mantengono la terra, lo povero e lo +ricco, ciascuno in suo luogo. La quarta maniera sono gli artefici, che le +mercie fanno (978), e portano le cose bisognose (979) dall'uno paese +all'altro. Se queste quattro maniere non fossono, lo mondo non si potrebbe +mantenere. + +(977) et poingnet de gaagner C. F. R. — _Poigner_ qui ha il significato di +_procurare_, _sforzarsi_, _ingegnarsi_. Non trovo che nell'ant. franc. +siasi usato questo vb. — Si usò però nel prov. _ponhar_, _poignar_, che il +Raynouard (L. R. IV., 598) spiega _tâcher_, _s'efforcer_, _se hâter_, +_s'empresser_, _se peiner_. + +(978) La quarta maniera sono quelli che mercantia fanno C. R. 2. + +(979) Per _necessarie_. + + + + + Cap. CCXIX. + + _Lo re domanda: quale è più alto o lo re o la giustizia? Sidrac + risponde:_ + + +La giustizia è la più alta, però che la giustizia può giudicare lo re, per +diritto e per ragione. E la giustizia si è più che re, chè lo re vuol dire +l'onore e la possanza del secolo; giustizia vuol dire l'alteza e la +degnità e la signoria e lo comandamento di Dio. Uno re nascierà profeta, +che dirà per la bocca di Dio: benedetti sieno quelli che faranno leale +giustizia, e manterrannola tuttavia. + + + + + Cap. CCXX. + + _Lo re domanda: può l'uomo avere riccheze corporale e portarle co' lui? + Sidrac risponde:_ + + +Quello uomo puote avere riccheza grande corporale, per sè mantenere in +tutto, e la può bene portare co' lui, che giammai nogli fallerà, e nogli +farà bisogno d'avere d'altrui, cioè a sapere arte. Chi sa alcuna arte, +giammai necessità non puote avere, chè in tutti i luoghi là ov'egli sia, +puote avere per la sua arte la sua vita. E perciò diciamo che l'arte è +ricca, che lo suo Signore la porta seco, là ovunque elli vae. + + + + + Cap. CCXXI. + + _Lo re domanda: uomo e femina che si traamano (980) e si dilungano uno + grande tempo e poi s'accontano, possonsi eglino amare come di prima? + Sidrac risponde:_ + + +Sì più (981) che dinanzi, per l'usanza, e per lo buono servigio che l'uno +fa all'altro, e per lo dare e per lo pigliare, si possono amare più che +dinanzi come altressì uno albore ch'è in uno giardino, e lo giardino lo +comincia ad innacquare e a studiare, l'albore in pochi giorni rinviene in +sè, e comincia a riverdire, e diventare così buono e bello come dinanzi, e +più, per lo buono servigio e per lo studiamento ch'egli ebbe; e se lo +giardino l'avesse lasciato di tutto in tutto, egli sarebe secco (982). +Così aviene dell'uomo e della femmina, che si vogliono più bene che di +prima; altressì come l'albore riverdiscie e riviene, quando egli è bene +abeverato e servito dal giardino. + +(980) s'entraiment C. F. R., che vale _amarsi scambievolmente_. + +(981) puote C. L. — Abb. corr. col C. R. 2., sulla scorta del C. F. R. che +ha plus. + +(982) Gioverà riferire la lezione del C. F. R., alla quale è conforme la +lez. del C. R. 2.: com I arbre chi est en I iardin, et le iardinier le +laist a nonchaleir, et ne le vodra laborer ni abeurer; cel arbre comencera +a feblir et a sechier, et puis chant le iardinier le comence abeurer et +laborer, l'arbre en I poi da iors revient a soi, et comence a reverdir, et +devient si bon et si biau com davant et miaus par le bon servise et le bon +garniment che il li met; et se le iardinier l'eust laisse de tout en tout, +il fust gaste, con cosse obliee. — Notisi nel n. t. _giardino_ per +_giardiniere_, che è pure nel C. R. 2. — È noto come ant. siasi invece +usato _giardiniere_ per _giardino_. + + + + + Cap. CCXXII. + + _Lo re domanda: come l'uomo alcuna volta la femina e la femina l'uomo + amansi? Sidrac risponde:_ + + +Quando l'uomo vede la femina e la femina l'uomo, e egli s'amano, sapiate +che ciò aviene della volontà del cuore, che è di frale comparizione (983); +e per la volontà del loro cuore, tengono lo diletto di quella vanità e di +quello viso e della biltà, che in loro sarà somigliata a' loro +cuori (984); e tali cuori mirano follemente, e tengono quella follia nel +cervello, e poi risponde agli occhi del capo, e li fa follemente guardare +a quella criatura, e sì gli diletta in quello pensiero (985). Ma lo savio +cuore che è forte e fermo, quand'egli vede alcuna altra criatura bella, +egli pensa in sè medesimo e dice: benedetto sia Iddio lo criatore, che +così bella criatura à fatta; e rende grazie a Dio; nè giamai gli risoviene +di quella criatura più, nè di biltade nè poco nè molto; e se pure gli +soviene, no'gli farà niuna forza. Altresì aviene alla buona femmina. + +(983) compressione C. R. 2. + +(984) che in loro sarà simigliante al loro cuore C. R. 2. + +(985) et por la vanite de lor cuer si retinent le delit de cel vice de la +biaute de lor cors chi lor sere resenblee a luer cuer; et cel cuer tremue +folement, et tient celle folie en la servelle, et respont as iaus de la +chief, et les fait solement regarder a celle regardure de la creature; et +le cuer chi est fol et vain pense folement en celle creature, et ce delite +en celle pencee, et par cel delit convient che il l'aime. C. F. R. + + + + + Cap. CCXXIII. + + _Lo re domanda: chi fa uno falso saramento di Dio per x cose falsare, è + egli spergiuro per una volta? Sidrac risponde:_ + + +Chi fa uno sacramento falso del suo Idio, quand'elli sia buono o rio, per +x cose falsare, e e' si conosce in sè medesimo che egli à fatto +falsamente, sapiate che egli è spergiuro x volte. E se altro consente a +quelle saramenta false, e egli gli pare buono e bello, sapiate che egli è +altressì bene spergiuro, come quelli che fa lo falso saramento. + + + + + Cap. CCXXIIII. + + _Lo re domanda: quelli che insegniano lo bene in questo secolo ànn'egli + più guidarnone che gli altri? Sidrac risponde:_ + + +Quelli che insegnano lo bene in questo secolo alla gente, avranno doppia +la grazia di Dio, quelli che lealmente la manteranno. Chè due maniere sono +quelle che insegnano lo bene alla gente in questo secolo. L'una sono +simigliante al sole (986), che tutto il mondo allumina, e non viene giamai +meno, e tuttavia è in sua gloria. Questi sono i buoni, che tutto giorno +insegnano il bene alla gente in questo secolo, e lo bene fanno. Questi +sono quelli che la grazia di Dio avranno nell'altro secolo. Gli altri che +il bene insegnano, e lo male fanno, certo diritto è e ragione ch'egli male +abiano a quattro doppj, non a due, come a quelli che porta alcuna cosa e +può dare buona parte a ciascuno e pigliare buona parte altressì per +lui (987); bene è diritto e ragione che lo male sia suo, poi che egli lo +piglia per la sua buona volontà, più che se altri li avesse donato. + +(986) alla gloria C. R. 2. + +(987) Così ha pure il C. R. 2. — Ma è chiaro che manca qualche cosa. Nel +C. F. R.: et laisse la bone et prent la mauvaise. — Il T. F. P. è di +diversa lez., ed ha solamente: telz gens sont ressemblans a la chandelle, +que les aultres enlumine et soy mesmes degaste. + + + + + Cap. CCXXV. + + _Lo re domanda: di che viene lo magiore odio del mondo? Sidrac + risponde:_ + + +Di fatto di legge e di fatto di signoria e di femina. Chè l'uomo tiene la +legge e la fede, buona e giusta, conciosia cosa che ella sia malvagia; e +un altro la spregia; sapiate che molto gli è a noia fortemente, e molto +odia colui che lo suo Idio dispregia. Egli disidera tutto giorno tutto +male e tutto odio, come quelli che dispregia la cosa ch'egli più ama e più +tiene cara. L'altra maniera si è di fatto di signoria e di possessione, +che l'uomo li toglie e vuole torre. Quelli l'odia fortemente, e li +disidera tutto male. La terza maniera si è di fatto di femina, o d'alcuna +cosa ch'egli ama. Altro uomo la vuole torre e spregiare (988) da lui; elli +n'è molto geloso e molto odia quelli che ciò gli vuole fare. E di molte +altre maniere muovono gli odii e le male voglienze. + +(988) fortraire. C. F. R., che qui ha il significato di _sedurre_. + + + + + Cap. CCXXVI. + + _Lo re domanda: lo pensiere che l'uomo pensa onde escie? (989) Sidrac + risponde:_ + + +Lo pensiero che gli uomini pensano escie della scienzia, e la scienzia è +di puro coraggio; chè se lo cuore è buono, egli pensa tutte cose +sottilmente, di ciò ch'egli vuole e di ciò ch'egli non vuole, bene e male. +E tutto aviene della scienzia, che viene di puro coraggio. Sapiate che +questo muove di grande scienzia, chè quelli ch'è di puro coraggio è savio. +Lo puro coraggio che egli ànno si è del loro puro sangue, che intorno allo +loro cuore corre, e per la purità del cuore e del sangue rischiariscie lo +cervello; e quello cervello, per lo suo rischiarimento, mostra chiareza +agli occhi e allegreza a' menbri. Perchè l'uomo sia savio e sottile non +dee adoperare la sua iscienzia in male, anzi in bene, e in tutta dirittura +e in tutta lealtade; e se egli altrimenti lo fae (990), sapiate che la +scienzia è perduta in lui. Questi sono chiamati bestie, e peggio che +bestie; che la bestia pensa alcuna volta di sua vivanda trovare, e +dell'acqua a bere. Perciò diciamo noi che quelli che non à niuno pensiero +al cuore, sono pegio che bestie che eglino lo dovrebono avere, e in Dio +credere sopra tutte le cose. + +(989) Meglio nel C. R. 2.: _da che viene lo pensare?_ + +(990) fae. C. R. 2. + + + + + Cap. CCXXVII. + + _Lo re domanda: per che cagione sono gli uomini malvagi mali (991)? + Sidrac risponde_: + + +Per tre cose: la prima si è delli rei omori che sono nell'uomo, sicchè li +malvagi omori e le collere sormontano e signoregiano i buoni omori (992); +cioè a dire che i mali omori signoregiano il corpo e il fegato, e +cuoprogli il cuore, e riboliscono (993) lo cervello, e portallo in terra, +e fannolo travagliare de' piedi e delle mani (994), e fannolo ischiumare +la bocca, e tolgogli il senno e la memoria, e fannogli sognare rei sogni, +diavoli, dragoni, orsi, serpenti, cani e malvagie bestie, che lo divorano +e battono; e sogna d'annegare in acqua e d'ardere in fuoco. E tutto questo +è dalla forza de' malvagi omori. E quando i mali omori si cessano, e lo +male lo lascia, e elli raccontano quello che elli ànno veduto in loro +visione; e quelli a cui elli l'averà contato, pensa che ciò sia istato per +diavoli. Sapiate che lo diavolo non à podere di nulla (995), che Iddio +creda fermamente; che non è niuna anima, che sopra terra vada, ch'ella non +abia seco uno spirito, cioè a dire un angelo, che la guarda, perchè lo +diavolo no' le faccia male, se ella non consente per la sua volontà. +L'altra maniera si è lo corpo, che è intorniato e ornato (996) di molti +peccati, nè in Dio nè in suoi comandamenti non vuole credere, nè +fare (997). Alcuna volta lo diavolo si dimostra a colui, in molte maniere +e figure, e gli entra in corpo, e travaglialo molto fortemente; e l'angelo +di Dio nollo vuole aiutare, anzi l'abandona. Ma non intendere già che egli +lo lasci uccidere; ma egli a la sua volontà gli fa fare tali cose, che +egli perde il corpo e l'anima. Ma se egli a Dio vuole tornare, e lo +diavolo lasciare, già lo suo ingegno non gli varrà; nè la sua forza nè 'l +suo ingegno forza nè podere non averà sopra lui. La terza maniera si è +della fallanza del cuore. Quando l'uomo è codardo e pauroso, e egli vae +fuore di gente (998), di giorno e di notte, pensa nella paura, e cade in +malvagio male; che sì tosto come egli àe la paura, gli rei omori sì si +muovono, e rinfabiliscono nel suo corpo, e fannonlo sognare di malvagi +sogni, cioè della fallenza del suo corpo. + +(991) Correggasi col C. F. R.: _por quoy cheent les gens de mauvais +mal?_ — Nel C. R. 2.: _da che aviene che le genti ànno così forti +malatie?_ + +(992) li malvagi omori si raunano nel corpo, e l'uno s'acapiglia +nell'altro. C. R. 2. + +(993) infiammano. C. R. 2. + +(994) e si li fanno menare li piedi e mani. C. R. 2. + +(995) _Di nullo_ per _sopra nullo_. + +(996) È da credere usato ironicamente. — Anche il C. F. R. ha: adornes. + +(997) ne Dieu ne son comandement ne viaut croire ne faire. C. F. R. + +(998) hors de la gens. C. F. R. + + + + + Cap. CCXXVIII. + + _Lo re domanda: quali sono gli più pericolosi menbri del corpo? Sidrac + risponde:_ + + +Gli occhi sono i più pericolosi menbri del corpo, e quelli che fanno +perire lo corpo e l'anima. Che lo diletto della vista gli occhi avanzano +al cuore (999), e mettollo in pensieri, e fanno peccare lo corpo e +l'anima. E se egli non vedessono, lo cuore non disiderebbe nimica tante +cose com'egli disidera, che più disidera quelli che vede, che quelli che +non vede. Che per la vista degli occhi lo cuore e 'l corpo e tutti menbri +triemano e ànno grande paura e grande ispaventamento. Altressì come quelli +che vede lo male inanzi di lui, elli àe magiore paura che quelli che l'ode +e non vede. E d'altra parte gli occhi sono più teneri che altri menbri del +corpo, e sono quelli che guardano lo corpo di pericoli corporali. + +(999) Non sappiamo se _avanzano_ possa qui avere il senso di +_anticipano_. — Nel C. F. R.: _avantent_; e potrebbe intendersi che gli +occhi magnificano, esaltano al cuore il diletto che si prova nel vedere +gli oggetti esterni. Il T. F. P. ha, meglio degli altri: annoncent. + + + + + Cap. CCXXVIIII. + + _Lo re domanda: qual'è la più pericolosa arte che sia e la più sicura? + Sidrac risponde:_ + + +Quelli che insegnano la credenza di Dio alle genti ànno la più pericolosa +arte e la più sicura e la più degna, che niuna altra arte del mondo. +Altressì come gli occhi sono lo lume del corpo, e altressì come il corpo +va sicuramente per lo insegniamento degli occhi, altressì deono, quelli +che questa arte mostrano alle genti, menare l'altre genti sane e salve +alla credenza, e al comandamento di Dio fare; e fare (1000) quello ch'egli +deono conpiutamente, sanza niuna menomanza e sanza niuna fallenza e sanza +niuna gravezza, a ora e a punto. Che quelli che questo fanno, fanno +apiacere a Dio, e sono degni inanzi a Dio, e chiari come il sole è al +mondo, che tutto giorno è puro e netto, tra li monti e tra le valle, e +getta i suoi raggi, e toccare si possono (1001). Questa arte è la più +degna e la più preziosa di niuna altra arte; e quelli che questa arte +insegnano, e nolla fanno, così come deono, eglino aprossimano l'altre +genti a Dio, e eglino si dilungano; e sono siccome la candela, che rende +bello chiarore altrui, e sè medesima consuma. + +(1000) Così ha pure il C. R. 2. — Migliore è la lez del C. F. R.: a la +creance et a comandement de Deu; et a faire etc. + +(1001) Manca agli altri Codd. _e toccare si possono_. + + + + + Cap. CCXXX. + + _Lo re domanda: come alcuna volta muove la gaieza al corpo dell'uomo + gaio e allegro (1002)? Sidrac risponde:_ + + +La gaieza che alcuna volta muove al cuore, e l'uomo diventa gaio, sapiate +che ciò è per lo vecchio sangue, ch'egli arecò con seco del corpo della +madre (1003). Quello sangue alcuna volta si muove, per lo ismovimento del +malvagio sangue, che si muove per tutto il corpo, e rinverdisce lo cuore, +e fallo diventare gaio o di cose fatte o di pensieri. E sapiate che la +gaieza è molto pericolosa cosa: chè, se uno buon uomo savio fosse gaio, +egli sarebe dispregiato tra le genti, e incolpato d'alcuna cosa, per la +sua gaieza, conciosia cosa che egli nolla faccia; e se egli non fosse +gaio, e fosse savio e convenevole, apena potrebe essere incolpato di +follia. E quando lo sangue cessa, lo corpo diventa posato e cheto di fatti +e di pensieri. E lo sangue ismuove al corpo di troppo bere o di troppo +posare. + +(1002) Nel C. R. 2.: _da che aviene la gioia e l'alegrezza che aviene +all'omo di subito?_ + +(1003) par le viel sanc chi est en lui de la jovente, le queil a aporte +dou ventre de sa mere o lui. C. F. R. + + + + + Cap. CCXXXI. + + _Lo re domanda: ciascuna volta che l'uomo s'accosta alla femina ingenera + egli? Sidrac risponde:_ + + +Non già, l'uomo non ingenera tutte le volte ch'egli s'acosta alla femina; +ma egli ingenera alcuna volta ispesso e alcuna volta tardi. E la femina +non piglia nimica ciascuna volta la generatura, perchè l'uomo ingenera più +che la femina non piglia. E uno uomo luxurioso che spesso giace con femina +carnalmente, si perde la forza delle reni e de' nervi e de' menbri; e +quello ispermo che egli fae è sì frale e sì vano, che non à niuna sustanza +di generare. Ma chi si astenesse della luxuria otto giorni o più, ben +potrebe essere ch'egli generrebbe; e simigliantemente aviene alla femina. +Ma nella ganba dell'uomo è vena, chi se ne facesse isciemare sangue +giammai non ingenererebe; e simigliante alla femina, giammai inpregnare +non potrebe (1004). + +(1004) Merita di essere riferito, se non altro per la sua stranezza, il +seguente tratto, che leggesi nel C. R. 2., e che manca anche al C. F. R.: +Ma nella gamba dell'omo àe una vena, che tiene da l'uno capo a l'altro +della polpa, e va insino al garetto, e si è molto sottile a trovare. Che +chi isciemasse sangue dal capo di quella vena, e traesene una menata del +ditto sangue, poi giammai ingienerare non potrebe. Item a femina che non +fosse sterile, e tardasse troppo ad avere figliuoli, sed ella portasse co' +lei così come porta al loro modo, la radice d'una erba che si chiama +achel, ben pesta senza premere, con lana di pecora sucida, otto giorni e +otto notti, e ciascuno giorno mutarsi due volte, e guardarsi di vivande +grasse e dal freddo, e al nono giorno farsi isciemare una pugnata d'una +vena della madre, dal lato diritto, presso del pettignone, là dove +l'anguinaia monta, e la mattina giacere coll'omo, se ella e l'omo non +fossono sterili, ella e l'omo ingenerebono di fermo. + + + + + Cap. CCXXXII. + + _Lo re domanda: che potrebe l'uomo fare, che la femina inpregnasse? + Sidrac risponde:_ + + +Femina che non fosse isterila, e tardasse tropo a portare figliuoli, se +ella si traesse sangue del braccio, e quello giorno, quando andasse a +dormire, bevesse zucchero bollito e rose vecchie vermiglie, e un poco di +regolizia, e così facesse la mattina e la sera, e l'altro giorno altressì +apresso, la mattina e la sera; e ch'ella si guardasse carnalmente di +giacere con uomo VII giorni, e l'ottavo giorno portasse calcina (1005) +pesta nella natura, così come le femine la sanno portare, con lana lunga +di pecora; e lo nono giorno portasse in quella maniera unguento di quarto +peso e lana sucida, e una notte lo tenesse (1006), e in quello giorno si +guardasse di bagnare la sua natura con aqua calda o fredda, e ancora di +manicare grosse vivande, e la dimane giacesse carnalmente con uomo, +incontanente ingraviderebbe. + +(1005) racine d'ache. C. F. R. — È evidentemente la _radice d'achel_ del +n. t., scambiata qui dal trad. con la _calcina_. + +(1006) et le IX iors che le portast en cele maniere loignement +philosophen, le quart d'un pois ou plus en laine sulente ec. +C. F. R. — _sulente_ crediamo da corr. _pulente_, _pullante_. + + + + + Cap. CCXXXIII. + + _Lo re domanda: di quale parte si raguna la schiatta dell'uomo + quand'ella escie? Sidrac risponde:_ + + +Ella escie di quattro cose: di tutti i menbri dell'uomo, e de' nerbi e +delle vene, che egli sudano dentro dal corpo, del grande calore, e della +volontà delle quattro conparizioni dell'uomo, cioè del corpo e della loro +natura; sì si canbia di vermiglio in bianco; e sì si ragunano e scagliano, +e di là escono fuori: e questa è la schiatta dell'uomo, quando usa con +femine (1007). La prima si è la volontà dell'uomo, che egli disidera a +fare; e per quello disagio tutti i menbri rinfabiliscono, e la natura, che +è i' lui, richiede. (1008). La seconda natura si è lo scaldamento in +quella volontà. La terza cosa si è lo sforzamento (1009) dell'uomo alla +femina. La quarta cosa si è di pigliare riposo al corpo. E +simigliantemente per quella ragione si corronpe la femina come l'uomo; e +alcuna volta si corronpe in dormire. Ma il travaglio del corpo e lo +disagio e gli omori rasoave (1010) tutto questo. + +(1007) Elle isse de IIII cosses de l'home, de tous ces membres et des +ners. Car il sont sanc dedens le cors, de la grant calor, et de la volente +des IIII complexions au cors et de lor nature ce chanse com deu vermeil au +blanc, et s'asemblent escailes, et per la issent hors, et ce est +l'esclate. C. F. R. + +(1008) le chiert. C. F. R. + +(1009) frotement ou touchement. C. F. R. + +(1010) rabonacciano. C. R. 2. — Assoage. C. F. R. — _Assoage_, da +_asoager_, significa qui _calmare_. — È chiaro che _rasoave_ è un errore +del trad., che pare non intendesse la parola franc. Non sapremmo indurci a +credere che si dovesse leggere _rinsoavisce_ per _rende soave_. + + + + + Cap. CCXXXIIII. + + _Lo re domanda: de' l'uomo amare gli figliuoli? Sidrac risponde:_ + + +Li figliuoli debonsi amare, ma non troppo. I figliuoli sono frutti delle +genti, e bene dee l'uomo amare cotali frutti. Ma se tu ài i tuoi +figliuoli, tu gli dee bene amare, ma non più di te, chè quelli è folle che +ama altrui più che sè. Niuno dee amare altrui più di Dio; e poi la tua +buona moglie, e poi i tuoi figliuoli e tutta la gente. Che se tu ài +figliuoli, e tu gli ami tropo, tu fai follia, perchè tu non gli dei amare +più che Dio e te medesimo. Che se l'anima tua è perduta e dannata per li +tuoi figliuoli, per lasciargli ricchi o per mantenegli, se tu avessi +centomilia figliuoli, governare non ti potrebono del tuo +dannamento (1011). Meglio varrebe per te che tutti i tuoi figliuoli +fossono dannati, che tu. Non dei mantenere i tuoi figliuoli di folle +guadagnio, ma fargli inparare arte, ond'ellino si mantengano, se bisogno a +loro farà. + +(1011) Uno de' soliti equivoci del volgarizzatore. Il C. F. R. ha: ne te +poroient de ton dampnement maintenir. — Ora _maintenir_ (da _manu_, _manum +tenere_) significa e _governare_ e _proteggere_, _soccorrere_. E qui +questo vb. aveva appunto il secondo significato. — Infatti il C. R. 2. ha: +aitare non ti potrebono del tuo dampnamento. + + + + + Cap. CCXXXV. + + _Lo re domanda: incantamenti e malie sono vane? Sidrac risponde:_ + + +All'anima non profittano nulla, ma elle fanno noia e danno. Al corpo +vagliono per tre cose: chi incantamenti e malie vuole fare, si gli +conviene sapere e conosciere l'ore e i punti, quando si dee adoperare; e +se egli in questo non conoscie assai, gli conviene aoperare che nulla +vaglia (1012). La seconda cosa gli conviene avere in loro fede. La terza +cosa si è che gli conviene sapere dell'arte della stonomia. E chi +altrimenti lo fa, non sa che si faccia. + +(1012) li conviene adoperare, che nulla li vagliono. C. R. 2. — Nel +C. F. R. il senso è indecifrabile. — Il T. F. P. ha: il peult assez +ouvrer, mais son ouvraige riens ne luy voultroit. + + + + + Cap. CCXXXVI. + + _Lo re domanda: qual è la più leggiera bestia che sia e la più + asentivole (1013)? Sidrac risponde:_ + + +Il cane è la più legiere bestia che sia, e la più conosciente e la più +leale; che niuna bestia puote sì tosto correre, nè tanto tracciare (1014) +come il cane. Di senno la formica è più asettevole (1015) che bestia che +sia, a la ragione della sua piccoleza. Ella è la più savia, chè ella +raguna la state per vivere il verno; e Iddio per la sua potenza l'à dato +questa natura, per dare asenpro all'uomo, quando così piccolo vermine à +iscienzia di ragunare la state per vivere lo verno; ciò è a intendere che +noi dobiamo in Dio credere, e fare i suoi comandamenti, e travagliare in +questo secolo per guadagnare l'altro secolo; e di fare altressì come la +formica, che provede da lunga e da presso. Altressì dobiamo noi credere +che Iddio à podere in tutte le cose, e adorare lo suo benedetto nome per +tutti i tempi, e lo suo comandamento fare, e il suo servigio. + +(1013) _Asentivole_ pare voglia dire _che sente_. Il C. F. R. ha: +_flairant_; da _flairier_, _flarier_, mandare odore e sentirlo (Cf. +_Gachet_, _Glossaire du Chevalier au Cygne_, a _flair_). — Anche il prov. +ha, con questo medesimo significato, il vb. _flairar_; e l'ital. +_odorare_. + +(1014) _Tracier_, ant. fr., vuol dire, oltre _seguitare la traccia_, come +in ital., anche _cercare con cura_. «Si com le quert et k'il le +trache — Une vies capele a trouvée.» _Mir. de Notre Dame_, presso +_Roquefort_. + +(1015) Crederemmo da correggere _asennevole_, per _assennata_, o piuttosto +_asestevole_, per _assestata_. Potrebbe anco credersi usato _asettevole_ +per _assettata_ nel senso di _bene ordinata_. — Ma come intendere il testo +francese del C. F. R.: et de flairor formie est la plus flairant vermine et +beste chi soit? + + + + + Cap. CCXXXVII. + + _Lo re domanda: quale è più alto o la terra o lo mare? Sidrac + risponde:_ + + +La terra è assai più alta che 'l mare. Se il mare fosse più alto che la +terra ella (1016) coprirebbe la terra. Questo potete voi vedere +apertamente: pigliate uno vasello, e enpietelo pieno d'acqua, raso col +vasello, cioè coll'orlo, e l'acqua si terrà senza ispandere, se il vasello +non si tocca; e se voi mettete anche uno poco d'acqua, ella saglierà +d'ogni parte, e spande sopra l'orlo del vasello. Altressì averrebbe se lo +mare fosse più alto che la terra, lo mare ispanderebe da tutte parti e +coprirebbe la terra. + +(1016) elle, C. F. R. + + + + + Cap. CCXXXVIII. + + _Lo re domanda: le lumache perchè s'appiccano agli alberi? Sidrac + risponde:_ + + +Le lumache escono del sudore e del calore dell'erbe, e dell'umidore della +terra; e per quella natura ond'elle sono, s'apiccano all'albore +volentieri, per lo suo umidore. Lumaca è laida, ma ella è sana e molto +buona per persona che fosse ingonbrata del petto, che fiatare non potesse. +Chi pigliasse le lumache, e friggiessele con olio d'uliva, o dessele a +mangiare dieci giorni con mèle di lape (1017), egli sarebe diliberato di +quello male e di quello ingonbramento. E chi ardesse le lumache, quello +dentro (1018), a modo di carboni, la decima parte, e altrettanto d'uno +legnio che si chiama ybano (1019), e pestasse insieme molto bene, e lo +stacciasse sottilmente, e poi ugnesse quelli che àe lo bianco nell'occhio, +due volte il giorno, in trenta giorni lo bianco se n'andrebbe +tutto (1020). + +(1017) d'api C. R. 2. + +(1018) les limasses dedens C. F. R. + +(1019) ybanus. + +(1020) Dioscoride insegna che le lumache abbruciate con tutta la carne, +ridotte in polvere e unte col miele, guariscono le macchie degli occhi. +Lib. II, Cap. 9. + + + + + Cap. CCXXXIX. + + _Lo re domanda: come dormono gli vecchi più leggiermente che gli piccoli + garzoni non fanno? Sidrac risponde:_ + + +Li piccoli garzoni dormono leggiermente per lo dolciore e per l'ardore e +per lo verdore del loro cervello. E altressì come lo fiore del frutto a +l'albore, quando uno poco di vento lo tocca, egli si dichina e abassa +simigliante è del garzone, che, quando elli è satollo, uno poco d'aire che +lo fiere, elli dorme e si riposa e si nodriscie. L'uomo vecchio dorme come +i piccoli garzoni, per la fraleza del cervello: come uno frutto maturo e +fracido, quando un poco di vento lo tocca, si lo caccia in terra. Altressì +aviene del vecchio uomo, ch'egli dorme come uno garzone. E questo è per lo +mancamento del sangue, e per la fraleza delle sue reni e de' suoi menbri. + + + + + Cap. CCXL. + + _Lo re domanda: se Idio avesse fatto uno uomo così grande come tutto il + mondo, potrebb'egli contastare contra lui? Sidrac risponde:_ + + +Si Iddio avesse fatto un uomo (1021) così grande come tutto il mondo e +più, egli non avrebbe forza nè podere di contastare contra di lui. E di +questo vi potete voi avedere chiaramente: che se l'uomo facesse uno grande +uomo alla simiglianza di lui (1022), e quand'elli fosse conpiuto, si lo +potrebbe disfare tutte l'ore che volesse, e già contastare no gli +potrebbe. E molto magiormente, a cento doppi, à magior podere di +contastare a noi quella figura, che non averebe l'uomo, che fosse magiore +di tutto il mondo, inverso Dio; nè uno migliaio d'uomini nè altrettante +femine non potrebono pensare lo podere nè la possanza di lui; che anche +n'avesse vie più che tanto, quanto l'uomo più pensa in lui, più ne truova +in lui e di forza e di podere (1023). Che se Idio dicesse: sia lo mondo di +fino oro e fine pietre preziose, inmantanente sarebe lo suo comandamento +conpiuto e fatto; e s'egli dicesse: sia uno uomo bestia e peggio, overo +uno vermine sì grandissimo che tutto il mondo potesse portare in capo, in +quello punto medesimo sarebe tanto tosto fatto. E s'egli dicesse: fia il +cielo e la terra distrutta, e la gente morta, incontanente sarebe conpiuto +il suo comandamento. E se egli è così grande di podere, ch'egli potrebe +fare uno uomo che fosse magiore che tutto il mondo, certo altressì lo +potrebbe fare nullo (1024). Come l'uomo potrebe pigliare colla mano la più +alta stella del fermamento. + +(1021) Manca _uno uomo_ al C. L. — Abb. supp. col C. R. 2. + +(1022) chi fereit une grant figure a semblance. C. F. R. + +(1023) Et mout plus a C. doubles ont plus de poer envers vos, che cil +grant home chi fust com tout le monde n'en auroit envers Dieu, ne M. +miliers d'omes et autretant de femes, et chascun d'iaus eust le sens de M. +miliers de sages homes ne poroient il penser de M. I des poers de Dieu et +de sa puissance, che il n'en trovassent plus de puissance et plus de poeir +en lui. C. F. R. + +(1024) Ci pare migliore il senso del T. F. P.: et ainsi doncques quelle +resistence pourroit faire ung homme contre Dieu, et fust il aussi grant +que tout le monde? + + + + + Cap. CCXLI. + + _Lo re domanda: se Idio non avesse fatto lo secolo, di quale maniera + sarebbe il mondo? Sidrac risponde:_ + + +Lo mondo sarebe istato come uno grande abismo (1025), pieno di tenebre, +altressì nulla, come cosa che non fu mai. E già per ciò Idio non avrebbe +perduta la sua gloria, e così sarebe egli stato allora, com'egli è e +starà. Per tutte le genti e per tutte le criature ch'egli à fatte in +questo secolo non sarebbe egli migliorato nulla; e s'egli non l'avesse +fatto, non sarebe stato nulla; e però sarà fatto tuttavia lo suo +comandamento, e tutto giorno sarà, sanza fine. + +(1025) Abisme. C. F. R. — Abisso C. R. 2. + + + + + Cap. CCXLII. + + _Lo re domanda: gli angeli che Idio fece furono fatti della lena di Dio, + come Adamo lo primo uomo fue fatto? Sidrac risponde:_ + + +Non mica, se non solamente della parola di Dio, quand'egli disse, sia +fatto l'angelo; e in quella parola e in quella ora furono fatti. Ma Adamo +fue fatto della lena di Dio, quand'elli soffiò (1026) nel volto; e però +Adamo e la sua generazione, che a lui credono e crederanno, saranno più +degni che gli angeli per tre cose ch'egli ànno: la vita perdurabile della +lena di Dio; l'altra, ch'egli ànno corpo e anima, e gli angeli non ànno se +non lo spirito solamente; la terza che Idio à stabilito l'angiolo per +l'uomo guardare e governare da tutti i mali, se egli non vuole consentire +alla volontà del diavolo. + +(1026) li sofiò. C. R. 2. + + + + + Cap. CCXLIII. + + _Lo re domanda: cui de' l'uomo più amare, o quelli cui elli ama o quelli + che l'amano? Sidrac risponde:_ + + +Tu dei amare quelli che t'amano più che coloro che (1027) tu ami; che per +aventura tu potrai amare tale che non amerà te, anzi t'odierebbe; e per +ciò tu dei amare quelli che t'amano; e se tu lo fai, tu ami Iddio, +inperciò che Iddio ama ogni uomo, e ciascuno lo dee amare. Quelli che +amano il peccato, si ama (1028) il diavolo, e lo diavolo non l'ama punto, +anzi odialo, e menalo al fuoco dello 'nferno. Che lo diavolo non ama la +gente, se non per ingannargli e menarli al fuoco. E non credete che lo +diavolo abia podere di male fare, se non a quelli che l'amano, e fanno i +peccati. Ma i buoni odia egli fortemente, e non à podere di fare niuno +male: che Iddio li guarda e difende del suo podere e del suo ingegno. + +(1027) Manca al C. L. _coloro che_. — Abb. suppl. col. C. R. 2. + +(1028) amano. C. R. 2. + + + + + Cap. CCXLIV. + + _Lo re domanda: dove sono le più degne parole e d'erbe e di + pietre (1029)? Sidrac risponde:_ + + +Iddio fece vertude in queste tre cose, più che in niun altra cosa del +mondo, chè questa è la propietà del mondo. E le più degne parole del mondo +sono quelle quando l'uomo rende grazia, e adora al suo criatore, chè +migliori parole nè più degne non potrebono di bocca d'uomo uscire. Le più +degne erbe che al mondo sieno, sono quelle di che l'uomo vive, e che più +servono al corpo dell'uomo: ciò è a intendere il grano, che noi abiamo +di (1030) magiore bisogno, e più ci mantiene che niuna altra erba del +mondo. E per ciò la chiamiamo noi la più degnia erba che sia. Delle pietre +molte ne sono; ma delle loro bontà ci potremo ora sofferire (1031). Ma +solamente quella pietra che macina lo grano è la più degna pietra, che +tutte genti serve, e a tutte le genti abisognia: per ciò è la più degna +pietra che sia. + +(1029) Nel C. R. 2.: _in che regna più virtù tra nelle parole o nelle erbe +o nelle pietre?_ + +(1030) di lui. C. R. 2. + +(1031) Intenderei: ci potremo ora _astenere_, ci potremo _passare_ di +discorrere. È noto come l'ant. fr. _sofferir_ avesse questo significato, +del pari che il prov. _suffrir_. + + + + + Cap. CCXLV. + + _Lo re domanda: come la scurità della luna non si vede se non inverso + ponente, e tuttavia quand'ella è novella? Sidrac risponde:_ + + +La luna fa così bene lo suo corso al levante come al ponente: chè quella +ora ch'ella fa lo suo corso, a quello punto, ella è vermiglia, così di +giorno come di notte. E quand'elli si fa di giorno, ella non si puote +vedere per lo chiarore del giorno. In quella che lo giorno falla (1032), +ella è novella al levante; e lo fermamento fa lo suo torno, e ella viene +al ponente, e allore è notte. E quand'ella è novella al ponente, e lo +giorno dura, la notte non si puot'ella vedere per lo torno che lo +fermamento fa; quando viene la domane, e ella si vede. + +(1032) 'l giorno si diparte cioè falla. C. R. 2. + + + + + Cap. CCXLVI. + + _Lo re domanda: dee l'uomo discoprire il suo segreto al suo amico, + quand'egli fa alcuna cosa celata? Sidrac risponde:_ + + +In niuna maniera de' l'uomo discoprire lo suo segreto se non a Dio, che +tutto sa: ciò che è a intendere (1033), a quelli che saranno nel suo luogo +in terra, dopo la venuta del veracie profeta. Ma in altra maniera non dei +discoprire lo tuo segreto a niuno. Che se tu lo discuopri al tuo amico, +alcuna cosa lo tuo amico, o altro amico ch'egli avrà, la discopirrà; se +egli è poco savio, egli lo discopirrà tutto collo suo amico che egli à. +Quello amico anche, o altro amico, lo dirà per aventura ad un altro; e +così potranno sapere lo tuo segreto molte genti; e così ne potrai essere +adontato e svergognato. E per questa ragione non è bene di scoprire lo tuo +segreto. Che tanto come averai lo tuo segreto, egli sarà tuo servo; e +quando tu l'avrai discoperto, tu sarai suo servo. E certo tale lo potrà +sapere, lo tuo segreto, che ti vorrà male, e di ciò ne sarai più frale, e +egli ti potrà più nuocere; e per la paura di lui, di ciò ch'egli avrà +saputo lo tuo segreto, tu non potrai contastare. E se tu non ti puoi +sofferire di discoprire lo tuo segreto per la tua follia, e lo ventre per +la tua necessità l'enfia di pur dirlo, dillo infra te medesimo, altressì +come tu lo ragionassi con altrui; e allora lo tuo cuore si rafredda e lo +tuo ventre si disenfierà. E, se per bisogno che tu abbi, te lo conviene +pur dire, guarda che tu lo dichi a tale uomo, che nol ti possa +rinproverare, per alcuno cruccio che tu abbi co' lui. + +(1033) che tutto ciò è ad intendere. C. R. 2. — Il n. t. è conforme al +C. F. R. + + + + + Cap. CCXLVII. + + _Lo re domanda: quali femine sono più utili a l'uomo quand'egli giacie + co' loro? Sidrac risponde:_ + + +Secondo l'anima, niuna femina è utile all'uomo, a giacere co' lei, se non +se la sua moglie. E secondo il corpo, due istagioni sono l'anno di giacere +con femina: quando l'aria è fredda, e rende lo suo gielo in terra. La +femina, viva bruna è utile all'uomo, quando elli usa co' lei; chè la bruna +femina è di calda alena e di caldo interiore, e quello calore iscalda +l'uomo, e fagli grande prode e grande sanitade al corpo. E il caldo tempo, +quando la stagione è calda, e rende lo suo calore in terra, la femina +bianca è utile all'uomo, quand'egli usa co' lei; che la femina bianca è +fredda, le sue interiore sono fredde, e quello freddore fa grande prode +all'uomo, e lo rinfresca di suo calore. La femina vecchia si è calda e di +grieve alena e grieve interiore e di grieve uscite (1034), e si dona +grande pesanza al corpo dell'uomo, e grava lo cuore, e si gli fae mutare +lo suo bello colore, e fallo diventare palido, sia la femina bianca o +bruna. Dell'uomo vecchio alla femina altressì aviene. + +(1034) Così ha pure il C. R. 2. — Manca al C. F. R. + + + + + Cap. CCXLVIII. + + _Lo re domanda: perchè alcuna gente si levano a mattotino da dormire +bianchi e coloriti, e altri palidi e ismalfati? (1035) Sidrac risponde:_ + + +Per tre cose: la prima per le forze delle collere gialle, che sormontano +l'altre collere al corpo, e per la forza ch'elle ànno al corpo, quando lo +corpo dorme, e l'altre collere e lo sangue cessano al corpo. E l'altre +collere gialle che sormontano, lo tingono del loro colore, e alla mane si +levano di quello medesimo colore. La seconda maniera si è di pigliare +cosa, la notte, che scalfa lo corpo, e fa bollire lo stomaco, e iscalfare +lo corpo, e rinfabilire gli occhi, e amarire (1036) la sua lengua; e si fa +molte infermitadi. + +(1035) Questo cap. manca al C. R. 2. — Invece di _ismalfati_ crederemmo da +leggere _iscalfati_. — Il C. F. R. ha: iaunes. E siccome _eschaufeté_, +ant. fr., vuol dire _collera_, crederemmo che _iscalfati_ potesse +significare _del colore che dà la collera_. A conferma di ciò notisi la +frase del n. t., in questo cap.: _le collere gialle lo tingono del loro +colore, e alla mane si levano di quello medesimo colore._ In questo stesso +cap. si troverà pure _scalfa_ e _scalfare_, nel senso di _riscaldare_, +_chaufer_ franc. + +(1036) _Rendere amara._ + + + + + Cap. CCXLIX. + + _Lo re domanda: lo triemo del corpo di che aviene, che alcuna volta si + muove il corpo? Sidrac risponde_: + + +Lo triemamento che alcuna volta si muove lo corpo, si è le forza delle +flemme che sono al corpo, che alcuna volta sormontano l'altre collere che +sono al corpo dell'uomo; e per questa forza ch'elle ànno, allora quando +sormontano, l'altre collere rinfiammano, e corrono per tutto lo corpo e +per li menbri e per le 'nteriora, e fannolo tremare, a modo di lampi che +dell'aria viene (1037), che le flemme sono fredde, e lo fermamento (1038) +è freddo. + +(1037) Così ha pure il C. R. 2. — Nel C. F. R.: en guise de lampement che +de l'air vienent. + +(1038) Anche nel C. R. 2.: fermamento. Ma crediamo che sia errore. — Il +C. F. R.: et le reflambement si est froid. — E il T. F. P.: et leur +reflambement aussi est froid. + + + + + Cap. CCL. + + _Lo re domanda: la vista che l'uomo vede entra negli occhi dentro? + Sidrac risponde_: + + +Niuna cosa del mondo non può uscire, se ella non entra inanzi; e +similemente aviene della vista. Ella entra dentro agli occhi, e riguarda; +e l'umidore tira a sè la senbianza della fazione (1039) di quella cosa +entro, e la bee, similemente come lo sole bee e tira l'umidore del mattino +della rugiada (1040). E gli occhi lo rendono al cervello, e il cervello +rende quella medesima senbianza e fazione al cuore, e s'adolcia in lui, e +tiello in memoria uno grande tenpo. Perciò che la vista degli occhi entra, +e piglia, e rende al cervello, e il cervello rende al cuore, e lo cuore la +rende a lui, e tiello in memoria uno grande tenpo; per quello +sodamento (1041), lo cuore pensa, e vede chiaramente le maniere delle +cose, ch'egli àe alcuna volta vedute. E se la vista non vi entrasse (1042) +negli occhi, lo cuore non vedrebe nulla. E nulla cosa puote uscire, se +ella non entra. + +(1039) e la fazione C. R. 2. + +(1040) et la rozee. C. F. R. — Tutto quello che segue di questo cap. manca +al C. F. R. + +(1041) Tanto nel n. c. che nel C. R. 2. leggesi chiaro _sodamento_ Non +sarebbe forse da correggere _solamente_? + +(1042) non entrasse C. R. 2. + + + + + Cap. CCLI. + + _Lo re domanda: uno uomo solo non puote dire e parlare più cose? Sidrac + risponde_: + + +Niuno uomo solo può bene parlare; e dirovvi come: che non è niuna +criatura, che alla simiglianza di Dio sia fatta, ch'ella non abia tre cose +in sè, cioè corpo e senno e anima; questi sono tre in uno, e questa +ragione i savi che parlano, dicono (1043)..... + +(1043) Non intendesi ciò che l'autore abbia voluto dire in questo +cap. — Il C. R. 2. concorda col nostro, salvo che infine ha: e per questa +ragione li savi ne parlano, e dicono che non puote essere l'omo in due +luoghi. — Gioverà riferire la lezione del C. F. R. che è simile a quella +del T. F. P: _Le roy demande: par quel raison peut I sol parler et dire +nos? Sydrac respond:_ Un sol peut bien parler et dire nos; car il n'en est +creature en ceste monde che a scemblance de Deu soit faite, ch'ele n'en +ait III en un; et por ceste raison dient les sages, nos. + + + + + Cap. CCLII. + + _Lo re domanda: se lo mare può menomare? Sidrac risponde:_ + + +Tutte le cose che crescono l'uomo può pigliare di loro, e si (1044) +menimano (1045); se la mare non crescie ciascuno giorno, ma menomerebbe; +chè egli mancherebe alla sua menomanza di tutte l'acque che le genti e le +bestie beono, che tutte escono di mare. Ciò che l'uomo ne piglia di fiumi +e di fontane, e ciò che noi ne beviamo e usiamo, non ritorna mica al mare, +anzi si guasta e consuma. E la terra sospira di piovere (1046), e la getta +al mare, e lo crescie tuttavia. Ma se la terra non sospirasse di piovere +in mare, e i fiumi e le fontane si tenessono chete, che non entrassono in +mare, si menomerebbe di tanto, come l'uomo ne pigliasse, se non fosse se +non una candella (1047). Conciosia cosa ch'ella (1048) sia così grande +com'ella è, e non però, se la terra non sospirasse giamai acqua in mare, e +li fiumi e le fontane che di lui escono non vi ritornassono, mai non +parrebe che lo mare fosse menomato una candella, tanto è alto e lungo e +largo. + +(1044) Manca _e si_ al C. L. — Abb. supp. col. C. R. 2. + +(1045) Menomano. C. R. 2. + +(1046) Mais la terre suspire l'aigue de pleue. C. F. R. + +(1047) goute. C. F. R. + +(1048) Intendi: sebbene il mare. + + + + + Cap. CCLIII. + + _Lo re domanda: femina che spesso si corronpe di sua orina dormendo, e + nolla può ritenere, può ella ingravidare, e l'uomo ingenerare? Sidrac + risponde:_ + + +Due maniere sono di corrompimento d'orina: l'una maniera gli viene +ispesso, e l'altra gli viene tardi (1049). Quella che gli viene ispesso, +si può bene ingravidare, e l'uomo simigliantemente ingenerare. Che la +madre della femina, ove lo spermo dell'uomo cade, si è dalla lunga dalla +vescica, ove l'orina si raguna, che la madre si tiene alle reni e la +vescica al pettignone. E però l'uomo e la femina, che ispesso si corronpa +di loro orina, ciò non aviene mica loro di fraleza di loro vescica; anzi +aviene per aventura perchè la vescica è un poco usata (1050) più dall'una +parte che dall'altra; e quando ella è piena d'orina, si la getta fuori per +virtù ond'ell'àe usata (1051). Quella femina può bene ingrossare, e quello +uomo medesimo bene ingenerare; che ciò non aviene mica delle fralezze +delle loro reni. Ma femmina e uomo che si corronpono tardi della loro +orina, cotale femina non può (1052) ingravidare nè cotale uomo +ingienerare; chè ciò loro aviene della fraleza delle loro reni; chè le +reni sostengono tutto il fascio ch'è dentro dal corpo (1053); e quando +sono a fredità (1054), o fanno una grande forza, o scaricano uno grande +carico, le reni della loro fraleza l'asaliscono, e vengono sopra la loro +vescica, e bagnano per forza, e versano l'orina (1055). E s'egli avenisse +che cotale femina ingravidasse, apena cotale figliuolo potrebe bene +avenire (1056); chè, quando egli diventa grande, le reni non possono +sostenere lo carico nè il suo peso; e per la loro fraleza gli conviene che +egli lo getti fuori. E simigliantemente lo spermo di quello cotale uomo, +perciò che ella (1057) serà uscita di fredo sostenimento, e perciò non +potrà venire a conpimento, chè lo spermo si è frale e molle, che apena si +potrà pigliare. + +(1049) tart. C. F. R., che significa _difficilmente_, _raramente_. + +(1050) Anche il C. R. 2. ha: usata. — Nel C. F. R.: vercee (versé) da +_verser_, che potrebbe intendersi per _risiedere_, _esser posto_. È noto +che questo vb. fu usato in un tale significato da Rabelais. Cf. _Barré_, +_Gloss. de Rabelais_. — Vedi la nota seguente. + +(1051) La lez. del C. R. 2. è uguale alla nostra. — Nel C. F. R. leggesi: +car chant ele est plaine de orine, si la zete de hors, par la verteure +dont elle vertee. — E nel T. F. P: car quant elle est plaine de l'urine, +l'urine chiet dehors, par ce quelle penche ung peu d'ung couste. — Mi par +chiaro che _verteure_ sia parola fatta dal vb. _vertir_ (tourner); e +l'averla in ital. trad. per _virtù_, è errore che facilmente si +spiega. — Forse, in luogo di _vercee_, che abbiamo trovato già nel +C. F. R., è da leggere _vertee_. + +(1052) Manca _non può_ al C. L. — Abb. suppl. col C. R. 2. + +(1053) soustiennent tout ce que dedans le corps est. T. F. P. + +(1054) _Fredità_, per _freddezza_, ha pure il C. R. 2. — Nel T. F. P.: +quant le froit les prend. — Al C. F. R. manca tutto questo tratto del +presente cap. + +(1055) Nel T. F. P.: ilz se laschent et se amollient, et la vessie qui est +dedans par droicte force verse l'urnine. + +(1056) a bene venire C. R. 2. + +(1057) La _semence_. + + + + + Cap. CCLIIII. + + _Lo re domanda: cui dee l'uomo più amare, o i figliuoli del fratello o + quegli della sirocchia? Sidrac risponde:_ + + +L'uomo de' amare l'uno e l'altro, secondo Idio, e secondo le loro opere. +Ma secondo lo mondo, più gli tocca lo figliuolo del fratello, che quello +della sirocchia, chè la criatura è più dell'uomo che della femina. Chè il +primo uomo Adamo non fu di femina nè d'uomo, se non di terra, per lo +comandamento di Dio; e la schiatta disciende dall'uomo al ventre della +femina; per la volontà di Dio si forma; e lo figliuolo dell'uomo e della +femina più apartiene all'uomo, ond'egli escie. Simigliantemente come d'una +pianta d'uno albore, che le pianta è lo padre, e la terra è la madre che +la guarda e che la nodriscie; nè sanza l'uno nè sanza l'altro non può +essere; ma più à nome dell'albore, onde egli è stato, che della terra. +Perciò dee l'uomo più amare lo figliuolo del fratello, che quello della +sirocchia, perchè appartiene più all'uomo (1058). + +(1058) È assai curioso questo che aggiunge il C. F. R.: Et segont la +certainete dou monde, l'om est plus certain de l'enfant de sa seur che de +celui de son frer; car la seur a bien sentu l'enfant en son ventre, et fu +bien certain de lui. Et il meismes a bien veu sa seur groce. Et de celui +de son frere ne puet il pas estre certain, che cil enfans de sa fame soit +sien, ne son frere chi soit ses nevous; car ausi bien puet elle estre +grosse d'autre home, com son frere. + + + + + Cap. CCLV. + + _Lo re domanda: qua' sono le pericolose collere del corpo? Sidrac + risponde:_ + + +Quattro maniere di collere sono al corpo, di quattro conparazioni: +primieramente sangue, secondo collere, terzo flemme bianche, quarto +collere gialle. E se l'una delle quattro fallisse al corpo, lo corpo non +si sosterrebbe; chè altrettanto di sostentamento à 'l corpo dell'uno come +dell'altro; e ciascuna dee essere alla sua ragione. Se l'una di loro +sormonta l'altra, dannegiare potrebbe il corpo. E tutte e IIII sono +pericolose: che, se lo sangue sormonta gli altri, egli può ispegnere lo +corpo, e fallo morire, alla sua casa, diritto al cuore (1059); e si gli +toglie lo fiato e lo sospiro e l'alenare, e in tale maniera lo spegne e +l'uccide. Le collere nere sono pericolose; chè s'elle sormontano l'altre, +elle potrebono dannegiare lo corpo per molte maniere; ch'elle possono fare +cadere lo corpo in malvagia infermità (1060), e perdere lo senno e lo +savere, e diventare rognoso e lebroso; e si lo fa diventare fello ad ria +maniera (1061). E quando elle sormontano l'altre, elle sono molto gravi a +rabonacciare e medicare per erbe e per fiori e per digiunare e per +beveraggi. Le flemme sono pericolose, quand'elle sormontano l'altre flemme +del corpo, perch'elle li mangiano malamente; ch'elle signoregiano in +malvagie malizie fredde, e si mangiano i piedi e le mani e i capelli e le +reni e le ganbe e i diti, e fanno putire la bocca e gli orecchi e 'l naso, +e fanno molte altre malizie assai. Abonacciano per erbe e per fiori e per +beveraggi e per vomicare. Le collere gialle sono molto pericolose, +quand'elle sormontano l'altre collere al corpo. Elle cercano il cuore, e +fanno travagliare, e fanno diventare li menbri frali e molli, e tolgono la +volontà al corpo, del bere e del mangiare; e si li cambia il colore, e si +lo fa diventare vocolo (1062). E s'abonacciano con erbe e con fiori e con +vomicare. Queste quattro maniere d'omori sono di IIII comparazioni, e si +signoregiano il corpo, l'anno, quattro volte ciascuno. L'anno si è XII +mesi, cioè a sapere LI settimane e IIII giorni, cioè CCCLXV giorni e VI +ore. La prima istagione dell'anno, che signoreggiano il corpo, si sono tre +mesi; e sì si noma capricorno e acquario e piscies. Questi sono tre segni, +che ànno podere delle flemme al corpo, e si sono freddi; e cominciano a' +XXIIII giorni di dicembre, e durano insino a' XXIIII giorni di marzo, e +sono inverno. La seconda parte dell'anno, tre mesi, si sono questi segni +aries, tauro, giemini; e si ànno podere nel corpo della gente, che sono +caldi e umidi; e cominciano a' XXIIII giorni di marzo, insino a' XXIIII +giorni di giugno. La terza ìstagione dell'anno si sono tre mesi, e si sono +in questi segni, cancer, leo, virgo; e si ànno podere nel corpo della +gente, e sono caldi e secchi, e si cominciano a' XXIIII giorni di giugno, +insino a' XXIIII giorni di settembre. La quarta parte dell'anno si sono +tre mesi, e ànno questi segni, libra, scorpio, sagittaro; e si sono freddi +e secchi, e cominciano a' XXIIII giorni di settembre insino a' XXIIII +giorni di dicenbre. E la natura di queste stagioni ciascuno uomo si può +guardare di malizie e di contrarii, di vestimenti e d'altre cose +contrarie; e s'egli lo fanno, egli non avranno mai infermitade al corpo. + +(1059) à sa maison, droit sur le cuer C. F. R. — Probabilmente è un errore +del testo francese, passato nel testo italiano. Potrebbe supporsi che, +invece di _a sa maison_, avesse da leggersi _car s'amasse_; cioè, il +sangue lo fa morire, _perchè si raduna_ diritto sul cuore. + +(1060) le cors faire cheir de mauvais mal. C. F. R. + +(1061) di ria maniera. C. R. + +(1062) et si li font perdre la viste C. F. R. — _Vocolo_ per _avocolo_. + + + + + Cap. CCLVI. + + _Lo re domanda: quale è la migliore carne che sia al corpo? Sidrac + risponde:_ + + +La migliore carne si è quella che à magiore sustanzia di forza in sè, ch'è +la più forte, e dà magiore forza al corpo dell'uomo, ed a l'uomo sano che +àe buono istomaco. La carne del bue e della buffola è più sana, che +niun'altra carne; chè queste carni ànno grande sustanzia in loro, e +rendono grande forza a uomo infermo. La carne del montone è più sana, per +la tenerezza ch'è in lei, nello stomaco frale (1063). La carne della +polastra è più sana che altra carne, per la tenereza ch'è in lei, per la +fraleza ch'è nello stomaco dello amalato; e se non fosse per questa +cagione, l'uomo darebbe a l'amalato pur carne di bue o di bufola, che +l'ànno grande forza e grande sustanzia in loro. Ma per la infermità e per +la fraleza dello stomaco del malato, l'uomo gli dona la tenera carne. + +(1063) allo stomaco d'uomo fraile C. R. 2. + + + + + Cap. CCLVII. + + _Lo re domanda: perchè la notte, quando l'uomo cena la mattina à fame, e + s'egli non cena si è satollo? Sidrac risponde:_ + + +E ciò aviene per gli omori. La notte che l'uomo cena, la vivanda èe nello +stomaco pieno, e bolle tutta la notte dentro; e quando viene inverso lo +giorno, tutto è consumato e è nullo; e lo stomaco che si sente voto, si +gli conviene avere fame. E quando l'uomo non cena, lo stomaco dorme voto, +e gli omori gocciolano (1064) dentro, e crescono, in quello che si pena a +fare giorno; e al mattino si trova pieno di flemme e di collere. E questo +aviene perch'egli è satollo; chè la fame e lo saziamento non viene se non +dallo stomaco. + +(1064) Vogliamo notare che, invece di _gocciolano_, il C. R. 2. ha +_candellano_. Questo a proposito della nota a pag. 200-201. + + + + + Cap. CCLVIII. + + _Lo re domanda: la vivanda che l'uomo mangia come si parte ella per lo + corpo? Sidrac risponde:_ + + +La vivanda che l'uomo mangia si raguna tutta nello stomaco; e quand'ella è +ben consumata e ben cotta, allora si parte in cinque parti. La prima parte +è la più pura e la più netta, ne va dirittamente al cuore. La seconda va +dirittamente al cervello e agli occhi e per tutta la testa. La terza va al +corpo e a tutti i membri e al sangue. La quarta vae al polmone e al fegato +e alla schiena. La quinta parte vae al fondo, e è lo sterco. E altressì +interviene del bere. + + + + + Cap. CCLVIIII. + + _Lo re domanda: l'uomo ch'avrà inghiottito osso o spina, e gli sarà + ristata nella gola, e non potrà andare su nè giù, come si potrà torre + quello osso? Sidrac risponde:_ + + +In due maniere: per inghiottire acqua e mangiare pane, e inghiottire +aspramente. E se per questo no' ne vuole uscire del collo, e tu piglierai +uno buono boccone di carne cruda, e legala con un filo sottile e forte, e +masticheràla due volte o tre o più, e poi lo 'nghiottirai, e terrai lo +capo del filo in tua mano. E se l'osso va giuso colla carne, tu +inghiottirai ogni cosa; e se l'osso non va giuso, tu torrai il filo e la +carne indietro, incontro all'osso, e tirerai con esso. E se quello filo si +ronpe, sì lo farai un'altra volta. + + + + + Cap. CCLX. + + _Lo re domanda: perchè pute lo sterco dell'uomo e della femmina? Sidrac + risponde:_ + + +Lo sterco dell'uomo e della femina pute per due cose: l'una per lo +rinfrabimento del corpo, dentro: similmente come se l'uomo pigliasse uno +pezo di carne (1065), e lo coprisse in tale maniera che punto di vento +nolla potesse toccare, allora putirebbe. La seconda per gli omori che +discendono allo stomaco, che sono amari e agri e insalati e di rio sapore; +e si mischiano colla vivanda; e quando la sustanzia della vivanda (1066) +si parte per lo corpo, e vi dimorano gli omori e lo cacchiume (1067) +insieme, e iscalfano, e però putono. + +(1065) carne cruda C. R. 2. + +(1066) e quando la vivanda, cioè la sustanzia C. R. 2. + +(1067) cacume C. R. 2. — Pare che sia da intendere per _sudiciume_ essendo +trad. del franc. _ordure_. + + + + + Cap. CCLXI. + + _Lo re domanda: per che cagione è l'orina della persona insalata? Sidrac + risponde:_ + + +L'orina della persone è salata per tre cose: la prima perch'ella discende +e passa per la vivanda, e colà piglia la salatura che v'è entro, così come +è la sua natura, chè tutte salature si sono di natura d'acqua. E perciò +diciamo noi che l'acqua che l'uomo bee passa per la vivanda al corpo, e +cola, e vanne con tutta la salatura alla vescica. La seconda cosa si è per +lo sudore (1068) del corpo; che tutto il sudore che l'uomo tira dentro, +tira l'acqua che l'uomo bee co' lei; che lo sudore che escie di natura, si +è per calura ch'è dentro dal corpo, che fa mischiare e bollire l'acqua +dentro dal corpo insieme (1069). E per queste tre ragioni diventa l'orina +salata. + +(1068) Tanto il C. L. che il C. R. 2. hanno: sapore. Ma abbiamo creduto di +poter corr. _sudore_, sulla scorta del C. F. R. che ha _suor_. + +(1069) Ecco la lez. del C. F. R.: car toute la suor che li cors sue dedens +tire toute l'aigue che l'on boit aveuc ele, car le suor si est de nature +de saleure. La tierce mainire si est por la chalor chi est dedens le cors, +chi foit mehler l'aigue et la suor tout ensemble. + + + + + Cap. CCLXII. + + _Lo re domanda: le femine ànno granelli? Sidrac risponde:_ + + +Se le femine non avessono granelli, elle non potrebono ingravidare, nè +corrompersi. Per gli granelli ch'elle ànno, elleno si corrompono, e +ingravidano. Ma non però elli non sono videvoli (1070) come quelli degli +uomini, perchè le femine gli portano dentro a' loro ventri, presso alla +matre, ove la criatura si nodriscie. Nè non sono nimica così grandi come +quelli degli uomini. E se i granelli non fossono, le femine sarebono più +femine ch'elle non sono. E di tanto come elle gli ànno più piccoli che +quelli degli uomini, di tanto ànno meno di valore. Perciò è bisogno che le +femine abiano granelli come gli uomini. + +(1070) sì vedevoli C. R. 2. — si veables C. F. R. + + + + + Cap. CCLXIII. + + _Lo re domanda: come nascono i vermini nel corpo dell'uomo? Sidrac + risponde:_ + + +Li vermini nascono nel corpo degli uomini e delle femine dello sterco, e +della più inferma (1071) vivanda e della più grossa che l'uomo mangia. E +si non vivono nel corpo dell'uomo, se non della più inferma vivanda e +della più velenosa che l'uomo mangia. Altressì come i serpenti e l'altre +bestie velenose a noi nettano la terra del veleno, similemente i vermini +nelli nostri ventri a noi nettano grande parte delle 'nferme vivande e +delle velenose. S'egli non fossono, i corpi non sarebono nimica tutti +sani. Non intendere nimica di troppi, chè troppi fanno male al corpo. + +(1071) Per _malsana_. + + + + + Cap. CCLXIIII. + + _Lo re domanda: quante sono l'arti del mondo che l'uomo non si potesse + sofferire sanza loro? Sidrac risponde:_ + + +Quattro sono l'arti reali, che l'uomo non si potrebe sofferire sanza loro: +primieramente fabro, secondo maestro di legname, terzo cucitore, quarto +texitore. Queste quattro sono molto bisognose al mondo, che sanza loro lo +mondo non si potrebe sofferire (1072). Lo fabbro è signore di tutte +l'altre arti del mondo, che niuna cosa ch'abisogni al corpo dell'uomo non +si potrebe fare, se i loro stovigli non passassono per le mani del fabro. +Maestro di legname si è conpagno del fabro al bisogno del mondo, ciò è a +intendere lo legno al ferro; chè altressì come lo legnio s'aopera per lo +ferro, conviene che lo ferro abia aiuto da legnio; e altrimenti non +potrebe ben fare; e se egli non fosse, non si potrebe fare. Del cucitore +il mondo àe molto grande bisognio di lui, chè per li cucitori si vestono +le genti. Texitori è di molto grande bisognio, ch'egli fae la cosa onde +tutte le genti si vestono e si cuoprono; e fa molte altre cose al bisognio +delle genti. L'altre arti che sono dopo queste, sono molte bisognose alle +genti; ma l'uomo si potrebe sofferire più che di queste IIII arti; che al +tempo d'Adamo la prima arte fue fabro, la seconda maestro di legname, la +terza cucitore, che gli cucivano le cuoia del filo del cuoio, e si +coprivano in qualunque maniera egli poteano. Poi la quarta fu tessitore, +che gli faceano le tovaglie del pelo delle capre, il meglio ch'egli +poteano. E poi apararono a fare l'altre arti che sono nel mondo, che +ciascuno giorno s'asottigliano, e asottiglieranno tanto quanto il mondo +durerà (1073). + +(1072) sostenere C. R. 2. + +(1073) Nel C. F. R.: car chascun jor s'asoutiloient et s'asoutilieront +tant com le monde durera. — Intenderei _assottigliare_ per _perfezionare_, +_raffinare_. L'ant. franc. _soutiller_ ha il senso di _studiarsi_, +_ingegnarsi_, conforme a _assotigliarsi_ ital. — Infatti la lezione del T. +F. P. è questa: car chascun iour se subtillioit luy (Adam) et les aultres +gens de faire tousiours nouvelles choses. + + + + + Cap. CCLXV. + + _Lo re domanda: come potrebe l'uomo vinciere la volontà di questo mondo? + Sidrac risponde:_ + + +Legiermente sanza niuno pericolo tu potrai vincere la volontà del secolo: +chè quando tu ai volontà di fare alcuna cosa che non sia buona, lieva lo +tuo pensiere da lei, e pensa in altra parte, in bene, e lo tuo mal talento +trapasserà. Chè quando tu pensi in alcuna follia o in alcuno vano +pensiero, tu non puoi iscanpare di lui, se tu non pensi in altra cosa; e +quando tu più gratti quello pensiero (1074), e egli più t'acciende il +cuore, e t'aferma la volontà, e poi vieni tu al fatto. E se tu ài podere +di farlo, tu lo farai, e apena puoi iscampare, che tu nol facci, della +grande pena che tu ài, e volontà e pensiero al cuore. Ma se del tutto +vuogli iscanpare della mala volontà che ài al cuore, sì tosto come tu ti +diletti in rio e vano pensiero, lo tuo coragio atenpera, e pensa d'altro +che in quella follìa. E se il tuo diletto di quello pensiere conbatte con +lo tuo cuore, lo tuo cuore sia fermo e forte alla battaglia, tanto ch'egli +di fuori da sè lo possa gittare; e allora iscanperai del male fare e di +peccare, e il tuo corpo sarà in riposo; chè quelli che à folle pensiere +nel cuore, e si diletta in lui, quello cuore non è sanza grandi martiri; e +ti toglie lo mangiare e lo bere e riposo, e portagli angoscia e +tribolazione. + +(1074) et chant tu plus cele pencee grates C. F. R. — Sembra che allo +scrittore di questo libro piacesse il vb. _grater_ in questo curioso +significato. Al cap. XCII. (pag. 137) trovammo già _e non gratti più la +gelosia_, e nella nota dicemmo che forse nel testo francese era da leggere +piuttosto che _grater_, _guarder_. Ora però quella nostra congettura cade, +sia per questo nuovo esempio del medesimo verbo; sia perchè abbiamo +trovato nel Raynouard (_Lex. Rom_.) l'es. prov. del cap. XCII: non grate +plus la gelosia, car qui plus la grata, ela plus art. + + + + + Cap. CCLXVI. + + _Lo re domanda: quali ànno magiore onore e gioia nell'altro secolo, o i + piccoli garzoni che anche non peccarono, o li buoni che lasciano lo male + per l'amore di Dio? Sidrac risponde:_ + + +Li piccoli garzoni che peccato non fecero unque, egli avranno gioia +nell'altro secolo assai veracemente. Ma la perfetta gente che saranno, e +sapranno che cosa è il diletto e la gioia di questo secolo, e lascieranno +tutto per l'amore di Dio, e riceveranno in questo secolo pene e martiri +per lui, sapiate in verità che quelli avranno magiore gloria che i piccoli +fanciulli, per ognuno cento (1075). E ragione e bene è ch'egli l'abiano, +ch'egli lascieranno lo diletto di questo secolo per la loro volontade, e +riceveranno per Dio martiri. E gli piccoli garzoni che nulla non saperono +nè fecero per Dio, non lo debono avere simile di coloro; e però dico io +ch'egli avranno magiore gioia e magiore onore nell'altro secolo. E ciò +sarà quando lo figliuolo di Dio verrà in terra, e ronperà lo 'nferno. + +(1075) per uno ciento C. R. 2. + + + + + Cap. CCLXVII. + + _Lo re domanda: di quanto, poi che 'l diavolo fue abattuto, fue fatto + Adamo? Sidrac risponde:_ + + +Di quell'ora e di quel punto che l'angiolo fue abattuto del cielo, a +intendere lo diavolo, da poi a mille anni fue fatto Adamo; e altrettanto è +da Adamo a Noè, mille anni. Ma alcuna gente nasceranno, che per la loro +sottigliezza diranno, che VIII generazioni viveranno mille anni. Sapiate +che di questo diranno egli vero; ma egli diranno che, i mille anni furono +dell'abattimento del diavolo infino Adamo, sono contati mille anni de' +sette milia anni (1076). Sapiate che di ciò falleranno egli bene, e +chiaramente lo potete conosciere: chè per la volontà di Dio, VII +generazione di gente deono nasciere al mondo, e ciascuna generazione dee +vivere mille anni; onde mille anni che furono dello abattimento del +diavolo infino alla venuta d'Adamo, non deono essere contati; chè i +diavoli non sono mica generazione, se non ispiriti solamente, che niuno +ispirito solamente puote essere generazione, se ciò non fosse corpo e +spirito. Perciò diciamo noi che mille anni che furono dinanzi Adamo, non +deono essere contati della generazione di mille anni, che nulla +generazione non può essere, se non di corpo e d'anima, e di generazione +d'uomo e di femina, e ch'elli possano vivere e morire. + +(1076) mais il diront che les M. ans che furent de l'abentemat dou deable +en iusches a Adam sont toutes M. de les VII\m. + + + + + Cap. CCLXVIII. + + _Lo re domanda: quale è il più bello vembro del corpo? Sidrac + risponde:_ + + +Lo più bello menbro del corpo si è lo naso; che lo naso è al corpo, +altressì come lo sole è in cielo, quando egli è nel mezo giorno, e rende +la sua biltade per tutto lo mondo. Altressì fa lo naso per tutto lo corpo. +Se uno uomo avesse meno uno degli occhi della testa, e uno piede, e una +mano, e' non parrebe tanto laido, come s'egli avesse meno il naso. Ma +magiore danno avrebbe degli altri menbri che del naso; e magiore danno +avrebe delle mani, che di niuno altro menbro del corpo; chè meglio si +potrebe l'uomo aiutare sanza uno piede, che sanza una mano; chè uno piede +di legno lo potrebe portare d'ogni lato, e della mano non si potrebe +aiutare. + + + + + Cap. CCLXVIIII. + + _Lo re domanda: lo vento come si sente e non si vede? Sidrac risponde:_ + + +Lo vento si è simigliante a Dio lo tutto possente, che si sente e non si +vede. Chè tutte le cose del mondo sentono Idio, e quelle cose che ci +paiono che sieno morte, sentono Idio; e niuna cosa sanza Idio può vivere. +Altressì è lo vento. Tutte le creature del mondo lo (1077) sentono e nollo +possono vedere, perciò ch'egli è ispirito; e quelle cose che non lo +sentono sono morte. Chi prendesse una criatura, e mettessela in uno grande +albergo (1078), ove il vento non potesse entrare per pertugio (1079), +quella criatura non potrebe vivere guari, per niuna cosa che egli sapesse +fare. E similmente sono tutte le cose che vivono, che, se il vento no' gli +movesse, morti sarebbono (1080). + +(1077) Manca _lo_ al C. L. — Abb. suppl. col C. R. 2. + +(1078) en I grant ostel C. F. R. + +(1079) per nullo pertugio C. R. 2. + +(1080) car ce elles ne sentissent le vent mort seroient C. F. R. + + + + + Cap. CCLXX. + + _Lo re domanda: come il fuoco si vede e non si può pigliare? Sidrac + risponde:_ + + +Lo fuoco si è della natura del sole, e si à lo colore del sole, e si è +spirituale come lo sole, che lo sole si può vedere e non si può pigliare +nè ritenere. Lo fuoco che l'uomo piglia, egli àe alcuna sustanzia; ma lo +diritto fuoco e la fiamma, quella non si può pigliare, ch'ella è del sole, +e al sole ritorna quand'ella è spenta. + + + + + Cap. CCLXXI. + + _Lo re domanda: perchè si dice pulcella e vergine, e quale è più degna? + Sidrac risponde:_ + + +Vergine è assai più degna che pulcella. Vergine vuol dire pura e netta del +suo corpo e del suo pensiero e della sua volontà e cogitazione e della sua +bocca e degli occhi e degli orecchi e de' piedi e delle mani e di tutto il +suo corpo dentro e di fuori, comunalmente, sanza niuna corrottura di fatti +nè di pensieri. Questa è vergine. Pulcella vale a dire che non è corrotta +del suo corpo, ma ella può essere corrotta, di molte maniere pericolose, +di suoi menbri e de' suoi occhi e de' suoi piedi. E non però molto è degna +cosa chi guarda lo suo pulcellatico (1081) per Dio, perch'ella sarà tra +gli agnoli posta a sedere. + +(1081) Per _pulzellaggio_. + + + + + Cap. CCLXXII. + + _Lo re domanda: qual si puote meglio tenperare di lussuria, o la + pulcella o quella che sia corrotta? Sidrac risponde:_ + + +Quella si dee meglio sofferire delle cose che non à provate, che quella +che l'à fatte; e più leggiermente si tiene l'acqua meglio là, ove ella non +esciè unque, che là ov'ella si tiene per forza, e là ov'ella si può +legiermente uscire. La corrotta si à tutto aperto lo cammino (1082); la +pulcella si à lo camino tutto chiuso. E perciò diciamo noi che la pulcella +si dee meglio tenere che la corrotta, ch'ella non sente cotale fatto, e +non sa che ciò è, come la pulcella che non cognoscie unque (1083). + +(1082) àe aperta la camera C. R. 2. + +(1083) Correggasi colla lez. del C. R. 2., che è conforme al C. F. R.: +perciò ch'ella non sente cotale fatto, nè non sa che sia la corrottura; e +quella che l'ha sentito sì si diletta de la fraile carne; e perciò non si +può così tenere nè soferire la corrotta, come la pulcella che non conosce +quello affare. + + + + + Cap. CCLXXIII. + + _Lo re domanda: quale si puote meglio sofferire di lussuria, o l'uomo o + la femina? Sidrac risponde:_ + + +La femmina si può meglio sofferire di quello fatto, che non puote l'uomo, +che è di più calda conparisione che non è la femina. La più calda femina +del mondo è più fredda che 'l più freddo uomo del mondo, e per una volta +che la femina si corronpa, si può l'uomo corronpere XXVII volte. E questo +potete voi vedere chiaramente, che ciascuna volta che l'uomo s'acosta alla +femina carnalmente, poco si falla che non si corronpa; e in molte altre +maniere si può corrompere. La femine non si può nimica sì tosto +corronpere: apena si corronpe, delle dieci volte (1084) che l'uomo si +corronpe. Ma la femina è più calda di volontà e di coragio in quello +fatto, che l'uomo non è, e più si diletta in vista in pensieri e in +toccare, che l'uomo. Ma lo corrompere della femina gli dura molto, inanzi +ched elli passi. E anche v'àe altro pericolo nella femina che +nell'uomo (1085): che incontanene ch'uomo èe corrotto, quella volontà è +passata, come il fuoco arde (1086), e l'uomo vi gitta suso l'acqua, +incontanente è spento e si fa freddo; ma la femina, che spesso non si può +corrompere, sì si iscalda, e arde più che il fuoco che arde, e l'uomo vi +gitta entro le legne, e egli più arde. E per questa ragione la femina à +calda volontà, e più si diletta in quello fatto che l'uomo, per ciò +ch'ella non si puote corronpere sì tosto nè sì ispesso come l'uomo. + +(1084) delle dieci volte l'una C. R. 2. + +(1085) che non è nell'omo C. R. 2. + +(1086) come lo fuoco che arde C. R. 2. + + + + + Cap. CCLXXIIII. + + _Lo re domanda: la femmina gravida come puote ella notricare la criatura + nel suo ventre? Sidrac risponde:_ + + +Lo garzone si nodriscie del sangue della femina, cioè di quello del suo +tempo; e del fiato dell'aria che la femina fiata (1087), e della vivanda +ch'ella mangia, e dell'acqua ch'ella bee. Ma quando ciò aviene, non +intendere nimica che lo figliuolo mangi di quella vivanda nè bea di quella +acqua della femina. Ma quando la femina mangia, si gli cola di quello +olore e del savore per lo latte, inanzi al volto del figliuolo (1088), e +di quello si nodriscie e si pascie e si diletta. Ma la sua diritta +nudricatura si è del sangue della femina, che lo figliuolo bee per lo +bellico; e questo potete vedere chiaramente della femina grassa, che, +quando ella non è gravida, ciascuno mese le viene lo suo tempo, se malizia +no' gli toglie. + +(1087) et de l'air che la feme flaire C. F. R. + +(1088) a la chiere de l'enfant C. F. R. — s'en vont en la bouche de +l'enfant T. F. P. + + + + + Cap. CCLXXV. + + _Lo re domanda: dee l'uomo adontare la femina, quand'ella falla del suo + corpo? Sidrac risponde:_ + + +Se la tua moglie o la tua filiuola o la tua nipote fanno follia di loro +corpi, tu no' le dei nimica adontare; e se tu l'adonti, tu farai peccato, +ed onta a te medesimo. Che se la tua moglie è tenuta per buona femina, le +genti le porteranno onore e reverenzia, e l'onore e il lodo è tuo più che +suo. E sapiate che se tu discuopri lo suo male e la sua follia, sapiate +ch'ella sarà adontata, e lo fascio del disonore sarà tutto vostro, chè, +chi isputa in alto, nel viso gli torna. E perciò tu nolla dei nimica +adontare, perchè a noi non tocca questo fatto (1089); e se tu lo fai, tu +farai peccato e male. E non ti caglia del suo fatto, chè ciascuno renderà +ragione delle sue opere a Dio. + +(1089) a noi non tocca del suo fatto C. R. 2. + + + + + Cap. CCLXXVI. + + _Lo re domanda: dee l'uomo essere geloso della sua moglie (1090)? Sidrac + risponde:_ + + +Tu non dei essere geloso della tua donna in niuna guisa del mondo; che, se +la tua moglie è buona femina e leale, e tu la gelosi (1091), tu la fai +diventare ria femina; e s'ella è ria, e tu ti farai geloso, tu la farai +diventare più ria ch'ella non è. La femina buona per niuna cosa del mondo +l'uomo nolla puote conperare, nè oro nè argento nè niuna pietra preziosa +non vale. È più assai a pregiare la buona femina che il buono uomo, per +molte ragioni; altressì come uno sparviere, s'egli pigliasse una gru, +sarebe più da pregiare, che s'egli pigliasse uno falcone. E simigliante è +della femina e dell'uomo: chè la buona femina è più da pregiare che il +buono uomo, per ciò ch'ella non à mica tanto di senno in lei, quanto +l'uomo, e per la sua grande bontà ella è buona; e però ella è più da +pregiare che il buono uomo. Due cose potranno avenire nella buona femina +per gelosia: che se tu la tieni in gelosia, ella si potrà tanto istare in +gelosia, ch'ella potrà venire in grande infermitade; o ella sarà per lo +tuo dispetto ria femina. Se tu tieni in gelosia la ria femina, sarà peggio +per lo tuo dispetto: o ella farà cosa per te uccidere, o ella ti farà +uccidere ad altro uomo, chè di rio àlbore non puote uscire che rio frutto. +Per ciò diciamo noi che l'uomo non dee istare in gelosia della sua moglie, +in niuna guisa del mondo, nè rinproverare la sua follia ch'ella averà +fatto. E per ciò se tu lo fai, tu l'accendi lo fuoco al cuore da capo a +mal fare. E similmente non faccia all'uomo la femina, ch'egli è peggio di +lei. + +(1090) est il bon de geluzer la feme? C. F. R. — Il prov. ha _engelozir_. + +(1091) ingielosisci C. R. 2. — et tu l'agelouses — Il prov. ha il vb. +_agelosir_, per _ingelosirsi_. + + + + + Cap. CCLXXVII. + + _Lo re domanda se l'omo de' (1092) avere gelosia di sua moglie. Sidrac + risponde:_ + + +Certo a diritto e a ragione, si, e grande (1093). Se la tua moglie è +folle, e tu nolla dei coprire nè mottegiare, che tu potresti pigiorare di +discoprire la tua onta; e le genti che l'udisono, te ne potrebono tenere a +vile, e per più cattivo. Ma gli savi cuoprono tutta via la loro moglie. + +(1092) Manca al C. L.: _se l'omo de'._ — Abb. suppl. col C. R. 2. + +(1093) Non sappiamo come mettere d'accordo questo col cap. precedente. Al +n. t. corrisponde tanto il C. R. 2., che il C. F. R., il quale ha: Certes, +oil, a droit et a raison, se la fame etc. — Diversa però è la lez. del +T. F. P., dove questo cap. è intitolato: _se doit on courroucer ou estre +ialoux quant sa femme parle a ung aultre homme?_ + + + + + Cap. CCLXXVIII. + + _Lo re domanda: debbono tutte le genti bere vino? Sidrac risponde:_ + + +Lo vino è una preciosa cosa e degna, e si è salute del corpo e dell'anima; +chè per lo vino puote l'uomo sanare lo suo corpo di molte infermitadi. Lo +vino, per la gente che il beono temperatamente e a ragione, non fa niuno +dannaggio. A cotali gente vale meglio bere il vino che l'acqua. E a' folli +che beono il vino follemente, e beono lo senno, e uccidono le genti e +rubagli, si lasciano uccidere, e fanno mischie e battaglie di bere il +vino, quelli non deono già bere lo vino, anzi varrebbe loro meglio ch'egli +bevessono acqua di mare. E a quella gente lo bere lo vino non è diritto e +leale, e per loro egli non è già fatto, anzi loro è molto difeso. Lo vino +fa a' savi lo corpo sano e netto, e puro cuore e umile; lo vino fa a' +malvagi rio cuore, e di rio, vituperoso. E per ciò diciamo noi che a' +buoni è migliore lo vino che l'acqua; a' malvagi è meglio bere l'acqua, +chè il vino è loro molto difeso (1094). + +(1094) molto contradio C. R. 2. + + + + + Cap. CCLXXVIIII. + + _Lo re domanda: dee l'uomo dilettarsi in niuno luogo del mondo? Sidrac + risponde:_ + + +In niuno luogo del mondo niuno si dee dilettare, chè lo diletto, qualunque +egli è, se non quello di Dio, si è avarizia e invidia e fornicazione. E +fontana del diavolo è ciò che voi dilettate, se non quello di Dio. Si +farete la volontà del diavolo. E perciò vi dico in verità che niuno uomo +si dee dilettare in niuno diletto, se non in quello di Dio, chè tutti gli +altri sono vani e mutoli e nulla. + + + + + Cap. CCLXXX. + + _Lo re domanda: dee l'uomo essere ardente di tenzone e di conbattere + colla gente? Sidrac risponde:_ + + +Quando l'uomo è ardente di tenzone (1095) e di conbattere con alcuna +persona, egli dee pensare in Dio e nella sua anima, e ch'egli non faccia +cosa che torni dannaggio nè perdimento all'anima. E si dee pensare altro, +e conbattere nel suo cuore, e di torre (1096) di lui quelle pensiero. E se +questo non si puote raffreddare, egli si dee trarre fuori della gente, e +tencionare in sè medesimo e conbattere, sicchè quella arsura, la quale +enfia lo cuore, disenfierà, e in tale maniera si conserva (1097) di quella +arsura. + +(1095) Nel C. L.: tentazione — La correzione era evidente. + +(1096) de' traere C. R. 2. + +(1097) si ritrae C. R. 2. + + + + + Cap. CCLXXXI. + + _Lo re domanda se l'uomo si dee vantare del suo peccato, quand'egli l'à + fatto. Sidrac risponde:_ + + +Quegli che del loro peccato si vantano sono chiamati ministri del diavolo; +chè tutto il male aviene per lo tentamento del diavolo; e quelli che si +vanta di quello che il diavolo à fatto, questi è diritto ch'elli sia +chiamato ministro del diavolo, ch'egli avezza la gente all'opere del +diavolo. Quelli fae grande peccato e male molto forte, che tale peccato +avrà per aventura fatto; chè altri, quando l'udirà, lo farà. E nello +anunziare (1098) farà peccato quelli che l'avrà ricordato, perch'egli +l'avrà insegniato per lo suo vantamento. + +(1098) nello dinunziare C. R. 2. + + + + + Cap. CCLXXXII. + + _Lo re domanda: nel male puossi trovare niuna iscienzia (1099)? Sidrac + risponde:_ + + +Nel male si truova (1100) grande iscienzia; ma questa non è chiamata +perfetta iscienzia, per ciò che il vasello onde escie è orbo e non vede +punto; chè s'elli vedesse, ellino non farebono nimica il male. E quelli +che 'l conoscono, quelli sono malvagi. Similemente come se voi vedeste una +carognia laida e putente, e in quella carognia vede (1101) una bella cosa, +certo quella cosa sarebe molto innorata e male posta (1102); altresì +aviene della iscienzia, ch'ella è male posta, quando ella è posta in corpo +peccatrice (1103); chè il peccatore è più laido a vedere che la più +puzzolente carognia del mondo. Perciò diciamo noi che la scienzia del +peccatore, che non la cura in Dio nè ne' suoi comandamenti, non è perfetta +iscienzia. Quattro iscienzie sono: l'una è quella di colui che in Dio +crede, e ne' suoi comandamenti la cura (1104). La seconda si è quella del +peccatore, che il comandamento di Dio non volle (1105) fare, ma in male e +in peccato l'usa; quella è (1106) corporale iscienzia, perfetta in +diavolo. La terza è del gaio uomo, ch'è bene di grande iscienzia; per la +sua gaieza è a nulla tenuta, poco pregiata (1107); e si è come quelli che +fa ardere dinanzi al sole uno bello candelo, che quello chiarore è nulla +pregiato, per lo chiarore del sole; altresì è la scienzia del gaio folle, +e nulla pregiata per la sua gaiezza e per la sua follia. La quarta +iscienzia si è del povero uomo, ch'è tenuto a nulla fra la gente, e si +era (1108) molto savio, e si era come uno ispecchio, che mostra in tutte +le maniere che l'uomo lo mostra; altressì il povero uomo in tutte le +maniere che l'uomo il domanderà, egli risponderà di quello che l'uomo +l'avrà richiesto. E però l'uomo non dee ispregiare iscienzia di niuno +uomo, conciosia cosa ch'egli sia grande o povero o piccolo, chè di piccola +fontana puote uscire grande acqua e buona; e però l'uomo non dee +dispregiare nulla persona (1109). + +(1099) puet nul mauvais home avoir grant science en lui? C. F. R. + +(1100) en les mauvais C. F. R. + +(1101) vedessi C. R. 2. + +(1102) certes celle belle chosse seroit laide a veir en celle carogne. +C. F. R. + +(1103) peccatore C. R. 2. + +(1104) Cioè _l'adopera_. — Nel C. F. R.: la euvrent. + +(1105) vuole C. R. 2. + +(1106) è chiamata C. R. 2. + +(1107) La tierce si est de jolif home, que de lui ist grant science, et +par sa volente si est neent tenue ne prisie C. F. R. — Non si lasci qui di +notare questa allusione alla _gaia scienza_, il _gai saber_ de' +Provenzali. + +(1108) sarà C. R. 2. + +(1109) Abb. corr. col C. R. 2. — Nel C. L.: _in nullo_. + + + + + Cap. CCLXXXIII. + + _Lo re domanda: perchè ànno le femine la gioia e lo cruccio del + secolo (1110)? Sidrac risponde:_ + + +Le femine ànno la gioia e lo duolo di questo secolo, perciò ch'elle lo +debono avere, per ragione, più che gli uomini, ch'elle ànno lo sangue e la +curata (1111) più legiere che gli uomini; e sono altressì come le cime +d'uno àlbore ch'è inchinato dal vento, da qualunque parte egli viene. Le +femina si piccola cosa non puote udire, ch'elle non triemino tutte; e +questo aviene per la fraleza del corpo ch'elle ànno (1112); e così aviene +loro della gioia. Che s'elle fossero così savie come gli uomini, elle +sarebono balie (1113) e giudicatrici e signori; e comanderebero a +giudicare, come gli uomini fanno. E perciò ch'elle non sono guari savie, e +sono volatiche (1114), ànno elle tosto la gioia e lo dolore, chè +imantanente credono e discredono ciò ch'elle odono; e perciò si sentono +elleno gioia e dolore del mondo. E piutosto potrebono essere ingannate LXX +femine che uno savio uomo; e questo è per lo povero senno ch'elle ànno. + +(1110) Questo titolo è conforme a quello del C. F. R. Nel C. R. 2. leggesi +invece: _Chi à in questo mondo più gioia o più duolo, o la femina o +l'omo_? + +(1111) le sanc et la cervelle C. F. R. — Al C. R. 2. manca questo periodo, +e il seguente. + +(1112) ce est por le poi de sens ch'eles ont; et lor feiblese dou sens lor +fait tost avoire ioie et tost duel C. F. R. + +(1113) baile C. R. 2. — bailies C. F. R. + +(1114) voltanti C. R. 2. — volages C. F. R. + + + + + Cap. CCLXXXIIII. + + _Lo re domanda: dee l'uomo andare ispesse volte a casa del suo amico? + Sidrac risponde:_ + + +Tu non dei andare nimica ispesse volte a casa del tuo amico, ma tu lo dei +andare a vedere a ora e punto, e non troppo ispesso, chè tutti i troppi +sono male. Chè per aventura egli avrà a fare nel suo albergo e nella sua +masnada, e se tu gli vieni sopra, tu gli farai grande noia. E poni mente a +te medesimo: se tu fossi nella tua casa, e avessi a fare colla tua +famiglia, tu non vorresti che niuna anima venisse sopra te; e molto ti +farebe grande noia chi sopra te venisse, eziandio se fosse tuo figliuolo o +tuo fratello; altrettale noia sarebe a lui, se tu andassi sopra lui. Ma se +tu ài voglia d'andare all'albergo del tuo amico, fagli inanzi asapere la +tua venuta; sì gli farai cortesia, e allora sarai molto bene +insegnato (1115). + +(1115) Intenderei: bene _educato_ o _saggio_. — In prov. _essenhadamens_ +vale _saggiamente_. + + + + + Cap. CCLXXXV. + + _Lo re domanda: dee l'uomo mostrare laida cera al suo amico? Sidrac + risponde:_ + + +Se tu se' nella tua casa colla tua famiglia, e il tuo amico viene sopra +te, tu non dei però mostrare laida cera, nè crucciare, conciosia cosa +che (1116) tu ti crucci in fra te. Ma tu gli dei mostrare bella cera e +bello senbiante, e fagli onore e piacere al tuo podere. Che se tu gli +mostri rio sembiante, tu lo cruccierai, e avrai mala volontà in +lui (1117). + +(1116) benchè C. R. 2. + +(1117) e farai la mala volontà verso te di lui venire C. R. 2. + + + + + Cap. CCLXXXVI. + + _Lo re domanda: come alcuna volta l'uomo conquisterebbe in battaglia due + uomini o tre, e alcuna volta è vinto da uno solo? Sidrac risponde:_ + + +La battaglia si è simigliante a Dio; che quelli che loro pensiero ànno in +Dio, non intendono ad altra cosa se non a Dio servire, e quivi ànno gli +loro pensieri. Altressì dee fare quelli che battaglia fa: lo cuore e la +volontà e lo suo podere dee mostrare di tutto in tutto alla sua battaglia +fare; e dimenticare di tutto in tutto gli suoi figliuoli e la moglie e la +sua ricchezza. E dee pensare che s'egli è valente e vigoroso, egli vincerà +la sua battaglia, e s'egli è cattivo e ricredente (1118), egli sarà vinto +e morto; e in cotale modo conquisterà egli la battaglia. + +(1118) Vedasi intorno a questa parola ciò che, nello _Spoglio degli +Statuti Senesi_, e nello _Spoglio Lessicografico_ della _Tavola Ritonda_, +scriveva il nostro carissimo Filippo Luigi Polidori, nel quale l'Italia ha +perduto un altro di que' vecchi nostri, modestamente sapienti, che non +conoscevano i superbi e prosuntuosi disprezzi si certa odierna gente +dottissima. + + + + + Cap. CCLXXXVII. + + _Lo re domanda: è sanità di mangiare tutte cose? Sidrac risponde:_ + + +Tutte le cose che Idio fece per mangiare sono buone e sane, che le cose +che sono inferme, non sono se non della infermità del corpo. Quando il +corpo è sano, ciò ch'egli mangia si è sano per lui; e quando egli è frale +e malato, poco di cosa ch'egli mangi, si gli fa male. Che la 'nferma +vivanda e la sana viene dal corpo; chi à sano corpo, no gli fa (1119) +quello ch'egli mangia, che tutto gli è sano e buono; e al corpo infermo +poca cosa gli fa male. + +(1119) non li caglia C. R. 2. + + + + + Cap. CCLXXXVIII. + + _Lo re domanda: quali sono quelli che si vantano più che gente del + mondo? Sidrac risponde:_ + + +Quegli che più si vantano che gente del mondo sono tre maniere di gente: +la prima sono vecchi folli, che si vantano di loro gioventudine, e pensano +che le genti lo credano, e non credono mica che quelli a cui elli lo +contano li gabbano e beffano. La seconda maniera si è lo folle istrano, +che racconta le grandi follie ch'egli ànno fatte nel loro paese; e dicono, +io era ricco e gentile; e si ne va ad uno che li crede, e beffallo (1120). +La terza maniera si è lo folle ricco, che conterà le sue follie e le sue +bugie; e quelli che l'odono lo gonfiano, e si gli confessano ciò ch'egli +dice, per la sua ricchezza; chè per aventura egli ànno mestiere del suo +servigio. + +(1120) Così ha pure il C. R. 2.; ma certo qualche errore o qualche +omissione è qui corsa nel testo; il quale può essere corretto col +C. F. R., dove leggesi: par I qui le croit, X le moquent. + + + + + Cap. CCLXXXVIIII. + + _Lo re domanda: perchè sono (1121) gli nuvoli così di state come di + verno? Sidrac risponde:_ + + +Li nuvoli sono altresì di state come di verno; e altressì pioventi di +tutte le stagioni dell'anno; e s'elle non sono nelle nostre parti, si son +elle negli altri paesi; e di tutte le stagioni dell'anno non fallano +giamai al mondo, nè di verno nè di state. Che quando lo fermamento fa lo +suo movimento, lo sole piglia lo suo alto corso, e così fa istate e a noi +verno; e in questo modo non falla giammai istate e verno al mondo, di +tutte istagioni dell'anno. E quello torno che il sole fa, non è mica la +montanza d'uno palmo, ma per l'altezza del fermamento ci pare molto +mutato (1122). + +(1121) _non sono_ C. R. 2. + +(1122) Forse _montato_; ma anco il C. R. 2. ha: mutato; ed il C. F. R.: +loins. + + + + + Cap. CCLXXXX. + + _Lo re domanda: lo nuvolo ch'è piccolo, come pare, come puote cuoprire + tanta quantità di terra? Sidrac risponde:_ + + +Lo nuvolo ci pare piccolo alla vista, ma lo suo corpo (1123) è molto +grande; nè la sua grandeza l'uomo nollo puote vedere, per la sua altezza. +Lo nuvolo è simigliante alla vesica, che è piccola, e a poco a poco +crescie e diventa grande, quando l'uomo vi soffia entro. Altresì è del +piccolo nuvolo: quand'egli è piccolo molto, e l'uomo nol può vedere, se +non quello ch'è di contro la terra, di verso noi. Nè la sua spessezza +l'uomo nolla può vedere, nè la sua lunghezza, nè per lo traverso, per la +sua altezza e per la sua iscurità. E a questo lo vento lo fiede, e +enfialo, e fallo criesciere, e spandere sopra grande province, e spezare, +e muovere, e ventare in terra (1124); e abeverano (1125) i beni che ci +sono. Non intendere che quella aqua nascie in aria, ma ella viene del +mare, e monta dello spiro che la terra getta (1126), e diventa nuvolo, e +piove così come noi lo vegiamo. + +(1123) Abb. corr. col C. R. 2. — Nel C. L.: corso, per erronea traduzione +del _cors_ franc. + +(1124) _Ventare_ forse per _muovere il vento_. — Nel C. F. R.: et pluire +et vennir en terre. + +(1125) abevera C. R. 1. + +(1126) dou sospir che la terre zette C. F. R. + + + + + Cap. CCLXXXXI. + + _Lo re domanda: gli piccoli garzoni sono come bestie che non intendono? + Sidrac risponde:_ + + +Li piccoli garzoni sono verdi e teneri, e non ànno gustato del diletto del +mondo, nè del mangiare nè del bere nè d'andare nè di venire. E la loro +natura si è per la volontà di Dio, che la loro anima è giovane e verde +com'egli sono, e non possono parlare se non al tempo e alla stagione. E +questa natura l'à fatta Idio per fare onta al diavolo, ch'è così piccola +cosa, e meno intendevole che bestia quando ella è piccola. E poi diventa +savio (1127), e piglia la sua ereditade, ch'elli per la sua superbia +perdette. Che bestie sono assai che intendono più che uno piccolo garzone; +e perciò àe il diavolo grande onta, che così piccola cosa conquista la sua +eredità, ch'egli perdè per lo suo orgoglio. Altre maniere ci à, che gli +garzoni non intendono quando egli son piccoli, perciò ch'egli è di frale +natura e conparizione. (1128) Adamo mangiò inanzi che Idio gli donasse lo +spirito; e perciò intendee egli in quello anno tutte le cose; e d'Eva +avenne altrettale, perch'egli non furono fatti di schiatta, se non della +lena di Dio solamente. Ma noi altri che poi siamo venuti, siamo nati di +padre e di madre. E però non sono eglino così intendevoli, come quelli che +non ebono padre, se non Idio e la sua volontà. + +(1127) grant C. F. R. — Intendi: il fanciullo diventa grande, ec. + +(1128) Pare che manchi qualche parola. Leggesi nel C. F. R.: por ce che il +est de sclate d'Adam. — E così ad intendere quello che segue gioverà +riferire il testo francese: Maintenant che Deus dona l'esperit a Adam, en +l'ore entendi toutes chosses, et Eva autretel. Car il ne furent mie de la +sclate, che tant soulement de laine de Deu. + + + + + Cap. CCLXXXXII. + + _Lo re domanda: com'à l'uomo alcuno menbro grande e l'altro piccolo? + Sidrac risponde:_ + + +Li grandi menbri e gli piccoli si sono d'una vena che tocca al suo +bellico, cioè al suo budello; sed ella è troppo tortigliata al ventre +della madre (1129), egli tira (1130) la vena che tocca al menbro, e +diventa piccolo; e se il budello del bellico non è tortigliato, le vene +istanno larghe, e li menbri istanno ritti e non tirati, e diventano +grandi. E quando egli è nato, e egli gli tagliano assai del bellico, lo +venbro diventa piccolo; e quando ne tagliano poco, lo venbro diventa +grande. Altressì aviene della natura della femina. + +(1129) si le nombril est trop etortile au ventre de la mere C. F. R. + +(1130) ture C. F. R. + + + + + Cap. CCLXXXXIII. + + _Lo re domanda: lo senno onde viene? Sidrac risponde:_ + + +Lo senno viene di puro coraggio e di puro sangue e di puro cervello. +Quando le due di queste cose sono pure (1131), è altressì come quelli che +non vede se non d'uno occhio, che non può vedere così chiaramente come +quelli che vede di due. Se tu ài puro coraggio e puro cervello, e tu ài +iscuro sangue, sapiate che egli è sopra il cuore, e a lo cervello non +lascia avere senno naturale. E se tu ài puro sangue e puro cervello e +iscuro cuore, egli ti sturba gli altri due, e non gli lascia avere buono +senno naturale. Ma se tu ài i tre buoni e puri e netti, tu ài lo buono +senno naturalmente, per diritto natura. E tutto questo aviene per lo corso +delle pianete e per l'ordinamento di Dio. + +(1131) Meglio nel C. R. 2.: Quando le due di queste cose sono pure e la +terza non è pura, elli non à diritto senno nè naturale, altressì come +quelli ec. + + + + + Cap. CCLXXXXIIII. + + _Lo re domanda: di che viene lo pensiero che l'uomo àe, che gli pare + vedere quello che non è? Sidrac risponde:_ + + +Li pensieri che l'uomo pensa alcuna volta di cosa che non è stata, e gli +pare ch'ella sia, sapiate che ciò aviene del sangue ched egli aportò co' +lui del ventre della sua madre che è gelato e vano. E alcuna volta si +muove coll'altro, e rinfabilisce verso lo cuore, e fallo pensare in +malvagità (1132), e credere cose che non furono, per la vanità del +movimento di quello sangue. + +(1132) in malvagie follie C. R. 2. — vanite et folie C. F. R. + + + + + Cap. CCLXXXXV. + + _Lo re domanda: lo sospiro (1133) onde viene? Sidrac risponde:_ + + +Lo sospiro viene del coraggio (1134). Quando lo cuore dell'uomo è pieno di +rinfabilimento del sangue, allora sospira, per sè iscaricare e votare di +quello rinfabilimento. Chè quando lo sangue si muove per lo corpo, egli +rinfabla, e rende al cuore uno aiere molto caldo, che molto la grava, e +allora lo cuore sospira per discaricarsi di quello malvagio aiere. E altre +volte lo cuore à cruccio, e gli omori si muovono per quello cruccio, e +rendono al cuore loro rinfabilimento, e l'infiamano tanto che sofferire +nol puote; e allora li conviene gittare molti grandi sospiri. E spesse +volte aviene che lo cuore sospira sanza cruccio: questo è lo +rinfabilimento del sangue che si discarica. + +(1133) Nel C. L.: spirto. — Abb. corr. coi Codd. R. 2. e F. R. + +(1134) Per _cuore_. + + + + + Cap. CCLXXXXVI. + + _Lo re domanda: la lena onde viene? Sidrac risponde:_ + + +La lena escie della rischiaratura (1135) degli omori, che sopra lo cuore +vengono, che fendono lo cuore per lo mezzo, e l'uomo chiude gli suoi occhi +per dormire; e di quella lordura ch'è d'intorno a lui (1136), escie una +aire molta grieve per la sua bocca; e poi viene un altro aire puro e +netto, che a lui va dirieto, e si lo iscarica di quella medesima lordura. + +(1135) della rischiaratura e della schiuma C. R. 2. + +(1136) Pare che abbia da intendersi intorno al cuore. + + + + + Cap. CCLXXXXVII. + + _Lo re domanda: lo starnuto onde viene, e come lo potrebe l'uomo tenere? + Sidrac risponde:_ + + +Lo starnutire viene di due cose: la prima del vento e della freddura del +corpo, che egli escie di due vene del capo, e escie per lo più presso +ispiraglio ch'egli truova, e ciò sono gli anari del naso. L'altra maniera +si è di guardare lo sole: che se tu lo riguardi, tu istarnutirai. Lo +calore del sole gli entra nelle vene del corpo, e caccia la freddura di +là. E se tu ti vuogli tenere di starnutire, quando tu n'avrai talento, +inmantenente ti cuopri la bocca, e alena: quello aire che dee disciendere +per gli anari, si discienderà per gli pertugi della bocca, e così se ne +partirà, che già nollo sentirai; che all'aprire che tu fai la bocca, la +lena se ne va senza sentire. + + + + + Cap. CCLXXXXVIII. + + _Lo re domanda: lo menbro dell'uomo come si distende (1137) e onde escie + e come ritorna dentro? Sidrac risponde:_ + + +Lo menbro dell'uomo crescie per tre cose: la prima pegli occhi, la seconda +per lo cuore, la terza per lo ventre. Quando gli occhi vegono una bella +femmina, egli si dilettano d'avella, e si l'anunziano al cuore, e allora +si mette in quello pensiero (1138). E quello pensamento si muove gli +quattro omori del corpo, e infiammano al menbro, ove la volontà della +natura è; e si l'enfiano per diritta natura, chè il menbro si è fatto alla +maniera della vescica. L'altra maniera si è molto pericolosa, ciò è la +volontà che l'uomo àe in quello fatto, che fa gli omori tutti riscaldare e +lo menbro ismuove. La terza si è lo riposo e la rienpitura, che li fanno +avere quella volontà e cresciere lo menbro. Quando lo riscaldamento degli +omori torna di dietro (1139), lo menbro si disenfia, e la volontà gli +passa; altressì come uno otre, che è disenfiato del vento. E quando lo +corpo si travaglia, quella enfiatura non si puote ronpere (1140). E quando +gli occhi non guardano, lo cuore no' si diletta. E perciò l'uomo non dee +nimica follemente riguardare, nè follemente pensare, nè troppo riposo dare +al suo corpo. E quelli che in questa maniera lo farà, a pena lo suo menbro +si distenderà. + +(1137) ce dresse C. F. R. + +(1138) Il C. R. 2. ha di più: ed egli riceve quello anunziamento con +grande favore e dolzore, e allora si mette ec. + +(1139) Intendasi: _torna indietro_, _cessa_. + +(1140) coronpere C. R. 2. + + + + + Cap. CCLXXXXIX. + + _Lo re domanda: di quale alimento si potrebbe l'uomo meglio + sofferire (1141)? Sidrac risponde:_ + + +Nè d'uno nè d'altro non si puote l'uomo troppo sofferire, che lo corpo àe +troppo grande bisognio dell'uno e dell'altro. E se l'uomo volesse dire che +fosse (1142) in mare in una nave, e avesse co' lui ciò che mestieri gli +facesse, e egli dicesse che egli si potesse sofferire della terra, io dico +che della terra sofferire non si potrebbe, chè se la terra non fosse, la +nave non potrebbe essere istata (1143). E s'egli dicesse ch'egli si +potesse sofferire del fuoco, come mangierebbe le vivande cruda? Già però +non si potrebe egli sofferire del fuoco, che se lo calore non fosse, niuno +frutto di terra non nascierebe. E s'egli dicesse ch'egli non volesse +giamai bere acqua, se non vino puro, anche di tutto questo dell'acqua +sofferire non si potrebe, chè se l'acqua non fosse, la terra non potrebe +rendere suo frutto. S'egli dicesse che giamai vento non fiatasse, e +ch'egli potesse vivere sanza vento, con tutto ciò mestieri ne averebe, che +se il vento non fosse, la terra lo suo frutto rendere non potrebbe. E per +ciò diciamo noi che altressì poco si potrebbe sofferire dell'uno come +dell'altro. + +(1141) _di quale alimento si potrà l'omo meglio passare, non avendolo?_ +C. R. 2. — Intendi _alimento_ per _elemento_, come gli antichi spesso +scrivevano. + +(1142) se il fust C. F. R. + +(1143) istata fatta C. R. 2. + + + + + Cap. CCC. + + _Lo re domanda: la pioggia quand'ella viene, perchè muove prima lo + vento (1144)? Sidrac risponde:_ + + +La pioggia viene inanzi lo vento in guisa (1145) di coverta, e non lo +lascia passare. In quello che la piova dura, l'acque che intorneano lo +mondo lievano lo vento inmantanente; e medesimamente per lo torno delle +pianete al movimento del fermamento. E se lo vento viene da alto, egli +passa la pioggia, e va oltre da lei; e se egli viene da basso egli no' la +può passare, ch'egli la truova molto ispessa inanzi, e gli toglie la via. + +(1144) _chant il fait vent et la pluie vient por quoy la vent muert?_ +C. F. R. + +(1145) Nel C. L.: guida; errore manifesto che abb. corr. cogli altri codd. + + + + + Cap. CCCI. + + _Lo re domanda: perchè gli uccelli femine non ànno natura come l'altre + bestie? Sidrac risponde:_ + + +Se gli uccelli femine avessono natura come l'altre bestie, volare non +potrebono, che i loro corpi s'empierebono dell'aria per la loro natura, e +peserebbono sie che volare non potrebono. Idio per la sua pietà gli fece +tali, come si convenia. + + + + + Cap. CCCII. + + _Lo re domanda: quale è più forte o 'l vento o l'acqua? Sidrac + risponde:_ + + +Lo fondamento d'una torre è più forte che non è la cima; e similmente +avviene dell'acqua; che se l'acqua non fosse, vento non sarebe. Bene +potrebe avere fatto Idio, s'egli avesse voluto, vento senza acqua; ma egli +non volle fare d'altra maniera se non tale come egli à fatto: che tutti i +venti del mondo si muovono del corso dell'acqua. E per questa ragione +l'acqua è più forte che lo vento. + + + + + Cap. CCCIII. + + _Lo re domanda: perchè pena a nasciere l'uno fanciullo più che l'altro? + Sidrac risponde:_ + + +Niuna criatura può nasciere inanzi lo suo tornamento (1146) un solo punto, +in niuna maniera di mondo; e tutto questo è per lo punto dello +generamento: che alcuno punto è che se la criatura è generata in lui, si +nascie in un altro punto, tosto o tardi, che più inanzi o più adrieto non +può nasciere che al suo punto. E quando la femmina si travaglia del suo +partorire, non è ancora venuto lo punto della natività della criatura; e +sì tosto come lo punto viene, la criatura nascie. + +(1146) avant son terme C. F. R. + + + + + Cap. CCCIIII. + + _Lo re domanda: perchè si travaglia la gente della morte più l'una che + l'altra? Sidrac risponde:_ + + +Per due cose l'una persona pena più che l'altra: l'una per lo punto, +l'altra per alcuno merito avere nell'altro secolo. Chè Idio àe istabilito +tre maniere di pene, l'una è dello ingieneramento, l'altra del nascimento, +la terza della morte. La prima che è dello ingeneramento si anuzia. Lo +secondo punto risponde al primo della natura delle cose corporali, +presenti e avenire. Lo terzo risponde al secondo della morte. Allora +inmantenente muore, che in altro punto non può toccare più, per tutto +l'avere del mondo. E forse per lo travaglio ch'egli fa, Idio gli +consentirà alcuno allegramento all'anima nell'altro secolo, che Idio per +la sua pietà consentì esser nato in questo punto. E non credete ch'egli +possa morire sanza punto, e vivere non può più di quello punto, per tutto +l'oro del mondo, se a Dio non piacesse. + + + + + Cap. CCCV. + + _Lo re domanda: chi sente lo dolore della morte o l'anima o il corpo? + Sidrac risponde:_ + + +Quattro cose sono al partimento dell'anima dal corpo: (1147) paura, +tristizia, pena e dolore. L'anima à la paura e la trestizia, e lo corpo àe +la pena e lo dolore. La paura dell'anima è sì grande, che niuno cuore +d'uomo non lo potrebe pensare in questo secolo. La tristizia è più +grandissima che niuno cuore d'uomo non potrebe pensare. Magiore trestizia +e' li è che se una femina vedesse innanzi lei uccidere lo suo figliuolo. +La pena del corpo è sì grandissima, come potesse essere unque pensato in +niuna guisa. Che se uno uomo fosse battuto tanto d'uno martello in sulla +ischiena, nè morire non potesse, e fosse tanto battuto ch'egli fosse +sottile ch'egli potesse entrare per uno anello d'uno piccolo dito, egli +non avrebe mica la decima parte di pena che il corpo sostiene, quand'egli +si parte dall'anima, conciosia cosa ch'egli passi inmantenente, sanza +niuno senbiante fare (1148). Lo dolore del corpo è sì grandissimo, come +più potesse essere pensato, però ch'egli torna a infracitura (1149) e a +nulla. Che se uno uomo fosse signore di tutto il mondo, e tutte le genti +gli portassero reverenza, e le bestie tutte fossero al suo comandamento, e +egli diventasse sì povero e sì al nulla (1150) ch'egli non avesse a +mangiare uno solo giorno (1151), egli non avrebe mica la diecima parte del +dolore che à lo corpo, quando egli si parte dall'anima. + +(1147) a partire l'anima dal corpo C. R. 2. + +(1148) Intenderei, senza mostrare nel volto quella pena ch'ei sente. + +(1149) in fracidura C. R. 2. + +(1150) da nulla C. R. 2. + +(1151) ch'egli non avesse nulla da mangiare nè da bere uno solo giorno +C. R. 2. + + + + + Cap. CCCVI. + + _Lo re domanda: perchè gli piccoli fanciulli non sono intendevoli + quand'elli nascono e sono noiosi al nodrire? Sidrac risponde:_ + + +Per due cose è che gli fanciulli non sono intendevoli e sono noiosi al +nodrire. La prima si è per lo peccato che Adamo fece verso lo suo +criatore, si sono ingonbrati quelli che di lui nascieranno, e sono meno +intendevoli che bestia, per la sua grande ghiottornia, ch'egli desiderò +quello che Idio gli avea difeso (1152). Se Adamo non avesse peccato, +tutti quelli che sono nati e nascieranno sarebono così istati +intendenti, piccoli come grandi. L'altra ragione perch'egli (1153) sono +noiosi a nodrire, si è ch'egli sono di padre e di madre, e per lo +diletto che Eva ebbe ch'Adamo lo suo conpagnone mangiasse lo pome che +Iddio gli aveva difeso, ch'ella credette che fosse (1154) simigliante a +l'altissimo (1155). E per quello diletto sono noiosi a nutricare i +fanciulli, perciò ch'ella (1156) avesse pena a nutricargli. E anche sono +in tenebre per lo diletto ch'ebono di mangiare lo pome che Idio avea +loro vietato; e però ell'averà pene a partorire, e a notricare lo suo +frutto. + +(1152) vietato C. R. 2. + +(1153) Manca al C. L.: l'altra ragione perch'egli — Abb. suppl. col +C. R. 2. + +(1154) ch'il seroit C. F. R. + +(1155) a Dio altissimo C. R. 2. + +(1156) perch'ella C. R. 2. + + + + + Cap. CCCVII. + + _Lo re domanda: come dee l'uomo vivere in questo mondo? Sidrac + risponde:_ + + +L'uomo dee vivere in una maniera, e in un'altra morire, e in un'altra àe a +risucitare. L'uomo dee vivere lealmente e di suo travaglio e di suo leale +guadagno, e avere pace, e amore a Dio e a tutte le genti, e Idio +primieramente laudare e innorare, e fugire la cupidizia (1157) di questo +secolo. Uomini che questo fanno, vivono innoratamente. L'altra si è che +l'uomo dee morire pietosamente; cioè quelli che credono in Dio e che lo +conoscono e adorallo e lodano e ànno pazienzia e astinenzia e sofferenzia, +quelli che per Dio morranno, quellino faranno preciosa morte, e quellino +risusciteranno gloriosamente, quando a Dio piacerà. + +(1157) concupiscenza C. R. 2. + + + + + Cap. CCCVIII. + + _Lo re domanda: come si dee l'uomo comportare collo suo nimico? Sidrac + risponde:_ + + +Se lo tuo nimico è forte o frale, tu non ti dei mica ispaventare nè troppo +asicurare, che tale è oggi vinto, che domane vincerà. Chi non dotta non +sarà ridottato, e lo troppo dottare fa troppo avilire, e la troppa fretta +fa troppo dannaggio. E chi la paura porta tuttavia co' lui, egli porta +grande pena e grande fascio sopra lui. Quelli che porta la sicurtà sopra +lui, si porta lo suo danno e la morte sopra lui. E però quando è tenpo e +stagione da dottare, si dotti; e però quando è tenpo e stagione di +sicurare, si s'asicuri. + + + + + Cap. CCCVIIII. + + _Lo re domanda: dee l'uomo giucare col suo amico (1158)? Sidrac + risponde:_ + + +Guardati di non giucare col tuo amico nè con altrui colle mani, nè +beffare; chè de' giuochi delle mani ingienera micidio e grande cruccio, +conciosia cosa che (1159) sia tuo amico o tuo fratello; o tu lo magagni, o +li tocchi di mani (1160), o lo metta a terra, o lo fiere d'altro modo, +elli gli sarà grande vergogna (1161), conciosia ch'egli sia piccolo o +frale; che ciascuno si tiene in sè forte e ardito e fiero, e pochi sono +quelli che dispregino sè medesimo, se non fosse già vile o codardo (1162). +Se tu lo beffi, tu gli fai gran male al cuore, che crede in sè medesimo +che le beffe che tu gli fai, il facci per ispregiarlo; che di beffe viene +cruccio e odio (1163), conciosia cosa che sia tuo fratello o tuo amico. Ma +tu dei giucare (1164) colla gente con belle parole; e a ragione e a +utilità di te mostrare e traggere (1165); e di cotale giuoco viene +cortesia e allegrezza. + +(1158) Meglio nel C. R. 2.: _de' l'omo essere vago di scherzare colle +mani?_ + +(1159) benchè C. R. 2. + +(1160) o li torci le mani C. R. 2. + +(1161) egli lo avrà a grande noia C. R. 2. + +(1162) benchè sia codardo C. R. 2. + +(1163) Nel C. L.: che beffe a cruccio e odio. — Abb. corr. col C. R. 2. + +(1164) usare C. R. 2. + +(1165) Nel C. F. R.: Mais tu dois iuer o la gent de belles paroles, et di +e raisons, et de biaus proverbes dire et retraire. + + + + + Cap. CCCX. + + _Lo re domanda: se l'uomo dee dottare del suo nimico. Sidrac risponde:_ + + +Tu ti dei tenere vigorosamente e fieramente contra lo tuo nimico, +conciosia cosa che tu lo dotti, e sia codardo (1166). Se tu lo fai, lo tu +nimico ti pregerà, e ti dotterà, e non ti oserà asalire; che s'egli lo +pensasse fare, egli crederebe essere vinto da te. E se tu ti cansi da lui, +e non ài fierezza contra lui, tu se' vinto, che egli ti dispregierà, e non +ti dotterà, che in cotale maniera che tu ti sconterrai co' lui, in cotale +sarai tenuto. Se tu se' prode uomo e valente, tienti lo tuo onore, e tu +sarai più pregiato e più onorato; e se tu se' vile e codardo, tienti a +onore, e cortese (1167) vieni tra la gente, e in questo crederanno che tu +sii prode e valente. E se la tua codardia si scuopre una volta, tuttavia +sarai ontoso e vile tenuto in fra la gente. E se alcuno ti riscalda +d'arme, e tu non v'abbi ardire nè cuore inverso lui, confortati e piglia +asenpro dal leone (1168), e torna a lui, e così lo potrai viliare e te +inalzare. Lo cane, quando fugge, altri cani lo cacciano; e egli piglia +vigore e torna indietro loro (1169); inmantenente si tragono gli altri +indietro, e non osano conbattere co' lui, chè lo volto dotta lo +volto (1170). + +(1166) e che tu sia codardo C. R. 2. + +(1167) cortesemente C. R. 2. + +(1168) de chien C. F. R.: e che non _leone_ ma _cane_ abbia da leggersi è +chiaro da ciò che segue. — Il C. R. 2. ha pure: leone. + +(1169) verso loro C. R. 2. + +(1170) la chiere ne doute mie le dos, mais la chiere doute bien la chiere +C. F. R. + + + + + Cap. CCCXI. + + _Lo re domanda: qual vale più o lo ricco o lo povero nell'altro secolo? + Sidrac risponde:_ + + +Ispiritualmente quelli che amano Iddio più vagliono. Corporalmente i +ricchi più che li poveri, che altrettanto quanto tu averai, tanto varrai. +Lo verace profeta, lo figliuolo di Dio, quando egli verrà in terra, e' +dirà colla sua santa bocca: tanto quanto tu avrai tanto varrai; ma egli +nollo dirà mica per gli corpi, anzi lo dirà per l'anima; che tanto quanto +l'anima avrà fatto in questo secolo, tanto averà nell'altro. Similemente +aviene del corpo, che altrettanto quanto egli à di podere in questo +secolo, altrettanto vale egli in questo mondo. + + + + + Cap. CCCXII. + + _Lo re domanda: quali sono più ad agio o li poveri o li ricchi in questo + secolo? Sidrac risponde:_ + + +Li ricchi sono più ad agio che i poveri; ma i poveri sono più al sicuro. +Lo ricco à ciò che egli è mestieri, e può fare lo suo agio; ma egli è +inpeso di paura del suo reame perdere (1171), e della sua ricchezza, e non +puote andare ove vuole, se non à grande conpagnia con seco. Lo povero vae +e viene sicuramente, e non dotta nulla per lo suo (1172); e quando egli àe +lo ventre pieno (1173), egli è ad agio, altresì come lo ricco è ad agio +de' grandi mangiari ch'egli mangia. + +(1171) mais il est plus souent en paour et en dote d'estre enpoisone ou +abeure por son royaume perdre C. F. R. — È da credere che l'_inpeso_ del +n. t. e del C. R. 2. sia derivato da non avere inteso l'_enpoisone_ del +testo francese. + +(1172) Così anche nel C. R. 2., e pare da intendere _per le cose +sue_. — Nel C. F. R.: ne doute nului ne le beurage ne l'entoschement, por +convetise de lui ne por le sien. + +(1173) de pain et d'aigue C. F. R.; aggiunta che chiarisce meglio ciò che +segue. + + + + + Cap. CCCXIII. + + _Lo re domanda: quali sono le più ricche genti del mondo? Sidrac + risponde:_ + + +Le più ricche genti del mondo spiritualmente sono coloro di cui Iddio +s'apaga più di loro, per le buone opere. Corporalmente a questo tenpo sono +gl'indiani. Ma egli nascieranno una gloriosa gente (1174), che prima si +convertiranno al verace profeta, e quella sarà la più ricca gente del +mondo; ma per la loro malvagità e per gli loro agi, perderanno tutto, e +diventeranno dispregiati in fra le genti; ch'egli crederanno essere +migliori che l'altre genti, ma egli non saranno. Ma dopo loro la ricchezza +del mondo sarà d'altre genti franche, gli quali saranno più onorati a +Dio (1175), che niuna altra gente del mondo. + +(1174) une gente grezoise C. F. R. — Anche il C. R. 2.: ha: groliosa. +— Che il traduttore non intendesse la parola _grezoise_? + +(1175) plus humelians a Dieu C. F. R. + + + + + Cap. CCCXIIII. + + _Lo re domanda: quali sono li più onorati uomini del mondo? Sidrac + risponde:_ + + +Le più onorate genti di questo mondo sono a questi tenpi i persiani. Ma +tenpo verrà che quelli del ponente saranno la più innorata gente del +mondo, e gli più savi e gli più valenti e gli più pregiati, e la migliore +gente a Dio e al mondo; e saranno credenti fortemente alla fede del +figliuolo di Dio. E sarà tenpo ch'egli giustizieranno (1176) le tre parti +del mondo; e gli loro onori andranno per tutto il mondo, e la loro +signoria tuttavia rinforzerà. Ispesso sarà tra loro guerra, e quando Idio +vorrà distrugere l'altre nazioni, quelle genti andranno ne' loro paesi. + +(1176) Forse per _rendere giustizia_, e quindi _signoreggiare_. Non si +hanno esempi di _giustiziare_ in questo significato. + + + + + Cap. CCCXV. + + _Lo re domanda: quando tu se' in uno luogo deilo tu lasciare per + migliore cercare? Sidrac risponde:_ + + +Quando tu se' in buono luogo, tu ài lo tuo vivere, tielloti in pacie, e +non ti intramettere in cupidizia di migliore avere. Ma quando Idio il +ti (1177) manderae, si lo piglia, e statti in pace; chè chi troppo +cupita (1178) tutto perde, e tanto gratta capra che male giace (1179), e +tal crede trovare il pane fatto, che non truova il grano nel canpo. E per +ciò è buono, quando l'uomo è in buono luogo, che non si parta per altro +cercare, che tosto potrà perdere l'uno pell'altro. + +(1177) tel C. R. 2. + +(1178) cupidità àe C. R. 2. — Forse da _cupere_, invece di _cupe_, fecesi +_cupita_. + +(1179) et tant grate chieure che mal gist C. F. R. + + + + + Cap. CCCXVI. + + _Lo re domanda: dee l'uomo credere ciò che le genti lo consigliano? + Sidrac risponde:_ + + +Certo tu farai come senplice, se tu crederai tutti i consigli che l'uomo +ti dà. Tu dei udire lo consiglio della gente, e intendere uno e altro; e +quello che non ti parrà buono e leale, lasciarlo e fugirlo. E se tu se' +savio, non dei però dispregiare nè biasimare lo consiglio dell'altra +gente, ma lodare e innorare, che allora sarà (1180) egli tenuto per savio +e per provedente. + +(1180) sarai C. R. 2. + + + + + Cap. CCCXVII. + + _Lo re domanda: de' l'uomo amare i malidicenti? Sidrac risponde:_ + + +Certo chi maldicente ama, egli ama la conpagnia del diavolo, che +maldicente vale tanto a dire come male aoperante e mal cercante; e cotale +uomo non dei amare, ma odiare e fugire da lui: chè maldicente mette +discordia tra' fratelli e gli amici, e fa generare micidio e perdizione di +corpo e d'anima. E maldicente si è servente del diavolo, e si è altresì +figliuolo del diavolo. E cotali genti deino fugire (1181), e odiare sopra +tutte le cose, e non crederli di cosa ch'egli dicano, perch'egli non +dicono se non male, come quelli che sono dati al diavolo. E tanto com'egli +viveranno, non faranno altro che male, e disamore e discordanzia mettere +infra la gente; e perciò l'uomo gli dee odiare sopra tutte le cose. + +(1181) de' l'omo fugire C. R. 2. + + + + + Cap. CCCXVIII. + + _Lo re domanda: se si dee l'uomo crucciare se altri gli mostra mala + cera? Sidrac risponde:_ + + +Non certo, che se il tuo amico o il tuo fratello ti mostra malo senbiante +alcuna volta, tu per ciò non ti dei crucciare, chè per aventura egli àe +alcuno cruccio in sè, per ch'egli a voi nè altrui non può mostrare bello +senbiante (1182). + +(1182) Il C. R. 2. ha di più ciò che segue: E per ciò tu lo dei +comportare, e pensare in te medesimo che, se tu fossi corucciato, non +potresti fare bel senbiante nè a lui nè altrui. E se tu ài parole a piato +con altrui, ed egli ti mostra malo sembiante, non ti dei per ciò +corucciare, che per aventura egli è poco saputo, e poco senno regna in +lui, che ciò li fa fare; chè tuttavia lo poco saputo mostra più di +coruccio; che lo savio, bench'egli sia corucciato, egli mostra tutto lo +più bello di fuori, e ciò adiviene per lo suo grande senno. E però de' +l'uomo più temere lo coruccio del savio che del folle. E lo savio si sa +meglio vendicare del suo nimico che lo folle. + + + + + Cap. CCCXVIIII. + + _Lo re domanda: può l'uomo dimenticare lo suo paese? Sidrac risponde:_ + + +L'uomo puote bene dimenticare lo suo paese, ove egli è stato povero e +mendico, e poi tu vieni in altro paese ove tu truovi bene. Ben dei dunque +dimenticare lo tuo paese, ove se' stato povero e mendico. E se tu fossi +nel più bello luogo del mondo, e tu avessi parenti e amici assai, che tu +làe non potessi istare per la tua povertà, e tu andassi in altra parte, là +ove tu trovassi la tua vita, là è lo tuo paese. E quello paese dei tu +amare, ove tu ài lo tuo vivere, e non là ove tu se' nato, che non avevi di +che vivere. Che chi vuole porre mente al mondo, si troverrà che tutta la +gente che furono e saranno sono istrani in questo secolo, che niuno à +paese per sè, se non solamente albergo. La durata di questo secolo, se +ella fosse cento milia anni e più, non sarebe albergheria una ora, alla +lunghezza dell'altro secolo. Cento milia anni sono in questo secolo, a +comparazione dell'altro, siccome uno uomo albergasse una ora in una strana +albergheria. Per ciò siamo noi tutti istrani in questo secolo. + + + + + Cap. CCCXX. + + _Lo re domanda: quale è meglio o forza o ingiegnio? Sidrac risponde:_ + + +Forza è buona all'anima e alcuna volta al corpo, ma ingegno vale meglio al +corpo. Quando tu ài alcuna cosa a fare per la tua forza, se tu la fai con +alcuno ingegnio, tu la farai in tutte le cose del mondo. Ingegno vale +meglio che forza al corpo. All'anima vale meglio forza che ingegnio. + + + + + Cap. CCCXXI. + + _Lo re domanda: se alcuno domanda ragione dègli l'uomo inmantanente + rispondere? Sidrac risponde:_ + + +Se alcuno domanda ragione l'uno all'altro, e egli è savio e proveduto, +ch'egli sapia rispondere a diritto e a ragione di ciò ch'egli lo domanda, +egli dee rispondere a diritto e a ragione di ciò ch'egli lo domanda, egli +dee rispondere inmantenente; e se ciò averà, egli vincerà lo piato e sarà +tenuto per savio. E se ciò non sa fare, può pensarsi dinanzi quello +ch'egli dee rispondere; e se così tosto non può pensare, egli dee pigliare +termine. E poi vada alle scritture, e legga i libri, e riceva nel suo +cuore ciò ch'egli vi troverà; e poi conbatta tutto giorno con quelli che +lo contastano, e faccia sì che gli vinca e gli metta di sotto. E allora +sarai tutto savio e filosafo, e porterai lodo sopra l'altra gente. Quelli +che rispondono di ciò che l'uomo loro domanda, quelli sono chiamati +filosafi, e gli filosafi sono i ministri del mondo corporalmente; che +altra gente possono insegnare e inprendere. + + + + + Cap. CCCXXII. + + _Lo re domanda: come dee l'uomo domandare quando vuole sapere alcuna + cosa (1183)? Sidrac risponde:_ + + +L'uomo dee domandare ciò che dee (1184), cortesemente e di buona aria, una +o due o dieci (1185); e s'egli nol puote avere, egli lo dee mostrare +cortesemente, là ove egli crede avere ragione. E se tu dei dare alla gente +alcuna cosa, pagagli cortesemente, perch'egli un'altra volta ti possano +aiutare in tuoi bisogni; chè quelli che cortesemente pigliano e rendono, +quelli ànno parte nell'altrui avere; e quelli che pigliano e malvolentieri +rendono, quelli non avranno forza nè aiuto ne' loro bisogni. + +(1183) Meglio nel C. R. 2.: _in che modo de' l'omo domandare ragione?_ + +(1184) ce che l'om li doit C. F. R. + +(1185) una volta o due o tre o dieci C. R. 2. + + + + + Cap. CCCXXIII. + + _Lo re domanda: perchè sono più savia gente quegli del ponente che + quelli del levante? Sidrac risponde:_ + + +Quegli del ponente non ànno tanto del calore del sole come ànno quelli del +levante. Quando lo sole si leva a levante egli è molto caldo e secco, e +allora iscalda tutto lo levante, e quelli che vi sono. E quando egli è +alto, egli non è tanto caldo in tali luoghi. E quando egli è a mezzo +giorno, egli è caldo comunalmente per tutto lo mondo. Quando egli s'abassa +per la notte aprossimare (1186), si piglia lo suo torno al ponente, e +allora non è tanto caldo. Dunque non ànno quelli dal ponente tanto caldo, +quando lo sole iscende, come n'à quelli del levante, quando egli si leva. +Per questa ragione sono più savi quelli del ponente che quelli del +levante, chè lo loro cervello non à tanto del calore come quelli del +levante. E di questo vi potete voi avedere legiermente: chè chi fosse in +uno luogo, che lo sole lo potesse iscaldare oltra a misura, in poco (1187) +potrebe diventare folle e perdere il senno. E anche ci à altra ragione, +che quelli del ponente possono mangiare calde vivande, tutte le stagioni +dell'anno, che giamai male non faranno. Se quelli del levante le +mangiassono, elle farebono loro grande male: che ciò è per la calda +compressione della terra ove egli sono. Quelli del ponente le possono +mangiare per la fredda compressione della terra dove sono. + +(1186) Intendasi, _per l'approssimarsi della notte_. — Per la nuit +aprochier C. F. R. + +(1187) in poco di tempo C. R. 2. + + + + + Cap. CCCXXIIII. + + _Lo re domanda: quale è più bello alla femina o lo bello corpo o la + bella persona o lo bello volto? Sidrac risponde:_ + + +Uomo o femina che sieno conpiuti di loro menbri e sono interi, la bella +cera istà loro meglio che il bello corpo; che se lo corpo è bianco o +bruno, egli è coperto di vestimenti, e lo volto è scoperto tuttavia; e lo +diletto non è se non nel volto. L'uomo non dee riguardare se non nel +volto; e chi inanzi si mette a riguardare, egli pecca fortemente. E perciò +diciamo noi che lo bello volto è più piacevole al corpo sano e conpiuto, +che non è lo bello cuore saggio (1188). + +(1188) Et por ce dions nos che la belle chiere est plus seant a la persone +entiere et conplie che la belle charogne C. F. R. + + + + + Cap. CCCXXV. + + _Lo re domanda se le pianete sono tutte in un luogo o sono tutte d'una + maniera e natura o sono di più nature? Sidrac risponde (1189):_ + + +Ciascuna è per sè in ciascuno luogo, ed àe suo esaltamento e suo +abbassamento. Mercurio dimora in ciascuno segno giorni XXIIII e più. Sua +natura si è calda e umida, e si ama tutte le cose amare; si è di tutte +sapienzie e di tutte arti e sottiglieze; ciò è a dire, quando egli è posto +in buona inmagine; lo suo buono amico è Iupiter e Venus e Saturno. Lo suo +asaltamento è a Virgo, e per la forza dell'esaltamento si è a tre gradi di +Virgo. Lo suo abbassamento si è a Pisces; la forza dell'abassamento si è a +tre gradi del Pesce. Luna si dimora in ciascuno segno due giorni e mezzo; +e si è posta al sottano cielo (1190). Sua natura si è fredda e umida, e lo +giorno di sua conbustione si è per fare tutte cose a la sua quintadecima. +Altressì si ama colori d'argento o d'acque. Suo asaltamento si è a Tauro, +e la forza dello abassamento è a Scorpio, a tre gradi di Scorpio. Saturno +dimora in ciascuno segno due anni e mezzo, e si è posto nel settimo cielo. +Sua natura si è fredda e secca, e si ama tutte cose amare e lo ferro e +tutti i colori neri. Egli à grande nimistà con Mars, e' suoi amici sono +Iuppiter, Sole, Luna. Lo suo asaltamento è Libra; e la forza +dell'asaltamento si è a XXIIII gradi. Lo suo abassamento è in Aries; e la +forza del suo abassamento si è a XXIIII gradi d'Aries. Iuppiter dimora in +ciascuno segno uno anno, e si è posto al decimo cielo. Sua natura si è +calda e umida; egli ama tutte cose umide, siccome burro, latte e mele e +cera; e si s'ama con tutte l'altre pianete; se non se con Mars. Lo suo +abassamento si è Cancer; e la forza dell'asaltamento si è a gradi XXIIII +di Cancer; e l'abassamento si è in Capricornio. Mars dimora in ciascuno +segno giorni XXX e più, insino al XLV; e si è posto al quinto cielo; e si +è vago di sangue e di battaglie e di ruine, di tutti colori vermigli, e di +tutte cose agre e forte alla bocca dell'uomo; e si è ria pianeta. La sua +natura è calda. Ella s'ama con Venus, e con tutte l'altre pianete; si +vuole grande male. Lo suo grande nimico si è Iuppiter. E ella ama città e +reame e vino. E lo suo asaltamento si è a Capicornio. La forza del suo +asaltamento è a gradi XXVIII di Cancer. Sol dimora in ciascuno segno +giorni XXX; e è posta al quarto cielo. Sua natura è calda e secca, e è +vago di tutte signorie, e di colori gialli e vermigli; ella ama tutti. +Soli suoi nimici sono Mercurio e Luna. L'asaltamento è in Aries, a gradi +XVIIII; l'abassamento in Libra, a gradi XVIIII. Venus dimora in ciascuno +segno giorni XXX, e più e meno; e si è posto al terzo cielo. Sua natura si +è friggida e umida; egli ama tutte cose umide, burro, latte e mele; egli è +vago di signorie, di femine, e di sollazzi e di diletti; e si è buona +pianeta; e si non à niuno nimico. Il suo asaltamento si è a gradi XVIII di +Piscies. L'abassamento si è a gradi XVIII di Virgo. Testa di Dragone +dimora in ciascuno segno uno anno e mezzo; ma ella non è nimica pianeta, e +non va siccome pianeta; ma ella va siccome casa; o fae scurare lo Sole e +la Luna, quando ella passa per la sua casa. Lo suo asaltamento si è Virgo, +a uno grado. La coda di Dragone vae per quella medesima ragione, e è +malvagia per tutte cose, e fa iscurare lo sole e la luna. + +(1189) Questo cap. manca al C. F. R. + +(1190) al cielo di sotto C. R. 2. + + + + + Cap. CCCXXVI. + + _Lo re domanda: se uno uomo trovasse un altro sopra la moglie (1191)? + Sidrac risponde:_ + + +Se uno uomo trovasse un altro uomo che vituperasse la moglie, se elli si +cruccia egli non è da biasimare; ma tuttavia egli si dee passare +cortesemente e di buona aria. Le dee gastigare umilemente e amaestrare +cortesemente, e lasci andare l'uomo, chè tutto il carico e il biasimo non +è se non della femmina; chè niuno uomo del mondo potrebbe sforzare femina, +se egli nolla volesse uccidere. E mai questo fatto nol dei mettere +dinanzi, nè rimproverargli più, perchè le farebe peggio. E tu dei tôrre lo +cruccio e la gelosia del cuore. E se tue pensi più in questo fatto, tu +penserai follia. Che se ài trovato mogliata con uno uomo, tu non se' solo +al mondo; e per questa follia che mogliata à fatta, tu non sarai però +morto, e per ciò la terra non perde il suo frutto a rendere, nè l'acque +non sono però secche, nè le genti nè l'altre criature del mondo non sono +però morte, e già per ciò lo nostro Signore non distruggerà lo mondo. E +per ciò si dee passare leggiermente, non si dee mettere in pensieri nè in +tribulazioni, per uno cane che s'acosta a una cagnia; chè tutti gli uomini +che colle moglie altrui giacciono, eglino sono cani, e peggio che cani; e +tutte le femine che si danno altrui che al suo marito, elle sono simili +alla cagnia e peggio; e per ciò per uno cane e per una cagnia tu non dei +fare cosa per la quale tu sii distrutto e morto, e poi lo pentere no' gli +vale nulla. Ma egli si dee passare brievemente e celatamente e di buona +aria; e tu farai lo tuo profitto e lo tuo onore all'anima e al corpo, e +farai piacere all'anima e al corpo (1192), e piacere a Dio, e duolo al +diavolo. + +(1191) _Se l'omo trovasse uno altro uomo adosso alla moglie che de' fare?_ +C. R. 2. + +(1192) e farai lo tuo bene e lo tuo onore, e prode all'anima e al corpo +C. R. 2. + + + + + Cap. CCCXXVII. + + _Lo re domanda: de' l'uomo pensare per la gente (1193)? Sidrac + risponde:_ + + +Spiritualmente l'uomo dee pensare al fatto della gente; ma corporalmente +tu non dei pensare se non di te e de' tuoi. Che ài tu a fare degli altri +strani? Tu non dei mica pensare di quelli che niuno pensiero ànno di te, +se tu ài bene o male o santà o malizia; niuna menzione fanno di te, come +quella (1194) cosa che non fue; anche lo simile dei tu fare di loro. Bene +sarebbe tenuto stolto quelli che pensasse de' pesci del mare che non +fossero presi nè mangiati; altressì è stolto quelli che pensa ne' fatti +della gente; chè di quelli che non pensano di loro, egli non deono pensare +di loro. + +(1193) Correggasi col C. R. 2.: _de' l'omo pensare de' fatti de le gienti +e de la terra?_ — E meglio nel C. F. R.: _porter pencer_. + +(1194) di quella C. R. 2. + + + + + Cap. CCCXXVIII. + + _Lo re domanda: de' l'uomo biasimare Dio per perdita o per dannaggio + ch'egli abbia? Sidrac risponde:_ + + +Iddio per la sua bontà non può essere biasimato, nè niuno biasimo non può +giugnere a lui; ma lodo e ringrazia e onore. Se tu se' folle, e tu ti +crucci per la tua follia, di che dei tu biasimare Dio? Se tu ài dannaggio +per la tua negligenzia, però non dei tu biasimare Dio; biasima te medesimo +e la tua negligenzia. E se tu non puoi guadagnare per la tua fraleza, tu +non dei però biasimare Dio, ma te, per la tua fraleza. Biasimati, penati a +travagliare (1195), e Idio t'aiuterà o consiglierà. E se tu non puoi per +lo tuo travaglio guadagnare lo tuo vivere, e tu non vuogli per la tua +fraleza, che colpa te n'à Iddio, che tu dimandi a Dio che egli ti mandi lo +tuo vivere? Sappi che non te ne manderà punto, se tu non ti travagli; ma +se tu t'aiuti con una mano, egli t'aiuterà con due. Se uno uomo fosse in +una aqua, e fosse in pericolo d'annegare, e egli sapesse notare; e per la +sua cattività non si volesse aiutare per diliberarsi di morte, se non che +dicesse (1196): siri Iddio, aiutami; sapiate che Idio nollo aiuterebe +nimica, se egli non si aiutasse; ma s'egli menasse i piedi e le mani, Idio +l'aiuterebbe bene iscanpare di quello pericolo. + +(1195) di travagliare C. R. 2. + +(1196) e non faciesse altro se non ch'egli diciesse C. R. 2. + + + + + Cap. CCCXXVIIII. + + _Lo re domanda: di che può l'uomo avere più lodo di dare al ricco uomo o + al povero? Sidrac risponde:_ + + +L'uomo puote avere magiore onore del ricco che del povero; chè lo ricco +può fare magiore onore del suo e del suo corpo, che non può fare il +povero; ma del povero può avere magiore grado che dello ricco. Al povero +uomo non può dare l'uomo sì piccola cosa, ch'egli non abia di lui gran +gioia; e terrallo a grande onore, e riconterà all'altra gente la cosa che +l'uomo gli avrà donata. In tutt'i luoghi ch'egli sarà, vorrà ricontare lo +dono che uno prode uomo gli avrà fatto, per farsi onore di quello dono, e +per mostrare alla gente che quello prod'uomo l'ama, e gli donò del suo. E +se il dono è per Dio, egli à lodo da Dio. E se tu donassi uno dono a uno +ricco uomo, già per quello dono non ti vorrà lodare, nè metterti inanzi; +chè per aventura egli àe altrettanto onore chente tu; e non vorrà mica +portare lo tuo onore sopra lui. Onde l'uomo de' avere magiore lodo di dare +lo dono al povero che allo ricco, e da Dio e dalle genti. + + + + + Cap. CCCXXX. + + _Lo re domanda: dee l'uomo servire a tutte genti? Sidrac risponde:_ + + +L'uomo dee servire a tutte genti, e non dee guardare a cui, povero o +ricco. Se tu servi minore di te, tu lo fai per Dio e per tuo pro', e per +onore di lui avere. Chi serve alla gente per onore o per pro' avere o per +merito, non si dee mica anoiare, nè stare in gran dire; chè a tale giorno +potrà venire, che quelli ch'egli averà servito lo guidardonerà, n'avrà per +uno dieci. E però non si dee tenere niuno prode uomo del servire, chè +tenpo verrà del guidardone. + + + + + Cap. CCCXXXI. + + _Lo re domanda: quale è la più saporita cosa che sia? Sidrac risponde:_ + + +La più saporita cosa che sia si è lo dormire; chè quando tu ài talento +grande di dormire, mangiare nè bere, neuno altro diletto è nulla incontro +lo diletto del dormire (1197); chè lo corpo non può vivere sanza il +dormire, altressì come tutte criature vivono di vento; che se il vento non +fosse, niuna criatura vivere non potrebe. Idio per la sua pietà vide che +l'uomo, ch'è fatto di terra, volea avere riposo per frale natura in che +egli è fatto; si stabilio giorno e notte, per lo riposo dell'uomo. E se +non fosse per lo dormire, Idio che è tutto potente avrebe tutto fatto +giorno (1198); ma per lo dormire fece egli il dì e la notte. E similmente +si dilettano le bestie e gli uccelli al dormire, come le genti. Niuna +bestia è, sì piccolo (1199) vermine, che non si diletti in dormire. Lo +dormire è spirituale, simigliante all'udire (1200), che si sente e non si +vede. Nè niuna persona nè niuna criatura movibile (1201) che l'aria sente, +non potrebe vivere sanza il dormire. + +(1197) tu lassi mangiare e bere e ogni altro diletto C. R. 2. + +(1198) tuttavia fatto giorno C. R. 2. + +(1199) nè sì piccol C. R. + +(1200) Così ha pure il C. R. 2.; ma l'errore è corretto dal C. F. R. dove +leggesi: le dormir si est espirituel, et ensemblant a l'air che il ce sent +et ne se voit. + +(1201) mobile C. R. . + + + + + Cap. CCCXXXII. + + _Lo re domanda: gli re e gli signori deono essere leali e larghi? Sidrac + risponde:_ + + +Li re e le signorie (1202) debono essere in prima leali di loro corpi, e +di loro parole e di loro giudicamenti; apresso deono essere savi e +proveduti e cortesi e di buona aria; apresso deono essere a' malvagi e a' +rei e a' traditori duri e fieri, e dare a ciascuno secondo che serve, a +diritto e a ragione. E se li signori sono leali di loro corpi e di loro +parole, egli fanno piacere a Dio, e onore alla loro signoria; e s'egli +sono savi e proveduti, egli deono essere (1203), perchè molte genti ànno a +governare per lo loro senno. E s'egli sono cortesi e di buona aria e di +grande bontà e di grande umilitade, a Dio fanno onore (1204). E se sono +arditi e pro' e valenti di loro corpi, elli deono bene essere, perchè la +gente piglino asenpro di loro. E s'egli sono larghi e donanti, egli debono +bene essere, chè per doni e per larghezza manterranno egli la loro +signoria. E s'egli sono di leale giudicamento e fieri e duri a' rei, a' +ma' fattori, cotali deono egli essere, per mantenere giustizia e lealtade +a' poveri e a' ricchi. E così faranno gli comandamenti che Iddio à +comandati e comanderà in terra. E altrimenti i re e i signori non deono +essere. + +(1202) li signori C. R. 2. + +(1203) come denno essere C. R. 2. + +(1204) Nel C. L.: a Dio lo fanno. — Abb. corr. col C. R. 2., conforme al +C. F. R. + + + + + Cap. CCCXXXIII. + + _Lo re domanda: gli re deono andare in battaglia? Sidrac risponde:_ + + +Li re e le signorie (1205) deono prima uscire della cittade e degli +alberghi, perchè la loro gente esca apresso di loro; e quando egli sono +venuti alla battaglia, egli deono tenere una buona parte della loro gente +in loro conpagnia; e dee muovere al dirieto di tutte le battaglie, +vigorosamente. E se la loro gente dinanzi è sconfitta, e egli vegano +ch'egli non (1206) abiano forza e potere contra gli loro nimici, egli +deono muovere a loro (1207) vigorosamente e coragiosamente. E s'egli +vegono ch'egli sieno più frali di loro, egli si debono ricogliere +bellamente e saviamente al (1208) loro onore; chè meglio vale un buono +fugire che uno male stallo. E se i loro nimici gli seguitano troppo, e +gravano, egli deono rivolgersi a loro vigorosamente e di grande coraggio, +e difendere i loro corpi contro ai loro nimici, come prodi uomini. Nè +niuno re nè niuno signore giammai non dee venire alla prima battaglia, ma +pure alla deretana, perchè tutta l'oste prende il loro (1209). Se la +battaglia del signore è sconfitta, tutte l'altre sono isconfitte, chè lo +corpo del signore è per tutti gli altri. E se l'oste è perduta, e lo +signore scanpa, egli ricoverrà in altra oste (1210), per aventura. E se lo +signore è perduto, tutto è perduto. + +(1205) li signori C. R. 2. + +(1206) Manca _non_ al C. L. — Abb. corr. col C. R. 2. + +(1207) contra di loro C. R. 2. + +(1208) col C. R. 2. + +(1209) L'errore del C. L. è corretto nel C. R. 2., che ha: crede in +loro. — Ed è al solito una parola del testo francese che il traduttore non +ha saputo intendere: car tout l'ost pent en yaus C. F. R. + +(1210) ricoverà per aventura un'altra oste C. R. 2. + + + + + Cap. CCCXXXIIII. + + _Lo re domanda: lo sudore del corpo onde escie e onde viene? Sidrac + risponde:_ + + +Lo sudore del corpo escie del malvagio sangue. Quando lo corpo si +travaglia, e' si muove e si muta per lo corpo, e si rinfiamma e si mischia +cogli altri omori; e gitta lo suo calore al corpo, e truova lo suo corpo +frale e vano, e lo fae fortemente sudare. E quando lo corpo è forte e +sano, e' non dotta quello calore, e non suda come dinanzi; chè lo buono +sangue non fa al corpo se non bene. + + + + + Cap. CCCXXXV. + + _Lo re domanda: qual colore è meglio vestire? Sidrac risponde:_ + + +Lo più nomato colore si è il vermiglio e lo bianco e lo verde e il +biadetto. Lo vermiglio è reale e possente sopra tutti gli altri colori; e +si dà a quello che lo veste grande impresa di coraggio (1211); e si è +simigliante al sole. Lo bianco vestimento si è degno vestire, e si è +vestimento d'agnoli; e fae avere a quelli che lo veste dolce coragio e +amoroso; e si li fae bene allo cervello; e si è simigliante alla luna. E +lo vestimento verde si è prezioso vestimento, che egli à colore della +nostra vita, e di tutte l'altre criature, che Dio le veste al frutto della +terra, di che noi viviamo, ch'è sì degna cosa, che sostiene lo corpo e +fallo vivere. Bene dee essere vestitura di prezioso colore. Bene potrebe +avere fatto Idio d'altro colore i frutti che verdi; ma a così preziosa +cosa egli volle dare prezioso colore (1212). Lo vestimento biadetto si è +vestimento del fermamento; e si è umile vestire; e fa diventare quelli che +lo veste umile e di buona aria e di buona credenza. E gli altri colori non +sono nomati principali come questi. + +(1211) grant confort et grant proesse dou corage et grant honor au cors +C. F. R. + +(1212) Il C. F. R. ha questo di più: cil chi vert vestent si lor fait la +verdour de lor vestiment devenir larges et iolif, et penser tous biens. + + + + + Cap. CCCXXXVI. + + _Lo re domanda: qual'è la più verde cosa che sia? Sidrac risponde:_ + + +La più verde cosa che sia si è l'acqua, che tutte le cose rinverdiscie; +che se l'acqua non fosse, niuna verde cosa non sarebe. L'erbe che sono +nella montagna, si rinverdiscie l'acqua che dell'aria disciende; ella +abevera le loro cime. + + + + + Cap. CCCXXXVII. + + _Lo re domanda: qual'è la più grassa cosa che sia? Sidrac risponde:_ + + +La più grassa cosa che sia si è la terra, che a noi rende il frutto per la +volontà di Dio e della sua grazia (1213). Che altressì come l'acqua è la +più verde cosa che sia al mondo, altressì la più grassa cosa che sia al +mondo è la terra. + +(1213) Il C. F. R. ha: chi nos rende le fruit, par la volonte de Deu, de +sa gracesse. — Il traduttore non ha inteso _gracesse_, ed ha scritto +_grazia_. + + + + + Cap. CCCXXXVIII. + + _Lo re domanda: quale vale meglio al punto della morte o lo grande + pentimento o la grande sicurtade della vita perdurabile? Sidrac + risponde:_ + + +Molto preziose cose sono quelle due propiamente al punto della morte; e la +grande isperanza vale meglio che 'l grande pentimento (1214). Che se uno +uomo avesse tutti i giorni della sua vita fatto bene; e egli non avesse la +speranza d'avere la vita perdurabile, sapiate che sarebbe disperato, e non +l'avrebbe mica, e sarebbe dannato. E se uno peccatore avesse giaciuto +colla madre, e poi avesse isperanza, che la misericordia di Dio è sì +grande che gli perdoneràe e gli daràe la vita perdurabile, e morisse in +quella isperanza, sappiate ch'egli sarebbe salvo; chè la speranza escie +del pentimento. + +(1214) Nel C. L.: l'oro grande. — Abb. corr. col C. R. 2., conforme al +C. F. R. + + + + + Cap. CCCXXXVIIII. + + _Lo re domanda: dee l'uomo piangere i morti? Sidrac risponde:_ + + +L'uomo dee piangere gli morti, e fare gioia e duolo per li buoni che in +Dio credono e lo suo comandamento fanno. Quando egli muoiono, l'uomo ne +dee avere grande gioia, e farne festa, perch'egli è sicuro della +perdurabile vita. E quando i malvagi muoiono, che a Dio non credono e i +suoi comandamenti non fanno, l'uomo dee avere grande duolo e grande +trestizia della loro morte, ch'egli è dannato per tutti i tenpi. + + + + + Cap. CCCXL. + + _Lo re domanda: venne mai niuno dell'altro secolo, che contasse di + paradiso e di ninferno? Sidrac risponde:_ + + +Assai ne sono venuti dell'altro secolo, e verranno, e ànno contato di +paradiso e di ninferno, ciò è a sapere per lo comandamento di Dio, e per +le scritture de' buoni antichi, che furono dinanzi da noi, che a noi +scrissero, e mostrarono ne' loro scritti, per la grazia che Idio avea loro +dato, la gioia di paradiso e la pena di ninferno: e ciò sono a sapere Abel +figliuolo d'Adamo e Seth e Noe e Melchisedech. Questi sono quelli che +vennero dell'altro secolo; ciò è a sapere i comandamenti ch'egli scrissero +per la volontà di Dio. E quelli che verranno dopo noi, saranno molti +grandi profeti, che lo comandamento di Dio insegneranno. E benedetti sono +quelli e seranno che lo comandamento, ch'è la vita perdurabile, giammai +non falleranno (1215). + +(1215) E benedetti sono quelli che saranno, e che il comandamento di Dio +faranno, che la vita perdurabile giamai non falliranno C. R. 2. + + + + + Cap. CCCXLI. + + _Lo re domanda: che dee l'uomo dire quand'egli si leva o quand'egli si + corica? Sidrac risponde:_ + + +Quando l'uomo si vuole porre a dormire, e l'uomo dee alzare le mani in +alto, e riguardare verso lo cielo umilemente, e dire questa orazione: +Signore Idio, lo tutto possente creatore del cielo e della terra, nelle +tue mani raccomando lo spirito mio; abiate merciè di me, messere verace +Idio; difendimi dal podere del diavolo. Poscia dormi. Altressì dei dire al +mattino, quando ti levi; e lo volto dei tenere verso oriente, ch'è lo +volto del mondo; e la grazia di Dio viene di là. + + + + + Cap. CCCXLII. + + _Lo re domanda: chi non avesse ma ch'una coglia potrebbe egli +ingenerare, per l'una grande e l'altra piccola (1216)? Sidrac risponde:_ + + +Chi non avesse se non una coglia, bene potrebbe ingenerare, altressì bene +come quelli che perde uno degli occhi, e si s'aiuta dell'altro. L'una +coglia è grande e l'altra piccola: la grande coglia è lo maschio e la +piccola è la femina. E tutte le creature che generano, ingenera lo maschio +colla grande coglia, e la femmina colla piccola. Idio inanzi che +stabilisse l'uomo, stabilìe tutte le cose che deono essere, e ciò che +mestiero era a lui; e tutto fece a diritto e a ragione. + +(1216) Nel C. R. 2.: _perchè aviene che l'omo à più grosso l'uno coglione +che l'altro? E chi no' n'avesse se non uno potrebe aquistare figliuoli?_ + + + + + Cap. CCCXLIII. + + _Lo re domanda: gli garzoni di X anni o di meno, perchè non ingenerano, +e le fanciulle simigliantemente perchè non impregnano? Sidrac risponde:_ + + +Li fanciulli di X anni o di meno non sono ancora compiuti in quello fatto, +nè la schiatta non è ancora conpiuta nè matura in loro; chè quando egli +sono di stagione, e' fanno quello che altre genti fanno. Egli sono +altressì come uno albore, che è piccolo e vano, che frutto non può menare; +e quando egli è di stagione, egli fa lo suo frutto. Lo primo frutto non è +così grande come il secondo, nè tanto saporito. Altressì aviene della +persona. Lo primo figliuolo (1217) che gli garzoni ànno, egli sono piccoli +in tutte cose che la natura gli ordina (1218). E perciò che lo loro padre +nè la loro madre non sono ancora conpiuti in senno nè in forza nè in +grandezza, però diventa lo frutto loro medesimo simigliante di loro. + +(1217) li primi figliuoli C. R. 2. + +(1218) loro dona C. R. 2. + + + + + Cap. CCCXLIIII. + + _Lo re domanda: ànno gli diavoli pena nell'altro secolo? Sidrac + risponde:_ + + +Li diavoli di quella otta che egli cadono di cielo ebono grande pena, che +sì tosto come egli pensarono orgoglio verso lo loro criatore, la pena fu +in loro e egli furono nella pena. E in quello punto cadono di cielo giù +nello 'nferno, e gli altri sopra terra, e gli altri nell'aria, là ove sono +in grande pena. E in qualunque luogo egli sono, egli vanno in grande fuoco +ardente. E quando verrà lo giorno del giudicamento la loro pena si +radopierà nell'abisso dello 'nferno, dove egli saranno per tutti i tempi, +sanza fine. + + + + + Cap. CCCXLV. + + _Lo re domanda: quale è la più forte battaglia che sia? Sidrac + risponde:_ + + +La più forte battaglia che sia si è la tentazione del nimico, e la più +aspra e la più ardente; chè tutte le battaglie del mondo alcuna volta +fallano e s'alungano di vista e di fatti; e la battaglia del nimico porta +l'uomo tuttavia co' lui, andando e istando e dormendo e veghiando; e +l'uomo nol puote vincere se non per noia (1219) e per travaglio, per buoni +pensieri in Dio lo criatore, e per rimenbranza della morte e per +sofferenza. E perciò diciamo noi che la battaglia del nimico è la più +forte che sia, ch'ella è corporale e spirituale; e l'altre battaglie sono +pure corporali. + +(1219) Così anche il C. R. 2. — Nel C. F. R.: par ieiunes. — Pare che i +_digiuni_ sieno diventati _noia_ nella mente del traduttore. + + + + + Cap. CCCXLVI. + + _Lo re domanda: dee l'uomo dottare tutta gente? Sidrac risponde:_ + + +L'uomo dee dottare quelli che Dio non dottano (1220), sono di rio coragio +e pieni di veleno e di male, e non ànno in loro niuna misericordia nè +niuna piatà. Che s'egli avessono niuna misericordia e pietà in loro, +eglino dotterebbono Dio; e perciò si deono dottare. Gli uomini (1221), che +Dio non dottano sono in tutto dati al diavolo; e non cale loro quello +ch'egli facciano, sia o bene o male, se non che i loro disideri sieno +compiuti. E cotale gente dee l'uomo dottare. Ma quelli che Dio dottano +sono pieni di misericordia. Là dove egli ànno volontà di coraggio di fare +male, e la misericordia e la piatà che è in loro, loro non fascia fare +male; e perciò non ànno podere di fare male. E quella gente de' l'uomo +dottare (1222). + +(1220) Il C. R. 2. ripete: chè quelli che Dio non dottano sono ec. + +(1221) Manca _gli uomini_ al C. L. — Abb. suppl. col C. R. 2. + +(1222) E quella giente non bisogna l'uomo dottare C. R. 2. + + + + + Cap. CCCXLVII. + + _Lo re domanda: perchè lo ferro vae inverso la stella calamita? Sidrac + risponde (1223):_ + + +Lo ferro si è della natura di quella stella, come il fuoco è della natura +del sole. Se lo ferro fosse ispirituale come il fuoco, e che non si puote +pigliare niente, egli ritornerebe a questa stella, altresì come il fuoco +ritorna al sole, quando egli è spento. E s'egli avesse umidore in lui, +quella stella lo berebbe, altressì come lo sole bee la rugiada. +Niuna (1224) pietra ci à che sia della comparazione di quella stella. E +quando lo ferro la sente, che è di quella medesima conparazione, si +apiglia a lei. E quando quella pietra si parte dal ferro, la conparazione +di quella medesima stella ch'e' nel ferro, conviene per diritta natura che +il ferro ritorni a quella medesima stella, per lo toccamento di quella +stella; che è di quella comparazione, altressì come lo sole, che tutto il +fuoco del mondo ritorna a lui. Chi sottilmente vorrebbe toccare una cotale +pietra, ella àe uno luogo in sè, che toccando lo ferro fa toccare un'altra +stella (1225). + +(1223) _par quoi le fer vait envers la stelle chi a nom guierre_ (sic) _ce +est tremontane?_ C. F. R. + +(1224) Ma una C. R. 2.; e così pure nel C. F. R.: mais il y a une pierte +calamite, chi est ec. + +(1225) A correggere questo periodo non possiamo punto giovarci del +C. R. 2., più spropositato del laurenziano; e poco dal C. F. R., dove +leggesi: et chi soutilment voroit sercher une tiel piere, si troveroit che +elle a 1. leuc en elle chi fait le fer torner, et autre estoile. + + + + + Cap. CCCXLVIII. + + _Lo re domanda se tutti quelli che nascieranno morranno. Sidrac + risponde:_ + + +Tutti morremo, in qualunque modo noi andremo o andiamo o vegniamo; e tardi +quanto vuole, che della morte non puote canpare una sola ora (1226). Lo +figliuolo di Dio, quando egli piglierà umana natura nella vergine, si gli +converrà morire. E a nullo può questo fallire. Quelli che sono nati sono +morti, e noi che nati siamo morremo, e quelli che nascieranno morranno. E +di questo niuno scampare non puote, se egli desse uno altrettale +secolo (1227) come questo. + +(1226) et che che targent, ne peuent fuir la mort. C. F. R. + +(1227) mondo C. R. 2. + + + + + Cap. CCCXLVIIII. + + _Lo re domanda: come sono posti i fanciulli nel ventre delle loro madri? + Sidrac risponde:_ + + +Per lo podere di Dio sono posti nel ventre delle madri inginocchiati, e le +loro ginocchia inanzi, i loro pugni inanzi i loro occhi. E sono nel ventre +con grande gioia e con grande letizia, sì ch'egli non vorebono mai uscire +di quella gioia ov'egli sono, inperciò che non ànno sentito l'aria di +questo mondo, e non credono ch'altra gioia sia al mondo se non il ventre +delle loro madri. Ma quando per la forza di Dio nascono nel mondo, e +sentono l'aria del secolo, eglino non vorrebono giammai ritornare nel +ventre delle loro madri; chè per lo dolciore dell'aria del cielo +dimenticano lo ventre di loro madre, sicchè giammai non se ne ricordano. + + + + + Cap. CCCL. + + _Lo re domanda: puote l'uomo dimenticare la gioia e 'l duolo? Sidrac + risponde:_ + + +Tutte le cose del mondo può l'uomo dimenticare, o tardi o tosto. Ma se tu +ài alcuna gioia o alcuno bene, tu nolla puoi così tosto dimenticare, +insino a tanto che tu non ài alcuna gioia magiore di quella; e sì tosto +come tu l'avrai, la prima dimenticherai per quella ch'è magiore. E perciò +ch'ella è presente èe magiore. Il simigliante aviene del duolo. + + + + + Cap. CCCLI. + + _Lo re domanda: de' l'uomo mostrare sua ragione? Sidrac risponde:_ + + +Se tu ài alcuna ragione a mostrare in giustizia o in altra parte, tu la +dei mostrare brievemente e saviamente e di forte coraggio. Che se tu la +dici brievemente, gli giudicatori la ricevono ne' loro cuori, e sapranno +giudicare come e perchè. E se tu la dici saviamente, volentieri +l'ascoltano, e meglio sapranno giudicare. E se tu dici di grande coraggio, +tu non ti puoi isperdere nè vergognare; chè molti sono quelli che perdono +il loro diritto in un punto, per ciò ch'egli si sperdono e si vergogniano +e si spaventano, conciosia cosa ch'egli abbiano lo diritto. + + + + + Cap. CCCLII. + + _Lo re domanda: dee l'uomo mostrare lo suo senno tra la stolta gente? + Sidrac risponde:_ + + +Quegli che mostrano lo loro senno tra li stolti sono (1228) simiglianti a +loro. E gli folli che vogliono mostrare a una bestia leggere e scrivere, +egli avranno grande travaglio, e quella bestia per tutto ciò inparare non +potrebbe. Simiglianti sono i savi che lo loro senno mostrano tra li +stolti; che non intendono se non come le bestie, anzi per la loro +stoltia (1229) e follia contastano lo detto del savio. Tra gli stolti +l'uomo dee passare brievemente, sanza niuna pena e sanza niuno travaglio. +Tra gli savi l'uomo dee mostrare lo suo senno e la sua memoria, ch'egli +sarà ascoltato e udito. + +(1228) Manca al C. L.: _tra li stolti sono._ — Abb. suppl. col C. R. 2., +conforme al C. F. R. + +(1229) Anche il C. R. 2. ha: stoltia. + + + + + Cap. CCCLIII. + + _Lo re domanda: perchè l'uno vino è bianco e l'altro è vermiglio? Sidrac + risponde:_ + + +Quando Noè piantò la prima vigna del mondo, per la volontà di Dio, della +pianta che dimorò (1230) in terra dopo il diluvio fu fatto vino, per lo +comandamento di Dio, bianco e vermiglio; e si ne fecie XL piante, e le +piantò in XX giorni: che ciascuno giorno ne piantò due, l'una di giorno e +l'altra di notte. Quella del giorno per lo calore del sole diventò +vermiglio; e quella della notte per lo freddore della luna diventò bianco. +E tutto questo fu per la volontà di Dio. E perciò lo vino vermiglio è più +caldo che lo bianco; e l'uno e l'altro ànno calura in loro, ma l'uno più +che l'altro. + +(1230) rimase C. R. 2. + + + + + Cap. CCCLIIII. + + _Lo re domanda: le bestie e gli uccegli ànno linguaggio? Sidrac + risponde:_ + + +Linguaggio non à se non l'uomo. Non credete mica che una (1231) bestia o +uno uccello grida, che voglia alcuna cosa dire per quello grido; anzi lo +fa senplicemente per natura e per usanza. E non però le bestie e gli +uccegli già non intendono l'uno l'altro ciò che dicono; ma a quella +simiglianza ch'egli gridano per sua natura, a quella simiglianza lo +'ntendono l'altre. Quella che grida non sa che si dire, nè quella che lo +'ntende simigliantemente; ma ciò è uno usato (1232) che è tra loro sanza +niuno intendimento. E questo è per natura che Idio à loro donato. + +(1231) quando una C. R. 2. + +(1232) è usanza C. R. 2. + + + + + Cap. CCCLV. + + _Lo re domanda: qual'è magiore profitto all'anima, o quello che fa in +questo secolo, o ciò che l'uomo le fa dopo lei (1233)? Sidrac risponde:_ + + +L'uno e l'altro profitta a quello che è a le pene e al fuoco del +purgatorio; ma s'ella è dannata al fuoco dello 'nferno, no' gli fa niuno +pro' nè l'uno nè l'altro. E non però, se l'uomo fa bene in questo secolo a +sua vita, egli n'à magiore pro' dell'uno cento, che s'egli è fatto dopo la +sua morte; ch'è similmente come quelli che vae in un oscuro, e porta +inanzi uno lume (1234). E quelli che dopo loro si fanno fare il bene, +portano il lume di dietro a loro, e lo risprendore loro viene inanzi, +perchè possano in alcuna cosa vedere. E non però (1235) lo bene che l'uomo +fa per loro, alleggia molto delle loro pene, e gli dilibera tosto, se non +sono dannati allo 'nferno. + +(1233) _o quello che gli è fatto quando è morto?_ C. R. 2. + +(1234) in uno luogo scuro C. R. 2. — com cil chi vait en oscure, et porte +o lui une lumiere, et la clarite li vait devant C. F. R. + +(1235) Per _nondimeno_, _non per quanto_ dei nostri antichi, che +corrisponde al _ne porquant_ franc. + + + + + Cap. CCCLVI. + + _Lo re domanda: chi è lo più savio uomo del mondo? Sidrac risponde:_ + + +Lo più savio uomo del mondo che è e fu e sarà si fu Adamo. E non però chi +pigliasse uno fanciullo d'uno anno o di meno, e ciascuno giorno X volte o +più sonasse inanzi lui stormenti, e la notte (1236), il suono degli +stormenti gli tenperrebbe il cervello, e gli purgherebbe il sangue, e gli +adolcirebbe lo cuore, sicchè in venticinque anni diventerebbe uno de' tre +più savi uomini del mondo. + +(1236) e la notte altresì. + + + + + Cap. CCCLVII. + + _Lo re domanda: qual'è la più saporita carne che sia? Sidrac risponde:_ + + +La più saporita carne che sia si è se l'uomo pigliasse una bestia +salvatica, e castrassela, e poi la lasciasse andare al bosco due mesi o +tre, e poi la pigliasse, si la troverrebbe la più saporita carne che sia, +e più sana al corpo. + + + + + Cap. CCCLVIII. + + _Lo re domanda: à egli niuna anima al mondo che potesse sapere quello + che in tutto il mondo si fa in uno giorno? Sidrac risponde:_ + + +Niuna anima del mondo non potrebe sapere nè vedere quello che in tutto il +mondo si fa in uno giorno, nè starlobio (1237) nè indovino. Ma lo +starlobio ne puote bene sapere una partita. Quelli che saranno nel +paradiso celeste, dopo la venuta del verace profeta, si vedranno +chiaramente tutto il mondo, dall'uno capo all'altro, e tutto ciò che vi si +fa di bene e di male, ched e' vedranno (1238) della natura degli angioli. +E quando lo peccato si farà, egli n'avranno grande duolo, non già delle +loro persone, che non possono avere se non gioia e letizia; ma 'l dolore +ch'egli avranno si è altressì come una vergogna e pietà per coloro che +peccano contro il loro criatore; e quella pietà è perchè non siano +dannati. + +(1237) istrologhi C. R. 2. — estromiens C. F. R. + +(1238) veront C. F. R. + + + + + Cap. CCCLVIIII. + + _Lo re domanda: le piccole bestie e vermi come funno fatti (1239) per lo + mondo che tanto sono piccoli? Sidrac risponde:_ + + +Elle furono in prima sparte per la volontà di Dio, per li venti e per li +ucielli, che gli portano d'uno paese in altro; che allora niuna bestia nè +niuno uccello non mangiavano l'uno l'altro, per comandamento di Dio. E +quando elle furono disparte per tutto lo mondo, allora incominciarono a +mangiare l'una l'altra. Ma inanzi si pascievano del frutto della terra. + +(1239) Nel C. L.: come fatti. — Abb. agg. _funno_ dal C. R. 2. + + + + + Cap. CCCLX. + + _Lo re domanda: perchè i giovani ànno più chiara la vista che i vecchi? + Sidrac risponde:_ + + +Li fanciulli ànno molta chiara vista, e meraviglia è com'egli non vegiono +le stelle di giorno. Da uno anno in cinque istanno in istato (1240), e poi +menomano di cinque anni in X; e di X infino in XX ella si mantiene, in +fino in XL; ella si mantiene, se per malizia e' no' la perdono. Li giovani +ànno lo cervello netto e chiaro e pieno di verdore, e tutt'i verdori ànno +buona chiareza (1241). Gli vecchi ànno lo cervello mucido e secco, sanza +niuno verdore e umidore; e per questa ragione non possono avere i vecchi +così chiara vista (1242) come ànno gli giovani fanciulli. + +(1240) Intenderei: restano nello stato medesimo. — Non possiamo giovarci a +chiarir meglio questo passo degli altri Codd., perchè mancano queste +parole nel C. F. R.; e nel C. R. 2. la lezione è evidentemente errata, +leggendosi: stanno in vistato. + +(1241) et tote verdour rent bone clarte C. F. R. + +(1242) non possono avere gli occhi così chiari di vista C. R. 2. + + + + + Cap. CCCLXI. + + _Lo re domanda: gli pesci dormono nell'acqua? Sidrac risponde:_ + + +Non già, gli pesci non dormono mica nell'acqua. Ma quando travagliati +sono, egli si riposano tra due acque presso alla rocca (1243). E s'eglino +fiatassero ispesse volte l'aria, siccome facciamo noi e gli altri animali +che sopra terra vanno, egli dormirebono. Alcuno pescie è che viene in +terra, e fiata l'aria, e s'adormenta per la riva e per l'isole; e quello +aviene per l'aria ch'eglino fiatano. + +(1243) Mais chant il sont travailles si ce reposent pres as roches ou au +fons de l'aigue ou entre II aigues C. F. R. — Cf. _C. Plinii Sec._, Nat. +Hist., IX, 6. + + + + + Cap. CCCLXII. + + _Lo re domanda: perchè gli pesci ànno pietra in testa? Sidrac + risponde:_ + + +Li pesci sono fatti d'acqua, e in acqua muoiono (1244); e sono sì leggieri +e sì isnelli che disciendere non potrebono nel fondo, per la loro +leggierezza, per la loro vita cercare, se le pietre non fossono in +capo (1245), che elle loro donano contrapeso per andare al fondo. E +ciascuno pescie à la pietra grande alla sua misura. E lo pescie che non à +pietra in capo, non puote andare al fondo come quelli che l'ànno. + +(1244) e vivono nell'aqua C. R. 2. + +(1245) L'aspide, nel _Tesoro_, porta in capo una pietra preziosa che ha +nome carbonchio. — E in _Plinio_ hanno una pietra nel capo i _lupi_, i +_chromes_, le _sciaenae_, i _pagri_. — IX, 24. + + + + + Cap. CCCLXIII. + + _Lo re domanda: di quante maniere sono pesci? Sidrac risponde:_ + + +Li pesci sono di tante maniere (1246), chi le volesse tutte nominare tropo +vi sarebe grande noia l'ascoltare. E pesci ci à della maniera che voi +vedete ciascuno giorno. Altre maniere v'à che sono fatti a modo di +persone; altri a modo di bestie che ànno quattro piedi; altri a modo +d'uccelli; e altri lunghi e grandi XX passi o più; e altri verdi di molti +colori; e di tante maniere che sarebe lunga mena (1247) a contare. + +(1246) che chi C. R. 2. + +(1247) noia C. R. 2. + + + + + Cap. CCCLXIIII. + + _Lo re domanda: di quante maniere sono bestie? Sidrac risponde:_ + + +Di diverse maniere sono le bestie. Chè bestie àe sopra terra, che sono +molte pericolose. Una maniera di bestie sono, che sono fatte a maniera +d'uomo maschio e di femmina; e si è molto grande e molta pilosa e molta +pericolosa. Anche ci à bestie che ànno quattro piedi e due teste. Anche ci +à bestie che sono sì grandi, che ciascuna potrebe portare X uomini adosso +e più. Anche ci à bestie ch'ànno coda di lione e volto e unghia di leone, +e sono molte pericolose. Anche ci à bestie a modo di serpente, e si ànno +volto d'uomo e capegli di femina (1248). Anche ci à bestie che della cima +della coda à uno osso lungo d'uno palmo, molto tagliente, come uno +rasoio (1249). Anche v'àe altre bestie diverse assai, che troppo vi +parebbe (1250). E queste pericolose bestie sono ne' grandi deserti. Per +paura di loro molte provincie saranno disabitate. Ma uno re nascierà che +le caccierà indietro nel grande diserto, là ove l'uomo non vede punto; e +là istaranno tuttavia. + +(1248) Vedi _Tesoro_, Lib. V., cap. 59. — Curioso a leggersi, e non privo +di importanza, è il capitolo dove parlasi delle bestie d'India nel poema +_Ymage du monde_. + +(1249) Il C. R. 2. ha questo di più: Anche ci àe altre bestie che ànno uno +corno nella fronte, e altre che n'ànno due, l'uno torto verso la fronte, e +l'altro verso lo collo. E altre bestie sono in guisa di serpenti, e ànno +viso d'uomo, e sono pericolosi, che s'eglino vegono la persona prima che +la persona loro, inmantenente muore; e lo simile aviene se la persona vede +prima loro, cioè la bestia. Anche ci àe altre bestie, che vanno in due +piedi, e ànno mani e piedi a modo di scimia, e non ànno se non uno occhio +in della fronte, e tutt'i denti della bocca sono due passi: eglino li ànno +sì forti che romperebero gli ossi; e sono molti isnelli. + +(1250) troppo vi parebono a udire contare C. R. 2. + + + + + Cap. CCCLXV. + + _Lo re domanda: di quante maniere sono gli uccelli? Sidrac risponde:_ + + +Li uccelli sono di molte maniere, che lunga cosa sarebe a contalle. Ma una +maniera d'uccelli sono, che sono magiori che bufole, e più forti, e sono +vaiati; e non vivono se non di carne, e non possono fare lo dì se non tre +voli, e ciascuno volo è di due miglia, o di IIII al più. È un'altra +maniera di uccielli, che sono fatti a modo di bestie (1251); e sono grandi +e forti molto e pericolosi. E questo due maniere d'uccelli abitano +nell'isole del mare d'India. E uccelli sono che ànno due teste e quattro +piedi, e non vivono se non d'una gente che sono nell'isola d'India, che +pigliano la gente, e mangialla; e quella gente à tuttavia co' loro briga e +guerra (1252). Un'altra maniera sono d'uccelli che covano al fuoco, e al +fuoco fanno i loro pulcini, e la loro piuma non si puote ardere; e quando +egli vogliono covare, egli ragunano legne, e entranvi dentro, e battono +tanto dell'alie, che lo fuoco sale e s'aprende a quelle legne. Altre +maniere ci à d'uccelli, che ànno il collo lungo come una lancia; e altri +ch'ànno i piedi a modo di cavallo; e altri che cantano dolcemente inanzi +la loro morte, due giorni o quattro. Altri v'à che non covano i loro +pulcini se non collo sguardare, e fanno due figliuoli maschi; e quando +ànno XXX giorni, egli montano nell'aria, e combattono tanto che l'uno cade +morto. Altra maniera v'à d'uccelli assai, alli quali noi faremo +fine (1253). + +(1251) ch'ànno il corpo come uciello, il capo come bestia C. R. 2. + +(1252) Anche al Cap. LXXIX è parlato della gente che ha guerra cogli +uccelli, favola negli antichi scrittori spesso ripetuta. Ved. _Leopardi_, +Err. degli Ant. — Nell'_Ymage du Monde_: + + Iluec sont unes gens menues + . . . . . . . . . . . + Qui soventes fois se bataillent + Contre les grues que les assallent + . . . . . . . . + Teles gens ont nom pigmen + Et sunt petit comme naien. + +Intorno ai _pigmei_, cf. _Berger de Xivrey_, Trad. Teratolog., pag. 101. + +(1253) Veda il lettore come alcune di queste favole sugli uccelli sembrino +tolte dai racconti del Polo. + + + + + Cap. CCCLXVI. + + _Lo re domanda: quale è lo più bello uccello del mondo? Sidrac + risponde:_ + + +Lo più bello uccello del mondo si è lo gallo; ch'egli à molto di bellezza +e di bontà in lui, le quali uomo non truova in altri uccelli. Lo gallo à +primamente corona; secondo, porta speroni; terzo, Idio gli à donato di +sapere conosciere l'ore del dì e della notte. Il gallo è geloso della +moglie, più che niuno uomo della sua, e si è sì largo ch'egli soffera +fame, per dare alla sua moglie a mangiare. Gallo fa asalto e battaglia +l'uno contra l'altro. E se lo gallo fosse di caccia, tutti gli altri gli +farebono onore e riverenzia e lo doterebono (1254). Di biltà è egli lo più +bello uccello del mondo, di sua grandezza. + +(1254) Nel C. L.: terebono. — Abb. corr. col C. R. 2., conforme al +C. F. R. + + + + + Cap. CCCLXVII. + + _Lo re domanda: qual'è la più bella bestia del mondo? Sidrac risponde:_ + + +La più bella bestia e la più forte e la più valente si è lo cavallo, +perchè i cavalli si mantengono signorie, e si guadagna onore e terre e +provincie. Non à niuna bestia al mondo che, s'ella fosse caricata com'è il +cavallo covertato, e collo cavaliere con tutta l'arma, ch'ella potesse +andare più che nel passo (1255). Lo cavallo non sa essere sì carico, che +con sia più isnello che un'altra iscaricata (1256). Cavallo si dee amare e +innorare e pregiare sopra tutte l'altre bestie del mondo. + +(1255) di passo C. R. 2. + +(1256) non sia isnello come niuna altra bestia scarica C. R. 2. + + + + + Cap. CCCLXVIII. + + _Lo re domanda: qual'è lo più degno uccello del mondo? Sidrac + risponde:_ + + +Lo più degno uccello del mondo si è la lape, che procaccia la sanità al +corpo dell'uomo. Ella ci aducie i buoni fiori per la volontà di +Dio (1257), e si fa lo mele, lo quale si fa prode al corpo dell'uomo e +delle bestie, per molte maniere; e si fa cera, della quale noi facciamo +bella luminaria, e di medicine e unguenti (1258). + +(1257) Così anche nel C. R. 2.; ma nel C. F. R.: abeille vait maniant des +bones flores. + +(1258) e si aopera la ciera e lo mele a medicine C. R. 2. + + + + + Cap. CCCLXVIIII. + + _Lo re domanda: quali sono gli più begli cavagli che siano? Sidrac + risponde:_ + + +Assai sono di belli cavalli per lo mondo. Ma lo cavallo dee avere in sè +IIII cose lunghe, e IIII cose larghe, e IIII cose corte. In prima dee +avere in sè lo bello cavallo lungo collo e lunghe gambe e lunga ischiena e +lunga coda. E si dee avere in lui largo petto e larga groppa e larga bocca +e larghi anari. E si dee avere corto pasterone (1259) e corto dosso e +corti orecchi e corta coda, non mica, le setole, ma lo canone della +coda (1260). E sopratutto questi dee avere grandi occhi aperti. E s'egli à +in sè tutto questo, e egli è sano e bello e di buona costuma, quelli è +buono cavallo e bello e bene da pregiare. + +(1259) Forse per _panzerone_, _panzirone_? + +(1260) Nel C. L. sta scritto: e corta coda nello pelo ma la proprietà +della carne e dell'osso. — Noi abb. adottata la lez. del C. R. 2. — A +spiegar poi l'errore del n. t. giova riferire il C. F. R.: et corte coe, +non pas le pel, mais la propriete de la car et de l'os. + + + + + Cap. CCCLXX. + + _Lo re domanda: quale è la più benignia bestia che sia? Sidrac + risponde:_ + + +La più benignia bestia che sia si è l'agnello e il bue. Agnello viene a +dire benedetto e umile; bue viene a dire umile cosa e semplice. Il bue si +travaglia per la vita dell'uomo e per la sua, e per la vita di molte altre +bestie. Bue non à altro officio se non della terra arare, per lo frutto +della terra guadagniare. + + + + + Cap. CCCLXXI. + + _Lo re domanda: quale è la più bella cosa che Idio abia fatto al mondo? + Sidrac risponde:_ + + +Iddio per la misericordia fece tutte le cose e tutti i beni, e non +maledisse se non il diavolo solamente, perciò ch'egli volle essere +simigliante a lui. L'altre criature non maledisse egli mica, chè le bestie +velenose e pericolose non maledisse egli già per lo veleno; chè, con tutto +loro pericolo, si tengono elli bene la legie che Idio diede loro, e lodano +e ringraziano lo loro criatore. + + + + + Cap. CCCLXXII. + + _Lo re domanda: perchè gli piccoli alberi portano grande frutto, e gli + grandi alberi portano piccoli frutti? Sidrac risponde:_ + + +Li grandi alberi portano piccoli frutti. La ragione è per l'umidore che +disciende di sua grandezza e nelle sue branche, e perciò nascono i frutti +piccoli. E quando l'albore è piccolo, i frutti per natura diventano +grandi, chè tutto l'umido vae in lui. E per questa ragione lo piccolo +albore porta grande frutto, e lo grande albore porta piccolo frutto. + + + + + Cap. CCCLXXIII. + + _Lo re domanda: quali sono le più intendevoli bestie che sieno? Sidrac + risponde:_ + + +Le più intendevoli bestie del mondo sono iscimmie, orsi e cani. Queste +sono le più conoscienti bestie del mondo, chè Idio à loro donato cotale +natura, d'intendere alcuna cosa dell'uomo. Quando Noè fue nell'arca per lo +diluvio, queste tre bestie stettono più presso a lui che niuna altra; e +quand'egli uscirono dell'arca, elle furono le sezaie che si dipartirono da +lui, chè per lo loro intendimento aveano paura che lo diluvio non tornasse +adietro. + + + + + Cap. CCCLXXIIII. + + _Lo re domanda: gli uccelli di caccia perchè non beono? Sidrac + risponde:_ + + +Gli uccelli di caccia non beono per lo loro volare, ch'egli volano più +alto che tutti gli altri uccelli, e ànno tuttavia la frescura dell'aria. +Iddio à loro donato natura che non possono bere spesso; e alcuna volta +beono, quand'egli vogliono montare, s'egli truovano acqua. + + + + + Cap. CCCLXXV. + + _Lo re domanda: le serpi sono istate tuttavia in questa forma? Sidrac + risponde:_ + + +Lo serpente è stato tuttavia in forma tortigliata; e perciò lo diavolo +entrò in lui, e si atortigliò (1261) nell'albero, e tentò Eva di manicare +il pome, e Eva tentò lo suo compagnone. Ma allora era lo serpente di più +bello colore ch'egli non è ora. Ma la forma à egli come allora. + +(1261) Nel C. L.: conciliò. — Abb. corr. col C. R. 2. + + + + + Cap. CCCLXXVI. + + _Lo re domanda: a cui escie sangue del naso e stagnare non si può, che + ne potrebbe l'uomo fare? Sidrac risponde:_ + + +Naso che getta sangue e stagnare non si puote, per due cose lo può l'uomo +istagnare. Piglia lo sterco del porco, caldo, e fa ricevere al naso lo +fummo, inmantenente istagnerà. L'altra, piglia merda di cammello, secca, e +pestala che la facci sottilmente (1262), e metti al naso quella polvere, e +alenerà bene forte, sì ch'ella vada ben dentro, e inmantenente lo sangue +istagnerà. + +(1262) e pestala sottilmente C. R. 2. + + + + + Cap. CCCLXXVII. + + _Lo re domanda: la rea lebbra che monta alle gambe dell'uomo come si può + guarire? Sidrac risponde:_ + + +Ria lebbra che al corpo monta leggiermente si può guarire, chi pigliasse +li scarafagi, e ardesseli come cenere, e pestasseli sottilmente, e poi +bollisse lo lardo (1263) del porco vecchio, e mettesse quella polvere +dentro, e altrettanto, come la metà, di biacca, e facessene unguento, e +ugnessene la piaga; e poi vi mettesse una piastra di pionbo sottile, sopra +la ganba, e pertugiata ispesso (1264), e mutassesi la mattina e la sera lo +pionbo (1265), se rotto non fosse, si guarrebbe. + +(1263) sangue di porco vecchio overo lardo C. R. 2. + +(1264) e pertugiata in più luoghi C. R. 2. + +(1265) e mutasseli la matina e la sera l'unguento, non mica lo piombo +C. R. 2. — et changeroit matin et vespre l'ongiement et le plomb. C. F. R. + + + + + Cap. CCCLXXVIII. + + _Lo re domanda: come potrebe l'uomo trarre la volatica che fortemente è + apresa nella carne? Sidrac risponde:_ + + +Volatica che s'apiglia alla carne, non (1266) si vuole partire, chi +pigliasse porcar (1267) (cioè uno vermine bacarozolo, grande com'una fava, +e si è biadetto e tenero, e à molti piedi sottili e bianchi, e lo ventre +bianco; e quando l'uomo lo tocca egli diventa tondo com'uno bottone), chi +fregasse lo vermine sopra la volatica, sì forte che lo vermine si +spiccioli (1268) tutto, due volte o III o IIII, egli guarrebbe tosto. + +(1266) e non C. R. 2. + +(1267) pichaar C. F. R. + +(1268) si disfacesse C. R. 2. + + + + + Cap. CCCLXXVIIII. + + _Lo re domanda: uomo che à male stomaco che gli potrebe l'uomo fare? + Sidrac risponde:_ + + +L'uomo che à rio stomaco pigli mele cotogne dolci, e cavane le granella, e +falla com'uno bossolo, e enpila di mele di lape e di fiori, e la +'nvogli (1269) con pasta di grano, e mettila sopra la senplice brucia, e +falla bollire e ispremare bene, e bere di quella acqua a digiuno IIII o V +matine, e guarrà. + +(1269) Così nel C. R. 2.: per _la involgi_. — Nel n. t.: lavogli. — Nel +C. F. R.: et metre dehors tout en tout part, ec. + + + + + Cap. CCCLXXX. + + _Lo re domanda: stomaco ch'è scaldato ed è enfiato come si potrebbe + aiutare? Sidrac risponde:_ + + +Lo stomaco ch'è scaldato e enfiato, piglia radice di serpillo, e mettila +in buono vino dolcie o in altro buono vino, uno giorno e una notte, e poi +lo cola, e usalo VIII giorni o X, a digiuno. + + + + + Cap. CCCLXXXI. + + _Lo re domanda: che può l'uomo fare al dolore dello stomaco? Sidrac + risponde:_ + + +Chi avesse calore al fegato e fosse di colore giallo, e anche fosse +rognoso, pigliasse acqua di cicoria e acqua di cime di more salvatiche, e +chi vuole avere queste acque, priemile insieme e pestile, e acque di +lattuga; e piglia altrettanto zuchero; e fallo tanto bollire che diventi a +modo di sciloppo; e poi metti entro uno peso e mezzo di ribarbero, e bealo +la mattina e la sera con acqua fredda, una parte di scilopo e due parti +d'acqua, e guarirà. + + + + + Cap. CCCLXXXIII. + + _Lo re domanda: chi fosse in cammino, ed egli non potesse avere delle + cose, ed egli avesse male al fegato o allo stomaco o di calore o di + stordigione, che vi potrebe fare per ricoverare? Sidrac risponde:_ + + +Uno lattovaro che si fa di cinque cose, o le mangiasse o le beesse in +acque, III pesi o IIII, egli guarirebbe. E queste sono le cose: +iscerlogie, zamur, more, ziezara, granelatorio (1270). E tutte queste cose +pestare, e confettare, come gli è bollito. E chiamasi lattovario di vita. + +(1270) Non sapremmo che intendere di queste parole, le quali variano ne' +diversi Codd. Il C. R. 2. ha: stralogia, zaracut, more, genziera, +granellatori. — Il C. F. R.: storlozie, zaront, more, gencian, +grainderere. = Par certo che siaci dello zenzero e delle more, da pestare +insieme! Il C. R. 2. vuole ancora che le sieno _confettate con mele d'api +bollito_. Forse per _iscerlogie_ potrebbe intendersi l'_aristologia_, la +quale _mundificat pectus_. E per _zamur_, il _zirumber_, che _stringit +ventrem et retinet vomitum_. Cf. _Alb. Magn._ De veget. et plant. + + + + + Cap. CCCLXXXIIII. + + _Lo re domanda: perchè à lo stomaco cotante medicine? Sidrac risponde:_ + + +Dallo stomaco vengono i più de' mali del corpo; e chi potesse domandare i +morti che sono e che saranno, egli troverrebe più che le tre parti sono +morti di male di stomaco, imperò che lo stomaco è la più pericolosa cosa +del corpo. + + + + + Cap. CCCLXXXV. + + _Lo re domanda: come potrebe l'uomo stagniare lo sangue della piaga? + Sidrac risponde:_ + + +Pigliare un'erba che si chiama lunemaca (1271), e mettere delle sue foglie +in nella fedita, e lo sangue istagnerà. E chi non puote avere di quella +erba, ai pigli piume, e ardale, e fanne cenere e di quella cenere si +lordi (1272), e polla in sulla piaga; e lo sangue ristagnerà. + +(1271) limemachaf C. R. 2. — mohaf. C. F. R. + +(1272) Questo _lordi_ pare abbia ad essere un errore del Cod., e forse +trovasi qui per una associazione d'idee col _lardo_; leggendosi nel +C. R. 2. che la cenere delle piume s'ha a mescolare col _lardo di porco +fresco e sevo_. Forse potrebbe leggersi _lardi_. Il C. F. R. non ha nulla +di ciò. + + + + + Cap. CCCLXXXVI. + + _Lo re domanda: che potrebe (1273) l'uomo allo 'nfermo che avesse lo + fegato riscaldato e fosse di giallo colore? Sidrac risponde:_ + + +Bere VIII giorni o X merda di vermi che fanno la seta, e ciascuno (1274) +uno peso; e tosto guarirà. E chi non la puote avere, bere similmente della +'nfracidatura del legname (1275), con iscilopo, dieci giorni, e guarirà. + +(1273) _potrebe fare_ C. R. 2. + +(1274) ciascuno giorno C. R. 2. + +(1275) della polvere del legno C. R. 2. + + + + + Cap. CCCLXXXVII. + + _Lo re domanda: persona che sia troppo magra e à male nel ventre di + vermini come guarrà? Sidrac risponde:_ + + +Midolla di volpe e foglie di cabar (1276) e merda di cammello (1277) e +midolla (1278) d'oriner; pestale tutte con tre pesi di grasso di porco, e +mettere poi latte di fichi (1279), e farne unguento, e usarlo; e guarirà. + +(1276) ghabar C. R. 2. + +(1277) di cavallo C. R. 2. + +(1278) granella C. R. 2. + +(1279) di femina C. R. 2. + + + + + Cap. CCCLXXXVIII. + + _Lo re domanda: quale fu lo primo uomo che Idio fece e che generazione + fu e sarà? Sidrac risponde:_ + + +Lo primo uomo che Idio fece si fue Adamo; e di lui venne Abel lo giusto, e +fece sacrificio a Dio inanzi sua morte. E poi fue uno ch'ebe nome Seth, +che Idio elesse in suo luogo; del quale Seth uscirà il parentado del +figliuolo di Dio. E poi fu un altro ch'ebe nome Enoc, che Idio traportò +andando a lui (1280). Apresso fu lo buono servo di Dio Noè, del quale +Iddio enpiè il mondo di lui, e de' suoi figliuoli nacquero XX migliaia di +persone, innanzi la sua morte. E di quella generazione siamo noi venuti. +Questi ch'io v'ò mentovati furono gli amici di Dio, che furono da Adamo +infino al tempo di Noè. + +(1280) alant o lui C. F. R. + + + + + Cap. CCCLXXXVIIII. + + _Lo re domanda: che generazione sarà quella del veracie profeta? Sidrac + risponde:_ + + +Per la grazia di Dio, la quale egli ci degnò di dare alcuna cosa a sapere +della loro maniera, alcuna cosa ne diremo (1281). Uno buono uomo fue, lo +quale ebe nome Melchisedec, del quale Idio degnò di ricevere da lui pane e +vino in sagrificio. E nascierà uno buono uomo Abraam, il quale Idio +diliberrà di tutte tentazioni. E nascierà un altro, il quale Idio +diliberrà del suo fratello Iacob. E nascierà un altro, il quale Idio +diliberrà della 'nvidia de' suoi fratelli, Ioseph; e per le sue buone +opere diliberrà una grande gente di fame. E nascierà un altro, il quale +Iddio diliberrà delle tentazioni di Satanas, Iob; e lo diliberrà della sua +lebbra, e gli renderà la sua substanzia, secondo lignaggio di vita. E +nascierà un altro e uno suo fratello, al quale Idio manderà una legge da +cielo, Moyse e Aron, gli quali diliberanno una grande generazione di +servaggio; e Idio farà per lui molte virtudi, e distrugerà e annegherà in +mare uno possente re con tutta la sua gente, Faraone. E apresso nascierà +un'altra gente, che Idio diliberrà d'una fiera gente, Osian, Balan. +Apresso diliberrà un'arca di loro testamento per uno fiume Giordano. E +apresso diliberrà uno buono uomo, Roboan, d'una villa, Gerico. E apresso +diliberrà uno forte uomo, Sansone, dell'ira del leone e delle mani d'una +gente, Filistei. E apresso diliberrà il popolo Isdrael, là ove l'angelo +ucciderà LXX uomini di quello popolo. Apresso diliberrà uno buono uomo, +Davit, della fiera d'uno orso e d'uno lione e delle mani di due re, Golia +e Saul. E apresso diliberrà uno popolo della setta del popolo Isdrael, e +due fanciulli di servaggio. E apresso diliberrà cento uomini di XXX pani, +e loro soperchierà assai dello rilievo (1282). E apresso diliberrà uno +grande uomo, Amon, della lebbra, al fiume Giordano. E si diliberrà molti +uomini profeti, per quello medesimo fiume, e uno re d'Egito. Apresso +diliberrà Datan, e due cittadi dell'oste di Soria. Apresso diliberrà uno +buono uomo, Geremia, d'una fiera terra, Babillonia. Apresso diliberrà +Anania, Esariel, Misael, tre fanciulli, della fornace di fuoco ardente. +Apresso diliberrà una femmina di falsi testimoni; e Iona, si è uno uomo, +del ventre del pescie balena. E apresso di LXX anni diliberrà Iuda Macabeo +della lebbra, e di molte passioni. E si diliberrà Daniel delle mani d'uno +fiero uomo. E apresso diliberrà uno buono uomo, e ancora padre di santo +Iohanni, che sarà molto buono uomo e grande. E diliberrà una femmina che +fia sterile, che anunzierà al suo marito Gioachino, com'ella sia pregna +d'una santa figliuola Maria, ch'egli averanno, per cui tutto il mondo +sormonterà. In quella vergine s'aonberrà lo figliuolo di Dio, e piglierà +carne e sangue in lei. E apresso di quella vergine nascerà lo figliuolo di +Dio, che diliberrà sè medesimo d'un possente re Erode, lo quale farà +uccidere tutti i fanciulli di quella contrada, per lui uccidere, e lo +numero di coloro sarà CXLIIII. E si diliberrà Guaspar, Baldassar, +Melchior, tre re che veranno del levante, per lui adorare, per lo +guidamento della stella del cielo; e porterannogli presenti, oro e incenso +e mirra. Gli tre re significano ch'egli vorrà trarre a sè, per fey (1283) +gli Asiriani e gli Africani e quelli di Uropia, e bene tre parti del +secolo, Asia e Africa e Uropia. Questi sono quelli che nasceranno di Noè, +infino alla venuta del figliuolo di Dio, che verranno e saranno amici del +figliuolo di Dio. E molte altre cose (1284) che molto sarebe lungo a +raccontare (1285). + +(1281) Manca al C. L. alcuna cosa ne diremo. — Abb. suppl. col C. R. 2. + +(1282) e a loro rimarrà assai rilievo C. R. 2. + +(1283) per fede C. R. 2. + +(1284) E molti altri assai C. R. 2. + +(1285) Ci è parso inutile, comecchè fosse facilissimo, correggere i molti +errori di nome, che leggonsi in questo Cap. + + + + + Cap. CCCLXXXX. + + _Lo re domanda: sarà conosciuta la natività del figliuolo di Dio? Sidrac + risponde:_ + + +La natività del figliuolo di Dio sarà conosciuta per molte maraviglie. Una +grande istella lo giorno aparirà, e al sole uno grande cierchio, che lo +nuvolo verrà tutto che lucerà come oro (1286). Una fontana d'olio surgerà +fuori della terra; le bestie mutole parleranno; e gli uccegli e gli pesci +si rallegreranno; gli diavoli tristi seranno. All'ottavo giorno della sua +natività sarà circonciso per lo conpiere della ley (1287), e per mostrare +ch'egli è verace Idio e verace uomo. + +(1286) Così nel Cod.; potrebbe intendersi che le nuvole saranno del colore +dell'oro. — Anche il C. R. 2. ha la stessa lezione. — Nel C. F. R. non +parlasi di nuvole: I sercle chi environera le souleil chi sera a or +propre. — E ciò che nel Cap. seguente dicesi, par confermare l'erroneità +dei due Codd. ital. + +(1287) leggie C. R. 2. + + + + + Cap. CCCLXXXXI. + + _Lo re domanda: che significheranno le maraviglie che saranno quando lo + figliuolo di Dio sarà nato? Sidrac risponde:_ + + +La stella significa i buoni uomini; e però aparirà ella molto chiara, chè +lo signore de' signori sarà nato. Lo cerchio dell'oro intorno al sole +significa la sua grazia, che allumina la sua santa fede; e sarà altressì +chiara e pura e netta come il sole. La fontana dell'olio significa +misericordia, che discenderà della vergine. Signum verace pacie (1288), +che sarà nata sopra terra, ciò sarà egli medesimo. La bestia mutola che +parlerà significa le genti pagane disconoscienti, che si dovranno (1289) +al figliuolo di Dio convertire. Li diavoli avranno duolo, inperciò che +sarà quelli che ronperà lo 'nferno, e metterà fuori i suoi amici; e a' +diavoli egli raddopierà la loro pena. Le bestie e gli uccegli saranno +allegri, inperciò ch'egli sentiranno l'umiltà del loro criatore, che degnò +d'umiliarsi a volere nasciere sopra terra, a santificarla. + +(1288) La pacie significa verace pace C. R. 2. + +(1289) Tanto nel n. t. che nel C. R. 2. leggesi _daranno_. La correz. ci è +parsa evidente, tanto più leggendosi nel C. F. R.: _devoient_. + + + + + Cap. CCCLXXXXII. + + _Lo re domanda: lo giorno che lo figliuolo di Dio nascerà saprà egli più + d'un fanciullo? Sidrac risponde:_ + + +Lo giorno che lo figliuolo di Dio nascierà, egli saprà tutte le cose, come +Dio, che co' lui serà riposto lo tesoro di sapienzia, tutto quello che +unque fue e sarà e potrebe essere (1290). E secondo la sua podestà potrà +egli fare tutte le cose. Ma egli vorrà di tutto in tutto tenere la via +dell'uomo, sanza peccare (1291). + +(1290) Manca al C. F. R. _tutto quello_; onde corre meglio il senso. + +(1291) Soulement sanz pechier C. F. R. + + + + + Cap. CCCLXXXXIII. + + _Lo re domanda: quando (1292) lo figliuolo di Dio verrà in terra con che + gente converserà egli? Sidrac risponde:_ + + +Quando lo figliuolo di Dio sarà fanciullo, egli converserà colla madre +vergine, in una provincia in Egitto, perchè vorrà mostrare ch'egli è loro +verace profeta. Tutto altresì come quello profeta Moyse avrà deliberato lo +popolo Isdrael del servaggio del fiero re Faraone di quella terra, li +metterà in terra di promissione, tutto altresì simigliantemente lo +figliuolo di Dio li buoni delle tenebre dello 'nferno egli ne trarrà, e +metterà allo regno di cielo. Dopo gli sette anni si partirà egli d'Egytto, +ed irà tra una gente credente in Dio. E poi si battezerà in acqua, per +dare asenplo a coloro che a lui crederanno, che si battezino, siccome egli +fece per santificare loro acqua che è contraria al fuoco; e per ciò che +questo fuoco sia ispento si battezzerà egli in acqua; e anche per l'acqua +che lava e netta tutte lordure, e spegnie la sete, e rende all'uomo la sua +biltade. Simigliantemente laverà la grazia del sancto ispirito, gli +peccati, al battesimo, quand'egli saranno battezati, alla fede del +figliuolo di Dio; e si renderà loro la salute dell'anima, per la parola +del figliuolo di Dio, e renderà loro quelle ymagine che noi avemo perduto +per lo peccato d'Adamo. + +(1292) Abb. agg. _quando_ dal C. R. 2. + + + + + Cap. CCCLXXXXIIII. + + _Lo re domanda: lo figliuolo di Dio sarà bello uomo, e come si troverà + egli? Sidrac risponde:_ + + +Lo figliuolo di Dio sarà molto bello uomo, e aparirà a' suoi discepoli, in +una montagna, a monte Tabor; e la sua faccia risprenderà come lo sole, e +lo suo colore (1293) come la neve, ma secondo la forma ch'egli sarà. Assai +sarà d'alta persona. + +(1293) Sa robe C. F. R. + + + + + Cap. CCCLXXXXV. + + _Lo re domanda: perchè morrà egli, perchè si lascierà egli morire? + Sidrac risponde:_ + + +Per obedienzia; ch'egli sarà obediente, d'infino alla morte della croce; +perch'egli sarà diritto uomo tutta la sua vita. E di questa obedienza +della morte si verrà l'umanità alluminata (1294). E ciò richiede Iddio a +tutte le sue criature. E quando Idio vedrà che 'l figliuolo vorrà così +buona opera fare, per conbattere il diavolo e per deliberare Adamo e gli +suoi, si vorrà volentieri la sua morte. E di questa maniera dimosterrà +egli in questo secolo sua grande caritade, ch'egli lascierà morire lo +figliuolo per raccattare i suoi servi. Egli darà lo figliuolo, e lo +figliuolo darà sè medesimo. E tutto questo sarà per caritade. E morrà +sopra lo legnio, ch'egli vorrà raccattare quello d'Adamo, che per lo +legnio (1295) è dannato. E per la sua morte si potranno salvare gli uomini +de' loro peccati, chè magiore sarà la sua morte, che lo peccato. Se Dio +fosse dinanzi a te, e io sapessi ch'egli fosse lo signore del secolo, e +alcuno ti dicesse, uccidi quest'uomo o tutto il secolo perirà; tu nol dei +mica uccidere, per salvare tutto il mondo, chè la sua vita è più preziosa +che tutto il mondo, e che tutto quello che potesse essere. Altrettale sarà +del figliuolo di Dio: la sua morte sarà più che lo peccato. E +simigliantemente come la sua vita sarà più degnia di tutti i secoli, +similemente sarà la sua morte, alla ragione di molti uomini. + +(1294) L'umana generazione alluminata C. R. 2. — de ceste obedience de la +mort se deura la humanite a la divinite C. F. R. + +(1295) por la pome C. F. R. + + + + + Cap. CCCLXXXXVI. + + _Lo re domanda: chi 'l vedrà e come sarà egli morto? Sidrac risponde:_ + + +Una gente l'uccideranno, li giudei; e quelli che (1296) Idio avea dato li +X comandamenti, si faranno consiglio per lui uccidere. E staràe nel +sepolcro due dì e una notte. E ciò significa le due morti dell'uomo, l'una +del corpo e l'altra dell'anima. Lo giorno significa la sua morte, ch'ella +fa loro lume, a quelli (1297) che moranno nella sua fede (1298). La sua +anima andrà nel celestiale paradiso, siccome egli dirà a uno malfattore, +che sarà a peso co' lui, dal lato diritto: oggi sarai con meco in +paradiso. E poi discenderà allo 'nferno, a mezza notte della sua +risuresione; e lo dispoglierà; e quelli ch'egli ne trarrà fuori metterà +nel pardiso celestiale. E poi n'andrà nel sepolcro, e risuciterà. E se +egli risucitasse (1299) così tosto com'egli sarà morto, gli giudei +direbono ch'egli non fosse mica morto, ma egli era tramortito per +l'angoscia della passione. Egli risuciterà il terzo giorno, lo primo dì +della settimana, cioè la domenica; ch'elli vorràe rinovellare il secolo, +in quello giorno che l'avea fatto. + +(1296) di quelli a cui C. R. 2. + +(1297) ch'ella sarà lume di quelli C. R. 2. + +(1298) Nel n. t. leggesi _morte_. — Abb. corr. secondo i Codd. R. 2., +F. R. + +(1299) Manca al n. t. _E se egli risucitasse_. — Abb. suppl. col C. R. 2. + + + + + Cap. CCCLXXXXVII. + + _Lo re domanda: dove andrà egli dopo la sua risuresione? Sidrac + risponde:_ + + +Egli starà XL giorni con Enoc, che fue inanzi Noè, e con un altro buono +uomo, ch'à nome Elia, nel paradiso terresto. E si sarà dopo la sua +resuresione più bello che non è il sole per sette volte; e di quella forma +lo vedranno i suoi disciepoli; egli aparirà XII volte, e prenderà +vestimento dell'aria (1300). Alla prima volta aparirà a quelli che 'l +sopellirà, in carne, a Iosep (1301). La seconda volta aparirà alla madre. +La terza alla Maddalena. La quarta a uno de' suoi sancti ministri Jacopo, +che quelli si boterà, che giammai non manicherà, se non lo vedesse. La +quinta aparirà a due suoi disciepoli. La sesta aparirà allo prencipe de' +suoi disciepoli, sancto Piero. La settima aparirà a' pellegrini, che lo +meneranno a uno castello. L'ottava aparirà a tutti i suoi disciepoli, in +uno tabernacolo, là dove saranno tutte le porte chiuse. La nona volta +quando sancto Tommaso metterà le sue dita nelle sue piaghe, per essere +creduto (1302) della sua morte. La decima allo mare di Taburia. L'undecima +al monte Taburro. La dodecima là dove troverrà del popolo de' giudei +insieme. + +(1300) Nel n. t.: _anima_. — Abb. corr. secondo la lez. dei Codd. R. 2. e +F. R. + +(1301) apparirà in carne a quello che lo soppelliro nella prigione dove +sarà Giuseppo C. R. 2. + +(1302) credente C. R. 2. + + + + + Cap. CCCLXXXXVIII. + + _Lo re domanda: monterà egli solo in cielo? Sidrac risponde:_ + + +Tutti quelli che morranno co' lui risuciteranno co' lui. In quella forma +monterà in cielo chente sarà istato inanzi la sua passione. E allora +monterà in sul nuvolo; e quand'egli sarà in su i nuvoli, si avrà quelle +figura che si dimostrò alla montagna a' suoi disciepoli. Egli vorrà +montare, dopo la sua resuressione XL giorni, in cielo, perch'egli vorrà +mostrare che quelli che faranno i X comandamenti della legge per gli +quattro vangelisti, si monteranno tutti dopo lui. + + + + + Cap. CCCLXXXXVIIII. + + _Lo re domanda: avrà egli magione lo figliuolo di Dio? Sidrac + risponde:_ + + +Lo figliuolo di Dio avrà una santa magione in terra, la quale sarà la sua +isposa. E simigliantemente come il capo dell'uomo è sopra il corpo, +simigliantemente lui e la sua magione saranno una, per lo sagramento del +suo corpo. E similiantemente come gli ministri saranno governati per lo +corpo, simigliantemente gli buoni del suo popolo saranno governati per lo +suo sacramento. E quelli che saranno iscacciati della sua magione, elli +saranno dannati nello 'nferno, se quelli della casa no' li ricevono per +l'amendamento ch'egli faranno. + + + + + Cap. CCCC. + + _Lo re domanda: Lo corpo del verace profeta sarà tuttavia in terra in + sua casa per lo comandamento di Dio? (1303) Sidrac risponde:_ + + +Lo suo corpo sarà tuttavia in terra, e sarà nella sua casa, per lo +comandamento e lo dono ch'egli farà a' suoi ministri. Ch'egli sarà in una +cena, che loro ronperà lo pane, e dirà: pigliatelo e mangiate, chè questo +è lo mio corpo. In simiglianza, quand'egli avrà cenato, e egli piglierà lo +vasello del vino, e dirà: pigliate e beete, chè questo è lo mio sangue. E +tutti quelli che riceveranno quello corpo e quello sangue, e avranno fede +in lui, ch'egli sia veracemente lo corpo di Dio, salvi saranno. E quello +corpo sarà tutto giorno veduto nell'universo mondo, chè gli boni avranno +lo podere che avranno gli suoi ministri, di farlo, ciascuno giorno; e +faranno del pane corpo di Dio. E le degne parole ch'egli sopra loro +diranno e faranno, e lo segno della croce che faranno, e lo dono che da +lui avranno, e quello pane diventerà carne e sangue in lui, e l'umana +natura tuttavia vi sarà in lui; che così degna cosa d'umana vita non potrà +istare sanza sangue. Simigliantemente quand'egli sarà morto in croce, e' +sarà fedito d'una lancia al fianco diritto, e lo sangue salterà (1304) +fuori del suo corpo, e ralluminerà quelli che fedito l'avrà. Altressì lo +suo corpo che sarà fatto di pane nella sua santa casa, conciosia cosa che +lo corpo sarà fatto di pane, tuttavia sarà il sangue in lui; chè l'umana +natura è sostenenza di vita, e sarà tuttavia in lui. E ciò sarà pane di +vita, ch'egli dirà colla sua santa bocca, io sono pane di vita; e di +questo sarà lo suo santo corpo, che di pane sarà fatto. Anche, quelli che +avranno lo podere di fare quello prezioso corpo, s'egli avessero mille +pani inanzi di loro, e dicessono quelle sante e degne parole, e facessero +lo segno della santa croce, incontanente tutto quello pane si farebbe +carne e sangue del figliuolo di Dio, e l'umana natura di vita sarebbe in +lui. E niuno uomo e niuna femmina salvare non si potrà, se di questo +verace pane e corpo di Cristo non ricevono, con credenza ch'egli sia +veracemente lo corpo del verace profeta. E li piccoli garzoni che non +cognoscono, e non sanno che ciò si sia, per la loro gioventudine, non è +già forza se no' 'l ricevono, chè per la loro puritade e per la loro +verginitade egli sta tuttavia co' loro. Gli miscredenti che in lui non +credono, e lui conosciere non vogliono, quelli nol dee mica ricevere di +tutto in tutto, se lui non riconoscono, e a lui non si convertono; e +allora lo puote ricevere. E chi altrimenti lo riceve, la sua dannazione +farà; chè il corpo di Dio dee morire in sè medesimo, e quelli riceverà +fuoco. + +(1303) Nel C. F. R. prima della rubrica di questo cap. leggonsi le +seguenti parole, le quali ci pare non inutile riferire: Cest capitle si +est encontre toutes les naisons, chi dient, por quoi les frans ne donent +au peuple dou cors che le presle resoit et dou sanc che il resoit o le +cors? + +(1304) spillerà C. R. 2. + + + + + Cap. CCCCI. + + _Lo re domanda: ciascuno del suo popolo buoni e rei potranno fare lo + corpo del veracie profeta? Sidrac risponde:_ + + +Non già, se non quelli solamente che avranno lo podere della sua santa +magione eclesia. E quello dignissimo corpo non potrà essere menomato nè +lordato, se non come lo sole che non puote essere lordato da neuna carogna +che l'uomo metta (1305). E quelli che degniamente lo riceve e lo riceverà +e manterrà, in colui rimarrà egli. E quelli che lo riceverà, e non sarà +degno di riceverlo, in colui non dimorerà egli mica, anzi monterà egli in +cielo, per gli angioli, e lo corpo del verace profeta dimorerà in sè +medesimo; e quelli che lo piglierà, piglierà pane tanto solamente; e sì +tosto com'egli piglierà quello pane, lo diavolo enterà nel suo corpo. E +tutti quelli che degnamente lo riceveranno, egli dimorerà in loro; e +quelli che no' lo riceverà degniamente, egli non dimorerà mica in loro, +anzi se n'andrà in cielo, per gli angeli; e egli riceveranno la loro +dannazione. + +(1305) Nel C. R. 2.: che l'uomo vi metta. — Ma non si intende, veramente, +come potrebbe mettersi la carogna nel sole. — Migliore è la lez. del +C. F. R.... soleil chi ne peut estre concies de la pulentie d'une +longuaige — Vedi la nota (3) a pag. 26. + + + + + Cap. CCCCII. + + _Lo re domanda: quelli che avranno podere di fare lo corpo del verace + profeta saranno eglino onorati più inanzi a Dio che gli altri? Sidrac + risponde:_ + + +Già, per lo dono nè per altri mestieri ch'elli ànno, non potranno fare +piacere a Dio, se non per le loro buone opere. E se riamente (1306) +mantengono i loro ministerii, elli saranno più dannati che gli altri; chè +lo verace loro profeta gli domanderà più che l'altre genti; chè a loro più +comanderà della fede e de' suoi comandamenti che gli altri. Egli gli farà +pastori sopra le sue pecore; se per la loro mala guardia i lupi le +pigliassono, cioè lo diavolo, eglino saranno risponditori inanzi a Dio, e +fortemente però saranno tormentati. + +(1306) Nel n. t. lealmente. — Abb. corr. l'errore evidentissimo, secondo +la lez. del C. R. 2. + + + + + Cap. CCCCIII. + + +_Lo re domanda: deono egli fare tutto giorno lo corpo del verace profeta? +Sidrac risponde:_ + +Elli debono (1307) fare per la sua gloria, e per la sua santa madre +eclesia, e per sè, e per lo popolo. E quelli che lo faranno giustamente, +siccom'egli dovranno, egli saranno onorati e innalzati sopra tutti gli +altri. E quelli che lo riceveranno con mala conoscienza (1308), meglio +sarebbe di mettervi uno tizzone di fuoco. E sapiate che molto dannerà la +sua anima chi così lo riceverà. Iddio non fece in paradiso niuno male nè +niuna pena, anzi lo fece tutto buono; ma Adamo fece bene male a suo corpo, +quand'egli mangiò lo pome che Idio gli avea divietato, e si fece la +volontà del diavalo. Quelli che di buona conoscienza lo riceveranno, già +perciò ch'egli sieno peccatori, non deono lasciare di pigliarlo, se lo +ricevono di buono cuore e di buona fede confessata (1309). + +(1307) lo deno C. R. 2. + +(1308) coscienza C. R. 2. + +(1309) e confessati C. R. 2. — Questo _confessati_ manca al C. F. R. + + + + + Cap. CCCCIIII. + + _Lo re domanda: che cosa è peccato? Sidrac risponde:_ + + +Peccato è nulla, chè Idio fece tutte le cose, e tutte le fece buone. +Perciò dobiamo noi sapere che 'l peccato è nulla, per sustanzia, chè tutte +le cose che Iddio fece ànno sustanzia, e tutte sustanzie sono buone. Ma +nulla (1310) non à nulla substanzia. Ma si è sì grieve cosa il peccato, +che uno piccolo peccato è maggiore di tutto il mondo. E quando l'uomo fa +il peccato, elli sarà tutto tornato a lui per la sua dannazione; chè niuno +uomo puote dire che nella santa creatura abbia niuno male. + +(1310) il male C. R. 2. + + + + + Cap. CCCCV. + + _Lo re domanda: come conoscierà_ (1311) _la morte del santo profeta + verace? Sidrac risponde:_ + + +La morte del verace profeta sarà conosciuta per tenebre che saranno per +tutto il mondo, e per la ressuresione, ch'egli risuciterà i morti, e per +molti miracoli che allora saranno. Starlobio santo Dionigio (1312) sarà +nel ponente, che conoscierà la sua morte per le tenebre e per la sua +strologia. + +(1311) _conoscerà l'omo_ C. R. 2. + +(1312) Uno buono uomo strolago santo Dionizio C. R. 2. + + + + + Cap. CCCCVI. + + _Lo re domanda: quale virtù farà in terra lo figliuolo di Dio? Sidrac + risponde:_ + + +Prima vincerà l'umano lignagio per sè medesimo; vincerà lo diavolo e +ghiottornia e cupidigia e argoglio per che Adamo cadde, lo primo uomo. E +sanerà uno fanciullo di centurione, in una città ch'à nome Carnafan; e +apresso sanerà tutti gli malati che là saranno, e deliberrà due +indemoniati, e diliberrà paralitichi; e questi IIII miracoli farà; e gli +peccati saranno perdonati, e li pensieri mutati. E sanerà una femina nella +via del sangue del corpo; e resuciterà in una casa una figliuola d'uno +uomo sordo e mutolo del diavolo; e sazietà V\M uomini, sanza i fanciulli e +le fanciulle femine, di V pani d'orzo e di due pesci; e si ne rimarà XII +cofani pieni di rilievo (1313); e comanderà al vento e al mare di +bonacciare (1314), incontanente sarà bonaccia. E diliberrà per lo suo +comandamento molta gente, in una città di Nazaret; e diliberrà in quella +parte una pulcella, per umile risposta, dal diavolo, che molto la +travaglierà; e satollerà IIII\M uomini di V pani e di due pesci; e +diliberrà altrui della fame del corpo; e deliberrà una lunatica, che gli +suoi discepoli non potranno curare nè sanare; e sanerà uno sordo e mutolo; +e alluminerà due ciechi, che grideranno apresso di lui, figliuolo di +Davit, abbi misericordia di noi e dacci lo vedere. E si perdonerà gli suoi +peccati a una che avrà nome Madalena, la quale laverà i suoi piedi delle +sue lagrime; e si guarirà uno cieco di XVIII anni; e si sanerà uno zoppo, +uno sabato, in una casa d'uno grande uomo, e sanerà X lebbrosi; e +risuciterà uno uomo morto, Lazaro; e si sanerà uno orbo in Gierusalem +collo sputo suo, che gli ungerà gli occhi (1315); e risuciterà molti corpi +di buoni uomini che morti saranno, inanzi la sua resuresione, e si +deliberrà quelli di ninferno. + +(1313) dodici corbelli di rilevo C. R. 2. — XII cofins de relif C. F. R. + +(1314) La Crusca non registra _bonacciare_. + +(1315) e sputerà nella polvere e farà loto e ongierà gli occhi di colui +che sarà aluminato C. R. 2. + + + + + Cap. CCCCVII. + + _Lo re domanda: gli disciepoli del figliuolo di Dio dopo la sua andata + in cielo che faranno? Sidrac risponde:_ + + +Li suoi discepoli si dipartiranno per l'universo mondo, che egli lo dirà +loro: andate per l'universo mondo, e anunziate lo mio verbo, cioè lo +vangelo. E tutti quelli che vi crederanno e che si battezeranno, salvi +saranno; e quelli che non vi crederanno, dannati saranno. E però egli +andranno per l'universo mondo, anunziando la parola di Dio, ciò sono gli +vangeli; e tali andranno soli, e tali acompagnati. + + + + + Cap. CCCCVIII. + + _Lo re domanda: gli disciepoli del figliuolo di Dio potranno eglino + salvare gl'infermi? Sidrac risponde:_ + + +Egli faranno miracoli e vertudi a' miscredenti, e gli saneranno di molte +malizie, per convertirgli alla fede di Dio e lo figliuolo di Dio farà per +loro, e tuttavia sarà co' loro. Lo principe delli ministri, cioè santo +Piero, sanerà molti uomini di corporali malizie; e Idio per lui sanerà uno +paraletico; e poi sarà rinchiuso da uno re miscredente, cioè Herode; e uno +angelo lo caverà di prigione. E poi saneranno uno uomo (1316) d'una grande +malizia, della quale egli sarà giaciuto VIII anni; e risuciterà una morta +povera femmina. E lo figliuolo di Dio diliberrà uno fiero uomo di +pene (1317), santo Paolo, e lo convertirà alla sua fede; e fia egli poi +maestro. Elli convertirà andando a vedere uno santo uomo del popolo del +figliuolo di Dio; e poi ch'egli fia convertito, diventerà egli de' suoi +disciepoli; e nel suo nome si faranno ancora molte chiese (1318), +perch'egli si lascierà dicollare, nel nome di Dio; e innanzi che muoia +risuciterà, per Dio, una femina; e lo figliuolo di Dio lo sanerà d'una +morsura pericolosa; per lo toccamento della roba di quello ministro, +sanerà molti uomini di diverse malizie. E si caccierà i maligni ispiriti +de' corpi degli uomini e delle femine. E per vertudi (1319) faranno di +molti miracoli quelli disciepoli, per l'universo mondo, che troppo sarebbe +lungo a racontare. Ma egli saranno poi morti nel suo nome, di diversi +martirj; e le loro anime andranno poi a Dio del cielo, e saranno coronate +nella vita perdurabile. + +(1316) Vogliamo, per la sua singolarità, dare il nome, _Eneas_, che +quest'uomo ha nel C. F. R. + +(1317) dalle pene dello 'nferno C. R. 2. — Non era certo dotto, neppure +nella _storia sacra_, questo Sidrac, che mette san Paolo all'inferno, per +farnelo levar fuori da Cristo. + +(1318) cose C. R. 2. + +(1319) per virtù di Dio C. R. 2. + + + + + Cap. CCCCIX. + + _Lo re domanda: al tempo del figliuolo di Dio sarà lo mondo + moltiplicato? Sidrac risponde:_ + + +Al tenpo del figliuolo di Dio lo mondo sarà presso che moltiplicato di +gente, e tuttavia si moltiplicherà più. E alla fine del mondo sarà egli +moltiplicato più che a nullo tenpo del mondo. + + + + + Cap. CCCCX. + + _Lo re domanda quanto può essere grande lo cielo e lo 'nferno, e se vi + dee essere tutto il popolo che furono o che saranno. Sidrac risponde:_ + + +Se tutta la gente che furono al mondo e sono e saranno, C\M e altrettante +(1320), fossero tutte in cielo, e ciascuno di loro avesse uno sì grande +palagio che vi capesse C\M uomini, e ciascuno palagio avesse forno e bagno +e giardino e mulino, tutti questi non l'empierebono a X parti del +cielo (1321); e somigliante del ninferno. + +(1320) ciento milia volte altretante C. R. 2. + +(1321) non empierobono la diecima parte del cielo C. R. 2. + + + + + Cap. CCCCXI. + + _Lo re domanda: quali sono più o quelli che nascono o quegli che + muoiono? Sidrac risponde:_ + + +Quegli che nascono sono assai più che quelli che muoiono; conciosia cosa +che quelli sono grande quantità. E niuna ora è del giorno dell'anno, che +sono XXIIII ore, non è che mille persone non nascano. E se quelli che +muoiono fossono più che quelli che nascono, pur X, lo mondo non si +potrebbe moltiplicare. Ma perchè lo mondo va tuttavia cresciendo, può +l'uomo sapere che più sono quelli che nascono che quelli che muoiono. + + + + + Cap. CCCCXII. + + _Lo re domanda: quale è magiore o l'ira di Dio o la sua grazia? Sidrac + risponde:_ + + +La grazia di Dio è sì grandissima che cuore d'uomo nol potrebe pensare; e +quella è più che tutte le gocciole del mare e la rena della terre e gli +peli degli uccelli e delle bestie, e se tutti questi numeri fossero +insieme; e più tanto quanto cuore d'uomo potesse pensare, le grazia di Dio +è molto magiore, a quegli che la disiderano d'avere. E quelli che avranno +la sua grazia, tardi quanto vuole, elli avranno la sua gloria. E quelli +che saranno in cielo nella grazia di Dio, giammai non avrà fine. +Similmente adiverrà di coloro che sono nelle pene dello 'nferno. E sapiate +che Idio non à neuna ira, altro che grazia e misericordia; ma lo male che +l'uomo fa, l'ira gli torna sopra lui. + + + + + Cap. CCCCXIII. + + _Lo re domanda: quelli che saranno in cielo e che giamai fine non +avranno no' lo si recheranno eglino a grande increscimento? E quelli dello + 'nferno non avranno grande invidia e non si consumeranno eglino di tanto + dimorare in pene? Sidrac risponde:_ + + +Quegli che saranno in cielo giammai increscimento non avranno, nè vecchi +non saranno, anzi saranno tuttavia giovani come fanciulli e allegri; egli +saranno contenti (1322) come uccegli volanti, e legieri come lo vento, e +bianchi come la neve, e sprendienti come lo sole, e savi come gli angeli, +e onorati come i re, e leali come la morte. E staranno sanza consumare lo +corpo. Di C\M anni non loro sarà una ora (1323), allo grande diletto in +che egli saranno. Quegli dello inferno (1324) pena e paura e dolori e +trestizia e angoscia e onta e villania e martirj e infermitadi e tormenti, +che della grande pena ch'egli avranno, ciascuna ora (1325) parrà mille +anni; e vorranno morire, e la morte gli sfuggirà. + +(1322) Nel n. t.: correnti. — Abb. preferita la lez. del C. R. 2. + +(1323) li mille anni non parrà a loro una ora C. R. 2. + +(1324) sottintendi: _avranno_; com'è nel C. F. R. + +(1325) Manca _ora_ al n. t. — Abb. suppl. col C. R. 2. + + + + + Cap. CCCCXIIII. + + _Lo re domanda: quelli che sono in ninferno non avranno eglino niuno + riposo da Dio? Sidrac risponde:_ + + +Quegli che sono nello 'nferno saranno dannati allo sguardamento di Dio. +Quelli sono tormentati nel nabisso, che giammai non avranno niuna mercè da +Dio, nè niuno riposo. Che tanto come furono in questo secolo, che poteano +avere mercè da Dio, non vollono, ma per la volontà pigliarono lo male e +lasciarono lo bene; e perciò niuna mercede debono avere; chè gli loro +peccati gli ànno dannati allo giudicamento di Dio. Simigliantemente come +quelli di paradiso non ànno pene nè dolore, ma gioia e bene e allegreza; +altressì quelli dello 'nferno non avranno merciè nè riposo, se non pene e +dolore, senza fine. E anche chi facesse preghiere per loro, egli farebbe +contro alla volontà di Dio: chè tutte le preghiere che furono e sono e +saranno, non gli potrebono aiutare nè valere. Ma quelli che saranno nel +purgatorio de' vizi, le preghiere gli aiuteranno bene a trarre di quelle +pene. E quelli che saranno in paradiso non avranno mestieri di preghiere; +ma quelli che saranno al mondo avranno mestiere delle loro preghiere e del +loro aiuto. Egli deono pregare ch'egli loro sieno aiutori (1326) inanzi a +Dio. E questo sarà dopo la morte del figliuolo di Dio. Quelli che saranno +al purgatorio, quando egli avranno conpiuto il loro termine, egli andranno +nel paradiso celestiale, e faranno prieghi per coloro che gli avranno +aiutati, e fatto bene e limosina per loro. + +(1326) aiutatori C. R. 2. + + + + + Cap. CCCCXV. + + _Lo re domanda: come potrebe l'uomo sapere di cose che l'uomo volesse + fare e di cosa ch'egli à impresa a fare, ch'egli n'abbia bene o male, e + s'egli si potrà fare di conosciere lo suo criatore? Sidrac risponde:_ + + +Idio per la sua misericordia istabilì le VII pianete, a governare lo mondo +e tutto le criature e tutte l'altre cose che ci sono suso; e fue donato +all'anima senno e memoria di conoscere lo loro istato e lo loro corso, e +per ch'egli potesse sapere le cose temporali, le presenti, e quelle che +sono a venire. E questa è l'arte della strologia, che Idio volle per la +sua pietade che fosse in terra, per lodo di sua persona e per bontade di +sua credenza. E per questa arte della strolomia possiamo sapere tutte le +cose avenute e che sono avenire, certanamente (1327). E perciò che questa +arte non ne pare a tutta gente (1328), si vi diremo noi brievemente una +maniera di sapere le cose che voi vorrete sapere o pensare, che questa è +la prima arte fosse al mondo, siccome fue insegniata a Giaffet, figliuolo +di Noè, per l'angiolo; e però si chiama la prima arte della strolomia dopo +Adamo. Giafet seppe questa arte, in prima che lo suo padre Noè la sapesse. +E poi che Giafet seppe questa arte di V anni e VIII mesi, la seppe lo +padre per lo anunziamento dell'angielo, siccome a Dio piacque, e altre +cose molte. E egli la mise in iscritta, e fecene uno libro, lo quale +Giafet, lo figliuolo di Noè, ci lasciò dopo la sua morte; e si vi mise +tutto quello che l'angelo gli avea insegnato. E questo libro venne d'una +mano in altra, tanto che pervenne alle mani del nostro padre. + +(1327) _Certanamente_, _certano_, forme molto comuni nelle ant. scritture, +massime se trad. dal francese o dal provenzale. + +(1328) La lez. del n. t. è errata, leggendosi: E perciò che questa arte +nonne pro alla ria gente e si è iscritto ad alcuno. — Abb. adottata la +lez. del C. R. 2., come migliore, se non buona — Il C. F. R. dice: Et por +ce que cest art n'en est mie plain a toutes gens, et est oscure a aucuns. + + + + + Cap. CCCCXVI. + + _Lo re domanda: Quando Giafet si partì dal suo padre Noè, in quale parte + andò egli? Sidrac risponde:_ + + +Quando Giafet si partì dal suo padre Noè, egli venne in una contrada, egli +e la moglie e' figliuoli suoi, per moltiplicare. E per la volontà di Dio +si venne in una provincia ch'ebe nome inanzi il diluvio Arasien; e quando +egli l'abitò, egli le pose nome Persia la grande. Ora avenne uno tenpo +ch'egli ebe più figliuoli, tra quali n'ebe uno ch'ebe nome Alinemos, e fue +il più piccolo figliuolo de' suoi. Avenne uno giorno che Giafet andò in +una montagna per pascere le sue pecore e l'altre sue bestie, e menò co' +lui lo suo piccolo figliuolo. Ora avenne ch'egli lo perdè in quella +montagna, per la volontà di Dio; e ivi dimorò perduto VIII giorni e VIIII; +e Giafet ne fue molto tristo e molto doloroso, e molto il pianse, e molto +si lamentava; e promise a Dio che di quella montagna non si partirebe mai +in tutta la sua vita, se lo suo figliuolo non ritrovasse o vivo o morto. E +di questo (1329), inanzi ch'egli avesse conpiuti i sette giorni e le XII +ore, venne a lui uno angelo da cielo, per la volontà di Dio, che gli +disse (1330): + +(1329) Per _in questo_, _in quella_, _allora_. + +(1330) e li insegnò lo suo figliuolo C. R. 2. + + + + + Cap. CCCCXVII. + + _Lo re domanda: che disse l'angiolo a Giafet quand'egli piangea lo suo + figliuolo? Sidrac risponde:_ + + +L'angelo disse a Giafet: non piangere lo tuo figliuolo, ma fa' com'io +t'insegnerò, e tu saprai del tuo figliuolo s'egli è morto o vivo; e ti sia +ricordo, per te e per tutti gli altri che dopo te deono venire; e per +tutti i tenpi sapere ti conviene l'opere delle pianete e de' segni, +com'elle governano la terra, e tutte le criature, e tutte l'altre cose che +sono avenire, e quelle che sono istate e sono di presente. Sia lo +cominciamento dell'arte del fermamento, e sarà chiamata questa, +istrolomia. Quando l'angelo ebbe detto questo, e insegnato, e egli si +partì. Giafet fece quello che l'angelo gli avea insegnato, e si trovòe che +il figliuolo era sano e salvo, che alle fine de' VII giorni e XII ore egli +lo dovea trovare. Gli sette giorni significano le VII pianete, e le XII +ore significano gli XII segni; chè le sette pianete e gli XII segni ànno +vertude di governare tutte le cose passate e le presenti e quelle che +deono venire. + + + + + Cap. CCCCXVIII. + + _Lo re domanda: chi questa arte vuole fare o adoperare che uomo vuole + essere di suo corpo? Sidrac risponde:_ + + +Chi vuole questa arte aoperare, egli dee essere bene credente nel suo +criatore, e che egli aoperi in buona intenzione e di buona coscienzia e di +buona fede; amare Dio inverso tutte le genti, essere di netto cuore e di +puro. E tenpo sarà che questa arte sarà in alcuna cosa canbiata, cioè le +parole che ci sono, che alcuna gente nolle vorranno credere nè dire; +perciò non la faranno egli nimica a conpimento; e per questo sapere non +potrebono a conpimento la veritade. Ma quelli che la facesse così, come lo +scritto di Giafet noi divisa, nella forma che l'angelo gl'insegnòe, quelli +saprebono e anunzierebono la veritade, di quello ch'egli vorrebono sapere. + + + + + Cap. CCCCXVIIII. + + _Lo re domanda: quando l'uomo fa questa arte dee egli fare orazione? + Sidrac risponde:_ + + +Lo giorno che l'uomo vorrà fare questa arte si dee essere netto di suo +corpo e di suo cuore e di lusuria e di tutti altri peccati e di tutto +male; e si la dee fare in buona intenzione. Questa arte non si può fare se +non lo primo giorno della luna e lo V, o lo VIII, o lo XI, o lo XVII, o lo +XVIII, o lo XX, o lo XXX giorno. + + + + + Cap. CCCCXX. + + _Lo re domanda: quando l'uomo fa questa arte de' egli essere solo o con + alcuno aconpagniato? Sidrac risponde:_ + + +Quello che lo fa dee stare in disparte, solo, in uno luogo; o avere co' +lui quelli perch'egli la fa. E si dee tenere tre candele accese inanzi a +lui, al nome di Dio e della santa trinitade, padre e figliuolo e spirito +sancto. Si dee avere fuoco inanzi le candele, o vuogli di qua o vuogli di +là. E deono tenere lo volto verso oriente, se egli sono due o tre, che +bene vi possono essere, ma più non. Si debono fare VIIII invene (1331), +all'onore di Dio e della santa trinitade, padre e figlio e spirito sancto. +E quelli che sa l'arte e quelli che sono co' lui deono fare queste +preghiere che qui sono iscritte; e se non l'ànno a mente, abialle +iscritte; e l'orazioni, ch'elli deono di buono cuore fare, sono queste: +sire Idio, nella tua credenza mantienmi; sire Idio, nel tuo sevigio +confortami; sire Idio, nel tuo comandamento alluminami. E quando tu avrai +fatto questo e detto, tu farai VII invenie (1332), al nome di Dio e della +santa trinità, padre e figliuolo e santo spirito. + +(1331) La Crusca registra _invenia_, e la definisce: umile dimostrazione +d'abbondante e devoto affetto. — _Invenie_ trovasi usato anche per +_lusinghe_, _carezze_. Ma qui pare abbia a significare piuttosto +_invocazioni_ o _scongiuri_. — Nel C. F. R. afflicions. + +(1332) venie C. R. 2. + + + + + Cap. CCCCXXI. + + _Lo re domanda: che cosa è onnipotente e trinitade? Sidrac risponde:_ + + +Siri Idio, padre omnipotente, padre e filio e spirito santo, una trinitade +e non stimabile (1333), tre persone in uno Idio, che è e che fue e che è a +venire; io ti priego, podestà alta, non istimabile, pardurabile virtù, tu +mi di' verità, che ài podere sopra tutte le cose, si come, te +dicente (1334), tutte cose son fatte; tu formasti in VII giorni la forma +delle cose di tutte criature, in diverse maniere nella loro propria forma, +siccom'è lo tuo piacere. O mio creatore, degnami mostrare per questa arte +delle pianete, per lo quale podere tu l'arai mostrato a tutto il mondo +governare (1335), che io possa sapere di quella cosa che io cheggio a +sapere, si mi ci troverrai la cagione XL per lo tuo santo nome, in ch'ella +dee venire e porre fine (1336); non mica, messere, per lo mio servigio, ma +per lo dono di tutta grazia (1337). + +(1333) Intendasi _da non potersi comprendere, non comprensibile_. — Nel +C. F. R. non estimables. + +(1334) si come toi disant et comandant C. F. R. + +(1335) Così pure nel C. R. 2. — Correggasi col C. F. R.: per le quel poeir +che tu lor a dones por le monde governer par ton comandement. + +(1336) Come decifrare il senso di queste parole? E non sapremmo nemmanco +far conghietture sul modo di correggerle, non dandoci alcun lume il +C. R. 2., dove leggesi: Se nimici troverai la cagione in quelle quaranta +in cui ella verrà e finirà. — Meno oscuro pare il C. F. R.: si nomes la +chose par ton saint nom, Elyemon, en qui doit elle venir et perfinir. + +(1337) tua grazia C. R. 2. + + + + + Cap. CCCCXXII. + + _Lo re domanda: che cose sono invenie e come sono fatte? Sidrac + risponde:_ + + +Quando tu averai questo fatto e detto, tu farai XII invenie, a onore di +Dio, lo creatore, della sancta trinitade padre e figliuolo e spirito +santo; e dirai questo: siri Iddio, criatore del cielo e della terra, per +lo tuo santo nome ch'è Limon (1338), io ti priego per la tua santa pietà e +per gli angioli, quelli ch'annunziarono agli uomini le grandi cose, che tu +mi degni mostrare delle pianete la cosa ch'io ti chieggio sapere, quella +XL (1339), e in che ella viverà e finirà. Io ti priego, messere del cielo +e della terra, per lo tuo santo nome Elimo, e per li tuoi (1340) santi +angeli, che anunziano e amaestrano alle comune criature, cioè agli uomini, +le picciole cose, che tu mi degni mostrare in questa arte delle pianete di +quelle cose ch'io cheggio a sapere, quello, XL, in che ella verrà e +finirà. Messere Domenedio Elimo, io ti priego per la santa trinità, la +quale comanda agli santi spiriti e li signoregia, che più non faciano +graveza all'umane cose (1341), che tu mi degni mostrare in questa arte +delle pianete, della qual cosa io ti priego di sapere quella XL, ch'ella +viverà e finirà. + +(1338) Helyemon C. F. R. + +(1339) Così, in questo luogo e più sotto, come vedrassi. — E nel C. R. 2. +sempre _quaranta_. Di questa parola nessun vestigio nel francese; ma +invece, dove l'italiano ha _XL_, il francese ha _N_...: che vos me dignes +de mostrer par l'art de les plainetes de la quel choze che ie dezire de +savoir N. et en que elle devenra et finira. — Questa N pare sia posta ad +indicare che ognuno debba esprimere la cosa che chiede, facendo questa +invenia. E forse dall'_N_ può esser nato il _XL_, per errore di copista, e +per nuovo errore il _quaranta_. + +(1340) Nel n. t. nomi. — Abb. corr. col C. R. 2. + +(1341) alle umane nature C. R. 2. + + + + + Cap. CCCCXXIII. + + _Lo re domanda: che cosa è criatore? Sidrac risponde:_ + + +Siri Idio, criatore del cielo e della terra, io ti priego per lo tuo santo +nome ch'è Limon, e per gli santi padri, che ànno podere sopra gli uomini e +sopra i buoni ispiriti, che fanno lo loro comandamento, per conpiere lo +servigio di Dio, che tu mi degni mostrare in questa arte delle pianete +della cosa che io cheggio di sapere, quella XL, in ch'ella verrà e finirà. +Siri Idio, creatore del cielo e della terra, io ti priego per lo tuo nome +ch'è Limon, e per le dominazioni e per li troni sopra li quali è la tua +sedia (1342) ed i gradi delli angeli, ch'elli sono loro signori per +obedienzia, che voi mi degnate mostrare per l'arte delle pianete quello +che io chiegio di sapere, quella XL, in che verrà e finirà. Siri Idio +criatore, io ti priego per lo tuo santo nome ch'è Limon, e per li troni, +sopra gli quali ài lo tuo sedio, e per ciò che tu usi ispaventevolmente i +tuoi giudicamenti, che tu mi degni mostrare nell'arte delle pianete, la +qual cosa io chieggio di sapere quella XL, in che ella verrà e finirà. + +(1342) Nel n. t.: e per le dominazioni che sormontano i tonanti. — Abb. +pref. la lez. del C. R. 2. + + + + + Cap. CCCCXXIIII. + + _Lo re domanda: se si dee fare quella arte o di notte o di giorno? + Sidrac risponde:_ + + +Quando tu avrai fatto questo e detto, tu avrai aparecchiato la ruota della +stolomia inanzi a te; e acenderai la candela della ruota, e spegnerai gli +altri lumi dell'albergo dove tu sarai, e farai questa arte, per vedere +apertamente lo chiarore della ruota, sopra la qual pianeta ella +discienderà. E se tu lo fai di giorno, farai l'albergo iscuro, per vedere +chiaramente lo chiarore che sarà disceso sopra la ruota della pianeta; e +allora tu potrai alluminare l'albergo, se tu vorrai. + + + + + Cap. CCCCXXV. + + _Lo re domanda: come dee essere fatta quella ruota? Sidrac risponde:_ + + +La ruota dee essere una tavola ritonda, d'uno palmo, il meno, col compasso +e una carta, e carta di banbagia incollata in su quella tavola, del suo +grande (1343); e nel mezzo della tavola avrà una piccola brocca (1344) di +legno, per tenervi entro la candela. E la carta che sarà incollata in su +la tavola sarà segnata e partita per VII conpassi, e in ciascuna parte +sarà iscritta una pianeta; e in sul brocco mettervi una candela sottile e +lunga d'uno palmo o più. Al mezzo della candela, o al meno, avolgerai uno +poco di cera doppia intorno lei, per sostenere la ruota al +torneare (1345), che sia della grandezza di quello che è in sulla tavola +intagliata, e ch'ella sia fatta di due carte incollate l'una in +sull'altra; in sul mezzo de' avere uno pertugio, tanto aperto per +conpasso, come la candela vi possa entrare, e torneare (1346) leggiermente +intorno. La candela di due dita o di più dee avere nella ruota uno buco +grande come uno cece o più, per la carta dee discendere in sulla +pianeta (1347). + +(1343) della sua grandezza C. R. 2. + +(1344) broche C. F. R. — bocca C. R. 2. + +(1345) La lez. del n. t. è conforme a quella del C. R. 2.; ma è evidente +che ne' due Codd. italiani è corsa una lacuna. Nel C. F. R.... par quei +votre roe de sus ne descende de la candoile aval. Et tu auras I autre roe +appareilee dou grant de celle de sote, et qu'ele soit double gluee. + +(1346) Nel n. t. _torre_. — Abb. corr. col C. R. 2. + +(1347) Il n. t. ed il C. R. 2. sono di nuovo errati: segno che il +traduttore italiano non era pratico di scenza astrologica. Ecco il testo +francese: En la roe de sus aura I pertuis dou grant d'un chiehre ou plus I +poi reont per la ou la clarte desendra sur la planete. Au perchemin chi +est glue sur la table aura escrit dessus par conpas les VII planetes. + + + + + Cap. CCCCXXVI. (1348) + + +Quando tu avrai accesa la candela della ruota per torneare, tu darai delle +mani in terra (1349); e se ella tornerà la prima volta, nolla toccare più; +e s'ella non torna la prima volta, toccala un'altra volta; e se ella non +torna, tu la dei fedire tre volte; e s'ella non torna alle tre volte, non +t'inpacciare più, da indi a trenta giorni, per la cosa che tu chiedi di +fare o di sapere; chè, di quello giorno infino a XXX giorni, quello fatto +che tu chiedi non potrebe venire in bene. E passati gli XXX giorni per +quell'arte medesima la potrai sapere. E simigliantemente, se tu falli di +fedire la prima volta o la seconda o la terza, non vi ti inpacciare più di +quello fatto che tu chiedi di sapere, e non potresti sapere nulla. E +passati gli trenta giorni per questa arte lo potrai fare. + +(1348) Nel C. L. manca il titolo a questo Cap. — Il C. R. 2. ha: _Lo re +domanda come si de' fare la ruota per volgere._ + +(1349) Non _in terra_, come hanno i Codd. L. e R. 2., ma: et tu la fiers +(la roe) III fois de la main C. F. R. + + + + + Cap. CCCCXXVII. (1350) + + +Quando fedirai la ruota, e ella si volge, e del suo girare per lei +medesima rimane, piglia, guarda e poni mente in su quella pianeta lo +chiarore discenderà; quella pianeta sarà quella. Allora si piglierai gli +punti che sono sopra quelle lettere, del nome del giorno e del mese e +della luna (1351). E se l'arte si fa del primo giorno sin di mezza +notte (1352), si sarà contato quello giorno che è passato; e s'egli si fa +di mezza notte verso il giorno, si sarà contato quello giorno che dee +venire; e simigliantemente lo nome del mese e della luna (1353). E se egli +è al suo entrare e al suo uscire, non contare nimica i punti delle +lettere, e per ciascuna volta che la ruota serve al motto (1354) e +all'anno, ma una volta ciascuno motto (1355) e ciascuno mese. Non si fa +per alcuna persona maschio o femina chiamare il nome delle persone in suo +linguaggio (1356). E fare de' punti una somma, e contare sopra gli XII +segni I. a I. Cominciare dietro quello segno che si finiranno; si piglia +quelli punti che sono sopra lei, e li punti del nome di quello medesimo +segno, e li punti che troverrai in prima contati sopra li XII segni; e +farai tuttavia somma, e gli conterai V a V; e li punti che non potranno +essere cinque, si metterai I e V disparte; e anche da capo conterai le +decine, sette a sette; e quello che soperchierà, che non potrà essere VII, +si metterai in disparte cogli altri. E allora tu farai una somma, e +conteragli sopra le VII pianete, IIII a IIII; e comincierai di Saturno in +quella pianeta, ov'egli saranno trovati; e saprai di quello che tu chiedi +di fare, in che ella verrà e finirà. + +(1350) Nel C. R. 2. è questo titolo: _Lo re domanda: che potrete altri +fare quando la ruota si ferma?_ + +(1351) Vedasi come particolareggia di più il C. F. R.: sur la planete ou +la clarte descendra si prenes les poins qui sunt sur celle planete et les +points chi sunt sur les silabes de ton nom, por chascune fois che la +silabe sera a un nom ou a I mot. Ne contes mie por tant de fois che la +silabe sera en I mot ces poins, ia soit ce che une silabe soit en I mot +III fois ou IIII, ne contes les sur les XII signes I a I; et comences de +aries, et en cel signe ou il finiront si prenes les poins chi sont en ton +nom autre fois, et les poins dou nom dou ior en qui tu fais cest art. + +(1352) Et se tu la fais de mie nuit envers le ior C. F. R. + +(1353) Tutto ciò che segue sino alla fine del cap. manca al C. F. R. + +(1354) Nel n. t. _monto_, che non sappiamo che possa significare. — Abb. +pref. la lez. del C. R. 2. + +(1355) c. s. + +(1356) Nel n. t.: si fa per alcuna persona si noma in suo +linguaggio. — Abb. pref. la. lez. del C. R. 2., sebbene non riescaci +neppure di essa intendere chiaramente il senso. + + + + + Cap. CCCCXXVIII. (1357) + + +Questa è la forma delle ruota e del suo essere, e come ella dee essere +pertugiata. E si dee avere gli pertugi l'uno allato all'altro; e si dee +essere pertugiata con uno ferro caldo. E la sua colonna dee essere di +metallo. E quando tu la fai fare, dirai al maestro che dica: Al nome di +Dio e della santa trinidade. E questa è la ruota e le lettere e i +punti (1358). V. X. VII. III. X. VII. X. XII. VIIII. II. VII. IIII. +XXIIII. XXVIIII. XIIII. VIIII. VIII. XVIIII. XVI. XIII. VI. XVIII. XV. XX. + +A B C D E F G H J K L M N O P Q R S T V X Y. + + _Queste sono le pianete e i punti_ (1359): + + CCCC XXXI XII XV Leo + + Saturnus Iupiter IIII + + XIII VIII VIII Virgo + + Venus Mercurius XVI + + XII. VII. XVIIII Capicorno + + Aries Taurus XVII XVI + + XIIII. XIII Aquario + + Libra Sagittario + + Pisces XV. + + Aries dee essere Scorpio + dirimpetto a Mars + Pisces Luna + +(1357) Nel C. R. 2.: _Lo re domanda: qual'è la forma della ruota?_ + +(1358) Nel C. F. R.: Ce est l'a b c e et le nombre des poins sur chascune +sillabe: + + XII. V. XVII. III. XVI. X. I. XIX. IX. II. VII. IIII. + A. B. C. D. E. F. G. H. I. K. L. M. N. + + XXIII. XIIII. XI. VIII. XIII. VI. XVIII. XV. + O. P. Q. R. S. T. V. X. Y. + +(1359) E qui pure è confuso ed errato il n. t. — Riferiamo il testo del +C. F. R.: + + IX. VII. XII. XV. XIII. VIII. + Saturnus Iupiter Mars Sol Venus Mercurius + + IIII. XII. VII. III. XI. III. + Luna Aries Taurus Gemini Cancer Leo + + XIX. IIII. XIIII. XV. XIII. + Virgo Libra Scorpio Sagitarius Capricornus + + XVII. XVI. + Aquarius Pisces + + + + + Cap. CCCCXXVIIII. (1360) + + +Tu che chiedi di sapere di nostro disiderio lo giorno, ti guarda al +cominciamento del giorno di vendere di conperare nè oro nè argento nè +niuno metallo per guadagniare. Ferro conpera. Bestie (1361) per +guadagniare non conperare. Drapi e mercatantie conpera. Pesci (1362) non +conperare. Edificamento di legno nè di ferro nè di terra. Lo giorno non +cominciare viaggio nè terra (1363), passato le VII ore del giorno. Non +cominciare in conpagnia di vendere nè di conperare. Lo giorno non ti +tramettere di piato. Lo giorno non fare battaglia; nè incominciare alle +tre ore (1364) del giorno asediare cittade o castello; ma poi sicuramente +lo fa, e entra in quello cammino, che voi ne verrete e capo. Al +giudicamento lo giorno sicuramente va, inanzi alla signoria, nè niuna cosa +non domandare; e cosa ismarrita non potrai lo giorno trovare, e da mezzo +giorno inanzi sangue non ti menomare. + +(1360) Nel C. F. R. leggesi: Ces sont les chapitles des VII planetes en +chi trove l'om ce ch'il doit faire et de ce que il desire de +savoir. — SATURNUS. + +(1361) Bestes de mangier C. F. R. + +(1362) Così anche nel C. R. 2. — Ma nel C. F. R.: possessions. — È facile +vedere come sia nato l'errore. + +(1363) viage en terre C. F. R. + +(1364) en les primiers hores dou ior C. F. R. + + + + + Cap. CCCCXXX. (1365) + + +Se voi volete sapere di persona malata o di persona in grande +istretta (1366), ella sarà in pericolo a V giorni. E se voi volete sapere +di persona innaverata, in grande pericolo di morte sarà. E se voi volete +sapere di persona ch'è in distretta, a grande pena scanperà. Lo giorno non +fare saramento, perch'egli vi sarà contradio. Lo giorno non vestire roba +nuova, chè voi sarete morto o magagnato o malato; non correre bestia lo +giorno, nè non montare in albore, nè passare acqua. Lo giorno ti guarda di +scoprire lo tuo segreto, se non a Dio o al predicatore (1367) che sarà in +luogo di Dio. + +(1365) Nel C. R. 2.: _Lo re domanda se l'omo potrebe sapere di persona +malata o che fosse in grande stretta._ + +(1366) istremità C. R. 2. + +(1367) confessore C. R. 2. — a Dieu ou a ciaus qui por lui seront en terre +C. F. R. + + + + + Cap. CCCCXXXI. (1368) + + +Se vuogli desiderare alcuna cosa ad avere, se voi dovete andare lo giorno +inanzi giustizia, si state dalla parte diritta. Se voi volete sapere di +persona che è morsa di serpente, di quello male morrà; e di persona che è +caduto da alto, egli guarirà. Se voi volete sapere di persona che è in +viaggio, tosto verrà, ma alcuna cosa del suo perderà. Se vole sapere di +servigio e di signore novello, al primo della sua signoria s'alzerà, e +onore avràe; e di questo a poco a poco s'abasserà, e a dirieto si +consumerà (1369). Se voi volete sapere lo giorno di persona malata, ella +morrà di quello male, o magagnata sarà. Se voi volete sapere lo giorno di +femmina pregna, tosto partorirà. + +(1368) Nel C. R. 2. _Lo re domanda: come avrà l'uomo ciò che desidera?_ + +(1369) au derain C. F. R. + + + + + Cap. CCCCXXXII. (1370) + + +Se lo novero falla in Iupiter, quello giorno conpera oro e argento e +metallo e ferro. Non conperare drappi nè sottile avere. Conpera per +guadagnare. Bestie cavalline non conperare. Pesci non mangiare (1371). +Cominciare puoi viaggi in terra. Conpagnie con tutte le genti lo giorno +sicuramente puoi fare. Non ti menomare sangue lo giorno. Sicuramente +piglia medicina. Battaglia lo giorno non cominciare. Inanzi giudicio e +inanzi signore sicuramente poi andare. Se voi volete sapere di persona +malata, guarrà, similemente di persona che è innaverata. Quelli che è in +distretta tosto dilibero sarà. Lo giorno puoi vestire roba nuova, e +cavalcare sicuramente, e montare in albore e in altro. E se tu ài amico, +lo giorno ti puoi fidare, e discoprire lo tuo segreto. E lo vostro disio +voi l'avrete. Lo giorno puoi fare tutte medicine del tuo corpo. Se voi +volete sapere di persona ch'è morsa di serpente o di bestia arrabiata, non +avrà niuno male. Se voi volete sapere di persona che è in viaggio, con +grande allegrezza ritornerà. E se voi volete sapere di signore novello, +con grande onore la sua signoria manterrà. Se l'uomo vi dee dare moneta, +sicuramente lo giorno ricevete. Se voi volete prestare, sicuramente +prestate. Se voi volete sapere di bestia malata, sicuramente ella guarirà. +Lo giorno i fanciulli metti ad aparare arte, che bene anderà. Se voi +volete sapere di femina gravida, sanza pericolo partorirà. + +(1370) Nel C. R. 2.: _Lo re domanda se lo numero falla in Iupiter che +diverrà?_ — Il C. F. R. ha semplicemente: IUPITER. + +(1371) possessions achate C. F. R. + + + + + Cap. CCCCXXXIII. (1372) + + +Se 'l numero falla inverso il giorno (1373), tu ti dei guardare di molte +cose di vendere, e di conperare tutto sottile avere, nè oro nè argento nè +metallo nè ferro. Arme vendi; e compera sicuramente bestie cavalline; nè +bestie da mangiare per guadagnare. Lo giorno non conperare grano, nè +vendere drappo. Lo giorno non ti intramettere in niuno edificamento. Non +fare lo giorno viaggio in terra nè in acqua. Non fare conpagnia nè con +mercatante, nè con uomo d'arte. Con uomo d'arme non avere a fare. Isposare +moglie (1374) nè giacere con pulcella non fare. Lo giorno sicuramente +medicina piglia. Battaglia non fare. Lo giorno sicuramente fa +incominciare (1375) città e castella, che a capo verrai. A giudicamento +sicuramente va, ma troppo non apellare (1376). Cosa perduta non si +troverà. Sangue lo giorno non ti menovare. Se voi volete sapere di persona +malata, a grande pericolo sarà. Sicuramente lo giorno ti guarda di fare +roba nuova (1377). Lo giorno sicuramente tutte cose che apartengono a +fatto d'arme sicuramente fa. Lo giorno guarda lo tuo seguito; non dire a +niuno lo tuo disio (1378). Lo giorno non pigliare niuna medicina. Se voi +volete sapere di persona ch'è morsa di serpente o di bestia arrabiata, a +grande pericolo sarà. Se voi volete sapere di persona che è in viaggio, a +pena verrà che non gli venga grande dannaggio (1379). Se voi volete sapere +di signore novello, in che tornerà lo suo fatto, e egli staràe molto in +guerra, e al didietro monterà (1380) i suoi nimici; e durerà (1381) in +grande signoria intorno di VIII anni. Se voi avete a domandare, lo giorno +non domandate nulla. Bestia malata guarrà. Lo giorno non vendere nimica +possessioni. Lo giorno metti fanciulli a 'nprendere fatti d'arte, che in +bene anderà. Se voi volete sapere di persona gravida, a grande pericolo +partorirà. + +(1372) Nel C. R. 2.: _Lo re domanda: se lo numero falla verso il giorno +l'omo che de' fare?_ — Il C. F. R. ha non altro che MARS. — E _Marte_, +non _giorno_, crediamo abbia da leggersi. + +(1373) en Mars C. F. R. + +(1374) Fianser feme C. F. R. + +(1375) assediare C. R. 2. + +(1376) parlare C. R. 2. + +(1377) Robe neuve le ior ne vestir ne chaussement; et se la robe est +vermille, seurement (chi) la veste et chi autrement la fait mort ou navres +en elle sera C. F. R. + +(1378) de ton desir tu n'en auras neent C. F. R. + +(1379) apaines vendrà, et se il vient grant damage aura C. F. R. + +(1380) sormontera C. F. R. — sometterà C. R. 2. + +(1381) Manca _durerà_ al n. t. e al C. R. 2. — Abb. suppl. col C. F. R. + + + + + Cap. CCCCXXXIIII. (1382) + + +Se il novero falla nel sole, quello giorno potete sicuramente vendere e +conperare. Drapi di lana, possessioni, vendere lo giorno e comperare +sicuramente. Tutti edificamenti puoi lo giorno edificare. Viaggi per terra +e per acqua sicuramente comincia. Lo giorno sicuramente ti menova sangue. +Battaglie e asediamento di terra sicuramente potete fare. Inanzi a +signoria sicuramente (1383), e dalla sua parte diritta istà. Cosa perduta +si ritroverrà. Se voi volete sapere di persona malata, ella guarrà; e +simigliantemente s'ella è innaverata. Lo giorno potete vestire roba nuova, +cavalcare bestia d'ogni lato (1384), ma non montare a cavallo +dall'alto (1385). Non passare grande acqua a cavallo. Voi avrete lo vostro +disio per signorie. Morso di serpente, niuno male avrà, se non che grieve +sarà, e in grande pericolo di morte. Quelli che è in viaggio a grande +gioia verrà. Fanciullo puoi mettere e tutte arti. Vostra visione in bene +averrà. Femmina pregna con grande pericolo partorirà. + +(1382) Nel C. R. 2.: _Lo re domanda: se lo numero falla in sole sarà buono +vendere e comprare?_ — Nel C. F. R. solamente SOL. + +(1383) Manca il verbo qui come nel C. R. 2. — Nel C. F. R.: devant segnor +seurement entres. + +(1384) par tout C. F. R. + +(1385) en hautesse C. F. R. + + + + + Cap. CCCCXXXV. (1386) + + +Se il novero falla in Venus, quello giorno vi sarà contrario in tutte le +cose, infino a mezzo giorno. E da mezzo giorno inanzi guardati di +comperare nè di vendere nè oro nè argento nè bestie menute nè grandi; e +tutte l'altre cose vendi sicuramente. Non conperare quello giorno +edificamento conpiuto. Medicina lo giorno piglia sicuramente. Battaglia nè +asediamento di terra la mattina insino a mezzo giorno non farai; e da +mezzo giorno inanzi sicuramente puoi fare. Cosa perduta si troverrà, con +grande travaglio. Se voi volete sapore di persone inaverate, con grande +travaglio in pericolo di morte serà. Quelli che è tenuto su libro +presentemente sarà (1387). Se voi volete sapere di persona che sia morsa +da serpente o da bestia arrabiata, ella guarirà e alcuno male non avrà. +Persona che è caduta da alto in grande pericolo sarà. Se voi volete sapere +di persona che è in viaggio, tardi verrà, ma in grande allegreza poi +verrà. Se voi volete sapere di signore novello, per femina si consumerà. +Con femina lo giorno non t'acostare. E femina pregna a gran pena +partorirà. + +(1386) Nel C. R. 2.: _Lo re domanda: se 'l numero falla in Venus che +verrà?_ — Il C. F. R: VENUS. + +(1387) Mancano queste parole così al C. R. 2. come al +C. F. R. — Intenderei per _quelli che è tenuto su libro_, il _debitore_. E +forse dopo _sarà_ deve leggersi _chiamato in giudizio_. + + + + + Cap. CCCCXXXVI. (1388) + + +Se lo novero falla in Mercurio, lo giorno ti guarda di vendere e di +conperare tutte cose per guadagnare. Lo giorno puoi cominciare viaggio. Lo +giorno non entrare di conpagnia di piccolo uomo (1389). Lo giorno ti +guarda bene. Sposa moglie (1390). Lo giorno sicuramente isciemerati +sangue. Non fare battaglie. Asediamenti lo giorno comincia. Cosa perduta +tosto ritroverrai. Se voi volete sapere di persona malata, in grande +pericolo sarà; e se ella è innaverata, guarrà. Fanciullo lo giorno non +mettere a niuna arte. Se puoi, conpera possessione. Femina gravida con +grande pericolo partorirà (1391). + +(1388) Nel C. R. 2.: _Lo re domanda: se 'l nomero falla in Mercurio che +cosa è buono a fare?_ Il C. F. R.: MERCURIUS. + +(1389) Garde toi le ior de conpagnie de home petit a grant barbe C. F. R. + +(1390) Non possiamo corr. col C. R. 2. dove la lezione è peggiore che nel +nostro — Il C. F. R.: a feme ieune peus avoir compagnie. + +(1391) Manca al n. t. e al C. R. 2. il Cap. intit. LUNA nel C. F. R. + + + + + Cap. CCCCXXXVII. (1392) + + +Per le due cose che si chiamano caput e cauda, e per lo sole e per la luna +e per gli segni che trascorrono nei loro camini, quando la luna iscontra +col sole, allora toglie brunore della terra, e toglie lo chiarore (1393). + + [[Figura: Ruota della stonomia]] + + + ARIES + LEO + SAGITTARIO. + Sono di natura + di fuoco, e sono + orientali. + \___________ ___________/ + \/ + TAURUS + VIRGO + CAPICORNIO. + Si sono di natura di + terra, si sono meridionali + \___________ ___________/ + \/ + GEMINI + LIBRA [[Figura: Caput e cauda]] + AQUARIO. + Questi sono di natura + di vento, + e sono occidentali. + \___________ ___________/ + \/ + CANCER + SCORPIO + PISCES. + Questi sono di natura + d'acque, e sono + settentrionali + \___________ ___________/ + \/ + +(1392) Questo Cap. nel C. R. 2. ha per titolo: _Lo re domanda: la scurità +del sole e della luna e delle stelle, come si possono scontrare e fare +così grande scurità quand'è così bello tempo?_ + +(1393) Le due figure che seguono mancano al C. R. 2. e al C. F. R. + + + + + Cap. CCCCXXXVIII. (1394) + + +Per la ruota della stonomia e per la natura (1395) del fanciullo può +l'uomo sapere cio ch'egli avrà intera (1396) la sua vita. Che lo giorno e +la notte àe XXIIII ore, e ciascuna ora è MLXXX punti; e ciascuno punto può +nasciere una persona, che non si somiglierebono del tutto, e s'egli (1397) +si somigliassero d'alcuna cosa, di richeza o di povertà o di morte o di +malizia, e di cogitazioni e di volontà o d'alcuna altra cosa; chè le +diferenze sono pure visibili e non visibili. E se alcuna persona avesse in +cuore alcuna cogitazione, o di segnale (1398), dentro e di fuori, +conciosiacosa ch'egli fosse piccolo come una punta d'ago; e un'altra +persona no' l'avesse in sè, egli non sono mica d'una maniera. Se tre +uomini fossono d'una volontà e d'uno godere e d'una maniera, e che di +tutte cose si somigliassono, e uno avesse uno piccolo segnale al petto, +gli altri noll'avessero, anzi l'avessero alla spalla o in altro luogo, +dunque non si somiglierebono tra loro, che alcuna diferenza non avesse tra +loro. Perciò in uno punto del giorno e della notte nascono due criature, +già perciò non si somiglierebono del tutto. E perciò sono le diferenze de' +punti delle XXIIII ore. E perciò Idio volle che niuno uomo sapesse quello +ch'egli sapea; ma egli comandò bene che uomo sapesse alcuna cosa. E le +cose che l'uomo non potesse sapere nè ritenere, egli le riceve (1399) in +lui; e da sè niuno le potesse sapere, se non egli, e quelli a cu' egli +comanderà lo suo comandamento, ch'egli lo saprà, cio è a sapere le +cogitazioni e i pensieri e la volontà e la morte e l'ore e punti e le +diferenzie delle creature, e molte altre cose, che niuno le puote sapere, +se non Iddio e quelli che egli vuole che le sappiano. Gli angioli no' le +possono sapere, se non per la volontà di Dio. Ma bene ci à egli dato per +la sua misericordia iscienzia di sapere dell'altre cose che sono avenire, +e di ciò che averrà a una persona, per questa arte. E volle Iddio e degniò +che noi la sapessimo; così com'egli aprese per lo suo angelo a Giafet lo +figliuolo di Noè. E se tu vorrai sapere che averrà a una persona, in tutta +sua vita, in sua natura (1400), lo potrai sapere. + +(1394) Nel C. R. 2. ha per titolo: _Lo re domanda come potrebe sapere +l'omo quello che de' avere alcuna persona in tutta sua vita._ + +(1395) nativite C. F. R. + +(1396) in tutta C. R. 2. + +(1397) Bisogna intendere: _anche se essi somigliassero_; o meglio: _come +che essi somigliassero_. + +(1398) Intenderei _o alcuno segnale_, _sebbene piccolo_, _come punta +d'ago_. + +(1399) le ritenne C. R. 2. + +(1400) natività C. R. 2. + + + + + Cap. CCCCXXXVIIII. (1401) + + +Quando la femina partorisce inanzi lo suo partorire d'uno giorno o di più, +tu inchinerai lo tuo cuore verso Dio e la tua pensata verso tutta +gente (1402); e ti terrai netto di tuo corpo e di tutti peccati e di +follia. E in su questa maniera ti terrai infino al partorire. E priega +Dio, di buon cuore, che ti dia asapere dell'essere di quella criatura. E a +quella ora che la femina vorrà partorire tu sarai in disparte, in un altro +luogo, ove tu potrai udire l'affare, gli gridi ch'ella farà (1403); e si +avrai la tua ruota in uno luogo presso di te; e arai apostata una persona, +che ti gridi o faccia cenno in quello punto. Tu alluminerai la candela +ch'è di sopra alla ruota, e in sulla pianeta ove lo chiarore discienderà, +quella sarà la pianeta del fanciullo. Quello capitolo di quella pianeta +potrai sapere, e il fatto di quello fanciullo; e ciò che sarà di lui +discienderà sopra la pianeta. E quando tu avrai fatto accendere la candela +ne la ruota, fa' alungare tutti gli altri lumi, per meglio vedere lo +chiarore della candela della tua ruota. E se lo lume tocca in due pianete, +la natura del fanciullo sarà in quello che lo lume avrà più toccato. E se +tu vuogli sapere lo contradio del fanciullo, tu lo potrai sapere. + +(1401) Nel C. R. 2. ha questo titolo: _Lo re domanda: potrebe l'omo sapere +la ventura de' fanciulli?_ + +(1402) et la pensee envers Dieu et vers toutes choses C. F. R. + +(1403) Queste parole ci fanno ricordare di quel Morin astrologo, che stava +nascosto presso la camera di Anna d'Austria, per trarre l'oroscopo del +_gran re_ nascituro. + + + + + Cap. CCCCXXXX. (1404) + + +Per gli segni che saranno in quella ora e incontro a quella pianeta, ove +lo chiarore discienderà sopra lei; che altresì come le pianete si volgono +in cielo, altressì si volgono i segni, e molto più tosto. + +(1404) Nel C. R. 2.: _Lo re domanda come si potrebe sapere li segni che +saranno al punto della natività de' fanciulli._ + + + + + Cap. CCCCXXXXI. (1405) + + +Quando tu fedirai la ruota d'una mano, per fare lo suo torno, e tu +falli (1406), e se tu la fiedi e ella non si volgie, non ti travagliare +più in quello fanciullo (1407). E se ella torna al primo colpo, nolla +fedire più. E se voi volete conoscere la pianeta del fanciullo, prendete +gli punti della pianeta; e pigliate lo nome del giorno e del mese in che +lo fanciullo è nato; e pigliate i punti che sono sopra le lettere; e +ciascuno punto mette una volta. E se lo fanciullo è nato da prima sera +infino alla mezza notte, si sarà contato del giorno che dee entrare; e +altrettale conta del mese e della luna. E quando voi averete presi i punti +della pianeta e i punti del mese e i punti del giorno, tu farai di tutti +una somma; e li nomeri disparte (1408) tu abatterai, sicchè rimangano +pari; e poi abbatterai XV; e poi fa' li punti de' segni, e abbattine VII; +e lo rimanente conta VII a VII, sopra gli XII segni, e si comincerai da +Virgo; e in quello segno sarà incontrata la pianeta del fanciullo, al +punto di sua natura. E per quello segno potrai conoscere l'arte e i punti +da sua natura, e la contrario, e la vita che sarà del fanciullo; che per +lo segno corre l'arte e li punti e la vita e lo contrario, e lo segnale di +tutte le criature, secondo lo 'ncontramento di sua pianeta, che sarà al +punto di sua natura; e tutte cose della persona come della pianeta. + +(1405) Nel C. R. 2.: _Lo re domanda: come avrai tu toccata la ruota colla +mano per fare lo suo torno?_ + +(1406) et tu failles III fois de ferir C. F. R. + +(1407) Il C. F. R. aggiunge: car il ne touchera mie les VII jors. + +(1408) Così anche il C. R. 2., ma è da credere abbia a leggersi non +_disparte_ ma _dispari_. — Il C. F. R. ha: _nomp_ (così). — Supponiamo da +intendere _non paires_. + + + + + Cap. CCCCXXXXII. (1409) + + +Se tu vuogli conoscere l'essere d'una persona, che tu non sia istato al +suo nasciere, e conosciere grande partita di quello che sarà di lei, +piglia lo suo diritto nome, e quello della sua madre, e li nomi delle VII +pianete, e pigliate i punti, e i punti delle lettere per ciascuna lettera +una volta; e contate tutti gli punti che voi pigliate per decine, VII a +VII; e ciò che dimora (1410), si abatte. E poi contate lo settimo per +decine altra volta; e ciò che iscanperà, si abatte. E poi fate delle +decine una somma, e si abattete di loro VII; e lo rimanente contate sopra +li XII segni; e cominciate a Capicornio, e contateli VII a VII. E là ove +finirà quello segno, si pigliate lo nome di quello segno, e per ciascuna +lettera una volta; e piglia li punti medesimi che sono di quello detto +segno, e tutti i punti che tu ài abattuti, e fa una somma, e conta sopra +le VII pianete una a una, e comincia a Saturno. E là ove gli punti +falleranno, quella pianeta è di quella persona; e al capitolo di quella +pianeta conoscierai l'essere di quella persona. E se tu vorrai conosciere +lo segno, leggi tutti gli segni di quella pianeta; e quello che toccherà +più a sua maniera e al suo fatto, quello sarà lo suo segno. + +Queste sono le lettere e gli loro punti: + +XII. X. XIIII. L. LI. XI. II. XLVI. V. VI. XI. X. VIIII. XXI. XLIIII. +IIII. VIII. III. X. VIIII. IIII. LVIII. XIII. II. — A B C D E F G H I K L +M N O P Q R S T V X Y. — + +Queste sono le pianete e li loro punti, sopra loro, per ragione ordinati: + + XI VIIII XX XVIII + SATURNUS IUPITER MARS SOL + + XVI XIII VII + VENUS MERCURIUS LUNA. + +-------------------------------------------------------------------------- + +Questi sono gli segni e gli loro punti sopra loro: + + XV X VIII XXIII + ARIES, TAURUS, GEMINI, CANCER, + + XII XVII XIIII XVIII + LEO, VIRGO, LIBRA, SCORPIO, + + VIIII XXXI XIII + SAGITARIO, CAPICORNIO, AQUARIO, + + XVII + PISCIES. + +(1409) Nel C. R. 2.: _Lo re domanda se l'omo potrebe sapere o conosciere +la pianeta d'una persona che tu non sia stato al suo nascimento._ + +(1410) ciò che ne scanperà C. R. 2. + + Questi sono gli vii capitoli delle vii pianete: + + + + + Cap. CCCCXLIII. + + _Saturno inprimamente._ + + +Fanciullo ch'è nato in quella (1411), egli saràe noioso garzone a +nutricare; e sarà in pericolo d'essere infermo in sua gioventudine. Egli +crescerà in bene; e averà forte malattia; e sarà folle garzone. E +quand'egli passerà gli IIII anni, egli sarà pauroso e codardo; e da X anni +insino a XIIII, sarà in pericolo d'annegare in acqua; e da XXV anni +innanzi venture (1412) averà in bestie cavalline. E si sarà grande uomo +bruno, con grande barba; e piglierà in sua vita tre mogli: l'una sarà +pulcella e l'altra no. E sarà malinconoso; e spesso perderà e spesso +guadagnerà. E sarà amato da uno grande signore sanza profitto; e sarà +odiato da' suoi parenti. E sarà grande manicatore e piccolo bevitore; e +sarà troppo frettoloso; e amerà di fare servigio alle genti. Volentieri +udirà novelle, volentieri l'ascolterà. Amerà la moneta, e sarà cupido e +scarso; e spesso si muterà d'un luogo in un altro; e non avrà ventura di +conpagnia. E sarà di buono pentimento; e dotterà li suoi nimici; e sarà +molto lusurioso; e avrà aversità in sua vita; e perderà sangue di suo +corpo di ghiado (1413). Le collere nere signoregeranno lo suo corpo. Le +vivande agre gli faranno male. Dotterà troppo lo freddo. Lo migliore +giorno della settimana si sarà la domenica; e de' mesi, lo settenbre; e +de' colori, lo vestimento biadetto. + +(1411) in questo pianeta C. R. 2. + +(1412) Manca al n. t. _innanzi_ e _venture_. — Abb. suppl. col C. R. 2. + +(1413) perdra sanc de son cors de glaive C. F. R. — Così spiegasi il _di +ghiado_, che nel C. R. 2. non leggesi. + + + + + Cap. CCCCXLIIII. + + _Lo re domanda: se Aries è stato contrario alla sua pianeta che sarà? + Sidrac risponde:_ + + +Se Aries lo primo segno è contrario alla sua pianeta, al punto di sua +natura, egli morrà piccolo fanciullo. Se Saturno è stato, egli averà arte +di lavoro di terra; e fia rubello (1414) uomo, ma povero sarà; e avrà +segno nel ventre, e sarà in pericolo di bestie. E se egli di questo +scanpa, egli viverà lungamente. + +(1414) bello C. R. 2. + + + + + Cap. CCCCXLV. + + _Lo re domanda: se Gemini è stato che sarà? Sidrac risponde:_ + + +Se Gemini è stato, sarà in pericolo d'acqua; e se egli di questo scanpa, +viverà brieve tempo. Se Cancer v'è stato, elli diventerà contratto, e non +avrà niuna arte. Se Leo v'è stato, egli sarà uomo d'arme; e sarà comunale +cogli altri uomini; e avrà segno nel collo; e sarà in pericolo di morte +d'arme; e se di questo scanperà, viverà lungamente. Se Virgo sarà, egli +morrà piccolo fanciullo. Se Libra v'è stato, egli avrà arte di stormenti. +Se Scorpio v'è stato, egli averà arte di ferro, e sarà povero uomo. Se +Capicornio v'è stato, egli avrà arte d'agora (1415), e avrà segno nel +volto, e morrà giovane. Se Aquario v'è stato, sarà lavoratore di terra, e +avrà segno nella mano. Se Pisces v'è stato, egli avrà arte d'andare e di +vienire. E se la creatura è femmina, tutto in questa gli averrà. + +(1415) _Agora_ per _aghi_ non è registrato nella Crusca, la quale però +definisce _l'agorajo_, chi fa o vende l'_agora_ cioè gli _aghi_. + + + + + Cap. CCCCXLVI. + + _Lo re domanda: che sarà del fanciullo se Aries è stato contra a + Iuppiter? Sidrac risponde:_ + + +Lo fanciullo che sarà nato in questa pianeta sarà fello garzone, e avrà +grande malattie, e scamperà di morte; e da XVIIII anni infino a XXVIII +sarà fedito di tre fedite, e perderà molto sangue; e da XX anni infino a +XL sarà fedito di V fedite. E sarà di grandi mali incolpato. E sarà grande +uomo rosso; e avrà occhi neri, e male ne' denti (1416); e si frammetterà +tra grandi signori, e averà onore e prode di loro. E sarà sottile e +coperto (1417). E piglierà due mogli, e amendue vedove. Se Aries lo primo +segno è stato contra la sua pianeta, al punto di sua natura, sarà ricco +uomo, e venderà e conperrà; e fia in pericolo; se di questo scanpa, viverà +comunale tenpo. Se Taurus vi fia istato, egli averàe arte di ferro, e sarà +povero uomo; e avrà segno nel collo; e avrà pericoli di fuoco; e se di +questo canperà, viverà comunal tenpo. Se Gemini v'è stato, avrà arte di +tessere (1418), e sarà ricco uomo; e avrà segnale nel volto; e sarà in +pericolo di pietra (1419); e se di questo scampa, viverà poco. Se Cancer +v'è stato, egli sarà possente uomo; e avrà segno nel capo; e sarà in +pericolo d'acqua; e se di questo scanpa, viverà lungo tempo. Se Leo v'è +stato, egli sarà ronpitore di pietre (1420); e avrà segnale nel collo; e +avrà pericolo di cadere dirupo (1421); e se di questo scanpa, viverà +comunal tenpo. Se Virgo v'è stata, egli avrà arte di lettera; e sarà savio +uomo; e avrà segno nella coscia; e avrà pericolo d'acqua; e se di questo +scanpa, viverà gran tenpo. Se Libra v'è stata, egli avrà arte di colori; e +fia comunale uomo di persona; e sarà in pericolo d'essere magagnato; e se +di questo scanpa, viverà lungo tenpo. Se Scorpio v'è stato, egli averà +segno al bellico, e viverà poco. Se Sagittario v'è stato, egli sarà +maestro d'ascia; e sarà ricco; e avrà segno nella gota. Se Capicornio v'è +stato, egli morrà giovane fanciullo, e avrà segno nelle giunte, e sarà +bello garzone. Se Pisces v'è stato, egli sarà barattiere e +trincatore (1422); e sarà povero uomo; e avrà segno nella gola; e avrà +pericolo di morire subito (1423); e se di questo egli canpa, viverà lungo +tenpo. E s'ell'è creatura femmina, in questo mondo sarà lo suo essere in +tutte cose che a femina apartiene. + +(1416) e malvedenti C. R. 2. + +(1417) soutil et parfont C. F. R. + +(1418) art de letre et de penne C. F. R. + +(1419) de glaive C. F. R. + +(1420) il aura art d'armes C. F. R. + +(1421) di alto C. R. 2. — de morir de cop de best. C. F. R. — Potrebbe +intendersi: _cadere da un dirupo_; o forse _cadere e dirupare_. + +(1422) brigante C. R. 2. + +(1423) di morte subitana C. R. 2. + + + + + Cap. CCCCXLVII. + + _Lo re domanda: che sarà del fanciullo se Aries è stato contro alla sua + pianeta, e Iupiter al punto della sua natività? Sidrac risponde:_ + + +Lo garzone che è nato in questa pianeta, egli sarà comunale garzone a +nudrire; e da VII anni inanzi avrà grande malatie, infino a XVI anni. Sarà +savio garzone; e avrà ventura di vendere e di conperare; e sarà bello uomo +e bianco e ritondo; e amerassi di portare (1424) nettamente; e dotterà +troppo signoria. Lo suo essere migliorerà tuttavia in riccheza. Egli +troverrà avere sotterra; e sarà amato da femmina e da' suoi. E sarà di +grandi pensieri, e piccolo mangiatore e leggiere; e non amerà nimica +troppo lo servigio del suo Dio. Spesse volte si muterà d'uno luogo in uno +altro. E avrà una sola moglie in sua vita; e avrà molti fanciulli; e sarà +di belle parole e di belle risposte; e sarà pauroso, e molto lusurioso. Le +femmine signoreggieranno lo suo corpo. Le vivande agre gli saranno +contrarie. Lo migliore giorno della settimana gli sarà lunedì; e de' mesi +il giugno; e del vestire il bianco. + +(1424) e amerà di portare sè C. R. 2. + + + + + Cap. CCCCXLVIII. + + _Lo re domanda: che sarà del fanciullo se Aries è stato contrario? + Sidrac risponde:_ + + +Se Aries lo primo segno fia istato contro alla sua pianeta, al punto di +sua natura (1425), egli avrà arte di vendere e di conperare, e sarà ricco +uomo; e avrà segno nel ventre; e sarà in pericolo d'acqua; e se egli di +questo scanpa, viverà grande tenpo. Se Taurus v'è stato, egli averàe arte +di cuoi; e sarà povero uomo; e avrà segno nel collo; e sarà in pericolo di +signoria; e se di questo iscanpa, viverà lungo tenpo. Se Gemini vi fia +istato, egli avrà arte di lettera e di penna; e saràe molto savio uomo e +ricco e di grande podere; e avrà segno nel braccio; e avrà pericolo +d'acqua; e se di questo scanpa, viverà brieve tenpo. Se Cancer vi fia +istato, egli sarà grande uomo possente: e avrà segno nelle reni; e sarà in +pericolo di morte d'arme; e se di questo scanpa, viverà gran tenpo. Se Leo +v'è stato, egli avrà arte d'arme; e sarà povero uomo e ardito; e avrà +segno presso del fermamento (1426); e sarà in pericolo di morte di colpo +di bestia; e se di questo scanpa, viverà brieve tenpo. Se Virgo fie stata, +egli avrà piccoli figliuoli (1427). Se Libra fia stata, egli avrà arte di +stormenti; e sarà ricco uomo; e avrà segno nel bellico; e fia in pericolo +di signoria; e se di questo scanpa, viverà lungo tenpo. Se Scorpio v'è +stato, egli avrà arte di ferro; e fia povero uomo; e avrà segno nella +natica; e sarà in pericolo di cadere da alto; e se di questo scanpa, +viverà brieve tenpo. Se Capicornio v'è stato, egli avrà arte d'agora; e +fia povero uomo; e avrà segno nel volto; e sarà in pericolo d'essere +magagnato; e morrà giovane. Se Aquario v'è stato, egli sarà lavoratore di +terra; e sarà povero uomo; e morrà giovane sanza niuno pericolo; e avrà +segno nelle mani. Se Piscies fia istato, egli avrà arte d'andare e di +venire; e sarà comunale uomo di podere; e avrà segno al bellico; e sarà in +pericolo d'acqua; e se di questo scanpa, viverà gran tenpo. E se la +criatura è femmina, tutto altressì a questa ragione fia di questa natura, +cioè di quello che apartiene a fatto di femmina. + +(1425) natività C. R. 2. + +(1426) pres dou fundement C. F. R. + +(1427) Così anche nel C. R. 2.; ma crediamo che la vera lezione sia quella +del C. F. R.: se Virgo a este il mora petit enfant. + + + + + Cap. CCCCXLVIIII. + + _Lo re domanda della natura del garzone (1428). Sidrac risponde:_ + + +Lo fanciullo ch'è nato (1429) in questa pianeta sarà buon fanciullo, di +buona aria a nodrire; e avrà grande malizia nella sua gioventudine. Di X +anni sarà umile fanciullo, e amerà lo suo Iddio e lo suo comandamento, e +sarà di buone parole e di buona iscienzia. E sarà lungo uomo e bianco; e +non averà moglie in tutta la sua vita; e non amerà lo peccato; e fia +casto; e piccolo mangiatore e piccolo bevitore. Lo migliore giorno della +settimana gli fia lo martedì; e de' mesi lo maggio. Le collere gialle +signoreggieranno lo suo corpo. E de' vestimenti gli sarà lo biadetto +migliore. + +(1428) Nel C. F. R. questo Cap. ha per titolo: _Mars_. + +(1429) Nel n. t.: _detto_. — Abb. corr. col C. R. 2. + + + + + Cap. CCCCL. + + _Lo re domanda: che sarà dal fanciullo se Aries è stato contro a Sol? + Sidrac risponde:_ + + +Se Aries lo primo segno è stato contro la sua pianeta, al punto della sua +natura, egli sarà possente uomo e grande, cioè signore; e avrà segno nel +ventre; e sarà in pericolo d'arme; e se di questo scanpa, viverà gran +tenpo. Se Taurus fia stato, egli non toccherà nimica gli VII anni. Se +Gemini fia stato, egli avrà arte di vendere e di conperare; e non avrà +niuno pericolo; e sarà ricco uomo; e avrà segno nella gamba; e viverà +assai. Se Cancer fia istata, egli viverà piccolo garzone. Se Leo fia +stato, egli sarà uomo d'arme; e avrà segno nel collo. Se Virgo fia stata, +egli avrà segno nel volto; e in pericolo d'acqua, e se di questo scampa, +viverà lungamente. Se Libra fia stata, egli avrà arte di bilancie; e fia +ricco uomo; e morrà sanza niuno pericolo (1430); e avrà segno nel membro. +Se Sagittario fia stato, egli avrà arte di legname; e sarà ricco uomo; e +avrà segno nella coscia o sopra il pettignone; sarà in pericolo d'essere +vocolo; e viverà lungamente. Se Capicornio fia istato, egli avrà arte di +lettera; e morrà giovane; e sarà povero uomo; e avrà segno al petto. Se +Sagittario fia istato, egli avrà arte di tessere; e fia ricco uomo e +comunale. Se Pisces fia istato, egli avrà arte di lettera; e sarà molto +possente uomo, e onorato; e avrà segno al braccio. E se la criatura fia +femina, tutto altressì averrà a questa medesima ragione, a ciò che a +femina s'apartiene. + +(1430) e sarà in pericolo d'essere vocolo C. R. 2. + + + + + Cap. CCCCLI. + + _Lo re domanda: che sarà del fanciullo nato in Mercurio, che ne dice + elli? Sidrac risponde:_ + + +Lo fanciullo che è nato in questa pianeta sarà amato in sua piccolezza +dalla gente; e sarà avenente, e di buona notricatura. E poi diventerà +orgoglioso e maldicente; e sarà fedito di lancia per la sua lingua; e sarà +scarso e cupido. E piglierà una femmina in sua vita, e avrà due fanciulli. +E sarà di male parole e di mali pensieri. Le collere gialle +signoreggieranno lo suo corpo. E di vestimenti gli sarà buono il verde; lo +migliore giorno della settimana gli sarà lo giovedì; e lo migliore mese +dell'anno gli sarà febraio. + + + + + Cap. CCCCLII. + + _Lo re domanda: che sarà del garzone, che ne dice Mercurio (1431)? + Sidrac risponde:_ + + +Lo fanciullo ch'è nato in questa pianeta egli sarà comunale a +nudrire (1432); e sarà in pericolo di cadere in fuoco; e se di questo +scanpa, egli sarà bello fanciullo, insino a otto anni; e poi insino a +XIIII anni avrà grande malatie. Le flemme nere signoregeranno lo suo +corpo, le vivande agre gli saranno contrarie; gli vestimenti bianchi gli +saranno buoni; lo migliore giorno della settimana gli sarà lo venerdì; e +de' mesi l'ottobre. Se Aries lo primo segno è stato contro alla sua +pianeta, al punto del suo nascimento, egli avrà arte di bilancie; e sarà +ricco uomo; e avrà segno nel petto; e viverà lungamente. + +(1431) Nel C. R. 2.: _che ne sarà del fanciullo che sarà nato in Marte?_ + +(1432) Il n. t. ha: udire. — Abb. corr. col C. R. 2. + + + + + Cap. CCCCLIII. + + _Lo re domanda: che dice la Luna del fanciullo? Sidrac risponde:_ + + +Lo fanciullo che è nato in questa pianeta egli sarà noioso garzone a +nodrire; e sarà sano garzone infino a XV anni; fino a XXII sarà tuttavia +malato; e sarà lungo e bianco e cupido; e avrà malvagio istomaco; e +porterà la sua vita orgogliosamente. Le vivande agre gli faranno prode; lo +migliore giorno della settimana gli sarà il sabato; e de' mesi il +dicenbre. Se Aries lo primo è stato contro la sua pianeta, al punto della +sua natività, egli sarà ricco uomo; e avrà segno al pettignone; e sarà in +pericolo di morte, in fuoco; e se di questo scanpa, e' viverà lungamente. +Se Taurus fia istato, egli sarà possente uomo, e avrà pericolo d'essere +contratto; e viverà lungamente. Se Gemini fia stato, egli avrà arte di +lettera; e sarà possente uomo d'altezza; e avrà segno nella poppa; e +viverà comunal tenpo sanza pericolo. Se Cancer fia istato, morrà povero +uomo, lavoratore di terra; e fia malfattore; e viverà molto. Se Virgo fia +istato, egli avrà arte d'agora; e avrà segno agli orecchi; e sarà in +pericolo d'acqua; e se di questo scanpa, viverà brieve termine. Se Libra +fia stata, egli avrà arte di ferro e di fuoco; e sarà povero uomo; e avrà +segno nella gola; e viverà lungamente. Se Scorpio fia istato, egli sarà +rubatore e malfattore; e avrà segno nel ventre; e sarà in pericolo +d'essere inpiccato; e se di ciò scanpa, viverà lungamente. Se Sagitario +fia stato, egli avrà arte di cuoio; e avrà segno nel volto; e avrà +pericolo di bestia; e se di ciò iscampa, viverà lungamente. Se Aquario fia +stato, egli avrà arte di vendere e di conperare; e sarà in pericolo +d'acqua; e se di questo scanpa, viverà comunal tenpo. Se Pisces fia +istato, egli avrà arte di legname; e avrà segno alle natiche; sanza niuno +pericolo viverà brieve tenpo. E se la criatura è femina, lo suo essere fia +in quella medesima ragione, di tutto ciò che apartiene a fatto di femina. + + + + + Cap. CCCCLIIII. + + _Lo re domanda: di quante maniere e di quante virtù sono lo pietre + preziose, e ove si trovano? Sidrac risponde:_ + + +Sarde (1433) e granate e lamandine (1434) e giaconte (1435) sono contate +insieme (1436). Ma le giaconte ànno la vertù di tutte queste pietre. Ella +dà colore gentile e vermiglio; e fa l'uomo giocoso, e diventare giovane e +leale; e fa all'uomo dimenticare lo suo contrario; e non teme niuno tosco +nè veleno di mala bestia. Quelli che porta questa pietra può passare per +luoghi pericolosi. E lealmente lo ricolgono gli osti in albergo. E +quand'elli domanda cosa ove egli àe ragione, la sua ragione gli darà +dirittamente (1437). + +(1433) Cf. _C. Plinii Sec._, Hist. Nat. XXXVII, 31. La _Sardonia_, o +_pietra Sarda_, è una varietà delle agate. + +(1434) Alamandines C. F. R. Forse _adamantines_? »Alamandina a loco in quo +secundum plurimum generatur, sic vocatur, hoc est ab Epheso quae +Alabandina vocatur alio nomine. Est autem ruborem habens fulgentem, et est +lapis claris ut Sardinus». _Alb. Magn._, De Miner., I. + +(1435) _Giarconsia_ o _Giarcone_ — È un silicato di zirconio. + +(1436) sont crees ensemble C. F. R. + +(1437) si gli fie data dirittamente C. R. 2. + + + + + Cap. CCCCLV. + + _Lo re domanda: che à a fare lo topazio (1438)? Sidrac risponde:_ + + +Topazio è di giallo colore, e è d'una maniera d'oriente e d'arabo, e sono +gli migliori topazi. Egli guarisce e rifreda d'una malizia che à nome +fie (1439). Chi è segnato di topazio, già più non crescerà la sua malizia. +Topazio ritrae alla luna, e piglia simiglianza (1440). Quando la luna è +laida e piovosa (1441), si è questa pietra torbida; quando la luna è +bella, si è questa pietra più bella e più chiara e di migliore colore. Chi +porta questa pietra, ama di portare lo suo corpo nettamente e castamente, +e più ama e più teme lo re celestiale. Questa pietra à colore d'oro e +d'azurro. Li re (1442) deono spesso riguardare topazio, perch'ella dà +buona ricordanza a quelli che la raguardano, e falli pensare alla reale +vita coronata, che giammai non fallerà. Topazio è pur cotale com'elli +nasce (1443); e perch'elli è così piacente che non cale altrui di pulirlo; +e anche perciò non perde la sua virtù nè la sua forza. Topazio dee essere +sopra oro. + +(1438) _che virtù àe lo topazio?_ C. R. 2. + +(1439) Nel n. t.: che anno fie. — Nel C. R. 2.: che ànno. — Nel C. F. R.: +chi a nom fie. — E secondo quest'ultima lezione, come quella che ha un +qualche senso, abbiamo corretto. + +(1440) retrait a la lune par semblant C. F. R. + +(1441) chant la luneison est laide ec. C. F. R. + +(1442) Manca al n. t. _li re_. — Abb. suppl. col C. R. 2., sulla scorta +del C. F. R. + +(1443) Toupasse tel com'il naist est melior C. F. R. + + + + + Cap. CCCCLVI. + + _Lo re domanda: che à a fare lo smeraldo?_ + + +Ismeraldo sormonta tutti i verdori. Li fini ismeraldi vengono di Soria, +del fiume di paradiso. Ismeraldo migliora gli occhi, e lo vedere guarda di +peggiorare (1444). Lo smeraldo crescie le riccheze, e fa l'uomo in parole +atemperare (1445). E si guariscie una malattia del cuore; e si vale molto +contra le gotte, e incontro a tempesta, e incontro a guerra. Sapiate che +quelli che lo smeraldo porta sopra sè, più ama di portare suo corpo +nettamente, e più si guarda d'udire villanie, e più si mantiene godente e +bello e netto, e pensa nella sua anima; e più ama netti diporti e buone +opere; chè Idio donò a questa pietra questa virtù. Ismeraldo è sopra la +terra pietra nomata di Dio. Una maniera di bestie sono che ànno nome +grifon, che guardano gli smeraldi sopra lo fiume di paradiso, nella terra +di Soria. E questo maniere di bestie ànno lo corpo dinanzi a modo +d'aquila, e dietro a modo di lione. E una maniera di gente che ànno nome +Atrupes (1446), che non ànno se non uno occhio nel mezzo della fronte; +quelli vanno tutti armati al fiume, e pigliano di questi ismeraldi; e +queste bestie gli difendono tanto come possono; ma quelli sono armati, e +torre no' gli possono loro (1447). Esmeraldo netto e gentile è molto +verdissimo. + +(1444) et guarde la veue C. F. R. + +(1445) et fait a home paroles atempees C. F. R. + +(1446) Arimpiles C. F. R. + +(1447) Odasi il dotto Alberto Magno parlare dello smeraldo (De Miner., +II.): »Fertur quod illi de nidis griphonum auferuntur, qui lapidem hunc +cum crudelitate magna custodiunt: dixit enim unus de Graecia veniens, +veridicus et curiosus experimentator, quod ille lapis nascitur in rupibus +qui sunt sub aqua maris et quod ibi frequenter invenitur..... Expertum +autem est temporibus nostris quod hic lapis, si vere bonus et verus est, +non sustinet coitum: propter quod rex Ungariae, qui nostris temporibus +regnat, in coitu cum uxore sua lapidem hunc in digito habuit, et propter +coitum in tres partes fractus fuit. Et ideo probabile est quod hic lapis +gestantem se ad castitatem inclinat. Ferunt etiam quod auget opes, et in +causis dat verba persuasoria, et quod collo suspensus curat emitriteum et +caducos morbos... Dicunt etiam quod bonam facit memoriam, et quod +tempestatem avertit, et valet divinantibus». + + + + + Cap. CCCCLVII. + + _Lo re domanda: che à a fare il rubino? Sidrac risponde:_ + + +Rubino è vermiglio, e vince tutte le cose vermiglie. Lo gentile rubino +fine e netto è lo signore delle pietre. Egli è la gemma delle gemme. Egli +à vertù delle pietre preziose e di sopra queste (1448); e di questa +signoria (1449), quando quelli che lo porta è tra gente, tutti gli portano +onore e riverenza, e si ringioiscono della sua venuta. Le bestie che beono +dell'acque dove il rubino è stato, guariscono della loro malizia. Chi in +buona credenza raguarda questa pietra, ella il conforta, e fagli ubriare +tutti i suoi contrarii, per la vertù di Dio. Ella pasce gli occhi, e +conforta il cuore: e con questa à l'uomo signoria sopra tutte le pietre +che preziose sono (1450). Rubino è trovato nella profonda India, nel fiume +di paradiso (1451). + +(1448) Il a la vertus des pierres preciousses par dessus toutes C. F. R. + +(1449) egli àe vertù che quando quelli che lo portano adosso C. R. 2. — il +est de tel segnorie C. F. R. + +(1450) Il n. t. è conforme al C. F. R. — Ma migliore sembra a noi la lez. +del C. R. 2.: con questo àe l'omo signoria. Sopra tutte le pietre preziose +sono li rubini. + +(1451) Anche del rubino vedi le virtù miracolose in _Alb. Magn._ loc. cit. + + + + + Cap. CCCCLVIII. + + _Lo re domanda: che à a fare il zaffiro? Sidrac risponde:_ + + +Zaffiro è molto convenevole pietra in dito di re; e molto è santissima +pietra e graziosa. Nella rena di Libeo, nel fiume d'Oriente, presso d'uno +petrone di mare, sono trovati i zaffiri, più che in niun'altra parte. +Quello è gentile zaffiro che somiglia al puro cielo. Nella profonda acqua +sono trovati i zaffiri iscuri; ma egli non sono nimica di quella virtù. Ma +tutti sono dalla parte di Dio virtudiosi e pieni di grazia. Queste tre +maniere di pietre di zaffiri distornano follie e invidia, e confortano i +corpi e i menbri, e istornano l'uomo da prigionia; e gli aiutano a +diliberare (1452). E gli prigioni gli deono toccare a' IIII cantoni della +prigione e a' suoi legami; e s'egli àe (1453) la buona credenza, egli sarà +diliberato, per la virtù di Dio, ch'egli à donato a' zaffiri. Zaffiro è +buono per acordare genti insieme, e per rompere malie; e molto vale a +guarire di bocche, e di tutte enfiagioni; che l'uomo mette lo zaffiro +nell'acqua, e poi gli dà a bere di quella acqua. Idio consiglia quelli che +nettamente lo porta. Zaffiro è del colore del cielo; ma si somiglia +biadetto (1454). Chi zaffiro isguarda tutto bene gli aviene, tuttavia. + +(1452) e s'egli è in prigione ellino l'aiutano diliberare C. R. 2. + +(1453) Nel n. t.: e acciò che. — Abb. corr. col C. R. 2. + +(1454) mais la force de l'autre veue semble qu'il soit blef. C. F. R. + + + + + Cap. CCCCLVIIII. + + _Lo re domanda: il diaspro (1455)? Sidrac risponde:_ + + +Diaspri sono di VIIII maniere, e di diversi colori; e sono trovati in +fontane del mondo (1456). Ma lo diaspro ch'è verde, è migliore che gli +altri. E quando v'àe candelle vermiglie (1457), e ispartite e intagliate +di vecchie intagliature (1458), quelli è lo signore de' diaspri. E si è +buono contra tutti i vermini. E se tosco è recato là ove diaspro sia, egli +suderà, e muterà via di colori. E si dee per ragione istagnare il sangue a +quelli che àe buona credenza; e dee guarire di febre di ritropisia. Chi +diaspro guarderà incontro lo giorno, egli fia guardato di fantasima. E fa +l'uomo possente e savio. E molto vale a femina che partorisca figliuoli, e +più tosto partorisce. Diaspro guarda l'uomo di contrario. Chi lo porta +egli si dee guardare nettamente (1459). Diaspro è verde e di bello +verdore (1460). + +(1455) Nel C. R. 2.: _che virtù ànno li dyaspri?_ + +(1456) en soveraines parties dou monde C. F. R. + +(1457) guotes vermeiles C. F. R. + +(1458) entailes de veille entaille C. F. R. + +(1459) chi le porte doit mener nete vie C. F. R. + +(1460) Fra tante virtù, non è qui detto di quella più comunemente +attribuita dagli antichi al diaspro, di dare facondia agli oratori. Nè +l'altra, da Alberto Magno ricordata, _quod gestantem se a luxuria +prohibet_. + + + + + Cap. CCCCLX. + + _Lo re domanda: che à a fare di liguria? Sidrac risponde:_ + + +Liguria (1461) è una pietra trovata nella terra d'India, sopra il fiume +pieno di foreste. E una bestia che à nome lins (1462) la guarda, e la +ripone dentro alla sua gola, bene in profondo, per le sue virtudi grandi, +che non ci siano attevole (1463). Ligure sono di più maniere; ma la +migliore èe a colore d'oro; e tali ne sono di colore di mora (1464), e +altre di colore d'incenso. E tali ne sono che ànno colore di giarcande. A +questa pietra Iddio donò molta virtù. Ella distorna l'uomo di malvagi +vizii; e si è bona a portare incontro a più maniere di genti; e guarisce +lo male dello stomaco; e fa l'uomo allegro ch'è adirato e malinconoso; e +stagnia il sangue de' menbri. La femina che ligura porta, ella è più +piacevole. Questa pietra si rinfresca lo colore. Chi la porta in bocca, e +chi la tocca agli occhi, ella caccia la malizia. E quella bestia che la +guarda, ella si corica nella rena, per meglio guardare questa pietra. + +(1461) Lyngurium Cf. _C. Pl. S._, H. N. XXXVII, 13. + +(1462) Nel n. t. e nel C. R. 2.: lius. — Ma è certo che deve leggersi +_lins_, essendo notissima la favola del lincurio e della lince, di che +parlano gli antichi. — Cf. _Leopardi_, Err. degli ant. XVIII. Plinio, dove +parla del lyngurium scrive: »Fieri autem ex urina quidem lyncis, sed +egestam terra protinus bestia operiente eam, quoniam invideat hominum +usui.» Ma il dotto naturalista a tali fole non crede: »Ego falsum id totum +arbitror.» + +(1463) Nel C. F. R.: che ses grant vertus le soient aidables. + +(1464) myre C. F. R. Crediamo errore il _mora_ del n. t. e del C. R. 2. + + + + + Cap. CCCCLXI. + + _Lo re domanda: che à a fare d'agate? Sidrac risponde:_ + + +Agate sono trovate in uno fiume che à nome Aquide (1465). Elle sono +trovate di più maniere: elle sono di nere e di bianche; e tali sono verdi +come diaspro taccato di vermiglio. Questa pietra è piena di grande +virtude. E una maniera sono d'agate a vene candelate (1466), e ànno colore +d'oro o di cera. La verace agata conforta l'uomo vecchio, e spegne la +sete (1467); e vale molto contro al morso del serpente, e di bestia +arrabiata; e fa l'uomo parlatore. La verace agata, quando l'uomo la mette +nel suo pugno chiuso, niuno lo può vedere. E questa pietra è di verde, +taccata di vermiglio. + +(1465) Acate C. F. R. + +(1466) guotee C. F. R. + +(1467) »Sitim quoque sedant in os additae». _C. Pl. S._, H. N., XXXVII, +54. — E d'altre sue molte virtù parla Avicenna, tra le quali, che dà forza +a superare i pericoli, e rende il corpo robusto. + + + + + Cap. CCCCLXII. + + _Lo re domanda d'amatista. Sidrac risponde:_ + + +Amatista è di proprio colore, e si ritrae a colore di sangue. Questa +pietra è molto profitevole a quelli che la porta. Le bestie salvatiche +vengono contra lei, e si confortano per la sua vertù. E tiene l'uomo in +buona credenza. Quelli che amatista porta è benveduto dinanzi dal re e +dinanzi a gran signori, e avrà diliberatamente quello ch'egli chiederà. E +si tiene l'uomo umile e amichevole. E quelli che questa pietra porta, à in +sè memoria di Dio, e si è molto grazioso (1468). + +(1468) Eas gemmas (amethysti) magorum vanitas resistere ebrietati +promittit C. Pl. S., H. N. XXXVII, XLI. — E Alberto Magno dice +dell'amatista: „operatur contra ebrietatem et facit vigilem, et malas +reprimit cogitationes, et bonum in scibilibus confert intellectum„ _loc. +cit._ + + + + + Cap. CCCCLXIII. + + _Lo re domanda di crisolita (1469). Sidrac risponde._ + + +Crisolita somiglia acqua di mare (1470). Crisolita è buona per portare +incontro a naturale pietra. Chi la porta non dee mica essere lordo di +peccati. E si puote entrare sicuramente in tutte corti, che grazia gli +porteranno tutte genti. Chi à questa gloriosa pietra, porta il suo corpo +lealmente; e si la dee portare dalla diritta parte. Crisolita si truova in +Tiope (1471); e si è di colore d'aqua di mare e d'oro. + +(1469) Gli antichi davano il nome di _chrysolito_ (chrysos — lithos) a +varie sostanze minerali, e in ispecie al cimotano, al peridoto e alla +apatite, a cagione del loro colore. + +(1470) Benissimo aggiunge il C. F. R.: et gete flame come d'or de toutes +pars. + +(1471) en Egypte C. F. R. — Atiopia C. R. 2. + + + + + Cap. CCCCLXIIII. + + _Lo re domanda d'onica. Sidrac risponde:_ + + +Onica e saldonia e calcidonia sono contate insieme; e sono nella terra +d'India e d'Arab; e sono di diversi colori e di diverse vertudi. Onica è +nera; e quand'ella à vene (1472) o cinture bianche o perse o tacche +vermiglie, quelli è diritto. Onica fa l'uomo pro' e ardito e coragioso; e +cresciegli la sua vita; e dagli sanità a quelli che la porta. E fa l'uomo +di sognare di notte, di parlare al suo amico morto (1473), dormendo. E gli +fa sovenire al mattino di che lo morto à bisogno. Quelli che la porta à di +molte buone grazie. + +(1472) Nel n. t. e nel C. R. 2.: e quand'ella va e viene. — La correz. ci +è indicata dal C. F. R.: et chant il a vaines ou saintures. Lo che ricorda +le _candide zone_ di Plinio. + +(1473) songier de nuit et parler C. F. R. + + + + + Cap. CCCCLXV. + + _Lo re domanda di beriella (1474). Sidrac risponde:_ + + +Beriella è una pietra che è di colore d'acqua, quando lo sole la fiede. Si +viene della terra d'India. La leale beriella gitta fuoco contra il +sole (1475). Beriella nudrisce amore in uomo e in femina (1476). E sapiate +che l'acque ove le berielle sono state messe, vale molto a malizie, e a' +porci e a' buoi che la beono. Guarisce di stranguglione e di male di +testa. Beriella non dee essere nimica intagliata malamente, ma essere +piana e pulita, che la loro tagliatura gli magagna, quando lo sole gli +fiere. E chi agiugne (1477) la beriella alla sua carne, lo fuoco che +n'escie piglia la sua carne. + +(1474) I _berylli_ sono una varietà degli smeraldi. + +(1475) „Expertum est quod quando.... oculo solis opponitur ignem +accendit.„ _Alb. Magn._, loc. cit. + +(1476) „Dicunt aurifices quod coniugium conciliat inter maritum et +uxorem.„ _Alb. Magn._, loc. cit. + +(1477) ioint C. F. R. + + + + + Cap. CCCCLXVI. + + _Lo re domanda di calcidonia. Sidrac risponde:_ + + +Calcidonia è una pietra che è d'uno torbido biancore (1478); e è come +cristallino. Idio le donò tale virtude, che quelli che la porteràe è buono +parlatore, e bene insegnato; e s'egli piatiscie con uomo che abia torto +nella cosa, se egli mostra a colui calcidonia, quelli che avrà torto +perderà la quistione; e per la forza della pietra, quelli che la porta nel +dito, guarda. Quelli che oniche e sardonie e calcidonie porta è bene +guardato, se per lo suo peccato no' le perde; chè calcidonia porta grazia, +e l'altre lo guardano di pericoli. + +(1478) torbida biancura C. R. 2. + + + + + Cap. CCCCLXVII. + + _Lo re domanda di sardonia. Sidrac risponde:_ + + +Sardonia è una pietra che è d'uno colore negrina. Questa pietra atenpera +ira, e fa passare, e lieva li rei vizii, e dona ad uomo castità, e fallo +vergognoso, e guardalo di pericolo. + + + + + Cap. CCCCLXVIII. + + _Lo re domanda di diamante (1479). Sidrac risponde:_ + + +Diamante è una pietra che viene d'India, e sono i maschi di buono colore +violetto. Quelli che vengono d'Arabie sono femmine, e sono più biadetti. E +niuno diamante è più grosso che una piccola nocciuola. Questa è la più +dura pietra di tutte le pietre. Nulla non puote menovare con nulla altra +pietra (1480). E di quella maniera che voi le vedete sono nate e trovate. +Idio diede al diamante molte vertudi, e più grazie. Egli dona a uomo che +lo porta forza e vertù, e guardalo di sogniare rei sogni, e di fantasima e +di veleno. E si guarda così degli ossi sani e interi. Già tanto non cadrà +di cavallo o d'altra bestia, che tuttavia non sieno interi, chi v'è bene +credente. Egli cava la paura di corpo all'uomo, e la tradigione e l'ira; e +di lusuria ci guarda. E si amenda l'uomo di senno e di valore e di pregio +e di ricchezza. Diamante si fa l'uomo molto forte, e l'aiuta contra gli +suoi nimici. Quelli che 'l porta, più inamora di Dio. E guarda gli semi +dentro alli corpi alla creatura (1481). E chi vuole provare, egli lo dee +portare dal lato manco (1482); Iddio gli mosterrà la sua virtù; e si lo +dee avere leale di sua conpera o di dono. Sanza niuno male dee essere chi +cotale pretiosa pietra porta. + +(1479) Plinio dice che il diamante „hircino rumpitur sanguine.„ Ed è +curioso ciò che a queste parole nota un suo commentatore nel 1685, che il +proprio commento scriveva ad uso del delfino di Francia: „negant hoc esse +verum recentiores physici, nisi hircus antea petroselino ac silere montano +pastus sit.„ Con che il gesuita non faceva che ripetere quello che quattro +secoli prima avea scritto Alberto Magno. + +(1480) Non si può menomare come un'altra pietra C. R. 2. + +(1481) dedens le cors de la feme C. F. R. + +(1482) „Dicunt magi, quod lacerto sinistro alligatus, valet contra +hostes.„ _Alb. Magn._, l. c. — Plinio che non crede alle virtù delle altre +pietre, a quella del diamante pare che presti fede. „Adamas et venena +irrita facit.... metusque vanos expellit mente.„ Come già altri cantava: +„Et noctis lemures et somnia vana repellit.„ _Marbod._, De lapid. pret. I. + + + + + Cap. CCCCLXVIIII. + + _Lo re domanda di giarconsia. Sidrac risponde:_ + + +Giarconsia è una pietra che è chiamata balascio, e si truova in una ysola +di Rabe (1483). Balasio ritrae a colore di rubino, ma non è mica di quella +maniera; e quando ella è trovata in altra parte che rubini, ella megliora +biltà contra biltà. E molto è più chiara, quando lo tenpo è chiaro, e àe +piùe gentile colore. Questo è lo signore delle giarconesi. Rubino e +giarconese e balascio, zaffiro e granate, queste tre maniere di pietre può +l'uomo chiamare giarconese. + +(1483) Arabe C. R. 2. + + + + + Cap. CCCCLXX. + + _Lo re domanda di grisopasa (1484). Sidrac risponde:_ + + +Grisopasa è una pietra che viene della terra d'India; e lo suo colore è +verduccio (1485). Rinfiamma come oro da tutto parti. Quelli che lo porta è +molto grazioso di sua ventura. + +(1484) O piuttosto _crisoprasio_. E una varietà delle agate. + +(1485) verde C. R. 2. + + + + + Cap. CCCCLXXI. + + _Lo re domanda di diana (1486). Sidrac risponde:_ + + +Diana è una pietra vermiglia e chiara, e si è della grandeza di una unghia +d'uomo o di meno. Chi à buona fede in questa pietra, che lo possa aiutare +per la virtù che Idio gli à donata, ella istagna lo sangue della fedita là +dove ella tocca; altresì fa del naso e di tutto lo sangue del corpo, di +qualunque parte egli fia corrotto, o di malattia, o per l'acqua che l'uomo +bee. E si guarisce gli occhi che ànno sangue di malattia, quando è toccata +di questa pietra. Queste pietre si truovano nell'isola del mare d'India; e +si si nodriscie nel ventre d'uno pescie; e dimora d'uno pesce ad altro +trecento anni o più; allora è buona; e infine lo mare la getta a terra. + +(1486) Così tutti i Codd. Non sappiamo che pietra siasi voluto indicare +con questo nome. — _Diana_ si chiamò nell'arte magica l'argento. — Ciò +che il testo narra de' pesci nel ventre de' quali sta questa pietra +nascosta, potrebbe far pensare alle favole della _dracontites_. + + + + + Cap. CCCCLXXII. + + _Lo re domanda di turchiman (1487). Sidrac risponde:_ + + +Sorgoe è una pietra verde che viene dal paradiso teresto, per uno fiume +che di là viene. Questo fiume passa per mezzo la grande India, e per uno +grande diserto, e si rauna tra due montagnie, chiuse da tutte le parti, la +quale acqua si raguna in uno piccolo mare; e le montagne per lo +comandamento di Dio luce non ànno (1488) da tutte parti, sicchè +inghiottono l'acqua, e la gettano d'altra parte. In quella montagna à +bestie, che sono granti come cani, e sono più correnti che gli uccelli +volanti, e non vivono se non di pesci di quella acqua. Queste bestie +truovano queste pietre, e le nascondono e serbano nella loro gola, perchè +noi no' le troviamo, nè sapiamo le loro virtudi. E l'uomo non puote avere +di quelle, se non per le pulcelle. Quando la gente le vogliono avere, elle +mettono le pulcelle alla riva di quella acqua, e scuoprono loro lo petto e +le poppe, e gli uomini l'amaestrano, che non abiano paura; e le pulcelle +si pongono alla riva dell'acqua, e gli uomini si nascondono tra gli albori +che vi sono. E quando le bestie che portano queste pietre, sentono le +pulcelle, elle si vengono incontanente a loro, e mettono lo muso tra le +poppe alle pulcelle, e dello grande diletto ch'elle ànno, s'adormentano +come tramortite. E allora gli uomini escono del bosco, e uccidongli, e +cavano le pietre loro di gola (1489). Questa pietra è di tale vertude, +come Iddio l'à dato, ch'ell'è buona incontro a tutte malizie al corpo, di +gotte. E chi bee dell'acqua, in che la pietra sia bagnata, incontanente +sana. E chi bee a digiuno uno mese di quella aqua, da indi a uno anno non +sente male di gotte. E si è buona al male dello stomaco e degli omori; +contra tutte bestie arrabiate e rei vermini. L'acqua di questa pietra +guarisce il corpo di tutte malizie e di tutti omori. E quelli che la porta +dee essere netto di suo corpo. + +(1487) _sorigue_ C. F. R. — _sorgie_ C. R. 2. — Non sapremmo che pietra +nascondasi sotto questo nome. — Alcuni naturalisti hanno supposto che per +_sorgoe_ siensi anticamente intesi i granati. + +(1488) ont souspirail C. F. R. + +(1489) Così nel _Tesoro_ l'unicorno pone il capo in grembo a una fanciulla +vergine, e s'addormenta. + + + + + Cap. CCCCLXXIII. + + _Lo re domanda di cramis (1490). Sidrac risponde:_ + + +Cramis è una pietra piccola bianca. Chi questa pietra porta colla vertude +che Iddio gli à donata, egli potrà andare sicuramente tra nimici e tra +tutta gente, e niuno lo potrà vedere. Ma questa vertude non à se non al +giorno della luna. Ma ella àe altre vertude ciascuno giorno; che quelli +che la vede da mattina e da sera, quello giorno nè quella notte non potrà +morire di morte subitana. E chi fosse fedito, e egli la portasse sopra se, +quella fedita non puote inpostimire nè infracidare nè avere niuno +pericolo. Quelli che la porta sopra lui sarà onorato e pregiato, e tutti +gli faranno onore e reverenza. Chi la portasse sopra il suo capo, e +dormisse con essa, egli vedrebe certamente quelli che l'odiano e quelli +che l'amano. E chi la tenesse sopra il petto d'una criatura, quand'ella +dormisse, ella direbe tutto quello ch'ell'avrebe fatto. Questa pietra si +truova in una isola del profondo mare d'India la maggiore; e truovasi +sopra la rena, alla riva del mare. Quando lo mare la gitta fuori alla +riva, gli pesci che la sentono, si vanno fuori dell'acqua, alla rena, là +ove ella è; e l'acqua falla loro, e gli pesci muoiono. E le genti che +truovano gli pesci alla riva, conoscono che là è la pietra; e allora la +cercano, e trovallo. Ma questa pietra si truova rade volte, perchè ne sono +meno che l'altre pietre. + +(1490) grasinif C. F. R. — Non sappiamo che abbiasi a intendere per questo +nome. + + + + + Cap. CCCCLXXIIII. + + _Lo re domanda di vermidori (1491). Sidrac risponde:_ + + +Vermidore è una pietra ritonda, come noce e meno; e si rende di notte +chiarore come candela; e di giorno grande rinfiabilimento. E si è buona +contra tutte malizie del corpo e del ventre. E questa pietra truova l'uomo +a una montagna in India; ben profonda nella montagna, nelle vene d'una +pietra viva. + +(1491) Potrebbe essere la _vermiculite_, specie di _talco_, la quale +riscaldata alla fiamma di una candela, emette un gran numero di piccoli +prismi cilindroidi, che s'allungano, contorcendosi come vermi. + + + + + Cap. CCCCLXXV. + + _Lo re domanda di riflabina (1492). Sidrac risponde:_ + + +Riflabina è una pietra gialla, grande come fava, e si à una cotal vertù, +ch'ella toglie la sete, e abatte lo giallore del corpo, a chi à giallo il +volto e gli occhi. E quelli che bee l'acqua ove la pietra tocca, guarisce +del male del fegato. Questa pietra chi la porta sopra sè, si gli conforta +gli menbri, e dagli grande forza, conciosia cosa ch'egli sia vecchio uomo. +Questa pietra si truova in uno fiume, che passa per la piccola India. Una +gente v'à, che non ànno se non uno occhio nella fronte, che guardano +queste pietre, che neuno le può pigliare. Si vengono una gente, che si +chiamano Nulvei (1493), e combattono co' loro, e piglianne per forza. + +(1492) tifabilina C. R. 2. — reflambine C. F. R. — Ma ci è ignoto che +pietra possa esser questa. + +(1493) Nubiens C. F. R. + + + + + Cap. CCCCLXXVI. + + _Lo re domanda di cocrice (1494). Sidrac risponde:_ + + +Cocrice è pietra bianca con una tacca vermiglia. La pietra è grande come +una fava o meno; e si à cotal vertù: che gli occhi che ànno la perla del +bianco sopra la luce o di vaiuolo (1495), e sono toccati con questa +pietra, quattro volte, lo male guarisce, e l'occhio sana per la vertù di +Dio. E tutti gli uomini che beono di quell'acqua, ove questa pietra tocca, +quello giorno non puote avere niuno pericolo di tosco. E quelli che la +porta sopra lui, niuno malvagio vermine gli si osa apressare, nè dimorare +in piazza (1496) ov'è. Questa pietra si truova in una ysola del mare +d'India, tra due montagne, la ove è sì grandi dirupi, che niuno vi puote +andare per nullo ingegno. E quando gli uomini vogliono avere di queste +pietre, si uccidono di capre magre, e si l'ungono di mele, e fannone pezzi +d'un palmo, e gittagli di qua e di là, per questi dirupi. E poi viene uno +ucciello (1497), e, volando in suso, e' pigliano quella carne, e portalla +sopra la cima di quella montagna per mangiarla; e le genti gli asaliscono +da tutto le parti; allora lasciano la carne per la paura; la carne cade +alla valle del dirupato (1498). E sapiate che le pietre s'appiccano alla +carne. Gli ucciegli pigliano la carne, e portalla fuori del dirupo; e le +genti in questa maniera truovano alcuna volta le pietre, che sono apiccate +a questa carne (1499). + +(1494) _Cocrisee_ C. F. R. — Sarebbero forse le _cochlides_ di Plinio? + +(1495) chi ont mal dou blanc sur la prunele ou vairole C. F. R. + +(1496) en place C. F. R. + +(1497) vengono li uccielli C. R. 2. + +(1498) cade giù per le ripe C. R. 2. + +(1499) Questo racconto sembra quasi copiato dal Polo. + + + + + Cap. CCCCLXXVII. + + _Lo re domanda di turchimanti (1500). Sidrac risponde:_ + + +Turchiman sono di tre colori: le fini ritragono a verdi, l'altre sono +cielestiale, e sono migliori e buone agli occhi. Che chi la tocca, quella +pietra, giammai non potrà essere confuso nè guasto; nè caldo nè freddo non +gli fa male. Quello che la porta non potrà anegare in acqua, per le virtù +che Idio l'à donate. Anche sono di molte pietre preziose al mondo, e di +molte virtudi; ma le più preziose sono XXIIII, che ànno vertude in loro, +fanno profitto alli corpi. Siccome lo giorno e la notte sono XXIIII ore, e +così sono XXIIII pietre preziose. + +-------------------------------------------------------------------------- + +L'erbe preziose sono di molte grande quantitade; e chi le volesse tutte +contare, grande istudio gli converrebbe mettere (1501). Ma d'una parte ve +ne diremo, e diviseremo la loro vertude e le loro maniere e le loro +insegnie, che grande fatto sarebe di tutte contarle e di tutte divisare. +Che tutte l'erbe che fanno bene a' corpi degli uomini apelliamo noi +preziose; ma le più di queste sono più degne e più avantate (1502) che non +sono l'altre; e sono piene di molte vertudi, grande e buone. E di queste +ne diremo noi una partita. + +(1500) turchemanti C. R. 2. + +(1501) faire C. F. R. + +(1502) Intenderei per _vantate_, ma potrebbe anche avere il significato +dell'_avantar_ prov., di che vedi a pag. 77. + + + + + Cap. CCCCLXXVIII. + + _Lo re domanda: quelli ch'ànno perduto la vista? (1503) Sidrac + risponde:_ + + Una erba di tre palmi, o di meno, e di VI branche, e ritonda foglia, con +fiori violetti, e seme ritondo, e radicie ritonda. Questa erba è buona per + colui che à perduta la vista. Chi pigliasse lo sugo e mettessene negli + occhi che non vede, da indi a XL giorni vedrebbe lume. + + +(1503) Nel C. F. R.: _Herbe per la viste._ + + + + + Cap. CCCCLXXVIIII. + + _Lo re domanda erba da stagnare sangue. Sidrac risponde:_ + + +Anche è un'erba con piccole foglie e ritonde, verde, con uno filo di +violetta (1504); nel mezzo fiori gialli, e seme lungo. Questa erba è per +lo sangue, chè niuna piaga è che segni di sangue (1505), e l'uomo mettesse +su di questa erba masticata e pesta, che lo sangue non istagnasse. Chi +beesse lo sugo delle sue branche, con un poco d'acqua, vincerebe gli rei +colori e gli omori del corpo. Chi bevesse la radicie con un poco di vino, +uomo che fosse ritruopico (1506), guarirebe di questo male. + +(1504) con uno fiore violetto C. R. 2. — I liste dedens violete C. F. R. + +(1505) chi seingne sanc C. F. R. + +(1506) itropico C. R. 2. + + + + + Cap. CCCCLXXX. + + _Lo re domanda erba a bestie velenose. Sidrac risponde:_ + + +Anche è un'erba di mezzo palmo, con molte foglie lunghe, sottili fiori +bianchi, seme ritondo, radici corte e grosse. Chi mangiasse di questa erba +a digiuno, di quello anno non temerebe morsura di niuna malvagia bestia. E +chi pigliasse l'erba e mangiassela, verde o secca, e poi bevesse un poco +di vino o d'acqua, incontanente vomicarebe lo veleno della morsura. + + + + + Cap. CCCCLXXXI. + + _Lo re domanda erba per contratti guarire (1507). Sidrac risponde:_ + + +Anche è un'erba lunga d'uno braccio o di meno, con foglie crespe e fiori +violetti, con liste verdi, seme ritonde vermiglio, grande radice e grosse. +Chi la pestasse bene, e mescolasse con cera, per tre cotanti d'olio +d'uliva (1508), e fare questo cose tanto bollire che torni al terzo, e di +quello unguento si faccia ugnere ispesso al fuoco, egli guarrà tosto, e +andrà sopra gli suoi piedi, se andare egli non potesse. + +(1507) _a guarire li membri contratti_ C. R. 2. + +(1508) aveuc elle III tans d'uille d'olives C. F. R. + + + + + Cap. CCCCLXXXII. + + _Lo re domanda erba per avere la vista. Sidrac risponde:_ + + +Anche è un'erba di tre palmi, con poche frondi ritonde e fesse, e radice +forcate in tre parti, lo seme giallo e verde. Chi la pestasse e mettesse +sopra gli suoi occhi, e legassevi suso di forte drappo, e ciò facesse due +volte il dì, in capo di XL dì vederebe chiaramente. + + + + + Cap. CCCCLXXXIII. + + _Lo re domanda qual'è buona al male degli stranguglioni (1509). Sidrac + risponde:_ + + +Anche è un'erba piccola, e a molte foglie; un poco escie sopra terra, i +suoi fiori sono bianchi, la radice è lunga. Chi la pestasse, e facessela +bene bollire in acqua, e desse di quella acqua a bere all'uomo che avesse +istranguglioni, egli gli gitterebbe; e altrettale averebbe della bestia. + +(1509) Nel n. t.: _erba letricagione guarire._ — Abb. corr. col C. R. 2. + + + + + Cap. CCCCLXXXIIII. + + _Lo re domanda erba per l'enteriole guarire (1510). Sidrac risponde:_ + + +Anche è un'erba che fa la sua foglia a guisa di fronde di chisciti (1511), +e à gli fiori gialli, e piccola radice, e piccolo seme. Quando l'uomo +mastica uno poco di quella erba, e priemela, si distende a modo di sangue. +Che la facesse (1512) con bianco dell'uovo, e dessela a mangiare all'uomo +che avesse l'enteriora magagnate (1513), incontanente, s'egli l'usasse, +guarrebe. + +(1510) _a guarire il male delle budella_ C. R. 2. + +(1511) Forse la _chrysocome_ di Dioscoride (IV, 45), _chrysitis_ di Plinio +(XXI, 26). + +(1512) chi la friroit C. F. R. + +(1513) Manca _magagnate_ al n. t. — Abb. suppl. col C. R. 2. + + + + + Cap. CCCCLXXXV. + + _Lo re dimanda per inpregnare. Sidrac risponde:_ + + +Anche è un'erba di più d'uno palmo, e è molta nera, e à molte foglie a +guisa di mortelle. Le sue fronde si tengono a due a tre e a quattro; à +piccole radici. Chi la pestasse, e mettessela sopra acqua tiepida, e la +femina la portasse tre dì nella sua natura, e al vespro e al mattino la +mangiasse, infine di tre dì giacesse con suo marito, s'ella non fia +isterile, overo lo suo signore, ella ingraviderà (1514). + +(1514) Nel _Libro de le segrete cose de le donne_ (Cod. inedito della +Mediceo-Laurenziana), dannosi varie ricette, utili _quando la donna non +puote avere figliuoli_; e questa, tra le altre, singolarissima: „toglie +latte d'asina, e bagnavi entro lana sucida, e legala in su lo bellico +dell'uomo, e tanto vi stea quanto àe affare con sua donna„. E più sotto +insegnasi di tenere appresso a la matrice lana o bambagia, intinta in olio +rosato, dov'abbia bollito aglio secco e umido. — Paragonisi col _Remedium +ad concipiendum_ del Porta, nella Magia Nat., VIII., 7. + + + + + Cap. CCCCLXXXVI. + + _Lo re domanda erba per guarire del giallore. Sidrac risponde:_ + + +Anche è un'erba con piccole frondi fesse e lunghe, con fiori violetti, +seme giallo e ritondo, radici piccole. Chi la bollisse bene in acqua +piovana, e desse a bere a uomo che avesse giallo colore, VII dì, al +mattino e alla sera, egli guarrebbe del giallore. + + + + + Cap. CCCCLXXXVII. + + _Lo re domanda erba per lo male dell'orinare. Sidrac risponde:_ + + +Anche è un'erba piccola, con grandi foglie forcate gialle, con piccolo +seme e piccole radici. Chi la facesse bollire in vino, e dessela a bere a +l'uomo che non potesse pisciare, tre dì, da mattina e da sera, essendo +bene istretto di caldo (1515), si guarirà. + +(1515) Così anche nel C. R. 2. — È evidente che il traduttore non ha +inteso il testo, che è pure chiarissimo: et la daroit a boire a home chi +ne peut pisser, III jors, a matin et a soir, de froit soit de chaut, il +guarra. + + + + + Cap. CCCCLXXXVIII. + + _Lo re domanda erba per lo male de' denti. Sidrac risponde:_ + + +Anche è un'erba che somiglia al finocchio, e à i fiori vermigli, e, seme +giallo, e radici grosse e ritonde. Chi questa erba facesse bene pestare, +con tutte le radici, con olio d'uliva, e colui che à male ne' denti, +s'egli s'enpiesse tre volte il dì di quello olio la bocca, in cinque +giorni guarrebbe, che mai non avrebe niuno male. + + + + + Cap. CCCCLXXXVIIII. + + _Lo re domanda per lo fiato che pute. Sidrac risponde:_ + + +Anche è un'erba che somiglia a' porri, lunga tre palmi e più, e à lo seme +bianco. Chi pigliasse le branche, e tagliassele, e gittasele in de le nari +puzolenti, due pezi, tanto come l'uomo potesse sofferire, XV dì, da +mattina e da sera, egli guarirebe e avrebe buono fiato. + + + + + Cap. CCCCLXXXX. + + _Lo re domanda erba per lo sordo. Sidrac risponde:_ + + +Anche è un'erba che somiglia a lingua bovina; chi la pigliasse e pestasse, +e traesene il sugo, e pigliasse la banbagia e ponessela agli orecchi due +volte o tre il dì da mattina, insino in XV dì, udirebe chiaramente. Questa +erba à fiori bianchi e poche foglie e poche radici. + + + + + Cap. CCCCLXXXXI. + + _Lo re domanda erba per la puzza di bocca guarire. Sidrac risponde:_ + + +Anche è una erba con lunghe foglie, e à fiori violetti e seme giallo e +radici forcute in quattro parti. Chi masticasse di questa erba due giorni +a digiuno, egli guarirebbe. + + + + + Cap. CCCCLXXXXII. + + _Lo re domanda erba per lo freddo. Sidrac risponde:_ + + +Anche è un'erba lunga a due branche o più, e fiori bianchi e seme bianco, +radici ritonde e grosse. Chi la pestasse, e prendesse lo sugo, e quando à +quello male medesimo nelle orecchie, e' se ne ugnesse gli anari e gli +orecchi e le labra, tre volte, egli guarirebbe. + + + + + Cap. CCCCLXXXXIII. + + _Lo re domanda erba per la tigna. Sidrac risponde:_ + + +Anche è una erba lunga d'uno braccio e lunghe le foglie e lunghi i fiori e +lungo il seme, giallo. E chi la pestasse, e mettesse in uno vasello, e +coprisselo tutto d'olio d'oliva dentro lo vasello, e poi lo lasciasse XX +dì al sole, e poi ugnesse la tigna, XV dì, egli guarirebbe. + + + + + Cap. CCCCLXXXXIIII. + + _Lo re domanda erba per la rogna. Sidrac risponde:_ + + +Anche è una erba piccola, e àe otto rami e in ciascuno ramo à quattro +foglie. Chi pigliasse solamente i rami, e pestassegli, e ponesseli con +olio d'uliva, e bolissono tanto che tornasono alla metà, e di quello +ugnesse tre volte li rognosi, guarirebono della rogna. Questa erba non à +fiori, se non seme giallo. + + + + + Cap. CCCCLXXXXV. + + _Lo re domanda erba per lo male del corpo (1516). Sidrac risponde:_ + + +Anche è una erba di due palmi o di più lunga, e à foglie tenere a guisa di +mortella, e non à fiori, e à piccole radici e piccolo seme. Chi la facesse +bene frigere con olio d'uliva, e la mettesse tanto calda come l'uomo +potesse sofferire in sulla fronte e in sulle tenpie, la mattina e la sera, +VIII dì, egli guarirebe di tutte malizie di testa. Questa erba si truova +il più in su a' muri, presso ad acqua. + +(1516) Nel C. F. R.: _Herbe per mal de teste._ + + + + + Cap. CCCCLXXXXVI. + + _Lo re domanda erba di parlare. Sidrac risponde:_ + + +Anche è una erba a pochi fiori, bianche le foglie, a guisa di lingua +d'uccello, sottile radice, ritonde, seme giallo. A persona che avesse +perduto la favella per infermità, chi gli mettesse una foglia di questa +erba sotto la lingua, la favella gli ritornerebe una grande ora, se ella +fosse pesta e secca. + + + + + Cap. CCCCLXXXXVII. + + _Lo re domanda per quelli che crollano il capo (1517). Sidrac + risponde:_ + + +Anche è una erba corta d'uno palmo, e le foglie lunghe e grandi come uno +dito, e à fiori vermigli e radice lunga, e seme ritondo e bianco. Quelli +che crolla il capo, se gli facesse radere il capo, e facesse mettere uno +impiastro in sul capo di questa erba e di quello mele (1518), e poi sopra +quello inpiastro ne mettesse un altro di cera, e questo facesse tre volte, +si guarirebe, s'egli metterà tre dì questi impiastri in sul capo. + +(1517) Nel C. R. 2.: _a volere che gli vecchi non menino lo capo._ + +(1518) e faccia pestare questa erba bene e bollire con mele d'ape vergine +C. R. 2. + + + + + Cap. CCCCLXXXXVIII. + + _Lo re domanda erba per colui che cade di rio male. Sidrac risponde:_ + + +Anche è un'erba lunga e sottile, e à foglie che si tengono a due a due, +molte vermiglie, a piccole radici. Chi la mettesse sopra il capo di colui +che è impazato (1519), al nome del padre e del figliuolo e dello spirito +santo, egli ritornerebe incontanente in suo senno (1520). + +(1519) di colui che cade di quel rio male C. R. 2. + +(1520) no' gli tornerebe quella malatia C. R. 2. + + + + + Cap. CCCCLXXXXVIIII. + + _Lo re domanda erba per sanità del fanciullo. Sidrac risponde:_ + + +Anche è un'erba che non à se non cinque foglie, e fiori violetti, e radice +ritonde, e seme bianco. Chi pigliasse il sugo di questa erba, e lo +coprisse, e quando lo fanciullo nascesse, incontanente fosse unto del sugo +di questa erba, giammai non avrebe malvagia malizia nel suo corpo. + + + + + Cap. D. + + _Lo re domanda erba per lo fegato. Sidrac risponde:_ + + +Anche è un'erba isparta sopra terra, le foglie larghe, e i fiori verdi e +gialli, piccole radici, e giallo seme, e poche foglie. Chi l'arostisse in +uno vasello, e poi la pestasse, e ugnesse sopra il fegato, egli +guarirebbe. + + + + + Cap. DI. + + _Lo re domanda erba per la lena. Sidrac risponde:_ + + +Anche è un'erba a gialli fiori, e branche e bianche foglie. Chi la bollirà +bene con vino forte, e darà a bere quello vino a colui che avrà male +fiato, III volte, a digiuno, egli guarirà. + + + + + Cap. DII. + + _Lo re domanda erba per le crepature guarire. Sidrac risponde:_ + + +Anche è un'erba verde, à gialli i fiori e rami, foglie grandi, radice e +seme bianco. Chi la bollisse bene con vino forte, e poi mettesse di sopra +mele, e la bollisse tanto che tornasse a maniera di lattovaro, e se quelli +che à le crepature l'usasse, egli guarirebbe. + + + + + Cap. DIII. + + _Lo re domanda erba per veghiare. Sidrac risponde:_ + + +Anche è un'erba gialistra (1521), e à molte foglie ritonde, e fiori gialli +a due bottoni, ritondi, dentro vermigli, seme ritondo, e radici gialle e +grosse. Chi mettesse di questa erba dentro alla sua bocca, egli non +potrebe dormire, intanto quant'egli ve la tenesse in bocca, eziandio se ve +la tenesse sette mesi. + +(1521) con gialli fiori C. R. 2. + + + + + Cap. DIV. + + _Lo re domanda erba per vedere chiaramente. Sidrac risponde:_ + + +Anche è un'erba alta mezzo palmo, e à foglie verdi a guisa d'occhi, e à +poco seme, e poche radici e lunghe. Chi la tenesse in bocca, egli vedrebe +tanto chiaramente, ch'egli conoscierebe apertamente lo verde dal bruno, da +lunga VII miglia, e vedrebe di notte chiaramente. + + + + + Cap. DV. + + _Lo re domanda erba per vedere le stelle di giorno. Sidrac risponde:_ + + +Anche è un'erba alta uno mezzo dito, e à foglie a guisa di lupini, e +gialli i fiori, e dentro vermigli, radice di due palmi e più. Chi mettesse +di questa erba sopra il capo suo e nella sua bocca, egli vedrebe +apertamente le stelle di giorno. + + + + + Cap. DVI. + + _Lo re domanda erba per saldare fedite. Sidrac risponde:_ + + +Anch'è un'erba verdetta terragna (1522), lunga due braccia, foglie agute, +fiori bianchi, seme giallo, radice lunghe. Chi la mettesse sopra fuoco, e +poi la pestasse, e la mettesse sopra la sua fedita fortemente legata, e +tenessevela uno dì, si salderebe, tutto che la fedita fosse molto grande. + +(1522) Nel n. t. _ragna_. — Abb. corr. col C. R. 2. — Il C. F. R.: vert +tendre. + + + + + Cap. DVII. + + _Lo re domanda erba per la tossa. Sidrac risponde:_ + + +Anche è un'erba piccola come menta per noce (1523), e à sottili foglie e +lunghe, e à i fiori violetti, seme vermiglio, radice ritonde. Chi mettesse +uno dì e una notte di questa erba in bocca, la tossa si partirebe +incontanente da lui. + +(1523) E il C. R. 2.: piccola per le nocie. — Come sarebbe possibile +correggere l'errore dei due Codd. senza il testo francese? Nel quale si +legge: une petite erbe chi monte en roches. + + + + + Cap. DVIII. + + _Lo re domanda erba che fa dire dormendo ciò che l'uomo avrà fatto. + Sidrac risponde:_ + + +Anch'è un'erba lunga presso di due palmi, e à fiori come bottoni gialli, +seme fesso e bianco, radice ritonde. Chi mettesse di questa erba sopra la +criatura che dorme, cioè solamente di quelli bottoni, egli manifesterebe +ciò ch'egli avesse fatto già V anni. + + + + + Cap. DIX. + + _Lo re domanda erba che non lasci l'uomo vedere. Sidrac risponde:_ + + +Anche è un'erba piccola di mezzo dito sopra terra, e à foglie nere. Chi la +mettesse in bocca, e andasse tra gente, niuno il potrebbe vedere. + + + + + Cap. DX. + + _Lo re domanda erba per torre la parola alle genti. Sidrac risponde:_ + + +Anche è un'erba che non à se non V foglie tenere, vermigli fiori, e rosso +seme, gialle radice ritonde. Chi mettesse sopra il suo capo quella erba, e +passasse tra gente, neuno gli potrebe favellare, tanto come egli lo +sentisono. + + + + + Cap. DXI. + + _Lo re domanda erba d'amore. Sidrac risponde:_ + + +Anche è un'erba grande uno palmo; e à teneri rami e sottili, foglie +ritonde violette, fiore bianco, violetto seme, gialle radici lunghe. Chi +tagliasse di questa erba al nome d'alcuna persona ch'egli volesse, e poi +la portasse sopra (1524), quella persona l'amerebe, e mai di lui amare non +si rimarrebbe, tanto com'egli avesse quella erba adosso. + +(1524) sur soi C. F. R. + + + + + Cap. DXII. + + _Lo re domanda erba d'odio (1525). Sidrac risponde:_ + + +Anche è un'erba di due palmi, e à foglie a guisa de le stelle, fiori +vermigli, seme vermiglio, radice lunghe. Chi portasse sopra sè di quella +erba, egli sarebe odiato da tutta gente. E se alcuna bestia l'avesse +adosso, andando, l'altre bestie no' la vorranno mai vedere nè trovare, nè +udire di lei favellare, nè in camino nè in contrada, tanto com'egli +sarebbe di quella diliberato (1526). + +(1525) Nel n. t.: _erba di Dio_. — Abb. corr. secondo i due codd. R. 2. e +F. R. + +(1526) mentre che questa erba avesse C. R. 2. + + + + + Cap. DXIII. + + _Lo re domanda per iscaldare il corpo d'uomo. Sidrac risponde:_ + + +Anche è un'erba di V palmi o di meno, cioè foglie fesse, e fiori bianchi, +e seme giallo, e radice ritonde grosse. Chi la portasse e bevesse lo sugo +tre dì a digiuno, egli sarebe la notte di calda conparasione; altresì la +femina come l'uomo. + + + + + Cap. DXIIII. + + _Lo re domanda erba per infrescare il corpo. Sidrac risponde:_ + + +Anche è un'erba lunga di due palmi o di meno, e à foglie in guisa +d'isoppo, e fiori gialli, e seme giallo, e radice forcute. Chi la +pestasse, e bevesse lo sugo uno dì a digiuno, egli sarebe di fredda +conparisione, altressì come uno uomo castro (1527); e non potrebe +ingenerare nè giacere con femmina, chè egli à perduto la forza e lo +vigore. + +(1527) com I home chi cust perdu ses coilles C. F. R. + + + + + Cap. DXV. + + _Lo re domanda erba per fare ingenerare. Sidrac risponde:_ + + +Anche è un'erba lunga di quattro palmi o di meno e è a guisa di crescioni, +e à fiori violetti, e lo seme vermiglio, e radice piccole forcute. Chi la +facesse pestare e bollire con mele, e mangiassene XXX dì a digiuno, egli +ingienerebbe, s'egli o la femina non fosse sterile. + + + + + Cap. DXVI. + + _Lo re domanda erba per la sete. Sidrac risponde:_ + + +Anche è un'erba di mezzo palmo, fiori bianchi, seme bianco, foglie e +radici. Chi tenesse uno poco di quella erba sotto la lingua, tanto quanto +egli la tenesse non avrebe sete dentro. + + + + + Cap. DXVII. + + _Lo re domanda per disfare incantamenti. Sidrac risponde:_ + + +Anch'è un'erba di meno di due palmi, e à foglie come salcio, fiori gialli, +e seme giallo, e radice piccole. Che l'ardesse tanto a lunga, quanto lo +suo fumo durasse, incantamento che v'avesse sarebe disfatto, e niuno +incantamento vi potrebe fare. + + + + + Cap. DXVIII. + + _Lo re domanda erba per pericolo d'acqua. Sidrac risponde:_ + + +Anch'è un'erba poco meno di due palmi e di meno, foglie violette, seme +giallo, radici corte. Chi passasse acqua dolce con essa, egli non avrebbe +niuno pericolo; tutto fosse l'acqua molta pericolosa, si non potrebe egli +annegare. + + + + + Cap. DXVIIII. + + _Lo re domanda erba per salvare memoria. Sidrac risponde:_ + + +Anch'è un'erba lunga come uno uomo o di meno, in guisa d'ulivo, e à fiori +a guisa di bottoni biondi, seme vermiglio, radice lunghe e grosse. Chi +portasse uno di questi fiori sopra capo, non potrebe perdere la sua +memoria, per niuna cagione, per cruccio nè per vino nè per niun'altra +cosa. + + + + + Cap. DXX. + + _Lo re domanda erba per incantare i suoi nimici. Sidrac risponde:_ + + +Anch'è un'erba di lungheza di sei palmi o di meno, e à sottili fronde a +guisa di ramerino, e fiori verdi, e il seme nero, vermiglie radici e +lunghe e forcute. Chi questa erba portasse sopra sè, e passasse in terra +tra suoi mortali nimici, niuno gli potrebe nuocere, tutto ch'eglino +avessono la sua morte giurata. + + + + + Cap. DXXI. + + _Lo re domanda erba per farnetico. Sidrac risponde:_ + + +Anche è un'erba di due palmi, e à VII rami, e in ciascuno ramo à uno fiore +biadetto, seme giallo, e gialle radici un poco forcute. Chi la bollisse +con mele, e facesse di quelle inpiastro, e mettesselo sopra il capo raso +di colui che à il farnetico, egli guarirebbe. + + + + + Cap. DXXII. + + _Lo re domanda erba per colui che non può tenere l'orina (1528). Sidrac + risponde:_ + + +Anche è un'erba d'uno palmo, e à molte foglie a guisa di menta, fiori +vermigli, radici gialle. Chi beesse il suo sugo a digiuno, egli gli +conforterebbe le reni, chi la beesse tre dì. + +-------------------------------------------------------------------------- + +E altressì queste erbe che noi abiamo nominate, quando sono secche, ànno +altresì la loro vertude, come verdi. E anche ne sono molte volte altre +assai, maravigliosamente virtudiose, che l'uomo le potrebe trovare per +l'universo mondo; ma nonne vogliamo fare menzione, che tropo sarebe grave; +che per tutte le cose à vertù, ciò è nelle parole e nell'erbe e nelle +pietre preziose; ma sopratutto sono le vertudi nelle parole. Ciò sono le +parole che adorano Iddio, lo criatore di tutto il mondo. Tali parole +vagliono a tutti bisogni, e scanpano e scanperanno le persone di molti +pericoli. E noi facciamo priego a l'altissimo signore del cielo e della +terra, che scanpi quello ch'è scritto qui de' pericoli dello 'nferno e +delle brighe del mondo. Iddio gli dia buona vita e sanità conpiuta. Amen. +E faretene a Cristo orazione, per quelli che à scritta questa ragione. + +(1528) Nel C. R. 2.: _a guarire delle reni_. + + + + + Cap. DXXIII. + + _Lo re domanda: qual'è il più degno luogo del mondo? Sidrac risponde:_ + + +Lo più degno luogo del mondo si è lo bellico del mondo, cioè Ierusalem, e +per ragione egli dee essere corporalmente; chè il bellico del mondo si è +lo mezzo del mondo; e chi vi fosse, tanto sarebbe presso del levante come +del ponente, e di mezzo giorno come di tramontana. In quella terre sarà la +terra di promessione, nella quale sarà fatto lo giudicamento del figliuolo +di Dio, quando egli verrà in terra la seconde volta, a giudicare i vivi e' +morti; chè quando lo mondo finirà, sarà conpiuto lo comandamento di Dio. + + + + + Cap. DXXIIII. + + _Lo re domanda: quando tutto il mondo finirà, e il figliuolo di Dio +verrà a giudicare i vivi e' morti, quali saranno i vivi e quali saranno i + morti? Sidrac risponde:_ + + +Spiritualmente e corporalmente egli giudicherà i vivi e' morti. I vivi +sono quelli che saranno istati suoi amici, che saranno degni d'avere la +vita che mai non averà fine, e la conpagnia degli angeli in cielo. E li +morti saranno quelli che saranno istati suoi nimici, che non avranno +voluto in opere e in parole ubidire i suoi comandamenti, onde egli saranno +degni d'avere le pene dello 'nferno, nella conpagnia del diavolo. Che egli +non vorrà seco ma che una maniera di gente: ciò fieno quelli che +l'averanno conosciuto, e ciascuno dì lo conoscieranno, e lo suo +comandamento faranno. Ma sopra tutte maniere di rei giudicherà quelli che +le sue parole sapranno, e gli suoi comandamenti non osserveranno: ciò +fieno gli falsi cristiani. Ma gli buoni che saranno del suo popolo, i +quali comandamenti osserveranno, quelli fieno e sono dal cominciamento del +mondo giudicati ad avere la vita senpre eternale, e la gloria del cielo. E +altressì tutti i miscredenti saranno giudicati a senpre eternali pene. + + + + + Cap. DXXV. + + _Lo re domanda: La città del figliuolo di Dio Ierusalem, la quale è nel +bellico del mondo, di cui sarà alla dopo la sua morte? Sidrac risponde:_ + + +La città del figliuolo di Dio sarà di più gente e di più lingnaggi. Molti +re la disiderranno d'avere per la sua dignità. E VII volte dee essere +presa e guasta; e molta buona gente vi sarà morta e lapidata. La prima +gente che la piglieranno, apresso la morte del figliuolo di Dio, saranno +quelli che l'uccideranno, li giudei, ch'elli la teranno apresso poco +tenpo; che la torrà loro il popolo di Dio, e la signoregeranno, gli quali +saranno convertiti al figliuolo di Dio: ciò fieno gli greci, gli quali +signoregeranno gran parte del mondo, e saranno in loro tenpo la più +pregiata e la più possente gente del mondo; gli quali sapranno tutta +l'arte della stolomia. Questa gente greca per la loro potenzia e signoria +innorgogliranno; e Iddio, per distruggere il loro orgoglio, farà nasciere +uno uomo, Macometto d'Iberia, della più forte gente del mondo; e torrà +loro tutta la terra, e gitteragli in uno cantone del mondo, in Romania, e +perderà podere e senno. + + + + + Cap. DXXVI. + + _Lo re domanda: qual'uomo sarà quelli che nascierà di boschi che sì + grande sarà? Sidrac risponde:_ + + +Egli sarà uno uomo Macometto, povero e di laida fazione, pastore di +cavagli; e sarà amonito (1529) dal diavolo, tanto ch'egli lo farà suo +profeta, per suo reo ingegno, e non avrà se non XL uomini in suo podere. +Per gli aguati e scaltrimenti del diavolo, e' ingannerà molta gente; e la +maggiore parte del mondo convertirà a sè; e guadagnerà la magior parte del +mondo, inverso il levante; e ordinerà in fra la gente una legge molta +malvagia; e tutto questo farà per l'amunimento (1530) del diavolo. Egli +ordinerà inanzi la sua morte uno capo della sua legge, e chiamerallo +Califfo; e comanderà a lui e al suo popolo che difendano la sua legge +colla spada. E così sopraprenderà una grande parte del mondo; ma alla fine +egli perderanno tutto, che gli saracini regneranno oltra a VII\C +quarantuno anni. Quando questo termine fia compiuto, egli sarà presso alla +fine della loro signoria; pure a quello termine averanno egli perduto le +tre parti del loro podere; e saranno in servigio del popolo del figliuolo +di Dio, latini (1531). Ma altra generazione di gente che quelli latini +loro toglierà la terra in prima; che altra gente più miscredenti che +saracini torrà loro la terra (1532), che quando gli saracini saranno nel +loro grande istato, egli signoregeranno grande parte del levante e +ponente, e Ispagna e la magior parte dell'isole di mare di Turchia e +d'Erminia e di Soria la grande e la piccola; ch'egli saranno idolatri, la +magiore parte di loro. + +(1529) enseigne C. F. R. + +(1530) industria C. R. 2. + +(1531) en servage as latins pueple dou fis de Deu C. F. R. + +(1532) autre nacion che cil a chi tolleront la terre, et autres plus +mescreans diaus, tatars, chant il seront au comencement de leur honor, +segnoreront ecc. C. F. R. + + + + + Cap. DXXVII. + + _Lo re domanda: questa brutta gente saracini terranno molte terre che + signoregeranno il ponente (1533)? Sidrac risponde:_ + + +Uno tenpo le terranno; ma apresso ciò verranno uno reame +franceschi (1534), che saranno una sola gente (1535), molti fermi nella +credenza e nelle virtù d'Iddio; e in quello reame sarà uno re, che avrà +nome Carlo magnio, che istrugierà molta di quella gente miscredenti; e +torrà loro molte terre, per la volontà di Dio. E da quello Carlo inanzi, +dimorerà tutta la gente miscredenti nel servigio (1536) del popolo del +figliuolo di Dio. + +(1533) _terranno la terra che signoreggieranno quelli del ponente?_ +C. R. 2. — Ma migliore lezione ci sembra quella del C. F. R.: _teront mout +la terre ch'il signoreront en ponent?_ + +(1534) veront franceis C. F. R. + +(1535) bone gens C. F. R. + +(1536) servage C. F. R. + + + + + Cap. DXXVIII. + + _Lo re domanda e dice: dopo questo che sarà (1537)? Sidrac risponde:_ + + +Apresso la morte del re Carlo magnio veranno quelli del ponente, latini, +della fe' del figliuolo di Dio; e torranno loro molte terre, a quella +lorda gente saracina, e guarderanno Damiato e Antioccia, e la città del +figliuolo di Dio, Gerusalemme. E molti di quelli che faranno lo +comandamento e lo conquisto, dimoreranno in Soria (1538); e gli altri +torneranno al ponente; e quelli rimarranno uno grande tenpo (1539). Ma poi +verrà del levante uno soldano (1540); quelli torrà molte terre al popolo +del figliuolo di Dio, e anche la nobile città di Gerusalemme. Ma poi a uno +tenpo uscirà una brutta gente d'entro a due montagne; ciò fieno tartari; e +torranno tutto il levante a quella lorda gente saracina. E quand'elli +saranno al cominciamento del loro onore, i saracini terranno grande parte +del mondo. Poi averanno alla venuta de' tartari perduto lo ponente e lo +levante e grande parte delle loro terre. Ma lo Califo fia morto per quelli +tartari e preso. Apresso uno tenpo uscirà fuori uno re di quella lorda +gente saracina, e farà molte diversità al popolo del figliuolo di Dio; e +torrà loro molte terre, e confonderà (1541) Robraste e Antinocie, e le +metterà in grande distretta. + +(1537) Nel n. t. _presso a questo la morte del re Carlo?_ — Abb. corr. col +C. R. 2. — Probabilmente doveva leggersi: che _sarà dopo la morte del re +Carlo_. + +(1538) Nel n. t. manca _dimoreranno_. — Abb. suppl. col C. R. 2. + +(1539) et la terront I grant tens C. F. R. + +(1540) I roi ce est Salahadin C. F. R. + +(1541) Abbiasi presente il significato del vb. _confundre_ nell'ant. +franc. + + + + + Cap. DXXVIIII. + + _Lo re domanda e dice: appresso (1542)? Sidrac risponde:_ + + +Quelli del ponente franchi, apresso uno tenpo passeranno lo mare, per +grande forza, e per conquistare la città del figliuolo di Dio loro +signore, cioè Ierusalem; e poi prenderanno consiglio d'andare in altra +parte, e niente faranno, anzi torneranno indietro; onde a questa gente +franca non rimarrà poi gente in Soria, che tutto fia de' saracini, onde +egli monteranno in grande orgoglio; e quello sarà loro diretano podere, e +presso della loro fine. Apresso a poco tenpo passeranno gli franceschi per +terra e per mare, e conquisteranno tutta la terra, per la loro grande +forza, di grande gente; e piglieranno tutte le forteze e le terre de' +saracini; e fornirannola tutta di cristiani, e terrannola uno grande +tenpo. E uno di loro terrà la terra di verso gli tartari, sicchè intra +loro non avrà ma uno (1543) grande fiume d'acque fredde, che vengono +d'oriente. Questo uomo domanderà una nobile donna cristiana, donna del +Caire e di Babillonia, per moglie; ma quelli che governerà e terrà ivi, +no' glie la vorrà dare; onde quelli che guarderà gli passi dell'acque +fredde ne sdegnerà molto, e avrallo in grande dispetto; e però penserà di +tradire la terra. E manderà a dire a coloro che usciranno delle due +montagne, tartari, e prometterà loro di dare loro lo passaggio (1544), e +d'essere in loro aiuto contra i cristiani. E per questa cagione passeranno +i tartari, e piglieranno a forza tutta la terra di fuori. Allora quelli +del Cairo e di Babilonia, che fieno fermamente credenti nel figliuolo di +Dio, gli sconfigieranno, caccieranno i tartari di là da quello fiume +dell'acque fredde; e piglieranno colui che gli arà traditi. Poi apresso +uno tenpo quelli delle due montagnie faranno conpagnia cogli greci, per +conquistare il Cairo e Babillonia; e verranno per grande forza; e +conquisteranno tutta la terra, dentro e di fuori, del Cairo e di +Babillonia; e uccideranno molto del popolo del figliuolo di Dio; e loro +terranno tutte le terre, in tale modo che non rimarrà loro di tutte che +una città sopra mare, Alexandria, e una forteza in terra, lo franco +Moreale; e terrannola uno grande tempo; e averà molte riccheze nella città +del figliuolo di Dio, Ierusalem. Ma apresso uno tenpo quelli del ponente, +franchi, per grande gelosia si raguneranno molti insieme, che le guerre +faranno in tutto finire tra cristiani. E quando egli fieno tanta grande +moltitudine ragunati, egli si partiranno in due parti: l'una parte andrà +in Romania, sopra i Greci e sopra i Tartari, che saranno con loro in +compagnia, e toranno loro la magior parte di Romania. L'altra parte +andranno nelle contrade d'Alexandra, e andranno contra i tartari loro +nimici, e si gli sconfigeranno malamente, e loro torranno tutte le terre, +e andranno loro dietro infino alla terra di Baldacca; e quivi dimoreranno +III anni; e tutto dì verrà aiuto a' loro nimici. E uno dì di venerdì +andranno alla battaglia gli cristiani incontro a' tarteri; e nel +cominciamento della battaglia avranno lo migliore gli cristiani sopra di +loro nimici, infino al mezzo dì; ma dal mezzo dì inanzi gli loro nimici +avranno vigore sopra loro, e sconfigeranno malamente, e caccerannogli +fuori di loro terra, e uccideranno molti, e molti ne faranno annegare, al +passare ch'egli faranno lo fiume dell'acque fredde; e loro torranno altra +volta la terra del figliuolo di Dio, Gerusalem, e ancora lo Caire e +Babillonia; in tale maniera che non rimarrà loro altro che Alexandria e +Moreale. Allora n'andrà la novella in ponente; e non dimorerà III anni che +gli cristiani passeranno daccapo, e passeranno molto grande gente; e con +loro passerà lo loro capo, che sarà padre della magione del figliuolo di +Dio, ch'egli chiameranno papa; co' lui molti re e baroni, e medesimamente +lo re di Spagna. Questi guadagneranno tutto, e gitteranno i loro nimici +fuori della loro terra, e uccideranno molti di loro, e caccierannogli +insino a Baldacca, là ov'egli saranno istati isconfitti in prima; e quivi +istaranno all'assedio; e gli tartari crescieranno molto tutto dì; e così +faranno XIII mesi; e poi una domenica usciranno alla battaglia. Allora lo +padre della magione del figliuolo di Dio monterà in alto, e amonirà la sua +gente di benfare, e loro comanderà che egli vengano alla battaglia, al +nome di Dio padre e filio e spirito santo. Allora fia la battaglia, e gli +cristiani avranno la vittoria, che gli tartari fieno isconfitti malamente. +E quella sarà la più aspra giornata di battaglia, che mai sia al mondo, +chè grande moltitudine di tarteri saranno quivi morti, poi lo rimanente +andranno uccidendo e cacciando, LXXXVII giornate, tanto che saranno +all'albore secco; e quivi dimoreranno V mesi. E a loro giugnerà vivanda +d'ogni parte, però ch'egli signoregeranno tutta la terra; e la magior +parte convertiranno alla fede del figliuolo di Dio; e tutti quelli che non +si vorranno convertire, si uccideranno colle spade. Che se allora le +pietre e l'erbe avessono lingue, si griderebono, uccidete i miscredenti, +che al figliuolo di Dio non vogliono credere. Apresso gli tartari si +raguneranno incontro ai loro nimici, e anche saranno a l'altra volta +sconfitti; e uccideranno tanti di loro, che di XVIIII iscanperà uno. E +caccierannogli infino all'albore secco. Quegli che iscanperanno, +piglieranno altro cammino, e si metteranno nella terra di loro nazioni, +giorgiani, che i più di loro saranno di quella terra; e gli altri si +riduceranno nella terra diserta di Tarsi (1545). E quando i cristiani +saranno al grande albore secco, egli vi dimoreranno due mesi; e tuttavia +andrà loro apresso la vivanda, e le cose bisognevoli al popolo, che tutte +le genti gli serviranno, per tema ch'avranno di loro. In cotale dì chente +lo figliuolo di Dio risuciterà, passando da morte a vita, lo padre della +magione, del figliuolo di Dio, papa, farà sagrificio della messa al +figliuolo di Dio, a quello albore secco, e in quell'ora che il papa +sagrificheràe, averrà che l'albore secco rinverdirà, e metterà fiori e +foglie e frutti (1546). E allora sapranno egli che la grazia di Dio sarà +distesa sopra loro; chè il verdire dell'albore significa che il popolo del +figliuolo di Dio avranno vendicata l'onta e la ingiuria che tutti i +miscredenti gli aveano fatta, di ciò, ch'egli noll'ànno creduto. E allora +la boce di Dio dirà che vadano inanzi, e andrannovi XXV giornate, e poi +torneranno adietro. + +(1542) Nel C. R. 2.: _dopo questo che fia?_ + +(1543) che I. C. F. R. + +(1544) et mandera dire as tatars che il lor dora le passage C. F. R. + +(1545) Se perdront au desert C. F. R. + +(1546) Ved. ciò che scrive il Polo dell'albero secco (cap. XXX). + + + + + Cap. DXXX. + + _Lo re domanda: di quale maniera sono gli alberi (1547)? Sidrac + risponde:_ + + +Egli sono II albori secchi, e egli andranno al più a lungi (1548), lo +quale sarà sì grosso, che sette uomini nol potrebono abracciare (1549), e +sarà cavato dentro; e sarà si presso al diserto, là ove lo sole non dimora +se non una ora del giorno; e si è al capo del levante. E quivi ordineranno +i cristiani gente per tutto il mondo, per guardare la terra (1550). Poi +ritorneranno indietro alla città del figliuolo di Dio, Gerusalem, e indi +Caire di Babilonia. Apresso usciranno indiani, e non terranno ma una parte +della terra d'una gente credenti nel figliuolo di Dio (1551). Quelli +manderanno per soccorso al signore di Babilonia, e quelli manderà loro +gran soccorso, però ch'egli saranno credenti al figliuolo di Dio; e Idio +darà loro vittoria sopra i miscredenti; onde molti di loro fieno morti, e +gli altri si convertiranno alla fede del figliuolo di Dio; doventeranno +subbietti al signiore di Babillonia, per soccorso ch'egli averà fatto +loro. + +(1547) _li alberi secchi?_ C. R. 2. + +(1548) au plus loins C. F. R. + +(1549) che VII homes poront estre de dens C. F. R. + +(1550) Adonc establiront gent en la terre por elle garder C. F. R. + +(1551) Apres iront Indiens, et veront et tolleront I grant partie de la +terre de une gent creant au fis de Dieu C. F. R. + + + + + Cap. DXXXI. + + _Lo re domanda: che saràe apresso di questo? Sidrac risponde:_ + + +Apresso uno tenpo quelli (1552) saranno contra di loro nell'aiuto de' +tartari; e poi s'accorderanno di venire al ponente, e diventeranno buoni +amici insieme. Allora fia il mondo tutto in buona pace, a la subizione di +quelli del ponente, franchi (1553); e ciò durerà uno grande tenpo. Ma poi +verrà gente molto disconosciuta (1554), e faranno molte ingiurie al popolo +del figliuolo di Dio, cristiani; e guadagneranno la terra infino all'acque +fredde. I cristiani s'asenberranno contro a costoro, tre nazioni del +popolo del figliuolo di Dio, e andranno contra coloro, e metterannogli a +niente; e tutti quegli che scanperanno di coloro, si convertiranno alla +fede del figliuolo di Dio. Allora ritorneranno anche all'acque fredde, e +passeranno; e ritorneranno alla città del figliuolo di Dio, e avranno +grande concordia e leale amore intra loro; e ciascuno di loro vorrà donare +la signoria l'uno all'altro; e niuno di loro la vorrà ricevere, per fare +onore al suo conpagno. Allora, uno dì ch'egli saranno in grandi pensieri +di queste cose, istando insieme, si verrà una boce da cielo, e dirà loro: +andate, e ciascuno di voi segga nel suo seggio, e faccia sagrificio a Dio; +e quello sagrificio che più sarà alzato, di colui per cui si fa sia la +signoria. Elli così lo faranno. Allora lo sagrificio di quello del ponente +sarà più alzato grandemente, e elli avranno la signoria sopra tutti; e +daranno le sottane signorie agli altri. E ciò sarà diritta ragione, +ch'egli saranno signori degli altri, egli saranno avanterani (1555) in +signoria e in potenzia. Ma egli per la loro umiltà e per la loro bontà +vorranno dare l'altre piccole signorie agli altri; si loro confermerà la +signoria (1556). E queste cose credo che saranno presso al nascimento del +falso profeta anticristo, figliuolo del diavolo. Apresso ciò alquanto +tenpo, molte città profonderanno e cadranno, e molte genti nascieranno, e +molte dislealtà e falsità si faranno, e molte province arderanno. E questi +saranno i segni della venuta del falso profeta anticristo. + +(1552) les griex C. F. R. + +(1553) et tous seront suges as latins de ponent C. F. R. + +(1554) desconoissans C. F. R. + +(1555) avanzeranno in signoria e in potenza — Pare che da _avantar_ il +traduttore abbia fatto _avanterani_. Il C. F. R. ha: seront davant. + +(1556) Corregg. col C. F. R.: et notre segnor... si lor confermera la +segnorie. + + + + + Cap. DXXXII. + + _Lo re domanda: lo falso profeta onde verrà e onde nascierà? Sidrac + risponde:_ + + +Lo falso profeta anticristo nascierà nella grande Babilonia e Caire, d'una +malvagia femmina della schiatta d'Adamo, lo quale concieputo nel ventre di +sua madre, si sarà pieno di spirito di diavolo; e si nodrirà in ria cosa, +per incantatori, e sarà re del mondo, perch'elli sottometterà a sè tutta +gente, per IIII modi. Ch'elli convertirà in prima a sè tutti i ricchi +uomini e nobili, ciò è per doni di grande ricchezze, e lo minuto popolo +per paura, ch'egli sarà di crudeli tormenti ch'egli ordinerà sopra +loro (1557). E d'altra parte conquisterà gli uomini sottili di scienzia, +per grande sottiglieza di scienzia, ch'egli sarà molto pieno di sottili +arti, e parlerà molto ingiegniosamente; però ch'egli saprà tutte l'arti e +tutte le scritture, e sarà uomo di grande memoria. Per altra parte egli +convertirà a sè i religiosi, e quelli che avranno abandonato il mondo per +amore di Dio, per segni e per miracoli, ch'egli per gli suoi incantamenti +mosterrà ch'egli farà iscendere fuoco d'aria, che arderà tutti gli suoi +aversari; e i morti farà per arte di spirito maligno parere sucitati, +ch'egli porteranno testimonianza di ciò ch'egli farà; e in questo +modo (1558), che i diavoli enterranno nel corpo d'alcuno uomo +dampne (1559), e si lo porteranno, e farannolo favellare per loro +ingegnio, tutto altressì come s'egli fosse vivo. E si farà adorare e +coltivare come Idio; edificherà la città del figliuolo di Dio, Gerusalem; +e la gente della prima leggie, ciò sono gli giudei, lo riceveranno a +grande onore, ch'egli verranno a lui di tutte parti del secolo. Ma alla +fine egli torneranno alla diritta fede del figliuolo di Dio, per la +predicazione di due buoni uomini, d'Enoc e d'Elia, ch'egli saranno veraci +signori e leali a Dio, elli sofferranno troppo grandi e aspri tormenti. E +questi buoni uomini saranno istati rapiti in cielo, è molto tenpo, e di +cielo verranno a contastare lo falso profeta; e quello falso profeta gli +faràe uccidere. E regneràe tre anni, e poi indegniamente per grande +diavoleria metterà lo suo padiglione (1560), però ch'egli vorrà vincere +gli giusti uomini, e quivi si troverrà morto di morte subitana, chè Idio +l'ucciderà per lo sancto spirito di sua bocca; ciò è a dire ch'egli sarà +morto per lo suo sancto comandamento. Quelli giorni saranno gli uomini +minori che ora. E il falso profeta regnerà poco più di due anni e mezzo. E +noi siamo minori che gli nostri antichi. + +(1557) ce est par paor che il lor fera et per iustice che il metra sur +iaus C. F. R. + +(1558) Ne entendes mie quo il pora les mors resusciter, mais le diable +entrera ec. C. F. R. + +(1559) Pare che il trad. non abbia intesa la parola franc., onde l'ha +trascritta come trovavala. + +(1560) au monte Tabor C. F. R. + + + + + Cap. DXXXIII. + + _Lo re domanda: che farà Idio poi (1561)? Sidrac risponde:_ + + +Quaranta dì rimarranno, però ch'egli possano fare sodisfacimento, quelli +che per lo suo inganno furono messi in errore. E apresso questo non sa +niuno uomo quando lo giudicamento dee essere fatto. Ma apresso lo +giudicamento di Dio, saranno due resurresioni, cioè che Idio risuciterà +tutte criature umane, in anima e in corpo. + +(1561) Nel n. t.: _che fa Idio più?_ — Abb. pref. la lez. del C. R. 2. + + + + + Cap. DXXXIIII. + + _Lo re domanda: in qual giorno suciteranno? Sidrac risponde:_ + + +In quello medesimo dì che lo figliuolo di Dio risucitò di morte, +risuciterà egli loro; chè li cieli lassù saranno pieni di buone anime di +coloro che dopo la morte del figliuolo di Dio furono morti; e i buoni che +allora morranno di paura, incontanente suciteranno. + + + + + Cap. DXXXV. + + _Lo re domanda: risuciteranno quelli che sono nel ventre della madre? + Sidrac risponde:_ + + +Tutti coloro suciteranno, che nel ventre di loro madre furono vivi; e di +tale statura, come se egli fossono vivuti XXX anni. E tutti i buoni +avranno tali corpi, che mai non morranno; e saranno di meravigliosa +bellezza. E li malvagi avranno altressì corpi, che mai non morranno; e +avranno dolore e pene senza fine. E per tutte le pene che avranno, non +usciranno dello 'nferno, e morire non potranno. + + + + + Cap. DXXXVI. + + _Lo re domanda: in quale ora sarà fatto lo giudicamento? Sidrac + risponde:_ + + +Nella mezza notte; a tale ora come lo figliuolo di Dio ispoglierà lo +ninferno, a quella medesima ora diliberrà egli gli suoi amici di questo +secolo. + + + + + Cap. DXXXVII. + + _Lo re domanda: come verrà lo figliuolo di Dio al giudicamento? Sidrac + risponde:_ + + +Egli verrà come uno posente inperadore e come uno possente re, che dee +entrare in una città: che l'uomo porta inanzi lui la sua corona e le sue +altre conoscienze, perchè lo suo avenimento sia conosciuto. E in cotale +modo verrà lo figliuolo di Dio, a fare lo suo giudicamento. E in quello +modo verrà egli di cielo co' gli suoi ordini degli angieli; e gli suoi +angeli andranno dinanzi da lui, e porteranno la sua crocie, e si +isveglieranno tutto le genti, e risuciteranno, però ch'egli si levino +contra (1562) l'avenimento del figliuolo di Dio. Tutti gli alimenti +turberanno inanzi lui; e quando il fuoco andrà inanzi lui, egli seranno +dinanzi lui. Allora sarà grande tempesta, che tutti gli alimenti si +turberanno per lui incontro agli felloni. + +(1562) encontre C. F. R. + + + + + Cap. DXXXVIII. + + _Lo re domanda: dove sarà il giudicamento e chi il farà? Sidrac + risponde:_ + + +In una valle. La valle significa questo mondo; e lo monte di questa valle +è lo cielo. Però sarà fatto questo giudicamento, ch'ello sarà fatto in +questo mondo, là ove i malvagi saranno istabiliti dalla sinistra parte del +nostro signore, e li buoni e gli giusti dalla destra parte, come le +berbici (1563). La sua destra è la sua gloria; e la sua sinistra, +giustizia. Ma li giusti per la loro umilità andranno in cielo, e gli +malvagi andranno sotto la terra, in ninferno, là ov'egli non avranno niuna +redenzione. + +(1563) come brebis C. F. R. + + + + + Cap. DXXXVIIII. + + _Lo re domanda: in che forma si dimosterrà il figliuolo di Dio? Sidrac + risponde:_ + + +Lo figliuolo di Dio si dimosterrà in quella medesima forma ch'egli fia, +quand'egli trafigureràe tra li suoi disciepoli, in una montagna. Agli +felloni si dimosterrà in quella maniera egli fia quand'elli sarà in +crocie. + + + + + Cap. DXL. + + _Lo re domanda: sarà scura l'aria? Sidrac risponde:_ + + +Non, niente, ma una grandissima chiarezza, in similitudine di croce, la +quale sarà più lucente e più bella che il sole; e elli faràe lo +giudicamento, che a lui sarà fatta la 'ngiuria. E allora ch'egli averà +vinti e sottomessi i suoi nimici, elli averà la sua isposa ricevuta. +Allora sarà nella sua maestade, cioè a dire che l'umanità riposerà nella +divinità. + + + + + Cap. DXLI. + + _Lo re domanda: gli ministri del figliuolo di Dio saranno al + giudicamento? Sidrac risponde:_ + + +Le loro coscienzie avranno sedie, e quivi si riposeranno egli; e +quand'egli avranno vinto lo secolo e gli vizii, egli saranno veduti in +aria; ch'egli è scritto ch'egli saranno sopra sedie al giudicamento. + + + + + Cap. DXLII. + + _Lo re domanda: come sarà fatto il giudicamento? Sidrac risponde:_ + + +Allora (1564) saranno mescolati i buoni e li malvagi insieme, e molti +v'avrà di quelli che paranno buoni, e saranno rei; e tali sono che sono +tenuti rei, che sono molti buoni uomini. Ma allora dipartiranno gli angeli +gli buoni da' rei; tutto altressì come lo grano è sparto dalla paglia, +così saranno dipartiti in tre parti: l'una parte è de' perfetti uomini, +gli quali faranno lo giudicamento col nostro signore insieme; e l'altra +maniera, gli quali saranno giudicati ad avere la gloria di paradiso, ciò +fieno gli buoni; la terza saranno i malvagi, che saranno dannati ad avere +ispiritual (1565) pene. + +(1564) Ores sont C. F. R. + +(1565) sempiternale C. R. 2. + + + + + Cap. DXLIII. + + _Lo re domanda: quali saranno quelli che faranno il giudicamento? Sidrac + risponde:_ + + +Li buoni che debono nasciere, li quali anunzieranno la venuta del gran +profeta figliuolo di Dio; e quelli che saranno presso all'avenimento del +figliuolo di Dio, e sufferranno per lui martirio, siccome fieno apostoli e +tutti quelli che saranno principali confessori della sua magione; e quelli +che serveranno la loro verginitade per lo suo amore, e faranno de' loro +corpi astinenzia, gente religiosa; quelli che mosteranno che averanno +seguitata la sua dottrina all'asenpro del figliuolo di Dio; poi (1566) +saranno degni d'avere lo regno del cielo co' lui. + +(1566) por ce C. F. R. + + + + + Cap. DXLIIII. + + _Lo re domanda: chi saranno quelli che così saranno giudicati? Sidrac + risponde:_ + + +Quelli che lealmente meneranno la loro vita con le loro femmine; e quelli +che raccatteranno gli loro peccati per limosine e per buone penitenzie. A +coloro dirà lo figliuolo di Dio: venite, benedetti dal padre mio, e si +riceverete lo regnio, che v'è aparecchiato dal cominciamento del mondo. Io +ebbi fame, e voi mi desti da mangiare; io ebbi sete, e voi mi desti da +bere; io fui ignudo, e voi mi vestisti; io fui sanza albergo, e voi +m'albergasti; io fui malato, e voi mi vicitasti. Che il figliuolo di Dio +sarà quivi come uomo, e tutti gli altri intorno a lui corporalmente. E +queste parole fieno dette, perchè tutti sapiano bene per quale ragione +saranno salvi o dannati ciascuno. + + + + + Cap. DXLV. + + _Lo re domanda: saravvi niuno perito (1567) sanza giudicamento? Sidrac + risponde:_ + + +Si, sono quelli che fecero o faranno peccato sanza legge; e quelli che +faranno peccato apresso la morte del figliuolo di Dio, e vorranno del +tutto tenere la vecchia leggie, sanza la nuova, in tutto saranno sanza +leggie. E quelli che negheranno il figliuolo di Dio, tornerà il giudicio +in loro dannazione, ch'egli vedranno colui che egli crocifissero. Che +tutti i malvagi fieno altressì come stati consentevoli alla morte del +figliuolo di Dio. + +(1567) Nel cod. _pericolo_. — Abb. corr. _perito_ sulla scorta del C. F. +R. e del C. R. 2., che ha: _se nullo perirà senza giudicio_. + + + + + Cap. DXLVI. + + _Lo re domanda: quali saranno quelli che saranno dannati e quelli che + saranno salvi? Sidrac risponde:_ + + +Li buoni che fanno e fecero lo comandamento di Dio; e gli profeti +ch'annunziarono la venuta del figliuolo di Dio; e li suoi ministri +apostoli; e li giudei che innanzi la venuta del figliuolo di Dio non +peccarono contra gli X comandamenti che loro invierà Idio; e quelli che +faranno lo comandamento di Dio. I cristiani saranno salvi e degni d'avere +gloria del cielo; e quelli che peccheranno contra i X comandamenti, che +Idio manderà a uno uomo; e quelli falsi che per le loro male opere +divoreranno lo figliuolo di Dio, e peccheranno contra lui e contra i suoi +comandamenti; quelli saranno gli perduti e' dannati. E a coloro dirà il +figliuolo di Dio: partitevi da me, voi che siete maledetti. Allora +mosterranno loro gli buoni, per gli loro meriti (1568), che gli rei non +vollono seguire nè in detti nè in fatti i loro meriti nè le loro +opere (1569). Apresso dirà che egli sono degni di tutti tormenti; che il +figliuolo di Dio turberà le foglie (1570). E tutte le altre cose +passibilmente giudicheràe. Egli darà dirittamente la sentenzia contro gli +felloni; onde gli senberràe ch'egli sieno felloni; che ciascuno giudicherà +la sua coscienzia, che egli saranno alluminati della croce di Dio. Chè +tutto altressì come lo sole è ora veduto da tutte genti, tutto altressì +aparirà la croce del figliuolo di Dio a la coscienzia di tutti. + +(1568) car les bons diront et monstreront par lor merites che li mauvais +etc. C. F. R. + +(1569) lor dis ne lor fais C. F. R. + +(1570) Onde sieno uscite le _foglie_ non sapremmo. Nel C. F. R.: eaus +troblera le fis en la soe ire, et le feu li devorera. + + + + + Cap. DXLVII. + + _Lo re domanda: conosceranno allora il bene e 'l male che fecero in + questo secolo? Sidrac risponde:_ + + +La dottrina e l'esenpro di quelli che insegniano la venuta del figliuolo +di Dio ed i suoi ministri, e quelli che scriveranno i suoi santi vangeli e +parole, e quelli che sofferanno per lui martiri e morte, e quelli che +saranno governatori della sua santa chiesa, e i confessori, e quelli che +per lo suo amore guarderanno la loro verginità e la sua dottrina e li suoi +asenpri, saranno veduti da tutti; e vedrassi apertamente lo loro bene, +ch'egli avranno fatto; e molto grande allegrezza avranno di ciò, ch'egli +avranno ischifati i mali. E gli malvagi vedranno in loro ciò ch'egli +doveano avere ischifato; di che egli avranno grande trestizia. Ma quella +trestizia e dolore non varrà loro niente. + + + + + Cap. DXLVIII. + + _Lo re domanda: che sarà dopo il giudicamento? Sidrac risponde:_ + + +Quando lo giudicamento sarà fatto, si sarà traboccato lo diavolo nel +profondo dello 'nferno, con tutti gli malvagi insieme co' lui; e lo +figliuolo di Dio andrà egli con tutti i suoi compagni nella città del suo +padre, cioè la stazione del cielo. E saranno tutti i buoni nell'umanitade +del figliuolo di Dio, e regneranno nella sua santa magione, nella +divinità. Lo figliuolo di Dio sarà allegro di tutte le allegrezze de' suoi +sudditi; e ciascuno avrà compiuta allegrezza, in vedere lo figliuolo di +Dio. + + + + + Cap. DXLVIIII. + + _Lo re domanda: che sarà fatto del secolo (1571) dopo lo suo + giudicamento? Sidrac risponde:_ + + +Egli arderà tutto; che tutto altressì come l'acqua del diluvio uccise lo +secolo, e montò sopra gli nuvoli (1572) XV gonbiti, tutto altresì sarà lo +fuoco più alto ch'e' monti XV gonbita. L'amirazione (1573) di questo +secolo, e le parti e le stagioni, ciò sono gli freddi e gli caldi e le +gragnuole e li venti e i tuoni e le folgore e l'altre tribolazioni di +questo secolo, saranno allora tutti purgati; e rimarranno netti e mutati; +che Idio gli muterà. Che tutto altressì come la figura de' nostri corpi +passerà, e riavremo altro corpo, che troppo sarà migliore che questo, +tutto altressì la figura di questo secolo trapasserà tutto; e avrà poi più +graziosa forma; che Idio farà novello cielo e novella terra; e poi apresso +rinovellerà lo sole e la luna e le stelle, che ora non si finano d'andare +nè di correre. Tutte cose fieno rinovellate, che il sole sarà VII volte +più bello che ora; la luna e tutte l'altre stelle saranno vestite di molta +bella chiarezza. L'acqua che toccherà lo corpo del figliuolo di Dio, e che +laverà gli corpi de' buoni uomini, in questo secolo, si sarà più chiara +che niuno cristallo; la terra che nodrirà lo corpo del Figliuolo di Dio +dentro da sè, si sarà paradiso; la terra, però ch'ella sarà innacquata del +sangue de' buoni, che per l'amore del figliuolo di Dio egli lo sparsono, +ella sarà inbellita di molte maniere di fiori e di delizie, delli ulivi e +delle rose. Questo è lo giudicamento che Idio farà. La terra la quale è +piena di spine e di cardoni, si sarà benedetta da Dio senpiternalmente, e +mai non avranno labore nè dolore. + +(1571) _mondo_ C. R. 2. + +(1572) sopra li omini C. R. 2. + +(1573) La mirablete des choses C. F. R. + + + + + Cap. DL. + + _Lo re domanda: che corpi avranno gli buoni uomini? Sidrac risponde:_ + + +Egli avranno gli corpi sette cotanti più belli che lo sole; e di più bello +coraggio e' saranno, di quello tenpo ch'egli erano, quando egli +trapassarono di questo secolo. + + + + + Cap. DLI. + + _Lo re domanda: saranno egli ignudi o vestiti? Sidrac risponde:_ + + +Egli saranno ignudi di convotizia (1574) e di malizia; e saranno vestiti +di vestimento di grazia e di gloria e di salvazione e d'allegrezza. +Averanno e saranno ripieni di perfetto senno e di tutte bellezze; e gli +loro membri non avranno vergognia (1575), più che noi abiamo del volto e +degli occhi, quando l'uno mira l'altro. + +(1574) convoitise C. F. R. + +(1575) e di loro membro C. R. 2. + + + + + Cap. DLII. + + _Lo re domanda: potranno egli fare ciò che vorranno senza licenzia? + Sidrac risponde:_ + + +Egli non vorranno niuna cosa, altro che buona. E però faranno egli +francamente ciò ch'egli vorranno. In tutti luoghi ov'egli vorranno essere, +saranno, sanza punto dimorare. E' non avranno altra cosa in opra, fuori +che riguardare Dio (1576); e lo loderanno; e la loro loda si è ciòe, che +ànno la visione del nostro signore. + +(1576) Ellino non vorranno altra cosa che riguardare Dio C. R. 2. + + + + + Cap. DLIII. + + _Lo re domanda: che allegrezza avranno? Sidrac risponde:_ + + +L'alegrezza sarà tanta, che mai occhi d'uomo tanto videro, nè orecchie +udirono, nè cuore non potrebe tanto pensare, ciò che Idio à ordinato a +coloro che lui ameranno e seguiranno; ch'egli avranno senpre etternale +vita, e senpiternale fede, e conoscimento di Dio, abondanzia di tutti i +beni, senza niuno mancamento, e sanza niuna fame. Gli corpi avranno VII +ispeziali glorie, e l'anime altre VII. Gli corpi avranno belleza, +isnellità, forteza, francheza, diletto, sanità, onore, sicurtà, +allegrezza (1577); alla quale ci conduce quelli che vive e regna per tutti +i secoli de' secoli. Amen. + +(1577) Il C. R. 2. seguita: l'anime avranno sapienza, amistà, concordia, +potestà, onore, sicurtà, allegrezze. + + + + + Cap. DLIIII. + + _Come Sidrac domanda lo re. Botus come li risponde (1578)._ + + +Sidracco domanda lo re: volete voi altra cosa, ch'io sono aparecchiato di +tutto dirvi, per la volontà del nostro signore? Lo re rispuose e disse: +Iddio ti benedica, e ti dia la sua grazia sempre; chè tu m'ài mostrata la +via, per la quale io posso andare a essere de' sergenti del re del cielo. +Tu m'ài tratto di scurità e messo in chiarezza; tu m'ài detto pienamente +ciò ch'io desiderava di sapere, e non poteva trovare persona che dire me +lo sapesse. Ora io ò assai saputo delle cose che sono buone all'anima e al +corpo salvare. Però possiamo oggi mai pensare del nostro fatto, al quale +noi possiamo oggimai intendere; che però siamo noi venuti in questo strano +paese. + +Ora cominciamo (1579) al fatto del re Botus. + +(1578) Nel C. R. 2.: _Qui parla come Sydrach domanda lo re, e lo re Botus +risponde._ + +(1579) retornons C. F. R. + + + + + Cap. DLV. + + _Come lo re Botoso volle compiere ciò ch'egli avea inpreso a fare._ + + +Allora montò a cavallo lo re Botus, egli e la sua gente e il suo maestro +Sidraco; e vennono all'entrare della terra del re Garabo, a fare la torre +ch'egli dovea fare. E Sidrac fece venire maestri, e fece mettere pietre +nel fondamento della torre, al nome di Dio; e in XVI dì fue la torre fatta +e compiuta. + + + + + Cap. DLVI. + + +Quando lo re Garabo vide che lo re Botus avea fatta e conpiuta la torre, +egli fue tutto isconfortato, e non seppe che consiglio si dovesse +pigliare. E seppe allora bene che gl'idoli nè loro forza no' gli poteano +valere niente. Ond'egli fece aparecchiare messaggi, e mandò pregando lo re +Botus, che avesse merciè di lui. + + + + + Cap. DLVII. + + +Lo re Botus gli mandò a dire, per lo consiglio di Sidrac suo maestro, che +s'egli volesse lasciare in tutto gl'idoli, e credere nel vero Iddio, egli +avrebbe merciè di lui. E lo re Garabo gli mandò a dire, ch'egli lo farà +volentieri. E così si convertì a Dio, e ruppe tutti gl'idoli ch'egli avea. +Lo re Botus, inanzi ch'egli morisse convertie tutto le sue contrade, e +quelle dello re Garabo, alla fede del figliuolo di Dio, per lo consiglio +di Sidrac suo maestro. Ma apresso alla morte di Sidrac e dello re Botus, +per lo consiglio del diavolo tutti ritornarono ad adorare gl'idoli, e +furono poi piggiori che prima (1580). + + +_Conpiuto di scrivere a' dì XIIII di febraio, 1382, per mano di Benedetto + di Banco degli Albizi. Cristo ne sia lodato. Amen. Alle 3 ore._ + +(1580) Dopo queste parole il C. R. 2. seguita: Così finisce lo savio +filosofo il suo libro d'astrologia, nominato Sydrach, lo quale lasciò la +scienza dopo lui, ond'ella fue profitabile alla giente. Ora preghiamo +tutti comunemente Idio lo creatore che ci dia la sua grazia, che noi +possiamo intendere e mettere in opera ciò che questo libro del savio +filosofo c'insegna, a onore del corpo e profitto dell'anima. Amen. — Le +stesse parole leggonsi nel C. F. R. + + + + + INDICE + + + Avvertenza preliminare pag ix + Prologo » 1 + Cap. 1. _Ebe Idio mai cominciamento?_ » 33 + » 2. _Puote Idio essere veduto?_ » 34 + » 3. _È Iddio in tutti luoghi e per tutti?_ » 35 + » 4. _Sentono tutte le cose Idio?_ » ivi + » 5. _Che fece Idio primamente?_ » 36 + » 6. _Quando furono fatti gli angioli?_ » 37 + » 7. _Di che servono gli angeli in cielo?_ » 38 + » 8. _Gli diavoli sanno tutte le cose e possonle fare?_ » 40 + » 9. _Che forma ànno gli angioli e se sanno tutto?_ » ivi + » 10. _Fece Iddio l'uomo colle sue mani?_ » 44 + » 11. _Dove fu fatto Adamo?_ » 46 + » 12. _Quando Adamo fu fuori del paradiso dove andò egli?_ » 49 + » 13. _Fece Adamo altro peccato inverso lo suo criatore, se + non quello ch'egli trapassò lo suo comandamento e + mangiò lo pome?_ » 50 + » 14. _Che cose tolse Adamo a Dio, e come gliele converrà » 53 + rendere?_ + » 15. _Perchè non fue perduto di tutto in tutto, che così + grandissimo peccato avea fatto?_ » ivi + » 16. _Perchè non mandò Iddio uno angelo inanzi per lui + diliberare, o ch'egli avesse fatto uno uomo per lui + deliberare?_ » 54 + » 17. _Perchè vorrà egli nascere di vergine e come sarà ella + vergine quand'egli nascerà di lei?_ » 55 + » 18. _Quanto tempo visse Adamo?_ » 57 + » 19. _Perchè è chiamata morte, e quante morti sono?_ » 58 + » 20. _Nuoce agli uomini di quale morte e' si facciano?_ » 59 + » 21. _Come vanno l'anime nell'altro secolo?_ » 61 + » 22. _Che cosa è paradiso celestiale?_ » 64 + » 23. _Chi fu fatto innanzi tra il corpo o l'anima?_ » ivi + » 24. _Chi parla o 'l corpo o l'anima?_ » 65 + » 25. _L'anima ch'è ispirito solamente, che non à corpo nè + membro, nè prendere nè tenere non si può, nè vedere, + come può sentire gioia e gloria in cielo, e pene e + dolore nello 'nferno?_ » 67 + » 26. _Qual'è più sicura tra l'anima e 'l corpo?_ » 68 + » 27. _Dove abita l'anima?_ » 69 + » 28. _Perchè non puote dimorare nel corpo quando lo sangue è + tutto fuori?_ » 70 + » 29. _Come è ciò, che in questo mondo chi vive e chi muore?_ » 71 + » 30. _Come potrebbe l'uomo sapere che Idio facesse l'uomo + alla sua similitudine?_ » 72 + » 31. _Quando noi siamo fatti alla simiglianza di Dio, perchè + non possiamo noi fare altressì com'egli?_ » 73 + » 32. _Lo sangue che diviene quando lo corpo è morto?_ » 74 + » 33. _Che diviene lo fuoco quand'egli è spento?_ » 75 + » 34. _Perchè non si parte l'anima, quando lo corpo perde la + metà del sangue e più?_ » 76 + » 35. _Di qual natura è 'l corpo e di quale compressione?_ » 77 + » 36. _L'anime sono fatte dal cominciamento del mondo o sono + facte ciascuno giorno?_ » 78 + » 37. _Quelli che Idio nè nullo bene conoscono s'elli possono + avere nulla scusa?_ » 79 + » 38. _Dee l'uomo fare altra cosa che 'l comandamento di Dio?_ » 80 + » 39. _Perchè è chiamata morte?_ » ivi + » 40. _Quanti secoli sono, e quanti mondi, e come si tengono?_ » 81 + » 41. _Idio è di grande guidardone?_ » 82 + » 42. _Le gienerazioni che saranno al tempo del figliuolo di + Dio, saranno egli credenti a lui tutti comunemente?_ » 83 + » 43. _Che comandamento farà Iddio al suo popolo?_ » 84 + » 44. _Qual'è la più sicura cosa che sia e la più benedetta e + la più degna e la più bella?_ » 85 + » 45. _Qual'è la più laida cosa che sia, e la più pericolosa + e la più maledetta e la più paurosa?_ » 86 + » 46. _Le buone anime non avranno duolo del male delle rie + anime?_ » 87 + » 47. _Che vale meglio o la santà o la malizia?_ » ivi + » 48. _Che podere dona Iddio all'anima in questo mondo?_ » 88 + » 49. _Lo cruccio e la gioia onde viene?_ » 90 + » 50. _Dopo lo tempo che 'l figliuolo di Dio monterà in cielo + averà istolomia nel mondo per insegnare?_ » 91 + » 51. _Chi bene nè male non fa è menato a peccato?_ » 92 + » 52. _Se quelli che non fanno nè bene nè male è menato al » 94 + peccato._ + » 53. _Se la signoria de' fare asprezza o de' essere piatosa._ » 95 + » 54. _De' l'uomo fare bene a' suoi parenti e a' suoi amici?_ » 96 + » 55. _Che cosa è gentileza?_ » ivi + » 56. _Come fa freddo quando il tempo è chiaro?_ » 97 + » 57. _Puote l'uomo conosciere li buoni uomeni dalli malvagi + per neuno segno?_ » 98 + » 58. _Sarà giammai rilevata la grandezza del diavolo + altressì com'ella fu al mio tempo?_ » 99 + » 59. _Perchè non fece Iddio all'uomo, quando la persona + avesse mangiato una volta, ched elli se ne potesse + istare una semana?_ » 100 + » 60. _Come muore altressì il ricco come il povero?_ » 101 + » 61. _Dee l'uomo giudicare gli poveri come gli ricchi?_ » ivi + » 62. _Dee l'uomo avere mercè del suo nimico?_ » 102 + » 63. _Può lo reo uomo avere l'amore di Dio come il buono?_ » 103 + » 64. _Come puote la creatura uscire della femmina ch'è piena + nel suo corpo?_ » 105 + » 65. _Puote la femina portare più di due figliuoli a uno + corpo?_ » 107 + » 66. _Qual'è la migliore cosa che l'uomo possa avere?_ » 109 + » 67. _Qual'è la peggiore cosa che l'uomo possa avere in sè?_ » 110 + » 68. _Come puote essere l'uomo leale?_ » ivi + » 69. _La prodezza e la paura di che aviene?_ » 111 + » 70. _La lebbra e la tigna di che aviene?_ » 112 + » 71. _Tutte le cose Idio fece, furono fatte dal + cominciamento del mondo?_ » 113 + » 72. _Chi vi nodriscie lo frutto della terra?_ » 114 + » 73. _Le bestie come arabbiano?_ » 115 + » 74. _Chi vive più che cosa che sia in questo mondo?_ » 116 + » 75. _Se Dio pascie tutte le cose._ » 117 + » 76. _Le bestie e gli uccelli e' pesci ànno anima?_ » ivi + » 77. _Il popolo che sarà al tenpo di Dio morranno tanto + quanto noi facciamo?_ » 118 + » 78. _Lo mondo quanto viverà?_ » 119 + » 79. _À egli altra gente che viva oltre la terra, in mare?_ » 121 + » 80. _Perch'alcuno uomo è nero e altro bianco?_ » 124 + » 81. _Fellonia di che aviene?_ » 125 + » 82. _Perchè sono le bestie di molti colori?_ » 126 + » 83. _Quegli che mangiano e beono più che mestieri non è + loro, fanno male?_ » 127 + » 84. _Che cosa è la migliore e la piggiore cosa che sia?_ » ivi + » 85. _Chi dà magiore iscienzia o migliore, le cose calde o + le cose fredde?_ » 128 + » 86. _Quando l'uomo è fello e crucciato e malinconoso, come + si potrebbe ciò cessare?_ » 129 + » 87. _Che vale meglio o l'amore della femina o l'odio?_ » 130 + » 88. _Quando l'uomo è gioioso e allegro, od egli oda alcuna + cosa che non gli piaccia, come si cruccia egli?_ » 131 + » 89. _Se dee l'uomo amare la femina, e la femina l'uomo + sanza biasimo._ » 133 + » 90. _Onde viene la grasseza del corpo?_ » 134 + » 91. _Dee l'uomo gastigare la femina, e conbattella, + quand'ella falla?_ » 135 + » 92. _Di che cosa escie gelosia, e perchè è geloso l'uomo?_ » ivi + » 93. _Dee l'uomo amare lo suo buono amico?_ » 137 + » 94. _Può l'uomo fare lo suo profitto sanza travaglio?_ » 138 + » 95. _Dee l'uomo fare bene e dare carità a' poveri?_ » 140 + » 96. _Come si dee l'uomo contenere con tutta gente?_ » ivi + » 97. _Quando lo ricco perde la sua riccheza val meno, e + quando il povero diventa ricco val più?_ » 142 + » 98. _La malvagia maniera e' costumi donde viene?_ » 143 + » 99. _Lo ferro ch'è forte e duro, come fue primieramente + fermato il martello e le tanaglie e l'ancudine?_ » 144 + » 100. _Quelli che giurano lo loro Iddio fanno egli male?_ » ivi + » 101. _De' l'uomo essere casto di tutte cose?_ » 145 + » 102. _Con cui dee l'uomo andare e cui dee l'uomo schifare?_ » 146 + » 103. _Che vale meglio, o riccheza od onore?_ » 147 + » 104. _De' l'uomo portare onore al povero come al ricco in + giustizia?_ » 148 + » 105. _Lo povero se si diletta nella sua povertà, come lo + ricco nella sua ricchezza._ » ivi + » 106. _Dee vantarsi l'uomo di quello ch'à fatto?_ » 149 + » 107. _Come fiatano i cani più ch'altra bestia?_ » 150 + » 108. _Quelli ch'ànno cupideza dell'altrui cose o dell'altrui + femine fanno male?_ » 151 + » 109. _Può l'uomo scanpare dalla morte, per nulla ricchezza o + per niuna cosa, per forza o per ardire nè per fuggire?_» 152 + » 110. _È buono a rispondere a quelli che folle parla?_ » 153 + » 111. _Qual'è la più grave cosa che sia?_ » 154 + » 112. _Quelli che si travagliano e non sanno aiutare, perchè + non fanno eglino?_ » 155 + » 113. _Come infolliscono le genti?_ » ivi + » 114. _Grava all'anima quand'ella si parte dal corpo, e al + corpo quand'egli si parte dall'anima?_ » 156 + » 115. _Cui de' l'uomo più temere, o l'uomo vecchio o 'l + giovane?_ » 157 + » 116. _Piove più in un luogo che in un altro?_ » 158 + » 117. _Perchè non fece Idio l'uomo che non potesse peccare?_ » 159 + » 118. _È buono di trasmettersi di tutte cose con tutte + genti?_ » 160 + » 119. _Perchè Iddio fecie il mondo?_ » 162 + » 120. _Come fu fatto il mondo, e come si tiene egli?_ » 163 + » 121. _À gente di sotto a noi, che vegano lo chiarore del + sole, altressì come noi qui?_ » 164 + » 122. _Quanto è il mondo lungo e largo e ispesso?_ » 165 + » 123. _Perchè vorrà Iddio disfare lo mondo di tutto in + tutto?_ » 166 + » 124. _Come volano gli uccelli per aria._ » 167 + » 125. _La piova di che viene?_ » ivi + » 126. _Di che vengono le neve?_ » 168 + » 127. _La tempesta di che aviene?_ » 169 + » 128. _Li tuoni e li lanpi che sono?_ » 170 + » 129. _Onde vengono gli venti?_ » 171 + » 130. _Come monta e sale l'acqua nell'alte montagnie?_ » 171 + » 131. _L'acque onde escono e vanno?_ » 172 + » 132. _Perchè è il mare insalato?_ » 173 + » 133. _Onde vengono l'acque calde, che surgono sopra terra?_ » 174 + » 134. _Che cosa è zolfo?_ » 175 + » 135. _La folgore di che viene e di che sono?_ » ivi + » 136. _Le montagne e le rocche furono create dal + cominciamento del mondo?_ » 176 + » 137. _Da quale parte viene lo diluvio?_ » 177 + » 138. _Verrà altra volta lo diluvio in terra?_ » 178 + » 139. _Quando Noè entrò nell'arca, e prese di ciascuna bestia + e uccielli un paio, che bisogno avea di rea bestia, e + di metterla nell'arca, i scorpioni e tarantole e altre + ree bestie?_ » ivi + » 140. _L'oro onde viene?_ » 179 + » 141. _Le perle e gli carbonchi onde vengono?_ » 180 + » 142. _Quante terre sono al mondo?_ » 181 + » 143. _Puote l'uomo andare intorno al mondo?_ » 182 + » 144. _Potrebbe l'uomo andare tanto in su una nave, che + tuttavia la spingesse il vento inanzi, ch'egli potesse + venire presso al fermamento?_ » 183 + » 145. _Che non creò Iddio l'uomo che potesse vivere lungo + tenpo?_ » 183 + » 146. _Quali angieli pigliano l'anime?_ » 185 + » 147. _Quale è meglio, od opera o castità?_ » 186 + » 148. _Di che vengono gli tremuoti?_ » 187 + » 149. _Le piante perchè mutano lo loro segno e fannoli + contro?_ » 188 + » 150. _Le stelle che vanno per l'aria, vanno elleno, e come + cagiono elle?_ » 190 + » 151. _Quanti cieli sono?_ » 191 + » 152. _Quanto è alto lo cielo da terra?_ » 192 + » 153. _Di quale virtù è il fermamento?_ » ivi + » 154. _Se le pianete e le stelle sono di gran virtude._ » 193 + » 155. _Di che maniere sono l'acque?_ » 197 + » 156. _Quanti mari sono?_ » 198 + » 157. _Perchè fecie Idio ritondo il mondo?_ » 199 + » 158. _Perchè fece Idio lo sole caldo e la luna fredda?_ » ivi + » 159. _Quale è la maggiore cosa che sia?_ » 200 + » 160. _Quale è più o la rena della terra o le candelle del + mare?_ » ivi + » 161. _Potrebbe l'uomo contare l'onde del mare o la rena + della terra?_ » 201 + » 162. _Quante stelle sono in cielo?_ » 202 + » 163. _Quanti angeli creò Idio, e quanti furono quelli che + caddono, e quanti ne dimorano in cielo?_ » 203 + » 164. _Quali sono più o le genti o le bestie o gli uccegli o' + pesci?_ » 204 + » 165. _Iddio ch'è tutto possente perchè non fece altre + creature che vermini e bestie o uccielli o pesci?_ » 204 + » 166. _Quale è più ardito o quelli che va di notte o quegli + che va di giorno?_ » 205 + » 167. _Quale è maggiore prodezza o quella di città o quella + de' boschi?_ » 206 + » 168. _Dee l'uomo rinproverare l'uno all'altro o di povertà o + di ricchezza o di malizie o di malvagità di sua moglie + o d'altre cose?_ » 208 + » 169. _Dee l'uomo portare e fare onore a tutta gente?_ » ivi + » 170. _Dee l'uomo dimenticare quelli che gli hanno fatto + onore?_ » 209 + » 171. _Come si puote l'uomo tenere della sua grande volontà?_ » 210 + » 172. _Quale è lo magiore diletto che sia?_ » 211 + » 173. _Desi l'uomo dilettare colla femina?_ » 212 + » 174. _Quando l'una oste è contra l'altra come si deono + conbattere?_ » 213 + » 175. _Quali sono quelli menbri senza li quali l'uomo non + potrebbe vivere?_ » 214 + » 176. _Chi trovò e fece lo primo stormento del mondo, e come + fu fatto?_ » 215 + » 177. _L'uomo che nascie sordo e muto, che linguaggio pensa e + intende lo suo cuore?_ » 216 + » 178. _Perchè sono gli nuvoli l'uno bianco e l'altro nero?_ » 217 + » 179. _Dello tenpo ch'è chiaro e sereno gli nuvoli onde + vengono?_ » 218 + » 180. _Tutte le criature che sono fatte possono sapere la + volontà della cogitazione di Dio?_ » ivi + » 181. _Dee l'uomo tutto giorno adorare?_ » 219 + » 182. _Gli occhi che lagrimano ispesso donde viene?_ » 220 + » 183. _Quante maniere di gente de' l'uomo onorare in questo + mondo?_ » 221 + » 184. _Qual'è lo più largo uomo del mondo?_ » 222 + » 185. _In via o in camino più onorare o 'l povero o 'l + ricco?_ » ivi + » 186. _È peccato di mangiare tutte cose?_ » 223 + » 187. _De' l'uomo salutare la gente a tutte l'ore?_ » 224 + » 188. _Come dee l'uomo mantenere gli figliuoli?_ » ivi + » 189. _Qual dee l'uomo più amare tra la moglie o figliuoli?_ » 225 + » 190. _Se mio padre e mia madre non fossono istati, noi come + saremo istati?_ » 226 + » 191. _Perchè non vengono a bene le creature che sono create + in corpo alle loro madri?_ » 227 + » 192. _Tutte le femine sono d'una maniera?_ » 228 + » 193. _Dee l'uomo fare asapere al suo amico la dislealtà + della sua moglie?_ » 229 + » 194. _Fa alcuna cosa l'afrettare?_ » 229 + » 195. _Dee l'uomo amare tutte gente?_ » 230 + » 196. _Sono tutte le genti comunali in questo mondo e + secolo?_ » 231 + » 197. _Fanno onore nell'altro secolo a' ricchi e disonore a' + poveri?_ » 232 + » 198. _Porterà nell'altro secolo lo padre lo carico del + figliuolo?_ » 233 + » 199. _Quelli che uccidono la gente pigliano elli loro + peccato della vita sopra loro?_ » 234 + » 200. _Quale è magiore dolore che l'uomo vede o quello che + l'uomo ode?_ » 235 + » 201. _À in questo secolo gente che mangino altre genti?_ » 236 + » 202. _Quale è peggio tra micidio o furto o baratto?_ » ivi + » 203. _Idio ch'è pietoso e misericordioso perdona egli tutti + gli peccati che l'uomo fa in questo secolo?_ » 238 + » 204. _Perchè si travaglia l'uomo in questo secolo?_ » 239 + » 205. _Quale è la più scura cosa che sia?_ » 242 + » 206. _Lo male che l'uomo fa in questo secolo è d'Iddio?_ » ivi + » 207. _Come potrebe l'uomo salire in cielo?_ » 245 + » 208. _Dove si nasconde lo giorno la notte?_ » 246 + » 209. _Come si tengono la luna e le stelle?_ » 247 + » 210. _Come possono conosciere le genti l'ore e' punti della + notte?_ » ivi + » 211. _Se le stelle tornano al fermamento._ » 249 + » 212. _Se sarà continuamente guerra nel mondo._ » 250 + » 213. _Perchè è chiamato mondo?_ » 251 + » 214. _Se Iddio si cruccia delle morti, e delle genti che + morte si faccino._ » 252 + » 215. _Qual'è il più degno giorno del mondo?_ » ivi + » 216. _Perchè fu fatto lo dormire?_ » 253 + » 217. _Quale è il più sano luogo del mondo?_ » 254 + » 218. _Quali gente sono quelle che mantengono il mondo?_ » 255 + » 219. _Quale è più alto o lo re o la giustizia?_ » 256 + » 220. _Può l'uomo avere riccheze corporale e portarle co' + lui?_ » ivi + » 221. _Uomo e femina che si traamano e si dilungano uno + grande tempo e poi s'accontano, possonsi eglino amare + come di prima?_ » 257 + » 222. _Come l'uomo alcuna volta la femina e la femina l'uomo + amansi?_ » 258 + » 223. _Chi fa uno falso saramento di Dio per x cose falsare, + è egli spergiuro per una volta?_ » 259 + » 224. _Quelli che insegniano lo bene in questo secolo + ànn'egli più guidarnone che gli altri?_ » ivi + » 225. _Di che viene lo magiore odio del mondo?_ » 260 + » 226. _Lo pensiere che l'uomo pensa onde escie?_ » 261 + » 227. _Per che cagione sono gli uomini malvagi mali?_ » 262 + » 228. _Quali sono gli più pericolosi menbri del corpo?_ » 264 + » 229. _Qual'è la più pericolosa arte che sia e la più + sicura?_ » ivi + » 230. _Come alcuna volta muove la gaieza al corpo dell'uomo + gaio e allegro?_ » 265 + » 231. _Ciascuna volta che l'uomo s'accosta alla femina + ingenera egli?_ » 266 + » 232. _Che potrebe l'uomo fare, che la femina inpregnasse?_ » 267 + » 233. _Di quale parte si raguna la schiatta dell'uomo + quand'ella escie?_ » 268 + » 234. _De' l'uomo amare gli figliuoli?_ » 269 + » 235. _Incantamenti e malie sono vane?_ » 270 + » 236. _Qual è la più leggiera bestia che sia e la più + asentivole?_ » 271 + » 237. _Quale è più alto o la terra o lo mare?_ » 272 + » 238. _Le lumache perchè s'appiccano agli alberi?_ » ivi + » 239. _Come dormono gli vecchi più leggiermente che gli + piccoli garzoni non fanno?_ » 273 + » 240. _Se Idio avesse fatto uno uomo così grande come tutto + il mondo, potrebb'egli contastare contra lui?_ » 274 + » 241. _Se Idio non avesse fatto lo secolo, di quale maniera + sarebbe il mondo?_ » 275 + » 242. _Gli angeli che Idio fece furono fatti della lena di + Dio, come Adamo lo primo uomo fue fatto?_ » 276 + » 243. _Cui de' l'uomo più amare, o quelli cui elli ama o + quelli che l'amano?_ » 277 + » 244. _Dove sono le più degne parole e d'erbe e di pietre?_ » ivi + » 245. _Come la scurità della luna non si vede se non inverso + ponente, e tuttavia quand'ella è novella?_ » 278 + » 246. _Dee l'uomo discoprire il suo segreto al suo amico, + quand'egli fa alcuna cosa celata?_ » 279 + » 247. _Quali femine sono più utili a l'uomo quand'egli giacie + co' loro?_ » 280 + » 248. _Perchè alcuna gente si levano a mattotino da dormire + bianchi e coloriti, e altri palidi e ismalfati?_ » 281 + » 249. _Lo triemo del corpo di che aviene, che alcuna volta si + muove il corpo?_ » 282 + » 250. _La vista che l'uomo vede entra negli occhi dentro?_ » ivi + » 251. _Uno uomo solo non puote dire e parlare più cose?_ » 283 + » 252. _Se lo mare può menomare?_ » 284 + » 253. _Femina che spesso si corrompe di sua orina dormendo, e + nolla può ritenere, può ella ingravidare, e l'uomo + ingenerare?_ » 285 + » 254. _Cui dee l'uomo più amare, o i figliuoli del fratello o + quegli della sirocchia?_ » 287 + » 255. _Qua' sono le pericolose collere del corpo?_ » 288 + » 256. _Quale è la migliore carne che sia al corpo?_ » 290 + » 257. _Perchè la notte, quando l'uomo cena la mattina à fame, + e s'egli non cena si è satollo?_ » 291 + » 258. _La vivanda che l'uomo mangia come si parte ella per lo + corpo?_ » ivi + » 259. _L'uomo ch'avrà inghiottito osso o spina, e gli sarà + ristata nella gola, e non potrà andare su nè giù, come + si potrà torre quello osso?_ » 292 + » 260. _Perchè pute lo sterco dell'uomo e della femmina?_ » 293 + » 261. _Per che cagione è l'orina della persona insalata?_ » ivi + » 262. _Le femine ànno granelli?_ » 294 + » 263. _Come nascono i vermini nel corpo dell'uomo?_ » 295 + » 264. _Quante sono l'arti del mondo che l'uomo non si potesse + sofferire sanza loro?_ » 296 + » 265. _Come potrebe l'uomo vinciere la volontà di questo + mondo?_ » 297 + » 266. _Quali ànno magiore onore e gioia nell'altro secolo, o + i piccoli garzoni che anche non peccarono, o li buoni + che lasciano lo male per l'amore di Dio?_ » 298 + » 267. _Di quanto, poi che 'l diavolo fue abattuto, fue fatto + Adamo?_ » 299 + » 268. _Quale è il più bello vembro del corpo?_ » 300 + » 269. _Lo vento come si sente e non si vede?_ » 301 + » 270. _Come il fuoco si vede e non si può pigliare?_ » 302 + » 271. _Perchè si dice pulcella e vergine, e quale è più + degna?_ » ivi + » 272. _Qual si puote meglio tenperare di lussuria, o la + pulcella o quella che sia corrotta?_ » 303 + » 273. _Quale si puote meglio sofferire di lussuria, o l'uomo + o la femina?_ » 304 + » 274. _La femmina gravida come puote ella notricare la + criatura nel suo ventre?_ » 305 + » 275. _Dee l'uomo adontare la femina, quand'ella falla del + suo corpo?_ » 306 + » 276. _Dee l'uomo essere geloso della sua moglie?_ » 307 + » 277. _Se l'omo de' avere gelosia di sua moglie._ » 308 + » 278. _Debbono tutte le genti bere vino?_ » 309 + » 279. _Dee l'uomo dilettarsi in niuno luogo del mondo?_ » 310 + » 280. _Dee l'uomo essere ardente di tenzone e di conbattere + colla gente?_ » ivi + » 281. _Se l'uomo si dee vantare del suo peccato, quand'egli + l'à fatto._ » 311 + » 282. _Nel male puossi trovare niuna iscienzia?_ » 312 + » 283. _Perchè ànno le femine la gioia e lo cruccio del + secolo?_ » 314 + » 284. _Dee l'uomo andare ispesse volte a casa del suo amico?_ » 315 + » 285. _Dee l'uomo mostrare laida cera al suo amico?_ » ivi + » 286. _Come alcuna volta l'uomo conquisterebbe in battaglia + due uomini o tre, e alcuna volta è vinto da uno solo?_ » 316 + » 287. _È sanità di mangiare tutte cose?_ » 317 + » 288. _Quali sono quelli che si vantano più che gente del + mondo?_ » ivi + » 289. _Perchè sono gli nuvoli così di state come di verno?_ » 318 + » 290. _Lo nuvolo ch'è piccolo, come pare, come puote cuoprire + tanta quantità di terra?_ » 319 + » 291. _Gli piccoli garzoni sono come bestie che non + intendono?_ » 320 + » 292. _Com'à l'uomo alcuno menbro grande e l'altro piccolo?_ » 321 + » 293. _Lo senno onde viene?_ » 322 + » 294. _Di che viene lo pensiero che l'uomo àe, che gli pare + vedere quello che non è?_ » ivi + » 295. _Lo sospiro onde viene?_ » 323 + » 296. _La lena onde viene?_ » 324 + » 297. _La starnuto onde viene, e come lo potrebe l'uomo + tenere?_ » ivi + » 298. _Lo menbro dell'uomo come si distende e onde escie e + come ritorna dentro?_ » 325 + » 299. _Di quale alimento si potrebbe l'uomo meglio + sofferire?_ » 326 + » 300. _La pioggia quand'ella viene, perchè muove prima lo + vento?_ » 327 + » 301. _Perchè gli uccelli femine non ànno natura come l'altre + bestie?_ » 328 + » 302. _Quale è più forte o 'l vento o l'acqua?_ » ivi + » 303. _Perchè pena a nasciere l'uno fanciullo più che » 329 + l'altro?_ + » 304. _Perchè si travaglia la gente della morte più l'una che + l'altra?_ » ivi + » 305. _Chi sente lo dolore della morte o l'anima o il corpo?_ » 330 + » 306. _Perchè gli piccoli fanciulli non sono intendevoli + quand'elli nascono e sono noiosi al nodrire?_ » 331 + » 307. _Come dee l'uomo vivere in questo mondo?_ » 332 + » 308. _Come si dee l'uomo comportare collo suo nimico?_ » 333 + » 309. _Dee l'uomo giucare col suo amico?_ » 334 + » 310. _Se l'uomo dee dottare del suo nimico._ » 335 + » 311. _Qual vale più o lo ricco o lo povero nell'altro + secolo?_ » 336 + » 312. _Quali sono più ad agio o li poveri o li ricchi in + questo secolo?_ » ivi + » 313. _Quali sono le più ricche genti del mondo?_ » 337 + » 314. _Quali sono li più onorati uomini del mondo?_ » 338 + » 315. _Quando tu se' in uno luogo deilo tu lasciare per + migliore cercare?_ » 339 + » 316. _Dee l'uomo credere ciò che le genti lo consigliano?_ » ivi + » 317. _De' l'uomo amare i malidicenti?_ » 340 + » 318. _Se si dee l'uomo crucciare se altri gli mostra mala + cera._ » 341 + » 319. _Può l'uomo dimenticare lo suo paese?_ » ivi + » 320. _Quale è meglio o forza o ingiegnio?_ » 342 + » 321. _Se alcuno domanda ragione dègli l'uomo inmantanente + rispondere?_ » 343 + » 322. _Come dee l'uomo domandare quando vuole sapere alcuna + cosa?_ » 344 + » 323. _Perchè sono più savia gente quegli del ponente che + quelli del levante?_ » 344 + » 324. _Quale è più bello alla femina o lo bello corpo o la + bella persona o lo bello volto?_ » 346 + » 325. _Se le pianete sono tutte in un luogo o sono tutte + d'una maniera e natura o sono di più nature?_ » ivi + » 326. _Se uno uomo trovasse un altro sopra la moglie?_ » 349 + » 327. _De' l'uomo pensare per la gente?_ » 350 + » 328. _De' l'uomo biasimare Dio per perdita o per dannaggio + ch'egli abbia?_ » 351 + » 329. _Di che può l'uomo avere più lodo di dare al ricco uomo + o al povero?_ » 352 + » 330. _Dee l'uomo servire a tutte genti?_ » 353 + » 331. _Quale è la più saporita cosa che sia?_ » ivi + » 332. _Gli re e gli signori deono essere leali e larghi?_ » 354 + » 333. _Gli re deono andare in battaglia?_ » 355 + » 334. _Lo sudore del corpo onde escie e onde viene?_ » 357 + » 335. _Qual colore è meglio vestire?_ » ivi + » 336. _Qual'è la più verde cosa che sia?_ » 358 + » 337. _Qual'è la più grassa cosa che sia?_ » 359 + » 338. _Quale vale meglio al punto della morte o lo grande + pentimento o la grande sicurtade della vita + perdurabile?_ » ivi + » 339. _Dee l'uomo piangere i morti?_ » 360 + » 340. _Venne mai niuno dell'altro secolo, che contasse di + paradiso e di ninferno?_ » 361 + » 341. _Che dee l'uomo dire quand'egli si leva o quand'egli si + corica?_ » ivi + » 342. _Chi non avesse ma ch'una coglia potrebbe egli + ingenerare, per l'una grande e l'altra piccola?_ » 362 + » 343. _Gli garzoni di X anni o di meno, perchè non ingenerano, + e le fanciulle simigliantemente perchè non + impregnano?_ » 363 + » 344. _Ànno gli diavoli pena nell'altro secolo?_ » 364 + » 345. _Quale è la più forte battaglia che sia?_ » ivi + » 346. _Dee l'uomo dottare tutta gente?_ » 365 + » 347. _Perchè lo ferro vae inverso la stella calamita?_ » 366 + » 348. _Se tutti quelli che nascieranno morranno._ » 367 + » 349. _Come sono posti i fanciulli nel ventre delle loro + madri?_ » ivi + » 350. _Puote l'uomo dimenticare la gioia e 'l duolo?_ » 368 + » 351. _De 'l uomo mostrare sua ragione?_ » ivi + » 352. _Dee l'uomo mostrare lo suo senno tra la stolta gente?_ » 369 + » 353. _Perchè l'uno vino è bianco e l'altro è vermiglio?_ » 370 + » 354. _Le bestie e gli uccegli ànno linguaggio?_ » 370 + » 355. _Qual'è magiore profitto all'anima, o quello che fa in + questo secolo, o ciò che l'uomo le fa dopo lei?_ » 371 + » 356. _Chi è lo più savio uomo del mondo?_ » 372 + » 357. _Qual'è la più saporita carne che sia?_ » ivi + » 358. _À egli niuna anima al mondo che potesse sapere quello + che in tutto il mondo si fa in uno giorno?_ » 373 + » 359. _Le piccole bestie e' vermi come funno fatti per lo + mondo che tanto sono piccoli?_ » 374 + » 360. _Perchè i giovani ànno più chiara la vista che i + vecchi?_ » ivi + » 361. _Gli pesci dormono nell'acqua?_ » 375 + » 362. _Perchè gli pesci ànno pietra in testa?_ » 376 + » 363. _Di quante maniere sono pesci?_ » ivi + » 364. _Di quante maniere sono bestie?_ » 377 + » 365. _Di quante maniere sono gli uccelli?_ » 378 + » 366. _Quale è lo più bello uccello del mondo?_ » 380 + » 367. _Qual'è la più bella bestia del mondo?_ » ivi + » 368. _Qual'è lo più degno uccello del mondo?_ » 381 + » 369. _Quali sono gli più begli cavagli che siano?_ » 382 + » 370. _Quale è la più benignia bestia che sia?_ » ivi + » 371. _Quale è la più bella cosa che Idio abbia fatto al + mondo?_ » 383 + » 372. _Perchè gli piccoli alberi portano grande frutto, e gli + grandi alberi portano piccoli frutti?_ » 383 + » 373. _Quali sono le più intendevoli bestie che sieno?_ » 384 + » 374. _Gli uccelli di caccia perchè non beono?_ » ivi + » 375. _Le serpi sono istate tuttavia in questa forma?_ » 385 + » 376. _A cui escie sangue del naso e stagnare non si può, che + ne potrebbe l'uomo fare?_ » ivi + » 377. _La rea lebbra che monta alle gambe dell'uomo come si + può guarire?_ » 386 + » 378. _Come potrebe l'uomo trarre la volatica che fortemente + è apresa nella carne._ » 387 + » 379. _Uomo che à male stomaco che gli potrebe l'uomo fare?_ » ivi + » 380. _Stomaco ch'è scaldato ed è enfiato come si potrebbe + aiutare?_ » 388 + » 381. _Che può l'uomo fare al dolore dello stomaco?_ » ivi + » 383. _Chi fosse in cammino, ed egli non potesse avere delle + cose, ed egli avesse male al fegato o allo stomaco o di + calore o di stordigione, che vi potrebe fare per + ricoverare?_ » 389 + » 384. _Perchè à lo stomaco cotante medicine?_ » 389 + » 385. _Come potrebe l'uomo stagniare lo sangue della piaga._ » 390 + » 386. _Che potrebe l'uomo allo 'nfermo che avesse lo fegato + riscaldato e fosse di giallo colore?_ » ivi + » 387. _Persona che sia troppo magra e à male nel ventre di + vermini come guarrà?_ » 391 + » 388. _Quale fu lo primo uomo che Idio fece e che generazione + fu e sarà?_ » ivi + » 389. _Che generazione sarà quella del veracie profeta?_ » 392 + » 390. _Sarà conosciuta la natività del figliuolo di Dio?_ » 395 + » 391. _Che significheranno le maraviglie che saranno quando + lo figliuolo di Dio sarà nato?_ » ivi + » 392. _Lo giorno che lo figliuolo di Dio nascerà saprà egli + più d'un fanciullo?_ » 396 + » 393. _Quando lo figliuolo di Dio verrà in terra con che + gente converserà egli?_ » 397 + » 394. _Lo figliuolo di Dio sarà bello uomo, e come si troverà + egli?_ » 398 + » 395. _Perchè morrà egli, perchè si lascierà egli morire?_ » ivi + » 396. _Chi 'l vedrà e come sarà egli morto?_ » 399 + » 397. _Dove andrà egli dopo la sua risuresione?_ » 400 + » 398. _Monterà egli solo in cielo?_ » 401 + » 399. _Avrà egli magione lo figliuolo di Dio?_ » 402 + » 400. _Lo corpo del verace profeta sarà tuttavia in terra in + sua casa per lo comandamento di Dio?_ » 403 + » 401. _Ciascuno del suo popolo buoni e rei potranno fare lo + corpo del veracie profeta?_ » 405 + » 402. _Quelli che avranno podere di fare lo corpo del verace + profeta saranno eglino onorati più inanzi a Dio che gli + altri?_ » 406 + » 403. _Deono egli fare tutto giorno lo corpo del verace + profeta?_ » ivi + » 404. _Che cosa è peccato?_ » 407 + » 405. _Come conoscierà la morte del santo profeta verace?_ » 408 + » 406. _Quale virtù farà in terra lo figliuolo di Dio?_ » ivi + » 407. _Gli disciepoli del figliuolo di Dio dopo la sua andata + in cielo che faranno?_ » 410 + » 408. _Gli disciepoli del figliuolo di Dio potranno eglino + salvare gl'infermi?_ » ivi + » 409. _Al tempo del figliuolo di Dio sarà lo mondo + moltiplicato?_ » 412 + » 410. _Quanto può essere grande lo cielo e lo 'nferno, e se + vi dee essere tutto il popolo che furono o che + saranno._ » 412 + » 411. _Quali sono più o quelli che nascono o quegli che + muoiono?_ » 413 + » 412. _Quale è magiore o l'ira di Dio o la sua grazia?_ + » 413. _Quelli che saranno in cielo e che giamai fine non » ivi + avranno no' lo si recheranno eglino a grande + increscimento? E quelli dello 'nferno non avranno + grande invidia e non si consumeranno eglino di tanto + dimorare in pene?_ » 414 + » 414. _Quelli che sono in ninferno non avranno eglino niuno + riposo da Dio?_ » 415 + » 415. _Come potrebe l'uomo sapere di cose che l'uomo volesse + fare e di cosa ch'egli à impresa a fare, ch'egli + n'abbia bene o male, e s'egli si potrà fare di + conosciere lo suo criatore?_ » 416 + » 416. _Quando Giafet si partì dal suo padre Noè, in quale + parte andò egli?_ » 417 + » 417. _Che disse l'angiolo a Giafet quand'egli piangea lo suo + figliuolo?_ » 418 + » 418. _Chi questa arte vuole fare o adoperare che uomo vuole + essere di suo corpo?_ » 419 + » 419. _Quando l'uomo fa questa arte dee egli fare orazione?_ » 420 + » 420. _Quando l'uomo fa questa arte de' egli essere solo o + con alcuno aconpagniato?_ » ivi + » 421. _Che cosa è onnipotente e trinitade?_ » 421 + » 422. _Che cose sono invenie e come sono fatte?_ » 422 + » 423. _Che cosa è criatore?_ » 423 + » 424. _Se si dee fare quella arte o di notte o di giorno?_ » 424 + » 425. _Come dee essere fatta quella ruota?_ » 425 + » 426. » 426 + » 427. » 427 + » 428. » 429 + » 429. » 431 + » 430. » 432 + » 431. » ivi + » 432. » 433 + » 433. » 434 + » 434. » 436 + » 435. » 437 + » 436. » 438 + » 437. » ivi + » 438. » 441 + » 439. » 442 + » 440. » 443 + » 441. » 444 + » 442. » 445 + » 443. _Saturno inprimamente._ » 447 + » 444. _Se Aries è stato contrario alla sua pianeta che sarà?_ » 448 + » 445. _Se Gemini è stato che sarà?_ » ivi + » 446. _Che sarà del fanciullo se Aries è stato contra a + Iuppiter?_ » 449 + » 447. _Che sarà del fanciullo se Aries è stato contro alla + sua pianeta, e Iupiter al punto della sua natività?_ » 451 + » 448. _Che sarà del fanciullo se Aries è stato contrario?_ » 452 + » 449. _Della natura del garzone._ » 454 + » 450. _Che sarà del fanciullo se Aries è stato contro a Sol?_ » ivi + » 451. _Che sarà del fanciullo nato in Mercurio, che ne dice + elli?_ » 456 + » 452. _Che sarà del garzone, che ne dice Mercurio?_ » ivi + » 453. _Che dice la Luna del fanciullo?_ » 457 + » 454. _Di quante maniere e di quante virtù sono le pietre + preziose, e ove si trovano?_ » 458 + » 455. _Che à a fare lo topazio?_ » 459 + » 456. _Che à a fare lo smeraldo?_ » 460 + » 457. _Che à a fare il rubino?_ » 462 + » 458. _Che à a fare il zaffiro?_ » 463 + » 459. _Il diaspro?_ » 464 + » 460. _Che à a fare di liguria?_ » 465 + » 461. _Che à a fare d'agate?_ » 466 + » 462. _D'amatista._ » 467 + » 463. _Di crisolita._ » ivi + » 464. _D'onica._ » 468 + » 465. _Di beriella._ » 469 + » 466. _Di calcidonia._ » ivi + » 467. _Di sardonia._ » 470 + » 468. _Di diamante._ » ivi + » 469. _Di giarconsia._ » 472 + » 470. _Di grisopasa._ » ivi + » 471. _Di diana._ » 473 + » 472. _Di turchiman._ » ivi + » 473. _Di cramis._ » 475 + » 474. _Di vermidori._ » 476 + » 475. _Di riflabina._ » 477 + » 476. _Di cocrice._ » ivi + » 477. _Di turchimanti._ » 479 + » 478. _Quelli ch'ànno perduto la vista?_ » 480 + » 479. _Erba da stagnare sangue._ » ivi + » 480. _Erba a bestie velenose._ » 481 + » 481. _Erba per contratti guarire._ » 482 + » 482. _Erba per avere la vista._ » ivi + » 483. _Qual'è buona al male degli stranguglioni?_ » 483 + » 484. _Erba per l'enteriole guarire._ » ivi + » 485. _Per inpregnare._ » 484 + » 486. _Erba per guarire del giallore._ » ivi + » 487. _Erba per lo male dell'orinare._ » 485 + » 488. _Erba per lo male de' denti._ » ivi + » 489. _Per lo fiato che pute._ » 486 + » 490. _Erba per lo sordo._ » ivi + » 491. _Erba per la puzza di bocca guarire._ » 487 + » 492. _Erba per lo freddo._ » ivi + » 493. _Erba per la tigna._ » 487 + » 494. _Erba per la rogna._ » 488 + » 495. _Erba per lo male del corpo._ » ivi + » 496. _Erba di parlare._ » 489 + » 497. _Per quelli che crollano il capo._ » ivi + » 498. _Erba per colui che cade di rio male._ » 490 + » 499. _Erba per sanità del fanciullo._ » ivi + » 500. _Erba per lo fegato._ » 491 + » 501. _Erba per la lena._ » ivi + » 502. _Erba per le crepature guarire._ » ivi + » 503. _Erba per veghiare._ » 492 + » 504. _Erba per vedere chiaramente._ » ivi + » 505. _Erba per vedere le stelle di giorno._ » ivi + » 506. _Erba per saldare fedite._ » 493 + » 507. _Erba per la tossa._ » ivi + » 508. _Erba che fa dire dormendo ciò che l'uomo avrà fatto._ » 494 + » 509. _Erba che non lasci l'uomo vedere._ » ivi + » 510. _Erba per torre la parola alle genti._ » ivi + » 511. _Erba d'amore._ » 495 + » 512. _Erba d'odio._ » ivi + » 513. _Per iscaldare il corpo d'uomo._ » 496 + » 514. _Erba per infrescare il corpo._ » ivi + » 515. _Erba per fare ingenerare._ » 497 + » 516. _Erba per la sete._ » ivi + » 517. _Per disfare incantamenti._ » 498 + » 518. _Erba per pericolo d'acqua._ » ivi + » 519. _Erba per salvare memoria._ » ivi + » 520. _Erba per incantare i suoi nimici._ » 499 + » 521. _Erba per farnetico._ » ivi + » 522. _Erba per colui che non può tenere l'orina._ » 500 + » 523. _Qual'è il più degno luogo del mondo?_ » 501 + » 524. _Quando tutto il mondo finirà, e il figliuolo Dio verrà + a giudicare i vivi e' morti, quali saranno i vivi e + quali saranno i morti?_ » 502 + » 525. _La città del figliuolo di Dio Ierusalem, la quale è + nel bellico del mondo, di cui sarà ella dopo la sua + morte?_ » 503 + » 526. _Qual'uomo sarà quelli che nascierà di boschi che sì + grande sarà?_ » 504 + » 527. _Questa brutta gente saracini terranno molte terre che + signoregeranno il ponente?_ » 505 + » 528. _Dopo questo che sarà?_ » 506 + » 529. _Appresso?_ » 507 + » 530. _Di quale maniera sono gli alberi?_ » 511 + » 531. _Che saràe apresso di questo?_ » 512 + » 532. _Lo falso profeta onde verrà e onde nascierà?_ » 514 + » 533. _Che farà Idio poi?_ » 516 + » 534. _In qual giorno suciteranno?_ » ivi + » 535. _Risuciteranno quelli che sono nel ventre della madre?_ » 517 + » 536. _In quale ora sarà fatto lo giudicamento?_ » ivi + » 537. _Come verrà lo figliuolo di Dio al giudicamento?_ » 518 + » 538. _Dove sarà il giudicamento e chi il farà?_ » 518 + » 539. _In che forma si dimosterrà il figliuolo di Dio?_ » 519 + » 540. _Sarà scura l'aria?_ » ivi + » 541. _Gli ministri del figliuolo di Dio saranno al + giudicamento?_ » 520 + » 542. _Come sarà fatto il giudicamento?_ » ivi + » 543. _Quali saranno quelli che faranno il giudicamento?_ » 521 + » 544. _Chi saranno quelli che così saranno giudicati?_ » 522 + » 545. _Saravvi niuno perito sanza giudicamento?_ » ivi + » 546. _Quali saranno quelli che saranno dannati e quelli che + saranno salvi?_ » 523 + » 547. _Conosceranno allora il bene e 'l male che fecero in + questo secolo?_ » 524 + » 548. _Che sarà dopo il giudicamento?_ » 525 + » 549. _Che sarà fatto del secolo dopo lo suo giudicamento?_ » ivi + » 550. _Che corpi avranno gli buoni uomini?_ » 527 + » 551. _Saranno egli ignudi o vestiti?_ » ivi + » 552. _Potranno egli fare ciò che vorranno senza licenzia?_ » 528 + » 553. _Che allegrezza avranno?_ » ivi + » 554. _Come Sidrac domanda lo re. Botus come li risponde._ » 529 + » 555. _Come lo re Botozo volle compiere ciò ch'egli avea + inpreso a fare._ » 530 + » 556 _e_ 557. » ivi + + + + + OPERE IN CORSO DI STAMPA + + +_Storia di Santa Caterina da Siena_, con _Lettere inedite_ di suoi +Contemporanei, per cura e con illustrazioni del dott. Francesco +Grottanelli. + +_Volgarizzamento di Valerio Massimo_ fatto nel buon secolo della lingua, +ed ora edito sopra varii codd. mss. dal cav. prof. Roberto de Visiani +(_Disp. 2.^a_). + +_Trattati di Mascalcia_ di Lorenzo Rusio, per cura e con annotazioni del +prof. cav. Pietro Del Prato e prof. ab. Luigi Barbieri (_vol. 2.^o_). + +_Il Romuleon di Mess. Benvenuto da Imola_, inedito volgarizzamento del +secolo XIV, con note ed illustrazioni del dott. Giuseppe Guatteri (_vol. +2.^o_). + +_Commento a Dante_ d'Anonimo trecentista non mai fin qui stampato, per +cura del cav. Pietro Fanfani (_vol. 2.^o_). + +_Albertano da Brescia_, Trattati Morali: volgarizzamento inedito del sec. +XIII, allestito dal cav. professor Francesco Selmi. + +------------------------------------------------------------------------- + + *Prezzo del presente Volume, pei sig. Associati* + + L. 11. 40. — Porto L. —. 32. + + _Pubblicato il giorno 16 Giugno 1868._ + +------------------------------------------------------------------------- + + + + + Nota di trascrizione + + +Non essendo stato possibile verificare i manoscritti di riferimento, +l'ortografia originale della trascrizione del testo antico è stata +rigorosamente conservata, anche quando altamente dubbia e mutevole nel +corso del testo. Si incontrano grafie con _-np-_, _-nb-_ piuttosto che +_-mp-_, _-mb-_, _-li-_ come _-gli_, consonanti singole e doppie, ecc., +apostrofazione e accentazione diversa, anche all'interno dello stesso +paragrafo. Gli accenti putativamente mancanti non sono stati aggiunti. Per +esempio _Noe_ e _Noè_ ricorrono con frequenza simile, si trovano diversi +_cio_ che potrebbero essere _ciò_, _che_ in luogo di _chè_, _si_ per _sì_. +Solo refusi evidenti, come sillabe erroneamente raddoppiate o desinenze +visibilmente sbagliate, sono segnalati. Tra questi: + + * p. xxix, l. 10: Che ene fiele? → Che ène fiele? + * p. 49, nota (7): disse Siguore e poi cento anni → disse Signore e poi + cento anni + * p. 52, l. 7: quando egli fece lo volontà → quando egli fece la + volontà + * p. 233, l. 6: Quell che bene fa → Quelli che bene fa + * p. 244, l. 18: diletto del socolo → diletto del secolo + * p. 245, l. -4: Signore del bene, cioè Iddo → Signore del bene, cioè + Iddio + * p. 249, nota (1): lè folgore → le folgore + * p. 268, nota (2): laine sulente ee. → laine sulente ec. + * p. 287, nota (1): a bien veu sa suer → a bien veu sa seur + * p. 289, l. 8: sono molte pericolose → sono molto pericolose + * p. 302, l. -4-3: che non è è corrotta → che non è corrotta + * p. 331, l. 13: che à la corpo → che à lo corpo + * p. 332, l. 10: nutricalgli → nutricargli + * p. 334, l. 15: odiare sopra tuttele cose → odiare sopra tutte le cose + * p. 345, l. 13: potrebe di ventare → potrebe diventare + * p. 349, nota (1): trovasse uno oltro uomo → trovasse uno altro uomo + * p. 359, l. 11: olo grande pentimento → o lo grande pentimento + * p. 369, l. 6: perdono i loro diritto → perdono il loro diritto + * p. 370, l. 9: l'una di giorno e l'altro di notte → l'una di giorno e + l'altra di notte + * p. 371, l. 6: quella che lo 'ndende → quella che lo 'ntende + * p. 386, l. 2: o inmantenente → e inmantenente + * p. 386, nota (3): l'ongiement et le dlomb → l'ongiement et le plomb + * p. 389, l. 7-8: egli guaririrebbe → egli guarirebbe + * p. 396, l. 5 : sara nata sopra terra → sarà nata sopra terra + * p. 417, l. -2-1: Giafet andò in una; → Giafet andò in una montagna + _(supposto)_ + * p. 421, l. 7: siri Idio, nel tuo comandamento alluminami → sire Idio, + nel tuo comandamento alluminami + * p. 434, l. 9: voi volete sapere → Se voi volete sapere + * p. 452, l. 12: Le Aries → Se Aries + * p. 473, l. 11-12: nelisola del mare d'India → nell'isola del mare + d'India + * p. 476, l. 15: ben prfonda → ben profonda + * p. 507, l. 10: cioè Ierusalm → cioè Ierusalem + * p. 509, l. 9-10: E uno dì di venerdi → E uno dì di venerdì + * p. 513, l. 10-11: onore al suo conpapagno → onore al suo conpagno + +I refusi del testo italiano sono meno ambigui: + + * p. xiii, l. 1: e va discorrendo → e via discorrendo + * p. xxx, l. 14-15: L'uno e e l'altro → L'uno e l'altro + * p. 61, nota (1): Così abbiano → Così abbiamo + * p. 62, nota (10): abbiamo _persecutioni_ → abbiano _persecutioni_ + * p. 108, nota (2): Intenti: _lo seme_ → Intendi: _lo seme_ + * p. 210, nota (2): potrebbe intendersi cosi → potrebbe intendersi così + * p. 224, nota (1): ebbe il significato si → ebbe il significato di + * p. 235, nota (3): Non ci fermiano → Non ci fermiamo + * p. 242, nota (1): non abbia sufficentemente considerando → non + abbia sufficentemente considerando + * p. 285, nota (3): Vedi la nota segnente → Vedi la nota seguente + * p. 293, nota (3): da intendere per _subiciume_ → da intendere per + _sudiciume_ + * p. 379, nota (1): spesso ripetute → spesso ripetuta + * p. 396, nota (2): tanto più leggendesi → tanto più leggendosi + * p. 430, nota (1): E qui pure è cofuso → E qui pure è confuso + * p. 431, nota (3): come sia nato s'errore → come sia nato l'errore + * p. 449, nota (1): non è rigistrato → non è registrato + +Numerosissimi punti mancanti nelle abbreviazioni, specialmente in nota, +sono stati regolarizzati senza ulteriori commenti. Così virgole mancanti +in nota, due punti, virgole al posto di punti nei titoli di capitolo e +nelle linee dell'indice; errori tipografici minori (caratteri capovolti, +spazi e punti mancanti o aggiunti, punti non allineati col testo, punti in +luogo di virgole, minuscole in luogo di maiuscole, virgolette non chiuse o +ripetute, ecc.) sono stati corretti senza alcuna nota. + +Le note a pie' pagina sono state rinumerate globalmente e collocate in +calce ad ogni capitolo. Di alcuni numeri errati in originale è stato +perfettamente chiaro il riferimento: quelli della nota (1) a p. xxi, del +riferimento alla nota (3) di p. 323, delle note (1) e (2) di p. 482, delle +note (1) e (2) di p. 490. + +In nota è citato alcune volte, forse erroneamente, un tal codice francese +T. F. R. Non è chiaro l'errore; potrebbe trattarsi del C. F. R. o del +T. F. P. Similmente a nota (5) di p. 32 sono citati un non meglio definito +C. E. 2. ed un C. F. P. Inoltre nelle note (3) di p. 288, (2) e (4) di +p. 354, mancano i numeri dopo le lettere C. R., per cui non è chiaro se ci +si riferisca al C. R. 2. + +Errori di facile risoluzione nelle sigle dei codici citati sono invece: + + * Nota (4) di p. 180: R. C. 1. → C. R. 1. + * Nota (2) di p. 237: C. B. 2. → C. R. 2. + * Nota (3) di p. 271: C. R. → C. F. R. + * Nota (1) di p. 414: R. C. 2. → C. R. 2. + +Alcune citazioni bibliografiche in nota sono state rettificate: + + * Nota (1) di p. xxiii: _Romvart. Beitraege zur kunde Mittelalter. + Dichtung auf Italienischen Biblioth._ Mannheim, 1844. — _Romanische + Inedita auf Italienischen Biblioth._ Berlin, 1856. → _Romvart, + Beiträge zur Kunde Mittelalter. Dichtung auf Italiänischen Biblioth._ + Mannheim, 1844. — _Romanische Inedita auf Italiänischen Biblioth._ + Berlin, 1856. + * Nota (1) di p. xxxiii: MAX MÜLLER, Scenza del linguaggio → Scienza + del linguaggio + * Nota (6) di p. 34: _Du Gange_ → _Du Cange_ + +Nelle citazioni il testo usa alternativamente „doppie virgolette basse„ o +»caporali», che sono state lasciate come compaiono, salvo casi di evidente +disparità. + +Il testo delle lezioni alternative riportate in note è trascritto sia in +carattere normale che corsivo, senza apparente regolarità. + +I seguenti numeri romani di capitolo, errati nel testo originale, sono +stati corretti: CCXXXXII → CCLXXXXII, CCCXXXI → CCCXXI, CCCXXIIII → +CCCXXVIIII, CCCXXXVII → CCCLXXXI, CCCCXVVII → CCCCXXVII, CCCXXXV → +CCCCXXXV, CCCLI → CCCCLI, CCCCLXVIIII → CCCCLXXVIIII, DXVI → DXV, +DXXVIII → DXXVIIII. La numerazione salta il numero CCCLXXXII, tanto in +testo che nell'indice. + +Le descrizioni dei capitoli riportate nell'Indice presentano piccole +differenze di ortografia e punteggiatura rispetto a quelle nel corpo del +libro, e sono state mantenute come in originale, eccetto che per +l'aggiunta di alcuni punti interrogativi e finali mancanti. Gli unici +refusi corretti nell'indice sono: + + * Avvertenza preliminare pag. vii → pag. ix + * 243. _Cui de' l'uomo più amare, o quelli cui elli ama o quelli che + l'ao mano?_ → l'amano + * 252. _Se lo mare può monomare?_ → menomare? + + + + + +End of the Project Gutenberg EBook of Il libro di Sidrach: testo inedito del +secolo XIV, by Anonymous + +*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL LIBRO DI SIDRACH: TESTO *** + +***** This file should be named 44549-0.txt or 44549-0.zip ***** +This and all associated files of various formats will be found in: + http://www.gutenberg.org/4/4/5/4/44549/ + +Produced by Enrico Segre and the Online Distributed +Proofreading Teams at PGDP (http://www.pgdp.net) and at +DP-Italia (http://dp-test.dm.unipi.it) + + +Updated editions will replace the previous one--the old editions +will be renamed. + +Creating the works from public domain print editions means that no +one owns a United States copyright in these works, so the Foundation +(and you!) can copy and distribute it in the United States without +permission and without paying copyright royalties. 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If you do not agree to abide by all +the terms of this agreement, you must cease using and return or destroy +all copies of Project Gutenberg-tm electronic works in your possession. +If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a Project +Gutenberg-tm electronic work and you do not agree to be bound by the +terms of this agreement, you may obtain a refund from the person or +entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph 1.E.8. + +1.B. "Project Gutenberg" is a registered trademark. It may only be +used on or associated in any way with an electronic work by people who +agree to be bound by the terms of this agreement. There are a few +things that you can do with most Project Gutenberg-tm electronic works +even without complying with the full terms of this agreement. See +paragraph 1.C below. 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INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the +trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone +providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in accordance +with this agreement, and any volunteers associated with the production, +promotion and distribution of Project Gutenberg-tm electronic works, +harmless from all liability, costs and expenses, including legal fees, +that arise directly or indirectly from any of the following which you do +or cause to occur: (a) distribution of this or any Project Gutenberg-tm +work, (b) alteration, modification, or additions or deletions to any +Project Gutenberg-tm work, and (c) any Defect you cause. + + +Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm + +Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of +electronic works in formats readable by the widest variety of computers +including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists +because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from +people in all walks of life. + +Volunteers and financial support to provide volunteers with the +assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's +goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will +remain freely available for generations to come. In 2001, the Project +Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure +and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations. +To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation +and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 +and the Foundation information page at www.gutenberg.org + + +Section 3. 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