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+The Project Gutenberg EBook of Il re dei re, vol. 4 (di 4), by
+Ferdinando Petruccelli della Gattina
+
+This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
+almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
+re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
+with this eBook or online at www.gutenberg.org/license
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+
+Title: Il re dei re, vol. 4 (di 4)
+ Convoglio diretto nell'XI secolo
+
+Author: Ferdinando Petruccelli della Gattina
+
+Release Date: December 7, 2013 [EBook #44383]
+
+Language: Italian
+
+Character set encoding: ISO-8859-1
+
+*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL RE DEI RE, VOL. 4 (DI 4) ***
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+Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the
+Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net
+(This file was produced from images generously made
+available by The Internet Archive)
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+
+ BIBLIOTECA NUOVA
+
+ PUBBLICATA DA G. DAELLI
+
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+
+ IL RE DEI RE
+
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+
+ Stabil. tip. già Bonlotti, diretto da F. Gareffi.
+
+
+
+
+
+ IL
+
+ RE DEI RE
+
+ CONVOGLIO DIRETTO
+ NELL'XI SECOLO
+
+ PER
+
+ F. PETRUCCELLI DELLA GATTINA
+
+
+ VOL. IV.
+
+
+
+ MILANO
+ G. Daelli e C. Editori.
+
+ 1864.
+
+
+
+
+LIBRO SETTIMO
+
+IL MESSAGGIO.
+
+
+
+
+I.
+
+ Alla nostra città non fe' paura
+ Arrigo già con tutta la sua possa
+ Quando i confini avea presso alle mura.
+
+ MACHIAVELLI--_L'asino d'oro_.
+
+
+Sicuro Enrico di lasciar ben curate le sue cose di Germania a
+Federico di Staufen, senza mettere indugi prese le mosse per alla
+volta d'Italia. Il considerevole esercito seguivano assai tra
+vescovi, principi, duchi e signori di ogni grado, e per dovunque
+passava con le voci di plauso raccoglieva attestati di divozione
+e di omaggio. Segnatamente gl'Italiani, ahi pur troppo! che dalla
+venuta del re speravano messe di gloria e concessioni di libertà. Le
+schiere dei combattenti correvano a folla sotto le sue bandiere. Ogni
+Comune mandava le sue milizie cittadine. Ogni barone conduceva i suoi
+uomini d'armi e cavalcava al campo. Sicchè Enrico, giunto a Verona
+ove celebrò la Pasqua, si trovò a capo di esercito poderoso, il
+quale niente meglio desiderava che pugna, che vendetta dell'astioso
+pontefice. Dall'altro lato la contessa Matilde aveva messe insieme
+le sue bande e comandato ai suoi vassalli che, chiunque possedesse
+una spada ed un cavallo fosse atto a servirsene, la seguissero
+nella spedizione contra il re. Ed ella stessa, lasciate da banda le
+mollezze femminili, che veramente non conobbe mai troppo, lasciate
+da banda le discettazioni teologiche e le pratiche beate della
+divozione, vestì lorica e celata ed al campo di Mantova trasse.
+
+Le sue genti sovra i giachi di maglia e le corazze portavano corta
+tonica bianca divisata di croce nera, ed a foggia di croce l'elsa
+degli stocchi. Nei loro accampamenti non gironzavano cantoniere,
+giullari, istrioni, buffoni d'ogni maniera, e merciaiuoli. Invece,
+frati d'ogni colore a tutti i crocicchi alzavano panche, e fatto un
+po' di crocchio predicavano irate parole contro Enrico il Madianita,
+che veniva a contristare Israele, e seminare le discordie nelle terre
+di Canaan. E quei soldati severi nelle fisonomie e nella condotta,
+lungi dal rompersi a crapole su per bische e lupanari, e ad orgie
+ubbriache nelle osterie, nelle parole parchi, negli atti misurati,
+raccolti, a capo giuso, rassegnati, si ragunavano la mattina nel
+grande spianato del campo, dove il vescovo Anselmo di Lucca, uomo
+sulla taglia di Gregorio, celebrava la messa e trinciava loro
+benedizioni a iosa. Ed al tramonto cantavano in uno l'angelus prima
+di dispensarsi alle guardie dei valli e delle trincee. Matilde si
+teneva sempre in mezzo di loro, ne parlava il linguaggio, la più
+assidua nei lavori del campo, la più sagace nelle deliberazioni
+dei capitani, dei disagi improvvida, delle fatiche non schiva. Al
+conspetto di altrui, nelle assemblee, percorrendo a cavallo le tende,
+il suo volto era sereno perchè aveva posto confidenza in Dio. Ma la
+notte, ma nel silenzio ella non sapeva siffattamente imporre al suo
+cuore di posare tranquillo sul pensiero, che le sue truppe erano
+pochissime e mal proprie contro l'esercito di Enrico, precaria la sua
+posizione, pericolosa quella del papa, terribile quella del paese a
+lei soggetto, e che era odiatissima. E quell'odio, cosa strana, ha
+sopravvissuto al tempo. Anche oggidì, il contado la crede tristissima
+donna; inesorabile coi vassalli; imbertonnata dal papa con cui ebbe
+tresche lubriche nel tempo del suo marito Goffredo il gobbo; in
+commercio con i diavoli che le fabbricarono in una notte quaranta
+castelli; che facesse costruire torri e campanili per ordine del
+confessore, onde purgarsi di sue peccata; e che, infine, scoppiasse
+a Bianello, sull'altare, nel momento proprio in cui celebrava la
+messa, di cui papa Gregorio le aveva impartita facoltà. Le leggende
+su _Donna Matilde_ brulicano nell'Emilia, gremita dai ruderi dei suoi
+castelli--e non una carezzevole, per questa donna sì carezzata dai
+papi, per questa donna che segnava, _Mathilda gratia Dei, si quid
+est!_ Alle conseguenze di quest'odio vivissimo allora, si arrogeva
+che l'imperatore non le avrebbe punto perdonato la resistenza, ed
+il ritardo alla sua corsa vittoriosa sopra Roma. Nondimanco niuna
+debolezza tradì mai nè la condotta nè il carattere di lei. E forse
+non la si vide giammai più tranquilla che quando seppe Enrico in
+Italia, ed acquartierato a poche miglia dal suo Campo. Ella doveva
+resistere al primo urto del nemico.
+
+Matilde non era più nel fior della sua giovinezza. Ma l'età non aveva
+avuto che leggera presa sulla sua persona, perchè in lei, se i sensi
+favellarono talvolta, il cuore aveva sempre assolutamente taciuto.
+Ora ogni ruga sulla fronte, ogni lampo ottenebrato nello splendore
+degli occhi, ogni pallor sull'incarnato delle labbra, non sono che
+una fotografia degli spasimi del cuore. L'amore è una demolizione in
+permanenza. Laonde, al vederla, Matilde sembrava ancor una vergine a
+venti anni, come quelle madonne della scuola di Giotto che non hanno
+età perchè non hanno anima. Una serenità sovrumana splendeva sul suo
+sembiante, ma fissa, ma monotona come l'azzurro del cielo di oriente,
+ove un'aura non mormora, ove la vita sembra cristallizzata. Solamente
+quella serenità non era la purezza, non era l'innocenza, non era
+l'incoscienza del dramma della esistenza, era la fatalità rassegnata.
+La sua grande persona portava lo stigmata dell'inflessibilità dello
+spirito. Era rigida, era quasi petrificata.
+
+Nulla parlava in lei. Quella bocca, supremamente bella, che avrebbe
+attirati i baci degli angioli se fosse stata soave, viva, se il
+sangue vi avesse palpitato, non sembrava propria ad altro che a
+biascicare un _ave maris stella_ o una condanna di morte, con eguale
+indifferenza. Quegli occhi che avrebbero avuto la profondità infinita
+dei cobalti del cielo d'Italia se la fiamma divina dell'amore li
+avesse fatti corruscare, erano ora stupidamente inespressivi, quasi
+fossero stati di cristallo. Quella fronte che sarebbe sembrata
+l'olimpo del pensiero e degli affetti, se Matilde fosse stata una
+donna, era levigata e pura come una lamina di ghiaccio, era muta come
+una sfinge. L'insieme di quella donna, che sarebbe stata la demenza
+della voluttà per l'armonia delle forme, era una maschera, era una
+larva, era un prodigio d'insensibilità, era un miracolo d'amore
+mancato. Iddio aveva obliato di mettervi una scintilla. Nulla in lei
+rivelava l'innocenza, quella che unicamente rende sì seducenti le
+madonne di Raffaello. La sua purezza significava ad ogni analisi che
+la era una negazione di sensibilità e di sentimento. L'aria beata che
+la circondava della sua aureola non era luminosa, non era come quelle
+brezze della sera delle coste della baia napoletana, che vi seducono,
+vi commuovono, vi elevano a Dio di cui sembrano il respiro. Tutto
+in Matilde tradiva la divota, l'ascetismo spinto al fanatismo. Però
+non il disprezzo della terra per elevarsi alla compenetrazione con
+Dio--con l'infinito--ma l'oblio della creatura--cioè l'oblio di tutto
+quanto soffre, pensa, ama, piange.
+
+Matilde teneva alla terra per la punta d'una spada, di cui aveva
+messa l'elsa in mano al pontefice--cioè per l'ambizione, per il
+dominio, per servirsi della creatura come il villano si serve
+dell'ingrasso per far germogliare le spighe nei campi, i fiori nel
+colto.
+
+Lenta a pensare, a muoversi; flemmatica nelle risoluzioni, quasi le
+scolpisse in un blocco di bronzo e perciò irremovibili; fisa con
+uno sguardo catalettico nello scopo, non comprendendo lo spasimo
+della carne e dell'anima; contando le miserie dell'esistenza come
+una elevazione verso Dio, e perciò, quando anco le comprendeva,
+rinculava dall'addolcirle; dando a tutti i sintomi del rigoglio della
+vita un significato di colpa e di degradazione--un eco del peccato
+o un peccato--considerando l'autorità come un'emanazione da Dio, e
+perciò incarnata nel papa, e perciò imperdonabile ribellione contro
+Dio quella contro il papa; Matilde fu nel suo secolo, fu pel suo
+popolo, era per i suoi vassalli in quell'ora come una lama di Toledo,
+che non brilla, non si spezza, non si riscalda onde percuotere, non
+resta mai curva, che è sottile, fina, fredda, elegante, graziosa,
+aristocratica, inesorabile, anche un vezzo od un ornamento se
+occorre, che non ha che la punta, e che dovunque tocca lascia uno
+stigmata, spicca il sangue, porta la morte--strumento sempre di
+castigo e di dolore.
+
+Matilde si era gittata innanzi ai passi di Enrico. Questi non si fece
+attendere e le mosse contro. Ella copriva Mantova e si preparava a
+resistere. I cittadini di Mantova le fecero dire dal loro vescovo
+ch'e' non volevano sottoporsi agli stenti dell'assedio, ma meglio
+sussidiarla di un corpo di truppa; altrimenti avrebbero mandate
+le chiavi della città al re, ed aperte le porte. Matilde si sentì
+costretta, sotto i baluardi della piazza, attaccare la battaglia.
+
+Allo spuntare dell'alba dunque ella uscì dalle mura alla testa del
+suo esercito. I Mantovani sorpresero il presidio, chiusero le porte,
+ed alzarono i ponti. Per lo che, la gente della contessa si vide nel
+partito di riscattare la vita con la vittoria o morire.
+
+Sull'ora di nona, con un tempo bellissimo, apparvero gli sfolgoranti
+stendardi del re, e la sua cavalleria coperta di ricche vesti.
+I soldati di Matilde rassegnati come un drappello di vittime,
+immobile, taciturno, col pensiero raccolto in Dio, stretti fra loro,
+li aspettarono. I cittadini di Mantova dall'alto delle torri e dai
+merli delle mura, assistevano all'affronto come da un anfiteatro ad
+una giostra. Il nemico arriva. Ma Enrico, sia che avesse pietà di
+quella mano di prodi con tanta tranquillità devoluti alla morte,
+sia che avesse paventato la loro disperazione, manda Baccelardo a
+parlamentare. Matilde, udito il messaggio del re che l'invitava alla
+piena dedizione, facendo lor salva la persona, la vita e la libertà,
+risponde:
+
+--Dite al nostro bel cugino che noi ringraziamo la sua cortesia
+di proporci la pace a queste condizioni. Noi non abbiamo di modo
+alcuno forfatto all'impero, prendendo la spada contro chi viene ad
+opprimere il pontefice nostro signore, e la nostra libera religione.
+Se poi davvero gli prende pietà di noi e vuole esserci amico, che
+sgomberi tosto dai nostri Stati, che deponga gli sdegni ingiusti
+contro del papa, che ci offra una pace onorevole ed una guarentigia
+di mantenerla, e sa Iddio se noi desideriamo meglio, e se in segno di
+sudditanza non gli verremo perfino a far da mozzo al cavallo.
+
+--Madonna, soggiunge Baccelardo, vostra bellezza mi perdoni se oso
+rammentarvi che non istà a voi proporre patti al vostro sovrano.
+
+--E voi perdonatemi, ser cavaliere, se vi ricordo che non istà a
+chicchesia proporre condizioni da vinti, prima di aver guadagnata la
+vittoria.
+
+--Ella è dunque la pugna che voi desiderate, madonna?
+
+--Sa la regina degli angioli, ser cavaliere, se noi daremmo tutto per
+evitarla, meno che l'onore.
+
+--Il ciel vi aiuti dunque, bella contessa, perchè dagli uomini poco
+vi resta a sperare.
+
+--Amen, ser cavaliere.
+
+E si dicendo Baccelardo le baciava la mano e partiva.
+
+La pugna si attaccò. Non fu lunga. Fu sanguinosa, fu disperata, fu
+feroce come guerra di religione; la vita fu disputata accanitamente.
+Ma il numero prevalse. Enrico vinse. I pochissimi che avanzarono
+delle truppe di Matilde, fuggirono con lei.
+
+Allora i cittadini di Mantova mandano il loro vescovo ad Enrico onde
+proporgli la scelta, o di togliere la città per assedio, ovvero
+entrarvi con consentimento loro dopo aver giurato rispettare gli
+edifici e le fortificazioni alla città, gli averi, la libertà, la
+vita ai cittadini. Enrico accetta questi patti, e trionfante entra
+dentro Mantova in un nembo di fiori. Due giorni dopo, il re si recava
+a Padova ed a Cremona, città che non si volevano arrendere che a
+lui, ed a lui solo aprir le porte. Ed entrato Enrico da trionfatore,
+accolto con lo medesimo entusiasmo, concedeva loro privilegi e
+franchigie ed il favore del carroccio, che, in onor dell'imperatrice,
+i Padovani chiamarono _Berta_, i Cremonesi _Bertacciola_. Indi mosse
+per Firenze, distaccando dalle sue truppe dei manipoli onde andare
+ad occupare or questo or quello dei castelli e delle terre della
+contessa. Ma questa gli disputava l'invasione del suo territorio
+palmo per palmo, e ad ogni mutar di passo gli presentava contro
+ora una borgata cinta di mura, ora una rocca, ora un villaggio,
+costringendo il re a combattere ad ogni fermata. L'animosa donna
+vendeva poscia tutti i suoi gioielli, prendeva gran parte delle sue
+rendite e le mandava a Roma a papa Gregorio onde munir la città,
+assoldar gente, comprare i faziosi.
+
+Ella era restata povera--ella, l'erede di quel marchese Bonifazio
+che, avendo Enrico III lamentato di non trovare buon aceto a
+Piacenza, gliene aveva mandato in venti barili e su carretto di
+argento. Le sue possessioni devastate, rase le fortezze, smantellate
+le mura delle sue città, bruciati o presi i castelli, i suoi vassalli
+deserti. Del suo florido dominio insomma, così bello, così vasto,
+non restava che cadente scheltro. La fame minacciava il suo popolo;
+la moria lo decimava. E con tante sciagure, con un nemico ostinato
+di faccia, con tanto maligno volger di cose, la sua costanza non
+crollava, non mutava nei propositi, non tradiva neppure con un
+fastidio o una velleità la generosa causa che aveva sposata--avvilire
+l'imperatore, esaltare il pontefice! Chi le negherebbe il distintivo
+d'eroina dei tempi di mezzo?
+
+Quando seppe però che Firenze, dopo un mese di assedio, affamata e
+rovinata si rendeva; quando Lucca discacciava il suo vescovo, ne
+creava un novello ed invitava nella città Enrico; quando Montebello,
+Carpinete, Bibianello--Bibianello sì forte, sì popolato allora, oggi
+spelonca abitata solo da pulci--quando queste formidabili castella
+cedevano al vigore dell'oste avversa, essa raccolse i residui delle
+sue truppe e delle sue ricchezze, e trasse a Roma, risoluta difendere
+fino all'estremo la città eterna o morirvi.
+
+E la vigilia di Pentecoste Enrico, con l'arcivescovo di Ravenna,
+compariva sotto le mura di Roma ed accampava nei prati di Nerone,
+dirimpetto a Castel San Pietro.
+
+
+
+
+II.
+
+ Il senato vi chiama. Un tremendo esercito, condotto da Gaio
+ Marzio, alleato con Aufidio, manomette il nostro territorio.
+ Tutto è ormai consumato: schiava è fatta omai una metà della
+ popolazione.
+
+ SHAKESPEARE--_Coriolano_.
+
+
+Come Ildebrando udì del concilio di Brixen, che lui aveva deposto
+ed esaltato Guiberto, e della morte di Rodolfo, e del disegno di
+Enrico di volgere in Italia, si spaventò. Sono quei movimenti
+involontarii che sfuggono alla natura umana a dispetto della
+violenza che si adopera con essa. Ma quando lo seppe già in Italia,
+e che gl'Italiani, del suo giogo intolleranti, accorrevano a torme
+alle bandiere di lui; quando sentì i rovesci della sua fazione,
+e le miserie in che i sopravvissuti esulanti languivano; quando,
+trionfatore di tante vittorie, dall'alto delle rocche lo vide sotto
+i baluardi di Roma, e' dominò ogni debolezza, bandì ogni paura, e
+tranquillo provvide ai mezzi di resistere. Perchè, se come cristiano
+aveva piegato la testa innanzi agli arcani voleri di Dio, come
+principe avea debito proteggere i suoi vassalli, tutelare la sua
+città. Però il suo carattere era cangiato.
+
+Non che e' si fosse rammollito su ciò ch'egli chiamava suoi
+principii; non che avesse perdonati Enrico e Guiberto, no! Ma egli
+aveva spogliata ogni alterigia di maniere, ogni intolleranza. Non era
+più aspro coi caduti, non più severo coi colpevoli, non inesorabile
+con chi si arrendeva, non iracondo e corrivo, non petulante nel
+pretendere e violento nel togliere per forza. I suoi modi si erano
+addolciti. Aveva cominciato a sentire la fralezza della carne e
+compatire, la sventura gli andava insinuando nel cuore quel gran
+motore del cristianesimo, la carità! E più blando, più docile, più
+famigliare, quegli che nel 1077 era un vecchio terribile, oggi poteva
+addimandarsi un rispettabile vecchio. L'istesso suo volto, per lo
+innanzi sempre accigliato ed aggrinzito dalle rughe cui un'interna
+irritazione solcava indefessamente, ora sembrava calmo e sereno.
+Compreso che l'ora della sua gloria e del suo potere era scorsa, che
+doveva discendere dagli alti pinacoli toccati, che l'Europa, da lui
+contristata di guerre e di dissenzioni, l'odiava, dalla coscienza
+infine avvisato del male per lui seminato sulla terra, avea tolta
+questa sventura come un richiamo di Dio, e non ne avea mormorato.
+Fino allora insomma egli era stato più principe che pontefice, più
+uomo che cristiano; oggi che le cose si erano mutate, si era mutato
+ancor esso. Però non avea cambiato d'indole, nè appresa ancora,
+come abbiam detto, la virtù del perdonare. Ei provocava in Lamagna
+l'elezione del conte Ermanno di Lussemburgo ad imperatore.
+
+Enrico, dall'altra parte, trincerava il suo campo di profondo vallo,
+lo ricingeva di torri di legno, metteva all'opera soldati ed artefici
+a construire arieti, gatti, battifredi e torri per dar la scalata.
+Indi tentava l'assalto. I Romani da su le mura gli opponevano
+gagliarda resistenza con mangani e baliste.
+
+Egli però aveva fermo di espugnare la città e punire il pontefice.
+Prese i forti vicini, donde le sue guarnigioni molestavano i Romani,
+si fece ascrivere all'ordine del loro convento dai monaci della
+badia di Farfa, secondo antica consuetudine. Poi venute le caldure
+dell'estate, e cominciata a viziarsi l'aria per le maligne esalazioni
+delle paludi pontine, ritornò coi Tedeschi in Lombardia. Le truppe di
+cerna italiana restarono su pei poggi, circonstanti a Roma, dove le
+acque correnti rompevano l'aria e la tornavano men greve. Guiberto
+capitan generale dei regi rimase a Tivoli. Egli bloccava sempre Roma,
+catturando carriaggi di viveri che fornivano la città, predava e
+guastava il paese.
+
+Intanto venne il gennaio del 1083. Enrico di armati e di macchine
+meglio fornito tornò all'assedio. Prima però di dar l'assalto volle
+fare tentativo di pace e mandò Baccelardo e Goffredo di Buglione
+parlamentari ai Romani.
+
+Questi raccolsero il popolo nel Foro e, dirigendosi al prefetto della
+città ed al vescovo di Porto, mandato da Gregorio, dissero esser
+mente del re perdonare la fellonia ad un popolo che aveva chiuse le
+porte in faccia al suo signore, risparmiare la città, la vita, gli
+averi dei cittadini, dove si arrendessero a discrezione. Il vescovo
+di Porto interrompendo gli oratori rispose brutalmente:
+
+--Ringraziate la vostra qualità di parlamentari se non vi facciamo
+tagliare a pezzi e vi gittiamo nella fossa della città. Ritornate
+all'eretico Enrico di Germania e ditegli, che egli non metterà
+giammai il piede in questa Roma santa, dove non ci venisse col volto
+strisciando nel fango, come a Canossa.
+
+Ma il prefetto, che meglio conosceva lo stato a cui i cittadini eran
+ridotti, e la disposizione dell'animo loro, diede sulla voce al fiero
+prelato, e parlò:
+
+--Tacetevi, uomo di sangue! I padroni della città siamo noi, ed a
+noi è diretta la nobile ambasceria. Sicchè, signori, noi rispondiamo
+all'imperatore Enrico, che noi non siamo mica rei di fellonia, perchè
+egli non è stato ancora unto imperadore dei Romani; che egli non
+si è presentato alle porte come patrizio di Roma, ma alla testa di
+un esercito come nemico; che egli, prima d'ora, non aveva palesata
+alcuna disposizione di pace. Per lo che manderemo adesso l'abate di
+Cluny ad intercedere Gregorio di togliere al re l'interdetto, e noi
+consulteremo come si debba riceverlo.
+
+Inviarono infatti l'abate al pontefice. Gregorio però, udito come i
+Romani lo scongiurassero, rispose con modo freddo e secco, sì che
+impedì all'abate di replicare le instanze.
+
+--Che Enrico si sottometta e l'assolverò.
+
+Udita la risposta, i Romani si levarono a tumulto e molti sclamarono:
+
+--Bruciamo dunque vivo questo brutale pontefice, e facciamo entrare
+il re.
+
+Ma i nobili romani, che volevano innanzi patteggiare con Enrico,
+gli rimandarono i parlamentari, dichiarando, voler guarentigia che
+avrebbe salvo il pontefice, i privilegi della città, la vita e le
+possidenze ai nobili, le chiese dal sacco, e non sarebbe penetrato
+dentro ch'egli solo.
+
+Alle quali parole, irritato Enrico, allora stesso fa dar nelle
+chiarine e dirige l'assalto. La città è investita da tutto il lato
+che guarda Toscana, chiamato _città leonina_. Le truppe della
+contessa Matilde, che l'occupavano, sono cacciate dalle mura, scalate
+malgrado la loro resistenza, volte in fuga ed uccise. Impadronitosi
+così dell'intiero sobborgo, Enrico vi rizza doppia trincea,
+construisce su monte Palazzo un torrione dal quale danneggiava
+grandemente i Romani, e si appresta a rinnovare l'attacco.
+
+Spaventato allora Gregorio dal vedere che il nemico aveva già un
+piede dentro Roma, e che i cittadini tumultuavano, maledicendo il suo
+nome, attribuendogli la penuria, il guasto de' campi e della città,
+si ritira nel Castel Sant'Angelo, ed abbandona il popolo alle sue
+difese.
+
+
+
+
+III.
+
+ Piegarono al primo assalto. Entra egli tra l'armi, para chi
+ fugge: sgrida gli alfieri che i soldati romani voltino le spalle
+ a canaglia. Pien di ferite, perduto un occhio, a viso innanzi si
+ avventa tra le punte.
+
+ TACITO--_Ann._, 9.
+
+
+Una mattina il capitano di castel Sant'Angelo si presenta a papa
+Gregorio, che dall'alto d'una torre guardava Roma. Il conte Oddo da
+Nemoli era stato allogato a quel posto dall'imperatore Enrico III,
+allorchè nel 1046 era sceso in Italia per cavar di scisma Roma e
+da Clemente II fu coronato. Oddo era un uomo sulla gloriosa taglia
+di Catone; semplice e libero nei modi e nella favella, severo ed
+incolpato nei costumi, di probità senza pari. Caldo della libera
+causa di Roma, avvegnachè qualche pontefice, Gregorio non escluso,
+lo avessero avuto in uggia, il municipal reggimento della città lo
+sostenne sempre alla custodia del castello. Gregorio mal lo soffriva
+perchè lo aveva scorto recarsi di pessima voglia ai suoi partiti.
+Non l'odiava però, nè lo disprezzava; perocchè infine Gregorio
+comprendeva assai bene ì nobili e generosi sentimenti. Anzi, ne'
+parecchi mesi che a Castel Sant'Angelo dimorò, gli pose affetto,
+considerando quanto quel povero conte si facesse violenza onde
+dimostrargli veneranza, in barba del suo carattere soldatesco, che
+pure soventi volte in lui riappariva. Oddo venne dunque a trovarlo
+in cima alla torre, ed avvicinandosi a lui, prima si fregò le mani
+alquanto, indi soffiando un cotal poco nella palma sinistra, se la
+fece strisciare lungo la faccia per d'innanzi il naso e la bocca, e
+levandola in aria, sclamò:
+
+--Signor papa, _consummatum est!_ Questa mattina ci batteremo il
+ventre come un tamburo di Saraceni.
+
+--Vale a dire, ser castellano?
+
+--Ah! parmi che io non parli latino! Ebbene, signor papa, in tutto il
+castello non ci è manco una chicca da dare a mangiare ad un bambino.
+Avete capito adesso?
+
+--Questo è tutto, messere? E sia pure: staremo digiuni.
+
+--Neh! fa il castellano facendo vivo sforzo per contenersi. Sappiate
+dunque, signor pontefice, che se voi ieri vi avete beccato quel
+residuo di ben di Dio che si trovava dentro, la guarnigione, i
+prigionieri ed io ci abbiamo rosicchiate le unghie al sole.
+
+--Avete fatto malissimo, ser castellano, di mettere eccezione per me,
+lo riprende di voce seria Gregorio corrugando la fronte, rilevando
+altero lo sguardo e la testa. Avete fatto malissimo. L'ultimo pane
+che si rinveniva nella rocca dovevano mangiarlo i suoi difensori.
+
+--E così pensava pur io, messer pontefice; ma poi... ma poi...
+Via! noi siamo più usi a queste carezze del nemico; ma voi, bravo
+vecchio...
+
+--E quando mai mi avete saputo permaloso, ser castellano?
+
+--Gli è vero, per la messa! ma che volete? ci è un bel tratto al
+postutto tra un pontefice ed un mariuolo di soldato, che quando fa
+orgia mangia per quattro dì, e sa ancora per quattro dì stare a
+stecchetto negli assedii. Non se ne parli più dunque. Consultiamo
+invece il _quid agendum_ adesso.
+
+--Non vi è d'uopo di consulte, risponde Gregorio riprendendo la sua
+grande calma. Quanti uomini di guarnigione sono nel castello?
+
+--Cento cinquanta, oltre i cinquanta del presidio consueto. E posso
+accertarvi che valgono dugento demonii. Sono avanzo dei soldati di
+Leone IX.
+
+--Quanti prigionieri?
+
+--Due vescovi, tre diaconi ed una donna. Ildebrando gitta un sospiro.
+Poi dimanda:
+
+--E niun'altro fuor di noi due?
+
+--Niuno, compreso il carceriere.
+
+--Sta bene. In sul meriggio dunque, mi farete trovar sotto le armi,
+giù nella corte, codesto manipolo di soldati con il loro capitano e
+voi con essi, messer conte, a capo del presidio.
+
+--Ma che! intendereste forse di fare una sortita, beato padre?
+
+--Saprete le mie intenzioni laggiù: contentatevi adesso d'obbedirmi.
+
+--Uhm! d'obbedirvi? vedremo.
+
+--Inoltre, mi farete trovare ancora colà i prigionieri, ed il custode.
+
+--Per costoro la bisogna è più facile, perchè non dipendono che da
+noi. Pei soldati però v'è quello stizzoso di capitano....
+
+--Il quale non oserà disobbedirmi, l'interruppe Gregorio componendo
+il volto a piglio severo, intendete, messer conte?
+
+--Va bene, risponde Oddo, questo non è affar mio. Ma non vorrebbe
+la vostra beatitudine dirmi alcuna cosa intorno alla faccenda delle
+provigioni?
+
+--Vi dirò tutto laggiù, messer conte. Per ora lasciatemi solo. Ho
+d'uopo raccogliermi in Dio. Andate: vi benedico.
+
+Oddo si stringe nelle spalle e parte. Nella sala trovò il capitano
+della guarnigione, che consultava tra gli altri capi, e gli comunicò
+gli ordini di Gregorio. E quegli, che ad instanza di lui era stato
+quivi messo dal senato e dal console romano per rinforzo, e che
+egualmente teneva il castello pel popolo, fastidito risponde:
+
+--Ma pel santo battesimo, state dunque a vedere un po' che questo
+birbo di prete si avrà ficcato anche in mente che noi fossimo ai suoi
+comandi! Ci siamo ingabbiati qui come barbagianni, e per guardargli
+salda la pelle abbiam danzato un bel tratto alla musica delle
+baliste: adesso, per Dio! parmi che fosse ora di metter fine allo
+scherzo.
+
+--Non prendete il galoppo, ser Ugoccione. Stiamo a vedere cosa
+intenda fare da sezzo; poi vi consiglierete dalle circostanze.
+
+--Staremo a vedere sì, messer conte: ma il mio partito è già preso.
+Invece di morirci qui di fame, come lebbrosi all'ospedale, intendo
+meglio che andiamo a menare le mani là fuori con l'aiuto di Dio, e
+morire, come a soldati si addice, dove ora soldati sono e soldati si
+battono. Gli abbiamo finalmente cavato il ruzzo di fare il bravo a
+codesto garbato messere. Ma quando siamo giunti all'articolo penuria,
+io non trovo scritto in nessuna cronaca, dall'assedio di Troia in
+poi, che alcun capitano abbia fatto lo schifiltoso a non dimandare
+accordi e cedere alla fortuna della guerra.
+
+--Io non sono del vostro avviso, messer Ugoccione. Del resto ciascuno
+ha un cervello per regolare il fatto suo: io me ne spicco di mezzo.
+Vi pregherei solo a non esser corrivo ai partiti estremi ed attendere
+anche un giorno. Chi sa, per me bisogna proprio dire che questo
+caparbio vecchio mi abbia stregato.
+
+E sì dicendo, lasciava il capitano e si dirigeva alle prigioni.
+
+Cercò da prima il carceriere, il quale, come ebbe udito l'ordine suo,
+gli presentò il mazzo delle chiavi. Oddo col pugnale ruppe il cordone
+che le univa, e sceltane una, dette le altre a Gano, conchiudendo:
+
+--Sicchè hai capito? Mi stai così minchione minchione a guardare
+quasi io fossi piovuto dal terzo cielo come s. Paolo. Farai uscire i
+cattivi allo scoccare della campana di mezzodì, e li condurrai nella
+corte.
+
+Gano si gratta il naso con un fare stufo e balordo, poi risponde:
+
+--Ho capito sì, messer castellano: ma vi tengo per avvertito, che
+se si tratta di mangiarli, io mi protesto che non intendo aver la
+mia parte di quel tisicuzzo del vescovo di Biella, perchè certamente
+mi farebbe venir la lebbra. Se l'udiste a bestemmiare, messer
+castellano....
+
+--Il diavolo ti porti! ma chi ti ha detto che ce li dovessimo
+mangiare perchè fai di codeste proteste?
+
+--Mille perdoni allora, messer conte. Si tratta dunque di appenderli
+ai merli onde riparare le torri dalle tratte dei mangani; ed in
+questo caso io protesto che andrò a tagliare le corde del vescovo di
+Potenza--dovessi pure andarlo a sostituire io medesimo. Se lo vedeste
+a far miracoli, ser castellano....
+
+--Ma che ti afferri il gavocciolo, bestione! chi ti ha detto dunque
+che quei poveri disgraziati si dovessero appendere alle mura?
+
+--Allora, mille perdoni un'altra volta, messer Oddo. Si tratterà di
+farne una comoda appiccagione per risicare alimenti. Ed in questo
+caso, mi protesto che voglio essere io proprio colui che ha da
+rendere tanto pietoso officio al diacono Sizzo; perchè l'altro ieri
+mi applicò alle mascelle un tal sorgozzone, per un vezzo innocente
+che volli fargli, da mandarmi al diavolo l'ultimo dente che mi
+restava.
+
+--Mai che domine vai tu dunque almanaccando, baciocio! Tu non devi
+che menarli nella corte e lì finisce il tuo debito. Hai capito?
+
+--Mille perdoni un'altra volta, ser castellano. Allora sarà... ma
+protesto...
+
+Oddo non l'udiva più, perchè scompariva sotto un androne, nel cui
+fondo oscuro metteva capo una scala. Gano resta fiso e ritto ad
+ascoltare il debole rumore delle pedate, e guardare nel punto dove
+si era dileguato il conte, poi scuote la testa corrucciato e fra sè
+stesso brontola:
+
+--Cane di un vecchio! vah! ed eccolo che se la guizza da lei. Gano
+solo non può, nè deve neppure protestare per cosa che gli dia
+fastidio. Ma avrà un bel dire, anche quell'altro arabico vecchio di
+pontefice: il diacono Corrado se l'ha da filar netto--non dovessi
+che farlo scappare pel buco della toppa. E' mi ha promesso sposare
+quella mia figlioccia di Guaidalmira... se già quel tristo impiccato
+di Laidulfo non l'ha messa in bocca al diavolo. E la sposerà veh!
+perchè mi protesto contro queste nuove diavolerie che va mettendo su
+mastro Gregorio. Sissignore! un povero figliuolo che serve a tutto
+il mondo; che dei sette benedetti giorni della settimana ne passa
+cinque digiuno; che riceve batoste da questi perchè gli è padrone,
+da quegli perchè è più forte, da quell'altro perchè è milite, da
+quell'altro ancora perchè coi suoi soldi può cavarsi la voglia di
+bastonare ed uccidere chi meglio gli garba... sissignore! un povero
+figliuolo non deve condur moglie, perchè mastro Ildebrando ha detto
+_diaconorum sposarum non prendebuntur_. La vedremo oh! la vedremo,
+mastro Ildebrando! Tu pensi a cinque, io miro ad asso. Mastro Corrado
+sposerà Guaidalmira, e mi protesto veh! messer castellano, che vi
+andate così bel bello a rifocillare da quella sguaiata madonna.
+L'affogherei per quella sua rassegnata verecondia che mi puzza di
+santo le cento miglia!
+
+Però, malgrado le proteste di Gano, il castellano era sceso nella
+prigione.
+
+Un raggio di fievole luce, che filtrava da alto abbaino graticciato
+di ferro, illuminava quella topaia. La quale, mantenuta netta ed
+accomodata da un po' di ordinato mobile, sembrava più orrida ancora,
+come grinza e laida vecchia che si affusola dei panni da sposa. Ad
+uno sgabellaccio presso al letto sedeva una donna sui quarant'anni,
+pallidissima in viso ed abbandonata, come l'infermo che si leva da
+lunga e mortal malattia. Un avanzo di antica bellezza si scorgeva
+ancora in lei, ed era il testimonio innanzi a Dio che non la mano
+del tempo ma quella dell'uomo l'aveva cancellata a metà. Lo sguardo
+però scintillava ancora di una forza vitale potente, quasi che quivi
+tutta l'energia dell'anima si fosse accumulata. Il destino dell'uomo
+sta nello sguardo: esso compendia le pulsazioni dell'anima, le rivela
+altrui, inspira interesse, impone. E la prigioniera aveva di quegli
+occhi indiani profondi e vellutati che appena si muovono ed esprimono
+ciò che si agita nel fondo del cuore. La spigliata persona avvolgeva
+in tunica nera, sulla quale vestiva un gamurrino con cappuccio ed
+ampie maniche, anch'esso di drappo oscuro. Al dito portava preziosa
+gemma. Come sentì dischiuder la porta, ella si volge, e conoscendo
+Oddo, sclama:
+
+--Dio vi prosperi, messer castellano; credeva vi fosse venuto male,
+perchè da otto giorni non vi vedeva più, e Gano sapete se è prodigo a
+dare schiarimenti ai prigionieri.
+
+--Che? madonna, vi avrebbe egli forse usate scortesie?
+
+--Mai no, messer castellano. Povero Gano, fa quel che può a dominare
+la sua antipatia per me; e non fosse che a vostro riguardo, mi
+profonde amorevolezze. Ma se per avventura gli muovo parola di questi
+o di quegli, Gano mi anguilla, e non mi cava mai di smania.
+
+--Quel disutilaccio è un fantastico uomo: però ha buono il cuore,
+bisogna convenirne.
+
+--Propriamente. E poi con voi, messer Oddo, si potrebbe egli esser
+cattivo?
+
+--Ah! voi mi lusingate, madonna. Ma l'uomo non può esser nè più buono
+nè più tristo di ciò che Iddio lo ha fatto; ecco tutto.
+
+--Ditemi dunque, se il ciel vi aiuta, messere, ond'è che per otto
+giorni non vi ho veduto? Ho patita una smania ed uno stringer di
+cuore!... Già sapete che voi siete l'ultimo angelo della mia vita.
+
+--Gli è, madonna, perchè ne sono accadute delle grosse, ma delle
+grosse assai, veh!
+
+--Non m'ingannava io dunque! Perciò quella specie d'indistinto rumore
+che penetrava fino quaggiù, e che per su la corrente del Tevere mi
+giungeva! Han dovuto fare dei ben grandi gridori questi pazienti
+Romani.
+
+--Gridori? peste! dite diavolerie, madonna, dite baldorie matte. Chè
+dalli e poi dalli, è sgrillato alfine questo disgraziato popolo, e si
+è scorrucciato il buono ed il meglio.
+
+--Han fatto dunque sommosse?
+
+--Sommosse no, ma presso a poco. Perchè quel galuppo del re Enrico,
+domenica mo, il dì delle palme, perdette la pazienza, e senza
+brigarsi che fosse o no quel giorno solenne, schiera i suoi soldati
+sotto le mura... A vederlo pareva s. Giorgio! Ebbene si lancia a
+percorrere le file e dice: neh, figliuoli, a che giuoco giuochiamo
+dunque? Credete, pel santo sepolcro! che non avessimo altro a fare
+che starci qui, fuori le porte, come mendicanti a dimandar la
+limosina e morirci di peste come villani che han mangiato il loglio?
+Andiamo su, sacramento! mano alle scale ed alle piccozze; e se oggi
+non entriamo ancora noi in Roma, come Cristo entrò in Gerusalemme,
+impiccherò alle porte il primo che dà indietro. Venite appresso a
+me. Voi, messer Baccelardo, fate giuocare gli arieti: voi, sire di
+Cosheim, tempestate coi mangani: voi, monsignor di Ravenna, accostate
+i battifredi e spazzate le mura dai difensori: e voi, sire di
+Buglione, venite con me alla porta Toscana. Perchè fo voto di quattro
+candelabri d'oro a Nostradonna di Goslar, e di due calici preziosi
+a Nostradonna di Edessa, se oggi penetreremo in questa matta città,
+che vuol fare con noi la curiosa. Andiamo, suonate le trombe ed
+all'assalto.
+
+--Anche Guiberto da Ravenna v'era dunque?
+
+--Se v'era! ve lo avrei voluto fare un po' vedere da su le torri come
+quel fistolo menava le mani! Dava busse da scantonare il Coliseo.
+
+--E sì?
+
+--E sì, detto fatto, quei demonii, incoraggiati dalle parole del re
+e meglio dall'esempio, perchè al primo piuolo delle scale vedevano
+sempre lui o quel di Buglione, si rovesciano sulle mura con tanta
+rabbia che ne rintronò tutta la città.
+
+--E quei di dentro?
+
+--Peggio che peggio. Accolto il popolo, ed il senato, ed i vescovi,
+ed il console, e tutto il mondo, là nel Foro, strepitavano a
+sganghera gole, e chi proponeva un matto di partito, chi un altro:
+ma partiti da far venir la pelle d'oca! Si trattava quanto meno di
+bruciare il papa, cacciare i signori, metter fuoco ai castelli,
+aprire le mura... Cane di popolo! anche con me l'avevano, che
+custodiva Gregorio qui dentro, sicuro come in un guscio di ferro.
+
+--Povero messer Oddo! sclama la cattiva stendendogli la mano, cui il
+castellano baciava. E continuava:
+
+--Sissignora, anche contro di me grugnavano quei cialtroni. Ma il
+senato ed i signori consultavano; ed i capitani della contessa
+Matilde a gridare: state sodi per Dio! fate animo; la benedizione di
+Gregorio ci difende; Gesù Cristo combatte per noi! E que' scomunicati
+a fischiare, a strepitare: che benedizioni e benedizioni, un
+bischero! siamo digiuni, siamo affamati, le pietre ci rovinano le
+case; che Gesù Cristo, e Gesù Cristo! se codesto combatte per noi, si
+dia dunque il fastidio di mutar quei macigni in berlingozzi; aprite
+le porte; bruciate il papa. Ed ecco che in mezzo a questo parapiglia
+si sente gridare di verso porta Toscana che gl'imperiali sono dentro,
+e che la bandiera di Enrico sventola sui baluardi.
+
+--Ed era vero?
+
+--Altro! credete che Enrico avesse fatto da burla quando votò
+alle sue Madonne non so quante libbre d'oro, purchè avesse potuto
+penetrare penetrare là dentro? Il principe Baccelardo da un lato
+apre la breccia; dall'altro quel demonio dell'arcivescovo di Ravenna
+sfonda i barbacani, spinge il battifredo alle mura, e saltato su con
+i suoi bravi Lombardi... ira di Dio! spazzava gente come si spazza la
+polvere con la granata, e la rotolava a colmare i fossi. Infine si
+fissa sulle mura, e corre verso il punto dove il re dava la scalata:
+e che vede?
+
+--Che vede dunque?
+
+--Per la messa! prima di lui, prima di tutti, Goffredo di Buglione
+aveva afferrati i merli ed aveva piantato lo stendardo di Lamagna
+sui baluardi della porta Toscana. Ma il vescovo Giovanni di Porto,
+che ha in corpo più legioni di diavoli lui solo che non ne ebbero
+tutti gli ossessi del leggendario, coglie il duca in quell'atto e
+lo ferisce con la spada alla testa. Goffredo non rotola giù, perchè
+immediatamente dopo di lui saliva il re. Questi afferra il vescovo
+alla gola, e strozzatolo, lo precipita nella città sulla testa dei
+soldati fuggitivi. Allora giunge anche l'arcivescovo di Ravenna...
+
+--Non era stato ferito Guiberto, non è vero?
+
+--No, che io mi sappia! Ma chi imbecille gli si voleva accostare con
+la tempesta con cui faceva correre le percosse? Da sulle mura, il re
+da un lato comandava ai suoi di avanzar dentro per la breccia aperta
+da Baccelardo, e dall'altro, coperto di ampio pavese, ingiungeva ai
+Romani di arrendersi. Questi però fuggivano a collo rotto verso il
+Foro onde recare la spaventevole notizia ai primati che consultavano.
+Il popolo, il quale non si augurava di meglio, alza un prolungato
+grido di giubilo, dicendo: Viva il re! muoia Gregorio! E corre per
+essere primo a profferire obbedienza ad Enrico. Ma il console Cencio,
+che mutolo aveva lasciato fino allora accapigliarsi il senato, i
+patrizi ed i prelati, scoppia e dice: Vi affoghi la peste, poltroni,
+giacchè non valete altro che a dir minchionerie, lasciate fare a
+chi sa fare. Il nemico è dentro. Si è fatto quanto si è potuto per
+difendere, con tanti guai e tanto danno, questo testardo papa, se lo
+porti il diavolo! Volete che siamo sgozzati per lui tutti, la città
+sia data al sacco ed al fuoco dai Tedeschi? Restate pure ad eruttar
+sciocchezze costì, che io so bene quel che debbasi fare in questo
+momento. Voi monsignor di Arezzo, e voi monsignor di Modena, venite
+meco.
+
+--E che fecero? Io comincio a tremare.
+
+--Eccolo. Fecer da sezzo ciò che avrebber dovuto fare da principio.
+Si presentarono al re, il quale aveva fatta sfondare porta Toscana,
+e si avanzava nella città alla testa delle truppe schierate in
+ordinanza. Sopra un bacino di argento egli, Cencio, portava le
+chiavi d'oro di Roma. Lo precedevano due araldi ed un bandieraio
+con bianco pennone. Come Enrico li vide, fermò il cavallo; ed essi,
+piegando a terra il ginocchio, mormorarono: Piacciavi, o sire, di
+accettare le chiavi di Roma, e come i nostri forti antenati entrarvi
+da signore e da trionfatore. Il re sorride e risponde: Bel sere,
+voi ci offrite cosa che non è più in vostro potere; non pertanto,
+mercè. Sire di Cosheim, risparmiate la città. E sì dicendo dava di
+sprone al cavallo, ed avendo alla destra l'arcivescovo di Ravenna,
+ed alla sinistra Baccelardo, per la via sacra, come Cesare, si reca
+al Vaticano. Le sue truppe intanto, giusta l'ordine del re al sire
+di Cosheim, senza rompersi a niuna maniera di libidine, come fra i
+soldati si suole con le città vinte, condotte dai capitani occupano
+in bello ordine dal Laterano al Vaticano, e tutti gli altri castelli
+più forti, e vi si mettono a presidio...
+
+--Il duca di Buglione era dunque morto?
+
+--Mai no. Gravemente ferito alla testa dall'azza del vescovo,
+riscuotendosi fe' voto di andar a combattere in Terrasanta. E non
+passò guari che per miracolo si sentì quasi sano.
+
+--Sicchè dunque il padrone di Roma è adesso l'imperatore?
+
+--Proprio lui. Perocchè, il giorno di poi, l'arcivescovo di Ravenna
+fu esaltato alla sede romana dai cardinali. E se aveste veduto che
+funzioni, madonna! Egli si presentò ad essere adorato a San Giovanni
+a Laterano sopra un cavallo morello che pareva volesse inghiottire
+il Campidoglio, con il suo bravo giaco di maglia addosso, cosciali e
+schinieri e bracciali e manopole, quasi si presentasse alla pugna, ed
+in testa l'elmo d'oro massiccio con l'aquila al cimiero, dono del re,
+coprendo la spada ed il pugnale che cingeva del manto ponteficio, il
+quale era proprio uno spanto a guardare. Che sì, che egli lo aveva
+conquistato il ponteficato! Il dì 24 marzo infine fu consacrato nella
+chiesa di San Pietro dagli arcivescovi di Arezzo e di Modena.
+
+--Guiberto è dunque vero papa, sclama la cattiva, arroventando nel
+volto che levava verso il cielo.
+
+--Papa, arci-papa, continua il castellano, ma noi fummo qui bloccati
+a non lasciarci passare neppure l'aria pel respiro. E bisogna dire
+che questi birboni di Romani non intendano mica affatto saperne di
+noi; perchè se li aveste veduti a far baldoria il dì di Pasqua,
+quando il re Enrico con Berta sua sposa entrò solennemente in San
+Pietro, vi avreste fatta la croce. Io credo che nemmanco i cani ne
+vogliano più di questo povero vecchio pontefice, che in altri tempi
+adoravano della faccia nella polvere.
+
+--La sventura è la stessa per tutti, dice la donna sospirando.
+
+--Deve essere infatti così, continua Oddo, poichè tutti insieme, col
+senato e col console Cencio, accompagnarono il re, che da San Pietro
+si recò trionfante al Vaticano onde aver cinta la corona imperiale
+da Clemente III--tal nome si è imposto a Guiberto--ed allora tutti
+a gridare: Evviva l'imperatore! evviva l'imperatore! _alleluia!
+alleluia!_ Poi si recarono al Campidoglio, donde i fanti tedeschi
+sbrattarono un residuo di gente papale, e quivi il senato ed il
+console confirmarono Enrico patrizio di Roma, tra l'entusiasmo del
+popolo che non aveva freno. Plebe sgualdrina! Non avrebbe ribrezzo
+domani di lapidare quest'altro suo idolo!
+
+--Sicchè dunque a papa Gregorio non resta più alcuno di tanti fedeli?
+
+--Eh! madonna, quando la fedeltà non viene dal cuore e non si
+accompagna con l'amore, non dura mai troppo. L'ultimo baluardo di
+questo povero vecchio era la contessa Matilde, che si cacciò tra i
+guai di lui fino al collo. Ma dalli e dalli, poteva essa sola far
+fronte a tutta Europa, con cui mastro Ildebrando aveva attaccate
+brighe, e che gli gridava il _crucifige_? È stata rotta in parecchie
+avvisaglie la fedele castellana dai trecento castelli; le han portati
+via tutti i forti dei suoi Stati; ha sprecate le sue ricchezze in
+queste sterili lutte; ed ora anch'essa, la sventurata! va profuga e
+raminga pei suoi deserti dominii onde non cadere in mano dei nemici,
+invisa agl'Italiani, abborrita dai Tedeschi, proclamata santa ed
+eroina solamente da un branco di fanatici faziosi. Sia come si vuole
+però, bisogna dire che come Matilde, con la vostra sopportazione,
+madonna, nascano ben poche donne.
+
+--Ed i miei Normanni di Puglia, messer Oddo?
+
+--Ma! Il principe di Capua, Giordano, fa lo gnorri: il conte Ruggiero
+pettina i Saraceni di Sicilia: Roberto Guiscardo bada ai suoi malanni
+domestici in Grecia: e perchè i Tedeschi non gli avessero a far
+trovare occupato il proprio focolaio, come nell'anno passato, ha
+novellamente mandato qui a patteggiare alleanza col re quel capestro
+del vescovo di Bovino, e quel bravo figliuolo di Boemondo.
+
+--Boemondo è dunque in Roma, messere? grida la donna in un tremito di
+gioia.
+
+--Almeno vi era, madonna, il dì della coronazione--salvo poi non sia
+tornato di bel nuovo da suo padre.
+
+--Ah! messer Oddo, sclama Alberada cadendogli ai piedi, che Iddio vi
+consoli di tutte le gioie, che la pace degli angioli vi renda serena
+la morte, ed il compenso del paradiso...! Messer Oddo, ve ne supplico
+con la faccia per terra, fate che io veda questo giovane, fate che
+abbracci mio figlio.
+
+Il castellano si stringe nelle spalle e gratta il capo, poi dice:
+
+--Uhm! uhm! Ciò è più facile a domandare ed a promettere che a
+tenere. Ad ogni modo, vi prometto, madonna, che se Boemondo si trova
+ancora in Roma voi lo vedrete, e dovessi precipitarmi dall'alto
+delle torri per uscire dal castello. Ora venite meco. Dovete aver
+fame, povera figliuola! perchè ieri ancor voi siete stata digiuna.
+Già non avrò che darvi neppure lassù. Ma una determinazione bisogna
+bene che papa Gregorio la prenda, non fosse che a cavarsela con una
+burla o con un miracolo. Vedremo: questo stato di cose non può durar
+lungamente.
+
+--Non badate a me, messer Oddo. Che mi giovano alcuni giorni di
+vita di più? Curate la vostra persona, curate gli anni vostri, che
+spendete a bene degl'infelici.
+
+--Andiamo, andiamo, madonna. Ve l'ho già detto le mille volte che io
+non voglio di codesti vezzi che mi farebbero saltare in boria, se io
+avessi conosciuta mai questa bestial passione. Gran chè che io faccia
+un tantino di bene a creature buone come voi, quando lo possa. Ma
+come si fa a strapazzarle, io dimando? Che cosa è? Sento un suono
+quasi di campane; sarà mezzo dì. Andiamo, figliuola mia, non facciamo
+noi aspettare mastro Gregorio che per nulla salta in bestia come una
+cavalla viziata.
+
+E sì dicendo dava il braccio ad Alberada che lo seguiva a passo mal
+fermo, e si trovavano nella corte, al punto stesso che il capitano
+della guarnigione si metteva alla testa dei suoi. Gano spuntava da
+una parte con gli altri cinque prigionieri, e Gregorio da un'altra,
+con le braccia conserte sul petto, sereno nel viso, sodo nell'andare.
+
+Egli si trasse avanti le linee dei soldati, e dopo alquanto di
+silenzio, durante il quale quella gente rozza e niente affatto doppia
+pendeva dal tranquillo suo volto, come da quello di un santo da cui
+si aspetta miracolo, parlò:
+
+--Figliuoli, voi vi siete condotti da uomini valorosi e fedeli. Io
+rendo testimonianza dell'opere vostre innanzi al mondo ed innanzi a
+Dio, e ve ne ringrazio; e vi ricolmo di tutti i tesori celesti che
+con la santità del mio ministero posso prodigare. Il cielo vi avrebbe
+destinati per le sante corone dei martiri; ma io non sarò quel
+temerario che affretterà i decreti della provvidenza. Avete fatto
+il vostro dovere; avete combattuto da bravi; tenuta la rocca salda
+a fronte di migliaia di nemici. Gloria a voi, gloria all'Eterno che
+per mezzo vostro volle confondere i Madianiti! Ora però siamo giunti
+ad un punto in faccia a cui gli è mestieri recedere. Il nemico ci ha
+affamati. Si è servito dell'arma dei codardi perchè l'arma dei forti
+gli fu spezzata in pugno da Dio. Io resterò qui.
+
+--Voi? sclamano ad una voce Oddo ed Uguccione.
+
+--Io resto qui, continua Gregorio. Quando il Signore mi elesse a
+custode dei suoi figliuoli mi diede a divisa: _Persevera, e sii
+saldo come le fondamenta del Libano_. Debbo compiere il mandato sino
+alla morte. Voi uscirete ed andrete nella pace del Signore; perchè
+mi piace lusingarmi che i Filistei non vorranno essere vigliacchi
+al segno di farvi vitupero. Voi rivedrete le vostre spose, i vostri
+figliuoli, e recherete loro le mie benedizioni. Io avrò memoria
+dei travagli che patiste per me. E se deserto da tutti, e ridotto
+a morirmi di stento, nulla posso concedervi ora, fidate in quel
+Dio che provvede di penne gli augelli, il prato di fiori. Andate:
+spiegate bianco pennone in segno di resa. Ma prima, se qualcuno ha
+nulla da dolersi di me, che mi perdoni come vorrà esser perdonato
+nell'ultim'ora sua: la carne è inferma.
+
+--Benediteci, santo padre, benediteci, sclamano tutti ad una voce,
+cadendo in ginocchio. E Gregorio alza la sua terribile mano e
+continua:
+
+--Capitano, a voi ancora le mie grazie per la vostra prode difesa, a
+voi ancora le mie benedizioni. Precedete i vostri. A voi poi, messer
+castellano, nulla dico, perchè ogni parola malamente vi esprimerebbe
+l'ammirazione, e la riconoscenza che vi debbo. Siete uno di quei
+pochi uomini che nella mia difficile carriera ho trovati più probi e
+di sentimenti più nobili. Con vero dolore mi accommiato da voi. Fate
+aprire le porte del castello ed uscite alla testa della guarnigione;
+perchè non istà bene che la fame abbia a privare la terra di così
+eletto modello di uomini. Io penserò a richiudervi dietro le porte.
+
+Oddo fa un movimento di dispetto, alza le spalle e volge altrove la
+testa. Gregorio continua:
+
+--E voi ancora, sacerdoti di Dio, dice volgendosi ai prigionieri,
+andate in pace. Se mi chiamaste severo perchè volli ritrarvi, anche
+vostro malgrado, dalla via dell'iniquità, e rammentarvi l'augusto
+vostro dovere, verrà il dì che mi renderete giustizia; e guai a voi
+se fino a quell'ora non vi sarete ravveduti. Andate, andate tutti. In
+nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo vi benedico.
+
+E sì parlando, alzava di nuovo quella destra tremenda che avea scossi
+i sogli d'Europa, e benediceva quella gente, che, sciolta in lagrime
+e caduta in ginocchio, protestava altamente voler morire con lui.
+Ma Gregorio non accetta il generoso sacrifizio, e per quei suoi
+modi incisivi e quella parola autorevole a cui niuno aveva forza
+resistere, reitera l'ordine al castellano di aprire le porte.
+
+Il conte Oddo non replica verbo. Si avanza ad una porta di soccorso
+e, fattesi recare le chiavi, comanda si togliessero le spranghe ed
+alzassero le cataratte, ed apre. Allora quei soldati, mesti in viso
+e nel cuore addolorati, preceduti dalla bandiera e dal capitano,
+sgomberano la piazza e si costituiscono prigioni del re. Oddo rimane
+immobile presso la porta che avea fatta schiudere. E come ebbe veduti
+uscire l'un dopo l'altro tutti queglino della guarnigione di rinforzo
+e con essi i prigionieri, onde il nemico non avesse profittato del
+caso e si fosse cacciato dentro, richiude subitamente e dà le catene,
+ordinando al suo vecchio presidio, che era restato fermo al suo posto:
+
+--Ritornate alle mura, voi. Mi porti il diavolo se dovrete voi
+correre sorte diversa da quella del vostro vecchio capitano.
+
+E quei soldati voltano le spalle e partono. Gregorio li guarda fare
+senza dir motto. Appena però che si furono trovati soli, fissa gli
+occhi fatti lucidi dalla commozione addosso a quell'uomo, e dimanda:
+
+--E voi, ser castellano?
+
+--Io? borbotta Oddo. Beatissimo padre, io non ho risposta parola
+agli elogi che vi siete brigato di farmi, perchè andava considerando
+che un uomo come voi, un vecchio prete ridotto a questi estremi,
+non dovesse avere gran fatto la frega di andar burlando la gente.
+Ma a questo novello insulto, per la messa, non so starmi dal dirvi
+che siete veramente curioso d'umore. Io? dimandate: avreste dunque
+voluto che avessi accettato il vostro bel partito d'andar via così,
+come un ladro dal verziere, ed abbandonare il mio posto da codardo?
+Per la croce! qui mi ha collocato l'immortale memoria di Enrico
+III, col consentimento ed elezione del senato e del popolo romano.
+E sapete voi quel che mi disse colui quando del castello m'investì?
+«Bada bene, messer conte, che questa rocca, in tempi migliori, era
+un sepolcro, e che una volta penetrato qui dentro, niuno ne andò
+mai fuori se non cadavere. Tu dunque allora cederai questa piazza
+a chiunque si presenterà alle sue porte da nemico, e fossimo noi
+medesimi, quando cenere te ne verranno a cavare.» Avete udito? Io lo
+giurai. Ed il conte Oddo da Nemoli non ha mancato mai nè alle sue
+parole, nè ai suoi giuramenti. Sappiatelo.
+
+Gregorio non risponde, ma facendogli un passo incontro, se lo stringe
+nelle braccia come fratello, e con voce commossa, sclama:
+
+--Morremo insieme.
+
+Allora la donna, ch'era restata in dietro durante tutta quella scena,
+si tragge avanti e dice:
+
+--Santo padre, non favellate di morte: vi è ancora una speranza.
+
+--Alberada, grida Ildebrando retrocedendo di un passo, e perchè con
+gli altri non siete uscita ancor voi?
+
+--Perchè, santo padre, io, sventurata in tutta la mia vita, non so
+separarmi dagli sventurati. Nei giorni della vostra fortuna, forse
+beneficata da voi, vi avrei abbandonato. Ma nell'ora delle vostre
+miserie, da voi cotanto aspramente trattata, non ho saputo dipartirmi
+prima di avervi detto che vi perdonava, onde, andando a render conto
+a Dio delle opere vostre, possiate ripararvi di questo scudo.
+
+Gregorio, con la fronte annuvolata e bassi gli occhi, medita lungo
+tratto pria di rispondere, poi soggiunge:
+
+--E veramente tu mi perdoni, Alberada?
+
+--Di poca fede! lo rimprovera colei. Cristo non perdonò egli forse
+i suoi nemici? In altri tempi mi sarei mostrata inesorabile. Ora
+che conosco le triste vicende della sorte e le amaritudini della
+vita, ora che sento avvicinarsi il periodo del rendiconto, voglio
+inebriarmi del soave diletto del perdonare. E l'Eterno possa usare
+misericordia ancora alle mie peccata.
+
+--Pia donna, che Iddio ti esaudisca e ti prepari giorni migliori!
+Sento che io non posso per te far altro che ammirarti, ed impetrare
+dal cielo le gioie che, per inesorabile destino, ti ho tolte.
+
+--No, santo padre, voi potete ancora qualche altra cosa. Promettetemi
+di non arrendervi se prima non mi rivedrete venire in questo castello
+a correre una sorte con voi. Io andrò fuori, ed Iddio forse benedirà
+i miei passi, come benedisse quelli di Giacobbe e di Giuseppe.
+Cercate accordi all'imperatore, procrastinate la resa fino a che io
+non ritorni. Ho un presentimento.... Basta, non mi rifiutate questo
+grazia.
+
+--Ma che mediteresti tu di fare, Alberada?
+
+--Ciò che io solamente posso, se Iddio vorrà secondare le mie
+speranze, come secondò quelle di Giuditta.
+
+Ildebrando la fissa in volto attentamente, poi dimanda:
+
+--Tenteresti forse anche tu, Alberada, l'opera santa della Betuliese?
+
+--Io non sono destinata ad opere di sangue, Ildebrando, quella
+risponde, la mia missione è di pace e di carità. Astenetevi, ve ne
+supplico, dall'interrogarmi. Le inspirazioni celesti non sottoponete
+allo squittinio degli umani giudizi. I vostri dubbii mi potrebbero
+sconfortar dall'impresa: ed io avrei un giorno a rimproverarmi del
+male che vi potrebbe avvenire. Mi promettete voi di non cedere, se
+pria non avrete novella di me?
+
+--Te lo prometto, Alberada. Acconsentirò a tutti i patti del
+Filisteo: ma di qui non uscirò se pria o tu non verrai a cavarmi
+d'ogni speranza, colui, nell'ebbrezza dei suoi trionfi, come a
+Canossa, non si umilia ai piedi miei. Va, l'angelo di Tobia ti sia
+per compagno.
+
+E sì dicendo, Alberada s'inginocchia e Gregorio la benedice. Il
+castellano, che senza muover ciglio e tutto commosso nel cuore aveva
+udito il colloquio, l'abbraccia e la bacia sulla fronte; poi apre la
+postierla e fa uscirla. Indi rinchiude ed a passo lento, unitamente
+al pontefice, ambedue taciturni, rientrano nel castello.
+
+Dopo un'ora, dall'alto delle torri, un verrettone con una pergamena
+tra le penne cadeva in mezzo ai soldati di Enrico che assediavano il
+castello.
+
+
+
+
+IV.
+
+ Irons-nous de l'histoire arrachant les trophées?
+
+ CASIMIR DELAVIGNE.
+
+
+Ci giova sperare che il lettore non abbia dimenticato un personaggio
+di questa cronaca che abbiamo dovuto necessariamente lasciare
+indietro. Per colpa nostra avrebbe obliato uno dei più interessanti
+uomini dei tempi di mezzo. Parliamo di Roberto Guiscardo. E perchè
+questi deve di nuovo così gloriosamente ricomparire sulla scena,
+accenneremo volando volando delle sue cose dopo la presa di Salerno.
+
+Ravvicinatosi con Riccardo di Capua, invasero le Marche d'Ancona e vi
+fecero gran conquisto di paese. Gregorio irritato dell'affronto, e
+volendo arrestare l'audacia dei conquistatori, nel concilio di Roma
+pronunziò contro di loro scomunica e li privò degli Stati. Ma perchè
+gli anatemi non affettavano uomini di ferro, i quali non conoscevano
+altra legge che la spada, altro dominio che la forza, mandò loro
+contro le truppe del marchese di Toscana e li strinse ad abbandonare
+le terre occupate. Roberto, che aveva invasa la campagna di Roma
+solamente per far sentire l'energia del suo potere all'arrogante
+pontefice, si ritirò decorosamente, ed il principe di Capua mandò
+all'assedio di Napoli. Egli accampò sotto le mura di Benevento.
+
+Questa città, dopo la morte di Landolfo VI, era ricaduta alla
+Chiesa. Roberto voleva impadronirsene. Ma papa Gregorio, con le
+solite scomuniche, mandò tali rinforzi di scorte e di truppe che
+Roberto, fastidito dalle lungherie dell'assedio, lascia un manipolo
+di soldati al blocco e si reca in Calabria. Morto Riccardo, suo
+figlio Giordano libera dall'assedio Benevento. Roberto riviene in
+Puglia, prende Ascoli, Montevico, Ariano, e sul fiume Sarno va a
+presentare battaglia a Giordano. Desiderio, abate di Montecassino,
+si interpone, li rappacia. Roberto sottomette ancora Monticulo,
+Carbonara, Pietrapalumbo, Monteverde, Genzano e Spinazzola, e nulla
+curando più Benevento, lascia che restasse in potere del pontefice e
+si contenta di signoreggiare quanto oggi forma il reame di Napoli,
+meno il piccolo ducato di Napoli, il principato di Capua ed il ducato
+di Gaeta, dominati da Giordano. E' sarebbe stato lieto, e fortunati
+i suoi popoli, perchè gran mente aveva nel reggimento civile, ma
+domestiche sciagure lo chiamarono altrove.
+
+Egli aveva sposata la sua figliuola Elena a Costantino figlio
+dell'imperatore di Costantinopoli Michele Ducas. Niceforo Botoniate,
+avendo discacciato Michele dall'impero d'Oriente, lo aveva fatto
+tosare, confinare in un monistero e castrare Costantino. La miseria
+della sua figliuola e l'oltraggio penetrano il cuore di Roberto che
+giura pigliarne terribile vendetta.
+
+Provvede al governo dei suoi Stati d'Italia, poi con la duchessa
+Sigelgaita, Boemondo, e bell'esercito s'imbarca ad Otranto. Giunti
+nel 1081 a Corfù, l'invade. Alessio Comneno, succeduto a Botoniate,
+gli manda tosto incontro formidabile armata; ma in più battaglie
+rotta, non giunge ad ostacolare il duca, sì che non espugnasse
+Durazzo, padroneggiasse l'isola, e spingesse le truppe vittoriose
+fino in Bulgaria. Ridottosi infine a svernare a Durazzo, nel novembre
+del 1083, ed instruito che Alessio con molti ricchi donativi e larghe
+promesse andava proponendo all'imperatore Enrico perchè invadesse
+Puglia e Calabria, mandò a costui in Roma il vescovo di Bovino e
+l'astuto Boemondo. E questi, facondo dicitore, abbindola Enrico e lo
+fa chiaro, che dopo lui non eravi chi più travagliasse il cuore di
+Gregorio fuor di Roberto, e Roberto niun peggio tollerar di Gregorio.
+Enrico gli pone fede, e si pattuiscono onorevoli convenzioni il dì 30
+marzo 1084, il giorno avanti della Pasqua in che Enrico fu coronato.
+
+Ed una sera Roberto, che nulla ancora degli accordi sapeva e di
+saperli smaniava, dai veroni del castello di Durazzo vede spuntare in
+alto mare una galea, cui forte vento gonfiava le vele latine ed alla
+città dirigeva; e dopo non molto ne scorge una seconda che studiava
+tenerle dietro. Egli manda subitamente al porto per ricever novelle
+de' suoi Stati, se pur di colà quei vascelli fosser partiti.
+
+
+
+
+V.
+
+ Perzho non dei amor ocaisonar
+ Tam cum los oilliz et cor ama parvenza,
+ Car li oill sin dragoman del cor,
+ E ill oill van vezer
+ Zo col cor plaz retener.
+
+ EMBLANCHACET.
+
+
+Roberto non s'ingannava. La sua bandiera sventolava su la galea
+che a vele gonfie entrava nel porto di Durazzo, ed era su quella
+il suo flgliuol Boemondo. Nell'altra un legato dell'arcivescovo di
+Ravenna con seguito brillante di cavalieri e di ecclesiastici, e
+misto a staffieri, paggi e chierici un romeo, che a forza di prieghi
+aveva ottenuto esser quivi traghettato per poscia condursi in Terra
+Santa. Quella gente tirò dritto all'albergo del duca, il quale,
+udito del messo, nobilmente lo accolse. Questi era Rolando da Siena,
+quell'ardito chierico che in mezzo al concilio di Roma aveva osato
+intimare a papa Gregorio gli ordini dell'imperatore Enrico. Roberto
+lo festeggiò di ogni onorevole e lieto accoglimento, imperciocchè,
+oltre della divisa di oratore, altamente aveva Rolando lasciato dire
+di sè e nelle guerre di Germania ed in quelle d'Italia, e da sezzo
+nello assedio di Roma, ove tra i più distinti e valorosi cavalieri si
+era allogato.
+
+La sera si trascorse a novellare di guerre e di prodi fatti di
+parecchi cavalieri, che Rolando aveva conosciuti, e di cui Roberto
+onorevolmente aveva udito favellare. Alla dimane però, come questi si
+recava nella gran sala per dargli udienza, ed ascoltare del messaggio
+di papa Clemente, l'araldo d'armi gli annunzia ancora un legato di
+papa Gregorio che dimandava medesimamente essere a lui presentato.
+Roberto maravigliato e nel tempo stesso lusingato del doppio
+messaggio, comanda che, esaminati i brevi di credenza dell'oratore di
+Gregorio, lo si facesse entrare.
+
+In effetti, perchè tutto a punto si trovò, nel mentre di un uscio
+spuntava Rolando con seguito numeroso, di un altro, solo e modesto
+appariva il romeo. Rolando si ferma a due passi dal soglio,
+coperto da baldacchino, sul quale sedea Roberto involuto nel ducal
+paludamento, in testa la corona. Ma il romeo procede fino ai gradini
+di quel soglio, e presa la mano di Roberto per baciargliela, solleva
+di alcun poco il capperuccio, e con voce sommessa e commossa sclama:
+
+--Messer duca, in nome di Dio! arrendetevi alle parole che sto per
+dirvi.
+
+A quell'aspetto, a quell'accento, Roberto trasalisce. Mutato di
+colore, per isfuggire lo sguardo penetrante di Sigelgaita che attenta
+lo fissava, stringe la mano del romeo, e quasi del troppo ossequio di
+lui peritasse, risponde:
+
+--Mercè, santo pellegrino! tocca a noi poveri peccatori tributarvi
+questi segni di veneranza.
+
+Il romeo si alza e trattosi indietro attende che giungesse il suo
+momento di favellare. Rolando intanto per uno sguardo che aveva
+qualcosa di schernevole e di curioso lo sta a considerare un tratto,
+poi voltosi al duca favella:
+
+--Monsignore, il santo padre Clemente v'invia salute ed apostolica
+benedizione. Penetrato della divozione che avete dimostrato alla
+Chiesa, malgrado gli oltraggi dell'antipapa Gregorio, non ha
+voluto soffrire che più lungamente sì nobile guerriero giacesse
+nell'interdetto. Mastro Ildebrando vi fece gravi torti. Papa
+Clemente, che da lunga stagione vi conosce ed ammira, mi manda a voi
+per togliervi la scomunica indebitamente fulminata.
+
+--Gran mercè, ser. Rolando, al papa ed a voi che ci gratificate di
+questi attestati di amore. Gli è ben vero che Gregorio agì con noi
+ostilmente. Ei credette poter aggravare la mano, postaci sul collo
+da Niccolò II, e si allucinò. Doveva rammentare che i tempi non eran
+più quelli, e che noi non eravamo davvero vassalli della Chiesa,
+conciossiacchè tali ci fossimo profferiti un dì che la fede dei
+popoli, da noi conquistati, ci parve vacillare. Spero in Dio però che
+a quest'ora e' si sia ricreduto; dappoichè, ad onta delle reiterate
+scomuniche, ci ha sempre secondato sorte avventurosa. Pace dunque
+allo sventurato; ed abbiate la cortesia, messer Rolando, di esporci
+cosa mai la santità di Clemente III righiegga, in compenso della
+benedizione che ci manda.
+
+--Nulla di più, monsignore, di quello che per gli altri pontefici
+avete fatto. Egli vi accorda investitura degli Stati finora da voi
+conquistati in Italia, e di quelli che in Grecia saprete conquistare:
+egli vi richiama nel grembo della Chiesa, e, come figliuolo della
+Chiesa, vi benedice. Non richiede perciò da voi, monsignore, se non
+che, come cristiano e come vassallo della sede di Roma, gli giuriate
+fedeltà e prestiate omaggio.
+
+--Se il mio nobile padre volesse degnarsi di concedermi la parola,
+sorse a dire Boemondo, io risponderei....
+
+--Cosa risponderesti? domanda Roberto un po' accigliato.
+
+--Io risponderei a costoro, che noi non abbiam conquistato le terre
+d'Italia per servire ad alcuno: che quelle terre noi affrancammo
+dal dispotico giogo dei Greci, o sottraemmo all'insolente dominio
+degl'imperadori di Occidente: che questi soli dovrebbero domandar
+segno di ossequio da noi, ove noi volessimo accordarne a gente che
+ben sapremmo ridurre a ragione con la spada. Ma al vescovo di Roma
+che briga poteri per niuna maniera dovutigli, e ricorre alle armi
+spirituali da Dio non concesse per profanarle in usi sacrileghi,
+risponderei....
+
+--Figliuolo, Roberto lo rampogna, il vostro senno si farà maturo
+cogli anni, ed allora vi chiameremo a darci consigli. Per ora
+piacciavi di ascoltarci e di apprendere con quale temperanza si
+governino i popoli.
+
+Sigelgaita, che odiava Boemondo perchè figlio di Alberada, approva
+della testa. Roberto continua:
+
+--Voi dunque, messer Rolando, risponderete all'arcivescovo di
+Ravenna, o, se meglio vi piace, a Clemente III, che noi non siamo
+per verun modo alieni dal profferirgli quei segni di veneranza che
+ci piacque profferire ai suoi antecessori. Però papa Gregorio vive
+ancora, nè ancora è decaduto dalla sedia di Pietro. Che perciò noi,
+fedeli alla Chiesa ed addolorati del suo scisma, ci asterremo dal dar
+prove di rispetto al novello pontefice per tema che il nostro esempio
+non seduca altrui. Ma faccia che il consentimento di tutti i prelati
+d'Europa lo proclami vero pontefice, ed allora noi gli giureremo
+obbedienza, e torremo qualunque fede ad Ildebrando.
+
+--No, monsignore, lo interrompe il romeo, questo voi non farete,
+perchè vi condurreste da disleal cavaliere. Lasciate da banda il
+debito di fedeltà che vi stringe a Gregorio. Rammentatevi solo
+che, innanzi di esser vassallo della Chiesa, foste cavaliere; e
+come cavaliere vi urge il dovere di proteggere l'innocente e di
+soccorrere il caduto. Gregorio VII è assediato nella mole di Adriano.
+A quest'uomo, monsignore, che, giorni sono, camminava sulle teste
+dei re, manca il pane per alimento. E voi che siete il più grande di
+questo secolo, vi stareste come una femminuccia dal soccorrerlo, sol
+perchè alcuni anni indietro corse briga fra di voi? No, monsignore,
+voi imiterete il suo esempio e lo gioverete, perchè egli si è volto a
+voi come al più generoso de' suoi nemici.
+
+--Ah! ah! si ricorda di noi adesso, perchè l'incendio che ha
+destato in tutta la cristianità è per divorarlo? sclama Roberto. Ma
+quando favellava di noi in tutti i concilii come di un corsaro, ci
+scomunicava, con suggestione ci ribellava i vassalli, e ci osteggiava
+con le armi della contessa Matilde, allora noi non eravamo generosi,
+nè si parlava di quei fratelli Maccabei tanto predicati. Allora
+noi eravamo Madianiti, scellerati, schiuma d'inferno; allora non
+sognava neppure che questo giorno avrebbe potuto venire, che la spada
+tentata spezzare avrebbe potuto armargli il braccio. Non lo avrebbe
+pensato allora? Ebbene, che sorba adesso fino all'imo la tazza della
+sventura, perchè non saremo già noi che gliela verremo ad addolcire.
+
+--Con la vostra licenza, monsignore, il vostro consiglio non è nè
+cristiano nè nobile, riprende il romeo. Se Gregorio VII vi avesse
+ricolmo di favori, e voi lo aveste soccorso nelle disgrazie, non
+avreste che compiuto un dovere. Or vi dimando io, monsignore, che
+diranno i popoli di voi, se vilipeso, perseguitato indebitamente e
+messo a bersaglio di ogni maniera di danni da Gregorio, vi levate
+contro i suoi nemici e dite: ritraetevi, per Dio, quest'uomo difendo
+io!
+
+--Dicano ciò che lor piace, risponde Roberto alzando le spalle. Noi
+non corriamo più dietro alla nominanza. E se pure questo solletico ci
+stimolasse ancora, crediamo aver fatto qualcosa per esserne paghi.
+
+--Certamente, monsignore, continua il romeo, certamente l'avvenire
+vi ammirerà perchè, disceso in Italia solo e povero, la schiavina di
+pellegrino addosso, il bordone nelle mani, vi siete levato a tanto
+alto potere e fatto padrone di sì vasto e bel paese, resistendo in
+cento battaglie a due imperatori, molti pontefici, e tutti vincendo.
+Vi ammirerà perchè con tanta sapienza governate e prosperate i
+vostri popoli, vi rendete loro caro, e temuto ai nemici. Ma i tempi
+antichi vantano altresì uomini che vi somigliano. Però se violentate
+il vostro cuore, soffocate la vendetta, e prestate aita al vostro
+nemico, una voce si leverà allora per li due imperi che vi proclamerà
+unico e generoso.
+
+--Queste le son vampe da mandare in succhio un guerrier nuovo, ser
+romeo; me non solleticano.
+
+--Sibbene, monsignore: ma riflettete che l'Italia, la Germania, la
+Francia, Europa tutta, ha fornito il suo contingente di truppa contro
+questo ardito pontefice per abbassarlo, e che se voi solo sorgete
+contro tanta massa di popoli e li sconfiggerete, la vostra gloria non
+avrà limiti. Il vostro nome suonerà prodigioso dovunque è venerato il
+nome di prode. In guisa che, se anche per disavventura la vittoria
+vi fallisse, oltre le benedizioni del cielo e del pontefice ed il
+soddisfacimento della propria coscienza, ognuno sarebbe sforzato a
+confessare avervi oppresso il numero, non il valore.
+
+--E questo è quello che noi non vogliamo, ser romeo. Ci darebbero
+dello stolto, dell'improvvido; ed un fatto solo distruggerebbe
+l'opera di tanti anni. Noi non siam tali, quel sere, da mettere sui
+dadi la nostra fortuna. Gregorio suscitò il vespaio: il malanno se
+l'abbia lui.
+
+--Con la vostra permissione, mio nobile padre, sclama Boemendo,
+vorrei manifestare il mio avviso.
+
+Roberto lo riguarda fittamente quasi volesse scandagliarlo
+nell'anima, poi dice:
+
+--Favella pure.
+
+Boemondo riprende:
+
+--Vi dimando perdono, signore, se la mia poca sperienza mi allontana
+dal vostro consiglio. Il guerriero non numera i nemici che deve
+combattere, come l'ebreo i pezzi d'oro che presta. L'opera del
+calcolo non è più l'opera del valore. Il valore sta dove il periglio
+è maggiore, dove si frappongono gli ostacoli; e fatto di cavaliere
+non è sicuro coi cento rompere i dieci. Ma se noi soli, noi, figli di
+una nazione che ha soggiogata l'Europa, andremo in piccolo e risoluto
+drappello ad urtare l'enorme massa di combattenti accalcata su papa
+Gregorio, allora il nostro nome sarà distinto nei volumi delle
+cronache, ed i trecento delle Termopili non saranno più soli.
+
+--Nobile giovane! sclama il romeo di voce commossa e diversa affatto
+da quella con cui aveva favellato sino allora.
+
+E faceva già un passo verso di lui per abbracciarlo, allorchè vede
+Sigelgaita, la quale fino a quel momento lo aveva considerato
+con un'attenzione come se avesse voluto divorarlo, la vide quasi
+all'insaputa sua sollevarsi dal seggio. E' si arresta. E Sigelgaita,
+dopo alquanto di silenzio, osserva ghignando:
+
+--Chi direbbe che tanto entusiasmo si annicchiasse in un romeo che mi
+ha l'aspetto e la voce di una femmina?
+
+--Perdono, madonna, la voce e l'aspetto lo dà Iddio: che può fare
+l'uomo se ha la disgrazia di altrui dispiacere?
+
+--Proprio così, bel santo! E non è già Iddio che s'incolpa se l'uomo,
+per ostentare venustà femminile, si taglia i peli del volto, e la
+donna, per correr libere venture, assume abito virile.
+
+Il romeo resta colpito dalle parole di Sigelgaita, e fisando il
+suo occhio sereno sovra di lei, che torva ed irata lo contemplava,
+soggiunge:
+
+--Mi avveggo, madonna, che ho avuta la sfortuna di esserle
+malgradito. Mi lusinga però la persuasione che ciò non sia per
+effetto del mio messaggio; perchè chi non sa quanto la duchessa
+Sigelgaita agogni perigli di guerra ed azioni generose, in cui
+raccoglie sempre la corona dei forti? Ardisco perciò supplicare ancor
+lei, che voglia persuadere il suo nobile sposo recarsi a soccorso del
+pontefice.
+
+--Che ti affoghi la peste, mariuolo di pellegrino! scoppia Rolando
+che or rosso, or verde nel sembiante si era a mala pena contenuto
+fino a quel punto. Che domine affastelli tu, con codesti guaiti da
+sgualdrina, di pontefice e di Gregorio? Per la santa luce di Dio! il
+pontefice è Clemente, e mi sento prurito di strozzare chiunque voglia
+venirmi a cantare altra solfa. M'intendi? Ed a dire che ho raccolto
+con me nella galea quel bel mobile di un tisico!
+
+--Messer legato, voi mi fate ingiuria indebitamente, ed io affido a
+Dio la cura di dimandarvene conto. Voi avete esposto il messaggio
+del vostro padrone, ed io mi sono taciuto, perchè ciò mi conveniva.
+Non so perchè però voi sorgiate ad insultarmi quando io prego di
+porgere ascolto alle instanze dello sventurato Gregorio. Se non
+il riguardo di me, messere, perchè pei vinti non v'han riguardi,
+dovevate rattenervi per quella nobile dama, e per questo giovane, che
+è nell'età di apprendere azioni civili e generose.
+
+Rolando stava lì per rispondere, ma Roberto gli taglia la parola,
+tanto più che ferocemente vedeva accigliare il suo figliuol Boemondo,
+e soggiunge:
+
+--Signori, abbiamo udito le proposte di ambo i pontefici, ed in
+che modo essi intendano valersi dell'opera nostra. Prima di darvi
+risposta e' ci è d'uopo riflettere alle condizioni in cui ci
+troviamo, e ciò che a noi convenga di fare. Udremo ancora i nostri
+fedeli, e domani sì voi, ser romeo, che voi, messer Rolando, saprete
+il partito a cui saremo per appigliarci.
+
+--Voi farete il vostro piacimento, monsignore, risponde Rolando, e
+vi atterrete a quel consiglio che stimerete il migliore. Però gli
+è bene che abbiate presente, la parte di Clemente esser quella di
+tutta Europa, e che i scarsi e mal sofferti proseliti di Gregorio
+tornano esosi ad ognuno come il loro capo. Vi rammenterete inoltre
+che l'obbedienza cui giurerete a Clemente è garante delle grazie che
+troverete presso di Enrico, e delle quali, se mal non mi avviso,
+avete pur d'uopo; imperciocchè questi è in Italia ed alla testa
+di armata potente, e voi, mentre battagliate in paesi stranieri,
+lasciaste sguarniti e poco difesi gli stati di Puglia e di Calabria.
+Voi siete prudente ed avveduto, monsignore; le troppe parole tornano
+inutili.
+
+--Mercè dunque della pena che vi prendete di dirle, messer legato,
+risponde Roberto crollando il capo bruscamente. Le considerazioni
+che dovremo fare ben sappiamo. Voi tentate d'intimidirci con codesto
+prospetto, ma perciò appunto c'indurreste a correre dal lato
+opposto, perocchè noi amiamo andar mai sempre contro l'opinione e
+l'aspettativa d'altrui. Nondimeno, a domani, messer legato.
+
+--Ed io, monsignore, soggiunge il romeo, mi rassegno innanzi al
+voto che sarete per profferire. Alla perfine, se tutti gli uomini
+abbandoneranno lo sventurato sacerdote, lo proteggerà Iddio che suol
+farsi compagno degli oppressi. Tra le sue disgrazie avrà sofferta
+ancora l'onta del rifiuto, ed il disinganno di aver pensato generoso
+il nemico. Temistocle non avrà trovato il suo Serse.
+
+--Ser pellegrino, lo rabbuffa Roberto, Gregorio VII, creatura
+orgogliosa che giammai avventurò nè parole nè opere, sapeva meglio di
+voi a qual uomo si dirigeva. Andate, ed a domani.
+
+E sì dicendo si alzava, ed i messi, inchinandolo, uscivano.
+
+Dopo un poco di silenzio, Sigelgaita fissa gli sguardi su Roberto e
+dimanda:
+
+--Messer duca, non conoscereste voi per avventura quel romeo?
+
+Roberto resta sorpreso della dimanda, ed a sua volta considera la
+faccia di sua moglie fatta pallida. Poi, freddo freddo, risponde:
+
+--No.
+
+Sigelgaita piega gli occhi, e senza dir motto, esce.
+
+
+
+
+VI.
+
+ Ben ai omais qeu sospir, e qeu plaigna
+ Qab parc lo cor non part, qan me recort
+ Del bel solaz, del ioi e del deport.
+
+ PERIOL D'ALVERNIA.
+
+
+La notte era inoltrata, tutti nel castello dormivano. Solo il romeo
+percorreva a lento passo la sua camera, soffermandosi di tratto in
+tratto avanti la finestra per contemplare il tacito corso della luna,
+ed il luccicare della marina. Egli aveva gittato il capperuccio
+dietro le spalle e piegate le braccia sul petto. La luna gli
+rischiarava il sembiante che, contornato dal nero abito, appariva
+più pallido ancora. Gli occhi scintillavano, avvegnachè in quel
+placido meditare della notte languidi e velati dovessero mostrarsi.
+Egli attendeva qualcuno perchè ogni più tenue susurro la scuoteva
+di un sussulto, perchè non distoglieva gli sguardi dal cielo se non
+per guardare all'uscio che si aprisse. In effetti non passò guari
+ed udì lieve rumore, e la porta si schiuse. Egli corre verso l'uomo
+ravviluppato nella bianca cappa, il quale lento alla sua volta
+andava, e tendendogli le braccia al collo sdama:
+
+--Boemondo!
+
+Colui si svolge dal manto, e gittandoselo dietro ai reni in una col
+berretto, risponde:
+
+--Non è desso, Alberada.
+
+--Monsignore! grida questa, perchè il romeo era appunto Alberada: e
+tirandosi un passo dietro soggiunge: Monsignore, che cercate qui, a
+quest'ora? Io aspettava mio figlio.
+
+--Egli verrà pure, Alberada, risponde Roberto lentamente, ma deh! non
+ti rincresca che anch'io goda un'altra volta la delizia di parlarti
+liberamente, e dimandarti perdono dell'onta che ti feci.
+
+--Voi non avete bisogno di dimandar perdono, sclama Alberada commossa
+nella voce, io non vi ho mai odiato, nè mai chiesi vendetta. Iddio mi
+aveva destinata a percorrere una via di triboli; la sua volontà si è
+compiuta. Cessate dunque dal dimandarmi mercè. La colpa non è vostra.
+
+--Io fui un forsennato, Alberada, prosegue Roberto, la gelosia mi
+tolse la ragione. Io ti aveva amata come niuna donna ho saputo di poi
+amare di più. Andava sicuro che il tuo cuore non avesse mai palpitato
+per altr'uomo che per tuo padre e per me, che il tuo pensiero non
+si fosse rivolto che a Dio ed allo sposo. Sapere invece che diverso
+affetto ti riscaldava, udirlo d'altrui quasi per celia, così, come
+si racconta di Ginevra e di Lancillotto nelle veglie d'inverno, udir
+che invita ti recasti al mio talamo, e che era passione per incognito
+abbietto che ti stendeva nel sembiante quel velo di mestizia e ti
+faceva trascorrere lugubri giorni! Ah! Alberada, se mai non ti
+avessi amata, o debolmente, avrei allora posto a scrutinio il fatale
+racconto dell'abate di Cluny, meditato sulla tua condotta, e non ti
+avrei vituperata di un ripudio. Ma io bruciava del tuo amore; io
+faceva eco a tutti i baroni che si dicevano: niuno è lieto di più
+bella e virtuosa consorte come il Guiscardo! Mi credetti tradito,
+e preso da impeto insano, nel punto stesso mandai per altra sposa,
+seguii il messo, aggiustai le nozze, e travagliato da disperazione,
+da ansietà infernale, da amore, da gelosia, da tutte le passioni che
+possono far misero un uomo, escogitai la vendetta, ti feci preparare
+le feste per la novella sposa, e nell'ebrietà del convito ti gittai
+sul volto il ripudio.... Dio mi ha punito, Alberada, Dio mi ha
+severamente punito. Perdonami e compiangimi tu pure, o se nol puoi,
+almeno non disprezzarmi.
+
+--Disprezzarti, Roberto, prorompe Alberada, e due lagrime lucide
+e lente le solcano le gote, ed hai potuto pensarlo mai! Io non ti
+ho apposto a colpa che tu m'abbi allontanata da te, perchè vado
+convinta, in terra non muoversi stelo che a Dio non piaccia. Compresi
+fin da prima che un'allucinazione ti aveva turbata la mente, e
+desiderai questo momento di colloquio per giustificarmi teco. Ora tu
+mi dici che sei sicuro di mia innocenza; ed io ti ringrazio che mi
+abbi così tornati tranquilli i poveri e vedovi dì che mi restano a
+vivere. La mia missione quaggiù fu di abnegazione. Mi sono rassegnata
+da lungo tempo alla parte che Iddio mi ha destinata. Solo che ti
+sappi felice appieno nel tuo domestico focolaio...! Ma a pochi,
+o Roberto, è stata concessa la santa facoltà di amare; e questi
+predestinati sono infelici.
+
+--Sì, Alberada, a pochi fu concessa la virtù di amare con quella
+pienezza che mi hai amato tu. Ma quei giorni sono svaniti coi sogni
+della giovinezza. Se sapessi però che cosa ti potrebbe rendere
+contenta la vita per l'avvenire....
+
+--Il mio avvenire, Roberto, è scritto da lungo tempo. Quando mi
+discacciasti da te a Melfi io mi ricovrai in un monistero di
+benedettine a Grotta Minarda, e di là mi sottrasse con violenza
+Guiberto, sì che fui costretta a tormelo sposo. Egli mi amò
+sinceramente, ed anche io per riconoscenza l'amai; ma di quell'amore
+che sfiora il cuore, come fa la brezza della sera passando sugli
+aranceti da cui lambisce uno sprazzo di odori; di quella passione
+calma e rassegnata che sa di stanchezza, che cerca tranquillità e
+riposo. E lo confesso ben essermi violentata a riamarlo meglio per
+corrispondere a quella specie di frenesia con che egli mi amava. Ma
+nol potei, perchè una volta sola si ama nella vita, ed un uomo--e
+fuori di quello ogni nuovo affetto è languido falso. A lui mi tolse
+il fratel suo Ildebrando, che mi tenne chiusa tanti anni nel fondo
+della mole di Adriano per divellermi da ogni tenerezza di questa
+terra, e rivolgermi interamente a Dio.
+
+--Scellerato! sclama Roberto.
+
+--No, allucinato, risponde Alberada. Ho consumata dunque tutta
+l'ostica tazza che aveva avuta a sorbire! Ora la mia posizione è
+terribile. Quegli che adesso è mio marito si arma contro il fratel
+suo che è l'inimico mio, colui che Iddio ci comanda di perdonare e
+di amare. Io ho perdonato a Gregorio VII. Io mi sono intenerita alla
+sua sorte da tanta altezza precipitato. Ho veduto il fiero vecchio
+deciso a morire di stento, ma saldo e altieramente nobile, con
+quella grandezza di convinzione che Iddio suol concedere solamente
+ai suoi eletti. Gli ho promesso che sarei venuta ad implorare il
+tuo aiuto, Roberto. Io non voglio che tu opprima l'uno per l'altro,
+che ti dichiari contro uno dei due fratelli; mai no. Sarei ingrata,
+sarei vituperevole. Voglio che ti rechi a Roma ad udire le ragioni
+di entrambi, e metta pace fra loro. È opera di carità che chieggo
+da te più che opera di valore. Mi appello in te più al cristiano ed
+al cavaliere che al guerriero. Non negarmi la grazia di questa tua
+temuta mediazione. Tu solo puoi stabilire l'equilibrio nelle cose
+dell'Impero e della Chiesa, e portare la pace in questa desolata
+Italia. Indi cercherò un chiostro dove morire dimenticata, e spero
+nella misericordia di Nostradonna dei sette dolori che lungamente non
+mi voglia lasciare allo spasimo di questa vita. Mi sento stanca, ho
+bisogno di riposo.
+
+--Alberada! e non speri tu dunque giorni migliori?
+
+--No, Roberto, perchè io non potrei più godere senza far misero
+altrui; perchè i giorni dell'illusione sono sepolti con quelli della
+giovinezza. Sol che sappia avventurosi te e Guiberto; sol che sappia
+felice il mio figliuolo Boemondo, la gemma dei miei pensieri! io non
+desidero di più. Il mondo mi ha maltrattata; perchè ambire rimanerci
+più lungamente? E poi, o Roberto, col lungo soffrire tutto acquista
+una tinta squallida, come l'itterico vede giallo ogni oggetto.
+Consolami dunque di quest'ultima gioia; fa che ritorni la pace tra i
+due fratelli, tra i quali mi ha gittato fatale destino a cui presento
+dover soggiacere; e poi che io muoia, perchè sento di restare inutile
+ed arida sulla terra.
+
+--Io verrò a Roma, Alberada, ed il tuo volere sarà pago. Tu però non
+andrai incontro alla sconfortata solitudine che ti minacci. Vi è
+ancora sulla terra qualcuno che ti ama col delirio dei venti anni,
+che non trascorre giorno senza consacrarti un pensiero, talvolta una
+lagrima, cui Iddio accetterà in iscomputo della sua colpa. Tu hai
+ancora un figlio, un generoso e prode giovane cui sovente ho veduto
+lagrimare di furto dove occorse favellare di te. Tu hai amici ancora,
+hai il novello tuo sposo Clemente III, che perciò solamente mi
+sentirei inclinato a favorire. E costui, e noi tutti che non faremmo
+per te? Tu devi essere assolutamente una santa, Alberada, che non
+covi odio contro Ildebrando, e vuoi a lui tornare angelo di conforto
+e di speranza! Iddio non ti lascerà sconsolata. Tu non andrai a
+seppellirti in un chiostro a finirvi oscura e solitaria una vita sì
+nobilmente spesa!
+
+--La mia sorte è decisa, Roberto. Se io fossi stata destinata alla
+gioia, Iddio non me l'avrebbe interrotta nel più bel punto che
+la teneva. Le mie condizioni peggiorano ogni giorno; mettiamoci
+un ostacolo. Soffrirò un supplizio di cuore, ma i fatti crudeli
+di coloro che per vincoli santi di amore a me si attengono non
+giungeranno fino alla mia solitudine. Tiriamo quindi un velo sul
+passato, e diamoci addio qui.
+
+--Alberada, non distruggermi ogni illusione dell'avvenire, sclama
+Roberto con entusiasmo, prendendole le mani. Io gemo sotto terribile
+giogo: io non conosco più un'ora di sonno tranquillo: la mia vita
+è un martirio di cui tu non puoi avere idea. Iddio creò la donna
+perchè fosse all'uomo angelo di conforto e di pace; ed io.... ah!
+no, Alberada, non rompermi il fascino incantato che mi fa vivere e
+palpitare nel futuro.
+
+E sì favellando Roberto si stringerà sul cuore le mani di Alberada,
+allorchè questa, ad un rumore verso l'uscio, vi volge gli occhi, e
+sotto l'arco di quello, al debole chiarore della luna, vede come una
+fantasima nera, che, alta, ritta, immobile contemplava, e da lungo
+tempo forse! quel gruppo che inconsiderato discorreva di altri tempi,
+immemore del presente e delle rispettive loro condizioni. Alberada
+gitta un grido, e Roberto, drizzato anch'egli lo sguardo a quella
+parte e scorta la fredda figura che non faceva atto di muoversi o di
+parlare, le va incontro e dimanda:
+
+--Chi sei tu dunque, che osi ribaldamente avvicinarti a queste
+stanze, a quest'ora?
+
+La fantasima si svolge lentamente dal manto che la circondava, si
+alza la tocca che le calava sulla fronte, e senza dir parola si fa
+conoscere. Roberto si ritrae in dietro di un passo, e, non sapendo
+che si facesse, porta la mano al fianco per cercarvi il pugnale, e
+pieno di stizza grida:
+
+--Alla croce di Cristo, madonna! chi ti ha dunque fatta tanto ardita
+di spiare i passi del tuo consorte?
+
+La duchessa Sigelgaita, che ella stessa era il fantasima, non
+risponde, e raccogliendosi lentamente il mantello attorno la persona,
+e tirandosi di nuovo la tocca sulla fronte, sta un istante a
+considerare di occhio freddo ed immobile come quello dell'estatico la
+coppia infelice, poi piega a terra lo sguardo, volge loro le spalle e
+parte.
+
+Lungo silenzio successe alla sparizione della duchessa. Alberada
+tremava tutta di spavento, Roberto di rabbia. Infine Alberada
+balbetta:
+
+--Guai, Roberto, ella ha udito tutto! Quale terribile donna abbiamo
+offesa.
+
+E sì dicendo mezzo svenuta si lascia cadere sur una sedia. Roberto
+non risponde, ed affidatala a Boemondo, che entrava in quel punto,
+esce dalla stanza.
+
+Lungo, tenero, straziante fu il colloquio della madre e del figlio.
+Si dissero cento cose, si fecero cento promesse; e d'allora forse il
+carattere di Boemondo acquistò quell'aria di fredda durezza e quella
+sterilità di cuore che dimostrò di poi, come condottiero nella prima
+crociata e come principe di Antiochia. L'alba li divise.... per
+sempre; che due strade opposte dovevano percorrere gli sventurati.
+
+Al domani, i due legati si presentarono a Roberto nel salone dove
+soleva tener corte, e quivi fu loro fatto sapere che ei si sarebbe
+recato a Roma per decidere la questione dei due pontefici. Rolando
+comprese subito, dall'aria contegnosa del duca, che questi pendeva
+per Gregorio e che verso Roma muoveva a danno di Clemente. Onde,
+assumendo modi e parole che al suo carattere di soldato, di legato e
+di uomo franco ed ardimentoso addicevansi, intíma la guerra a Roberto
+e parte. Nell'uscire, la duchessa Sigelgaita, che la sua ardita
+intimazione aveva udita, gli si fa incontro e gli susurra:
+
+--Messer legato, raccomandatemi alle benedizioni di papa Clemente.
+
+Rolando la stette a guardare attento per comprender netto il
+significato di quelle parole, poi si accosta alla duchessa e le
+mormora all'orecchio alcune frasi. La duchessa l'ode, poi risponde:
+
+--A Roma dunque, messer Rolando.
+
+Alberada, imbarcata sopra una galea del Guiscardo, partì anch'essa,
+confortata di speranze per Gregorio, per Roberto trepidante. Vedremo.
+
+
+
+
+VII.
+
+ Ya sabeis, vasallos mios
+ que habrá dos meses y medio
+ que el Turco puso à Viena
+ con sus tropas el asedio,
+ y que para resistirle
+ unimos nuestros denuedos.
+ Ben conozco que la falta
+ del necesario alimento
+ ha sido tal que rendido
+ de la hambre à los esfuerzos,
+ hemos comido ratones,
+ sapos, y sucios insectos.
+
+ MORATIN--_El cafè_.
+
+
+L'arcivescovo di Ravenna, perchè noi seguiremo a chiamarlo così
+malgrado la sua sacra pontificia, l'arcivescovo ebbe a darsi a tutti
+i diavoli quando udì che Roberto Guiscardo, lungi dal giurargli
+divozione, mandava pel suo legato Rolando ad intimargli la guerra.
+L'imperatore Enrico era in Lombardia, ma il nerbo dell'esercito
+stanziava a Roma e nel paese circonstante. Con tutta fretta dunque
+Guiberto fortifica la città, ripara il guasto delle mura e delle
+torri, e di blocco più fitto stringe castel Sant'Angelo. Egli
+imbizzarriva, come ridotta allo stremo di tutto, non per anco
+quella rocca si fosse resa. Ed in vero il senato ed il console,
+per aderirgli, avevano fatto intimare al loro castellano Oddo
+che sgombrasse la fortezza e si constituisse prigione. Però, in
+segreto, ei lo sollecitavano a mantenersi fedele, a tenersi fermo di
+dentro, perchè le cose non ancora essendosi ben consolidate, Castel
+Sant'Angelo e' consideravano quale estremo rifugio pel patriziato e
+per coloro che rappresentavano il reggimento civile di Roma--vale a
+dire console, tribuni e capitani della milizia cittadina. Oddo li
+ubbidì.
+
+Non appena uscita Alberada dal castello, Oddo aveva fatto cadere
+un verrettone con pergamena tra le penne in mezzo ai soldati
+dell'imperatore. In quella pergamena e' scriveva, che un mese ancora
+il pontefice dimandava fosse rispettato il castello, e fornito
+ciascun giorno di scorte; il qual termine elasso, prometteva uscirne,
+rinunziare alla sede di Pietro, Enrico assolvere dalle censure,
+Clemente III riconoscere, perdonar tutti, ed andare a rinserrarsi nel
+suo prediletto soggiorno del monistero di Cluny. Veramente non gli
+si prestò ampia fiducia. Però vedendo l'impossibilità di togliere
+così presto d'assedio la piazza, e volendo sempre più giustificare la
+nobiltà di sua condotta innanzi al popolo romano, cui ambiva tornarsi
+divoto affatto, firmò i patti posti dal pontefice e partì.
+
+Il suo luogotenente Guiberto non seguì a puntino gli articoli del
+trattato. Scarsamente ogni tre dì faceva, col ministero di una corda,
+arrivar provigioni agli assediati, e, quasi per burla, due volte fece
+simulacro di scalar la fortezza. Ma quei di dentro, sempre all'erta,
+precipitarono dalle scale gli assalitori. Infrattanto lo spirare del
+mese approssimava e di Alberada nulla si sapeva.
+
+Terminò infine, e novella alcuna non se ne ebbe. Allora Guiberto
+mandò parlamentario alla rocca perchè mantenessero il trattato.
+Erano stretti dalla parola e dalle circostanze; ma Oddo sperava
+ancora. Rispose perciò: il pontefice infermare gravemente; nulla
+ei per sè poter decidere; quegli non trovarsi in istato di essere
+consultato; dimandare ancora dieci giorni di tempo, compiuti i quali
+immancabilmente avrebbero sgombrato il castello. L'arcivescovo
+strabiliò. Concesse però gli altri dieci giorni, e significò loro
+che, non avendo gl'infermi d'uopo di cibo, si sarebbe astenuto
+fornirne. Bloccò intanto più strettamente il forte; nè restò dal
+tentar mezzi per sorprenderlo.
+
+I governatori di Roma, e meglio ch'essi Gisulfo, il quale,
+riconciliato col papa, dentro Roma incognito e povero aveva vissuto
+un resto di anni vituperati, subornarono le sentinelle, e provvidero
+il castello per alquanti dì. Ma in fine una notte Gisulfo fu
+sorpreso da Rolando, e trascinato nel fondo di cieca muda disfatto
+miseramente. Per alcune sere si vide ancora un lume di segnale sui
+baluardi; poi una mattina bianco vessillo vi sventolò.
+
+Si rendevano.
+
+Ildebrando, Oddo, il presidio erano restati due giorni digiuni
+compiutamente, ma nè l'uno nè l'altro aveva proferito verbo; i
+soldati non avean mosso lamento. Il conte nel suo cuore impietosiva
+del vecchio pontefice, questi del fedel castellano. Nullameno niuno
+dei due parlava di arrendersi. Gregorio, perchè sapeva di qual tempra
+fosse Oddo, il quale cento volte si sarebbe prima lasciato morir di
+fame anzi che cedere la piazza; Oddo, perchè immaginava qual crudele
+sorte avrebbe incontrato il pontefice se si rendesse. Con terrore
+però ciascuno mirava sul volto dell'altro i segni spaventevoli
+della fame. Non erano uomini da lagrimare, ma visibile si leggevano
+scambievolmente sul sembiante la commozione, pensando a qual fine di
+gran passo tutti procedessero. Nessuno dei due si sovveniva neppure
+del presidio! Eran vassalli: dunque, carne a dolore, carne a morte.
+Una mattina infine Oddo tolse dal suo scudo le guigge di cuoio, e
+dopo averle fatte bollire lungamente, sopra un tagliere di legno andò
+a presentarle con una divina semplicità a Gregorio. Egli non proferì
+parola: Gregorio gli fissò sul volto gli occhi lucidi per una lagrima
+che vi si stese, e dopo averlo un tratto contemplato, si alza da
+sedere e gli stringe la mano tremante. Tutti e due stettero un pezzo
+avvinti così, poi Oddo, ritirando la sua ed asciugandosi una lagrima
+che placida gli solcava lo smunto volto:
+
+--Mi porti il diavolo! proruppe, se aveva mai pianto in vita mia dal
+dì che andarono a seppellire quella povera vecchia di mia madre, che
+il cielo abbia in gloria!
+
+Gregorio si torna a sedere lentamente, poi mormora:
+
+--Ella non torna più!
+
+--Che il diavolo si porti ancor lei, scoppia il ruvido castellano.
+Già è una femmina; e noi fummo ben due pazzi che le prestammo tanta
+fiducia. E quel gramo di Gisulfo?
+
+--Ma! l'avranno scoperto nell'ufficio pietoso di soccorrerci, e
+l'avran fatto freddo. Iddio abbia pietà dell'anima sua!
+
+--Amen, risponde il castellano. Sarebbe però meglio se avesse pietà
+di noi, perchè già.... ma mangiatevi almeno codesti correggiuoli.
+Non è un lauto desinare, lo comprendo ancor io; però il diavolo mi
+soffochi...! perdono, santo padre, sa! è la cattiva abitudine. Sicchè
+io vi diceva che con queste liste di cuoio potrete almeno sostenervi
+qualche altro dì: poi si vedrà.
+
+--Mangiateli voi, Oddo, se codesta roba è ancora buona a qualche
+cosa, insiste Gregorio; fateli mangiare a questi poveri disgraziati
+di soldati. Io mi sento tuttavia in forze. Ed infine, gli è meglio
+che vi sosteniate voi per difender la rocca, perchè già per me non
+giova più.
+
+--Noi, noi...! che dobbiamo fare della vita noi? Abbiam pure da
+pensare ad un mondo noi? Abbiam pure una cristianità sulle spalle
+noi, una cristianità a cui bisogna conservarsi, e mostrarsi saldo
+onde non farvi penetrar l'eresia, l'ateismo, l'arianismo e che so io?
+Andiamo, mangiate in nome del diavolo! chè per noi siamo avvezzi a
+codeste carezze del nemico. E poi, se la fame ci tira pei capelli,
+daremo di mano ai sandali, ci tranguggeremo un pezzo del giacco di
+bufalo; rosicchieremo un pezzo di teniere di balestra o un pezzo di
+mattone.... pensate a voi. Credete che domani vi riuscirà poi facile
+mandar giù questa diavoleria! Lo stomaco si chiude, e buon viaggio a
+chi parte. Io so come vanno queste faccende.
+
+--Ma no, vi dico, mangiateli voi. Io medito sopra un passo del
+Vangelo: _l'uomo non vive solamente di pane, ma di ogni parola che
+procede dalla bocca di Dio_.
+
+Oddo si gratta il capo, e dopo un momento di silenzio, soggiunge:
+
+--Sentite a me, pontefice, farete poi il commento a codesto bel
+passo; ma per ora contentatevi di mangiare queste guigge di cuoio
+comunque esse siano. Vi ripeto che domani nol potreste più. Se vi
+vedeste nel volto!... Io non voglio con ciò farvi paura, nè voi siete
+quel tale che ne avrete mai. Ma udite un mio consiglio. Voi avete
+bisogno di sostentamento perchè siete più vecchio di noi, e meno uso
+a questi regali delle guerre. Mi ricordo che al blocco di Pavia quei
+cani di Milanesi ci fecero stare... non so più quanti giorni digiuni.
+Figuratevi! Io aveva allora venti anni, ed era ridotto che il peso
+del pugnale mi gravava. Sa Dio poi cosa ebbero a fare per ristorare
+quei che sopravanzarono alla resa, chè già parecchi se l'erano colta
+per l'altro mondo. Dunque...
+
+--Ma infine, Oddo, l'affare non può durare così, sclama Gregorio
+crollando la testa. Io son deciso: domani mi arrenderò.
+
+--Avete detto, beato padre?...
+
+--Che domani mi arrenderò. Già io non parlo di voi, che anzi metterò
+per patto alla mia dedizione che voi veniate rispettati e provveduti
+di viveri, finchè il pieno volere del popolo e del senato romano
+non vi ordini davvero di sbrattare il castello. Son sicuro che non
+vorranno fare difficoltà, perchè una volta che mi abbiano avuto nelle
+mani tutto cangia. Sa Iddio se non mi sarei volentieri lasciato
+morire di fame qui... Ma trascinarvi alla perdizione con me!... Qual
+colpa avete voi, uomini generosi, che dobbiate soffrir tanto? Eppure
+se avessimo potuto reggere ancora una settimana o due, chi sa? Io
+spero ancora in Alberada. Forse avrò torto, ma...
+
+--Uhm! santo padre, voi non conoscete mica l'umor delle femmine.
+Sono come quel famoso corvo dell'arca di monsignor Noè. Figuratevi
+mo che ella voglia pensar più a due poveri vecchi papari, dei quali
+alla fin dei conti non ha poi tanto a lodarsi, e pensarvi quando,
+dopo non so quanti anni di prigionia, si trova libera, vicino ad un
+figlio e ad una mezza dozzina di mariti, con la volontà e la potenza
+di vendicarsi, senza forse saper che fare o poter nulla fare per
+giovarci... Bah! Il mondo dovrebbe esser cambiato d'assai, ed il
+diavolo dovrebbe fare ogni mattina la comunione, perchè colei si
+curasse ancora di noi. Ed io che le aveva posto amore come a figlia!
+Ma alla fin fine, ella ha altri doveri che la stringono più da
+presso, e non può tradir l'antipapa, che l'è marito, per noi che le
+siamo prossimo, e cattivo prossimo.
+
+--È vero, mormora Gregorio dopo avere alquanto riflettuto. Perciò
+appunto domani mi arrenderò. D'altronde, io non so poi da chi possa
+aspettar sussidii. D'oltremonti no; perchè i Lombardi e gl'imperiali
+guardano le chiuse: d'oltremare potrebbe soccorrermi Guglielmo il
+_Conquistatore_ dall'Inghilterra; ma colui si è spiegato chiaro
+che non vuol saperne delle cose della Chiesa, perchè ama meglio
+consolidare il fatto suo. Vi sarebbe il Guiscardo da Grecia; ma
+anch'egli ha colà i suoi guai--e poi col Guiscardo siamo a tali
+termini che, a quest'ora, già contro di noi avrà patteggiato con
+Enrico, e forse verrà sopra Roma a danno nostro. Sicchè non saprei
+come Alberada possa fare per porgerci aiuti--a meno che non volesse
+ricordare l'esempio di Stefania, la moglie di quello sventurato
+Crescenzio che ha lasciato il suo immortale nome a questa fortezza.
+Convinciamoci dunque, messer conte, che noi siamo ben folli a
+sperare, come tutti coloro che sperano altrove fuori di Dio; e
+rassegniamoci al nostro destino. Domani alzeremo bandiera bianca.
+
+--Siete un famoso uomo se in questo stato di cose, beato padre,
+conservate ancora la voglia di scherzare, dice Oddo incrociando le
+mani sul petto e componendo la ciera ad alcun che di ironico.. Resa!
+resa? Se voi favellate da senno, bisogna dire che la fame vi abbia
+indebolito il giudizio. Voi lo avete detto che io non posso rendermi,
+perchè tengo il forte pel popolo e pel senato romano, ed ancora da
+costoro non mi è venuto ordine di dedizione. Voi poi, quanto a voi
+non dovreste neppure sognarlo per ombra, perchè, mi porti il diavolo!
+se quei bravi figliuoli di laggiù non vi taglieranno a ghiado appena
+vi terranno nelle mani. Così che parmi che valga meglio morire
+nobilmente qui, e morire martiri, anzi che andarsi a ficcare in mano
+a quei demonii come un becco che s'incammina al macello.
+
+--Ho resistito quanto ho potuto, Oddo, risponde Gregorio gittando
+un sospiro: sono giustificato innanzi al mondo. Ora debbo pensare a
+Dio, e Dio proibisce l'omicidio--cosa che io farei se, restando più
+lungamente qui, rimorchiassi anche voi altri nella mia ruina. Dio
+proibisce il suicidio. Mi uccidano essi.
+
+--Ed avete dunque deciso?
+
+--Domani di darmi a discrezione.
+
+Oddo si siede con un moto di disgusto e mirando in volto Gregorio, e
+tentennando il capo, brontola:
+
+--Udite me, pontefice, perchè la ragione non mi vacilla ancora. Il
+partito a cui volete appigliarvi è estremo, e comprendo anch'io che
+un giorno l'altro io stesso debba fare questa pazzia; non già per me,
+vedete, perchè per me non curo la vita meglio di un'asta spezzata. Ma
+vedervi languire così... A buoni conti forse dovremo venire al punto
+di tentare la fortuna della resa. Ma fino allora ci vuole ancora
+alcun che.
+
+--E di che si vive? l'interrompe Gregorio.
+
+--Di che? sclama Oddo. Abbiamo qui alcune cuoia da rosicchiare, ed
+io so per esperienza che con questi negozii, se non si fa stravizzo,
+si campa la vita. Atteniamoci dunque a questo pasto per quanti
+altri dì potremo, e vediamo come si mettono le cose. Abbiamo sempre
+tempo di arrenderci, e non giungerà mai tardi. Ma ora... per tutti
+i diavoli! non fosse che per decoro! Dovranno dire quei poltroni di
+laggiù: trista canaglia, ghiotti marrani, avevano ancora i sandali da
+ingoiarsi e non so quanti vecchi giacchi di bufalo; ed hanno alzata
+bandiera bianca? Vigliacchi del diavolo! precipitiamoli giù nelle
+fosse. E questo e' direbbero quei furfanti d'imperiali, mio bel papa,
+se noi cedessimo adesso. E qual frutto ne caveremmo poi? Saremmo
+svillaneggiati per avere alquanti dì più presto un capestro alla
+gola, e penzolare ai merli delle torri. Mai no.
+
+--Credete voi dunque ch'essi oserebbero?... dimanda Gregorio.
+
+--D'impiccarvi e d'impiccarci? Magari! l'interrompe Oddo. Due volte
+piuttosto che una. Or bene; udite me: mangiate questi correggiuoli, e
+figuratevi proprio ch'e' fossero asparagi. Già tutto è immaginazione.
+Son sicuro che quel benedetto abate di Cluny si astrarrebbe nelle
+nuvole di Aristotile e mangerebbe un pezzo di calcinaccio per
+formaggio. Fate dunque altrettanto voi. Poi si penserà alla resa.
+Comprendo che voi lo vorreste solo per me. Ma mi porti il diavolo! se
+io non lo farò per nuda considerazione di voi, quando il tempo a ciò
+sarà giunto. Che preme al vecchio Oddo se muore anzi di fame, come
+un lupo caduto in una fossa, che per un ferro di lancia nel petto, o
+appeso a queste nere mura come un nibbio alla porta di un castello!
+L'è tutt'uno: si muore sempre. Andiamo dunque, vediamo se codesti
+bianchi denti sanno fare ancora il loro ufficio.
+
+--Ma a che pro? dimando io; in chi speri tu dunque, messere?
+
+--In chi? mai nel diavolo, in Dio, nella forza degli eventi, nella
+gocciola d'acqua che fa straboccare il vaso, nel caso; insomma io
+spero in tutto, in tutti, e non spero più in alcuno. Solo per onor
+del mestiere non credo giunta ancora l'ora della resa. Ecco tutto. E
+poi davvero dunque gli uomini sono affatto birbi! E chi sa, quella
+povera figliuola di Alberada!... Mi dice il pensiero che poco fa
+noi la calunniavamo. Era così buona, così rassegnata.. no: non si
+dimenticherà così senza rincrescimento del suo vecchio Oddo, non
+fosse altro! Partì piena di una fiducia che sembrava inspirata da
+Dio. Mi si stringe proprio il cuore quando vi penso. Se non mi
+danzassero sessant'anni sul capo, direi che ne sono innamorato
+fradicio. Oh! sentite a me; mangiate: ella tornerà.
+
+--Il mio partito è preso, Oddo. Domani mi vado a dare in braccio
+all'arcivescovo di Ravenna. Non sai tu che colui mi è fratello,
+messer conte?
+
+--Lo so: me lo ha detto più di una volta Alberada.
+
+--Ebbene, Guiberto è generoso--almeno lo era. Mi getterò in braccio
+a lui, ed onta sia a questo infame popolo romano che abbandona il
+suo padrone, onta a tutti i codardi re della terra, che sopportano
+l'umiliazione di colui che rappresenta il re dei re; e che è loro
+signor suzzerrino.
+
+--Ma davvero dunque voi volete commettere questa minchioneria?
+
+--Chiamala come vuoi, Oddo, sono in dovere di farla. Dovrei dar conto
+a Dio se altrimenti mi conducessi. Hai capito? dovrei darne conto a
+Dio che ha detto: _Conserva te stesso--e cadrà sul vostro capo tutto
+il sangue del giusto che sarà versato sulla terra_.
+
+--Giacchè dunque in questo affare vi è entrato di mezzo Iddio,
+bisogna pensare come cavarcene. Per tutti i diavoli! Chi avrebbe
+pensato che Dio potesse venire a ficcare il naso in una scodella di
+cuoio bollito, ed in una rocca assediata! Ma giacchè la cosa sta
+così, si farà come voi dite. Però dovete lasciarvi regolare da me
+che m'intendo meglio di queste cose, e mi prometto di non farvi fare
+bestialità e codardie. La faccenda si condurrà con decoro e prudenza.
+Restiamo dunque fermi su ciò, e ci penseremo domani.
+
+Ed in effetti, avendo Oddo il domani trovato risoluto Gregorio nel
+proposito di uscir dal castello, alza pennone bianco, e salito sulle
+mura dei baluardi dimanda a parlamentare. Ben presto si presenta
+un araldo dell'arcivescovo. Al quale fatto intendere che e' voleva
+andare ad abboccarsi con lui onde rendere la fortezza, l'araldo si
+reca al palazzo di Laterano, e torna subito con la risposta, che papa
+Clemente III dava sicurtà sulla sua parola per la vita e la libertà
+del parlamentario, ed al palazzo lo aspettava.
+
+Oddo dimanda che queste promesse Guiberto mettesse in iscritto, e
+che per lui guarantissero, con la propria firma, anche Ulrico da
+Cosheim, Baccelardo e Goffredo di Buglione. Al che avendo assentito
+tutti, l'araldo riviene con la pergamena così foggiata, cui Oddo, da
+star dalle torri; tira su per una cordicella, e porge a leggere a
+Gregorio. E perchè ogni cosa andava in regola, il castellano esce,
+facendogli chiudere alle spalle la postierla, ed al palazzo di
+Laterano si conduce.
+
+Una folla immensa di popolo e di soldati si strinse a far ressa
+intorno al castellano, curiosi di vedere da vicino un sì famoso
+uomo, che solo, con una mano di vecchi balestrieri, aveva saputo
+tener fronte a tanta truppa, e solo non cedere, mentre tutta Roma
+soggiaceva all'oste tedesca. E davvero che ognuno maravigliava,
+segnatamente la marmaglia, perocchè corto, smilzo e laido era il
+castellano. Così che gliene dicevano attorno delle belle e delle
+curiose. Ma Oddo non curava nè punto nè assai il cincischiare che
+gli facevano addosso, perchè in quel momento tutt'altro gli girava
+pel capo. La folla però cresceva anche peggio presso la dimora
+dell'arcivescovo. E non vale il dire se i soldati usassero i poderosi
+argomenti dei calci delle lance per tenerla addietro. Ma la serra
+aumentava, volendo ognuno guardarlo in viso e dir la sua; chè tra
+le plebaglie curiose per sè, le più curiose e facete son quelle di
+Napoli e di Roma. E più di tutti nella calca si addentrava un romeo,
+il quale, malgrado le punzonate ed i gomiti ne' fianchi che più
+di una volta gli mandarono manco il respiro, giunse fin presso al
+castellano, sì che potè zufolargli all'orecchio: Resistete!
+
+E gli cacciò in mano una cartuccia ripiegata.
+
+À quella voce il castellano si volge incontanente, facendo un salto:
+ma perchè stava per metter piede nella corte, una mano di soldati
+respinge il popolo a furia di percosse, ed ei si trova divelto dalla
+persona cui voleva riconoscere. La voce però era la sua; la carta
+chiudeva già in grembo; ed il consiglio di mantenersi fermo giungeva
+opportuno e gradito. Oddo cangia di un tratto il suo _ultimatum_.
+
+Non è a dirsi se l'arcivescovo di Ravenna ed i caporioni
+dell'esercito di Enrico lo stessero ad attendere. Fu ricevuto per
+ogni attestato d'onore e di riverenza, come a tant'uomo convenivasi,
+e come coloro, prodi e generosi anch'essi, solevano verso chi la loro
+stima meritava. Oddo non si perdette in molte parole. Li ringraziò
+delle accoglienze cortesi e disse come egli non venisse già per
+cedere il castello, che avea avuto in consegna pel senato e pel
+popolo romano e che a costoro soli dovea rendere quando a lui, conte
+Oddo da Nemoli, sarebbe sembrata ora convenevole; ma per patteggiare
+la dedizione di papa Gregorio. Un lampo di gioia sfolgora nel volto
+a Guiberto. Di ogni passata ingiuria e di ogni durezza di Ildebrando
+e' si sentiva di già soddisfare. Risponde quindi che cedeva a tutte
+le condizioni onorevoli, col suo grado e con le rispettive posizioni
+conciliabili, e che ne rimetteva la proposta a lui stesso, conte Oddo
+da Nemoli, come colui che meglio d'ogni altro sapeva quali fossero
+i debiti di cavaliere e di soldato. Questo tratto di cortesia e di
+confidenza imbarazza Oddo. Uomo d'onore, egli conosceva fin dove le
+sue pretensioni potevansi estendere senza aver taccia di impudente o
+di sciocco. Dimanda perciò, prima di tutto, che, quanto si sarebbe
+convenuto rimetteva all'approvazione di Gregorio stesso--anche per
+aver modo di far leggere quel benedetto scritto datogli da Alberada.
+Poi chiese: 1.º al papa risparmiata vita e libertà egualmente
+che a tutti i suoi proseliti; 2.º la causa dei due pontefici è
+dell'imperatore discussa da venti vescovi e da venti baroni, scelti
+quindici dall'imperatore Enrico, quindici da lui, Gregorio, e dieci
+da Guglielmo il _conquistatore_ d'Inghilterra, come re neutrale; 3.º
+infine, la città di Roma, fino alla decisione finale del giudizio dei
+commissari, stabilito a Torino pel dì dell'assunzione della Vergine
+di quell'anno, sgombrata da ambo i partiti e lasciata al governo
+libero del senato e dei patrizii romani.
+
+I due primi patti furono accettati incontanente; l'ultimo, siccome
+riguardava ancora l'imperatore che avea occupato la città, e
+l'imperatore non vi era, ributtato. Del che, essendosi contentato
+Oddo, che già bruciava leggere la scritta di Alberada, e che sentiva
+ancora risonarsi l'orecchio di quel _resistete_, si stese protocollo,
+firmato dall'arcivescovo e dai capitani di Enrico, ed Oddo al
+castello ritorna per ottenere l'assenso di Gregorio.
+
+
+
+
+VIII.
+
+ Tal fean de' Persi strage: e via maggiore
+ La fea dei Franchi il re di Sarmacante,
+ Ch'ove il ferro volgeva o il corridore
+ Uccidea, abbattea cavallo o fante.
+
+ _Gerus. Liber._
+
+
+«Beatissimo padre, diversi pericoli del viaggio mi hanno ostato
+giungere molti giorni prima, e confortare il vostro coraggio. Roberto
+Guiscardo assedia Aversa con esercito, di trentamila fantaccini e
+settemila cavalli, perchè il principe di Capua, Giordano, gli ha
+messi ostacoli al passaggio. E' sarebbe capitato qui otto giorni più
+presto, se non avesse dovuto ridurre a soggezione Oria, e distruggere
+Canne, ribellate. Arriverà sicuro domani o diman l'altro, perchè
+lascerà manipolo di truppa per l'assedio di Aversa, se innanzi non
+si renda. Tenetevi saldo. Molte altre cose vi dirò a voce, dove che
+al conte Oddo riesca questa notte aprirmi la postierla del castello,
+e la vigilanza delle scolte non me lo impacci. Mi presenterò alla
+porta sulla mezzanotte varcata, e farò segnale di tre colpi: indi
+darò voce. Dio mi faciliti il modo di farvi pervenire questi avvisi.
+Benedite Alberada».
+
+Non appena Oddo ebbe udita leggere questa scritta che cominciò a
+saltare come ragazzo per la gioia. Gregorio restò mutolo, nè segno
+alcuno di commozione dal suo volto trasparì.
+
+--Lo diceva io, gridava il castellano fregandosi le mani gaudioso,
+lo diceva io che quella brava figliuola non poteva mancare? Mi porti
+il diavolo se non è dessa la più santa delle figlie d'Eva! Recarsi
+fino in Grecia! Andare a supplicare quel birbone che la ripudiò come
+la donna di un bovaro! Rinunziare a tutto! Affrontare Dio sa quanti
+guai per due... vale a dire, il tristo siete stato voi, padre beato,
+che le ne avete date a sorbir delle belle. Io ho fatto quanto ho
+potuto per addolcirne il destino. Ebbene, mi affoghi l'inferno, se da
+ora innanzi non la tratterò come una regina. Povera creatura! povera
+creatura! Ecco, maestro mio, se non è vero che il mondo è storpio per
+due terzi, e che le cose camminano a sproposito.
+
+--Non lo avrei mai creduto! sclama infine Gregorio già fuori di sè da
+un pezzo. Due che ebbero più ingiustamente mali da me? Non lo avrei
+mai creduto.
+
+--Mi porti il diavolo, se non penso anch'io così. Ma la cosa è
+proprio come ella la dice... però se non avete dimenticato di
+leggere. Per me già non mi è potuto mai entrar nella memoria
+quell'affare di sillabe e di lettere. Che affare, dannato! Ho domati
+cavalli, ho addestrati falconi, ho difese piazze e castella, ho
+affrontati nemici, Dio sa quanti! e quattro birbe di lettere ebbero
+a farmi perdere il cervello e la pazienza. Mai più, mai più. Andiamo
+adesso: che dobbiamo rispondere a quei bell'imbusti di laggiù?
+Perchè qualche cosa di sicuro dobbiamo rispondere--non fosse che per
+mostrarci venerati cavalieri.
+
+--Ecco, riprese Gregorio, con tuon fermo, rilevando la testa,
+componendo il sembiante ad aria severa ed altera: farete loro sapere
+che sbrattino la città; che l'infame antipapa si constituisca nostro
+prigioniero nel palazzo di Vaticano; che ci diano ostaggi di sicurtà;
+e che gl'invasori di Roma si obblighino di aspettare il nostro _lodo_
+sulla penitenza che vorremo dare loro per aver osato avvicinarsi a
+mano armata alla sede di Pietro. A questi, e non altri patti, noi
+usciremo di qui. Andate, e fate saper loro i nostri voleri.
+
+Oddo lo guarda in volto di una maniera significativa e curiosa, poi,
+crollando il capo e mettendosi le mani alla cintura, soggiunge:
+
+--Sentite, messer papa, siamo stati alcuni mesi insieme e mi dispiace
+che non mi abbiate ancora conosciuto. Codesta è risposta di un
+poltrone e di un traditore... non corrugate il ciglio, perchè con
+me già non caverete nulla, e bisogna che la cosa io ve la spippoli
+come la mi frulla pel capo. Quella risposta dunque io non posso dare,
+perchè io sono onorato cavaliere, e non mi piace pescarmi giusto alla
+vecchiaia il caro epiteto di vituperato e di folle. Uditemi bene
+dunque: o cangiate proposito, ed io recherò a quei valenti baroni la
+ragionevole vostra intenzione, ovvero, e farete meglio, salite voi
+lassù dei merli e dite loro scomuniche, perchè io me ne lavo le mani
+come il conte Pilato.
+
+Gregorio fulmina di terribile occhiata l'ardito castellano, e senza
+aggiunger altro sale sulla torre, strappa il bianco vessillo, ed
+avvicinatosi al merlato lo precipita giù nella fossa lacerandolo, a
+vista degli araldi dell'oste che aspettavano risposta dal conte Oddo.
+Un grido di furore scoppia fra tutta la gente, che, guardando al
+castello, intorno adunavasi, ansiosa vedere una volta terminata una
+lite che di sì aspro governo travagliava la città. Gli araldi corrono
+al palazzo Laterano onde tenerne conto papa Clemente ed il consiglio
+dei baroni. Ma quivi e' trovano le cose già mutate. Imperciocchè
+un corriere del principe di Capua, giunto in quel punto, veniva a
+prevenire dell'imminente arrivo del Guiscardo. Quindi nulla più si
+badava alle spavalderie del cattivo Ildebrando.
+
+Roberto era aspettato, e dal dì che giunse Rolando già considerevoli
+apparecchi per debitamente riceverlo approntavansi. Non si pensava
+però ch'e' sarebbe venuto così tosto, nè che il principe Giordano
+gli avesse opposta così corta resistenza. Roberto calcolò meglio le
+sue mosse, e marciò sopra Roma anche più presto di quel che Alberada
+aveva promesso al pontefice.
+
+I baroni, partigiani dell'imperatore e dell'arcivescovo di Ravenna,
+tennero consiglio. Si riassunse la somma delle cose, si fe' censo
+delle truppe, e si stabilì un piano di difesa, giusta i consigli del
+Buglione, non per anco in istato di vestire le armi. La città si pose
+in punto d'armi, chiuse le porte, guarnite le mura ed i forti, e si
+attese l'oste del Guiscardo.
+
+Il senato ed il popolo romano dall'altro lato, imbestialiti contro
+Gregorio che chiamava loro addosso novello guaio, dopo averli
+involuti in quattordici anni di sventure e di mine, risolsero ad
+ogni modo non volerne più di lui, e difendersi contro il duca di
+Puglia. Così aggiustate le cose, con minor tumulto di quel si sarebbe
+paventato in simile caso, si distribuirono pei rioni e sui baluardi.
+
+In tutta la giornata non comparve alcuno, nè alcuna cosa si seppe
+dell'inimico. Sul far della sera però capitarono spie a spron battuto
+ed annunziarono, il Guiscardo avere alzati i padiglioni verso
+Velletri, sicchè non prima del meriggio del domani avrebbe potuto
+presentarsi sotto Roma. Malgrado la notizia, Guiberto ordinò alle
+truppe veglia d'armi sulle mura, dove accesero moltiplici fuochi,
+sia per iscorgere se novità accadesse laggiù nel piano, sia per
+dissipare la virulenta mofeta che con le tenebre si stendeva qual
+fitto nebbione sulla città. Sano consiglio ed accorto. Imperciocchè
+Roberto aveva solamente simulato di passare la notte a Velletri, ma,
+come le tenebre occuparono intiero il paese, egli aveva comandato
+togliersi il campo e cavalcar sopra Roma. Ed in effetti vi voleva
+ancora un tantino per l'alba, quando quei che vigilavano sugli spaldi
+s'avvidero di lui, e chiamarono alle armi.
+
+Allo spuntare del sole già il Guiscardo spiegava la sua truppa verso
+porta Latina.
+
+Noi non descriveremo per minuto i fatti di questo vigoroso assalto ed
+ostinata resistenza, per tema di fastidir quelli dei nostri lettori
+che non troppo bene se la dicono con la storia, e perchè ne abbiamo
+abbozzate veramente a sufficienza di battaglie e di opere di guerra.
+Basti dire, che Roberto Guiscardo, Sigelgaita coi Saraceni di Lucera
+cui aveva tolti a condurre, e Ruggiero, e Ben Hamed da un lato; e
+dall'altro Rolando, Ulrico di Cosheim, Guiberto, Baccelardo, e quanti
+abbiam veduti caldeggiare per Enrico, fecero miracoli di valore. Anzi
+Baccelardo e Guiberto, non paghi del travaglio che davano al nemico
+da star sulle mura, apersero porta Asinaria, oggi Lateranense, ed
+uscirono, per forte caricare i Saraceni ed i cavalli condotti da
+Ruggiero, altro figliuolo di Guiscardo. Quel fatto pose la gioia nel
+cuore di Roberto, che ormai vedeva i suoi vacillare; il Buglione
+sgomentò.
+
+Roberto ordinò ai baroni calabresi ed ai cavalieri normanni serrarsi
+ad ordini spessi, perchè allora la cavalleria non formava mai più di
+una fila sola e rarissimamente due, non volendo, come signori, alcun
+combattere dietro l'altro; e si avanzò per pigliare la pugna. Il
+Buglione mandò più volte a scongiurare Baccelardo e l'arcivescovo che
+con lenta e combattuta ritirata rientrassero nella città. Ma questi,
+impegnati in caldo attacco, non potettero secondarlo. Goffredo
+cangiò piano di combattimento. E' spiccò Rolando coi cavalieri
+romani a rinforzarli; ma previde già che il nemico sarebbe penetrato
+nella piazza. Questo squadrone testeggiò i cavalieri di Roberto,
+ed impedì per allora che si girassero negli ordini dei soldati di
+Guiberto e di Baccelardo e sussidiassero i mezzo rotti Saraceni.
+Ulrico di Cosheim intanto coi mangani e con le frecce spazzava i
+Pugliesi che, accalcati a porta San Lorenzo, tentavano sfondarla; e
+sì maledettamente li trattò, che sbrancati corsero a cercare asilo
+dove più calda ferveva la mischia. All'arrivo di costoro, la cosa
+non bilicò più. Roberto caricò di più vigore. I soldati di Rolando
+piegarono, e rinculando sempre, cercarono ricovero nella città. Il
+duca vi si cacciò con essi.
+
+Dall'altra banda, Ruggiero fu tratto da cavallo mezzo morto per mano
+dell'arcivescovo. Questi, fatto segno di Ben Hamed e di Sigelgaita,
+indietreggiò, opponendo sempre la fronte e tempestando colpi, sino
+a che dai suoi non fu trascinato dentro. Baccelardo, costretto a
+retrocedere, perchè gli avevan spaccato l'elmo sulla testa, spezzata
+la spada, morto il cavallo, e portato via lo scudo, rottesene le
+guigge dando col punteruolo di mezzo sul capo ad un Saraceno che lo
+travagliava col pugnale. Per lo che, entrati dentro Roma, confusi
+assalitori ed assaliti, più feroci badalucchi principiarono. Non
+crocicchio, non strada, non piazza mancava di zuffa. Nelle corti
+stesse, nei chiostri, nelle chiese, e duelli a corpo a corpo e
+mischie in molti inferocivano. E nè i Romani cedevano, nè quei del
+duca stancavansi, avvegnachè considerevolmente menomati; tal che
+forse in Roma avrebbero trovata la tomba se più a lungo fosse durato
+il giorno.
+
+Ben Hamed però, vedendo che non si sarebbe venuto mai a capo di
+domare gli ostinati Romani, immaginò distoglierli dalla difesa, e
+comandò ai Saraceni d'incendiar la città. Non appena l'emiro aveva
+profferito l'ordine, che questi distribuironsi a piccoli gruppi,
+inondarono i quartieri, e coadiuvati dai Calabresi e dai Pugliesi,
+già rotti al saccheggio, appiccarono fuoco a più punti di Roma, e
+segnatamente a San Giovanni a Laterano. Il vento, mosso da poco,
+aumentò le fiamme e le propagò. Sicchè, in brev'ora, quanto ergevasi
+dal Laterano al Coliseo è tutto ridotto in cenere. I Romani allora,
+per salvarsi dal fuoco e spegnerlo, lasciano di osteggiare la truppa
+del Guiscardo, e quei soldati, non avendo più a difendersi, si
+sciolgono ad ogni maniera di rapine e di sacrilegii, non rispettando
+tempii, non chiostri, non l'onore delle donne, non l'innocenza dei
+fanciulli, non la canizie dei vecchi. Roma mutasi in sentina di ogni
+delitto e di ogni oltraggio al pudore ed alla religione.
+
+Gregorio intanto, come Nerone, dall'alto delle torri di Castel
+Sant'Angelo contemplava l'esizio e la mina della sua città.
+
+Ritto fra due merli di una torre, immobile come fosse pietrificato,
+l'occhio fisso, le braccia tese ed irrigidite, il capo scoverto,
+perchè un buffo di vento gli aveva portato via il berretto, i capelli
+delle tempie rizzati come fili di argento, la lunga barba arruffata
+ed inturbinata dalla brezza, e' sembrava quivi non un uomo ma il
+ministro di quelle divinità egizie ed indiane il di cui sguardo è
+incendio, il di cui alito è peste, il di cui gesto è sterminio.
+La sua potenza visuale era ampliata. Egli vedeva tutti i singoli
+particolari di quel terribile dramma; vedeva dove l'aquila non
+avrebbe più nulla distinto. L'anima esuberava. La sua tonica bianca
+si gonfiava e s'agitava sotto il soffio della tramontana, che aveva
+cominciato auretta e si era ingagliardita a turbina. Dorato, e
+calmo all'alba, il cielo si era andato a poco a, poco; caricando di
+rosso, si che sarebbesi detto un'aurora boreale. Tutti i comignoli
+di Roma, a quel riverbero, sembrano fiaccole immense che illuminano
+una città involta in un bianco sudario di nebbia come uno spettro
+che vien fuori da una tomba. Quella nebbia però si era a poco a poco
+anch'essa sminuzzolata a fiocchi, a sprazzi, a lembi che assumevano
+sotto l'azione del vento mille forme fantastiche, che grondavano
+sangue, così indorati come erano dal sole, e che cozzavano in cielo
+come gli uomini cozzavano sulla terra. L'aere rimbombava di un rumore
+indistinto, incalzante, vertiginoso come l'ululato di un mostro che
+agonizza.
+
+Però Gregorio non badava al cielo, non badava alla natura. La terra
+lo attirava magneticamente, E' non diceva parola. La sua fronte si
+alzava serena; il suo volto per niuna commozione turbavasi, Oddo
+intanto correva su e giù lo spianato gridando: Miseri cittadini!
+Quale giorno doveva io vedere prima di morire! Nè meno costernata
+di costui mostravasi Alberada, la notte precedente ammessa dentro.
+Ella neppure parlava, solo si torceva le mani, genuflessa, gli
+occhi ora rivolti al cielo, ora alla desolata città. Un rivolo di
+lacrime tacite le solcavano le guance. E così questi miravano, al
+riverbero delle fiamme, Roma struggentesi in un nuvolo nero fumo che
+l'avvolgeva a volta a volta, e che più spesso, spazzato dal vento
+il torbido velo, si mostrava nel suo pieno squallore col sole che
+infine, verso sera, placido e bello tramontava, indorando le cupole
+delle chiese. Quand'ecco che Alberada gitta un grido da spezzare il
+cuore, si alza sollecita, seco trascina Oddo malgrado di lui, e viene
+giù alla porta del castello.
+
+
+
+
+IX.
+
+ Piacemi, cavalier, che Dio temendo
+ Porta lo nobil suo ordine bello,
+ E piacemi dibonare donzello
+ Lo cui destino è sol pugnar servendo.
+
+ GUITTONE D'AREZZO.
+
+
+Due cavalieri, Roberto e Sigelgaita, cavalcavano verso il ponte
+San Pietro per isboccare alla porta di castel Sant'Angelo. Tutto
+ad un tratto odono alle spalle uno scalpito di due altri guerrieri
+che, a briglia sciolta, galoppavano. Immantinente Roberto, che
+andava dietro, volge la testa, per guardare chi fossero, e vedendo
+che l'altro gli accennava della mano di sostare, gira il cavallo e
+subitamente si trovano di fronte.
+
+--Io sono Baccelardo, grida il cavaliero alzandosi con una mano
+la visiera dell'elmo. Roberto Guiscardo, fanciullo, nelle sale di
+Melfi, ti detti un guanto e ti consigliai a conservarlo perchè sarei
+venuto a ridomandartelo uomo. Ora tel ridomando; e qui, perchè il
+tempo è venuto, perchè lungamente ho ritardato, mi renderai ragione
+dell'infame vitupero che facesti alla tua donna Alberada.
+
+Baccelardo, dopo essere stato così pesto e disarmato, rigettato
+dentro dall'onda dei suoi che vi cercavano tardo scampo, aveva fatti
+novelli sforzi, e con cento opere di valore tentato cacciarne l'oste
+normanna. Ma avendo infine compreso che vanamente si arrabattava a
+tal uopo, che irreparabilmente Roma era perduta, risolse attaccare
+il suo destino a quello della signora del mondo, e fare scoccare
+l'ora della sua vendetta. Rientrò quindi nel suo alloggiamento onde
+provvedersi di armi e di destriero.
+
+Non appena egli vi pose piede, che il suo paggio Corrado, dominato
+fino allora da mortale ansietà percorrendo la stanza a lunghi passi,
+gli si gitta addosso e mille domande gli volge se fosse ferito.
+Baccelardo risponde alle amorevoli carezze di questo bel giovanetto
+per un tristo bacio sulla fronte. Poi muta il suo giaco, squarciato
+in più luoghi, prende nuova rotella, nuova spada e lancia, e si fa
+allacciare le correggie dell'elmo. E tutto senza dir parola, con una
+solennità ed una freddezza, che agghiacciava il cuore del sollecito
+damigello. Però come il suo armamento fu compiuto, Baccelardo ordina
+ad uno scudiero d'andargli a preparare il suo destriere _Licht_,
+il quale, perchè troppo vecchio, aveva risparmiato la mattina,
+ben prevedendo avrebbe avuto bisogno di cavallo più leggero e più
+vigoroso. In quel momento decisivo della sua sorte, e' non volse
+scompagnarsi dal più fedele amico che unicamente lo aveva amato e
+tanto... prima che il cielo gli avesse messo a fianco il tenero
+damigello. Questi, durante quegli apparecchi, divorato da ineffabile
+smania, non aveva profferita parola. Ma come vide che Baccelardo,
+dopo avergli gittato uno sguardo--uno sguardo che racchiudeva tutta
+una storia di passione--si allontanava senza neppure confortarlo del
+consueto bacio sulla fronte, gli corre dietro frettoloso e cadendogli
+ai piedi grida:
+
+--Vuoi farmi dunque morire?
+
+Baccelardo lo solleva dal suolo, e stringendoselo al petto con
+una ineffabile tenerezza, con una voluttà disperata e baciandogli
+replicate volte il sembiante, suo malgrado una lagrima gli cade, ed
+il pallido volto del contristato giovane bagna.
+
+--Dove vai dunque? questi dimanda. Ti ho veduto tante e tante volte
+andare a combattere e mai il cuore mi si è stretto così aspramente;
+mai tu mi hai lasciato con quell'aria mesta e funerea. Di',
+Baccelardo, in nome di Dio! dove dunque vai tu?
+
+--Vado incontro al mio destino, Guaidalmira. Non mi hai veduto mai
+correre alla pugna di questa ciera abbattuta, perchè mai a simili
+pugne sono andato. Ora si deve decidere. Egli è qui, egli mi deve un
+conto; vado a trovarlo, vado a cercarglielo.
+
+Guaidalmira, perchè dessa era il paggio Corrado il quale aveva
+seguito Baccelardo fra tante sventure e pericoli; Guaidalmira, che
+conosceva tutta la storia di lui, non fa più motto. Solo dopo un
+minuto di silenzio risponde:
+
+--Ebbene, va pure. Però non puoi negarmi ch'io t'accompagni.
+
+--A che pro, Guaidalmira?
+
+--Noi so io stessa. A nessun pro per certo. Ma voglio accompagnarti;
+e tu non puoi rifiutarmelo.
+
+--Ma sai che s'io ti vedessi, se io ti vedessi impallidire e tremare,
+perderei ogni equilibrio di mente, e forse...
+
+--Tu non mi vedrai. Mi metterò un morione con la buffa inchiodata. Ma
+voglio accompagnarti; voglio essere presente allo scontro terribile;
+il tuo destino ti porta... alla vittoria. Voglio, debbo perciò
+esserci anch'io. Ricordati che a Canossa accomunammo il nostro
+avvenire; accomunammo la nostra sorte. Non possiamo più, o almeno non
+è questo il tempo di separarci.
+
+--E impossibile, dopo alquanto di silenzio soggiunge Baccelardo.
+Tu devi restare qui, per te, per me lo devi. In qualunque altro
+instante, non avrei esitato a condurti meco; ma in questo...
+
+--Ebbene, giacchè vuoi che io resti qui, va pure... va. Ma diamoci
+almeno un addio. Dà un addio alla tua Guaidalmira che tanto, che te
+solo ha amato. Non la vedrai più. Essa morrà qui, te lo giuro.
+
+Baccelardo la guarda attentamente, e vedendo che ella era risoluta a
+non so qual partito estremo, con un sospiro balbetta:
+
+--Vieni dunque: era deciso così! Se vi è un Dio però, se vi è un Dio
+che pesa e guarda i fatti degli uomini, sa a cui dare la vittoria in
+questo momento.
+
+Guaidalmira sorride amaramente. Poi, presagli la mano come per
+ringraziarlo dell'accordatole favore e baciatagliela, l'esamina
+attentamente, e una lagrima vi lascia sopra cadere. Baccelardo
+l'abbraccia un'altra volta, ed in un baleno, messi a termine gli
+apparecchi della partenza, escono per Roma onde imbattersi nel
+Guiscardo.
+
+Ed eccoli l'uno a fronte dell'altro, vicino al ponte San Pietro, di
+rincontro a Castel Sant'Angelo, sotto gli occhi di quell'Alberada per
+cui Baccelardo dimanda l'abbattimento.
+
+All'aspetto di quest'uomo, a quella protesta, Guiscardo si scuote.
+Sigelgaita ritorce anch'essa il cavallo, e come se non fosse più cosa
+animata, immobile resta a guardare, vicino ad un pilastro del ponte.
+Il turbamento di Roberto non dura molto. Egli porta la mano al suo
+fianco, e dal cinturino della spada spicca un guanto che a Baccelardo
+presenta.
+
+--Baccelardo, ecco il tuo guanto, egli dice. Gli è però mestieri che
+sappi io non battermi più per una causa di cui Iddio mi ha fatto
+conoscere l'ingiustizia. Va dunque in nome dei santi, perchè mi
+dorrebbe farti male.
+
+--Ti credo, risponde Baccelardo; ebbene, giacchè confessi che
+indegnamente facesti vitupero alla contessa Alberada, io ti apprezzo
+per quel nobile cavaliero che sei. Battiti quindi meco per gli Stati
+del padre mio, che infamemente usurpasti ed infamemente ritieni.
+
+E così favellando gli toglieva dalle mani il guanto, cui dava a
+custodire a Guaidalmira, si calava la visiera, e ritraendosi metteva
+in resta la lancia per dar principio al combattimento.
+
+Fu allora che Alberada, dall'alto della torre li vide, e
+riconosciutili dalle divise, trascinandosi furiosa il conte Oddo alla
+porta, lo costrinse ad aprire, e si fece metter fuori.
+
+Sventurata! quale fatalità la trascinava!
+
+Non appena ella fu alla testa del ponte, all'altra banda del quale
+quei due furibondi battagliavano, che di voce affannata si pose a
+gridare:
+
+--Arrestatevi, arrestatevi, in nome di Gesù Cristo!
+
+A quella voce Sigelgaita si volge, Sigelgaita che fredda,
+impassibile, taciturna come le statue che si mettono sopra i
+sepolcri, vedeva affrontare suo marito e suo nipote, ed impegnare
+una pugna dalla quale uno solo o nessuno doveva tirarsi vivo. In un
+baleno Sigelgaita si gitta allora da cavallo come una furia. Corre ad
+Abelarda, l'abbraccia per un amplesso da soffocarla, da cacciarle nei
+reni le dita delle manopole di ferro, la trascina, la gualcisce, la
+contorce, la difforma, le fa scricchiolare tutte le membra, l'arruffa
+come un cencio--e tutto in un attimo, di un solo moto--si accosta
+ai balaustri del ponte, appoggia sul petto di lei il suo mento, la
+spezza in due nella spina, e la precipita nel Tevere. E tutto ciò,
+in meno di tempo che non mettiamo a narrarlo. Alberada gitta un
+grido di morte, e sotto le acque dispare. Sigelgaita l'aveva veduta
+a mano a mano coprirsi nel volto di pallore mortale, l'aveva udita
+mettere quel gemito terribile, l'aveva veduta precipitare dall'alto,
+la vide tuffare nell'onde, e non si era scomposta nel viso, e dai
+parapetti del ponte non si era allontanata. Tutto ad un tratto quella
+sfortunata ricompare a galla ed un palo della diga l'accrocca della
+tunica e di faccia verso il cielo la capovolge.
+
+--Non sei ancor morta? grida a quella vista Sigelgaita come una
+tigre; e cercando attorno, non scorge anima viva, non vede oggetto
+da poterle lanciare sul capo, non trova pietre, non trova nulla,
+null'altro che un cadavere innanti ai piedi di un cavallo, un
+cadavere coperto di ferro e di sangue che fumava ancora. Ella lo
+trascina fino al ponte; poi, piegandosi sopra di lui, lo afferra di
+ambo le mani, lo solleva, e pigliata la misura, lo lascia cadere sul
+capo d'Alberada, ritenuta sempre dal lembo delle vesti ad un pinolo
+di palizzata. Il cadavere non era giunto ancora giù, che di sopra il
+suo capo Sigelgaita sente passare un cavallo di slancio, il quale
+egualmente nel fiume si precipita.
+
+Quel cadavere era Baccelardo: quel cavallo _Licht_.
+
+Un altro cavaliere, cui ella non aveva scorto dapprima perchè caduto
+brancoloni sotto una scala del ponte, vi si appressa allora per
+avventarsi ancor egli al medesimo salto. Sigelgaita lo rattiene. Era
+Guaidalmira.
+
+E Gregorio tutto contemplava dall'alto delle torri, e sul suo volto
+segno di commozione non appariva. Ritornava il padrone di Roma!
+
+Disgraziato! Godi pure, le tue gioie son numerate.
+
+La notte intanto era compiutamente caduta. La notte di Roma, di
+allora in poi, divenne più tenebrosa. Saccheggiata e spogliata
+di tutte le sue ricchezze, vituperata nell'onore, bruciata negli
+edifizii, decimata dal ferro di cittadini, desolata di tempii,
+vedovata dal bando dei migliori suoi uomini, dopo quel giorno,
+l'antica città restò pressochè deserta, e la popolazione si trasferì
+tutta intiera al di là del Campidoglio--in quello spazio che altra
+volta formava il Campo di Marte.
+
+Quella sera stessa la duchessa Sigelgaita riceveva a segreto
+colloquio, nella sua camera da letto, Rolando da Siena.
+
+
+
+
+LIBRO OTTAVO
+
+TRAMONTO
+
+
+
+
+I.
+
+ Sedea quel superbissimo signore
+ Sovra un trofeo di strali, e l'empia morte
+ Gli stava al fianco, e la contraria sorte
+ E 'l sospiro e 'l lamento appo il dolore.
+
+ Io mesto vi fui tratto e prigioniero;
+ Ma quegli allor, che in me le luci affisse,
+ Mise uno strido di dispetto, e fiero,
+
+ E poscia aprì l'enfiate labbra e disse:
+ Provi il rigor costui del nostro impero.
+
+ REDI.
+
+
+Appena l'arcivescovo di Ravenna comprese che Roma era
+irrevocabilmente perduta per gl'imperiali, si raccolse intorno
+quel residuo di Alemanni e di Italiani che nel badalucco potè
+raggranellare, e stretti ed armati, a stendardo sventolante, uscirono
+per porta Toscana. Una parte dei senatori e dei patrizii romani col
+favor della notte si rifugiò in Castel Sant'Angelo. Ne cacciarono
+via Gregorio. Provvidero, per quanto potè tornar loro, scorte ed
+armi. Ed aspettarono sicuri che il furor prima degl'invasori fosse
+ammansito. Questo furore però e questa libidine d'oro e di sangue
+nella truppa del duca non si spense così tosto; nè desso per due
+dì fu veduto. Colpito nel cuore dalla doppia morte della contessa
+Alberada e di Baccelardo, dal rimorso travagliato, da incognito,
+segregato e romito visse nel monistero di San Paolo. Però al terzo
+giorno comparve, e recatosi al Vaticano trovò Gregorio, nel mezzo
+dei suoi capitani, intento a proscrizioni ed a scomuniche. Vanamente
+Gregorio aveva provato destare il suo partito. Non cardinale, non
+vescovo, non prete, non nobile, non cittadino attorno a lui volle
+recarsi. Tutti lo accagionavano di tanto danno; tutti lui incolpavano
+se all'ebbrietà del vincitore non si metteva freno. Sicchè più del
+Guiscardo, più del saraceno stesso, lui abborrivano e come traditore
+del suo paese dannavano a morte.
+
+Al terzo giorno di quell'orgia di sangue però il popolo si scosse.
+Cencio, il duca di Cosheim, che dentro Roma con un manipolo di
+soldati tedeschi si era fortificato nel _septifolium_, alcuni
+patrizii ed Oddo s'accorsero dell'ammutinamento, ed uscirono dalla
+mole di Adriano. Indi stuzzicando i più timidi, infiammando i più
+audaci, allestirono conventicole, raccolsero, aizzarono, armarono il
+popolo, ed uniti in grossi drappelli piombarono addosso alla truppa
+del duca di Puglia.
+
+La colsero alla spicciolata, avvinazzata, stanca, scarsamente
+armata, indebolita dalle veglie e dalle libidini su per lupanari
+e per chiese. E ne fecero così grave macello, che Roberto dal
+suo torpore si destò. Il conte Oddo infrattanto con un pugno di
+arditi transteverini, ed il duca Ulrico di Cosheim con i Tedeschi,
+avevano sbrattato palazzo Vaticano della guarnigione calabrese, e
+vi assediavano il papa. Guiberto, avvisato, con rinforzi era per
+rientrare nella città. Voci altissime per chiassi e per piazze
+levavansi.--Morte a Ildebrando, morte a Guiscardo! I Saraceni ed i
+Normanni, venuti alle prese nel Foro con certe bande comandate da
+Cencio, fuggivano. Un subbuglio, un imprecare, un romor d'armi, un
+sonar di campane a martello, un assassinio continuato, senza riguardi
+di luoghi, di sesso e di età.
+
+Guiscardo comprende di un lampo a qual pericolo si trovasse, ed a
+qual repentaglio stesse per mettere vittoria, vita ed esercito.
+Ordina quindi a quei capitani suoi, che gli venne fatto poter
+accozzare di subitamente richiamare i soldati alle bandiere e di
+suonare a raccolta. Ed ei si reca dal pontefice alla testa dei fedeli
+Normanni, meno degli altri sbrancati alla rotta. Essi non ebbero a
+far poco per aprirsi il cammino. Spazzano Vaticano dagli ordini fitti
+che lo assediano e già ammaniscono tormenti da breccia e scale per
+penetrar dentro ed impossessarsi del pontefice. Combattono contro i
+soldati dei Cosheim e di Oddo; penetrano nel palazzo.
+
+Gregorio non si era per nulla turbato, forse non si era neppure di
+nulla avveduto, e scriveva lettere a tutti i legati suoi, sparsi
+per l'orbe cristiano, onde annunziare il trionfo del Signore. E'
+non curava l'insurrezione del popolo, non il pericolo che correva
+l'esercito liberatore, non il massacro di tante vite. Godeva del
+trionfo; godeva dello sterminio dei nemici suoi. E non era sazio, non
+stanco di additare novelle vittime al supplizio ed alla proscrizione.
+La vittoria lo aveva ubbriacato. Viveva in un'atmosfera che tutto,
+umanità, religione, carattere gli faceva obbliare. Giunge a tempo
+Roberto per destarlo da quel sogno, o meglio da quel deliramento di
+sangue.
+
+--Santo padre, prende a dire il Guiscardo, è ora finalmente di far
+desistere da tanto eccidio, e partire.
+
+--Così presto! sclama Gregorio sorpreso e scontento.
+
+--Non è già presto, santo padre, risponde Roberto, gli è anzi tardi,
+forse troppo tardi perchè ci resti ancora scampo a fuggire. Non è
+momento di lusinghe adesso.
+
+--Fuggire, mormora Gregorio rizzandosi ed aggrottando le ciglia.
+Temereste voi forse questa sgualdrina di plebe codarda e venale,
+messer duca? Egli è impossibile!
+
+--Io non sono un testardo che ha perduta la ragione, santo padre, per
+dire che non temo nè gli uomini, nè Iddio, continua Guiscardo senza
+occuparsi dell'atteggiamento del pontefice. Io ho senso abbastanza
+per comprendere che, se resto a Roma solamente alcune altre ore, mi
+sarà tagliata la ritirata, ed il mio esercito ed io corriamo pericolo
+di essere passati a fil di spada. Ecco tutto. Il popolo è ammutinato;
+è corso alle armi. La disperazione muta in eroi anche i poltroni. È
+ora di partire.
+
+--Voi pensereste dunque?...
+
+--L'ho detto, di uscire di Roma senza indugio. Ho comandato ai miei
+capitani di raggranellare la truppa sparpagliata. Ridotta agli
+ordini, voglio andar via da me, con volontaria e decorosa ritirata,
+prima che sia costretto a fuggire come cacciato e come vinto.
+
+--E così poco doveva dunque durare il trionfo d'Israello? mormora
+Gregorio alzando gli occhi al cielo.
+
+E Guiscardo:
+
+--Io non so, santo padre, se Israello abbia trionfato per poco; so
+che del trionfo ha abusato. E da lunga sperienza conosco, come la
+vada sempre così, dove menomamente si rallenti la briglia al soldato.
+Noi non ci riconcilieremo mai più questo popolo.
+
+--Vorreste dunque lasciarmi in mano ad una plebe rivoltata, corriva
+al sangue ed alla vendetta, messer duca?
+
+--Io no. Io penso invece che vi condurreste saviamente, santo padre,
+a venir meco, e dare eterno addio a questa città: perchè voi, anche
+per lo innanti non ben gradito, ve ne avete distolto l'amore per
+sempre.
+
+--È impossibile!
+
+--Udite per poco come essi gridano, morte a voi ed a me, santo padre.
+Qui comincia a far caldo seriamente. Voi siete uomo di giudizio per
+comprendere ciò che vi convenga di fare. Io vi protesto chiaro che,
+fra due ore, sarò fuori le mura di Roma; perocchè io ho ancora da dar
+conto della vita dei miei soldati, ed essi riposano sul mio senno e
+sul mio onore. Partirò.
+
+--E dovrei dunque esiliarmi, o meglio, mi esilieranno da Roma i miei
+vassalli, nel punto proprio che io li aveva sottomessi?
+
+--Questo è l'errore, beato padre. Essi non sono sottomessi di
+niuna maniera; e ne sia prova i battaglioni che si vanno armando e
+rinforzando per pagarci a misura di picche e di pugnale del gastigo
+che abbiamo loro inflitto a misura d'azze e di lancie. Io doveva,
+li aveva anzi promesso ai miei valorosi soldati, questi giorni di
+stravizzo e di libero dominio sopra un popolo conquistato. L'ora è
+passata. Questo bestial popolo, che non sa nè comandare nè servire,
+si è riscosso. Andiamo in nome di Dio, se non vogliamo lasciarci la
+vita. Udite a me, beato padre; non vi restate in bocca ad un lupo
+affamato, irritato, con le mascelle armate di denti, e di niente
+meglio avido che stritolar la sua preda. Dell'esizio di Roma più che
+i Saraceni, i soldati e me, incolpano voi. Che sperate di più? chi vi
+difende?
+
+--Andiamo dunque, risponde Gregorio, ed in nome del Padre, del
+Figliuolo e dello Spirito Santo, io maledico questo scellerato
+popolo, che insorge contro il giusto e contro l'unto del Signore, che
+oltraggia il suo donno, e si ribella contro il padrone. Andiamo, io
+scuoto la polvere dai miei sandali, e lo lascio a bersaglio dell'ira
+di Dio.
+
+E sì imprecando, Gregorio usciva col Guiscardo. Il quale nelle sale
+del palazzo trova Roberto di Loritello, venuto a farlo conto di aver
+raccozzato buon terzo della truppa nelle vicinanze del Foro, che
+Ben Hamed si studiava raccogliere i suoi, e che egli con una mano
+di cinquecento cavalli poteva guidarlo sicuro al Foro, d'onde, alla
+testa dell'esercito, uscire.
+
+In effetti, quattro giorni dopo il suo ingresso a Roma, Roberto, a
+suono di trombe ed a bandiera spiegata, ne partiva, recandosi nel
+centro il pontefice Gregorio VII, tra le contumelie ed il corruccio
+del popolo che lo tagliava alle spalle, lo grandinava di frecce, e
+gli scagliava dalle finestre rottami di tegole ed altri corpi da
+ferire ed uccidere. Per modo che, soventi volte la retroguardia fu
+costretta far alto, tanto da tener testa alla plebe petulante che si
+avventava loro addosso furiosa e burliera.
+
+E così Ildebrando esulava da Roma, cui per trentacinque anni aveva
+contristata di sue innovazioni, di sue pretensioni, col dispotismo,
+col renderla scopo dello sdegno di tanti nemici, coll'istrapparle
+il residuo di libero governo che ancora le rimaneva, con farla
+devastare e bruciare da eserciti stranieri, e spogliarla di
+ricchezze, di onore, di virtù, di brio e di valore, con imporle
+infine il teocratico giogo, cui da lui in poi, per sforzi che avesse
+fatti e molti e generosi, non ha saputo mai più togliersi. Egli ne
+usci corrucciato, fiero nel volto e nei pensieri, disprezzandola,
+maledicendola, disegnando in sua mente tornarvi, quando che fosse,
+come il Guiscardo vi era venuto, e punirla della ribalda fellonia. Ne
+usciva esecrato, schernito, vilipeso per porta Lateranense--nel punto
+stesso che il fratel suo, tanto perseguitato ed odiato, l'antipapa
+Clemente, festeggiato e tra le ovazioni del popolo vi entrava per
+porta Toscana.
+
+Roberto, alla testa del suo esercito, precedeva il pontefice. Al suo
+fianco cavalcava la duchessa Sigelgaita, cui teneva dietro il suo
+novello scudiere e favorito, Rolando da Siena.
+
+
+
+
+II.
+
+ Queste colte sull'Emo,
+ Queste colte in Tessaglia erbe omicide
+ Pieghin colui che del mio mal si ride.
+
+ REDI.
+
+
+Sigelgaita procedeva a fianco del suo consorte cupa e distratta.
+Rispondeva a monosillabi, o non rispondeva niente affatto alle
+domande che questi le indirizzava--e molto meno a quelle del
+pontefice che, dopo aversi lasciata Roma alle spalle, dal corpo
+dell'esercito era passato alla fronte. Solamente di tanto in tanto
+Sigelgaita si volgeva al suo scudiero per dirgli ora una cosa, ora
+un'altra, e chiedergli conto di alcun oggetto o di alcuna persona. Il
+pontefice guardò in cagnesco Rolando, da lui fulminato di scomunica,
+ma non fece mostra conoscerlo nè rammentarsi di lui. Egli lo scorgeva
+in tanto favore della duchessa, altera e dispotica e comprendeva
+che vanamente avrebbe porte rimostranze. Nè Roberto se ne incaricò
+di vantaggio; consapevole dei modi di Sigelgaita. Che anzi, fino ad
+un certo segno si piacque aver tirato dalla sua uomo tanto ardito
+e tanto prode. Così che, mossero da prima per Montecassino, dove
+l'abate Desiderio di ogni bello accoglimento li festeggiò, e subito
+dopo per Salerno--allora la padrona dei mari.
+
+Una sera il medico Guarimponto venne introdotto dalla duchessa
+Sigelgaita.
+
+Da due giorni ella infermava; nè i consigli, nè la dottrina del
+celebre Costantino d'Africa, cancelliere del duca e dotto medico,
+avevano potuto convincerla che di assai poco momento quel suo
+malessere fosse.
+
+Guarimponto era anch'esso uomo di grande fama e bell'ornamento
+della scuola salernitana, allora e poi sì rinomata. Poteva contare
+settant'anni. Alto della persona, cui nemmeno l'età e l'abitudine
+allo studio avevano incurvata, portava capelli corti e barba assai
+lunga, avendo conservato il costume longobardo, longobardo esso
+stesso e fiero da non aver voluto mai piegarsi nè agli usi, nè
+al dispotismo normanno, nuovi padroni di Salerno. La sua bianca
+barba gli scendeva profusa sul petto e con assai maestà spiccava
+sulla di lui tunica chermisina. Egli ostentava gravità, o meglio
+malinconia. Perocchè si compiaceva assicurare di non aver giammai
+riso, dal dì che il suo allievo Gisulfo fu costretto esulare dalla
+dimora e dagli Stati del padre suo. Un paio di occhi grigi però,
+vivaci ed irrequieti, che scintillavano nelle orbite incavernate,
+sopra le quali irte, folte, e nere tuttavia, sporgevano le ciglia,
+indicavano, egualmente che il naso volto della punta all'insù, che
+assai lungi della tristezza e più vicino alla tristizia egli fosse.
+La sciatica--ed e' vantava le più brillanti guarigioni di questa
+malattia, ed i più sicuri lattovari--la sciatica gli aveva rattratta
+una gamba; così che la strascicava dritta ed inflessibile come
+stecco, e, camminando, sembrava ad ogni passo fare una riverenza.
+Cosa che assai gli toglieva di serietà, maggiormente perchè, fingendo
+il divagato, lasciava strisciar nella polvere il lungo suo manto
+scarlatto, sopra del quale i monelli delle piazze, quando ei passava,
+sedevano e si compiacevano farsi da lui saporitamente rimorchiare.
+
+Guarimponto si presentò alla duchessa, cui aveva conosciuta fanciulla
+ed addestrata alla musica ed alla gramatica. Giunto sotto l'arco
+della porta, si ferma per contemplarla. Poi, dopo essere stato alcuni
+instanti in quella postura, tira innanzi così angaione, e giunto al
+letto dell'inferma gitta un sospiro e sclama:
+
+--_Fugit irreparabile tempus!_ Gli antichi simularono il tempo sotto
+la figura di Saturno che divorava i suoi figli, e furono sciocchi.
+Conciofossecosachè ciò che si divora si smaltisce; ciò che si
+smaltisce muta di forma, ciò che muta di forma non si riconosce più,
+ciò che non si riconosce più si obblia, e noi--noi mastro Guarimponto
+ricordiamo di voi, vi abbiamo ricordata sempre, leggiadra duchessa
+Sigelgaita, degna di migliore ventura!
+
+--Mastro Guarimponto, l'interrompe Sigelgaita, abbiamo bisogno di te
+e della tua dottrina, non del tuo compatimento. Noi stiamo male.
+
+--La dottrina è una grazia che Iddio concede ai suoi eletti come
+il sole, perchè illumini tutti e tutti se ne possano giovare. Per
+la qual cosa, nostra bella duchessa, noi non ci rifiuteremo mai
+ai vostri bisogni; ed eccoci qui per iscacciare, con la spada di
+Azzaele, l'angelo della malattia che vorrebbe stendere la mano
+sulla vostra persona. Dite dunque, dov'è che avete male, duchessa?
+Datemi qui il vostro polso, perchè la sfigmica è come la vôlta
+cristallina dell'empireo, sopra la quale si chiodano le stelle, ed
+in essa il medico, che ha l'occhio della scienza, legge il principio
+di malignità che s'insinua nella fibra della macchina umana. Dite
+dunque, bella duchessa, dov'è che avete male?
+
+Sigelgaita provava irresistibile tentazione di far gittare dalle
+finestre mastro Guarimponto; non pertanto si contenne ancora e
+rispose:
+
+--Male al cuore.
+
+--In fatti, bella duchessa, deve esser così! E se la luce di
+quella finestra non fosse stata attenuata tanto, e le tenebre non
+cominciassero ad involvere la terra ed il mare, io ve lo avrei
+detto dal bel principio, perchè si legge già dal _palloris vultus,
+anxietatis, membrorum tremoris, difficilis respirationis, oculorum
+languoris_, ed altro che Avicenna soggiunge, trattarsi _de cordis
+affectione_. Ed Aetio, nel secondo de' Tetrabibli, ha giudicato che
+_celerrima pernicie instat corde affecto_.
+
+Sigelgaita sentiva scoppiarsi. Si solleva dunque sul letto ed ordina
+alle sue damigelle:
+
+--Uscite.
+
+Poi voltasi a Rolando, che dall'altro lato del letto, con le braccia
+conserte, guardava il famoso Guarimponto, gli ordina:
+
+--Chiudete l'uscio. Quindi rizzatasi affatto sulla metà della
+persona, grida:
+
+--Che la peste ti soffochi, pezzo di birbo, tocco d'asino. Dove vedi
+tu dunque tutte codeste corbellerie che ci hai spacciate, e codesta
+pernicie nel nostro male, se noi stiamo meglio di te, meglio di una
+sposa che va a nozze, meglio del diavolo che ti porti?
+
+--_Euge serve bone et fidelis!_ sclama Guarimponto senza scomporsi,
+dopo aver udita fino alla fine la collerica diatriba della
+duchessa. Sempre la stessa, sempre quel brio, sempre quella vita e
+quell'ardimento! Noi credevamo che vi foste mutata, e perciò appunto
+abbiamo voluto stuzzicare la vostra pazienza, come l'alcali stuzzica
+lo starnuto--che, se nol sapete, è _diaphragmatis contractio_ come lo
+ha definito Egineta. Ma no, bella duchessa, _summa cum animi lætitia_
+noi vi troviamo sempre la stessa, sempre la Semiramide del nostro
+secolo.
+
+--Per le sante ossa di Caino quest'uomo ci farà perdere la pazienza,
+mormora Sigelgaita rivolta a Rolando.
+
+Rolando non le risponde. Ma girando dall'altro lato del letto, si
+appressa al medico, e mettendogli una mano sulla spalla, con una
+grazia che il povero medico si senti quasi slogar la clavicola e si
+piegò, gli dice:
+
+--Senti, compare. Che abbi voluto celiare fin qui, chè anche noi
+abbiamo fatto da burla, te lo perdono. Ma adesso, poni mente a ciò
+che madonna sarà per dirti, e ponci mente veh! perchè se niente
+niente mi avveggo che ti torna la frega delle parole latine e di
+dir cose che noi non comprendiamo, netto e sollecito ti gitto dalla
+finestra. Mi hai capito?
+
+--Voi vi spiegate con una facondia che incanta, messere! balbetta
+Guarimponto, grattandosi la spalla intormentita. Andiamo dunque in
+nome di Dio! Giacchè nulla vi bisogna dalla nostra scienza, e badate
+bene che la medicina è scienza, avvegnachè quel guastamestieri
+d'Ippocrate la dica _ars longa_... perdono! avete detto che non
+volete latino. Dunque cosa ci avete a richiedere, se nulla dalla
+nostra sapienza vi occorre?
+
+--Ecco qui, mastro Guarimponto. Noi sappiamo da lungo tempo come tu
+sii famoso nel cavar dall'altro mondo i morti e mandarci i vivi di
+questo...
+
+--Voi dite la verità, bella duchessa.
+
+--Non c'interrompere. Sappiamo pure che niuno meglio di te conosce le
+virtù secrete delle piante e delle pietre, non che degli animali...
+
+--Che vivono nei quattro elementi; dappoichè noi siamo di avviso che
+anche nel fuoco vi debbano essere bestie...
+
+--Ma pel vero Iddio, Guarimponto, abbiam detto che non vogliamo
+essere interrotta, comprendi?
+
+--_Parce mihi_... scusate, dimentichiamo sempre che quel galantuomo
+abborre dal latino, come _natura haborret a vacuo_... scusate,
+scusate. Questo maledetto latino ci piove in bocca come la manna nel
+deserto. Sicchè non v'interromperemo più. Favellate, bella duchessa.
+
+--Ebbene, maestro Guarimponto, saresti tu al caso di distillarci un
+qualche succo, o darci qualche polvere che sapesse insinuare nelle
+vene di un uomo morte lenta ed inevitabile?
+
+--Non altro che questo?
+
+--Saresti tu dunque capace?
+
+--Ih!! Ma volete voi avvelenare mezzo il genere umano? Maestro
+Guarimponto vi darà tal filtro da non farlo vivere due ore.
+
+S. Pier Damiano chiamava quest'uomo _vir videlicet honestissimus_.
+Ah! come i santi s'ingannano sovente!
+
+--Noi non chiediamo più di quel che ti abbiam detto, Guarimponto,
+riprende la duchessa. In questa borsa son cento monete d'oro per
+comprare il tuo veleno ed il tuo silenzio. Quell'uomo ha un pugnale
+per guarirti della malattia di rivelare i segreti.
+
+--Lasciamo stare i pugnali, bella duchessa. Noi non conosciamo
+ancora, benchè tutto noi conoscessimo, un contraveleno per la pianta
+pugnale. Non vogliamo perciò assoggettarci a quell'esperimento,
+perchè la nostra grande opera il _Passionarius_ non è compiuta
+ancora. E voi vedete qual grave danno verrebbe alla scienza ed al
+mondo se questo lavoro restasse non finito! Sicchè dunque, bella
+duchessa, accettiamo invece gli _schifati_, che graziosamente
+ci offrite, onde potessimo continuare le nostre sperienze, e
+dimonstrare, come per un dente cavato ad un filosofo dell'_isola_
+di Delfo e' fosse morto, essendo che _la midolla del dente, avendo
+nel cerebro principato, al crepare del dente discese nel pulmone e
+l'uccise_ (_lib. 1, c. 17, p. 44._).
+
+--Un momento. Quanto tempo per operare vorreste dare a codesto vostro
+specifico?
+
+--Quanto ve ne piace, bella duchessa, risponde il dottore.
+L'ordinaria sua incubazione è di un anno... Se vorreste che gliene
+accordassimo meno...
+
+--Sì: qualche mese ancora di meno.
+
+--Ebbene il vostro piacimento sarà fatto.
+
+--Bada però ch'e' non possa essere neutralizzato da altro antidoto.
+
+--Questo è difficile, madonna, sclama Guarimponto sospirando. Perchè
+vi ha un uomo, un demonio dovremmo dire, Costantino d'Africa,
+il quale, al pari di noi, conosce i segreti della natura. Egli
+potrebbe... ma all'uopo, se ciò accadesse, noi vi provvederemo di
+altro lattovaro che accelerarebbe la catastrofe e che neppure il
+prezioso sangue della fenice avrebbe virtù di annullare--e sì che
+tutte le potenze malefiche il sangue della fenice annulla! come ha
+detto Averroe.
+
+--Va dunque, Guarimponto, e ricordati che hai promesso al mondo ed
+alla scienza di terminare la tua famosa opera del _Passionarius_.
+
+Alcuni giorni dopo, Roberto Guiscardo era sorpreso da indefinibile
+malessere, sì che il suo cancelliero, Costantino d'Africa, vanamente
+ogni sapienza adoperò. Perocchè al bravo uomo non andava mai la testa
+ai lavori del suo degno collega Guarimponto, e si ostinava a credere
+quell'infermità prodotto dell'aria infetta di Roma. Roberto ritornò
+in Grecia, dove aveva lasciato il figliuolo Boemondo a proseguire
+i suoi conquisti. E questo valoroso principe, nel tempo stesso che
+il padre sbaragliava a Roma l'esercito dell'imperatore d'Occidente,
+fugava in Bulgaria l'imperatore d'Oriente. Roberto pose in armi
+grosse flottiglie, ed incontrato il navile greco unito al veneziano,
+fra l'isola di Corfù e di Cefalonia, lo ruppe, mandò a fondo molte
+galee, fece 2500 prigionieri, ed i rimanenti fugò. L'eroe di questa
+vittoria fu Boemondo. Guiscardo disegnava lasciargli il ducato di
+Puglia e di Calabria, in luogo di Ruggiero.
+
+Sigelgaita comprese il pensiero di lui. Ella amava a dismisura questo
+suo figliuolo. Eppure non disse motto. Solamente alcuni dì dopo,
+Boemondo infermava gravemente, a tal che fu obbligato passare in
+Italia, dove, ch'il crederebbe? per forte somma di oro Guarimponto lo
+guarì, ed assai facilmente, ed in molto poco tempo.
+
+Roberto intanto di sua infermità non riavevasi--e bene tutte le
+mattine sorbiva disgustosa cervogia che a quest'uopo gli preparava la
+dotta ed amorosa duchessa! Infine, mentre intendeva tutto a ridurre
+Cefalonia ribellata, e ne conduceva l'assedio col suo figliuolo
+Ruggiero, una mattina fu sorpreso da più grave malore. Per curarsene,
+si fece trasportare a Casopoli, piccolo castello sul promontorio di
+Corfù, e la duchessa andò con lui per assisterlo. Il male non cedè
+punto. Ed il dì 6 di luglio il suo medico lo aveva abbandonato,
+il suo confessore gli aveva resi gli ultimi uffici di cristiano.
+Vestito dell'abito di frate, i capelli e la barba coperti di cenere,
+Guiscardo agonizzava. Vicino al suo letto non erano che due persone.
+Uscì in fine da lungo accesso di letargia, e dimandò da bere. Una di
+quelle persone gliene porge.
+
+--È fuoco che mi avete apprestato! egli sclama.
+
+Uno scroscio di riso è la risposta che gli si dà. Allora Roberto apre
+gli occhi, e vede Sigelgaita innanzi al suo letto. Questa lo sta a
+considerare un instante cogli occhi divaricati, poi si accosta più da
+presso e gli mormora:
+
+--Monsignore, adesso che andate gloriosamente all'inferno, ricordate
+di salutarci la vostra bella e virtuosa Alberada.
+
+Roberto le fissa addosso gli occhi incristalliti, poi gitta un
+sospiro e si volge dall'altro lato. Dall'altro lato gli si presenta
+Rolando da Siena che ghignava diabolicamente. Allora terribile
+pensiero gli corre alla mente, e forse tutto il nefando ed il laido
+di quella storia comprende. Fa uno sforzo onde sollevarsi sui
+guanciali un momento; le pupille acquistano un baleno di fulgore
+vitale, e la mano alza, quasi avesse voluto fulminarli di una
+maledizione. Poi cambia d'aspetto incontanente. Le guance tornano
+pallide, le braccia accoglie a croce sul petto, gli sguardi dirige
+al cielo, dice con voce chiara: Dio vi perdoni! Chiude gli occhi e
+ricade supino sul letto.
+
+Quei due gli si accostano per contemplarlo ancora. Era morto! Si
+dettero un bacio ed uscirono.
+
+Questo fu il compianto che l'ultimo sospiro di Roberto Guiscardo,
+duca di Puglia e di Calabria, accompagnava. Questa la fine di un uomo
+che aveva vissuti settant'anni di gloria, fondato un regno ed una
+dinastia, non mai conosciuta la sconfitta, e che il più grande, il
+più prode, il più generoso dei tempi suoi fu pure, malgrado le sue
+colpe, malgrado i suoi difetti.
+
+Le ossa attendono il finale giudizio del Signore nella cattedrale di
+Venosa; abbiano requie, se vistosa tomba non hanno.
+
+ * * * * *
+
+Gregorio VII lo aveva anteceduto di qualche mese.
+
+
+
+
+III.
+
+ Vi lascia, e mesto e solo,
+ Senza più speme e con la morte in faccia
+ Va in altra parte di un sepolcro in traccia
+
+ CRONECK.
+
+
+Appena Gregorio toccò la terra dell'esilio sembrò avesse perduta
+tutta quella sua potente energia. Mandò suo legato in Lamagna Ottone
+vescovo di Ostia, in cui trasfuse i suoi principii ed i suoi poteri,
+e stette. Stette come torre sublime che sfida i secoli, e sfida
+gli uragani. Era stanco. Aveva fatto troppo sciupo delle sue forze
+morali; voleva riposarsi. Nè il desiderio gli mancò di riposarsi in
+Dio! Non già che intieramente non guardasse il presente. Novelle
+spiacevoli gli giungevano sempre da ogni verso, ed ei rifuggiva
+ormai da dolori, a cui non sapeva prestar rimedio--nemmeno quello
+della pazienza e della rassegnazione. Le cose attuali andavano male.
+I suoi grandi sforzi erano stati inutili; i suoi principii non
+prevalsi, e le sue parole non aveano fruttificato. Si compiaceva
+perciò contemplar meglio il passato; il passato che sì forte e sì
+glorioso era stato per lui! I due suoi più odiati nemici trionfavano.
+Enrico trionfava in Lamagna, Guiberto in Roma; nè alcuno rammentava
+più di lui, se non come un oggetto di spavento e di abbominio, che,
+dopo aver prodotti tanti mali, codardamente si era ritirato senza
+aver compiuta l'opera, senza aver combattuto sino alla fine. Ciò lo
+contristava; ciò aumentava quella cascaggine di membra che i dolori
+dello spirito avevano destata in lui e l'infievolivano ogni dì
+peggio. Ma egli comprendeva, per quella vasta mente che avea sì vasto
+disegno concepito, egli comprendeva che i tempi non lo propiziavano
+più, e che bastava aver ardito di seminare le sue dottrine, perchè
+altri secoli ed altri uomini le avrebbero maturate, avrebbero mietuti
+i frutti.
+
+Inoltre chi non sa che il vigore dell'anima si accompagna sempre col
+vigore del corpo? E la fibra d'Ildebrando era usata con le pratiche
+di penitenza, a cui fin da fanciullo nei rigori del chiostro aveva
+dovuto piegarsi; usata dal lungo viaggiare per tutte le contrade di
+Europa; usata da quella malvagia passione che chiamasi studio--e
+lunghe e penose veglie egli aveva sopportate per addottrinarsi nella
+difficile scienza dei padri--e lenta una tisi o corporale o mentale
+con le notturne lucubrazioni nella macchina si insinua! Usata infine
+per le protratte tensioni dello spirito, per i dissapori che senza
+conto aveva sorbiti, per le gioie inaspettate, per gigantescamente
+concepire e vegliare che il disegno s'incarni, per le passioni
+indomite, selvaggie, ferrigne che si disputavano il suo cuore, per
+l'amara necessità di reprimere gl'impeti di un temperamento di
+bronzo, sì che Pietro Damiano lo chiamava il _clavigero apostolo_,
+per il tarlo inesorabile della coscienza che alcune sue azioni non
+sante gli riproduceva incessante, per il martirio infine dell'esilio
+che è il più crudele dei martirii. Ond'è che in sul finire di
+aprile del 1085 la lassezza era giunta a tale che non gli permise
+più levarsi da letto. Ebbe bene Costantino Africano, mandatogli da
+Roberto, a mettere in uso tutta la sua perizia. Il languore camminava
+a gran passi, e col languore la morte. Il suo principio vitale era
+consunto: la sua lampada brillava di luce vacillante.
+
+Intorno a lui, senza mai darsi tregua nè mai per giorno o per notte
+pigliar riposo, si affaccendava un giovane paggio lasciatogli da
+Sigelgaita, che cure di figlio gli profondeva. Questo paggio, innanzi
+al mondo si chiamava Corrado ed era quegli appunto di Baccelardo, ma
+innanzi ad Ildebrando quel paggio era Guaidalmira--e tutta la misera
+storia di lei egli già conosceva! Ma che può fare l'amore quando il
+dito di Dio ha l'ora fatale designata, che può fare se non addolcirla
+e spargerla di fiori e di speranze!
+
+Sul cominciare di maggio, Gregorio si sentiva ancora più male. Si
+convocò intorno quei pochi vescovi che ancora gli rimanevano fedeli,
+e che con lui dividevano il pane dell'esilio. E come costernati ed
+afflitti li vedeva a fargli corona, dal suo paggio e dal cardinale
+Ugo Candido, il quale aveva cercato riconciliarsi con lui sapendolo
+non lontano dal morire, si fe' sollevare alquanto sui guanciali, e
+per voce indebolita e lenta, col volto estenuato e cadaverico, con
+gli occhi incavernati, ma sempre lucidi e fieri, parlò:
+
+--Diletti fratelli! L'ora mia è arrivata. Poco bene ho fatto quaggiù;
+ma in questo momento di morte mi consola il testimonio della
+coscienza, giammai avere agito contro il dettame di essa, ed il poter
+dire: Ho amata la giustizia, ho odiata l'iniquità.
+
+--Ah! santo padre, in quali tempi difficili ed in quali triboli ci
+lasciate, dando in un dirotto pianto l'arcivescovo di Salerno sclamò.
+
+--Confortatevi, fratelli, risponde Gregorio, fra breve sarò d'innanzi
+all'Eterno, e raccomanderò a lui i miei figli e la mia Chiesa.
+Confortatevi come i discepoli di Gesù si confortarono della sua
+morte. Avete detto che i tempi son difficili, e ben diceste. Perciò
+appunto rivestitevi della costanza degli apostoli, e brandendo la
+spada di Paolo, con la carità e con la forza spargete sulla terra
+le mie parole: perocchè, in vero vi dico, che le saranno messe di
+grandezza per la Chiesa e per i suoi sacerdoti, e di gloria sì per
+loro che pel Dio d'Israello.
+
+--Oh! santo padre, chi ci reggerà dei suoi consigli, chi ci
+illuminerà con la sua sapienza dopo che voi sarete ritornato nelle
+gioie del Signore?
+
+--Figliuoli miei, il mio testamento è di coraggio e di pazienza,
+continua Gregorio. Io ho dato cominciamento ad un'opera che richiede
+costanza, santità di costume, fiducia in Dio, vigore di mente e di
+braccio, e l'inflessibilità di non ismarrirsi per rovescio, non
+istancarsi per lavoro. Chi si sente forte e santo abbastanza pel
+cimento, concorra alla terribile dignità dell'apostolato. Io credo
+idonei già e maturi a tanto ministero, Ugo vescovo di Lione, Ottone
+vescovo di Ostia, e Desiderio abate di Montecassino.
+
+--E noi no? l'interruppe Ugo Candido.
+
+Gregorio finge non udirlo e prosegue:
+
+--Iddio illuminerà coloro che tal capo dovranno eleggersi. Ora,
+figliuoli miei, andate. Io vi ho chiamati per darvi la mia estrema
+benedizione, e per chiedervi perdono se mai opera o parola mia vi
+avesse offesi e scandalizzati. Non occorre che voi perdiate maggior
+tempo intorno ad un vecchio, che nulla più può fare alla vigna del
+Signore e che picchia dei piedi la fossa. Andate, spargetevi per
+la terra, e soccorrete il debole, rialzate il caduto, ristorate il
+vacillante, edificate l'incredulo, e punite gli ostinati. Ma sopra
+tutto, i figli d'Italia persuadete che si leghino fra loro, e giogo
+di despoti e vituperio straniero non sopportino. Voi non avete più
+che farmi. Vi ringrazio delle cure che mi prodigaste; ma più che me,
+ora la Chiesa ha bisogno di voi. Andate, figliuoli, ed in nome del
+Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo vi benedico.
+
+Tutti quei circostanti, caduti in ginocchio, gli baciano la mano, e
+bagnati da molte lagrime, ed oppressi da sincero dolore partono.
+
+Non partì già Ugo Candido, non Guaidalmira.
+
+Era il dì 25 maggio. Il languore di Gregorio toccava gli estremi, ed
+uno stravaso di linfa al petto ne rendeva difficile la respirazione,
+gli impossibilitava restare nel letto. Lo avevano perciò adagiato
+sovra gran seggiolone e collocato presso ad una finestra, perchè
+desiderava vedere l'ultima volta il sole che tramontava nella placida
+ed azzurra marina. La finestra gli gittava un'onda di luce dal
+petto alle gambe, ed imporporava la bianca tunica che lo covriva.
+Ma un rosone a vetri colorati, praticato sulla finestra stessa,
+dando passaggio ai raggi del sole, gli circondava la testa e la
+bianca barba di luce così viva e così varia, che, al contemplarlo
+da lontano, sembrava nuotasse in una conca d'iride, e scintillasse
+del fulgore celeste dei cherubini. Ai suoi piedi era genuflessa
+Guaidalmira, che, la fronte piegata nelle mani ed appoggiata allo
+sgabello dei piedi di lui, pregava, straziata da dolor muto. Da un
+lato del seggiolone, delle braccia conserte sul petto, in piedi
+ed immobile si vedeva il cardinale Ugo. Dall'altro lato un frate
+benedettino, cui, come e' disse, gli aveva mandato l'abate Desiderio
+per confessarlo. Questi teneva il cappuccio abbassato, sicchè la
+fronte e metà del volto covrivagli e stava del pari in piedi.
+Gregorio con una mano cercava la testa di Guaidalmira, con l'altra
+stringeva quella del frate. Già più non ci vedeva.
+
+--Santo padre, voi dunque togliete la scomunica al re di Francia?
+dimandava il frate per voce soffocata forse dal dolore.
+
+--Gliela tolgo, rispondeva Gregorio.
+
+--Santo padre, togliete la scomunica al re di Dalmazia? proseguiva il
+frate.
+
+--Gliela tolgo, diceva Gregorio.
+
+--Ed al re di Polonia, santo padre?
+
+--È morto, ma gliela tolgo.
+
+--Ed al re d'Ungheria.
+
+--Gliela tolgo pure.
+
+--Ed ai vescovi e baroni che vi deposero nei concilii di Worms e di
+Pavia?
+
+--L'avevo tolta ad alcuni; la tolgo a tutti.
+
+--Ed a Cencio, che tentò assassinarvi nella notte di Natale?
+
+--Gli sia pur tolta.
+
+Qui la voce del frate si arresta di un istante, poi, più cupa,
+dimanda:
+
+--Ed a vostro fratello Guiberto?
+
+A questa parola il moribondo gli sottrae la mano, e, facendo atto di
+volersi sollevare, sclama, di lieve rossore animando le gote:
+
+--No, no, lo maledico. Escluso lui che usurpa la mia sede di Roma,
+escluso Enrico che dicono re, esclusi i maligni che per consigli e
+per opere favoriscono l'empietà d'ambedue, io stendo il perdono e
+la benedizione di Dio su tutti gli uomini che credono fermamente e
+confessano che io sono vero erede e vicario degli apostoli s. Pietro
+e s. Paolo.
+
+Il frate serba il silenzio alcun poco e cerca riprendere la mano
+del moribondo vecchio, il quale tremava tutto come una foglia, poi
+mormora:
+
+--Ma, santo padre, egli vi è fratello! egli ha tentato tante volte di
+riconciliarsi con voi, dimandarvi perdono...
+
+--Ed io lo maledico, risponde Ildebrando convulso sempre.
+
+--Egli è pentito delle offese che vi ha fatte; egli vi dimanda
+perdono dei dolori che vi ha dati...
+
+--Ed io lo maledico.
+
+--Ma, santo padre, Gesù Cristo ha perdonato, morendo, i suoi nemici;
+Gesù Cristo vi comanda di assolverlo, perchè Guiberto nell'errore
+vi fece onta, ma poi ha pianto la sua colpa, e non vuol vivere, non
+vuole morire prima di essersi riconciliato con voi, ed essere stato
+da voi perdonato.
+
+--Ed io lo maledico, lo maledico, lo condanno al fuoco eterno
+nell'altra vita, ed al supplizio ed alla miseria in questa--e meno
+lui e l'imperatore Enrico che scomunico, benedico tutto il genere
+umano.
+
+A tali austere parole, il frate ritira la mano con che aveva presa
+quella del pontefice, si gitta alle spalle il capperuccio e furibondo
+grida:
+
+--Ed io maledico te, inesorabile vecchio, io, Clemente III, sovrano
+pontefice, e tuo fratello, io ti maledico come Adamo maledisse Caino,
+e come Cristo maledisse Giuda. Io ti maledico come parricida, come
+stregone, come adultero; io ti maledico, ed il Padre, il Figliuolo e
+lo Spirito Santo ti maledicano con me.
+
+Gregorio alza gli occhi al cielo, poi mormora le dolenti parole di
+Cristo:
+
+--_Domine, transeat a me calix iste!_
+
+Il cardinale Ugo Candido, che mutolo era restato fino allora al
+fianco dell'agonizzante, gli si accosta più d'appresso, e ridendo
+sorriso terribile:
+
+--Non uditelo, santo padre, diceva: alla sua maledizione, avanti
+all'Eterno voi potete opporre... oh! tutte le opere della vostra
+vita...
+
+--Per esempio, soggiungeva Guiberto, chè il frate era egli stesso,
+per esempio, lo scandalo destato nella cristianità e la guerra civile
+in Lamagna?
+
+--Dio mi ha perdonato, rispondeva il moribondo.
+
+--La corruttela che ha messa nel clero col proibire lecite nozze,
+ripigliava il cardinale; l'eccidio di Roma; la disperazione e la
+dannazione di tante migliaia di uomini morti nelle scomuniche da lui
+profuse per appagare intenti mondani; lo sdegno civile fomentato in
+Italia, e le guerre di che l'ha desolata?
+
+--Dio mi ha perdonato, borbottava ancora il pontefice.
+
+--Gli amori impudici con la contessa Matilde, per lui vituperata
+avanti al mondo, e gli amori della contessa Alberada, che ha condotta
+a morire misera e disperata? soggiungeva Guiberto.
+
+Ed il pontefice:
+
+--Dio mi ha perdonato.
+
+--I sudditi ribellati contro i sovrani, proseguiva il cardinale,
+il suo orgoglio che ha fatto infellonire contro la Chiesa milioni
+di cristiani; i tradimenti comandati; gli omicidii fatti eseguire;
+gli avvelenamenti dei suoi nemici onde buccinarli puniti da Dio
+per subita morte; i regni tolti e donati a ribaldi che gli si
+giuravano ligi; la Spagna preferita restasse in mano de' Mori, anzi
+che in dominio di cristiani, i quali non volevano fargli omaggio;
+la Sassonia desolata, perchè rifiutò conoscersi vassalla di San
+Pietro; la Francia levata a tumulto per esigere tributo che giammai
+Carlomagno sognò di promettergli; la Sardegna minacciata dare a
+conquistatori feroci se non pagava il danaro di San Pietro; il regno
+d'Ungheria messo ad incanto fra due re a chi più gli offerisse
+maggior donazione e sudditanza; la Dalmazia gittata nella guerra
+civile per averle voluto dare un re di suo capriccio, mentre un altro
+già vi regnava; la scomunica infine, per non dir più, del re Boleslao
+II di Polonia, che ridusse al bando dei suoi Stati e fece morire
+miserabile e disperato? Ecco, santo padre, ciò che potrete dire a
+Dio, perchè non ascolti la maledizione di vostro fratello!
+
+--Iddio mi ha perdonato, mi ha assoluto, con voce che appena
+s'intendeva, sclama il pontefice; e perchè amai la giustizia ed odiai
+l'iniquità, muoio in esilio.
+
+--In esilio! prorompe il cardinale Ugo Candido, ridendo
+satanicamente; ma non sei tu il vicario di Cristo che ti diede in
+retaggio i suoi popoli, ed alla sua giurisdizione segnò per termine i
+confini del mondo?
+
+Ildebrando a quest'ironia non risponde: piega la testa sul petto e ve
+la lascia cadere abbattuta. Guiberto ed il cardinale si accostano,
+Guaidalmira alza gli occhi per guardarlo: era morto!
+
+Guaidalmira gitta un grido acuto e straziante e stramazza distesa sul
+suolo.
+
+Così ai 25 di maggio 1085, dopo dodici anni, un mese e tre giorni di
+regno, moriva Gregorio VII, il più ardito dei pontefici.
+
+Grandi vizii, grandi virtù lo distinsero. Ed a gloria del vero i
+vizii furono del secolo, le virtù dell'uomo. Imperciocchè, in un
+secolo di dubbiezze, che ondeggiava ancora fra la barbarie del X
+secolo e la luce incipiente del XII; in un secolo in cui la passione
+di municipio ed il parteggiare destavasi per dar vita ai Comuni; in
+un secolo di scisma, dove la feudalità tendeva al dispotismo ed il
+popolo ad affrancarsi; in un secolo in cui non vi era ragione fuor
+di quella delle armi, non virtù fuori del valore e del coraggio,
+non religione perchè la più corrotta parte di quella società
+rappresentavano gli ecclesiastici, e la superstizione dei secoli
+passati infiacchiva senza meglio stabilirsi lo spirito del Vangelo;
+in un secolo in cui la bellezza non aveva culto, la verecondia non
+era merito, non avea ostracismo l'oltraggio ai diritti delle nazioni,
+degl'individui, della pietà; in un secolo infine nel quale tutto era
+disquilibrio, dubbio, decadimento, i vincoli di una società usata
+cadevano per vetustà nè ancora la novella società si aggruppava; io
+dimando, se uomo, a tanta altezza collocato, poteva mostrarsi più
+forte e più santo di che Gregorio si mostrò? Egli vedeva che tutti i
+pinacoli sociali del suo tempo tendevano alla monarchia, ed avvisando
+che l'Evangelo fosse esso stesso codice monarchico, dispotismo
+teocratico bandì, e non lasciò mezzo intentato, buono o malvagio che
+fosse, impuro o santo, per rassodarlo.
+
+Uno fu il principio che informò la sua vita e le sue opere:
+_l'indipendenza dell'Italia e della Chiesa cattolica_! L'idea
+era magnanima, era giusta; ma i tempi per promuoverla e mandarla
+ad effetto non ancora maturi. La società fermentava, e niente si
+era consolidato, nè il principato nè la repubblica, nè l'ateismo,
+nè la religione: e libertà individuale ed ostinazione feudale
+battagliavano nel caldo. Per intrudere quindi le sue dottrine vi fu
+d'uopo di violenza. E perchè queste interessavano più i principi
+che i popoli, la quistione si prolungò, e, lentamente cangiando di
+forma, ne rivestì impure e sacrileghe; perchè ai venerandi diritti
+delle nazioni col velame divino si attentò. L'idea di Gregorio fu
+generosa, perchè in quel collegarsi di potenti per tutto ridurre a
+pura e forte monarchia, il popolo restava escluso, indifeso, vittima,
+nè aveva a cui lamentarsi dei torti; perocchè patto di sangue sulla
+totale schiavitù si era stretto. Egli, il pontificato volle elevare
+a giudice supremo tra il popolo ed il re. Reagirono perchè brusco ed
+inconsiderato fu l'urto, nuova la legge. La reazione lo indispettì.
+E perchè aveva sortita fibra robusta ed altera, trasandò il pudore,
+ed addivenne violento, ostinato, incompassionevole, nulla rispettò
+di quanto culto si era per lo avanti. Rispose delle armi con cui lo
+provocavano. Ciò gli alienò i principi, gli alienò il clero ed il
+popolo, e fu addimandato inesorato e tiranno. Nonostante sembrò un
+momento di trionfare. Nel trionfo mostrossi intemperante, e le tre
+giornate di Canossa prepararono la presa di Roma.
+
+Ora egli muore! Dopo tanti anni di lutta muore senza aver vinto,
+senza esser compianto da altri che da oscura donzella, senza essere
+amato da alcuno, lasciando al mondo tre legati funesti--la quistione
+delle investiture, la rivalità dei papi e dei re, e la folle e fatale
+impresa delle crociate! Egli però, allucinato come fosse, agì sempre
+sotto l'ispirazione della convinzione e di una lucida e decisa
+coscienza. E ciò basti per lavarlo d'ogni peccato, mondarlo da tutti
+i mali che originò.
+
+Egli muore! Dopo una vita di combattimento sperava morire tranquillo
+e sereno come il giorno che vedeva declinare sull'immensa marina; ma
+l'ultima sua ora fu travagliata dalle idee del passato, dallo sdegno
+inesorato degli uomini. Muore, e l'ultima idea ad abbandonare quel
+capo che si era levato il più alto su tutta la terra, l'ultima idea
+che funestò quell'anima, la quale aveva abbracciato la rigenerazione
+dell'universo, è che i suoi nemici trionfano, che Guiberto ed Enrico
+sopravvivono padroni del campo, ed egli non si è vendicato.
+
+Il _re dei re_ è un'attestazione, non un fatto.
+
+Requie, o grand'uomo, i tuoi nemici non saranno meglio avventurati di
+te!
+
+Alcune settimane dopo, una giovane faceva chiamarsi la badessa
+delle benedettine di Roma, e dopo lungo colloquire, era ammessa a
+vestir l'abito in quel chiostro. Vi visse due anni di penitenza e di
+rassegnazione, poi vi morì di languore, per sfinimento d'animo, in
+concetto di santa. Era Guaidalmira.
+
+Guiberto ritornò a Roma donde or cacciato, ora ammesso, da molte
+città e popoli riconosciuto vero pontefice, da molti altri
+scismatico, sempre tribolando i papi, per grossa somma di danaro
+vendè ad Urbano II la libertà di castel Sant'Angelo e palazzo
+Laterano, che ancora per lui tenevansi con forte presidio, e nel
+1100, assediato dalle truppe di Pasquale II in un castello vicino
+Alba, dove erasi rifugiato, morì repentinamente, non senza sospetto
+di veleno; sempre fermo, sempre generoso e più soldato e brillante
+principe che sacerdote.
+
+La sua condotta, la sua vita, i suoi gusti oggi rattristano e
+sgomentano ogni cuore virtuoso e delicato. Allora, come cosa fra
+gli ecclesiastici consueta, avevansi per temperati ed allo Stato
+principesco non sconvenevoli. Quel che però nè i contemporanei,
+nè noi avremmo saputo mai perdonargli, se dell'indole degli
+uomini volubili e delle passioni entusiaste ed ardenti troppo non
+conoscessimo, gli è l'aver arso di sì forte e subita fiamma per
+Alberada, e poscia averla dimenticata compiutamente, malgrado le
+spavalde proteste fatte a Guiscardo a Salerno di vendicarla, malgrado
+che la riconoscenza di averne avuta protetta la vita glielo avessero
+imposto. La potenza di altri guai e di altre panie che lo avvolsero,
+la sua natura mutabile, gli valgano per iscusa; se scusa pure la sua
+spensieratezza appo le donne potrà trovare. Fu mandato a seppellire a
+Ravenna. Ma sei anni più tardi, il feroce Pasquale II--questa iena di
+cadaveri--lo fece dissotterrare, e le sue ossa e le sue ceneri furono
+gittate nel fiume.
+
+Enrico IV gli sopravvisse di poco.
+
+
+
+
+IV.
+
+ Je t'ai fait voir tes camarades
+ Ou mort, ou mourants, ou malades;
+ Allons, víeillard, et sans replique,
+ Il n'importe à la republique
+ Que tu fasses ton testament.
+
+ LA FONTAINE.
+
+
+Non racconteremo per minuto il rimanente dei fatti di questo gran
+principe. Dopo aver veduto perire il suo nemico Gregorio, altri non
+men terribili ed ostinati ne ebbe a combattere in Vittore III, Urbano
+II e Pasquale II, favoriti al solito dalla contessa Matilde, la quale
+la causa della Chiesa aveva sposata a spada tratta; in Ermanno di
+Luxembourg, che, dopo la morte di Rodolfo, i ribelli Sassoni avevano
+eletto a re; nei figli di Ottone di Nordheim, morto nel 1083; nel
+marchese Ecbert, e per ultimo nel suo figlio Corrado, che Urbano
+II aveva prevaricato ed indotto a ribellione contro suo padre.
+Questo scellerato principe, applaudito con gioia feroce dalla corte
+di Roma, pubblicò infami calunnie contro suo padre, pensando così
+oltraggiare la gloria di lui, sè difendere. Riconosciuto dai papi per
+re d'Italia, cinse la corona di ferro a Monza. Ma, dopo otto anni
+di guerra civile morì disprezzato da coloro stessi che alla rivolta
+lo avevano spinto e che ne avevano profittato. Enrico si ritirò in
+Germania.
+
+Diremo le ultime cose di lui con le parole del Sismondi, il quale le
+ha tolte al Sigonio e questi ad Ottone frisingense, ed a Sigeberto
+gemblacense.
+
+Dopo la sua ritirata, Enrico non ebbe altra cura che restituire
+la pace alla Chiesa ed all'impero. Quantunque perseguitato dalle
+scomuniche dei papi, e' non sembrò punto occuparsi a farne cessare
+gli oltraggi. Aveva anzi pensato di abdicare la corona in favore
+dell'altro suo figlio Enrico V, con la speranza che il ravvicinamento
+tornerebbe più facile fra due antagonisti, l'amor proprio dei quali
+non fosse stato inasprito ancora da lunga discordia. Questo progetto,
+che Enrico non mandò a termine, infiammò l'ambizione del giovane
+principe. Il papa Pasquale II, il di cui odio religioso mai si
+placava, per mezzo dei suoi emissarii infervorò un figlio, cui sete
+colpevole di regno allucinava già. Gli rappresentò il delitto che
+meditava come azione santa e gloriosa, ed alla rivolta lo determinò.
+
+Una dieta erasi convocata a Magonza pel giorno di Natale. I
+partigiani del giovane Enrico eranvi convenuti in folla: niuna
+assemblea nazionale da lungo tempo non erasi mostrata così numerosa.
+Il giovane Enrico consigliò al re suo padre di punto non avventurarsi
+fra gente, la di cui fedeltà si appalesava, se non altro, dubbiosa.
+L'imperatore si tenne all'avviso di suo figlio, di cui non sospettava
+ancora tutta la fellonia, e si ritirò al castello di Ingelheim. Come
+egli quivi faceva dimora, gli arcivescovi di Magonza, di Colonia e
+di Worms, inviati della dieta, si presentarono a lui, e gl'imposero
+a nome di quella rimettere loro gli ornamenti imperiali--vale a dire
+corona, anello e porpora, perchè e' ne rivestissero suo figlio.
+
+--Ma perchè dunque i principi ed i vescovi della dieta ci hanno
+eglino deposto? domanda Enrico.
+
+--Perchè? risponde l'arcivescovo di Magonza, perchè da lunghi anni
+tu hai straziata la Chiesa di Dio per cause odievoli, perchè tu
+hai venduti i vescovadi, le abbazie e le dignità ecclesiastiche,
+perchè tu non hai giammai osservati i canoni nell'elezione dei
+vescovi, e fieramente al papa ti sei ribellato. Per tutti questi
+motivi è piaciuto al sovrano pontefice ed ai principi di Lamagna di
+respingerti non solamente dalla comunione dei fedeli, ma cavarti
+ancora dal possedimento del trono.
+
+--Ma voi, riprende l'imperatore, voi arcivescovi di Magonza
+e di Colonia, voi che ci accusate di aver vendute le dignità
+ecclesiastiche, voi, vescovo di Worms, diteci almeno quale è stato il
+prezzo che abbiamo ricavato da voi, quando v'investimmo delle chiese
+più opulenti e più possenti del nostro impero? Dite, parlate dunque,
+ripetete qui al nostro cospetto, al cospetto del vostro sovrano e
+del vostro benefattore, ripetete le calunnie che avete vomitate
+nella dieta, fateci arrossire, per Dio; e noi diremo che giusto è
+il decreto dei principi, dovuta la deposizione. Ebbene, voi tacete?
+ecco, ecco che cosa sono le vostre accuse, vituperati! Ma se vi è
+forza convenire e confessare che da voi nulla abbiamo dimandato,
+dite, per Dio, dite perchè voi vi siete accoppiati ai nostri
+detrattori, mentre la vostra coscienza vi rammentava che, verso di
+voi almeno, noi ci eravamo conformati ai nostri doveri? Perchè vi
+siete voi congiunti a coloro che hanno forfatto alla loro fede, ed al
+giuramento al loro principe? Perchè vi mettete voi alla loro testa?
+
+Alcuno di quei prelati, non rispondendo, e vedendoli Enrico col capo
+chino, arrossire e confondersi, continuò:
+
+--Fate bene a tacere, vi salverete almeno così dall'onta
+dell'impudenza. Ma pazientate ancora qualche giorno, attendete il
+termine naturale della nostra vita, perchè la nostra età e le nostre
+pene indicano troppo non dover esser lontano. Ovvero, se vi piace e
+vi torna levarci il regno, fissate almeno il giorno nel quale, con le
+nostre proprie mani, caveremo della nostra testa canuta la corona e
+ne orneremo quella di nostro figlio.
+
+--Enrico, scoppia infine l'arcivescovo di Magonza, noi non siamo
+venuti qui per teco garrir di parole, nè altra ne diremo con uno
+scomunicato, con un principe che ha desolato il paese da Dio
+commessogli a governare. Se di tuo piacimento non ti presti a darci
+gli ornamenti imperiali, noi te li strapperemo per forza, dovessimo
+con essi strapparti la pelle e la vita; perchè di quest'ordine siamo
+stati incaricati.
+
+A questo duro favellare, Enrico guarda in fronte con un misto di
+sdegno e di disprezzo l'altero prelato, poi sclama:
+
+--Codardo!
+
+E senza aggiunger altro, esce dalla sala. Avendo però preso consiglio
+dal piccolo numero d'amici che gli rimanevano ancora vicino, e
+vedendo che lo circondavano uomini d'armi molti e risoluti, e che
+per allora ogni atto di resistenza riusciva impossibile, si fece
+apportare gli ornamenti ed il mantello reale, poi salì sul trono, e
+comandò si chiamassero i prelati.
+
+--Eccole, egli disse, queste divise di dignità reale che la volontà
+unanime dei principi dello Stato e la bontà del re dei secoli ci
+avevano concesse. Noi non impiegheremo la forza per difenderle:
+perocchè non avevamo mai preveduto tradimento domestico, nè contro
+di esso ci eravamo messi in guardia. Mercè al cielo che ci accordò
+il favore di non mai sospettare tanto furore presso i nostri amici,
+tanta empietà nei nostri figli! Nondimeno, con l'aiuto di Dio, il
+vostro pudore difenderà forse ancora la nostra corona. Ma se voi, al
+contrario, siete insensibili al timore di Dio che protegge i re, ed
+alla perdita del vostro onore, noi sopporteremo dalle vostre mani una
+violenza che punto non abbiamo mezzi di respingere.
+
+A questo discorso i deputati esitano. Ma l'arcivescovo di Magonza,
+vedendo che i suoi colleghi s'infievolivano, e davano adito a più
+nobili sentimenti e forse a pietà, grida come forsennato:
+
+--Perchè bilanciate voi? Non siamo noi forse coloro a cui si
+appartiene consacrare i re ed onorarli della porpora? Ebbene, se per
+cattiva scelta un dì ne abbiamo rivestito costui, oggi, ravveduti, a
+noi si conviene spogliarnelo.
+
+E sì dicendo si gitta addosso al vecchio monarca, gli svelle dalla
+testa la corona, lo forza a discender dal trono, e lo spoglia del
+mantello di porpora e degli ornamenti reali. Enrico frattanto,
+alzando terribile la voce, grida:
+
+--Dio! vedi la condotta di costoro. Tu ci fai sopportare la pena
+dei peccati della giovinezza; tu ci sottometti ad ignominia che
+giammai re non patì innanti di noi. Ma costoro che hanno violato il
+sacramento che a noi li legava, costoro non isfuggiranno all'ira tua,
+tu li punirai--tu li punirai come punisti l'apostolo che tradì il suo
+maestro.
+
+Gli arcivescovi disprezzarono le minaccie, e ritornarono al figlio
+di lui per consacrarlo. Il vecchio Enrico frattanto si rinchiuse in
+Lovanio. Bentosto i suoi amici in folla gli si raccolsero intorno,
+e gli promisero il loro aiuto per ricuperare la svillaneggiata
+autorità. Formarono ancora poderoso esercito; il padre ed il figlio
+marciarono l'uno contro l'altro, e nel primo scontro il figlio
+fu battuto e volto in fuga. Ma avendo questi, il giovane Enrico,
+raccozzate le sue truppe, le riconduce al combattimento. In questa
+seconda puntaglia il vecchio è vinto. Caduto in potere dei suoi
+nemici, egli è tradotto al cospetto di suo figlio.
+
+In una lettera ch'egli dirige a Filippo, re di Francia, intorno a
+quell'epoca 1106, si esprime così:
+
+«Appena lo vidi, toccato fino al fondo del cuore di dolore
+altrettanto che di paterna affezione, io mi gittai ai piedi di lui,
+lo supplicai, lo scongiurai in nome di Dio, della sua fede, della
+salute della sua anima, che anche quando i miei peccati avessero
+meritato che io fossi punito dalla mano di Dio, si astenesse egli
+almeno di macchiare, facendomi vilipendio, la sua anima, il suo onore
+ed il suo nome: imperciocchè giammai alcuna sanzione, alcuna legge
+divina eresse i figli vendicatori delle colpe dei padri!»
+
+Nondimanco Enrico fu tenuto prigione e gli furono fatti oltraggi e
+contumelie da destare orrore. In quella lettera a Filippo egli ne
+annovera alcuni e soggiunge:
+
+«Per non dir niente degli obbrobrii, delle ingiurie, delle minacce,
+dei pugnali drizzati sulla mia testa dove io non facessi quanto mi
+veniva imposto, della fame e della sete che io soffriva pel ministero
+di gente che mi tornava ingiurioso vedere ed intendere; per non dire,
+ciò che era più doloroso ancora, che io altra volta era stato felice!»
+
+Pure, ridotto qual si vedeva a tale grado di miserie, gli venne fatto
+fuggire. Si rifugiò a Spira--nel tempio che egli sontuoso aveva
+fatto fabbricare alla Vergine, e dimandò al vescovo della città di
+accordargli di che vivere. Il vescovo si ricusò. Enrico soggiunse,
+che era ancor proprio a riempire l'officio di chierico, perchè sapeva
+leggere e servire il coro. Ma come anche quest'umile domanda gli
+respinsero, egli allora si volge agli assistenti e parla:
+
+--Ma voi almeno, miei amici, abbiate pietà di me. Vedete che la mano
+del Signore mi ha colpito.
+
+Nessuno risponde da prima, poi si ode un murmure sordo che egli era
+evaso di prigione e che bisognava rifarlo cattivo. A tale minaccia,
+malato, estenuato di fame e di sete, il misero monarca fugge e va a
+procurarsi rifugio a Liegi. Ma neppur quivi rimane tranquillo. Allora
+scrive a suo figlio:
+
+«Ma lasciatemi, per amore di Dio, vivere a Liegi, se non da
+imperatore almeno da uomo che vi ha cercato ricovero. Che non sia
+giammai detto, ad onta mia o piuttosto ad onta comune, che il figlio
+dei Cesari sia stato obbligato ad errar senza asilo nel tempo di
+Pasqua!»
+
+Suo figlio si rifiutò. Ed il sovrano che aveva dato sessantasei
+battaglie, creati due antipapa, ai sette degli idi di agosto 1106
+muore col cuore straziato di afflizione profonda, coverto di laceri
+panni, tribolato dalla fame, senza tetto per ricovrarlo, senza mano
+amica per soccorrerlo, di notte, avanti la porta di un vescovo da lui
+beneficato.
+
+Per cinque anni, il suo corpo restò senza sepoltura in una cellula
+della chiesa di Liegi, perchè il papa aveva vietato fosse deposto
+in terra santa. Ma infine, il terribile Pasquale II, tradito,
+perseguitato, fatto prigione, rinchiuso nella fortezza di Tribucco
+da quel principe stesso di cui aveva eccitata la rivolta, dal figlio
+snaturato del vecchio imperatore, umiliato dalla Chiesa a pro della
+quale aveva combattuto il re defunto, fu costretto, per ricoverare la
+libertà, consentire che fosse seppellito da cristiano. E così fecero
+i fedeli alla memoria di lui lagrimando un principe che fu il più
+grande della razza di Franconia, ed uno dei più generosi, magnanimi e
+prodi degli imperadori di Lamagna.
+
+Ed ecco come miseramente finiva la prosapia di quei forti uomini, che
+sì terribile e sì combattuto fecero il secolo XI!!!
+
+
+FINE DEL QUARTO ED ULTIMO VOLUME.
+
+
+
+
+INDICE
+
+
+ LIBRO SETTIMO--Il Messaggio _Pag._ 5
+ LIBRO OTTAVO--Il Tramonto 115
+
+
+
+
+NOTA DI TRASCRIZIONE:
+
+Sono state effettuate le seguenti correzioni:
+
+ se {vilippeso|vilipeso], perseguitato
+ Dio {mi|mi mi} ha severamente punito
+ vigoroso assalto ed ostinata {resitenza|resistenza}
+ dando col {puteruolo|punteruolo} di mezzo sul capo
+ dove l'aquila non {avebbe|avrebbe} più nulla distinto.
+ Nè meno {consternata|costernata} di costui
+ summa cum {onimi|animi} lætitia
+
+
+
+
+
+End of the Project Gutenberg EBook of Il re dei re, vol. 4 (di 4), by
+Ferdinando Petruccelli della Gattina
+
+*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL RE DEI RE, VOL. 4 (DI 4) ***
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+The Project Gutenberg EBook of Il re dei re, vol. 4 (di 4), by
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+
+This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
+almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
+re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
+with this eBook or online at www.gutenberg.org/license
+
+
+Title: Il re dei re, vol. 4 (di 4)
+ Convoglio diretto nell'XI secolo
+
+Author: Ferdinando Petruccelli della Gattina
+
+Release Date: December 7, 2013 [EBook #44383]
+
+Language: Italian
+
+Character set encoding: ISO-8859-1
+
+*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL RE DEI RE, VOL. 4 (DI 4) ***
+
+
+
+
+Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the
+Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net
+(This file was produced from images generously made
+available by The Internet Archive)
+
+
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+
+
+<div class="frontpage">
+<p>BIBLIOTECA NUOVA<br>
+<span class="smaller">PUBBLICATA DA G. DAELLI</span></p>
+
+<h1>IL RE DEI RE</h1>
+
+<p class="p4 small">Stabil. tip. già Bonlotti, diretto da F. Gareffi.</p>
+
+<p>IL<br>
+<span class="font110">RE DEI RE</span><br>
+<span class="font105">CONVOGLIO DIRETTO</span><br>
+NELL'XI SECOLO</p>
+
+<p class="p2"><span class="smaller">PER</span><br>
+F. PETRUCCELLI DELLA GATTINA</p>
+
+<p class="p4">VOL. IV.</p>
+
+<p class="p4">MILANO<br>
+G. Daelli e C. Editori.</p>
+
+<p>1864.</p>
+</div>
+
+<h2><span class="pagenum"><a id="page5" name="page5"></a>(p. 5)</span> <span class="smaller">LIBRO SETTIMO</span><br>
+IL MESSAGGIO.</h2>
+
+<h3><span class="pagenum"><a id="page7" name="page7"></a>(p. 7)</span> I.</h3>
+
+<div class="entete">
+<p class="poem20">
+ Alla nostra città non fe' paura<br>
+<span class="add1em">Arrigo già con tutta la sua possa</span><br>
+<span class="add1em">Quando i confini avea presso alle mura.</span></p>
+
+<p class="author"><span class="smcap">Machiavelli</span>&mdash;<i>L'asino d'oro</i>.</p>
+</div>
+
+<p>Sicuro Enrico di lasciar ben curate le sue cose di Germania a
+Federico di Staufen, senza mettere indugi prese le mosse per alla
+volta d'Italia. Il considerevole esercito seguivano assai tra
+vescovi, principi, duchi e signori di ogni grado, e per dovunque
+passava con le voci di plauso raccoglieva attestati di divozione e di
+omaggio. Segnatamente gl'Italiani, ahi pur troppo! che dalla venuta
+del re speravano messe di gloria e concessioni di libertà. Le schiere
+dei combattenti correvano a folla sotto le sue bandiere. Ogni Comune
+mandava le sue milizie cittadine. Ogni barone conduceva i suoi uomini
+d'armi e cavalcava al campo. Sicchè Enrico, giunto a Verona ove
+<span class="pagenum"><a id="page8" name="page8"></a>(p. 8)</span> celebrò la Pasqua, si trovò a capo di esercito poderoso, il
+quale niente meglio desiderava che pugna, che vendetta dell'astioso
+pontefice. Dall'altro lato la contessa Matilde aveva messe insieme
+le sue bande e comandato ai suoi vassalli che, chiunque possedesse
+una spada ed un cavallo fosse atto a servirsene, la seguissero
+nella spedizione contra il re. Ed ella stessa, lasciate da banda le
+mollezze femminili, che veramente non conobbe mai troppo, lasciate
+da banda le discettazioni teologiche e le pratiche beate della
+divozione, vestì lorica e celata ed al campo di Mantova trasse.</p>
+
+<p>Le sue genti sovra i giachi di maglia e le corazze portavano corta
+tonica bianca divisata di croce nera, ed a foggia di croce l'elsa
+degli stocchi. Nei loro accampamenti non gironzavano cantoniere,
+giullari, istrioni, buffoni d'ogni maniera, e merciaiuoli. Invece,
+frati d'ogni colore a tutti i crocicchi alzavano panche, e fatto un
+po' di crocchio predicavano irate parole contro Enrico il Madianita,
+che veniva a contristare Israele, e seminare le discordie nelle terre
+di Canaan. E quei soldati severi nelle fisonomie e nella condotta,
+lungi dal rompersi a crapole su per bische e lupanari, e ad orgie
+ubbriache nelle osterie, nelle parole parchi, negli atti misurati,
+raccolti, a capo giuso, rassegnati, si ragunavano la mattina nel
+grande spianato del campo, dove il vescovo Anselmo di Lucca, uomo
+sulla taglia di Gregorio, <span class="pagenum"><a id="page9" name="page9"></a>(p. 9)</span> celebrava la messa e trinciava loro
+benedizioni a iosa. Ed al tramonto cantavano in uno l'angelus prima
+di dispensarsi alle guardie dei valli e delle trincee. Matilde si
+teneva sempre in mezzo di loro, ne parlava il linguaggio, la più
+assidua nei lavori del campo, la più sagace nelle deliberazioni
+dei capitani, dei disagi improvvida, delle fatiche non schiva. Al
+conspetto di altrui, nelle assemblee, percorrendo a cavallo le tende,
+il suo volto era sereno perchè aveva posto confidenza in Dio. Ma la
+notte, ma nel silenzio ella non sapeva siffattamente imporre al suo
+cuore di posare tranquillo sul pensiero, che le sue truppe erano
+pochissime e mal proprie contro l'esercito di Enrico, precaria la
+sua posizione, pericolosa quella del papa, terribile quella del
+paese a lei soggetto, e che era odiatissima. E quell'odio, cosa
+strana, ha sopravvissuto al tempo. Anche oggidì, il contado la crede
+tristissima donna; inesorabile coi vassalli; imbertonnata dal papa
+con cui ebbe tresche lubriche nel tempo del suo marito Goffredo il
+gobbo; in commercio con i diavoli che le fabbricarono in una notte
+quaranta castelli; che facesse costruire torri e campanili per
+ordine del confessore, onde purgarsi di sue peccata; e che, infine,
+scoppiasse a Bianello, sull'altare, nel momento proprio in cui
+celebrava la messa, di cui papa Gregorio le aveva impartita facoltà.
+Le leggende su <i>Donna Matilde</i> brulicano nell'Emilia, gremita dai
+ruderi dei suoi <span class="pagenum"><a id="page10" name="page10"></a>(p. 10)</span> castelli&mdash;e non una carezzevole, per questa
+donna sì carezzata dai papi, per questa donna che segnava, <i>Mathilda
+gratia Dei, si quid est!</i> Alle conseguenze di quest'odio vivissimo
+allora, si arrogeva che l'imperatore non le avrebbe punto perdonato
+la resistenza, ed il ritardo alla sua corsa vittoriosa sopra Roma.
+Nondimanco niuna debolezza tradì mai nè la condotta nè il carattere
+di lei. E forse non la si vide giammai più tranquilla che quando
+seppe Enrico in Italia, ed acquartierato a poche miglia dal suo
+Campo. Ella doveva resistere al primo urto del nemico.</p>
+
+<p>Matilde non era più nel fior della sua giovinezza. Ma l'età non aveva
+avuto che leggera presa sulla sua persona, perchè in lei, se i sensi
+favellarono talvolta, il cuore aveva sempre assolutamente taciuto.
+Ora ogni ruga sulla fronte, ogni lampo ottenebrato nello splendore
+degli occhi, ogni pallor sull'incarnato delle labbra, non sono che
+una fotografia degli spasimi del cuore. L'amore è una demolizione in
+permanenza. Laonde, al vederla, Matilde sembrava ancor una vergine
+a venti anni, come quelle madonne della scuola di Giotto che non
+hanno età perchè non hanno anima. Una serenità sovrumana splendeva
+sul suo sembiante, ma fissa, ma monotona come l'azzurro del cielo di
+oriente, ove un'aura non mormora, ove la vita sembra cristallizzata.
+Solamente quella serenità non era la <span class="pagenum"><a id="page11" name="page11"></a>(p. 11)</span> purezza, non era
+l'innocenza, non era l'incoscienza del dramma della esistenza, era
+la fatalità rassegnata. La sua grande persona portava lo stigmata
+dell'inflessibilità dello spirito. Era rigida, era quasi petrificata.</p>
+
+<p>Nulla parlava in lei. Quella bocca, supremamente bella, che avrebbe
+attirati i baci degli angioli se fosse stata soave, viva, se il
+sangue vi avesse palpitato, non sembrava propria ad altro che a
+biascicare un <i>ave maris stella</i> o una condanna di morte, con eguale
+indifferenza. Quegli occhi che avrebbero avuto la profondità infinita
+dei cobalti del cielo d'Italia se la fiamma divina dell'amore li
+avesse fatti corruscare, erano ora stupidamente inespressivi, quasi
+fossero stati di cristallo. Quella fronte che sarebbe sembrata
+l'olimpo del pensiero e degli affetti, se Matilde fosse stata una
+donna, era levigata e pura come una lamina di ghiaccio, era muta come
+una sfinge. L'insieme di quella donna, che sarebbe stata la demenza
+della voluttà per l'armonia delle forme, era una maschera, era una
+larva, era un prodigio d'insensibilità, era un miracolo d'amore
+mancato. Iddio aveva obliato di mettervi una scintilla. Nulla in lei
+rivelava l'innocenza, quella che unicamente rende sì seducenti le
+madonne di Raffaello. La sua purezza significava ad ogni analisi che
+la era una negazione di sensibilità e di sentimento. L'aria beata che
+la circondava della sua aureola non era luminosa, non era come quelle
+brezze della sera delle coste <span class="pagenum"><a id="page12" name="page12"></a>(p. 12)</span> della baia napoletana, che vi
+seducono, vi commuovono, vi elevano a Dio di cui sembrano il respiro.
+Tutto in Matilde tradiva la divota, l'ascetismo spinto al fanatismo.
+Però non il disprezzo della terra per elevarsi alla compenetrazione
+con Dio&mdash;con l'infinito&mdash;ma l'oblio della creatura&mdash;cioè l'oblio di
+tutto quanto soffre, pensa, ama, piange.</p>
+
+<p>Matilde teneva alla terra per la punta d'una spada, di cui aveva
+messa l'elsa in mano al pontefice&mdash;cioè per l'ambizione, per il
+dominio, per servirsi della creatura come il villano si serve
+dell'ingrasso per far germogliare le spighe nei campi, i fiori nel
+colto.</p>
+
+<p>Lenta a pensare, a muoversi; flemmatica nelle risoluzioni, quasi le
+scolpisse in un blocco di bronzo e perciò irremovibili; fisa con uno
+sguardo catalettico nello scopo, non comprendendo lo spasimo della
+carne e dell'anima; contando le miserie dell'esistenza come una
+elevazione verso Dio, e perciò, quando anco le comprendeva, rinculava
+dall'addolcirle; dando a tutti i sintomi del rigoglio della vita
+un significato di colpa e di degradazione&mdash;un eco del peccato o un
+peccato&mdash;considerando l'autorità come un'emanazione da Dio, e perciò
+incarnata nel papa, e perciò imperdonabile ribellione contro Dio
+quella contro il papa; Matilde fu nel suo secolo, fu pel suo popolo,
+era per i suoi vassalli in quell'ora come una lama di Toledo, che non
+brilla, non <span class="pagenum"><a id="page13" name="page13"></a>(p. 13)</span> si spezza, non si riscalda onde percuotere, non
+resta mai curva, che è sottile, fina, fredda, elegante, graziosa,
+aristocratica, inesorabile, anche un vezzo od un ornamento se
+occorre, che non ha che la punta, e che dovunque tocca lascia uno
+stigmata, spicca il sangue, porta la morte&mdash;strumento sempre di
+castigo e di dolore.</p>
+
+<p>Matilde si era gittata innanzi ai passi di Enrico. Questi non si fece
+attendere e le mosse contro. Ella copriva Mantova e si preparava a
+resistere. I cittadini di Mantova le fecero dire dal loro vescovo
+ch'e' non volevano sottoporsi agli stenti dell'assedio, ma meglio
+sussidiarla di un corpo di truppa; altrimenti avrebbero mandate
+le chiavi della città al re, ed aperte le porte. Matilde si sentì
+costretta, sotto i baluardi della piazza, attaccare la battaglia.</p>
+
+<p>Allo spuntare dell'alba dunque ella uscì dalle mura alla testa del
+suo esercito. I Mantovani sorpresero il presidio, chiusero le porte,
+ed alzarono i ponti. Per lo che, la gente della contessa si vide nel
+partito di riscattare la vita con la vittoria o morire.</p>
+
+<p>Sull'ora di nona, con un tempo bellissimo, apparvero gli sfolgoranti
+stendardi del re, e la sua cavalleria coperta di ricche vesti. I
+soldati di Matilde rassegnati come un drappello di vittime, immobile,
+taciturno, col pensiero raccolto in Dio, stretti fra loro, li
+aspettarono. I cittadini di Mantova dall'alto delle torri e dai merli
+delle mura, <span class="pagenum"><a id="page14" name="page14"></a>(p. 14)</span> assistevano all'affronto come da un anfiteatro
+ad una giostra. Il nemico arriva. Ma Enrico, sia che avesse pietà
+di quella mano di prodi con tanta tranquillità devoluti alla morte,
+sia che avesse paventato la loro disperazione, manda Baccelardo a
+parlamentare. Matilde, udito il messaggio del re che l'invitava alla
+piena dedizione, facendo lor salva la persona, la vita e la libertà,
+risponde:</p>
+
+<p>&mdash;Dite al nostro bel cugino che noi ringraziamo la sua cortesia
+di proporci la pace a queste condizioni. Noi non abbiamo di modo
+alcuno forfatto all'impero, prendendo la spada contro chi viene ad
+opprimere il pontefice nostro signore, e la nostra libera religione.
+Se poi davvero gli prende pietà di noi e vuole esserci amico, che
+sgomberi tosto dai nostri Stati, che deponga gli sdegni ingiusti
+contro del papa, che ci offra una pace onorevole ed una guarentigia
+di mantenerla, e sa Iddio se noi desideriamo meglio, e se in segno di
+sudditanza non gli verremo perfino a far da mozzo al cavallo.</p>
+
+<p>&mdash;Madonna, soggiunge Baccelardo, vostra bellezza mi perdoni se oso
+rammentarvi che non istà a voi proporre patti al vostro sovrano.</p>
+
+<p>&mdash;E voi perdonatemi, ser cavaliere, se vi ricordo che non istà a
+chicchesia proporre condizioni da vinti, prima di aver guadagnata la
+vittoria.</p>
+
+<p>&mdash;Ella è dunque la pugna che voi desiderate, madonna?</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a id="page15" name="page15"></a>(p. 15)</span> &mdash;Sa la regina degli angioli, ser cavaliere, se noi daremmo
+tutto per evitarla, meno che l'onore.</p>
+
+<p>&mdash;Il ciel vi aiuti dunque, bella contessa, perchè dagli uomini poco
+vi resta a sperare.</p>
+
+<p>&mdash;Amen, ser cavaliere.</p>
+
+<p>E si dicendo Baccelardo le baciava la mano e partiva.</p>
+
+<p>La pugna si attaccò. Non fu lunga. Fu sanguinosa, fu disperata, fu
+feroce come guerra di religione; la vita fu disputata accanitamente.
+Ma il numero prevalse. Enrico vinse. I pochissimi che avanzarono
+delle truppe di Matilde, fuggirono con lei.</p>
+
+<p>Allora i cittadini di Mantova mandano il loro vescovo ad Enrico onde
+proporgli la scelta, o di togliere la città per assedio, ovvero
+entrarvi con consentimento loro dopo aver giurato rispettare gli
+edifici e le fortificazioni alla città, gli averi, la libertà, la
+vita ai cittadini. Enrico accetta questi patti, e trionfante entra
+dentro Mantova in un nembo di fiori. Due giorni dopo, il re si recava
+a Padova ed a Cremona, città che non si volevano arrendere che a
+lui, ed a lui solo aprir le porte. Ed entrato Enrico da trionfatore,
+accolto con lo medesimo entusiasmo, concedeva loro privilegi e
+franchigie ed il favore del carroccio, che, in onor dell'imperatrice,
+i Padovani chiamarono <i>Berta</i>, i Cremonesi <i>Bertacciola</i>. Indi mosse
+per Firenze, distaccando dalle sue truppe dei <span class="pagenum"><a id="page16" name="page16"></a>(p. 16)</span> manipoli
+onde andare ad occupare or questo or quello dei castelli e delle
+terre della contessa. Ma questa gli disputava l'invasione del suo
+territorio palmo per palmo, e ad ogni mutar di passo gli presentava
+contro ora una borgata cinta di mura, ora una rocca, ora un
+villaggio, costringendo il re a combattere ad ogni fermata. L'animosa
+donna vendeva poscia tutti i suoi gioielli, prendeva gran parte delle
+sue rendite e le mandava a Roma a papa Gregorio onde munir la città,
+assoldar gente, comprare i faziosi.</p>
+
+<p>Ella era restata povera&mdash;ella, l'erede di quel marchese Bonifazio
+che, avendo Enrico III lamentato di non trovare buon aceto a
+Piacenza, gliene aveva mandato in venti barili e su carretto di
+argento. Le sue possessioni devastate, rase le fortezze, smantellate
+le mura delle sue città, bruciati o presi i castelli, i suoi vassalli
+deserti. Del suo florido dominio insomma, così bello, così vasto,
+non restava che cadente scheltro. La fame minacciava il suo popolo;
+la moria lo decimava. E con tante sciagure, con un nemico ostinato
+di faccia, con tanto maligno volger di cose, la sua costanza non
+crollava, non mutava nei propositi, non tradiva neppure con un
+fastidio o una velleità la generosa causa che aveva sposata&mdash;avvilire
+l'imperatore, esaltare il pontefice! Chi le negherebbe il distintivo
+d'eroina dei tempi di mezzo?</p>
+
+<p>Quando seppe però che Firenze, dopo un mese <span class="pagenum"><a id="page17" name="page17"></a>(p. 17)</span> di assedio,
+affamata e rovinata si rendeva; quando Lucca discacciava il suo
+vescovo, ne creava un novello ed invitava nella città Enrico;
+quando Montebello, Carpinete, Bibianello&mdash;Bibianello sì forte, sì
+popolato allora, oggi spelonca abitata solo da pulci&mdash;quando queste
+formidabili castella cedevano al vigore dell'oste avversa, essa
+raccolse i residui delle sue truppe e delle sue ricchezze, e trasse a
+Roma, risoluta difendere fino all'estremo la città eterna o morirvi.</p>
+
+<p>E la vigilia di Pentecoste Enrico, con l'arcivescovo di Ravenna,
+compariva sotto le mura di Roma ed accampava nei prati di Nerone,
+dirimpetto a Castel San Pietro.</p>
+
+<h3><span class="pagenum"><a id="page18" name="page18"></a>(p. 18)</span> II.</h3>
+
+<div class="entete">
+<p class="quote">
+ Il senato vi chiama. Un tremendo esercito, condotto da Gaio
+ Marzio, alleato con Aufidio, manomette il nostro territorio.
+ Tutto è ormai consumato: schiava è fatta omai una metà della
+ popolazione.</p>
+
+<p class="author">
+ <span class="smcap">Shakespeare</span>&mdash;<i>Coriolano</i>.</p>
+</div>
+
+<p>Come Ildebrando udì del concilio di Brixen, che lui aveva deposto
+ed esaltato Guiberto, e della morte di Rodolfo, e del disegno di
+Enrico di volgere in Italia, si spaventò. Sono quei movimenti
+involontarii che sfuggono alla natura umana a dispetto della
+violenza che si adopera con essa. Ma quando lo seppe già in Italia,
+e che gl'Italiani, del suo giogo intolleranti, accorrevano a torme
+alle bandiere di lui; quando sentì i rovesci della sua fazione,
+e le miserie in che i sopravvissuti esulanti languivano; quando,
+trionfatore di tante vittorie, dall'alto delle rocche lo vide sotto
+i baluardi di Roma, e' dominò ogni debolezza, bandì ogni paura, e
+tranquillo provvide ai mezzi di resistere. Perchè, se come cristiano
+aveva piegato <span class="pagenum"><a id="page19" name="page19"></a>(p. 19)</span> la testa innanzi agli arcani voleri di Dio,
+come principe avea debito proteggere i suoi vassalli, tutelare la sua
+città. Però il suo carattere era cangiato.</p>
+
+<p>Non che e' si fosse rammollito su ciò ch'egli chiamava suoi
+principii; non che avesse perdonati Enrico e Guiberto, no! Ma egli
+aveva spogliata ogni alterigia di maniere, ogni intolleranza. Non era
+più aspro coi caduti, non più severo coi colpevoli, non inesorabile
+con chi si arrendeva, non iracondo e corrivo, non petulante nel
+pretendere e violento nel togliere per forza. I suoi modi si erano
+addolciti. Aveva cominciato a sentire la fralezza della carne e
+compatire, la sventura gli andava insinuando nel cuore quel gran
+motore del cristianesimo, la carità! E più blando, più docile, più
+famigliare, quegli che nel 1077 era un vecchio terribile, oggi poteva
+addimandarsi un rispettabile vecchio. L'istesso suo volto, per lo
+innanzi sempre accigliato ed aggrinzito dalle rughe cui un'interna
+irritazione solcava indefessamente, ora sembrava calmo e sereno.
+Compreso che l'ora della sua gloria e del suo potere era scorsa, che
+doveva discendere dagli alti pinacoli toccati, che l'Europa, da lui
+contristata di guerre e di dissenzioni, l'odiava, dalla coscienza
+infine avvisato del male per lui seminato sulla terra, avea tolta
+questa sventura come un richiamo di Dio, e non ne avea mormorato.
+Fino allora insomma egli era stato più <span class="pagenum"><a id="page20" name="page20"></a>(p. 20)</span> principe che
+pontefice, più uomo che cristiano; oggi che le cose si erano mutate,
+si era mutato ancor esso. Però non avea cambiato d'indole, nè appresa
+ancora, come abbiam detto, la virtù del perdonare. Ei provocava in
+Lamagna l'elezione del conte Ermanno di Lussemburgo ad imperatore.</p>
+
+<p>Enrico, dall'altra parte, trincerava il suo campo di profondo vallo,
+lo ricingeva di torri di legno, metteva all'opera soldati ed artefici
+a construire arieti, gatti, battifredi e torri per dar la scalata.
+Indi tentava l'assalto. I Romani da su le mura gli opponevano
+gagliarda resistenza con mangani e baliste.</p>
+
+<p>Egli però aveva fermo di espugnare la città e punire il pontefice.
+Prese i forti vicini, donde le sue guarnigioni molestavano i Romani,
+si fece ascrivere all'ordine del loro convento dai monaci della
+badia di Farfa, secondo antica consuetudine. Poi venute le caldure
+dell'estate, e cominciata a viziarsi l'aria per le maligne esalazioni
+delle paludi pontine, ritornò coi Tedeschi in Lombardia. Le truppe di
+cerna italiana restarono su pei poggi, circonstanti a Roma, dove le
+acque correnti rompevano l'aria e la tornavano men greve. Guiberto
+capitan generale dei regi rimase a Tivoli. Egli bloccava sempre Roma,
+catturando carriaggi di viveri che fornivano la città, predava e
+guastava il paese.</p>
+
+<p>Intanto venne il gennaio del 1083. Enrico di <span class="pagenum"><a id="page21" name="page21"></a>(p. 21)</span> armati e
+di macchine meglio fornito tornò all'assedio. Prima però di dar
+l'assalto volle fare tentativo di pace e mandò Baccelardo e Goffredo
+di Buglione parlamentari ai Romani.</p>
+
+<p>Questi raccolsero il popolo nel Foro e, dirigendosi al prefetto della
+città ed al vescovo di Porto, mandato da Gregorio, dissero esser
+mente del re perdonare la fellonia ad un popolo che aveva chiuse le
+porte in faccia al suo signore, risparmiare la città, la vita, gli
+averi dei cittadini, dove si arrendessero a discrezione. Il vescovo
+di Porto interrompendo gli oratori rispose brutalmente:</p>
+
+<p>&mdash;Ringraziate la vostra qualità di parlamentari se non vi facciamo
+tagliare a pezzi e vi gittiamo nella fossa della città. Ritornate
+all'eretico Enrico di Germania e ditegli, che egli non metterà
+giammai il piede in questa Roma santa, dove non ci venisse col volto
+strisciando nel fango, come a Canossa.</p>
+
+<p>Ma il prefetto, che meglio conosceva lo stato a cui i cittadini eran
+ridotti, e la disposizione dell'animo loro, diede sulla voce al fiero
+prelato, e parlò:</p>
+
+<p>&mdash;Tacetevi, uomo di sangue! I padroni della città siamo noi, ed a
+noi è diretta la nobile ambasceria. Sicchè, signori, noi rispondiamo
+all'imperatore Enrico, che noi non siamo mica rei di fellonia, perchè
+egli non è stato ancora unto imperadore dei Romani; che egli non si
+è presentato <span class="pagenum"><a id="page22" name="page22"></a>(p. 22)</span> alle porte come patrizio di Roma, ma alla testa
+di un esercito come nemico; che egli, prima d'ora, non aveva palesata
+alcuna disposizione di pace. Per lo che manderemo adesso l'abate di
+Cluny ad intercedere Gregorio di togliere al re l'interdetto, e noi
+consulteremo come si debba riceverlo.</p>
+
+<p>Inviarono infatti l'abate al pontefice. Gregorio però, udito come i
+Romani lo scongiurassero, rispose con modo freddo e secco, sì che
+impedì all'abate di replicare le instanze.</p>
+
+<p>&mdash;Che Enrico si sottometta e l'assolverò.</p>
+
+<p>Udita la risposta, i Romani si levarono a tumulto e molti sclamarono:</p>
+
+<p>&mdash;Bruciamo dunque vivo questo brutale pontefice, e facciamo entrare
+il re.</p>
+
+<p>Ma i nobili romani, che volevano innanzi patteggiare con Enrico,
+gli rimandarono i parlamentari, dichiarando, voler guarentigia che
+avrebbe salvo il pontefice, i privilegi della città, la vita e le
+possidenze ai nobili, le chiese dal sacco, e non sarebbe penetrato
+dentro ch'egli solo.</p>
+
+<p>Alle quali parole, irritato Enrico, allora stesso fa dar nelle
+chiarine e dirige l'assalto. La città è investita da tutto il lato
+che guarda Toscana, chiamato <i>città leonina</i>. Le truppe della
+contessa Matilde, che l'occupavano, sono cacciate dalle mura, scalate
+malgrado la loro resistenza, volte in fuga ed uccise. Impadronitosi
+così dell'intiero sobborgo, Enrico vi rizza doppia <span class="pagenum"><a id="page23" name="page23"></a>(p. 23)</span> trincea,
+construisce su monte Palazzo un torrione dal quale danneggiava
+grandemente i Romani, e si appresta a rinnovare l'attacco.</p>
+
+<p>Spaventato allora Gregorio dal vedere che il nemico aveva già un
+piede dentro Roma, e che i cittadini tumultuavano, maledicendo il suo
+nome, attribuendogli la penuria, il guasto de' campi e della città,
+si ritira nel Castel Sant'Angelo, ed abbandona il popolo alle sue
+difese.</p>
+
+<h3><span class="pagenum"><a id="page24" name="page24"></a>(p. 24)</span> III.</h3>
+
+<div class="entete">
+<p class="quote">
+ Piegarono al primo assalto. Entra egli tra l'armi, para chi
+ fugge: sgrida gli alfieri che i soldati romani voltino le spalle
+ a canaglia. Pien di ferite, perduto un occhio, a viso innanzi si
+ avventa tra le punte.</p>
+
+<p class="author"><span class="smcap">Tacito</span>&mdash;<i>Ann.</i>, 9.</p>
+</div>
+
+<p>Una mattina il capitano di castel Sant'Angelo si presenta a papa
+Gregorio, che dall'alto d'una torre guardava Roma. Il conte Oddo da
+Nemoli era stato allogato a quel posto dall'imperatore Enrico III,
+allorchè nel 1046 era sceso in Italia per cavar di scisma Roma e
+da Clemente II fu coronato. Oddo era un uomo sulla gloriosa taglia
+di Catone; semplice e libero nei modi e nella favella, severo ed
+incolpato nei costumi, di probità senza pari. Caldo della libera
+causa di Roma, avvegnachè qualche pontefice, Gregorio non escluso,
+lo avessero avuto in uggia, il municipal reggimento della città lo
+sostenne sempre alla custodia del castello. Gregorio mal lo soffriva
+perchè lo aveva scorto recarsi di pessima voglia ai suoi <span class="pagenum"><a id="page25" name="page25"></a>(p. 25)</span>
+partiti. Non l'odiava però, nè lo disprezzava; perocchè infine
+Gregorio comprendeva assai bene ì nobili e generosi sentimenti. Anzi,
+ne' parecchi mesi che a Castel Sant'Angelo dimorò, gli pose affetto,
+considerando quanto quel povero conte si facesse violenza onde
+dimostrargli veneranza, in barba del suo carattere soldatesco, che
+pure soventi volte in lui riappariva. Oddo venne dunque a trovarlo
+in cima alla torre, ed avvicinandosi a lui, prima si fregò le mani
+alquanto, indi soffiando un cotal poco nella palma sinistra, se la
+fece strisciare lungo la faccia per d'innanzi il naso e la bocca, e
+levandola in aria, sclamò:</p>
+
+<p>&mdash;Signor papa, <i>consummatum est!</i> Questa mattina ci batteremo il
+ventre come un tamburo di Saraceni.</p>
+
+<p>&mdash;Vale a dire, ser castellano?</p>
+
+<p>&mdash;Ah! parmi che io non parli latino! Ebbene, signor papa, in tutto il
+castello non ci è manco una chicca da dare a mangiare ad un bambino.
+Avete capito adesso?</p>
+
+<p>&mdash;Questo è tutto, messere? E sia pure: staremo digiuni.</p>
+
+<p>&mdash;Neh! fa il castellano facendo vivo sforzo per contenersi. Sappiate
+dunque, signor pontefice, che se voi ieri vi avete beccato quel
+residuo di ben di Dio che si trovava dentro, la guarnigione, i
+prigionieri ed io ci abbiamo rosicchiate le unghie al sole.</p>
+
+<p>&mdash;Avete fatto malissimo, ser castellano, di <span class="pagenum"><a id="page26" name="page26"></a>(p. 26)</span> mettere eccezione
+per me, lo riprende di voce seria Gregorio corrugando la fronte,
+rilevando altero lo sguardo e la testa. Avete fatto malissimo.
+L'ultimo pane che si rinveniva nella rocca dovevano mangiarlo i suoi
+difensori.</p>
+
+<p>&mdash;E così pensava pur io, messer pontefice; ma poi... ma poi...
+Via! noi siamo più usi a queste carezze del nemico; ma voi, bravo
+vecchio...</p>
+
+<p>&mdash;E quando mai mi avete saputo permaloso, ser castellano?</p>
+
+<p>&mdash;Gli è vero, per la messa! ma che volete? ci è un bel tratto al
+postutto tra un pontefice ed un mariuolo di soldato, che quando fa
+orgia mangia per quattro dì, e sa ancora per quattro dì stare a
+stecchetto negli assedii. Non se ne parli più dunque. Consultiamo
+invece il <i>quid agendum</i> adesso.</p>
+
+<p>&mdash;Non vi è d'uopo di consulte, risponde Gregorio riprendendo la sua
+grande calma. Quanti uomini di guarnigione sono nel castello?</p>
+
+<p>&mdash;Cento cinquanta, oltre i cinquanta del presidio consueto. E posso
+accertarvi che valgono dugento demonii. Sono avanzo dei soldati di
+Leone IX.</p>
+
+<p>&mdash;Quanti prigionieri?</p>
+
+<p>&mdash;Due vescovi, tre diaconi ed una donna. Ildebrando gitta un sospiro.
+Poi dimanda:</p>
+
+<p>&mdash;E niun'altro fuor di noi due?</p>
+
+<p>&mdash;Niuno, compreso il carceriere.</p>
+
+<p>&mdash;Sta bene. In sul meriggio dunque, mi farete <span class="pagenum"><a id="page27" name="page27"></a>(p. 27)</span> trovar sotto
+le armi, giù nella corte, codesto manipolo di soldati con il loro
+capitano e voi con essi, messer conte, a capo del presidio.</p>
+
+<p>&mdash;Ma che! intendereste forse di fare una sortita, beato padre?</p>
+
+<p>&mdash;Saprete le mie intenzioni laggiù: contentatevi adesso d'obbedirmi.</p>
+
+<p>&mdash;Uhm! d'obbedirvi? vedremo.</p>
+
+<p>&mdash;Inoltre, mi farete trovare ancora colà i prigionieri, ed il custode.</p>
+
+<p>&mdash;Per costoro la bisogna è più facile, perchè non dipendono che da
+noi. Pei soldati però v'è quello stizzoso di capitano....</p>
+
+<p>&mdash;Il quale non oserà disobbedirmi, l'interruppe Gregorio componendo
+il volto a piglio severo, intendete, messer conte?</p>
+
+<p>&mdash;Va bene, risponde Oddo, questo non è affar mio. Ma non vorrebbe
+la vostra beatitudine dirmi alcuna cosa intorno alla faccenda delle
+provigioni?</p>
+
+<p>&mdash;Vi dirò tutto laggiù, messer conte. Per ora lasciatemi solo. Ho
+d'uopo raccogliermi in Dio. Andate: vi benedico.</p>
+
+<p>Oddo si stringe nelle spalle e parte. Nella sala trovò il capitano
+della guarnigione, che consultava tra gli altri capi, e gli comunicò
+gli ordini di Gregorio. E quegli, che ad instanza di lui era stato
+quivi messo dal senato e dal console romano per rinforzo, e che
+egualmente teneva il castello pel popolo, fastidito risponde:</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a id="page28" name="page28"></a>(p. 28)</span> &mdash;Ma pel santo battesimo, state dunque a vedere un po' che
+questo birbo di prete si avrà ficcato anche in mente che noi fossimo
+ai suoi comandi! Ci siamo ingabbiati qui come barbagianni, e per
+guardargli salda la pelle abbiam danzato un bel tratto alla musica
+delle baliste: adesso, per Dio! parmi che fosse ora di metter fine
+allo scherzo.</p>
+
+<p>&mdash;Non prendete il galoppo, ser Ugoccione. Stiamo a vedere cosa
+intenda fare da sezzo; poi vi consiglierete dalle circostanze.</p>
+
+<p>&mdash;Staremo a vedere sì, messer conte: ma il mio partito è già preso.
+Invece di morirci qui di fame, come lebbrosi all'ospedale, intendo
+meglio che andiamo a menare le mani là fuori con l'aiuto di Dio, e
+morire, come a soldati si addice, dove ora soldati sono e soldati si
+battono. Gli abbiamo finalmente cavato il ruzzo di fare il bravo a
+codesto garbato messere. Ma quando siamo giunti all'articolo penuria,
+io non trovo scritto in nessuna cronaca, dall'assedio di Troia in
+poi, che alcun capitano abbia fatto lo schifiltoso a non dimandare
+accordi e cedere alla fortuna della guerra.</p>
+
+<p>&mdash;Io non sono del vostro avviso, messer Ugoccione. Del resto ciascuno
+ha un cervello per regolare il fatto suo: io me ne spicco di mezzo.
+Vi pregherei solo a non esser corrivo ai partiti estremi ed attendere
+anche un giorno. Chi sa, per me bisogna proprio dire che questo
+caparbio vecchio mi abbia stregato.</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a id="page29" name="page29"></a>(p. 29)</span> E sì dicendo, lasciava il capitano e si dirigeva alle
+prigioni.</p>
+
+<p>Cercò da prima il carceriere, il quale, come ebbe udito l'ordine suo,
+gli presentò il mazzo delle chiavi. Oddo col pugnale ruppe il cordone
+che le univa, e sceltane una, dette le altre a Gano, conchiudendo:</p>
+
+<p>&mdash;Sicchè hai capito? Mi stai così minchione minchione a guardare
+quasi io fossi piovuto dal terzo cielo come s. Paolo. Farai uscire i
+cattivi allo scoccare della campana di mezzodì, e li condurrai nella
+corte.</p>
+
+<p>Gano si gratta il naso con un fare stufo e balordo, poi risponde:</p>
+
+<p>&mdash;Ho capito sì, messer castellano: ma vi tengo per avvertito, che
+se si tratta di mangiarli, io mi protesto che non intendo aver la
+mia parte di quel tisicuzzo del vescovo di Biella, perchè certamente
+mi farebbe venir la lebbra. Se l'udiste a bestemmiare, messer
+castellano....</p>
+
+<p>&mdash;Il diavolo ti porti! ma chi ti ha detto che ce li dovessimo
+mangiare perchè fai di codeste proteste?</p>
+
+<p>&mdash;Mille perdoni allora, messer conte. Si tratta dunque di appenderli
+ai merli onde riparare le torri dalle tratte dei mangani; ed in
+questo caso io protesto che andrò a tagliare le corde del vescovo di
+Potenza&mdash;dovessi pure andarlo a sostituire io medesimo. Se lo vedeste
+a far miracoli, ser castellano....</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a id="page30" name="page30"></a>(p. 30)</span> &mdash;Ma che ti afferri il gavocciolo, bestione! chi ti ha detto
+dunque che quei poveri disgraziati si dovessero appendere alle mura?</p>
+
+<p>&mdash;Allora, mille perdoni un'altra volta, messer Oddo. Si tratterà di
+farne una comoda appiccagione per risicare alimenti. Ed in questo
+caso, mi protesto che voglio essere io proprio colui che ha da
+rendere tanto pietoso officio al diacono Sizzo; perchè l'altro ieri
+mi applicò alle mascelle un tal sorgozzone, per un vezzo innocente
+che volli fargli, da mandarmi al diavolo l'ultimo dente che mi
+restava.</p>
+
+<p>&mdash;Mai che domine vai tu dunque almanaccando, baciocio! Tu non devi
+che menarli nella corte e lì finisce il tuo debito. Hai capito?</p>
+
+<p>&mdash;Mille perdoni un'altra volta, ser castellano. Allora sarà... ma
+protesto...</p>
+
+<p>Oddo non l'udiva più, perchè scompariva sotto un androne, nel cui
+fondo oscuro metteva capo una scala. Gano resta fiso e ritto ad
+ascoltare il debole rumore delle pedate, e guardare nel punto dove
+si era dileguato il conte, poi scuote la testa corrucciato e fra sè
+stesso brontola:</p>
+
+<p>&mdash;Cane di un vecchio! vah! ed eccolo che se la guizza da lei. Gano
+solo non può, nè deve neppure protestare per cosa che gli dia
+fastidio. Ma avrà un bel dire, anche quell'altro arabico vecchio di
+pontefice: il diacono Corrado se l'ha da filar netto&mdash;non dovessi
+che farlo scappare pel buco della toppa. E' mi ha promesso sposare
+<span class="pagenum"><a id="page31" name="page31"></a>(p. 31)</span> quella mia figlioccia di Guaidalmira... se già quel tristo
+impiccato di Laidulfo non l'ha messa in bocca al diavolo. E la
+sposerà veh! perchè mi protesto contro queste nuove diavolerie che
+va mettendo su mastro Gregorio. Sissignore! un povero figliuolo
+che serve a tutto il mondo; che dei sette benedetti giorni della
+settimana ne passa cinque digiuno; che riceve batoste da questi
+perchè gli è padrone, da quegli perchè è più forte, da quell'altro
+perchè è milite, da quell'altro ancora perchè coi suoi soldi può
+cavarsi la voglia di bastonare ed uccidere chi meglio gli garba...
+sissignore! un povero figliuolo non deve condur moglie, perchè
+mastro Ildebrando ha detto <i>diaconorum sposarum non prendebuntur</i>.
+La vedremo oh! la vedremo, mastro Ildebrando! Tu pensi a cinque,
+io miro ad asso. Mastro Corrado sposerà Guaidalmira, e mi protesto
+veh! messer castellano, che vi andate così bel bello a rifocillare
+da quella sguaiata madonna. L'affogherei per quella sua rassegnata
+verecondia che mi puzza di santo le cento miglia!</p>
+
+<p>Però, malgrado le proteste di Gano, il castellano era sceso nella
+prigione.</p>
+
+<p>Un raggio di fievole luce, che filtrava da alto abbaino graticciato
+di ferro, illuminava quella topaia. La quale, mantenuta netta ed
+accomodata da un po' di ordinato mobile, sembrava più orrida ancora,
+come grinza e laida vecchia che si affusola dei panni da sposa.
+Ad uno sgabellaccio <span class="pagenum"><a id="page32" name="page32"></a>(p. 32)</span> presso al letto sedeva una donna sui
+quarant'anni, pallidissima in viso ed abbandonata, come l'infermo che
+si leva da lunga e mortal malattia. Un avanzo di antica bellezza si
+scorgeva ancora in lei, ed era il testimonio innanzi a Dio che non
+la mano del tempo ma quella dell'uomo l'aveva cancellata a metà. Lo
+sguardo però scintillava ancora di una forza vitale potente, quasi
+che quivi tutta l'energia dell'anima si fosse accumulata. Il destino
+dell'uomo sta nello sguardo: esso compendia le pulsazioni dell'anima,
+le rivela altrui, inspira interesse, impone. E la prigioniera aveva
+di quegli occhi indiani profondi e vellutati che appena si muovono
+ed esprimono ciò che si agita nel fondo del cuore. La spigliata
+persona avvolgeva in tunica nera, sulla quale vestiva un gamurrino
+con cappuccio ed ampie maniche, anch'esso di drappo oscuro. Al dito
+portava preziosa gemma. Come sentì dischiuder la porta, ella si
+volge, e conoscendo Oddo, sclama:</p>
+
+<p>&mdash;Dio vi prosperi, messer castellano; credeva vi fosse venuto male,
+perchè da otto giorni non vi vedeva più, e Gano sapete se è prodigo a
+dare schiarimenti ai prigionieri.</p>
+
+<p>&mdash;Che? madonna, vi avrebbe egli forse usate scortesie?</p>
+
+<p>&mdash;Mai no, messer castellano. Povero Gano, fa quel che può a dominare
+la sua antipatia per me; e non fosse che a vostro riguardo, mi
+profonde <span class="pagenum"><a id="page33" name="page33"></a>(p. 33)</span> amorevolezze. Ma se per avventura gli muovo parola
+di questi o di quegli, Gano mi anguilla, e non mi cava mai di smania.</p>
+
+<p>&mdash;Quel disutilaccio è un fantastico uomo: però ha buono il cuore,
+bisogna convenirne.</p>
+
+<p>&mdash;Propriamente. E poi con voi, messer Oddo, si potrebbe egli esser
+cattivo?</p>
+
+<p>&mdash;Ah! voi mi lusingate, madonna. Ma l'uomo non può esser nè più buono
+nè più tristo di ciò che Iddio lo ha fatto; ecco tutto.</p>
+
+<p>&mdash;Ditemi dunque, se il ciel vi aiuta, messere, ond'è che per otto
+giorni non vi ho veduto? Ho patita una smania ed uno stringer di
+cuore!... Già sapete che voi siete l'ultimo angelo della mia vita.</p>
+
+<p>&mdash;Gli è, madonna, perchè ne sono accadute delle grosse, ma delle
+grosse assai, veh!</p>
+
+<p>&mdash;Non m'ingannava io dunque! Perciò quella specie d'indistinto rumore
+che penetrava fino quaggiù, e che per su la corrente del Tevere mi
+giungeva! Han dovuto fare dei ben grandi gridori questi pazienti
+Romani.</p>
+
+<p>&mdash;Gridori? peste! dite diavolerie, madonna, dite baldorie matte. Chè
+dalli e poi dalli, è sgrillato alfine questo disgraziato popolo, e si
+è scorrucciato il buono ed il meglio.</p>
+
+<p>&mdash;Han fatto dunque sommosse?</p>
+
+<p>&mdash;Sommosse no, ma presso a poco. Perchè quel galuppo del re Enrico,
+domenica mo, il dì delle palme, perdette la pazienza, e senza
+brigarsi <span class="pagenum"><a id="page34" name="page34"></a>(p. 34)</span> che fosse o no quel giorno solenne, schiera i suoi
+soldati sotto le mura... A vederlo pareva s. Giorgio! Ebbene si
+lancia a percorrere le file e dice: neh, figliuoli, a che giuoco
+giuochiamo dunque? Credete, pel santo sepolcro! che non avessimo
+altro a fare che starci qui, fuori le porte, come mendicanti a
+dimandar la limosina e morirci di peste come villani che han mangiato
+il loglio? Andiamo su, sacramento! mano alle scale ed alle piccozze;
+e se oggi non entriamo ancora noi in Roma, come Cristo entrò in
+Gerusalemme, impiccherò alle porte il primo che dà indietro. Venite
+appresso a me. Voi, messer Baccelardo, fate giuocare gli arieti: voi,
+sire di Cosheim, tempestate coi mangani: voi, monsignor di Ravenna,
+accostate i battifredi e spazzate le mura dai difensori: e voi, sire
+di Buglione, venite con me alla porta Toscana. Perchè fo voto di
+quattro candelabri d'oro a Nostradonna di Goslar, e di due calici
+preziosi a Nostradonna di Edessa, se oggi penetreremo in questa matta
+città, che vuol fare con noi la curiosa. Andiamo, suonate le trombe
+ed all'assalto.</p>
+
+<p>&mdash;Anche Guiberto da Ravenna v'era dunque?</p>
+
+<p>&mdash;Se v'era! ve lo avrei voluto fare un po' vedere da su le torri come
+quel fistolo menava le mani! Dava busse da scantonare il Coliseo.</p>
+
+<p>&mdash;E sì?</p>
+
+<p>&mdash;E sì, detto fatto, quei demonii, incoraggiati dalle parole del re
+e meglio dall'esempio, <span class="pagenum"><a id="page35" name="page35"></a>(p. 35)</span> perchè al primo piuolo delle scale
+vedevano sempre lui o quel di Buglione, si rovesciano sulle mura con
+tanta rabbia che ne rintronò tutta la città.</p>
+
+<p>&mdash;E quei di dentro?</p>
+
+<p>&mdash;Peggio che peggio. Accolto il popolo, ed il senato, ed i vescovi,
+ed il console, e tutto il mondo, là nel Foro, strepitavano a
+sganghera gole, e chi proponeva un matto di partito, chi un altro:
+ma partiti da far venir la pelle d'oca! Si trattava quanto meno di
+bruciare il papa, cacciare i signori, metter fuoco ai castelli,
+aprire le mura... Cane di popolo! anche con me l'avevano, che
+custodiva Gregorio qui dentro, sicuro come in un guscio di ferro.</p>
+
+<p>&mdash;Povero messer Oddo! sclama la cattiva stendendogli la mano, cui il
+castellano baciava. E continuava:</p>
+
+<p>&mdash;Sissignora, anche contro di me grugnavano quei cialtroni. Ma il
+senato ed i signori consultavano; ed i capitani della contessa
+Matilde a gridare: state sodi per Dio! fate animo; la benedizione di
+Gregorio ci difende; Gesù Cristo combatte per noi! E que' scomunicati
+a fischiare, a strepitare: che benedizioni e benedizioni, un
+bischero! siamo digiuni, siamo affamati, le pietre ci rovinano le
+case; che Gesù Cristo, e Gesù Cristo! se codesto combatte per noi, si
+dia dunque il fastidio di mutar quei macigni in berlingozzi; aprite
+le porte; bruciate il papa. Ed <span class="pagenum"><a id="page36" name="page36"></a>(p. 36)</span> ecco che in mezzo a questo
+parapiglia si sente gridare di verso porta Toscana che gl'imperiali
+sono dentro, e che la bandiera di Enrico sventola sui baluardi.</p>
+
+<p>&mdash;Ed era vero?</p>
+
+<p>&mdash;Altro! credete che Enrico avesse fatto da burla quando votò
+alle sue Madonne non so quante libbre d'oro, purchè avesse potuto
+penetrare penetrare là dentro? Il principe Baccelardo da un lato
+apre la breccia; dall'altro quel demonio dell'arcivescovo di Ravenna
+sfonda i barbacani, spinge il battifredo alle mura, e saltato su con
+i suoi bravi Lombardi... ira di Dio! spazzava gente come si spazza la
+polvere con la granata, e la rotolava a colmare i fossi. Infine si
+fissa sulle mura, e corre verso il punto dove il re dava la scalata:
+e che vede?</p>
+
+<p>&mdash;Che vede dunque?</p>
+
+<p>&mdash;Per la messa! prima di lui, prima di tutti, Goffredo di Buglione
+aveva afferrati i merli ed aveva piantato lo stendardo di Lamagna
+sui baluardi della porta Toscana. Ma il vescovo Giovanni di Porto,
+che ha in corpo più legioni di diavoli lui solo che non ne ebbero
+tutti gli ossessi del leggendario, coglie il duca in quell'atto e
+lo ferisce con la spada alla testa. Goffredo non rotola giù, perchè
+immediatamente dopo di lui saliva il re. Questi afferra il vescovo
+alla gola, e strozzatolo, lo precipita nella città sulla testa dei
+soldati fuggitivi. Allora giunge anche l'arcivescovo di Ravenna...</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a id="page37" name="page37"></a>(p. 37)</span> &mdash;Non era stato ferito Guiberto, non è vero?</p>
+
+<p>&mdash;No, che io mi sappia! Ma chi imbecille gli si voleva accostare con
+la tempesta con cui faceva correre le percosse? Da sulle mura, il re
+da un lato comandava ai suoi di avanzar dentro per la breccia aperta
+da Baccelardo, e dall'altro, coperto di ampio pavese, ingiungeva ai
+Romani di arrendersi. Questi però fuggivano a collo rotto verso il
+Foro onde recare la spaventevole notizia ai primati che consultavano.
+Il popolo, il quale non si augurava di meglio, alza un prolungato
+grido di giubilo, dicendo: Viva il re! muoia Gregorio! E corre per
+essere primo a profferire obbedienza ad Enrico. Ma il console Cencio,
+che mutolo aveva lasciato fino allora accapigliarsi il senato, i
+patrizi ed i prelati, scoppia e dice: Vi affoghi la peste, poltroni,
+giacchè non valete altro che a dir minchionerie, lasciate fare a
+chi sa fare. Il nemico è dentro. Si è fatto quanto si è potuto per
+difendere, con tanti guai e tanto danno, questo testardo papa, se lo
+porti il diavolo! Volete che siamo sgozzati per lui tutti, la città
+sia data al sacco ed al fuoco dai Tedeschi? Restate pure ad eruttar
+sciocchezze costì, che io so bene quel che debbasi fare in questo
+momento. Voi monsignor di Arezzo, e voi monsignor di Modena, venite
+meco.</p>
+
+<p>&mdash;E che fecero? Io comincio a tremare.</p>
+
+<p>&mdash;Eccolo. Fecer da sezzo ciò che avrebber dovuto fare da principio.
+Si presentarono al re, <span class="pagenum"><a id="page38" name="page38"></a>(p. 38)</span> il quale aveva fatta sfondare porta
+Toscana, e si avanzava nella città alla testa delle truppe schierate
+in ordinanza. Sopra un bacino di argento egli, Cencio, portava le
+chiavi d'oro di Roma. Lo precedevano due araldi ed un bandieraio
+con bianco pennone. Come Enrico li vide, fermò il cavallo; ed essi,
+piegando a terra il ginocchio, mormorarono: Piacciavi, o sire, di
+accettare le chiavi di Roma, e come i nostri forti antenati entrarvi
+da signore e da trionfatore. Il re sorride e risponde: Bel sere,
+voi ci offrite cosa che non è più in vostro potere; non pertanto,
+mercè. Sire di Cosheim, risparmiate la città. E sì dicendo dava di
+sprone al cavallo, ed avendo alla destra l'arcivescovo di Ravenna,
+ed alla sinistra Baccelardo, per la via sacra, come Cesare, si reca
+al Vaticano. Le sue truppe intanto, giusta l'ordine del re al sire
+di Cosheim, senza rompersi a niuna maniera di libidine, come fra i
+soldati si suole con le città vinte, condotte dai capitani occupano
+in bello ordine dal Laterano al Vaticano, e tutti gli altri castelli
+più forti, e vi si mettono a presidio...</p>
+
+<p>&mdash;Il duca di Buglione era dunque morto?</p>
+
+<p>&mdash;Mai no. Gravemente ferito alla testa dall'azza del vescovo,
+riscuotendosi fe' voto di andar a combattere in Terrasanta. E non
+passò guari che per miracolo si sentì quasi sano.</p>
+
+<p>&mdash;Sicchè dunque il padrone di Roma è adesso l'imperatore?</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a id="page39" name="page39"></a>(p. 39)</span> &mdash;Proprio lui. Perocchè, il giorno di poi, l'arcivescovo
+di Ravenna fu esaltato alla sede romana dai cardinali. E se aveste
+veduto che funzioni, madonna! Egli si presentò ad essere adorato a
+San Giovanni a Laterano sopra un cavallo morello che pareva volesse
+inghiottire il Campidoglio, con il suo bravo giaco di maglia addosso,
+cosciali e schinieri e bracciali e manopole, quasi si presentasse
+alla pugna, ed in testa l'elmo d'oro massiccio con l'aquila al
+cimiero, dono del re, coprendo la spada ed il pugnale che cingeva del
+manto ponteficio, il quale era proprio uno spanto a guardare. Che sì,
+che egli lo aveva conquistato il ponteficato! Il dì 24 marzo infine
+fu consacrato nella chiesa di San Pietro dagli arcivescovi di Arezzo
+e di Modena.</p>
+
+<p>&mdash;Guiberto è dunque vero papa, sclama la cattiva, arroventando nel
+volto che levava verso il cielo.</p>
+
+<p>&mdash;Papa, arci-papa, continua il castellano, ma noi fummo qui bloccati
+a non lasciarci passare neppure l'aria pel respiro. E bisogna dire
+che questi birboni di Romani non intendano mica affatto saperne di
+noi; perchè se li aveste veduti a far baldoria il dì di Pasqua,
+quando il re Enrico con Berta sua sposa entrò solennemente in San
+Pietro, vi avreste fatta la croce. Io credo che nemmanco i cani ne
+vogliano più di questo povero vecchio pontefice, che in altri tempi
+adoravano della faccia nella polvere.</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a id="page40" name="page40"></a>(p. 40)</span> &mdash;La sventura è la stessa per tutti, dice la donna sospirando.</p>
+
+<p>&mdash;Deve essere infatti così, continua Oddo, poichè tutti insieme, col
+senato e col console Cencio, accompagnarono il re, che da San Pietro
+si recò trionfante al Vaticano onde aver cinta la corona imperiale
+da Clemente III&mdash;tal nome si è imposto a Guiberto&mdash;ed allora tutti
+a gridare: Evviva l'imperatore! evviva l'imperatore! <i>alleluia!
+alleluia!</i> Poi si recarono al Campidoglio, donde i fanti tedeschi
+sbrattarono un residuo di gente papale, e quivi il senato ed il
+console confirmarono Enrico patrizio di Roma, tra l'entusiasmo del
+popolo che non aveva freno. Plebe sgualdrina! Non avrebbe ribrezzo
+domani di lapidare quest'altro suo idolo!</p>
+
+<p>&mdash;Sicchè dunque a papa Gregorio non resta più alcuno di tanti fedeli?</p>
+
+<p>&mdash;Eh! madonna, quando la fedeltà non viene dal cuore e non si
+accompagna con l'amore, non dura mai troppo. L'ultimo baluardo di
+questo povero vecchio era la contessa Matilde, che si cacciò tra i
+guai di lui fino al collo. Ma dalli e dalli, poteva essa sola far
+fronte a tutta Europa, con cui mastro Ildebrando aveva attaccate
+brighe, e che gli gridava il <i>crucifige</i>? È stata rotta in parecchie
+avvisaglie la fedele castellana dai trecento castelli; le han portati
+via tutti i forti dei suoi Stati; ha sprecate le sue ricchezze in
+queste sterili lutte; ed ora anch'essa, la sventurata! <span class="pagenum"><a id="page41" name="page41"></a>(p. 41)</span> va
+profuga e raminga pei suoi deserti dominii onde non cadere in mano
+dei nemici, invisa agl'Italiani, abborrita dai Tedeschi, proclamata
+santa ed eroina solamente da un branco di fanatici faziosi. Sia
+come si vuole però, bisogna dire che come Matilde, con la vostra
+sopportazione, madonna, nascano ben poche donne.</p>
+
+<p>&mdash;Ed i miei Normanni di Puglia, messer Oddo?</p>
+
+<p>&mdash;Ma! Il principe di Capua, Giordano, fa lo gnorri: il conte Ruggiero
+pettina i Saraceni di Sicilia: Roberto Guiscardo bada ai suoi malanni
+domestici in Grecia: e perchè i Tedeschi non gli avessero a far
+trovare occupato il proprio focolaio, come nell'anno passato, ha
+novellamente mandato qui a patteggiare alleanza col re quel capestro
+del vescovo di Bovino, e quel bravo figliuolo di Boemondo.</p>
+
+<p>&mdash;Boemondo è dunque in Roma, messere? grida la donna in un tremito di
+gioia.</p>
+
+<p>&mdash;Almeno vi era, madonna, il dì della coronazione&mdash;salvo poi non sia
+tornato di bel nuovo da suo padre.</p>
+
+<p>&mdash;Ah! messer Oddo, sclama Alberada cadendogli ai piedi, che Iddio vi
+consoli di tutte le gioie, che la pace degli angioli vi renda serena
+la morte, ed il compenso del paradiso...! Messer Oddo, ve ne supplico
+con la faccia per terra, fate che io veda questo giovane, fate che
+abbracci mio figlio.</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a id="page42" name="page42"></a>(p. 42)</span> Il castellano si stringe nelle spalle e gratta il capo, poi
+dice:</p>
+
+<p>&mdash;Uhm! uhm! Ciò è più facile a domandare ed a promettere che a
+tenere. Ad ogni modo, vi prometto, madonna, che se Boemondo si trova
+ancora in Roma voi lo vedrete, e dovessi precipitarmi dall'alto
+delle torri per uscire dal castello. Ora venite meco. Dovete aver
+fame, povera figliuola! perchè ieri ancor voi siete stata digiuna.
+Già non avrò che darvi neppure lassù. Ma una determinazione bisogna
+bene che papa Gregorio la prenda, non fosse che a cavarsela con una
+burla o con un miracolo. Vedremo: questo stato di cose non può durar
+lungamente.</p>
+
+<p>&mdash;Non badate a me, messer Oddo. Che mi giovano alcuni giorni di
+vita di più? Curate la vostra persona, curate gli anni vostri, che
+spendete a bene degl'infelici.</p>
+
+<p>&mdash;Andiamo, andiamo, madonna. Ve l'ho già detto le mille volte che io
+non voglio di codesti vezzi che mi farebbero saltare in boria, se io
+avessi conosciuta mai questa bestial passione. Gran chè che io faccia
+un tantino di bene a creature buone come voi, quando lo possa. Ma
+come si fa a strapazzarle, io dimando? Che cosa è? Sento un suono
+quasi di campane; sarà mezzo dì. Andiamo, figliuola mia, non facciamo
+noi aspettare mastro Gregorio che per nulla salta in bestia come una
+cavalla viziata.</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a id="page43" name="page43"></a>(p. 43)</span> E sì dicendo dava il braccio ad Alberada che lo seguiva a
+passo mal fermo, e si trovavano nella corte, al punto stesso che
+il capitano della guarnigione si metteva alla testa dei suoi. Gano
+spuntava da una parte con gli altri cinque prigionieri, e Gregorio da
+un'altra, con le braccia conserte sul petto, sereno nel viso, sodo
+nell'andare.</p>
+
+<p>Egli si trasse avanti le linee dei soldati, e dopo alquanto di
+silenzio, durante il quale quella gente rozza e niente affatto doppia
+pendeva dal tranquillo suo volto, come da quello di un santo da cui
+si aspetta miracolo, parlò:</p>
+
+<p>&mdash;Figliuoli, voi vi siete condotti da uomini valorosi e fedeli. Io
+rendo testimonianza dell'opere vostre innanzi al mondo ed innanzi a
+Dio, e ve ne ringrazio; e vi ricolmo di tutti i tesori celesti che
+con la santità del mio ministero posso prodigare. Il cielo vi avrebbe
+destinati per le sante corone dei martiri; ma io non sarò quel
+temerario che affretterà i decreti della provvidenza. Avete fatto
+il vostro dovere; avete combattuto da bravi; tenuta la rocca salda
+a fronte di migliaia di nemici. Gloria a voi, gloria all'Eterno che
+per mezzo vostro volle confondere i Madianiti! Ora però siamo giunti
+ad un punto in faccia a cui gli è mestieri recedere. Il nemico ci ha
+affamati. Si è servito dell'arma dei codardi perchè l'arma dei forti
+gli fu spezzata in pugno da Dio. Io resterò qui.</p>
+
+<p>&mdash;Voi? sclamano ad una voce Oddo ed Uguccione.</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a id="page44" name="page44"></a>(p. 44)</span> &mdash;Io resto qui, continua Gregorio. Quando il Signore mi
+elesse a custode dei suoi figliuoli mi diede a divisa: <i>Persevera, e
+sii saldo come le fondamenta del Libano</i>. Debbo compiere il mandato
+sino alla morte. Voi uscirete ed andrete nella pace del Signore;
+perchè mi piace lusingarmi che i Filistei non vorranno essere
+vigliacchi al segno di farvi vitupero. Voi rivedrete le vostre
+spose, i vostri figliuoli, e recherete loro le mie benedizioni. Io
+avrò memoria dei travagli che patiste per me. E se deserto da tutti,
+e ridotto a morirmi di stento, nulla posso concedervi ora, fidate
+in quel Dio che provvede di penne gli augelli, il prato di fiori.
+Andate: spiegate bianco pennone in segno di resa. Ma prima, se
+qualcuno ha nulla da dolersi di me, che mi perdoni come vorrà esser
+perdonato nell'ultim'ora sua: la carne è inferma.</p>
+
+<p>&mdash;Benediteci, santo padre, benediteci, sclamano tutti ad una voce,
+cadendo in ginocchio. E Gregorio alza la sua terribile mano e
+continua:</p>
+
+<p>&mdash;Capitano, a voi ancora le mie grazie per la vostra prode difesa, a
+voi ancora le mie benedizioni. Precedete i vostri. A voi poi, messer
+castellano, nulla dico, perchè ogni parola malamente vi esprimerebbe
+l'ammirazione, e la riconoscenza che vi debbo. Siete uno di quei
+pochi uomini che nella mia difficile carriera ho trovati più probi e
+di sentimenti più nobili. Con vero dolore mi accommiato <span class="pagenum"><a id="page45" name="page45"></a>(p. 45)</span> da
+voi. Fate aprire le porte del castello ed uscite alla testa della
+guarnigione; perchè non istà bene che la fame abbia a privare la
+terra di così eletto modello di uomini. Io penserò a richiudervi
+dietro le porte.</p>
+
+<p>Oddo fa un movimento di dispetto, alza le spalle e volge altrove la
+testa. Gregorio continua:</p>
+
+<p>&mdash;E voi ancora, sacerdoti di Dio, dice volgendosi ai prigionieri,
+andate in pace. Se mi chiamaste severo perchè volli ritrarvi, anche
+vostro malgrado, dalla via dell'iniquità, e rammentarvi l'augusto
+vostro dovere, verrà il dì che mi renderete giustizia; e guai a voi
+se fino a quell'ora non vi sarete ravveduti. Andate, andate tutti. In
+nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo vi benedico.</p>
+
+<p>E sì parlando, alzava di nuovo quella destra tremenda che avea scossi
+i sogli d'Europa, e benediceva quella gente, che, sciolta in lagrime
+e caduta in ginocchio, protestava altamente voler morire con lui.
+Ma Gregorio non accetta il generoso sacrifizio, e per quei suoi
+modi incisivi e quella parola autorevole a cui niuno aveva forza
+resistere, reitera l'ordine al castellano di aprire le porte.</p>
+
+<p>Il conte Oddo non replica verbo. Si avanza ad una porta di soccorso
+e, fattesi recare le chiavi, comanda si togliessero le spranghe
+ed alzassero le cataratte, ed apre. Allora quei soldati, mesti in
+viso e nel cuore addolorati, preceduti dalla <span class="pagenum"><a id="page46" name="page46"></a>(p. 46)</span> bandiera e dal
+capitano, sgomberano la piazza e si costituiscono prigioni del re.
+Oddo rimane immobile presso la porta che avea fatta schiudere. E come
+ebbe veduti uscire l'un dopo l'altro tutti queglino della guarnigione
+di rinforzo e con essi i prigionieri, onde il nemico non avesse
+profittato del caso e si fosse cacciato dentro, richiude subitamente
+e dà le catene, ordinando al suo vecchio presidio, che era restato
+fermo al suo posto:</p>
+
+<p>&mdash;Ritornate alle mura, voi. Mi porti il diavolo se dovrete voi
+correre sorte diversa da quella del vostro vecchio capitano.</p>
+
+<p>E quei soldati voltano le spalle e partono. Gregorio li guarda fare
+senza dir motto. Appena però che si furono trovati soli, fissa gli
+occhi fatti lucidi dalla commozione addosso a quell'uomo, e dimanda:</p>
+
+<p>&mdash;E voi, ser castellano?</p>
+
+<p>&mdash;Io? borbotta Oddo. Beatissimo padre, io non ho risposta parola
+agli elogi che vi siete brigato di farmi, perchè andava considerando
+che un uomo come voi, un vecchio prete ridotto a questi estremi, non
+dovesse avere gran fatto la frega di andar burlando la gente. Ma a
+questo novello insulto, per la messa, non so starmi dal dirvi che
+siete veramente curioso d'umore. Io? dimandate: avreste dunque voluto
+che avessi accettato il vostro bel partito d'andar via così, come un
+ladro dal verziere, ed abbandonare il <span class="pagenum"><a id="page47" name="page47"></a>(p. 47)</span> mio posto da codardo?
+Per la croce! qui mi ha collocato l'immortale memoria di Enrico
+III, col consentimento ed elezione del senato e del popolo romano.
+E sapete voi quel che mi disse colui quando del castello m'investì?
+«Bada bene, messer conte, che questa rocca, in tempi migliori, era
+un sepolcro, e che una volta penetrato qui dentro, niuno ne andò
+mai fuori se non cadavere. Tu dunque allora cederai questa piazza
+a chiunque si presenterà alle sue porte da nemico, e fossimo noi
+medesimi, quando cenere te ne verranno a cavare.» Avete udito? Io lo
+giurai. Ed il conte Oddo da Nemoli non ha mancato mai nè alle sue
+parole, nè ai suoi giuramenti. Sappiatelo.</p>
+
+<p>Gregorio non risponde, ma facendogli un passo incontro, se lo stringe
+nelle braccia come fratello, e con voce commossa, sclama:</p>
+
+<p>&mdash;Morremo insieme.</p>
+
+<p>Allora la donna, ch'era restata in dietro durante tutta quella scena,
+si tragge avanti e dice:</p>
+
+<p>&mdash;Santo padre, non favellate di morte: vi è ancora una speranza.</p>
+
+<p>&mdash;Alberada, grida Ildebrando retrocedendo di un passo, e perchè con
+gli altri non siete uscita ancor voi?</p>
+
+<p>&mdash;Perchè, santo padre, io, sventurata in tutta la mia vita, non so
+separarmi dagli sventurati. Nei giorni della vostra fortuna, forse
+beneficata da <span class="pagenum"><a id="page48" name="page48"></a>(p. 48)</span> voi, vi avrei abbandonato. Ma nell'ora delle
+vostre miserie, da voi cotanto aspramente trattata, non ho saputo
+dipartirmi prima di avervi detto che vi perdonava, onde, andando a
+render conto a Dio delle opere vostre, possiate ripararvi di questo
+scudo.</p>
+
+<p>Gregorio, con la fronte annuvolata e bassi gli occhi, medita lungo
+tratto pria di rispondere, poi soggiunge:</p>
+
+<p>&mdash;E veramente tu mi perdoni, Alberada?</p>
+
+<p>&mdash;Di poca fede! lo rimprovera colei. Cristo non perdonò egli forse
+i suoi nemici? In altri tempi mi sarei mostrata inesorabile. Ora
+che conosco le triste vicende della sorte e le amaritudini della
+vita, ora che sento avvicinarsi il periodo del rendiconto, voglio
+inebriarmi del soave diletto del perdonare. E l'Eterno possa usare
+misericordia ancora alle mie peccata.</p>
+
+<p>&mdash;Pia donna, che Iddio ti esaudisca e ti prepari giorni migliori!
+Sento che io non posso per te far altro che ammirarti, ed impetrare
+dal cielo le gioie che, per inesorabile destino, ti ho tolte.</p>
+
+<p>&mdash;No, santo padre, voi potete ancora qualche altra cosa. Promettetemi
+di non arrendervi se prima non mi rivedrete venire in questo castello
+a correre una sorte con voi. Io andrò fuori, ed Iddio forse benedirà
+i miei passi, come benedisse quelli di Giacobbe e di Giuseppe.
+Cercate accordi all'imperatore, procrastinate la resa fino <span class="pagenum"><a id="page49" name="page49"></a>(p. 49)</span> a
+che io non ritorni. Ho un presentimento.... Basta, non mi rifiutate
+questo grazia.</p>
+
+<p>&mdash;Ma che mediteresti tu di fare, Alberada?</p>
+
+<p>&mdash;Ciò che io solamente posso, se Iddio vorrà secondare le mie
+speranze, come secondò quelle di Giuditta.</p>
+
+<p>Ildebrando la fissa in volto attentamente, poi dimanda:</p>
+
+<p>&mdash;Tenteresti forse anche tu, Alberada, l'opera santa della Betuliese?</p>
+
+<p>&mdash;Io non sono destinata ad opere di sangue, Ildebrando, quella
+risponde, la mia missione è di pace e di carità. Astenetevi, ve ne
+supplico, dall'interrogarmi. Le inspirazioni celesti non sottoponete
+allo squittinio degli umani giudizi. I vostri dubbii mi potrebbero
+sconfortar dall'impresa: ed io avrei un giorno a rimproverarmi del
+male che vi potrebbe avvenire. Mi promettete voi di non cedere, se
+pria non avrete novella di me?</p>
+
+<p>&mdash;Te lo prometto, Alberada. Acconsentirò a tutti i patti del
+Filisteo: ma di qui non uscirò se pria o tu non verrai a cavarmi
+d'ogni speranza, colui, nell'ebbrezza dei suoi trionfi, come a
+Canossa, non si umilia ai piedi miei. Va, l'angelo di Tobia ti sia
+per compagno.</p>
+
+<p>E sì dicendo, Alberada s'inginocchia e Gregorio la benedice. Il
+castellano, che senza muover ciglio e tutto commosso nel cuore aveva
+udito il colloquio, l'abbraccia e la bacia sulla fronte; <span class="pagenum"><a id="page50" name="page50"></a>(p. 50)</span> poi
+apre la postierla e fa uscirla. Indi rinchiude ed a passo lento,
+unitamente al pontefice, ambedue taciturni, rientrano nel castello.</p>
+
+<p>Dopo un'ora, dall'alto delle torri, un verrettone con una pergamena
+tra le penne cadeva in mezzo ai soldati di Enrico che assediavano il
+castello.</p>
+
+<h3><span class="pagenum"><a id="page51" name="page51"></a>(p. 51)</span> IV.</h3>
+
+<div class="entete">
+<p class="poem20">
+ Irons-nous de l'histoire arrachant les trophées?</p>
+
+<p class="authorsc">Casimir Delavigne.</p>
+</div>
+
+<p>Ci giova sperare che il lettore non abbia dimenticato un personaggio
+di questa cronaca che abbiamo dovuto necessariamente lasciare
+indietro. Per colpa nostra avrebbe obliato uno dei più interessanti
+uomini dei tempi di mezzo. Parliamo di Roberto Guiscardo. E perchè
+questi deve di nuovo così gloriosamente ricomparire sulla scena,
+accenneremo volando volando delle sue cose dopo la presa di Salerno.</p>
+
+<p>Ravvicinatosi con Riccardo di Capua, invasero le Marche d'Ancona e vi
+fecero gran conquisto di paese. Gregorio irritato dell'affronto, e
+volendo arrestare l'audacia dei conquistatori, nel concilio di Roma
+pronunziò contro di loro scomunica e li privò degli Stati. Ma perchè
+gli anatemi non affettavano uomini di ferro, i quali non conoscevano
+altra legge che la spada, altro dominio che la forza, mandò loro
+contro le truppe <span class="pagenum"><a id="page52" name="page52"></a>(p. 52)</span> del marchese di Toscana e li strinse
+ad abbandonare le terre occupate. Roberto, che aveva invasa la
+campagna di Roma solamente per far sentire l'energia del suo potere
+all'arrogante pontefice, si ritirò decorosamente, ed il principe di
+Capua mandò all'assedio di Napoli. Egli accampò sotto le mura di
+Benevento.</p>
+
+<p>Questa città, dopo la morte di Landolfo VI, era ricaduta alla
+Chiesa. Roberto voleva impadronirsene. Ma papa Gregorio, con le
+solite scomuniche, mandò tali rinforzi di scorte e di truppe che
+Roberto, fastidito dalle lungherie dell'assedio, lascia un manipolo
+di soldati al blocco e si reca in Calabria. Morto Riccardo, suo
+figlio Giordano libera dall'assedio Benevento. Roberto riviene in
+Puglia, prende Ascoli, Montevico, Ariano, e sul fiume Sarno va a
+presentare battaglia a Giordano. Desiderio, abate di Montecassino,
+si interpone, li rappacia. Roberto sottomette ancora Monticulo,
+Carbonara, Pietrapalumbo, Monteverde, Genzano e Spinazzola, e nulla
+curando più Benevento, lascia che restasse in potere del pontefice e
+si contenta di signoreggiare quanto oggi forma il reame di Napoli,
+meno il piccolo ducato di Napoli, il principato di Capua ed il ducato
+di Gaeta, dominati da Giordano. E' sarebbe stato lieto, e fortunati
+i suoi popoli, perchè gran mente aveva nel reggimento civile, ma
+domestiche sciagure lo chiamarono altrove.</p>
+
+<p>Egli aveva sposata la sua figliuola Elena a Costantino <span class="pagenum"><a id="page53" name="page53"></a>(p. 53)</span> figlio
+dell'imperatore di Costantinopoli Michele Ducas. Niceforo Botoniate,
+avendo discacciato Michele dall'impero d'Oriente, lo aveva fatto
+tosare, confinare in un monistero e castrare Costantino. La miseria
+della sua figliuola e l'oltraggio penetrano il cuore di Roberto che
+giura pigliarne terribile vendetta.</p>
+
+<p>Provvede al governo dei suoi Stati d'Italia, poi con la duchessa
+Sigelgaita, Boemondo, e bell'esercito s'imbarca ad Otranto. Giunti
+nel 1081 a Corfù, l'invade. Alessio Comneno, succeduto a Botoniate,
+gli manda tosto incontro formidabile armata; ma in più battaglie
+rotta, non giunge ad ostacolare il duca, sì che non espugnasse
+Durazzo, padroneggiasse l'isola, e spingesse le truppe vittoriose
+fino in Bulgaria. Ridottosi infine a svernare a Durazzo, nel novembre
+del 1083, ed instruito che Alessio con molti ricchi donativi e larghe
+promesse andava proponendo all'imperatore Enrico perchè invadesse
+Puglia e Calabria, mandò a costui in Roma il vescovo di Bovino e
+l'astuto Boemondo. E questi, facondo dicitore, abbindola Enrico e lo
+fa chiaro, che dopo lui non eravi chi più travagliasse il cuore di
+Gregorio fuor di Roberto, e Roberto niun peggio tollerar di Gregorio.
+Enrico gli pone fede, e si pattuiscono onorevoli convenzioni il dì 30
+marzo 1084, il giorno avanti della Pasqua in che Enrico fu coronato.</p>
+
+<p>Ed una sera Roberto, che nulla ancora degli <span class="pagenum"><a id="page54" name="page54"></a>(p. 54)</span> accordi sapeva e
+di saperli smaniava, dai veroni del castello di Durazzo vede spuntare
+in alto mare una galea, cui forte vento gonfiava le vele latine ed
+alla città dirigeva; e dopo non molto ne scorge una seconda che
+studiava tenerle dietro. Egli manda subitamente al porto per ricever
+novelle de' suoi Stati, se pur di colà quei vascelli fosser partiti.</p>
+
+<h3><span class="pagenum"><a id="page55" name="page55"></a>(p. 55)</span> V.</h3>
+
+<div class="entete">
+<p class="poem20">
+ Perzho non dei amor ocaisonar<br>
+ Tam cum los oilliz et cor ama parvenza,<br>
+ Car li oill sin dragoman del cor,<br>
+ E ill oill van vezer<br>
+ Zo col cor plaz retener.</p>
+
+<p class="authorsc">Emblanchacet.</p>
+</div>
+
+<p>Roberto non s'ingannava. La sua bandiera sventolava su la galea
+che a vele gonfie entrava nel porto di Durazzo, ed era su quella
+il suo flgliuol Boemondo. Nell'altra un legato dell'arcivescovo
+di Ravenna con seguito brillante di cavalieri e di ecclesiastici,
+e misto a staffieri, paggi e chierici un romeo, che a forza di
+prieghi aveva ottenuto esser quivi traghettato per poscia condursi
+in Terra Santa. Quella gente tirò dritto all'albergo del duca, il
+quale, udito del messo, nobilmente lo accolse. Questi era Rolando da
+Siena, quell'ardito chierico che in mezzo al concilio di Roma aveva
+osato intimare a papa <span class="pagenum"><a id="page56" name="page56"></a>(p. 56)</span> Gregorio gli ordini dell'imperatore
+Enrico. Roberto lo festeggiò di ogni onorevole e lieto accoglimento,
+imperciocchè, oltre della divisa di oratore, altamente aveva Rolando
+lasciato dire di sè e nelle guerre di Germania ed in quelle d'Italia,
+e da sezzo nello assedio di Roma, ove tra i più distinti e valorosi
+cavalieri si era allogato.</p>
+
+<p>La sera si trascorse a novellare di guerre e di prodi fatti di
+parecchi cavalieri, che Rolando aveva conosciuti, e di cui Roberto
+onorevolmente aveva udito favellare. Alla dimane però, come questi si
+recava nella gran sala per dargli udienza, ed ascoltare del messaggio
+di papa Clemente, l'araldo d'armi gli annunzia ancora un legato di
+papa Gregorio che dimandava medesimamente essere a lui presentato.
+Roberto maravigliato e nel tempo stesso lusingato del doppio
+messaggio, comanda che, esaminati i brevi di credenza dell'oratore di
+Gregorio, lo si facesse entrare.</p>
+
+<p>In effetti, perchè tutto a punto si trovò, nel mentre di un uscio
+spuntava Rolando con seguito numeroso, di un altro, solo e modesto
+appariva il romeo. Rolando si ferma a due passi dal soglio,
+coperto da baldacchino, sul quale sedea Roberto involuto nel ducal
+paludamento, in testa la corona. Ma il romeo procede fino ai gradini
+di quel soglio, e presa la mano di Roberto per baciargliela, solleva
+di alcun poco il capperuccio, e con voce sommessa e commossa sclama:</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a id="page57" name="page57"></a>(p. 57)</span> &mdash;Messer duca, in nome di Dio! arrendetevi alle parole che
+sto per dirvi.</p>
+
+<p>A quell'aspetto, a quell'accento, Roberto trasalisce. Mutato di
+colore, per isfuggire lo sguardo penetrante di Sigelgaita che attenta
+lo fissava, stringe la mano del romeo, e quasi del troppo ossequio di
+lui peritasse, risponde:</p>
+
+<p>&mdash;Mercè, santo pellegrino! tocca a noi poveri peccatori tributarvi
+questi segni di veneranza.</p>
+
+<p>Il romeo si alza e trattosi indietro attende che giungesse il suo
+momento di favellare. Rolando intanto per uno sguardo che aveva
+qualcosa di schernevole e di curioso lo sta a considerare un tratto,
+poi voltosi al duca favella:</p>
+
+<p>&mdash;Monsignore, il santo padre Clemente v'invia salute ed apostolica
+benedizione. Penetrato della divozione che avete dimostrato alla
+Chiesa, malgrado gli oltraggi dell'antipapa Gregorio, non ha
+voluto soffrire che più lungamente sì nobile guerriero giacesse
+nell'interdetto. Mastro Ildebrando vi fece gravi torti. Papa
+Clemente, che da lunga stagione vi conosce ed ammira, mi manda a voi
+per togliervi la scomunica indebitamente fulminata.</p>
+
+<p>&mdash;Gran mercè, ser. Rolando, al papa ed a voi che ci gratificate di
+questi attestati di amore. Gli è ben vero che Gregorio agì con noi
+ostilmente. Ei credette poter aggravare la mano, postaci sul collo da
+Niccolò II, e si allucinò. Doveva rammentare che i tempi non eran più
+<span class="pagenum"><a id="page58" name="page58"></a>(p. 58)</span> quelli, e che noi non eravamo davvero vassalli della Chiesa,
+conciossiacchè tali ci fossimo profferiti un dì che la fede dei
+popoli, da noi conquistati, ci parve vacillare. Spero in Dio però che
+a quest'ora e' si sia ricreduto; dappoichè, ad onta delle reiterate
+scomuniche, ci ha sempre secondato sorte avventurosa. Pace dunque
+allo sventurato; ed abbiate la cortesia, messer Rolando, di esporci
+cosa mai la santità di Clemente III righiegga, in compenso della
+benedizione che ci manda.</p>
+
+<p>&mdash;Nulla di più, monsignore, di quello che per gli altri pontefici
+avete fatto. Egli vi accorda investitura degli Stati finora da voi
+conquistati in Italia, e di quelli che in Grecia saprete conquistare:
+egli vi richiama nel grembo della Chiesa, e, come figliuolo della
+Chiesa, vi benedice. Non richiede perciò da voi, monsignore, se non
+che, come cristiano e come vassallo della sede di Roma, gli giuriate
+fedeltà e prestiate omaggio.</p>
+
+<p>&mdash;Se il mio nobile padre volesse degnarsi di concedermi la parola,
+sorse a dire Boemondo, io risponderei....</p>
+
+<p>&mdash;Cosa risponderesti? domanda Roberto un po' accigliato.</p>
+
+<p>&mdash;Io risponderei a costoro, che noi non abbiam conquistato le terre
+d'Italia per servire ad alcuno: che quelle terre noi affrancammo
+dal dispotico giogo dei Greci, o sottraemmo all'insolente dominio
+degl'imperadori di Occidente: <span class="pagenum"><a id="page59" name="page59"></a>(p. 59)</span> che questi soli dovrebbero
+domandar segno di ossequio da noi, ove noi volessimo accordarne a
+gente che ben sapremmo ridurre a ragione con la spada. Ma al vescovo
+di Roma che briga poteri per niuna maniera dovutigli, e ricorre alle
+armi spirituali da Dio non concesse per profanarle in usi sacrileghi,
+risponderei....</p>
+
+<p>&mdash;Figliuolo, Roberto lo rampogna, il vostro senno si farà maturo
+cogli anni, ed allora vi chiameremo a darci consigli. Per ora
+piacciavi di ascoltarci e di apprendere con quale temperanza si
+governino i popoli.</p>
+
+<p>Sigelgaita, che odiava Boemondo perchè figlio di Alberada, approva
+della testa. Roberto continua:</p>
+
+<p>&mdash;Voi dunque, messer Rolando, risponderete all'arcivescovo di
+Ravenna, o, se meglio vi piace, a Clemente III, che noi non siamo
+per verun modo alieni dal profferirgli quei segni di veneranza che
+ci piacque profferire ai suoi antecessori. Però papa Gregorio vive
+ancora, nè ancora è decaduto dalla sedia di Pietro. Che perciò noi,
+fedeli alla Chiesa ed addolorati del suo scisma, ci asterremo dal dar
+prove di rispetto al novello pontefice per tema che il nostro esempio
+non seduca altrui. Ma faccia che il consentimento di tutti i prelati
+d'Europa lo proclami vero pontefice, ed allora noi gli giureremo
+obbedienza, e torremo qualunque fede ad Ildebrando.</p>
+
+<p>&mdash;No, monsignore, lo interrompe il romeo, <span class="pagenum"><a id="page60" name="page60"></a>(p. 60)</span> questo voi non
+farete, perchè vi condurreste da disleal cavaliere. Lasciate da
+banda il debito di fedeltà che vi stringe a Gregorio. Rammentatevi
+solo che, innanzi di esser vassallo della Chiesa, foste cavaliere;
+e come cavaliere vi urge il dovere di proteggere l'innocente e di
+soccorrere il caduto. Gregorio VII è assediato nella mole di Adriano.
+A quest'uomo, monsignore, che, giorni sono, camminava sulle teste
+dei re, manca il pane per alimento. E voi che siete il più grande di
+questo secolo, vi stareste come una femminuccia dal soccorrerlo, sol
+perchè alcuni anni indietro corse briga fra di voi? No, monsignore,
+voi imiterete il suo esempio e lo gioverete, perchè egli si è volto a
+voi come al più generoso de' suoi nemici.</p>
+
+<p>&mdash;Ah! ah! si ricorda di noi adesso, perchè l'incendio che ha
+destato in tutta la cristianità è per divorarlo? sclama Roberto. Ma
+quando favellava di noi in tutti i concilii come di un corsaro, ci
+scomunicava, con suggestione ci ribellava i vassalli, e ci osteggiava
+con le armi della contessa Matilde, allora noi non eravamo generosi,
+nè si parlava di quei fratelli Maccabei tanto predicati. Allora
+noi eravamo Madianiti, scellerati, schiuma d'inferno; allora non
+sognava neppure che questo giorno avrebbe potuto venire, che la spada
+tentata spezzare avrebbe potuto armargli il braccio. Non lo avrebbe
+pensato allora? Ebbene, che sorba adesso fino all'imo la tazza della
+sventura, <span class="pagenum"><a id="page61" name="page61"></a>(p. 61)</span> perchè non saremo già noi che gliela verremo ad
+addolcire.</p>
+
+<p>&mdash;Con la vostra licenza, monsignore, il vostro consiglio non è nè
+cristiano nè nobile, riprende il romeo. Se Gregorio VII vi avesse
+ricolmo di favori, e voi lo aveste soccorso nelle disgrazie, non
+avreste che compiuto un dovere. Or vi dimando io, monsignore, che
+diranno i popoli di voi, se vilipeso, perseguitato indebitamente e
+messo a bersaglio di ogni maniera di danni da Gregorio, vi levate
+contro i suoi nemici e dite: ritraetevi, per Dio, quest'uomo difendo
+io!</p>
+
+<p>&mdash;Dicano ciò che lor piace, risponde Roberto alzando le spalle. Noi
+non corriamo più dietro alla nominanza. E se pure questo solletico ci
+stimolasse ancora, crediamo aver fatto qualcosa per esserne paghi.</p>
+
+<p>&mdash;Certamente, monsignore, continua il romeo, certamente l'avvenire
+vi ammirerà perchè, disceso in Italia solo e povero, la schiavina di
+pellegrino addosso, il bordone nelle mani, vi siete levato a tanto
+alto potere e fatto padrone di sì vasto e bel paese, resistendo in
+cento battaglie a due imperatori, molti pontefici, e tutti vincendo.
+Vi ammirerà perchè con tanta sapienza governate e prosperate i
+vostri popoli, vi rendete loro caro, e temuto ai nemici. Ma i tempi
+antichi vantano altresì uomini che vi somigliano. Però se violentate
+il vostro cuore, soffocate la vendetta, e prestate aita al vostro
+nemico, <span class="pagenum"><a id="page62" name="page62"></a>(p. 62)</span> una voce si leverà allora per li due imperi che vi
+proclamerà unico e generoso.</p>
+
+<p>&mdash;Queste le son vampe da mandare in succhio un guerrier nuovo, ser
+romeo; me non solleticano.</p>
+
+<p>&mdash;Sibbene, monsignore: ma riflettete che l'Italia, la Germania, la
+Francia, Europa tutta, ha fornito il suo contingente di truppa contro
+questo ardito pontefice per abbassarlo, e che se voi solo sorgete
+contro tanta massa di popoli e li sconfiggerete, la vostra gloria non
+avrà limiti. Il vostro nome suonerà prodigioso dovunque è venerato il
+nome di prode. In guisa che, se anche per disavventura la vittoria
+vi fallisse, oltre le benedizioni del cielo e del pontefice ed il
+soddisfacimento della propria coscienza, ognuno sarebbe sforzato a
+confessare avervi oppresso il numero, non il valore.</p>
+
+<p>&mdash;E questo è quello che noi non vogliamo, ser romeo. Ci darebbero
+dello stolto, dell'improvvido; ed un fatto solo distruggerebbe
+l'opera di tanti anni. Noi non siam tali, quel sere, da mettere sui
+dadi la nostra fortuna. Gregorio suscitò il vespaio: il malanno se
+l'abbia lui.</p>
+
+<p>&mdash;Con la vostra permissione, mio nobile padre, sclama Boemendo,
+vorrei manifestare il mio avviso.</p>
+
+<p>Roberto lo riguarda fittamente quasi volesse scandagliarlo
+nell'anima, poi dice:</p>
+
+<p>&mdash;Favella pure.</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a id="page63" name="page63"></a>(p. 63)</span> Boemondo riprende:</p>
+
+<p>&mdash;Vi dimando perdono, signore, se la mia poca sperienza mi allontana
+dal vostro consiglio. Il guerriero non numera i nemici che deve
+combattere, come l'ebreo i pezzi d'oro che presta. L'opera del
+calcolo non è più l'opera del valore. Il valore sta dove il periglio
+è maggiore, dove si frappongono gli ostacoli; e fatto di cavaliere
+non è sicuro coi cento rompere i dieci. Ma se noi soli, noi, figli di
+una nazione che ha soggiogata l'Europa, andremo in piccolo e risoluto
+drappello ad urtare l'enorme massa di combattenti accalcata su papa
+Gregorio, allora il nostro nome sarà distinto nei volumi delle
+cronache, ed i trecento delle Termopili non saranno più soli.</p>
+
+<p>&mdash;Nobile giovane! sclama il romeo di voce commossa e diversa affatto
+da quella con cui aveva favellato sino allora.</p>
+
+<p>E faceva già un passo verso di lui per abbracciarlo, allorchè vede
+Sigelgaita, la quale fino a quel momento lo aveva considerato
+con un'attenzione come se avesse voluto divorarlo, la vide quasi
+all'insaputa sua sollevarsi dal seggio. E' si arresta. E Sigelgaita,
+dopo alquanto di silenzio, osserva ghignando:</p>
+
+<p>&mdash;Chi direbbe che tanto entusiasmo si annicchiasse in un romeo che mi
+ha l'aspetto e la voce di una femmina?</p>
+
+<p>&mdash;Perdono, madonna, la voce e l'aspetto lo <span class="pagenum"><a id="page64" name="page64"></a>(p. 64)</span> dà Iddio: che può
+fare l'uomo se ha la disgrazia di altrui dispiacere?</p>
+
+<p>&mdash;Proprio così, bel santo! E non è già Iddio che s'incolpa se l'uomo,
+per ostentare venustà femminile, si taglia i peli del volto, e la
+donna, per correr libere venture, assume abito virile.</p>
+
+<p>Il romeo resta colpito dalle parole di Sigelgaita, e fisando il
+suo occhio sereno sovra di lei, che torva ed irata lo contemplava,
+soggiunge:</p>
+
+<p>&mdash;Mi avveggo, madonna, che ho avuta la sfortuna di esserle
+malgradito. Mi lusinga però la persuasione che ciò non sia per
+effetto del mio messaggio; perchè chi non sa quanto la duchessa
+Sigelgaita agogni perigli di guerra ed azioni generose, in cui
+raccoglie sempre la corona dei forti? Ardisco perciò supplicare ancor
+lei, che voglia persuadere il suo nobile sposo recarsi a soccorso del
+pontefice.</p>
+
+<p>&mdash;Che ti affoghi la peste, mariuolo di pellegrino! scoppia Rolando
+che or rosso, or verde nel sembiante si era a mala pena contenuto
+fino a quel punto. Che domine affastelli tu, con codesti guaiti da
+sgualdrina, di pontefice e di Gregorio? Per la santa luce di Dio! il
+pontefice è Clemente, e mi sento prurito di strozzare chiunque voglia
+venirmi a cantare altra solfa. M'intendi? Ed a dire che ho raccolto
+con me nella galea quel bel mobile di un tisico!</p>
+
+<p>&mdash;Messer legato, voi mi fate ingiuria indebitamente, ed io affido
+a Dio la cura di dimandarvene <span class="pagenum"><a id="page65" name="page65"></a>(p. 65)</span> conto. Voi avete esposto il
+messaggio del vostro padrone, ed io mi sono taciuto, perchè ciò mi
+conveniva. Non so perchè però voi sorgiate ad insultarmi quando io
+prego di porgere ascolto alle instanze dello sventurato Gregorio. Se
+non il riguardo di me, messere, perchè pei vinti non v'han riguardi,
+dovevate rattenervi per quella nobile dama, e per questo giovane, che
+è nell'età di apprendere azioni civili e generose.</p>
+
+<p>Rolando stava lì per rispondere, ma Roberto gli taglia la parola,
+tanto più che ferocemente vedeva accigliare il suo figliuol Boemondo,
+e soggiunge:</p>
+
+<p>&mdash;Signori, abbiamo udito le proposte di ambo i pontefici, ed in
+che modo essi intendano valersi dell'opera nostra. Prima di darvi
+risposta e' ci è d'uopo riflettere alle condizioni in cui ci
+troviamo, e ciò che a noi convenga di fare. Udremo ancora i nostri
+fedeli, e domani sì voi, ser romeo, che voi, messer Rolando, saprete
+il partito a cui saremo per appigliarci.</p>
+
+<p>&mdash;Voi farete il vostro piacimento, monsignore, risponde Rolando, e
+vi atterrete a quel consiglio che stimerete il migliore. Però gli
+è bene che abbiate presente, la parte di Clemente esser quella di
+tutta Europa, e che i scarsi e mal sofferti proseliti di Gregorio
+tornano esosi ad ognuno come il loro capo. Vi rammenterete inoltre
+che l'obbedienza cui giurerete a Clemente è garante delle grazie
+che troverete presso di Enrico, e <span class="pagenum"><a id="page66" name="page66"></a>(p. 66)</span> delle quali, se mal non
+mi avviso, avete pur d'uopo; imperciocchè questi è in Italia ed
+alla testa di armata potente, e voi, mentre battagliate in paesi
+stranieri, lasciaste sguarniti e poco difesi gli stati di Puglia e
+di Calabria. Voi siete prudente ed avveduto, monsignore; le troppe
+parole tornano inutili.</p>
+
+<p>&mdash;Mercè dunque della pena che vi prendete di dirle, messer legato,
+risponde Roberto crollando il capo bruscamente. Le considerazioni
+che dovremo fare ben sappiamo. Voi tentate d'intimidirci con codesto
+prospetto, ma perciò appunto c'indurreste a correre dal lato
+opposto, perocchè noi amiamo andar mai sempre contro l'opinione e
+l'aspettativa d'altrui. Nondimeno, a domani, messer legato.</p>
+
+<p>&mdash;Ed io, monsignore, soggiunge il romeo, mi rassegno innanzi al
+voto che sarete per profferire. Alla perfine, se tutti gli uomini
+abbandoneranno lo sventurato sacerdote, lo proteggerà Iddio che suol
+farsi compagno degli oppressi. Tra le sue disgrazie avrà sofferta
+ancora l'onta del rifiuto, ed il disinganno di aver pensato generoso
+il nemico. Temistocle non avrà trovato il suo Serse.</p>
+
+<p>&mdash;Ser pellegrino, lo rabbuffa Roberto, Gregorio VII, creatura
+orgogliosa che giammai avventurò nè parole nè opere, sapeva meglio di
+voi a qual uomo si dirigeva. Andate, ed a domani.</p>
+
+<p>E sì dicendo si alzava, ed i messi, inchinandolo, uscivano.</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a id="page67" name="page67"></a>(p. 67)</span> Dopo un poco di silenzio, Sigelgaita fissa gli sguardi su
+Roberto e dimanda:</p>
+
+<p>&mdash;Messer duca, non conoscereste voi per avventura quel romeo?</p>
+
+<p>Roberto resta sorpreso della dimanda, ed a sua volta considera la
+faccia di sua moglie fatta pallida. Poi, freddo freddo, risponde:</p>
+
+<p>&mdash;No.</p>
+
+<p>Sigelgaita piega gli occhi, e senza dir motto, esce.</p>
+
+<h3><span class="pagenum"><a id="page68" name="page68"></a>(p. 68)</span> VI.</h3>
+
+<div class="entete">
+<p class="poem20">
+ Ben ai omais qeu sospir, e qeu plaigna<br>
+<span class="add1em">Qab parc lo cor non part, qan me recort</span><br>
+<span class="add1em">Del bel solaz, del ioi e del deport.</span></p>
+
+<p class="authorsc">Periol D'alvernia.</p>
+</div>
+
+<p>La notte era inoltrata, tutti nel castello dormivano. Solo il romeo
+percorreva a lento passo la sua camera, soffermandosi di tratto in
+tratto avanti la finestra per contemplare il tacito corso della luna,
+ed il luccicare della marina. Egli aveva gittato il capperuccio
+dietro le spalle e piegate le braccia sul petto. La luna gli
+rischiarava il sembiante che, contornato dal nero abito, appariva
+più pallido ancora. Gli occhi scintillavano, avvegnachè in quel
+placido meditare della notte languidi e velati dovessero mostrarsi.
+Egli attendeva qualcuno perchè ogni più tenue susurro la scuoteva
+di un sussulto, perchè non distoglieva gli sguardi dal cielo se non
+per guardare all'uscio che si aprisse. In effetti non passò guari
+ed udì lieve rumore, e la porta si schiuse. Egli corre verso l'uomo
+ravviluppato nella bianca cappa, il quale <span class="pagenum"><a id="page69" name="page69"></a>(p. 69)</span> lento alla sua
+volta andava, e tendendogli le braccia al collo sdama:</p>
+
+<p>&mdash;Boemondo!</p>
+
+<p>Colui si svolge dal manto, e gittandoselo dietro ai reni in una col
+berretto, risponde:</p>
+
+<p>&mdash;Non è desso, Alberada.</p>
+
+<p>&mdash;Monsignore! grida questa, perchè il romeo era appunto Alberada: e
+tirandosi un passo dietro soggiunge: Monsignore, che cercate qui, a
+quest'ora? Io aspettava mio figlio.</p>
+
+<p>&mdash;Egli verrà pure, Alberada, risponde Roberto lentamente, ma deh! non
+ti rincresca che anch'io goda un'altra volta la delizia di parlarti
+liberamente, e dimandarti perdono dell'onta che ti feci.</p>
+
+<p>&mdash;Voi non avete bisogno di dimandar perdono, sclama Alberada commossa
+nella voce, io non vi ho mai odiato, nè mai chiesi vendetta. Iddio mi
+aveva destinata a percorrere una via di triboli; la sua volontà si è
+compiuta. Cessate dunque dal dimandarmi mercè. La colpa non è vostra.</p>
+
+<p>&mdash;Io fui un forsennato, Alberada, prosegue Roberto, la gelosia mi
+tolse la ragione. Io ti aveva amata come niuna donna ho saputo di poi
+amare di più. Andava sicuro che il tuo cuore non avesse mai palpitato
+per altr'uomo che per tuo padre e per me, che il tuo pensiero non
+si fosse rivolto che a Dio ed allo sposo. Sapere invece che diverso
+affetto ti riscaldava, udirlo d'altrui quasi per celia, così, come si
+racconta di Ginevra e di <span class="pagenum"><a id="page70" name="page70"></a>(p. 70)</span> Lancillotto nelle veglie d'inverno,
+udir che invita ti recasti al mio talamo, e che era passione per
+incognito abbietto che ti stendeva nel sembiante quel velo di
+mestizia e ti faceva trascorrere lugubri giorni! Ah! Alberada, se mai
+non ti avessi amata, o debolmente, avrei allora posto a scrutinio il
+fatale racconto dell'abate di Cluny, meditato sulla tua condotta, e
+non ti avrei vituperata di un ripudio. Ma io bruciava del tuo amore;
+io faceva eco a tutti i baroni che si dicevano: niuno è lieto di più
+bella e virtuosa consorte come il Guiscardo! Mi credetti tradito,
+e preso da impeto insano, nel punto stesso mandai per altra sposa,
+seguii il messo, aggiustai le nozze, e travagliato da disperazione,
+da ansietà infernale, da amore, da gelosia, da tutte le passioni
+che possono far misero un uomo, escogitai la vendetta, ti feci
+preparare le feste per la novella sposa, e nell'ebrietà del convito
+ti gittai sul volto il ripudio.... Dio mi ha punito, Alberada, Dio
+mi ha severamente punito. Perdonami e compiangimi tu pure, o se nol
+puoi, almeno non disprezzarmi.</p>
+
+<p>&mdash;Disprezzarti, Roberto, prorompe Alberada, e due lagrime lucide
+e lente le solcano le gote, ed hai potuto pensarlo mai! Io non ti
+ho apposto a colpa che tu m'abbi allontanata da te, perchè vado
+convinta, in terra non muoversi stelo che a Dio non piaccia. Compresi
+fin da prima che un'allucinazione ti aveva turbata la mente, <span class="pagenum"><a id="page71" name="page71"></a>(p. 71)</span>
+e desiderai questo momento di colloquio per giustificarmi teco. Ora
+tu mi dici che sei sicuro di mia innocenza; ed io ti ringrazio che mi
+abbi così tornati tranquilli i poveri e vedovi dì che mi restano a
+vivere. La mia missione quaggiù fu di abnegazione. Mi sono rassegnata
+da lungo tempo alla parte che Iddio mi ha destinata. Solo che ti
+sappi felice appieno nel tuo domestico focolaio...! Ma a pochi,
+o Roberto, è stata concessa la santa facoltà di amare; e questi
+predestinati sono infelici.</p>
+
+<p>&mdash;Sì, Alberada, a pochi fu concessa la virtù di amare con quella
+pienezza che mi hai amato tu. Ma quei giorni sono svaniti coi sogni
+della giovinezza. Se sapessi però che cosa ti potrebbe rendere
+contenta la vita per l'avvenire....</p>
+
+<p>&mdash;Il mio avvenire, Roberto, è scritto da lungo tempo. Quando mi
+discacciasti da te a Melfi io mi ricovrai in un monistero di
+benedettine a Grotta Minarda, e di là mi sottrasse con violenza
+Guiberto, sì che fui costretta a tormelo sposo. Egli mi amò
+sinceramente, ed anche io per riconoscenza l'amai; ma di quell'amore
+che sfiora il cuore, come fa la brezza della sera passando sugli
+aranceti da cui lambisce uno sprazzo di odori; di quella passione
+calma e rassegnata che sa di stanchezza, che cerca tranquillità e
+riposo. E lo confesso ben essermi violentata a riamarlo meglio per
+corrispondere a quella specie di frenesia con che egli mi amava. Ma
+nol potei, perchè <span class="pagenum"><a id="page72" name="page72"></a>(p. 72)</span> una volta sola si ama nella vita, ed un
+uomo&mdash;e fuori di quello ogni nuovo affetto è languido falso. A lui
+mi tolse il fratel suo Ildebrando, che mi tenne chiusa tanti anni
+nel fondo della mole di Adriano per divellermi da ogni tenerezza di
+questa terra, e rivolgermi interamente a Dio.</p>
+
+<p>&mdash;Scellerato! sclama Roberto.</p>
+
+<p>&mdash;No, allucinato, risponde Alberada. Ho consumata dunque tutta
+l'ostica tazza che aveva avuta a sorbire! Ora la mia posizione è
+terribile. Quegli che adesso è mio marito si arma contro il fratel
+suo che è l'inimico mio, colui che Iddio ci comanda di perdonare e
+di amare. Io ho perdonato a Gregorio VII. Io mi sono intenerita alla
+sua sorte da tanta altezza precipitato. Ho veduto il fiero vecchio
+deciso a morire di stento, ma saldo e altieramente nobile, con
+quella grandezza di convinzione che Iddio suol concedere solamente
+ai suoi eletti. Gli ho promesso che sarei venuta ad implorare il
+tuo aiuto, Roberto. Io non voglio che tu opprima l'uno per l'altro,
+che ti dichiari contro uno dei due fratelli; mai no. Sarei ingrata,
+sarei vituperevole. Voglio che ti rechi a Roma ad udire le ragioni
+di entrambi, e metta pace fra loro. È opera di carità che chieggo
+da te più che opera di valore. Mi appello in te più al cristiano ed
+al cavaliere che al guerriero. Non negarmi la grazia di questa tua
+temuta mediazione. Tu solo puoi stabilire l'equilibrio nelle cose
+dell'Impero e della Chiesa, e portare la pace in <span class="pagenum"><a id="page73" name="page73"></a>(p. 73)</span> questa
+desolata Italia. Indi cercherò un chiostro dove morire dimenticata,
+e spero nella misericordia di Nostradonna dei sette dolori che
+lungamente non mi voglia lasciare allo spasimo di questa vita. Mi
+sento stanca, ho bisogno di riposo.</p>
+
+<p>&mdash;Alberada! e non speri tu dunque giorni migliori?</p>
+
+<p>&mdash;No, Roberto, perchè io non potrei più godere senza far misero
+altrui; perchè i giorni dell'illusione sono sepolti con quelli della
+giovinezza. Sol che sappia avventurosi te e Guiberto; sol che sappia
+felice il mio figliuolo Boemondo, la gemma dei miei pensieri! io non
+desidero di più. Il mondo mi ha maltrattata; perchè ambire rimanerci
+più lungamente? E poi, o Roberto, col lungo soffrire tutto acquista
+una tinta squallida, come l'itterico vede giallo ogni oggetto.
+Consolami dunque di quest'ultima gioia; fa che ritorni la pace tra i
+due fratelli, tra i quali mi ha gittato fatale destino a cui presento
+dover soggiacere; e poi che io muoia, perchè sento di restare inutile
+ed arida sulla terra.</p>
+
+<p>&mdash;Io verrò a Roma, Alberada, ed il tuo volere sarà pago. Tu però non
+andrai incontro alla sconfortata solitudine che ti minacci. Vi è
+ancora sulla terra qualcuno che ti ama col delirio dei venti anni,
+che non trascorre giorno senza consacrarti un pensiero, talvolta una
+lagrima, cui Iddio accetterà in iscomputo della sua colpa. Tu <span class="pagenum"><a id="page74" name="page74"></a>(p. 74)</span>
+hai ancora un figlio, un generoso e prode giovane cui sovente ho
+veduto lagrimare di furto dove occorse favellare di te. Tu hai amici
+ancora, hai il novello tuo sposo Clemente III, che perciò solamente
+mi sentirei inclinato a favorire. E costui, e noi tutti che non
+faremmo per te? Tu devi essere assolutamente una santa, Alberada,
+che non covi odio contro Ildebrando, e vuoi a lui tornare angelo
+di conforto e di speranza! Iddio non ti lascerà sconsolata. Tu non
+andrai a seppellirti in un chiostro a finirvi oscura e solitaria una
+vita sì nobilmente spesa!</p>
+
+<p>&mdash;La mia sorte è decisa, Roberto. Se io fossi stata destinata alla
+gioia, Iddio non me l'avrebbe interrotta nel più bel punto che
+la teneva. Le mie condizioni peggiorano ogni giorno; mettiamoci
+un ostacolo. Soffrirò un supplizio di cuore, ma i fatti crudeli
+di coloro che per vincoli santi di amore a me si attengono non
+giungeranno fino alla mia solitudine. Tiriamo quindi un velo sul
+passato, e diamoci addio qui.</p>
+
+<p>&mdash;Alberada, non distruggermi ogni illusione dell'avvenire, sclama
+Roberto con entusiasmo, prendendole le mani. Io gemo sotto terribile
+giogo: io non conosco più un'ora di sonno tranquillo: la mia vita
+è un martirio di cui tu non puoi avere idea. Iddio creò la donna
+perchè fosse all'uomo angelo di conforto e di pace; ed io.... ah!
+no, Alberada, non rompermi il fascino incantato che mi fa vivere e
+palpitare nel futuro.</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a id="page75" name="page75"></a>(p. 75)</span> E sì favellando Roberto si stringerà sul cuore le mani di
+Alberada, allorchè questa, ad un rumore verso l'uscio, vi volge gli
+occhi, e sotto l'arco di quello, al debole chiarore della luna, vede
+come una fantasima nera, che, alta, ritta, immobile contemplava, e da
+lungo tempo forse! quel gruppo che inconsiderato discorreva di altri
+tempi, immemore del presente e delle rispettive loro condizioni.
+Alberada gitta un grido, e Roberto, drizzato anch'egli lo sguardo
+a quella parte e scorta la fredda figura che non faceva atto di
+muoversi o di parlare, le va incontro e dimanda:</p>
+
+<p>&mdash;Chi sei tu dunque, che osi ribaldamente avvicinarti a queste
+stanze, a quest'ora?</p>
+
+<p>La fantasima si svolge lentamente dal manto che la circondava, si
+alza la tocca che le calava sulla fronte, e senza dir parola si fa
+conoscere. Roberto si ritrae in dietro di un passo, e, non sapendo
+che si facesse, porta la mano al fianco per cercarvi il pugnale, e
+pieno di stizza grida:</p>
+
+<p>&mdash;Alla croce di Cristo, madonna! chi ti ha dunque fatta tanto ardita
+di spiare i passi del tuo consorte?</p>
+
+<p>La duchessa Sigelgaita, che ella stessa era il fantasima, non
+risponde, e raccogliendosi lentamente il mantello attorno la persona,
+e tirandosi di nuovo la tocca sulla fronte, sta un istante a
+considerare di occhio freddo ed immobile come quello dell'estatico la
+coppia infelice, poi piega a terra lo sguardo, volge loro le spalle e
+parte.</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a id="page76" name="page76"></a>(p. 76)</span> Lungo silenzio successe alla sparizione della duchessa.
+Alberada tremava tutta di spavento, Roberto di rabbia. Infine
+Alberada balbetta:</p>
+
+<p>&mdash;Guai, Roberto, ella ha udito tutto! Quale terribile donna abbiamo
+offesa.</p>
+
+<p>E sì dicendo mezzo svenuta si lascia cadere sur una sedia. Roberto
+non risponde, ed affidatala a Boemondo, che entrava in quel punto,
+esce dalla stanza.</p>
+
+<p>Lungo, tenero, straziante fu il colloquio della madre e del figlio.
+Si dissero cento cose, si fecero cento promesse; e d'allora forse il
+carattere di Boemondo acquistò quell'aria di fredda durezza e quella
+sterilità di cuore che dimostrò di poi, come condottiero nella prima
+crociata e come principe di Antiochia. L'alba li divise.... per
+sempre; che due strade opposte dovevano percorrere gli sventurati.</p>
+
+<p>Al domani, i due legati si presentarono a Roberto nel salone dove
+soleva tener corte, e quivi fu loro fatto sapere che ei si sarebbe
+recato a Roma per decidere la questione dei due pontefici. Rolando
+comprese subito, dall'aria contegnosa del duca, che questi pendeva
+per Gregorio e che verso Roma muoveva a danno di Clemente. Onde,
+assumendo modi e parole che al suo carattere di soldato, di legato e
+di uomo franco ed ardimentoso addicevansi, intíma la guerra a Roberto
+e parte. Nell'uscire, la duchessa Sigelgaita, che la sua ardita
+intimazione aveva udita, gli si fa incontro e gli susurra:</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a id="page77" name="page77"></a>(p. 77)</span> &mdash;Messer legato, raccomandatemi alle benedizioni di papa
+Clemente.</p>
+
+<p>Rolando la stette a guardare attento per comprender netto il
+significato di quelle parole, poi si accosta alla duchessa e le
+mormora all'orecchio alcune frasi. La duchessa l'ode, poi risponde:</p>
+
+<p>&mdash;A Roma dunque, messer Rolando.</p>
+
+<p>Alberada, imbarcata sopra una galea del Guiscardo, partì anch'essa,
+confortata di speranze per Gregorio, per Roberto trepidante. Vedremo.</p>
+
+<h3><span class="pagenum"><a id="page78" name="page78"></a>(p. 78)</span> VII.</h3>
+
+<div class="entete">
+<p class="poem20">
+ Ya sabeis, vasallos mios<br>
+<span class="add1em">que habrá dos meses y medio</span><br>
+<span class="add1em">que el Turco puso à Viena</span><br>
+<span class="add1em">con sus tropas el asedio,</span><br>
+<span class="add1em">y que para resistirle</span><br>
+<span class="add1em">unimos nuestros denuedos.</span><br>
+<span class="add1em">Ben conozco que la falta</span><br>
+<span class="add1em">del necesario alimento</span><br>
+<span class="add1em">ha sido tal que rendido</span><br>
+<span class="add1em">de la hambre à los esfuerzos,</span><br>
+<span class="add1em">hemos comido ratones,</span><br>
+<span class="add1em">sapos, y sucios insectos.</span></p>
+
+<p class="author"><span class="smcap">Moratin</span>&mdash;<i>El cafè</i>.</p>
+</div>
+
+<p>L'arcivescovo di Ravenna, perchè noi seguiremo a chiamarlo così
+malgrado la sua sacra pontificia, l'arcivescovo ebbe a darsi a tutti
+i diavoli quando udì che Roberto Guiscardo, lungi dal giurargli
+divozione, mandava pel suo legato Rolando ad intimargli la guerra.
+L'imperatore Enrico era in Lombardia, ma il nerbo dell'esercito
+stanziava a Roma e nel paese circonstante. Con tutta fretta dunque
+Guiberto fortifica la città, ripara il guasto <span class="pagenum"><a id="page79" name="page79"></a>(p. 79)</span> delle mura
+e delle torri, e di blocco più fitto stringe castel Sant'Angelo.
+Egli imbizzarriva, come ridotta allo stremo di tutto, non per anco
+quella rocca si fosse resa. Ed in vero il senato ed il console,
+per aderirgli, avevano fatto intimare al loro castellano Oddo
+che sgombrasse la fortezza e si constituisse prigione. Però, in
+segreto, ei lo sollecitavano a mantenersi fedele, a tenersi fermo di
+dentro, perchè le cose non ancora essendosi ben consolidate, Castel
+Sant'Angelo e' consideravano quale estremo rifugio pel patriziato e
+per coloro che rappresentavano il reggimento civile di Roma&mdash;vale a
+dire console, tribuni e capitani della milizia cittadina. Oddo li
+ubbidì.</p>
+
+<p>Non appena uscita Alberada dal castello, Oddo aveva fatto cadere
+un verrettone con pergamena tra le penne in mezzo ai soldati
+dell'imperatore. In quella pergamena e' scriveva, che un mese ancora
+il pontefice dimandava fosse rispettato il castello, e fornito
+ciascun giorno di scorte; il qual termine elasso, prometteva uscirne,
+rinunziare alla sede di Pietro, Enrico assolvere dalle censure,
+Clemente III riconoscere, perdonar tutti, ed andare a rinserrarsi nel
+suo prediletto soggiorno del monistero di Cluny. Veramente non gli
+si prestò ampia fiducia. Però vedendo l'impossibilità di togliere
+così presto d'assedio la piazza, e volendo sempre più giustificare la
+nobiltà di sua condotta innanzi al popolo romano, cui ambiva tornarsi
+divoto affatto, firmò i patti posti dal pontefice e partì.</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a id="page80" name="page80"></a>(p. 80)</span> Il suo luogotenente Guiberto non seguì a puntino gli articoli
+del trattato. Scarsamente ogni tre dì faceva, col ministero di una
+corda, arrivar provigioni agli assediati, e, quasi per burla, due
+volte fece simulacro di scalar la fortezza. Ma quei di dentro, sempre
+all'erta, precipitarono dalle scale gli assalitori. Infrattanto lo
+spirare del mese approssimava e di Alberada nulla si sapeva.</p>
+
+<p>Terminò infine, e novella alcuna non se ne ebbe. Allora Guiberto
+mandò parlamentario alla rocca perchè mantenessero il trattato.
+Erano stretti dalla parola e dalle circostanze; ma Oddo sperava
+ancora. Rispose perciò: il pontefice infermare gravemente; nulla
+ei per sè poter decidere; quegli non trovarsi in istato di essere
+consultato; dimandare ancora dieci giorni di tempo, compiuti i quali
+immancabilmente avrebbero sgombrato il castello. L'arcivescovo
+strabiliò. Concesse però gli altri dieci giorni, e significò loro
+che, non avendo gl'infermi d'uopo di cibo, si sarebbe astenuto
+fornirne. Bloccò intanto più strettamente il forte; nè restò dal
+tentar mezzi per sorprenderlo.</p>
+
+<p>I governatori di Roma, e meglio ch'essi Gisulfo, il quale,
+riconciliato col papa, dentro Roma incognito e povero aveva vissuto
+un resto di anni vituperati, subornarono le sentinelle, e provvidero
+il castello per alquanti dì. Ma in fine una notte Gisulfo fu
+sorpreso da Rolando, e trascinato nel fondo di cieca muda disfatto
+miseramente. <span class="pagenum"><a id="page81" name="page81"></a>(p. 81)</span> Per alcune sere si vide ancora un lume di
+segnale sui baluardi; poi una mattina bianco vessillo vi sventolò.</p>
+
+<p>Si rendevano.</p>
+
+<p>Ildebrando, Oddo, il presidio erano restati due giorni digiuni
+compiutamente, ma nè l'uno nè l'altro aveva proferito verbo; i
+soldati non avean mosso lamento. Il conte nel suo cuore impietosiva
+del vecchio pontefice, questi del fedel castellano. Nullameno niuno
+dei due parlava di arrendersi. Gregorio, perchè sapeva di qual tempra
+fosse Oddo, il quale cento volte si sarebbe prima lasciato morir di
+fame anzi che cedere la piazza; Oddo, perchè immaginava qual crudele
+sorte avrebbe incontrato il pontefice se si rendesse. Con terrore
+però ciascuno mirava sul volto dell'altro i segni spaventevoli
+della fame. Non erano uomini da lagrimare, ma visibile si leggevano
+scambievolmente sul sembiante la commozione, pensando a qual fine di
+gran passo tutti procedessero. Nessuno dei due si sovveniva neppure
+del presidio! Eran vassalli: dunque, carne a dolore, carne a morte.
+Una mattina infine Oddo tolse dal suo scudo le guigge di cuoio, e
+dopo averle fatte bollire lungamente, sopra un tagliere di legno andò
+a presentarle con una divina semplicità a Gregorio. Egli non proferì
+parola: Gregorio gli fissò sul volto gli occhi lucidi per una lagrima
+che vi si stese, e dopo averlo un tratto contemplato, si alza da
+sedere e gli stringe la mano <span class="pagenum"><a id="page82" name="page82"></a>(p. 82)</span> tremante. Tutti e due stettero
+un pezzo avvinti così, poi Oddo, ritirando la sua ed asciugandosi una
+lagrima che placida gli solcava lo smunto volto:</p>
+
+<p>&mdash;Mi porti il diavolo! proruppe, se aveva mai pianto in vita mia dal
+dì che andarono a seppellire quella povera vecchia di mia madre, che
+il cielo abbia in gloria!</p>
+
+<p>Gregorio si torna a sedere lentamente, poi mormora:</p>
+
+<p>&mdash;Ella non torna più!</p>
+
+<p>&mdash;Che il diavolo si porti ancor lei, scoppia il ruvido castellano.
+Già è una femmina; e noi fummo ben due pazzi che le prestammo tanta
+fiducia. E quel gramo di Gisulfo?</p>
+
+<p>&mdash;Ma! l'avranno scoperto nell'ufficio pietoso di soccorrerci, e
+l'avran fatto freddo. Iddio abbia pietà dell'anima sua!</p>
+
+<p>&mdash;Amen, risponde il castellano. Sarebbe però meglio se avesse pietà
+di noi, perchè già.... ma mangiatevi almeno codesti correggiuoli.
+Non è un lauto desinare, lo comprendo ancor io; però il diavolo mi
+soffochi...! perdono, santo padre, sa! è la cattiva abitudine. Sicchè
+io vi diceva che con queste liste di cuoio potrete almeno sostenervi
+qualche altro dì: poi si vedrà.</p>
+
+<p>&mdash;Mangiateli voi, Oddo, se codesta roba è ancora buona a qualche
+cosa, insiste Gregorio; fateli mangiare a questi poveri disgraziati
+di soldati. Io mi sento tuttavia in forze. Ed infine, gli <span class="pagenum"><a id="page83" name="page83"></a>(p. 83)</span> è
+meglio che vi sosteniate voi per difender la rocca, perchè già per me
+non giova più.</p>
+
+<p>&mdash;Noi, noi...! che dobbiamo fare della vita noi? Abbiam pure da
+pensare ad un mondo noi? Abbiam pure una cristianità sulle spalle
+noi, una cristianità a cui bisogna conservarsi, e mostrarsi saldo
+onde non farvi penetrar l'eresia, l'ateismo, l'arianismo e che so io?
+Andiamo, mangiate in nome del diavolo! chè per noi siamo avvezzi a
+codeste carezze del nemico. E poi, se la fame ci tira pei capelli,
+daremo di mano ai sandali, ci tranguggeremo un pezzo del giacco di
+bufalo; rosicchieremo un pezzo di teniere di balestra o un pezzo di
+mattone.... pensate a voi. Credete che domani vi riuscirà poi facile
+mandar giù questa diavoleria! Lo stomaco si chiude, e buon viaggio a
+chi parte. Io so come vanno queste faccende.</p>
+
+<p>&mdash;Ma no, vi dico, mangiateli voi. Io medito sopra un passo del
+Vangelo: <i>l'uomo non vive solamente di pane, ma di ogni parola che
+procede dalla bocca di Dio</i>.</p>
+
+<p>Oddo si gratta il capo, e dopo un momento di silenzio, soggiunge:</p>
+
+<p>&mdash;Sentite a me, pontefice, farete poi il commento a codesto bel
+passo; ma per ora contentatevi di mangiare queste guigge di cuoio
+comunque esse siano. Vi ripeto che domani nol potreste più. Se vi
+vedeste nel volto!... Io non voglio con ciò farvi paura, nè voi siete
+quel tale che ne avrete mai. Ma udite un mio consiglio. Voi avete
+<span class="pagenum"><a id="page84" name="page84"></a>(p. 84)</span> bisogno di sostentamento perchè siete più vecchio di noi,
+e meno uso a questi regali delle guerre. Mi ricordo che al blocco
+di Pavia quei cani di Milanesi ci fecero stare... non so più quanti
+giorni digiuni. Figuratevi! Io aveva allora venti anni, ed era
+ridotto che il peso del pugnale mi gravava. Sa Dio poi cosa ebbero
+a fare per ristorare quei che sopravanzarono alla resa, chè già
+parecchi se l'erano colta per l'altro mondo. Dunque...</p>
+
+<p>&mdash;Ma infine, Oddo, l'affare non può durare così, sclama Gregorio
+crollando la testa. Io son deciso: domani mi arrenderò.</p>
+
+<p>&mdash;Avete detto, beato padre?...</p>
+
+<p>&mdash;Che domani mi arrenderò. Già io non parlo di voi, che anzi metterò
+per patto alla mia dedizione che voi veniate rispettati e provveduti
+di viveri, finchè il pieno volere del popolo e del senato romano
+non vi ordini davvero di sbrattare il castello. Son sicuro che non
+vorranno fare difficoltà, perchè una volta che mi abbiano avuto nelle
+mani tutto cangia. Sa Iddio se non mi sarei volentieri lasciato
+morire di fame qui... Ma trascinarvi alla perdizione con me!... Qual
+colpa avete voi, uomini generosi, che dobbiate soffrir tanto? Eppure
+se avessimo potuto reggere ancora una settimana o due, chi sa? Io
+spero ancora in Alberada. Forse avrò torto, ma...</p>
+
+<p>&mdash;Uhm! santo padre, voi non conoscete mica l'umor delle femmine.
+Sono come quel famoso corvo dell'arca di monsignor Noè. Figuratevi
+mo <span class="pagenum"><a id="page85" name="page85"></a>(p. 85)</span> che ella voglia pensar più a due poveri vecchi papari,
+dei quali alla fin dei conti non ha poi tanto a lodarsi, e pensarvi
+quando, dopo non so quanti anni di prigionia, si trova libera, vicino
+ad un figlio e ad una mezza dozzina di mariti, con la volontà e la
+potenza di vendicarsi, senza forse saper che fare o poter nulla fare
+per giovarci... Bah! Il mondo dovrebbe esser cambiato d'assai, ed
+il diavolo dovrebbe fare ogni mattina la comunione, perchè colei si
+curasse ancora di noi. Ed io che le aveva posto amore come a figlia!
+Ma alla fin fine, ella ha altri doveri che la stringono più da
+presso, e non può tradir l'antipapa, che l'è marito, per noi che le
+siamo prossimo, e cattivo prossimo.</p>
+
+<p>&mdash;È vero, mormora Gregorio dopo avere alquanto riflettuto. Perciò
+appunto domani mi arrenderò. D'altronde, io non so poi da chi possa
+aspettar sussidii. D'oltremonti no; perchè i Lombardi e gl'imperiali
+guardano le chiuse: d'oltremare potrebbe soccorrermi Guglielmo il
+<i>Conquistatore</i> dall'Inghilterra; ma colui si è spiegato chiaro
+che non vuol saperne delle cose della Chiesa, perchè ama meglio
+consolidare il fatto suo. Vi sarebbe il Guiscardo da Grecia; ma
+anch'egli ha colà i suoi guai&mdash;e poi col Guiscardo siamo a tali
+termini che, a quest'ora, già contro di noi avrà patteggiato con
+Enrico, e forse verrà sopra Roma a danno nostro. Sicchè non saprei
+come Alberada possa fare per porgerci <span class="pagenum"><a id="page86" name="page86"></a>(p. 86)</span> aiuti&mdash;a meno che
+non volesse ricordare l'esempio di Stefania, la moglie di quello
+sventurato Crescenzio che ha lasciato il suo immortale nome a questa
+fortezza. Convinciamoci dunque, messer conte, che noi siamo ben folli
+a sperare, come tutti coloro che sperano altrove fuori di Dio; e
+rassegniamoci al nostro destino. Domani alzeremo bandiera bianca.</p>
+
+<p>&mdash;Siete un famoso uomo se in questo stato di cose, beato padre,
+conservate ancora la voglia di scherzare, dice Oddo incrociando le
+mani sul petto e componendo la ciera ad alcun che di ironico.. Resa!
+resa? Se voi favellate da senno, bisogna dire che la fame vi abbia
+indebolito il giudizio. Voi lo avete detto che io non posso rendermi,
+perchè tengo il forte pel popolo e pel senato romano, ed ancora da
+costoro non mi è venuto ordine di dedizione. Voi poi, quanto a voi
+non dovreste neppure sognarlo per ombra, perchè, mi porti il diavolo!
+se quei bravi figliuoli di laggiù non vi taglieranno a ghiado appena
+vi terranno nelle mani. Così che parmi che valga meglio morire
+nobilmente qui, e morire martiri, anzi che andarsi a ficcare in mano
+a quei demonii come un becco che s'incammina al macello.</p>
+
+<p>&mdash;Ho resistito quanto ho potuto, Oddo, risponde Gregorio gittando un
+sospiro: sono giustificato innanzi al mondo. Ora debbo pensare a Dio,
+e Dio proibisce l'omicidio&mdash;cosa che <span class="pagenum"><a id="page87" name="page87"></a>(p. 87)</span> io farei se, restando
+più lungamente qui, rimorchiassi anche voi altri nella mia ruina. Dio
+proibisce il suicidio. Mi uccidano essi.</p>
+
+<p>&mdash;Ed avete dunque deciso?</p>
+
+<p>&mdash;Domani di darmi a discrezione.</p>
+
+<p>Oddo si siede con un moto di disgusto e mirando in volto Gregorio, e
+tentennando il capo, brontola:</p>
+
+<p>&mdash;Udite me, pontefice, perchè la ragione non mi vacilla ancora. Il
+partito a cui volete appigliarvi è estremo, e comprendo anch'io che
+un giorno l'altro io stesso debba fare questa pazzia; non già per me,
+vedete, perchè per me non curo la vita meglio di un'asta spezzata. Ma
+vedervi languire così... A buoni conti forse dovremo venire al punto
+di tentare la fortuna della resa. Ma fino allora ci vuole ancora
+alcun che.</p>
+
+<p>&mdash;E di che si vive? l'interrompe Gregorio.</p>
+
+<p>&mdash;Di che? sclama Oddo. Abbiamo qui alcune cuoia da rosicchiare, ed
+io so per esperienza che con questi negozii, se non si fa stravizzo,
+si campa la vita. Atteniamoci dunque a questo pasto per quanti
+altri dì potremo, e vediamo come si mettono le cose. Abbiamo sempre
+tempo di arrenderci, e non giungerà mai tardi. Ma ora... per tutti
+i diavoli! non fosse che per decoro! Dovranno dire quei poltroni di
+laggiù: trista canaglia, ghiotti marrani, avevano ancora i sandali da
+ingoiarsi e non so quanti vecchi giacchi di bufalo; ed hanno alzata
+bandiera <span class="pagenum"><a id="page88" name="page88"></a>(p. 88)</span> bianca? Vigliacchi del diavolo! precipitiamoli giù
+nelle fosse. E questo e' direbbero quei furfanti d'imperiali, mio
+bel papa, se noi cedessimo adesso. E qual frutto ne caveremmo poi?
+Saremmo svillaneggiati per avere alquanti dì più presto un capestro
+alla gola, e penzolare ai merli delle torri. Mai no.</p>
+
+<p>&mdash;Credete voi dunque ch'essi oserebbero?... dimanda Gregorio.</p>
+
+<p>&mdash;D'impiccarvi e d'impiccarci? Magari! l'interrompe Oddo. Due volte
+piuttosto che una. Or bene; udite me: mangiate questi correggiuoli, e
+figuratevi proprio ch'e' fossero asparagi. Già tutto è immaginazione.
+Son sicuro che quel benedetto abate di Cluny si astrarrebbe nelle
+nuvole di Aristotile e mangerebbe un pezzo di calcinaccio per
+formaggio. Fate dunque altrettanto voi. Poi si penserà alla resa.
+Comprendo che voi lo vorreste solo per me. Ma mi porti il diavolo! se
+io non lo farò per nuda considerazione di voi, quando il tempo a ciò
+sarà giunto. Che preme al vecchio Oddo se muore anzi di fame, come
+un lupo caduto in una fossa, che per un ferro di lancia nel petto, o
+appeso a queste nere mura come un nibbio alla porta di un castello!
+L'è tutt'uno: si muore sempre. Andiamo dunque, vediamo se codesti
+bianchi denti sanno fare ancora il loro ufficio.</p>
+
+<p>&mdash;Ma a che pro? dimando io; in chi speri tu dunque, messere?</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a id="page89" name="page89"></a>(p. 89)</span> &mdash;In chi? mai nel diavolo, in Dio, nella forza degli eventi,
+nella gocciola d'acqua che fa straboccare il vaso, nel caso; insomma
+io spero in tutto, in tutti, e non spero più in alcuno. Solo per
+onor del mestiere non credo giunta ancora l'ora della resa. Ecco
+tutto. E poi davvero dunque gli uomini sono affatto birbi! E chi
+sa, quella povera figliuola di Alberada!... Mi dice il pensiero che
+poco fa noi la calunniavamo. Era così buona, così rassegnata.. no:
+non si dimenticherà così senza rincrescimento del suo vecchio Oddo,
+non fosse altro! Partì piena di una fiducia che sembrava inspirata
+da Dio. Mi si stringe proprio il cuore quando vi penso. Se non mi
+danzassero sessant'anni sul capo, direi che ne sono innamorato
+fradicio. Oh! sentite a me; mangiate: ella tornerà.</p>
+
+<p>&mdash;Il mio partito è preso, Oddo. Domani mi vado a dare in braccio
+all'arcivescovo di Ravenna. Non sai tu che colui mi è fratello,
+messer conte?</p>
+
+<p>&mdash;Lo so: me lo ha detto più di una volta Alberada.</p>
+
+<p>&mdash;Ebbene, Guiberto è generoso&mdash;almeno lo era. Mi getterò in braccio
+a lui, ed onta sia a questo infame popolo romano che abbandona il
+suo padrone, onta a tutti i codardi re della terra, che sopportano
+l'umiliazione di colui che rappresenta il re dei re; e che è loro
+signor suzzerrino.</p>
+
+<p>&mdash;Ma davvero dunque voi volete commettere questa minchioneria?</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a id="page90" name="page90"></a>(p. 90)</span> &mdash;Chiamala come vuoi, Oddo, sono in dovere di farla. Dovrei
+dar conto a Dio se altrimenti mi conducessi. Hai capito? dovrei darne
+conto a Dio che ha detto: <i>Conserva te stesso&mdash;e cadrà sul vostro
+capo tutto il sangue del giusto che sarà versato sulla terra</i>.</p>
+
+<p>&mdash;Giacchè dunque in questo affare vi è entrato di mezzo Iddio,
+bisogna pensare come cavarcene. Per tutti i diavoli! Chi avrebbe
+pensato che Dio potesse venire a ficcare il naso in una scodella di
+cuoio bollito, ed in una rocca assediata! Ma giacchè la cosa sta
+così, si farà come voi dite. Però dovete lasciarvi regolare da me
+che m'intendo meglio di queste cose, e mi prometto di non farvi fare
+bestialità e codardie. La faccenda si condurrà con decoro e prudenza.
+Restiamo dunque fermi su ciò, e ci penseremo domani.</p>
+
+<p>Ed in effetti, avendo Oddo il domani trovato risoluto Gregorio nel
+proposito di uscir dal castello, alza pennone bianco, e salito sulle
+mura dei baluardi dimanda a parlamentare. Ben presto si presenta
+un araldo dell'arcivescovo. Al quale fatto intendere che e' voleva
+andare ad abboccarsi con lui onde rendere la fortezza, l'araldo si
+reca al palazzo di Laterano, e torna subito con la risposta, che papa
+Clemente III dava sicurtà sulla sua parola per la vita e la libertà
+del parlamentario, ed al palazzo lo aspettava.</p>
+
+<p>Oddo dimanda che queste promesse Guiberto <span class="pagenum"><a id="page91" name="page91"></a>(p. 91)</span> mettesse in
+iscritto, e che per lui guarantissero, con la propria firma, anche
+Ulrico da Cosheim, Baccelardo e Goffredo di Buglione. Al che avendo
+assentito tutti, l'araldo riviene con la pergamena così foggiata,
+cui Oddo, da star dalle torri; tira su per una cordicella, e porge
+a leggere a Gregorio. E perchè ogni cosa andava in regola, il
+castellano esce, facendogli chiudere alle spalle la postierla, ed al
+palazzo di Laterano si conduce.</p>
+
+<p>Una folla immensa di popolo e di soldati si strinse a far ressa
+intorno al castellano, curiosi di vedere da vicino un sì famoso
+uomo, che solo, con una mano di vecchi balestrieri, aveva saputo
+tener fronte a tanta truppa, e solo non cedere, mentre tutta Roma
+soggiaceva all'oste tedesca. E davvero che ognuno maravigliava,
+segnatamente la marmaglia, perocchè corto, smilzo e laido era il
+castellano. Così che gliene dicevano attorno delle belle e delle
+curiose. Ma Oddo non curava nè punto nè assai il cincischiare che
+gli facevano addosso, perchè in quel momento tutt'altro gli girava
+pel capo. La folla però cresceva anche peggio presso la dimora
+dell'arcivescovo. E non vale il dire se i soldati usassero i poderosi
+argomenti dei calci delle lance per tenerla addietro. Ma la serra
+aumentava, volendo ognuno guardarlo in viso e dir la sua; chè tra
+le plebaglie curiose per sè, le più curiose e facete son quelle di
+Napoli e di Roma. E più di tutti nella calca <span class="pagenum"><a id="page92" name="page92"></a>(p. 92)</span> si addentrava un
+romeo, il quale, malgrado le punzonate ed i gomiti ne' fianchi che
+più di una volta gli mandarono manco il respiro, giunse fin presso al
+castellano, sì che potè zufolargli all'orecchio: Resistete!</p>
+
+<p>E gli cacciò in mano una cartuccia ripiegata.</p>
+
+<p>À quella voce il castellano si volge incontanente, facendo un salto:
+ma perchè stava per metter piede nella corte, una mano di soldati
+respinge il popolo a furia di percosse, ed ei si trova divelto dalla
+persona cui voleva riconoscere. La voce però era la sua; la carta
+chiudeva già in grembo; ed il consiglio di mantenersi fermo giungeva
+opportuno e gradito. Oddo cangia di un tratto il suo <i>ultimatum</i>.</p>
+
+<p>Non è a dirsi se l'arcivescovo di Ravenna ed i caporioni
+dell'esercito di Enrico lo stessero ad attendere. Fu ricevuto per
+ogni attestato d'onore e di riverenza, come a tant'uomo convenivasi,
+e come coloro, prodi e generosi anch'essi, solevano verso chi la loro
+stima meritava. Oddo non si perdette in molte parole. Li ringraziò
+delle accoglienze cortesi e disse come egli non venisse già per
+cedere il castello, che avea avuto in consegna pel senato e pel
+popolo romano e che a costoro soli dovea rendere quando a lui, conte
+Oddo da Nemoli, sarebbe sembrata ora convenevole; ma per patteggiare
+la dedizione di papa Gregorio. Un lampo di gioia sfolgora nel volto
+a Guiberto. Di ogni passata ingiuria e <span class="pagenum"><a id="page93" name="page93"></a>(p. 93)</span> di ogni durezza di
+Ildebrando e' si sentiva di già soddisfare. Risponde quindi che
+cedeva a tutte le condizioni onorevoli, col suo grado e con le
+rispettive posizioni conciliabili, e che ne rimetteva la proposta a
+lui stesso, conte Oddo da Nemoli, come colui che meglio d'ogni altro
+sapeva quali fossero i debiti di cavaliere e di soldato. Questo
+tratto di cortesia e di confidenza imbarazza Oddo. Uomo d'onore,
+egli conosceva fin dove le sue pretensioni potevansi estendere senza
+aver taccia di impudente o di sciocco. Dimanda perciò, prima di
+tutto, che, quanto si sarebbe convenuto rimetteva all'approvazione di
+Gregorio stesso&mdash;anche per aver modo di far leggere quel benedetto
+scritto datogli da Alberada. Poi chiese: 1.<sup>o</sup> al papa risparmiata
+vita e libertà egualmente che a tutti i suoi proseliti; 2.<sup>o</sup> la causa
+dei due pontefici è dell'imperatore discussa da venti vescovi e da
+venti baroni, scelti quindici dall'imperatore Enrico, quindici da
+lui, Gregorio, e dieci da Guglielmo il <i>conquistatore</i> d'Inghilterra,
+come re neutrale; 3.<sup>o</sup> infine, la città di Roma, fino alla decisione
+finale del giudizio dei commissari, stabilito a Torino pel dì
+dell'assunzione della Vergine di quell'anno, sgombrata da ambo i
+partiti e lasciata al governo libero del senato e dei patrizii romani.</p>
+
+<p>I due primi patti furono accettati incontanente; l'ultimo, siccome
+riguardava ancora l'imperatore che avea occupato la città, e
+l'imperatore non vi <span class="pagenum"><a id="page94" name="page94"></a>(p. 94)</span> era, ributtato. Del che, essendosi
+contentato Oddo, che già bruciava leggere la scritta di Alberada, e
+che sentiva ancora risonarsi l'orecchio di quel <i>resistete</i>, si stese
+protocollo, firmato dall'arcivescovo e dai capitani di Enrico, ed
+Oddo al castello ritorna per ottenere l'assenso di Gregorio.</p>
+
+<h3><span class="pagenum"><a id="page95" name="page95"></a>(p. 95)</span> VIII.</h3>
+
+<div class="entete">
+<p class="poem20">
+ Tal fean de' Persi strage: e via maggiore<br>
+<span class="add1em">La fea dei Franchi il re di Sarmacante,</span><br>
+<span class="add1em">Ch'ove il ferro volgeva o il corridore</span><br>
+<span class="add1em">Uccidea, abbattea cavallo o fante.</span></p>
+
+<p class="author"><i>Gerus. Liber.</i></p>
+</div>
+
+<p>«Beatissimo padre, diversi pericoli del viaggio mi hanno ostato
+giungere molti giorni prima, e confortare il vostro coraggio. Roberto
+Guiscardo assedia Aversa con esercito, di trentamila fantaccini e
+settemila cavalli, perchè il principe di Capua, Giordano, gli ha
+messi ostacoli al passaggio. E' sarebbe capitato qui otto giorni più
+presto, se non avesse dovuto ridurre a soggezione Oria, e distruggere
+Canne, ribellate. Arriverà sicuro domani o diman l'altro, perchè
+lascerà manipolo di truppa per l'assedio di Aversa, se innanzi non
+si renda. Tenetevi saldo. Molte altre cose vi dirò a voce, dove che
+al conte Oddo riesca questa notte aprirmi la postierla del castello,
+e la vigilanza delle scolte non me lo impacci. Mi presenterò <span class="pagenum"><a id="page96" name="page96"></a>(p. 96)</span>
+alla porta sulla mezzanotte varcata, e farò segnale di tre colpi:
+indi darò voce. Dio mi faciliti il modo di farvi pervenire questi
+avvisi. Benedite Alberada».</p>
+
+<p>Non appena Oddo ebbe udita leggere questa scritta che cominciò a
+saltare come ragazzo per la gioia. Gregorio restò mutolo, nè segno
+alcuno di commozione dal suo volto trasparì.</p>
+
+<p>&mdash;Lo diceva io, gridava il castellano fregandosi le mani gaudioso,
+lo diceva io che quella brava figliuola non poteva mancare? Mi porti
+il diavolo se non è dessa la più santa delle figlie d'Eva! Recarsi
+fino in Grecia! Andare a supplicare quel birbone che la ripudiò come
+la donna di un bovaro! Rinunziare a tutto! Affrontare Dio sa quanti
+guai per due... vale a dire, il tristo siete stato voi, padre beato,
+che le ne avete date a sorbir delle belle. Io ho fatto quanto ho
+potuto per addolcirne il destino. Ebbene, mi affoghi l'inferno, se da
+ora innanzi non la tratterò come una regina. Povera creatura! povera
+creatura! Ecco, maestro mio, se non è vero che il mondo è storpio per
+due terzi, e che le cose camminano a sproposito.</p>
+
+<p>&mdash;Non lo avrei mai creduto! sclama infine Gregorio già fuori di sè da
+un pezzo. Due che ebbero più ingiustamente mali da me? Non lo avrei
+mai creduto.</p>
+
+<p>&mdash;Mi porti il diavolo, se non penso anch'io così. Ma la cosa è
+proprio come ella la dice... <span class="pagenum"><a id="page97" name="page97"></a>(p. 97)</span> però se non avete dimenticato
+di leggere. Per me già non mi è potuto mai entrar nella memoria
+quell'affare di sillabe e di lettere. Che affare, dannato! Ho domati
+cavalli, ho addestrati falconi, ho difese piazze e castella, ho
+affrontati nemici, Dio sa quanti! e quattro birbe di lettere ebbero
+a farmi perdere il cervello e la pazienza. Mai più, mai più. Andiamo
+adesso: che dobbiamo rispondere a quei bell'imbusti di laggiù?
+Perchè qualche cosa di sicuro dobbiamo rispondere&mdash;non fosse che per
+mostrarci venerati cavalieri.</p>
+
+<p>&mdash;Ecco, riprese Gregorio, con tuon fermo, rilevando la testa,
+componendo il sembiante ad aria severa ed altera: farete loro sapere
+che sbrattino la città; che l'infame antipapa si constituisca nostro
+prigioniero nel palazzo di Vaticano; che ci diano ostaggi di sicurtà;
+e che gl'invasori di Roma si obblighino di aspettare il nostro <i>lodo</i>
+sulla penitenza che vorremo dare loro per aver osato avvicinarsi a
+mano armata alla sede di Pietro. A questi, e non altri patti, noi
+usciremo di qui. Andate, e fate saper loro i nostri voleri.</p>
+
+<p>Oddo lo guarda in volto di una maniera significativa e curiosa, poi,
+crollando il capo e mettendosi le mani alla cintura, soggiunge:</p>
+
+<p>&mdash;Sentite, messer papa, siamo stati alcuni mesi insieme e mi dispiace
+che non mi abbiate ancora conosciuto. Codesta è risposta di un
+poltrone <span class="pagenum"><a id="page98" name="page98"></a>(p. 98)</span> e di un traditore... non corrugate il ciglio,
+perchè con me già non caverete nulla, e bisogna che la cosa io ve la
+spippoli come la mi frulla pel capo. Quella risposta dunque io non
+posso dare, perchè io sono onorato cavaliere, e non mi piace pescarmi
+giusto alla vecchiaia il caro epiteto di vituperato e di folle.
+Uditemi bene dunque: o cangiate proposito, ed io recherò a quei
+valenti baroni la ragionevole vostra intenzione, ovvero, e farete
+meglio, salite voi lassù dei merli e dite loro scomuniche, perchè io
+me ne lavo le mani come il conte Pilato.</p>
+
+<p>Gregorio fulmina di terribile occhiata l'ardito castellano, e senza
+aggiunger altro sale sulla torre, strappa il bianco vessillo, ed
+avvicinatosi al merlato lo precipita giù nella fossa lacerandolo, a
+vista degli araldi dell'oste che aspettavano risposta dal conte Oddo.
+Un grido di furore scoppia fra tutta la gente, che, guardando al
+castello, intorno adunavasi, ansiosa vedere una volta terminata una
+lite che di sì aspro governo travagliava la città. Gli araldi corrono
+al palazzo Laterano onde tenerne conto papa Clemente ed il consiglio
+dei baroni. Ma quivi e' trovano le cose già mutate. Imperciocchè
+un corriere del principe di Capua, giunto in quel punto, veniva a
+prevenire dell'imminente arrivo del Guiscardo. Quindi nulla più si
+badava alle spavalderie del cattivo Ildebrando.</p>
+
+<p>Roberto era aspettato, e dal dì che giunse Rolando già considerevoli
+apparecchi per debitamente <span class="pagenum"><a id="page99" name="page99"></a>(p. 99)</span> riceverlo approntavansi. Non si
+pensava però ch'e' sarebbe venuto così tosto, nè che il principe
+Giordano gli avesse opposta così corta resistenza. Roberto calcolò
+meglio le sue mosse, e marciò sopra Roma anche più presto di quel che
+Alberada aveva promesso al pontefice.</p>
+
+<p>I baroni, partigiani dell'imperatore e dell'arcivescovo di Ravenna,
+tennero consiglio. Si riassunse la somma delle cose, si fe' censo
+delle truppe, e si stabilì un piano di difesa, giusta i consigli del
+Buglione, non per anco in istato di vestire le armi. La città si pose
+in punto d'armi, chiuse le porte, guarnite le mura ed i forti, e si
+attese l'oste del Guiscardo.</p>
+
+<p>Il senato ed il popolo romano dall'altro lato, imbestialiti contro
+Gregorio che chiamava loro addosso novello guaio, dopo averli
+involuti in quattordici anni di sventure e di mine, risolsero ad
+ogni modo non volerne più di lui, e difendersi contro il duca di
+Puglia. Così aggiustate le cose, con minor tumulto di quel si sarebbe
+paventato in simile caso, si distribuirono pei rioni e sui baluardi.</p>
+
+<p>In tutta la giornata non comparve alcuno, nè alcuna cosa si seppe
+dell'inimico. Sul far della sera però capitarono spie a spron battuto
+ed annunziarono, il Guiscardo avere alzati i padiglioni verso
+Velletri, sicchè non prima del meriggio del domani avrebbe potuto
+presentarsi sotto Roma. Malgrado la notizia, Guiberto ordinò alle
+truppe <span class="pagenum"><a id="page100" name="page100"></a>(p. 100)</span> veglia d'armi sulle mura, dove accesero moltiplici
+fuochi, sia per iscorgere se novità accadesse laggiù nel piano, sia
+per dissipare la virulenta mofeta che con le tenebre si stendeva qual
+fitto nebbione sulla città. Sano consiglio ed accorto. Imperciocchè
+Roberto aveva solamente simulato di passare la notte a Velletri, ma,
+come le tenebre occuparono intiero il paese, egli aveva comandato
+togliersi il campo e cavalcar sopra Roma. Ed in effetti vi voleva
+ancora un tantino per l'alba, quando quei che vigilavano sugli spaldi
+s'avvidero di lui, e chiamarono alle armi.</p>
+
+<p>Allo spuntare del sole già il Guiscardo spiegava la sua truppa verso
+porta Latina.</p>
+
+<p>Noi non descriveremo per minuto i fatti di questo vigoroso assalto ed
+ostinata resistenza, per tema di fastidir quelli dei nostri lettori
+che non troppo bene se la dicono con la storia, e perchè ne abbiamo
+abbozzate veramente a sufficienza di battaglie e di opere di guerra.
+Basti dire, che Roberto Guiscardo, Sigelgaita coi Saraceni di Lucera
+cui aveva tolti a condurre, e Ruggiero, e Ben Hamed da un lato; e
+dall'altro Rolando, Ulrico di Cosheim, Guiberto, Baccelardo, e quanti
+abbiam veduti caldeggiare per Enrico, fecero miracoli di valore. Anzi
+Baccelardo e Guiberto, non paghi del travaglio che davano al nemico
+da star sulle mura, apersero porta Asinaria, oggi Lateranense, ed
+uscirono, per forte caricare i Saraceni ed i cavalli condotti da
+Ruggiero, <span class="pagenum"><a id="page101" name="page101"></a>(p. 101)</span> altro figliuolo di Guiscardo. Quel fatto pose la
+gioia nel cuore di Roberto, che ormai vedeva i suoi vacillare; il
+Buglione sgomentò.</p>
+
+<p>Roberto ordinò ai baroni calabresi ed ai cavalieri normanni serrarsi
+ad ordini spessi, perchè allora la cavalleria non formava mai più di
+una fila sola e rarissimamente due, non volendo, come signori, alcun
+combattere dietro l'altro; e si avanzò per pigliare la pugna. Il
+Buglione mandò più volte a scongiurare Baccelardo e l'arcivescovo che
+con lenta e combattuta ritirata rientrassero nella città. Ma questi,
+impegnati in caldo attacco, non potettero secondarlo. Goffredo
+cangiò piano di combattimento. E' spiccò Rolando coi cavalieri
+romani a rinforzarli; ma previde già che il nemico sarebbe penetrato
+nella piazza. Questo squadrone testeggiò i cavalieri di Roberto,
+ed impedì per allora che si girassero negli ordini dei soldati di
+Guiberto e di Baccelardo e sussidiassero i mezzo rotti Saraceni.
+Ulrico di Cosheim intanto coi mangani e con le frecce spazzava i
+Pugliesi che, accalcati a porta San Lorenzo, tentavano sfondarla; e
+sì maledettamente li trattò, che sbrancati corsero a cercare asilo
+dove più calda ferveva la mischia. All'arrivo di costoro, la cosa
+non bilicò più. Roberto caricò di più vigore. I soldati di Rolando
+piegarono, e rinculando sempre, cercarono ricovero nella città. Il
+duca vi si cacciò con essi.</p>
+
+<p>Dall'altra banda, Ruggiero fu tratto da cavallo <span class="pagenum"><a id="page102" name="page102"></a>(p. 102)</span> mezzo morto
+per mano dell'arcivescovo. Questi, fatto segno di Ben Hamed e di
+Sigelgaita, indietreggiò, opponendo sempre la fronte e tempestando
+colpi, sino a che dai suoi non fu trascinato dentro. Baccelardo,
+costretto a retrocedere, perchè gli avevan spaccato l'elmo sulla
+testa, spezzata la spada, morto il cavallo, e portato via lo scudo,
+rottesene le guigge dando col punteruolo di mezzo sul capo ad
+un Saraceno che lo travagliava col pugnale. Per lo che, entrati
+dentro Roma, confusi assalitori ed assaliti, più feroci badalucchi
+principiarono. Non crocicchio, non strada, non piazza mancava di
+zuffa. Nelle corti stesse, nei chiostri, nelle chiese, e duelli
+a corpo a corpo e mischie in molti inferocivano. E nè i Romani
+cedevano, nè quei del duca stancavansi, avvegnachè considerevolmente
+menomati; tal che forse in Roma avrebbero trovata la tomba se più a
+lungo fosse durato il giorno.</p>
+
+<p>Ben Hamed però, vedendo che non si sarebbe venuto mai a capo di
+domare gli ostinati Romani, immaginò distoglierli dalla difesa, e
+comandò ai Saraceni d'incendiar la città. Non appena l'emiro aveva
+profferito l'ordine, che questi distribuironsi a piccoli gruppi,
+inondarono i quartieri, e coadiuvati dai Calabresi e dai Pugliesi,
+già rotti al saccheggio, appiccarono fuoco a più punti di Roma, e
+segnatamente a San Giovanni a Laterano. Il vento, mosso da poco,
+aumentò le <span class="pagenum"><a id="page103" name="page103"></a>(p. 103)</span> fiamme e le propagò. Sicchè, in brev'ora, quanto
+ergevasi dal Laterano al Coliseo è tutto ridotto in cenere. I Romani
+allora, per salvarsi dal fuoco e spegnerlo, lasciano di osteggiare la
+truppa del Guiscardo, e quei soldati, non avendo più a difendersi, si
+sciolgono ad ogni maniera di rapine e di sacrilegii, non rispettando
+tempii, non chiostri, non l'onore delle donne, non l'innocenza dei
+fanciulli, non la canizie dei vecchi. Roma mutasi in sentina di ogni
+delitto e di ogni oltraggio al pudore ed alla religione.</p>
+
+<p>Gregorio intanto, come Nerone, dall'alto delle torri di Castel
+Sant'Angelo contemplava l'esizio e la mina della sua città.</p>
+
+<p>Ritto fra due merli di una torre, immobile come fosse pietrificato,
+l'occhio fisso, le braccia tese ed irrigidite, il capo scoverto,
+perchè un buffo di vento gli aveva portato via il berretto, i capelli
+delle tempie rizzati come fili di argento, la lunga barba arruffata
+ed inturbinata dalla brezza, e' sembrava quivi non un uomo ma il
+ministro di quelle divinità egizie ed indiane il di cui sguardo è
+incendio, il di cui alito è peste, il di cui gesto è sterminio.
+La sua potenza visuale era ampliata. Egli vedeva tutti i singoli
+particolari di quel terribile dramma; vedeva dove l'aquila non
+avrebbe più nulla distinto. L'anima esuberava. La sua tonica bianca
+si gonfiava e s'agitava sotto il soffio della tramontana, che aveva
+cominciato auretta e si era <span class="pagenum"><a id="page104" name="page104"></a>(p. 104)</span> ingagliardita a turbina. Dorato,
+e calmo all'alba, il cielo si era andato a poco a, poco; caricando di
+rosso, si che sarebbesi detto un'aurora boreale. Tutti i comignoli
+di Roma, a quel riverbero, sembrano fiaccole immense che illuminano
+una città involta in un bianco sudario di nebbia come uno spettro
+che vien fuori da una tomba. Quella nebbia però si era a poco a poco
+anch'essa sminuzzolata a fiocchi, a sprazzi, a lembi che assumevano
+sotto l'azione del vento mille forme fantastiche, che grondavano
+sangue, così indorati come erano dal sole, e che cozzavano in cielo
+come gli uomini cozzavano sulla terra. L'aere rimbombava di un rumore
+indistinto, incalzante, vertiginoso come l'ululato di un mostro che
+agonizza.</p>
+
+<p>Però Gregorio non badava al cielo, non badava alla natura. La terra
+lo attirava magneticamente, E' non diceva parola. La sua fronte si
+alzava serena; il suo volto per niuna commozione turbavasi, Oddo
+intanto correva su e giù lo spianato gridando: Miseri cittadini!
+Quale giorno doveva io vedere prima di morire! Nè meno costernata
+di costui mostravasi Alberada, la notte precedente ammessa dentro.
+Ella neppure parlava, solo si torceva le mani, genuflessa, gli occhi
+ora rivolti al cielo, ora alla desolata città. Un rivolo di lacrime
+tacite le solcavano le guance. E così questi miravano, al riverbero
+delle fiamme, Roma struggentesi in un nuvolo nero fumo <span class="pagenum"><a id="page105" name="page105"></a>(p. 105)</span> che
+l'avvolgeva a volta a volta, e che più spesso, spazzato dal vento
+il torbido velo, si mostrava nel suo pieno squallore col sole che
+infine, verso sera, placido e bello tramontava, indorando le cupole
+delle chiese. Quand'ecco che Alberada gitta un grido da spezzare il
+cuore, si alza sollecita, seco trascina Oddo malgrado di lui, e viene
+giù alla porta del castello.</p>
+
+<h3><span class="pagenum"><a id="page106" name="page106"></a>(p. 106)</span> IX.</h3>
+
+<div class="entete">
+<p class="poem20">
+ Piacemi, cavalier, che Dio temendo<br>
+<span class="add1em">Porta lo nobil suo ordine bello,</span><br>
+<span class="add1em">E piacemi dibonare donzello</span><br>
+<span class="add1em">Lo cui destino è sol pugnar servendo.</span></p>
+
+<p class="authorsc">Guittone d'Arezzo.</p>
+</div>
+
+<p>Due cavalieri, Roberto e Sigelgaita, cavalcavano verso il ponte
+San Pietro per isboccare alla porta di castel Sant'Angelo. Tutto
+ad un tratto odono alle spalle uno scalpito di due altri guerrieri
+che, a briglia sciolta, galoppavano. Immantinente Roberto, che
+andava dietro, volge la testa, per guardare chi fossero, e vedendo
+che l'altro gli accennava della mano di sostare, gira il cavallo e
+subitamente si trovano di fronte.</p>
+
+<p>&mdash;Io sono Baccelardo, grida il cavaliero alzandosi con una mano la
+visiera dell'elmo. Roberto Guiscardo, fanciullo, nelle sale di Melfi,
+ti detti un guanto e ti consigliai a conservarlo perchè <span class="pagenum"><a id="page107" name="page107"></a>(p. 107)</span>
+sarei venuto a ridomandartelo uomo. Ora tel ridomando; e qui, perchè
+il tempo è venuto, perchè lungamente ho ritardato, mi renderai
+ragione dell'infame vitupero che facesti alla tua donna Alberada.</p>
+
+<p>Baccelardo, dopo essere stato così pesto e disarmato, rigettato
+dentro dall'onda dei suoi che vi cercavano tardo scampo, aveva fatti
+novelli sforzi, e con cento opere di valore tentato cacciarne l'oste
+normanna. Ma avendo infine compreso che vanamente si arrabattava a
+tal uopo, che irreparabilmente Roma era perduta, risolse attaccare
+il suo destino a quello della signora del mondo, e fare scoccare
+l'ora della sua vendetta. Rientrò quindi nel suo alloggiamento onde
+provvedersi di armi e di destriero.</p>
+
+<p>Non appena egli vi pose piede, che il suo paggio Corrado, dominato
+fino allora da mortale ansietà percorrendo la stanza a lunghi passi,
+gli si gitta addosso e mille domande gli volge se fosse ferito.
+Baccelardo risponde alle amorevoli carezze di questo bel giovanetto
+per un tristo bacio sulla fronte. Poi muta il suo giaco, squarciato
+in più luoghi, prende nuova rotella, nuova spada e lancia, e si fa
+allacciare le correggie dell'elmo. E tutto senza dir parola, con una
+solennità ed una freddezza, che agghiacciava il cuore del sollecito
+damigello. Però come il suo armamento fu compiuto, Baccelardo ordina
+ad uno scudiero d'andargli a preparare il suo destriere <span class="pagenum"><a id="page108" name="page108"></a>(p. 108)</span>
+<i>Licht</i>, il quale, perchè troppo vecchio, aveva risparmiato la
+mattina, ben prevedendo avrebbe avuto bisogno di cavallo più leggero
+e più vigoroso. In quel momento decisivo della sua sorte, e' non
+volse scompagnarsi dal più fedele amico che unicamente lo aveva amato
+e tanto... prima che il cielo gli avesse messo a fianco il tenero
+damigello. Questi, durante quegli apparecchi, divorato da ineffabile
+smania, non aveva profferita parola. Ma come vide che Baccelardo,
+dopo avergli gittato uno sguardo&mdash;uno sguardo che racchiudeva tutta
+una storia di passione&mdash;si allontanava senza neppure confortarlo del
+consueto bacio sulla fronte, gli corre dietro frettoloso e cadendogli
+ai piedi grida:</p>
+
+<p>&mdash;Vuoi farmi dunque morire?</p>
+
+<p>Baccelardo lo solleva dal suolo, e stringendoselo al petto con
+una ineffabile tenerezza, con una voluttà disperata e baciandogli
+replicate volte il sembiante, suo malgrado una lagrima gli cade, ed
+il pallido volto del contristato giovane bagna.</p>
+
+<p>&mdash;Dove vai dunque? questi dimanda. Ti ho veduto tante e tante volte
+andare a combattere e mai il cuore mi si è stretto così aspramente;
+mai tu mi hai lasciato con quell'aria mesta e funerea. Di',
+Baccelardo, in nome di Dio! dove dunque vai tu?</p>
+
+<p>&mdash;Vado incontro al mio destino, Guaidalmira. Non mi hai veduto mai
+correre alla pugna di questa ciera abbattuta, perchè mai a simili
+pugne <span class="pagenum"><a id="page109" name="page109"></a>(p. 109)</span> sono andato. Ora si deve decidere. Egli è qui, egli mi
+deve un conto; vado a trovarlo, vado a cercarglielo.</p>
+
+<p>Guaidalmira, perchè dessa era il paggio Corrado il quale aveva
+seguito Baccelardo fra tante sventure e pericoli; Guaidalmira, che
+conosceva tutta la storia di lui, non fa più motto. Solo dopo un
+minuto di silenzio risponde:</p>
+
+<p>&mdash;Ebbene, va pure. Però non puoi negarmi ch'io t'accompagni.</p>
+
+<p>&mdash;A che pro, Guaidalmira?</p>
+
+<p>&mdash;Noi so io stessa. A nessun pro per certo. Ma voglio accompagnarti;
+e tu non puoi rifiutarmelo.</p>
+
+<p>&mdash;Ma sai che s'io ti vedessi, se io ti vedessi impallidire e tremare,
+perderei ogni equilibrio di mente, e forse...</p>
+
+<p>&mdash;Tu non mi vedrai. Mi metterò un morione con la buffa inchiodata. Ma
+voglio accompagnarti; voglio essere presente allo scontro terribile;
+il tuo destino ti porta... alla vittoria. Voglio, debbo perciò
+esserci anch'io. Ricordati che a Canossa accomunammo il nostro
+avvenire; accomunammo la nostra sorte. Non possiamo più, o almeno non
+è questo il tempo di separarci.</p>
+
+<p>&mdash;E impossibile, dopo alquanto di silenzio soggiunge Baccelardo.
+Tu devi restare qui, per te, per me lo devi. In qualunque altro
+instante, non avrei esitato a condurti meco; ma in questo...</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a id="page110" name="page110"></a>(p. 110)</span> &mdash;Ebbene, giacchè vuoi che io resti qui, va pure... va. Ma
+diamoci almeno un addio. Dà un addio alla tua Guaidalmira che tanto,
+che te solo ha amato. Non la vedrai più. Essa morrà qui, te lo giuro.</p>
+
+<p>Baccelardo la guarda attentamente, e vedendo che ella era risoluta a
+non so qual partito estremo, con un sospiro balbetta:</p>
+
+<p>&mdash;Vieni dunque: era deciso così! Se vi è un Dio però, se vi è un Dio
+che pesa e guarda i fatti degli uomini, sa a cui dare la vittoria in
+questo momento.</p>
+
+<p>Guaidalmira sorride amaramente. Poi, presagli la mano come per
+ringraziarlo dell'accordatole favore e baciatagliela, l'esamina
+attentamente, e una lagrima vi lascia sopra cadere. Baccelardo
+l'abbraccia un'altra volta, ed in un baleno, messi a termine gli
+apparecchi della partenza, escono per Roma onde imbattersi nel
+Guiscardo.</p>
+
+<p>Ed eccoli l'uno a fronte dell'altro, vicino al ponte San Pietro, di
+rincontro a Castel Sant'Angelo, sotto gli occhi di quell'Alberada per
+cui Baccelardo dimanda l'abbattimento.</p>
+
+<p>All'aspetto di quest'uomo, a quella protesta, Guiscardo si scuote.
+Sigelgaita ritorce anch'essa il cavallo, e come se non fosse più cosa
+animata, immobile resta a guardare, vicino ad un pilastro del ponte.
+Il turbamento di Roberto non dura molto. Egli porta la mano al suo
+fianco, e dal cinturino della spada spicca un guanto che a Baccelardo
+presenta.</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a id="page111" name="page111"></a>(p. 111)</span> &mdash;Baccelardo, ecco il tuo guanto, egli dice. Gli è però
+mestieri che sappi io non battermi più per una causa di cui Iddio mi
+ha fatto conoscere l'ingiustizia. Va dunque in nome dei santi, perchè
+mi dorrebbe farti male.</p>
+
+<p>&mdash;Ti credo, risponde Baccelardo; ebbene, giacchè confessi che
+indegnamente facesti vitupero alla contessa Alberada, io ti apprezzo
+per quel nobile cavaliero che sei. Battiti quindi meco per gli Stati
+del padre mio, che infamemente usurpasti ed infamemente ritieni.</p>
+
+<p>E così favellando gli toglieva dalle mani il guanto, cui dava a
+custodire a Guaidalmira, si calava la visiera, e ritraendosi metteva
+in resta la lancia per dar principio al combattimento.</p>
+
+<p>Fu allora che Alberada, dall'alto della torre li vide, e
+riconosciutili dalle divise, trascinandosi furiosa il conte Oddo alla
+porta, lo costrinse ad aprire, e si fece metter fuori.</p>
+
+<p>Sventurata! quale fatalità la trascinava!</p>
+
+<p>Non appena ella fu alla testa del ponte, all'altra banda del quale
+quei due furibondi battagliavano, che di voce affannata si pose a
+gridare:</p>
+
+<p>&mdash;Arrestatevi, arrestatevi, in nome di Gesù Cristo!</p>
+
+<p>A quella voce Sigelgaita si volge, Sigelgaita che fredda,
+impassibile, taciturna come le statue che si mettono sopra i
+sepolcri, vedeva affrontare suo marito e suo nipote, ed impegnare una
+pugna dalla quale uno solo o nessuno doveva tirarsi <span class="pagenum"><a id="page112" name="page112"></a>(p. 112)</span> vivo.
+In un baleno Sigelgaita si gitta allora da cavallo come una furia.
+Corre ad Abelarda, l'abbraccia per un amplesso da soffocarla, da
+cacciarle nei reni le dita delle manopole di ferro, la trascina, la
+gualcisce, la contorce, la difforma, le fa scricchiolare tutte le
+membra, l'arruffa come un cencio&mdash;e tutto in un attimo, di un solo
+moto&mdash;si accosta ai balaustri del ponte, appoggia sul petto di lei il
+suo mento, la spezza in due nella spina, e la precipita nel Tevere.
+E tutto ciò, in meno di tempo che non mettiamo a narrarlo. Alberada
+gitta un grido di morte, e sotto le acque dispare. Sigelgaita l'aveva
+veduta a mano a mano coprirsi nel volto di pallore mortale, l'aveva
+udita mettere quel gemito terribile, l'aveva veduta precipitare
+dall'alto, la vide tuffare nell'onde, e non si era scomposta nel
+viso, e dai parapetti del ponte non si era allontanata. Tutto ad un
+tratto quella sfortunata ricompare a galla ed un palo della diga
+l'accrocca della tunica e di faccia verso il cielo la capovolge.</p>
+
+<p>&mdash;Non sei ancor morta? grida a quella vista Sigelgaita come una
+tigre; e cercando attorno, non scorge anima viva, non vede oggetto
+da poterle lanciare sul capo, non trova pietre, non trova nulla,
+null'altro che un cadavere innanti ai piedi di un cavallo, un
+cadavere coperto di ferro e di sangue che fumava ancora. Ella lo
+trascina fino al ponte; poi, piegandosi sopra di lui, lo afferra di
+<span class="pagenum"><a id="page113" name="page113"></a>(p. 113)</span> ambo le mani, lo solleva, e pigliata la misura, lo lascia
+cadere sul capo d'Alberada, ritenuta sempre dal lembo delle vesti ad
+un pinolo di palizzata. Il cadavere non era giunto ancora giù, che di
+sopra il suo capo Sigelgaita sente passare un cavallo di slancio, il
+quale egualmente nel fiume si precipita.</p>
+
+<p>Quel cadavere era Baccelardo: quel cavallo <i>Licht</i>.</p>
+
+<p>Un altro cavaliere, cui ella non aveva scorto dapprima perchè caduto
+brancoloni sotto una scala del ponte, vi si appressa allora per
+avventarsi ancor egli al medesimo salto. Sigelgaita lo rattiene. Era
+Guaidalmira.</p>
+
+<p>E Gregorio tutto contemplava dall'alto delle torri, e sul suo volto
+segno di commozione non appariva. Ritornava il padrone di Roma!</p>
+
+<p>Disgraziato! Godi pure, le tue gioie son numerate.</p>
+
+<p>La notte intanto era compiutamente caduta. La notte di Roma, di
+allora in poi, divenne più tenebrosa. Saccheggiata e spogliata
+di tutte le sue ricchezze, vituperata nell'onore, bruciata negli
+edifizii, decimata dal ferro di cittadini, desolata di tempii,
+vedovata dal bando dei migliori suoi uomini, dopo quel giorno,
+l'antica città restò pressochè deserta, e la popolazione si trasferì
+tutta intiera al di là del Campidoglio&mdash;in quello spazio che altra
+volta formava il Campo di Marte.</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a id="page114" name="page114"></a>(p. 114)</span> Quella sera stessa la duchessa Sigelgaita riceveva a segreto
+colloquio, nella sua camera da letto, Rolando da Siena.</p>
+
+<h2><span class="pagenum"><a id="page115" name="page115"></a>(p. 115)</span> <span class="smaller">LIBRO OTTAVO</span><br>
+TRAMONTO</h2>
+
+<h3><span class="pagenum"><a id="page117" name="page117"></a>(p. 117)</span> I.</h3>
+<div class="entete">
+<div class="poem20">
+<p>Sedea quel superbissimo signore<br>
+<span class="add1em">Sovra un trofeo di strali, e l'empia morte</span><br>
+<span class="add1em">Gli stava al fianco, e la contraria sorte</span><br>
+<span class="add1em">E 'l sospiro e 'l lamento appo il dolore.</span></p>
+
+<p>Io mesto vi fui tratto e prigioniero;<br>
+<span class="add1em">Ma quegli allor, che in me le luci affisse,</span><br>
+<span class="add1em">Mise uno strido di dispetto, e fiero,</span></p>
+
+<p>E poscia aprì l'enfiate labbra e disse:<br>
+<span class="add1em">Provi il rigor costui del nostro impero.</span></p>
+</div>
+
+<p class="authorsc">Redi.</p>
+</div>
+
+<p>Appena l'arcivescovo di Ravenna comprese che Roma era
+irrevocabilmente perduta per gl'imperiali, si raccolse intorno
+quel residuo di Alemanni e di Italiani che nel badalucco potè
+raggranellare, e stretti ed armati, a stendardo sventolante, uscirono
+per porta Toscana. Una parte dei senatori e dei patrizii romani col
+favor della notte si rifugiò in Castel Sant'Angelo. Ne cacciarono
+via Gregorio. Provvidero, per quanto potè tornar loro, scorte ed
+armi. Ed aspettarono sicuri che il furor prima degl'invasori fosse
+ammansito. <span class="pagenum"><a id="page118" name="page118"></a>(p. 118)</span> Questo furore però e questa libidine d'oro e di
+sangue nella truppa del duca non si spense così tosto; nè desso per
+due dì fu veduto. Colpito nel cuore dalla doppia morte della contessa
+Alberada e di Baccelardo, dal rimorso travagliato, da incognito,
+segregato e romito visse nel monistero di San Paolo. Però al terzo
+giorno comparve, e recatosi al Vaticano trovò Gregorio, nel mezzo
+dei suoi capitani, intento a proscrizioni ed a scomuniche. Vanamente
+Gregorio aveva provato destare il suo partito. Non cardinale, non
+vescovo, non prete, non nobile, non cittadino attorno a lui volle
+recarsi. Tutti lo accagionavano di tanto danno; tutti lui incolpavano
+se all'ebbrietà del vincitore non si metteva freno. Sicchè più del
+Guiscardo, più del saraceno stesso, lui abborrivano e come traditore
+del suo paese dannavano a morte.</p>
+
+<p>Al terzo giorno di quell'orgia di sangue però il popolo si scosse.
+Cencio, il duca di Cosheim, che dentro Roma con un manipolo di
+soldati tedeschi si era fortificato nel <i>septifolium</i>, alcuni
+patrizii ed Oddo s'accorsero dell'ammutinamento, ed uscirono dalla
+mole di Adriano. Indi stuzzicando i più timidi, infiammando i più
+audaci, allestirono conventicole, raccolsero, aizzarono, armarono il
+popolo, ed uniti in grossi drappelli piombarono addosso alla truppa
+del duca di Puglia.</p>
+
+<p>La colsero alla spicciolata, avvinazzata, stanca, <span class="pagenum"><a id="page119" name="page119"></a>(p. 119)</span>
+scarsamente armata, indebolita dalle veglie e dalle libidini su per
+lupanari e per chiese. E ne fecero così grave macello, che Roberto
+dal suo torpore si destò. Il conte Oddo infrattanto con un pugno di
+arditi transteverini, ed il duca Ulrico di Cosheim con i Tedeschi,
+avevano sbrattato palazzo Vaticano della guarnigione calabrese, e
+vi assediavano il papa. Guiberto, avvisato, con rinforzi era per
+rientrare nella città. Voci altissime per chiassi e per piazze
+levavansi.&mdash;Morte a Ildebrando, morte a Guiscardo! I Saraceni ed i
+Normanni, venuti alle prese nel Foro con certe bande comandate da
+Cencio, fuggivano. Un subbuglio, un imprecare, un romor d'armi, un
+sonar di campane a martello, un assassinio continuato, senza riguardi
+di luoghi, di sesso e di età.</p>
+
+<p>Guiscardo comprende di un lampo a qual pericolo si trovasse, ed a
+qual repentaglio stesse per mettere vittoria, vita ed esercito.
+Ordina quindi a quei capitani suoi, che gli venne fatto poter
+accozzare di subitamente richiamare i soldati alle bandiere e di
+suonare a raccolta. Ed ei si reca dal pontefice alla testa dei fedeli
+Normanni, meno degli altri sbrancati alla rotta. Essi non ebbero a
+far poco per aprirsi il cammino. Spazzano Vaticano dagli ordini fitti
+che lo assediano e già ammaniscono tormenti da breccia e scale per
+penetrar dentro ed impossessarsi del pontefice. Combattono contro i
+soldati dei Cosheim e di Oddo; penetrano nel palazzo.</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a id="page120" name="page120"></a>(p. 120)</span> Gregorio non si era per nulla turbato, forse non si era
+neppure di nulla avveduto, e scriveva lettere a tutti i legati suoi,
+sparsi per l'orbe cristiano, onde annunziare il trionfo del Signore.
+E' non curava l'insurrezione del popolo, non il pericolo che correva
+l'esercito liberatore, non il massacro di tante vite. Godeva del
+trionfo; godeva dello sterminio dei nemici suoi. E non era sazio, non
+stanco di additare novelle vittime al supplizio ed alla proscrizione.
+La vittoria lo aveva ubbriacato. Viveva in un'atmosfera che tutto,
+umanità, religione, carattere gli faceva obbliare. Giunge a tempo
+Roberto per destarlo da quel sogno, o meglio da quel deliramento di
+sangue.</p>
+
+<p>&mdash;Santo padre, prende a dire il Guiscardo, è ora finalmente di far
+desistere da tanto eccidio, e partire.</p>
+
+<p>&mdash;Così presto! sclama Gregorio sorpreso e scontento.</p>
+
+<p>&mdash;Non è già presto, santo padre, risponde Roberto, gli è anzi tardi,
+forse troppo tardi perchè ci resti ancora scampo a fuggire. Non è
+momento di lusinghe adesso.</p>
+
+<p>&mdash;Fuggire, mormora Gregorio rizzandosi ed aggrottando le ciglia.
+Temereste voi forse questa sgualdrina di plebe codarda e venale,
+messer duca? Egli è impossibile!</p>
+
+<p>&mdash;Io non sono un testardo che ha perduta la ragione, santo padre, per
+dire che non temo nè gli uomini, nè Iddio, continua Guiscardo senza
+<span class="pagenum"><a id="page121" name="page121"></a>(p. 121)</span> occuparsi dell'atteggiamento del pontefice. Io ho senso
+abbastanza per comprendere che, se resto a Roma solamente alcune
+altre ore, mi sarà tagliata la ritirata, ed il mio esercito ed io
+corriamo pericolo di essere passati a fil di spada. Ecco tutto. Il
+popolo è ammutinato; è corso alle armi. La disperazione muta in eroi
+anche i poltroni. È ora di partire.</p>
+
+<p>&mdash;Voi pensereste dunque?...</p>
+
+<p>&mdash;L'ho detto, di uscire di Roma senza indugio. Ho comandato ai miei
+capitani di raggranellare la truppa sparpagliata. Ridotta agli
+ordini, voglio andar via da me, con volontaria e decorosa ritirata,
+prima che sia costretto a fuggire come cacciato e come vinto.</p>
+
+<p>&mdash;E così poco doveva dunque durare il trionfo d'Israello? mormora
+Gregorio alzando gli occhi al cielo.</p>
+
+<p>E Guiscardo:</p>
+
+<p>&mdash;Io non so, santo padre, se Israello abbia trionfato per poco; so
+che del trionfo ha abusato. E da lunga sperienza conosco, come la
+vada sempre così, dove menomamente si rallenti la briglia al soldato.
+Noi non ci riconcilieremo mai più questo popolo.</p>
+
+<p>&mdash;Vorreste dunque lasciarmi in mano ad una plebe rivoltata, corriva
+al sangue ed alla vendetta, messer duca?</p>
+
+<p>&mdash;Io no. Io penso invece che vi condurreste saviamente, santo padre,
+a venir meco, e dare <span class="pagenum"><a id="page122" name="page122"></a>(p. 122)</span> eterno addio a questa città: perchè
+voi, anche per lo innanti non ben gradito, ve ne avete distolto
+l'amore per sempre.</p>
+
+<p>&mdash;È impossibile!</p>
+
+<p>&mdash;Udite per poco come essi gridano, morte a voi ed a me, santo padre.
+Qui comincia a far caldo seriamente. Voi siete uomo di giudizio per
+comprendere ciò che vi convenga di fare. Io vi protesto chiaro che,
+fra due ore, sarò fuori le mura di Roma; perocchè io ho ancora da dar
+conto della vita dei miei soldati, ed essi riposano sul mio senno e
+sul mio onore. Partirò.</p>
+
+<p>&mdash;E dovrei dunque esiliarmi, o meglio, mi esilieranno da Roma i miei
+vassalli, nel punto proprio che io li aveva sottomessi?</p>
+
+<p>&mdash;Questo è l'errore, beato padre. Essi non sono sottomessi di
+niuna maniera; e ne sia prova i battaglioni che si vanno armando e
+rinforzando per pagarci a misura di picche e di pugnale del gastigo
+che abbiamo loro inflitto a misura d'azze e di lancie. Io doveva,
+li aveva anzi promesso ai miei valorosi soldati, questi giorni di
+stravizzo e di libero dominio sopra un popolo conquistato. L'ora è
+passata. Questo bestial popolo, che non sa nè comandare nè servire,
+si è riscosso. Andiamo in nome di Dio, se non vogliamo lasciarci la
+vita. Udite a me, beato padre; non vi restate in bocca ad un lupo
+affamato, irritato, con le mascelle armate di denti, e di niente
+meglio avido che stritolar la sua preda. Dell'esizio di Roma più
+<span class="pagenum"><a id="page123" name="page123"></a>(p. 123)</span> che i Saraceni, i soldati e me, incolpano voi. Che sperate
+di più? chi vi difende?</p>
+
+<p>&mdash;Andiamo dunque, risponde Gregorio, ed in nome del Padre, del
+Figliuolo e dello Spirito Santo, io maledico questo scellerato
+popolo, che insorge contro il giusto e contro l'unto del Signore, che
+oltraggia il suo donno, e si ribella contro il padrone. Andiamo, io
+scuoto la polvere dai miei sandali, e lo lascio a bersaglio dell'ira
+di Dio.</p>
+
+<p>E sì imprecando, Gregorio usciva col Guiscardo. Il quale nelle sale
+del palazzo trova Roberto di Loritello, venuto a farlo conto di aver
+raccozzato buon terzo della truppa nelle vicinanze del Foro, che
+Ben Hamed si studiava raccogliere i suoi, e che egli con una mano
+di cinquecento cavalli poteva guidarlo sicuro al Foro, d'onde, alla
+testa dell'esercito, uscire.</p>
+
+<p>In effetti, quattro giorni dopo il suo ingresso a Roma, Roberto, a
+suono di trombe ed a bandiera spiegata, ne partiva, recandosi nel
+centro il pontefice Gregorio VII, tra le contumelie ed il corruccio
+del popolo che lo tagliava alle spalle, lo grandinava di frecce, e
+gli scagliava dalle finestre rottami di tegole ed altri corpi da
+ferire ed uccidere. Per modo che, soventi volte la retroguardia fu
+costretta far alto, tanto da tener testa alla plebe petulante che si
+avventava loro addosso furiosa e burliera.</p>
+
+<p>E così Ildebrando esulava da Roma, cui per <span class="pagenum"><a id="page124" name="page124"></a>(p. 124)</span> trentacinque
+anni aveva contristata di sue innovazioni, di sue pretensioni,
+col dispotismo, col renderla scopo dello sdegno di tanti nemici,
+coll'istrapparle il residuo di libero governo che ancora le rimaneva,
+con farla devastare e bruciare da eserciti stranieri, e spogliarla
+di ricchezze, di onore, di virtù, di brio e di valore, con imporle
+infine il teocratico giogo, cui da lui in poi, per sforzi che avesse
+fatti e molti e generosi, non ha saputo mai più togliersi. Egli ne
+usci corrucciato, fiero nel volto e nei pensieri, disprezzandola,
+maledicendola, disegnando in sua mente tornarvi, quando che fosse,
+come il Guiscardo vi era venuto, e punirla della ribalda fellonia. Ne
+usciva esecrato, schernito, vilipeso per porta Lateranense&mdash;nel punto
+stesso che il fratel suo, tanto perseguitato ed odiato, l'antipapa
+Clemente, festeggiato e tra le ovazioni del popolo vi entrava per
+porta Toscana.</p>
+
+<p>Roberto, alla testa del suo esercito, precedeva il pontefice. Al suo
+fianco cavalcava la duchessa Sigelgaita, cui teneva dietro il suo
+novello scudiere e favorito, Rolando da Siena.</p>
+
+<h3><span class="pagenum"><a id="page125" name="page125"></a>(p. 125)</span> II.</h3>
+
+<div class="entete">
+<p class="poem20">Queste colte sull'Emo,<br>
+<span class="add1em">Queste colte in Tessaglia erbe omicide</span><br>
+<span class="add1em">Pieghin colui che del mio mal si ride.</span></p>
+
+<p class="authorsc">Redi.</p>
+</div>
+
+<p>Sigelgaita procedeva a fianco del suo consorte cupa e distratta.
+Rispondeva a monosillabi, o non rispondeva niente affatto alle
+domande che questi le indirizzava&mdash;e molto meno a quelle del
+pontefice che, dopo aversi lasciata Roma alle spalle, dal corpo
+dell'esercito era passato alla fronte. Solamente di tanto in tanto
+Sigelgaita si volgeva al suo scudiero per dirgli ora una cosa, ora
+un'altra, e chiedergli conto di alcun oggetto o di alcuna persona. Il
+pontefice guardò in cagnesco Rolando, da lui fulminato di scomunica,
+ma non fece mostra conoscerlo nè rammentarsi di lui. Egli lo scorgeva
+in tanto favore della duchessa, altera e dispotica e comprendeva
+che vanamente avrebbe porte rimostranze. Nè Roberto <span class="pagenum"><a id="page126" name="page126"></a>(p. 126)</span> se ne
+incaricò di vantaggio; consapevole dei modi di Sigelgaita. Che anzi,
+fino ad un certo segno si piacque aver tirato dalla sua uomo tanto
+ardito e tanto prode. Così che, mossero da prima per Montecassino,
+dove l'abate Desiderio di ogni bello accoglimento li festeggiò, e
+subito dopo per Salerno&mdash;allora la padrona dei mari.</p>
+
+<p>Una sera il medico Guarimponto venne introdotto dalla duchessa
+Sigelgaita.</p>
+
+<p>Da due giorni ella infermava; nè i consigli, nè la dottrina del
+celebre Costantino d'Africa, cancelliere del duca e dotto medico,
+avevano potuto convincerla che di assai poco momento quel suo
+malessere fosse.</p>
+
+<p>Guarimponto era anch'esso uomo di grande fama e bell'ornamento
+della scuola salernitana, allora e poi sì rinomata. Poteva contare
+settant'anni. Alto della persona, cui nemmeno l'età e l'abitudine
+allo studio avevano incurvata, portava capelli corti e barba assai
+lunga, avendo conservato il costume longobardo, longobardo esso
+stesso e fiero da non aver voluto mai piegarsi nè agli usi, nè al
+dispotismo normanno, nuovi padroni di Salerno. La sua bianca barba
+gli scendeva profusa sul petto e con assai maestà spiccava sulla di
+lui tunica chermisina. Egli ostentava gravità, o meglio malinconia.
+Perocchè si compiaceva assicurare di non aver giammai riso, dal
+dì che il suo allievo Gisulfo fu costretto esulare dalla dimora e
+dagli Stati del padre suo. Un paio di <span class="pagenum"><a id="page127" name="page127"></a>(p. 127)</span> occhi grigi però,
+vivaci ed irrequieti, che scintillavano nelle orbite incavernate,
+sopra le quali irte, folte, e nere tuttavia, sporgevano le ciglia,
+indicavano, egualmente che il naso volto della punta all'insù, che
+assai lungi della tristezza e più vicino alla tristizia egli fosse.
+La sciatica&mdash;ed e' vantava le più brillanti guarigioni di questa
+malattia, ed i più sicuri lattovari&mdash;la sciatica gli aveva rattratta
+una gamba; così che la strascicava dritta ed inflessibile come
+stecco, e, camminando, sembrava ad ogni passo fare una riverenza.
+Cosa che assai gli toglieva di serietà, maggiormente perchè, fingendo
+il divagato, lasciava strisciar nella polvere il lungo suo manto
+scarlatto, sopra del quale i monelli delle piazze, quando ei passava,
+sedevano e si compiacevano farsi da lui saporitamente rimorchiare.</p>
+
+<p>Guarimponto si presentò alla duchessa, cui aveva conosciuta fanciulla
+ed addestrata alla musica ed alla gramatica. Giunto sotto l'arco
+della porta, si ferma per contemplarla. Poi, dopo essere stato alcuni
+instanti in quella postura, tira innanzi così angaione, e giunto al
+letto dell'inferma gitta un sospiro e sclama:</p>
+
+<p>&mdash;<i>Fugit irreparabile tempus!</i> Gli antichi simularono il tempo sotto
+la figura di Saturno che divorava i suoi figli, e furono sciocchi.
+Conciofossecosachè ciò che si divora si smaltisce; ciò che si
+smaltisce muta di forma, ciò che muta di forma non si riconosce più,
+ciò che non <span class="pagenum"><a id="page128" name="page128"></a>(p. 128)</span> si riconosce più si obblia, e noi&mdash;noi mastro
+Guarimponto ricordiamo di voi, vi abbiamo ricordata sempre, leggiadra
+duchessa Sigelgaita, degna di migliore ventura!</p>
+
+<p>&mdash;Mastro Guarimponto, l'interrompe Sigelgaita, abbiamo bisogno di te
+e della tua dottrina, non del tuo compatimento. Noi stiamo male.</p>
+
+<p>&mdash;La dottrina è una grazia che Iddio concede ai suoi eletti come
+il sole, perchè illumini tutti e tutti se ne possano giovare. Per
+la qual cosa, nostra bella duchessa, noi non ci rifiuteremo mai
+ai vostri bisogni; ed eccoci qui per iscacciare, con la spada di
+Azzaele, l'angelo della malattia che vorrebbe stendere la mano
+sulla vostra persona. Dite dunque, dov'è che avete male, duchessa?
+Datemi qui il vostro polso, perchè la sfigmica è come la vôlta
+cristallina dell'empireo, sopra la quale si chiodano le stelle, ed
+in essa il medico, che ha l'occhio della scienza, legge il principio
+di malignità che s'insinua nella fibra della macchina umana. Dite
+dunque, bella duchessa, dov'è che avete male?</p>
+
+<p>Sigelgaita provava irresistibile tentazione di far gittare dalle
+finestre mastro Guarimponto; non pertanto si contenne ancora e
+rispose:</p>
+
+<p>&mdash;Male al cuore.</p>
+
+<p>&mdash;In fatti, bella duchessa, deve esser così! E se la luce di
+quella finestra non fosse stata attenuata tanto, e le tenebre non
+cominciassero ad involvere la terra ed il mare, io ve lo avrei detto
+<span class="pagenum"><a id="page129" name="page129"></a>(p. 129)</span> dal bel principio, perchè si legge già dal <i>palloris vultus,
+anxietatis, membrorum tremoris, difficilis respirationis, oculorum
+languoris</i>, ed altro che Avicenna soggiunge, trattarsi <i>de cordis
+affectione</i>. Ed Aetio, nel secondo de' Tetrabibli, ha giudicato che
+<i>celerrima pernicie instat corde affecto</i>.</p>
+
+<p>Sigelgaita sentiva scoppiarsi. Si solleva dunque sul letto ed ordina
+alle sue damigelle:</p>
+
+<p>&mdash;Uscite.</p>
+
+<p>Poi voltasi a Rolando, che dall'altro lato del letto, con le braccia
+conserte, guardava il famoso Guarimponto, gli ordina:</p>
+
+<p>&mdash;Chiudete l'uscio. Quindi rizzatasi affatto sulla metà della
+persona, grida:</p>
+
+<p>&mdash;Che la peste ti soffochi, pezzo di birbo, tocco d'asino. Dove vedi
+tu dunque tutte codeste corbellerie che ci hai spacciate, e codesta
+pernicie nel nostro male, se noi stiamo meglio di te, meglio di una
+sposa che va a nozze, meglio del diavolo che ti porti?</p>
+
+<p>&mdash;<i>Euge serve bone et fidelis!</i> sclama Guarimponto senza scomporsi,
+dopo aver udita fino alla fine la collerica diatriba della
+duchessa. Sempre la stessa, sempre quel brio, sempre quella vita e
+quell'ardimento! Noi credevamo che vi foste mutata, e perciò appunto
+abbiamo voluto stuzzicare la vostra pazienza, come l'alcali stuzzica
+lo starnuto&mdash;che, se nol sapete, è <i>diaphragmatis contractio</i> come lo
+ha definito Egineta. <span class="pagenum"><a id="page130" name="page130"></a>(p. 130)</span> Ma no, bella duchessa, <i>summa cum animi
+lætitia</i> noi vi troviamo sempre la stessa, sempre la Semiramide del
+nostro secolo.</p>
+
+<p>&mdash;Per le sante ossa di Caino quest'uomo ci farà perdere la pazienza,
+mormora Sigelgaita rivolta a Rolando.</p>
+
+<p>Rolando non le risponde. Ma girando dall'altro lato del letto, si
+appressa al medico, e mettendogli una mano sulla spalla, con una
+grazia che il povero medico si senti quasi slogar la clavicola e si
+piegò, gli dice:</p>
+
+<p>&mdash;Senti, compare. Che abbi voluto celiare fin qui, chè anche noi
+abbiamo fatto da burla, te lo perdono. Ma adesso, poni mente a ciò
+che madonna sarà per dirti, e ponci mente veh! perchè se niente
+niente mi avveggo che ti torna la frega delle parole latine e di
+dir cose che noi non comprendiamo, netto e sollecito ti gitto dalla
+finestra. Mi hai capito?</p>
+
+<p>&mdash;Voi vi spiegate con una facondia che incanta, messere! balbetta
+Guarimponto, grattandosi la spalla intormentita. Andiamo dunque in
+nome di Dio! Giacchè nulla vi bisogna dalla nostra scienza, e badate
+bene che la medicina è scienza, avvegnachè quel guastamestieri
+d'Ippocrate la dica <i>ars longa</i>... perdono! avete detto che non
+volete latino. Dunque cosa ci avete a richiedere, se nulla dalla
+nostra sapienza vi occorre?</p>
+
+<p>&mdash;Ecco qui, mastro Guarimponto. Noi sappiamo <span class="pagenum"><a id="page131" name="page131"></a>(p. 131)</span> da lungo tempo
+come tu sii famoso nel cavar dall'altro mondo i morti e mandarci i
+vivi di questo...</p>
+
+<p>&mdash;Voi dite la verità, bella duchessa.</p>
+
+<p>&mdash;Non c'interrompere. Sappiamo pure che niuno meglio di te conosce le
+virtù secrete delle piante e delle pietre, non che degli animali...</p>
+
+<p>&mdash;Che vivono nei quattro elementi; dappoichè noi siamo di avviso che
+anche nel fuoco vi debbano essere bestie...</p>
+
+<p>&mdash;Ma pel vero Iddio, Guarimponto, abbiam detto che non vogliamo
+essere interrotta, comprendi?</p>
+
+<p>&mdash;<i>Parce mihi</i>... scusate, dimentichiamo sempre che quel galantuomo
+abborre dal latino, come <i>natura haborret a vacuo</i>... scusate,
+scusate. Questo maledetto latino ci piove in bocca come la manna nel
+deserto. Sicchè non v'interromperemo più. Favellate, bella duchessa.</p>
+
+<p>&mdash;Ebbene, maestro Guarimponto, saresti tu al caso di distillarci un
+qualche succo, o darci qualche polvere che sapesse insinuare nelle
+vene di un uomo morte lenta ed inevitabile?</p>
+
+<p>&mdash;Non altro che questo?</p>
+
+<p>&mdash;Saresti tu dunque capace?</p>
+
+<p>&mdash;Ih!! Ma volete voi avvelenare mezzo il genere umano? Maestro
+Guarimponto vi darà tal filtro da non farlo vivere due ore.</p>
+
+<p>S. Pier Damiano chiamava quest'uomo <i>vir videlicet honestissimus</i>.
+Ah! come i santi s'ingannano sovente!</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a id="page132" name="page132"></a>(p. 132)</span> &mdash;Noi non chiediamo più di quel che ti abbiam detto,
+Guarimponto, riprende la duchessa. In questa borsa son cento monete
+d'oro per comprare il tuo veleno ed il tuo silenzio. Quell'uomo ha un
+pugnale per guarirti della malattia di rivelare i segreti.</p>
+
+<p>&mdash;Lasciamo stare i pugnali, bella duchessa. Noi non conosciamo
+ancora, benchè tutto noi conoscessimo, un contraveleno per la pianta
+pugnale. Non vogliamo perciò assoggettarci a quell'esperimento,
+perchè la nostra grande opera il <i>Passionarius</i> non è compiuta
+ancora. E voi vedete qual grave danno verrebbe alla scienza ed al
+mondo se questo lavoro restasse non finito! Sicchè dunque, bella
+duchessa, accettiamo invece gli <i>schifati</i>, che graziosamente
+ci offrite, onde potessimo continuare le nostre sperienze, e
+dimonstrare, come per un dente cavato ad un filosofo dell'<i>isola</i>
+di Delfo e' fosse morto, essendo che <i>la midolla del dente, avendo
+nel cerebro principato, al crepare del dente discese nel pulmone e
+l'uccise</i> (<i>lib. 1, c. 17, p. 44.</i>).</p>
+
+<p>&mdash;Un momento. Quanto tempo per operare vorreste dare a codesto vostro
+specifico?</p>
+
+<p>&mdash;Quanto ve ne piace, bella duchessa, risponde il dottore.
+L'ordinaria sua incubazione è di un anno... Se vorreste che gliene
+accordassimo meno...</p>
+
+<p>&mdash;Sì: qualche mese ancora di meno.</p>
+
+<p>&mdash;Ebbene il vostro piacimento sarà fatto.</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a id="page133" name="page133"></a>(p. 133)</span> &mdash;Bada però ch'e' non possa essere neutralizzato da altro
+antidoto.</p>
+
+<p>&mdash;Questo è difficile, madonna, sclama Guarimponto sospirando. Perchè
+vi ha un uomo, un demonio dovremmo dire, Costantino d'Africa,
+il quale, al pari di noi, conosce i segreti della natura. Egli
+potrebbe... ma all'uopo, se ciò accadesse, noi vi provvederemo di
+altro lattovaro che accelerarebbe la catastrofe e che neppure il
+prezioso sangue della fenice avrebbe virtù di annullare&mdash;e sì che
+tutte le potenze malefiche il sangue della fenice annulla! come ha
+detto Averroe.</p>
+
+<p>&mdash;Va dunque, Guarimponto, e ricordati che hai promesso al mondo ed
+alla scienza di terminare la tua famosa opera del <i>Passionarius</i>.</p>
+
+<p>Alcuni giorni dopo, Roberto Guiscardo era sorpreso da indefinibile
+malessere, sì che il suo cancelliero, Costantino d'Africa, vanamente
+ogni sapienza adoperò. Perocchè al bravo uomo non andava mai la testa
+ai lavori del suo degno collega Guarimponto, e si ostinava a credere
+quell'infermità prodotto dell'aria infetta di Roma. Roberto ritornò
+in Grecia, dove aveva lasciato il figliuolo Boemondo a proseguire
+i suoi conquisti. E questo valoroso principe, nel tempo stesso che
+il padre sbaragliava a Roma l'esercito dell'imperatore d'Occidente,
+fugava in Bulgaria l'imperatore d'Oriente. Roberto pose in armi
+grosse flottiglie, ed incontrato il navile greco unito <span class="pagenum"><a id="page134" name="page134"></a>(p. 134)</span> al
+veneziano, fra l'isola di Corfù e di Cefalonia, lo ruppe, mandò a
+fondo molte galee, fece 2500 prigionieri, ed i rimanenti fugò. L'eroe
+di questa vittoria fu Boemondo. Guiscardo disegnava lasciargli il
+ducato di Puglia e di Calabria, in luogo di Ruggiero.</p>
+
+<p>Sigelgaita comprese il pensiero di lui. Ella amava a dismisura questo
+suo figliuolo. Eppure non disse motto. Solamente alcuni dì dopo,
+Boemondo infermava gravemente, a tal che fu obbligato passare in
+Italia, dove, ch'il crederebbe? per forte somma di oro Guarimponto lo
+guarì, ed assai facilmente, ed in molto poco tempo.</p>
+
+<p>Roberto intanto di sua infermità non riavevasi&mdash;e bene tutte le
+mattine sorbiva disgustosa cervogia che a quest'uopo gli preparava la
+dotta ed amorosa duchessa! Infine, mentre intendeva tutto a ridurre
+Cefalonia ribellata, e ne conduceva l'assedio col suo figliuolo
+Ruggiero, una mattina fu sorpreso da più grave malore. Per curarsene,
+si fece trasportare a Casopoli, piccolo castello sul promontorio di
+Corfù, e la duchessa andò con lui per assisterlo. Il male non cedè
+punto. Ed il dì 6 di luglio il suo medico lo aveva abbandonato,
+il suo confessore gli aveva resi gli ultimi uffici di cristiano.
+Vestito dell'abito di frate, i capelli e la barba coperti di cenere,
+Guiscardo agonizzava. Vicino al suo letto non erano che due persone.
+Uscì in fine da lungo accesso di letargia, e dimandò da bere. Una di
+quelle persone gliene porge.</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a id="page135" name="page135"></a>(p. 135)</span> &mdash;È fuoco che mi avete apprestato! egli sclama.</p>
+
+<p>Uno scroscio di riso è la risposta che gli si dà. Allora Roberto apre
+gli occhi, e vede Sigelgaita innanzi al suo letto. Questa lo sta a
+considerare un instante cogli occhi divaricati, poi si accosta più da
+presso e gli mormora:</p>
+
+<p>&mdash;Monsignore, adesso che andate gloriosamente all'inferno, ricordate
+di salutarci la vostra bella e virtuosa Alberada.</p>
+
+<p>Roberto le fissa addosso gli occhi incristalliti, poi gitta un
+sospiro e si volge dall'altro lato. Dall'altro lato gli si presenta
+Rolando da Siena che ghignava diabolicamente. Allora terribile
+pensiero gli corre alla mente, e forse tutto il nefando ed il laido
+di quella storia comprende. Fa uno sforzo onde sollevarsi sui
+guanciali un momento; le pupille acquistano un baleno di fulgore
+vitale, e la mano alza, quasi avesse voluto fulminarli di una
+maledizione. Poi cambia d'aspetto incontanente. Le guance tornano
+pallide, le braccia accoglie a croce sul petto, gli sguardi dirige
+al cielo, dice con voce chiara: Dio vi perdoni! Chiude gli occhi e
+ricade supino sul letto.</p>
+
+<p>Quei due gli si accostano per contemplarlo ancora. Era morto! Si
+dettero un bacio ed uscirono.</p>
+
+<p>Questo fu il compianto che l'ultimo sospiro di Roberto Guiscardo,
+duca di Puglia e di Calabria, accompagnava. Questa la fine di un
+uomo che <span class="pagenum"><a id="page136" name="page136"></a>(p. 136)</span> aveva vissuti settant'anni di gloria, fondato un
+regno ed una dinastia, non mai conosciuta la sconfitta, e che il
+più grande, il più prode, il più generoso dei tempi suoi fu pure,
+malgrado le sue colpe, malgrado i suoi difetti.</p>
+
+<p>Le ossa attendono il finale giudizio del Signore nella cattedrale di
+Venosa; abbiano requie, se vistosa tomba non hanno.</p>
+
+<hr class="hr10">
+
+<p>Gregorio VII lo aveva anteceduto di qualche mese.</p>
+
+<h3><span class="pagenum"><a id="page137" name="page137"></a>(p. 137)</span> III.</h3>
+<div class="entete">
+<p class="poem20">
+<span class="add6em">Vi lascia, e mesto e solo,</span><br>
+ Senza più speme e con la morte in faccia<br>
+ Va in altra parte di un sepolcro in traccia</p>
+
+<p class="authorsc">Croneck.</p>
+</div>
+
+<p>Appena Gregorio toccò la terra dell'esilio sembrò avesse perduta
+tutta quella sua potente energia. Mandò suo legato in Lamagna Ottone
+vescovo di Ostia, in cui trasfuse i suoi principii ed i suoi poteri,
+e stette. Stette come torre sublime che sfida i secoli, e sfida
+gli uragani. Era stanco. Aveva fatto troppo sciupo delle sue forze
+morali; voleva riposarsi. Nè il desiderio gli mancò di riposarsi in
+Dio! Non già che intieramente non guardasse il presente. Novelle
+spiacevoli gli giungevano sempre da ogni verso, ed ei rifuggiva ormai
+da dolori, a cui non sapeva prestar rimedio&mdash;nemmeno quello della
+pazienza e della rassegnazione. Le cose attuali andavano male. I suoi
+grandi sforzi erano stati inutili; i suoi principii non prevalsi, e
+le sue parole non aveano fruttificato. <span class="pagenum"><a id="page138" name="page138"></a>(p. 138)</span> Si compiaceva perciò
+contemplar meglio il passato; il passato che sì forte e sì glorioso
+era stato per lui! I due suoi più odiati nemici trionfavano. Enrico
+trionfava in Lamagna, Guiberto in Roma; nè alcuno rammentava più
+di lui, se non come un oggetto di spavento e di abbominio, che,
+dopo aver prodotti tanti mali, codardamente si era ritirato senza
+aver compiuta l'opera, senza aver combattuto sino alla fine. Ciò lo
+contristava; ciò aumentava quella cascaggine di membra che i dolori
+dello spirito avevano destata in lui e l'infievolivano ogni dì
+peggio. Ma egli comprendeva, per quella vasta mente che avea sì vasto
+disegno concepito, egli comprendeva che i tempi non lo propiziavano
+più, e che bastava aver ardito di seminare le sue dottrine, perchè
+altri secoli ed altri uomini le avrebbero maturate, avrebbero mietuti
+i frutti.</p>
+
+<p>Inoltre chi non sa che il vigore dell'anima si accompagna sempre col
+vigore del corpo? E la fibra d'Ildebrando era usata con le pratiche
+di penitenza, a cui fin da fanciullo nei rigori del chiostro aveva
+dovuto piegarsi; usata dal lungo viaggiare per tutte le contrade di
+Europa; usata da quella malvagia passione che chiamasi studio&mdash;e
+lunghe e penose veglie egli aveva sopportate per addottrinarsi
+nella difficile scienza dei padri&mdash;e lenta una tisi o corporale o
+mentale con le notturne lucubrazioni nella macchina si insinua!
+Usata infine per le protratte tensioni <span class="pagenum"><a id="page139" name="page139"></a>(p. 139)</span> dello spirito, per i
+dissapori che senza conto aveva sorbiti, per le gioie inaspettate,
+per gigantescamente concepire e vegliare che il disegno s'incarni,
+per le passioni indomite, selvaggie, ferrigne che si disputavano
+il suo cuore, per l'amara necessità di reprimere gl'impeti di
+un temperamento di bronzo, sì che Pietro Damiano lo chiamava il
+<i>clavigero apostolo</i>, per il tarlo inesorabile della coscienza
+che alcune sue azioni non sante gli riproduceva incessante, per
+il martirio infine dell'esilio che è il più crudele dei martirii.
+Ond'è che in sul finire di aprile del 1085 la lassezza era giunta a
+tale che non gli permise più levarsi da letto. Ebbe bene Costantino
+Africano, mandatogli da Roberto, a mettere in uso tutta la sua
+perizia. Il languore camminava a gran passi, e col languore la morte.
+Il suo principio vitale era consunto: la sua lampada brillava di luce
+vacillante.</p>
+
+<p>Intorno a lui, senza mai darsi tregua nè mai per giorno o per notte
+pigliar riposo, si affaccendava un giovane paggio lasciatogli da
+Sigelgaita, che cure di figlio gli profondeva. Questo paggio, innanzi
+al mondo si chiamava Corrado ed era quegli appunto di Baccelardo, ma
+innanzi ad Ildebrando quel paggio era Guaidalmira&mdash;e tutta la misera
+storia di lei egli già conosceva! Ma che può fare l'amore quando il
+dito di Dio ha l'ora fatale designata, che può fare se non addolcirla
+e spargerla di fiori e di speranze!</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a id="page140" name="page140"></a>(p. 140)</span> Sul cominciare di maggio, Gregorio si sentiva ancora più
+male. Si convocò intorno quei pochi vescovi che ancora gli rimanevano
+fedeli, e che con lui dividevano il pane dell'esilio. E come
+costernati ed afflitti li vedeva a fargli corona, dal suo paggio
+e dal cardinale Ugo Candido, il quale aveva cercato riconciliarsi
+con lui sapendolo non lontano dal morire, si fe' sollevare alquanto
+sui guanciali, e per voce indebolita e lenta, col volto estenuato
+e cadaverico, con gli occhi incavernati, ma sempre lucidi e fieri,
+parlò:</p>
+
+<p>&mdash;Diletti fratelli! L'ora mia è arrivata. Poco bene ho fatto quaggiù;
+ma in questo momento di morte mi consola il testimonio della
+coscienza, giammai avere agito contro il dettame di essa, ed il poter
+dire: Ho amata la giustizia, ho odiata l'iniquità.</p>
+
+<p>&mdash;Ah! santo padre, in quali tempi difficili ed in quali triboli ci
+lasciate, dando in un dirotto pianto l'arcivescovo di Salerno sclamò.</p>
+
+<p>&mdash;Confortatevi, fratelli, risponde Gregorio, fra breve sarò d'innanzi
+all'Eterno, e raccomanderò a lui i miei figli e la mia Chiesa.
+Confortatevi come i discepoli di Gesù si confortarono della sua
+morte. Avete detto che i tempi son difficili, e ben diceste. Perciò
+appunto rivestitevi della costanza degli apostoli, e brandendo la
+spada di Paolo, con la carità e con la forza spargete sulla terra le
+mie parole: perocchè, in vero vi dico, <span class="pagenum"><a id="page141" name="page141"></a>(p. 141)</span> che le saranno messe
+di grandezza per la Chiesa e per i suoi sacerdoti, e di gloria sì per
+loro che pel Dio d'Israello.</p>
+
+<p>&mdash;Oh! santo padre, chi ci reggerà dei suoi consigli, chi ci
+illuminerà con la sua sapienza dopo che voi sarete ritornato nelle
+gioie del Signore?</p>
+
+<p>&mdash;Figliuoli miei, il mio testamento è di coraggio e di pazienza,
+continua Gregorio. Io ho dato cominciamento ad un'opera che richiede
+costanza, santità di costume, fiducia in Dio, vigore di mente e di
+braccio, e l'inflessibilità di non ismarrirsi per rovescio, non
+istancarsi per lavoro. Chi si sente forte e santo abbastanza pel
+cimento, concorra alla terribile dignità dell'apostolato. Io credo
+idonei già e maturi a tanto ministero, Ugo vescovo di Lione, Ottone
+vescovo di Ostia, e Desiderio abate di Montecassino.</p>
+
+<p>&mdash;E noi no? l'interruppe Ugo Candido.</p>
+
+<p>Gregorio finge non udirlo e prosegue:</p>
+
+<p>&mdash;Iddio illuminerà coloro che tal capo dovranno eleggersi. Ora,
+figliuoli miei, andate. Io vi ho chiamati per darvi la mia estrema
+benedizione, e per chiedervi perdono se mai opera o parola mia vi
+avesse offesi e scandalizzati. Non occorre che voi perdiate maggior
+tempo intorno ad un vecchio, che nulla più può fare alla vigna del
+Signore e che picchia dei piedi la fossa. Andate, spargetevi per
+la terra, e soccorrete il debole, rialzate il caduto, ristorate il
+vacillante, <span class="pagenum"><a id="page142" name="page142"></a>(p. 142)</span> edificate l'incredulo, e punite gli ostinati. Ma
+sopra tutto, i figli d'Italia persuadete che si leghino fra loro, e
+giogo di despoti e vituperio straniero non sopportino. Voi non avete
+più che farmi. Vi ringrazio delle cure che mi prodigaste; ma più che
+me, ora la Chiesa ha bisogno di voi. Andate, figliuoli, ed in nome
+del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo vi benedico.</p>
+
+<p>Tutti quei circostanti, caduti in ginocchio, gli baciano la mano, e
+bagnati da molte lagrime, ed oppressi da sincero dolore partono.</p>
+
+<p>Non partì già Ugo Candido, non Guaidalmira.</p>
+
+<p>Era il dì 25 maggio. Il languore di Gregorio toccava gli estremi, ed
+uno stravaso di linfa al petto ne rendeva difficile la respirazione,
+gli impossibilitava restare nel letto. Lo avevano perciò adagiato
+sovra gran seggiolone e collocato presso ad una finestra, perchè
+desiderava vedere l'ultima volta il sole che tramontava nella placida
+ed azzurra marina. La finestra gli gittava un'onda di luce dal
+petto alle gambe, ed imporporava la bianca tunica che lo covriva.
+Ma un rosone a vetri colorati, praticato sulla finestra stessa,
+dando passaggio ai raggi del sole, gli circondava la testa e la
+bianca barba di luce così viva e così varia, che, al contemplarlo
+da lontano, sembrava nuotasse in una conca d'iride, e scintillasse
+del fulgore celeste dei cherubini. Ai suoi piedi era genuflessa
+Guaidalmira, che, la fronte piegata <span class="pagenum"><a id="page143" name="page143"></a>(p. 143)</span> nelle mani ed appoggiata
+allo sgabello dei piedi di lui, pregava, straziata da dolor muto. Da
+un lato del seggiolone, delle braccia conserte sul petto, in piedi
+ed immobile si vedeva il cardinale Ugo. Dall'altro lato un frate
+benedettino, cui, come e' disse, gli aveva mandato l'abate Desiderio
+per confessarlo. Questi teneva il cappuccio abbassato, sicchè la
+fronte e metà del volto covrivagli e stava del pari in piedi.
+Gregorio con una mano cercava la testa di Guaidalmira, con l'altra
+stringeva quella del frate. Già più non ci vedeva.</p>
+
+<p>&mdash;Santo padre, voi dunque togliete la scomunica al re di Francia?
+dimandava il frate per voce soffocata forse dal dolore.</p>
+
+<p>&mdash;Gliela tolgo, rispondeva Gregorio.</p>
+
+<p>&mdash;Santo padre, togliete la scomunica al re di Dalmazia? proseguiva il
+frate.</p>
+
+<p>&mdash;Gliela tolgo, diceva Gregorio.</p>
+
+<p>&mdash;Ed al re di Polonia, santo padre?</p>
+
+<p>&mdash;È morto, ma gliela tolgo.</p>
+
+<p>&mdash;Ed al re d'Ungheria.</p>
+
+<p>&mdash;Gliela tolgo pure.</p>
+
+<p>&mdash;Ed ai vescovi e baroni che vi deposero nei concilii di Worms e di
+Pavia?</p>
+
+<p>&mdash;L'avevo tolta ad alcuni; la tolgo a tutti.</p>
+
+<p>&mdash;Ed a Cencio, che tentò assassinarvi nella notte di Natale?</p>
+
+<p>&mdash;Gli sia pur tolta.</p>
+
+<p>Qui la voce del frate si arresta di un istante, poi, più cupa,
+dimanda:</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a id="page144" name="page144"></a>(p. 144)</span> &mdash;Ed a vostro fratello Guiberto?</p>
+
+<p>A questa parola il moribondo gli sottrae la mano, e, facendo atto di
+volersi sollevare, sclama, di lieve rossore animando le gote:</p>
+
+<p>&mdash;No, no, lo maledico. Escluso lui che usurpa la mia sede di Roma,
+escluso Enrico che dicono re, esclusi i maligni che per consigli e
+per opere favoriscono l'empietà d'ambedue, io stendo il perdono e
+la benedizione di Dio su tutti gli uomini che credono fermamente e
+confessano che io sono vero erede e vicario degli apostoli s. Pietro
+e s. Paolo.</p>
+
+<p>Il frate serba il silenzio alcun poco e cerca riprendere la mano
+del moribondo vecchio, il quale tremava tutto come una foglia, poi
+mormora:</p>
+
+<p>&mdash;Ma, santo padre, egli vi è fratello! egli ha tentato tante volte di
+riconciliarsi con voi, dimandarvi perdono...</p>
+
+<p>&mdash;Ed io lo maledico, risponde Ildebrando convulso sempre.</p>
+
+<p>&mdash;Egli è pentito delle offese che vi ha fatte; egli vi dimanda
+perdono dei dolori che vi ha dati...</p>
+
+<p>&mdash;Ed io lo maledico.</p>
+
+<p>&mdash;Ma, santo padre, Gesù Cristo ha perdonato, morendo, i suoi nemici;
+Gesù Cristo vi comanda di assolverlo, perchè Guiberto nell'errore
+vi fece onta, ma poi ha pianto la sua colpa, e non vuol vivere, non
+vuole morire prima di essersi riconciliato con voi, ed essere stato
+da voi perdonato.</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a id="page145" name="page145"></a>(p. 145)</span> &mdash;Ed io lo maledico, lo maledico, lo condanno al fuoco
+eterno nell'altra vita, ed al supplizio ed alla miseria in questa&mdash;e
+meno lui e l'imperatore Enrico che scomunico, benedico tutto il
+genere umano.</p>
+
+<p>A tali austere parole, il frate ritira la mano con che aveva presa
+quella del pontefice, si gitta alle spalle il capperuccio e furibondo
+grida:</p>
+
+<p>&mdash;Ed io maledico te, inesorabile vecchio, io, Clemente III, sovrano
+pontefice, e tuo fratello, io ti maledico come Adamo maledisse Caino,
+e come Cristo maledisse Giuda. Io ti maledico come parricida, come
+stregone, come adultero; io ti maledico, ed il Padre, il Figliuolo e
+lo Spirito Santo ti maledicano con me.</p>
+
+<p>Gregorio alza gli occhi al cielo, poi mormora le dolenti parole di
+Cristo:</p>
+
+<p>&mdash;<i>Domine, transeat a me calix iste!</i></p>
+
+<p>Il cardinale Ugo Candido, che mutolo era restato fino allora al
+fianco dell'agonizzante, gli si accosta più d'appresso, e ridendo
+sorriso terribile:</p>
+
+<p>&mdash;Non uditelo, santo padre, diceva: alla sua maledizione, avanti
+all'Eterno voi potete opporre... oh! tutte le opere della vostra
+vita...</p>
+
+<p>&mdash;Per esempio, soggiungeva Guiberto, chè il frate era egli stesso,
+per esempio, lo scandalo destato nella cristianità e la guerra civile
+in Lamagna?</p>
+
+<p>&mdash;Dio mi ha perdonato, rispondeva il moribondo.</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a id="page146" name="page146"></a>(p. 146)</span> &mdash;La corruttela che ha messa nel clero col proibire lecite
+nozze, ripigliava il cardinale; l'eccidio di Roma; la disperazione e
+la dannazione di tante migliaia di uomini morti nelle scomuniche da
+lui profuse per appagare intenti mondani; lo sdegno civile fomentato
+in Italia, e le guerre di che l'ha desolata?</p>
+
+<p>&mdash;Dio mi ha perdonato, borbottava ancora il pontefice.</p>
+
+<p>&mdash;Gli amori impudici con la contessa Matilde, per lui vituperata
+avanti al mondo, e gli amori della contessa Alberada, che ha condotta
+a morire misera e disperata? soggiungeva Guiberto.</p>
+
+<p>Ed il pontefice:</p>
+
+<p>&mdash;Dio mi ha perdonato.</p>
+
+<p>&mdash;I sudditi ribellati contro i sovrani, proseguiva il cardinale,
+il suo orgoglio che ha fatto infellonire contro la Chiesa milioni
+di cristiani; i tradimenti comandati; gli omicidii fatti eseguire;
+gli avvelenamenti dei suoi nemici onde buccinarli puniti da Dio
+per subita morte; i regni tolti e donati a ribaldi che gli si
+giuravano ligi; la Spagna preferita restasse in mano de' Mori, anzi
+che in dominio di cristiani, i quali non volevano fargli omaggio;
+la Sassonia desolata, perchè rifiutò conoscersi vassalla di San
+Pietro; la Francia levata a tumulto per esigere tributo che giammai
+Carlomagno sognò di promettergli; la Sardegna minacciata dare a
+conquistatori feroci <span class="pagenum"><a id="page147" name="page147"></a>(p. 147)</span> se non pagava il danaro di San Pietro;
+il regno d'Ungheria messo ad incanto fra due re a chi più gli
+offerisse maggior donazione e sudditanza; la Dalmazia gittata nella
+guerra civile per averle voluto dare un re di suo capriccio, mentre
+un altro già vi regnava; la scomunica infine, per non dir più, del re
+Boleslao II di Polonia, che ridusse al bando dei suoi Stati e fece
+morire miserabile e disperato? Ecco, santo padre, ciò che potrete
+dire a Dio, perchè non ascolti la maledizione di vostro fratello!</p>
+
+<p>&mdash;Iddio mi ha perdonato, mi ha assoluto, con voce che appena
+s'intendeva, sclama il pontefice; e perchè amai la giustizia ed odiai
+l'iniquità, muoio in esilio.</p>
+
+<p>&mdash;In esilio! prorompe il cardinale Ugo Candido, ridendo
+satanicamente; ma non sei tu il vicario di Cristo che ti diede in
+retaggio i suoi popoli, ed alla sua giurisdizione segnò per termine i
+confini del mondo?</p>
+
+<p>Ildebrando a quest'ironia non risponde: piega la testa sul petto e ve
+la lascia cadere abbattuta. Guiberto ed il cardinale si accostano,
+Guaidalmira alza gli occhi per guardarlo: era morto!</p>
+
+<p>Guaidalmira gitta un grido acuto e straziante e stramazza distesa sul
+suolo.</p>
+
+<p>Così ai 25 di maggio 1085, dopo dodici anni, un mese e tre giorni di
+regno, moriva Gregorio VII, il più ardito dei pontefici.</p>
+
+<p>Grandi vizii, grandi virtù lo distinsero. Ed a <span class="pagenum"><a id="page148" name="page148"></a>(p. 148)</span> gloria del
+vero i vizii furono del secolo, le virtù dell'uomo. Imperciocchè, in
+un secolo di dubbiezze, che ondeggiava ancora fra la barbarie del X
+secolo e la luce incipiente del XII; in un secolo in cui la passione
+di municipio ed il parteggiare destavasi per dar vita ai Comuni; in
+un secolo di scisma, dove la feudalità tendeva al dispotismo ed il
+popolo ad affrancarsi; in un secolo in cui non vi era ragione fuor
+di quella delle armi, non virtù fuori del valore e del coraggio,
+non religione perchè la più corrotta parte di quella società
+rappresentavano gli ecclesiastici, e la superstizione dei secoli
+passati infiacchiva senza meglio stabilirsi lo spirito del Vangelo;
+in un secolo in cui la bellezza non aveva culto, la verecondia non
+era merito, non avea ostracismo l'oltraggio ai diritti delle nazioni,
+degl'individui, della pietà; in un secolo infine nel quale tutto era
+disquilibrio, dubbio, decadimento, i vincoli di una società usata
+cadevano per vetustà nè ancora la novella società si aggruppava; io
+dimando, se uomo, a tanta altezza collocato, poteva mostrarsi più
+forte e più santo di che Gregorio si mostrò? Egli vedeva che tutti i
+pinacoli sociali del suo tempo tendevano alla monarchia, ed avvisando
+che l'Evangelo fosse esso stesso codice monarchico, dispotismo
+teocratico bandì, e non lasciò mezzo intentato, buono o malvagio che
+fosse, impuro o santo, per rassodarlo.</p>
+
+<p>Uno fu il principio che informò la sua vita e <span class="pagenum"><a id="page149" name="page149"></a>(p. 149)</span> le sue opere:
+<i>l'indipendenza dell'Italia e della Chiesa cattolica</i>! L'idea
+era magnanima, era giusta; ma i tempi per promuoverla e mandarla
+ad effetto non ancora maturi. La società fermentava, e niente si
+era consolidato, nè il principato nè la repubblica, nè l'ateismo,
+nè la religione: e libertà individuale ed ostinazione feudale
+battagliavano nel caldo. Per intrudere quindi le sue dottrine vi fu
+d'uopo di violenza. E perchè queste interessavano più i principi
+che i popoli, la quistione si prolungò, e, lentamente cangiando di
+forma, ne rivestì impure e sacrileghe; perchè ai venerandi diritti
+delle nazioni col velame divino si attentò. L'idea di Gregorio fu
+generosa, perchè in quel collegarsi di potenti per tutto ridurre a
+pura e forte monarchia, il popolo restava escluso, indifeso, vittima,
+nè aveva a cui lamentarsi dei torti; perocchè patto di sangue sulla
+totale schiavitù si era stretto. Egli, il pontificato volle elevare
+a giudice supremo tra il popolo ed il re. Reagirono perchè brusco ed
+inconsiderato fu l'urto, nuova la legge. La reazione lo indispettì.
+E perchè aveva sortita fibra robusta ed altera, trasandò il pudore,
+ed addivenne violento, ostinato, incompassionevole, nulla rispettò
+di quanto culto si era per lo avanti. Rispose delle armi con cui lo
+provocavano. Ciò gli alienò i principi, gli alienò il clero ed il
+popolo, e fu addimandato inesorato e tiranno. Nonostante sembrò un
+momento di trionfare. <span class="pagenum"><a id="page150" name="page150"></a>(p. 150)</span> Nel trionfo mostrossi intemperante, e
+le tre giornate di Canossa prepararono la presa di Roma.</p>
+
+<p>Ora egli muore! Dopo tanti anni di lutta muore senza aver vinto,
+senza esser compianto da altri che da oscura donzella, senza essere
+amato da alcuno, lasciando al mondo tre legati funesti&mdash;la quistione
+delle investiture, la rivalità dei papi e dei re, e la folle e fatale
+impresa delle crociate! Egli però, allucinato come fosse, agì sempre
+sotto l'ispirazione della convinzione e di una lucida e decisa
+coscienza. E ciò basti per lavarlo d'ogni peccato, mondarlo da tutti
+i mali che originò.</p>
+
+<p>Egli muore! Dopo una vita di combattimento sperava morire tranquillo
+e sereno come il giorno che vedeva declinare sull'immensa marina; ma
+l'ultima sua ora fu travagliata dalle idee del passato, dallo sdegno
+inesorato degli uomini. Muore, e l'ultima idea ad abbandonare quel
+capo che si era levato il più alto su tutta la terra, l'ultima idea
+che funestò quell'anima, la quale aveva abbracciato la rigenerazione
+dell'universo, è che i suoi nemici trionfano, che Guiberto ed Enrico
+sopravvivono padroni del campo, ed egli non si è vendicato.</p>
+
+<p>Il <i>re dei re</i> è un'attestazione, non un fatto.</p>
+
+<p>Requie, o grand'uomo, i tuoi nemici non saranno meglio avventurati di
+te!</p>
+
+<p>Alcune settimane dopo, una giovane faceva chiamarsi la badessa delle
+benedettine di Roma, e <span class="pagenum"><a id="page151" name="page151"></a>(p. 151)</span> dopo lungo colloquire, era ammessa a
+vestir l'abito in quel chiostro. Vi visse due anni di penitenza e di
+rassegnazione, poi vi morì di languore, per sfinimento d'animo, in
+concetto di santa. Era Guaidalmira.</p>
+
+<p>Guiberto ritornò a Roma donde or cacciato, ora ammesso, da molte
+città e popoli riconosciuto vero pontefice, da molti altri
+scismatico, sempre tribolando i papi, per grossa somma di danaro
+vendè ad Urbano II la libertà di castel Sant'Angelo e palazzo
+Laterano, che ancora per lui tenevansi con forte presidio, e nel
+1100, assediato dalle truppe di Pasquale II in un castello vicino
+Alba, dove erasi rifugiato, morì repentinamente, non senza sospetto
+di veleno; sempre fermo, sempre generoso e più soldato e brillante
+principe che sacerdote.</p>
+
+<p>La sua condotta, la sua vita, i suoi gusti oggi rattristano e
+sgomentano ogni cuore virtuoso e delicato. Allora, come cosa fra
+gli ecclesiastici consueta, avevansi per temperati ed allo Stato
+principesco non sconvenevoli. Quel che però nè i contemporanei,
+nè noi avremmo saputo mai perdonargli, se dell'indole degli
+uomini volubili e delle passioni entusiaste ed ardenti troppo non
+conoscessimo, gli è l'aver arso di sì forte e subita fiamma per
+Alberada, e poscia averla dimenticata compiutamente, malgrado le
+spavalde proteste fatte a Guiscardo a Salerno di vendicarla, malgrado
+che la riconoscenza di averne avuta <span class="pagenum"><a id="page152" name="page152"></a>(p. 152)</span> protetta la vita glielo
+avessero imposto. La potenza di altri guai e di altre panie che lo
+avvolsero, la sua natura mutabile, gli valgano per iscusa; se scusa
+pure la sua spensieratezza appo le donne potrà trovare. Fu mandato
+a seppellire a Ravenna. Ma sei anni più tardi, il feroce Pasquale
+II&mdash;questa iena di cadaveri&mdash;lo fece dissotterrare, e le sue ossa e
+le sue ceneri furono gittate nel fiume.</p>
+
+<p>Enrico IV gli sopravvisse di poco.</p>
+
+<h3><span class="pagenum"><a id="page153" name="page153"></a>(p. 153)</span> IV.</h3>
+<div class="entete">
+<p class="poem20">
+ Je t'ai fait voir tes camarades<br>
+<span class="add1em">Ou mort, ou mourants, ou malades;</span><br>
+<span class="add1em">Allons, víeillard, et sans replique,</span><br>
+<span class="add1em">Il n'importe à la republique</span><br>
+<span class="add1em">Que tu fasses ton testament.</span></p>
+
+<p class="authorsc">La Fontaine.</p>
+</div>
+
+<p>Non racconteremo per minuto il rimanente dei fatti di questo gran
+principe. Dopo aver veduto perire il suo nemico Gregorio, altri non
+men terribili ed ostinati ne ebbe a combattere in Vittore III, Urbano
+II e Pasquale II, favoriti al solito dalla contessa Matilde, la quale
+la causa della Chiesa aveva sposata a spada tratta; in Ermanno di
+Luxembourg, che, dopo la morte di Rodolfo, i ribelli Sassoni avevano
+eletto a re; nei figli di Ottone di Nordheim, morto nel 1083; nel
+marchese Ecbert, e per ultimo nel suo figlio Corrado, che Urbano II
+aveva prevaricato ed indotto a ribellione contro suo padre. Questo
+scellerato principe, applaudito con gioia feroce dalla corte di Roma,
+pubblicò infami calunnie <span class="pagenum"><a id="page154" name="page154"></a>(p. 154)</span> contro suo padre, pensando così
+oltraggiare la gloria di lui, sè difendere. Riconosciuto dai papi per
+re d'Italia, cinse la corona di ferro a Monza. Ma, dopo otto anni
+di guerra civile morì disprezzato da coloro stessi che alla rivolta
+lo avevano spinto e che ne avevano profittato. Enrico si ritirò in
+Germania.</p>
+
+<p>Diremo le ultime cose di lui con le parole del Sismondi, il quale le
+ha tolte al Sigonio e questi ad Ottone frisingense, ed a Sigeberto
+gemblacense.</p>
+
+<p>Dopo la sua ritirata, Enrico non ebbe altra cura che restituire
+la pace alla Chiesa ed all'impero. Quantunque perseguitato dalle
+scomuniche dei papi, e' non sembrò punto occuparsi a farne cessare
+gli oltraggi. Aveva anzi pensato di abdicare la corona in favore
+dell'altro suo figlio Enrico V, con la speranza che il ravvicinamento
+tornerebbe più facile fra due antagonisti, l'amor proprio dei quali
+non fosse stato inasprito ancora da lunga discordia. Questo progetto,
+che Enrico non mandò a termine, infiammò l'ambizione del giovane
+principe. Il papa Pasquale II, il di cui odio religioso mai si
+placava, per mezzo dei suoi emissarii infervorò un figlio, cui sete
+colpevole di regno allucinava già. Gli rappresentò il delitto che
+meditava come azione santa e gloriosa, ed alla rivolta lo determinò.</p>
+
+<p>Una dieta erasi convocata a Magonza pel giorno di Natale. I
+partigiani del giovane Enrico eranvi <span class="pagenum"><a id="page155" name="page155"></a>(p. 155)</span> convenuti in folla:
+niuna assemblea nazionale da lungo tempo non erasi mostrata così
+numerosa. Il giovane Enrico consigliò al re suo padre di punto non
+avventurarsi fra gente, la di cui fedeltà si appalesava, se non
+altro, dubbiosa. L'imperatore si tenne all'avviso di suo figlio, di
+cui non sospettava ancora tutta la fellonia, e si ritirò al castello
+di Ingelheim. Come egli quivi faceva dimora, gli arcivescovi di
+Magonza, di Colonia e di Worms, inviati della dieta, si presentarono
+a lui, e gl'imposero a nome di quella rimettere loro gli ornamenti
+imperiali&mdash;vale a dire corona, anello e porpora, perchè e' ne
+rivestissero suo figlio.</p>
+
+<p>&mdash;Ma perchè dunque i principi ed i vescovi della dieta ci hanno
+eglino deposto? domanda Enrico.</p>
+
+<p>&mdash;Perchè? risponde l'arcivescovo di Magonza, perchè da lunghi anni
+tu hai straziata la Chiesa di Dio per cause odievoli, perchè tu
+hai venduti i vescovadi, le abbazie e le dignità ecclesiastiche,
+perchè tu non hai giammai osservati i canoni nell'elezione dei
+vescovi, e fieramente al papa ti sei ribellato. Per tutti questi
+motivi è piaciuto al sovrano pontefice ed ai principi di Lamagna di
+respingerti non solamente dalla comunione dei fedeli, ma cavarti
+ancora dal possedimento del trono.</p>
+
+<p>&mdash;Ma voi, riprende l'imperatore, voi arcivescovi di Magonza e di
+Colonia, voi che ci accusate <span class="pagenum"><a id="page156" name="page156"></a>(p. 156)</span> di aver vendute le dignità
+ecclesiastiche, voi, vescovo di Worms, diteci almeno quale è stato il
+prezzo che abbiamo ricavato da voi, quando v'investimmo delle chiese
+più opulenti e più possenti del nostro impero? Dite, parlate dunque,
+ripetete qui al nostro cospetto, al cospetto del vostro sovrano e
+del vostro benefattore, ripetete le calunnie che avete vomitate
+nella dieta, fateci arrossire, per Dio; e noi diremo che giusto è
+il decreto dei principi, dovuta la deposizione. Ebbene, voi tacete?
+ecco, ecco che cosa sono le vostre accuse, vituperati! Ma se vi è
+forza convenire e confessare che da voi nulla abbiamo dimandato,
+dite, per Dio, dite perchè voi vi siete accoppiati ai nostri
+detrattori, mentre la vostra coscienza vi rammentava che, verso di
+voi almeno, noi ci eravamo conformati ai nostri doveri? Perchè vi
+siete voi congiunti a coloro che hanno forfatto alla loro fede, ed al
+giuramento al loro principe? Perchè vi mettete voi alla loro testa?</p>
+
+<p>Alcuno di quei prelati, non rispondendo, e vedendoli Enrico col capo
+chino, arrossire e confondersi, continuò:</p>
+
+<p>&mdash;Fate bene a tacere, vi salverete almeno così dall'onta
+dell'impudenza. Ma pazientate ancora qualche giorno, attendete il
+termine naturale della nostra vita, perchè la nostra età e le nostre
+pene indicano troppo non dover esser lontano. Ovvero, se vi piace
+e vi torna levarci il <span class="pagenum"><a id="page157" name="page157"></a>(p. 157)</span> regno, fissate almeno il giorno nel
+quale, con le nostre proprie mani, caveremo della nostra testa canuta
+la corona e ne orneremo quella di nostro figlio.</p>
+
+<p>&mdash;Enrico, scoppia infine l'arcivescovo di Magonza, noi non siamo
+venuti qui per teco garrir di parole, nè altra ne diremo con uno
+scomunicato, con un principe che ha desolato il paese da Dio
+commessogli a governare. Se di tuo piacimento non ti presti a darci
+gli ornamenti imperiali, noi te li strapperemo per forza, dovessimo
+con essi strapparti la pelle e la vita; perchè di quest'ordine siamo
+stati incaricati.</p>
+
+<p>A questo duro favellare, Enrico guarda in fronte con un misto di
+sdegno e di disprezzo l'altero prelato, poi sclama:</p>
+
+<p>&mdash;Codardo!</p>
+
+<p>E senza aggiunger altro, esce dalla sala. Avendo però preso consiglio
+dal piccolo numero d'amici che gli rimanevano ancora vicino, e
+vedendo che lo circondavano uomini d'armi molti e risoluti, e che
+per allora ogni atto di resistenza riusciva impossibile, si fece
+apportare gli ornamenti ed il mantello reale, poi salì sul trono, e
+comandò si chiamassero i prelati.</p>
+
+<p>&mdash;Eccole, egli disse, queste divise di dignità reale che la volontà
+unanime dei principi dello Stato e la bontà del re dei secoli ci
+avevano concesse. Noi non impiegheremo la forza per difenderle:
+perocchè non avevamo mai preveduto tradimento <span class="pagenum"><a id="page158" name="page158"></a>(p. 158)</span> domestico, nè
+contro di esso ci eravamo messi in guardia. Mercè al cielo che ci
+accordò il favore di non mai sospettare tanto furore presso i nostri
+amici, tanta empietà nei nostri figli! Nondimeno, con l'aiuto di Dio,
+il vostro pudore difenderà forse ancora la nostra corona. Ma se voi,
+al contrario, siete insensibili al timore di Dio che protegge i re,
+ed alla perdita del vostro onore, noi sopporteremo dalle vostre mani
+una violenza che punto non abbiamo mezzi di respingere.</p>
+
+<p>A questo discorso i deputati esitano. Ma l'arcivescovo di Magonza,
+vedendo che i suoi colleghi s'infievolivano, e davano adito a più
+nobili sentimenti e forse a pietà, grida come forsennato:</p>
+
+<p>&mdash;Perchè bilanciate voi? Non siamo noi forse coloro a cui si
+appartiene consacrare i re ed onorarli della porpora? Ebbene, se per
+cattiva scelta un dì ne abbiamo rivestito costui, oggi, ravveduti, a
+noi si conviene spogliarnelo.</p>
+
+<p>E sì dicendo si gitta addosso al vecchio monarca, gli svelle dalla
+testa la corona, lo forza a discender dal trono, e lo spoglia del
+mantello di porpora e degli ornamenti reali. Enrico frattanto,
+alzando terribile la voce, grida:</p>
+
+<p>&mdash;Dio! vedi la condotta di costoro. Tu ci fai sopportare la pena
+dei peccati della giovinezza; tu ci sottometti ad ignominia che
+giammai re non patì innanti di noi. Ma costoro che hanno violato il
+sacramento che a noi li legava, costoro <span class="pagenum"><a id="page159" name="page159"></a>(p. 159)</span> non isfuggiranno
+all'ira tua, tu li punirai&mdash;tu li punirai come punisti l'apostolo che
+tradì il suo maestro.</p>
+
+<p>Gli arcivescovi disprezzarono le minaccie, e ritornarono al figlio
+di lui per consacrarlo. Il vecchio Enrico frattanto si rinchiuse in
+Lovanio. Bentosto i suoi amici in folla gli si raccolsero intorno,
+e gli promisero il loro aiuto per ricuperare la svillaneggiata
+autorità. Formarono ancora poderoso esercito; il padre ed il figlio
+marciarono l'uno contro l'altro, e nel primo scontro il figlio
+fu battuto e volto in fuga. Ma avendo questi, il giovane Enrico,
+raccozzate le sue truppe, le riconduce al combattimento. In questa
+seconda puntaglia il vecchio è vinto. Caduto in potere dei suoi
+nemici, egli è tradotto al cospetto di suo figlio.</p>
+
+<p>In una lettera ch'egli dirige a Filippo, re di Francia, intorno a
+quell'epoca 1106, si esprime così:</p>
+
+<p>«Appena lo vidi, toccato fino al fondo del cuore di dolore
+altrettanto che di paterna affezione, io mi gittai ai piedi di lui,
+lo supplicai, lo scongiurai in nome di Dio, della sua fede, della
+salute della sua anima, che anche quando i miei peccati avessero
+meritato che io fossi punito dalla mano di Dio, si astenesse egli
+almeno di macchiare, facendomi vilipendio, la sua anima, il suo onore
+ed il suo nome: imperciocchè giammai alcuna sanzione, <span class="pagenum"><a id="page160" name="page160"></a>(p. 160)</span> alcuna
+legge divina eresse i figli vendicatori delle colpe dei padri!»</p>
+
+<p>Nondimanco Enrico fu tenuto prigione e gli furono fatti oltraggi e
+contumelie da destare orrore. In quella lettera a Filippo egli ne
+annovera alcuni e soggiunge:</p>
+
+<p>«Per non dir niente degli obbrobrii, delle ingiurie, delle minacce,
+dei pugnali drizzati sulla mia testa dove io non facessi quanto mi
+veniva imposto, della fame e della sete che io soffriva pel ministero
+di gente che mi tornava ingiurioso vedere ed intendere; per non dire,
+ciò che era più doloroso ancora, che io altra volta era stato felice!»</p>
+
+<p>Pure, ridotto qual si vedeva a tale grado di miserie, gli venne fatto
+fuggire. Si rifugiò a Spira&mdash;nel tempio che egli sontuoso aveva
+fatto fabbricare alla Vergine, e dimandò al vescovo della città di
+accordargli di che vivere. Il vescovo si ricusò. Enrico soggiunse,
+che era ancor proprio a riempire l'officio di chierico, perchè sapeva
+leggere e servire il coro. Ma come anche quest'umile domanda gli
+respinsero, egli allora si volge agli assistenti e parla:</p>
+
+<p>&mdash;Ma voi almeno, miei amici, abbiate pietà di me. Vedete che la mano
+del Signore mi ha colpito.</p>
+
+<p>Nessuno risponde da prima, poi si ode un murmure sordo che egli era
+evaso di prigione e che bisognava rifarlo cattivo. A tale minaccia,
+malato, <span class="pagenum"><a id="page161" name="page161"></a>(p. 161)</span> estenuato di fame e di sete, il misero monarca fugge
+e va a procurarsi rifugio a Liegi. Ma neppur quivi rimane tranquillo.
+Allora scrive a suo figlio:</p>
+
+<p>«Ma lasciatemi, per amore di Dio, vivere a Liegi, se non da
+imperatore almeno da uomo che vi ha cercato ricovero. Che non sia
+giammai detto, ad onta mia o piuttosto ad onta comune, che il figlio
+dei Cesari sia stato obbligato ad errar senza asilo nel tempo di
+Pasqua!»</p>
+
+<p>Suo figlio si rifiutò. Ed il sovrano che aveva dato sessantasei
+battaglie, creati due antipapa, ai sette degli idi di agosto 1106
+muore col cuore straziato di afflizione profonda, coverto di laceri
+panni, tribolato dalla fame, senza tetto per ricovrarlo, senza mano
+amica per soccorrerlo, di notte, avanti la porta di un vescovo da lui
+beneficato.</p>
+
+<p>Per cinque anni, il suo corpo restò senza sepoltura in una cellula
+della chiesa di Liegi, perchè il papa aveva vietato fosse deposto
+in terra santa. Ma infine, il terribile Pasquale II, tradito,
+perseguitato, fatto prigione, rinchiuso nella fortezza di Tribucco
+da quel principe stesso di cui aveva eccitata la rivolta, dal figlio
+snaturato del vecchio imperatore, umiliato dalla Chiesa a pro della
+quale aveva combattuto il re defunto, fu costretto, per ricoverare la
+libertà, consentire che fosse seppellito da cristiano. E così fecero
+i fedeli alla memoria di lui lagrimando un principe <span class="pagenum"><a id="page162" name="page162"></a>(p. 162)</span> che fu
+il più grande della razza di Franconia, ed uno dei più generosi,
+magnanimi e prodi degli imperadori di Lamagna.</p>
+
+<p>Ed ecco come miseramente finiva la prosapia di quei forti uomini, che
+sì terribile e sì combattuto fecero il secolo XI!!!</p>
+
+<p class="p2 center smaller">FINE DEL QUARTO ED ULTIMO VOLUME.</p>
+
+<h2><span class="pagenum"><a id="page163" name="page163"></a>(p. 163)</span> INDICE</h2>
+
+<div class="toc">
+<p>LIBRO SETTIMO&mdash;Il Messaggio
+<span class="ralign10"><i>Pag.</i> <a href="#page5">5</a></span></p>
+
+<p>LIBRO OTTAVO&mdash;Il Tramonto
+<span class="ralign10"><a href="#page115">115</a></span></p>
+</div>
+
+
+<h3>NOTA DI TRASCRIZIONE:</h3>
+
+<p>Sono state effettuate le seguenti correzioni:</p>
+
+<ul class="none">
+<li>se {vilippeso|vilipeso], perseguitato</li>
+<li>Dio {mi|mi mi} ha severamente punito</li>
+<li>vigoroso assalto ed ostinata {resitenza|resistenza}</li>
+<li>dando col {puteruolo|punteruolo} di mezzo sul capo</li>
+<li>dove l'aquila non {avebbe|avrebbe} più nulla distinto.</li>
+<li>Nè meno {consternata|costernata} di costui</li>
+<li>summa cum {onimi|animi} lætitia</li>
+</ul>
+
+
+
+
+
+
+
+
+<pre>
+
+
+
+
+
+End of the Project Gutenberg EBook of Il re dei re, vol. 4 (di 4), by
+Ferdinando Petruccelli della Gattina
+
+*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL RE DEI RE, VOL. 4 (DI 4) ***
+
+***** This file should be named 44383-h.htm or 44383-h.zip *****
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+
+Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the
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+available by The Internet Archive)
+
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+(and you!) can copy and distribute it in the United States without
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+works. See paragraph 1.E below.
+
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+
+Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
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+including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists
+because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
+people in all walks of life.
+
+Volunteers and financial support to provide volunteers with the
+assistance they need, are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
+goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
+remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
+Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
+and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations.
+To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
+and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
+and the Foundation web page at http://www.pglaf.org.
+
+
+Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
+Foundation
+
+The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
+501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
+state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
+Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
+number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at
+http://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
+permitted by U.S. federal laws and your state's laws.
+
+The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
+Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
+throughout numerous locations. Its business office is located at
+809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email
+business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact
+information can be found at the Foundation's web site and official
+page at http://pglaf.org
+
+For additional contact information:
+ Dr. Gregory B. Newby
+ Chief Executive and Director
+ gbnewby@pglaf.org
+
+
+Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation
+
+Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
+spread public support and donations to carry out its mission of
+increasing the number of public domain and licensed works that can be
+freely distributed in machine readable form accessible by the widest
+array of equipment including outdated equipment. Many small donations
+($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
+status with the IRS.
+
+The Foundation is committed to complying with the laws regulating
+charities and charitable donations in all 50 states of the United
+States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
+considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
+with these requirements. We do not solicit donations in locations
+where we have not received written confirmation of compliance. To
+SEND DONATIONS or determine the status of compliance for any
+particular state visit http://pglaf.org
+
+While we cannot and do not solicit contributions from states where we
+have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
+against accepting unsolicited donations from donors in such states who
+approach us with offers to donate.
+
+International donations are gratefully accepted, but we cannot make
+any statements concerning tax treatment of donations received from
+outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
+
+Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
+methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
+ways including checks, online payments and credit card donations.
+To donate, please visit: http://pglaf.org/donate
+
+
+Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic
+works.
+
+Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg-tm
+concept of a library of electronic works that could be freely shared
+with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project
+Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support.
+
+
+Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
+editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S.
+unless a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily
+keep eBooks in compliance with any particular paper edition.
+
+
+Most people start at our Web site which has the main PG search facility:
+
+ http://www.gutenberg.org
+
+This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
+including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
+Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
+subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.
+
+
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