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You may copy it, give it away or +re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included +with this eBook or online at www.gutenberg.org/license + + +Title: Il re dei re, vol. 4 (di 4) + Convoglio diretto nell'XI secolo + +Author: Ferdinando Petruccelli della Gattina + +Release Date: December 7, 2013 [EBook #44383] + +Language: Italian + +Character set encoding: ISO-8859-1 + +*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL RE DEI RE, VOL. 4 (DI 4) *** + + + + +Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the +Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net +(This file was produced from images generously made +available by The Internet Archive) + + + + + + + + + + + + BIBLIOTECA NUOVA + + PUBBLICATA DA G. DAELLI + + + + IL RE DEI RE + + + + + Stabil. tip. già Bonlotti, diretto da F. Gareffi. + + + + + + IL + + RE DEI RE + + CONVOGLIO DIRETTO + NELL'XI SECOLO + + PER + + F. PETRUCCELLI DELLA GATTINA + + + VOL. IV. + + + + MILANO + G. Daelli e C. Editori. + + 1864. + + + + +LIBRO SETTIMO + +IL MESSAGGIO. + + + + +I. + + Alla nostra città non fe' paura + Arrigo già con tutta la sua possa + Quando i confini avea presso alle mura. + + MACHIAVELLI--_L'asino d'oro_. + + +Sicuro Enrico di lasciar ben curate le sue cose di Germania a +Federico di Staufen, senza mettere indugi prese le mosse per alla +volta d'Italia. Il considerevole esercito seguivano assai tra +vescovi, principi, duchi e signori di ogni grado, e per dovunque +passava con le voci di plauso raccoglieva attestati di divozione +e di omaggio. Segnatamente gl'Italiani, ahi pur troppo! che dalla +venuta del re speravano messe di gloria e concessioni di libertà. Le +schiere dei combattenti correvano a folla sotto le sue bandiere. Ogni +Comune mandava le sue milizie cittadine. Ogni barone conduceva i suoi +uomini d'armi e cavalcava al campo. Sicchè Enrico, giunto a Verona +ove celebrò la Pasqua, si trovò a capo di esercito poderoso, il +quale niente meglio desiderava che pugna, che vendetta dell'astioso +pontefice. Dall'altro lato la contessa Matilde aveva messe insieme +le sue bande e comandato ai suoi vassalli che, chiunque possedesse +una spada ed un cavallo fosse atto a servirsene, la seguissero +nella spedizione contra il re. Ed ella stessa, lasciate da banda le +mollezze femminili, che veramente non conobbe mai troppo, lasciate +da banda le discettazioni teologiche e le pratiche beate della +divozione, vestì lorica e celata ed al campo di Mantova trasse. + +Le sue genti sovra i giachi di maglia e le corazze portavano corta +tonica bianca divisata di croce nera, ed a foggia di croce l'elsa +degli stocchi. Nei loro accampamenti non gironzavano cantoniere, +giullari, istrioni, buffoni d'ogni maniera, e merciaiuoli. Invece, +frati d'ogni colore a tutti i crocicchi alzavano panche, e fatto un +po' di crocchio predicavano irate parole contro Enrico il Madianita, +che veniva a contristare Israele, e seminare le discordie nelle terre +di Canaan. E quei soldati severi nelle fisonomie e nella condotta, +lungi dal rompersi a crapole su per bische e lupanari, e ad orgie +ubbriache nelle osterie, nelle parole parchi, negli atti misurati, +raccolti, a capo giuso, rassegnati, si ragunavano la mattina nel +grande spianato del campo, dove il vescovo Anselmo di Lucca, uomo +sulla taglia di Gregorio, celebrava la messa e trinciava loro +benedizioni a iosa. Ed al tramonto cantavano in uno l'angelus prima +di dispensarsi alle guardie dei valli e delle trincee. Matilde si +teneva sempre in mezzo di loro, ne parlava il linguaggio, la più +assidua nei lavori del campo, la più sagace nelle deliberazioni +dei capitani, dei disagi improvvida, delle fatiche non schiva. Al +conspetto di altrui, nelle assemblee, percorrendo a cavallo le tende, +il suo volto era sereno perchè aveva posto confidenza in Dio. Ma la +notte, ma nel silenzio ella non sapeva siffattamente imporre al suo +cuore di posare tranquillo sul pensiero, che le sue truppe erano +pochissime e mal proprie contro l'esercito di Enrico, precaria la sua +posizione, pericolosa quella del papa, terribile quella del paese a +lei soggetto, e che era odiatissima. E quell'odio, cosa strana, ha +sopravvissuto al tempo. Anche oggidì, il contado la crede tristissima +donna; inesorabile coi vassalli; imbertonnata dal papa con cui ebbe +tresche lubriche nel tempo del suo marito Goffredo il gobbo; in +commercio con i diavoli che le fabbricarono in una notte quaranta +castelli; che facesse costruire torri e campanili per ordine del +confessore, onde purgarsi di sue peccata; e che, infine, scoppiasse +a Bianello, sull'altare, nel momento proprio in cui celebrava la +messa, di cui papa Gregorio le aveva impartita facoltà. Le leggende +su _Donna Matilde_ brulicano nell'Emilia, gremita dai ruderi dei suoi +castelli--e non una carezzevole, per questa donna sì carezzata dai +papi, per questa donna che segnava, _Mathilda gratia Dei, si quid +est!_ Alle conseguenze di quest'odio vivissimo allora, si arrogeva +che l'imperatore non le avrebbe punto perdonato la resistenza, ed +il ritardo alla sua corsa vittoriosa sopra Roma. Nondimanco niuna +debolezza tradì mai nè la condotta nè il carattere di lei. E forse +non la si vide giammai più tranquilla che quando seppe Enrico in +Italia, ed acquartierato a poche miglia dal suo Campo. Ella doveva +resistere al primo urto del nemico. + +Matilde non era più nel fior della sua giovinezza. Ma l'età non aveva +avuto che leggera presa sulla sua persona, perchè in lei, se i sensi +favellarono talvolta, il cuore aveva sempre assolutamente taciuto. +Ora ogni ruga sulla fronte, ogni lampo ottenebrato nello splendore +degli occhi, ogni pallor sull'incarnato delle labbra, non sono che +una fotografia degli spasimi del cuore. L'amore è una demolizione in +permanenza. Laonde, al vederla, Matilde sembrava ancor una vergine a +venti anni, come quelle madonne della scuola di Giotto che non hanno +età perchè non hanno anima. Una serenità sovrumana splendeva sul suo +sembiante, ma fissa, ma monotona come l'azzurro del cielo di oriente, +ove un'aura non mormora, ove la vita sembra cristallizzata. Solamente +quella serenità non era la purezza, non era l'innocenza, non era +l'incoscienza del dramma della esistenza, era la fatalità rassegnata. +La sua grande persona portava lo stigmata dell'inflessibilità dello +spirito. Era rigida, era quasi petrificata. + +Nulla parlava in lei. Quella bocca, supremamente bella, che avrebbe +attirati i baci degli angioli se fosse stata soave, viva, se il +sangue vi avesse palpitato, non sembrava propria ad altro che a +biascicare un _ave maris stella_ o una condanna di morte, con eguale +indifferenza. Quegli occhi che avrebbero avuto la profondità infinita +dei cobalti del cielo d'Italia se la fiamma divina dell'amore li +avesse fatti corruscare, erano ora stupidamente inespressivi, quasi +fossero stati di cristallo. Quella fronte che sarebbe sembrata +l'olimpo del pensiero e degli affetti, se Matilde fosse stata una +donna, era levigata e pura come una lamina di ghiaccio, era muta come +una sfinge. L'insieme di quella donna, che sarebbe stata la demenza +della voluttà per l'armonia delle forme, era una maschera, era una +larva, era un prodigio d'insensibilità, era un miracolo d'amore +mancato. Iddio aveva obliato di mettervi una scintilla. Nulla in lei +rivelava l'innocenza, quella che unicamente rende sì seducenti le +madonne di Raffaello. La sua purezza significava ad ogni analisi che +la era una negazione di sensibilità e di sentimento. L'aria beata che +la circondava della sua aureola non era luminosa, non era come quelle +brezze della sera delle coste della baia napoletana, che vi seducono, +vi commuovono, vi elevano a Dio di cui sembrano il respiro. Tutto +in Matilde tradiva la divota, l'ascetismo spinto al fanatismo. Però +non il disprezzo della terra per elevarsi alla compenetrazione con +Dio--con l'infinito--ma l'oblio della creatura--cioè l'oblio di tutto +quanto soffre, pensa, ama, piange. + +Matilde teneva alla terra per la punta d'una spada, di cui aveva +messa l'elsa in mano al pontefice--cioè per l'ambizione, per il +dominio, per servirsi della creatura come il villano si serve +dell'ingrasso per far germogliare le spighe nei campi, i fiori nel +colto. + +Lenta a pensare, a muoversi; flemmatica nelle risoluzioni, quasi le +scolpisse in un blocco di bronzo e perciò irremovibili; fisa con +uno sguardo catalettico nello scopo, non comprendendo lo spasimo +della carne e dell'anima; contando le miserie dell'esistenza come +una elevazione verso Dio, e perciò, quando anco le comprendeva, +rinculava dall'addolcirle; dando a tutti i sintomi del rigoglio della +vita un significato di colpa e di degradazione--un eco del peccato +o un peccato--considerando l'autorità come un'emanazione da Dio, e +perciò incarnata nel papa, e perciò imperdonabile ribellione contro +Dio quella contro il papa; Matilde fu nel suo secolo, fu pel suo +popolo, era per i suoi vassalli in quell'ora come una lama di Toledo, +che non brilla, non si spezza, non si riscalda onde percuotere, non +resta mai curva, che è sottile, fina, fredda, elegante, graziosa, +aristocratica, inesorabile, anche un vezzo od un ornamento se +occorre, che non ha che la punta, e che dovunque tocca lascia uno +stigmata, spicca il sangue, porta la morte--strumento sempre di +castigo e di dolore. + +Matilde si era gittata innanzi ai passi di Enrico. Questi non si fece +attendere e le mosse contro. Ella copriva Mantova e si preparava a +resistere. I cittadini di Mantova le fecero dire dal loro vescovo +ch'e' non volevano sottoporsi agli stenti dell'assedio, ma meglio +sussidiarla di un corpo di truppa; altrimenti avrebbero mandate +le chiavi della città al re, ed aperte le porte. Matilde si sentì +costretta, sotto i baluardi della piazza, attaccare la battaglia. + +Allo spuntare dell'alba dunque ella uscì dalle mura alla testa del +suo esercito. I Mantovani sorpresero il presidio, chiusero le porte, +ed alzarono i ponti. Per lo che, la gente della contessa si vide nel +partito di riscattare la vita con la vittoria o morire. + +Sull'ora di nona, con un tempo bellissimo, apparvero gli sfolgoranti +stendardi del re, e la sua cavalleria coperta di ricche vesti. +I soldati di Matilde rassegnati come un drappello di vittime, +immobile, taciturno, col pensiero raccolto in Dio, stretti fra loro, +li aspettarono. I cittadini di Mantova dall'alto delle torri e dai +merli delle mura, assistevano all'affronto come da un anfiteatro ad +una giostra. Il nemico arriva. Ma Enrico, sia che avesse pietà di +quella mano di prodi con tanta tranquillità devoluti alla morte, +sia che avesse paventato la loro disperazione, manda Baccelardo a +parlamentare. Matilde, udito il messaggio del re che l'invitava alla +piena dedizione, facendo lor salva la persona, la vita e la libertà, +risponde: + +--Dite al nostro bel cugino che noi ringraziamo la sua cortesia +di proporci la pace a queste condizioni. Noi non abbiamo di modo +alcuno forfatto all'impero, prendendo la spada contro chi viene ad +opprimere il pontefice nostro signore, e la nostra libera religione. +Se poi davvero gli prende pietà di noi e vuole esserci amico, che +sgomberi tosto dai nostri Stati, che deponga gli sdegni ingiusti +contro del papa, che ci offra una pace onorevole ed una guarentigia +di mantenerla, e sa Iddio se noi desideriamo meglio, e se in segno di +sudditanza non gli verremo perfino a far da mozzo al cavallo. + +--Madonna, soggiunge Baccelardo, vostra bellezza mi perdoni se oso +rammentarvi che non istà a voi proporre patti al vostro sovrano. + +--E voi perdonatemi, ser cavaliere, se vi ricordo che non istà a +chicchesia proporre condizioni da vinti, prima di aver guadagnata la +vittoria. + +--Ella è dunque la pugna che voi desiderate, madonna? + +--Sa la regina degli angioli, ser cavaliere, se noi daremmo tutto per +evitarla, meno che l'onore. + +--Il ciel vi aiuti dunque, bella contessa, perchè dagli uomini poco +vi resta a sperare. + +--Amen, ser cavaliere. + +E si dicendo Baccelardo le baciava la mano e partiva. + +La pugna si attaccò. Non fu lunga. Fu sanguinosa, fu disperata, fu +feroce come guerra di religione; la vita fu disputata accanitamente. +Ma il numero prevalse. Enrico vinse. I pochissimi che avanzarono +delle truppe di Matilde, fuggirono con lei. + +Allora i cittadini di Mantova mandano il loro vescovo ad Enrico onde +proporgli la scelta, o di togliere la città per assedio, ovvero +entrarvi con consentimento loro dopo aver giurato rispettare gli +edifici e le fortificazioni alla città, gli averi, la libertà, la +vita ai cittadini. Enrico accetta questi patti, e trionfante entra +dentro Mantova in un nembo di fiori. Due giorni dopo, il re si recava +a Padova ed a Cremona, città che non si volevano arrendere che a +lui, ed a lui solo aprir le porte. Ed entrato Enrico da trionfatore, +accolto con lo medesimo entusiasmo, concedeva loro privilegi e +franchigie ed il favore del carroccio, che, in onor dell'imperatrice, +i Padovani chiamarono _Berta_, i Cremonesi _Bertacciola_. Indi mosse +per Firenze, distaccando dalle sue truppe dei manipoli onde andare +ad occupare or questo or quello dei castelli e delle terre della +contessa. Ma questa gli disputava l'invasione del suo territorio +palmo per palmo, e ad ogni mutar di passo gli presentava contro +ora una borgata cinta di mura, ora una rocca, ora un villaggio, +costringendo il re a combattere ad ogni fermata. L'animosa donna +vendeva poscia tutti i suoi gioielli, prendeva gran parte delle sue +rendite e le mandava a Roma a papa Gregorio onde munir la città, +assoldar gente, comprare i faziosi. + +Ella era restata povera--ella, l'erede di quel marchese Bonifazio +che, avendo Enrico III lamentato di non trovare buon aceto a +Piacenza, gliene aveva mandato in venti barili e su carretto di +argento. Le sue possessioni devastate, rase le fortezze, smantellate +le mura delle sue città, bruciati o presi i castelli, i suoi vassalli +deserti. Del suo florido dominio insomma, così bello, così vasto, +non restava che cadente scheltro. La fame minacciava il suo popolo; +la moria lo decimava. E con tante sciagure, con un nemico ostinato +di faccia, con tanto maligno volger di cose, la sua costanza non +crollava, non mutava nei propositi, non tradiva neppure con un +fastidio o una velleità la generosa causa che aveva sposata--avvilire +l'imperatore, esaltare il pontefice! Chi le negherebbe il distintivo +d'eroina dei tempi di mezzo? + +Quando seppe però che Firenze, dopo un mese di assedio, affamata e +rovinata si rendeva; quando Lucca discacciava il suo vescovo, ne +creava un novello ed invitava nella città Enrico; quando Montebello, +Carpinete, Bibianello--Bibianello sì forte, sì popolato allora, oggi +spelonca abitata solo da pulci--quando queste formidabili castella +cedevano al vigore dell'oste avversa, essa raccolse i residui delle +sue truppe e delle sue ricchezze, e trasse a Roma, risoluta difendere +fino all'estremo la città eterna o morirvi. + +E la vigilia di Pentecoste Enrico, con l'arcivescovo di Ravenna, +compariva sotto le mura di Roma ed accampava nei prati di Nerone, +dirimpetto a Castel San Pietro. + + + + +II. + + Il senato vi chiama. Un tremendo esercito, condotto da Gaio + Marzio, alleato con Aufidio, manomette il nostro territorio. + Tutto è ormai consumato: schiava è fatta omai una metà della + popolazione. + + SHAKESPEARE--_Coriolano_. + + +Come Ildebrando udì del concilio di Brixen, che lui aveva deposto +ed esaltato Guiberto, e della morte di Rodolfo, e del disegno di +Enrico di volgere in Italia, si spaventò. Sono quei movimenti +involontarii che sfuggono alla natura umana a dispetto della +violenza che si adopera con essa. Ma quando lo seppe già in Italia, +e che gl'Italiani, del suo giogo intolleranti, accorrevano a torme +alle bandiere di lui; quando sentì i rovesci della sua fazione, +e le miserie in che i sopravvissuti esulanti languivano; quando, +trionfatore di tante vittorie, dall'alto delle rocche lo vide sotto +i baluardi di Roma, e' dominò ogni debolezza, bandì ogni paura, e +tranquillo provvide ai mezzi di resistere. Perchè, se come cristiano +aveva piegato la testa innanzi agli arcani voleri di Dio, come +principe avea debito proteggere i suoi vassalli, tutelare la sua +città. Però il suo carattere era cangiato. + +Non che e' si fosse rammollito su ciò ch'egli chiamava suoi +principii; non che avesse perdonati Enrico e Guiberto, no! Ma egli +aveva spogliata ogni alterigia di maniere, ogni intolleranza. Non era +più aspro coi caduti, non più severo coi colpevoli, non inesorabile +con chi si arrendeva, non iracondo e corrivo, non petulante nel +pretendere e violento nel togliere per forza. I suoi modi si erano +addolciti. Aveva cominciato a sentire la fralezza della carne e +compatire, la sventura gli andava insinuando nel cuore quel gran +motore del cristianesimo, la carità! E più blando, più docile, più +famigliare, quegli che nel 1077 era un vecchio terribile, oggi poteva +addimandarsi un rispettabile vecchio. L'istesso suo volto, per lo +innanzi sempre accigliato ed aggrinzito dalle rughe cui un'interna +irritazione solcava indefessamente, ora sembrava calmo e sereno. +Compreso che l'ora della sua gloria e del suo potere era scorsa, che +doveva discendere dagli alti pinacoli toccati, che l'Europa, da lui +contristata di guerre e di dissenzioni, l'odiava, dalla coscienza +infine avvisato del male per lui seminato sulla terra, avea tolta +questa sventura come un richiamo di Dio, e non ne avea mormorato. +Fino allora insomma egli era stato più principe che pontefice, più +uomo che cristiano; oggi che le cose si erano mutate, si era mutato +ancor esso. Però non avea cambiato d'indole, nè appresa ancora, +come abbiam detto, la virtù del perdonare. Ei provocava in Lamagna +l'elezione del conte Ermanno di Lussemburgo ad imperatore. + +Enrico, dall'altra parte, trincerava il suo campo di profondo vallo, +lo ricingeva di torri di legno, metteva all'opera soldati ed artefici +a construire arieti, gatti, battifredi e torri per dar la scalata. +Indi tentava l'assalto. I Romani da su le mura gli opponevano +gagliarda resistenza con mangani e baliste. + +Egli però aveva fermo di espugnare la città e punire il pontefice. +Prese i forti vicini, donde le sue guarnigioni molestavano i Romani, +si fece ascrivere all'ordine del loro convento dai monaci della +badia di Farfa, secondo antica consuetudine. Poi venute le caldure +dell'estate, e cominciata a viziarsi l'aria per le maligne esalazioni +delle paludi pontine, ritornò coi Tedeschi in Lombardia. Le truppe di +cerna italiana restarono su pei poggi, circonstanti a Roma, dove le +acque correnti rompevano l'aria e la tornavano men greve. Guiberto +capitan generale dei regi rimase a Tivoli. Egli bloccava sempre Roma, +catturando carriaggi di viveri che fornivano la città, predava e +guastava il paese. + +Intanto venne il gennaio del 1083. Enrico di armati e di macchine +meglio fornito tornò all'assedio. Prima però di dar l'assalto volle +fare tentativo di pace e mandò Baccelardo e Goffredo di Buglione +parlamentari ai Romani. + +Questi raccolsero il popolo nel Foro e, dirigendosi al prefetto della +città ed al vescovo di Porto, mandato da Gregorio, dissero esser +mente del re perdonare la fellonia ad un popolo che aveva chiuse le +porte in faccia al suo signore, risparmiare la città, la vita, gli +averi dei cittadini, dove si arrendessero a discrezione. Il vescovo +di Porto interrompendo gli oratori rispose brutalmente: + +--Ringraziate la vostra qualità di parlamentari se non vi facciamo +tagliare a pezzi e vi gittiamo nella fossa della città. Ritornate +all'eretico Enrico di Germania e ditegli, che egli non metterà +giammai il piede in questa Roma santa, dove non ci venisse col volto +strisciando nel fango, come a Canossa. + +Ma il prefetto, che meglio conosceva lo stato a cui i cittadini eran +ridotti, e la disposizione dell'animo loro, diede sulla voce al fiero +prelato, e parlò: + +--Tacetevi, uomo di sangue! I padroni della città siamo noi, ed a +noi è diretta la nobile ambasceria. Sicchè, signori, noi rispondiamo +all'imperatore Enrico, che noi non siamo mica rei di fellonia, perchè +egli non è stato ancora unto imperadore dei Romani; che egli non +si è presentato alle porte come patrizio di Roma, ma alla testa di +un esercito come nemico; che egli, prima d'ora, non aveva palesata +alcuna disposizione di pace. Per lo che manderemo adesso l'abate di +Cluny ad intercedere Gregorio di togliere al re l'interdetto, e noi +consulteremo come si debba riceverlo. + +Inviarono infatti l'abate al pontefice. Gregorio però, udito come i +Romani lo scongiurassero, rispose con modo freddo e secco, sì che +impedì all'abate di replicare le instanze. + +--Che Enrico si sottometta e l'assolverò. + +Udita la risposta, i Romani si levarono a tumulto e molti sclamarono: + +--Bruciamo dunque vivo questo brutale pontefice, e facciamo entrare +il re. + +Ma i nobili romani, che volevano innanzi patteggiare con Enrico, +gli rimandarono i parlamentari, dichiarando, voler guarentigia che +avrebbe salvo il pontefice, i privilegi della città, la vita e le +possidenze ai nobili, le chiese dal sacco, e non sarebbe penetrato +dentro ch'egli solo. + +Alle quali parole, irritato Enrico, allora stesso fa dar nelle +chiarine e dirige l'assalto. La città è investita da tutto il lato +che guarda Toscana, chiamato _città leonina_. Le truppe della +contessa Matilde, che l'occupavano, sono cacciate dalle mura, scalate +malgrado la loro resistenza, volte in fuga ed uccise. Impadronitosi +così dell'intiero sobborgo, Enrico vi rizza doppia trincea, +construisce su monte Palazzo un torrione dal quale danneggiava +grandemente i Romani, e si appresta a rinnovare l'attacco. + +Spaventato allora Gregorio dal vedere che il nemico aveva già un +piede dentro Roma, e che i cittadini tumultuavano, maledicendo il suo +nome, attribuendogli la penuria, il guasto de' campi e della città, +si ritira nel Castel Sant'Angelo, ed abbandona il popolo alle sue +difese. + + + + +III. + + Piegarono al primo assalto. Entra egli tra l'armi, para chi + fugge: sgrida gli alfieri che i soldati romani voltino le spalle + a canaglia. Pien di ferite, perduto un occhio, a viso innanzi si + avventa tra le punte. + + TACITO--_Ann._, 9. + + +Una mattina il capitano di castel Sant'Angelo si presenta a papa +Gregorio, che dall'alto d'una torre guardava Roma. Il conte Oddo da +Nemoli era stato allogato a quel posto dall'imperatore Enrico III, +allorchè nel 1046 era sceso in Italia per cavar di scisma Roma e +da Clemente II fu coronato. Oddo era un uomo sulla gloriosa taglia +di Catone; semplice e libero nei modi e nella favella, severo ed +incolpato nei costumi, di probità senza pari. Caldo della libera +causa di Roma, avvegnachè qualche pontefice, Gregorio non escluso, +lo avessero avuto in uggia, il municipal reggimento della città lo +sostenne sempre alla custodia del castello. Gregorio mal lo soffriva +perchè lo aveva scorto recarsi di pessima voglia ai suoi partiti. +Non l'odiava però, nè lo disprezzava; perocchè infine Gregorio +comprendeva assai bene ì nobili e generosi sentimenti. Anzi, ne' +parecchi mesi che a Castel Sant'Angelo dimorò, gli pose affetto, +considerando quanto quel povero conte si facesse violenza onde +dimostrargli veneranza, in barba del suo carattere soldatesco, che +pure soventi volte in lui riappariva. Oddo venne dunque a trovarlo +in cima alla torre, ed avvicinandosi a lui, prima si fregò le mani +alquanto, indi soffiando un cotal poco nella palma sinistra, se la +fece strisciare lungo la faccia per d'innanzi il naso e la bocca, e +levandola in aria, sclamò: + +--Signor papa, _consummatum est!_ Questa mattina ci batteremo il +ventre come un tamburo di Saraceni. + +--Vale a dire, ser castellano? + +--Ah! parmi che io non parli latino! Ebbene, signor papa, in tutto il +castello non ci è manco una chicca da dare a mangiare ad un bambino. +Avete capito adesso? + +--Questo è tutto, messere? E sia pure: staremo digiuni. + +--Neh! fa il castellano facendo vivo sforzo per contenersi. Sappiate +dunque, signor pontefice, che se voi ieri vi avete beccato quel +residuo di ben di Dio che si trovava dentro, la guarnigione, i +prigionieri ed io ci abbiamo rosicchiate le unghie al sole. + +--Avete fatto malissimo, ser castellano, di mettere eccezione per me, +lo riprende di voce seria Gregorio corrugando la fronte, rilevando +altero lo sguardo e la testa. Avete fatto malissimo. L'ultimo pane +che si rinveniva nella rocca dovevano mangiarlo i suoi difensori. + +--E così pensava pur io, messer pontefice; ma poi... ma poi... +Via! noi siamo più usi a queste carezze del nemico; ma voi, bravo +vecchio... + +--E quando mai mi avete saputo permaloso, ser castellano? + +--Gli è vero, per la messa! ma che volete? ci è un bel tratto al +postutto tra un pontefice ed un mariuolo di soldato, che quando fa +orgia mangia per quattro dì, e sa ancora per quattro dì stare a +stecchetto negli assedii. Non se ne parli più dunque. Consultiamo +invece il _quid agendum_ adesso. + +--Non vi è d'uopo di consulte, risponde Gregorio riprendendo la sua +grande calma. Quanti uomini di guarnigione sono nel castello? + +--Cento cinquanta, oltre i cinquanta del presidio consueto. E posso +accertarvi che valgono dugento demonii. Sono avanzo dei soldati di +Leone IX. + +--Quanti prigionieri? + +--Due vescovi, tre diaconi ed una donna. Ildebrando gitta un sospiro. +Poi dimanda: + +--E niun'altro fuor di noi due? + +--Niuno, compreso il carceriere. + +--Sta bene. In sul meriggio dunque, mi farete trovar sotto le armi, +giù nella corte, codesto manipolo di soldati con il loro capitano e +voi con essi, messer conte, a capo del presidio. + +--Ma che! intendereste forse di fare una sortita, beato padre? + +--Saprete le mie intenzioni laggiù: contentatevi adesso d'obbedirmi. + +--Uhm! d'obbedirvi? vedremo. + +--Inoltre, mi farete trovare ancora colà i prigionieri, ed il custode. + +--Per costoro la bisogna è più facile, perchè non dipendono che da +noi. Pei soldati però v'è quello stizzoso di capitano.... + +--Il quale non oserà disobbedirmi, l'interruppe Gregorio componendo +il volto a piglio severo, intendete, messer conte? + +--Va bene, risponde Oddo, questo non è affar mio. Ma non vorrebbe +la vostra beatitudine dirmi alcuna cosa intorno alla faccenda delle +provigioni? + +--Vi dirò tutto laggiù, messer conte. Per ora lasciatemi solo. Ho +d'uopo raccogliermi in Dio. Andate: vi benedico. + +Oddo si stringe nelle spalle e parte. Nella sala trovò il capitano +della guarnigione, che consultava tra gli altri capi, e gli comunicò +gli ordini di Gregorio. E quegli, che ad instanza di lui era stato +quivi messo dal senato e dal console romano per rinforzo, e che +egualmente teneva il castello pel popolo, fastidito risponde: + +--Ma pel santo battesimo, state dunque a vedere un po' che questo +birbo di prete si avrà ficcato anche in mente che noi fossimo ai suoi +comandi! Ci siamo ingabbiati qui come barbagianni, e per guardargli +salda la pelle abbiam danzato un bel tratto alla musica delle +baliste: adesso, per Dio! parmi che fosse ora di metter fine allo +scherzo. + +--Non prendete il galoppo, ser Ugoccione. Stiamo a vedere cosa +intenda fare da sezzo; poi vi consiglierete dalle circostanze. + +--Staremo a vedere sì, messer conte: ma il mio partito è già preso. +Invece di morirci qui di fame, come lebbrosi all'ospedale, intendo +meglio che andiamo a menare le mani là fuori con l'aiuto di Dio, e +morire, come a soldati si addice, dove ora soldati sono e soldati si +battono. Gli abbiamo finalmente cavato il ruzzo di fare il bravo a +codesto garbato messere. Ma quando siamo giunti all'articolo penuria, +io non trovo scritto in nessuna cronaca, dall'assedio di Troia in +poi, che alcun capitano abbia fatto lo schifiltoso a non dimandare +accordi e cedere alla fortuna della guerra. + +--Io non sono del vostro avviso, messer Ugoccione. Del resto ciascuno +ha un cervello per regolare il fatto suo: io me ne spicco di mezzo. +Vi pregherei solo a non esser corrivo ai partiti estremi ed attendere +anche un giorno. Chi sa, per me bisogna proprio dire che questo +caparbio vecchio mi abbia stregato. + +E sì dicendo, lasciava il capitano e si dirigeva alle prigioni. + +Cercò da prima il carceriere, il quale, come ebbe udito l'ordine suo, +gli presentò il mazzo delle chiavi. Oddo col pugnale ruppe il cordone +che le univa, e sceltane una, dette le altre a Gano, conchiudendo: + +--Sicchè hai capito? Mi stai così minchione minchione a guardare +quasi io fossi piovuto dal terzo cielo come s. Paolo. Farai uscire i +cattivi allo scoccare della campana di mezzodì, e li condurrai nella +corte. + +Gano si gratta il naso con un fare stufo e balordo, poi risponde: + +--Ho capito sì, messer castellano: ma vi tengo per avvertito, che +se si tratta di mangiarli, io mi protesto che non intendo aver la +mia parte di quel tisicuzzo del vescovo di Biella, perchè certamente +mi farebbe venir la lebbra. Se l'udiste a bestemmiare, messer +castellano.... + +--Il diavolo ti porti! ma chi ti ha detto che ce li dovessimo +mangiare perchè fai di codeste proteste? + +--Mille perdoni allora, messer conte. Si tratta dunque di appenderli +ai merli onde riparare le torri dalle tratte dei mangani; ed in +questo caso io protesto che andrò a tagliare le corde del vescovo di +Potenza--dovessi pure andarlo a sostituire io medesimo. Se lo vedeste +a far miracoli, ser castellano.... + +--Ma che ti afferri il gavocciolo, bestione! chi ti ha detto dunque +che quei poveri disgraziati si dovessero appendere alle mura? + +--Allora, mille perdoni un'altra volta, messer Oddo. Si tratterà di +farne una comoda appiccagione per risicare alimenti. Ed in questo +caso, mi protesto che voglio essere io proprio colui che ha da +rendere tanto pietoso officio al diacono Sizzo; perchè l'altro ieri +mi applicò alle mascelle un tal sorgozzone, per un vezzo innocente +che volli fargli, da mandarmi al diavolo l'ultimo dente che mi +restava. + +--Mai che domine vai tu dunque almanaccando, baciocio! Tu non devi +che menarli nella corte e lì finisce il tuo debito. Hai capito? + +--Mille perdoni un'altra volta, ser castellano. Allora sarà... ma +protesto... + +Oddo non l'udiva più, perchè scompariva sotto un androne, nel cui +fondo oscuro metteva capo una scala. Gano resta fiso e ritto ad +ascoltare il debole rumore delle pedate, e guardare nel punto dove +si era dileguato il conte, poi scuote la testa corrucciato e fra sè +stesso brontola: + +--Cane di un vecchio! vah! ed eccolo che se la guizza da lei. Gano +solo non può, nè deve neppure protestare per cosa che gli dia +fastidio. Ma avrà un bel dire, anche quell'altro arabico vecchio di +pontefice: il diacono Corrado se l'ha da filar netto--non dovessi +che farlo scappare pel buco della toppa. E' mi ha promesso sposare +quella mia figlioccia di Guaidalmira... se già quel tristo impiccato +di Laidulfo non l'ha messa in bocca al diavolo. E la sposerà veh! +perchè mi protesto contro queste nuove diavolerie che va mettendo su +mastro Gregorio. Sissignore! un povero figliuolo che serve a tutto +il mondo; che dei sette benedetti giorni della settimana ne passa +cinque digiuno; che riceve batoste da questi perchè gli è padrone, +da quegli perchè è più forte, da quell'altro perchè è milite, da +quell'altro ancora perchè coi suoi soldi può cavarsi la voglia di +bastonare ed uccidere chi meglio gli garba... sissignore! un povero +figliuolo non deve condur moglie, perchè mastro Ildebrando ha detto +_diaconorum sposarum non prendebuntur_. La vedremo oh! la vedremo, +mastro Ildebrando! Tu pensi a cinque, io miro ad asso. Mastro Corrado +sposerà Guaidalmira, e mi protesto veh! messer castellano, che vi +andate così bel bello a rifocillare da quella sguaiata madonna. +L'affogherei per quella sua rassegnata verecondia che mi puzza di +santo le cento miglia! + +Però, malgrado le proteste di Gano, il castellano era sceso nella +prigione. + +Un raggio di fievole luce, che filtrava da alto abbaino graticciato +di ferro, illuminava quella topaia. La quale, mantenuta netta ed +accomodata da un po' di ordinato mobile, sembrava più orrida ancora, +come grinza e laida vecchia che si affusola dei panni da sposa. Ad +uno sgabellaccio presso al letto sedeva una donna sui quarant'anni, +pallidissima in viso ed abbandonata, come l'infermo che si leva da +lunga e mortal malattia. Un avanzo di antica bellezza si scorgeva +ancora in lei, ed era il testimonio innanzi a Dio che non la mano +del tempo ma quella dell'uomo l'aveva cancellata a metà. Lo sguardo +però scintillava ancora di una forza vitale potente, quasi che quivi +tutta l'energia dell'anima si fosse accumulata. Il destino dell'uomo +sta nello sguardo: esso compendia le pulsazioni dell'anima, le rivela +altrui, inspira interesse, impone. E la prigioniera aveva di quegli +occhi indiani profondi e vellutati che appena si muovono ed esprimono +ciò che si agita nel fondo del cuore. La spigliata persona avvolgeva +in tunica nera, sulla quale vestiva un gamurrino con cappuccio ed +ampie maniche, anch'esso di drappo oscuro. Al dito portava preziosa +gemma. Come sentì dischiuder la porta, ella si volge, e conoscendo +Oddo, sclama: + +--Dio vi prosperi, messer castellano; credeva vi fosse venuto male, +perchè da otto giorni non vi vedeva più, e Gano sapete se è prodigo a +dare schiarimenti ai prigionieri. + +--Che? madonna, vi avrebbe egli forse usate scortesie? + +--Mai no, messer castellano. Povero Gano, fa quel che può a dominare +la sua antipatia per me; e non fosse che a vostro riguardo, mi +profonde amorevolezze. Ma se per avventura gli muovo parola di questi +o di quegli, Gano mi anguilla, e non mi cava mai di smania. + +--Quel disutilaccio è un fantastico uomo: però ha buono il cuore, +bisogna convenirne. + +--Propriamente. E poi con voi, messer Oddo, si potrebbe egli esser +cattivo? + +--Ah! voi mi lusingate, madonna. Ma l'uomo non può esser nè più buono +nè più tristo di ciò che Iddio lo ha fatto; ecco tutto. + +--Ditemi dunque, se il ciel vi aiuta, messere, ond'è che per otto +giorni non vi ho veduto? Ho patita una smania ed uno stringer di +cuore!... Già sapete che voi siete l'ultimo angelo della mia vita. + +--Gli è, madonna, perchè ne sono accadute delle grosse, ma delle +grosse assai, veh! + +--Non m'ingannava io dunque! Perciò quella specie d'indistinto rumore +che penetrava fino quaggiù, e che per su la corrente del Tevere mi +giungeva! Han dovuto fare dei ben grandi gridori questi pazienti +Romani. + +--Gridori? peste! dite diavolerie, madonna, dite baldorie matte. Chè +dalli e poi dalli, è sgrillato alfine questo disgraziato popolo, e si +è scorrucciato il buono ed il meglio. + +--Han fatto dunque sommosse? + +--Sommosse no, ma presso a poco. Perchè quel galuppo del re Enrico, +domenica mo, il dì delle palme, perdette la pazienza, e senza +brigarsi che fosse o no quel giorno solenne, schiera i suoi soldati +sotto le mura... A vederlo pareva s. Giorgio! Ebbene si lancia a +percorrere le file e dice: neh, figliuoli, a che giuoco giuochiamo +dunque? Credete, pel santo sepolcro! che non avessimo altro a fare +che starci qui, fuori le porte, come mendicanti a dimandar la +limosina e morirci di peste come villani che han mangiato il loglio? +Andiamo su, sacramento! mano alle scale ed alle piccozze; e se oggi +non entriamo ancora noi in Roma, come Cristo entrò in Gerusalemme, +impiccherò alle porte il primo che dà indietro. Venite appresso a +me. Voi, messer Baccelardo, fate giuocare gli arieti: voi, sire di +Cosheim, tempestate coi mangani: voi, monsignor di Ravenna, accostate +i battifredi e spazzate le mura dai difensori: e voi, sire di +Buglione, venite con me alla porta Toscana. Perchè fo voto di quattro +candelabri d'oro a Nostradonna di Goslar, e di due calici preziosi +a Nostradonna di Edessa, se oggi penetreremo in questa matta città, +che vuol fare con noi la curiosa. Andiamo, suonate le trombe ed +all'assalto. + +--Anche Guiberto da Ravenna v'era dunque? + +--Se v'era! ve lo avrei voluto fare un po' vedere da su le torri come +quel fistolo menava le mani! Dava busse da scantonare il Coliseo. + +--E sì? + +--E sì, detto fatto, quei demonii, incoraggiati dalle parole del re +e meglio dall'esempio, perchè al primo piuolo delle scale vedevano +sempre lui o quel di Buglione, si rovesciano sulle mura con tanta +rabbia che ne rintronò tutta la città. + +--E quei di dentro? + +--Peggio che peggio. Accolto il popolo, ed il senato, ed i vescovi, +ed il console, e tutto il mondo, là nel Foro, strepitavano a +sganghera gole, e chi proponeva un matto di partito, chi un altro: +ma partiti da far venir la pelle d'oca! Si trattava quanto meno di +bruciare il papa, cacciare i signori, metter fuoco ai castelli, +aprire le mura... Cane di popolo! anche con me l'avevano, che +custodiva Gregorio qui dentro, sicuro come in un guscio di ferro. + +--Povero messer Oddo! sclama la cattiva stendendogli la mano, cui il +castellano baciava. E continuava: + +--Sissignora, anche contro di me grugnavano quei cialtroni. Ma il +senato ed i signori consultavano; ed i capitani della contessa +Matilde a gridare: state sodi per Dio! fate animo; la benedizione di +Gregorio ci difende; Gesù Cristo combatte per noi! E que' scomunicati +a fischiare, a strepitare: che benedizioni e benedizioni, un +bischero! siamo digiuni, siamo affamati, le pietre ci rovinano le +case; che Gesù Cristo, e Gesù Cristo! se codesto combatte per noi, si +dia dunque il fastidio di mutar quei macigni in berlingozzi; aprite +le porte; bruciate il papa. Ed ecco che in mezzo a questo parapiglia +si sente gridare di verso porta Toscana che gl'imperiali sono dentro, +e che la bandiera di Enrico sventola sui baluardi. + +--Ed era vero? + +--Altro! credete che Enrico avesse fatto da burla quando votò +alle sue Madonne non so quante libbre d'oro, purchè avesse potuto +penetrare penetrare là dentro? Il principe Baccelardo da un lato +apre la breccia; dall'altro quel demonio dell'arcivescovo di Ravenna +sfonda i barbacani, spinge il battifredo alle mura, e saltato su con +i suoi bravi Lombardi... ira di Dio! spazzava gente come si spazza la +polvere con la granata, e la rotolava a colmare i fossi. Infine si +fissa sulle mura, e corre verso il punto dove il re dava la scalata: +e che vede? + +--Che vede dunque? + +--Per la messa! prima di lui, prima di tutti, Goffredo di Buglione +aveva afferrati i merli ed aveva piantato lo stendardo di Lamagna +sui baluardi della porta Toscana. Ma il vescovo Giovanni di Porto, +che ha in corpo più legioni di diavoli lui solo che non ne ebbero +tutti gli ossessi del leggendario, coglie il duca in quell'atto e +lo ferisce con la spada alla testa. Goffredo non rotola giù, perchè +immediatamente dopo di lui saliva il re. Questi afferra il vescovo +alla gola, e strozzatolo, lo precipita nella città sulla testa dei +soldati fuggitivi. Allora giunge anche l'arcivescovo di Ravenna... + +--Non era stato ferito Guiberto, non è vero? + +--No, che io mi sappia! Ma chi imbecille gli si voleva accostare con +la tempesta con cui faceva correre le percosse? Da sulle mura, il re +da un lato comandava ai suoi di avanzar dentro per la breccia aperta +da Baccelardo, e dall'altro, coperto di ampio pavese, ingiungeva ai +Romani di arrendersi. Questi però fuggivano a collo rotto verso il +Foro onde recare la spaventevole notizia ai primati che consultavano. +Il popolo, il quale non si augurava di meglio, alza un prolungato +grido di giubilo, dicendo: Viva il re! muoia Gregorio! E corre per +essere primo a profferire obbedienza ad Enrico. Ma il console Cencio, +che mutolo aveva lasciato fino allora accapigliarsi il senato, i +patrizi ed i prelati, scoppia e dice: Vi affoghi la peste, poltroni, +giacchè non valete altro che a dir minchionerie, lasciate fare a +chi sa fare. Il nemico è dentro. Si è fatto quanto si è potuto per +difendere, con tanti guai e tanto danno, questo testardo papa, se lo +porti il diavolo! Volete che siamo sgozzati per lui tutti, la città +sia data al sacco ed al fuoco dai Tedeschi? Restate pure ad eruttar +sciocchezze costì, che io so bene quel che debbasi fare in questo +momento. Voi monsignor di Arezzo, e voi monsignor di Modena, venite +meco. + +--E che fecero? Io comincio a tremare. + +--Eccolo. Fecer da sezzo ciò che avrebber dovuto fare da principio. +Si presentarono al re, il quale aveva fatta sfondare porta Toscana, +e si avanzava nella città alla testa delle truppe schierate in +ordinanza. Sopra un bacino di argento egli, Cencio, portava le +chiavi d'oro di Roma. Lo precedevano due araldi ed un bandieraio +con bianco pennone. Come Enrico li vide, fermò il cavallo; ed essi, +piegando a terra il ginocchio, mormorarono: Piacciavi, o sire, di +accettare le chiavi di Roma, e come i nostri forti antenati entrarvi +da signore e da trionfatore. Il re sorride e risponde: Bel sere, +voi ci offrite cosa che non è più in vostro potere; non pertanto, +mercè. Sire di Cosheim, risparmiate la città. E sì dicendo dava di +sprone al cavallo, ed avendo alla destra l'arcivescovo di Ravenna, +ed alla sinistra Baccelardo, per la via sacra, come Cesare, si reca +al Vaticano. Le sue truppe intanto, giusta l'ordine del re al sire +di Cosheim, senza rompersi a niuna maniera di libidine, come fra i +soldati si suole con le città vinte, condotte dai capitani occupano +in bello ordine dal Laterano al Vaticano, e tutti gli altri castelli +più forti, e vi si mettono a presidio... + +--Il duca di Buglione era dunque morto? + +--Mai no. Gravemente ferito alla testa dall'azza del vescovo, +riscuotendosi fe' voto di andar a combattere in Terrasanta. E non +passò guari che per miracolo si sentì quasi sano. + +--Sicchè dunque il padrone di Roma è adesso l'imperatore? + +--Proprio lui. Perocchè, il giorno di poi, l'arcivescovo di Ravenna +fu esaltato alla sede romana dai cardinali. E se aveste veduto che +funzioni, madonna! Egli si presentò ad essere adorato a San Giovanni +a Laterano sopra un cavallo morello che pareva volesse inghiottire +il Campidoglio, con il suo bravo giaco di maglia addosso, cosciali e +schinieri e bracciali e manopole, quasi si presentasse alla pugna, ed +in testa l'elmo d'oro massiccio con l'aquila al cimiero, dono del re, +coprendo la spada ed il pugnale che cingeva del manto ponteficio, il +quale era proprio uno spanto a guardare. Che sì, che egli lo aveva +conquistato il ponteficato! Il dì 24 marzo infine fu consacrato nella +chiesa di San Pietro dagli arcivescovi di Arezzo e di Modena. + +--Guiberto è dunque vero papa, sclama la cattiva, arroventando nel +volto che levava verso il cielo. + +--Papa, arci-papa, continua il castellano, ma noi fummo qui bloccati +a non lasciarci passare neppure l'aria pel respiro. E bisogna dire +che questi birboni di Romani non intendano mica affatto saperne di +noi; perchè se li aveste veduti a far baldoria il dì di Pasqua, +quando il re Enrico con Berta sua sposa entrò solennemente in San +Pietro, vi avreste fatta la croce. Io credo che nemmanco i cani ne +vogliano più di questo povero vecchio pontefice, che in altri tempi +adoravano della faccia nella polvere. + +--La sventura è la stessa per tutti, dice la donna sospirando. + +--Deve essere infatti così, continua Oddo, poichè tutti insieme, col +senato e col console Cencio, accompagnarono il re, che da San Pietro +si recò trionfante al Vaticano onde aver cinta la corona imperiale +da Clemente III--tal nome si è imposto a Guiberto--ed allora tutti +a gridare: Evviva l'imperatore! evviva l'imperatore! _alleluia! +alleluia!_ Poi si recarono al Campidoglio, donde i fanti tedeschi +sbrattarono un residuo di gente papale, e quivi il senato ed il +console confirmarono Enrico patrizio di Roma, tra l'entusiasmo del +popolo che non aveva freno. Plebe sgualdrina! Non avrebbe ribrezzo +domani di lapidare quest'altro suo idolo! + +--Sicchè dunque a papa Gregorio non resta più alcuno di tanti fedeli? + +--Eh! madonna, quando la fedeltà non viene dal cuore e non si +accompagna con l'amore, non dura mai troppo. L'ultimo baluardo di +questo povero vecchio era la contessa Matilde, che si cacciò tra i +guai di lui fino al collo. Ma dalli e dalli, poteva essa sola far +fronte a tutta Europa, con cui mastro Ildebrando aveva attaccate +brighe, e che gli gridava il _crucifige_? È stata rotta in parecchie +avvisaglie la fedele castellana dai trecento castelli; le han portati +via tutti i forti dei suoi Stati; ha sprecate le sue ricchezze in +queste sterili lutte; ed ora anch'essa, la sventurata! va profuga e +raminga pei suoi deserti dominii onde non cadere in mano dei nemici, +invisa agl'Italiani, abborrita dai Tedeschi, proclamata santa ed +eroina solamente da un branco di fanatici faziosi. Sia come si vuole +però, bisogna dire che come Matilde, con la vostra sopportazione, +madonna, nascano ben poche donne. + +--Ed i miei Normanni di Puglia, messer Oddo? + +--Ma! Il principe di Capua, Giordano, fa lo gnorri: il conte Ruggiero +pettina i Saraceni di Sicilia: Roberto Guiscardo bada ai suoi malanni +domestici in Grecia: e perchè i Tedeschi non gli avessero a far +trovare occupato il proprio focolaio, come nell'anno passato, ha +novellamente mandato qui a patteggiare alleanza col re quel capestro +del vescovo di Bovino, e quel bravo figliuolo di Boemondo. + +--Boemondo è dunque in Roma, messere? grida la donna in un tremito di +gioia. + +--Almeno vi era, madonna, il dì della coronazione--salvo poi non sia +tornato di bel nuovo da suo padre. + +--Ah! messer Oddo, sclama Alberada cadendogli ai piedi, che Iddio vi +consoli di tutte le gioie, che la pace degli angioli vi renda serena +la morte, ed il compenso del paradiso...! Messer Oddo, ve ne supplico +con la faccia per terra, fate che io veda questo giovane, fate che +abbracci mio figlio. + +Il castellano si stringe nelle spalle e gratta il capo, poi dice: + +--Uhm! uhm! Ciò è più facile a domandare ed a promettere che a +tenere. Ad ogni modo, vi prometto, madonna, che se Boemondo si trova +ancora in Roma voi lo vedrete, e dovessi precipitarmi dall'alto +delle torri per uscire dal castello. Ora venite meco. Dovete aver +fame, povera figliuola! perchè ieri ancor voi siete stata digiuna. +Già non avrò che darvi neppure lassù. Ma una determinazione bisogna +bene che papa Gregorio la prenda, non fosse che a cavarsela con una +burla o con un miracolo. Vedremo: questo stato di cose non può durar +lungamente. + +--Non badate a me, messer Oddo. Che mi giovano alcuni giorni di +vita di più? Curate la vostra persona, curate gli anni vostri, che +spendete a bene degl'infelici. + +--Andiamo, andiamo, madonna. Ve l'ho già detto le mille volte che io +non voglio di codesti vezzi che mi farebbero saltare in boria, se io +avessi conosciuta mai questa bestial passione. Gran chè che io faccia +un tantino di bene a creature buone come voi, quando lo possa. Ma +come si fa a strapazzarle, io dimando? Che cosa è? Sento un suono +quasi di campane; sarà mezzo dì. Andiamo, figliuola mia, non facciamo +noi aspettare mastro Gregorio che per nulla salta in bestia come una +cavalla viziata. + +E sì dicendo dava il braccio ad Alberada che lo seguiva a passo mal +fermo, e si trovavano nella corte, al punto stesso che il capitano +della guarnigione si metteva alla testa dei suoi. Gano spuntava da +una parte con gli altri cinque prigionieri, e Gregorio da un'altra, +con le braccia conserte sul petto, sereno nel viso, sodo nell'andare. + +Egli si trasse avanti le linee dei soldati, e dopo alquanto di +silenzio, durante il quale quella gente rozza e niente affatto doppia +pendeva dal tranquillo suo volto, come da quello di un santo da cui +si aspetta miracolo, parlò: + +--Figliuoli, voi vi siete condotti da uomini valorosi e fedeli. Io +rendo testimonianza dell'opere vostre innanzi al mondo ed innanzi a +Dio, e ve ne ringrazio; e vi ricolmo di tutti i tesori celesti che +con la santità del mio ministero posso prodigare. Il cielo vi avrebbe +destinati per le sante corone dei martiri; ma io non sarò quel +temerario che affretterà i decreti della provvidenza. Avete fatto +il vostro dovere; avete combattuto da bravi; tenuta la rocca salda +a fronte di migliaia di nemici. Gloria a voi, gloria all'Eterno che +per mezzo vostro volle confondere i Madianiti! Ora però siamo giunti +ad un punto in faccia a cui gli è mestieri recedere. Il nemico ci ha +affamati. Si è servito dell'arma dei codardi perchè l'arma dei forti +gli fu spezzata in pugno da Dio. Io resterò qui. + +--Voi? sclamano ad una voce Oddo ed Uguccione. + +--Io resto qui, continua Gregorio. Quando il Signore mi elesse a +custode dei suoi figliuoli mi diede a divisa: _Persevera, e sii +saldo come le fondamenta del Libano_. Debbo compiere il mandato sino +alla morte. Voi uscirete ed andrete nella pace del Signore; perchè +mi piace lusingarmi che i Filistei non vorranno essere vigliacchi +al segno di farvi vitupero. Voi rivedrete le vostre spose, i vostri +figliuoli, e recherete loro le mie benedizioni. Io avrò memoria +dei travagli che patiste per me. E se deserto da tutti, e ridotto +a morirmi di stento, nulla posso concedervi ora, fidate in quel +Dio che provvede di penne gli augelli, il prato di fiori. Andate: +spiegate bianco pennone in segno di resa. Ma prima, se qualcuno ha +nulla da dolersi di me, che mi perdoni come vorrà esser perdonato +nell'ultim'ora sua: la carne è inferma. + +--Benediteci, santo padre, benediteci, sclamano tutti ad una voce, +cadendo in ginocchio. E Gregorio alza la sua terribile mano e +continua: + +--Capitano, a voi ancora le mie grazie per la vostra prode difesa, a +voi ancora le mie benedizioni. Precedete i vostri. A voi poi, messer +castellano, nulla dico, perchè ogni parola malamente vi esprimerebbe +l'ammirazione, e la riconoscenza che vi debbo. Siete uno di quei +pochi uomini che nella mia difficile carriera ho trovati più probi e +di sentimenti più nobili. Con vero dolore mi accommiato da voi. Fate +aprire le porte del castello ed uscite alla testa della guarnigione; +perchè non istà bene che la fame abbia a privare la terra di così +eletto modello di uomini. Io penserò a richiudervi dietro le porte. + +Oddo fa un movimento di dispetto, alza le spalle e volge altrove la +testa. Gregorio continua: + +--E voi ancora, sacerdoti di Dio, dice volgendosi ai prigionieri, +andate in pace. Se mi chiamaste severo perchè volli ritrarvi, anche +vostro malgrado, dalla via dell'iniquità, e rammentarvi l'augusto +vostro dovere, verrà il dì che mi renderete giustizia; e guai a voi +se fino a quell'ora non vi sarete ravveduti. Andate, andate tutti. In +nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo vi benedico. + +E sì parlando, alzava di nuovo quella destra tremenda che avea scossi +i sogli d'Europa, e benediceva quella gente, che, sciolta in lagrime +e caduta in ginocchio, protestava altamente voler morire con lui. +Ma Gregorio non accetta il generoso sacrifizio, e per quei suoi +modi incisivi e quella parola autorevole a cui niuno aveva forza +resistere, reitera l'ordine al castellano di aprire le porte. + +Il conte Oddo non replica verbo. Si avanza ad una porta di soccorso +e, fattesi recare le chiavi, comanda si togliessero le spranghe ed +alzassero le cataratte, ed apre. Allora quei soldati, mesti in viso +e nel cuore addolorati, preceduti dalla bandiera e dal capitano, +sgomberano la piazza e si costituiscono prigioni del re. Oddo rimane +immobile presso la porta che avea fatta schiudere. E come ebbe veduti +uscire l'un dopo l'altro tutti queglino della guarnigione di rinforzo +e con essi i prigionieri, onde il nemico non avesse profittato del +caso e si fosse cacciato dentro, richiude subitamente e dà le catene, +ordinando al suo vecchio presidio, che era restato fermo al suo posto: + +--Ritornate alle mura, voi. Mi porti il diavolo se dovrete voi +correre sorte diversa da quella del vostro vecchio capitano. + +E quei soldati voltano le spalle e partono. Gregorio li guarda fare +senza dir motto. Appena però che si furono trovati soli, fissa gli +occhi fatti lucidi dalla commozione addosso a quell'uomo, e dimanda: + +--E voi, ser castellano? + +--Io? borbotta Oddo. Beatissimo padre, io non ho risposta parola +agli elogi che vi siete brigato di farmi, perchè andava considerando +che un uomo come voi, un vecchio prete ridotto a questi estremi, +non dovesse avere gran fatto la frega di andar burlando la gente. +Ma a questo novello insulto, per la messa, non so starmi dal dirvi +che siete veramente curioso d'umore. Io? dimandate: avreste dunque +voluto che avessi accettato il vostro bel partito d'andar via così, +come un ladro dal verziere, ed abbandonare il mio posto da codardo? +Per la croce! qui mi ha collocato l'immortale memoria di Enrico +III, col consentimento ed elezione del senato e del popolo romano. +E sapete voi quel che mi disse colui quando del castello m'investì? +«Bada bene, messer conte, che questa rocca, in tempi migliori, era +un sepolcro, e che una volta penetrato qui dentro, niuno ne andò +mai fuori se non cadavere. Tu dunque allora cederai questa piazza +a chiunque si presenterà alle sue porte da nemico, e fossimo noi +medesimi, quando cenere te ne verranno a cavare.» Avete udito? Io lo +giurai. Ed il conte Oddo da Nemoli non ha mancato mai nè alle sue +parole, nè ai suoi giuramenti. Sappiatelo. + +Gregorio non risponde, ma facendogli un passo incontro, se lo stringe +nelle braccia come fratello, e con voce commossa, sclama: + +--Morremo insieme. + +Allora la donna, ch'era restata in dietro durante tutta quella scena, +si tragge avanti e dice: + +--Santo padre, non favellate di morte: vi è ancora una speranza. + +--Alberada, grida Ildebrando retrocedendo di un passo, e perchè con +gli altri non siete uscita ancor voi? + +--Perchè, santo padre, io, sventurata in tutta la mia vita, non so +separarmi dagli sventurati. Nei giorni della vostra fortuna, forse +beneficata da voi, vi avrei abbandonato. Ma nell'ora delle vostre +miserie, da voi cotanto aspramente trattata, non ho saputo dipartirmi +prima di avervi detto che vi perdonava, onde, andando a render conto +a Dio delle opere vostre, possiate ripararvi di questo scudo. + +Gregorio, con la fronte annuvolata e bassi gli occhi, medita lungo +tratto pria di rispondere, poi soggiunge: + +--E veramente tu mi perdoni, Alberada? + +--Di poca fede! lo rimprovera colei. Cristo non perdonò egli forse +i suoi nemici? In altri tempi mi sarei mostrata inesorabile. Ora +che conosco le triste vicende della sorte e le amaritudini della +vita, ora che sento avvicinarsi il periodo del rendiconto, voglio +inebriarmi del soave diletto del perdonare. E l'Eterno possa usare +misericordia ancora alle mie peccata. + +--Pia donna, che Iddio ti esaudisca e ti prepari giorni migliori! +Sento che io non posso per te far altro che ammirarti, ed impetrare +dal cielo le gioie che, per inesorabile destino, ti ho tolte. + +--No, santo padre, voi potete ancora qualche altra cosa. Promettetemi +di non arrendervi se prima non mi rivedrete venire in questo castello +a correre una sorte con voi. Io andrò fuori, ed Iddio forse benedirà +i miei passi, come benedisse quelli di Giacobbe e di Giuseppe. +Cercate accordi all'imperatore, procrastinate la resa fino a che io +non ritorni. Ho un presentimento.... Basta, non mi rifiutate questo +grazia. + +--Ma che mediteresti tu di fare, Alberada? + +--Ciò che io solamente posso, se Iddio vorrà secondare le mie +speranze, come secondò quelle di Giuditta. + +Ildebrando la fissa in volto attentamente, poi dimanda: + +--Tenteresti forse anche tu, Alberada, l'opera santa della Betuliese? + +--Io non sono destinata ad opere di sangue, Ildebrando, quella +risponde, la mia missione è di pace e di carità. Astenetevi, ve ne +supplico, dall'interrogarmi. Le inspirazioni celesti non sottoponete +allo squittinio degli umani giudizi. I vostri dubbii mi potrebbero +sconfortar dall'impresa: ed io avrei un giorno a rimproverarmi del +male che vi potrebbe avvenire. Mi promettete voi di non cedere, se +pria non avrete novella di me? + +--Te lo prometto, Alberada. Acconsentirò a tutti i patti del +Filisteo: ma di qui non uscirò se pria o tu non verrai a cavarmi +d'ogni speranza, colui, nell'ebbrezza dei suoi trionfi, come a +Canossa, non si umilia ai piedi miei. Va, l'angelo di Tobia ti sia +per compagno. + +E sì dicendo, Alberada s'inginocchia e Gregorio la benedice. Il +castellano, che senza muover ciglio e tutto commosso nel cuore aveva +udito il colloquio, l'abbraccia e la bacia sulla fronte; poi apre la +postierla e fa uscirla. Indi rinchiude ed a passo lento, unitamente +al pontefice, ambedue taciturni, rientrano nel castello. + +Dopo un'ora, dall'alto delle torri, un verrettone con una pergamena +tra le penne cadeva in mezzo ai soldati di Enrico che assediavano il +castello. + + + + +IV. + + Irons-nous de l'histoire arrachant les trophées? + + CASIMIR DELAVIGNE. + + +Ci giova sperare che il lettore non abbia dimenticato un personaggio +di questa cronaca che abbiamo dovuto necessariamente lasciare +indietro. Per colpa nostra avrebbe obliato uno dei più interessanti +uomini dei tempi di mezzo. Parliamo di Roberto Guiscardo. E perchè +questi deve di nuovo così gloriosamente ricomparire sulla scena, +accenneremo volando volando delle sue cose dopo la presa di Salerno. + +Ravvicinatosi con Riccardo di Capua, invasero le Marche d'Ancona e vi +fecero gran conquisto di paese. Gregorio irritato dell'affronto, e +volendo arrestare l'audacia dei conquistatori, nel concilio di Roma +pronunziò contro di loro scomunica e li privò degli Stati. Ma perchè +gli anatemi non affettavano uomini di ferro, i quali non conoscevano +altra legge che la spada, altro dominio che la forza, mandò loro +contro le truppe del marchese di Toscana e li strinse ad abbandonare +le terre occupate. Roberto, che aveva invasa la campagna di Roma +solamente per far sentire l'energia del suo potere all'arrogante +pontefice, si ritirò decorosamente, ed il principe di Capua mandò +all'assedio di Napoli. Egli accampò sotto le mura di Benevento. + +Questa città, dopo la morte di Landolfo VI, era ricaduta alla +Chiesa. Roberto voleva impadronirsene. Ma papa Gregorio, con le +solite scomuniche, mandò tali rinforzi di scorte e di truppe che +Roberto, fastidito dalle lungherie dell'assedio, lascia un manipolo +di soldati al blocco e si reca in Calabria. Morto Riccardo, suo +figlio Giordano libera dall'assedio Benevento. Roberto riviene in +Puglia, prende Ascoli, Montevico, Ariano, e sul fiume Sarno va a +presentare battaglia a Giordano. Desiderio, abate di Montecassino, +si interpone, li rappacia. Roberto sottomette ancora Monticulo, +Carbonara, Pietrapalumbo, Monteverde, Genzano e Spinazzola, e nulla +curando più Benevento, lascia che restasse in potere del pontefice e +si contenta di signoreggiare quanto oggi forma il reame di Napoli, +meno il piccolo ducato di Napoli, il principato di Capua ed il ducato +di Gaeta, dominati da Giordano. E' sarebbe stato lieto, e fortunati +i suoi popoli, perchè gran mente aveva nel reggimento civile, ma +domestiche sciagure lo chiamarono altrove. + +Egli aveva sposata la sua figliuola Elena a Costantino figlio +dell'imperatore di Costantinopoli Michele Ducas. Niceforo Botoniate, +avendo discacciato Michele dall'impero d'Oriente, lo aveva fatto +tosare, confinare in un monistero e castrare Costantino. La miseria +della sua figliuola e l'oltraggio penetrano il cuore di Roberto che +giura pigliarne terribile vendetta. + +Provvede al governo dei suoi Stati d'Italia, poi con la duchessa +Sigelgaita, Boemondo, e bell'esercito s'imbarca ad Otranto. Giunti +nel 1081 a Corfù, l'invade. Alessio Comneno, succeduto a Botoniate, +gli manda tosto incontro formidabile armata; ma in più battaglie +rotta, non giunge ad ostacolare il duca, sì che non espugnasse +Durazzo, padroneggiasse l'isola, e spingesse le truppe vittoriose +fino in Bulgaria. Ridottosi infine a svernare a Durazzo, nel novembre +del 1083, ed instruito che Alessio con molti ricchi donativi e larghe +promesse andava proponendo all'imperatore Enrico perchè invadesse +Puglia e Calabria, mandò a costui in Roma il vescovo di Bovino e +l'astuto Boemondo. E questi, facondo dicitore, abbindola Enrico e lo +fa chiaro, che dopo lui non eravi chi più travagliasse il cuore di +Gregorio fuor di Roberto, e Roberto niun peggio tollerar di Gregorio. +Enrico gli pone fede, e si pattuiscono onorevoli convenzioni il dì 30 +marzo 1084, il giorno avanti della Pasqua in che Enrico fu coronato. + +Ed una sera Roberto, che nulla ancora degli accordi sapeva e di +saperli smaniava, dai veroni del castello di Durazzo vede spuntare in +alto mare una galea, cui forte vento gonfiava le vele latine ed alla +città dirigeva; e dopo non molto ne scorge una seconda che studiava +tenerle dietro. Egli manda subitamente al porto per ricever novelle +de' suoi Stati, se pur di colà quei vascelli fosser partiti. + + + + +V. + + Perzho non dei amor ocaisonar + Tam cum los oilliz et cor ama parvenza, + Car li oill sin dragoman del cor, + E ill oill van vezer + Zo col cor plaz retener. + + EMBLANCHACET. + + +Roberto non s'ingannava. La sua bandiera sventolava su la galea +che a vele gonfie entrava nel porto di Durazzo, ed era su quella +il suo flgliuol Boemondo. Nell'altra un legato dell'arcivescovo di +Ravenna con seguito brillante di cavalieri e di ecclesiastici, e +misto a staffieri, paggi e chierici un romeo, che a forza di prieghi +aveva ottenuto esser quivi traghettato per poscia condursi in Terra +Santa. Quella gente tirò dritto all'albergo del duca, il quale, +udito del messo, nobilmente lo accolse. Questi era Rolando da Siena, +quell'ardito chierico che in mezzo al concilio di Roma aveva osato +intimare a papa Gregorio gli ordini dell'imperatore Enrico. Roberto +lo festeggiò di ogni onorevole e lieto accoglimento, imperciocchè, +oltre della divisa di oratore, altamente aveva Rolando lasciato dire +di sè e nelle guerre di Germania ed in quelle d'Italia, e da sezzo +nello assedio di Roma, ove tra i più distinti e valorosi cavalieri si +era allogato. + +La sera si trascorse a novellare di guerre e di prodi fatti di +parecchi cavalieri, che Rolando aveva conosciuti, e di cui Roberto +onorevolmente aveva udito favellare. Alla dimane però, come questi si +recava nella gran sala per dargli udienza, ed ascoltare del messaggio +di papa Clemente, l'araldo d'armi gli annunzia ancora un legato di +papa Gregorio che dimandava medesimamente essere a lui presentato. +Roberto maravigliato e nel tempo stesso lusingato del doppio +messaggio, comanda che, esaminati i brevi di credenza dell'oratore di +Gregorio, lo si facesse entrare. + +In effetti, perchè tutto a punto si trovò, nel mentre di un uscio +spuntava Rolando con seguito numeroso, di un altro, solo e modesto +appariva il romeo. Rolando si ferma a due passi dal soglio, +coperto da baldacchino, sul quale sedea Roberto involuto nel ducal +paludamento, in testa la corona. Ma il romeo procede fino ai gradini +di quel soglio, e presa la mano di Roberto per baciargliela, solleva +di alcun poco il capperuccio, e con voce sommessa e commossa sclama: + +--Messer duca, in nome di Dio! arrendetevi alle parole che sto per +dirvi. + +A quell'aspetto, a quell'accento, Roberto trasalisce. Mutato di +colore, per isfuggire lo sguardo penetrante di Sigelgaita che attenta +lo fissava, stringe la mano del romeo, e quasi del troppo ossequio di +lui peritasse, risponde: + +--Mercè, santo pellegrino! tocca a noi poveri peccatori tributarvi +questi segni di veneranza. + +Il romeo si alza e trattosi indietro attende che giungesse il suo +momento di favellare. Rolando intanto per uno sguardo che aveva +qualcosa di schernevole e di curioso lo sta a considerare un tratto, +poi voltosi al duca favella: + +--Monsignore, il santo padre Clemente v'invia salute ed apostolica +benedizione. Penetrato della divozione che avete dimostrato alla +Chiesa, malgrado gli oltraggi dell'antipapa Gregorio, non ha +voluto soffrire che più lungamente sì nobile guerriero giacesse +nell'interdetto. Mastro Ildebrando vi fece gravi torti. Papa +Clemente, che da lunga stagione vi conosce ed ammira, mi manda a voi +per togliervi la scomunica indebitamente fulminata. + +--Gran mercè, ser. Rolando, al papa ed a voi che ci gratificate di +questi attestati di amore. Gli è ben vero che Gregorio agì con noi +ostilmente. Ei credette poter aggravare la mano, postaci sul collo +da Niccolò II, e si allucinò. Doveva rammentare che i tempi non eran +più quelli, e che noi non eravamo davvero vassalli della Chiesa, +conciossiacchè tali ci fossimo profferiti un dì che la fede dei +popoli, da noi conquistati, ci parve vacillare. Spero in Dio però che +a quest'ora e' si sia ricreduto; dappoichè, ad onta delle reiterate +scomuniche, ci ha sempre secondato sorte avventurosa. Pace dunque +allo sventurato; ed abbiate la cortesia, messer Rolando, di esporci +cosa mai la santità di Clemente III righiegga, in compenso della +benedizione che ci manda. + +--Nulla di più, monsignore, di quello che per gli altri pontefici +avete fatto. Egli vi accorda investitura degli Stati finora da voi +conquistati in Italia, e di quelli che in Grecia saprete conquistare: +egli vi richiama nel grembo della Chiesa, e, come figliuolo della +Chiesa, vi benedice. Non richiede perciò da voi, monsignore, se non +che, come cristiano e come vassallo della sede di Roma, gli giuriate +fedeltà e prestiate omaggio. + +--Se il mio nobile padre volesse degnarsi di concedermi la parola, +sorse a dire Boemondo, io risponderei.... + +--Cosa risponderesti? domanda Roberto un po' accigliato. + +--Io risponderei a costoro, che noi non abbiam conquistato le terre +d'Italia per servire ad alcuno: che quelle terre noi affrancammo +dal dispotico giogo dei Greci, o sottraemmo all'insolente dominio +degl'imperadori di Occidente: che questi soli dovrebbero domandar +segno di ossequio da noi, ove noi volessimo accordarne a gente che +ben sapremmo ridurre a ragione con la spada. Ma al vescovo di Roma +che briga poteri per niuna maniera dovutigli, e ricorre alle armi +spirituali da Dio non concesse per profanarle in usi sacrileghi, +risponderei.... + +--Figliuolo, Roberto lo rampogna, il vostro senno si farà maturo +cogli anni, ed allora vi chiameremo a darci consigli. Per ora +piacciavi di ascoltarci e di apprendere con quale temperanza si +governino i popoli. + +Sigelgaita, che odiava Boemondo perchè figlio di Alberada, approva +della testa. Roberto continua: + +--Voi dunque, messer Rolando, risponderete all'arcivescovo di +Ravenna, o, se meglio vi piace, a Clemente III, che noi non siamo +per verun modo alieni dal profferirgli quei segni di veneranza che +ci piacque profferire ai suoi antecessori. Però papa Gregorio vive +ancora, nè ancora è decaduto dalla sedia di Pietro. Che perciò noi, +fedeli alla Chiesa ed addolorati del suo scisma, ci asterremo dal dar +prove di rispetto al novello pontefice per tema che il nostro esempio +non seduca altrui. Ma faccia che il consentimento di tutti i prelati +d'Europa lo proclami vero pontefice, ed allora noi gli giureremo +obbedienza, e torremo qualunque fede ad Ildebrando. + +--No, monsignore, lo interrompe il romeo, questo voi non farete, +perchè vi condurreste da disleal cavaliere. Lasciate da banda il +debito di fedeltà che vi stringe a Gregorio. Rammentatevi solo +che, innanzi di esser vassallo della Chiesa, foste cavaliere; e +come cavaliere vi urge il dovere di proteggere l'innocente e di +soccorrere il caduto. Gregorio VII è assediato nella mole di Adriano. +A quest'uomo, monsignore, che, giorni sono, camminava sulle teste +dei re, manca il pane per alimento. E voi che siete il più grande di +questo secolo, vi stareste come una femminuccia dal soccorrerlo, sol +perchè alcuni anni indietro corse briga fra di voi? No, monsignore, +voi imiterete il suo esempio e lo gioverete, perchè egli si è volto a +voi come al più generoso de' suoi nemici. + +--Ah! ah! si ricorda di noi adesso, perchè l'incendio che ha +destato in tutta la cristianità è per divorarlo? sclama Roberto. Ma +quando favellava di noi in tutti i concilii come di un corsaro, ci +scomunicava, con suggestione ci ribellava i vassalli, e ci osteggiava +con le armi della contessa Matilde, allora noi non eravamo generosi, +nè si parlava di quei fratelli Maccabei tanto predicati. Allora +noi eravamo Madianiti, scellerati, schiuma d'inferno; allora non +sognava neppure che questo giorno avrebbe potuto venire, che la spada +tentata spezzare avrebbe potuto armargli il braccio. Non lo avrebbe +pensato allora? Ebbene, che sorba adesso fino all'imo la tazza della +sventura, perchè non saremo già noi che gliela verremo ad addolcire. + +--Con la vostra licenza, monsignore, il vostro consiglio non è nè +cristiano nè nobile, riprende il romeo. Se Gregorio VII vi avesse +ricolmo di favori, e voi lo aveste soccorso nelle disgrazie, non +avreste che compiuto un dovere. Or vi dimando io, monsignore, che +diranno i popoli di voi, se vilipeso, perseguitato indebitamente e +messo a bersaglio di ogni maniera di danni da Gregorio, vi levate +contro i suoi nemici e dite: ritraetevi, per Dio, quest'uomo difendo +io! + +--Dicano ciò che lor piace, risponde Roberto alzando le spalle. Noi +non corriamo più dietro alla nominanza. E se pure questo solletico ci +stimolasse ancora, crediamo aver fatto qualcosa per esserne paghi. + +--Certamente, monsignore, continua il romeo, certamente l'avvenire +vi ammirerà perchè, disceso in Italia solo e povero, la schiavina di +pellegrino addosso, il bordone nelle mani, vi siete levato a tanto +alto potere e fatto padrone di sì vasto e bel paese, resistendo in +cento battaglie a due imperatori, molti pontefici, e tutti vincendo. +Vi ammirerà perchè con tanta sapienza governate e prosperate i +vostri popoli, vi rendete loro caro, e temuto ai nemici. Ma i tempi +antichi vantano altresì uomini che vi somigliano. Però se violentate +il vostro cuore, soffocate la vendetta, e prestate aita al vostro +nemico, una voce si leverà allora per li due imperi che vi proclamerà +unico e generoso. + +--Queste le son vampe da mandare in succhio un guerrier nuovo, ser +romeo; me non solleticano. + +--Sibbene, monsignore: ma riflettete che l'Italia, la Germania, la +Francia, Europa tutta, ha fornito il suo contingente di truppa contro +questo ardito pontefice per abbassarlo, e che se voi solo sorgete +contro tanta massa di popoli e li sconfiggerete, la vostra gloria non +avrà limiti. Il vostro nome suonerà prodigioso dovunque è venerato il +nome di prode. In guisa che, se anche per disavventura la vittoria +vi fallisse, oltre le benedizioni del cielo e del pontefice ed il +soddisfacimento della propria coscienza, ognuno sarebbe sforzato a +confessare avervi oppresso il numero, non il valore. + +--E questo è quello che noi non vogliamo, ser romeo. Ci darebbero +dello stolto, dell'improvvido; ed un fatto solo distruggerebbe +l'opera di tanti anni. Noi non siam tali, quel sere, da mettere sui +dadi la nostra fortuna. Gregorio suscitò il vespaio: il malanno se +l'abbia lui. + +--Con la vostra permissione, mio nobile padre, sclama Boemendo, +vorrei manifestare il mio avviso. + +Roberto lo riguarda fittamente quasi volesse scandagliarlo +nell'anima, poi dice: + +--Favella pure. + +Boemondo riprende: + +--Vi dimando perdono, signore, se la mia poca sperienza mi allontana +dal vostro consiglio. Il guerriero non numera i nemici che deve +combattere, come l'ebreo i pezzi d'oro che presta. L'opera del +calcolo non è più l'opera del valore. Il valore sta dove il periglio +è maggiore, dove si frappongono gli ostacoli; e fatto di cavaliere +non è sicuro coi cento rompere i dieci. Ma se noi soli, noi, figli di +una nazione che ha soggiogata l'Europa, andremo in piccolo e risoluto +drappello ad urtare l'enorme massa di combattenti accalcata su papa +Gregorio, allora il nostro nome sarà distinto nei volumi delle +cronache, ed i trecento delle Termopili non saranno più soli. + +--Nobile giovane! sclama il romeo di voce commossa e diversa affatto +da quella con cui aveva favellato sino allora. + +E faceva già un passo verso di lui per abbracciarlo, allorchè vede +Sigelgaita, la quale fino a quel momento lo aveva considerato +con un'attenzione come se avesse voluto divorarlo, la vide quasi +all'insaputa sua sollevarsi dal seggio. E' si arresta. E Sigelgaita, +dopo alquanto di silenzio, osserva ghignando: + +--Chi direbbe che tanto entusiasmo si annicchiasse in un romeo che mi +ha l'aspetto e la voce di una femmina? + +--Perdono, madonna, la voce e l'aspetto lo dà Iddio: che può fare +l'uomo se ha la disgrazia di altrui dispiacere? + +--Proprio così, bel santo! E non è già Iddio che s'incolpa se l'uomo, +per ostentare venustà femminile, si taglia i peli del volto, e la +donna, per correr libere venture, assume abito virile. + +Il romeo resta colpito dalle parole di Sigelgaita, e fisando il +suo occhio sereno sovra di lei, che torva ed irata lo contemplava, +soggiunge: + +--Mi avveggo, madonna, che ho avuta la sfortuna di esserle +malgradito. Mi lusinga però la persuasione che ciò non sia per +effetto del mio messaggio; perchè chi non sa quanto la duchessa +Sigelgaita agogni perigli di guerra ed azioni generose, in cui +raccoglie sempre la corona dei forti? Ardisco perciò supplicare ancor +lei, che voglia persuadere il suo nobile sposo recarsi a soccorso del +pontefice. + +--Che ti affoghi la peste, mariuolo di pellegrino! scoppia Rolando +che or rosso, or verde nel sembiante si era a mala pena contenuto +fino a quel punto. Che domine affastelli tu, con codesti guaiti da +sgualdrina, di pontefice e di Gregorio? Per la santa luce di Dio! il +pontefice è Clemente, e mi sento prurito di strozzare chiunque voglia +venirmi a cantare altra solfa. M'intendi? Ed a dire che ho raccolto +con me nella galea quel bel mobile di un tisico! + +--Messer legato, voi mi fate ingiuria indebitamente, ed io affido a +Dio la cura di dimandarvene conto. Voi avete esposto il messaggio +del vostro padrone, ed io mi sono taciuto, perchè ciò mi conveniva. +Non so perchè però voi sorgiate ad insultarmi quando io prego di +porgere ascolto alle instanze dello sventurato Gregorio. Se non +il riguardo di me, messere, perchè pei vinti non v'han riguardi, +dovevate rattenervi per quella nobile dama, e per questo giovane, che +è nell'età di apprendere azioni civili e generose. + +Rolando stava lì per rispondere, ma Roberto gli taglia la parola, +tanto più che ferocemente vedeva accigliare il suo figliuol Boemondo, +e soggiunge: + +--Signori, abbiamo udito le proposte di ambo i pontefici, ed in +che modo essi intendano valersi dell'opera nostra. Prima di darvi +risposta e' ci è d'uopo riflettere alle condizioni in cui ci +troviamo, e ciò che a noi convenga di fare. Udremo ancora i nostri +fedeli, e domani sì voi, ser romeo, che voi, messer Rolando, saprete +il partito a cui saremo per appigliarci. + +--Voi farete il vostro piacimento, monsignore, risponde Rolando, e +vi atterrete a quel consiglio che stimerete il migliore. Però gli +è bene che abbiate presente, la parte di Clemente esser quella di +tutta Europa, e che i scarsi e mal sofferti proseliti di Gregorio +tornano esosi ad ognuno come il loro capo. Vi rammenterete inoltre +che l'obbedienza cui giurerete a Clemente è garante delle grazie che +troverete presso di Enrico, e delle quali, se mal non mi avviso, +avete pur d'uopo; imperciocchè questi è in Italia ed alla testa +di armata potente, e voi, mentre battagliate in paesi stranieri, +lasciaste sguarniti e poco difesi gli stati di Puglia e di Calabria. +Voi siete prudente ed avveduto, monsignore; le troppe parole tornano +inutili. + +--Mercè dunque della pena che vi prendete di dirle, messer legato, +risponde Roberto crollando il capo bruscamente. Le considerazioni +che dovremo fare ben sappiamo. Voi tentate d'intimidirci con codesto +prospetto, ma perciò appunto c'indurreste a correre dal lato +opposto, perocchè noi amiamo andar mai sempre contro l'opinione e +l'aspettativa d'altrui. Nondimeno, a domani, messer legato. + +--Ed io, monsignore, soggiunge il romeo, mi rassegno innanzi al +voto che sarete per profferire. Alla perfine, se tutti gli uomini +abbandoneranno lo sventurato sacerdote, lo proteggerà Iddio che suol +farsi compagno degli oppressi. Tra le sue disgrazie avrà sofferta +ancora l'onta del rifiuto, ed il disinganno di aver pensato generoso +il nemico. Temistocle non avrà trovato il suo Serse. + +--Ser pellegrino, lo rabbuffa Roberto, Gregorio VII, creatura +orgogliosa che giammai avventurò nè parole nè opere, sapeva meglio di +voi a qual uomo si dirigeva. Andate, ed a domani. + +E sì dicendo si alzava, ed i messi, inchinandolo, uscivano. + +Dopo un poco di silenzio, Sigelgaita fissa gli sguardi su Roberto e +dimanda: + +--Messer duca, non conoscereste voi per avventura quel romeo? + +Roberto resta sorpreso della dimanda, ed a sua volta considera la +faccia di sua moglie fatta pallida. Poi, freddo freddo, risponde: + +--No. + +Sigelgaita piega gli occhi, e senza dir motto, esce. + + + + +VI. + + Ben ai omais qeu sospir, e qeu plaigna + Qab parc lo cor non part, qan me recort + Del bel solaz, del ioi e del deport. + + PERIOL D'ALVERNIA. + + +La notte era inoltrata, tutti nel castello dormivano. Solo il romeo +percorreva a lento passo la sua camera, soffermandosi di tratto in +tratto avanti la finestra per contemplare il tacito corso della luna, +ed il luccicare della marina. Egli aveva gittato il capperuccio +dietro le spalle e piegate le braccia sul petto. La luna gli +rischiarava il sembiante che, contornato dal nero abito, appariva +più pallido ancora. Gli occhi scintillavano, avvegnachè in quel +placido meditare della notte languidi e velati dovessero mostrarsi. +Egli attendeva qualcuno perchè ogni più tenue susurro la scuoteva +di un sussulto, perchè non distoglieva gli sguardi dal cielo se non +per guardare all'uscio che si aprisse. In effetti non passò guari +ed udì lieve rumore, e la porta si schiuse. Egli corre verso l'uomo +ravviluppato nella bianca cappa, il quale lento alla sua volta +andava, e tendendogli le braccia al collo sdama: + +--Boemondo! + +Colui si svolge dal manto, e gittandoselo dietro ai reni in una col +berretto, risponde: + +--Non è desso, Alberada. + +--Monsignore! grida questa, perchè il romeo era appunto Alberada: e +tirandosi un passo dietro soggiunge: Monsignore, che cercate qui, a +quest'ora? Io aspettava mio figlio. + +--Egli verrà pure, Alberada, risponde Roberto lentamente, ma deh! non +ti rincresca che anch'io goda un'altra volta la delizia di parlarti +liberamente, e dimandarti perdono dell'onta che ti feci. + +--Voi non avete bisogno di dimandar perdono, sclama Alberada commossa +nella voce, io non vi ho mai odiato, nè mai chiesi vendetta. Iddio mi +aveva destinata a percorrere una via di triboli; la sua volontà si è +compiuta. Cessate dunque dal dimandarmi mercè. La colpa non è vostra. + +--Io fui un forsennato, Alberada, prosegue Roberto, la gelosia mi +tolse la ragione. Io ti aveva amata come niuna donna ho saputo di poi +amare di più. Andava sicuro che il tuo cuore non avesse mai palpitato +per altr'uomo che per tuo padre e per me, che il tuo pensiero non +si fosse rivolto che a Dio ed allo sposo. Sapere invece che diverso +affetto ti riscaldava, udirlo d'altrui quasi per celia, così, come +si racconta di Ginevra e di Lancillotto nelle veglie d'inverno, udir +che invita ti recasti al mio talamo, e che era passione per incognito +abbietto che ti stendeva nel sembiante quel velo di mestizia e ti +faceva trascorrere lugubri giorni! Ah! Alberada, se mai non ti +avessi amata, o debolmente, avrei allora posto a scrutinio il fatale +racconto dell'abate di Cluny, meditato sulla tua condotta, e non ti +avrei vituperata di un ripudio. Ma io bruciava del tuo amore; io +faceva eco a tutti i baroni che si dicevano: niuno è lieto di più +bella e virtuosa consorte come il Guiscardo! Mi credetti tradito, +e preso da impeto insano, nel punto stesso mandai per altra sposa, +seguii il messo, aggiustai le nozze, e travagliato da disperazione, +da ansietà infernale, da amore, da gelosia, da tutte le passioni che +possono far misero un uomo, escogitai la vendetta, ti feci preparare +le feste per la novella sposa, e nell'ebrietà del convito ti gittai +sul volto il ripudio.... Dio mi ha punito, Alberada, Dio mi ha +severamente punito. Perdonami e compiangimi tu pure, o se nol puoi, +almeno non disprezzarmi. + +--Disprezzarti, Roberto, prorompe Alberada, e due lagrime lucide +e lente le solcano le gote, ed hai potuto pensarlo mai! Io non ti +ho apposto a colpa che tu m'abbi allontanata da te, perchè vado +convinta, in terra non muoversi stelo che a Dio non piaccia. Compresi +fin da prima che un'allucinazione ti aveva turbata la mente, e +desiderai questo momento di colloquio per giustificarmi teco. Ora tu +mi dici che sei sicuro di mia innocenza; ed io ti ringrazio che mi +abbi così tornati tranquilli i poveri e vedovi dì che mi restano a +vivere. La mia missione quaggiù fu di abnegazione. Mi sono rassegnata +da lungo tempo alla parte che Iddio mi ha destinata. Solo che ti +sappi felice appieno nel tuo domestico focolaio...! Ma a pochi, +o Roberto, è stata concessa la santa facoltà di amare; e questi +predestinati sono infelici. + +--Sì, Alberada, a pochi fu concessa la virtù di amare con quella +pienezza che mi hai amato tu. Ma quei giorni sono svaniti coi sogni +della giovinezza. Se sapessi però che cosa ti potrebbe rendere +contenta la vita per l'avvenire.... + +--Il mio avvenire, Roberto, è scritto da lungo tempo. Quando mi +discacciasti da te a Melfi io mi ricovrai in un monistero di +benedettine a Grotta Minarda, e di là mi sottrasse con violenza +Guiberto, sì che fui costretta a tormelo sposo. Egli mi amò +sinceramente, ed anche io per riconoscenza l'amai; ma di quell'amore +che sfiora il cuore, come fa la brezza della sera passando sugli +aranceti da cui lambisce uno sprazzo di odori; di quella passione +calma e rassegnata che sa di stanchezza, che cerca tranquillità e +riposo. E lo confesso ben essermi violentata a riamarlo meglio per +corrispondere a quella specie di frenesia con che egli mi amava. Ma +nol potei, perchè una volta sola si ama nella vita, ed un uomo--e +fuori di quello ogni nuovo affetto è languido falso. A lui mi tolse +il fratel suo Ildebrando, che mi tenne chiusa tanti anni nel fondo +della mole di Adriano per divellermi da ogni tenerezza di questa +terra, e rivolgermi interamente a Dio. + +--Scellerato! sclama Roberto. + +--No, allucinato, risponde Alberada. Ho consumata dunque tutta +l'ostica tazza che aveva avuta a sorbire! Ora la mia posizione è +terribile. Quegli che adesso è mio marito si arma contro il fratel +suo che è l'inimico mio, colui che Iddio ci comanda di perdonare e +di amare. Io ho perdonato a Gregorio VII. Io mi sono intenerita alla +sua sorte da tanta altezza precipitato. Ho veduto il fiero vecchio +deciso a morire di stento, ma saldo e altieramente nobile, con +quella grandezza di convinzione che Iddio suol concedere solamente +ai suoi eletti. Gli ho promesso che sarei venuta ad implorare il +tuo aiuto, Roberto. Io non voglio che tu opprima l'uno per l'altro, +che ti dichiari contro uno dei due fratelli; mai no. Sarei ingrata, +sarei vituperevole. Voglio che ti rechi a Roma ad udire le ragioni +di entrambi, e metta pace fra loro. È opera di carità che chieggo +da te più che opera di valore. Mi appello in te più al cristiano ed +al cavaliere che al guerriero. Non negarmi la grazia di questa tua +temuta mediazione. Tu solo puoi stabilire l'equilibrio nelle cose +dell'Impero e della Chiesa, e portare la pace in questa desolata +Italia. Indi cercherò un chiostro dove morire dimenticata, e spero +nella misericordia di Nostradonna dei sette dolori che lungamente non +mi voglia lasciare allo spasimo di questa vita. Mi sento stanca, ho +bisogno di riposo. + +--Alberada! e non speri tu dunque giorni migliori? + +--No, Roberto, perchè io non potrei più godere senza far misero +altrui; perchè i giorni dell'illusione sono sepolti con quelli della +giovinezza. Sol che sappia avventurosi te e Guiberto; sol che sappia +felice il mio figliuolo Boemondo, la gemma dei miei pensieri! io non +desidero di più. Il mondo mi ha maltrattata; perchè ambire rimanerci +più lungamente? E poi, o Roberto, col lungo soffrire tutto acquista +una tinta squallida, come l'itterico vede giallo ogni oggetto. +Consolami dunque di quest'ultima gioia; fa che ritorni la pace tra i +due fratelli, tra i quali mi ha gittato fatale destino a cui presento +dover soggiacere; e poi che io muoia, perchè sento di restare inutile +ed arida sulla terra. + +--Io verrò a Roma, Alberada, ed il tuo volere sarà pago. Tu però non +andrai incontro alla sconfortata solitudine che ti minacci. Vi è +ancora sulla terra qualcuno che ti ama col delirio dei venti anni, +che non trascorre giorno senza consacrarti un pensiero, talvolta una +lagrima, cui Iddio accetterà in iscomputo della sua colpa. Tu hai +ancora un figlio, un generoso e prode giovane cui sovente ho veduto +lagrimare di furto dove occorse favellare di te. Tu hai amici ancora, +hai il novello tuo sposo Clemente III, che perciò solamente mi +sentirei inclinato a favorire. E costui, e noi tutti che non faremmo +per te? Tu devi essere assolutamente una santa, Alberada, che non +covi odio contro Ildebrando, e vuoi a lui tornare angelo di conforto +e di speranza! Iddio non ti lascerà sconsolata. Tu non andrai a +seppellirti in un chiostro a finirvi oscura e solitaria una vita sì +nobilmente spesa! + +--La mia sorte è decisa, Roberto. Se io fossi stata destinata alla +gioia, Iddio non me l'avrebbe interrotta nel più bel punto che +la teneva. Le mie condizioni peggiorano ogni giorno; mettiamoci +un ostacolo. Soffrirò un supplizio di cuore, ma i fatti crudeli +di coloro che per vincoli santi di amore a me si attengono non +giungeranno fino alla mia solitudine. Tiriamo quindi un velo sul +passato, e diamoci addio qui. + +--Alberada, non distruggermi ogni illusione dell'avvenire, sclama +Roberto con entusiasmo, prendendole le mani. Io gemo sotto terribile +giogo: io non conosco più un'ora di sonno tranquillo: la mia vita +è un martirio di cui tu non puoi avere idea. Iddio creò la donna +perchè fosse all'uomo angelo di conforto e di pace; ed io.... ah! +no, Alberada, non rompermi il fascino incantato che mi fa vivere e +palpitare nel futuro. + +E sì favellando Roberto si stringerà sul cuore le mani di Alberada, +allorchè questa, ad un rumore verso l'uscio, vi volge gli occhi, e +sotto l'arco di quello, al debole chiarore della luna, vede come una +fantasima nera, che, alta, ritta, immobile contemplava, e da lungo +tempo forse! quel gruppo che inconsiderato discorreva di altri tempi, +immemore del presente e delle rispettive loro condizioni. Alberada +gitta un grido, e Roberto, drizzato anch'egli lo sguardo a quella +parte e scorta la fredda figura che non faceva atto di muoversi o di +parlare, le va incontro e dimanda: + +--Chi sei tu dunque, che osi ribaldamente avvicinarti a queste +stanze, a quest'ora? + +La fantasima si svolge lentamente dal manto che la circondava, si +alza la tocca che le calava sulla fronte, e senza dir parola si fa +conoscere. Roberto si ritrae in dietro di un passo, e, non sapendo +che si facesse, porta la mano al fianco per cercarvi il pugnale, e +pieno di stizza grida: + +--Alla croce di Cristo, madonna! chi ti ha dunque fatta tanto ardita +di spiare i passi del tuo consorte? + +La duchessa Sigelgaita, che ella stessa era il fantasima, non +risponde, e raccogliendosi lentamente il mantello attorno la persona, +e tirandosi di nuovo la tocca sulla fronte, sta un istante a +considerare di occhio freddo ed immobile come quello dell'estatico la +coppia infelice, poi piega a terra lo sguardo, volge loro le spalle e +parte. + +Lungo silenzio successe alla sparizione della duchessa. Alberada +tremava tutta di spavento, Roberto di rabbia. Infine Alberada +balbetta: + +--Guai, Roberto, ella ha udito tutto! Quale terribile donna abbiamo +offesa. + +E sì dicendo mezzo svenuta si lascia cadere sur una sedia. Roberto +non risponde, ed affidatala a Boemondo, che entrava in quel punto, +esce dalla stanza. + +Lungo, tenero, straziante fu il colloquio della madre e del figlio. +Si dissero cento cose, si fecero cento promesse; e d'allora forse il +carattere di Boemondo acquistò quell'aria di fredda durezza e quella +sterilità di cuore che dimostrò di poi, come condottiero nella prima +crociata e come principe di Antiochia. L'alba li divise.... per +sempre; che due strade opposte dovevano percorrere gli sventurati. + +Al domani, i due legati si presentarono a Roberto nel salone dove +soleva tener corte, e quivi fu loro fatto sapere che ei si sarebbe +recato a Roma per decidere la questione dei due pontefici. Rolando +comprese subito, dall'aria contegnosa del duca, che questi pendeva +per Gregorio e che verso Roma muoveva a danno di Clemente. Onde, +assumendo modi e parole che al suo carattere di soldato, di legato e +di uomo franco ed ardimentoso addicevansi, intíma la guerra a Roberto +e parte. Nell'uscire, la duchessa Sigelgaita, che la sua ardita +intimazione aveva udita, gli si fa incontro e gli susurra: + +--Messer legato, raccomandatemi alle benedizioni di papa Clemente. + +Rolando la stette a guardare attento per comprender netto il +significato di quelle parole, poi si accosta alla duchessa e le +mormora all'orecchio alcune frasi. La duchessa l'ode, poi risponde: + +--A Roma dunque, messer Rolando. + +Alberada, imbarcata sopra una galea del Guiscardo, partì anch'essa, +confortata di speranze per Gregorio, per Roberto trepidante. Vedremo. + + + + +VII. + + Ya sabeis, vasallos mios + que habrá dos meses y medio + que el Turco puso à Viena + con sus tropas el asedio, + y que para resistirle + unimos nuestros denuedos. + Ben conozco que la falta + del necesario alimento + ha sido tal que rendido + de la hambre à los esfuerzos, + hemos comido ratones, + sapos, y sucios insectos. + + MORATIN--_El cafè_. + + +L'arcivescovo di Ravenna, perchè noi seguiremo a chiamarlo così +malgrado la sua sacra pontificia, l'arcivescovo ebbe a darsi a tutti +i diavoli quando udì che Roberto Guiscardo, lungi dal giurargli +divozione, mandava pel suo legato Rolando ad intimargli la guerra. +L'imperatore Enrico era in Lombardia, ma il nerbo dell'esercito +stanziava a Roma e nel paese circonstante. Con tutta fretta dunque +Guiberto fortifica la città, ripara il guasto delle mura e delle +torri, e di blocco più fitto stringe castel Sant'Angelo. Egli +imbizzarriva, come ridotta allo stremo di tutto, non per anco +quella rocca si fosse resa. Ed in vero il senato ed il console, +per aderirgli, avevano fatto intimare al loro castellano Oddo +che sgombrasse la fortezza e si constituisse prigione. Però, in +segreto, ei lo sollecitavano a mantenersi fedele, a tenersi fermo di +dentro, perchè le cose non ancora essendosi ben consolidate, Castel +Sant'Angelo e' consideravano quale estremo rifugio pel patriziato e +per coloro che rappresentavano il reggimento civile di Roma--vale a +dire console, tribuni e capitani della milizia cittadina. Oddo li +ubbidì. + +Non appena uscita Alberada dal castello, Oddo aveva fatto cadere +un verrettone con pergamena tra le penne in mezzo ai soldati +dell'imperatore. In quella pergamena e' scriveva, che un mese ancora +il pontefice dimandava fosse rispettato il castello, e fornito +ciascun giorno di scorte; il qual termine elasso, prometteva uscirne, +rinunziare alla sede di Pietro, Enrico assolvere dalle censure, +Clemente III riconoscere, perdonar tutti, ed andare a rinserrarsi nel +suo prediletto soggiorno del monistero di Cluny. Veramente non gli +si prestò ampia fiducia. Però vedendo l'impossibilità di togliere +così presto d'assedio la piazza, e volendo sempre più giustificare la +nobiltà di sua condotta innanzi al popolo romano, cui ambiva tornarsi +divoto affatto, firmò i patti posti dal pontefice e partì. + +Il suo luogotenente Guiberto non seguì a puntino gli articoli del +trattato. Scarsamente ogni tre dì faceva, col ministero di una corda, +arrivar provigioni agli assediati, e, quasi per burla, due volte fece +simulacro di scalar la fortezza. Ma quei di dentro, sempre all'erta, +precipitarono dalle scale gli assalitori. Infrattanto lo spirare del +mese approssimava e di Alberada nulla si sapeva. + +Terminò infine, e novella alcuna non se ne ebbe. Allora Guiberto +mandò parlamentario alla rocca perchè mantenessero il trattato. +Erano stretti dalla parola e dalle circostanze; ma Oddo sperava +ancora. Rispose perciò: il pontefice infermare gravemente; nulla +ei per sè poter decidere; quegli non trovarsi in istato di essere +consultato; dimandare ancora dieci giorni di tempo, compiuti i quali +immancabilmente avrebbero sgombrato il castello. L'arcivescovo +strabiliò. Concesse però gli altri dieci giorni, e significò loro +che, non avendo gl'infermi d'uopo di cibo, si sarebbe astenuto +fornirne. Bloccò intanto più strettamente il forte; nè restò dal +tentar mezzi per sorprenderlo. + +I governatori di Roma, e meglio ch'essi Gisulfo, il quale, +riconciliato col papa, dentro Roma incognito e povero aveva vissuto +un resto di anni vituperati, subornarono le sentinelle, e provvidero +il castello per alquanti dì. Ma in fine una notte Gisulfo fu +sorpreso da Rolando, e trascinato nel fondo di cieca muda disfatto +miseramente. Per alcune sere si vide ancora un lume di segnale sui +baluardi; poi una mattina bianco vessillo vi sventolò. + +Si rendevano. + +Ildebrando, Oddo, il presidio erano restati due giorni digiuni +compiutamente, ma nè l'uno nè l'altro aveva proferito verbo; i +soldati non avean mosso lamento. Il conte nel suo cuore impietosiva +del vecchio pontefice, questi del fedel castellano. Nullameno niuno +dei due parlava di arrendersi. Gregorio, perchè sapeva di qual tempra +fosse Oddo, il quale cento volte si sarebbe prima lasciato morir di +fame anzi che cedere la piazza; Oddo, perchè immaginava qual crudele +sorte avrebbe incontrato il pontefice se si rendesse. Con terrore +però ciascuno mirava sul volto dell'altro i segni spaventevoli +della fame. Non erano uomini da lagrimare, ma visibile si leggevano +scambievolmente sul sembiante la commozione, pensando a qual fine di +gran passo tutti procedessero. Nessuno dei due si sovveniva neppure +del presidio! Eran vassalli: dunque, carne a dolore, carne a morte. +Una mattina infine Oddo tolse dal suo scudo le guigge di cuoio, e +dopo averle fatte bollire lungamente, sopra un tagliere di legno andò +a presentarle con una divina semplicità a Gregorio. Egli non proferì +parola: Gregorio gli fissò sul volto gli occhi lucidi per una lagrima +che vi si stese, e dopo averlo un tratto contemplato, si alza da +sedere e gli stringe la mano tremante. Tutti e due stettero un pezzo +avvinti così, poi Oddo, ritirando la sua ed asciugandosi una lagrima +che placida gli solcava lo smunto volto: + +--Mi porti il diavolo! proruppe, se aveva mai pianto in vita mia dal +dì che andarono a seppellire quella povera vecchia di mia madre, che +il cielo abbia in gloria! + +Gregorio si torna a sedere lentamente, poi mormora: + +--Ella non torna più! + +--Che il diavolo si porti ancor lei, scoppia il ruvido castellano. +Già è una femmina; e noi fummo ben due pazzi che le prestammo tanta +fiducia. E quel gramo di Gisulfo? + +--Ma! l'avranno scoperto nell'ufficio pietoso di soccorrerci, e +l'avran fatto freddo. Iddio abbia pietà dell'anima sua! + +--Amen, risponde il castellano. Sarebbe però meglio se avesse pietà +di noi, perchè già.... ma mangiatevi almeno codesti correggiuoli. +Non è un lauto desinare, lo comprendo ancor io; però il diavolo mi +soffochi...! perdono, santo padre, sa! è la cattiva abitudine. Sicchè +io vi diceva che con queste liste di cuoio potrete almeno sostenervi +qualche altro dì: poi si vedrà. + +--Mangiateli voi, Oddo, se codesta roba è ancora buona a qualche +cosa, insiste Gregorio; fateli mangiare a questi poveri disgraziati +di soldati. Io mi sento tuttavia in forze. Ed infine, gli è meglio +che vi sosteniate voi per difender la rocca, perchè già per me non +giova più. + +--Noi, noi...! che dobbiamo fare della vita noi? Abbiam pure da +pensare ad un mondo noi? Abbiam pure una cristianità sulle spalle +noi, una cristianità a cui bisogna conservarsi, e mostrarsi saldo +onde non farvi penetrar l'eresia, l'ateismo, l'arianismo e che so io? +Andiamo, mangiate in nome del diavolo! chè per noi siamo avvezzi a +codeste carezze del nemico. E poi, se la fame ci tira pei capelli, +daremo di mano ai sandali, ci tranguggeremo un pezzo del giacco di +bufalo; rosicchieremo un pezzo di teniere di balestra o un pezzo di +mattone.... pensate a voi. Credete che domani vi riuscirà poi facile +mandar giù questa diavoleria! Lo stomaco si chiude, e buon viaggio a +chi parte. Io so come vanno queste faccende. + +--Ma no, vi dico, mangiateli voi. Io medito sopra un passo del +Vangelo: _l'uomo non vive solamente di pane, ma di ogni parola che +procede dalla bocca di Dio_. + +Oddo si gratta il capo, e dopo un momento di silenzio, soggiunge: + +--Sentite a me, pontefice, farete poi il commento a codesto bel +passo; ma per ora contentatevi di mangiare queste guigge di cuoio +comunque esse siano. Vi ripeto che domani nol potreste più. Se vi +vedeste nel volto!... Io non voglio con ciò farvi paura, nè voi siete +quel tale che ne avrete mai. Ma udite un mio consiglio. Voi avete +bisogno di sostentamento perchè siete più vecchio di noi, e meno uso +a questi regali delle guerre. Mi ricordo che al blocco di Pavia quei +cani di Milanesi ci fecero stare... non so più quanti giorni digiuni. +Figuratevi! Io aveva allora venti anni, ed era ridotto che il peso +del pugnale mi gravava. Sa Dio poi cosa ebbero a fare per ristorare +quei che sopravanzarono alla resa, chè già parecchi se l'erano colta +per l'altro mondo. Dunque... + +--Ma infine, Oddo, l'affare non può durare così, sclama Gregorio +crollando la testa. Io son deciso: domani mi arrenderò. + +--Avete detto, beato padre?... + +--Che domani mi arrenderò. Già io non parlo di voi, che anzi metterò +per patto alla mia dedizione che voi veniate rispettati e provveduti +di viveri, finchè il pieno volere del popolo e del senato romano +non vi ordini davvero di sbrattare il castello. Son sicuro che non +vorranno fare difficoltà, perchè una volta che mi abbiano avuto nelle +mani tutto cangia. Sa Iddio se non mi sarei volentieri lasciato +morire di fame qui... Ma trascinarvi alla perdizione con me!... Qual +colpa avete voi, uomini generosi, che dobbiate soffrir tanto? Eppure +se avessimo potuto reggere ancora una settimana o due, chi sa? Io +spero ancora in Alberada. Forse avrò torto, ma... + +--Uhm! santo padre, voi non conoscete mica l'umor delle femmine. +Sono come quel famoso corvo dell'arca di monsignor Noè. Figuratevi +mo che ella voglia pensar più a due poveri vecchi papari, dei quali +alla fin dei conti non ha poi tanto a lodarsi, e pensarvi quando, +dopo non so quanti anni di prigionia, si trova libera, vicino ad un +figlio e ad una mezza dozzina di mariti, con la volontà e la potenza +di vendicarsi, senza forse saper che fare o poter nulla fare per +giovarci... Bah! Il mondo dovrebbe esser cambiato d'assai, ed il +diavolo dovrebbe fare ogni mattina la comunione, perchè colei si +curasse ancora di noi. Ed io che le aveva posto amore come a figlia! +Ma alla fin fine, ella ha altri doveri che la stringono più da +presso, e non può tradir l'antipapa, che l'è marito, per noi che le +siamo prossimo, e cattivo prossimo. + +--È vero, mormora Gregorio dopo avere alquanto riflettuto. Perciò +appunto domani mi arrenderò. D'altronde, io non so poi da chi possa +aspettar sussidii. D'oltremonti no; perchè i Lombardi e gl'imperiali +guardano le chiuse: d'oltremare potrebbe soccorrermi Guglielmo il +_Conquistatore_ dall'Inghilterra; ma colui si è spiegato chiaro +che non vuol saperne delle cose della Chiesa, perchè ama meglio +consolidare il fatto suo. Vi sarebbe il Guiscardo da Grecia; ma +anch'egli ha colà i suoi guai--e poi col Guiscardo siamo a tali +termini che, a quest'ora, già contro di noi avrà patteggiato con +Enrico, e forse verrà sopra Roma a danno nostro. Sicchè non saprei +come Alberada possa fare per porgerci aiuti--a meno che non volesse +ricordare l'esempio di Stefania, la moglie di quello sventurato +Crescenzio che ha lasciato il suo immortale nome a questa fortezza. +Convinciamoci dunque, messer conte, che noi siamo ben folli a +sperare, come tutti coloro che sperano altrove fuori di Dio; e +rassegniamoci al nostro destino. Domani alzeremo bandiera bianca. + +--Siete un famoso uomo se in questo stato di cose, beato padre, +conservate ancora la voglia di scherzare, dice Oddo incrociando le +mani sul petto e componendo la ciera ad alcun che di ironico.. Resa! +resa? Se voi favellate da senno, bisogna dire che la fame vi abbia +indebolito il giudizio. Voi lo avete detto che io non posso rendermi, +perchè tengo il forte pel popolo e pel senato romano, ed ancora da +costoro non mi è venuto ordine di dedizione. Voi poi, quanto a voi +non dovreste neppure sognarlo per ombra, perchè, mi porti il diavolo! +se quei bravi figliuoli di laggiù non vi taglieranno a ghiado appena +vi terranno nelle mani. Così che parmi che valga meglio morire +nobilmente qui, e morire martiri, anzi che andarsi a ficcare in mano +a quei demonii come un becco che s'incammina al macello. + +--Ho resistito quanto ho potuto, Oddo, risponde Gregorio gittando +un sospiro: sono giustificato innanzi al mondo. Ora debbo pensare a +Dio, e Dio proibisce l'omicidio--cosa che io farei se, restando più +lungamente qui, rimorchiassi anche voi altri nella mia ruina. Dio +proibisce il suicidio. Mi uccidano essi. + +--Ed avete dunque deciso? + +--Domani di darmi a discrezione. + +Oddo si siede con un moto di disgusto e mirando in volto Gregorio, e +tentennando il capo, brontola: + +--Udite me, pontefice, perchè la ragione non mi vacilla ancora. Il +partito a cui volete appigliarvi è estremo, e comprendo anch'io che +un giorno l'altro io stesso debba fare questa pazzia; non già per me, +vedete, perchè per me non curo la vita meglio di un'asta spezzata. Ma +vedervi languire così... A buoni conti forse dovremo venire al punto +di tentare la fortuna della resa. Ma fino allora ci vuole ancora +alcun che. + +--E di che si vive? l'interrompe Gregorio. + +--Di che? sclama Oddo. Abbiamo qui alcune cuoia da rosicchiare, ed +io so per esperienza che con questi negozii, se non si fa stravizzo, +si campa la vita. Atteniamoci dunque a questo pasto per quanti +altri dì potremo, e vediamo come si mettono le cose. Abbiamo sempre +tempo di arrenderci, e non giungerà mai tardi. Ma ora... per tutti +i diavoli! non fosse che per decoro! Dovranno dire quei poltroni di +laggiù: trista canaglia, ghiotti marrani, avevano ancora i sandali da +ingoiarsi e non so quanti vecchi giacchi di bufalo; ed hanno alzata +bandiera bianca? Vigliacchi del diavolo! precipitiamoli giù nelle +fosse. E questo e' direbbero quei furfanti d'imperiali, mio bel papa, +se noi cedessimo adesso. E qual frutto ne caveremmo poi? Saremmo +svillaneggiati per avere alquanti dì più presto un capestro alla +gola, e penzolare ai merli delle torri. Mai no. + +--Credete voi dunque ch'essi oserebbero?... dimanda Gregorio. + +--D'impiccarvi e d'impiccarci? Magari! l'interrompe Oddo. Due volte +piuttosto che una. Or bene; udite me: mangiate questi correggiuoli, e +figuratevi proprio ch'e' fossero asparagi. Già tutto è immaginazione. +Son sicuro che quel benedetto abate di Cluny si astrarrebbe nelle +nuvole di Aristotile e mangerebbe un pezzo di calcinaccio per +formaggio. Fate dunque altrettanto voi. Poi si penserà alla resa. +Comprendo che voi lo vorreste solo per me. Ma mi porti il diavolo! se +io non lo farò per nuda considerazione di voi, quando il tempo a ciò +sarà giunto. Che preme al vecchio Oddo se muore anzi di fame, come +un lupo caduto in una fossa, che per un ferro di lancia nel petto, o +appeso a queste nere mura come un nibbio alla porta di un castello! +L'è tutt'uno: si muore sempre. Andiamo dunque, vediamo se codesti +bianchi denti sanno fare ancora il loro ufficio. + +--Ma a che pro? dimando io; in chi speri tu dunque, messere? + +--In chi? mai nel diavolo, in Dio, nella forza degli eventi, nella +gocciola d'acqua che fa straboccare il vaso, nel caso; insomma io +spero in tutto, in tutti, e non spero più in alcuno. Solo per onor +del mestiere non credo giunta ancora l'ora della resa. Ecco tutto. E +poi davvero dunque gli uomini sono affatto birbi! E chi sa, quella +povera figliuola di Alberada!... Mi dice il pensiero che poco fa +noi la calunniavamo. Era così buona, così rassegnata.. no: non si +dimenticherà così senza rincrescimento del suo vecchio Oddo, non +fosse altro! Partì piena di una fiducia che sembrava inspirata da +Dio. Mi si stringe proprio il cuore quando vi penso. Se non mi +danzassero sessant'anni sul capo, direi che ne sono innamorato +fradicio. Oh! sentite a me; mangiate: ella tornerà. + +--Il mio partito è preso, Oddo. Domani mi vado a dare in braccio +all'arcivescovo di Ravenna. Non sai tu che colui mi è fratello, +messer conte? + +--Lo so: me lo ha detto più di una volta Alberada. + +--Ebbene, Guiberto è generoso--almeno lo era. Mi getterò in braccio +a lui, ed onta sia a questo infame popolo romano che abbandona il +suo padrone, onta a tutti i codardi re della terra, che sopportano +l'umiliazione di colui che rappresenta il re dei re; e che è loro +signor suzzerrino. + +--Ma davvero dunque voi volete commettere questa minchioneria? + +--Chiamala come vuoi, Oddo, sono in dovere di farla. Dovrei dar conto +a Dio se altrimenti mi conducessi. Hai capito? dovrei darne conto a +Dio che ha detto: _Conserva te stesso--e cadrà sul vostro capo tutto +il sangue del giusto che sarà versato sulla terra_. + +--Giacchè dunque in questo affare vi è entrato di mezzo Iddio, +bisogna pensare come cavarcene. Per tutti i diavoli! Chi avrebbe +pensato che Dio potesse venire a ficcare il naso in una scodella di +cuoio bollito, ed in una rocca assediata! Ma giacchè la cosa sta +così, si farà come voi dite. Però dovete lasciarvi regolare da me +che m'intendo meglio di queste cose, e mi prometto di non farvi fare +bestialità e codardie. La faccenda si condurrà con decoro e prudenza. +Restiamo dunque fermi su ciò, e ci penseremo domani. + +Ed in effetti, avendo Oddo il domani trovato risoluto Gregorio nel +proposito di uscir dal castello, alza pennone bianco, e salito sulle +mura dei baluardi dimanda a parlamentare. Ben presto si presenta +un araldo dell'arcivescovo. Al quale fatto intendere che e' voleva +andare ad abboccarsi con lui onde rendere la fortezza, l'araldo si +reca al palazzo di Laterano, e torna subito con la risposta, che papa +Clemente III dava sicurtà sulla sua parola per la vita e la libertà +del parlamentario, ed al palazzo lo aspettava. + +Oddo dimanda che queste promesse Guiberto mettesse in iscritto, e +che per lui guarantissero, con la propria firma, anche Ulrico da +Cosheim, Baccelardo e Goffredo di Buglione. Al che avendo assentito +tutti, l'araldo riviene con la pergamena così foggiata, cui Oddo, da +star dalle torri; tira su per una cordicella, e porge a leggere a +Gregorio. E perchè ogni cosa andava in regola, il castellano esce, +facendogli chiudere alle spalle la postierla, ed al palazzo di +Laterano si conduce. + +Una folla immensa di popolo e di soldati si strinse a far ressa +intorno al castellano, curiosi di vedere da vicino un sì famoso +uomo, che solo, con una mano di vecchi balestrieri, aveva saputo +tener fronte a tanta truppa, e solo non cedere, mentre tutta Roma +soggiaceva all'oste tedesca. E davvero che ognuno maravigliava, +segnatamente la marmaglia, perocchè corto, smilzo e laido era il +castellano. Così che gliene dicevano attorno delle belle e delle +curiose. Ma Oddo non curava nè punto nè assai il cincischiare che +gli facevano addosso, perchè in quel momento tutt'altro gli girava +pel capo. La folla però cresceva anche peggio presso la dimora +dell'arcivescovo. E non vale il dire se i soldati usassero i poderosi +argomenti dei calci delle lance per tenerla addietro. Ma la serra +aumentava, volendo ognuno guardarlo in viso e dir la sua; chè tra +le plebaglie curiose per sè, le più curiose e facete son quelle di +Napoli e di Roma. E più di tutti nella calca si addentrava un romeo, +il quale, malgrado le punzonate ed i gomiti ne' fianchi che più +di una volta gli mandarono manco il respiro, giunse fin presso al +castellano, sì che potè zufolargli all'orecchio: Resistete! + +E gli cacciò in mano una cartuccia ripiegata. + +À quella voce il castellano si volge incontanente, facendo un salto: +ma perchè stava per metter piede nella corte, una mano di soldati +respinge il popolo a furia di percosse, ed ei si trova divelto dalla +persona cui voleva riconoscere. La voce però era la sua; la carta +chiudeva già in grembo; ed il consiglio di mantenersi fermo giungeva +opportuno e gradito. Oddo cangia di un tratto il suo _ultimatum_. + +Non è a dirsi se l'arcivescovo di Ravenna ed i caporioni +dell'esercito di Enrico lo stessero ad attendere. Fu ricevuto per +ogni attestato d'onore e di riverenza, come a tant'uomo convenivasi, +e come coloro, prodi e generosi anch'essi, solevano verso chi la loro +stima meritava. Oddo non si perdette in molte parole. Li ringraziò +delle accoglienze cortesi e disse come egli non venisse già per +cedere il castello, che avea avuto in consegna pel senato e pel +popolo romano e che a costoro soli dovea rendere quando a lui, conte +Oddo da Nemoli, sarebbe sembrata ora convenevole; ma per patteggiare +la dedizione di papa Gregorio. Un lampo di gioia sfolgora nel volto +a Guiberto. Di ogni passata ingiuria e di ogni durezza di Ildebrando +e' si sentiva di già soddisfare. Risponde quindi che cedeva a tutte +le condizioni onorevoli, col suo grado e con le rispettive posizioni +conciliabili, e che ne rimetteva la proposta a lui stesso, conte Oddo +da Nemoli, come colui che meglio d'ogni altro sapeva quali fossero +i debiti di cavaliere e di soldato. Questo tratto di cortesia e di +confidenza imbarazza Oddo. Uomo d'onore, egli conosceva fin dove le +sue pretensioni potevansi estendere senza aver taccia di impudente o +di sciocco. Dimanda perciò, prima di tutto, che, quanto si sarebbe +convenuto rimetteva all'approvazione di Gregorio stesso--anche per +aver modo di far leggere quel benedetto scritto datogli da Alberada. +Poi chiese: 1.º al papa risparmiata vita e libertà egualmente +che a tutti i suoi proseliti; 2.º la causa dei due pontefici è +dell'imperatore discussa da venti vescovi e da venti baroni, scelti +quindici dall'imperatore Enrico, quindici da lui, Gregorio, e dieci +da Guglielmo il _conquistatore_ d'Inghilterra, come re neutrale; 3.º +infine, la città di Roma, fino alla decisione finale del giudizio dei +commissari, stabilito a Torino pel dì dell'assunzione della Vergine +di quell'anno, sgombrata da ambo i partiti e lasciata al governo +libero del senato e dei patrizii romani. + +I due primi patti furono accettati incontanente; l'ultimo, siccome +riguardava ancora l'imperatore che avea occupato la città, e +l'imperatore non vi era, ributtato. Del che, essendosi contentato +Oddo, che già bruciava leggere la scritta di Alberada, e che sentiva +ancora risonarsi l'orecchio di quel _resistete_, si stese protocollo, +firmato dall'arcivescovo e dai capitani di Enrico, ed Oddo al +castello ritorna per ottenere l'assenso di Gregorio. + + + + +VIII. + + Tal fean de' Persi strage: e via maggiore + La fea dei Franchi il re di Sarmacante, + Ch'ove il ferro volgeva o il corridore + Uccidea, abbattea cavallo o fante. + + _Gerus. Liber._ + + +«Beatissimo padre, diversi pericoli del viaggio mi hanno ostato +giungere molti giorni prima, e confortare il vostro coraggio. Roberto +Guiscardo assedia Aversa con esercito, di trentamila fantaccini e +settemila cavalli, perchè il principe di Capua, Giordano, gli ha +messi ostacoli al passaggio. E' sarebbe capitato qui otto giorni più +presto, se non avesse dovuto ridurre a soggezione Oria, e distruggere +Canne, ribellate. Arriverà sicuro domani o diman l'altro, perchè +lascerà manipolo di truppa per l'assedio di Aversa, se innanzi non +si renda. Tenetevi saldo. Molte altre cose vi dirò a voce, dove che +al conte Oddo riesca questa notte aprirmi la postierla del castello, +e la vigilanza delle scolte non me lo impacci. Mi presenterò alla +porta sulla mezzanotte varcata, e farò segnale di tre colpi: indi +darò voce. Dio mi faciliti il modo di farvi pervenire questi avvisi. +Benedite Alberada». + +Non appena Oddo ebbe udita leggere questa scritta che cominciò a +saltare come ragazzo per la gioia. Gregorio restò mutolo, nè segno +alcuno di commozione dal suo volto trasparì. + +--Lo diceva io, gridava il castellano fregandosi le mani gaudioso, +lo diceva io che quella brava figliuola non poteva mancare? Mi porti +il diavolo se non è dessa la più santa delle figlie d'Eva! Recarsi +fino in Grecia! Andare a supplicare quel birbone che la ripudiò come +la donna di un bovaro! Rinunziare a tutto! Affrontare Dio sa quanti +guai per due... vale a dire, il tristo siete stato voi, padre beato, +che le ne avete date a sorbir delle belle. Io ho fatto quanto ho +potuto per addolcirne il destino. Ebbene, mi affoghi l'inferno, se da +ora innanzi non la tratterò come una regina. Povera creatura! povera +creatura! Ecco, maestro mio, se non è vero che il mondo è storpio per +due terzi, e che le cose camminano a sproposito. + +--Non lo avrei mai creduto! sclama infine Gregorio già fuori di sè da +un pezzo. Due che ebbero più ingiustamente mali da me? Non lo avrei +mai creduto. + +--Mi porti il diavolo, se non penso anch'io così. Ma la cosa è +proprio come ella la dice... però se non avete dimenticato di +leggere. Per me già non mi è potuto mai entrar nella memoria +quell'affare di sillabe e di lettere. Che affare, dannato! Ho domati +cavalli, ho addestrati falconi, ho difese piazze e castella, ho +affrontati nemici, Dio sa quanti! e quattro birbe di lettere ebbero +a farmi perdere il cervello e la pazienza. Mai più, mai più. Andiamo +adesso: che dobbiamo rispondere a quei bell'imbusti di laggiù? +Perchè qualche cosa di sicuro dobbiamo rispondere--non fosse che per +mostrarci venerati cavalieri. + +--Ecco, riprese Gregorio, con tuon fermo, rilevando la testa, +componendo il sembiante ad aria severa ed altera: farete loro sapere +che sbrattino la città; che l'infame antipapa si constituisca nostro +prigioniero nel palazzo di Vaticano; che ci diano ostaggi di sicurtà; +e che gl'invasori di Roma si obblighino di aspettare il nostro _lodo_ +sulla penitenza che vorremo dare loro per aver osato avvicinarsi a +mano armata alla sede di Pietro. A questi, e non altri patti, noi +usciremo di qui. Andate, e fate saper loro i nostri voleri. + +Oddo lo guarda in volto di una maniera significativa e curiosa, poi, +crollando il capo e mettendosi le mani alla cintura, soggiunge: + +--Sentite, messer papa, siamo stati alcuni mesi insieme e mi dispiace +che non mi abbiate ancora conosciuto. Codesta è risposta di un +poltrone e di un traditore... non corrugate il ciglio, perchè con +me già non caverete nulla, e bisogna che la cosa io ve la spippoli +come la mi frulla pel capo. Quella risposta dunque io non posso dare, +perchè io sono onorato cavaliere, e non mi piace pescarmi giusto alla +vecchiaia il caro epiteto di vituperato e di folle. Uditemi bene +dunque: o cangiate proposito, ed io recherò a quei valenti baroni la +ragionevole vostra intenzione, ovvero, e farete meglio, salite voi +lassù dei merli e dite loro scomuniche, perchè io me ne lavo le mani +come il conte Pilato. + +Gregorio fulmina di terribile occhiata l'ardito castellano, e senza +aggiunger altro sale sulla torre, strappa il bianco vessillo, ed +avvicinatosi al merlato lo precipita giù nella fossa lacerandolo, a +vista degli araldi dell'oste che aspettavano risposta dal conte Oddo. +Un grido di furore scoppia fra tutta la gente, che, guardando al +castello, intorno adunavasi, ansiosa vedere una volta terminata una +lite che di sì aspro governo travagliava la città. Gli araldi corrono +al palazzo Laterano onde tenerne conto papa Clemente ed il consiglio +dei baroni. Ma quivi e' trovano le cose già mutate. Imperciocchè +un corriere del principe di Capua, giunto in quel punto, veniva a +prevenire dell'imminente arrivo del Guiscardo. Quindi nulla più si +badava alle spavalderie del cattivo Ildebrando. + +Roberto era aspettato, e dal dì che giunse Rolando già considerevoli +apparecchi per debitamente riceverlo approntavansi. Non si pensava +però ch'e' sarebbe venuto così tosto, nè che il principe Giordano +gli avesse opposta così corta resistenza. Roberto calcolò meglio le +sue mosse, e marciò sopra Roma anche più presto di quel che Alberada +aveva promesso al pontefice. + +I baroni, partigiani dell'imperatore e dell'arcivescovo di Ravenna, +tennero consiglio. Si riassunse la somma delle cose, si fe' censo +delle truppe, e si stabilì un piano di difesa, giusta i consigli del +Buglione, non per anco in istato di vestire le armi. La città si pose +in punto d'armi, chiuse le porte, guarnite le mura ed i forti, e si +attese l'oste del Guiscardo. + +Il senato ed il popolo romano dall'altro lato, imbestialiti contro +Gregorio che chiamava loro addosso novello guaio, dopo averli +involuti in quattordici anni di sventure e di mine, risolsero ad +ogni modo non volerne più di lui, e difendersi contro il duca di +Puglia. Così aggiustate le cose, con minor tumulto di quel si sarebbe +paventato in simile caso, si distribuirono pei rioni e sui baluardi. + +In tutta la giornata non comparve alcuno, nè alcuna cosa si seppe +dell'inimico. Sul far della sera però capitarono spie a spron battuto +ed annunziarono, il Guiscardo avere alzati i padiglioni verso +Velletri, sicchè non prima del meriggio del domani avrebbe potuto +presentarsi sotto Roma. Malgrado la notizia, Guiberto ordinò alle +truppe veglia d'armi sulle mura, dove accesero moltiplici fuochi, +sia per iscorgere se novità accadesse laggiù nel piano, sia per +dissipare la virulenta mofeta che con le tenebre si stendeva qual +fitto nebbione sulla città. Sano consiglio ed accorto. Imperciocchè +Roberto aveva solamente simulato di passare la notte a Velletri, ma, +come le tenebre occuparono intiero il paese, egli aveva comandato +togliersi il campo e cavalcar sopra Roma. Ed in effetti vi voleva +ancora un tantino per l'alba, quando quei che vigilavano sugli spaldi +s'avvidero di lui, e chiamarono alle armi. + +Allo spuntare del sole già il Guiscardo spiegava la sua truppa verso +porta Latina. + +Noi non descriveremo per minuto i fatti di questo vigoroso assalto ed +ostinata resistenza, per tema di fastidir quelli dei nostri lettori +che non troppo bene se la dicono con la storia, e perchè ne abbiamo +abbozzate veramente a sufficienza di battaglie e di opere di guerra. +Basti dire, che Roberto Guiscardo, Sigelgaita coi Saraceni di Lucera +cui aveva tolti a condurre, e Ruggiero, e Ben Hamed da un lato; e +dall'altro Rolando, Ulrico di Cosheim, Guiberto, Baccelardo, e quanti +abbiam veduti caldeggiare per Enrico, fecero miracoli di valore. Anzi +Baccelardo e Guiberto, non paghi del travaglio che davano al nemico +da star sulle mura, apersero porta Asinaria, oggi Lateranense, ed +uscirono, per forte caricare i Saraceni ed i cavalli condotti da +Ruggiero, altro figliuolo di Guiscardo. Quel fatto pose la gioia nel +cuore di Roberto, che ormai vedeva i suoi vacillare; il Buglione +sgomentò. + +Roberto ordinò ai baroni calabresi ed ai cavalieri normanni serrarsi +ad ordini spessi, perchè allora la cavalleria non formava mai più di +una fila sola e rarissimamente due, non volendo, come signori, alcun +combattere dietro l'altro; e si avanzò per pigliare la pugna. Il +Buglione mandò più volte a scongiurare Baccelardo e l'arcivescovo che +con lenta e combattuta ritirata rientrassero nella città. Ma questi, +impegnati in caldo attacco, non potettero secondarlo. Goffredo +cangiò piano di combattimento. E' spiccò Rolando coi cavalieri +romani a rinforzarli; ma previde già che il nemico sarebbe penetrato +nella piazza. Questo squadrone testeggiò i cavalieri di Roberto, +ed impedì per allora che si girassero negli ordini dei soldati di +Guiberto e di Baccelardo e sussidiassero i mezzo rotti Saraceni. +Ulrico di Cosheim intanto coi mangani e con le frecce spazzava i +Pugliesi che, accalcati a porta San Lorenzo, tentavano sfondarla; e +sì maledettamente li trattò, che sbrancati corsero a cercare asilo +dove più calda ferveva la mischia. All'arrivo di costoro, la cosa +non bilicò più. Roberto caricò di più vigore. I soldati di Rolando +piegarono, e rinculando sempre, cercarono ricovero nella città. Il +duca vi si cacciò con essi. + +Dall'altra banda, Ruggiero fu tratto da cavallo mezzo morto per mano +dell'arcivescovo. Questi, fatto segno di Ben Hamed e di Sigelgaita, +indietreggiò, opponendo sempre la fronte e tempestando colpi, sino +a che dai suoi non fu trascinato dentro. Baccelardo, costretto a +retrocedere, perchè gli avevan spaccato l'elmo sulla testa, spezzata +la spada, morto il cavallo, e portato via lo scudo, rottesene le +guigge dando col punteruolo di mezzo sul capo ad un Saraceno che lo +travagliava col pugnale. Per lo che, entrati dentro Roma, confusi +assalitori ed assaliti, più feroci badalucchi principiarono. Non +crocicchio, non strada, non piazza mancava di zuffa. Nelle corti +stesse, nei chiostri, nelle chiese, e duelli a corpo a corpo e +mischie in molti inferocivano. E nè i Romani cedevano, nè quei del +duca stancavansi, avvegnachè considerevolmente menomati; tal che +forse in Roma avrebbero trovata la tomba se più a lungo fosse durato +il giorno. + +Ben Hamed però, vedendo che non si sarebbe venuto mai a capo di +domare gli ostinati Romani, immaginò distoglierli dalla difesa, e +comandò ai Saraceni d'incendiar la città. Non appena l'emiro aveva +profferito l'ordine, che questi distribuironsi a piccoli gruppi, +inondarono i quartieri, e coadiuvati dai Calabresi e dai Pugliesi, +già rotti al saccheggio, appiccarono fuoco a più punti di Roma, e +segnatamente a San Giovanni a Laterano. Il vento, mosso da poco, +aumentò le fiamme e le propagò. Sicchè, in brev'ora, quanto ergevasi +dal Laterano al Coliseo è tutto ridotto in cenere. I Romani allora, +per salvarsi dal fuoco e spegnerlo, lasciano di osteggiare la truppa +del Guiscardo, e quei soldati, non avendo più a difendersi, si +sciolgono ad ogni maniera di rapine e di sacrilegii, non rispettando +tempii, non chiostri, non l'onore delle donne, non l'innocenza dei +fanciulli, non la canizie dei vecchi. Roma mutasi in sentina di ogni +delitto e di ogni oltraggio al pudore ed alla religione. + +Gregorio intanto, come Nerone, dall'alto delle torri di Castel +Sant'Angelo contemplava l'esizio e la mina della sua città. + +Ritto fra due merli di una torre, immobile come fosse pietrificato, +l'occhio fisso, le braccia tese ed irrigidite, il capo scoverto, +perchè un buffo di vento gli aveva portato via il berretto, i capelli +delle tempie rizzati come fili di argento, la lunga barba arruffata +ed inturbinata dalla brezza, e' sembrava quivi non un uomo ma il +ministro di quelle divinità egizie ed indiane il di cui sguardo è +incendio, il di cui alito è peste, il di cui gesto è sterminio. +La sua potenza visuale era ampliata. Egli vedeva tutti i singoli +particolari di quel terribile dramma; vedeva dove l'aquila non +avrebbe più nulla distinto. L'anima esuberava. La sua tonica bianca +si gonfiava e s'agitava sotto il soffio della tramontana, che aveva +cominciato auretta e si era ingagliardita a turbina. Dorato, e +calmo all'alba, il cielo si era andato a poco a, poco; caricando di +rosso, si che sarebbesi detto un'aurora boreale. Tutti i comignoli +di Roma, a quel riverbero, sembrano fiaccole immense che illuminano +una città involta in un bianco sudario di nebbia come uno spettro +che vien fuori da una tomba. Quella nebbia però si era a poco a poco +anch'essa sminuzzolata a fiocchi, a sprazzi, a lembi che assumevano +sotto l'azione del vento mille forme fantastiche, che grondavano +sangue, così indorati come erano dal sole, e che cozzavano in cielo +come gli uomini cozzavano sulla terra. L'aere rimbombava di un rumore +indistinto, incalzante, vertiginoso come l'ululato di un mostro che +agonizza. + +Però Gregorio non badava al cielo, non badava alla natura. La terra +lo attirava magneticamente, E' non diceva parola. La sua fronte si +alzava serena; il suo volto per niuna commozione turbavasi, Oddo +intanto correva su e giù lo spianato gridando: Miseri cittadini! +Quale giorno doveva io vedere prima di morire! Nè meno costernata +di costui mostravasi Alberada, la notte precedente ammessa dentro. +Ella neppure parlava, solo si torceva le mani, genuflessa, gli +occhi ora rivolti al cielo, ora alla desolata città. Un rivolo di +lacrime tacite le solcavano le guance. E così questi miravano, al +riverbero delle fiamme, Roma struggentesi in un nuvolo nero fumo che +l'avvolgeva a volta a volta, e che più spesso, spazzato dal vento +il torbido velo, si mostrava nel suo pieno squallore col sole che +infine, verso sera, placido e bello tramontava, indorando le cupole +delle chiese. Quand'ecco che Alberada gitta un grido da spezzare il +cuore, si alza sollecita, seco trascina Oddo malgrado di lui, e viene +giù alla porta del castello. + + + + +IX. + + Piacemi, cavalier, che Dio temendo + Porta lo nobil suo ordine bello, + E piacemi dibonare donzello + Lo cui destino è sol pugnar servendo. + + GUITTONE D'AREZZO. + + +Due cavalieri, Roberto e Sigelgaita, cavalcavano verso il ponte +San Pietro per isboccare alla porta di castel Sant'Angelo. Tutto +ad un tratto odono alle spalle uno scalpito di due altri guerrieri +che, a briglia sciolta, galoppavano. Immantinente Roberto, che +andava dietro, volge la testa, per guardare chi fossero, e vedendo +che l'altro gli accennava della mano di sostare, gira il cavallo e +subitamente si trovano di fronte. + +--Io sono Baccelardo, grida il cavaliero alzandosi con una mano +la visiera dell'elmo. Roberto Guiscardo, fanciullo, nelle sale di +Melfi, ti detti un guanto e ti consigliai a conservarlo perchè sarei +venuto a ridomandartelo uomo. Ora tel ridomando; e qui, perchè il +tempo è venuto, perchè lungamente ho ritardato, mi renderai ragione +dell'infame vitupero che facesti alla tua donna Alberada. + +Baccelardo, dopo essere stato così pesto e disarmato, rigettato +dentro dall'onda dei suoi che vi cercavano tardo scampo, aveva fatti +novelli sforzi, e con cento opere di valore tentato cacciarne l'oste +normanna. Ma avendo infine compreso che vanamente si arrabattava a +tal uopo, che irreparabilmente Roma era perduta, risolse attaccare +il suo destino a quello della signora del mondo, e fare scoccare +l'ora della sua vendetta. Rientrò quindi nel suo alloggiamento onde +provvedersi di armi e di destriero. + +Non appena egli vi pose piede, che il suo paggio Corrado, dominato +fino allora da mortale ansietà percorrendo la stanza a lunghi passi, +gli si gitta addosso e mille domande gli volge se fosse ferito. +Baccelardo risponde alle amorevoli carezze di questo bel giovanetto +per un tristo bacio sulla fronte. Poi muta il suo giaco, squarciato +in più luoghi, prende nuova rotella, nuova spada e lancia, e si fa +allacciare le correggie dell'elmo. E tutto senza dir parola, con una +solennità ed una freddezza, che agghiacciava il cuore del sollecito +damigello. Però come il suo armamento fu compiuto, Baccelardo ordina +ad uno scudiero d'andargli a preparare il suo destriere _Licht_, +il quale, perchè troppo vecchio, aveva risparmiato la mattina, +ben prevedendo avrebbe avuto bisogno di cavallo più leggero e più +vigoroso. In quel momento decisivo della sua sorte, e' non volse +scompagnarsi dal più fedele amico che unicamente lo aveva amato e +tanto... prima che il cielo gli avesse messo a fianco il tenero +damigello. Questi, durante quegli apparecchi, divorato da ineffabile +smania, non aveva profferita parola. Ma come vide che Baccelardo, +dopo avergli gittato uno sguardo--uno sguardo che racchiudeva tutta +una storia di passione--si allontanava senza neppure confortarlo del +consueto bacio sulla fronte, gli corre dietro frettoloso e cadendogli +ai piedi grida: + +--Vuoi farmi dunque morire? + +Baccelardo lo solleva dal suolo, e stringendoselo al petto con +una ineffabile tenerezza, con una voluttà disperata e baciandogli +replicate volte il sembiante, suo malgrado una lagrima gli cade, ed +il pallido volto del contristato giovane bagna. + +--Dove vai dunque? questi dimanda. Ti ho veduto tante e tante volte +andare a combattere e mai il cuore mi si è stretto così aspramente; +mai tu mi hai lasciato con quell'aria mesta e funerea. Di', +Baccelardo, in nome di Dio! dove dunque vai tu? + +--Vado incontro al mio destino, Guaidalmira. Non mi hai veduto mai +correre alla pugna di questa ciera abbattuta, perchè mai a simili +pugne sono andato. Ora si deve decidere. Egli è qui, egli mi deve un +conto; vado a trovarlo, vado a cercarglielo. + +Guaidalmira, perchè dessa era il paggio Corrado il quale aveva +seguito Baccelardo fra tante sventure e pericoli; Guaidalmira, che +conosceva tutta la storia di lui, non fa più motto. Solo dopo un +minuto di silenzio risponde: + +--Ebbene, va pure. Però non puoi negarmi ch'io t'accompagni. + +--A che pro, Guaidalmira? + +--Noi so io stessa. A nessun pro per certo. Ma voglio accompagnarti; +e tu non puoi rifiutarmelo. + +--Ma sai che s'io ti vedessi, se io ti vedessi impallidire e tremare, +perderei ogni equilibrio di mente, e forse... + +--Tu non mi vedrai. Mi metterò un morione con la buffa inchiodata. Ma +voglio accompagnarti; voglio essere presente allo scontro terribile; +il tuo destino ti porta... alla vittoria. Voglio, debbo perciò +esserci anch'io. Ricordati che a Canossa accomunammo il nostro +avvenire; accomunammo la nostra sorte. Non possiamo più, o almeno non +è questo il tempo di separarci. + +--E impossibile, dopo alquanto di silenzio soggiunge Baccelardo. +Tu devi restare qui, per te, per me lo devi. In qualunque altro +instante, non avrei esitato a condurti meco; ma in questo... + +--Ebbene, giacchè vuoi che io resti qui, va pure... va. Ma diamoci +almeno un addio. Dà un addio alla tua Guaidalmira che tanto, che te +solo ha amato. Non la vedrai più. Essa morrà qui, te lo giuro. + +Baccelardo la guarda attentamente, e vedendo che ella era risoluta a +non so qual partito estremo, con un sospiro balbetta: + +--Vieni dunque: era deciso così! Se vi è un Dio però, se vi è un Dio +che pesa e guarda i fatti degli uomini, sa a cui dare la vittoria in +questo momento. + +Guaidalmira sorride amaramente. Poi, presagli la mano come per +ringraziarlo dell'accordatole favore e baciatagliela, l'esamina +attentamente, e una lagrima vi lascia sopra cadere. Baccelardo +l'abbraccia un'altra volta, ed in un baleno, messi a termine gli +apparecchi della partenza, escono per Roma onde imbattersi nel +Guiscardo. + +Ed eccoli l'uno a fronte dell'altro, vicino al ponte San Pietro, di +rincontro a Castel Sant'Angelo, sotto gli occhi di quell'Alberada per +cui Baccelardo dimanda l'abbattimento. + +All'aspetto di quest'uomo, a quella protesta, Guiscardo si scuote. +Sigelgaita ritorce anch'essa il cavallo, e come se non fosse più cosa +animata, immobile resta a guardare, vicino ad un pilastro del ponte. +Il turbamento di Roberto non dura molto. Egli porta la mano al suo +fianco, e dal cinturino della spada spicca un guanto che a Baccelardo +presenta. + +--Baccelardo, ecco il tuo guanto, egli dice. Gli è però mestieri che +sappi io non battermi più per una causa di cui Iddio mi ha fatto +conoscere l'ingiustizia. Va dunque in nome dei santi, perchè mi +dorrebbe farti male. + +--Ti credo, risponde Baccelardo; ebbene, giacchè confessi che +indegnamente facesti vitupero alla contessa Alberada, io ti apprezzo +per quel nobile cavaliero che sei. Battiti quindi meco per gli Stati +del padre mio, che infamemente usurpasti ed infamemente ritieni. + +E così favellando gli toglieva dalle mani il guanto, cui dava a +custodire a Guaidalmira, si calava la visiera, e ritraendosi metteva +in resta la lancia per dar principio al combattimento. + +Fu allora che Alberada, dall'alto della torre li vide, e +riconosciutili dalle divise, trascinandosi furiosa il conte Oddo alla +porta, lo costrinse ad aprire, e si fece metter fuori. + +Sventurata! quale fatalità la trascinava! + +Non appena ella fu alla testa del ponte, all'altra banda del quale +quei due furibondi battagliavano, che di voce affannata si pose a +gridare: + +--Arrestatevi, arrestatevi, in nome di Gesù Cristo! + +A quella voce Sigelgaita si volge, Sigelgaita che fredda, +impassibile, taciturna come le statue che si mettono sopra i +sepolcri, vedeva affrontare suo marito e suo nipote, ed impegnare +una pugna dalla quale uno solo o nessuno doveva tirarsi vivo. In un +baleno Sigelgaita si gitta allora da cavallo come una furia. Corre ad +Abelarda, l'abbraccia per un amplesso da soffocarla, da cacciarle nei +reni le dita delle manopole di ferro, la trascina, la gualcisce, la +contorce, la difforma, le fa scricchiolare tutte le membra, l'arruffa +come un cencio--e tutto in un attimo, di un solo moto--si accosta +ai balaustri del ponte, appoggia sul petto di lei il suo mento, la +spezza in due nella spina, e la precipita nel Tevere. E tutto ciò, +in meno di tempo che non mettiamo a narrarlo. Alberada gitta un +grido di morte, e sotto le acque dispare. Sigelgaita l'aveva veduta +a mano a mano coprirsi nel volto di pallore mortale, l'aveva udita +mettere quel gemito terribile, l'aveva veduta precipitare dall'alto, +la vide tuffare nell'onde, e non si era scomposta nel viso, e dai +parapetti del ponte non si era allontanata. Tutto ad un tratto quella +sfortunata ricompare a galla ed un palo della diga l'accrocca della +tunica e di faccia verso il cielo la capovolge. + +--Non sei ancor morta? grida a quella vista Sigelgaita come una +tigre; e cercando attorno, non scorge anima viva, non vede oggetto +da poterle lanciare sul capo, non trova pietre, non trova nulla, +null'altro che un cadavere innanti ai piedi di un cavallo, un +cadavere coperto di ferro e di sangue che fumava ancora. Ella lo +trascina fino al ponte; poi, piegandosi sopra di lui, lo afferra di +ambo le mani, lo solleva, e pigliata la misura, lo lascia cadere sul +capo d'Alberada, ritenuta sempre dal lembo delle vesti ad un pinolo +di palizzata. Il cadavere non era giunto ancora giù, che di sopra il +suo capo Sigelgaita sente passare un cavallo di slancio, il quale +egualmente nel fiume si precipita. + +Quel cadavere era Baccelardo: quel cavallo _Licht_. + +Un altro cavaliere, cui ella non aveva scorto dapprima perchè caduto +brancoloni sotto una scala del ponte, vi si appressa allora per +avventarsi ancor egli al medesimo salto. Sigelgaita lo rattiene. Era +Guaidalmira. + +E Gregorio tutto contemplava dall'alto delle torri, e sul suo volto +segno di commozione non appariva. Ritornava il padrone di Roma! + +Disgraziato! Godi pure, le tue gioie son numerate. + +La notte intanto era compiutamente caduta. La notte di Roma, di +allora in poi, divenne più tenebrosa. Saccheggiata e spogliata +di tutte le sue ricchezze, vituperata nell'onore, bruciata negli +edifizii, decimata dal ferro di cittadini, desolata di tempii, +vedovata dal bando dei migliori suoi uomini, dopo quel giorno, +l'antica città restò pressochè deserta, e la popolazione si trasferì +tutta intiera al di là del Campidoglio--in quello spazio che altra +volta formava il Campo di Marte. + +Quella sera stessa la duchessa Sigelgaita riceveva a segreto +colloquio, nella sua camera da letto, Rolando da Siena. + + + + +LIBRO OTTAVO + +TRAMONTO + + + + +I. + + Sedea quel superbissimo signore + Sovra un trofeo di strali, e l'empia morte + Gli stava al fianco, e la contraria sorte + E 'l sospiro e 'l lamento appo il dolore. + + Io mesto vi fui tratto e prigioniero; + Ma quegli allor, che in me le luci affisse, + Mise uno strido di dispetto, e fiero, + + E poscia aprì l'enfiate labbra e disse: + Provi il rigor costui del nostro impero. + + REDI. + + +Appena l'arcivescovo di Ravenna comprese che Roma era +irrevocabilmente perduta per gl'imperiali, si raccolse intorno +quel residuo di Alemanni e di Italiani che nel badalucco potè +raggranellare, e stretti ed armati, a stendardo sventolante, uscirono +per porta Toscana. Una parte dei senatori e dei patrizii romani col +favor della notte si rifugiò in Castel Sant'Angelo. Ne cacciarono +via Gregorio. Provvidero, per quanto potè tornar loro, scorte ed +armi. Ed aspettarono sicuri che il furor prima degl'invasori fosse +ammansito. Questo furore però e questa libidine d'oro e di sangue +nella truppa del duca non si spense così tosto; nè desso per due +dì fu veduto. Colpito nel cuore dalla doppia morte della contessa +Alberada e di Baccelardo, dal rimorso travagliato, da incognito, +segregato e romito visse nel monistero di San Paolo. Però al terzo +giorno comparve, e recatosi al Vaticano trovò Gregorio, nel mezzo +dei suoi capitani, intento a proscrizioni ed a scomuniche. Vanamente +Gregorio aveva provato destare il suo partito. Non cardinale, non +vescovo, non prete, non nobile, non cittadino attorno a lui volle +recarsi. Tutti lo accagionavano di tanto danno; tutti lui incolpavano +se all'ebbrietà del vincitore non si metteva freno. Sicchè più del +Guiscardo, più del saraceno stesso, lui abborrivano e come traditore +del suo paese dannavano a morte. + +Al terzo giorno di quell'orgia di sangue però il popolo si scosse. +Cencio, il duca di Cosheim, che dentro Roma con un manipolo di +soldati tedeschi si era fortificato nel _septifolium_, alcuni +patrizii ed Oddo s'accorsero dell'ammutinamento, ed uscirono dalla +mole di Adriano. Indi stuzzicando i più timidi, infiammando i più +audaci, allestirono conventicole, raccolsero, aizzarono, armarono il +popolo, ed uniti in grossi drappelli piombarono addosso alla truppa +del duca di Puglia. + +La colsero alla spicciolata, avvinazzata, stanca, scarsamente +armata, indebolita dalle veglie e dalle libidini su per lupanari +e per chiese. E ne fecero così grave macello, che Roberto dal +suo torpore si destò. Il conte Oddo infrattanto con un pugno di +arditi transteverini, ed il duca Ulrico di Cosheim con i Tedeschi, +avevano sbrattato palazzo Vaticano della guarnigione calabrese, e +vi assediavano il papa. Guiberto, avvisato, con rinforzi era per +rientrare nella città. Voci altissime per chiassi e per piazze +levavansi.--Morte a Ildebrando, morte a Guiscardo! I Saraceni ed i +Normanni, venuti alle prese nel Foro con certe bande comandate da +Cencio, fuggivano. Un subbuglio, un imprecare, un romor d'armi, un +sonar di campane a martello, un assassinio continuato, senza riguardi +di luoghi, di sesso e di età. + +Guiscardo comprende di un lampo a qual pericolo si trovasse, ed a +qual repentaglio stesse per mettere vittoria, vita ed esercito. +Ordina quindi a quei capitani suoi, che gli venne fatto poter +accozzare di subitamente richiamare i soldati alle bandiere e di +suonare a raccolta. Ed ei si reca dal pontefice alla testa dei fedeli +Normanni, meno degli altri sbrancati alla rotta. Essi non ebbero a +far poco per aprirsi il cammino. Spazzano Vaticano dagli ordini fitti +che lo assediano e già ammaniscono tormenti da breccia e scale per +penetrar dentro ed impossessarsi del pontefice. Combattono contro i +soldati dei Cosheim e di Oddo; penetrano nel palazzo. + +Gregorio non si era per nulla turbato, forse non si era neppure di +nulla avveduto, e scriveva lettere a tutti i legati suoi, sparsi +per l'orbe cristiano, onde annunziare il trionfo del Signore. E' +non curava l'insurrezione del popolo, non il pericolo che correva +l'esercito liberatore, non il massacro di tante vite. Godeva del +trionfo; godeva dello sterminio dei nemici suoi. E non era sazio, non +stanco di additare novelle vittime al supplizio ed alla proscrizione. +La vittoria lo aveva ubbriacato. Viveva in un'atmosfera che tutto, +umanità, religione, carattere gli faceva obbliare. Giunge a tempo +Roberto per destarlo da quel sogno, o meglio da quel deliramento di +sangue. + +--Santo padre, prende a dire il Guiscardo, è ora finalmente di far +desistere da tanto eccidio, e partire. + +--Così presto! sclama Gregorio sorpreso e scontento. + +--Non è già presto, santo padre, risponde Roberto, gli è anzi tardi, +forse troppo tardi perchè ci resti ancora scampo a fuggire. Non è +momento di lusinghe adesso. + +--Fuggire, mormora Gregorio rizzandosi ed aggrottando le ciglia. +Temereste voi forse questa sgualdrina di plebe codarda e venale, +messer duca? Egli è impossibile! + +--Io non sono un testardo che ha perduta la ragione, santo padre, per +dire che non temo nè gli uomini, nè Iddio, continua Guiscardo senza +occuparsi dell'atteggiamento del pontefice. Io ho senso abbastanza +per comprendere che, se resto a Roma solamente alcune altre ore, mi +sarà tagliata la ritirata, ed il mio esercito ed io corriamo pericolo +di essere passati a fil di spada. Ecco tutto. Il popolo è ammutinato; +è corso alle armi. La disperazione muta in eroi anche i poltroni. È +ora di partire. + +--Voi pensereste dunque?... + +--L'ho detto, di uscire di Roma senza indugio. Ho comandato ai miei +capitani di raggranellare la truppa sparpagliata. Ridotta agli +ordini, voglio andar via da me, con volontaria e decorosa ritirata, +prima che sia costretto a fuggire come cacciato e come vinto. + +--E così poco doveva dunque durare il trionfo d'Israello? mormora +Gregorio alzando gli occhi al cielo. + +E Guiscardo: + +--Io non so, santo padre, se Israello abbia trionfato per poco; so +che del trionfo ha abusato. E da lunga sperienza conosco, come la +vada sempre così, dove menomamente si rallenti la briglia al soldato. +Noi non ci riconcilieremo mai più questo popolo. + +--Vorreste dunque lasciarmi in mano ad una plebe rivoltata, corriva +al sangue ed alla vendetta, messer duca? + +--Io no. Io penso invece che vi condurreste saviamente, santo padre, +a venir meco, e dare eterno addio a questa città: perchè voi, anche +per lo innanti non ben gradito, ve ne avete distolto l'amore per +sempre. + +--È impossibile! + +--Udite per poco come essi gridano, morte a voi ed a me, santo padre. +Qui comincia a far caldo seriamente. Voi siete uomo di giudizio per +comprendere ciò che vi convenga di fare. Io vi protesto chiaro che, +fra due ore, sarò fuori le mura di Roma; perocchè io ho ancora da dar +conto della vita dei miei soldati, ed essi riposano sul mio senno e +sul mio onore. Partirò. + +--E dovrei dunque esiliarmi, o meglio, mi esilieranno da Roma i miei +vassalli, nel punto proprio che io li aveva sottomessi? + +--Questo è l'errore, beato padre. Essi non sono sottomessi di +niuna maniera; e ne sia prova i battaglioni che si vanno armando e +rinforzando per pagarci a misura di picche e di pugnale del gastigo +che abbiamo loro inflitto a misura d'azze e di lancie. Io doveva, +li aveva anzi promesso ai miei valorosi soldati, questi giorni di +stravizzo e di libero dominio sopra un popolo conquistato. L'ora è +passata. Questo bestial popolo, che non sa nè comandare nè servire, +si è riscosso. Andiamo in nome di Dio, se non vogliamo lasciarci la +vita. Udite a me, beato padre; non vi restate in bocca ad un lupo +affamato, irritato, con le mascelle armate di denti, e di niente +meglio avido che stritolar la sua preda. Dell'esizio di Roma più che +i Saraceni, i soldati e me, incolpano voi. Che sperate di più? chi vi +difende? + +--Andiamo dunque, risponde Gregorio, ed in nome del Padre, del +Figliuolo e dello Spirito Santo, io maledico questo scellerato +popolo, che insorge contro il giusto e contro l'unto del Signore, che +oltraggia il suo donno, e si ribella contro il padrone. Andiamo, io +scuoto la polvere dai miei sandali, e lo lascio a bersaglio dell'ira +di Dio. + +E sì imprecando, Gregorio usciva col Guiscardo. Il quale nelle sale +del palazzo trova Roberto di Loritello, venuto a farlo conto di aver +raccozzato buon terzo della truppa nelle vicinanze del Foro, che +Ben Hamed si studiava raccogliere i suoi, e che egli con una mano +di cinquecento cavalli poteva guidarlo sicuro al Foro, d'onde, alla +testa dell'esercito, uscire. + +In effetti, quattro giorni dopo il suo ingresso a Roma, Roberto, a +suono di trombe ed a bandiera spiegata, ne partiva, recandosi nel +centro il pontefice Gregorio VII, tra le contumelie ed il corruccio +del popolo che lo tagliava alle spalle, lo grandinava di frecce, e +gli scagliava dalle finestre rottami di tegole ed altri corpi da +ferire ed uccidere. Per modo che, soventi volte la retroguardia fu +costretta far alto, tanto da tener testa alla plebe petulante che si +avventava loro addosso furiosa e burliera. + +E così Ildebrando esulava da Roma, cui per trentacinque anni aveva +contristata di sue innovazioni, di sue pretensioni, col dispotismo, +col renderla scopo dello sdegno di tanti nemici, coll'istrapparle +il residuo di libero governo che ancora le rimaneva, con farla +devastare e bruciare da eserciti stranieri, e spogliarla di +ricchezze, di onore, di virtù, di brio e di valore, con imporle +infine il teocratico giogo, cui da lui in poi, per sforzi che avesse +fatti e molti e generosi, non ha saputo mai più togliersi. Egli ne +usci corrucciato, fiero nel volto e nei pensieri, disprezzandola, +maledicendola, disegnando in sua mente tornarvi, quando che fosse, +come il Guiscardo vi era venuto, e punirla della ribalda fellonia. Ne +usciva esecrato, schernito, vilipeso per porta Lateranense--nel punto +stesso che il fratel suo, tanto perseguitato ed odiato, l'antipapa +Clemente, festeggiato e tra le ovazioni del popolo vi entrava per +porta Toscana. + +Roberto, alla testa del suo esercito, precedeva il pontefice. Al suo +fianco cavalcava la duchessa Sigelgaita, cui teneva dietro il suo +novello scudiere e favorito, Rolando da Siena. + + + + +II. + + Queste colte sull'Emo, + Queste colte in Tessaglia erbe omicide + Pieghin colui che del mio mal si ride. + + REDI. + + +Sigelgaita procedeva a fianco del suo consorte cupa e distratta. +Rispondeva a monosillabi, o non rispondeva niente affatto alle +domande che questi le indirizzava--e molto meno a quelle del +pontefice che, dopo aversi lasciata Roma alle spalle, dal corpo +dell'esercito era passato alla fronte. Solamente di tanto in tanto +Sigelgaita si volgeva al suo scudiero per dirgli ora una cosa, ora +un'altra, e chiedergli conto di alcun oggetto o di alcuna persona. Il +pontefice guardò in cagnesco Rolando, da lui fulminato di scomunica, +ma non fece mostra conoscerlo nè rammentarsi di lui. Egli lo scorgeva +in tanto favore della duchessa, altera e dispotica e comprendeva +che vanamente avrebbe porte rimostranze. Nè Roberto se ne incaricò +di vantaggio; consapevole dei modi di Sigelgaita. Che anzi, fino ad +un certo segno si piacque aver tirato dalla sua uomo tanto ardito +e tanto prode. Così che, mossero da prima per Montecassino, dove +l'abate Desiderio di ogni bello accoglimento li festeggiò, e subito +dopo per Salerno--allora la padrona dei mari. + +Una sera il medico Guarimponto venne introdotto dalla duchessa +Sigelgaita. + +Da due giorni ella infermava; nè i consigli, nè la dottrina del +celebre Costantino d'Africa, cancelliere del duca e dotto medico, +avevano potuto convincerla che di assai poco momento quel suo +malessere fosse. + +Guarimponto era anch'esso uomo di grande fama e bell'ornamento +della scuola salernitana, allora e poi sì rinomata. Poteva contare +settant'anni. Alto della persona, cui nemmeno l'età e l'abitudine +allo studio avevano incurvata, portava capelli corti e barba assai +lunga, avendo conservato il costume longobardo, longobardo esso +stesso e fiero da non aver voluto mai piegarsi nè agli usi, nè +al dispotismo normanno, nuovi padroni di Salerno. La sua bianca +barba gli scendeva profusa sul petto e con assai maestà spiccava +sulla di lui tunica chermisina. Egli ostentava gravità, o meglio +malinconia. Perocchè si compiaceva assicurare di non aver giammai +riso, dal dì che il suo allievo Gisulfo fu costretto esulare dalla +dimora e dagli Stati del padre suo. Un paio di occhi grigi però, +vivaci ed irrequieti, che scintillavano nelle orbite incavernate, +sopra le quali irte, folte, e nere tuttavia, sporgevano le ciglia, +indicavano, egualmente che il naso volto della punta all'insù, che +assai lungi della tristezza e più vicino alla tristizia egli fosse. +La sciatica--ed e' vantava le più brillanti guarigioni di questa +malattia, ed i più sicuri lattovari--la sciatica gli aveva rattratta +una gamba; così che la strascicava dritta ed inflessibile come +stecco, e, camminando, sembrava ad ogni passo fare una riverenza. +Cosa che assai gli toglieva di serietà, maggiormente perchè, fingendo +il divagato, lasciava strisciar nella polvere il lungo suo manto +scarlatto, sopra del quale i monelli delle piazze, quando ei passava, +sedevano e si compiacevano farsi da lui saporitamente rimorchiare. + +Guarimponto si presentò alla duchessa, cui aveva conosciuta fanciulla +ed addestrata alla musica ed alla gramatica. Giunto sotto l'arco +della porta, si ferma per contemplarla. Poi, dopo essere stato alcuni +instanti in quella postura, tira innanzi così angaione, e giunto al +letto dell'inferma gitta un sospiro e sclama: + +--_Fugit irreparabile tempus!_ Gli antichi simularono il tempo sotto +la figura di Saturno che divorava i suoi figli, e furono sciocchi. +Conciofossecosachè ciò che si divora si smaltisce; ciò che si +smaltisce muta di forma, ciò che muta di forma non si riconosce più, +ciò che non si riconosce più si obblia, e noi--noi mastro Guarimponto +ricordiamo di voi, vi abbiamo ricordata sempre, leggiadra duchessa +Sigelgaita, degna di migliore ventura! + +--Mastro Guarimponto, l'interrompe Sigelgaita, abbiamo bisogno di te +e della tua dottrina, non del tuo compatimento. Noi stiamo male. + +--La dottrina è una grazia che Iddio concede ai suoi eletti come +il sole, perchè illumini tutti e tutti se ne possano giovare. Per +la qual cosa, nostra bella duchessa, noi non ci rifiuteremo mai +ai vostri bisogni; ed eccoci qui per iscacciare, con la spada di +Azzaele, l'angelo della malattia che vorrebbe stendere la mano +sulla vostra persona. Dite dunque, dov'è che avete male, duchessa? +Datemi qui il vostro polso, perchè la sfigmica è come la vôlta +cristallina dell'empireo, sopra la quale si chiodano le stelle, ed +in essa il medico, che ha l'occhio della scienza, legge il principio +di malignità che s'insinua nella fibra della macchina umana. Dite +dunque, bella duchessa, dov'è che avete male? + +Sigelgaita provava irresistibile tentazione di far gittare dalle +finestre mastro Guarimponto; non pertanto si contenne ancora e +rispose: + +--Male al cuore. + +--In fatti, bella duchessa, deve esser così! E se la luce di +quella finestra non fosse stata attenuata tanto, e le tenebre non +cominciassero ad involvere la terra ed il mare, io ve lo avrei +detto dal bel principio, perchè si legge già dal _palloris vultus, +anxietatis, membrorum tremoris, difficilis respirationis, oculorum +languoris_, ed altro che Avicenna soggiunge, trattarsi _de cordis +affectione_. Ed Aetio, nel secondo de' Tetrabibli, ha giudicato che +_celerrima pernicie instat corde affecto_. + +Sigelgaita sentiva scoppiarsi. Si solleva dunque sul letto ed ordina +alle sue damigelle: + +--Uscite. + +Poi voltasi a Rolando, che dall'altro lato del letto, con le braccia +conserte, guardava il famoso Guarimponto, gli ordina: + +--Chiudete l'uscio. Quindi rizzatasi affatto sulla metà della +persona, grida: + +--Che la peste ti soffochi, pezzo di birbo, tocco d'asino. Dove vedi +tu dunque tutte codeste corbellerie che ci hai spacciate, e codesta +pernicie nel nostro male, se noi stiamo meglio di te, meglio di una +sposa che va a nozze, meglio del diavolo che ti porti? + +--_Euge serve bone et fidelis!_ sclama Guarimponto senza scomporsi, +dopo aver udita fino alla fine la collerica diatriba della +duchessa. Sempre la stessa, sempre quel brio, sempre quella vita e +quell'ardimento! Noi credevamo che vi foste mutata, e perciò appunto +abbiamo voluto stuzzicare la vostra pazienza, come l'alcali stuzzica +lo starnuto--che, se nol sapete, è _diaphragmatis contractio_ come lo +ha definito Egineta. Ma no, bella duchessa, _summa cum animi lætitia_ +noi vi troviamo sempre la stessa, sempre la Semiramide del nostro +secolo. + +--Per le sante ossa di Caino quest'uomo ci farà perdere la pazienza, +mormora Sigelgaita rivolta a Rolando. + +Rolando non le risponde. Ma girando dall'altro lato del letto, si +appressa al medico, e mettendogli una mano sulla spalla, con una +grazia che il povero medico si senti quasi slogar la clavicola e si +piegò, gli dice: + +--Senti, compare. Che abbi voluto celiare fin qui, chè anche noi +abbiamo fatto da burla, te lo perdono. Ma adesso, poni mente a ciò +che madonna sarà per dirti, e ponci mente veh! perchè se niente +niente mi avveggo che ti torna la frega delle parole latine e di +dir cose che noi non comprendiamo, netto e sollecito ti gitto dalla +finestra. Mi hai capito? + +--Voi vi spiegate con una facondia che incanta, messere! balbetta +Guarimponto, grattandosi la spalla intormentita. Andiamo dunque in +nome di Dio! Giacchè nulla vi bisogna dalla nostra scienza, e badate +bene che la medicina è scienza, avvegnachè quel guastamestieri +d'Ippocrate la dica _ars longa_... perdono! avete detto che non +volete latino. Dunque cosa ci avete a richiedere, se nulla dalla +nostra sapienza vi occorre? + +--Ecco qui, mastro Guarimponto. Noi sappiamo da lungo tempo come tu +sii famoso nel cavar dall'altro mondo i morti e mandarci i vivi di +questo... + +--Voi dite la verità, bella duchessa. + +--Non c'interrompere. Sappiamo pure che niuno meglio di te conosce le +virtù secrete delle piante e delle pietre, non che degli animali... + +--Che vivono nei quattro elementi; dappoichè noi siamo di avviso che +anche nel fuoco vi debbano essere bestie... + +--Ma pel vero Iddio, Guarimponto, abbiam detto che non vogliamo +essere interrotta, comprendi? + +--_Parce mihi_... scusate, dimentichiamo sempre che quel galantuomo +abborre dal latino, come _natura haborret a vacuo_... scusate, +scusate. Questo maledetto latino ci piove in bocca come la manna nel +deserto. Sicchè non v'interromperemo più. Favellate, bella duchessa. + +--Ebbene, maestro Guarimponto, saresti tu al caso di distillarci un +qualche succo, o darci qualche polvere che sapesse insinuare nelle +vene di un uomo morte lenta ed inevitabile? + +--Non altro che questo? + +--Saresti tu dunque capace? + +--Ih!! Ma volete voi avvelenare mezzo il genere umano? Maestro +Guarimponto vi darà tal filtro da non farlo vivere due ore. + +S. Pier Damiano chiamava quest'uomo _vir videlicet honestissimus_. +Ah! come i santi s'ingannano sovente! + +--Noi non chiediamo più di quel che ti abbiam detto, Guarimponto, +riprende la duchessa. In questa borsa son cento monete d'oro per +comprare il tuo veleno ed il tuo silenzio. Quell'uomo ha un pugnale +per guarirti della malattia di rivelare i segreti. + +--Lasciamo stare i pugnali, bella duchessa. Noi non conosciamo +ancora, benchè tutto noi conoscessimo, un contraveleno per la pianta +pugnale. Non vogliamo perciò assoggettarci a quell'esperimento, +perchè la nostra grande opera il _Passionarius_ non è compiuta +ancora. E voi vedete qual grave danno verrebbe alla scienza ed al +mondo se questo lavoro restasse non finito! Sicchè dunque, bella +duchessa, accettiamo invece gli _schifati_, che graziosamente +ci offrite, onde potessimo continuare le nostre sperienze, e +dimonstrare, come per un dente cavato ad un filosofo dell'_isola_ +di Delfo e' fosse morto, essendo che _la midolla del dente, avendo +nel cerebro principato, al crepare del dente discese nel pulmone e +l'uccise_ (_lib. 1, c. 17, p. 44._). + +--Un momento. Quanto tempo per operare vorreste dare a codesto vostro +specifico? + +--Quanto ve ne piace, bella duchessa, risponde il dottore. +L'ordinaria sua incubazione è di un anno... Se vorreste che gliene +accordassimo meno... + +--Sì: qualche mese ancora di meno. + +--Ebbene il vostro piacimento sarà fatto. + +--Bada però ch'e' non possa essere neutralizzato da altro antidoto. + +--Questo è difficile, madonna, sclama Guarimponto sospirando. Perchè +vi ha un uomo, un demonio dovremmo dire, Costantino d'Africa, +il quale, al pari di noi, conosce i segreti della natura. Egli +potrebbe... ma all'uopo, se ciò accadesse, noi vi provvederemo di +altro lattovaro che accelerarebbe la catastrofe e che neppure il +prezioso sangue della fenice avrebbe virtù di annullare--e sì che +tutte le potenze malefiche il sangue della fenice annulla! come ha +detto Averroe. + +--Va dunque, Guarimponto, e ricordati che hai promesso al mondo ed +alla scienza di terminare la tua famosa opera del _Passionarius_. + +Alcuni giorni dopo, Roberto Guiscardo era sorpreso da indefinibile +malessere, sì che il suo cancelliero, Costantino d'Africa, vanamente +ogni sapienza adoperò. Perocchè al bravo uomo non andava mai la testa +ai lavori del suo degno collega Guarimponto, e si ostinava a credere +quell'infermità prodotto dell'aria infetta di Roma. Roberto ritornò +in Grecia, dove aveva lasciato il figliuolo Boemondo a proseguire +i suoi conquisti. E questo valoroso principe, nel tempo stesso che +il padre sbaragliava a Roma l'esercito dell'imperatore d'Occidente, +fugava in Bulgaria l'imperatore d'Oriente. Roberto pose in armi +grosse flottiglie, ed incontrato il navile greco unito al veneziano, +fra l'isola di Corfù e di Cefalonia, lo ruppe, mandò a fondo molte +galee, fece 2500 prigionieri, ed i rimanenti fugò. L'eroe di questa +vittoria fu Boemondo. Guiscardo disegnava lasciargli il ducato di +Puglia e di Calabria, in luogo di Ruggiero. + +Sigelgaita comprese il pensiero di lui. Ella amava a dismisura questo +suo figliuolo. Eppure non disse motto. Solamente alcuni dì dopo, +Boemondo infermava gravemente, a tal che fu obbligato passare in +Italia, dove, ch'il crederebbe? per forte somma di oro Guarimponto lo +guarì, ed assai facilmente, ed in molto poco tempo. + +Roberto intanto di sua infermità non riavevasi--e bene tutte le +mattine sorbiva disgustosa cervogia che a quest'uopo gli preparava la +dotta ed amorosa duchessa! Infine, mentre intendeva tutto a ridurre +Cefalonia ribellata, e ne conduceva l'assedio col suo figliuolo +Ruggiero, una mattina fu sorpreso da più grave malore. Per curarsene, +si fece trasportare a Casopoli, piccolo castello sul promontorio di +Corfù, e la duchessa andò con lui per assisterlo. Il male non cedè +punto. Ed il dì 6 di luglio il suo medico lo aveva abbandonato, +il suo confessore gli aveva resi gli ultimi uffici di cristiano. +Vestito dell'abito di frate, i capelli e la barba coperti di cenere, +Guiscardo agonizzava. Vicino al suo letto non erano che due persone. +Uscì in fine da lungo accesso di letargia, e dimandò da bere. Una di +quelle persone gliene porge. + +--È fuoco che mi avete apprestato! egli sclama. + +Uno scroscio di riso è la risposta che gli si dà. Allora Roberto apre +gli occhi, e vede Sigelgaita innanzi al suo letto. Questa lo sta a +considerare un instante cogli occhi divaricati, poi si accosta più da +presso e gli mormora: + +--Monsignore, adesso che andate gloriosamente all'inferno, ricordate +di salutarci la vostra bella e virtuosa Alberada. + +Roberto le fissa addosso gli occhi incristalliti, poi gitta un +sospiro e si volge dall'altro lato. Dall'altro lato gli si presenta +Rolando da Siena che ghignava diabolicamente. Allora terribile +pensiero gli corre alla mente, e forse tutto il nefando ed il laido +di quella storia comprende. Fa uno sforzo onde sollevarsi sui +guanciali un momento; le pupille acquistano un baleno di fulgore +vitale, e la mano alza, quasi avesse voluto fulminarli di una +maledizione. Poi cambia d'aspetto incontanente. Le guance tornano +pallide, le braccia accoglie a croce sul petto, gli sguardi dirige +al cielo, dice con voce chiara: Dio vi perdoni! Chiude gli occhi e +ricade supino sul letto. + +Quei due gli si accostano per contemplarlo ancora. Era morto! Si +dettero un bacio ed uscirono. + +Questo fu il compianto che l'ultimo sospiro di Roberto Guiscardo, +duca di Puglia e di Calabria, accompagnava. Questa la fine di un uomo +che aveva vissuti settant'anni di gloria, fondato un regno ed una +dinastia, non mai conosciuta la sconfitta, e che il più grande, il +più prode, il più generoso dei tempi suoi fu pure, malgrado le sue +colpe, malgrado i suoi difetti. + +Le ossa attendono il finale giudizio del Signore nella cattedrale di +Venosa; abbiano requie, se vistosa tomba non hanno. + + * * * * * + +Gregorio VII lo aveva anteceduto di qualche mese. + + + + +III. + + Vi lascia, e mesto e solo, + Senza più speme e con la morte in faccia + Va in altra parte di un sepolcro in traccia + + CRONECK. + + +Appena Gregorio toccò la terra dell'esilio sembrò avesse perduta +tutta quella sua potente energia. Mandò suo legato in Lamagna Ottone +vescovo di Ostia, in cui trasfuse i suoi principii ed i suoi poteri, +e stette. Stette come torre sublime che sfida i secoli, e sfida +gli uragani. Era stanco. Aveva fatto troppo sciupo delle sue forze +morali; voleva riposarsi. Nè il desiderio gli mancò di riposarsi in +Dio! Non già che intieramente non guardasse il presente. Novelle +spiacevoli gli giungevano sempre da ogni verso, ed ei rifuggiva +ormai da dolori, a cui non sapeva prestar rimedio--nemmeno quello +della pazienza e della rassegnazione. Le cose attuali andavano male. +I suoi grandi sforzi erano stati inutili; i suoi principii non +prevalsi, e le sue parole non aveano fruttificato. Si compiaceva +perciò contemplar meglio il passato; il passato che sì forte e sì +glorioso era stato per lui! I due suoi più odiati nemici trionfavano. +Enrico trionfava in Lamagna, Guiberto in Roma; nè alcuno rammentava +più di lui, se non come un oggetto di spavento e di abbominio, che, +dopo aver prodotti tanti mali, codardamente si era ritirato senza +aver compiuta l'opera, senza aver combattuto sino alla fine. Ciò lo +contristava; ciò aumentava quella cascaggine di membra che i dolori +dello spirito avevano destata in lui e l'infievolivano ogni dì +peggio. Ma egli comprendeva, per quella vasta mente che avea sì vasto +disegno concepito, egli comprendeva che i tempi non lo propiziavano +più, e che bastava aver ardito di seminare le sue dottrine, perchè +altri secoli ed altri uomini le avrebbero maturate, avrebbero mietuti +i frutti. + +Inoltre chi non sa che il vigore dell'anima si accompagna sempre col +vigore del corpo? E la fibra d'Ildebrando era usata con le pratiche +di penitenza, a cui fin da fanciullo nei rigori del chiostro aveva +dovuto piegarsi; usata dal lungo viaggiare per tutte le contrade di +Europa; usata da quella malvagia passione che chiamasi studio--e +lunghe e penose veglie egli aveva sopportate per addottrinarsi nella +difficile scienza dei padri--e lenta una tisi o corporale o mentale +con le notturne lucubrazioni nella macchina si insinua! Usata infine +per le protratte tensioni dello spirito, per i dissapori che senza +conto aveva sorbiti, per le gioie inaspettate, per gigantescamente +concepire e vegliare che il disegno s'incarni, per le passioni +indomite, selvaggie, ferrigne che si disputavano il suo cuore, per +l'amara necessità di reprimere gl'impeti di un temperamento di +bronzo, sì che Pietro Damiano lo chiamava il _clavigero apostolo_, +per il tarlo inesorabile della coscienza che alcune sue azioni non +sante gli riproduceva incessante, per il martirio infine dell'esilio +che è il più crudele dei martirii. Ond'è che in sul finire di +aprile del 1085 la lassezza era giunta a tale che non gli permise +più levarsi da letto. Ebbe bene Costantino Africano, mandatogli da +Roberto, a mettere in uso tutta la sua perizia. Il languore camminava +a gran passi, e col languore la morte. Il suo principio vitale era +consunto: la sua lampada brillava di luce vacillante. + +Intorno a lui, senza mai darsi tregua nè mai per giorno o per notte +pigliar riposo, si affaccendava un giovane paggio lasciatogli da +Sigelgaita, che cure di figlio gli profondeva. Questo paggio, innanzi +al mondo si chiamava Corrado ed era quegli appunto di Baccelardo, ma +innanzi ad Ildebrando quel paggio era Guaidalmira--e tutta la misera +storia di lei egli già conosceva! Ma che può fare l'amore quando il +dito di Dio ha l'ora fatale designata, che può fare se non addolcirla +e spargerla di fiori e di speranze! + +Sul cominciare di maggio, Gregorio si sentiva ancora più male. Si +convocò intorno quei pochi vescovi che ancora gli rimanevano fedeli, +e che con lui dividevano il pane dell'esilio. E come costernati ed +afflitti li vedeva a fargli corona, dal suo paggio e dal cardinale +Ugo Candido, il quale aveva cercato riconciliarsi con lui sapendolo +non lontano dal morire, si fe' sollevare alquanto sui guanciali, e +per voce indebolita e lenta, col volto estenuato e cadaverico, con +gli occhi incavernati, ma sempre lucidi e fieri, parlò: + +--Diletti fratelli! L'ora mia è arrivata. Poco bene ho fatto quaggiù; +ma in questo momento di morte mi consola il testimonio della +coscienza, giammai avere agito contro il dettame di essa, ed il poter +dire: Ho amata la giustizia, ho odiata l'iniquità. + +--Ah! santo padre, in quali tempi difficili ed in quali triboli ci +lasciate, dando in un dirotto pianto l'arcivescovo di Salerno sclamò. + +--Confortatevi, fratelli, risponde Gregorio, fra breve sarò d'innanzi +all'Eterno, e raccomanderò a lui i miei figli e la mia Chiesa. +Confortatevi come i discepoli di Gesù si confortarono della sua +morte. Avete detto che i tempi son difficili, e ben diceste. Perciò +appunto rivestitevi della costanza degli apostoli, e brandendo la +spada di Paolo, con la carità e con la forza spargete sulla terra +le mie parole: perocchè, in vero vi dico, che le saranno messe di +grandezza per la Chiesa e per i suoi sacerdoti, e di gloria sì per +loro che pel Dio d'Israello. + +--Oh! santo padre, chi ci reggerà dei suoi consigli, chi ci +illuminerà con la sua sapienza dopo che voi sarete ritornato nelle +gioie del Signore? + +--Figliuoli miei, il mio testamento è di coraggio e di pazienza, +continua Gregorio. Io ho dato cominciamento ad un'opera che richiede +costanza, santità di costume, fiducia in Dio, vigore di mente e di +braccio, e l'inflessibilità di non ismarrirsi per rovescio, non +istancarsi per lavoro. Chi si sente forte e santo abbastanza pel +cimento, concorra alla terribile dignità dell'apostolato. Io credo +idonei già e maturi a tanto ministero, Ugo vescovo di Lione, Ottone +vescovo di Ostia, e Desiderio abate di Montecassino. + +--E noi no? l'interruppe Ugo Candido. + +Gregorio finge non udirlo e prosegue: + +--Iddio illuminerà coloro che tal capo dovranno eleggersi. Ora, +figliuoli miei, andate. Io vi ho chiamati per darvi la mia estrema +benedizione, e per chiedervi perdono se mai opera o parola mia vi +avesse offesi e scandalizzati. Non occorre che voi perdiate maggior +tempo intorno ad un vecchio, che nulla più può fare alla vigna del +Signore e che picchia dei piedi la fossa. Andate, spargetevi per +la terra, e soccorrete il debole, rialzate il caduto, ristorate il +vacillante, edificate l'incredulo, e punite gli ostinati. Ma sopra +tutto, i figli d'Italia persuadete che si leghino fra loro, e giogo +di despoti e vituperio straniero non sopportino. Voi non avete più +che farmi. Vi ringrazio delle cure che mi prodigaste; ma più che me, +ora la Chiesa ha bisogno di voi. Andate, figliuoli, ed in nome del +Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo vi benedico. + +Tutti quei circostanti, caduti in ginocchio, gli baciano la mano, e +bagnati da molte lagrime, ed oppressi da sincero dolore partono. + +Non partì già Ugo Candido, non Guaidalmira. + +Era il dì 25 maggio. Il languore di Gregorio toccava gli estremi, ed +uno stravaso di linfa al petto ne rendeva difficile la respirazione, +gli impossibilitava restare nel letto. Lo avevano perciò adagiato +sovra gran seggiolone e collocato presso ad una finestra, perchè +desiderava vedere l'ultima volta il sole che tramontava nella placida +ed azzurra marina. La finestra gli gittava un'onda di luce dal +petto alle gambe, ed imporporava la bianca tunica che lo covriva. +Ma un rosone a vetri colorati, praticato sulla finestra stessa, +dando passaggio ai raggi del sole, gli circondava la testa e la +bianca barba di luce così viva e così varia, che, al contemplarlo +da lontano, sembrava nuotasse in una conca d'iride, e scintillasse +del fulgore celeste dei cherubini. Ai suoi piedi era genuflessa +Guaidalmira, che, la fronte piegata nelle mani ed appoggiata allo +sgabello dei piedi di lui, pregava, straziata da dolor muto. Da un +lato del seggiolone, delle braccia conserte sul petto, in piedi +ed immobile si vedeva il cardinale Ugo. Dall'altro lato un frate +benedettino, cui, come e' disse, gli aveva mandato l'abate Desiderio +per confessarlo. Questi teneva il cappuccio abbassato, sicchè la +fronte e metà del volto covrivagli e stava del pari in piedi. +Gregorio con una mano cercava la testa di Guaidalmira, con l'altra +stringeva quella del frate. Già più non ci vedeva. + +--Santo padre, voi dunque togliete la scomunica al re di Francia? +dimandava il frate per voce soffocata forse dal dolore. + +--Gliela tolgo, rispondeva Gregorio. + +--Santo padre, togliete la scomunica al re di Dalmazia? proseguiva il +frate. + +--Gliela tolgo, diceva Gregorio. + +--Ed al re di Polonia, santo padre? + +--È morto, ma gliela tolgo. + +--Ed al re d'Ungheria. + +--Gliela tolgo pure. + +--Ed ai vescovi e baroni che vi deposero nei concilii di Worms e di +Pavia? + +--L'avevo tolta ad alcuni; la tolgo a tutti. + +--Ed a Cencio, che tentò assassinarvi nella notte di Natale? + +--Gli sia pur tolta. + +Qui la voce del frate si arresta di un istante, poi, più cupa, +dimanda: + +--Ed a vostro fratello Guiberto? + +A questa parola il moribondo gli sottrae la mano, e, facendo atto di +volersi sollevare, sclama, di lieve rossore animando le gote: + +--No, no, lo maledico. Escluso lui che usurpa la mia sede di Roma, +escluso Enrico che dicono re, esclusi i maligni che per consigli e +per opere favoriscono l'empietà d'ambedue, io stendo il perdono e +la benedizione di Dio su tutti gli uomini che credono fermamente e +confessano che io sono vero erede e vicario degli apostoli s. Pietro +e s. Paolo. + +Il frate serba il silenzio alcun poco e cerca riprendere la mano +del moribondo vecchio, il quale tremava tutto come una foglia, poi +mormora: + +--Ma, santo padre, egli vi è fratello! egli ha tentato tante volte di +riconciliarsi con voi, dimandarvi perdono... + +--Ed io lo maledico, risponde Ildebrando convulso sempre. + +--Egli è pentito delle offese che vi ha fatte; egli vi dimanda +perdono dei dolori che vi ha dati... + +--Ed io lo maledico. + +--Ma, santo padre, Gesù Cristo ha perdonato, morendo, i suoi nemici; +Gesù Cristo vi comanda di assolverlo, perchè Guiberto nell'errore +vi fece onta, ma poi ha pianto la sua colpa, e non vuol vivere, non +vuole morire prima di essersi riconciliato con voi, ed essere stato +da voi perdonato. + +--Ed io lo maledico, lo maledico, lo condanno al fuoco eterno +nell'altra vita, ed al supplizio ed alla miseria in questa--e meno +lui e l'imperatore Enrico che scomunico, benedico tutto il genere +umano. + +A tali austere parole, il frate ritira la mano con che aveva presa +quella del pontefice, si gitta alle spalle il capperuccio e furibondo +grida: + +--Ed io maledico te, inesorabile vecchio, io, Clemente III, sovrano +pontefice, e tuo fratello, io ti maledico come Adamo maledisse Caino, +e come Cristo maledisse Giuda. Io ti maledico come parricida, come +stregone, come adultero; io ti maledico, ed il Padre, il Figliuolo e +lo Spirito Santo ti maledicano con me. + +Gregorio alza gli occhi al cielo, poi mormora le dolenti parole di +Cristo: + +--_Domine, transeat a me calix iste!_ + +Il cardinale Ugo Candido, che mutolo era restato fino allora al +fianco dell'agonizzante, gli si accosta più d'appresso, e ridendo +sorriso terribile: + +--Non uditelo, santo padre, diceva: alla sua maledizione, avanti +all'Eterno voi potete opporre... oh! tutte le opere della vostra +vita... + +--Per esempio, soggiungeva Guiberto, chè il frate era egli stesso, +per esempio, lo scandalo destato nella cristianità e la guerra civile +in Lamagna? + +--Dio mi ha perdonato, rispondeva il moribondo. + +--La corruttela che ha messa nel clero col proibire lecite nozze, +ripigliava il cardinale; l'eccidio di Roma; la disperazione e la +dannazione di tante migliaia di uomini morti nelle scomuniche da lui +profuse per appagare intenti mondani; lo sdegno civile fomentato in +Italia, e le guerre di che l'ha desolata? + +--Dio mi ha perdonato, borbottava ancora il pontefice. + +--Gli amori impudici con la contessa Matilde, per lui vituperata +avanti al mondo, e gli amori della contessa Alberada, che ha condotta +a morire misera e disperata? soggiungeva Guiberto. + +Ed il pontefice: + +--Dio mi ha perdonato. + +--I sudditi ribellati contro i sovrani, proseguiva il cardinale, +il suo orgoglio che ha fatto infellonire contro la Chiesa milioni +di cristiani; i tradimenti comandati; gli omicidii fatti eseguire; +gli avvelenamenti dei suoi nemici onde buccinarli puniti da Dio +per subita morte; i regni tolti e donati a ribaldi che gli si +giuravano ligi; la Spagna preferita restasse in mano de' Mori, anzi +che in dominio di cristiani, i quali non volevano fargli omaggio; +la Sassonia desolata, perchè rifiutò conoscersi vassalla di San +Pietro; la Francia levata a tumulto per esigere tributo che giammai +Carlomagno sognò di promettergli; la Sardegna minacciata dare a +conquistatori feroci se non pagava il danaro di San Pietro; il regno +d'Ungheria messo ad incanto fra due re a chi più gli offerisse +maggior donazione e sudditanza; la Dalmazia gittata nella guerra +civile per averle voluto dare un re di suo capriccio, mentre un altro +già vi regnava; la scomunica infine, per non dir più, del re Boleslao +II di Polonia, che ridusse al bando dei suoi Stati e fece morire +miserabile e disperato? Ecco, santo padre, ciò che potrete dire a +Dio, perchè non ascolti la maledizione di vostro fratello! + +--Iddio mi ha perdonato, mi ha assoluto, con voce che appena +s'intendeva, sclama il pontefice; e perchè amai la giustizia ed odiai +l'iniquità, muoio in esilio. + +--In esilio! prorompe il cardinale Ugo Candido, ridendo +satanicamente; ma non sei tu il vicario di Cristo che ti diede in +retaggio i suoi popoli, ed alla sua giurisdizione segnò per termine i +confini del mondo? + +Ildebrando a quest'ironia non risponde: piega la testa sul petto e ve +la lascia cadere abbattuta. Guiberto ed il cardinale si accostano, +Guaidalmira alza gli occhi per guardarlo: era morto! + +Guaidalmira gitta un grido acuto e straziante e stramazza distesa sul +suolo. + +Così ai 25 di maggio 1085, dopo dodici anni, un mese e tre giorni di +regno, moriva Gregorio VII, il più ardito dei pontefici. + +Grandi vizii, grandi virtù lo distinsero. Ed a gloria del vero i +vizii furono del secolo, le virtù dell'uomo. Imperciocchè, in un +secolo di dubbiezze, che ondeggiava ancora fra la barbarie del X +secolo e la luce incipiente del XII; in un secolo in cui la passione +di municipio ed il parteggiare destavasi per dar vita ai Comuni; in +un secolo di scisma, dove la feudalità tendeva al dispotismo ed il +popolo ad affrancarsi; in un secolo in cui non vi era ragione fuor +di quella delle armi, non virtù fuori del valore e del coraggio, +non religione perchè la più corrotta parte di quella società +rappresentavano gli ecclesiastici, e la superstizione dei secoli +passati infiacchiva senza meglio stabilirsi lo spirito del Vangelo; +in un secolo in cui la bellezza non aveva culto, la verecondia non +era merito, non avea ostracismo l'oltraggio ai diritti delle nazioni, +degl'individui, della pietà; in un secolo infine nel quale tutto era +disquilibrio, dubbio, decadimento, i vincoli di una società usata +cadevano per vetustà nè ancora la novella società si aggruppava; io +dimando, se uomo, a tanta altezza collocato, poteva mostrarsi più +forte e più santo di che Gregorio si mostrò? Egli vedeva che tutti i +pinacoli sociali del suo tempo tendevano alla monarchia, ed avvisando +che l'Evangelo fosse esso stesso codice monarchico, dispotismo +teocratico bandì, e non lasciò mezzo intentato, buono o malvagio che +fosse, impuro o santo, per rassodarlo. + +Uno fu il principio che informò la sua vita e le sue opere: +_l'indipendenza dell'Italia e della Chiesa cattolica_! L'idea +era magnanima, era giusta; ma i tempi per promuoverla e mandarla +ad effetto non ancora maturi. La società fermentava, e niente si +era consolidato, nè il principato nè la repubblica, nè l'ateismo, +nè la religione: e libertà individuale ed ostinazione feudale +battagliavano nel caldo. Per intrudere quindi le sue dottrine vi fu +d'uopo di violenza. E perchè queste interessavano più i principi +che i popoli, la quistione si prolungò, e, lentamente cangiando di +forma, ne rivestì impure e sacrileghe; perchè ai venerandi diritti +delle nazioni col velame divino si attentò. L'idea di Gregorio fu +generosa, perchè in quel collegarsi di potenti per tutto ridurre a +pura e forte monarchia, il popolo restava escluso, indifeso, vittima, +nè aveva a cui lamentarsi dei torti; perocchè patto di sangue sulla +totale schiavitù si era stretto. Egli, il pontificato volle elevare +a giudice supremo tra il popolo ed il re. Reagirono perchè brusco ed +inconsiderato fu l'urto, nuova la legge. La reazione lo indispettì. +E perchè aveva sortita fibra robusta ed altera, trasandò il pudore, +ed addivenne violento, ostinato, incompassionevole, nulla rispettò +di quanto culto si era per lo avanti. Rispose delle armi con cui lo +provocavano. Ciò gli alienò i principi, gli alienò il clero ed il +popolo, e fu addimandato inesorato e tiranno. Nonostante sembrò un +momento di trionfare. Nel trionfo mostrossi intemperante, e le tre +giornate di Canossa prepararono la presa di Roma. + +Ora egli muore! Dopo tanti anni di lutta muore senza aver vinto, +senza esser compianto da altri che da oscura donzella, senza essere +amato da alcuno, lasciando al mondo tre legati funesti--la quistione +delle investiture, la rivalità dei papi e dei re, e la folle e fatale +impresa delle crociate! Egli però, allucinato come fosse, agì sempre +sotto l'ispirazione della convinzione e di una lucida e decisa +coscienza. E ciò basti per lavarlo d'ogni peccato, mondarlo da tutti +i mali che originò. + +Egli muore! Dopo una vita di combattimento sperava morire tranquillo +e sereno come il giorno che vedeva declinare sull'immensa marina; ma +l'ultima sua ora fu travagliata dalle idee del passato, dallo sdegno +inesorato degli uomini. Muore, e l'ultima idea ad abbandonare quel +capo che si era levato il più alto su tutta la terra, l'ultima idea +che funestò quell'anima, la quale aveva abbracciato la rigenerazione +dell'universo, è che i suoi nemici trionfano, che Guiberto ed Enrico +sopravvivono padroni del campo, ed egli non si è vendicato. + +Il _re dei re_ è un'attestazione, non un fatto. + +Requie, o grand'uomo, i tuoi nemici non saranno meglio avventurati di +te! + +Alcune settimane dopo, una giovane faceva chiamarsi la badessa +delle benedettine di Roma, e dopo lungo colloquire, era ammessa a +vestir l'abito in quel chiostro. Vi visse due anni di penitenza e di +rassegnazione, poi vi morì di languore, per sfinimento d'animo, in +concetto di santa. Era Guaidalmira. + +Guiberto ritornò a Roma donde or cacciato, ora ammesso, da molte +città e popoli riconosciuto vero pontefice, da molti altri +scismatico, sempre tribolando i papi, per grossa somma di danaro +vendè ad Urbano II la libertà di castel Sant'Angelo e palazzo +Laterano, che ancora per lui tenevansi con forte presidio, e nel +1100, assediato dalle truppe di Pasquale II in un castello vicino +Alba, dove erasi rifugiato, morì repentinamente, non senza sospetto +di veleno; sempre fermo, sempre generoso e più soldato e brillante +principe che sacerdote. + +La sua condotta, la sua vita, i suoi gusti oggi rattristano e +sgomentano ogni cuore virtuoso e delicato. Allora, come cosa fra +gli ecclesiastici consueta, avevansi per temperati ed allo Stato +principesco non sconvenevoli. Quel che però nè i contemporanei, +nè noi avremmo saputo mai perdonargli, se dell'indole degli +uomini volubili e delle passioni entusiaste ed ardenti troppo non +conoscessimo, gli è l'aver arso di sì forte e subita fiamma per +Alberada, e poscia averla dimenticata compiutamente, malgrado le +spavalde proteste fatte a Guiscardo a Salerno di vendicarla, malgrado +che la riconoscenza di averne avuta protetta la vita glielo avessero +imposto. La potenza di altri guai e di altre panie che lo avvolsero, +la sua natura mutabile, gli valgano per iscusa; se scusa pure la sua +spensieratezza appo le donne potrà trovare. Fu mandato a seppellire a +Ravenna. Ma sei anni più tardi, il feroce Pasquale II--questa iena di +cadaveri--lo fece dissotterrare, e le sue ossa e le sue ceneri furono +gittate nel fiume. + +Enrico IV gli sopravvisse di poco. + + + + +IV. + + Je t'ai fait voir tes camarades + Ou mort, ou mourants, ou malades; + Allons, víeillard, et sans replique, + Il n'importe à la republique + Que tu fasses ton testament. + + LA FONTAINE. + + +Non racconteremo per minuto il rimanente dei fatti di questo gran +principe. Dopo aver veduto perire il suo nemico Gregorio, altri non +men terribili ed ostinati ne ebbe a combattere in Vittore III, Urbano +II e Pasquale II, favoriti al solito dalla contessa Matilde, la quale +la causa della Chiesa aveva sposata a spada tratta; in Ermanno di +Luxembourg, che, dopo la morte di Rodolfo, i ribelli Sassoni avevano +eletto a re; nei figli di Ottone di Nordheim, morto nel 1083; nel +marchese Ecbert, e per ultimo nel suo figlio Corrado, che Urbano +II aveva prevaricato ed indotto a ribellione contro suo padre. +Questo scellerato principe, applaudito con gioia feroce dalla corte +di Roma, pubblicò infami calunnie contro suo padre, pensando così +oltraggiare la gloria di lui, sè difendere. Riconosciuto dai papi per +re d'Italia, cinse la corona di ferro a Monza. Ma, dopo otto anni +di guerra civile morì disprezzato da coloro stessi che alla rivolta +lo avevano spinto e che ne avevano profittato. Enrico si ritirò in +Germania. + +Diremo le ultime cose di lui con le parole del Sismondi, il quale le +ha tolte al Sigonio e questi ad Ottone frisingense, ed a Sigeberto +gemblacense. + +Dopo la sua ritirata, Enrico non ebbe altra cura che restituire +la pace alla Chiesa ed all'impero. Quantunque perseguitato dalle +scomuniche dei papi, e' non sembrò punto occuparsi a farne cessare +gli oltraggi. Aveva anzi pensato di abdicare la corona in favore +dell'altro suo figlio Enrico V, con la speranza che il ravvicinamento +tornerebbe più facile fra due antagonisti, l'amor proprio dei quali +non fosse stato inasprito ancora da lunga discordia. Questo progetto, +che Enrico non mandò a termine, infiammò l'ambizione del giovane +principe. Il papa Pasquale II, il di cui odio religioso mai si +placava, per mezzo dei suoi emissarii infervorò un figlio, cui sete +colpevole di regno allucinava già. Gli rappresentò il delitto che +meditava come azione santa e gloriosa, ed alla rivolta lo determinò. + +Una dieta erasi convocata a Magonza pel giorno di Natale. I +partigiani del giovane Enrico eranvi convenuti in folla: niuna +assemblea nazionale da lungo tempo non erasi mostrata così numerosa. +Il giovane Enrico consigliò al re suo padre di punto non avventurarsi +fra gente, la di cui fedeltà si appalesava, se non altro, dubbiosa. +L'imperatore si tenne all'avviso di suo figlio, di cui non sospettava +ancora tutta la fellonia, e si ritirò al castello di Ingelheim. Come +egli quivi faceva dimora, gli arcivescovi di Magonza, di Colonia e +di Worms, inviati della dieta, si presentarono a lui, e gl'imposero +a nome di quella rimettere loro gli ornamenti imperiali--vale a dire +corona, anello e porpora, perchè e' ne rivestissero suo figlio. + +--Ma perchè dunque i principi ed i vescovi della dieta ci hanno +eglino deposto? domanda Enrico. + +--Perchè? risponde l'arcivescovo di Magonza, perchè da lunghi anni +tu hai straziata la Chiesa di Dio per cause odievoli, perchè tu +hai venduti i vescovadi, le abbazie e le dignità ecclesiastiche, +perchè tu non hai giammai osservati i canoni nell'elezione dei +vescovi, e fieramente al papa ti sei ribellato. Per tutti questi +motivi è piaciuto al sovrano pontefice ed ai principi di Lamagna di +respingerti non solamente dalla comunione dei fedeli, ma cavarti +ancora dal possedimento del trono. + +--Ma voi, riprende l'imperatore, voi arcivescovi di Magonza +e di Colonia, voi che ci accusate di aver vendute le dignità +ecclesiastiche, voi, vescovo di Worms, diteci almeno quale è stato il +prezzo che abbiamo ricavato da voi, quando v'investimmo delle chiese +più opulenti e più possenti del nostro impero? Dite, parlate dunque, +ripetete qui al nostro cospetto, al cospetto del vostro sovrano e +del vostro benefattore, ripetete le calunnie che avete vomitate +nella dieta, fateci arrossire, per Dio; e noi diremo che giusto è +il decreto dei principi, dovuta la deposizione. Ebbene, voi tacete? +ecco, ecco che cosa sono le vostre accuse, vituperati! Ma se vi è +forza convenire e confessare che da voi nulla abbiamo dimandato, +dite, per Dio, dite perchè voi vi siete accoppiati ai nostri +detrattori, mentre la vostra coscienza vi rammentava che, verso di +voi almeno, noi ci eravamo conformati ai nostri doveri? Perchè vi +siete voi congiunti a coloro che hanno forfatto alla loro fede, ed al +giuramento al loro principe? Perchè vi mettete voi alla loro testa? + +Alcuno di quei prelati, non rispondendo, e vedendoli Enrico col capo +chino, arrossire e confondersi, continuò: + +--Fate bene a tacere, vi salverete almeno così dall'onta +dell'impudenza. Ma pazientate ancora qualche giorno, attendete il +termine naturale della nostra vita, perchè la nostra età e le nostre +pene indicano troppo non dover esser lontano. Ovvero, se vi piace e +vi torna levarci il regno, fissate almeno il giorno nel quale, con le +nostre proprie mani, caveremo della nostra testa canuta la corona e +ne orneremo quella di nostro figlio. + +--Enrico, scoppia infine l'arcivescovo di Magonza, noi non siamo +venuti qui per teco garrir di parole, nè altra ne diremo con uno +scomunicato, con un principe che ha desolato il paese da Dio +commessogli a governare. Se di tuo piacimento non ti presti a darci +gli ornamenti imperiali, noi te li strapperemo per forza, dovessimo +con essi strapparti la pelle e la vita; perchè di quest'ordine siamo +stati incaricati. + +A questo duro favellare, Enrico guarda in fronte con un misto di +sdegno e di disprezzo l'altero prelato, poi sclama: + +--Codardo! + +E senza aggiunger altro, esce dalla sala. Avendo però preso consiglio +dal piccolo numero d'amici che gli rimanevano ancora vicino, e +vedendo che lo circondavano uomini d'armi molti e risoluti, e che +per allora ogni atto di resistenza riusciva impossibile, si fece +apportare gli ornamenti ed il mantello reale, poi salì sul trono, e +comandò si chiamassero i prelati. + +--Eccole, egli disse, queste divise di dignità reale che la volontà +unanime dei principi dello Stato e la bontà del re dei secoli ci +avevano concesse. Noi non impiegheremo la forza per difenderle: +perocchè non avevamo mai preveduto tradimento domestico, nè contro +di esso ci eravamo messi in guardia. Mercè al cielo che ci accordò +il favore di non mai sospettare tanto furore presso i nostri amici, +tanta empietà nei nostri figli! Nondimeno, con l'aiuto di Dio, il +vostro pudore difenderà forse ancora la nostra corona. Ma se voi, al +contrario, siete insensibili al timore di Dio che protegge i re, ed +alla perdita del vostro onore, noi sopporteremo dalle vostre mani una +violenza che punto non abbiamo mezzi di respingere. + +A questo discorso i deputati esitano. Ma l'arcivescovo di Magonza, +vedendo che i suoi colleghi s'infievolivano, e davano adito a più +nobili sentimenti e forse a pietà, grida come forsennato: + +--Perchè bilanciate voi? Non siamo noi forse coloro a cui si +appartiene consacrare i re ed onorarli della porpora? Ebbene, se per +cattiva scelta un dì ne abbiamo rivestito costui, oggi, ravveduti, a +noi si conviene spogliarnelo. + +E sì dicendo si gitta addosso al vecchio monarca, gli svelle dalla +testa la corona, lo forza a discender dal trono, e lo spoglia del +mantello di porpora e degli ornamenti reali. Enrico frattanto, +alzando terribile la voce, grida: + +--Dio! vedi la condotta di costoro. Tu ci fai sopportare la pena +dei peccati della giovinezza; tu ci sottometti ad ignominia che +giammai re non patì innanti di noi. Ma costoro che hanno violato il +sacramento che a noi li legava, costoro non isfuggiranno all'ira tua, +tu li punirai--tu li punirai come punisti l'apostolo che tradì il suo +maestro. + +Gli arcivescovi disprezzarono le minaccie, e ritornarono al figlio +di lui per consacrarlo. Il vecchio Enrico frattanto si rinchiuse in +Lovanio. Bentosto i suoi amici in folla gli si raccolsero intorno, +e gli promisero il loro aiuto per ricuperare la svillaneggiata +autorità. Formarono ancora poderoso esercito; il padre ed il figlio +marciarono l'uno contro l'altro, e nel primo scontro il figlio +fu battuto e volto in fuga. Ma avendo questi, il giovane Enrico, +raccozzate le sue truppe, le riconduce al combattimento. In questa +seconda puntaglia il vecchio è vinto. Caduto in potere dei suoi +nemici, egli è tradotto al cospetto di suo figlio. + +In una lettera ch'egli dirige a Filippo, re di Francia, intorno a +quell'epoca 1106, si esprime così: + +«Appena lo vidi, toccato fino al fondo del cuore di dolore +altrettanto che di paterna affezione, io mi gittai ai piedi di lui, +lo supplicai, lo scongiurai in nome di Dio, della sua fede, della +salute della sua anima, che anche quando i miei peccati avessero +meritato che io fossi punito dalla mano di Dio, si astenesse egli +almeno di macchiare, facendomi vilipendio, la sua anima, il suo onore +ed il suo nome: imperciocchè giammai alcuna sanzione, alcuna legge +divina eresse i figli vendicatori delle colpe dei padri!» + +Nondimanco Enrico fu tenuto prigione e gli furono fatti oltraggi e +contumelie da destare orrore. In quella lettera a Filippo egli ne +annovera alcuni e soggiunge: + +«Per non dir niente degli obbrobrii, delle ingiurie, delle minacce, +dei pugnali drizzati sulla mia testa dove io non facessi quanto mi +veniva imposto, della fame e della sete che io soffriva pel ministero +di gente che mi tornava ingiurioso vedere ed intendere; per non dire, +ciò che era più doloroso ancora, che io altra volta era stato felice!» + +Pure, ridotto qual si vedeva a tale grado di miserie, gli venne fatto +fuggire. Si rifugiò a Spira--nel tempio che egli sontuoso aveva +fatto fabbricare alla Vergine, e dimandò al vescovo della città di +accordargli di che vivere. Il vescovo si ricusò. Enrico soggiunse, +che era ancor proprio a riempire l'officio di chierico, perchè sapeva +leggere e servire il coro. Ma come anche quest'umile domanda gli +respinsero, egli allora si volge agli assistenti e parla: + +--Ma voi almeno, miei amici, abbiate pietà di me. Vedete che la mano +del Signore mi ha colpito. + +Nessuno risponde da prima, poi si ode un murmure sordo che egli era +evaso di prigione e che bisognava rifarlo cattivo. A tale minaccia, +malato, estenuato di fame e di sete, il misero monarca fugge e va a +procurarsi rifugio a Liegi. Ma neppur quivi rimane tranquillo. Allora +scrive a suo figlio: + +«Ma lasciatemi, per amore di Dio, vivere a Liegi, se non da +imperatore almeno da uomo che vi ha cercato ricovero. Che non sia +giammai detto, ad onta mia o piuttosto ad onta comune, che il figlio +dei Cesari sia stato obbligato ad errar senza asilo nel tempo di +Pasqua!» + +Suo figlio si rifiutò. Ed il sovrano che aveva dato sessantasei +battaglie, creati due antipapa, ai sette degli idi di agosto 1106 +muore col cuore straziato di afflizione profonda, coverto di laceri +panni, tribolato dalla fame, senza tetto per ricovrarlo, senza mano +amica per soccorrerlo, di notte, avanti la porta di un vescovo da lui +beneficato. + +Per cinque anni, il suo corpo restò senza sepoltura in una cellula +della chiesa di Liegi, perchè il papa aveva vietato fosse deposto +in terra santa. Ma infine, il terribile Pasquale II, tradito, +perseguitato, fatto prigione, rinchiuso nella fortezza di Tribucco +da quel principe stesso di cui aveva eccitata la rivolta, dal figlio +snaturato del vecchio imperatore, umiliato dalla Chiesa a pro della +quale aveva combattuto il re defunto, fu costretto, per ricoverare la +libertà, consentire che fosse seppellito da cristiano. E così fecero +i fedeli alla memoria di lui lagrimando un principe che fu il più +grande della razza di Franconia, ed uno dei più generosi, magnanimi e +prodi degli imperadori di Lamagna. + +Ed ecco come miseramente finiva la prosapia di quei forti uomini, che +sì terribile e sì combattuto fecero il secolo XI!!! + + +FINE DEL QUARTO ED ULTIMO VOLUME. + + + + +INDICE + + + LIBRO SETTIMO--Il Messaggio _Pag._ 5 + LIBRO OTTAVO--Il Tramonto 115 + + + + +NOTA DI TRASCRIZIONE: + +Sono state effettuate le seguenti correzioni: + + se {vilippeso|vilipeso], perseguitato + Dio {mi|mi mi} ha severamente punito + vigoroso assalto ed ostinata {resitenza|resistenza} + dando col {puteruolo|punteruolo} di mezzo sul capo + dove l'aquila non {avebbe|avrebbe} più nulla distinto. + Nè meno {consternata|costernata} di costui + summa cum {onimi|animi} lætitia + + + + + +End of the Project Gutenberg EBook of Il re dei re, vol. 4 (di 4), by +Ferdinando Petruccelli della Gattina + +*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL RE DEI RE, VOL. 4 (DI 4) *** + +***** This file should be named 44383-8.txt or 44383-8.zip ***** +This and all associated files of various formats will be found in: + http://www.gutenberg.org/4/4/3/8/44383/ + +Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the +Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net +(This file was produced from images generously made +available by The Internet Archive) + + +Updated editions will replace the previous one--the old editions +will be renamed. + +Creating the works from public domain print editions means that no +one owns a United States copyright in these works, so the Foundation +(and you!) can copy and distribute it in the United States without +permission and without paying copyright royalties. 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It exists +because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from +people in all walks of life. + +Volunteers and financial support to provide volunteers with the +assistance they need, are critical to reaching Project Gutenberg-tm's +goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will +remain freely available for generations to come. In 2001, the Project +Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure +and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations. +To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation +and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 +and the Foundation web page at http://www.pglaf.org. + + +Section 3. 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You may copy it, give it away or +re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included +with this eBook or online at www.gutenberg.org/license + + +Title: Il re dei re, vol. 4 (di 4) + Convoglio diretto nell'XI secolo + +Author: Ferdinando Petruccelli della Gattina + +Release Date: December 7, 2013 [EBook #44383] + +Language: Italian + +Character set encoding: ISO-8859-1 + +*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL RE DEI RE, VOL. 4 (DI 4) *** + + + + +Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the +Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net +(This file was produced from images generously made +available by The Internet Archive) + + + + + + +</pre> + + + +<div class="frontpage"> +<p>BIBLIOTECA NUOVA<br> +<span class="smaller">PUBBLICATA DA G. DAELLI</span></p> + +<h1>IL RE DEI RE</h1> + +<p class="p4 small">Stabil. tip. già Bonlotti, diretto da F. Gareffi.</p> + +<p>IL<br> +<span class="font110">RE DEI RE</span><br> +<span class="font105">CONVOGLIO DIRETTO</span><br> +NELL'XI SECOLO</p> + +<p class="p2"><span class="smaller">PER</span><br> +F. PETRUCCELLI DELLA GATTINA</p> + +<p class="p4">VOL. IV.</p> + +<p class="p4">MILANO<br> +G. Daelli e C. Editori.</p> + +<p>1864.</p> +</div> + +<h2><span class="pagenum"><a id="page5" name="page5"></a>(p. 5)</span> <span class="smaller">LIBRO SETTIMO</span><br> +IL MESSAGGIO.</h2> + +<h3><span class="pagenum"><a id="page7" name="page7"></a>(p. 7)</span> I.</h3> + +<div class="entete"> +<p class="poem20"> + Alla nostra città non fe' paura<br> +<span class="add1em">Arrigo già con tutta la sua possa</span><br> +<span class="add1em">Quando i confini avea presso alle mura.</span></p> + +<p class="author"><span class="smcap">Machiavelli</span>—<i>L'asino d'oro</i>.</p> +</div> + +<p>Sicuro Enrico di lasciar ben curate le sue cose di Germania a +Federico di Staufen, senza mettere indugi prese le mosse per alla +volta d'Italia. Il considerevole esercito seguivano assai tra +vescovi, principi, duchi e signori di ogni grado, e per dovunque +passava con le voci di plauso raccoglieva attestati di divozione e di +omaggio. Segnatamente gl'Italiani, ahi pur troppo! che dalla venuta +del re speravano messe di gloria e concessioni di libertà. Le schiere +dei combattenti correvano a folla sotto le sue bandiere. Ogni Comune +mandava le sue milizie cittadine. Ogni barone conduceva i suoi uomini +d'armi e cavalcava al campo. Sicchè Enrico, giunto a Verona ove +<span class="pagenum"><a id="page8" name="page8"></a>(p. 8)</span> celebrò la Pasqua, si trovò a capo di esercito poderoso, il +quale niente meglio desiderava che pugna, che vendetta dell'astioso +pontefice. Dall'altro lato la contessa Matilde aveva messe insieme +le sue bande e comandato ai suoi vassalli che, chiunque possedesse +una spada ed un cavallo fosse atto a servirsene, la seguissero +nella spedizione contra il re. Ed ella stessa, lasciate da banda le +mollezze femminili, che veramente non conobbe mai troppo, lasciate +da banda le discettazioni teologiche e le pratiche beate della +divozione, vestì lorica e celata ed al campo di Mantova trasse.</p> + +<p>Le sue genti sovra i giachi di maglia e le corazze portavano corta +tonica bianca divisata di croce nera, ed a foggia di croce l'elsa +degli stocchi. Nei loro accampamenti non gironzavano cantoniere, +giullari, istrioni, buffoni d'ogni maniera, e merciaiuoli. Invece, +frati d'ogni colore a tutti i crocicchi alzavano panche, e fatto un +po' di crocchio predicavano irate parole contro Enrico il Madianita, +che veniva a contristare Israele, e seminare le discordie nelle terre +di Canaan. E quei soldati severi nelle fisonomie e nella condotta, +lungi dal rompersi a crapole su per bische e lupanari, e ad orgie +ubbriache nelle osterie, nelle parole parchi, negli atti misurati, +raccolti, a capo giuso, rassegnati, si ragunavano la mattina nel +grande spianato del campo, dove il vescovo Anselmo di Lucca, uomo +sulla taglia di Gregorio, <span class="pagenum"><a id="page9" name="page9"></a>(p. 9)</span> celebrava la messa e trinciava loro +benedizioni a iosa. Ed al tramonto cantavano in uno l'angelus prima +di dispensarsi alle guardie dei valli e delle trincee. Matilde si +teneva sempre in mezzo di loro, ne parlava il linguaggio, la più +assidua nei lavori del campo, la più sagace nelle deliberazioni +dei capitani, dei disagi improvvida, delle fatiche non schiva. Al +conspetto di altrui, nelle assemblee, percorrendo a cavallo le tende, +il suo volto era sereno perchè aveva posto confidenza in Dio. Ma la +notte, ma nel silenzio ella non sapeva siffattamente imporre al suo +cuore di posare tranquillo sul pensiero, che le sue truppe erano +pochissime e mal proprie contro l'esercito di Enrico, precaria la +sua posizione, pericolosa quella del papa, terribile quella del +paese a lei soggetto, e che era odiatissima. E quell'odio, cosa +strana, ha sopravvissuto al tempo. Anche oggidì, il contado la crede +tristissima donna; inesorabile coi vassalli; imbertonnata dal papa +con cui ebbe tresche lubriche nel tempo del suo marito Goffredo il +gobbo; in commercio con i diavoli che le fabbricarono in una notte +quaranta castelli; che facesse costruire torri e campanili per +ordine del confessore, onde purgarsi di sue peccata; e che, infine, +scoppiasse a Bianello, sull'altare, nel momento proprio in cui +celebrava la messa, di cui papa Gregorio le aveva impartita facoltà. +Le leggende su <i>Donna Matilde</i> brulicano nell'Emilia, gremita dai +ruderi dei suoi <span class="pagenum"><a id="page10" name="page10"></a>(p. 10)</span> castelli—e non una carezzevole, per questa +donna sì carezzata dai papi, per questa donna che segnava, <i>Mathilda +gratia Dei, si quid est!</i> Alle conseguenze di quest'odio vivissimo +allora, si arrogeva che l'imperatore non le avrebbe punto perdonato +la resistenza, ed il ritardo alla sua corsa vittoriosa sopra Roma. +Nondimanco niuna debolezza tradì mai nè la condotta nè il carattere +di lei. E forse non la si vide giammai più tranquilla che quando +seppe Enrico in Italia, ed acquartierato a poche miglia dal suo +Campo. Ella doveva resistere al primo urto del nemico.</p> + +<p>Matilde non era più nel fior della sua giovinezza. Ma l'età non aveva +avuto che leggera presa sulla sua persona, perchè in lei, se i sensi +favellarono talvolta, il cuore aveva sempre assolutamente taciuto. +Ora ogni ruga sulla fronte, ogni lampo ottenebrato nello splendore +degli occhi, ogni pallor sull'incarnato delle labbra, non sono che +una fotografia degli spasimi del cuore. L'amore è una demolizione in +permanenza. Laonde, al vederla, Matilde sembrava ancor una vergine +a venti anni, come quelle madonne della scuola di Giotto che non +hanno età perchè non hanno anima. Una serenità sovrumana splendeva +sul suo sembiante, ma fissa, ma monotona come l'azzurro del cielo di +oriente, ove un'aura non mormora, ove la vita sembra cristallizzata. +Solamente quella serenità non era la <span class="pagenum"><a id="page11" name="page11"></a>(p. 11)</span> purezza, non era +l'innocenza, non era l'incoscienza del dramma della esistenza, era +la fatalità rassegnata. La sua grande persona portava lo stigmata +dell'inflessibilità dello spirito. Era rigida, era quasi petrificata.</p> + +<p>Nulla parlava in lei. Quella bocca, supremamente bella, che avrebbe +attirati i baci degli angioli se fosse stata soave, viva, se il +sangue vi avesse palpitato, non sembrava propria ad altro che a +biascicare un <i>ave maris stella</i> o una condanna di morte, con eguale +indifferenza. Quegli occhi che avrebbero avuto la profondità infinita +dei cobalti del cielo d'Italia se la fiamma divina dell'amore li +avesse fatti corruscare, erano ora stupidamente inespressivi, quasi +fossero stati di cristallo. Quella fronte che sarebbe sembrata +l'olimpo del pensiero e degli affetti, se Matilde fosse stata una +donna, era levigata e pura come una lamina di ghiaccio, era muta come +una sfinge. L'insieme di quella donna, che sarebbe stata la demenza +della voluttà per l'armonia delle forme, era una maschera, era una +larva, era un prodigio d'insensibilità, era un miracolo d'amore +mancato. Iddio aveva obliato di mettervi una scintilla. Nulla in lei +rivelava l'innocenza, quella che unicamente rende sì seducenti le +madonne di Raffaello. La sua purezza significava ad ogni analisi che +la era una negazione di sensibilità e di sentimento. L'aria beata che +la circondava della sua aureola non era luminosa, non era come quelle +brezze della sera delle coste <span class="pagenum"><a id="page12" name="page12"></a>(p. 12)</span> della baia napoletana, che vi +seducono, vi commuovono, vi elevano a Dio di cui sembrano il respiro. +Tutto in Matilde tradiva la divota, l'ascetismo spinto al fanatismo. +Però non il disprezzo della terra per elevarsi alla compenetrazione +con Dio—con l'infinito—ma l'oblio della creatura—cioè l'oblio di +tutto quanto soffre, pensa, ama, piange.</p> + +<p>Matilde teneva alla terra per la punta d'una spada, di cui aveva +messa l'elsa in mano al pontefice—cioè per l'ambizione, per il +dominio, per servirsi della creatura come il villano si serve +dell'ingrasso per far germogliare le spighe nei campi, i fiori nel +colto.</p> + +<p>Lenta a pensare, a muoversi; flemmatica nelle risoluzioni, quasi le +scolpisse in un blocco di bronzo e perciò irremovibili; fisa con uno +sguardo catalettico nello scopo, non comprendendo lo spasimo della +carne e dell'anima; contando le miserie dell'esistenza come una +elevazione verso Dio, e perciò, quando anco le comprendeva, rinculava +dall'addolcirle; dando a tutti i sintomi del rigoglio della vita +un significato di colpa e di degradazione—un eco del peccato o un +peccato—considerando l'autorità come un'emanazione da Dio, e perciò +incarnata nel papa, e perciò imperdonabile ribellione contro Dio +quella contro il papa; Matilde fu nel suo secolo, fu pel suo popolo, +era per i suoi vassalli in quell'ora come una lama di Toledo, che non +brilla, non <span class="pagenum"><a id="page13" name="page13"></a>(p. 13)</span> si spezza, non si riscalda onde percuotere, non +resta mai curva, che è sottile, fina, fredda, elegante, graziosa, +aristocratica, inesorabile, anche un vezzo od un ornamento se +occorre, che non ha che la punta, e che dovunque tocca lascia uno +stigmata, spicca il sangue, porta la morte—strumento sempre di +castigo e di dolore.</p> + +<p>Matilde si era gittata innanzi ai passi di Enrico. Questi non si fece +attendere e le mosse contro. Ella copriva Mantova e si preparava a +resistere. I cittadini di Mantova le fecero dire dal loro vescovo +ch'e' non volevano sottoporsi agli stenti dell'assedio, ma meglio +sussidiarla di un corpo di truppa; altrimenti avrebbero mandate +le chiavi della città al re, ed aperte le porte. Matilde si sentì +costretta, sotto i baluardi della piazza, attaccare la battaglia.</p> + +<p>Allo spuntare dell'alba dunque ella uscì dalle mura alla testa del +suo esercito. I Mantovani sorpresero il presidio, chiusero le porte, +ed alzarono i ponti. Per lo che, la gente della contessa si vide nel +partito di riscattare la vita con la vittoria o morire.</p> + +<p>Sull'ora di nona, con un tempo bellissimo, apparvero gli sfolgoranti +stendardi del re, e la sua cavalleria coperta di ricche vesti. I +soldati di Matilde rassegnati come un drappello di vittime, immobile, +taciturno, col pensiero raccolto in Dio, stretti fra loro, li +aspettarono. I cittadini di Mantova dall'alto delle torri e dai merli +delle mura, <span class="pagenum"><a id="page14" name="page14"></a>(p. 14)</span> assistevano all'affronto come da un anfiteatro +ad una giostra. Il nemico arriva. Ma Enrico, sia che avesse pietà +di quella mano di prodi con tanta tranquillità devoluti alla morte, +sia che avesse paventato la loro disperazione, manda Baccelardo a +parlamentare. Matilde, udito il messaggio del re che l'invitava alla +piena dedizione, facendo lor salva la persona, la vita e la libertà, +risponde:</p> + +<p>—Dite al nostro bel cugino che noi ringraziamo la sua cortesia +di proporci la pace a queste condizioni. Noi non abbiamo di modo +alcuno forfatto all'impero, prendendo la spada contro chi viene ad +opprimere il pontefice nostro signore, e la nostra libera religione. +Se poi davvero gli prende pietà di noi e vuole esserci amico, che +sgomberi tosto dai nostri Stati, che deponga gli sdegni ingiusti +contro del papa, che ci offra una pace onorevole ed una guarentigia +di mantenerla, e sa Iddio se noi desideriamo meglio, e se in segno di +sudditanza non gli verremo perfino a far da mozzo al cavallo.</p> + +<p>—Madonna, soggiunge Baccelardo, vostra bellezza mi perdoni se oso +rammentarvi che non istà a voi proporre patti al vostro sovrano.</p> + +<p>—E voi perdonatemi, ser cavaliere, se vi ricordo che non istà a +chicchesia proporre condizioni da vinti, prima di aver guadagnata la +vittoria.</p> + +<p>—Ella è dunque la pugna che voi desiderate, madonna?</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page15" name="page15"></a>(p. 15)</span> —Sa la regina degli angioli, ser cavaliere, se noi daremmo +tutto per evitarla, meno che l'onore.</p> + +<p>—Il ciel vi aiuti dunque, bella contessa, perchè dagli uomini poco +vi resta a sperare.</p> + +<p>—Amen, ser cavaliere.</p> + +<p>E si dicendo Baccelardo le baciava la mano e partiva.</p> + +<p>La pugna si attaccò. Non fu lunga. Fu sanguinosa, fu disperata, fu +feroce come guerra di religione; la vita fu disputata accanitamente. +Ma il numero prevalse. Enrico vinse. I pochissimi che avanzarono +delle truppe di Matilde, fuggirono con lei.</p> + +<p>Allora i cittadini di Mantova mandano il loro vescovo ad Enrico onde +proporgli la scelta, o di togliere la città per assedio, ovvero +entrarvi con consentimento loro dopo aver giurato rispettare gli +edifici e le fortificazioni alla città, gli averi, la libertà, la +vita ai cittadini. Enrico accetta questi patti, e trionfante entra +dentro Mantova in un nembo di fiori. Due giorni dopo, il re si recava +a Padova ed a Cremona, città che non si volevano arrendere che a +lui, ed a lui solo aprir le porte. Ed entrato Enrico da trionfatore, +accolto con lo medesimo entusiasmo, concedeva loro privilegi e +franchigie ed il favore del carroccio, che, in onor dell'imperatrice, +i Padovani chiamarono <i>Berta</i>, i Cremonesi <i>Bertacciola</i>. Indi mosse +per Firenze, distaccando dalle sue truppe dei <span class="pagenum"><a id="page16" name="page16"></a>(p. 16)</span> manipoli +onde andare ad occupare or questo or quello dei castelli e delle +terre della contessa. Ma questa gli disputava l'invasione del suo +territorio palmo per palmo, e ad ogni mutar di passo gli presentava +contro ora una borgata cinta di mura, ora una rocca, ora un +villaggio, costringendo il re a combattere ad ogni fermata. L'animosa +donna vendeva poscia tutti i suoi gioielli, prendeva gran parte delle +sue rendite e le mandava a Roma a papa Gregorio onde munir la città, +assoldar gente, comprare i faziosi.</p> + +<p>Ella era restata povera—ella, l'erede di quel marchese Bonifazio +che, avendo Enrico III lamentato di non trovare buon aceto a +Piacenza, gliene aveva mandato in venti barili e su carretto di +argento. Le sue possessioni devastate, rase le fortezze, smantellate +le mura delle sue città, bruciati o presi i castelli, i suoi vassalli +deserti. Del suo florido dominio insomma, così bello, così vasto, +non restava che cadente scheltro. La fame minacciava il suo popolo; +la moria lo decimava. E con tante sciagure, con un nemico ostinato +di faccia, con tanto maligno volger di cose, la sua costanza non +crollava, non mutava nei propositi, non tradiva neppure con un +fastidio o una velleità la generosa causa che aveva sposata—avvilire +l'imperatore, esaltare il pontefice! Chi le negherebbe il distintivo +d'eroina dei tempi di mezzo?</p> + +<p>Quando seppe però che Firenze, dopo un mese <span class="pagenum"><a id="page17" name="page17"></a>(p. 17)</span> di assedio, +affamata e rovinata si rendeva; quando Lucca discacciava il suo +vescovo, ne creava un novello ed invitava nella città Enrico; +quando Montebello, Carpinete, Bibianello—Bibianello sì forte, sì +popolato allora, oggi spelonca abitata solo da pulci—quando queste +formidabili castella cedevano al vigore dell'oste avversa, essa +raccolse i residui delle sue truppe e delle sue ricchezze, e trasse a +Roma, risoluta difendere fino all'estremo la città eterna o morirvi.</p> + +<p>E la vigilia di Pentecoste Enrico, con l'arcivescovo di Ravenna, +compariva sotto le mura di Roma ed accampava nei prati di Nerone, +dirimpetto a Castel San Pietro.</p> + +<h3><span class="pagenum"><a id="page18" name="page18"></a>(p. 18)</span> II.</h3> + +<div class="entete"> +<p class="quote"> + Il senato vi chiama. Un tremendo esercito, condotto da Gaio + Marzio, alleato con Aufidio, manomette il nostro territorio. + Tutto è ormai consumato: schiava è fatta omai una metà della + popolazione.</p> + +<p class="author"> + <span class="smcap">Shakespeare</span>—<i>Coriolano</i>.</p> +</div> + +<p>Come Ildebrando udì del concilio di Brixen, che lui aveva deposto +ed esaltato Guiberto, e della morte di Rodolfo, e del disegno di +Enrico di volgere in Italia, si spaventò. Sono quei movimenti +involontarii che sfuggono alla natura umana a dispetto della +violenza che si adopera con essa. Ma quando lo seppe già in Italia, +e che gl'Italiani, del suo giogo intolleranti, accorrevano a torme +alle bandiere di lui; quando sentì i rovesci della sua fazione, +e le miserie in che i sopravvissuti esulanti languivano; quando, +trionfatore di tante vittorie, dall'alto delle rocche lo vide sotto +i baluardi di Roma, e' dominò ogni debolezza, bandì ogni paura, e +tranquillo provvide ai mezzi di resistere. Perchè, se come cristiano +aveva piegato <span class="pagenum"><a id="page19" name="page19"></a>(p. 19)</span> la testa innanzi agli arcani voleri di Dio, +come principe avea debito proteggere i suoi vassalli, tutelare la sua +città. Però il suo carattere era cangiato.</p> + +<p>Non che e' si fosse rammollito su ciò ch'egli chiamava suoi +principii; non che avesse perdonati Enrico e Guiberto, no! Ma egli +aveva spogliata ogni alterigia di maniere, ogni intolleranza. Non era +più aspro coi caduti, non più severo coi colpevoli, non inesorabile +con chi si arrendeva, non iracondo e corrivo, non petulante nel +pretendere e violento nel togliere per forza. I suoi modi si erano +addolciti. Aveva cominciato a sentire la fralezza della carne e +compatire, la sventura gli andava insinuando nel cuore quel gran +motore del cristianesimo, la carità! E più blando, più docile, più +famigliare, quegli che nel 1077 era un vecchio terribile, oggi poteva +addimandarsi un rispettabile vecchio. L'istesso suo volto, per lo +innanzi sempre accigliato ed aggrinzito dalle rughe cui un'interna +irritazione solcava indefessamente, ora sembrava calmo e sereno. +Compreso che l'ora della sua gloria e del suo potere era scorsa, che +doveva discendere dagli alti pinacoli toccati, che l'Europa, da lui +contristata di guerre e di dissenzioni, l'odiava, dalla coscienza +infine avvisato del male per lui seminato sulla terra, avea tolta +questa sventura come un richiamo di Dio, e non ne avea mormorato. +Fino allora insomma egli era stato più <span class="pagenum"><a id="page20" name="page20"></a>(p. 20)</span> principe che +pontefice, più uomo che cristiano; oggi che le cose si erano mutate, +si era mutato ancor esso. Però non avea cambiato d'indole, nè appresa +ancora, come abbiam detto, la virtù del perdonare. Ei provocava in +Lamagna l'elezione del conte Ermanno di Lussemburgo ad imperatore.</p> + +<p>Enrico, dall'altra parte, trincerava il suo campo di profondo vallo, +lo ricingeva di torri di legno, metteva all'opera soldati ed artefici +a construire arieti, gatti, battifredi e torri per dar la scalata. +Indi tentava l'assalto. I Romani da su le mura gli opponevano +gagliarda resistenza con mangani e baliste.</p> + +<p>Egli però aveva fermo di espugnare la città e punire il pontefice. +Prese i forti vicini, donde le sue guarnigioni molestavano i Romani, +si fece ascrivere all'ordine del loro convento dai monaci della +badia di Farfa, secondo antica consuetudine. Poi venute le caldure +dell'estate, e cominciata a viziarsi l'aria per le maligne esalazioni +delle paludi pontine, ritornò coi Tedeschi in Lombardia. Le truppe di +cerna italiana restarono su pei poggi, circonstanti a Roma, dove le +acque correnti rompevano l'aria e la tornavano men greve. Guiberto +capitan generale dei regi rimase a Tivoli. Egli bloccava sempre Roma, +catturando carriaggi di viveri che fornivano la città, predava e +guastava il paese.</p> + +<p>Intanto venne il gennaio del 1083. Enrico di <span class="pagenum"><a id="page21" name="page21"></a>(p. 21)</span> armati e +di macchine meglio fornito tornò all'assedio. Prima però di dar +l'assalto volle fare tentativo di pace e mandò Baccelardo e Goffredo +di Buglione parlamentari ai Romani.</p> + +<p>Questi raccolsero il popolo nel Foro e, dirigendosi al prefetto della +città ed al vescovo di Porto, mandato da Gregorio, dissero esser +mente del re perdonare la fellonia ad un popolo che aveva chiuse le +porte in faccia al suo signore, risparmiare la città, la vita, gli +averi dei cittadini, dove si arrendessero a discrezione. Il vescovo +di Porto interrompendo gli oratori rispose brutalmente:</p> + +<p>—Ringraziate la vostra qualità di parlamentari se non vi facciamo +tagliare a pezzi e vi gittiamo nella fossa della città. Ritornate +all'eretico Enrico di Germania e ditegli, che egli non metterà +giammai il piede in questa Roma santa, dove non ci venisse col volto +strisciando nel fango, come a Canossa.</p> + +<p>Ma il prefetto, che meglio conosceva lo stato a cui i cittadini eran +ridotti, e la disposizione dell'animo loro, diede sulla voce al fiero +prelato, e parlò:</p> + +<p>—Tacetevi, uomo di sangue! I padroni della città siamo noi, ed a +noi è diretta la nobile ambasceria. Sicchè, signori, noi rispondiamo +all'imperatore Enrico, che noi non siamo mica rei di fellonia, perchè +egli non è stato ancora unto imperadore dei Romani; che egli non si +è presentato <span class="pagenum"><a id="page22" name="page22"></a>(p. 22)</span> alle porte come patrizio di Roma, ma alla testa +di un esercito come nemico; che egli, prima d'ora, non aveva palesata +alcuna disposizione di pace. Per lo che manderemo adesso l'abate di +Cluny ad intercedere Gregorio di togliere al re l'interdetto, e noi +consulteremo come si debba riceverlo.</p> + +<p>Inviarono infatti l'abate al pontefice. Gregorio però, udito come i +Romani lo scongiurassero, rispose con modo freddo e secco, sì che +impedì all'abate di replicare le instanze.</p> + +<p>—Che Enrico si sottometta e l'assolverò.</p> + +<p>Udita la risposta, i Romani si levarono a tumulto e molti sclamarono:</p> + +<p>—Bruciamo dunque vivo questo brutale pontefice, e facciamo entrare +il re.</p> + +<p>Ma i nobili romani, che volevano innanzi patteggiare con Enrico, +gli rimandarono i parlamentari, dichiarando, voler guarentigia che +avrebbe salvo il pontefice, i privilegi della città, la vita e le +possidenze ai nobili, le chiese dal sacco, e non sarebbe penetrato +dentro ch'egli solo.</p> + +<p>Alle quali parole, irritato Enrico, allora stesso fa dar nelle +chiarine e dirige l'assalto. La città è investita da tutto il lato +che guarda Toscana, chiamato <i>città leonina</i>. Le truppe della +contessa Matilde, che l'occupavano, sono cacciate dalle mura, scalate +malgrado la loro resistenza, volte in fuga ed uccise. Impadronitosi +così dell'intiero sobborgo, Enrico vi rizza doppia <span class="pagenum"><a id="page23" name="page23"></a>(p. 23)</span> trincea, +construisce su monte Palazzo un torrione dal quale danneggiava +grandemente i Romani, e si appresta a rinnovare l'attacco.</p> + +<p>Spaventato allora Gregorio dal vedere che il nemico aveva già un +piede dentro Roma, e che i cittadini tumultuavano, maledicendo il suo +nome, attribuendogli la penuria, il guasto de' campi e della città, +si ritira nel Castel Sant'Angelo, ed abbandona il popolo alle sue +difese.</p> + +<h3><span class="pagenum"><a id="page24" name="page24"></a>(p. 24)</span> III.</h3> + +<div class="entete"> +<p class="quote"> + Piegarono al primo assalto. Entra egli tra l'armi, para chi + fugge: sgrida gli alfieri che i soldati romani voltino le spalle + a canaglia. Pien di ferite, perduto un occhio, a viso innanzi si + avventa tra le punte.</p> + +<p class="author"><span class="smcap">Tacito</span>—<i>Ann.</i>, 9.</p> +</div> + +<p>Una mattina il capitano di castel Sant'Angelo si presenta a papa +Gregorio, che dall'alto d'una torre guardava Roma. Il conte Oddo da +Nemoli era stato allogato a quel posto dall'imperatore Enrico III, +allorchè nel 1046 era sceso in Italia per cavar di scisma Roma e +da Clemente II fu coronato. Oddo era un uomo sulla gloriosa taglia +di Catone; semplice e libero nei modi e nella favella, severo ed +incolpato nei costumi, di probità senza pari. Caldo della libera +causa di Roma, avvegnachè qualche pontefice, Gregorio non escluso, +lo avessero avuto in uggia, il municipal reggimento della città lo +sostenne sempre alla custodia del castello. Gregorio mal lo soffriva +perchè lo aveva scorto recarsi di pessima voglia ai suoi <span class="pagenum"><a id="page25" name="page25"></a>(p. 25)</span> +partiti. Non l'odiava però, nè lo disprezzava; perocchè infine +Gregorio comprendeva assai bene ì nobili e generosi sentimenti. Anzi, +ne' parecchi mesi che a Castel Sant'Angelo dimorò, gli pose affetto, +considerando quanto quel povero conte si facesse violenza onde +dimostrargli veneranza, in barba del suo carattere soldatesco, che +pure soventi volte in lui riappariva. Oddo venne dunque a trovarlo +in cima alla torre, ed avvicinandosi a lui, prima si fregò le mani +alquanto, indi soffiando un cotal poco nella palma sinistra, se la +fece strisciare lungo la faccia per d'innanzi il naso e la bocca, e +levandola in aria, sclamò:</p> + +<p>—Signor papa, <i>consummatum est!</i> Questa mattina ci batteremo il +ventre come un tamburo di Saraceni.</p> + +<p>—Vale a dire, ser castellano?</p> + +<p>—Ah! parmi che io non parli latino! Ebbene, signor papa, in tutto il +castello non ci è manco una chicca da dare a mangiare ad un bambino. +Avete capito adesso?</p> + +<p>—Questo è tutto, messere? E sia pure: staremo digiuni.</p> + +<p>—Neh! fa il castellano facendo vivo sforzo per contenersi. Sappiate +dunque, signor pontefice, che se voi ieri vi avete beccato quel +residuo di ben di Dio che si trovava dentro, la guarnigione, i +prigionieri ed io ci abbiamo rosicchiate le unghie al sole.</p> + +<p>—Avete fatto malissimo, ser castellano, di <span class="pagenum"><a id="page26" name="page26"></a>(p. 26)</span> mettere eccezione +per me, lo riprende di voce seria Gregorio corrugando la fronte, +rilevando altero lo sguardo e la testa. Avete fatto malissimo. +L'ultimo pane che si rinveniva nella rocca dovevano mangiarlo i suoi +difensori.</p> + +<p>—E così pensava pur io, messer pontefice; ma poi... ma poi... +Via! noi siamo più usi a queste carezze del nemico; ma voi, bravo +vecchio...</p> + +<p>—E quando mai mi avete saputo permaloso, ser castellano?</p> + +<p>—Gli è vero, per la messa! ma che volete? ci è un bel tratto al +postutto tra un pontefice ed un mariuolo di soldato, che quando fa +orgia mangia per quattro dì, e sa ancora per quattro dì stare a +stecchetto negli assedii. Non se ne parli più dunque. Consultiamo +invece il <i>quid agendum</i> adesso.</p> + +<p>—Non vi è d'uopo di consulte, risponde Gregorio riprendendo la sua +grande calma. Quanti uomini di guarnigione sono nel castello?</p> + +<p>—Cento cinquanta, oltre i cinquanta del presidio consueto. E posso +accertarvi che valgono dugento demonii. Sono avanzo dei soldati di +Leone IX.</p> + +<p>—Quanti prigionieri?</p> + +<p>—Due vescovi, tre diaconi ed una donna. Ildebrando gitta un sospiro. +Poi dimanda:</p> + +<p>—E niun'altro fuor di noi due?</p> + +<p>—Niuno, compreso il carceriere.</p> + +<p>—Sta bene. In sul meriggio dunque, mi farete <span class="pagenum"><a id="page27" name="page27"></a>(p. 27)</span> trovar sotto +le armi, giù nella corte, codesto manipolo di soldati con il loro +capitano e voi con essi, messer conte, a capo del presidio.</p> + +<p>—Ma che! intendereste forse di fare una sortita, beato padre?</p> + +<p>—Saprete le mie intenzioni laggiù: contentatevi adesso d'obbedirmi.</p> + +<p>—Uhm! d'obbedirvi? vedremo.</p> + +<p>—Inoltre, mi farete trovare ancora colà i prigionieri, ed il custode.</p> + +<p>—Per costoro la bisogna è più facile, perchè non dipendono che da +noi. Pei soldati però v'è quello stizzoso di capitano....</p> + +<p>—Il quale non oserà disobbedirmi, l'interruppe Gregorio componendo +il volto a piglio severo, intendete, messer conte?</p> + +<p>—Va bene, risponde Oddo, questo non è affar mio. Ma non vorrebbe +la vostra beatitudine dirmi alcuna cosa intorno alla faccenda delle +provigioni?</p> + +<p>—Vi dirò tutto laggiù, messer conte. Per ora lasciatemi solo. Ho +d'uopo raccogliermi in Dio. Andate: vi benedico.</p> + +<p>Oddo si stringe nelle spalle e parte. Nella sala trovò il capitano +della guarnigione, che consultava tra gli altri capi, e gli comunicò +gli ordini di Gregorio. E quegli, che ad instanza di lui era stato +quivi messo dal senato e dal console romano per rinforzo, e che +egualmente teneva il castello pel popolo, fastidito risponde:</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page28" name="page28"></a>(p. 28)</span> —Ma pel santo battesimo, state dunque a vedere un po' che +questo birbo di prete si avrà ficcato anche in mente che noi fossimo +ai suoi comandi! Ci siamo ingabbiati qui come barbagianni, e per +guardargli salda la pelle abbiam danzato un bel tratto alla musica +delle baliste: adesso, per Dio! parmi che fosse ora di metter fine +allo scherzo.</p> + +<p>—Non prendete il galoppo, ser Ugoccione. Stiamo a vedere cosa +intenda fare da sezzo; poi vi consiglierete dalle circostanze.</p> + +<p>—Staremo a vedere sì, messer conte: ma il mio partito è già preso. +Invece di morirci qui di fame, come lebbrosi all'ospedale, intendo +meglio che andiamo a menare le mani là fuori con l'aiuto di Dio, e +morire, come a soldati si addice, dove ora soldati sono e soldati si +battono. Gli abbiamo finalmente cavato il ruzzo di fare il bravo a +codesto garbato messere. Ma quando siamo giunti all'articolo penuria, +io non trovo scritto in nessuna cronaca, dall'assedio di Troia in +poi, che alcun capitano abbia fatto lo schifiltoso a non dimandare +accordi e cedere alla fortuna della guerra.</p> + +<p>—Io non sono del vostro avviso, messer Ugoccione. Del resto ciascuno +ha un cervello per regolare il fatto suo: io me ne spicco di mezzo. +Vi pregherei solo a non esser corrivo ai partiti estremi ed attendere +anche un giorno. Chi sa, per me bisogna proprio dire che questo +caparbio vecchio mi abbia stregato.</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page29" name="page29"></a>(p. 29)</span> E sì dicendo, lasciava il capitano e si dirigeva alle +prigioni.</p> + +<p>Cercò da prima il carceriere, il quale, come ebbe udito l'ordine suo, +gli presentò il mazzo delle chiavi. Oddo col pugnale ruppe il cordone +che le univa, e sceltane una, dette le altre a Gano, conchiudendo:</p> + +<p>—Sicchè hai capito? Mi stai così minchione minchione a guardare +quasi io fossi piovuto dal terzo cielo come s. Paolo. Farai uscire i +cattivi allo scoccare della campana di mezzodì, e li condurrai nella +corte.</p> + +<p>Gano si gratta il naso con un fare stufo e balordo, poi risponde:</p> + +<p>—Ho capito sì, messer castellano: ma vi tengo per avvertito, che +se si tratta di mangiarli, io mi protesto che non intendo aver la +mia parte di quel tisicuzzo del vescovo di Biella, perchè certamente +mi farebbe venir la lebbra. Se l'udiste a bestemmiare, messer +castellano....</p> + +<p>—Il diavolo ti porti! ma chi ti ha detto che ce li dovessimo +mangiare perchè fai di codeste proteste?</p> + +<p>—Mille perdoni allora, messer conte. Si tratta dunque di appenderli +ai merli onde riparare le torri dalle tratte dei mangani; ed in +questo caso io protesto che andrò a tagliare le corde del vescovo di +Potenza—dovessi pure andarlo a sostituire io medesimo. Se lo vedeste +a far miracoli, ser castellano....</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page30" name="page30"></a>(p. 30)</span> —Ma che ti afferri il gavocciolo, bestione! chi ti ha detto +dunque che quei poveri disgraziati si dovessero appendere alle mura?</p> + +<p>—Allora, mille perdoni un'altra volta, messer Oddo. Si tratterà di +farne una comoda appiccagione per risicare alimenti. Ed in questo +caso, mi protesto che voglio essere io proprio colui che ha da +rendere tanto pietoso officio al diacono Sizzo; perchè l'altro ieri +mi applicò alle mascelle un tal sorgozzone, per un vezzo innocente +che volli fargli, da mandarmi al diavolo l'ultimo dente che mi +restava.</p> + +<p>—Mai che domine vai tu dunque almanaccando, baciocio! Tu non devi +che menarli nella corte e lì finisce il tuo debito. Hai capito?</p> + +<p>—Mille perdoni un'altra volta, ser castellano. Allora sarà... ma +protesto...</p> + +<p>Oddo non l'udiva più, perchè scompariva sotto un androne, nel cui +fondo oscuro metteva capo una scala. Gano resta fiso e ritto ad +ascoltare il debole rumore delle pedate, e guardare nel punto dove +si era dileguato il conte, poi scuote la testa corrucciato e fra sè +stesso brontola:</p> + +<p>—Cane di un vecchio! vah! ed eccolo che se la guizza da lei. Gano +solo non può, nè deve neppure protestare per cosa che gli dia +fastidio. Ma avrà un bel dire, anche quell'altro arabico vecchio di +pontefice: il diacono Corrado se l'ha da filar netto—non dovessi +che farlo scappare pel buco della toppa. E' mi ha promesso sposare +<span class="pagenum"><a id="page31" name="page31"></a>(p. 31)</span> quella mia figlioccia di Guaidalmira... se già quel tristo +impiccato di Laidulfo non l'ha messa in bocca al diavolo. E la +sposerà veh! perchè mi protesto contro queste nuove diavolerie che +va mettendo su mastro Gregorio. Sissignore! un povero figliuolo +che serve a tutto il mondo; che dei sette benedetti giorni della +settimana ne passa cinque digiuno; che riceve batoste da questi +perchè gli è padrone, da quegli perchè è più forte, da quell'altro +perchè è milite, da quell'altro ancora perchè coi suoi soldi può +cavarsi la voglia di bastonare ed uccidere chi meglio gli garba... +sissignore! un povero figliuolo non deve condur moglie, perchè +mastro Ildebrando ha detto <i>diaconorum sposarum non prendebuntur</i>. +La vedremo oh! la vedremo, mastro Ildebrando! Tu pensi a cinque, +io miro ad asso. Mastro Corrado sposerà Guaidalmira, e mi protesto +veh! messer castellano, che vi andate così bel bello a rifocillare +da quella sguaiata madonna. L'affogherei per quella sua rassegnata +verecondia che mi puzza di santo le cento miglia!</p> + +<p>Però, malgrado le proteste di Gano, il castellano era sceso nella +prigione.</p> + +<p>Un raggio di fievole luce, che filtrava da alto abbaino graticciato +di ferro, illuminava quella topaia. La quale, mantenuta netta ed +accomodata da un po' di ordinato mobile, sembrava più orrida ancora, +come grinza e laida vecchia che si affusola dei panni da sposa. +Ad uno sgabellaccio <span class="pagenum"><a id="page32" name="page32"></a>(p. 32)</span> presso al letto sedeva una donna sui +quarant'anni, pallidissima in viso ed abbandonata, come l'infermo che +si leva da lunga e mortal malattia. Un avanzo di antica bellezza si +scorgeva ancora in lei, ed era il testimonio innanzi a Dio che non +la mano del tempo ma quella dell'uomo l'aveva cancellata a metà. Lo +sguardo però scintillava ancora di una forza vitale potente, quasi +che quivi tutta l'energia dell'anima si fosse accumulata. Il destino +dell'uomo sta nello sguardo: esso compendia le pulsazioni dell'anima, +le rivela altrui, inspira interesse, impone. E la prigioniera aveva +di quegli occhi indiani profondi e vellutati che appena si muovono +ed esprimono ciò che si agita nel fondo del cuore. La spigliata +persona avvolgeva in tunica nera, sulla quale vestiva un gamurrino +con cappuccio ed ampie maniche, anch'esso di drappo oscuro. Al dito +portava preziosa gemma. Come sentì dischiuder la porta, ella si +volge, e conoscendo Oddo, sclama:</p> + +<p>—Dio vi prosperi, messer castellano; credeva vi fosse venuto male, +perchè da otto giorni non vi vedeva più, e Gano sapete se è prodigo a +dare schiarimenti ai prigionieri.</p> + +<p>—Che? madonna, vi avrebbe egli forse usate scortesie?</p> + +<p>—Mai no, messer castellano. Povero Gano, fa quel che può a dominare +la sua antipatia per me; e non fosse che a vostro riguardo, mi +profonde <span class="pagenum"><a id="page33" name="page33"></a>(p. 33)</span> amorevolezze. Ma se per avventura gli muovo parola +di questi o di quegli, Gano mi anguilla, e non mi cava mai di smania.</p> + +<p>—Quel disutilaccio è un fantastico uomo: però ha buono il cuore, +bisogna convenirne.</p> + +<p>—Propriamente. E poi con voi, messer Oddo, si potrebbe egli esser +cattivo?</p> + +<p>—Ah! voi mi lusingate, madonna. Ma l'uomo non può esser nè più buono +nè più tristo di ciò che Iddio lo ha fatto; ecco tutto.</p> + +<p>—Ditemi dunque, se il ciel vi aiuta, messere, ond'è che per otto +giorni non vi ho veduto? Ho patita una smania ed uno stringer di +cuore!... Già sapete che voi siete l'ultimo angelo della mia vita.</p> + +<p>—Gli è, madonna, perchè ne sono accadute delle grosse, ma delle +grosse assai, veh!</p> + +<p>—Non m'ingannava io dunque! Perciò quella specie d'indistinto rumore +che penetrava fino quaggiù, e che per su la corrente del Tevere mi +giungeva! Han dovuto fare dei ben grandi gridori questi pazienti +Romani.</p> + +<p>—Gridori? peste! dite diavolerie, madonna, dite baldorie matte. Chè +dalli e poi dalli, è sgrillato alfine questo disgraziato popolo, e si +è scorrucciato il buono ed il meglio.</p> + +<p>—Han fatto dunque sommosse?</p> + +<p>—Sommosse no, ma presso a poco. Perchè quel galuppo del re Enrico, +domenica mo, il dì delle palme, perdette la pazienza, e senza +brigarsi <span class="pagenum"><a id="page34" name="page34"></a>(p. 34)</span> che fosse o no quel giorno solenne, schiera i suoi +soldati sotto le mura... A vederlo pareva s. Giorgio! Ebbene si +lancia a percorrere le file e dice: neh, figliuoli, a che giuoco +giuochiamo dunque? Credete, pel santo sepolcro! che non avessimo +altro a fare che starci qui, fuori le porte, come mendicanti a +dimandar la limosina e morirci di peste come villani che han mangiato +il loglio? Andiamo su, sacramento! mano alle scale ed alle piccozze; +e se oggi non entriamo ancora noi in Roma, come Cristo entrò in +Gerusalemme, impiccherò alle porte il primo che dà indietro. Venite +appresso a me. Voi, messer Baccelardo, fate giuocare gli arieti: voi, +sire di Cosheim, tempestate coi mangani: voi, monsignor di Ravenna, +accostate i battifredi e spazzate le mura dai difensori: e voi, sire +di Buglione, venite con me alla porta Toscana. Perchè fo voto di +quattro candelabri d'oro a Nostradonna di Goslar, e di due calici +preziosi a Nostradonna di Edessa, se oggi penetreremo in questa matta +città, che vuol fare con noi la curiosa. Andiamo, suonate le trombe +ed all'assalto.</p> + +<p>—Anche Guiberto da Ravenna v'era dunque?</p> + +<p>—Se v'era! ve lo avrei voluto fare un po' vedere da su le torri come +quel fistolo menava le mani! Dava busse da scantonare il Coliseo.</p> + +<p>—E sì?</p> + +<p>—E sì, detto fatto, quei demonii, incoraggiati dalle parole del re +e meglio dall'esempio, <span class="pagenum"><a id="page35" name="page35"></a>(p. 35)</span> perchè al primo piuolo delle scale +vedevano sempre lui o quel di Buglione, si rovesciano sulle mura con +tanta rabbia che ne rintronò tutta la città.</p> + +<p>—E quei di dentro?</p> + +<p>—Peggio che peggio. Accolto il popolo, ed il senato, ed i vescovi, +ed il console, e tutto il mondo, là nel Foro, strepitavano a +sganghera gole, e chi proponeva un matto di partito, chi un altro: +ma partiti da far venir la pelle d'oca! Si trattava quanto meno di +bruciare il papa, cacciare i signori, metter fuoco ai castelli, +aprire le mura... Cane di popolo! anche con me l'avevano, che +custodiva Gregorio qui dentro, sicuro come in un guscio di ferro.</p> + +<p>—Povero messer Oddo! sclama la cattiva stendendogli la mano, cui il +castellano baciava. E continuava:</p> + +<p>—Sissignora, anche contro di me grugnavano quei cialtroni. Ma il +senato ed i signori consultavano; ed i capitani della contessa +Matilde a gridare: state sodi per Dio! fate animo; la benedizione di +Gregorio ci difende; Gesù Cristo combatte per noi! E que' scomunicati +a fischiare, a strepitare: che benedizioni e benedizioni, un +bischero! siamo digiuni, siamo affamati, le pietre ci rovinano le +case; che Gesù Cristo, e Gesù Cristo! se codesto combatte per noi, si +dia dunque il fastidio di mutar quei macigni in berlingozzi; aprite +le porte; bruciate il papa. Ed <span class="pagenum"><a id="page36" name="page36"></a>(p. 36)</span> ecco che in mezzo a questo +parapiglia si sente gridare di verso porta Toscana che gl'imperiali +sono dentro, e che la bandiera di Enrico sventola sui baluardi.</p> + +<p>—Ed era vero?</p> + +<p>—Altro! credete che Enrico avesse fatto da burla quando votò +alle sue Madonne non so quante libbre d'oro, purchè avesse potuto +penetrare penetrare là dentro? Il principe Baccelardo da un lato +apre la breccia; dall'altro quel demonio dell'arcivescovo di Ravenna +sfonda i barbacani, spinge il battifredo alle mura, e saltato su con +i suoi bravi Lombardi... ira di Dio! spazzava gente come si spazza la +polvere con la granata, e la rotolava a colmare i fossi. Infine si +fissa sulle mura, e corre verso il punto dove il re dava la scalata: +e che vede?</p> + +<p>—Che vede dunque?</p> + +<p>—Per la messa! prima di lui, prima di tutti, Goffredo di Buglione +aveva afferrati i merli ed aveva piantato lo stendardo di Lamagna +sui baluardi della porta Toscana. Ma il vescovo Giovanni di Porto, +che ha in corpo più legioni di diavoli lui solo che non ne ebbero +tutti gli ossessi del leggendario, coglie il duca in quell'atto e +lo ferisce con la spada alla testa. Goffredo non rotola giù, perchè +immediatamente dopo di lui saliva il re. Questi afferra il vescovo +alla gola, e strozzatolo, lo precipita nella città sulla testa dei +soldati fuggitivi. Allora giunge anche l'arcivescovo di Ravenna...</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page37" name="page37"></a>(p. 37)</span> —Non era stato ferito Guiberto, non è vero?</p> + +<p>—No, che io mi sappia! Ma chi imbecille gli si voleva accostare con +la tempesta con cui faceva correre le percosse? Da sulle mura, il re +da un lato comandava ai suoi di avanzar dentro per la breccia aperta +da Baccelardo, e dall'altro, coperto di ampio pavese, ingiungeva ai +Romani di arrendersi. Questi però fuggivano a collo rotto verso il +Foro onde recare la spaventevole notizia ai primati che consultavano. +Il popolo, il quale non si augurava di meglio, alza un prolungato +grido di giubilo, dicendo: Viva il re! muoia Gregorio! E corre per +essere primo a profferire obbedienza ad Enrico. Ma il console Cencio, +che mutolo aveva lasciato fino allora accapigliarsi il senato, i +patrizi ed i prelati, scoppia e dice: Vi affoghi la peste, poltroni, +giacchè non valete altro che a dir minchionerie, lasciate fare a +chi sa fare. Il nemico è dentro. Si è fatto quanto si è potuto per +difendere, con tanti guai e tanto danno, questo testardo papa, se lo +porti il diavolo! Volete che siamo sgozzati per lui tutti, la città +sia data al sacco ed al fuoco dai Tedeschi? Restate pure ad eruttar +sciocchezze costì, che io so bene quel che debbasi fare in questo +momento. Voi monsignor di Arezzo, e voi monsignor di Modena, venite +meco.</p> + +<p>—E che fecero? Io comincio a tremare.</p> + +<p>—Eccolo. Fecer da sezzo ciò che avrebber dovuto fare da principio. +Si presentarono al re, <span class="pagenum"><a id="page38" name="page38"></a>(p. 38)</span> il quale aveva fatta sfondare porta +Toscana, e si avanzava nella città alla testa delle truppe schierate +in ordinanza. Sopra un bacino di argento egli, Cencio, portava le +chiavi d'oro di Roma. Lo precedevano due araldi ed un bandieraio +con bianco pennone. Come Enrico li vide, fermò il cavallo; ed essi, +piegando a terra il ginocchio, mormorarono: Piacciavi, o sire, di +accettare le chiavi di Roma, e come i nostri forti antenati entrarvi +da signore e da trionfatore. Il re sorride e risponde: Bel sere, +voi ci offrite cosa che non è più in vostro potere; non pertanto, +mercè. Sire di Cosheim, risparmiate la città. E sì dicendo dava di +sprone al cavallo, ed avendo alla destra l'arcivescovo di Ravenna, +ed alla sinistra Baccelardo, per la via sacra, come Cesare, si reca +al Vaticano. Le sue truppe intanto, giusta l'ordine del re al sire +di Cosheim, senza rompersi a niuna maniera di libidine, come fra i +soldati si suole con le città vinte, condotte dai capitani occupano +in bello ordine dal Laterano al Vaticano, e tutti gli altri castelli +più forti, e vi si mettono a presidio...</p> + +<p>—Il duca di Buglione era dunque morto?</p> + +<p>—Mai no. Gravemente ferito alla testa dall'azza del vescovo, +riscuotendosi fe' voto di andar a combattere in Terrasanta. E non +passò guari che per miracolo si sentì quasi sano.</p> + +<p>—Sicchè dunque il padrone di Roma è adesso l'imperatore?</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page39" name="page39"></a>(p. 39)</span> —Proprio lui. Perocchè, il giorno di poi, l'arcivescovo +di Ravenna fu esaltato alla sede romana dai cardinali. E se aveste +veduto che funzioni, madonna! Egli si presentò ad essere adorato a +San Giovanni a Laterano sopra un cavallo morello che pareva volesse +inghiottire il Campidoglio, con il suo bravo giaco di maglia addosso, +cosciali e schinieri e bracciali e manopole, quasi si presentasse +alla pugna, ed in testa l'elmo d'oro massiccio con l'aquila al +cimiero, dono del re, coprendo la spada ed il pugnale che cingeva del +manto ponteficio, il quale era proprio uno spanto a guardare. Che sì, +che egli lo aveva conquistato il ponteficato! Il dì 24 marzo infine +fu consacrato nella chiesa di San Pietro dagli arcivescovi di Arezzo +e di Modena.</p> + +<p>—Guiberto è dunque vero papa, sclama la cattiva, arroventando nel +volto che levava verso il cielo.</p> + +<p>—Papa, arci-papa, continua il castellano, ma noi fummo qui bloccati +a non lasciarci passare neppure l'aria pel respiro. E bisogna dire +che questi birboni di Romani non intendano mica affatto saperne di +noi; perchè se li aveste veduti a far baldoria il dì di Pasqua, +quando il re Enrico con Berta sua sposa entrò solennemente in San +Pietro, vi avreste fatta la croce. Io credo che nemmanco i cani ne +vogliano più di questo povero vecchio pontefice, che in altri tempi +adoravano della faccia nella polvere.</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page40" name="page40"></a>(p. 40)</span> —La sventura è la stessa per tutti, dice la donna sospirando.</p> + +<p>—Deve essere infatti così, continua Oddo, poichè tutti insieme, col +senato e col console Cencio, accompagnarono il re, che da San Pietro +si recò trionfante al Vaticano onde aver cinta la corona imperiale +da Clemente III—tal nome si è imposto a Guiberto—ed allora tutti +a gridare: Evviva l'imperatore! evviva l'imperatore! <i>alleluia! +alleluia!</i> Poi si recarono al Campidoglio, donde i fanti tedeschi +sbrattarono un residuo di gente papale, e quivi il senato ed il +console confirmarono Enrico patrizio di Roma, tra l'entusiasmo del +popolo che non aveva freno. Plebe sgualdrina! Non avrebbe ribrezzo +domani di lapidare quest'altro suo idolo!</p> + +<p>—Sicchè dunque a papa Gregorio non resta più alcuno di tanti fedeli?</p> + +<p>—Eh! madonna, quando la fedeltà non viene dal cuore e non si +accompagna con l'amore, non dura mai troppo. L'ultimo baluardo di +questo povero vecchio era la contessa Matilde, che si cacciò tra i +guai di lui fino al collo. Ma dalli e dalli, poteva essa sola far +fronte a tutta Europa, con cui mastro Ildebrando aveva attaccate +brighe, e che gli gridava il <i>crucifige</i>? È stata rotta in parecchie +avvisaglie la fedele castellana dai trecento castelli; le han portati +via tutti i forti dei suoi Stati; ha sprecate le sue ricchezze in +queste sterili lutte; ed ora anch'essa, la sventurata! <span class="pagenum"><a id="page41" name="page41"></a>(p. 41)</span> va +profuga e raminga pei suoi deserti dominii onde non cadere in mano +dei nemici, invisa agl'Italiani, abborrita dai Tedeschi, proclamata +santa ed eroina solamente da un branco di fanatici faziosi. Sia +come si vuole però, bisogna dire che come Matilde, con la vostra +sopportazione, madonna, nascano ben poche donne.</p> + +<p>—Ed i miei Normanni di Puglia, messer Oddo?</p> + +<p>—Ma! Il principe di Capua, Giordano, fa lo gnorri: il conte Ruggiero +pettina i Saraceni di Sicilia: Roberto Guiscardo bada ai suoi malanni +domestici in Grecia: e perchè i Tedeschi non gli avessero a far +trovare occupato il proprio focolaio, come nell'anno passato, ha +novellamente mandato qui a patteggiare alleanza col re quel capestro +del vescovo di Bovino, e quel bravo figliuolo di Boemondo.</p> + +<p>—Boemondo è dunque in Roma, messere? grida la donna in un tremito di +gioia.</p> + +<p>—Almeno vi era, madonna, il dì della coronazione—salvo poi non sia +tornato di bel nuovo da suo padre.</p> + +<p>—Ah! messer Oddo, sclama Alberada cadendogli ai piedi, che Iddio vi +consoli di tutte le gioie, che la pace degli angioli vi renda serena +la morte, ed il compenso del paradiso...! Messer Oddo, ve ne supplico +con la faccia per terra, fate che io veda questo giovane, fate che +abbracci mio figlio.</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page42" name="page42"></a>(p. 42)</span> Il castellano si stringe nelle spalle e gratta il capo, poi +dice:</p> + +<p>—Uhm! uhm! Ciò è più facile a domandare ed a promettere che a +tenere. Ad ogni modo, vi prometto, madonna, che se Boemondo si trova +ancora in Roma voi lo vedrete, e dovessi precipitarmi dall'alto +delle torri per uscire dal castello. Ora venite meco. Dovete aver +fame, povera figliuola! perchè ieri ancor voi siete stata digiuna. +Già non avrò che darvi neppure lassù. Ma una determinazione bisogna +bene che papa Gregorio la prenda, non fosse che a cavarsela con una +burla o con un miracolo. Vedremo: questo stato di cose non può durar +lungamente.</p> + +<p>—Non badate a me, messer Oddo. Che mi giovano alcuni giorni di +vita di più? Curate la vostra persona, curate gli anni vostri, che +spendete a bene degl'infelici.</p> + +<p>—Andiamo, andiamo, madonna. Ve l'ho già detto le mille volte che io +non voglio di codesti vezzi che mi farebbero saltare in boria, se io +avessi conosciuta mai questa bestial passione. Gran chè che io faccia +un tantino di bene a creature buone come voi, quando lo possa. Ma +come si fa a strapazzarle, io dimando? Che cosa è? Sento un suono +quasi di campane; sarà mezzo dì. Andiamo, figliuola mia, non facciamo +noi aspettare mastro Gregorio che per nulla salta in bestia come una +cavalla viziata.</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page43" name="page43"></a>(p. 43)</span> E sì dicendo dava il braccio ad Alberada che lo seguiva a +passo mal fermo, e si trovavano nella corte, al punto stesso che +il capitano della guarnigione si metteva alla testa dei suoi. Gano +spuntava da una parte con gli altri cinque prigionieri, e Gregorio da +un'altra, con le braccia conserte sul petto, sereno nel viso, sodo +nell'andare.</p> + +<p>Egli si trasse avanti le linee dei soldati, e dopo alquanto di +silenzio, durante il quale quella gente rozza e niente affatto doppia +pendeva dal tranquillo suo volto, come da quello di un santo da cui +si aspetta miracolo, parlò:</p> + +<p>—Figliuoli, voi vi siete condotti da uomini valorosi e fedeli. Io +rendo testimonianza dell'opere vostre innanzi al mondo ed innanzi a +Dio, e ve ne ringrazio; e vi ricolmo di tutti i tesori celesti che +con la santità del mio ministero posso prodigare. Il cielo vi avrebbe +destinati per le sante corone dei martiri; ma io non sarò quel +temerario che affretterà i decreti della provvidenza. Avete fatto +il vostro dovere; avete combattuto da bravi; tenuta la rocca salda +a fronte di migliaia di nemici. Gloria a voi, gloria all'Eterno che +per mezzo vostro volle confondere i Madianiti! Ora però siamo giunti +ad un punto in faccia a cui gli è mestieri recedere. Il nemico ci ha +affamati. Si è servito dell'arma dei codardi perchè l'arma dei forti +gli fu spezzata in pugno da Dio. Io resterò qui.</p> + +<p>—Voi? sclamano ad una voce Oddo ed Uguccione.</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page44" name="page44"></a>(p. 44)</span> —Io resto qui, continua Gregorio. Quando il Signore mi +elesse a custode dei suoi figliuoli mi diede a divisa: <i>Persevera, e +sii saldo come le fondamenta del Libano</i>. Debbo compiere il mandato +sino alla morte. Voi uscirete ed andrete nella pace del Signore; +perchè mi piace lusingarmi che i Filistei non vorranno essere +vigliacchi al segno di farvi vitupero. Voi rivedrete le vostre +spose, i vostri figliuoli, e recherete loro le mie benedizioni. Io +avrò memoria dei travagli che patiste per me. E se deserto da tutti, +e ridotto a morirmi di stento, nulla posso concedervi ora, fidate +in quel Dio che provvede di penne gli augelli, il prato di fiori. +Andate: spiegate bianco pennone in segno di resa. Ma prima, se +qualcuno ha nulla da dolersi di me, che mi perdoni come vorrà esser +perdonato nell'ultim'ora sua: la carne è inferma.</p> + +<p>—Benediteci, santo padre, benediteci, sclamano tutti ad una voce, +cadendo in ginocchio. E Gregorio alza la sua terribile mano e +continua:</p> + +<p>—Capitano, a voi ancora le mie grazie per la vostra prode difesa, a +voi ancora le mie benedizioni. Precedete i vostri. A voi poi, messer +castellano, nulla dico, perchè ogni parola malamente vi esprimerebbe +l'ammirazione, e la riconoscenza che vi debbo. Siete uno di quei +pochi uomini che nella mia difficile carriera ho trovati più probi e +di sentimenti più nobili. Con vero dolore mi accommiato <span class="pagenum"><a id="page45" name="page45"></a>(p. 45)</span> da +voi. Fate aprire le porte del castello ed uscite alla testa della +guarnigione; perchè non istà bene che la fame abbia a privare la +terra di così eletto modello di uomini. Io penserò a richiudervi +dietro le porte.</p> + +<p>Oddo fa un movimento di dispetto, alza le spalle e volge altrove la +testa. Gregorio continua:</p> + +<p>—E voi ancora, sacerdoti di Dio, dice volgendosi ai prigionieri, +andate in pace. Se mi chiamaste severo perchè volli ritrarvi, anche +vostro malgrado, dalla via dell'iniquità, e rammentarvi l'augusto +vostro dovere, verrà il dì che mi renderete giustizia; e guai a voi +se fino a quell'ora non vi sarete ravveduti. Andate, andate tutti. In +nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo vi benedico.</p> + +<p>E sì parlando, alzava di nuovo quella destra tremenda che avea scossi +i sogli d'Europa, e benediceva quella gente, che, sciolta in lagrime +e caduta in ginocchio, protestava altamente voler morire con lui. +Ma Gregorio non accetta il generoso sacrifizio, e per quei suoi +modi incisivi e quella parola autorevole a cui niuno aveva forza +resistere, reitera l'ordine al castellano di aprire le porte.</p> + +<p>Il conte Oddo non replica verbo. Si avanza ad una porta di soccorso +e, fattesi recare le chiavi, comanda si togliessero le spranghe +ed alzassero le cataratte, ed apre. Allora quei soldati, mesti in +viso e nel cuore addolorati, preceduti dalla <span class="pagenum"><a id="page46" name="page46"></a>(p. 46)</span> bandiera e dal +capitano, sgomberano la piazza e si costituiscono prigioni del re. +Oddo rimane immobile presso la porta che avea fatta schiudere. E come +ebbe veduti uscire l'un dopo l'altro tutti queglino della guarnigione +di rinforzo e con essi i prigionieri, onde il nemico non avesse +profittato del caso e si fosse cacciato dentro, richiude subitamente +e dà le catene, ordinando al suo vecchio presidio, che era restato +fermo al suo posto:</p> + +<p>—Ritornate alle mura, voi. Mi porti il diavolo se dovrete voi +correre sorte diversa da quella del vostro vecchio capitano.</p> + +<p>E quei soldati voltano le spalle e partono. Gregorio li guarda fare +senza dir motto. Appena però che si furono trovati soli, fissa gli +occhi fatti lucidi dalla commozione addosso a quell'uomo, e dimanda:</p> + +<p>—E voi, ser castellano?</p> + +<p>—Io? borbotta Oddo. Beatissimo padre, io non ho risposta parola +agli elogi che vi siete brigato di farmi, perchè andava considerando +che un uomo come voi, un vecchio prete ridotto a questi estremi, non +dovesse avere gran fatto la frega di andar burlando la gente. Ma a +questo novello insulto, per la messa, non so starmi dal dirvi che +siete veramente curioso d'umore. Io? dimandate: avreste dunque voluto +che avessi accettato il vostro bel partito d'andar via così, come un +ladro dal verziere, ed abbandonare il <span class="pagenum"><a id="page47" name="page47"></a>(p. 47)</span> mio posto da codardo? +Per la croce! qui mi ha collocato l'immortale memoria di Enrico +III, col consentimento ed elezione del senato e del popolo romano. +E sapete voi quel che mi disse colui quando del castello m'investì? +«Bada bene, messer conte, che questa rocca, in tempi migliori, era +un sepolcro, e che una volta penetrato qui dentro, niuno ne andò +mai fuori se non cadavere. Tu dunque allora cederai questa piazza +a chiunque si presenterà alle sue porte da nemico, e fossimo noi +medesimi, quando cenere te ne verranno a cavare.» Avete udito? Io lo +giurai. Ed il conte Oddo da Nemoli non ha mancato mai nè alle sue +parole, nè ai suoi giuramenti. Sappiatelo.</p> + +<p>Gregorio non risponde, ma facendogli un passo incontro, se lo stringe +nelle braccia come fratello, e con voce commossa, sclama:</p> + +<p>—Morremo insieme.</p> + +<p>Allora la donna, ch'era restata in dietro durante tutta quella scena, +si tragge avanti e dice:</p> + +<p>—Santo padre, non favellate di morte: vi è ancora una speranza.</p> + +<p>—Alberada, grida Ildebrando retrocedendo di un passo, e perchè con +gli altri non siete uscita ancor voi?</p> + +<p>—Perchè, santo padre, io, sventurata in tutta la mia vita, non so +separarmi dagli sventurati. Nei giorni della vostra fortuna, forse +beneficata da <span class="pagenum"><a id="page48" name="page48"></a>(p. 48)</span> voi, vi avrei abbandonato. Ma nell'ora delle +vostre miserie, da voi cotanto aspramente trattata, non ho saputo +dipartirmi prima di avervi detto che vi perdonava, onde, andando a +render conto a Dio delle opere vostre, possiate ripararvi di questo +scudo.</p> + +<p>Gregorio, con la fronte annuvolata e bassi gli occhi, medita lungo +tratto pria di rispondere, poi soggiunge:</p> + +<p>—E veramente tu mi perdoni, Alberada?</p> + +<p>—Di poca fede! lo rimprovera colei. Cristo non perdonò egli forse +i suoi nemici? In altri tempi mi sarei mostrata inesorabile. Ora +che conosco le triste vicende della sorte e le amaritudini della +vita, ora che sento avvicinarsi il periodo del rendiconto, voglio +inebriarmi del soave diletto del perdonare. E l'Eterno possa usare +misericordia ancora alle mie peccata.</p> + +<p>—Pia donna, che Iddio ti esaudisca e ti prepari giorni migliori! +Sento che io non posso per te far altro che ammirarti, ed impetrare +dal cielo le gioie che, per inesorabile destino, ti ho tolte.</p> + +<p>—No, santo padre, voi potete ancora qualche altra cosa. Promettetemi +di non arrendervi se prima non mi rivedrete venire in questo castello +a correre una sorte con voi. Io andrò fuori, ed Iddio forse benedirà +i miei passi, come benedisse quelli di Giacobbe e di Giuseppe. +Cercate accordi all'imperatore, procrastinate la resa fino <span class="pagenum"><a id="page49" name="page49"></a>(p. 49)</span> a +che io non ritorni. Ho un presentimento.... Basta, non mi rifiutate +questo grazia.</p> + +<p>—Ma che mediteresti tu di fare, Alberada?</p> + +<p>—Ciò che io solamente posso, se Iddio vorrà secondare le mie +speranze, come secondò quelle di Giuditta.</p> + +<p>Ildebrando la fissa in volto attentamente, poi dimanda:</p> + +<p>—Tenteresti forse anche tu, Alberada, l'opera santa della Betuliese?</p> + +<p>—Io non sono destinata ad opere di sangue, Ildebrando, quella +risponde, la mia missione è di pace e di carità. Astenetevi, ve ne +supplico, dall'interrogarmi. Le inspirazioni celesti non sottoponete +allo squittinio degli umani giudizi. I vostri dubbii mi potrebbero +sconfortar dall'impresa: ed io avrei un giorno a rimproverarmi del +male che vi potrebbe avvenire. Mi promettete voi di non cedere, se +pria non avrete novella di me?</p> + +<p>—Te lo prometto, Alberada. Acconsentirò a tutti i patti del +Filisteo: ma di qui non uscirò se pria o tu non verrai a cavarmi +d'ogni speranza, colui, nell'ebbrezza dei suoi trionfi, come a +Canossa, non si umilia ai piedi miei. Va, l'angelo di Tobia ti sia +per compagno.</p> + +<p>E sì dicendo, Alberada s'inginocchia e Gregorio la benedice. Il +castellano, che senza muover ciglio e tutto commosso nel cuore aveva +udito il colloquio, l'abbraccia e la bacia sulla fronte; <span class="pagenum"><a id="page50" name="page50"></a>(p. 50)</span> poi +apre la postierla e fa uscirla. Indi rinchiude ed a passo lento, +unitamente al pontefice, ambedue taciturni, rientrano nel castello.</p> + +<p>Dopo un'ora, dall'alto delle torri, un verrettone con una pergamena +tra le penne cadeva in mezzo ai soldati di Enrico che assediavano il +castello.</p> + +<h3><span class="pagenum"><a id="page51" name="page51"></a>(p. 51)</span> IV.</h3> + +<div class="entete"> +<p class="poem20"> + Irons-nous de l'histoire arrachant les trophées?</p> + +<p class="authorsc">Casimir Delavigne.</p> +</div> + +<p>Ci giova sperare che il lettore non abbia dimenticato un personaggio +di questa cronaca che abbiamo dovuto necessariamente lasciare +indietro. Per colpa nostra avrebbe obliato uno dei più interessanti +uomini dei tempi di mezzo. Parliamo di Roberto Guiscardo. E perchè +questi deve di nuovo così gloriosamente ricomparire sulla scena, +accenneremo volando volando delle sue cose dopo la presa di Salerno.</p> + +<p>Ravvicinatosi con Riccardo di Capua, invasero le Marche d'Ancona e vi +fecero gran conquisto di paese. Gregorio irritato dell'affronto, e +volendo arrestare l'audacia dei conquistatori, nel concilio di Roma +pronunziò contro di loro scomunica e li privò degli Stati. Ma perchè +gli anatemi non affettavano uomini di ferro, i quali non conoscevano +altra legge che la spada, altro dominio che la forza, mandò loro +contro le truppe <span class="pagenum"><a id="page52" name="page52"></a>(p. 52)</span> del marchese di Toscana e li strinse +ad abbandonare le terre occupate. Roberto, che aveva invasa la +campagna di Roma solamente per far sentire l'energia del suo potere +all'arrogante pontefice, si ritirò decorosamente, ed il principe di +Capua mandò all'assedio di Napoli. Egli accampò sotto le mura di +Benevento.</p> + +<p>Questa città, dopo la morte di Landolfo VI, era ricaduta alla +Chiesa. Roberto voleva impadronirsene. Ma papa Gregorio, con le +solite scomuniche, mandò tali rinforzi di scorte e di truppe che +Roberto, fastidito dalle lungherie dell'assedio, lascia un manipolo +di soldati al blocco e si reca in Calabria. Morto Riccardo, suo +figlio Giordano libera dall'assedio Benevento. Roberto riviene in +Puglia, prende Ascoli, Montevico, Ariano, e sul fiume Sarno va a +presentare battaglia a Giordano. Desiderio, abate di Montecassino, +si interpone, li rappacia. Roberto sottomette ancora Monticulo, +Carbonara, Pietrapalumbo, Monteverde, Genzano e Spinazzola, e nulla +curando più Benevento, lascia che restasse in potere del pontefice e +si contenta di signoreggiare quanto oggi forma il reame di Napoli, +meno il piccolo ducato di Napoli, il principato di Capua ed il ducato +di Gaeta, dominati da Giordano. E' sarebbe stato lieto, e fortunati +i suoi popoli, perchè gran mente aveva nel reggimento civile, ma +domestiche sciagure lo chiamarono altrove.</p> + +<p>Egli aveva sposata la sua figliuola Elena a Costantino <span class="pagenum"><a id="page53" name="page53"></a>(p. 53)</span> figlio +dell'imperatore di Costantinopoli Michele Ducas. Niceforo Botoniate, +avendo discacciato Michele dall'impero d'Oriente, lo aveva fatto +tosare, confinare in un monistero e castrare Costantino. La miseria +della sua figliuola e l'oltraggio penetrano il cuore di Roberto che +giura pigliarne terribile vendetta.</p> + +<p>Provvede al governo dei suoi Stati d'Italia, poi con la duchessa +Sigelgaita, Boemondo, e bell'esercito s'imbarca ad Otranto. Giunti +nel 1081 a Corfù, l'invade. Alessio Comneno, succeduto a Botoniate, +gli manda tosto incontro formidabile armata; ma in più battaglie +rotta, non giunge ad ostacolare il duca, sì che non espugnasse +Durazzo, padroneggiasse l'isola, e spingesse le truppe vittoriose +fino in Bulgaria. Ridottosi infine a svernare a Durazzo, nel novembre +del 1083, ed instruito che Alessio con molti ricchi donativi e larghe +promesse andava proponendo all'imperatore Enrico perchè invadesse +Puglia e Calabria, mandò a costui in Roma il vescovo di Bovino e +l'astuto Boemondo. E questi, facondo dicitore, abbindola Enrico e lo +fa chiaro, che dopo lui non eravi chi più travagliasse il cuore di +Gregorio fuor di Roberto, e Roberto niun peggio tollerar di Gregorio. +Enrico gli pone fede, e si pattuiscono onorevoli convenzioni il dì 30 +marzo 1084, il giorno avanti della Pasqua in che Enrico fu coronato.</p> + +<p>Ed una sera Roberto, che nulla ancora degli <span class="pagenum"><a id="page54" name="page54"></a>(p. 54)</span> accordi sapeva e +di saperli smaniava, dai veroni del castello di Durazzo vede spuntare +in alto mare una galea, cui forte vento gonfiava le vele latine ed +alla città dirigeva; e dopo non molto ne scorge una seconda che +studiava tenerle dietro. Egli manda subitamente al porto per ricever +novelle de' suoi Stati, se pur di colà quei vascelli fosser partiti.</p> + +<h3><span class="pagenum"><a id="page55" name="page55"></a>(p. 55)</span> V.</h3> + +<div class="entete"> +<p class="poem20"> + Perzho non dei amor ocaisonar<br> + Tam cum los oilliz et cor ama parvenza,<br> + Car li oill sin dragoman del cor,<br> + E ill oill van vezer<br> + Zo col cor plaz retener.</p> + +<p class="authorsc">Emblanchacet.</p> +</div> + +<p>Roberto non s'ingannava. La sua bandiera sventolava su la galea +che a vele gonfie entrava nel porto di Durazzo, ed era su quella +il suo flgliuol Boemondo. Nell'altra un legato dell'arcivescovo +di Ravenna con seguito brillante di cavalieri e di ecclesiastici, +e misto a staffieri, paggi e chierici un romeo, che a forza di +prieghi aveva ottenuto esser quivi traghettato per poscia condursi +in Terra Santa. Quella gente tirò dritto all'albergo del duca, il +quale, udito del messo, nobilmente lo accolse. Questi era Rolando da +Siena, quell'ardito chierico che in mezzo al concilio di Roma aveva +osato intimare a papa <span class="pagenum"><a id="page56" name="page56"></a>(p. 56)</span> Gregorio gli ordini dell'imperatore +Enrico. Roberto lo festeggiò di ogni onorevole e lieto accoglimento, +imperciocchè, oltre della divisa di oratore, altamente aveva Rolando +lasciato dire di sè e nelle guerre di Germania ed in quelle d'Italia, +e da sezzo nello assedio di Roma, ove tra i più distinti e valorosi +cavalieri si era allogato.</p> + +<p>La sera si trascorse a novellare di guerre e di prodi fatti di +parecchi cavalieri, che Rolando aveva conosciuti, e di cui Roberto +onorevolmente aveva udito favellare. Alla dimane però, come questi si +recava nella gran sala per dargli udienza, ed ascoltare del messaggio +di papa Clemente, l'araldo d'armi gli annunzia ancora un legato di +papa Gregorio che dimandava medesimamente essere a lui presentato. +Roberto maravigliato e nel tempo stesso lusingato del doppio +messaggio, comanda che, esaminati i brevi di credenza dell'oratore di +Gregorio, lo si facesse entrare.</p> + +<p>In effetti, perchè tutto a punto si trovò, nel mentre di un uscio +spuntava Rolando con seguito numeroso, di un altro, solo e modesto +appariva il romeo. Rolando si ferma a due passi dal soglio, +coperto da baldacchino, sul quale sedea Roberto involuto nel ducal +paludamento, in testa la corona. Ma il romeo procede fino ai gradini +di quel soglio, e presa la mano di Roberto per baciargliela, solleva +di alcun poco il capperuccio, e con voce sommessa e commossa sclama:</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page57" name="page57"></a>(p. 57)</span> —Messer duca, in nome di Dio! arrendetevi alle parole che +sto per dirvi.</p> + +<p>A quell'aspetto, a quell'accento, Roberto trasalisce. Mutato di +colore, per isfuggire lo sguardo penetrante di Sigelgaita che attenta +lo fissava, stringe la mano del romeo, e quasi del troppo ossequio di +lui peritasse, risponde:</p> + +<p>—Mercè, santo pellegrino! tocca a noi poveri peccatori tributarvi +questi segni di veneranza.</p> + +<p>Il romeo si alza e trattosi indietro attende che giungesse il suo +momento di favellare. Rolando intanto per uno sguardo che aveva +qualcosa di schernevole e di curioso lo sta a considerare un tratto, +poi voltosi al duca favella:</p> + +<p>—Monsignore, il santo padre Clemente v'invia salute ed apostolica +benedizione. Penetrato della divozione che avete dimostrato alla +Chiesa, malgrado gli oltraggi dell'antipapa Gregorio, non ha +voluto soffrire che più lungamente sì nobile guerriero giacesse +nell'interdetto. Mastro Ildebrando vi fece gravi torti. Papa +Clemente, che da lunga stagione vi conosce ed ammira, mi manda a voi +per togliervi la scomunica indebitamente fulminata.</p> + +<p>—Gran mercè, ser. Rolando, al papa ed a voi che ci gratificate di +questi attestati di amore. Gli è ben vero che Gregorio agì con noi +ostilmente. Ei credette poter aggravare la mano, postaci sul collo da +Niccolò II, e si allucinò. Doveva rammentare che i tempi non eran più +<span class="pagenum"><a id="page58" name="page58"></a>(p. 58)</span> quelli, e che noi non eravamo davvero vassalli della Chiesa, +conciossiacchè tali ci fossimo profferiti un dì che la fede dei +popoli, da noi conquistati, ci parve vacillare. Spero in Dio però che +a quest'ora e' si sia ricreduto; dappoichè, ad onta delle reiterate +scomuniche, ci ha sempre secondato sorte avventurosa. Pace dunque +allo sventurato; ed abbiate la cortesia, messer Rolando, di esporci +cosa mai la santità di Clemente III righiegga, in compenso della +benedizione che ci manda.</p> + +<p>—Nulla di più, monsignore, di quello che per gli altri pontefici +avete fatto. Egli vi accorda investitura degli Stati finora da voi +conquistati in Italia, e di quelli che in Grecia saprete conquistare: +egli vi richiama nel grembo della Chiesa, e, come figliuolo della +Chiesa, vi benedice. Non richiede perciò da voi, monsignore, se non +che, come cristiano e come vassallo della sede di Roma, gli giuriate +fedeltà e prestiate omaggio.</p> + +<p>—Se il mio nobile padre volesse degnarsi di concedermi la parola, +sorse a dire Boemondo, io risponderei....</p> + +<p>—Cosa risponderesti? domanda Roberto un po' accigliato.</p> + +<p>—Io risponderei a costoro, che noi non abbiam conquistato le terre +d'Italia per servire ad alcuno: che quelle terre noi affrancammo +dal dispotico giogo dei Greci, o sottraemmo all'insolente dominio +degl'imperadori di Occidente: <span class="pagenum"><a id="page59" name="page59"></a>(p. 59)</span> che questi soli dovrebbero +domandar segno di ossequio da noi, ove noi volessimo accordarne a +gente che ben sapremmo ridurre a ragione con la spada. Ma al vescovo +di Roma che briga poteri per niuna maniera dovutigli, e ricorre alle +armi spirituali da Dio non concesse per profanarle in usi sacrileghi, +risponderei....</p> + +<p>—Figliuolo, Roberto lo rampogna, il vostro senno si farà maturo +cogli anni, ed allora vi chiameremo a darci consigli. Per ora +piacciavi di ascoltarci e di apprendere con quale temperanza si +governino i popoli.</p> + +<p>Sigelgaita, che odiava Boemondo perchè figlio di Alberada, approva +della testa. Roberto continua:</p> + +<p>—Voi dunque, messer Rolando, risponderete all'arcivescovo di +Ravenna, o, se meglio vi piace, a Clemente III, che noi non siamo +per verun modo alieni dal profferirgli quei segni di veneranza che +ci piacque profferire ai suoi antecessori. Però papa Gregorio vive +ancora, nè ancora è decaduto dalla sedia di Pietro. Che perciò noi, +fedeli alla Chiesa ed addolorati del suo scisma, ci asterremo dal dar +prove di rispetto al novello pontefice per tema che il nostro esempio +non seduca altrui. Ma faccia che il consentimento di tutti i prelati +d'Europa lo proclami vero pontefice, ed allora noi gli giureremo +obbedienza, e torremo qualunque fede ad Ildebrando.</p> + +<p>—No, monsignore, lo interrompe il romeo, <span class="pagenum"><a id="page60" name="page60"></a>(p. 60)</span> questo voi non +farete, perchè vi condurreste da disleal cavaliere. Lasciate da +banda il debito di fedeltà che vi stringe a Gregorio. Rammentatevi +solo che, innanzi di esser vassallo della Chiesa, foste cavaliere; +e come cavaliere vi urge il dovere di proteggere l'innocente e di +soccorrere il caduto. Gregorio VII è assediato nella mole di Adriano. +A quest'uomo, monsignore, che, giorni sono, camminava sulle teste +dei re, manca il pane per alimento. E voi che siete il più grande di +questo secolo, vi stareste come una femminuccia dal soccorrerlo, sol +perchè alcuni anni indietro corse briga fra di voi? No, monsignore, +voi imiterete il suo esempio e lo gioverete, perchè egli si è volto a +voi come al più generoso de' suoi nemici.</p> + +<p>—Ah! ah! si ricorda di noi adesso, perchè l'incendio che ha +destato in tutta la cristianità è per divorarlo? sclama Roberto. Ma +quando favellava di noi in tutti i concilii come di un corsaro, ci +scomunicava, con suggestione ci ribellava i vassalli, e ci osteggiava +con le armi della contessa Matilde, allora noi non eravamo generosi, +nè si parlava di quei fratelli Maccabei tanto predicati. Allora +noi eravamo Madianiti, scellerati, schiuma d'inferno; allora non +sognava neppure che questo giorno avrebbe potuto venire, che la spada +tentata spezzare avrebbe potuto armargli il braccio. Non lo avrebbe +pensato allora? Ebbene, che sorba adesso fino all'imo la tazza della +sventura, <span class="pagenum"><a id="page61" name="page61"></a>(p. 61)</span> perchè non saremo già noi che gliela verremo ad +addolcire.</p> + +<p>—Con la vostra licenza, monsignore, il vostro consiglio non è nè +cristiano nè nobile, riprende il romeo. Se Gregorio VII vi avesse +ricolmo di favori, e voi lo aveste soccorso nelle disgrazie, non +avreste che compiuto un dovere. Or vi dimando io, monsignore, che +diranno i popoli di voi, se vilipeso, perseguitato indebitamente e +messo a bersaglio di ogni maniera di danni da Gregorio, vi levate +contro i suoi nemici e dite: ritraetevi, per Dio, quest'uomo difendo +io!</p> + +<p>—Dicano ciò che lor piace, risponde Roberto alzando le spalle. Noi +non corriamo più dietro alla nominanza. E se pure questo solletico ci +stimolasse ancora, crediamo aver fatto qualcosa per esserne paghi.</p> + +<p>—Certamente, monsignore, continua il romeo, certamente l'avvenire +vi ammirerà perchè, disceso in Italia solo e povero, la schiavina di +pellegrino addosso, il bordone nelle mani, vi siete levato a tanto +alto potere e fatto padrone di sì vasto e bel paese, resistendo in +cento battaglie a due imperatori, molti pontefici, e tutti vincendo. +Vi ammirerà perchè con tanta sapienza governate e prosperate i +vostri popoli, vi rendete loro caro, e temuto ai nemici. Ma i tempi +antichi vantano altresì uomini che vi somigliano. Però se violentate +il vostro cuore, soffocate la vendetta, e prestate aita al vostro +nemico, <span class="pagenum"><a id="page62" name="page62"></a>(p. 62)</span> una voce si leverà allora per li due imperi che vi +proclamerà unico e generoso.</p> + +<p>—Queste le son vampe da mandare in succhio un guerrier nuovo, ser +romeo; me non solleticano.</p> + +<p>—Sibbene, monsignore: ma riflettete che l'Italia, la Germania, la +Francia, Europa tutta, ha fornito il suo contingente di truppa contro +questo ardito pontefice per abbassarlo, e che se voi solo sorgete +contro tanta massa di popoli e li sconfiggerete, la vostra gloria non +avrà limiti. Il vostro nome suonerà prodigioso dovunque è venerato il +nome di prode. In guisa che, se anche per disavventura la vittoria +vi fallisse, oltre le benedizioni del cielo e del pontefice ed il +soddisfacimento della propria coscienza, ognuno sarebbe sforzato a +confessare avervi oppresso il numero, non il valore.</p> + +<p>—E questo è quello che noi non vogliamo, ser romeo. Ci darebbero +dello stolto, dell'improvvido; ed un fatto solo distruggerebbe +l'opera di tanti anni. Noi non siam tali, quel sere, da mettere sui +dadi la nostra fortuna. Gregorio suscitò il vespaio: il malanno se +l'abbia lui.</p> + +<p>—Con la vostra permissione, mio nobile padre, sclama Boemendo, +vorrei manifestare il mio avviso.</p> + +<p>Roberto lo riguarda fittamente quasi volesse scandagliarlo +nell'anima, poi dice:</p> + +<p>—Favella pure.</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page63" name="page63"></a>(p. 63)</span> Boemondo riprende:</p> + +<p>—Vi dimando perdono, signore, se la mia poca sperienza mi allontana +dal vostro consiglio. Il guerriero non numera i nemici che deve +combattere, come l'ebreo i pezzi d'oro che presta. L'opera del +calcolo non è più l'opera del valore. Il valore sta dove il periglio +è maggiore, dove si frappongono gli ostacoli; e fatto di cavaliere +non è sicuro coi cento rompere i dieci. Ma se noi soli, noi, figli di +una nazione che ha soggiogata l'Europa, andremo in piccolo e risoluto +drappello ad urtare l'enorme massa di combattenti accalcata su papa +Gregorio, allora il nostro nome sarà distinto nei volumi delle +cronache, ed i trecento delle Termopili non saranno più soli.</p> + +<p>—Nobile giovane! sclama il romeo di voce commossa e diversa affatto +da quella con cui aveva favellato sino allora.</p> + +<p>E faceva già un passo verso di lui per abbracciarlo, allorchè vede +Sigelgaita, la quale fino a quel momento lo aveva considerato +con un'attenzione come se avesse voluto divorarlo, la vide quasi +all'insaputa sua sollevarsi dal seggio. E' si arresta. E Sigelgaita, +dopo alquanto di silenzio, osserva ghignando:</p> + +<p>—Chi direbbe che tanto entusiasmo si annicchiasse in un romeo che mi +ha l'aspetto e la voce di una femmina?</p> + +<p>—Perdono, madonna, la voce e l'aspetto lo <span class="pagenum"><a id="page64" name="page64"></a>(p. 64)</span> dà Iddio: che può +fare l'uomo se ha la disgrazia di altrui dispiacere?</p> + +<p>—Proprio così, bel santo! E non è già Iddio che s'incolpa se l'uomo, +per ostentare venustà femminile, si taglia i peli del volto, e la +donna, per correr libere venture, assume abito virile.</p> + +<p>Il romeo resta colpito dalle parole di Sigelgaita, e fisando il +suo occhio sereno sovra di lei, che torva ed irata lo contemplava, +soggiunge:</p> + +<p>—Mi avveggo, madonna, che ho avuta la sfortuna di esserle +malgradito. Mi lusinga però la persuasione che ciò non sia per +effetto del mio messaggio; perchè chi non sa quanto la duchessa +Sigelgaita agogni perigli di guerra ed azioni generose, in cui +raccoglie sempre la corona dei forti? Ardisco perciò supplicare ancor +lei, che voglia persuadere il suo nobile sposo recarsi a soccorso del +pontefice.</p> + +<p>—Che ti affoghi la peste, mariuolo di pellegrino! scoppia Rolando +che or rosso, or verde nel sembiante si era a mala pena contenuto +fino a quel punto. Che domine affastelli tu, con codesti guaiti da +sgualdrina, di pontefice e di Gregorio? Per la santa luce di Dio! il +pontefice è Clemente, e mi sento prurito di strozzare chiunque voglia +venirmi a cantare altra solfa. M'intendi? Ed a dire che ho raccolto +con me nella galea quel bel mobile di un tisico!</p> + +<p>—Messer legato, voi mi fate ingiuria indebitamente, ed io affido +a Dio la cura di dimandarvene <span class="pagenum"><a id="page65" name="page65"></a>(p. 65)</span> conto. Voi avete esposto il +messaggio del vostro padrone, ed io mi sono taciuto, perchè ciò mi +conveniva. Non so perchè però voi sorgiate ad insultarmi quando io +prego di porgere ascolto alle instanze dello sventurato Gregorio. Se +non il riguardo di me, messere, perchè pei vinti non v'han riguardi, +dovevate rattenervi per quella nobile dama, e per questo giovane, che +è nell'età di apprendere azioni civili e generose.</p> + +<p>Rolando stava lì per rispondere, ma Roberto gli taglia la parola, +tanto più che ferocemente vedeva accigliare il suo figliuol Boemondo, +e soggiunge:</p> + +<p>—Signori, abbiamo udito le proposte di ambo i pontefici, ed in +che modo essi intendano valersi dell'opera nostra. Prima di darvi +risposta e' ci è d'uopo riflettere alle condizioni in cui ci +troviamo, e ciò che a noi convenga di fare. Udremo ancora i nostri +fedeli, e domani sì voi, ser romeo, che voi, messer Rolando, saprete +il partito a cui saremo per appigliarci.</p> + +<p>—Voi farete il vostro piacimento, monsignore, risponde Rolando, e +vi atterrete a quel consiglio che stimerete il migliore. Però gli +è bene che abbiate presente, la parte di Clemente esser quella di +tutta Europa, e che i scarsi e mal sofferti proseliti di Gregorio +tornano esosi ad ognuno come il loro capo. Vi rammenterete inoltre +che l'obbedienza cui giurerete a Clemente è garante delle grazie +che troverete presso di Enrico, e <span class="pagenum"><a id="page66" name="page66"></a>(p. 66)</span> delle quali, se mal non +mi avviso, avete pur d'uopo; imperciocchè questi è in Italia ed +alla testa di armata potente, e voi, mentre battagliate in paesi +stranieri, lasciaste sguarniti e poco difesi gli stati di Puglia e +di Calabria. Voi siete prudente ed avveduto, monsignore; le troppe +parole tornano inutili.</p> + +<p>—Mercè dunque della pena che vi prendete di dirle, messer legato, +risponde Roberto crollando il capo bruscamente. Le considerazioni +che dovremo fare ben sappiamo. Voi tentate d'intimidirci con codesto +prospetto, ma perciò appunto c'indurreste a correre dal lato +opposto, perocchè noi amiamo andar mai sempre contro l'opinione e +l'aspettativa d'altrui. Nondimeno, a domani, messer legato.</p> + +<p>—Ed io, monsignore, soggiunge il romeo, mi rassegno innanzi al +voto che sarete per profferire. Alla perfine, se tutti gli uomini +abbandoneranno lo sventurato sacerdote, lo proteggerà Iddio che suol +farsi compagno degli oppressi. Tra le sue disgrazie avrà sofferta +ancora l'onta del rifiuto, ed il disinganno di aver pensato generoso +il nemico. Temistocle non avrà trovato il suo Serse.</p> + +<p>—Ser pellegrino, lo rabbuffa Roberto, Gregorio VII, creatura +orgogliosa che giammai avventurò nè parole nè opere, sapeva meglio di +voi a qual uomo si dirigeva. Andate, ed a domani.</p> + +<p>E sì dicendo si alzava, ed i messi, inchinandolo, uscivano.</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page67" name="page67"></a>(p. 67)</span> Dopo un poco di silenzio, Sigelgaita fissa gli sguardi su +Roberto e dimanda:</p> + +<p>—Messer duca, non conoscereste voi per avventura quel romeo?</p> + +<p>Roberto resta sorpreso della dimanda, ed a sua volta considera la +faccia di sua moglie fatta pallida. Poi, freddo freddo, risponde:</p> + +<p>—No.</p> + +<p>Sigelgaita piega gli occhi, e senza dir motto, esce.</p> + +<h3><span class="pagenum"><a id="page68" name="page68"></a>(p. 68)</span> VI.</h3> + +<div class="entete"> +<p class="poem20"> + Ben ai omais qeu sospir, e qeu plaigna<br> +<span class="add1em">Qab parc lo cor non part, qan me recort</span><br> +<span class="add1em">Del bel solaz, del ioi e del deport.</span></p> + +<p class="authorsc">Periol D'alvernia.</p> +</div> + +<p>La notte era inoltrata, tutti nel castello dormivano. Solo il romeo +percorreva a lento passo la sua camera, soffermandosi di tratto in +tratto avanti la finestra per contemplare il tacito corso della luna, +ed il luccicare della marina. Egli aveva gittato il capperuccio +dietro le spalle e piegate le braccia sul petto. La luna gli +rischiarava il sembiante che, contornato dal nero abito, appariva +più pallido ancora. Gli occhi scintillavano, avvegnachè in quel +placido meditare della notte languidi e velati dovessero mostrarsi. +Egli attendeva qualcuno perchè ogni più tenue susurro la scuoteva +di un sussulto, perchè non distoglieva gli sguardi dal cielo se non +per guardare all'uscio che si aprisse. In effetti non passò guari +ed udì lieve rumore, e la porta si schiuse. Egli corre verso l'uomo +ravviluppato nella bianca cappa, il quale <span class="pagenum"><a id="page69" name="page69"></a>(p. 69)</span> lento alla sua +volta andava, e tendendogli le braccia al collo sdama:</p> + +<p>—Boemondo!</p> + +<p>Colui si svolge dal manto, e gittandoselo dietro ai reni in una col +berretto, risponde:</p> + +<p>—Non è desso, Alberada.</p> + +<p>—Monsignore! grida questa, perchè il romeo era appunto Alberada: e +tirandosi un passo dietro soggiunge: Monsignore, che cercate qui, a +quest'ora? Io aspettava mio figlio.</p> + +<p>—Egli verrà pure, Alberada, risponde Roberto lentamente, ma deh! non +ti rincresca che anch'io goda un'altra volta la delizia di parlarti +liberamente, e dimandarti perdono dell'onta che ti feci.</p> + +<p>—Voi non avete bisogno di dimandar perdono, sclama Alberada commossa +nella voce, io non vi ho mai odiato, nè mai chiesi vendetta. Iddio mi +aveva destinata a percorrere una via di triboli; la sua volontà si è +compiuta. Cessate dunque dal dimandarmi mercè. La colpa non è vostra.</p> + +<p>—Io fui un forsennato, Alberada, prosegue Roberto, la gelosia mi +tolse la ragione. Io ti aveva amata come niuna donna ho saputo di poi +amare di più. Andava sicuro che il tuo cuore non avesse mai palpitato +per altr'uomo che per tuo padre e per me, che il tuo pensiero non +si fosse rivolto che a Dio ed allo sposo. Sapere invece che diverso +affetto ti riscaldava, udirlo d'altrui quasi per celia, così, come si +racconta di Ginevra e di <span class="pagenum"><a id="page70" name="page70"></a>(p. 70)</span> Lancillotto nelle veglie d'inverno, +udir che invita ti recasti al mio talamo, e che era passione per +incognito abbietto che ti stendeva nel sembiante quel velo di +mestizia e ti faceva trascorrere lugubri giorni! Ah! Alberada, se mai +non ti avessi amata, o debolmente, avrei allora posto a scrutinio il +fatale racconto dell'abate di Cluny, meditato sulla tua condotta, e +non ti avrei vituperata di un ripudio. Ma io bruciava del tuo amore; +io faceva eco a tutti i baroni che si dicevano: niuno è lieto di più +bella e virtuosa consorte come il Guiscardo! Mi credetti tradito, +e preso da impeto insano, nel punto stesso mandai per altra sposa, +seguii il messo, aggiustai le nozze, e travagliato da disperazione, +da ansietà infernale, da amore, da gelosia, da tutte le passioni +che possono far misero un uomo, escogitai la vendetta, ti feci +preparare le feste per la novella sposa, e nell'ebrietà del convito +ti gittai sul volto il ripudio.... Dio mi ha punito, Alberada, Dio +mi ha severamente punito. Perdonami e compiangimi tu pure, o se nol +puoi, almeno non disprezzarmi.</p> + +<p>—Disprezzarti, Roberto, prorompe Alberada, e due lagrime lucide +e lente le solcano le gote, ed hai potuto pensarlo mai! Io non ti +ho apposto a colpa che tu m'abbi allontanata da te, perchè vado +convinta, in terra non muoversi stelo che a Dio non piaccia. Compresi +fin da prima che un'allucinazione ti aveva turbata la mente, <span class="pagenum"><a id="page71" name="page71"></a>(p. 71)</span> +e desiderai questo momento di colloquio per giustificarmi teco. Ora +tu mi dici che sei sicuro di mia innocenza; ed io ti ringrazio che mi +abbi così tornati tranquilli i poveri e vedovi dì che mi restano a +vivere. La mia missione quaggiù fu di abnegazione. Mi sono rassegnata +da lungo tempo alla parte che Iddio mi ha destinata. Solo che ti +sappi felice appieno nel tuo domestico focolaio...! Ma a pochi, +o Roberto, è stata concessa la santa facoltà di amare; e questi +predestinati sono infelici.</p> + +<p>—Sì, Alberada, a pochi fu concessa la virtù di amare con quella +pienezza che mi hai amato tu. Ma quei giorni sono svaniti coi sogni +della giovinezza. Se sapessi però che cosa ti potrebbe rendere +contenta la vita per l'avvenire....</p> + +<p>—Il mio avvenire, Roberto, è scritto da lungo tempo. Quando mi +discacciasti da te a Melfi io mi ricovrai in un monistero di +benedettine a Grotta Minarda, e di là mi sottrasse con violenza +Guiberto, sì che fui costretta a tormelo sposo. Egli mi amò +sinceramente, ed anche io per riconoscenza l'amai; ma di quell'amore +che sfiora il cuore, come fa la brezza della sera passando sugli +aranceti da cui lambisce uno sprazzo di odori; di quella passione +calma e rassegnata che sa di stanchezza, che cerca tranquillità e +riposo. E lo confesso ben essermi violentata a riamarlo meglio per +corrispondere a quella specie di frenesia con che egli mi amava. Ma +nol potei, perchè <span class="pagenum"><a id="page72" name="page72"></a>(p. 72)</span> una volta sola si ama nella vita, ed un +uomo—e fuori di quello ogni nuovo affetto è languido falso. A lui +mi tolse il fratel suo Ildebrando, che mi tenne chiusa tanti anni +nel fondo della mole di Adriano per divellermi da ogni tenerezza di +questa terra, e rivolgermi interamente a Dio.</p> + +<p>—Scellerato! sclama Roberto.</p> + +<p>—No, allucinato, risponde Alberada. Ho consumata dunque tutta +l'ostica tazza che aveva avuta a sorbire! Ora la mia posizione è +terribile. Quegli che adesso è mio marito si arma contro il fratel +suo che è l'inimico mio, colui che Iddio ci comanda di perdonare e +di amare. Io ho perdonato a Gregorio VII. Io mi sono intenerita alla +sua sorte da tanta altezza precipitato. Ho veduto il fiero vecchio +deciso a morire di stento, ma saldo e altieramente nobile, con +quella grandezza di convinzione che Iddio suol concedere solamente +ai suoi eletti. Gli ho promesso che sarei venuta ad implorare il +tuo aiuto, Roberto. Io non voglio che tu opprima l'uno per l'altro, +che ti dichiari contro uno dei due fratelli; mai no. Sarei ingrata, +sarei vituperevole. Voglio che ti rechi a Roma ad udire le ragioni +di entrambi, e metta pace fra loro. È opera di carità che chieggo +da te più che opera di valore. Mi appello in te più al cristiano ed +al cavaliere che al guerriero. Non negarmi la grazia di questa tua +temuta mediazione. Tu solo puoi stabilire l'equilibrio nelle cose +dell'Impero e della Chiesa, e portare la pace in <span class="pagenum"><a id="page73" name="page73"></a>(p. 73)</span> questa +desolata Italia. Indi cercherò un chiostro dove morire dimenticata, +e spero nella misericordia di Nostradonna dei sette dolori che +lungamente non mi voglia lasciare allo spasimo di questa vita. Mi +sento stanca, ho bisogno di riposo.</p> + +<p>—Alberada! e non speri tu dunque giorni migliori?</p> + +<p>—No, Roberto, perchè io non potrei più godere senza far misero +altrui; perchè i giorni dell'illusione sono sepolti con quelli della +giovinezza. Sol che sappia avventurosi te e Guiberto; sol che sappia +felice il mio figliuolo Boemondo, la gemma dei miei pensieri! io non +desidero di più. Il mondo mi ha maltrattata; perchè ambire rimanerci +più lungamente? E poi, o Roberto, col lungo soffrire tutto acquista +una tinta squallida, come l'itterico vede giallo ogni oggetto. +Consolami dunque di quest'ultima gioia; fa che ritorni la pace tra i +due fratelli, tra i quali mi ha gittato fatale destino a cui presento +dover soggiacere; e poi che io muoia, perchè sento di restare inutile +ed arida sulla terra.</p> + +<p>—Io verrò a Roma, Alberada, ed il tuo volere sarà pago. Tu però non +andrai incontro alla sconfortata solitudine che ti minacci. Vi è +ancora sulla terra qualcuno che ti ama col delirio dei venti anni, +che non trascorre giorno senza consacrarti un pensiero, talvolta una +lagrima, cui Iddio accetterà in iscomputo della sua colpa. Tu <span class="pagenum"><a id="page74" name="page74"></a>(p. 74)</span> +hai ancora un figlio, un generoso e prode giovane cui sovente ho +veduto lagrimare di furto dove occorse favellare di te. Tu hai amici +ancora, hai il novello tuo sposo Clemente III, che perciò solamente +mi sentirei inclinato a favorire. E costui, e noi tutti che non +faremmo per te? Tu devi essere assolutamente una santa, Alberada, +che non covi odio contro Ildebrando, e vuoi a lui tornare angelo +di conforto e di speranza! Iddio non ti lascerà sconsolata. Tu non +andrai a seppellirti in un chiostro a finirvi oscura e solitaria una +vita sì nobilmente spesa!</p> + +<p>—La mia sorte è decisa, Roberto. Se io fossi stata destinata alla +gioia, Iddio non me l'avrebbe interrotta nel più bel punto che +la teneva. Le mie condizioni peggiorano ogni giorno; mettiamoci +un ostacolo. Soffrirò un supplizio di cuore, ma i fatti crudeli +di coloro che per vincoli santi di amore a me si attengono non +giungeranno fino alla mia solitudine. Tiriamo quindi un velo sul +passato, e diamoci addio qui.</p> + +<p>—Alberada, non distruggermi ogni illusione dell'avvenire, sclama +Roberto con entusiasmo, prendendole le mani. Io gemo sotto terribile +giogo: io non conosco più un'ora di sonno tranquillo: la mia vita +è un martirio di cui tu non puoi avere idea. Iddio creò la donna +perchè fosse all'uomo angelo di conforto e di pace; ed io.... ah! +no, Alberada, non rompermi il fascino incantato che mi fa vivere e +palpitare nel futuro.</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page75" name="page75"></a>(p. 75)</span> E sì favellando Roberto si stringerà sul cuore le mani di +Alberada, allorchè questa, ad un rumore verso l'uscio, vi volge gli +occhi, e sotto l'arco di quello, al debole chiarore della luna, vede +come una fantasima nera, che, alta, ritta, immobile contemplava, e da +lungo tempo forse! quel gruppo che inconsiderato discorreva di altri +tempi, immemore del presente e delle rispettive loro condizioni. +Alberada gitta un grido, e Roberto, drizzato anch'egli lo sguardo +a quella parte e scorta la fredda figura che non faceva atto di +muoversi o di parlare, le va incontro e dimanda:</p> + +<p>—Chi sei tu dunque, che osi ribaldamente avvicinarti a queste +stanze, a quest'ora?</p> + +<p>La fantasima si svolge lentamente dal manto che la circondava, si +alza la tocca che le calava sulla fronte, e senza dir parola si fa +conoscere. Roberto si ritrae in dietro di un passo, e, non sapendo +che si facesse, porta la mano al fianco per cercarvi il pugnale, e +pieno di stizza grida:</p> + +<p>—Alla croce di Cristo, madonna! chi ti ha dunque fatta tanto ardita +di spiare i passi del tuo consorte?</p> + +<p>La duchessa Sigelgaita, che ella stessa era il fantasima, non +risponde, e raccogliendosi lentamente il mantello attorno la persona, +e tirandosi di nuovo la tocca sulla fronte, sta un istante a +considerare di occhio freddo ed immobile come quello dell'estatico la +coppia infelice, poi piega a terra lo sguardo, volge loro le spalle e +parte.</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page76" name="page76"></a>(p. 76)</span> Lungo silenzio successe alla sparizione della duchessa. +Alberada tremava tutta di spavento, Roberto di rabbia. Infine +Alberada balbetta:</p> + +<p>—Guai, Roberto, ella ha udito tutto! Quale terribile donna abbiamo +offesa.</p> + +<p>E sì dicendo mezzo svenuta si lascia cadere sur una sedia. Roberto +non risponde, ed affidatala a Boemondo, che entrava in quel punto, +esce dalla stanza.</p> + +<p>Lungo, tenero, straziante fu il colloquio della madre e del figlio. +Si dissero cento cose, si fecero cento promesse; e d'allora forse il +carattere di Boemondo acquistò quell'aria di fredda durezza e quella +sterilità di cuore che dimostrò di poi, come condottiero nella prima +crociata e come principe di Antiochia. L'alba li divise.... per +sempre; che due strade opposte dovevano percorrere gli sventurati.</p> + +<p>Al domani, i due legati si presentarono a Roberto nel salone dove +soleva tener corte, e quivi fu loro fatto sapere che ei si sarebbe +recato a Roma per decidere la questione dei due pontefici. Rolando +comprese subito, dall'aria contegnosa del duca, che questi pendeva +per Gregorio e che verso Roma muoveva a danno di Clemente. Onde, +assumendo modi e parole che al suo carattere di soldato, di legato e +di uomo franco ed ardimentoso addicevansi, intíma la guerra a Roberto +e parte. Nell'uscire, la duchessa Sigelgaita, che la sua ardita +intimazione aveva udita, gli si fa incontro e gli susurra:</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page77" name="page77"></a>(p. 77)</span> —Messer legato, raccomandatemi alle benedizioni di papa +Clemente.</p> + +<p>Rolando la stette a guardare attento per comprender netto il +significato di quelle parole, poi si accosta alla duchessa e le +mormora all'orecchio alcune frasi. La duchessa l'ode, poi risponde:</p> + +<p>—A Roma dunque, messer Rolando.</p> + +<p>Alberada, imbarcata sopra una galea del Guiscardo, partì anch'essa, +confortata di speranze per Gregorio, per Roberto trepidante. Vedremo.</p> + +<h3><span class="pagenum"><a id="page78" name="page78"></a>(p. 78)</span> VII.</h3> + +<div class="entete"> +<p class="poem20"> + Ya sabeis, vasallos mios<br> +<span class="add1em">que habrá dos meses y medio</span><br> +<span class="add1em">que el Turco puso à Viena</span><br> +<span class="add1em">con sus tropas el asedio,</span><br> +<span class="add1em">y que para resistirle</span><br> +<span class="add1em">unimos nuestros denuedos.</span><br> +<span class="add1em">Ben conozco que la falta</span><br> +<span class="add1em">del necesario alimento</span><br> +<span class="add1em">ha sido tal que rendido</span><br> +<span class="add1em">de la hambre à los esfuerzos,</span><br> +<span class="add1em">hemos comido ratones,</span><br> +<span class="add1em">sapos, y sucios insectos.</span></p> + +<p class="author"><span class="smcap">Moratin</span>—<i>El cafè</i>.</p> +</div> + +<p>L'arcivescovo di Ravenna, perchè noi seguiremo a chiamarlo così +malgrado la sua sacra pontificia, l'arcivescovo ebbe a darsi a tutti +i diavoli quando udì che Roberto Guiscardo, lungi dal giurargli +divozione, mandava pel suo legato Rolando ad intimargli la guerra. +L'imperatore Enrico era in Lombardia, ma il nerbo dell'esercito +stanziava a Roma e nel paese circonstante. Con tutta fretta dunque +Guiberto fortifica la città, ripara il guasto <span class="pagenum"><a id="page79" name="page79"></a>(p. 79)</span> delle mura +e delle torri, e di blocco più fitto stringe castel Sant'Angelo. +Egli imbizzarriva, come ridotta allo stremo di tutto, non per anco +quella rocca si fosse resa. Ed in vero il senato ed il console, +per aderirgli, avevano fatto intimare al loro castellano Oddo +che sgombrasse la fortezza e si constituisse prigione. Però, in +segreto, ei lo sollecitavano a mantenersi fedele, a tenersi fermo di +dentro, perchè le cose non ancora essendosi ben consolidate, Castel +Sant'Angelo e' consideravano quale estremo rifugio pel patriziato e +per coloro che rappresentavano il reggimento civile di Roma—vale a +dire console, tribuni e capitani della milizia cittadina. Oddo li +ubbidì.</p> + +<p>Non appena uscita Alberada dal castello, Oddo aveva fatto cadere +un verrettone con pergamena tra le penne in mezzo ai soldati +dell'imperatore. In quella pergamena e' scriveva, che un mese ancora +il pontefice dimandava fosse rispettato il castello, e fornito +ciascun giorno di scorte; il qual termine elasso, prometteva uscirne, +rinunziare alla sede di Pietro, Enrico assolvere dalle censure, +Clemente III riconoscere, perdonar tutti, ed andare a rinserrarsi nel +suo prediletto soggiorno del monistero di Cluny. Veramente non gli +si prestò ampia fiducia. Però vedendo l'impossibilità di togliere +così presto d'assedio la piazza, e volendo sempre più giustificare la +nobiltà di sua condotta innanzi al popolo romano, cui ambiva tornarsi +divoto affatto, firmò i patti posti dal pontefice e partì.</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page80" name="page80"></a>(p. 80)</span> Il suo luogotenente Guiberto non seguì a puntino gli articoli +del trattato. Scarsamente ogni tre dì faceva, col ministero di una +corda, arrivar provigioni agli assediati, e, quasi per burla, due +volte fece simulacro di scalar la fortezza. Ma quei di dentro, sempre +all'erta, precipitarono dalle scale gli assalitori. Infrattanto lo +spirare del mese approssimava e di Alberada nulla si sapeva.</p> + +<p>Terminò infine, e novella alcuna non se ne ebbe. Allora Guiberto +mandò parlamentario alla rocca perchè mantenessero il trattato. +Erano stretti dalla parola e dalle circostanze; ma Oddo sperava +ancora. Rispose perciò: il pontefice infermare gravemente; nulla +ei per sè poter decidere; quegli non trovarsi in istato di essere +consultato; dimandare ancora dieci giorni di tempo, compiuti i quali +immancabilmente avrebbero sgombrato il castello. L'arcivescovo +strabiliò. Concesse però gli altri dieci giorni, e significò loro +che, non avendo gl'infermi d'uopo di cibo, si sarebbe astenuto +fornirne. Bloccò intanto più strettamente il forte; nè restò dal +tentar mezzi per sorprenderlo.</p> + +<p>I governatori di Roma, e meglio ch'essi Gisulfo, il quale, +riconciliato col papa, dentro Roma incognito e povero aveva vissuto +un resto di anni vituperati, subornarono le sentinelle, e provvidero +il castello per alquanti dì. Ma in fine una notte Gisulfo fu +sorpreso da Rolando, e trascinato nel fondo di cieca muda disfatto +miseramente. <span class="pagenum"><a id="page81" name="page81"></a>(p. 81)</span> Per alcune sere si vide ancora un lume di +segnale sui baluardi; poi una mattina bianco vessillo vi sventolò.</p> + +<p>Si rendevano.</p> + +<p>Ildebrando, Oddo, il presidio erano restati due giorni digiuni +compiutamente, ma nè l'uno nè l'altro aveva proferito verbo; i +soldati non avean mosso lamento. Il conte nel suo cuore impietosiva +del vecchio pontefice, questi del fedel castellano. Nullameno niuno +dei due parlava di arrendersi. Gregorio, perchè sapeva di qual tempra +fosse Oddo, il quale cento volte si sarebbe prima lasciato morir di +fame anzi che cedere la piazza; Oddo, perchè immaginava qual crudele +sorte avrebbe incontrato il pontefice se si rendesse. Con terrore +però ciascuno mirava sul volto dell'altro i segni spaventevoli +della fame. Non erano uomini da lagrimare, ma visibile si leggevano +scambievolmente sul sembiante la commozione, pensando a qual fine di +gran passo tutti procedessero. Nessuno dei due si sovveniva neppure +del presidio! Eran vassalli: dunque, carne a dolore, carne a morte. +Una mattina infine Oddo tolse dal suo scudo le guigge di cuoio, e +dopo averle fatte bollire lungamente, sopra un tagliere di legno andò +a presentarle con una divina semplicità a Gregorio. Egli non proferì +parola: Gregorio gli fissò sul volto gli occhi lucidi per una lagrima +che vi si stese, e dopo averlo un tratto contemplato, si alza da +sedere e gli stringe la mano <span class="pagenum"><a id="page82" name="page82"></a>(p. 82)</span> tremante. Tutti e due stettero +un pezzo avvinti così, poi Oddo, ritirando la sua ed asciugandosi una +lagrima che placida gli solcava lo smunto volto:</p> + +<p>—Mi porti il diavolo! proruppe, se aveva mai pianto in vita mia dal +dì che andarono a seppellire quella povera vecchia di mia madre, che +il cielo abbia in gloria!</p> + +<p>Gregorio si torna a sedere lentamente, poi mormora:</p> + +<p>—Ella non torna più!</p> + +<p>—Che il diavolo si porti ancor lei, scoppia il ruvido castellano. +Già è una femmina; e noi fummo ben due pazzi che le prestammo tanta +fiducia. E quel gramo di Gisulfo?</p> + +<p>—Ma! l'avranno scoperto nell'ufficio pietoso di soccorrerci, e +l'avran fatto freddo. Iddio abbia pietà dell'anima sua!</p> + +<p>—Amen, risponde il castellano. Sarebbe però meglio se avesse pietà +di noi, perchè già.... ma mangiatevi almeno codesti correggiuoli. +Non è un lauto desinare, lo comprendo ancor io; però il diavolo mi +soffochi...! perdono, santo padre, sa! è la cattiva abitudine. Sicchè +io vi diceva che con queste liste di cuoio potrete almeno sostenervi +qualche altro dì: poi si vedrà.</p> + +<p>—Mangiateli voi, Oddo, se codesta roba è ancora buona a qualche +cosa, insiste Gregorio; fateli mangiare a questi poveri disgraziati +di soldati. Io mi sento tuttavia in forze. Ed infine, gli <span class="pagenum"><a id="page83" name="page83"></a>(p. 83)</span> è +meglio che vi sosteniate voi per difender la rocca, perchè già per me +non giova più.</p> + +<p>—Noi, noi...! che dobbiamo fare della vita noi? Abbiam pure da +pensare ad un mondo noi? Abbiam pure una cristianità sulle spalle +noi, una cristianità a cui bisogna conservarsi, e mostrarsi saldo +onde non farvi penetrar l'eresia, l'ateismo, l'arianismo e che so io? +Andiamo, mangiate in nome del diavolo! chè per noi siamo avvezzi a +codeste carezze del nemico. E poi, se la fame ci tira pei capelli, +daremo di mano ai sandali, ci tranguggeremo un pezzo del giacco di +bufalo; rosicchieremo un pezzo di teniere di balestra o un pezzo di +mattone.... pensate a voi. Credete che domani vi riuscirà poi facile +mandar giù questa diavoleria! Lo stomaco si chiude, e buon viaggio a +chi parte. Io so come vanno queste faccende.</p> + +<p>—Ma no, vi dico, mangiateli voi. Io medito sopra un passo del +Vangelo: <i>l'uomo non vive solamente di pane, ma di ogni parola che +procede dalla bocca di Dio</i>.</p> + +<p>Oddo si gratta il capo, e dopo un momento di silenzio, soggiunge:</p> + +<p>—Sentite a me, pontefice, farete poi il commento a codesto bel +passo; ma per ora contentatevi di mangiare queste guigge di cuoio +comunque esse siano. Vi ripeto che domani nol potreste più. Se vi +vedeste nel volto!... Io non voglio con ciò farvi paura, nè voi siete +quel tale che ne avrete mai. Ma udite un mio consiglio. Voi avete +<span class="pagenum"><a id="page84" name="page84"></a>(p. 84)</span> bisogno di sostentamento perchè siete più vecchio di noi, +e meno uso a questi regali delle guerre. Mi ricordo che al blocco +di Pavia quei cani di Milanesi ci fecero stare... non so più quanti +giorni digiuni. Figuratevi! Io aveva allora venti anni, ed era +ridotto che il peso del pugnale mi gravava. Sa Dio poi cosa ebbero +a fare per ristorare quei che sopravanzarono alla resa, chè già +parecchi se l'erano colta per l'altro mondo. Dunque...</p> + +<p>—Ma infine, Oddo, l'affare non può durare così, sclama Gregorio +crollando la testa. Io son deciso: domani mi arrenderò.</p> + +<p>—Avete detto, beato padre?...</p> + +<p>—Che domani mi arrenderò. Già io non parlo di voi, che anzi metterò +per patto alla mia dedizione che voi veniate rispettati e provveduti +di viveri, finchè il pieno volere del popolo e del senato romano +non vi ordini davvero di sbrattare il castello. Son sicuro che non +vorranno fare difficoltà, perchè una volta che mi abbiano avuto nelle +mani tutto cangia. Sa Iddio se non mi sarei volentieri lasciato +morire di fame qui... Ma trascinarvi alla perdizione con me!... Qual +colpa avete voi, uomini generosi, che dobbiate soffrir tanto? Eppure +se avessimo potuto reggere ancora una settimana o due, chi sa? Io +spero ancora in Alberada. Forse avrò torto, ma...</p> + +<p>—Uhm! santo padre, voi non conoscete mica l'umor delle femmine. +Sono come quel famoso corvo dell'arca di monsignor Noè. Figuratevi +mo <span class="pagenum"><a id="page85" name="page85"></a>(p. 85)</span> che ella voglia pensar più a due poveri vecchi papari, +dei quali alla fin dei conti non ha poi tanto a lodarsi, e pensarvi +quando, dopo non so quanti anni di prigionia, si trova libera, vicino +ad un figlio e ad una mezza dozzina di mariti, con la volontà e la +potenza di vendicarsi, senza forse saper che fare o poter nulla fare +per giovarci... Bah! Il mondo dovrebbe esser cambiato d'assai, ed +il diavolo dovrebbe fare ogni mattina la comunione, perchè colei si +curasse ancora di noi. Ed io che le aveva posto amore come a figlia! +Ma alla fin fine, ella ha altri doveri che la stringono più da +presso, e non può tradir l'antipapa, che l'è marito, per noi che le +siamo prossimo, e cattivo prossimo.</p> + +<p>—È vero, mormora Gregorio dopo avere alquanto riflettuto. Perciò +appunto domani mi arrenderò. D'altronde, io non so poi da chi possa +aspettar sussidii. D'oltremonti no; perchè i Lombardi e gl'imperiali +guardano le chiuse: d'oltremare potrebbe soccorrermi Guglielmo il +<i>Conquistatore</i> dall'Inghilterra; ma colui si è spiegato chiaro +che non vuol saperne delle cose della Chiesa, perchè ama meglio +consolidare il fatto suo. Vi sarebbe il Guiscardo da Grecia; ma +anch'egli ha colà i suoi guai—e poi col Guiscardo siamo a tali +termini che, a quest'ora, già contro di noi avrà patteggiato con +Enrico, e forse verrà sopra Roma a danno nostro. Sicchè non saprei +come Alberada possa fare per porgerci <span class="pagenum"><a id="page86" name="page86"></a>(p. 86)</span> aiuti—a meno che +non volesse ricordare l'esempio di Stefania, la moglie di quello +sventurato Crescenzio che ha lasciato il suo immortale nome a questa +fortezza. Convinciamoci dunque, messer conte, che noi siamo ben folli +a sperare, come tutti coloro che sperano altrove fuori di Dio; e +rassegniamoci al nostro destino. Domani alzeremo bandiera bianca.</p> + +<p>—Siete un famoso uomo se in questo stato di cose, beato padre, +conservate ancora la voglia di scherzare, dice Oddo incrociando le +mani sul petto e componendo la ciera ad alcun che di ironico.. Resa! +resa? Se voi favellate da senno, bisogna dire che la fame vi abbia +indebolito il giudizio. Voi lo avete detto che io non posso rendermi, +perchè tengo il forte pel popolo e pel senato romano, ed ancora da +costoro non mi è venuto ordine di dedizione. Voi poi, quanto a voi +non dovreste neppure sognarlo per ombra, perchè, mi porti il diavolo! +se quei bravi figliuoli di laggiù non vi taglieranno a ghiado appena +vi terranno nelle mani. Così che parmi che valga meglio morire +nobilmente qui, e morire martiri, anzi che andarsi a ficcare in mano +a quei demonii come un becco che s'incammina al macello.</p> + +<p>—Ho resistito quanto ho potuto, Oddo, risponde Gregorio gittando un +sospiro: sono giustificato innanzi al mondo. Ora debbo pensare a Dio, +e Dio proibisce l'omicidio—cosa che <span class="pagenum"><a id="page87" name="page87"></a>(p. 87)</span> io farei se, restando +più lungamente qui, rimorchiassi anche voi altri nella mia ruina. Dio +proibisce il suicidio. Mi uccidano essi.</p> + +<p>—Ed avete dunque deciso?</p> + +<p>—Domani di darmi a discrezione.</p> + +<p>Oddo si siede con un moto di disgusto e mirando in volto Gregorio, e +tentennando il capo, brontola:</p> + +<p>—Udite me, pontefice, perchè la ragione non mi vacilla ancora. Il +partito a cui volete appigliarvi è estremo, e comprendo anch'io che +un giorno l'altro io stesso debba fare questa pazzia; non già per me, +vedete, perchè per me non curo la vita meglio di un'asta spezzata. Ma +vedervi languire così... A buoni conti forse dovremo venire al punto +di tentare la fortuna della resa. Ma fino allora ci vuole ancora +alcun che.</p> + +<p>—E di che si vive? l'interrompe Gregorio.</p> + +<p>—Di che? sclama Oddo. Abbiamo qui alcune cuoia da rosicchiare, ed +io so per esperienza che con questi negozii, se non si fa stravizzo, +si campa la vita. Atteniamoci dunque a questo pasto per quanti +altri dì potremo, e vediamo come si mettono le cose. Abbiamo sempre +tempo di arrenderci, e non giungerà mai tardi. Ma ora... per tutti +i diavoli! non fosse che per decoro! Dovranno dire quei poltroni di +laggiù: trista canaglia, ghiotti marrani, avevano ancora i sandali da +ingoiarsi e non so quanti vecchi giacchi di bufalo; ed hanno alzata +bandiera <span class="pagenum"><a id="page88" name="page88"></a>(p. 88)</span> bianca? Vigliacchi del diavolo! precipitiamoli giù +nelle fosse. E questo e' direbbero quei furfanti d'imperiali, mio +bel papa, se noi cedessimo adesso. E qual frutto ne caveremmo poi? +Saremmo svillaneggiati per avere alquanti dì più presto un capestro +alla gola, e penzolare ai merli delle torri. Mai no.</p> + +<p>—Credete voi dunque ch'essi oserebbero?... dimanda Gregorio.</p> + +<p>—D'impiccarvi e d'impiccarci? Magari! l'interrompe Oddo. Due volte +piuttosto che una. Or bene; udite me: mangiate questi correggiuoli, e +figuratevi proprio ch'e' fossero asparagi. Già tutto è immaginazione. +Son sicuro che quel benedetto abate di Cluny si astrarrebbe nelle +nuvole di Aristotile e mangerebbe un pezzo di calcinaccio per +formaggio. Fate dunque altrettanto voi. Poi si penserà alla resa. +Comprendo che voi lo vorreste solo per me. Ma mi porti il diavolo! se +io non lo farò per nuda considerazione di voi, quando il tempo a ciò +sarà giunto. Che preme al vecchio Oddo se muore anzi di fame, come +un lupo caduto in una fossa, che per un ferro di lancia nel petto, o +appeso a queste nere mura come un nibbio alla porta di un castello! +L'è tutt'uno: si muore sempre. Andiamo dunque, vediamo se codesti +bianchi denti sanno fare ancora il loro ufficio.</p> + +<p>—Ma a che pro? dimando io; in chi speri tu dunque, messere?</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page89" name="page89"></a>(p. 89)</span> —In chi? mai nel diavolo, in Dio, nella forza degli eventi, +nella gocciola d'acqua che fa straboccare il vaso, nel caso; insomma +io spero in tutto, in tutti, e non spero più in alcuno. Solo per +onor del mestiere non credo giunta ancora l'ora della resa. Ecco +tutto. E poi davvero dunque gli uomini sono affatto birbi! E chi +sa, quella povera figliuola di Alberada!... Mi dice il pensiero che +poco fa noi la calunniavamo. Era così buona, così rassegnata.. no: +non si dimenticherà così senza rincrescimento del suo vecchio Oddo, +non fosse altro! Partì piena di una fiducia che sembrava inspirata +da Dio. Mi si stringe proprio il cuore quando vi penso. Se non mi +danzassero sessant'anni sul capo, direi che ne sono innamorato +fradicio. Oh! sentite a me; mangiate: ella tornerà.</p> + +<p>—Il mio partito è preso, Oddo. Domani mi vado a dare in braccio +all'arcivescovo di Ravenna. Non sai tu che colui mi è fratello, +messer conte?</p> + +<p>—Lo so: me lo ha detto più di una volta Alberada.</p> + +<p>—Ebbene, Guiberto è generoso—almeno lo era. Mi getterò in braccio +a lui, ed onta sia a questo infame popolo romano che abbandona il +suo padrone, onta a tutti i codardi re della terra, che sopportano +l'umiliazione di colui che rappresenta il re dei re; e che è loro +signor suzzerrino.</p> + +<p>—Ma davvero dunque voi volete commettere questa minchioneria?</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page90" name="page90"></a>(p. 90)</span> —Chiamala come vuoi, Oddo, sono in dovere di farla. Dovrei +dar conto a Dio se altrimenti mi conducessi. Hai capito? dovrei darne +conto a Dio che ha detto: <i>Conserva te stesso—e cadrà sul vostro +capo tutto il sangue del giusto che sarà versato sulla terra</i>.</p> + +<p>—Giacchè dunque in questo affare vi è entrato di mezzo Iddio, +bisogna pensare come cavarcene. Per tutti i diavoli! Chi avrebbe +pensato che Dio potesse venire a ficcare il naso in una scodella di +cuoio bollito, ed in una rocca assediata! Ma giacchè la cosa sta +così, si farà come voi dite. Però dovete lasciarvi regolare da me +che m'intendo meglio di queste cose, e mi prometto di non farvi fare +bestialità e codardie. La faccenda si condurrà con decoro e prudenza. +Restiamo dunque fermi su ciò, e ci penseremo domani.</p> + +<p>Ed in effetti, avendo Oddo il domani trovato risoluto Gregorio nel +proposito di uscir dal castello, alza pennone bianco, e salito sulle +mura dei baluardi dimanda a parlamentare. Ben presto si presenta +un araldo dell'arcivescovo. Al quale fatto intendere che e' voleva +andare ad abboccarsi con lui onde rendere la fortezza, l'araldo si +reca al palazzo di Laterano, e torna subito con la risposta, che papa +Clemente III dava sicurtà sulla sua parola per la vita e la libertà +del parlamentario, ed al palazzo lo aspettava.</p> + +<p>Oddo dimanda che queste promesse Guiberto <span class="pagenum"><a id="page91" name="page91"></a>(p. 91)</span> mettesse in +iscritto, e che per lui guarantissero, con la propria firma, anche +Ulrico da Cosheim, Baccelardo e Goffredo di Buglione. Al che avendo +assentito tutti, l'araldo riviene con la pergamena così foggiata, +cui Oddo, da star dalle torri; tira su per una cordicella, e porge +a leggere a Gregorio. E perchè ogni cosa andava in regola, il +castellano esce, facendogli chiudere alle spalle la postierla, ed al +palazzo di Laterano si conduce.</p> + +<p>Una folla immensa di popolo e di soldati si strinse a far ressa +intorno al castellano, curiosi di vedere da vicino un sì famoso +uomo, che solo, con una mano di vecchi balestrieri, aveva saputo +tener fronte a tanta truppa, e solo non cedere, mentre tutta Roma +soggiaceva all'oste tedesca. E davvero che ognuno maravigliava, +segnatamente la marmaglia, perocchè corto, smilzo e laido era il +castellano. Così che gliene dicevano attorno delle belle e delle +curiose. Ma Oddo non curava nè punto nè assai il cincischiare che +gli facevano addosso, perchè in quel momento tutt'altro gli girava +pel capo. La folla però cresceva anche peggio presso la dimora +dell'arcivescovo. E non vale il dire se i soldati usassero i poderosi +argomenti dei calci delle lance per tenerla addietro. Ma la serra +aumentava, volendo ognuno guardarlo in viso e dir la sua; chè tra +le plebaglie curiose per sè, le più curiose e facete son quelle di +Napoli e di Roma. E più di tutti nella calca <span class="pagenum"><a id="page92" name="page92"></a>(p. 92)</span> si addentrava un +romeo, il quale, malgrado le punzonate ed i gomiti ne' fianchi che +più di una volta gli mandarono manco il respiro, giunse fin presso al +castellano, sì che potè zufolargli all'orecchio: Resistete!</p> + +<p>E gli cacciò in mano una cartuccia ripiegata.</p> + +<p>À quella voce il castellano si volge incontanente, facendo un salto: +ma perchè stava per metter piede nella corte, una mano di soldati +respinge il popolo a furia di percosse, ed ei si trova divelto dalla +persona cui voleva riconoscere. La voce però era la sua; la carta +chiudeva già in grembo; ed il consiglio di mantenersi fermo giungeva +opportuno e gradito. Oddo cangia di un tratto il suo <i>ultimatum</i>.</p> + +<p>Non è a dirsi se l'arcivescovo di Ravenna ed i caporioni +dell'esercito di Enrico lo stessero ad attendere. Fu ricevuto per +ogni attestato d'onore e di riverenza, come a tant'uomo convenivasi, +e come coloro, prodi e generosi anch'essi, solevano verso chi la loro +stima meritava. Oddo non si perdette in molte parole. Li ringraziò +delle accoglienze cortesi e disse come egli non venisse già per +cedere il castello, che avea avuto in consegna pel senato e pel +popolo romano e che a costoro soli dovea rendere quando a lui, conte +Oddo da Nemoli, sarebbe sembrata ora convenevole; ma per patteggiare +la dedizione di papa Gregorio. Un lampo di gioia sfolgora nel volto +a Guiberto. Di ogni passata ingiuria e <span class="pagenum"><a id="page93" name="page93"></a>(p. 93)</span> di ogni durezza di +Ildebrando e' si sentiva di già soddisfare. Risponde quindi che +cedeva a tutte le condizioni onorevoli, col suo grado e con le +rispettive posizioni conciliabili, e che ne rimetteva la proposta a +lui stesso, conte Oddo da Nemoli, come colui che meglio d'ogni altro +sapeva quali fossero i debiti di cavaliere e di soldato. Questo +tratto di cortesia e di confidenza imbarazza Oddo. Uomo d'onore, +egli conosceva fin dove le sue pretensioni potevansi estendere senza +aver taccia di impudente o di sciocco. Dimanda perciò, prima di +tutto, che, quanto si sarebbe convenuto rimetteva all'approvazione di +Gregorio stesso—anche per aver modo di far leggere quel benedetto +scritto datogli da Alberada. Poi chiese: 1.<sup>o</sup> al papa risparmiata +vita e libertà egualmente che a tutti i suoi proseliti; 2.<sup>o</sup> la causa +dei due pontefici è dell'imperatore discussa da venti vescovi e da +venti baroni, scelti quindici dall'imperatore Enrico, quindici da +lui, Gregorio, e dieci da Guglielmo il <i>conquistatore</i> d'Inghilterra, +come re neutrale; 3.<sup>o</sup> infine, la città di Roma, fino alla decisione +finale del giudizio dei commissari, stabilito a Torino pel dì +dell'assunzione della Vergine di quell'anno, sgombrata da ambo i +partiti e lasciata al governo libero del senato e dei patrizii romani.</p> + +<p>I due primi patti furono accettati incontanente; l'ultimo, siccome +riguardava ancora l'imperatore che avea occupato la città, e +l'imperatore non vi <span class="pagenum"><a id="page94" name="page94"></a>(p. 94)</span> era, ributtato. Del che, essendosi +contentato Oddo, che già bruciava leggere la scritta di Alberada, e +che sentiva ancora risonarsi l'orecchio di quel <i>resistete</i>, si stese +protocollo, firmato dall'arcivescovo e dai capitani di Enrico, ed +Oddo al castello ritorna per ottenere l'assenso di Gregorio.</p> + +<h3><span class="pagenum"><a id="page95" name="page95"></a>(p. 95)</span> VIII.</h3> + +<div class="entete"> +<p class="poem20"> + Tal fean de' Persi strage: e via maggiore<br> +<span class="add1em">La fea dei Franchi il re di Sarmacante,</span><br> +<span class="add1em">Ch'ove il ferro volgeva o il corridore</span><br> +<span class="add1em">Uccidea, abbattea cavallo o fante.</span></p> + +<p class="author"><i>Gerus. Liber.</i></p> +</div> + +<p>«Beatissimo padre, diversi pericoli del viaggio mi hanno ostato +giungere molti giorni prima, e confortare il vostro coraggio. Roberto +Guiscardo assedia Aversa con esercito, di trentamila fantaccini e +settemila cavalli, perchè il principe di Capua, Giordano, gli ha +messi ostacoli al passaggio. E' sarebbe capitato qui otto giorni più +presto, se non avesse dovuto ridurre a soggezione Oria, e distruggere +Canne, ribellate. Arriverà sicuro domani o diman l'altro, perchè +lascerà manipolo di truppa per l'assedio di Aversa, se innanzi non +si renda. Tenetevi saldo. Molte altre cose vi dirò a voce, dove che +al conte Oddo riesca questa notte aprirmi la postierla del castello, +e la vigilanza delle scolte non me lo impacci. Mi presenterò <span class="pagenum"><a id="page96" name="page96"></a>(p. 96)</span> +alla porta sulla mezzanotte varcata, e farò segnale di tre colpi: +indi darò voce. Dio mi faciliti il modo di farvi pervenire questi +avvisi. Benedite Alberada».</p> + +<p>Non appena Oddo ebbe udita leggere questa scritta che cominciò a +saltare come ragazzo per la gioia. Gregorio restò mutolo, nè segno +alcuno di commozione dal suo volto trasparì.</p> + +<p>—Lo diceva io, gridava il castellano fregandosi le mani gaudioso, +lo diceva io che quella brava figliuola non poteva mancare? Mi porti +il diavolo se non è dessa la più santa delle figlie d'Eva! Recarsi +fino in Grecia! Andare a supplicare quel birbone che la ripudiò come +la donna di un bovaro! Rinunziare a tutto! Affrontare Dio sa quanti +guai per due... vale a dire, il tristo siete stato voi, padre beato, +che le ne avete date a sorbir delle belle. Io ho fatto quanto ho +potuto per addolcirne il destino. Ebbene, mi affoghi l'inferno, se da +ora innanzi non la tratterò come una regina. Povera creatura! povera +creatura! Ecco, maestro mio, se non è vero che il mondo è storpio per +due terzi, e che le cose camminano a sproposito.</p> + +<p>—Non lo avrei mai creduto! sclama infine Gregorio già fuori di sè da +un pezzo. Due che ebbero più ingiustamente mali da me? Non lo avrei +mai creduto.</p> + +<p>—Mi porti il diavolo, se non penso anch'io così. Ma la cosa è +proprio come ella la dice... <span class="pagenum"><a id="page97" name="page97"></a>(p. 97)</span> però se non avete dimenticato +di leggere. Per me già non mi è potuto mai entrar nella memoria +quell'affare di sillabe e di lettere. Che affare, dannato! Ho domati +cavalli, ho addestrati falconi, ho difese piazze e castella, ho +affrontati nemici, Dio sa quanti! e quattro birbe di lettere ebbero +a farmi perdere il cervello e la pazienza. Mai più, mai più. Andiamo +adesso: che dobbiamo rispondere a quei bell'imbusti di laggiù? +Perchè qualche cosa di sicuro dobbiamo rispondere—non fosse che per +mostrarci venerati cavalieri.</p> + +<p>—Ecco, riprese Gregorio, con tuon fermo, rilevando la testa, +componendo il sembiante ad aria severa ed altera: farete loro sapere +che sbrattino la città; che l'infame antipapa si constituisca nostro +prigioniero nel palazzo di Vaticano; che ci diano ostaggi di sicurtà; +e che gl'invasori di Roma si obblighino di aspettare il nostro <i>lodo</i> +sulla penitenza che vorremo dare loro per aver osato avvicinarsi a +mano armata alla sede di Pietro. A questi, e non altri patti, noi +usciremo di qui. Andate, e fate saper loro i nostri voleri.</p> + +<p>Oddo lo guarda in volto di una maniera significativa e curiosa, poi, +crollando il capo e mettendosi le mani alla cintura, soggiunge:</p> + +<p>—Sentite, messer papa, siamo stati alcuni mesi insieme e mi dispiace +che non mi abbiate ancora conosciuto. Codesta è risposta di un +poltrone <span class="pagenum"><a id="page98" name="page98"></a>(p. 98)</span> e di un traditore... non corrugate il ciglio, +perchè con me già non caverete nulla, e bisogna che la cosa io ve la +spippoli come la mi frulla pel capo. Quella risposta dunque io non +posso dare, perchè io sono onorato cavaliere, e non mi piace pescarmi +giusto alla vecchiaia il caro epiteto di vituperato e di folle. +Uditemi bene dunque: o cangiate proposito, ed io recherò a quei +valenti baroni la ragionevole vostra intenzione, ovvero, e farete +meglio, salite voi lassù dei merli e dite loro scomuniche, perchè io +me ne lavo le mani come il conte Pilato.</p> + +<p>Gregorio fulmina di terribile occhiata l'ardito castellano, e senza +aggiunger altro sale sulla torre, strappa il bianco vessillo, ed +avvicinatosi al merlato lo precipita giù nella fossa lacerandolo, a +vista degli araldi dell'oste che aspettavano risposta dal conte Oddo. +Un grido di furore scoppia fra tutta la gente, che, guardando al +castello, intorno adunavasi, ansiosa vedere una volta terminata una +lite che di sì aspro governo travagliava la città. Gli araldi corrono +al palazzo Laterano onde tenerne conto papa Clemente ed il consiglio +dei baroni. Ma quivi e' trovano le cose già mutate. Imperciocchè +un corriere del principe di Capua, giunto in quel punto, veniva a +prevenire dell'imminente arrivo del Guiscardo. Quindi nulla più si +badava alle spavalderie del cattivo Ildebrando.</p> + +<p>Roberto era aspettato, e dal dì che giunse Rolando già considerevoli +apparecchi per debitamente <span class="pagenum"><a id="page99" name="page99"></a>(p. 99)</span> riceverlo approntavansi. Non si +pensava però ch'e' sarebbe venuto così tosto, nè che il principe +Giordano gli avesse opposta così corta resistenza. Roberto calcolò +meglio le sue mosse, e marciò sopra Roma anche più presto di quel che +Alberada aveva promesso al pontefice.</p> + +<p>I baroni, partigiani dell'imperatore e dell'arcivescovo di Ravenna, +tennero consiglio. Si riassunse la somma delle cose, si fe' censo +delle truppe, e si stabilì un piano di difesa, giusta i consigli del +Buglione, non per anco in istato di vestire le armi. La città si pose +in punto d'armi, chiuse le porte, guarnite le mura ed i forti, e si +attese l'oste del Guiscardo.</p> + +<p>Il senato ed il popolo romano dall'altro lato, imbestialiti contro +Gregorio che chiamava loro addosso novello guaio, dopo averli +involuti in quattordici anni di sventure e di mine, risolsero ad +ogni modo non volerne più di lui, e difendersi contro il duca di +Puglia. Così aggiustate le cose, con minor tumulto di quel si sarebbe +paventato in simile caso, si distribuirono pei rioni e sui baluardi.</p> + +<p>In tutta la giornata non comparve alcuno, nè alcuna cosa si seppe +dell'inimico. Sul far della sera però capitarono spie a spron battuto +ed annunziarono, il Guiscardo avere alzati i padiglioni verso +Velletri, sicchè non prima del meriggio del domani avrebbe potuto +presentarsi sotto Roma. Malgrado la notizia, Guiberto ordinò alle +truppe <span class="pagenum"><a id="page100" name="page100"></a>(p. 100)</span> veglia d'armi sulle mura, dove accesero moltiplici +fuochi, sia per iscorgere se novità accadesse laggiù nel piano, sia +per dissipare la virulenta mofeta che con le tenebre si stendeva qual +fitto nebbione sulla città. Sano consiglio ed accorto. Imperciocchè +Roberto aveva solamente simulato di passare la notte a Velletri, ma, +come le tenebre occuparono intiero il paese, egli aveva comandato +togliersi il campo e cavalcar sopra Roma. Ed in effetti vi voleva +ancora un tantino per l'alba, quando quei che vigilavano sugli spaldi +s'avvidero di lui, e chiamarono alle armi.</p> + +<p>Allo spuntare del sole già il Guiscardo spiegava la sua truppa verso +porta Latina.</p> + +<p>Noi non descriveremo per minuto i fatti di questo vigoroso assalto ed +ostinata resistenza, per tema di fastidir quelli dei nostri lettori +che non troppo bene se la dicono con la storia, e perchè ne abbiamo +abbozzate veramente a sufficienza di battaglie e di opere di guerra. +Basti dire, che Roberto Guiscardo, Sigelgaita coi Saraceni di Lucera +cui aveva tolti a condurre, e Ruggiero, e Ben Hamed da un lato; e +dall'altro Rolando, Ulrico di Cosheim, Guiberto, Baccelardo, e quanti +abbiam veduti caldeggiare per Enrico, fecero miracoli di valore. Anzi +Baccelardo e Guiberto, non paghi del travaglio che davano al nemico +da star sulle mura, apersero porta Asinaria, oggi Lateranense, ed +uscirono, per forte caricare i Saraceni ed i cavalli condotti da +Ruggiero, <span class="pagenum"><a id="page101" name="page101"></a>(p. 101)</span> altro figliuolo di Guiscardo. Quel fatto pose la +gioia nel cuore di Roberto, che ormai vedeva i suoi vacillare; il +Buglione sgomentò.</p> + +<p>Roberto ordinò ai baroni calabresi ed ai cavalieri normanni serrarsi +ad ordini spessi, perchè allora la cavalleria non formava mai più di +una fila sola e rarissimamente due, non volendo, come signori, alcun +combattere dietro l'altro; e si avanzò per pigliare la pugna. Il +Buglione mandò più volte a scongiurare Baccelardo e l'arcivescovo che +con lenta e combattuta ritirata rientrassero nella città. Ma questi, +impegnati in caldo attacco, non potettero secondarlo. Goffredo +cangiò piano di combattimento. E' spiccò Rolando coi cavalieri +romani a rinforzarli; ma previde già che il nemico sarebbe penetrato +nella piazza. Questo squadrone testeggiò i cavalieri di Roberto, +ed impedì per allora che si girassero negli ordini dei soldati di +Guiberto e di Baccelardo e sussidiassero i mezzo rotti Saraceni. +Ulrico di Cosheim intanto coi mangani e con le frecce spazzava i +Pugliesi che, accalcati a porta San Lorenzo, tentavano sfondarla; e +sì maledettamente li trattò, che sbrancati corsero a cercare asilo +dove più calda ferveva la mischia. All'arrivo di costoro, la cosa +non bilicò più. Roberto caricò di più vigore. I soldati di Rolando +piegarono, e rinculando sempre, cercarono ricovero nella città. Il +duca vi si cacciò con essi.</p> + +<p>Dall'altra banda, Ruggiero fu tratto da cavallo <span class="pagenum"><a id="page102" name="page102"></a>(p. 102)</span> mezzo morto +per mano dell'arcivescovo. Questi, fatto segno di Ben Hamed e di +Sigelgaita, indietreggiò, opponendo sempre la fronte e tempestando +colpi, sino a che dai suoi non fu trascinato dentro. Baccelardo, +costretto a retrocedere, perchè gli avevan spaccato l'elmo sulla +testa, spezzata la spada, morto il cavallo, e portato via lo scudo, +rottesene le guigge dando col punteruolo di mezzo sul capo ad +un Saraceno che lo travagliava col pugnale. Per lo che, entrati +dentro Roma, confusi assalitori ed assaliti, più feroci badalucchi +principiarono. Non crocicchio, non strada, non piazza mancava di +zuffa. Nelle corti stesse, nei chiostri, nelle chiese, e duelli +a corpo a corpo e mischie in molti inferocivano. E nè i Romani +cedevano, nè quei del duca stancavansi, avvegnachè considerevolmente +menomati; tal che forse in Roma avrebbero trovata la tomba se più a +lungo fosse durato il giorno.</p> + +<p>Ben Hamed però, vedendo che non si sarebbe venuto mai a capo di +domare gli ostinati Romani, immaginò distoglierli dalla difesa, e +comandò ai Saraceni d'incendiar la città. Non appena l'emiro aveva +profferito l'ordine, che questi distribuironsi a piccoli gruppi, +inondarono i quartieri, e coadiuvati dai Calabresi e dai Pugliesi, +già rotti al saccheggio, appiccarono fuoco a più punti di Roma, e +segnatamente a San Giovanni a Laterano. Il vento, mosso da poco, +aumentò le <span class="pagenum"><a id="page103" name="page103"></a>(p. 103)</span> fiamme e le propagò. Sicchè, in brev'ora, quanto +ergevasi dal Laterano al Coliseo è tutto ridotto in cenere. I Romani +allora, per salvarsi dal fuoco e spegnerlo, lasciano di osteggiare la +truppa del Guiscardo, e quei soldati, non avendo più a difendersi, si +sciolgono ad ogni maniera di rapine e di sacrilegii, non rispettando +tempii, non chiostri, non l'onore delle donne, non l'innocenza dei +fanciulli, non la canizie dei vecchi. Roma mutasi in sentina di ogni +delitto e di ogni oltraggio al pudore ed alla religione.</p> + +<p>Gregorio intanto, come Nerone, dall'alto delle torri di Castel +Sant'Angelo contemplava l'esizio e la mina della sua città.</p> + +<p>Ritto fra due merli di una torre, immobile come fosse pietrificato, +l'occhio fisso, le braccia tese ed irrigidite, il capo scoverto, +perchè un buffo di vento gli aveva portato via il berretto, i capelli +delle tempie rizzati come fili di argento, la lunga barba arruffata +ed inturbinata dalla brezza, e' sembrava quivi non un uomo ma il +ministro di quelle divinità egizie ed indiane il di cui sguardo è +incendio, il di cui alito è peste, il di cui gesto è sterminio. +La sua potenza visuale era ampliata. Egli vedeva tutti i singoli +particolari di quel terribile dramma; vedeva dove l'aquila non +avrebbe più nulla distinto. L'anima esuberava. La sua tonica bianca +si gonfiava e s'agitava sotto il soffio della tramontana, che aveva +cominciato auretta e si era <span class="pagenum"><a id="page104" name="page104"></a>(p. 104)</span> ingagliardita a turbina. Dorato, +e calmo all'alba, il cielo si era andato a poco a, poco; caricando di +rosso, si che sarebbesi detto un'aurora boreale. Tutti i comignoli +di Roma, a quel riverbero, sembrano fiaccole immense che illuminano +una città involta in un bianco sudario di nebbia come uno spettro +che vien fuori da una tomba. Quella nebbia però si era a poco a poco +anch'essa sminuzzolata a fiocchi, a sprazzi, a lembi che assumevano +sotto l'azione del vento mille forme fantastiche, che grondavano +sangue, così indorati come erano dal sole, e che cozzavano in cielo +come gli uomini cozzavano sulla terra. L'aere rimbombava di un rumore +indistinto, incalzante, vertiginoso come l'ululato di un mostro che +agonizza.</p> + +<p>Però Gregorio non badava al cielo, non badava alla natura. La terra +lo attirava magneticamente, E' non diceva parola. La sua fronte si +alzava serena; il suo volto per niuna commozione turbavasi, Oddo +intanto correva su e giù lo spianato gridando: Miseri cittadini! +Quale giorno doveva io vedere prima di morire! Nè meno costernata +di costui mostravasi Alberada, la notte precedente ammessa dentro. +Ella neppure parlava, solo si torceva le mani, genuflessa, gli occhi +ora rivolti al cielo, ora alla desolata città. Un rivolo di lacrime +tacite le solcavano le guance. E così questi miravano, al riverbero +delle fiamme, Roma struggentesi in un nuvolo nero fumo <span class="pagenum"><a id="page105" name="page105"></a>(p. 105)</span> che +l'avvolgeva a volta a volta, e che più spesso, spazzato dal vento +il torbido velo, si mostrava nel suo pieno squallore col sole che +infine, verso sera, placido e bello tramontava, indorando le cupole +delle chiese. Quand'ecco che Alberada gitta un grido da spezzare il +cuore, si alza sollecita, seco trascina Oddo malgrado di lui, e viene +giù alla porta del castello.</p> + +<h3><span class="pagenum"><a id="page106" name="page106"></a>(p. 106)</span> IX.</h3> + +<div class="entete"> +<p class="poem20"> + Piacemi, cavalier, che Dio temendo<br> +<span class="add1em">Porta lo nobil suo ordine bello,</span><br> +<span class="add1em">E piacemi dibonare donzello</span><br> +<span class="add1em">Lo cui destino è sol pugnar servendo.</span></p> + +<p class="authorsc">Guittone d'Arezzo.</p> +</div> + +<p>Due cavalieri, Roberto e Sigelgaita, cavalcavano verso il ponte +San Pietro per isboccare alla porta di castel Sant'Angelo. Tutto +ad un tratto odono alle spalle uno scalpito di due altri guerrieri +che, a briglia sciolta, galoppavano. Immantinente Roberto, che +andava dietro, volge la testa, per guardare chi fossero, e vedendo +che l'altro gli accennava della mano di sostare, gira il cavallo e +subitamente si trovano di fronte.</p> + +<p>—Io sono Baccelardo, grida il cavaliero alzandosi con una mano la +visiera dell'elmo. Roberto Guiscardo, fanciullo, nelle sale di Melfi, +ti detti un guanto e ti consigliai a conservarlo perchè <span class="pagenum"><a id="page107" name="page107"></a>(p. 107)</span> +sarei venuto a ridomandartelo uomo. Ora tel ridomando; e qui, perchè +il tempo è venuto, perchè lungamente ho ritardato, mi renderai +ragione dell'infame vitupero che facesti alla tua donna Alberada.</p> + +<p>Baccelardo, dopo essere stato così pesto e disarmato, rigettato +dentro dall'onda dei suoi che vi cercavano tardo scampo, aveva fatti +novelli sforzi, e con cento opere di valore tentato cacciarne l'oste +normanna. Ma avendo infine compreso che vanamente si arrabattava a +tal uopo, che irreparabilmente Roma era perduta, risolse attaccare +il suo destino a quello della signora del mondo, e fare scoccare +l'ora della sua vendetta. Rientrò quindi nel suo alloggiamento onde +provvedersi di armi e di destriero.</p> + +<p>Non appena egli vi pose piede, che il suo paggio Corrado, dominato +fino allora da mortale ansietà percorrendo la stanza a lunghi passi, +gli si gitta addosso e mille domande gli volge se fosse ferito. +Baccelardo risponde alle amorevoli carezze di questo bel giovanetto +per un tristo bacio sulla fronte. Poi muta il suo giaco, squarciato +in più luoghi, prende nuova rotella, nuova spada e lancia, e si fa +allacciare le correggie dell'elmo. E tutto senza dir parola, con una +solennità ed una freddezza, che agghiacciava il cuore del sollecito +damigello. Però come il suo armamento fu compiuto, Baccelardo ordina +ad uno scudiero d'andargli a preparare il suo destriere <span class="pagenum"><a id="page108" name="page108"></a>(p. 108)</span> +<i>Licht</i>, il quale, perchè troppo vecchio, aveva risparmiato la +mattina, ben prevedendo avrebbe avuto bisogno di cavallo più leggero +e più vigoroso. In quel momento decisivo della sua sorte, e' non +volse scompagnarsi dal più fedele amico che unicamente lo aveva amato +e tanto... prima che il cielo gli avesse messo a fianco il tenero +damigello. Questi, durante quegli apparecchi, divorato da ineffabile +smania, non aveva profferita parola. Ma come vide che Baccelardo, +dopo avergli gittato uno sguardo—uno sguardo che racchiudeva tutta +una storia di passione—si allontanava senza neppure confortarlo del +consueto bacio sulla fronte, gli corre dietro frettoloso e cadendogli +ai piedi grida:</p> + +<p>—Vuoi farmi dunque morire?</p> + +<p>Baccelardo lo solleva dal suolo, e stringendoselo al petto con +una ineffabile tenerezza, con una voluttà disperata e baciandogli +replicate volte il sembiante, suo malgrado una lagrima gli cade, ed +il pallido volto del contristato giovane bagna.</p> + +<p>—Dove vai dunque? questi dimanda. Ti ho veduto tante e tante volte +andare a combattere e mai il cuore mi si è stretto così aspramente; +mai tu mi hai lasciato con quell'aria mesta e funerea. Di', +Baccelardo, in nome di Dio! dove dunque vai tu?</p> + +<p>—Vado incontro al mio destino, Guaidalmira. Non mi hai veduto mai +correre alla pugna di questa ciera abbattuta, perchè mai a simili +pugne <span class="pagenum"><a id="page109" name="page109"></a>(p. 109)</span> sono andato. Ora si deve decidere. Egli è qui, egli mi +deve un conto; vado a trovarlo, vado a cercarglielo.</p> + +<p>Guaidalmira, perchè dessa era il paggio Corrado il quale aveva +seguito Baccelardo fra tante sventure e pericoli; Guaidalmira, che +conosceva tutta la storia di lui, non fa più motto. Solo dopo un +minuto di silenzio risponde:</p> + +<p>—Ebbene, va pure. Però non puoi negarmi ch'io t'accompagni.</p> + +<p>—A che pro, Guaidalmira?</p> + +<p>—Noi so io stessa. A nessun pro per certo. Ma voglio accompagnarti; +e tu non puoi rifiutarmelo.</p> + +<p>—Ma sai che s'io ti vedessi, se io ti vedessi impallidire e tremare, +perderei ogni equilibrio di mente, e forse...</p> + +<p>—Tu non mi vedrai. Mi metterò un morione con la buffa inchiodata. Ma +voglio accompagnarti; voglio essere presente allo scontro terribile; +il tuo destino ti porta... alla vittoria. Voglio, debbo perciò +esserci anch'io. Ricordati che a Canossa accomunammo il nostro +avvenire; accomunammo la nostra sorte. Non possiamo più, o almeno non +è questo il tempo di separarci.</p> + +<p>—E impossibile, dopo alquanto di silenzio soggiunge Baccelardo. +Tu devi restare qui, per te, per me lo devi. In qualunque altro +instante, non avrei esitato a condurti meco; ma in questo...</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page110" name="page110"></a>(p. 110)</span> —Ebbene, giacchè vuoi che io resti qui, va pure... va. Ma +diamoci almeno un addio. Dà un addio alla tua Guaidalmira che tanto, +che te solo ha amato. Non la vedrai più. Essa morrà qui, te lo giuro.</p> + +<p>Baccelardo la guarda attentamente, e vedendo che ella era risoluta a +non so qual partito estremo, con un sospiro balbetta:</p> + +<p>—Vieni dunque: era deciso così! Se vi è un Dio però, se vi è un Dio +che pesa e guarda i fatti degli uomini, sa a cui dare la vittoria in +questo momento.</p> + +<p>Guaidalmira sorride amaramente. Poi, presagli la mano come per +ringraziarlo dell'accordatole favore e baciatagliela, l'esamina +attentamente, e una lagrima vi lascia sopra cadere. Baccelardo +l'abbraccia un'altra volta, ed in un baleno, messi a termine gli +apparecchi della partenza, escono per Roma onde imbattersi nel +Guiscardo.</p> + +<p>Ed eccoli l'uno a fronte dell'altro, vicino al ponte San Pietro, di +rincontro a Castel Sant'Angelo, sotto gli occhi di quell'Alberada per +cui Baccelardo dimanda l'abbattimento.</p> + +<p>All'aspetto di quest'uomo, a quella protesta, Guiscardo si scuote. +Sigelgaita ritorce anch'essa il cavallo, e come se non fosse più cosa +animata, immobile resta a guardare, vicino ad un pilastro del ponte. +Il turbamento di Roberto non dura molto. Egli porta la mano al suo +fianco, e dal cinturino della spada spicca un guanto che a Baccelardo +presenta.</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page111" name="page111"></a>(p. 111)</span> —Baccelardo, ecco il tuo guanto, egli dice. Gli è però +mestieri che sappi io non battermi più per una causa di cui Iddio mi +ha fatto conoscere l'ingiustizia. Va dunque in nome dei santi, perchè +mi dorrebbe farti male.</p> + +<p>—Ti credo, risponde Baccelardo; ebbene, giacchè confessi che +indegnamente facesti vitupero alla contessa Alberada, io ti apprezzo +per quel nobile cavaliero che sei. Battiti quindi meco per gli Stati +del padre mio, che infamemente usurpasti ed infamemente ritieni.</p> + +<p>E così favellando gli toglieva dalle mani il guanto, cui dava a +custodire a Guaidalmira, si calava la visiera, e ritraendosi metteva +in resta la lancia per dar principio al combattimento.</p> + +<p>Fu allora che Alberada, dall'alto della torre li vide, e +riconosciutili dalle divise, trascinandosi furiosa il conte Oddo alla +porta, lo costrinse ad aprire, e si fece metter fuori.</p> + +<p>Sventurata! quale fatalità la trascinava!</p> + +<p>Non appena ella fu alla testa del ponte, all'altra banda del quale +quei due furibondi battagliavano, che di voce affannata si pose a +gridare:</p> + +<p>—Arrestatevi, arrestatevi, in nome di Gesù Cristo!</p> + +<p>A quella voce Sigelgaita si volge, Sigelgaita che fredda, +impassibile, taciturna come le statue che si mettono sopra i +sepolcri, vedeva affrontare suo marito e suo nipote, ed impegnare una +pugna dalla quale uno solo o nessuno doveva tirarsi <span class="pagenum"><a id="page112" name="page112"></a>(p. 112)</span> vivo. +In un baleno Sigelgaita si gitta allora da cavallo come una furia. +Corre ad Abelarda, l'abbraccia per un amplesso da soffocarla, da +cacciarle nei reni le dita delle manopole di ferro, la trascina, la +gualcisce, la contorce, la difforma, le fa scricchiolare tutte le +membra, l'arruffa come un cencio—e tutto in un attimo, di un solo +moto—si accosta ai balaustri del ponte, appoggia sul petto di lei il +suo mento, la spezza in due nella spina, e la precipita nel Tevere. +E tutto ciò, in meno di tempo che non mettiamo a narrarlo. Alberada +gitta un grido di morte, e sotto le acque dispare. Sigelgaita l'aveva +veduta a mano a mano coprirsi nel volto di pallore mortale, l'aveva +udita mettere quel gemito terribile, l'aveva veduta precipitare +dall'alto, la vide tuffare nell'onde, e non si era scomposta nel +viso, e dai parapetti del ponte non si era allontanata. Tutto ad un +tratto quella sfortunata ricompare a galla ed un palo della diga +l'accrocca della tunica e di faccia verso il cielo la capovolge.</p> + +<p>—Non sei ancor morta? grida a quella vista Sigelgaita come una +tigre; e cercando attorno, non scorge anima viva, non vede oggetto +da poterle lanciare sul capo, non trova pietre, non trova nulla, +null'altro che un cadavere innanti ai piedi di un cavallo, un +cadavere coperto di ferro e di sangue che fumava ancora. Ella lo +trascina fino al ponte; poi, piegandosi sopra di lui, lo afferra di +<span class="pagenum"><a id="page113" name="page113"></a>(p. 113)</span> ambo le mani, lo solleva, e pigliata la misura, lo lascia +cadere sul capo d'Alberada, ritenuta sempre dal lembo delle vesti ad +un pinolo di palizzata. Il cadavere non era giunto ancora giù, che di +sopra il suo capo Sigelgaita sente passare un cavallo di slancio, il +quale egualmente nel fiume si precipita.</p> + +<p>Quel cadavere era Baccelardo: quel cavallo <i>Licht</i>.</p> + +<p>Un altro cavaliere, cui ella non aveva scorto dapprima perchè caduto +brancoloni sotto una scala del ponte, vi si appressa allora per +avventarsi ancor egli al medesimo salto. Sigelgaita lo rattiene. Era +Guaidalmira.</p> + +<p>E Gregorio tutto contemplava dall'alto delle torri, e sul suo volto +segno di commozione non appariva. Ritornava il padrone di Roma!</p> + +<p>Disgraziato! Godi pure, le tue gioie son numerate.</p> + +<p>La notte intanto era compiutamente caduta. La notte di Roma, di +allora in poi, divenne più tenebrosa. Saccheggiata e spogliata +di tutte le sue ricchezze, vituperata nell'onore, bruciata negli +edifizii, decimata dal ferro di cittadini, desolata di tempii, +vedovata dal bando dei migliori suoi uomini, dopo quel giorno, +l'antica città restò pressochè deserta, e la popolazione si trasferì +tutta intiera al di là del Campidoglio—in quello spazio che altra +volta formava il Campo di Marte.</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page114" name="page114"></a>(p. 114)</span> Quella sera stessa la duchessa Sigelgaita riceveva a segreto +colloquio, nella sua camera da letto, Rolando da Siena.</p> + +<h2><span class="pagenum"><a id="page115" name="page115"></a>(p. 115)</span> <span class="smaller">LIBRO OTTAVO</span><br> +TRAMONTO</h2> + +<h3><span class="pagenum"><a id="page117" name="page117"></a>(p. 117)</span> I.</h3> +<div class="entete"> +<div class="poem20"> +<p>Sedea quel superbissimo signore<br> +<span class="add1em">Sovra un trofeo di strali, e l'empia morte</span><br> +<span class="add1em">Gli stava al fianco, e la contraria sorte</span><br> +<span class="add1em">E 'l sospiro e 'l lamento appo il dolore.</span></p> + +<p>Io mesto vi fui tratto e prigioniero;<br> +<span class="add1em">Ma quegli allor, che in me le luci affisse,</span><br> +<span class="add1em">Mise uno strido di dispetto, e fiero,</span></p> + +<p>E poscia aprì l'enfiate labbra e disse:<br> +<span class="add1em">Provi il rigor costui del nostro impero.</span></p> +</div> + +<p class="authorsc">Redi.</p> +</div> + +<p>Appena l'arcivescovo di Ravenna comprese che Roma era +irrevocabilmente perduta per gl'imperiali, si raccolse intorno +quel residuo di Alemanni e di Italiani che nel badalucco potè +raggranellare, e stretti ed armati, a stendardo sventolante, uscirono +per porta Toscana. Una parte dei senatori e dei patrizii romani col +favor della notte si rifugiò in Castel Sant'Angelo. Ne cacciarono +via Gregorio. Provvidero, per quanto potè tornar loro, scorte ed +armi. Ed aspettarono sicuri che il furor prima degl'invasori fosse +ammansito. <span class="pagenum"><a id="page118" name="page118"></a>(p. 118)</span> Questo furore però e questa libidine d'oro e di +sangue nella truppa del duca non si spense così tosto; nè desso per +due dì fu veduto. Colpito nel cuore dalla doppia morte della contessa +Alberada e di Baccelardo, dal rimorso travagliato, da incognito, +segregato e romito visse nel monistero di San Paolo. Però al terzo +giorno comparve, e recatosi al Vaticano trovò Gregorio, nel mezzo +dei suoi capitani, intento a proscrizioni ed a scomuniche. Vanamente +Gregorio aveva provato destare il suo partito. Non cardinale, non +vescovo, non prete, non nobile, non cittadino attorno a lui volle +recarsi. Tutti lo accagionavano di tanto danno; tutti lui incolpavano +se all'ebbrietà del vincitore non si metteva freno. Sicchè più del +Guiscardo, più del saraceno stesso, lui abborrivano e come traditore +del suo paese dannavano a morte.</p> + +<p>Al terzo giorno di quell'orgia di sangue però il popolo si scosse. +Cencio, il duca di Cosheim, che dentro Roma con un manipolo di +soldati tedeschi si era fortificato nel <i>septifolium</i>, alcuni +patrizii ed Oddo s'accorsero dell'ammutinamento, ed uscirono dalla +mole di Adriano. Indi stuzzicando i più timidi, infiammando i più +audaci, allestirono conventicole, raccolsero, aizzarono, armarono il +popolo, ed uniti in grossi drappelli piombarono addosso alla truppa +del duca di Puglia.</p> + +<p>La colsero alla spicciolata, avvinazzata, stanca, <span class="pagenum"><a id="page119" name="page119"></a>(p. 119)</span> +scarsamente armata, indebolita dalle veglie e dalle libidini su per +lupanari e per chiese. E ne fecero così grave macello, che Roberto +dal suo torpore si destò. Il conte Oddo infrattanto con un pugno di +arditi transteverini, ed il duca Ulrico di Cosheim con i Tedeschi, +avevano sbrattato palazzo Vaticano della guarnigione calabrese, e +vi assediavano il papa. Guiberto, avvisato, con rinforzi era per +rientrare nella città. Voci altissime per chiassi e per piazze +levavansi.—Morte a Ildebrando, morte a Guiscardo! I Saraceni ed i +Normanni, venuti alle prese nel Foro con certe bande comandate da +Cencio, fuggivano. Un subbuglio, un imprecare, un romor d'armi, un +sonar di campane a martello, un assassinio continuato, senza riguardi +di luoghi, di sesso e di età.</p> + +<p>Guiscardo comprende di un lampo a qual pericolo si trovasse, ed a +qual repentaglio stesse per mettere vittoria, vita ed esercito. +Ordina quindi a quei capitani suoi, che gli venne fatto poter +accozzare di subitamente richiamare i soldati alle bandiere e di +suonare a raccolta. Ed ei si reca dal pontefice alla testa dei fedeli +Normanni, meno degli altri sbrancati alla rotta. Essi non ebbero a +far poco per aprirsi il cammino. Spazzano Vaticano dagli ordini fitti +che lo assediano e già ammaniscono tormenti da breccia e scale per +penetrar dentro ed impossessarsi del pontefice. Combattono contro i +soldati dei Cosheim e di Oddo; penetrano nel palazzo.</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page120" name="page120"></a>(p. 120)</span> Gregorio non si era per nulla turbato, forse non si era +neppure di nulla avveduto, e scriveva lettere a tutti i legati suoi, +sparsi per l'orbe cristiano, onde annunziare il trionfo del Signore. +E' non curava l'insurrezione del popolo, non il pericolo che correva +l'esercito liberatore, non il massacro di tante vite. Godeva del +trionfo; godeva dello sterminio dei nemici suoi. E non era sazio, non +stanco di additare novelle vittime al supplizio ed alla proscrizione. +La vittoria lo aveva ubbriacato. Viveva in un'atmosfera che tutto, +umanità, religione, carattere gli faceva obbliare. Giunge a tempo +Roberto per destarlo da quel sogno, o meglio da quel deliramento di +sangue.</p> + +<p>—Santo padre, prende a dire il Guiscardo, è ora finalmente di far +desistere da tanto eccidio, e partire.</p> + +<p>—Così presto! sclama Gregorio sorpreso e scontento.</p> + +<p>—Non è già presto, santo padre, risponde Roberto, gli è anzi tardi, +forse troppo tardi perchè ci resti ancora scampo a fuggire. Non è +momento di lusinghe adesso.</p> + +<p>—Fuggire, mormora Gregorio rizzandosi ed aggrottando le ciglia. +Temereste voi forse questa sgualdrina di plebe codarda e venale, +messer duca? Egli è impossibile!</p> + +<p>—Io non sono un testardo che ha perduta la ragione, santo padre, per +dire che non temo nè gli uomini, nè Iddio, continua Guiscardo senza +<span class="pagenum"><a id="page121" name="page121"></a>(p. 121)</span> occuparsi dell'atteggiamento del pontefice. Io ho senso +abbastanza per comprendere che, se resto a Roma solamente alcune +altre ore, mi sarà tagliata la ritirata, ed il mio esercito ed io +corriamo pericolo di essere passati a fil di spada. Ecco tutto. Il +popolo è ammutinato; è corso alle armi. La disperazione muta in eroi +anche i poltroni. È ora di partire.</p> + +<p>—Voi pensereste dunque?...</p> + +<p>—L'ho detto, di uscire di Roma senza indugio. Ho comandato ai miei +capitani di raggranellare la truppa sparpagliata. Ridotta agli +ordini, voglio andar via da me, con volontaria e decorosa ritirata, +prima che sia costretto a fuggire come cacciato e come vinto.</p> + +<p>—E così poco doveva dunque durare il trionfo d'Israello? mormora +Gregorio alzando gli occhi al cielo.</p> + +<p>E Guiscardo:</p> + +<p>—Io non so, santo padre, se Israello abbia trionfato per poco; so +che del trionfo ha abusato. E da lunga sperienza conosco, come la +vada sempre così, dove menomamente si rallenti la briglia al soldato. +Noi non ci riconcilieremo mai più questo popolo.</p> + +<p>—Vorreste dunque lasciarmi in mano ad una plebe rivoltata, corriva +al sangue ed alla vendetta, messer duca?</p> + +<p>—Io no. Io penso invece che vi condurreste saviamente, santo padre, +a venir meco, e dare <span class="pagenum"><a id="page122" name="page122"></a>(p. 122)</span> eterno addio a questa città: perchè +voi, anche per lo innanti non ben gradito, ve ne avete distolto +l'amore per sempre.</p> + +<p>—È impossibile!</p> + +<p>—Udite per poco come essi gridano, morte a voi ed a me, santo padre. +Qui comincia a far caldo seriamente. Voi siete uomo di giudizio per +comprendere ciò che vi convenga di fare. Io vi protesto chiaro che, +fra due ore, sarò fuori le mura di Roma; perocchè io ho ancora da dar +conto della vita dei miei soldati, ed essi riposano sul mio senno e +sul mio onore. Partirò.</p> + +<p>—E dovrei dunque esiliarmi, o meglio, mi esilieranno da Roma i miei +vassalli, nel punto proprio che io li aveva sottomessi?</p> + +<p>—Questo è l'errore, beato padre. Essi non sono sottomessi di +niuna maniera; e ne sia prova i battaglioni che si vanno armando e +rinforzando per pagarci a misura di picche e di pugnale del gastigo +che abbiamo loro inflitto a misura d'azze e di lancie. Io doveva, +li aveva anzi promesso ai miei valorosi soldati, questi giorni di +stravizzo e di libero dominio sopra un popolo conquistato. L'ora è +passata. Questo bestial popolo, che non sa nè comandare nè servire, +si è riscosso. Andiamo in nome di Dio, se non vogliamo lasciarci la +vita. Udite a me, beato padre; non vi restate in bocca ad un lupo +affamato, irritato, con le mascelle armate di denti, e di niente +meglio avido che stritolar la sua preda. Dell'esizio di Roma più +<span class="pagenum"><a id="page123" name="page123"></a>(p. 123)</span> che i Saraceni, i soldati e me, incolpano voi. Che sperate +di più? chi vi difende?</p> + +<p>—Andiamo dunque, risponde Gregorio, ed in nome del Padre, del +Figliuolo e dello Spirito Santo, io maledico questo scellerato +popolo, che insorge contro il giusto e contro l'unto del Signore, che +oltraggia il suo donno, e si ribella contro il padrone. Andiamo, io +scuoto la polvere dai miei sandali, e lo lascio a bersaglio dell'ira +di Dio.</p> + +<p>E sì imprecando, Gregorio usciva col Guiscardo. Il quale nelle sale +del palazzo trova Roberto di Loritello, venuto a farlo conto di aver +raccozzato buon terzo della truppa nelle vicinanze del Foro, che +Ben Hamed si studiava raccogliere i suoi, e che egli con una mano +di cinquecento cavalli poteva guidarlo sicuro al Foro, d'onde, alla +testa dell'esercito, uscire.</p> + +<p>In effetti, quattro giorni dopo il suo ingresso a Roma, Roberto, a +suono di trombe ed a bandiera spiegata, ne partiva, recandosi nel +centro il pontefice Gregorio VII, tra le contumelie ed il corruccio +del popolo che lo tagliava alle spalle, lo grandinava di frecce, e +gli scagliava dalle finestre rottami di tegole ed altri corpi da +ferire ed uccidere. Per modo che, soventi volte la retroguardia fu +costretta far alto, tanto da tener testa alla plebe petulante che si +avventava loro addosso furiosa e burliera.</p> + +<p>E così Ildebrando esulava da Roma, cui per <span class="pagenum"><a id="page124" name="page124"></a>(p. 124)</span> trentacinque +anni aveva contristata di sue innovazioni, di sue pretensioni, +col dispotismo, col renderla scopo dello sdegno di tanti nemici, +coll'istrapparle il residuo di libero governo che ancora le rimaneva, +con farla devastare e bruciare da eserciti stranieri, e spogliarla +di ricchezze, di onore, di virtù, di brio e di valore, con imporle +infine il teocratico giogo, cui da lui in poi, per sforzi che avesse +fatti e molti e generosi, non ha saputo mai più togliersi. Egli ne +usci corrucciato, fiero nel volto e nei pensieri, disprezzandola, +maledicendola, disegnando in sua mente tornarvi, quando che fosse, +come il Guiscardo vi era venuto, e punirla della ribalda fellonia. Ne +usciva esecrato, schernito, vilipeso per porta Lateranense—nel punto +stesso che il fratel suo, tanto perseguitato ed odiato, l'antipapa +Clemente, festeggiato e tra le ovazioni del popolo vi entrava per +porta Toscana.</p> + +<p>Roberto, alla testa del suo esercito, precedeva il pontefice. Al suo +fianco cavalcava la duchessa Sigelgaita, cui teneva dietro il suo +novello scudiere e favorito, Rolando da Siena.</p> + +<h3><span class="pagenum"><a id="page125" name="page125"></a>(p. 125)</span> II.</h3> + +<div class="entete"> +<p class="poem20">Queste colte sull'Emo,<br> +<span class="add1em">Queste colte in Tessaglia erbe omicide</span><br> +<span class="add1em">Pieghin colui che del mio mal si ride.</span></p> + +<p class="authorsc">Redi.</p> +</div> + +<p>Sigelgaita procedeva a fianco del suo consorte cupa e distratta. +Rispondeva a monosillabi, o non rispondeva niente affatto alle +domande che questi le indirizzava—e molto meno a quelle del +pontefice che, dopo aversi lasciata Roma alle spalle, dal corpo +dell'esercito era passato alla fronte. Solamente di tanto in tanto +Sigelgaita si volgeva al suo scudiero per dirgli ora una cosa, ora +un'altra, e chiedergli conto di alcun oggetto o di alcuna persona. Il +pontefice guardò in cagnesco Rolando, da lui fulminato di scomunica, +ma non fece mostra conoscerlo nè rammentarsi di lui. Egli lo scorgeva +in tanto favore della duchessa, altera e dispotica e comprendeva +che vanamente avrebbe porte rimostranze. Nè Roberto <span class="pagenum"><a id="page126" name="page126"></a>(p. 126)</span> se ne +incaricò di vantaggio; consapevole dei modi di Sigelgaita. Che anzi, +fino ad un certo segno si piacque aver tirato dalla sua uomo tanto +ardito e tanto prode. Così che, mossero da prima per Montecassino, +dove l'abate Desiderio di ogni bello accoglimento li festeggiò, e +subito dopo per Salerno—allora la padrona dei mari.</p> + +<p>Una sera il medico Guarimponto venne introdotto dalla duchessa +Sigelgaita.</p> + +<p>Da due giorni ella infermava; nè i consigli, nè la dottrina del +celebre Costantino d'Africa, cancelliere del duca e dotto medico, +avevano potuto convincerla che di assai poco momento quel suo +malessere fosse.</p> + +<p>Guarimponto era anch'esso uomo di grande fama e bell'ornamento +della scuola salernitana, allora e poi sì rinomata. Poteva contare +settant'anni. Alto della persona, cui nemmeno l'età e l'abitudine +allo studio avevano incurvata, portava capelli corti e barba assai +lunga, avendo conservato il costume longobardo, longobardo esso +stesso e fiero da non aver voluto mai piegarsi nè agli usi, nè al +dispotismo normanno, nuovi padroni di Salerno. La sua bianca barba +gli scendeva profusa sul petto e con assai maestà spiccava sulla di +lui tunica chermisina. Egli ostentava gravità, o meglio malinconia. +Perocchè si compiaceva assicurare di non aver giammai riso, dal +dì che il suo allievo Gisulfo fu costretto esulare dalla dimora e +dagli Stati del padre suo. Un paio di <span class="pagenum"><a id="page127" name="page127"></a>(p. 127)</span> occhi grigi però, +vivaci ed irrequieti, che scintillavano nelle orbite incavernate, +sopra le quali irte, folte, e nere tuttavia, sporgevano le ciglia, +indicavano, egualmente che il naso volto della punta all'insù, che +assai lungi della tristezza e più vicino alla tristizia egli fosse. +La sciatica—ed e' vantava le più brillanti guarigioni di questa +malattia, ed i più sicuri lattovari—la sciatica gli aveva rattratta +una gamba; così che la strascicava dritta ed inflessibile come +stecco, e, camminando, sembrava ad ogni passo fare una riverenza. +Cosa che assai gli toglieva di serietà, maggiormente perchè, fingendo +il divagato, lasciava strisciar nella polvere il lungo suo manto +scarlatto, sopra del quale i monelli delle piazze, quando ei passava, +sedevano e si compiacevano farsi da lui saporitamente rimorchiare.</p> + +<p>Guarimponto si presentò alla duchessa, cui aveva conosciuta fanciulla +ed addestrata alla musica ed alla gramatica. Giunto sotto l'arco +della porta, si ferma per contemplarla. Poi, dopo essere stato alcuni +instanti in quella postura, tira innanzi così angaione, e giunto al +letto dell'inferma gitta un sospiro e sclama:</p> + +<p>—<i>Fugit irreparabile tempus!</i> Gli antichi simularono il tempo sotto +la figura di Saturno che divorava i suoi figli, e furono sciocchi. +Conciofossecosachè ciò che si divora si smaltisce; ciò che si +smaltisce muta di forma, ciò che muta di forma non si riconosce più, +ciò che non <span class="pagenum"><a id="page128" name="page128"></a>(p. 128)</span> si riconosce più si obblia, e noi—noi mastro +Guarimponto ricordiamo di voi, vi abbiamo ricordata sempre, leggiadra +duchessa Sigelgaita, degna di migliore ventura!</p> + +<p>—Mastro Guarimponto, l'interrompe Sigelgaita, abbiamo bisogno di te +e della tua dottrina, non del tuo compatimento. Noi stiamo male.</p> + +<p>—La dottrina è una grazia che Iddio concede ai suoi eletti come +il sole, perchè illumini tutti e tutti se ne possano giovare. Per +la qual cosa, nostra bella duchessa, noi non ci rifiuteremo mai +ai vostri bisogni; ed eccoci qui per iscacciare, con la spada di +Azzaele, l'angelo della malattia che vorrebbe stendere la mano +sulla vostra persona. Dite dunque, dov'è che avete male, duchessa? +Datemi qui il vostro polso, perchè la sfigmica è come la vôlta +cristallina dell'empireo, sopra la quale si chiodano le stelle, ed +in essa il medico, che ha l'occhio della scienza, legge il principio +di malignità che s'insinua nella fibra della macchina umana. Dite +dunque, bella duchessa, dov'è che avete male?</p> + +<p>Sigelgaita provava irresistibile tentazione di far gittare dalle +finestre mastro Guarimponto; non pertanto si contenne ancora e +rispose:</p> + +<p>—Male al cuore.</p> + +<p>—In fatti, bella duchessa, deve esser così! E se la luce di +quella finestra non fosse stata attenuata tanto, e le tenebre non +cominciassero ad involvere la terra ed il mare, io ve lo avrei detto +<span class="pagenum"><a id="page129" name="page129"></a>(p. 129)</span> dal bel principio, perchè si legge già dal <i>palloris vultus, +anxietatis, membrorum tremoris, difficilis respirationis, oculorum +languoris</i>, ed altro che Avicenna soggiunge, trattarsi <i>de cordis +affectione</i>. Ed Aetio, nel secondo de' Tetrabibli, ha giudicato che +<i>celerrima pernicie instat corde affecto</i>.</p> + +<p>Sigelgaita sentiva scoppiarsi. Si solleva dunque sul letto ed ordina +alle sue damigelle:</p> + +<p>—Uscite.</p> + +<p>Poi voltasi a Rolando, che dall'altro lato del letto, con le braccia +conserte, guardava il famoso Guarimponto, gli ordina:</p> + +<p>—Chiudete l'uscio. Quindi rizzatasi affatto sulla metà della +persona, grida:</p> + +<p>—Che la peste ti soffochi, pezzo di birbo, tocco d'asino. Dove vedi +tu dunque tutte codeste corbellerie che ci hai spacciate, e codesta +pernicie nel nostro male, se noi stiamo meglio di te, meglio di una +sposa che va a nozze, meglio del diavolo che ti porti?</p> + +<p>—<i>Euge serve bone et fidelis!</i> sclama Guarimponto senza scomporsi, +dopo aver udita fino alla fine la collerica diatriba della +duchessa. Sempre la stessa, sempre quel brio, sempre quella vita e +quell'ardimento! Noi credevamo che vi foste mutata, e perciò appunto +abbiamo voluto stuzzicare la vostra pazienza, come l'alcali stuzzica +lo starnuto—che, se nol sapete, è <i>diaphragmatis contractio</i> come lo +ha definito Egineta. <span class="pagenum"><a id="page130" name="page130"></a>(p. 130)</span> Ma no, bella duchessa, <i>summa cum animi +lætitia</i> noi vi troviamo sempre la stessa, sempre la Semiramide del +nostro secolo.</p> + +<p>—Per le sante ossa di Caino quest'uomo ci farà perdere la pazienza, +mormora Sigelgaita rivolta a Rolando.</p> + +<p>Rolando non le risponde. Ma girando dall'altro lato del letto, si +appressa al medico, e mettendogli una mano sulla spalla, con una +grazia che il povero medico si senti quasi slogar la clavicola e si +piegò, gli dice:</p> + +<p>—Senti, compare. Che abbi voluto celiare fin qui, chè anche noi +abbiamo fatto da burla, te lo perdono. Ma adesso, poni mente a ciò +che madonna sarà per dirti, e ponci mente veh! perchè se niente +niente mi avveggo che ti torna la frega delle parole latine e di +dir cose che noi non comprendiamo, netto e sollecito ti gitto dalla +finestra. Mi hai capito?</p> + +<p>—Voi vi spiegate con una facondia che incanta, messere! balbetta +Guarimponto, grattandosi la spalla intormentita. Andiamo dunque in +nome di Dio! Giacchè nulla vi bisogna dalla nostra scienza, e badate +bene che la medicina è scienza, avvegnachè quel guastamestieri +d'Ippocrate la dica <i>ars longa</i>... perdono! avete detto che non +volete latino. Dunque cosa ci avete a richiedere, se nulla dalla +nostra sapienza vi occorre?</p> + +<p>—Ecco qui, mastro Guarimponto. Noi sappiamo <span class="pagenum"><a id="page131" name="page131"></a>(p. 131)</span> da lungo tempo +come tu sii famoso nel cavar dall'altro mondo i morti e mandarci i +vivi di questo...</p> + +<p>—Voi dite la verità, bella duchessa.</p> + +<p>—Non c'interrompere. Sappiamo pure che niuno meglio di te conosce le +virtù secrete delle piante e delle pietre, non che degli animali...</p> + +<p>—Che vivono nei quattro elementi; dappoichè noi siamo di avviso che +anche nel fuoco vi debbano essere bestie...</p> + +<p>—Ma pel vero Iddio, Guarimponto, abbiam detto che non vogliamo +essere interrotta, comprendi?</p> + +<p>—<i>Parce mihi</i>... scusate, dimentichiamo sempre che quel galantuomo +abborre dal latino, come <i>natura haborret a vacuo</i>... scusate, +scusate. Questo maledetto latino ci piove in bocca come la manna nel +deserto. Sicchè non v'interromperemo più. Favellate, bella duchessa.</p> + +<p>—Ebbene, maestro Guarimponto, saresti tu al caso di distillarci un +qualche succo, o darci qualche polvere che sapesse insinuare nelle +vene di un uomo morte lenta ed inevitabile?</p> + +<p>—Non altro che questo?</p> + +<p>—Saresti tu dunque capace?</p> + +<p>—Ih!! Ma volete voi avvelenare mezzo il genere umano? Maestro +Guarimponto vi darà tal filtro da non farlo vivere due ore.</p> + +<p>S. Pier Damiano chiamava quest'uomo <i>vir videlicet honestissimus</i>. +Ah! come i santi s'ingannano sovente!</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page132" name="page132"></a>(p. 132)</span> —Noi non chiediamo più di quel che ti abbiam detto, +Guarimponto, riprende la duchessa. In questa borsa son cento monete +d'oro per comprare il tuo veleno ed il tuo silenzio. Quell'uomo ha un +pugnale per guarirti della malattia di rivelare i segreti.</p> + +<p>—Lasciamo stare i pugnali, bella duchessa. Noi non conosciamo +ancora, benchè tutto noi conoscessimo, un contraveleno per la pianta +pugnale. Non vogliamo perciò assoggettarci a quell'esperimento, +perchè la nostra grande opera il <i>Passionarius</i> non è compiuta +ancora. E voi vedete qual grave danno verrebbe alla scienza ed al +mondo se questo lavoro restasse non finito! Sicchè dunque, bella +duchessa, accettiamo invece gli <i>schifati</i>, che graziosamente +ci offrite, onde potessimo continuare le nostre sperienze, e +dimonstrare, come per un dente cavato ad un filosofo dell'<i>isola</i> +di Delfo e' fosse morto, essendo che <i>la midolla del dente, avendo +nel cerebro principato, al crepare del dente discese nel pulmone e +l'uccise</i> (<i>lib. 1, c. 17, p. 44.</i>).</p> + +<p>—Un momento. Quanto tempo per operare vorreste dare a codesto vostro +specifico?</p> + +<p>—Quanto ve ne piace, bella duchessa, risponde il dottore. +L'ordinaria sua incubazione è di un anno... Se vorreste che gliene +accordassimo meno...</p> + +<p>—Sì: qualche mese ancora di meno.</p> + +<p>—Ebbene il vostro piacimento sarà fatto.</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page133" name="page133"></a>(p. 133)</span> —Bada però ch'e' non possa essere neutralizzato da altro +antidoto.</p> + +<p>—Questo è difficile, madonna, sclama Guarimponto sospirando. Perchè +vi ha un uomo, un demonio dovremmo dire, Costantino d'Africa, +il quale, al pari di noi, conosce i segreti della natura. Egli +potrebbe... ma all'uopo, se ciò accadesse, noi vi provvederemo di +altro lattovaro che accelerarebbe la catastrofe e che neppure il +prezioso sangue della fenice avrebbe virtù di annullare—e sì che +tutte le potenze malefiche il sangue della fenice annulla! come ha +detto Averroe.</p> + +<p>—Va dunque, Guarimponto, e ricordati che hai promesso al mondo ed +alla scienza di terminare la tua famosa opera del <i>Passionarius</i>.</p> + +<p>Alcuni giorni dopo, Roberto Guiscardo era sorpreso da indefinibile +malessere, sì che il suo cancelliero, Costantino d'Africa, vanamente +ogni sapienza adoperò. Perocchè al bravo uomo non andava mai la testa +ai lavori del suo degno collega Guarimponto, e si ostinava a credere +quell'infermità prodotto dell'aria infetta di Roma. Roberto ritornò +in Grecia, dove aveva lasciato il figliuolo Boemondo a proseguire +i suoi conquisti. E questo valoroso principe, nel tempo stesso che +il padre sbaragliava a Roma l'esercito dell'imperatore d'Occidente, +fugava in Bulgaria l'imperatore d'Oriente. Roberto pose in armi +grosse flottiglie, ed incontrato il navile greco unito <span class="pagenum"><a id="page134" name="page134"></a>(p. 134)</span> al +veneziano, fra l'isola di Corfù e di Cefalonia, lo ruppe, mandò a +fondo molte galee, fece 2500 prigionieri, ed i rimanenti fugò. L'eroe +di questa vittoria fu Boemondo. Guiscardo disegnava lasciargli il +ducato di Puglia e di Calabria, in luogo di Ruggiero.</p> + +<p>Sigelgaita comprese il pensiero di lui. Ella amava a dismisura questo +suo figliuolo. Eppure non disse motto. Solamente alcuni dì dopo, +Boemondo infermava gravemente, a tal che fu obbligato passare in +Italia, dove, ch'il crederebbe? per forte somma di oro Guarimponto lo +guarì, ed assai facilmente, ed in molto poco tempo.</p> + +<p>Roberto intanto di sua infermità non riavevasi—e bene tutte le +mattine sorbiva disgustosa cervogia che a quest'uopo gli preparava la +dotta ed amorosa duchessa! Infine, mentre intendeva tutto a ridurre +Cefalonia ribellata, e ne conduceva l'assedio col suo figliuolo +Ruggiero, una mattina fu sorpreso da più grave malore. Per curarsene, +si fece trasportare a Casopoli, piccolo castello sul promontorio di +Corfù, e la duchessa andò con lui per assisterlo. Il male non cedè +punto. Ed il dì 6 di luglio il suo medico lo aveva abbandonato, +il suo confessore gli aveva resi gli ultimi uffici di cristiano. +Vestito dell'abito di frate, i capelli e la barba coperti di cenere, +Guiscardo agonizzava. Vicino al suo letto non erano che due persone. +Uscì in fine da lungo accesso di letargia, e dimandò da bere. Una di +quelle persone gliene porge.</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page135" name="page135"></a>(p. 135)</span> —È fuoco che mi avete apprestato! egli sclama.</p> + +<p>Uno scroscio di riso è la risposta che gli si dà. Allora Roberto apre +gli occhi, e vede Sigelgaita innanzi al suo letto. Questa lo sta a +considerare un instante cogli occhi divaricati, poi si accosta più da +presso e gli mormora:</p> + +<p>—Monsignore, adesso che andate gloriosamente all'inferno, ricordate +di salutarci la vostra bella e virtuosa Alberada.</p> + +<p>Roberto le fissa addosso gli occhi incristalliti, poi gitta un +sospiro e si volge dall'altro lato. Dall'altro lato gli si presenta +Rolando da Siena che ghignava diabolicamente. Allora terribile +pensiero gli corre alla mente, e forse tutto il nefando ed il laido +di quella storia comprende. Fa uno sforzo onde sollevarsi sui +guanciali un momento; le pupille acquistano un baleno di fulgore +vitale, e la mano alza, quasi avesse voluto fulminarli di una +maledizione. Poi cambia d'aspetto incontanente. Le guance tornano +pallide, le braccia accoglie a croce sul petto, gli sguardi dirige +al cielo, dice con voce chiara: Dio vi perdoni! Chiude gli occhi e +ricade supino sul letto.</p> + +<p>Quei due gli si accostano per contemplarlo ancora. Era morto! Si +dettero un bacio ed uscirono.</p> + +<p>Questo fu il compianto che l'ultimo sospiro di Roberto Guiscardo, +duca di Puglia e di Calabria, accompagnava. Questa la fine di un +uomo che <span class="pagenum"><a id="page136" name="page136"></a>(p. 136)</span> aveva vissuti settant'anni di gloria, fondato un +regno ed una dinastia, non mai conosciuta la sconfitta, e che il +più grande, il più prode, il più generoso dei tempi suoi fu pure, +malgrado le sue colpe, malgrado i suoi difetti.</p> + +<p>Le ossa attendono il finale giudizio del Signore nella cattedrale di +Venosa; abbiano requie, se vistosa tomba non hanno.</p> + +<hr class="hr10"> + +<p>Gregorio VII lo aveva anteceduto di qualche mese.</p> + +<h3><span class="pagenum"><a id="page137" name="page137"></a>(p. 137)</span> III.</h3> +<div class="entete"> +<p class="poem20"> +<span class="add6em">Vi lascia, e mesto e solo,</span><br> + Senza più speme e con la morte in faccia<br> + Va in altra parte di un sepolcro in traccia</p> + +<p class="authorsc">Croneck.</p> +</div> + +<p>Appena Gregorio toccò la terra dell'esilio sembrò avesse perduta +tutta quella sua potente energia. Mandò suo legato in Lamagna Ottone +vescovo di Ostia, in cui trasfuse i suoi principii ed i suoi poteri, +e stette. Stette come torre sublime che sfida i secoli, e sfida +gli uragani. Era stanco. Aveva fatto troppo sciupo delle sue forze +morali; voleva riposarsi. Nè il desiderio gli mancò di riposarsi in +Dio! Non già che intieramente non guardasse il presente. Novelle +spiacevoli gli giungevano sempre da ogni verso, ed ei rifuggiva ormai +da dolori, a cui non sapeva prestar rimedio—nemmeno quello della +pazienza e della rassegnazione. Le cose attuali andavano male. I suoi +grandi sforzi erano stati inutili; i suoi principii non prevalsi, e +le sue parole non aveano fruttificato. <span class="pagenum"><a id="page138" name="page138"></a>(p. 138)</span> Si compiaceva perciò +contemplar meglio il passato; il passato che sì forte e sì glorioso +era stato per lui! I due suoi più odiati nemici trionfavano. Enrico +trionfava in Lamagna, Guiberto in Roma; nè alcuno rammentava più +di lui, se non come un oggetto di spavento e di abbominio, che, +dopo aver prodotti tanti mali, codardamente si era ritirato senza +aver compiuta l'opera, senza aver combattuto sino alla fine. Ciò lo +contristava; ciò aumentava quella cascaggine di membra che i dolori +dello spirito avevano destata in lui e l'infievolivano ogni dì +peggio. Ma egli comprendeva, per quella vasta mente che avea sì vasto +disegno concepito, egli comprendeva che i tempi non lo propiziavano +più, e che bastava aver ardito di seminare le sue dottrine, perchè +altri secoli ed altri uomini le avrebbero maturate, avrebbero mietuti +i frutti.</p> + +<p>Inoltre chi non sa che il vigore dell'anima si accompagna sempre col +vigore del corpo? E la fibra d'Ildebrando era usata con le pratiche +di penitenza, a cui fin da fanciullo nei rigori del chiostro aveva +dovuto piegarsi; usata dal lungo viaggiare per tutte le contrade di +Europa; usata da quella malvagia passione che chiamasi studio—e +lunghe e penose veglie egli aveva sopportate per addottrinarsi +nella difficile scienza dei padri—e lenta una tisi o corporale o +mentale con le notturne lucubrazioni nella macchina si insinua! +Usata infine per le protratte tensioni <span class="pagenum"><a id="page139" name="page139"></a>(p. 139)</span> dello spirito, per i +dissapori che senza conto aveva sorbiti, per le gioie inaspettate, +per gigantescamente concepire e vegliare che il disegno s'incarni, +per le passioni indomite, selvaggie, ferrigne che si disputavano +il suo cuore, per l'amara necessità di reprimere gl'impeti di +un temperamento di bronzo, sì che Pietro Damiano lo chiamava il +<i>clavigero apostolo</i>, per il tarlo inesorabile della coscienza +che alcune sue azioni non sante gli riproduceva incessante, per +il martirio infine dell'esilio che è il più crudele dei martirii. +Ond'è che in sul finire di aprile del 1085 la lassezza era giunta a +tale che non gli permise più levarsi da letto. Ebbe bene Costantino +Africano, mandatogli da Roberto, a mettere in uso tutta la sua +perizia. Il languore camminava a gran passi, e col languore la morte. +Il suo principio vitale era consunto: la sua lampada brillava di luce +vacillante.</p> + +<p>Intorno a lui, senza mai darsi tregua nè mai per giorno o per notte +pigliar riposo, si affaccendava un giovane paggio lasciatogli da +Sigelgaita, che cure di figlio gli profondeva. Questo paggio, innanzi +al mondo si chiamava Corrado ed era quegli appunto di Baccelardo, ma +innanzi ad Ildebrando quel paggio era Guaidalmira—e tutta la misera +storia di lei egli già conosceva! Ma che può fare l'amore quando il +dito di Dio ha l'ora fatale designata, che può fare se non addolcirla +e spargerla di fiori e di speranze!</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page140" name="page140"></a>(p. 140)</span> Sul cominciare di maggio, Gregorio si sentiva ancora più +male. Si convocò intorno quei pochi vescovi che ancora gli rimanevano +fedeli, e che con lui dividevano il pane dell'esilio. E come +costernati ed afflitti li vedeva a fargli corona, dal suo paggio +e dal cardinale Ugo Candido, il quale aveva cercato riconciliarsi +con lui sapendolo non lontano dal morire, si fe' sollevare alquanto +sui guanciali, e per voce indebolita e lenta, col volto estenuato +e cadaverico, con gli occhi incavernati, ma sempre lucidi e fieri, +parlò:</p> + +<p>—Diletti fratelli! L'ora mia è arrivata. Poco bene ho fatto quaggiù; +ma in questo momento di morte mi consola il testimonio della +coscienza, giammai avere agito contro il dettame di essa, ed il poter +dire: Ho amata la giustizia, ho odiata l'iniquità.</p> + +<p>—Ah! santo padre, in quali tempi difficili ed in quali triboli ci +lasciate, dando in un dirotto pianto l'arcivescovo di Salerno sclamò.</p> + +<p>—Confortatevi, fratelli, risponde Gregorio, fra breve sarò d'innanzi +all'Eterno, e raccomanderò a lui i miei figli e la mia Chiesa. +Confortatevi come i discepoli di Gesù si confortarono della sua +morte. Avete detto che i tempi son difficili, e ben diceste. Perciò +appunto rivestitevi della costanza degli apostoli, e brandendo la +spada di Paolo, con la carità e con la forza spargete sulla terra le +mie parole: perocchè, in vero vi dico, <span class="pagenum"><a id="page141" name="page141"></a>(p. 141)</span> che le saranno messe +di grandezza per la Chiesa e per i suoi sacerdoti, e di gloria sì per +loro che pel Dio d'Israello.</p> + +<p>—Oh! santo padre, chi ci reggerà dei suoi consigli, chi ci +illuminerà con la sua sapienza dopo che voi sarete ritornato nelle +gioie del Signore?</p> + +<p>—Figliuoli miei, il mio testamento è di coraggio e di pazienza, +continua Gregorio. Io ho dato cominciamento ad un'opera che richiede +costanza, santità di costume, fiducia in Dio, vigore di mente e di +braccio, e l'inflessibilità di non ismarrirsi per rovescio, non +istancarsi per lavoro. Chi si sente forte e santo abbastanza pel +cimento, concorra alla terribile dignità dell'apostolato. Io credo +idonei già e maturi a tanto ministero, Ugo vescovo di Lione, Ottone +vescovo di Ostia, e Desiderio abate di Montecassino.</p> + +<p>—E noi no? l'interruppe Ugo Candido.</p> + +<p>Gregorio finge non udirlo e prosegue:</p> + +<p>—Iddio illuminerà coloro che tal capo dovranno eleggersi. Ora, +figliuoli miei, andate. Io vi ho chiamati per darvi la mia estrema +benedizione, e per chiedervi perdono se mai opera o parola mia vi +avesse offesi e scandalizzati. Non occorre che voi perdiate maggior +tempo intorno ad un vecchio, che nulla più può fare alla vigna del +Signore e che picchia dei piedi la fossa. Andate, spargetevi per +la terra, e soccorrete il debole, rialzate il caduto, ristorate il +vacillante, <span class="pagenum"><a id="page142" name="page142"></a>(p. 142)</span> edificate l'incredulo, e punite gli ostinati. Ma +sopra tutto, i figli d'Italia persuadete che si leghino fra loro, e +giogo di despoti e vituperio straniero non sopportino. Voi non avete +più che farmi. Vi ringrazio delle cure che mi prodigaste; ma più che +me, ora la Chiesa ha bisogno di voi. Andate, figliuoli, ed in nome +del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo vi benedico.</p> + +<p>Tutti quei circostanti, caduti in ginocchio, gli baciano la mano, e +bagnati da molte lagrime, ed oppressi da sincero dolore partono.</p> + +<p>Non partì già Ugo Candido, non Guaidalmira.</p> + +<p>Era il dì 25 maggio. Il languore di Gregorio toccava gli estremi, ed +uno stravaso di linfa al petto ne rendeva difficile la respirazione, +gli impossibilitava restare nel letto. Lo avevano perciò adagiato +sovra gran seggiolone e collocato presso ad una finestra, perchè +desiderava vedere l'ultima volta il sole che tramontava nella placida +ed azzurra marina. La finestra gli gittava un'onda di luce dal +petto alle gambe, ed imporporava la bianca tunica che lo covriva. +Ma un rosone a vetri colorati, praticato sulla finestra stessa, +dando passaggio ai raggi del sole, gli circondava la testa e la +bianca barba di luce così viva e così varia, che, al contemplarlo +da lontano, sembrava nuotasse in una conca d'iride, e scintillasse +del fulgore celeste dei cherubini. Ai suoi piedi era genuflessa +Guaidalmira, che, la fronte piegata <span class="pagenum"><a id="page143" name="page143"></a>(p. 143)</span> nelle mani ed appoggiata +allo sgabello dei piedi di lui, pregava, straziata da dolor muto. Da +un lato del seggiolone, delle braccia conserte sul petto, in piedi +ed immobile si vedeva il cardinale Ugo. Dall'altro lato un frate +benedettino, cui, come e' disse, gli aveva mandato l'abate Desiderio +per confessarlo. Questi teneva il cappuccio abbassato, sicchè la +fronte e metà del volto covrivagli e stava del pari in piedi. +Gregorio con una mano cercava la testa di Guaidalmira, con l'altra +stringeva quella del frate. Già più non ci vedeva.</p> + +<p>—Santo padre, voi dunque togliete la scomunica al re di Francia? +dimandava il frate per voce soffocata forse dal dolore.</p> + +<p>—Gliela tolgo, rispondeva Gregorio.</p> + +<p>—Santo padre, togliete la scomunica al re di Dalmazia? proseguiva il +frate.</p> + +<p>—Gliela tolgo, diceva Gregorio.</p> + +<p>—Ed al re di Polonia, santo padre?</p> + +<p>—È morto, ma gliela tolgo.</p> + +<p>—Ed al re d'Ungheria.</p> + +<p>—Gliela tolgo pure.</p> + +<p>—Ed ai vescovi e baroni che vi deposero nei concilii di Worms e di +Pavia?</p> + +<p>—L'avevo tolta ad alcuni; la tolgo a tutti.</p> + +<p>—Ed a Cencio, che tentò assassinarvi nella notte di Natale?</p> + +<p>—Gli sia pur tolta.</p> + +<p>Qui la voce del frate si arresta di un istante, poi, più cupa, +dimanda:</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page144" name="page144"></a>(p. 144)</span> —Ed a vostro fratello Guiberto?</p> + +<p>A questa parola il moribondo gli sottrae la mano, e, facendo atto di +volersi sollevare, sclama, di lieve rossore animando le gote:</p> + +<p>—No, no, lo maledico. Escluso lui che usurpa la mia sede di Roma, +escluso Enrico che dicono re, esclusi i maligni che per consigli e +per opere favoriscono l'empietà d'ambedue, io stendo il perdono e +la benedizione di Dio su tutti gli uomini che credono fermamente e +confessano che io sono vero erede e vicario degli apostoli s. Pietro +e s. Paolo.</p> + +<p>Il frate serba il silenzio alcun poco e cerca riprendere la mano +del moribondo vecchio, il quale tremava tutto come una foglia, poi +mormora:</p> + +<p>—Ma, santo padre, egli vi è fratello! egli ha tentato tante volte di +riconciliarsi con voi, dimandarvi perdono...</p> + +<p>—Ed io lo maledico, risponde Ildebrando convulso sempre.</p> + +<p>—Egli è pentito delle offese che vi ha fatte; egli vi dimanda +perdono dei dolori che vi ha dati...</p> + +<p>—Ed io lo maledico.</p> + +<p>—Ma, santo padre, Gesù Cristo ha perdonato, morendo, i suoi nemici; +Gesù Cristo vi comanda di assolverlo, perchè Guiberto nell'errore +vi fece onta, ma poi ha pianto la sua colpa, e non vuol vivere, non +vuole morire prima di essersi riconciliato con voi, ed essere stato +da voi perdonato.</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page145" name="page145"></a>(p. 145)</span> —Ed io lo maledico, lo maledico, lo condanno al fuoco +eterno nell'altra vita, ed al supplizio ed alla miseria in questa—e +meno lui e l'imperatore Enrico che scomunico, benedico tutto il +genere umano.</p> + +<p>A tali austere parole, il frate ritira la mano con che aveva presa +quella del pontefice, si gitta alle spalle il capperuccio e furibondo +grida:</p> + +<p>—Ed io maledico te, inesorabile vecchio, io, Clemente III, sovrano +pontefice, e tuo fratello, io ti maledico come Adamo maledisse Caino, +e come Cristo maledisse Giuda. Io ti maledico come parricida, come +stregone, come adultero; io ti maledico, ed il Padre, il Figliuolo e +lo Spirito Santo ti maledicano con me.</p> + +<p>Gregorio alza gli occhi al cielo, poi mormora le dolenti parole di +Cristo:</p> + +<p>—<i>Domine, transeat a me calix iste!</i></p> + +<p>Il cardinale Ugo Candido, che mutolo era restato fino allora al +fianco dell'agonizzante, gli si accosta più d'appresso, e ridendo +sorriso terribile:</p> + +<p>—Non uditelo, santo padre, diceva: alla sua maledizione, avanti +all'Eterno voi potete opporre... oh! tutte le opere della vostra +vita...</p> + +<p>—Per esempio, soggiungeva Guiberto, chè il frate era egli stesso, +per esempio, lo scandalo destato nella cristianità e la guerra civile +in Lamagna?</p> + +<p>—Dio mi ha perdonato, rispondeva il moribondo.</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page146" name="page146"></a>(p. 146)</span> —La corruttela che ha messa nel clero col proibire lecite +nozze, ripigliava il cardinale; l'eccidio di Roma; la disperazione e +la dannazione di tante migliaia di uomini morti nelle scomuniche da +lui profuse per appagare intenti mondani; lo sdegno civile fomentato +in Italia, e le guerre di che l'ha desolata?</p> + +<p>—Dio mi ha perdonato, borbottava ancora il pontefice.</p> + +<p>—Gli amori impudici con la contessa Matilde, per lui vituperata +avanti al mondo, e gli amori della contessa Alberada, che ha condotta +a morire misera e disperata? soggiungeva Guiberto.</p> + +<p>Ed il pontefice:</p> + +<p>—Dio mi ha perdonato.</p> + +<p>—I sudditi ribellati contro i sovrani, proseguiva il cardinale, +il suo orgoglio che ha fatto infellonire contro la Chiesa milioni +di cristiani; i tradimenti comandati; gli omicidii fatti eseguire; +gli avvelenamenti dei suoi nemici onde buccinarli puniti da Dio +per subita morte; i regni tolti e donati a ribaldi che gli si +giuravano ligi; la Spagna preferita restasse in mano de' Mori, anzi +che in dominio di cristiani, i quali non volevano fargli omaggio; +la Sassonia desolata, perchè rifiutò conoscersi vassalla di San +Pietro; la Francia levata a tumulto per esigere tributo che giammai +Carlomagno sognò di promettergli; la Sardegna minacciata dare a +conquistatori feroci <span class="pagenum"><a id="page147" name="page147"></a>(p. 147)</span> se non pagava il danaro di San Pietro; +il regno d'Ungheria messo ad incanto fra due re a chi più gli +offerisse maggior donazione e sudditanza; la Dalmazia gittata nella +guerra civile per averle voluto dare un re di suo capriccio, mentre +un altro già vi regnava; la scomunica infine, per non dir più, del re +Boleslao II di Polonia, che ridusse al bando dei suoi Stati e fece +morire miserabile e disperato? Ecco, santo padre, ciò che potrete +dire a Dio, perchè non ascolti la maledizione di vostro fratello!</p> + +<p>—Iddio mi ha perdonato, mi ha assoluto, con voce che appena +s'intendeva, sclama il pontefice; e perchè amai la giustizia ed odiai +l'iniquità, muoio in esilio.</p> + +<p>—In esilio! prorompe il cardinale Ugo Candido, ridendo +satanicamente; ma non sei tu il vicario di Cristo che ti diede in +retaggio i suoi popoli, ed alla sua giurisdizione segnò per termine i +confini del mondo?</p> + +<p>Ildebrando a quest'ironia non risponde: piega la testa sul petto e ve +la lascia cadere abbattuta. Guiberto ed il cardinale si accostano, +Guaidalmira alza gli occhi per guardarlo: era morto!</p> + +<p>Guaidalmira gitta un grido acuto e straziante e stramazza distesa sul +suolo.</p> + +<p>Così ai 25 di maggio 1085, dopo dodici anni, un mese e tre giorni di +regno, moriva Gregorio VII, il più ardito dei pontefici.</p> + +<p>Grandi vizii, grandi virtù lo distinsero. Ed a <span class="pagenum"><a id="page148" name="page148"></a>(p. 148)</span> gloria del +vero i vizii furono del secolo, le virtù dell'uomo. Imperciocchè, in +un secolo di dubbiezze, che ondeggiava ancora fra la barbarie del X +secolo e la luce incipiente del XII; in un secolo in cui la passione +di municipio ed il parteggiare destavasi per dar vita ai Comuni; in +un secolo di scisma, dove la feudalità tendeva al dispotismo ed il +popolo ad affrancarsi; in un secolo in cui non vi era ragione fuor +di quella delle armi, non virtù fuori del valore e del coraggio, +non religione perchè la più corrotta parte di quella società +rappresentavano gli ecclesiastici, e la superstizione dei secoli +passati infiacchiva senza meglio stabilirsi lo spirito del Vangelo; +in un secolo in cui la bellezza non aveva culto, la verecondia non +era merito, non avea ostracismo l'oltraggio ai diritti delle nazioni, +degl'individui, della pietà; in un secolo infine nel quale tutto era +disquilibrio, dubbio, decadimento, i vincoli di una società usata +cadevano per vetustà nè ancora la novella società si aggruppava; io +dimando, se uomo, a tanta altezza collocato, poteva mostrarsi più +forte e più santo di che Gregorio si mostrò? Egli vedeva che tutti i +pinacoli sociali del suo tempo tendevano alla monarchia, ed avvisando +che l'Evangelo fosse esso stesso codice monarchico, dispotismo +teocratico bandì, e non lasciò mezzo intentato, buono o malvagio che +fosse, impuro o santo, per rassodarlo.</p> + +<p>Uno fu il principio che informò la sua vita e <span class="pagenum"><a id="page149" name="page149"></a>(p. 149)</span> le sue opere: +<i>l'indipendenza dell'Italia e della Chiesa cattolica</i>! L'idea +era magnanima, era giusta; ma i tempi per promuoverla e mandarla +ad effetto non ancora maturi. La società fermentava, e niente si +era consolidato, nè il principato nè la repubblica, nè l'ateismo, +nè la religione: e libertà individuale ed ostinazione feudale +battagliavano nel caldo. Per intrudere quindi le sue dottrine vi fu +d'uopo di violenza. E perchè queste interessavano più i principi +che i popoli, la quistione si prolungò, e, lentamente cangiando di +forma, ne rivestì impure e sacrileghe; perchè ai venerandi diritti +delle nazioni col velame divino si attentò. L'idea di Gregorio fu +generosa, perchè in quel collegarsi di potenti per tutto ridurre a +pura e forte monarchia, il popolo restava escluso, indifeso, vittima, +nè aveva a cui lamentarsi dei torti; perocchè patto di sangue sulla +totale schiavitù si era stretto. Egli, il pontificato volle elevare +a giudice supremo tra il popolo ed il re. Reagirono perchè brusco ed +inconsiderato fu l'urto, nuova la legge. La reazione lo indispettì. +E perchè aveva sortita fibra robusta ed altera, trasandò il pudore, +ed addivenne violento, ostinato, incompassionevole, nulla rispettò +di quanto culto si era per lo avanti. Rispose delle armi con cui lo +provocavano. Ciò gli alienò i principi, gli alienò il clero ed il +popolo, e fu addimandato inesorato e tiranno. Nonostante sembrò un +momento di trionfare. <span class="pagenum"><a id="page150" name="page150"></a>(p. 150)</span> Nel trionfo mostrossi intemperante, e +le tre giornate di Canossa prepararono la presa di Roma.</p> + +<p>Ora egli muore! Dopo tanti anni di lutta muore senza aver vinto, +senza esser compianto da altri che da oscura donzella, senza essere +amato da alcuno, lasciando al mondo tre legati funesti—la quistione +delle investiture, la rivalità dei papi e dei re, e la folle e fatale +impresa delle crociate! Egli però, allucinato come fosse, agì sempre +sotto l'ispirazione della convinzione e di una lucida e decisa +coscienza. E ciò basti per lavarlo d'ogni peccato, mondarlo da tutti +i mali che originò.</p> + +<p>Egli muore! Dopo una vita di combattimento sperava morire tranquillo +e sereno come il giorno che vedeva declinare sull'immensa marina; ma +l'ultima sua ora fu travagliata dalle idee del passato, dallo sdegno +inesorato degli uomini. Muore, e l'ultima idea ad abbandonare quel +capo che si era levato il più alto su tutta la terra, l'ultima idea +che funestò quell'anima, la quale aveva abbracciato la rigenerazione +dell'universo, è che i suoi nemici trionfano, che Guiberto ed Enrico +sopravvivono padroni del campo, ed egli non si è vendicato.</p> + +<p>Il <i>re dei re</i> è un'attestazione, non un fatto.</p> + +<p>Requie, o grand'uomo, i tuoi nemici non saranno meglio avventurati di +te!</p> + +<p>Alcune settimane dopo, una giovane faceva chiamarsi la badessa delle +benedettine di Roma, e <span class="pagenum"><a id="page151" name="page151"></a>(p. 151)</span> dopo lungo colloquire, era ammessa a +vestir l'abito in quel chiostro. Vi visse due anni di penitenza e di +rassegnazione, poi vi morì di languore, per sfinimento d'animo, in +concetto di santa. Era Guaidalmira.</p> + +<p>Guiberto ritornò a Roma donde or cacciato, ora ammesso, da molte +città e popoli riconosciuto vero pontefice, da molti altri +scismatico, sempre tribolando i papi, per grossa somma di danaro +vendè ad Urbano II la libertà di castel Sant'Angelo e palazzo +Laterano, che ancora per lui tenevansi con forte presidio, e nel +1100, assediato dalle truppe di Pasquale II in un castello vicino +Alba, dove erasi rifugiato, morì repentinamente, non senza sospetto +di veleno; sempre fermo, sempre generoso e più soldato e brillante +principe che sacerdote.</p> + +<p>La sua condotta, la sua vita, i suoi gusti oggi rattristano e +sgomentano ogni cuore virtuoso e delicato. Allora, come cosa fra +gli ecclesiastici consueta, avevansi per temperati ed allo Stato +principesco non sconvenevoli. Quel che però nè i contemporanei, +nè noi avremmo saputo mai perdonargli, se dell'indole degli +uomini volubili e delle passioni entusiaste ed ardenti troppo non +conoscessimo, gli è l'aver arso di sì forte e subita fiamma per +Alberada, e poscia averla dimenticata compiutamente, malgrado le +spavalde proteste fatte a Guiscardo a Salerno di vendicarla, malgrado +che la riconoscenza di averne avuta <span class="pagenum"><a id="page152" name="page152"></a>(p. 152)</span> protetta la vita glielo +avessero imposto. La potenza di altri guai e di altre panie che lo +avvolsero, la sua natura mutabile, gli valgano per iscusa; se scusa +pure la sua spensieratezza appo le donne potrà trovare. Fu mandato +a seppellire a Ravenna. Ma sei anni più tardi, il feroce Pasquale +II—questa iena di cadaveri—lo fece dissotterrare, e le sue ossa e +le sue ceneri furono gittate nel fiume.</p> + +<p>Enrico IV gli sopravvisse di poco.</p> + +<h3><span class="pagenum"><a id="page153" name="page153"></a>(p. 153)</span> IV.</h3> +<div class="entete"> +<p class="poem20"> + Je t'ai fait voir tes camarades<br> +<span class="add1em">Ou mort, ou mourants, ou malades;</span><br> +<span class="add1em">Allons, víeillard, et sans replique,</span><br> +<span class="add1em">Il n'importe à la republique</span><br> +<span class="add1em">Que tu fasses ton testament.</span></p> + +<p class="authorsc">La Fontaine.</p> +</div> + +<p>Non racconteremo per minuto il rimanente dei fatti di questo gran +principe. Dopo aver veduto perire il suo nemico Gregorio, altri non +men terribili ed ostinati ne ebbe a combattere in Vittore III, Urbano +II e Pasquale II, favoriti al solito dalla contessa Matilde, la quale +la causa della Chiesa aveva sposata a spada tratta; in Ermanno di +Luxembourg, che, dopo la morte di Rodolfo, i ribelli Sassoni avevano +eletto a re; nei figli di Ottone di Nordheim, morto nel 1083; nel +marchese Ecbert, e per ultimo nel suo figlio Corrado, che Urbano II +aveva prevaricato ed indotto a ribellione contro suo padre. Questo +scellerato principe, applaudito con gioia feroce dalla corte di Roma, +pubblicò infami calunnie <span class="pagenum"><a id="page154" name="page154"></a>(p. 154)</span> contro suo padre, pensando così +oltraggiare la gloria di lui, sè difendere. Riconosciuto dai papi per +re d'Italia, cinse la corona di ferro a Monza. Ma, dopo otto anni +di guerra civile morì disprezzato da coloro stessi che alla rivolta +lo avevano spinto e che ne avevano profittato. Enrico si ritirò in +Germania.</p> + +<p>Diremo le ultime cose di lui con le parole del Sismondi, il quale le +ha tolte al Sigonio e questi ad Ottone frisingense, ed a Sigeberto +gemblacense.</p> + +<p>Dopo la sua ritirata, Enrico non ebbe altra cura che restituire +la pace alla Chiesa ed all'impero. Quantunque perseguitato dalle +scomuniche dei papi, e' non sembrò punto occuparsi a farne cessare +gli oltraggi. Aveva anzi pensato di abdicare la corona in favore +dell'altro suo figlio Enrico V, con la speranza che il ravvicinamento +tornerebbe più facile fra due antagonisti, l'amor proprio dei quali +non fosse stato inasprito ancora da lunga discordia. Questo progetto, +che Enrico non mandò a termine, infiammò l'ambizione del giovane +principe. Il papa Pasquale II, il di cui odio religioso mai si +placava, per mezzo dei suoi emissarii infervorò un figlio, cui sete +colpevole di regno allucinava già. Gli rappresentò il delitto che +meditava come azione santa e gloriosa, ed alla rivolta lo determinò.</p> + +<p>Una dieta erasi convocata a Magonza pel giorno di Natale. I +partigiani del giovane Enrico eranvi <span class="pagenum"><a id="page155" name="page155"></a>(p. 155)</span> convenuti in folla: +niuna assemblea nazionale da lungo tempo non erasi mostrata così +numerosa. Il giovane Enrico consigliò al re suo padre di punto non +avventurarsi fra gente, la di cui fedeltà si appalesava, se non +altro, dubbiosa. L'imperatore si tenne all'avviso di suo figlio, di +cui non sospettava ancora tutta la fellonia, e si ritirò al castello +di Ingelheim. Come egli quivi faceva dimora, gli arcivescovi di +Magonza, di Colonia e di Worms, inviati della dieta, si presentarono +a lui, e gl'imposero a nome di quella rimettere loro gli ornamenti +imperiali—vale a dire corona, anello e porpora, perchè e' ne +rivestissero suo figlio.</p> + +<p>—Ma perchè dunque i principi ed i vescovi della dieta ci hanno +eglino deposto? domanda Enrico.</p> + +<p>—Perchè? risponde l'arcivescovo di Magonza, perchè da lunghi anni +tu hai straziata la Chiesa di Dio per cause odievoli, perchè tu +hai venduti i vescovadi, le abbazie e le dignità ecclesiastiche, +perchè tu non hai giammai osservati i canoni nell'elezione dei +vescovi, e fieramente al papa ti sei ribellato. Per tutti questi +motivi è piaciuto al sovrano pontefice ed ai principi di Lamagna di +respingerti non solamente dalla comunione dei fedeli, ma cavarti +ancora dal possedimento del trono.</p> + +<p>—Ma voi, riprende l'imperatore, voi arcivescovi di Magonza e di +Colonia, voi che ci accusate <span class="pagenum"><a id="page156" name="page156"></a>(p. 156)</span> di aver vendute le dignità +ecclesiastiche, voi, vescovo di Worms, diteci almeno quale è stato il +prezzo che abbiamo ricavato da voi, quando v'investimmo delle chiese +più opulenti e più possenti del nostro impero? Dite, parlate dunque, +ripetete qui al nostro cospetto, al cospetto del vostro sovrano e +del vostro benefattore, ripetete le calunnie che avete vomitate +nella dieta, fateci arrossire, per Dio; e noi diremo che giusto è +il decreto dei principi, dovuta la deposizione. Ebbene, voi tacete? +ecco, ecco che cosa sono le vostre accuse, vituperati! Ma se vi è +forza convenire e confessare che da voi nulla abbiamo dimandato, +dite, per Dio, dite perchè voi vi siete accoppiati ai nostri +detrattori, mentre la vostra coscienza vi rammentava che, verso di +voi almeno, noi ci eravamo conformati ai nostri doveri? Perchè vi +siete voi congiunti a coloro che hanno forfatto alla loro fede, ed al +giuramento al loro principe? Perchè vi mettete voi alla loro testa?</p> + +<p>Alcuno di quei prelati, non rispondendo, e vedendoli Enrico col capo +chino, arrossire e confondersi, continuò:</p> + +<p>—Fate bene a tacere, vi salverete almeno così dall'onta +dell'impudenza. Ma pazientate ancora qualche giorno, attendete il +termine naturale della nostra vita, perchè la nostra età e le nostre +pene indicano troppo non dover esser lontano. Ovvero, se vi piace +e vi torna levarci il <span class="pagenum"><a id="page157" name="page157"></a>(p. 157)</span> regno, fissate almeno il giorno nel +quale, con le nostre proprie mani, caveremo della nostra testa canuta +la corona e ne orneremo quella di nostro figlio.</p> + +<p>—Enrico, scoppia infine l'arcivescovo di Magonza, noi non siamo +venuti qui per teco garrir di parole, nè altra ne diremo con uno +scomunicato, con un principe che ha desolato il paese da Dio +commessogli a governare. Se di tuo piacimento non ti presti a darci +gli ornamenti imperiali, noi te li strapperemo per forza, dovessimo +con essi strapparti la pelle e la vita; perchè di quest'ordine siamo +stati incaricati.</p> + +<p>A questo duro favellare, Enrico guarda in fronte con un misto di +sdegno e di disprezzo l'altero prelato, poi sclama:</p> + +<p>—Codardo!</p> + +<p>E senza aggiunger altro, esce dalla sala. Avendo però preso consiglio +dal piccolo numero d'amici che gli rimanevano ancora vicino, e +vedendo che lo circondavano uomini d'armi molti e risoluti, e che +per allora ogni atto di resistenza riusciva impossibile, si fece +apportare gli ornamenti ed il mantello reale, poi salì sul trono, e +comandò si chiamassero i prelati.</p> + +<p>—Eccole, egli disse, queste divise di dignità reale che la volontà +unanime dei principi dello Stato e la bontà del re dei secoli ci +avevano concesse. Noi non impiegheremo la forza per difenderle: +perocchè non avevamo mai preveduto tradimento <span class="pagenum"><a id="page158" name="page158"></a>(p. 158)</span> domestico, nè +contro di esso ci eravamo messi in guardia. Mercè al cielo che ci +accordò il favore di non mai sospettare tanto furore presso i nostri +amici, tanta empietà nei nostri figli! Nondimeno, con l'aiuto di Dio, +il vostro pudore difenderà forse ancora la nostra corona. Ma se voi, +al contrario, siete insensibili al timore di Dio che protegge i re, +ed alla perdita del vostro onore, noi sopporteremo dalle vostre mani +una violenza che punto non abbiamo mezzi di respingere.</p> + +<p>A questo discorso i deputati esitano. Ma l'arcivescovo di Magonza, +vedendo che i suoi colleghi s'infievolivano, e davano adito a più +nobili sentimenti e forse a pietà, grida come forsennato:</p> + +<p>—Perchè bilanciate voi? Non siamo noi forse coloro a cui si +appartiene consacrare i re ed onorarli della porpora? Ebbene, se per +cattiva scelta un dì ne abbiamo rivestito costui, oggi, ravveduti, a +noi si conviene spogliarnelo.</p> + +<p>E sì dicendo si gitta addosso al vecchio monarca, gli svelle dalla +testa la corona, lo forza a discender dal trono, e lo spoglia del +mantello di porpora e degli ornamenti reali. Enrico frattanto, +alzando terribile la voce, grida:</p> + +<p>—Dio! vedi la condotta di costoro. Tu ci fai sopportare la pena +dei peccati della giovinezza; tu ci sottometti ad ignominia che +giammai re non patì innanti di noi. Ma costoro che hanno violato il +sacramento che a noi li legava, costoro <span class="pagenum"><a id="page159" name="page159"></a>(p. 159)</span> non isfuggiranno +all'ira tua, tu li punirai—tu li punirai come punisti l'apostolo che +tradì il suo maestro.</p> + +<p>Gli arcivescovi disprezzarono le minaccie, e ritornarono al figlio +di lui per consacrarlo. Il vecchio Enrico frattanto si rinchiuse in +Lovanio. Bentosto i suoi amici in folla gli si raccolsero intorno, +e gli promisero il loro aiuto per ricuperare la svillaneggiata +autorità. Formarono ancora poderoso esercito; il padre ed il figlio +marciarono l'uno contro l'altro, e nel primo scontro il figlio +fu battuto e volto in fuga. Ma avendo questi, il giovane Enrico, +raccozzate le sue truppe, le riconduce al combattimento. In questa +seconda puntaglia il vecchio è vinto. Caduto in potere dei suoi +nemici, egli è tradotto al cospetto di suo figlio.</p> + +<p>In una lettera ch'egli dirige a Filippo, re di Francia, intorno a +quell'epoca 1106, si esprime così:</p> + +<p>«Appena lo vidi, toccato fino al fondo del cuore di dolore +altrettanto che di paterna affezione, io mi gittai ai piedi di lui, +lo supplicai, lo scongiurai in nome di Dio, della sua fede, della +salute della sua anima, che anche quando i miei peccati avessero +meritato che io fossi punito dalla mano di Dio, si astenesse egli +almeno di macchiare, facendomi vilipendio, la sua anima, il suo onore +ed il suo nome: imperciocchè giammai alcuna sanzione, <span class="pagenum"><a id="page160" name="page160"></a>(p. 160)</span> alcuna +legge divina eresse i figli vendicatori delle colpe dei padri!»</p> + +<p>Nondimanco Enrico fu tenuto prigione e gli furono fatti oltraggi e +contumelie da destare orrore. In quella lettera a Filippo egli ne +annovera alcuni e soggiunge:</p> + +<p>«Per non dir niente degli obbrobrii, delle ingiurie, delle minacce, +dei pugnali drizzati sulla mia testa dove io non facessi quanto mi +veniva imposto, della fame e della sete che io soffriva pel ministero +di gente che mi tornava ingiurioso vedere ed intendere; per non dire, +ciò che era più doloroso ancora, che io altra volta era stato felice!»</p> + +<p>Pure, ridotto qual si vedeva a tale grado di miserie, gli venne fatto +fuggire. Si rifugiò a Spira—nel tempio che egli sontuoso aveva +fatto fabbricare alla Vergine, e dimandò al vescovo della città di +accordargli di che vivere. Il vescovo si ricusò. Enrico soggiunse, +che era ancor proprio a riempire l'officio di chierico, perchè sapeva +leggere e servire il coro. Ma come anche quest'umile domanda gli +respinsero, egli allora si volge agli assistenti e parla:</p> + +<p>—Ma voi almeno, miei amici, abbiate pietà di me. Vedete che la mano +del Signore mi ha colpito.</p> + +<p>Nessuno risponde da prima, poi si ode un murmure sordo che egli era +evaso di prigione e che bisognava rifarlo cattivo. A tale minaccia, +malato, <span class="pagenum"><a id="page161" name="page161"></a>(p. 161)</span> estenuato di fame e di sete, il misero monarca fugge +e va a procurarsi rifugio a Liegi. Ma neppur quivi rimane tranquillo. +Allora scrive a suo figlio:</p> + +<p>«Ma lasciatemi, per amore di Dio, vivere a Liegi, se non da +imperatore almeno da uomo che vi ha cercato ricovero. Che non sia +giammai detto, ad onta mia o piuttosto ad onta comune, che il figlio +dei Cesari sia stato obbligato ad errar senza asilo nel tempo di +Pasqua!»</p> + +<p>Suo figlio si rifiutò. Ed il sovrano che aveva dato sessantasei +battaglie, creati due antipapa, ai sette degli idi di agosto 1106 +muore col cuore straziato di afflizione profonda, coverto di laceri +panni, tribolato dalla fame, senza tetto per ricovrarlo, senza mano +amica per soccorrerlo, di notte, avanti la porta di un vescovo da lui +beneficato.</p> + +<p>Per cinque anni, il suo corpo restò senza sepoltura in una cellula +della chiesa di Liegi, perchè il papa aveva vietato fosse deposto +in terra santa. Ma infine, il terribile Pasquale II, tradito, +perseguitato, fatto prigione, rinchiuso nella fortezza di Tribucco +da quel principe stesso di cui aveva eccitata la rivolta, dal figlio +snaturato del vecchio imperatore, umiliato dalla Chiesa a pro della +quale aveva combattuto il re defunto, fu costretto, per ricoverare la +libertà, consentire che fosse seppellito da cristiano. E così fecero +i fedeli alla memoria di lui lagrimando un principe <span class="pagenum"><a id="page162" name="page162"></a>(p. 162)</span> che fu +il più grande della razza di Franconia, ed uno dei più generosi, +magnanimi e prodi degli imperadori di Lamagna.</p> + +<p>Ed ecco come miseramente finiva la prosapia di quei forti uomini, che +sì terribile e sì combattuto fecero il secolo XI!!!</p> + +<p class="p2 center smaller">FINE DEL QUARTO ED ULTIMO VOLUME.</p> + +<h2><span class="pagenum"><a id="page163" name="page163"></a>(p. 163)</span> INDICE</h2> + +<div class="toc"> +<p>LIBRO SETTIMO—Il Messaggio +<span class="ralign10"><i>Pag.</i> <a href="#page5">5</a></span></p> + +<p>LIBRO OTTAVO—Il Tramonto +<span class="ralign10"><a href="#page115">115</a></span></p> +</div> + + +<h3>NOTA DI TRASCRIZIONE:</h3> + +<p>Sono state effettuate le seguenti correzioni:</p> + +<ul class="none"> +<li>se {vilippeso|vilipeso], perseguitato</li> +<li>Dio {mi|mi mi} ha severamente punito</li> +<li>vigoroso assalto ed ostinata {resitenza|resistenza}</li> +<li>dando col {puteruolo|punteruolo} di mezzo sul capo</li> +<li>dove l'aquila non {avebbe|avrebbe} più nulla distinto.</li> +<li>Nè meno {consternata|costernata} di costui</li> +<li>summa cum {onimi|animi} lætitia</li> +</ul> + + + + + + + + +<pre> + + + + + +End of the Project Gutenberg EBook of Il re dei re, vol. 4 (di 4), by +Ferdinando Petruccelli della Gattina + +*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL RE DEI RE, VOL. 4 (DI 4) *** + +***** This file should be named 44383-h.htm or 44383-h.zip ***** +This and all associated files of various formats will be found in: + http://www.gutenberg.org/4/4/3/8/44383/ + +Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the +Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net +(This file was produced from images generously made +available by The Internet Archive) + + +Updated editions will replace the previous one--the old editions +will be renamed. + +Creating the works from public domain print editions means that no +one owns a United States copyright in these works, so the Foundation +(and you!) can copy and distribute it in the United States without +permission and without paying copyright royalties. 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