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| author | Roger Frank <rfrank@pglaf.org> | 2025-10-14 18:39:51 -0700 |
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Petruccelli Della Gattina.</title> +<link rel="coverpage" href="images/cover-page.jpg"> + +<style type="text/css"> +<!-- + +body {font-size: 1em; text-align: justify; margin-left: 5%; margin-right: 5%;} + +h1 {font-size: 115%; text-align: center; margin-top: 4em; margin-bottom: 4em;} +h2 {font-size: 110%; text-align: center; margin-top: 4em; margin-bottom: 4em; line-height: 1.8em;} +h3 {font-size: 105%; text-align: center; margin-top: 4em; margin-bottom: 2em;} + +a:focus, a:active { outline:#ffee66 solid 2px; background-color:#ffee66;} +a:focus img, a:active img {outline: #ffee66 solid 2px; } + +ul.none {list-style-type: none;} + +sup {line-height: 0em;} + +p {text-indent: 1em;} + +.p2 {margin-top: 2em; margin-bottom: 1em;} +.p4 {margin-top: 4em; margin-bottom: 1em;} + +.smcap {font-variant: small-caps; font-size: 95%;} +.smaller {font-size: smaller;} +.small {font-size: 75%;} +.font105 {font-size: 105%;} +.font110 {font-size: 110%;} + +.add1em {margin-left: 1em;} +.add2em {margin-left: 2em;} +.add4em {margin-left: 4em;} +.min3em {margin-left: -3em;} +.min35em {margin-left: -3.5em;} + +.frontpage {text-align: center; text-indent: 0em; font-size: 105%; + margin-top: 4em;} +.entete {margin-bottom: 2em;} +.poem10 {margin-left: 10%; text-indent: 0em; font-size: 95%;} +.poem20 {margin-left: 20%; text-indent: 0em; font-size: 95%;} +.author {text-align: right; margin-right: 30%; font-size: 95%;} +.authorsc {text-align: right; margin-right: 30%; + font-variant: small-caps; font-size: 95%;} +.quoteret {margin-left: 5em;} +.footnote p {text-indent: 0em;} +.toc {margin-left: 10%; margin-right: 10%;} + +.ralign10 {position: absolute; right: 10%; text-align: right; top: auto;} + + +.pagenum {visibility: hidden; + position: absolute; right:0; text-align: right; + font-size: 10px; + font-weight: normal; font-variant: normal; + font-style: normal; letter-spacing: normal; + color: #C0C0C0; background-color: inherit;} + + +@media handheld +{ +h2 {page-break-before: always;} +.ralign10 {margin-left: 2em;} +} + +--> +</style> + +</head> + +<body> +<div>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 44355 ***</div> + +<div class="frontpage"> +<p>BIBLIOTECA NUOVA<br> +<span class="smaller">PUBBLICATA DA G. DAELLI</span></p> + +<h1>IL RE DEI RE</h1> + +<p class="p4 small">Stabil. tip. già Benietti, diretto da F. Gareffi.</p> + +<p>IL<br> +<span class="font110">RE DEI RE</span><br> +<span class="font105">CONVOGLIO DIRETTO</span><br> +NELL'XI SECOLO</p> + +<p class="p2"><span class="smaller">PER</span><br> +F. PETRUCCELLI DELLA GATTINA</p> + +<p class="p4">VOL. III.</p> + +<p class="p4">MILANO<br> +G. Daelli e C. Editori.</p> + +<p>1864.</p> +</div> + +<h2><span class="pagenum"><a id="page5" name="page5"></a>(p. 5)</span><span class="smaller">LIBRO QUINTO</span><br> +IL 26 GENNAIO 1077.</h2> + +<h3><span class="pagenum"><a id="page7" name="page7"></a>(p. 7)</span> I.</h3> + +<div class="entete"> +<p class="poem20"> +Tra duri monti alpestri<br> +<span class="add1em">Ove di corso umano</span><br> +<span class="add1em">Nessun vestigio si vedeva impresso,</span><br> +<span class="add1em">Per sentier più silvestri</span><br> +<span class="add1em">Giva correndo invano.</span></p> + +<p class="authorsc">Chiabrera.</p> +</div> + +<p>Tre mesi l'imperadore Enrico passò a Spira +domestica e ritirata vita, confortato dalle amorevolezze +della tenera Berta e dalle blandizie del +suo figliuolo. E veramente di queste cure affettuose +aveva bisogno per addolcire fino ad un +certo segno le acerbità del suo cuore! Non che +egli si fosse querelato troppo del pontefice, il +quale, alzata bandiera contro di lui, così severamente +l'aveva osteggiato. Erano corse presso +a poco eguali rappresaglie fra loro; Gregorio, +primeggiando la gerarchia ecclesiastica, era anch'esso +sovrano e potente. Dolevasi della femminea +mutabilità dei suoi vassalli, dell'ingratitudine +dei principi che aveva stracarichi di +ricchezze, di feudi, e di prove d'amicizia—e +segnatamente di quel duca Rodolfo di Svevia a +<span class="pagenum"><a id="page8" name="page8"></a>(p. 8)</span> lui cognato e come primo sposo di sua sorella +Matilde e come marito in seconde nozze di Adelaide +sorella della regina Berta. Questi non aveva +saputo resistere all'ambizione di scavalcare dal +soglio Enrico, cedendo alle tentazioni lusinghiere +di Gregorio, che a quella corona lo confortava +aspirare. Si era perciò messo alla testa dei ribelli +e non cessava dal muovere le torme contro lo +sfortunato re, il quale al suo popolo additato come +malvagio dai principi, come empio dagli ecclesiastici +di Gregorio, non vedeva speranza di +potere un giorno ristaurare l'onore. Intanto la +dieta di Augusta approssimava. Quanto avesse a +mettervi fiducia Enrico comprendeva assai bene. +Ai suoi partigiani, perchè gente scomunicata, +inibivano assistervi; accusatori e giudici sedevano +i suoi nemici; ed egli, re decaduto, doveva +sottomettersi alla censura, al giudizio dei +suoi vassalli. Questo amaro pensiero lo decise. +Calcolò essere minore umiliazione per lui di +piegarsi al papa, regolatore dei cristiani, e subire +penitenza canonica, quasi ad iscompito delle sue +peccata, anzi che trascinarsi avanti a' suoi sudditi +come reo di sovversione dell'impero e d'incapacità +di governo. Per lo che, onde prevenire +la mossa di Gregorio in Germania dove non avrebbe +mancato ribadire più salda alleanza coi ribelli, +risolse discendere in Italia, e con lui rappattumarsi. +Imperciocchè, una volta aggiustato col +pontefice e liberato dagli anatemi, i paurosi dei +<span class="pagenum"><a id="page9" name="page9"></a>(p. 9)</span> fulmini di Roma gli si sarebbero novellamente +accostati; coloro che aveva dovuti allontanare da +sè, per stare ai patti della dieta di Tribur, avrebbe +richiamati; gli Italiani, che tanta speranza in lui +mettevano, lo avrebbero secondato; ed e' si sarebbe +levato incontanente a capo di poderoso esercito +onde ridurre i rivoltosi. Stabilì quindi la +partita per Italia ed all'opera si accinse.</p> + +<p>Non soldati, non cortigiani, non servi teneva +al castello di Spira. Con lui non trovavansi che +la moglie, il figliuolo, ed un uomo, il quale, +mentre tutti da lui dipartivansi, aveva instato +con lui dimorare e servirlo, Baccelardo.</p> + +<p>Questo disgraziato, fastidito della durezza del +pontefice, a lui tornato alquanto in uggia pel +caldeggiare a favore del re, nè più sperando soccorsi +al ricupero degli Stati paterni, aveva bravato +la scomunica, e la sua sorte di diseredato +e ramingo avea accomunata e con quella del re +abbandonato. Ed Enrico lo aveva accolto tanto +più volentieri che gli capitava fedele nella mala +fortuna, ed era il solo che non temeva di obbedirgli. +Pochi giorni innanzi Natale quindi si +fermò la partenza.</p> + +<p>Non eravi nello scrigno tanto di quattrini da +potere tentare il viaggio. Bisognò rivolgersi agli +antichi favoriti da lui arricchiti e colmi di grazie. +Ma di questi, chi si disse squattrinato affatto, +chi dichiarò non voler saperne dello scomunicato, +chi rimandò il postulante Baccelardo +<span class="pagenum"><a id="page10" name="page10"></a>(p. 10)</span> altresì con più brutali risposte. Il solo Ulrico di +Cosheim, non ricco, somministrò quanto potè. +Laonde si videro ridotti a vendere alcune poche +gioie dell'imperatrice, ed impegnare la corona +imperiale in mano ai Caorsini. Nè Enrico si lamentò +di questa novella prova d'ingratitudine +dei suoi cortigiani. Oramai e' si era rassegnato +ad ogni contumelia, contentandosi scriversela nel +cuore e rammentarsela tutti i dì.</p> + +<p>Si posero in cammino. Non avevano che tre +cavalli solamente, quello del re, che cavalcava la +regina Berta col figliuolo Corrado in groppa, quello +di Baccelardo, che portava Enrico, ed un mal +ronzino per Baccelardo. Rodolfo, Bertoldo e Guelfo +avevano occupate le chiuse e tenevano il passo +delle Alpi svizzere, carniche e friulane. Si prese +la volta della Borgogna, dilungando la strada, e +si trovarono a celebrare il Natale a Besanzone, +ove il conte Guglielmo, zio di Agnese madre del +re, li ristorò di ogni fatica e di ogni miseria, e +meglio li fornì di oro, servi e cavalcature. Riconfortati +così ripresero il viaggio.</p> + +<p>Costeggiarono la catena del Jura avviluppata +già nel suo mantello di neve. Riposarono lo +sguardo sul lago Lemano, le cui azzurre acque +lievemente increspate dal vento, scintillavano come +topazi percossi dal sole, ad onta del verno dardeggiante +nel cielo turchino. Contemplarono quei +gioghi di monti, le cui canute creste l'une sull'altre +elevansi come i gradini di un anfiteatro, +<span class="pagenum"><a id="page11" name="page11"></a>(p. 11)</span> per fare in fine torreggiare la testa superba del +monte Bianco, il re di quel popolo di montagne, +perduta nell'azzurro dei cieli. Giunsero in fine +a Vevey, borgata resa celebre poi da Rousseau, +alla cui porta, sotto un baldacchino, trovarono la +marchesana Adelaide madre di Berta che rendeva +giustizia.</p> + +<p>Teneri furono gli amplessi della madre e della +figliuola, solennemente cortesi le accoglienze al +re. Questa signora governava a nome del figlio +suo Amadeo, capostipite della casa di Savoia, +grande estensione di paese, e guardava il passaggio +delle Alpi Cozie e delle Alpi Craie. Enrico +le si volse per dimandarle sussidi di truppe +e di scorte a calare in Italia. Ma colei, che ambiva +vantaggiare gli Stati del figliuolo, glieli negò, +sotto pretesto di non voler querele col papa. +Il re dovette venire ad accordi. Caldo fu +il discutere, perocchè Adelaide pretendeva cinque +vescovadi con tutte le terre dipendenti ed i +dritti, ed Enrico voleva solamente donarla di una +parte della Borgogna imperiale. Però, angustiato +dal tempo e dalle circostanze, Enrico investì +Amadeo del vescovado di Litten, vale a dire di +un buon quarto della Svizzera, e con questo pedaggio +ottenne permesso di sormontare le Alpi. +Appena segnati gli accordi la marchesana ripassò +in Italia.</p> + +<p>I montanari non ricordavano inverno più +aspro. Le nevi cadute in settembre ghiacciavano, +<span class="pagenum"><a id="page12" name="page12"></a>(p. 12)</span> e sovra quelle, novelli strati più spessi cadevano +tutto dì. Sia quindi pel periglio dei cammini, +nullamente praticati, sia che gli alpigiani schivassero +contrattare con gente scomunicata, per +non incorrere anch'e' negli anatemi, difficilissimo +tornava procacciarsi guide, anche a peso d'oro. +Così che fu mestieri mutar di nome, darsi per +tutt'altro di ciò che erano, e, per tal fatta mascherati, +di villaggio in villaggio, penosamente +trascinarsi fino a Lanslebourg, ai piedi del monte +Cenisio.</p> + +<p>Questa montagna, alta 8670 piedi di Parigi sul +livello del mare, non aveva allora quella bella +strada che, nel 1805, in cinque mesi, per ordine +di Napoleone, il cavaliere Giovanni Fabbroni +faceva aprire da tremila operai al dì; nè quelle +case di rifugio, abitate da cantonieri per riparare +i varchi e soccorrere i viaggiatori; come neppure +quei piuoli che, elevati di tratto in tratto, accennano +il calle meno sinistro a tenersi. Allora +non era che una marmorea lamina di ghiaccio, +praticata solamente nell'estate da un sentieruolo +per uso dei cacciatori di camoscio, che serpeggiava +tra i precipizi e le voragini dell'erta sterminata. +Gli avvallamenti, colmati, dalla neve +quivi accumulata dagli uragani, o non si discernevano, +o malamente per alcune creste di +rocce sporte in fuori quasi denti di ferro. Ogni +varietà di picchi e di rupi, capricci della natura +tormentata delle montagne, era scomparso. Il +<span class="pagenum"><a id="page13" name="page13"></a>(p. 13)</span> monte aveva addossato il suo fallace lenzuolo +di neve, e sotto di quello spalancavansi le voragini +ed i crepacci, movevansi le valanghe. Enrico +si fe' venire grosso numero di guide, e voltosi +al loro capo dimandò:</p> + +<p>—Compare, mi fa d'uopo scavalcare la montagna, +e discendere in Italia: sareste voi al caso +di additarmi e facilitarmi la via?</p> + +<p>Il capo guida, che si chiamava Giacomo, si +grattò l'orecchio sinistro e si lisciò la barba; +poi disse:</p> + +<p>—Monsignor no.</p> + +<p>—No, per dio! Eppure dovrà esser così. +Mettete voi il prezzo ai vostri servigi.</p> + +<p>—Non si tratta di questo, monsignore, rispose +Giacomo, ma sibbene che la sgualdrinella, quest'anno +qui, si ha ficcato in testa non volersi +lasciar montare: ecco tutto.</p> + +<p>—Dite dunque che vi manca il coraggio, +sclama Enrico con un poco di male umore. Cercherò +allora chi ne abbia più di voi.</p> + +<p>—Provatevi, monsignore, e vi do parola, che, +se in trenta miglia d'intorno troverete chi vi +sappia servir meglio, io rinunzio al mestiere di +cacciatore, ed alla salute dell'anima.</p> + +<p>—Baie! riprende Enrico, vi mette paura +sporcarvi le uose di neve, perchè vi piace sporcarvele +piuttosto di cenere. Questo è l'arcano, +non già le difficoltà che mi state a contare.</p> + +<p>—Uhm! mormora Giacomo.</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page14" name="page14"></a>(p. 14)</span> —Già, insiste Enrico, credete voi che io non +abbia fatto altro in vita mia che novellare con +dame in un salotto caldamente intarsiato a legno +di quercia, e scottarmi le sure alle brace? Anch'io +son cacciatore, compare, e so come con +l'aiuto di Dio, si affonda nelle ghiacciaie e nei +pantani, si sta digiuno due giorni, e si dorme +sotto il padiglione delle stelle. Capite?</p> + +<p>—Capisco sì, monsignore; ma sapete cosa +sono le vostre ghiacciaie ed i vostri pantani per +chi ha fiutato un po' il respiro di questa pedina? +Una pozzanghera in cui un gallo non arriverebbe +ad imbrattarsi lo sprone, una tazza per bevervi +dentro l'acquarzente. Se conosceste un +tantino che vezzi sa fare questa matta quando +le frulla! Mi aiuti Iddio, monsignore, io credo di +averla alquanto addomestichita; ma quando vedo +che i fumi le saltano, io le dico: Cecina mia, fatti +prima passare il ruzzo col favore di San Benedetto, +e poi ci vedremo.</p> + +<p>—Insomma, compare, ad ogni costo a me +urge valicare questo monte dannato. Trovate voi +uomini e mezzi, perchè io non voglio saperne +altro che si parta prontamente.</p> + +<p>—Sta bene, monsignore. Giacchè ci avete +dato del vigliacco, e vi siete proprio incocciato +in questa pazzia, bisogna cavarvela. Io non vi +assicuro bene che toccherete le pianure d'Italia. +Però vi assicuro bene che moriremo innanzi +noi tutti, prima che alcun disastro accada a vostra +<span class="pagenum"><a id="page15" name="page15"></a>(p. 15)</span> grandezza. Dopo, sarà di voi quel che sarà. +Noi saremo morti fino all'ultimo—raccomandandovi +a Dio.</p> + +<p>—Quando si parte dunque? Bene inteso che +si dovrà trasportare con noi questa signora e +questo ragazzo, con ogni bagaglio e cavalcatura.</p> + +<p>—Ma sì, partirà tutto con noi; salvo, monsignore, +che non ve ne guarentisco l'arrivo.</p> + +<p>—Dunque?</p> + +<p>—Dunque per oggi è ito. Vedete lassù quella +parrucca bianca che si accapperuccia al monte? +Ebbene, di qui sembra nebbia, ma vi do parola +che fra due ore, vedrete che è quel +buffon di uragano, il quale si trastulla a far +mulinelli di neve, e trascinarsi seco fino i cucuzzoli +delle rocce, che gli si parano avanti. +Così che, monsignore, contentatevi per oggi di +farvi una bella provvisione di caldo col fuoco e +col vino di Vevey, perchè vi so dire io che domani +ne avrete ben d'uopo.</p> + +<p>—Sacramento! sclama Enrico impazientito, +questa diabolica Italia non vuolsi dunque lasciar +penetrare?</p> + +<p>—Eh! monsignore, risponde Giacomo schiettamente, +è Italia come la bocca; per penetrarvi +dentro ed assaporar tutti i gusti bisogna +passar le mascelle. Le mascelle d'Italia sono +le Alpi.</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page16" name="page16"></a>(p. 16)</span> —A domani, disse Enrico, e le guide si congedarono.</p> + +<p>Al domani infatti, come l'alba si mostrò, tutto +era sul punto, e si partì.</p> + +<p>Per la regina Berta avevano preparata una +specie di barella, che i montanari portavano +sulle spalle dandosi la muta quattro per volta. +Baccelardo ed Enrico andavano a piedi, muniti di +grossi bastoni a punte di ferro. Si cominciò l'ascensione +allegramente, perchè il tempo mostrava +voler venir bello. Però non stette guari, che delle +larghe nuvole bianchicce principiarono ad elevarsi +dietro il vertice del monte. Quelle nuvole, +a poco a poco dilatandosi e congiungendosi +insieme, ondularono da prima placidamente nell'orizzonte. +Poi quel loro cullarsi voluttuoso come +il manto di un'odalisca che si gonfia alla +brezza della sera, addivenne più celere, più violento, +il colore bianco si cangiò in cenericcio, poi +in bruno, per ultimo in buio perfetto. Intanto regnava +una calma solenne, un assopimento mortuario +di tutta la natura. Non un uccello, non +uno spiro di vento, non un brivido d'arboscello, +neppure una parola dei montanari, i quali solamente +guatavano di tanto in tanto la cima del +Cenisio e gittavano un sospiro. Il cammino d'altronde +si faceva sempre più difficile. Affondavano +nella neve fino al ginocchio. Sentivano +sotto i piedi scricchiolare il ghiaccio di un +<span class="pagenum"><a id="page17" name="page17"></a>(p. 17)</span> rumore sordo e profondo, poi di lontano, di tempo +in tempo, cader le valanghe come tuoni. +Toccavano già la regione del gelo. Puntando i +bastoni ferrati, sorreggendosi a vicenda, e facendo +catena avanzavano. Ma non così spediti +come Giacomo avrebbe voluto, e come il mutamento +del tempo richiedeva. Perocchè la regina +sentiva già un malessere indefinibile, e come se +il cuore le si stringesse. Enrico non si reggeva +quasi più sulle gambe, irrigidite dal freddo. Lo +assaliva il capo giro, vedeva da per tutto, abbarbagliato, +delle larghe macchie di sangue. A +Berta dettero alcune sorsate di latte e mele, al +re dell'acquavita. Ma fu mestieri di sorreggerlo +delle braccia, tanto più che costeggiavano una +screpolatura di ghiaccio, nel cui fondo si perdeva +la vista. Baccelardo, più uso alle fatiche, +curava meno sè stesso che il cavallo, il quale, +armato ai piedi di ferri a punte acuminate, allungava +i passi, come se volesse strisciar della +pancia sul gelo, fiutava il sentiero, e calcava le +peste del padrone. Come però si furono scostati +dalle sponde di quell'abisso, Enrico si lasciò +cadere sopra scarna punta di roccia, e +sclamò:</p> + +<p>—Che Dio perda questa scellerata montagna! +Non reggo più, e credo che a quest'ora +ambo le mani siano ite al diavolo, perchè non me +le sento affatto.</p> + +<p>—Monsignore, udite a me, dice Giacomo, non +<span class="pagenum"><a id="page18" name="page18"></a>(p. 18)</span> facciamo ragazzate; perchè quando la montagna +si mette di mal umore, non v'ha di meglio +che starsene a casa se si può, e raccomandarsi +l'anima ai suoi santi avvocati, quando si è a +mezzo del cammino. Sicchè dunque, in piedi e +trottiamo; perchè mi accorgo già che a questa +pettegola comincia seriamente a venire mal ruzzo. +Io ne conosco il carattere.</p> + +<p>—Il diavolo ti porti con essa, compare! risponde +Enrico. Io non ho forza nemmeno di fare +un passo lungo come il tuo naso. Trovami in +vece dove possa dormire.</p> + +<p>—Sì bene, monsignore, soggiunge Giacomo, +a casa vostra farete ciò che piace a voi, qui +dovete stare alla nostra regola. Vi va della vita, +e della vita di tutti. Andiamo.</p> + +<p>E sì dicendo tolgono Enrico di peso nelle +braccia, e si rimettono in viaggio. Superata così +una prima cresta, Giacomo si volge ai compagni +e parla:</p> + +<p>—Figliuoli, abbiamo guadagnato la colezione. +Coraggio: beviamo un gocciolo, rosicchiamo una +crosta, ed avanti in nome di Dio, se questa +furfantaccia di nebbia, che cala giù pettoruta +come un curato che ha finita la predica, ce ne +darà ancora il permesso.</p> + +<p>E detto fatto, in pochi minuti si sbarazzano +dell'asciolvere, e ricominciano la salita. Enrico +non avrebbe voluto toglier cibo, non sentendo +altra voglia che una irreffrenabile di dormire. +<span class="pagenum"><a id="page19" name="page19"></a>(p. 19)</span> Ma gli alpigiani lo costrinsero a mangiare alcuna +cosa, bere una tazza d'idromele, e camminare +a piedi per ridestare il calore. Varcavano +allora una spina, sopra cui appena i danzatori +di corda si sarebbero avventurati, una specie di +ponte di ghiaccio gittato sur una screpolatura +che sprofondava in abissi incommensurabili. Ecco +allora che quella nebbia, la quale maestosa e +lenta calava dal vertice della montagna, li raggiunge. +Distinguevano appena un piede al di là +della persona. Una nevuscola sottile come farina +di frumento e penetrante come punte di ago +gli involgeva. Si dovettero arrestare. I polmoni +spasimavano di trafitte acute ed insopportabili. +Dopo un'ora però quel nebbione si dirada alquanto; +ma un muro di ghiaccio, elevato, quasi +a picco, si para loro di fronte.</p> + +<p>Le guide si guardano in faccia, e stanno lì +presso a proporre di tornare indietro, tanto più +che alla nebbia era succeduto il garbino. Se non +che, rianimati da Baccelardo e punti da Enrico +che li chiama cuori di damme e mal pratici, +Giacomo si avventura alla scalata del baluardo. +Con le azze cominciano a tagliare un sentiere +nella spessezza del ghiaccio, un sentiere a forma +di scaglioni serpeggianti onde avessero potuto +inerpicarvisi anche le cavalcature, aiutate dagli +uomini. Questo lavoro riuscì a maraviglia, quantunque +pericolosissimo. Da poichè, se un piede veniva +meno a qualcuno, rotolava nell'abisso e perdevasi +<span class="pagenum"><a id="page20" name="page20"></a>(p. 20)</span> sotto un trenta piedi di neve. Come però furono +sull'erta di quella piattaforma, il vento li +prende più gagliardamente. Tentano fare ancora +alcuni passi, ma torna loro impossibile. Imperciocchè +vedevano calar giù precipitosi dalla vetta +immensi castelli di neve girati a turbine, +innanzi a cui nulla poteva resistere. Si gittano +perciò bocconi sulla neve, si accollano a qualche +sporgenza di roccia, e di lontano odono ruinar +le valanghe, screpolarsi il ghiaccio sì che +ne tremava tutto il monte, muggire il vento +furibondo che passava sui loro corpi, trascinando +turbini di neve, grandi come palagi di +sovrani. Erano intirizziti. I loro volti sformati, +fatti piombini; gli occhi sanguigni; l'alito gelato; +il respiro difficile. Intanto mezzo le persone restavano +seppellite nella neve. I cavalli stessi si +erano accovacciati al suolo; e qualcuno, che +non fu sollecito, tratto dall'uragano rotolò ne' +precipizi facendo udire grido lamentevole e straziante.</p> + +<p>Così trascorsero due ore nella più terribile +agonia, atterriti, più che dal pensier della morte, +da quelle convulsioni fragorose della montagna, +che sembrava volersi scardinare e fuggire +l'ira della bufera. Quello sbrigliato infuriare +però cesse alfine alcun poco. Il vento spirava +ancor forte, ma potevano mantenersi in +piedi, l'uno attaccandosi all'altro, mercè una specie +di gomena, reggendosi ai bastoni ferrati. Il loro +<span class="pagenum"><a id="page21" name="page21"></a>(p. 21)</span> andare da prima fu lento; dappoichè, quantunque +si fossero sempre agitati ed avessero battuti +i piedi per intrattenere il calore, si potevano +dire stecchiti dalla neve che come sottil polverio +aveva compenetrati i panni, ed agghiadate le +persone. A poco a poco però accelerarono, e +giunsero alla cima del Cenisio, all'ospizio.</p> + +<p>Di questo luogo di rifugio si attribuisce fondazione +a Carlomagno, a Luigi il Buono, o ad +una certa contessa Adalasia. Sia chiunque, i cenobiti +accolsero quella gente con ogni carità, e +prodigarono loro quelle cure che lunga serie di +sperienze aveva insegnate giovevoli. In poco d'ore, +e' furono interamente rifocillati. Si seccarono o +mutarono i pastrani; con la neve fecero strofinarsi +le parti aggelate; pigliarono ristori di +brodi e di cibo. Sicchè, alle due dopo il meriggio +si trovavano in istato di principiare la +discesa, perchè il sole già fulgido e bello +splendea nel cielo, quasi la vicinanza d'Italia +lo rallegrasse. Da prima percorsero un po' di +piano, costeggiando un lago, che sembrava oramai +una tavola di piombo damascata, le cui +punte splendevano al sole come prismi di diamanti. +Si andò innanzi così per un tratto. Però, +come furono al pendio dell'ultima vetta +restarono lungo tratto a saziare lo sguardo, che +già lontano poteva spaziare sull'Italia per le +pianure piemontesi e lombarde, fino alle montagne +di Genova. Un grido di gioia prorompe da +<span class="pagenum"><a id="page22" name="page22"></a>(p. 22)</span> ogni petto, meno da quello di Enrico. Enrico +non sapeva qual fortuna avrebbe incontrata laggiù, +e rodevasi nel cuore che egli dovesse percorrere +da penitente e da esule una terra dai +suoi maggiori percorsa da trionfatori. Si avventurarono +poscia alla discesa.</p> + +<p>Per l'imperatrice avevano recata una specie +di tegghia di cuoio, a foggia degli antichi cocchi, +affidata a grosse funi armate di uncini che +ficcavano e sficcavano nel ghiaccio. Sopra delle +stanghe, inchiodate a croci, eransi allogati i bagagli, +anch'essi mantenuti da funi.</p> + +<p>—Badate ai cavalli, gridava continuamente +Baccelardo, esaminate i ferri; avviluppateli +tutti in pelle di montoni, onde, se cadono, +non si feriscano a questi diabolici stiletti di giaccio; +tenete loro le briglie corte; sempre due di +fianco ad ogni cavalcatura ed adagio. Gli uomini +scandaglino prima i sentieri con i bastoni.</p> + +<p>—Lasci pure, lasci pur fare a noi, bel cavaliere, +rispondeva Giacomo. La discesa è più difficile +dell'erta; ma la marchesana di Susa ci ha costumati +a questi valichi ed a menare uomini +e bestie. Però, ascoltino bene. Dove non si va +con i piedi bisogna bene aiutarsi con le mani, +andar carponi, mettersi sul sedere; dove non si +può reggersi in su, occorre scivolare e Dio provveda +a che non si scivoli nelle voragini. Quei +crepacci sono ghiotti di carne umana, di carne +viva. Dio solo ed il diavolo giunge a strappar +<span class="pagenum"><a id="page23" name="page23"></a>(p. 23)</span> loro le anime, se pur non vi restano apprese +dal gelo.</p> + +<p>—Occorrerebbe avere gli artigli con che l'abate +di Fulda addunghia i suoi vassalli per calarsi giù +a quattro zampe, diceva Enrico a Baccelardo, un +po' riconfortato.</p> + +<p>—Ovvero la sveltezza con che l'abate di +Montecassino corre dietro alle gonne delle sue +vassalle, faceva eco Baccelardo.</p> + +<p>—Dall'altro lato mi soffocava la nebbia e la +nevuscola, qui mi abbacina il riverbero del +sole, sclamava l'imperatrice Berta. Gli occhi mi +schizzano; credo ne sprizzi il sangue. Veggo tutto +rosso.</p> + +<p>—È il tramonto, madonna, diceva Giacomo +per confortare quella bella creatura, che il desio +di vedere la sua terra natia aveva rifocillata, +sì che aveva tolte via le bende del collo, del +capo e del volto, ed allargate le pellicce.</p> + +<p>Il sole infatti si dileguava dietro le vette più +alte di quei picchi, ma non perciò il cielo si +offuscava. Infrattanto, a misura che scendevano, le +spalle della montagna divenivano più piane, meno +ripide, più praticate, la crosta del gelo meno +spessa. I precipizi che lambivano erano gli stessi; +l'ossatura della montagna si mostrava egualmente +accentuata a forti gibbe, a moltiplici punte. +Ma tutto sembrava meno salvaggio, avviluppato +da un aere più cilestre, dissimulato dalle ombre +tra il purpureo ed il violetto di cui la luce del +<span class="pagenum"><a id="page24" name="page24"></a>(p. 24)</span> cielo d'Italia li avvolgeva, raddoppiandone la distanza.</p> + +<p>Malgrado le precauzioni però, un uomo da +prima, fra quei che si davan la muta in sostenere +la treggia che portava la regina, scivolò e +precipitò. Ma per avventura e' se la trasse con +la rottura di uno stinco ad una prominenza di +roccia, che lo rattenne a mezzo dell'abisso. E +lo si giunse a salvare. Poscia precipitò giù e +perì sprofondato nelle nevi di quei gorghi un +cavallo: quindi rotolò una barella da carriaggio, +che pure si perdè. Si raddoppiarono le cure. Si +legarono tutti con una fune sì che formassero +una sola catena; e per buona ventura s'incontrarono +corrieri, nativi di quelle alpi, che avevano +fatta la via due dì innanzi, e che facilitarono +i passi. Così che, all'oscurarsi della notte, +la comitiva si trovò a Susa. Il cielo splendeva +di stelle sopra un azzurro profondo.</p> + +<p>Al vocio ed allo scalpitar dei viaggiatori, gli +abitanti della contrada mettevano fuori delle +loro finestre il capo ed uscivano sull'uscio, salutando +di un <i>ave Maria</i> chi passava o dimandando +l'elemosina. Accorsero tutti però, portando torce, +tizzoni, lucerne, lanterne, quando la voce si +sparse che fosse Berta, che in mezzo a loro ritornava: +e gli echi più lontani del Cenisio risonarono +di <i>alleluia!</i> e di benedizioni.</p> + +<p>All'indomani, Enrico partì per Torino.</p> + + +<h3><span class="pagenum"><a id="page25" name="page25"></a>(p. 25)</span> II.</h3> + +<div class="entete"> +<p class="poem20"> +Non sono i regni e le potenze unite.<br> +<span class="add1em">Nè possono esser; perchè il papa vuole</span><br> +<span class="add1em">Guarir la Chiesa delle sue ferite.</span><br> +L'imperador con l'unica sua prole.<br> +<span class="add1em">Col presentarsi al successor di Piero,</span><br> +<span class="add1em">Al Gallo il colpo ricevuto duole.</span></p> + +<p class="author"><span class="smcap">Macchiavelli</span>—<i>Decennali</i>.</p> +</div> + +<p>Il primo ad andare incontro all'imperadore fu +l'arcivescovo di Ravenna Guiberto. Enrico lo accolse +con ogni segno d'amorevolezza, ed egli, +dopo essersi seco lui congratulato del prospero +arrivo in Italia:</p> + +<p>—Sire, disse, vi domando il permesso di presentarvi +il clero ed i nobili della vostra fedele +Lombardia, i quali al pari di me desiderano profferirvi +ossequio.</p> + +<p>Quella parte d'Italia chiamavasi allora quasi +tutta Lombardia.</p> + +<p>—Mercè a voi, monsignore, rispose il re, che +in questi generali dissidi mi avete mantenuti +obbedienti i miei bravi Italiani.</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page26" name="page26"></a>(p. 26)</span> —Sire, soggiunse l'arcivescovo, io conosco +di buon lato che Vostra Altezza soffre questi +guai per aversi meco voluto mostrar grazioso ed +avermi colmo di favori. Quel diabolico uomo di +mastro Ildebrando non perdona mai per proprio +stile; me poi non vuole udire neppure se dovesse +dannarsi, e semina i triboli sopra quanti usano +meco e di grazie mi largheggiano. Ecco donde +la frega di toglier via le investiture, di abolire +le mogli, e' che già si ha rubata la mia, e le liti +che v'intenta per avermi fatto arcivescovo. Vedremo, +però, chi di noi vincerà la puntaglia. +Io sono già alla testa di ottocento lance e +duemila balestrieri a piedi. Gli altri prelati e +signori italiani vi formano esercito meglio di +quattromila cavalli e diecimila arcadori, tutti +pronti al vostro cenno e caldi di entusiasmo, per +morire con voi o vincere.</p> + +<p>—Ed il resto d'Italia, monsignore? dimanda +Enrico pensieroso.</p> + +<p>—Del resto d'Italia, sire, quelli che ricordano +la vittoriosa memoria di Enrico III, trepidano, +e predicono giorni funesti. Dappoichè duole ad +ognuno la guerra cittadina ed il guasto della +patria. Quelli che han ricevuto onta da Gregorio +rimangono inflessibili a rimbeccargliela più amara +e crudele; e questi sono i più ed il meglio delle +Provincie italiane, tutti alti membri del clero e +feudatari. Vi ha infine la gioventù, fastidita dell'inoperosa +anarchia in che, per la lunga assenza +<span class="pagenum"><a id="page27" name="page27"></a>(p. 27)</span> della grandezza vostra, Italia hai gemuto, e della +vita ingloriosa che trascina. E questi, nemici naturalmente +di un papa severo ed orgoglioso che +vorrebbe fare del mondo un cenobio, e degli +uomini dei servi del clero, anelano a nuovo ordine +di cose, a destino più nobile, a libertà e gloria. +Per modo che, sire, dove appena mandiate +bando di esser venuto per sostenere Italia nell'indipendenza +dei suoi diritti, e di mettere, a +ragione questo petulante pontefice, confirmando +le franchigie del clero e dei laici, e volendo +salde e riverite le antiche constituzioni dell'impero, +tutta Italia alzerà una voce sola di giubilo, +e vi troverete a testa di un esercito di cui mai +maggiore ne levarono gli antichi tempi, nè la +Germania.</p> + +<p>—Sire Iddio, sclama l'imperatore scintillando +negli occhi, fa che io mi vendichi del figlio del +falegname di Soano e di quei traditori miei vassalli, +e poi rinunzio senza sconforto alla vita ed +all'impero.</p> + +<p>—Vi è anche di più, sire, soggiunge Guiberto, +il concilio che ho raccolto a Pavia ha condannato +Gregorio come eretico, e lo ha deposto +dalla sede di Pietro, in conformità del sinodo di +Worms.</p> + +<p>—E gliene avete fatti intimare gli atti?</p> + +<p>—Sicuramente, dal vescovo di Bovino, anch'esso +qui fuori ansioso di prestarvi omaggi per +sè e pel suo padrone, Roberto Guiscardo.</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page28" name="page28"></a>(p. 28)</span> —Ah! l'ardito conquistatore?</p> + +<p>—Sì, sire, ed udrete quali generose profferte +e' manda a farvi pel suo ambasciadore.</p> + +<p>—Sta bene. E voi, monsignore, vi siete composto +con lui per quel prezioso disegno di presentarvi +al papa come un pezzo di selvaggina?</p> + +<p>—L'ho dovuto, sire, onde guadagnarlo al vostro +partito. Però non l'ho ancora perdonato; nè +il perdonerò, se prima non abbiamo insieme +rotta qualche lancia, dove che siasi e quando +ciò possa avvenire.</p> + +<p>—Siete un bravo, monsignore arcivescovo, +riprende Enrico stringendogli la mano. Sol che +vi somigliassero un paio di dozzine di que' miei +poltroni di nobili, che ora non saremmo qui +in Italia per impetrare perdono.</p> + +<p>—Per impetrare perdono! mormora l'arcivescovo +maravigliato. Ma, con la vostra sopportazione, +sire, quale sarebbe dunque la vostra +mente?</p> + +<p>—Lo lascio decidere a voi, Guiberto, appena +rifletterete che l'anno della scomunica è prossimo +a spirare, e che se non mi trovo assolto +di anatema, per costituzione di Germania, decado +dal regno.</p> + +<p>—Dunque pensereste, sire....?</p> + +<p>—Ad ogni costo aggiustarmi col pontefice, e +farmi sciogliere dalla scomunica.</p> + +<p>—Anche a costo di umiliarvi? dimanda Guiberto.</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page29" name="page29"></a>(p. 29)</span> —Mai no, per certo! Ma se le circostanze mi +vi traessero, la vittoria del domani non compenserebbe +ella forse il rovescio di oggidì?</p> + +<p>—Compenserebbe! mormora l'arcivescovo.</p> + +<p>—Si, continua Enrico con calore. Che credete, +Guiberto, che mi potessero giovare i vostri +dodici o quindicimila uomini, in faccia a due +nazioni non bene decise nè ben rassodate? Poi +la contessa Matilde ha anch'essa un esercito, nè +è nostra amica. Gli Italiani sono volubili; e per +quanto si mostrino divoti all'impero, non so lusingarmene, +conosco che quel freno lor torna +insopportabile ed esoso, e spiano l'opportunità di +spezzarlo. Sì che, Guiberto, vedete anche voi a +qual partito mi rimanga appigliarmi.</p> + +<p>—Sire, replica l'arcivescovo dignitoso, io non +so nè vi rispondo della mente dei miei concittadini. +Sia però quale si voglia la vostra fortuna, +contate, sire, e potete giurare di non fare assegnamenti +falliti, contate sulla persona e sulla +fedeltà dell'arcivescovo di Ravenna, che vi verrà +manco solo con l'ostacolo della morte.</p> + +<p>Enrico gli stringe la mano fortemente, velando +gli occhi di una lagrima, poi dopo alcuni minuti +di silenzio soggiunge:</p> + +<p>—Monsignore di Ravenna, compiacetevi di +presentarmi i miei fedeli di Lombardia.</p> + +<p>Quei signori, ragunati nella sala vicina, lo +accolsero con un grido prolungato di applausi e +di gioia. Enrico li salutò grazioso, dicendo loro +<span class="pagenum"><a id="page30" name="page30"></a>(p. 30)</span> cortesi parole, ringraziandoli della lealtà e divozione +che gli mostravano. Essi gli fecero tutti +sacramento di essergli fedeli, e di non abbandonar +la sua causa per qualunque sfortunato +volger di cose. Enrico li ringraziò novellamente; +poi alla testa di così brillante corteggio e risoluta +truppa partì di Torino per Piacenza. Due +giorni dopo vi giungeva anche il re.</p> + +<p>Egli aveva evitato Parma; aveva poi costeggiato +l'Enza, ed era venuto a valicarla a Rio di +Vico.</p> + +<p>Dopo aver nevicato tutto il dì, verso il tramonto +il cielo si era rasserenato. Il sole si coricava +come un globo di fuoco. Guadato il fiume, +lo sguardo di Enrico s'ingolfò di subito in una +gola di monti. In mezzo a quelli,—monte Atesio +e costa di Grassa,—questo sguardo si urtò +ad un burrone che si levava a picco comme una +zanna. Brullo, tormentato, dirupato era il burrone. +A cima di esso però elevavasi una vasta +rocca, che, increspata il dì dal pulvinio della +neve, ed ora indorata dagli ultimi raggi del sole +sanguigno, scintillava quasi fosse incrostata di +ardenti carboni. Era Canossa. Enrico si arresta; +gli occhi divaricati ed immobili si fissano su quel +fatale castello folgorante come un'aureola. La +foga dei pensieri e degli affetti produssero nell'anima +del re come una nebbia, in cui, vedendo +tutto vago e vertiginoso, dispera penetrare. Dà +quindi di sprone, si lascia a destra il forte maniero +<span class="pagenum"><a id="page31" name="page31"></a>(p. 31)</span> di Rossena, e per la straduzza di Grassano +che costeggia Rio di Vico se ne viene a Vico di +Canossa, a piè del castello.</p> + +<p>Non vi si fermò; anzi mosse subito per Canossa, +avendo saputo da corrieri dell'arcivescovo di Ravenna +e del vescovo di Vercelli, che la contessa +Adelaide, dopo aver venduto a lui il passaggio +delle Alpi, era discesa in Italia a spargervi la +nuova di sua venuta. Per lo che gl'Italiani, che +ora lo circondavano, si erano uniti al bando di +Guiberto; e mentre questi, chiuso il concilio di +Pavia, cavalcava la notte per alla volta di Torino, +Gregorio, della presenza del re in Italia +spaventato, la notte istessa erasi andato a rinchiudere +nel Castel di Canossa con la sua bella +penitente Matilde.</p> + +<p>Egli aveva lasciato in dietro la truppa per non +dar sospetti nè appiccagnoli al papa. Seguíto solamente +da Guiberto, da Baccelardo ed altri pochi +cortigiani prese dunque stanza nel piccolo +romitaggio votato a s. Nicolao, che trovavasi in +quello spicchio di casupole dei vassalli della contessa, +alle falde del burrone su cui torreggiava +la fortezza.</p> + +<p>Come la contessa Matilde udì dell'arrivo dell'imperatore, +gli si recò tosto a far visita, comandando +che di ogni cosa, con real munificenza, +il cenobio fosse fornito. L'accompagnavano +Adelaide di Susa col suo figliuolo Amadeo, il +marchese Azzo d'Este, e l'abate di Cluny, che era +<span class="pagenum"><a id="page32" name="page32"></a>(p. 32)</span> stato padrino del re al fonte battesimale. Enrico, +vedendo apparir la contessa, le andò incontro, e +baciandola sulla fronte:</p> + +<p>—Qual cortesia, sclama, nella nostra bella +cugina di venire a visitare uno scomunicato, +senza paura d'imbrattarsi di peccato!</p> + +<p>—Ne abbiamo tolto permissione da Gregorio, +risponde Matilde senza badare, o senza comprendere +l'ironia delle parole del re.</p> + +<p>—Ah! vi dimandiamo perdono dunque, bella +cugina, del sospetto temerario, soggiunge Enrico, +componendo il volto a sorriso. Ma sì che non +poteva essere altrimenti! Ed in vero, e' sarebbe +doluto anche a noi che creatura così bella avessero +dovuto adunghiare i demoni, ed ottenere +quei villani cialtroni più che non ottennero i +fedeli battezzati, divoti al papa.</p> + +<p>Dappoichè gli è mestieri sapere che Enrico +voleva qui accennare al marito di lei, Goffredo +di Lorena, detto il <i>gobbo</i>, già morto, col quale +giammai Matilde si aveva voluto accoppiare. La +contessa lo comprende, e rimbeccandolo del fastidio +in che anch'egli aveva presa un dì la regina +Berta, sorridendo egualmente risponde:</p> + +<p>—Veramente, sire, sotto questo rapporto bisogna +dire che non avessimo tradita la parentela! +Ma, a proposito, non vorreste avere la cortesia +di presentarci alla nostra bella cugina +Berta?</p> + +<p>—Ella è restata a Piacenza con la corte e +<span class="pagenum"><a id="page33" name="page33"></a>(p. 33)</span> l'esercito, riprende Enrico, il quale a questa dimanda +rientrò nella sua situazione, obbliata un +momento all'aspetto di Matilde. Indi soggiunge: +Berta ha fatto questo pellegrinaggio per amore: +ma nè la nostra fierezza d'uomo, nè il nostro +onore di cavaliere avrebbero sopportato che, anch'ella, +avesse patita umiliazione o amarezza +qualsiasi.</p> + +<p>—Sire, papa Gregorio non è insensato da dimandar +penitenza da chi è immune di colpa, +risponde Matilde con molta serietà; nè noi, per +quanto gli fossimo divote, avremmo tolto in pace +che così bella e pia donna si sconfortasse.</p> + +<p>—Voi siete allucinata, Matilde, sclama Enrico +alquanto vivamente, e ci duole come vostro parente, +che la vostra condotta debba consolidare +il sindacato di Europa, la quale vi dice pazzamente +imbertonata di tanto dissidioso energumeno. +Come imperatore poi vi dobbiamo rimproverare +di tradimento al vostro legittimo padrone, +e d'infedeltà all'impero.</p> + +<p>—Sire, replica con grande calma Matilde, se +l'Europa giunge a persuadersi che noi potessimo +sentir tenerezza per un vecchio di settant'anni, +l'Europa è una stolida. Noi nel papa adoriamo +Iddio, come quegli che lo rappresenta sulla +terra, come la provvidenza umanata. Noi gli tributiamo +la cieca riverenza che ai decreti di Dio +si deve, e ci prosterniamo ai suoi voleri, perchè +ai voleri di Dio è stolto chi resiste. Noi insomma, +<span class="pagenum"><a id="page34" name="page34"></a>(p. 34)</span> sire, non veneriamo nè Gregorio VII, nè +Alessandro II, nè Nicolò II, ma la dignità, ma +lo spirito scevrato d'ogni forma terrena. Lo abbiamo +idealizzato nel papa. Nel papa che passa, +noi riconosciamo il papato, e più che il papato, +la Chiesa. Se poi vostra grandezza ci trova ribelli +all'impero germanico, da cui dipendiamo, non +è nostra colpa, sire. Noi siamo inspirati da +un'intima convinzione che, avanti tutto, debba +andare la salute e la gloria dell'anima, poi l'indipendenza +della patria.</p> + +<p>—E quando, bella cugina, si è trattato di +anima e di patria nella lotta della Chiesa e dell'Impero?</p> + +<p>—Le vostre querele col pontefice, sire, con +la vostra sopportazione, non hanno altro scopo. +Voi in lui cercate avvilire, o rovesciare il propugnacolo +dei popoli, l'altare a cui si va a supplicare. +La terra ha due braccia. L'uno che semina +offese e schiavitù, ed è quello dell'imperatore; +l'altro che rileva gli oppressi e resiste +agli oppressori, ed è quello del pontefice. Questo +braccio, sire, voi avreste voluto troncare; voi +avreste voluto togliere ai popoli ogni rifugio; +soffocare la voce che in nome di Dio chiama a +dovere i potenti e regola la giustizia dei sommessi. +La vostra lite col pontefice interessa l'umanità. +Non è un duello di uomo ad uomo, di +popolo a popolo, di forte con forte. E dove, sire, +si tratta di mantenere l'equilibrio tra i diritti +<span class="pagenum"><a id="page35" name="page35"></a>(p. 35)</span> dei soggetti e le pretensioni dei despoti, dove +si tratta di serbare immaculate le ragioni dell'anima, +tutte nel pontefice concentrate, allora, +sire non v'ha ribellione di sorta; ma chi brandisce +la spada esercita un dovere di uomo e di +cittadino, ed è benedetto da Dio.</p> + +<p>—Cugina, risponde Enrico placidamente, si +vede che la vostra immaginazione è esaltata. +Voi delirate di sogni. Vi siete riscaldata ad un +fuoco fatuo; vi han travolto il cervello le parole +sediziose di un uomo, che ambisce al dominio +del mondo, che vorria collocare il suo soglio +sulla base delle corone dell'universo. Qui non +si tratta punto di diritti di popoli e di libertà di +coscienze, cugina. Qui si tratta che il vescovo di +Roma, fino a ieri vassallo dell'impero, oggi se ne +vuole elevare a padrone. Si tratta di un ribelle che +insulta il suo signore; che gli nega ogni obbedienza, +ogni soggezione, ogni fedeltà. Si tratta +insomma che il figlio del falegname di Soano +ambisce ad avvilire i sovrani di Europa; bandisce +il suo potere sul potere dei re; si tramezza +nei loro interessi; vuol regolarne le leggi; vuole +annullarne il dominio; vuol tornare i reami di +Europa Provincie di Roma. Egli annunzia alla +terra, io sono il <i>re dei re</i>! Ecco di che si tratta, +graziosa cugina, non già delle vostre rimbombanti +fiabe, che puzzano di fanatismo le mille +miglia.</p> + +<p>—Così la intendete voi, o sire, ma non la +<span class="pagenum"><a id="page36" name="page36"></a>(p. 36)</span> intendono così i popoli, ed i vostri stessi vassalli.</p> + +<p>—Gli è perchè, bella cugina, i pessimi trovano +sempre a guadagnare nelle sedizioni, e perchè +i pessimi sono i molti, ed i più facili ad essere +prevaricati, segnatamente quando assumono maschera +speciosa e se l'adattano al sembiante. Ma +sia come si vuole, noi veggiamo che voi siete +nel più caldo parosismo di superstiziosa cecità, +e che tenteremmo opera vana ritornarvi alla luce. +Essenziale adesso gli è che vogliate prestarci +mano a ricomporci col vostro Gregorio, e farci +ritrarre la scomunica.</p> + +<p>—Sire, risponde Matilde, comunque voi ci +crediate allucinata, noi vi abbiamo sempre stimato +quel prode e magnamimo che siete, e non +abbiam giammai desistito di difendervi innanzi +al pontefice, e di calmare il suo sdegno. Siate +certo perciò che, dove persuasione e sacrifizio di +uomo può giungere, noi tutto tenteremo per ristabilire +la pace.</p> + +<p>—E noi, sire, faremo altrettanto, risposero la +contessa Adelaide ed il marchese d'Este, se per +avventura papa Gregorio vorrà lasciarsi piegare.</p> + +<p>—Ed io, a costo di dovergli dar della picozza +sulla memoria, soggiunge l'abate di Cluny che già +veleggiava per gli spazi aristotelici, gli farò comprendere +che egli geme sotto il dominio dell'illusione. +Perciocchè quest'universo, che egli crede +già cavalcare, per fisica predeterminazione non +<span class="pagenum"><a id="page37" name="page37"></a>(p. 37)</span> è che puro fenomeno della nostra intelligenza, +una scena fantasmagorica che non ha nè realtà +nè esistenza vera fuori della rappresentazione +del nostro spirito. Di modo che, se lo spirito +non esistesse per far l'eduzione delle forme materiali, +non vi sarebbe che il niente, o almeno +nulla si potrebbe provare, ed egli, il caro scettico +Ildebrando che si cuoce il grifo all'astrusa +sapienza di santo Aristotile, egli sarebbe papa +come il mio alano è poeta.</p> + +<p>A questa stramba uscita dell'abate, Enrico fece +un moto di dispetto. Onde, dandogli sulla voce +imperiosamente, si volge a quei baroni, che già +sotto i barbigi ridevano, e con fierezza parla:</p> + +<p>—Uditeci, signori. Noi ci siam condotti ad un +passo che a Gregorio dovrebbe bastare, e dovrebbe +far senno di cedere. Ma se egli è tanto intestato +di ambizione da non comprendere lo stato di +entrambi noi ed a qual giuoco ci siamo messi, +sappia che meglio di quindicimila uomini sono +già al campo di Piacenza ad attendere gli ordini +nostri. E questi soli sarebbero sufficienti a togliere +d'assedio codesta vostra piazza di Canossa, +Matilde, e darci nelle mani la sua persona. Ma +noi faremo ancora di più. Noi bandiremo libertà +ad ogni città italiana, che ci manderà un contingente +di truppa a questa guerra; e quando +avremo rovesciato nel fango codesto vitello d'oro +degl'infedeli, e ridotti i ribaldi di Lamagna, ci +contenteremo meglio di avere alleata questa nobile +<span class="pagenum"><a id="page38" name="page38"></a>(p. 38)</span> Italia, che vassalla. Adesso andate, e voi +principe Baccelardo con loro onde trattare col +pontefice, giusta le istruzioni che vi abbiamo +date.</p> + +<p>Quei signori partirono sgomentati. E' sapevano +per prova come Gregorio fosse ostinato, capace +Enrico di mantenere le sue promesse; segnatamente +adesso che l'agitava disperata irritazione.</p> + +<p>Gregorio ricevette Baccelardo, presentato da +Matilde, senza dar segno di conoscerlo, con molta +freddezza e distrazione. Però, quando Baccelardo +cominciò:</p> + +<p>—Santo padre, l'imperatore di Germania Enrico +mi manda a voi...</p> + +<p>Gregorio gli tagliò le parole in bocca, e fiero +sclamò:</p> + +<p>—La Germania non ha imperatore.</p> + +<p>Baccelardo si arroventa nel volto, e fisa gli +occhi scintillanti sopra il pontefice quasi avesse +voluto fulminarlo. Ma poi ricordandosi che egli +era lì per supplicare perdono, e che la posizione +del suo padrone oltremodo diveniva precaria di +giorno in giorno, raffrena l'impeto che lo dominava, +e soggiunge:</p> + +<p>—Santo padre, Enrico è venuto fin di Lamagna +per dimandarvi l'assoluzione della scomunica. +Egli è stato calunniato presso di voi da +vassalli infedeli, che avevano troppo a guadagnare +nei dissidii; e voi gli avete posti anatemi +sopra base di colpe che giammai lo lordarono. +<span class="pagenum"><a id="page39" name="page39"></a>(p. 39)</span> Prega perciò vostra beatitudine di udire le sue +difese e discioglierlo dalle censure.</p> + +<p>Gregorio, torvo in viso, lo sta ad ascoltare, poi +dopo lungo indugio risponde:</p> + +<p>—Sappia Enrico di Germania che gli è contro +le leggi ecclesiastiche giudicare accusato, assenti +gli accusatori, e portar sentenza qualsiasi. Se +egli era conscio a sè d'innocenza, non avrebbe +evitata la dieta di Augusta, dove noi, udite le +ragioni di ambo le parti, avremmo pronunziato +con quella giustizia che Iddio ci inspirava. Perchè +dunque da quel giudizio è rifuggito?</p> + +<p>—Enrico non ha paventato il giudizio, santo +padre. Ma, innanzi della corona e della vita, bisogna +riguardare l'onore. Ed il suo onore di cavaliere, +e la sua dignità di re malamente sopportavano +di soggiacere alle accuse ed al giudizio +di vassalli.</p> + +<p>—Che pretende dunque da noi?</p> + +<p>—Pretende che, come capo de' cristiani, udiate +le discolpe di un cristiano calunniato ed oltraggiato +da scellerati; pretende che, come vicario +di Dio, spogliate ogni terrena passione ed udiate +i lamenti dell'innocente, e gli facciate quella +giustizia che gli faranno i posteri, non agitati +da ire di parti, ed Iddio al suo eterno tribunale. +Ecco ciò che pretende Enrico; e perchè giusta +le costituzioni dell'Impero perderebbe la corona +se con l'anno vicino a spirare non fosse assoluto, +egli vi dimanda codesta assoluzione e si offre +<span class="pagenum"><a id="page40" name="page40"></a>(p. 40)</span> a qualunque ammenda e soddisfazione onorevole +a lui vogliate richiedere.</p> + +<p>—Ah! scoppia Gregorio irritato, non è dunque +contrizione delle sue peccata che a noi lo guida, +è la paura di decader dall'impero? Ebbene, noi +non vogliamo riceverlo. Il perdonarlo sarebbe +violare il nostro santo ministero. Egli è venuto +a fare un nuovo oltraggio alla sedia di Pietro ed +alla persona del vicario di Dio col dimandare +mercè; e noi non possiamo, noi non vogliamo +accordargliela.</p> + +<p>—Ma, santo padre, prosegue Baccelardo, di che +deve dunque contrirsi chi non ha colpa? Come +voi lo chiamate peccatore, se non l'avete ascoltato +ancora? Come lo pretendete penitente se la +sua coscienza è tranquilla? Non abusate del +potere che vi hanno dato i popoli onde tutelare +la giustizia dei loro diritti, per condannare inesorabilmente +gl'innocenti su calunnie che torna +bene a taluno di addossar loro.</p> + +<p>—Si sottometta dunque alla dieta dei principi +tedeschi.</p> + +<p>—Ma l'anno della scomunica spira, sclama +Baccelardo contenendosi appena, ma la somma +dignità di re ne rimane vituperata...</p> + +<p>—Noi non vogliamo ascoltarlo, l'interrompe +Ildebrando. Sappiamo troppo quanta saldezza abbiano +i giuramenti di lui; come li ha mantenuti +con i Sassoni; quanto fermo ha il carattere. Si +umilia adesso, stretto da angustie. Ma domani +<span class="pagenum"><a id="page41" name="page41"></a>(p. 41)</span> non ristarebbe di elevare superba cervice contro +di noi novellamente, contaminare il santuario, e +sperperare la casa e le masserizie di Dio. Egli +è volubile, guasto nel cuore, protervo, non teme +la giustizia del Signore, non rispetta i dritti dei +popoli; la nostra voce non obbedisce nè paventa. +Noi dunque non vogliamo vederlo; e succeda di +lui ciò che sta scritto nelle pagine eterne, del +cielo.</p> + +<p>—Santo padre, riprende Baccelardo, sforzandosi +ad esser calmo, voi giudicate Enrico secondo +ve lo hanno dipinto, non quale egli è +veramente. Egli ha nobili e pii intendimenti, +non è corrotto, non è mutabile. Se i vostri +legati, per brusco ed orgoglioso condursi, lo +irritarono contro di voi, adesso ne è pentito, +e protesta di assoggettarsi a qualunque penitenza +per riconciliarsi con la Chiesa. Non vi fate +maggiore di Dio voi, che ne siete il vicario. +Iddio dimentica i trascorsi di chi torna a lui +umiliato; e voi, uomo, voi, peccatore eziandio come +ogni uomo lo è, sareste voi inesorabile e scagliereste +la prima pietra? La parola d'ordine del vostro +apostolato è carità. Non date ragione ai vostri +nemici che vi dimandano tiranno, lupo rapace, +usurpatore, di cuore duro, di anima perversa. +Riflettete, santo padre, che la vostra protervia +schiaccerà il re, sì; ma come Sansone ne resterete +schiacciato anche voi. Perchè i popoli vi +toglieranno ogni credenza, ogni rispetto, e tornerete +<span class="pagenum"><a id="page42" name="page42"></a>(p. 42)</span> esosa quella cattedra di Pietro che volevate +venerata cotanto.</p> + +<p>Baccelardo fa alcuni passi per allontanarsi, allorchè +Gregorio dimanda:</p> + +<p>—Egli è dunque veramente pentito, dite?</p> + +<p>—Ma sì! che se nol fosse, egli avrebbe profittato +dell'esercito che ha lasciato a Piacenza +per istrapparvi con la forza una parola che così +fieramente vi ostinate a negargli.</p> + +<p>—Ebbene, risponde Gregorio, se egli è appunto +come voi affermate, ser cavaliere, che Enrico +si pente dei suoi sacrilegi, che in arra di +pentimento e' consegni ai legati apostolici lo scettro +ed il diadema, e si confessi indegno dell'onore +e della potestà imperiale.</p> + +<p>—Ma questo è infame! scoppia Baccelardo +non contenendosi più, questa è una tirannia da +forsennato senza coscienza e senza pudore!</p> + +<p>Matilde che vedeva quanto iracondo ed avventato +fosse l'oratore di Enrico e come pertinace +Gregorio, se gli lascia allora cadere ai piedi e +comincia a supplicarlo. Nella fortezza erano ancora +molti prelati oltramontani ed italiani messi +al digiuno di pane ed acqua. Questi, che taciti +avevano assistito allo strano dibattimento, +vedendo la contessa in quell'atto, ne seguono +tutti l'esempio; e tanto dissero, tanto pregarono +che l'invincibile pontefice consentì alfine +persuadersi. Egli accorda quasi per grazia ciò +che ben egli comprendeva, per fina politica, tornargli +<span class="pagenum"><a id="page43" name="page43"></a>(p. 43)</span> estremamente vantaggioso. E perchè grave +pericolo correva dalla disperazione di Enrico, illimitato +utile ed importanza dall'avvilimento di +lui, si volge a Baccelardo e parla:</p> + +<p>—Sta bene. Dite dunque al vostro padrone: +primo, che in avvenire curi di meglio scegliere i +suoi messaggeri, e che non ci mandi più innanzi +un insolente, il quale, vestito della divisa di oratore, +si reputa in dritto di balestrar le parole +come un giumento ubbriaco balestra i calci: +inoltre, che sappia grado e renda mercè alle +suppliche pietose di questi signori, se noi gli +concediamo di accostarsi a Canossa per cancellare +con la sommessione e la penitenza l'oltraggio +recato alla nostra persona ed alla Chiesa. +Andate.</p> + +<p>Baccelardo si stringe nelle spalle sdegnosamente +e prima di partire fissandogli addosso alteramente +gli occhi, risponde:</p> + +<p>—Ser papa, l'imperatore Enrico udrà la vostra +prudente risposta, e non mi avrei mai perdonato, +se, per mia poca umiltà, non vi foste +condotto a questo giudizioso partito. In quanto a +me poi, santo padre, gli è ben che sappiate aver +deposta oramai qualunque speranza, fuori quella +di morire da cavaliere illibato, fedele a colui +per cui mi piacque prestarmi. Io non curo +quindi la vostra ingiuria più che non curerei dell'infelice +arguzia di chi giungesse solamente a +farmi sbadigliare. Addio.</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page44" name="page44"></a>(p. 44)</span> Ciò detto saluta della mano quei signori, bacia +la destra della contessa Matilde, e volgendo +le spalle superbamente al pontefice esce. Gregorio +lo seguì dello sguardo sanguigno fino a +che non l'ebbe perduto di vista, e senza avvedersene, +i denti della mascella superiore si +eran tanto addentro ficcati nel labbro inferiore +che il sangue ne spiccava.</p> + +<h3><span class="pagenum"><a id="page45" name="page45"></a>(p. 45)</span> III.</h3> + +<div class="entete"> +<p class="poem20"> +<span class="add4em">J'ose a peine le croire:</span><br> +Mais ce jour à jamais emplira ma memoire.</p> + +<p class="authorsc">Sainte-Beuve.</p> +</div> + +<p>Il castello di Canossa nel secolo XI era tra +le piazze forti d'Italia la più famosa e la più solidamente +munita. Messo, come accennammo, a +cavaliere di picco dirupato, era di quel lato imprendibile +assolutamente per assalto o scalate. +Dall'altro lato poi, da quello ove era il borgo di +Vico di Canossa, come l'erta del burrone addolcivasi, +era stato munito di tre ordini di rampe, +che ripiegavansi a foggia di ferro di cavallo. Ogni +giro di quelle rampe era chiuso da una porta, +che si sopraponevano, guarnita di saracinesche e +petriere. Al termine della seconda rampa, innanzi +di arrivare alla terza porta, era stato scavato nella +roccia un fosso, cui si traversava su ponte levatoio +e si colmava di acqua mercè la grande cisterna +esteriore della corte. L'ultima porta immetteva +sur un vasto spianato, che dava sul +principio del burrone, in un angolo del quale, +<span class="pagenum"><a id="page46" name="page46"></a>(p. 46)</span> quello che guardava il Vico di Canossa e le +rampe, elevavasi il vasto edifizio. Al castello atteneva +un piccolo cenobio con sei celle per sei +frati benedettini, di cui capo era il Donizone +che le serviva un po' di tutto. Tra il cenobietto +ed il castello eravi un cortile con impluvio, un +orto, poi le cucine. Si entrava nel castello per +un vestibolo. All'angolo mattina del castello torreggiava +sul burrone un'immensa rocca quadrata, +e quivi si trovavano le prigioni e la cappelletta, +dedicata a S. Apollonio, a cui scendevasi +per qualche gradino. Ornavano la cappella colonne +di marmo rosso che ne sostenevano la +volta. Le mura, ossia le rampe, erano guarnite +di merli, di bastie, di grossi mangani da lanciar +pietre. Così che quel castello non poteva +levarsi d'assedio, per poco che fosse provvisto +di scorte e di uomini, per quanto grosso +fosse il numero degli assediatori. Ed infatti Ottone +tre anni vi fece consumare al re Berengario, +quando volle ghermire Adelaide vedova di +Lottarlo, nè il prese. Imperciocchè Adelaide +chiamò in suo soccorso Ottone re di Germania, +che la liberò, la sposò—e con questa unione +fuse nella sua casa il regno d'Italia. Alla morte +di Goffredo di Lorena, marchese di Toscana, e +di Beatrice sua moglie, Matilde, figlia di costei +e del primo marito Bonifazio, riunì l'immensa +eredità dell'antico marchesato di Toscana a quella +della casa di Canossa, e divenne sovrana del più +grosso feudo d'Italia.</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page47" name="page47"></a>(p. 47)</span> Due furono sempre i movimenti di questi +marchesi: levarsi a signori d'Italia tutta; favorire +i papi nelle lutte cogl'imperatori di Lamagna. +Matilde aveva deposto il primo pensiero. +Ma più che tutti i suoi antenati, più che ogni +altro principe divoto, ella caldeggiava per la sede +di Pietro.</p> + +<p>Matilde, nella prima giovinezza, aveva anche +essa forse soccombuto all'imperio dei sensi, alle +tentazioni della voluttà, alle seduzioni dell'amore, +al fascino di quelle parole che danno la vertigine +alle fanciulle. Poi, disingannata forse, oltraggiata +in sua fierezza, o inebbriata di più alto sentire +di sè e di sua dignità, più matura negli anni, +più dotta della realità dell'esistenza, si era isolata +da qual si fosse passione terrena. Nel suo cuore +aveva spento l'amore, che è tutta la vita di +giovane donzella. Aveva scacciata la vanità di +essere la più bella castellana d'Italia, che gli +era un soffogare le più soavi e brillanti illusioni +di una donna. Aveva sepolto nell'anima +l'orgoglio del fasto e del potere, ch'è +quanto mai femmina possa ambire e desiderare. +Ella aveva concentrato il suo spirito sull'elevato +pensiero della vita futura e del destino dell'anima +oltre la tomba. Le sue facoltà intellettuali +avevano perciò acquistata una visione indeterminata; +le sue idee un colorito vago e fantastico. +Ma nel tempo stesso, con l'ostinato meditare +sopra oggetti ascetici, aveva assunto un +<span class="pagenum"><a id="page48" name="page48"></a>(p. 48)</span> rigore di principii, una solidità di carattere +che nulla valeva a riscuotere, e che le davano +quella specie di cieco coraggio che nulla cura, +nulla bada. Si era devoluta come schiava all'arbitrio +dei pontefici. E questi, non è a dirsi, se +avessero saputo profittare della fatale tendenza di +una principessa tanto potente. Matilde aveva seriamente +contemplata la dignità del papa. Lo aveva +scevrato dall'uomo, e gli aveva assegnato il +dominio della parte morale dell'universo. Il papa, +per lei, era il pugno di Dio che stringeva +le anime de' suoi popoli. Non essendo dunque +il pontefice che un organo mosso dall'intendimento +di Dio, che un portavoce dei comandi +del cielo, il non obbedirgli significava ribellarsi +al Signore. Identificato così il pontefice +e Dio, Matilde aveva messo a scopo della sua +vita soddisfarne ogni volere indefinitamente, +per poi lasciargli l'eredità dei suoi Stati. E così +fece.</p> + +<p>La sua corte componevasi. di uomini austeri +ed ipocriti. Non fasto di abiti, non pompe di +feste, non brio di banchetti, non fulgore e spirito +di cortigiani, non perigliose delizie di cacce, +non treno ricco di servi e cavalli, di astori e +di alani. I menestrieri fuggivano il castello come +soggiorno maledetto. I giullari e gl'istrioni vi +passavano del capo chino mormorando una maledizione +alla fredda castellana. I merciaiuoli e +le cortigiane lo detestavano, non trovandovi a +<span class="pagenum"><a id="page49" name="page49"></a>(p. 49)</span> trafficare le loro merci. Gli stessi guerrieri, per +cui la vita scioperata e le forti crapule sono +elemento necessario di esistenza, in quella corte +avevano attinto sussiego severo; e perciò appunto +più duro e feroce carattere. Non dividevano +le grazie della contessa che due individui. +Una vecchia dama, alquanto sorda, alquanto losca, +alquanto zoppa, del resto, nel cuore soda come +macigno e capace di starnutire un buon migliaio +di <i>paternostri</i> al dì; e Donizone, stravagante +ed ubbriaco frate, che nell'ebrietà scriveva +la vita di lei in versi esametri latini, e nei +momenti di lucidi intervalli si tagliava le mani +al torno. E quella le prestava i pochi uffizii di +damigella che le potessero occorrere; questi le +diceva la messa tutte le mattine, le benediceva +la mensa, le faceva l'esposizione del sacramento +all'ora di compieta, bene inteso però che Donizone +adempiva a quest'altri doveri quando non +si trovava ubbriaco, lo che spessissimamente +avveniva. Vi servivano infine altri pochi famigliari, +i quali acquistavano importanza solo in +occasioni solenni come questa, che albergava +gente al castello. Ed allora, perchè persone non +pratiche e ad opposti mestieri addette, commettevano +goffagini e disattenzioni senza fine, +cui la distratta castellana neppur essa avvisava. +E questi stessi erano un vecchio avanzo della corte +del marchese Goffredo, i quali per loro vecchiezza, +<span class="pagenum"><a id="page50" name="page50"></a>(p. 50)</span> Matilde non aveva avuto il coraggio mettere sulla +strada a mendicare.</p> + +<p>A questo castello, verso l'ora di sesta del +domani l'imperatore Enrico si approssimò. E' +non portava divisa da re. Non aveva abito che +annunciasse un principe o dimostrasse pompa. +La testa coperta da berretto a foggia di capperuccio, +il corpo di una tonica di grosso drappo +verde, corta fino al ginocchio ed azzeccata al +fianco da cinto di cuoio, le brache strette fino +alla noce del piede sovramontate da coturnetti, +ed un piccolo mantello uso a portare alla caccia +per essere più spiccio e svelto. Del resto, +niun'arma, nemmanco il pugnale.</p> + +<p>Sorgeva intanto rigidissima giornata. Le nevi, +cadute a iosa il giorno avanti, ridotte a minutissima +polvere dal ghiado della notte, levava a +turbine freddo vento di tramontana ed appiccava +alle persone ed al muro come mastice. Lo stesso +fiato si gelava uscendo dalla bocca. Enrico salì +a piedi l'erta della rocca. Lo accompagnavano +Baccelardo, Guiberto, il vescovo di Vercelli, quel +di Bovino, e parecchi signori, venuti appositamente +di Piacenza, udito della prossima riconciliazione, +ed attendati per su le circostanti +alture, non trovando ove albergare. Giunti sul +piccolo spianato innanti le fortificazioni della +prima porta, videro uscir fuori dalla postierla di +soccorso l'abate di Cluny che, da star sugli spaldi, +<span class="pagenum"><a id="page51" name="page51"></a>(p. 51)</span> li aveva scorti. Ugone trasse incontro all'imperatore +e gli disse:</p> + +<p>—Sire, io ebbi l'onore di tenere vostra magnificenza +al fonte del battesimo, e vi ebbi +caro come figliuolo, venerandovi come re. Duolmi +perciò che papa Gregorio abbia voluto darmi +una parte a sostenere nelle disgrazie che vi +hanno colpito. E duolmente maggiormente adesso +che debbo dirvi, d'ordine suo, ingrate parole. +Imperciochè so, sire, come sovente i grandi comunichino +alle persone l'odiosità delle opere.</p> + +<p>—Ma che vi han dunque comandato di dirci, +messer abate? domandò Enrico impaziente.</p> + +<p>—Eccovi, sire. Nel primo recinto di queste +mura lascerete il vostro seguito: indi solo, +spogliato dei sandali, del berretto e del mantello, +i piedi e la testa nuda sotto l'aperta volta +del cielo, pel tempo perverso che fa, e digiuno, +attenderete nella seconda rampa che il papa vi +appelli al castello per perdonarvi.</p> + +<p>—Sacramento di Dio! scoppia Enrico digrignando +ferocemente, ma costui ha dunque intieramente +dimenticato che noi siamo re, unto +come lui, ed inviolabile della persona? Vuole +dunque gittarci ad eccesso da disperato, e demente +cozzare con un demente?</p> + +<p>—Sire! risponde Ugone tutto peritoso, vedendo +la figura sformata del re, che percorreva a lunghi +passi lo spianato. Sire, per la misericordia di +Dio, quietatevi. Prestatevi a quest'atto di umiltà. +<span class="pagenum"><a id="page52" name="page52"></a>(p. 52)</span> Ne avrete larga ricompensa dal cielo, e trionferete +dei vostri nemici. Che vi giova ribellarvi +adesso, che vi sta nel pugno la vittoria, e che +siete alla vigilia di mostrarvi ai popoli vostri più +grande e più forte? Un segno più o meno di +umiltà non vi sconforti. Ricordatevi che Cristo +patì avvilimenti peggiori. D'altronde, gli è l'affare +di un momento. Sarete tosto introdotto, io spero, +e riconciliati; perchè quanti siamo nel castello +non desistiamo dal tornare favorevole il pontefice.</p> + +<p>Enrico lo stette ad udire, poi rispose:</p> + +<p>—Dovremo dunque sorbirci questo calice fino +alla feccia?</p> + +<p>—Sire, si fe' a dire Guiberto, anch'io vi prego +di non guastare l'opera cominciata per sì lieve formalità, +che i canoni richiedono. Se aveste udito +il mio consiglio, non vi sareste messo con sì +nobile e generosa fiducia all'arbitrio dell'impudente +pontefice. Ma poichè la bisogna si è cominciata +così, finiamola come si può meglio, in nome +di Dio, e lasciateci poi cura di ristorarvi l'onore +quando che sia.</p> + +<p>Enrico gitta un sospiro e sclama:</p> + +<p>—Così vuoi, mio bravo Guiberto? Farò così: +ma giuro alla Beatissima Vergine di Goslar...</p> + +<p>—Perdonatemi, sire, se ardisco interrompere +il vostro giuramento. Non sappia la luce del dì +ciò che passa nel fondo della vostra coscienza. +Nei tempi che corrono, anche la luce può divenire +infedele.</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page53" name="page53"></a>(p. 53)</span> Ugone di Cluny lo comprese, e gittando un +sospiro susurra a voce sommessa:</p> + +<p>—Dio ti perdoni, arcivescovo di Ravenna: da +voi ho meritato questa sopruso.</p> + +<p>Enrico strinse la mano di Guiberto e si prestò +a Baccelardo che gli scioglieva i calzari ed all'arcivescovo +che gli toglieva il mantello. Indi +seguì l'abate che, a passo lento e taciturno, precedeva. +Giunti innanzi la porta della seconda +rampa, la postierla si aprì per lasciare entrare +Ugone, il quale recava la novella a Gregorio, +e si rinchiuse di nuovo sul volto del re. I frati +del cenobio, i prelati rinchiusi nel castello, salmeggiavano +dietro i merli della rampa. Enrico +restò lungamente, degli occhi accollati a quella +porta, immobile, assorbito in una nuvola di nere +idee, che gli rinnovellavano i fatti diversi della +sua vita come le vedute di un panorama. A tempi +lontani, a scene varie egli viaggiò della mente, +e considerò quanta improba fosse la natura degli +uomini, che solamente nel male debbano star +cheti, e ribellarsi ai modi dolci ed alle azioni +generose.</p> + +<p>Finalmente, assiderato, si tolse di quella posizione +immobile, e conciossiachè passeggiasse +sulla neve, cominciò a muoversi per bandire il +freddo.</p> + +<p>Intanto erano passate parecchie ore ed alcuno +non si vedeva. I piedi arrossiti gli dolevano: il +volto egualmente, ma più rosso di sdegno che +<span class="pagenum"><a id="page54" name="page54"></a>(p. 54)</span> di freddo; imperciocchè il sangue, a ventisei +anni, rigoglioso gli bolliva per le vene. Suonò +mezzogiorno; suonò vespero: nè alcuno da parte +di Gregorio comparve. Enrico era digiuno. La +neve, il vento gli percotevano il viso. Non udiva +voce fuori di quella lugubre salmodia e di quella +della natura crucciata. Ma egli non sentiva +più fame, non sentiva più freddo, dell'ira dell'uragano +non temeva; perocchè uno, ancora più terribile +e fosco, imperversava nel suo cuore. Quelli +della sua corte non ardivano presentarsi a lui +onde non mortificarlo peggio nella sua umiliazione. +Ma il loro cuore dava sangue, anche più +concitato di quello del re. Infine suona compieta. +Allora Baccelardo, non resistendo oltre, entra nel +secondo girone, e recando ad Enrico i panni e +gli usatti:</p> + +<p>—Sire, dice, ho qui un'azza: comandate che +quella porta vada a terra, e vi do parola di cavaliere +che, ferrata com'essa è, ci andrà.</p> + +<p>—E vada, sclama Enrico furibondo, ritirandosi.</p> + +<p>Baccelardo, in men che si dice, comincia a +scaricare sull'uscio tal tempesta di colpi, che la +postierla principiava a sgangherarsi e ben presto +gli avrebbe aperto il varco, se non si fosse affacciato +tra i merli delle mura il vescovo Giovanni +di Porto ed avesse detto:</p> + +<p>—Ser cavaliere, a nome della contessa Matilde +e del pontefice Gregorio v'intimo desistere +<span class="pagenum"><a id="page55" name="page55"></a>(p. 55)</span> dall'opera pazza, e di allontanarvi, se non vi torna +più grato di esser salutato da qualche centinaio +di frecce.</p> + +<p>Baccelardo sospende i colpi e sta ad udire il +parlamentario; e come questi ebbe finito:</p> + +<p>—Cane di un vescovo, grida, tu sei un poltrone +come il tuo padrone, e tutti agite da poltroni +malcreati. La mia risposta intanto è questa; +e così potessi darne una somigliante anche +al figlio del falegname di Soano.</p> + +<p>E sì dicendo, scagliava l'azza contro il vescovo, +che ne avrebbe avuto certo spaccato il cranio, +se sollecito non si tirava indietro. Egli allora +tolse la balestra di mano ad un soldato per rimandargli +il saluto; ma Baccelardo era scomparso +dietro la rampa delle seconde mura, e unitamente +al re ed al resto della corte tornava al +romitaggio di San Nicolao.</p> + +<p>L'imperatore non tolse cibo che pochissimo +e la notte non dormì.</p> + +<p>Allo spuntare del giorno voleva partire per +Piacenza e tentare la fortuna delle armi, l'ultima +che gli restasse nel naufragio, e morire +da guerriero come aveva vissuto da re. Se non +che i signori della sua corte, e Matilde, che tutta +confusa e peritosa andò a fargli visita per confortarlo, +lo supplicarono di non si disperare così +tosto, e correre alla violenza, ma facesse tentativo, +quel giorno ancora, perchè forse Gregorio, +soddisfatto di sua umiltà e convinto del suo pentimento, +<span class="pagenum"><a id="page56" name="page56"></a>(p. 56)</span> gli avrebbe aperte le braccia e perdonato. +Enrico battagliò lungamente questo avviso. +Infine, vinto dalle preghiere della pia donna, +si prestò a secondarli. Sull'ora di sesta quindi +si presentò di nuovo al castello.</p> + +<p>L'abate di Cluny che quivi lo attendeva, +non ardì profferir parola. Enrico comprese cosa +significasse la sua presenza, e facendo cenno ai +suoi di restarsi, si fe' cavare i borzacchini ed il +mantello, e seguì l'abate. La postierla si aprì di +nuovo, come il dì avanti, e di nuovo si richiuse.</p> + +<p>Quattro ore mortali Enrico ebbe il coraggio di +attendere ancora quel giorno: niun messaggio +del papa gli giunse. Ed era medesimamente digiuno, +ed il tempo orrido al pari. Questa volta però +le ore passarono più sollecite. Egli restò più +tranquillo. Imperciocchè cominciò a correre con +la mente l'avvenire, e vagheggiare un piano di +vendette. E per tal modo vi si addentrò, e le +sorbiva con tanta delizia, che, immemore e fuori +di sè, disse all'arcivescovo di Ravenna che, corrucciato, +lo veniva a rilevare:</p> + +<p>—Restiamo ancora; prolunghiamone l'agonia.</p> + +<p>—Sire, risponde Guilberto, gli è inutile attendere +di più. Vestitevi, montate a cavallo e ritiratevi. +Io compirò il rimanente. Dimani poi, cavalcheremo +alla volta di Piacenza, se uopo è, +e Iddio deciderà della vittoria. Questo infame +portamento di Gregorio irriterà chiunque ha nel +petto cuore di un uomo.</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page57" name="page57"></a>(p. 57)</span> —Infame sì, risponde Enrico, ancora stravolto +e col viso scomposto, o meglio convulso, a gioia +feroce, infame certo; e perciò appunto prolunghiamone +l'agonia, e ricordiamogli le ore spasimate +che mi fece passare a Canossa.</p> + +<p>Guiberto comprese che l'irritazione del pensiero +ed il freddo avevano concentrato il sangue +nella testa del re, e che la febbre ed il delirio +lo travagliavano. Lo condusse perciò fuori le +mura, ed affidollo ai cortigiani, affinchè lo menassero +al romitaggio e lo andassero a ristorare +di un bagno.</p> + +<p>Due ore dopo, un cavaliere si presentava a +Gregorio come parlamentario, e le porte della +stanza si chiudevano.</p> + +<p>—Ebbene, messere, che vuol dir ciò? dimandava +Gregorio con voce alquanto commossa.</p> + +<p>—Vuol dire, Ildebrando, rispose l'altro, che +tu non devi temere ed ascoltarmi.</p> + +<p>—Guiberto! grida il pontefice levandosi da +sedere, che chiedi tu qui?</p> + +<p>—Guiberto appunto, risponde l'arcivescovo di +Ravenna, alzando la visiera. Tu non aspettavi +la mia visita, fratello; ma io, che ho miglior +cuore del tuo, che che tu ne possa pensare, ho +voluto gustare del piacere di abbracciarti.</p> + +<p>—Indietro, assassino, grida Ildebrando ritraendosi, +qual novello delitto sei venuto qui a commettere?</p> + +<p>—Per l'anima di quel nostro bravo Bonizone, +<span class="pagenum"><a id="page58" name="page58"></a>(p. 58)</span> fratello, tu non hai cangiato in nulla! Tu sei +sempre quel petulante giovane, che fantasticava +in ogni cosa il male e non si piegava nè per +consigli, nè per forza. Ed a dire che neppure nel +volto sei mutato! Io invece... eh! fratello, la +vita del campo e tra le femmine consuma; e tu +ben ti sei avvisato farti papa. Minchione che non +lo hai fatto prima!</p> + +<p>—Ma, che cosa è dunque codesto insolente favellarmi? +aprimi passo o va via, grida Gregorio +turbato, sbalordito, non sapendo quasi che dicesse, +affogato da cento affetti diversi.</p> + +<p>—Corpo di mille lance, qui non ci ascolta +nessuno, Ildebrando. Lascia dunque, con tutti i +diavoli, codesto sussiego, perchè con me non +sei nè più nè meno dell'intrigante frate che ha +barattata la cocolla per la tiara, e del figliuolo +di Bonizone come me, arcivescovo di Ravenna +eccetera. Inoltre egli è necessario che io ti favelli. +E stammi bene ad udire, sai! Perchè già +da te conosci come il nostro sangue sia infiammabile, +e come entrambi siamo maledettamente +corrivi allo sdegno ed alle mani.</p> + +<p>—Parla dunque, e toglimi presto il fastidio +di vederti, mormora Gregorio, cadendo sul suo +seggio spossato dall'assalto delle interne passioni.</p> + +<p>—Ma di', sclama di un tratto Guiberto come +colpito da un'idea, ti brulicherebbe forse ancora +per la mente lo scherzo che ti feci a Cariati? Eh! +<span class="pagenum"><a id="page59" name="page59"></a>(p. 59)</span> via, fratello, non istà bene ad un vecchio pensare +a queste umane debolezze, e ad un pontefice +covare sdegni sì lunghi. D'altronde tu mi +provocasti così villanamente, e ne ho fatta di poi +una penitenza che non saprei dirti. Lasciamo +stare dunque i vecchi rancori, che nulla omai +ci potrebbero giovare e nuocerci moltissimo, e +pensiamo a perdonarci l'un l'altro. Io già +mi strugge una rabbia di perdonare, che perdonerei ....</p> + +<p>—Non mai, non mai, non mai! grida Ildebrando +interrompendolo e rizzandosi di nuovo +in piedi, no, non mai!</p> + +<p>—Che uomo diabolico che sei, Ildebrando!—continua +Guiberto sorridendo e mettendosi a sedere—gli +è più facile cavare i denti ad un orso +che te dal broncio. Eppure, se ci riconciliassimo, sarebbe +lo spettacolo più commovente di cristianità; +ed io muoio proprio della voglia di darlo codesto +spettacolo e di udire a piangere le donne pie per la +tenerezza, e le buone comari che griderebbero al +miracolo. Via, piegati dunque fratello, pensa, corpo +del diavolo, che hai sessantaquattro anni sonati, e +sei prossimo ad andare innanzi a monsignore Iddio, +che con voce terribile ti dimanderà, come a +Caino: cosa hai tu fatto del tuo fratello? Perchè +vedi, Ildebrando, se io sono stato un poco discolo, +e forse lo sono ancora un tantino, se sono +forviato, la è colpa tua, che, invece di darmi +<span class="pagenum"><a id="page60" name="page60"></a>(p. 60)</span> bravi consigli, mi spingi alla perduta nelle follie. +Andiamo dunque, abbracciamoci, e qui finisca +ogni mal'animo. Vedi che io ho fatto il primo +passo, ora come sempre!</p> + +<p>—Indietro, ti dico, grida Gregorio, e sgombrami +la via, scellerato, perchè alla tua vista, +alla tua memoria, io sento l'anima farsi a brani, +la ragione disquilibrarsi. Chi è dunque che ha +permesso a questo rettile di avvicinarsi fino a +me? Perchè Iddio della divorante sua pupilla non +ha per anco incenerito quanto di più nefando, +quanto di più scellerato abbia prodotto la terra?</p> + +<p>—Via, via Ildebrando, non facciamo zannate! +Tu già conosci che io non rinculo avanti +le aste, come vuoi dunque che mi spaventi di +parole e di collere? Animo su, un abbraccio, ed +a tutti i diavoli i picchi e le smancerie. Siamo +fratelli alla fine. E poi io ti perdono; e poi io +non ti domando neppur conto di mia moglie, +di mia moglie che tu hai vituperata, di Alberada +che io ho amato col più robusto delirio +che possa agitare il cuore di un giovane. E tu +me l'hai tolta, me l'hai rubata, mi hai oltraggiato +negli affetti e nell'onore. Facciamo pace +dunque. Le passioni domestiche cedano ai doveri +politici. I rancori di uomo si seppelliscano +sotto l'esigenze di papa e di arcivescovo. Prendi +la mia mano.</p> + +<p>—Indietro, ribaldo, la tua persona, il tuo contatto, +<span class="pagenum"><a id="page61" name="page61"></a>(p. 61)</span> il tuo respiro stesso avvelena l'atmosfera +che respiriamo e mi lorda.</p> + +<p>—Ah! sclama Guiberto, cambiando accento e +levandosi. Bisogna dunque mutar tuono, non è vero, +pontefice? Bisogna che ogni voce di natura si +soffochi, che non siamo mai più Ildebrando e +Guiberto, ma l'arcivescovo di Ravenna e Gregorio, +ma i nemici che si han giurata guerra mortale +e che non si perdoneranno mai, neppure +con la certezza dell'eterno castigo? Ebbene, tal +mi avrai, se così vuoi, Ildebrando. Ma, per l'ultima +volta, io te ne supplico, dimentichiamo ogni +sdegno, torniamo fratelli.</p> + +<p>—Fratelli! grida Gregorio, fratelli, dici? ed +Iddio, se io ti perdonassi, avrebbe Iddio coraggio +di perdonarti egli ancora? Tu hai oltraggiata +l'opera delle sue mani; tu hai vilipeso il suo +vicario. E se vero è che vada ligato nei cieli +ciò che io ligo sulla terra, e che io abbia qualche +potere, me ne valgo onde perseguitarti +quaggiù, per dannarti alle fiamme dell'inferno +nell'altra vita.</p> + +<p>—Eh! sclama Guiberto accigliando, hai pensato +a provvedermi con tanta carità per questo mondo +e per quello; e di te, che sarà di te? Sappilo +adunque. Io non mi imbratterò mai più le mani +del tuo sangue, perchè il sangue dell'inerme +mi pesa. Ma un'ora tranquilla di sonno tu non +gusterai mai più, no, mai più! Già sono a testa +<span class="pagenum"><a id="page62" name="page62"></a>(p. 62)</span> di esercito numeroso, e meglio che tanto ne leverò. +Gl'Italiani ti odiavano prima, ora per la tua durezza +con l'imperatore ti detestano. Tu non hai che le +armi della parola e le poche truppe di Matilde. +La tua parola sarà portata dal vento come quella +dell'insensato; la gente di questa pettegola calpestata +sotto le unghie dei nostri cavalli. Io ti darò +la caccia quasi belva feroce. Io calcherò le tue peste; +insozzerò il tuo abitacolo; turberò i tuoi sonni +fuggenti, i tuoi desinari frugali. Non ti darò +tregua neppure di supplicare Iddio che ti tolga +da codesta carriera di spine. Inoltre mi farò +creare papa ancor io; e tu sarai incolpato da Dio +e dagli uomini dello scisma. Le città ti cacceranno +dalle loro mura come perturbatore della +pubblica pace, e nella tua coscienza non potrai +restar tranquillo, perchè come un flagello, come +Attila, sei venuto a gittare la guerra e la discordia +nell'universo. Io insomma, io sarò la +pietra angolare per rovesciare i giganteschi tuoi +progetti, il demonio che ti vedrai innanzi nell'agonia +per dirti: Ricórdati, Ildebrando, come +seducesti la moglie di tuo fratello; ricórdati come +tentasti sedurre Alberada, e fosti la cagione del +suo ripudio, e l'autore della sua morte—se +morta è pure e non si dispera in lento strazio +nel fondo di una prigione: ricórdati, Ildebrando, +che per te tuo fratello si macchiò di omicidio e +si gittò nel corrotto: ricórdati quanti pontefici +<span class="pagenum"><a id="page63" name="page63"></a>(p. 63)</span> prevaricasti coi tuoi consigli, quanti principi +spingesti al delitto, quanta gente morì impenitente +per le tue scomuniche, quanto fosti ambizioso +e crudele, come turbasti le leggi dei popoli +e la tranquillità. Ricórdati....</p> + +<p>—E ne hai ancora di codesta infame litania?</p> + +<p>—Oh! la è lunga, Ildebrando, e niuno meglio +della tua coscienza può saperlo.</p> + +<p>—Ebbene, giacchè te ne appelli alla mia +coscienza, io ti rispondo, che le tue parole sono +le parole di un perverso, i progetti tuoi quelli +dell'empio. Mi hai messa innanzi lo sguardo +una tela di delitti a commettere. Ma chi ti assicura +che i tuoi giorni dureranno fino a +domani, che tu tenterai la mano di Dio lungamente?</p> + +<p>—Cosa è, fratello? Ti diletteresti anche tu di +veleni e di comprar la mano di traditori? Eh! +piano per Dio, perchè, per le sante ossa di tutti +i martiri, se minimamente di alcuna cosa mi +avvedo, ti prometto di non darti tempo neppure +di confessarti, e da cavaliere e da vescovo di +Cristo ti terrò la parola.</p> + +<p>—I protervi li giunge Iddio; il giusto li disprezza. +Ma insomma finiamola. Cosa sei venuto +a cercare qui?</p> + +<p>—Il tuo bene, risponde Guiberto, la tua potenza +e la tua tranquillità. E ciò non potrai ottenere, +fintanto che sarai in guerra con l'imperatore +e con me. Ti propongo dunque la pace, +<span class="pagenum"><a id="page64" name="page64"></a>(p. 64)</span> e da fratello ti consiglio d'assolvere Enrico. Allora +io mi contenterò di aver restituita Alberada +e di essere arcivescovo; egli di andare a dimandar +ragione ai suoi vassalli della fellonia; e tu +tornerai a Roma a dispotizzare sicuro. Ma se ti +ostini, prepárati allora a guerra terribile, perchè +domani noi torneremo a Piacenza, e diman l'altro +ci vedrai con formidabile esercito sotto le mura +di Canossa per levarvi d'assalto od affamarvi. E +vengano poi le truppe di Matilde che troveranno +solletico al ricevimento.</p> + +<p>—Credi tu dunque di spaventarmi, quell'uomo?</p> + +<p>—Spaventarti no, perchè so di qual tempra +d'inferno è il tuo cuore; ma vorrei persuaderti. +Perchè, ti confesso il mio debole, per quanto +mi faccia violenza, io non so dimenticare che +siamo entrambi figli di Bonizone. Arrenditi dunque +e perdona Enrico. Non tirarlo dai capelli +nella disperazione; non tentare di piegar l'arco +di soverchio, che può uscirti di mano e ferirti. +Il tuo, è un fatale proponimento!</p> + +<p>—Se Enrico è veramente contrito sarà perdonato, +perchè Iddio non vuole la morte del +peccatore ma la salute.</p> + +<p>—Ma quando sarà perdonato, io domando?</p> + +<p>—E chi siete voi per metter legge al vicario +di Cristo, per tentare di scandagliarne il pensiero? +I suoi disegni sono arcani come quelli di +Dio, nè men tremendi.</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page65" name="page65"></a>(p. 65)</span> —Ma l'anno della scomunica è prossimo a +scorrere, ed egli perderà la corona.</p> + +<p>—Il sacerdote ha la benda e non guarda nè +l'uomo, nè la condizione di chi si presenta ad +implorare perdono di sue peccata. Enrico è re? +ma che sono i re avanti a Dio ed avanti a me +che ne sostengo le veci? Fango sul quale il +soffio della mia voce passa ed essi non sono +più.</p> + +<p>—Ma sai, Ildebrando, che tu sei un terribile +uomo? sclama Guiberto, il quale le braccia +incrociate sul petto era restato ad udirlo, a +rimirarlo radiante di luce inspirata. Tu hai prese +sul serio tutte codeste storie, e finirai per dio +per farle tôrre sul serio anche altrui. Peccato +che abbi al tuo comando solamente alcuni preti, +alcune parole latine e qualche pettegola. Ah! se +tu avessi un esercito. . . .</p> + +<p>—Il mio Dio è il Dio degli eserciti, e dove +esso pieghi il ciglio i popoli e l'universo sfumano +come i sogni del demente. Ed io sono voce +di questo Dio e questa voce vale più di un +esercito, più di una corona.</p> + +<p>—E vuoi perciò abusarne?</p> + +<p>—Tu menti! Enrico sarà perdonato, ma +quando io sarò convinto del suo pentimento, e +che non covi malvagi progetti; quando l'ora sua +sarà giunta.</p> + +<p>—Ed io?</p> + +<p>—Giammai! L'ora della tua grazia è passata. E +<span class="pagenum"><a id="page66" name="page66"></a>(p. 66)</span> se vero egli è che tu hai onore e coscienza, e +che codesta coscienza possa l'uomo tribolare +da togliergli il sonno, la fame, e fino il desiderio +di vivere, sappi, sappi, uomo perverso, +che per te solo io ho perseguitato e perseguiterò +Roberto Guiscardo; per te solo perseguito +Enrico; per te perseguiterei S. Pietro, se vedessi +che ti potesse proteggere; perseguiterei +la Vergine; perseguiterei Cristo; perseguiterei +Dio. Tu e codesto vigliacco di re menaste vampo +e mi scherniste, quando ad arcivescovo di Ravenna +ti elevasti; per darmi rovello me lo +gittasti sul volto con una lettera infame; per +isfidarmi a guerra mortale, quasi già fomite +d'ira fra noi non fosse stato, dentro Roma, a +casa mia venisti ad insultarmi. Ebbene, io sottrarrò +agl'imperatori ed ai laici la facoltà d'investire +feudi ecclesiastici; a voi toglierò le mogli, +Italia strapperò all'Alemagna; i despoti +calcherò coi miei piedi; e primo tu—primi +Enrico, Guiscardo e tu sarete le vittime.</p> + +<p>—Sta bene, ci siamo intesi, sclama Guiberto +dopo averlo udito attentamente, addio +dunque, e ricadano sul tuo capo le miserie che +stanno per contristare l'Europa. Noi non ci vedremo +mai più da fratelli; il tuo contatto ha +disseccato il mio cuore: ma guai!</p> + +<p>—Addio, rispose Gregorio, ed uscì, la testa +alta, il passo fermo, calmo, solenne, il guardo +rivolto al cielo.</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page67" name="page67"></a>(p. 67)</span> Guiberto lo lasciò partire, lo perdè di vista, +poi piegò il capo ed uscì anch'egli mormorando +fra sè:</p> + +<p>—È un santo, un furbo o un forsennato +costui?</p> + + +<h3><span class="pagenum"><a id="page69" name="page69"></a>(p. 69)</span> IV.</h3> + +<div class="entete"> +<div class="quoteret"> +<p><span class="smcap min3em">Ric.</span>—Stanley, quali novelle?</p> + +<p><span class="smcap min35em">Stan.</span>—Niuna buona, milord, perchè voi possiate ascoltarla +con piacere: niuna tanto cattiva da dovervi esser +taciuta.</p> + +<p><span class="smcap min3em">Ric.</span>—Codesto è un indovinello! Nè buone nè cattive! +A che tante frasi prima di venire allo scopo? Una +volta ancora, quali notizie?</p> +</div> + +<p class="authorsc">Shakespeare.</p> +</div> + +<p>Guiberto non disse nulla al re dell'abboccamento +che aveva tenuto con Gregorio: solamente +mandò corriere a Piacenza pe' capitan +delle truppe di tenersi presti a recarsi a Canossa +dietro il comando dell'imperatore, e spedì araldi +ai suoi feudi per far novella tolta di militi. Al +levarsi di Enrico la mattina, gli parlò delle +disposizioni prese la notte, e come egli portasse +avviso di non muoversi più dal romitaggio, +mandar l'araldo d'armi a chiamar le +truppe in su quel di Canossa, ed attenderle, +mentre un altro distaccamento di Lombardi e di +suoi vassalli, sotto la condotta del vescovo di Vercelli, +avrebbe bloccato Mantova, dove svernava +<span class="pagenum"><a id="page70" name="page70"></a>(p. 70)</span> l'esercito in piede di Matilde. Enrico approvò le +provvidenze, però e' dichiarò volere attendere un +paio di giorni ancora onde piegare il tenace volere +di Gregorio. Imperciocchè, dopo aver subíto +umiliazione così bassa, ei sarebbe stata scioperatezza +non cavarne construtto, per poi compierne +vendetta tremenda.</p> + +<p>—L'opera è compiuta a metà, egli diceva, +niuno mi toglierà l'onta che quest'uomo mi ha +fatta, quando io fiducioso mi venni a gittar nelle +sue braccia come in quelle di mio padre, e sperai +nella sua misericordia, più inesorabile di quella +di Dio. Egli si è mostrato crudele e vigliacco; +perchè non bisogna insevire contro il nemico +il quale dimanda mercè. Ora, se non giungo +ad ottenere che mi si tolga la scomunica, cosa +avrò guadagnato? L'onore no, perchè vi ha un +mezzo solo di ristorarmelo, e questo è quello +delle armi, rovesciando lui ed i principi miei +vassalli che hanno stretta lega codarda. L'amor +dei miei popoli neppure, perchè so come i Tedeschi +tengano all'osservanza delle costituzioni +dell'Impero. Avrò forse guadagnato gli Italiani, +ma questi sono mutabili e superstiziosi. Mi difendono +oggi; domani, vedendo che trattasi di +rovesciare il pontefice, potranno compungersi, +tornar divoti, ed abbandonarmi. E poi credete +voi, monsignore, che Gregorio non si appellerà +ai Tedeschi e li chiamerà in Italia per aiutarlo? +Ad ogni modo, bisogna tentare di aggiustarmi +<span class="pagenum"><a id="page71" name="page71"></a>(p. 71)</span> con lui, se ciò si potrà. In ultimo, ci +appiglieremo al partito delle armi; e sarà quel +che sarà, perchè allora consiglia la disperazione.</p> + +<p>—Ma almeno, sire, fingiamo di voler decidere +la sorte con le battaglie. Perchè la contessa, +che teme per la vita del suo papa, non +teme meno per i suoi Stati, nei quali non desidera +certamente che si accenda la guerra. Ella +pregherà vostra sublimità per usar moderazione +ancora e pazienza, e voi fingerete cedere alle sue +preghiere: pregherà il pontefice a non ostinarsi; +e Gregorio, che non ha mica gusto di sconfortare +questa santa creatura e di alienarsela, +l'ascolterà. Perchè Gregorio, meglio di tutti, comprende +di quanto periglio possa essere una +guerra in Italia, giusto attorno alla sua persona. +Così, sire, si serberà almeno la dignità di uomo +e la fierezza del guerriero.</p> + +<p>—Sì bene! Mettete dunque voce che si è ordinata +la mossa del campo di Piacenza, e che +domani il vescovo di Vercelli ed il principe Baccelardo +cavalcheranno sopra Parma, voi sopra +Mantova, e noi al blocco del castello.</p> + +<p>Sparsa la voce di questo piano fra il popolo +numeroso, accorso a vedere la pace tra il pontefice +e l'imperatore, proruppe ognuno in grido +di giubilo; imperocchè tutti strabiliavano della +pertinacia di Gregorio. Matilde, che si era recata +all'albergo dell'imperatore per visitarlo e calmarne +<span class="pagenum"><a id="page72" name="page72"></a>(p. 72)</span> l'irritazione, udì ancora ella quei fremiti, +e ne rimase colpita. Non per paura, perchè educata +fra le armi, ma perchè vedeva pericolare +la salute di due uomini a lei carissimi, l'imperatore +ed il pontefice. Ella si sentiva alle strette +di osteggiare il suo parente e signore, o +il papa e quindi Iddio. Cominciò perciò a supplicare +caldamente Enrico che facesse novello tentativo +per piegare l'irritato prete, e confidasse +nelle intercessioni sue. Perocchè ella conosceva di +fermo Gregorio non aver animo malvagio ed ostile +contro di lui, ma agire per severo zelo di sacerdote. +Lo persuadeva pure a non perdere il frutto +delle umiliazioni già fatte, sendo che sapeva +di sicuro Gregorio inclinare già a perdonarlo; +e che ella gli prometteva, dove ciò non fosse +avvenuto fra un paio di giorni, di restar neutrale +nella contesa. Che perciò non disperasse, +e mandasse nuovi negoziatori per intercedere +pace, ed aggiustare le pretensioni ed i +patti. Alle preghiere di Matilde si aggiunsero +quelle caldissime della contessa Adelaide e dell'abate +di Cluny. Per modo che Guiberto, fingendo +anch'egli di calmare il corrucciato re, gli +cadde ai piedi e lo scongiurò di arrendersi e di +non gittare Italia nella guerra civile, prima che +nella sua coscienza non fosse convinto di avere +operato per evitarla quanto uomo poteva operare. +Allora Enrico si lasciò vincere. E promise +che, in sul mezzodì, e' si sarebbe recato, come i +<span class="pagenum"><a id="page73" name="page73"></a>(p. 73)</span> giorni precedenti, al castello per ottenere l'assoluzione.</p> + +<p>Infatti vi andò. L'abate di Cluny, d'ordine +dell'impenetrabile Gregorio, compì la sua cerimonia +come avanti; ed il re scalzo, scoverto, +e medesimamente, travagliato dalla neve e dal +vento si presentò nel secondo ricinto delle +mura. Aspettò fino al vespero, aspettò fino a +compieta. Ma neppur questa volta il pontefice +lo chiamò. Allora, agghiadato dal freddo, i piedi +fatti lividi ed il viso piombino, con una violenza +disperata nell'animo, si decise seriamente +a partire di Canossa. Egli appariva chiaro oramai +che Gregorio non aveva altra mente che +insultarlo, conculcare nel fango la regia dignità, +assaporare a centellino la voluttà della vendetta +e dell'alterigia. Si tolse perciò di quel +sito infame, e venne alla sua corte per ritornare +al romitaggio, risoluto di non più avvicinarsi +a Canossa che alla testa di un esercito +onde dimandar conto dei vecchi e dei nuovi vituperi.</p> + +<p>A piedi dell'erta però, una specie d'orso ed +una giovane si aprirono il passo tra la folla stivata +della gente, che pendeva da quell'avvenimento, +ed all'imperatore si presentarono.</p> + +<p>—Sire, disse l'uomo, cui Baccelardo conobbe +subito per Laidulfo, qual compenso mi darete +voi se per domani mastro Ildebrando farà aprirvi +quelle maledette porte della fortezza?</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page74" name="page74"></a>(p. 74)</span> Enrico gitta lo sguardo su costui, poi volgendo +le spalle con dispetto ordina, allontanandosi:</p> + +<p>—Frustatemi quel cialtrone.</p> + +<p>Baccelardo si approssima a Laidulfo, e tiratoselo +da parte lo rimprovera:</p> + +<p>—Compare, v'ha dunque bisogno di pattuire +con un re? Tu gli renderai grande servigio; devi +perciò sperare grosso compenso.</p> + +<p>Laidulfo si gratta l'orecchio sinistro e risponde:</p> + +<p>—Perciò appunto che egli è re voglio patteggiare. +Io conosco come costoro mantengono +la parola! Per tutto ringraziamento, ti fanno nascondere +quattro o cinque pollici di stiletto nel +cuore, o qualche graziosa dose di veleno nello +stomaco in un gotto di Sicilia o in un pasticcio +di cavriuolo, e buon dì a chi rimane. Mai +no: patti innanzi e ricompensa sicura.</p> + +<p>—Pezzo di birbo! ed avresti cuore di andare +a mercanteggiare con un sovrano ridotto a +quello stremo?</p> + +<p>—Cuore! e chi ti ha detto che ne abbia cuore +io? Però questo è il mio stile.</p> + +<p>—E che faresti tu insomma?</p> + +<p>—Quel che vorranno. induco mastro Ildebrando +ad accogliere questo minchione di re, +che ha tanta frega di benedizioni, o l'uccido e +ne lo libero intieramente. Ma io posseggo un +mezzo a cui il prete non resisterà.</p> + +<p>—In ogni conto lo fredderai se lo trovi ostinato, +non è vero?</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page75" name="page75"></a>(p. 75)</span> —Credi che m'imbratterei l'anima per questo? +mi regolerò giusta i patti che stabiliremo.</p> + +<p>—Ucciderlo no, risponde Guaidalmira, io nol +permetterò giammai.</p> + +<p>—Zitto tu, berghinella. Chi ti ha imparato a +rispondere dove parlo io? La è questa la veneranza +che si deve ai consigli dei più provetti?</p> + +<p>—E dimmi un po', Laidulfo, continua Baccelardo +pensieroso, la testa in giù, riflettendo alla +proposta di colui, dimmi un po' che pretenderesti +tu per codesto pietoso uffizio.</p> + +<p>—Spieghiamoci chiari. Che cosa si vuole? Che +il re venga ricevuto? Ebbene ei mi darà una contea +con tutte le terre ed i diritti pertinenti—bene +inteso però che la voglio nei paesi d'Italia.</p> + +<p>—Per Dio, compare, tu fili grosso. E che +pretenderesti se dovessi ucciderlo?</p> + +<p>—Che? Vedi un poco cosa si dà nel suo +paese per <i>Wehrgeld</i><a id="footnotetag1" name="footnotetag1"></a><a href="#footnote1" title="Go to footnote 1"><span class="smaller">[1]</span></a>. Venti soldi per uno +schiavo: 30 per un porcaiuolo: 36 per uno +schiavo divenuto colono tributario: 40 pel maniscalco +che cura 12 cavalli, pel cuciniere che +ha un aiutante, pel pastore che guarda 80 +montoni, per l'orefice, pel ferraio: 45 per +<span class="pagenum"><a id="page76" name="page76"></a>(p. 76)</span> un servo della chiesa e del re: 80 per uno +schiavo affrancato in presenza della chiesa o +con una carta formale: 100 per l'uomo di condizione +media, pel romano che ha beni proprii +o viaggia, per l'uomo del re e della chiesa: +160 per l'uomo libero: 200 pel chierico nato +libero, per l'uomo affrancato a danaro: 300 pel +romano conviva del re: 400 pel suddiacono; +600 pel diacono: 600 pel prete nato libero, pel +conte, pel sagibero<a id="footnotetag2" name="footnotetag2"></a><a href="#footnote2" title="Go to footnote 2"><span class="smaller">[2]</span></a>: 640 pel parente di un +duca: 900 pel vescovo: 960 pel duca: 1800 +pel barbaro libero, compagno del re, attaccato +ed ucciso nella sua propria casa da una banda +armata—Ora ti lascio considerare cosa valga +la vita di un pontefice! Mi contento che mi dia +un vescovado.</p> + +<p>—Uhm! compare, tu non hai mica voglia di +guadagnarti la vita con l'aiuto di Dio.</p> + +<p>—Ti par troppo?</p> + +<p>—Ma sì per Dio! Non pertanto, mettiti all'opera, +compila, e forse il re sarà ancora più +generoso che tu non desideri.</p> + +<p>—E chi mel guarantisce?</p> + +<p>—Io.</p> + +<p>—Tu? Uhm! ragazzo mio, con questo suono +non mi muovo nemmeno quanto son lungo.</p> + +<p>—Tu sei un ebreo, Laidulfo! E non ti pare +che la stessa natura del servigio e l'urgenza del +<span class="pagenum"><a id="page77" name="page77"></a>(p. 77)</span> caso fossero garanti ancora più possenti di una +parola?</p> + +<p>—Sicuro. Ma per togliersi poi da scrupoli, +e' potrebbe anche regalarmi una bella collana +di corda e farmi appendere speditamente ad un +albero. Che te ne pare? Tu non conosci, ragazzo +mio, di che pasta si facciano i re, e come essi intendano +la faccenda della coscienza, dei dritti e +dell'onore! Questi sono legami del volgo e degl'imbecilli. +Ma non l'accoccano a me, no; te +lo giuro pel santo asino di Balaam!</p> + +<p>—Tu calunnii l'imperatore, Laidulfo. Egli non +si è mostrato mai taccagno con chi gli ha praticati +degli uffici.</p> + +<p>—E se adesso volesse fare eccezione?</p> + +<p>—Impossibile. Egli tiene all'opera che tu imprendi +più che alla vita.</p> + +<p>—Ne sei certo?</p> + +<p>—Come dell'anima. D'altronde, vedi che non +v'ha mezzo per avvicinarti a lui e patteggiare. +Val meglio perciò tentare la cosa che starne così; +perchè una mercede, e generosa, l'avrai sicuro—e +ti farò risparmiare altresì la frusta che ha +comandato di largheggiarti.</p> + +<p>—Ecco le munificenze regali! Ecco di che i +re non sono mai avari! Una pena per tutti i +falli; la fame e l'obblio per tutte le virtù.</p> + +<p>—Diavolo! tu fai della morale, sclama Baccelardo +ridendo.</p> + +<p>—Dio me ne scampi! riprende Laidulfo, io +<span class="pagenum"><a id="page78" name="page78"></a>(p. 78)</span> non sono ancora si disperato. Orsù dimmi un po', +come si fa a penetrare nella fortezza?</p> + +<p>—Niente di più facile. Ti condurrà l'arcivescovo +di Ravenna. Bada però di non farlo troppo +domesticare con codesta giovane. E sarai ammesso +come parlamentario in piena sicurezza. Ne abbiamo +parola della contessa.</p> + +<p>—Vediamo dunque cosa saprà fare codesto +arcivescovo, e lasciate a me cura del resto.</p> + +<p>Sul cader della sera, infatti, Laidulfo e Guaidalmira +venivano introdotti nel gabinetto di Gregorio +dalla stessa contessa Matilde, la quale non si +lasciò a ciò indurre senza prima aver tastato un +po' il messo, ed attinto un barlume dei mezzi che +si volevano adoperare. Laidulfo veramente non +le disse tutta la verità. Però seppe dare alle sue +parole una forma di credenza, e d'altronde Guaidalmira +guarentì della sua vita che non sarebbe +al papa venuto male di sorte. Gregorio, occupato +vicino al camino a scrivere lettere ai principi +di Germania, non avvertì della coppia entrata +nella sua stanza; nè questa fece pressa per aprire +l'abboccamento. Ma come Ildebrando ebbe finita +di scrivere lunga pagina, e prendeva fiato per +voltar l'altra, alza lo sguardo e scorge Laidulfo +che, le mani congiunte dietro i reni, aspettava. +Allora questi si fece più avanti fin presso il tavolo +e disse:</p> + +<p>—Ser papa, mi conosci?</p> + +<p>—Chi sei tu?</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page79" name="page79"></a>(p. 79)</span> —Uhm! un bravo ed onesto mercante, pontefice.</p> + +<p>—Santo padre, soggiunge Guaidalmira traendosi +innanzi, è mio padrino.</p> + +<p>—Quella giovane, ti bisognerebbe dunque alcuna +cosa?</p> + +<p>—A me no, santo padre; ma piacciavi di +ascoltare le suppliche di mio padrino.</p> + +<p>—Vale a dire, suppliche no. Io vengo invece +a proporti un bel contratto, pontefice, se da te +si può cavar qualche cosa.</p> + +<p>—Parmi che la tua laida figura non mi torni +affatto nuova.</p> + +<p>—Sicuramente. La vigilia di Natale del 76 +venni ad offrirti un altro bello affare, che commettesti +la balordaggine di non accettare. Se ti +ricordi, quel tale vescovado di Oria! Pare proprio +che io sia destinato ad esser vescovo, perchè +ci ho un'inclinazione tale, ma tale da sembrare +una malattia ed ostinata mi frulla nel pensiero +ovunque mi volga. L'è una fissazione, bisogna +convenirci.</p> + +<p>—Ma dimmi un po', quella giovane, costui è +matto?</p> + +<p>—No, signor pontefice, risponde impudentemente +Laidulfo stesso, piuttosto tristo, come +dicono gli sciocchi. Ma che vuoi! L'uomo non può +esser diverso da ciò che lo ha fatto Iddio. Or +dunque, per venire a bomba, nel 76 proposi di +venderti un segreto, e quel segreto era niente +<span class="pagenum"><a id="page80" name="page80"></a>(p. 80)</span> meno, che la notte ti avrebbero assassinato come +avvenne....</p> + +<p>—Ah! scellerato, ora ricordo meglio la tua +persona. Ancora tu eri degli assassini.</p> + +<p>—Appunto, mi avevano pagato perciò, e feci il +mio dovere. Ma non andare in bestia, pontefice, +perchè tu perdonasti a tutti, e buon pro +adesso.</p> + +<p>—Ed è forse per qualche attentato simile che +ora qui ti han mandato?</p> + +<p>—Eh! eh! quel galantuomo! non calunniamo +la gente dabbene. Io sono qui per venderti un +segreto, anche più rilevante.</p> + +<p>—Ma tu sei dunque il demonio che conosci +quanti segreti mi riguardano?</p> + +<p>—Presso a poco, pontefice; e se non son demonio, +gran cosa non può mancarmi—solo che +mi facessi vescovo....</p> + +<p>—Esci furfante, se vuoi che non ti faccia +frustare, grida Gregorio divampando di +sdegno.</p> + +<p>—Frustare, frustare! mormora fra i denti +Laidulfo, prendi un granchio, pontefice: io sono +nobile. Ma lasciamo stare queste bazzecole e +parliamo sul serio. Con un primo esempio hai +veduto, come io sia veritiero ed onesto. Ora ho +un altro segreto da vendere. Perchè, vedi bene, +entrambi noi siamo mercanti e spacciamo parole: +con la differenza che tu, come chierico, pontefice, +le spacci latine; io volgari, come laico. Or dunque, +<span class="pagenum"><a id="page81" name="page81"></a>(p. 81)</span> di', vuoi mercanteggiar meco da bravo cristiano?</p> + +<p>—E che riguarda cotesto segreto?</p> + +<p>—Da capo! è un segreto come il miracolo di +S. Donegilda, cui la sera tagliano i capelli e +la mattina le pie monache li fanno trovar cresciuti. +Dimmi solo se vuoi comprarlo a patti +equi, perchè altrimenti saprò a chi venderlo e.... +E tu non ci avrai gran gusto, pontefice. Ti pentirai +anzi di non aver dato metà dei tuoi feudi +a chi tel proponeva.</p> + +<p>—Tanta importanza ha dunque codesta bisogna?</p> + +<p>—Tanta! rinunzio al prezzo, per dio, se, +dopo che l'avrai udito, non dirai: corpo dei santi! +Laidulfo, tu sei un buon diavolo, <i>et quia super +pauca fuisti fidelis</i>, cardinale di santa Chiesa <i>te +constituam</i>.</p> + +<p>—E chi mi assicura che tu non menta?</p> + +<p>—Chi? Un tal falegname di Soano chiamato +Bonizone. Per sodo devi conoscerlo, Ildebrando.</p> + +<p>—Lui! E cosa entra Bonizone coi tuoi segreti?</p> + +<p>—Ci entra benissimo come vedrai. Ma non +andiamo anguillando per pigliar terreno. Un santo +padre dovrebbe esser uomo di poche e sagge +parole, e tu sei ciarliero anzi che no. Di' dunque, +vuoi sapere il segreto?</p> + +<p>—Favella.</p> + +<p>—Ascolta prima i miei patti. Domani, allo +spuntare dell'alba, manderai la contessa Matilde, +<span class="pagenum"><a id="page82" name="page82"></a>(p. 82)</span> la contessa Adelaide, l'abate di Cluny ed il marchese +Azzo d'Este all'imperatore Enrico....</p> + +<p>—Che dici?</p> + +<p>—Ma, per Abramo, ascolta. Manderai questa +nobile commissione al re, e questa, in nome tuo, +gli prometterà che lo riceverai incontanente, +senza più pettegoleggiare e fare il fiero. E tu, +come il re verrà, lo ascolterai, lo assolverai e +mangerai con lui come fratello. Ecco ciò che io +richiedo da te. Vuoi starci?</p> + +<p>—No.</p> + +<p>—Bisogna dunque dire che farnetichi. Allora +io ti propongo un altro partito. Se, come +avrai saputo il mio segreto, stimerai esagerato +il compenso che ti richiedo, io consento a non ottenerlo.</p> + +<p>—Ma che cosa è dunque che devi dirmi? favella +in nome di Dio. Domani riceverò il re.</p> + +<p>—Parola di sommo pontefice?</p> + +<p>—Parola.</p> + +<p>—Ebbene, sclama allora Laidulfo cavandosi +di sotto il mantello uno scrignetto, conosci tu +le armi di questo mobile?</p> + +<p>—Mio Dio! e come in mano tua quello +scrigno?</p> + +<p>—Ecco qui. Io peregrinava Italia come zingano, +vendendo specifici e talismani per le malattie +degli uomini e delle bestie, e reliquie pei +divoti, allorchè una sera capitai a Soano. Impaniato +tra quei viuzzi a notte alta, era deciso passarla +<span class="pagenum"><a id="page83" name="page83"></a>(p. 83)</span> al sereno, coricato sul suolo, allorchè, nella +magione vicina, mi sembrò udire gente che ancora +vegliava. Cercai la porta, e venne ad aprirmi +un servo. Gli dissi che avesse pregato il padrone +di ricovrarmi fino al mattino, e di qualche vitto, +perchè arrovellava della fame. Il servo portò la +dimanda, e ritornò rispondendo che poteva entrare.</p> + +<p>—Abbrevia, l'interrompe Gregorio.</p> + +<p>—Io non ho fretta, ripete Laidulfo, mettendosi +a sedere, e continua.</p> + +<p>—Io mi trovai presso di un falegname venuto +in fortuna. Mi accolsero caritatevolmente. Alcuno +non mi domandò nè nome, nè condizione; mi +fu dato lautamente da cenare, e poi un buon +letto, sicchè io dormii come un canonico fino a +giorno alto del domani. Appena alzato, mi recai +per render grazie al mio ospite, palesargli il mio +nome ed il mio stato, e presentarlo di un amuleto +pel mal di pietra, da cui il povero vecchio +andava travagliato.</p> + +<p>—È vero, sclama Gregorio.</p> + +<p>—Se è vero! ripiglia Laidulfo, io parlo evangelio.</p> + +<p>—Avanti e presto.</p> + +<p>—Va bene. Il falegname stava in sul punto di +morire. Io vestivo in quel tempo schiavina di romeo, +perchè, essendo stato attossicato da una zingara +ed essendomene tirato con un controveleno, avevo +fatto fra gli spasimi un cotal voto alla Madonna di +<span class="pagenum"><a id="page84" name="page84"></a>(p. 84)</span> Loreto e là mi recavo per soddisfarlo. Piacqui al +vecchio. Ei mi credette un santo, o su quel torno. +Ora, costui si aveva in casa una bimba trista e +piagnucolosa da fare strabiliare un demonio. Morendo, +quella monnelluccia restava Dio sa a chi. +Il vecchio voleva mandarla a Roma a qualcuno +che ne avesse dovuto pigliar cura. Eran giorni +di guerra. Correvano il paese Tedeschi, e saccomanni, e +lance del papa ed ogni ben di Dio di +malandrini. Alcuno dei terrazzani di Soano non +voleva torsi la missione di condurre la bimba a +Roma, per prezzo che offrisse il vecchio moribondo. +Io gli sembrai l'uomo mandato da Dio. +Il mio vestito, il mio portamento umile, contrito, +divoto, lo sedussero. Mi domandò se volessi accettare +la commissione. A vero dire, io allora +abborrivo le creature peggio che non abborrissi +il duca di Puglia, Roberto Guiscardo. Però, per +farmi dispetto, per fare arrabbiare la mia bestiale +natura, accettai. Si trattò del prezzo che mi si +offriva per il viaggio e le spese della bimba e +di me. Mastro Bonizone era taccagno anzi che +no; ma le ore sue sembravano contate, io non +tenevo punto all'affare, alcuno non si presentava +per rendergli servigio a miglior patto; bisognò +dunque calare all'accordo. Restava un +dubbio.</p> + +<p>—Uno solo? dimandò Gregorio.</p> + +<p>—Almeno il più grave.</p> + +<p>—E quale? conchiudi dunque.</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page85" name="page85"></a>(p. 85)</span> —Ecco qui. Io dovevo condurre quella scimiuzza +stridula a Roma e consegnarla a qualcuno. +Ora costui l'avrebbe egli tolta senza una +pistola di chi la mandava e senza un breve di +ricordanza sull'identità della puttina?</p> + +<p>—Ah! ed allora? sclama Gregorio turbandosi +visibilmente.</p> + +<p>—Allora fu mandato a chiamare un tabellione, +un tal mastro Anasprando.</p> + +<p>—Viveva dunque ancora? sclama Gregorio +quasi suo malgrado.</p> + +<p>—Se viveva! Era fresco come l'abate di Nonantola +che si conforta con trenta beghine, di +cui la più vecchia ha venti anni. Mastro Anasprando +dunque fece una lettera ed un bel <i>breve +di ricordanza</i>, a scrittura grossa come i rosoni +della chiesa di Sant'Ambrogio di Milano; mastro +Bonizone vi mise sotto una croce; quattro altri testimoni +vi cincischiarono degli scorbi come campanili; +dentro questo forzierino chiusero questo +libro di ore che qui vedi, e mel consegnarono, +dicendomi che dovessi darlo a colui cui conducevo +la fanciulla, sendo una memoria di sua madre. +Ora il libro di ore ed il forzierino è questo +qui, con le armi del conte di Reggio, perchè +il libro apparteneva alla sua figliuola Bertradina...</p> + +<p>—E la ragazza? dimanda Ildebrando ansioso.</p> + +<p>—La ragazza... Veramente fui tentato all'indomani +di venderla a qualche zingano o a qualche +<span class="pagenum"><a id="page86" name="page86"></a>(p. 86)</span> ciurmadore. Ma poi pensai che avevo tolto +un bel prezzo della commissione e dovevo compierla +da galantuomo. Soddisfatto quindi il mio +voto di Loreto, mi recai a Roma. L'uomo a cui la +bimba, la lettera, il forzerino erano inviati non +vi era più.</p> + +<p>—Davvero?</p> + +<p>—Sissignore. Egli era partito proprio per +quella stessa Soano, donde io era mosso, e per +vedere proprio morire quel vecchio che io avevo +veduto moribondo, e forse per aver proprio quella +scimiuzza di bimba che io gli recavo a Roma. +Il vecchio che lo attendeva e che forse disperava +vederlo venire, che sentiva sfuggirsi l'anima, +che conosceva l'indole dell'uomo a cui aveva a +fare, si era affrettato nelle risoluzioni.</p> + +<p>—Ma allora cosa facesti tu del mandato?</p> + +<p>—È giusto quello che io m'accingo a dirti e +per cui mi vedi qui. Quella fanciulla, nella mia vita +dissipata e randagia mi tornò da prima di grave +fastidio, e più di una fiata mi frullarono pel capo +disegni tristi. Però, pensando poscia che io ero +solo come la notte, mi feci violenza e la tenni. +Tanto più che la poverina riesciva ogni dì più +vispa e non piangeva più, avvegnachè passasse +sovente interi giorni digiuna. Poi si fe' grande, +uscì di fanciulla, ed io le aveva messo un amore +pazzo. Bestione! La amavo quasi mi fosse figliuola; +e la guardai perchè non capitombolasse, essendo +fatta belloccia, ed i fottivento la rimorchiavano. +<span class="pagenum"><a id="page87" name="page87"></a>(p. 87)</span> D'altronde ella si guadagnava bene la +vita, avendole una zingana insegnati certi segreti +per pescare nell'avvenire. Ed eccola qui +questa galuppa, che sì è fatta rossa come una +ciligia di Genova.</p> + +<p>—Ella! sclama Gregorio.</p> + +<p>—Appunto. Che ne dici, Ildebrando? non è +un tocco da far gola ad un monsignore?</p> + +<p>—Ed io sono figlia di una contessa? mormora +Guaidalmira come parlasse a sè stessa.</p> + +<p>—Sissignore, della contessa di Reggio, monella, +soggiunge Laidulfo stringendole il capo sul seno +e baciandola sulla fronte.</p> + +<p>—Ma la lettera, ma lo scritto del tabellione, +dimanda Gregorio impaziente ed ansioso, divaricando +gli occhi; lo scritto non l'hai tu conservato +altresì?</p> + +<p>—Se l'ho conservato? Magari! Gli è il mio +tesoro. Ed ecco il segreto che ti riguarda, pontefice, +e che io avrei venduto ai tuoi nemici, ad +un concilio, a Satana, i quali ne avrebbero menata +galloria come di una battaglia guadagnata. +Leggi, leggi un poco se ti piace.</p> + +<p>Gregorio toglie la pergamena di mano tremante, +e legge:</p> + +<p>»In nomine di Dio, dalla beata Vergine e di +S. Inegilda amen.</p> + +<p>»Hogi che sono li 27 di Martio die di Giovedì +santo dell'anno dell'incharnatione del nostro +signore Gesù Cristo 1057 anno secundo +<span class="pagenum"><a id="page88" name="page88"></a>(p. 88)</span> del regno di Enrico IV <i>dominus noster et primus +ponteficis Stephanis</i> IX, Inditione VII—<i>actum +Soani civitate</i> nella casa di mastro Bonitione +di cumditione falegniame <i>in cubiculum</i> +dela chamminata il quale Bonitione in nostra +<i>præsentia</i> et <i>testimonibus</i> Marcho congnomento +Digitomutio Gelasio Canaiuolo Pietro <i>servus marchionis +Etrurie</i> affrancato <i>cum danario</i>, et Zaccheria +subdiacono tutti non habili di scrittura +e perciò crocie segniati che noy tabellio +<i>communis Soani</i> certioriamo come <i>facta e propris +personibus qui fuerunt</i> testimoni della comseguazione +<i>quem predictum mastrum Bonitionem</i> +have fata di una bambina, che il medesimo +Bonitione <i>certiorat esse</i> la propria figla del suo +filiuolo Ildebrando et dela Bertradina filiuola +del conte di Reggio <i>uxorem alii fili suis</i> Guiberto +che perciò have trucidata fino a morire +cum un coltelo la detta molie, ad un ebreo...</p> + +<p>—Questa è infame, è esecrabile menzogna! +sclama Ildebrando alzandosi da sedere.</p> + +<p>—Non puoi negare però che l'atto è in tutta +regola, Ildebrando, sclama Laidulfo, tirando dalle +mani del papa la scritta e mostrandogliene un'altra, +non puoi negar che questa è la lettera diretta +a te dal tuo padre a Roma, con cui ti manda +la tua figliuola, non puoi negare che questi atti +in mano dei tuoi nemici.....</p> + +<p>—Questa è scelleratissima calunnia, proseguiva +Ildebrando riscaldandosi sempre più, e la +<span class="pagenum"><a id="page89" name="page89"></a>(p. 89)</span> giustizia di Dio non potrà permettere che si +faccia onta ad innocenti, si vituperi la memoria +di una pia...</p> + +<p>—Tutto sta bene, tutto eloquentemente detto. +Però devi convenire che se questo scritto cadesse +in mano dei tuoi nemici...</p> + +<p>—Qualcuno ha letta dunque codesta pergamena?</p> + +<p>—Nessuno, ed il segreto, se il tabellione ed +i testimoni sono morti, non potrebbe palesarsi +che da questa triste di scritta.</p> + +<p>—Resti dunque il segreto ed il vero al cospetto +di Dio, che questa scritta non tradirà più +alcuno.</p> + +<p>E sì dicendo, Gregorio strappava di un lancio +dalle mani di Laidulfo sorpreso l'atto della consegna +della fanciulla e la lettera e le gittava nel +fuoco, e con le molli ve l'incalzava, ve la teneva. +Guaidalmira stende subito la mano nella brace +per cavarle, sclamando:</p> + +<p>—Voi consumate la mia esistenza, pontefice!</p> + +<p>Ma Gregorio con la molle le spinge più dentro +tra le fiamme. E quella carta si rattrappa, si fa +nera, si arroventa—infine non resta del testimonio +della vita civile di quella povera giovane +che poca cenere. Ella si mette le mani sul volto +per non assistere a quella specie di omicidio +morale, e prorompe in pianto.</p> + +<p>—Pontefice, dimanda allora Laidulfo che aveva +<span class="pagenum"><a id="page90" name="page90"></a>(p. 90)</span> veduto tutta codesta scena in apparenza senza +muovere palpebra, ma tastando sul petto il suo +pugnale, pontefice, manterrai adesso la tua parola?</p> + +<p>—A domani.</p> + +<p>—Sta bene allora, risponde Laidulfo, ritirando +la sua mano dal giubbetto, lasciando il pugnale +e facendo una riverenza. A domani.</p> + +<p>Guaidalmira si avvicina allora tutta tremante +a Gregorio quasi avesse voluto gittarsegli ai piedi, +e gli dice:</p> + +<p>—Voi dunque...</p> + +<p>Ma Gregorio le taglia in bocca le parole, e +facendole cenno imperioso di partire sclama:</p> + +<p>—Donna! il segreto che udisti muoia con te.</p> + +<p>La giovinetta gli alza addosso gli occhi lucidi +di lacrime, ed uscendo dietro a Laidulfo prorompe:</p> + +<p>—La mia scienza non m'ingannava!</p> + +<p>Gregorio loro tenne dietro col guardo ansioso, +finchè non furono scomparsi, poi alzando al cielo +gli occhi e le mani gaudioso gridò:</p> + +<p>—Sono libero. Quei cialtroni non saranno +creduti. La terra non avrà più macchia da appormi: +per i presenti sarò un eroe; per i posteri +un santo. Ma Iddio!...</p> + +<p>A questo pensiero Gregorio cadde sulla sedia, +e non passò guari ed un sopore lo avviluppò. +Era quello il sonno del giusto, o un subito rilasciamento +delle fibre del cervello che da violenta +<span class="pagenum"><a id="page91" name="page91"></a>(p. 91)</span> tensione posavano? Dio e la storia han giudicato +quest'uomo: lasciamolo al loro giudizio.</p> + +<p>Appena svegliato però Gregorio si fe' venire il +vescovo Giovanni di Porto e gli dimandò:</p> + +<p>—Giovanni, hai tu veduto quell'uomo e quella +giovane che hanno meco favellato?</p> + +<p>—Santo padre, sì, risponde il maligno vescovo.</p> + +<p>Gregorio si guarda intorno per osservare se +qualcuno lo ascoltasse, poi a voce intelligibile +appena soggiunge:</p> + +<p>—Vescovo di Porto, quell'uomo mi ha fastidito.</p> + +<p>Il formidabile vescovo sbircia fitto fitto Gregorio +per comprendere il significato di quella +frase, indi risponde:</p> + +<p>—Santo padre, si lasci servire da me.</p> + +<p>E quelle parole, come l'indice delle sacerdotesse +di Vesta che, al dire di Reboul de Nimes, +<i>était un poignard</i>, furono la sentenza di morte di +Laidulfo.</p> + + +<h3><span class="pagenum"><a id="page93" name="page93"></a>(p. 93)</span> V.</h3> + +<div class="entete"> +<p class="poem10"> +Humble et timide, a plaire elle est plein de soins,<br> +Elle est tendre, elle a peur de pleurer votre absence,<br> +Fidèle...</p> + +<p class="authorsc">André Chénier</p> +</div> + +<p>Non appena Laidulfo ebbe messo piede fuori +la rocca si diede a correre a rompicollo per arrecare +la novella al re dell'esito felice del suo +negoziato. Giunse al cenobio che il dì era compiutamente +finito, ma si vedeva ancora per quella +specie di luce opaca che dava la neve donde il +suolo gremivasi. Il re desinava. Laidulfo si fe' +chiamare Baccelardo, e come questi venne e lo +vide, ansioso dimanda:</p> + +<p>—E sì, compare?</p> + +<p>—A maraviglia, risponde Laidulfo.</p> + +<p>—L'hai ucciso?</p> + +<p>—Non ci è stato bisogno. Dimani il re sarà +ricevuto e benedetto come un uovo di Pasqua.</p> + +<p>—Dici il vero?</p> + +<p>—E conosci che io burli mai? Domattina verranno +<span class="pagenum"><a id="page94" name="page94"></a>(p. 94)</span> qui a rilevare l'imperatore le due contesse, +l'abate di Cluny, il marchese d'Este; e Gregorio +lo accoglierà per assolverlo.</p> + +<p>—Sacramento! e come hai tu fatto per rammollire +quel demonio?</p> + +<p>—Eh! al mio scongiuro difficilmente e' poteva +resistere. Ma dimmi un po' adesso, e tu hai +favellato col re?</p> + +<p>—Altro! Enrico ha detto: che quel monello +mi cavi di questa pania, e poi scelga il più pingue +vescovado o principato di Germania, e gli +giuro sulla mia corona imperiale che glielo darò.</p> + +<p>—Ha detto proprio monello?</p> + +<p>—Monello o galuppo, poco importa; qualche +cosa di così infine.</p> + +<p>—Che magnifico signore! Il fatto sta adesso +che io m'imbroglio a scegliere. Già un vescovado +vuol essere e non altro, perchè io sento una +vocazione di farmi santo da ridurre a strabiliare +un diavolo. Di' dunque, Baccelardo, che mi consiglieresti +tu eh!</p> + +<p>—Per me ti consiglio a dimandare l'arcivescovado +di Magonza che è un buon quarto dell'impero.</p> + +<p>—Diamine! sai, Baccelardo, che tu hai giudizio? +Sta bene: dimanderò l'arcivescovado di +Magonza.</p> + +<p>—Si; ma ci è una lieve difficoltà.</p> + +<p>—Quale?</p> + +<p>—Che l'arcivescovo Sigofredo è vivo ancora</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page95" name="page95"></a>(p. 95)</span> —Non altra che questa?</p> + +<p>—Ti par poco?</p> + +<p>—Fih! dammi ventiquattro ore di tempo, e +mutami nome, se non farò restare la chiesa di +Magonza vedova come.... come.... aiutami a dire +dunque il nome della moglie di quel bellimbusto +che trascinarono di un piede attorno le mura di +quella città di Puglia che sta presso Biccari.</p> + +<p>—Troia?</p> + +<p>—Già: come si chiamava la moglie?</p> + +<p>—Di Troia?</p> + +<p>—Eh! dell'altro che fu trascinato.</p> + +<p>—Ma!</p> + +<p>—Capisco, compare, tu non sei più forte di +me in letteratura. Or bene dunque, giacchè io +sono arcivescovo di Magonza debbo fare qualche +cosa per te. Ti piacerebbe la città di Reggio qui +presso?</p> + +<p>—Sogni!</p> + +<p>—Mica. Io dunque ti do questa bella giovinetta +in moglie, e la città di Reggio per dote, +investendoti altresì dei miei dritti sul principato +di Capua.</p> + +<p>—Ah! vuoi dunque barattare i tuoi dritti +coi miei sul ducato di Puglia e Calabria, compare?</p> + +<p>—Io parlo del miglior senno, disse Laidulfo. +Questa giovine adesso è da marito. L'ho guardata +finora, perchè aveva a renderne conto. Il +conto l'ho reso da fedele custode. È stata sventurata; +<span class="pagenum"><a id="page96" name="page96"></a>(p. 96)</span> non ho che fare di più. La mia parte è +compiuta. Ho fatto finora il buffone perchè ero +giovane. Ora mi sento venir vecchio, voglio far +l'arcivescovo e chiamar fratello il papa. Ella è +orfana, tu del pari, Baccelardo; sposala ed io vi +darò la santa benedizione.</p> + +<p>—Ma taci in nome di Gesù, disse Guaidalmira +arrossendo tutta.</p> + +<p>Baccelardo la contemplava attentamente.</p> + +<p>—Ci pensi sopra? soggiunge Laidulfo, vedila, +essa è bellissima, è pura come il vento delle +Alpi. Potrai trovare più ricca donna, ma nè più +avvenente, nè più amorosa. Se sapessi che +cure ha avuto di me...! Bah! non ne parliamo, +chè per poco che lo rammenti, questi tristi de' +miei occhi scorreranno come grondaie. E ad un +arcivescovo sta male il piangere.</p> + +<p>—Ma taci, taci, padrino; cosa vai raccontando.</p> + +<p>E Baccelardo la squadrava attentamente.</p> + +<p>—Eh! quel giovane, riprende Laidulfo, cosa +è? Sei restato infatuato come gli apostoli che +si han veduta sfumar d'innanti la Vergine nel +quadro della chiesa di Santa Maria Maggiore? +Andiamo, risolviti. Se non la puoi togliere in +moglie, accettala per compagna, giurami di proteggerla +e di rispettarla.</p> + +<p>—Ma qual novello mercato intendi fare di +me, padrino? scoppia con fierezza Guaidalmira. +Io non mendico protezione da alcuno.</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page97" name="page97"></a>(p. 97)</span> —Dimmi, Laidulfo, conosci i natali di questa +giovane? dimanda Baccelardo.</p> + +<p>—Nobilissimi. Per madre discende dal conte +di Reggio, di cui è erede unica; per padre si +va più alto ancora. Però non è maturo il tempo +da rivelarlo.</p> + +<p>—Ma costei sarebbe allora la figlia di quella +Bertradina, che fu un dì moglie dell'arcivescovo +di Ravenna? dimanda Baccelardo.</p> + +<p>E Laidulfo:</p> + +<p>—No, bel cavaliere. Vi ho detto che non era +tempo ancora rivelare il segreto del suo nascimento; +attenetevi alla mia parola. Quel dì verrà, +ed ella stessa, o io, vi faremo di tutto chiaro. +Per ora contentatevi di ciò.</p> + +<p>—Ma pure la sola Bertradina era erede del +conte di Reggio.</p> + +<p>—Ed io ti dico che Guaidalmira non ha nulla +da partire con codesta dama. Saprete tutto a +tempo opportuno; acquietatevi adesso.</p> + +<p>—Sta bene, risponde Baccelardo, non occorre +saper oltre. So già tutto. Se ella dunque non +ripugna, io sarò il suo amico, il suo fratello; e +se la mia stella si rischiara, il suo sposo.</p> + +<p>—<i>Te Deum laudamus!</i> sclama Laidulfo, prendila +dunque, ella è tua.</p> + +<p>Guaidalmira fatta rossa come bragia si covre +il volto con le mani; e Baccelardo, accostandosele, +la bacia sulla fronte ed esce dicendo:</p> + +<p>—Reco la lieta novella all'imperatore.</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page98" name="page98"></a>(p. 98)</span> Al domani, Gregorio tenne la parola. Matilde +cogli altri signori della rocca si recò all'albergo +dell'imperatore per confortarlo di appressarsi di +nuovo al castello ed aver l'assoluzione. Perocchè, +dopo il lungo loro pregare, avevano infine +ottenuta promessa dal pontefice che li avrebbe +soddisfatti. Enrico resistette alcun tempo: infine +si lasciò persuadere, e sull'ora di sesta a Canossa +si ravvicinò per la quarta volta. La neve +ed il vento sembrava che avessero voluto imitare +la pertinacia del pontefice, poichè ingagliardivano +di giorno in giorno peggio. Avanti la porta +delle prime mura si presentò l'abate di Cluny +per rinnovellare la cerimonia dei tre giorni precedenti.</p> + +<p>Egli aveva l'aspetto attonito, lo sguardo immobile. +Si avanzò al cospetto del re e parlò:</p> + +<p>—Dunque, santo padre, convincetevi che dovete +assolvere Enrico, non potendolo condannare +all'inferno, perchè l'inferno non ha azione sull'anima. +L'anima, ha detto il beato Aristotile, è +la forma della materia, ossia l'attività prima del +corpo organico, e racchiude la causa sufficiente +della facoltà per cui le funzioni vitali si esercitano. +Ora siccome tutti i sensi esercitano la loro +azione mercè un certo <i>medio</i>, così anche l'anima, +la quale ha sede nel fuoco, perchè il senso d'attività +va spesso unito col senso del calore. E +siccome il cuore ha una natura calda, quivi è la +sede dell'anima. Ma nel cuore vi sta ancora l'etere, +<span class="pagenum"><a id="page99" name="page99"></a>(p. 99)</span> dunque il medio dell'azione dell'anima è +il fuoco, o spirito, o l'etere. E perchè i simili +non si distruggono, così l'inferno non distruggerebbe +l'anima di Enrico, e dovete assolverlo, +e dovete...</p> + +<p>L'imperatore stette attento ad udire dove diavolo +l'abate volesse andare a parare con quel +ragionamento, che probabilmente era lo stralcio +di un discorso da lui tenuto al pontefice; ma +non arrivandone a comprender nulla, gli volse le +spalle, si nudò, rimase il seguito nel primo atrio, +ed entrò.</p> + +<p>Egli aspettava che lo avessero subitamente intromesso. +Non fu così. Imperciocchè attese fino +all'ora di nona senza che alcuno apparisse. E +stava già per andar via, furibondo di questo frustraneo +novello atto di sommessione, malgrado +le preghiere dell'abate con lui restato fuori ed +in sè rinvenuto; allorchè le porte si aprono, e +vengono fuori la contessa Matilde, la marchesana +Adelaide, Azzo d'Este, ed il vescovo di Porto +con molti altri prelati italiani e tedeschi nel castello +ricoverati. Il vescovo di Porto va dritto al +re, e gli dice:</p> + +<p>—Enrico di Germania! perchè vieni tu in +abito da penitente alle porte di questa fortezza?</p> + +<p>—Per essere assoluto della scomunica da papa +Gregorio, risponde il re.</p> + +<p>—E sei tu veramente pentito delle tue colpe? +dimanda il vescovo di nuovo.</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page100" name="page100"></a>(p. 100)</span> —Sono, risponde Enrico.</p> + +<p>—Entra dunque in nome di Dio e di Gesù, +e che l'assoluzione che ti rechi a ricevere possa +giovare all'anima tua.</p> + +<p>E, sì dicendo, il vescovo di Porto si apriva il +varco fra quei signori che si schieravano in due +ale, ed Enrico lo seguiva nel castello.</p> + + +<h3><span class="pagenum"><a id="page101" name="page101"></a>(p. 101)</span> VI.</h3> + +<div class="entete"> +<p class="poem20"> +Avanti a te o Gran Cuccu mi prostro,<br> +<span class="add1em">Che dai per ineffabile mistero</span><br> +<span class="add1em">Fatidica virtù di un corvo al rostro</span><br> +<span class="add1em">D'annunziar l'impercettibil vero,</span><br> +<span class="add1em">Ma nessun seppe mai, nessun saprà</span><br> +<span class="add1em">Donde viene il tuo spirito, e dove va.</span></p> + +<p class="author"><span class="smcap">Casti</span>, <i>Anim. parl.</i> 17.</p> +</div> + +<p>Enrico non fu ammesso però direttamente alla +presenza di papa Gregorio. Egli si ebbe ad arrestare +nel vestibolo e ad assoggettarsi ancora a +pause non brevi fino a che il vescovo di Porto +non ritornò col permesso di progredire. Tutta la +gente del seguito di Enrico, unitamente ai signori +del castello, rimase nelle antisale; solo il +re, accompagnato dal vescovo fino alla porta, si +recò innanzi. Ildebrando sedeva ad un trono di +legno di quercia, ricco di intagli a gotici disegni +e colonnette attortigliate, elevato da terra e collocato +dentro una nicchia dello stesso legno, medesimamente +scolpita. Sopra un tavolo, ad un +angolo della stanza, poggiava il camauro. Egli +<span class="pagenum"><a id="page102" name="page102"></a>(p. 102)</span> poi si teneva ad un altro tavolo alzato al livello +del petto con mobile da scrivere.</p> + +<p>Vestiva gli abili ponteficali, sfarzosi di ricami +d'oro e di fimbrie intorno al collo, all'apertura +del petto ed alle maniche. Ai piedi aveva i sandali +bianchi ricamati della croce d'oro; in testa +il rosso berretto che gli lasciava scoverta a metà +la calva fronte e mirabilmente faceva risaltare +quella sua nobile fisonomia, la quale forse non +piaceva a causa di quell'aria accigliata che la +troppo severità le dava. La bianca barba gli scendeva +profusa sul petto. Tutto intento, ovvero +fingendo di esserlo, alla scrittura, non fece cenno +di accorgersi della presenza del re, sia per umiliarlo +ancora, sia per imporgli con la sua maestosa +figura. Ed Enrico, che aveva sorbito l'ostica +bevanda fino al limo, battendo i denti del +freddo, i panni bagnati ed agghiadati sulla persona, +sformato in viso dal gelo e dall'interna +lutta degli affetti, bilanciava tra il partire definitivamente +e rompere quella tirannica catena di +obbrobrii; interromperlo nella scrittura ed avvisarlo +di sua presenza; avventarsegli addosso ed +ucciderlo. E questo nero pensiero, più seducente +e più ostinato, gli tornava d'innanzi, talchè forse +lo avrebbe vinto, se Gregorio, vergognando in +sè stesso del dilegio in che prendeva quel caduto, +non avesse alzata la testa e mostrato avvedersi +di lui. Come Enrico si ebbe questo lieve +segno di favore, si avvicinò al soglio, e cadendo +<span class="pagenum"><a id="page103" name="page103"></a>(p. 103)</span> ginocchioni e baciandogli la mano biascicò più +che non disse.</p> + +<p>—Santo padre, perdono.</p> + +<p>Gregorio, senza muoversi, piegò gli occhi sulla +testa del re, e forse quel bello e giovane sembiante +lo toccò. Enrico aveva allora ventisei anni. +L'occhio turchino scintillava ardito come quello +dell'aquila. La nobile chioma bionda, avvegnachè +dall'acqua inzuppata, gli scendeva sulle spalle +come la giubba del lione. La magnanimità, la +fierezza gli si leggevano nel naso aquilino e nell'elevata +fronte; del pari che la carnagione perlata +e trasparente come quella di fanciulla additava +la blandizia del suo cuore. Gregorio contemplava +quel giovane pino, che della sua rigidezza +aveva tentato spezzare; e forse un rimorso +lo travagliò. Perchè troppo egli sapeva che la +perversità non ricetta in un cuore il quale si +specchia in volto così fresco e così bello. E poi +volava con la mente agli anni suoi primi. E rammentava +di qualche essere che lo aveva colpito; +rammentava di suo fratello, e di tante imagini +e scene della vita domestica, che nel suo lungo +peregrinare e per uffizio del suo ministero aveva +vedute, e s'inteneriva. Imperciocchè nulla v'ha +che più intimamente favelli al cuore e di carità +e di Dio, che l'aspetto della gioventù, e della +gioventù potente ma sventurata. Così che papa +Gregorio, quasi a sua insaputa, sedotto da interno +moto, stese la mano al re supplicante e +<span class="pagenum"><a id="page104" name="page104"></a>(p. 104)</span> lo sollevò. La natura umana si era in lui strisciata +di furto sotto al pontefice. Ma come Enrico +sorse in piedi, e la taglia maestosa e l'aspetto +ardito dissiparono quanto di supplice aveva +avuto fino allora, sì che il pontefice ne era restato +commosso; questi cambiò istantaneamente, +e dimenticando il penitente per vedere il re, +dimenticando il contrito per ricordare l'offensore, +e l'avvilito per temere l'uomo terribile e minaccevole, +fattosi novellamente aspro e severo dimandò:</p> + +<p>—Ma sei tu dunque veramente pentito, Enrico +di Germania?</p> + +<p>Enrico allora gli mise addosso gli sguardi torvi +e rispose:</p> + +<p>—Ti sembrano dunque poche, o pontefice, o +ancora dubbie le prove che te ne ho date finora?</p> + +<p>—Uomo, hai tu dunque obbliate le colpe che +cotanto magnifichi la penitenza? Ma se tu l'hai +dimenticate, non l'ha dimenticate già Dio, nè +colui che lo rappresenta sulla terra come supremo +giudice degli uomini.</p> + +<p>—Pontefice, se ti ha indotto nell'errore di +avermi per reo la mia umiltà, ricrediti. Io mi +sono presentato a te non come all'uomo, nè come +al tribunale dell'uomo, perchè sulla terra alcuno +non mi sovrasta, ma come al vicario di +Cristo, come al sacerdote che Iddio raffigura. E +se avanti al mondo io sono puro, al conspetto +<span class="pagenum"><a id="page105" name="page105"></a>(p. 105)</span> di Dio non posso vantarmi di esserlo. Tu però +hai malamente tenuto il luogo del Signore della +misericordia.</p> + +<p>—Ah! son dunque falsi gli atti dei conciliaboli +di Worms e di Pavia, che ci calunniarono +così vilmente e ci deposero dalla sedia di Pietro? +Il priore di Lacedonia, da noi perseguitato come +infame, non fu da te creato arcivescovo di Ravenna +per vilipenderci? Il favore agl'impudichi +ecclesiastici da noi condannati, la resistenza nel +non ispogliarsi delle investiture . . . non è vero. +Enrico di Germania, son falsi e non dettati sotto +la tua inspirazione quegli atti, quelle resistenze, +quei favori? Non è Guiberto arcivescovo?</p> + +<p>—No, non sono falsi. Ma tu, Ildebrando, avevi +varcati i limiti del tuo ministero, ed io mi serviva +del dritto degl'imperatori di Lamagna.</p> + +<p>—Ed io di quello dei supremi pontefici, riprende +Gregorio interrompendolo, e percotendo +del pugno la tavola. Io come capo dei cristiani +ho udito i loro lamenti. Tutti i giorni, i tuoi +sudditi di Germania han recato ai miei piedi +querele contro la perversità e la ferocia del tuo +cuore. Hai vedovate e pollute le chiese; vituperati +i sacerdoti; corrotto il paese che Iddio ti +avea dato a governare; afflitti i vassalli; oltraggiati +i signori. E se questi a te, infistolito nel +male, Enrico, non sembrano delitti, a me, supremo +signore dell'impero, feudo di santa Chiesa, +lo apparvero troppo, e ti giudicai non con la severità +<span class="pagenum"><a id="page106" name="page106"></a>(p. 106)</span> che meritavi, ma come padre, come amorevole +padre che il figliuol suo vuol ravvedere, +non perdere.</p> + +<p>—Codeste son le solite frasacce dei sacerdoti, +pontefice, e ne ho udite troppe per non riconoscerle, +risponde Enrico sdegnosamente. Avete +appreso una serie di motti spregevoli e di luoghi +comuni, che applicate a tutti i casi, a tutte +le circostanze, a tutte le persone senza distinzione +di sorta, e così fatte egida alla petulanza +della vostra condotta ed ai vostri disegni, che +nulla hanno di santo e di puro. <i>Chiese pollute! +sacerdoti vituperati! gregge afflitto! pastori! pecorelle!</i> +e che so io. Ma citate, per dio, citatemi +un esempio solo specificato di coteste ipocrite +parole. Che un cavaliere solo dei nobili e virtuosi, +che pur ne ha tanti Germania, venga a +farmi arrossire di un'opera da tiranno e da perfido; +ed allora io rassegno la corona come indegno +di portarla. Ma finchè una mano di schiavi, +ribelli ad ogni freno e ad ogni legge, finchè dei +preti avidi di guadagno e di potere, e dei signori +ambiziosi, che null'affatto vorrebbero esser +ligi di padrone ed al padrone forfanno, si tirano +avanti per baiare alla luna, ed eruttar delle scempiaggini +scellerate, con niun discernimento spilluzzicate +nelle omelie della Chiesa contro l'antica +memoria di Domiziano e di Nerone; finchè, +pontefice, questi servi vituperati si arrogano di +calunniare il loro re, onta a te che li ascolti e +<span class="pagenum"><a id="page107" name="page107"></a>(p. 107)</span> presti loro un braccio, il quale solo dovrebbe +alzarsi per ristorare i caduti e proteggere i malignati.</p> + +<p>—E perchè dunque, se ti sentivi incontaminato, +perchè hai rifuggita la dieta di Augusta? +dimanda il pontefice. Quivi, in presenza mia e +dei signori dell'impero, avresti potuto fare le +proteste medesime, ed innanzi a cento e cento +testimoni, chi avrebbe ardito mentire?</p> + +<p>—Perchè, dovresti ricordarlo, o pontefice, sta +scritto: <i>Date a Cesare ciò che è di Cesare</i>, ed <i>il +servo non si leverà a censore del suo padrone</i>. +Perchè la dignità dell'imperio si sarebbe prostituita. +Perchè la giustizia umana e divina non tollera +che alcuno si constituisca giudice ed accusatore +ad un tempo. Perchè coloro erano stati corrotti +da te, pontefice, da te che dovresti portare la +pace del Vangelo non la sovversione di Satanno, +e ne sieno testimoni le tue lettere ai principi +Rodolfo, Bertoldo, ed altri signori di Germania. +Perchè quella dieta era contraria alle costituzioni +dell'impero, come convocata da signore +straniero, e da lui preseduta. Perchè infine io +era re, e sul re non giudica che Iddio, ed un re +deve morire, deve rinunziare allo scettro, se +d'uopo è, ma non avvilirsi. Ma lasciamo il passato, +pontefice, e più calmi discutiamo i nostri +affari.</p> + +<p>Gregorio accigliato e scuro come una notte di +<span class="pagenum"><a id="page108" name="page108"></a>(p. 108)</span> tempesta in gennaio, ascoltava digrignando e +contorcendosi senza rispondere. Enrico continuò:</p> + +<p>—Per bene dell'anima, io ho creduto farmi +cavar gli anatemi, e per non desolare di guerre +e di scismi il paese che Iddio ed i dritti ereditari +mi han dato il reggimento. Siano qualunque +i principii che t'indussero a scomunicarmi, +ora, santo padre, dovresti esser soddisfatto +delle prove che per riconciliarmi con la Chiesa +ti ho date. Bastino. Non tentare gittarmi nella +disperazione, perchè, come ti sovviene, sta scritto, +che, <i>chi ama il pericolo in quello perisce</i>.</p> + +<p>—E sei tu veramente pentito, Enrico di Germania, +dei soprusi che hai fatti alla Chiesa ed +a me che ne sono capo?</p> + +<p>—Io non so veramente troppo di quali soprusi +tu intenda parlare, pontefice. Ma se cosa +avrò commessa che al cospetto di Dio non fosse +tornata gradevole, men pento pure, ed amaramente +men pento.</p> + +<p>—Sta bene. Però i pentimenti non bastano, +signore; guarentigie vi vogliono.</p> + +<p>—Dimandate.</p> + +<p>Allora Gregorio tolse la pergamena finita di +scrivere allora allora in presenza del re, e disse:</p> + +<p>—Ecco i capitoli della pace, se vuoi la pace, +figliuolo. Li ratificherai, li firmerai, e presterai +giuramento di osservarli. Dove però essi, o alcuno +articolo di essi non ti tornasse gradevole, +<span class="pagenum"><a id="page109" name="page109"></a>(p. 109)</span> puoi andarne pure, perchè io sono fermo, Enrico, +di non recedere, per qualsiasi considerazione, da +essi.</p> + +<p>—Li firmerò dunque senza leggerli, se non +mi è dato discuterli, e li giurerò.</p> + +<p>—No; gli è mestieri che gli ascolti, onde +per l'avvenire non ti ritragga dall'osservarli, e +spergiuri.</p> + +<p>—Leggili.</p> + +<p>—Eccoli. «1.<sup>o</sup> Nel giorno e nel luogo segnalati +dal papa, Enrico si presenterà alla dieta degli +Stati tedeschi onde purgarsi delle accuse +postegli dai principi. Il papa sarà giudice supremo +ed unico fra lui e tutti gli accusatori di +lui».</p> + +<p>—Ah! fece Enrico, incrociando le braccia sul +petto, il papa sarà giudice, giudice dell'imperatore, +giudice dei suoi baroni, giudice dei suoi +vassalli—signor dell'impero in una parola. A +maraviglia! E poi?</p> + +<p>Gregorio lo sta ad udire fissandolo di sguardo +accigliato, poi senza rispondere continua a leggere.</p> + +<p>—«2.<sup>o</sup> Quando, a giudizio del papa, Enrico +fosse chiarito innocente, con sentenza del pontefice +conserverà la corona imperiale: se colpevole, +la rinuncierà senza contrasto, nè potrà per +qualunque modo dimandare o tôrre vendetta da +chicchessia».</p> + +<p>—Comprendo, riprese Enrico componendo il +<span class="pagenum"><a id="page110" name="page110"></a>(p. 110)</span> volto ad un sorriso che avrebbe spaventato Satanno, +Samuele ha trovato il suo David perchè +Saulle l'ha fastidito. Ed inoltre? Gregorio si tacque +ancora e lesse.</p> + +<p>—«3.<sup>o</sup> Per sino al giorno di questo giudizio +Enrico non porterà le insegne imperiali, non si +arrogherà l'amministrazione del regno, ed eccetto +la esazione dei regi dritti per tanta somma +quanta sarà necessaria al vitto suo e dei suoi, +non toccherà il tesoro della Camera, libererà dal +giuramento di vassallaggio e di fedeltà tutti +quelli che glielo avessero prestato a contare da +un anno».</p> + +<p>—Tanto valeva di soggiungere di mandare a +tua paternità quei tesori ed infeudarli l'impero, +continuò Enrico col medesimo ghigno beffardo. +Ve n'è ancora molti di codesti patti di pace?</p> + +<p>Gregorio legge:</p> + +<p>—«4.<sup>o</sup> Quando trionfasse delle accuse dei +principi e dal papa fosse confermato in monarca, +Enrico sarà ognora fedele, devoto, obbediente al +romano pontefice: e sia nel ricomporre i disordini +dell'impero germanico, sia nel riformare gli +abusi delle chiese italiane e tedesche, non potrà +giammai essere d'avviso diverso di quello del +papa».</p> + +<p>—Ciò è di ragione, sclama Enrico; il papa +è il re dei re, il papa è Dio. Conchiudiamo.</p> + +<p>—«5.<sup>o</sup> Mancando ad un solo di tali capitoli, +o scostandosi dal loro senso più ovvio, l'assoluzione +<span class="pagenum"><a id="page111" name="page111"></a>(p. 111)</span> della scomunica sarà irrita, nulla, e come +non per anco avvenuta; e si terrà considerato +per convinto di tutti i delitti che gli vengono apposti +dai principi, e decaduto dall'impero. Infine +consegnerà al pontefice l'arcivescovo di Ravenna +prigioniero».</p> + +<p>—Anche questa? Un imperatore sacrestano +non basta; deve anche essere il birro ed il +boia di santa Chiesa. Stupendo!</p> + +<p>Gregorio non rileva l'osservazione. Solleva il +capo, e gittandogli innanzi sul tavolo la copia +dei capitoli:</p> + +<p>—Ecco, Enrico, soggiunge, a quali patti ti +potrai riconciliare con Dio e con me. Se non li +approvi io non te li impongo.</p> + +<p>Enrico non risponde più nulla. L'indegnità di +quei capitoli e l'insigne tradimento che Gregorio +gli aveva ordito, gli sembrarono talmente infami, +che gli venne financo fastidio di favellare, e mille +anni gli parvero di torsi dalla presenza di quell'uomo. +Per lo che, con una specie di convulsa rabbia, +toglie d'innanzi al pontefice la pergamena e la +sottoscrive. Gregorio s'avvide dei pensieri che concitavano +il re, e comprese senza stento che quei +capitoli non sarebbero stati osservati. Ma siccome +da documenti di questa natura, e con questi +mezzi carpiti, egli aveva assunta la prepotenza +ed i titoli alla signoria degli altri regni, così +contentossi della cosa fatta e del presente, riserbandosi +per l'avvenire di profittare delle +<span class="pagenum"><a id="page112" name="page112"></a>(p. 112)</span> circostanze. Onde, rivolgendosi ad Enrico, gli +dice:</p> + +<p>—Adesso fa d'uopo che giuri.</p> + +<p>—Hai cominciato, finisci, risponde costui +quasi distratto. Detta dunque tu stesso il giuramento +ancora, perchè io sono a tutto rassegnato.</p> + +<p>Allora Gregorio fa entrare tutta la corte e le +annunzia la riconciliazione seguita. Poi, in presenza +di tutti, Enrico pone la mano sul libro +degli Evangeli, tenuto dal vescovo di Porto ginocchioni, +e legge sur una pergamena presentatagli +dal papa presso a poco queste parole:</p> + +<p>«Io, Enrico, re di Germania, prometto che +entro il termine prescritto da papa Gregorio, darò, +conforme alla sola sentenza di lui, pubblica +e piena soddisfazione a tutti i principi e grandi +del regno che ora sono malcontenti di me, per +quanto riguarda le accuse che essi mi appongono, +e la discordia che travaglia l'impero. Se +papa Gregorio vorrà passare oltremonti o visitare +una provincia del regno, sarà, per parte mia e +di tutti coloro ai quali potrò comandare, al sicuro +da qualunque lesione tanto per la libertà, +la vita e le membra sue proprie, quanto per la +libertà, la vita e le membra dei suoi seguaci ecclesiastici +laici, i quali in qualità di legati viaggino +dimorino in una parte qualunque del regno. +Non consentirò che veruno, mio suddito o +no, violi la maestà del pontefice; e se mai qualche +<span class="pagenum"><a id="page113" name="page113"></a>(p. 113)</span> empio lo ingiuri o contristi, lo vendicherò +con tutte le forze del regno».</p> + +<p>«Io lo giuro oggi 26 gennaio 1077, a Canossa.</p> + +<p>—Sei contento adesso, o pontefice? domanda +Enrico quando fu letto ciò.</p> + +<p>—Non ancora, risponde Gregorio. Tu hai firmato +dei patti, li hai giurati, ma chi malleva e +giura in proprio nome per te che li osserverai?</p> + +<p>Questo novello affronto indignò quanti signori +stavan presenti.</p> + +<p>—Io, giusta la regola del chiostro, dice l'abate +di Cluny, non posso giurare, ma sulla mia +garantisco la parola del re.</p> + +<p>—Ed io giuro, sclama il vescovo di Vercelli, +che Enrico manterrà le condizioni.</p> + +<p>—Ed anch'io lo giuro, soggiunge la contessa +Matilde.</p> + +<p>—Ed io pure, risponde Adelaide.</p> + +<p>E così giurarono del pari Azzo d'Este, Eppone +vescovo di Zeitz e molti altri signori italiani e +tedeschi. Allora Ildebrando dà ad Enrico la benedizione +e l'abbraccio di pace. Quindi, scendendo +dal suo soglio e mettendosi alla testa del corteo, +esce dal castello, muove alla cappella e comincia +la messa. Alla consacrazione dell'ostia e' fa +accostare il re all'altare, ed innalzandola sovra +il suo capo con voce solenne sclama:</p> + +<p>—Re di Germania, tu ed i tuoi seguaci ci +avete accusati di aver, per simonia, usurpata la +<span class="pagenum"><a id="page114" name="page114"></a>(p. 114)</span> santa sede, macchiato di sacrilegi il santuario e +la nostra vita di nefandi delitti, sì che avevamo +meritato bando dall'altare. Potremmo confondere +la calunnia con la testimonianza dei vescovi, che +sanno come noi fossimo vissuti e nel chiostro e +ministro dei papi, e collocato sul settemplice candelabro +del tempio. Pure, perchè nessun'ombra +offuschi lo splendore tremendo della tiara, non +ci appelliamo alla giustizia degli uomini, ma provochiamo +il giudizio da Lui che scruta i cuori +e trova macchie nel sole. Il corpo vivente di Cristo, +che dobbiamo inghiottire, attesti al conspetto +del mondo l'innocenza del suo vicario. Iddio onnipossente +dissipi quest'oggi il sospetto se siamo +incontaminati, ci fulmini di morte se rei.</p> + +<p>E sì dicendo, acclamato da tutti, inghiotte la +particola. Indi si volge ad Enrico e favella:</p> + +<p>—Fa ciò che noi facemmo, figliuolo, e chiama +in testimonio l'Eterno che il tuo cuore non +si è ribellato alla Chiesa. I tuoi accusatori, e +sono tutta la Germania, vogliono che tu sia giudicato; +appéllatene dunque a Dio che solo non +può essere ingiusto. Eccoti l'ostia consacrata: se +peccasti, non farti reo ancora del sangue e del +corpo di Cristo. Ma se sei mondo di colpe, vinci +con questa prova le accuse, suggella ai tuoi nemici +la bocca, e guadagnati un difensore nel +papa.</p> + +<p>Enrico, dopo tante prove, si vedeva ancora +esposto ad un giudizio di Dio—in quell'epoca +<span class="pagenum"><a id="page115" name="page115"></a>(p. 115)</span> tremendo sopra ogni giudizio. Alla profferta del +papa, con mal umore, risponde:</p> + +<p>—Pontefice, i miei accusatori non sono presenti, +e quindi, o niente affatto o debolmente +creduto sarebbe questo novello esperimento di +mia innocenza. Si rimetta dunque al giorno della +dieta.</p> + +<p>—Fa come vuoi, o figliuolo, risponde Gregorio, +e finisce di celebrare la messa.</p> + +<p>Allora Giovanni di Porto, che aveva assistito +il pontefice, nel voltarsi, vede Laidulfo che faceva +capolino all'uscio, tutto contento della riconciliazione +ottenuta mercè sua.</p> + +<h3><span class="pagenum"><a id="page117" name="page117"></a>(p. 117)</span> VII.</h3> + +<div class="entete"> +<p class="poem20"> +Que le prélat surpris d'un changement si prompt<br> +Apprenne la vengeance aussitôt que l'affront.</p> + +<p class="author"><span class="smcap">Boileau</span>. Le Lutrin.</p> +</div> + +<p>Il vescovo di Porto, memore delle parole di +Gregorio, guizza di mezzo alla corte, ed andando +incontro a Laidulfo gli fa segno di seguirlo. E +come l'ebbe menato in disparte gli dimanda:</p> + +<p>—Figliuol caro, non saresti tu per avventura +colui che ha reso segnalato servigio al pontefice?</p> + +<p>—Monsignor sì. Se posso renderne qualcuno +ancora a te, non devi che favellare. È la mia +debolezza quella di prestarmi per tutto il mondo... che +mi paghi, bene inteso!</p> + +<p>—No, compare, a me non occorre nulla. Ho +invece comando di sdebitarmi con te, per quella +larghezza che devi aspettarti dalla natura del +servigio prestato e dalla persona che ten richiese.</p> + +<p>—Innanzi tutto da parte di chi mi favelli tu, +magnifico vescovo di Porto, dalla parte del re o +<span class="pagenum"><a id="page118" name="page118"></a>(p. 118)</span> da quella di Gregorio, poichè entrambi io mi +obligai?</p> + +<p>—Dalla parte di Gregorio, risponde il vescovo.</p> + +<p>—Allora bisogna dire, sclama Laidulfo, o che +io sia nato vestito, o che il mondo vada per iscoppiare; +perchè, quando pagano i preti, i diavoli +fanno orgia.</p> + +<p>—E noi vogliam mettere, eccezione ai tuoi +principii. Seguimi dunque un poco.</p> + +<p>E sì parlando, lo menava traverso molti corridoi +oscuri, gli faceva scendere e salire scale +a chiocciola e ballatoi, finchè non furono in un'ampia +camera, quasi buia, perchè prendeva luce +da alto abaino, praticato per rispondere in una +stanza anch'essa poco illuminata. In questo salone +si levava una specie di trono, ed alcuni +sgabelletti più bassi. Quivi usava la contessa tener +mallo per le condanne di morte, e diverse +porte di trista apparenza in essa si aprivano. +Laidulfo guardava intorno e diceva:</p> + +<p>—Dunque, monsignore, vorrà esser grosso il +compenso che il santo padre ti ha comandato di +darmi?</p> + +<p>—Veramente egli non me lo ha comandato +propriamente, perchè Gregorio non è gran fatto +facondo su queste cose, e bisogna pigliarlo a +volo; ma io, che son vecchio balestriere, l'ho +capito subito.</p> + +<p>—Ha avuto torto il santo padre: non si +<span class="pagenum"><a id="page119" name="page119"></a>(p. 119)</span> dimenticano i buoni amici. Ma, dico, monsignore, +che cos'è che andiamo pescando quaggiù? Questa +camera non ristora lo spirito niente affatto.</p> + +<p>—Figliuol caro, vorresti tu mo' che i tesori +si tenessero così esposti all'aria per chi voglia +beccarseli? Signor no, si custodiscono ben guardati +in fondo alle castella, e son noti solamente +alla gente fedele.</p> + +<p>—In fondo alle castella sono altresì le prigioni, +monsignore; e non è la prima volta che +vostra religione paghi così i grossi servigi.</p> + +<p>—Non ti apponi, compare; ma i servitori di +Dio non si conducono per tal modo.</p> + +<p>—Sì bene, posto già che tu fossi servitore +di Dio. Ma dove dunque si va?</p> + +<p>—Siam giunti. Non devi che aspettarmi in +quella stanza, perchè non voglio, gioia bella, che +tu sappia i nostri affari; ed in due minuti sarò +da te. Cosa è! tu dubiti?</p> + +<p>—In questa stanza, dici? Ma questa stanza +ha una porta, questa porta ha una toppa, questa +toppa una chiave, e questa chiave può dare +alcuni giri, e mastro Laidulfo restarci dentro +assediato dalla fame come Cristo nel deserto. +Monsignor no: in questa stanza non entro io.</p> + +<p>—Allora togli la chiave e mettila in tasca, +se non trovi meglio di chiuderti di dietro come +io vorrei; perchè, ti ripeto, non mi solletica niente +affatto di essere spiato da te.</p> + +<p>—In questo modo la cosa potrebbe camminare, +<span class="pagenum"><a id="page120" name="page120"></a>(p. 120)</span> diceva Laidulfo, esaminando la porta, se... +se.... Sta bene! non ci sono più nè toppe, nè +saliscendi, nè lucchetti. Dunque hai detto cinque +minuti, non è vero, monsignore?</p> + +<p>—Presso a poco.</p> + +<p>—Giuochiamo a capo a nascondere: comprendo. +Non importa: vada, sia pur così. Ma +bada, monsignore, che il compenso sia grosso, +perchè....</p> + +<p>—Rilevante fu il servigio; lo so.</p> + +<p>—E che non aspetterò più di cinque minuti; +e che se mi volessi usare tradimenti, ho un pugnale +che non è novizio. M'intendi?</p> + +<p>—Troppo.</p> + +<p>—Andiamo dunque in nome del dia....</p> + +<p>Laidulfo aveva aperta la porta, e messo il +primo piede sul pavimento della stanzuccia. Ma +siccome il solaio era stato collocato a bilanciere, +per modo che dove il passo si metteva sprofondava +e si alzava dal lato opposto; così Laidulfo +si vide aperto d'avanti un abisso profondo ed +oscuro, in fondo al quale sentiva un murmure +come d'acqua che corre. Egli però, poggiando il +piede si era squilibrato. Il vescovo di Porto, che +spiava ogni suo moto, ne profitta, e dandogli una +spinta gagliarda lo manda giù, senza che avesse +neppure intera potuta proferire la frase. Ciò +fatto, con una mazza urta il lato del solaio sollevato, +e tirandosi la porta se ne va fregandosi +le mani e zufolando, dopo aver detto:</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page121" name="page121"></a>(p. 121)</span> —Corpo dell'ostia! Mastro Ildebrando non si +fastidierà più di te, mariuolo!</p> + +<p>Allora tumultuoso levare di voci gli giunge +dalle corti che dicevano:</p> + +<p>—Abbasso l'infame pontefice, abbasso il re +codardo, abbasso.</p> + +<p>Il vescovo di Porto tende prima le orecchie +ad udire, poi crolla alquanto la testa, sorridendo +volge gli occhi al suo fianco, dove nascondeva il +pugnale, fa scricchiolare le nocche delle dita, e +dicendo: andiamo in nome di tutti i diavoli! ed al +pontefice si presentò.</p> + +<p>Enrico, che asciolveva con Gregorio, a quei da +lui pure uditi rumori aveva preso commiato. +Gregorio lo aveva licenziato con un <i>vade in pace</i>. +E si avviava per uscire, allorchè gli viene incontro +il vescovo di Vercelli che divenuto estremamente +pallido sclama:</p> + +<p>—Sire, gl'Italiani sono in rivolta.</p> + +<p>A quell'annunzio il re si scuote, e subitamente +trae sullo spianato per parlar loro. Lo spianato +trova deserto. I capi si erano ritirati per consultare +fra loro, il popolo aveva cercati gli abituri +per andare raccontare ai suoi figli ed +alle sue femmine dell'atto osceno a cui aveva +assistito, e mandarne ai posteri vituperata memoria.</p> + +<p>Enrico allora seguito da pochi, riviene al romitaggio. +Però come penetra nelle sue stanze, +<span class="pagenum"><a id="page122" name="page122"></a>(p. 122)</span> egli si arresta, poi retrocede, colpito da terribile +spettacolo.</p> + +<p>L'arcivescovo di Ravenna, piagato al petto da +grave ferita e legato alla gola con un balteo, +penzolava da un piuolo del camino, piombino in +viso, oscillando ancora, convulsamente rattrappito. +Enrico gli fa tosto apprestare soccorsi, se +pur erano ancora a tempo di salvarlo, e dimanda +di Baccelardo.</p> + +<p>Baccelardo ed una giovane erano partiti da +un'ora.</p> + +<p>E due ore dopo, tre legati del papa, divisati +da pellegrini, movevano per la Germania.</p> + + +<h2><span class="pagenum"><a id="page123" name="page123"></a>(p. 123)</span> <span class="smaller">LIBRO SESTO</span><br> +RODOLFO DI SVEVIA.</h2> + +<h3>VIII.</h3> + +<div class="entete"> +<p><span class="pagenum"><a id="page125" name="page125"></a>(p. 125)</span> Sorgi, ungilo perchè egli è desso. Prese dunque +Samuele il corno di olio, ed in mezzo ai suoi +fratelli lo unse.</p> + +<p class="author"><span class="smcap">Reg</span>. I. c. 16.</p> +</div> + +<p>Gregorio si era costituito in quell'altezza +maggiore che l'uomo sopra l'uomo può alzarsi. +Aveva però compressa una molla elasticissimamente +temperata, e così bruscamente, e con +tanta violenza, che doveva aspettarsi per fermo +reazione non meno ostile nè meno ostinata. Perocchè +non solamente egli aveva gravata la mano +sull'incauto re, venuto a penitenza, ma lungi +dal perdonarlo, come quegli aspettavasi, con tradimento +lo aveva rimandato per l'assoluzione al +tribunale stesso, che avanti e' non aveva creduto +competente, gli aveva interdette le divise regie, +ed imposti patti vergognosi, a fine di tornarlo +pienamente ligio e vassallo della Chiesa e dei +pontefici. Ond'è che gl'Italiani, i quali niuna +amorevolezza gli avevano mai posta per la sua +troppa severità, gli tolsero affatto adesso ogni +<span class="pagenum"><a id="page126" name="page126"></a>(p. 126)</span> riverenza. Gl'Italiani vedevano conculcato con +tanta petulanza l'onore del trono, da cui dipendeva +l'unione e la franchigia del popolo. Vedevano +rassodarsi il dispotismo teocratico del pontefice +e lo temevano nemico più aspro, che Enrico +mai non si era mostrato contro lo spirito +di municipio e la costituzione dei comuni che +allora cominciavano a pigliar vita. Per lo che, +non dissimularono nè il loro sdegno, nè il loro +sprezzo contro Enrico, che aveva siffattamente prostituita +la dignità di re e la maestà dell'impero, +nè il loro corruccio contro il vescovo di Roma che +all'impero si sostituiva e sovraponeva. E di là +comprendendo quanta arroganza avrebbe addimostrata +per l'avvenire un pontefice, già per sè +stesso intollerante e dispotico, contro di lui bandirono +guerra, contro Enrico disdegnosi tumultuarono.</p> + +<p>Ma Enrico non era tal uomo da non saper +profittare dell'opportuna disposizione degli animi. +Da Canossa si reca tosto a Reggio, dove vescovi +e signori lo attendevano per penetrar chiari nei +suoi disegni, e sapere a quale determinazione +pensasse attenersi. Egli si giustificò. E lo credettero. +E non vi fu più mestieri di sprone per +mettersi sulla via di rompersi con Gregorio.</p> + +<p>La guerra si dichiarò. Gli antichi amici di +Enrico di Germania scesero in Italia. Da ogni +terra italiana a storme cavalcavano militi al campo +di lui, ed i nobili gli prestavano omaggio, gli +<span class="pagenum"><a id="page127" name="page127"></a>(p. 127)</span> giuravano fede gli ecclesiastici, forniva la plebe +vettovaglie e danari.</p> + +<p>Vuolsi che a quell'epoca, in un eccesso di +divozione, avesse Matilde dichiarata la Toscana +e la Liguria, paterni ed assoluti dominii, patrimonio +di S. Pietro. Questa donazione però, è contestata +da gravi e spassionati scrittori, ed assai +dubbie sono le tracce negli antichi cronisti, sì +che i soli spigolisti vi leggono chiaro. Ad ogni +modo, voce ne corse in Italia, e l'imperatore +avrebbe tolta ragione anche di quest'altra rapina, +come erede della contessa, se Gregorio, per allontanarlo +d'Italia, non avesse soffiato coi suoi +legati nelle cose di Lamagna, e macchinata trama +che miserie, morti e delitti infiniti originò.</p> + +<p>La Germania, spartita in fazioni come l'abbiamo +lasciata, divampava ogni giorno peggio +dopo la discesa del re in Italia. Aspettava ansiosa +la composizione del pontefice e del re, e +trepidava, non sapendo a quali patti sarebbesi +fatta. E come Rodolfo di Svevia, capo dei nemici +di Enrico, udì che questi già riabilitato capitanava +un esercito d'Italiani, comprese subito che, +colte le opportunità, se lo avrebbe veduto piombare +nel paese, dove a quell'ora partigiani moltissimi +lo attendevano e sollecitavano. Intimò +perciò dieta di nobili tedeschi a Forcheim, pregando +tutti intervenire, e provvedere in comune +alla salute dell'impero e della Chiesa. Gregorio, +che avrebbe ambito mettersi in mano la somma +<span class="pagenum"><a id="page128" name="page128"></a>(p. 128)</span> delle cose di Lamagna, udito della dieta, alla +quale oratori di Rodolfo lo invitavano, richiese +Enrico, che barricava le Alpi, di un salvocondotto +per recarvisi. Enrico gliel rifiutò. Allora +Gregorio, per mezzo di corrieri, manda ai suoi +legati doppio protocollo d'instruzioni, pubblico +l'uno e tutto affusolato di pace e di carità, l'altro +segreto cui la storia ha potuto sospettare, +non mai stabilire per fermo.</p> + +<p>I legati, arrivati già in Germania, cominciarono +a tentar pratiche presso i signori della dieta per +soppannarli dei loro principii e dei loro disegni.</p> + +<p>Il giorno della dieta giunge. Radunati a Forcheim +l'arcivescovo di Magonza, i vescovi di +Wurzburg e di Metz coi prelati delle loro diocesi, +i duchi Rodolfo di Svevia, Guelfo di Baviera +e Bertoldo di Carintia alla testa di margravi, +conti, baroni, valvassori e quanti mai stessero +dalla parte dei Sassoni, i legati mostrarono le +lettere di credenza ed all'assemblea si presentarono. +Poscia, primo Rodolfo, e dietro a lui gli +altri in ordine di grado e di autorità, principiarono +a lungamente produrre accuse di ogni maniera +contro Enrico. Non è a dirsi di quanti delitti +quei signori, tutti a lui nemici, lo accagionassero! +Rodolfo ed il conte di Nordheim, che +avevano animo nobile, prendevano a schifo l'impudenza +di quei vili. Ma i legati, che nulla meglio +cercavano, fingendo i peritosi, lodarono la lunganimità +e la fedeltà dei nobili tedeschi per avere +<span class="pagenum"><a id="page129" name="page129"></a>(p. 129)</span> fino a quel ponto tollerato sì pazzo e crudele +monarca. Conchiusero che, se non volevano ulteriormente +tentare Iddio, e l'animo paterno di +papa Gregorio addolorare, bisognava privarlo di +regno ed eleggere un altro re. I principi, prevaricati +di soppiatto, acclamarono il partito. Ma +i legati che conoscevano di quanta delizia Gregorio +vagheggiasse esser l'arbitro supremo nella +contesa, supplicarono la dieta, non procedesse +all'elezione prima della venuta di lui, ora bloccato +in terra lombarda senza potere nè rientrare +a Roma, nè le Alpi varcare.</p> + +<p>I principi tedeschi non rifiutarono da prima, +ma la notte considerarono com'e' fossero depositari +della sovranità nazionale, che il papa non +era balio dell'impero e non aveva dritto nè consultivo +nè deliberativo nell'azienda dello Stato. +Laonde alla tornata del domani, Ottone di Nordheim +dichiarò ai principi ed ai legati: che, +essendosi stabilita la deposizione di Enrico, gli +era pericoloso lo attendere; mal condursi senza +capo il governo, non patire l'intervento del papa +nè le leggi, nè l'onor dell'impero, e che avrebbero +creato il novello monarca senza aspettarlo +niente affatto.</p> + +<p>Per lo che, non curando le contestazioni dei +legati, le diverse classi dei nobili si divisero in +separate consulte. Ma siccome ciascuno aveva +particolari interessi ed ambiva guadagni dalla +qualità di elettore, così presero a metter fuori +<span class="pagenum"><a id="page130" name="page130"></a>(p. 130)</span> pretensioni, patteggiare, aprir mercato, sì che di +tanto solenne attributo si sarebbe fatta vendereccia +prostituzione, se i legati, assumendo dritto +di regoli, non avessero dato in sulla voce ai petulanti +ed agl'ingordi. Stabiliti prima alcuni canoni +generali, i nobili ed il popolo delegarono +ai prelati alemanni la prerogativa dell'elezione. +Sigofredo, arcivescovo di Magonza, che aveva il +primo voto lo diede a Rodolfo di Svevia. Adalberto +di Wurzburg imitò Sigofredo; e l'esempio +dei capi trasse dietro l'assentire del clero. Ottone, +Guelfo e Bertoldo aderirono alla sentenza dei +vescovi. I legati la sanzionarono, sapendo come +caro a Gregorio fosse lo Svevo, per età, per costumi, +per nascimento ed ingegno a quell'onore +non disadatto.</p> + +<p>Però come a Rodolfo, nel letto travagliato da +febbre, Ottone di Nordheim, commissario della +nazione, andò a recarne novella, quegli titubante +rispose:</p> + +<p>—Mercè, conte, dell'onor sommo donde i principi +di Germania m'investono. Io non credetti +mai meritarlo: e perciò lo rinunzio.</p> + +<p>—Lo rinunziate, sire! sclama il Nordheim +stupefatto. Vostra sublimità parlerebbe dunque +da senno?</p> + +<p>—Sì, signore di Nordheim. Nè per avventura +crediate che io m'infinga. Conosco che per conservar +questo scettro v'ha d'uopo della spada e +del sangue civile. Enrico è fiero, ostinato, di +<span class="pagenum"><a id="page131" name="page131"></a>(p. 131)</span> spiriti guerreschi, ed ora a capo di esercito poderoso. +Non si lascerà perciò, a volere di pochi +ed a persuasione del pontefice, balzar così dall'eredità +dei padri suoi, prima di aver tentate le +fortune delle armi e funestato l'impero di sangue. +Io non voglio esser causa di desolazione nel +mio paese. I legati han persuaso fatal consiglio +per ispalleggiare la vendetta di Gregorio. Si preparano +per queste sfortunate contrade giorni +terribili; credetelo, sire di Nordheim. Mandiamo +invece i suoi messi al pontefice, ed invitiamo +Enrico alla pace, noi signori di Lamagna che ne +siamo i custodi.</p> + +<p>—Con la vostra sopportazione, sire, risponde +il Nordheim, non mai. Da molti anni noi conosciamo +la mente di Enrico. Egli non perdona +mai. Ed ora dobbiamo paventarlo più indragato +ancora, perocchè, dal nostro forfare come egli +dice, ebbe ad ingozzare tanto vitupero dal pontefice. +Se dunque ad ogni andare è inevitabile +la guerra civile, si faccia pure, se non con certezza +di vittoria, con speranza che l'onte nostre +saranno pagate, i nostri dritti redenti. Arrendetevi +dunque, o sire, e bandite gli scrupoli.</p> + +<p>—E non conti, fratello, soggiunge Rodolfo +intessendo le mani sul petto e sospirando, non +conti la mutabilità del popolo, l'instabilità della +sorte maligna, e l'invidia, e la fraudolenza dei +signori che fino da ieri mi ebbero compagno e +<span class="pagenum"><a id="page132" name="page132"></a>(p. 132)</span> commilitone e mi amarono, e domani sdegnerebbero +venerarmi come sovrano?</p> + +<p>—Sire, perdonate se oso dirvi che vi apponete. +Nè il popolo, nè i nobili tedeschi tennero mai +lo stile degli Italiani che disvogliono oggi ciò +che ieri desiderarono fino al delirio. Piegatevi, +sire, ed accettate la corona che il popolo di Germania +vi ha profferta.</p> + +<p>—Così vuoi, sire di Nordheim? disse Rodolfo +rassegnandosi dopo un po' di pausa; sia pure +così. Possa io però, in un giorno di sangue, non +rimproverarti questa violenza.</p> + +<p>Ed il dì 15 marzo 1077 accettava lo scettro +senza dritto di successione pei suoi, e con solenne +promessa di vassallaggio alla Chiesa.</p> + +<p>Il 26 lo consacrava a Magonza legittimo re e +difensore del regno dei Franchi, l'arcivescovo +Sigofredo, vicario pontificio in Lamagna.</p> + +<p>Nel tempo stesso si spandeva la voce che Enrico +già riedeva in Germania alla testa di grosso +esercito.</p> + +<p>Infatti questi, dopo aver celebrata la Pasqua +a Verona, per la via che d'Aquileia mena al +Friuli, alla testa di truppa lombarda penetrava +nella Carintia. Poi non appena ebbe messo piede +in Lamagna, comandava brillante esercito a lui +devoto per volontà non per obbligo di feudale +servizio.</p> + +<p>Rodolfo che ogni dì assaporava novelle amarezze +<span class="pagenum"><a id="page133" name="page133"></a>(p. 133)</span> per le città che gli chiudevano sul viso le +porte e gli mandavano ambascerie d'ingiurie, per +le diserzioni che provava nei ranghi dei suoi +partigiani, con soli cinquemila Svevi schivò la +pugna ed entrò in Sassonia. E' lasciò Enrico inoltrarsi +nel paese a dare il guasto, e muovere per +la fedele Augusta dove mille altri cavalli della +città lo raggiungevano. Enrico traversò la Baviera +desolando, e vene a Ratisbona. Quivi il patriarca +d'Aquileia gli condusse novella squadra di Lombardi +che a loro volta, dopo essere stati tante +fiate visitati dai Tedeschi, cercavano a menare +le mani nelle terre di loro. Luogotenente di +quello squadrone era Baccelardo seguito da un +paggio. Egli si presentò al re. Allo scorgerlo, +Enrico aggrotta fieramente le ciglia, non avendolo +più visto dopo la trista avventura di Guiberto. +Baccelardo piega a terra il ginocchio e +sommessamente mormora:</p> + +<p>—Sire, io vengo a mettermi a mercè di vostro +valore.</p> + +<p>—Alla mercè? per che cosa? dimanda Enrico.</p> + +<p>—Sire, soggiunge Baccelardo, per l'appiccagione +dell'arcivescovo di Ravenna, e per avervi +lasciato senza torne licenza.</p> + +<p>—Per Nostra Donna di Goslar! sclama Enrico, +bisogna dire che tu sii veramente uno scomunicato, +che ti imbratti così per gioco le mani +nel sangue degli unti!</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page134" name="page134"></a>(p. 134)</span> —Vi dimando perdono, sire, se oso appormi +che non fu mica per giuoco.</p> + +<p>—E perchè dunque, messere, se Dio ti aiuti?</p> + +<p>—Sire, un uomo che è scomparso dalla faccia +della terra come fuoco fatuo, quasi per testamento +mi aveva confidata una giovane che apparteneva +a nobile famiglia d'Italia, onde l'avessi +protetta e le fossi stato amico e fratello. Nel +metter piede nelle vostre stanze, sire, trovo +questa donna dinoccolata dal lungo dibattersi, +svenuta fra le braccia dell'arcivescovo. Lo sdegno +mi acceca; e cedendo ad un impeto primo +lo assalto, lo ferisco, lo disarmo, lo prostro, e +stringendogli la gola col balteo della mia spada, +non tanto forte veramente, l'appendo al camino. +Indi, per salvarmi dall'ira di vostra possanza, +con la donzella svenuta com'era mi partii. Ecco, +sire, la mia colpa, punitemi se vi piace.</p> + +<p>—Capestro di un arcivescovo! sclama Enrico +ridendo. E la giovane era bella, eh!</p> + +<p>—Sì, sire; ma fosse stata laida come la maga +di Endor, il mio dovere di cavaliere m'imponeva +difenderla da ogni oltraggio, quand'anco non mi +fosse stata affidata a proteggerla.</p> + +<p>—E cosa hai adesso fatto di lei, messere?</p> + +<p>Baccelardo esitò un momento a rispondere, +poi disse:</p> + +<p>—L'ho collocata tra le benedettine di San Sisto +di Piacenza, sire.</p> + +<p>—Sta bene, risponde Enrico; ti perdono l'attentato +<span class="pagenum"><a id="page135" name="page135"></a>(p. 135)</span> sacrilego, perchè nobile fu la cagione +che ti spinse, e perchè niun male da ciò avvenne, +sendo noi arrivati a tempo per salvare quel povero +arcivescovo. Pensa però a meritarti la nostra +grazia ed i nostri favori con quell'ardimento che +suoli, ed a combattere da valoroso nella campagna +che stiamo per aprire.</p> + +<p>—Non chiedo meglio, sire, risponde Baccelardo +inchinandosi, e rientrando negli ordini dei +suoi.</p> + +<p>Le ostilità infatti cominciarono. Alle sponde +del Neckar, più volte Rodolfo gagliardamente armato +chiamò il nemico a giornata, e parzialmente +il re disfidò. Ma il re, che di truppa gli era inferiore, +ogni partito ricusò, e mandò parlamentario +per introdurre pratiche di pace. Enrico e +Rodolfo si abboccarono. E' convennero di una tregua; +e fissarono che i dritti e le ragioni di entrambi +avrebbero esaminati i principi della dieta +che intimavano in riva al Reno. Conchiuso il +trattato, Rodolfo licenziò le sue genti e si ritirò +in Sassonia. Enrico non si mosse. Anzi, ricevuti +i rinforzi, si gittò nella Svevia, e sarebbe penetrato +in Sassonia, se i principi constituitisi mallevadori +della tregua non lo avessero arrestato. +Saputasi l'infrazione dei patti, Rodolfo convoca +a Goslar assemblea di patrizii e di vescovi, ove +i legati del papa scomunicano novellamente Enrico, +e le insegne reali gl'interdicono.</p> + +<p>Enrico non curò gli anatemi. E' corse, a danno +<span class="pagenum"><a id="page136" name="page136"></a>(p. 136)</span> dei nobili e dei prelati avversi, il paese, e la +battaglia andò a presentare al nemico. I due rivali +si scontrarono nelle pianure di Melrichstadt +alle sponde della Strewe. Dubbio e terribile fu +l'urto. Quelli di Enrico finalmente sfondarono e +cacciarono in rotta i partigiani di Rodolfo. I Lombardi +sovra tutti, demonii capitanati da un demonio, +dietro loro lasciavano solco di cadaveri +come vi fosse strisciato il fulmine. Rodolfo tentò +invano ricucire i fuggitivi. Ed e' credeva già perduta +la pugna, allorchè Ottone di Nordheim, +gridando la parola dei Sassoni: San Pietro! San +Pietro! si rovescia sulle genti di Enrico ed a +sua volta le sgomina.</p> + +<p>Rodolfo passò la notte sul campo a celebrare +la vittoria. Ma al domani, 15 agosto, Enrico ricomponeva +le schiere, riprendeva Vurzburg, ed +offeriva novellamente battaglia ai Sassoni che la +schivarono. Il re fece affardellare il bagaglio, +bruciare il resto, e si diresse a gran giornate a +Smalkalda, mentre i suoi guerrieri saccheggiando +il paese celebravano il trionfo cantando. I Sassoni +si attribuirono l'onore di questa vittoria per +essere restati padroni del campo. Ma la loro non +era che illusione, dappoichè avevan perduta tanta +gente che, al domani, non potevano trar profitto +dallo scheltro di truppa malconcia che restava +ancora.</p> + +<p>Questa però non fu che foriera di battaglia +più terribile, quella di Fladenheim. La quale, +<span class="pagenum"><a id="page137" name="page137"></a>(p. 137)</span> ferocemente combattuta da ambo le parti, e da +ambo le parti guadagnata da un'ala perduta da +un'altra, indusse Rodolfo a scrivere al pontefice, +che con lui godesse della vittoria, ed Iddio ne +ringraziasse. Però Gregorio riceveva due messaggi +ad un tempo.</p> + + +<h3><span class="pagenum"><a id="page139" name="page139"></a>(p. 139)</span> IX.</h3> + +<div class="entete"> +<p class="poem20"> +Sur les bancs dorés d'un concile romain<br> +Presida dans Costance un brandon à la main.<br> +De Jean Hus, en priant, signa l'arrêt barbare,<br> +Au front d'un Alexandre égara la tiare.</p> + +<p class="authorsc">Casimir Delavigne.</p> +</div> + +<p>La posizione d'Ildebrando era cangiata dopochè +alla vetta della sua ambizione aveva poggiato. +Gl'Italiani lo schernivano e gli si volgevano contro, +fin nella Toscana sua divota. L'arcivescovo +di Ravenna armava per invadere gli Stati della +contessa Matilde e dentro Roma bloccarlo. Il re +di Polonia, Boleslao l'<i>ardito</i>, da lui consacrato +perchè protestava sottrarsi al dominio di Enrico, +gli assassinava i vescovi a' piè degli altari, noiato +dai loro troppi consigli e pretensioni. Il re di +Francia, burlandosi degli anatemi, persisteva nel +trafficare le investiture ecclesiastiche, e permettere +le mogli al suo clero. Roberto Guiscardo, +malgrado le scomuniche reiterate, addoppiava i +conquisti nel patrimonio della Chiesa; ed il conte +di Capua Giordano abbottinava arredi sacri nel +<span class="pagenum"><a id="page140" name="page140"></a>(p. 140)</span> monistero di Montecassino. Niceforo Botoniate +scacciava dal soglio a Costantinopoli Michele Parapinace, +che si era dichiarato quasi vassallo della +Chiesa di occidente, e mandava tutti gli anni +duecento libre di argento a suffragio dell'anima +sua. Berengario si ostinava nella sua eresia. Guglielmo +il <i>conquistatore</i> faceva il papa in Inghilterra. +Il re di Dalmazia, creato da lui ed a lui +come schiavo dedito, era oppresso dai nemici. +Ed i Sassoni, dai suoi consigli e dalle sue promesse +sedotti e nell'elezione del nuovo monarca +e nella guerra civile indotti, lo insultavano per +aspre lettere. Gregorio protestava non aver comandata +proprio l'elezione di Rodolfo, ma avere +dato instruzione ai suoi legati di solo promuovere +la deposizione di Enrico e la scelta del novello +re. Quella scelta e' riserbava a sè stesso, sia +per aver ligio come cane l'uomo da ungersi; sia per +arrogarsi il dritto di disfare i re e crearli; sia per +mostrarsi alla terra insignito di quest'altro potere, +per godere la gioia di veder le teste coronate, +prostrate innanzi a lui, spazzargli il suolo della +clamide, per consolidare il dritto di feudo che +pretendeva sulla Germania, per mettersi infine +alla testa dell'amministrazione dell'impero e tenere +i Tedeschi, di lui già divoti, umiliati ed +obbedienti come frati da cenobio. Quando udì +dunque i principi non averlo curato, ed esercitato +da sè il dritto che le constituzioni teutoniche +davan loro, prese il broncio e ne concepì +<span class="pagenum"><a id="page141" name="page141"></a>(p. 141)</span> astio e dispetto. Sicchè fermò non procedere, se +non all'estremo, alla sanzione dell'operato a Forcheim, +e quando la somma delle cose ed il volger +fatale della fortuna ve lo avessero spinto.</p> + +<p>I Sassoni compresero i suoi intendimenti. S'incollerirono, +e gli scrissero come a gente tradita +convenivasi.</p> + +<p>Gregorio rispondeva alle acerbe lettere per un +guazzabuglio di luoghi comuni che nulla significava.</p> + +<p>Ed ecco giungergli, primo, il messo di Rodolfo, +che della vittoria di Fladenheim gli riferiva, e +quindi non a guari l'oratore di Enrico che attribuiva +a sè quella vittoria e con maligna compiacenza +ne lo teneva conto per amareggiarlo, +impaurirlo, spiccarlo dal partito di Rodolfo. A +questa novella più precisa, il corruccio di Ildebrando +ogni limite ruppe. Mandò araldi sacri, e +per mezzo di colombi, ordinò ai suoi legati, +sparsi per tutta Europa, di significare ai prelati +cattolici che per la settimana santa avessero +studiato il tempo ed il cammino di trovarsi al +settimo concilio di Roma. In effetti e' vi giunsero.</p> + +<p>E frequente, oltre ogni dire, di vescovi e abati +riuscì il concilio. La contessa Matilde non vi +mancò, perocchè dessa era l'ombra di papa Gregorio. +Si ribadì al solito il chiodo delle investiture +e del celibato, si scomunicarono Guiscardo, +Guiberto, Ugo Candido e Rolando da Siena, nemici +indomabili del papa, sempre fulminati, +<span class="pagenum"><a id="page142" name="page142"></a>(p. 142)</span> prostrati mai. Infine sorsero gli ambasciadori di +Rodolfo che infinite calunnie vomitarono contro +di Enrico, e di tutti i guai di Lamagna lo accagionarono. +Allorchè Gregorio bandì novellamente +spaventevole anatema e profetizzò che in +quell'anno <i>il falso re sarebbe morto!</i> Mandò poscia +a Rodolfo una corona d'oro nel cui cerchio +stava scolpito questo cattivo <i>calembour</i> per epigrafe</p> + +<p class="poem10"> +<i>Petra dedit Petro, Petrus diadema Rodulpho.</i></p> + +<p>Dall'altro canto Enrico convocava prima a Magonza +assemblea di principi e di prelati, dove +si discusse a minuto la condotta di Gregorio, e +colpe molte gli si apposero; poi l'arcivescovo di +Ravenna indisse un sinodo a Brixen nel Tirolo, +come luogo agl'Italiani ed ai Tedeschi più comodo, +da lui stesso preseduto.</p> + +<p>Sul finire di giugno il concilio si aprì. Vi +trassero tutti i vescovi di Lombardia e moltissimi +degli altri Stati d'Italia, tutti prelati partigiani +di Enrico, sì che essi soli avrebbero composta +numerosa curia, tutti i capitani e gli ottimati +dei due eserciti italico e tedesco, quasi tutti i +signori dell'impero che pel re tenevano, ed egli +stesso. Si passò a rassegna con severo scrutinio +la vita di Gregorio. Se ne ponderarono le opere, +se ne interpretò lo spirito, si discussero tutte le +riforme che aveva volute introdurre, si scese alla +<span class="pagenum"><a id="page143" name="page143"></a>(p. 143)</span> sua condotta privata, alle relazioni, ai disegni, +ai gusti, alle passioni, e dopo averlo esaminato +d'ogni lato con acuta penetrazione, con inesorabile +sangue freddo fu giudicato e pubblicato il +decreto che lo deponeva dalla sedia di Pietro.</p> + +<p>Indi proclamarono papa l'arcivescovo di Ravenna. +E mentre Enrico ripassava in Lamagna per +dar l'estremo crollo al suo rivale, Guiberto, ora +Clemente III, sormontava il Brenner, accompagnato +da splendido corteggio di vescovi e di nobili, +scendeva in Italia, si metteva alla testa degli +uomini d'armi, di quaranta vescovi e meglio di +duecento baroni, assaltava le terre toscane e le +correva a guasto, ed a Volta presso Mantova, +avendo sotto la sua condotta lo stesso secondogenito +dell'imperatore Enrico, investiva le numerose +truppe di Matilde e riportava completa vittoria.</p> + +<p>E Gregorio aveva ad un tempo la novella della +sua deposizione, quella dell'elezione di Guiberto, +quella dell'invasione della Toscana, quella della +vittoria di Volta sopra la sua bella penitente, +unitamente ad un'altra, che più di tutte lo spaventò, +da un foglio grazioso del suo amorevole +fratello Guiberto, ora come abbiam detto, Clemente +III.</p> + +<p>Enrico, recatosi a Ratisbona vi congregava una +dieta, dove intervenivano i grandi della sua fazione, +i condottieri dell'esercito, Federico il +<i>bellicoso</i>, conte di Staufen, sire di un castello +<span class="pagenum"><a id="page144" name="page144"></a>(p. 144)</span> sul cucuzzolo più sublime delle Alpi, e Goffredo +di Buglione, quel pio Goffredo</p> + +<p class="poem10"> +<span class="add2em">che nel purpureo ammanto</span><br> +Ha di regio e d'augusto in sè cotanto!</p> + +<p>Goffredo, discendendo da Carlomagno per parte +del padre, e dai re lombardi della madre, sembrava</p> + +<p class="poem10"> +Veramente costui nato all'impero,<br> +Sì del regnar del comandar sa l'arti,<br> +E non minor che duce è cavaliero,<br> +Ma del doppio valor tutte ha le parti:<br> +Nè fra turbe sì grandi uom più guerriero<br> +O più saggio di lui potrei mostrarti.</p> + +<p>Enrico si alzò da sedere, e prendendo il gonfalone +dell'impero, appoggiato al suo soglio, si +trasse presso al giovane duca, e gli disse:</p> + +<p>—Messer Goffredo di Buglione, questo, come +vedi, è lo stendardo dell'impero: te lo affido a +portare nella campagna che siamo per aprire, e +riposo sicuro che, sia che fossimo vinti, sia che +vincessimo, mel renderai incontaminato.</p> + +<p>—Mercè, sire, dell'onor grande che mi fate, +rispose Goffredo, piegando a terra il ginocchio e +stringendo la bandiera; la difenderò per quanto +Iddio mi darà di forza e di vita.</p> + +<p>Allora il re si rivolse a Federico di Staufen e +soggiunse:</p> + +<p>—Signor conte, io ti ho trovato il più prode +nelle armi ed il più fedele in tempo di pace. Io +<span class="pagenum"><a id="page145" name="page145"></a>(p. 145)</span> serbo memoria dei tuoi servizi; e vedete, o baroni, +se coi miei fedeli so essere grato! Prendi, +giovane guerriero, la mia unica figlia in isposa, +perchè conosco che vi amate, e sii conte di Svevia, +paese che i ribelli hanno invaso.</p> + +<p>Federico resta da prima mutolo, non ben sapendo +raccogliere i suoi pensieri, poscia bacia la +mano del re e mormora:</p> + +<p>—Mercè, sire! voi mi avete degnato di guiderdone +che supera ogni mio poco servizio ed +ogni mia speranza.</p> + +<p>Ed Enrico stringendogli la mano, risponde:</p> + +<p>—Va, conte di Svevia, e sii prode come sempre +il fosti.</p> + +<p>Indi consultò coi suoi il piano della guerra; +e dopo averlo fermo, ringrazia tutti della fedeltà +mostrata, li prega di non istancarsi nè mutarsi +per infausto mutar di cose, e scioglie la dieta.</p> + +<p>In ottobre di quell'anno 1080 Enrico aprì la +campagna invadendo la Sassonia con forze poderose, +e disertò il paese. La mattina del 15 ottobre +risolse dare la battaglia. Allogò sull'Elster +le truppe di rincontro al nemico, in luogo non +opportuno al guado, e senza scampo alle spalle. +Ridusse così i suoi a vincere o a morire da eroi.</p> + +<p>Al levarsi del sole, Enrico, scoperto il movimento +dell'oste nemica, ordina le sue genti in +battaglia. I Sassoni, trafelati dal cammino e manchi +d'uomini, affogati tra le male fitte dei paduli +percorsi, secondano il movimento del re, ma pavidi +<span class="pagenum"><a id="page146" name="page146"></a>(p. 146)</span> e scorati; perchè i loro fanti, nerbo dell'esercito, +impediti dalle vie rotte tardavano; i cavalli +stanchi non sentivano più lo sprone. I fanti si stringono +in ordini serrati; i cavalieri smontano da cavallo, +ed a passo di carica vanno a cercare l'antiguardo +nemico. I vescovi intuonano il salmo 82, +<i>Deus quis similis erit tibi!</i> e cantando precedono. +Quando ecco che alle parole: <i>fac illis sicut Madian +et Siræ..... disperierunt, facti sunt ut stercus +terræ</i>; si trovano in faccia al nemico, separatine +solo dalla palude di Grona. Da una parte e dall'altra +si provocano al valico, onde, dando addosso +all'incauto che lo tentava, affogarvelo. Ma +niuno è tanto imprudente. I Sassoni, rialzati di +spirito ed in Dio confidenti, girano la costa e si +presentano alle truppe regie che al varco li attendevano. +La battaglia s'impegna con furore. +Enrico teneva già in pugno la vittoria, quando +alcuni suoi fanti ritrassero dalla mischia il cadavere +di Rapoto, sire di Iunthal, il più ricco principe +di quei tempi, che da Boemia a Roma poteva +pernottar sempre in castelli di suo dominio, +e gridano: fuggite! fuggite!</p> + +<p>Di fatti sopraggiungevano a briglia sciolta i +cavalli del duca di Nordheim, reduce da Goslar, +e questi, sbaragliati gli arcieri che avevan respinto +l'antiguardo sassone, sfondavano un battaglione +di fanti ed invadevano il campo del re. +I Sassoni, certi della vittoria, volevano sbandarsi +a predare. Ottone di Nordheim li contenne, serrò +<span class="pagenum"><a id="page147" name="page147"></a>(p. 147)</span> gli ordini e li fermò con le lance in resta. In +effetti non aveva appena ristabiliti i ranghi dei +suoi, che ecco appare il conte Enrico di Lacha +alla testa di coorti trionfanti, cantando Alleluia! +e Baccelardo, coi Lombardi, che all'altro lato +aveva guadagnata la pugna. Il Nordheim li aspetta +fermo un tratto. Indi dicendo ai suoi: Coraggio, +figliuoli di Sassonia, raccomandatevi ai santi e +seguitemi, perchè nulla costa a Dio con un drappello +fugare un esercito! investe con tale impeto +le truppe nemiche che parte ne rovescia nel fiume, +parte ne vede afferrare l'opposta sponda malconci +e fuggitivi. Però i Lombardi, che venivano +dietro a quelle schiere, gli si serrano allora addosso +e pugna mortale si stabilisce. Non durò +lungamente. Perocchè, mentre gl'Italiani si vedevano +piegare innanzi le lance i cavalli del +Nordheim, irono alle spalle i fanti sassoni che, +da Radolfo riaccozzati, avevano novellamente caricato +Enrico e lo avevano vinto. I Lombardi si +cominciano a ritirare passo a passo, battagliando +sempre, senza nullamente scomporre gli ordini. +Allora si presenta ad Enrico Goffredo di Buglione +e dice:</p> + +<p>—Sire, la battaglia è perduta. Rimetto nelle +vostre mani lo stendardo dell'impero, che niuno +più valorosamente di vostra grandezza saprebbe +difendere, ed io spero nel potente Signore degli +eserciti e nella Beata Vergine di Goslar di dar +qui termine alla guerra.</p> + +<p><span class="pagenum"><a id="page148" name="page148"></a>(p. 148)</span> E sì dicendo, Goffredo volgeva il cavallo per +partire, allorchè il re, comprendendo che il prode +meditava alcuna audace impresa, lo raggiunge e +parla:</p> + +<p>—Andremo insieme.</p> + +<p>E vedendo venir Baccelardo, tutto brutto di +fango e di sangue, senza neppure dimandargli +novella dell'esito della pugna dall'altro lato, soggiunge:</p> + +<p>—Principe Baccelardo, ti affido questo sacro +deposito, eredità di eroi: mel renderai o vi morrai +sotto da valoroso.</p> + +<p>E sì parlando gli gittava in braccio la bandiera +imperiale, e senza attender risposta, sicuro +che ben l'aveva data a custodire, seguì Goffredo. +Questi però, sia che temesse per la vita del re, +sia che fosse geloso dell'opera concepita, nel +passar di galoppo tra un gruppo di baroni tedeschi, +in mezzo ai quali stava Federico di Staufen, +grida loro:</p> + +<p>—Baroni, se vi è caro il nome di fedeli arrestate +il re dal disegno di seguirmi. Si tratta +di morte: fategli violenza.</p> + +<p>E mentre questi accerchiavano Enrico, risoluti +dalle parole e dall'accento del duca di Buglione, +questi attraversava il campo come uno strale e +spariva.</p> + +<p>E già i Sassoni predavano nel campo reale +tende di porpora, ornamenti ecclesiastici, vasellame +d'oro e di argento, moneta, cavalli, vestimenta, +<span class="pagenum"><a id="page149" name="page149"></a>(p. 149)</span> armi d'incomparabile tempra e splendore, +tutte le ricchezze degli arcivescovi di Colonia e +di Treviri, di quattordici vescovi, del duca di +Buglione, del conte di Staufen, di Enrico palatino, +di molti altri cavalieri e baroni, ed in fine +il bottino di Erfurt, e già la pianura echeggiava +dei canti della vittoria; quando ecco l'allegrezza +si muta in subito terrore, e la novella che Rodolfo +spirava giunge.</p> + +<p>Rodolfo in un drappello dei suoi menava ancora +gli ultimi colpi al nemico abbattuto, allorchè +si vede a briglia sciolta rovesciar sopra un +cavaliero che gli grida:</p> + +<p>—A me, duca di Svevia, a Goffredo di Buglione!</p> + +<p>Rodolfo ebbe appena il tempo di volgergli contro +il cavallo e di ricevere da mano degli scudieri +un'asta più salda, che già Goffredo gli si spingeva +contro. Terribile fu l'urto dei due valorosi. +I cavalli si piegano sui garretti, i cavalieri percuotono +dei reni le groppe; e l'asta di Rodolfo +si spezza in mezzo alla rotella di Goffredo, e va +in minute schegge, quella di costui gli colpisce +il cimiero crestato, rompe le gorgiere, manda per +aria l'elmo, scoprendogli la testa, e s'infigge al +suolo. Goffredo traversando di volo, la riprende; +e gli scudieri son presti a darne un'altra al loro +signore Rodolfo, che coprendosi il capo con lo +scudo ricarica il duca. Questa volta l'asta di Rodolfo +piaga alla spalla sinistra il Buglione: questi +<span class="pagenum"><a id="page150" name="page150"></a>(p. 150)</span> lo coglie agl'inguini, la lancia vi si spezza e vi +resta infisso profondamente il moncherino. Nulla +curante della mortale ferita, lo Svevo tira la spada. +Il Buglione gli scarica sopra il capo, difeso dallo +scudo, tal poderoso colpo, che fende in due la +rotella, lambisce di sghembo il vertice del cranio, +e colpitolo all'avambraccio destro glie lo +taglia netto con la mano. Allora Rodolfo, rintronato, +cade di cavallo, e Goffredo, dopo averlo considerato +un momento con occhio malinconico, +sclama:</p> + +<p>—Era un eroe! pace all'anima sua.</p> + +<p>Indi volgendo al cielo gli sguardi ringrazia +Iddio della vittoria, ripone la spada, ed a passo +lento ritorna dove aveva lasciato il re.</p> + +<p>La voce della morte di Rodolfo gitta l'allarme +nel campo dei Sassoni. Corrono i baroni subitamente, +e lo trovano che già boccheggiava. Tentano +invano portargli soccorsi. Lo adagiano sopra +una barella e sel recano al campo sotto il padiglione +di Enrico, nel letto stesso di lui. I vescovi, +ornati di stola, cominciano a recitare i +salmi dei morti. I baroni, col capo dimesso e gli +occhi velati di lagrime, fanno cerchio ginocchioni +al suo feretro. Allora, moribondo, Rodolfo dimanda +vedere la sua mano. Il duca di Nordheim +glie la presenta ed egli:</p> + +<p>—È quella appunto, sclama, con la quale giurai +obbedienza ad Enrico!</p> + +<p>Indi, sentendo vicina la sua fine, solleva alquanto +<span class="pagenum"><a id="page151" name="page151"></a>(p. 151)</span> il capo, tentando riconoscere alcuno, chè +la vista gli si era già velata, e dimanda:</p> + +<p>—Ora di chi è la vittoria?</p> + +<p>—È vostra, sire, risponde il duca di Nordheim +malinconicamente; ma che ci giova la vittoria +se vi dobbiamo perdere, o sire!</p> + +<p>Rodolfo ricade sui guanciali, e con voce intelligibile +appena susurra:</p> + +<p>—Mi rassegno ai voleri di Dio! Non mi grava +la morte celebrata dal trionfo.</p> + +<p>E spira.</p> + +<p>La profezia di Gregorio si era avverata—avvegnachè +non nel senso di lui.</p> + +<p>Rodolfo, dopo una vita di guerriero, ed una +lunga corona di vittorie, era morto da eroe sul +campo di battaglia, e da cristiano, senza mormorare +di alcuno. Ildebrando lo aveva sedotto, +come attestano le sue lettere, e spiccato dal partito +dell'imperatore a cui era stato sempre carissimo. +Il suo corpo fu deposto nel sepolcro dei +re. Nel duomo di Merseburg esiste un'urna magnifica, +e sovra di quella la sua statua di bronzo. +Nel duomo medesimo si conserva e si mostra +ancora la sua destra, il suo scettro, la corona e +la spada.</p> + +<p>I Sassoni fecero gran duolo della morte di lui, +e ricche elemosine si distribuirono ai poveri, alle +chiese ed ai conventi in suffragio dell'anima sua. +Essi lo avevano conosciuto buono, affabile, di +<span class="pagenum"><a id="page152" name="page152"></a>(p. 152)</span> cuore gentile; lo avevano amato qual padre e +salvator della patria, venerato qual prode.</p> + +<p>La battaglia dell'Elster decise del destino dell'impero.</p> + +<p>E Gregorio udiva ad un tempo, della morte +del suo propugnacolo Rodolfo, e che l'imperatore +Enrico, correndo precipitoso in Italia, era alle +Chiuse.</p> + + +<p class="p2 center smcap">Fine del terzo volume.</p> + + +<h2><span class="pagenum"><a id="page153" name="page153"></a>(p. 153)</span> INDICE</h2> + +<div class="toc"> +<p>LIBRO QUINTO.—Il 26 gennaio 1077 +<span class="ralign10">Pag. <a href="#page5">5</a></span></p> +<p>LIBRO SESTO.—Rodolfo di Svevia. +<span class="ralign10">» <a href="#page123">123</a></span></p> +</div> + +<h3>Note</h3> + +<div class="footnote"> +<p><a id="footnote1" name="footnote1"></a> +<b><a href="#footnotetag1">1</a></b>: Si chiamava Wehrgeld una somma di danaro che in +composizione l'uccisore pagava alla famiglia dell'ucciso +per impedire le faide o vendette. Il soldo di argento allora +valeva 46 franchi e 63 centesimi se non erriamo.</p> + +<p><a id="footnote2" name="footnote2"></a> +<b><a href="#footnotetag2">2</a></b>: Il <i>sagibero</i> era una specie di giudice.</p> +</div> + +<h3>Nota di Trascrizione:</h3> + +<p>Sono state effettuate le seguenti correzioni:</p> + +<ul class="none"> +<li>essere la più {belle|bella} castellana d'Italia</li> +<li>ed affidollo ai cortigiani, {affichè|affinchè} lo menassero</li> +<li>sorridendo e mettendosi a {sesedere"|sedere}</li> +<li>sclama {Baccellardo|Baccelardo} ridendo.</li> +<li>Io non ho fretta, ripete {Laidolfo|Laidulfo}</li> +<li>tutti quelli che glielo {avvessero|avessero} prestato</li> +<li>non si {didimenticano|dimenticano} i buoni amici.</li> +<li>{fas|fac} illis sicut Madian et Siræ</li> +</ul> + +<p>La lezione «scheltro» dell'originale è stata conservata.</p> + +<div>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 44355 ***</div> +</body> +</html> |
