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+ Storia delle repubbliche italiane dei secoli di mezzo, v. 12, di J.C.L. Simondo Sismondi
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+<div>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 44169 ***</div>
+
+<div class="titlepage">
+<h1>
+<span class="g">STORIA</span><br />
+<span class="x-small">DELLE</span><br />
+<span class="small">REPUBBLICHE ITALIANE</span><br />
+<span class="xx-small">DEI</span><br />
+<span class="x-small g">SECOLI DI MEZZO</span>
+</h1>
+<p class="small">
+DI
+</p>
+
+<p>
+J. C. L. SIMONDO SISMONDI
+</p>
+
+<p>
+<span class="smcap small">delle Accademie italiana, di Wilna, di Cagliari,<br />
+dei Georgofili, di Ginevra ec.</span>
+</p>
+
+<p class="pad2">
+<i>Traduzione dal francese.</i>
+</p>
+
+<hr class="minor pad2" />
+<p class="large">
+<i>TOMO XII.</i>
+</p>
+<hr class="minor" />
+
+<p class="pad4">
+<span class="g">ITALIA</span><br />
+<span class="small">1819.</span>
+</p>
+</div>
+
+<div class="somm">
+<hr />
+<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p>
+<hr />
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_3"></a>[3]</span>
+</p>
+
+<p class="center">
+<span class="xx-large g">STORIA</span><br /><br />
+DELLE<br /><br />
+<span class="x-large">REPUBBLICHE ITALIANE</span>
+</p>
+
+<hr class="tiny" />
+
+<h2 class="pad2">
+CAPITOLO XCI.
+</h2>
+
+<div class="blockquote">
+<p>
+<i>Considerazioni intorno al carattere ed
+alle rivoluzioni del 15.º secolo.</i>
+</p>
+</div>
+
+<p>
+Nel corso di questa storia abbiamo
+di già due volte invitati i nostri leggitori
+a trattenersi con noi, per dare insieme
+uno sguardo allo spazio trascorso. Dopo
+il 1303 abbiamo procurato di offrir loro
+un prospetto del tredicesimo secolo, e
+dopo il 1402 quello del quattordicesimo.
+Prima di ripigliare la nostra narrazione,
+loro chiederemo d'abbracciare con un
+colpo d'occhio il quindicesimo secolo,
+per formarci un'accurata idea di ciò che
+era l'indipendenza italiana, di ciò che
+era il contratto sociale in tutta la contrada,
+nel momento in cui cominciò la
+terribile lotta che privò l'Italia della sua
+indipendenza, e tutto sovvertì il suo stato
+sociale.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_4"></a>[4]</span>
+Se non abbiamo creduto di scegliere
+il nostro punto di riposo alla precisa
+epoca della fine del tredicesimo e del
+quattordicesimo secolo, abbiamo ancora
+migliore ragione di dispensarcene, rendendo
+conto del quindicesimo; imperciocchè
+poco prima che terminasse questo
+secolo, ci si presenta, nel punto cui
+siamo arrivati, una di quelle importanti
+epoche, che dividono la storia in due periodi
+di carattere assolutamente diverso,
+che chiudono in certo modo le precedenti
+rivoluzioni, e ne cominciano di
+nuove, prodotte da altre cause e dirette
+da altre passioni. Abbiamo fin qui osservato
+i tempi che propriamente appartengono
+all'età di mezzo; entriamo adesso
+nella rivoluzione che fece succedere
+alla sua antica organizzazione quella dei
+moderni tempi, che mescolò nazioni fin
+allora separate, dando loro interessi di
+cui in addietro non avevano pure avuto
+conoscenza.
+</p>
+
+<p>
+Fino alla morte di Lorenzo de' Medici,
+accaduta nel 1492, colla quale abbiamo
+posto fine al precedente volume, la nazione
+italiana dava, se non legge, almeno
+ammaestramenti ed esempi a tutte le altre.
+Ridotta essa sola a civiltà, affastellava il
+rimanente de' popoli europei sotto il
+<span class="pagenum"><a id="Page_5"></a>[5]</span>
+nome di barbari, e loro incuteva rispetto.
+Non aveva steso sopra di loro il suo impero,
+ma non aveva nemmeno subito
+giogo straniero. Alcuni esteri sovrani
+eransi per vero dire seduti sul trono
+di Napoli, ma dopo essere diventati italiani;
+alcune armate oltramontane avevano
+attraversata l'Italia, ma si erano
+prima poste al soldo di qualche sovrano
+della contrada. Il progetto di soggiogare
+l'Italia non erasi ancora formato da verun
+principe venuto a portarvi la guerra;
+giammai i popoli non avevano concepito
+il timore di questa servitù, nè
+avevano potuto sospettarne il pericolo.
+</p>
+
+<p>
+Ma nel 1494 tutti i popoli limitrofi,
+gelosi della prosperità dell'Italia, o avidi
+delle sue spoglie, cominciarono nello
+stesso tempo l'invasione di questo ricco
+paese; armate devastatrici uscirono dalla
+Francia, dalla Svizzera, dalla Spagna,
+dalla Germania, e, per lo spazio di quasi
+mezzo secolo, non diedero verun riposo
+agli sventurati Italiani; portarono il ferro
+ed il fuoco fino sulle cime più rimote degli
+Appennini, e fino alle rive dei due mari;
+la peste e la fame camminavano con loro;
+la miseria, il dolore, la morte penetrarono
+entro i più sontuosi palazzi, e nei
+più abietti abituri; giammai tanti patimenti
+<span class="pagenum"><a id="Page_6"></a>[6]</span>
+avevano oppressa l'umanità, giammai
+tanta parte della popolazione era
+stata distrutta dalla guerra. Diverse cagioni
+mettevano le armi in mano ai combattenti,
+ma i risultamenti della loro guerra
+erano sempre i medesimi. Ogni nuova
+invasione ruinava le fortificazioni dell'Italia,
+distruggeva le sue ricchezze, faceva
+sparire la sua popolazione. I suoi diversi
+governi si dividevano, alleandosi a straniere
+potenze, e prendendo parte alle
+loro liti, mentre dimenticavano la propria
+sorte; essi ancora non si accorgevano
+che la loro esistenza si giuocava a
+gran giuoco, e che venivano promessi
+come premio al vincitore, anche prima
+d'avere conosciuto che l'Italia poteva
+essere soggiogata.
+</p>
+
+<p>
+Si è in sul declinare del quindicesimo
+secolo, che, giunti in certo modo al più
+elevato punto dello spazio che abbiamo
+abbracciato, vediamo l'intera storia dell'Italia
+dividersi ne' diversi suoi periodi.
+I sei primi secoli, che scorsero dopo la
+distruzione dell'impero d'Occidente, apparecchiarono
+colla mescolanza de' popoli
+barbari coi popoli degeneri dell'Italia,
+la nuova nazione che doveva succedere
+ai Romani. Nel dodicesimo secolo questa
+nazione conquistò la libertà, di cui godette
+<span class="pagenum"><a id="Page_7"></a>[7]</span>
+nel dodicesimo e quattordicesimo
+secolo, aggiugnendovi tutti i trionfi della
+virtù, de' talenti, delle arti, della filosofia
+e del gusto, e lasciò che si corrompesse
+nel quindicesimo, perdendo in pari tempo
+l'antico suo vigore. Quasi mezzo secolo
+di spaventosa guerra distrusse allora la
+sua prosperità, la privò de' suoi mezzi
+di difesa, e gli rapì all'ultimo la sua indipendenza.
+Dopo questa guerra, che formerà
+il principale argomento di questi
+ultimi volumi, decorsero quasi tre secoli
+nella servitù, nell'indolenza, nella mollezza,
+nell'obblio.
+</p>
+
+<p>
+Quando una nazione è ad un tempo
+infelice e viziosa, siamo sempre inclinati
+ad attribuire le sue disgrazie ai suoi vizj,
+quando converrebbe il più delle volte
+attribuire i suoi vizj alle sue disgrazie.
+Si direbbe che la compassione è per il
+cuore dell'uomo un sentimento troppo
+penoso, e che avidamente cogliamo tutte
+le ragioni, tutti i pretesti che ci dispensano
+dal compiangere gli altri. È altronde
+indubitato che ognuno si sottrae possibilmente
+dall'applicare a sè medesimo,
+ai suoi compatriotti, al suo paese, l'esempio
+delle grandi calamità pubbliche;
+uom preferisce di non credervisi esposto,
+col persuadersi che non si possano
+<span class="pagenum"><a id="Page_8"></a>[8]</span>
+commettere in verun modo que' falli che
+scorgonsi negli altri; e quando si accusa
+una nazione degenerata, si suppone di
+trovarvi la guarenzia della propria. «Il
+popolo che potè cadere sotto il giogo
+della schiavitù, dicono oggi i vincitori,
+il popolo che la soffre, la merita. Coloro
+che non sonosi sentiti fremere all'avvicinarsi
+dello straniero, coloro che
+non conobbero che, per respingerlo,
+d'uopo era sagrificare i suoi beni, la
+propria vita, e quella de' figli, sono
+fatti per rimanere sotto la sua legge,
+non sono meritevoli di compassione,
+perciocchè una generosa nazione non
+avrebbe subita una così triste sorte.»
+</p>
+
+<p>
+Ma la storia non insegna agli uomini
+tanta confidenza; ci mostra per lo contrario,
+che se le servitù sono necessarie per
+l'esistenza delle nazioni, non bastano però
+a guarentirle; che la più saggia costituzione
+non lascia di essere un'opera
+umana; che come opera dell'uomo in
+sè contiene numerosi semi di ruina; che
+anche in seno alla libertà, alla virtù
+pubblica, al patriottismo, si sono veduti
+manifestarsi gli eccessi dell'ambizione,
+che hanno precipitato una nazione nell'abuso
+delle sue forze, e nell'esaurimento
+che ne è la conseguenza; per ultimo
+<span class="pagenum"><a id="Page_9"></a>[9]</span>
+che noi soli non fabbrichiamo i
+nostri destini, e che le molte cagioni
+che sono a noi straniere, e che indichiamo
+col nome di accidentalità, perchè
+non sono da noi dipendenti, possono
+rendere inutili tutti i nostri sforzi.
+</p>
+
+<p>
+La nazione inglese è forse oggi ciò
+che la nazione italiana era tre secoli fa.
+Ugualmente cercò la libertà prima d'ogni
+altro vantaggio, e questo solo gli diede
+tutti gli altri: nello stesso modo la libertà
+dello spirito gli ha dato l'impero della
+filosofia e delle lettere, come la libertà
+delle azioni gli diede l'impero del commercio
+e dell'opulenza; e così la potenza
+dell'opinione intorno al proprio governo
+gli diede la preeminenza su tutti gli altri,
+e la collocò nel centro della politica europea:
+ma per quante circostanze non
+fu ella l'Inghilterra in sul punto di perdere
+la felicità presente, e di cadere più
+in fondo dell'Italia. Quale sarebbe stata
+la sua sorte, se più lungamente vissuta
+fosse la regina Maria, o se avesse lasciati
+figli di Filippo II? se Elisabetta accettato
+avesse uno de' molti sposi cattolici che
+le si offrirono, se Carlo I non fosse stato
+tanto imprudente, nè così vile Carlo II,
+nè Giacomo II tanto insensato? Quante
+volte non andò debitrice della propria
+<span class="pagenum"><a id="Page_10"></a>[10]</span>
+salute ai venti ed alle burrasche che dissiparono
+le flotte de' nemici, che potevano
+distruggere le sue? Quante volte
+la stravaganza di coloro che cercavano
+la sua ruina non gli fu più salutare che
+la propria prudenza? Quante volte non
+fu soccorsa da un felice destino, allorchè
+la propria salute non era più in
+sua mano?
+</p>
+
+<p>
+Se gli Italiani, suol dirsi soventi, avessero
+formato, in sull'esempio delle altre
+nazioni d'Europa, una sola e robusta
+monarchia, se avessero rinunciato all'insensata
+discordia de' loro piccoli stati,
+se in cambio di consumare le loro forze
+gli uni contro gli altri le avessero tutte
+impiegate al di fuori, sarebbero stati
+più che bastanti a respingere gli stranieri;
+e, coprendosi di gloria nelle battaglie,
+avrebbero assicurata l'interna
+prosperità colla loro indipendenza. Ma
+potrebbesi piuttosto dire: se gli Italiani
+avessero fatto come gli Spagnuoli,
+l'Italia avrebbe subita la sorte della
+Spagna, e questa sorte non è più degna
+d'invidia della loro. Effettivamente,
+nell'epoca in cui ebbero principio le
+guerre crudeli che ridussero in servitù
+l'Italia, la Spagna, per lo innanzi divisa
+in assai più stati, contava ancora cinque
+<span class="pagenum"><a id="Page_11"></a>[11]</span>
+monarchie indipendenti, e costantemente
+nemiche le une delle altre; quella di
+Castiglia, d'Arragona, di Navarra, di
+Portogallo e di Granata. Fu Carlo V il
+primo che riunì quattro di queste cinque
+monarchie, e Carlo V fu il primo che
+soggiogò l'Italia. Questa riunione costò
+agli Spagnuoli la libertà, non trovandosi
+le loro costituzioni abbastanza forti per
+contenere un monarca, che impiegava
+contro i suoi sudditi di un regno quelli
+di un altro. L'agricoltura, le manifatture,
+il commercio furono scacciati dalla Spagna
+dalla violenta amministrazione succeduta
+alle antiche e savie leggi delle cortes. Le
+private fortune vennero distrutte, scomparve
+la sicurezza de' cittadini, e la popolazione
+infinitamente scemò; tutti gli
+oggetti che gli uomini si propongono
+d'ottenere nello stabilimento dell'ordine
+sociale furono per sempre perduti, e
+l'indipendenza della nazione non fu assicurata
+a spese della libertà. Sotto il regno
+di Carlo V tutta Spagna echeggiò di lagnanze,
+perchè Giovanna aveva portato
+ad un sovrano straniero l'eredità dei suoi
+padri, e perchè gli Spagnuoli venivano
+governati dai Fiamminghi. Sotto il regno
+di Filippo II, gli Arragonesi, i Portoghesi,
+i Navarresi ed i Mori di Granata
+<span class="pagenum"><a id="Page_12"></a>[12]</span>
+non si lagnarono con minore amarezza
+del governo de' Castigliani. Gli altri popoli
+dell'Europa potevano risguardare
+e gli uni e gli altri come egualmente
+Spagnuoli; essi, che ubbidivano, risguardavano
+i loro padroni come stranieri; e
+lo erano infatti per i costumi, per le
+leggi, per la lingua, per gli odj ereditarj;
+onde il peso del loro giogo fece scoppiare
+frequenti ribellioni.
+</p>
+
+<p>
+Questa riunione delle monarchie spagnuole
+formò, egli è vero, una potenza
+formidabile agli stranieri, che difese contro
+di loro la penisola. Ma questa fu
+appunto la cagione de' giganteschi progetti
+della casa d'Austria, di quell'abuso
+delle proprie forze ancora maggiore
+delle sue risorse, di quelle spaventose
+guerre e tutte inutili cui prese parte,
+dell'odio che si eccitò contro fa monarchia
+spagnuola in tutta l'Europa, e della
+spaventosa miseria, cui ridusse gli spagnuoli.
+Una smisurata ambizione produce
+all'ultimo smisurati disastri; e mentre la
+Spagna, finchè fu divisa in piccoli stati,
+non aveva mai veduti eserciti stranieri
+violare impunemente i suoi confini, tutte
+le sue capitali furono costrette una dopo
+l'altra di aprire le loro porte alle armate
+francesi ed inglesi nella guerra della successione.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_13"></a>[13]</span>
+Se gl'Italiani avessero formata una sola
+monarchia, chi può dire che non sarebbero
+stati conquistati o conquistatori?
+Pure l'una e l'altra via conduce egualmente
+alla servitù. L'Italia non venne
+soggiogata colle forze di una sola nazione.
+Per lo spazio di più d'un mezzo secolo,
+fu contemporaneamente attaccata e guastata
+dagli Spagnuoli, dai Francesi, dai
+Fiamminghi, dagli Svizzeri, dai Tedeschi,
+dagli Ungari, dai Turchi e dai Barbareschi.
+Veruna interna organizzazione non
+avrebbe potuto renderla eguale di forze
+a tutti questi popoli riuniti a' suoi danni.
+Lungi d'essere alleati, erano questi veramente
+nemici gli uni degli altri; ma il vincitore
+approfittava di tutto il male fatto
+dai vinti. Carlo V e Filippo II furono
+serviti dai Francesi, dagli Svizzeri, e dai
+Musulmani, quanto dai proprj loro sudditi
+Tedeschi e Spagnuoli. Ruinando l'Italia,
+i primi l'avevano renduta più facile
+conquista degli altri, e più impotente
+a scuotere il giogo, quando avesse voluto
+tentarle. Tutti questi popoli vennero a
+combattere nelle campagne d'Italia; ma
+se gl'Italiani avessero cominciato ad essere
+conquistatori, chi sa se le prime loro
+sconfitte non avrebbero tirati loro sulle
+<span class="pagenum"><a id="Page_14"></a>[14]</span>
+braccia que' medesimi nemici, e prodotte
+le stesse divisioni?
+</p>
+
+<p>
+Se gli Italiani non avessero formata
+che una sola monarchia, chi può dire che
+qualche guerra civile non avrebbe aperte
+le sue porte allo straniero? Le guerre
+civili prodotte da una successione contrastata
+sono un flagello inerente alle monarchie
+ereditarie, nè queste sono forse
+meno frequenti, nè meno ruinose, di
+quelle che nascono dalle controverse elezioni
+nelle monarchie elettive. La sola
+Francia ne andò quasi sempre esente,
+perchè la legge salica semplificò la quistione
+del diritto ereditario; ma quante
+guerre civili non ebbero invece luogo
+pel controverso diritto alla reggenza?
+Altronde l'essenziale quistione dell'eredità
+delle femmine era così mal decisa in
+Italia, che appunto per questo titolo gli
+stranieri pretesero d'aver acquistati diritti
+su questo paese. La guerra di Carlo VIII
+nei regno di Napoli, quella di Lodovico
+XII nel ducato di Milano, furono
+intraprese per sostenere i diritti di successione
+in una monarchia. Molti supposero
+questi diritti legittimi e presero le
+armi per difenderli; e supposero di adempire
+ad un loro dovere, aprendo le fortezze
+dello stato alle armate straniere.
+<span class="pagenum"><a id="Page_15"></a>[15]</span>
+In una monarchia s'insegna ai sudditi,
+che la <i>giustizia</i> consiste nel difendere la
+linea legittima dei loro re, e nel riporla
+sul trono con pericolo ancora dell'indipendenza
+nazionale. Se i duchi di Milano
+o i re di Napoli avessero potuto
+nel quindicesimo secolo riunire tutta l'Italia
+sotto la loro sovranità, la quistione
+dei diritti della seconda casa d'Angiò,
+o di quelli di Valentina Visconti non
+sarebbe perciò meno insorta nel sedicesimo
+secolo, ed il partito angiovino, ed
+il partito francese, invece di mostrarsi
+soltanto nel regno di Napoli e nel ducato
+di Milano, avrebbe preso le armi in tutta
+l'Italia per una quistione che avrebbe
+interessati tutti gl'Italiani.
+</p>
+
+<p>
+È nell'essenza delle monarchie il dare
+costantemente diritti sopra di loro agli
+stranieri, siccome sta nell'essenza delle
+repubbliche di non riconoscere verun diritto
+sopra di loro che non parta dallo
+stesso centro della nazione. Nelle monarchie
+che ammettono la successione delle
+femmine non si marita una sola principessa
+di sangue reale, che non possa
+un giorno o l'altro chiamare principi
+stranieri sul trono de' suoi maggiori. Nelle
+altre, in cui la successione viene riservata
+ai soli maschi, il pericolo è minore, e
+<span class="pagenum"><a id="Page_16"></a>[16]</span>
+non comincia che quando un ramo cadetto
+occupa un trono straniero. Così le
+case d'Angiò, di Napoli e d'Ungheria,
+conservarono quasi dugent'anni un diritto
+eventuale alla successione della Francia.
+La casa di Borbone-Navarra ne acquistò
+più tardi uno simile; ma Enrico non
+possedeva il regno di Navarra quando
+ottenne la corona di Francia, onde non
+chiamò i Navarresi a dominare sui Francesi.
+I rami italiano e spagnuolo della
+casa di Borbone hanno ancora presentemente,
+dopo un secolo, eventuali diritti
+alla successione di Francia; e le rinuncie
+di queste due case, rendendo i loro
+diritti dubbiosi, accrescerebbero vieppiù
+i pericoli d'una guerra civile e d'un'invasione
+straniera per farli valere, nel
+caso che si aprisse la successione. Come
+mai adunque lo stabilimento di una sola
+monarchia in Italia avrebbe garantita
+l'indipendenza italiana, mentre le medesime
+guerre, che ridussero l'Italia in
+servitù, altro titolo non ebbero che le
+pretese ereditarie ammesse dal solo regime
+monarchico.
+</p>
+
+<p>
+Non già riunendosi in un solo impero,
+ma piuttosto conservando le sue repubbliche,
+poteva l'Italia sperare di salvare la sua
+indipendenza; qualora queste fossero state
+<span class="pagenum"><a id="Page_17"></a>[17]</span>
+fra di loro unite nello stesso tempo da
+un legame federativo, o da alleanze temporarie
+ma conformi ai loro interessi,
+tali alleanze avrebbero bastato a respingere
+gli stranieri, e non ad attaccarli
+in casa loro; avrebbero preservati gl'Italiani
+dai traviamenti della propria ambizione
+come dagli attacchi dei loro nemici.
+Una repubblica federativa non può
+mai tanto fidarsi dell'unione de' suoi
+membri per diventare conquistatrice;
+ella sfugge a tutti i pretesti di guerra che
+somministrano ai re la domanda della
+dote di una figlia, o quella dell'eredità
+di un avo lontano; e quando è costretta
+a prendere le armi per sua difesa, trova
+mezzi che non avrebbe nel regime monarchico.
+Venezia con una popolazione
+di due milioni e dugento mila anime
+fece rispettare la sua potenza fino alla
+fine del secolo decimo ottavo, assai meglio
+del regno di Napoli con sei milioni
+d'abitanti. Si presentò l'occasione di ristabilire
+la repubblica milanese alla metà
+del quindicesimo secolo, e di unirla a
+quella di Venezia e di Firenze, e fors'anche
+a quella di Genova e della lega
+Svizzera, per la difesa della libertà. Quando
+fu perduto quest'istante, ben si può
+dire che l'Italia fu perduta.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_18"></a>[18]</span>
+Del resto i piccoli stati, tanto in Italia,
+come altrove, in tutto il corso del quindicesimo
+secolo, piegarono sempre ad
+unirsi in più vasti stati. È questa la naturale
+conseguenza di tutte le vicende
+delle guerre, delle rivoluzioni e delle
+eredità. I sovrani della Francia, della
+Spagna e della Germania, aggiugnevano
+tutti gli anni nuovi feudi ai dominj della
+loro corona; sparivano i piccoli principi
+e le città libere; pure ognuna di queste
+nazioni era ben lontana dall'ubbidire ad
+una sola volontà. La casa d'Austria, divisa
+in varj rami, non aveva per anco
+acquistata l'Ungheria e la Boemia; non
+era ancora più potente della casa di Baviera
+o di quella di Sassonia; ed il suo
+ingrandimento nel quindicesimo secolo
+appena era stato proporzionato a quello
+dei duchi di Milano. La Francia ancora
+non contava tra le sue province l'Alsazia,
+la Lorena, la Franca Contea, la Borgogna,
+l'Hainault, la Fiandra e l'Artois.
+Il duca di Bretagna era tuttavia indipendente;
+gli altri feudatarj non erano
+che per metà subordinati all'autorità
+reale; la sola nobiltà era armata, mentre
+il popolo era troppo oppresso per accrescere
+la forza nazionale. Frequenti
+guerre civili avevano occupati ne' loro
+<span class="pagenum"><a id="Page_19"></a>[19]</span>
+paesi i Tedeschi, i Francesi e gli Spagnuoli,
+e niuno in Europa sospettava
+che si trovasse una sproporzione tra le
+forze ed i mezzi di queste varie monarchie
+e le forze ed i mezzi degli stati
+d'Italia: quella forza, formata tutt'ad
+un tratto dal valore e dall'arte militare
+degli oltremontani, non era irreparabile,
+perciocchè essi fecero lungamente la
+guerra coi mercenarj levati nella Svizzera,
+i quali erano egualmente disposti
+a ricevere soldo dagl'Italiani come dai
+Francesi.
+</p>
+
+<p>
+Nulla annunciava all'Italia, nulla preveder
+faceva alle potenze straniere il fine
+della guerra che si accese in sul declinare
+del quindicesimo secolo; onde non
+possono accusarsi gl'Italiani di non avere
+distrutte tutte le antiche loro instituzioni
+per prevenirlo; ma bensì di non avere
+abbastanza saputo usare di queste antiche
+instituzioni, di non avere abbastanza rispettata
+l'indipendenza di ogni stato, e
+la libertà di tutti, e d'avere permesso
+che si spegnesse il patriottismo che gli
+attaccava alla loro città, non all'idea
+astratta della nazione italiana. Dopo avere
+perduti i loro diritti furono meno disposti
+a fare sagrificj per una patria che
+loro prometteva minori beni, e più non
+<span class="pagenum"><a id="Page_20"></a>[20]</span>
+trovarono in sè medesimi quell'energia
+repubblicana che gli avrebbe salvati, se
+qualche cosa poteva salvarli.
+</p>
+
+<p>
+Infatti il vizio essenziale, che nel quindicesimo
+secolo intaccava il corpo sociale
+in Italia, era l'indebolimento dello spirito
+di libertà. L'aristocrazia faceva conquiste
+in seno alle repubbliche, indi il despotismo
+conquistava le medesime repubbliche.
+Le città, gelose della loro sovranità,
+non avevano dato verun diritto rappresentativo
+alle campagne, di modo che
+quando dilatavano il loro territorio, accrescevano
+il numero de' sudditi, non
+quello de' cittadini. Pareva loro che la
+libertà fosse un diritto ereditario nelle
+famiglie, piuttosto che un diritto inerente
+all'uomo; onde poche volte ammettevano
+nuove famiglie a dividere le prerogative
+delle antiche, ed a rimpiazzare quelle
+che naturalmente si spegnevano. La popolazione
+dello stato andava crescendo,
+ed il numero de' cittadini si diminuiva;
+eppure i soli cittadini formavano la sua
+forza, poichè i sudditi di una repubblica
+non le erano più affezionati di quello
+che lo fossero al principe i sudditi di
+una monarchia.
+</p>
+
+<p>
+Se alla fine del quindicesimo secolo
+si fosse fatto un censo di tutti coloro
+<span class="pagenum"><a id="Page_21"></a>[21]</span>
+che avevano parte alla sovranità in tutta
+l'Italia, sarebbesi probabilmente trovato
+che Venezia non contava più di due
+o tre mila cittadini, Genova quattro in
+cinque mila, Firenze, Siena e Lucca
+cinque in sei mila tra tutte; mentre che
+tulle le repubbliche dello stato della
+Chiesa, tutte quelle della Lombardia,
+tutte quelle che precedettero il regno
+di Napoli avevano perduta la loro libertà:
+in tutto appena sedici o diciotto mila
+Italiani godevano pienamente di tutti i
+diritti del cittadino in una popolazione
+di diciotto milioni d'abitanti. Un eguale
+censo ne avrebbe forse dati cent'ottanta
+mila nel quattordicesimo secolo, ed un
+milione ottocento mila nel tredicesimo.
+Questa progressiva diminuzione del numero
+di coloro che avevano veri diritti
+nella loro patria, e ch'erano pronti a
+difenderla con immensi sagrificj, era per
+avventura la principale cagione dell'instabilità
+de' governi italiani e della diminuzione
+delle loro forze. La libertà, che
+da principio era seduta sopra larghissima
+base, omai più non posava che sopra
+la punta di una piramide.
+</p>
+
+<p>
+Rendesi necessaria una più universale
+partecipazione della nazione agli onori
+pubblici per ravvivare l'entusiasmo, animare
+<span class="pagenum"><a id="Page_22"></a>[22]</span>
+il patriottismo, e porre tra le mani
+dei capi dello stato la forza di ogni individuo.
+Non è che in proporzione di
+questa reale o immaginaria partecipazione
+di tutti gli abitanti dello stato alla sovranità,
+che le repubbliche acquistano, con
+un'energia tanto superiore, tanti mezzi
+di attacco o di difesa, quanti non saprebbero
+trovarne le monarchie di uguale
+popolazione e ricchezza. La sovranità di
+una repubblica sopra tutti i suoi cittadini
+è sempre più estesa che non quella
+del più dispotico monarca, per la
+ragione che siamo sempre più padroni
+de' proprj movimenti che di quelli
+di un altro, fosse anche uno schiavo.
+Vero è che ne' tempi di calma il
+principe assoluto può permettersi molti
+atti arbitrarj che sono vietati ad un governo
+libero, ma il superfluo delle forze,
+ch'egli trova allora, gli manca nell'istante
+del bisogno. Allorchè vorrebbe
+riunire tutte le forze individuali verso il
+solo scopo della difesa nazionale, è costretto
+d'impiegare una porzione de' suoi
+sudditi per costringere l'altra, e metà
+delle sue forze si paralizza da sè stessa.
+Un duca di Milano avrebbe veduto ribellarsi
+tutti i suoi stati, se in tempo di
+guerra avesse caricati i suoi sudditi
+<span class="pagenum"><a id="Page_23"></a>[23]</span>
+della metà soltanto delle imposte che i
+Fiorentini s'imponevano da loro medesimi,
+perchè i Milanesi non avevano che
+un mediocre interesse di ubbidire piuttosto
+ad un Visconti o ad uno Sforza,
+che ad un Francese o ad un Tedesco,
+mentre rispetto al Fiorentino trattavasi di
+comandare o di ubbidire. Ma nel tredicesimo
+secolo, quand'ogni città era libera
+e governata popolarmente, sarebbesi
+trovato lo stesso potere di resistenza in
+ogni piccolo cantone della Toscana; circa
+la fine del quindicesimo, quando Pisa,
+Pistoja, Prato, Arezzo, Cortona, Volterra,
+erano soggette alla repubblica fiorentina,
+queste città ed i loro distretti
+non la servivano che come i sudditi servono
+un monarca; gli abitanti misuravano
+i sagrificj coi vantaggi spesso dubbiosi
+che potevano sperare dalla loro
+ubbidienza, e la repubblica poteva dirsi
+felice, se nell'istante del suo maggiore
+pericolo non si ribellavano.
+</p>
+
+<p>
+Nel corso del quindicesimo secolo, Pisa
+fu la sola repubblica di primo ordine
+che cadde sotto il giogo di una repubblica
+rivale. La sua servitù privò tutta
+l'Italia della popolazione, del commercio,
+della navigazione, del valore militare di
+una delle sue più fiorenti città; e questa
+<span class="pagenum"><a id="Page_24"></a>[24]</span>
+conquista, invece di accrescere la potenza
+di Firenze, la diminuì, perchè i Fiorentini
+non seppero, o non vollero far entrare i
+Pisani nella loro repubblica; non pensarono
+invece che ad indebolirli, ad incatenarli
+colle fortezze, a privarli dei mezzi
+di ribellarsi: dopo tale epoca tutte le forze
+destinate alla custodia di Pisa si levarono
+dai Fiorentini con pregiudizio di quelle
+con cui potevano difendersi. Ma se il numero
+de' cittadini liberi non provò quasi
+verun'altra diminuzione, il giogo che
+pesava sulle città suddite venne continuamente
+aggravato dall'insensibile lavoro
+di tutto il secolo. Quelle che volontariamente
+si erano poste sotto la protezione
+di repubbliche più potenti, non
+avevano perciò creduto di perdere la
+loro libertà, avevano solamente contratta
+un'alleanza disuguale, che non alterava
+il loro governo municipale, che
+spesso ancora le aveva liberate da una
+domestica tirannide. Soltanto l'andare
+del tempo toglie a quello che ha poco,
+ed aggiugne all'altro che ha molto; i
+privilegi de' più deboli sono ogni giorno
+meno rispettati, mentre le prerogative del
+più forte si vanno ogni giorno sempre
+più consolidando in conseguenza degli
+abusi che si cambiano in diritti. In tal
+<span class="pagenum"><a id="Page_25"></a>[25]</span>
+maniera la città dominante diventò capitale,
+e suddite le città protette. Questo
+cambiamento si effettuò contemporaneamente
+in tutte le città che i Veneziani
+avevano sottratte ai tiranni della
+Marca Trivigiana, sebbene, mandando
+loro lo stendardo di san Marco, essi dicessero
+di render loro la libertà: si eseguì
+egualmente in tutte quelle che i Fiorentini
+avevano conquistate in Toscana, ed
+in tutte quelle delle due Riviere, che
+ubbidivano ai Genovesi.
+</p>
+
+<p>
+La libertà politica, ossia la partecipazione
+degli uomini alla sovranità, aveva
+diminuito nelle capitali, perchè il numero
+de' cittadini s'andava sempre più
+ristringendo; aveva diminuito nelle città
+suddite, perchè i privilegi di queste città
+erano stati considerabilmente ristretti:
+finalmente aveva diminuito d'intensità,
+se posso così esprimermi, perchè i diritti
+di coloro ch'erano rimasti cittadini
+nelle repubbliche indipendenti, erano stati
+intaccati o circoscritti, e la sovranità del
+popolo più non era rispettata. Mentre
+che la repubblica di Venezia si andava
+sempre più ciecamente assoggettando ad
+una gelosa aristocrazia, la libertà a Firenze,
+a Genova, a Lucca, a Siena,
+era per lo meno esposta a rimanere frequentemente
+<span class="pagenum"><a id="Page_26"></a>[26]</span>
+e lungo tempo sospesa. I
+Fiorentini, nel quindicesimo secolo, lasciarono
+usurpare alla famiglia de' Medici
+un potere di poco inferiore a quello
+dei re in una monarchia temperata. I
+Genovesi precipitarono più volte da frenetici
+la loro repubblica sotto il giogo di
+un principe straniero. Lucca rimase trent'anni
+sotto la tirannide di Pandolfo Petrucci;
+Bologna, che aveva così nobilmente
+figurato tra le repubbliche italiane, s'avvezzò
+poc'a poco al giogo dei Bentivoglio;
+Perugia, che brillò alcun tempo
+con quasi eguale splendore, poichè fu assai
+malmenata dalle fazioni degli Oddi
+e de' Baglioni, abbandonò finalmente agli
+ultimi il sovrano potere; e tutte le città
+dello stato della Chiesa, che pel corso
+di due o tre secoli avevano avuto governo
+repubblicano, perdettero fin l'ombra della
+libertà.
+</p>
+
+<p>
+Dopo essersi lasciati privare dell'esercizio
+dei loro diritti, i popoli conservavano
+tuttavia qualche sentimento d'orgoglio
+nazionale, quando risguardavano
+come opera loro l'autorità cui dovevano
+sottomettersi. In principio del quindicesimo
+secolo, la maggior parte de' principi
+che regnavano nelle città d'Italia erano
+stati innalzati alla sovranità da un partito
+<span class="pagenum"><a id="Page_27"></a>[27]</span>
+formatosi tra i loro concittadini; così
+nominatamente ricevevano la loro autorità
+dal popolo, e, quando ancora non
+mostravano verun riguardo per la sua
+libertà, conservavano per lo meno, e riscaldavano
+in esso l'amore dell'indipendenza
+nazionale. Tutti i diritti esercitati
+da una nazione sono di una natura in
+parte metafisica, e non è facile il definirli
+per le persone di non fino intendimento,
+onde non dobbiamo maravigliarci,
+se vengono spesso confusi gli uni cogli
+altri. Infatti l'indipendenza riceveva dagli
+Italiani il nome di libertà; gli abitanti
+di Ravenna chiamavansi liberi sotto l'autorità
+della casa di Pollenta, perchè non
+ubbidivano nè al papa, nè ai Veneziani;
+i Milanesi dicevansi liberi sotto i Visconti,
+perchè non ricevevano ordini,
+nè dall'imperatore, nè dal papa, nè dal
+re di Francia. La stessa illusione prodotta
+da un nome ancora caro, affezionava
+il popolo alla cosa pubblica, e non poteva
+essere distrutta senza lasciare scopertamente
+vedere che la sola spada dava
+la legge. Ma il quindicesimo secolo distrusse,
+rispetto alla maggior parte dei
+sudditi dei principi, quest'illusione d'indipendenza,
+come distrusse il sentimento
+della libertà per quasi tutti i cittadini
+<span class="pagenum"><a id="Page_28"></a>[28]</span>
+delle repubbliche; e con questo funesto
+cambiamento si privarono i governi del
+loro carattere nazionale, e si rendette
+l'Italia più debole.
+</p>
+
+<p>
+Veramente niun secolo fu più fatale
+alle principesche case d'Italia, nè distrusse
+più dinastie: e questa fatalità andò
+inoltre crescendo negli anni che decorsero,
+dopo l'epoca in cui ci siamo fermati,
+fino al 1500. I primi anni del secolo
+videro perire i Carrara di Padova ed i
+Scaligeri di Verona, videro nello stesso
+tempo scomparire tutti que' soldati avventurieri
+allevati da Giovan Galeazzo
+Visconti, che dopo la di lui morte eransi
+fatti sovrani nella loro città natale, o in
+quelle in cui si trovavano di guarnigione,
+ma che non si poterono lungamente mantenere.
+Le conquiste di un altro soldato
+avventuriere più illustre di tutti loro,
+di Francesco Sforza, furono ancora più
+fatali alle antiche dinastie italiane. Egli
+aveva da principio spogliati molti feudatarj
+della Chiesa nelle guerre cui dovette
+il suo primo stabilimento nella Marca
+d'Ancona, e, quando poi occupò colle
+armi l'eredità di suo suocero e fece succedere
+gli Sforza ai Visconti, privò
+l'intera Lombardia, uno de' più potenti
+ed importanti stati d'Italia, della illusione
+<span class="pagenum"><a id="Page_29"></a>[29]</span>
+della legittimità, che compensava i sudditi
+di quella libertà che avevano perduta.
+Tutti gli abitanti del ducato di Milano
+seppero alla fine che ubbidivano al potere
+della spada, e che, come solo questa
+aveva loro dato un padrone, solo questa
+aveva un eguale diritto di rapirlo loro.
+</p>
+
+<p>
+Un secondo stato monarchico, che
+abbracciava più d'un terzo della popolazione
+di tutta l'Italia, il regno di Napoli,
+aveva ancor esso colla forza delle
+armi mutato padrone alla metà del secolo.
+Il titolo, che Alfonso d'Arragona vantava
+sull'eredità di Giovanna II, pareva a
+lui medesimo così dubbioso, che preferì
+di fondare la propria autorità sul diritto
+di conquista; e considerò pure questa
+conquista come una bastante ragione per
+disporre per testamento del regno di
+Napoli a favore di suo figliuolo naturale,
+Ferdinando, mentre lasciava gli stati che
+possedeva per diritto ereditario a suo fratello
+ed ai figliuoli di questi.
+</p>
+
+<p>
+Per ultimo, nel centro dell'Italia, ambiziosi
+papi, poco scrupolosi, e pei loro
+costumi poco degni di rispetto, rialzarono
+con continuati sforzi la temporale monarchia
+della Chiesa, che in principio
+del quindicesimo secolo trovavasi ridotta
+in estrema debolezza. Ma ossia ch'essi
+<span class="pagenum"><a id="Page_30"></a>[30]</span>
+alienassero di nuovo a favore de' loro figli
+e nipoti i feudi apostolici che andavano
+ricuperando, o pure gl'incorporassero
+alla diretta della Chiesa, essi staccavano
+egualmente i popoli dai loro rispettivi governi,
+sostituendo la propria autorità a
+quella che gli antichi feudatarj avevano nella
+loro patria; e lasciavano in ogni città un
+seme di malcontento, levando ad ognuna
+colla sua piccola corte tutti i proprietarj,
+tutti i ricchi, tutti gli uomini attivi, che
+passavano alla capitale per attaccarsi al
+governo. Per tal modo, mentre l'osservatore
+superficiale risguarda il quindicesimo
+secolo in Italia come poco fertile
+di rivoluzioni, mentre tutti gli storici
+hanno celebrato la sua tranquillità, la
+sua prosperità, in confronto alle terribili
+guerre che vennero in appresso, una più
+accurata disamina fa scoprire in questo
+stesso secolo le prime cagioni di quelle
+guerre e delle funeste loro conseguenze.
+Queste cause furono il rilasciamento del
+nodo sociale dall'una all'altra estremità
+d'Italia, l'indebolimento del patriottismo,
+e la diffusione in ogni luogo dei semi
+del malcontento.
+</p>
+
+<p>
+Ma se l'Italia non fosse in fatti stata ruinata
+nel seguente secolo, mai non sarebbesi
+conosciuto che gli avvenimenti del quindicesimo
+<span class="pagenum"><a id="Page_31"></a>[31]</span>
+secolo dovessero produrre tanta
+rovina. I contemporanei, benchè senza
+dubbio vedessero con dispiacere dimesse
+molte istituzioni cui erano stati affezionati
+i loro padri, non ebbero motivo di
+lagnarsi di straordinarie calamità, e probabilmente
+credettero il loro paese in
+uno stato di crescente prosperità. Quelle
+stesse rivoluzioni, che mutarono il governo
+di quasi tutte le parti dell'Italia,
+svilupparono i più grandi ingegni, ed i
+più grandi caratteri, e spesso ne ricompensarono
+gloriosamente i loro autori.
+Francesco Sforza non riconosceva la sua
+potenza che dai suoi soldati, mentre i
+Visconti avevano ricevuta la loro dal
+popolo; ma lo Sforza era superiore ai
+Visconti per la nobiltà de' sentimenti,
+per i suoi talenti amministrativi, per le
+sue virtù militari. Il re Alfonso era ancor
+esso forestiero nel regno di Napoli, e
+la sua violenta usurpazione poteva appena
+dare fondamento ad un potere legale;
+ma Alfonso era un grand'uomo,
+che succedeva ad una donna debole,
+spregevole, scostumata. Colle sue virtù
+cavalleresche inspirava entusiasmo a tutti
+coloro che l'avvicinavano; era inoltre
+ardente ammiratore dell'antichità, il padre
+de' letterati, il fondatore di tutte le
+<span class="pagenum"><a id="Page_32"></a>[32]</span>
+instituzioni che apportarono splendore a
+Napoli. Niccolò V diminuì la libertà
+de' cittadini romani, e Pio II riunì alla
+santa sede i feudi di molti piccoli principi
+di Romagna, ma tutti e due illustrarono
+la santa sede con tanto amore per le lettere,
+con un sapere, con un'eloquenza,
+con una liberalità, che forse non troverebbersi
+in veruno de' loro predecessori,
+o de' loro successori. Cosimo de' Medici
+scosse la costituzione della sua patria,
+ma così vasti furono i suoi progetti, così
+elevati i suoi pensieri, tanto grande la
+sua magnificenza, che la posterità è tuttavia
+disposta, come i suoi concittadini, a
+chiamarlo il padre della patria. Niun periodo
+fu più ricco di sommi uomini
+quanto il quindicesimo secolo, e lo splendore
+che sfolgoreggia intorno a loro sembra
+riverberare sulle loro famiglie, sulla
+loro patria, su tutti coloro che furono
+subordinati alla loro autorità.
+</p>
+
+<p>
+Il quindicesimo secolo non andò esente
+da guerre: questa calamità, la più terribile
+di quelle cui trovasi esposta l'umana
+generazione, è forse necessaria alle
+società politiche per conservare la loro
+energia; ma nelle guerre del quindicesimo
+secolo si osservò ancora qualche
+rispetto per l'umanità. In questo secolo
+<span class="pagenum"><a id="Page_33"></a>[33]</span>
+la città di Piacenza fu la sola delle grandi
+città d'Italia, che fu esposta agli orrori
+del saccheggio ed all'intera cupidigia
+de' soldati. Veruna campagna venne guastata
+in maniera da distruggere per molti
+anni la speranza dell'agricoltore; i prigionieri
+furono dolcemente trattati, e quasi
+sempre liberati senza taglia dopo essere
+stati spogliati; le battaglie furono poco
+micidiali, e troppo poco senza dubbio,
+poichè talvolta ridussero la guerra a non
+essere che un giuoco tra i soldati mercenarj,
+che reciprocamente sfuggivano
+ogni occasione di nuocersi. Ma niuno
+in allora avrebbe potuto prevedere che
+questi vicendevoli riguardi esporrebbero
+gl'Italiani a vergognose disfatte, quando
+dovessero sostenere l'urto delle altre nazioni.
+Le loro truppe venivano continuamente
+esercitate, le loro armi erano della
+tempra migliore, i loro cavalli della più
+vigorosa razza. Gli uomini d'arme italiani,
+che Francesco Sforza aveva mandati
+a Lodovico XI, erano tornati gloriosi
+dalle guerre civili della Francia,
+ed i Veneziani non eransi trovati inferiori
+ai Tedeschi, quando furono in guerra
+coll'Austria. Un grandissimo numero di
+capitani tutti italiani eransi formati nelle
+due scuole de' Bracceschi e de' Sforzeschi:
+<span class="pagenum"><a id="Page_34"></a>[34]</span>
+eransi tenuti esercitati, e mai non avevano
+deposta l'armatura dopo qualunque
+trattato di pace, perchè prestavano alternativamente
+i loro servigj a tutti gli stati
+che guerreggiavano; infine essi avevano
+applicate allo studio teorico del loro mestiere
+tutte le cognizioni dello spirito più
+illuminato. Non è a dubitarsi che colui,
+il quale avanti la fine del quindicesimo
+secolo avesse predetto agl'Italiani che
+le loro truppe non farebbero testa un
+solo istante alle oltramontane, sarebbesi
+renduto ridicolo; gli sarebbe stato domandato,
+s'egli credeva che i Barbiano, i
+Carmagnola, i due Sforza, i Braccio, i
+Caldera, i due Piccinini, i Coleoni, i Malatesta,
+non avessero lasciati successori,
+e se gli oltramontani avevano un sol
+uomo, che conoscesse al par di loro la
+teoria e la pratica dell'arte della guerra.
+</p>
+
+<p>
+Il tempo de' capi d'opera della lingua
+italiana non era ancora giunto, ma verun
+secolo non provò forse maggiore
+entusiasmo per le lettere quanto il quindicesimo,
+nè si trovò meglio sulla via
+della gloria letteraria. Mentre nel restante
+dell'Europa la nobiltà facevasi un punto
+d'onore di non saper leggere, non eravi
+un principe, non un capitano, non un
+solo de' grandi cittadini d'Italia, che non
+<span class="pagenum"><a id="Page_35"></a>[35]</span>
+fosse stato educato nelle lettere, che non
+istudiasse l'antico con qualche passione, e
+che non si affezionasse alla gloria degli
+eroi degli andati tempi con tanto maggiore
+ardore, quanto più aspirava egli
+stesso alla gloria. I grandi filosofi che di
+quest'epoca ristaurarono tutti i monumenti
+letterarj dell'antichità, i dotti che
+rinnovarono la filosofia platonica, i poeti
+che risvegliarono le muse italiane, furono
+tutti membri de' consiglj de' principi
+o delle repubbliche, ed ottennero
+nel governo della loro patria un'influenza
+cui rare volte c'innalzano le lettere.
+</p>
+
+<p>
+L'ultimo Visconti ed il primo Sforza
+furono egualmente generosi verso i dotti
+che chiamarono alle loro corti. Vi trattennero
+lungamente Francesco Filelfo,
+l'uomo più famoso del secolo per la profonda
+erudizione, per l'infaticabile studio,
+e per il grandissimo numero dei
+suoi discepoli, Cecco Simonetta, segretario
+di Francesco Sforza, suo primo ministro
+e governatore de' suoi figliuoli, era
+ancor esso uomo dottissimo. I consiglj
+d'Alfonso e la corte di Napoli offrivano
+la stessa mescolanza di erudizione e di
+politica. Bartolomeo Fazio, Lorenzo Valla,
+e soprattutti Antonio Beccadelli, più conosciuto
+sotto il nome di <i>Panormita</i> erano
+<span class="pagenum"><a id="Page_36"></a>[36]</span>
+de' più intimi confidenti e de' più abituali
+consiglieri del monarca. La repubblica
+fiorentina aveva contati tra i suoi principali
+segretarj, Coluccio Salutato, Leonardo
+Aretino, e Poggio Bracciolini. Cosimo
+de' Medici contava tra i suoi più
+cari amici Ambrogio Traversari e Marsilio
+Ficino. Niccolò V e Pio II, che
+dallo studio delle lettere erano stati portati
+sul trono pontificio, pareva che tutta
+la sovranità loro consacrar volessero a
+quelle lettere da cui la riconoscevano.
+Flavio Biondo, Platina, Jacopo Ammanati
+ebbero l'intima loro confidenza. Il
+Guarino e Giovan Battista Aurispa ornarono
+le meno potenti corti di Ferrara
+e di Mantova, e ne educarono i principi.
+I Montefeltri ad Urbino, i Malatesta
+a Rimini trasformarono in qualche
+maniera i loro palazzi in accademie.
+</p>
+
+<p>
+Con questa costante emulazione fra
+tanti piccoli stati, con tanti lumi sparsi
+in tutte le province, la letteratura italiana
+fece rapidissimi progressi. Ma se tutta
+la penisola fosse stata riunita in una sola
+monarchia, quest'emulazione sarebbe immediatamente
+cessata. Con una sola capitale
+gl'Italiani non avrebbero formata
+che una sola scuola, i medesimi pregiudizj,
+i medesimi errori, renduti dominanti
+<span class="pagenum"><a id="Page_37"></a>[37]</span>
+dal talento d'un professore, l'intrigo
+d'una cabala o la protezione di
+un padrone, si sarebbero uniformemente
+sparsi in tutte le contrade. Sarebbesi creduto
+di non potere pensare, scrivere,
+parlare puramente la lingua che a Roma,
+per modo d'esempio, come in Francia
+si crede non poterlo fare che a Parigi:
+la poesia italiana vi avrebbe perduta la
+sua originalità e varietà; ed il danno
+sarebbesi principalmente sentito nelle province,
+che più non isperando di riaver
+l'antico lustro, avrebbero cessato di
+contribuire ai progressi dello spirito, ed
+in conseguenza non ne avrebbero più
+risentito il beneficio. Nel quindicesimo
+secolo non v'ebbe capitale d'uno stato
+indipendente, per piccola che si fosse, e
+che non contasse molti uomini distinti,
+non ebbevi città suddita, per grande che
+si fosse, che un solo ne conservasse nel
+suo seno. Pisa, malgrado il suo decadimento,
+era una città assai più ricca,
+più popolata, più ragguardevole di Urbino,
+di Rimini, di Pesaro; ma Pisa,
+una volta fatta suddita dei Fiorentini,
+più non produsse un solo uomo distinto
+nelle cose delle lettere o della politica,
+mentre le piccole corti di Federico di
+Montefeltro in Urbino, di Sigismondo
+<span class="pagenum"><a id="Page_38"></a>[38]</span>
+Malatesta in Rimini, di Alessandro Sforza
+in Pesaro, avevano tutte molti filosofi e
+molti letterati. Ferrara e Mantova non
+avevano maggiore popolazione di Pavia,
+di Parma, di Piacenza; ma nelle prime
+brillavano in tutto il loro splendore le
+arti, la poesia, le scienze, mentre che,
+in tutto lo stato di Milano, la sola Milano
+aveva lo stesso lustro. Il regno di
+Napoli era un esempio ancora più convincente
+della depressione delle province,
+quando una capitale s'innalza a loro spese.
+In questo bel regno, che abbracciava solo
+il terzo della nazione italiana, che più del
+rimanente della penisola era favorito dalla
+natura, e che, non avendo che un solo confine
+ed un solo vicino, la Chiesa, era meno
+esposto ai guasti della guerra che ogni
+altro stato d'Italia, la sola capitale aveva
+partecipato del movimento che nel quindicesimo
+secolo rianimò lo studio delle
+lettere e della filosofia. Malgrado il favore
+d'Alfonso, malgrado la fama dei
+grandi letterati che formarono la di lui
+corte, verun uomo di singolari talenti
+aveva aperto scuola nelle città così numerose
+e così felicemente situate della
+Calabria e della Puglia. Queste province
+appartenevano ancora alla barbarie, e
+fino alla presente età non hanno ancora
+<span class="pagenum"><a id="Page_39"></a>[39]</span>
+sentita tutta l'influenza dell'incivilimento
+europeo.
+</p>
+
+<p>
+I progressi di questo incivilimento avevano,
+dovunque si erano estesi, prodigiosamente
+accresciuti i godimenti della
+vita: gli studj del quindicesimo secolo,
+non erano, gli è vero, rivolti verso le
+scienze naturali, i di cui risultamenti
+sono applicabili all'utilità pratica, ma
+verso l'erudizione e la poesia, che arrecano
+diletto solamente allo spirito. Pure
+da una banda l'abitudine dell'osservazione,
+dall'altra lo studio degli antichi,
+avevano fatte risorgere alcune delle scienze
+che si propongono per loro scopo
+la felicità degli uomini. La legislazione
+aveva fatto de' progressi, la giurisprudenza
+era illuminata, le finanze regolarmente
+amministrate, e l'economia politica, sebbene
+il suo nome non fosse ancora conosciuto,
+non veniva oltraggiata con assurdi
+regolamenti, come lo fu tra le
+mani degli Spagnuoli, poichè l'Italia perdette
+la sua indipendenza. I governi si
+lasciarono spesso strascinare in grandissime
+spese, e talvolta imposero enormi
+contribuzioni ai loro sudditi, ma la loro
+maniera d'imporre le tasse non accresceva
+il danno di pagarle, non soffocava
+il commercio, non opprimeva l'agricoltura.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_40"></a>[40]</span>
+Quanto più un'istoria è circostanziata,
+tanto meglio mette in chiaro, quando è
+veridica, gli errori ed i patimenti degli
+uomini. Forse quella dell'Italia nel quindicesimo
+secolo avrà lasciato nello spirito
+del lettore molto maggior numero di
+sventure e di delitti, che non suole offrirne
+il più delle volle un paese della
+stessa estensione nello stesso spazio di
+tempo. C'inganneremmo non pertanto, credendo
+che di que' tempi gl'Italiani fossero
+più sventurati o più viziosi che i loro
+contemporanei nel rimanente dell'Europa,
+o che lo fossero quanto i loro successori
+nel proprio loro paese. La privata vita
+degl'Italiani in così piccoli stati, quali
+erano quelli che componevano allora l'Italia,
+era tutta visibile, e tutte le disgrazie
+venivano registrate nella storia. Ogni
+individuo trovavasi, per così dire, in
+contatto colla sovranità, e le sue passioni,
+i suoi intrighi, le sue vendette, si associavano
+alle rivoluzioni dello stato, agli
+avvenimenti pubblici. Nelle grandi monarchie,
+in cui i provinciali vivono avviluppati
+in una profonda oscurità, e nei
+piccoli principati moderni, ove lo stato
+medesimo non ha storia, e dove un immenso
+spazio divide ii sovrano dal suddito,
+ognuno soffre in silenzio la parte
+<span class="pagenum"><a id="Page_41"></a>[41]</span>
+sua delle pubbliche calamità, e questa
+parte gli viene inflitta piuttosto per effetto
+delle cattive leggi, che per le violenze
+degli uomini. Le malversazioni dei
+ministri subalterni non richiamano la pubblica
+attenzione; la denegata giustizia,
+gli arresti arbitrarj, ordinati da oscuri
+magistrati, non sono avvenimenti storici;
+i delitti de' privati sono di competenza
+soltanto de' tribunali, e la ruina delle
+famiglie, dell'agricoltura, del commercio,
+dell'industria, viene tutt'al più indicata
+dagli storici complessivamente, senza che
+mai diano risalto alle infortune individuali.
+Per confrontare nel quindicesimo secolo
+i patimenti del popolo francese e dell'italiano,
+sarebbe d'uopo che la storia dei
+primi ci descrivesse colle grandi rivoluzioni
+della monarchia tutte le ingiustizie
+sofferte nello stesso tempo dai borghesi
+di Blois e d'Angers, di Tours e di Bourges,
+e di tutte le altre città del regno;
+che ci narrasse l'innalzamento e la ruina
+delle private famiglie, le segrete gelosie,
+le colpevoli pratiche colle quali i più
+oscuri cittadini si soppiantano gli uni
+gli altri, ed i delitti puniti dai tribunali.
+Ma quando non trovansi nelle province
+nè libertà, nè indipendenza, queste particolarità
+sono senz'interesse, come senza
+<span class="pagenum"><a id="Page_42"></a>[42]</span>
+dignità; sebbene le passioni private esercitino
+tutta la loro forza nell'abitazione
+del più piccolo barone, e nella sfera dei
+poteri dell'ultimo scabino, il loro risultamento
+non ferisce che gl'individui, e
+non si associa in verun modo ai destini
+della nazione: veruna generosa passione
+nobilita agli occhi delle vittime la calamità
+ch'esse soffrono in comune, e la
+storia non degnasi nemmeno di nominare
+due o tre volte per secolo varie grandi
+città, che, se fossero state libere, avrebbero
+tutte somministrati tanti argomenti agli
+studj de' moralisti.
+</p>
+
+<p>
+Per conoscere se una nazione è felice
+o sventurata, se la massa degli individui,
+che la compongono, è partecipe della sua
+prosperità, se la gloria che raccolgono
+i suoi capi è per essa sterile o fruttifera,
+conviene esaminare lo stato de' suoi lavori,
+la sua agricoltura, le manifatture,
+il commercio; conviene formarsi un'idea
+della privata vita di queste diverse classi
+di cittadini; è d'uopo osservare un capo
+di famiglia ne' varj stati della società,
+e vedendolo incamminare in qualche esercizio
+ognuno de' suoi figli, chiedere quali
+speranze di buon successo egli veda
+sul cammino per cui gli addirizza. Giudicando
+l'Italia con queste regole, troveremo
+<span class="pagenum"><a id="Page_43"></a>[43]</span>
+che nel quindicesimo secolo era
+giunta ad un alto grado di prosperità,
+da cui è assai discesa a' nostri giorni;
+e rimarremo convinti che veruna contrada
+d'Europa non poteva in allora sostenere
+il confronto dell'Italia.
+</p>
+
+<p>
+Sotto il rapporto dell'agricoltura l'Italia
+era in allora come adesso coltivata
+da gastaldi, che facevano tutti i lavori
+e tutte le anticipazioni, ritenendo in
+compenso la metà de' raccolti. Così mentre
+nel rimanente dell'Europa i contadini
+erano tuttavia attaccati alla gleba, o per
+lo meno sottomessi alle usanze del <i>gius
+villico</i> ed all'oppressione dei loro padroni,
+quelli dell'Italia erano liberi, erano
+uguali ai cittadini rispetto ai diritti civili,
+non dipendevano dai capricci di un padrone,
+non ricevevano da lui salario, e, sebbene
+non fossero proprietarj, essi non ricevevano
+il loro sostentamento che dalle terre
+e dal loro lavoro. La fertile Lombardia era,
+come al presente, industriosamente livellata,
+la coltivazione del grano di Turchia, e
+quella de' fieni vi avevano introdotte vantaggiose
+successive raccolte; le acque
+erano state industriosamente, per mezzo
+di canali fatti con grandissime spese,
+ripartite sopra la campagna, e questo
+sistema d'irrigazione, che la copre tutta
+<span class="pagenum"><a id="Page_44"></a>[44]</span>
+intiera a foggia di rete, era stato condotto
+a perfezione da Lodovico il Moro,
+che diede il proprio nome ad alcune
+delle opere idrauliche fatte a sue spese. Le
+colline della Toscana erano, come nell'età
+nostra, coperte d'uliveti e di viti;
+e perchè le acque non si strascinassero
+dietro la terra vegetale, questa veniva sostenuta
+con diversi piani di muri senza
+cemento nelle vicinanze di Firenze, e nei
+contorni di Lucca con terrapieni di zolle.
+</p>
+
+<p>
+Gli storici contemporanei non si presero
+cura di dipingere l'aspetto del paese,
+ed è il più delle volte dietro le descrizioni
+delle battaglie, e per gli accidenti
+d'un accampamento d'armata, che ci è
+dato di conoscere quale fosse lo stato
+dell'agricoltura, o la sorte de' contadini
+ne' tempi da noi lontani. Ma se queste
+circostanze staccate non ci lasciano punto
+dubitare che l'Italia non presentasse lo
+stesso aspetto dell'età presente nelle province
+che conservarono la loro prosperità,
+ci fanno altresì vedere che la campagna
+era coperta di villaggi e di agricoltori
+ancora nelle province, che adesso
+sono scambiate in deserti. La desolazione
+si è stesa sopra una ragguardevole ed
+altre volte fertilissima estensione dell'Italia,
+dalle rive del Serchio fino a quelle
+<span class="pagenum"><a id="Page_45"></a>[45]</span>
+del Volturno. Vero è che le ricche campagne
+di Pisa furono ruinate dalle inondazioni
+e rendute, dal quindicesimo secolo
+in poi, insalubri dalle acque stagnanti,
+e in appresso dalla negligenza o
+dalla gelosia de' Fiorentini; ma potenti
+borgate animavano ancora tutto il littorale,
+oggi affatto deserto, da Livorno
+fino all'Ombrone. Possiamo formarci un'idea
+della numerosa popolazione dello
+stato di Siena e della sua Maremma
+dalla quantità dei villaggi che il marchese
+di Marignano vi fece spianare nel susseguente
+secolo, facendo passare a fil di
+spada tutti gli abitanti. Le guerre dei
+baroni, feudatarj della Chiesa, mostrano
+che la campagna di Roma aveva pure
+una numerosa popolazione, possedendovi
+i soli Colonna, nel quindicesimo secolo,
+maggior numero di popolosi villaggi,
+che tutta questa provincia non conta
+adesso case d'affittajuoli. Non può negarsi
+che tutta la provincia marittima,
+ossia la Maremma, come chiamasi ancora
+presentemente, non fosse riputata
+malsana, ma non quanto al presente.
+Flavio Biondo, facendone la descrizione
+sotto il pontificato di Niccolò V, si accontenta
+di dire, che nell'età sua più
+non era così fiorente come ai tempi dei
+<span class="pagenum"><a id="Page_46"></a>[46]</span>
+Romani, e quando parla di Ostia, dice
+che questa città mai non godette di un
+clima troppo salubre, perchè esposta in
+riva al mare<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>; ma se avesse dovuto
+parlare del presente suo stato, avrebbe
+a stento trovate espressioni per dipingere
+la spaventosa desolazione del paese e gli
+effetti dell'aere pestilenziale che vi si
+respira.
+</p>
+
+<p>
+Nel quindicesimo secolo i contadini
+italiani distinguevansi da quelli de' nostri
+in ciò, che, invece di abitare in mezzo
+ai loro campi, ove tenevano per altro
+una casa rustica, alloggiavano quasi tutti
+in terre murate; di là recavansi ogni mattina
+ai loro lavori, e, quando la loro
+sicurezza era minacciata da nemica invasione,
+conducevano entro la borgata
+i loro bestiami e gli attrezzi inservienti
+all'agricoltura, ed i loro raccolti. Gli storici,
+parlando di molte imprevedute invasioni,
+<span class="pagenum"><a id="Page_47"></a>[47]</span>
+aggiungono spesso che i contadini non
+avevano avuto tempo di condurre nei
+luoghi murati le loro bestie e le loro
+famiglie; lo che mostra, che, in tempi
+tranquilli, solevano tenerli alla campagna.
+</p>
+
+<p>
+La riunione de' contadini nelle borgate
+riusciva, non v'ha dubbio, perniciosa
+all'agricoltura, e scemava i prodotti che
+la loro famiglia poteva cavare da un
+terreno fertile. Ma quando si esaminano
+queste borgate, che sono presentemente
+quasi tutte spopolate, si trovano nelle
+loro case, abbandonate da più secoli,
+indizj dell'opulenza di coloro che
+le abitavano. In generale queste case
+sono vaste e comode, aggiungono l'eleganza
+alla solidità, e danno a conoscere
+che i contadini italiani, nel quindicesimo
+secolo, erano assai meglio alloggiati che
+non lo sono al presente i borghesi di
+una mediocre fortuna ne' più prosperi
+paesi dell'Europa.
+</p>
+
+<p>
+Inoltre questa riunione di contadini
+in villaggi fortificati, che chiamavano
+castelli, attribuiva loro un'importanza e
+diritti politici, di cui non avrebbero potuto
+godere rimanendo isolati. Erano essi
+incaricati della difesa della patria, ed il
+governo perciò aveva loro affidate armi,
+un tesoro pubblico ed un'amministrazione
+<span class="pagenum"><a id="Page_48"></a>[48]</span>
+diretta da magistrati scelti
+coi loro suffragi. Gli aveva in tal modo
+posti in istato di difendersi contro un
+nemico straniero, ma nello stesso tempo
+aveva loro dati mezzi di respingere ogni
+oppressiva operazione d'ogni altro corpo
+dello stato.
+</p>
+
+<p>
+Tale era la sorte di questa metà della
+nazione italiana, che col suo lavoro faceva
+nascere tutti i frutti della terra.
+Se si paragona a quella de' contadini
+della Francia, dell'Inghilterra, della Spagna,
+della Germania alla stessa epoca,
+si troverà senza dubbio infinitamente
+più felice. I padri di famiglia erano
+esenti da qualunque schiavitù e da ogni
+vassallaggio domestico. Non erano inquieti
+rispetto alle condizioni del loro
+affitto che mantenevasi sempre eguale di
+generazione in generazione, nè intorno
+al pagamento delle contribuzioni, che
+spettava soltanto al proprietario del feudo,
+nè intorno al pagamento dell'affitto delle
+terre, che si eseguiva in natura. Potevano
+senza timore allevare i loro figliuoli,
+sapendo che il lavoro somministrerebbe
+loro un abbondante sostentamento;
+e se la loro famiglia diventava più numerosa
+che non richiedeva il perfezionamento
+del loro podere, trovavano sempre
+<span class="pagenum"><a id="Page_49"></a>[49]</span>
+per quest'eccesso di popolazione un
+impiego nell'armata, nel clero, nelle
+professioni meccaniche della città.
+</p>
+
+<p>
+Tutti coloro che lavoravano i campi
+vivevano colla metà dei frutti della terra;
+onde si può supporre che formassero
+per lo meno la metà della nazione<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>.
+La parte del raccolto, che i gastaldi
+davano in natura ai loro padroni, veniva
+consumata nelle città, e vi manteneva
+un'altra metà della nazione. Ma la condizione
+di questa seconda parte del popolo
+era ben diversa da quella che lo
+è presentemente; invece di languire nell'ozio
+<span class="pagenum"><a id="Page_50"></a>[50]</span>
+per mancanza di lavoro, o per
+non avere conservata l'abitudine e l'abilità
+di lavorare, questa classe produceva
+valori commerciali con non minore attività
+di quella che avesse la prima nel produrre
+valori agricoli. L'Italia era tuttavia il
+più ricco paese dell'Europa in manifatture;
+le sete, ch'ella somministrava in tanta
+abbondanza, le lane, il lino, la canape,
+le pelli, i metalli, l'allume, lo zolfo,
+il bitume, tutti i prodotti bruti della
+terra, che dovevano essere modificati
+dall'industria, lavoravansi in Italia e
+da mani italiane, prima di essere rilasciati
+all'interno o all'esterno consumo.
+Ma le materie prime somministrate dall'Italia
+non bastavano alle sue manifatture;
+era una delle più importanti operazioni
+del suo commercio l'importarne
+altre dagli scali del mar Nero, dell'Affrica,
+della Spagna e dei paesi del Nord, e
+in quelle medesime terre tornarle a distribuire
+in appresso, dopo che il lavoro
+italiano ne aveva accresciuto il prezzo.
+Questo lavoro era costantemente ricercato;
+quando il povero recava le sue
+braccia sul mercato, era sicuro di trovarvi
+imprenditori disposti a farlo lavorare,
+ed a ricompensarlo in proporzione
+della sua abilità.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_51"></a>[51]</span>
+</p>
+
+<p>
+Non devesi per altro confondere l'ingegno
+degli artefici col lavoro meccanico
+degli operaj; ma tutte le arti erano
+pure una lucrativa carriera, ed ancora
+riguardandole dal lato dell'economia politica,
+non dobbiamo scordare che quello
+stesso paese che aveva maggior numero
+di cartolaj e le più attive tipografie,
+possedeva ancora la maggior parte di
+que' dotti, i di cui libri diventavano un
+oggetto di commercio per tutta l'Europa;
+che a poca distanza dalle cave del
+marmo statuario<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a> di Carrara, e dalle
+fonderie delle Maremme, trovavansi gli
+studj degli statuarj Donatelli e Ghiberti,
+e la maravigliosa cupola di santa Maria
+Reparata a Firenze, innalzata dal Brunelleschi:
+e che a canto agli operaj
+che fabbricavano le tele, i pennelli ed
+i colori, vedevansi sorgere il Masaccio,
+il Ghirlandajo e tutti i fondatori delle
+scuole di pittura<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a>. Così prosperavano
+simultaneamente tutti i lavori, da quello
+<span class="pagenum"><a id="Page_52"></a>[52]</span>
+del tessitore, condannato ad un'operazione
+sempre uniforme, fino a quello
+dell'artefice destinato a formare la gloria
+del suo paese. In tale stato di cose quel
+padre di famiglia che altra eredità non
+lasciava a' suoi figliuoli che sanità, attività
+e coraggio di tutto intraprendere,
+lo abbandonava in sul cammino della
+vita senza timore.
+</p>
+
+<p>
+Il commercio italiano aspettava, ed
+anticipatamente pagava tutti questi prodotti
+dell'industria nazionale, per distribuirli
+in seguito tra le diverse popolazioni
+del mondo. Ancora non era venuto
+quel tempo, in cui principi, gelosi
+dell'indipendenza di tali uomini, che
+potevano facilmente sottrarre le loro sostanze
+alla tirannide, armarono il disprezzo
+contro l'attività e l'industria mercantile.
+Gli oltremontani non avevano
+peranco insegnato agli Italiani, che il
+commercio faceva torto alla nobiltà; e
+le più illustri famiglie di Firenze, di
+Venezia, di Genova, di Lucca e di Bologna,
+davano contemporaneamente capi
+alle case mercantili, cardinali alla Chiesa
+e gran priori all'ordine di Malta. Mentre
+che i più riputati uomini della nazione
+arrecavano col loro esempio maggior
+lustro al lavoro, che insegnavano a
+<span class="pagenum"><a id="Page_53"></a>[53]</span>
+risguardare l'ozio come un vizio, come
+un disonore, come un delitto contro la
+società, essi medesimi, applicandosi ad
+un commercio che abbracciava la metà
+del mondo allora conosciuto, acquistavano
+l'accortezza di esperti mercanti,
+le cognizioni positive dei legislatori, ed
+avevano opportunità di studiare i principj
+della prosperità pubblica, che dovevano
+prendere di mira nella loro amministrazione.
+Altronde i commercianti, che formavano
+un così distinto ordine della società,
+accostumavansi a trafficare con maggiore
+lealtà, con modi più liberali, con più
+svariate cognizioni. La mente, applicata
+a vicenda ora ai pubblici, ora ai privati
+affari, andava acquistando maggiore
+pieghevolezza, e meglio soddisfaceva all'una
+ed all'altra incumbenza.
+</p>
+
+<p>
+La quantità del lavoro che può fare
+una nazione, la sussistenza che si può
+procacciare, e la popolazione che può nutrire
+si misurano sempre sulla quantità
+dei capitali di cui può disporre. Ora il
+capitale produttivo che apparteneva agli
+Italiani nel quindicesimo secolo pareggiava
+forse quello di tutte le altre nazioni
+d'Europa assieme unite, e questo
+capitale, affidato a mani economiche ed
+industriose, non giaceva mai ozioso. Oggi
+<span class="pagenum"><a id="Page_54"></a>[54]</span>
+l'entrata annuale dell'Italia consiste quasi
+unicamente nella metà dei prodotti del
+suolo, che i gastaldi danno in natura ai
+proprietarj, e che questi, da sè medesimi,
+o col mezzo de' loro diversi salariati,
+consumano nell'ozio<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a>. Nel quindicesimo
+secolo eranvi tra i proprietarj delle
+terre molti commercianti che aggiugnevano
+ogni anno ai loro capitali produttivi
+la parte, molte volte considerabilissima,
+de' prodotti de' loro poderi, che
+non consumavano oziosamente. In tal
+maniera andavano di continuo impinguendo
+i capitali, il di cui prodotto superava
+forse d'assai quello delle terre. Una
+più numerosa popolazione poteva adunque
+vivere sullo stesso suolo e più agiatamente.
+Mentre oggi una non piccola
+parte delle sete, degli olj d'Italia, ed
+ancora dei grani, si cambiano con oggetti
+di lusso, allora quasi i soli oggetti
+di lusso, che esportavansi dall'Italia, cambiavansi
+in grani che s'importavano dall'estero.
+Verun argine vincolava le speculazioni
+<span class="pagenum"><a id="Page_55"></a>[55]</span>
+del mercante, che vedeva sempre
+crescere il fondo destinato alle sue intraprese;
+il povero trovava la ricchezza
+nel suo lavoro, il ricco era sicuro di
+accrescere le sue sostanze con un'incessante
+attività; e l'uno e l'altro potevano
+vedere l'accrescimento della loro famiglia
+senza temere la miseria.
+</p>
+
+<p>
+Nell'istante in cui l'Italia usciva dalla
+barbarie abbiamo fatto osservare la gloriosa
+maniera con cui presentavasi in
+sul sentiero delle lettere e delle arti.
+Ma nel quindicesimo secolo la storia
+delle lettere e delle arti non è meno
+importante che la storia della politica;
+conviene adunque abbandonarla a coloro
+che la trattarono di proposito. In altra
+opera presentai un breve prospetto della
+letteratura italiana, mentre che una
+compiuta storia di questa stessa letteratura
+si andava pubblicando da uno
+de' più illustri scrittori della Francia<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>.
+Molti altri hanno descritti i maravigliosi
+progressi dell'architettura, della scultura,
+della pittura, delle quali non potrebbesi
+<span class="pagenum"><a id="Page_56"></a>[56]</span>
+qui parlare degnamente con
+poche parole, nè trattare a fondo senza
+uscire dall'unità d'un soggetto storico. Non
+sarà adunque che come un nuovo argomento
+di quella prosperità, di quel
+sentimento di riposo e di felicità sparso
+in tutta la nazione nel quindicesimo
+secolo, ch'io ricorderò i rapidi progressi
+delle arti. Senza dubbio quando
+si videro giunte all'apice della perfezione,
+quando uomini come Michelangelo,
+Raffaello, Tiziano, ebbero pubblicati
+i loro capi d'opera, le arti si sostennero
+in tutto il sedicesimo secolo, e di maravigliosa
+luce folgoreggiarono in mezzo
+alle più terribili calamità. Le disgrazie
+non offendono sempre il genio; ma sibbene
+è necessario uno stato di sicurezza
+e di godimento della vita, per accendere
+la prima volta la di lui fiaccola. D'uopo
+è che una nazione osservi il presente
+con confidenza, e l'avvenire senza timore,
+per aggiungere ai fuggiaschi piaceri
+dell'opulenza l'immortale pompa
+delle belle arti.
+</p>
+
+<p>
+I monumenti, onde si coprì l'Italia nel
+quindicesimo secolo, non dinotano solamente
+che un delicato sentimento del
+bello diresse lo scalpello, il pennello e
+la squadra de' più illustri scultori, pittori,
+<span class="pagenum"><a id="Page_57"></a>[57]</span>
+ed architetti; ma il tutt'insieme di
+questi monumenti ci fa vedere una nazione
+piena di fiducia nelle proprie forze,
+di speranze pel suo avvenire, di
+soddisfaccimento per gli ottenuti successi.
+I suoi templi superano infinitamente
+in magnificenza ed in solidità tutti i più
+celebri della Grecia; i palazzi de' suoi
+cittadini, per estensione e per colossale spessezza
+di muraglie, vincono quelli degli
+imperatori romani; ed anche alle semplici
+case non manca un carattere di forza,
+di agiatezza, di comodità<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a>. Quando
+oggi si attraversano molte città dell'Italia
+quasi deserte, e tanto decadute dall'antica
+loro opulenza, quando entrasi nei
+templi che nemmeno la folla delle grandi
+solennità può riempire, quando si osservano
+que' palazzi, i di cui proprietarj
+occupano appena la decima parte,
+quando si riflette alle spezzate sculture
+di quelle finestre fatte con tanta eleganza,
+all'erba che germoglia presso le
+mura, al silenzio che regna in quelle
+vaste abitazioni, alla povertà degli abitanti,
+<span class="pagenum"><a id="Page_58"></a>[58]</span>
+al lento camminare, all'aria disoccupata
+di tutti coloro che attraversano
+le strade, ai mendicanti che ti pajono
+formar soli la metà della popolazione;
+ben si sente che tali città furono fabbricate
+per un popolo diverso da quello
+onde sono presentemente abitate, che
+furono il prodotto dell'attività, e sono ora
+l'eredità della scioperatezza; che appartennero
+all'opulenza, cui tenne dietro
+la miseria; che sono l'opera d'un gran
+popolo, e che questo gran popolo più
+non esiste.
+</p>
+
+<p>
+Il lusso dei re può talvolta creare
+una magnifica capitale, ancora quando
+la loro nazione è tuttavia miserabile e
+mezzo barbara, e che punto non desidera
+di privarsi di porzione del suo
+necessario per circondarsi d'una pompa
+di cui ella non gode. Lodovico XIV e
+non la Francia, Federico e non la
+Prussia, Pietro e Catarina e non la
+Russia, si vedono ne' palazzi di Parigi,
+di Berlino, di Pietroburgo; perciò le
+lontane province all'epoca che s'innalzavano
+quegli edificj erano tanto più miserabili,
+quanto più sontuose diventavano
+le capitali. Ma spontanee sono la ricchezza
+e l'eleganza dell'architettura italiana;
+in villa come in città conservano
+<span class="pagenum"><a id="Page_59"></a>[59]</span>
+lo stesso carattere, in ogni luogo sono superiori
+alla condizione de' presenti proprietarj;
+ovunque si vedono abitazioni più vaste, più
+agiate che quelle che la medesima classe
+della società occupa ne' paesi oggi riputati
+i più prosperi. Le non conosciute
+borgate di Uzzano, di Buggiano, di
+Montecatino, poste in sul pendìo delle colline
+di Val di Nievole, se fossero trasportate
+tutte intiere in mezzo alle più
+antiche città della Francia, di Troyes,
+di Sens, di Bourges, ne formerebbero i
+più bei quartieri; i loro templi sarebbero
+fatti per recare ornamento alle più
+grandi città. Quando c'interniamo nelle
+valli degli Appennini, lontane dalle
+men frequentate strade, da ogni commercio,
+e sto per dire da ogni viaggiatore,
+vi si trovano ancora dei villaggi,
+ove dal quindicesimo secolo in
+poi non si fabbricò veruna casa, ove
+verun'antica casa venne ristaurata; tali
+sono Pontito, la Schiappa o Vellano;
+oppure sono unicamente formati di case
+di pietra a cemento, a più piani, e d'una
+non inelegante architettura.
+</p>
+
+<p>
+In quasi tutta l'Italia, l'agricoltura, le
+strade, la forma data al terreno dalla mano
+degli uomini, l'architettura delle città e
+quelle dei villaggi, conservano monumenti
+<span class="pagenum"><a id="Page_60"></a>[60]</span>
+dell'antica opulenza, d'una prosperità
+comune a tutte le classi, d'una attività
+di spirito, d'uno zelo intraprendente
+ch'erano l'effetto, e di nuovo diventavano
+la causa della nazionale felicità.
+Quest'opulenza, malgrado tutte le rivoluzioni
+di cui abbiamo parlato, mantenevasi
+ancora in sul declinare del quindicesimo
+secolo. Solo ci resta a vedere
+per quale concatenamento di calamità
+venne distrutta, da quali impedimenti
+fu oppresso lo spirito della nazione;
+sicchè ancora dopo la cessazione delle
+guerre e di tutti i flagelli, che si succedettero
+pel corso d'un mezzo secolo,
+dopo il ritorno della tranquillità, dopo
+il godimento d'una lunga pace invidiata
+dalle altre nazioni europee, più l'Italia
+ricuperare non potesse un'ombra soltanto
+dell'antica sua felicità.
+</p>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_61"></a>[61]</span>
+</p>
+
+<h2>
+CAPITOLO XCII.
+</h2>
+
+<div class="blockquote">
+<p>
+<i>Elezione di Alessandro VI. — Progetto
+di riforma di Girolamo Savonarola;
+vanità di Piero de' Medici, nuovo capo
+della repubblica fiorentina. — Lodovico
+Sforza eccita Carlo VIII a far valere
+i suoi diritti sul regno di Napoli; fermento
+di tutta l'Italia. — Ferdinando I
+muore prima d'essere attaccato.</i>
+</p>
+
+<p class="center">
+1492 = 1494.
+</p>
+</div>
+
+<p>
+Le opinioni religiose e la politica
+concorrevano in Italia a collocare il papa
+alla testa degli stati indipendenti, ne' quali
+era divisa questa penisola. Fu principalmente
+nel corso del quindicesimo secolo
+che i papi innalzarono la loro monarchia
+temporale, riducendo la città di
+Roma a non avere che un governo municipale,
+e sostituendo la propria autorità
+a quella del senato e della repubblica,
+talchè dopo la congiura di Stefano Porcari
+avevano aboliti gli ultimi avanzi
+della romana libertà. Nelle vicine province
+i papi avevano lavorato con ardore
+a rendersi ubbidiente la nobiltà
+feudataria; e la violenza con cui furono
+<span class="pagenum"><a id="Page_62"></a>[62]</span>
+perseguitate le due più potenti case,
+quella dei Colonna da Sisto IV, e quella
+degli Orsini da Innocenzo VIII, in principio
+del suo pontificato, le aveva molto
+indebolite. Quasi tutti i piccoli principi
+e quasi tutte le città libere, poste tra
+Roma, gli stati di Firenze e quelli di Venezia,
+erano state costrette a riconoscere
+la suprema autorità della santa sede. Gli
+è vero che i principi di Romagna conservavano
+la loro sovranità sotto l'autorità
+della Chiesa, ma essi ubbidivano
+con zelo al papa, che temevano, e gli
+somministravano in tutte le sue guerre
+eccellenti capitani e buoni soldati. Perciò
+gli ultimi pontefici ebbero più virtù guerriere
+che ecclesiastiche, e fecero fortemente
+sentire l'importanza militare dello
+stato della Chiesa.
+</p>
+
+<p>
+Altronde il papa, che aveva l'alta signoria
+del regno di Napoli, ch'era direttore
+del partito guelfo in Lombardia
+ed in Toscana, e supremo capo della
+Chiesa, non misurava la propria potenza
+sopra la sola estensione degli stati sottoposti
+alla sua immediata giurisdizione.
+Ben al di là ed a molta distanza dai
+proprj confini poteva senza danaro guadagnarsi
+partigiani, fare la guerra senza
+soldati, minacciare ed atterrire senza forze
+<span class="pagenum"><a id="Page_63"></a>[63]</span>
+reali. Perciò la storia dei papi era forse
+la parte più essenziale della storia d'Italia.
+Le rivoluzioni delle repubbliche e
+quelle delle monarchie trovavansi costantemente
+legate a quelle della corte
+pontificia, e quasi tutte le grandi catastrofi,
+che dovevano squarciare l'Italia,
+erano state predisposte dagl'intrighi o
+dalle passioni de' preti.
+</p>
+
+<p>
+Il principio dell'ultimo periodo della
+libertà italiana, cui siamo arrivati, ed
+il cominciamento della lunga guerra che
+gli oltremontani dovevano portare in quasi
+tutta la penisola, fu pure un istante di
+crisi pel potere pontificio; imperciocchè
+appunto in allora venne innalzato sulla
+cattedra di san Pietro il più odioso, il
+più impudente, il più malvagio di tutti
+coloro che fecero abuso d'una sacra
+autorità per oltraggiare ed opprimere gli
+uomini. Alessandro VI fu eletto successore
+d'Innocenzo VIII. Lo scandalo della
+corte di Roma, sempre crescente da un
+mezzo secolo, non poteva essere spinto
+ad un più ributtante eccesso; ed infatti
+dopo tale epoca andò gradatamente diminuendo.
+Veruno scrittore ecclesiastico
+ebbe l'ardire di difendere la memoria di
+questo papa, indegno del nome di cristiano;
+e l'obbrobrio, che in tempo del suo
+<span class="pagenum"><a id="Page_64"></a>[64]</span>
+regno coprì la Chiesa romana, distrusse
+quel religioso rispetto, che proteggeva
+tutta l'Italia, e l'abbandonò agli stranieri
+come più facile preda.
+</p>
+
+<p>
+Innocenzo VIII era morto il 25 di
+luglio del 1492; vennero, secondo l'uso,
+consacrati alcuni giorni alla pompa dei
+suoi funerali, ed il 6 agosto susseguente
+i cardinali si chiusero in conclave per
+eleggere il successore. Si trovarono ridotti
+al numero di ventitre<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a>. Ognuno
+di loro sentiva ingrandirsi la propria importanza,
+vedendo scemarsi il numero
+di coloro che avevano diritto di sedere in
+questo senato; la divisione delle ricchezze,
+degli onori, dei principati, disponibili
+dalla Chiesa, in gran parte spettava a
+loro; ognuno in ragione del piccolo numero
+de' suoi competitori, poteva riservare
+per sè medesimo o per le sue creature
+una più vantaggiosa porzione in
+questa grande eredità. Quindi, malgrado
+l'esperienza dell'inutilità di tutte le
+condizioni imposte ai futuri pontefici
+ne' precedenti conclavi, i cardinali, provvedendo
+prima di tutto ai proprj interessi,
+<span class="pagenum"><a id="Page_65"></a>[65]</span>
+promisero con giuramento, che
+quello di loro che avrebbe la tiara, non
+farebbe nuove promozioni senza l'assenso
+del sacro collegio<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Tutti i voti trovaronsi uniformi per
+questa prima risoluzione che giovava al
+comune interesse; ma quando si venne
+all'elezione di un nuovo capo della Chiesa,
+ognuno diede nuovamente orecchio ai
+consigli della propria ambizione e privata
+cupidigia. Il conclave era quasi interamente
+composto di creature d'Innocenzo
+VIII e di Sisto IV, e non potevasi sperare
+da uomini eletti in tempi di tanta
+corruzione, nè molto disinteressamento,
+nè elevati sentimenti. Un solo tra di
+loro, Roderigo Borgia, era di più antica
+creazione, il quale, più degli altri invecchiato
+nelle dignità della Chiesa, aveva
+potuto accumulare maggiori ricchezze
+degli altri. Era costui figliuolo di una
+sorella di Calisto III, e per fare cosa
+grata allo zio, che lo aveva adottato,
+aveva lasciato il suo cognome di Lenzuoli
+per prendere quello di Borgia. Essendo
+ancora giovinetto era stato colmato dal
+vecchio Calisto di tutte le grazie che
+un papa può conferire ad un nipote: a
+<span class="pagenum"><a id="Page_66"></a>[66]</span>
+lui aveva il pontefice resignato il proprio
+arcivescovado di Valenza nella Spagna; e
+lo aveva il 21 settembre del 1456 creato
+cardinale diacono, aggiugnendovi in pari
+tempo la lucrosa carica di vice cancelliere
+della Chiesa. Sisto IV, che aveva
+adoperato Roderigo Borgia in molte legazioni,
+gli aveva dati i vescovadi di Alba
+e di Porto. Altre più fresche missioni,
+nelle quali il Borgia aveva dato luminose
+prove della sua accortezza, gli avevano
+fruttate nuove ricompense<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a>, e
+nel 1492 aveva l'entrate di tre arcivescovadi
+in Ispagna, e di molti altri beneficj
+in tutta la Cristianità. Le ricchezze
+di un cardinale influiscono quasi necessariamente
+sopra i suffragj de' suoi colleghi,
+perciocchè, non potendo per sè
+ritenere i beneficj, fatto papa, è cosa
+ovvia che li ripartisca sopra tutti coloro
+che più contribuirono alla sua elezione;
+e quanto più partecipò egli stesso ai favori
+della Chiesa, tanto più può darne
+ai suoi partigiani, senza muovere giuste
+lagnanze. Il Borgia, nel corso di quasi un
+mezzo secolo di prosperità, aveva accumulati
+immensi tesori, e la natura gli
+<span class="pagenum"><a id="Page_67"></a>[67]</span>
+aveva accordati tutti i talenti proprj a
+farne uso per la sua ambizione: aveva
+una facile eloquenza, sebbene non fosse
+che mediocremente versato nelle lettere,
+e la sua mente, straordinariamente pieghevole,
+era di tutto capace: ma soprattutto
+era in particolar modo provveduto
+di singolari talenti per trattare gli affari,
+e di una inarrivabile destrezza nel saper
+condurre ai suoi fini lo spirito de' suoi
+rivali<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Collocato dalle immense sue ricchezze
+e dalla sua anzianità nel collegio de' cardinali
+tra i principali candidati per la
+santa sede, il Borgia sembrava, anche
+agli occhi de' più savj, giustificare in parte
+le sue pretese co' distinti talenti impiegati
+la servigio della Chiesa; se non che
+i suoi costumi potevano dar luogo a
+potenti eccezioni. Fin sotto il pontificato
+di Pio II, le sue dissolutezze, in allora
+più condonabili in grazia della gioventù,
+l'avevano esposto alla pubblica censura<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a>;
+aveva poi preso seco un'amica,
+detta Vanozia, colla quale viveva come
+<span class="pagenum"><a id="Page_68"></a>[68]</span>
+se stata fosse sua moglie, e nello stesso
+tempo l'aveva fatta sposare ad un cittadino
+romano; aveva da lei avuti quattro
+figliuoli ed una figlia, che tra poco vedremo
+prendere una molto importante parte
+negli affari. Egli nelle parole e ne' fatti
+non aveva la riservatezza conveniente a
+uomo di Chiesa: ma il libertinaggio era
+di già salito sul trono con Sisto IV e
+con Innocenzo VIII, ed il sacro collegio
+non era più composto di uomini abbastanza
+irreprensibili perchè i vizj di Roderigo
+Borgia fossero un sufficiente motivo
+d'esclusione.
+</p>
+
+<p>
+Pareva che due rivali potessero disputare
+la tiara al Borgia, cioè Ascanio
+Sforza e Giuliano della Rovere. Ascanio,
+figliuolo del grande Francesco Sforza,
+duca di Milano, era zio di Giovanni
+Galeazzo, allora regnante, e fratello di
+Lodovico il Moro, che governava in suo
+nome la Lombardia; era stato creato da
+Sisto IV cardinale diacono del titolo dei
+Santi Vito e Modesto, era dopo il Borgia
+uno de' cardinali più ricchi di beneficj
+ecclesiastici, ed era inoltre spalleggiato
+da suo fratello e dagli alleati del duca
+di Milano. Ma dopo avere fatte alcune
+infruttuose prove delle forze del proprio
+partito, preferì di vendere la propria
+<span class="pagenum"><a id="Page_69"></a>[69]</span>
+adesione al suo rivale, piuttosto che vedersi
+da lui vinto; trattò col Borgia e
+si fece promettere la carica di vice cancelliere,
+e gli guarentì in iscambio tutti
+i suffragi da lui disponibili<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Giuliano della Rovere, figliuolo di un
+fratello di Sisto IV, prete cardinale del
+titolo in san Pietro <i>in vincula</i>, era il
+terzo candidato. I suoi distinti talenti, e
+l'avere luminosamente figurato nel pontificato
+dello zio, gli avevano procurati
+molti suffragj; ma Roderigo Borgia, spargendo
+danaro a piene mani, seppe guadagnarsi
+coloro che ancora pendevano
+incerti. Sotto colore di porli in luogo
+sicuro finchè durava il conclave, egli aveva
+mandato quattro muli carichi di danaro
+alla casa del cardinale Ascanio Sforza,
+e questo danaro fu impiegato nell'acquisto
+delle coscienze incerte. La voce del cardinale
+patriarca di Venezia fu pagata
+cinque mila ducati, tutte le altre furono
+mercanteggiate nella stessa maniera<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a>,
+ed il sabato mattina, undici di agosto,
+Roderigo Borgia fu proclamato papa, colla
+<span class="pagenum"><a id="Page_70"></a>[70]</span>
+maggiorità di due terzi de' suffragj, sotto
+il nome di Alessandro VI<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Si conobbe subito a quali vergognosi
+mercati andava il pontefice debitore della
+sua elezione, perciocchè fu veduto nei
+primi giorni dopo l'elezione pagare i
+convenuti premj. Risegnò al cardinale
+Ascanio Sforza la lucrosa sua dignità di
+vice cancelliere; cedette al cardinale Orsini
+il suo palazzo di Roma coi due castelli
+di Monticello e di Soriano; diede
+al cardinale Colonna l'abbazia di Subbiaco
+con tutti i suoi castelli; al cardinale di
+sant'Angelo, il vescovado di Porto con
+tutti i suoi mobili sommamente magnifici,
+oltre la sua cantina ricca de' più squisiti
+vini; al cardinale di Parma la città di
+Nepi; a quello di Genova la chiesa di
+santa Maria <i>in via lata</i>; al cardinale Savelli
+la chiesa di santa Maria maggiore,
+e la città di Città Castellana: gli altri
+furono premiati a danaro sonante. Cinque
+soli, alla testa de' quali furono posti
+Giuliano della Rovere e suo cugino Raffaello
+<span class="pagenum"><a id="Page_71"></a>[71]</span>
+Riario, non acconsentirono a vendere
+i loro suffragj<a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a>.
+</p>
+
+<p>
+I Romani celebrarono l'elezione di
+Alessandro VI con tali feste, che sarebbero
+state più convenienti alla coronazione
+di un giovane conquistatore che a
+quella di un vecchio pontefice. Sarebbesi
+detto che il popolo re chiedeva al suo
+nuovo sovrano di richiamare sotto il suo
+impero le nazioni altre volte soggiogate dalle
+armi romane. La maggior parte delle
+iscrizioni che ornavano le case romane
+alludevano al nome di Alessandro assunto
+dal Borgia, e se in qualche modo ricordavano
+la religione di cui era capo, lo
+facevano, promettendo al nuovo Alessandro
+tanto più luminose vittorie in
+quanto che egli era un Dio, e non un
+semplice eroe<a class="tag" id="tag17" href="#note17">[17]</a>. Quest'eccesso d'adulazione
+non venne immediatamente smentito
+dal fatto. Una spaventosa anarchia
+era nata sotto il venale ed effeminato regno
+d'Innocenzo VIII; erasi aggrandita
+<span class="pagenum"><a id="Page_72"></a>[72]</span>
+nella letargia di questo pontefice in modo
+che dugento venti cittadini romani erano
+stati assassinati dall'ultima crisi della sua
+malattia fino alla morte<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a>. Alessandro
+VI, che voleva regnare, e che sapeva
+farsi temere, pose subito rimedio a tanto
+disordine e ridonò la sicurezza alle strade
+di Roma. Il solo cardinale della Rovere
+non lasciossi sedurre da questa apparente
+calma: l'apostata spagnuolo, il <i>marrano</i>,
+com'egli lo chiama<a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a>, non poteva ispirargli
+troppa confidenza. Si chiuse nel
+castello d'Ostia fino all'istante in cui
+credette più prudente partito il recarsi
+in più lontani paesi, e non assistette alle
+scandalose feste colle quali il papa celebrò
+nel proprio palazzo il matrimonio
+di sua figlia Lucrezia con Giovanni, figlio
+di Costanzo Sforza, signore di Pesaro<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a>.
+</p>
+
+<p>
+L'istante in cui la Chiesa romana,
+disonorata dai vizj di alcuni capi del
+clero, alzava sul trono un pontefice di
+<span class="pagenum"><a id="Page_73"></a>[73]</span>
+cui doveva vergognarsi, non poteva sottrarsi
+ai tentativi di riforma di coloro
+che, più sinceri nella loro fede, cercavano
+nella religione un appoggio alla morale,
+e prevedevano le funeste conseguenze
+dell'esempio dato a tutta la Cristianità
+da un papa adultero e fors'anche
+incestuoso. In sul declinare del quindicesimo
+secolo, e ne' primi anni del susseguente,
+era ancora troppo fervente, e troppo
+sincero era il sentimento della religione
+perchè i grandi scandali non fossero
+cagione di grandi rivoluzioni. Coloro
+che per una virtuosa indignazione
+s'allontanavano da un Sisto IV, da un
+Innocenzo VIII, da un Alessandro VI,
+non lasciavano perciò d'essere Cristiani,
+o affezionati alla Chiesa disonorata
+da alcuni suoi capi; essi attribuivano
+tutti i vizj agli uomini e non al sistema;
+e quanto più vedevano accrescersi i disordini
+e gli scandali, facevansi un più
+stretto dovere di scacciare l'abbominazione
+dal santuario, e mostravansi più disposti
+a compromettere anche la vita per una
+riforma, che risguardavano come l'opera
+del Signore.
+</p>
+
+<p>
+Lo scandalo della corte di Roma non
+era ancora che imperfettamente conosciuto
+al di là delle Alpi. Prima delle
+<span class="pagenum"><a id="Page_74"></a>[74]</span>
+guerre degli oltremontani in Italia, un
+profondo rispetto copriva d'impenetrabil
+velo il palazzo di san Pietro a Roma;
+ed ai riformatori, che più tardi spiegarono
+lo stendardo della ribellione contro
+la Chiesa romana, sarebbe stato impossibile
+il dare compimento all'opera loro
+in Germania ed in Francia avanti questa
+mescolanza delle nazioni. La stessa intrapresa
+doveva piuttosto tentarsi in Italia,
+ove più che altrove conoscevansi gli abusi:
+questa doveva ricevere un diverso
+carattere dal popolo che cominciava la
+riforma; doveva scoppiare tra gl'Italiani
+con maggiore entusiasmo, doveva parlare
+d'avvantaggio all'immaginazione ed al
+cuore, doveva farsi meno spalleggiare dalla
+filosofia, e forse essere meno indipendente
+dalle opinioni religiose, ma invece legarsi
+più strettamente alla politica. In
+Italia l'ordine civile e l'ordine religioso
+erano egualmente corrotti, mentre i
+principj costitutivi dell'uno e dell'altro
+erano stati profondamente penetrati con
+un lungo studio: onde i riformatori dovevano
+tentare di dar mano contemporaneamente
+a tutti e due. Tali infatti furono
+i divisamenti di Girolamo Savonarola;
+e questo precursore di Lutero non
+fu da lui diverso, se non quanto un Italiano
+deve esserlo da un Tedesco.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_75"></a>[75]</span>
+Girolamo Francesco Savonarola apparteneva
+ad un'illustre famiglia originaria di
+Padova, ma chiamata a Ferrara dal marchese
+Niccolò d'Este. Nacque in quest'ultima
+città il 21 settembre del 1452 da
+Niccolò Savonarola e da Annalena Bonaccorsi
+di Mantova<a class="tag" id="tag21" href="#note21">[21]</a>. Distintosi di
+buon'ora ne' suoi studj, in particolare,
+nella teologia, s'involò alla sua famiglia
+in età di 23 anni, e, rifugiatosi nel chiostro
+de' Domenicani di Bologna, professò
+il 23 aprile del 1475 con un fervore
+religioso, un'umiltà ed un desiderio di
+penitenza, che non si smentirono giammai<a class="tag" id="tag22" href="#note22">[22]</a>.
+I suoi superiori, conoscendo
+bentosto i singolari talenti del giovane
+domenicano, lo destinarono a leggere pubblicamente
+filosofia. Il Savonarola, chiamato
+a parlare in pubblico, doveva lottare
+contro i difetti del suo organo ad
+un tempo debole e duro, contro la sua
+mal aggraziata declamazione, e contro
+lo spossamento delle sue forze fisiche,
+prodotto da una severa astinenza.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_76"></a>[76]</span>
+</p>
+
+<p>
+Fu ammirata l'erudizione del nuovo
+professore, ma egli non piacque come predicatore
+quando salì sul pulpito, ed allora
+non fu al certo preveduto quel potere
+che in breve acquistar doveva la
+sua eloquenza sopra più numerosi uditori<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a>.
+La forza dell'ingegno e quella
+della volontà vinsero tutti gli ostacoli.
+Il Savonarola acquistò nel ritiro quei
+vantaggi che supponevansi essergli stati
+dalla natura negati. Coloro che nel 1482
+erano stati offesi dalla sua declamazione,
+appena potevano riconoscerlo quando nel
+1489 l'udirono modulare a suo piacimento
+una voce armoniosa e robusta, e
+sostenerla con una nobile, imponente e
+graziosa declamazione<a class="tag" id="tag24" href="#note24">[24]</a>. Egli stesso, temendo
+d'insuperbirsi per gli sforzi che
+aveva felicemente fatti onde perfezionarsi,
+riferiva al cielo i suoi progressi con cristiana
+umiltà, e risguardava le proprie
+metamorfosi come un primo miracolo,
+che provava la sua divina missione.
+</p>
+
+<p>
+Fu nel 1483 che il Savonarola credette
+sentire in sè medesimo un segreto
+profetico impulso che lo destinava riformatore
+<span class="pagenum"><a id="Page_77"></a>[77]</span>
+della Chiesa, chiamandolo a
+predicare ai Cristiani la penitenza, e ad
+annunciare ai medesimi anticipatamente
+le calamità onde lo stato e la Chiesa erano
+egualmente minacciati. A Brescia cominciò
+la sua predicazione intorno all'apocalisse
+nel 1484, e predisse ai suoi uditori
+che le loro mura sarebbero un giorno
+bagnate da torrenti di sangue. Questa minaccia
+pare che avesse compimento due
+anni dopo la morte del Savonarola,
+quando nel 1500 i Francesi, sotto gli
+ordini del duca di Nemours, presero
+Brescia d'assalto, e lasciarono gli abitanti
+in preda ad un'orrenda uccisione<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a>.
+Nel 1489 Savonarola recossi a piedi a
+Firenze, e fissò la sua residenza nel convento
+del suo ordine, sotto il titolo di
+san Marco, dove pel corso di otto anni
+doveva continuare a predicare la riforma,
+fino al momento in cui fa mandato al
+supplicio, come, a seconda di quanto
+attestano i suoi discepoli, aveva egli stesso
+prenunciato.
+</p>
+
+<p>
+La riforma, che il Savonarola raccomandava,
+siccome un'opera di penitenza,
+per allontanare le calamità ch'egli diceva
+vicine a piombare sull'Italia, doveva
+<span class="pagenum"><a id="Page_78"></a>[78]</span>
+cambiare i costumi del mondo cristiano
+e non la sua fede. Il Savonarola
+credeva corrotta la disciplina della Chiesa,
+credeva infedeli i pastori delle anime, ma
+non erasi mai fatto lecito di muovere un
+solo dubbio intorno ai dommi che professava
+questa Chiesa, o di assoggettarli
+a veruna disamina. La stessa natura del
+suo entusiasmo non glielo doveva permettere;
+non era già in nome della ragione
+ch'egli attaccava l'ordine stabilito,
+ma in nome d'una inspirazione ch'egli
+credeva soprannaturale, non per mezzo
+di esame, ma colle profezie e coi miracoli.
+</p>
+
+<p>
+L'ardire del suo spirito, che si era trattenuto
+in faccia all'autorità della Chiesa,
+aveva per altro misurate con minore rispetto
+le autorità temporali. In tutto ciò
+ch'era opera dell'uomo voleva che potesse
+riconoscersi per iscopo l'utilità degli
+uomini e per regola il rispetto dei
+loro diritti. La libertà non sembravagli
+meno sacra della religione; risguardava
+come un bene mal acquistato,
+e che non si poteva conservare senza
+rinunciare all'eterna salute, il potere che
+un principe aveva usurpato, innalzandosi
+nel seno d'una repubblica. Ai suoi occhi
+Lorenzo de' Medici era un illegittimo detentore
+<span class="pagenum"><a id="Page_79"></a>[79]</span>
+della proprietà dei Fiorentini: malgrado
+i replicati inviti, fattigli da questo
+capo dello stato, mai non volle visitarlo,
+o attestargli veruna deferenza, onde non si
+supponesse ch'egli ne avesse riconosciuta
+l'autorità<a class="tag" id="tag26" href="#note26">[26]</a>; e quando Lorenzo, sul letto
+della morte, chiamò presso di sè questo
+confessore per ricevere dalle sue mani
+l'assoluzione, il Savonarola gli chiese
+preventivamente se aveva intera fede nella
+misericordia di Dio, ed il moribondo
+dichiarò di sentirla nel fondo del suo
+cuore; se era apparecchiato a restituire
+tutto il bene che aveva illegittimamente
+acquistato, e Lorenzo dopo qualche incertezza
+si dichiarò disposto a farlo; finalmente
+se ristabilirebbe la libertà fiorentina
+ed il governo popolare della repubblica;
+ma Lorenzo ricusò di assoggettarsi
+a questa terza condizione, e rimandò
+il Savonarola senza avere ricevuta
+l'assoluzione<a class="tag" id="tag27" href="#note27">[27]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Se il Savonarola avea creduto di dover
+predicare a Lorenzo de' Medici la restituzione
+della sovrana autorità a Firenze,
+siccome d'un bene mal acquistato, egli
+<span class="pagenum"><a id="Page_80"></a>[80]</span>
+aveva ancora più gagliarda ragione per
+persuadere Pietro de' Medici a dimettersi
+da un'autorità ch'egli non aveva nè la
+forza, nè l'abilità di conservare. Pietro,
+il maggiore de' tre figli di Lorenzo, non
+aveva che ventun anni quando suo padre
+morì, e la sua prudenza era al di
+sotto dell'età. A Firenze, le leggi determinavano
+l'età richiesta per l'esercizio
+d'ogni magistratura, ed avevano generalmente
+protratta assai quest'epoca: i
+consiglj dispensarono Pietro dalle condizioni
+dell'età, e lo dichiararono proprio
+a ricevere tutte le onorificenze, e ad
+esercitare tutte le magistrature di suo
+padre<a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a>. Questa violazione della costituzione
+era una conseguenza della schiavitù
+della signoria; ma questa ferì i Fiorentini
+facendo loro vedere il giogo sotto
+cui erano caduti.
+</p>
+
+<p>
+Pietro, appassionato pei piaceri della
+gioventù, per le donne, per gli esercizj
+della persona che potevano farlo brillare
+ai loro occhi, d'altro omai non intratteneva
+la repubblica che di feste e di
+divertimenti, cui consacrava tutto il suo
+tempo. La sua statura era più che mezzana,
+<span class="pagenum"><a id="Page_81"></a>[81]</span>
+aveva petto e spalle assai larghe e
+straordinarie erano la di lui forza e destrezza.
+Egli ragunava presso di sè i più
+insigni giocatori di palla di tutta l'Italia;
+ma in quest'esercizio superava tutti,
+come in quelli della lotta e del cavalcare.
+Aveva facilità somma di dire, pronuncia
+aggradevole, armoniosa voce, mentre
+che suo padre per una cattiva conformazione
+del suo organo parlava col naso.
+Pietro aveva fatti singolari progressi nelle
+lettere greche e latine sotto Angelo Poliziano:
+improvvisava versi con somma
+facilità; variata e gradevole era la sua conversazione,
+ma il suo orgoglio mostravasi
+con insultante maniera qualunque
+volta vedevasi contraddetto. Questo era
+di tutti il suo più dominante difetto, difetto
+in lui accarezzato da sua madre Clarice, e
+da sua moglie Alfonsina, l'una e l'altra della
+famiglia Orsini, le quali aveano portata in
+casa dei Medici l'arroganza della loro famiglia.
+Egli pretendeva che la repubblica
+ricevesse ciecamente i suoi ordini, ed
+intanto risguardava come cosa indegna
+del suo grado la fatica dello studiare i
+pubblici affari; perciò gli abbandonava
+alle persone di sua confidenza, ed in
+particolare a Pietro Dovizio di Bibbiena,
+fratello maggiore di quel Bernardo, che
+<span class="pagenum"><a id="Page_82"></a>[82]</span>
+Leon X creò poi cardinale ed acquistò
+illustre nome nelle lettere volgari. Pietro
+di Bibbiena era stato segretario di Lorenzo,
+aveva pratica degli affari, ed il
+Medici, accordandogli la sua confidenza,
+metteva questo subalterno, nato in una
+provincia suddita, al di sopra degli antichi
+magistrati della repubblica<a class="tag" id="tag29" href="#note29">[29]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Meno era Pietro de' Medici capace di
+governare uno stato, e più diffidava di
+coloro che potevano nella repubblica aspirare
+ad un rango eguale al suo. Un altro
+ramo della casa de' Medici cominciava
+in allora a richiamare l'attenzione dei
+Fiorentini; erano questi i nipoti di Lorenzo,
+fratello del vecchio Cosimo. Il
+più giovane di costoro aveva quattro anni
+più di Pietro; avevano ereditate le ricchezze
+accumulate colla mercatura del
+loro avo; ma ossia che verun singolare
+talento si fosse sviluppato in questo ramo
+della famiglia, o che i suoi membri si
+riputassero abbastanza onorati dal parentado
+loro coi capi dello stato, non eransi
+mai veduti nè Pier Francesco, padre di
+questi giovani, nè Lorenzo, loro avo,
+prendere veruna parte nelle politiche contese
+di Firenze. Piero fu il primo a scoprire
+<span class="pagenum"><a id="Page_83"></a>[83]</span>
+de' rivali ne' suoi cugini; li fece
+arrestare in aprile del 1493, e prese
+a deliberare se dovesse farli morire; ma
+i loro amici ottennero a fatica che fosse
+contento di mandarli fuori di città, assegnando
+loro per prigione le loro due case
+di campagna. Ma il popolo aveva risguardato
+il loro arresto come una violazione
+de' suoi diritti, e la libertà loro come
+un trionfo: gli accompagnò colle sue
+acclamazioni e co' suoi voti mentre uscivano
+di città, e fece vie meglio sentire
+a Pietro, ch'egli andava perdendo tutto
+il favore popolare<a class="tag" id="tag30" href="#note30">[30]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Forse Pietro avrebbe più facilmente
+soppressi questi primi sintomi di fermento,
+se si fosse affrettato di allontanare da
+Firenze colui che dirigeva lo spirito popolare,
+comprendendo la libertà nella
+riforma della Chiesa e dei costumi. Ma
+Girolamo Savonarola scuoteva ogni giorno
+una numerosa udienza coll'interpretazione
+delle profezie, nelle quali credeva di vedere
+prenunciata la ruina di Firenze.
+Parlava al popolo in nome del cielo delle
+calamità che lo minacciavano, e lo supplicava
+<span class="pagenum"><a id="Page_84"></a>[84]</span>
+di convertirsi; in appresso dipingeva
+a' suoi occhi il disordine dei
+privati costumi, i progressi del lusso e
+dell'immoralità in tutte le classi de' cittadini,
+i disordini della Chiesa e la corruzione
+de' suoi prelati, i disordini dello
+stato e la tirannide de' suoi capi; invocava
+la riforma di tutti questi abusi, e
+la sua immaginazione era altrettanto vivace
+ed entusiasta, quando parlava degli
+interessi del cielo, quanto vigorosa era
+la sua logica ed affascinatrice la sua eloquenza,
+quando regolava gl'interessi della
+terra. Di già i cittadini di Firenze attestavano
+colla modestia dei loro abiti, coi
+loro discorsi, col loro contegno, ch'essi
+andavano abbracciando la riforma del
+Savonarola; di già le donne avevano rinunciato
+alle loro acconciature; sorprendente
+in tutta la città era il cambiamento
+de' costumi, ed era facil cosa il
+prevedere che l'istruzione politica del
+predicatore non farebbe minore impressione
+sugli uditori di quel che lo faceva
+l'istruzione morale<a class="tag" id="tag31" href="#note31">[31]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_85"></a>[85]</span>
+</p>
+
+<p>
+Le predicazioni del Savonarola erano
+appoggiate alla minaccia di nuove spaventose
+calamità che straniere armate
+dovevano recare all'Italia; in fatti ogni
+giorno queste calamità si andavano avvicinando,
+e cominciavano a rendersi
+visibili a tutti gli occhi. Le pretese della
+casa d'Angiò sul regno di Napoli avevano
+turbata l'Italia un intero secolo, e
+l'Italia era avvezza a volgere lo sguardo
+verso la Francia per discoprirvi gl'indizj
+della burrasca che si addensava per distruggere
+la sua pace. Erano già vent'anni
+che i diritti della casa d'Angiò erano passati
+nel re di Francia, e ben poteva prevedersi,
+che quando il giovane principe
+fosse in età da credersi in istato di condurre
+gli eserciti, potrebb'essere solleticato
+dalla gloria di conquistatore. Sentivasi
+perciò da molto tempo che si rendeva
+necessaria l'unione delle potenze
+d'Italia per chiudere la porta di questo
+paese agli oltremontani. Quest'unione esisteva
+nelle pubbliche convenzioni, ed
+era stata inoltre raffermata dal trattato
+di Bagnolo del 7 agosto del 1484, e
+da quello di Roma dell'11 agosto del
+1486, l'uno e l'altro in pieno vigore;
+ma intanto quest'unione non aveva spente
+le segrete rivalità dei sovrani, le gelosie
+<span class="pagenum"><a id="Page_86"></a>[86]</span>
+e gli odj che dividevano l'Italia in due
+rivali fazioni, e che aspettavano l'opportunità
+per iscoppiare.
+</p>
+
+<p>
+Lodovico Sforza, detto il Moro, che
+governava il ducato di Milano in nome
+di suo nipote Giovanni Galeazzo, pareva
+sentire più che gli altri, siccome più
+degli altri vicino agli oltremontani, la
+necessità dell'unione degli stati d'Italia,
+e voleva non solo che esistesse realmente,
+ma ancora che fosse solennemente annunciata
+a tutta l'Europa. L'assunzione
+di Alessandro VI al pontificato parvegli
+una favorevole circostanza per farlo, perchè
+all'elezione di un nuovo papa tutti
+gli stati cristiani mandavano a Roma una
+solenne ambasciata per prestargli ubbidienza.
+Il duca di Milano era unito con
+una particolare confederazione, rinnovata
+per 25 anni nel 1480, col regno di
+Napoli, il duca di Ferrara, e la repubblica
+fiorentina. Lodovico il Moro propose
+ai suoi alleati di far partire nello stesso
+tempo gli ambasciatori di queste quattro
+potenze, di ordinare per lo stesso giorno
+il loro ingresso in Roma, e di farli
+presentare insieme al papa, incaricando
+quello del re di Napoli di parlare egli
+solo a nome di tutti. Voleva così mostrare
+al papa, ai Veneziani ed alle altre
+<span class="pagenum"><a id="Page_87"></a>[87]</span>
+potenze d'Europa, che intima e forte
+era la loro unione, persuadere le due
+prime ad unirsi a loro per la difesa dell'Italia,
+e far conoscere alle altre che
+questa provincia non aveva di che temere
+dagli stranieri. La puerile vanità
+di Pietro de' Medici mandò a monte questo
+progetto, ed eccitando la diffidenza
+del Moro, lo gettò in una politica affatto
+contraria<a class="tag" id="tag32" href="#note32">[32]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Era Pietro de' Medici uno degli ambasciatori
+nominati dalla sua repubblica
+per recarsi a Roma; voleva figurare in
+questa solenne circostanza, spiegando
+agli occhi de' Romani e de' forastieri i
+tesori di gemme ammassati da suo padre, il
+lusso de' suoi equipaggi e l'eleganza degli
+abiti de' suoi servitori. La sua casa era
+stata due mesi ingombra di sartori, di
+ricamatori ec.; tutti i suoi giojelli erano
+stati seminati sulle assise de' suoi paggi,
+ed un solo collare, che doveva portare
+uno di costoro, stimavasi del valore di
+dugento mila fiorini. Tanto lusso sarebbe
+stato meno osservato se quattro solenni ambasciate
+avessero dovuto fare nello stesso
+<span class="pagenum"><a id="Page_88"></a>[88]</span>
+tempo il loro ingresso. Collega di Pietro
+era Gentile, vescovo d'Arezzo, uno dei
+precettori di Lorenzo de' Medici; Gentile
+era incaricato di parlare, e non aveva
+questi minor voglia di recitare il discorso
+che aveva composto, che Pietro di far
+vedere le sue assise. Ma, secondo il progetto
+di Lodovico il Moro, avrebbe parlato
+il solo ambasciatore del re di Napoli<a class="tag" id="tag33" href="#note33">[33]</a>.
+Il Medici non sapeva rinunciare
+a tutte queste soddisfazioni dell'amor proprio,
+e persuase Ferdinando, re di Napoli,
+a ritirare la parola già data al
+Moro. Questi sentì la sua vanità ferita
+in vedere con tanta leggerezza abbandonato
+un progetto da lui proposto e sostenuto
+da plausibili motivi; perciò si
+fece ad indagare le cagioni che potevano
+dare a Pietro tanto ascendente sull'animo
+di Ferdinando, e scoprì l'esistenza
+di una segreta lega tra questi ed il capo
+della repubblica fiorentina. Un'alleanza,
+indipendente da quella di cui egli stesso
+faceva parte, pareva minacciarlo; la
+casa de' Medici, costantemente alleata
+<span class="pagenum"><a id="Page_89"></a>[89]</span>
+degli Sforza, era disposta ad abbandonarlo
+per la casa rivale di Arragona,
+e poteva derivarne un intero cambiamento
+in tutto il sistema politico dell'Italia<a class="tag" id="tag34" href="#note34">[34]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Bentosto nuove prove di questa intelligenza
+accrebbero i timori del Moro.
+Ferdinando e Pietro de' Medici consigliarono
+Virginio Orsino, parente d'ambidue
+loro, ad acquistare i feudi d'Anguillara
+e di Cervetri, che Innocenzo VIII
+aveva dati in sovranità a suo figlio Franceschetto
+Cibo. Il loro prezzo venne
+portato a quarantaquattro mila ducati,
+ed il Medici ne sovvenne quaranta mila<a class="tag" id="tag35" href="#note35">[35]</a>.
+I feudi degli Orsini, posti in gran
+parte tra Roma, Viterbo e Civitavecchia,
+assicuravano la comunicazione del
+re di Napoli colla repubblica fiorentina,
+ed in qualche modo inceppavano il papa,
+i di cui feudatarj venivano per tal modo,
+fino alle porte della sua capitale, protetti
+dai due più potenti vicini. Lodovico il
+Moro fece sentire questo pericolo ad
+Alessandro VI, confortandolo, poichè
+<span class="pagenum"><a id="Page_90"></a>[90]</span>
+verun feudo della Chiesa non poteva alienarsi
+da un feudatario senza il consentimento
+del papa, a non approvare la
+vendita d'Anguillara<a class="tag" id="tag36" href="#note36">[36]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Lodovico il Moro approfittò de' sospetti
+che questo negoziato e le minacce di
+Ferdinando e di Pietro de' Medici davano
+ad Alessandro VI per intavolare con lui
+e colla repubblica di Venezia un'alleanza,
+che potesse servire di contrappeso all'ascendente
+che pareva prendere la casa
+d'Arragona. Tale alleanza fu sottoscritta
+il 22 aprile del 1493, malgrado l'opposizione
+del doge di Venezia, il quale,
+conoscendo il carattere d'Alessandro VI,
+non sapeva ridursi a riporre in lui veruna
+confidenza. Poco dopo entrò in questa
+lega ancora Ercole III, duca di Ferrara,
+ma la repubblica di Siena non
+volle prendervi parte<a class="tag" id="tag37" href="#note37">[37]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Obbligavansi i confederati a tenere in
+armi pel mantenimento della pubblica
+pace un esercito di venti mila cavalli e
+di dieci mila fanti, cui il papa contribuirebbe
+<span class="pagenum"><a id="Page_91"></a>[91]</span>
+per un quinto, e, cadauno per
+due quinti, il duca di Milano ed il governo
+veneto. Quest'alleanza non aveva verun
+fine ostile, e tutti gli stati d'Italia potevano,
+quando loro piacesse, entrarvi<a class="tag" id="tag38" href="#note38">[38]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Lodovico il Moro temeva meno Ferdinando
+che suo figliuolo Alfonso, perchè
+vedeva nell'ultimo il protettore naturale
+del suo proprio nipote, Giovanni
+Galeazzo, di cui aveva usurpata tutta
+l'autorità. Quando nel 1479 erasi il Moro
+impadronito mano armata della reggenza
+di Milano, soppiantando la duchessa
+Bona ed il vecchio Simonetta, aveva
+avuto un plausibile motivo per arrogarsi
+tutti i poteri di suo nipote Giovanni Galeazzo,
+il quale era evidentemente troppo
+giovane per governare; e, sebbene dichiarato
+<span class="pagenum"><a id="Page_92"></a>[92]</span>
+maggiore di quattordici anni,
+sapevasi a Milano, come in tutte le monarchie,
+che questa formalità non aveva
+altro effetto che quello di levare l'autorità
+ai tutori indicati dalla legge per
+trasmetterla ai favoriti del giovanetto principe,
+o a coloro che avevano a suo nome
+occupato il supremo potere.
+</p>
+
+<p>
+Ma erano omai quattordici anni che
+il Moro teneva le redini del governo, e
+suo nipote era giunto a tale età che la
+sua ragione non aveva più nulla a sperare
+dal tempo. Erasi ammogliato con
+Isabella, figlia d'Alfonso e nipote del
+re Ferdinando; «la quale fanciulla, dice
+il Comines, era coraggiosa assai, ed
+avrebbe volentieri, se l'avesse potuto,
+dato il potere a suo marito; ma egli
+non aveva troppa prudenza, e palesava
+ciò che la consorte gli diceva»<a class="tag" id="tag39" href="#note39">[39]</a>.
+Effettivamente la fortuna o l'educazione
+data al principe favorivano i disegni del
+Moro. Venne questi accusato d'averlo
+avvertitamente allontanato dallo studio
+delle lettere, da ogni esercizio militare,
+e da qualunque istruzione potesse renderlo
+capace di governare, affidando
+<span class="pagenum"><a id="Page_93"></a>[93]</span>
+la di lui educazione ad inetti adulatori
+onde avvezzarlo al lusso ed alla
+mollezza<a class="tag" id="tag40" href="#note40">[40]</a>; ma sarebbe ingiustizia
+l'attribuire al Moro così reo disegno,
+mentre tale era l'ordinaria educazione
+che di que' tempi soleva darsi ai principi.
+Giovanni Galeazzo, avanzando in
+età, mai non era uscito dall'infanzia;
+la di lui debolezza, pusillanimità ed incapacità,
+erano aperte a tutti coloro che
+lo avvicinavano, onde a Lodovico il Moro
+bastava il lasciarlo conoscere, per giustificarsi
+dal tenerlo affatto lontano da ogni
+pubblica amministrazione.
+</p>
+
+<p>
+La stessa Isabella d'Arragona conosceva
+l'incapacità di suo marito, ma
+parevale di aver essa il diritto di governare
+in sua vece. Educata presso al trono,
+e sempre alimentata dalla speranza di
+regnare, credeva il proprio orgoglio fermezza
+d'animo, e la sua risolutezza abilità,
+onde avrebbe voluto governare lo stato
+come governava il marito. D'altra parte
+la sposa di Lodovico, Beatrice d'Este, non
+trascurava occasione di umiliarla, volendola
+in tutto soverchiare. Magnifica era
+la corte di Beatrice per affluenza di cortigiani
+e di servili adulatori, e per la
+<span class="pagenum"><a id="Page_94"></a>[94]</span>
+pompa degli abiti e degli equipaggi; ed
+intanto Isabella viveva solitaria nel palazzo
+di Pavia, ove in qualche modo contrastava
+colla povertà; ed i suoi parti,
+che dovevano dare un erede allo stato,
+erano appena resi noti al pubblico. Isabella
+aveva fatte contro il Moro amare
+lagnanze a suo padre, il quale, per
+mezzo de' suoi ambasciatori, aveva formalmente
+domandato che al giovane duca
+venisse affidata l'autorità che per diritto
+gli apparteneva<a class="tag" id="tag41" href="#note41">[41]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Invece di rinunciare all'amministrazione
+del ducato di Milano, Lodovico il
+Moro cominciò dopo tale epoca a mendicare
+pretesti per sedere egli stesso sul
+trono: l'imperatore Federico III era
+morto in età di ottant'anni, nella notte
+del 19 al 20 agosto del 1493, e suo figliuolo
+Massimiliano, che gli era succeduto
+col titolo di re de' Romani, provava
+ne' principj del suo regno quella
+mancanza di numerario, in cui per i suoi
+<span class="pagenum"><a id="Page_95"></a>[95]</span>
+disordini e per le sue prodigalità restò fino
+agli ultimi suoi giorni. Lodovico gli offrì
+in matrimonio Bianca Maria, sua nipote,
+colla dote di quattrocento mila ducati<a class="tag" id="tag42" href="#note42">[42]</a>,
+chiedendogli in contraccambio l'investitura
+per sè del ducato di Milano. I cancellieri
+imperiali trovarono facilmente
+pretesti per velare quest'ingiustizia. Francesco
+Sforza e dopo di lui suo figlio Galeazzo
+mai non avevano ottenuta l'investitura
+imperiale; il diploma accordato
+a Lodovico dichiara che gl'imperatori
+romani eransi fatta una legge di negare
+il legittimo possedimento di un feudo a
+chiunque lo avesse violentemente usurpato,
+e che per questo motivo Massimiliano
+aveva rigettate tutte le istanze
+fatte da Lodovico Sforza a favore di suo
+nipote, ed aveva preferito di scegliere
+invece lo stesso Lodovico<a class="tag" id="tag43" href="#note43">[43]</a>. Pure questi
+non si diede premura di dare pubblicità a
+questo diploma, e continuando ad intitolarsi
+duca di Bari, e lasciando al nipote
+i titoli, tutta per sè conservava la potenza
+e la pompa della sovranità.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_96"></a>[96]</span>
+</p>
+
+<p>
+La personale ambizione di Lodovico
+appagavasi dell'esercizio della reggenza:
+bensì desiderava di procurare ai suoi figliuoli,
+piuttosto che a quelli del nipote,
+l'eredità del ducato di Milano; ma non
+s'arrischiava senza timore in così spinosa
+intrapresa, nella quale avrebbe avuto
+contrario il re di Napoli. Abbastanza conosceva
+il nuovo re de' Romani per non
+isperarne verun soccorso; cominciava a
+travedere la versatilità del papa, che a
+principio erasi lusingato di poter dirigere
+coi consiglj del cardinale Ascanio, suo
+fratello; poca fiducia riponeva ne' Veneziani,
+in ogni tempo nemici della sua
+famiglia; i Fiorentini gli erano contrarj,
+ed i medesimi suoi sudditi di Lombardia
+potevano improvvisamente manifestare
+un'aperta opposizione ai suoi progetti, che
+tendevano a balzare dal trono la legittima
+linea de' loro principi. In tale imbarazzo
+credette il Moro conveniente di
+cercare oltremonti un alleato, di cui
+non aveva ancora potuto calcolare la
+potenza, e si volse a Carlo VIII, re di
+Francia.
+</p>
+
+<p>
+Carlo VIII era succeduto, il 30 agosto
+del 1583, a suo padre Lodovico XI alleato
+del padre di Lodovico il Moro;
+ma non avendo allora che tredici anni
+<span class="pagenum"><a id="Page_97"></a>[97]</span>
+e pochi mesi, Lodovico XI aveva,
+morendo, affidato il governo del regno
+a madama di Beaujeu, sua figlia primogenita,
+moglie di Pietro di Borbone. In
+dieci anni d'una gloriosa amministrazione
+questa principessa aveva represse
+le pretese de' principi del sangue, terminate
+le pericolose guerre civili, ed assoggettati
+o riuniti alla corona vasti feudi
+fino allora indipendenti<a class="tag" id="tag44" href="#note44">[44]</a>. Carlo VIII
+non aveva propriamente cominciato a governare
+da sè medesimo che dopo il
+1492. Lo splendore d'una brillante spedizione,
+e l'acquisto d'un regno, ottennero
+a questo monarca una gloria non
+conveniente alla sua fisica costituzione o
+alla sua educazione. Mentre la maggior
+parte degli storici francesi lo rappresentarono,
+secondo Luigi de la Trémouille,
+come «piccolo di corpo e grande di
+cuore»<a class="tag" id="tag45" href="#note45">[45]</a>; i due migliori osservatori
+del secolo, Filippo di Comines e Francesco
+Guicciardini, ne fanno il più svantaggioso
+ritratto. Il primo lo dice, «molto
+giovane, e appena uscito dal nido; mal
+<span class="pagenum"><a id="Page_98"></a>[98]</span>
+provveduto d'intelletto e di danaro,
+di debole persona, ostinato nei proprj
+consiglj e non accompagnato da uomini
+prudenti»<a class="tag" id="tag46" href="#note46">[46]</a>. «Dice l'altro che
+questo giovane in età di ventidue anni
+e per natura poco intelligente delle
+azioni umane, era trasportato da ardente
+cupidità di dominare e da appetito
+di gloria, fondato piuttosto in leggiere
+volontà, e quasi impeto, che in
+maturità di consiglio; e prestando, o
+per propria inclinazione, o per l'esempio
+e ammonizioni paterne, poca fede
+a' signori ed a' nobili del regno, dacchè
+era uscito della tutela di Anna duchessa
+di Borbone sua sorella, non udiva
+più i consiglj dell'ammiraglio e degli
+altri, i quali erano stati grandi in quel
+governo, ma si reggeva col parere di alcuni
+uomini di piccola condizione, allevati
+al servigio della persona sua, che
+facilmente erano stati corrotti»<a class="tag" id="tag47" href="#note47">[47]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La figura di Carlo VIII corrispondeva
+a tanta debolezza di spirito e di carattere;
+era piccolo, aveva grossa la testa,
+<span class="pagenum"><a id="Page_99"></a>[99]</span>
+e corto il collo, petto e spalle larghe
+e sollevate, coscie e gambe lunghe e
+gracili. «Carlo fino da puerizia fu di
+complessione molto debole, e di corpo
+non sano, di statura piccolo e d'aspetto
+(se tu gli levi il vigore e la dignità
+degli occhi) bruttissimo; l'altre membra
+erano sproporzionate in modo che pareva
+quasi più simile a mostro che a uomo: non
+solo non ebbe alcuna notizia delle buone
+arti, ma appena gli furono cognite le
+figure dell'abbicì: aveva animo cupido di
+imperare, ma abile più ad ogni altra
+cosa, perchè aggirato sempre da' suoi,
+non riteneva con loro nè maestà, nè
+autorità: alieno da tutte le fatiche e
+faccende, e in quelle alle quali pure
+attendeva, povero di prudenza e di
+giudicio: se pure alcuna cosa in lui
+pareva degna di laude, risguardata intrinsecamente,
+era più lontana dalla
+virtù che dal vizio; era inclinato alla
+gloria, ma più con impeto, che con
+consiglio; era liberale ma inconsideratamente,
+e senza misura o distinzione;
+era immutabile talvolta nelle deliberazioni,
+ma ciò era spesso ostinazione
+mal fondata anzi che costanza: e quello
+che molti chiamavano bontà, meritava
+più convenientemente il nome di freddezza
+<span class="pagenum"><a id="Page_100"></a>[100]</span>
+e di remissione d'animo»<a class="tag" id="tag48" href="#note48">[48]</a>.
+Tale era l'uomo, di cui le circostanze
+formarono un conquistatore, e che la fortuna
+caricò di maggiore gloria che non
+poteva sostenerne.
+</p>
+
+<p>
+Lodovico Sforza mandò in Francia
+Carlo di Barbiano, conte di Belgiojoso,
+ed il conte di Cajazzo, figliuolo primogenito
+di Roberto di Sanseverino, morto
+da pochi anni, per invitare il re Carlo
+VIII a venir a conquistare la corona
+di Napoli, che gli s'aspettava, ad approfittare
+delle favorevoli disposizioni dei
+signori del regno stanchi di soffrire il giogo
+della casa d'Arragona, ed a giovarsi del
+risentimento del papa contro di Ferdinando.
+Nello stesso tempo gli offriva
+un'intima alleanza che gli aprirebbe l'Italia
+a traverso della Lombardia, e gli
+assicurerebbe il dominio del mare coi
+porti dello stato di Genova. Lusingava
+inoltre la sua vanità ed ambizione colla
+speranza di conquiste ancora più luminose,
+facendogli travedere in lontananza
+la sommissione della Turchia e la liberazione
+di Costantinopoli e di Gerusalemme,
+<span class="pagenum"><a id="Page_101"></a>[101]</span>
+siccome impresa riservata al valor
+francese<a class="tag" id="tag49" href="#note49">[49]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il conte di Cajazzo, capo del ramo
+bastardo della casa di Sanseverino, che
+erasi in Lombardia acquistata tanta gloria
+co' suoi rari talenti militari e politici,
+aveva trovati alla corte di Francia i capi
+del ramo primogenito e legittimo della
+sua casa, cioè Antonello di Sanseverino,
+principe di Salerno, e Bernardino, principe
+di Bisignano, i quali, dopo essersi sottratti
+alle persecuzioni della casa d'Arragona,
+cercavano di concerto con tutti gli emigrati
+del partito d'Angiò di tirare le armi
+francesi nel regno di Napoli. Ingannati
+dalle illusioni che si fecero gli emigrati
+d'ogni tempo, misuravano le disposizioni
+de' loro compatriotti sul proprio
+risentimento, e vedevano con piacere una
+guerra straniera offrir loro speranze, che
+più non ravvisavano nel proprio partito.
+Assecondarono perciò a tutto potere il
+conte di Cajazzo<a class="tag" id="tag50" href="#note50">[50]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Dal canto suo il conte di Belgiojoso assicurava
+la buona riuscita de' suoi consiglj
+<span class="pagenum"><a id="Page_102"></a>[102]</span>
+con tutti i segreti intrighi di un esperto
+cortigiano. Aveva cercato tutti coloro
+che godevano del favore del re, corrompendo
+gli uni coi doni, gli altri colle
+promesse; aveva fatti loro sperare feudi
+ed impieghi luminosi nel regno di Napoli,
+titoli alla corte di Roma, beneficenze
+ecclesiastiche in tutta la Cristianità.
+Aveva in particolare sedotti Stefano
+di Vesc, di Linguadoca, ch'era stato
+lungo tempo semplice cameriere del re,
+in appresso era diventato siniscalco di
+Beaucaire, e Guglielmo Briçonnet, che
+di mercante era diventato appaltatore della
+generalità di Linguadoca, col titolo di
+generale, ed all'ultimo vescovo di san
+Malò, conservando nello stesso tempo
+la sovraintendenza della finanza<a class="tag" id="tag51" href="#note51">[51]</a>. Questi
+due personaggi con tutti i loro subalterni
+applaudivano ad una spedizione
+che loro apriva nuove vie verso l'opulenza,
+senza troppo esporli alla gelosia
+de' magnati. Coloro per lo contrario che
+pel loro rango e pel loro credito ereditario
+erano più attaccati alla Francia che
+<span class="pagenum"><a id="Page_103"></a>[103]</span>
+alla fortuna del re, disapprovavano un'intrapresa
+che loro non sembrava presentare
+probabili speranze di durevole successo,
+e che preventivamente richiedeva che la
+Francia, per assicurarsi da ogni straniera
+invasione, comperasse la pace dai suoi
+vicini, sagrificando sicuri vantaggi a lontane
+speranze.
+</p>
+
+<p>
+Finalmente dopo molti contrasti, tra il
+re e gli ambasciatori di Lodovico il Moro
+si fece una convenzione per opera di
+Briçonnet e del siniscalco di Beaucaire.
+Fu convenuto che, quando Carlo VIII
+passerebbe in Italia, o vi farebbe scendere
+la sua armata, il duca di Milano sarebbe
+obbligato ad accordargli il passaggio per
+i suoi stati, a farlo accompagnare a sue
+spese da cinquecento uomini d'armi, a
+permettergli d'armare a Genova quanti
+vascelli egli volesse, ed a prestargli duecento
+mila ducati all'atto della sua partenza
+dalla Francia. In corrispettivo il
+re si obbligava a difendere contro chicchefosse
+il ducato di Milano e la personale
+autorità di Lodovico il Moro, a lasciare
+in Asti, città appartenente al duca
+d'Orleans, duecento lance francesi, sempre
+apparecchiate a difendere la casa
+Sforza; per ultimo a regalare a Lodovico
+il principato di Taranto, fatta che avesse
+<span class="pagenum"><a id="Page_104"></a>[104]</span>
+la conquista del regno. Queste condizioni
+si tennero per molti mesi segrete; e
+quando cominciò a spargersi in Italia la
+voce della prossima invasione de' Francesi,
+Lodovico il Moro, anzi che convenire
+d'essere loro alleato, cercò di persuadere
+agl'Italiani ch'egli non meno di
+loro era atterrito da questa invasione di
+barbari<a class="tag" id="tag52" href="#note52">[52]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Da che Carlo VIII ebbe determinato di
+far l'impresa del regno di Napoli, ad altro più
+non pensò che ad avere le mani libere,
+facendo trattati di pace con tutti i suoi
+vicini, anche con sagrificio de' vantaggi
+che madama Beaujeu aveva colla sua
+prudenza ottenuti nel glorioso corso della
+sua amministrazione. Carlo VIII, quando
+prese le redini del governo, trovossi in
+guerra con due de' più potenti vicini
+della Francia, Enrico VII, re d'Inghilterra,
+e Massimiliano, re de' Romani;
+era nello stesso tempo poco sicuro
+per parte di Ferdinando e d'Isabella, re
+d'Arragona e di Castiglia. Ma tutti questi
+sovrani erano ad un tempo nemici
+della Francia, e non d'accordo tra di
+loro. Il re Carlo fece a ciascheduno separatamente
+tali lusinghiere offerte, che
+<span class="pagenum"><a id="Page_105"></a>[105]</span>
+non gli riuscì difficile di ottenere la pace.
+Trattò da prima con Enrico VII, che
+era sbarcato a Calé con una formidabile
+armata, ed il 3 di novembre del 1492
+convenne ad Etaples di sborsare al re
+inglese quarantacinque mila scudi d'oro
+a titolo di rimborso delle spese della
+guerra della Bretagna, con che questi
+abbandonasse l'alleanza del re dei Romani<a class="tag" id="tag53" href="#note53">[53]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La guerra di Francia sembrava che
+dovesse essere più accanita a cagione del
+doppio affronto fatto da Carlo VIII a Massimiliano,
+rimandandogli Margarita di
+Borgogna sua figlia, cui era promesso
+sposo, per ammogliarsi con Anna di Bretagna,
+che doveva sposare lo stesso Massimiliano.
+Pure la corte di Francia ottenne
+col trattato di Senlis, del 28 maggio
+1493, di pacificare il sovrano austriaco,
+restituendogli le contee di Borgogna, di
+Artois, di Charolois, e la signoria di
+Noyers, che Carlo VIII occupava di già
+come dote di Margarita. Si obbligò pure
+di restituire a Filippo d'Austria, giunto
+<span class="pagenum"><a id="Page_106"></a>[106]</span>
+che fosse in età maggiore, le città di
+Hesdin, Aire e Bethune, sulle quali Filippo
+vantava parziali diritti<a class="tag" id="tag54" href="#note54">[54]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il terzo trattato fu ancora più svantaggioso.
+Lodovico XI aveva ricevuto,
+in pegno per 300,000 ducati, dal re
+Giovanni d'Arragona Perpignano, il contado
+di Rossiglione e della Cerdaigne.
+Queste piazze erano come le chiavi
+della Francia dalla banda de' Pirenei, e
+Lodovico XI le credeva di tanta importanza,
+che in appresso non aveva volute
+restituirle all'Arragonese contro il pagamento
+del danaro prestato. Per lo contrario
+Carlo VIII le restituì gratuitamente
+a Ferdinando il Cattolico, a condizione
+che questi non soccorrerebbe suo
+cugino Ferdinando di Napoli, e non si
+opporrebbe ai progetti del re di Francia
+sull'Italia. Fu questo il risultato del trattato
+di Barcellona del 19 di gennajo del
+1493<a class="tag" id="tag55" href="#note55">[55]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Mentre che Carlo VIII con questi trattati
+assicurava la pace alla Francia, altri
+<span class="pagenum"><a id="Page_107"></a>[107]</span>
+ne andava intavolando per apparecchiare
+la guerra in Italia. Aveva colà spediti
+quattro ambasciatori con ordine di visitare
+tutti gli stati della provincia e di
+chiedere a tutti la loro cooperazione per
+far ricuperare i suoi diritti alla corona
+di Francia. Perron de' Baschi, la di cui
+famiglia, originaria d'Orvieto, diede in
+seguito alla Francia i marchesi d'Aubais,
+era capo di quest'ambasceria. Aveva precedentemente
+accompagnato in Italia Giovanni
+d'Angiò, e perfettamente conosceva
+gl'interessi di tutti i principi. Il Baschi
+s'accostò prima ai Veneziani, ed
+aveva ordine di chiedere <i>ajuto e consiglio
+pel re suo padrone</i>. Risposero i Veneziani
+che sarebbe presunzione la loro di
+dare consiglj ad un principe circondato
+da uomini tanto prudenti, e che imprudente
+cosa sarebbe il promettergli soccorso,
+mentre dovevano star sempre apparecchiati
+a respingere le armi turche; ma che
+Carlo VIII non doveva dubitare dell'attaccamento
+e della devozione della repubblica
+verso la corona di Francia. Con
+queste equivoche frasi credeva il senato
+di porsi al coperto da ogni rimprovero
+dal canto de' sovrani d'Italia. Per altro
+celatamente desiderava l'abbassamento
+della casa d'Arragona, e si sarebbe alleato
+<span class="pagenum"><a id="Page_108"></a>[108]</span>
+colla Francia se non avesse temuto
+di essere poi abbandonato da questa potenza,
+e ridotto a sostenere solo tutto il
+peso della guerra<a class="tag" id="tag56" href="#note56">[56]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Perrone de' Baschi passò in seguito a
+Firenze. Erano suoi colleghi d'ambasciata
+il d'Aubignì, il sovraintendente Briçonnet
+ed il presidente del parlamento di Provenza.
+Vennero questi signori introdotti
+nel consiglio de' settanta, cui erano intervenuti
+col nome d'aggiunti tutti coloro
+che negli ultimi trentaquattr'anni avevano
+seduto come gonfalonieri nella signoria.
+E per tal modo quest'assemblea veniva
+ad essere composta di persone ligie alla
+casa Medici. Chiesero gli ambasciatori
+che la repubblica promettesse all'armata
+francese il passaggio pel suo territorio e
+vittovaglie contro pagamento. Ma il consiglio,
+subordinato a Pietro de' Medici, fu di
+unanime sentimento di mantenersi fedele
+alla casa d'Arragona. Come però i Fiorentini
+avevano in Francia molti de' loro
+più ricchi banchi di commercio, si limitarono
+a dare al re una risposta evasiva;
+<span class="pagenum"><a id="Page_109"></a>[109]</span>
+e gli spedirono inoltre Pietro Capponi e
+Guid'Antonio Vespucci per cercar di conservare
+la sua amicizia<a class="tag" id="tag57" href="#note57">[57]</a>.
+</p>
+
+<p>
+L'ambasceria francese arrivò a Siena il
+9 maggio del 1494. Questa repubblica
+manifestò il suo vivissimo desiderio di
+mantenersi scrupolosamente neutrale, facendo
+sentire, che nell'estrema sua debolezza
+non poteva, senza estremo pericolo,
+dichiararsi anticipatamente contra così
+formidabili rivali<a class="tag" id="tag58" href="#note58">[58]</a>. Alessandro VI, che
+fu l'ultimo ad essere visitato dagli ambasciatori,
+loro dichiarò, che, avendo i
+suoi predecessori accordata l'investitura
+del regno di Napoli ai principi della
+casa d'Arragona, non poteva ritorgliela
+senza un precedente giudizio, che evidentemente
+provasse che i diritti della casa
+d'Angiò vincevano quelli della casa di
+Arragona. Incaricò gli ambasciatori di
+rappresentare al loro sovrano che il regno
+di Napoli era un feudo della santa
+sede, che al solo papa spettava di pieno
+diritto la decisione tra i competitori per
+<span class="pagenum"><a id="Page_110"></a>[110]</span>
+via forense, e che, occupando il regno
+colla forza, sarebbe lo stesso che attaccare
+la Chiesa<a class="tag" id="tag59" href="#note59">[59]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ferdinando dal canto suo non trascurava
+le vie delle negoziazioni. Spedì alla corte
+dello stesso Carlo Camillo Pandone, in
+cui moltissimo confidava, per chiedere
+al re il rinnovamento de' trattati precedentemente
+conchiusi con Lodovico XI,
+offrendosi di assoggettare all'arbitrio del
+pontefice ogni loro controversia; lasciandogli
+inoltre travedere la possibilità di
+riconoscere, senza venire all'esperimento
+delle armi, la corona di Napoli per tributaria
+della Francia<a class="tag" id="tag60" href="#note60">[60]</a>. Ma tutte queste
+proposizioni furono rigettate dal presuntuoso
+Carlo VIII, che ordinò all'ambasciata
+napolitana di uscire all'istante
+da' suoi stati<a class="tag" id="tag61" href="#note61">[61]</a>.
+</p>
+
+<p>
+In pari tempo Ferdinando negoziava
+ancora col papa e con migliore successo
+che in Francia. Alessandro VI ardentemente
+desiderava di appoggiare la fortuna
+della sua famiglia ad illustri parentadi.
+<span class="pagenum"><a id="Page_111"></a>[111]</span>
+Aveva richiesto che la sua riconciliazione
+colla casa d'Arragona fosse suggellata
+con un matrimonio; e, sebbene si accontentasse
+d'una figlia naturale d'Alfonso,
+figlio di Ferdinando, per uno de' proprj
+figli, aveva da Ferdinando avuto un rifiuto;
+ma il timore de' Francesi aveva
+reso più mansueto l'orgoglioso Alfonso,
+e don Giuffrè Borgia, il più giovane de'
+figliuoli di Alessandra VI, sposò donna
+Sancia, figlia d'Alfonso. I due sposi non
+erano ancora nubili; pure don Giuffrè
+passò subito al servizio della casa d'Arragona
+con una compagnia di cento uomini
+d'armi, ed andò a soggiornare in
+Napoli per godere della rendita di dieci
+mila ducati e del ducato di Squillace, cedutogli
+a titolo di dote. Nello stesso tempo
+il papa approvò la vendita delle due
+contee d'Anguillara e di Cervetri, che
+era stata la prima cagione del suo mal
+umore con Ferdinando. Obbligò per altro
+l'Orsini a fare un secondo pagamento
+in sua mano, e Ferdinando gli somministrò
+il danaro<a class="tag" id="tag62" href="#note62">[62]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_112"></a>[112]</span>
+</p>
+
+<p>
+Non ommise Ferdinando d'intavolare
+trattati ancora con Lodovico Sforza; gli
+fece rappresentare che le loro famiglie
+erano unite da tanti legami di parentela,
+che, come suol farsi tra congiunti, all'amichevole
+dovevano trattarsi le loro
+differenze. Che se la figlia di suo figlio
+aveva sposato Giovanni Galeazzo, la figlia
+di sua figlia, la duchessa di Ferrara,
+aveva sposato Lodovico il Moro; di modo
+che, qualunque di loro due conservasse
+il ducato di Milano, sarebbe sempre
+erede del trono un suo nipote<a class="tag" id="tag63" href="#note63">[63]</a>. Il
+matrimonio di Bianca Maria Sforza col
+re de' Romani pareva annunciare che
+Lodovico il Moro abbandonasse l'alleanza
+della Francia, perciocchè sapevasi che
+a dispetto del trattato di Senlis, Massimiliano
+conservava un profondo odio
+contro Carlo VIII<a class="tag" id="tag64" href="#note64">[64]</a>. Ma il Moro trovavasi
+omai ridotto a doversi abbandonare
+tra le braccia della sorte ch'egli
+stesso aveva provocata, ed a correre
+tutte le vicissitudini della pericolosa alleanza
+ch'egli aveva contratta. Poi ch'ebbe
+risvegliata l'ambizione e la vanità del
+<span class="pagenum"><a id="Page_113"></a>[113]</span>
+giovine re più non era in suo arbitrio
+il calmarle. Nè avrebbe prudentemente
+operato, staccandosi da Carlo, e privandosi
+della sua assistenza, dopo avere così
+gravemente provocati i suoi nemici; onde
+studiavasi soltanto di guadagnar tempo
+per non essere attaccato prima della discesa
+de' Francesi in Italia; ed invece
+d'entrare di buona fede nelle proposizioni
+di accomodamento che gli faceva
+il re di Napoli, sforzavasi di persuadergli,
+ch'egli non aveva veruna convenzione
+coi Francesi, e che più d'ogni altro
+sentiva i pericoli cui sarebbe esposto,
+se le armate francesi penetravano una
+volta in Italia<a class="tag" id="tag65" href="#note65">[65]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ferdinando non trascurava intanto di
+apparecchiarsi a respingere i nemici colle
+armi. Non sapendo per quale strada tenterebbero
+di penetrare ne' suoi stati,
+aveva posta sotto gli ordini del suo secondogenito,
+don Federico, una flotta di
+cinquanta galere e di dodici grossi vascelli
+per chiuder loro la via del mare;
+mentre che Alfonso, duca di Calabria,
+cui la presa d'Otranto aveva acquistata
+somma riputazione militare, adunava ai
+<span class="pagenum"><a id="Page_114"></a>[114]</span>
+confini dei regno un'armata che con
+ogni mezzo cercava d'ingrossare<a class="tag" id="tag66" href="#note66">[66]</a>.
+Ma la difesa di Napoli pareva principalmente
+appoggiata all'alleanza della
+Chiesa, sebbene Alessandro VI cercasse
+fino all'ultimo istante di approfittare delle
+inquietudini e delle angustie del suo
+alleato per giungere a' suoi privati fini.
+Giuliano della Rovere, cardinale di san
+Pietro <i>ad vincula</i>, non aveva voluto
+ad alcun patto riconciliarsi con Alessandro
+VI; erasi ritirato nel suo vescovado
+d'Ostia, ed erasi fortificato nel castello
+ch'egli aveva fabbricato in questa città,
+e le di cui torri hanno ancora al presente
+i suoi stemmi. Il papa s'infinse di credere
+che Giuliano colà si tenesse di concerto
+con Ferdinando, cui dichiarò di
+tornare all'alleanza della Francia se non
+gli faceva consegnare Ostia. Invano protestava
+Ferdinando, che il cardinale della
+Rovere non dipendeva altrimenti da lui,
+ed eccitava il papa a pensare piuttosto
+ai guasti de' Turchi in Croazia, che alla
+guarnigione d'Ostia; un nuovo lievito
+di discordia andava fra di loro fermentando,
+ed il re di Napoli chiaramente
+conosceva che non doveva fare fondamento
+<span class="pagenum"><a id="Page_115"></a>[115]</span>
+sopra un alleato comperato a così
+caro prezzo<a class="tag" id="tag67" href="#note67">[67]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La situazione del vecchio Ferdinando
+rendevasi ogni dì peggiore; i suoi alleati
+ad altro non pensavano che a vendergli
+più care le loro promesse di soccorsi,
+senza allestire i mezzi di assisterlo. Vero
+è che ancora i suoi nemici non avevano
+dispiegata attività che negl'intrighi; ma
+avevano intanto sciolta quella confederazione
+dell'Italia che poteva inspirar timore
+agli oltremontani. Da parecchi anni
+l'Italia godeva piuttosto pace che felicità;
+più prospero era il di lei stato,
+ma i suoi desiderj non erano soddisfatti;
+confidava nelle proprie forze ancora intere,
+e segretamente desiderava di fare
+nuovi sperimenti del suo valore. Avanti
+che i popoli sentano il peso delle calamità
+della guerra, futili passioni, l'inquietudine,
+la curiosità, il bisogno di
+vive emozioni, l'amore del più grande
+de' giuochi d'azzardo, li consigliano spesse
+volte a provocare le rivoluzioni. Il solo
+Lodovico il Moro aveva negoziato colla
+Francia, ma dall'una all'altra estremità
+<span class="pagenum"><a id="Page_116"></a>[116]</span>
+della penisola la metà degli uomini aspettava
+con impazienza un'invasione di cui
+essi medesimi avevano paura. Lo stesso
+duca Giovanni Galeazzo Sforza andavasi
+lusingando che la venuta ne' suoi stati
+di un re, suo parente, potrebbe mutare
+la sua sorte. Il duca Ercole III di Ferrara,
+che si era associato alle negoziazioni
+di suo genero, Lodovico il Moro,
+operava nelle future turbolenze di riavere
+il Polesine di Rovigo rapitogli dall'ultima
+pace. I Veneziani desideravano di vedere
+umiliata la casa d'Arragona; i Fiorentini
+di scuotere il giogo della casa de' Medici;
+il papa di farsi arbitro tra i due potentati;
+i numerosi nemici della casa d'Arragona
+nel regno di Napoli di vendicarsi
+della lunga oppressione. Assicurasi che
+Ferdinando, testimonio di questo universale
+fermento, pensò a malgrado della
+sua avanzata età di recarsi a Genova
+per abboccarsi col Moro, onde fargli sentire
+a quali pericoli esponeva l'Italia e
+sè medesimo, aprendo imprudentemente
+le sue porte ad un nemico di tutti loro
+più forte. Supponeva di potere tuttavia
+esercitare l'impero della ragione e della
+sana politica sopra un principe di cui
+conosceva il pieghevole ingegno e la
+<span class="pagenum"><a id="Page_117"></a>[117]</span>
+singolare accortezza<a class="tag" id="tag68" href="#note68">[68]</a>. Mentre occupavasi
+di questi progetti, tornando un giorno
+dalla caccia, fu in un modo affatto impensato
+preso da un'affezione catarrale
+che lo trasse in due giorni al sepolcro.
+Morì il 25 gennajo del 1494, in età di
+settant'anni dopo un regno di trentasei,
+lasciando due figliuoli, Alfonso e Federico,
+di già riputati nella carriera militare,
+e il primo de' quali fu all'istante
+riconosciuto per suo successore<a class="tag" id="tag69" href="#note69">[69]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La fortuna, che aveva in tutto il tempo
+del viver suo prodigati a Ferdinando quei
+doni di cui egli non sembrava meritevole,
+gli fu ancora favorevole in ciò, che lo
+rapì al mondo nell'unico istante in cui
+la sua morte poteva riuscire spiacevole.
+Non solo i suoi natali erano illegittimi,
+ma tanto vergognosi, che suo padre mai
+non aveva voluto palesarne il segreto,
+lo che diede luogo ad opposte conghietture;
+ma questa macchia non gl'impedì
+<span class="pagenum"><a id="Page_118"></a>[118]</span>
+di occupare un trono che dovevano invidiare
+i più potenti monarchi. Non mostrò
+nè singolare valore, nè sommi talenti
+militari, sia nelle spedizioni di cui
+l'incaricò suo padre, sia nelle violenti
+lotte ch'ebbe a sostenere contro i suoi
+sudditi ribelli; e non pertanto trionfò di
+tutti i suoi nemici. Non aveva da suo
+padre Alfonso ereditato nè la sincerità,
+nè la galanteria, nè la generosità, nè
+verun'altra delle sue amabili qualità,
+sebbene avesse avuta la fortuna di cattivarsi
+tutta l'affezione di così grand'uomo.
+Ebbe per competitori due principi, che
+gli erano di lunga mano superiori per
+virtù militari, politiche e morali. Uno di
+loro, il conte di Viane, suo nipote,
+aveva a suo favore tutte le fazioni arragonesi;
+l'altro, il duca di Calabria,
+quella degli Angiovini. Quei baroni napolitani,
+che non avevano apertamente abbracciato
+verun partito, sembravano inclinati
+a porsi con quello che poteva liberarli
+da Ferdinando; ma l'uno e l'altro
+furono perdenti, e Ferdinando regnò trentasei
+anni. Egli fece perire in prigione
+coloro che avevano più volte tentato di
+scuotere il suo giogo, e consolidò colla
+crudeltà e colla perfidia un'autorità sempre
+più detestata. I primi prosperi avvenimenti
+<span class="pagenum"><a id="Page_119"></a>[119]</span>
+sono il più delle volte l'opera
+di una cieca fortuna, ma la loro costanza
+vuolsi ascrivere ad un'accortezza, che,
+per esserci troppo odiosa, ricusiamo di
+riconoscere: tale fu quella di Ferdinando.
+Non possedette veruna delle qualità che
+caratterizzano i grandi uomini, non generosità,
+non nobiltà; ma possedeva una
+consumata prudenza, e la sua politica
+fu poche volte fallace. Conseguì quanto
+volle, in quel modo che gli scellerati giungono
+ai loro fini, in onta delle regole
+della giustizia e della morale. Regnò lungamente,
+e morì sul trono. Se questo
+era il suo scopo, l'ottenne; ma regnò
+detestato, e morì lasciando la sua famiglia
+in gravissimo pericolo, e quando
+quella prudenza, ch'era in lui conosciuta
+ed abborrita, poteva sola salvare suo figlio
+da imminente ruina.
+</p>
+
+<p>
+Ferdinando era di mediocre grandezza,
+aveva volto grande e bello, circondato
+da lunghi capelli di color castagno;
+aveva aggradevole fisonomia, fronte aperta,
+corpo piuttosto pingue e proporzionata
+grandezza. Straordinaria era la di
+lui forza: essendosi un giorno scontrato
+in un toro fuggito, che attraversava la
+piazza del mercato di Napoli, lo prese
+per le corna e lo fermò. Aveva coltivati
+<span class="pagenum"><a id="Page_120"></a>[120]</span>
+gli studj, e possedeva varie scienze, ed
+in particolare la giurisprudenza, che risguardava
+come necessaria ai re. Aveva
+grazioso parlare; dando udienza ai suoi
+sudditi, sapeva dissimulare tutti i sentimenti
+che potevano renderlo odioso, ed
+in generale aveva l'arte di congedarli
+soddisfatti. Non debbono tutte attribuirsi
+a politica le innumerabili sue crudeltà;
+gliene suggerì molte la sua passione per
+la caccia, avendo provveduto alla conservazione
+della selvagina riservata ai
+suoi piaceri con atroci ordinanze, che
+faceva senza pietà eseguire contro gli
+sventurati contadini del suo regno<a class="tag" id="tag70" href="#note70">[70]</a>.
+</p>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_121"></a>[121]</span>
+</p>
+
+<h2>
+CAPITOLO XCIII.
+</h2>
+
+<div class="blockquote">
+<p>
+<i>Apparecchi di difesa di Alfonso II. — Primi
+attacchi de' Francesi nello stato
+di Genova ed in Romagna. — Discesa
+di Carlo VIII in Italia. — Pietro dei
+Medici gli dà in mano tutte le fortezze
+della Toscana. — Ribellione di Pisa;
+rivoluzione di Firenze; esilio dei Medici.</i>
+</p>
+
+<p class="center">
+1494.
+</p>
+</div>
+
+<p>
+Alcune di quelle grandi rivoluzioni
+che cambiano la faccia del mondo, fanno
+conoscere tutte le forze dello spirito
+umano; vengono calcolate negli attacchi
+e nelle difese tutte le più accorte
+combinazioni; tutti gli accidenti sono
+preveduti, e tutti gli ostacoli, dagli uni
+ingranditi coll'arte, vengono rimpiccoliti
+dall'altrui accortezza. La fortuna,
+che non si può escludere dalle cose
+umane, è stata in parte corretta da una
+costante antiveggenza; e la giusta confidenza
+in sè medesimo, che si acquista
+facendo uso di tutte le proprie facoltà, si
+comunica dai capi ai subordinati; tutti
+hanno fatto il dover loro come cittadini
+<span class="pagenum"><a id="Page_122"></a>[122]</span>
+o come soldati, ogni ordine fu eseguito
+come fu dato, e quegli ancora che
+rimangono perdenti possono non pertanto
+vantarsi di essere stati alla migliore scuola
+della guerra e della politica. Ma altre
+rivoluzioni, egualmente importanti nei loro
+risultati, vengono alcuna volta condotte a
+fine con mezzi affatto diversi; l'imperizia
+si oppone all'imperizia; l'errore, che
+perdere dovrebbe un partito, non lo
+perde, perchè viene compensato da un altro
+più grande commesso dalla contraria
+parte. L'umana previdenza non può allora
+calcolare le vicende d'una tal lotta;
+perchè si possono bensì assoggettare al
+calcolo gli umani interessi, ma non mai
+le follie degli uomini; a petto di un
+savio partito incontransene mille di sragionevoli,
+e l'impero della fortuna è
+prodigiosamente esteso, quando vi si trova
+compreso lo stesso concatenamento delle
+idee. La sorte dell'Italia si decise nel 1494
+con una lotta di simile natura tra l'incapacità
+e l'inesperienza: l'una e l'altra
+parte, isolatamente considerate, pareva che
+dovessero essere perdenti, e vedendo la
+condotta del re di Francia, e quella del
+re di Napoli, sembrava ugualmente impossibile
+che Carlo VIII potesse conquistare
+l'Italia, e che Alfonso II potesse
+impedirlo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_123"></a>[123]</span>
+Due ore dopo la morte di Ferdinando,
+Alfonso II, siccome era l'uso d'Italia,
+aveva corse a cavallo le strade di Napoli,
+e le sei piazze o <i>seggi</i>, ove si adunavano
+la nobiltà ed il popolo per le cose
+del governo municipale; era stato accolto
+in mezzo agli applausi popolari, e, dopo
+avere preso possesso della corona nella
+cattedrale, si era fatta dare la guardia
+de' castelli<a class="tag" id="tag71" href="#note71">[71]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il nuovo re aveva molte volte comandate
+le armate di suo padre contro i
+Fiorentini, i Veneziani ed i Turchi, aveva
+scacciati gli ultimi da Otranto, e questa
+spedizione gli aveva procacciata non poca
+riputazione militare. Aggiugneva a questo
+vantaggio quello di disporre di un immenso
+tesoro ammassato con avarizia dal
+padre, e ch'egli stesso accrebbe con una
+straordinaria contribuzione assai pesante
+imposta in occasione del suo avvenimento
+al trono<a class="tag" id="tag72" href="#note72">[72]</a>. Finalmente Alfonso godeva
+riputazione di non avere eguali in quella
+perfida politica, che credesi accortezza
+fin che è coronata da felici successi.
+<span class="pagenum"><a id="Page_124"></a>[124]</span>
+«I nostri nemici, dice Filippo di Comines,
+erano tenuti savissimi e sperimentati
+in fatto di guerra, ricchi ed
+abbondanti d'uomini accorti e di buoni
+capitani, ed in possesso del regno<a class="tag" id="tag73" href="#note73">[73]</a>.»
+Ma tutta la loro riputazione non sostenne
+una prima prova.
+</p>
+
+<p>
+Alfonso, salendo sul trono, doveva
+apparecchiarsi a difenderlo contro il vicino
+assalto che gli era annunciato: da
+un canto gli era perciò necessario di
+spalleggiarsi con un buon sistema di alleanze;
+dall'altro di adunare un'armata
+che potesse anche sola tener testa al nemico,
+perciocchè mai non doveva lusingarsi
+che veruno alleato abbracciasse la
+sua causa con maggior vigore di quel
+che la difenderebbe egli medesimo; ma
+parve che il nuovo re avesse maggiore
+confidenza nelle negoziazioni che nelle
+armi.
+</p>
+
+<p>
+Mandò subito Camillo Pandone, uno
+de' suoi confidenti ministri, lo stesso che
+tornava dall'ambasciata di Francia, a
+Bajazette II, imperatore dei Turchi, per
+rappresentargli che Carlo VIII diceva
+<span class="pagenum"><a id="Page_125"></a>[125]</span>
+scopertamente che non risguardava la
+conquista di Napoli che come uno scalino
+necessario per occupare l'impero
+d'Oriente; e che effettivamente i suoi
+porti dell'Adriatico, i quali non erano
+lontani che pochi giorni di navigazione
+da quelli della Macedonia, quando fossero
+in potere di una nazione così potente
+e bellicosa quanto lo era la francese,
+potrebbero facilitare i più pericolosi
+attacchi contro l'impero turco. In
+conseguenza Alfonso domandava a Bajazette
+sei mila cavalli ed altrettanti pedoni,
+offrendosi di pagarli per tutto il tempo
+che sarebbero al suo servigio in Italia<a class="tag" id="tag74" href="#note74">[74]</a>.
+Dopo pochi mesi Pandone fu nuovamente
+spedito a Bajazette, cui il papa, volendo
+pure trattare in nome proprio, aggiunse
+Giorgio Bucciardo, Genovese, che Innocenzo
+VIII aveva altra volta incaricato
+di poco onorevole missione presso
+la sublime Porta<a class="tag" id="tag75" href="#note75">[75]</a>. Alessandro VI, che
+nelle sue bolle esortava Carlo VIII a volgere
+tutte le sue forze contro il Turco,
+poichè le guerre con un principe cristiano
+erano indegne di un monarca che
+<span class="pagenum"><a id="Page_126"></a>[126]</span>
+prendeva il titolo di Cristianissimo, e
+di figlio primogenito della Chiesa<a class="tag" id="tag76" href="#note76">[76]</a>,
+cercava nello stesso tempo di eccitare i
+Turchi contro lo stesso monarca. D'altra
+parte accordava a Ferdinando il cattolico
+il prodotto delle tasse della crociata
+che faceva predicare nelle Spagne,
+purchè questo re le adoperasse contro i
+Francesi e non contro gl'infedeli<a class="tag" id="tag77" href="#note77">[77]</a>.
+Maometto II non avrebbe certo trascurata
+così bella occasione di mettere piede
+in Italia, e ridurre ad una specie di vassallaggio
+un nuovo principe cristiano;
+ma il suo debole successore non istendeva
+tant'oltre la sua politica, e temeva di
+turbare la propria tranquillità; si limitò
+pertanto di ordinare al pascià d'Albania
+di adunare circa quattro mila soldati
+turchi alla Valona, e non prese veruna
+parte nella guerra<a class="tag" id="tag78" href="#note78">[78]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Intanto Alfonso aveva mandati quattro
+ambasciatori al papa per rendere più intima
+l'alleanza con lui conchiusa da suo
+padre, ed ottenere l'investitura della Chiesa.
+<span class="pagenum"><a id="Page_127"></a>[127]</span>
+Alessandro VI, la di cui politica
+consisteva nel porre sfrontatamente all'incanto
+la sua fedeltà, aveva mostrato di
+dare orecchio alle proposizioni del cardinale
+Ascanio Sforza, che nel collegio
+de' cardinali spalleggiava il partito francese,
+mentre che il cardinale Piccolomini
+era alla testa dell'arragonese. Ma questa
+non era che un'astuzia del papa per
+vendere a più alto prezzo le sue concessioni,
+ed il 18 aprile del 1494 accordò
+ad Alfonso le bolle d'investitura per il
+regno di Napoli sotto le condizioni espresse
+nelle precedenti investiture<a class="tag" id="tag79" href="#note79">[79]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il cardinale Giovanni Borgia, figlio
+del papa ed arcivescovo di Monreale,
+era stato nominato legato <i>a latere</i> per
+la cerimonia della coronazione d'Alfonso,
+e questi andò a Napoli a raccogliere per
+la sua famiglia le ricompense, colle quali
+questo monarca aveva comperata l'alleanza
+de' Borgia. Eranvi a Napoli sette
+grandi cariche della corona, che a seconda
+delle istituzioni feudali erano ministeri
+a vita, quasi indipendenti dall'autorità
+reale: una di loro, quella di protonotario
+fu accordata a Giuffrè Borgia
+<span class="pagenum"><a id="Page_128"></a>[128]</span>
+col principato di Squillace, la contea di
+Cariati e dieci mila ducati d'entrata;
+un'altra, cioè la prima che rimarrebbe
+vacante, fu promessa al duca di Candia,
+secondo figlio del papa, col principato
+di Tricarico, i contadi di Chiaramonte,
+Cauria e Carinola, e dodici mila ducati
+d'entrata; finalmente Virginio Orsini, che
+aveva condotto questo trattato, ricevette
+un'altra di queste grandi cariche della
+corona, ed era quella di grande contestabile
+la più eminente di tutte<a class="tag" id="tag80" href="#note80">[80]</a>. Diverse
+rendite ecclesiastiche vennero accordate
+nel regno a Cesare Borgia, che suo padre
+aveva di fresco creato cardinale,
+facendo con testimonj e giuramenti provare
+ch'era figlio legittimo di un cittadino
+romano e capace d'esercitare le
+più sublimi dignità della Chiesa<a class="tag" id="tag81" href="#note81">[81]</a>.
+</p>
+
+<p>
+L'alleanza di Pietro de' Medici non
+era stata comperata a così alto prezzo,
+ed aveva bastato per sedurlo la propria
+vanità. Credevasi che Alfonso gli avesse
+promesso d'ajutarlo a mutare la sua autorità
+sopra Firenze in assoluto dominio,
+col titolo di principato<a class="tag" id="tag82" href="#note82">[82]</a>. In contraccambio
+<span class="pagenum"><a id="Page_129"></a>[129]</span>
+il Medici, in forza di segreta convenzione,
+non comunicata ai consigli
+della repubblica, prometteva al re di Napoli
+di ricevere la sua flotta nel porto
+di Livorno, di fare per lui in Toscana
+leve di soldati, e di resistere colle armi
+all'attacco de' Francesi<a class="tag" id="tag83" href="#note83">[83]</a>. Inoltre credeva
+il Medici di potere rispondere delle
+repubbliche di Siena e di Lucca, che
+trovavansi quasi affatto chiuse nel territorio
+fiorentino, e che non potevano pensare
+a tenere una diversa politica. Alfonso
+aveva pure estesi i suoi trattati dalla
+banda della Romagna. Cesena era rientrata
+sotto l'immediata autorità del pontefice
+che ne rispondeva; Faenza, principato
+del giovane Astorre Manfredi,
+trovavasi allora sotto la tutela de' Fiorentini;
+Imola e Forlì, che appartenevano
+ad Ottaviano Riario, sotto la tutela di
+sua madre, la famosa Catarina Sforza,
+presero parte alla lega mercè un sussidio
+promesso da Alfonso e dai Fiorentini;
+finalmente Giovanni Bentivoglio di
+Bologna abbracciò lo stesso partito ad
+eguali condizioni<a class="tag" id="tag84" href="#note84">[84]</a>. Per tal modo tutta
+l'Italia meridionale sembrava unita
+<span class="pagenum"><a id="Page_130"></a>[130]</span>
+da una sola alleanza, e più non presentava
+che un solo confine dalle rive dell'Adriatico
+a quelle del mar Tirreno. La
+Toscana e Bologna erano i soli paesi per
+i quali l'armata francese potesse avanzarsi
+verso Roma e Napoli; Alfonso si obbligò
+di custodire l'uno e l'altro confine
+con due armate, che occuperebbero la
+linea delle montagne, ed i passaggi fortificati
+dei fiumi. Nello stesso tempo,
+perchè aveva avuto avviso de' grandi apparecchi
+marittimi che i Francesi facevano
+a Genova, e ricordandosi che Giovanni,
+duca di Calabria, l'ultimo dei principi
+Angiovini, aveva invaso per mare il
+regno di Napoli, diede a don Federico,
+suo fratello, il comando di una flotta di
+trentacinque galere, diciotto grandi vascelli
+e dodici più piccoli, coi quali doveva
+portarsi a Livorno per aspettare i
+Francesi in quelle acque, e chiuder loro
+il passaggio del mare di sotto, se mai
+volessero tentarlo<a class="tag" id="tag85" href="#note85">[85]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Per disporre, d'accordo co' suoi alleati,
+le forze di terra, Alfonso andò il 13
+luglio a Vicovaro, presso Tivoli, ove
+dovevano trovarsi Alessandro VI e gli
+ambasciatori Fiorentini. Assicurasi che
+<span class="pagenum"><a id="Page_131"></a>[131]</span>
+in questo congresso Alfonso parlò con
+molta eloquenza intorno alla necessità
+di salvare co' più vigorosi sforzi, non il
+suo trono, ma l'indipendenza di tutta l'Italia,
+l'esistenza di tutti gli stati, l'esistenza
+delle loro leggi e delle loro costumanze.
+D'uopo era, diceva egli, o persuadere Lodovico
+il Moro a rinunciare all'alleanza
+contratta col monarca francese ed a rientrare
+negl'interessi italiani, o forzarlo a
+scendere dal trono, rendendo l'autorità
+al nipote<a class="tag" id="tag86" href="#note86">[86]</a>. Per giugnere a questo scopo
+Alfonso offriva la sua flotta, comandata
+da suo fratello don Federico, e l'armata
+di terra, composta di cento squadroni di
+cavalleria pesante, di venti uomini d'armi
+per ogni squadrone, e di tre mila arcieri
+o cavalleggeri. Pensava di attraversare la
+Romagna con queste truppe e di far rivoltare
+la Lombardia, prima che il Moro
+avesse ricevuti soccorsi dai Francesi<a class="tag" id="tag87" href="#note87">[87]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ma questi vigorosi consigli vennero
+attraversati dagl'interessi e dalle private
+passioni del papa. Voleva questi approfittare
+delle forze adunate ne' suoi stati,
+per liberarsi prima di tutto dai suoi nemici.
+<span class="pagenum"><a id="Page_132"></a>[132]</span>
+Aveva di già stretta d'assedio Ostia
+per disfarsi del cardinale Giuliano della
+Rovere che caldamente perseguitava; questi,
+non ignorando la sorte che gli era
+riservata se cadeva in mano ai suoi nemici,
+fuggì d'Ostia il 23 d'aprile a
+tre ore di notte, e si fece sopra un brigantino
+trasportare a Savona, di dove
+passò a Lione presso Carlo VIII<a class="tag" id="tag88" href="#note88">[88]</a>.
+Dopo la di lui fuga la sua fortezza non
+fece lunga resistenza. Alessandro VI voleva
+pure adoperare le truppe napolitane
+per sopprimere i Colonna. Prospero e Fabrizio
+due capi di quest'illustre casa avevano
+di già acquistata molta riputazione
+nelle armi stando al soldo del re Ferdinando,
+ma eransi aombrati de' favori
+ultimamente prodigati a Virginio Orsini,
+capo di una casa rivale, e s'erano segretamente
+<span class="pagenum"><a id="Page_133"></a>[133]</span>
+obbligati a prendere servigio sotto
+il re di Francia; intanto, finchè loro si presentasse
+l'opportunità di passare sotto le
+sue bandiere, si erano ritirati ne' loro
+feudi col cardinale Ascanio Sforza, cercando
+di guadagnar tempo con false negoziazioni
+intavolate col papa e col re
+di Napoli<a class="tag" id="tag89" href="#note89">[89]</a>.
+</p>
+
+<p>
+L'inimicizia del papa contro i Colonna
+obbligò Alfonso a dividere l'armata. Rinunciò
+alla risoluzione di condurla egli
+stesso in Romagna, e ne affidò il comando
+a suo figlio Ferdinando; ma prima
+ne staccò trenta squadroni di cavalleria,
+che tenne ai confini degli Abruzzi, onde
+coprire lo stato ecclesiastico ed il suo,
+ed una parte de' suoi cavalleggeri, che
+diede a Virginio Orsini con dugent'uomini
+d'armi del papa, onde accantonarsi
+ne' contorni di Roma e tenere in
+dovere i Colonna. Ferdinando, duca di
+Calabria, valoroso principe, in età di
+venticinque anni, non meno caro ai sudditi
+che ai soldati, doveva entrare in
+Romagna con settanta squadroni, ed il
+rimanente della cavalleria leggiera, riunire
+alla sua armata le compagnie degli uomini
+d'armi promesse dal Riario e dal Bentivoglio,
+<span class="pagenum"><a id="Page_134"></a>[134]</span>
+tentare di promovere una rivoluzione
+in Lombardia, e, non potendo
+ciò ottenere, chiudere almeno ai Francesi
+fino all'inverno la strada della Romagna.
+</p>
+
+<p>
+Non supponevano gl'Italiani che si potesse
+guerreggiare in tempo d'inverno, e, se
+potevano guadagnare sei mesi, non dubitavano
+che l'attacco de' Francesi, intrapreso
+con leggerezza, con eguale leggerezza non
+fosse abbandonato<a class="tag" id="tag90" href="#note90">[90]</a>. Gian Giacopo Trivulzio,
+guelfo milanese, il conte di Pitigliano
+della casa Orsini, ed Alfonso d'Avalos,
+marchese di Pescara, furono dati per
+consiglieri al giovane principe. Promise
+Pietro de' Medici d'incaricarsi della difesa
+della Toscana, e delle gole degli
+Appennini; ma con una inconcepibile
+imprudenza non si procurò truppe straniere.
+</p>
+
+<p>
+All'assemblea di Vicovaro erasi trovato
+il vecchio cardinale, Paolo Fregoso,
+arcivescovo di Genova, che tanto tempo
+era stato in questa città capo de' faziosi.
+Offrì la sua assistenza per cacciare da
+Genova gli Adorni, suoi avversarj, e con
+loro i Milanesi; promise che coll'ajuto
+<span class="pagenum"><a id="Page_135"></a>[135]</span>
+d'Ibletto de' Fieschi e della propria fazione,
+renderebbesi facilmente padrone
+della repubblica, ove potesse presentarsi
+nel mare ligure colla flotta napolitana,
+prima che le galere del contrario partito
+fossero del tutto armate, nè arrivata a
+Genova la flotta francese. Venne accettata
+la sua offerta, e la flotta di don
+Federigo, avendo ricevuti a bordo gli
+emigrati genovesi con circa cinque mila
+fanti ragunati nello stato di Siena ed in
+Livorno, si diresse verso la riviera di
+Levante<a class="tag" id="tag91" href="#note91">[91]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ma il cardinale Giuliano della Rovere,
+che da Ostia era passato a Savona sua
+patria, vi aveva scoperte le fila ordite
+dal cardinale Fregoso in tutta la Liguria,
+ed erasi affrettato di recarsi a Lione per
+darne avviso a Carlo VIII. Lo aveva
+persuaso a far passare due mila svizzeri
+a Genova per isventare queste trame; e
+nello stesso tempo aveva impiegata la sua
+eloquenza e tutto l'impeto dell'ardente
+sua anima ad affrettare gli apparecchi
+di guerra contro l'Italia ed a dissipare
+tutte le dubbiezze e le incertezze di Carlo
+<span class="pagenum"><a id="Page_136"></a>[136]</span>
+VIII, sperando in tal modo di affrettare
+la propria vendetta<a class="tag" id="tag92" href="#note92">[92]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Infatti Carlo VIII, a dispetto di tante
+sue minacce e di tutte le sue negoziazioni
+che non avevano altro scopo che
+la spedizione d'Italia, pendeva tuttavia
+incerto, e rispetto alla strada che terrebbe
+e rispetto alla stessa esecuzione del progetto.
+Pure, omai determinato essendo
+ad attaccare per mare il regno di Napoli,
+mandò a Genova tutto il danaro
+di cui poteva disporre; fece per sè medesimo
+apparecchiare sontuosi appartamenti
+ne' palazzi Spinola e Doria, e vi
+mandò il suo grande scudiere Pietro d'Urfè,
+per farvi armare una possente flotta,
+che doveva poi unirsi a quella che per
+suo conto si stava armando a Villafranca
+ed a Marsiglia<a class="tag" id="tag93" href="#note93">[93]</a>. La prima, che non
+gli rendette verun servigio, perciocchè
+abbandonò tutti i suoi progetti colla stessa
+leggerezza con cui gli aveva formati, fu
+la più magnifica che si fosse mai veduta
+nel porto di Genova. Eranvi dodici
+<span class="pagenum"><a id="Page_137"></a>[137]</span>
+grandi vascelli per trasportare la cavalleria,
+capaci di mila cinquecento cavalli,
+novantasei più piccoli per l'infanteria,
+diciassette speronare, ventitre vascelli
+di cinquecento sessanta tonellate e
+ventisei di cinquecento ottanta, una grande
+galeazza capace di cento cavalli, trenta
+galere da guerra; e per ultimo la galera
+reale colla poppa dorata, e tutta coperta
+da un padiglione di seta<a class="tag" id="tag94" href="#note94">[94]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Per difendere e comandare questo prodigioso
+armamento, Carlo VIII mandò
+a Genova colla flotta francese suo cugino,
+il duca d'Orleans, che fu poi Lodovico
+XII. Questi entrò in città lo stesso
+giorno in cui la flotta napolitana fu a
+vista delle coste liguri<a class="tag" id="tag95" href="#note95">[95]</a>, e mentre
+Antonio di Bessey, barone di Tricastel
+e balivo di Digione, incaricato di trattare
+per parte del re cogli Svizzeri, presso
+i quali aveva grandissimo credito, conduceva
+a Genova i due mila fanti levati
+ne' loro cantoni<a class="tag" id="tag96" href="#note96">[96]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_138"></a>[138]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ibletto de' Fieschi aveva promesso a
+Paolo Fregoso ed a don Federigo d'Arragona
+che tutti i suoi partigiani gli aspetterebbero
+armati nella riviera di Levante;
+onde la flotta napolitana si presentò a
+Porto Venere, piccola città in faccia a
+Lerici, che signoreggia l'ingresso dal magnifico
+golfo della Spezia. Ma lo stesso
+suo fratello, Giovan Luigi de' Fieschi,
+affezionato al contrario partito, erasi recato
+alla Spezia, ed aveva esortati gli abitanti
+di quelle coste a conservarsi fedeli alla
+repubblica, e Giacomo Balbi era entrato
+con quattrocento fanti in Porto Venere<a class="tag" id="tag97" href="#note97">[97]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Di verso terra questa città non aveva che
+una debolissima muraglia; alcuni corpi
+d'infanteria napolitana l'attaccarono, mentre
+la flotta, provveduta di grossa artiglieria,
+era entrata in rada, e tentava uno
+sbarco sulla stessa riva. Ma tutti gli abitanti
+e perfino le donne di Porto Venere,
+essendosi posti coi soldati dietro le mura,
+rispingevano gli assalitori facendo rotolare
+sopra di loro grosse pietre. Alcuni
+scogli a fior d'acqua erano stati anticamente
+ridotti in modo da servire di comodo
+<span class="pagenum"><a id="Page_139"></a>[139]</span>
+sbarco ai marinai; gli abitanti avevano
+avuta l'antiveggenza di ugnere di sego
+questi levigati scogli, che s'innoltravano
+in mezzo a profondo ed agitato mare. I
+Napolitani vi si avvicinavano colle scialuppe
+dei loro vascelli, e, quando si credevano
+abbastanza vicini, lanciavansi di
+salto tutt'armati su quest'insidiosa riva,
+da cui sdrucciolavano nel mare; ciò che
+dando motivo di ridere ai difensori di
+Porto Venere, potentemente contribuiva
+ad accrescer loro il coraggio. La zuffa si
+prolungò sette ore con eguale accanimento
+da ambo le parti; finalmente, avvicinandosi
+la notte, don Federigo richiamò
+sulle navi le sue truppe e prese il
+largo, allontanandosi da una così piccola
+città, sotto la quale ebbe principio la
+sua malvagia fortuna<a class="tag" id="tag98" href="#note98">[98]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Dopo questa mala riuscita don Federigo
+tornò a Livorno per rinfrescare la
+sua flotta e per ricevere a bordo altri
+soldati; indi ripartì dopo un mese all'incirca,
+quando seppe che Carlo VIII
+aveva presa la strada delle Alpi. Il 4 di
+<span class="pagenum"><a id="Page_140"></a>[140]</span>
+settembre presentossi in faccia a Rapallo,
+ricca terra posta ad uguale distanza tra
+Porto Fino e Sestri di Levante. Non essendo
+fortificata, Lodovico il Moro non
+vi teneva guarnigione, onde i Napolitani
+l'occuparono senza trovare ostacolo.
+Sbarcarono Ibletto de' Fieschi con tre
+mila pedoni, e gli emigrati genovesi, i
+quali provvisoriamente si chiusero entro
+un ricinto formato con grandi forche piantate
+in terra, su le quali erano assicurati
+de' travicelli all'altezza di circa due braccia.
+Di più non abbisognava per difendersi
+dalla cavalleria e per inspirare coraggio
+agli uomini che dovevano difendere
+questi deboli ripari<a class="tag" id="tag99" href="#note99">[99]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ma nè lo Sforza nè il duca d'Orleans
+volevano permettere che i loro nemici
+si afforzassero a Rapallo. Il primo aveva
+preso al suo servigio i sette fratelli Sanseverini,
+figli del vecchio Roberto, che
+nella precedente generazione aveva avuta
+tanta parte nelle rivoluzioni della Lombardia.
+Lo Sforza aveva trovati tra questi
+fratelli i suoi più accorti consiglieri ed i
+più valorosi generali. Due di loro, Anton
+Maria e Fracassa, erano stati incaricati
+<span class="pagenum"><a id="Page_141"></a>[141]</span>
+della difesa di Genova, ed il primo di
+loro partì subito alla volta di Rapallo
+per la via di terra con due coorti di
+veterani ed uno squadrone di cavalleria,
+mentre che il duca d'Orleans vi s'accostava
+colla sua flotta, composta di diciotto
+galere e dodici grossi vascelli aventi a
+bordo le truppe svizzere. Don Federigo,
+non osando di lasciarsi chiudere nel golfo
+di Rapallo da una flotta che sapeva meglio
+muoversi della sua, ed era armata
+di colombrine di maggiore calibro,
+prese il largo e permise al duca
+d'Orleans di sbarcare senza ostacolo. Le
+truppe venute per la via di terra, e quelle
+sbarcate dalla flotta, avendo impiegato
+lo stesso tempo nel fare le venti miglia
+che contansi tra Genova e Rapallo, erano
+giunte presso questa borgata molte ore
+prima di sera. I loro capi non pertanto
+pensavano di farle accampare in un'angusto
+piano poco lontano di Rapallo,
+rimettendo l'attacco all'indomani: ma
+ciò non potè farsi per la rivalità che si
+manifestò tra i soldati veterani dello Sforza,
+e le guardie ducali di Genova. I
+primi, per occupare il posto d'onore per
+la battaglia del susseguente giorno, e per
+insultare ad un tempo i nemici chiusi
+in Rapallo, presero a piantare i loro alloggiamenti
+<span class="pagenum"><a id="Page_142"></a>[142]</span>
+alla più breve distanza possibile
+dalla terra. La guardia ducale,
+avvezza a vivere in una ricca città, ed
+a fare di sè vaga mostra colla forbitezza
+delle armature e la ricchezza degli abiti
+e ad ostentare bravura, non seppe tollerare
+che un altro corpo d'armata la
+precedesse; ella si fece innanzi per accamparsi
+nel brevissimo spazio, che restava
+tra i veterani dello Sforza e Rapallo.
+Credendo i Napolitani che si avanzassero
+per attaccarli, uscirono incontro agli
+assalitori<a class="tag" id="tag100" href="#note100">[100]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Così cominciò la scaramuccia senza
+che fosse ordinata dai capi delle opposte
+parti, e si sostenne lungo tempo con molto
+accanimento; finalmente l'emulazione
+tra le diverse nazioni che servivano nell'armata
+del duca d'Orleans e la sua flotta,
+che, trovandosi presso alla riva, faceva
+fuoco contro i Napolitani assicurarono
+la vittoria ai Genovesi. Fu questa la
+prima zuffa di così terribile guerra, in
+cui siansi veduti alle mani cogl'Italiani
+gli stranieri, i quali si distinsero assai
+più colla loro ferocia che col valore;
+imperciocchè non solo gli Svizzeri non
+fecero grazia ai soldati che loro s'arresero,
+<span class="pagenum"><a id="Page_143"></a>[143]</span>
+ma uccisero la maggior parte di
+quelli che si erano dati prigionieri ai
+loro alleati. Nè gli abitanti di Rapallo
+furono meglio trattati: tutti senza misericordia
+e senza distinzione di partito
+vennero spogliati d'ogni avere e maltrattati
+con estrema ferocia; furono perfino
+barbaramente uccisi cinquanta ammalati
+che stavano in quello spedale. I
+Genovesi non soffrirono pazientemente
+di vedere posti in vendita gli effetti di
+quegli sgraziati abitanti: il popolo si ammutinò,
+uccise una ventina di quegli
+Svizzeri, ed a stento Giovanni Adorno
+riuscì a calmarlo<a class="tag" id="tag101" href="#note101">[101]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Erano stati dall'armata vittoriosa condotti
+a Genova alcuni distinti prigionieri,
+tra i quali Fregosino, figliuolo naturale
+del cardinale, Giulio Orsini ed Orlando
+Fregoso. Ibletto dei Fieschi, principale
+capo del partito vinto, fuggì con suo
+figlio Rolandino a traverso alle montagne,
+e tre volte venne consecutivamente spogliato
+dai masnadieri. Le prime due volte
+i contadini del vicinato gli diedero degli
+abiti; ma la terza volta disse a suo figlio
+<span class="pagenum"><a id="Page_144"></a>[144]</span>
+colla sua consueta imperturbabile tranquillità:
+«Andiamo, mio caro, ed accontentiamoci
+delle vesti del nostro
+primo padre, altrimenti vedo che la cosa
+non avrebbe più fine<a class="tag" id="tag102" href="#note102">[102]</a>.» Don Federigo,
+tenuto da un vento di terra lontano
+dalle coste tutto il tempo della battaglia,
+non potè raccogliere che un piccolo numero
+di fuggiaschi, coi quali tornò tristamente
+a Livorno<a class="tag" id="tag103" href="#note103">[103]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Intanto don Ferdinando si avanzava a
+traverso alla Romagna, intenzionato di
+entrare nel l'autorità del loro
+legittimo sovrano, Giovanni Galeazzo, ed a
+scuotere il giogo di un tiranno, che voleva
+esporli a tutte le furie degli oltremontani.
+Ma Ferdinando non aveva sotto gl'immediati
+suoi ordini che mille quattrocento
+uomini d'armi, e circa due mila cavalleggeri:
+ed ancora dopo avere ingrossata
+la sua armata con quella di Guid'Ubaldo,
+<span class="pagenum"><a id="Page_145"></a>[145]</span>
+duca d'Urbino, colle truppe de' Fiorentini,
+e con quelle somministrate dai
+piccoli principi della Romagna, questa
+armata, secondo i più alti calcoli, non
+contava più di due mila cinquecento corazze
+e di cinque mila pedoni<a class="tag" id="tag104" href="#note104">[104]</a>. Dal
+canto suo Carlo VIII, prima di fissare
+la sua irrisolutezza, aveva fatto scendere
+in Italia il signore d'Aubignì, della casa
+Stuardo e della linea di Lenox, con circa
+duecento maestri, ossia cavalieri francesi,
+e diversi battaglioni di fanteria svizzera,
+che, valicati il san Bernardo ed il Sempione,
+eransi uniti a Vercelli<a class="tag" id="tag105" href="#note105">[105]</a>. Lodovico
+il Moro fece che queste truppe
+si recassero subito nelle province minacciate
+dal nemico, loro associando Francesco
+Sanseverino, conte di Cajazzo,
+con circa seicento uomini d'armi e tre
+mila fanti veterani. Il conte di Cajazzo
+occupò una forte posizione a Fossa Giliola,
+ai confini del Ferrarese, di là osservando
+le mosse di Ferdinando<a class="tag" id="tag106" href="#note106">[106]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_146"></a>[146]</span>
+</p>
+
+<p>
+In sul finir di luglio questo giovane
+principe aveva avuta una conferenza con
+Pietro de' Medici a Città di Castello.
+Aveva in appresso attraversata Val di Lamone,
+ed assoldata molta gente in quella
+armigera provincia. Tutti i rinforzi che
+poteva sperare lo avevano raggiunto, onde
+pareva maturo l'istante di attaccare l'armata
+del conte di Cajazzo e del signor
+d'Aubignì, prima che ricevesse gli Svizzeri
+ed i Francesi che scendevano ogni
+giorno le Alpi. Ma Alfonso II, dando a
+suo figlio un'armata affatto sproporzionata
+all'affidatagli intrapresa, lo aveva reso del
+tutto dipendente dai consiglieri che gli
+aveva posti al fianco. Il principale di loro,
+il conte di Pitigliano, riconosceva la sua
+riputazione militare assai più dal prudente
+temporeggiare, che da quell'audacia che
+signoreggia gli avvenimenti. Questi nel consiglio
+di guerra si ostinò perchè l'armata
+di Ferdinando si limitasse a stare in su
+le difese, non potendo, siccome egli diceva,
+la sua fanteria tener testa agli
+Svizzeri, nè la sua artiglieria sostenere,
+nella rapidità delle cariche, il confronto
+<span class="pagenum"><a id="Page_147"></a>[147]</span>
+della francese; per ultimo, diceva, che
+gli uomini d'arme napolitani non sosterrebbero
+l'impeto degli oltremontani<a class="tag" id="tag107" href="#note107">[107]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Per lo contrario Gian Jacopo Trivulzio,
+il di cui carattere era altrettanto bollente
+quanto era circospetto quello del
+Pitigliano, attestava d'avere battuti gli
+Svizzeri a Domo d'Ossola, gli uomini
+d'armi e l'artiglieria francese in Francia
+nelle guerra del <i>ben pubblico</i>, e che
+niente trovavasi in quest'armata, che potesse
+sorprendere gl'Italiani; ch'egli prometteva
+la vittoria, ove si attaccasse all'istante,
+e che non sapeva quale resistenza
+farebbe l'armata francese, se gli si dava
+tempo di ricevere nuovi rinforzi<a class="tag" id="tag108" href="#note108">[108]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ma omai la notizia degl'infelici successi
+di don Federico aveva scoraggiati
+e renduti incerti alcuni degli alleati. Giovanni
+Bentivoglio temeva la vendetta de'
+Francesi e del duca di Milano, se prendeva
+parte in una guerra offensiva; ed
+il consiglio di guerra decise che non si attaccherebbero
+i nemici ne' loro trincieramenti.
+Tutto quanto ottennero le calde
+istanze d'Alfonso d'Avalos e di Bartolomeo
+<span class="pagenum"><a id="Page_148"></a>[148]</span>
+d'Alviano, in allora allievo del Pitigliano,
+fu la licenza di mandare un
+trombetta al conte di Cajazzo per isfidarlo
+ad uscire in aperta campagna. Non
+avendo questi voluto rinunciare a' suoi
+vantaggi per accettare il dubbio esperimento
+di una battaglia, Ferdinando si
+ritirò sotto le mura di Faenza dietro
+ad un lungo canale, in cui derivavansi
+le acque del Lamone, locchè ne rendeva
+la posizione fortissima; e quando seppe
+che Carlo VIII aveva passate le Alpi,
+pensò di starsi colà aspettando le truppe
+tedesche che suo padre faceva, sebbene
+troppo tardi, levare nella Svevia e nell'Austria<a class="tag" id="tag109" href="#note109">[109]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Carlo VIII erasi recato a Lione con
+tutta la sua corte per avvicinarsi all'Italia,
+e vi aveva passata la state in feste
+e tornei, tra i quali pareva avere dimenticati
+tutti i suoi progetti di conquiste.
+Aveva consumato nell'armamento
+della flotta di Genova quasi tutto il numerario
+di cui poteva valersi. Madama
+di Beaujeu, il duca di Borbone e quasi
+tutti i principali signori biasimavano
+una lontana impresa, che nulla poteva
+<span class="pagenum"><a id="Page_149"></a>[149]</span>
+aggiungere alla forza reale del regno.
+Briçonnet, che l'aveva lungo tempo consigliata,
+più non ardiva addossarsene la
+responsabilità; il siniscalco di Belcario
+che ardentemente la promoveva, era stato
+di que' tempi costretto ad allontanarsi dal
+re, perchè uno de' suoi servitori era morto
+con sintomi di peste<a class="tag" id="tag110" href="#note110">[110]</a>. I cortigiani davano
+al re opposti consiglj, secondochè
+aderivano ora agli agenti del re di Napoli,
+ora a quelli del duca di Milano:
+Pietro de' Medici aveva inoltre cercato
+di rendere quest'ultimo sospetto alla corte
+di Francia, facendo che si tenesse un
+messo del re di Francia nascosto entro
+un gabinetto, mentre egli s'intratteneva
+confidenzialmente con un ambasciatore
+del Moro<a class="tag" id="tag111" href="#note111">[111]</a>. Tra tanti timori e tante
+contraddizioni, Carlo VIII abbandonò
+più volte i suoi progetti, a ciò persuaso
+continuamente dall'allettamento de' piaceri;
+aveva perfino ordinato a molti signori,
+di già partiti colle loro truppe, di
+tornare alla corte, quando il cardinale
+Giuliano della Rovere, fatto più che
+<span class="pagenum"><a id="Page_150"></a>[150]</span>
+tutt'altri bramoso della spedizione d'Italia
+dall'immenso suo odio verso Alessandro
+VI, parlò al re con un tale ardire,
+che verun altro non sarebbesi permesso di
+farlo. Disse, che il re sarebbesi coperto di
+vergogna rinunciando a pretese proclamate
+in tutta l'Europa, non raccogliendo
+verun frutto de' sagrificj che fatti aveva
+co' suoi trattati col re de' Romani e coi
+re della Spagna, ed abbandonando i suoi
+alleati ed i suoi soldati, che di già per
+lui valorosamente combattevano nella riviera
+di Genova e nella Romagna. Carlo
+VIII, vinto dalle calde ammonizioni
+del cardinale, di cui rispettava l'eminente
+dignità, e sedotto dalle adulazioni
+del siniscalco di Belcario, cui era
+stato di fresco permesso di liberamente
+tornare alla corte, partì da Vienna nel
+Delfinato, il 23 agosto del 1494, prendendo
+la strada del monte Ginevra, e
+valicando le Alpi, senza che scontrasse
+verun ostacolo<a class="tag" id="tag112" href="#note112">[112]</a>.
+</p>
+
+<p>
+L'armata francese contava tre mila
+seicento uomini d'armi, sei mila arcieri
+a piedi, assoldati in Bretagna, sei mila
+<span class="pagenum"><a id="Page_151"></a>[151]</span>
+balestrieri delle interne province della
+Francia, otto mila fanti della Guascogna,
+armati di fucili e di spade a doppio taglio,
+ed otto mila tra Svizzeri e Tedeschi,
+armati di piche e di alabarde<a class="tag" id="tag113" href="#note113">[113]</a>.
+Moltissimi servitori seguivano l'armata,
+ingrossata, poichè fu scesa in sul piano
+d'Italia, dal contingente di Lodovico il
+Moro; di modo che quando attraversò
+la Toscana non aveva meno di sessanta
+mila uomini<a class="tag" id="tag114" href="#note114">[114]</a>. Tra i suoi più illustri
+generali contavansi il duca d'Orleans,
+poi Lodovico XII, che allora aveva il
+comando della flotta a Genova, il duca
+di Vandome, il conte di Montpensier,
+Lodovico di Lignì, signore di Lussemburgo,
+Lodovico de la Trimouille e
+molti altri principali signori della Francia.
+Ma il siniscalco di Belcario ed il
+sovrintendente Briçonnet, vescovo di san
+Malo, confidenti del monarca, che pure
+lo accompagnavano, avevano presso di lui
+maggior credito che tutti i signori della
+sua corte<a class="tag" id="tag115" href="#note115">[115]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_152"></a>[152]</span>
+</p>
+
+<p>
+Una così grossa armata avrebbe potuto
+difficilmente attraversare le Alpi, se
+avesse trovato qualche nemico; ma la disgrazia
+d'Italia aveva fatto sì che il Piemonte
+ed il Monferrato, egualmente governati
+da principi indipendenti, fossero ambidue
+a quello stato di debolezza e d'incapacità
+ridotti, cui sono condannate le monarchie
+in tempo di minorità. Carlo Giovanni
+Amedeo, nato il 24 giugno del
+1488, era in allora duca di Savoja, e
+non contava che nove mesi, quando il
+13 marzo del 1489 successe al duca
+Carlo suo padre. Sua madre, Bianca di
+Monferrato, sebbene affatto giovane, aveva
+ottenuta la tutela pel favore del popolo
+di Torino in pregiudizio de' suoi cognati,
+i conti di Ginevra e di Bresse. Bianca
+aveva bensì il 20 giugno del 1493 soscritto
+un trattato d'alleanza con Ferdinando,
+re di Napoli, ma in appresso
+non aveva osato provocare il turbine sui
+proprj stati; fece aprire a Carlo VIII
+tutte le sue città e castella, e l'accolse
+ella stessa in Torino con estrema magnificenza<a class="tag" id="tag116" href="#note116">[116]</a>.
+Maria, marchesana di Monferrato,
+tutrice di Guglielmo di Monferrato,
+<span class="pagenum"><a id="Page_153"></a>[153]</span>
+nato il 20 agosto del 1486, non
+si dipartì dalla politica di Bianca<a class="tag" id="tag117" href="#note117">[117]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Queste due reggenti, una a Torino, l'altra
+a Casale, parvero dinanzi a Carlo VIII
+ornate di molte gemme, onde il giovane
+re, che di già cominciava a mancare
+di danaro, se le fece prestare per depositarle
+in mano di alcuni usurai che gli
+diedero ventiquattro mila ducati<a class="tag" id="tag118" href="#note118">[118]</a>. Il
+19 di settembre entrò in Asti, città posseduta
+in piena sovranità dal duca d'Orleans,
+siccome dote di sua madre, Valentina
+Visconti. Colà venne ad incontrarlo
+Lodovico Sforza con sua moglie
+e suo suocero, Ercole d'Este, duca di
+Ferrara<a class="tag" id="tag119" href="#note119">[119]</a>. Questi principi conoscevano
+le inclinazioni di Carlo VIII, e, volendo
+guadagnarselo colle voluttà, avevano seco
+condotte le signore milanesi che godevano
+opinione di seducente bellezza e di poca
+austera virtù<a class="tag" id="tag120" href="#note120">[120]</a>. Si consumarono più
+<span class="pagenum"><a id="Page_154"></a>[154]</span>
+giorni in feste ed in piaceri, che vennero
+all'ultimo interrotti da grave malattia onde
+fu il re sorpreso, la quale fu giudicata
+vajuolo a motivo delle pustule che gli
+coprirono il volto. Pure questa prima
+campagna de' Francesi in Italia ottenne
+infame celebrità da una malattia ancora
+più crudele, cui più che a tutt'altra
+pareva essersi Carlo esposto. Egli però non
+tardò a rimettersi in salute, e passò a
+Pavia ove fu splendidamente accolto<a class="tag" id="tag121" href="#note121">[121]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Lo sventurato Giovanni Galeazzo dimorava
+colla consorte e co' figliuoli nel
+castello di questa città. Già da alcun
+tempo vedevasi la di lui salute andar
+declinando a gran passi; la presumeva
+taluno distrutta da immoderato abuso de'
+piaceri sensuali, ed altri, sospettando l'esistenza
+di un delitto, ove vedevano un
+motivo di commetterlo, accusavano Lodovico
+il Moro di avergli fatto dare
+un lento veleno. A veruno de' cortigiani
+francesi fu permesso di vedere il duca,
+ed il solo re fu ammesso ne' suoi appartamenti:
+<span class="pagenum"><a id="Page_155"></a>[155]</span>
+questi due sovrani erano cugini
+germani, figliuoli di due sorelle della
+casa di Savoja. Ma Carlo VIII, che temeva
+di spiacere a Lodovico il Moro,
+si trattenne con Giovanni Galeazzo soltanto
+intorno a cose indifferenti, e sempre
+alla presenza dello zio<a class="tag" id="tag122" href="#note122">[122]</a>; ma in tempo
+di questo intrattenimento, la duchessa
+Isabella sopraggiunse, gettandosi alle ginocchia
+del re, e supplicando di risparmiare
+suo padre Alfonso e suo fratello
+Ferdinando. Rispose Carlo, alquanto imbarazzato,
+che oramai era troppo avanzato
+per poter dare a dietro, ed affrettossi
+a lasciare una città dove aveva
+sotto gli occhi una così dolorosa scena,
+ch'egli stesso rendeva ancora più penosa.
+Ebbe da Lodovico il Moro i convenuti
+sussidj, e la sua armata, poichè si
+fu provveduta d'armi e di equipaggi
+avuti dall'arsenale di Milano, proseguì
+il cammino alla volta di Piacenza<a class="tag" id="tag123" href="#note123">[123]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Lodovico il Moro accompagnava Carlo
+VIII, ma avendo a Piacenza o a Parma
+<span class="pagenum"><a id="Page_156"></a>[156]</span>
+avuta notizia che suo nipote era agli
+estremi, tornò subitamente a Milano per
+raccogliere l'eredità. Giovanni Galeazzo
+Sforza morì il 20 di ottobre<a class="tag" id="tag124" href="#note124">[124]</a>, ed il
+senato di Milano tutto ligio al Moro si affrettò
+di fargli presente, che, nelle critiche
+circostanze in cui trovavasi l'Italia, un
+fanciullo di cinque anni, quale era quello
+di Giovanni Galeazzo, non poteva avere
+il carico del governo; che lo stato non
+doveva ricadere di una in altra minorità,
+che abbisognava di un sovrano che regnasse
+effettivamente; all'ultimo che Lodovico
+il Moro era necessario alla patria,
+e che questa gli chiedeva il sagrificio di
+salire sul trono. Lodovico parve opporsi;
+pure all'indomani prese il titolo e le insegne
+di duca di Milano, e protestò, anche
+segretamente, che le riceveva come cosa
+che gli apparteneva a giusto diritto dietro
+l'investitura datagli da Massimiliano<a class="tag" id="tag125" href="#note125">[125]</a>. Si
+affrettò poi di raggiugnere l'armata francese,
+<span class="pagenum"><a id="Page_157"></a>[157]</span>
+dalla quale, senza esporsi a qualche
+pericolo, non poteva sempre tenersi lontano<a class="tag" id="tag126" href="#note126">[126]</a>.
+</p>
+
+<p>
+In fatti quest'armata era stata colpita
+da un sentimento di spavento per la
+morte di Giovanni Galeazzo: tutti s'andavano
+interpellando ansiosamente in qual
+modo il re poteva penetrare nel fondo
+dell'Italia senza lasciarsi alle spalle verun
+altro alleato che quello stesso duca, che
+si era aperta col veleno la via del trono.
+Ogni movimento dei Milanesi rendevasi
+sospetto ai Francesi, cui mille cose erano
+state raccontate intorno alle trufferie degli
+Italiani, ed i Francesi spesso agivano di mala
+fede per guarentirsi da quella di cui si
+credevano minacciati. Il duca d'Orleans,
+che aspirava all'intera eredità dello Sforza,
+cercava di far sentire a suo cugino
+che più facile riuscirebbe la spedizione
+di Napoli incominciandola dalla conquista
+del Milanese<a class="tag" id="tag127" href="#note127">[127]</a>. Il principe d'Orange,
+il signore di Miolans, Filippo delle
+Corde e gli altri tutti che risguardavano
+la marcia dell'armata fino a Napoli
+<span class="pagenum"><a id="Page_158"></a>[158]</span>
+come troppo pericolosa, approfittarono
+di tale fermento per istringere il
+re a rinunciarvi; ma Carlo non dava
+orecchio che alla sua ostinazione, ch'egli
+credeva amore di gloria; e, a seconda
+de' concerti avuti col nuovo duca di Milano,
+prese la strada che da Parma conduce
+nella Lunigiana, onde entrare in
+Toscana<a class="tag" id="tag128" href="#note128">[128]</a>. Questa strada toccava Fornovo
+e san Terenzio e sboccava a Pontremoli,
+città che in allora era posseduta
+dallo Sforza; onde non percorreva che
+paesi amici, ed era sempre a portata
+della divisione che occupava Genova, e
+della flotta francese. Pei quali motivi era
+così aperto che doveva preferirsi dai
+Francesi a quella della Romagna, che
+mal si può spiegare l'incauto consiglio
+de' Napolitani che l'avevano trascurata,
+portando tutte le loro forze nella Romagna<a class="tag" id="tag129" href="#note129">[129]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Papa Alessandro VI e Pietro de' Medici
+eransi obbligati a chiudere ai Francesi l'ingresso
+della Toscana; ma se pure il papa
+era intenzionato di spedirvi truppe, ne fu
+<span class="pagenum"><a id="Page_159"></a>[159]</span>
+impedito dalla ribellione dei Colonna,
+che, quando ebbero avviso dell'avvicinamento
+de' Francesi, rifiutarono le vantaggiose
+offerte che loro aveva fatte Alfonso
+II, dichiararonsi scopertamente al
+soldo di Carlo ed occuparono Ostia, ove,
+senza dubbio, aspettavano la flotta francese.
+Il papa, lungi dal potere mandar
+truppe in Toscana, si vide costretto a
+richiamare quelle che teneva in Romagna
+sotto gli ordini di Virginio Orsini,
+per far testa ai Colonna<a class="tag" id="tag130" href="#note130">[130]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La repubblica fiorentina aveva mandati
+ambasciatori a quella di Lucca ed al
+duca di Ferrara, per persuaderli a non
+permettere di passare per i loro stati
+a chiunque volesse invadere la Toscana;
+aveva in pari tempo nominati commissarj
+straordinarj per provvedere alla
+sicurezza dello stato; ma Pietro de' Medici
+non aveva voluto che loro si affidassero
+truppe<a class="tag" id="tag131" href="#note131">[131]</a>. Pure così grande e così
+mal disciplinato esercito, qual era quello
+de' Francesi, poteva bentosto trovarsi
+senza vittovaglie in una provincia montuosa,
+che non ne produce quanto basta
+<span class="pagenum"><a id="Page_160"></a>[160]</span>
+per alimentare i suoi abitanti. L'esercito,
+scendendo da Pontremoli lungo la Magra,
+attraversava i feudi del marchese Malaspina,
+in mezzo ai quali è posto il borgo
+di Fivizzano appartenente ai Fiorentini.
+Era questo il primo paese nemico. Il
+marchese di Fosdinovo, vinto da gelosia
+di vicinanza, mostrò ai Francesi i lati
+deboli delle fortificazioni di quella terra,
+ed i mezzi di occuparla. In fatti fu attaccata
+e presa d'assalto. Vennero uccisi
+tutti i soldati e molti abitanti, e saccheggiate
+tutte le case; e questa prima
+esecuzione militare, che sparse grandissimo
+terrore, fece conoscere la diversità
+della nuova guerra e delle guerre senza
+spargimento di sangue che si erano fin
+allora sostenute<a class="tag" id="tag132" href="#note132">[132]</a>. Nello stesso tempo
+Gilberto di Montpensier, che comandava
+l'avanguardia francese, sorprese in riva
+al mare un corpo di truppe che Paolo
+Orsini mandava per ingrossare la guarnigione
+di Sarzana, e non diede quartiere
+a verun soldato<a class="tag" id="tag133" href="#note133">[133]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_161"></a>[161]</span>
+</p>
+
+<p>
+Era Sarzana in qualche modo la chiave
+della Lunigiana<a class="tag" id="tag134" href="#note134">[134]</a>: così chiamasi una
+spiaggia, chiusa tra il mare e le montagne,
+che stendesi dai confini del Genovesato
+fino a Pisa d'una larghezza non
+mai eccedente le sei miglia. Sarzana era
+una città assai ben fortificata e la sua
+fortezza di Sarzanello credevasi inespugnabile.
+Se l'esercito francese si fosse lasciata
+questa terra alle spalle, sarebbesi poco
+dopo trovata chiusa la strada di Pisa da
+quella di Pietra Santa, posseduta pure dai
+Fiorentini, e posta nel più angusto punto
+del littorale. Tutto il paese potev'essere,
+difeso di tratto in tratto. Non è ferace
+che di olio, e così sprovveduto di frumento,
+che importa la metà de' suoi viveri
+dalla Lombardia a schiena di muli:
+e l'aere è così insalubre in autunno,
+che la febbre avrebbe in poche settimane
+ruinato l'esercito nemico. I capitani francesi
+mal sapevano perciò risolversi ad
+innoltrarsi in cotal paese, ma la pusillanimità
+di Pietro de' Medici dissipò bentosto
+i loro giusti timori.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_162"></a>[162]</span>
+</p>
+
+<p>
+L'ingresso de' Francesi in Toscana,
+spargendo in Firenze un estremo terrore,
+fece scoppiare un malcontento contro
+Pietro de' Medici tenuto lungo tempo
+compresso. I Fiorentini erano da secoli
+affezionati alla real casa di Francia, da
+loro risguardata quale protettrice del partito
+guelfo e della libertà; altamente si
+lagnavano che il capo dello stato gli
+avesse strascinati in una guerra contraria
+ai loro veri interessi, ed esposti prima
+degli altri a tutti i pericoli d'una lite
+che punto non li risguardava. Gli ambasciatori
+fiorentini erano stati dalla corte
+di Francia rimandati; tutti i socj, tutti i
+commessi delle case di commercio dei Medici
+eransi espulsi dal regno; ma tanto rigore
+non aveva colpiti gli altri Fiorentini,
+quasi che si fosse voluto far loro sentire che
+la Francia non li confondeva coll'usurpatore
+della loro libertà<a class="tag" id="tag135" href="#note135">[135]</a>. Sapevasi che
+Lorenzo e Giovanni de' Medici, que' cugini
+di Pietro, ch'egli aveva da pochi
+mesi maltrattati, poi rilegati nelle loro
+ville, erano passati nel campo di Carlo
+VIII, supplicandolo di atterrare un
+<span class="pagenum"><a id="Page_163"></a>[163]</span>
+governo esoso alla generalità dei cittadini<a class="tag" id="tag136" href="#note136">[136]</a>.
+Il potere di questo vanaglorioso
+capo, che non aveva voluto conoscere
+confini, trovossi tutt'ad un tratto non
+ad altro appoggiato che ad una vacillante
+opinione.
+</p>
+
+<p>
+Pietro de' Medici, spaventato dall'interno
+fermento, di cui vedeva ovunque
+le traccie, atterrito dalla guerra straniera
+ch'egli non era in istato di sostenere,
+pensò di cedere al turbine, di
+fare la pace coi Francesi, imitando la
+condotta tenuta da suo padre con Ferdinando,
+condotta che aveva così spesso udito
+lodare. Egli non sapeva che per imitare
+un grand'uomo conviene avere i suoi
+talenti, onde discernere le circostanze, e la
+sua fermezza per disprezzare i pericoli.
+Pietro de' Medici fece dalla repubblica
+eleggere una numerosa ambasciata, di
+cui egli faceva parte, con commissione
+di recarsi presso il re di Francia e cercare
+di placarlo. Ma, avvisato in viaggio
+che un corpo di trecento uomini, che
+<span class="pagenum"><a id="Page_164"></a>[164]</span>
+la repubblica mandava a Sarzana, era
+stato sorpreso e fatto a pezzi, non osò,
+senza salvacondotto, innoltrarsi al di là
+di Pietra Santa. Alcuni signori della corte,
+tra i quali Briçonnet e di Piennes
+vennero a trovarlo, e lo condussero innanzi
+al re lo stesso giorno in cui veniva
+attaccato Sarzanello<a class="tag" id="tag137" href="#note137">[137]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Pietro, per giustificare il suo rifiuto
+di permettere al re d'attraversare la Toscana,
+ricordò il suo trattato con Ferdinando,
+conchiuso con approvazione
+dello stesso Lodovico XI; soggiunse
+che fino all'istante in cui le armate
+francesi erano scese in Italia non avrebbe
+potuto violare questo trattato senza esporsi
+a tutta la vendetta degli Arragonesi; ma
+poichè al presente più non vedevasi esposto
+a tale pericolo era apparecchiato a
+dar prove della sua divozione verso la
+casa di Francia<a class="tag" id="tag138" href="#note138">[138]</a>. Il re, per tutta
+risposta a questo discorso, chiese che
+gli si aprissero le porte di Sarzanello; e
+Pietro vi acconsentì subito: e senza nè
+<span class="pagenum"><a id="Page_165"></a>[165]</span>
+pure interpellare i suoi colleghi, ordinò
+che Sarzanello fosse dato in mano al re,
+il quale, sorpreso da tanta facilità, domandò
+che gli fossero inoltre consegnati
+Pietra Santa, Librafratta, Pisa e Livorno.
+Non credevano già i Francesi, che, facendo
+così alte domande venissero loro
+accordate quelle piazze, almeno senza
+grandi guarenzie per la loro restituzione
+dopo il passaggio dell'esercito; ma Pietro
+nulla chiese, e si accontentò della
+verbale obbligazione del re di restituire
+le fortezze della Toscana, quand'avrebbe
+ultimata la conquista del regno di Napoli;
+fu convenuto che i Fiorentini presterebbero
+al re Carlo dugento mila fiorini; che a tale
+condizione verrebbero ricevuti sotto la protezione
+del re, e che il trattato di pace
+fra di loro sarebbe fatto in Firenze. Dietro
+questa semplice verbale convenzione
+fece aprire ai Francesi tutte le fortezze
+dello stato di Pisa, non senza eccitare
+lo sdegno de' suoi colleghi d'ambasciata,
+i quali, essendo arrivati alquanto
+più tardi, credevano di accordar molto al
+re coll'accordargli il libero passaggio a
+traverso al loro stato<a class="tag" id="tag139" href="#note139">[139]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_166"></a>[166]</span>
+</p>
+
+<p>
+I Fiorentini, ricevendo la notizia della
+convenzione di Sarzana, s'irritarono ancora
+più dei loro ambasciatori. Da lungo
+tempo avevano cominciato ad accusare
+Pietro de' Medici di comportarsi come
+signore e non come primo cittadino della
+sua patria; di tenere un contegno da
+padrone che mai non avevano affettato
+nè Lorenzo, suo padre, nè Cosimo, suo
+bisavo; di trascurare affatto d'intervenire
+ai consiglj e di sedere co' suoi colleghi
+quand'era rivestito di qualche magistratura<a class="tag" id="tag140" href="#note140">[140]</a>.
+Ma non aveva ancora
+osato prima d'allora di calpestare con
+tanta impudenza le leggi della repubblica,
+nè di arrogarsi un'autorità che non
+gli era mai stata conferita. Egli era
+quegli, si diceva, che aveva precipitata
+la patria in una guerra contraria ai suoi
+interessi, ed era egualmente quegli che,
+per salvarla, sagrificava le conquiste di
+molte generazioni. Il partito della libertà,
+che si era successivamente ingrossato coll'adesione
+<span class="pagenum"><a id="Page_167"></a>[167]</span>
+di tutti coloro ch'erano stati
+oltraggiati dalla sua insolenza, e di fresco
+riscaldati dalle prediche del Savonarola,
+approfittava di questi avvenimenti
+per mostrare quanto pericolosa cosa fosse
+il dare un capo ad una città libera; perciocchè
+sotto il suo dominio uno stato
+perde bentosto il vigore delle sue armate,
+la prudenza de' suoi consiglj, ed all'ultimo
+le sue migliori province o la sua
+indipendenza. Approfittiamo almanco, dicevano
+essi, delle nostre sciagure, e,
+poichè l'armata francese deve attraversare
+le nostre mura, ci ajuti a rovesciare
+la tirannide<a class="tag" id="tag141" href="#note141">[141]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Mentre che l'armata francese dirigevasi
+verso Lucca e verso Pisa, Pietro
+de' Medici, prevenuto del tumulto di Firenze,
+si affrettava di tornarvi, sperando
+pure di potersela conservare ubbidiente.
+Vi arrivò l'8 di novembre, e dopo essersi
+la stessa sera consigliato co' suoi
+amici, che trovò tutti scoraggiati, o da
+lui alienati, risolse di recarsi all'indomani
+a palazzo presso la signoria. Trovò
+il palazzo chiuso, con guardie alla porta,
+come sempre costumavasi in occasione
+di tumulto. La signoria aveva stabilito di
+<span class="pagenum"><a id="Page_168"></a>[168]</span>
+non ricevere la visita di Pietro de' Medici,
+e gli mandò Jacopo di Nerli, gonfaloniere
+di compagnia, a parteciparglielo,
+mentre che Luca Orsini, uno de' priori,
+si trattenne alla porta per vietargliene
+l'ingresso, ove si dovesse venire a quest'estremo<a class="tag" id="tag142" href="#note142">[142]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Pietro de' Medici non volle fare esperimento
+della loro costanza; stordito da
+una resistenza che mai non aveva conosciuta,
+non si appigliò nè alle preghiere,
+nè alle minacce; ritirossi in casa per
+chiamare in suo soccorso Paolo Orsini,
+suo cognato, cogli uomini d'armi sotto
+i suoi ordini; ma, essendo stato fermato
+il messo che gli mandava, i cittadini
+presero le armi e si adunarono nella
+piazza del palazzo per essere pronti ad
+eseguire gli ordini della signoria. Frattanto
+il cardinale Giovanni de' Medici
+aveva corse alcune strade coll'accompagnamento
+de' servitori della sua casa,
+cui faceva ripetere il grido d'armi di
+sua famiglia: <i>Palle! Palle!</i> ma questo
+<span class="pagenum"><a id="Page_169"></a>[169]</span>
+grido altre volte così caro al popolo non
+aveva mosso veruno de' suoi partigiani.
+Il cardinale non aveva potuto oltrepassare
+la metà della strada de' Calzajuoli;
+e si udivano da ogni banda minacciose
+grida contro i Medici. Pietro e suo fratello,
+di già circondati dai soldati loro
+condotti da Paolo Orsini, ritiraronsi verso
+porta san Gallo, e tentarono di nuovo,
+gettando danaro tra il popolo, di muovere
+gli artigiani di quel quartiere a prendere
+le armi per loro; ma non avendo
+che minacciose risposte, ed udendo suonare
+la campana a stormo, uscirono di
+città, di cui gli si chiusero dietro le
+porte. Il cardinale Giovanni de' Medici,
+essendosi travestito da frate francescano,
+si sottrasse ancor egli al tumulto, e raggiunse
+i suoi due fratelli negli Appennini<a class="tag" id="tag143" href="#note143">[143]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Pietro de' Medici aveva inconsideratamente
+presa la strada di Bologna, invece
+di volgersi al re di Francia, presso al
+quale avrebbe probabilmente trovato protezione.
+I soldati dell'Orsini, che lo seguivano,
+<span class="pagenum"><a id="Page_170"></a>[170]</span>
+attaccati dai contadini, si sbandarono
+quasi tutti, e lo stesso Paolo Orsini
+conobbe che per la sicurezza di suo
+cognato era d'uopo separarsi da lui. Pure i
+Medici arrivarono però a Bologna senza incontrare
+verun nuovo accidente. Ma quando
+Pietro presentossi a Giovanni Bentivoglio,
+suo alleato e suo amico, questi,
+maravigliato di vedere un uomo che occupava
+lo stesso suo grado, rovesciato
+con tanta facilità, gli disse: «Se giammai
+voi udirete che Giovanni Bentivoglio
+è stato scacciato da Bologna, come
+lo siete oggi voi da Firenze, non
+vogliate crederlo; ma credete piuttosto
+che si è fatto tagliare a pezzi dai suoi
+nemici facendo loro resistenza»<a class="tag" id="tag144" href="#note144">[144]</a>.
+Non sapeva Giovanni Bentivoglio, che
+spesso non è in arbitrio del principe,
+nè del generale d'armata il trovare la
+morte che desidera; che, dopo averla
+lungo tempo affrontata, se sopravvive
+suo malgrado alla sua disfatta, il desiderio
+della propria conservazione si risveglia
+nel cuore più valoroso, e vi si
+aggiugne una segreta speranza, che, poichè
+la fortuna si è presa ella sola la cura
+<span class="pagenum"><a id="Page_171"></a>[171]</span>
+della sua salvezza, lo riservi tuttavia a
+tempi migliori. La sua sperienza non tardò
+ad insegnarglielo; l'istante del rovescio
+giunse pure per il Bentivoglio, e malgrado
+la sua risoluzione, non morì, ma condusse
+i suoi giorni in esilio.
+</p>
+
+<p>
+Il popolaccio di Firenze svaligiò le case
+del cancelliere e del provveditore del
+monte di pietà, che da molto tempo venivano
+accusati di avere inventate nuove
+gabelle, e le varie estorsioni con cui
+eransi accresciute le imposte. Saccheggiò
+inoltre i giardini di san Marco, e la casa
+del cardinale Giovanni a sant'Antonio.
+Le guardie poste al gran palazzo dei
+Medici in via larga, destinato al re di
+Francia, lo salvarono in quel primo
+istante dal saccheggio. Ma i Francesi, che
+vi furono alloggiati, presero con impudenza
+tutto quanto solleticava la loro
+cupidigia, e dopo la loro partenza tutto
+ciò che vi restava fu venduto con autorità
+della giustizia. E per tal modo furono
+disperse quelle magnifiche collezioni
+di quadri, di statue, di pietre incise, di
+libri, con tanta cura raccolti da Cosimo
+e da Lorenzo in tutti i luoghi cui si
+estendeva il loro commercio<a class="tag" id="tag145" href="#note145">[145]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_172"></a>[172]</span>
+</p>
+
+<p>
+La signoria, dopo la fuga dei Medici,
+fece un decreto per dichiararli ribelli,
+per confiscare i loro beni e per promettere
+il premio di cinque mila ducati a
+coloro che gli arresterebbero, e di due
+mila a chiunque porterebbe la loro testa.
+Tutte le famiglie esiliate o private dei
+pubblici onori pel corso di sessant'anni,
+in cui si era mantenuta l'autorità de' Medici
+vennero ristabilite ne' loro diritti, i quadri
+che ricordavano o le condanne del 1434,
+o quelle del 1478 per la congiura dei
+Pazzi, furono cancellati, ed i due Medici,
+figliuoli di Pier Francesco, rientrati in
+patria nell'istante in cui ne uscivano
+loro cugini, nulla volendo avere di comune
+con una famiglia che aveva aspirato
+alla tirannide, fecero cancellare i
+sei globi dai loro stemmi per sostituirvi
+una croce d'argento in campo rosso dei
+Guelfi, e scambiarono il nome di Medici
+in quello di <i>Popolani</i><a class="tag" id="tag146" href="#note146">[146]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Intanto il nuovo governo si affrettò di
+spedire ambasciatori al re di Francia,
+per incolpare il suo predecessore d'una
+inimicizia tanto contraria agl'interessi
+<span class="pagenum"><a id="Page_173"></a>[173]</span>
+della repubblica, e per dare più autentica
+forma al trattato conchiuso con tanta balordaggine
+dal Medici. Nominò ambasciatori
+Piero Capponi, che di già nella sua ambasciata
+a Lione aveva fatto conoscere l'ardente
+desiderio de' Fiorentini di scuotere il
+giogo che portavano<a class="tag" id="tag147" href="#note147">[147]</a>, Tanai de' Nerli,
+Pandolfo Rucellai, Giovanni Cavalcanti
+ed il padre Girolamo Savonarola.
+Costui, risguardato dai Fiorentini,
+come dotato del dono dei miracoli e
+delle profezie, sembrava loro un celeste
+avvocato, mandato dalla Provvidenza
+per difenderli.
+</p>
+
+<p>
+Gli ambasciatori fiorentini passarono
+a Lucca dov'era il re, ma non ottennero
+udienza, e furono costretti di seguirlo
+a Pisa. Colà il padre Savonarola
+apostrofò il vittorioso monarca con quel
+tuono autorevole, ch'era accostumato a
+prendere in faccia al suo uditorio. Non
+era il deputato d'una repubblica che
+parlava ad un re, ma l'inviato di Dio,
+quegli che aveva predetta la discesa dei
+Francesi in Italia, che ne aveva lungo
+tempo minacciati i popoli, come fosse un
+castigo del cielo, e che adesso parlava a
+<span class="pagenum"><a id="Page_174"></a>[174]</span>
+colui che il dito di Dio aveva guidato,
+per indicargli come doveva terminare
+l'opera di cui lo aveva incaricato la
+Provvidenza.
+</p>
+
+<p>
+«Vieni, gli disse, vieni adunque pieno
+di fiducia, vientene lieto e trionfante,
+perciocchè colui che ti manda è quello
+stesso che per la nostra salute trionfò
+sul legno della croce. Pure, ascolta
+le mie parole, o cristianissimo re! e
+fanne tesoro nella tua mente. Il servo
+del Signore, cui queste cose vennero
+per parte di Dio rivelate.... ti avvisa
+che sei stato mandato da sua divina
+Maestà, perchè, seguendo il di lui esempio,
+tu debba usare misericordia in ogni
+luogo, ma in particolare nella sua città
+di Firenze, nella quale, benchè sianvi
+molti peccati, conservansi altresì molti
+fedeli servitori tanto nel secolo che
+nella religione. In grazia loro tu devi
+risparmiare la città, acciocchè essi
+preghino per te, e ti secondino nelle
+tue spedizioni. L'inutile servo, che ti
+parla, ti avverte di più in nome di
+Dio, e ti esorta a difendere con tutta
+la tua possanza l'innocenza, le vedove,
+i pupilli, gli sventurati, e sopra
+tutto il pudore delle spose di Cristo
+che sono ne' monasteri, onde tu non
+<span class="pagenum"><a id="Page_175"></a>[175]</span>
+sia cagione di moltiplicare i peccati,
+perchè per cagione di questi si fiaccherebbe
+la somma potenza datati da Dio.
+All'ultimo per la terza volta il servo
+di Dio ti scongiura in nome suo a
+perdonare le offese. Se tu ti credi ingiuriato
+dal popolo fiorentino, o da
+qualche altro popolo, loro perdona,
+poichè peccarono per ignoranza, non
+sapendo che tu sei l'inviato dell'Altissimo.
+Ricordati del tuo Salvatore, che
+appeso in croce perdonò a' suoi carnefici.
+Se tu fai, o re, tutte queste
+cose, Dio dilaterà il tuo regno temporale
+e ti farà dovunque vittorioso; e
+finalmente ti riceverà nell'eterno suo
+regno de' cieli»<a class="tag" id="tag148" href="#note148">[148]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il re aveva appena udito alcun cenno
+della fama del Savonarola, ed altro in
+lui non ravvisò che un buon religioso;
+il suo ragionamento parvegli una predica
+cristiana, e senza voler entrare nell'argomento,
+promise che, subito giunto
+in Firenze, aggiusterebbe ogni cosa con
+soddisfacimento del popolo<a class="tag" id="tag149" href="#note149">[149]</a>. Pure egli
+aveva di già violato il trattato conchiuso
+<span class="pagenum"><a id="Page_176"></a>[176]</span>
+con Pietro de' Medici, e con l'inconsiderato
+suo procedere erasi posto in tale
+imbarazzo, da cui più non potè uscire
+con onore.
+</p>
+
+<p>
+Erano di già ottantasette anni che Pisa
+trovavasi sotto il dominio de' Fiorentini<a class="tag" id="tag150" href="#note150">[150]</a>.
+I Pisani avrebbero potuto aspettarsi
+che ne' primi anni della loro servitù
+il popolo vincitore facesse loro sentire il
+peso di un risentimento che non era ancora
+spento, ed una diffidenza, tenuta
+viva da fresche ingiurie. Ma d'altra parte
+dovevano sperare dal tempo la fusione
+de' due stati in un solo, poichè la prosperità
+del paese conquistato era necessaria
+a quella del vincitore. Pure accadde
+tutt'all'opposto; ne' primi anni che tennero
+dietro alla conquista, l'amministrazione
+de' Fiorentini fu assai più moderata
+che quella degli anni successivi. Il
+primo commissario fiorentino mandato a
+Pisa, Gino Capponi, era un uomo giusto
+e moderato, ed aveva cercato di cattivarsi
+gli animi. Quando due anni dopo
+i Fiorentini offrirono Pisa alla Chiesa
+per adunarvi il concilio che doveva terminare
+lo scisma, cercarono di procurare
+a questa città pecuniarj vantaggi e
+<span class="pagenum"><a id="Page_177"></a>[177]</span>
+di richiamarvi con tal mezzo i cittadini
+che emigravano. Pistoja colla dolcezza
+era stata guadagnata per sempre alla sorte
+della repubblica fiorentina, e gli Albizzi
+avevano bastante accorgimento per approfittare
+di questo domestico esempio.
+Ma la rivoluzione del 1434, diminuendo
+la libertà fiorentina, scemò pure la liberalità
+della sua condotta rispetto ai popoli
+sudditi. I diritti politici del popolo
+vincitore erano a tanta ristrettezza ridotti,
+che, paragonandosi ai vinti, egli non sarebbesi
+trovato in nullo modo avvantaggiato,
+se questi stessi non fossero stati privati di
+que' diritti civili che mai non dovrebbero
+essere violati. La politica fiorentina rispetto
+alle città suddite si ristrinse ad un proverbio,
+che giustificava i falli de' magistrati,
+trasformandoli in massime di stato. <i>Pisa,
+dicevano, si deve tenere colle fortezze,
+Pistoja col tener vivi i partiti</i><a class="tag" id="tag151" href="#note151">[151]</a>. In
+fatti i Fiorentini fabbricarono in Pisa
+due fortezze che signoreggiavano la città;
+e contando sopra questa mal sicura catena,
+crudelmente abusarono del loro potere.
+A gravose imposte si aggiunsero private
+esazioni, ed i rubamenti di tutti
+<span class="pagenum"><a id="Page_178"></a>[178]</span>
+gli agenti del governo; furono esclusi i
+Pisani dagl'impieghi, da ogni pubblica
+funzione, ancora da quelle che le leggi
+riserbavano agli stranieri, e furono offesi
+continuamente col disprezzo, coll'odio
+o colla derisione. Per altro maravigliati
+di trovare negli spiriti una resistenza
+proporzionata a questa violenza, e volendo
+pure domare ciò che chiamavano
+l'orgoglio de' Pisani, risolsero, per farli
+poveri, di attaccare nello stesso tempo la
+loro agricoltura ed il loro commercio.
+</p>
+
+<p>
+Tutto il Delta dell'Arno, esposto alle
+inondazioni, e non avendo verso il mare
+un facile scolo, era non pertanto stato
+preservato dalle acque stagnanti, e guadagnato
+al lavoro ed alla salubrità dalla
+industria e dalla costante attenzione della
+repubblica pisana nel conservare liberi
+tutti i canali che attraversano il piano.
+Questi canali vennero dai Fiorentini
+abbandonati<a class="tag" id="tag152" href="#note152">[152]</a>. Bentosto le acque
+stagnanti infettarono le campagne colle
+loro esalazioni; le malattie distrussero
+<span class="pagenum"><a id="Page_179"></a>[179]</span>
+la popolazione e restituirono al deserto
+que' campi che l'industria gli aveva rubati.
+Anche la città fu spopolata dalle
+febbri maremmane; ed all'ultimo gli edificj
+ed i sontuosi palazzi che l'avevano
+renduta la più superba tra le città d'Italia,
+provarono ancor essi l'influenza dell'aria
+senz'elaterio, dell'umidità e della
+putrefazione.
+</p>
+
+<p>
+D'altra parte i Pisani, che si erano
+sollevati col commercio, che avevano
+coperto il Mediterraneo di flotte, ed introdotte
+i primi nell'Occidente le arti
+degli Orientali per mezzo delle giornaliere
+loro corrispondenze con Costantinopoli,
+colla Siria e coll'Affrica, trovavansi
+assoggettati alla gelosa amministrazione
+di un governo di mercanti, che
+credevano di arricchirsi con tutti i rami
+del commercio che loro toglievano. Alcune
+leggi privarono i Pisani delle manifatture
+delle sete e delle lane; il commercio
+all'ingrosso venne, quale esclusivo
+privilegio, riservato ai soli Fiorentini,
+ed in tal modo Pisa fu ridotta ad
+un tale stato di miseria e di spopolazione,
+che formavano la vergogna dei
+suoi padroni<a class="tag" id="tag153" href="#note153">[153]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_180"></a>[180]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ma in questo stato d'abbassamento
+l'orgoglio del nome Pisano e l'antico
+<span class="pagenum"><a id="Page_181"></a>[181]</span>
+amore di libertà non erano spenti nei
+generosi discendenti de' cittadini di Pisa.
+I gentiluomini, siccome il popolo, erano
+animati da uno stesso sentimento; tutti erano
+disposti a sagrificare per la patria quella
+vita e quelle ricchezze delle quali appena
+credevano esser possessori, poichè la volontà
+arbitraria de' loro padroni poteva loro
+rapirle ad ogni istante. All'avvicinarsi di
+Carlo VIII le loro speranze vennero ravvivate
+artificiosamente da Lodovico il
+Moro, il quale sovvenivasi che Giovanni
+Galeazzo Visconti, primo duca di
+Milano, aveva posseduta Pisa, e che
+sperava di unire queste città ai proprj
+stati, facendosi dare Sarzana e Pietra
+Santa, città in addietro dipendenti dai
+Genovesi. Il Moro non aveva accompagnato
+Carlo oltre Sarzana, ma Galeazzo
+da Sanseverino, uno de' suoi più fidati
+<span class="pagenum"><a id="Page_182"></a>[182]</span>
+capitani, lo rimpiazzava all'armata, e
+questi ajutò i Pisani nel più difficile
+istante coi consiglj e col favore che godeva
+presso la corte<a class="tag" id="tag154" href="#note154">[154]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Tra i gentiluomini pisani Simone Orlandi
+erasi fatto rimarcare pel suo odio
+contro i Fiorentini: in casa sua, e per
+sua opera tutti coloro ch'erano stati
+personalmente offesi si adunavano per
+trovare i mezzi di vendicarsi e di liberare
+la patria. Siccome parlava speditamente
+la lingua francese, fu da' suoi concittadini
+prescelto per invocare il favore
+del re, e per supplicarlo di sottrarre Pisa
+ad insoffribile giogo<a class="tag" id="tag155" href="#note155">[155]</a>. Per altro i suoi
+amici lo baciarono, e gli diedero un
+addio che ben poteva essere l'estremo,
+nell'istante in cui, sagrificandosi per la
+sua patria, si esponeva a tutta la vendetta
+de' Fiorentini. Egli recossi al palazzo
+dei Medici ove soggiornava Carlo
+VIII, e stringendo le sue ginocchia
+fece un vivo quadro dell'antica grandezza
+de' Pisani, della deplorabile miseria cui
+trovavansi adesso ridotti e della crudele
+<span class="pagenum"><a id="Page_183"></a>[183]</span>
+tirannide che gli aveva così barbaramente
+oppressi. Si abbandonò, parlando dei
+Fiorentini, a tutta la violenza della sua
+indignazione, e fece raccapricciare il re
+e tutta la sua corte, enumerando le ingiustizie,
+che diceva di avere provate.
+Rammentò a Carlo VIII di essersi annunciato
+all'Italia come quegli che veniva
+a liberarla dai tiranni sotto cui gemeva.
+La prima occasione di mantenere
+le sue promesse gliela presentava Pisa.
+Se voleva che i popoli dassero fede alla
+sua sincerità, doveva affrettarsi di rendere
+i Pisani liberi. Il vocabolo di <i>libertà</i>, il
+solo che di tutto il suo discorso avessero
+potuto comprendere i Pisani che avevano
+accompagnato l'Orlandi, fu da loro ripetuto
+con acclamazione. Tutti i gentiluomini
+di Carlo, commossi dall'eloquenza
+dell'Orlandi, aggiunsero le loro alle
+sue preghiere; ed il re, senza riflettervi
+più che tanto, senza pensare che disponeva
+di cosa non sua, rispose ch'egli
+voleva tutto ciò ch'era giusto, e che
+sarebbe contento di vedere i Pisani ricuperare
+la loro libertà<a class="tag" id="tag156" href="#note156">[156]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_184"></a>[184]</span>
+</p>
+
+<p>
+Seppesi appena la risposta di Carlo,
+che il grido di viva la Francia, viva la
+libertà, eccheggiò in tutte le strade; i
+soldati fiorentini, i gabellieri, i ricevitori
+delle contribuzioni, vennero inseguiti e
+costretti a fuggire dalla città; i lioni di
+marmo dal popolo chiamati <i>Marzocchi</i>,
+posti sulle porte e sui pubblici edificj in
+segno dell'autorità del partito guelfo e
+della repubblica fiorentina, furono atterrati
+e gettati in Arno, e dieci cittadini,
+adunati per formare una signoria, vennero
+incaricati dell'amministrazione della
+rinascente repubblica<a class="tag" id="tag157" href="#note157">[157]</a>. Per una straordinaria
+combinazione il 9 novembre, nello
+stesso giorno in cui i Fiorentini avevano
+ricuperata la loro libertà colla cacciata
+dei Medici, i Pisani riavevano la loro,
+cacciando la guarnigione fiorentina.
+</p>
+
+<p>
+Intanto Carlo VIII mostravasi incerto
+di credersi legato verso la repubblica
+fiorentina dal trattato stipulato con Pietro
+de' Medici. La più celebre città dell'Occidente
+per commercio e per ricchezze
+<span class="pagenum"><a id="Page_185"></a>[185]</span>
+tentava la cupidigia della sua armata;
+egli avrebbe avidamente colta l'occasione
+di riprendere le ostilità. Dopo d'avere
+posta una guarnigione francese nella nuova
+fortezza di Pisa, e data l'antica ai
+Pisani, egli s'avanzava coll'armata alla
+volta di Firenze senza aver dato risposta
+agli ambasciatori della repubblica, e senza
+pure voler prendere determinazioni intorno
+ai successivi movimenti, finchè non sapesse
+quali progressi avesse fatti in Romagna
+l'armata sotto gli ordini di Daubignì,
+e quali risoluzioni avesse prese Ferdinando,
+che colà comandava l'armata nemica<a class="tag" id="tag158" href="#note158">[158]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Don Ferdinando aveva saputo impedire
+al Daubignì di avanzarsi colla
+felice scelta delle posizioni: ma quando
+i Colonna avevano prese le armi
+nelle vicinanze di Roma, era stato forzato
+ad indebolire la sua armata per mandar
+gente a suo padre; il quale aveva
+unite le sue truppe, e quelle mandategli
+dal figliuolo, alle armi del papa, ed aveva,
+sebbene senza successo, vigorosamente
+attaccati i Colonna. Intanto Ferdinando
+più non si trovò abbastanza forte
+<span class="pagenum"><a id="Page_186"></a>[186]</span>
+per tener testa al Daubignì, e non potè
+impedire che questi prendesse il castello
+di Mordano, nel contado d'Imola, i di
+cui abitanti furono tutti barbaramente
+trucidati<a class="tag" id="tag159" href="#note159">[159]</a>. Tanta crudeltà atterrì tutti
+i piccoli principi della Romagna, che
+Ferdinando più non aveva bastanti forze
+per proteggere; Catarina Sforza, la prima
+di tutti, trattò separatamente con Daubignì
+e gli aprì gli stati del figliuolo.
+Nello stesso tempo seppesi in Romagna
+che Pietro de' Medici aveva date in mano
+al re le fortezze della Toscani, onde
+il principe arragonese conobbe di non
+potersi più mantenere nella sua posizione,
+e ripiegò sopra Roma, mentre don Federico,
+suo zio, ricondusse la sua flotta
+ne' porti del regno di Napoli<a class="tag" id="tag160" href="#note160">[160]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Carlo VIII, informato della ritirata di
+don Ferdinando, ordinò al Daubignì
+di raggiugnerlo a Firenze cogli uomini
+d'armi francesi, cogli Svizzeri e con
+trecento cavalleggeri del conte di Cajazzo,
+mentre ch'egli licenzierebbe gli
+<span class="pagenum"><a id="Page_187"></a>[187]</span>
+uomini d'armi italiani al suo soldo, e
+quelli del duca di Milano. Dopo ciò Carlo
+VIII si fermò alla Villa Pandolfini,
+presso di Signa, lontana otto miglia da
+Firenze, per dar tempo d'arrivare al
+Daubignì, onde entrare in Firenze in
+più imponente maniera<a class="tag" id="tag161" href="#note161">[161]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il vescovo di san Malo, Briçonnet,
+il siniscalco di Belcario, e Filippo di
+Bresse, fratello del duca di Savoja, i tre
+uomini ch'erano più avanti nel favore
+del re, gli rappresentarono, che Pietro
+de' Medici non erasi perduto che a motivo
+de' servigj renduti ai Francesi. I
+suoi nemici nulla gli rinfacciavano con
+tanta amarezza quanto la cessione delle
+fortezze dello stato, e non eransi fatti
+arditi che allorquando Pietro si era allontanato
+per venire a trovare il re. Questi tre
+signori andavano dunque incitando il re
+a rimettere Piero de' Medici in Firenze,
+e questi infatti gli spedì un corriere a
+Bologna per farlo ritornare. Ma Piero,
+disgustato dal freddo accoglimento fattogli
+dal Bentivoglio, era passato a Venezia<a class="tag" id="tag162" href="#note162">[162]</a>,
+<span class="pagenum"><a id="Page_188"></a>[188]</span>
+e quando ricevette il messaggio del re,
+si credette in dovere di darne parte alla
+signoria, per chiederle consiglio. Supposero
+i Veneziani, che, rimettendo i Medici
+a Firenze, il re terrebbe quella città in
+una più assoluta dipendenza; e, siccome
+di già cominciavano ad essere aombrati
+dalla sua potenza, vollero privarlo di
+questo mezzo di consolidarla. Consigliarono
+perciò Pietro a non darsi in mano
+di un monarca da lui offeso, e per essere
+più sicuri della sua docilità lo circondarono
+segretamente di guardie, che
+mai non lo perdevano di vista<a class="tag" id="tag163" href="#note163">[163]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Non avendo Carlo VIII ricevuta da
+Bologna la risposta che desiderava, fece
+il suo ingresso in Firenze per porta san
+Friano, il 17 di novembre in sull'avvicinare
+della sera. Fu alla porta ricevuto
+sotto un baldacchino dorato, e portato
+dalla nobile gioventù fiorentina: il clero
+lo circondava cantando inni, e tutto il
+popolo mostrava di accoglierlo con affetto
+e con piacere. Pure lo stesso Carlo non
+risguardava quest'ingresso come affatto
+pacifico; portava la lancia sulla coscia,
+lo che in appresso spiegò come un simbolo
+<span class="pagenum"><a id="Page_189"></a>[189]</span>
+della conquista che faceva del paese;
+lo seguivano tutte le truppe colle armi
+alzate, ed in minaccioso apparato; il
+linguaggio straniero e l'impetuosità dei
+Francesi, le lunghe alabarde degli Svizzeri,
+non ancora in Toscana vedute, e
+l'artiglieria volante, che i Francesi erano
+stati i primi a rendere mobile come le
+loro armate, non inspiravano meno terrore
+che curiosità e maraviglia<a class="tag" id="tag164" href="#note164">[164]</a>. I
+Fiorentini, che con animo inquieto ricevevano
+questi barbari ospiti entro le loro mura,
+non avevano trascurati tutti i mezzi di
+difesa. Ogni cittadino aveva adunati nella
+sua casa in città tutti i suoi contadini,
+tenendoli apparecchiati a difendere colle
+armi la libertà, quando suonasse la campana
+del comune. Eransi pure chiamati
+entro la città coi loro soldati i condottieri
+al soldo della repubblica; sicchè a
+lato all'armata francese, che aveva preso
+gli alloggiamenti in Firenze, si era segretamente
+formata un'altra armata, apparecchiata
+a tenerle testa.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_190"></a>[190]</span>
+</p>
+
+<p>
+Tostocchè il re si trovò nel palazzo
+dei Medici che gli era stato destinato dalla
+signoria, cominciò a trattare coi suoi
+commissarj. Ma le sue prime domande
+non cagionarono minore sorpresa che
+spavento: dichiarò, che, essendo entrato
+in città colla lancia sulla coscia, Firenze
+era sua conquista, che ne riteneva la
+sovranità, e che altro omai non trattavasi
+che di vedere se vi ristabilirebbe i
+Medici per governare in suo nome, o
+se acconsentirebbe di dare la sua autorità
+alla signoria sotto l'ispezione dei
+suoi consiglieri di toga lunga, che intendeva
+di aggiugnerle. Risposero i Fiorentini
+con rispettosa fermezza, che avevano
+ricevuto il re come loro ospite,
+che non avevano voluto prescrivergli un
+ceremoniale intorno al modo di entrare
+fra di loro, ma che gli avevano aperte
+le porte pel rispetto che nudrivano verso
+di lui, e non per forza; e che mai non
+sarebbero per rinunciare nè in grazia sua,
+o di altri, alla menoma prerogativa della
+loro indipendenza o della loro libertà<a class="tag" id="tag165" href="#note165">[165]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Sebbene fossero di così opposti sentimenti,
+nè l'una parte, nè l'altra desiderava
+di venire alle mani. I Francesi, maravigliati
+<span class="pagenum"><a id="Page_191"></a>[191]</span>
+della straordinaria popolazione di Firenze,
+di que' solidi palazzi che sembravano altrettante
+fortezze, e del coraggio mostrato
+dai cittadini nello scuotere il giogo dei
+Medici, temevano di azzuffarsi nelle strade,
+ove si troverebbero oppressi dalle pietre
+scagliate dall'alto dei tetti e dalle
+finestre; i Fiorentini, contenti d'imporne
+ai loro ospiti, non bramavano che di
+acquistar tempo, aspettando l'istante in
+cui al re piacerebbe partire. Frattanto
+continuavano le conferenze, ed il re si
+era ridotto a domandare una somma di
+danaro, ma tanto esorbitante, che, quando
+il suo segretario reale ebbe terminata la
+lettura di ciò che dichiarava essere l'<i>ultimatum</i>del suo signore, Pietro Capponi,
+il primo de' segretarj fiorentini, gli strappò
+di mano la carta e stracciandola,
+gridò: «Ebbene! quand'è così, voi suonate
+le vostre trombe, e noi suoneremo le
+nostre campane;» e uscì subito di camera.
+Tanto impeto e tanto coraggio
+intimidirono il re e la sua corte; supposero
+che i Fiorentini avessero grandissimi
+mezzi, poichè ardivano di parlare
+tant'alto, e richiamarono il Capponi.
+Allora presentarono più moderate proposizioni,
+che vennero subito accettate.
+La prima era di portare a cento mila
+<span class="pagenum"><a id="Page_192"></a>[192]</span>
+fiorini il sussidio che pagherebbero i
+Fiorentini per concorrere all'impresa di
+Napoli. Questa somma doveva essere pagata
+in tre termini, il più lontano dei
+quali spirava nel susseguente giugno.
+D'altra parte il re si obbligava a restituire
+le fortezze che gli erano state consegnate,
+o tosto che avesse occupato Napoli,
+o quando che avrebbe terminata
+la presente guerra con una pace o tregua
+di due anni, o finalmente quando
+per qualsiasi ragione avrebbe abbandonata
+l'Italia. Carlo VIII stipulò, a favore
+de' Pisani, il perdono delle loro offese,
+purchè tornassero sotto il dominio
+de' Fiorentini; a favore de' Medici la
+nullità del sequestro posto sui loro beni,
+e l'abolizione del decreto che taglieggiava
+le loro teste; per ultimo, a favore
+del duca di Milano, che richiamava a
+nome de' Genovesi la restituzione di Sarzana
+e di Pietra Santa, chiese che i
+rispettivi diritti su queste città venissero
+giudicati da arbitri. A tali condizioni
+dichiarò di rendere ai Fiorentini la sua
+protezione e tutti i privilegj di commercio,
+di cui in addietro godevano in Francia<a class="tag" id="tag166" href="#note166">[166]</a>.
+Questo trattato fu pubblicato
+<span class="pagenum"><a id="Page_193"></a>[193]</span>
+nella cattedrale di Firenze il 26 di novembre
+mentre celebravasi la messa: e
+le parti si obbligarono con solenne giuramento
+ad osservarle. Frattanto il Daubignì
+consigliava il re ad approfittare di
+un tempo prezioso; onde due giorni dopo
+la pubblicazione della pace, il re partì con
+tutta la sua armata, prendendo la strada
+di Poggibonzi e di Siena, e sollevando
+così i Fiorentini dalla più mortale inquietudine
+che avessero da lungo tempo
+provata<a class="tag" id="tag167" href="#note167">[167]</a>.
+</p>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_194"></a>[194]</span>
+</p>
+
+<h2>
+CAPITOLO XCIV.
+</h2>
+
+<div class="blockquote">
+<p>
+<i>Terrore ed irrisoluzione del papa all'avvicinarsi
+di Carlo VIII; questo monarca
+entra in Roma. — Abdicazione
+e fuga di Alfonso II; dispersione
+dell'armata di Ferdinando II. — Il
+regno di Napoli si sottomette a Carlo
+VIII.</i>
+</p>
+
+<p class="center">
+1494 = 1495.
+</p>
+</div>
+
+<p>
+Papa Alessandro VI aveva ottenuto
+quell'opinione di prudenza e di destrezza
+che il mondo suole spesse volte accordare
+senza riflessione a coloro, i quali,
+posto da banda ogni rispetto di morale
+e di onore, non si propongono altro scopo
+della loro politica che il proprio vantaggio.
+L'uomo volgare li vede correre verso
+la meta de' loro disegni con un ardire
+che lo abbaglia, e si persuade, che
+non senza matura considerazione abbiano
+osato atterrare quegli steccati ch'egli
+stesso è accostumato a rispettare. Quando
+vede rivocarsi in dubbio quei principj,
+cui la gran massa degli uomini si
+mantiene subordinata, e pesare sopra
+nuove bilance i divini ed umani diritti,
+<span class="pagenum"><a id="Page_195"></a>[195]</span>
+egli si abbandona ad una cieca ammirazione
+verso colui la di cui testa è così forte
+da innalzarsi al di sopra di tutti i pregiudizj.
+Pure questi morali principj, che
+il volgare adottò come pregiudizj, sono
+per il filosofo la più pura essenza dell'umana
+ragione, il più perfetto frutto
+delle sue meditazioni. Come la virtù è
+per ogni individuo l'unico mezzo di
+conseguire lo scopo della sua esistenza,
+di conseguire quella pace dell'anima,
+costante frutto dello sviluppamento delle
+nostre facoltà, e del perfezionamento del
+nostro essere; così la morale è per ogni
+società politica, e per qualunque governo,
+la sola, la vera strada della pubblica
+prosperità e della conservazione dello
+stato. La perfetta coincidenza della morale
+colla vera ben intesa utilità è stata
+più volte osservata; pure quando non
+trattasi che d'individui, quest'utilità può
+essere in tante maniere modificata dalle
+circostanze, dalle passioni e dalle contrarie
+vicende, che non possiamo a lei
+attenerci come a sicura guida; ma la
+sua applicazione alla condotta delle nazioni
+è assai più avverata, perchè quanto
+più grande è il numero degl'individui
+che presero per norma i principj della
+morale, tanto più il calcolo, dietro il
+<span class="pagenum"><a id="Page_196"></a>[196]</span>
+quale furono stabiliti questi principj, va
+acquistando forza; le accidentali circostanze
+si compensano, rendonsi neutre le
+passioni, i contrarj accidenti si distruggono
+a vicenda, e dal generale risultamento resta
+sempre dimostrato che la più ben
+intesa politica è la più conforme alla
+probità.
+</p>
+
+<p>
+La storia somministra infinite applicazioni
+di questo principio; poche volte
+mette in vista alcuno degli uomini più
+famosi per la loro immoralità, senza
+mostrare come l'abbiano traviato i suoi
+calcoli personali, e come i suoi delitti
+siano poi tornati a suo danno. Questi
+politici creduti tanto accorti, i quali sostituirono
+il proprio interesse ai grandi
+principj della società umana, qualunque
+volta sono in conflitto coll'imminente
+pericolo, perdono ogni punto d'appoggio,
+ogni sicura direzione, ogni base per le
+loro combinazioni. Lo scandaloso Alessandro
+VI diventò l'uomo il più vile ed
+irrisoluto; il crudele e perfido Alfonso II,
+atterrito dalla propria coscienza, si lascia
+cadere dal trono senza aspettare un urto
+straniero.
+</p>
+
+<p>
+Pare che Alessandro VI colla versatile
+sua politica avesse presa qualche parte
+nella chiamata di Carlo VIII in Italia.
+<span class="pagenum"><a id="Page_197"></a>[197]</span>
+Voleva in allora ottenere più vantaggiose
+condizioni dalla casa di Arragona, ed
+intimidire Virginio Orsini<a class="tag" id="tag168" href="#note168">[168]</a>. Ma quand'ebbe
+ottenuto uno splendido stato ai suoi
+bastardi nel regno di Napoli, cambiò
+partito; dichiarò, che, avendo i suoi predecessori
+accordate tre investiture alla
+casa d'Arragona, credevasi obbligato a
+non negarle la quarta: protestò, che,
+essendo il regno di Napoli un feudo
+della Chiesa, Carlo VIII non poteva attaccarlo
+colle armi senza attaccare la
+Chiesa medesima, ed entrò con ardore
+nella lega destinata a difenderlo. In tal
+tempo Alessandro era troppo lontano dal
+supporre tanto rapidi gli avanzamenti
+de' Francesi, e non erasi così scopertamente
+compromesso, che per essersi creduto
+al coperto da ogni pericolo. Le
+negoziazioni di Pietro de' Medici a Sarzana
+e lo sconvolgimento della Toscana
+portarono un subito terrore nella sua
+anima, che crebbe a dismisura quando,
+avendo spedito a Carlo, che soggiornava
+in Firenze, il cardinale Francesco Piccolomini,
+suo legato, Carlo rifiutò di
+riceverlo non meno per odio di suo zio
+Pio II, che aveva combattuto contro la
+<span class="pagenum"><a id="Page_198"></a>[198]</span>
+casa d'Angiò, quanto per l'avversione
+che nutriva contro il pontefice che lo
+aveva mandato<a class="tag" id="tag169" href="#note169">[169]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il papa aveva ricevuto il duca di Calabria
+e la sua armata nelle terre della
+Chiesa, e gli aveva dati tutti i soldati
+di cui poteva disporre; aveva fatto leva
+tra i popoli di compagnie di fanteria,
+ed invitati con bolle i Romani a prendere
+le armi per difendere la loro patria.
+</p>
+
+<p>
+Ingrandendosi però la sua paura di
+mano in mano che i Francesi avanzavano,
+non aveva tardato a far conoscere
+il suo desiderio d'aprire nuove conferenze.
+Il cardinale Ascanio Sforza era
+in allora il capo del partito francese nel
+sacro collegio. Alessandro lo invitò a
+recarsi a Roma; e perchè lo Sforza non
+credevasi sicuro, gli mandò come ostaggio
+il suo proprio figlio, il cardinale di
+Valenza, che fu trattenuto a Marino
+sotto la custodia dei Colonna. Questa
+prima conferenza non ebbe verun risultamento.
+Ascanio tornò al campo francese
+ed il cardinale di Valenza presso suo
+padre, senza che nulla si fosse convenuto;
+ma dietro questa prima apertura
+<span class="pagenum"><a id="Page_199"></a>[199]</span>
+Alessandro mandò presso Carlo i vescovi
+di Concordia e di Terni e maestro Graziano,
+suo confessore, per trattare contemporaneamente
+a nome suo ed a nome
+del re di Napoli. Carlo VIII, fermamente
+determinato a non ascoltare proposizioni
+per parte di Alfonso II, non ricusò di
+trattare col papa solo, e perchè l'estrema
+sua diffidenza erasi alquanto calmata,
+mandò a Roma la Tremouille, il presidente
+di Gannay, il cardinale Ascanio
+e Prospero Colonna, senza domandare
+ostaggi per la sicurezza delle loro persone.
+In quell'istante l'armata napolitana,
+comandata da Ferdinando rientrò in Roma,
+ed il papa, riconfortandosi in vista
+di tanti soldati, non volle lasciarsi cadere
+di mano l'occasione di sorprendere
+i suoi nemici: il 9 dicembre fece arrestare
+il cardinale Ascanio e Prospero Colonna,
+e li fece condurre nelle prigioni di
+Castel sant'Angelo, dichiarando che loro
+non renderebbe la libertà se prima non
+gli era data Ostia. Erano stati arrestati
+anche i due ambasciatori francesi, ma il
+papa li fece subito liberare<a class="tag" id="tag170" href="#note170">[170]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_200"></a>[200]</span>
+</p>
+
+<p>
+Intanto Carlo VIII andava avvicinandosi
+a Roma; era entrato in Siena il 2 di
+dicembre collo stesso militare apparecchio
+che aveva spiegato a Firenze; aveva
+fatta uscire di città la guardia della signoria,
+e domandato che gli si consegnassero
+alcune fortezze della Maremma
+Sienese; e quando all'indomani uscì
+di Siena, vi lasciò un corpo di truppe
+per tenere a freno un popolo, che gli
+era sospetto<a class="tag" id="tag171" href="#note171">[171]</a>. Ferdinando, duca di
+Calabria, successivamente abbandonato dai
+soldati della repubblica fiorentina, da
+Annibale Bentivoglio e dalla sua truppa,
+da Giovanni Sforza, signore di Pesaro,
+e da Guido di Montefeltro, duca d'Urbino,
+che tutti ritiravansi ne' proprj stati
+per non compromettersi coi Francesi,
+aveva inoltre perduta quasi tutta la sua
+fanteria, che, colpita da terrore, disertava
+a compagnie. Egli aveva preso a traverso
+all'Ombria la strada di Roma<a class="tag" id="tag172" href="#note172">[172]</a>; da prima
+era intenzionato di far testa a Viterbo,
+perchè questa città era posta in mezzo
+<span class="pagenum"><a id="Page_201"></a>[201]</span>
+ai feudi degli Orsini ch'egli risguardava
+come i suoi più fedeli alleati, perchè teneva
+Roma alle spalle, e perchè, in caso di
+disfatta, aveva sempre aperta la ritirata
+verso Napoli<a class="tag" id="tag173" href="#note173">[173]</a>; ma le negoziazioni
+d'Alessandro VI, e le continue sue irrisoluzioni
+non permettevano a Ferdinando
+di prendere veruno vigoroso partito.
+Carlo VIII entrò in Viterbo senza incontrare
+ostacolo, mentre che Ferdinando
+ripiegava sopra Roma, e questi faceva
+lavorare a chiudere le breccie delle antiche
+mura di questa capitale, onde porle
+in istato di difesa, nell'istante in cui il
+papa faceva arrestare il cardinale Ascanio
+e Prospero Colonna<a class="tag" id="tag174" href="#note174">[174]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Per altro questa stessa violazione del
+diritto delle genti non aveva affatto rotte
+le negoziazioni; il 19 di dicembre il
+papa aveva cavato di prigione il cardinale
+Federigo di Sanseverino, arrestato
+insieme ad Ascanio, e lo aveva
+spedito a Nepri presso Carlo VIII, facendogli
+dire di essere disposto a separare
+i suoi interessi da quelli del re di
+Napoli<a class="tag" id="tag175" href="#note175">[175]</a>. Ma nella perturbazione della
+<span class="pagenum"><a id="Page_202"></a>[202]</span>
+sua anima, non sapeva stabilmente attenersi
+a veruna risoluzione; ora pretendeva
+di difendere Roma e s'intratteneva
+con Ferdinando intorno ai mezzi di ripararne
+le fortificazioni; ora lo atterrivano
+le difficoltà di poter tenere contro
+al nemico in così vasto e debole recinto,
+il doversi procurare le vittovaglie dalla
+banda del mare, mentre Ostia era in
+mano dei nemici, il sordo malcontento
+del popolo, e le varie fazioni che scoppiavano
+in Roma. Ora apparecchiavasi
+a fuggire, e chiedeva ad ogni cardinale
+per iscritto la promessa di seguirlo in
+qualunque luogo; poi gli mancava di
+nuovo il coraggio, e tornava ai suoi progetti
+di accomodamento.
+</p>
+
+<p>
+L'incertezza del capo dello stato riduceva
+tutti i suoi membri a provvedere
+separatamente alla propria salvezza. I
+Francesi avevano passato il Tevere, e
+scorrevano per ogni verso il patrimonio
+di san Pietro e la campagna di Roma,
+onde tutti i feudatarj della Chiesa cercavano
+di fare con loro separate paci.
+Lo stesso Virginio Orsini, che per tanti
+titoli doveva essere affezionatissimo alla
+casa d'Arragona, ch'era capitano generale
+dell'armata reale e grande contestabile
+del regno, che aveva fatta sposare
+<span class="pagenum"><a id="Page_203"></a>[203]</span>
+a suo figlio una figlia naturale d'Alfonso
+II, e che aveva dal re ricevuti i più
+ricchi feudi del regno, acconsentì, senza
+lasciare il suo soldo, che i suoi figli
+trattassero col re francese, che gli accordassero
+libero passaggio e viveri in
+tutte le loro terre, dandogli alcune fortezze
+in pegno della loro fedeltà<a class="tag" id="tag176" href="#note176">[176]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il conte di Pitigliano, e gli altri membri
+della famiglia Orsini fecero pure il
+loro particolare trattato: Ivone d'Allegro,
+e Luigi di Lignì entrarono in Ostia
+con cinquecento lance, e due mila Svizzeri;
+Carlo era stato dagli Orsini ricevuto
+nella loro principale fortezza di
+Bracciano; Cività Vecchia e Corneto
+gli avevano aperte le porte; i posti francesi
+comunicavano con quelli dei Colonna,
+che dall'altra banda del Tevere
+sollevavano tutta la campagna di Roma;
+ed i prelati ed il basso popolo chiedevano
+con eguale ardore una pace che
+li liberasse da tanti timori. Pure quanta
+più s'avvicinava il pericolo, Alessandro,
+agitato per sè medesimo, s'andava imbarazzando
+nelle sue negoziazioni. Vedeva
+<span class="pagenum"><a id="Page_204"></a>[204]</span>
+nel campo nemico il cardinale di san
+Pietro <i>ad vincula</i>, Giuliano della Rovere,
+suo personale nemico; conosceva l'influenza
+di questo cardinale presso la corte
+di Francia, il suo impetuoso carattere,
+la sua inclinazione per le misure estreme,
+ed il vivo suo desiderio di precipitarlo
+dal trono papale; ricordavasi per quali
+vergognose vie vi fosse salito, con quali
+scandalosi vizj, con quale sfrontata immoralità
+l'avesse lordato, ed oltremodo
+temeva un concilio ed un giudizio della
+Chiesa<a class="tag" id="tag177" href="#note177">[177]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ma Carlo VIII, malgrado le calde
+istanze de' cardinali nemici di Alessandro,
+temeva d'entrare in una lunga e spinosa
+lotta contro il papa. Era impaziente di
+giugnere a Napoli, e parevagli pericolosa
+ogni diversione. Altronde in mezzo a' suoi
+prosperi successi doveva ogni giorno superare
+difficoltà, proprie di loro natura
+a far sbandare l'armata. Siccome questa
+non aveva magazzini, dopo essere
+entrata nello stato di Roma, aveva bentosto
+provati gli effetti dell'estrema povertà
+del paese. I contadini erano stati
+ruinati dalle continue guerre tra i Colonna
+<span class="pagenum"><a id="Page_205"></a>[205]</span>
+e gli Orsini; i più deboli castelli
+erano stati saccheggiati o derubati, tutto
+il raccolto era chiuso ne' più forti, ed
+i soldati francesi non trovavano nelle
+campagne una sola casa da manomettere.
+La piazza di Bracciano somministrava
+abbondanti vittovaglie all'esercito
+reale, ma questo ne' precedenti giorni
+aveva sofferti estremi bisogni<a class="tag" id="tag178" href="#note178">[178]</a>. Di quei
+giorni Perron dei Baschi, maestro di casa
+del re, era giunto da Piombino con
+venti mila ducati che gli mandava il
+duca di Milano; ma la flotta che gli aveva
+portati, comandata dal principe di Salerno,
+era poi stata battuta da' venti, spinta sulle
+coste della Corsica e dispersa, di modo
+che più non poteva servire l'armata, nè
+trasportare i suoi convogli<a class="tag" id="tag179" href="#note179">[179]</a>. Finalmente
+Carlo VIII trovavasi circondato
+da consiglieri, che tutti aspiravano ad
+ottenere dalla Chiesa qualche dignità o
+beneficio. Il sopraintendente delle Finanze,
+Briçonnet, di già vescovo di San
+Malo, desiderava il cappello di cardinale,
+e sentiva che più facilmente l'otterrebbe
+<span class="pagenum"><a id="Page_206"></a>[206]</span>
+da un papa, che si credeva alla
+vigilia di essere deposto, che da una
+Chiesa riformata. Consigliò dunque il re
+a riprendere le negoziazioni.
+</p>
+
+<p>
+Dietro tali considerazioni il maresciallo
+di Giez, il siniscalco di Belcario, e
+Giovanni di Gannay, primo presidente
+del parlamento di Parigi, furono un'altra
+volta mandati al pontefice. Chiesero che
+il re fosse ricevuto senza resistenza in
+Roma, promisero che Carlo rispetterebbe
+l'autorità papale e le immunità della
+Chiesa, e protestavano che nella sua
+prima conferenza col papa, svanirebbero
+tutte le difficoltà che si opponevano alla
+loro riconciliazione. Pareva ad Alessandro
+dura cosa il dover mettere la propria
+capitale in mano ai suoi nemici, ed
+il dovere rimandare i suoi ausiliarj prima
+d'avere niente convenuto. Ma l'armata
+di Carlo si andava ogni giorno avanzando;
+il re non trattenevasi giammai
+più di due giorni in una città; i Colonna
+avevano adunata un'armata a Genazzano;
+il cardinale della Rovere ne
+aveva un'altra ad Ostia; ogni resistenza
+sembrava impossibile, ed Alessandro
+acconsentì all'ultimo a far ritirare da
+Roma il duca di Calabria colla sua
+<span class="pagenum"><a id="Page_207"></a>[207]</span>
+armata<a class="tag" id="tag180" href="#note180">[180]</a>. Chiese per lui un salvacondotto,
+affinchè il principe napolitano uscisse
+dallo stato ecclesiastico senz'essere molestato;
+ma Ferdinando non volle accettarlo.
+Lo accompagnò soltanto il cardinale
+Ascanio Sforza, per contenere il
+popolo, fino alla porta di san Sebastiano,
+per la quale uscì da Roma, mentre che
+nella stessa ora, nel giorno 31 dicembre
+del 1494, il re di Francia entrava in
+Roma, alla testa del suo esercito, per
+la porta di santa Maria del Popolo<a class="tag" id="tag181" href="#note181">[181]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La comparsa di quest'armata, che
+per la prima volta faceva conoscere ai
+Romani la forza e la nuova organizzazione
+militare degli Oltremontani, inspirò
+sorpresa mista a terrore. L'avanguardia
+era composta di Svizzeri e di Tedeschi,
+che camminavano a suono di tamburo,
+divisi in battaglioni e sotto i loro stendardi.
+Corti erano i loro abiti e di svariati
+colori, e tagliati secondo la stessa
+forma del corpo. I loro capi portavano
+<span class="pagenum"><a id="Page_208"></a>[208]</span>
+per distintivo alte piume sui loro caschetti.
+I soldati avevano corte spade e
+lance di legno di frassino lunghe dieci
+piedi, il di cui ferro era stretto e acuto.
+Una quarta parte di loro portava
+alabarde invece di lance il di cui
+ferro rassomigliava alla banda tagliente
+di una scure, da cui sorgeva una
+punta quadrangolare. Essi le maneggiavano
+con ambidue le mani, ferendo egualmente
+di taglio e di punta. Ogni migliajo
+di soldati aveva una compagnia
+di cento fucilieri. Il primo rango d'ogni
+battaglione aveva caschetti e corazze che
+coprivano il petto; questa era pure l'armatura
+de' capitani, ma gli altri non
+avevano armi difensive.
+</p>
+
+<p>
+Tenevano dietro agli Svizzeri cinque
+mila Guasconi, quasi tutti balestrieri;
+notabile era la prontezza con cui tendevano
+e scoccavano le loro balestre di
+ferro; del resto la piccola loro statura,
+ed i loro abiti, privi di ogni ornamento,
+facevano una svantaggiosa comparsa al
+confronto degli Svizzeri. Veniva poi la
+cavalleria, la quale era formata dal fiore
+della nobiltà francese, e faceva vaghissima
+mostra co' suoi mantelli di seta,
+coi caschetti e collane dorate. Vi si contavano
+due mila cinquecento corazzieri
+<span class="pagenum"><a id="Page_209"></a>[209]</span>
+e cinque mila cavalleggeri. I primi portavano,
+come gli uomini d'armi italiani,
+una gran lancia scannellata, armata di solida
+punta, ed una mazza d'armi di ferro.
+Grandi e forti erano i loro cavalli, ma,
+secondo l'usanza francese, senza coda
+e senza orecchie. Essi per la maggior parte
+non erano coperti da una specie di corazza
+di cuojo bollito che li difendessero dai
+colpi. Ogni corazziere era seguito da
+tre cavalli, il primo montato da un
+paggio armato come il padrone, e gli
+altri due dagli scudieri che chiamavansi
+gli ausiliarj laterali.
+</p>
+
+<p>
+I cavalleggeri portavano grandi archi
+di legno all'uso inglese, fatti per lanciare
+lunghe frecce; non avevano altre armi
+difensive, fuorchè il caschetto e la corazza;
+alcuni portavano una breve picca
+per trapassare in terra coloro ch'erano
+stati rovesciati dalla cavalleria pesante.
+I loro mantelli erano ornati di
+cimieretti e di laminette d'argento, che
+rappresentavano lo stemma de' rispettivi
+loro capi. Quattrocento arcieri, tra i quali
+cento Scozzesi, camminavano ai fianchi
+del re, dugento cavalieri francesi, scelti
+tra il fiore della nobiltà, lo accompagnavano
+a piedi. Portavano sulle loro spalle
+mazze d'armi di ferro, a guisa di pesanti
+<span class="pagenum"><a id="Page_210"></a>[210]</span>
+scuri. Quando costoro montavano a cavallo,
+sembravano altrettanti uomini d'arme,
+e non si distinguevano che per la
+bellezza de' loro cavalli, e per l'oro e
+la porpora ond'erano coperti. I cardinali
+Ascanio Sforza e Giuliano della Rovere
+stavano ai fianchi del re, lo seguivano
+immediatamente i cardinali Colonna e
+Savelli. Prospero e Fabricio Colonna e
+tutti i generali Italiani marciavano frammischiati
+coi principali signori della Francia.
+</p>
+
+<p>
+Conducevansi dietro all'armata trentasei
+cannoni di bronzo, lunghi circa
+otto piedi, pesanti circa sei migliaja di
+libbre, e del calibro press'a poco della
+testa d'un uomo: venivano in seguito le
+colombrine lunghe circa dodici piedi, poi
+i falconetti, de' quali i più piccoli gettavano
+palle della grossezza d'un pomo
+granato; i carri erano formati come gli
+odierni di due pesanti pezzi di legno
+uniti da traversi e sostenuti da due sole
+ruote; ma per farli camminare vi si aggiugnevano
+due altre ruote con un treno
+che si adattava dinanzi e si staccava quando
+il cannone si collocava in batteria. L'avanguardia
+cominciò a passare per la porta
+del popolo a tre ore dopo mezzogiorno,
+e continuò ad entrare la truppa fino alle
+<span class="pagenum"><a id="Page_211"></a>[211]</span>
+nove della sera a lume di torcie e di
+fiaccole, che aggiugnevano all'armata
+un certo che di più patetico ed imponente<a class="tag" id="tag182" href="#note182">[182]</a>.
+Frattanto il papa erasi ritirato
+in castel sant'Angelo con soli sei cardinali,
+essendo stati quasi tutti gli altri
+vinti dalle istanze di Giuliano della Rovere
+e di Ascanio Sforza, che consigliavano
+il re a purgare la Chiesa da un papa
+che la copriva di vergogna, e la di cui
+condotta era altrettanto scandalosa, quanto
+più simoniaca era stata l'elezione. Il vocabolo
+di concilio, ripetuto in ogni banda
+da tutte le fazioni che riconoscevano per
+loro capo il cardinale Ascanio, riempiva
+di terrore il pontefice<a class="tag" id="tag183" href="#note183">[183]</a>. Perciò quanto
+più tremava per la propria sicurezza,
+più si ostinava a non volere dare in
+mano del re castel sant'Angelo, domandato
+come arra della buona fede di Alessandro,
+ma che questi risguardava per
+lo contrario come il suo più sicuro asilo.
+Due volte l'artiglieria francese, che stava
+al palazzo di san Marco, ov'era alloggiato
+<span class="pagenum"><a id="Page_212"></a>[212]</span>
+il re, vennero appuntati contro
+castel sant'Angelo, e due volte i cortigiani
+francesi, che aspiravano alle dignità
+della Chiesa, riuscirono ad impedire le
+prime ostilità<a class="tag" id="tag184" href="#note184">[184]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Finalmente il giorno 11 di gennajo
+furono stabilite le condizioni della pace.
+Prometteva il re di avere in pace ed in
+guerra il papa come suo amico ed alleato,
+e di rispettare in ogni parte la
+sua autorità pontificia; ma nello stesso
+tempo domandava, che gli si consegnassero,
+per tenerle fino alla fine della guerra,
+le fortezze di Cività Vecchia, di Terracina
+e di Spoleti; che Cesare Borgia,
+figlio d'Alessandro, seguisse per quattro
+mesi come ostaggio l'armata francese,
+sebbene per salvare le apparenze dovesse
+prendere il titolo di cardinale legato;
+che Gem<a class="tag" id="tag185" href="#note185">[185]</a>, fratello di Bajazette, fosse
+consegnato ai Francesi, per secondarli
+ne' loro attacchi contro la Turchia; per
+ultimo, che Briçonnet vescovo di San
+Malo, venisse ammesso nel sacro collegio.
+Il papa, determinato a non osservare
+che i trattati che gli sarebbero vantaggiosi,
+<span class="pagenum"><a id="Page_213"></a>[213]</span>
+e risguardandosi come sciolto dai
+giuramenti per via della violenza che fatta
+allora gli veniva, non promosse veruna difficoltà
+intorno alle proposte condizioni. Si
+recò al palazzo del Vaticano, ove ammise
+al bacio dei piedi il re e tutta la sua corte;
+diede di propria mano il cappello di cardinale
+a Briçonnet ed a Filippo, vescovo
+di Mans, della casa di Lussemburgo, e
+consegnò al re il sultano Gem, dopo avere
+fatto stendere un atto notarile di tale
+consegna<a class="tag" id="tag186" href="#note186">[186]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Lo sventurato figlio di Maometto II,
+avvicinandosi a Carlo VIII, gli baciò
+la mano, indi la spalla, poi voltosi al
+papa lo pregò con modesta nobiltà di
+raccomandarlo alla protezione del gran
+re, cui egli lo affidava, e che si apparecchiava
+a conquistare l'Oriente. Soggiunse,
+che si lusingava che nè il papa
+avrebbe luogo di pentirsi d'avergli data
+la libertà, nè Carlo, se seguirebbe i
+suoi consigli, poichè fosse passato in Grecia,
+d'averlo a compagno del suo viaggio.
+Gem aveva una nobile e dignitosa presenza;
+era versato bastantemente nella
+<span class="pagenum"><a id="Page_214"></a>[214]</span>
+letteratura araba; mostrava nel suo dire
+una lusinghiera pulitezza ed acutezza nella
+sua espressione. La grandezza della sua
+anima e la nobiltà del suo aspetto non
+ismentivano l'impressione che anticipatamente
+faceva la sua sventura<a class="tag" id="tag187" href="#note187">[187]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ma mentre Gem si abbandonava alla
+dolce speranza di uscire in breve dalla
+sua cattività, e di rivedere la patria,
+colui, che lo cedeva così ad un nuovo
+custode, aveva di già fissato il termine
+della sua vita. La sua prigionia aveva
+fruttato al papa una considerabile entrata;
+Bajazette gli pagava quaranta mila ducati
+a titolo di pensione del fratello, o piuttosto
+come premio perchè lo teneva lontano
+da' suoi stati. Quando il genovese,
+Giorgio Bucciardi, fu dal papa mandato
+al sultano, per persuaderlo a concorrere
+alla difesa del regno di Napoli, Bajazette,
+sempre agitato dall'esistenza di suo fratello,
+volle approfittare di quest'ambasciata
+per liberarsi da così molesto pensiero.
+Rimandò Bucciardi al papa, facendolo
+accompagnare da Dauth, suo proprio
+ambasciatore. Questi portava una lettera
+del sultano scritta in greco ad Alessandro
+VI. Dopo alcune ipocrite frasi, convenienti
+<span class="pagenum"><a id="Page_215"></a>[215]</span>
+al carattere di chi scriveva e di
+colui al quale la lettera veniva addirizzata,
+diceva Bajazette di sentire una
+profonda commiserazione per la sorte di
+suo fratello; ch'era omai tempo di dar
+fine alla sua cattività ed alla sua dipendenza
+presso i non credenti; che la morte
+per un sultano era mille volte preferibile
+alla presente sua condizione; e, poichè
+non era un delitto agli occhi d'un cristiano
+il dare la morte ad un musulmano,
+egli invitava Alessandro a liberarlo col
+veleno da questo domestico nemico, promettendogli
+il premio di dugento mila
+ducati<a class="tag" id="tag188" href="#note188">[188]</a>, la preziosa reliquia della tunica
+di Gesù Cristo, e la promessa di
+non portare in vita sua le armi contro
+i Cristiani<a class="tag" id="tag189" href="#note189">[189]</a>.
+</p>
+
+<p>
+I due ambasciatori, sbarcando sulla costa
+presso Ancona, furono arrestati da
+Giovanni della Rovere, prefetto di Sinigaglia,
+che aveva abbracciato il partito
+di suo fratello, il cardinale di san Pietro
+<i>ad vincula</i>, e che aveva cominciate le
+<span class="pagenum"><a id="Page_216"></a>[216]</span>
+ostilità verso il papa; questi tolse loro il
+danaro che portavano per pagare per
+due anni la pensione di Gem. Dauth
+riuscì per altro a fuggire, e riparossi
+presso Francesco Gonzaga, marchese di
+Mantova, che aveva contratta alleanza
+col gran signore, e che lo rimandò a
+Costantinopoli<a class="tag" id="tag190" href="#note190">[190]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Non è ben noto se Alessandro accettasse
+le condizioni offerte dal sultano, o
+se la morte di Gem devesi soltanto alla
+gelosia che concepita aveva contro Carlo
+VIII; ben si assicura che, prima di consegnargli
+l'illustre fuoruscito, aveva fatto
+mescolare collo zucchero, di cui questi
+faceva grandissimo uso, una polvere bianca,
+aggradevole al palato, il di cui effetto
+non era pronto, ma che lentamente opprimeva
+gli spiriti vitali, e cagionava
+senza convulsioni una certa morte. Fu
+lo stesso veleno che Alessandro VI adoperò
+in appresso per disfarsi di molti
+cardinali, e di cui fu egli stesso vittima.
+Gem, appena giunto a Capoa
+insieme all'armata francese, cadde pericolosamente
+infermo, e morì in questa
+città o in Napoli il 26 di febbrajo.
+<span class="pagenum"><a id="Page_217"></a>[217]</span>
+Carlo VIII lo fece seppellire a Gaeta,
+ma nel 1497 il re don Federico mandò
+il suo cadavere a Bajazette II<a class="tag" id="tag191" href="#note191">[191]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Carlo si trattenne quasi un mese in
+Roma, nel qual tempo continuò a far
+avanzare le sue truppe verso i confini
+del regno di Napoli. Aveva diviso
+l'esercito in due corpi, uno de' quali
+doveva entrare nel paese nemico dalla
+banda degli Abruzzi, l'altro per terra di
+Lavoro. Diede il comando del primo a
+Fabrizio Colonna, ad Antonello Savelli
+ed a Roberto di Lenoncourt, balivo di
+Vitrì. Aggiunse alle compagnie dei primi
+due alcune brigate di uomini d'arme
+francesi, ed alcuni battaglioni d'infanteria
+svizzera e guascona. Questa divisione si
+avanzò pel contado di Tagliacozzo negli
+Abruzzi. Quelle provincie ed in particolare
+l'Aquila, loro capitale, erano tutte
+piene della memoria degli Angiovini e
+tutte apparecchiate a ribellarsi, di modo
+che in breve tempo spiegarono ovunque
+le bandiere di Francia. Bartolommeo d'Alviano
+<span class="pagenum"><a id="Page_218"></a>[218]</span>
+era stato mandato da Ferdinando
+presso al lago di Celano per difendere
+le gole delle montagne e l'ingresso dell'Abruzzo;
+ma si era trovato troppo debole,
+ed era stato costretto ad evacuare
+tutta la provincia senza venire ad un
+fatto d'armi<a class="tag" id="tag192" href="#note192">[192]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Dall'altra banda Carlo VIII, alla testa
+del grosso dell'armata, posesi in cammino
+il 23 di gennajo<a class="tag" id="tag193" href="#note193">[193]</a>, attraversando
+il Lazio, ed avanzandosi alla volta di
+Napoli per la strada di Ceperano, Aquino
+e san Germano, che è alquanto più discosta
+dal mare da quella oggi praticata
+per andare da Roma a Napoli.
+Non era appena uscito da Roma che il
+romano pontefice sentendosi umiliato dalla
+pace che aveva giurata, prese le opportune
+misure per iscuotere il giogo.
+Don Antonio di Fonseca, ambasciatore
+dei re di Spagna, accompagnava Carlo
+in questa spedizione; egli non poteva senza
+pena vedere spogliata la linea bastarda
+arragonese di un regno originariamente
+conquistato colle armi della Spagna. Egli
+conosceva l'inquietudine del papa e l'agitazione
+di tutti gli stati d'Italia, spaventati
+<span class="pagenum"><a id="Page_219"></a>[219]</span>
+dalle rapide conquiste de' Francesi;
+convenne con Alessandro VI di
+tentare quale effetto produrrebbe una
+pubblica protesta, lusingandosi che, se
+non fermava Carlo, per lo meno ravviverebbe
+il coraggio de' principi di Napoli.
+All'arrivo del re a Velletri, Fonseca
+domandò udienza; allora gli rappresentò,
+che, quando Ferdinando ed Isabella si
+erano obbligati, mercè la restituzione di
+Perpignano, a non passare i Pirenei ed a
+non attaccare la Francia, avevano creduto
+alle parole del re, che diceva di avere
+sopratutto in vista di muovere guerra
+ai Turchi; avevano creduto che prima di
+attaccare colle armi il regno di Napoli, il
+re acconsentirebbe di assogettare la di lui
+causa ad un giusto arbitramento, che rispetterebbe
+la libertà di tutto il restante
+dell'Italia, ed in particolar modo quella
+della Chiesa. Ma Fonseca non aveva
+potuto vedere senza estrema maraviglia,
+ed i suoi padroni non saprebbero senza
+rincrescimento, che Carlo VIII aveva
+declinato la giurisdizione del papa, cui
+Alfonso II era disposto a sottomettersi,
+mentre che il regno di Napoli, fra di loro
+conteso, essendo un feudo della Chiesa,
+non poteva essere legittimamente posseduto
+dall'uno o dall'altro pretendente,
+<span class="pagenum"><a id="Page_220"></a>[220]</span>
+senza una decisione della corte di Roma;
+che Carlo VIII, lungi dal rispettare l'indipendenza
+degli altri stati d'Italia, tutti
+gli aveva obbligati a somministrargli prodigiosi
+sussidj, ch'egli aveva sconvolte
+le loro costituzioni, e posto guarnigione
+nelle loro fortezze. Lucca aveva dovuto
+salvarsi dal saccheggio col danaro, i
+Medici erano stati scacciati da Firenze,
+Pisa era stata incoraggiata alla ribellione,
+Siena costretta a ricevere guarnigione,
+e tutte le fortezze di questi diversi stati
+si trovavano in mano ai Francesi. Finalmente
+il papa, oggetto della venerazione
+di tutti i principi cristiani, era stato costretto
+dal terrore a soscrivere una pace
+umiliante; aveva ricevute guarnigioni
+francesi nelle sue fortezze, dato in ostaggio
+il cardinale di Valenza, abbandonato
+il sultano Gem a Carlo VIII, e con tante
+concessioni aveva potuto a stento salvare
+Roma dall'incendio e dal saccheggio.
+Poichè il re di Francia non credevasi
+obbligato ad osservare verun trattato, nè
+veruna guarenzia del diritto delle genti,
+l'ambasciatore di Ferdinando e d'Isabella
+era chiamato a dichiarargli, che i suoi
+padroni non permetterebbero ch'egli privasse
+principi arragonesi di un regno,
+che il possesso di cinquant'anni, e le
+<span class="pagenum"><a id="Page_221"></a>[221]</span>
+decisioni di molti papi avevano renduto
+ereditario nella loro famiglia<a class="tag" id="tag194" href="#note194">[194]</a>.
+</p>
+
+<p>
+I gentiluomini francesi che circondavano
+il re appena permisero al Fonseca
+di terminare il suo discorso: risposero
+impetuosamente e con orgoglio, accresciuto
+da inaspettati successi, che loro
+mai non erano venute meno le armi in
+sostegno dei loro diritti; che se Ferdinando
+si scordava de' suoi trattati e dei
+suoi obblighi, pagati colla restituzione
+di Perpignano, i cavalieri francesi erano
+buoni di ricordarglieli, e ch'essi farebbergli
+tosto conoscere qual distanza passi
+da loro agli arcieri mori, ch'egli andava
+così altero d'aver vinti nell'Andalusia.
+Crebbero dell'una e dall'altra parte
+le ingiurie a segno che il Fonseca,
+che pure era uomo grave e moderato,
+si lasciò talmente trasportare dalla collera,
+che stracciò in faccia al re il trattato
+soscritto tra la Francia e la Spagna,
+ordinando a due spagnuoli, che servivano
+nell'armata francese, di lasciarla entro tre
+<span class="pagenum"><a id="Page_222"></a>[222]</span>
+giorni, se non volevano rendersi colpevoli
+di alto tradimento<a class="tag" id="tag195" href="#note195">[195]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il re di Francia aveva appena ricevuta
+questa denuncia d'una imminente
+guerra, quando seppe che il cardinale
+di Valenza era fuggito da Velletri travestito,
+e tornato a Roma; che il papa
+ricusava di consegnare Spoleti ai suoi
+luogotenenti, secondo aveva promesso,
+e che finalmente lo sventurato Gem sembrava
+affetto da un veleno che gli rodeva
+i visceri. Ma Carlo non si lasciò trattenere
+da queste prove della cattiva fede
+di Alessandro VI. La flotta incaricata da
+Alfonso della difesa delle coste della Campania
+e dell'occupazione di Nettuno era
+stata travagliata dalla tempesta, e costretta
+a rientrare nel porto di Napoli. Nè più
+fortunata era stata la flotta francese, la
+quale, dopo essere stata gettata dallo stesso
+vento sulle coste della Corsica, veniva
+trattenuta a Porto Ercole, dove quasi
+tutti i suoi soldati l'avevano abbandonata<a class="tag" id="tag196" href="#note196">[196]</a>.
+Dopo averli riuniti alla sua
+armata, Carlo attaccò Monte Fortino,
+castello della campagna di Roma, che
+apparteneva a Giacomo de' Conti, barone
+<span class="pagenum"><a id="Page_223"></a>[223]</span>
+romano. Questi, dopo essere stato alcun
+tempo ai servigj di Carlo, era passato
+nel campo degli Arragonesi, per non
+servire sotto le stesse insegne coi Colonna.
+In breve l'artiglieria francese aprì una
+breccia nelle mura di questa rocca che
+risguardavasi come fortissima. Fu presa,
+ed uccisi tutti gli abitanti. In appresso i
+Francesi attaccarono, ai confini del regno,
+monte san Giovanni, di ragione del marchese
+di Pescara, Alfonso d'Avalos. Questa
+fortezza aveva una guarnigione di
+tre cento uomini e di cinquecento contadini
+tutti ben armati; ella pure fu presa
+in poche ore, sotto gli occhi dello stesso
+re, il quale ordinò di uccidere tutti gli
+abitanti, senza lasciarsi piegare a compassione
+nelle otto ore che durò tale
+carnificina; e monte san Giovanni fu in
+appresso bruciato. Tanta ferocia, di cui
+l'Italia non aveva esempio, sparse a
+molta distanza il terrore del nome francese:
+i soldati, di già scoraggiati, e gli
+abitanti, che non amavano i loro principi,
+rinunciarono allora ad ogni pensiero
+di difendersi<a class="tag" id="tag197" href="#note197">[197]</a>. Ma il terrore del
+<span class="pagenum"><a id="Page_224"></a>[224]</span>
+re di Napoli superava quello de' suoi
+soldati e de' suoi sudditi. Quell'Alfonso
+II, che nelle guerre d'Italia ed in quelle
+dei Turchi si era acquistata tanta riputazione
+di valore, che credevasi non meno
+accorto che coraggioso, non meno costante
+che prudente, più non trovò forze
+in sè medesimo quand'ebbe bisogno di
+resistere alle pubbliche doglianze, che
+durante la sua onnipotenza erano state
+compresse, ma che giunte adesso per la
+prima volta alle sue orecchie, risvegliarono
+i rimorsi della sua coscienza.
+</p>
+
+<p>
+Vero è che Alfonso non aveva ancora
+regnato un anno, ma ben da più lungo
+tempo il regno di Napoli dipendeva dalla
+sua autorità. Dall'epoca in cui era giunto
+all'età virile, suo padre Ferdinando gli
+aveva ceduta un'importante parte dell'amministrazione,
+e moltissimo deferiva
+ai suoi consigli. Tutto ciò che si era veduto
+di più perfido nella politica del
+gabinetto di Napoli, di più crudele nelle
+sue vendette, di più vessatorio nel suo
+sistema delle finanze, era stato dal popolo
+costantemente attribuito ad Alfonso,
+piuttosto che a Ferdinando. Intollerabili
+esazioni impoverivano le città e le campagne;
+ogni genere d'industria andava
+soggetta a ruinosi monopolj; il re comperava
+<span class="pagenum"><a id="Page_225"></a>[225]</span>
+l'olio, il frumento, il vino ad un
+determinato prezzo, che appena indennizzava
+l'agricoltore dalle sostenute spese,
+ed in appresso lo rivendeva, allorchè
+col mezzo di una artificiale carestia ne
+aveva fatto smisuratamente crescere il
+prezzo<a class="tag" id="tag198" href="#note198">[198]</a>. Verun suddito dello stato era
+sicuro del possedimento de' suoi beni,
+nè della sua individuale libertà. Il re con
+atti arbitrarj spogliava, imprigionava,
+faceva perire senza veruna forma di giudizio
+non meno i grandi signori, che
+gli uomini di bassa condizione. Alfonso
+erasi renduto ancora peggiore di suo
+padre colle sue vendette e colla sua politica
+crudeltà. Quand'era salito sul trono,
+aveva trovati nelle prigioni di Napoli
+molti signori catturati sotto il regno di
+Ferdinando. Filippo di Comines, che in
+questa particolare non va d'accordo
+cogli storici italiani, dichiara di essersi
+accertato colla testimonianza di un Affricano
+adoperato in tali esecuzioni, che
+tra i prigionieri vi si trovavano tuttavia
+il duca di Suessa ed il principe di Rossano,
+arrestati del 1464, contro la fede
+dei trattati, dopo la guerra, nella quale
+<span class="pagenum"><a id="Page_226"></a>[226]</span>
+Giovanni d'Angiò aveva contesa a Ferdinando
+la successione al trono, e ventiquattro
+baroni, arrestati nel 1486, dopo la
+guerra d'Innocenzo VIII e de' signori malcontenti.
+Soggiugne che quando Alfonso
+fu sul trono, li fece trasportare ad Ischia
+e colà morire<a class="tag" id="tag199" href="#note199">[199]</a>. Pure veniva universalmente
+creduto che tutti questi prigionieri
+fossero periti gran tempo prima,
+ma in conseguenza de' consigli dati da
+Alfonso a suo padre.
+</p>
+
+<p>
+Quest'odio popolare che i tiranni eccitano
+contro di loro, ma ch'essi per
+altro non conoscono, nè possono sospettare
+in mezzo alle adulatrici lodi de' loro
+cortigiani, non si manifesta che nell'istante
+in cui il trono è in pericolo.
+Da ogni banda nel regno di Napoli invocavansi
+i Francesi quali liberatori; si
+detestava la crudeltà e l'avarizia di Alfonso
+e di suo padre; si malediva il
+giogo arragonese; e le grida della plebe,
+renduta più ardita, risuonavano perfino
+sotto le finestre del palazzo, ove Alfonso
+temeva ad ogni istante di cadere vittima
+di un popolo furibondo<a class="tag" id="tag200" href="#note200">[200]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_227"></a>[227]</span>
+</p>
+
+<p>
+Assicurasi che a questi esterni pericoli
+la turbata coscienza d'Alfonso v'aggiunse
+bentosto superstiziosi timori. Aveva
+opinione di essere incredulo, e di non
+osservare le pratiche della Chiesa<a class="tag" id="tag201" href="#note201">[201]</a>.
+Ma l'anima di un tiranno è sempre accessibile
+alla superstizione, perchè gli
+pare che il fatalismo abbia sempre molta
+parte ne' suoi destini, e quell'autorità
+suprema, che non trovò sulla terra, la
+cerca con inquietudine negli esseri sovrumani.
+Spargevasi voce che Giacomo,
+primo chirurgo della corte, era venuto
+a dire ad Alfonso, che l'ombra di Ferdinando
+gli era apparsa tre volte in diverse
+notti; che la prima volta gli aveva
+ordinato con dolcezza, la seconda e la
+terza colle minacce di andare a dire in
+suo nome ad Alfonso, che non sperasse
+di potere resistere al re di Francia, perchè
+era scritto ne' destini che la sua razza,
+tormentata da infiniti mali, verrebbe spogliata
+di così bel regno e bentosto spenta.
+Che n'erano causa le crudeltà da loro
+commesse, ed in particolare quelle commesse
+da Ferdinando dietro i consiglj
+d'Alfonso, ritornando da Pozzuolo, nella
+<span class="pagenum"><a id="Page_228"></a>[228]</span>
+Chiesa di san Leonardo a Chiaja, presso
+Napoli. Dicevasi che l'ombra, o il chirurgo
+che la faceva parlare, non si era
+spiegata più chiaramente; ma supponevasi
+che in tal luogo avesse Alfonso persuaso
+suo padre a far morire i baroni
+che da tanto tempo teneva in prigione<a class="tag" id="tag202" href="#note202">[202]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Questa dichiarazione, che facilmente
+non era che l'effetto dell'odio universale
+del popolo, accrebbe i terrori che agitavano
+Alfonso, ed i rimorsi della sua
+coscienza. Ne' suoi sogni talvolta credeva
+di vedere le ombre di tanti signori che
+aveva fatti barbaramente uccidere, ed ora
+figuravasi essere egli stesso tra le mani del
+popolo che lo dannava a spaventosi supplicj.
+Egli non poteva trovare riposo, nè
+di giorno, nè di notte. Il 23 di gennajo
+ritirossi in castel dell'Uovo con un ristretto
+numero di servitori. Questa fuga
+fu cagione in città di dolore e di estremo
+spavento: all'indomani il popolo in armi
+adunossi da tutte le bande, ma piuttosto
+per effetto di una vaga inquietudine che
+per un determinato scopo; perciò Ferdinando,
+duca di Calabria, che, dopo
+<span class="pagenum"><a id="Page_229"></a>[229]</span>
+avere ricondotta la sua armata ai confini,
+era tornato a Napoli, riuscì a sedare il
+tumulto, scorrendo la città a cavallo, ed
+invocando l'ajuto delle corporazioni della
+nobiltà, che in numero di sei, sotto il
+nome di <i>seggi</i> o <i>sedili</i>, esercitavano l'autorità
+municipale<a class="tag" id="tag203" href="#note203">[203]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Dicesi che il cardinale Ascanio Sforza
+avesse fatto dare ad Alfonso il consiglio
+di rinunciare la corona in favore di suo
+figlio, rappresentandogli che questi era
+figlio di una sorella del duca di Milano,
+e che i fratelli Sforza, che odiavano il
+loro cognato, erano non pertanto apparecchiati
+a proteggere il loro nipote<a class="tag" id="tag204" href="#note204">[204]</a>.
+Il terrore fece adottare ad Alfonso questo
+consiglio; il 23 di gennajo sottoscrisse l'atto
+di rinuncia tal quale venne steso da Gioviano
+Pontano<a class="tag" id="tag205" href="#note205">[205]</a>; e ricusò alla regina,
+sua suocera, di protrarre due soli giorni
+quest'atto di debolezza, onde compiere
+l'anno del suo regno. Fece precipitosamente
+imbarcare sopra quattro galere tutti
+i suoi più preziosi effetti: allora il suo
+<span class="pagenum"><a id="Page_230"></a>[230]</span>
+tesoro, parte in danaro, e parte in gioje,
+ammontava a 300,000 ducati, coi quali
+avrebbe potuto assoldare un sufficiente
+corpo di truppe per difendersi. Ma non
+volle lasciare questa somma a suo figliuolo,
+e mentre che la faceva portare a bordo,
+mostrava tanto terrore, come se di già
+fosse in mezzo ai Francesi. Ogni piccolo
+rumore che udiva lo atterriva, come se
+il cielo e gli uomini fossero ugualmente
+contro di lui congiurati. Pure i venti
+meridionali ritardavano la partenza della
+sua flotta, e soltanto il giorno 3 di febbrajo
+potè spiegare le vele alla volta di
+Mazari, piccola città della Sicilia, di cui
+Ferdinando di Spagna aveva a lui ceduta
+la signoria<a class="tag" id="tag206" href="#note206">[206]</a>; colà, non volendo
+altra compagnia che quella de' monaci
+olivetani, passò il restante de' suoi giorni
+in opere di penitenza, in digiuni, in
+astinenze e nel fare elemosine. Una dolorosa
+malattia venne ad accrescere i
+suoi tormenti, e lo tolse al mondo il 9
+di novembre dello stesso anno, prima
+che avesse potuto effettuare il progetto
+che aveva formato di farsi monaco, e
+<span class="pagenum"><a id="Page_231"></a>[231]</span>
+di entrare in un convento in Valenza di
+Spagna<a class="tag" id="tag207" href="#note207">[207]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ferdinando, preceduto dallo stendardo
+reale, circondato da tutta la sua nobiltà,
+e seguito dal popolo, fece il giro della
+città di Napoli il 24 di gennajo, per
+prendere possesso del regno; indi si recò
+alla cattedrale, ove fece la sua preghiera
+ad alta voce, stando inginocchiato, e col
+capo scoperto, dopo di che ripartì alla
+volta dell'armata<a class="tag" id="tag208" href="#note208">[208]</a>. Questo giovane
+principe non aveva l'odio che il popolo
+portava all'avo ed al padre. Non si erano
+in lui osservate che amabili qualità,
+umanità, lealtà e coraggio. Forse se fosse
+più presto salito sul trono sarebbe stato
+con entusiasmo difeso da tutto il popolo,
+ma in allora era troppo tardi. In ogni
+<span class="pagenum"><a id="Page_232"></a>[232]</span>
+provincia i gentiluomini o i cittadini più
+riputati eransi di già compromessi in faccia
+alla casa d'Arragona, alzando lo stendardo
+della Francia; ed Alfonso, seco
+trasportando il suo tesoro, non aveva
+lasciato al figliuolo i mezzi di difesa di
+cui avrebbe potuto valersi egli medesimo.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto Ferdinando era venuto ad
+accamparsi a San Germano, distante
+quindici miglia dai confini del regno,
+posto tra aspre ed impraticabili montagne
+e tra paludi, che si stendono fino al
+Garigliano. Questo passo, facile a difendersi,
+veniva risguardato come una
+delle chiavi del regno di Napoli. Ferdinando
+aveva avuto il tempo di fortificarlo
+diligentemente, di alzare terrapieni sull'ingresso
+della strada e di chiudere tutti
+i sentieri delle montagne con tagliate
+d'alberi. Aveva sotto i suoi ordini due
+mila sei cento uomini d'armi e cinquecento
+cavalleggeri, che non sembravano
+per alcun rispetto inferiori alla cavalleria
+francese; ma la sua fanteria, di fresco
+arrolata nel regno, non era avvezza
+alle armi e non poteva in aperta
+campagna sostenersi contro gli Svizzeri
+o contro i Guasconi. I Francesi, che avevano
+avuto notizia dell'abdicazione di
+<span class="pagenum"><a id="Page_233"></a>[233]</span>
+Alfonso lo stesso giorno in cui Carlo VIII
+usciva di Roma<a class="tag" id="tag209" href="#note209">[209]</a>, credevano d'incontrare
+a san Germano una vigorosa resistenza.
+La stagione, che fin allora era
+stata loro favorevole in un modo che
+pareva prodigioso, poteva mutarsi da un
+istante all'altro; e se fossero stati presi
+dalle piogge o dalle nevi dell'inverno,
+avrebbero potuto assai difficilmente tirare
+da lontane parti i viveri ed i foraggi,
+perchè Ferdinando aveva preventivamente
+distrutto tuttociò che trovavasi
+lungo la strada<a class="tag" id="tag210" href="#note210">[210]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ma tutti i calcoli militari non tengono,
+quando le truppe hanno perduto la confidenza
+ed il coraggio. Le carnificine di
+Monte Fortino e di Monte san Giovanni
+avevano sparso un indicibile terrore nei
+soldati e ne' contadini; e veruna truppa
+era disposta a sostenere una guerra in
+cui non davasi quartiere. Le sedizioni
+nelle province, di cui si avevano frequenti
+<span class="pagenum"><a id="Page_234"></a>[234]</span>
+notizie al campo, facevano temere ai
+soldati di trovarsi tagliati fuori da una
+sollevazione; gli avanzamenti di Fabrizio
+Colonna negli Abbruzzi potevano dargli
+il modo di circondare l'armata, e di
+scenderle alle spalle nella Campania<a class="tag" id="tag211" href="#note211">[211]</a>.
+Per ultimo i capitani ai servigj di Ferdinando,
+risguardando questa lotta come
+troppo disuguale, pensavano di già a fare
+la loro pace particolare e schivavano
+di venire alle mani per timore di eccitare
+il risentimento di Carlo, o di perdere
+ai di lui occhi la propria importanza,
+quando in qualche fatto d'armi
+la loro compagnia fosse diminuita sensibilmente.
+Quindi per quanti sforzi avesse
+fatti Ferdinando per tornare il coraggio
+ai suoi soldati, per quanta cura avesse
+posta nel far afforzare san Germano ed
+il Passo di Cancello, distante sei miglia,
+quando i Napolitani videro comparire la
+vanguardia francese, condotta in questo
+giorno dal duca di Guisa, e da Giovanni,
+signore di Riena, maresciallo di Bretagna,
+ritiraronsi disordinatamente fino
+a Capoa<a class="tag" id="tag212" href="#note212">[212]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_235"></a>[235]</span>
+</p>
+
+<p>
+Non pertanto potevasi tener fermo a
+Capoa, ed impedire al nemico di avanzarsi
+verso Napoli. Le varie strade ch'entrano
+nel regno si riuniscono sotto questa
+città, la quale è coperta dal Vulturno,
+fiume assai profondo ed incassato
+tra alte rive, e che l'armata non avrebbe
+potuto passare, perchè i Napolitani avevano
+ritirate dalla loro banda tutte le
+barche, e facilmente poteva difendersi il
+solo suo ponte di sasso, che trovavasi tra
+Capoa ed il sobborgo. Ma mentre che
+Ferdinando pensava ad afforzarvisi, ebbe
+da Napoli un messo di suo zio Federico,
+che gli dava parte di un ammutinamento
+del basso popolo: annunziavagli
+che già erano stati svaligiati tutti i banchi
+de' Giudei da coloro che li accusavano
+di usura, ch'erano disprezzati gli editti
+de' magistrati, sconosciuta l'autorità reale,
+che la guardia urbana si nascondeva, e
+che la più bassa plebe era la sola che
+dominava in città<a class="tag" id="tag213" href="#note213">[213]</a>. Sebbene Ferdinando
+sentisse quanto fosse pericolosa cosa l'abbandonare
+l'armata, giudicò ancora più
+<span class="pagenum"><a id="Page_236"></a>[236]</span>
+dannoso consiglio il lasciare che prendesse
+maggiore estensione la rivoluzione
+della capitale. Supplicò i capitani, cui
+affidò il comando delle sue truppe, di
+continuare gli apparecchi di difesa ch'egli
+aveva cominciati, ma non di venire
+a battaglia, finchè non tornasse; e
+promettendo che sarebbe di ritorno all'indomani
+dopo avere acquietato il tumulto
+di Napoli, s'avviò verso la capitale
+con piccola scorta. La presenza di
+questo giovane re, così leale, così intrepido,
+così buono, di questo re, che
+aveva dato principio alla sua amministrazione
+col porre in libertà tutti i prigionieri
+di stato, tenuti in carcere da
+suo padre<a class="tag" id="tag214" href="#note214">[214]</a>, produsse sui sediziosi un
+magico effetto. Il popolo adunato ascoltò
+in silenzio il suo discorso; Ferdinando
+promise di sagrificarsi a Capoa per la
+difesa de' suoi sudditi; ma soggiunse altresì,
+che, se non gli riusciva di trattenere
+al di là del Vulturno il barbaro
+nemico che lo minacciava, non esporrebbe
+la sua capitale al pericolo di essere
+presa d'assalto e saccheggiata. Fu
+risposto a Ferdinando con proteste di
+attaccamento e di ubbidienza: parve che
+<span class="pagenum"><a id="Page_237"></a>[237]</span>
+tutto rientrasse nell'ordine, ed il giovane
+principe si affrettò di ripartire alla volta
+del suo campo<a class="tag" id="tag215" href="#note215">[215]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ma durante la sua breve lontananza,
+i condottieri, abbandonati a sè medesimi,
+avevano di già cominciato a trattare col
+nemico. Giovan Giacomo Trivulzio, che
+fino a quest'epoca non erasi scostato dalle
+leggi dell'onore, che vi si attenne poi
+sempre fedelmente nel rimanente della
+sua carriera militare, avendo avuto ordine
+da Ferdinando d'intavolare qualche
+negoziazione coi Francesi, si portò a
+Calvi, dov'era di già arrivato Carlo VIII,
+e non avendo trovato veruna apertura
+per trattare a nome del suo padrone,
+non ebbe difficoltà di firmare per sè un
+particolare trattato. Si obbligò al servigio
+del re di Francia colla stessa compagnia
+di cavalleria con cui fin allora
+aveva servito il re arragonese, e per lo
+stesso soldo<a class="tag" id="tag216" href="#note216">[216]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_238"></a>[238]</span>
+</p>
+
+<p>
+Tosto che giunse a Capoa la notizia
+di questa vergognosa diserzione, vi sparse
+egualmente la costernazione ne' soldati e
+negli abitanti. Virginio Orsini ed il conte
+di Pitigliano, vedendosi traditi dal Trivulzio,
+fuggirono in disordine verso Nola
+con tutta la loro cavalleria, lasciando
+Napoli scoperto. Gli abitanti di Capoa,
+sebbene fino allora si fossero mostrati
+attaccati alla casa d'Arragona, abbandonarono
+il suo partito, vedendosi esposti
+pei primi al furore di una barbara
+armata, e mentre che la nobiltà spediva
+deputazioni al re di Francia, il
+popolaccio cominciava a saccheggiare gli
+equipaggi dell'armata e quelli di Ferdinando.
+Mentre ciò accadeva, alcuni foraggieri
+francesi si avanzarono fino presso
+alle porte di Capoa. Due capitani tedeschi,
+Gasparo e Godefroy, che con
+alcuni loro compatriotti si trovavano al
+soldo di Ferdinando, stavano allora di
+guardia alla porta, ed uscirono colla
+<span class="pagenum"><a id="Page_239"></a>[239]</span>
+loro gente per rispingere al di là del
+ponte i saccomanni francesi. Ma non furono
+appena fuori delle mura, che gli
+abitanti di Capoa chiusero le porte alle
+loro spalle ed innalzarono le insegne della
+Francia. I Tedeschi di ritorno alla città
+furono forzati a pregare inginocchiati di
+essere ricevuti dentro, onde non venire
+esposti, nell'istante in cui avevano messo a
+pericolo le loro vite per difendere i Capoani,
+ad essere tutti uccisi dal nemico che
+avevano provocato. Dopo molte istanze,
+loro si permise di attraversare la città,
+ma disarmati, e soltanto a dieci per volta,
+facendoli subito uscire per l'opposta porta.
+Questi Tedeschi non avevano ancora fatte
+due miglia sulla strada d'Aversa a Napoli,
+quando scontrarono Ferdinando, che
+tornava sollecitamente al campo. Sebbene
+rattristato dalle notizie che riceveva da
+loro, il giovane principe continuò il suo
+viaggio alla volta di Capoa che trovò
+chiusa. Pregò da prima di essere ricevuto
+in città, poi che i magistrati acconsentissero
+almeno di venire ad abboccarsi
+con lui; ma non avendo risposta,
+nè vedendo comparire coloro che sapeva
+essergli affezionati, mentre che la
+bandiera francese volteggiava di già sulle
+<span class="pagenum"><a id="Page_240"></a>[240]</span>
+mura, riprese tristamente la strada di
+Napoli<a class="tag" id="tag217" href="#note217">[217]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La nuova della diserzione del Trivulzio,
+e della sollevazione di Capoa erasi,
+prima ch'egli vi giugnesse, sparsa nella
+capitale. Aversa aveva di già spediti deputati
+a Carlo, la plebaglia napolitana
+aveva di nuovo prese le armi, aveva
+chiuse le porte della città, al tutto risoluta
+di non ricevervi l'armata fuggiasca;
+onde Ferdinando fu costretto di
+fare un giro e di passare per Coronata,
+per entrare nel castello della città
+cogli avanzi della sua armata. Il popolaccio,
+che scorreva le strade in tumulto,
+andò bentosto a saccheggiare sotto
+i suoi occhi medesimi le scuderie reali.
+Ferdinando non sostenne tanta indegnità;
+sortì quasi solo del castello e si gettò
+tra la gente per trattenerla. La maestà
+reale, il rispetto, che ancora ispirava il
+suo carattere, la contenne un'altra volta;
+gli uni gittarono le armi e caddero ai
+suoi piedi chiedendo perdono, altri fuggirono
+abbandonando il loro bottino, e
+Ferdinando, avendo allontanati i sediziosi
+dal luogo di sua dimora, rientrò
+<span class="pagenum"><a id="Page_241"></a>[241]</span>
+nel castello. Aveva colà ragunati circa
+cinquecento soldati tedeschi, che fin allora
+gli si erano mantenuti fedeli, ed
+aveva posto alla loro testa Alfonso d'Avalos,
+marchese di Pescaria: ma bentosto
+ebbe qualche motivo di sospettare che
+questi medesimi Tedeschi pensassero a
+farlo prigioniere per consegnarlo ai Francesi:
+immediatamente abbandonò loro
+una parte delle ricchezze che si trovavano
+nel castello, e mentre stavano dividendole
+fra di loro, fece bruciare quei
+vascelli che non poteva condur seco,
+fece dare la libertà a quanti prigionieri
+di stato si trovavano tuttavia nelle prigioni,
+ad eccezione del figlio del principe
+di Rossano e del conte di Popoli,
+che condusse seco, e poi il 21 di febbrajo
+andò a bordo delle galere che teneva
+apparecchiate con suo zio, don Federico,
+colla regina madre, vedova di
+suo avo, e colla principessa Giovanna,
+sorella di suo padre. Erano rimasti sotto
+i suoi ordini circa venti vascelli<a class="tag" id="tag218" href="#note218">[218]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Un nuovo tradimento aspettava Ferdinando
+ad Ischia, ove diede fondo. Giusto
+<span class="pagenum"><a id="Page_242"></a>[242]</span>
+della Candina, Catalano, comandante del
+forte di quell'isola, non volle ricevere il
+re fuggiasco. Ferdinando fece calde istanze
+per essere ricevuto almeno con un solo
+compagno presso il governatore. Ma trovossi
+appena a lui vicino che traendo
+fuori il suo pugnale, rimproverò acremente
+a Giusto la sua ingratitudine; lo
+afferrò in mezzo alle sue guardie, ed inspirò
+tanto terrore e tanto rispetto ai
+soldati, che potè far aprire le porte alla
+sua guardia che lo stava aspettando al
+di fuori, e rendersi padrone dell'isola e
+della fortezza<a class="tag" id="tag219" href="#note219">[219]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Intanto la dedizione di Capoa e subito
+dopo l'evacuazione di Napoli avevano
+scoraggiati tutti i partigiani che ancora
+conservava la casa d'Arragona. Virginio
+Orsini ed il conte di Pitigliano, che si
+erano ritirati a Nola con circa quattro
+cento cavalli, fecero domandare a Carlo
+un salvacondotto; di già era loro stato
+promesso, quando vennero attaccati da
+dugento cavalli della compagnia di Lignì.
+Essi si arresero senza fare resistenza e
+<span class="pagenum"><a id="Page_243"></a>[243]</span>
+lasciaronsi condurre prigionieri alla fortezza
+di Mandragone, mentre che venivano
+svaligiati tutti i loro equipaggi<a class="tag" id="tag220" href="#note220">[220]</a>.
+</p>
+
+<p>
+I deputati di Napoli eransi presentati
+a Carlo fino in Aversa e gli avevano offerte
+le chiavi della città. Erano stati accolti
+con tripudio; il re si era dato premura
+di confermare i privilegi di questa sua
+nuova capitale, e di accordarne degli
+altri, ed aveva convenuto che farebbe
+il suo ingresso all'indomani, domenica 22
+di febbrajo<a class="tag" id="tag221" href="#note221">[221]</a>. Fu splendido e magnifico
+quanto avrebbe potuto essere quello
+d'un vecchio monarca, o di un liberatore,
+che tornasse dopo una lunga assenza
+in uno stato in cui fosse teneramente
+amato. Tutte le fazioni, non escluse quelle,
+che erano più affezionate alla casa di
+Arragona, e che da lei ricevuti avevano
+tanti beneficj, parevano confondersi in
+una sola per celebrare con tripudio un
+avvenimento che avrebbe dovuto sembrare
+<span class="pagenum"><a id="Page_244"></a>[244]</span>
+così umiliante alla fierezza italiana.
+Era un re straniero, accompagnato
+da truppe straniere, che veniva a scacciare
+dal seno de' suoi compatriotti un
+re italiano e tutta la sua famiglia, e che
+saliva sul di lui trono per diritto di
+conquista. Ma non altro volevasi in lui
+riconoscere che il rappresentante della
+casa d'Angiò, il legittimo successore dei
+principi che avevano renduto illustre questo
+regno. E perchè castel Nuovo e castel
+dell'Uovo erano tuttavia occupati dai soldati
+di Ferdinando, Carlo, dopo essere
+stato al rendimento di grazie nella cattedrale,
+andò ad alloggiare nel castello di Capuana,
+antica residenza dei re francesi<a class="tag" id="tag222" href="#note222">[222]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Carlo VIII non pensava di lasciare
+lungo tempo in mano de' nemici i castelli
+della sua capitale. All'indomani del
+suo arrivo fece innalzare le batterie contro
+castel Nuovo su la piazza che gli
+sta di fronte e nel giardino reale posto
+dall'altro lato. Sebbene gli assediati non
+mancassero di artiglierie, non sapevano,
+come i Francesi, adoperarle egualmente
+<span class="pagenum"><a id="Page_245"></a>[245]</span>
+di giorno e di notte. Altronde le palle,
+cadendo in un circondario murato, facevano
+balzare da ogni banda scheggie
+di sassi e di muraglie, e cagionavano maggior
+danno che in aperta campagna. Non
+erano state ancora inventate le bombe,
+nè verun projettile incendiario; ma una
+palla, facendo scintillare una pietra, produsse
+l'effetto di una granata nel magazzino
+della polvere. Una terribile esplosione
+uccise e ferì moltissimi soldati; il
+magazzino della pece e della resina, destinate
+ad essere gettate infiammate sugli
+assalitori, prese subito fuoco e riempì di
+fiamme e di fumo tutta la parte del castello
+che non era stata ruinata dall'esplosione.
+I feriti e coloro che fuggivano
+mezzo abbrustoliti a traverso alle fiamme,
+non trovavano dove salvarsi, nè chi li
+soccorresse o medicasse, e le lamentevoli
+loro grida agghiacciavano di terrore gli
+altri soldati. Lo stesso capitano tedesco,
+Gasparo, che tanto si era distinto colla
+sua costanza a Capoa, credendo omai la
+causa di Ferdinando affatto disperata,
+confortò i suoi compatriotti a dividere
+tra di loro ciò che ancora rimaneva dei
+tesori de' monarchi arragonesi, affidati
+alla loro custodia, per poi ritirarsi. Infatti
+capitolarono dopo questa vergognosa
+<span class="pagenum"><a id="Page_246"></a>[246]</span>
+divisione, ed il 6 di marzo aprirono la
+porta di castel Nuovo ai Francesi, mentre
+che Alfonso d'Avalos fuggiva sopra una
+galera leggiera, ch'era rimasta ancorata
+nel porto<a class="tag" id="tag223" href="#note223">[223]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Castel dell'Uovo, seconda fortezza di
+Napoli, era fidata ad Antonio Piccioli,
+capitano affezionatissimo alla casa d'Arragona:
+è questo castello fabbricato in
+mare sopra uno scoglio isolato e separato
+dal continente per opera degli uomini,
+ma signoreggiato da un altro elevato
+scoglio, che oggi porta il nome di
+Forte sant'Elmo, e sul quale gli Arragonesi
+avevano fabbricato un semplice
+ridotto, chiamato Pizzifalcone. I Francesi
+occuparono facilmente questo posto, vi
+portarono dell'artiglieria, e di là fulminando
+castel dell'Uovo, lo costrinsero a
+capitolare il 15 di marzo<a class="tag" id="tag224" href="#note224">[224]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Don Cesare d'Arragona, fratello naturale
+del re, che aveva difesi gli Abruzzi
+con Bartolommeo d'Alviano e con Andrea
+Matteo d'Acquaviva, erasi ritirato verso
+<span class="pagenum"><a id="Page_247"></a>[247]</span>
+il contado di Molise con circa cinquecento
+uomini d'arme e tre mila fanti.
+Proponevasi di attraversare la Puglia per
+far alto a Brindisi, ad Otranto, o a Taranto,
+ed aspettare colà i soccorsi di
+Ferdinando il Cattolico, quelli de' Turchi,
+e quelli degli stati dell'alta Italia, di
+cui era di già noto il malcontento verso
+i Francesi. Ma Fabrizio Colonna, che teneva
+dietro a questa piccola armata,
+non la lasciava un giorno in riposo;
+ovunque il paese le si ribellava; tutte
+le gole, tutti i passaggi de' fiumi erano
+custoditi da contadini che avevano di
+già spiegate le bandiere di Francia. Don
+Cesare, cui la diserzione toglieva ogni
+ora parte della sua truppa, giunse a
+Brindisi soltanto con un pugno d'uomini
+d'arme, e conservò questa fortezza al
+fratello. Tutto il rimanente della compagnia
+si disperse, ed in tutte le province
+che stanno sull'Adriatico più non
+trovossi in breve neppure un sol piccolo
+corpo d'armata che difendesse il
+partito d'Arragona<a class="tag" id="tag225" href="#note225">[225]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il terrore che precedeva le armate
+francesi, e faceva egli solo le conquiste,
+<span class="pagenum"><a id="Page_248"></a>[248]</span>
+si estese ancora sull'altra riva dell'Adriatico.
+I Turchi dell'Epiro e della Macedonia,
+vedendo volteggiare le insegne francesi
+su tutte le città napolitane, furono
+da tanto terrore compresi che abbandonarono
+quasi tutte le città delle coste,
+ov'erano di guarnigione. Per lo contrario
+i Greci si affrettarono d'acquistar armi,
+cavalli e viveri, apparecchiandosi con
+imprudente pubblicità alla carnificina dei
+loro oppressori, che doveva cominciare,
+dicevano essi, tostocchè il primo battaglione
+francese scenderebbe sulle loro
+spiagge. Queste inconsiderate dimostrazioni
+portarono bentosto sopra di loro
+la ruina e la distruzione<a class="tag" id="tag226" href="#note226">[226]</a>. Un arcivescovo
+di Durazzo, nato albanese, era
+stato incaricato da Carlo VIII delle sue
+negoziazioni nella Grecia: era costui assecondato
+da Costantino Arianite, zio
+di Maria, marchesana di Monferrato,
+presso la quale erasi rifugiato, pretendendo
+di essere l'erede del regno di Tessalonica
+e di Servia<a class="tag" id="tag227" href="#note227">[227]</a>. Eransi ambidue
+<span class="pagenum"><a id="Page_249"></a>[249]</span>
+uniti in Venezia con Filippo di Comines,
+ed avevano estese le loro corrispondenze
+su tutte le coste dell'Albania.
+Ma l'arcivescovo di Durazzo, uomo
+leggiero e vanaglorioso, invece di celare
+queste pratiche, vi poneva tanta ostentazione,
+che i Veneziani, di già aombrati
+dei prosperi avvenimenti de' Francesi, lo
+fecero arrestare nell'istante in cui voleva
+partire sopra una nave carica di
+armi alla volta dell'Epiro. Spedirono
+tutte le sue carte a Bajazette, ed alcune
+migliaja di Cristiani greci furono vittima
+dell'imprudenza francese e della perfida
+politica di Venezia<a class="tag" id="tag228" href="#note228">[228]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Pure bastava osservare da vicino l'armata
+francese per non aver fiducia nella
+continuazione de' suoi progressi, o del
+suo dominio in Italia. Papa Alessandro
+VI diceva che aveva conquistato il
+regno di Napoli colla creta e cogli speroni
+di legno, perchè, non trovando in
+verun luogo resistenza, era sempre preceduta
+da' suoi forieri, che segnavano
+<span class="pagenum"><a id="Page_250"></a>[250]</span>
+gli alloggi nelle città in cui doveva arrivare
+per prendere i suoi quartieri;
+e perchè gli uomini d'armi, per non
+istancarsi portando le loro pesanti armature
+che tenevano in serbo pel giorno
+della battaglia, si avanzavano a cavallo
+in veste da camera, colle pantoffole, a
+cui adattavano una punta di legno, che
+loro serviva di sprone<a class="tag" id="tag229" href="#note229">[229]</a>. Ma questa
+armata, che ancora non aveva combattuto,
+aveva di sè concepita una così
+alta opinione, e tanto disprezzo per gli
+Italiani, che erano fuggiti innanzi alla
+sua vanguardia, che la sua insolenza
+dovea rendere in breve il suo giogo
+insoffribile.
+</p>
+
+<p>
+Perron de' Baschi e d'Aubignì furono
+mandati in Calabria senza soldati, per
+prendere possesso della provincia, e non
+già per conquistarla; infatti tutte le
+città loro aprirono la porte, ad eccezione
+di Tropea e d'Amantea sul golfo
+di sant'Eufemia: anche queste avevano
+spiegate le insegne francesi, ma, sentendo
+ch'erano state date in feudo ad
+un barone francese, siccome volevano
+essere direttamente dipendenti dalla corona,
+<span class="pagenum"><a id="Page_251"></a>[251]</span>
+rialzarono le bandiere d'Arragona<a class="tag" id="tag230" href="#note230">[230]</a>.
+Reggio, la cittadella di Scilla,
+quelle di Bari e di Gallipoli in ferra
+d'Otranto, si mantennero pure fedeli a
+Ferdinando<a class="tag" id="tag231" href="#note231">[231]</a>. Altrove tutte le province
+erano sottomesse, e tutti i principali
+signori del regno si affrettarono di recarsi
+a Napoli, per fare la loro corte al
+monarca francese. Soltanto il marchese di
+Pescara, il conte d'Acri ed il marchese
+di Squillace eransi rifugiati in Sicilia,
+mentre che vedevasi presso di Carlo VIII
+il principe di Salerno, ch'era giunto
+colla flotta francese, il principe di Bisignano,
+suo fratello, ed i suoi figliuoli,
+il duca di Melfi, il duca di Gravina,
+il vecchio duca di Sora, i fratelli
+ed i nipoti del marchese di Pescara, il
+conte di Montorio, i conti di Fondi,
+di Celano, di Troja, quello di Popoli,
+che fu trovato nelle prigioni di Napoli,
+il Marchese di Venafro, tutti i Caldoreschi
+ed i conti di Matalona e di Merillano<a class="tag" id="tag232" href="#note232">[232]</a>.
+Ma mentre che tutti si davano
+<span class="pagenum"><a id="Page_252"></a>[252]</span>
+premura di testificare il loro attaccamento
+ed ubbidienza, i Francesi
+mostravano di non trovarne veruno degno
+di riguardo e di stima. Carlo VIII
+privò la maggior parte di loro de' feudi
+o degli ufficj che tenevano dalla corona
+per darli ai Francesi. Non fuvvi forse
+un solo gentiluomo, cui il re non togliesse
+qualche cosa, e non gettasse in
+tal modo nel partito de' malcontenti. Gli
+antichi partigiani della casa d'Angiò avevano
+sperato col trionfo della loro fazione
+d'essere ristabiliti nel possedimento
+de' beni altre volte confiscati a danno
+loro; ma un tale sconvolgimento di tutte
+le fortune, dopo sessant'anni di possesso,
+sarebbe stato senza dubbio altrettanto
+impolitico che ingiusto; avrebbe rinnovato
+il male del primo spoglio invece
+di ripararlo. Frattanto non potevasi, senza
+infiniti riguardi, distruggere le speranze
+del solo partito su cui potesse nel regno
+contare la casa di Francia: in difetto di
+riconoscenza, la prudenza avrebbe dovuto
+consigliare il re di cercare con ogni mezzo
+compensi alle perdite delle famiglie che
+avevano sofferto per cagion sua, e di
+reprimere ogni inclinazione a gratuiti
+doni, finchè non era soddisfatto un debito
+così sacro; quindi il partito d'Angiò
+<span class="pagenum"><a id="Page_253"></a>[253]</span>
+accolse con indignazione l'editto che
+manteneva i nuovi acquirenti nel possesso
+de' beni confiscati, e che loro prometteva
+<i>mano forte</i> per ristabilirveli, qualora
+ne fossero stati scacciati colla forza,
+perchè si seppe che il presidente di Gannay
+ed il siniscalco di Belcarico erano
+stati guadagnati col danaro per proclamare
+questo editto<a class="tag" id="tag233" href="#note233">[233]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Sembrava che il re non avesse tentata
+l'impresa di Napoli che per darsi in preda
+ai piaceri in questa sua nuova capitale,
+celebrarvi feste e tornei, ed associare
+la galanteria francese al lusso ed alla
+dilicatezza de' Napolitani. I suoi cortigiani,
+renduti orgogliosi da questa guerra
+senza battaglie, si davano perdutamente
+in preda a tutti i piaceri. Gli stessi
+semplici soldati, svizzeri, francesi e tedeschi
+erano snervati dalla mollezza che
+suole ispirare un delizioso clima. L'abbondanza
+ed il tenue prezzo de' più squisiti
+vini, la varietà de' frutti e de' prodotti
+di quel fertile suolo gli avvezzavano
+a piaceri ancora ignoti. Più non
+aravi chi pensasse alla spedizione della
+Grecia, veruno voleva più esporsi a nuove
+<span class="pagenum"><a id="Page_254"></a>[254]</span>
+fatiche, a nuovi rischi; e questo progetto,
+annunciato alla Cristianità per santificare
+la guerra d'Italia, omai più non
+sembrava che un vano pretesto, col quale
+si era cercato d'ingannare tutti i principi
+d'Europa<a class="tag" id="tag234" href="#note234">[234]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Nè Carlo prendevasi maggior pensiere
+degli apparecchi di difesa, e de'
+mezzi di mantenersi, che di portare più
+in là i suoi attacchi. Vero è che due
+volte si era abboccato con don Federico
+d'Arragona, che si era recato presso
+di lui sotto la fede di un salvacondotto.
+Carlo, per ridurre Ferdinando II
+a rinunciare alle sue pretese sulla corona
+di Napoli, gli offriva in compenso un
+ducato nell'interno della Francia, ma
+Ferdinando voleva conservare il titolo
+di re ed il governo di Napoli, offrendo
+soltanto di rendere la propria corona
+tributaria di quella di Francia, e di dare
+alcune piazze in mano a' Francesi. Le
+negoziazioni si ruppero, ma non perciò
+Carlo fece verun tentativo per isloggiare
+il suo rivale da Ischia<a class="tag" id="tag235" href="#note235">[235]</a>. Non mantenne
+<span class="pagenum"><a id="Page_255"></a>[255]</span>
+approvvigionate le fortezze che
+aveva occupate; abbandonò inconsideratamente
+tutte le vittovaglie ragunate nel
+castello di Napoli a coloro che gliele
+avevano chieste in dono. Nominò de'
+Francesi per governatori di tutte le città
+e fortezze del regno; e questi, colla medesima
+leggerezza, non pensando che
+ad accumulare danaro per mezzo della
+carica che avevano ottenuta, invece di
+accrescere le loro forze, e di porsi in
+istato di difesa, vendettero al migliore
+offerente gli approvvigionamenti e le armi
+che trovarono nelle fortezze. Fu appunto
+in mezzo a tale profonda sicurezza, alle
+feste ed ai dissipamenti, che il re e l'armata
+francese furono improvvisamente
+risvegliati dalla notizia della burrasca
+che si andava condensando contro di
+loro nella parte settentrionale d'Italia,
+e che videro succedere ad una quasi
+miracolosa prosperità il non men rapido
+torrente dell'avversità<a class="tag" id="tag236" href="#note236">[236]</a>.
+</p>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_256"></a>[256]</span>
+</p>
+
+<h2>
+CAPITOLO XCV.
+</h2>
+
+<div class="blockquote">
+<p>
+<i>Risoluzioni cagionate in Toscana dal
+passaggio di Carlo VIII. — Sforzi dei
+Fiorentini per riconstituire la loro
+repubblica, sottomettere Pisa e sottrarsi
+all'odio de' Sienesi, de' Lucchesi,
+de' Genovesi. — Inquietudini de' Veneziani
+pei successi di Carlo VIII;
+lega dell'Italia per conservarne l'indipendenza.</i>
+</p>
+
+<p class="center">
+1494 = 1495.
+</p>
+</div>
+
+<p>
+Carlo VIII erasi trattenuto poco più
+di un mese in Toscana, dal suo ingresso
+in Sarzana fino all'uscita dallo stato di
+Siena; ma in così breve spazio di tempo
+aveva interamente sovvertiti gli ordini
+tutti di quella provincia. Da oltre un
+secolo i Fiorentini vi avevano acquistata
+una tale preponderanza, che soli conservavano
+una decisa influenza sulla politica
+del resto dell'Italia e su quella dell'Europa.
+Le varie città del loro territorio erano
+così pienamente soggette, che più non
+parlavasi delle antiche loro fazioni, e che
+se qualche abuso di autorità, o le pratiche
+di qualche ambizioso vi facevano
+<span class="pagenum"><a id="Page_257"></a>[257]</span>
+nascere una sollevazione era quasi subito
+compressa. Soltanto Siena e Lucca conservavano
+la loro indipendenza, ma non
+potendo lottare con uno stato così potente
+come quello di Firenze, cercavano
+di farsi dimenticare, non prendendo parte
+nella politica generale d'Italia, e, malgrado
+la segreta loro gelosia, mantenendosi
+sempre in pace coi Fiorentini. Tutt'ad un
+tratto l'armata francese, che attraversava
+la Toscana, rende a Pisa quella libertà
+che aveva perduta già da ottantasette anni,
+rovescia il governo stabilito in Firenze
+da circa sessant'anni, diffonde in tutto
+lo stato fiorentino semi d'insubordinazione
+e progetti d'indipendenza cui tenne dietro
+bentosto la ribellione di Montepulciano,
+dà incoraggiamento ai Genovesi per ricuperare
+colle armi Sarzana e Pietra Santa
+che avevano perdute in una precedente
+guerra, ridona ai Lucchesi ed ai Sienesi
+l'audacia da più anni deposta di provocare
+il risentimento de' Fiorentini e di
+allearsi coi loro nemici, per ultimo distrugge
+con questa universale opposizione
+d'interessi e di passioni le forze di una
+delle più potenti contrade d'Italia, di
+una contrada, che più d'ogni altra sarebbesi
+presa cura di difendere l'indipendenza
+nazionale, e che ne avrebbe trovata
+<span class="pagenum"><a id="Page_258"></a>[258]</span>
+la forza, se non nello spirito bellicoso dei
+suoi abitanti, almeno nella ricchezza delle
+sue città e nella saviezza de' suoi governi.
+</p>
+
+<p>
+Firenze aveva perduto la maggior parte
+delle sue abitudini repubblicane ne' sessant'anni
+ne' quali aveva ubbidito ad una
+famiglia che, per nascondere il suo despotismo,
+si circondava con una stretta oligarchia.
+Ricuperando la massa de' suoi
+diritti, questa repubblica ignorava quale
+ne fosse l'estensione. Quasi tutti gl'Italiani
+desideravano la libertà, ma questa
+libertà non era in verun modo definita,
+e niuno rendevasi conto dello
+scopo cui voleva giugnere. Alcuni notabili
+abusi nel governo di un solo ferivano
+tutti coloro che lo avevano sperimentato,
+e lo stesso nome di monarchia pareva
+che escludesse qualunque idea di libertà.
+Per opposizione chiamavasi repubblica
+il governo, in cui l'autorità di molti
+teneva luogo di quella di un solo, e
+risguardavasi come la meglio costituita
+repubblica quella che aveva cimentata
+la propria esistenza con maggiori mezzi,
+e che aveva lungo tempo potuto
+respingere il potere monarchico. Ma
+non si esaminava giammai se in tale o
+tale altra repubblica eravi più o meno
+<span class="pagenum"><a id="Page_259"></a>[259]</span>
+libertà, se la medesima instituzione che
+ne guarentiva la durata non aveva poi
+distrutta del tutto la sicurezza del cittadino;
+e mai non si assoggettava il governo
+alla sola prova che possa far conoscere
+la sua bontà o i suoi difetti, non esaminando
+se rendeva felice il maggior numero
+possibile de' cittadini che gli erano
+subordinati, e se li rendeva in pari tempo
+più perfetti, sviluppandone le facoltà.
+</p>
+
+<p>
+La provvidenza ha impresso nel cuore
+dell'uomo il desiderio della felicità, ed
+è questo il principio delle sue azioni;
+ma pare avergli nello stesso tempo indicato
+un più alto scopo, mercè le facoltà
+che gli diede, il piacere che ha
+attaccato allo sviluppo delle medesime,
+il costante desiderio di un più perfetto
+stato, che dà forza allo spirito dell'uomo.
+Per ogni condizione, per ogni
+grado di lumi avvi un corrispondente
+grado di felicità, che soddisfa coloro
+che non ne conoscono un più sublime.
+I popoli più abbrutiti risguardano come
+felicità il riposo, l'ubbriachezza e gli
+eccessi di gioja dipendenti da cagioni
+tutte fisiche. Ci si dice che lo schiavo
+negro è felice, perchè ne' brevi riposi
+che gli si accordano ne' giorni festivi, le
+grida di gioja animano le sue danze, e
+<span class="pagenum"><a id="Page_260"></a>[260]</span>
+perchè si abbandona ai piaceri dell'ubbriachezza
+e dell'amore. Ma di mano
+in mano che si levano gli ostacoli che
+si oppongono allo svolgimento delle facoltà
+dell'uomo, la sua felicità viene formata
+da più nobili piaceri: il pensiero,
+il sentimento, la coscienza di sè medesimo
+contribuiscono principalmente ai
+suoi piaceri. La di lui anima diventa la
+parte più grande del suo essere; è l'anima
+che chiede di essere soddisfatta, che
+può essere tocca in mille modi, e che
+sdegnasi contro gli ostacoli onde si cerca
+di caricarla. In questo stato perfezionato,
+i patimenti sono forse più vivi, ma più
+nobili sono i piaceri, più conformi all'umana
+natura ed allo scopo della provvidenza;
+perciocchè non ci ha questa
+dato il desiderio e la forza di elevarci,
+affinchè cercassimo il piacere nell'abbrutimento;
+ma per lo contrario vuole che
+germoglino tutte le facoltà di cui pose
+in noi le sementi. Non si può rispondere
+all'inchiesta: se l'uomo pensante, l'uomo
+morale, l'uomo libero, sia più felice che
+l'uomo abbrutito, perchè non si può confrontare
+la felicità del bruto con quella di
+una celeste intelligenza. Ma ben si può rispondere,
+che l'uomo pensante, l'uomo
+morale, l'uomo libero si è uniformato alla
+<span class="pagenum"><a id="Page_261"></a>[261]</span>
+propria natura, e che l'uomo, che ha
+perduta la riflessione, la libertà, e quella
+fierezza che sta nel sentimento dell'onore
+e del dovere, ha depravata la sua
+natura.
+</p>
+
+<p>
+Un governo deve dunque essere riputato
+buono, non solo quando rende gli
+uomini felici, ma quando li rende felici
+come uomini; e deve riputarsi malvagio,
+quando loro non accorda che la felicità
+dei bruti. Il primo è tanto migliore in
+quanto rende proporzionatamente un maggiore
+numero di membri dello stato suscettibili
+della felicità morale; tanto più
+malvagio è il secondo, quanto ne riduce
+un più gran numero a non desiderare
+che i soli piaceri fisici.
+</p>
+
+<p>
+Coloro che una volta assaporarono la
+libertà politica, sanno che il più sicuro
+mezzo di elevare l'anima, di farla uscire
+dallo stretto cerchio degl'interessi egoisti,
+di abituarla a più nobili pensieri, ad idee
+più generali, di convincerla della sua
+propria dignità, di farle desiderare le
+cognizioni, e preferire i piaceri che
+derivano dal pensiere o dal cuore, è
+quello d'innalzare l'uomo al grado di cittadino,
+di dargli un interesse nella cosa
+pubblica, ed una qualche parte nella
+sovranità. Sanno ancora che il più sicuro
+<span class="pagenum"><a id="Page_262"></a>[262]</span>
+mezzo di abbassare l'anima è quello di
+tenerla costantemente sotto tutela, di nudrirla
+di vani timori, di privarla di ogni
+confidenza nel suo buon diritto, di ogni
+indipendenza nelle sue scelte, in fine di
+assoggettarla ad un'autorità arbitraria, che
+in tutte le circostanze della vita sostituisce
+alla volontà dell'individuo il comando del
+superiore. Così il grande scopo di un
+buon governo, dovendo essere quello di
+elevare gli uomini, vi riesce tanto più
+facilmente, quanto più grande è il numero
+de' cittadini che mette a parte dell'autorità
+suprema, e quanto meglio protegge
+il libero arbitrio di ogni suddito,
+la sua sicurezza ed i suoi diritti contro
+tutti gli abusi del potere.
+</p>
+
+<p>
+Sotto il nome di libertà si confondono
+sempre una facoltà ed una guarenzia che
+non hanno strettissima relazione: la libertà
+politica degli stati consiste nella partecipazione
+del maggior numero possibile di
+cittadini alla sovranità: l'individuale libertà
+de' cittadini consiste nella garanzia
+di tutti que' loro diritti di cui non fu
+necessario lo spogliarli perchè il governo
+potesse mantenersi; questa adunque consiste
+nella loro sicurezza personale, nella
+conservazione della loro proprietà, nella
+imparzialità dei tribunali, nella certezza
+<span class="pagenum"><a id="Page_263"></a>[263]</span>
+della giustizia, nell'impossibilità di arbitrarie
+vessazioni. Queste due libertà
+non erano definite nelle repubbliche dei
+secoli di mezzo, ed erano affatto disugualmente
+guarentite. Forse in verun paese
+la gran massa dei sudditi dello stato era più
+esclusa che a Venezia dal governo. Mentre
+due in tre mila gentiluomini formavano
+soli tutta la repubblica, contavansi nella
+sola Venezia cento cinquanta mila abitanti,
+e le province di terra ferma, in
+Italia, in Dalmazia e nella Grecia, contenevano
+alcuni milioni di sudditi. Tutti
+erano esclusi dalla più sospettosa gelosia
+dalla conoscenza di ciò che chiamavasi
+i segreti dello stato. Qualunque
+tentativo avessero fatto per essere partecipi
+del governo sarebbesi considerato
+come una cospirazione, e punito come
+un delitto. In verun altro stato, nè meno
+nel più dispotico, l'autorità del governo
+era così fondata sul terrore; in niun
+luogo i tribunali non si cuoprivano di
+un più profondo segreto e di più spaventose
+forme; in niun luogo non disponevano
+più arbitrariamente della libertà
+e della vita dei cittadini come de' sudditi,
+in niuna parte i colpi di stato, avvolti
+nello stesso tempo in più misteriosa oscurità,
+punivano con più terribili gastighi,
+<span class="pagenum"><a id="Page_264"></a>[264]</span>
+coloro che avevano eccitati i sospetti
+di una gelosa oligarchia.
+</p>
+
+<p>
+Non pertanto di que' tempi la repubblica
+di Venezia aveva già sussistito più
+di mille anni; appena era stata agitata
+da alcune guerre civili, e già da
+più secoli aveva compresse tutte le fazioni,
+prevenute le congiure prima che
+scoppiassero, e tutte evitate le rivoluzioni.
+Al di fuori la sua politica costantemente
+felice le aveva assoggettati nuovi stati,
+dilatato da tutte le bande il suo dominio
+intorno alle lagune, entro le quali stava
+originariamente chiusa, accresciute le ricchezze,
+il commercio, l'industria, e ridotti
+tutti i suoi vicini a rispettarla ed
+a temerla. Tutti i quali vantaggi non
+erano veramente dovuti a libertà, perciocchè
+questa non era a Venezia conosciuta,
+ma alla forma repubblicana
+del suo governo, alla prudenza del senato,
+superiore di lunga mano a quella di un
+principe, alla sua inalterabile costanza,
+alla sua parsimonia, che andava continuamente
+accumulando que' tesori che la
+prodigalità di una nascente corte avrebbe
+dissipati, per ultimo all'intero sagrificio
+per la cosa pubblica della classe meno
+numerosa ma ricca e provveduta di molte
+dottrine, cui apparteneva lo stato.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_265"></a>[265]</span>
+Ma la durata e la potenza sono le due
+prerogative che più colpiscono gli occhi
+degli uomini; e Venezia inspirava a tutta
+l'Italia l'ammirazione ed il rispetto che
+una repubblica non suole acquistare che
+per mezzo di una libera e giusta costituzione.
+Quando si trattò di ricostituire
+il governo di Firenze, quest'ammirazione
+per Venezia venne egualmente professata
+da tutti i partiti: fu l'esemplare che gli
+uomini di stato presero reciprocamente
+ad imitare, e sul quale cercarono tutti
+di giustificare il proprio sistema. In quella
+guisa che a' dì nostri si è veduto l'esempio
+dell'Inghilterra proposto a vicenda
+da tutti i partiti, ed in tutti i paesi che
+aspiravano ad essere liberi; così si vide
+a Firenze, dopo la caduta del governo
+de' Medici, tutti i politici cercare in
+Venezia un modello per la nuova repubblica.
+Paolo Antonio Soderini, universalmente
+riputato, desiderando di allargare
+la periferia dell'aristocrazia, e di rendere
+partecipi della sovranità un maggior numero
+di Fiorentini, propose per modello
+ai suoi concittadini Venezia; mostrò che
+il numero de' suoi gentiluomini pareggiava
+quello degli uomini ch'egli chiamava
+ad essere riconosciuti a Firenze
+in qualità di cittadini attivi; si dolse che
+<span class="pagenum"><a id="Page_266"></a>[266]</span>
+inveterate abitudini, pregiudizj radicati
+nel popolo, non permettessero di rendere
+più perfetta la rassomiglianza delle due
+repubbliche, e finalmente protestò, che
+a' suoi occhi la più felice sorte di Firenze
+sarebbe quella di giugnere allo
+stesso grado di stabilità e di saviezza che
+i Veneziani avevano saputo dare al loro
+governo<a class="tag" id="tag237" href="#note237">[237]</a>. In appresso fu veduto Guido
+Antonio Vespucci, famoso legista, ed in
+particolar modo rinomato per la sua accortezza
+e per la forza del suo argomentare,
+proclamare i vantaggi dell'aristocrazia,
+inveire contro l'imprudenza e
+la versatilità del popolo, opporre la saggezza
+di un senato all'instabilità della
+moltitudine, e, ritorcendo l'esempio della
+repubblica di Venezia contro il suo avversario,
+far vedere che in questa repubblica,
+oggetto dell'universale ammirazione,
+non era altrimenti il corpo dei
+gentiluomini, ma un'oligarchia di pochissimi
+membri de' supremi consiglj,
+che effettivamente esercitava la sovranità<a class="tag" id="tag238" href="#note238">[238]</a>.
+Il padre Savonarola, mescolando
+la divina autorità agli affari dello stato,
+spalleggiandosi colle proprie rivelazioni,
+<span class="pagenum"><a id="Page_267"></a>[267]</span>
+e col diritto che aveva G. Cristo di essere
+solo il re di Firenze, fu visto consultare non
+pertanto l'esempio de' Veneziani rispetto
+alla costituzione che dar voleva alla repubblica<a class="tag" id="tag239" href="#note239">[239]</a>.
+Per ultimo tutti gli speculativi
+politici dell'Italia, Guicciardini, Giovio,
+Varchi e particolarmente il Machiavelli,
+andavano d'accordo nel particolare
+della loro ammirazione per Venezia.
+Filippo di Comines, il più filosofo degli
+storici francesi di quel secolo, e che più
+d'ogni altro aveva meditata la costituzione
+de' governi, professava i medesimi
+sentimenti<a class="tag" id="tag240" href="#note240">[240]</a>. Il Machiavelli non ravvisava
+nella storia del mondo che tre
+repubbliche, le quali meritassero di essere
+studiate ed imitate, cioè Roma,
+Sparta e Venezia. Le ultime due gli
+sembravano appartenere alla stessa classe,
+e dalla lunga durata della loro costituzione
+conchiudeva che la sua forma era la migliore;
+ma non la riputava propria che
+allo stato stazionario, in quanto che una
+città sfugge il pericolo di essere attaccata,
+e che resiste alla tentazione delle conquiste.
+<span class="pagenum"><a id="Page_268"></a>[268]</span>
+Perciò egli risguardava la costituzione
+della repubblica romana, siccome
+la più degna di essere imitata, e come
+più accomodata alle circostanze nelle quali
+suole strascinare la fatalità o la forza delle
+umane passioni, non come la migliore.
+Il difetto di quella di Venezia non era
+già ai di lui occhi quello di non conoscere
+la libertà, ma quello di essere esposta
+a corrompersi, allorchè le conquiste
+ingrandirebbero il territorio della repubblica<a class="tag" id="tag241" href="#note241">[241]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Conoscevansi allora in Firenze tre partiti,
+tra i quali disaminavasi la nuova
+costituzione da darsi alla repubblica, ed
+ognuno cercava di guadagnare per sè
+solo il potere. Il primo ed il più considerabile,
+sia pel rango e per l'anzianità
+delle case che vi erano addette, sia pel
+numero de' più oscuri cittadini, che seguivano
+le loro insegne, sia per le disinteressate
+sue mire e per la moralità
+che professava, era sotto l'immediata
+influenza di frate Girolamo Savonarola.
+Era composto di cittadini che, proponendosi
+ad un solo tempo la riforma dello stato
+e della Chiesa, risguardavano la libertà e
+<span class="pagenum"><a id="Page_269"></a>[269]</span>
+la religione come inseparabili, accusavano
+la tirannia dei Medici di avere corrotti
+i costumi e scossa la fede, e non isperavano
+il ristabilimento dell'antica purità
+che in quanto fosse guarentita dalla
+libertà. Costoro desideravano un governo
+popolare, cui fosse interessata la gran
+massa dei cittadini; ma perchè non separavano
+mai i loro voti per una più
+libera costituzione dalle esortazioni alla
+riforma ed alla penitenza, ebbero il soprannome
+di <i>Frateschi</i> e di <i>Piagnoni</i>.
+Francesco Valori e Paolo Antonio Soderini,
+erano, dopo il Savonarola, i più
+distinti capi di questo partito<a class="tag" id="tag242" href="#note242">[242]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La fazione direttamente opposta a questa
+era principalmente formata da coloro,
+che, avendo avuto parte nel governo
+dei Medici, ed in appresso disgustatisi
+coi capi di quella famiglia, avrebbero
+voluto conservare per se medesimi
+l'autorità tolta ai Medici, e sottentrare
+nelle quasi monarchiche prerogative
+di Pietro, mercè di una stretta oligarchia.
+Erano costoro secondati dalla maggior
+parte della gioventù appartenente alle
+famiglie nobili, le quali non sapevano
+assoggettarsi alla riforma de' costumi ed
+<span class="pagenum"><a id="Page_270"></a>[270]</span>
+alla monacale austerità ordinata dal Savonarola.
+Aveano sospetti di frode e d'ipocrisia
+coloro che andavano sempre
+intrattenendoli con ragionamenti di profezie,
+di miracoli, di digiuni, e non volevano
+accomodarsi ad una cotale libertà,
+che priverebbe la loro vita di ogni piacere.
+Avevano questi giovani patrizj formata
+una società, di cui era capo Dolfo
+Spini, uomo appartenente ad illustre e
+ricca famiglia, ma cui mancavano i talenti
+ed il carattere necessario ad un capo
+di partito. Sebbene fosse questa società
+principalmente dedita al piacere, non
+lasciava di guadagnare colla sua unione
+una ragguardevole influenza politica. Diede
+costei il suo nome al partito degli
+<i>arrabbiati</i> o de' <i>compagnacci</i>; mentre
+che i più saggi oligarchi, che prevalevansi
+di lei senza associarvisi, si attenevano
+principalmente ai consiglj di Guido
+Antonio Vespucci<a class="tag" id="tag243" href="#note243">[243]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Per ultimo eravi nella repubblica un
+terzo partito, quello de' Medici, che trovandosi
+egualmente in lotta cogli altri
+due, non ardiva apertamente professare
+le sue mire. Si teneva in silenzio ne' consiglj,
+e sembrava non prendere parte
+<span class="pagenum"><a id="Page_271"></a>[271]</span>
+alle deliberazioni; ma quando giugneva
+l'istante di votare, si rendeva manifesta
+l'influenza de' suoi suffragi.
+</p>
+
+<p>
+Davasi ai membri di questo partito il
+nome di <i>bigi</i>, volendo quasi indicare l'oscurità
+in cui s'avvolgevano. L'oligarchia
+aveva voluto proscriverli, per istabilirsi
+più solidamente, mentre che il
+Savonarola predicava al suo partito il
+perdono e la riconciliazione; tanto bastò,
+perchè i bigi assecondassero i voti
+della fazione popolare, che anche senza
+di loro aveva di già il vantaggio del
+numero<a class="tag" id="tag244" href="#note244">[244]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Carlo VIII era partito da Firenze il
+26 di novembre, ed il 2 di dicembre
+la signoria adunò il popolo a parlamento
+sulla pubblica piazza. Quantunque il parlamento
+sanzionasse sempre tutte le rivoluzioni,
+non pertanto la sua convocazione
+era un omaggio che rendevasi
+alla sovranità del popolo, risguardandolo
+siccome il solo che potesse dispensare
+dalla costituzione, e stabilire un'autorità
+superiore alle leggi. Era questa l'autorità
+che la signoria ed il collegio volevano
+chiedere sotto il nome di <i>Balìa</i>, onde
+<span class="pagenum"><a id="Page_272"></a>[272]</span>
+procedere alla ricostituzione della repubblica.
+Per altro siccome i priori volevano
+guadagnarsi i suffragi di quel popolo che
+mostravano di consultare, appostarono
+a tutti i capi strada della piazza alcuni
+giovani delle principali famiglie con alcuni
+fanti armati, <i>onde impedire</i>, secondo
+essi dicevano, <i>che la piazza non si empisse
+di plebei, o di nemici del nuovo
+governo</i>, quando il suono della campana
+chiamerebbe tutti i cittadini a ragunarsi
+disarmati per compagnia sotto i rispettivi
+gonfaloni<a class="tag" id="tag245" href="#note245">[245]</a>. Essendosi il popolo
+adunato senza tumulto, la signoria scese
+di palazzo sul balcone che dominava la
+piazza. Fece leggere le condizioni della
+balìa ch'essa chiedeva; poi invitò il popolo
+a dichiarare se trovavansi in piazza
+adunati i due terzi de' cittadini fiorentini:
+e fu risposto per acclamazione affermativamente;
+domandò ancora se il popolo
+voleva che la signoria ed il collegio fossero
+temporariamente rivestiti di tutta
+l'autorità della nazione fiorentina, e fu
+nuovamente risposto di sì per acclamazione:
+allora la signoria tornò in palazzo
+ed il popolo si ritirò<a class="tag" id="tag246" href="#note246">[246]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_273"></a>[273]</span>
+</p>
+
+<p>
+I partiti non avevano per altro fatto
+bastante esperimento delle loro forze, ed
+in questa così subita rivoluzione appena
+si conosceva verso quale scopo tendesse ogni
+cittadino. Perciò incerte furono le prime
+operazioni della balìa, e non lasciarono
+travedere se il governo piegherebbe verso
+l'aristocrazia o verso la democrazia: limitossi
+a nominare venti commissarj, i
+quali, sotto il nome di <i>accoppiatori</i>, dovevano
+entro lo spazio di un anno,
+procedere essi soli alle elezioni della signoria,
+o, secondo il linguaggio adoperato
+in Firenze, <i>tenere le borse</i>. Uno solo
+degli accoppiatori poteva avere meno di
+quarant'anni, e quest'eccezione fu fatta
+a favore di Lorenzo, figlio di Pier Francesco
+de' Medici, che il partito oligarchico
+meditava di sollevare al posto che
+in addietro occupava suo cugino. In pari
+tempo la signoria rinnovò l'ufficio dittatoriale
+de' dieci della guerra, che costumavasi
+di nominare in tutte le difficili
+circostanze; soltanto per dar loro un
+nome di migliore augurio, furono questa
+volta chiamati i dieci della guerra e
+della pace<a class="tag" id="tag247" href="#note247">[247]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_274"></a>[274]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ma i venti accoppiatori, ai quali era
+stata imprudentemente dall'autorità essenzialmente
+popolare conferita la facoltà
+di tutte le elezioni della repubblica, trovaronsi
+fino nella prima adunanza così
+poco d'accordo nelle loro mire, ed in
+tante parti divisi, che riusciva difficilissima
+l'esecuzione dell'ufficio loro affidato.
+Non potendo tra di loro ottenere
+un'assoluta maggiorità per veruna
+elezione, e non avendo ancora trovato
+lo spediente di ballottare in un secondo
+scrutinio quelli che avevano nel primo
+riuniti più voti, furono costretti ad accontentarsi
+d'una maggiorità relativa; e
+con ciò si videro gonfalonieri e priori
+eletti soltanto da tre o quattro suffragj<a class="tag" id="tag248" href="#note248">[248]</a>.
+La mancanza di accordo e di unità fece
+bentosto loro perdere ogni considerazione
+nella repubblica; ed intanto il
+Savonarola nelle sue prediche, ed i capi
+del partito popolare ne' loro discorsi, attaccavano
+arditamente l'opera del parlamento
+e della balìa<a class="tag" id="tag249" href="#note249">[249]</a>: dicevano che
+ambedue altro fatto non avevano che
+mutare di posto la tirannide, invece di
+distruggerla. Chiedevano che il potere
+<span class="pagenum"><a id="Page_275"></a>[275]</span>
+delle elezioni si restituisse al popolo, il
+quale è più atto a conoscere i soggetti
+degni di confidenza, che non a deliberare
+egli stesso; che tutti i cittadini, i
+di cui antenati avevano partecipato agli
+onori dello stato, venissero ammessi nel
+sovrano consiglio, e che questo consiglio
+dasse la sanzione a tutte le leggi, mentre
+che un altro assai meno numeroso consiglio,
+e da lui deputato, concorrerebbe
+colla signoria alla pubblica amministrazione.
+Savonarola invitò la signoria ed il
+popolo a recarsi alla sua chiesa, da cui
+questa volta escluse le femmine, ed in
+un eloquente sermone, fatto sul pulpito,
+ricapitolò queste proposizioni, conchiudendo
+con una calda preghiera di pubblicare
+un'amnistia per tutti i delitti, che
+si erano potuti commettere sotto il precedente
+governo fino alla rivoluzione<a class="tag" id="tag250" href="#note250">[250]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Queste proposizioni non si accordavano
+colle segrete mire della balìa e degli accoppiatori:
+ed in ispecial modo l'amnistia
+veniva ricusata dal loro desiderio di
+vendetta, e dalla speranza di arricchirsi
+a spese di coloro che sarebbero proscritti.
+Però cominciavano a conoscere
+il potere della pubblica opinione, e
+<span class="pagenum"><a id="Page_276"></a>[276]</span>
+vedevansi successivamente forzati a cedere
+su tutti i punti. Di tutti il più importante
+era la formazione del consiglio generale:
+il 23 di dicembre la signoria
+fece ai due consiglj dei cento e dei settanta
+la proposizione di formare un consiglio
+sovrano di tutti i cittadini di Firenze,
+e questa proposizione fu adottata.
+Tutti coloro i quali poterono provare
+che il loro padre, l'avo, o il bisavo, avevano
+partecipato ai diritti della cittadinanza,
+furono dichiarati membri del gran
+consiglio, e questo consiglio, che contò
+fino mille ottocento cittadini, doveva
+consultarsi intorno a tutte le imposte,
+ed a tutte le leggi, dopo che la signoria
+ne avrebbe fatta la proposizione ad
+un consiglio di ottanta membri, che
+venne scelto per intermediario tra il governo
+ed il popolo. Poco dopo si proclamò
+come legge dello stato l'amnistia
+proposta dal Savonarola<a class="tag" id="tag251" href="#note251">[251]</a>, e dopo non
+molti mesi, il 1.º luglio del 1495, la facoltà
+di eleggere la signoria, che per lo
+spazio di un anno era stata delegata ai
+venti accoppiatori, venne tolta loro per esser
+data al consiglio generale. Fu questa la
+<span class="pagenum"><a id="Page_277"></a>[277]</span>
+prima volta che in Firenze si sostituisse
+un'elezione veramente popolare ai due
+egualmente pericolosi metodi di un'estrazione
+a sorte, e di una scelta oligarchica<a class="tag" id="tag252" href="#note252">[252]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Mentre i Fiorentini riformavano una
+repubblica corrotta da sessant'anni di
+abitudini monarchiche, i Pisani ricostituivano
+la loro dopo oltre ottant'anni
+d'intera oppressione. Il corso della prosperità
+non si era interrotto per rispetto
+ai primi, di modo che, camminando col
+loro secolo, avevano sempre più coltivato
+il loro spirito, e giammai la loro
+repubblica aveva posseduto un maggior
+numero di reputati scrittori. Per lo contrario
+i Pisani, ributtati da tutte le strade
+che potevano tenere per arricchirsi, o
+per ottenere il premio de' loro sforzi,
+avevano parimenti abbandonate le lettere
+ed il commercio, di modo che non
+è rimasto un solo storico del loro paese,
+e neppure un'informe cronaca per
+raccontare i lunghi e generosi sagrificj,
+coi quali ostinatamente difesero l'indipendenza
+ricuperata nel 1494. Soltanto appoggiati
+alla fede di storici esteri, ed il
+<span class="pagenum"><a id="Page_278"></a>[278]</span>
+più delle volte loro nemici, ci è forza
+di riferire tutta questa serie di avvenimenti.
+</p>
+
+<p>
+Per altro se in allora Pisa non aveva
+nè storici, nè legislatori, se poco discusse
+la costituzione che doveva darsi,
+e non conservò la memoria delle
+imprese colle quali seppe difenderla,
+non perciò fu questa città meno animata
+da un vero spirito repubblicano,
+da un caldo amore di patria, che tutti
+gli ordini dello stato sentivano a gara,
+da una generale risoluzione di tutto sagrificare,
+di sostenere le calamità estreme
+per conservare la ricuperata libertà.
+Con tal unione d'opinioni ogni governo
+par buono, perchè diventa sempre
+l'organo della pubblica volontà.
+</p>
+
+<p>
+I Fiorentini non avevano la costumanza
+d'abolire le magistrature municipali
+delle città suddite. Avevano in Pisa lasciato
+che sussistesse una signoria composta
+d'anziani, il primo de' quali aveva
+il titolo di priore, cui in appresso,
+in sull'esempio de' Fiorentini, fu dato
+quello di gonfaloniere di giustizia. Questa
+signoria veniva rinnovata ogni due
+mesi, ed era coadjuvata da altri corpi
+detti il collegio, i sei buoni uomini ed
+<span class="pagenum"><a id="Page_279"></a>[279]</span>
+il segreto consiglio de' dodici<a class="tag" id="tag253" href="#note253">[253]</a>. Scuotendo
+il giogo de' Fiorentini, pare che
+i Pisani istituissero ancora un consiglio
+del popolo, che tale era l'antica forma
+della loro costituzione, e non ebbero
+bisogno di veruna innovazione, perchè i
+loro affari fossero bene amministrati.
+</p>
+
+<p>
+I Pisani avevano cominciato a scacciare
+tutti i gabellieri, e tutti i pubblici
+funzionarj fiorentini; avevano poscia ordinato
+con un editto a tutti i Fiorentini,
+domiciliati nella loro città, di uscirne
+prima che una candela accesa sotto la
+porta fosse del tutto consumata. Finalmente
+avevano mandata in tutti i villaggi
+anticamente dipendenti dalla loro
+repubblica la croce pisana, siccome insegna
+della loro libertà; ovunque questa
+risvegliò le stesse antiche ricordanze,
+ed eccitò lo stesso entusiasmo, e
+tutto il territorio pisano in pochi giorni
+tornò sotto il loro dominio. Intanto i
+Fiorentini, che da principio non avevano
+<span class="pagenum"><a id="Page_280"></a>[280]</span>
+pensato che alle cose loro, ora travagliati
+dal timore del re di Francia, ora
+dal bisogno di riunire le loro fazioni,
+e che inoltre, credendosi sicuri della
+restituzione di Pisa in forza del loro
+trattato con Carlo VIII, non volevano
+affrettarsi di ricorrere all'esperimento
+delle armi, per timore di non offendere
+il re<a class="tag" id="tag254" href="#note254">[254]</a>, videro all'ultimo la necessità
+d'opporsi colla forza alla ribellione delle
+loro province. Per tale oggetto presero
+al loro servigio Ercole Bentivoglio, Francesco
+Secco e Rannuccio di Marciano
+con molte compagnie d'uomini d'armi;
+nominarono Pietro Capponi commissario
+della repubblica presso quest'armata, e
+la spedirono nel territorio pisano in sul
+cominciare di gennajo del 1495. I Pisani
+non avevano ancora per difendersi
+che contadini male armati; onde il
+Capponi potè facilmente ricuperare Bientina
+e Pontedera, e prima che terminasse
+il gennajo aveva ripreso tutto il territorio
+di Pisa, tranne Vico Pisano, Cascina
+e Buti<a class="tag" id="tag255" href="#note255">[255]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_281"></a>[281]</span>
+</p>
+
+<p>
+Dal canto suo la signoria di Pisa non
+aveva trascurato di procurarsi esterni
+soccorsi; ella cercava di legare Carlo VIII
+colla stessa riconoscenza ch'ella gli professava,
+attestandogli tanto amore e tanta
+gratitudine, che questo giovine monarca,
+combattuto dagl'incoraggiamenti che
+aveva dati ai Pisani e dagli obblighi
+contratti coi Fiorentini, nè sapeva come
+ritogliere ai primi la grazia loro accordata,
+nè come liberarsi dalla promessa
+fatta ai secondi. Altronde quasi tutti i
+signori della sua corte, commossi dalle
+lagrime de' Pisani, o dall'accoglimento
+loro fatto in Pisa, proteggevano con calore
+il partito di questo popolo oppresso<a class="tag" id="tag256" href="#note256">[256]</a>.
+Il siniscalco di Belcario, sia per
+gelosia del cardinale di san Malo, che
+era il solo che insistesse per l'esecuzione
+del trattato di Firenze, ossia che
+fosse stato comperato dal denaro de' Pisani,
+rappresentava al re convenirgli tenere
+la Toscana divisa, e che la guerra
+di Pisa non permetterebbe ai Fiorentini
+di prendere parte nelle pratiche dell'Italia
+settentrionale<a class="tag" id="tag257" href="#note257">[257]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_282"></a>[282]</span>
+</p>
+
+<p>
+Quattro oratori, scelti nelle più illustri
+famiglie di Pisa, erano stati incaricati di
+seguire il re nell'istante in cui usciva
+di Toscana, e di difendere innanzi a
+lui gl'interessi della loro repubblica<a class="tag" id="tag258" href="#note258">[258]</a>.
+Il re volle che questi ambasciatori esponessero
+le loro lagnanze alla presenza
+di quelli de' Fiorentini, riservandosi così
+in alcun modo il diritto di sentenziare
+fra di loro. Infatti i Pisani fecero la
+pittura dell'oppressione sofferta, e, gittandosi
+inginocchio, supplicarono il re,
+versando copiose lagrime, di non ritirare
+la grazia loro accordata. Francesco
+Soderini, vescovo di Volterra ed ambasciatore
+de' Fiorentini, cercò dal canto
+suo di scolpare la sua repubblica: si
+appoggiò ai legittimi diritti trasmessile
+da Gabriele Maria Visconti con un contratto
+di vendita, e sostenne che i Pisani,
+governati come tutti gli altri popoli
+soggetti a Firenze, non potevano lagnarsi
+di quella sorte di cui gli altri
+erano contenti, che a cagione che l'orgoglio
+loro era affatto sproporzionato alla
+loro potenza ed al loro merito<a class="tag" id="tag259" href="#note259">[259]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_283"></a>[283]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il re, durante questa disputa, inclinava
+evidentemente a favorire i Pisani.
+Pure si offrì mediatore tra i due popoli,
+loro proponendo una sospensione d'ostilità
+fino al suo ritorno dall'impresa di
+Napoli, promettendo in allora di sentenziare
+conformemente a ciò che volevano
+la giustizia ed i trattati. Ma i Fiorentini,
+che diffidavano di queste ambigue
+parole, lo stringevano all'esecuzione di
+una solenne giurata convenzione. E perchè
+ancora non avevano pagato la maggior
+parte del sussidio che avevano promesso,
+il re, che aveva bisogno di
+danaro, disse che spedirebbe Briçonnet,
+cardinale di san Malo, a Firenze per
+ricevere quella somma e far eseguire il
+trattato.
+</p>
+
+<p>
+Briçonnet presentossi il 5 di febbrajo
+alla signoria di Firenze, e seppe così destramente
+persuaderla della sua buona fede
+e delle sue premure a consegnar loro
+una delle fortezze di Pisa, sempre occupata
+dai Francesi, che da lei ottenne
+in compenso che gli si pagherebbero i
+quaranta mila ducati non ancora maturati<a class="tag" id="tag260" href="#note260">[260]</a>.
+Quand'ebbe ricevuto il danaro
+partì il 17 febbrajo alla volta di Pisa;
+<span class="pagenum"><a id="Page_284"></a>[284]</span>
+ma ritornò il 24, dichiarando che i Pisani
+non avevano voluto ubbidire, e che
+non aveva potuto adoperare contro di
+loro la forza, perchè, come ecclesiastico,
+sarebbe colpevole in faccia a Dio se
+facesse spargere sangue. La notizia della
+conquista di Napoli giunse opportunamente
+per dargli un pretesto di partire,
+onde raggiugnere il suo padrone, cavandolo
+così da un'equivoca situazione<a class="tag" id="tag261" href="#note261">[261]</a>.
+</p>
+
+<p>
+I Pisani avevano pure spediti ambasciatori
+a Siena ed a Lucca per domandare
+ajuti a queste due repubbliche,
+colle quali avevano avute antiche alleanze,
+e ch'erano rimaste rivali dei
+Fiorentini. L'una e l'altra parevano nuovamente
+apparecchiate ad assisterli, ma
+temevano ambedue di compromettersi
+troppo apertamente. Non pertanto i Lucchesi
+loro mandarono del danaro ed alcune
+centinaja di moggia di frumento<a class="tag" id="tag262" href="#note262">[262]</a>;
+ed i Sienesi spedirono loro immediatamente
+alcuni uomini d'armi che
+stavano al loro soldo<a class="tag" id="tag263" href="#note263">[263]</a>. I Pisani credevano
+<span class="pagenum"><a id="Page_285"></a>[285]</span>
+di poter ottenere una più efficace
+assistenza dal duca di Milano, Lodovico
+il Moro, il quale era stato uno de'
+primi ad incoraggiarli a prendere le armi,
+e gli aveva protetti con zelo alla
+corte di Francia, mostrandosi vivamente
+interessato, perchè non ricadessero di
+nuovo sotto il giogo. Infatti, se questa
+guerra si prolungava, lusingavasi che
+Pisa, troppo debole per difendersi colle
+sole sue forze, finirebbe col darsi a lui,
+come in addietro si era data a Giovan
+Galeazzo Visconti, uno de' suoi predecessori.
+Pure siccome era legato ai Fiorentini
+con un trattato d'alleanza, non
+volle apertamente violarlo, e si limitò a
+rinviare gli ambasciatori pisani ai Genovesi,
+che gli avevano data la signoria
+della loro città, ma che in pari tempo
+si erano, in forza della loro capitolazione,
+riservato il diritto di fare a posta loro
+la pace o la guerra<a class="tag" id="tag264" href="#note264">[264]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Due secoli prima i Genovesi, dopo le
+antiche loro vittorie sui Pisani, eransi
+lusingati d'estendere il loro dominio a
+tutta la costa toscana. Di già vi avevano
+alcuni castelli, e fecero inoltre l'acquisto
+del porto di Livorno, che il loro
+<span class="pagenum"><a id="Page_286"></a>[286]</span>
+doge, Tommaso Fregoso, vendette poi
+ai Fiorentini. Dopo una tale epoca vennero
+respinti sempre più lontani dai
+confini della Toscana. Perdettero successivamente
+Pietra Santa e Sarzana,
+ed il fiume Magra venne finalmente
+stabilito per confine tra il loro territorio
+e quello di Firenze. Dopo ciò i Genovesi,
+rimasti gelosi de' Fiorentini, accolsero
+favorevolmente i deputati di Pisa.
+Uno storico genovese contemporaneo riferisce
+il seguente discorso, pronunciato
+dai deputati pisani innanzi al senato di
+Genova:
+</p>
+
+<p>
+«Scusateci, padri coscritti (essi dissero),
+se non sappiamo parlare in
+modo conveniente alla dignità di questo
+senato e alle nostre sventure; datene
+soltanto colpa a quella così lunga,
+così miserabile, così crudele servitù
+in cui ci tennero i Fiorentini.
+Un lungo intervallo ci fece dimenticare
+in qual modo si parli ad uomini
+del vostro grado. Noi più non avevamo
+opportunità che di favellare coi nostri
+terrieri, intorno ai tributi che dovevamo
+pagare, o intorno alla coltura de' nostri
+campi che appena ci si lasciavano ancora.
+Altra cura non ci si accordava che
+quella di trovar modo a soddisfare a
+<span class="pagenum"><a id="Page_287"></a>[287]</span>
+quelle esazioni sempre rinnovate, onde
+sottrarci al duro carcere di cui eravamo
+minacciati. La ricordanza di quest'abbietta
+servitù ci riempie tuttavia di
+spavento. Perdonateci, illustri senatori,
+perchè per noi parlano i nostri bisogni,
+e suppliscono alla nostra incapacità.
+L'anima nostra respira volgendosi
+verso di voi. Poc'anzi eravamo ancora
+tra le catene, ora ci vediamo liberi;
+eravamo come morti, ora viviamo riponendo
+in voi tutta la nostra speranza.
+Dio nella sua misericordia si è di
+noi ricordato, e ci ha mandata dal cielo
+la libertà. La ci fu data dal re Carlo;
+ma imponendoci l'obbligo di difenderci
+da noi stessi. Soli non siamo
+in istato di farlo; ci riconosciamo
+troppo deboli, appena restandoci un
+soffio di vita: onde tutta la nostra
+speranza è in voi riposta, e da voi
+aspettiamo la vita o la morte. Abbiate
+adunque pietà di noi. Se ci assistete,
+la nostra città sarà cosa vostra, perciocchè
+a voi attribuiremo il beneficio
+di quella libertà che ci fu data
+da un re clemente. Saremo vostri soldati,
+e combatteremo con zelo contro
+tutti coloro che ci additerete come
+vostri nemici. Ma se da voi non ci è
+<span class="pagenum"><a id="Page_288"></a>[288]</span>
+dato di ottenere così segnalato favore,
+abbiamo determinato d'imitare l'esempio
+de' Sagontini, e di anticipare
+la crudeltà de' nostri nemici. Colle
+nostre proprie mani sveneremo i nostri
+figli, le nostre spose, brucieremo le
+case nostre ed i nostri templi; poi ci
+precipiteremo su questi roghi per non
+lasciare ai nostri nemici il modo di
+esercitare le loro vendette<a class="tag" id="tag265" href="#note265">[265]</a>.»
+</p>
+
+<p>
+I Genovesi, mossi da così calde preghiere
+e dalle copiose lagrime con cui
+i Pisani avevano posto fine al loro ragionamento,
+loro diedero armi d'ogni
+genere di cui avevano urgentissimo bisogno,
+e che i Pisani ebbero l'accortezza
+d'esporre sulla pubblica piazza,
+perchè a tutti fosse nota l'assistenza che
+il loro stato aveva ricevuto e si facessero
+a sperar bene. In pari tempo Alessandro
+Negroni fu mandato a Pisa con
+autorità di chiamare in ajuto de' Pisani,
+qualunque volta lo credesse necessario,
+tutti i limitrofi abitanti della Liguria.
+Finalmente furono prese le convenienti
+misure per mantenere in servigio dei
+<span class="pagenum"><a id="Page_289"></a>[289]</span>
+Pisani, ma a spese delle tre repubbliche
+di Genova, di Siena e di Lucca dugento
+uomini d'armi, dugento cavalleggeri
+ed ottocento pedoni, de' quali fu
+dato il comando a Giacomo d'Appiano,
+signore di Piombino, ed a Giovanni
+Savelli<a class="tag" id="tag266" href="#note266">[266]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Gli stessi Pisani avevano preso al loro
+soldo Lucio Malvezzi, emigrato bolognese,
+che, dai Bentivoglio acerbamente
+perseguitato, aveva trovato protezione
+presso il duca di Milano<a class="tag" id="tag267" href="#note267">[267]</a>. Il Malvezzi
+era buon capitano, ed aveva seco
+condotti circa trecento soldati veterani.
+Questi attaccò i Fiorentini, che assediavano
+Buti, sforzandoli a chiudersi in Bientina.
+Vero è che poco dopo i Fiorentini
+avevano in ricambio costretti i Pisani a
+ritirarsi dall'assedio di Librafratta poi
+ch'ebbero sotterrati i cannoni che vi avevano
+condotti. Allora i Fiorentini si erano
+sparsi per la valle del Serchio, ed avendo
+occupati i bagni di Pisa minacciavano
+perfino i sobborghi della città. Lucio
+Malvezzi che vi si era ritirato, fece suonare
+<span class="pagenum"><a id="Page_290"></a>[290]</span>
+a stormo; e, rinforzata la sua armata
+con tutto il corpo della milizia pisana,
+venne ad attaccare i Fiorentini
+lungo il canale derivato dal Serchio, gli
+sgominò, cacciandoli fino a Librafratta,
+dove ricuperò i suoi cannoni, e tornò
+trionfante a Pisa, con molti prigionieri
+e cavalli<a class="tag" id="tag268" href="#note268">[268]</a>.
+</p>
+
+<p>
+I Fiorentini eransi ritirati attraverso
+allo stato di Lucca: Lucio Malvezzi
+gl'inseguì, ed avendo, prima che vi
+giugnessero i nemici, fatto occupare da
+un distaccamento il ponte del Serchio,
+li pose tra due fuochi. La cavalleria, condotta
+da Ercole Bentivoglio avea potuto
+per altro fuggire passando il fiume a
+nuoto, e dopo essersi posta in sicuro a
+Monte Carlo, era poi tornata ad occupare
+il suo accampamento a Pontadera;
+ma i fanti furono quasi tutti uccisi o
+fatti prigionieri<a class="tag" id="tag269" href="#note269">[269]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Mentre che i Fiorentini continuavano
+la guerra contro i Pisani con sì mala
+riuscita, una nuova ribellione de' loro
+sudditi accrebbe la loro inquietudine. Il
+26 marzo del 1495 la potente borgata
+<span class="pagenum"><a id="Page_291"></a>[291]</span>
+di Montepulciano scosse il giogo della
+signoria<a class="tag" id="tag270" href="#note270">[270]</a>. I Fiorentini avevano in ogni
+grossa terra del loro territorio una fortezza
+che sempre aveva una porta esterna per
+ricevere i soccorsi. In ciascuna fortezza
+non tenevano che quattro o cinque soldati,
+che cautamente vi si chiudevano
+e facevano rigorosa guardia; questi quattro
+uomini bastavano per difendere la
+piazza quarantotto ore in caso di ribellione
+della borgata, o d'impreveduto
+attacco, e la signoria di Firenze non
+aveva bisogno che facessero più lunga
+resistenza per avere il tempo di soccorrerli.
+Ma le quattro guardie della fortezza
+di Montepulciano non si erano
+prese il pensiero di rifare i loro approvvigionamenti;
+inoltre, male osservando
+la loro consegna, tre di loro talvolta
+uscivano insieme, ed un solo restava in
+castello per chiudere ed aprire la porta.
+Gli abitanti di Montepulciano, malcontenti
+del governo fiorentino, della gravezza
+delle imposte e dell'alterazione delle monete,
+risolsero di porsi in libertà sotto
+la protezione de' Sienesi. Si accordarono
+adunque coi magistrati di quella repubblica,
+colla quale confinavano; indi cogliendo
+<span class="pagenum"><a id="Page_292"></a>[292]</span>
+l'istante in cui tre de' soldati
+del castello erano usciti, vi chiusero il
+quarto, spingendolo nella principal torre,
+lo atterrirono e lo ridussero ad arrendersi
+entro un'ora<a class="tag" id="tag271" href="#note271">[271]</a>. Allora si diedero
+ad atterrare la fortezza, che non
+poteva servire che a tenerli dipendenti, ed
+intanto spedirono deputati ai Sienesi per
+porsi sotto la loro protezione. I Sienesi,
+sebbene legati coi Fiorentini da precedenti
+trattati, non si mostrarono difficili
+ad accoglierli. Si obbligarono a ricevere
+Montepulciano sotto la loro perpetua protezione,
+ed a trattare gli abitanti come
+confederati, non come sudditi; e tosto
+mandarono alcune truppe in loro ajuto<a class="tag" id="tag272" href="#note272">[272]</a>.
+</p>
+
+<p>
+I Fiorentini, che si erano sinceramente
+attaccati all'alleanza della Francia, e
+che, dietro le esortazioni di Savonarola,
+continuavano a mantenersele fedeli, malgrado
+i motivi di malcontento che loro
+dava il re, mandarono deputati a Napoli,
+a Carlo VIII, per chiedergli la guarenzia
+de' loro dominj, in conformità
+degli obblighi che si era assunti nel
+<span class="pagenum"><a id="Page_293"></a>[293]</span>
+trattato, e perchè obbligasse i Sienesi,
+suoi alleati, a rendere loro una borgata
+ed il suo territorio, che avevano ingiustamente
+occupati. Ma Carlo rispose loro
+con un amaro sarcasmo: «Che posso
+io fare in vostro favore, se così voi
+maltrattate i vostri sudditi che tutti si
+ribellano<a class="tag" id="tag273" href="#note273">[273]</a>?»
+</p>
+
+<p>
+Non meno che le parole, le azioni di
+Carlo mostravano quanto facesse poco
+conto del suo trattato coi Fiorentini, e
+dell'appoggio loro, mentre contro di lui
+si andava condensando un turbine nella
+parte settentrionale dell'Italia. Gli ambasciatori
+pisani, ch'erano a Napoli, da
+lui ottennero seicento soldati tra Svizzeri
+e Guasconi, che giunsero a Pisa
+sopra una nave di trasporto, e che in
+aprile ricominciarono l'assedio di Librafratta,
+di cui s'impadronirono. Lucio
+Malvezzi riprese press'a poco tutti i castelli
+de' Pisani che aveva dovuto prima
+abbandonare<a class="tag" id="tag274" href="#note274">[274]</a>. Aveva occupato la fortezza
+della Verrucola, la quale, essendo
+posta sopra la più orientale sommità della
+<span class="pagenum"><a id="Page_294"></a>[294]</span>
+montagna che divide dal Pisano il territorio
+Lucchese, signoreggia la Val d'Arno,
+e scuopre tutto il piano pel quale
+i Fiorentini potevano avvicinarsi a Pisa.
+Questa posizione dava al Malvezzi il vantaggio
+di conoscere tutti gli andamenti del
+nemico e di prevenirne i progetti. Francesco
+Secco, generale fiorentino, si apparecchiava
+ad attaccare Verrucola, ma
+il Malvezzi lo sorprese a Buti, sgominandogli
+l'armata e facendogli molti
+prigionieri. Occupò poscia san Romano
+e Montopoli; ed i Fiorentini, vedendo
+le bandiere francesi tra le truppe nemiche,
+non vollero battersi contro di loro,
+ed abbandonarono Pontadera e tutto il
+territorio pisano<a class="tag" id="tag275" href="#note275">[275]</a>.
+</p>
+
+<p>
+L'antico attaccamento de' Fiorentini
+per la corona di Francia veniva indebolito
+da tante ingiurie e da così costante
+mancamento di fede. Nello stesso
+tempo tutta l'Italia si muoveva contro
+i Francesi, ed i deputati di Venezia e
+di Milano pressavano i Fiorentini ad
+unirsi alla causa dell'indipendenza d'Italia<a class="tag" id="tag276" href="#note276">[276]</a>;
+vi sarebbero senza dubbio
+riusciti, se Girolamo Savonarola non
+<span class="pagenum"><a id="Page_295"></a>[295]</span>
+avesse colle sue profetiche ammonizioni
+accresciuto il timore che aveva la signoria
+per trovarsi la prima in sul passaggio
+dell'armata francese al suo ritorno. Già
+da più anni il Savonarola aveva annunciato
+che una straniera invasione cagionerebbe
+la ruina d'Italia. Allorchè apparve
+Carlo VIII aveva dichiarato essere
+costui il monarca scelto da Dio
+per gastigare i malvagi e per riformare
+la Chiesa<a class="tag" id="tag277" href="#note277">[277]</a>. Proseguiva a dire che
+sebbene Carlo VIII non avesse soddisfatto
+all'incarico impostogli dalla divinità,
+era però sempre il suo inviato;
+che Dio continuerebbe a condurlo quasi
+per mano, liberandolo da tutte le difficoltà
+in cui si era posto<a class="tag" id="tag278" href="#note278">[278]</a>. Cotali
+profezie, ripetute con tanta asseveranza
+dal pulpito, venivano pienamente credute
+dal popolo e dai capi della repubblica.
+Firenze più non era omai diretta da
+una politica umana, ma a seconda delle
+rivelazioni che credeva di ricevere dal
+cielo; ed il riformatore italiano esercitava
+sulla repubblica fiorentina quell'influenza
+<span class="pagenum"><a id="Page_296"></a>[296]</span>
+che cinquant'anni dopo ebbe il riformatore
+francese sulla repubblica di Ginevra.
+Savonarola e Calvino avevano
+press'a poco gli stessi principj, ed univano
+egualmente la religione alla politica;
+ma il Savonarola coll'immaginazione
+del mezzodì e coll'ardore del suo
+carattere credeva di ricevere immediatamente
+dalla divinità quelle ispirazioni
+che gli venivano dalle sue riflessioni e
+dalle sue cognizioni. Questa stessa immaginazione
+signoreggiava troppo la sua
+ragione, perchè gli venisse in pensiero
+di assoggettare a disamina il corpo della
+religione. Limitava la sua riforma all'organizzazione
+della Chiesa, alla purificazione
+de' costumi, senza avere mai voluto
+introdurre veruna variazione nella
+sua fede.
+</p>
+
+<p>
+Gli altri stati d'Italia, la di cui politica
+non era diretta dalle profezie e dalle
+prediche di un uomo che credevasi inviato
+da Dio, non avevano potuto vedere
+senz'estrema inquietudine l'inaudita
+prosperità de' Francesi, la conquista
+di Napoli, fatta senza venire a battaglia,
+e il subito rovesciamento di quella
+casa di Arragona che per tanto tempo
+aveva inspirato terrore a tutti gli stati
+italiani, ed era scomparsa al primo soffio
+<span class="pagenum"><a id="Page_297"></a>[297]</span>
+di contraria fortuna. L'arroganza de'
+Francesi accresceva quest'inquietudine;
+siccome la loro mal dissimulata ambizione
+stendevasi a tutta l'Italia, essa
+rendeva precaria l'esistenza di tutti i sovrani.
+Il duca d'Orleans, rimasto in
+Asti, apertamente manifestava le sue
+pretese sullo stato di Milano, e minacciava
+Lodovico il Moro, mentre Carlo
+VIII a Napoli pareva che a bella
+posta cercasse d'accrescere la diffidenza
+di questo suo primo alleato. Erasi Carlo
+affezionato Gian Giacopo Trivulzio,
+personale nemico dello Sforza, e proscritto
+come ribelle dallo stato di Milano,
+e lo avea preso al suo soldo con cento
+lance. Erasi pure affezionato con larghe
+promesse il cardinale Fregoso ed Ibletto
+de' Fieschi, i due capi degli emigrati
+genovesi, nemici dello Sforza; per ultimo
+aveva ricusato a Lodovico il Moro il
+principato di Taranto, già solennemente
+promesso, dichiarando di non essere tenuto
+a dargliene il possesso che dopo
+che tutto il regno di Napoli sarebbe a
+lui subordinato<a class="tag" id="tag279" href="#note279">[279]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_298"></a>[298]</span>
+</p>
+
+<p>
+I Francesi tenevano sempre le loro
+guarnigioni nelle fortezze di Sarzana e
+di Pietra Santa, che avevano promesso
+di restituire ai Genovesi; erano rimasti
+padroni delle principali fortezze degli
+stati di Lucca, di Pisa, di Firenze e
+di Siena, e con ciò davano legge a tutta
+la Toscana; avevano inoltre forzati gli
+Orsini ed i Colonna a dar loro in mano
+i più forti castelli, come pegni del loro
+attaccamento, e finalmente ridotto il papa
+a consegnare le sue migliori fortezze. Il
+progetto di signoreggiare tutta l'Italia
+pareva essersi adottato dall'ambiziosa
+corte di Carlo VIII, e sostituito al primo
+della spedizione della Grecia, che omai
+più non si risguardava che come uno
+stratagemma inventato per disarmare i
+popoli cristiani. I sovrani forastieri non
+erano nè meno scontenti, nè meno inquieti.
+In Ispagna Ferdinando ed Isabella
+deploravano l'infortunio del loro
+cugino, e la perdita d'un regno che
+aggiungeva splendore e potere alla casa
+d'Arragona. Altronde essi temevano per
+conto della Sicilia, la quale, avendo appartenuto
+agli Angiovini, poteva essere,
+come Napoli, richiamata dai Francesi,
+e che potrebbe difficilmente difendersi
+contro di loro, qualora riuscisse loro di
+<span class="pagenum"><a id="Page_299"></a>[299]</span>
+stabilirsi dall'altra banda del Faro. Massimiliano,
+re de' Romani, conservava
+un amaro rancore contro Carlo VIII,
+che in occasione del suo matrimonio,
+gli aveva fatti i più sanguinosi affronti
+che possano farsi ad un padre e ad
+uno sposo. Vero è che avevano fatta
+la pace, ma Carlo VIII, attraversando
+l'Italia, non aveva mostrato verun rispetto
+per i diritti imperiali, era entrato
+da conquistatore nelle terre dell'impero,
+ed aveva parlato come padrone; di modo
+che aveva dati all'imperatore eletto infiniti
+motivi di lagnarsi e di ricominciare
+la guerra<a class="tag" id="tag280" href="#note280">[280]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Filippo di Comines, signore d'Argenton,
+il sottile politico, e lo storico che
+descrive con tanto interessamento il regno
+di Lodovico XI e la spedizione di Carlo
+VIII, era in allora ambasciatore di
+Francia a Venezia, ove soggiornò otto
+mesi. Era stato colà mandato per persuadere
+quella potente repubblica a collegarsi
+alla Francia, o per lo meno a
+mantenere la promessa neutralità: gli
+offriva nel primo caso la ricompensa di
+<span class="pagenum"><a id="Page_300"></a>[300]</span>
+Brindisi e d'Otranto, a condizione che
+i Veneziani restituirebbero quelle città,
+quando il re, acquistando la Grecia,
+potrebbe assegnar loro un più vasto dominio
+in quel paese. Ma i Veneziani,
+che invece di prevedere i rapidi avanzamenti
+del re, non supponevano nè
+meno che perseverasse ne' suoi progetti,
+avevano con onesti pretesti rifiutate così
+magnifiche condizioni che non avevano
+apparenza di potersi eseguire, e protestarono
+di mantenersi neutrali<a class="tag" id="tag281" href="#note281">[281]</a>. Nella
+stessa maniera avevano rinviati gli ambasciatori
+del re Alfonso e quello del
+sultano Bajazette, che tutti volevano persuaderli
+a difendere il re di Napoli;
+mentre l'ambasciatore milanese, che pure
+si trovava in Venezia, li riteneva nella
+sicurezza che il suo padrone ben saprebbe
+a quale partito appigliarsi per far
+tornare, quando fosse tempo, il re di
+Francia al di là delle Alpi<a class="tag" id="tag282" href="#note282">[282]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il trattato di Pietro de' Medici con
+Carlo VIII risvegliò finalmente l'inquietudine
+della signoria, ed i rapidissimi
+avanzamenti dell'armata francese
+<span class="pagenum"><a id="Page_301"></a>[301]</span>
+rendettero egualmente inquieti il duca
+di Milano, il re de' Romani, che temeva
+che Carlo VIII non ricevesse dal
+papa la corona imperiale, ed il re di
+Spagna. Questi principi intavolarono dunque
+in Venezia un'alleanza per la comune
+sicurezza. Vi si videro giugnere
+successivamente il vescovo di Como e
+Francesco Bernardino Visconti, ambasciatori
+del duca di Milano, Ulrico di
+Frondsberg, vescovo di Trento, con
+altri tre ambasciatori di Massimiliano,
+ed all'ultimo Lorenzo Suares de Mendoza
+y Figueroa, ambasciatore di Spagna<a class="tag" id="tag283" href="#note283">[283]</a>.
+Da principio questi diplomatici
+non si adunavano che di notte, sia tra
+di loro che coi segretarj della signoria.
+Lusingavansi con ciò di non essere osservati
+dal Comines; ma avendo costui
+scoperte per tempo le loro pratiche,
+strinse francamente gli ambasciatori milanesi
+a fargli parte delle loro doglianze
+per provvedervi amicamente, piuttosto
+che alienarsi dalla Francia, la di cui
+alleanza era stata e poteva anche in
+avvenire riuscire utile al loro signore<a class="tag" id="tag284" href="#note284">[284]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_302"></a>[302]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il Comines tentò pure di sconsigliare
+la repubblica da questi ostili progetti,
+ma egli cedeva in accortezza agl'Italiani:
+gli ambasciatori milanesi gli avevano
+protestato con solenni giuramenti,
+che fallaci erano i suoi sospetti; la signoria
+lo aveva assicurato che la lega
+da lei progettata non solo non era diretta
+contro il re, ma doveva essere
+sottoscritta di accordo con lui, poichè
+si trattava di fare di concerto la guerra
+ai Turchi, di sforzare tutti gli alleati a
+concorrere alle spese, e di procurare a
+Carlo VIII l'alto dominio del regno di
+Napoli con tre delle sue principali piazze
+per guarenzia, conservando per altro la
+corona al principe arragonese, che sarebbe
+feudatario della Francia. Il Comines
+chiese tempo per partecipare queste
+proposizioni al re, e fece istanza
+perchè i Veneziani non venissero ad alcuna
+definitiva convenzione prima d'averne
+avuto riscontro. Ma Carlo, i di
+cui prosperi successi superavano le sue
+speranze, non volle porgere orecchio a
+veruno accomodamento<a class="tag" id="tag285" href="#note285">[285]</a>. Gli ambasciatori,
+<span class="pagenum"><a id="Page_303"></a>[303]</span>
+avendo allora conosciuto che i
+loro abboccamenti erano noti, più non
+cercarono di celarsi, e si adunarono
+tutti i giorni. Pensavano a determinare
+il numero delle truppe che i Veneziani
+manderebbero a Roma, mentre Ferdinando
+difendeva Viterbo; ma quando
+seppero che questa città era stata abbandonata
+senza essersi tirato un colpo
+di fucile, e che poco dopo era stata
+evacuata Roma, i loro timori andarono
+crescendo colle difficoltà della loro posizione<a class="tag" id="tag286" href="#note286">[286]</a>.
+</p>
+
+<p>
+«Vedendo i Veneziani (dice il Comines)
+tutto ciò abbandonato, ed avvisati
+che il re si trovava in Napoli,
+mi mandarono a cercare, e mi
+dissero queste notizie, mostrandosene
+lieti; tuttavolta dicevano che il detto
+castello era gagliardamente munito<a class="tag" id="tag287" href="#note287">[287]</a>;
+e ben vedevano esservi da sperare
+assai che non si arrendesse, e consentirono
+che l'ambasciatore levasse
+gente d'armi a Venezia per ispedirle
+<span class="pagenum"><a id="Page_304"></a>[304]</span>
+a Brindisi, ed erano vicini a conchiudere
+la lega, allorchè i loro ambasciatori
+scrissero che il castello avea
+capitolato. Allora una mattina mi fecero
+nuovamente chiamare, e li trovai
+in grosso numero di circa cinquanta
+o sessanta nella camera del principe,
+ch'era infermo di colica; e mi si raccontarono
+tali nuove con ridente cera,
+ma niuno più del principe sapeva meglio
+fingere. Alcuni erano seduti su certi
+marciapiedi delle panche, e tenevano il
+capo tra le mani, altri in altro lato,
+ma tutti non potevano a meno di lasciar
+travedere la somma loro tristezza;
+ed io credo che quando si ebbe
+in Roma l'avviso della sconfitta di
+Canne, i senatori che erano rimasti
+non erano più sparuti, nè più spaventati
+di loro: perciocchè non vi fu
+che il solo doge che mi guardasse o
+mi volgesse la parola. Ed io gli andava
+guardando maravigliato. Mi chiese
+il doge se il re manterebbe quello che
+loro aveva sempre fatto sapere, e che
+gli aveva detto ancor io. Risposi asseverantemente
+di sì, e tutto offersi per
+rimanere in pace, promettendo che la
+promessa sarebbe mantenuta, sperando
+<span class="pagenum"><a id="Page_305"></a>[305]</span>
+con ciò di togliere ogni sospetto; indi
+mi congedai<a class="tag" id="tag288" href="#note288">[288]</a>.»
+</p>
+
+<p>
+Malgrado l'abbattimento de' signori
+Veneziani, ben sentì il Comines che la
+posizione del re in fondo all'Italia poteva
+riuscire pericolosissima, se questi
+dichiaravansi contro di lui; e mentre il
+duca di Milano faceva ancora difficoltà
+per sottoscrivere con loro il trattato di
+alleanza, sollecitò Carlo VIII, o a far
+venire di Francia nuovi rinforzi, se voleva
+egli medesimo mantenersi nel regno,
+o ad uscirne immediatamente colla
+sua armata, prima che gli si precludesse
+la strada, lasciando soltanto buone guarnigioni
+nelle piazze. In pari tempo egli
+scrisse al duca di Borbone rimasto in
+Francia come luogotenente del regno,
+ed al marchese di Monferrato, per persuaderli
+a mandare subito rinforzi al
+duca d'Orleans, ch'erasi trattenuto in
+Asti soltanto colla sua casa: perciocchè
+questa città era in certo modo la porta
+aperta al re per tornare in Francia, e
+se questa veniva occupata da' nemici,
+estremo diventare poteva il suo pericolo<a class="tag" id="tag289" href="#note289">[289]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_306"></a>[306]</span>
+</p>
+
+<p>
+«La lega si conchiuse (dice il Comines)
+una sera, ad era tarda assai
+il 31 marzo del 1495<a class="tag" id="tag290" href="#note290">[290]</a>. La susseguente
+mattina mi chiese la signoria
+assai più per tempo che all'ordinario.
+Tosto che fui arrivato e seduto, mi
+disse il doge che in onore della santa
+Trinità, aveva conchiusa una lega col
+nostro santo padre il papa, col re de'
+Romani e di Castiglia, e col duca di
+Milano, a tre fini: il primo per difendere
+la Cristianità contro il Turco; il
+secondo per la difesa dell'Italia; il
+terzo per la preservazione de' loro
+stati; e che dovessi darne notizia al
+re. Eravi grossa adunanza di circa
+cento o più, e tenevano il capo alto,
+facevano buon viso, ed avevano un contegno
+affatto diverso da quello di quel
+giorno in cui mi avevano data notizia
+della presa del castello di Napoli. Mi
+fu altresì detto d'avere scritto ai loro
+<span class="pagenum"><a id="Page_307"></a>[307]</span>
+ambasciatori, che trovavansi presso il
+re, che partissero e prendessero congedo.
+Uno di costoro chiamavasi messere
+Domenico Loredano e l'altro messere
+Domenico Trevisano. Io aveva il
+cuore chiuso, ed assai temevo per la
+persona del re e di tutta la sua compagnia;
+e li credevo più apparecchiati
+che non erano; e dubitavo che tenessero
+pronti de' Tedeschi; che se ciò fosse
+stato, il re più non sarebbe uscito
+d'Italia. Risolsi di non far molte parole
+in quell'impeto di collera; pure essi
+mi fecero molte dimande. Loro risposi
+che la sera precedente aveva tutto scritto
+al re, e più volte, e ch'egli pure mi
+aveva scritto, e che gli era nota ogni
+cosa da Roma e da Milano. Tutti
+mi fecero mal viso per avere detto
+che aveva scritto la precedente sera al
+re, perchè non vi sono persone al
+mondo così sospettose, nè che tengano
+più segreti i loro consiglj; e soltanto
+per sospetto esiliano le genti; e perciò
+aveva loro così parlato. Oltre di questo
+loro dissi ancora d'avere scritto a
+monsignore d'Orleans ed a monsignore
+di Borbone, affinchè provvedessero
+Asti; e lo dicevo sperando che ciò li
+ritarderebbe dall'andare sotto Asti;
+<span class="pagenum"><a id="Page_308"></a>[308]</span>
+perchè se fossero stati così apparecchiati
+come se ne davano il vanto,
+e credevano, l'avrebbero preso senza
+rimedio; perciocchè era, e rimase ancora
+lungo tempo mal provveduto<a class="tag" id="tag291" href="#note291">[291]</a>.»
+</p>
+
+<p>
+Ma mentre che Filippo di Comines
+vuole darsi vanto, mostrando com'era ben
+informato, Pietro Bembo, lo storico veneziano,
+si compiace di dipingere la
+sua sorpresa ed il suo spavento. «Sebbene
+vi fossero tanti ambasciatori (egli
+scrive), e tanti cittadini chiamati alle
+conferenze, e che il senato si fosse
+così frequentemente adunato, tanta era
+stata la vigilanza del consiglio de' dieci,
+per sopprimere ogni diceria su questo
+argomento, che Filippo di Comines,
+inviato di Carlo, sebbene ogni dì frequentasse
+il palazzo, e che trattasse
+con tutti gli ambasciatori, mai non
+ebbe il più piccolo sospetto. Perciò,
+allorchè il giorno dopo la segnatura,
+fu chiamato a palazzo, ed il principe
+<span class="pagenum"><a id="Page_309"></a>[309]</span>
+gli partecipò la conchiusione del trattato
+ed i nomi de' confederati, fu per
+impazzire. Per altro il doge gli aveva
+detto che tutto quanto erasi fatto non
+mirava a muovere guerra a chicchefosse,
+ma soltanto a difendersi ove alcuno
+della lega fosse attaccato. Poichè
+fu alquanto rinvenuto: E che dunque,
+esclamò non potrà il mio re tornare in
+Francia? Lo potrà, rispose il doge, se
+vuole ritirarsi da amico, e noi l'ajuteremo
+con tutte le nostre forze. Dopo
+questa risposta il Comines si ritirò; e
+mentre usciva di palazzo, dopo sceso
+lo scalone, nell'attraversare la piazza,
+si volse al segretario del senato, che
+lo accompagnava, pregandolo a ridirgli
+ciò che il doge gli aveva detto, avendo
+egli il tutto dimenticato<a class="tag" id="tag292" href="#note292">[292]</a>.»
+</p>
+
+<p>
+Il popolo di Venezia festeggiò questa
+lega il giorno dopo la sottoscrizione, e
+le feste ricominciarono il giorno dodici
+aprile, domenica delle Palme, in cui si
+pubblicò in tutti i paesi de' confederali<a class="tag" id="tag293" href="#note293">[293]</a>.
+In forza de' convenuti articoli
+l'alleanza doveva durare venticinque anni,
+<span class="pagenum"><a id="Page_310"></a>[310]</span>
+ed avere per oggetto la difesa della
+maestà del romano pontefice, della dignità,
+della libertà, de' diritti di tutti i confederati,
+e di ciò che tutti possedevano. Le potenze
+alleate dovevano fra tutte mettere
+in piedi trentaquattro mila cavalli e venti
+mila fanti; cioè il papa quattro mila
+cavalli; Massimiliano sei; il re di Spagna,
+la repubblica di Venezia ed il
+duca di Milano, cadauno otto. Ogni
+confederato doveva somministrare quattro
+mila pedoni. Coloro che non avrebbero
+dato tutto il contingente, supplirebbero
+col danaro. Come pure quando
+fosse stato necessario l'impiego d'una
+flotta, dovevano somministrarla le potenze
+marittime, e le spese essere a
+carico di tutti gli alleati in giusta proporzione<a class="tag" id="tag294" href="#note294">[294]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ma a questi articoli, che furono pubblicati,
+i confederati aggiunsero altre
+segrete condizioni, che affatto mutavano
+la natura dell'alleanza, e la disponevano
+ad una guerra offensiva. Di già Ferdinando
+<span class="pagenum"><a id="Page_311"></a>[311]</span>
+ed Isabella avevano mandato in Sicilia
+una flotta di sessanta galere, che aveva a
+bordo seicento cavalieri e cinque mila fanti,
+ed avevano dato il comando di queste
+truppe a Gonzalvo di Cordova, che si era
+renduto glorioso nella guerra di Granata<a class="tag" id="tag295" href="#note295">[295]</a>.
+Convennero gli alleati che questa
+armata asseconderebbe Ferdinando
+di Napoli, per riporlo in trono, dove i
+suoi sudditi, rinvenuti dalla loro confidenza
+in Carlo VIII, di già lo richiamavano.
+Gli è vero che i re di Spagna
+si erano obbligati col trattato di Perpignano
+a non impedire al re di Francia
+l'acquisto del regno di Napoli<a class="tag" id="tag296" href="#note296">[296]</a>,
+ma vi avevano aggiunta la clausola, che
+niuna condizione sarebbe obbligatoria se
+trovavasi pregiudicievole alla Chiesa; ed
+essi pretendevano, che, essendo il regno
+di Napoli un feudo ecclesiastico, essi
+<span class="pagenum"><a id="Page_312"></a>[312]</span>
+non potevano restare dal difenderlo, quando
+il papa gl'invitasse a farlo<a class="tag" id="tag297" href="#note297">[297]</a>. I
+confederati convennero pure fra di loro
+segretamente, che i Veneziani attaccherebbero
+le terre occupate dai Francesi
+lungo le coste del regno di Napoli colla
+loro flotta, che avevano portata a quaranta
+galere, sotto il comando d'Antonio
+Grimani<a class="tag" id="tag298" href="#note298">[298]</a>; che il duca di Milano si
+opporrebbe all'avanzamento de' soccorsi
+che potessero arrivare dalla Francia;
+che attaccherebbe Asti, scacciandone il
+duca d'Orleans; che il re de' Romani
+ed i re di Spagna invaderebbero nello
+stesso tempo i confini della Francia con
+potenti armate, e riceverebbero per questa
+guerra sussidj dagli altri alleati<a class="tag" id="tag299" href="#note299">[299]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Massimiliano faceva agli stati d'Italia
+splendide promesse, ma non si tardò a
+conoscere che non recava all'alleanza
+che un gran nome. Egli non sapeva
+porre alcun ordine nè alcuna economia
+nell'amministrazione de' suoi stati ereditarj,
+e non poteva avere dall'impero
+nè uomini, nè danari, sebbene pretendesse
+<span class="pagenum"><a id="Page_313"></a>[313]</span>
+d'entrare in guerra colla Francia
+soltanto per l'interesse de' feudi imperiali.
+La dieta di Vormazia gli promise
+nel 1495 soltanto centocinquanta mila
+fiorini, assegnati sul danaro comune che
+doveva levarsi in tutto l'impero, e che
+non si pagò in verun luogo. Di modo
+che, in cambio di sei mila cavalli da
+lui promessi, appena potè assoldare tre
+mila uomini<a class="tag" id="tag300" href="#note300">[300]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Non eravi forse verun duca d'Italia,
+che non fosse effettivamente più potente
+dell'imperatore, o la di cui cooperazione
+non fosse almeno più efficace. Perciò le
+potenze alleate avrebbero ardentemente
+desiderato che tutta l'Italia fosse entrata
+nella stessa confederazione, ed insistettero
+presso il duca di Ferrara e presso i Fiorentini,
+perchè prendessero parte nella
+lega. Il duca di Ferrara lo ricusò<a class="tag" id="tag301" href="#note301">[301]</a>,
+ma per tenersi amici tutti i partiti fu
+contento che suo figlio primogenito, don
+Alfonso, passasse ai servigj del duca di
+Milano col titolo di luogotenente generale
+delle sue truppe, e col comando di
+<span class="pagenum"><a id="Page_314"></a>[314]</span>
+cento cinquanta lance<a class="tag" id="tag302" href="#note302">[302]</a>. I Fiorentini,
+ai quali Lodovico Sforza offriva un'armata,
+per difenderli contro Carlo VIII
+nel di lui ritorno, e per ajutarli in appresso
+a ricuperar Pisa e tutte le loro
+fortezze, costantemente ricusarono di staccarsi
+da un principe, che per altro loro
+dava così giusti titoli di lagnanze. Preferirono
+di aspettare da lui la restituzione
+delle loro province, piuttosto che ritorgliele
+colla forza, ajutati dagli alleati,
+de' quali diffidavano più che del re<a class="tag" id="tag303" href="#note303">[303]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto tutti i confederati si apparecchiavano
+sollecitamente alla guerra: i Veneziani
+chiamavano molti Stradioti, o cavalleggeri
+dall'Epiro, dalla Macedonia e
+dal Peloponneso: Lodovico Sforza aveva
+mandato molti danari in Svevia per assoldarvi
+truppe mercenarie; Massimiliano
+prometteva di scendere in Italia con quelle
+formidabili schiere tedesche, delle quali i
+Francesi nel 1492 avevano sperimentato
+il valore nelle pianure dell'Artois. Bajazette
+II offriva ai Veneziani d'ajutarli
+con tutte le sue forze di terra e di
+<span class="pagenum"><a id="Page_315"></a>[315]</span>
+mare contro i Francesi<a class="tag" id="tag304" href="#note304">[304]</a>. Il sultano non
+era compreso nell'alleanza, la quale anzi,
+stando al trattato pubblico, sembrava fatta
+contro di lui; pure il suo ambasciatore
+era stato ammesso nelle adunanze della
+confederazione, e terminata la sua missione
+era rimasto in Venezia per assistere
+alle feste colle quali si celebrò la
+pubblicazione della lega<a class="tag" id="tag305" href="#note305">[305]</a>. In ogni
+parte l'Europa vestiva un aspetto ostile
+contro i Francesi; e Filippo di Comines,
+che da gran tempo avvisava il suo
+padrone del turbine che si andava contro
+di lui condensando, essendosi ancora trattenuto
+un mese in Venezia dopo la sottoscrizione
+della lega, si pose in cammino
+per recarsi al campo di Carlo,
+attraversando gli stati del duca di Ferrara,
+di Giovanni Bentivoglio e dei
+Fiorentini. Fu da loro accolto come l'ambasciatore
+d'un monarca alleato, mentre
+che la sua partenza da Venezia fu in
+certo qual modo il segnale della rottura
+d'ogni negoziazione<a class="tag" id="tag306" href="#note306">[306]</a>.
+</p>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_316"></a>[316]</span>
+</p>
+
+<h2>
+CAPITOLO XCVI.
+</h2>
+
+<div class="blockquote">
+<p>
+<i>Carlo VIII abbandona il regno di Napoli;
+attraversa Roma e la Toscana; si apre
+un passaggio a Fornovo malgrado i
+confederati, e giugne fino ad Asti.
+Tratta a Vercelli col duca di Milano,
+libera il duca d'Orleans, assediato in
+Novara, e ripassa le Alpi.</i>
+</p>
+
+<p class="center">
+1495.
+</p>
+</div>
+
+<p>
+Per quanto fosse grande il disprezzo
+che Carlo VIII e la sua corte avevano
+concepito per la nazione italiana dopo
+la facile loro vittoria, avevano per altro
+sentito di avere bisogno di guadagnarsi
+l'affetto del popolo, per mantenere ubbidiente
+il regno che avevano occupato.
+Carlo VIII e la sua corte avevano infatti
+cercato di cattivarselo con un decreto,
+che, riducendo le imposte a ciò che erano
+ai tempi dei re angioini, scaricavano il
+regno di quasi dugento mila ducati di
+contribuzione<a class="tag" id="tag307" href="#note307">[307]</a>; ma perchè aveva accordata
+questa grazia colla leggerezza
+<span class="pagenum"><a id="Page_317"></a>[317]</span>
+che lo caratterizzava, senza calcolare i
+bisogni dello stato, nè il conguaglio tra
+le rendite e le spese, non ispirò veruna
+confidenza, tanto più che si vedeva in
+tutto il restante della sua amministrazione
+la rapacità de' suoi subordinati, il loro
+disordine, e l'assoluto loro disprezzo per
+le leggi e per le costumanze della nazione.
+Il regno di Napoli era il solo paese
+d'Italia in cui le instituzioni feudali si
+fossero mantenute in pieno vigore. Alfonso
+I le aveva confermate con nuove
+concessioni fatte ai gentiluomini. Le province
+erano quasi assolutamente dipendenti
+dalla nobiltà; e per essere sicura
+del regno, o conveniva cattivarsi l'affetto
+dei grandi, conservando l'antica organizzazione,
+o rendere le comuni da loro
+indipendenti, dichiarandole libere, e dando
+loro un'importanza che mai avuta non
+avevano. Ma i Francesi non davano orecchio
+che ai loro pregiudizj; erano piuttosto
+disposti ad accrescere la schiavitù
+del terzo stato, e non pertanto avevano
+offesa tutta la nobiltà.
+</p>
+
+<p>
+Dopo avere pubblicato il suo editto
+intorno alla minorazione delle imposte,
+il re ad altro più non pensò che a feste
+ed a tornei, ove credeva di brillare; e
+tutti i suoi cortigiani non pensarono che
+<span class="pagenum"><a id="Page_318"></a>[318]</span>
+ai mezzi più pronti di arricchirsi. Chiedevano
+con importunità tutti gl'impieghi,
+tutti i titoli, tutti i feudi disponibili dalla
+corona; e Carlo VIII, che nulla sapeva
+ricusare, loro spesso accordava quello di
+cui non poteva a buon diritto disporre;
+egli invadeva le private proprietà, e feriva
+ne' loro interessi e negli affetti loro i popoli
+che così leggermente offendeva. Quest'inconsiderazione
+gli fece perdere le due città
+di Tropea e di Amantea, che piuttosto che
+assoggettarsi al signore di Precì, cui le
+aveva regalate, rialzarono le insegne arragonesi<a class="tag" id="tag308" href="#note308">[308]</a>.
+Da prima non pensò, finchè
+poteva farlo, a sottomettere queste due
+città; e poco dopo gli Spagnuoli, sbarcati
+dalla Sicilia, vi posero guarnigione;
+altri si stabilirono in Reggio di Calabria;
+e si dispiegavano nuovamente le insegne
+d'Arragona nella Puglia, ove non si vedevano
+giugnere truppe francesi, e dove era già
+nota la conclusione della lega ed il prossimo
+arrivo d'Antonio Grimani colla flotta
+veneziana; finalmente Otranto aprì le
+porte a don Federico, che aveva stabilito
+a Brindisi il suo quartiere generale<a class="tag" id="tag309" href="#note309">[309]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_319"></a>[319]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ma più di tutti, malcontenta di Carlo
+era l'alta nobiltà. Una parte di questo
+potente corpo credeva di avere acquistati
+giusti diritti alla riconoscenza de' Francesi
+col suo attaccamento alla casa d'Angiò;
+l'altra vantava i suoi recenti servigj,
+e la facilità colla quale aveva abbandonato
+il partito d'Arragona, cui era da prima
+affezionata. Avvezzi gli uni e gli altri
+ad essere conosciuti e temuti dai loro
+sovrani, contavano sopra potenti memorie
+in un paese ove tante affezioni e
+tanti odj erano ereditarj. Erano ad un
+tempo avviliti ed offesi, vedendo che nè
+il re, nè alcuno de' principali signori
+francesi, avevano contezza dei loro nomi,
+degli antichi loro interessi, degli antichi
+loro servigj. Costretti a ridire sempre
+chi erano, ciò che avevano diritto di
+pretendere, e le ingiustizie che loro venivano
+fatte, non trovavano chi porgesse
+loro orecchio, nè chi gl'intendesse o ajutasse
+a ricuperare i ricevuti torti; e prima
+che si facesse loro ragione di una violazione
+dei proprj diritti, un nuovo editto
+del re, una nuova concessione fatta a
+qualche signore francese, loro arrecava
+una più fresca offesa. Quando volevano
+presentarsi a Carlo, con grandissima difficoltà
+potevano ottenere udienza; lasciavansi
+<span class="pagenum"><a id="Page_320"></a>[320]</span>
+languire nelle anticamere; e quando
+all'ultimo venivano ammessi, incontravano
+allora una maggiore difficoltà, quella
+di ridurre questo giovane re, sempre
+distratto, sempre nemico del lavoro ed
+incapace di attenzione, a fissare il suo
+spirito ed a parlare di affari<a class="tag" id="tag310" href="#note310">[310]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Erasi abborrita la tirannia, la doppiezza
+e l'avarizia arragonese; ma i vantaggi
+inseparabili dall'amministrazione regolare,
+economica e ben formata di quei
+re, vantaggi cui non erasi posto mente
+in tempo del loro regno, si rendettero col
+presente contrapposto palesi. Ferdinando
+II, cui non poteva farsi verun rimprovero,
+non avendo egli avuto parte ne' delitti del
+padre e dell'avo, rendevasi ogni giorno più
+caro per la grandezza della sua caduta,
+per la nobiltà con cui vedevasi sostenere
+la presente sventura, e pel coraggio, la
+magnanimità, e la dolcezza che aveva fatte
+conoscere nel breve tempo che era durato il
+suo regno. Dopo avere sperato dal ritorno
+dell'antica stirpe francese un ben essere
+e vantaggi che non è in mano di verun
+principe di potere costantemente procurare
+ad un popolo, i Napolitani erano colpiti
+dell'incapacità del re, della sua inapplicazione,
+<span class="pagenum"><a id="Page_321"></a>[321]</span>
+della sua ignavia, dell'inaudito
+disordine della sua casa, dell'impossibilità
+d'avere accesso presso di lui,
+dell'orgoglio e dell'insolenza de' suoi
+cortigiani, i quali sprezzavano una nazione
+che si assumevano di governare, ed
+alla quale mai non si erano mostrati che
+tra le linee nemiche. Il disgusto del presente
+inspirava il desiderio di un passato
+che si era creduto intollerabile. Quello
+ch'era stato tanto tempo chiamato tiranno
+anche prima di salire sul trono, nel suo
+esilio aveva cessato di essere odioso. Si
+andavano rammentando le vittorie da lui
+riportate alla testa di armate nazionali in
+Toscana, ad Otranto ed al ponte di Lamentana,
+e preferivasi l'antico giogo, consolidato
+dalle conquiste, al nuovo giogo
+che non si era stabilito che colle disfatte
+dell'armata e colla vergogna de' capitani.
+Una nazione soffre più facilmente l'oppressione
+che il disprezzo, e meno ancora
+del disprezzo soffre di vedersi rendere
+spregevole da coloro che la governano.
+Il nome di Alfonso, fin allora così odioso,
+più non inspirava spavento; chiamavasi
+giusta severità quella condotta che in
+addietro aveva il nome di crudeltà; e credevasi
+vedere una prova di sincerità nel
+<span class="pagenum"><a id="Page_322"></a>[322]</span>
+suo altero, contegno, così spesso attribuito
+ad orgoglio e ad alterigia<a class="tag" id="tag311" href="#note311">[311]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Mentre che una generale fermentazione
+Veniva prodotta dal confronto tra gli antichi
+ed i nuovi padroni, i Francesi, saziati
+dalle loro vittorie, cominciavano a
+desiderare il ritorno in patria. Credevano
+di avere abbastanza operato per la loro
+gloria, ed erano impazienti di andar a
+ricevere le lusinghiere lodi dei loro compatriotti
+e principalmente delle donne.
+Coloro ch'erano rimasti alla corte o all'armata,
+siccome quelli ch'erano sparsi
+nelle province, sentivano tutti di non essere
+colà che di passaggio. Non si curavano
+di piacere ai loro amministrati,
+non a fissarsi stabilmente tra di loro,
+non a lasciarvi buona riputazione. I loro
+occhi erano sempre volti verso la Francia,
+e tutti i loro progetti, tutta la loro ambizione
+avevano per iscopo il ritorno in
+patria. Tale disposizione era di già universale
+che a Napoli non sapevasi ancora
+la lega delle potenze che si andavano
+afforzando nella parte settentrionale
+d'Italia. Ma quando ne fu dato avviso
+al re, tutti i suoi consiglieri sentirono
+la necessità di ricondurlo in Francia,
+<span class="pagenum"><a id="Page_323"></a>[323]</span>
+prima che ne fosse preclusa la strada da
+superiori forze<a class="tag" id="tag312" href="#note312">[312]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Carlo VIII, che da molto tempo andava
+negoziando con Alessandro VI per
+ottenere dalla Chiesa l'investitura del
+regno di Napoli, quando si vide costretto
+a partire, offrì di accontentarsi di una
+investitura da darsi colla clausola: <i>senza
+pregiudizio del diritti d'ogni altro pretendente</i>;
+e non potendola nè meno ottenere
+a tale condizione, pensò di supplirvi
+con un'altra ceremonia. Il 12 di
+maggio fece il suo solenne ingresso in
+Napoli, coperto con un manto imperiale,
+portando il globo colla mano destra e
+lo scettro colla sinistra e accompagnato
+da tutta la nobiltà francese e napolitana,
+indi si recò con tale corteggio alla
+chiesa di san Gennaro, ove giurò ai Napolitani
+di <i>governarli e mantenere i loro
+diritti, libertà e privilegj</i>. Creò cavalieri
+molti giovani gentiluomini che gli avevano
+chiesto questo favore, e senza essere
+altrimenti coronato, o avere ricevuta
+l'investitura della Chiesa, si ritirò
+al suo palazzo<a class="tag" id="tag313" href="#note313">[313]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_324"></a>[324]</span>
+</p>
+
+<p>
+Giovanni Gioviano Pontano, di quest'epoca
+il più celebre letterato di Napoli,
+fu scelto da Carlo VIII per arringare
+il popolo nel giorno della sua
+inaugurazione. Quest'uomo, che i re
+d'Arragona avevano colmato di beneficj,
+non consultò che la sua vanità di retore,
+e non si curò che della bellezza delle
+frasi, non già dei sentimenti onde avrebbero
+dovuto essere animate. Parlò così
+enfaticamente del principe francese, e
+con tanta amarezza degli Arragonesi,
+come se il primo avesse appagati tutti i
+voti del popolo, e gli altri non avessero
+per verun titolo meritata la sua riconoscenza.
+Tanta viltà era un vizio universale
+di tutti i letterati di quel secolo,
+che nudriti, come gli antichi trovatori,
+co' beneficj de' grandi signori, non avevano
+nè dignità, nè carattere, nè indipendenza.
+Al pubblico spiacque altamente
+la condotta di Pontano; e n'ebbe detrimento
+anche la sua gloria letteraria<a class="tag" id="tag314" href="#note314">[314]</a>.
+</p>
+
+<p>
+L'inaugurazione di Carlo VIII era
+in certo qual modo l'ultimo atto di sovranità
+ch'egli aveva intenzione di esercitare
+<span class="pagenum"><a id="Page_325"></a>[325]</span>
+in Napoli, avendo determinato di
+partire dopo otto giorni. Nominò suo
+vicario Giberto di Montpensier, della
+casa di Borbone, valoroso cavaliere, ma
+che non aveva nè ingegno, nè cognizioni,
+ne attività: mai non erasi alzato da letto
+prima di mezzogiorno, sebbene in quell'età
+la moda non avesse per anco introdotta
+la costumanza delle ore tarde
+della presente età<a class="tag" id="tag315" href="#note315">[315]</a>. D'Aubignì, della
+casa Stuardi di Scozia, che Carlo VIII
+aveva creato contestabile del regno, conte
+d'Acqui e marchese di Squillace, fu nominato
+luogotenente del re in Calabria.
+Costui, secondo il Comines, era un saggio
+cavaliere, buono ed onorato, e gl'Italiani
+gli danno il primo posto tra i generali
+dell'armata francese. Stefano de
+Vese, siniscalco di Belcario, gran ciambellano
+di Napoli, duca di Nola e sovrintendente
+delle finanze del regno, venne
+incaricato del comando di Gaeta. <i>Egli
+aveva</i>, dice il Comines, <i>una carica maggiore
+di quella che potesse ed avesse saputo
+portare</i>. Un gentiluomo lorenese,
+chiamato don Giuliano, fu lasciato a
+sant'Angelo, col titolo di duca; Gabriello
+<span class="pagenum"><a id="Page_326"></a>[326]</span>
+di Montefalcone a Manfredonia; Guglielmo
+di Villanuova a Trani; Giorgio di Sylli
+a Taranto; il balivo di Vitrì all'Aquila,
+e Graziano Guerra a Sulmona negli
+Abruzzi<a class="tag" id="tag316" href="#note316">[316]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Carlo VIII divise la sua armata con
+questi diversi capi. Lasciò loro la metà
+degli Svizzeri, una parte de' Guasconi,
+ottocento lance francesi, e cinquecento
+uomini d'armi italiani all'incirca, comandati
+dal prefetto di Roma, fratello
+del cardinale della Rovere, da Prospero
+e da Fabrizio Colonna, e da Antonio
+Savelli. Questi grandi signori italiani, i
+più riputati condottieri di quell'età, erano
+coloro che il re aveva principalmente
+cercato di affezionarsi. Aveva in particolar
+modo favoriti i Colonna, dando a Fabrizio
+le contee d'Albi e di Tagliacozzo, ed a
+Prospero il ducato di Tragitto, la città di
+Fondi e molti castelli tolti alle case de' Gaetani
+e de' Conti. Tra i nobili napolitani si
+appoggiava principalmente al principe di
+Salerno ed a suo fratello, il principe di Bisignano,
+che avevano passati molti anni
+alla corte di Francia come emigrati, e
+<span class="pagenum"><a id="Page_327"></a>[327]</span>
+che non potevano non essere attaccati
+ai suoi interessi. Aveva al primo restituita
+la carica di grande ammiraglio, e
+perchè lo risguardava come un cortigiano
+francese, lo aveva trattato collo stesso
+favore<a class="tag" id="tag317" href="#note317">[317]</a>. Ma non erasi tanto gagliardamente
+stabilito in Italia per sperare
+che gl'Italiani si difendessero da sè medesimi;
+e dopo avere divisa la sua armata,
+non lasciava abbastanza di truppe
+per custodire il regno, nè seco ne conduceva
+quante potevano bastare per essere
+certo di aprirsi un passaggio.
+</p>
+
+<p>
+Il 20 di maggio dopo mezzogiorno
+Carlo VIII partì da Napoli per tornare
+in Francia. Seco conduceva ottocento
+lance francesi, senza contare i dugento
+gentiluomini della sua guardia, Gian Giacomo
+Trivulzio con cent'uomini d'armi
+italiani, tre mila fanti svizzeri, mille
+francesi e mille guasconi, ed in Toscana
+doveva essere raggiunto da Camillo Vitelli
+e dai suoi fratelli con dugento cinquanta
+uomini d'armi<a class="tag" id="tag318" href="#note318">[318]</a>. La stessa sera andò a
+<span class="pagenum"><a id="Page_328"></a>[328]</span>
+dormire ad Aversa, prendendo la strada
+di Roma.
+</p>
+
+<p>
+Si era fatto precedere dall'arcivescovo
+di Lione per pregare il papa di aspettarlo
+in Roma, assicurandolo di essere un figlio
+ubbidiente della Chiesa, desideroso di
+ravvicinarsi a lei, e che, siccome tutte
+le sue intenzioni erano pacifiche, ogni
+difficoltà verrebbe tolta nella prima conferenza<a class="tag" id="tag319" href="#note319">[319]</a>.
+Dall'altro canto il duca di
+Milano ed i Veneziani, per tenere Alessandro
+fedele alla loro alleanza, gli avevano
+di già mandati mille cavalleggeri, e
+due mila fanti. Stavano pure per aggiugnervi
+altri mille uomini d'armi; ma
+conobbero non essere prudente consiglio
+il mandare a tanta distanza i diversi loro
+corpi d'armata, ed in particolare di darne
+uno tanto importante alla fede di un
+uomo che niun giuramento poteva legare,
+e che anche in allora stava negoziando
+coi loro nemici. Persuasero dunque il papa
+a ritirarsi, quando si avvicinerebbe Carlo,
+ed infatti Alessandro VI, accompagnato
+dal collegio de' cardinali, da dugento
+uomini d'armi, da mille cavalleggeri e da
+tre mila fanti, uscì di Roma il 30 di
+maggio prendendo la strada di Orvieto,
+<span class="pagenum"><a id="Page_329"></a>[329]</span>
+mentre che il re vi entrò il primo di
+giugno<a class="tag" id="tag320" href="#note320">[320]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Carlo VIII non voleva parere in Roma
+nemico del papa, ed il papa dal canto
+suo evitava qualunque ostilità. Castel
+sant'Angelo era difeso da una numerosa
+guarnigione; ma in pari tempo aveva
+Alessandro lasciato in Roma il cardinale
+di sant'Anastasio per ricevere con onore
+il monarca ed offrirgli un alloggio nel
+Vaticano. Carlo non volle accettarlo, ed
+andò a stare nel quartiere del Borgo<a class="tag" id="tag321" href="#note321">[321]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Carlo VIII non si trattenne che tre
+giorni in Roma; e per quante ragioni
+avesse di non essere contento del papa,
+invece di dare orecchio ai suoi nemici,
+che proponevano di nuovo di farlo deporre,
+egli cercò di addolcirlo, facendo
+consegnare ai di lui ufficiali le fortezze
+di Cività Vecchia e di Terracina: conservò
+per altro quella di Ostia, che
+poi consegnò al cardinale di san Pietro
+<i>ad Vincula</i>. L'armata era meno del
+<span class="pagenum"><a id="Page_330"></a>[330]</span>
+re disposta ad usare tanti riguardi; si diresse
+in tre colonne da Roma alla volta
+della Toscana, e nel suo passaggio saccheggiò
+gran parte del territorio della
+Chiesa, spogliò Toscanella, e ne uccise
+tutti gli abitanti<a class="tag" id="tag322" href="#note322">[322]</a>. Di ciò spaventato,
+il papa ritirossi da Orvieto a Perugia,
+con intenzione di fuggire ad Ancona,
+e di là per mare a Venezia, se il re
+continuava qualche tempo ancora a tenergli
+dietro.
+</p>
+
+<p>
+Ma dopo di avere attraversato lo stato
+della Chiesa, Carlo VIII prendeva la
+strada della Toscana. Il 13 di giugno
+entrò in Siena, dove aveva ordinato a
+Filippo di Comines di andare a scontrarlo.
+Allorchè lo vide, gli chiese ridendo
+se i Veneziani pensavano da vero
+a venire con lui a battaglia; e sebbene
+il suo ambasciatore lo assicurasse che
+avevano in armi quaranta mila uomini,
+non volle tenerne conto; «perchè tutta
+la sua compagnia era formata di gioventù,
+e credevano che in fuori di
+<span class="pagenum"><a id="Page_331"></a>[331]</span>
+loro niun altro portasse le armi<a class="tag" id="tag323" href="#note323">[323]</a>.»
+Infatti invece di avanzarsi rapidamente,
+onde prevenire l'unione di tutti i suoi
+nemici, ed in particolar modo de' Tedeschi,
+che più degli altri doveva temere,
+si trattenne sei giorni in Siena,
+per occuparsi intorno alle turbolenze di
+quella città, dove il monte del popolo e
+quello de' riformatori erano gelosi di
+quello dei nove, e volevano forzarlo a
+licenziare una guardia di trecento uomini,
+attaccata a lui solo<a class="tag" id="tag324" href="#note324">[324]</a>. Il signore di
+Lignì, della casa di Lussemburgo, uno
+de' favoriti di Carlo VIII, s'immaginò di
+potere approfittare di queste dissensioni
+per ottenere la sovranità di Siena. In
+tale intrapresa l'incoraggiavano alcuni
+faziosi sienesi; ed il re, che aveva più
+bisogno che mai di tutte le sue forze per sè
+medesimo, lasciò non pertanto tre cento
+uomini a Siena, sotto il comando di
+Gaucher de Tinteville, per custodia di
+questa pretesa sovranità di Lignì. Fu
+questi effettivamente nominato capitano
+generale della repubblica col soldo di
+<span class="pagenum"><a id="Page_332"></a>[332]</span>
+venti mila fiorini all'anno, per compenso
+della promessa del re di guarentire ai
+Sienesi tutto il loro territorio ad eccezione
+di Montepulciano. Ma non era ancora
+venuta la fine di luglio, che nuove
+sollevazioni avevano cacciati fuori di
+Siena il luogotenente di Lignì, e tutti i
+Francesi<a class="tag" id="tag325" href="#note325">[325]</a>.
+</p>
+
+<p>
+In pari tempo i Fiorentini avevano intavolate
+con Carlo VIII nuove negoziazioni
+per ottenere, a norma delle fatte
+promesse, la restituzione di Pisa. Perciò
+non gli offrirono solamente di pagare i
+trenta mila fiorini che tuttavia gli dovevano
+in forza del precedente trattato, ma
+inoltre di prestargliene settanta mila, e
+di farlo accompagnare fino ad Asti da
+Francesco Secco, loro capitano, con
+tre cento uomini d'armi e due mila
+fanti. Ove non avesse presa in considerazione
+che la politica, Carlo VIII otteneva,
+accettando tali proposizioni, non
+leggeri vantaggi; e perchè inoltre trattavasi
+di dare esecuzione agli obblighi
+di già presi con giuramento, i suoi consiglieri
+non sapevano allegare verun motivo
+<span class="pagenum"><a id="Page_333"></a>[333]</span>
+in contrario. Pure i Pisani avevano
+inspirata tanta compassione a tutti i capitani
+svizzeri e francesi, che si erano
+alcun tempo trattenuti nella loro città,
+tanto sventurata era la sorte loro, e così
+grande la fidanza loro nel re, che Carlo
+non sapeva risolversi a darli nelle mani dei
+loro nemici: perciò, secondo aveva costume
+di fare quando non sapeva risolvere,
+prese tempo a decidere. Ordinò agli ambasciatori
+fiorentini di seguirlo a Lucca,
+promettendo che in quella città terminerebbe
+la cosa con loro aggradimento<a class="tag" id="tag326" href="#note326">[326]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Carlo VIII non sapeva ancora quale
+strada prenderebbe per attraversare la
+Toscana. I Fiorentini che non avevano
+troppe ragioni per essere di lui contenti,
+non volevano averlo un'altra volta
+entro le proprie mura. Erano in ispecial
+modo agitati dall'avviso che avevano
+avuto, che Pietro de' Medici, fuggito da
+Venezia, aveva raggiunto Carlo VIII;
+che lo accompagnava nella sua tornata,
+e che sperava di approfittare del suo
+passaggio per Firenze onde farsi riporre
+nella perduta autorità. Una lettera intercettata
+di Pietro de' Medici a Pietro Corsini
+<span class="pagenum"><a id="Page_334"></a>[334]</span>
+più non permetteva di porre in
+dubbio questo suo progetto; e l'esempio
+della signoria domandata a Siena a favore
+del Lignì, accresceva questi timori.
+I Fiorentini, che fino a quell'epoca avevano
+con istraordinaria pazienza sopportate
+le ingiustizie, l'orgoglio e la negligenza
+del re de' Francesi, mostrarono,
+per difendere la loro libertà, una inaspettata
+fermezza. Essi sollecitamente si provvidero
+di armi e di soldati, che fecero
+entrare nella loro città; barricarono tutte
+le strade, tranne una sola; e, senza avere
+voluto entrare nella lega, chiamarono
+non pertanto alcune truppe veneziane
+in loro ajuto<a class="tag" id="tag327" href="#note327">[327]</a>; all'ultimo fecero dichiarare
+al re che, risoluti essendo di
+morire per la loro libertà, non solo mai
+non permetterebbero a Pietro di rientrare
+in città, ma nemmeno di attraversare
+il loro territorio. Carlo VIII cedette rispetto
+a questo punto; ordinò a Pietro
+de' Medici di recarsi a Lucca, senza
+toccare il territorio fiorentino, e Gherardo
+Corsini e Niccolò Pazzi lo accompagnarono
+<span class="pagenum"><a id="Page_335"></a>[335]</span>
+con un araldo d'armi, perchè
+quest'ordine fosse eseguito<a class="tag" id="tag328" href="#note328">[328]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Intanto Carlo passò da Siena a Poggibonzi,
+ove trovò fra Girolamo Savonarola,
+mandato dalla repubblica fiorentina
+come ambasciatore presso di lui.
+Questo frate, facendo uso, come soleva,
+dell'autorità divina invece de' motivi politici,
+rimproverò al re i disordini commessi
+dalla sua armata, il suo disprezzo
+pei giuramenti dati sugli altari, la sua
+negligenza nel riformare la Chiesa, al
+quale oggetto Iddio lo aveva chiamato
+in Italia, e condotto quasi per mano.
+Lo avvisò che se non si pentiva, se non
+mutava condotta, Dio non tarderebbe a
+punirlo severamente: in appresso si credette
+di scorgere l'avveramento di queste
+predizioni nella morte del Delfino. Carlo,
+turbato da queste profezie, lasciò la strada
+di Firenze e prese quella di Pisa<a class="tag" id="tag329" href="#note329">[329]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Appena giunto in questa città, si vide
+attorniato da un popolo piagnente: gli
+uomini, le donne, i fanciulli si affollavano
+<span class="pagenum"><a id="Page_336"></a>[336]</span>
+inginocchiati intorno a lui, supplicandolo
+di salvarli; gli rammentavano
+che andavano a lui debitori della loro
+libertà, che la fidanza loro nella reale
+sua promessa gli aveva spinti a compromettersi
+interamente coi Fiorentini; di
+modo che se intollerabile era il giogo che
+avevano portato prima della rivoluzione,
+ancora più pesante diventerebbe in avvenire,
+perchè i loro oppressori crederebbero
+di doversi vendicare. Nello stesso
+tempo, trovandosi tutti gli ufficiali dell'armata
+alloggiati presso i cittadini, ogni
+famiglia pisana si faceva intorno al suo
+ospite, gli narrava i passati patimenti, a
+lui si raccomandava ed implorava coi
+singhiozzi la sua misericordia. Omai tutti
+coloro che successivamente erano stati
+dal re mandati a Pisa, avevano prese la
+parte de' pisani, e si unirono agli abitanti
+della città per risvegliare la compassione
+de' loro commilitoni. Non è possibile
+il figurarsi quanto l'armata francese
+rimanesse commossa da tali preghiere,
+e con quanto ardore quegli uomini, così
+duri e talvolta così feroci, abbracciarono
+la causa de' Pisani. Il cardinale di san
+Malo, il maresciallo di Giè ed il presidente,
+di Gannay, che sapevasi avere
+instato per la restituzione di Pisa, furono
+<span class="pagenum"><a id="Page_337"></a>[337]</span>
+minacciati dai soldati e dagli arcieri, ed
+accusati di essersi lasciati vincere dal
+danaro de' Fiorentini. Cinquanta gentiluomini
+della casa del re, portando le
+loro scuri al collo, recaronsi a trovarlo
+nella camera, dove giuocava alle carte
+col signore de Piennes; Sallezzard, uno
+di loro, si fece a parlare, stringendo il
+re a favore de' Pisani, ed accusando di
+tradimento coloro che erano loro contrarj:
+e piuttosto che lasciare per mancanza di
+danaro ridurre il re ad un'azione che
+disonorerebbe il nome francese, offrì
+per parte di tutta l'armata il condono
+de' soldi arretrati, ed inoltre le collane
+e le catene d'argento di cui andavano
+ornati gli ufficiali. Se il re fosse stato
+degno di così valorosa armata, avrebbe
+cercato di sbrigarsi onorevolmente
+dalle contraddittorie promesse incautamente
+fatte, di trattare ad eque condizioni
+un riconciliamento tra i Pisani ed
+i Fiorentini, guarantendo la libertà dei
+primi, ed accordando qualche cosa ai
+diritti degli altri, ed approfittando della
+circostanza che le fortezze lo rendevano
+assoluto arbitro di Pisa, per non ordinare
+che cose giuste e vantaggiose alle due
+parti. Invece di prendere una risoluzione
+decisiva, il re mostrossi imbarazzato,
+<span class="pagenum"><a id="Page_338"></a>[338]</span>
+ricusò ai Pisani qualunque nuova promessa,
+e fece dire agli ambasciatori fiorentini,
+che lo aspettavano a Lucca, di
+prendere la strada di Asti, ove lo troverebbero<a class="tag" id="tag330" href="#note330">[330]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ma senza risolvere intorno all'avvenire,
+Carlo VIII soddisfece gli amici de' Pisani
+colla scelta de' comandanti che diede
+alle fortezze della città e del territorio,
+prendendoli tutti tra le persone affezionate
+a Lignì, il grande avvocato de' Pisani.
+Diede il comando della fortezza,
+di cui aveva mutata la guarnigione, a
+Rostecco di Balzacco, signore d'Entragues,
+servitore del duca d'Orleans e del Lignì,
+che non era riputato degno di tal carica.
+Lasciò sotto i suoi ordini le fortezze di
+Librafratta, di Pietra Santa e di Mutrone.
+Confidò Sarzana al bastardo de Roussi,
+servitore di Lignì, e Sarzanello ad un'altra
+creatura dello stesso conte. Il re si riposò
+quattro giorni a Pisa, ove, siccome nelle
+altre fortezze della Toscana, lasciò quei
+<span class="pagenum"><a id="Page_339"></a>[339]</span>
+soldati, de' quali doveva in breve sentire
+il bisogno per sè medesimo<a class="tag" id="tag331" href="#note331">[331]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Intanto la posizione dell'armata francese
+facevasi ogni giorno più difficile.
+In Lombardia avevano cominciato le ostilità,
+ed i Francesi erano stati i primi.
+Avevano i Veneziani protestato che non
+avrebbero attaccato il re nella sua tornata,
+e che soltanto si sarebbero tenuti apparecchiati
+a difendere il duca di Milano
+contro chiunque avesse intrapreso a nuocergli<a class="tag" id="tag332" href="#note332">[332]</a>.
+In questi frangenti il duca
+d'Orleans, che soggiornava in Asti, sorprese
+Novara, e Carlo VIII n'ebbe avviso
+prima che uscisse di Siena.
+</p>
+
+<p>
+Il re aveva ordinato al duca di Orleans
+di rispettare il territorio milanese e di
+tenersi in Asti. Ma Lodovico Sforza, dopo
+la formazione della lega, desiderava di
+strascinare i Veneziani nella guerra col
+provocare il suo rivale. Fece partire da
+Milano settecento uomini d'armi e tre
+mila pedoni, sotto il comando di Galeazzo
+Sanseverino, facendo l'intima al
+duca d'Orleans di lasciare il titolo di
+duca di Milano, titolo che il duca Carlo
+d'Orleans, padre dell'attuale, aveva pure
+<span class="pagenum"><a id="Page_340"></a>[340]</span>
+portato, siccome erede di Valentina Visconti;
+gl'intimò in pari tempo di non
+permettere che scendessero altre truppe
+francesi in Italia, e di affidare la custodia
+di Asti a Galeazzo Sanseverino, cui
+il re nel precedente anno aveva accordato
+il suo ordine di Sammichele, indicandolo
+con ciò, siccome persona di cui
+si fidava<a class="tag" id="tag333" href="#note333">[333]</a>. Il duca d'Orleans, lungi
+dal lasciarsi sgomentare da tanta arroganza,
+e dal numero delle forze che gli
+si diceva che la lega metteva in campagna
+contro di lui, fu il primo ad entrare
+in guerra, attaccando la terra ed
+il castello di Gualfinara nel marchesato
+di Saluzzo, e costringendo il Sanseverino
+a ritirarsi a Non, castello del duca di
+Milano, non molto discosto da Asti.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto lo Sforza, che si era obbligato
+a chiamare molte truppe tedesche,
+non aveva spedito sufficiente danaro in
+quel paese per assoldarle. L'armata del
+Sanseverino andava scemando a cagione
+delle frequenti diserzioni, mentre che
+quella del duca d'Orleans ingrossava
+ogni giorno pei rinforzi che riceveva
+dalla Francia: omai contava tre cento
+lance, tre mila fanti svizzeri, ed altrettanti
+<span class="pagenum"><a id="Page_341"></a>[341]</span>
+guasconi. Trovandosi di già con
+un'armata assai più numerosa di quella
+dello Sforza, diede orecchio alle suggestioni
+de' malcontenti novaresi, i di cui
+capi, Opicino Caccia e Manfredo Tornielli,
+avevano a dolersi dello Sforza a
+cagione di clamorose ingiustizie sostenute
+rispetto alle loro proprietà. Questi due
+gentiluomini aprirono l'undici di giugno
+le porte di Novara ai Francesi, e vi
+ricevettero il duca d'Orleans con tutta
+la sua armata<a class="tag" id="tag334" href="#note334">[334]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La sorpresa di Novara empì di terrore
+tutto lo stato di Milano; e se il duca
+d'Orleans si fosse subito avanzato colle
+sue truppe, avrebbe probabilmente fatta
+nascere una rivoluzione in Lombardia.
+Il supposto avvelenamento di Giovanni
+Galeazzo, aveva alienati tutti gli animi dal
+Moro, e rendeva assai più amare le
+lagnanze eccitate dalla gravezza delle imposte,
+e dalle ingiustizie del governo: ma
+il duca d'Orleans non era ben informato
+della disposizione degli abitanti, nè delle
+forze del suo avversario. Prima di compromettersi,
+<span class="pagenum"><a id="Page_342"></a>[342]</span>
+credette necessaria l'occupazione
+della fortezza di Novara, che
+non ebbe che sei giorni dopo della città;
+tale ritardo fu la salvezza dello Sforza,
+avendo dato tempo al Sanseverino di
+condurre la sua armata a Vigevano, di
+unirvi tutti i rinforzi che potè raccogliere
+nel vicinato, ed all'ultimo di essere raggiunto
+da un altro corpo d'armata che
+lo Sforza voleva spedire al campo veneziano
+nel ducato di Parma, e da uno
+squadrone di Stradioti, che gli cedette
+la signoria di Venezia. Mille cavalli e
+due mila pedoni tedeschi raggiunsero pure
+il Sanseverino, ed il duca d'Orleans, non
+avendo saputo approfittare del momento
+favorevole per attaccare, fu ridotto a
+stare sulle difese, ed a chiudersi in Novara<a class="tag" id="tag335" href="#note335">[335]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La prima notizia della presa di Novara
+aveva fatto molto piacere al re ed
+all'armata francese; ma quando si ebbe
+più circostanziata contezza delle difficoltà
+in cui si trovava implicato il duca
+d'Orleans, i più prudenti sentirono che
+<span class="pagenum"><a id="Page_343"></a>[343]</span>
+la situazione del re diventava più difficile.
+Pure Carlo VIII avanzavasi lentamente,
+volendo godere le feste che gli si davano
+in tutte le città, e tutte gustare le adulatrici
+dimostrazioni di ammirazione per
+le sue gesta. Il 23 di giugno era partito
+da Pisa alla volta di Lucca, ed arrivò
+a Pontremoli soltanto il giorno 29<a class="tag" id="tag336" href="#note336">[336]</a>.
+Una delle ragioni che gli faceva così a
+rilento attraversare la Toscana era l'impresa
+che meditava sopra Genova. I cardinali
+della Rovere e Fregoso seguivano
+il campo di Carlo insieme con Ibletto dei
+Fieschi: questi tre emigrati genovesi avevano
+nella forza del loro partito quella
+confidenza, che inganna quasi sempre
+gli emigrati, onde promettevano, quando
+si dasse loro un qualche corpo di truppe
+colle quali presentarsi sotto Genova, di
+eccitarvi una rivoluzione. Lusingavansi
+di adunare molti partigiani tra le montagne,
+sollevare le città e cacciare gli
+Adorni. Invano i consiglieri del re gli
+rappresentavano quanto fosse imprudente
+consiglio quello di dividere le sue forze,
+in tempo che ne aveva appena quanto
+bastava per farsi strada a traverso alla
+<span class="pagenum"><a id="Page_344"></a>[344]</span>
+Lombardia; gli emigrati genovesi furono
+soli ascoltati, tanto più che Filippo,
+conte di Bresse, pro zio del duca
+di Savoja, cui successe non molto dopo,
+si valse dell'ascendente che aveva sullo
+spirito del re per secondare quest'impresa,
+di cui volle egli stesso avere
+il comando. Il re gli acconsentì di prendere
+cento venti lance francesi e cinquecento
+fanti; i fratelli Vitelli di Città
+di Castello, che si erano posti al soldo
+della Francia, ma che non avevano
+per anco raggiunta l'armata, ebbero ordine
+di seguire Filippo di Bresse con
+dugento uomini d'armi e con dugento cavalleggeri
+italiani. Giovanni di Polignacco,
+signore di Belmonte, suocero di Comines,
+ed Ugo d'Amboise, barone d'Aubijoux,
+furono posti sotto i suoi ordini: la flotta,
+comandata dal signore di Miolans, ed
+in allora ridotta a sette galere, due galeoni
+e due fuste, doveva secondarlo per
+mare, ed i due cardinali, avendo levata
+della fanteria nello stato di Lucca, nella
+Garfagnana e nella Liguria, condussero
+questa piccola armata fino alle porte di
+Genova. Ma ben lungi dal potervi muovere
+qualche sollevazione, a stento poterono
+difendersi contro Giovan Luigi dei
+Fieschi, che gl'inseguiva, e non giunsero
+<span class="pagenum"><a id="Page_345"></a>[345]</span>
+in Asti, che dopo avere perduta
+molta gente, salvandosi a traverso alle
+montagne in mezzo ad infiniti pericoli:
+ed intanto la piccola flotta francese fu
+disfatta in quello stesso golfo di Rapallo,
+ove pochi mesi prima aveva ottenuta una
+vittoria<a class="tag" id="tag337" href="#note337">[337]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La vanguardia francese, condotta dal
+maresciallo di Giè e da Gian Giacomo
+Trivulzio, aveva trovata la città di Pontremoli
+custodita da quattrocento fanti
+del duca di Milano. Questa guarnigione
+avrebbe potuto tenere lungamente, ed
+esporre l'armata nemica a dure privazioni,
+ma il Trivulzio la persuase a capitolare
+ad onorevoli condizioni. Intanto
+appena furono gli Svizzeri entrati in Pontremoli,
+che, sovvenendosi di una contesa
+avuta con quegli abitanti in occasione del
+primo loro passaggio, contesa nella quale
+erano periti quaranta de' loro compatriotti,
+si fecero a dosso ai borghesi, uccidendo
+quanti ne scontravano, ed appiccando
+il fuoco alle case. Con tale incendio
+<span class="pagenum"><a id="Page_346"></a>[346]</span>
+distrussero abbondanti magazzini
+di vittovaglie, nell'istante in cui l'armata
+cominciava a sentirne il bisogno; ma
+la violazione della capitolazione fu ancora
+più pregiudicevole che la distruzione
+de' granai del nemico, perchè i
+contadini, più non fidandosi di uomini
+capaci di così aperta violazione della
+data fede, lasciarono di recare viveri al
+campo<a class="tag" id="tag338" href="#note338">[338]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Intanto il re si era posto in un piccolo
+villaggio al di là di Pontremoli,
+mentre che il maresciallo di Giè aveva
+attraversate le montagne coll'avanguardia,
+ed erasi accampato a Fornovo in faccia
+al nemico: Contava di essere immediatamente
+seguito dal rimanente dell'armata,
+ma Carlo VIII non volle internarsi nelle
+montagne, se prima non era passata la
+sua artiglieria, e si trattenne cinque
+giorni in quel villaggio presso Pontremoli,
+sebbene la sua armata soffrisse
+grandissima penuria di viveri. Giovanni
+de la Grange direttore dell'artiglieria,
+ed il signore de la Tremouille eransi incaricati
+di trasportare al di là delle montagne
+<span class="pagenum"><a id="Page_347"></a>[347]</span>
+tutto ii treno militare, e furono
+assai ben serviti dagli Svizzeri, che, per
+far dimenticare gli eccessi commessi a
+Pontremoli, lavorarono con molto zelo
+a tirare i carri de' cannoni a forza di
+braccia. Eranvi quattordici pezzi di cannone
+di grosso calibro, molti piccoli, ed
+un proporzionato numero di cassoni e
+di munizioni da guerra. La montagna,
+sulla quale era stato negligentemente
+segnato un sentiere, erto e scosceso,
+innalzavasi al di sopra di Pontremoli
+con assai ripido declivio, che a stento
+praticavasi dai muli, indi colla stessa
+ripidità scendeva in una valle per
+rimontare di nuovo. Gli Svizzeri si attaccavano
+con lunghe corde a due a
+due fino in numero di dugento ad un
+solo pezzo d'artiglieria, e dopo averlo
+strascinato fino alla sommità della montagna,
+duravano ancora maggior fatica
+e si esponevano a più grandi rischi
+nel ritenerlo scendendo. Molti operaj lavoravano
+su tutta l'estensione della strada
+a rompere le rupi che chiudevano la
+strada, a colmare i bassi fondi, a rialzare
+i cannoni rovesciati, o a ripararne l'attiraglio.
+I soldati e gli uomini a cavallo
+si erano divise le munizioni, e per quanto
+fosse aspra la montagna, per quanto insopportabile
+<span class="pagenum"><a id="Page_348"></a>[348]</span>
+il calore, veruno ponevasi
+in cammino senza essersi caricato
+di palle, o di cartoccie, portando perfino
+cinquanta libbre. Verun'armata non aveva
+per anco eseguita una così difficile spedizione,
+nè sostenute tante fatiche. Finalmente
+cinque giorni dopo tutta l'artiglieria
+trovavasi al di là del monte, e
+lo stesso re partì il giorno tre di luglio
+per attraversarla passando per Berceto,
+Casi e san Terenzo<a class="tag" id="tag339" href="#note339">[339]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La vanguardia del maresciallo di Giè,
+accampata a Fornovo, aveva soltanto
+sei cento lance e mille cinque cento
+Svizzeri. L'armata dei confederati, che si
+era adunata in vicinanza di Parma, ubbidiva
+a Francesco Gonzaga, signore di
+Mantova, che, malgrado la sua giovinezza,
+aveva opinione di essere uno de' migliori
+capitani; e gli erano stati dati per
+consiglieri Luca Pisani e Marco Trevisani,
+provveditori veneziani. Le truppe
+milanesi erano comandate dal conte di
+Cajazzo, ajutato da Francesco Bernardino
+Visconti, commissario, ed uno de' primarj
+capi ghibellini di Milano. Contavansi
+<span class="pagenum"><a id="Page_349"></a>[349]</span>
+nella loro armata due mila cinque
+cento uomini d'armi, e più di cinque mila
+cavalleggeri, la metà de' quali erano
+Stradioti d'oltremare. Il preciso numero
+della cavalleria riesce sempre difficile a
+calcolarsi in tutte le relazioni di quest'epoca,
+perchè talvolta contavansi sei
+cavalli per lancia, talvolta quattro e talvolta
+meno. Pietro Bembo, lo storico veneziano,
+tenta di rappresentare l'armata
+della sua patria come più debole d'assai
+che non lo era effettivamente, ed in
+tutto non dà al marchese Gonzaga che
+dodici mila cavalli, ed altrettanti pedoni.
+Stando agli altri storici, eranvi in tutto
+quasi quaranta mila uomini<a class="tag" id="tag340" href="#note340">[340]</a>. I confederati
+avrebbero facilmente potuto occupare
+Fornovo; ma preferirono di porre
+il loro campo alla Ghiaruola, tre miglia
+al di sotto di Fornovo, per attirare il
+nemico in aperta campagna, e non isforzarlo
+a prendere il cammino di Borgo
+di Val di Taro e del monte di Cento
+Croci, che, sebbene a traverso di paesi
+aspri e difficili assai, pure l'avrebbe
+condotto fino in vicinanza di Tortona<a class="tag" id="tag341" href="#note341">[341]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_350"></a>[350]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il maresciallo di Giè, giunto a Fornovo,
+a così piccola distanza da un'armata
+tanto superiore di forze alla sua, spedì
+al campo nemico un trombetta, che chiese
+il libero passaggio per l'armata del suo
+re e vittovaglie a moderati prezzi. In
+pari tempo Giè incaricò alcuni corpi
+avanzati di riconoscere il paese nemico,
+ma vennero respinti dagli Stradioti. In
+quel giorno i capitani italiani perdettero
+l'occasione più opportuna di distruggere
+l'armata francese. Se attaccavano la vanguardia,
+che in allora si trovava lontana
+più di trenta miglia dal corpo di battaglia,
+l'avrebbero facilmente disfatta; ma
+essi non conobbero la forza, o la distanza
+che separava i due corpi, e lasciarono
+il tempo a Carlo VIII di arrivare coll'artiglieria
+e con tutte le sue genti<a class="tag" id="tag342" href="#note342">[342]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Anche dopo l'unione di tutta l'armata,
+la Francese era più debole assai di quella
+degli alleati. Carlo VIII l'aveva sconsigliatamente
+indebolita, staccandone varj
+corpi; il Comines non gli dà che nove
+cento uomini d'armi, comprendendo anche
+la casa del re, due mila cinquecento
+<span class="pagenum"><a id="Page_351"></a>[351]</span>
+Svizzeri, ed in tutto sette mila uomini
+pagati. Ma potevano esservi di più mille
+cinquecento uomini capaci di combattere,
+che seguivano il treno della corte come
+servitori; onde il Comines soggiugne:
+«Il conte di Pitigliano, che gli aveva
+contati meglio di me, diceva che in
+tutto eranvi nove mila uomini, e me
+lo disse dopo la nostra battaglia di
+cui si parlerà<a class="tag" id="tag343" href="#note343">[343]</a>;» e non era che il
+quarto dell'armata italiana. Inoltre la
+mancanza dei viveri nel passaggio della
+montagna e la sostenuta fatica avevano
+spossati i Francesi; e per ultimo l'armatura
+e l'inusitata maniera di combattere
+degli Stradioti loro inspiravano qualche
+terrore.
+</p>
+
+<p>
+Il re giunto a Fornovo la domenica,
+5 luglio, verso il mezzogiorno, scoprì
+dall'altura ch'egli occupava il campo
+nemico come il suo. Stavano ambidue
+sulla destra sponda del Taro, fiume che
+scende dalle montagne di Genova per
+scaricarsi nel Po. Per proseguire il loro
+viaggio i Francesi dovevano passare sulla
+sinistra del Taro; ma il marchese Gonzaga,
+invece di occupare quella riva,
+<span class="pagenum"><a id="Page_352"></a>[352]</span>
+aveva stabilito di accamparsi dalla stessa
+banda che i Francesi, ed alquanto più
+basso, presso Oppiano, onde conservare
+una facile comunicazione con Parma,
+ed impedire ai Francesi di gettarsi in
+questa città. Le colline, disposte in forma
+d'anfiteatro, lasciavano tra esse ed i due
+campi un largo piano coperto di ghiaja, e
+che serviva talvolta di letto al torrente, ma
+di cui non occupava ordinariamente che
+una piccola parte. Potevasi sempre guadare,
+quando non veniva ingrossato con
+estrema rapidità dalle piogge delle montagne;
+ma in allora volgeva grossi massi di
+pietra con grandissimo fracasso, e rompeva
+ogni comunicazione tra le due sponde.
+Una piccola foresta stendevasi sulla
+destra del Taro dal campo veneziano
+fino a breve distanza dal campo francese,
+e cuopriva gli Stradioti, quando si avvicinavano
+per scaramucciare<a class="tag" id="tag344" href="#note344">[344]</a>.
+</p>
+
+<p>
+I Francesi avevano in Fornovo trovate
+molte vittovaglie, di cui avevano estremo
+bisogno; ma perchè inclinavano a credere
+<span class="pagenum"><a id="Page_353"></a>[353]</span>
+gl'Italiani capaci di ogni sorta di
+perfidia, temettero per qualche tempo
+che que' viveri fossero avvelenati, e non
+osarono di valersene, finchè non gli ebbero
+più oltre sperimentati coi loro cavalli.
+Le ricche campagne della Lombardia
+stendevansi a vista d'occhio, ma prima
+di giugnervi d'uopo era venire a battaglia:
+il marchese Gonzaga, accampandosi
+in tanta vicinanza, faceva pienamente
+conoscere la sua intenzione di azzuffarsi;
+perciocchè non potevasi a meno di non
+passare innanzi a lui, non avendo la valle
+che quella sola uscita; e la grandezza del
+suo accampamento atterriva anche i più
+audaci, tanto più che, secondo il costume
+italiano, abbracciava un vasto spazio al
+di là delle tende affinchè tutta l'armata
+potesse schierarvisi in ordine di battaglia.
+</p>
+
+<p>
+Filippo di Comines era di fresco tornato
+da Venezia; conosceva tutti i capi
+dell'armata nemica, e si era da loro allontanato
+amichevolmente. Il re desiderò
+che ricominciasse con loro qualche negoziato,
+e gli ordinò di scrivere ai due
+provveditori veneziani. Per altro non potè
+risolversi a proporre verun soggetto d'accomodamento<a class="tag" id="tag345" href="#note345">[345]</a>.
+Il Gonzaga dal canto
+<span class="pagenum"><a id="Page_354"></a>[354]</span>
+suo, quando ricevette il trombetta del
+maresciallo di Giè, aveva consultato se
+convenisse compromettere tutte le forze
+d'Italia per trattenere e ridurre alla disperazione
+un nemico che fuggiva. I capi
+della sua armata, incerti tra l'onore e la
+prudenza, non avevano potuto accordarsi
+in una sola sentenza; avevano domandati
+nuovi ordini a Milano ed a Venezia;
+ed i loro governi avevano convenuto di
+permettere al re di ritirarsi senza venire
+alle mani: ma gli ambasciatori di Spagna e
+di Germania, sperando che i loro padroni
+coglierebbero i frutti della guerra senza
+esporsi a verun pericolo, avevano invano
+rappresentato che sarebbe compromesso
+l'onore delle armi italiane, quando
+non osassero di combattere un nemico
+così debole, e che i Francesi
+non Tarderebbero a rivalicare le Alpi,
+quando avessero tale caparra che gl'Italiani
+mai non ardissero tener loro testa<a class="tag" id="tag346" href="#note346">[346]</a>.
+</p>
+
+<p>
+I provveditori veneziani non vollero
+perciò assolutamente rigettare le aperture
+loro fatte dal Comines: risposero che il
+duca d'Orleans attaccando Novara aveva
+cominciate le ostilità, che dopo questo
+<span class="pagenum"><a id="Page_355"></a>[355]</span>
+fatto le disposizioni loro non erano più
+così pacifiche; pure che uno di loro
+recherebbesi di buon grado nel susseguente
+giorno a metà strada delle due
+armate per incontrare il negoziatore francese.
+Questo riscontro ebbe il Comines
+la sera della domenica. I Francesi si tennero
+quella notte nel loro campo pieni
+di sospetti, sia a motivo di due movimenti
+fatti dagli Stradioti, contro i quali
+non eransi abbastanza cautamente posti
+in su le guardie, o sia a cagione di una
+burrascosa pioggia, mista di lampi e di
+tuoni, che di già cominciava a gonfiare
+il Taro: lo scoppio del folgore eccheggiava
+tra le gole degli Appennini, mentre
+che il torrente colle sue onde travolgeva
+con gran fracasso i sassi<a class="tag" id="tag347" href="#note347">[347]</a>.
+</p>
+
+<p>
+All'indomani, lunedì 6 luglio, il re,
+di già armato ed a cavallo, fece a sette
+ore del mattino chiamare a sè il Comines,
+e lo incaricò di andare col cardinale
+di san Malo a dichiarare ai Veneziani,
+che altro non voleva che proseguire
+il suo viaggio, senza fare nè ricevere
+danno. Nello stesso tempo attraversò
+il Taro in faccia a Fornovo, per
+<span class="pagenum"><a id="Page_356"></a>[356]</span>
+continuare a scendere lungo la riva sinistra,
+e passare avanti al campo veneziano
+che lasciava sulla riva destra ad
+un quarto di lega di distanza. Le truppe
+leggeri scaramucciavano su tutti i punti,
+ed il cannone cominciò a tirare nell'istante
+in cui la lettera del Comines e
+del cardinale di san Malo giunse in
+mano de' provveditori veneziani. Non
+pertanto mostrarono tuttavia qualche desiderio
+di entrare in negoziazione; ma il
+conte di Cajazzo gridò che non era più
+tempo di parlamentare, e che i Francesi
+erano di già vinti a metà. Uno de' provveditori,
+ed il marchese di Mantova furono
+dello stesso parere; fecero tacere
+coloro che volevano ancora parlare, e
+cominciò la battaglia<a class="tag" id="tag348" href="#note348">[348]</a>.
+</p>
+
+<p>
+L'avanguardia francese era comandata
+dal maresciallo di Giè e da Gian
+Giacomo Trivulzio: aveva alla testa tre
+cento cinquanta uomini d'armi, i migliori
+dell'armata, dietro ai quali venivano tre
+mila Svizzeri, comandati da Engelberto
+di Cleves, fratello del duca di Nevers,
+dal balivo di Digione, e da Lornay, scudiero
+maggiore della regina, finalmente
+erano sostenuti da tre cento arcieri della
+<span class="pagenum"><a id="Page_357"></a>[357]</span>
+guardia, che per ordine del re erano
+scesi da cavallo. Il re, che comandava la
+battaglia, lasciò partire quest'avanguardia,
+mentre ch'egli attraversava il fiume, di
+modo che era di già arrivata a fronte
+del campo italiano, quand'egli trovavasene
+tuttavia molto lontano. Guinol di Lousieres,
+uno de' maestri della casa del re, e
+Giovanni de la Grange, balivo d'Auxonne,
+avevano il comando dell'artiglieria.
+Gilles Caronnel di Normandia portava lo
+stendardo dei cento gentiluomini della
+guardia, ed Aymar di Prie quello de' pensionarj.
+Erano diretti dal signor di Crussols
+dugento balestrieri a cavallo, dugento
+arcieri francesi e gli Scozzesi. Claudio
+de la Chastre comandava il corpo di
+battaglia sotto il re, e lo assisteva co'
+suoi consiglj. Per ultimo la retroguardia
+era comandata dai signori de la Guise
+e de la Tremouille. Tutti gli equipaggi,
+portati da circa sei mila bestie da soma,
+furono spediti per la strada della montagna
+a sinistra, sotto gli ordini del capitano
+Odet di Riberac, ma senza truppe
+che li cuoprissero<a class="tag" id="tag349" href="#note349">[349]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_358"></a>[358]</span>
+</p>
+
+<p>
+L'armata italiana aveva fin allora tenuto
+d'occhio i movimenti de' Francesi,
+ed aveva lasciato che si stendessero sulla
+ghiaja; ma quando furono in piena marcia,
+e che i loro tre corpi si furono
+tanto allontanati gli uni dagli altri da
+non potere più sostenersi a vicenda, Francesco
+Gonzaga ordinò l'attacco. Mentre
+che il re discendeva sulla riva sinistra del
+Taro, il Gonzaga rimontava la riva destra;
+aveva occupato Fornovo, di dove
+erano appena partiti i Francesi, e colà
+passò il fiume dietro a loro in testa a
+seicento uomini d'armi, il fiore di tutta
+l'armata, di un grosso squadrone di
+Stradioti e di cinque mila fanti. Lasciò
+sulla sinistra Antonio di Montefeltro, figlio
+naturale del precedente duca d'Urbino,
+con una gagliarda riserva per
+assecondarlo in caso di bisogno: aveva
+ordinato che quando egli fosse venuto alle
+mani colla retroguardia, passasse il fiume
+alquanto più basso un altro squadrone
+di Stradioti e venisse a percuotere in
+sul fianco dell'armata francese, e che
+un terzo, tenendo la sinistra dal canto
+delle montagne, seguisse gli equipaggi,
+che il capitano Odet cercava di allontanare.
+Da un altro canto il conte di
+Cajazzo con quattrocento gendarmi e
+<span class="pagenum"><a id="Page_359"></a>[359]</span>
+due mila fanti passò il Taro in faccia
+all'avanguardia francese per attaccarla
+di fronte. Lasciò sull'altra riva Annibale
+Bentivoglio con un corpo di riserva di
+dugento uomini d'armi; finalmente ai
+provveditori Veneziani fu affidata la
+custodia del campo con due forti compagnie
+di uomini d'armi e mille fanti.
+In tal modo apparecchiavansi i Veneziani
+ad attaccare nello stesso tempo l'armata
+francese alla testa, alla coda e di
+fianco; ma, accostumati alle battaglie d'Italia,
+nelle quali uno squadrone si presentava
+dopo l'altro, ed aspettava sempre
+di essere sostenuto da truppe fresche,
+trascurarono di adoperare contemporaneamente
+tutte le loro forze; indebolirono
+la loro armata con grosse riserve, che
+rimasero al di là del fiume, ed il loro
+più grande mancamento fu quello di
+non regolare da principio la marcia delle
+riserve, perchè giugnessero successivamente
+sul luogo della battaglia<a class="tag" id="tag350" href="#note350">[350]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Intanto l'attacco del marchese di Mantova
+veniva diretto con somma bravura;
+<span class="pagenum"><a id="Page_360"></a>[360]</span>
+al primo urto de' suoi uomini d'armi
+con quelli della retroguardia francese,
+tutte le lance si spezzarono, ed i due
+corpi si mischiarono per battersi colle
+mazze d'armi e collo stocco. Il re, che
+in quell'istante stava armando de' cavalieri
+nel corpo di battaglia, avvisato
+dal rumore che udiva farsi in sul di
+dietro, fece dar volta al suo campo d'armata,
+ed accorse in ajuto della sua retroguardia.
+Andava in tal modo sempre
+più allontanandosi dalla sua vanguardia,
+che, durante questa marcia retrograda,
+seguitava ad avanzarsi lungo le ghiaje
+del fiume. Ognuno correndo più o meno
+velocemente in ragione del proprio desiderio
+d'entrare in battaglia, il re si
+trovò quasi solo, mentre che un altro
+corpo nemico, che aveva passato il fiume
+di fianco a lui, non gli era omai distante
+più di cento passi. Il bastardo di Borbone,
+che gli stava a canto, essendosi
+spinto contro questi nuovi nemici per
+caricarli, fu trasportato dal proprio cavallo
+in mezzo a loro e fatto prigioniere.
+Carlo VIII, per quanto fu detto,
+in questo frangente si condusse con somma
+intrepidezza, gettandosi arditamente
+dove la mischia era più calda, incoraggiando
+<span class="pagenum"><a id="Page_361"></a>[361]</span>
+i suoi soldati, e mostrandosi persuaso
+d'avere gli ajuti del cielo<a class="tag" id="tag351" href="#note351">[351]</a>.
+</p>
+
+<p>
+I Francesi, attaccati da forze infinitamente
+superiori, non avrebbero probabilmente
+potuto resistere a lungo, se
+mille cinquecento Stradioti avessero eseguiti
+gli ordini loro dati di mischiarsi agli
+uomini d'armi; quando l'ordinanza di
+questi era rotta, gli Stradioti colle lunghe
+loro sciable trovavansi avvantaggiati
+tra i cavalieri armati di lance,
+ed avrebbono fatta un'orribile carnificina
+di cavalieri francesi. Ma in mezzo
+alla battaglia, quelle truppe leggeri si
+avvidero che i loro camerata, avendo
+svaligiato l'equipaggio de' nemici, stavano
+dividendo una così ricca preda,
+mentre essi non si vedevano innanzi
+che pericoli. Tutti gli Stradioti lasciarono
+subito la battaglia per farsi addosso
+al convoglio caduto in potere de'
+soldati, e bentosto molti pedoni ed anche
+uomini d'armi presero la stessa via.
+Francesco Gonzaga, abbandonato da coloro
+ne' quali aveva riposta la sua maggiore
+fiducia, perdette in breve tutto
+il vantaggio che aveva avuto in principio
+<span class="pagenum"><a id="Page_362"></a>[362]</span>
+dell'azione. Suo zio, Rodolfo Gonzaga,
+era stato ucciso ne' primi istanti
+della mischia, onde non aveva potuto
+eseguire la commissione che gli era stata
+data di far avanzare Antonio di Montefeltro,
+il quale, non ricevendo verun
+avviso, si tenne immobile. All'ultimo
+Francesco Gonzaga venne respinto; i
+suoi cavalieri, fuggendo, attraversarono
+il fiume, altri per riguadagnare il proprio
+campo, ed altri per entrare in
+Fornovo; dietro ai quali correndo la
+guardia francese a briglia sciolta, s'allontanò
+tanto dal re, che questi per la
+seconda volta trovossi separato dalla sua
+gente, ed esposto a grandissimi pericoli<a class="tag" id="tag352" href="#note352">[352]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Nello stesso tempo il conte di Cajazzo
+aveva caricata la vanguardia francese,
+ma non così caldamente. Giunto a fronte
+degli uomini d'armi francesi, volse le
+spalle senza abbassare una lancia, e cominciò
+a fuggire, forse sperando di farsi
+inseguire, onde così sempre più allontanare
+la vanguardia dal luogo in cui
+combatteva il re; almeno così sospettò
+<span class="pagenum"><a id="Page_363"></a>[363]</span>
+il maresciallo di Giè, il quale, sebbene
+con molto stento, contenne i suoi uomini
+d'armi, che volevano dare addosso
+ai fuggiaschi. Il re, rimasto alcuni istanti
+solo fra le due truppe, si trovò circondato
+ed attaccato da alcuni cavalieri,
+che mentre si ritiravano lungo le ghiaje
+del fiume si avvidero del suo isolamento.
+Pure Carlo VIII fu opportunamente soccorso
+da una banda di gentiluomini che
+venivano a raggiugnerlo. Bentosto la retroguardia,
+che aveva inseguito il nemico
+fino a Fornovo, diede addietro per accostarsi
+al re; ed allora continuarono
+tutti assieme a discendere sulla sinistra
+del Taro, per unirsi al corpo del maresciallo
+di Giè<a class="tag" id="tag353" href="#note353">[353]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Questi si vedeva a fronte, sull'opposta
+sponda del fiume, il conte di Cajazzo,
+che aveva raggiunta la sua riserva,
+e che poco dopo venne pure ingrossato
+dal marchese Gonzaga con tutti
+coloro che si erano ritirati alla volta di
+Fornovo. L'armata italiana era tuttavia
+più numerosa assai che non la francese;
+pure nel consiglio di questa si consultò
+se dovesse attaccare il nemico. Gian
+<span class="pagenum"><a id="Page_364"></a>[364]</span>
+Giacomo Trivulzio, Camillo Vitelli e
+Francesco Secco, condottieri italiani al
+servigio del re, volevano che si approfittasse
+degli ottenuti vantaggi per avere
+intera vittoria, che si ripassasse il Taro,
+che si attaccasse il campo italiano sull'opposta
+riva, e che si approfittasse del terrore,
+di cui apparivano manifesti segni
+nelle schiere nemiche. Facevano questi
+generali osservare che la strada di Parma
+era tutta coperta di gente, lo che dava
+a conoscere che molti fuggiaschi avevano
+di già abbandonato il campo, e
+cercavano di salvarsi da quella banda.
+Ma i capitani francesi, che mal conoscevano
+le strade, che difficilmente s'inducevano
+a credere compreso da terrore
+un così grande esercito, e che vedevano
+i proprj cavalli e soldati affaticati, non
+vollero esporsi a perdere i conseguiti
+vantaggi. Dopo qualche disamina il re
+andò ad alloggiare in un villaggio presso
+al Taro, alquanto al di sotto del luogo
+in cui erasi data la battaglia, ponendosi in
+una piccola casa al coperto della pioggia,
+che aveva continuato tutto il giorno<a class="tag" id="tag354" href="#note354">[354]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_365"></a>[365]</span>
+</p>
+
+<p>
+L'urto tra gli uomini d'armi del marchese
+di Mantova e la retroguardia francese
+non era durato più d'un quarto d'ora,
+e più di tre quarti i secondi inseguirono i
+nemici: tanto l'impeto francese e la violenza
+delle cariche degli uomini d'armi aveva
+confusa la tattica italiana. I vincitori non
+perdettero più di dugento uomini, i vinti
+circa tre mila cinquecento. Moltissimi
+cavalieri, atterrati nel primo urto, furono
+uccisi in terra a colpi di scuri dai servitori
+dell'armata, ed i pedoni, separati
+dalla loro cavalleria, furono tagliati a
+pezzi: fra gl'Italiani uccisi in quest'azione
+si contarono Rodolfo di Gonzaga,
+zio del marchese; Rannuccio Farnese,
+Giovanni Piccinino, nipote del famoso
+Niccolò; Galeazzo di Coreggio, Roberto
+Strozzi ed Alessandro Beroaldi. Bernardino
+di Montone, nipote del gran Braccio,
+erasi pure lasciato tra gli estinti,
+ma guarì dalle sue ferite<a class="tag" id="tag355" href="#note355">[355]</a>. I Francesi
+<span class="pagenum"><a id="Page_366"></a>[366]</span>
+non fecero un solo prigioniere per la
+stessa ragione che li dissuadeva dal difendere
+i proprj equipaggi e dallo spogliare
+i nemici. Erano essi in troppo
+piccol numero, e troppo lontani dal
+loro paese, per far cosa che potesse
+in qualunque modo ritardare il loro
+cammino. Più volte in tempo della battaglia
+si udirono gridare: <i>Risovvengavi
+di Guinegales</i>! Effettivamente in questo
+luogo avevano perduta una vittoria di
+già conseguita, per essersi sbandati a
+saccheggiare<a class="tag" id="tag356" href="#note356">[356]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il terrore nel campo degl'Italiani era
+più grande assai che non potevano supporlo
+i Francesi. La prodigiosa perdita
+fatta dai primi in così breve tempo
+aveva colpito la loro immaginazione, e
+durante la notte si ottenne a stento di
+trattenere i soldati, che volevano tutti
+fuggire a Parma. Il conte di Pitigliano,
+fatto prigioniere a Nola, e che veniva
+condotto dal re dietro l'armata col conte
+Virginio Orsini, suo cugino, essendo
+fuggito in tempo della battaglia, e salvatosi
+nel campo veneziano, contribuì
+potentemente a calmarli. Egli tenne dietro
+<span class="pagenum"><a id="Page_367"></a>[367]</span>
+al fuggiaschi quasi due ore per richiamarli
+alla battaglia, gridando <i>Pitigliano</i>,
+Se gli fosse riuscito di riunirli, teneva
+per fermo che un nuovo attacco avrebbe
+ruinato i Francesi senza riparo. Egli
+aveva infatti veduto il disordine del loro
+campo, ed aveva conosciuto che la loro
+ordinanza di battaglia era stata più che
+altro opera dell'accidente, e che un solo
+urto di cavalleria, dagl'Italiani mal sostenuto,
+aveva decisa la sorte della battaglia.
+Egli sapeva che i Francesi non
+erano affatto sicuri della loro ritirata,
+e che sarebbe facile il far loro provare
+quello stesso terrore che avevano incusso
+ne' loro nemici. Ma tutti i suoi sforzi
+altro non ottennero che d'impedire la
+dispersione dell'armata; non già di ridurli
+ad un nuovo attacco, che egli
+avrebbe voluto tentare durante la notte.
+Altronde la continua pioggia aveva finalmente
+gonfiato il Taro, e di già
+questo torrente rendeva difficile l'avvicinamento
+d'un'armata all'altra<a class="tag" id="tag357" href="#note357">[357]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Nel giorno 7 il re si accampò a Medesana,
+un miglio al di sotto al luogo
+<span class="pagenum"><a id="Page_368"></a>[368]</span>
+in cui aveva passata la notte. Nello
+stesso tempo incaricò il Comines di ricominciare,
+s'era possibile, le negoziazioni,
+perciocchè desiderava di ritirarsi
+tranquillamente; lo che non poteva fare
+con piena sicurezza in vicinanza d'una
+armata più numerosa assai della sua.
+Per trattare di conserva col Comines
+nominava il cardinale di san Malo, il
+maresciallo di Giè e Lodovico di Allewin,
+signore di Piennes. I commissarj
+italiani furono il marchese di Mantova,
+il conte di Cajazzo ed i due provveditori
+veneziani. Erano da ambo le parti i più
+ragguardevoli personaggi delle due armate;
+ma la difficoltà consisteva nel
+riunirli. Avanzaronsi gli uni e gli altri
+dal canto loro sulle ghiaje del torrente;
+ma niuno osava di passare il fiume, soverchiamente
+ingrossato dalle pioggie, e che
+volgeva le onde con tanto fracasso, che
+non era altrimenti possibile l'intendersi
+dall'una all'altra riva. All'ultimo il Comines
+con Robertet, segretario del re,
+si recò presso i Veneziani, ma era incaricato
+soltanto di proporre una conferenza.
+In quest'abboccamento si parlò
+della precedente battaglia, e credendo
+il marchese di Mantova che suo zio
+fosse ancora vivo, lo raccomandò al
+<span class="pagenum"><a id="Page_369"></a>[369]</span>
+Comines insieme a tutti gli altri prigionieri:
+ma il Comines si guardò dal
+rispondere che i Francesi non avevano
+dato quartiere a veruna persona. Si convenne
+di avere un'altra conferenza verso
+sera, ma i Veneziani fecero in appresso
+avvisare il Comines di protrarla fino all'indomani,
+per non arrischiare di scontrarsi
+negli Stradioti, che non eransi
+potuti assoggettare a veruna disciplina.
+Il re non aveva intenzione d'aspettare
+il giorno susseguente. Un'ora prima dell'alba
+i trombettieri suonarono col grido
+consueto: <i>faites bon guè</i><a class="tag" id="tag358" href="#note358">[358]</a>. Era questo
+il segno convenuto, perchè tutti montassero
+a cavallo, e si avviassero alla volta
+di Borgo san Donnino<a class="tag" id="tag359" href="#note359">[359]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Questa notturna partenza, volgendo
+le spalle al nemico, era propriamente
+fatta per seminare il terrore nell'armata.
+Trattavasi d'attraversare un paese alpestre
+prima di raggiugnere in sul piano
+la strada maestra; e siccome, a cagione
+della negligenza del grande scudiere,
+l'armata partiva senza guide, si smarrì.
+<span class="pagenum"><a id="Page_370"></a>[370]</span>
+Ma i fuochi lasciati dai Francesi nel
+campo ingannarono i Veneziani, i quali
+non s'avvidero che a mezzogiorno della
+loro partenza. Le pioggie, che sempre
+continuavano, avevano talmente gonfiato
+le acque del torrente, che fino alle
+quattro ore niuno s'arrischiò di varcarlo.
+All'ultimo lo attraversò il conte
+di Cajazzo con dugento cavalli italiani,
+perdendo uno o due uomini. Questo felice
+accidente diede tempo al Francesi
+di fare sei miglia all'incirca in un paese
+disuguale, nel quale potevano essere assai
+molestati, e di giugnere in una vasta
+pianura, ove la loro vanguardia, l'artiglieria
+e gli equipaggi, partiti alcune
+ore prima di loro, gli aspettavano<a class="tag" id="tag360" href="#note360">[360]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Un'armata, che si ritira in faccia al
+nemico, non tarda a scoraggiarsi anche
+dopo avere ottenuti prosperi successi.
+La retroguardia, giugnendo in sul piano,
+fu atterrita vedendo il corpo d'armata
+che la stava aspettando, in mezzo al
+quale lo stendardo del Trivulzio le sembrò
+quello del marchese di Mantova. Nè la
+vanguardia provò minore spavento nel
+vedere avvicinarsi la retroguardia, finchè
+gli esploratori delle due parti non
+<span class="pagenum"><a id="Page_371"></a>[371]</span>
+si furono riconosciuti. I Francesi erano
+appena giunti a san Donnino, quando
+un falso allarme li costrinse ad uscirne;
+lo che preservò questa terra dal saccheggio,
+che gli Svizzeri avevano di già
+cominciato<a class="tag" id="tag361" href="#note361">[361]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La prima notte il re dormì a Firenzuola,
+e la seconda presso alla Trebbia,
+al di là di Piacenza; ed era colà giunto
+senza essere molestato dalla cavalleria
+leggiera del nemico. Suppose di non
+essere più esposto a verun pericolo, e
+ben fece passare la Trebbia che ad una
+parte della sua armata, lasciando sull'altra
+sponda quasi tutta l'artiglieria con
+dugento lance e cogli Svizzeri per custodirla.
+Per dividere così i soldati non
+aveva avuto altro motivo che quello di
+trovare per tutti più comodi alloggiamenti.
+Ma i fiumi d'Italia sono soggetti
+a così subite escrescenze d'acque,
+che non si può mai far capitale dei
+guadi già riconosciuti. Alle dieci ore
+della sera il fiume sollevossi rapidamente
+a tanta altezza, a motivo delle pioggie
+cadute negli Appennini, che non sarebbe
+stato possibile d'attraversarlo nè a
+piedi nè a cavallo. Più non era in arbitrio
+<span class="pagenum"><a id="Page_372"></a>[372]</span>
+d'una metà dell'armata il dare soccorso
+all'altra; e non pertanto il nemico
+trovavasi vicino assai, perciocchè il conte
+di Cajazzo era entrato in Piacenza, di
+cui aveva accresciuta la guarnigione.
+I Francesi sull'una e sull'altra riva
+cercarono tutta la notte con estrema
+inquietudine alcun mezzo di comunicazione,
+senza poterne scoprire alcuno;
+finalmente verso le cinque ore del mattino
+le acque cominciarono da sè medesime a
+abbassarsi; allora i soldati si affrettarono
+di stendere delle corde dall'una all'altra
+sponda, onde sostenere le persone a
+piedi, che guadarono il fiume, entrando
+nell'acqua fin sopra allo stomaco; ed
+in tal modo poterono riunirsi i due corpi
+d'armata, che il re già si pentiva d'avere
+separati<a class="tag" id="tag362" href="#note362">[362]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il conte di Cajazzo aveva trovati in Piacenza
+cinquecento fanti tedeschi, gli unì
+ai cavalleggeri che seco aveva condotti,
+ed avendo raggiunta alla Trebbia l'armata
+francese, più non lasciò di molestarla
+nella sua ritirata, mentre dirigevasi
+per Castel san Giovanni, Voghera,
+<span class="pagenum"><a id="Page_373"></a>[373]</span>
+Tortona e Nizza di Monferrato. I provveditori
+veneziani non vollero permettere
+che la loro armata si accostasse
+mai tanto a quella di Carlo da dare
+un'altra battaglia. Pure quanto più i
+Francesi s'andavano avvicinando al paese
+in cui speravano finalmente di trovare
+piena sicurezza, meno vogliosi si mostravano
+di combattere<a class="tag" id="tag363" href="#note363">[363]</a>. La loro ritirata
+venne soltanto coperta da trecento
+Svizzeri armati di colombrine e d'archibugi
+a cavalletto. Costoro aspettavano
+gli Stradioti fino a mezzo tiro delle
+loro armi con una flemma dalla quale
+mai non si dipartirono, e li facevano
+dare addietro con un fuoco ben mantenuto.
+I Francesi mostravano minor sangue
+freddo nell'affrontare il pericolo,
+ma soffrivano pazientemente i disagi di
+una penosissima ritirata. Gli alloggiamenti
+più non venivano distribuiti dai
+forieri; ognuno collocavasi meglio che
+poteva, senza cagionare disturbi nè contese;
+non si ottenevano i viveri che
+con estrema difficoltà; e senza l'opinione
+grandissima che aveva Gian Giacomo
+Trivulzio presso il partito guelfo
+<span class="pagenum"><a id="Page_374"></a>[374]</span>
+di Lombardia, l'armata avrebbe sofferta
+una crudel fame. Ciò che più tormentava
+i soldati era la mancanza d'acqua. Camminavano
+nel cuore della state, e, per
+ispegnere la sete che li divorava, entravano
+fino alla cintura nelle fosse fangose
+delle piccole città e de' villaggi. I
+primi che vi giugnevano trovavano pure
+dell'acqua ancora limpida, ma la folla
+de' soldati, de' servi e de' cavalli che li
+seguiva, esauriva in breve quei fossi,
+o ne corrompeva le acque con un fango
+infetto<a class="tag" id="tag364" href="#note364">[364]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il re partiva sempre prima che facesse
+giorno, e camminava fino a mezzodì;
+allora tutti si cercavano alla meglio qualche
+ricovero, e tanto i signori che i servi
+erano forzati a cercarsi i viveri ed i foraggi
+pei proprj cavalli. Il Comines, che
+dice essere uno di coloro che soffrirono
+meno degli altri, e che era oramai vecchio,
+fu due volte costretto a cercare egli
+stesso il foraggio pel suo cavallo e ad
+accontentarsi d'un tozzo di cattivo pane.
+Ma il Comines, che aveva accompagnato
+<span class="pagenum"><a id="Page_375"></a>[375]</span>
+il duca di Borgogna in difficilissime guerre,
+ove per altro le truppe mai non
+avevano sofferto altrettanto, non poteva
+abbastanza ammirare la pazienza ed il
+lieto umore di quei soldati francesi che
+mai non si lagnavano. L'armata era
+forzata a camminare lentamente a cagione
+della grossa artiglieria; ad ogni
+istante o i carri si rompevano, o mancavano
+i cavalli; ma non eravi un solo
+cavaliere che rifiutasse di mettere mano
+al lavoro, o di prestare il suo cavallo
+per tirare un cannone da un cattivo
+passo; di modo che in così penoso viaggio
+non si perdette un solo pezzo d'artiglieria,
+nè una libbra di polvere. Finalmente il
+mercoledì, 15 di luglio, otto giorni
+dopo la loro partenza da Medesana, i
+Francesi, che il giorno 14 eransi trattenuti
+presso le mura d'Alessandria,
+giunsero in Asti, ove si videro nello
+stesso tempo in luogo di sicurezza e di
+riposo, ed in una città abbondantemente
+provveduta di vittovaglie<a class="tag" id="tag365" href="#note365">[365]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_376"></a>[376]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il duca d'Orleans non aveva potuto tornare
+ad Asti per ricevere Carlo VIII; egli
+erasi chiuso in Novara, ed aveva colà
+riunite tutte le truppe che di mano in
+mano erano giunte dalla Francia. La di lui
+armata trovavasi in ottimo stato e bene
+disciplinata; e tra Svizzeri e Francesi
+ammontava a settemila cinquecento uomini
+che ricevevano paga. Ma il duca,
+fidando nella ricchezza e fertilità della
+provincia, invece di formare altri magazzini
+in Novara, aveva lasciati dilapidare
+quelli che vi trovò quando la sorprese.
+L'armata del duca di Milano era
+venuta ad assediarlo, prima che avesse
+potuto riparare così grave mancamento,
+e quella de' Veneziani, che si era battuta
+coi Francesi a Fornovo, invece
+d'inseguire Carlo VIII, aveva raggiunti
+gli assedianti. Perciò quando il duca
+d'Orleans seppe che il re era arrivato
+in Asti, lo mandò a pregare d'affrettarsi
+a liberarlo<a class="tag" id="tag366" href="#note366">[366]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ma nè Carlo VIII, nè i suoi soldati
+avevan troppa voglia di combattere: il
+<span class="pagenum"><a id="Page_377"></a>[377]</span>
+re dopo pochi giorni passò da Asti a
+Torino per cercar di trattare coi confederati,
+valendosi della mediazione della
+duchessa reggente di Savoja. I confederati
+desideravano pure d'ottenere una
+buona pace, ed avrebbero veduto con
+piacere incaricato delle negoziazioni il
+Comines; ma gl'intrighi di corte e la
+gelosia del cardinale di san Malo non
+lo permisero; e perchè le due parti
+temevano egualmente di fare le prime
+proposizioni, il re mandò il balivo di
+Digione agli Svizzeri per far leva nel
+loro paese e condurre a Novara cinque
+mila soldati<a class="tag" id="tag367" href="#note367">[367]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Intanto il tempo passava, e Carlo VIII,
+dimenticando le cose della guerra, omai
+ad altro più non pensava che a sollazzarsi.
+Egli aveva alloggiato in Chieri
+nella casa d'uno de' principali della
+provincia, Giovanni di Soleri, la di cui
+figlia era stata dalla città incaricata di
+arringarlo. Lo aveva fatto con molto
+garbo<a class="tag" id="tag368" href="#note368">[368]</a>, e dopo quel giorno il re credette
+<span class="pagenum"><a id="Page_378"></a>[378]</span>
+di non avere altro affare che quello di
+sedurre Anna di Soleri. Andava continuamente
+da Torino a Chieri, senza curarsi
+delle ristrettezze in cui era ridotto il conte
+d'Orleans, il quale nello stesso tempo trovavasi
+indebolito dalla febbre quartana, e
+vedeva andare ogni giorno crescendo i
+nemici che lo assediavano. Non contavansi
+nella loro armata meno di undici
+mila landsknecht, capitanati dal duca di
+Brunswick e da Giorgio di Pietra Piana
+(Ebenstein) riputatissimo condottiere tedesco.
+Massimiliano non aveva somministrato
+che il minor numero di questi
+soldati, gli altri erano stati levati
+in Germania col denaro de' confederati<a class="tag" id="tag369" href="#note369">[369]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Gli amici del duca d'Orleans lo avevano
+invitato a ritirarsi in Vercelli o in
+Asti con una porzione delle sue truppe,
+prima che gli venissero tolte tutte le
+uscite di Novara; avrebbe in tal modo
+diminuita la guarnigione, tutta a carico
+de' quasi esauriti magazzini della città, ed
+<span class="pagenum"><a id="Page_379"></a>[379]</span>
+avrebbe in pari tempo avuta maggiore
+influenza ne' consiglj del re; ma Giorgio
+d'Amboise, suo favorito, in allora
+arcivescovo di Rouen, poscia cardinale,
+era stato da lui spedito in Asti, dove
+aveva contratta domestichezza col cardinale
+di san Malo, favorito di Carlo VIII,
+e questi due ecclesiastici, giudicando delle
+cose della guerra a seconda de' loro
+pregiudizi, senza voler ascoltare i consiglj
+de' militari, andavano assicurando
+il duca d'Orleans, che il re non tarderebbe
+a portarsi sopra Novara per liberarlo
+con una battaglia; mentre che
+il meno attento osservatore avrebbe potuto
+conoscere che l'armata non rientrerebbe
+in battaglia, senza esservi condotta
+dal re, che non aveva voglia di
+condurvela<a class="tag" id="tag370" href="#note370">[370]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Queste false informazioni persuasero
+il duca d'Orleans a rimanere ostinatamente
+in Novara, sebbene i bisogni
+dell'armata andassero ogni giorno crescendo
+e declinassero all'ultimo in una
+terribile carestia. I generali di Carlo VIII
+tentarono, a dire il vero, più volte di
+<span class="pagenum"><a id="Page_380"></a>[380]</span>
+far giugnere vittovaglie agli assediati;
+ma i loro convogli caddero quasi tutti
+in mano del nemico con grave perdita
+dell'armata francese; mentre che in Novara
+andava crescendo la miseria, e che
+ogni dì morivano di fame e borghesi e
+soldati. Tutte le savie persone dell'armata,
+ma in ispecie i militari desideravano
+di terminare la campagna con onorevoli
+patti. Rappresentavano che l'inverno
+era imminente, che al re mancava
+il danaro; che non restavano che
+pochissimi Francesi all'armata; che molti
+di loro erano caduti infermi; che gli
+altri così caldamente desideravano di tornare
+in Francia, che ne partivano parecchi
+ogni giorno, alcuni con regolare
+congedo del re, altri senz'aspettarlo. Il
+principe d'Orange, di fresco giunto dalla
+Francia, il quale conosceva tutti i mezzi
+che poteva somministrare il paese,
+insisteva sulla necessità di venire ad un
+accomodamento, ed altronde sapevasi
+che Lodovico il Moro non chiedeva altro
+che la restituzione di Novara. Ma in
+allora il consiglio del re era tutto in
+mano degli ecclesiastici, ed il cardinale
+di san Malo approfittava della lontananza
+o degli amori del re, che più non pensava
+<span class="pagenum"><a id="Page_381"></a>[381]</span>
+agli altri affari, per impedire ogni
+negoziazione<a class="tag" id="tag371" href="#note371">[371]</a>.
+</p>
+
+<p>
+L'armata italiana non si limitava a
+bloccare Novara; aveva successivamente
+attaccati e presi i posti avanzati che i
+Francesi avevano fortificati intorno a
+quella città; si era accampata a san Francesco,
+a san Nazaro ed a Bolgari, in
+maniera di privare gli assediati d'ogni
+comunicazione colla campagna, e nello
+stesso tempo di rendere pressocchè inespugnabili
+le sue posizioni<a class="tag" id="tag372" href="#note372">[372]</a>. Sebbene da
+ambo le parti si avesse il medesimo desiderio
+d'entrare in trattative, queste mai
+non si aprivano, perchè l'una e l'altra parte
+credeva disonorevole il farne la proposizione.
+Intanto morì la marchesana di
+Monferrato, quella savia e bella principessa
+che sempre si mantenne fedele
+all'alleanza del re; periva nella fresca
+età di ventinove anni, lasciando i suoi
+figli in tenera età, de' quali si contrastavano
+la tutela il marchese di Saluzzo
+e Costantino Arianite, uno de' signori
+<span class="pagenum"><a id="Page_382"></a>[382]</span>
+di Bazan nell'Epiro, zio e principale
+consigliere della morta principessa. Carlo
+VIII, per un atto di riconoscenza
+verso la di lei memoria, spedì il Comines
+a Casale per regolare quella tutela
+che fu conferita al signore Costantino<a class="tag" id="tag373" href="#note373">[373]</a>.
+Ma mentre il Comines trattenevasi
+a quella corte, si abbattè in un
+inviato del marchese di Mantova, che
+questi aveva incaricato di complimentare,
+il giovane marchese di Monferrato
+suo parente. Quest'incontro diede luogo
+ad un'apertura di negoziazioni, che bentosto
+si rendettero più diretti per avere
+il Comines scritto ai due procuratori veneziani<a class="tag" id="tag374" href="#note374">[374]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Le due parti, avendo lo stesso desiderio
+di trattare, e gli stessi timori rispetto
+alle vicende della guerra, convennero
+d'aprire un congresso a metà strada
+tra Novara e Vercelli, tra Bolgari e Camariano.
+Il principe d'Orange, il maresciallo
+di Giè, di Piennes e Comines
+trattavano per la Francia; il marchese
+di Mantova e Bernardo Contarini per
+<span class="pagenum"><a id="Page_383"></a>[383]</span>
+gli alleati. Il re più non isperava di
+salvare Novara, e ad altro non pensava
+che a cavarne con onore il cugino.
+Proponeva che questa città, risguardata
+come dipendente dall'impero, si consegnasse
+agli ufficiali di Massimiliano che
+trovavansi insieme ai confederati<a class="tag" id="tag375" href="#note375">[375]</a>. Ma
+non avendo potuto ottenere questa condizione,
+e la fame stringendo sempre
+più gli assediati, si convenne soltanto
+che il duca d'Orleans uscirebbe da Novara
+con tutte le sue truppe, ad eccezione
+di trenta uomini che lascierebbe
+nel castello, e che fino all'ultimazione
+delle negoziazioni la città verrebbe data
+in custodia ai soli borghesi, ai quali il
+duca di Milano permetterebbe di ricevere
+di giorno in giorno i viveri necessari<a class="tag" id="tag376" href="#note376">[376]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La città era di già evacuata, e le
+conferenze, che tenevansi ogni giorno,
+sembravano promettere un vicino felice
+risultato. Vi assisteva Lodovico il Moro
+con sua moglie la duchessa di Milano,
+nella quale riponeva tutta la sua confidenza,
+<span class="pagenum"><a id="Page_384"></a>[384]</span>
+quando il balivo di Digione,
+ch'era stato spedito nella Svizzera per
+farvi leva di cinque mila uomini, giunse
+a portata del campo francese colle prime
+colonne di questo nuovo corpo di truppe.
+La spedizione nel regno di Napoli,
+dove Carlo VIII aveva per la prima
+volta condotti soldati svizzeri, aveva inspirato
+in que' montanari un nuovo ardore
+e riempitili di larghe speranze; credevano
+che le ricche pianure della Lombardia
+fossero abbandonate in loro balìa.
+Non avevano cominciato che da poco
+tempo a mettersi al soldo delle straniere
+nazioni, e questa strada d'acquistare
+ricchezza e gloria offriva loro tutto l'allettamento
+della novità. Sebbene il balivo
+di Digione non avesse voluto levarne
+che cinque mila, se n'erano spontaneamente
+posti in cammino alla volta
+dell'Italia venti mila, onde si dovettero
+dare ordini tali ai confini del Piemonte
+che impedissero il passaggio a maggior
+numero di gente, altrimenti perfino le
+donne ed i fanciulli parevano volenterosi
+di scendere in Italia<a class="tag" id="tag377" href="#note377">[377]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_385"></a>[385]</span>
+</p>
+
+<p>
+L'arrivo di questa inaspettata moltitudine,
+che tanto cambiava la proporzione
+delle forze delle due armate, avrebbe
+al certo impedita l'evacuazione di
+Novara, quando non avesse avuto luogo
+due o tre giorni prima. Poteva inoltre
+dare motivo a nuove deliberazioni, se
+tornasse meglio di rompere le negoziazioni,
+o se il re con una così grossa
+e bellicosa armata, e diretta da così
+valorosi ufficiali, non doveva cogliere
+l'opportunità di tentare la conquista della
+Lombardia. Non potevasi dubitare che
+l'evacuazione di Novara e la ritirata di
+Carlo VIII al di là delle Alpi non dovesse
+scoraggiare totalmente l'armata che
+tuttavia difendeva il regno di Napoli,
+sconcertare tutti i partigiani della Francia,
+e rialzare invece le abbattute speranze,
+e l'orgoglio del partito nemico.
+Vero è che il campo veneziano era in
+così forte posizione e fiancheggiato da
+così ragguardevoli opere, che temeraria
+cosa sarebbe stata quella di volerlo forzare,
+ma se invece d'attaccarlo, i Francesi
+si fossero incamminati alla volta di
+Milano o di Pavia, avrebbero costretto
+il marchese di Mantova a seguirli, non
+lasciandogli che la scelta tra una battaglia
+e la perdita del paese ch'egli doveva
+<span class="pagenum"><a id="Page_386"></a>[386]</span>
+difendere. Ai Francesi non si era giammai
+offerta più bella occasione di acquistare
+il dominio dell'Italia, ed il duca
+d'Orleans colla sua eloquenza e col
+suo credito cercava pure di persuaderlo<a class="tag" id="tag378" href="#note378">[378]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ma il duca d'Orleans non aveva alla
+corte grandissima influenza; anzi era
+gagliardamente sospetto ai favoriti del re:
+era tuttavia fresca la memoria delle guerre
+civili cui aveva presa parte, ed invece
+di favoreggiare il suo ingrandimento,
+la corte inclinava ad impedirgli
+l'acquisto del Milanese: Gian Giacomo
+Trivulzio proponeva ai Veneziani un
+parziale trattato con Carlo VIII, in
+virtù del quale Lodovico il Moro sarebbe
+stato costretto a rassegnare a Massimiliano
+Sforza, figlio di suo nipote Giovan
+Galeazzo, il ducato di Milano, mentre
+che Cremona col suo territorio sarebbesi
+ceduta ai Veneziani in pagamento delle
+spese della guerra<a class="tag" id="tag379" href="#note379">[379]</a>. Questo trattato,
+che non ebbe effetto, contribuì per altro
+<span class="pagenum"><a id="Page_387"></a>[387]</span>
+a indebolire la vicendevole confidenza
+delle potenze italiane.
+</p>
+
+<p>
+Ma la disposizione della nobiltà francese
+era quella che più d'ogni altra
+cosa si opponeva al rinnovamento delle
+ostilità. Era la nobiltà stanca di questa
+spedizione; più non voleva combattere,
+ed ardentemente desiderava di ripatriare:
+perciò pretendeva che più non avesse
+l'armata abbastanza uomini d'armi per
+mantenere una certa proporzione con
+una così grossa massa di fanteria forastiera;
+e questa stessa considerazione fece
+luogo a strani sospetti contro quelle milizie
+svizzere ch'erano accorse con tanta
+avidità. Dichiaravano i cortigiani essere
+estrema imprudenza l'esporre il re e
+tutta la nobiltà del regno all'arbitrio di
+una moltitudine indomita, orgogliosa e
+conscia della propria possanza. Si opposero
+perciò all'unione di dieci mila uomini,
+ch'erano rimasti al di là di Vercelli,
+cogli altri dieci mila di già arrivati
+al campo; e diedero tanta importanza
+a tali assurdi timori, che le truppe,
+che dovevano inspirare la maggiore confidenza,
+erano invece diventate l'oggetto
+della maggiore paura.
+</p>
+
+<p>
+In tale situazione Carlo VIII si fece
+conoscere apparecchiato ad abbandonare
+<span class="pagenum"><a id="Page_388"></a>[388]</span>
+ogni vantaggio, se si potesse a tale prezzo
+ridurre il duca di Milano a staccarsi
+dalla lega ed a fare con lui un parziale
+trattato. Lo avevano a ciò disposto le
+precedenti negoziazioni coi Veneziani,
+e gli stessi Veneziani non vi frapposero
+ostacolo, persuasi che la sola cosa necessaria
+alla tranquillità dell'Italia era
+la ritirata di Carlo VIII al di là delle
+Alpi. Infatti il giorno 10 d'ottobre nel
+campo di Vercelli fu conchiuso un trattato
+di pace e d'amicizia tra Carlo e
+Lodovico il Moro, duca di Milano. Si
+convenne che Novara sarebbe ceduta a
+quest'ultimo, che conserverebbe anche
+Genova, ma come feudo della Francia,
+e che il re potrebbe in questa città
+fare come in addietro gli apparecchj
+necessarj alla difesa di Napoli. Inoltre
+il duca prometteva di perdonare a tutti
+i suoi sudditi che avevano seguito il
+partito francese, di rendere a Gian Giacomo
+Trivulzio il godimento de' suoi
+beni, di rinunciare all'alleanza di don
+Ferdinando, re di Napoli, e d'unirsi
+al re contro la repubblica di Venezia,
+se nello spazio di due mesi questa non
+accedeva allo stesso trattato. Ma per sicurezza
+di tutte queste promesse, alle
+quali niuna persona dava fede, nè meno
+<span class="pagenum"><a id="Page_389"></a>[389]</span>
+coloro dell'armata francese che chiedevano
+la pace, il re non doveva avere
+altra guarenzia che la fortezza del Castelletto
+di Genova, e questa ancora non
+doveva essere posta nelle sue mani, ma
+consegnata al duca di Ferrara, suocero
+del duca di Milano, il quale prometteva
+di darla al re di Francia, ogni
+qual volta suo genero mancasse a' suoi
+obblighi verso il re<a class="tag" id="tag380" href="#note380">[380]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ebbe appena Carlo sottoscritta e giurata
+questa pace, che, cedendo a quella
+impazienza di ritornare in Francia che
+formava il voto di tutta la sua nobiltà, non
+che il suo, apparecchiossi a partire all'indomani
+alla volta di Trino nel Monferrato.
+Vero è che gli Svizzeri, i quali erano venuti
+in Italia con tante speranze, e che trattavasi
+di rimandare alle case loro senza
+nemmeno corrisponder loro il convenuto
+soldo, cominciavano a tumultuare; e si
+<span class="pagenum"><a id="Page_390"></a>[390]</span>
+aveva allora qualche ragione di temere
+quello che in addietro si era finto gratuitamente
+di credere, cioè che volessero ritenere
+il re come ostaggio di ciò che
+loro era dovuto. Si offriva loro soltanto
+un mese di paga, lo che bastava appena
+ad indennizzarli delle spese sostenute
+per uscire dal loro paese, e di
+quelle che far dovevano per ritornarvi.
+Essi domandavano il soldo di tre mesi,
+come Lodovico XI si era obbligato di fare
+nelle capitolazioni convenute coi loro
+cantoni, qualunque volta li chiamasse; ed
+all'ultimo convenne soddisfarli non col
+danaro, che ciò non era possibile, ma
+dando loro ostaggi e cambiali<a class="tag" id="tag381" href="#note381">[381]</a>: ed
+allora si ritirarono tra le loro montagne.
+Il re lasciò in Asti Gian Giacomo Trivulzio
+con cinquecento lance francesi
+per agevolarsi in avvenire l'ingresso in
+Italia: ma questi cavalieri, non potendo
+resistere all'ardente desiderio di rivedere
+la loro patria, non ubbidirono; e nello
+spazio di pochi giorni quasi tutti ripassarono
+le Alpi senza congedo<a class="tag" id="tag382" href="#note382">[382]</a>. Il re
+con tutto il rimanente dell'armata partì
+<span class="pagenum"><a id="Page_391"></a>[391]</span>
+da Torino il 22 ottobre alla volta di
+Susa, indi, prendendo la strada di Brianzone
+e di Embrun, valicò le Alpi con
+tanta celerità, come se avesse alle reni
+un'armata vittoriosa. Il 25 d'ottobre
+arrivò a Gap nel Delfinato, ed il 27 a
+Grenoble<a class="tag" id="tag383" href="#note383">[383]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Questa breve spedizione del re di
+Francia, che così precipitosamente abbandonava
+conquiste fatte colla stessa rapidità,
+lasciava da una all'altra estremità
+dell'Italia i semi di nuove guerre, di
+rivoluzioni e di calamità; ed in quel
+modo che un segreto lievito di odj e
+di miserie erasi sviluppato a cagione del
+suo passaggio in tutti i principati ed in
+tutte le repubbliche, così un nuovo veleno,
+il marciume d'una malattia fin allora
+ignota, si sparse dalla stessa armata francese
+in seno alle famiglie nel suo ritorno
+da Napoli. Questa crudele malattia, che
+<span class="pagenum"><a id="Page_392"></a>[392]</span>
+Francesi chiamarono lungo tempo il
+male di Napoli, e gl'Italiani il mal
+francese, era senza dubbio stata portata
+a Napoli da qualche Spagnuolo, cui era
+stata comunicata da' primi compagni che
+Cristoforo Colombo aveva ricondotti dalla
+sua spedizione dell'America. Forse, trovandosi
+in allora circoscritta in un piccol
+numero d'individui, avrebbe potuto essere
+soffocata ne' suoi principj, se una
+guerra così universale, così lunghe marcie
+d'eserciti e la militare licenza, non
+l'avessero diffusa con una sorprendente
+rapidità, e comunicata in brevissimo
+tempo alla massa del popolo in Francia
+ed in Italia. Cristoforo Colombo non
+era rientrato nel porto di Palos, di ritorno
+dal suo primo viaggio, che il 15
+marzo del 1493; e nel corso di quella
+primavera la malattia cominciò a diffondersi
+nel Portogallo, nell'Andalusia e
+nella Biscaglia<a class="tag" id="tag384" href="#note384">[384]</a>. Dopo due anni la
+stessa malattia, che non si comunica
+come le altre contagioni ordinarie, e
+che non infettava mai un nuovo
+individuo senza che questi non dovesse
+il suo male ad una colpa, aveva
+<span class="pagenum"><a id="Page_393"></a>[393]</span>
+di già disseminato il suo veleno tra gli
+Spagnuoli, gl'Italiani, i Francesi, gli
+Svizzeri, i Tedeschi, e per dirlo in
+una parola in più della metà dell'Europa<a class="tag" id="tag385" href="#note385">[385]</a>.
+</p>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_394"></a>[394]</span>
+</p>
+
+<h2>
+CAPITOLO XCVII.
+</h2>
+
+<div class="blockquote">
+<p>
+<i>Ferdinando II rientra nel regno di Napoli
+e ricupera la sua capitale. — I
+Francesi vendono ai nemici del Fiorentini
+le fortezze che occupavano in
+Toscana. — Vengono sforzati a capitolare
+ad Atella, ed evacuano il
+regno di Napoli. — Morte di Ferdinando
+II.</i>
+</p>
+
+<p class="center">
+1495 = 1496.
+</p>
+</div>
+
+<p>
+I moderni tempi, in mezzo a continue
+guerre, offrirono un così piccolo numero
+di conquistatori, contansi così pochi re
+che abbiano essi medesimi condotte le
+loro armate, così pochi che non abbiano
+provate grandi sventure dopo essersi posti
+alla loro testa, che Carlo VIII, per la
+rapida conquista del regno di Napoli,
+occupa un luminoso posto nella storia
+della Francia. Egli è dopo san Luigi il
+primo monarca, di cui gli storici francesi
+abbiano a raccontare una brillante
+e lontana spedizione; i suoi successori,
+sebbene più prudenti e più esperti
+nell'arte della guerra, non furono di
+lunga mano fortunati al paro di lui. Perciò
+<span class="pagenum"><a id="Page_395"></a>[395]</span>
+i Francesi lo hanno per lo più rappresentato
+come un glorioso conquistatore,
+e tra i loro storici cortigianeschi la maggior
+parte si sdegna contro il Comines
+e contro gli scrittori italiani, per avere
+detto, che aveva poco ingegno, non carattere,
+non abitudine all'applicazione;
+tanto è vero che nelle conquiste e nella
+condotta di un'armata trionfatrice avvi
+qualche cosa che abbaglia il volgare, e
+si trae dietro la sua ammirazione.
+</p>
+
+<p>
+Pure, per giudicare Carlo VIII, importa
+meno di esaminare se effettivamente gli
+mancassero i talenti militari, e se non
+andasse debitore che alla fortuna delle
+sue luminose conquiste, quanto il cercare
+ciò ch'egli poteva ripromettersi dai
+suoi prosperi successi, e quali felici risultamenti
+per la Francia, o per i paesi
+in cui portava le armi, compenserebbero
+i mali inseparabili dalla guerra. Ora l'impossibilità
+in cui erasi posto Carlo VIII
+di conservare il regno di Napoli, sia
+che vi restasse, o sia che se ne allontanasse,
+abbastanza dimostra con quanta
+leggerezza avesse concepiti i suoi progetti,
+e con quanta indifferenza sagrificava
+la vita degli uomini alla sua vanità.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_396"></a>[396]</span>
+Al certo sarebbe un bene per l'umanità,
+se la storia fosse sempre severa nel
+giudicare lo spirito di conquista, se lavorasse
+sempre a distruggere quel funesto
+entusiasmo, quell'ubbriachezza delle vittorie,
+che seduce le nazioni ed i loro capi,
+e che fa loro sagrificare la propria felicità
+ad una sanguinosa gloria. Ma prima
+di tutto dev'essere giusta verso i conquistatori,
+ed i rimproveri che fa a ciascheduno
+di loro non devono essere i
+medesimi: ella ha il diritto di chiedere
+ad Alessandro, se non volle acquistare
+a troppo caro prezzo il compimento dei
+suoi progetti, allorchè, per fondare un
+nuovo impero, per riformare i costumi
+e le leggi di un popolo schiavo e corrotto,
+per umiliare un potente nemico,
+sconvolse la metà dell'Asia, e fece spargere
+più sangue e dissipò più tesori di
+quel che di felicità futura il perfetto
+compimento de' suoi disegni promettesse
+all'umanità: può domandare a Carlo
+Magno, a Federico II, con quale
+diritto avventurarono la sorte dell'umanità
+dietro i loro calcoli, e sagrificarono
+l'attuale generazione alla futura, ammettendo
+ancora, che, dopo il compimento
+de' loro progetti, abbiano procurata ai
+popoli conquistati una migliore condizione
+o una durevole prosperità.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_397"></a>[397]</span>
+Ma nella spedizione di Carlo VIII, la
+posterità non può trovare alcuna cosa
+che gli serva di scusa, e che permetta
+di scordarci un istante il male grandissimo
+che fece all'umanità. Non furono
+nè vasti progetti di legislazione o di ordine
+sociale che gli posero le armi in
+mano, non il desiderio di soccorrere oppressi
+sventurati, non quello di mettere
+fine ad enormi abusi, ad un assassinio,
+ad una tirannide, ad una persecuzione,
+che disonorano l'umanità: egli non aveva
+antiche nimicizie nazionali da soddisfare,
+non offese fatte all'onore del suo popolo
+da vendicare, non pericoli da prevenire:
+per ultimo non aveva nè meno probabili
+speranze di conservare quello che
+conquistava. Perchè il padre di Carlo
+VIII si era fatto cedere, in forza d'illegali
+contratti, i supposti diritti degli
+eredi di un usurpatore, Carlo si affrettava
+di portare la guerra in un paese, in cui
+non v'era possibilità che si mantenesse, di
+rovesciare la costituzione di tutti gli stati
+che attraversava il suo esercito, di esaurire
+con eccessivi sforzi il suo proprio regno,
+e d'introdurre in quello, cui erasi annunciato
+come liberatore, non solo i mali
+inseparabili dalle conquiste, ma tutti quelli
+della guerra civile, di una lunga anarchia,
+<span class="pagenum"><a id="Page_398"></a>[398]</span>
+e della tirannide di soldati feroci.
+</p>
+
+<p>
+Carlo VIII, prima di entrare nel regno
+di Napoli, era stato avvisato da Fonseca
+dello scontento del re di Spagna, e da
+Comines delle negoziazioni del duca di
+Milano e de' Veneziani: doveva dunque
+prevedere come cosa indubitata la lega
+che si formò contro di lui nella parte
+settentrionale dell'Italia, e tostochè si era
+dichiarata, non aveva altro partito da
+prendere che quello di ritirarsi immediatamente.
+Il solo articolo che poteva essere
+soggetto a disamina, era quello di
+sapere se lascerebbe un'armata per difendere
+le sue conquiste, o se evacuerebbe
+il regno così compiutamente come
+aveva fatto pochi mesi prima il suo competitore
+della casa d'Arragona. Nel primo
+caso era impossibile che la metà della
+sua armata difendesse ciò che intera
+non era in istato di conservare; nel secondo
+caso sagrificava que' Napolitani
+che si erano per lui compromessi verso
+i loro antichi padroni, e pagava d'ingratitudine
+i servigj che gli avevano resi
+tutti i partigiani della casa d'Angiò. In
+qualunque modo si contenesse non poteva
+cagionare che patimenti e calamità
+senza numero.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_399"></a>[399]</span>
+Ferdinando II erasi ritirato a Messina
+dopo avere perduto il suo regno; colà
+fu visitato da suo padre, Alfonso, che
+da Mazara venne a ritrovarlo vestito da
+religioso; vi trovò pure Ferdinando Consalvo,
+della casa d'Anguillara, nativo di
+Cordova, che i re di Spagna avevano
+mandato in Sicilia con cinque mila fanti
+e sei cento cavalieri spagnuoli per difendere
+quell'isola<a class="tag" id="tag386" href="#note386">[386]</a>. Gli Spagnuoli
+colla consueta loro jattanza avevano nominato
+Gonsalvo di Cordova generalissimo,
+ossia <i>gran capitano</i> della piccolissima
+loro armata, ma la posterità applicò
+in diverso significato questo epiteto al
+nome di Gonsalvo, rendendo giustizia
+ai singolari suoi militari talenti, ed alla
+riputazione che di già si era acquistata
+nelle guerre di Granata<a class="tag" id="tag387" href="#note387">[387]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Quantunque Carlo VIII non fosse ancora
+partito da Napoli, Ferdinando II
+aveva avuto avviso della rivoluzione apertasi
+in suo favore negli animi de' suoi
+sudditi, e sapeva di essere vivamente desiderato
+<span class="pagenum"><a id="Page_400"></a>[400]</span>
+dai popoli che lo avevano con
+tanta leggerezza abbandonato. I suoi partigiani
+lo richiamavano, ed egli era disposto
+ad assecondare i loro inviti. Alfonso
+gli aprì i tesori che aveva seco portati
+quando era fuggito. Ugone di Cordova,
+cognato del marchese d'Avalos, il più
+affezionato servitore della casa d'Arragona,
+assoldò per lui alcune compagnie d'infanteria
+in Sicilia; il Gonsalvo promise
+di secondarlo con una parte degli Spagnuoli
+che aveva seco condotti, e prima
+che terminasse il maggio del 1495, Ferdinando
+si presentò sotto Reggio di Calabria,
+la di cui fortezza era sempre stata
+in mano de' suoi soldati: la città si dichiarò
+subito a suo favore, ed in pochi
+giorni il fugitivo monarca vi adunò un'armata
+di sei mila uomini<a class="tag" id="tag388" href="#note388">[388]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Nello stesso tempo il partito arragonese
+andava riprendendo coraggio nelle
+province del regno, ed ovunque cominciava
+a minacciare i Francesi. Antonio
+Grimani si era fatto vedere sulle coste
+della Puglia con ventiquattro galere veneziane;
+<span class="pagenum"><a id="Page_401"></a>[401]</span>
+cui si erano subito uniti don
+Federico, zio del re, don Cesare, suo fratello
+naturale, e Camillo Pandone con tre
+galere. Attaccarono Monopoli, città difesa
+da grossa guarnigione francese e secondata
+dagli stessi abitanti. Il Grimani,
+per eccitare il coraggio e la cupidigia
+degli Stradioti, che aveva condotti da Corfù,
+promise loro il sacco della città se
+la prendevano d'assalto. La città fu presa
+e trattata barbaramente; e l'ammiraglio
+veneziano potè a stento salvare la vita
+delle donne e de' fanciulli che si erano
+rifugiati nelle chiese<a class="tag" id="tag389" href="#note389">[389]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Quest'atto di barbarie venne quasi subito
+imitato dal contrario partito. La
+città di Gaeta, una delle più ricche e
+delle più forti del regno, era stata data
+in feudo al siniscalco di Belcario: era
+custodita da pochi soldati francesi, ed i
+borghesi, di già stanchi del loro governo,
+diedero tumultuariamente mano alle armi,
+non dubitando di poterli scacciare dalle
+loro mura. Gli attaccarono, incoraggiandosi
+col nome di Ferdinando, che andavano
+ripetendo ad alta voce: ma i veterani
+<span class="pagenum"><a id="Page_402"></a>[402]</span>
+francesi, essendosi riuniti in un sol corpo,
+ricevettero il loro urto senza scomporsi.
+In breve gl'insorgenti, avvedendosi di
+non potere sgominare questo corpo immobile,
+si scoraggiarono; fuggirono disordinati,
+ed imbarazzandosi nelle loro
+medesime armi, per le anguste strade
+della città; più non poterono resistere ai
+Francesi che gl'inseguivano, e che, diventati
+più furibondi e crudeli in ragione
+della grandezza del pericolo, continuarono
+lungo tempo la carnificina anche dopo
+terminata la pugna. Essi non davano
+quartiere a verun prigioniero, non curavansi
+di far bottino, ma si andavano
+avanzando da una in altra strada, uccidendo
+senza distinzione d'età o di sesso
+tutti coloro che cadevano loro tra le mani.
+Ne' quartieri da loro corsi non si salvarono
+che que' pochi che gettandosi in
+mare dalla sommità degli scogli, poterono
+salvarsi a nuoto. Non sarebbe sopravvissuto
+verun abitante di Gaeta, se la notte,
+che sopravvenne, non avesse posto fine a
+tale carnificina. Ed in tal modo l'uccisione
+ed il sacco degli abitanti di due
+fiorenti città, poste una sol golfo Adriatico,
+l'altra sul mar Tirreno, eseguitosi
+in una dai soldati greci de' Veneziani,
+nell'altra dai Francesi, furono come il
+<span class="pagenum"><a id="Page_403"></a>[403]</span>
+preludio delle calamità che i barbari recavano
+all'Italia col loro nuovo sistema
+di guerreggiare<a class="tag" id="tag390" href="#note390">[390]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Intanto Ferdinando II riduceva alla sua
+ubbidienza le piccole città della Calabria.
+Avendogli sant'Agata aperte le sue porte,
+egli s'innoltrò verso Seminara, dove
+sorprese e fece prigioniere un piccolo
+corpo di truppe francesi. Aubignì, che
+aveva il comando della Calabria, sentì
+la necessità di comprimere all'istante
+questi movimenti d'insurrezione. Aveva
+pochissime truppe sotto di lui, ma le
+ingrossò con tutte le milizie provinciali
+che poterono somministrargli i baroni del
+partito d'Angiò e col piccolo corpo francese
+che Precì, fratello d'Ivone d'Allegro,
+comandava nella Basilicata. Questi
+seppe nascondere la sua marcia a Ferdinando,
+il quale non ebbe contezza di
+tale unione. Ad ogni modo Gonzalvo
+di Cordova consigliava il re a non venire
+a battaglia, perchè di tutta la sua
+armata credeva di non potere far capitale
+che de' suoi settecento cavalieri spagnuoli,
+e non pensava pure che questi
+<span class="pagenum"><a id="Page_404"></a>[404]</span>
+potessero stare a fronte degli uomini
+d'armi francesi<a class="tag" id="tag391" href="#note391">[391]</a>. Ma le milizie calabresi,
+che si erano adunate intorno a Ferdinando,
+lo andavano eccitando a condurle
+alla battaglia. I suoi gentiluomini
+gli dicevano che superavano due o tre
+volte di numero la piccola armata francese;
+che bisognava rilevare le prostrate
+speranze dei popoli con una vittoria, e
+che non si giugnerebbe a riconquistare
+il regno, mostrando sempre la stessa pusillanimità
+con cui si era perduto. Ferdinando,
+desideroso egli medesimo di ricuperare
+la sua riputazione militare, fece
+uscire le sue truppe da Seminara, e si
+presentò al nemico<a class="tag" id="tag392" href="#note392">[392]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il d'Aubignì aveva circa quattrocento
+corazze ed ottocento cavalleggeri; gli aveva
+schierati nella pianura lungo il fiume
+che attraversa la strada tre miglia
+al di là di Seminara verso Terranova.
+Stava dietro alla cavalleria la fanteria
+svizzera; e le milizie del paese, piuttosto
+destinate a far numero che a combattere,
+formavano la retroguardia. Ferdinando
+aspettava di essere attaccato sull'altra
+riva del fiume presso alle colline
+<span class="pagenum"><a id="Page_405"></a>[405]</span>
+che si prolungano fino a Seminara. Il
+d'Aubignì non tardò ad attraversare il
+letto del fiume ed a venire a caricare
+la cavalleria spagnuola, la quale, sentendosi
+inferiore, fece, secondo l'usanza dei
+Mori coi quali era avvezza a combattere,
+un'evoluzione in addietro per tornare alla
+carica. A tutta la fanteria napolitana questo
+movimento sembrò il segno della sua
+sconfitta. Fuggì subito disordinatamente
+senza avere combattuto, ma, raggiunta
+dalla cavalleria, fu maltrattata colle sciable
+prima d'avere sperimentato l'urto
+degli Svizzeri<a class="tag" id="tag393" href="#note393">[393]</a>. Ferdinando dopo avere
+inutilmente tentato di riordinare i suoi
+soldati, venne strascinato dai fuggiaschi.
+In un passaggio sdrucciolevole il suo cavallo
+gli si rovesciò addosso, ed egli ritenuto
+dalle staffe e dagli altri arcioni della sella,
+era vicino a cadere in mano ai nemici,
+quando Giovanni d'Altavilla, fratello del
+duca di Termini, lo rialzò, gli diede il
+proprio cavallo e lo fece partire; ma
+d'Altavilla, rimasto a piedi in mezzo ai
+nemici, fu poco dopo ucciso<a class="tag" id="tag394" href="#note394">[394]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_406"></a>[406]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ferdinando fuggì a Valenza e Gonsalvo
+a Reggio; in appresso s'imbarcarono
+ambidue, e si riunirono di bel nuovo
+in Sicilia. Ma lungi dal lasciarsi scoraggiare
+da questo sinistro avvenimento, ne
+approfittarono per rinnovare le corrispondenze
+nell'interno del regno, di cui
+questa breve spedizione aveva fatto loro
+conoscere il malcontento; e prima che
+la fama della loro sconfitta si fosse sparsa
+nelle altre province, Ferdinando volle
+sbalordire i Francesi con una nuova intrapresa.
+Adunò a Messina tutti i vascelli
+arragonesi, siciliani e calabresi, che potevano
+far numero, sebbene quasi non
+avesse soldati da mandare a bordo. In
+tal modo si trovò di avere sessanta navi
+con ponte, e venti vascelli scoperti. Con
+questa flotta, comandata dal capitano
+spagnuolo Requesens, entrò nel golfo di
+Salerno, press'a poco nello stesso tempo
+in cui Carlo VIII giugneva colla sua
+armata a Pontremoli. Salerno, Amalfi e
+la Cava spiegarono subito le insegne
+d'Arragona<a class="tag" id="tag395" href="#note395">[395]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_407"></a>[407]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ferdinando condusse poscia la sua
+flotta in faccia a Napoli, ove risvegliò
+il più vivo fermento. Graziano Guerra,
+che in allora si trovava in quella
+capitale, conobbe che la flotta arragonese
+non aveva che un'ingannatrice apparenza,
+senza forza reale, e pregò il vice-re,
+Gilberto di Montpensier, ad attaccarla,
+prima che avesse strascinato il popolo
+nell'insurrezione; ma il numero de' vascelli
+francesi parve troppo sproporzionato
+a petto a quello dei nemici, e mentre
+che Ferdinando per tre giorni consecutivi
+bordeggiava nel golfo di Napoli,
+il Montpensier stette vigilante per prevenire
+una sollevazione, di cui credevasi
+ad ogni istante minacciato. Infatti i partigiani
+d'Arragona non ardivano mostrarsi,
+e Ferdinando, perdendo la speranza
+d'eccitare una rivoluzione, aveva di già
+ordinato alla sua flotta di far vela verso
+la Sicilia, quando coloro che avevano
+avuta con lui corrispondenza, temendo
+di essere omai scoperti, e che i Francesi
+aspettassero soltanto un più quieto
+istante per assicurarsi di loro, fecero invitare
+il re a tentare uno sbarco, promettendogli
+<span class="pagenum"><a id="Page_408"></a>[408]</span>
+dal canto loro di prendere le
+armi<a class="tag" id="tag396" href="#note396">[396]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Dietro tale invito il 7 di luglio, giorno
+susseguente a quello in cui aveva avuto
+luogo la battaglia di Fornovo, Ferdinando
+venne a prender terra alla foce del piccolo
+Sebeto in vicinanza della Maddalena,
+al levante di Napoli. Il Montpensier
+sortì subito dalla città col fiore de' suoi
+uomini d'armi per opporsi allo sbarco
+degli Arragonesi; e nello stesso tempo
+ordinò di arrestare i capi dei malcontenti,
+tra i quali trovavansi Andrea Gennaro,
+Alberico Caraffa, Giovanni Cinicelli,
+Cola Brunaccio, i Sangri, i Pignatelli ed
+il poeta Sannazzaro, la di cui fedeltà per
+la casa d'Arragona mai non erasi smentita.
+Ma appunto quest'atto di rigore fece
+scoppiare la rivoluzione lungamente sospesa;
+ognuno sentendosi colpevole si
+credette chiamato a difendere i più esposti;
+la campana a stormo suonò tutt'ad
+un tratto in ogni quartiere della città;
+il popolo si gittò furibondo addosso ai
+Francesi ch'erano rimasti in città, e
+tutti gli uccise: si chiuse la porta per la
+<span class="pagenum"><a id="Page_409"></a>[409]</span>
+quale era sortito il Montpensiero, e Ferdinando,
+che, dopo averlo tratto fuori di
+città, era passato sull'opposta riva innanzi
+all'isola di Nisida, fu dai segnali
+richiamato in porto, e ricevuto da tutto
+il popolo con vivi trasporti di allegrezza<a class="tag" id="tag397" href="#note397">[397]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Per altro la sua situazione era ben
+lontana dall'essere sicura. Vero è che
+il Montpensiero trovavasi fuori di città,
+e segregato dalle fortezze, che sono tutte a
+ponente; ma la difficoltà del cammino
+per fare al di fuori il giro delle mura
+non poteva trattenerlo che poche ore:
+infatti egli ricondusse la cavalleria sulla
+piazza del castel Nuovo prima che Ferdinando
+ed i due fratelli d'Avalos avessero
+potuto barricare tutte le strade. Il
+Montpensiero, alla testa di una colonna
+di uomini d'armi, cercava di avanzarsi
+fino alla piazza dell'Olmo, mentre che
+Ivone d'Allegre con un'altra colonna
+seguiva la strada Catalana. Dall'altro canto
+il popolo napolitano gli opponeva
+un'intrepida resistenza: e mentre che
+coloro sotto le di cui finestre passavano i
+<span class="pagenum"><a id="Page_410"></a>[410]</span>
+Francesi gli opprimevano a colpi di pietre,
+nel rimanente della strada ognuno portava
+fuori della propria casa botti, carri,
+concime, onde formare mobili barricate:
+e di mano in mano che il popolo guadagnava
+terreno sugli uomini d'armi, se
+ne guarentiva il possedimento con nuovi
+trinceramenti. Ivone d'Allegre, che combatteva
+in una più angusta strada, fu
+assai più maltrattato e costretto a ritirarsi
+prima del Montpensiero, il quale si
+sostenne fino a notte; ma in allora dovette
+ritirarsi sulla piazza del castello.
+Ferdinando approfittò di quella notte
+con istraordinaria attività. I cittadini, i
+marinai della sua flotta, i soldati lavoravano
+tutti intorno alle fortificazioni dirette
+dai fratelli d'Avalos, chiudevano
+tutte le comunicazioni colla piazza del castello
+con gabbioni riempiuti d'arena, botti
+piene di sassi e carri di concime, disposti
+in guisa da lasciare delle feritoje per l'artiglieria;
+si praticarono pure delle aperture
+nelle interne muraglie delle case,
+affinchè i difensori potessero passare a
+seconda del bisogno dalle une alle altre;
+e mentre che i Francesi andavano procurandosi
+una sicura comunicazione fra
+le tre fortezze del castel Nuovo, Castel
+dell'Uovo e forte sant'Elmo, e che piantavano
+<span class="pagenum"><a id="Page_411"></a>[411]</span>
+le loro tende nello spazio che le
+divide, non solo i Napolitani avevano
+tagliata ogni comunicazione tra quelle
+fortezze e la città, ma avevano inoltre
+chiuse tutte le uscite verso la campagna;
+di modo che all'indomani il Montpensiero
+trovossi assediato nel ricinto in
+cui si era affrettato di entrare<a class="tag" id="tag398" href="#note398">[398]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Sei mila Francesi trovavansi chiusi
+ne' castelli di Napoli, i di cui magazzini,
+sebbene abbondantemente provveduti, non
+potevano lungamente supplire ai bisogni
+di tanta gente. Ai cavalli mancarono i
+foraggi, ed in pochi giorni ne perirono
+molti. Vero è che una così forte e valorosa
+guarnigione non si lasciò chiudere
+senza tentare parecchie sortite sui nemici;
+ed alcune furono condotte con tanto coraggio,
+con tanto impeto, che tennero
+sospesi i destini di Napoli e della monarchia;
+e non si richiedeva meno del
+valore e dell'attività dei d'Avalos per
+renderle tutte vane, e per iscacciare i
+Francesi da tutte le posizioni di dove
+potevano recare maggiori molestie alla
+città. Ebbero appena questi due fratelli
+<span class="pagenum"><a id="Page_412"></a>[412]</span>
+conseguiti tali vantaggi, che il più giovane
+fu ferito in una di queste zuffe,
+ed il maggiore, Alfonso d'Avalos, venne
+a tradimento ucciso da un Moro che gli
+aveva promesso di dargli nelle mani il
+forte di Monte santa Croce<a class="tag" id="tag399" href="#note399">[399]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La morte del marchese di Pescara
+riuscì oltremodo dolorosa a Ferdinando,
+che amava quella famiglia, non solo per
+un giusto titolo di riconoscenza, ma ancora
+pel suo amore verso Costanza, sorella
+del marchese. Fu per qualche tempo
+incapace di occuparsi de' pubblici affari;
+ma Prospero Colonna ne prese in vece
+sua la direzione. Questi, ch'era dai Francesi
+risguardato come il capitano italiano
+di cui potevano meglio fidarsi, per essersi
+associato prima degli altri alla loro causa,
+ed essere stato premiato da loro coi più larghi
+doni, era di fresco passato al partito
+arragonese ad insinuazione del papa e del
+cardinale Ascanio Sforza. Bentosto suo
+cugino, Fabrizio Colonna, ne aveva imitato
+l'esempio, e per dare un pegno del suo
+attaccamento al nuovo partito che abbracciava,
+aveva maritata sua figlia Vittoria
+<span class="pagenum"><a id="Page_413"></a>[413]</span>
+Colonna, che in seguito fu così
+celebre poetessa, a Ferdinando d'Avalos,
+figliuolo ancora giovinetto del marchese
+di Pescara poc'anzi ucciso. I pretesti
+coi quali i Colonna cercarono di giustificare
+la loro condotta non purgarono
+del tutto il loro onore: si mostrarono più
+intenti a salvare le proprie ricchezze in
+una rivoluzione, che a difendere quegli
+da cui le avevano ricevute<a class="tag" id="tag400" href="#note400">[400]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto il partito d'Arragona andava
+ogni giorno acquistando nuove forze.
+Capoa, Aversa, Mondragone, e le principali
+città della provincia avevano seguito
+l'esempio di Napoli, ed Alfonso,
+rincorato dalla notizia dell'ingresso di
+suo figlio nella capitale, gli fece chiedere
+la restituzione del trono che gli aveva
+rinunciato soltanto per politica. Ferdinando
+rispose con qualche amarezza, che
+più prudente consiglio sarebbe il lasciargli
+prima il tempo di meglio consolidarlo,
+affinchè Alfonso non si trovasse esposto
+ad abbandonarlo un'altra volta<a class="tag" id="tag401" href="#note401">[401]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il Montpensiero, chiuso ne' castelli di
+Napoli, cominciava a mancare di vittovaglie.
+<span class="pagenum"><a id="Page_414"></a>[414]</span>
+Riponeva ogni sua speranza nella
+flotta che Carlo VIII, dopo il suo arrivo
+ad Asti, aveva fatta armare a Villafranca;
+ma questa flotta, avendo scoperta
+presso l'isola di Ponza quella di Ferdinando,
+assai superiore di numero, fuggì
+precipitosamente verso Livorno, dove non
+ebbe appena preso terra, che tutti i suoi
+soldati disertarono. Questo disastro scoraggiò
+affatto il Montpensiero, il quale
+fece avvisare i generali francesi che
+tuttavia tenevano la campagna nel regno
+di Napoli, che se non veniva subito soccorso
+era forzato a capitolare. Infatti dopo
+tre mesi d'assedio, cominciò ne' primi
+giorni d'ottobre a dare orecchio alle
+proposizioni di Ferdinando, precisamente
+nell'epoca in cui Carlo VIII soscriveva
+il trattato di Vercelli<a class="tag" id="tag402" href="#note402">[402]</a>.
+</p>
+
+<p>
+I generali, avendo interpellati i più
+zelanti partigiani della casa d'Angiò,
+convennero di riunire tutti i loro soldati
+in due armate; con una il d'Aubignì
+s'incaricò di andare contro Gonsalvo
+di Cordova, che aveva ricevuti
+rinforzi dalla Sicilia, e che aveva ricominciata
+<span class="pagenum"><a id="Page_415"></a>[415]</span>
+l'invasione della Calabria:
+coll'altra Precì ed il principe di Bisignano
+dovevano accostarsi a Napoli per
+liberare il Montpensiero. Infatti gli ultimi
+s'innoltrarono dalla Basilicata, dov'erano
+acquartierati, fin presso ad Eboli,
+diciotto miglia lontano da Salerno,
+e posto sullo stesso golfo. Ferdinando
+incaricò Tommaso Caraffa, principe di
+Matalona di trattenerlo, mentre negoziava
+col Montpensiero, cui non voleva che
+giugnesse l'avviso dell'armata che si avanzava
+per soccorrerlo<a class="tag" id="tag403" href="#note403">[403]</a>.
+</p>
+
+<p>
+L'armata del principe di Matalona
+era quattro volte più numerosa di quella
+di Precì. Questi non aveva che mille
+cavalieri, tra uomini d'armi o cavalleggeri,
+tanto italiani che francesi, mille
+Svizzeri ed ottocento fanti calabresi, che
+seguivano l'armata per far numero. I
+Napolitani, che mai non avevano combattuto,
+sprezzavano così piccola armata,
+e la loro jattanza inspirò una falsa confidenza
+al principe di Matalona, che lusingossi
+di avviluppare i Francesi e di
+distruggerli. Mentre che questi prendevano
+la via di Salerno, dopo avere passato
+<span class="pagenum"><a id="Page_416"></a>[416]</span>
+il Sele, l'antico Silari, egli allargò
+le due ale per togliere loro la ritirata
+verso il mare, o verso la vicina foresta.
+Nello stesso tempo molti de' suoi uomini
+d'armi partirono dalla fronte dell'armata
+napolitana per caricare i Francesi
+prima di averne avuto l'ordine. Egualmente
+la fanteria arragonese slanciossi
+correndo contro gli Svizzeri: ma l'immobilità
+de' nemici fece rimanere senza
+effetto questo intempestivo attacco. La
+cavalleria napolitana respinta ripiegò addosso
+alla fanteria, e la disordinò; gli
+Arragonesi, giunti a fronte degli Svizzeri,
+si trovarono nell'impossibilità di
+ferirli a traverso al bosco di lancie e
+di alabarde ond'erano coperti. Nello stesso
+istante, succedendo il terrore ad una
+folle confidenza, l'armata napolitana fu
+dispersa in mezz'ora. Ma non aveva
+sufficiente agilità per sottrarsi alla cavalleria
+francese, ed all'impeto degli Svizzeri:
+l'infanteria, raggiunta nella sua fuga,
+fu quasi tutta uccisa; ed in particolare
+non salvossi quasi veruno di una coorte
+ch'era stata levata in Napoli tra gli assassini
+di professione. Questi sciagurati
+formavano un corpo assai numeroso nelle
+due Sicilie, ed il governo li risparmiava,
+sperando che dopo essersi avvezzati al
+<span class="pagenum"><a id="Page_417"></a>[417]</span>
+sangue, dovessero riuscire buoni soldati<a class="tag" id="tag404" href="#note404">[404]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il principe di Matalona fuggì con tre
+cento cavalli alla volta di Eboli, ed a
+stento potè persuadere quegli abitanti
+atterriti a riceverlo entro le loro mura.
+Se Precì lo avesse inseguito, lo avrebbe
+probabilmente fatto prigioniero col rimanente
+della cavalleria napolitana. Ma
+non erasi quasi meno maravigliato egli
+della sua vittoria, che i suoi nemici della
+loro sconfitta, e non ne vide subito l'estensione.
+Accordò qualche istante di riposo
+ai suoi soldati ed al principe di Bisignano
+per farsi medicare le ferite, onde
+non arrivò che nel susseguente giorno a
+Sarno, lontano quindici miglia da Napoli,
+ove gli si apparecchiava una nuova
+resistenza<a class="tag" id="tag405" href="#note405">[405]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Aveva Ferdinando mandati in questa
+città Tuttavilla e Prospero Colonna per
+tentare di trattenere i Francesi, i quali
+trovarono rotto il ponte del fiume di
+Sarno: Precì lo fece rimettere senza attaccare
+la città e continuò il suo cammino
+<span class="pagenum"><a id="Page_418"></a>[418]</span>
+alla volta di Napoli. Ferdinando
+vi si trovava nella più grande perplessità.
+Il Montpensiero, mancante di viveri,
+e perduta ogni speranza di soccorso, era
+entrato in negoziazioni per capitolare,
+ma il più piccolo accidente, lo zelo di
+qualche Napolitano del partito angiovino,
+la cattura di un solo prigioniero poteva
+annunziargli l'avvicinamento di Precì e
+la sua vittoria d'Eboli. Inoltre Ferdinando
+temeva ad ogni istante che il Montpensiero
+non udisse il cannone de' Francesi,
+o non vedesse i loro stendardi sulle
+montagne. Chiamò i suoi nemici ad una
+conferenza, loro intimando che se non
+accettavano entro quel giorno le sue proposizioni,
+non darebbe loro quartiere.
+Pure i capi, che in egual numero si erano
+adunati sopra un vascello, invece di venire
+a qualche conclusione pareva che
+si riscaldassero disputando. Ogni minuto
+era prezioso; ma Ferdinando temeva,
+col mostrarsi impaziente, di risvegliare
+i sospetti del nemico. Affettò dell'indifferenza,
+ordinando ai suoi commissarj
+di ritirarsi se i Francesi non
+accettavano all'istante il suo <i>ultimatum</i>.
+Il Montpensiero si lasciò intimorire e
+sottoscrisse. La convenzione portava che
+ogni ostilità cesserebbe per lo spazio di
+<span class="pagenum"><a id="Page_419"></a>[419]</span>
+trenta giorni, a meno che non sopraggiugnesse
+un'armata francese che obbligasse
+Ferdinando ad abbandonare la
+campagna. Durante lo stesso tempo il re
+di Napoli si obbligava a mandare di giorno
+in giorno i viveri agli assediati. Se prima
+del pattuito termine il Montpensiero non
+veniva soccorso, doveva rimettere a Ferdinando
+tutte le fortezze di Napoli, ed
+essere ricondotto in Francia con tutta la
+guarnigione e gli equipaggi. Ivone d'Allegre,
+Roberto de la Mark, la Chapelle
+d'Angiò, Roccabertino e Genlis, furono
+dati in ostaggio agli Arragonesi per l'osservanza
+di tali convenzioni<a class="tag" id="tag406" href="#note406">[406]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ma questa stessa capitolazione non faceva
+però Ferdinando al tutto sicuro;
+la sua armata, scoraggiata dalle sconfitte,
+più non pareva in istato di far testa ai
+Francesi, e molti de' suoi capitani lo
+consigliavano a lasciar entrare nelle fortezze
+il Precì, non dubitando che per
+quanto fosse grande il convoglio che seco
+condurrebbe, una nuova armata avrebbe
+bentosto consumati i magazzini della guarnigione.
+Ferdinando per lo contrario pensò
+che Precì, dopo avere vittovagliati i castelli,
+<span class="pagenum"><a id="Page_420"></a>[420]</span>
+si sarebbe affrettato di uscirne con
+Montpensiero e colla maggior parte della
+guarnigione. Risolse adunque di fare un
+altro sforzo per trattenerlo. Di già i Francesi
+avevano fatto il giro della città e
+s'accostavano alle fortezze lungo la spiaggia
+occidentale; ma questa spiaggia, chiusa
+tra il mare e gli scogli, offriva molti
+punti che agevolmente potevano difendersi.
+Prospero Colonna attentamente afforzò
+il passaggio intorno al promontorio
+di Eccia, presso Posilippo; ordinò in
+battaglia l'armata napolitana dietro quei
+trinceramenti. I tamburi, le trombe e
+le continue scariche dell'artiglieria, gli
+davano una bellicosa apparenza, che probabilmente
+la prova avrebbbe smentita<a class="tag" id="tag407" href="#note407">[407]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ma più ancora che dal guerriero contegno
+dell'armata napolitana, il Precì fu
+sorpreso dal silenzio di Montpensiero e
+dell'artiglieria de' castelli. A stento potè
+fargli giugnere col mezzo di alcuni pescatori
+la notizia della vittoria di Eboli,
+e de' soccorsi che gli conduceva. Il Montpensiero
+rispose tristamente, che si era
+legate le mani, che finchè Ferdinando
+<span class="pagenum"><a id="Page_421"></a>[421]</span>
+terrebbe la campagna, più non gli era
+permesso di combattere; ma che se Ferdinando
+veniva respinto entra la città,
+ancor esso farebbe una vigorosa sortita.
+Il Precì non aveva sufficienti forze per
+attaccare ne' suoi trinceramenti una grossa
+armata che aveva inoltre a suo favore
+il vantaggio del terreno. La flotta arragonese
+si era accostata alla spiaggia, e
+cominciava a molestarlo col suo fuoco,
+onde si vide costretto a ritirarsi. La cavalleria
+napolitana lo inseguì fino a Nola,
+ma sempre tenendosi ad una certa distanza
+per non essere costretta a venire
+a battaglia. Colà credette di sorprendere
+in una taverna alcuni uomini d'armi
+francesi che vi si erano trattenuti; ma
+questi fecero bentosto fuggire i loro assalitori,
+i quali fuggendo sparsero un
+timore panico in tutta l'armata; e se
+nubi di polvere affatto impenetrabili non
+avessero vietato ai Francesi di vedere
+il disordine dell'armata nemica, questa
+avrebbe in quell'incontro sofferta una
+terza sconfitta più fatale delle precedenti.
+Precì che non poteva pure sospettarlo
+continuò a ritirarsi per la via di Sarno
+e di Sanseverino, e diede alle sue truppe
+i quartieri d'inverno<a class="tag" id="tag408" href="#note408">[408]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_422"></a>[422]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il Montpensiero, vergognandosi di avere
+fatta mancare una spedizione così ben
+diretta per la sua liberazione, vergognandosi
+di essere stato ingannato dalla
+fermezza ostentata da Ferdinando nell'istante
+in cui questo re era minacciato
+da così urgente pericolo, inoltre consigliato
+dal principe di Salerno, il più accanito
+nemico della casa d'Arragona, non
+si mostrò gran fatto sottile osservatore
+della capitolazione che aveva sottoscritta.
+Prima che terminasse il mese approfittò
+della lontananza della flotta napolitana
+per imbarcarsi di notte con due mila
+cinquecento uomini, chiusi con lui nelle
+fortezze, e trasportarli a Salerno. Egli
+non lasciò alla custodia de' castelli che tre
+cento uomini, che ricusarono di consegnarli
+nel prefinito termine, e si difesero
+finchè loro affatto non mancarono
+i viveri, sebbene Ferdinando minacciasse
+più volte di far appiccare gli
+ostaggi che aveva in suo potere. All'ultimo
+Castel Nuovo gli fu consegnato in
+sul finire dell'anno, e castel dell'Uovo
+in principio del susseguente<a class="tag" id="tag409" href="#note409">[409]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_423"></a>[423]</span>
+</p>
+
+<p>
+Tutte le perdite che i Francesi avevano
+fatte nel regno di Napoli erano per
+loro tanto più amare, quanto più conoscevansi
+lontani dalla loro patria, ed
+affatto abbandonati dal loro sovrano. Mentre
+essi combattevano, e successivamente
+perdevano la capitale e le migliori città
+del regno, sapevano che Carlo VIII andava
+sempre più allontanandosi, e che
+finalmente, giunto ne' suoi stati, aveva
+abbandonato ogni pensiero di governo
+per ingolfarsi ne' piaceri de' quali erasi
+mostrato così avido. Se deboli erano essi
+medesimi, non erano fin allora stati attaccati
+che da un nemico egualmente
+debole; ma essi volgevano con inquietudine
+lo sguardo su tutta l'Italia, e
+vedevano i loro nemici acquistarsi una
+irresistibile preponderanza, mentre che
+nuovi errori facevano perdere al loro re
+anche gli ultimi suoi partigiani. La repubblica
+di Firenze era la sola alleata
+che restasse alla Francia. Per mezzo degli
+stati di lei soltanto Carlo VIII poteva mantenere
+ancora qualche comunicazione con
+Montpensiero; e co' di lei sussidj poteva
+<span class="pagenum"><a id="Page_424"></a>[424]</span>
+tuttavia far rimettere qualche danaro all'armata:
+pure invece di restituire ai Fiorentini
+le fortezze che aveva da loro
+avute contro promessa di restituirle, aveva
+lasciata parte delle sue truppe al servigio
+de' loro nemici. Un corpo di soldati
+Guasconi era rimasto al soldo dei Pisani;
+era stato adoperato tutta la state a danno
+de' Fiorentini nel ricuperare le fortezze
+del territorio pisano, ed aveva in Toscana
+introdotte tali abitudini di ferocia, di
+cui le antiche guerre d'Italia non avevano
+esempio. I soldati italiani avevano
+imparato dai Francesi ad inghiottire prima
+di venire a battaglia tutto l'oro che avevano,
+per sottrarlo ai nemici quando fossero
+fatti prigionieri; in appresso i Guasconi
+insegnarono agl'Italiani a sventrare
+i prigionieri per cercare nelle loro viscere
+l'oro nascosto al vincitore. Tali
+atrocità si rinnovarono da ogni banda,
+finchè furono spenti quasi tutti i Guasconi
+dopo la conquista fatta dai Fiorentini
+de' castelli di Ponsacco, Lario, Peccioli,
+Tojano e Palaja<a class="tag" id="tag410" href="#note410">[410]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_425"></a>[425]</span>
+</p>
+
+<p>
+Guid'Ubaldo, duca d'Urbino, e Rannuccio
+di Marciano avevano preso servigio
+nella repubblica fiorentina, ed ottenuti
+molti vantaggi sui Pisani nell'ultima
+parte della campagna. Non pertanto
+la signoria, più che dalla forza, sperava
+dalle negoziazioni il riacquisto di Pisa.
+I suoi ambasciatori avevano seguito il re
+in Asti, ed approfittando della sua dimenticanza
+delle cose dei Pisani quando si trovò
+da loro lontano, avevano ottenute con
+nuovi sagrificj di danaro quante promesse
+sapevano desiderare. Pagarono i trenta
+mila ducati che tuttavia gli dovevano in
+forza del primo trattato, dopo avere ricevute
+in pegno alcuni giojelli della corona,
+che non dovevano restituire che quando
+venissero loro consegnate le fortezze.
+Promisero inoltre di prestare settanta mila
+ducati ai generali francesi nel regno di
+Napoli, e di ricevere in pagamento una
+obbligazione di quattro ricevitori generali
+della Francia<a class="tag" id="tag411" href="#note411">[411]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Niccolò Alamanni, che aveva sottoscritto
+questo trattato per la sua repubblica,
+tornò a Firenze il 7 di settembre,
+portando a tutti i comandanti delle fortezze
+<span class="pagenum"><a id="Page_426"></a>[426]</span>
+l'ordine di consegnarle immediatamente
+ai Fiorentini, ed a tutti i soldati
+del re l'ordine di abbandonare il servigio
+de' Pisani. Il comandante di Livorno
+si prestò a questi ordini il 15 di settembre,
+e lo stesso fecero i fratelli Vitelli,
+che passarono da Pisa al campo fiorentino
+con tutta la loro cavalleria<a class="tag" id="tag412" href="#note412">[412]</a>.
+Ma d'Entragues, governatore della cittadella
+di Pisa, protestò d'avere ricevuti
+segreti ordini dal suo padrone non ancora
+rivocati. Il Lignì, che gli aveva procurata
+quella carica, erasi renduto risponsabile
+della sua disubbidienza. I governatori di
+Pietra Santa, di Montrone, di Sarzana e
+di Sarzanello non volevano ricevere ordini
+che da d'Entragues, il quale, innamorato
+essendo della figlia di Luca del
+Lante, gentiluomo pisano, abbracciò gl'interessi
+della città in cui comandava con
+uno zelo non inferiore a quello de' suoi
+antichi cittadini<a class="tag" id="tag413" href="#note413">[413]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_427"></a>[427]</span>
+</p>
+
+<p>
+Per altro d'Entragues non dissimulava
+ai Pisani, che per proteggerli non avrebbe
+sempre formalmente potuto disubbidire
+agli ordini del suo sovrano. Perciò li
+consigliava a cercare altrove soccorsi,
+che Silvestro Poggio, loro ambasciatore,
+effettivamente ottenne da Lodovico Sforza
+e dai Veneziani<a class="tag" id="tag414" href="#note414">[414]</a>. Egli aveva loro
+permesso di chiudere la fortezza con una
+circonvallazione, in modo che i Fiorentini
+non potessero giugnere fino a lui, nel
+supposto che fosse costretto a promettere
+d'aprire le porte. Ma questo nuovo trinceramento,
+che realmente venne dai Pisani
+innalzato dalla porta del sobborgo
+fino all'Arno, fu perduto per effetto del
+loro inconsiderato impeto. Essendosi l'armata
+fiorentina avvicinata alle mura, essi
+l'attaccarono in aperta campagna malgrado
+la debolezza delle loro forze; furono
+respinti e caldamente inseguiti fino
+a mezzo il sobborgo; e fu preso il nuovo
+bastione, e lo sarebbe stata per poco anche
+la città, se d'Entragues non avesse in quel
+frangente dirette dalla fortezza alcune
+<span class="pagenum"><a id="Page_428"></a>[428]</span>
+cannonate sui combattenti, e con ciò sforzate
+le due parti a separarsi<a class="tag" id="tag415" href="#note415">[415]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Nel susseguente giorno Fracassa Sanseverino
+giunse da Genova con alcuni
+soldati milanesi in ajuto de' Pisani; un
+commissario veneziano loro recò pure
+una somma di danaro per levare soldati;
+e finalmente il d'Entragues acconsentì a
+far con loro un trattato, col quale si
+obbligava a consegnar loro la fortezza
+dopo cento giorni, se il re entro tale
+termine non rientrava in Italia. Fino a
+tale epoca dovevano i Pisani pagargli ogni
+mese due mila fiorini per il soldo della
+guarnigione, e quattordici mila nell'atto
+che loro cederebbe la fortezza. Si consegnarono
+ostaggi dalle due parti per
+guarenzia del contratto<a class="tag" id="tag416" href="#note416">[416]</a>. Poco dopo
+si ebbe in Toscana notizia del trattato
+di Vercelli; e perchè nello stesso tempo
+Piero de' Medici era giunto a Siena, e
+teneva pratiche in Cortona per sorprendere
+quella piazza, mentre che gli Orsini
+si andavano avvicinando al territorio fiorentino
+in minaccioso aspetto, la repubblica
+<span class="pagenum"><a id="Page_429"></a>[429]</span>
+fiorentina fece il 10 di ottobre evacuare
+il sobborgo di Pisa dalla sua armata,
+onde prendendo i quartieri d'inverno,
+divisa in tre diversi corpi<a class="tag" id="tag417" href="#note417">[417]</a>,
+venisse a coprire tutti i suoi confini.
+</p>
+
+<p>
+Il termine fissato da d'Entragues doveva
+scadere il primo di gennajo del
+1496. Infatti in cotal giorno adunò l'assemblea
+del popolo; e nell'atto di consegnarle
+la fortezza, domandò che giurassero
+fedeltà al re di Francia. Voleva
+che questa formalità scusasse la sua disubbidienza,
+ed i Pisani non vi si rifiutarono.
+Ma riusciva loro difficilissimo il
+trovare il danaro necessario per pagarlo;
+perchè oltre i promessi quattordici mila
+scudi, bisognava darne altri venti mila
+per l'artiglieria e per le munizioni che
+d'Entragues loro cedeva. Le gabelle in
+tempo di guerra fruttavano pochissimo,
+ed ogni cittadino aveva di già fatti per
+la patria sagrificj superiori alle sue sostanze.
+Tutte le signore pisane portarono
+alla signoria tutti i loro giojelli;
+una nave portoghese, che la burrasca
+aveva fatto incagliare alle foci del Serchio,
+fa venduta a profitto del pubblico
+<span class="pagenum"><a id="Page_430"></a>[430]</span>
+tesoro; e finalmente i Genovesi ed
+i Lucchesi gli prestarono pure qualche
+somma. D'Entragues fu pagato, e la
+ceduta fortezza fu spianata in poco tempo
+coll'ostinato lavoro di tutta la popolazione<a class="tag" id="tag418" href="#note418">[418]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La compassione, i nodi dell'ospitalità,
+i precedenti impegni del re e dell'armata,
+potevano in parte scusare la condotta
+d'Entragues a Pisa; ma per disporre di
+tutte le altre fortezze d'Entragues non si
+consigliò che colla sua cupidigia. Il 26
+di febbrajo vendette ai Genovesi Sarzana
+e Sarzanello per ventiquattro mila fiorini;
+ed il 30 di marzo il bastardo di
+Roussi, suo luogotenente, vendette Pietra
+Santa ai Lucchesi per trenta mila
+fiorini<a class="tag" id="tag419" href="#note419">[419]</a>; di modo che le fortezze
+che Carlo VIII aveva solennemente promesso
+di restituire ai Fiorentini, e che
+non per tanto loro aveva fatte riacquistare
+<span class="pagenum"><a id="Page_431"></a>[431]</span>
+a così alto prezzo, passarono tutte nelle
+mani de' loro nemici.
+</p>
+
+<p>
+Ai Fiorentini recava molta inquietudine
+la vicinanza di Pietro de' Medici, e
+questo capo di partito mai non si avvicinava
+ai loro confini senza che la repubblica
+tenesse aperti gli occhi su tutti i
+suoi movimenti con estrema gelosia. Pure
+la di lui condotta faceva conoscere che
+non aveva nè i talenti, nè il carattere,
+nè altri mezzi che potessero porre in
+pericolo la loro libertà. Era fuggito da
+Venezia per raggiugnere Carlo VIII,
+quando si avanzava per fare l'impresa
+di Napoli, e sempre era rimasto alla
+sua corte dimenticato; il suo partito
+s'indeboliva a Firenze per lo stabilimento
+d'un governo veramente popolare.
+Mille ottocento cittadini all'incirca avevano
+provato che i loro antenati partecipavano
+agli onori dello stato, ed erano
+stati conseguentemente ammessi nel gran
+consiglio. Questo consiglio, meglio composto
+che i precedenti, trovavasi in istato
+di riempire da sè medesimo le proprie
+funzioni, invece di non essere altra cosa
+che una macchina in mano del partito
+dominante. Si era particolarmente sentito
+ch'era eminentemente proprio a fare
+delle buone elezioni; e dopo il primo
+<span class="pagenum"><a id="Page_432"></a>[432]</span>
+luglio del 1495, aveva solo nominati
+tutti i magistrati della repubblica<a class="tag" id="tag420" href="#note420">[420]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ma gli emigrati si figurano sempre
+che tutto il pubblico abbia le loro opinioni
+ed i loro sentimenti, essi non corrispondono
+che colle genti del loro partito,
+non fanno verun conto degli altri,
+e si persuadono che la più debole resistenza
+straniera basterebbe per ristabilirli
+nella loro patria. Pietro de' Medici suppose
+le circostanze favorevoli per attaccare
+Firenze. Virginio Orsini, suo parente,
+che in tempo della battaglia di
+Fornovo si era sottratto alla sua prigionia,
+e riparatosi nel suo feudo di Bracciano,
+gli offriva l'ajuto de' suoi uomini
+d'armi, purchè Pietro dal canto suo
+gli somministrasse abbastanza danaro per
+adunarli ed armarli di nuovo. Pisa, Siena
+e Lucca erano in guerra coi Fiorentini;
+Perugia gli offriva pure l'assistenza della
+sua popolazione guerriera. Questa città
+dipendente dalla Chiesa, ma che appena
+l'ubbidiva, era governata a nome del
+partito guelfo dalla famiglia dei Baglioni,
+che non aveva meno autorità in questa
+repubblica di quella che avessero i Medici
+in Firenze, o i Bentivoglio in Bologna.
+<span class="pagenum"><a id="Page_433"></a>[433]</span>
+Questi capi di partito facevansi un
+principio di politica di mantenere in
+tutte le repubbliche l'autorità degli usurpatori;
+e perciò acconsentirono a Pietro
+de' Medici d'adunare i suoi partigiani
+sul lago di Perugia, a non molta distanza
+da Cortona, sulla quale aveva
+formati de' progetti; ed assoldarono Virginio
+Orsini per dargli opportunità di far
+avanzare i suoi uomini d'armi ai confini
+fiorentini<a class="tag" id="tag421" href="#note421">[421]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ma in questa stessa epoca i Baglioni
+furono in procinto d'essere dagli Oddi,
+loro rivali, scacciati dalla patria. Gli
+Oddi erano i capi di parte ghibellina,
+ed avevano per loro gli abitanti di Foligno
+e d'Assisi ed una numerosa clientela.
+Il 3 di settembre del 1495 sorpresero
+una delle porte di Perugia, entrarono
+in città alla testa della loro cavalleria,
+posero in fuga i Baglioni, e di
+già si credevano sicuri del successo,
+quando furono sorpresi da panico terrore,
+che strappò loro di mano la vittoria.
+Giunti a breve distanza dal palazzo,
+<span class="pagenum"><a id="Page_434"></a>[434]</span>
+erano occupati nell'atterrare uno steccato,
+che loro impediva d'avanzarsi;
+le prime tre file, strette dalla folla che
+le seguiva, non potevano liberamente adoperare
+le loro braccia, nè alzare le
+scuri. Uno degli Oddi si volse a coloro
+che lo spingevano gridando: <i>Indietro</i>,
+<i>ritiratevi</i>, questo grido, ripetuto di fila
+in fila, sembrò ai più discosti il segno
+della fuga; onde tutti si dispersero, e
+la truppa vittoriosa, senz'essere inseguita
+da verun avversario, uscì di città più
+rapidamente che non vi era entrata. I
+Baglioni rimasti padroni furono tanto
+più crudeli verso i loro nemici, quanto
+più grande era stato il corso pericolo<a class="tag" id="tag422" href="#note422">[422]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Poi ch'ebbe ridotta a numero la sua
+compagnia, Virginio Orsini, sotto pretesto
+di servire i Baglioni, prese le loro
+insegne, passò le paludi delle Chiane
+con trecento uomini d'armi e tre mila
+fanti, ed andò a stabilirsi ai confini
+del Sienese in faccia a Sansovino, dove
+ebbe qualche scaramuccia con Rannuccio
+di Marciano, generale fiorentino,
+che occupava Cortona. Nello stesso tempo
+<span class="pagenum"><a id="Page_435"></a>[435]</span>
+Giuliano de' Medici faceva istanze a
+Giovanni Bentivoglio d'attaccare i Fiorentini,
+ed il cardinale Giovanni, suo
+fratello, era passato a Milano per far
+entrare nella sua causa lo Sforza ed i
+Veneziani. I Medici emigrati avrebbero
+voluto sollevare tutti i principi d'Europa
+contro la loro patria; e per grandi che
+potessero essere le sciagure che attiravano
+sopra Firenze, sarebbero rimasti contenti
+se a qualunque prezzo avessero potuto
+risalire sul trono; ma non trovarono le
+altre potenze apparecchiate ad entrare
+nella coalizione che loro proponevano.
+Il Bentivoglio fece dire al governo fiorentino
+che non farebbe torto alla loro
+buona vicinanza: il duca di Milano,
+rammentando che aveva ingannato Pietro
+de' Medici, non volle porlo in istato di
+vendicarsi. I Veneziani erano tutti intenti
+al regno di Napoli: e la repubblica fiorentina,
+avendo posta una taglia sulla testa
+dei due Medici, Pietro ritirossi a Roma,
+e Giuliano andò a Milano presso il cardinale
+suo fratello<a class="tag" id="tag423" href="#note423">[423]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_436"></a>[436]</span>
+</p>
+
+<p>
+Due agenti di Carlo VIII, Camillo
+Vitelli e Jomella, avevano nello stesso
+tempo aperta una negoziazione con Virginio
+Orsini per farlo entrare ai servigj
+della Francia. La sua compagnia
+erasi nuovamente adunata, ed armata
+col denaro dei Medici e dei Baglioni:
+più non poteva sperare gran cose
+in Toscana; e poichè i Colonna, suoi
+rivali, avevano preso servigio sotto
+il monarca arragonese, doveva avidamente
+cogliere l'occasione di combatterli.
+Diede suo figlio in ostaggio ai
+Francesi per guarentire la sua fedeltà,
+e si obbligò di condurre seicento cavalli
+nel regno di Napoli, dopo essersi
+unito a Camillo ed a Paolo Vitelli, che
+per parte loro dovevano condurne quattrocento<a class="tag" id="tag424" href="#note424">[424]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Fu questo il solo rinforzo che Carlo
+VIII facesse passare a' suoi cavallieri
+francesi, che in numero infinitamente
+minore difendevano l'onore della sua corona
+nel regno di Napoli. Omai più
+non pensava che alle feste della sua corte,
+ai tornei, ed in particolare a quella
+galanteria che tanto più l'occupava, in
+<span class="pagenum"><a id="Page_437"></a>[437]</span>
+quanto che la sua presenza e la sua
+debole complessione lo rendevano a ciò
+meno proprio. Egli sempre prometteva
+ajuti che mai non giugnevano, dava
+ordini che non venivano eseguiti, e di
+cui non curavasi di chiederne conto;
+follemente dissipava tutte le entrate della
+Francia, senza prendersi pensiero delle
+spese necessarie, cui avrebbe dovuto
+provvedere; e mentre che ponevasi nell'impossibilità
+di salvare il regno di Napoli,
+rifiutava d'accomodarsi col principe
+che stava per toglierlo. Aveva mandato
+il Comines a Venezia per persuadere
+quel senato a ratificare il trattato di Vercelli:
+i senatori veneziani non vi acconsentirono,
+ma offrirono d'obbligare Ferdinando
+a riconoscersi feudatario della
+corona di Francia, ed a pagare pel
+regno di Napoli cinquanta mila ducati
+annui, dando ai Francesi molte fortezze
+per pegno della sua fedeltà. Carlo VIII
+per tutta risposta rifiutò perentoriamente
+d'abbandonare veruna parte d'una conquista,
+che non si prendeva cura di difendere<a class="tag" id="tag425" href="#note425">[425]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_438"></a>[438]</span>
+</p>
+
+<p>
+La guerra trattavasi contemporaneamente
+in molte parti del regno di Napoli,
+ma ovunque debolmente. Il duca
+di Montpensiero occupava le vicinanze
+di Sanseverino e di Salerno, ed aveva
+a fronte il re Ferdinando. Il Montfaucon,
+Villeneuve e Sillì, si difendevano nella
+Puglia contro don Federico e don Cesare,
+fratello naturale del re. Graziano
+Guerra aveva il comando de' Francesi
+negli Abruzzi, ed aveva contro di lui
+il conte di Popoli. Giovanni della Rovere,
+prefetto di Sinigaglia, che aveva
+condotti dugento uomini d'armi al soldo
+di Carlo VIII, occupava e guastava il
+vicinato di Monte Cassino. Aubignì difendeva
+la Calabria ed il Principato ulteriore
+contro Gonsalvo di Cordova; ma
+il clima aveva vinto colui che non potevano
+atterrare gli sforzi de' nemici;
+egli soggiaceva ad una lunga malattia,
+e non poteva proseguire i vantaggi che
+da principio aveva ottenuti. In tutte le
+province da ambedue le parti trattavasi
+la guerra languidamente. Ai due partiti
+mancavano egualmente i mezzi di proseguirla
+con vigore; le distrutte città,
+le campagne ruinate, più non pagavano
+le imposte; e Ferdinando, non meno
+povero de' Francesi, non poteva trionfare
+<span class="pagenum"><a id="Page_439"></a>[439]</span>
+d'un branco d'uomini rimasti soli nel
+suo regno per resistergli<a class="tag" id="tag426" href="#note426">[426]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ferdinando non era stato compreso
+nella lega d'Italia sottoscritta a Venezia
+nel precedente anno. Pregava perciò
+i Veneziani ad ammettervelo, ma questi,
+volendo approfittare delle difficoltà in cui
+si trovava, non gli offrivano soccorsi
+che a condizione ch'egli pagar ebbeli loro
+con immoderate usure. Essi avrebbero
+voluto conchiudere un trattato di sussidj
+e non un'alleanza. Obbligaronsi infatti
+a mandargli il marchese di Mantova,
+loro generale, con settecento uomini
+d'armi, altrettanti Stradioti e tre mila
+fanti, promettendo inoltre di somministrargli
+quindici mila ducati; ma Ferdinando
+dovette riconoscersi verso loro debitore
+per dugento mila ducati, e dar
+loro per guarenzia di tale somma le
+città d'Otranto, Brindisi, Trani, Monopoli
+e Pugliano. Il duca di Milano,
+che per anco non voleva contravvenire
+apertamente al trattato di Vercelli, fece
+nello stesso tempo segretamente passare
+alcuni soccorsi al re di Napoli. Francesco
+Gonzaga partì da Mantova in sul
+<span class="pagenum"><a id="Page_440"></a>[440]</span>
+cominciare di febbrajo, ed entrò nel
+regno di Napoli per san Germano, Capoa
+e Benevento<a class="tag" id="tag427" href="#note427">[427]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Nello stato di penuria in cui si trovavano
+le due armate, era per loro un
+oggetto di grande importanza l'assicurarsi
+il pedaggio de' bestiami della Puglia,
+che viene pagato per il passaggio delle
+gregge presso al Monte Gargano, quando
+lasciano i pascoli dell'inverno delle campagne
+della Puglia per quelli dell'estate
+nelle montagne degli Abruzzi e di
+Sulmona. Dovevano passare nel corso
+d'un mese pel luogo del pedaggio non
+meno di seicento mila montoni, e di
+dugento mila tra buoi e vacche, pagando
+in tutto dagli ottanta ai cento mila ducati;
+lo che formava il più depurato
+reddito della corona. I capi delle due
+armate sentirono egualmente che se reciprocamente
+venivano ad impedire la
+percezione del pedaggio, trattenendo le
+gregge, ruinerebbero la metà del regno;
+che le bestie perirebbero di fame nel
+corso dell'estate nelle campagne della
+<span class="pagenum"><a id="Page_441"></a>[441]</span>
+Puglia, e che i pascoli delle montagne
+dell'Abruzzo sarebbero infruttuosi, se
+non erano consumati dalle mandre. Convennero
+dunque che quello di loro che
+terrebbe la campagna percepirebbe solo
+il pedaggio, senza che l'altro potesse
+molestarlo, o ritenere le gregge. Dopo
+avere sottoscritta questa convenzione i
+due partiti d'altro più non si presero
+cura che di rendersi più forti nelle campagne
+della Puglia. Ferdinando, che di
+quel tempo trovavasi nella contea di Molise
+venne ad accamparsi a Foggia. Il
+Montpensiero, ricusando il consiglio di
+Virginio Orsini, che gli rappresentava
+essere quello il favorevole istante d'attaccare
+Napoli per la lontananza del
+re, prese ancor esso la strada della
+Puglia, ove l'Orsini teneva di già il
+suo quartiere a Sansevero. Ambo i generali,
+spiegando tutte le loro forze,
+speravano d'atterrire il nemico, obbligarlo
+a ricusare la battaglia, a chiudersi
+nella città, ed a confessare in
+tale maniera la sua inferiorità. A ciò
+mirando, per accorrere più prontamente
+in soccorso degli Orsini, il Montpensiero
+lasciò a Casarbore l'artiglieria pesante
+di cui non credeva di avere bisogno;
+si unì all'Orsini innanzi a Selva
+<span class="pagenum"><a id="Page_442"></a>[442]</span>
+Piana nel territorio di Troja; e l'armata
+francese contò allora mille cento corazze,
+mille quattrocento cavalleggeri,
+sei mila tra Svizzeri e Tedeschi, e dieci
+mila Guasconi o regnicoli<a class="tag" id="tag428" href="#note428">[428]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Prima della riunione del Montpensiero
+coll'Orsini, Ferdinando aveva invano
+cercato di provocare l'Orsini, cui era
+superiore di forze, a battaglia. Ma dopo
+l'arrivo del Montpensiero, l'armata francese,
+avendo acquistata la superiorità,
+cercò a vicenda di provocare Ferdinando
+a battaglia, avanti che giugnesse
+a rendergli la perduta superiorità il marchese
+di Mantova. Frattanto Ferdinando
+chiudevasi in Foggia, mentre una seconda
+divisione della sua armata, sotto gli ordini
+di Fabrizio Colonna, difendeva Troja,
+ed una terza, comandata da Prospero
+Colonna, occupava Luceria. I Francesi
+per recarsi a Manfredonia, dove si percepiva
+il pedaggio dovevano passare sotto
+le mura di Luceria e di Troja. Mentre
+si avanzavano per questa strada, si scontrarono
+in settecento fanti tedeschi al
+soldo del re di Napoli, i quali erano
+<span class="pagenum"><a id="Page_443"></a>[443]</span>
+usciti da Troja per recarsi a Luceria,
+senz'essere protetti dalla cavalleria. I
+Vitelli, che dirigevano la vanguardia
+dell'armata francese, furono i primi ad
+attaccarli co' loro uomini d'armi, senza
+poterli disordinare, e bentosto tutta
+l'armata gli avviluppò; pure nè Heiderlin,
+che comandava questi valorosi
+soldati, nè altri della sua truppa
+diede verun segno di timore. Camminavano
+disposti in battaglione quadrato,
+senza rallentare il passo, e presentando
+da tutti i lati un bosco di picche agli
+attacchi della cavalleria. I Vitelli, fuori
+di speranza di rompere quell'ordinanza,
+li fecero soltanto circondare a qualche
+distanza dai cavalleggeri, i quali colle
+frecce e colle carabine atterravano molti
+Tedeschi senza esporsi alle loro picche.
+Heiderlin giunse in tal modo fino alle
+rive del Chilone, per passare il qual
+fiume fu costretto di rompere la linea
+de' suoi soldati, allora Camillo Vitelli
+fece subito metter piede a terra a' suoi
+uomini d'armi, e conducendoli nel letto
+del fiume, attaccò i Tedeschi corpo a
+corpo. Questi, da che più non furono
+in ordine di battaglia, non poterono più
+fare alcun uso delle loro lunghe picche,
+mentre che gli uomini d'armi a piedi,
+<span class="pagenum"><a id="Page_444"></a>[444]</span>
+coperti d'impenetrabile armatura, erano
+tanto più formidabili quanto più si avvicinavano.
+Per questi Tedeschi era perduta
+ogni speranza di salute; ma non
+si scoraggiarono perciò, che anzi si difesero
+disperatamente, e furono tutti uccisi
+fino all'ultimo<a class="tag" id="tag429" href="#note429">[429]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Dopo questa carnificina, volendo il
+Montpensiero approfittare dello spavento
+che aveva cagionato ai Napolitani, andò
+ad offrire battaglia sotto le mura di
+Foggia: Ferdinando non la ricusò, ma
+così destramente dispose la sua armata
+sotto il cannone della città, che il generale
+francese, che aveva imprudentemente
+lasciato addietro la sua grossa
+artiglieria, non osò attaccare il re. Senza
+un cotal fallo avrebbe forse potuto terminare
+la guerra in questo luogo con una
+grande vittoria. Rinunciando a questa
+speranza proseguì il suo cammino verso
+Manfredonia, mentre giugneva al campo
+di Ferdinando il duca di Mantova. Dopo
+la sua venuta l'armata reale attaccò e
+guastò le città della contea di Molise,
+che avevano spiegate le bandiere dei
+Francesi. Il Montpensiero era bensì giunto
+<span class="pagenum"><a id="Page_445"></a>[445]</span>
+al luogo in cui dovevasi percepire la
+gabella, ed i pastori della Puglia giugnevano
+presso al suo campo colle loro
+mandre; ma Ferdinando veniva ad inseguirli
+alla testa de' suoi cavalleggeri;
+e siccome l'uno e l'altro capo teneva
+la campagna, riusciva cosa impossibile
+il decidere in forza della precedente
+convenzione, a chi appartenesse la gabella.
+In breve perdettero ambidue la
+speranza di percepirla; onde abbandonarono
+i pastori in balìa de' loro soldati: i
+buoi ed i montoni della metà del regno, che
+si trovarono nello stesso tempo nelle loro
+mani furono uccisi; i campi si videro in
+breve coperti de' loro cadaveri, mentre
+che i soldati non si caricavano che delle
+pelli che speravano di vendere<a class="tag" id="tag430" href="#note430">[430]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Sebbene venuto meno il principale oggetto
+che aveva tratte le due armate nelle
+campagne della Puglia, le due parti
+facevano sempre avanzare le rimanenti
+loro forze verso la stessa provincia; ottocento
+tedeschi del ducato di Gueldria
+ed alcuni Guasconi e Svizzeri, di fresco
+sbarcati a Gaeta, avevano colà raggiunto il
+Montpensiero; dall'altra parte Ferdinando,
+<span class="pagenum"><a id="Page_446"></a>[446]</span>
+dopo il marchese di Mantova, che in
+giugno lo aveva raggiunto, aveva ricevuto
+consecutivamente i rinforzi di Giovanni
+Gonzaga, di Giovanni Sforza, signore
+di Pesaro, e di don Cesare d'Arragona.
+Le due armate si minacciavano
+da vicino, e pareva che non potessero
+tardare lungamente a decidere la sorte
+della guerra con una battaglia<a class="tag" id="tag431" href="#note431">[431]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Prima che le cose giugnessero a tale
+estremo gli emigrati italiani, che avevano
+seguito Carlo VIII, non avevano trascurato
+di eccitarlo, affinchè, a seconda
+delle sue promesse, mandasse gagliardi
+ajuti al Montpensiero, ed alle armate
+che difendevano il partito francese. Gli
+ambasciatori de' Fiorentini, il cardinale
+Giuliano della Rovere, Giovan Giacomo
+Trivulzio, Vitellozzo, Carlo Orsini ed
+il conte di Montorio, non gli permettevano
+di dimenticare i commilitoni che
+aveva lasciati nel pericolo. Quella stessa
+parte della nobiltà francese ch'erasi opposta
+alla prima spedizione di Carlo VIII,
+omai conveniva che l'onore nazionale
+era chiamato a difendere ciò che si era
+<span class="pagenum"><a id="Page_447"></a>[447]</span>
+acquistato col di lei sangue: ogni illustre
+famiglia aveva qualche suo membro nell'armata
+che combatteva nel regno di
+Napoli, ed istantemente chiedeva che non
+vi fosse abbandonato. Carlo VIII, risvegliato
+in qualche modo dal suo letargo,
+annunziò che stava per tornare in Italia
+con un'armata più potente di quella che
+lo aveva accompagnato nel precedente
+anno. Gian Giacomo Trivulzio ebbe ordine
+di partire alla volta di Asti con
+ottocento lance, due mila Svizzeri, ed
+altrettanti Guasconi; il duca d'Orleans
+ed in appresso il medesimo re dovevano
+in breve seguirlo. Tutti i cantoni svizzeri
+avevano promesse truppe, ad eccezione
+di quello di Berna, che aveva
+assunti contrarj obblighi col duca di
+Milano. Trenta vascelli dovevano spiegare
+le vele dai porti francesi sull'Oceano,
+ed unirsi in Provenza con altrettante galere,
+per portare a Gaeta vittovaglie,
+munizioni di guerra e danaro; e Rigault,
+maestro della casa del re, fu spedito
+a Milano per domandare al duca
+di far in Genova armare le galere promesse
+nel trattato di Vercelli, assicurandolo
+in pari tempo, che, qualora sinceramente
+si attaccasse di nuovo alla Francia,
+<span class="pagenum"><a id="Page_448"></a>[448]</span>
+verrebbe posta in dimenticanza la
+sua passata condotta<a class="tag" id="tag432" href="#note432">[432]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ma quest'ardore guerriero non poteva
+lungamente sostenersi in un così futile e
+così instabile carattere qual era quello
+di Carlo VIII. Il cardinale di san Malo,
+sovrintendente delle finanze, temeva una
+guerra che accrescerebbe gl'imbarazzi
+in cui lo avevano di già posto le inconsiderate
+spese della corte. Senza opporsi
+al suo padrone, faceva ogni giorno nascere
+ostacoli all'esecuzione de' suoi progetti,
+e Carlo mai non aveva la pazienza
+di esaminarli, nè la perseveranza di sventarli.
+Tutto ad un tratto il re, che soggiornava
+in Lione, dichiarò in sul finire
+di maggio, che, prima di porsi in cammino,
+voleva ancora fare un viaggio a
+Tours ed a Parigi, onde raccomandarsi
+a san Martino ed a san Dionigi nelle
+loro principali chiese, e per impegnare
+in pari tempo le sue buone città a fargli
+sovvenzioni di danaro. Il vero motivo
+era quello di rivedere a Tours una delle
+dame d'onore della regina di cui era in
+allora innamorato. Invano tutti coloro
+che prendevano parte alla difesa del regno
+<span class="pagenum"><a id="Page_449"></a>[449]</span>
+di Napoli gli rappresentavano, che,
+allontanandosi dai confini dell'Italia nell'istante
+in cui i di lui nemici erano
+atterriti, nell'istante in cui i suoi soldati
+tutte in lui riponevano le loro speranze,
+rincorerebbe i primi, e farebbe cadere
+le armi di mano ai secondi; Carlo VIII
+fu irremovibile: dopo avere ancora consumato
+un mese in Lione, partì per le
+parti settentrionali della Francia; abbandonò
+il progetto di mandare il duca
+d'Orleans in Italia; non diede al Trivulzio
+che pochissimi soldati, ed altro
+non fece a favore del Montpensiero,
+che ordinare ai Fiorentini di mandargli
+quaranta mila ducati<a class="tag" id="tag433" href="#note433">[433]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ma il Montpensiero più non era in
+istato di aspettare l'esito di così lunghe
+deliberazioni. Egli stringeva d'assedio Circello,
+lontano dieci miglia da Benevento,
+e Camillo Vitelli uno de' suoi migliori
+ufficiali vi aveva perduta la vita nell'istante
+in cui si era posto a piedi alla
+testa dei Guasconi per incoraggiarli a
+combattere. Ferdinando, volendo fare una
+diversione, andò ad attaccare Frangetto
+<span class="pagenum"><a id="Page_450"></a>[450]</span>
+di Monforte, quattro miglia lontano dal
+campo francese. Il re aveva sotto i suoi
+ordini mille dugento uomini d'armi, mille
+cento cavalleggeri e quattro mila fanti,
+e credevasi in istato di avventurare una
+battaglia. I Francesi abbandonarono Circello
+per soccorrere Frangetto, ma, giunti
+sulla sommità di una collina in faccia
+a quella borgata, videro ch'era di già
+presa. Ciò nondimeno il Montpensiero e
+Virginio Orsini volevano avanzarsi ancora,
+con intenzione di attaccare i soldati
+di Ferdinando, mentre che, occupati
+nel saccheggio non potrebbero opporre
+gagliarda resistenza. Ferdinando, prevedendo
+questo pericolo, aveva schierata
+la sua armata in battaglia avanti al castello
+di Frangetto, ed aveva posto il
+fuoco alla borgata per iscacciarne i saccomanni;
+pure tanta era la loro avidità
+di ammassare il bottino, o il loro
+terrore di venire a fronte dell'armata
+francese, che la metà de' soldati errava
+ancora in mezzo alle fiamme, e non
+poteva ridursi a entrare nelle linee. Ma
+nel consiglio di guerra dell'armata francese,
+Precì, Bartolommeo d'Alviano,
+e Paolo Orsini, s'accordarono a rappresentare,
+che per attaccare i Napolitani
+dovevasi entrare in un'angusta valle e
+<span class="pagenum"><a id="Page_451"></a>[451]</span>
+pericolosa assai, signoreggiata dal castello
+di Frangetto; onde non potevasi
+sperare salvezza che dalla follia di coloro
+contro cui si doveva combattere. Mentre
+si stava ancora deliberando, gli Svizzeri
+ed i Tedeschi dell'armata, i quali da
+che servivano nel regno non avevano
+avuto che il soldo di due mesi, chiedevano
+di essere pagati prima di entrare
+in battaglia. La loro indisciplina, e l'insolenza
+loro andavano crescendo coll'incertezza
+de' loro capi, ed il Montpensiero,
+costretto a cedere, perdette così l'ultima
+occasione in cui poteva sperare di rimettere
+gli affari de' Francesi nel regno
+di Napoli<a class="tag" id="tag434" href="#note434">[434]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Dopo quel giorno gli Svizzeri ed i
+Tedeschi mai non cessarono di minacciare
+i loro generali per ottenere un
+pagamento che questi non potevano in
+verun modo eseguire. I principi di Salerno,
+di Bisignano e di Conza, abbandonarono
+l'armata, e tornarono ne' loro
+feudi per difendersi contro Consalvo di
+Cordova; i Napolitani al soldo de' Francesi
+<span class="pagenum"><a id="Page_452"></a>[452]</span>
+non perdevano veruna occasione di
+disertare: non solo non erano meglio
+pagati degli altri, ma si trovavano inoltre
+esposti all'insolenza de' loro commilitoni
+Francesi e Tedeschi, che sempre pretendevano
+di avere e viveri ed alloggio
+prima dei regnicoli. Finalmente Precì e
+Montpensiero mai non erano d'accordo,
+e le loro contese dividevano tutto il consiglio
+di guerra<a class="tag" id="tag435" href="#note435">[435]</a>.
+</p>
+
+<p>
+L'armata, che ogni giorno s'indeboliva,
+dovette all'ultimo ritirarsi; tentò di rientrare
+nella Puglia, e dalle bande di Ariano
+e di Benevento portarsi alla volta di Venosa.
+Perchè Ferdinando non si accorgesse
+della sua ritirata, partì in sul cominciare
+della notte, e fece venticinque
+miglia senza riposarsi. Sperava inoltre
+che Ferdinando, inseguendola, avrebbe
+dovuto trattenersi alquanto sotto il castello
+di Gesualdo, che in altri tempi
+aveva sostenuto un assedio di quattordici
+mesi: e, fidati a questa considerazione,
+avendo i Francesi incontrata resistenza
+ad Atella, presero quella città e la svaligiarono,
+consumando più tempo che
+non avrebbero dovuto. Ferdinando occupò
+Gesualdo senza difficoltà, e raggiunse
+<span class="pagenum"><a id="Page_453"></a>[453]</span>
+i Francesi, prima che fossero usciti
+da Atella; allora il Montpensiero si trovò
+costretto di appigliarsi al partito, che più
+gli conveniva, di difendersi in Atella,
+onde dar tempo al suo re di soccorrerlo<a class="tag" id="tag436" href="#note436">[436]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Atella, dove stava chiusa l'armata francese,
+non è quella città che diede il suo
+nome alle favole Atellane, e ch'era posta
+presso a poco nel luogo oggi occupato dalla
+città di Aversa. Atella della Basilicata
+giace in una fertile pianura, ma un miglio
+al di là delle sue mura cominciano
+le montagne, che s'innalzano da tre bande
+formando un ricco anfiteatro largo tre
+quarti di miglio. Il loro pendio non è
+scosceso, e ne' pensili che forma si fa
+uso dell'aratro per lavorare i campi, e
+dove il terreno è più inclinato si coltivano
+viti ed alberi fruttiferi d'ogni maniera.
+Quest'anfiteatro si apre dalla banda di
+mezzogiorno, e lascia vedere a sinistra
+la città di Melfi, a destra la strada di
+Conza coperta da folti boschi. Un ruscello
+irriga la pianura, attraversandola
+al ponente estivo dopo avere circondato
+<span class="pagenum"><a id="Page_454"></a>[454]</span>
+con largo giro la borgata di Atella. Colà le
+acque, trovandosi chiuse tra più alte rive,
+volgono alcuni mulini, poi si gettano
+nell'Ofanto. Dalla banda di Levante la
+borgata di Ripa Candida, posta sulla
+strada di Venosa, era occupata da una
+guarnigione francese; e da quella banda
+l'armata francese sperava di ricevere vittovaglie
+e soccorsi, tanto più che tutto
+il paese si era dichiarato pel partito Angiovino;
+ma la cavalleria leggiera degli
+Stradioti non tardò ad impratichirsi di
+tutti i sentieri, e chiuse tutte le comunicazioni
+ai partigiani de' Francesi<a class="tag" id="tag437" href="#note437">[437]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ferdinando non voleva venire a battaglia
+con un'armata disperata, ed invece
+pensò a chiuderle tutte le strade,
+a rendere difficile ogni mezzo di vittovagliarla
+ed a distruggere i mulini di cui
+si serviva. I Tedeschi, che si trovavano
+nell'armata Francese, e che da gran
+tempo avevano minacciato di disertare
+se non erano pagati, arrivarono dopo
+pochi giorni al campo di Ferdinando,
+il quale in appresso ebbe avviso che
+Consalvo di Cordova aveva sorpresa presso
+al castello di Lario, posto sul fiume Saprio,
+<span class="pagenum"><a id="Page_455"></a>[455]</span>
+che divide la Calabria dal Principato,
+una piccola armata colà raccolta
+dai partigiani della Francia; che aveva
+fatti prigionieri undici baroni angiovini,
+e quasi tutta la fanteria. Dopo questa
+vittoria, la prima che Consalvo di Cordova
+riportasse nel regno di Napoli, venne
+con sei mila uomini ad unirsi sotto
+Atella al re Ferdinando; e la sua venuta
+fece agli assediati perdere ogni speranza<a class="tag" id="tag438" href="#note438">[438]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il Montpensiero, che cominciava ad
+avere penuria di vittovaglie, il 5 di luglio
+fece partire alla volta di Venosa la terza
+parte della sua cavalleria, onde scortare
+un convoglio; ma sebbene questa uscisse
+a mezzodì, quando doveva supporsi che
+i nemici, per timore degli eccessivi calori
+della Basilicata, si riposassero, fu
+scoperta dagli Stradioti, sorpresa e sconfitta.
+In questo fatto i Francesi perdettero
+più di tre cento cavalieri, e più che
+la perdita gli affliggeva la considerazione
+che i loro uomini d'armi erano stati battuti
+da una cavalleria leggiera da loro
+sprezzata. Dopo questa battaglia Ferdinando
+<span class="pagenum"><a id="Page_456"></a>[456]</span>
+conquistò Ripa Candida, e si
+accampò sulla strada di Venosa, sicchè
+veniva a chiudere agli assediati qualunque
+uscita<a class="tag" id="tag439" href="#note439">[439]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Lo stesso giorno in cui arrivò presso
+Atella, Gonzalvo di Cordova aveva attaccati
+i mulini degli assediati, e gli aveva
+totalmente distrutti, onde cominciavano
+a non avere più farine. Bentosto provarono
+un'altra più crudele privazione,
+più non potendo attignere acqua dal ruscello
+che bagnava le mura di Atella senza
+azzuffarsi coi nemici, e dovendo così pagare
+col loro sangue ogni botte di acqua.
+Avevano formato nel fiume un abbeveratojo,
+coperto di alcuni trinceramenti,
+che avevano dati in guardia ai loro Svizzeri;
+ma questi essendo stati vigorosamente
+attaccati, perdettero coi trinceramenti
+trecento uomini. Fu trovato tra
+i morti un alfiere cui era stata troncata
+la mano destra e gravemente ferita la
+sinistra, e che morto com'era strigneva
+tuttavia coi denti lo stendardo che gli
+era stato confidato<a class="tag" id="tag440" href="#note440">[440]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_457"></a>[457]</span>
+</p>
+
+<p>
+Erano già passati trentadue giorni da
+che i Francesi trovavansi chiusi in Atella;
+vedevano ogni giorno andar crescendo
+il numero de' loro nemici, e scemare
+quello de' proprj soldati; loro mancavano
+i foraggi, i viveri e l'acqua, quando
+risolsero finalmente di venire a patti.
+Precì, Bartolommeo d'Alviano ed un
+capitano svizzero furono spediti a Ferdinando.
+Chiesero che Gilberto di Montpensiero
+potesse spedire un corriere al suo
+re per avere soccorsi, e se non li riceveva
+entro trenta giorni, doveva, spirato
+questo termine, consegnare a Ferdinando
+tutte le piazze che da lui dipendevano,
+colla loro artiglieria. Fino a tal tempo
+Montpensiero non doveva tentare d'uscire
+da Atella, ove il re gli somministrerebbe
+i viveri giorno per giorno. Quando poi
+i Francesi rassegnerebbero la piazza, dovevano
+essi avere la libertà di passare
+in Francia, gl'Italiani fuori del regno,
+ed i Napolitani quindici giorni di tempo
+per assoggettarsi al re, che loro prometteva
+intero perdono, e la restituzione
+di ogni loro avere. Questa convenzione
+venne sottoscritta il giorno 20 di luglio
+del 1496, e le tre città di Venosa, Gaeta
+e Taranto, i di cui governatori erano
+<span class="pagenum"><a id="Page_458"></a>[458]</span>
+stati immediatamente nominati dal re,
+furono espressamente eccettuate<a class="tag" id="tag441" href="#note441">[441]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Sembra che il Montpensiero non aspettasse
+i trenta giorni accordati nella convenzione
+per cedere Atella; ma che, stretto
+da bisogno di danaro, e dalla impazienza
+de' suoi soldati, consegnasse dopo tre dì
+quella piazza a Ferdinando per dieci mila
+fiorini, che distribuì alle sue truppe a
+conto del loro soldo<a class="tag" id="tag442" href="#note442">[442]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Uscì da Atella con circa cinque mila
+uomini, che furono condotti a Baja ed
+a Pozzuolo per aspettarvi un imbarco.
+Nello stesso tempo diede al re tutte le
+fortezze del suo governo, ma Ferdinando
+chiedeva tutte quelle del regno, molte
+delle quali ricusavano di riconoscere
+l'autorità del luogotenente del re. Mentre
+si disaminava questa parte della capitolazione,
+l'armata francese fu ritenuta nel
+cuore dell'estate sulla spiaggia pestilenziale
+di Baja, e fu bentosto sorpresa da
+terribile epidemia. Uno de' primi a morire
+<span class="pagenum"><a id="Page_459"></a>[459]</span>
+fu Gilberto di Montpensiero; poi la
+mortalità si estese ai cavalieri ed ai pedoni
+e non gli abbandonò nel loro viaggio,
+quando fu loro permesso di partire;
+onde di cinque mila uomini usciti da
+Atella appena ne arrivarono in Francia
+cinquecento<a class="tag" id="tag443" href="#note443">[443]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Alessandro VI, che destinava le spoglie
+degli Orsini ai suoi figliuoli, e che
+voleva da prima sterminare quella famiglia,
+non solo sciolse Ferdinando II dal
+giuramento dato per l'esecuzione della
+capitolazione di Atella, ma minacciò di
+punirlo colle pene ecclesiastiche se vi dava
+esecuzione. Per ubbidire al papa il re
+Ferdinando fece imprigionare Virginio
+e Paolo Orsini in castel dell'Uovo. Le
+loro truppe italiane che si ritiravano,
+attraversando l'Abruzzo sotto gli ordini
+di Giovan Giordano Orsini e dell'Alviano,
+furono attaccate dal duca d'Urbino e
+svaligiate. In pari tempo Graziano Guerra,
+più non potendo sostenersi nell'Abruzzo,
+ritirossi a Gaeta con ottocento cavalli;
+<span class="pagenum"><a id="Page_460"></a>[460]</span>
+il d'Aubignì, dopo di avere difesa per
+qualche tempo la Calabria, fu forzato
+di capitolare a Groppoli, ottenendo la
+libertà di ritirarsi in Francia.
+</p>
+
+<p>
+I principi di Salerno e di Bisignano
+approfittarono dell'amnistia, e rientrarono
+nella grazia di Ferdinando dopo
+avergli consegnate le loro fortezze. Finalmente,
+ad eccezione di Taranto, ove
+comandava Giorgio di Sillì, di Gaeta
+in cui si era chiuso il siniscalco di Belcario
+e di monte sant'Angelo, ove valorosamente
+si difendeva Giuliano di Lorena,
+i Francesi furono scacciati da tutte
+le loro conquiste, e tutto il regno di Napoli
+ridotto all'ubbidienza di Ferdinando<a class="tag" id="tag444" href="#note444">[444]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ma nello stesso istante in cui questo
+giovane principe rientrava in Napoli, di
+ritorno da una guerra che gli aveva
+fruttato un regno, e nella quale aveva
+date luminose prove di coraggio, di costanza,
+di perizia nell'arte della guerra,
+e di accortezza nel cattivarsi gli animi,
+<span class="pagenum"><a id="Page_461"></a>[461]</span>
+sorprese la Cristianità con un matrimonio,
+che mai non dovrebb'essere autorizzato
+da veruna dispensa politica. Sposò
+la propria sua zia, Giovanna, sorella
+di suo padre, che aveva press'a poco
+l'età sua. Nè questa scelta gli era stata
+suggerita dalla politica, ma dall'amore,
+e quest'amore gli riuscì funesto. Ferdinando
+tornava da faticosissima campagna,
+in un paese malsano, dove tutti
+i capi delle due armate erano caduti infermi.
+Egli non abbadò all'effetto che
+tante fatiche avevano dovuto fare sulla
+sua fisica costituzione, suppose di avere
+tutto il vigore della sua sanità, e si comportò
+come se effettivamente lo avesse;
+ma appena fu egli andato colla sua
+sposa a soggiornare in Somma, villa posta
+alle falde del Vesuvio, che morì
+d'esanimamento il 7 di settembre del
+1496, in età di ventisette anni un mese
+ed undici giorni. Perchè non aveva figli,
+Federico, suo zio, salì sul trono di
+Napoli, che nello spazio di tre anni era
+stato occupato da cinque re: infatti Ferdinando I,
+Alfonso II, Carlo VIII, Ferdinando II
+e Federico II, si erano succeduti
+con una sgraziata rapidità, che
+aveva accresciute le miserie di un regno
+<span class="pagenum"><a id="Page_462"></a>[462]</span>
+di già desolato da crudele guerra<a class="tag" id="tag445" href="#note445">[445]</a>.
+</p>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_463"></a>[463]</span>
+</p>
+
+<h2>
+CAPITOLO XCVIII.
+</h2>
+
+<div class="blockquote">
+<p>
+<i>Guerra di Pisa; i Pisani soccorsi dal
+duca di Milano, dai Veneziani e dall'imperatore
+Massimiliano. — Tregua
+in Italia. — Il Savonarola va perdendo
+in Firenze l'opinione. — Prova
+del fuoco che gli viene proposta da
+un monaco; sua condanna e sua morte.</i>
+</p>
+
+<p class="center">
+1496 = 1498.
+</p>
+</div>
+
+<p>
+La scossa data a tutta la politica dell'Italia
+dalla spedizione di Carlo VIII
+pareva sospesa: questo monarca, tornato
+nell'ordinaria sua residenza, d'altro omai
+non prendevasi cura che di tornei, di
+feste e di una vana pompa cavalleresca,
+che gli faceva dimenticare quella stessa
+guerra di cui era l'immagine. Sempre
+avviluppato in donneschi raggiri a cagione
+de' suoi moltiplici incostanti amori,
+più non dava alle cose d'Italia che
+qualche fuggitiva occhiata. Di quando
+in quando annunciava ancora di voler liberare
+i suoi commilitoni, da lui esposti a
+tanti pericoli, o che già languivano per
+cagion sua nelle prigioni e nella miseria;
+parlava di vendicare gl'insulti fatti
+<span class="pagenum"><a id="Page_464"></a>[464]</span>
+al suo nome, e di ricuperare la gloria
+che aveva acquistata a così poco prezzo
+e così rapidamente perduta; ma bentosto
+ricadeva nella mollezza e nella dimenticanza
+d'ogni cosa; ed omai nè le
+sue minacce atterrivano, nè le sue promesse
+fomentavano la speranza.
+</p>
+
+<p>
+La morte di Ferdinando II e l'innalzamento
+di Federico I sul trono di Napoli
+parevano contribuire coll'indolenza di
+Carlo VIII a dare maggiore consistenza
+a quella monarchia. Federico era da
+gran tempo caro ai Napolitani; egli era
+quello stesso principe che i baroni malcontenti
+avevano voluto nel 1485 sostituire
+a suo padre, il vecchio Ferdinando,
+ed a suo fratel maggiore, Alfonso; era
+quello che aveva preferito di restare
+in prigione tra le mani de' faziosi,
+piuttosto che farsi strada al trono con
+un delitto. Tutti i partiti conoscevano la
+sua moderazione e la sua imparzialità,
+tutti avevano in lui la medesima confidenza.
+Il suo predecessore, Ferdinando II,
+non aveva lo stesso vantaggio; erasi veduto
+spiegare somma costanza e valore
+nell'ultima guerra, ma gli Angiovini temevano
+sempre di veder ricomparire
+nel suo carattere il vecchio lievito arragonese,
+la perfidia e la crudeltà, che
+<span class="pagenum"><a id="Page_465"></a>[465]</span>
+sembravano ereditarie in quella famiglia.
+Raccontavano pure, che, di già preso
+dalla malattia che lo condusse al sepolcro,
+aveva ordinato di far perire il vescovo
+di Teano, che teneva in prigione,
+e che, temendo che la sua gente, credendo
+vicina la sua morte, non gli dicessero
+d'avere eseguiti i suoi ordini senz'averli
+eseguiti, erasi fatta recare la di lui testa
+sul suo letto di morte<a class="tag" id="tag446" href="#note446">[446]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Federico, salendo sul trono in mezzo
+ad un popolo diviso in tante fazioni, e
+ruinato da guerre civili e straniere, sentiva
+che doveva presentarsi ai Napolitani
+piuttosto come conciliatore, che
+come vincitore. Accolse tutti i partiti
+con eguale indulgenza, mostrando a tutti
+un eguale rispetto pel valore e per la
+sventura; rimandò in Francia gli avanzi
+dell'armata, che aveva capitolato ad
+Atella, ed eransi sottratti al cattivo aere
+di Baja; si riconciliò del tutto col principe
+di Bisignano e con quello di Conza,
+che durante il loro lungo esilio in
+Francia avevano apparecchiata la guerra
+che riuscì tanto funesta al regno, e promise
+la stessa indulgenza al principe di
+<span class="pagenum"><a id="Page_466"></a>[466]</span>
+Salerno, che invitò alla festa della sua
+incoronazione. Ma questo principe, invecchiato
+nelle fazioni e più volte vittima
+de' reali tradimenti, non potè prestar
+fede alle leali promesse del nuovo re;
+gli attribuì un attentato d'assassinio contro
+suo fratello, che poi non era che
+una privata vendetta<a class="tag" id="tag447" href="#note447">[447]</a>. Ricominciò
+adunque la guerra, ed inseguito di castello
+in castello nella Lucania, fu finalmente
+costretto ad uscire dal regno, ed
+a ritirarsi a Sinigaglia nel piccolo principato
+di Giovanni della Rovere, prefetto
+di Roma, presso il quale morì esule
+dopo non molto tempo<a class="tag" id="tag448" href="#note448">[448]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Daubignì, che aveva gloriosamente
+comandato ai Francesi in Calabria, non
+credette di dovere più a lungo protrarre
+una guerra che per la Francia era senza
+speranza, e che riduceva i suoi antichi
+partigiani all'estrema miseria e pericolo.
+E non solo ottenne per sè medesimo
+e pe' suoi compagni d'armi onorevoli
+condizioni, ma inoltre persuase Oberto
+di Rosset, che si era difeso in Gaeta
+con maravigliosa costanza e coraggio,
+<span class="pagenum"><a id="Page_467"></a>[467]</span>
+a conservare i suoi soldati per meno
+infelici tempi, ed a rilasciare quella città
+a Federico. Verso lo stesso tempo Graziano
+Guerra abbandonò gli Abruzzi; e
+vennero a patti le guarnigioni di Venosa
+e di Taranto; di modo che i Francesi
+non conservarono nel regno di Napoli
+verun pegno della rapida loro conquista<a class="tag" id="tag449" href="#note449">[449]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ma la guerra che Carlo VIII aveva
+suscitata nel suo passaggio per la Toscana,
+rendendo la libertà a Pisa, non
+era ancora spenta, ed era una scintilla
+capace di cagionare in Italia un nuovo
+incendio. La quale guerra si trattava
+secondo la vecchia tattica delle guerre
+italiane, e la lentezza delle sue operazioni
+stranamente contrastava coll'impeto
+che poc'anzi avevano spiegato i
+Francesi. Assedj di piccoli castelli, sorprese,
+scaramucce d'avamposti, esaurivano
+tutta l'arte de' capitani, sebbene
+si vedessero alla testa delle due armate
+uomini riputatissimi nell'arte della guerra;
+perciocchè comandavano le truppe
+fiorentine Francesco Secco e Rannuccio
+<span class="pagenum"><a id="Page_468"></a>[468]</span>
+di Marciano, e le pisane Lucio Malvezzi
+di Bologna, casualmente secondato dai
+più esperti condottieri del duca di Milano
+e de' Veneziani. Vero è che la
+guerra trattavasi tra di loro in una più
+sanguinosa maniera di quel che si facesse
+nella precedente età, perchè molti
+soldati forastieri, che servivano nell'una
+e nell'altra armata, nè accordavano, nè
+chiedevano quartiere. Se i Fiorentini
+avessero una sola volta levata un'armata
+abbastanza numerosa per farsi strada fino
+a Pisa, piantare le loro artiglierie sotto
+le sue mura ed aprirvi una breccia,
+avrebbero risparmiato ad un tempo molto
+sangue e molto danaro. Ma essi speravano
+tuttavia d'avere Pisa col mezzo
+delle negoziazioni che avevano intavolate
+con tutte le potenze: essi non erano
+in guerra dichiarata con veruna, e furono
+consecutivamente chiamati a combattere
+i Francesi, l'imperatore, i Milanesi,
+i Genovesi, i Lucchesi, i Sienesi,
+i quali si presentarono uno dopo
+l'altro come ausiliarj de' Pisani; essendo
+in allora ammesso come principio di
+diritto pubblico, che uno potesse fare la
+guerra pel suo alleato, senza dichiararla
+egli medesimo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_469"></a>[469]</span>
+Nella stessa maniera per una bizzarra
+complicazione di maneggi politici, i Fiorentini
+per ricuperare Pisa dovettero combattere
+contro i Francesi, loro veri alleati,
+e contro tutti i nemici de' Francesi:
+i Pisani dal canto loro raccomandarono
+nello stesso tempo la loro repubblica
+a Carlo VIII ed a tutti i nemici
+di Carlo VIII. In un sol giorno furono
+mandati dalla signoria di Pisa, Mariano
+Peccioli a Lodovico Sforza, Agostino
+Donizzo a papa Alessandro VI, Bernardino
+Agnelli alla repubblica di Venezia,
+e Pietro Griffo alla corte di Francia<a class="tag" id="tag450" href="#note450">[450]</a>.
+Erano questi ambasciatori partiti prima
+che d'Entragues cedesse ai Pisani le
+loro fortezze. Coloro che si recarono
+presso i nemici della Francia ebbero il
+più felice esito; lo Sforza mandò ai Pisani
+Lodovico della Mirandola con uno
+squadrone di cavalleria e trecento fanti
+tedeschi; ed i Veneziani loro spedirono
+Paolo Manfroni con dugento cavalli ed
+una somma di danaro per far leva di
+fanteria<a class="tag" id="tag451" href="#note451">[451]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_470"></a>[470]</span>
+</p>
+
+<p>
+Lodovico Sforza, che si teneva sempre
+sicuro di potere colla finezza della sua
+politica tutto dirigere e dominare a voglia
+sua, lasciava frequentemente, per
+avarizia, di spendere quanto richiedevasi
+per l'esecuzione de' suoi progetti;
+ed in allora sperava con un tratto della
+sua accortezza di ridurre i suoi nemici
+a sostenere le spese ch'egli avrebbe dovuto
+fare. Con questa mira aveva caldamente
+consigliati i Veneziani a difendere
+Pisa, facendo loro sentire che,
+tendendo questa guerra ad indebolire i
+Fiorentini, i soli alleati conservatisi fedeli
+ai Francesi, tornava egualmente
+utile il farla agl'interessi di Venezia e
+di Milano, e che perciò le spese dovevano
+farsi in comune. In allora non
+poteva sospettare che i Veneziani pensassero
+giammai ad insignorirsi di Pisa,
+città separata da tanti stati dal loro territorio;
+mentre che facilmente poteva essere unita
+alla Liguria, di cui egli era sovrano<a class="tag" id="tag452" href="#note452">[452]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ma i Pisani più non avevano per
+Lodovico Sforza quell'inclinazione che
+avevano mostrata in principio della guerra.
+Scoraggiati dalla sua avarizia, aombrati
+dalle sue negoziazioni coi Fiorentini,
+<span class="pagenum"><a id="Page_471"></a>[471]</span>
+avevano apertamente letti i suoi
+segreti disegni nelle proposizioni che loro
+faceva di dare la signoria della città
+alle sue creature i fratelli Sanseverini;
+onde omai riponevano ne' soli Veneziani
+ogni loro fiducia. Avevano da tutte le
+potenze della lega avuto promessa di
+guarentire la loro libertà. Massimiliano
+aveva riconosciuti i loro diritti con un
+privilegio imperiale; il papa aveva loro
+diretto un breve per incoraggiarli a difendersi,
+e gli ambasciatori spagnuoli
+avevano detto che il loro padrone vedrebbe
+con piacere le porte della Toscana
+chiuse ai Francesi dallo stabilimento
+d'una repubblica rivale di quella
+di Firenze<a class="tag" id="tag453" href="#note453">[453]</a>.
+</p>
+
+<p>
+In sul cominciare di marzo del 1496,
+avevano i Fiorentini ottenuto qualche
+vantaggio in quella parte del territorio
+pisano che giace tra il lago di Bientina,
+le montagne e l'Arno. Avevano preso
+Buti, san Michele di Verrucola e Calci;
+ma nello stesso tempo si pubblicarono
+in tutto il territorio pisano con grandissime
+dimostrazioni di gioja le lettere che
+la signoria aveva ricevuto dal doge Agostino
+Barberigo, colle quali dichiarava
+<span class="pagenum"><a id="Page_472"></a>[472]</span>
+che la repubblica di Venezia riceveva
+sotto la sua protezione quella di Pisa<a class="tag" id="tag454" href="#note454">[454]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Questa pubblica dichiarazione, che in
+qualche maniera obbligava l'onore de'
+Veneziani a difendere Pisa, era stata
+lungamente discussa e contrariata ne'
+medesimi consigli di Venezia dai più
+vecchi senatori, e da quelli che avevano
+maggiore opinione di sperimentata prudenza.
+Pareva loro che in quest'occasione
+la repubblica si esponesse al doppio
+pericolo di risvegliare la gelosia di tutti
+gli altri stati colla confessione d'un'insaziabile
+ambizione, e nello stesso tempo
+d'intraprendere ciò che non potrebbe
+mantenere con onore<a class="tag" id="tag455" href="#note455">[455]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Da quell'istante le cose de' Pisani cominciarono
+a prosperare. Francesco Secco
+fu da loro sorpreso in principio di
+aprile; gli uccisero da cinquanta uomini,
+gli presero dugento venti cavalli e lo
+sforzarono a levare l'assedio della Verrucola.
+Pochi giorni dopo lo stesso Secco,
+desideroso di vendicarsi, attirò presso
+Vico in un'imboscata i Pisani, comandati
+da Paolo Manfroni; li ruppe infatti,
+<span class="pagenum"><a id="Page_473"></a>[473]</span>
+ma nell'atto che gl'inseguiva fu mortalmente
+ferito da una palla da archibugio.
+La di lui perdita equivaleva pei
+Fiorentini ad una seconda sconfitta<a class="tag" id="tag456" href="#note456">[456]</a>.
+Il 30 di maggio Lucio Malvezzi, capitano
+de' Pisani, sorprese e saccheggiò
+Ponsacco, dove fece prigioniero Lodovico
+da Marciano, fratello di Rannuccio,
+che comandava l'armata fiorentina<a class="tag" id="tag457" href="#note457">[457]</a>.
+Finalmente ne' primi giorni di
+giugno Giustiniani Morosini, gentiluomo
+veneziano, giunse a Pisa con ottocento
+Stradioti. Questi barbari soldati, che si
+erano renduti formidabili a tutta l'Italia,
+che avevano più volte fatto testa agli
+uomini d'armi francesi, e che avevano
+fatto conoscere tutto quanto poteva ripromettersi
+da una cavalleria leggiera,
+riempirono in breve tutta la Toscana
+del terrore delle loro armi. Il 23 di
+giugno si gettarono in Val di Nievole;
+passarono sotto Monte Carlo, ed avendo
+<span class="pagenum"><a id="Page_474"></a>[474]</span>
+trovata resistenza a Buggiano lo presero,
+lo saccheggiarono e lo bruciarono unitamente
+a Steggiano, facendo provare
+ai Fiorentini, quanto grande sventura
+fosse quella d'un popolo ridotto al più
+alto grado di civiltà, che veniva invaso
+da soldati appena usciti dalla barbarie<a class="tag" id="tag458" href="#note458">[458]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Gli avvenimenti del precedente anno
+avevano ingrandita la presunzione di Lodovico
+Sforza; davasi vanto di avere
+chiamati i Francesi in Italia e d'averli
+scacciati; d'avere gastigata la casa di
+Arragona, e d'averla in appresso rimessa
+in trono, e d'avere disposto delle
+fortezze che i Francesi ricevuto avevano
+dai Fiorentini, come se le avesse egli
+stesso avute in custodia. Egli aveva adottato
+il soprannome di Moro, che gli
+aveva fatto dare la sua bruna carnagione;
+ma voleva che vi si scorgesse
+l'emblema della sua accortezza e della
+sua forza, le due qualità, che, a suo
+credere, lo rendevano superiore agli altri
+uomini<a class="tag" id="tag459" href="#note459">[459]</a>. Aveva veduto con piacere
+i Veneziani prendere parte nella guerra
+<span class="pagenum"><a id="Page_475"></a>[475]</span>
+di Pisa, e compiacevasi di dire che per
+lui solo versavanvi i loro tesori ed il
+loro sangue.
+</p>
+
+<p>
+Per altro quando cominciò ad accorgersi
+che i Pisani erano più inclinati
+per i Veneziani che per lui, credette
+giunto il momento d'introdurre in Italia
+un nuovo potentato che ripromettevasi
+di guidare a posta sua con quella facilità
+con cui credeva dirigere tutti gli altri.
+A tale oggetto spedì ambasciatori a Massimiliano,
+re de' Romani, invitandolo a
+venire a prendere a Milano la corona
+di Lombardia, ed a Roma quella dell'impero,
+onde ripristinare in tutta l'Italia
+l'autorità imperiale. Aveva Massimiliano
+sposata una nipote di Lodovico
+Sforza, e fin da quell'epoca si era mostrato
+propenso a seguire i suoi consiglj.
+Altronde quel monarca, sempre senza
+danaro, e le di cui forze, sproporzionate
+co' suoi titoli e colla estensione de' suoi
+stati, mai non bastavano a condurre a
+fine le intraprese che aveva cominciate,
+era sempre tormentato da un vago desiderio
+di gloria senza avere in sè medesimo nè
+costanza per tenerle dietro, nè veri talenti
+per ottenerla. Gettavasi appassionatamente
+in tutte le nuove avventure, perchè gli
+servivano di pretesto per abbandonare
+<span class="pagenum"><a id="Page_476"></a>[476]</span>
+le precedenti. Era sempre ansioso di
+dirigere gli affari altrui, perchè gli servivano
+di pretesto per trascurare i proprj;
+e perchè si vedeva sempre contrariato
+ne' suoi stati, cercava ogni circostanza
+di uscirne. Era adunque allo
+Sforza meno difficile l'attirarlo in Italia
+che persuadere i Veneziani ad unirsi a lui
+per chiamarvelo. Per altro siccome Carlo VIII
+non lasciava di minacciare, e credendosi
+che le sue armate fossero apparecchiate
+a valicare le Alpi, perciocchè era
+noto che aveva di fresco tentato lo Sforza
+onde rientrasse nella sua alleanza, i Veneziani
+ebbero timore che il duca di
+Milano, il quale diffidava di loro, non
+si gettasse di nuovo nelle braccia del re
+di Francia, ed acconsentirono di mandare
+dal canto loro ambasciatori a Massimiliano
+per promettergli un sussidio<a class="tag" id="tag460" href="#note460">[460]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Massimiliano si avanzò fino a Manshut
+ai confini del Tirolo e della Valtellina;
+e colà recossi a trovarlo Lodovico il
+Moro cogli ambasciatori di Venezia e
+del papa. Convenne con lui che gli alleati
+d'Italia gli pagherebbero per tre
+<span class="pagenum"><a id="Page_477"></a>[477]</span>
+mesi quaranta mila ducati al mese, cioè
+i Veneziani 16,000, egli stesso 16,000,
+ed il papa 8,000, a condizione che Massimiliano
+entrerebbe in Italia con un'armata
+degna d'un imperatore, e che l'adopererebbe
+in quei tre mesi in servigio della lega.
+Il giorno susseguente a quello in cui
+fu sottoscritto il contratto, Massimiliano
+in abito da caccia passò ancor esso
+le Alpi, e venne a Bormio a rendere
+visita a Lodovico il Moro, ed ebbe con
+lui un'altra conferenza. Tornò poi subito
+in Germania per levarvi la promessa
+armata<a class="tag" id="tag461" href="#note461">[461]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Per altro prima di porsi in viaggio
+alla volta dell'Italia spedì due ambasciatori
+a Firenze, i quali si presentarono
+alla signoria il giorno 19 d'aprile. Le
+dichiararono che, volendo l'imperatore
+volgere le armi della Cristianità contro
+gl'infedeli, aveva proposto di consolidare
+da prima il riposo d'Italia, distruggendo
+tutti i semi di discordia sparsi dai Francesi,
+e riunendola tutt'intera in una
+sola lega. I Fiorentini, soggiunsero, sono
+<span class="pagenum"><a id="Page_478"></a>[478]</span>
+i soli che mantengonsi fuori dell'alleanza
+comune; quindi vengono da Massimiliano
+invitati a deporre le armi, che
+prese hanno contro i Pisani, e ad assoggettare
+le loro pretese verso quella
+città alle leggi dell'impero ed al suo
+arbitramento<a class="tag" id="tag462" href="#note462">[462]</a>. Risposero i Fiorentini,
+che avevano di già nominati due de'
+loro più riputati cittadini per recarsi
+presso l'imperatore, e portargli l'omaggio
+del loro rispetto e della loro ubbidienza.
+Che i suoi ambasciatori gli esporrebbero
+i diritti della loro repubblica
+sopra di Pisa, e che invocherebbero a
+favore della medesima le leggi dell'impero,
+in forza delle quali veruno stato
+era obbligato ad assoggettare ad un
+arbitramento le sue pretese, se preventivamente
+non era rimesso in possesso
+di tutto quanto gli era stato tolto colla
+violenza<a class="tag" id="tag463" href="#note463">[463]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Bentosto i Pisani furono avvisati dai
+loro alleati che l'imperatore eletto in
+breve giugnerebbe tra le loro mura;
+<span class="pagenum"><a id="Page_479"></a>[479]</span>
+ma di già senza la di lui assistenza
+trovavansi in aperta campagna superiori
+ai Fiorentini. Ogni giorno ricevevano
+nuovi soccorsi dai Veneziani; due provveditori
+di san Marco, Morosini e Domenico
+Delfino, erano venuti a soggiornare
+nella loro città; il conte Braccio
+di Montone loro aveva condotto un corpo
+d'uomini d'armi, ultimo avanzo dell'antica
+scuola del suo avo. Poco dopo Annibale
+Bentivoglio, figliuolo di Giovanni
+Bentivoglio, signore di Bologna, era
+pure giunto tra di loro. Vero è che i
+Veneziani avevano spedito il Bentivoglio
+meno per soccorrere Pisa che per acquistare
+in quella città una decisa preponderanza
+sopra il duca di Milano. Avevano
+sospetto che Lucio Malvezzi, generale
+de' Pisani, fosse totalmente ligio alla
+casa Sforza, e volevano ridurlo a rinunciare
+egli stesso al servigio di quella
+repubblica. Ora il Malvezzi apparteneva
+a quella famiglia che nel 1488 aveva
+in Bologna congiurato contro i Bentivoglio;
+tutti i suoi parenti erano stati
+da loro uccisi, era stato dai medesimi
+posta una taglia alla sua testa; non
+era probabile che si tenesse sicuro in
+una città, dove il suo più accanito nemico
+riceveva un comando. Effettivamente,
+<span class="pagenum"><a id="Page_480"></a>[480]</span>
+quando Giulio Malvezzi vide entrare
+in Pisa il Bentivoglio, chiese ed
+ottenne il suo congedo<a class="tag" id="tag464" href="#note464">[464]</a>.
+</p>
+
+<p>
+I Pisani, sotto gli ordini di Gian Paolo
+Manfroni, attaccarono successivamente
+tutte le terre murate che i Fiorentini
+possedevano nel loro territorio, cercando
+particolarmente di togliere loro ogni
+comunicazione con Livorno. Se ciò ottenere
+potevano, se in tal modo riuscivano
+ad allontanare i Fiorentini dal mare,
+avrebbero loro tolta la speranza di ricevere
+ajuti dalla Francia, avrebbero nello stesso
+tempo interrotto tutto il loro commercio
+marittimo, ed avrebbero loro cagionato
+una così grave perdita da consigliarli a
+chiedere la pace. In principio di settembre
+il Manfroni prese i castelli di
+Sojana, Moranna, Chianna, Terricciuola
+e Cigoli. Fu meno fortunato in una
+zuffa presso il lago di Bientina, che si
+terminò colla ritirata delle due armate,
+dopo avere ambedue perduta molta gente;
+ma bentosto, ricominciando i suoi
+attacchi contro i castelli delle colline,
+<span class="pagenum"><a id="Page_481"></a>[481]</span>
+prima del 20 di settembre occupò san
+Regolo, san Luzio, Usigliano, Casa
+nuova ed alcune altre terre murate. Pietro
+Capponi, commissario de' Fiorentini presso
+l'armata, quello stesso che aveva
+stracciate le proposizioni di Carlo VIII,
+ed uno de' più eloquenti e più coraggiosi
+cittadini di Firenze, volle metter
+fine a tali conquiste e riprendere Sojana;
+ma mentre faceva condurre l'armata
+fiorentina contro quel castello, ed
+egli si avanzava per un luogo scoperto
+per piantare una batteria, fu colpito
+nel capo da una palla di falconetto, che
+lo fece cader morto. Firenze pianse in
+questo cittadino l'uomo coraggioso che
+l'aveva salvata colla sua fermezza, ed
+il degno rappresentante d'una famiglia,
+che, anche ne' tempi in cui maggiormente
+imperversavano le fazioni, si era
+sempre distinta per le sue virtù pubbliche,
+senza abbandonarsi a verun partito<a class="tag" id="tag465" href="#note465">[465]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_482"></a>[482]</span>
+</p>
+
+<p>
+Intanto Massimiliano era sceso in Italia,
+ma invece dell'armata imperiale
+promessa ai confederati aveva appena
+con sè trecento cavalli e mille cinquecento
+pedoni. Perciò, sentendo egli
+stesso di corrispondere troppo male all'aspettazione
+de' popoli, sottraevasi alla
+folla che adunavasi per vederlo. Prese
+una strada rimota per non attraversare
+Como, dove gli era stata apparecchiata
+una magnifica festa, e si trattenne a
+Vigevano per non lasciarsi vedere a
+Milano<a class="tag" id="tag466" href="#note466">[466]</a>. Gli chiedevano gli alleati
+di costringere il duca di Savoja ed il
+marchese di Monferrato a staccarsi, nella
+loro qualità di membri dell'impero,
+dall'alleanza francese; ma le sue forze
+non erano tali da far rispettare i suoi
+decreti. Volle ancora far rinunciare il
+duca di Ferrara alla sua neutralità, e
+gl'intimò come a suo feudatario pei ducati
+di Modena e di Reggio di presentarsi
+alla sua corte; ma Ercole d'Este
+ricusò d'ubbidire, dichiarando che ciò
+sarebbe un dipartirsi dalla mediazione
+che egli aveva accettata nel trattato colla
+Francia, e mancare all'obbligo contratto
+<span class="pagenum"><a id="Page_483"></a>[483]</span>
+quando aveva accettato in deposito il Castelletto
+di Genova. Non potendo Massimiliano
+fare verun altro uso della sua
+imperiale potenza, prese la strada di
+Genova per recarsi a Pisa<a class="tag" id="tag467" href="#note467">[467]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Sebbene l'armata dell'imperatore fosse
+poco considerabile, la sua venuta riusciva
+ai Fiorentini assai molesta: essi
+avevano contro di loro tutta la lega che
+aveva scacciati i Francesi dall'Italia. I
+sovrani della Spagna ed il papa, se non
+agivano vigorosamente contro di loro,
+manifestavano se non altro la loro nimicizia,
+e sovvenivano danaro ai loro
+nemici. Il duca di Milano ed i Veneziani
+gli opprimevano colle grandi forze
+mandate in ajuto de' Pisani, e tutti i
+piccoli popoli della Toscana, tutti i vicini
+di Firenze, che non avrebbero ardito
+di prendere una parte attiva nella
+guerra contro un più grande potentato,
+adoperavano tutte le forze loro contro
+una repubblica di cui erano gelosi. Firenze,
+smunta da tre anni di guerra, e
+dai prodigiosi sussidj pagati alla Francia,
+mentre aveva perdute le dogane
+di Pisa e del mare, che formavano una
+<span class="pagenum"><a id="Page_484"></a>[484]</span>
+ragguardevole parte delle sue entrate,
+non sembrava in istato di portare questo
+nuovo peso. Aveva troppe riprove
+dell'instabilità e della mala fede di Carlo
+VIII, e non era sperabile che questo
+monarca soccorresse i suoi alleati, dopo
+che aveva abbandonati nell'estrema miseria
+le proprie armate del regno di
+Napoli. Se la repubblica non si fosse
+consigliata che colla politica mondana,
+avrebbe senza verun dubbio già da gran
+tempo accettata l'offerta fattale da Lodovico
+Sforza di farla ricevere nella lega
+italiana: ma il partito de' <i>piagnoni</i>, che
+in allora dominava in Firenze, era composto
+d'uomini che ogni giorno andavano
+ad imparare alle prediche di Girolamo
+Savonarola in qual modo dovevano
+governare la repubblica; che in
+tutte le perdite che provava lo stato
+vedevano il gastigo de' vizj de' privati e
+non quello degli errori del governo;
+che non isperavano che nella forza delle
+preghiere e nella prudenza delle ispirazioni.
+Ora il Savonarola loro prediceva continuamente
+che i tempi delle prove erano
+vicini a terminare, che la Chiesa di Dio
+sarebbe bentosto riformata dalla potenza
+de' Francesi, e che, qualora i Fiorentini
+si mantenessero fedeli al partito che avevano
+<span class="pagenum"><a id="Page_485"></a>[485]</span>
+abbracciato, si troverebbero, dopo
+tutte le loro tribolazioni, padroni non
+solo dell'antico territorio, ma di tutta
+la Toscana. Queste predizioni inspirarono
+ai consiglj della repubblica una
+costanza tale, che mai non fu posta a
+più dura prova<a class="tag" id="tag468" href="#note468">[468]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il vescovo Pazzi e Francesco Pepi,
+legista, che la repubblica aveva mandati
+come ambasciatori presso Massimiliano,
+arrivarono a Tortona il giorno
+dopo la sua partenza alla volta di Genova.
+Lo seguirono in quella città, ma
+dopo la loro udienza di presentazione,
+l'imperatore li mandò per la risposta al
+cardinale di santa Croce, legato del papa,
+mentre che il giorno 8 di ottobre egli
+andava a bordo per passare a Pisa. Il
+cardinale li rimandò al duca di Milano,
+che in allora trovavasi a Tortona. Avanti
+di presentarsi al duca scrissero alla repubblica
+per informarla del modo con
+cui venivano rimandati dall'uno all'altro.
+Per altro seguirono lo Sforza a Tortona
+ed a Milano, e colà ebbero ordine dalla
+signoria di prendere da lui congedo senza
+esporgli la commissione. Il borioso signore,
+<span class="pagenum"><a id="Page_486"></a>[486]</span>
+sempre premuroso di far pompa
+agli occhi d'un numeroso pubblico del
+suo potere e della sua eloquenza, aveva
+invitati tutti gli ambasciatori della lega
+e tutti i senatori di Milano alla pubblica
+udienza che aveva destinato di dare ai
+Fiorentini. Aveva apparecchiato uno studiato
+discorso, nel quale veniva rammentando
+i consiglj che loro aveva dati,
+e gli errori contro i quali gli aveva
+avvisati di cautelarsi. Voleva loro dimostrare
+essere appunto quelli in cui
+erano caduti, e di cui ne provavano
+le tristi conseguenze. Ma gli ambasciatori
+introdotti innanzi a lui si ristrinsero
+a dirgli, che, tornando a Firenze,
+non avevano temuto di allungare
+la via per avere l'opportunità d'attestargli
+il loro rispetto, e la ferma intenzione
+della loro patria di restare con
+lui in sul piede dell'antica loro amicizia.
+Lo Sforza, sconcertato da questo complimento,
+chiese loro quale risposta avevano
+avuta dall'imperatore. — Per le
+leggi della nostra repubblica, gli risposero,
+non possiamo esporre le sue commissioni
+che al principe presso al quale
+siamo stati mandati, e perciò non rendiamo
+conto che alla nostra signoria
+delle sue risposte. — Ma io so, soggiunse
+<span class="pagenum"><a id="Page_487"></a>[487]</span>
+il duca, che l'imperatore vi ha
+rimandati a noi per avere la risposta;
+non volete voi dunque averla? — Niuna
+legge ci proibisce d'ascoltare, essi ripigliarono,
+e non abbiamo alcun diritto
+d'impedire a vostra altezza di parlare. — Ma
+noi, replicò il duca, non possiamo
+dare una risposta senza che ci esponiate
+la domanda che gli avete fatta. — E
+noi, dissero gli ambasciatori, non possiamo
+eccedere la commissione che ci
+fu data. Ma se l'imperatore ha incaricata
+l'altezza vostra di rispondere, le
+avrà naturalmente comunicata la nostra
+proposizione. Il Moro, non potendo avere
+da loro una più espressa domanda, li
+licenziò all'ultimo con tutta l'assemblea,
+innanzi alla quale aveva creduto di brillare
+coll'umiliarli, ed alla quale non
+seppe pure nascondere il suo dispetto<a class="tag" id="tag469" href="#note469">[469]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Massimiliano aveva a Genova trovate
+sei galere veneziane, che lo stavano aspettando,
+e vi s'imbarcò gli 8 d'ottobre
+con mille fanti tedeschi: mille altri fanti
+con cinquecento cavalli andarono per
+terra alla Spezia; e le galere genovesi
+<span class="pagenum"><a id="Page_488"></a>[488]</span>
+trasportarono sulle coste della Toscana
+una numerosa artiglieria<a class="tag" id="tag470" href="#note470">[470]</a>. Avendo
+Massimiliano riuniti questi due corpi di
+truppe, entrò in Pisa alla testa delle medesime.
+Fu ricevuto alla porta della città
+dai dieci anziani e dai procuratori di san
+Marco, che colà risiedevano a nome
+de' Veneziani, e fu accompagnato all'alloggio
+che gli era stato apparecchiato
+nel palazzo che i Medici avevano fabbricato
+in Pisa. Il di lui arrivo venne
+festeggiato con pubblici divertimenti, e
+lo scudo di marmo carico di giglj d'oro,
+ch'era stato innalzato sul ponte in onore
+di Carlo VIII, fu gettato nel fiume per
+far luogo agli stemmi di Massimiliano.
+Nel susseguente giorno, l'imperatore,
+che risguardava l'acquisto di Livorno
+siccome lo scopo principale della sua
+spedizione, andò a bordo d'una galera
+veneziana per recarsi a riconoscere quella
+piazza. I Fiorentini vi avevano mandata
+una buona guarnigione ed una numerosa
+artiglieria: l'avevano di fresco renduta
+più forte con nuove opere, e datone
+il comando a Bettino Ricasoli, quello
+di tutti i cittadini di Firenze che aveva
+<span class="pagenum"><a id="Page_489"></a>[489]</span>
+date prove di più grandi talenti militari<a class="tag" id="tag471" href="#note471">[471]</a>.
+</p>
+
+<p>
+L'assedio di Livorno fu all'istante
+intrapreso dalla banda di terra e di
+mare; ma se Massimiliano aveva desiderio
+d'illustrare la sua venuta in Toscana
+con una conquista, nè i Veneziani,
+nè lo Sforza lo assecondavano
+di buona fede. Non avevano ancora convenuto
+a chi di loro toccherebbe Livorno:
+ed in pendenza della decisione
+di questo punto così importante attaccarono
+colla loro artiglieria tre torri,
+poste sopra gli scogli fuor del porto, il
+di cui possedimento non riusciva vantaggioso
+a veruno. Massimiliano trattava
+la guerra da principe; credeva di dare
+esempj di valore ai soldati con certa
+quale militare galanteria di cui faceva
+professione, e credeva pure di dirigere
+i loro capitani coll'assistere a tutti i loro
+consiglj; egli non si accorgeva che le
+continue scariche della sua artiglieria
+non avevano alcun utile scopo, e davano
+oggetto di ridere alle due armate<a class="tag" id="tag472" href="#note472">[472]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_490"></a>[490]</span>
+</p>
+
+<p>
+Frattanto due sortite fatte dalla guarnigione
+di Livorno avevano dispersi gli assedianti,
+ed uccisa loro molta gente presso
+ponte di Stagno. Dall'altro canto eransi
+innoltrati nelle Maremme al di là di
+Cecina quattrocento cavalli ed altrettanti
+fanti tedeschi, ed avevano occupato
+la grossa borgata di Bolgheri. La saccheggiarono,
+ed uccisero gli abitanti colla
+più insigne crudeltà, svenando le donne
+ed i fanciulli fino ai piedi degli altari.
+Castagneto, che come Bolgheri apparteneva
+ai conti della Gherardesca, s'affrettò
+d'arrendersi per sottrarsi a tanta
+sciagura, e stava per fare lo stesso anche
+Bibbona, quando si vide in tempo di
+grossa burrasca giugnere in faccia al porto
+di Livorno una flotta francese di sei
+vascelli e due galeoni, carica di frumento
+e di soldati. La violenza del vento
+obbligava la flotta degli alleati a porsi
+al coperto dietro la Meloria, di modo
+che i Francesi trovarono libero l'ingresso
+del porto, e vi entrarono a piene
+vele<a class="tag" id="tag473" href="#note473">[473]</a>. Il Savonarola aveva da gran
+tempo annunciato un divino soccorso,
+<span class="pagenum"><a id="Page_491"></a>[491]</span>
+ed i Fiorentini, sempre animati dai discorsi
+del loro predicatore, aspettavano
+infatti un miracolo, e credettero di vederlo
+nell'arrivo inaspettato di quella
+flotta. Vero è che la signoria aveva
+comperati in Francia, già da molto
+tempo, sei mila moggia di frumento,
+ed aveva preso al loro soldo il signore
+d'Albigeon con mille soldati; ma nè tutto
+il grano che avevano comperato, nè tutti i
+militari che avevano assoldati giugnevano
+su questa flotta, ed il più grosso de' vascelli
+ch'erano entrati in porto, ne ripartì subito,
+per continuare il suo viaggio alla volta
+di Gaeta, ove doveva portare de' rinforzi.
+Pure questo piccolo soccorso giugneva
+così a proposito, che gli assediati riprendevano
+coraggio, ed i nemici tremavano
+come se in sui loro occhi si
+fosse operato un prodigio<a class="tag" id="tag474" href="#note474">[474]</a>.
+</p>
+
+<p>
+I venti, che di già avevano così bene
+serviti i Fiorentini, loro rendettero nuovi
+servigi. Il 14 di novembre una burrasca
+assalì all'improvviso la flotta che assediava
+Livorno. Il vascello genovese, <i>la
+Grimalda</i>, a bordo del quale l'imperatore
+era stato molto tempo, venne a
+rompere contro la fortezza; due galere
+<span class="pagenum"><a id="Page_492"></a>[492]</span>
+veneziane furono gettate sulla costa presso
+san Giacomo, e le altre navi vennero
+talmente danneggiate, che si conobbe
+l'impossibilità di continuare l'assedio.
+Massimiliano ricondusse a Pisa la sua
+armata, dichiarando di non potere nello
+stesso tempo fare la guerra a Dio ed
+agli uomini<a class="tag" id="tag475" href="#note475">[475]</a>. Disse che porterebbe
+altrove le sue armi, e fece gettare de'
+ponti sull'Arno e sul Cilecchio presso
+Cascina e Vico Pisano. Il 19 di novembre
+si avanzò infatti verso Monte
+Carlo; ma un contadino lucchese, preso
+dalla vanguardia, gli appalesò che si
+trovavano in quel forte due mila fanti e
+mille cavalli colà arrivati nel precedente
+giorno. O sia che quest'uomo fosse stato
+appostatamente tenuto in sulla strada da
+Antonio Giacomini, comandante di Monte
+Carlo, o dallo stesso imperatore, che
+cercava un pretesto per ritirarsi, Massimiliano
+lo credette, o s'infinse di crederlo.
+Egli prese subito la via di Sarzana,
+senza voler nemmeno parlare al
+conte di Cajazzo, che lo accompagnava
+a nome di Lodovico il Moro, e senza
+manifestare a verun'altra persona i motivi
+<span class="pagenum"><a id="Page_493"></a>[493]</span>
+di questa sua improvvisa risoluzione.
+Passò così in Lombardia per la strada
+di Pontremoli, dopo essersi trattenuto
+meno d'un mese a Pisa<a class="tag" id="tag476" href="#note476">[476]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Giunto a Pavia Massimiliano dichiarò
+a' suoi alleati che urgenti ragioni lo richiamavano
+in Germania. Pure si trattenne
+alcun tempo in quella città per
+sapere quali proposizioni gli si farebbero
+per conto di un nuovo sussidio. Offrì di
+soggiornare ancora tutto l'inverno in
+Italia, ai servigj de' confederati, colla
+poca truppa che gli era rimasta, purchè
+gli si pagassero ventidue mila fiorini
+del Reno al mese. Gli alleati ne avevano
+di già offerti venti mila. Massimiliano,
+aspettando un definitivo riscontro da Venezia,
+si fermò nella Lomellina, e tornò
+a Cussago, invece d'andare a Milano,
+dov'era aspettato; poi bruscamente partì
+alla volta di Como, sempre deludendo
+l'aspettazione de' negoziatori che trattavano
+con lui, e facendo in pari tempo
+conoscere la sua incostanza e la sua
+avidità. All'ultimo rientrò in Germania
+<span class="pagenum"><a id="Page_494"></a>[494]</span>
+pel lago di Como, e lasciò negl'Italiani
+una spregievole opinione di sè per la sua
+instabilità; opinione che mai non potè
+cancellare poscia nella lunga serie di
+quelle guerre colle quali egli desolò il
+loro paese<a class="tag" id="tag477" href="#note477">[477]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_495"></a>[495]</span>
+</p>
+
+<p>
+Lodovico il Moro, che non aveva calcolato
+di stabilirsi in Pisa che coll'appoggio
+dell'imperatore, quando si vide
+da lui abbandonato richiamò le truppe
+che tuttavia teneva in Toscana, e trovò
+qualche conforto alle deluse sue speranze
+nelle spese che cagionò ai Veneziani,
+suoi vicini, sui quali faceva ricadere
+tutto il peso della guerra. Dal canto
+loro i Veneziani cominciarono a scoraggiarsi;
+ed i Fiorentini, approfittando della
+mala intelligenza de' loro nemici, ricuperarono
+nell'inverno la maggior parte
+de' castelli che avevano perduti nelle colline<a class="tag" id="tag478" href="#note478">[478]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ma nel mentre che il vicendevole
+spossamento de' combattenti riduceva la
+guerra di Toscana a semplici scaramucce,
+l'ambizione d'Alessandro VI ne
+risvegliava un'altra nello stato di Roma,
+che poteva, non meno che la precedente,
+chiamarvi straniere armate. Ad altro non
+pensava il papa che ad ingrandire i suoi
+figliuoli; credette giunta la propizia circostanza
+d'arricchirli, senza eccitare i
+<span class="pagenum"><a id="Page_496"></a>[496]</span>
+riclami della Chiesa, col sequestrare tutti
+i feudi degli Orsini, mentre che tutti i
+capi di quella famiglia erano tenuti in
+prigione a Napoli. Il primo di giugno
+del 1496 aveva condannato Virginio Orsini
+come ribelle per essere passato al
+soldo de' Francesi, ed avere per loro
+portate le armi nel regno di Napoli.
+Aveva nello stesso tempo intimato a
+Ferdinando di ritenerlo prigioniero a
+dispetto della capitolazione d'Atella<a class="tag" id="tag479" href="#note479">[479]</a>.
+Il ventisei ottobre susseguente pronunciò
+in segreto concistoro la pena della
+confisca contro Virginio Orsini e tutta
+la sua famiglia, incaricando suo figlio,
+Francesco Borgia, duca di Gandia, e
+Bernardino Lunato, cardinale di Pavia,
+di spogliarlo de' suoi feudi. Oltre di ciò
+volle essere sicuro della cooperazione
+dei Colonna, sempre apparecchiati a combattere
+gli Orsini, loro rivali e loro
+vicini, e malgrado la ripugnanza dei
+Veneziani per questa nuova guerra, ottenne
+che il duca d'Urbino, il di cui
+soldo pagavasi a metà da loro e dalla
+camera apostolica, sarebbe mandato a
+Roma per secondarlo. Prima che terminasse
+l'anno l'armata pontificia aveva
+<span class="pagenum"><a id="Page_497"></a>[497]</span>
+occupati la maggior parte de' castelli degli
+Orsini<a class="tag" id="tag480" href="#note480">[480]</a>, e ne' primi giorni del susseguente
+attaccò Triboniano, indi l'Isola,
+ed all'ultimo Bracciano. Ma durante l'assedio
+delle due ultime piazze Bartolommeo
+d'Alviano sorprese Cesare Borgia,
+che conduceva l'artiglieria del papa,
+sconfisse la sua cavalleria, e lo inseguì
+fino alle porte di Roma. L'Alviano apparteneva
+ad un ramo cadetto, o forse
+bastardo degli Orsini; era stato educato
+nella loro casa, e da loro aveva imparata
+l'arte della guerra; ed in tempo
+della prigionia de' suoi padroni, loro diede
+le prime prove della sua fedeltà, de'
+suoi talenti, e di quell'intraprendente
+attività che lo rendette famoso tra tutti
+i capitani italiani<a class="tag" id="tag481" href="#note481">[481]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Bracciano veniva risguardato come il
+capo luogo del principato degli Orsini.
+Virginio vi avea lanciata sua sorella Bartolommea,
+il di cui maschio ed intrepido coraggio
+non si lasciava sgomentare dai pericoli
+della guerra. Questa fanciulla aveva
+raccolti tutti i soldati de' suoi fratelli, che
+<span class="pagenum"><a id="Page_498"></a>[498]</span>
+tornavano fuggiaschi dal regno di Napoli;
+aveva loro date nuove armi e
+nuovi cavalli; aveva fatta riparare l'artiglieria
+danneggiata, rialzare le fortificazioni
+di Bracciano, e guarnire i parapetti
+di pietre e di combustibili da
+lanciarsi contro gli assalitori; aveva fatti
+ammaestrare nell'esercizio delle armi i
+contadini; e prendeva confidentemente
+sopra di sè sola il comando delle fortezze,
+mentre che Bartolommeo d'Alviano,
+tenendo la campagna, inquietava
+i saccomani del nemico, e cercava di
+adunare un'armata che potesse liberarla<a class="tag" id="tag482" href="#note482">[482]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto era stato preso Triboniano,
+e l'assedio di Bracciano stringevasi caldamente.
+Malgrado i prosperi successi
+degli attacchi dell'Alviano, e sebbene
+fosse riuscito in più riprese ad inchiodare
+i cannoni ed a distruggere le opere
+degli assediane i, era stato costretto all'ultimo
+di chiudersi nella piazza, la
+quale sarebbe stata presa entro poco
+tempo, se gli alleati degli Orsini non
+riuscivano a formare un'armata capace di
+far levare l'assedio. Carlo Orsini, figliuolo
+di Virginio, e Vitellozzo Vitelli,
+<span class="pagenum"><a id="Page_499"></a>[499]</span>
+erano arrivati dalla Francia a bordo della
+piccola flotta, che aveva così opportunamente
+soccorso Livorno, ed avevano
+portato del danaro che loro aveva dato
+Carlo VIII per rimontare i loro uomini
+d'armi. Recaronsi a Città di Castello,
+ove erano sovrani i Vitelli. I due
+fratelli di Vitellozzo, Paolo e Camillo,
+che contavansi a ragione fra i migliori
+condottieri d'Italia, avevano cercato
+d'introdurre nel loro piccolo principato
+la tattica militare che tanto riusciva
+utile agli oltremontani. Avevano
+posti i loro cannoni sopra carri alla
+francese, assai più facili a muoversi che
+quelli degl'Italiani; avevano armati i
+loro fanti di picche, simili a quelle degli
+Svizzeri, ma due piedi più lunghe, e
+gli avevano addestrati a trattarle. Per
+tal modo i Vitelli avevano adottato tutto
+ciò che aveano trovato di meglio nella
+pratica militare degli oltremontani, che
+pure non avevano imparato a conoscere
+che da circa tre anni. Erano questi signori
+intimamente legati cogli Orsini,
+ed apertamente vedevano che, perduti
+questi, il papa volgerebbe le sue forze
+contro di loro.
+</p>
+
+<p>
+Malgrado la sproporzione delle loro
+forze, si determinarono adunque ad attaccare
+<span class="pagenum"><a id="Page_500"></a>[500]</span>
+il pontefice. Persuasero le città
+di Perugia, di Todi, di Narni a somministrar
+loro alcuni ajuti; e colla loro
+piccola ma valorosa armata si avanzarono
+alla volta di Bracciano. Il duca
+d'Urbino, avvisato del loro arrivo, levò
+l'assedio, e si fece loro incontro a
+mezza strada in sulla via di Soriano.
+Lunga ed accanita fu la battaglia; ma
+un corpo di ottocento Tedeschi, il
+fiore dell'armata pontificia, venne distrutto
+dalla fanteria di Città di Castello,
+la quale li trapassava colle lunghe
+sue picche senza poter essere da
+loro ferita. Tutto il restante dell'armata
+del papa fu bentosto sgominato, e
+fu fatto prigioniero lo stesso duca d'Urbino
+con molti gentiluomini. Il duca di
+Gandia, ferito nel viso, si salvò a Ronciglione
+col legato e con Fabrizio Colonna;
+ma tutti i loro equipaggi e tutta
+l'artiglieria cadde in potere de' vincitori,
+i quali ne' susseguenti giorni ricuperarono
+tutti i castelli tolti agli Orsini,
+tranne l'Anguillara e Triboniano<a class="tag" id="tag483" href="#note483">[483]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il papa lasciavasi facilmente scoraggiare
+dai primi disastri, perchè paventava
+<span class="pagenum"><a id="Page_501"></a>[501]</span>
+ogni occasione di spendere danaro.
+Perciò diede volentieri orecchio alle
+proposizioni di pace che gli fece fare
+Vitellozzo dopo la sua vittoria. Questi
+ben sentiva dal canto suo che, non
+avendo alleati in Italia, sarebbe bentosto
+abbandonato dalla Francia; che il suo
+piccolo tesoro, non meno che quello
+degli Orsini, sarebbe presto esaurito,
+e che a lungo andare dovrebbe soggiacere.
+Le due parti, egualmente desiderose
+della pace, convennero facilmente
+intorno alle condizioni. Gli Orsini
+ed i Vitelli ottennero l'assenso del
+papa per mantenersi al servigio della
+Francia fino alla fine del loro contratto,
+a condizione per altro che mai non porterebbero
+le armi contro la Chiesa. Gli
+Orsini promisero settanta mila fiorini
+per le spese della guerra. Tutti i prigionieri
+si dovevano restituire senza taglia
+dall'una e dall'altra parte ad eccezione
+del solo duca d'Urbino. Giovanni Giordani
+e Paolo Orsini, prigionieri di Federico,
+re di Napoli, dovevano essere
+posti in libertà nell'istante in cui sarebbero
+pagati i primi ventimila fiorini;
+Virginio Orsini era morto in Castel dell'Uovo,
+probabilmente avvelenato, otto
+giorni prima. Veniva accordato agli Orsini
+<span class="pagenum"><a id="Page_502"></a>[502]</span>
+un termine di otto mesi pel pagamento
+della restante somma; ma per
+guarenzia del debito dovevano lasciare
+in mano ai cardinali Sforza e Sanseverino
+i castelli dell'Anguillara e di Cervetri,
+ed il loro prigioniere il duca
+di Urbino. Quest'ultimo fu perciò costretto
+a redimersi dallo stesso papa,
+servendo al quale era stato fatto prigioniere.
+Alessandro, il quale sapeva che
+gli Orsini non avevano danaro, aveva
+eccepito il solo duca d'Urbino dalla
+vicendevole restituzione de' prigionieri,
+e non si vergognò di ricevere a conto
+del tributo loro imposto i quaranta mila
+ducati, che il suo proprio generale pagò
+per la sua taglia<a class="tag" id="tag484" href="#note484">[484]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Dall'altra banda Carlo VIII, che mai
+non era stabile nelle sue risoluzioni sia
+per proteggere i suoi amici in Italia,
+sia per mandare ad effetto i suoi progetti,
+<span class="pagenum"><a id="Page_503"></a>[503]</span>
+più non poteva interamente rinunciare
+a conquiste cui appoggiava tutta
+la gloria che credeva d'avere acquistato.
+Alcune ostilità ai confini dell'Arragona,
+in occasione delle quali le sue truppe
+avevano presa e bruciata la città di
+Salse, essendosi terminate con un armistizio
+di due mesi, Carlo trovossi in
+libertà di spedire maggiori forze verso
+l'Italia. Fece passare in Asti, sotto gli
+ordini di Gian Giacomo Trivulzio, mille
+lance, tre mila Svizzeri ed altrettanti
+Guasconi, onde sostenere Battistino Fregoso
+ed il cardinale di san Pietro <i>ad
+vincula</i>, che volevano fare un tentativo
+sopra Genova. Nello stesso tempo Ottaviano
+Fregoso andò ad eccitare i Fiorentini
+perchè attaccassero i Genovesi
+nella Lunigiana, e Paolo Battista Fregoso
+con sei galere minacciò la riviera di
+Ponente<a class="tag" id="tag485" href="#note485">[485]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Gl'Italiani più non davano fede alle
+minaccie di Carlo VIII, di modo che
+l'attacco di Gian Giacomo Trivulzio li
+sorprese come se non fosse stato annunciato.
+<span class="pagenum"><a id="Page_504"></a>[504]</span>
+Il Trivulzio sorprese Novi,
+di dove il conte di Cajazzo dovette ritirarsi;
+indi prese Bosco nell'Alessandrino,
+e pareva volere troncare ogni comunicazione
+tra Milano e Genova. Di
+già il Milanese, dove Lodovico Sforza
+aveva moltissimi nemici, era in sul punto
+di provare una rivoluzione; ma il Trivulzio,
+che aveva avuto ordine d'attaccare
+i Genovesi e non la Lombardia,
+non ardì spingere più in là i suoi vantaggi,
+e diede tempo al duca di Milano
+d'adunare le sue truppe, e di ricevere
+potenti ajuti da Venezia. Il cardinale
+della Rovere erasi avvicinato a Savona
+con dugento lance e tre mila fanti; ma,
+non avendo potuto eccitarvi una sollevazione,
+si vide forzato a dare addietro
+all'arrivo di Giovanni Adorno; nè fu
+del cardinale più fortunato sotto Genova,
+cui erasi molto avvicinato, Battistino
+Fregoso. I Fiorentini ricusarono di compromettersi,
+prima d'avere veduto che
+i Francesi mandassero in Italia maggiori
+forze. La Rovere e Fregoso dovettero
+in breve raggiugnere presso a Bosco il
+Trivulzio, il quale, vedendo che l'armata
+veneziana, comandata da Niccolò
+Orsini, conte di Pitigliano, riceveva ogni
+giorno ragguardevoli rinforzi, si ritirò
+<span class="pagenum"><a id="Page_505"></a>[505]</span>
+verso Asti senza avere ottenuto alcun
+vantaggio da questa spedizione<a class="tag" id="tag486" href="#note486">[486]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Al Trivulzio non poteva riuscire prosperamente
+l'attacco contro Genova, se
+non nel caso che lo seguisse a breve
+distanza il duca d'Orleans con una nuova
+armata, siccome lo aveva annunciato
+Carlo VIII; ma la sanità di questo monarca
+cominciava di già a dare molestia
+a' suoi cortigiani e speranze al suo successore.
+I suoi figliuoli erano morti prima
+di lui in tenera età, ed il duca d'Orleans,
+che non aveva chi potesse contrastargli
+il trono, non voleva allontanarsi
+dalla corte. Credevasi dall'altro
+canto che Lodovico Sforza spedisse ragguardevoli
+somme al duca di Borbone
+e al cardinale di san Malo, per guadagnarli,
+onde facessero andare a nulla qualunque
+impresa diretta verso l'Italia. Sia
+che il loro tradimento assecondasse o no
+l'incostanza di Carlo, tutti i suoi progetti
+furono abbandonati appena concepiti,
+ed i suoi partigiani sagrificati un'altra
+volta<a class="tag" id="tag487" href="#note487">[487]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_506"></a>[506]</span>
+</p>
+
+<p>
+Era di già cominciata qualche negoziazione
+tra Carlo VIII da una parte e
+Ferdinando ed Isabella dall'altra; il primo
+aveva sempre desiderato di rendere
+sicuri i suoi confini colla Spagna, il
+secondo non aveva più pretesti per continuare
+la guerra dopo che il loro cugino
+era risalito sul trono di Napoli.
+Pareva adunque che dovesse riuscire cara
+alle due parti una tregua; ma Carlo VIII
+voleva che questa lo mettesse in situazione
+di continuare la guerra in Italia, ed i
+monarchi spagnuoli non si facevano scrupolo
+d'abbandonare i loro alleati, tanto
+più che li supponevano in istato di difendersi
+da sè medesimi; ma volevano per
+altro risparmiarsi in parte la vergogna
+di quest'atto di mala fede, e richiedevano
+che la tregua fosse in principio
+comune anche ai loro alleati, perchè
+stipulandola apparisse che avessero pensato
+anche ai loro interessi. Il cattivo
+esito della spedizione di Genova consigliò
+Carlo VIII a moderare le sue pretese;
+e la tregua tra i monarchi francesi
+e spagnuoli, i sudditi e gli alleati
+cui nominerebbero le due parti, fu sottoscritta
+il 5 di marzo, per durare a
+tutto ottobre; tutti gli stati italiani vi
+furono compresi, cominciando dal 25
+<span class="pagenum"><a id="Page_507"></a>[507]</span>
+di aprile, ed in forza della medesima
+fu pure sospesa la guerra di Pisa con
+grandissimo rincrescimento de' Fiorentini,
+i quali per cinque soli mesi non potevano
+congedare la loro armata, e perciò trovavansi
+obbligati a sostenere le stesse
+spese come se continuate fossero le ostilità<a class="tag" id="tag488" href="#note488">[488]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Fiorenza trovavasi più che in altri tempi
+sotto l'influenza di quei virtuosi cittadini,
+ma rigoristi ed entusiasti, ai quali
+Girolamo Savonarola aveva predicata la
+riforma. Il primo gonfaloniere di quest'anno
+era stato Francesco Valori, che
+poteva considerarsi come il capo di quel
+partito. La sua statura alta ed imponente,
+ed il suo nobile aspetto, accrescevano
+agli occhi del volgo l'alta opinione che
+gli davano i suoi talenti governativi e
+le sue pubbliche e private virtù. Sempre
+attento a fortificare più che poteva il
+partito popolare, fece ammettere nel
+maggiore consiglio tutti i giovani dai
+ventiquattro ai trent'anni, richiedendo
+in pari tempo con una nuova legge,
+<span class="pagenum"><a id="Page_508"></a>[508]</span>
+che per prendere una decisione dovessero
+essere presenti in consiglio almeno
+mille individui<a class="tag" id="tag489" href="#note489">[489]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La proibizione fatta ai consiglj di deliberare,
+quando non sono a numero,
+ha senza dubbio l'inconveniente di permettere
+alla minorità d'impedire colla
+sua assenza le deliberazioni della maggiorità;
+ed egualmente pericoloso riesce
+l'obbligo ingiunto ai consiglieri d'intervenire
+e di votare, perchè frequentemente
+gli sforza ad emettere un voto
+anche quando non hanno alcuna decisa
+opinione, e trasforma questo voto in
+legge. Nè sono minori gl'inconvenienti
+dell'opposta regola. Quando una parte
+de' membri d'un consiglio s'accostuma
+ad assentarsi, la sovrana volontà si trova
+cambiata secondo che assistono o no
+alle assemblee; la quale fluttuazione, dopo
+d'avere fatto prendere allo stato contraddittorie
+deliberazioni, può precipitarlo
+in violente rivoluzioni. Fiorenza di quei
+tempi sperimentava quest'inconveniente,
+che rendevasi tanto più sensibile in quanto
+che la suprema magistratura sedeva per
+un più breve tempo. Tosto che un partito
+aveva ottenuto qualche vantaggio,
+<span class="pagenum"><a id="Page_509"></a>[509]</span>
+o fatta un'elezione di suo soddisfacimento,
+diventava meno vigilante, astenevasi
+dalle vicine successive deliberazioni,
+ed intanto la parte avversaria,
+meglio combinando le segrete sue pratiche,
+otteneva un'elezione in un affatto
+opposto senso. A Francesco Valori successe
+Bernardo del Nero, che aveva
+avuta intima famigliarità con Lorenzo
+de' Medici, che favoriva tutti i partigiani
+di quella casa, cui lo stesso Pietro
+soleva chiamare suo padre<a class="tag" id="tag490" href="#note490">[490]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Durante la magistratura di Bernardo
+del Nero si pubblicò in Firenze la tregua
+conchiusa tra la Francia e la Spagna,
+e si cominciarono le negoziazioni per
+la pace generale. Lodovico Sforza, aombrato
+dai Veneziani, proponeva, per
+impedir loro di stabilirsi in Pisa, di restituire
+quella città ai Fiorentini, purchè
+a tal patto entrassero di buona fede
+nella lega d'Italia. Alessandro VI adottò
+quest'opinione, e spedì a Firenze il
+vescovo Pazzi per offrire la restituzione
+di Pisa, se i Fiorentini depositavano in
+mano de' confederati o Livorno, o Volterra,
+come pegno del loro attaccamento
+<span class="pagenum"><a id="Page_510"></a>[510]</span>
+agl'interessi dell'indipendenza italiana.
+Ma nè i Veneziani volevano acconsentire
+all'evacuazione di Pisa, nè i Fiorentini
+a dare una fortezza in sua vece;
+di modo che per gli opposti loro sforzi
+la negoziazione si ruppe. Per altro in
+tempo delle negoziazioni, i Fiorentini,
+che avevano mostrata da principio tanta
+avversione e tanto disprezzo per il papa,
+si credettero nuovamente obbligati ad
+accarezzarlo<a class="tag" id="tag491" href="#note491">[491]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Le negoziazioni con Roma diedero
+altresì opportunità a Pietro de' Medici
+di ricominciarne di più segrete co' suoi
+partigiani di Firenze. Gli alleati cominciavano
+a desiderare il suo ritorno in
+una città in cui il partito repubblicano
+sembrava troppo affezionato alla Francia.
+Incoraggiato da loro, credette di dover
+tentare un'altra volta la sua fortuna,
+prima che l'amico suo, Bernardo del
+Nero, uscisse d'impiego. Il 23 d'aprile
+recossi a Siena, dove Pandolfo Petrucci
+e suo fratello, che avevano acquistata
+sopra questa repubblica una quasi assoluta
+autorità, gli erano del tutto ligi.
+Colà venne a raggiugnerlo Bartolommeo
+<span class="pagenum"><a id="Page_511"></a>[511]</span>
+d'Alviano con ottocento cavalli e tre
+mila fanti; dopo ciò avanzossi rapidamente,
+di notte e per rimote strade,
+fino alle porte di Firenze, ove
+si presentò la mattina del 29 aprile. Ma
+la porta Romana, che aveva sperato di
+sorprendere, si trovò custodita e difesa
+da Paolo Vitelli, giunto il precedente
+giorno da Mantova. Rannuccio da Marciano,
+che aveva il comando dell'armata
+fiorentina ai confini del Pisano,
+era stato richiamato all'istante in Firenze,
+onde Pietro de' Medici, dopo essersi
+trattenuto quattro ore in faccia alla porta
+senza avere il coraggio d'attaccarla, ritirossi
+quando vide che in città non facevasi,
+verun movimento. Suo fratello
+Giuliano, che nello stesso tempo era
+penetrato nella Romagna fiorentina, vide
+in pochi giorni disperdersi la sua piccola
+armata<a class="tag" id="tag492" href="#note492">[492]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ma questo imprudente attacco diventò
+bentosto non meno fatale ai partigiani
+de' Medici, che lo avevano provocato,
+<span class="pagenum"><a id="Page_512"></a>[512]</span>
+che ai loro nemici, che lo punirono.
+Lamberto dell'Antella, esiliato da Firenze,
+venne arrestato sul territorio fiorentino,
+e sebbene deponesse ch'egli tornava
+in patria per manifestare la cospirazione,
+di cui aveva avuta contezza,
+fu posto alla tortura; perciocchè in allora
+non credevansi vere che quelle deposizioni
+che venivano riconfermate col
+mezzo di terribili supplicj. Costui incolpava
+i più riputati cittadini ed in particolare
+Bernardo del Nero, che usciva
+in allora dall'ufficio di gonfaloniere. Gli
+otto giudici del tribunal criminale non
+osarono prendere sopra di loro il giudizio
+d'una causa di tanta importanza, e
+furono invitati cento sessanta de' più
+ragguardevoli cittadini ad esaminare le
+risultanze del processo.
+</p>
+
+<p>
+Niccolò Ridolfi, il di cui figlio aveva
+sposata una sorella del Medici, Lorenzo
+Tornabuoni, ancor esso suo parente,
+Giovanni Cambi e Giannozzo Pucci,
+tutti e due da lui adoperati in affari di
+stato, furono accusati d'aver chiamato
+Pietro de' Medici, colla promessa di
+dargli una porta della città. Bernardo
+del Nero fu accusato d'avere avuto sentore
+della loro trama, e di non averla
+manifestata, in tempo che le sue incumbenze
+<span class="pagenum"><a id="Page_513"></a>[513]</span>
+di gonfaloniere di giustizia l'obbligavano
+più che tutti gli altri cittadini
+a prendersi cura della conservazione della
+repubblica e della sua difesa.
+</p>
+
+<p>
+Il delitto de' prevenuti non sembrò
+dubbioso ad alcuno di coloro cui era
+affidata la disamina del processo; ma
+ciò ch'era delitto agli occhi de' repubblicani,
+diventava un atto d'eroismo a
+quelli de' partigiani dei Medici. Non era
+dunque nè sul fatto, nè sul diritto, che
+i giudici dovevano sentenziare, ma sulla
+stessa base del governo. Se condannavano
+gli accusati venivano a risguardare
+come criminoso ogni attacco contro lo
+stato popolare; se per lo contrario gli
+assolvevano, condannavano con ciò la
+rivoluzione del 1494, e mostravano di
+riconoscere nei Medici una legittima autorità.
+Essendo così assoggettata ai giudici
+una quistione di politica, parve alla
+signoria di dover loro dare una direzione.
+Adunò adunque tutti i primi magistrati
+dello stato, i capitani di parte guelfa,
+i conservatori delle leggi, gli ufficiali
+del monte di pietà, ed il consiglio de'
+richiesti, ossia dei cento sessanta notabili
+che avevano esaminata la processura. Quest'assemblea,
+consultata nelle forme legali,
+ordinò al tribunale degli otto di
+<span class="pagenum"><a id="Page_514"></a>[514]</span>
+giustizia di condannare alla pena di morte
+i prevenuti, e di confiscare i loro beni.
+Infatti la sentenza fu pronunziata il 17
+d'agosto<a class="tag" id="tag493" href="#note493">[493]</a>.
+</p>
+
+<p>
+In forza della legge che Girolamo
+Savonarola aveva fatta emanare quando
+fu stabilito il governo popolare, ogni
+condannato a pena capitale poteva appellare
+al gran consiglio. Infatti i condannati
+chiesero di essere ammessi a
+godere del beneficio della legge; essi
+avevano non piccole speranze d'essere
+assolti dall'assemblea generale de' loro
+concittadini. L'età avanzata di due di
+loro, le onorifiche cariche ond'erano
+stati rivestiti, il numero de' loro parenti,
+quello de' clienti, le potenti raccomandazioni
+delle corti di Roma, di Milano
+e di Francia, avrebbero dato maggior
+forza ai sentimenti di compassione
+così naturali in una grande assemblea.
+Certa cosa è intanto che l'amministrazione
+della giustizia non era mai stata
+nella repubblica di Firenze imparziale,
+<span class="pagenum"><a id="Page_515"></a>[515]</span>
+ed il governo si era sempre mostrato
+alla testa d'una fazione. Se questo governo
+restava perdente in un tentativo,
+fatto per far punire i suoi avversarj,
+sembrava condannato dal popolo, e questa
+sola sconfitta poteva trarsi dietro la
+sua caduta. Gli errori de' Fiorentini e
+le abitudini sovversive dell'ordine sociale,
+ch'essi avevano lasciate introdurre nella
+loro repubblica, rendevano pericoloso
+l'esercizio de' più sacri diritti de' cittadini.
+Il 21 d'agosto si adunò un nuovo
+consiglio de' richiesti per decidere intorno
+all'appello al popolo. Il partito della
+libertà fu appunto quello che fu veduto
+dichiararsi più gagliardamente contro
+l'esecuzione d'una legge liberale, sanzionata
+da lui medesimo. Francesco Valori,
+e tutti gli amici del Savonarola,
+protestarono contro l'appello al popolo,
+e dichiararono che i cospiratori non
+sarebbero appena assolti, che i Medici
+verrebbero richiamati in Firenze.
+</p>
+
+<p>
+Per altro la signoria non era d'unanime
+parere di rigettare l'appello al
+popolo. Ora, secondo la forma delle
+sue deliberazioni, rendeva necessario che
+uno de' priori presentasse in giro la
+proposizione intorno alla quale dovevasi
+dare il voto. Colui che per un
+<span class="pagenum"><a id="Page_516"></a>[516]</span>
+giorno era incaricato di questa funzione
+di proporre, chiamavasi il <i>proposto</i>. In
+quel giorno era Luca Martini, che,
+giudicando equitativa l'ammissione dell'appello
+al popolo, dichiarò che non
+porrebbe alle voci una proposizione contraria
+alle vigenti leggi. Due de' suoi
+colleghi sostennero la di lui opinione.
+Decisiva era la loro opposizione, ma
+tutti i gonfalonieri di compagnie, ed i
+dodici buoni uomini, che sedevano presso
+la signoria, si alzarono con minacciose
+grida, dichiarando che per salvare la
+patria non si lascerebbero trattenere dall'opinione
+de' suoi nemici. Il gonfaloniere
+Domenico Bartoli, prendendo sopra
+di sè la violazione del regolamento,
+fece egli stesso la proposizione: portava
+questa che per evitare i pericoli dell'appello
+al popolo, si eseguirebbe la
+sentenza in quella stessa notte. Allora il
+<i>proposto</i> dichiarò che per mantenere il
+regolamento egli acconsentirebbe a fare
+la proposizione enunciata dal gonfaloniere,
+se questa riuniva sei de' nove suffragj
+della signoria. Gl'insensati clamori
+del più violento partito lo fecero tacere,
+e lo costrinsero a dare il suo assenso
+senz'altra condizione. I regolamenti di
+deliberazione della repubblica fiorentina
+<span class="pagenum"><a id="Page_517"></a>[517]</span>
+rendevano assai difficile il vincere un
+partito. Era necessario l'assenso del <i>proposto</i>,
+di due terzi della signoria, di
+due terzi del collegio e del corpo de'
+gonfalonieri. I suffragj raccoglievansi separatamente,
+poscia cumulativamente ed
+in segreto, con fave bianche e nere
+deposte nelle urne. Tutte queste formalità,
+secondo il vero spirito d'un regolamento
+di deliberazione, erano le
+protettrici della minorità, vale a dire dirette
+ad impedire che la sua determinazione
+non fosse violenta; furono sempre
+scrupolosamente mantenute, ma soltanto
+in apparenza e non nel loro spirito. Il
+partito vittorioso non passava oltre in
+onta all'opposizione del partito più debole,
+ma sforzava questo a togliere l'opposizione.
+Quando si procedette allo scrutinio
+segreto, quattro suffragj, ossia quattro
+fave bianche nell'urna della signoria,
+furono contrarie al proposto decreto.
+Un nuovo più violento tumulto che
+non era stato il primo levossi allora nell'assemblea.
+Si alzarono tutti i gonfalonieri
+di compagnia, minacciando di
+uccidere i quattro priori sospetti d'opposizione,
+e siccome i membri del collegio
+si frapposero per salvarli, i gonfalonieri
+dichiararono che uscirebbero
+<span class="pagenum"><a id="Page_518"></a>[518]</span>
+colle loro insegne, e farebbero dalle
+loro compagnie saccheggiare le case di
+coloro che volevano in tal modo perdere
+la repubblica. A stento il gonfaloniere
+di giustizia ottenne che l'assemblea
+sedesse di nuovo per un secondo
+giro di scrutinio. Il terrore si era impadronito
+de' più coraggiosi, e l'appello
+fu rigettato a pieni voti. La sentenza di
+morte si eseguì in quella stessa notte
+del 21 d'agosto; ed i più furibondi non
+vollero abbandonare la sala del consiglio,
+finchè non ebbero avviso che i loro nemici
+più non vivevano<a class="tag" id="tag494" href="#note494">[494]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Da prima questa vendetta parve un
+trionfo del partito democratico, ma questo
+trionfo era foriero d'una sconfitta.
+Il pubblico non perdonava a coloro che
+si dicevano amici della libertà d'avere
+pei primi violata senza necessità la legge
+protettrice della libertà, sanzionata da
+loro medesimi. Confrontavano i vecchi
+discorsi del Savonarola intorno all'amnistia
+colla condotta de' suoi partigiani,
+col di lui silenzio nell'istante in cui,
+<span class="pagenum"><a id="Page_519"></a>[519]</span>
+per la difesa de' suoi nemici illegalmente
+posti in giudizio, avrebbe dovuto tuonare
+dal suo pulpito, da lui fatto tribuna
+per arringare. Lo accusavano di darsi a
+conoscere non meno cattivo cristiano,
+che malvagio profeta; gli domandavano
+dov'erano que' miracolosi soccorsi che
+aveva promessi a' suoi concittadini, strascinandoli
+soli in una lotta contro tutta
+l'Italia; ed ogni argomento dell'instabilità
+e dell'imbecillità di Carlo VIII,
+rappresentato dal Savonarola quale inviato
+del Signore, era contro di lui prodotto
+con amarezza da coloro che volevano
+vendicare le ultime vittime, o da
+coloro che la corte di Roma aveva guadagnati
+al suo partito.
+</p>
+
+<p>
+Il Savonarola non temeva di provocare
+tutta la collera d'Alessandro VI. Non
+poteva riconoscere in un uomo tanto
+scellerato il rappresentante degli Apostoli,
+e la riforma ch'egli predicava doveva
+cominciare dal capo della Chiesa. Era
+scandalizzato di vedere un'amante del
+papa, Giulia Farnese, chiamata <i>Giulia
+bella</i>, intervenire con ostentazione a tutte
+le feste della Chiesa, e dare alla luce in
+aprile di quest'anno medesimo un nuovo
+figlio del pontefice<a class="tag" id="tag495" href="#note495">[495]</a>. E così grave scandalo
+<span class="pagenum"><a id="Page_520"></a>[520]</span>
+era poca cosa a petto a quello che
+due mesi dopo diede la famiglia del papa.
+Francesco Borgia, duca di Gandia, figlio
+primogenito di Alessandro VI, fu assassinato
+il giorno 14 di giugno nelle strade
+di Roma, mentre usciva da un banchetto.
+Si seppe bentosto che il suo uccisore
+era stato il di lui fratello, Cesare Borgia,
+cardinale di Valenza; e per accrescere
+l'orrore di questo delitto si
+sparse una sorda voce, che avesse aguzzato
+il pugnale di Cesare contro il fratello
+la gelosia concepita contro di lui
+per essere egli suo rivale in amore per
+Lucrezia loro sorella<a class="tag" id="tag496" href="#note496">[496]</a>. Il papa, profondamente
+afflitto da questa perdita, aveva
+colle lagrime e coi singhiozzi deplorati
+in pieno concistoro i disordini della sua
+passata vita e la corruzione della sua
+corte, che avevano provocato sopra di lui
+questo giusto gastigo del cielo. Si era
+solennemente obbligato ad un'immediata
+riforma; ma bentosto un nuovo allagamento
+di vizj e di delitti era succeduto
+<span class="pagenum"><a id="Page_521"></a>[521]</span>
+a questi nuovi progetti d'emendazione.
+</p>
+
+<p>
+Tornando al suo scellerato tenore di
+vita, il papa perdonare non sapeva all'eloquente
+predicatore che lo denunciava
+a tutta la Cristianità. L'opinione
+di cui il Savonarola godeva in Firenze
+metteva il suo trono in pericolo; ed
+inoltre egli sapeva che questo monaco
+aveva mutati i costumi della repubblica
+e ne aveva sbanditi i vizj, e di più temeva
+che un tale esempio non si rivolgesse
+contro la corte di Roma. Egli aveva
+accusato il Savonarola come eretico; gli
+aveva fatto vietare la predicazione; ma
+lo sforzato silenzio di questo religioso,
+che facevasi in allora rappresentare da
+fra Domenico Bonvicini di Pescia, suo
+discepolo e suo amico, non bastava nè
+alla politica, nè alla vendetta d'Alessandro VI<a class="tag" id="tag497" href="#note497">[497]</a>.
+Egli fece alleanza con tutti
+coloro che avevano qualche motivo di
+inimicizia contro il Savonarola per attaccamento
+ai Medici, o al partito dell'aristocrazia,
+o perchè non volevano
+assoggettarsi ai rigori monacali che il
+<span class="pagenum"><a id="Page_522"></a>[522]</span>
+riformatore voleva sostituire all'antica
+scostumatezza. I nemici del monaco,
+sentendosi appoggiati da Roma, osarono
+attaccarlo pubblicamente nella sua propria
+chiesa in una maniera villana ed indecente.
+Mentre andava per predicare il
+giorno dell'Ascensione, trovò il pulpito
+occupato da un asino imbottito di paglia.
+I libertini, approfittando del disordine che
+questa pasquinata aveva cagionato in
+chiesa, insultarono il predicatore con minacciose
+grida, e proposero al suo uditorio
+o di scacciarlo, o d'ucciderlo<a class="tag" id="tag498" href="#note498">[498]</a>.
+Nello stesso tempo i monaci di sant'Agostino,
+mossi da gelosia di corporazione
+contro l'ordine di san Domenico, si
+prestavano ai desiderj di vendetta del
+papa, e denunciavano ne' loro sermoni
+il riformatore domenicano come eretico
+e scomunicato. Appena scorsero venti
+anni da tale epoca fino all'istante in
+cui i Domenicani si armarono a vicenda
+contro Lutero, riformatore agostiniano<a class="tag" id="tag499" href="#note499">[499]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_523"></a>[523]</span>
+</p>
+
+<p>
+La signoria fiorentina, dacchè si sentiva
+abbandonata dal re di Francia, usava
+maggiori riguardi alla corte di Roma;
+aveva bisogno del papa per le sue negoziazioni
+colla lega italiana, e non voleva
+spreggiare il di lui risentimento.
+Gli scrisse gli otto di luglio per giustificare
+il Savonarola<a class="tag" id="tag500" href="#note500">[500]</a>, ma nello stesso
+tempo persuase il monaco a sospendere
+le sue prediche. Era stato in maggio
+scomunicato come annunciatore di dottrine
+eretiche, e la sentenza veniva estesa
+a tutti coloro che converserebbero con
+lui. Da principio il Savonarola riconobbe
+l'autorità della corte di Roma, e cercò
+di farvi giugnere le sue giustificazioni.
+Ma non molto dopo, opponendo alla persecuzione
+i medesimi principj e quella
+fermezza, che poi sostennero Lutero,
+quando il 10 di dicembre del 1520 fece
+bruciare a Wittemberga la bolla di scomunicazione
+di Leon X<a class="tag" id="tag501" href="#note501">[501]</a>, dichiarò
+<span class="pagenum"><a id="Page_524"></a>[524]</span>
+coll'autorità di papa Pelagio, che un'ingiusta
+scomunica era senza efficacia, e che
+colui che ne è l'oggetto non deve neppure
+cercare di farsi assolvere<a class="tag" id="tag502" href="#note502">[502]</a>. Affermò
+che una divina inspirazione l'obbligava
+a scuotere l'ubbidienza d'un tribunale
+corrotto, ed il giorno di Natale celebrò
+pubblicamente la messa nella sua chiesa
+di san Marco; comunicò co' suoi monaci,
+e con moltissimi laici; condusse
+una solenne processione intorno alla chiesa;
+pubblicò la sua apologia ed il libro
+del trionfo della croce, e tornò a predicare
+nella chiesa cattedrale innanzi ad
+una numerosa udienza, che tale mai
+non aveva avuta in addietro<a class="tag" id="tag503" href="#note503">[503]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Leonardo de' Medici, vicario dell'arcivescovo
+di Firenze, pubblicò un ordinanza
+per proibire ai fedeli di ascoltare
+le prediche del Savonarola. Coloro che
+le ascoltassero non dovevano essere ammessi
+alla confessione ed alla comunione,
+nè i loro corpi alla sepoltura; ma la
+signoria, ch'era entrata in carica in principio
+del 1498, era tutta favorevole al
+<span class="pagenum"><a id="Page_525"></a>[525]</span>
+Savonarola, ed ordinò al vicario arcivescovile
+d'uscire entro due ore dalla
+città<a class="tag" id="tag504" href="#note504">[504]</a>.
+</p>
+
+<p>
+L'ultimo giorno di carnovale, volendo
+il Savonarola trasmutare quella festa
+mondana in un giorno di religiosa contrizione;
+persuase moltissimi fanciulli a
+dividersi per bande, ed a scorrere la
+città, gridando di casa in casa che loro
+si consegnassero tutti i libri disonesti,
+tutte le pitture indecenti<a class="tag" id="tag505" href="#note505">[505]</a>, tutte le
+carte e dadi da giuocare, tutte le viole,
+arpe ed altri strumenti musicali, tutte
+le parrucche, il muschio, le acque nanfe,
+belletti ec.; i ragazzi chiedevano
+tutte queste cose sotto pena di scomunica;
+poi le portarono nella pubblica
+piazza, dove formarono un'immensa catasta,
+e le bruciarono, cantando intorno
+al fuoco salmi ed inni religiosi. Sotto
+la direzione del Savonarola avevano fatto
+lo stesso nel precedente anno, ed avevano
+ridotti in cenere la maggior parte
+<span class="pagenum"><a id="Page_526"></a>[526]</span>
+degli esemplari del Boccaccio e del Morgante
+maggiore<a class="tag" id="tag506" href="#note506">[506]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ma in ragione che il Savonarola andava
+acquistando credito, cresceva ancora
+nel papa l'inquietudine e la collera,
+la quale veniva sempre eccitata da fra'
+Mariano di Ghinazzano, generale degli
+Agostiniani, uomo affezionato al Medici,
+e che in Firenze era stato mal accolto.
+Un predicatore, chiamato frate Francesco
+della Puglia, minore osservante, fu mandato
+per rivalizzare col Savonarola. Predicò
+nella chiesa di santa Croce di Firenze,
+ed accusò violentemente l'eresiarca
+che seduceva la repubblica; nello
+stesso tempo il papa con un nuovo
+breve ordinava alla signoria di far tacere
+il Savonarola, se non voleva esporre
+tutte le sostanze, che i mercanti fiorentini
+tenevano in esteri paesi, ad essere confiscate,
+lo stesso territorio della repubblica
+ad essere posto sotto l'interdetto, e forse
+invaso dalle truppe della Chiesa. I Fiorentini,
+abbandonati dalla Francia, non avevano
+verun altro alleato; e perchè inoltre
+tenevano bisogno del papa, ubbidirono,
+dando il 17 di marzo ordine al Savonarola
+<span class="pagenum"><a id="Page_527"></a>[527]</span>
+d'astenersi dal predicare. Infatti
+costui si congedò da' suoi uditori con
+un eloquente ed ardito ragionamento<a class="tag" id="tag507" href="#note507">[507]</a>.
+</p>
+
+<p>
+In mezzo a questi movimenti il monaco
+Francesco della Puglia, che predicava
+a santa Croce, dichiarò in pulpito,
+che aveva udito dire, che il Savonarola
+parlava di provare le sue false
+dottrine con un miracolo; che offriva
+di scendere nel sepolcro con un
+monaco francescano, se tutto l'opposto
+partito si obbligava a riconoscere per
+vera la dottrina del primo dei due che
+risusciterebbe un morto<a class="tag" id="tag508" href="#note508">[508]</a>. Frate Francesco
+dichiarava di essere peccatore, e
+che non aveva la presunzione di contare
+sopra un miracolo; ma che per lo
+contrario proponeva al suo avversario
+d'entrare con lui in mezzo ad una catasta
+ardente. «Io sono certo di perirvi,
+diceva il francescano, ma la carità
+cristiana m'insegna a non risparmiare
+la mia vita, se a tale prezzo posso liberare
+<span class="pagenum"><a id="Page_528"></a>[528]</span>
+la Chiesa da un eresiarca, che
+di già ha strascinato e strascinerà tante
+anime nell'eterna dannazione.»
+</p>
+
+<p>
+Così strana proposizione fu subito riferita
+al Savonarola: essa non gli andava
+a sangue, non perchè diffidasse
+del suo potere di operare miracoli, ma
+perchè temeva che entro vi si nascondesse
+qualche laccio de' suoi nemici;
+ma il suo più fidato discepolo, fra Domenico
+Bonvicini da Pescia, più ardente
+e più entusiasta del maestro, dichiarò
+subito di essere apparecchiato ad
+assoggettarsi alla prova del fuoco in conferma
+delle verità enunciate ne' sermoni
+del suo maestro; egli punto non dubitava
+che per la di lui intercessione non lo
+dovesse salvare un miracolo di Dio. Nello
+stesso istante tutto il basso popolo accolse
+con insolito ardore così terribile
+sfida, voglioso di provare in un pubblico
+esperimento i ministri della nuova riforma.
+I divoti si rallegrarono di ottenere
+un luminoso trionfo contro di Roma pel
+miracolo che di già credevano di tenersi
+in pugno; i loro nemici non erano meno
+contenti di vedere un eresiarca condannarsi
+da sè medesimo alle fiamme, di
+cui lo credevano meritevole; tutta la gente
+desiderava uno spettacolo così straordinario,
+<span class="pagenum"><a id="Page_529"></a>[529]</span>
+ed i magistrati abbracciavano con
+piacere un'occasione di liberarsi dalla
+critica situazione in cui si trovavano tra
+la Chiesa ed il riformatore. Dal canto suo
+il papa scrisse l'undici d'aprile ai Francescani
+di Firenze, ringraziandoli dello
+zelo con cui si apparecchiavano a sagrificare
+la loro vita per difendere l'autorità
+della santa sede; e dichiarando che
+la memoria di così gloriosa impresa non
+perirebbe in eterno<a class="tag" id="tag509" href="#note509">[509]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ma frate Francesco della Puglia protestò
+che non entrerebbe nelle fiamme
+che insieme a frate Savonarola medesimo,
+non volendosi esporre ad indubitata
+morte, che per avere compagno del suo
+eccidio il grande eresiarca. Frattanto si
+offrirono subito due altri monaci francescani
+per fare la prova con frate Domenico
+da Pescia; uno di costoro, frate
+Niccolò di Pilli, sentì subito venir meno
+il suo coraggio e si disdisse; ma l'altro,
+frate Andrea Rondinelli, converso dello
+stesso convento, stette fermo nella domanda
+della prova. Dall'altro canto i
+partigiani del Savonarola si offrirono con
+<span class="pagenum"><a id="Page_530"></a>[530]</span>
+sorprendente gara ad entrare per lui nel
+fuoco. Frate Roberto Salviati fu quegli
+che fece pratiche per quest'onore colle
+più vive istanze; ma bentosto tutti i Domenicani
+della Toscana, molti preti e
+secolari, e perfino donne e fanciulli imploravano
+dalla signoria di essere preferiti,
+o almeno di permettere loro di
+entrare nello stesso tempo tra le fiamme,
+onde partecipare al favore di Dio, di
+cui tenevansi sicuri. Pure la signoria limitò
+lo sperimento a frate Domenico
+Bonvicini di Pescia, ed a frate Andrea
+Rondinelli. Nominò dieci cittadini, cinque
+per cadaun partito, per regolare tutto
+quanto abbisognava, e determinò che
+la prova si eseguirebbe il giorno 7 di
+aprile dei 1498 nella piazza del palazzo<a class="tag" id="tag510" href="#note510">[510]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Era stato innalzato in mezzo alla piazza
+un palco, alto cinque piedi, largo dieci
+e lungo ottanta, coperto di terra e di
+mattoni crudi per preservarlo dalla violenza
+del fuoco. Furono poste su questo
+palco due cataste di grossi legni, tramischiati
+di fascine e di stoppie facili ad
+infiammarsi. Un viale, largo due piedi
+<span class="pagenum"><a id="Page_531"></a>[531]</span>
+aprivasi longitudinalmente tra le due cataste
+di combustibili, che avevano ambidue
+quattro piedi di larghezza; quest'apparato
+era spaventoso. Vi si entrava
+per la loggia dei Lanzi, ch'era stata
+divisa in due parti con una tramezza
+per darne la metà al Francescani e l'altra
+ai Domenicani. I due monaci dovevano
+entrare insieme da questo portico
+ed attraversare in tutta la sua lunghezza
+il rogo infiammato; o piuttosto uno dei
+due dichiarava che in ogni caso era ben
+sicuro di perirvi, poichè quand'anche
+si dovesse operare un miracolo, non
+poteva essere che a suo danno. I Francescani
+arrivarono senza strepito nella
+parte della loggia loro assegnata, mentre
+che Girolamo Savonarola recossi alla sua
+colle vesti sacerdotali, colle quali aveva
+in allora celebrata la messa, e portando
+entro un tabernacolo di cristallo il sacramento.
+Frate Domenico da Pescia portava
+un crocifisso e tutti i loro monaci
+li seguivano salmodiando e portando in
+mano alcune croci rosse; indi venivano
+molti cittadini con fiaccole accese. Restavano
+ancora sei ore di giorno, e la
+piazza, le finestre, i tetti delle case erano
+pieni di spettatori. Non solo tutta la
+città, ma tutti gli abitanti del territorio
+<span class="pagenum"><a id="Page_532"></a>[532]</span>
+fino ad una ragguardevole distanza, erano
+accorsi per essere testimonj di così strano
+spettacolo. La maggior parte delle aperture
+della piazza erano state chiuse, e
+gl'ingressi delle due strade lasciate aperte
+venivano custoditi da due numerose guardie.
+La parte della loggia occupata dai
+Domenicani era come un cappella, e per
+lo spazio di quattro ore mai non cessarono
+di cantare antifone.
+</p>
+
+<p>
+Intanto il terribile sperimento veniva
+ritardato da sempre rinascenti difficoltà
+promosse dai Francescani. Forse, dicevano
+essi, il padre domenicano è un incantatore,
+e tiene sopra di sè qualche
+sortilegio; perciò chiesero che venisse
+spogliato delle sue vesti, e ne prendesse
+delle altre scelte da loro. Dopo
+lunghi contrasti frate Domenico si assoggettò
+a questa umiliante visita, ed a
+questo cambiamento di tonaca. Allora il
+Savonarola gli consegnò il tabernacolo che
+conteneva il sagramento, da lui risguardato
+come la sua salvaguardia; ma i
+Francescani gridarono essere un atto empio
+l'esporre l'ostia ad essere bruciata,
+e che questo probabilissimo avvenimento
+farebbe vacillare la fede de' più deboli
+fedeli. Ma su questo punto il Savonarola
+si mostrò inflessibile; rispose che,
+<span class="pagenum"><a id="Page_533"></a>[533]</span>
+da questo solo Dio che portava, il suo
+compagno ed amico poteva sperare salvezza.
+La disputa si prolungò più ore;
+frattanto il popolo, che, per meglio vedere
+questo spettacolo, era venuto allo
+spuntare del giorno ad occupare i tetti
+delle case, e che soffriva la fame e la
+sete, più non sapeva contenere la sua
+impazienza, e sebbene i Francescani fossero
+veramente quelli che si opponevano
+all'esperimento, gli stessi seguaci del Savonarola
+convenivano, che, sicuro come
+egli era di un miracolo, avrebbe dovuto
+più facilmente piegarsi a tutte le inchieste
+del suo avversario. La maggior parte
+del popolo ignorava i motivi allegati
+dall'una e dall'altra parte; vedeva soltanto
+quello spaventoso rogo, cui avrebbe
+voluto che subito si appiccasse il fuoco,
+e ben sentiva che i due campioni ricusavano
+di entrarvi; il loro terrore, che
+pur troppo era ben fondato sembravagli
+ridicolo; la plebe si credeva delusa,
+e questo intero giorno di aspettazione
+cambiò in disprezzo o in indignazione
+tutto il suo entusiasmo. Finalmente
+avvicinandosi la notte, e le due fraterie
+non essendo ancora d'accordo, una violenta
+inaspettata pioggia bagnò la pira e
+<span class="pagenum"><a id="Page_534"></a>[534]</span>
+gli spettatori, e consigliò la signoria a
+licenziare l'assemblea<a class="tag" id="tag511" href="#note511">[511]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Girolamo Savonarola, rientrando nel
+suo convento di san Marco, salì immediatamente
+sul pulpito, e raccontò alla folla
+che lo aveva seguito tuttociò ch'era accaduto.
+Ma di già il basso popolo lo
+aveva insultato, quando egli si recava
+al convento. All'indomani, domenica
+delle Palme, predicò ancora con
+molta unzione, prendendo in certo qual
+modo congedo dai suoi uditori, ed annunciando
+che si offriva in sagrificio
+a Dio. Infatti i suoi nemici approfittavano
+della delusa aspettazione del popolo
+per ammutinarlo contro di lui.
+La società dei libertini, conosciuta sotto
+il nome di <i>compagnacci</i>, che l'aveva
+sempre trattato da ipocrita, invitava il
+popolo a non lasciarsi più oltre guidare da
+un falso profeta, che nell'istante del pericolo
+si era sottratto alla prova della
+<span class="pagenum"><a id="Page_535"></a>[535]</span>
+sua missione, offerta da lui medesimo.
+Ella si attruppò nella cattedrale, ed in
+tempo del sermone dei vesperi fece risuonare
+la chiesa: «alle armi! a san
+Marco!» E di subito una plebe sfrenata
+la seguì al convento di san Marco
+e lo attaccò colle armi, colle scuri, colle
+torchie accese. Trovavasi colà adunata
+molta gente per assistere al divino servizio,
+la quale si difese per qualche tempo,
+sebbene fosse senz'armi; ma quando furono
+bruciate le porte, e che mancò
+ogni mezzo di trattenere gl'insorgenti,
+capitolò, e Girolamo Savonarola, Domenico
+Bonvicini e Silvestro Maruffi, tutti
+e tre arrestati nel convento, furono tratti
+in prigione in mezzo agli insulti della
+plebaglia<a class="tag" id="tag512" href="#note512">[512]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Erano di già le sette ore della sera,
+quando cominciò l'assedio del convento
+di san Marco, e doveva supporsi che la
+notte calmerebbe i faziosi. Ma una fazione
+da gran tempo nemica, ed ora
+fieramente esasperata dal supplicio dei
+<span class="pagenum"><a id="Page_536"></a>[536]</span>
+suoi capi, non voleva perdere quest'occasione
+di vendicarsi. Nella susseguente
+mattina la folla recossi alla casa di Francesco
+Valori: egli fu preso, e mentre si
+conduceva in prigione, Vincenzo Ridolfi,
+parente di quegli che pochi mesi prima
+era stato mandato sul patibolo, gli si
+gettò addosso e lo uccise: anche sua moglie
+venne uccisa nell'atto che affacciavasi
+alla finestra per implorare grazia,
+e la loro casa fu saccheggiata e bruciata,
+e la stessa sorte toccò alla casa del suo
+amico Andrea Cambini. Tutti coloro che
+si erano mostrati affezionati al Savonarola
+furono lasciati in balìa agl'insulti
+del popolaccio, il quale, chiamandoli ipocriti
+e penitenti, loro non permetteva di
+mostrarsi in pubblico. La signoria, ch'era
+entrata in carica in principio di marzo,
+avrebbe forse potuto frenare gl'insorgenti,
+ma era segretamente del loro partito; conciossiachè
+di nove membri ond'era formata,
+ve n'erano sei nemici del Savonarola.
+Nel supremo consiglio tutti coloro che gli
+erano affezionati non osarono recarsi al
+loro posto, di modo che il contrario partito
+si tenne sicuro di una grande maggiorità.
+Egli ne approfittò subito per nominare
+altri decemviri della guerra, altri giudici
+criminali, ossia gli otto di balìa, deponendo
+<span class="pagenum"><a id="Page_537"></a>[537]</span>
+coloro che in allora occupavano
+quelle cariche, e ch'erano favorevoli
+al Savonarola. Per tal modo l'autorità
+della repubblica passò in altre mani;
+tutti coloro che l'avevano esercitata fin
+allora furono deposti o proscritti; ed i
+nuovi capi del governo, volendo far conoscere
+l'odio loro per l'austerità del
+riformatore, e per l'ipocrisia ond'era
+accusato, si fecero premura d'incoraggiare
+i giuochi, i passatempi ed anche
+i vizj, ch'egli aveva così severamente
+rampognati<a class="tag" id="tag513" href="#note513">[513]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Lo stesso giorno dell'insurrezione, era
+stato spedito un corriere al papa per
+partecipargli la prigionia del Savonarola.
+Pareva che Alessandro VI sentisse che
+altro più non abbisognava al partito della
+riforma che un capo coraggioso per rovesciare
+un edificio scosso da tanto tempo: la
+sua sicurezza richiedeva la morte del Savonarola;
+egli domandò caldamente che gli
+si consegnasse quest'eretico, e nello stesso
+tempo, accordando varie indulgenze ai
+Fiorentini, ordinò che fossero riconciliati
+<span class="pagenum"><a id="Page_538"></a>[538]</span>
+alla chiesa tutti coloro che per avere
+assistito ai sermoni del monaco avevano
+incorsa la scomunica<a class="tag" id="tag514" href="#note514">[514]</a>. Ma la signoria
+volle che il processo del Savonarola si
+facesse in Firenze, e soltanto domandò
+al papa di mandare dei giudici ecclesiastici
+per assistervi. Alessandro VI nominò
+infatti frate Gioachino Turriano di Venezia,
+generale dell'ordine dei Domenicani,
+e Francesco Romolini, dottore di
+legge Spagnuolo; e nell'atto che li faceva
+partire, pronunciò anticipatamente
+la condanna di frate Girolamo Savonarola,
+e lo dichiarò eretico, scismatico,
+persecutore della santa sede e seduttore
+dei popoli<a class="tag" id="tag515" href="#note515">[515]</a>. Il processo, formato nello
+stesso tempo avanti al nuovo tribunale
+degli otto nel quale non eranvi che nemici
+del Savonarola e davanti ai deputati
+del papa, cominciò colla tortura,
+che si diede in varie riprese al monaco.
+Quest'uomo, di debole costituzione e di
+fibra irritabilissima, non potè sostenere
+i dolori che gli si facevano soffrire. Confessò,
+perchè cessassero di tormentarlo, che
+<span class="pagenum"><a id="Page_539"></a>[539]</span>
+le sue profezie non erano che semplici
+conghietture. Ma quando si vollero avere
+le sue deposizioni senza tormenti, sostenne
+nuovamente la verità delle sue rivelazioni
+e di tutta la sua predicazione. Quando
+gli si opposero le confessioni strappategli
+di bocca colla tortura, rispose che riconosceva
+o la sua poca costanza o la debolezza
+de' suoi organi per sostenere i tormenti;
+che qualunque volta verrebbe posto
+alla corda, sentiva che smentirebbe
+sè stesso; ma che la verità non si trovava
+che nelle parole ch'egli proferiva,
+quando il dolore o il terrore non turbavano
+il suo spirito. Gli si fecero realmente
+soffrire nuovi tormenti, che lo
+forzarono a nuove confessioni, sempre
+in appresso smentite; ed i giudici, non
+volendo esporsi al rischio di fargliele
+smentire un'altra volta, non gli fecero
+leggere la sua confessione, secondo la
+pratica, perchè, la riconoscesse pubblicamente<a class="tag" id="tag516" href="#note516">[516]</a>.
+</p>
+
+<p>
+In tempo della sua prigionia, che durò
+un mese, il Savonarola compose un commentario
+del <i>miserere</i>, ossia del salmo 51,
+<span class="pagenum"><a id="Page_540"></a>[540]</span>
+che aveva ommesso quando scriveva l'esposizione
+degli altri salmi, avendo in
+allora dichiarato che riservava questo lavoro
+pel tempo delle sue proprie calamità.
+Questa esposizione è stampata colle
+altre sue opere. Intanto il 23 di maggio
+una nuova pira venne innalzata su quella
+medesima piazza in cui il suo amico
+avrebbe dovuto volontariamente entrare
+nel fuoco. I tre religiosi, Girolamo Savonarola,
+Domenico Bonvicini e Silvestro
+Maruffi, dopo essere stati degradati dai
+giudici ecclesiastici, furono in mezzo alla
+catasta legati ad un palo. Quando il vescovo
+Paganotti loro dichiarò che li separava
+dalla Chiesa, il Savonarola rispose
+soltanto, <i>dalla militante</i>, volendo far sentire
+che stava per entrare nella Chiesa
+trionfante. Altro non disse; e fu appiccato il
+fuoco alla catasta da uno de' suoi nemici,
+che prevenne l'ufficio del carnefice. Così
+morì fra i due suoi discepoli il padre Girolamo
+Savonarola in età di quarantacinque
+anni ed otto mesi. Erano stati dati dalla
+signoria severissimi ordini per raccogliere
+le ceneri dei tre religiosi e gettarle nell'Arno.
+Pure ne vennero sottratte alcune reliquie
+da que' medesimi soldati che custodivano
+la piazza, e queste conservaronsi
+<span class="pagenum"><a id="Page_541"></a>[541]</span>
+fino al presente esposte in Firenze all'adorazione
+dei devoti<a class="tag" id="tag517" href="#note517">[517]</a>.
+</p>
+
+<p class="pad2 center large">
+FINE DEL TOMO XII.
+</p>
+</div>
+
+<div class="somm">
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_542"></a>[542]</span>
+</p>
+
+<p class="center x-large">
+<a href="#indfront" id="indice">TAVOLA CRONOLOGICA
+DEL TOMO XII.</a>
+</p>
+
+<table class="crono" summary="Tavola cronologica">
+ <tr>
+ <td colspan="2" class="cap"><span class="smcap">Capitolo XCI.</span> <i>Considerazioni intorno al carattere ed alle rivoluzioni del quindicesimo secolo.</i></td> <td class="pag"><a href="#Page_3"><i>pag.</i> 3</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Revista dello stato prospero dell'Italia quando cominciò la lotta per la sua indipendenza</td> <td class="pag"><a href="#Page_3">3</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Importanza dell'epoca in cui ci siamo trattenuti</td> <td class="pag"><a href="#Page_4">4</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Fino al 1492 l'Italia occupa il primo posto tra le nazioni europee</td> <td class="pag"><a href="#Page_4">4</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Calamità che cominciarono in quest'epoca e ridussero l'Italia in servitù</td> <td class="pag"><a href="#Page_5">5</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Rapida occhiata sull'intera storia d'Italia</td> <td class="pag"><a href="#Page_6">6</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Avvi fondamento di accusare gl'Italiani d'avere meritato di perdere la loro indipendenza?</td> <td class="pag"><a href="#Page_7">7</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_543"></a>[543]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>La più saggia nazione non può signoreggiare tutti gli avvenimenti che formano il suo destino</td> <td class="pag"><a href="#Page_8">8</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>La nazione inglese fu in preda più volte alle medesime vicende che perdettero l'Italia</td> <td class="pag"><a href="#Page_9">9</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Gl'Italiani non avrebbero conservata la propria indipendenza, riunendosi in una sola monarchia. Esempio degli Spagnuoli</td> <td class="pag"><a href="#Page_10">10</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>L'Italia non poteva far testa a tutte le nazioni che l'attaccarono contemporaneamente</td> <td class="pag"><a href="#Page_13">13</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Una guerra civile poteva egualmente aprire l'Italia agli stranieri, quand'anche non avesse formata che una sola monarchia</td> <td class="pag"><a href="#Page_14">14</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Diritti eventuali di successione che una monarchia lascia sempre agli stranieri</td> <td class="pag"><a href="#Page_15">15</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>L'Italia piuttosto avrebbe potuto salvarsi coll'unione delle repubbliche</td> <td class="pag"><a href="#Page_16">16</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Gli stati d'Italia erano potenti nel XV secolo quanto quelli della Francia e della Germania</td> <td class="pag"><a href="#Page_18">18</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>L'Italia non poteva prevedere il pericolo che la minacciava</td> <td class="pag"><a href="#Page_19">19</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_544"></a>[544]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>L'indebolimento dello spirito di libertà diminuì in Italia la sua forza di resistenza</td> <td class="pag"><a href="#Page_20">20</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Considerabile diminuzione nel numero de' cittadini sovrani</td> <td class="pag"><a href="#Page_21">21</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>La potenza d'una repubblica sopra di sè medesima accresciuta dalla partecipazione di tutti alla sovranità</td> <td class="pag"><a href="#Page_21">21</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il giogo imposto alle città suddite delle repubbliche aggravato nel XV secolo</td> <td class="pag"><a href="#Page_23">23</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Diminuzione della libertà politica nelle stesse capitali delle repubbliche</td> <td class="pag"><a href="#Page_25">25</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Diminuzione del sentimento d'indipendenza ne' principati italiani durante il XV secolo</td> <td class="pag"><a href="#Page_26">26</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Molte antiche dinastìe innalzate dal popolo perdono nel XV secolo la sovranità</td> <td class="pag"><a href="#Page_28">28</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Gli stati monarchici cessarono di appoggiarsi ad un principio di legittimità</td> <td class="pag"><a href="#Page_29">29</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Malgrado questi semi di futuri disordini, il XV secolo fu un'epoca di grande prosperità</td> <td class="pag"><a href="#Page_31">31</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Uomini illustri che brillarono nel XV secolo</td> <td class="pag"><a href="#Page_31">31</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Le guerre del XV secolo si fecero con umanità</td> <td class="pag"><a href="#Page_32">32</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_545"></a>[545]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Di quest'epoca la milizia italiana si fece onore in faccia agli stranieri</td> <td class="pag"><a href="#Page_33">33</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Entusiasmo di tutta la nazione per le lettere</td> <td class="pag"><a href="#Page_34">34</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Considerazione politica dei letterati in tutti gli stati d'Italia</td> <td class="pag"><a href="#Page_35">35</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Emulazione eccitata a motivo dei molti piccoli stati</td> <td class="pag"><a href="#Page_35">35</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Grandissima differenza tra le province e le capitali rispetto ai progressi dell'incivilimento</td> <td class="pag"><a href="#Page_37">37</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Utilità pratica. Risultamento dei progressi delle scienze</td> <td class="pag"><a href="#Page_39">39</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>La storia di un paese libero fa conoscere tutti i patimenti degli individui, quella de' paesi non liberi li dissimulano</td> <td class="pag"><a href="#Page_40">40</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Indagini intorno alla felicità reale d'una nazione in tutte le classi della società</td> <td class="pag"><a href="#Page_42">42</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Stato di felicità de' paesani italiani paragonato a quello delle altre nazioni</td> <td class="pag"><a href="#Page_42">42</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Prosperità dell'agricoltura nel XV secolo</td> <td class="pag"><a href="#Page_43">43</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Province oggi incolte erano allora ben coltivate</td> <td class="pag"><a href="#Page_44">44</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Allora i contadini italiani erano riuniti in terre murate</td> <td class="pag"><a href="#Page_46">46</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_546"></a>[546]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Importanza politica loro data da tale unione</td> <td class="pag"><a href="#Page_47">47</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Condizione dei popoli delle città più felice che la presente</td> <td class="pag"><a href="#Page_49">49</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Attività di tutte le manifatture</td> <td class="pag"><a href="#Page_50">50</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Gli artisti contribuivano alla pubblica prosperità</td> <td class="pag"><a href="#Page_51">51</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Attività del commercio italiano esercitato dalla principale classe della nazione</td> <td class="pag"><a href="#Page_52">52</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Prodigioso accrescimento del capitale italiano</td> <td class="pag"><a href="#Page_53">53</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Speranza sempre offerta a tutti i padri di famiglia</td> <td class="pag"><a href="#Page_55">55</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Prosperità delle arti e delle lettere, altra prova di quella della nazione</td> <td class="pag"><a href="#Page_56">56</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Carattere di opulenza in tutti gli edificj del XV secolo a differenza della presente miseria</td> <td class="pag"><a href="#Page_56">56</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>La magnificenza dell'Italia era in allora affatto spontanea, e non deve confondersi col fasto dei governi</td> <td class="pag"><a href="#Page_58">58</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Trovansi ovunque monumenti dell'universale prosperità del XV secolo; dopo tale epoca non si videro che avvenimenti che dovevano distruggerla</td> <td class="pag"><a href="#Page_59">59</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_547"></a>[547]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2" class="cap"><span class="smcap">Capitolo XCII.</span> <i>Elezione di Alessandro VI; progetti di riforma di Girolamo Savonarola; vanità di Pietro de' Medici, nuovo capo della repubblica fiorentina. Lodovico Sforza invita Carlo VIII a far valere i suoi diritti sul regno di Napoli; fermento di tutta l'Italia, Ferdinando I muore prima d'essere attaccato.</i> 1492-1494</td> <td class="pag"><a href="#Page_61">61</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>La potenza temporale dei papi erasi accresciuta nel XV secolo</td> <td class="pag"><a href="#Page_61">61</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Trovavansi alla testa degli stati indipendenti dell'Italia</td> <td class="pag"><a href="#Page_62">62</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1492</td> <td>25 luglio. La loro potenza vacilla alla morte d'Innocenzo VIII</td> <td class="pag"><a href="#Page_63">63</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Egoismo dei 23 cardinali adunati in conclave</td> <td class="pag"><a href="#Page_64">64</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Opinione e ricchezze di Roderigo Borgia, vice cancelliere</td> <td class="pag"><a href="#Page_65">65</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Costumi del Borgia e suoi cinque figli</td> <td class="pag"><a href="#Page_67">67</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Rivali del Borgia, Ascanio Sforza e Giuliano della Rovere</td> <td class="pag"><a href="#Page_68">68</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>11 agosto. Simoniaca elezione del Borgia, che prende il nome di Alessandro VI</td> <td class="pag"><a href="#Page_69">69</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Tripudio de' Romani in principio del suo regno</td> <td class="pag"><a href="#Page_71">71</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Desiderio di riforma sparso in tutta la Cristianità</td> <td class="pag"><a href="#Page_73">73</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Carattere della riforma, quale fu cominciata in Italia</td> <td class="pag"><a href="#Page_74">74</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_548"></a>[548]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1452</td> <td>21 settembre. Nascita di Girolamo Savonarola</td> <td class="pag"><a href="#Page_75">75</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1483</td> <td>Prime prediche profetiche del Savonarola</td> <td class="pag"><a href="#Page_76">76</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1489</td> <td>Suo arrivo a Firenze</td> <td class="pag"><a href="#Page_77">77</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>La riforma del Savonarola non si estende che ai costumi ed alla disciplina, ma non tocca il domma</td> <td class="pag"><a href="#Page_78">78</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1492</td> <td>Il Savonarola ricusa di assolvere Lorenzo de' Medici al letto della morte, perchè Lorenzo non vuole rendere la libertà a Firenze</td> <td class="pag"><a href="#Page_79">79</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Vanità ed incapacità di Pietro che succede a Lorenzo dei Medici</td> <td class="pag"><a href="#Page_80">80</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1493</td> <td>Gelosia di Pietro de' Medici contro i suoi cugini, figli di Pier Francesco, ch'egli esilia da Firenze</td> <td class="pag"><a href="#Page_82">82</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il Savonarola predica in Firenze la riforma politica e religiosa</td> <td class="pag"><a href="#Page_83">83</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Predice all'Italia le calamità che doveva apportarle la guerra</td> <td class="pag"><a href="#Page_85">85</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Pronostici di prossima guerra nelle pretese della casa di Francia, erede di quella di Angiò</td> <td class="pag"><a href="#Page_85">85</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Lodovico il Moro, governatore di Milano, vuole riunire l'Italia contro gli oltremontani</td> <td class="pag"><a href="#Page_86">86</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_549"></a>[549]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1493</td> <td>Pietro de' Medici si oppone per vanità a quest'unione</td> <td class="pag"><a href="#Page_87">87</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Irritazione di Lodovico il Moro, e sua inquietudine per la segreta alleanza di Pietro dei Medici con Ferdinando di Napoli</td> <td class="pag"><a href="#Page_89">89</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>22 aprile. Si lega segretamente con Venezia e con Alessandro VI</td> <td class="pag"><a href="#Page_90">90</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Lodovico il Moro temeva che il re di Napoli non volesse proteggere suo nipote</td> <td class="pag"><a href="#Page_91">91</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Incapacità di Giovanni Galeazzo, sovrano nominale di Milano</td> <td class="pag"><a href="#Page_92">92</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Rivalità di sua consorte Isabella d'Arragona e di Beatrice d'Este, sposa di Lodov. il Moro</td> <td class="pag"><a href="#Page_93">93</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>20 agosto. Massimiliano succede a suo padre Federico III, imperatore</td> <td class="pag"><a href="#Page_94">94</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Lodovico il Moro marita sua nipote con Massimiliano, e da lui segretamente ottiene l'investitura del ducato di Milano</td> <td class="pag"><a href="#Page_95">95</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Chiede l'alleanza della Francia, prima di spogliare il nipote e di prendere egli medesimo il titolo di duca</td> <td class="pag"><a href="#Page_96">96</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1483</td> <td>30 agosto. Carlo VIII era succeduto a suo padre Lodovico XI</td> <td class="pag"><a href="#Page_97">97</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_550"></a>[550]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1483</td> <td>Carattere di Carlo VIII, secondo il Guicciardini, e secondo il Comines</td> <td class="pag"><a href="#Page_97">97</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Suo mostruoso aspetto e sua incapacità</td> <td class="pag"><a href="#Page_98">98</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1493</td> <td>Offerte d'alleanza di Lodovico il Moro a Carlo VIII</td> <td class="pag"><a href="#Page_100">100</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Negoziazioni del conte di Cajazzo di concerto cogli emigrati napolitani</td> <td class="pag"><a href="#Page_101">101</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Negoziazioni del conte di Belgiojoso presso i favoriti di Carlo VIII</td> <td class="pag"><a href="#Page_101">101</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Convenzione tra Lodovico il Moro e Carlo VIII, stipulata da Briçonnet e dal Siniscalco di Belcario</td> <td class="pag"><a href="#Page_103">103</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Negoziazioni di Carlo VIII con tutti i suoi vicini</td> <td class="pag"><a href="#Page_104">104</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1492</td> <td>3 novembre. Trattato d'Etaples con Enrico VII d'Inghilterra</td> <td class="pag"><a href="#Page_105">105</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1493</td> <td>23 maggio. Trattato di Senlis con Massimiliano, re de' Romani</td> <td class="pag"><a href="#Page_105">105</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>19 gennajo. Trattato di Barcellona col re di Spagna</td> <td class="pag"><a href="#Page_106">106</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Negoziazioni di Perron de' Baschi a Venezia</td> <td class="pag"><a href="#Page_107">107</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>L'ambasciata francese passa a Firenze</td> <td class="pag"><a href="#Page_108">108</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1494</td> <td>Indi a Siena</td> <td class="pag"><a href="#Page_109">109</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Ed all'ultimo a Roma</td> <td class="pag"><a href="#Page_109">109</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_551"></a>[551]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1493</td> <td>Negoziazioni di Ferdinando con Carlo VIII col mezzo di Camillo Pandone</td> <td class="pag"><a href="#Page_110">110</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Sua alleanza col papa, e matrimonio di don Goffredo Borgia</td> <td class="pag"><a href="#Page_110">110</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Aperture di riconciliazione fatte da Ferdinando a Lodovico il Moro</td> <td class="pag"><a href="#Page_112">112</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Apparecchi di guerra di Ferdinando</td> <td class="pag"><a href="#Page_113">113</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Nuovo malcontento ed artificj del papa</td> <td class="pag"><a href="#Page_114">114</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Fermento di tutta l'Italia</td> <td class="pag"><a href="#Page_115">115</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Ferdinando pensa ad abboccarsi in Genova con Lodovico il Moro</td> <td class="pag"><a href="#Page_116">116</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1494</td> <td>25 gennajo. Ferdinando muore inopinatamente di 70 anni</td> <td class="pag"><a href="#Page_117">117</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Carattere di Ferdinando e del suo regno</td> <td class="pag"><a href="#Page_118">118</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Sua figura e sue maniere</td> <td class="pag"><a href="#Page_119">119</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2" class="cap"><span class="smcap">Capitolo XCIII.</span> <i>Apparecchi di difesa d'Alfonso II. Primi attacchi de' Francesi nello stato di Genova ed in Romagna. Discesa di Carlo VIII in Italia. Pietro de' Medici gli dà nelle mani tutte le fortezze della Toscana. Ribellione di Pisa; rivoluzione di Firenze; esilio dei Medici.</i> 1494</td> <td class="pag"><a href="#Page_121">121</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1494</td> <td>Alcune rivoluzioni si fanno a dispetto dell'abilità, altre a dispetto della reciproca inesperienza</td> <td class="pag"><a href="#Page_121">121</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_552"></a>[552]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1494</td> <td>La guerra d'Italia si sostenne con eguale imperizia dalle due parti</td> <td class="pag"><a href="#Page_122">122</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>25 gennajo. Alfonso II viene proclamato re di Napoli</td> <td class="pag"><a href="#Page_123">123</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Suoi apparecchi di difesa colle negoziazioni e colle armi</td> <td class="pag"><a href="#Page_124">124</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Sue negoziazioni con Bajazette II</td> <td class="pag"><a href="#Page_124">124</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Alessandro VI si unisce a lui per chiedere l'assistenza dei Turchi</td> <td class="pag"><a href="#Page_125">125</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Alfonso rende più intima la sua alleanza con papa Alessandro VI</td> <td class="pag"><a href="#Page_126">126</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Favori accordati alla casa Borgia nel regno di Napoli</td> <td class="pag"><a href="#Page_127">127</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Alleanza d'Alfonso con Pietro dei Medici, le repubbliche toscane, ed i principati della Romagna</td> <td class="pag"><a href="#Page_128">128</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Alfonso vuole chiudere colle armi le strade di Toscana e di Romagna, ed il mare con una flotta comandata da suo fratello don Federigo</td> <td class="pag"><a href="#Page_130">130</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>13 luglio. Congresso di Vicovaro per regolare la difesa d'Italia</td> <td class="pag"><a href="#Page_130">130</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Diversione cagionata dal papa, che adopera le forze napolitane contro i suoi particolari nemici</td> <td class="pag"><a href="#Page_131">131</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_553"></a>[553]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1494</td> <td>Una parte dell'armata viene incaricata di contenere i Colonna</td> <td class="pag"><a href="#Page_132">132</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Ferdinando, duca di Calabria, conduce l'altra parte in Romagna</td> <td class="pag"><a href="#Page_133">133</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Proposizione del vecchio Paolo Fregoso di fare una rivoluzione in Genova</td> <td class="pag"><a href="#Page_134">134</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Carlo VIII aveva fatta apparecchiare una magnifica flotta in Genova</td> <td class="pag"><a href="#Page_136">136</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Vi aveva mandati il duca d'Orleans e due mila Svizzeri</td> <td class="pag"><a href="#Page_137">137</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Fine di luglio. Don Federigo e gli emigrati genovesi attaccano Porto Venere, e sono respinti</td> <td class="pag"><a href="#Page_138">138</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>4 settembre. Sbarca a Rapallo, e mette a terra Ibletto dei Fieschi cogli emigrati genovesi</td> <td class="pag"><a href="#Page_140">140</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Gli emigrati attaccati a Rapallo per mare e per terra</td> <td class="pag"><a href="#Page_141">141</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Rapallo è preso; prime crudeltà degli oltremontani</td> <td class="pag"><a href="#Page_143">143</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Fuga d'Ibletto dei Fieschi e di suo figlio</td> <td class="pag"><a href="#Page_144">144</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Luglio. Don Ferdinando conduce la sua armata in Romagna</td> <td class="pag"><a href="#Page_144">144</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il sire d'Aubignì ed il conte di Cajazzo gli fanno fronte</td> <td class="pag"><a href="#Page_145">145</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>I consiglieri di Ferdinando non gli permettono d'attaccare d'Aubignì</td> <td class="pag"><a href="#Page_146">146</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_554"></a>[554]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1494</td> <td>Ferdinando si ritira sotto le mura di Faenza</td> <td class="pag"><a href="#Page_148">148</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Irrisoluzione di Carlo VIII</td> <td class="pag"><a href="#Page_148">148</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il cardinale Giuliano della Rovere lo persuade a fare l'impresa d'Italia</td> <td class="pag"><a href="#Page_150">150</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>23 agosto. Carlo VIII parte da Vienna per passare le Alpi con una numerosa armata</td> <td class="pag"><a href="#Page_150">150</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il duca di Savoja ed il marchese di Monferrato, ambidue minori, non custodiscono i passaggi delle Alpi</td> <td class="pag"><a href="#Page_152">152</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>9 settembre. Carlo VIII è visitato in Asti da Lodovico il Moro e dalla sua corte</td> <td class="pag"><a href="#Page_153">153</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Malattia di Carlo VIII in Asti</td> <td class="pag"><a href="#Page_154">154</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Abboccamento di Carlo VIII con Gian Galeazzo ed Isabella sua sposa</td> <td class="pag"><a href="#Page_154">154</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>20 ottobre. Morte di Gian Galeazzo. Lodovico proclamato duca di Milano</td> <td class="pag"><a href="#Page_156">156</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Spavento che la morte di Gian Galeazzo, che si crede avvelenato, cagiona nell'armata francese</td> <td class="pag"><a href="#Page_157">157</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Carlo VIII prende la via di Pontremoli per entrare in Toscana</td> <td class="pag"><a href="#Page_158">158</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Sollevazione dei Colonna in Roma, che impedisce al papa di accorrere in difesa della Toscana</td> <td class="pag"><a href="#Page_159">159</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_555"></a>[555]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1494</td> <td>Deboli apparecchi di difesa dei Fiorentini</td> <td class="pag"><a href="#Page_159">159</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>L'armata francese potev'essere trattenuta presso Sarzana e Pietra Santa</td> <td class="pag"><a href="#Page_160">160</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Agitazione dei Fiorentini contro i Medici all'avvicinarsi dei Francesi</td> <td class="pag"><a href="#Page_162">162</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Pietro de' Medici spaventato si reca al campo francese</td> <td class="pag"><a href="#Page_163">163</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Novembre. Il Medici cede le fortezze dei Fiorentini ai Francesi</td> <td class="pag"><a href="#Page_164">164</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Irritamento de' Fiorentini contro Pietro de' Medici</td> <td class="pag"><a href="#Page_166">166</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>8 novembre. Il Medici torna a Firenze, e non è ricevuto nel palazzo della signoria</td> <td class="pag"><a href="#Page_167">167</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>9 novembre. È forzato dal popolo ad uscire da Firenze coi suoi fratelli</td> <td class="pag"><a href="#Page_168">168</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Pietro de' Medici si rifugia a Bologna</td> <td class="pag"><a href="#Page_170">170</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Giovanni Bentivoglio gli rinfaccia di non avere saputo morire al suo posto</td> <td class="pag"><a href="#Page_170">170</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Saccheggio delle ricchezze e delle preziose raccolte dei Medici</td> <td class="pag"><a href="#Page_171">171</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Decreto della signoria contro i Medici, e per una mutazione di governo</td> <td class="pag"><a href="#Page_172">172</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Negoziazioni del nuovo governo con Carlo VIII</td> <td class="pag"><a href="#Page_173">173</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_556"></a>[556]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1494</td> <td>Girolamo Savonarola parla al re di Francia come un profeta inspirato</td> <td class="pag"><a href="#Page_173">173</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Fermento del popolo di Pisa all'avvicinarsi di Carlo VIII</td> <td class="pag"><a href="#Page_176">176</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il governo di Firenze nelle città suddite era diventato più oppressivo durante la grandezza dei Medici</td> <td class="pag"><a href="#Page_177">177</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>L'agricoltura e la salubrità di Pisa ruinate dall'abbandono dei canali e delle dighe</td> <td class="pag"><a href="#Page_178">178</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il commercio all'ingrosso e le manifatture proibite ai Pisani</td> <td class="pag"><a href="#Page_179">179</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Pisa non conta più storici dopo il 1406. <i>Nota</i></td> <td class="pag"><a href="#Page_180">180</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Unanimità dei Pisani per iscuotere il giogo</td> <td class="pag"><a href="#Page_181">181</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Lodovico il Moro manda ad eccitarli Galeazzo da Sanseverino</td> <td class="pag"><a href="#Page_181">181</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Simone Orlandi domanda a Carlo VIII la libertà di Pisa</td> <td class="pag"><a href="#Page_182">182</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Carlo VIII la promette inconsideratamente</td> <td class="pag"><a href="#Page_183">183</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>9 novembre. I Fiorentini scacciati da Pisa, la quale si pone in libertà</td> <td class="pag"><a href="#Page_184">184</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Carlo VIII si concerta con d'Aubignì prima di andare verso Firenze</td> <td class="pag"><a href="#Page_184">184</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Ottobre e novembre. Ferdinando abbandona la Romagna e d'Aubignì</td> <td class="pag"><a href="#Page_184">184</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_557"></a>[557]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1494</td> <td>D'Aubignì raggiugne Carlo VIII presso Firenze</td> <td class="pag"><a href="#Page_187">187</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Carlo VIII vuole rimettere il Medici in Firenze, ma questi, da lui chiamato, non torna</td> <td class="pag"><a href="#Page_187">187</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>17 novembre. Ingresso in Firenze di Carlo VIII</td> <td class="pag"><a href="#Page_188">188</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Negoziazioni di Carlo VIII colla signoria</td> <td class="pag"><a href="#Page_190">190</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Ardire di Piero Capponi, che straccia le proposizioni del re, e si appella alle armi</td> <td class="pag"><a href="#Page_191">191</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>26 novembre. Convenzione di Carlo VIII colla repubblica di Firenze</td> <td class="pag"><a href="#Page_192">192</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>28 novembre. Partenza di Carlo VIII alla volta di Siena</td> <td class="pag"><a href="#Page_193">193</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2" class="cap"><span class="smcap">Capitolo XCIV.</span> <i>Terrore ed irrisoluzione del papa all'avvicinarsi di Carlo VIII. Questo monarca entra in Roma: abdicazione e fuga di Alfonso II. Dispersione dell'armata di Ferdinando II. Il regno di Napoli si assoggetta a Carlo VIII.</i> 1494-1495</td> <td class="pag"><a href="#Page_194">194</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1494</td> <td>Opinione di accortezza di Alessandro VI fondata sulla sua mala fede</td> <td class="pag"><a href="#Page_194">194</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>La politica, quando non va d'accordo colla morale, rimane insufficiente nel pericolo</td> <td class="pag"><a href="#Page_195">195</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Versatilità della condotta d'Alessandro coi Francesi</td> <td class="pag"><a href="#Page_196">196</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_558"></a>[558]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1494</td> <td>Avvicinandosi Carlo VIII vuole negoziare con lui</td> <td class="pag"><a href="#Page_197">197</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>9 dicembre. Incoraggiato dalla presenza dell'armata del duca di Calabria, fa trattenere i negoziatori che venivano a lui</td> <td class="pag"><a href="#Page_199">199</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>2 dicembre. Ingresso di Carlo VIII in Siena</td> <td class="pag"><a href="#Page_200">200</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Ritirata di Ferdinando, duca di Calabria, a traverso all'Ombria fino a Roma</td> <td class="pag"><a href="#Page_200">200</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>19 dicembre. Nuovo sperimento di negoziazione del papa coi Francesi</td> <td class="pag"><a href="#Page_201">201</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>I feudatarj della Chiesa fanno le loro paci parziali coi Francesi</td> <td class="pag"><a href="#Page_202">202</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Tutta la campagna di Roma viene in potere dei Francesi</td> <td class="pag"><a href="#Page_202">202</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Motivi di Carlo VIII per trattare col papa</td> <td class="pag"><a href="#Page_203">203</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>I suoi consiglieri si lusingano di ottenere dal papa le principali dignità della Chiesa</td> <td class="pag"><a href="#Page_205">205</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>31 dicembre. Il re entra in Roma alla testa della sua armata, mentre che il duca di Calabria esce per un'altra porta</td> <td class="pag"><a href="#Page_207">207</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Aspetto di quest'armata. Gli Svizzeri</td> <td class="pag"><a href="#Page_207">207</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>I Guasconi, gli uomini d'armi</td> <td class="pag"><a href="#Page_208">208</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_559"></a>[559]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1494</td> <td>I cavalleggieri, la casa del re</td> <td class="pag"><a href="#Page_209">209</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>L'artiglieria</td> <td class="pag"><a href="#Page_210">210</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1495</td> <td>gennajo. Il papa, ritirato in Castel sant'Angelo con sei soli cardinali, viene due volte minacciato dall'artiglieria francese</td> <td class="pag"><a href="#Page_211">211</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>11 gennajo. Pace tra il re ed il papa, e sue condizioni</td> <td class="pag"><a href="#Page_212">212</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il sultano Gem viene dal papa consegnato al re</td> <td class="pag"><a href="#Page_213">213</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Anteriori negoziazioni di Bajazette col papa per far avvelenare suo fratello</td> <td class="pag"><a href="#Page_214">214</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>L'ambasciatore di Bajazette e quello del papa cadono nelle mani dei loro nemici</td> <td class="pag"><a href="#Page_215">215</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>26 di febbrajo. Il sultano Gem muore avvelenato</td> <td class="pag"><a href="#Page_216">216</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Fabrizio Colonna conduce un corpo di Francesi negli Abruzzi</td> <td class="pag"><a href="#Page_217">217</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>28 gennajo. Carlo VIII parte da Roma alla volta di Napoli, per la strada di san Germano</td> <td class="pag"><a href="#Page_218">218</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>30 gennajo. L'ambasciatore di Spagna dichiara a Carlo VIII, che i suoi padroni difenderanno il re di Napoli</td> <td class="pag"><a href="#Page_219">219</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Risposta de' Francesi, e collera dell'ambasciatore</td> <td class="pag"><a href="#Page_221">221</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_560"></a>[560]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1495</td> <td>Fuga del cardinale di Valenza, che doveva rimanere ostaggio presso il re</td> <td class="pag"><a href="#Page_222">222</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Presa, sacco e carnificina di Monte Fortino e di Monte san Giovanni</td> <td class="pag"><a href="#Page_222">222</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Terrore d'Alfonso II, ed irritamento del popolo contro di lui</td> <td class="pag"><a href="#Page_224">224</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Uccisione dei prigionieri di stato nell'istante in cui salì sul trono</td> <td class="pag"><a href="#Page_226">226</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Superstiziosi terrori d'Alfonso</td> <td class="pag"><a href="#Page_227">227</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>23 di gennajo. Alfonso si chiude in Castel dell'Uovo</td> <td class="pag"><a href="#Page_228">228</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Soscrive un atto d'abdicazione in favore di suo figlio, e fa imbarcare i suoi tesori</td> <td class="pag"><a href="#Page_229">229</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>3 febbrajo. Parte alla volta di Mazari in Sicilia</td> <td class="pag"><a href="#Page_230">230</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>19 novembre. Muore dopo molti atti di penitenza</td> <td class="pag"><a href="#Page_230">230</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>24 gennajo. Inaugurazione di Ferdinando II a Napoli, dopo la quale riparte per l'armata</td> <td class="pag"><a href="#Page_231">231</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Si fortifica a san Germano</td> <td class="pag"><a href="#Page_232">232</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>La sua armata atterrita abbandona san Germano. Egli ripiega sopra Capoa</td> <td class="pag"><a href="#Page_234">234</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>19 febbrajo. Sollevazione del popolo in Napoli</td> <td class="pag"><a href="#Page_235">235</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Ferdinando s'affretta di passare a Napoli, per acquietare la sollevazione del popolo</td> <td class="pag"><a href="#Page_236">236</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_561"></a>[561]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1495</td> <td>Durante la di lui assenza la sua armata si disperde, e Capoa si solleva contro di lui</td> <td class="pag"><a href="#Page_237">237</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>20 febbrajo. Vani sforzi di Ferdinando per ricondurre alla ubbidienza gli abitanti di Capoa</td> <td class="pag"><a href="#Page_239">239</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Si ritira nel castello di Napoli</td> <td class="pag"><a href="#Page_240">240</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>21 febbrajo. S'imbarca per timore d'essere tradito dai suoi soldati tedeschi</td> <td class="pag"><a href="#Page_241">241</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Si rende padrone dell'isola d'Ischia</td> <td class="pag"><a href="#Page_242">242</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>22 febbrajo. Ingresso di Carlo VIII in Napoli</td> <td class="pag"><a href="#Page_243">243</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Carlo attacca le fortezze di Napoli</td> <td class="pag"><a href="#Page_244">244</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>6 marzo. Capitolazione del Castello Nuovo di Napoli</td> <td class="pag"><a href="#Page_245">245</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>15 marzo. Capitolazione del castello dell'Uovo</td> <td class="pag"><a href="#Page_246">246</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Dispersione dell'armata di don Cesare d'Arragona che difendeva gli Abruzzi e la Puglia</td> <td class="pag"><a href="#Page_247">247</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Terrore dei Turchi sull'altra riva dell'Adriatico</td> <td class="pag"><a href="#Page_248">248</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Pratiche dell'arcivescovo di Durazzo e di Costantino Arianite per apparecchiare una ribellione nell'Albania</td> <td class="pag"><a href="#Page_249">249</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Disordine ed orgoglio dell'armata francese</td> <td class="pag"><a href="#Page_249">249</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_562"></a>[562]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1495</td> <td>Tutti i grandi signori napolitani accorrono alla corte di Carlo VIII</td> <td class="pag"><a href="#Page_251">251</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il re scontenta tutti i partiti</td> <td class="pag"><a href="#Page_252">252</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Si abbandona ai piaceri ed all'ignavia</td> <td class="pag"><a href="#Page_253">253</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Tutte le fortezze vengono disarmate per l'imprudenza de' suoi ufficiali</td> <td class="pag"><a href="#Page_255">255</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2" class="cap"><span class="smcap">Capitolo XCV.</span> <i>Rivoluzioni cagionate in Toscana dal passaggio di Carlo VIII. — Sforzi de' Fiorentini per riconstituire la loro repubblica, assoggettare Pisa e sottrarsi alla malevolenza de' Sienesi, dei Lucchesi, dei Genovesi. — Inquietudini dei Veneziani per i progressi di Carlo VIII; lega dell'Italia per mantenere la sua indipendenza,</i> 1494-1495</td> <td class="pag"><a href="#Page_256">256</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1494</td> <td>Stato della Toscana prima della spedizione di Carlo VIII</td> <td class="pag"><a href="#Page_256">256</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Rivoluzioni che eccita in Firenze, in Pisa, in Siena, in Lucca</td> <td class="pag"><a href="#Page_257">257</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>I Fiorentini, ricuperando la libertà, appena sanno in che consista</td> <td class="pag"><a href="#Page_258">258</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>La felicità che desidera ogni uomo è proporzionata alla sviluppo delle sue facoltà. Non è la stessa per tutti</td> <td class="pag"><a href="#Page_259">259</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_563"></a>[563]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Lo scopo del governo è quello di rendere felice il maggior numero d'uomini possibile, innalzandoli, non abbrutendoli</td> <td class="pag"><a href="#Page_260">260</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1494</td> <td>La libertà politica è il più potente mezzo d'innalzare gli uomini</td> <td class="pag"><a href="#Page_260">260</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Confusione della libertà politica e della libertà individuale</td> <td class="pag"><a href="#Page_262">262</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Ambidue venivano pochissimo rispettate in Venezia</td> <td class="pag"><a href="#Page_263">263</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Pure Venezia prosperava a motivo della sua prudenza, ed il suo governo era l'oggetto dell'universale ammirazione</td> <td class="pag"><a href="#Page_264">264</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Tutti i politici fiorentini propongono d'imitare in Firenze la costituzione de' Veneziani</td> <td class="pag"><a href="#Page_265">265</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>In Firenze tre opposti partiti adducono tutti a favor loro l'esempio di Venezia</td> <td class="pag"><a href="#Page_268">268</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Partito dei <i>Piagnoni</i>, diretto dal padre Savonarola, da Valori e da Soderini</td> <td class="pag"><a href="#Page_269">269</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Partito degli <i>Arrabbiati</i>, diretto da Dolfo Spini e da Guid'Antonio Vespucci</td> <td class="pag"><a href="#Page_270">270</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Partito dei <i>Bigi</i>, affezionato ai Medici assenti</td> <td class="pag"><a href="#Page_271">271</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>2 dicembre. Il parlamento adunato accorda alla signoria l'autorità della balìa</td> <td class="pag"><a href="#Page_271">271</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>La balìa nomina venti elettori, incaricati di eleggere tutti i magistrati</td> <td class="pag"><a href="#Page_273">273</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_564"></a>[564]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1494</td> <td>I venti elettori non possono convenire tra di loro, e perdono ogni credito</td> <td class="pag"><a href="#Page_274">274</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il Savonarola propone le elezioni popolari, un consiglio formato di tutti i cittadini, ed un'amnistia</td> <td class="pag"><a href="#Page_275">275</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>23 dicembre. Viene sanzionata la formazione del gran consiglio</td> <td class="pag"><a href="#Page_276">276</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1495</td> <td>1.º luglio. Le elezioni sono restituite al popolo</td> <td class="pag"><a href="#Page_277">277</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1494</td> <td>I Pisani riconstituiscono la loro repubblica</td> <td class="pag"><a href="#Page_277">277</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Deferiscono la sovrana autorità alle magistrature municipali, da cui erano stati governati in tempo di servitù</td> <td class="pag"><a href="#Page_278">278</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1495</td> <td>gennajo. Prime ostilità tra i Pisani ed i Fiorentini</td> <td class="pag"><a href="#Page_279">279</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Negoziazioni dei Pisani presso Carlo VIII per conservarsi la protezione della Francia</td> <td class="pag"><a href="#Page_281">281</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Briçonnet va a Firenze per eseguire il trattato, per ricevere il danaro e consegnare Pisa</td> <td class="pag"><a href="#Page_283">283</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>24 febbrajo. Dichiara di non aver potuto persuadere i Pisani, e riparte alla volta di Napoli</td> <td class="pag"><a href="#Page_284">284</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Negoziazioni de' Pisani con Siena, Lucca e col duca di Milano</td> <td class="pag"><a href="#Page_284">284</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_565"></a>[565]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1495</td> <td>Il duca di Milano li rimette ai Genovesi</td> <td class="pag"><a href="#Page_286">286</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Arringa degli ambasciatori pisani al senato genovese</td> <td class="pag"><a href="#Page_286">286</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Soccorsi dai Genovesi accordati ai Pisani</td> <td class="pag"><a href="#Page_288">288</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Primi vantaggi ottenuti da Giulio Malvezzi, capitano dei Pisani</td> <td class="pag"><a href="#Page_289">289</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>26 di marzo. Monte Pulciano si ribella ai Fiorentini, e si pone sotto la protezione di Siena</td> <td class="pag"><a href="#Page_291">291</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>I Fiorentini ricorrono invano a Carlo VIII</td> <td class="pag"><a href="#Page_292">292</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Carlo VIII manda soccorsi ai Pisani contro Firenze</td> <td class="pag"><a href="#Page_293">293</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il Savonarola persuade i Fiorentini, colle sue profezie, a non abbandonare l'alleanza della Francia</td> <td class="pag"><a href="#Page_295">295</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Inquietudine e scontentezza degli altri stati d'Italia</td> <td class="pag"><a href="#Page_296">296</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Lagnanze di Lodovico il Moro contro i Francesi</td> <td class="pag"><a href="#Page_297">297</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Animosità dei re di Spagna e dei Romani</td> <td class="pag"><a href="#Page_298">298</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Negoziazioni di Filippo di Comines a Venezia per unire questa repubblica alla Francia</td> <td class="pag"><a href="#Page_299">299</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Congresso di Venezia per formare un'alleanza contro la Francia</td> <td class="pag"><a href="#Page_301">301</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_566"></a>[566]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1495</td> <td>Terrore de' Veneziani alla notizia della conquista di Napoli</td> <td class="pag"><a href="#Page_303">303</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Pericolo del re se la lega dell'alta Italia toglieva Asti al duca d'Orleans</td> <td class="pag"><a href="#Page_305">305</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>31 marzo. La lega contro la Francia si sottoscrive in Venezia, tra il papa, i re di Spagna, il re de' Romani, i Veneziani e Milano</td> <td class="pag"><a href="#Page_306">306</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Partecipazione di tale lega a Filippo di Comines</td> <td class="pag"><a href="#Page_308">308</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Segreto delle negoziazioni e turbamento del Comines</td> <td class="pag"><a href="#Page_309">309</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Articoli pubblici dell'alleanza puramente difensivi</td> <td class="pag"><a href="#Page_309">309</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Articoli segreti che la rendono offensiva</td> <td class="pag"><a href="#Page_310">310</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Debolezza di Massimiliano, che non può soddisfare ai suoi obblighi</td> <td class="pag"><a href="#Page_312">312</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il duca di Ferrara ed i Fiorentini ricusano d'entrare nella lega</td> <td class="pag"><a href="#Page_313">313</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Apparecchi di guerra dei confederati e ritirata degli ambasciatori</td> <td class="pag"><a href="#Page_314">314</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_567"></a>[567]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2" class="cap"><span class="smcap">Capitolo XCVI.</span> <i>Carlo VIII abbandona il regno di Napoli; attraversa Roma e la Toscana; si apre un passaggio a Fornovo a dispetto de' confederati, e giugne ad Asti. Tratta in Vercelli col duca di Milano, libera il duca d'Orleans assediato in Novara, e ripassa le Alpi.</i> 1495</td> <td class="pag"><a href="#Page_316">316</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1495</td> <td>Notificazione di Carlo VIII per minorare le imposte in Napoli, riducendole alle tariffe dei re angioini</td> <td class="pag"><a href="#Page_316">316</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Importanza della nobiltà del regno feudale di Napoli</td> <td class="pag"><a href="#Page_317">317</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Carlo la scontenta non meno del popolo</td> <td class="pag"><a href="#Page_319">319</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Non conosce nè i nomi, nè gli interessi, nè i servigj degli antichi signori napolitani</td> <td class="pag"><a href="#Page_319">319</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Si desidera la prudente e regolare amministrazione degli Arragonesi</td> <td class="pag"><a href="#Page_320">320</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>La nazione si sente umiliata da un giogo straniero</td> <td class="pag"><a href="#Page_321">321</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>I Francesi impazienti di ritornare nella loro patria</td> <td class="pag"><a href="#Page_322">322</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>La notizia della lega di Venezia accresce questa loro impazienza</td> <td class="pag"><a href="#Page_322">322</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>12 maggio. Carlo VIII prende la corona di Napoli senza aspettare l'investitura del papa</td> <td class="pag"><a href="#Page_323">323</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Discorso del Pontano in occasione di tale inaugurazione</td> <td class="pag"><a href="#Page_324">324</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_568"></a>[568]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1495</td> <td>Carlo assegna comandanti a varie province, e lascia loro la metà della sua armata</td> <td class="pag"><a href="#Page_325">325</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Cerca di guadagnarsi i Colonna, i Savelli ed i Sanseverini coi beneficj</td> <td class="pag"><a href="#Page_326">326</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>20 maggio. Parte da Napoli colla metà dell'armata per tornare in Francia</td> <td class="pag"><a href="#Page_327">327</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>30 maggio. Il papa si ritira da Roma, quando si avvicinano i Francesi</td> <td class="pag"><a href="#Page_328">328</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Carlo fa restituire al papa le fortezze di Cività Vecchia e di Terracina</td> <td class="pag"><a href="#Page_329">329</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>13 giugno. Giugne a Siena, e vi si trattiene per far dare la signoria di quella città al signore di Lignì</td> <td class="pag"><a href="#Page_330">330</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>I Fiorentini fanno a Carlo VIII nuove offerte per ridurlo a ridar loro Pisa</td> <td class="pag"><a href="#Page_332">332</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Esigono che Pietro de' Medici non entri nel loro territorio</td> <td class="pag"><a href="#Page_333">333</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Si pongono in istato di difesa, e Carlo abbandona il pensiero di passare per la loro città</td> <td class="pag"><a href="#Page_334">334</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Nuove suppliche dei Pisani a Carlo VIII pel mantenimento della loro libertà</td> <td class="pag"><a href="#Page_335">335</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Vivo interesse che l'armata francese prende a favore dei Pisani</td> <td class="pag"><a href="#Page_336">336</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_569"></a>[569]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1495</td> <td>Carlo VIII protrae la sua decisione intorno alla sorte di Pisa, e rinnova le guarnigioni delle fortezze pisane</td> <td class="pag"><a href="#Page_338">338</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Inquietudine dell'armata francese, udendo cominciate le ostilità in Lombardia</td> <td class="pag"><a href="#Page_339">339</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Lodovico il Moro provoca il duca d'Orleans rimasto in Asti</td> <td class="pag"><a href="#Page_339">339</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>11 giugno. Il duca d'Orleans sorprende Novara</td> <td class="pag"><a href="#Page_341">341</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>È poi assediato in Novara da Galeazzo di Sanseverino</td> <td class="pag"><a href="#Page_342">342</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>23 giugno. Carlo VIII parte da Pisa per Pontremoli</td> <td class="pag"><a href="#Page_343">343</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Stacca un piccolo corpo d'armata per fare un tentativo sopra Genova</td> <td class="pag"><a href="#Page_344">344</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Questa piccola armata è battuta ed a stento si riunisce a quella del re</td> <td class="pag"><a href="#Page_344">344</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>29 giugno. La vanguardia francese brucia Pontremoli</td> <td class="pag"><a href="#Page_345">345</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>L'artiglieria francese attraversa a stento l'Appennino sopra Pontremoli</td> <td class="pag"><a href="#Page_346">346</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>L'esercito dei confederati, di circa quaranta mila uomini, e comandato dal marchese di Mantova, aspetta i Francesi a Fornovo</td> <td class="pag"><a href="#Page_348">348</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>La vanguardia francese avrebbe potuto facilmente distruggersi dai confederati a Fornovo</td> <td class="pag"><a href="#Page_349">349</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_570"></a>[570]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1495</td> <td>5 luglio. L'armata francese riunita a Fornovo non conta più di nove mila uomini</td> <td class="pag"><a href="#Page_351">351</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Le due armate si accampano in vicinanza l'una dell'altra sulla destra del Taro, nella valle di Fornovo</td> <td class="pag"><a href="#Page_352">352</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il re spedisce il Comines al marchese di Mantova per trattare</td> <td class="pag"><a href="#Page_353">353</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Gli alleati tardano ad attaccare i Francesi</td> <td class="pag"><a href="#Page_354">354</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>6 luglio. Il re fa nuovamente chiedere il passo che gli viene negato</td> <td class="pag"><a href="#Page_355">355</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Disposizioni della sua armata per farsi strada colla forza</td> <td class="pag"><a href="#Page_356">356</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Viene attaccato dai Veneziani</td> <td class="pag"><a href="#Page_358">358</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il marchese di Mantova, che lo attacca alla coda, è respinto</td> <td class="pag"><a href="#Page_360">360</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Gli Stradioti, che dovevano attaccarlo ai fianchi, lasciano la battaglia per saccheggiare l'equipaggio de' Francesi</td> <td class="pag"><a href="#Page_361">361</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il conte di Cajazzo, che doveva attaccare la vanguardia francese, prende la fuga</td> <td class="pag"><a href="#Page_362">362</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>I Francesi non ardiscono di attaccare in appresso gli Italiani</td> <td class="pag"><a href="#Page_364">364</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>La pugna benchè breve fu assai micidiale pegli Italiani</td> <td class="pag"><a href="#Page_365">365</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_571"></a>[571]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Estremo terrore nell'armata italiana; invano il Pitigliano cerca di persuaderla ad attaccare il campo francese in quella notte</td> <td class="pag"><a href="#Page_366">366</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1495</td> <td>7 luglio. Il re alloggia in Medesana, sempre in presenza del nemico</td> <td class="pag"><a href="#Page_367">367</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il Comines viene incaricato di nuove negoziazioni</td> <td class="pag"><a href="#Page_368">368</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>8 luglio. Il re leva tacitamente il suo campo, durante la notte, e s'avvia verso Borgo san Donnino</td> <td class="pag"><a href="#Page_369">369</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>I Francesi guadagnano un giorno di cammino sugli Italiani</td> <td class="pag"><a href="#Page_370">370</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>9 e 10 luglio. Pericolo dell'armata francese divisa dalla Trebbia</td> <td class="pag"><a href="#Page_371">371</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Continua la sua ritirata sempre inseguita dal conte di Cajazzo</td> <td class="pag"><a href="#Page_372">372</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Patimenti e costanza de' Francesi in questa ritirata</td> <td class="pag"><a href="#Page_373">373</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>15 luglio. L'armata francese arriva in Asti, dove si pone in sicuro</td> <td class="pag"><a href="#Page_375">375</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Carlo dimentica la sua armata per una pratica amorosa</td> <td class="pag"><a href="#Page_377">377</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Patimenti del duca d'Orleans chiuso in Novara</td> <td class="pag"><a href="#Page_379">379</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Desiderio de' Francesi per la pace</td> <td class="pag"><a href="#Page_380">380</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>L'armata italiana si fortifica intorno a Novara</td> <td class="pag"><a href="#Page_381">381</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_572"></a>[572]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1495</td> <td>Il Comines, spedito alla corte del marchese di Monferrato, riprende nuove negoziazioni per la pace</td> <td class="pag"><a href="#Page_382">382</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Novara viene evacuata dal duca d'Orleans</td> <td class="pag"><a href="#Page_383">383</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il baglivo di Digione conduce al re dugento mila Svizzeri invece dei cinque mila che doveva assoldare</td> <td class="pag"><a href="#Page_384">384</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il duca d'Orleans cerca di persuadere il re ad approfittarne per rinnovare la guerra</td> <td class="pag"><a href="#Page_386">386</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>I suoi nemici si oppongono a tali progetti</td> <td class="pag"><a href="#Page_387">387</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Rendono sospetti gli Svizzeri venuti all'armata</td> <td class="pag"><a href="#Page_387">387</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Carlo VIII tratta col duca di Milano un parziale trattato</td> <td class="pag"><a href="#Page_388">388</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>10 ottobre. Trattato di Vercelli col duca di Milano</td> <td class="pag"><a href="#Page_388">388</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Scontento degli Svizzeri che il re vuole rimandare con un mese di soldo</td> <td class="pag"><a href="#Page_389">389</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>20 ottobre. Il re parte da Torino ed entra in Francia pel Delfinato</td> <td class="pag"><a href="#Page_391">391</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Nuova malattia sparsa in tutta l'Europa in occasione della spedizione di Carlo VIII</td> <td class="pag"><a href="#Page_391">391</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_573"></a>[573]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2" class="cap"><span class="smcap">Capitolo XCVII.</span> <i>Ferdinando II rientra nel regno di Napoli e ricupera la sua capitale. — I Francesi vendono ai nemici dei Fiorentini le fortezze che occupavano in Toscana. Sono ridotti a capitolare ad Atella, ed evacuano il regno di Napoli. Morte di Ferdinando II.</i> 1495-1496</td> <td class="pag"><a href="#Page_394">394</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Gloria acquistata da Carlo VIII, siccome il solo dei re di Francia che facesse acquisto in lontane parti</td> <td class="pag"><a href="#Page_394">394</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Immoralità di un re che tenta una conquista che non può conservare</td> <td class="pag"><a href="#Page_395">395</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Altri conquistatori vengono scusati da progetti di miglioramento, di liberazione dei popoli, d'ingiurie all'onore nazionale da cancellarsi</td> <td class="pag"><a href="#Page_396">396</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Carlo VIII non fa la guerra che per dar valore a certi diritti ereditarj privi di giustizia</td> <td class="pag"><a href="#Page_397">397</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Prima d'entrare in Napoli, poteva prevedere che non vi si manterrebbe</td> <td class="pag"><a href="#Page_398">398</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1495</td> <td>Abboccamento di Ferdinando II con suo padre e con Gonsalvo di Cordova a Messina</td> <td class="pag"><a href="#Page_399">399</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Maggio. Occupa Reggio di Calabria</td> <td class="pag"><a href="#Page_400">400</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>I Veneziani prendono Monopoli, e la saccheggiano</td> <td class="pag"><a href="#Page_401">401</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_574"></a>[574]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1495</td> <td>Gaeta si solleva contro i Francesi, ma gl'insorgenti sono vinti, svaligiati ed uccisi</td> <td class="pag"><a href="#Page_402">402</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Primi prosperi successi di Ferdinando II in Calabria</td> <td class="pag"><a href="#Page_403">403</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>È sconfitto a Seminara dal d'Aubignì</td> <td class="pag"><a href="#Page_405">405</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Fine di giugno. Si presenta sotto Napoli con una flotta</td> <td class="pag"><a href="#Page_407">407</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>7 luglio. Ferdinando è ricevuto in Napoli dal popolo, mentre che il Montpensiero viene chiuso fuori delle mura</td> <td class="pag"><a href="#Page_408">408</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Sforzi de' Francesi per rientrare in Napoli dalla banda della piazza di Castel Nuovo</td> <td class="pag"><a href="#Page_409">409</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>8 luglio. La città viene chiusa con palafitte, e tolta ai Francesi, chiusi nelle fortezze, ogni comunicazione colla campagna</td> <td class="pag"><a href="#Page_410">410</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Frequenti sortite de' Francesi chiusi ne' castelli di Napoli</td> <td class="pag"><a href="#Page_411">411</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Prospero e Fabrizio Colonna prendono servigio sotto il re Ferdinando</td> <td class="pag"><a href="#Page_412">412</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Ottobre. Il Montpensiero tratta per l'evacuazione dei castelli di Napoli</td> <td class="pag"><a href="#Page_414">414</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il Precì si avanza per liberare il Montpensiero</td> <td class="pag"><a href="#Page_415">415</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Sua vittoria ad Eboli sul principe di Matalona</td> <td class="pag"><a href="#Page_416">416</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_575"></a>[575]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1495</td> <td>Ferdinando riduce con accortezza il Montpensiero a soscrivere la capitolazione</td> <td class="pag"><a href="#Page_418">418</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Suo imbarazzo per chiudere la strada di Napoli a Precì</td> <td class="pag"><a href="#Page_419">419</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Fortifica i passi presso di Posilippo</td> <td class="pag"><a href="#Page_420">420</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Precì in forza della capitolazione di Montpensiero è costretto a ritirarsi</td> <td class="pag"><a href="#Page_421">421</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il Montpensiero esce di notte dai castelli di Napoli, che poi non si consegnano a norma della capitolazione</td> <td class="pag"><a href="#Page_422">422</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>I Francesi del regno di Napoli sono compromessi dall'imprudente politica del loro sovrano in Toscana</td> <td class="pag"><a href="#Page_423">423</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Ferocia dei Guasconi lasciati dal re in servigio dei Pisani</td> <td class="pag"><a href="#Page_424">424</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Carlo VIII si obbliga nuovamente a dare Pisa ai Fiorentini contro un accrescimento di sussidj</td> <td class="pag"><a href="#Page_425">425</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>15 settembre. Livorno renduto ai Fiorentini</td> <td class="pag"><a href="#Page_426">426</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>D'Entragues ricusa di ubbidire agli ordini del re, e di cedere Pisa e le sue fortezze</td> <td class="pag"><a href="#Page_426">426</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>20 settembre. D'Entragues promette ai Pisani di dar loro entro cento giorni la rocca</td> <td class="pag"><a href="#Page_427">427</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_576"></a>[576]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1496</td> <td>1.º gennajo. I Pisani, posti in possesso della loro fortezza, la spianano</td> <td class="pag"><a href="#Page_430">430</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>26 febbrajo. Sarzana e Sarzanello renduto ai Genovesi</td> <td class="pag"><a href="#Page_430">430</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>30 marzo. Pietra Santa venduta ai Lucchesi</td> <td class="pag"><a href="#Page_430">430</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Piero de' Medici si avvicina ai confini de' Fiorentini</td> <td class="pag"><a href="#Page_431">431</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Chiede ajuto a tutti i nemici de' Fiorentini</td> <td class="pag"><a href="#Page_432">432</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1495</td> <td>3 settembre. Tentativi degli Oddi contro i Baglioni a Perugia</td> <td class="pag"><a href="#Page_433">433</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1496</td> <td>Virginio Orsini, dopo avere adunate le sue truppe a nome dei Baglioni, si avanza per spalleggiare Pietro de' Medici</td> <td class="pag"><a href="#Page_435">435</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>I principi d'Italia abbandonano Piero de' Medici</td> <td class="pag"><a href="#Page_435">435</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Virginio Orsini si obbliga a passare nel regno di Napoli con i Vitelli in servigio di Carlo VIII</td> <td class="pag"><a href="#Page_436">436</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Carlo VIII non porge altro soccorso ai suoi generali nel regno di Napoli</td> <td class="pag"><a href="#Page_436">436</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>La guerra si faceva simultaneamente in ogni luogo nel regno di Napoli, ma in ogni luogo assai mollemente</td> <td class="pag"><a href="#Page_438">438</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_577"></a>[577]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>I Veneziani mandano il marchese di Mantova al re di Napoli con un'armata, chiedendo in compenso cinque città sulla costa dell'Adriatico</td> <td class="pag"><a href="#Page_439">439</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1496</td> <td>Importanza della dogana di Manfredonia, che percepisce un pedaggio sulle gregge di passaggio</td> <td class="pag"><a href="#Page_440">440</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Ferdinando e Montpensiero vogliono avere quella dogana</td> <td class="pag"><a href="#Page_441">441</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Settecento fanti tedeschi al soldo di Ferdinando combattono contro tutta l'armata francese, e si fanno tutti uccidere</td> <td class="pag"><a href="#Page_442">442</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Le due armate offrono la battaglia sotto le mura di Foggia, ma non l'accetta nè l'una nè l'altra</td> <td class="pag"><a href="#Page_444">444</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Le mandre di passaggio da Manfredonia sono lasciate in balìa de' soldati; questi le uccidono per venderne la pelle</td> <td class="pag"><a href="#Page_445">445</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Le due armate chiamano a sè i distaccamenti sparsi in tutte le province del regno</td> <td class="pag"><a href="#Page_445">445</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Carlo VIII viene pressato a mandare soccorsi al Montpensiero</td> <td class="pag"><a href="#Page_446">446</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Annuncia una spedizione in Italia, ed in appresso la trascura</td> <td class="pag"><a href="#Page_447">447</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_578"></a>[578]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il Montpensiero lascia l'assedio di Circello per soccorrere Frangetto di Monforte</td> <td class="pag"><a href="#Page_449">449</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1496</td> <td>Gli Svizzeri ricusano di combattere se il Montpensiero non paga i soldi arretrati</td> <td class="pag"><a href="#Page_451">451</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Gran parte della sua armata si disperde</td> <td class="pag"><a href="#Page_451">451</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il Montpensiero vuole ritirarsi sopra Venosa, ma è sopraggiunto ad Atella dove viene assediato</td> <td class="pag"><a href="#Page_452">452</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Situazione di Atella nella Basilicata</td> <td class="pag"><a href="#Page_453">453</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Gonsalvo di Cordova, dopo avere battuti a Laino i baroni angiovini, si unisce a Ferdinando sotto Atella</td> <td class="pag"><a href="#Page_454">454</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>5 luglio. Sconfitta di un corpo degli uomini d'armi francesi</td> <td class="pag"><a href="#Page_455">455</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Sconfitta degli Svizzeri all'abbeveratojo di Atella</td> <td class="pag"><a href="#Page_456">456</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>20 luglio. Capitolazione di Montpensiero in Atella</td> <td class="pag"><a href="#Page_457">457</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>23 luglio. Il Montpensiero esce da Atella con cinque mila uomini ed è condotto a Baja ed a Pozzuolo</td> <td class="pag"><a href="#Page_458">458</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il Montpensiero muore vittima dell'aere malsano colla maggior parte de' suoi soldati</td> <td class="pag"><a href="#Page_459">459</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Virginio e Paolo Orsini sono posti in prigione ad istanza d'Alessandro VI</td> <td class="pag"><a href="#Page_459">459</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_579"></a>[579]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1496</td> <td>Tutto il rimanente del regno di Napoli, tranne tre piazze forti, si assoggetta a Ferdinando II</td> <td class="pag"><a href="#Page_460">460</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Agosto. Ferdinando II sposa sua zia paterna, Giovanna</td> <td class="pag"><a href="#Page_461">461</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>7 settembre. Muore di consunzione, in età di 27 anni</td> <td class="pag"><a href="#Page_461">461</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2" class="cap"><span class="smcap">Capitolo XCVIII.</span> <i>Guerra di Pisa; i Pisani soccorsi dal duca di Milano, dai Veneziani e dall'imperatore Massimiliano. — Tregua in Italia. — Il Savonarola va perdendo in Firenze la sua riputazione. — Prova del fuoco che gli è proposta da un monaco; sua condanna e morte.</i> 1496-1498</td> <td class="pag"><a href="#Page_463">463</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1496</td> <td>Carlo VIII abbandona l'Italia per darsi tutto in preda ai piaceri</td> <td class="pag"><a href="#Page_463">463</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Tutti i Napolitani riconciliati alla casa d'Arragona a cagione dell'elezione di don Federico</td> <td class="pag"><a href="#Page_464">464</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il solo principe di Salerno rifiuta la pace e muore in esilio</td> <td class="pag"><a href="#Page_466">466</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Sommissione delle città in cui i Francesi conservaronsi più lungamente</td> <td class="pag"><a href="#Page_466">466</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Guerra di Pisa in Toscana, condotta secondo il sistema militare che precedette l'invasione di Carlo VIII</td> <td class="pag"><a href="#Page_467">467</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_580"></a>[580]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1496</td> <td>I Fiorentini guerreggiano a Pisa nello stesso tempo contro i nemici de' Francesi e contro i Francesi</td> <td class="pag"><a href="#Page_468">468</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Politica di Lodovico Sforza, chiamando i Veneziani in ajuto de' Pisani</td> <td class="pag"><a href="#Page_470">470</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>I Pisani si alienano dallo Sforza</td> <td class="pag"><a href="#Page_470">470</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>La repubblica di Venezia li riceve pubblicamente sotto la sua protezione</td> <td class="pag"><a href="#Page_472">472</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Vantaggi ottenuti dai Pisani sopra i Fiorentini coll'ajuto degli Stradioti mandati da Venezia</td> <td class="pag"><a href="#Page_472">472</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Lodovico Sforza, per tenere i Veneziani in soggezione, chiama in Italia Massimiliano, re de' Romani</td> <td class="pag"><a href="#Page_475">475</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>I Veneziani acconsentono di pagare, d'accordo collo Sforza e col papa, un sussidio al re de' Romani</td> <td class="pag"><a href="#Page_476">476</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Massimiliano ordina ai Fiorentini di entrare nella lega d'Italia</td> <td class="pag"><a href="#Page_477">477</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Molti rinomati capitani passano a soccorrere i Pisani</td> <td class="pag"><a href="#Page_479">479</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Essi cercano di troncare ogni comunicazione tra Firenze e Livorno</td> <td class="pag"><a href="#Page_480">480</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Morte di Piero Capponi sotto al castello di Sojana</td> <td class="pag"><a href="#Page_480">480</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_581"></a>[581]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1496</td> <td>Massimiliano attraversa la Lombardia con una così piccola armata, che non ardisce passare per le grandi città</td> <td class="pag"><a href="#Page_481">481</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Angustie de' Fiorentini attaccati contemporaneamente da tanti nemici</td> <td class="pag"><a href="#Page_482">482</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Le esortazioni del Savonarola li conservano fedeli al partito francese</td> <td class="pag"><a href="#Page_483">483</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Gli ambasciatori de' Fiorentini, rimandati dall'imperatore al duca di Milano, non vogliono esporgli la loro commissione</td> <td class="pag"><a href="#Page_484">484</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>8 ottobre. Massimiliano s'imbarca a Genova per passare a Pisa</td> <td class="pag"><a href="#Page_486">486</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Intraprende l'assedio di Livorno</td> <td class="pag"><a href="#Page_487">487</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Crudeltà commesse dalle sue truppe a Bolgheri</td> <td class="pag"><a href="#Page_489">489</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Arrivo di sei vascelli francesi a Livorno, che vittovagliano il presidio</td> <td class="pag"><a href="#Page_489">489</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>14 novembre. Burrasca che disperde la flotta dell'imperatore, e lo costringe a levare l'assedio</td> <td class="pag"><a href="#Page_490">490</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>19 novembre. L'imperatore parte subito alla volta di Sarzana e Pontremoli</td> <td class="pag"><a href="#Page_491">491</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Dopo nuove negoziazioni cogli alleati in Lombardia torna in Germania</td> <td class="pag"><a href="#Page_492">492</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_582"></a>[582]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1496</td> <td>Durante l'inverno i Fiorentini ricuperano le castella loro tolte dai Pisani</td> <td class="pag"><a href="#Page_494">494</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>26 ottobre. Alessandro VI pronuncia la confisca dei beni degli Orsini, che vuole dare ai suoi figliuoli</td> <td class="pag"><a href="#Page_495">495</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1497</td> <td>Assedio di Bracciano sostenuto da Bartolommea Orsini</td> <td class="pag"><a href="#Page_496">496</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>I Vitelli di città di Castello formano un'armata per soccorrere gli Orsini</td> <td class="pag"><a href="#Page_498">498</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>L'armata pontificia è battuta dai Vitelli, ed è fatto prigioniere il suo generale, il duca d'Urbino</td> <td class="pag"><a href="#Page_499">499</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Pace tra il papa, gli Orsini ed i Vitelli</td> <td class="pag"><a href="#Page_500">500</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Carlo VIII manda G. G. Trivulzio in Italia con una piccola armata</td> <td class="pag"><a href="#Page_501">501</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il Trivulzio tenta di eccitare una rivoluzione in Genova di concerto coi Fregosi, ma è costretto a ritirarsi</td> <td class="pag"><a href="#Page_502">502</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il duca d'Orleans non scende in Italia per assecondare il Trivulzio, per non allontanarsi dalla Francia nell'istante della morte di Carlo VIII</td> <td class="pag"><a href="#Page_504">504</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>5 marzo. Tregua sottoscritta tra la Francia e la Spagna, cui possono intervenire tutti gli stati d'Italia</td> <td class="pag"><a href="#Page_505">505</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_583"></a>[583]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1497</td> <td>A Firenze la suprema autorità passa alternativamente dal partito dei <i>piagnoni</i> a quello degli <i>arrabbiati </i></td> <td class="pag"><a href="#Page_507">507</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Negoziazioni dei Fiorentini colla lega d'Italia</td> <td class="pag"><a href="#Page_508">508</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>29 aprile. Piero de' Medici ne approfitta per tentare di sorprendere Firenze</td> <td class="pag"><a href="#Page_509">509</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il gonfaloniere e quattro de' più riputati cittadini accusati di essere entrati nella trama di Piero de' Medici</td> <td class="pag"><a href="#Page_511">511</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>17 agosto. Sentenza di morte pronunciata contro i prevenuti coll'adesione del consiglio de' Richiesti</td> <td class="pag"><a href="#Page_512">512</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>21 agosto. Il consiglio de' Richiesti rigetta l'appello al popolo, interposto dai condannati</td> <td class="pag"><a href="#Page_513">513</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>La signoria dubita di ordinarne l'esecuzione</td> <td class="pag"><a href="#Page_514">514</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Forme complicate delle deliberazioni della signoria, rispettate anche in tempo che si fa violenza agl'individui</td> <td class="pag"><a href="#Page_515">515</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>La sentenza di morte si eseguisce durante la notte</td> <td class="pag"><a href="#Page_517">517</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>20 agosto. Il Savonarola perde il credito, per non essersi opposto al supplicio de' suoi nemici</td> <td class="pag"><a href="#Page_518">518</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_584"></a>[584]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1497</td> <td>Provoca la corte di Roma predicando contro la condotta di Alessandro VI, e de' figliuoli di lui</td> <td class="pag"><a href="#Page_519">519</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>14 giugno. Francesco Borgia assassinato da Cesare, suo fratello</td> <td class="pag"><a href="#Page_519">519</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Alessandro VI eccita tutti i nemici del Savonarola</td> <td class="pag"><a href="#Page_520">520</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>La signoria di Firenze ordina al Savonarola di non predicare</td> <td class="pag"><a href="#Page_522">522</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il Savonarola dichiara che la scomunica del papa non ha forza quando è ingiusta, e torna a predicare</td> <td class="pag"><a href="#Page_523">523</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1498</td> <td>Il Savonarola fa distruggere sotto pena d'anatema, tuttociò che sembragli concorrere al vizio o alla mollezza</td> <td class="pag"><a href="#Page_524">524</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il papa fa predicare a santa Croce contro il Savonarola</td> <td class="pag"><a href="#Page_525">525</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>L'antagonista del Savonarola offre di subire con lui la prova del fuoco</td> <td class="pag"><a href="#Page_527">527</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Domenico Bonvicini di Pescia accetta la disfida pel suo maestro</td> <td class="pag"><a href="#Page_528">528</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Ardore di tutto il popolo fiorentino per affrettare la prova del fuoco</td> <td class="pag"><a href="#Page_528">528</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>7 aprile. Rogo apparecchiato per la prova dei due monaci</td> <td class="pag"><a href="#Page_530">530</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_585"></a>[585]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1498</td> <td>I Francescani promovono diverse difficoltà per ritardare la prova</td> <td class="pag"><a href="#Page_531">531</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il Savonarola non vuole acconsentire che il suo discepolo deponga il sagramento per entrare nel fuoco</td> <td class="pag"><a href="#Page_532">532</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Una violenta pioggia divide l'adunanza, senza che abbia luogo la prova</td> <td class="pag"><a href="#Page_533">533</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Irritazione del popolo contro il Savonarola, perchè per cagion sua mancò l'aspettato spettacolo</td> <td class="pag"><a href="#Page_534">534</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Viene assalito in convento di san Marco, ed il Savonarola condotto in prigione con due dei suoi monaci</td> <td class="pag"><a href="#Page_535">535</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>8 aprile. Francesco Valori è arrestato dal popolaccio ed assassinato da Vincenzo Ridolfi</td> <td class="pag"><a href="#Page_535">535</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>La sovrana autorità viene in mano della parte nemica del Savonarola</td> <td class="pag"><a href="#Page_536">536</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Alessandro VI manda due giudici a Firenze per assistere il processo del Savonarola; ma egli lo condanna anticipatamente</td> <td class="pag"><a href="#Page_537">537</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Colla tortura strappano al Savonarola confessioni, in appresso da lui smentite</td> <td class="pag"><a href="#Page_538">538</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_586"></a>[586]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1498</td> <td>23 maggio. Il Savonarola viene bruciato sulla pubblica piazza con Domenico Bonvicini e Salvestro Maruffi, suoi discepoli</td> <td class="pag"><a href="#Page_540">540</a></td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="pad2 center large">
+<span class="smcap">Fine della Tavola</span>.
+</p>
+</div>
+
+<div class="footnotes">
+
+<h2>
+NOTE:
+</h2>
+
+<p>
+<a id="note1" href="#tag1">1.</a> <i>Italia illustrata di Flavio Biondo, trad.
+di Lucio Fauno. Venez., 1542 in 8.º Regione
+III, f. 94.</i> Ostia, che ne' tempi Romani contava
+per lo meno cinquanta mila abitanti, non contiene
+adesso che trenta uomini nella buona stagione,
+e dieci nella malsana con due o tre donne.
+In un raggio di dieci miglia da ogni lato, la
+campagna non ha un solo abitante, fuorchè a
+Porto, città ancora più desolata di Ostia.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note2" href="#tag2">2.</a> Questo calcolo non è una misura determinata,
+ma un <i>minimum</i>. Tutto il frumento che
+viene portato al mercato non è necessariamente
+consumato nelle città; i contadini, che non coltivano
+che vigne ed uliveti, ne assorbono una
+gran parte. Questa sproporzione si è accresciuta
+dopo che le vaste campagne delle Maremme e
+della Puglia sono state abbandonate e deserte. La
+sola parte della campagna italiana che sia tanto
+popolata quanto lo era nel quindicesimo secolo, è
+quella che riacquista il grano portato al mercato;
+la minorazione della coltura dei grani nei
+paesi oggi deserti fu già proporzionata alla popolazione
+delle città; e perciò alcuni economisti
+pretendono che oggi i quattro quinti della nazione
+italiana appartengano alla classe de' coltivatori.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note3" href="#tag3">3.</a> Ho sostituito <i>marmo statuario</i>, per singolarizzare
+quella qualità di marmo, che in allora
+come al presente era la sola che serviva pei
+principali lavori di scultura. <i>N. d. T.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note4" href="#tag4">4.</a> Ne' tempi di cui parla l'autore le tele servivano
+pochissimo ai pittori; e non tutte le
+scuole di pittura ebbero fondatori toscani. <i>N. d. T.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note5" href="#tag5">5.</a> Da oltre un mezzo secolo, in diverse parti
+d'Italia si è cominciato anche dai grandi proprietarj
+a dare maggior valore ai prodotti del
+suolo, coll'industria e col commercio, e non
+pochi de' grandi proprietarj del Milanese, del
+Veneziano ec. professano la mercatura. <i>N. d. T.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note6" href="#tag6">6.</a> Il signor Ginguenè, di fresco rapito alle
+lettere, la di cui Istoria della Letteratura Italiana
+può considerarsi come complemento della Storia
+Italiana de' secoli di mezzo. <i>N. d. T.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note7" href="#tag7">7.</a> Forse l'amore dell'Italia rese il nostro autore
+alquanto parziale ai moderni nel confronto
+che fece degli Edificj greci e romani con quelli
+del XVI secolo. <i>N. d. T.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note8" href="#tag8">8.</a> <i>Stef. Infessura Diar. Rom., t. III, Scrip.
+Rer. It., t. II, p. 1243. — Ann. Eccl. Rayn.,
+1492, § 22, t. XIX, p. 412.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note9" href="#tag9">9.</a> <i>Rayn. An. Eccl., 1492, § 28, p. 414.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note10" href="#tag10">10.</a> <i>Onof. Panvino vite de' Pontefici. In Aless.
+VI, p. 472.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note11" href="#tag11">11.</a> <i>Jacob. Volaterranus Diar. Rom., t. XXIII,
+Rer. It. p. 130. — Ann. Eccl. Rayn., 1492, § 25,
+t. XIX, p. 413.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note12" href="#tag12">12.</a> <i>Ann. Eccl., 1492, § 24, p. 413.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note13" href="#tag13">13.</a> <i>Josephi Ripamontii Hist. Urbis Mediol.,
+l. V, p. 653.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note14" href="#tag14">14.</a> <i>Stef. Infessura Diario Rom., p. 1244.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note15" href="#tag15">15.</a> <i>An. Eccl., 1492, p. 413.</i> Per altro alcuni
+scrittori indicano un diverso giorno. Il giornale
+di Siena fa seguire l'elezione il 10 di agosto:
+<i>Allegr. Allegretti, t. XXIII, p. 826; Onofrio
+Panvinio</i> nel primo.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note16" href="#tag16">16.</a> <i>Stef. Infessura Diar. Rom., p. 1244. — Franc.
+Guicciardini, l. I, p. 4. — Ist. di Gio.
+Cambi, Deliz. Erud., t. XXI, p. 71.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note17" href="#tag17">17.</a> <i>Cæsare magna fuit, nunc Roma est nascima
+sextus: = Regnat Alexander. Ille vir iste
+Deus. = Epistola Petri Delphini, l. III, Ep. 38. — Rayn.
+Ann. Eccl. § 27, p. 414.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note18" href="#tag18">18.</a> <i>Stef. Infessura, p. 1244.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note19" href="#tag19">19.</a> Gli Spagnuoli chiamano <i>marranos</i> i mori
+convertiti; pochi spagnuoli sottraevansi di quei
+tempi al rimprovero di Apostasia.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note20" href="#tag20">20.</a> Le nozze di Lucrezia si celebrarono il 9
+e 10 giugno del 1493. <i>Infessura Diar. Rom.,
+p. 1246. — Alleg. Allegretti, p. 827.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note21" href="#tag21">21.</a> <i>Della storia e delle gesta del padre Girolamo
+Savonarola, l. IX, dedicati a P. Leopoldo,
+1782, 4.º, l. I, § 2, p. 2.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note22" href="#tag22">22.</a> <i>Vita di Savonarola, l. I, § 3, p. 5.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note23" href="#tag23">23.</a> <i>Vita di Savonarola an. 1478, § 9, p. 13. — Anno
+1482, § 11, p. 15.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note24" href="#tag24">24.</a> <i>Ivi, § 19, p. 22.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note25" href="#tag25">25.</a> <i>Vita di Savonarola, l. I, § 15, p. 19.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note26" href="#tag26">26.</a> <i>Stor. del P. Girol. Savonarola, l. I, § 22,
+p. 25.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note27" href="#tag27">27.</a> <i>Ivi, § 26, p. 33.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note28" href="#tag28">28.</a> <i>Scip. Ammirato Stor. Fior., l. XXVI,
+p. 187.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note29" href="#tag29">29.</a> <i>Jac. Nardi Stor. Fior., l. I, p. 15.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note30" href="#tag30">30.</a> <i>Jac. Nardi Stor. Fior., l. I, p. 16. — Comment.
+di Filippo de' Nerli, l. III, p. 58.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note31" href="#tag31">31.</a> <i>Comment. di Ser Filippo de' Nerli, l. III,
+p. 58. — Storia di F. Girolamo Savonarola,
+l. I, § 35, p. 49.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note32" href="#tag32">32.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXVI, p. 188. — Franc.
+Belcarii Comment. Rer. Gallic., l. V,
+p. 114. Lugduni 1625 in fol.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note33" href="#tag33">33.</a> <i>Franc. Guicciardini, l. I, p. 6. — Ricordanze
+di Tribaldo de' Rossi, Deliz. degli Erud.,
+t. XXIII, p. 280.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note34" href="#tag34">34.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXVI, p. 189.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note35" href="#tag35">35.</a> <i>Allegr. Allegretti Diarj Sanesi, t. XXIII,
+p. 826.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note36" href="#tag36">36.</a> <i>Franc. Guicciardini, l. I, p. 8. — Scip.
+Ammirato, l. XXVI, p. 189.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note37" href="#tag37">37.</a> <i>Alleg. Allegretti Diari Sanesi, t. XXIII,
+p. 827. — And. Navagero Stor. Venez., t. XXIII,
+p. 1201.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note38" href="#tag38">38.</a> <i>Marin Sanuto Vite dei Duchi di Venezia,
+p. 1250.</i> Termina con tale avvenimento questa
+voluminosa cronaca. Negli ultimi anni fu scritta
+assai diffusamente giorno per giorno, ma spesse
+volte con poca precisione, secondo che le cose
+venivano raccontate in Venezia. Il suo autore,
+figliuolo di Leonardo Sanuto, era senatore veneziano,
+e viveva tuttavia nel 1522. Il Muratori,
+che per la prima volta pubblicò queste
+vite nel <i>vol. XXII Script. Rer. Ital., p. 400,
+p. 1252</i>, ritiene che la cronaca veneta, pubblicata
+nel vol. XXIV, della <i>p. 1</i> alla <i>p. 154</i>, sia una
+continuazione scritta dallo stesso autore.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note39" href="#tag39">39.</a> <i>Mémoires de Philippe de Comines, l. VII,
+c. II, p. 143.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note40" href="#tag40">40.</a> <i>Petri Bembi Rer. Ven. Hist., l. II, p. 22.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note41" href="#tag41">41.</a> <i>Josephi Ripamontii Hist. Mediol., l. VI,
+p. 652. — Franc. Guicciardini, l. I, p. 9. — Scip.
+Ammirato, l. XXVI, p. 187. — Pauli
+Jovii Hist. sui temporis, l. I, p. 8; edit. Basil.
+1578. — Carlo de' Rosmini Ist. di Gian Jacopo
+Trivulzio, l. V, p. 198. 2 Vol. in 4.º
+Milano 1815.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note42" href="#tag42">42.</a> <i>Barthol. Senaregae de reb. Gen., t. XXIV,
+p. 534.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note43" href="#tag43">43.</a> <i>Guicciardini Ist., l. I, p. 24, 25, ediz.
+1645 in 4.º — Jos. Ripamontii Hist. Mediol.,
+l. VI, p. 654.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note44" href="#tag44">44.</a> <i>Mémoir. de L. de la Trémouille ch. VI
+e VII, t. XIV, p. 137.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note45" href="#tag45">45.</a> <i>Ivi, ch. VIII, p. 145, tom. XIV des
+mém. pour servir à l'hist. de la France.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note46" href="#tag46">46.</a> <i>Mémoir. de Phil. de Comines, l. VII,
+Proposit., p. 128, et chap. V, p. 163, t. XII
+des Mémoires pour servir à l'hist. de la France.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note47" href="#tag47">47.</a> <i>Franc. Guicciardini Storia, l. I, p. 18.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note48" href="#tag48">48.</a> <i>Fran. Guicciardini, l. I, p. 43. — Bern.
+Oricellarii de bello Italico Commentarius, p. 91.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note49" href="#tag49">49.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. I, p. 14. — Pauli
+Jovii Hist. sui temp., l. I, p. 11. — Phil. de
+Comines Mém., l. VII, ch. III, p. 148.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note50" href="#tag50">50.</a> <i>Ivi, c. II, p. 138, 142, c. III, p. 150. — Petri
+Bembi Hist. Ven., l. II, p. 23.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note51" href="#tag51">51.</a> <i>Godefroi, observat. sur l'hist. du roi Charles
+VIII, p. 658 Edit. Paris. fol. 1684. — Fr.
+Guicciardini, l. I, p. 18. — Pauli Jovii, l. I,
+p. 15. — Phil. de Comines, l. VII, c. III, p. 149.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note52" href="#tag52">52.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. I, p. 19.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note53" href="#tag53">53.</a> Il trattato d'Etaples viene letteralmente
+riportato da Dionigi Godefroi. <i>Observ. sur l'hist.
+de Charles VIII, p. 629-637. — Vely, Hist.
+de France, t. X, p. 378</i>, edit. in 4.º.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note54" href="#tag54">54.</a> Il trattato di Senlis viene riferito da Godefroi,
+p. 640. — <i>Phil. de Comines, l. VII,
+ch. IV, p. 153. — Vely, t. X, p. 381.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note55" href="#tag55">55.</a> Testo del trattato in Dionigi Godefroi,
+p. 662. — <i>Guicciardini Ist., l. I, p. 16. — Vely,
+t. X, p. 382.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note56" href="#tag56">56.</a> <i>Mémoires de Phil. de Comines, l. VII,
+ch. V, p. 158. — And. Navagero Stor. Ven.,
+t. XXIII, p. 1201. — P. Bembi Stor. Ven.,
+l. II, p. 21.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note57" href="#tag57">57.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXVI, p. 192-197. — Fr.
+Guicciardini, l. I, p. 26, 29.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note58" href="#tag58">58.</a> <i>Orlando Malavolti Storia di Siena, p. III,
+l. VI, f. 97. — Allegr. Allegretti Diari Sanesi
+p. 529.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note59" href="#tag59">59.</a> <i>Fran. Guicciardini, l. I, p. 30. — Rayn.
+Ann. Eccl. 1494, § 18, p. 432.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note60" href="#tag60">60.</a> <i>Fran. Guicciardini, l. I, p. 21. — Paoli
+Jovii, l. I, p. 19.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note61" href="#tag61">61.</a> <i>Fran. Guicciardini, l. I, p. 27.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note62" href="#tag62">62.</a> <i>Fran. Guicciardini, l. I. p. 22. — Scip.
+Ammirato, l. XXVI, p. 192. — Machiavelli
+Framm. Stor., t. III, p. 1.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note63" href="#tag63">63.</a> Questa duchessa, figlia di Ferdinando e suocera
+di Lodovico il Moro, morì l'undici ottobre
+del 1493. <i>Diar. Ferrar., t. XXIV, p. 286.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note64" href="#tag64">64.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXVI, p. 193.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note65" href="#tag65">65.</a> <i>Machiavelli Fram. Ist., t. III, p. 5. — Fr.
+Guicciardini, l. I, p. 25.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note66" href="#tag66">66.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXVI, p. 194.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note67" href="#tag67">67.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXVI, p. 194. — Fr.
+Guicciardini, l. I, p. 26.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note68" href="#tag68">68.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. I, p. 28. — Machiavelli,
+Fram. Stor., t. III, p. 4.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note69" href="#tag69">69.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. I, p. 27. — Pauli
+Jovii Hist., l. I, p. 20. — Scip. Ammirato,
+l. XXVI, p. 195. — Petri Bembi Hist. Venet.,
+l. II, p. 24. — Summonte Ist. di Napoli, l. V,
+t. III, p. 539. — Giannone, l. XXXIII, c. 2,
+p. 621.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note70" href="#tag70">70.</a> <i>Summonte Ist. di Napoli, t. III, l. V,
+p. 540, ediz. in 4.º di Napoli, 1675.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note71" href="#tag71">71.</a> <i>Summonte dell'istoria del regno e città di
+Napoli, l. VI, c. I, p. 481, ediz. napolitana,
+in 4.º 1675.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note72" href="#tag72">72.</a> <i>Pauli Jovii Hist. sui temporis, l. I, p. 20.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note73" href="#tag73">73.</a> <i>Phil. de Comines Mémoires, l. VII,
+c. V, p. 163.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note74" href="#tag74">74.</a> <i>Pauli Jovii Hist. sui temporis, l. I, p. 20. — Franc.
+Guicciardini Ist., l. l, p. 34.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note75" href="#tag75">75.</a> <i>Ivi, p. 39.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note76" href="#tag76">76.</a> <i>Bulla Alex. ad regem Francorum 8 idus
+octob. 1494. — Raynaldi An. Eccl. § 16, t. XIX,
+p. 431.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note77" href="#tag77">77.</a> <i>Ann. Eccl Rayn., t. XIX, p. 432, § 21. — Fr.
+Guicciardini, l. I, p. 39.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note78" href="#tag78">78.</a> <i>Stor. Veneta, t. XXIV, Rer. It. p. 8.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note79" href="#tag79">79.</a> <i>Rayn. An. Eccl., 1494, § 3-5, p. 417. — Summonte
+Ist. di Napoli, l. VI, c. I, p. 482.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note80" href="#tag80">80.</a> <i>Scip. Ammirato, l, XXVI, p. 197. — Fr.
+Guicciardini, l. I, p. 28.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note81" href="#tag81">81.</a> <i>Ivi.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note82" href="#tag82">82.</a> <i>Ivi, p. 31.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note83" href="#tag83">83.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. I, p. 38.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note84" href="#tag84">84.</a> <i>Ivi.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note85" href="#tag85">85.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXVI, p. 199.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note86" href="#tag86">86.</a> <i>Pauli Jovii Hist. sui tem., l. I, p. 24. — Summonte
+Ist. di Napoli, l. VI, c. I, p. 496.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note87" href="#tag87">87.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. I, p. 55.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note88" href="#tag88">88.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. I, p. 29. — Barth.
+Senaregae de reb. Gen., t. XXIV, p. 539. — All.
+Allegretti Diar. Sanesi, t. XXIII, p. 829. — Stefano
+Infessura, Diar. Rom., p. 1252.</i> — Con
+questo avvenimento chiude l'Infessura il
+suo curioso giornale, che in mezzo a molte
+novelle popolari ed a non poche maldicenze dipinge
+così bene il governo pontificio del 15.º secolo.
+Il Muratori lo pubblicò sopprimendo alcune
+cose, <i>t. III, Rer. It. p. 1105</i>. Eckard lo riprodusse
+tutto intero.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note89" href="#tag89">89.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. l, p. 36.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note90" href="#tag90">90.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. I, p. 35. — Pauli
+Jovii Hist. sui temp., l. I, p. 24. — Phil. de
+Comines, l. VII, c. V, p. 164.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note91" href="#tag91">91.</a> <i>Pauli Jovii Hist. sui temporis, l. I, p. 24. — Fr.
+Guicciardini, l. I, p. 36. — Orl. Malavolti,
+p. III, l. VI, f. 98.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note92" href="#tag92">92.</a> <i>Barth. Senaregae de reb. Genuens., t. XXIV,
+p. 539. — Fr. Guicciardini, l. I, p. 34.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note93" href="#tag93">93.</a> <i>Ub. Folietae Gen. Hist., l. XII, p. 663. — Barth.
+Senaregae de reb. Genuens., p. 539. — Phil.
+de Comines, l. VII, c. V, p. 165.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note94" href="#tag94">94.</a> <i>Barth. Senaregae de reb. Gen., p. 542.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note95" href="#tag95">95.</a> <i>Mémoires de Phil. de Comines, l. VII,
+c. V, p. 162.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note96" href="#tag96">96.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. I, p. 37. — Fr. Belcarii,
+Comment. Rer. Gallic. l. V, p. 129.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note97" href="#tag97">97.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXVI, p. 199. — Uberti
+Folietæ Hist. Gen., l. XII, p. 664. — Giustiniani
+Ann. di Genova, l. V, f. 249.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note98" href="#tag98">98.</a> <i>Pauli Jovii Hist. sui temp., l. I, p. 25. — Franc.
+Guicciardini Ist., l. I, p. 37. — Bart.
+Senaregae de reb. Gen., p. 540. — Ub. Folietae
+Gen. Hist., l. XII, p. 664.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note99" href="#tag99">99.</a> <i>Pauli Jovii Hist. sui temp., l. I, p. 26. — Fr.
+Guicciardini, l. I, p. 44.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note100" href="#tag100">100.</a> <i>Pauli Jovii Hist. sui temp., l. I, p, 27.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note101" href="#tag101">101.</a> <i>Barth. Senaregae de reb. Genuens., t. XXIV,
+p. 542. — Mémoir. de Phil. de Comines, l. VII,
+c. VI, p. 168.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note102" href="#tag102">102.</a> <i>Barth. Senaregae de reb. Genuens., t. XXIV,
+p. 542.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note103" href="#tag103">103.</a> <i>Pauli Jovii Hist. sui temp., l. I, p. 28. — Fr.
+Guicciardini, l. I, p. 44. — Scip. Ammirato,
+l. XXVI, p. 199. — Jac. Nardi Ist. Fior.,
+l. I, p. 17. — Belcarius Comm. Rer. Gall.,
+l. V, p. 130.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note104" href="#tag104">104.</a> <i>P. Bembi Hist. Ven., l. II, p. 27. — Scip.
+Ammirato l. XXVI, p. 199. — Fr. Guicciardini
+l. I. p. 35.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note105" href="#tag105">105.</a> <i>Phil. de Comines, Mém., l. VII, ch. VI.
+p. 167 e nota p. 482.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note106" href="#tag106">106.</a> <i>P. Jovii Hist. sui temp., l. I, p. 29. — Fran.
+Guicciardini, l. I, p. 38. — Scip. Ammirato,
+l. XXVI, p. 200. — Franc. Belcarii
+Comm. Rer. Gallic., l. V, p. 131. — Bern.
+Oricellarii de bello Italico, p. 26.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note107" href="#tag107">107.</a> <i>P. Jovii Hist. sui temp., l. I, p. 29.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note108" href="#tag108">108.</a> <i>Rosmini Ist. di Gian Giacopo Trivulzio,
+l. V, p. 214.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note109" href="#tag109">109.</a> <i>P. Jovii Hist. sui temporis, l. I, p. 30. — Fr.
+Guicciardini Ist. d'Italia, l. I, p. 48.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note110" href="#tag110">110.</a> <i>Phil. de Comines, l. VII, ch. V, p. 164.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note111" href="#tag111">111.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. I, p. 40. — P. Jovii
+Hist. sui temp., l. I, p. 22. — Bern. Oricellarii
+de bello Ital., p. 2.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note112" href="#tag112">112.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. I, p. 42. — P. Jovii,
+l. I, p. 23. — Phil. de Comines, Mémoires,
+l. VII, ch. VI, p. 166.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note113" href="#tag113">113.</a> <i>Mém. de Louis de la Trémouille, ch. VIII,
+p. 145, l. XIV des Mém.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note114" href="#tag114">114.</a> <i>Jac. Nardi Ist. Fior., l. I, p. 28.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note115" href="#tag115">115.</a> <i>Mém. de la Trémouille, ch. VIII, p. 146. — Fr.
+Guicciardini, l. I, p. 46. — Belcarius
+Comment. Rer. Gall., l. V, p. 132.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note116" href="#tag116">116.</a> <i>Guichenon Hist. génér. de la maison de
+Savoie, t. II, p. 160-162.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note117" href="#tag117">117.</a> <i>Benvenuti de sancto Georgio Hist. Montis
+Ferrati, t. XXIII, p. 756.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note118" href="#tag118">118.</a> <i>Mém. de Phil. de Comines, l. VII, ch. VI,
+p. 166. — Fr. Guicciardini, l. I, p. 41.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note119" href="#tag119">119.</a> <i>Diar. Ferr., t. XXIII, Rer. Ital., p. 288. — Fr.
+Guicciardini, l. I, p. 45. — Bern. Oricellarii
+de bello Ital., p. 34.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note120" href="#tag120">120.</a> <i>Josephi Ripamontii Hist. Urb. Mediol.,
+l. VI, p. 654. — Pauli Jovii Hist., l. I, p. 30.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note121" href="#tag121">121.</a> <i>P. Jovii, l. I, p. 30. — Fr. Guicciardini,
+l. I, p. 45. — Scipione Ammirato, l. XXVI,
+p. 199. — Roscoe Vita di Leon X, c. 3, p. 186. — Arnoldus
+Ferrarien. Burdigal. de reb. Gall.,
+l. I, p. 4.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note122" href="#tag122">122.</a> <i>Mém. de Phil. de Comines, l. VII, ch. VII,
+p. 177. — Fr. Guicciardini, l. I, p. 48. — Bernardi
+Oricellarii de bello Ital., p. 35.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note123" href="#tag123">123.</a> <i>P. Jovii Hist. sui temp., l. I, p. 50. — Arnoldi
+Ferronii, l. I, p. 6.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note124" href="#tag124">124.</a> <i>Lodov. Cavitellii Crem. Ann., t. III, Thesaur.
+Ant. Ital., p. 1469.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note125" href="#tag125">125.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. I, p. 49. — P. Jovii
+Hist. sui temporis, l. II, p. 37. — Jos. Ripamontii
+Hist. Urb. Mediol., l. VI, p. 655. — P.
+Bembi Hist. Ven., l. II, p. 27. — Navagero
+Stor. Ven., p. 1201.</i> Ma questi attribuisce i sofismi
+a Lodovico e la resistenza al senato.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note126" href="#tag126">126.</a> <i>Barth. Senaregae de reb. Gen., p. 543.</i> — Egli
+raggiunse il re a Villa, poco distante
+da Sarzana.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note127" href="#tag127">127.</a> <i>P. Jovii Hist. sui temp., l. I, p. 21.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note128" href="#tag128">128.</a> Ciò accadde prima di abboccarsi col principe
+d'Orleans a Villa presso Sarzana. <i>N. d. T.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note129" href="#tag129">129.</a> <i>Bern. Oricellarii de bello Ital., p. 37</i>, ediz.
+Fior. in 4.º 1733 colla data di Londra.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note130" href="#tag130">130.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. I, p. 47. — P. Jovii,
+l. I, p. 23.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note131" href="#tag131">131.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXVI, p. 202.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note132" href="#tag132">132.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. I, p. 51. — Jac.
+Nardi Stor. Fior., l. I, p. 17.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note133" href="#tag133">133.</a> <i>P. Jovii Hist. sui temp., l. I, p. 31. — Barth.
+Senaregae de reb. Gen., p. 544. — Belcarii
+Rer. Gallic., l. V, p. 137.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note134" href="#tag134">134.</a> Suppongo che debba dirsi Versilia, antica
+denominazione di questo littorale, sebbene nei
+posteriori secoli i marchesi di Lunigiana avessero
+esteso il loro dominio fino ai confini di Pietra
+Santa centro della Versilia. <i>N. d. T.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note135" href="#tag135">135.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXVI, p. 198. — Fr.
+Guicciardini, l. I, p. 32.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note136" href="#tag136">136.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXVI, p. 196. — Fr.
+Guicciardini, l. I, p. 32. — P. Jovii Hist.,
+l. l, p. 32. — Jac. Nardi Istor. Fior., l. I,
+p. 16.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note137" href="#tag137">137.</a> <i>Fr. Guicciardini Hist., l. I, p. 52. — Scip.
+Ammirato, l. XXVI, p. 203. — Phil.
+de Comines Mémoir., l. VII, c. IX, p. 185.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note138" href="#tag138">138.</a> <i>Bern. Oricellarii de Bello Ital. Comment.,
+p. 39.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note139" href="#tag139">139.</a> <i>Fr. Guicciardini Ist., l. I, p. 53. — P.
+Jovii Hist. sui temp., l. I, p. 31. — Scip.
+Ammirato, l. XXVI, p. 203. — Jac. Nardi
+Istor. Fior., l. I, p. 18. — Phil. de Comines,
+Mémoires, l. VII, c. IX, p. 185. — Arnoldi
+Ferronii, l. I, p. 6.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note140" href="#tag140">140.</a> <i>P. Jovii Hist., l. I, p. 31. — Jac. Nardi
+l, I, p. 15. — Phil. de Comines, l. VII, c. VI,
+p. 171.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note141" href="#tag141">141.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. I, p. 54.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note142" href="#tag142">142.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXVI, p. 204. — Jac.
+Nardi, l. I, p. 21. — P. Jovii Hist.,
+l. I, p. 32. — Fr. Guicciardini, l. I, p. 55. — Mémoires
+de Phil. de Comines, l. VII, c. X,
+p. 191. — Belcarii Comm. Rer. Gall., l. V,
+p. 138.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note143" href="#tag143">143.</a> <i>Ist. di Gio. Cambi Deliz. degli Erud.,
+t. XXI, p. 78. — Diari Sanesi d'Allegr. Allegretti,
+t. XXIII, p. 833. — Bernardi Oricellarii
+de bello Ital., p. 41.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note144" href="#tag144">144.</a> <i>Jac. Nardi Ist. Fior., l. I, p. 22. — Fr.
+Guicciardini Ist., l. I, p. 55.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note145" href="#tag145">145.</a> <i>Phil. de Comines, l. VII, ch. XI, p. 106. — B.
+Oricellarii, p. 42-52.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note146" href="#tag146">146.</a> <i>Jac. Nardi Ist. Fior., l. I, p. 25. — P.
+Jovii Hist., l. I, p. 33. — Scip. Ammirato,
+l. XXVI, p. 204. — Ist. di Gio. Cambi, p. 79.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note147" href="#tag147">147.</a> <i>Mémoires de Phil. de Comines, l. VIII,
+ch. VI, p. 172.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note148" href="#tag148">148.</a> <i>Vita del Savonarola, l. II, § VI, p. 68,
+dal compendio stampato delle sue rivelazioni.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note149" href="#tag149">149.</a> <i>Jac. Nardi Ist. Fior., l. I, p. 23.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note150" href="#tag150">150.</a> Dopo il 19 ottobre del 1406.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note151" href="#tag151">151.</a> <i>Machiavelli Discorsi sopra Tito Livio,
+l. II, c. 24 e 25, t. V, p. 374.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note152" href="#tag152">152.</a> Le lagnanze de' Pisani per quest'oggetto
+sembrano smentite dall'Istituzione dell'<i>Uffizio
+dei Fossi</i>, magistratura sanitaria incaricata della
+cura de' canali fino dal 1477. Forse in allora il
+male cagionato ai Pisani da una bassa gelosia
+cominciava a rendersi sensibile a tutto lo stato.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note153" href="#tag153">153.</a> <i>Ubertus Folieta Genuens. Hist. l. XII,
+p. 667. — Franc. Guicciardini Hist., l. II,
+p. 74</i>.
+</p>
+
+<p>
+Conviene risguardare come una conseguenza
+della desolazione cui fu ridotta Pisa il silenzio
+degli storici non solo durante la sua lunga servitù,
+ma ancora in tempo della contesa sostenuta
+con tanta generosità e costanza contro i
+Fiorentini, dopo avere scosso il loro giogo. Nella
+collezione del Muratori non trovasi veruno storico
+pisano dopo la metà del quattordicesimo
+secolo. Paolo Tronci, e quello che venne allegato
+sotto il nome di Marangoni, sono separatamente
+stampati e terminano ambidue la loro narrazione
+nel 1406, sebbene i loro autori vivessero
+nel diciassettesimo secolo. La casa Roncioni,
+a Pisa, conserva ne' suoi doviziosi archivj, tra
+molti curiosi diplomi, la cronica di Pisa, scritta
+da un canonico Raffaello Roncioni, e dedicata al
+gran duca Ferdinando II. Ma l'ammutinamento del
+1494 non occupa che poche linee dell'ultima
+pagina di questa cronica. Nella cancelleria del
+comune conservasene un'altra, pure manoscritta,
+depostavi dall'autore Jacopo Arrosti il 26 aprile
+del 1655. L'ultima guerra di Pisa vi si trova
+trattata alquanto circostanziatamente, ma soltanto
+attenendosi al Guicciardini, a Giovio, a
+Nardi, ed agli storici fiorentini: non vi s'incontra
+nè un fatto nuovo, nè l'indicazione di
+verun monumento di origine pisana. Finalmente
+nello stesso archivio conservansi i registri dei
+signori anziani di Pisa; quelli d'ogni anno
+formano un volume. Vi si troverebbe, senza
+dubbio, in mezzo a molte inutilità, e ad affari
+privati, alcune curiose annotazioni per la storia
+particolare di Pisa; ma perchè quasi ogni seduta
+trovasi scritta con diverso carattere, e con infinite
+abbreviature, converrebbe assoggettarsi a
+troppo lungo e nojoso lavoro per imparare a leggere,
+indi ad un secondo assai più lungo lavoro
+per raccogliere le non molte cose degne di figurare
+nella storia.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note154" href="#tag154">154.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. I, p. 56. — Mém. de
+Phil. de Comines, l. VII, ch. IX, p. 187. — Franc.
+Belcarii Comment., l. V, p. 139.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note155" href="#tag155">155.</a> <i>P. Jovii Hist. sui temp., l. I, p. 34.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note156" href="#tag156">156.</a> <i>P. Jovii Hist., l. I, p. 34. — Arnoldi
+Ferronii, l. I, p. 7.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note157" href="#tag157">157.</a> <i>P. Jovii Hist., l. I, p. 35. — Fr. Guicciardini,
+l. I, p. 56. — Mémoires de Phil. de
+Comines, l. VII, ch. IX, p. 189. — Scip. Ammirato,
+l. XXVI, p. 204. — Jac. Nardi Ist.
+Fior., l. I, p. 18. — Alleg. Allegretti Diar.
+Sanese, p. 833.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note158" href="#tag158">158.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXVI, p. 203. — P.
+Jovii, l. II, p. 36.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note159" href="#tag159">159.</a> <i>P. Jovii Hist., l. II, p. 36. — Fr. Guicciardini,
+l. I, p. 54. — Jac. Nardi, l. I, p. 19.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note160" href="#tag160">160.</a> <i>P. Jovii Hist., l. II, p. 37. — Fr. Guicciardini,
+l. I, p. 54. — Phil. de Comines,
+l. VII, ch. VIII, p. 180.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note161" href="#tag161">161.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. I, p. 67. — Jac.
+Nardi, l. I, p. 21.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note162" href="#tag162">162.</a> <i>Pauli Jovii, l. II, p. 35. — Belcarii
+Comm. Rer. Gall., l. V, p. 140.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note163" href="#tag163">163.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. I, p. 39. — Bern.
+Oricellarii de bello Ital. Comment., p. 55.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note164" href="#tag164">164.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. I, p. 58. — Jac. Nardi
+Ist., l. I, p. 25. — Pauli Jovii Hist. sui temp.,
+l. II, p. 36. — Scip. Ammirato, l. XXVI, p. 80. — Andrè
+de la Vigne, Journal de Charles VIII
+dans Godefroy, p. 118.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note165" href="#tag165">165.</a> <i>Jac. Nardi Hist. Fior., t. I, p. 24.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note166" href="#tag166">166.</a> <i>Jac. Nardi Ist. Fior., l. I, p. 25. — Bernardi
+Oricellarii Comment., p. 54. — Fr.
+Guicciardini, l. I, p. 60. — Pauli Jovii, Hist.
+sui temp., l. II, p. 36. — Scip. Ammirato,
+l. XXVI, p. 205.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note167" href="#tag167">167.</a> <i>Jac. Nardi Hist., l. I, p. 28. — Scip.
+Ammirato, l. XXVI, p. 206. — Fran. Guicciardini,
+l. I, p. 61. — P. Jovii, l. II, p. 59. — Phil.
+de Comines, Mémoir., l. VII, c. IX,
+p. 197.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note168" href="#tag168">168.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. I, p. 63.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note169" href="#tag169">169.</a> <i>P. Jovii Hist. sui temp., l. II, p. 39.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note170" href="#tag170">170.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. I, p. 62. — Pauli
+Iovii Hist. sui temp., l. II, p. 40. — Mém. de
+Phil. de Comines, l. VII, c. XII, p. 203. — Burchardi
+Diar. ap. Raynaldum, 1494, § 23,
+p. 434. — Alleg. Allegretti Diari Sanesi, p. 836.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note171" href="#tag171">171.</a> <i>Ivi, t. XXIII, p. 835. — Fr. Guicciardini,
+l. I, p. 61. — Arnaldi Ferronii, l. I, p. 8.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note172" href="#tag172">172.</a> <i>P. Jovii Hist. sui temp., l. II, p. 39.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note173" href="#tag173">173.</a> <i>Mém. de Phil. de Comines, l. VII, c. XI,
+p. 197.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note174" href="#tag174">174.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. I, p. 62.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note175" href="#tag175">175.</a> <i>Rayn. An. Eccl., 1494; § 26, t. XIX,
+p. 434.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note176" href="#tag176">176.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. I, p. 62. — Pauli
+Jovii Hist. sui temp., l. II, p. 40. — Bern.
+Oricellarii Comm., p. 61.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note177" href="#tag177">177.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. I, p. 63. — P. Jovii
+Hist. sui temp., l. II, p. 40.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note178" href="#tag178">178.</a> <i>Phil. de Comines, Mém. l. VII, ch. IX,
+p. 198.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note179" href="#tag179">179.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. I, p. 71. — Phil. de
+Comines, Mém., l. VII, c. XII, p. 201.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note180" href="#tag180">180.</a> <i>Mém. de Phil. de Comines, l. VII, c. XII,
+p. 202.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note181" href="#tag181">181.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. I, p. 63. — P. Jovii
+Hist. sui temp., l. II, p. 40. — Fr. Belcarii
+Com. Rer. Gallic., l. V, p. 143. — Rayn. Ann.,
+1494, § 30, p. 435. — Arnoldi Ferronii, l. I, p. 9.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note182" href="#tag182">182.</a> Tutta questa descrizione si è tolta da Paolo
+Giovio, che senza dubbio trovavasi presente,
+<i>l. II, p. 41</i>. Si osservino ancora le <i>Mémoires
+de Louis de la Trémouille, v. XIV, p. 148</i>. — <i>André
+de la Vigne</i> presso Godefroi, <i>p. 122</i>.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note183" href="#tag183">183.</a> <i>P. Jovii Hist. sui temp. l. II, p. 40.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note184" href="#tag184">184.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. I, p. 64. — Mém. de
+Phil. de Comines, l. VII, c. XV, p. 219.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note185" href="#tag185">185.</a> Detto ancora Zizim. <i>N. d. T.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note186" href="#tag186">186.</a> <i>P. Jovii Hist. sui temp., l. II, p. 43. — Phil.
+de Comines, l. VII, c. XV, p. 221. — Rayn.
+ex Burchardi Diario, 1495, § 2, p. 438.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note187" href="#tag187">187.</a> <i>P. Jovii Hist. sui temp., l. II, p. 43.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note188" href="#tag188">188.</a> <i>Lettere de' principi, t. I. f. 4.</i> Nella lettera
+riportata dal Burcardo leggesi 300,000.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note189" href="#tag189">189.</a> <i>P. Jovii Hist. sui temp., l. II, p. 44. — Burchardus
+in Diar., l. II, ap. Rayn., 1494,
+§ 28, p. 435.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note190" href="#tag190">190.</a> <i>P. Jovii Hist. sui temp., l. II, p. 44. — Fr.
+Guicciardini, l. I, p. 65.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note191" href="#tag191">191.</a> <i>P. Jovii Hist. sui temp., l. II, p. 47. — Ber.
+Oricellarii Com., p. 64. — P. Bembi Hist.
+Ven, l. II, p. 30. — Cron. di Venez., Anon.,
+t. XXIV, Rer. Ital, p. 16. — Fr. Guicciardini,
+l, II, p. 85. — Summonte Ist. di Napoli, l. VI,
+c. II, p. 511.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note192" href="#tag192">192.</a> <i>P. Jovii Hist., l. II, p. 45. — Phil. de
+Comines Mém., l. VII, c. XVI, p. 226.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note193" href="#tag193">193.</a> <i>Allegr. Allegretii Diari Sanesi, p. 858.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note194" href="#tag194">194.</a> <i>P. Jovii Hist. sui temp., l. II, p. 46. — Fr.
+Guicciardini Ist., l. II, p. 87. — Barth.
+Senaregae de rebus Genuens., t. XXIV, Rer.
+Ital., p. 545. — Fr. Belcarii Rer. Gal. l. VI,
+p. 149.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note195" href="#tag195">195.</a> <i>P. Jovii, l. II, p. 46.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note196" href="#tag196">196.</a> <i>Ivi, p. 47.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note197" href="#tag197">197.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. I, p. 66. — P. Jovii
+Hist., l. II, p. 50. — Diar. Ferrar., p. 293. — Andrè
+de la Vigne, Journal dans Godefroy,
+p. 129. — Phil. de Comines, Mémoires, l. VII,
+c. XVI, p. 323.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note198" href="#tag198">198.</a> <i>Phil. de Comines, Mém., l. VII, c. XIII,
+p. 209.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note199" href="#tag199">199.</a> <i>Mém. de Phil. de Comines, l. VII, c. XIII,
+p. 206</i>. — Si osservi il precedente <i>c. LXXX,
+v. X, ed il c. LXXXIX, v. XI.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note200" href="#tag200">200.</a> <i>P. Jovii Hist. sui temp., l. II, p. 48.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note201" href="#tag201">201.</a> <i>Phil. de Comines, Mém., l. VII, c. XIII,
+p. 210.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note202" href="#tag202">202.</a> <i>Fran. Guicciardini, l. I, p. 66. — Summonte
+Ist. di Napoli, l. VI, p. 502.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note203" href="#tag203">203.</a> <i>Barth. Senaregae de rebus Genuens., t.
+XXIV, p. 546.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note204" href="#tag204">204.</a> <i>Summonte Ist. di Napoli, l. VI, c. I,
+p. 500. — Bern. Oricellarii Comm., p. 60.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note205" href="#tag205">205.</a> <i>P. Jovii, l. II, p. 49.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note206" href="#tag206">206.</a> <i>Fran. Guicciardini, l. II, p. 66. — Pauli
+Jovii, l. II, p. 49.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note207" href="#tag207">207.</a> <i>Mém. de Phil. de Comines, l. VII, c. XIV,
+p. 215. — P. Bembi Ist. Venez., l. II, p. 29. — Fr.
+Belcarii Comm., l. VI, p. 145. — Summonte
+Ist. di Napoli, l. VI, c. I, p. 500. — Arnoldi
+Ferronii, l. I, p. 9.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note208" href="#tag208">208.</a> <i>Barth. Senaregae de rebus Genuens., p. 546.
+Allegretto Allegretti Diari Sanesi, p. 839. — Diar.
+Ferrar., t. XXIV, p. 291.</i> — Il Guicciardini
+racconta la cosa diversamente. Pretende che
+Ferdinando non si trovasse in Napoli, e non
+sia stato neppure consultato nell'istante della
+rinuncia di suo padre.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note209" href="#tag209">209.</a> <i>Burchardi Diar. ap. Raynald. An. 1495,
+§ 5 e 6, p. 440.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note210" href="#tag210">210.</a> <i>P. Jovii Hist. sui temp., l. II, p. 47. — Franc.
+Guicciardini Storia, l. I, p. 67. — Mém.
+de Phil. de Comines, l. VI, c. XV, p. 218. — Andrè
+de la Vigne, Journal de Charles VIII,
+in Godefroy, p. 130.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note211" href="#tag211">211.</a> <i>P. Jovii Hist., l. II, p. 50.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note212" href="#tag212">212.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. I, p. 67. — Pauli
+Jovii Hist. sui temp., l. II, p. 50. — Phil. de
+Comines Mém., l. VII, ch. XVI, p. 224</i>. — Il
+re dormì a san Germano il 13 di febbrajo.
+<i>André de la Vigne, Journal, p. 130.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note213" href="#tag213">213.</a> <i>P. Jovii, l. II, p. 51.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note214" href="#tag214">214.</a> <i>P. Bembi Stor. Ven., l. II, p. 29.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note215" href="#tag215">215.</a> <i>P. Jovii Ist., l. II, p. 51.</i> — Il 19 di
+febbrajo secondo il <i>Summonte Ist. di Napoli, l.
+VI, c. II, p. 511</i>.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note216" href="#tag216">216.</a> <i>Pauli Jovii Hist. sui temp., l. II, p. 51. — Fr.
+Guicciardini, l. I, p. 68. — Franc. Belcarii
+com. Rer. Gall., l. VI, p. 151. — Arnoldi
+Ferronii, l. I, p. 10.</i> — Il nuovo biografo del
+Trivulzio, signor Rosmini, cerca di giustificare
+questa diserzione, <i>l. V, p. 227</i>; ed assicura che
+il Trivulzio ottenne un congedo da Ferdinando,
+prima di passare ai servigi del suo nuovo signore,
+ma ci sembra che non riesca a levare questa
+macchia al suo eroe.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note217" href="#tag217">217.</a> <i>P. Jovii Hist., l. II, p. 51. — Fr. Guicciardini,
+l. I, p. 69.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note218" href="#tag218">218.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. I, p. 70. — Pauli
+Jovii Hist. sui temp., l. II, p. 52. — Cron.
+Ven., t. XXIV, p. 14.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note219" href="#tag219">219.</a> <i>Fran. Guicciardini, l. I, p. 70. — Pauli
+Jovii Hist. sui temporis, l. II, p. 52. — Belcarii
+Rer. Gallic., l. VI, p. 152. — Summonte l. VI,
+c. II, p. 513.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note220" href="#tag220">220.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. I, p. 71. — Pauli
+Jovii Hist. sui temp., l. II, p. 54. — Petri
+Bembi Hist. Ven., l. II, p. 30.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note221" href="#tag221">221.</a> <i>André de la Vigne, Journal de Charles
+VIII, p. 132. — Diar. Ferrar., t. XXIV, p.
+294. — Diar. Sanese Allegr. Allegretti, p. 480. — Rayn.
+An. Eccl. § 7, p. 440. — Summonte Ist.
+di Napoli, l. VI, c. II, p. 513.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note222" href="#tag222">222.</a> <i>Fran. Guicciardini, l. I, p. 71. — Pauli
+Jovii Hist. sui temporis, l. II, p. 52. — Phil.
+de Comines, l. VII, c. XVI, p. 225. — Fr.
+Belcarii Comm. Rer. Gallic., l. VI, p. 153. — Arnold.
+Ferronii, l. I, p. 11.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note223" href="#tag223">223.</a> <i>Pauli Jovii Hist. sui temp., l. II, p. 53. — Franc.
+Guicciardini Ist., l. II, p. 83. — Mémoires
+de Phil. de Comines, l. VII, c. XVII, p. 231.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note224" href="#tag224">224.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. II, p. 83. — P. Jovii
+Hist., l. II, p. 54. — Burchardi Diarium, ap.
+Raynald. Ann., 1495, § 7, p. 440.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note225" href="#tag225">225.</a> <i>P. Jovii, l. II, p. 54. — Phil. de Comines
+Mém., l. VII. c. XVI, p. 226.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note226" href="#tag226">226.</a> <i>P. Jovii, l. II, p. 55. — Petri Bembi
+Hist. Ven., l. II, p. 51.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note227" href="#tag227">227.</a> Maria, madre e tutrice di Guglielmo Giovanni
+di Monferrato, era nipotina di Stefano,
+ultimo despota della Servia. Essa chiamò, nel
+1486, Costantino Arianite, suo zio, alla sua
+corte, e questi cominciò da quel punto ad
+acquistare sull'animo di Maria un impero assoluto.
+<i>Benvenuto de Sancto Georgio Hist. Montisferrati,
+t. XXIII, p. 756.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note228" href="#tag228">228.</a> <i>Phil. de Comines Mém., l. VII, c. XVII,
+p. 232. — Fr. Guicciardini, l. II, p. 86.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note229" href="#tag229">229.</a> <i>Phil. de Comines Mém., l. VII, c. XIV,
+p. 212.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note230" href="#tag230">230.</a> <i>Phil de Comines Mém., l. VII, c. XVI,
+p. 226. — Fr. Guicciardini Ist., l. II, p. 84.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note231" href="#tag231">231.</a> <i>Barth. Senaregæ de Reb. Gen., t. XXIV,
+p. 547.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note232" href="#tag232">232.</a> <i>Mém. de Phil. de Comines, l. VII, c. XVI,
+p. 227.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note233" href="#tag233">233.</a> <i>Mém. de Phil de Comines, l. VII, c. XVII,
+p. 230.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note234" href="#tag234">234.</a> <i>P. Jovii Hist., l. II, p. 55. — Burchardi
+Diar. ap. Rayn. 1495, § 10, p. 442. — Fr.
+Belcarii Comm., l. VI, p. 154.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note235" href="#tag235">235.</a> <i>Phil. de Comines, l. VII, c. XVII,
+p. 228. — Franc. Guicciardini, l. II, p. 84. — Arnoldi
+Ferronii, l. I, p. 11.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note236" href="#tag236">236.</a> <i>Phil. de Comines Mém., l. VII, c. XVII,
+p. 231. — Fr. Guicciardini, l. II, p. 86. — Hist.
+de France par un gentilhomme du duc
+d'Angoulême, pubbliée par Denys Godefroy:
+Charles VIII, p. 103.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note237" href="#tag237">237.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. II, p. 77.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note238" href="#tag238">238.</a> <i>Ivi, p. 80.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note239" href="#tag239">239.</a> <i>Vita di Girolamo Savonarola, l. II, c. 17,
+e seg. p. 85. — Jac. Nardi Ist. Fior., l. I, p. 29.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note240" href="#tag240">240.</a> <i>Phil. de Comines, Mém., l. VII, c. XVIII.
+p. 243.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note241" href="#tag241">241.</a> <i>Machiavelli disc. sopra T. Livio, l. I
+c. 5 e 6.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note242" href="#tag242">242.</a> Comment. di Filippo Nerli, l. IV, p. 68.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note243" href="#tag243">243.</a> <i>Fil. de' Nerli. Comm., l. IV, p. 68.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note244" href="#tag244">244.</a> <i>Filippo de' Nerli Comment., l. IV, p. 49.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note245" href="#tag245">245.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXVI, p. 206. — Gio.
+Cambi, t. XXI, p. 82.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note246" href="#tag246">246.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXVI, p. 206. — Gio.
+Cambi, t. XXI, p. 82.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note247" href="#tag247">247.</a> <i>Ist. di Gio. Cambi, t. XXI, p. 83.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note248" href="#tag248">248.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXVI, p. 207.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note249" href="#tag249">249.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. II, p. 82.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note250" href="#tag250">250.</a> <i>Jac. Nardi Ist. Fior., l. I, p. 29.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note251" href="#tag251">251.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. II, p. 83. — Jac.
+Nardi Ist. Fior., l. II, p. 34.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note252" href="#tag252">252.</a> <i>Ist. di Gio. Cambi, t. XXI, p. 90.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note253" href="#tag253">253.</a> Può vedersi l'enumerazione di tutte le
+varie magistrature di Pisa nel 1316, in un
+trattato di pace della repubblica con Roberto re
+di Napoli. <i>Racc. di Diplomi Pisani di Flam.
+del Borgo, n.º 27, p. 237</i>, e confrontarla con
+quelle che tuttavia esistevano il 6 dicembre del
+1535. <i>Ivi, 432.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note254" href="#tag254">254.</a> <i>Scipione Ammirato, l. XXVI, p. 207.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note255" href="#tag255">255.</a> <i>P. Jovii Hist., l. II, p. 58. — Jac.
+Nardi Ist. Fior., l. II, p. 33. — Fr. Guicciardini,
+l. II, p. 73. — Scip. Ammirato, l. XXVI,
+p. 208.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note256" href="#tag256">256.</a> <i>P. Jovii Hist. sui temp., l. II, p. 62.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note257" href="#tag257">257.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. II, p. 74.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note258" href="#tag258">258.</a> <i>Diar. Sanese d'Allegr. Allegretti, p. 835.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note259" href="#tag259">259.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. II, p. 75.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note260" href="#tag260">260.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXVI, p. 208.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note261" href="#tag261">261.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. II, p. 77. — Jac.
+Nardi, l. II, p. 33. — Scipione Ammirato,
+l. XXVI, p. 209.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note262" href="#tag262">262.</a> <i>Dissert. sopra la stor. Lucchese. Diss. VIII,
+t. II, p. 218.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note263" href="#tag263">263.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. II, p. 73.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note264" href="#tag264">264.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. II, p. 73.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note265" href="#tag265">265.</a> <i>Barth. Senaregae de rebus Gen., t. XXIV,
+p. 548. — Agost. Giustiniani Comm. di Genova,
+l. V, f. 250.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note266" href="#tag266">266.</a> <i>Bart. Senaregæ de reb. Gen., p. 549. — P.
+Jovii Hist. sui temp., l. II, p. 58. — Fr.
+Guicciardini, l. II, p. 77.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note267" href="#tag267">267.</a> <i>Hieron. de Bursellis Ann. Bonon., t. XXIII,
+p. 912.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note268" href="#tag268">268.</a> <i>P. Jovii Hist., l. II, p. 58. — Scip.
+Ammirato, l. XXVI, p. 211.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note269" href="#tag269">269.</a> <i>P. Jovii, l. II, p. 59.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note270" href="#tag270">270.</a> <i>Jac. Nardi delle Istor. Fior. l. II, p. 34.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note271" href="#tag271">271.</a> <i>Machiavelli Framm. Ist.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note272" href="#tag272">272.</a> <i>Allegr. Allegretti Diari Sanesi, p. 842. — Orl.
+Malavolti Stor. di Siena, p. III, l. VI,
+f. 100. — Scip. Ammirato, l. XXVI, p. 210.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note273" href="#tag273">273.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. II, p. 89.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note274" href="#tag274">274.</a> <i>P. Jovii Hist., l. II, p. 60. — Jacopo
+Nardi Hist. Fior., l. II, p. 35. — Scip. Ammirato,
+l. XXVI, p. 212.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note275" href="#tag275">275.</a> <i>P. Jovii Hist. sui temp., l. II, p. 61.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note276" href="#tag276">276.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXVI, p. 210.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note277" href="#tag277">277.</a> <i>Jac. Nardi Ist. Fior., l. II, p. 34.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note278" href="#tag278">278.</a> <i>Vita del P. Savonarola, l. II, § 14, p. 81. — Mém.
+de Phil. de Comines, l. VIII, c. III,
+p. 270. — Jac. Nardi, l. II, p. 36.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note279" href="#tag279">279.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. II, p. 86. — P.
+Bembi Ist. Ven., l. II, p. 31. — P. Jovii
+Hist. sui temp., l. II, p. 56.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note280" href="#tag280">280.</a> <i>P. Jovii Hist. sui temp., l. II, p. 56. — Guicciardini,
+l. II, p. 87. — P. Bembi Ist.
+Ven., l. II, p. 31.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note281" href="#tag281">281.</a> <i>Phil de Comines Mém., l. VII, c. XIX,
+p. 244.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note282" href="#tag282">282.</a> <i>Ivi, p. 245.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note283" href="#tag283">283.</a> <i>P. Bembi 1st. Ven., l. II, p. 32. — Cron.
+Venez.</i> attribuita a <i>Marin Sanuto, t. XXIV, p. 16.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note284" href="#tag284">284.</a> <i>Phil. de Comines Mém., l. VII, c. XIX,
+p. 248.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note285" href="#tag285">285.</a> <i>Phil. De Comines Mém., l. VII, c. XIX,
+p. 250. — Rayn. Ann. Eccl. 1495, § 13,
+p. 441.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note286" href="#tag286">286.</a> <i>Phil. de Comines, l. VII, c. XIX, p. 251. — P.
+Bembi 1st. Ven., l. II, p. 33.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note287" href="#tag287">287.</a> Convien dire che il Comines parli del castello
+di Napoli. <i>N. d. T.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note288" href="#tag288">288.</a> <i>Phil. de Comines Mém., l. VII, c. XX,
+p. 252.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note289" href="#tag289">289.</a> <i>Mém. de Phil. de Comines l. VII, c. XX,
+p. 254.</i> — Non trovansi meno di sei lettere
+scritte dal 14 al 20 aprile dal duca d'Orleans
+al duca di Borbone per chiedergli soccorsi. Sono
+riportate da <i>Dionigi Godefroy Hist. de Charles
+VIII, p. 70.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note290" href="#tag290">290.</a> <i> P. Bembi Ist. Ven., l. II, p. 32. — Scip.
+Ammirato, l. XXVI, p. 210. — Cron. Ven.,
+t. XXIV, p. 17.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note291" href="#tag291">291.</a> <i>Mém. de Phil. de Comines, l. VII, c. XX,
+p, 256.</i> Nel trasportare questo ed il precedente
+testo di questo antico storico, ho cercato di
+non perdere quel carattere d'ingenuità e di buonomia
+che ha l'originale. — <i>Arnoldi Ferroni
+de Gestis Franc., l. I, p. 12.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note292" href="#tag292">292.</a> <i>P. Bembi Ist. Ven., l. II, p. 30.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note293" href="#tag293">293.</a> <i>Diar. Ferrar., t. XXIV, p. 299. — Rayn.
+Ann. Eccl. 1495, § 14, t. XIX, p. 441.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note294" href="#tag294">294.</a> <i>Fr. Guicciardini l. II, p. 88. — P. Jovii,
+l. II, p. 56. — P. Bembi Ist. Ven., l. II,
+p. 32. — And. Navagero Stor. Ven., t. XXIII,
+p. 1204. — Fr. Belcarii Comm. rer. Gallic.,
+l. VI, p. 157.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note295" href="#tag295">295.</a> <i>P. Jovii Hist., l. II, p. 56.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note296" href="#tag296">296.</a> È nell'articolo III del trattato di Perpignano
+che trovasi quest'obbligazione, ma per
+altro senza nominare il re di Napoli. I re di
+Spagna si obbligano soltanto a preferire l'alleanza
+della Francia: <i>Aliis quibuscumque ligis
+et confederationibus factis, vel faciendis, cum
+quocumque principe, vel principibus, Vicario
+Christi excepto. Den. Godefroy Hist. de Charles
+VIII, p. 664.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note297" href="#tag297">297.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. II, p. 87.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note298" href="#tag298">298.</a> <i>P. Jovii, l. II, p. 56. — And. Navagero,
+t. XXIII, p. 1202.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note299" href="#tag299">299.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. II. p. 88.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note300" href="#tag300">300.</a> <i>Schmidt Hist. des Allemands, l. VII,
+c. XXVII, t. V, p. 369.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note301" href="#tag301">301.</a> <i>Diar. Ferrar., t. XXIV, p. 298.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note302" href="#tag302">302.</a> <i>Diar. Ferrar., p. 302.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note303" href="#tag303">303.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. II, p. 89. — Scip.
+Ammirato, l. XXVI, p. 210.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note304" href="#tag304">304.</a> <i>P. Jovii, l. II, p. 56.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note305" href="#tag305">305.</a> <i>Phil. de Comines, Mém., l. VII, c. XX,
+p. 259.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note306" href="#tag306">306.</a> <i>Ivi, p. 260.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note307" href="#tag307">307.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. II, p. 89. — Mém.
+de Phil. de Comines, l. II, c. XVII, p. 230.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note308" href="#tag308">308.</a> <i>Mémoires de Phil. de Comines, l. VII,
+c. XVI, p. 226.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note309" href="#tag309">309.</a> <i>Ivi, p. 262. — Fr. Belcarii Com. Rer.
+Gallic., l. VI, p. 155.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note310" href="#tag310">310.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. II, p. 89.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note311" href="#tag311">311.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. II, p. 90.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note312" href="#tag312">312.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. II, p. 90. — Fr. Belcarii
+Comm., l. VI, p. 156.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note313" href="#tag313">313.</a> <i>André de la Vigne, Journal de Charles
+VIII, dans Denys Godefroy, p. 147. — Fr. Belcarii
+Rer. Gallic., l. VI, p. 159.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note314" href="#tag314">314.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. II, p. 93.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note315" href="#tag315">315.</a> <i>Mém. de Phil. de Comines, l. VIII, c. I,
+p. 264.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note316" href="#tag316">316.</a> <i>P. Jovii Hist., l. II, p. 57. — Fr. Belcarii
+Comm. Rer. Gall., l. VI, p. 160. — Arnoldi
+Ferroni, l. I, p. 13.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note317" href="#tag317">317.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. II, p. 91. — Fr. Belcarii,
+l. VI, p. 160.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note318" href="#tag318">318.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. II, p. 91. — P. Jovii
+Hist. sui temp., l. II, p. 47. — Phil. de Comines,
+Mém., l. VIII, c. II, p. 266.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note319" href="#tag319">319.</a> <i>P. Jovii Hist. sui temp., l. II, p. 57.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note320" href="#tag320">320.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. II, p. 94. — André
+de la Vigne, Journal de Charles VIII, p. 150. — Ber.
+Oricellarii de bello Ital., p. 73. — An.
+Navagero Stor. Ven., t. XXIII, p. 1204. — P.
+Bembi, l. II, p. 33.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note321" href="#tag321">321.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. II, p. 94.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note322" href="#tag322">322.</a> <i>P. Jovii Hist., l. II, p. 37. — Fr. Guicciardini,
+l. II, p. 94. — André de la Vigne, Journal,
+p. 151. — P. Bembi Hist. Ven., l. II,
+p. 34. — An. Eccl. Raynald, 1495, § 22 e 23,
+p. 444. — Arnoldi Ferronii, l. I, p. 14.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note323" href="#tag323">323.</a> <i>Phil. de Comines Mémoires, l. VIII,
+c. II, p. 267.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note324" href="#tag324">324.</a> <i>Orl. Malavolti stor. di Siena, p. III, l. VI,
+f. 101. — Alleg. Allegretti Diari Sanesi, p. 847.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note325" href="#tag325">325.</a> <i>Or. Malavolti, p. III, l. VI, f. 101. — Fr.
+Guicciardini, l. II, p, 95. — Mém de Phil,
+de Comines, l. VIII, c. II, p. 269. — Alleg.
+Allegretti Diarii Sanesi, p. 849 e 853.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note326" href="#tag326">326.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. II, p. 95. — Phil.
+de Comines Mém., l. VIII, c. II, p. 268.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note327" href="#tag327">327.</a> Lettere di Pietro Delfino ad Agostino Barbadigo
+doge di Venezia, del 7, 17 e 21 giugno.
+<i>Rayn. An. Eccl., t. XIX, p. 444, § 24-26. — Bern.
+Oricellarii Comm., p. 75.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note328" href="#tag328">328.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXVI, p. 213.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note329" href="#tag329">329.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. II, p. 98. — Vita
+del P. Savonarola, l. II, § 15, p. 82. — Mém. de
+Comines, l. VIII, c. III, p. 270. — Scip. Ammirato,
+l. XXVI, p. 214.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note330" href="#tag330">330.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. II, p. 99. — Mém.
+de Phil. de Comines, l. VIII, c. IV, p. 273. — P.
+Jovii Hist. sui temp., l. II, p. 61. — Arn.
+Ferronii de reb. ges. Gallor., l. I, p. 14. — Scip.
+Ammirato, l. XXVI, p. 215. — Fr.
+Belcarii Comm., l. VI, p. 164. — André de
+la Vigne, Journal de Charles VIII, p. 154.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note331" href="#tag331">331.</a> <i>Mém. de Phil. de Comines, l. VIII,
+c. IV, p. 274.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note332" href="#tag332">332.</a> <i>Ivi, c. II, p. 267.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note333" href="#tag333">333.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. II, p. 96.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note334" href="#tag334">334.</a> <i>P. Jovii Hist. sui tem., l. II, p. 62. — Fr.
+Guicciardini, l. II, p. 97. — Fr. Belcarii
+Comm. Rer. Gallic., l. VI., p. 162. — Arnoldi
+Ferroni, l. II, p. 20.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note335" href="#tag335">335.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. II, p. 97. — P. Jovii
+Hist., l. II, p. 63. — Phil. de Comines, l. VIII,
+c. IV, p. 276. — Fr. Belcarii Comm., l. VI,
+p. 162.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note336" href="#tag336">336.</a> <i>André de la Vigne, Journal de Charles
+VIII, p. 154.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note337" href="#tag337">337.</a> <i>Agost. Giustiniani Ann. di Genova, l. I,
+p. 251. — Fr. Guicciardini, l. II, p. 99 e 111. — P.
+Jovii Hist., l. II, p. 63, e l. III, p. 76. — Phil.
+de Comines, l. VIII, c. V, p. 279. — Barthol.
+Senaregae de reb. Gen., t. XXIV,
+p. 556. — Uberti Folietae, l. XII, p. 670.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note338" href="#tag338">338.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. II, p. 99. — Phil.
+de Comines Mém., l. VIII, c. V, p. 282. — Ar.
+Ferroni, l. I, p. 15.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note339" href="#tag339">339.</a> <i>Mém. de Phil. de Comines, l. VIII, c.
+VII, p. 287. — Journal de Charles VIII, par
+André de la Vigne, p. 155.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note340" href="#tag340">340.</a> <i>P. Bembi Hist. Ven., l. II, p. 35. — Phil.
+de Comines, l. VIII, c. V.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note341" href="#tag341">341.</a> <i>Fran. Guicciardini, l. II, p. 100. — Pauli
+Jovii Hist. sui temporis, l. II, p. 64.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note342" href="#tag342">342.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. II, p. 100. — Phil.
+de Comines, l. VIII, c. VII, p. 289. — Petri
+Bembi Hist. Ven., l. II, p. 36.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note343" href="#tag343">343.</a> <i>Phil. de Comines, l. VIII, c. II, p. 267.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note344" href="#tag344">344.</a> <i>P. Jovii, l. II, p. 65. — Fr. Guicciardini,
+l. II, p. 101. — Mém. de Phil. de Comines,
+l. VIII, c. IX, p. 295. — Fr. Belcarii,
+l. VI, p. 167. — Bern. Oricellarii de Bello
+Ital., p. 77.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note345" href="#tag345">345.</a> <i>Mém. de Phil. de Comines, l. VIII, c. IX,
+p. 298.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note346" href="#tag346">346.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. II, p. 101.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note347" href="#tag347">347.</a> <i>Mém. de Comines, l. VIII, c. IX, p. 299. — Fr.
+Guicciardini, l. II, p. 102.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note348" href="#tag348">348.</a> <i>Mém. de Comines, l. VIII, c. X, p. 305.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note349" href="#tag349">349.</a> <i>Andrè de la Vigne Journal de Charles VIII,
+p. 158. — Phil. de Comines, l. VIII, c. XI,
+p. 307. — Fr. Guicciardini, l. II, p. 103. — P.
+Jovii, l. II, p. 68. — Arn. Ferronii, l. I,
+p. 16.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note350" href="#tag350">350.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. II, p. 104. — P. Jovii,
+l. II, p. 69. — Barth. Senaregae de reb. Gen.,
+t. XXIV, p. 554. — P. Bembi, l. II, p. 38. — An.
+Navagero Stor. Venez., p. 1205.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note351" href="#tag351">351.</a> <i>De Comines Mém., l. VIII, chap. XI,
+p. 308. — P. Jovii Hist. sui tem., l. II. p. 68.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note352" href="#tag352">352.</a> <i>Mémoir. de Comin., l. VIII, chap. XI,
+p. 309. — Fr. Guicciardini, l. II, p. 105. — P.
+Jovii, l. II, p. 71. — P. Bembi, l. II, p. 38.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note353" href="#tag353">353.</a> <i>Mémoir. de Comines, l. VIII, chap. XII,
+p. 313.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note354" href="#tag354">354.</a> <i>Phil. de Comines Mém., l. VIII, ch. XII,
+p. 318. — Fr. Guicciardini, l. II, p. 107. — Pauli
+Jovii Hist. sui temp., l. II, p. 72. — Fr.
+Belcarii Comm. Rer. Gall., l. VI, p. 169. — An.
+Ferroni, l. I, p. 17.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note355" href="#tag355">355.</a> <i>Rosmini Ist. di Gio. Giacomo Trivulzio,
+l. VI, p. 250. — Frane. Guicciardini, l. II,
+p. 107. — P. Jovii, l. II, p. 73. — André de
+la Vigne, Jour. de Charles VIII, p. 166. — P.
+Bembi Ist. Ven., l. II, p. 38. — Bern. Oricellarius,
+p. 75-83.</i> Ma questi, per tenere uno
+stile più classico, sopprime tutte le circostanze
+che aggiugnerebbero verità al suo racconto.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note356" href="#tag356">356.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. II, p. 107. — Phil.
+de Comines, l. VIII, ch. XII, p. 315.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note357" href="#tag357">357.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. II, p. 109. — Mém. de
+Comines, l. VIII, c. XII, p. 318. — P. Jovii, l. II,
+p. 72 e 74. — P. Bembi Ist. Ven., l. II, p. 38.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note358" href="#tag358">358.</a> Fate buona guardia.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note359" href="#tag359">359.</a> <i>Phil. de Comines, l. VIII, c. XIII, p. 322. — André
+de la Vigne, Journ. de Charles VIII,
+p. 166 — P. Jovii, l. II, p. 75.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note360" href="#tag360">360.</a> <i>Mém. de Comines, l. VIII, p. 328.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note361" href="#tag361">361.</a> <i>Journ. d'André de la Vigne, p. 167.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note362" href="#tag362">362.</a> <i>Phil. de Comines, l. VIII, chap. XIII,
+p. 330. — Fr. Guicciardini, l. II, p. 110. — André
+de la Vigne, Journal, p. 168.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note363" href="#tag363">363.</a> <i>Mém. de Comines, l. VIII, chap. XIII,
+p. 332.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note364" href="#tag364">364.</a> <i>Mém. de Phil. de Comines, l. VIII, c. XIV,
+p. 334. — Bern. Oricellarii de bello Italico,
+p. 86.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note365" href="#tag365">365.</a> <i>Mém. de Phil. de Comines, l. VII,
+c. XIV, p. 337. — André de la Vigne Journal
+des Charles VIII, p. 170. — Fr. Guicciardini,
+l. II, p. 111. — P. Jovii Hist. sui temp., l. II,
+p. 76.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note366" href="#tag366">366.</a> <i>Phil. de Comines, l. VIII, c. XIV, p. 338. — Fr.
+Guicciardini, l. II, p. 111. — P. Bembi,
+l. II, p. 41. — P. Jovii, l. III, p. 93. — Bern.
+Oricellarii Comm., p. 87.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note367" href="#tag367">367.</a> <i>Phil. de Comines, l. VIII, c. XV, p. 339.</i> — Partì
+il giorno 15 di agosto. <i>André de la
+Vigne, p. 172.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note368" href="#tag368">368.</a> «Senza scomporsi, tossire, nè sputare,
+nè variare in verun modo, dice Andrea della
+Vigna,» <i>Journal de Charles VIII, p. 171. — Fr.
+Guicciardini, l. II, p. 118. — P. Jovii,
+l. III, p. 93.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note369" href="#tag369">369.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. II, p. 118. — P.
+Jovii, l. III, p. 95. — Fr. Belcarii Comm.
+l. VII. p. 181. — Ber. Oricellarii, p. 88.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note370" href="#tag370">370.</a> <i>Phil. de Comines, l. VIII, c. XVI, p. 345. — Arn.
+Ferroni, l. II, p. 21.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note371" href="#tag371">371.</a> <i>Phil. de Comines, Mém., l. VIII, c. XVI,
+p. 346. — P. Jovii, l. III, p. 97. — Fr.
+Belcarii Comm., l. VII, p. 183.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note372" href="#tag372">372.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. III, p. 118. — P.
+Jovii Hist., l. III, p. 96.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note373" href="#tag373">373.</a> <i>Phil. de Comines, l. VIII, c. XVI,
+p. 350. — Fr. Guicciardini, l. II, p. 122. — Fr.
+Belcarii Rer. Gall., l. VII, p. 184.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note374" href="#tag374">374.</a> <i>P. Jovii, l. III, p. 97.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note375" href="#tag375">375.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. II, p. 123. — Phil.
+de Comines, Mém., l. VIII, c. XVI, p. 357.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note376" href="#tag376">376.</a> <i>Phil de Comines Mém., l. VIII, c. XVII,
+p. 360.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note377" href="#tag377">377.</a> <i>Phil. de Comines, l. VIII, c. XVII, p. 363. — Fr.
+Guicciardini, l. II, p. 123. — P. Jovii,
+l. III, p. 97. — Fr. Belcarii Comm. Rer. Gall.,
+l. VII, p. 186.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note378" href="#tag378">378.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. II, p. 123. — Phil.
+de Comines, l. VIII, c. XVII, p. 364.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note379" href="#tag379">379.</a> <i>Ber. Oricellarii Comm. de Bello Ital.,
+p. 89.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note380" href="#tag380">380.</a> Lo stesso Trattato in 46 articoli viene riportato
+da <i>Dionigi Godefroy, Observations sur
+l'Hist. de Charles VIII, p. 722, 727. — Mém.
+de Phil. de Comines, l. VIII, c. XVIII, p. 366. — Fr.
+Guicciardini, l. II, p. 124. — André
+de la Vigne, Journal, p. 186. — Chron, Ven.,
+t. XXIV, p. 28. — P. Jovii Hist., l. III, p. 98. — Ber.
+Oricellarii Somm., p. 91. — Ant. Ferroni,
+l. II, p. 22.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note381" href="#tag381">381.</a> <i>Phil. de Comines Mém., l. VIII, c. XVIII,
+p. 369.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note382" href="#tag382">382.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. II, p. 129.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note383" href="#tag383">383.</a> <i>André de la Vigne, Journal de Charles
+VIII, p. 187.</i> — Questo scrittore chiude il
+suo giornale coll'ingresso del re in Lione il 7
+novembre del 1495, <i>p. 189</i>. Costui era segretario
+di Anna di Bretagna, ed era <i>per espressa volontà
+e comando del re ch'egli scriveva</i> questa
+narrazione. È ingenua e talvolta dilettevole, ma
+spesse volte adula il re o la vanità de' suoi
+compatriotti, senza punto curarsi della verità.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note384" href="#tag384">384.</a> <i>Bart. Senaregæ de Reb. Genuens., l. XXIV,
+p. 558.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note385" href="#tag385">385.</a> <i>Guicciardini, l. II, p. 130. — Fr. Belcarii,
+l. VII, p. 189.</i> — L'imperatore Massimiliano,
+persuadendosi che questa malattia fosse
+una conseguenza delle bestemmie che spesse volte
+pronunciavano le persone dissolute ne' postriboli,
+in tale occasione pubblicò in Worms, il 7 agosto
+del 1495, un editto severissimo contro i bestemmiatori.
+<i>Extat ap. Raynal., t. XIX, p. 446,
+§ 39, 40 e 41. — Agost. Giustiniano Ann. di
+Genova, f. 253.</i> Sembra che allora niuno sapesse
+ancora la maniera con cui questa malattia si
+comunica.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note386" href="#tag386">386.</a> <i>P. Jovii de vita Magni Consalvi Cordabensis,
+l. I, p. 176, edit. Flor. in fol. 1551.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note387" href="#tag387">387.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. II, p. 112. — P. Jovii,
+l. III, p. 79. — Summonte delle Ist. di Napoli,
+l. VI, c. II, p. 516.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note388" href="#tag388">388.</a> <i>P. Jovii vita Magni Consalvi, l. I, p. 176. — Fr.
+Guicciardini, l. II. p. 112. — P. Jovii
+Hist. sui temp., l. III, p. 80. — Fr. Belcarii
+Comm., l. VI, p. 175.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note389" href="#tag389">389.</a> <i>P. Jovii Hist., l. III, p. 80. — Fr.
+Guicciardini, l. II, p. 114. — P. Bembi Ist.
+Ven., l. III, p. 47.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note390" href="#tag390">390.</a> <i>Ber. Oricellarii Com., p. 93. — P. Jovii
+Hist., l. III, p. 81. — P. Bembi Ist. Ven.,
+l. III, p. 45. — Fr. Belcarii, l. VI, p. 176.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note391" href="#tag391">391.</a> <i>P. Jovii de vita Gonzalvi, l. I, p. 177.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note392" href="#tag392">392.</a> <i>P. Jovii Hist. sui temp., l. III, p. 84.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note393" href="#tag393">393.</a> <i>P. Jovii, l. III, p. 84. — Id. vita Cons.,
+l. I, p. 178. — Fr. Belcarii Comm., l. VI, p. 176.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note394" href="#tag394">394.</a> <i>Mém. de Grill. de Villeneuve, t. XIV,
+p. 64. — P. Jovii, l. III, p. 85. — Idem, vita
+Consalvi, l. I, p. 179. — Fr. Guicciardini,
+l. I, p. 112. — Ber. Oricellarii de Bello, Ital.,
+p. 92. — Summonte Stor. di Napoli, l. VI,
+c. II, p. 516.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note395" href="#tag395">395.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. II, p. 113. — P. Jovii
+vita Magn. Cons., l. I, p. 180. — Fr. Belcarii
+l. VI, p. 177.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note396" href="#tag396">396.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. II, p. 113. — P. Jovii
+Hist. sui temp., l. III, p. 86. — Bern. Oricellarii,
+p. 98.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note397" href="#tag397">397.</a> <i>P. Jovii, l. III, p. 86. — Fr. Guicciardini,
+l. II, p. 113. — Summonte, Ist. di Napoli,
+l. VI, c. II, p. 519.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note398" href="#tag398">398.</a> <i>P. Jovii Hist., l. III, p. 88. — Fr. Guicciardini,
+l. II, p. 114. — Bern. Oricellarii
+Comm., p. 102.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note399" href="#tag399">399.</a> <i>P. Jovii Hist., l. III, p. 91. — Fr. Guicciardini,
+l. II, p. 115. — Bern. Oricellarii
+Comm., p. 107. — Summonte, l. VI, c. II, p. 620.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note400" href="#tag400">400.</a> <i>P. Jovii Hist. sui temp., l. III, p. 92. — F.
+Guicciardini, l. II, p. 115.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note401" href="#tag401">401.</a> <i>Ber. Oricellarii Comm., p. 107.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note402" href="#tag402">402.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. II, p. 115. — P. Jovii,
+l. III, p. 111. — Fr. Belcarii Comm. Rer.
+Gall., l. VI, p. 178.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note403" href="#tag403">403.</a> <i>P. Jovii, l. III, p. 111. — Fr. Guicciardini,
+l. II, p. 116.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note404" href="#tag404">404.</a> <i>P. Jovii, l. III, p. 112.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note405" href="#tag405">405.</a> <i>Ivi, p. 113. — Fr. Guicciardini, l. II,
+p. 116. — Fr. Belcarii Com. l. VI, p. 139.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note406" href="#tag406">406.</a> <i>P. Jovii Hist., l. III, p. 114. — Fr. Guicciardini,
+l. II, p. 116.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note407" href="#tag407">407.</a> <i>P. Jovii, l. III, p. 116. — Fr. Guicciardini,
+l. II, p. 116.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note408" href="#tag408">408.</a> <i>P. Jovii Hist. sui temp., l. III, p. 118.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note409" href="#tag409">409.</a> Castel Nuovo l'8 di dicembre, e quello
+dell'Uovo il 17 di febbrajo. <i>P. Jovii Hist. sui
+temp., l, III, p. 119. — Fr. Guicciardini, l. II,
+p. 116. — Chron. Venet., t. XXIV, p. 31-34. — Alleg.
+Allegretti, p. 834. — Mém. de Guille
+de Villeneuve, t. XIV. p. 47.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note410" href="#tag410">410.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXVI, p. 216. — P.
+Delphini, l. IV, ep. 47 ap. Rayn. Ann. 1495,
+§ 32, t. XIX. — P. Jovii, l. III, p. 100. — Fr.
+Guicciardini, l. III, p. 135. — Jac. Nardi,
+l. II, p. 42.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note411" href="#tag411">411.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. II, p. 120.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note412" href="#tag412">412.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXVI, p. 218. — Fr.
+Guicciardini, l. III, p. 134.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note413" href="#tag413">413.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXVI, p. 219. — Fr.
+Guicciardini, l. III, p. 134. — P. Jovii Hist.
+sui temp., l. III, p. 101. — Fr. Belcarii Com. Rer.
+Gallic., l. VII, p. 190. — Chron. di Pisa di
+Jacopo Arrosti in archiv. Pisano, f. 205, verso.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note414" href="#tag414">414.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. III, p. 133. — P.
+Jovii Hist. Fior. l. III, p. 102.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note415" href="#tag415">415.</a> <i>P. Jovii Hist. sui temp., l. III, p. 104. — Fr.
+Guicciardini, l. III, p. 135. — Jac. Nardi
+Ist. Fior., l. II, p. 43.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note416" href="#tag416">416.</a> <i>P. Jovii Hist. sui temp., l. III, p. 106.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note417" href="#tag417">417.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXVI, p. 220. — P.
+Jovii, l. III, p. 107.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note418" href="#tag418">418.</a> <i>P. Jovii, l. III, p. 108. — Gio. Cambi,
+t. XXI, p. 93.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note419" href="#tag419">419.</a> <i>Allegr. Allegretti Diar. San., t. XXIII,
+p. 853. — Bar. Senaregæ de Reb. Gen., t. XXIV,
+p. 558. — P. Jovii Hist. sui temp., l. III,
+p. 108. — Scip. Ammirato, l. XXVII, p. 224. — Fr.
+Guicciardini., l. III, p. 141 e 147. — Jac.
+Nardi Ist. Fior., l. II, p. 45. — Fr. Belcarii
+Comm., l. VII, p. 192.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note420" href="#tag420">420.</a> <i>Jac. Nardi, l. II, p. 41.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note421" href="#tag421">421.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. III, p. 136. — Jac.
+Nardi, l. II, p. 46. — P. Jovii Hist., l. IV,
+p. 121. — Allegr. Allegretti Diar. San., t. XXIII,
+p. 854. — Fr. Belcarii Comm. Rer. Gall.,
+l. VII, p. 192.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note422" href="#tag422">422.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. III, p. 137. — Machiavelli
+Disc. sopra Tito Livio, l. III. — Allegr.
+Allegretti, p. 853.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note423" href="#tag423">423.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. III, p. 138. — Jac.
+Nardi Ist. Fior., l. II, p. 46. — P. Jovii Hist.
+sui temp., l. IV, p. 121.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note424" href="#tag424">424.</a> <i>P. Jovii Hist. sui temp., l. IV, p. 121.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note425" href="#tag425">425.</a> <i>Phil. de Comines, l. VIII, c. XIX, p. 373. — Fr.
+Guicciardini, l. III, p. 141.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note426" href="#tag426">426.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. III, p. 140. — P.
+Jovii, l. IV, p. 123.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note427" href="#tag427">427.</a> <i>P. Jovii Hist., l. IV, p. 122. — Fr. Guicciardini,
+l. III, p. 151. — P. Bembi Hist. Ven.,
+l. III, p. 51. — And. Navagero Stor. Venez.,
+p. 1207. — Cron. Venez., t. XXIV, p. 31.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note428" href="#tag428">428.</a> <i>P. Jovii, l. IV, p. 124. — Fr. Guicciardini,
+l. III, p. 150.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note429" href="#tag429">429.</a> <i>P. Jovii, l. IV, p. 125. — Fr. Guicciardini,
+l. III, p. 151.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note430" href="#tag430">430.</a> <i>P. Jovii Hist. sui temp., l. IV, p. 127. — Fr.
+Guicciardini, l. III, p. 151.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note431" href="#tag431">431.</a> <i>P. Jovii, l. III, p. 128. — Fr. Guicciardini,
+l. III, p. 151.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note432" href="#tag432">432.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. III, p. 152. — Fr.
+Belcarii Comm. rer. Gall., l. VII, p. 195.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note433" href="#tag433">433.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. III, p. 155. — Fr.
+Belcarii Rer. Gall., l. VII, p. 196. — Chron.
+Ven., p. 34.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note434" href="#tag434">434.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. III, p. 157. — P.
+Jovii, l. IV, p. 130. — Ejusdem Vita M. Consalvi,
+l. I, p. 181. — Fr. Belcarii Comm.,
+l. VII, p. 197.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note435" href="#tag435">435.</a> <i>P. Jovii, l. IV, p. 130.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note436" href="#tag436">436.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. III, p. 158. — Fr.
+Belcarii Comm., l. VII, p. 198.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note437" href="#tag437">437.</a> <i>Pauli Jovii Hist. sui temp., l. IV, p. 132.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note438" href="#tag438">438.</a> <i>P. Jovii, l. IV, p. 133. — Ejusd. vita
+M. Consalvi, l. I, p. 182. — Fr. Guicciardini,
+l. III, p. 159.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note439" href="#tag439">439.</a> <i>P. Jovii Hist. sui temp., l. IV, p. 133. — Vita
+M. Consalvi, l. I, p. 183.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note440" href="#tag440">440.</a> <i>P. Jovii, l. IV, p. 135.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note441" href="#tag441">441.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. III, p. 160. — P.
+Jovii, l. IV, p. 136. — P. Bembi hist. Ven.,
+l. III, p. 56. — Allegr. Allegretti, p. 857. — Fr.
+Belcarii Comm., l. VII, p. 199.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note442" href="#tag442">442.</a> <i>P. Bembi Ist. Ven., l. III, p. 56.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note443" href="#tag443">443.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. III, p. 161. — P.
+Jovii Hist. sui temp., l. IV, p. 137. — Eius.
+Vita M. Consalvi, l. I, p. 183. — Fr. Belcarii,
+l. VIII, p. 200. — Arn. Ferroni, l. II,
+p. 24.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note444" href="#tag444">444.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. III, p. 161. — P.
+Jovii, Hist. sui temp., l. IV, p. 137. — Mém.
+de Guill. de Villeneuve, t. XIV, Mém.
+p. 82.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note445" href="#tag445">445.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. III, p. 161. — P.
+Jovii Hist. sui temp., l. IV, p. 138. — P.
+Bembi, l. III, p. 57. — Summonte Storia di
+Napoli, l. VI, c. II, p. 523. — Giannone Ist.
+civ. del regno di Napoli, l. XXIX, c. II,
+p. 676. — Burchardi Diar., l. II apud Raynaldum
+An. Eccl. 1496, § 13, p. 452. — Chron.
+Venet., t. XXIV, p. 39. — Fr. Belcarii Comm.
+ver. Gall., l. VII, p. 201.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note446" href="#tag446">446.</a> <i>P. Bembi Hist. Ven., l. III, p. 57.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note447" href="#tag447">447.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. III, p. 175.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note448" href="#tag448">448.</a> <i>P. Jovii Hist. sui temp., l, IV, p. 138.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note449" href="#tag449">449.</a> <i>P. Jovii Hist. sui temp., l. IV, p. 139. — Fr.
+Guicciardini, l. III, p. 172.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note450" href="#tag450">450.</a> <i>P. Jovii Hist. sui temp., l. III, p. 108.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note451" href="#tag451">451.</a> <i>P. Jovii Hist. sui temp., l. III, p. 102. — Fr.
+Guicciardini, l. III, p. 146. — Scip.
+Ammirato, l. XXVII, p. 227.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note452" href="#tag452">452.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. III, p. 142.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note453" href="#tag453">453.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. III, p. 142.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note454" href="#tag454">454.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XVII, p. 227. — Machiavelli
+Framm. Ist., t. III, p. 35.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note455" href="#tag455">455.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. III, p. 143.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note456" href="#tag456">456.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXVII, p. 227. — Fr.
+Guicciardini, l. III, p. 165. — Machiavelli
+Framm. Istor., t. III, p. 37. — P. Bembi
+Istor. Ven., l. III, p. 59.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note457" href="#tag457">457.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXVII, p. 236. — P.
+Jovii Hist., l. IV, p. 143. — Fr. Guicciardini,
+l. III, p. 165.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note458" href="#tag458">458.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXVII, p. 230. — Machiavelli
+Framm., p. 39.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note459" href="#tag459">459.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. III, p. 147.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note460" href="#tag460">460.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. III, p. 154. — P.
+Jovii Hist. sui temp., l. IV, p. 142.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note461" href="#tag461">461.</a> <i>Andr. Navagero Stor. Ven., t. XXIII,
+p. 1207. — P. Bembi Ist. Ven., l. III, p. 61. — Fr.
+Guicciardini, l. III, p. 163. — P. Jovii
+Hist., l. IV, p. 143.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note462" href="#tag462">462.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXVII, p. 232. — Fr.
+Guicciardini, l. III, p. 167. — Jac. Nardi Ist.
+Fior., l. II, p. 48.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note463" href="#tag463">463.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXVII, p. 233. — Machiavelli
+Framm., p. 46.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note464" href="#tag464">464.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXVII, p. 234. — Fr.
+Guicciardini, l. III, p. 167. — Machiavelli
+Framm. Istor., t. III, p. 52. — P. Bembi
+Histor. Ven., l. III, p. 63.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note465" href="#tag465">465.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXVII, p. 233. — Fr.
+Guicciardini, l. III, p. 166. — P. Jovii,
+l. IV, p. 144. — Ist. di Gio. Cambi, t. XXI,
+p. 97.</i> Il solo Machiavelli sembra fare poco conto
+del Capponi, che accusa d'instabilità. <i>Framm.
+Istor., l. III, p. 44.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note466" href="#tag466">466.</a> <i>P. Jovii Hist. sui temp., l. IV, p. 145. — Fr.
+Guicciardini, l. III, p. 163.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note467" href="#tag467">467.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. III, p. 163. — Bart.
+Senaregæ de Reb. Gen., t. XXIV, p. 561.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note468" href="#tag468">468.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. III, p. 164. — Scip.
+Ammirato, l. XXVII, p. 235.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note469" href="#tag469">469.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. III, p. 168. — Scip.
+Ammirato, l. XXVII, p. 234. — Machiavelii
+Framm. Istor., t. III, p. 50.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note470" href="#tag470">470.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. III, p. 169. — P.
+Jovii Hist., l. IV, p. 145.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note471" href="#tag471">471.</a> <i>P. Jovii Hist., l. IV, p. 145.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note472" href="#tag472">472.</a> <i>Ivi, p. 146. — Fr. Guicciardini, l. III,
+p. 170.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note473" href="#tag473">473.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXVII, p. 255. — Ist.
+di Gio. Cambi, t. XXI, p. 98. — Machiavelli
+Framm. Istor., t. III, p. 54.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note474" href="#tag474">474.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. III, p. 170.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note475" href="#tag475">475.</a> <i>P. Jovii Hist., l. IV, p. 146. — Scip.
+Ammirato, t. XXVII, p. 236.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note476" href="#tag476">476.</a> <i>Machiavelli Framm. Ist., t. III, p. 55. — Scip.
+Ammirato, l. XXVII, p. 237. — P.
+Jovii Hist., l. IV, p. 146. — Fr. Guicciardini,
+l. III, p. 171.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note477" href="#tag477">477.</a> Massimiliano scrisse o fece scrivere una specie
+di romanzo allegorico, <i>Der Alte Weisse Kunig</i>,
+nel quale sotto finti nomi celebra le proprie
+imprese. Non isfugge il rimprovero d'inventare
+quasi tutto ciò che racconta in sua lode, che coll'estrema
+confusione della sua narrazione, che
+spesso impedisce di svelarne la falsità. Per modo
+d'esempio, parlando della presente spedizione di
+Livorno, dice che, sebbene la sua truppa ricevesse
+danno dalla burrasca, assai più soffrirono i suoi nemici,
+che videro andare a picco sei de' loro vascelli,
+ed i loro equipaggi sommersi o fatti prigionieri;
+che la perdita loro ammontò a più di due mila
+uomini quasi tutti Francesi. <i>Erster Tail, p. 201.</i>
+Ma di tutte queste circostanze, narrate con un
+linguaggio enimmatico, non avvene una sola di
+vera. <i>Vedasi Fr. Guicciardini, l. III, p. 171.</i>
+</p>
+
+<p>
+Il giornale di Siena di Allegretto Allegretti
+finisce all'arrivo dell'imperatore a Pisa. Il suo
+autore è un uomo del volgo assai ignorante,
+cattivo critico e peggiore politico: ma perchè
+scrive a giorno per giorno ci offre con sufficiente
+esattezza le date degli avvenimenti, e fa conoscere
+quale sensazione facevano sull'animo del
+pubblico nello stesso istante. È stampato tra gli
+<i>Scriptores Rer. Ital. del Muratori, t. XXIII,
+p. 765-860.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note478" href="#tag478">478.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXVII, p. 237. — Fr.
+Guicciardini, l. III, p. 171. — Machiavelli
+Framm. Stor., t. III, p. 57. — P. Bembi Ist.
+Ven., l. III, p. 64.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note479" href="#tag479">479.</a> <i>Ann. Eccl. Rayn. 1496, § 16, p. 452.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note480" href="#tag480">480.</a> <i>Burchardi Diar. ap. Rayn. 1496, § 18,
+p. 453.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note481" href="#tag481">481.</a> <i>P. Bembo, l. IV, p. 77. — Fr. Guicciardini,
+l. III, p. 173.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note482" href="#tag482">482.</a> <i>Pauli Jovii, l. IV, p. 147.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note483" href="#tag483">483.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. III, p. 174. — P. Jovii,
+l. IV, p. 149.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note484" href="#tag484">484.</a> <i>Machiavelli Framm. Stor., p. 63. — Fr.
+Guicciardini, l. III, p. 175. — P. Jovii Hist.,
+l. IV, p. 150.</i> Qui finiscono i primi quattro
+libri di Paolo Giovio: il manoscritto de' sei
+susseguenti si perdette nel sacco di Roma, e
+più non fu trovato. La storia ricomincia nell'undicesimo
+col pontificato di Leon X; ma
+questa seconda parte cede di molto alla prima
+per l'imparzialità o sia veracità.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note485" href="#tag485">485.</a> <i>Franc. Guicciardini, l. III, p. 172. — Machiavelli
+Framm. Stor., p. 58. — Chron. Ven.,
+t. XXIV, p. 42. — P. Bembi Ist. Ven., l. III,
+p. 65.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note486" href="#tag486">486.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. III, p. 176. — Chron.
+Ven., t. XXIV, p. 43. — Arnoldi Ferroni
+Rer. Gallic., l. II, p. 30.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note487" href="#tag487">487.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. III, p. 178.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note488" href="#tag488">488.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. III, p. 178. — And.
+Navagero Stor. Ven., t. XXIII, p. 1201. — Chron.
+Ven., t. XXIV, p. 44. — P. Bembi, l. IV,
+p. 69.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note489" href="#tag489">489.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXVII, p. 238.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note490" href="#tag490">490.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXVII, p. 239. — Commentari
+di Ser Fil. de' Nerli, l. IV, p. 70.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note491" href="#tag491">491.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. III, p. 179. — Scip.
+Ammirato, l. XXVII, p. 239.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note492" href="#tag492">492.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXVII, p. 240. — Fr.
+Guicciardini, l. III, p. 180. — Jac. Nardi
+Ist. Fior., l. II, p. 59. — Comm. di Fil. Nerli,
+l. IV, p. 71. — Machiavelli Framm. Istor.,
+t. III, p. 65.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note493" href="#tag493">493.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXVII, p. 242. — Jac.
+Nardi Ist. Fior., l. II, p. 65. — Gio.
+Cambi Ist. Fior., t. XXI, p. 106. — Comm.
+di Fil. de' Nerli, l. IV, p. 72. — Machiavelli
+Framm., p. 95.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note494" href="#tag494">494.</a> <i>Scip. Ammirato, l XXVII, p. 242. — Jac.
+Nardi Ist. Fior., l. II, p. 66. — Gio.
+Cambi, t. XXI, p. 111. — Comm. di Fil. de'
+Nerli, l. IV, p. 73.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note495" href="#tag495">495.</a> <i>Chron. Venetum, t. XXIV, p. 44.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note496" href="#tag496">496.</a> <i>Fr. Guicciardini, l. III, p. 182. — Scip.
+Ammirato, l. XXVII, p. 241. — Jac. Nardi,
+l. II, p. 65. — Machiavelli Estratti di Lettere e
+Diari di Balìa, t. III, p. 93. — Burchardi
+Diar. apud Raynald. Ann. Eccl. 1497, § 4,
+p. 461.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note497" href="#tag497">497.</a> <i>Lettere di Pietro Delfino di Firenze a
+Pietro Barrozzi vescovo di Padova. Ap. Raynald.,
+Ann. Eccl. 1496, § 41, t. XIX, p. 460.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note498" href="#tag498">498.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXVII, p. 241. — Jac.
+Nardi, l. II, p. 62. — Ist. di Gio. Cambi,
+t. XXI, p. 105. — Vita del P. Savonarola,
+l. IV, c. 7, p. 253.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note499" href="#tag499">499.</a> <i>Jac. Nardi, l. II, p. 62. — Vita del P.
+Savonarola, l. IV, c. 12, p. 264.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note500" href="#tag500">500.</a> <i>Ann. Eccl. 1497, § 16, p. 463. — Lettere
+del papa al convento di san Marco, e risposte
+di Savonarola. Ivi, § 17-28, p. 465.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note501" href="#tag501">501.</a> <i>Lutheri Opera, v. II, p. 320.</i> — È palese
+l'intenzione dell'autore di trovare conformità
+tra Savonarola e Lutero. Tutti sanno cosa
+debba pensarsi dell'ultimo, ma le opinioni intorno
+al Savonarola sono ancora incerte. <i>N. d. T.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note502" href="#tag502">502.</a> <i>Vita del Savonarola, l. IV, c. 10, p. 261,
+e c. 14, p. 266.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note503" href="#tag503">503.</a> <i>Jac. Nardi, l. II, p. 69. — Vita del P.
+Savonarola, l. IV, c. 18, p. 278.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note504" href="#tag504">504.</a> <i>Jac. Nardi, l. II, p. 57 e 71. — Vita
+del P. Savonarola, l. IV, c. 5, p. 247.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note505" href="#tag505">505.</a> È noto che in questa circostanza perirono
+tra le fiamme diverse opere in prosa ed in verso,
+che più non si ebbero, e diverse egregie pitture
+de' grandi maestri che allora fiorivano in Toscana
+e fuori. <i>N. d. T.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note506" href="#tag506">506.</a> <i>Jac. Nardi, l. II, p. 57 e 71. — Vita
+del P. Savonarola, l. IV, c. 5, p. 247.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note507" href="#tag507">507.</a> <i>Jac. Nardi, l. II, p. 72. — Vita del P.
+Savonarola, l. IV, c. 6, p. 251. — Scip.
+Ammirato, l. XXVII, p. 245. — Comm. del
+Nerli, l. IV, p. 76.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note508" href="#tag508">508.</a> <i>Vita del P. Savonarola, l. IV, c. 23,
+p. 283.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note509" href="#tag509">509.</a> <i>Vita del P. Savonarola, l. IV, c. 27,
+p. 288.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note510" href="#tag510">510.</a> <i>Jac. Nardi Ist. Fior., l. II, p. 74.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note511" href="#tag511">511.</a> <i>Jac. Nardi Ist. Fior., l. II, p. 71. — Ist.
+di Gio. Cambi, l. XXI, p. 115. — Scip. Ammirato,
+l. XXVII, p. 245. — Fr. Guicciardini,
+l. III, p. 189. — Raynal. Ann. Eccl. 1498,
+§ 12 e 13, p. 472. — Comm. di Fil. de' Nerli,
+l. IV, p. 78. — Vita del P. Savonarola, l. IV,
+c. 29-32, p. 290.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note512" href="#tag512">512.</a> <i>Jac. Nardi Ist. Fior., l. II, p. 76. — Ist.
+di Gio. Cambi, l. XXI, p. 119. — Scip.
+Ammirato, l. XXVII, p. 246. — Vita del
+P. Savonarola, l. IV, c. 34-40, p. 298.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note513" href="#tag513">513.</a> <i>Ist. di Gio. Cambi, t. XXI, p. 121. — Jac.
+Nardi Ist. Fior., l. II, p. 77-82. — Comm.
+di Filippo de' Nerli, l. IV, p. 79. — Vita del
+P. Savonarola, l. IV, c. 42, p. 310.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note514" href="#tag514">514.</a> <i>Jac. Nardi Ist., l. II, p. 79. — Vita del
+P. Savonarola, l. IV, c. 43, p. 311.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note515" href="#tag515">515.</a> <i>Jac. Nardi, l. II, p. 80. — Ist. di Gio.
+Cambi, t. XXI, p. 126.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note516" href="#tag516">516.</a> <i>Jac. Nardi, l. II, p. 81. — Vita del P.
+Savonarola, l. IV, c. 44, p. 312.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note517" href="#tag517">517.</a> <i>Jac. Nardi Ist. Fior., l. II, p. 82. — Ist.
+di Gio. Cambi, t. XXI, p. 127. — Scip.
+Ammirato, l. XXVII, p. 247. — F. Guicciardini,
+l. III, p. 190. — P. Delphini, l. V,
+Epist. 73, ap. Raynald. 1498, § 18, p. 473. — Vita
+del P. Savonarola, l. IV, c. 49. p.
+326. — Comm. del Nerli, l. IV, p. 81. — Mém.
+de Phil. de Comines, l. VIII, c. XXVI,
+p. 433.</i>
+</p>
+</div>
+
+<div class="tnote">
+<p class="tntitle">
+Nota del Trascrittore
+</p>
+
+<p>
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come
+le grafie alternative (pendio/pendìo, Tremouille/Trémouille e simili), correggendo senza annotazione
+minimi errori tipografici.
+</p>
+
+<p class="covernote">
+Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
+</p>
+</div>
+
+<div>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 44169 ***</div>
+</body>
+</html>
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new file mode 100644
index 0000000..4bd153e
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+++ b/44169-h/images/cover.jpg
Binary files differ