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-The Project Gutenberg EBook of La musica, by Enrico Panzacchi
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
-almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
-re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
-with this eBook or online at www.gutenberg.org/license
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-
-Title: La musica
- La vita italiana durante la Rivoluzione francese e l'Impero
-
-Author: Enrico Panzacchi
-
-Release Date: July 10, 2013 [EBook #43181]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: ISO-8859-1
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA MUSICA ***
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-
-Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara
-Magni and the Online Distributed Proofreading Team at
-http://www.pgdp.net (This file was produced from images
-generously made available by The Internet Archive)
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- LA
- VITA ITALIANA
-
- DURANTE LA
- Rivoluzione francese e l'Impero
-
-
- _Conferenze tenute a Firenze nel 1896_
-
- DA
-
- Cesare Lombroso, Angelo Mosso, Anton Giulio Barrili,
- Vittorio Fiorini, Guido Pompilj, Francesco Nitti,
- E. Melchior de Vogüé, Ferdinando Martini, Ernesto Masi,
- Giuseppe Chiarini, Giovanni Pascoli, Adolfo Venturi,
- Enrico Panzacchi.
-
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-
- MILANO
- FRATELLI TREVES, EDITORI
-
- 1897.
-
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-
-
- PROPRIETÀ LETTERARIA
-
- _Riservati tutti i diritti_.
-
- Tip. Fratelli Treves.
-
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-
- LA MUSICA
-
-
- CONFERENZA
- DI
-
- ENRICO PANZACCHI.
-
-
- Conferenza tratta dal resoconto stenografico
-
-
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-_Signori e Signore_,
-
-
-Quando le idee agitatrici degli enciclopedisti e dei filantropi s'erano
-diffuse in Italia, ed unite alle idee dei nostri pensatori e ai decreti
-e alle velleità riformiste dei nostri principi generarono desideri ed
-inquietudine di novità, massimamente nelle classi colte, quali erano le
-condizioni della musica in Italia? E quali erano, quando i primi
-battaglioni francesi passarono le Alpi intuonando la _Marsigliese_? E
-quali erano durante il primo Regno italico, imperando Napoleone?
-
-A questo domande bisogna dare una risposta qui; se no il quadro delle
-Conferenze di quest'anno rimarrebbe incompleto, non ignorando nessuno di
-voi quanta parte della vita e della cultura italiana fosse, massime in
-questo tempo, la musica. E la direzione benemerita delle Conferenze
-volle dare l'incarico a me di riempire questo vuoto, a me semplice
-dilettante di musica, con tutte le deficienze e tutti i difetti (salvo,
-se Dio vuole, la presunzione) che vanno annessi a questo così
-giustamente diffamato vocabolo!
-
-
-
-
-I.
-
-
-Questa volta dunque, o Signore, io vi parlerò di musica. Ma di musica,
-ha detto un gran poeta, Enrico Heine, bisognerebbe sempre parlare
-accompagnando le parole con canti e suoni, ossia suggellando
-coll'esempio le massime e supplendo a tutto ciò che ha di vago e di
-infedele la parola, massime trattandosi d'una materia invisibile e
-facilmente sfuggevole alla percezione immediata della memoria, come la
-musica. Le difficoltà, all'atto pratico, sono grandi. Gli esempi, voi
-dite.... Eh lo so; quando si parla d'un poeta torna molto efficace
-qualche sua strofa opportunamente intercalata; alle volte anzi un solo
-verso giova meglio ad imprimere nella mente dell'uditorio certi
-caratteri della sua poesia che un lungo discorso di critico e di
-conferenziere. Ma in materia di musica, come sapete, la difficoltà sta
-nell'esecuzione, tanto maggiore poi trattandosi di quella musica là e
-degli elementi esecutivi tanto perfetti di cui disponevano a quel tempo;
-voglio dire il canto e la voce umana.
-
-A che pro, per esempio, fare eseguir qui l'aria della _Nina pazza per
-amore: Se il mio ben ritornerà, A veder la mesta amica_, quella famosa
-aria che produceva così profonda commozione nell'animo dei nostri
-bisnonni e delle nostre bisnonne e che una sera a Napoli nel San Carlo
-indusse il pubblico a gridare dai palchi e dalla platea: -- Sì, povera
-Nina, il tuo bene ritornerà e tu sarai consolata! -- come fare, dico, a
-eseguire quest'aria senza qualche cosa che per lo meno si avvicinasse
-alla voce ed al canto meraviglioso della Coltellini "onore di Firenze e
-d'Italia" come la chiamavano i poeti del tempo? Quella voce, quel canto
-a cui pensava coll'animo innamorato il Paisiello componendo la sua Nina,
-precisamente come un compositore dei nostri giorni pensa al numero ed
-alla qualità dei suoi istrumenti orchestrali componendo un'_ouverture_
-od un intermezzo sinfonico? -- A che prò fare eseguire qui la famosa aria
-nei _Capuleti e Montecchi_ dello Zingarelli _Ombra adorata aspettami_
-senza la voce e l'arte insuperabili, dicono tutte le testimonianze del
-tempo, del sopranista Crescentini, che per un momento fece entrare
-l'entusiasmo della musica perfino nell'anima refrattaria di Napoleone
-primo? -- E a che prò tentare di darvi con esempi vocali un'idea dello
-stile nuovo e magniloquente che Rossini inaugurò coll'_Elisabetta_,
-composta precisamente nell'anno 1815, senza la voce prepotente ed il
-trillo argentino e la virtuosità fulminea della signora Colbrand?
-
-Meglio dunque ch'io lasci da parte gli esempi esecutivi; meglio che io
-mi limiti, o Signore, a sforzarmi di tracciare un piccolo quadro dei
-costumi musicali e ad accennare le vicende principali della musica
-teatrale di questo tempo, movendo, alla meglio, i vostri ricordi e la
-vostra fantasia. Ed essa forse, la vostra fantasia, farà meglio il
-miracolo, evocando questo bel mondo sepolto che è così vicino a noi e
-pare già tanto lontano! Poichè tutti noi in fondo all'animo nostro
-serbiamo della musica dei nostri vecchi una specie di ricordo platonico,
-una specie di eco addormentata, cerchiamo alla meglio di ravvivare con
-le parole quel ricordo, di risvegliare quelli echi addormentati.
-
-Il secolo XVIII, voi sapete, fu chiamato per eccellenza il secolo della
-musica. Questo potè dirsi massimamente per l'Italia, anche perchè in
-questo tempo nessun'arte grafica e rappresentativa produceva fra noi
-opere che potessero ragionevolmente gareggiare coi prodotti della nostra
-musica. Quale quadro religioso, per mo' d'esempio, è stato dipinto nel
-secolo passato che possa, anche lontanamente, per valore estetico,
-compararsi ad un salmo di Benedetto Marcello? Quale produzione
-letteraria ebbe mai la pienezza e la universalità di successo mondiale
-delle opere di Piccinni, di Sacchini, di Paisiello, di Cimarosa? La
-parte poi che ebbe l'Italia nel movimento musicale del secolo passato fu
-addirittura grandissima, enorme; rappresenta un primato che nessuno
-pensava nemmeno a discutere; rappresenta influssi universali dei quali
-oggi non possiamo formarci che una pallida idea. Chi diceva musica nel
-secolo passato diceva musica italiana. "Italiam! Italiam!" metteva in
-testa alla sua polemica musicale il Marmontel per la famosa gara tra i
-gluchisti e i piccinisti, un secolo prima che Alfredo de Musset
-formulasse lo stesso concetto con versi rimasti popolari.
-
- _.... Harmonie! Harmonie!_
- _Langue que pour l'amour inventa le génie!_
- _Qui nous vins d'Italie, et qui lui vins des cieux!_
-
-Tutti al mondo erano convinti che quel fiume di melodia che circolava
-per l'Europa, commovendola e deliziandola, aveva le sue origini in
-Italia; e tutti dovevano venir qui a tuffarvi lo spirito, a prendervi
-come un salutare lavacro. Intanto non c'erano nè piccole nè grandi
-corti, nè cappelle, nè teatri fuori d'Italia che non avessero maestri,
-cantanti o suonatori italiani; nè c'era promettente maestro fuori
-d'Italia il quale non sentisse il bisogno di passare le Alpi, di stare
-parecchi anni nella penisola, di attingere alle scuole ed ai maestri di
-Napoli, di Bologna, di Roma, di Venezia, raccogliendo tesori di sapere e
-di ispirazione che andava poi a svolgere tornando in patria.
-
-Altri tempi, o Signore! Adesso invece sono i nostri maestri che vanno
-tutti, se non coi piedi, certo collo spirito in Germania e in Francia e
-là sentono il bisogno di attingere i criterii e i procedimenti
-dell'arte! Vi ha però una differenza. Nel secolo passato i buoni maestri
-tedeschi venivano in Italia, pagavano il loro grande tributo alla
-maniera italiana, ma da codesta didattica, da codesta specie di
-ginnastica, ritraevano una forza propria con la quale giungevano poi a
-belle creazioni originali; e dopo l'_Idomeneo_ nasceva il _Don
-Giovanni_; e dopo il _Trionfo di Clelia_ nasceva l'_Alceste_. Questi
-scolari della musica italiana insomma si chiamarono Hendel, Hasse,
-Glück, Mozart, Haydn; e si chiamarono dopo Niccolai e Mayerbeer,
-Nidermayer; mentre da trent'anni a questa parte, (sarà una disgraziata
-combinazione!) non abbiamo ancor visto nessuno dei giovani peregrinanti
-nelle regioni dell'avvenire tornare in Italia così musicalmente forte da
-piantare orme profonde, durevoli e gloriose.
-
-
-
-
-II.
-
-
-L'Italia nel secolo scorso conseguiva e manteneva questo grande primato
-perchè essa in sostanza dava alla musica tutti i suoi elementi più
-geniali e più vitali. Cominciamo dalla lingua. Era convincimento
-universale formulato poi in parole entusiaste da Gian Giacomo Rousseau
-nella prefazione al suo _Dizionario_, che la nostra lingua, così
-felicemente contemperata di vocali e di consonanti, colle cadenze delle
-parole nelle quali la voce può a piacimento indugiare ed espandersi,
-fosse non solo la lingua più acconcia alla musica ma la lingua esclusiva
-della musica. Il Rousseau arrivò a dire che non sapeva immaginare ottima
-musica se non modulata sopra parole italiane, anzi sopra versi di Pietro
-Metastasio!
-
-L'Italia dava alla musica di tutta Europa i maestri, i metodi, la
-melodia, il bel canto, i cantanti. Fermiamoci un poco ad esaminare il
-fenomeno della grande feracità del suolo d'Italia nel produrre esecutori
-perfetti. L'idea che di qua dalle Alpi solamente la natura formasse le
-ugole perfettamente idonee al bel canto, è stata ormai sfatata dalla
-fisiologia e dalla esperienza. La sola legge che spiega davvero questo
-fenomeno è la solita costante e universale di ogni produzione; la legge
-della richiesta.
-
-Guardate il nostro secolo. Nella musica del secolo decimonono è venuto
-acquistando invece sempre maggior prevalenza l'elemento polifonico
-orchestrale. Esso infatti cominciò colla prima delle nove sinfonie di
-Beethoven, la quale fu precisamente composta nel 1800. Ogni decade di
-questo secolo segna un incremento continuato dell'elemento polifonico
-orchestrale, il quale va aumentando in tal misura, tanto nelle opere
-teatrali che nella musica extra teatrale, che noi non potremmo
-scompagnare più i due elementi. Ditemi voi che cosa diventerebbe il
-_Crepuscolo degli Dei_ di Wagner separato dall'elemento polifonico che
-tutto lo avvolge, lo compenetra e lo commenta?... Invece nel secolo
-passato la musica, massimamente teatrale (ed è di questa che io intendo
-solo di occuparmi) quasi tutta consisteva nella ricerca di affetti
-mirabilmente significanti per mezzo della voce umana. Facendo ora
-riscontro all'esempio citato di Wagner e del _Crepuscolo degli Dei_, io
-dico che se voi sopprimete l'orchestrale alla "_Serva padrona_" o al
-"_Matrimonio segreto_", di certo voi toglierete qualche particolare
-grazioso; toglierete anche un substrato armonico, di tanto in tanto
-assai piacevole. Ma la sostanza dell'opera, ma il dialogo musicale
-permane in tutta la sua integrità, e diciamo pure anche in tutta la sua
-efficacia; o con una ben piccola differenza.
-
-
-
-
-III.
-
-
-Similmente, o Signore, per spiegare il grande trionfo delle voci,
-bisogna riferirsi alla legge della richiesta. Più si è andato svolgendo
-nel nostro secolo la sollecitudine per l'incremento orchestrale, più
-vedemmo crescere lo spirito d'invenzione e lo studio intorno agli
-strumenti. Ecco che al violoncello e al contrabasso è stata aumentata la
-quarta corda, ecco che quasi tutti gli strumenti si sono migliorati nei
-registri, nell'estensione, nell'agilità, nella dolcezza, nel timbro
-vario della voce; ecco che molti anche se ne sono inventati di sana
-pianta; anzi le invenzioni si moltiplicarono in modo che ad un Congresso
-musicale tenutosi in America due anni fa, fu emesso un voto per
-infrenare piuttosto che incoraggiare tutta quella smania produttrice e
-inventrice. Nel secolo passato un somigliante fenomeno si avverava in
-Italia rispetto alla voce umana e rispetto al bel canto.
-
-Qui era la gran base; e qui naturalmente nasceva la gran gara. I maestri
-del secolo passato prendevano in mano la voce umana, permettetemi la
-similitudine, come gli orafi fiorentini prendevano in mano i gioielli
-preziosi; e la brunivano e lavoravano in tutti i modi fino a renderla
-opera perfetta e impeccabile; la sfaccettavano in tutti i sensi come un
-brillante meraviglioso di cui si volevano rendere tutti i lumi e tutti i
-riflessi. L'insegnamento del _bel canto_, nel secolo passato tendeva
-insomma a dare alla voce tutta quanta la sua immaginabile virtuosità
-nell'estensione, nella solidità, nel timbro, nell'agilità, nei passaggi,
-nei tempi rubati -- quei preziosi tempi rubati con cui l'esperta malìa
-del cantante si compiaceva come a tormentare la misura del canto,
-creando nell'animo degli ascoltatori una specie di deliziosa
-perplessità, la quale si convertiva poi in una squisita dilettazione,
-quando, verso la cadenza, il tempo rientrava nella sua musicale
-normalità.
-
-Tutto questo formava un grande insieme di teorie e di pratiche
-magistrali, elaboratissime, delle quali non abbiamo adesso un'idea.
-Adesso i nostri giovani apprendisti della musica esecutiva studiano in
-media un anno e mezzo, poi si lanciano sulla scena ad eseguire
-promiscuamente il _Barbiere di Siviglia_, il _Trovatore_, il
-_Lohengrin_. Allora la sollecitudine didattica dei maestri si proponeva
-di spremere tutto quanto era nelle viscere, per così dire, della voce
-umana, traendola fino agli ultimi limiti della natura.... Anzi non si
-contentarono! E quando arrivarono a quegli ultimi limiti essi non
-dubitarono di violarli crudelmente, sacrilegamente, creando i
-sopranisti. Se è vero ciò che hanno detto alcuni storici che molte delle
-crudeltà di Nerone furono procurate da certa sua effervescenza estetica
-e da una cupidità artistica non contenuta nei confini del naturale,
-bisognerà anche rassegnarsi a credere che i nostri padri furono
-veramente dei neroniani.... Indarno qualche delicato spirito protestava;
-indarno l'austero Parini tuonava con la celebre ode: "Oh misero mortale
--- Ove cerchi il diletto? -- Ei tra le placid'ale -- Di natura ha ricetto.
--- Là con avida brama -- Sussurrando ti chiama. -- Aborro in su la scena --
-Un canoro elefante -- Che si trascina appena -- Su le adipose piante. -- E
-manda per gran foce -- Di bocca un fil di voce."
-
-Ma la verità, è, o Signore, che questo "fil di voce" era così
-squisitamente educato e adoperato, che creava tutto un ordine di
-sensazioni musicali sconosciute a noi e delle quali i nostri vecchi
-erano amantissimi. E pare veramente che la loro arte fosse sotto ogni
-aspetto meravigliosa e in armonia coll'indole e con gli intendimenti
-alla musica teatrale di quell'epoca. Il medioevo aveva fabbricati i nani
-pel diletto delle corti; nel secolo decimosettimo e decimottavo l'Italia
-creò e divulgò i sopranisti pei diletti dei teatri e delle sacre
-cappelle, principiando da quelle del papa.
-
-La scuola poi e la disciplina con cui erano educati questi singolari
-strumenti umani hanno qualche cosa di mirabile, quasi di leggendario.
-Esisteva in Bologna, al principio del secolo passato, un celebre
-maestro, il Pistocchi, la cui scuola era considerata come una fucina
-perfetta di sopranisti. Egli obbligava i suoi giovani a studiare per
-sette anni di seguito il solfeggio; e si comprende che da questa
-palestra così pazientemente prolungata uscissero cantori perfetti come
-il Bernacchi. A Napoli, il Porpora era pure maestro consideratissimo e
-certo non meno del Pistocchi esigente e rigoroso. Raccontano che dava
-agli alunni una pagina di solfeggio, una specie di epitome del bel canto
-in cui erano accolti i casi più difficili nell'uso della voce, tutti i
-passi, i salti, le emissioni, le malizie, gli inganni per indurre nel
-pubblico meravigliosi e inaspettati effetti di canto. Allievo della
-scuola di Porpora fu il famoso Farinello, colui che divenne poi quasi
-l'arbitro della Spagna e onnipotente a corte quando a lui solo riuscì
-con tre o quattro ariette a blandire la noia profonda e giudicata
-incurabile di Filippo V.
-
-Raccontano che il Farinello, essendo scolaro del Porpora, da quattro
-anni tutti i giorni andava ripetendo i passi, le scale, i gorgheggi di
-quella tal pagina. Un giorno impazientito, si permise di chiedere al
-Porpora per quanto tempo ancora ne avrebbe avuto. Il maestro rispose
-asciutto: ancora per tre anni!... E la risposta non dovette essere molto
-confortante.
-
-Ma è altrettanto certo che da questa eroica elaborazione e da questo
-magistero, perseveranti fino alla crudeltà, uscivano cantanti dei quali
-le cronache del tempo dicono cose assolutamente sbalorditive. Il
-Bernacchi e il Farinello divennero col tempo rivali e una volta
-s'incontrarono a Bologna verso la metà del secolo. Il pubblico li
-attendeva in un duetto del maestro Hasse, detto il Sassone, dove ognuno
-dei due doveva fare l'ultima prova del proprio talento. Raccontano che
-in mezzo ad una trepida aspettazione, ad un silenzio profondo i due
-campioni prima espressero il puro tema melodico su cui cadeva la gara.
-Il Farinello più giovane stupì il pubblico con variazioni audacissime; e
-il Bernacchi, di rimando, sulle prime tenne validamente testa
-all'avversario; ma poi, crescendo sempre le difficoltà inaspettate e le
-ardue bizzarrie del canto farinelliano, il Bernacchi ebbe una astuzia da
-vecchio lottatore. Ad un tratto abbandonò il sistema delle variazioni e
-dei trilli e ripresentò al pubblico il bel tema melodico in tutta la sua
-primitiva purezza e semplicità. L'entusiasmo del pubblico, a
-quell'effetto inatteso, non ebbe più confini. Fu domandato il bis e il
-Bernacchi lo concesse; ma quando fu per riprendere la sua frase, sentì
-nell'orchestra una certa inquietudine, una certa titubanza. Si volse a
-guardare; e si avvide che anche i suonatori, anche il direttore
-d'orchestra piangevano....
-
-Emozioni e delizie delle quali sarebbe difficile farsi ora una idea, o
-Signore; emozioni e delizie che trovano forse una parte di spiegazione
-nella stemperata sensibilità allora di moda; ma fatta ogni tara
-possibile, rimane sempre certo che, dietro a tutto quel delirio di
-pubblico, doveva esservi un'arte, nel suo genere, sorprendente e
-perfetta.
-
-Ho nominato più sopra il Crescentini. Una sera del 1806 a Parigi egli
-cantava al Teatro Imperiale quella sua arietta "Ombra adorata
-aspettami". Chi sa quante volte l'avevano intesa! Poichè è da notare che
-questi famosissimi sopranisti, una volta che avevano condotte all'ultimo
-pulimento quattro o cinque arie, poco d'altro si curavano e con esse
-passeggiavano trionfanti l'Europa. Era tale il favore del pubblico per
-la preziosità dell'arte loro che non avevan bisogno di abbondare in
-quantità; bastava la qualità squisita. Ebbene, Crescentini quella sera
-suscitò tanto entusiasmo a Parigi che perfino l'anima fredda, alla
-musica almeno, di Napoleone I, se ne commosse; e seguendo un movimento
-improvviso mandò al sopranista nientemeno che la croce della Corona di
-ferro.... Fu uno scandalo; e si levò una tal gara di mormorazioni che
-Napoleone se ne impensierì. E se ne deve esser tanto impensierito che
-perfino nel _Memoriale di Sant'Elena_ ricorda il fatto. -- Io ho disposto
-(dice l'imperatore) di scettri e di corone, ho disposto d'interi popoli
-senza che i miei ci trovassero da ridire. È bastato che io mandassi una
-povera croce di cavaliere al sopranista Crescentini per sollevare quasi
-una rivoluzione.... -- Anche si narra che una sera in un salone parigino
-molto celebre di quel tempo le mormorazioni scoppiavano e s'accaloravano
-d'ogni parte. -- Una vera indegnità!... Come mai l'Imperatore ha potuto
-conferire ad un miserabile cantante la onorificenza che egli fondò a
-premiare i valorosi in campo, i feriti per la patria? -- Per fortuna la
-bella Grazzini, famosa cantante, ebbe un motto felice, che mise un po'
-di calma. -- Finalmente anche il povero Crescentini era un ferito.... nel
-campo dell'arte! --
-
-Ma il trionfo per me più significante di questa arte dei sopranisti, mi
-pare quello conseguito dal Velluti a Londra nel 1826. Vedete come ci
-avviciniamo alla nostra epoca. Il Velluti aveva cantato nell'_Aureliano
-in Palmira_ di Rossini; era stato l'ultimo suo trionfo e volle andare a
-ripeterlo a Londra. Si credeva in Inghilterra che quella infelice
-anomalia non esistesse più nel mondo, e fu uno stupore ingrato, un
-unanime scontento quando si seppe che c'erano anche dei soprani. Parve
-che la rigida coscienza anglosassone si volesse ribellare per davvero.
-Il povero Velluti fu accolto con segni poco lieti, la prima sera
-dell'esecuzione. Volti arcigni e glaciale silenzio.... Ma poi, malgrado
-tutti quei propositi di resistenza e d'austerità, il Velluti finì per
-conquidere il pubblico inglese in modo che lo portarono in trionfo a
-casa con musica e fiaccole!
-
-
-
-
-IV.
-
-
-Dopo aver detto dei cantanti, parliamo un poco anche della musica di
-quel tempo.
-
-Il periodo va dall'ultimo ventennio circa del secolo XVIII, ai primi
-tredici o quindici anni del presente; ma è necessario distinguerlo in
-due parti. Negli ultimi anni del secolo passato raggiunge il suo apice e
-tramonta la grande scuola della nostra musica teatrale. Musica melodica
-per eccellenza, musica di bel canto. Essa dovrà molto essere ricordata e
-invocata da noi italiani. S'invocheranno i ricordi, ma sarà difficile
-ripetere la grazia, la soavità, la purezza di quella melodia tutta
-nostra che fece l'ultima sua prova sotto l'ispirazione di quei nostri
-maestri. In quel ventennio la grande scuola è vista tutta quanta
-tramontare e scomparire. Già è morto Sacchini, che Glück aveva chiamato
-il più perfetto tipo del compositore da teatro in Italia. Nel 1780 muore
-Niccolò Piccinni, che fu a Parigi il forte competitore dello stesso
-Glück, opponendosi validamente per molti anni all'autore dell'_Alceste_,
-dell'_Orfeo_ e dell'_Ifigenia in Tauride_ e suscitando una passione così
-profonda da dividere la Corte, la città, i maestri, i dilettanti, la
-Francia intera. Fu una gara indescrivibile. Beniamino Franklin, che si
-trovò in Francia a quell'epoca, scriveva che di tante stranezze di cui
-era stato spettatore nel mondo nessuna superava questa di tutto un
-popolo che, per il primato di due musici scordava ogni cosa: la
-questione delle Colonie, la finanza in rovina, la voragine
-rivoluzionaria che mandava muggiti da tutte le parti e che minacciava
-d'ingoiare un giorno o l'altro tutta quella corte, tutta quella folla di
-guadenti. Il Piccinni, ancor che vinto nel giudizio dei più, onorò
-altamente l'Italia e l'arte nostra, e nobilitò la sua sconfitta con una
-incomparabile generosità di cuore. L'autore della _Didone_, della
-_Ifigenia in Tauride_ e di tante opere insigni, che avevano fatto più
-d'una volta vacillare e piegare il suo tremendo avversario, morì
-mandando un inno generoso alla grandezza di Cristoforo Glück e
-proponendo al Direttorio in Francia che si istituisse un concerto ogni
-anno a celebrare la memoria del suo fortunato rivale. Erano pure morti
-sulla fine del secolo i due Guglielmi, il Jomelli, il Buranello. Vive
-ancora il buon Paisiello, ma per tutte le lotte e le aspre gare
-sopportate in Francia e in Napoli, trascinerà poi la sua vita fino al
-1816, senza aggiungere nulla alla sua gloria di compositore. Finalmente
-nel 1802 anche Domenico Cimarosa muore, dicono alcuni vittima del rigido
-clima di Russia ove era andato a deliziare le orecchie di Catterina
-Seconda; alcuni invece dicono per le persecuzioni politiche a cui andò
-soggetto, avendo egli parteggiato coi ribelli a Napoli ed essendo per
-questo oggetto delle vendette del cardinal Ruffo. Vi è stato anzi
-qualcuno che non ha dubitato di attribuire la morte di Domenico Cimarosa
-al veleno fattogli propinare dalla regina Carolina di Napoli per punirlo
-d'aver messo in musica l'inno della Rivoluzione partenopea, cantato
-dinanzi al palazzo reale, e insistente sul ritornello metastasiano:
-
- Non sogno questa volta,
- Non sogno libertà!
-
-Il fatto è che il Cimarosa è l'ultimo grande compositore del secolo
-passato e con lui si chiuse quella celebratissima scuola napoletana. La
-grazia della melodia, la purezza dell'armonia hanno in lui il più degno
-e più completo rappresentante. La genialità italica si svolge negli
-estri cimarosiani con tutte le sue forme più seducenti. Egli, senza
-tanti sistemi e senza tanta metafisica, conduce a perfezione l'opera
-comica, alla stessa guisa che Glück aveva condotto a perfezione il
-dramma musicale tragico. Con lui "il gaio napoletano" come lo chiamavano
-in quel tempo per tutta Europa, la vecchia opera italiana dà un ultimo
-ed invidiabile fulgore di tramonto. Nel 1792 fu eseguito a Vienna il suo
-capolavoro, vale a dire il _Matrimonio segreto_. L'opera deliziò gli
-spettatori e in maniera particolare l'imperatore Leopoldo; e la delizia
-fu tale e tanta che, finita l'opera, si provò la voglia di risentirla
-tutta quanta. Detto fatto; l'imperatore fa ammannire una buona cena ai
-cantanti e ai suonatori e dopo un paio d'ore il _Matrimonio segreto_
-viene tutto quanto bissato ed ascoltato con sempre crescente diletto dal
-pubblico viennese. Anche qui permettetemi, o Signore, di esclamare:
-altri tempi! Credete voi probabile un fenomeno somigliante con gli
-spartiti del tempo nostro?...
-
-Tanta seduzione sul pubblico derivò da un complesso di ragioni che qui
-sarebbe fuor di luogo il discorrere; ma specialmente per l'intimo
-carattere affettivo di quella musica. Essa era come una fioritura
-leggiera, elegante, spontanea. La musica del secolo passato, e
-specialmente la musica italiana, si compiaceva e si contentava di
-accarezzare, per così dire, l'epidermide dell'anima, senza entrare nelle
-sue più oscure profondità. Era come un vento odoroso e temperato di
-primavera che increspa un lago senza sconvolgerlo, senza turbarlo. La
-tonica si svolgeva sempre nei suoi modi normali; e l'eccezione era
-veramente eccezione; ossia una cosa rara sapientemente governata dal
-gusto. Dopo abbiamo avuto una sempre crescente rivoluzione estetica
-insieme e fisiologica. Ciò che era eccezione e singolarità (per esempio
-quelle famose settime diminuite, che dovevano sempre "annunziare la
-sventura" per dirla con la frase del nostro caro Ferravilla) oggi è
-diventato una normalità e quasi un riposo dell'orecchio nostro. Tutto
-questo mordente, tutto questo complicato, agitato, febbrile, tanto nello
-spirito che nella fattura, non toccava la serena arte dei nostri vecchi.
-Non era entrato ancora nella musica la psicopatia. Che Dio ci aiuti per
-l'avvenire! Ma certo è che in questo siamo andati ormai tanto avanti che
-bisognerà poi in qualche guisa temperare e semplificare, se non vorremo
-che fra le tante afflizioni dello spirito umano debba un giorno o
-l'altro annoverarsi anche la musica.
-
-_Sollicitæ iucunda oblivia vitæ_, è il motto che si leggeva nello stemma
-delle vecchie Accademie musicali. Quando i nostri vecchi musici e i
-nostri vecchi cantanti avevano raggiunto questo scopo, pareva ad essi di
-non avere composto e cantato inutilmente. Io non discuto se avessero
-ragione; ma questo era il loro grande segreto.
-
-
-
-
-V.
-
-
-Discesi nel sepolcro i più insigni esecutori e compositori del secolo
-passato, tramontata quella fecondissima scuola napoletana che aveva
-avuto il dominio non solo nella penisola, ma in tutto il mondo, noi
-vediamo, o Signore, svolgersi un periodo da 10 a 15 anni, musicalmente
-bigio, freddo; in una parola mediocre. Non mancano la dottrina,
-l'ingegno, il gusto; manca, pare, il genio. Sorgono il Morlacchi, Simone
-Meyer, il Paër, il Generali, qualche altro; brava gente, uomini di molto
-valore ma che non si levano alle grandi altezze dei maestri precedenti.
-Due gloriosi maestri ha sempre l'Italia, o Signore; ma vivono e
-s'inspirano fuori d'Italia. Sono Cherubini e Spontini. Cherubini che
-nella musica teatrale si mette, per purezza armonica e per freschezza di
-melodie, vicino a Mozart; e nella musica sacra non trema di fronte al
-grandissimo Beethoven. Lo Spontini, come il Cherubini, esce presto
-d'Italia dove la fortuna poco gli sorride; e va a Parigi e diventa il
-maestro preferito da Napoleone I, col favore espresso del quale riesce a
-rompere tutte le ostilità degli emuli e dei cortigiani e fa eseguire nel
-1810, con tutti gli onori e il prestigio d'una rappresentazione di
-corte, la sua famosa opera _La Vestale_, nella quale è tanta vena
-melodica, passione drammatica, tanta romanità di carattere; nella quale
-par di sentire la grandiosità dell'impero napoleonico. Un gran pregio
-dello Spontini è di avere meglio dei suoi predecessori, forse meglio
-dello stesso Glück, intuito il profondo consenso psicologico che può
-istituirsi nel dramma tra poesia e musica. Di ciò gli rese giustizia e
-testimonianza Riccardo Wagner nella sua celebre lettera a Francesco
-Villot, dicendo che egli riconosce nello Spontini uno dei suoi legittimi
-predecessori.
-
-Ciò che mancava all'Italia musicale in questo periodo era una forte
-energia creativa, senza della quale non è possibile vera rivoluzione
-d'arte. Nella musica nostra si sente un'aura che viene d'oltre monte; ci
-accorgiamo che c'è stato Glück, Mozart, Haydn e che dai nostri si vuol,
-per quanto è possibile, fondere le nuove ricchezze straniere col grande
-patrimonio musicale italiano. È un proposito ottimo ma non basta per la
-grandezza dell'arte; e ne segue, in sostanza, un periodo d'incertezze e
-di titubazioni, che sarebbe finito in una morta gora, se invece non
-fosse stato un passaggio, una preparazione; se invece colui che era
-aspettato non fosse venuto.
-
-E colui che era aspettato, colui che aprì realmente in Italia e per
-l'opera italiana i tempi nuovi, voi sapete, fu Gioacchino Rossini, il
-quale appunto cominciò a fare le sue prime armi nei primi del nostro
-secolo (1808) traendo a sè l'attenzione del pubblico bolognese e d'altri
-col _Pianto dell'Armonia_. Poi venne _Demetrio e Polibio_, una breve
-opera o piuttosto una cantata in cui il giovanissimo maestro mise una
-passione, una forza di sentimento e un felice ardire di novità che
-costrinse tutti gli animi a volgersi verso di lui. Par veramente che una
-fresca fontana di nuove melodie sgorghi dall'animo giovanile del felice
-maestro e che si espanda e dilaghi con forza irresistibile.
-
-Gioacchino Rossini si afferma, e nel suo rapidissimo successo pare che
-avvolga in un circolo giocondo di rinnovamento tutta la società
-italiana, la quale apre tutto l'animo suo al soffio della nuova arte. --
-Vi è un uomo, diceva a quel tempo lo Stendhal, del quale si parla ormai
-più che di Napoleone in Italia, del quale si parlerà prestissimo a
-Parigi, a Pietroburgo forse anche a Calcutta. E questo uomo non ha che
-18 anni e non è che un compositore di musica! -- Ma in questo compositore
-di musica si concentravano milioni di anime, e la sua voce balda e
-giovanile pareva la voce dell'avvenire e della speranza. Gli uomini
-erano stanchi di soffrire. Era passata nell'aria la tormenta della
-rivoluzione francese; c'era stato Napoleone I, con le sue ambizioni
-crudeli e le sue guerre terribili. Troppo sangue s'era versato, troppo
-si era tremato e pianto!... Le povere anime umane, abbattute come canne
-sotto la bufera, volevano rialzarsi. La vita doveva avere ancora delle
-gioie, la civiltà doveva avere ancora dei trionfi. E questa voce che
-gridava -- avanti! -- questa voce dell'avvenire che tutti aspettavano
-parve, per un momento, che fosse modulata nella musica del giovane
-Rossini, ne' suoi _crescendo_ annunziatori, nelle sue squillanti
-fanfare, nell'ampio modulo de' suoi motivi, nella insolita forza delle
-sue armonie, nella concitazione veemente dei suoi ritmi nuovi....
-
-E Rossini capì. Non era uomo di grandi nè di troppo severi studi; ma
-aveva la genialità spontanea e feconda che la natura consente rare volte
-ad un artista e che sempre s'accompagna a una fedele percezione del
-bisogno predominante nel proprio tempo. Capì che la musica stava per
-subire, come ogni arte moderna, un forte impulso verso la popolarità e
-il genio nazionale; ma capì ancora che bisognava contemperare e fondere
-le grandi migliorie della tecnica con le tendenze connaturate e con le
-tradizioni della musica italiana. Era una specie di fil di rasoio la
-linea sulla quale egli si metteva a camminare; ma condotto dalla sua
-indole felice, Rossini camminò e arrivò alla mèta. Infatti guardate: nel
-1817, interrogato Leopoldo Cicognari, il giovane maestro si mostra un
-po' diffidente di tutto quel sopraccarico di armonie, di tutto
-quell'incremento strumentale che veniva dalla Germania e dice: qui
-bisogna mettere un argine. Pareva dunque un conservatore. Ma d'altra
-parte egli era chiamato "il tedeschino" per la grande assiduità con cui
-nella biblioteca di Bologna aveva studiato e trascritto in partitura le
-sinfonie dell'Haydn e del Mozart, le primizie forse del Beethoven ed
-altri documenti del genio strumentale germanico. Dunque egli univa
-quella felice bilateralità d'istinti e di tendenze che gli consentiva
-d'essere il grande, il nuovo compositore d'Italia: che apriva la via ai
-maestri e all'opera futura.
-
-Per questa via il giovane maestro procedette non fermandosi mai, ma
-andando avanti un po' alla spensierata, un po' all'italiana, come dicono
-i suoi biografi stranieri, molto fidando specialmente nella baldanza de'
-suoi felici ideali e nella seducente giovialità dell'indole sua. Ma andò
-sempre avanti: dal _Tancredi_ al _Barbiere di Siviglia_, dall'_Otello_
-al _Mosè_, al _Guglielmo Tell_, che il Fetis non dubitò di chiamare
-"l'opera delle opere" ed ha ragione perchè in questo spartito egli seppe
-raccogliere sapientemente ed efficacemente tutte le migliorie
-conquistate alla nuova musica pel teatro, di là e di qua delle Alpi.
-
-Rossini fu dunque riformatore nel miglior significato della parola; ma
-volle esserlo alla sua maniera, ossia bonariamente, senza violenze,
-senza sussiego. Stancatosi presto di tutte quelle virtuosità, e di tutti
-quei gorgheggi che i grandi cantanti dell'epoca sua profondevano nelle
-arie delle opere, che fece egli? Non sentenzia, non tuona; invece
-comincia col rabbonire questi difficili ed esigenti esecutori dicendo
-loro: -- volete delle scale cromatiche? volete delle cadenze sospese? dei
-trilli, dei ricami d'ogni genere? Li avrete, ma ve li voglio fare io. --
-E questa era già una prima legge e una prima misura. La vecchia musica
-scuoteva dal capo la cipria. La _virtuosità_ aveva un vizio mortale:
-quello di fare della bravura esecutiva quasi il fine supremo della
-musica. Doveva morire; e Rossini gli dà con grazia il colpo mortale.
-
-Per questa strada egli continuò senza ostentazione di smanie riformiste,
-ma sempre riformando. Arrivato a un certo punto, sapete che gli accadde?
-Che molti de' suoi vecchi ammiratori lo abbandonarono e cominciarono a
-mormorare di lui. Se leggete per esempio quella, non molto esatta, ma
-briosissima vita di Rossini che dettò lo Stendhal, sentirete con vostra
-non mediocre sorpresa che la _Semiramide_, per esempio, è già
-qualificata fra le opere pensate e scritte in stile tedesco!... E quando
-lo stesso Stendhal uscì dall'Opéra di Parigi dopo la prima
-rappresentazione del _Guglielmo Tell_, lo sentirono dare in
-escandescenze ed imprecazioni, dicendo che gli avevan guastato il suo
-Rossini, tuffandolo nelle nebbie della musica teutonica e facendone un
-seguace di Carlo Maria Weber. È sempre la medesima storia, che si ripete
-e si ripeterà nel mondo dell'Arte.
-
-Bisogna poi non dimenticarsi, o Signore, che Rossini fu anche
-mirabilmente assecondato dai cantanti. I cantanti non erano più i
-sopranisti, se Dio vuole, ma continuavano le grandi e squisite
-tradizioni. Non si chiamavano Velluti, Crescentini, Bernacchi, Farinello
-o Guadagni; ma si chiamavano la Pasta, la Malenotti, il Nazzarri, il
-Tachinardi, il Donzelli. Splendono sopratutto due astri felicissimi in
-questo firmamento; il Rubini e la Malibran.
-
-
-
-
-VI.
-
-
-E così fu posta la gran tesi musicale moderna, che si potrà svolgere in
-vario senso, che si potrà risolvere in diversi modi. Ma tutte le volte
-che saremo nel campo delle vere passioni umane, significate nel
-melodramma, io dico che bisognerà sempre risolverla tenendo in
-grandissimo conto la melodia e la voce umana. Bisognerà, pena la morte,
-o Signore, la quale può colpire un melodramma anche sotto forma di
-imbalsamazioni trionfali.... ma è sempre la morte, ossia l'esiglio dal
-palcoscenico.
-
-Riccardo Wagner ha detto che la voce umana è il più bello e il più
-nobile degli strumenti; e a me pare una frase inesatta. Abbiamo
-differenza, in qualche guisa, assoluta e categorica. Fra lo strumento e
-colui che l'adopra c'è una sostanziale distinzione. Il flautista adopera
-il suo flauto, poi lo ripone in un cassetto; e per quanto egli,
-suonandolo, abbia lavorato con tutto il trasporto dell'anima, qualcosa
-sarà andato sempre perduto in quell'intervallo che è fra lo strumento e
-colui che l'adopra. Invece nella intimità della voce del cantante collo
-spirito che la muove, in questa profonda e sacra intimità, risiede
-un'efficacia e una magìa che nessun istrumento, di metallo o di legno, a
-corda o a fiato, arriverà mai ad uguagliare.
-
-La poesia, ha detto ancora Riccardo Wagner, getta il seme nei solchi, la
-musica lo feconda. E questa è similitudine di grande verità, o Signore.
-Ma quand'è che la musica raggiunge i suoi effetti più meravigliosi?...
-Difficile questione. Ma se ognuno di voi consulti i suoi ricordi come io
-consulto i miei, spogliandosi d'ogni preconcetto e d'ogni ipocrisia
-artistica, risponderà che i più deliziosi, i più sublimi momenti
-musicali passarono nell'anima nostra quando la musica si unì e si fuse
-liricamente e drammaticamente alla parola poetica; momenti che nessuna
-polifonia orchestrale, per quanto ispirata e sapiente, potrà mai
-raggiungere.
-
-A questo parere mostrò di inclinare lo stesso Beethoven quando ebbe, per
-così dire, percorso tutto il suo immenso ciclo, quando ebbe toccato il
-termine della sua epopea sinfonica. Arrivato alla Nona Sinfonia in cui
-aveva cercato di gettare tutte le forze della natura, tutte le voci
-della vita, tutto lo slancio, tutto l'anelito della passione, s'accorse
-che qualche cosa ancora gli rimaneva a dire; e questo qualche cosa,
-nessuno strumento lavorato dalle mani dell'uomo glielo poteva dare.
-Allora domandò a Federico Schiller il canto "Alla Gioia" e su quel canto
-profuse le ultime ricchezze della sua grande anima musicale, chiudendo,
-come il pellegrino giunto sul vertice della mistica Montagna, con un
-fuoco meraviglioso che empì tutto l'emisfero. Presagio insieme e simbolo
-che le ultime altezze della musica saranno raggiunte quando essa,
-disposandosi novellamente al verbo umano, gli porterà in dono, cresciuti
-di tutti i progressi dell'arte, i suoi accordi e le sue modulazioni.
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of La musica, by Enrico Panzacchi
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA MUSICA ***
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-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
-Literary Archive Foundation
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-Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
-spread public support and donations to carry out its mission of
-increasing the number of public domain and licensed works that can be
-freely distributed in machine readable form accessible by the widest
-array of equipment including outdated equipment. Many small donations
-($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
-status with the IRS.
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-The Foundation is committed to complying with the laws regulating
-charities and charitable donations in all 50 states of the United
-States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
-considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
-with these requirements. We do not solicit donations in locations
-where we have not received written confirmation of compliance. To
-SEND DONATIONS or determine the status of compliance for any
-particular state visit http://pglaf.org
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-While we cannot and do not solicit contributions from states where we
-have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
-against accepting unsolicited donations from donors in such states who
-approach us with offers to donate.
-
-International donations are gratefully accepted, but we cannot make
-any statements concerning tax treatment of donations received from
-outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
-
-Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
-methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
-ways including checks, online payments and credit card donations.
-To donate, please visit: http://pglaf.org/donate
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-Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic
-works.
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-Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg-tm
-concept of a library of electronic works that could be freely shared
-with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project
-Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support.
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-Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
-editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S.
-unless a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily
-keep eBooks in compliance with any particular paper edition.
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-Most people start at our Web site which has the main PG search facility:
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- http://www.gutenberg.org
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-This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
-including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
-subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.