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You may copy it, give it away or -re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included -with this eBook or online at www.gutenberg.org/license - - -Title: La musica - La vita italiana durante la Rivoluzione francese e l'Impero - -Author: Enrico Panzacchi - -Release Date: July 10, 2013 [EBook #43181] - -Language: Italian - -Character set encoding: ISO-8859-1 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA MUSICA *** - - - - -Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara -Magni and the Online Distributed Proofreading Team at -http://www.pgdp.net (This file was produced from images -generously made available by The Internet Archive) - - - - - - - LA - VITA ITALIANA - - DURANTE LA - Rivoluzione francese e l'Impero - - - _Conferenze tenute a Firenze nel 1896_ - - DA - - Cesare Lombroso, Angelo Mosso, Anton Giulio Barrili, - Vittorio Fiorini, Guido Pompilj, Francesco Nitti, - E. Melchior de Vogüé, Ferdinando Martini, Ernesto Masi, - Giuseppe Chiarini, Giovanni Pascoli, Adolfo Venturi, - Enrico Panzacchi. - - - - MILANO - FRATELLI TREVES, EDITORI - - 1897. - - - - - PROPRIETÀ LETTERARIA - - _Riservati tutti i diritti_. - - Tip. Fratelli Treves. - - - - - LA MUSICA - - - CONFERENZA - DI - - ENRICO PANZACCHI. - - - Conferenza tratta dal resoconto stenografico - - - - -_Signori e Signore_, - - -Quando le idee agitatrici degli enciclopedisti e dei filantropi s'erano -diffuse in Italia, ed unite alle idee dei nostri pensatori e ai decreti -e alle velleità riformiste dei nostri principi generarono desideri ed -inquietudine di novità, massimamente nelle classi colte, quali erano le -condizioni della musica in Italia? E quali erano, quando i primi -battaglioni francesi passarono le Alpi intuonando la _Marsigliese_? E -quali erano durante il primo Regno italico, imperando Napoleone? - -A questo domande bisogna dare una risposta qui; se no il quadro delle -Conferenze di quest'anno rimarrebbe incompleto, non ignorando nessuno di -voi quanta parte della vita e della cultura italiana fosse, massime in -questo tempo, la musica. E la direzione benemerita delle Conferenze -volle dare l'incarico a me di riempire questo vuoto, a me semplice -dilettante di musica, con tutte le deficienze e tutti i difetti (salvo, -se Dio vuole, la presunzione) che vanno annessi a questo così -giustamente diffamato vocabolo! - - - - -I. - - -Questa volta dunque, o Signore, io vi parlerò di musica. Ma di musica, -ha detto un gran poeta, Enrico Heine, bisognerebbe sempre parlare -accompagnando le parole con canti e suoni, ossia suggellando -coll'esempio le massime e supplendo a tutto ciò che ha di vago e di -infedele la parola, massime trattandosi d'una materia invisibile e -facilmente sfuggevole alla percezione immediata della memoria, come la -musica. Le difficoltà, all'atto pratico, sono grandi. Gli esempi, voi -dite.... Eh lo so; quando si parla d'un poeta torna molto efficace -qualche sua strofa opportunamente intercalata; alle volte anzi un solo -verso giova meglio ad imprimere nella mente dell'uditorio certi -caratteri della sua poesia che un lungo discorso di critico e di -conferenziere. Ma in materia di musica, come sapete, la difficoltà sta -nell'esecuzione, tanto maggiore poi trattandosi di quella musica là e -degli elementi esecutivi tanto perfetti di cui disponevano a quel tempo; -voglio dire il canto e la voce umana. - -A che pro, per esempio, fare eseguir qui l'aria della _Nina pazza per -amore: Se il mio ben ritornerà, A veder la mesta amica_, quella famosa -aria che produceva così profonda commozione nell'animo dei nostri -bisnonni e delle nostre bisnonne e che una sera a Napoli nel San Carlo -indusse il pubblico a gridare dai palchi e dalla platea: -- Sì, povera -Nina, il tuo bene ritornerà e tu sarai consolata! -- come fare, dico, a -eseguire quest'aria senza qualche cosa che per lo meno si avvicinasse -alla voce ed al canto meraviglioso della Coltellini "onore di Firenze e -d'Italia" come la chiamavano i poeti del tempo? Quella voce, quel canto -a cui pensava coll'animo innamorato il Paisiello componendo la sua Nina, -precisamente come un compositore dei nostri giorni pensa al numero ed -alla qualità dei suoi istrumenti orchestrali componendo un'_ouverture_ -od un intermezzo sinfonico? -- A che prò fare eseguire qui la famosa aria -nei _Capuleti e Montecchi_ dello Zingarelli _Ombra adorata aspettami_ -senza la voce e l'arte insuperabili, dicono tutte le testimonianze del -tempo, del sopranista Crescentini, che per un momento fece entrare -l'entusiasmo della musica perfino nell'anima refrattaria di Napoleone -primo? -- E a che prò tentare di darvi con esempi vocali un'idea dello -stile nuovo e magniloquente che Rossini inaugurò coll'_Elisabetta_, -composta precisamente nell'anno 1815, senza la voce prepotente ed il -trillo argentino e la virtuosità fulminea della signora Colbrand? - -Meglio dunque ch'io lasci da parte gli esempi esecutivi; meglio che io -mi limiti, o Signore, a sforzarmi di tracciare un piccolo quadro dei -costumi musicali e ad accennare le vicende principali della musica -teatrale di questo tempo, movendo, alla meglio, i vostri ricordi e la -vostra fantasia. Ed essa forse, la vostra fantasia, farà meglio il -miracolo, evocando questo bel mondo sepolto che è così vicino a noi e -pare già tanto lontano! Poichè tutti noi in fondo all'animo nostro -serbiamo della musica dei nostri vecchi una specie di ricordo platonico, -una specie di eco addormentata, cerchiamo alla meglio di ravvivare con -le parole quel ricordo, di risvegliare quelli echi addormentati. - -Il secolo XVIII, voi sapete, fu chiamato per eccellenza il secolo della -musica. Questo potè dirsi massimamente per l'Italia, anche perchè in -questo tempo nessun'arte grafica e rappresentativa produceva fra noi -opere che potessero ragionevolmente gareggiare coi prodotti della nostra -musica. Quale quadro religioso, per mo' d'esempio, è stato dipinto nel -secolo passato che possa, anche lontanamente, per valore estetico, -compararsi ad un salmo di Benedetto Marcello? Quale produzione -letteraria ebbe mai la pienezza e la universalità di successo mondiale -delle opere di Piccinni, di Sacchini, di Paisiello, di Cimarosa? La -parte poi che ebbe l'Italia nel movimento musicale del secolo passato fu -addirittura grandissima, enorme; rappresenta un primato che nessuno -pensava nemmeno a discutere; rappresenta influssi universali dei quali -oggi non possiamo formarci che una pallida idea. Chi diceva musica nel -secolo passato diceva musica italiana. "Italiam! Italiam!" metteva in -testa alla sua polemica musicale il Marmontel per la famosa gara tra i -gluchisti e i piccinisti, un secolo prima che Alfredo de Musset -formulasse lo stesso concetto con versi rimasti popolari. - - _.... Harmonie! Harmonie!_ - _Langue que pour l'amour inventa le génie!_ - _Qui nous vins d'Italie, et qui lui vins des cieux!_ - -Tutti al mondo erano convinti che quel fiume di melodia che circolava -per l'Europa, commovendola e deliziandola, aveva le sue origini in -Italia; e tutti dovevano venir qui a tuffarvi lo spirito, a prendervi -come un salutare lavacro. Intanto non c'erano nè piccole nè grandi -corti, nè cappelle, nè teatri fuori d'Italia che non avessero maestri, -cantanti o suonatori italiani; nè c'era promettente maestro fuori -d'Italia il quale non sentisse il bisogno di passare le Alpi, di stare -parecchi anni nella penisola, di attingere alle scuole ed ai maestri di -Napoli, di Bologna, di Roma, di Venezia, raccogliendo tesori di sapere e -di ispirazione che andava poi a svolgere tornando in patria. - -Altri tempi, o Signore! Adesso invece sono i nostri maestri che vanno -tutti, se non coi piedi, certo collo spirito in Germania e in Francia e -là sentono il bisogno di attingere i criterii e i procedimenti -dell'arte! Vi ha però una differenza. Nel secolo passato i buoni maestri -tedeschi venivano in Italia, pagavano il loro grande tributo alla -maniera italiana, ma da codesta didattica, da codesta specie di -ginnastica, ritraevano una forza propria con la quale giungevano poi a -belle creazioni originali; e dopo l'_Idomeneo_ nasceva il _Don -Giovanni_; e dopo il _Trionfo di Clelia_ nasceva l'_Alceste_. Questi -scolari della musica italiana insomma si chiamarono Hendel, Hasse, -Glück, Mozart, Haydn; e si chiamarono dopo Niccolai e Mayerbeer, -Nidermayer; mentre da trent'anni a questa parte, (sarà una disgraziata -combinazione!) non abbiamo ancor visto nessuno dei giovani peregrinanti -nelle regioni dell'avvenire tornare in Italia così musicalmente forte da -piantare orme profonde, durevoli e gloriose. - - - - -II. - - -L'Italia nel secolo scorso conseguiva e manteneva questo grande primato -perchè essa in sostanza dava alla musica tutti i suoi elementi più -geniali e più vitali. Cominciamo dalla lingua. Era convincimento -universale formulato poi in parole entusiaste da Gian Giacomo Rousseau -nella prefazione al suo _Dizionario_, che la nostra lingua, così -felicemente contemperata di vocali e di consonanti, colle cadenze delle -parole nelle quali la voce può a piacimento indugiare ed espandersi, -fosse non solo la lingua più acconcia alla musica ma la lingua esclusiva -della musica. Il Rousseau arrivò a dire che non sapeva immaginare ottima -musica se non modulata sopra parole italiane, anzi sopra versi di Pietro -Metastasio! - -L'Italia dava alla musica di tutta Europa i maestri, i metodi, la -melodia, il bel canto, i cantanti. Fermiamoci un poco ad esaminare il -fenomeno della grande feracità del suolo d'Italia nel produrre esecutori -perfetti. L'idea che di qua dalle Alpi solamente la natura formasse le -ugole perfettamente idonee al bel canto, è stata ormai sfatata dalla -fisiologia e dalla esperienza. La sola legge che spiega davvero questo -fenomeno è la solita costante e universale di ogni produzione; la legge -della richiesta. - -Guardate il nostro secolo. Nella musica del secolo decimonono è venuto -acquistando invece sempre maggior prevalenza l'elemento polifonico -orchestrale. Esso infatti cominciò colla prima delle nove sinfonie di -Beethoven, la quale fu precisamente composta nel 1800. Ogni decade di -questo secolo segna un incremento continuato dell'elemento polifonico -orchestrale, il quale va aumentando in tal misura, tanto nelle opere -teatrali che nella musica extra teatrale, che noi non potremmo -scompagnare più i due elementi. Ditemi voi che cosa diventerebbe il -_Crepuscolo degli Dei_ di Wagner separato dall'elemento polifonico che -tutto lo avvolge, lo compenetra e lo commenta?... Invece nel secolo -passato la musica, massimamente teatrale (ed è di questa che io intendo -solo di occuparmi) quasi tutta consisteva nella ricerca di affetti -mirabilmente significanti per mezzo della voce umana. Facendo ora -riscontro all'esempio citato di Wagner e del _Crepuscolo degli Dei_, io -dico che se voi sopprimete l'orchestrale alla "_Serva padrona_" o al -"_Matrimonio segreto_", di certo voi toglierete qualche particolare -grazioso; toglierete anche un substrato armonico, di tanto in tanto -assai piacevole. Ma la sostanza dell'opera, ma il dialogo musicale -permane in tutta la sua integrità, e diciamo pure anche in tutta la sua -efficacia; o con una ben piccola differenza. - - - - -III. - - -Similmente, o Signore, per spiegare il grande trionfo delle voci, -bisogna riferirsi alla legge della richiesta. Più si è andato svolgendo -nel nostro secolo la sollecitudine per l'incremento orchestrale, più -vedemmo crescere lo spirito d'invenzione e lo studio intorno agli -strumenti. Ecco che al violoncello e al contrabasso è stata aumentata la -quarta corda, ecco che quasi tutti gli strumenti si sono migliorati nei -registri, nell'estensione, nell'agilità, nella dolcezza, nel timbro -vario della voce; ecco che molti anche se ne sono inventati di sana -pianta; anzi le invenzioni si moltiplicarono in modo che ad un Congresso -musicale tenutosi in America due anni fa, fu emesso un voto per -infrenare piuttosto che incoraggiare tutta quella smania produttrice e -inventrice. Nel secolo passato un somigliante fenomeno si avverava in -Italia rispetto alla voce umana e rispetto al bel canto. - -Qui era la gran base; e qui naturalmente nasceva la gran gara. I maestri -del secolo passato prendevano in mano la voce umana, permettetemi la -similitudine, come gli orafi fiorentini prendevano in mano i gioielli -preziosi; e la brunivano e lavoravano in tutti i modi fino a renderla -opera perfetta e impeccabile; la sfaccettavano in tutti i sensi come un -brillante meraviglioso di cui si volevano rendere tutti i lumi e tutti i -riflessi. L'insegnamento del _bel canto_, nel secolo passato tendeva -insomma a dare alla voce tutta quanta la sua immaginabile virtuosità -nell'estensione, nella solidità, nel timbro, nell'agilità, nei passaggi, -nei tempi rubati -- quei preziosi tempi rubati con cui l'esperta malìa -del cantante si compiaceva come a tormentare la misura del canto, -creando nell'animo degli ascoltatori una specie di deliziosa -perplessità, la quale si convertiva poi in una squisita dilettazione, -quando, verso la cadenza, il tempo rientrava nella sua musicale -normalità. - -Tutto questo formava un grande insieme di teorie e di pratiche -magistrali, elaboratissime, delle quali non abbiamo adesso un'idea. -Adesso i nostri giovani apprendisti della musica esecutiva studiano in -media un anno e mezzo, poi si lanciano sulla scena ad eseguire -promiscuamente il _Barbiere di Siviglia_, il _Trovatore_, il -_Lohengrin_. Allora la sollecitudine didattica dei maestri si proponeva -di spremere tutto quanto era nelle viscere, per così dire, della voce -umana, traendola fino agli ultimi limiti della natura.... Anzi non si -contentarono! E quando arrivarono a quegli ultimi limiti essi non -dubitarono di violarli crudelmente, sacrilegamente, creando i -sopranisti. Se è vero ciò che hanno detto alcuni storici che molte delle -crudeltà di Nerone furono procurate da certa sua effervescenza estetica -e da una cupidità artistica non contenuta nei confini del naturale, -bisognerà anche rassegnarsi a credere che i nostri padri furono -veramente dei neroniani.... Indarno qualche delicato spirito protestava; -indarno l'austero Parini tuonava con la celebre ode: "Oh misero mortale --- Ove cerchi il diletto? -- Ei tra le placid'ale -- Di natura ha ricetto. --- Là con avida brama -- Sussurrando ti chiama. -- Aborro in su la scena -- -Un canoro elefante -- Che si trascina appena -- Su le adipose piante. -- E -manda per gran foce -- Di bocca un fil di voce." - -Ma la verità, è, o Signore, che questo "fil di voce" era così -squisitamente educato e adoperato, che creava tutto un ordine di -sensazioni musicali sconosciute a noi e delle quali i nostri vecchi -erano amantissimi. E pare veramente che la loro arte fosse sotto ogni -aspetto meravigliosa e in armonia coll'indole e con gli intendimenti -alla musica teatrale di quell'epoca. Il medioevo aveva fabbricati i nani -pel diletto delle corti; nel secolo decimosettimo e decimottavo l'Italia -creò e divulgò i sopranisti pei diletti dei teatri e delle sacre -cappelle, principiando da quelle del papa. - -La scuola poi e la disciplina con cui erano educati questi singolari -strumenti umani hanno qualche cosa di mirabile, quasi di leggendario. -Esisteva in Bologna, al principio del secolo passato, un celebre -maestro, il Pistocchi, la cui scuola era considerata come una fucina -perfetta di sopranisti. Egli obbligava i suoi giovani a studiare per -sette anni di seguito il solfeggio; e si comprende che da questa -palestra così pazientemente prolungata uscissero cantori perfetti come -il Bernacchi. A Napoli, il Porpora era pure maestro consideratissimo e -certo non meno del Pistocchi esigente e rigoroso. Raccontano che dava -agli alunni una pagina di solfeggio, una specie di epitome del bel canto -in cui erano accolti i casi più difficili nell'uso della voce, tutti i -passi, i salti, le emissioni, le malizie, gli inganni per indurre nel -pubblico meravigliosi e inaspettati effetti di canto. Allievo della -scuola di Porpora fu il famoso Farinello, colui che divenne poi quasi -l'arbitro della Spagna e onnipotente a corte quando a lui solo riuscì -con tre o quattro ariette a blandire la noia profonda e giudicata -incurabile di Filippo V. - -Raccontano che il Farinello, essendo scolaro del Porpora, da quattro -anni tutti i giorni andava ripetendo i passi, le scale, i gorgheggi di -quella tal pagina. Un giorno impazientito, si permise di chiedere al -Porpora per quanto tempo ancora ne avrebbe avuto. Il maestro rispose -asciutto: ancora per tre anni!... E la risposta non dovette essere molto -confortante. - -Ma è altrettanto certo che da questa eroica elaborazione e da questo -magistero, perseveranti fino alla crudeltà, uscivano cantanti dei quali -le cronache del tempo dicono cose assolutamente sbalorditive. Il -Bernacchi e il Farinello divennero col tempo rivali e una volta -s'incontrarono a Bologna verso la metà del secolo. Il pubblico li -attendeva in un duetto del maestro Hasse, detto il Sassone, dove ognuno -dei due doveva fare l'ultima prova del proprio talento. Raccontano che -in mezzo ad una trepida aspettazione, ad un silenzio profondo i due -campioni prima espressero il puro tema melodico su cui cadeva la gara. -Il Farinello più giovane stupì il pubblico con variazioni audacissime; e -il Bernacchi, di rimando, sulle prime tenne validamente testa -all'avversario; ma poi, crescendo sempre le difficoltà inaspettate e le -ardue bizzarrie del canto farinelliano, il Bernacchi ebbe una astuzia da -vecchio lottatore. Ad un tratto abbandonò il sistema delle variazioni e -dei trilli e ripresentò al pubblico il bel tema melodico in tutta la sua -primitiva purezza e semplicità. L'entusiasmo del pubblico, a -quell'effetto inatteso, non ebbe più confini. Fu domandato il bis e il -Bernacchi lo concesse; ma quando fu per riprendere la sua frase, sentì -nell'orchestra una certa inquietudine, una certa titubanza. Si volse a -guardare; e si avvide che anche i suonatori, anche il direttore -d'orchestra piangevano.... - -Emozioni e delizie delle quali sarebbe difficile farsi ora una idea, o -Signore; emozioni e delizie che trovano forse una parte di spiegazione -nella stemperata sensibilità allora di moda; ma fatta ogni tara -possibile, rimane sempre certo che, dietro a tutto quel delirio di -pubblico, doveva esservi un'arte, nel suo genere, sorprendente e -perfetta. - -Ho nominato più sopra il Crescentini. Una sera del 1806 a Parigi egli -cantava al Teatro Imperiale quella sua arietta "Ombra adorata -aspettami". Chi sa quante volte l'avevano intesa! Poichè è da notare che -questi famosissimi sopranisti, una volta che avevano condotte all'ultimo -pulimento quattro o cinque arie, poco d'altro si curavano e con esse -passeggiavano trionfanti l'Europa. Era tale il favore del pubblico per -la preziosità dell'arte loro che non avevan bisogno di abbondare in -quantità; bastava la qualità squisita. Ebbene, Crescentini quella sera -suscitò tanto entusiasmo a Parigi che perfino l'anima fredda, alla -musica almeno, di Napoleone I, se ne commosse; e seguendo un movimento -improvviso mandò al sopranista nientemeno che la croce della Corona di -ferro.... Fu uno scandalo; e si levò una tal gara di mormorazioni che -Napoleone se ne impensierì. E se ne deve esser tanto impensierito che -perfino nel _Memoriale di Sant'Elena_ ricorda il fatto. -- Io ho disposto -(dice l'imperatore) di scettri e di corone, ho disposto d'interi popoli -senza che i miei ci trovassero da ridire. È bastato che io mandassi una -povera croce di cavaliere al sopranista Crescentini per sollevare quasi -una rivoluzione.... -- Anche si narra che una sera in un salone parigino -molto celebre di quel tempo le mormorazioni scoppiavano e s'accaloravano -d'ogni parte. -- Una vera indegnità!... Come mai l'Imperatore ha potuto -conferire ad un miserabile cantante la onorificenza che egli fondò a -premiare i valorosi in campo, i feriti per la patria? -- Per fortuna la -bella Grazzini, famosa cantante, ebbe un motto felice, che mise un po' -di calma. -- Finalmente anche il povero Crescentini era un ferito.... nel -campo dell'arte! -- - -Ma il trionfo per me più significante di questa arte dei sopranisti, mi -pare quello conseguito dal Velluti a Londra nel 1826. Vedete come ci -avviciniamo alla nostra epoca. Il Velluti aveva cantato nell'_Aureliano -in Palmira_ di Rossini; era stato l'ultimo suo trionfo e volle andare a -ripeterlo a Londra. Si credeva in Inghilterra che quella infelice -anomalia non esistesse più nel mondo, e fu uno stupore ingrato, un -unanime scontento quando si seppe che c'erano anche dei soprani. Parve -che la rigida coscienza anglosassone si volesse ribellare per davvero. -Il povero Velluti fu accolto con segni poco lieti, la prima sera -dell'esecuzione. Volti arcigni e glaciale silenzio.... Ma poi, malgrado -tutti quei propositi di resistenza e d'austerità, il Velluti finì per -conquidere il pubblico inglese in modo che lo portarono in trionfo a -casa con musica e fiaccole! - - - - -IV. - - -Dopo aver detto dei cantanti, parliamo un poco anche della musica di -quel tempo. - -Il periodo va dall'ultimo ventennio circa del secolo XVIII, ai primi -tredici o quindici anni del presente; ma è necessario distinguerlo in -due parti. Negli ultimi anni del secolo passato raggiunge il suo apice e -tramonta la grande scuola della nostra musica teatrale. Musica melodica -per eccellenza, musica di bel canto. Essa dovrà molto essere ricordata e -invocata da noi italiani. S'invocheranno i ricordi, ma sarà difficile -ripetere la grazia, la soavità, la purezza di quella melodia tutta -nostra che fece l'ultima sua prova sotto l'ispirazione di quei nostri -maestri. In quel ventennio la grande scuola è vista tutta quanta -tramontare e scomparire. Già è morto Sacchini, che Glück aveva chiamato -il più perfetto tipo del compositore da teatro in Italia. Nel 1780 muore -Niccolò Piccinni, che fu a Parigi il forte competitore dello stesso -Glück, opponendosi validamente per molti anni all'autore dell'_Alceste_, -dell'_Orfeo_ e dell'_Ifigenia in Tauride_ e suscitando una passione così -profonda da dividere la Corte, la città, i maestri, i dilettanti, la -Francia intera. Fu una gara indescrivibile. Beniamino Franklin, che si -trovò in Francia a quell'epoca, scriveva che di tante stranezze di cui -era stato spettatore nel mondo nessuna superava questa di tutto un -popolo che, per il primato di due musici scordava ogni cosa: la -questione delle Colonie, la finanza in rovina, la voragine -rivoluzionaria che mandava muggiti da tutte le parti e che minacciava -d'ingoiare un giorno o l'altro tutta quella corte, tutta quella folla di -guadenti. Il Piccinni, ancor che vinto nel giudizio dei più, onorò -altamente l'Italia e l'arte nostra, e nobilitò la sua sconfitta con una -incomparabile generosità di cuore. L'autore della _Didone_, della -_Ifigenia in Tauride_ e di tante opere insigni, che avevano fatto più -d'una volta vacillare e piegare il suo tremendo avversario, morì -mandando un inno generoso alla grandezza di Cristoforo Glück e -proponendo al Direttorio in Francia che si istituisse un concerto ogni -anno a celebrare la memoria del suo fortunato rivale. Erano pure morti -sulla fine del secolo i due Guglielmi, il Jomelli, il Buranello. Vive -ancora il buon Paisiello, ma per tutte le lotte e le aspre gare -sopportate in Francia e in Napoli, trascinerà poi la sua vita fino al -1816, senza aggiungere nulla alla sua gloria di compositore. Finalmente -nel 1802 anche Domenico Cimarosa muore, dicono alcuni vittima del rigido -clima di Russia ove era andato a deliziare le orecchie di Catterina -Seconda; alcuni invece dicono per le persecuzioni politiche a cui andò -soggetto, avendo egli parteggiato coi ribelli a Napoli ed essendo per -questo oggetto delle vendette del cardinal Ruffo. Vi è stato anzi -qualcuno che non ha dubitato di attribuire la morte di Domenico Cimarosa -al veleno fattogli propinare dalla regina Carolina di Napoli per punirlo -d'aver messo in musica l'inno della Rivoluzione partenopea, cantato -dinanzi al palazzo reale, e insistente sul ritornello metastasiano: - - Non sogno questa volta, - Non sogno libertà! - -Il fatto è che il Cimarosa è l'ultimo grande compositore del secolo -passato e con lui si chiuse quella celebratissima scuola napoletana. La -grazia della melodia, la purezza dell'armonia hanno in lui il più degno -e più completo rappresentante. La genialità italica si svolge negli -estri cimarosiani con tutte le sue forme più seducenti. Egli, senza -tanti sistemi e senza tanta metafisica, conduce a perfezione l'opera -comica, alla stessa guisa che Glück aveva condotto a perfezione il -dramma musicale tragico. Con lui "il gaio napoletano" come lo chiamavano -in quel tempo per tutta Europa, la vecchia opera italiana dà un ultimo -ed invidiabile fulgore di tramonto. Nel 1792 fu eseguito a Vienna il suo -capolavoro, vale a dire il _Matrimonio segreto_. L'opera deliziò gli -spettatori e in maniera particolare l'imperatore Leopoldo; e la delizia -fu tale e tanta che, finita l'opera, si provò la voglia di risentirla -tutta quanta. Detto fatto; l'imperatore fa ammannire una buona cena ai -cantanti e ai suonatori e dopo un paio d'ore il _Matrimonio segreto_ -viene tutto quanto bissato ed ascoltato con sempre crescente diletto dal -pubblico viennese. Anche qui permettetemi, o Signore, di esclamare: -altri tempi! Credete voi probabile un fenomeno somigliante con gli -spartiti del tempo nostro?... - -Tanta seduzione sul pubblico derivò da un complesso di ragioni che qui -sarebbe fuor di luogo il discorrere; ma specialmente per l'intimo -carattere affettivo di quella musica. Essa era come una fioritura -leggiera, elegante, spontanea. La musica del secolo passato, e -specialmente la musica italiana, si compiaceva e si contentava di -accarezzare, per così dire, l'epidermide dell'anima, senza entrare nelle -sue più oscure profondità. Era come un vento odoroso e temperato di -primavera che increspa un lago senza sconvolgerlo, senza turbarlo. La -tonica si svolgeva sempre nei suoi modi normali; e l'eccezione era -veramente eccezione; ossia una cosa rara sapientemente governata dal -gusto. Dopo abbiamo avuto una sempre crescente rivoluzione estetica -insieme e fisiologica. Ciò che era eccezione e singolarità (per esempio -quelle famose settime diminuite, che dovevano sempre "annunziare la -sventura" per dirla con la frase del nostro caro Ferravilla) oggi è -diventato una normalità e quasi un riposo dell'orecchio nostro. Tutto -questo mordente, tutto questo complicato, agitato, febbrile, tanto nello -spirito che nella fattura, non toccava la serena arte dei nostri vecchi. -Non era entrato ancora nella musica la psicopatia. Che Dio ci aiuti per -l'avvenire! Ma certo è che in questo siamo andati ormai tanto avanti che -bisognerà poi in qualche guisa temperare e semplificare, se non vorremo -che fra le tante afflizioni dello spirito umano debba un giorno o -l'altro annoverarsi anche la musica. - -_Sollicitæ iucunda oblivia vitæ_, è il motto che si leggeva nello stemma -delle vecchie Accademie musicali. Quando i nostri vecchi musici e i -nostri vecchi cantanti avevano raggiunto questo scopo, pareva ad essi di -non avere composto e cantato inutilmente. Io non discuto se avessero -ragione; ma questo era il loro grande segreto. - - - - -V. - - -Discesi nel sepolcro i più insigni esecutori e compositori del secolo -passato, tramontata quella fecondissima scuola napoletana che aveva -avuto il dominio non solo nella penisola, ma in tutto il mondo, noi -vediamo, o Signore, svolgersi un periodo da 10 a 15 anni, musicalmente -bigio, freddo; in una parola mediocre. Non mancano la dottrina, -l'ingegno, il gusto; manca, pare, il genio. Sorgono il Morlacchi, Simone -Meyer, il Paër, il Generali, qualche altro; brava gente, uomini di molto -valore ma che non si levano alle grandi altezze dei maestri precedenti. -Due gloriosi maestri ha sempre l'Italia, o Signore; ma vivono e -s'inspirano fuori d'Italia. Sono Cherubini e Spontini. Cherubini che -nella musica teatrale si mette, per purezza armonica e per freschezza di -melodie, vicino a Mozart; e nella musica sacra non trema di fronte al -grandissimo Beethoven. Lo Spontini, come il Cherubini, esce presto -d'Italia dove la fortuna poco gli sorride; e va a Parigi e diventa il -maestro preferito da Napoleone I, col favore espresso del quale riesce a -rompere tutte le ostilità degli emuli e dei cortigiani e fa eseguire nel -1810, con tutti gli onori e il prestigio d'una rappresentazione di -corte, la sua famosa opera _La Vestale_, nella quale è tanta vena -melodica, passione drammatica, tanta romanità di carattere; nella quale -par di sentire la grandiosità dell'impero napoleonico. Un gran pregio -dello Spontini è di avere meglio dei suoi predecessori, forse meglio -dello stesso Glück, intuito il profondo consenso psicologico che può -istituirsi nel dramma tra poesia e musica. Di ciò gli rese giustizia e -testimonianza Riccardo Wagner nella sua celebre lettera a Francesco -Villot, dicendo che egli riconosce nello Spontini uno dei suoi legittimi -predecessori. - -Ciò che mancava all'Italia musicale in questo periodo era una forte -energia creativa, senza della quale non è possibile vera rivoluzione -d'arte. Nella musica nostra si sente un'aura che viene d'oltre monte; ci -accorgiamo che c'è stato Glück, Mozart, Haydn e che dai nostri si vuol, -per quanto è possibile, fondere le nuove ricchezze straniere col grande -patrimonio musicale italiano. È un proposito ottimo ma non basta per la -grandezza dell'arte; e ne segue, in sostanza, un periodo d'incertezze e -di titubazioni, che sarebbe finito in una morta gora, se invece non -fosse stato un passaggio, una preparazione; se invece colui che era -aspettato non fosse venuto. - -E colui che era aspettato, colui che aprì realmente in Italia e per -l'opera italiana i tempi nuovi, voi sapete, fu Gioacchino Rossini, il -quale appunto cominciò a fare le sue prime armi nei primi del nostro -secolo (1808) traendo a sè l'attenzione del pubblico bolognese e d'altri -col _Pianto dell'Armonia_. Poi venne _Demetrio e Polibio_, una breve -opera o piuttosto una cantata in cui il giovanissimo maestro mise una -passione, una forza di sentimento e un felice ardire di novità che -costrinse tutti gli animi a volgersi verso di lui. Par veramente che una -fresca fontana di nuove melodie sgorghi dall'animo giovanile del felice -maestro e che si espanda e dilaghi con forza irresistibile. - -Gioacchino Rossini si afferma, e nel suo rapidissimo successo pare che -avvolga in un circolo giocondo di rinnovamento tutta la società -italiana, la quale apre tutto l'animo suo al soffio della nuova arte. -- -Vi è un uomo, diceva a quel tempo lo Stendhal, del quale si parla ormai -più che di Napoleone in Italia, del quale si parlerà prestissimo a -Parigi, a Pietroburgo forse anche a Calcutta. E questo uomo non ha che -18 anni e non è che un compositore di musica! -- Ma in questo compositore -di musica si concentravano milioni di anime, e la sua voce balda e -giovanile pareva la voce dell'avvenire e della speranza. Gli uomini -erano stanchi di soffrire. Era passata nell'aria la tormenta della -rivoluzione francese; c'era stato Napoleone I, con le sue ambizioni -crudeli e le sue guerre terribili. Troppo sangue s'era versato, troppo -si era tremato e pianto!... Le povere anime umane, abbattute come canne -sotto la bufera, volevano rialzarsi. La vita doveva avere ancora delle -gioie, la civiltà doveva avere ancora dei trionfi. E questa voce che -gridava -- avanti! -- questa voce dell'avvenire che tutti aspettavano -parve, per un momento, che fosse modulata nella musica del giovane -Rossini, ne' suoi _crescendo_ annunziatori, nelle sue squillanti -fanfare, nell'ampio modulo de' suoi motivi, nella insolita forza delle -sue armonie, nella concitazione veemente dei suoi ritmi nuovi.... - -E Rossini capì. Non era uomo di grandi nè di troppo severi studi; ma -aveva la genialità spontanea e feconda che la natura consente rare volte -ad un artista e che sempre s'accompagna a una fedele percezione del -bisogno predominante nel proprio tempo. Capì che la musica stava per -subire, come ogni arte moderna, un forte impulso verso la popolarità e -il genio nazionale; ma capì ancora che bisognava contemperare e fondere -le grandi migliorie della tecnica con le tendenze connaturate e con le -tradizioni della musica italiana. Era una specie di fil di rasoio la -linea sulla quale egli si metteva a camminare; ma condotto dalla sua -indole felice, Rossini camminò e arrivò alla mèta. Infatti guardate: nel -1817, interrogato Leopoldo Cicognari, il giovane maestro si mostra un -po' diffidente di tutto quel sopraccarico di armonie, di tutto -quell'incremento strumentale che veniva dalla Germania e dice: qui -bisogna mettere un argine. Pareva dunque un conservatore. Ma d'altra -parte egli era chiamato "il tedeschino" per la grande assiduità con cui -nella biblioteca di Bologna aveva studiato e trascritto in partitura le -sinfonie dell'Haydn e del Mozart, le primizie forse del Beethoven ed -altri documenti del genio strumentale germanico. Dunque egli univa -quella felice bilateralità d'istinti e di tendenze che gli consentiva -d'essere il grande, il nuovo compositore d'Italia: che apriva la via ai -maestri e all'opera futura. - -Per questa via il giovane maestro procedette non fermandosi mai, ma -andando avanti un po' alla spensierata, un po' all'italiana, come dicono -i suoi biografi stranieri, molto fidando specialmente nella baldanza de' -suoi felici ideali e nella seducente giovialità dell'indole sua. Ma andò -sempre avanti: dal _Tancredi_ al _Barbiere di Siviglia_, dall'_Otello_ -al _Mosè_, al _Guglielmo Tell_, che il Fetis non dubitò di chiamare -"l'opera delle opere" ed ha ragione perchè in questo spartito egli seppe -raccogliere sapientemente ed efficacemente tutte le migliorie -conquistate alla nuova musica pel teatro, di là e di qua delle Alpi. - -Rossini fu dunque riformatore nel miglior significato della parola; ma -volle esserlo alla sua maniera, ossia bonariamente, senza violenze, -senza sussiego. Stancatosi presto di tutte quelle virtuosità, e di tutti -quei gorgheggi che i grandi cantanti dell'epoca sua profondevano nelle -arie delle opere, che fece egli? Non sentenzia, non tuona; invece -comincia col rabbonire questi difficili ed esigenti esecutori dicendo -loro: -- volete delle scale cromatiche? volete delle cadenze sospese? dei -trilli, dei ricami d'ogni genere? Li avrete, ma ve li voglio fare io. -- -E questa era già una prima legge e una prima misura. La vecchia musica -scuoteva dal capo la cipria. La _virtuosità_ aveva un vizio mortale: -quello di fare della bravura esecutiva quasi il fine supremo della -musica. Doveva morire; e Rossini gli dà con grazia il colpo mortale. - -Per questa strada egli continuò senza ostentazione di smanie riformiste, -ma sempre riformando. Arrivato a un certo punto, sapete che gli accadde? -Che molti de' suoi vecchi ammiratori lo abbandonarono e cominciarono a -mormorare di lui. Se leggete per esempio quella, non molto esatta, ma -briosissima vita di Rossini che dettò lo Stendhal, sentirete con vostra -non mediocre sorpresa che la _Semiramide_, per esempio, è già -qualificata fra le opere pensate e scritte in stile tedesco!... E quando -lo stesso Stendhal uscì dall'Opéra di Parigi dopo la prima -rappresentazione del _Guglielmo Tell_, lo sentirono dare in -escandescenze ed imprecazioni, dicendo che gli avevan guastato il suo -Rossini, tuffandolo nelle nebbie della musica teutonica e facendone un -seguace di Carlo Maria Weber. È sempre la medesima storia, che si ripete -e si ripeterà nel mondo dell'Arte. - -Bisogna poi non dimenticarsi, o Signore, che Rossini fu anche -mirabilmente assecondato dai cantanti. I cantanti non erano più i -sopranisti, se Dio vuole, ma continuavano le grandi e squisite -tradizioni. Non si chiamavano Velluti, Crescentini, Bernacchi, Farinello -o Guadagni; ma si chiamavano la Pasta, la Malenotti, il Nazzarri, il -Tachinardi, il Donzelli. Splendono sopratutto due astri felicissimi in -questo firmamento; il Rubini e la Malibran. - - - - -VI. - - -E così fu posta la gran tesi musicale moderna, che si potrà svolgere in -vario senso, che si potrà risolvere in diversi modi. Ma tutte le volte -che saremo nel campo delle vere passioni umane, significate nel -melodramma, io dico che bisognerà sempre risolverla tenendo in -grandissimo conto la melodia e la voce umana. Bisognerà, pena la morte, -o Signore, la quale può colpire un melodramma anche sotto forma di -imbalsamazioni trionfali.... ma è sempre la morte, ossia l'esiglio dal -palcoscenico. - -Riccardo Wagner ha detto che la voce umana è il più bello e il più -nobile degli strumenti; e a me pare una frase inesatta. Abbiamo -differenza, in qualche guisa, assoluta e categorica. Fra lo strumento e -colui che l'adopra c'è una sostanziale distinzione. Il flautista adopera -il suo flauto, poi lo ripone in un cassetto; e per quanto egli, -suonandolo, abbia lavorato con tutto il trasporto dell'anima, qualcosa -sarà andato sempre perduto in quell'intervallo che è fra lo strumento e -colui che l'adopra. Invece nella intimità della voce del cantante collo -spirito che la muove, in questa profonda e sacra intimità, risiede -un'efficacia e una magìa che nessun istrumento, di metallo o di legno, a -corda o a fiato, arriverà mai ad uguagliare. - -La poesia, ha detto ancora Riccardo Wagner, getta il seme nei solchi, la -musica lo feconda. E questa è similitudine di grande verità, o Signore. -Ma quand'è che la musica raggiunge i suoi effetti più meravigliosi?... -Difficile questione. Ma se ognuno di voi consulti i suoi ricordi come io -consulto i miei, spogliandosi d'ogni preconcetto e d'ogni ipocrisia -artistica, risponderà che i più deliziosi, i più sublimi momenti -musicali passarono nell'anima nostra quando la musica si unì e si fuse -liricamente e drammaticamente alla parola poetica; momenti che nessuna -polifonia orchestrale, per quanto ispirata e sapiente, potrà mai -raggiungere. - -A questo parere mostrò di inclinare lo stesso Beethoven quando ebbe, per -così dire, percorso tutto il suo immenso ciclo, quando ebbe toccato il -termine della sua epopea sinfonica. Arrivato alla Nona Sinfonia in cui -aveva cercato di gettare tutte le forze della natura, tutte le voci -della vita, tutto lo slancio, tutto l'anelito della passione, s'accorse -che qualche cosa ancora gli rimaneva a dire; e questo qualche cosa, -nessuno strumento lavorato dalle mani dell'uomo glielo poteva dare. -Allora domandò a Federico Schiller il canto "Alla Gioia" e su quel canto -profuse le ultime ricchezze della sua grande anima musicale, chiudendo, -come il pellegrino giunto sul vertice della mistica Montagna, con un -fuoco meraviglioso che empì tutto l'emisfero. Presagio insieme e simbolo -che le ultime altezze della musica saranno raggiunte quando essa, -disposandosi novellamente al verbo umano, gli porterà in dono, cresciuti -di tutti i progressi dell'arte, i suoi accordi e le sue modulazioni. - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of La musica, by Enrico Panzacchi - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA MUSICA *** - -***** This file should be named 43181-8.txt or 43181-8.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/4/3/1/8/43181/ - -Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara -Magni and the Online Distributed Proofreading Team at -http://www.pgdp.net (This file was produced from images -generously made available by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions -will be renamed. - -Creating the works from public domain print editions means that no -one owns a United States copyright in these works, so the Foundation -(and you!) can copy and distribute it in the United States without -permission and without paying copyright royalties. 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