summaryrefslogtreecommitdiff
diff options
context:
space:
mode:
authornfenwick <nfenwick@pglaf.org>2025-03-07 23:03:21 -0800
committernfenwick <nfenwick@pglaf.org>2025-03-07 23:03:21 -0800
commit33e047fb0bb2a0d461fd79f3fa0609d3bdf014a6 (patch)
tree54f7bf266ab57b4b29552ece45b752ebaa20e98e
parentf9bca73c5103287dc5ebce6b1f2bdcceeb016000 (diff)
Add files from /home/DONE/42684.zip
-rw-r--r--42684-0.txt7524
-rw-r--r--42684-0.zipbin0 -> 133766 bytes
-rw-r--r--42684-8.txt7524
-rw-r--r--42684-8.zipbin0 -> 133112 bytes
-rw-r--r--42684-h.zipbin0 -> 193597 bytes
-rw-r--r--42684-h/42684-h.htm13252
-rw-r--r--42684-h/images/cover.jpgbin0 -> 50915 bytes
7 files changed, 28300 insertions, 0 deletions
diff --git a/42684-0.txt b/42684-0.txt
new file mode 100644
index 0000000..8d4244f
--- /dev/null
+++ b/42684-0.txt
@@ -0,0 +1,7524 @@
+The Project Gutenberg EBook of Sott'acqua, by Gerolamo Rovetta
+
+This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
+almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
+re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
+with this eBook or online at www.gutenberg.org
+
+
+Title: Sott'acqua
+
+Author: Gerolamo Rovetta
+
+Release Date: May 10, 2013 [EBook #42684]
+
+Language: Italian
+
+Character set encoding: UTF-8
+
+*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK SOTT'ACQUA ***
+
+
+
+
+Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara
+Magni and the Online Distributed Proofreading Team at
+http://www.pgdp.net (This file was produced from images
+generously made available by The Internet Archive)
+
+
+
+
+
+
+
+ SOTT'ACQUA
+
+
+ RACCONTO
+ DI
+ GEROLAMO ROVETTA.
+
+
+ TERZA EDIZIONE
+
+
+
+ MILANO
+ FRATELLI TREVES EDITORI.
+ 1883.
+
+
+PROPRIETÀ LETTERARIA.
+
+Riservati i diritti di traduzione.
+
+Tip. Fratelli Treves.
+
+
+
+
+SOTT'ACQUA
+
+
+
+
+CAPITOLO I.
+
+
+— Sarai buona, non è vero?... Mi prometti di non farmi ingelosire?
+
+— Te lo prometto.
+
+— Giuralo.
+
+— Giuro.... bambino mio.
+
+E a questo punto, com'è naturale, si udì nel salotto il leggerissimo
+susurro d'un bacio.
+
+Quando la contessa Elisa chiamava _bambino_ il conte Eriprando degli
+Ariberti, voleva proprio dire che si trovava allora molto in tenero con
+lui; cosa che non le accadeva sempre, quantunque, quasi sempre, ella
+credesse di volergli bene. Ma dal canto suo, la contessa Elisa era
+occupatissima, aveva ogni giorno un infinito numero di cosucce da fare e
+da sbrigare, mentre il conte Eriprando non ne aveva che due sole: voler
+bene alla contessa Elisa ed aspettar pazientemente una risposta alle
+_carte_ ch'egli aveva _inoltrate_ negli uffici delle _strade ferrate A.
+I._, col nobilissimo scopo di ottenere un impiego. Anche le grandi
+occupazioni però della contessa Elisa Navaredo si riducevano a questo,
+di trovare il modo di fare il passo più lungo della gamba, di fare
+insomma abbastanza buona figura a dispetto delle ristrettezze economiche
+che l'angustiavano. E, bisogna poi renderle questa giustizia, tutto
+sommato, ci riusciva benino.
+
+Con un certo buon gusto che le era particolare, sapeva far comparire e
+scomparire le guarnizioni, i pizzi e i fiori dalla veste al cappellino,
+e viceversa; sapeva bravamente, con due abiti vecchi, farsene uno nuovo,
+e quanto meno la stoffa conservava il colore, la contessa ci rimediava
+accorciando tanto più le maniche e abbassando lo scollato. Teneva una
+cameriera, la Beppa, che faceva anche da cuoca, e il cocchiere serviva
+in tavola, annunciava le visite, tostava il caffè, portava l'acqua,
+puliva le stanze, e tagliava la legna per la stufa della sala, che si
+accendeva solamente la domenica, giorno di ricevimento in casa della
+Contessa, la quale, in tal modo, mangiando pochino sette giorni alla
+settimana e studiando l'arte di parere dodici mesi all'anno, poteva
+darsi ancora delle arie con una rendituccia di sei o sette mila lire: e
+quando _Lord Palmerston_, era questo il nome del suo cavallo, non pativa
+di reumi, poteva anche fare le visite nella sua carrozza: un _brougham_
+stinto e sdruscito, ma che aveva dipinto sugli sportelli uno stemma così
+grande da parere l'insegna d'un tabaccaio.
+
+Il conte Eriprando degli Ariberti di rendite ne aveva ancor meno; ma, in
+compenso, era più ricco d'amore.... fors'anche perchè la contessa non
+lasciava mai che lo spendesse tutto. Il loro sangue egualmente puro
+scendeva all'uno e all'altra attraverso un lungo ordine di magnanimi
+lombi: quello del conte però era molto più caldo, più abbondante, più
+vigoroso di quello della contessa: ma la differenza si spiega subito
+coll'avvertire che _lui_ non aveva ancora ventitrè anni, mentre _lei_ ne
+aveva contati fino a trentadue.... e poi si era fermata lì, senza tirare
+più innanzi.
+
+Si erano alzati tutti due dal canapè, il conte però prima della
+contessa; quest'ultima tenendosi stretta al braccio del giovanotto e
+lasciando che egli facesse un po' di forza per sollevarla; e sebbene dal
+canapè all'uscio non ci fossero che due passi e mezzo da fare, ella
+percorse quel brevissimo tragitto appoggiata, abbandonata quasi di peso
+su lui che la guardava in un certo modo che voleva dire “se tornassimo
+indietro, cara, a sederci un altro pochino?...„
+
+— No, sai; bisogna, adesso, che tu vada via.
+
+— Ancora cinque minuti soli....
+
+— No, no: è tardi, e domattina mi devo levare per tempo.
+
+E la contessa Elisa, per far intendere al conte Eriprando che quella
+volta poteva proprio lasciare ogni speranza, tirò indietro il sorriso
+languido, si fece subito seria seria, e gli si levò d'addosso, mentre
+colle due mani accomodava i capelli sulla nuca, che le si erano
+scomposti.
+
+— Cattiva!
+
+— Ma, sai, bambino, che con tanta gente che ho conosciuto, un egoista
+come te, non l'ho mai incontrato?
+
+A queste parole il conte Eriprando fece il muso; ma la contessa
+Navaredo, quasi stizzita, tirò innanzi senza badargli:
+
+— Per te non dovrei nè dormire, nè mangiare, nè uscire, nè far nulla....
+altro che _filare il sentimento!_
+
+— Ti domandava cinque minuti soli, soli....
+
+— È dalle dieci che mi domandi cinque minuti; e abbiamo fatto venire la
+mezzanotte.... E poi, ho già suonato; c'è la Beppa di là che ti aspetta
+per farti lume e io non posso soffrire _les commérages_ delle
+anticamere.
+
+Le anticamere di casa Navaredo si riducevano al pianerottolo della
+scala: ma, come metafora, poteva passare.
+
+— Dunque, alle dodici in punto ci troviamo alla stazione?
+
+— Sì, caro; ma ricordati che non voglio altre lune.
+
+Il giovanotto promise di no, e la contessa, che con una mano avea già
+mezzo aperto l'uscio del salotto, lo chiuse di nuovo, e si baciarono
+un'ultima volta.
+
+— Sei contento?
+
+— Adesso sì.
+
+— Dunque va, da bravo. Ricordati domattina di telegrafare all'albergo,
+perchè ci tengano pronte le camere.
+
+— È già tutto fatto.
+
+— Grazie....
+
+— Prego....
+
+L'uscio fu aperto: la Beppa era là, sul pianerottolo, col lume in mano e
+colla faccia sbianchita e ingrugnata dal sonno.
+
+— Buona sera, signora contessa.
+
+— Buona sera, signor conte. A domani.
+
+— A domani.
+
+La Beppa scese innanzi adagio, giù per la scala, ripida, stretta e
+oscura, tenendo alto il lume col braccio levato.
+
+Quando fu sulla porta di casa, Ariberti tolse dalla tasca interna
+dell'abito un portasigari di pelle nera con una vistosa corona di conte
+nel mezzo: poi, dal portasigari, un virginia: ne cavò la paglia che
+ripose nell'astuccio, lo accese al lume della Beppa, tirò in fretta due
+o tre sbuffate di fumo per vedere se andava bene, e dopo, dal medesimo
+portasigari, levò un mozzicone che porse alla donna:
+
+— To'... lo darai a Menico.
+
+Menico era il cocchiere, il cameriere, il porta acqua, il caffettiere,
+lo spaccalegna di casa, e quando aveva due minuti di tempo, anche
+l'amante della Beppa.
+
+— Grazie, signor conte!
+
+— _Bon dì._
+
+— Serva sua.
+
+E la Beppa, sbatacchiata la porta dietro al giovanotto, tirò tanto di
+catenaccio.
+
+
+
+
+CAPITOLO II.
+
+
+Il conte Eriprando degli Ariberti quella notte non aveva sonno: invece
+si sentiva in cuore una gaiezza insolita e nelle gambe una elasticità,
+una voglia di camminare che lo fece andare a zonzo per più d'un'ora. La
+gioia tutta nuova che lo aspettava al domani, quel viaggio con Elisa,
+quelle due o tre settimane che passerebbe con lei in riva al mare, lo
+rendevano l'uomo più beato della terra.
+
+In quell'azzurro c'era però un punto nero; anzi, per essere esatti,
+bisogna dire che ce n'erano due, quantunque uno più piccino dell'altro.
+
+Il punto grande, lo scarabocchio, era quella musona della contessina
+Cecilia; il punto piccolo, quello screanzato di Gegio. Da un'altra
+parte, sola con lui, la contessa Elisa non ci sarebbe andata, a Venezia:
+ella vi andava per tener compagnia alla figliuola, e per la salute del
+suo nipotino: ed anzi, quando lui e lei, negli amorosi colloqui delle
+serate primaverili, vagheggiavano quella giterella come il sogno
+incantevole d'una notte d'estate, tutte le loro speranze erano sempre
+riposte nelle scrofole del bambinello.
+
+Dopo d'aver girato in su e in giù, per straducce buie e deserte, alla
+fine dovette pure decidersi a rincasare. Rallentò il passo, e rimpianse
+il mozzicone che aveva donato a Menico, perchè il suo virginia era
+consumato.
+
+Il conte Eriprando abitava molto lontano dalla contessa Navaredo, in una
+viuzza modesta, in una casetta dall'aspetto meschino e dove il fitto,
+che si pagava ogni semestre, era proprio una miseria. Quando vi giunse,
+prima di metter la chiave nella toppa, levò il capo e guardò una
+finestrella del secondo piano: era spalancata e ne usciva uno sprazzo di
+luce.
+
+— La mamma è ancora in piedi, — disse fra sè, nell'aprire.
+
+Non poteva sbagliare. Il lume non era certo quello della serva, perchè
+la contessa degli Ariberti serve non ne aveva, se non si vuol contare
+una donnetta che andava da lei la mattina a sbrigare le faccenducce più
+umili.
+
+— Sei ancora alzata? — disse il conte entrando nella stanza della mamma.
+
+La vecchierella era intenta a stirare sopra una gran tavola di legno
+greggio, e tutto all'intorno, sul canapè, sulle sedie, sul cassettone,
+si vedevano, disposte con cura, delle mutande, delle calze, delle
+camicie, dei solini e dei polsini finti: grande amarezza questa del
+conte Eriprando, il quale non vedea l'ora d'esser capo-ufficio per avere
+le camicie coi polsini e il collo tutto attaccato. Sua mamma, poveretta,
+aveva tentato di fargliene una: ma ci perdette intorno una quindicina di
+giorni senza potervi riuscire: il solino, non c'era caso, faceva borsa
+da una parte o dall'altra!....
+
+Nella stanza piccola, bassa, faceva un caldo da soffocare, sebbene la
+finestra fosse aperta ma di fuori c'era scirocco, e di dentro due
+lucerne di petrolio infocavano la stanza colla loro luce sfacciata e
+rossastra. Eriprando cominciò subito a sudare; invece la vecchiarella
+secca, piccina, che lavorava in quel forno dalle otto della sera, non
+sudava affatto.
+
+— Mi trovi alzata perchè non ho sonno; già, con questo caldo, anche a
+voler dormire, non si può. E poi, ti occorre la roba per domattina, e
+io, lo sai bene, preferisco andare a letto tardi, piuttosto di essere
+costretta a levarmi presto.
+
+La buona donna mentiva adesso col suo figliolo. Sapeva bene lei che, per
+quanto fosse andata tardi a letto quella sera, avrebbe sempre dovuto
+alzarsi per tempo il giorno dopo. Il viaggio del contino la affaticava
+da un mese. Aveva dovuto provvederlo di biancheria e riaccomodargli
+quella vecchia: aveva dovuto pulire, sbattere, rammendargli i panni, e
+solamente attorno all'abito nero ci aveva sciupati sette giorni e
+perduto un occhio e mezzo. Ma, e d'altra parte come si fa?... Il conte
+Eriprando degli Ariberti, partendo da Vicenza per le bagnature colla
+contessa Elisa Navaredo e la contessina Cecilia D'Abalà, non poteva
+andare come un pitocco qualunque.
+
+Gli Ariberti erano una delle più antiche famiglie di Vicenza: ed è forse
+per questo che la troviamo così vicina a morire di consunzione. Il padre
+del contino Eriprando, il conte Eutichiano, era stato un impiegatuccio a
+duemila cinquecento; e in un momento di debolezza e con tre semestri di
+fitto in arretrato alla gola, aveva commesso un matrimonio
+_morganatico_, come diceva lui, colla figlia della sua padrona di casa,
+l'Orsolina, che fu poi così compresa delle illustri nozze, alle quali
+era stata assunta, da camminare in punta di piedi, quando si trovò
+gravida, per paura di scomodare il nobile rampollo che il conte suo
+marito s'era degnato di affidarle per la gestazione. Con legittimo
+orgoglio del conte Eutichiano, che vedeva così continuata la nobile
+prosapia, l'erede (erede per modo di dire, che non c'era proprio niente
+da ereditare) fu un maschio e subito gli misero nome Eriprando. Era
+l'Eriprando _nono_ o _decimo_ della casa, e tutti i predecessori che
+portarono prima quel nome, in sei o sette secoli, avevano avuto in mano,
+l'uno dopo l'altro, i destini della città.
+
+Per l'Orsolina, il conte figlio era qualche cosa di sacro. All'affetto
+materno ella univa nel suo cuore la religione, il culto che professava
+all'ultimo discendente degli Ariberti, e facendogli da serva, credeva in
+buona fede di non fare nulla più del suo dovere.
+
+Il conte Eutichiano morì quando il bambino non aveva più di tre o
+quattro anni. Alla vedova ed al pupillo non rimase altro per vivere che
+la magrissima pensione del marito, la biancheria e il mobilio bastante
+per quattro stanze: cominciarono col subaffittarne due, e n'ebbero così
+un altro cespite di entrata.
+
+Mamma Orsolina si tiranneggiava, si misurava, come si suol dire, il
+boccone di pane, e tutto ciò perchè Prandino non mancasse di nulla. Lei
+faceva colazione con una fetta di polenta, se ce n'era: ma Prandino,
+quando andava a scuola, avea il suo canestro per la merenda sempre ben
+fornito. L'Orsolina la si vedeva, a ricordo d'uomo, con una vesticciuola
+di percalle a quadrettoni caffè, linda, pulita, ma tutta a rattoppi, che
+pareva un mosaico: invece il camiciotto di Prandino era novo fiammante,
+la biancheria fina, le scarpette lucide e scricchiolanti.
+
+Quando venne il momento di dover pensare ad una professione pel contino
+Eriprando, la buona donna si sentì stringere il cuore; ma, vedendo anche
+lei che, senza far nulla non avrebbe potuto vivere, volle almeno ch'egli
+s'avviasse all'avvocatura.
+
+Lo fece studiare..... e trovò modo, Dio solo sa con quanti stenti e con
+quanti sacrifici, di mantenerlo all'università: ma quando già era
+dottore, Prandino stesso comprese da sè che anche colla laurea avrebbe
+finito copista in qualche studio: il genio forense gli mancava del
+tutto. Allora, facendosi più sentito il bisogno di guadagnare, si decise
+anche lui a trangugiare l'amaro calice e cercò un impiego nelle
+ferrovie. Adesso che lo abbiamo imparato a conoscere, aveva già mandato
+le sue carte, aveva passato benino gli esami.... ma continuava ad
+aspettare l'impiego, che si prometteva e non arrivava. Mamma Orsolina,
+del resto, non disperava. Era sicura che col suo nome Prandino avrebbe
+fatto una bella carriera e figurandoselo commendatore e capo-traffico,
+non lo vedeva, per il momento, alla vendita dei biglietti ed alla
+spedizione delle merci. Certo che se il parentado degli Ariberti lo
+avesse voluto aiutare.... ma l'Orsolina non si lamentava di nessuno. I
+parenti non le erano venuti incontro, quest'è vero: ma i parenti, si sa
+bene, per queste mosse hanno sempre le gambe troppo corte, e poi nemmeno
+lei li era andata a cercare. D'altra parte era troppo buona per sentire
+dell'odio, dell'invidia, o solamente dell'amarezza, per alcuno: ella
+sopportava tutto in santa pace, ed era più che soddisfatta, felice,
+quando le domeniche d'estate andava in _Campo Marzo_, tutta chiusa nella
+sua mantelletta di seta nera, in compagnia della signora Luciana, una
+zitellona che teneva in affitto da molti anni le due disponibili delle
+quattro camerette, e le poteva dire, indicandole i più splendidi
+equipaggi che passavano al trotto: — quella signora là, è la marchesa
+tale, seconda cugina di Eriprando: — quell'altro signore è il conte così
+e così, terzo cugino di Eriprando: — adesso arriva il principe Caio,
+fratello d'un cognato d'una cugina di Eriprando — e con queste
+indicazioni la durava per tutto il passeggio, e la domenica vegnente
+ricominciava da capo, senza che mai ne dimenticasse un solo!... Quando
+poi rientrava in casa, dopo il _corso_ di _Campo Marzo_, era tutta
+beata: le sue stanzette le sembravano più grandi, più lucente il
+cassettone, più morbido il canapè: e a cena, la sua polenta asciutta le
+parea dolce e saporita come un marzapane.
+
+Mamma Orsolina, anche quella notte continuava nel suo lavoro, e il conte
+Eriprando, secondo il solito, quantunque del bene gliene volesse, non si
+sentiva rattristare dallo spettacolo di quella vecchiarella che si
+affaticava per lui. Era un po' viziato l'amico: era stato avvezzo a
+esser servito: e poi, colla propria coscienza si accomodava facilmente,
+pensando che s'egli l'avesse anche sgridata, tanto e tanto quella buona
+donna non avrebbe voluto intender ragioni.
+
+Non le disse nulla dunque, ma invece si mise anch'egli a far qualche
+cosa. Prima di tutto si levò l'abito nero e tenendolo sollevato con una
+mano, coll'altra ne cavò, dalle tasche, il portasigari, un portafoglio
+di cuoio con una corona d'argento nel mezzo, dono della contessa
+Navaredo: un fazzolettino di battista che aveva pure una gran corona da
+conte ricamata in un angolo, capolavoro di mamma Orsolina, e un paio di
+guanti scuri, piegati a mezzo. Tutta questa roba la collocò in ordine,
+sul tavolino, e poi cominciò a ripulir l'abito ben bene.
+
+La contessa Elisa usava di nascondere colla cipria l'impertinenza dei
+capelli bianchi, che qua e là cominciavano a comparire nell'ampio volume
+della chioma bionda, e perciò, dopo i loro colloqui, il conte Eriprando
+rimaneva tutto bianco di farina di riso. Anche quella sera, mentre colla
+spazzola dissipava le amorose tracce, un profumo di cipria
+all'_opoponax_ lo avvolse come in una nuvola, sollevandogli nella mente,
+nel cuore, nei sensi, dei ricordi, che lo facevano vagar lontano da
+quella povera stanzetta, fino al canapè dei cinque minuti.
+
+Quando l'abito fu spazzolato, il conte Eriprando lo posò delicatamente
+sul divano, piegandolo in quattro, colle fodere fuori. Quell'abito avea
+da sostenere una gran parte alle bagnature; figuratevi che, come si suol
+dire, era figlio unico di madre vedova!... Poi, venne la volta dei
+guanti; prese un piccolo calamaio d'osso, una penna, e, sedutosi, sempre
+in manica di camicia, vicino a una lucernetta, cominciò adagio adagio e
+con molta pazienza, a colorir coll'inchiostro dove la pelle era un po'
+consumata.
+
+Il conte e la contessa erano così occupati da una mezz'ora, quando dopo
+un “si può„ che ebbe risposta affermativa, s'aperse l'uscio che dava
+sulla scala, ed entrò nella stanza una figura nera, lunga, ossuta, tanto
+da non potersi indovinare, a prima vista, se fosse un prete o una donna.
+In mano aveva un bicchiere, pieno, per due terzi, di caffè.
+
+— A lei, contessa Orsolina; ho fatto il caffè fresco e gliene porto una
+mezza chicchera.
+
+La signora Luciana non aveva mancato mai, in tanti anni di fitto, di
+chiamare contessa l'Orsolina: anzi ci teneva di rimbalzo a tutta quella
+aristocrazia, perchè già i titoli, anche quando non cavano la fame,
+riempiono la bocca.
+
+Il conte Eriprando salutò la signora, senza scomporsi, con un inchino
+cordiale e dignitoso a un tempo, e continuò tranquillamente a tingere i
+guanti.
+
+— Ne vuoi due dita? — chiese mamma Orsolina rivolgendosi al figliuolo.
+
+— Grazie, mamma. Dammene una goccia in un bicchier d'acqua.
+
+L'Orsolina uscì, e rientrò subito con una ciotola di cristallo quasi
+piena d'acqua fresca; si avvicinò al suo ragazzo, e versò tanto caffè
+nella ciotola, finchè questi, che aveva levati gli occhi, fe' cenno col
+capo che bastava.
+
+Anche la signora Luciana, quando tutti ebbero terminato di bere il
+caffè, prese, senza dir nulla, un ferro dal fornello, e, da un altro
+lato della tavola, cominciò a stirare dei fazzoletti.
+
+— La signora Luciana non ha mai sonno!
+
+— Lo creda, signor conte, io dormo d'inverno anche per l'estate.
+
+— Hum! Chissà.... chissà che foco ci brucerà sotto a tutta questa
+insonnia!...
+
+— Oh! giusto!.... Che fuoco la vuole che ci bruci sotto, caro lei!....
+
+Luciana, ad onta dei quarant'anni sonati, anzi, forse appunto per
+questo, se la godeva un mezzo mondo quando il bel giovinotto le toccava
+certi tasti delicati.
+
+— Io non ne so nulla: però i miei sospetti cadrebbero sopra un capitano
+dei bersaglieri, stagionato ma ben portante, che vedo spesso girellare
+da queste parti con certe arie da conquistatore....
+
+— Mi fa la grazia di tacere? Mi fa la grazia di non inventarne sempre
+delle nuove, lei? Ieri era un avvocato, oggi è un capitano dei
+bersaglieri, stagionato ma ben portante!.... Quasi che non ci fossero
+altre donne per la casa, e più belle di me!....
+
+— Via, via, signora Luciana: lo sa anche lei, lo sa anche lei di essere
+amata: e ne gode, e si vede:
+
+ “Quando nell'ombra de' _suoi_ negri occhioni
+ Improvvise balenano e procaci
+ Le cupidigie che...„
+
+— Zitto là!.... non dica sciocchezze!.... e vada a dormire.... che
+domani.... Domani dev'essere una gran giornata per lei, ma... acqua in
+bocca! Acqua in bocca, chè se no, ce ne sarebbero degli altarini da
+scoprire!....
+
+— Sa, — continuò l'altro, che invece di essere spaventato, si sentiva
+lusingato da quelle minacce, — sa, signora Luciana, che sto già
+preparando de' versi per le sue nozze?
+
+ “Dall'arida cenere
+ Rinasce il mio core,
+ Ritorna la cetera
+ Ai canti d'amore.„
+
+— Grazie tante, ne faccio senza de' suoi versacci, tutti pieni di
+sporcizie....
+
+— _Le tue carezze le conosco io solo_, continuò l'altro facendo gli
+occhiacci.... — _E il tuo guancial per me non ha segreti_....
+
+— Le dico di smettere!....
+
+ — _Guai se potesse dir quel letticciuolo_,
+ _Se potessero dir quelle pareti_....
+
+— La vuol finire, sì o no? Prenda il suo lume, i suoi guanti, e vada a
+dormire subito, subito, subito!....
+
+Così dicendo, la signora Luciana, rossa come un peperone, con certe
+chiazze che non erano tutto pudore, si era buttata addosso al
+giovanotto, per farlo tacere, per ispingerlo fuori della stanza, e
+intanto si godeva a stringergli le mani e le braccia. Il conte Eriprando
+continuava a ridere e a recitare i versi dello Stecchetti, per irritare
+sempre di più la signora Luciana; ma poi, siccome era tardi, prese il
+lume, i guanti, che avea involtati in un giornale, e s'avviò davvero per
+andare a dormire. Mamma Orsolina rideva a quelle scene, senza capirne
+nulla, tutta allegra per l'allegrezza del suo figliuolo:
+
+— Aspetta, Prandino!... Vengo anch'io!...
+
+E lasciata la signora Luciana a brontolare e a finire la camicia che
+aveva già mezzo stirata lei, entrò col figlio nell'altra camera.
+
+Chiuse la finestra, rimboccò le coperte del letto; uscì e tornò con un
+bicchier d'acqua fresca che pose sul tavolino da notte, e poi,
+finalmente, se ne andò dalla camera, ma dopo aver salutato e guardato il
+suo figliuolo con una occhiata nella quale c'era dentro un bel bacione,
+ch'ella, intimidita, non osava dargli.
+
+Prandino aveva cominciato a svestirsi quietamente, colla cura di chi non
+vuole strapazzare la propria roba. Piegò il panciotto e i calzoni, e
+involtò la cravatta di raso nero nello stesso numero del _Giornale di
+Vicenza_, dove c'erano i guanti. Fatto ciò, perdette ancora del tempo
+parecchio a lucidare la sua catena di similoro; una catena che credevano
+tutti, anche la contessa Navaredo, fosse d'oro massiccio. Levò quindi
+dal cassettone un cartoccio, nel quale stava involtato un portafogli
+unto e bisunto, il predecessore di quello che gli aveva regalato
+l'Elisa, e tornò a contare, operazione che da una settimana faceva
+regolarmente tutte le sere, il danaro che c'era dentro.
+
+Non c'era verso: erano dugento ottanta lire, non una di più, non una di
+meno!... Allora tornò, come tutte le altre volte, a rifare i suoi
+calcoli: tanto pel viaggio, tanto per la camera, tanto pel vitto, pei
+bagni, per le acque, pei traghetti... Ne aveva per dodici giorni, a far
+molto! Fossero state almeno trecento, avrebbe avuto un po' di largo!....
+Alla fin fine viaggiava con signore, e colle signore si spende sempre di
+più... poi c'era quel monello di Gegio, il quale si metteva a piangere
+dalla sete e voleva bere tutte le volte che vedeva un caffè.... poi
+c'era suo cugino Badoero, sicuro, che lo avrebbe condotto in _società_ e
+che indirettamente lo avrebbe fatto spendere anche lui.
+
+Bisogna sapere che su questo cugino Badoero il conte Eriprando ci faceva
+molto assegnamento per darsi arie a Venezia. Ne aveva discorso molte
+volte colla contessina Cecilia, e non parlava mai delle bagnature colla
+contessa Elisa, senza ch'egli non le promettesse di presentarglielo. Per
+dire la verità si conoscevano appena di nome, tanto da scambiarsi i
+biglietti di visita ogni capodanno e nulla di più. Ma, non importa,
+erano parenti lo stesso: e il Badoero, oltre di appartenere ad una gran
+famiglia, — figuratevi che fra maschi e femmine contavano in quella casa
+più di una dozzina di corni, corni ducali, s'intende, — oltre dunque di
+appartenere ad una gran famiglia era anche un riccone sfondolato. Ma pur
+troppo, per quanto il cugino Badoero fosse ricco, le ducento ottanta
+lire del conte Eriprando non ne volevano sapere di diventare
+trecento!...
+
+E queste sue pene, dopo d'essersi levati gli stivali prima di saltare
+nel letto, le confidò tutte con un'occhiata piena di passione ad una
+fotografia _portrait-album_, ch'egli teneva sul suo tavolino da notte
+appoggiata a un elegante cavalletto di legno intarsiato.
+
+In quel ritratto la contessa Elisa dimostrava una diecina d'anni di
+meno, ragione per cui tanto lei quanto il conte Eriprando lo trovavano
+somigliantissimo.
+
+Era stata presa di profilo come dicono i fotografi: in piedi, a mezza
+figura. Aveva i capelli sciolti che le scendevano giù per le spalle e,
+fra le mani, teneva un libro aperto, che non doveva essere un libro di
+devozione.
+
+Era appoggiata al davanzale d'una finestra, più che raccolta, assorta
+nella sua lettura: e la fotografia, con effetto di _chiaro di luna_,
+aggiungeva dei riflessi romantici a quel profilo delicatissimo di
+figuretta bionda e sentimentale.
+
+Adesso il tempo avea giocato dei tiri assassini alla Contessa. Il collo
+le si era un po' ingrossato, le guance cominciavano a diventar flosce,
+le palpebre, specialmente la mattina. Le avea rosse e gonfie: la pelle
+scuretta, la fronte un po' rugosa, e quando apriva la bocca si vedeva
+qualche segno di lutto fra i mascellari: già il suo riso non era più
+limpido, squillante, argentino e breve; s'era fatto troppo lungo e
+sgangherato, e la finezza della vita era sciupata da un tantino di
+pinguedine. Di tutte queste disgrazie il conte Eriprando non se ne
+accorgeva: per merito della cipria, del belletto, della glicerina, del
+_cold-cream_ e della _crème froide_, ma sopratutto dell'amore, egli la
+vedeva sempre bionda, bianca, sottile, con alcun che di vaporoso, di
+etereo, di virginale nell'espressione, soavemente melanconica del volto
+ed in tutta la _linea_ elegante della personcina; tal e quale com'era là
+in quel suo ritratto... ch'ella da dieci anni continuava a far
+riprodurre.
+
+Quella dolce contemplazione durò qualche tempo: poi, finalmente, si
+decise, spense il lume e saltò nel letto. Però anche al buio, la
+contessa Elisa, coi capelli sciolti, col libro in mano e tutti gli
+effetti del _chiaro di luna_ appariva viva dinanzi agli occhi del nostro
+innamorato!... Com'era cara, com'era bella, com'era buona! — ed era
+sua!.... Quante felicità avrebbe godute con lei in quelle due
+settimane.... al Lido di giorno.... in gondola di sera..., e poi.... —
+Peccato ch'egli non avesse almeno trecento lire, e che non si potessero
+mandare al diavolo quell'uggiosa della contessina Cecilia e quello
+sbarazzino di Gegio!
+
+
+
+
+CAPITOLO III.
+
+
+Otto o nove anni addietro, quando il conte Eriprando d'adesso era appena
+Prandino, Elisa Navaredo, oltre al figurare come una donnina bella ed
+elegante, quale l'abbiamo veduta nel _portrait-album_, era per di più
+una dama elegante, che dava molto a parlare alla cronaca cittadina.
+
+A Prandino, quella bella signora, le chiacchiere, i desideri, gli
+scandali che la circondavano, fecero subito una grandissima impressione.
+Egli non parlava mai della Contessa, ma ci pensava sempre, giorno e
+notte; e tutti i suoi castelli in aria erano pieni di lei, della sua
+grazia, della sua bellezza e de' suoi fascini provocatori. — Oh! quando
+fosse diventato un grand'uomo!... — qual è il ragazzo che non sogna di
+diventare un grand'uomo?.... — quando fosse diventato un grand'uomo,
+allora le confesserebbe d'amarla... e l'Elisa non gli direbbe certo di
+no!....
+
+Tutto il suo avvenire egli lo vedeva in lei e per lei, e tanto
+s'infervorava col pensiero fisso nella contessa Navaredo che, alle
+volte, facea delle lunghe passeggiate, solo soletto, fantasticando
+attorno a quella donna, fingendo di averci insieme dei colloqui d'amore
+o delle scene di gelosia, e terminava sempre coll'essere lieto o triste
+per davvero, a seconda che la sua immaginazione lo figurava amato o
+deriso.
+
+Quando la incontrava, arrossiva tutto, sebben l'Elisa non lo guardasse
+neppure: tutte le domeniche, e le altre feste comandate, andava in
+Duomo, alla messa delle dieci, per vederla, per trovarsi dove era lei.
+
+Ma, prima di quelle messe, sciupava tutta la mattina lavandosi e
+fregandosi tanto da spellarsi per diventare più bianco.
+
+Rifaceva per una decina di volte almeno il fiocco della cravatta,
+perdeva un'altra mezz'oretta intorno alla scriminatura, e, proprio in
+mezzo alla fronte, s'impiastricciava un riccio alla rubacuori, che
+pareva un punto interrogativo.
+
+Dopo d'averla guardata di lontano, per tutto il tempo che durava la
+messa, usciva fuori in fretta dalla chiesa e s'imbrancava, fermandosi
+sulla porta, cogli altri adoratori del bel sesso, per farsi vedere, e un
+tantino per farsi anche ammirare da lei. La Contessa, figurarsi!, gli
+passava dinanzi dritta, lesta, senza nemmeno accorgersi di quel
+bamboccione impomatato per amor suo, mentre vedendosela così vicina, a
+Prandino invece gli tremavano le gambe, gli si scoloriva la faccia, e
+benchè davanti allo specchio avesse fatte molte prove, tuttavia là non
+gli riusciva mai bene di riverirla levandosi il cappello con un largo
+giro del braccio e in tre tempi, salutare, inchinarsi e stringere i
+tacchi. Per lo più, quando si decideva a scoprirsi, la contessa Navaredo
+era già passata.
+
+Però, soffriva spesso dei dispiaceri, delle gelosie, delle amarezze, che
+lo rendevano proprio infelicissimo. Bastava che, mentr'egli la pedinava
+di lontano, la vedesse accompagnarsi con qualcuno, perchè al povero
+Prandino gli si facesse nera l'esistenza, come il carbone. Allora
+s'imbestialiva, e nel suo furore a freddo, la copriva di vituperi, la
+chiamava leggera, civetta, e si figurava, quando sarebbe stato un
+grand'uomo, di farsi amare dalla regina per farle dispetto.
+
+Del conte Navaredo, il marito della contessa Elisa, Prandino non
+soffriva gelosia: invece, quando si trovava con lui, era preso da una
+gran soggezione.
+
+Un giorno, che lo incontrò, facendo una visita, si sentì confuso,
+impacciato, sconvolto, quasichè l'altro gli leggesse in fronte il
+segreto dei suoi desideri e della sua passione.
+
+Per fortuna di Prandino, il conte Navaredo morì presto di un accidente,
+e non si potrebbe ridire la gioia dalla quale fu invaso alla notizia di
+questo avvenimento il buon ragazzo, del resto così mansueto e delicato
+di cuore, da scappar via dalla cucina inorridito quelle rare volte che
+la contessa Orsolina poteva abbandonarsi al lusso di tirare il collo ad
+un magro volatile.
+
+Ma ben presto, appena finito il lutto grave, egli la scontò a caro
+prezzo quella sua gioia cattiva. Ogni giorno, a Vicenza, si dava in
+moglie la Contessa a qualche nuovo adoratore, e quelle chiacchiere
+tormentavano, perseguitavano il povero Prandino, che arrossiva e
+impallidiva tutto in una volta, con turbamenti strani e angosciosi.
+Allora leggeva Leopardi, piangeva, e la chiamava Aspasia.... quasi che
+lei ne avesse colpa! Più di ogni altro, poi, lo metteva fuori di sè un
+capitano di cavalleria, un riccone, il marchese Del Mantico, che teneva
+sempre dietro all'Elisa, come la sua ombra.
+
+In tal modo, avvelenandosi senz'alcun costrutto l'esistenza e godendosi
+con poco sugo delle gioie immaginarie, il nostro Prandino diventò a poco
+a poco il conte Eriprando: ma l'ideale del ragazzo rimase pur sempre
+l'amore e il dolore dell'uomo.
+
+Aveva vent'anni, quando si fece presentare in casa Navaredo. Era goffo,
+timido, impacciato; tutti lo deridevano senza pietà, e la Contessa più
+di tutti. Solamente due anni dopo, quando il marchese Del Mantico fu
+promosso a maggiore e cambiò reggimento, solamente allora il conte
+Eriprando cominciò ad essere preso in considerazione, ed ebbe in regalo
+la fotografia, _portrait-album_, con effetto di _chiaro di luna_.
+
+Però egli lasciò correre del gran tempo, prima di spiegarsi intorno a'
+suoi sentimenti. Non osava.
+
+Tutti i giorni che si recava dalla Navaredo, giurava a sè stesso di
+aprirle il cuore, di spiattellarle la sua brava dichiarazione; — ma
+quando era là, gli mancava il coraggio e la parola e apriva la bocca
+soltanto quand'era tornato via, per darsi del balordo, dell'imbecille e
+della marmotta.
+
+Egli non la lasciava mai, taceva molto e la guardava sempre. Qualche
+volta la contessa Elisa, che aveva capito quanto foco covasse dentro per
+lei quel bel giovanotto balbettante, confuso, timoroso, che le riempiva
+la casa di amorini e perdeva tutto il giorno a dipingerle delle corone
+da contessa sui ventagli, le scatole e il parasole, qualche volta si
+godeva a metterlo alle strette; ma lui zitto, ammutoliva subito,
+abbassava gli occhi e tutto rosso parea rannicchiarsi nel suo abito
+nero, come una lumaca dentro al guscio.
+
+Ma si sa bene, tira, tira, la corda si rompe.
+
+Nell'autunno prima del viaggio di Venezia, il conte Eriprando era stato,
+come il solito, invitato dal suo compare a passar un mesetto in
+campagna: fortuna volle che la contessa Elisa prendesse appunto in
+affitto un villino nelle vicinanze e.... sfido io! si vedevano sempre,
+facevano delle lunghe passeggiate insieme, sedevano stanchi, soli.... e
+senza alcun sospetto sotto l'ombra di un albero o fra i cespugli delle
+giovani quercie, e accadde.... quello che da un pezzo doveva accadere.
+Un giorno, ch'egli le avea detto a memoria il _Guado_ dello Stecchetti,
+quando l'ebbe finito, colla scusa che questa poesia era carina tanto,
+concluse dicendole che anche lei era bionda, bella e che lui l'amava,
+che da molto tempo
+
+ “Glielo _voleva_ dire e non l'_osava_.„
+
+Elisa lo ascoltò senza punto punto adirarsi; ma finse di non capire che
+l'amico le parlasse sul serio.
+
+Prandino allora ripetè l'assalto, anche più scopertamente; ma la
+Contessa d'un tratto pareva avesse perduto il suo spirito, e continuava
+a non capir nulla. Allora, quell'altro le disse, tremando, che le voleva
+bene, e lei a rispondergli che mentiva: e il giovanotto a ripeterle
+ch'era innamorato fin da quando, si può dire, era ancora un ragazzo e
+che la pregava, la scongiurava d'esser buona, di lasciargli intendere
+che anche lei non era insensibile e che di tutto quel gran bene gliene
+ricambiava un zinzino.
+
+— Eppoi?.... quand'anche glielo dicessi?.... A che pro?.... Tanto e
+tanto, sarebbe sempre la stessa cosa.
+
+L'Elisa disse queste parole lentamente, facendosi seria, quasi mesta,
+alzando gli occhi al cielo con sospiri, con fremiti, che la scuotevano
+tutta.
+
+Prandino che, sparata la bomba, sentiva crescere il coraggio coll'odor
+della polvere, le si fece più vicino e le prese le mani: ma lei non
+volle, si ritrasse, si schermì, fe' forza per liberarsi dalle strette
+del giovane; in fine, terminò col tagliare il male nel mezzo, e tirò via
+una mano, l'altra abbandonando a quelle carezze insensate.
+
+Ariberti, preso l'aire, parlava adesso per tutto il tempo che aveva
+taciuto. Non le domandava che una parola, un segno, un indizio qualunque
+che gli facesse capire ch'ella gli voleva un po' di bene.
+
+— E dopo?.... Quand'anche glielo lasciassi intendere?.... Già sarebbe
+sempre la stessa cosa.
+
+E l'Ariberti ad insistere, a ripeterle che lo renderebbe l'uomo più
+contento, più beato del mondo; ch'egli non le domandava la sua pace,
+ch'egli non avrebbe turbato la sua quiete, la sua coscienza: ch'egli da
+lei non voleva altro che un sorriso, che una parola, e dopo avrebbe
+taciuto di nuovo, come taceva da tanti anni: ma che ne sarebbe stato
+così lieto, così superbo, perchè era solamente un po' del suo cuore
+ch'egli voleva ottenere, perchè egli desiderava soltanto di dominare ne'
+suoi pensieri, perchè egli non aspirava se non al possesso dell'anima
+sua, perchè l'amore ch'egli sentiva per lei, potente, appassionato, era
+però alto, era però nobile e puro, come l'amianto che la fiamma purifica
+e non consuma.
+
+L'Elisa a tanta retorica, sempre con la testa china, sempre seria,
+sempre mesta, cogli occhioni sempre fissi, immobili, quasi la tenesse
+assorta l'idea d'un lontano pericolo, continuava a ripetere, come
+ritornello:
+
+— E poi?.... Quand'anche glielo lasciassi capire?.... A che pro?....
+Sarebbe poi sempre la stessa cosa!....
+
+Il giorno dopo pioveva, e la passeggiata non si potè fare.
+
+Non tralasciarono però di vedersi. Il conte Eriprando andò a farle
+visita e trovò la Contessa nel salotto terreno, che ricamava certe
+strisce di panno, destinate col tempo a diventare, unite insieme, un
+tappeto: ma che intanto si potevano paragonare alla famosa tela di
+Penelope, non che per fatto loro avessero costretto nessuno ad
+aspettare, ma perchè, invece, gli adoratori della Contessa, uno dopo
+l'altro, dovevano tutti godersele sotto il naso, finchè durava l'amore.
+
+Il salotto terreno, con un divano, un tavolino rustico e due o tre
+seggiole di paglia in tutto, era una specie di sala di passaggio, con
+due porte vetrate, l'una di faccia all'altra. La prima dava nel giardino
+e avea di fronte un fitto capanno di mortella intrecciata colla vite
+selvatica: la seconda metteva invece sul piccolo orticello della
+villetta.
+
+Era una giornata d'autunno, bigia, uniforme, senza uno spacco di cielo
+fra quella tinta squallida, infinita, senza neanche il fantastico
+rincorrersi delle nubi che si accavallano minacciose.... Era una
+giornata bigia, uniforme, monotona.
+
+La pioggia col suo susurro lento e continuo, in quel silenzio di ogni
+anima viva, sembrava avesse isolato il salotto lontano dal mondo, fra i
+riflessi del verde delle piante, dell'erba, delle foglie, fatto più cupo
+dall'acqua che cadeva; quella pioggia, quella luce scialba, il lontano
+brontolìo del tuono mettevano addosso una melanconia, una tristezza, che
+rendeva più dolci e più desiderate le commozioni di una confidenza
+intera e tranquilla.
+
+— Sa?... non lo aspettava oggi, con questo tempaccio.
+
+— Quando son partito da casa, sembrava che il cielo si rischiarasse!
+
+— Davvero?
+
+E la Contessa lo guardò in modo, che l'altro dovette arrossire. Gli era
+sfuggita una goffaggine, e se ne accorse subito; ma, sempre, il primo
+momento ch'egli si trovava con Elisa, provava un impaccio, una
+soggezione, che non potea superare.
+
+— Iersera, ho ricevuto una lettera da mia figlia.
+
+— Buone nuove?
+
+— Sì, buonissime.
+
+— E laggiù come si trova?
+
+La contessina Cecilia, la chiamavan così per un riguardo alla mamma,
+aveva sposato l'avvocato D'Abalà, sotto-prefetto a Maremma.
+
+— Non troppo bene, anzi finchè a mio genero non daranno un'altra
+destinazione, fa conto di ritornare a star con me.
+
+A questa notizia l'Ariberti sorrise; ma a denti stretti.
+
+— Ci son dei saluti anche per lei.
+
+— Grazie mille, Contessa.
+
+L'Elisa, a questo punto, cercò nel cestino, ma invece della lettera di
+sua figlia, le corse fra mani un'altra lettera. Accortasi dello sbaglio,
+arrossì e, in fretta, se la cacciò nella tasca della veste.
+
+Eriprando, che aveva scorto sulla busta lo stemma del marchese Del
+Mantico, fece un muso così lungo tutto ad un tratto, in modo che la
+Contessa non potè non accorgersene.
+
+— Mi ha scritto anche il Del Mantico: e m'ha detto che, in settimana,
+verrà a trovarmi.
+
+Prandino impallidì.
+
+— E.... lei.... che cosa gli ha risposto?
+
+— Che lo vedrò molto volentieri.
+
+Ariberti si sentì opprimere il petto dall'affanno. Volle parlare, ma non
+potè dire due parole. Finalmente dopo un buon tratto che durava la scena
+muta, si alzò e stese la mano alla Contessa per accomiatarsi.
+
+— Va via?... Così presto?... E con questo tempaccio?...
+
+— Ci son venuto anche coll'acqua.
+
+— Ma allora, secondo lei, pareva che il cielo si rischiarasse.
+
+E l'Elisa tornò a ridere fissandolo, con un riso ch'era tutto un'amabile
+canzonatura.
+
+Egli continuava sempre muto, sempre con tanto di muso a stenderle la
+mano, la Contessa gliela strinse: poi, con una certa violenza, lo tirò
+vicino, e se lo fece sedere sopra una seggiola accanto.
+
+— Andiamo, da bravo, si consoli. — Oh!... Per me....
+
+— Ho scritto a Del Mantico di non venire, perchè di giorno in giorno
+aspetto mia figlia. È contento adesso?
+
+Ariberti non lo volle dire, ma lo lasciò intendere anche troppo.
+
+Tuttavia nelle sue notiziole la Contessa non era molto esatta. Era stata
+lei a scrivere al maggiore di venirla a trovare, e il maggiore invece le
+avea risposto che non veniva, con una lettera piuttosto fredduccia,
+scusandosi coi soliti _affari di servizio_, e, se si deve dir proprio
+tutto, questa lettera avea molto infastidita la contessa Navaredo.
+
+— Dunque.... — e Prandino, che adesso ritrovava tutta la sua vivacità,
+per il gran peso che si era levato da dosso, si tirò tanto vicino alla
+Contessa, da toccarle le vesti colle ginocchia. — Dunque.... se gli ha
+scritto così.... vorrebbe dire.... che un po' di bene me lo vuole?...
+
+— Veramente, potrebbe anche non volere dir nulla di tutto questo!...
+
+— La prego, la scongiuro, Contessa, mi dica che è stato per farmi un
+piacere che gli ha scritto di non venire.
+
+— Sì.... perchè mi siete amico e non voglio vedervi col muso lungo.
+
+Elisa cominciava a trattarlo col _voi;_ ma bisogna compatirla, povera
+signora. L'Ariberti, quando si metteva in orgasmo, era un gran bel
+ragazzo, con quelle sue guance fresche, rosate, come una fanciulla; i
+capelli neri, folti e spettinati; e poi, aveva delle mossettine, degli
+atteggiamenti, certe arie da fanciullo viziato, che riuscivano molto
+attraenti, specialmente per una donnetta come l'Elisa, che, adesso,
+anche nell'amore, si godeva a fare un po' le parti della mamma:
+“....perchè mi siete amico e non voglio vedervi col muso lungo.„
+
+— Per questo solo?
+
+— Sicuro!...
+
+— Non vi credo. Gli avete scritto di non venire perchè.... perchè mi
+volete un po' di bene.
+
+— Torniamo da capo?
+
+— Ve ne supplico, siate buona, non mi fate soffrire così. Già lo
+capisco, lo vedo, lo sento che mi volete bene; dunque non siate cattiva,
+ditemelo, mi volete bene, non è vero?
+
+Elisa lasciò cadere il ricamo sulle ginocchia, e piegandosi un po',
+fissò il giovane con un senso d'affetto pieno di compiacenza, che le
+trapelava dagli occhi.
+
+— Bambinone!
+
+— Mi volete bene?...
+
+— No!
+
+A questo punto, per un perchè forse più patologico che psicologico, la
+Contessa mutò d'un tratto. Da' suoi occhi si dileguò ogni espressione di
+tenerezza; divenne seria, sembrò quasi irritata, si levò da sedere e
+andò ad appoggiarsi, ritta, senza più dire una parola, alla vetrata che
+metteva nel giardino.
+
+L'altro, indispettito, si abbottonò l'abito nero, quello stesso che più
+tardi fu rimesso a nuovo da mamma Orsolina per il viaggio di Venezia,
+poi cominciò a dondolarsi sulla sua seggiola.
+
+Stettero un pezzo così: lei, pensosa, immobile a guardar l'acqua che
+cadeva; lui, tutto nervoso e sconvolto, a sfogare la stizza facendo
+l'altalena.
+
+Però, dopo qualche tempo, sebbene Ariberti non ne potesse proprio più,
+fu la prima l'Elisa a parlare.
+
+— Conte, conte! Venga qui.... Guardi com'è bello!
+
+Di fuori, continuava a piovere; ma la pioggiolina s'era fatta più
+minuta, il cielo più chiaro, e una larga striscia di sole faceva
+brillare sulle foglie degli alberi e dei fiori, sui fili d'erba e sui
+bianchi sassolini del giardino, le gocciole dell'acqua caduta, così che
+parevano gemme, mentre di lontano, l'arcobaleno squarciava co' suoi
+vivaci colori la tinta grigiastra, uniforme, disegnandosi largamente di
+sotto a un gran lembo d'azzurro.
+
+— Conte!... Venga qui!
+
+Prandino si alzò, ma rimase affatto insensibile a tutte quelle bellezze
+della natura.
+
+— Perchè torna a trattarmi col _lei_ adesso?
+
+— Oh che, forse non le ho sempre parlato in terza persona?
+
+— Sempre no; e lei lo sa bene.
+
+— Allora le domando scusa della libertà che mi son presa senza
+accorgermene. Venga.... Venga con me: andiamo là, sotto il capanno.
+
+L'Elisa, in mezzo a tutti quei profumi che la pioggia aveva sbattuti dai
+prati e dalle aiuole, aspirando quelle sbuffate d'aria fresca,
+frizzante, si sentì correre in tutto il corpo un senso di piacere, un
+benessere, un'elasticità, una contentezza che le penetrava nell'anima,
+come se quella giornataccia di autunno si fosse mutata in un bel giorno
+di maggio, co' suoi fascini e colla sua salute. Allora, le saltò l'estro
+di fare un po' la bambina, raccolse le vesti e si mosse per attraversare
+il giardino, sotto l'acqua, così senza ombrello, colla testa scoperta e,
+ridendo, invitò l'altro a seguirla.
+
+— Venga, dunque, andiamo!
+
+— Me lo dica in un altro modo....
+
+— Ebbene, _venite!_ bambinone.
+
+Ciò detto, senza aspettar la risposta, Elisa si pose a correre verso il
+capanno, chiudendo gli occhi, gittando dei gridi, delle risate vibranti,
+scotendosi e fremendo sotto quell'acquerugiola che la bagnava tutta.
+Arrivata sotto il capanno, non aveva quasi di bagnato altro che gli
+stivalini, sembrava che non fosse corsa, ma volata là dentro. Prandino,
+invece, che le aveva tenuto dietro, era tutto inzaccherato. E ancora col
+respiro affannoso, tornò daccapo per farsi dire s'ella lo amava, con
+quell'insistenza ostinata e petulante, che alle donne non dispiace quasi
+mai, e agli uomini giova quasi sempre.
+
+— Ditelo che anche voi mi amate un po'... Già, il dirlo, non vi costa
+nulla.
+
+— Voi pensate che non mi costerebbe nulla?...
+
+— Vi giuro; vi giuro sul mio onore.... Sarebbe sempre la stessa cosa.
+
+Non era più lei, ora; era Prandino che ripeteva quell'antifona della
+sera innanzi.
+
+— No, no. È meglio non dir nulla; è più sicuro. Com'è carino, come si
+sta bene qui sotto; non è vero?
+
+E la Contessa, che voleva fingere anche con sè stessa d'aver vent'anni,
+tornò a ridere, a ninnolarsi, stancandosi le dita per legare attorno al
+capo il suo piccolo fazzolettino di trina.
+
+La pioggia batteva, crepitava sulle foglie della vite e della mortella
+con uno scroscio lento e continuo, ma di sotto però non ne cadea se non
+qualche rara gocciola qua e là, che, ingrossata, si staccava dal fitto
+tessuto del capanno.
+
+— Che gusto a star qui sotto, non è vero, Conte?
+
+La contessa Elisa riebbe allora uno dei suoi bei momenti. Ritornò per un
+istante com'era dieci anni prima. La fatica di quella corsa le aveva
+colorite le guancie, il brivido dell'acqua, l'allegrezza che si sentiva
+intorno, l'amore caldo, appassionato di quel bel giovanotto bruno,
+forte, sano, che, pauroso, tremava d'amore dinanzi a lei, tuttociò le
+metteva addosso un brio, una lena, un calore che la faceva proprio
+ritornar giovane per davvero.
+
+Volendo staccare un piccolo fiorellino da un ramo di mortella, si bagnò
+le mani e, alcune gocce, scosse dall'urto, le caddero sul viso. L'Elisa
+ritornò a ridere, dopo un grido acuto, squillante.... e porse al giovane
+le mani, perchè gliele asciugasse. Non lo poteva far da sè chè la sua
+pezzuola se l'era legata attorno al capo.
+
+Prandino arrossì.... prese una mano della Contessa, poi l'altra, e le
+asciugò tutte due adagio, lentamente.
+
+— Guardate qui, — fece lei quando l'altro ebbe finito, e gli mostrò la
+goccia d'acqua che le rigava la faccia, chinandosi e allungando verso di
+lui la sua testa incipriata.
+
+A Prandino batteva il cuore violentemente, gli ronzavan le orecchie e
+sudava tutto. Avrebbe voluto parlare, ma la voce gli si strozzava nella
+gola: avrebbe voluto asciugar quella gocciola con un bacio, avrebbe
+voluto stringersi l'Elisa al cuore, e lei, forse, non chiedeva di
+meglio, ma non ebbe il coraggio di farlo o di tentarlo.
+
+— Grazie, — diss'ella, quando il giovane, tremando l'ebbe toccata appena
+sulla guancia colla cocca del fazzoletto.
+
+— Se non sentiste qualche cosa per me, non mi terreste qui così.... così
+vicino a voi.
+
+— No; non sento nulla; non insistete; cominciate a seccarmi.
+
+La Contessa disse tutto ciò con un'asprezza nervosa che contrastava col
+buon umore e colla tenerezza di poco prima.
+
+Ritornarono a tacere: Prandino questa volta era anche un po'
+mortificato.
+
+— Siete in collera?... — disse lei alla fine ritornando buona. — Via,
+datemi la mano e facciamo la pace.
+
+L'altro le si avvicinò; le due mani si strinsero; ma anche dopo la
+stretta non si lasciarono.
+
+— Perchè volermi far dire una cosa che già avete capito da un pezzo?
+
+A queste parole dette con una lentezza piena di sentimento, chi lo
+crederebbe? Prandino invece di consolarsi fu preso da uno strano
+turbamento. Era una confessione che desiderava da tanti anni, che
+aspettava da tanti giorni, eppure detta là, in quel luogo, in quel modo,
+in quel momento, lo sorprese invece di commuoverlo, lo sgomentò invece
+di consolarlo. L'idea di quello che avrebbe dovuto rispondere, di quello
+che avrebbe dovuto fare lo impicciava. Tutto il suo sangue, così caldo,
+così bollente, s'era raffreddato in un attimo.
+
+— Ah! dunque è proprio vero, mio Dio? — e non trovò e non seppe dir
+altro.
+
+Elisa, ch'era vicinissima a lui, gli appoggiò la testa sul petto, poi
+gli si piegò addosso, stanca, quasi priva di forze, colle braccia
+abbandonate, chiudendo gli occhi, palpitando, traendo dal seno ricolmo
+lunghi e grossi sospiri.
+
+Egli si guardò attorno.... incerto, timoroso. Capiva che avrebbe dovuto
+essere ardito; ma non l'osava. Invece la baciò appena, leggermente, sui
+capelli, e le disse piano, con la voce strozzata:
+
+— Sarà sempre la stessa cosa, ve lo prometto.
+
+Elisa ebbe un nuovo fremito, lo strinse lei al cuore, con una stretta
+nervosa, convulsa: l'altro mantenne la data parola.
+
+Imbruniva; la pioggia ritornava a cader giù fitta fitta, e anche il
+capanno cominciava a gocciolare da tutte le parti.
+
+La contessa Elisa socchiuse gli occhi, come se si destasse allora, poi
+si rizzò e:
+
+— Grazie, — gli disse lentamente.
+
+— Addio.... Contessa!
+
+— Andate via?
+
+— Sì.
+
+— Perchè?... con questa pioggia?
+
+— È meglio, Contessa.... lasciatemi andar via.... altrimenti....
+Credetelo, è meglio che me ne vada. Addio.
+
+La Contessa gli sorrise dolcemente, ma lo lasciò partire.
+
+L'Ariberti, quasi di corsa, penetrò nel salotto, prese il cappello,
+l'ombrello, poi ne uscì di nuovo e senza nemmeno salutare un'ultima
+volta l'Elisa, senza nemmeno guardare dalla sua parte, si dileguò
+nell'ombra della sera che, di mano in mano, si faceva sempre più densa e
+più profonda.
+
+
+
+
+CAPITOLO IV.
+
+
+L'arcobaleno mantenne le sue promesse: dopo una giornataccia e tutta una
+notte scura e piovosa, ne uscì uno splendido mattino pieno di sole,
+d'aria e di colori.
+
+La contessa Elisa si destò che già la piccola cameretta era inondata di
+luce, e, sedotta dalla larga striscia di sole che rigando il coltrone di
+seta gialla damascato ne sollevava un via vai di pulviscoli dorati,
+folleggianti fra loro, come torme d'insetti che s'inseguano, volle
+alzarsi, volle scendere all'aperto, per respirare anch'essa in mezzo a
+quel giocondo e allegro sereno della campagna, che la chiamava a sè
+dalle finestre spalancate.
+
+Nulladimeno, non si potrebbe dire che appena balzata giù dal letto,
+uscisse subito dalla camera, oh! no, tutt'altro! Ella si vestì, si
+acconciò colla solita cura paziente e diligente. Si oscurò le
+sopracciglia, con due tocchi leggerissimi di pennello: lisciò, ammorbidì
+le guancie con una certa manteca, sulla quale poi fece correre varie
+volte il piumino della cipria. Specialmente attorno alle narici, che
+aveva un pochino enfiate, e dentro le occhiaie, furono minuziose quelle
+sue cure.
+
+Dopo si diè il rossetto alle labbra, e, quantunque volesse sembrare
+spettinata, tuttavia non le costò poco tempo nè poco lavoro, l'artistico
+disordine dei capelli. Sulla veste, indossò un lungo mantello a doppio
+bavero, che nascondeva, o almeno dissimulava abbastanza bene, la fatale
+e inesorabile pinguedine, e finalmente attorno alle tese del cappello,
+puntò un velo fitto fitto, color caffè, di sotto al quale il suo volto,
+così accomodato e mezzo nascosto, appariva soffuso di una freschezza
+incantevole.
+
+Tutto quell'abbigliamento diceva chiaro che la Contessa voleva uscire a
+passeggiar fuori della villetta, e difatti, appena scesa attraversò il
+giardino, passò il cancello e s'inoltrò in una stradicciola dritta,
+lunga, ombrosa, fiancheggiata da due rivi d'acqua limpida, sui cui
+margini verdeggianti ella si fermava qua e là per raccogliere stupide
+margherite e sentimentali “non ti scordar di me.„
+
+Quando fu al termine della stradetta, udì un'allegria confusa e varia di
+fringuelli, di cingallegre, di passeri e di merli, che cantavano
+tutt'insieme. Lì, a dritta, poco discosto, dopo un prato tutto verde e
+un campo di terra nuda sparsa di sanali, c'era il paretaio, dove
+l'Ariberti, ogni mattina, andava a uccellare per conto del suo compare.
+
+La contessa Elisa lo sapeva e per questo appunto girò a destra,
+sollevando un po' la veste colle due mani e tuffando arditamente, fra le
+erbe umide del prato, i suoi stivaletti di pelle lucida.
+
+Il casotto del paretaio era tutto coperto da rami di pino selvatico e da
+fronde rampicanti, disposte in modo da nascondere quel luogo d'insidie.
+Le reti appese in giro, pendevan giù, da lunghi filari d'alberi d'ogni
+specie. Il mandorlo intrecciava i suoi rami con un giovine carpine ed il
+pero col sicomoro. I poveri uccellini avevan là, davvero, una ricchezza
+funesta di seduzioni!... Ma dopo quelle seduzioni sulla fronda cara che
+rammenta il nido, sul tronco amico che ricorda il primo volo, sotto le
+foglie e tra gli stessi fremiti della brezza che accompagnò i primi
+gorgheggi del loro amore, trovavano l'agonia e la morte!... Poveri
+augelletti!... Oh! mille volte più fortunata l'allodola che rimane
+uccisa da un colpo improvviso e tonante come la folgore, lontana dalle
+native pianure, in mezzo alla deserta infinità dello spazio!...
+
+La contessa Elisa era giunta a pochi passi dal casotto e si godeva tutta
+tra quei gorgheggi, in mezzo a quella verzura folta, ricreata dall'aria
+fresca del mattino.
+
+— Conte Eriprando! — gridò dopo un poco che era là rimasta ferma a
+guardare, — conte Eriprando!... Si può venire avanti!?...
+
+A risponderle uscì dal casotto un contadinello che serviva il Conte
+facendogli da uccellatore. Questi, senza parlare, con una mano le fe'
+cenno di non muoversi dal posto: poi si chinò e, nascondendosi mezzo
+dentro e pur rimanendo mezzo fuori dall'usciolo, attento attento,
+fissava l'occhio su due tordi che si avvicinavano saltellando fra i rami
+del paretaio, finchè d'improvviso, essi volando di traverso, piombarono
+nelle reti, dove invano si dibattevano tra quei fili, che per le lor
+forze pareano di ferro, con degli scrolli matti, furiosi, disperati.
+
+L'uccellatore con un urlo d'allegrezza, corse calpestando le aiuole
+seminate, ed era già là per ghermirli, quando la Contessa pregò
+Prandino, che in due salti l'aveva raggiunta, di lasciarglieli veder
+vivi nella rete.
+
+— Giacomo! lascia stare! — gridò il Conte all'uccellatore, che obbedì di
+mala voglia.
+
+L'Elisa e l'Ariberti, lo raggiunsero presto e si trovarono anche loro
+due dinanzi alle vittime spaurite.
+
+— Oh! come son carini, come sono bellini, poverini! — esclamò l'Elisa
+vezzeggiandoli con tutte le moine e i diminutivi coi quali si godeva
+darsi delle arie bambinesche.
+
+— Vuole che li serbi vivi per lei, Contessa?
+
+— Oh! no: tanto non camperebbero.
+
+Giacomo, appena udite queste parole non aspettò di più; e colle sue
+ditacce, schiacciò loro la testa, un dopo l'altro, con due colpi lesti,
+sicuri.
+
+Dibatterono l'ali un'ultima volta, ed erano già morti.
+
+L'Elisa diè in un grido acuto, mentre i suoi occhi si gonfiarono di
+lagrime.
+
+— Perchè hai fatto a quel modo, villano?
+
+E il Conte, irritato, aggiustò a Giacomo uno scapaccione così forte che
+gli mandò il cappellaccio a rotolare lontano.
+
+— Dio mio, poverini! che senso m'han fatto....
+
+L'Elisa, così dicendo, stringeva, chiudendoli, gli occhi, e si premeva
+le mani sul cuore che le palpitava.
+
+Tutti e due rimasero tristi e silenziosi. Il villano, sconcertato, si
+grattò la nuca, poi, dopo di essere corso a raccogliere il cappello,
+ritornò lì per accomodare, con due strappate di mano, le bisacce della
+rete.
+
+— .... Andiamo un po' all'ombra, nel casotto? — domandò Prandino alla
+Contessa, con la voce che gli tremava e il cuore che gli batteva forte.
+
+— Andiamo.
+
+E l'Elisa, di nuovo, sollevando un po' le sue vesti, fu la prima a
+muoversi nella direzione indicata, sempre triste, sempre silenziosa,
+saltellando leggermente per schivare le pozze fangose della viottolina.
+
+Il nostro giovanotto, dopo le conversazioni del giorno innanzi, si
+aspettava qualche cosa da parte della contessa Navaredo: o una lettera,
+o un libro con un fiore, oppure un invito a colazione.
+
+La contessa Elisa non usava chiamar gente a desinare, perchè i pranzi
+impegnano troppo, ma dava invece, di tanto in tanto, qualche
+colazioncina intima (erano sempre in due a tavola, compresa la padrona
+di casa) per la quale, più che la cameriera, la Beppa, che serviva da
+cuoca, lavorava il contadino che, essendo anche giardiniere, riempiva la
+mensa di fiori e di semprevivi.
+
+Ma sebbene qualche cosa si aspettasse, tuttavia quella visita della
+Contessa, a quell'ora, in quel luogo, superava qualunque speranza avesse
+osato vagheggiare.
+
+Erano i _castelli in aria_ della sua adolescenza, fantasticati tutte le
+domeniche in Duomo, durante la messa delle dieci, che si avveravano coi
+loro più splendidi miraggi, divenuti realtà.
+
+Camminando adagio adagio, egli la guardava amorosamente muoversi lesta,
+elegante, dinanzi a lui; e allora il piedino perfetto e, più su, la
+gamba rotonda, coperta da una calza finissima di seta rossa, che le
+vesti, nel sollevarsi, scoprivano di più a ogni passo, a ogni saltello;
+e allora, il profumo della cipria _aux fleurs de lys de kachemyr_, che a
+sbuffate gli saliva al naso; e allora quegli alberi che si movevano ai
+lunghi soffi della brezza mattutina quel verde grondante di rugiada,
+quell'erba luccicante, quel sole così limpido, quell'aria fresca e sana,
+quella solitudine sicura, in mezzo a tutto quel vasto silenzio, solo
+interrotto dal canto alto degli uccelli, gli facevano battere il cuore
+con una contentezza infinita, gli facevano correre nel sangue nuove
+ebbrezze voluttuose.
+
+Quand'erano già vicini al casotto, s'accorse che Giacomo gli teneva
+dietro: Ariberti si voltò a dirgli:
+
+— Adesso non ho bisogno di te; va' pure a fare la tua merenda.
+
+— Grazie, signor Conte.
+
+Il villano gli fece dietro alle spalle una smorfia da scimmia, poi
+infilò un'altra viottola, passò dall'uccelliera a prendersi la sporta
+col suo desinare, e a un mezzo tiro di fucile all'incirca dalla ragnaia
+si sedette sopra l'erba folta della riva che divideva il campo vicino
+dal paretaio. Di tanto in tanto, fra un boccone e l'altro di polenta, il
+ragazzaccio però tornava a grattarsi la nuca e a fissare il casotto con
+certe mossacce maligne.
+
+Là dentro, in quella tana angusta, oscura, dove il sole penetrava appena
+con qualche striscia minuta, con qualche punto luccicante, dagli
+spiragli invisibili, sparsi in quel fitto congegno di fronde, di tronchi
+d'albero e di stuoie, Elisa e Ariberti, tutti due vicini, tutti due
+seduti sopra una panchina corta, ristretta, avevano già ricominciato a
+discorrere d'amore.
+
+— Che cosa avete pensato di me, iersera?
+
+— Che siete molto buono.
+
+— Troppo forse?
+
+— Oh! No!.... Vi voleva bene prima.... ma adesso ve ne voglio anche più.
+
+Prandino l'aiutò a levarsi il cappello che posò sopra un trespolo ch'era
+lì presso: poi tornò a sedersi sulla panchina con lei, che in quella
+oscurità non ci perdeva nulla, anche senza velo.
+
+— Perchè non dite _te ne voglio_ anche più?
+
+— Perchè non son buona, perchè non mi piace. E poi, guardate, non ho mai
+dato del tu a nessuno.
+
+— Nemmeno a vostro marito?
+
+— Con mio marito si sa bene; ma era un'altra cosa!
+
+E l'Elisa si strinse un po' nelle spalle, infastidita da quella domanda
+molto ingenua di Prandino.
+
+— È curioso però il vostro modo di voler bene.
+
+— Sta a vedere, adesso, che l'amore consisterà nel dare del lei, del voi
+o del tu!
+
+— Non in questo solo, ma....
+
+— Ma in che cosa?
+
+— Voi siete cattiva anche.... anche in tutto il resto.
+
+Lei lo guardò fisso perchè non capiva, e lui la guardò fissa per farsi
+capire: ma poi, siccome l'altra continuava a non voler intendere,
+Ariberti, per ispiegarsi, col braccio le circondò la vita, e sporse le
+labbra, avvicinandosi per darle un bacio.
+
+Elisa si ritrasse con tanta vivacità che, quasi, cadeva giù dallo
+sgabello.
+
+— La prego, Conte, non mi faccia pentire della fiducia che ho avuta.
+
+— Perdoni, Contessa; perdoni! Già, io doveva saperlo ch'ella non sente
+nulla per me!
+
+E Prandino, secondo il solito, mettendo subito il muso, sciolse dal suo
+abbraccio la vita della Contessa, e cogli occhi fissi fuori dalla
+piccola finestrella del casotto, sembrò volesse rimanere da allora in
+poi tutto intento alla caccia.
+
+— Vedete come siete? Perchè non si vuol fare in tutto a modo vostro,
+fate il broncio e diventate sgarbato. Andate là, che anche voi avete un
+modo curioso di voler bene!....
+
+Quell'_anche voi_ urtò i nervi a Prandino, che però non si mosse e
+continuò a spiare dalla finestretta.
+
+In quel punto due fringuelli spionciando allegramente e saltellando sui
+rami, tra le fronde della ragnaia, sembrava da un momento all'altro
+volessero scender giù nel mezzo del boschetto, attratti dagli inviti
+degli allettaioli.
+
+Ariberti, non appena li vide, fece subito svolazzar gli zimbelli; poi,
+sollecito, allungò le mani sulla corda dello spauracchio.
+
+Poveri uccelletti! Un colpo, una tirata sola e erano presi.
+
+Elisa li avea scorti molto prima che li vedesse il Conte; ma aveva
+taciuto, sperando gli passassero davanti senza che se ne accorgesse.
+Ella si era sentita stringere il cuore per essi; se li figurava già
+colla loro testina schiacciata fra le ditacce di Giacomo e, buona,
+sensibile com'era di cuore, volle salvarli. Pensò di chiedere a Prandino
+la grazia della loro vita, ma Prandino in quel punto aveva una faccia
+così feroce....
+
+— Perchè siete in collera, Conte? — gli chiese allora come per provare a
+distogliere l'attenzione del giovanotto da quel nuovo agguato.
+
+Ma Prandino era un cacciatore di prim'ordine e nella presa ci metteva
+molto amor proprio, per cui non le badava affatto, e rimase invece tutto
+fisso, immobile, ad aspettare il momento buono di tentare il colpo.
+
+— Perchè siete in collera, Conte?
+
+I fringuelli, fatti due o tre voli capricciosi, adesso eran piombati fra
+le aiuole traditrici, e, senza alcun sospetto, poveri innocenti,
+beccavano il miglio sparso là intorno, per gli zimbelli.
+
+Bisognava tirare lo spauracchio ed eran subito presi....
+
+Prandino difatti, ne aveva già afferrata la corda e puntandosi
+fortemente co' piedi, stava per dare l'urto alla strappata, quando la
+Contessa, visto che non c'era altro scampo, appoggiò sulle mani di lui
+le sue manine grassocce, calde, vellutate, e piano piano gli susurrò
+all'orecchio:
+
+— Perchè _sei_ in collera, adesso?....
+
+Prandino si lasciò sfuggire la corda.... si voltò....
+
+I fringuelli erano salvi.
+
+La buona Elisa gli aveva appoggiata sulla spalla la testa profumata.
+Egli la guardò con uno sguardo lungo, tenerissimo, colmo d'amore e di
+passione: Elisa aveva chiusi gli occhi e sorrideva a fior di labbro.
+Come la sera innanzi egli allora la baciò sui capelli; poi,
+d'improvviso, stringendosela al cuore con una stretta convulsa, la baciò
+e la ribaciò sulla bocca, cosa che la sera innanzi non aveva avuto il
+coraggio di fare.
+
+Intanto i due uccelletti eran rimasti liberi e padroni del campo.
+Volavano a capriccio, dalle aiuole fiorite alle frondi verdi della
+siepe; poi battendo l'ali tornavan giù a bere l'acqua e a diguazzarsi
+nel bagnatoio degli zimbelli.
+
+Nessuno al mondo pensava più di fare ad essi alcun male.
+
+Giacomo, appena li aveva notati, s'era levato lui, mezzo da sedere,
+aspettando che dal casotto venisse data la tirata. Ma nel casotto
+sembrava che tutti fossero morti o, per lo meno, addormentati. Allora il
+villano die' in una grande sghignazzata, si strinse nelle spalle e si
+buttò a svoltolarsi, come un puledro, fra l'erba umida della riva.
+
+Dei soffi d'aria leggeri correano sfiorando la terra, piegando le
+foglioline dell'erba, facendo stormire le fronde spesse delle siepi;
+lunghe ondate di profumo vagavano nell'aria, e qua e là qualche
+ranocchio che si godeva il sole sull'orlo del fossato univa di tratto in
+tratto, il suo gracidare monotono, ai canti acuti, squillanti, stonati
+che uscivano dall'uccelliera.
+
+Giacomo, supino, stette là lungamente a beversi in un assopimento stanco
+quella luce calda e snervante; ma poi quel grande barbaglio del sole lo
+accecò e allora stirandosi e sbadigliando, si tirò giù, sulla faccia
+rosolata, il cappellaccio nero, bisunto e sformato.
+
+I fringuelli continuavano intanto a godersi lietamente tutta quella
+pastura. Eran tornati a rivolare sulla siepe e dalla siepe al boschetto,
+e dal boschetto alle aiuole, e adesso salterellavano tutti e due sul
+tetto del casotto.
+
+S'inseguivano, si sfuggivano, poi ritornavano ad accoppiarsi per scappar
+via un'altra volta, ma sempre continuando a pigolare, con dei gorgheggi,
+ch'erano le note più dolci del loro linguaggio.
+
+Dal tetto, vispi, pettegoli, curiosi, scesero in cerca di becchime fra
+le fronde secche delle pareti, poi, temerari, vennero a posar proprio,
+bezzicandosi, sulla corda dello spauracchio ch'era là distesa,
+abbandonata e, dopo, tutti e due vicini vicini, pigolando sempre,
+s'inseguirono fino sull'assicella del finestrino: ma allora ci fu
+qualche cosa che li impaurì all'improvviso, perchè d'un tratto volarono
+via, spionciando spaventati e andarono dritti dritti, a cader giù
+perdendosi nei campi lontani.
+
+
+
+
+CAPITOLO V.
+
+
+Quello fu per il conte Eriprando degli Ariberti il più bel giorno della
+sua vita; e quando, verso le dieci, la Contessa lo licenziò con un
+ultimo sfogo di moine, egli era stanco, affranto, da quella sua grande
+felicità, e sentiva proprio il bisogno di esser solo, di andar lontano
+anche dalla donna ch'egli adorava, per raccogliersi a pensare, a
+misurare, a comprendere la nuova e immensa beatitudine che lo stordiva.
+Venne quasi l'alba prima ch'egli potesse addormentarsi. Tutta notte
+s'era voltato e rivoltato nel letto, col cuore gonfio, in preda a una
+contentezza, a una smania nervosa, che lo teneva desto, agitato.
+
+È proprio vero: la felicità dà le stesse inquietudini, le stesse
+angosce, quasi, del dolore, ed è anche proprio vero che, come bisogna
+abituarsi alle disgrazie per sopportarle, così bisogna anche abituarci
+alla felicità per saperla godere.
+
+Nemmeno la contessa Elisa dormì subito; non già ch'ella pure avesse
+inquietudini in cuore, ma perchè aspettò del tempo prima di andare a
+letto. Però la Beppa, ch'era una dormigliona rabbiosa e che, quand'erano
+sonate le dieci, tutta raggomitolata sopra una sedia, vicina al fuoco,
+in cucina, non faceva altro che brontolare fra un pisolo e l'altro,
+quella sera non ebbe occasione di lamentarsi. Elisa la mandò a dormire
+subito, dicendole che si sarebbe spogliata da sè, perchè prima aveva da
+scrivere delle lettere.
+
+Difatti, ne scrisse una, corta corta, alla contessina D'Abalà, e
+quest'altra che segue, piuttosto lunga, per il maggiore Del Mantico:
+
+ “_Caro marchese_,
+
+“Oggi ho avuto una giornata molto splenetica, e vi confesserò, con tutto
+il candore, che ne è proprio stata causa la vostra lettera, dalla quale
+traspariva, fra le linee, una freddezza per me incomprensibile e anche
+_choquante_ in qualche punto.
+
+“Perchè non venite?.... _Gli affari di servizio_.... Oh! sono molto
+comodi gli affari di servizio, quando mancano pretesti.
+
+“_A quelque chose malheur est bon_, e anche le _grandi manovre_ servono
+bene per ischivare delle visite seccanti. Non è vero, caro marchese?....
+
+“Io, però, siccome non ho nessun _regret_ nella mia coscienza, così vivo
+tranquilla, almeno per questo riguardo, e dimentico il presente,
+spaziando, come in un sogno, nelle rimembranze di un dolce e tenero
+_trascorso_.
+
+“Anche oggi ho avuto la visita del conte Eriprando degli Ariberti.
+Povero _bébé!_ Egli mi ama davvero e vorrebbe farmi sua moglie. In ogni
+modo, senza interrogare il mio cuore, la realtà della vita vi si oppone.
+L'ho mandato via, adesso, per iscrivere a voi, e penso di chiamare mia
+figlia presso di me, perchè il mondo è così maligno, e le assiduità del
+Contino, essendo io qui tutta sola, potrebbero venire interpretate
+_equivocamente_.
+
+“Del resto, io lo vedo proprio con dispiacere soffrir tanto, povero
+giovane! ma non gli ho nascosto che rinchiudo tali ricordi nella mia
+anima, che mi darebbero sempre molto a pensare prima di legarmi a un
+altro. La poesia, che da lontano mi sfiora l'anima col suo dolce
+profumo, _paralizza_ ogni palpito del cuor mio.
+
+“Però confortatevi, caro marchese; se io vivo del passato, ciò non vi
+deve punto _allarmare_. Ho dello spirito, me lo avete detto anche voi, e
+ne uso a beneficio degli amici, per ricordare delle loro promesse quelle
+soltanto che loro stessi rammentano senza pentimenti.
+
+“E ciò sia detto _en passant_, anche per la visita che volevate farmi
+qui in villa, e che le _grandi manovre_ hanno _rimandata_, pare, ad un
+tempo indefinito.
+
+“E quella mia figlia che mi secca sempre perchè vuole ad ogni costo che
+io mi rimariti?!.... Da ciò solamente dovrei arguire che l'avvocato
+D'Abalà le rende molto felice l'esistenza.
+
+“L'Ariberti ha visto stamattina nel mio cestino la vostra lettera. Deve
+certo aver indovinato dalla busta ch'era vostra, perchè è diventato
+rosso come un gambero e poi è scappato subito via, tutto sconvolto,
+senza quasi nemmeno salutarmi.
+
+“Pensate a me e, se non altro, _non siate oblioso_ di qualche _souvenir_
+che del tutto ancora non può riuscirvi ingrato. Credete che io
+conserverò sempre a _riguardo_ vostro, dell'affezione leale e sincera,
+anche perchè il giorno nel quale cessasse questo mio vivo
+_interessamento_, quel giorno potrebbe cominciar la coscienza a farmi
+dei rimproveri e dei _rimarchi ben_ severi.
+
+“Chi ama dimentica....
+
+“Chi cessa d'amare ricorda.... ed io non posso, ed io non voglio
+ricordare, e perciò domanderò uno stordimento benefico anche alle ceneri
+dell'amore, ed alla poesia soave delle memorie.
+
+“Vi dò la mia mano da baciare. Una volta la baciavate inginocchiandovi
+come dinanzi ad una regina; oggi stringetela pure senza complimenti,
+come ad un buon camerata.
+
+“_Bienheureuse la femme qui après l'amour laisse épanouir les parfums de
+l'amitié_.
+
+“_Après l'amour!_.... Ma mi avete amata, voi, caro marchese?
+
+“_Sans adieu, et sans rancune_.
+
+ “ELISA NAVAREDO.„
+
+Piegò la lettera, la chiuse nella busta, vi fece l'indirizzo e la lasciò
+là, sul tavolino, vicino a quell'altra, scritta per la contessina
+Cecilia.
+
+Gli affari erano terminati e poteva concedersi il meritato riposo,
+perchè anche lei era un po' stanca ed aveva sonno.
+
+Però, come nell'abbigliarsi al mattino, così anche nello svestirsi la
+sera, ella aveva mille cosucce da sbrigare.
+
+Liberatasi dalle vesti e rimasta in sottanino, cominciò dal levare le
+ciocche dei riccioli finti che aveva intrecciate, e il crespo che avea
+nascosto nei capelli. Poi sulla fronte e di dietro sul collo, fece lesta
+lesta, alcune ciambelle coi capelli corti, che schiacciò fra certi
+diavolini di seta nera, unti e bisunti. Sulla faccia, lentamente, si
+spalmò una pomata scura, che si asciugò dopo con un pannicello di lana.
+Attorno alle narici avea la pelle più rossa del solito, e avea le labbra
+molto più rovinate; però quella sera, ricorse al rimedio più efficace:
+da un cassettino della toletta, sotto lo specchio, prese il fondo di una
+candela di sego, che vi era involtata in un pezzo di giornale, lo
+riscaldò, lo fece gocciolare al calore della lucerna, e, con quello, si
+unse ben bene il naso e le labbra. Finita anche questa operazione, sturò
+una bottiglietta di glicerina, se ne versò tanto del liquido in una mano
+quanto ne poteva contenere, e così continuò per un pezzo a fregarle
+tutt'e due l'una coll'altra, come se fosse dietro a lavarsele, e senza
+asciugarle, infilò un paio di guanti sudici, che una volta doveano
+essere stati bianchi, ma che adesso erano gialli dall'unto. Fatto tutto
+ciò, si avvicinò al letto e finì di spogliarsi; ma quando si levò
+l'ultima sottana e rimase in fascetta e in camicia, qualche cosa di
+ruvido le scivolò giù tra le gambe.... Era un ramoscello d'edera che,
+prima di uscire dal casotto, appoggiata mollemente al braccio di
+Prandino, aveva strappato dalla breve fessura della finestrella e che si
+era nascosto nel seno. Elisa guardò per terra, lo vide.... ma forse non
+lo riconobbe, perchè lo cacciò dispettosamente sotto il letto colla
+punta della babbuccia, mentre, per causa del freddo che l'era venuto
+addosso, s'ebbe un colpo di tossaccia grassa, che fece tremare tutta
+quella sua carne che, così disciolta com'era, dal busto e dalle altre
+vesti, l'avrebbe fatta apparire a chi l'avesse vista, ancor più pingue e
+sformata.... Ma per fortuna non c'era alcun occhio indiscreto!
+
+
+
+
+CAPITOLO VI.
+
+
+Il treno-_omnibus_ da Vicenza per Venezia parte alle 12,27, ma alle 11 e
+mezzo il conte Eriprando degli Ariberti giungeva in carrozzella alla
+stazione.
+
+Aveva la faccia scura. Mamma Orsolina, nell'abbracciarlo, era scoppiata
+in un dirotto pianto, e nemmeno le celie della Luciana valsero a
+dissipare in lui l'impressione affettuosamente melanconica di quel
+distacco.
+
+Smontò, pagò il vetturino che brontolò sulla mancia, consegnò la
+valigia, prese un biglietto di _prima classe_, che infilò in bella
+mostra sotto il nastro del pioppino, e, con un gran sussiego, si pose a
+passeggiare sul piazzale, fuori della stazione, aspettando che _lord
+Palmerston_ gli conducesse l'Elisa e la Contessina.
+
+Intanto, mentre girava l'occhio per osservare se il suo biglietto verde
+era notato con rispetto da quelli che viaggiavano in _seconda_, col
+fazzoletto si spazzolava la polvere dal vestito nero, e, mentalmente,
+rifaceva quei benedetti conti: fra il biglietto, la vettura e il
+bagaglio, aveva già speso undici lire. Non gliene rimanevano più altro
+che dugento sessantanove. Eran pochine!... Già, per far le cose ammodo,
+gli sarebbero occorse trecento lire nette da poter spendere a Venezia,
+senza doverle intaccare per il viaggio.
+
+Era ancora immerso in questi calcoli, quando _lord Palmerston_, che, col
+suo _traino_ misurato, scalpitava forte sulle pietre con un _cioc ciac_
+tutto particolare, gli fe' battere il cuore e alzare la testa.
+
+Non si era ingannato: era proprio la carrozza di casa Navaredo.
+
+Prandino, diventando rosso, corse allo sportello e lo aperse. Gegio,
+subito gli saltò addosso, e, siccome aveva mangiato delle ciliegie e ne
+aveva ancora le manine sporche, così gli lasciò l'impronta delle dita
+sui polsini della camicia.
+
+Lesta lesta discese poi la contessa Elisa, coperta fin sotto al mento,
+da uno spolverino d'_orleans_ color piombo, con un cappello di paglia
+scura, che le veniva giù sugli occhi, e una veletta fitta, bigia, che le
+girava attorno al collo e le nascondeva bene la faccia.
+
+La contessina Cecilia, su per giù vestita come sua madre (già per lo
+più, era la Beppa la sarta di tutte due) fu l'ultima a muoversi, e,
+messo un piede sul predellino, prima di toccar terra, si appoggiò tutta
+alla mano del giovanotto, perchè, come al solito, anche allora, la
+Contessina era, per dir la cosa più pulitamente che si può, _in istato
+interessante_.
+
+— Ha preso i biglietti? — chiese subito costei, appena scesa di
+carrozza, colla sua vocina fessa, col suo piglio rabbioso, al povero
+Prando, intimidito tanto da non sapere come dirle di no.
+
+— Ma, veramente, aspettava....
+
+— Che cosa aspettava? Che li prendessi io anche per lei? Non sa forse
+che andiamo a Venezia? Intanto, non vede? allo sportello c'è già la
+gente accalcata e noi dovremo star qui ferme impalate, chissà per quanto
+tempo!
+
+— La Contessa può accomodarsi nelle _sale di aspetto_, — disse uno dei
+facchini che aveva tirati giù dalla vettura il baule e le sacche da
+viaggio.
+
+Ma la Cecilia non ne volle sapere, tutta scalmanata a correre intorno,
+dondolandosi in quello stato, a contare le sacche, le cassette, le
+scatole, le cappelliere, se c'erano tutte e a sorvegliare quelle che si
+dovevano consegnare, e quelle da tenersi in mano. Gridava, smaniava,
+dava in escandescenze per un nonnulla.
+
+Voleva essere subito sbrigata, su due piedi, come se al mondo non ci
+fosse stata che lei da servire; faceva un casa del diavolo per le cose
+più semplici, era malcontenta di tutto, sospettava che tutti, e
+specialmente il Governo, la volessero frodare, tirava le orecchie a
+Gegio, brontolava con sua madre, perchè non sapeva farsi ubbidire, e
+ogni cinque minuti concludeva dicendo che se ci fosse stato là suo
+marito, la tale e tal'altra cosa non sarebbe successa.
+
+E così arrovellandosi anche per un'inezia, la sua faccia d'un bianco
+giallo da linfatica, grassa, rotonda, col naso minuto, a punta, le
+labbra sottili, le sopracciglia spelacchiate, s'infocava tanto sugli
+zigomi, da diventare violacea, mentre in quei momenti i suoi occhietti
+bigi guardavano losco.
+
+La Cecilia, fin dalla nascita, era stata la croce, e una croce molto
+pesante, degli adoratori della contessa Navaredo. Anzi, si può giurare
+senz'altro, che, se qualcuno avesse commesso (per modo di dire) qualche
+peccatuzzo colla mamma, la figliola ci avrebbe pensato lei a dargliene
+la penitenza.
+
+Da bambina, per farla tacere, e per farla andar via, ci volevano i
+confettini, le bambole mute e parlanti, i cestini da lavoro, le cucine
+di stagno e le strade ferrate d'ottone. Però, se i vostri regali non le
+davano nel genio, stava là con tanto di muso, senza moversi, a farvi
+degli sgarbi: ma se invece le piacevano troppo, allora non vi lasciava
+più, vi era sempre addosso, e vi prendeva a voler bene con un amore
+seccantissimo che vi dimostrava pestandovi i piedi, saltandovi sulle
+ginocchia, baciucchiandovi colla bocca umida e impiastricciata di dolci,
+e sciupandovi la cravatta coi suoi ditini, ch'erano stati un po'
+dappertutto.
+
+Grandicella, era maliziosa come uno scimmiotto e s'innamorava lei degli
+adoratori di sua madre, che generalmente se la cavavano coll'arricchire
+alla Contessina gli _album_ dei francobolli, col regalarle libri morali,
+fiori, gingilli, coll'ammirare i suoi dipinti, col deliziarsi alle sue
+sonatine di pianoforte, col giurare che avrebbe avuto una bellissima
+voce anche pel canto, e col dir male di tutte le ragazze che si
+maritavano, e, peggio ancora, dei giovanotti che le sposavano. Ma ce ne
+fu uno, più minchione degli altri, il sottoprefetto D'Abalà che avendo
+tentato inutilmente tutti gli espedienti per piacere alla mamma, e
+volendo proprio piacerle a ogni costo, chiuse gli occhi e si prese la
+figliuola.
+
+Tutti respirarono, tranne, s'intende, il sottoprefetto; ma tutti per
+poco. Delle sue pene ella faceva soffrire un po' ogni conoscente.
+
+Il sigaro le faceva male, gli odori delle essenze peggio, se parlavate
+forte, le doleva la testa, se parlavate piano, dicevate male di lei.
+Ogni mese dovevate correre in traccia di un medico nuovo per un nuovo
+consulto, ad ogni parto andare in traccia di una nutrice forte, sana,
+robusta, non bella, perchè era gelosa, e di poca spesa. Ogni giorno poi,
+bisognava cercarle una cuoca o una cameriera, perchè, da lei ci
+restavano tutt'al più una settimana corta corta, e poi scappavano via
+come se avessero avuto il fuoco alle calcagna.
+
+Nei vostri discorsi dovevate sempre alludere al ministro dell'Interno
+per protestare che era un asino, perchè non rendeva giustizia ai meriti
+dell'avvocato D'Abalà. Dovevate confessare che tutte le donne erano
+brutte, dichiarare che quello di far figliuoli era un gran merito e
+ammettere che il sottoprefetto era più bello, più buono, più forte e più
+intelligente di voi.
+
+— Dunque? Ha preso questi biglietti? — chiese la Cecilia a Prandino,
+quando lo vide venir via dallo sportello.
+
+— Eccoli, Contessina. Per lei, per la Contessa e mezzo per Gegio.
+
+— Come?! Gegio ha tre anni e gli devo prendere il mezzo biglietto? Se
+per Gegio non ho mai pagato nulla?... Ma lei s'è fatto imbrogliare!...
+Ma lei non sa viaggiare!... Ma lei è rimasto sempre in un baule!...
+Faccia, faccia il piacere, la _vadi_ e glielo dia indietro!
+
+— Ma....
+
+— Che cosa, ma?
+
+— Ma adesso, voleva dire.... che non.... che una volta staccato non lo
+riprendono più.
+
+— No? E allora? Che cosa me ne devo fare? La _vadi_, la _vadi_, si
+faccia sentire e non si lasci canzonare in questo modo. Sicuro, santo
+Dio, che con quella faccia sbalordita.... pare sempre addormentato.
+Gliela farebbe sotto il naso anche un santo, gliela farebbe. Ah! se ci
+fosse mio marito.... con lui, glielo dico io, lo ripiglierebbero, e
+senza tanti discorsi. La _vadi_, la _vadi!_...
+
+Prandino, tutto sconcertato e vergognoso, corse dal bigliettinaio col
+mezzo biglietto, ma non riuscì se non a farsi strapazzare anche da lui.
+
+— E così?... — domandò la contessina Cecilia all'Ariberti, quando lo
+vide entrare nella _sala di aspetto_. Ma quelle due parole furono dette
+con una cera, con un tono, con un'espressione tale, che il povero
+Prandino non ebbe più cuore d'andare avanti.
+
+— Sì.... lo han ripreso, — disse tutto abbattuto e colla voce fioca. Il
+sacrificio era consumato: altre quattro lire e cinquanta centesimi se
+n'erano ite.
+
+— Ha veduto?... Ma sicuro che bisogna muoversi, che bisogna parlare, e
+anche saper mostrare i denti se occorre! Andiamo, si svegli adesso, e mi
+aiuti un po' a portar questa roba. Prenda in mano quelle due sacche,
+quella scatola e quella cappelliera e andiamo fuori: il treno è
+arrivato.
+
+Si mossero tutti e due, e l'Elisa dietro, dritta, silenziosa, senza
+occuparsi di nulla, lasciando ogni briga alla Cecilia, come se fosse lei
+la mamma. Gegio era sempre fra le gambe di chi aveva più fretta e voleva
+sempre dare la mano a chi le aveva ambedue impedite.
+
+Il trovare buoni posti e l'accomodarsi nello scompartimento, non fu la
+cosa più facile del mondo. Il conte degli Ariberti era già andato
+innanzi e indietro per due volte, quant'era lungo il treno, seguendo la
+Contessina che correva su e giù, brontolando e spaventando i
+viaggiatori, che erano già dentro le carrozze. Vedendola così trafelata
+e con tutta quella roba, chiudevano in fretta gli sportelli, oppure si
+affacciavano in piedi all'ingresso, per preservarsi da quell'invasione.
+
+— Partenza!... Padova, Mestre, Venezia!... Primi posti avanti, secondi
+indietro, terzi in fondo!...
+
+L'Elisa, che passeggiava in su e in giù anche lei, ma lentamente, per
+conto suo, vide uno scompartimento dove c'erano dentro solo due inglesi
+maschi, seduti l'uno di faccia all'altro. Chiamò la figlia e vi salirono
+su tutti e quattro.
+
+Prandino là dentro, fra quei due musi seri seri, che non si scomodavano,
+che non gli davano posto, che non si movevano nemmeno per restringere la
+loro roba che, sparsa com'era, di qua e di là, occupava tutta la rete,
+sentiva un grande imbarazzo e anche una certa soggezione. Quell'ambiente
+ricco e severo della _prima classe_, se era quello del suo sangue, non
+era però quello della sua borsa.
+
+Egli, in certo modo, invidiava un po' la disinvoltura di Gegio, il quale
+aveva già camminato pacifico sui piedi dell'Inghilterra, e poi, dando
+una inciampata fra le gambe di uno dei due, s'era voltato per dire alla
+contessina Cecilia: — guarda, mamma, come sono brutti!
+
+Ma la Contessina aveva altro pel capo. Era in piedi, tutta occupata a
+disporre le sacche e le valigie.
+
+— Con permesso, _pardon_, scusino, già ci deve essere posto per tutti;
+abbiamo pagato anche noi.
+
+L'Elisa s'era subito rincantucciata comoda comoda, senza badare a nulla,
+nell'angolo vicino a un finestrino, e anche Prandino riuscì, alla fine,
+a potersi sedere e a tenere il posto di faccia all'Elisa, ma quando
+erano già cominciati gli urti e le toccatine di piedi, proprio sul più
+bello, gli inglesi, dopo essersi guardati in faccia con un'occhiata
+significantissima, levarono dei sigari d'avana dalle tasche, li accesero
+e, in due o tre sbuffate, riempirono di fumo lo scompartimento.
+
+— Ma, Conte.... Siamo forse in un _coupé da fumare?_
+
+Così dicendo, la Cecilia cominciò a tossire, a fiutare il fazzoletto, a
+morderlo.... però senza ottenere alcun effetto, chè i due inglesi,
+imperterriti, non si lasciavano commuovere da tutte quelle convulsioni.
+
+Lo scompartimento era proprio destinato pei fumatori e la Contessina
+dovette rassegnarsi ed essere lei la prima a cedere.
+
+Strepitò perchè le aprissero lo sportello, gridò prima in italiano che
+era una _sconvenienza_, e poi lo gridò in francese, corse giù, come
+meglio potè, dal vagone, e Prandino dietro, carico di nuovo di tutto il
+bagaglio e con Gegio fra le gambe, che piangeva perchè aveva paura che
+non si andasse più a Venezia.
+
+La Contessa intanto aveva osservato che il _sotto capostazione_, un bel
+giovanotto biondo col berrettino foderato d'arancio, messo sulle
+ventiquattro, le teneva gli occhi addosso con mesta ammirazione e cheta
+cheta, senza dir verbo, scendeva anche lei dal _coupé_, ma però con la
+grazia e la compostezza che non l'abbandonavano mai.
+
+Cecilia D'Abalà, com'è naturale, era adesso su tutte le furie. La gente
+le faceva circolo intorno, e i viaggiatori, col capo sporto fuori dalle
+finestrelle, la stavano a guardare, ridendo tra loro.
+
+— È una sconvenienza! una mancanza di educazione! Bisogna avere dei
+riguardi per le signore! Oh! se ci fosse stato mio marito!... Avrei
+voluto vederlo!... Avrebbe saputo insegnar la creanza, lui, a quei
+signori!...
+
+— Anch'io — soggiunse sommessamente Prandino che voleva essere pure
+tenuto in qualche conto — anch'io ho detto loro che potevano essere più
+gentili.
+
+— Sì, ma gliel'ha detto in italiano e allora.... chi lo capisce?...
+
+L'Elisa, peraltro, otteneva cogli occhi più che sua figlia colla lingua,
+perchè il _sotto-capo_, da un momento all'altro, fece aprire uno
+scompartimento, destinato a rimaner chiuso fino a Padova, e là dentro,
+comodamente presero posto tutti i nostri viaggiatori. Prandino si
+profuse in ringraziamenti col giovane impiegato, e a titolo di regalo
+gli offrì il suo biglietto di visita, con tanto di corona nel mezzo, ma
+il _sotto-capo_ si trovò meglio ricompensato dal sorriso che gli volse
+di sotto alla veletta la contessa Navaredo. In quanto alla Contessina,
+questa volta ch'era una sgarbatezza il tacere, non aprì bocca: avean
+pagati i biglietti, dunque toccava a quei signori della ferrovia a
+trovar loro i posti!...
+
+— Padova, Mestre, Venezia!...
+
+Finalmente furon tutti seduti. Prandino riuscì a mettersi daccapo in
+faccia alla Contessa; finalmente suonò il corno, la campanella, la
+macchina fischiò, il treno si mosse, e non c'eran da temere altri
+inconvenienti. Gegio, inginocchiato sul sedile, guardava fuori dal
+finestrino dall'altra parte; la Cecilia gli stava vicina tenendolo per
+la falda del camiciotto perchè non cadesse fuori, e i nostri due
+innamorati eran così vicini che potevan parlare liberamente, come se
+fossero restati soli.
+
+— Sembra una persona per bene, quel _sotto-capo_, ed è molto gentile —
+disse lui.
+
+— Sì, davvero? non ci ho badato — rispose lei: poi chinandosi un po' —
+sei contento, bambino? — gli chiese piano piano, accarezzandolo cogli
+occhi e col suo fiato caldo che gli corse sulla faccia e che lo fece
+tremar tutto.
+
+— Oh! sì, e non credevo che al mondo si potesse esserlo tanto!...
+
+I quattro piedi si cercarono, s'incontrarono, si toccarono di nuovo e
+non si lasciarono più fino a Poiana.
+
+Prandino toccava il cielo col dito e, pare impossibile, lo toccava col
+dito dei piedi....
+
+Forse per questo la sua felicità era così vicina ad andarsene colle
+gambe all'aria!
+
+Da Poiana a Padova fu un lungo e non interrotto sdilinquimento
+sentimentale, mentre Gegio canticchiava con urlacci così stonati da
+romper la testa, se non fossero stati attutiti un po' dal rumore e dallo
+sbattere del treno, e la Contessina dormiva, forse per il dispiacere di
+non aver alcuno da strapazzare.
+
+— Mi ami?
+
+— Tanto, tanto!
+
+— Avrai delle lune?
+
+— No.... se non ti lascerai fare la corte da nessuno.
+
+— Chi vuoi che me la faccia, bambino?
+
+— Tutti vorranno fartela, poichè sei tanto bella.
+
+— Non temere, sarò buona.... vedrai.... e poi a Venezia, non so che cosa
+sia.... ma sono sempre stata più buona che in tutti gli altri luoghi.
+
+Prandino ne avrebbe fatto senza di una tale confessione, ma già un po'
+di chiaro-scuro ci voleva.
+
+— Perchè fai il muso adesso?... cos'hai?...
+
+— Nulla, un pensiero che m'è passato per la testa.
+
+— Dimmelo....
+
+— Sciocchezze! Non lo ricordo nemmeno.
+
+— È impossibile! Voglio saperlo,
+
+— Ma se non lo ricordo più, ti dico!... senti, senti, cara: una sera....
+una sera andremo in gondola noi due soli?
+
+— Oh! sì!
+
+— E... là... mi dirai anche là di volermi bene?
+
+Questa volta, l'Elisa non gli rispose nulla, ma sospirò, levando gli
+occhi al cielo, in un modo tale che pareva Santa Lucia, prima
+dell'operazione.
+
+Prandino sognava a occhi aperti: quei dodici giorni alle bagnature gli
+si paravano dinanzi alla mente con tutte le dolcezze, i fascini, le
+commozioni, le ebbrezze volute e sperate dal suo cuore. Egli si sentiva
+felice: anzi, si sentiva l'uomo più felice della terra, e, quando il
+treno arrivava sotto la tettoia di Padova, non desiderava più nulla....
+nemmeno le trenta lire che gli mancavano per fare le trecento.
+
+Lo scompartimento dov'erano i nostri viaggiatori si fermò proprio in
+faccia al Caffè della stazione, e però la contessina Cecilia si sentì
+subito fame, e Gegio sete di _un'aqua di marena_.
+
+Il Conte smontò dalla carrozza, entrò nel Caffè e, strascicando l'erre,
+fece portare fuori un'acqua pel bambino e un caffè e panna, _colla
+cesta_, per la D'Abalà.
+
+— E lei, Contessa, non desidera nulla?
+
+— No, grazie, Conte.
+
+— Pagate, che dopo, stasera, faremo tutto una cosa sola coi biglietti —
+disse la Cecilia ad Ariberti, che s'incamminava di nuovo verso il Caffè.
+
+Mentre però i camerieri, che l'avevano visto a scendere da un _coupé_ di
+prima classe e che avevano adocchiata la corona del portasigari, gli
+davano del conte a tutto andare, egli si sentì stringere il ganascino da
+due dita forti come l'acciaio; si volse subito, ma, appena conobbe chi
+lo trattava in quel modo tanto confidenziale, diventò rosso rosso, e
+fece una profonda scappellata. Era nientemeno che il cavaliere
+Pinocchio, capo divisione nelle _Strade Ferrate dell'Alta Italia_,
+quello al quale il conte degli Ariberti s'era raccomandato tanto per
+avere un impiego.
+
+— Oh! bravo, bravo, bravo il nostro Prandinello! E per dove si viaggia?
+
+— Vado a Venezia.
+
+— A Venezia? Oh! che briccone! A Venezia!... bravo, bravo, bravo. Ci
+sono stato anch'io un paio di giorni fa, e sarà facile che vi ritorni
+ancora quest'altra settimana.
+
+— Davvero? Sarei felicissimo d'incontrarla, Cavaliere.
+
+Questa felicità di Prandino non era mica tutt'oro colato, ma egli la
+buttò là nulladimeno con una grande espansione.
+
+— Sicuro; o al Lido, o in piazza, o sotto le Procuratie ci rivedremo
+certo.... bravo, bravo, bravo. E come sta mamma Orsolina?
+
+— Benissimo, grazie, Cavaliere.
+
+— Oh! a proposito, Prandinello mio, saprete che ho per voi delle buone
+nuove.
+
+— Magari!... — magari me le desse a bassa voce, — pensava il poveretto
+ch'era sulle brace, perchè gli pareva che tutti quanti lo stessero là a
+guardare. Ma il cavaliere Pinocchio, uomo tagliato piuttosto alla buona,
+e che in tutte le stazioni sulla rete dell'_Alta Italia_, gli pareva
+d'essere in casa sua, parlava forte, lentamente e colla bocca piena,
+perchè stava masticando una focaccia calda calda, della _Meneghina_.
+
+— Ieri sono stato a Verona, e ho parlato col capo-traffico.... M'ha
+detto di aver sollecitata la vostra chiamata in servizio. Per la fine di
+questo mese o pei quindici del venturo è quasi certo che sarete a posto.
+Già si sa bene, farete anche voi il tirocinio come avventizio, ma
+intanto....
+
+— Partenza per la linea di Venezia!...
+
+— Scusi.... Grazie tante, Cavaliere!... — E Prandino si mosse per
+scappar via.
+
+— Oh!... c'è tempo.... c'è tempo....
+
+— Ma sa.... non vorrei.... chiudono gli sportelli...
+
+— Andate, andate. Ci rivedremo a Venezia.
+
+— Servitor suo, Cavaliere. — E Prandino tornò di corsa dov'era l'Elisa,
+ma era aspettato anche là da una brutta sorpresa.
+
+Il suo posto in faccia alla Contessa era stato preso da un signore
+grassotto, di mezza età, vestito piuttosto male, con una lente
+all'occhio, il quale, tutto miele, ascoltava sorridendo la contessa
+Elisa, che gli parlava chinata verso di lui e facendo l'occhio di
+triglia.
+
+La D'Abalà s'era un po' avvicinata alla madre, e Gegio stava seduto
+tutto moine e carezze sopra una gamba del signore dalla lente.
+
+Prandino, appena lo riconobbe, e lo riconobbe subito, si sentì tremar le
+gambe, mancare la lena e gli si oscurò la vista. Salì inciampando nello
+scompartimento; rosso, rosso, fece un risolino da ebete, come per
+salutare la comitiva, ma adesso aveva un bel mostrarsi affabile, nessuno
+gli badava più. Tanto per darsi un po' di contegno, accarezzò i capelli
+di Gegio, ma questi gli si voltò irritato, con una mossaccia dispettosa,
+e, quasi lo sapesse di fargli dispetto, si pose a baciucchiare la mano
+pelosa del suo nuovo amico.
+
+— Andiamo, Gegio, non essere seccante. — Si conoscono? — chiese poi
+l'Elisa a quell'altro, indicandogli Prandino.
+
+— Veramente di vista.... credo di sì; ma presentazione non c'è stata.
+
+— Il conte Eriprando degli Ariberti; il marchese del Mantico.
+
+Il maggiore si volse verso Prandino con grande sussiego, e serio, grave,
+si pose a fissarlo colla lente nell'occhio in una maniera come se non
+avesse da guardare un uomo, ma un monumento. Prandino invece, che voleva
+sembrare disinvolto, si alzò dal suo posto, gli venne incontro, gli
+prese, gli strinse la mano, tanto che il polsino, colle macchie rosse
+delle ciliege di Gegio, si slacciò dal bottone e gli corse giù, fuori
+della manica.
+
+La Contessa e il Maggiore, ripresero subito la conversazione a bassa
+voce; la Contessina, da lontano, sorrideva all'una ed all'altro; Gegio
+fra le gambe del Maggiore giocava coi ciondoli dell'orologio.
+
+— Sta a vedere, — pensava Prando dopo di essersi accomodato il polsino,
+— sta a vedere che questo animale viene a Venezia con noi? Se fosse
+vero, io mi fermo a Mestre!... — E intanto si mordeva i baffi, scoteva
+convulsamente i tacchi sul tappeto, allungava il muso, impallidiva,
+aggrottava le sopracciglia, ma era tutta fatica sprecata, che già
+l'Elisa non gli badava.
+
+Dopo una mezz'oretta, terminarono di parlarsi così a bassa voce; e
+allora il Maggiore, per cambiar discorso, cominciò prima a dir male del
+suo colonnello, e poi dopo a discorrere di cavalli, di corse, di
+cocchieri di Monte-Carlo, di centinaia di migliaia di lire, delle
+scuderie del duca A., delle rimesse del principe B., dei _box_ del conte
+C.
+
+Prandino ne capiva poco, ma siccome quell'altro parlando, di tanto in
+tanto lo fissava con la lente, quasi per avere la sua approvazione, egli
+si credeva obbligato di fare certi sorrisi che pareano smorfie.
+
+Però la provvidenza c'è dappertutto, anche sulla linea da Milano a
+Venezia. Difatti, poco prima di arrivare a Mestre, l'infelicissimo conte
+degli Ariberti si sentì tornar l'anima in corpo quando udì il Maggiore
+che cominciava a congedarsi.
+
+— Come!... si ferma a Mestre?
+
+Era la prima volta che Prandino osava dirigergli il discorso; ma la
+contentezza gli ridava adesso il coraggio.
+
+— Sì, mi fermo a Mestre perchè vado a Treviso dove sono di presidio.
+
+— Però ci rivedremo a Venezia, non è vero? — gli chiese quell'antipatica
+della contessina Cecilia.
+
+— E.... potrebbe anche darsi.... ma....
+
+E qui invece di rispondere alla figlia, il maggiore fissò la mamma in
+modo che questa arrossì, si chinò languidamente, e tornarono a parlarsi
+a bassa voce, cosa che rimise l'uggia e lo sgomento addosso a Prandino.
+
+Il treno cominciava a rallentare.
+
+— Ci siamo? — chiese il Maggiore.
+
+— Ci siamo! — rispose Prandino, e aggiunse mentalmente — se Dio lo
+vuole!
+
+— Mestre!... Chi scende a Mestre!...
+
+Il Maggiore prese la sua sacchetta e saltò giù; ma risalì subito sul
+predellino a discorrere piano con l'Elisa che si sporgeva mezza fuori
+dallo sportello. Prandino, tutto orecchi, non riusciva se non ad
+afferrare qualche parola qua e là.
+
+— Dunque? — chiedeva il Maggiore.
+
+— _Cela dépendra!_... — rispondeva la Contessa, sorridendo con
+intenzione. E poi parlarono più basso ancora, e Prandino non potè
+intender più nulla, soltanto ci fu un momento nel quale gli sembrò che
+il Maggiore accennasse a lui e che la Contessa si stringesse un po'
+nelle spalle colla stessa mossa, tal e quale, con cui ella soleva
+mostrarsi crucciata quando egli, alla sua volta, era geloso delle
+lettere del Maggiore.
+
+— E dove ha preso alloggio, Contessa?
+
+— Alla _Gondola d'Oro_ — rispose per lei la Cecilia, avvicinandosi. —
+Dunque verrà a trovarci senza fallo a Venezia?
+
+— Non dico di no.... e non dico di sì!... — Il Maggiore evidentemente ci
+teneva a fare il prezioso.
+
+— Venga! ma venga, da bravo!
+
+— Vieni! Vieni! non è vero che verrai? sì che verrai? — si pose a
+strillare Gegio che riebbe in quel punto un impeto di tenerezza per Del
+Mantico.
+
+— Sì.... sì.... verrò!...
+
+— Ma non si parte più?... — chiese Prandino che cominciava proprio a
+perdere la pazienza. — Non lo capisco tutto questo ritardo.
+
+— Si vede che aspetteranno l'altro treno.... Ah! eccolo!... Dunque....
+buon viaggio, Contessa!
+
+— _Sans adieu!_... — disse questa, stendendogli la mano e rifacendo gli
+occhi di triglia.
+
+— _Sans adieu!_ — e anche il Maggiore, grassotto e attempatuccio
+com'era, si levò, anche lui, la lente per salutarla nell'inchinarsi,
+finchè il treno si muoveva, con un'occhiata lunga e molto sentimentale.
+
+Prandino era ritornato al suo posto, che il Maggiore gli aveva tenuto
+caldo, ma aveva un muso, un fare, che diceva più di qualunque sfuriata.
+La Contessa allungò il piedino, ma i piedi dell'Ariberti si ritirarono,
+quasi avessero paura di scottarsi.
+
+— Che cos'hai? — gli chiese piano l'Elisa, chinandosi verso di lui.
+
+— Nulla! — rispose Prandino, con una manieraccia che pareva le volesse
+dare un morso.
+
+— Si comincia male!
+
+E l'Elisa, così dicendo, con aria seccata si riaccomodò nel suo
+cantuccio, e fino a Venezia non ci fu più verso di farle dire una
+parola.
+
+Intanto, la contessina Cecilia continuava a sfogare il suo vivo
+entusiasmo per il Del Mantico: trovava ch'egli era molto simpatico, che
+aveva molto spirito, che aveva l'aria di gran signore e, finalmente, che
+s'era fatto anche più bello di prima, il che non era proprio vero, nè
+poteva essere, perchè, da che mondo è mondo, tutti i capitani, quando
+diventano maggiori, diventano più brutti....
+
+Con queste chiacchiere, si attraversava il ponte della laguna, e Gegio
+era tutto festante; batteva le manine, gridava, saltava; bisognava
+tenerlo, se no, c'era pericolo si buttasse giù dal finestrino.
+
+A un certo punto, quando vide un battelletto con una vela, che filava
+diritto diritto in mezzo all'acqua, parve diventasse matto, finchè,
+voltatosi di botto all'Elisa, le disse:
+
+— Quando il Del Mantico verrà a Venezia, mi farai comperare una
+barchettina nera, con una bella vela bianca come quella là?...
+
+— Tu, caro, devi imparare a non seccare mai nessuno.
+
+— Va là: te la comprerò io la barchettina — gli disse Prandino,
+accarezzandolo, perchè, un po' spaventato dalla cera brusca che gli
+faceva l'Elisa, sentiva bisogno d'ingraziarsi qualcuno.
+
+— Oh! giusto te!.... Tu non ne hai soldi, tu!.... La mamma ti chiama
+sempre Prandino meschino sotto gli alberi della luna!
+
+Cecilia diede un forte pizzicotto al ragazzo e gli soffocò a mezzo le
+parole; ma Prandino aveva udito tutto; e queste sono le ragioni per le
+quali il conte Eriprando degli Ariberti, che era partito da Vicenza
+raggiante di felicità, smontava a Venezia con un muso lungo un palmo!
+
+
+
+
+CAPITOLO VII.
+
+
+Per chi non è avvezzo a viaggiare, il momento di uscire, stipato fra la
+gente, dalla stazione in una città grossa, dà sempre un certo impiccio:
+figuratevi poi Prandino, il quale, con quel po' po' di peso che aveva
+sullo stomaco, arrivava per l'appunto a Venezia, dove non era mai stato,
+fuorchè una volta sola, da ragazzo.
+
+Dopo di avere attraversata quella tettoia lunga, bassa, stretta, scura
+della stazione, egli si trovò, tutt'a un tratto, in faccia del Canal
+Grande, dove le acque e il cielo e la terra si confondono amorosi in una
+festa di colori. E lì, attorno all'uscita, sul piazzale, c'era una folla
+di gondolieri e di servitori d'albergo: i gondolieri sbraitavano, si
+spingevano l'un l'altro, si sbracciavano; volevano impadronirsi per
+forza dei viaggiatori.
+
+— _Vorla una gondola, signor? Una bela gondola, a un remo, a do remi —
+pronta!_....
+
+I servitori d'albergo, invece, tutti in fila, più gravi, più composti,
+non facevano altro che ripetere:
+
+— Albergo d'Italia! _Grand Hôtel_ — _Capelo_! Al Vapore! _Pension
+Suisse_! La luna! Hôtel Vittoria!
+
+Prandino era rimasto a bocca aperta; quelle grida lo stordivano e
+guardava trasognato lo spettacolo del _Canal Grande_, con quella larga
+striscia di gondole che formava giù come un'altra riva mobile,
+irrequieta, sotto quella bianca, solida, di pietra, e il verdastro
+dell'acqua, e il brulichìo di tutta quella gente affaccendata, e più
+lontano il ponte grigio che parea trapunto.
+
+— Mi dia lo scontrino. Anderò io a farmi consegnare il bagaglio. Lei,
+intanto, prenda una gondola, ma badi bene di contrattare prima, se no,
+vogliono il doppio. Tu, mamma, vieni con me, — continuò la Cecilia,
+rivolgendosi all'Elisa, che camminava passo passo, colla sua andatura
+molle e sentimentale, guardandosi intorno con una certa noncuranza che
+la faceva parere una dama inglese da strapazzo. — Tu, mamma, vieni con
+me. Quattrocchi ci vedono più di due, e poi, alle volte, non si sa mai,
+potrei dimenticarmi qualche _capo_....
+
+Questo pericolo non c'era proprio.... piuttosto ci poteva essere
+l'altro, che se ne ricordasse uno di più!
+
+— Tu, Gegio, sta bono, resta col Conte.
+
+— No! Io voglio andare colla mamma grande!
+
+— Torniamo subito!
+
+— No! Io voglio andare colla mamma grande!
+
+— E tu va colla mamma grande, seccatore, marmotta, che non sei altro!
+
+Un ometto magro, agile, colla faccia maschia, espressiva, annerita dal
+sole, con in testa un cappellaccio di paglia, e indosso un camiciotto di
+rigatino stinto, era stato attento alla scena: però, appena scomparse le
+signore con Gegio, si avvicinò a Prandino e, come se già lo conoscesse
+da un pezzo:
+
+— _Son qua mi, signor_ — gli disse tutto umile — _son qua mi_.
+
+— Avete una gondola?
+
+— _La vegna co mi, ghe digo; la vegna co mi e no la se indubita_!
+
+Prandino lo guardò tutto consolato: non gli pareva vero che qualcuno si
+occupasse di lui in quella folla, per toglierlo d'imbarazzo e, senza dir
+motto, seguì il barcaiolo.
+
+Questi lo fece piegare a sinistra.
+
+Poco dopo, dalla stazione usciva un facchino con un gran baule sulle
+spalle, una valigia in una mano e due sacche in un'altra. Dietro di lui
+venivano la Cecilia, tutta piena di scatole e di cassette, la Contessa
+con una cappelliera da una parte, e Gegio, che le dava la mano,
+dall'altra.
+
+— _Bapi! Ohè! Bapi! Porta qua la roba del signor_ — gridò il barcaiolo,
+che lo riconobbe, mentre Prandino tornava indietro di corsa, per aiutare
+la Cecilia, che in quello stato, rossa e dondolante, con tutto il peso
+della roba fra le mani, pareva dovesse scoppiare.
+
+_Bapi_, che aveva voltato a destra, appena udì la voce che lo chiamava,
+alzò gli occhi, chè la testa non la poteva muovere sotto al baule, e
+piegò, trotterellando curvo, a sinistra.
+
+— Si va per di qua? — chiese Cecilia a Prandino. L'Elisa non gli parlava
+mai, era in collera per la scenaccia che le aveva fatto a Mestre.
+
+— Sì, per di qua. Ho trovato una bella gondola, grande, pulita.
+
+Adagio adagio, si avvicinarono alla riva; ma quale non fu lo sdegno
+della Cecilia e l'espressione ironica della Contessa, quando videro che
+Prandino, invece di una gondola, aveva noleggiato un battello. Era una
+barca grande davvero! e pulita, co' suoi guancialini candidi, filettati
+di rosso!
+
+Però tutto il sentimento aristocratico di casa Navaredo si rivoltò
+dinanzi a quel democratico mezzo di trasporto. La Cecilia strepitò,
+l'Elisa si strinse indispettita nelle spalle, e Gegio si mise a piangere
+perchè avea paura che la mamma non volesse più andare in barca. Ma tanto
+e tanto ogni diverbio era inutile: il baule e le sacche erano già
+dentro, Prandino lo aveva preso, dunque bisognava adattarsi. La Cecilia,
+alla quale davano mano in tre, scese ed entrò nel battello protestando
+che, se ci fosse stato là suo marito, non avrebbe tollerata quella
+canzonatura, e continuò a brontolare concitata finchè il battello
+scendeva lungo il Canale.
+
+Il perfido battelliere la lasciò sfogare per un pezzo, ma poi, senza
+fissare in faccia a nessuno, senza piegare la testa, guardando in alto,
+come se parlasse coi fili del telefono:
+
+— _Il batelo sono più sicuro de la gondola_ — disse serio serio —
+_perchè co una scarampetola da niente si schivano dal tranvai: e invece
+la gondola vengano rebaltata facilmente. Anche gieri, do gondole
+sburtarono il vaporeto e andarono a ramengo coi passeggeri in aqua_.
+
+— _Haohe!_.... — gridò poi piegando il battello per voltare in un rio.
+
+— _Stalì!_.... — rispose una voce interna e subito una gondola uscì dal
+rio, quasi urtando contro il battello che entrava; ci fu uno scambio di
+insolenze fra i barcaioli e ognuno tirò diritto per la sua strada.
+
+Fra Prandino e l'Elisa, il malumore durò ostinato tutto quel giorno. A
+desinare, Prandino, discorrendo colla Cecilia, fece capire a quell'altra
+che lui si trovava così male a Venezia da pensare sul serio di
+ritornarsene a casa il giorno dopo. Ma nè la Cecilia nè l'Elisa gli
+risposero punto in proposito e continuarono invece a chiacchierare, a
+scambiarsi mezze parole, sorrisi significantissimi, che si riferivano a
+discorsi sott'intesi fra loro due e che Prandino non doveva capire.
+
+Nulladimeno madre e figlia mangiarono con buonissimo appetito: l'Elisa
+masticava lentamente, silenziosamente e malinconicamente coll'aria di
+scomodarsi per compire un sacrifizio; la Cecilia divorava in furia,
+quasi avesse paura di non arrivare a tempo a mangiare di tutto. La
+Contessa, intanto, per non perdere il tempo, godeva di essere ammirata,
+non essendoci di meglio, dal direttore della locanda, un signore
+dall'aspetto pulito, elegante, che andava e veniva nella sala da pranzo,
+dispensando ordini coll'aria severa d'un diplomatico, mentre la Cecilia,
+di soppiatto, intascava pane, frutta, formaggio, tutto ciò che le
+capitava, perchè con quella provvista risparmiava la colazione sua e
+quella di Gegio.
+
+Il contegno delle signore, quei misteri che non finivano mai,
+l'indifferenza che gli dimostrava l'Elisa, tutto ciò, metteva addosso a
+Prandino una smania, una gelosia, una inquietudine da non dire.
+
+— Certo — pensava egli fra sè — certo parlano del Maggiore; certo le
+loro parole si riferiscono a lui. Maledetta combinazione!.... Ma come
+mai era egli a Padova!... Fu un accidente, o un incontro combinato tra
+loro d'accordo!.....
+
+Il timore che il Maggiore capitasse un giorno o l'altro a Venezia e si
+facesse vedere al passeggio o al Lido coll'Elisa, lo angustiava
+fortemente; e in questa grande angustia c'era un po' di gelosia e
+insieme di vanità ferita; c'era la paura di perdere l'amore della
+Contessa e c'era anche l'apprensione che la gente, vedendola col
+Maggiore, non riputasse più lui, Prandino, il solo amante fortunato.
+
+Nè a rasserenarlo contribuivano le amabilità scherzose di Gegio, il
+quale, pieno come un otre, sdraiato sulla seggiola, si divertiva a
+schizzare i noccioli delle ciliegie adosso a Prandino, che gli era
+seduto di contro.
+
+Preso il caffè, la Cecilia si volse a sua madre e — Vuoi che andiamo a
+vestirci? — le chiese, alzandosi lei da tavola, per la prima.
+
+— Andiamo pure.
+
+L'Elisa aveva mangiato troppo; aveva caldo, sudava e, adesso, delle
+chiazze rosse, accese, trasparivano sotto la cipria della faccia.
+
+— Io esco un momentino, — disse l'Ariberti alla Cecilia, chè, con
+quell'altra, anche lui voleva tenere il broncio.
+
+— Esce solo?.... Senza aspettarci? — gli domandò Elisa un po' inquieta
+per quegli indizi di ribellione.
+
+— Voglio passare da mio cugino Badoero. Non si sa mai, potrei
+ritornarmene via presto da Venezia, anche domani forse, e, a buon conto,
+desidero prima salutarlo.
+
+— Faccia pure il suo comodo.
+
+— Fra una mezz'ora, fra un'ora, forse, tutt'al più, sarò certo di
+ritorno all'albergo.
+
+— Faccia pure, faccia pure. Vuol dire che, se noi saremo uscite, ci
+ritroverà in piazza o al Caffè.
+
+— A qual Caffè? perchè, suppongo, ce ne sarà più d'uno anche a Venezia.
+
+— Al _Florian_. Dovrebbe saperlo: la _buona società_ non va altro che al
+_Florian_.
+
+— Ma come vuoi che sappia lui queste cose? — saltò su a dire la Cecilia
+— se ti prende ancora un battello per una gondola!
+
+L'Ariberti arrossì dalla rabbia e avrebbe dato dieci lire, delle dugento
+sessanta circa che gli rimanevano, per potersi sfogare tirando le
+orecchie ben bene a quel monellaccio di Gegio, che, dopo la risposta
+impertinente della mamma, s'era messo anche lui a dar la baia a Prandino
+e non la finiva più di gridare a perdifiato:
+
+— Oh bello! oh bello!.... per una gondola prende un battello!....
+
+Colla stizza in corpo salì per andare nella sua camera, a prender il
+cappello, i guanti e la mazzetta. Salì su su, tutte le scale, quante ce
+n'erano, perchè, assicurandolo che di là potea veder la laguna, lo
+avevano alloggiato proprio sotto il tetto. Quando fu di sopra, s'accorse
+di non avere la chiave: scese di nuovo e la domandò ai camerieri che
+incontrava nelle sale del primo piano. Ma questi che aveano ancora dei
+pranzi da servire, andavano e venivano affaccendati, carichi di piatti e
+di roba, mostrando chiaro che non c'era tempo da badare a lui. Prandino,
+in mezzo a tutta quella gente che gli passava dinanzi senza nemmeno
+salutarlo, oppure rispondendogli appena a monosillabi, provava
+soggezione. Quegli abiti neri erano più puliti e più nuovi e più
+eleganti del suo, capiva di non esser nulla là, per quella gente, mentre
+invece a Vicenza era pur sempre _il signor conte_, e temeva che avessero
+subito indovinato com'egli fosse uno di quei forestieri che ne han
+pochini da spendere.
+
+— Che numero ha il signore? — gli chiese un cameriere.
+
+— L'ottantasei.
+
+— È di sopra la chiave dell'ottantasei? — domandò il primo interlocutore
+ad un altro che passava.
+
+— No.
+
+— Allora l'avrà da basso il portiere.
+
+— Grazie — e Prandino scese giù a terreno.
+
+— Avete la mia chiave?
+
+— Che numero? — Il portiere era un uomo alto, colle fedine all'inglese,
+l'aria grave, i modi asciutti e che ci soffriva molto a essere
+scomodato.
+
+— L'ottantasei.
+
+Il portiere non si mosse da sedere: era sdraiato sopra una poltrona, non
+si levò il berretto, cerimonia che del resto non prodigava mai
+agl'italiani, ma teneva in serbo per gl'inglesi, i tedeschi e gli
+egiziani, e sempre senza parlare, indicò all'Ariberti l'ultima chiave
+appesa all'ultimo chiodino della tavoletta.
+
+Prando prese la chiave, risalì su su, nella sua camera a cercarvi ciò
+che voleva e poi ridiscese di corsa. Era ansante, sudato: ma gli stava a
+cuore di dare una lezione a quell'animale di portiere. Però, certo,
+quando avrebbe saputo con chi aveva da fare, avrebbe usato altri modi.
+
+— Sapete indicarmi il palazzo Badoero?
+
+Il nostr'uomo si mosse dalla poltrona con visibile malcontento, e senza
+alcuna fretta uscì fuori a domandare l'indirizzo richiesto, ad un
+gondoliere.
+
+— _Vorla una gondola, signor, andaressimo più presti_.
+
+— Non ho premura. Grazie. — Se per caso — e Prandino si rivolse al
+portiere — se per caso venisse all'albergo il conte Badoero a cercare di
+suo cugino il conte Eriprando degli Ariberti, che sono io, ditegli che
+fra una mezz'ora sarò qui di ritorno.
+
+— Sarà fatto, signor Conte! — E questa volta il portiere, con grande
+soddisfazione di Prandino, si toccò il berretto.
+
+Il nostro giovinotto, avviandosi e internandosi fra quelle _calli_ così
+strette e affollate, dove la puzza d'acqua salsa, stagnante, si confonde
+coll'odore di pesce fritto, non aveva altro che un solo pensiero:
+trovare il modo di far patire all'Elisa un po' di quel malcontento, di
+quell'inquietudine che pativa lui.
+
+— Certo — pensava — certo stasera mi aspetterà un bel pezzo al Caffè....
+Tanto e tanto il maggiore è a Treviso e non ho paura di lui, dunque....
+che mi aspetti!... Comincierà anche lei ad essere un po' inquieta non
+vedendomi capitare. D'ora in poi cambierò sistema. Già colle donne, lo
+dicono tutti, bisogna farsi desiderare per essere desiderati. A buon
+conto il mio cugino Badoero, molto probabilmente, uscirà con me: andremo
+insieme in piazza San Marco, egli mi presenterà forse a qualche suo
+amico, fors'anche a qualche bella signora, e l'Elisa, vedendomi fare il
+galante colle altre, proverà alla sua volta il divertimento della
+gelosia. Brutta stupida!....
+
+Ma, e il suo cugino Badoero lo avrebbe accolto proprio bene? Se invece
+lo trattasse, come si dice, dall'alto al basso? Se non volesse saperne
+di lui? Se lo licenziasse sbrigandosene con un complimentino a fior di
+labbra?
+
+Anche questa era una spina, e una spina che lo pungeva tanto più
+profondamente, quanto più il povero Ariberti si avvicinava al palazzo
+del suo illustre cugino. È vero che per nobiltà di sangue l'uno valeva
+l'altro, ma fra i Badoero e gli Ariberti c'era una differenza notabile
+di quattrini e, in questo mondo ladro e democratico, i quattrini sono un
+gran che, anche quando non sono tutto come nella maggior parte dei casi.
+
+Quando tirò la maniglia del campanello la sua mano tremava ed era così
+confuso che al gondoliere che gli aprì la porta domandò del padrone
+dandogli del _lei!_...
+
+Però si riconfortò presto, chè il Conte lo ricevette subito, dopo due
+minuti soli di anticamera. Badoero fu con lui di una cortesia senza
+esempio. Gli fece tante di quelle espansioni, di quelle profferte, come
+se fossero stati due amiconi che non si fossero veduti da anni, non già
+due cugini che non s'erano veduti mai.
+
+Il Badoero era amabilissimo e possedeva una parlantina che non lasciava
+tempo a quell'altro nemmeno di respirare, non che di ringraziarlo. E
+Prandino lo guardava e sorrideva chinando il capo, tanto per rispondere
+in qualche modo. Del resto non ve n'era bisogno, perchè il cugino
+rispondeva da sè alle sue proprie domande.
+
+— La Contessa vostra madre sta benone, già s'intende? Bravo, ne ho molto
+piacere. Desidero proprio di conoscerla di persona, e lo farò, oh se lo
+farò! la prima volta che passo da Vicenza per andare a Milano, mi ci
+fermo tra una corsa e l'altra. Vedrete, vedrete; non vi prometto di più,
+perchè voglio essere di parola, ma tra una corsa e l'altra mi ci fermo
+di sicuro. Voi già siete venuto a Venezia per le bagnature? Avete fatto
+benissimo: quest'anno avremo una stagione veramente eccezionale. Volete
+una sigaretta?.... Vi fermerete tutto il mese, s'intende — quantunque
+non sarete qui per la cura, ma per il passatempo dei bagni. — Bene,
+bene! andremo al Lido insieme, anzi, tanto per cominciare, trovatevi
+domani sul vaporetto delle tre. Non vi offro nemmeno un invito per il
+_club_: d'estate non ci si va mai. Però, una sera o l'altra, se avrete
+gusto di fare un _taglietto_ al _lansquenet_ od un paio di punti
+all'_écarté_, vi ci condurrò. Mi rincresce, _nom de Dieu_, che oggi,
+proprio oggi, ho un _rendez-vous_. Aspetto il conte Potapow, cugino
+dell'aiutante generale dello Czar, col quale dobbiamo andare dalla
+principessa di Lentz. Bisognerà che la conosciate la principessa: nasce
+Oldenburg. Suo padre, prima di morire, è stato gran duca, e ha regnato
+per otto giorni. Oh! qui a Venezia abbiamo una colonia forestiera molto
+numerosa e molto scelta. Mi rincresce proprio di questo impegno
+preventivo, ma come si fa? Non sono profeta, nè figlio di profeta e non
+potevo certamente immaginare il bel regalo della vostra carissima
+visita. Del resto già si sa bene; meglio stasera che domani. Appena
+arrivato, anche voi avrete molte cose da fare e io, anzi, non voglio
+essere indiscreto e non vi trattengo di più. Dunque a rivederci domani;
+siamo intesi: sul vaporetto delle tre. Vi presenterò alla Principessa. A
+proposito, dove siete, anzi fra noi parenti, dobbiamo trattarci col tu,
+lo permetti non è vero?....
+
+— Oh! si figuri!....
+
+— .... Dove sei sbarcato? Al _Grand Hôtel_?....
+
+— No, all'_Hôtel della Gondola d'Oro_.
+
+— Dicono che non ci si stia male. L'anno scorso vi tenne un
+_pied-à-terre_ per qualche mese il commendatore Jamagata. È il console
+della Cina e del Giappone. Te lo farò conoscere anche lui.
+
+Quando il conte Eriprando degli Ariberti si trovò fuori dal palazzo
+Badoero era tutto beato, tutto gongolante, e fissava la gente per la
+strada con una superbia da Rodomonte.
+
+Gli pareva d'essere diventato un altro uomo. Solamente le dugento
+sessanta lire rimanevano sempre le stesse, e anzi, adesso, gli
+sembravano ancora meno di prima. E fu per l'appunto questa povertà che a
+poco a poco gli rase dal cuore tutta la contentezza dell'accoglienza
+così festosa e del _tu_ scambiato col Badoero; _tu_ nel quale la sera
+innanzi egli osava appena sperare con un sussulto d'ambizione.
+
+Ma tant'è, in questo mondaccio non v'è cosa bella e desiderata, che una
+volta raggiunta non perda tutti i suoi fascini, tutte le sue attrattive.
+Anche la promessa d'essere presentato alla principessa di Lentz, al
+conte Potapow ed al commendatore Jamagata, quantunque fosse una fortuna,
+nulladimeno aveva per lui il suo lato pericoloso. Con dugento sessanta
+lire, come avrebbe potuto vivere per un paio di settimane in una
+compagnia così illustre?.... Tanto illustre che al suo confronto, gli
+sembrava rimpicciolito anche il grande Badoero, e trovava odiosamente
+_borghese_ madama D'Abalà?
+
+E se un bel giorno, sul vaporetto delle tre, gli capitasse alle spalle
+il cavalier Pinocchio e, prendendolo pel ganascino, gli discorresse ad
+alta voce dell'impiego, mentr'egli, magari, si troverebbe seduto fra la
+discendente del Granduca e il rappresentante dell'Impero Celeste?! E se
+il cugino Badoero si fermasse proprio a Vicenza?.... A questa idea tremò
+tutto dallo sgomento. Egli vedeva mamma Orsolina nella sua vesticciuola
+di percallo a quadrettoni caffè, vedeva la figura magra, lunga,
+allampanata della signora Luciana aprir l'uscio della cameretta che
+serviva da cucina, da guardaroba e da anticamera, all'elegante
+visitatore; e si sentì stringere il cuore, e desiderò d'essere
+sotterrato vivo, piuttosto di assistere a quella scena. Allora ebbe
+quasi vergogna di sua madre, povera vecchietta, dimenticando ch'egli, o
+bene o male, si trovava a Venezia a fare il signore, perchè la mamma
+aveva perduto le notti intere a lavorare per lui e un giorno aveva
+rinunciato alla cena e un altro al desinare per mettergli insieme quei
+pochi quattrinelli che bastavano appunto per renderlo infelice.
+
+Anche quel caldo, quell'afa sciroccale, contribuivano non poco alla sua
+tristezza e al suo abbattimento. Nelle _calli_ strette e infocate
+cominciava a farsi buio. Il cielo era grigiastro e il sole calava
+imbronciato fra certi nuvolacci di piombo, che sembrava non lasciassero
+correr giù nemmeno un fil d'aria.
+
+Prandino camminava lemme lemme, abbandonandosi come lo portavan le gambe
+e la gente, fermandosi a ogni ponte a guardare svogliato da una parte e
+dall'altra, ma senza intendere nulla, senza che lo commovessero, senza
+che gli strappassero dal cuore nemmeno un sospiro di meraviglia, nè
+quella magìa di colori e di contrasti, nè quei rii silenziosi, nè quelle
+case lunghe, scure, chiuse come il mistero, dove una figura di donna che
+appare a un balcone, risveglia nell'anima versi d'amore, forse da anni
+dimenticati, dove una voce che si leva alta, lontana, fa pensare a un
+dramma o a un delitto.
+
+Prandino si moveva lentamente, guardando intorno, ma senza veder nulla.
+Dinanzi agli occhi egli non aveva altre immagini che l'Elisa e il
+Maggiore, Badoero e mamma Orsolina, le dugentosessanta lire e il conte
+Potapow.
+
+Ma così, dopo essersi per un bel pezzo lasciato trasportare dalla
+corrente, gli sembrò, un po' alla volta, che il cielo si facesse più
+chiaro, che le calli divenissero meno buie e il brulichìo della gente
+più spesso e rumoroso, finchè tutto a un tratto si trovò in piazza,
+sotto le _Procuratie_, proprio di fronte a san Marco.
+
+Ma le meraviglie che là dentro e d'intorno gli si affacciarono alla
+vista, non lo commossero punto.
+
+Il suo spirito non era disposto per quell'incantevole spettacolo dove
+l'opera di Dio si confonde con l'opera dell'uomo in un'armonia
+maravigliosa di linee e di colori; dove più si ammira ciò che è
+eternamente bello, la forma; dove più si sente ciò che è eternamente
+grande, l'anima.
+
+Invece egli ne risentì come una grave malinconia, come uno sgomento
+vago, indefinito. Eran le sette già sonate da un pezzo, e la piazza,
+allora deserta, pareva ancora più vasta. Era rischiarata da un riflesso
+bigio, squallido, e i leggii preparati per la musica, senza che avessero
+intorno anima viva, e le seggiole bianche e vuote dei Caffè gli facevano
+l'effetto d'altrettanti scheletrini, disposti in riga in quel vasto e
+splendido cimitero. Anche l'allegria dei colombi mancava a quell'ora:
+forse essi pure erano andati altrove a desinare. Soltanto qua e là sotto
+le _Procuratie_ egli vedeva qualche persona che passeggiava, qualche
+altra ferma, in piedi, o seduta. Di tratto in tratto, è vero, la piazza
+era attraversata da una frotta di signore e di signori, dagli abiti
+strani, chiari, eleganti, dai cappelli d'ogni foggia e d'ogni tinta, che
+camminavan lesti, che ridevano, che parlavano tutte le lingue, a due a
+tre in crocchi separati: erano forestieri che ritornavano dal Lido col
+_vaporetto_, ma che sparivano, si dileguavano via com'eran venuti, in un
+attimo. Una volta Prandino fu involto da una di quelle folate, e sentì
+crescere l'uggia che aveva intorno, perchè nessuno badava a lui, perchè,
+fra tutta quella gente, egli era un ignoto, un nulla, e, allora là,
+solo, in mezzo alla piazza san Marco, soffrì di nostalgia, per la sua
+cittaduzza dov'egli era pur qualche cosa, dove tutti lo conoscevano pel
+_signor conte_, dove tutti sapevano che egli era l'amante della
+Navaredo.
+
+Ma però quando passo passo, uscendo dalla severità maestosa, solenne
+della piazza Grande, entrò nella _piazzetta_, allora quella gaia
+giocondità di vedute e quell'aria odorosa, umida, saporita che
+d'improvviso gli sbuffò frizzante sulla faccia, allora la riva, la
+Giudecca, san Giorgio e le isole lontane, allora quell'acqua azzurra
+come il cielo e argentina, gli fecero provare commozioni nuove,
+vivissime, mentre una dolcezza profonda, una mestizia soave dagli occhi
+gli scendea giù in fondo all'anima, suscitandovi un impeto generoso di
+espansione, di tenerezza e d'amore. Allora la figuretta di mamma
+Orsolina gli riapparì dolce, cara, affettuosa, allora ricordò tutte le
+cure, tutto l'affetto della signora Luciana, e pensò come potrebbe
+impiegare parte delle dugentosessanta lire per portare all'una e
+all'altra un ricordo di Venezia. Ma più che non l'avesse mai amata, più
+che non l'avesse adorata mai, gli ritornò l'Elisa dentro al cuore. In
+quel punto sentì che i torti erano di lui, ch'egli era stato
+ingiustamente geloso, ch'era stato inurbano, che l'aveva trattata male,
+e affrettò con ogni desiderio il momento di trovarsi solo con lei, per
+abbracciarsela stretta, per dirle che le voleva tanto e tanto bene, per
+domandarle perdono di tutto, per fare la pace insieme.
+
+Andò all'albergo per trovarla, ma le signore non erano ancora rientrate.
+Allora tornò in piazza a cercarle. Adesso s'era fatto notte, la piazza
+era gremita di gente, i Caffè affollati, e la luce viva, sfacciata del
+gas, la musica echeggiante, il mormorio confuso e il chiaccherìo
+pettegolo della folla, il calpestìo dei piedi, il fruscìo delle vesti lo
+sbalordivano, lo inebbriavano quasi. Nulladimeno, passò e ripassò da
+_Florian_ due, tre, quattro volte, ma l'Elisa non c'era e nemmeno quella
+uggiosa della D'Abalà, che, tant'è, avrebbe veduta volontieri, perchè,
+vicino a lei, sarebbe stato sicuro di scorgere anche l'Elisa. Ritornò a
+fare la piazza in su e in giù, ma ancora inutilmente. Egli era stanco:
+la luce, la musica, il chiasso gli davano il mal di capo, aveva gli
+occhi che gli bruciavano ed era così stanco che le gambe gli si
+piegavano, e incespicava nelle ondulazioni disuguali del selciato.
+
+Dov'erano andate?... Dove s'erano cacciate?... Era stato un gran stupido
+a non aspettarle, a non uscire con loro. Si seccava a star così solo,
+senza conoscer nessuno, fra tutta quella gente.
+
+— Che fossero sedute sotto i portici?
+
+Ancora non era abituato a chiamare _Procuratie_ quei palazzi.
+
+Salì i gradini, entrò sotto, camminò avanti, ma quando fu proprio
+dinanzi al caffè Florian, gli pareva d'essere sul palco scenico d'un
+teatro. Ebbe soggezione di tutta quella luce, sentì una vergogna strana
+in mezzo a tutta quella gente. Credea che ciascuno non avesse nulla di
+meglio da fare che badare a lui. Proprio sulla porta del Caffè c'era
+Badoero che discorreva con un bel vecchio dal tipo aristocratico, alto,
+colla barba bianca: il conte Potapow di sicuro!... Prandino arrossì, si
+fece piccin piccino, voltò via la testa per non essere riconosciuto, e
+fuggì lesto a nascondersi nel buio, perchè in mezzo a quello sfarzo
+d'illuminazione aveva scorto che le sue scarpe dalle suole troppo
+grosse, erano coperte di mota, e gli era sembrato che tutte le macchie e
+le frittelle da mamma Orsolina levate in quei due anni dal suo abito
+nero, saltassero fuori di nuovo, pettegole, impertinenti, per deriderlo
+e perchè fosse deriso.
+
+Respirò più sollevato quando si trovò lontano dalla piazza e si avviò
+subito verso l'albergo della Gondola d'oro.
+
+— È ritornata la Contessa? — chiese al portiere.
+
+— Il numero? — rispose questi che, come al solito, non buttava via le
+parole.
+
+— Numero quaranta.
+
+Il portiere guardò la tavoletta delle chiavi.
+
+— Il numero quaranta è in casa.
+
+Ciò detto, si voltò nella sua poltrona e cominciò a leggere la _Gazzetta
+di Venezia_, con molta attenzione.
+
+Prandino, questa volta, non badò più che tanto alla boria del portiere,
+ma fece gli scalini a due a due e si fermò, ansante per la corsa e un
+po' tremante per l'emozione, a battere al numero quaranta.
+
+— Chi è? — domanda l'Elisa di dentro.
+
+— Son io.
+
+— Avanti.
+
+L'Elisa era occupata nell'accomodare la sua roba dentro al cassettone.
+
+— Dove vi siete nascoste? V'ho aspettato fino adesso, girando su e giù
+per la piazza come un matto. Sono stanco morto.
+
+E Prandino si lasciò cadere sopra una sedia facendosi vento col
+cappello, che là dentro, in quella cameretta bassa, angusta, si
+soffocava dal caldo.
+
+— Cecilia, dopo pranzo, si sentì male e non ebbe più voglia di vestirsi.
+
+— Però siete uscite tutt'e due.
+
+— Sì, ma per poco. Abbiamo fatto una corsa fino in _Merceria_ per
+comperare i nostri _costumi_ da bagno; e poi, siccome ci sentivamo
+stanche, siamo ritornate subito all'albergo.
+
+— Io sono stato da Badoero, e sono giunto in tempo per trovarlo in casa.
+M'ha fatta un'accoglienza festosa, affettuosissima, povero Badoero.
+Voleva anzi che stasera si uscisse insieme per presentarmi alla
+principessa di Lentz, una gran signora: suo padre è stato un duca
+regnante. — Non _ti_ lascio più. Voglio che facciamo vita comune. — Ma
+io ho risposto subito che per questa sera mi doveva scusare. — Sai, —
+gli ho detto, — sono appena arrivato. Ho tante cose da fare!... — Così,
+a fatica, me ne sono liberato per venire al _Florian_, ma tu non
+c'eri!... Abbiamo fissato di ritrovarci domani, sul vaporetto delle tre.
+Te lo presenterò. Vedrai, è un giovinotto molto simpatico.
+
+L'Elisa lo lasciava dire e stava zitta, intenta alle sue faccenduole,
+senza badargli.
+
+— A Venezia fa più caldo che a Vicenza, — riprese l'altro, dopo un po'
+che durava quella scena muta. — C'è un soffoco opprimente che dà alle
+gambe. Quando sono uscito, pareva che volesse piovere da un momento
+all'altro. Adesso invece s'è rimesso al bello, e c'è un sereno, di
+fuori, che invoglia ad andare a fare una _sgondolata_.
+
+Prandino tentava tutti i mezzi per intavolare la conversazione; ma
+faceva fiasco. Allora, tanto per farla parlare, le si rivolse
+direttamente e: — la Cecilia, è andata a letto? — le domandò.
+
+— Sì, poco fa. Anche Gegio cascava dal sonno.
+
+— Sua madre dà troppo da mangiare a quel ragazzo. E... tu....
+
+— Io?
+
+— Sì, che cosa conti di fare?
+
+— Metto a posto questa roba, poi finirò coll'andarmene a letto anch'io.
+
+Prandino, a questo punto, si alzò, guardò l'uscio colla coda
+dell'occhio, se era ben chiuso, poi si avvicinò all'Elisa e cominciò per
+abbracciarla.
+
+— Stia fermo.
+
+— Sei in collera?
+
+— Mi lasci stare, la prego: non mi secchi.
+
+— Ma che cos'hai?
+
+— Ho, e te lo dico chiaro e tondo, ho che se non moderi il tuo
+_temperamento_, è meglio che tu vada per la tua strada.
+
+— Che cosa ho fatto poi, alla fine....
+
+— Tu mi tratti, come non sono mai stata trattata da nessuno. Sei geloso
+di tutto, d'una parola, d'una mosca che vola....
+
+— Il Maggiore mi pare che sia tutt'altro che una mosca.
+
+— Torni daccapo?
+
+— Ma non vedi che scherzo?
+
+— Sì, ma son seccata d'esser sempre _taquinée_ anche ne' tuoi scherzi.
+
+— Se sono geloso, è perchè ti voglio molto bene.
+
+— Oh Dio, quasi quasi, sarebbe il caso di dire un po' meno d'amore e un
+po' più di creanza! Lo sai bene che non sono uscita ieri di collegio, e
+che non posso fare sgarbi a tutti per la tranquillità del tuo cuore.
+
+— No.... ma....
+
+— Che cosa, ma?
+
+— Spiegami un po' tutti quei sorrisi, quei sottintesi, quelle mezze
+parole colla Cecilia?
+
+— Si rideva di te, del tuo muso, delle tue lune, delle tue gelosie, dei
+tuoi sospetti; ecco di che si rideva, se lo vuoi proprio sapere.
+
+Prandino, anche questa volta, credette all'Elisa ciecamente e, al
+solito, fu beato e contento. L'Elisa, sentendosi forse rimordere la
+coscienza per qualche marachella che avesse anche lei da farsi
+perdonare, quella sera non stette molto sul tirato, e però fecero presto
+la pace, e in modo tale che dopo si vollero più bene di prima.
+
+Prandino, sempre insistente e ostinato nelle sue idee, tornò da capo con
+la sua _sgondolata_; e la Elisa adesso accettò senza farsi molto
+pregare.
+
+Appena fuori dell'albergo ed entrati in gondola, cominciarono tutti e
+due a respirare un po' meglio.
+
+La gondola, dapprima, si avviò lenta, leggera, dondolante, per quei rii
+foschi, silenziosi, dove la tenebra fitta era spezzata sfacciatamente
+dai fanali a gas, che, colla loro tozza modernità, stonavano sugli
+angoli delle muraglie così artisticamente tetre, o meglio era interrotta
+qua e là dai riflessi di luce rossastra che si spandevano dalle
+finestre, illuminando, fra le ombre, qualche tratto di architettura
+gotica o bizantina le cui linee fantastiche ridestavano nello spirito
+mille storie lontane di vendette, di sangue e di amori infelici.
+
+Poi sempre lenta, sempre leggera, sempre dondolante, la gondola passando
+pel rio così solennemente triste del _Ponte dei sospiri_, uscì fuori,
+all'aperto. Allora la piazzetta del Palazzo ducale apparì d'improvviso
+come una scena da teatro, col suo sfoggio di smaglianti colori, col
+frastuono delle sue voci confuse interrompendo il melanconico
+raccoglimento dei nostri innamorati, che tornarono a sentirsi a miglior
+agio, quando allontanandosi dalla riva di nuovo rientrarono nelle
+tenebre per uscir fuori ancora in mezzo ad una luce più tranquilla, in
+una calma perfetta, nella queta laguna di San Giorgio.
+
+Giunti là, Prandino si pose a sedere sul _trasto_ guardandosi attorno
+cogli occhi meravigliati e l'Elisa sospirò con un sospiro che le veniva
+proprio dal cuore.
+
+Vi era diffusa una luce pallida pallida, l'acqua era immobile, il cielo
+chiarissimo, leggero e vaporoso, da sembrare un immenso velo trapunto di
+stelle.
+
+Il silenzio era così vasto che pareva avesse preso il suo regno in
+quella solitudine incantata; eppure da tutta quella pace, usciva quella
+melodia che consola, che accarezza lo spirito: era il bello, era la
+musica dell'occhio, che scende già a farsi sentire nell'anima: melodia
+arcana, dolcissima che il tonfo del remo accompagna come un ritornello
+misurato, sollevando ad ogni battuta scintille fosforescenti, mentre la
+luna alta, bianca, serena, par fremere anch'essa rifrangendo i suoi
+raggi tremolanti nel cristallo delle acque.
+
+— Com'è bello! — esclamò l'Elisa.
+
+L'Ariberti non rispose nulla: ma quella voce e quelle parole allora lo
+urtarono e lo infastidirono.
+
+— Mi vuoi bene?
+
+— Sì.
+
+— Dammi un bacio, bambino.
+
+Il giovinotto si volse indietro a guardare, e poi fe' cenno alla donna
+che sarebbero stati veduti dal gondoliere. Ma tutto ciò fu un pretesto;
+egli allora non si sentiva la volontà, il desiderio di darle un bacio.
+In quel punto non sentiva di amarla. L'Elisa, quasi quasi gli era
+indifferente e, peggio, quasi quasi gli spiaceva. Mai come in quella
+sera e in quel momento egli aveva sentito l'amore, ma non era l'amore
+che gli poteva dare la donna viva e sensuale.
+
+Egli si sentiva commosso da un sentimento vago, etereo come quel cielo
+vaporoso, casto come il cristallo di quell'acqua intatta. Era un amore
+che gli entrava nell'anima per la prima volta colle prime impressioni
+subite in quel luogo d'incanto, e così nuovo per lui: però era infinito
+come l'idea e usciva dalle ristrettezze della materia per diffondersi
+nella vastità del pensiero.
+
+L'Elisa aveva perduti tutti i suoi fascini, tutte le sue seduzioni.
+Nessuna donna di questo mondo egli avrebbe sentito in quel punto di
+poter amare, nessuna donna fino allora conosciuta poteva prestare le
+sembianze all'ideale della sua mente. Soltanto là, in alto, in alto, nel
+fondo di quel cielo leggero come il fiato di una fanciulla, egli
+intravedeva una forma vaga, diafana, indistinta che non avea mai veduta
+e che non avrebbe veduta mai: che si avvicinava a poco a poco al suo
+pensiero, per scomparire a poco a poco simile a sognato fantasma che
+fugge via dissipandosi coi primi bagliori dell'alba.
+
+— Vuoi che torniamo, bambino?... — gli disse l'Elisa alla fine,
+stringendosi attorno lo scialle con un brivido di freddo.
+
+Il gondoliere voltò la barca, tornò indietro, e poi venne giù verso il
+_Canal Grande_.
+
+Appunto perchè quelle impressioni erano state così forti e improvvise,
+appunto perciò, si dissiparono subito, appena finito l'incanto che le
+avea suscitate. Invece lo spettacolo nuovo che gli si preparava e che
+contrastava singolarmente col primo, ne produsse in Prandino altre del
+tutto diverse da quelle, ma non meno vive e sentite.
+
+Dopo tanta luce, adesso la gondola, sempre lenta, sempre leggera e
+dondolante, si sprofondava nelle ombre misteriose del _Canal Grande_.
+
+A mano a mano che s'inoltrava, la Venezia dei Dogi e delle feste, della
+voluttà e dei piaceri, del Messer Grande e delle cortigiane, si faceva
+strada non più nell'anima, ma nei sensi di Ariberti. Allora Otello e
+Desdemona, Bianca Cappello e la Faliero, Alfredo de Musset e la Sand,
+Byron e la Guiccioli, la leggenda e la storia dei vecchi palagi
+ingigantiti dalle tenebre gli risollevarono nella mente la memoria di
+quegli amori, gli riaccesero nel sangue il calore di quelle passioni:
+non era più una forma vaga, indistinta, lontana, che rischiarava adesso
+il pensiero dell'Ariberti, ma su quelle acque cupe come l'abisso egli
+sentiva correre aliti di sensualità acuti, penetranti, e vinto dalle
+nuove seduzioni tornò lui questa volta a piegarsi sul _trasto_ e chiese
+un bacio all'Elisa che non gli venne negato.
+
+— _Ahoé!_ — gridò il gondoliere che piegava per entrare in un rio.
+
+— _Stalì! Ahoé!_ — rispose vicina un'altra voce, e una gondola a due
+remi, nella quale si distinse appena un'immagine bianca di donna, che
+sorrideva mollemente sdraiata ad una figura bruna di giovanotto, uscì
+velocemente perdendosi nelle tenebre lungo il canale: era un'altra
+strofa, che si dileguava nell'ombre, di quel poema eterno dell'umanità
+che a Venezia ha il suo canto più vario e più appassionato.
+
+
+
+
+CAPITOLO VIII.
+
+
+Il giorno dopo faceva un tempaccio indiavolato. Era una burrasca di
+mare: pioveva a dirotto e soffiava un vento freddo giù per le _calli_,
+che sbatteva gli ombrelli contro le mostre delle botteghe e agitava
+l'acqua verde dei _rii_. Nessuno, tranne qualche matto d'inglese o di
+tedesco, si sarebbe sognato d'andare al Lido.
+
+L'Elisa, un po' stanca dal viaggio e dalla notte che aveva passata in
+gondola, rimase a letto fin tardi, indugiò ad abbigliarsi e fu visibile
+soltanto all'ora del pranzo, chè, in _negligé_, non si lasciava mai
+veder da nessuno; e si capisce!...
+
+La Contessina invece, dovendo restar chiusa in albergo, approfittò del
+suo tempo per disfare le valigie e regolare i conti con Prandino, al
+quale non parve vero di entrar quasi nel suo, quantunque, per dire la
+verità, non ci fosse pericoli.
+
+Colla sua solita pazienza e timida rassegnazione, si digerì poi una
+solenne lavata di capo dalla Cecilia a proposito della mancia ch'egli
+aveva creduto di mettere in mano, senza prima parlare con lei, all'uomo
+del battello: questi, alla fine, li aveva canzonati per buscarsi lui
+quella _corsa_ dalla stazione all'albergo, e non meritava certo che i
+gonzi lo regalassero anche per soprammercato!...
+
+Prandino del resto lo sapeva già, che non l'avrebbe passata liscia senza
+pigliarsi un rabbuffo! Che!... Quando doveva metter mano alla borsa, non
+c'era versi, madama D'Abalà diventava rabbiosa, bisbetica,
+insopportabile; e allora gli occhietti guardavan losco e si faceva in
+faccia tutta rossa, e non le rimaneva di bianco altro che la punta
+sottile del suo naso minuto.
+
+— No, no, — borbottava contando i biglietti la terza volta, e osservando
+i più sucidi contro la finestra per paura che fossero doppi; — no, no;
+un'altra volta non mi muovo più, se non ho mio marito, che dei ragazzi
+da condurre a spasso me ne basta uno: Gegio, e spesso e volentieri,
+potendolo, farei anche senza di lui!... Una volta, vedete, a Firenze,
+perchè un vetturino pretendeva più della tariffa, mio marito, senza fare
+nè ai nè bai, lo prese per un orecchio e lo consegnò lui stesso ad una
+guardia di città!...
+
+— Queste bravate di tuo marito le puoi contare al primo che passa, ma
+non a me che lo conosco, — pensava Prandino. Però non rispose nulla,
+anzi rimase colla testa bassa, come fosse mortificato davvero per quel
+confronto.
+
+Fatte le valigie, fatti i conti, la Cecilia per non istare in ozio,
+cominciò a sentirsi male, a bere delle tazze di brodo col limone, e a
+sorseggiare dell'_acqua di tutto cedro_, fino all'ora di pranzo, dove
+mangiò per due, com'era naturale. L'Elisa più tardi volle scrivere delle
+lettere, e il direttore dell'albergo _fece salire_ al numero quaranta
+della carta colla marca della casa in oro, e mandò alla Contessa tutti i
+giornali illustrati della _Salle de lecture_.
+
+In quanto a Prandino, egli cominciò a metter muso; l'Elisa non si faceva
+vedere; e lui ogni momento scendeva giù dal portiere a domandare se non
+c'era stato nessuno a cercarlo; tanto che il portiere, seccato, gli
+rispose brusco, che, se capitassero persone pel signor Conte, lo farebbe
+avvisato, perchè egli stava alla porta appunto per ciò!....
+
+Prandino sperava in una visita di Badoero: questa forse avrebbe fatto
+uscire l'Elisa dalla sua camera, e forse, chissà, gli avrebbe dato un
+po' d'importanza anche presso quella rusticona della Cecilia. Ma
+Badoero, contro tutte le espansioni della sera innanzi, non si lasciò
+vedere. Allora Prandino, per isvagarsi, dovette condur Gegio in piazza
+san Marco a gettare il becchime ai colombi che, fortunatamente colla
+loro piacevole dimestichezza, fecero scordare a Gegio l'idea fissa che
+aveva in testa dalla mattina di prendere una gramolata da _Florian_,
+tanto che appena messo il naso fuori dell'albergo aveva cominciato
+subito a brontolare che aveva sete.
+
+Tutto sommato però, quella mezza giornata, non fu proprio cattiva per
+l'Ariberti. Quando tornò all'albergo, si sentì dire che il numero
+quaranta lo cercava: figurarsi! Mandò Gegio in fretta dalla mamma,
+promettendogli che il giorno dopo sarebbero andati in piazza a pigliare
+i colombi colla rete, e in due salti corse dall'Elisa.
+
+— Si può?
+
+— Avanti!
+
+Nella cameretta buia, le tendine erano calate e le persiane chiuse, si
+respirava un profumo di _vinaigres_ e di _violettes_, che ad altri
+avrebbe forse dato il mal di capo; ma a Prandino invece ricreava e
+irritava i sensi: era l'odore particolare della sua donna.
+
+L'Elisa gli venne incontro mostrandoglisi a poco a poco nell'oscurità,
+ancora più bionda, ancora più bianca e ancora più bella del solito. Si
+movea lentamente con un languore pieno di sentimento, con una stanchezza
+piena di fascino e cogli occhi, ch'ella s'era fatti ancora più profondi
+col _keul_, così che dal suo volto e da tutta la sua persona apparivano
+a Prandino le tracce, a lui tanto care, della notte che aveano passata
+in gondola, soli, soletti.
+
+— Che vuoi, cara?
+
+Nella camera si sentiva la respirazione grave, affannosa del giovinotto.
+
+— Nulla. Voleva darti un bacio prima di scendere.
+
+Prandino, tremante di voluttà, voleva stringerla, baciarla, morderla,
+fors'anco: ma lei no; gli si oppose, e lo staccò da sè risolutamente.
+
+— Andiamo; basta; sta quieto, bambino. È ora d'andare a pranzo.
+
+E visto che l'altro stava fermo, intimidito, gli si appoggiò al braccio,
+gli sorrise di nuovo col suo languore di donna stanca, affranta, e
+scesero insieme, ninnolandosi un po' lungo le scale, nella _salle à
+manger_.
+
+Ma, proprio, la fortuna di noi miseri mortali pende da un filo
+invisibile come la famosa spada di Damocle: quando pareva che tutto
+andasse a seconda all'Ariberti, che tutto lo accarezzasse, anche i
+piedini di Elisa, mancò poco ch'egli non si strozzasse con una lisca di
+pesce.
+
+Il direttore dell'albergo, ch'era come sempre tutto daddoli per la
+Contessa del numero quaranta, fino a degnarsi di servirla lui e di
+domandarle ogni tanto se la portata non le piaceva, o se desiderava che
+le fosse cambiata, era entrato in sala con un piego sopra un vassoio
+d'argento.
+
+— Un telegramma per la signora Contessa! — e glielo porse inchinandosi
+graziosamente.
+
+L'Elisa lo ringraziò piegando il capo e girando gli occhi, ma poi,
+appena aperto il telegramma, arrossì, sorrise, parve confondersi, e lo
+passò in fretta alla Cecilia.
+
+— È del Maggiore — pensò subito Prandino fra sè e sè, e fu proprio
+quello il momento, che la lisca gli andò a traverso.
+
+La Cecilia guardò sua madre, aggrottando le ciglia per capir qualche
+cosa, ma senza parlare. Elisa le strizzò l'occhio, poi:
+
+— È di tuo marito — le disse continuando a sorridere, tutta rossa in
+viso a dispetto della cipria. — Vuol sapere se abbiamo fatto buon
+viaggio.
+
+Prandino rialzò il capo respirando, chè la lisca, a quelle parole, trovò
+la sua strada diritta, e il buon ragazzo, tutto consolato, non si adirò
+nemmeno contro Gegio, che, con una pallottola di pane, era riescito a
+colpirlo proprio in un occhio!...
+
+Povero Prandino!... Meglio per lui, del resto, ma ad ogni modo era un
+osservatore assai superficiale. Se no, come avrebbe potuto credere che
+la Cecilia così taccagna, non uscisse in una sfuriata contro l'onorevole
+sotto prefetto, quando davvero egli avesse spesa una lira per avere le
+notizie, mentre se ne poteva levare il gusto qualche ora più tardi, con
+una cartolina da due soldi?...
+
+Il giorno dopo Badoero passò apposta dalla _Gondola d'oro_ e lasciò
+detto al portiere che avvertissero il conte degli Ariberti di non
+mancare al vaporetto delle tre.
+
+L'Ariberti alle due e cinquanta era già sul ponte coll'Elisa, Gegio e la
+Cecilia che teneva in mano un cuscino di tela greggia con in mezzo lo
+stemma in rosso e la corona dei Navaredo, perchè, nel suo stato,
+soffriva a sedersi sulle panchette dure di legno.
+
+Badoero non si fece aspettare: vestito come un cuoco, tutto di bianco,
+profumato, unguentato, impomatato, entrò sul vaporetto lentamente e
+leggermente, dondolandosi sulle gambette lunghe e molli e passando dal
+montatoio sul ponte con un salterello da cavallerizzo. Appena scorse
+Prandino, lo salutò con un cenno lieve del capo e poi gli si avvicinò
+nella corsia, dritto, impalato, guardandosi attorno con occhiatacce
+assassine e dispensando saluti, sorrisi e scappellate fra le bagnanti
+che già si accalcavano sul vaporetto e lo riempivano di risa, di
+chiacchiere e di colori.
+
+Prandino gli venne incontro e lo raggiunse a mezza strada.
+
+— _Ciao_.
+
+— _Ciao_, mio caro!
+
+— Se lo permetti, — e Prandino gli parlò all'orecchio stringendogli un
+braccio colla mano, — ti presento alla contessa Navaredo, di Vicenza, e
+a sua figlia, la contessina d'Abalà.
+
+Badoero, che in tutte quelle bagnanti cercava invano una mima del teatro
+del Lido, per la quale sentiva del tenero assai, continuò a guardarsi
+d'attorno, ma rispose un _ooh!_ lungo, eloquentissimo, accompagnandolo
+con un inchino e mosse dietro ad Ariberti, che camminava male fra tutta
+quella gente stipata, dispensando altrettanti _pardon!_ quante erano le
+punte dei piedi che incontrava colle sue.
+
+— Contessa, Contessina: il conte Badoero, mio cugino.
+
+Questa volta furono le due signore che mormorarono un _ooh!_ molto più
+debole però e molto più corto, chinando il capo leggermente. L'Elisa
+arrossì: già, alla sua età, aveva imparato ad arrossir sempre, quando
+credeva che le stesse bene.
+
+— È la prima volta quest'anno che vengono al Lido? Già, già,
+sicuramente, perchè Ariberti m'ha detto che sono arrivate appunto
+l'altro giorno. Venezia però la conoscono? Non si domanda nemmeno,
+diamine! da Vicenza a Venezia è la corsa di un paio d'ore. Che tempaccio
+ieri! Loro signore non avranno preso il bagno, mi figuro?... Sfido io!
+chi doveva arrischiarsi, ieri, d'andare al Lido? Non ci fu altri che
+quel matto di Roders, un americano, un mio amico, che ha fatta la
+traversata in _sandolo_.
+
+— Quanta gente che continua a salire! — esclamò la Cecilia accomodandosi
+sul cuscino e stringendosi vicino all'Elisa. — Vorrà dire però che
+quando saremo stipati come le acciughe chi sarà capitato tardi se ne
+ritornerà indietro.
+
+— O aspetterà un altro vaporetto. Già, partono ogni venti minuti.
+
+— Oh mio Dio, mio Dio! che puzzo di carbone! Che, che! io non ci posso
+resistere, non voglio già beccarmi il dolor di testa per nessuno, io! —
+esclamò la Cecilia quando proprio il vaporetto era pieno.
+
+Non c'era verso, dovettero passare dall'altra parte, urtando e pigiando
+quella folla, la Cecilia facendosi da guardinfante colle due mani e
+fissando la gente, che stentava un po' a muoversi, cogli occhietti
+loschi dalla bile.
+
+Elisa le teneva dietro con aria distratta, forse per fare impressione a
+Badoero, il quale allungava sempre il collo cercando la mima che non
+trovava mai. Il conte degli Ariberti veniva l'ultimo, tutto rosso dalla
+vergogna, strascinandosi Gegio con una mano e coll'altra tenendosi
+stretto sotto il braccio il cuscino stemmato.
+
+— Oh, finalmente! — esclamò la Cecilia, quando si fu di nuovo adagiata.
+— È innegabile che una volta, da _Rima_, i bagni erano più comodi. Oh,
+sì davvero! E poi si faceva più presto e si spendeva meno.
+
+— Oggi, sa, Contessa, c'è folla perchè è domenica.
+
+— Anche qui come a Vicenza? — esclamò Prandino: — la domenica non si può
+andare in nessun luogo.
+
+— Sicuro: tutto il mondo è paese. Per questo appunto le _nostre signore_
+non vengono mai al Lido la domenica.
+
+— No?
+
+— No. C'è troppa gente. Ma vedranno domani; ce ne sarà meno assai e poi
+troveranno una _società_ molto più _distinta!_
+
+— È vero che al Lido ci sono le carrozze e i cavalli? — saltò su Gegio a
+domandare tutto a un tratto, tirando la giacca a Badoero.
+
+— Sì, carino. C'è il _tramvai_.
+
+— Mamma, andiamo in _tramvai_? Io voglio andare in _tramvai_!
+
+— Sì, sì: chetati, carino, si va in _tramvai_, fino allo stabilimento. È
+suo figlio? — chiese poi a Cecilia.
+
+— Mio figlio. Andiamo, Gegio, da bravo, sta su dritto e saluta il signor
+Conte.
+
+Gegio si strinse nelle spalle, e si voltò divertendosi a sputare
+nell'acqua.
+
+— Carino proprio davvero; e quanti anni ha?...
+
+— Tre anni, — rispose l'Elisa.
+
+— Per bacco, è molto sviluppato!
+
+— La _mamma grande_ dice sempre che ho tre anni! — esclamò Gegio,
+voltandosi verso Badoero, e dando un urtone a un tedesco. — Anche l'anno
+passato a Lonigo io avevo tre anni!...
+
+— Finiscila, stupido! — e la Cecilia gli diede un pizzicotto così forte
+in un orecchio che Gegio diventò rosso dalla rabbia e dal dolore e colla
+manina chiusa allungò un pugno a sua madre. Fra madre e figlio,
+naturalmente, stava per succedere una tragedia, quando Badoero, tanto
+per volgere altrove l'attenzione, esclamò ridendo, chè proprio non
+poteva più contenersi:
+
+— Oh, ecco Potapow e Jamagata che arrivano gli ultimi; ah, ah, ah! se
+non fanno presto restano proprio con un palmo di naso.
+
+Ma Potapow e Jamagata si misero a correre e così arrivarono a tempo per
+imbarcarsi. Potapow era un vecchietto rubizzo, vegeto piuttosto grasso,
+e nel vestito era sudicino, anzichenò. Aveva la barba intera d'un grigio
+giallognolo: parlava sempre, toccava tutto e non istava mai fermo.
+Invece, il commendatore Jamagata, lucente nell'abito nero, di una
+pulitezza squisita e di una eleganza severissima, alto, dritto,
+composto, nel suo genere giapponese era un uomo bellissimo.
+Naturalmente, s'era tagliato la coda, ma in compenso si era fatto
+crescere i baffi; cioè, intendiamoci, non aveva da coltivare che sette
+peli alla destra e cinque alla sinistra del naso.
+
+Il russo ed il giapponese si vedevano sempre insieme: ma nulladimeno si
+detestavano cordialmente. Fra loro due c'era dell'astio, dell'invidia e
+della rivalità. Dicevano corna l'uno dell'altro, si contraddicevano,
+garrivano spesso, giocandosi dei tiri, facendosi dei dispettucci e a
+volte scambiandosi anche qualche impertinenza. Il russo era allegro e
+chiassoso, il giapponese grave e malinconico, il primo assolutista e
+avaro, il secondo splendido e liberale, l'uno materialista e scettico,
+l'altro sentimentale e credente, quello licenziosetto e spregiudicato,
+questo casto e tenero di cuore.
+
+Mentre il vaporetto dal guscio giallo scendeva giù velocemente solcando
+l'acqua cristallina della laguna, con la tolda così tutta coperta dai
+vivaci colori delle vesti, dei capelli, degli ombrellini verdi, rossi,
+bianchi da sembrare un gran cesto carico di fiori, successe la
+presentazione del Conte e del Commendatore alle contesse Navaredo e al
+conte Eriprando degli Ariberti. Il giapponese si sedette vicino
+all'Elisa, il russo rimase in piedi dinanzi a Cecilia. Jamagata parlò
+colla Contessa delle melanconiche idealità di Venezia; Potapow consigliò
+Cecilia a prendere un libretto d'abbonamento pei bagni del Lido,
+avvertendola poi di confrontare attentamente le serie delle contromarche
+perchè alle volte erano sbagliate.
+
+Solamente il conte Eriprando era un po' messo da parte e ciò perchè egli
+non godeva di troppa dimestichezza colla lingua francese. Una volta,
+vedendo ch'egli stava là tutto muto, accarezzandosi i baffi e ridendo
+quando ridevano gli altri, — _Parlez-vous français, monsieur le comte?_
+— gli chiese Potapow.
+
+— _Oh, très peu!_... — rispose Prandino colle labbra strette, e poi
+tacque arrossendo, perchè dubitò di aver detto uno strafalcione; e tanto
+per fare un po' il disinvolto, voleva che Gegio ammirasse le isolette
+dei _Frari_ e di _Sant'Elena_. Ma Gegio nemmeno gli badava: il ragazzo
+fissava Jamagata cogli occhi sbarrati, mangiandosi le unghie.
+
+Prandino cominciava a essere un po' seccato. Quel parlar francese lo
+infastidiva: egli aveva creduto di venire a Venezia a far la prima
+figura vicino alla contessa Navaredo e adesso invece gli toccava
+l'ultima parte.
+
+E già non ne poteva proprio più, quando il vaporetto rallentava la
+corsa, e poco dopo si fermava all'approdo. Furono aperti gli sportelli,
+furon gettati i montatoi, e la gente cominciò a scendere. Allora
+Prandino lavorò tanto bene coi gomiti che riuscì in breve a ficcarsi
+proprio dietro all'Elisa, e quando ella discese, lui, risoluto, con una
+mano appoggiata allo sportello, cacciò fuori la gamba sul montatoio, e
+le rimase vicino, impedendo il passo a Jamagata.
+
+Intanto la gente prendeva d'assalto i _tramways_, che, appena carichi,
+correvano via di trotto, l'uno dopo l'altro.
+
+Jamagata e Potapow, pratici del luogo, non si perdettero in complimenti:
+il commendatore saltò sul _tramway_ e con tutte due le mani aiutò la
+Cecilia. Questa vi salì spinta per di dietro da Potapow, che si volse
+poi a tirar su anche l'Elisa. Prandino, nuovo in quelle confusioni, e
+non abituato a fare l'inglese, s'intimidisce, non ha coraggio di passar
+davanti alle signore, e il _tramway_ si riempie: corre in su e in giù,
+inquieto, affannato per trovarsi un posto purchessia, ma intanto che
+cerca, il _tramway_ si mette in movimento e parte lasciandolo lì con un
+palmo di naso e con Gegio fra le gambe, il quale, vedendo la mamma
+allontanarsi, comincia a piangere e finisce a strillare.
+
+L'Ariberti si guarda attorno, smarrito, mortificato: chiama Badoero: ma
+il Badoero s'era dileguato anche lui. Lì, poco discosto, c'era un altro
+_tramway_, mezzo vuoto, che si disponeva a partire. Prandino,
+trascinando Gegio, si mette a correre, e vi salta dentro che già si
+muove.
+
+— Parte per il Lido? — domanda trafelato al conduttore.
+
+— No, per Venezia! — rispose questo ridendo e schioccando la frusta
+sulla groppa dei cavalli.
+
+— Se avessero osato di rispondere così a mio marito, guai! — esclamò più
+tardi la Cecilia, dopo che Prandino le ebbe contata quella canzonatura,
+— guai!... egli avrebbe buttato quel villano giù dal carrozzone. È vero
+però che mio marito non avrebbe certo fatta una domanda così sciocca: —
+soggiunse poi in via di conclusione, per paura che l'Ariberti le potesse
+rimaner in credito di una gentilezza.
+
+Quando egli giunse allo _stabilimento_ e attraversò la sala del _Caffè
+ristorante_, scura e bassa pari a quella di una nave, come si affacciò
+ad una delle uscite che mettevano sulla terrazza, si fermò là su due
+piedi.
+
+Il mare tranquillo, in calma, lo accecava col riflesso di un azzurro
+largo, ampio, infinito, più del barbaglio del sole che saettava i suoi
+raggi sulle onde calde, con striscie gialle, mobili, scintillanti. A
+quell'ora sul mare non si vedeva una vela, nel cielo non correva una
+nube, non appariva neppure nella sconfinata immensità d'acqua, di cielo
+e di luce, l'ala bianca e rapida dell'alcione.
+
+L'Ariberti, respirando con voluttà l'aria frizzante, si mosse, si avanzò
+verso il lungo parapetto della terrazza; ma allora l'andirivieni
+affollato, rumoroso dei forestieri ai bagni e dei veneziani a spasso, lo
+tolse dalla sua estatica contemplazione, e quel frastuono babelico, quel
+viavai delle fogge più strane, quel pettegolezzo di colori, lo attrasse
+ammirato, come prima lo aveva reso attonito il grandioso spettacolo del
+mare, e ciò mentre l'acqua ch'egli udiva rompersi e scorrere sotto il
+tavolato della terrazza lo impressionava così, da fargli muover le gambe
+con un certo sospetto. Quelle donne belle, eleganti, disinvolte che gli
+passavano vicino, lo facevano arrossire senza ch'egli ne sapesse la
+ragione. Certo, egli le trovava tutte più belle dell'Elisa, e pensando a
+lei adesso, si sentiva come un po' mortificato. Quelle vesti così nuove,
+quei cappelli così arditi, che parevano panierini ricolmi di fiori o di
+frutta, o ricchi nodi svolazzanti di nastri e di trine, quel lusso,
+quella sensualità, gli misero addosso un'invidia indefinibile, un'ansia
+infinita di desideri che sentiva confusamente nel cervello, nel cuore,
+nel sangue, ma che non avrebbe saputo esprimere; una smania d'essere pur
+qualche cosa, in quel mondo a lui così straniero, di attirare sopra di
+sè l'attenzione di tutta quella gente che non si curava de' fatti suoi,
+che non lo guardava, che nemmeno sapeva chi egli fosse di nome. Si
+avvicinò al parapetto; giù, nell'acqua, c'era una compagnia di
+giovinotti con maglia a righe, come quelle dei _clowns_, che offrivano
+un piacevole spettacolo di scambietti, di salti, di capriole, alle
+signore che li stavano a guardare dall'alto. Prandino pensò allora di
+saltar giù, in quella folla, per superare tutti quei nuotatori, per
+farsi ammirare!... Ma poi guardandosi attorno, stanco, intristito, e
+vedendosi così solo, mentre molte coppie di donnine e di giovinotti,
+passeggiando in su e in giù, combinavano insieme l'amore e la
+_reazione_, tornò a pensare all'Elisa con un impeto prepotente di
+affetto, e insieme con un gran desiderio d'aver anche lui la sua amante
+da sfoggiare, e però ricominciò a trovarla bella, a sentirsela cara e a
+volerle bene.
+
+Fu il Badoero che lo fece tornare in sè, dandogli un pizzicotto.
+
+— Oh, _ciao_, Badoero!... E la Contessa, dov'è andata?
+
+— Dall'altra parte; a spogliarsi per fare il bagno.
+
+— Io voglio andare a fare il bagno colla mamma grande! — piagnuccolò
+Gegio appena udì quelle parole.
+
+— Appunto; la contessa Cecilia, — (le conoscenze nuove, si sa bene,
+chiamavano contessa anche lei), — la contessa Cecilia cercava il
+bambino, ed era irritata contro di te, perchè diceva che ti perdi
+d'animo per un nonnulla.
+
+— E adesso, che cosa si fa?
+
+— Condurremo il ragazzo da sua madre e poi andremo a fare il bagno anche
+noi. Non ti pare?
+
+— Sicuro, perdina! non vedo il momento di rinfrescarmi.
+
+Il Badoero, tutto consolato perchè finalmente aveva sbirciata l'Emma, la
+sua mima, giù in mare, che prendeva atteggiamenti plastici a fior
+d'acqua, circondata da tre o quattro adoratori, prese lui Gegio per mano
+e lo condusse nel compartimento riservato alle donne, raccomandando alla
+bagnaiuola che lo facesse entrare nel camerino delle contesse Navaredo.
+Poi raggiunse l'Ariberti sulla terrazza donde uscirono tutti e due di
+nuovo, per andare a bagnarsi.
+
+— Sai, — diceva il Badoero a Prandino, parlando a voce alta, mentre si
+spogliavano in due camerini attigui, — se stasera, sul tardi, ti vedo al
+_Florian_, ti presento alla principessa di Lentz e poi andremo da
+_Bauer_ a cenare.
+
+— Grazie, — rispondeva l'altro dall'altra parte.
+
+— Se vuoi ti condurrò anche al _club_.
+
+— Grazie.
+
+— Già non ti abbisognerà nulla; ma, si sa bene, in ogni occorrenza devi
+far capitale di me.
+
+— Grazie.
+
+— Me ne avrei a male, se non fosse così.
+
+Uscirono presto, quasi nello stesso punto. Il cugino scese il primo
+dalla scaletta; l'altro gli tenne dietro.
+
+L'acqua era bassa, non arrivava a toccar loro le ginocchia.
+
+— Sei nuotatore, non è vero?
+
+— Figurati: nuotatore d'acqua dolce!...
+
+— Tanto meglio, così andremo al largo.
+
+— Sicuro.
+
+— Passeremo dall'altra parte, dove ci sono le signore.
+
+— Ma, non è proibito?
+
+— Che! È proibito avvicinarsi alle signore dentro allo steccato: ma
+fuori non c'è nessuno che possa trovar nulla da ridire.
+
+— Tanto meglio!
+
+Camminando nell'acqua, si lasciarono dietro la folla dei nuotatori
+inesperti che facevano il chiasso, vociando, ridendo, spruzzandosi gli
+uni cogli altri, tuffandosi a vicenda, o dondolando, come salami, appesi
+alle corde.
+
+Quando il fondo cominciò a mancare, i due cugini si allungarono, si
+distesero e nuotarono via, filando velocemente.
+
+L'acqua era calda: il sole dall'alto dardeggiava infocato.
+
+— Vedi la Contessa? — chiese il Badoero a Prandino.
+
+— No, non vedo che la D'Abalà sulla terrazza: minaccia Gegio
+coll'ombrellino, perchè non vuol lasciarsi tuffare dal bagnaiuolo.
+
+— La D'Abalà, naturalmente, non farà bagni...
+
+— No.
+
+— Si capisce.
+
+— Oh! eccola, la Contessa! Nuota sola sola: esce adesso dallo steccato!
+
+— Per bacco! Ci vedi da lontano cogli occhi del cuore....
+
+— Tu scherzi, cuginetto mio!...
+
+— No davvero! E te ne dò subito una prova: io mi fermo qui coll'Emma e
+ti lascio libero.
+
+La piccola Emma, con una maglia rossa, scollata, che la faceva
+distinguere a mezzo chilometro di distanza, ferma, in piedi, più vicina
+alla riva, usciva dall'acqua — dalla cintola in su — come Farinata dal
+fuoco: però l'Emma a vederla così, non metteva punto sgomento.
+
+— _Voi ti, giavan, adess te vegnet giò?_ — questo fu il saluto dato
+dalla Venere _meneghina_ a Badoero, il quale, al suo apparire, fece
+allontanare due o tre giovinottini che le boccheggiavano d'intorno, come
+all'avvicinarsi di un pesce più grosso, i pesciolini minuti si
+disperdono, guizzando via lesti lesti.
+
+Quando Prandino raggiunse l'Elisa, questa cominciò a nuotare di fianco:
+aveva avuta anche l'altra furberia d'indossare un camiciotto da bagno
+molto scuro e così, benchè l'acqua fosse limpida, riusciva a nascondere
+il soverchio rotondeggiare delle sue forme: precauzioni affatto inutili,
+del resto, per il buon Prandino, chè egli era innamorato, e si sa bene:
+più ce n'era di quella donna e più ne amava!
+
+— Sei tu?
+
+— Sì.
+
+— Come hai fatto a ravvisarmi così di lontano, sotto questo
+cappellone....
+
+— Lo sai bene: io ti vedrei anche se tu fossi in capo al mondo.
+
+Prandino ansava e nuotava adesso con maggior fatica. Le braccia bianche,
+il piedino lungo, elegante, e le gambe rotonde della Contessa, vedute
+così sott'acqua, gli toglievano il respiro.
+
+— Sei stanco?
+
+— Tutt'altro.
+
+— Andiamo un po' fuori?
+
+— Come vuoi. Già bisogna venire in mezzo al mare per trovarti sola.
+
+— Sai che Jamagata ha già cominciato a farmi la corte? — E l'Elisa diede
+in una risata, uscendo fuori dall'acqua con un braccio per accomodarsi
+il cappellone di paglia.
+
+— Me ne sono accorto; e tu, non c'è che dire, te la lasci fare per
+benino!
+
+— Che vuoi? Un giapponese, non m'era ancora capitato!
+
+— Cioè?...
+
+— A proposito, bambino, non dir nulla con Cecilia, che siamo usciti
+insieme a nuotare, se no, mi fa certe prediche noiose che non finiscono
+mai! — Fra le altre _fanciullaggini_, all'Elisa era rimasta anche
+questa, di fingere cioè ch'ella fosse tenuta d'occhio da sua figlia.
+
+— Per me, io non le dico nulla di sicuro!... Ma senti, cara, non ti
+lascerai fare la corte da Jamagata: me lo prometti, non è vero?
+
+— Chi lo sa? È tanto sentimentale! — L'Elisa guizzò nell'acqua, girando
+sopra sè stessa e fremendo dal piacere.
+
+Prandino le si cacciò ai fianchi: — Giurami, che mi hai risposto così
+per ischerzo!...
+
+— Tirati in là; andiamo, tirati in là, chè mi fai bere.
+
+— Ti farò bere apposta, se continui a far la civetta!...
+
+— Andiamo, andiamo!... Sei matto! Nuota più distante, chè, se ci vedono,
+fo davvero una bella figura!
+
+L'Elisa non ischerzava più: Prandino si allontanò subito da lei.
+
+— Vuoi che ritorniamo indietro?
+
+— Come desideri!
+
+— Si sta così bene qui soli, in mezzo all'acqua.
+
+— Ti diverti, Prandino?
+
+— Assai!
+
+— Come ieri sera?
+
+— Oh, no! Ieri sera, per modo di dire, fu il più bel giorno della mia
+vita.
+
+— Quanto sei sciocco!...
+
+— Sfido io: ti hanno abituata allo spirito del Giappone.
+
+— Giappone o Cina, sta sicuro che Jamagata di queste sciocchezze non ne
+dice!
+
+— Bada!... ti fo bere!
+
+— Tirati in là!...
+
+— Perdinci, come ti sei fatta paurosa!...
+
+— Andremo ancora un'altra sera in gondola; e prenderemo con noi anche
+Cecilia, non è vero? — L'Elisa aveva detto ciò per ischerzo, ma vedendo
+che l'altro in acqua come in terra prendeva il cappello colla stessa
+facilità. — Non arrabbiarti, permaloso che sei — aggiunse subito — non
+capisci che l'ho detto per ridere?
+
+— Dammi la mano....
+
+— No....
+
+— Dammi la mano!
+
+— No. Non fare scherzi, sai: non mi accomoda! — E l'Elisa si voltò per
+ritornare verso lo _stabilimento_.
+
+— Oh Dio! — esclamò — quanto ci siamo allontanati.
+
+Difatti sulla sabbia bigia della riva, i bagnanti che vi formicolavano
+qua e là, sembravano altrettanti bambini: lo _stabilimento_ basso,
+angusto, ristretto, pareva poco più grande d'un balocco.
+
+Nuotavano tutti e due adagio adagio, senza parlare: lui un po' indietro,
+intento cogli occhi per iscoprire sotto l'acqua tutti i movimenti
+dell'Elisa, e lei godendosi, colle pupille socchiuse, il barbaglio della
+luce calda, molle, snervante, che sollevava dal mare un odore acuto di
+alghe e di sale.
+
+— Chi è quel cappellone laggiù, che nuota dritto verso di noi? — chiese
+Prandino, sempre pieno di sospetti, alla sua compagna, indicandole un
+coso lontano che sembrava una zucca gialla, galleggiante a fior d'acqua.
+
+— Non so, non vedo nulla — rispose l'Elisa. Però, la perfida non diceva
+la verità nemmeno questa volta!... Tanto è vero che increspò le labbra a
+un sorriso di soddisfazione e che, colla scusa di accomodarsi di nuovo
+il cappello, levò fuori dell'acqua un braccio bianchissimo, grassotto,
+che ebbe così, grondante sotto il sole, un momentaneo luccichìo. Poi
+tornò a nuotare di fianco, molto di fianco, allungando e allargando i
+movimenti.
+
+— Ti dico che quello là ci viene incontro! — tornò a ripetere Prandino
+coll'innocenza che gli era abituale. Ma poi, quando si avvicinarono
+ancora di più ed egli potè adocchiare chi ci stava sotto il cappellone,
+il suo povero cuore gli cominciò a saltar dentro come se gli battesse la
+furlana e quella larga distesa d'acqua azzurra gli girò attorno alla
+vista.
+
+— Contessa.... arriva da.... Trieste?!
+
+Maledizione! era proprio lui, il Maggiore!
+
+— Addio Del Mantico! Ritorno col conte Eriprando, da una bellissima
+traversata.
+
+L'Ariberti non potè dire una sola parola: per superarsi, per vincere la
+commozione di quella sorpresa così sgradita, accelerò troppo i
+movimenti, però lo prese un po' d'ansia, d'affanno, e, mentre gli altri
+due si scambiavano dei complimenti graziosissimi, lui diede giù una
+bevuta così abbondante, che lo fece starnutire per un pezzo.
+
+— Conte, si beve?
+
+— Si beve e si beve amaro!
+
+Prandino continuò a sputare, a schiarirsi la gola, e a soffiar l'acqua
+dal naso.
+
+Il Maggiore, veduto in maglia da bagno, non era avvenente per nessun
+verso. Egli non aveva la malizia dell'Elisa, che nuotava di fianco, e
+però si vedeva tutto, così grasso e grosso com'era, col collo corto e
+largo, col petto setoloso, mentre i baffi gli pendevano molli, cadenti,
+rendendo buffo quel suo faccione tondo, bruciato dal sole.
+
+— Lo sapeva, Maggiore, di trovarmi al Lido?
+
+— No, non lo sa....peva, ma lo spe....rava.
+
+Anche il Del Mantico era ansante nel parlare. Non era un nuotatore della
+forza di Prandino, e nell'acqua si stancava subito.
+
+— Ma come ha fatto a riconoscermi così da lontano, e senza
+l'occhialino?...
+
+— Mi fu indi...cata dalla contes...sina Cecilia!
+
+— Strega del diavolo! — borbottò Prandino, la cui grande infelicità
+riempiva adesso, per lui, tutto quell'immenso spazio d'acqua e di cielo.
+
+L'Elisa, pratica di tali scene, capì che la posizione poteva farsi un
+po' difficile, e pensò bene di lasciare soli i due rivali a sbrigarsela
+come credessero meglio.
+
+— Qui, signori miei, bisogna dividerci, se non vogliamo far nascere
+scandali.
+
+— A ben rivederla, Con...tessa!
+
+— Si ferma a Venezia, Maggiore?
+
+— Potrebbe.... darsi!
+
+— Allora, _au revoir!_
+
+— _Au revoir_.
+
+L'Ariberti non salutò nemmeno la Contessa, che filò via dritta dritta,
+verso il compartimento delle signore; invece cominciò a nuotare come i
+cani, sbattendo l'acqua colle mani e coi piedi.
+
+Il Maggiore aveva fatto uno sforzo e non ne poteva più; buon per lui che
+si cominciò presto a toccare il fondo! Prandino continuò a tenersi muto,
+il Maggiore ugualmente, e tutti e due salirono ai rispettivi camerini,
+per due scalette differenti.
+
+Quando l'Ariberti si trovò chiuso, solo solo nella sua gabbia, rimase là
+per un momento, come istupidito dall'affanno e dal dolore; ma poi,
+mentre si asciugava, cominciò a piangere, e a piangere dirottamente.
+
+Povero ragazzo!..
+
+
+
+
+CAPITOLO IX.
+
+
+— Quando ho veduto che c'era quell'altro, ho fatto tutto il possibile
+io, perchè il Del Mantico non ti corresse dietro — diceva la Cecilia,
+mentre aiutava la mamma a vestirsi — ma non sono stata buona di
+trattenerlo: pareva che avesse addosso l'argento vivo!....
+
+— Meglio così: meglio così!.... Ho sempre veduto che cogli uomini,
+quello che non si ottiene coll'amore, si ottiene colla gelosia. Dammi un
+po' di _crème_.
+
+— Bianca o rosa?
+
+— Rosa.
+
+— Credi che il Del Mantico questa volta dica davvero?
+
+— Che vuoi? ancora non ci vedo chiaro — continuava l'Elisa, mentre
+guardandosi nello specchio si toccava qua e là leggermente, colle dita
+intinte nella manteca, le labbra e le narici. — Ancora non ci vedo
+chiaro. A volte mi pare di sì, a volte mi pare di no.
+
+— Tuttavia il telegramma di ieri e il fatto di esser capitato oggi a
+Venezia così a precipizio....
+
+— Certo che dell'Ariberti è molto geloso!...,
+
+— Vedi un po'?.... È geloso di quello stupido!
+
+— Stupido non tanto, e poi ha un bel nome, e in fin dei conti è anche un
+bel ragazzo!....
+
+— Sarà!.... Ad ogni modo è troppo giovine perchè ti sposi.
+
+— Oh! in quanto all'età non vuol dire!
+
+— Ma poi è uno spiantato.
+
+— Questa piuttosto, è una buona ragione.
+
+Mentre l'Elisa terminava d'acconciarsi, la D'Abalà e il conte Potapow
+combinarono di fermarsi al Lido a desinare. Di solito, avea detto il
+Conte, servivano un pranzo fisso, a tre lire e cinquanta, senza vino,
+abbastanza buono. Jamagata, interrogato anche lui in proposito,
+consigliò invece di desinare _a la carta_.
+
+Potapow si strinse nelle spalle e non gli rispose nemmeno. Fra loro due
+poi successe un battibecco vivacissimo quando si dovette scegliere la
+tavola. Potapow ne voleva una vicina alle sale, così erano meglio
+riparati: Jamagata invece la preferiva sul mare, perchè se non si doveva
+godere della vista del mare, allora era inutile di fermarsi al Lido: e
+concluse che chi aveva paura del raffreddore poteva ritornarsene a
+Venezia. La Cecilia li lasciò bisticciare senza entrare in mezzo: era
+troppo affaccendata a far capire al cameriere che pranzavano in sette,
+ma che dovevano apparecchiare per otto, perchè in compagnia c'era un
+bambino, che aveva poco più di due anni.
+
+Ma sul più bello, quando tutto pareva ben disposto, eccoti Badoero che
+dichiara di non poter prendere parte a quel _picnic_: non lo disse, ma
+ne aveva un altro impegnato colla piccola Emma.
+
+Questa notizia inaspettata turbò i calcoli e la quiete della Cecilia e
+di Potapow. Per fortuna il Conte si ricordò in tempo del cavaliere
+Ramolini, il quale poco prima aveva manifestato il desiderio di pranzare
+anche lui al Lido, e domandò subito alla D'Abalà se permetteva che
+glielo presentasse, e se la contessa Navaredo, che ormai li aveva
+raggiunti, ne sarebbe stata contenta.
+
+— Si figuri, si figuri; vada subito a cercarlo: contenta la mamma,
+contenta io, contenti tutti!
+
+Potapow andò correndo in cerca del Cavaliere.
+
+— Contento io, oh, no: _rien du tout_ — disse piano Jamagata alla
+Contessa. — Oh! per trovarmi io contento vorrei essere senza nessuno con
+voi, _précisément_; come dite in italiano?.... senza _nessunissimo?_....
+
+L'Elisa, sorridendo, insegnò a Jamagata che in italiano si poteva dire
+_soli_, _solissimi_, _affatto soli_, mentre Prandino entrava sulla
+terrazza da una parte e il Maggiore vi entrava dall'altra: quello,
+livido, cogli occhi rossi e un muso al doppio del naturale; il Maggiore,
+invece, colla cera soddisfatta e l'occhialino in cerca dell'Elisa,
+asciugandosi i capelli corti, brizzolati, con la pezzuola bianca.
+
+Dopo la presentazione del Maggiore a Jamagata, la contessa Navaredo
+contò che il bagnaiuolo cercava di farle il galante e che nell'acqua le
+stava sempre vicino e che voleva a tutti i costi insegnarle a nuotare,
+quantunque lei non ne avesse bisogno.
+
+Di solito, queste narrazioni, fatte apposta dall'Elisa per istuzzicare
+un po' l'amor proprio dei suoi adoratori, indispettivano fortemente
+Prandino; ma in quel momento egli aveva già troppa infelicità nel cuore,
+perchè una gocciola più una gocciola meno lo potesse far traboccare.
+Invece, cominciò a sentirsi un po' meglio quando la comitiva si mise a
+tavola e la contessa Elisa volle lui alla sinistra, mentre alla destra
+c'era già seduto Jamagata. Allora toccò al Maggiore d'impermalirsi:
+difatti, egli si cacciò in fondo, lontano dagli altri, finchè Gegio, per
+consolarlo, gli camminò prima sui piedi e dopo gli saltò sulle
+ginocchia.
+
+— Perchè è andato a sedersi così in disparte, Maggiore? — gli chiese la
+Cecilia.
+
+— Il bagno forse le ha fatto male? — gli domandò a sua volta l'Elisa,
+con una punta d'ironia.
+
+— Ho fame — rispose il Maggiore secco secco, per dire qualche cosa.
+Prandino, vedendo il Maggiore così annuvolato, si rischiarava sempre
+più.
+
+— Verrò io, Maggiore, a tenerle compagnia! — esclamò la Cecilia; e, così
+dicendo, si alzò di dov'era e andò a sederglisi accanto.
+
+Intanto, dalla porta di mezzo, si vide entrare e avanzarsi Potapow,
+seguito da un signore dall'aspetto grave, rispettabile, tutto chiuso,
+abbottonato fin sotto al mento in un lungo soprabito di _mezza
+stagione_.
+
+Questo signore era il cavaliere Ramolini, il quale, dopo i complimenti,
+le proteste e i ringraziamenti d'uso, fu messo a sedere anche lui di
+fianco alla D'Abalà.
+
+— Domando scusa alle signore, ma vorrei mi permettessero di rimanere
+coperto: questa brezza per me è micidiale.
+
+— Faccia, faccia pure.
+
+— S'accomodi liberamente.
+
+— _Sans façons_.
+
+— _Couvrez-vous monsieur!_ — e Potapow con una mano gli alzò il braccio,
+perchè non esitasse più a lungo a rimettersi in testa la tuba grigia.
+
+— In riva al mare tira sempre un po' d'aria, — disse, dopo la zuppa, il
+cavaliere Ramolini, il quale parlava poco, ma in compenso, di tanto in
+tanto, usciva con delle scoperte che facevano molta impressione.
+
+Il pranzo fu abbastanza animato: se Jamagata trovava tutto cattivo,
+Potapow, viceversa, affermava che tutto era eccellente, e la Cecilia
+mangiava anche per il Maggiore, che si faceva sempre più ammusato a mano
+a mano che Prandino diventava persino spiritoso, tutto consolato dalle
+tenere amabilità che gli prodigava l'Elisa.
+
+Gegio non seccava nessuno perchè dormiva: la lezione di nuoto lo aveva
+infiacchito. E poi, una volta sola che osò dire alla Cecilia,
+indicandole Jamagata: “Guarda, mamma, com'è rimasto giallo anche dopo il
+bagno!„, si prese un altro pizzicotto sull'orecchio, così forte, che non
+fiatò più per un pezzo, finchè terminò coll'addormentarsi.
+
+Alle frutta, Jamagata volle che la Contessa lasciasse a mezzo una pesca
+duraccina, per ammirare la bella vista.
+
+Il mare aveva preso adesso, coi riflessi del tramonto, una tinta verde
+chiara con delle strisce rossicce e violacee, mentre lontano
+sull'orizzonte apparivano le vele a triangolo di tre paranze,
+sfacciatamente colorite d'un giallo dorato.
+
+— Ah, se ci fosse mio marito!.... Come sarebbe contento! — esclamò la
+Cecilia, estatica.
+
+— La contessa d'Abalà non è mai stata a Dieppe? — le domandò Ramolini.
+
+— No.
+
+— Oh!.... — fece il Cavaliere con un sorriso di compassione, e poi
+strinse le labbra come per indicare che là ci dovea essere del bello
+assai.
+
+— Che vuole? — soggiunse la Cecilia, quasi scusandosi — i figli!.... — e
+cambiò di posto colla seggiola, perchè a un tavolo lì vicino c'era un
+signore che fumava spagnolette.
+
+— Già, già, — concluse Ramolini.
+
+Ramolini non diceva mai uno sproposito: parlava poco, ma quel poco era
+per dire che il sole di luglio è caldo, che l'aria di gennaio è fredda e
+che un _risotto coi peoci_ leva l'appetito: tutte verità sacrosante.
+
+Quando egli era costretto a esprimere il suo _debole parere_ sulla tal
+persona o sulla tal'altra, non diceva una parola, ma aveva certi sorrisi
+che rovinavano una riputazione, certi atti ammirativi che mettevano un
+uomo sul piedistallo. Senza avere mai scritta una riga e avendone lette
+pochine, nulladimeno pizzicava un tantino di letterato: si faceva vedere
+al caffè col _Provveditore agli studii_; ogni giorno dava una capata in
+biblioteca, e s'era fatto presentare a Carducci; ma anche in
+letteratura, come nel resto, aveva un metodo di critica sicuro:
+parlavano, per esempio, di Torelli o di Paolo Ferrari? egli si metteva a
+sorridere e pronunciava un nome: — Augier! — C'era discussione sulla
+_Giacinta_ o sui _Malavoglia?_ e lui, dopo d'essere stato sempre zitto,
+tornava a sorridere ed esclamava con un sospiro: — Zola! Oh, _les
+Rougon-Macquart!_ — Dopo di aver osservato attentamente per un quarto
+d'ora, sull'_Illustrazione_, la copia di un quadro della scuola italiana
+moderna, si stringeva nelle spalle, e: — Jèrome — esclamava — Oh,
+Jèrome!.... — e buttava la rivista sul tavolino con un moto di
+dispetto.... Anche Carducci, sicuro, quantunque Ramolini lo conoscesse
+personalmente, anche Carducci impallidiva dinanzi ai poeti della
+Francia, perchè, già è inutile, ma per la Francia il Cavaliere ci aveva
+un debole.
+
+Qui da noi, in Italia, dove tutti facciamo un po' di tutto, il poeta, il
+droghiere, il ministro, il pittore, il sotto-prefetto e il lustrascarpe,
+Ramolini, che non aveva mai fatto nulla, per non esser buono a far
+nulla, rappresentava una lodevole eccezione, e godeva molto credito.
+Andavano tutti d'accordo nel riconoscere il suo ingegno, nel vantare la
+sua coltura. Quando era un giovinotto: — Ramolini, dicevano, è un po'
+inerte, ma il giorno che si metterà a lavorare, farà delle grandi cose.
+— Adesso aveva cinquant'anni, era cavaliere come gli altri, ma ancora
+non aveva _estrinsecate_ le proprie facoltà intellettuali che sotto una
+sola forma: la _dimissione_. Ramolini si dimetteva sempre, appena
+nell'ufficio pubblico, al quale era stato eletto, avrebbe dovuto
+cominciare a far qualche cosa. — Che importa ciò? — diceva il buon
+pubblico — Ramolini non sarà un ingegno _produttivo_, ma resta sempre un
+bell'ingegno e _solido!_ — e molte volte interpretava quelle sue
+dimissioni come piccoli colpi di Stato.
+
+A dir corto, dacchè era venuto al mondo, egli non faceva che tacere e
+curar la salute; la curava male, però che esagerando nelle cautele e
+abusando dei lenitivi, era sempre mezzo indisposto.
+
+Quando servirono il caffè, si levarono tutti da tavola e si avvicinarono
+al parapetto della terrazza, tranne Gegio che fu lasciato solo a
+dormire.
+
+— Bada, mamma, che il troppo stroppia! — disse la Cecilia piano
+all'Elisa, indicandole il Maggiore che aveva chiesto al cameriere
+l'_orario_ delle ferrovie.
+
+— Lascia stare, che ne so più di te!
+
+L'Elisa prese il braccio di Prandino, ch'era tanto fuori di sè dalla
+consolazione da lasciarsi andare fino a parlar francese con Jamagata e
+con Potapow, e si fece condurre nella sala in fondo alla terrazza dove
+c'era un _maestro_ che suonava disperatamente il pianoforte.
+
+— Mi vuoi bene? — le domandò Prandino pieno di buona fede.
+
+— Sei molto seccante!.... In tutto il giorno non hai proprio altro da
+dire!
+
+Elisa non si fermò punto nella sala, ma ritornò subito dov'era il
+rimanente della comitiva.
+
+Là stavano tutti persuadendo il Maggiore a fermarsi per il _fresco_:
+c'era la serenata di gala sul _Canal Grande_.
+
+Il Maggiore s'impuntava duro sul no, ma tutti quei discorsi inquietavano
+Prandino, al quale battea forte il cuore per la paura che il Del
+Mantico, dopo tante chiacchiere, finisse col cedere e col dire di sì.
+
+— Animo, da bravo, bisogna essere compiacente colle signore! —
+continuava quella petulante della Cecilia, mettendosi in saccoccia pezzi
+di zucchero, per Gegio — diceva lei! — Invece di stasera non potrebbe
+partire domani colla prima corsa?
+
+— Ma lascialo andare, Cecilia, non insistere così, non seccar la gente.
+Il Maggiore, si sa bene, non è libero: avrà qualche _affare di servizio_
+che lo obbligherà assolutamente a passare le sue notti a Treviso!....
+dunque.... non dobbiamo essere indiscreti! — e detto tutto ciò con
+vivacità, Elisa sorrise molto ironicamente.
+
+— Oh! per gli _affari di servizio_ — rispose il Maggiore senza guardare
+in faccia l'Elisa — tanto sono in licenza e posso fare quello che più mi
+accomoda.
+
+— Allora si resta! — replicò subito la Cecilia.
+
+Il Maggiore non rispose nulla: Prandino si sentì mancare il fiato.
+
+— Lei, Maggiore, se vuol dire la verità, ha qualche cosa per la testa.
+Andiamo andiamo, mi dia braccio e si confidi con me. Chissà che non
+siano cose che non si possano aggiustare!.... Che ne dice, Cavaliere?
+
+— Mah! A una cosa sola non c'è rimedio: alla morte.
+
+Jamagata a queste parole guardò l'Elisa sospirando profondamente:
+Potapow si mise a ridere.
+
+Il Del Mantico si alzò, offerse il braccio alla Contessina e camminarono
+lentamente in su e in giù lungo la terrazza.
+
+Prandino li seguiva colla coda dell'occhio, inquieto, perchè vedeva il
+Maggiore che gestiva con molta animazione.
+
+— Troverei inutile, — disse poi all'Elisa, un po' titubante, ma
+facendosi coraggio per tastare il terreno — troverei inutile che la
+Contessina dovesse insistere perchè il Maggiore si fermasse alla
+serenata: tant'è, in una gondola non ci possiamo star tutti, e però
+bisognerebbe dividerci.
+
+La Contessa, che adesso pareva molto distratta, non rispose nulla, ma
+Jamagata e Potapow si scusarono di non poter andare con lei al _fresco_
+avendo già ricevuto un invito dalla principessa di Lentz.
+
+Il giovinotto si faceva sempre più inquieto: i discorsi della D'Abalà
+con il Del Mantico non finivano mai, ed egli non ne potea proprio più;
+tuttavia quando essa gli si avvicinò e gli disse piano di fare i conti
+anche per sua madre e per lei, Prandino non osò fiatare e correva già al
+banco.
+
+— Conte Eriprando!.... Scusi!... Senta un momento!....
+
+Prandino le tornò vicino, tutto umile e premuroso.
+
+— Si ricordi bene che Gegio non paga! Non mi faccia i soliti pasticci,
+le solite confusioni!....
+
+Mentre Prandino regolava i conti, e in quel mentre, numerando i suoi
+capitali, si trovava mancante di sette lire, senza che sapesse come e
+dove le avea gettate, le nostre dame, seguite dai rispettivi cavalieri,
+uscirono dallo _stabilimento_ per aspettare il _tramway_. Prandino però
+li raggiunse subito, tutto in orgasmo, temendo di perdere il posto
+buono; quello, si sa, vicino all'Elisa. L'Elisa infatti, che s'era
+tenuto Gegio con sè, lo mandò da sua madre; così Prandino potè sedersi
+al suo fianco, tutto glorioso e trionfante. Se non avesse avuto due
+spine, le sette lire che non riusciva a trovare come le avesse spese e
+la faccia del maggiore Del Mantico che, dopo le chiacchiere colla
+Cecilia, parea meno scura, egli sarebbe stato felice. E non felice
+solamente in _tramway_, ma anche dopo, sul vaporetto, ritornando a
+Venezia.
+
+L'Elisa se lo teneva vicino e gli sorrideva, accarezzandolo con lunghe
+occhiate: si era tolta il velo perchè la brezza viva della laguna glielo
+portava via, e così nell'ombra il suo volto pallido, bianco, non ci
+perdeva nulla neanche scoperto.
+
+— Fa freddo! — esclamò Ramolini, appena il vaporetto si staccò dalla
+riva, cacciandosi la tuba sulle orecchie e stringendosi attorno il
+soprabito.
+
+Jamagata disse di no, che non faceva freddo: Potapow allora si abbottonò
+l'abito in fretta e si legò un fazzoletto attorno il collo per ripararsi
+la gola.
+
+Il cielo, di una trasparenza leggerissima verso il mare, dall'altra
+parte, sopra Venezia, era sparso, attraversato da nuvolacci neri,
+minacciosi, rotti giù basso, dietro ai monti, da una fascia rossa di
+fuoco. Intanto
+
+ “a poco a poco.... la notte era discesa„
+
+e mentre le isolette della laguna qua e là fra le ombre apparivano
+scure, silenziose come fantasmi, Venezia gaia, rilucente, splendeva nel
+fondo, colla sua lunga riva illuminata.
+
+— Ci sarebbe pericolo, Cavaliere, che ci piova sopra al _fresco_ di
+stasera?
+
+— Mah! — rispose Ramolini guardando per aria. — Mah!....
+
+— _Oh! madame la comtesse!.... Oh! la belle vue!_.... — esclamò
+Jamagata, rapito in estasi, mentre indicava Venezia all'Elisa.
+
+Tutti s'erano levati in piedi, rivolti verso Venezia, esprimendo ognuno
+alla sua maniera, tranne, s'intende, il cavaliere Ramolini, la propria
+ammirazione.
+
+— Finalmente! — esclamò Prandino, tutto a un tratto, mentre il
+vaporetto, facendo il giro della laguna, per fermarsi allo sbarco,
+passava lento dinanzi alla piazzetta illuminata — finalmente! adesso mi
+ricordo!
+
+— Che cosa, Conte? — gli domandò piano l'Elisa.
+
+— Nulla, nulla, — fece l'altro, rimettendosi.
+
+S'era ricordato allora come aveva spese le sette lire; e però, liberato
+da quel peso, potè commoversi anche lui dinanzi alle meraviglie della
+riva incantata.
+
+Appena discesi a terra, cominciarono i saluti, i ringraziamenti e le
+espressioni del piacere reciproco per la fatta conoscenza.
+
+— E il Badoero? — domandò Prandino — non s'è più visto?
+
+Il Badoero era rimasto a teatro, al Lido. Tutti notarono allora ch'egli
+si era dileguato in una maniera poco cortese.
+
+— Almeno si fosse degnato di salutarci! — brontolò la Cecilia.
+
+Prandino tentò difenderlo, ma le sue parole furono accolte dalla
+disapprovazione generale.
+
+— Gioventù, — disse Ramolini, sorridendo con uno di quei sorrisi che
+levavano la pelle.
+
+Il Cavaliere aveva accettato di seguire il _fresco_ anche lui, in
+gondola colle signore. Soli Potapow e Jamagata abbandonarono la
+comitiva, e tutti e due, per punizione, dovettero ricevere un bacio da
+Gegio, che aveva la faccia tutta sudicia e ancora assonnata.
+
+Prima però di allontanarsi, Jamagata, stringendo la mano all'Elisa, le
+confidò che si sentiva molto _malheureux_, per doverla lasciare, e
+Potapow regalò un ultimo buon consiglio alla Cecilia: di offrire ai
+gondolieri la metà di quello che avrebbero domandato di noleggio per la
+sera.
+
+Difatti, questo gran contratto non fu concluso tanto presto. Il conte
+Ariberti dovette andare innanzi e indietro almeno una mezza dozzina di
+volte; finalmente si combinò per sei lire, non compresa la mancia.
+
+— È caro, non è vero? — domandò la Cecilia al Ramolini.
+
+— Sì.... e no.
+
+Quando l'Elisa fu seduta sul _trasto_ colla figlia, vedendo che il
+Maggiore si disponeva a imbarcarsi:
+
+— Come! Non parte più Del Mantico? — gli domandò, sempre sorridendo con
+ironia: ma però, questa volta, con un'ironia molto più dolce.
+
+— Partirò colla corsa delle undici! — e il Maggiore guardò la Cecilia,
+che sorrise anche lei.
+
+— Per le undici, sa, Maggiore, non saremo a terra di sicuro, — avvertì
+Prandino, che sperava ancora.
+
+— Ebbene, vuol dire che non partirò.
+
+Questa risposta fu detta con un tono così asciutto che Prandino non
+fiatò più; invece, senza far complimenti, scese in gondola prima del
+Maggiore e andò a sedersi sulla panchettina accanto all'Elisa. Ma un
+gondoliere lo fece subito alzare e gli cambiò posto, per regolare il
+peso della gondola e destinò proprio il Del Mantico a seder vicino
+all'Elisa.
+
+Le cose tornavano a prendere una cattiva piega per il povero
+Prandino!....
+
+Appena che la gondola si mosse, la Cecilia, vedendo che ci sarebbe stato
+un posto disponibile perchè Gegio poteva mettersi benissimo fra le
+ginocchia dell'Ariberti, ripigliò una seconda sfuriata contro il
+Badoero. Se c'era Badoero, è naturale, avrebbe pagata anche lui la sua
+parte e la spesa sarebbe stata minore. E poi la Cecilia, che non vedea
+Prandino di buon occhio, si godeva tormentandolo anche a proposito di
+quel suo cugino ch'egli aveva dipinto e magnificato come se fosse un
+Baiardo redivivo.
+
+L'Elisa, invece, taceva sempre: aveva troppa dignità di sè stessa per
+curarsi lei di chi si mostrava poco sollecito delle sue grazie.
+
+— E tutto questo, per chi poi?.... per una _figurante_ di
+terz'ordine!....
+
+— Mamma, che cosa sono le _figuranti_? — domandò Gegio.
+
+Prandino taceva, tutto avvilito e mortificato.
+
+— Dormi adesso; non seccare! Ancora — continuò la Cecilia — ancora
+capirei se si fosse impegnato, come il Commendatore e il conte Potapow
+colla principessa di Lentz!....
+
+A questo nome il Ramolini sorrise col suo ghigno demolitore.
+
+— Come?.... Non è forse vero che il Conte e Jamagata avevano ricevuto un
+invito per questa sera dalla Principessa?....
+
+Ramolini chinò il capo affermativamente.
+
+— Dunque?
+
+— L'ultima principessa di Lentz è morta a Vienna nel 1869.
+
+— Ma allora, questa qui di Venezia?....
+
+— Questa signora che si lascia dare della principessa a tutto pasto è la
+vedova del capitano Krauss: l'aiutante o il segretario, che so io, di un
+principe di Lentz qualunque, il qual principe, morto senza figli,
+riconobbe appunto per suo erede il capitano Krauss, che oltre alla roba
+si prese, abusivamente, anche il nome ed il titolo.
+
+— Oh, guarda un po'!....
+
+— Non è dunque vero che suo padre abbia regnato? — domandò Prandino col
+tono dolente di chi vede dileguarsi una gran bella illusione.
+
+— Mah! vattel'a pesca!.... Secondo chi sarà stato suo padre.
+
+— E allora perchè Badoero e tutti gli altri la chiamano principessa?..
+continuò la Cecilia con dispetto.
+
+— Perchè qui a Venezia ci trovano gusto. A Parigi, invece, madama Krauss
+ha fatto di tutto pur di piantarvi radice, ma non vi ha mai potuto
+attecchire. Mah!.... la _società_ parigina!.... _le faubourg
+Saint-Germain!_....
+
+— Prima d'entrarci là dentro!.... — fece l'Ariberti sgranando gli occhi,
+che proprio gli pareva d'esservi nato.
+
+— Ci vuol altro!.... — continuò il Ramolini. — I francesi non somigliano
+punto ai nostri giovinotti che corrono attorno ai forestieri come i
+servitori di piazza, e tanto più si affannano quanto più ci vengono da
+lontano. A Parigi?.... Che!.... Bisogna vedere!.... Ma già, Parigi.... è
+la capitale della Francia!....
+
+— C'è stato molto tempo a Parigi, Cavaliere? — gli domandò l'Elisa.
+
+— No. Non ci sono mai stato. Però faccio conto d'andarci.... prima di
+morire.
+
+La gondola, mentre si facevano tutte queste chiacchiere, s'era
+internata, sempre in mezzo al buio, passando da un rio in un altro,
+finchè, dopo un lungo tragitto, si trovò quasi all'improvviso nel _Canal
+Grande_, vicino al _Ponte di Rialto_.
+
+— Ah! — esclamarono allora tutti quei della gondola e, da sdraiati, si
+rizzarono a sedere per goder meglio lo spettacolo: però, dopo quel grido
+di meraviglia, non dissero più una sola parola: rimasero là muti a
+guardare.
+
+Ramolini solo non si commosse; invece si coprì le ginocchia con uno
+scialletto che gli aveva prestato apposta la Cecilia.
+
+Il _Ponte di Rialto_, dal quale si vedea sporgere gremita una folla di
+teste, era così bianco, rischiarato dalla luce elettrica, da sembrar
+quasi trasparente. Lungo il _Canal Grande_, tutto pieno, tutto coperto
+di gondole, le case colle finestre e i balconi illuminati, uscivano
+dall'ombra, scure, fosche, sotto il cielo chiaro e diffuso; e qua e là,
+fra le colonne dei gotici palagi, bruciava a sprazzi come un incendio,
+la luce rossa del bengala. Intanto dalla _galleggiante_, elegantissima
+pagoda adorna di vive fiammelle e di palloncini di vetro a colori, si
+spandeva nel vasto silenzio, la voce di due donne, lenta, squillante.
+
+Era la serenata del _Sabba Classico_:
+
+ _La luna immobile,_
+ _Inonda l'etere_
+ _D'un raggio pallido._
+
+Tutte le gondole stipate, a ridosso le une delle altre, erano ferme,
+immobili: soltanto l'altalena lenta dell'acqua le movea appena come un
+largo respiro. Le donne avvolte nei veli, sdraiate sui cuscini, avean la
+bocca semiaperta, l'occhio socchiuso. I gondolieri in piedi, ritti, a
+capo scoperto. Tutta quella immensa folla ascoltava muta, quasi assopita
+da un'onda dolcissima, voluttuosa.
+
+E la canzone continuava:
+
+ _Doridi e silfidi_
+ _Cigni e nereidi,_
+ _Vogan sull'alighe._
+
+ _L'aura è serena — la luna è piena — l'onda beata!_
+ _Canta, o sirena! — canta, o sirena! — la serenata!_
+
+— Oh! se ci fosse qui mio marito! — tornò a sospirare la Cecilia, mentre
+il Maggiore stringeva, sotto lo scialle, la manina grassoccia dell'Elisa
+che, trasportata in estasi anche lei, lo lasciava fare.
+
+Il Ramolini, per questa volta, non sorrise e non citò Gounod; Gegio si
+era riaddormentato, e Prandino, povero ragazzo, guardava teneramente
+l'Elisa e sognava.... a occhi aperti.
+
+Però, quando le gondole si mossero tutte in una volta, spingendosi e
+urtandosi insieme, Prandino, che si trovava là per la prima volta, in
+mezzo a quel tramenìo, cominciò a sentirsi intorno qualche vaga
+inquietudine e stava attento ai gondolieri che, adesso, affaccendati co'
+remi, bisbigliavan fra di loro a voce sommessa, ma vibrata:
+
+— _Zo quela pope!_
+
+— _Me tegno stagando!_
+
+— _Ocio el fero!_
+
+— _Cassève soto!_
+
+— _Ocio el fero, go dito!_
+
+— _Varé..., varé che vago avanti_.
+
+— Non è mai accaduto — chiese Prandino al Cavaliere, dandosi l'aria di
+fare una domanda indifferente, tanto per dir qualche cosa — non è mai
+accaduto che in queste serenate, qualche gondola restasse schiacciata?
+
+Ramolini si strinse nelle spalle per indicare che non ne sapeva nulla.
+
+— Però.... potrebbe accadere!....
+
+— Sicuro.
+
+— E se si va giù in acqua, con tutta questa distesa di gondole, non si
+torna più a galla?
+
+— Certo.
+
+Le risposte laconiche del Ramolini, non erano già per sè stesse quelle
+che più lo potessero tranquillare. Nulladimeno Prandino tentava di tutto
+per non lasciarsi scorgere e vedendo che il Maggiore rimaneva
+impassibile, anche lui si sforzava di mostrarsi disinvolto e di
+sorridere; però sorridendo, faceva la bocca storta.
+
+Ma capitò un altro incidente ad accrescere le sue paure. Mentre la
+_galleggiante_ si allontanava trascinata sull'acqua, da quel cielo così
+bianchiccio cominciarono qua e là a cader giù grossi goccioloni.
+
+— L'ho detto io, che doveva piovere! — strillò la Cecilia — ma a me, è
+inutile, nessuno vuol dar retta, e adesso roviniamo tutta la roba! — e
+ciò detto si slacciò il cappello e se lo levò: — era nuovo — e in fretta
+se lo mise sotto la mantiglia.
+
+— Ma se si vedono le stelle! — Prandino non ne indovinava una.
+
+— Meglio per lei, se le vede. Questa, intanto, è acqua che viene!....
+
+Il Cavaliere aprì un ombrellino, ma invece di prender sotto la Cecilia,
+lo tenne tutto per sè. Il Maggiore, più galante, e piegandosi un po' a
+destra e un po' a sinistra, chè sulla panchettina della gondola
+cominciava a trovarsi maluccio, teneva coperta l'Elisa. Gegio era stato
+cacciato da sua madre sotto le gambe dell'Ariberti, al quale, così, non
+rimanea da far altro che lasciar piovere e pigliarsela tutta.
+
+I goccioloni si fecero presto più fitti, più minuti, finchè l'acqua
+venne giù proprio a dirotto. Allora in quella ressa di gondole era un
+continuo muoversi, uno spiegarsi confuso di scialli, di fazzoletti, di
+ombrellini, un tramestìo disordinato, un chiasso assordante di grida, di
+strilli e di risa, mentre invece quelli delle finestre se la godevano
+allegramente al nuovo spettacolo e batteano le mani.
+
+Prandino, fradicio, era tutt'occhi e tutt'orecchi, attento ai gondolieri
+che lavoravan di remi, rossi in viso, grondanti d'acqua e di sudore,
+vociando e sbraitando a più non posso.
+
+— _Scia!_
+
+— _Scié!_
+
+— _De zo le pope!_
+
+— Che sia questa la volta che si va sott'acqua? — tornò a domandare
+Prandino al Cavaliere.
+
+— Ci siamo già, mi pare.
+
+L'Elisa rideva e strillava, fremendo con iscatti che avrebbero voluto
+imitar quelli di una bambina impaurita. Il Maggiore, tutto indolenzito,
+tentava di allungare le gambe, ma non ci riusciva. Gegio, pacifico, si
+asciugava il naso nei calzoni di Prandino mentre sua madre brontolava
+che dei _freschi_ ne aveva avuto abbastanza, e che non ce la
+piglierebbero più, per tutta la vita.
+
+Le gondole continuavano a urtarsi, ma avanzavano stentatamente.
+
+— _Dè una vogada de manco, che me casso soto!_ — gridava il barcaiolo di
+prora della gondola di Prandino, ad un altro, ch'era in un'altra gondola
+lì vicina.
+
+— _Stè indrio vu, che go pressa!_
+
+— _E alora voghè, movéve!_
+
+— _Fogo in mànega, paron? Arè che furie!_
+
+— _Andè a sciosi, andè!_
+
+A questo punto le due gondole sbacchiarono, urtandosi, con un tonfo
+sordo di legno; ma quella di Prandino rimase indietro:
+
+— _Andè a vogar in peata, andè!_
+
+— _Va là, moscardin, va là!_
+
+Il gondoliere di Prandino, a tali parole s'infuriò che parea matto, e
+senza badare alle raccomandazioni del Maggiore, alzò il remo gridando a
+voce squarciata: _Regatante dal loffio! Te cucarò doman, te cucarò!_
+
+— Si bastonano! Si accoppano! — esclamò Prandino tirandosi indietro,
+vedendo i remi levati, senza badare che le due gondole s'erano un po'
+allontanate. Anche le signore si mostravano inquiete. Del Mantico stava
+serio e attento. Soltanto il Ramolini sorrideva, dondolando la testa.
+
+— _Te storzarò el colo, mi!_
+
+— _Va là, moscardin, va là!_
+
+— _Te stagnarò el sangue dal naso!_....
+
+Le gondole non si urtavano più; a poco a poco sgusciaron via leste,
+spedite. La _galleggiante_ coi lumi spenti, o quasi, entrava al largo,
+nella laguna; e il cielo, dopo quella burletta, s'era fatto d'una
+trasparenza lucente.
+
+— _Va là, moscardin, va là!_.... — continuava l'altro a gridare da
+lontano colla solita cantilena, ironica e inquietante; ma il nostro
+gondoliere adesso non gli badava più e sorrideva strizzando l'occhio al
+compagno di _pope_, che non aveva mai aperto bocca durante tutta la
+bega.
+
+— Sempre così! — disse il Ramolini, mostrando il suo disprezzo o il suo
+malcontento perchè non si erano per lo meno accoppati. — Succede sempre
+così!
+
+Appena la gondola si avvicinò alla riva, prima ancora che il _ganzèr_
+curvo, col cappello in mano, la tenesse ben ferma coll'uncino, il
+Maggiore saltò giù, prestamente, sugli scalini, per quanto glielo
+permettevano le gambe indolenzite. Allora le allungò, le distese con un
+sospiro di sollievo, e poi offrì il braccio all'Elisa, e si
+allontanarono insieme verso la piazza. Prandino avrebbe voluto seguirli,
+ma a un cenno imperativo della Cecilia si fermò per pagare il noleggio
+della gondola. Quando se ne sbrigò e raggiunse il resto della compagnia,
+la Cecilia con Ramolini e Gegio, lo aspettava ferma, un po' discosta
+dalla “mamma„ che tirava dritto, lentamente, appoggiata tutta addosso al
+Maggiore.
+
+— Quanto ha pagato?....
+
+— Volevano sette lire....
+
+— Perchè lei non è bravo di contrattare!....
+
+— Ma non ne ho dato altro che sei e mezzo!....
+
+Il Ramolini s'accomiatò sotto l'_Orologio_; voleva fermarsi al caffè
+_Quadri_ a bere qualche cosa di molto caldo; gli altri, passo passo, si
+avviarono verso l'albergo. Prandino, che adesso non avea più paura di
+affogare, tornò daccapo ad esser molto turbato dalla presenza del
+Maggiore: — Dunque non anderà a Treviso altro che domattina?.... E
+quella stupida d'Elisa perchè si mette a far la smorfiosa con lui?... E
+la Cecilia, brutta strega! perchè non lo ha lasciato partire?
+
+Sulla porta della _Gondola d'oro_ si fermarono in crocchio, ma Prandino,
+col cuore che gli batteva forte, notava che il Maggiore non si risolveva
+mai ad accomiatarsi. Chiacchierava a bassa voce coll'Elisa, rideva,
+scherzava con lei e non si moveva.
+
+— Conte Eriprando, ho sete, — cominciò Gegio, con voce piagnolosa.
+
+— Berrai domattina. Adesso si va a dormire; — gli rispose seccamente la
+Cecilia.
+
+A questa antifona della figlia, la Contessa, che l'aveva capita, chiese
+al Maggiore, con un certo garbo malizioso, se, adunque, aveva risoluto
+di fermarsi o di partire.
+
+— Partirò.... domani.
+
+E il Del Mantico sorrise in un modo tutto particolare e pieno di
+sottintesi.
+
+— Oh! finalmente! tanto ci voleva! — esclamò la D'Abalà, mentre guardava
+brontolando, se l'acqua avesse lasciato macchia sul vestito.
+
+— Ma.... — Prandino parlava a stento e colla voce malferma. — Ma.... il
+nostro albergo deve essere tutto pieno....
+
+— Ho telegrafato da Treviso perchè mi tenessero pronta una camera.
+
+Allora entrarono dal portiere, per vedere se il telegramma era giunto in
+tempo.
+
+— Mi avete tenuto una stanza? — chiese il Maggiore al portiere che
+sonnecchiava.
+
+— Il numero 43, signor Marchese!
+
+Il portiere, secondo il solito, non si mosse, ma si toccò il berretto
+colla mano.
+
+Quando fu arrivato su in cima, al numero _ottantasei_, Prandino non ne
+poteva proprio più; si sentiva soffocare, e buttandosi smaniando sul
+letto, pensò allora che sarebbe stato meglio se la gondola fosse calata
+a fondo con lui dentro! Oh! sì; molto meglio sarebbe stato! Almeno, a
+quell'ora, egli avrebbe finito di soffrire.
+
+
+
+
+CAPITOLO X.
+
+
+Quella notte, il conte Eriprando degli Ariberti stentò molto a prender
+sonno e, anche dopo, dormì poco e male. Si svegliò che albeggiava
+appena, nè potè più riaddormentarsi. In quella cameretta soffocava. Si
+alzò, si vestì a malincuore, sospirando nel lavarsi, sospirando
+nell'infilare i pantaloni, e annodandosi la cravatta con una stretta
+rabbiosa.
+
+Tant'è, per lui era cosa già risoluta: se la contessa lo tradiva col
+numero 43, egli non avrebbe più voluto tirarla innanzi.
+
+Che cosa avrebbe fatto? — Uno sproposito avrebbe fatto, ma dopo, almeno,
+la sarebbe finita.
+
+Povera mamma Orsolina!... Non ci pensava Prandino, in quel momento.
+
+Uscì dalla _Gondola d'oro_ ch'erano sonate appena le sette, e andò a
+passeggiare per un pezzo, così dinoccolato, colla faccia smorta, gli
+occhi gonfi e una folla di brutti pensieri che gli girava per la testa.
+Soffriva; soffriva davvero. Nel suo cuore esacerbato c'erano due odii,
+anzi tre; odiava la Cecilia, odiava il Maggiore, odiava adesso anche
+l'Elisa: la Cecilia però sopra ogni altro era il suo tormento più grave;
+era giunto anzi quasi a figurarsi l'Elisa come una vittima, forse troppo
+debole, di sua figlia, ma tuttavia sempre una vittima, che si
+sacrificava per lei. Quando tutto a un tratto (passeggiava allora sotto
+le _Procuratie_) sentì chiamarsi per nome da una vociaccia che lo fece
+trasalire: era il Maggiore che usciva da _Galli_, il parrucchiere.
+
+Prandino si volse e tornò indietro qualche passo per venire incontro a
+Del Mantico. Ebbe il coraggio di stendergli la mano, si sforzò di far la
+bocca ridente; ma lì, su due piedi, non fu buono di dire una parola: la
+voce gli si strozzava nella gola.
+
+— Come mai la si vede in piedi così per tempo, caro Conte?
+
+— È il caldo!
+
+— Col caldo, difatti, si dorme male.
+
+— Ma.... anche lei, signor Marchese, è molto.... è molto _mattutino_!
+
+L'Ariberti avrebbe voluto dire _mattiniero_. Ma bisogna compatirlo; era
+l'emozione che gli faceva pigliare dei granchi.
+
+— Io sono solito ad alzarmi presto. A Treviso sono in quartiere prima
+delle cinque, estate e inverno.
+
+— Per bacco!
+
+Il Maggiore si mostrava cortese, affabilissimo con Prandino; ma questi
+certo sarebbe stato più contento se lo avesse trovato burbero e musone,
+com'era stato il giorno prima al Lido. Bisognava proprio che i suoi
+affari gli andassero bene, per essere così di buon umore.
+
+— E oggi, — domandò poi, improvvisamente, prendendosi l'Ariberti a
+braccetto, — che cosa ne faremo oggi delle _nostre_ signore!
+
+Nostre? Adagio Biagio! — pensava Prandino. — A te lascerò la Cecilia e,
+se vuoi, anche Gegio per giunta.
+
+— Che cosa ne faremo?
+
+— Mah! Bisognerà sentire la contessa Navaredo e la contessina D'Abalà! —
+rispose Ariberti, con aria diplomatica.
+
+— Già, m'immagino che vorranno ritornare al Lido?
+
+— Sicuro: sono venute a Venezia per i bagni.
+
+— E ci fermeremo là anche oggi, a pranzo?
+
+Ma dunque non parte più! — pensò Prandino, e non ebbe lena di rispondere
+nulla.
+
+— Si mangia così male, al Lido! — continuò il Del Mantico.
+
+— Oh! il mangiare... è l'ultima cosa! — esclamò l'altro, sospirando
+profondamente.
+
+— Certo; quando però non si abbia appetito! E anche oggi ci dovremo
+digerire la compagnia di Potapow e del Giapponese?
+
+— Lo temo.
+
+— Mi sono cordialmente antipatici tutti e due!
+
+— Anche a me!
+
+Questa volta, forse fu la prima e rimase forse anche l'ultima, il conte
+degli Ariberti e il marchese Del Mantico andavano sinceramente
+d'accordo.
+
+— Oh! To! to! Guarda chi si vede, a quest'ora! La contessa Elisa!
+
+Prandino si sentì battere il cuore con violenza, e diventò rosso come un
+gambero.
+
+La contessa Elisa, elegante, profumata, col suo velo caffè attorno alla
+faccia, si avvicinava, sorridendo, inchinandosi scherzosamente; non
+molto però, chè si poteva muovere appena, tanto s'era stretta
+nell'abito, per parere meno grassa.
+
+All'Ariberti, quella mattina, l'Elisa parve ancora più bella, ancora più
+cara del solito; vedendola appena, sentì in un attimo dileguare l'odio e
+ritornare tutto l'amore.
+
+Ella gli sorrise graziosamente, e lui provò un grande bisogno di
+trovarsi solo con lei, per parlarle col cuore in mano, colle lagrime
+agli occhi, per iscongiurarla di non amare il Maggiore, chè l'avrebbe
+reso infelice, per contarle che aveva passata una notte d'inferno e che
+aveva voluto morire, per dirle, insomma, che le voleva bene e che le
+perdonava!...
+
+— Sola, Contessa?
+
+— Affatto sola, Maggiore!
+
+— Come mai?...
+
+— Sono scappata via! — e così dicendo fece una mossetta co' fianchi,
+come di fanciulla che fosse fuggita di collegio.
+
+— Ma, e la contessina Cecilia, dov'è?
+
+— Via, via, Maggiore, non pensi male. Non ho nessuna idea di ribellione.
+Eccola là, la mia guardiana! — e, alzando l'ombrellino, indicò fuori
+dalle colonne la D'Abalà, rossa, scalmanata, in quello stato! che
+inseguiva Gegio gridando forte, mentre il monello le scappava dinanzi in
+mezzo alla piazza, per correr dietro ai colombi.
+
+Per quanto tentasse tutti i modi e cercasse tutti i pretesti, il conte
+degli Ariberti non potè restare solo colla contessa Navaredo altro che
+al Lido, alla sfuggita, sulla terrazza. La Cecilia si era allontanata
+per far preparare il camerino alla mamma, e il Maggiore era andato nel
+suo a spogliarsi. Ma però, anche allora, messo tutto in orgasmo, forse
+per averlo aspettato e desiderato troppo quel colloquio da solo a sola,
+non trovò nè modo, nè agio di dirle nulla. Solamente le domandò, come
+una grazia, che non uscisse al largo a nuotare: sarebbe stato troppo
+infelice, se avesse veduto il Maggiore tenerle dietro.
+
+Bisogna sapere che al conte degli Ariberti non era concesso quel giorno
+di fare il bagno, per quanto ne potesse aver desiderio; chè gli era
+stato proibito dalla D'Abalà, la quale gli aveva imposto di tener
+d'occhio Gegio fino a tanto che ella rimanea colla mamma per aiutarla a
+spogliarsi e a vestirsi.
+
+L'Elisa, dopo che Prandino le ebbe chiesta grazia, non gli rispose ne
+sì, nè no; ma gli sorrise in un modo che il fanciullone interpretò come
+assenso.
+
+— Dunque sì?... me lo giuri?...
+
+L'Elisa cominciò a guardarlo, ma si fe' seria e cominciò a sospirare.
+
+— Perchè ti sei fatta così triste?
+
+— Nulla, sai, non ho nulla: non mi sento a modo mio. Ma il bagno mi farà
+bene, servirà a scuotermi un po'!
+
+— Devo parlarti. Ricordati che dopo il bagno ti aspetto fuori: verso la
+_Favorita_. Voglio restar solo con te.
+
+— Vedrò se mi sarà possibile....
+
+— No, se sarà.... deve essere possibile, perchè lo voglio.
+
+— Ah! bambino mio! Se si potesse far sempre quello che si vuole, che
+paradiso sarebbe! — E l'Elisa sospirò di nuovo. Poi, come abbandonandosi
+a un'improvvisa risoluzione — addio, — gli disse, — vado a spogliarmi.
+
+— Ti accompagno....
+
+— No.... resta sulla terrazza.... è meglio evitare i commenti.
+
+— Buon bagno, Contessa! — esclamò Prandino, salutandola ad alta voce.
+
+— _Au plaisir de vous revoir_, caro Conte! — rispose l'Elisa con un tono
+che attirò l'attenzione dei vicini, e poi lentamente si avviò verso il
+compartimento delle signore.
+
+Anche quel giorno la contessa Navaredo era stata molto affettuosa col
+conte Eriprando; ma però, in fondo alle sue moine c'era qualche cosa di
+triste che avrebbe dovuto mettere Prandino in sull'avviso. Col Maggiore,
+invece, l'Elisa non parlò quasi mai: tuttavia era affatto sparita dal
+suo sorriso ogni tinta ironica e ogni apparenza di sfida.
+
+Adesso lo sfuggiva cogli occhi e li abbassava subito appena il Maggiore
+si metteva a fissarla coll'occhialino: voleva mostrarsi timida con una
+soggezione non priva di verecondia, quantunque, così striminzita com'era
+entro l'abito, non si potesse abbandonare ai molli e ai languidi
+atteggiamenti che le erano abituali.
+
+Durante il tragitto sulla laguna, in vaporetto, si sedettero vicini
+mesti e taciturni.
+
+Come già aveva annunciato Badoero il giorno prima, il vaporetto era meno
+affollato, le conversazioni tutte più intime o più sommesse; non si
+udivano risa, ma si vedevano soltanto sorrisi. Badoero salutò da lontano
+le _Contesse di Vicenza_. Era tutto sussiego al fianco della principessa
+di Lentz, una vecchia alta, secca, arcigna, vestita di nero, che
+salutava appena con un cenno breve del capo, senza dar la mano a nessuno
+e rimanendo quasi sempre in piedi, come se là, sul democratico
+vaporetto, ci stesse a regnare, a ricevere suppliche e a dispensare
+grazie.
+
+L'Elisa la guardava con invidia, la D'Abalà con dispetto, mentre il
+conte degli Ariberti allungava il collo per farsi vedere da Badoero,
+sperando che lo chiamasse vicino per presentarlo alla Principessa. Ma
+Badoero dritto, serio, contegnoso, gongolante in cuor suo d'essere
+veduto da tutti vicino alla vecchia dama, non guardava nessuno, nemmeno
+la piccola Emma, che faceva il chiasso con alcuni ufficiali
+d'artiglieria. Egli dimostrava tutta la gravità nobile e a un tempo
+superba d'un ciambellano che si trova alla presenza di Sua Maestà.
+
+Quando salirono sulla coperta Jamagata e Potapow, le Navaredo si
+consolarono tutte e due sperando anche loro di mettere su un po' di
+corte: l'Elisa salutò con un'occhiata tenerissima il Commendatore, e
+madre e figlia — Complimenti!.. Complimenti! — esclamarono ad alta voce,
+e la Cecilia si tirò da parte sul cuscino, quello solito collo stemma di
+casa, per fare un po' di posto ai nuovi amici; ma Potapow e Jamagata si
+degnarono appena di un _bonjour_, _mes dames_, corto e distratto, e poi
+filarono via per andare ad inchinarsi _ai piedi del trono_, come disse
+il Maggiore, con una frase che fu trovata felicissima dalle Contesse di
+Vicenza.
+
+Fortunatamente a rialzare un po' il loro umore, capitò grave e solenne
+il cavaliere Ramolini. Aveva il soprabito gettato sul braccio, perchè il
+termometro, al sole, segnava 30° Réaumur. Ramolini sorrise stringendosi
+nelle spalle, finchè la Cecilia tirava giù delle impertinenze a
+proposito di quella _ridicola_ madama Krauss; ma poi annunciò con
+mestizia che quel giorno temeva di non poter fare il bagno: soffiava un
+po' d'aria. Già era sempre così: Ramolini capitava al Lido ogni giorno:
+ma appena era imbarcato sul vaporetto cominciava ad esprimere dubbi, e
+quando poi era giunto sulla terrazza, non trovava mai che la temperatura
+fosse abbastanza buona, e il tempo abbastanza sicuro, per arrischiare di
+tuffarsi nell'acqua.
+
+— Chi lo piglia il raffreddore, se lo tiene! — rispondeva
+invariabilmente a chi giudicasse esagerata quella prudenza.
+
+Quando la contessa Navaredo lasciò Eriprando per andare a fare il bagno,
+Gegio cominciò subito a sentirsi male alla gola, cosicchè l'altro, per
+vedere di guarirlo, si determinò a fargli portare un gelato. S'erano
+seduti tutti e due vicino al parapetto, ma Ariberti, ad ammirare il
+mare, aspettava che vi si fosse tuffata l'Elisa; intanto approfittò di
+quel momento di quiete per fare un po' di conti. Il bilancio lo atterrì;
+in cassa non gli rimanevano più altro che _dugentoquindici lire;_ e
+ancora all'albergo c'era tutto da pagare!... Non riusciva a capacitarsi,
+come mai il denaro scappasse via così presto. Perbacco! _Dugentoquindici
+lire!_ Ma già era un continuo spendere: e gondola, e bagno, e pranzo, e
+guanti, e _tramway_, e caffè, e _traghetti_.... A volerla fare da
+signore, proprio davvero, anche trecento lire sarebbero state poche!...
+Continuando di quel passo, in una settimana, se non toccava il verde, ci
+andava molto vicino. E pensare che lui lo sentiva in sè di non essere
+proprio nato per fare il pitocco!... Ma!... e al mondo c'erano dei
+bottegai, dei fruttivendoli, dei fabbricanti di _piroconofobi_ per le
+zanzare, che accumulavano milioni.... mentre lui.... l'ultimo degli
+Ariberti, non avrebbe ottenuto alla banca, sulla sua firma, un cento
+lire!... Ma!... _Il progresso!_ Bel progresso, davvero!... Ah! se invece
+d'essere l'Eriprando _nono o decimo_ della casa, ne fosse il _quinto_ o
+il _sesto_ solamente, avrebbe saputo lui come farlo correre il
+_progresso_ a gambe levate!...
+
+Intanto che pensava a tutto ciò, avvilito e colla testa bassa, gli toccò
+un altro dispiacere: i suoi calzoni in fondo erano così smangiati, che
+sfilavano in diversi punti.... Ci fosse stata la mamma! glieli avrebbe
+saputi rammendare così bene da parere nuovi. Ma alla locanda?... Oh, sì;
+bravi davvero!... Alla locanda, la rompono la roba, invece di
+aggiustarla!... Figurarsi, i suoi guanti che aveva dati da accomodare,
+li avevano cuciti col cotone!... — Povera mamma! bisognerà che mi
+ricordi un giorno o l'altro di scriverle una cartolina. Già, se l'ultimo
+giorno che sto a Venezia, pagato il conto dell'albergo e messi da parte
+i denari del viaggio, mi resta un avanzo di sei lire, le compero la
+spilla!
+
+Era una magnifica spilla di _venterina_, con una gondola in mosaico nel
+mezzo, che Prandino aveva veduta in mostra da un chincagliere, sul
+_ponte dei Beretteri_: non valeva più di sei lire, ma faceva figura per
+venti.
+
+— Oh, Conte illustrissimo! prendi il fresco?
+
+Era Badoero che, abbandonato dalla Principessa, arrivava sulla terrazza
+in cerca dell'Emma.
+
+— _Ciao_, Badoero.
+
+— _Ciao simpaticone!_ Dirò anch'io col poeta: Beati coloro che veder si
+ponno!
+
+— Perchè?
+
+— Perchè ti sei fatto invisibile!
+
+— Anche oggi ero sul vaporetto delle tre, colla contessa Navaredo e
+colla contessina D'Abalà.
+
+— Lo dici davvero?... E dire che io ho guardato appunto se ti vedevo,
+perchè volevo presentarti alla Principessa.
+
+— Grazie.... al caso.... se si presentasse di nuovo l'occasione, mi
+farai un favore.
+
+— Eriprando, ho fame! — piagnucolò Gegio, il quale, furbo, capì subito
+che alla presenza di Badoero, quell'altro non gli avrebbe rifiutato una
+ciambella.
+
+— Fra un'ora pranzerai. Accontentati del gelato.
+
+— Ho fame!... Non voglio aspettare un'ora.
+
+— E che, diavolo! fa portare una pasta! — disse Badoero a Prandino.
+
+— Dopo non mangia più a pranzo.
+
+— E che importa? Fai troppo il tiranno! _Garçon!_ porta la cesta.
+
+Gegio si acquetò subito, e quando ebbe la cesta davanti, toccò tutte le
+paste, per arrivare a scegliersi la più grande.
+
+— Hai fatto il bagno?... — tornò a domandare Badoero.
+
+— No.
+
+— Non lo fai?
+
+— Forse più tardi.
+
+— Dopo ti lasci vedere?
+
+— Sì, dove vuoi che ci troviamo?
+
+— Ci troveremo, ci troveremo... aspetta un po'... ci troveremo... ma,
+adesso che ci penso, dopo il bagno ho un impegno colla Principessa. È
+meglio fissare per domani. È una gran seccatura quella Principessa, che
+Dio la conservi!... Oh diavolo! Ecco l'Emma che m'ha riconosciuto e mi
+fa cenno di scendere in mare con lei.... questo mi secca! oggi non
+posso; oggi non ho tempo da perdere!
+
+Eriprando, da qualche momento non gli badava più: cominciava ad essere
+distratto. La Contessa nell'acqua nuotava verso i pali e il Maggiore
+_faceva il morto_ nelle vicinanze.
+
+— Ciao, Ariberti! — esclamò il Badoero, dopo aver fatto dei segni
+all'Emma colle mani per aria.
+
+— _Ciao_.
+
+— A proposito, ricordati che un giorno dobbiamo pranzare insieme.
+
+— Grazie, quando vuoi.
+
+— No, no, il giorno lo fisserai tu, caro il mio _Prefetto!_ — e Badoero
+si mise a ridere con malizia.
+
+Ariberti lo guardava fisso, senza capir nulla.
+
+— Sai, qui, appena vedono una persona, subito gli affibbiano un
+soprannome. Ma senza malignità, così, tanto per ridere.
+
+— Oh bella, e a me hanno dato il soprannome di _Prefetto?_
+
+— Sicuro; siccome ti vedono sempre in abito nero, così ti chiamano il
+_prefetto di Malamocco!_
+
+Prandino rise ancora, però adesso con un po' meno di piacere. _Prefetto_
+sarebbe bastato, senza quell'aggiunta di _Malamocco!_
+
+Nel frattempo giù nell'acqua si videro anche Potapow e Jamagata a far
+bella mostra delle loro forme: Potapow, più prudente, non si allontanava
+dalla corda, ma Jamagata s'era spinto fuori e aveva anche tentato dì
+unirsi col Maggiore, nella sua gita acquatica; ma il Del Mantico fece
+l'indiano, col giapponese, e tirò dritto per conto suo, avvicinandosi
+sempre più al compartimento delle signore.
+
+Prandino sulla terrazza guardava fisso, attento a ogni cosa e diventava
+verde; l'Elisa, tranquillamente, dopo essersi fermata qua e là ad
+accomodarsi il cappello e a serrarsi la veste sul collo, si lasciò
+andare ed uscì al largo, fuori dei pali; e il Maggiore le tenne
+dietro.... ma non era buono di raggiungerla.
+
+— Contessa!... Contessa!...
+
+— È lei, Maggiore? — L'Elisa, come al solito, nuotava di fianco; però
+meno del giorno prima perchè l'acqua era più morbida e non lasciava
+distinguere bene altro che il biancastro dei piedi e delle braccia.
+
+— L'acqua oggi è buona, — cominciò il Maggiore, che faceva fatica a
+seguire la Contessa.
+
+— È anche troppo calda!
+
+— La prego.... Vada un po' più adagio.... Contessa! Così io non posso
+tenerle dietro.
+
+— Non voglio che mi tenga dietro.... Lei ha risoluto di compromettermi
+ad ogni costo!
+
+— Se ha tanta paura di compromettersi allora dovrei credere ch'è proprio
+vero quanto m'ha narrato la Contessa.
+
+— Non so che cosa mia figlia le abbia detto; io la prego soltanto di
+ritornare indietro.
+
+— E se non volessi ubbidirle?
+
+— Ho da fare, spero, con un gentiluomo.
+
+— Ma la Cecilia mi assicurò in fine.... che lei non aveva detto ancora
+l'ultima parola.
+
+L'Elisa s'era messa a nuotare un po' più lentamente, socchiudendo gli
+occhi ai buffi d'aria umida, che le sfioravano la faccia come una
+carezza: il Maggiore le si era avvicinato, e guardava sott'acqua.
+
+— Crede lei che la dica proprio volontieri quella parola?.... Certe
+cose, sa, una donna come me, non le dimentica mai.
+
+Il Maggiore guardava il collo dell'Elisa che appariva sotto i riccioli
+biondi bagnati, di una bianchezza incantevole: ma non ne vedea più di
+due dita: il cappellone colla larga tesa abbassata e la veste scura
+serrata alta, lo nascondevano quasi tutto.
+
+— E chi l'obbliga a dirla?
+
+— Mia figlia.... e mio genero. Se sapesse che bocconi mi tocca di mandar
+giù, che dispiaceri ho dovuto soffrire per lei!....
+
+— Per me?
+
+— Certo, perchè tanto mia figlia quanto il D'Abalà mi fan capire anche
+quello che non hanno il coraggio di dirmi.... Pur troppo non sono stata
+sempre padrona di me stessa.... pur troppo.... Ma già lei lo sa
+bene!.... Mia figlia e mio genero insomma mi fanno capire che se un
+giovane onesto, leale, un gentiluomo, mi offre la sua mano, il suo nome,
+io dovrei.... dovrei dimenticare tutto, anche il passato, e accettarla.
+
+A questo punto, l'Elisa, quasi che si sentisse stanca anche lei, si
+voltò di contro al Maggiore e provò un momento a _fare il morto_. Ma un
+momento solo; che tornò a voltarsi subito, rapidamente, appena vide gli
+occhietti del Maggiore luccicare sotto il cappellone.
+
+Questi però le si avvicinò nuotando con orgasmo e:
+
+— Lo ami quel bamboccio? Lo ami proprio? — le domandò commosso e
+inquieto.
+
+— Certo; se mi deciderò a diventare sua moglie, dopo, lo amerò
+certamente.
+
+L'Elisa, detto ciò, si fermò un momento e si tenne ritta nell'acqua per
+accomodarsi, alzando le due braccia, i capelli, che pareva le si
+sciogliessero, poi si allungò di nuovo e continuò a nuotare adagio
+adagio.
+
+— Ma adesso.... oggi.... lo ami?
+
+— A _lei_.... che cosa importa a _lei_ di saperlo?
+
+— Importa anzi moltissimo.
+
+— Perchè?
+
+— Perchè io sono franco; e ti confesso che un po'.... un po' credeva che
+mi fosse passata.... ma alla sola idea.... che.... che tu possa.... che
+tu abbia un altro.... insomma.... sento di.... sento che non lo potrò
+mai sopportare.
+
+Il Maggiore, fosse l'emozione, fosse la stanchezza, respirava così
+affannosamente da non poter tirare più innanzi.
+
+— Sei stanco?.... — gli chiese l'Elisa fermandosi e non facendo che
+qualche lento movimento per tenersi a galla.
+
+— Oh! No.... ti pare?.... vengo avanti quanto vuoi.
+
+— Prova ad appoggiarti con una mano sul mio braccio, ma tienti leggero,
+sai; — e l'Elisa, gli distese il suo braccio bianco, sodo, rotondo, la
+sola bellezza perfetta che ancora le fosse rimasta. Il Maggiore vi si
+appoggiò sopra, ma con tutte due le mani e così forte, che per poco non
+andarono sott'acqua tutti e due.
+
+
+
+
+CAPITOLO XI.
+
+
+Appena Prandino vide la Contessa uscire al largo ed il Maggiore tenerle
+dietro ed accompagnarsi con lei, non si potè più contenere. Dimenticò la
+prudenza, i rispetti umani, le ingiunzioni stesse della D'Abalà:
+dimenticò Gegio che s'era messo a correre per la terrazza, e scappò via
+pallido, concitato. Voleva buttarsi in mare, voleva raggiungere la
+perfida.
+
+Strepitò per aver presto la maglia e la biancheria. Intorno al casotto
+del guardaroba c'era ressa, essendo arrivati allora i _tramways_ del
+vaporetto delle quattro: e siccome lì, subito, non trovò nemmeno un
+camerino disponibile, sebbene avesse promessa una lira di mancia al
+bagnaiolo, si spogliò in fretta e in furia in un _passaggio_ vuoto, fra
+due corridoi, bestemmiando i santi del paradiso e strappando i bottoni
+di quell'abito nero, che in tanti anni di onorato servizio, non si era
+mai sentito trattare con così poco rispetto. In un attimo svestito,
+infilò la scaletta della riva che non avea ancora finito di allacciarsi
+la maglia; ma appena nell'acqua, quando, fatti i primi passi, si buttò
+lungo disteso per nuotare e raggiunger più presto la Contessa, si sentì
+afferrare improvvisamente per una gamba. Sternutando, chè era andato ben
+sotto colla testa, si voltò furioso per dir la sua a quel villano che
+gli avea fatto quel tiro, e uno scroscio continuo di spruzzi d'acqua,
+accompagnati da una sonora sghignazzata, lo percosse sul viso.
+
+— È una mancanza di educazione! È un'impertinenza! — urlò il contino
+degli Ariberti accecato dall'acqua e dall'ira.
+
+— Ah! ah! ah! Il nostro Prandinello!.... Il nostro Prandinello che
+beve!....
+
+Misericordia!.... Lo screanzato, l'impertinente era nientemeno che il
+cavalier Pinocchio!
+
+— Uno spruzzetto, un altro, un altro ancora!.... Così! Ah! ah! ah! Che
+faccia buffa, che mi fate.
+
+— Scusi, Cavaliere!.... Scusi.... sa.... non l'aveva riconosciuto!....
+Ma avrò il bene di rivederla più tardi! — E Prandino fa di nuovo per
+mettersi a nuotare; ma il cavalier Pinocchio, che quel giorno era
+proprio di buon umore, continua a ridere e torna a prenderlo per una
+gamba.
+
+— Scusi, Cavaliere; mi lasci andare!....
+
+— E dov'è, dov'è che vuol andare il nostro Prandinello? — Da bravo!
+Rimanete un po' qui a farmi compagnia....
+
+— Ma, volevo....
+
+— Io sono un cattivo nuotatore, anzi, vi dirò che non so nuotare nè
+punto nè poco.
+
+— Ma....
+
+— Sapete?.... Ho scritto per voi a Verona, sicuro, al Capo-traffico.
+
+— Grazie....
+
+— Che volete! L'Orsolina mi sta proprio a cuore. Quella è una santa
+madre, ma santa davvero!.... Potete proprio dire d'esser nato colla
+camicia!.... La vostra mamma si leverebbe il pane di bocca per darlo a
+voi, sciupone d'un don Giovanni!
+
+— Lei scherza, Cavaliere, ma adesso vorrei....
+
+— Vedete, Prandinello, il _morto_, lo so fare — e così dicendo il
+cavalier Pinocchio si distese sull'acqua supino — ma se fo un movimento,
+non c'è verso, bevo!.... Aspettate, dovreste provare un po' voi a
+mettermi le vostre due mani sotto la vita: così.... bravo!.... Restate
+fermo adesso, non vi movete!
+
+— Ma.... — e Prandino, mentre teneva il Cavaliere, fissava cogli occhi
+imbambolati i due cappelloni gialli della Contessa e del Maggiore che si
+allontanavano lentamente sullo specchio turchino del mare.
+
+— Come vi dicevo, ho scritto a Verona, al Capo-traffico, e m'ha già
+risposto.... Ah, quant'è buona oggi l'acqua!.... È proprio un piacere!
+Voglio provare adesso a muovere prima le braccia e poi le gambe.... ma
+voi state fermo, sapete, se no, vado sotto. Benissimo! così! bravo!....
+_Uno-due!_... _Uno-due!_.... _Uno-due!_.... _Uno-due!_.... — e il
+cavaliere Pinocchio continuò per un pezzo a fare i movimenti di
+_scuola_, sempre sostenuto da Prandino, che non aveva il coraggio di
+lasciarlo andare, e intanto vedeva l'Elisa e il Maggiore confondersi
+insieme nella lontananza, così da sembrare quasi un punto solo.
+
+— Ah! che bagno delizioso!.... _Uno-due!_... _Uno-due!_... adesso voglio
+provare.
+
+— Ma scusi.... — A Prandino gli pareva che i due cappelloni di paglia si
+fossero fermati.
+
+— State fermo! Forza, mi raccomando! Adesso vorrei provare a distendere
+insieme le braccia e le gambe.... Ah, come me la godo!.... Come me la
+godo!
+
+— Ma io.... — Prandino si sentiva male: il punto giallo non si moveva
+più.
+
+— Dunque, il Capo-traffico m'ha risposto che sareste chiamato in
+servizio provvisorio fra pochi giorni e che forse.... _Uno-due!_...
+_Uno-due!_.... forse sarete destinato per l'appunto alla contabilità
+della divisione di Vene.... No! No!.... Non vi movete! non mi lasciate
+andare!.... Vado sotto!.... Vado sot.... — e il cavalier Pinocchio non
+potè finire la parola, perchè era andato sotto davvero. Quando,
+soffiando e sbuffando, potè di nuovo levarsi su, ritto, Prandinello era
+scomparso.
+
+Che cos'era accaduto? — Un avvenimento che poteva avere del tragico.
+Mentre Ariberti, colle braccia tese, teneva a galla il cavaliere
+Pinocchio, e col cuore correva dietro all'Elisa, sentì all'improvviso la
+vocetta aspra della Cecilia, che lo chiamava forte dalla terrazza.
+
+— Conte Eriprando! Conte Eriprando!
+
+Il Conte Eriprando levò il naso all'aria e vide la D'Abalà che gestiva
+contro di lui come una spiritata.
+
+— Gegio! Dov'è Gegio?!.... Gegio!
+
+A questo nome Prandino si ricordò del marmocchio che aveva piantato là
+solo, sulla terrazza e sudò freddo benchè fosse in acqua: lasciò andare
+a fondo il cavalier Pinocchio e corse via con uno sgomento in corpo che
+gli levò ogni altra preoccupazione.
+
+— Chissà dove s'è cacciato! Chissà che cosa gli è accaduto! — pensava
+l'Ariberti mentre si vestiva in tutta fretta, senza nemmeno finire di
+asciugarsi.
+
+— Gegio! Dov'è Gegio?! Gegio! — La Cecilia, spinta dall'angoscia, aveva
+superato ogni pudico ritegno, ed entrata nel compartimento riservato
+agli uomini, correva lungo il corridoio chiamando il bambino, seguita da
+Ramolini, al quale si unirono presto anche Potapow e Jamagata che,
+appena udite le grida della Contessina, uscirono dai rispettivi
+camerini.
+
+— _Mais Gegio, ne prend-il pas le bain avec vous?_
+
+— No! Ieri s'era raffreddato e io oggi non aveva voluto che facesse il
+bagno. Gegio!.... Gegio!
+
+Anche Prandino dovette pur farsi coraggio e mostrare la faccia: la
+D'Abalà, appena lo vide, gli si avventò addosso come se lo volesse
+pigliar per il collo.
+
+— Mio figlio?! Dica! Che cosa ne ha fatto di mio figlio?....
+
+Prandino, smorto, allibito, aprì la bocca per rispondere, ma non rispose
+nulla. Allora la D'Abalà non potè più reggere e scoppiò in un pianto
+dirotto.
+
+— Si faccia coraggio, Contessa, si faccia coraggio, — le andava dicendo
+il Ramolini. — Se non è perduto.... lo troveremo di certo.
+
+Anche Jamagata si provò a consolarla; ma Potapow lo apostrofò dicendogli
+che bisognava avere _point de cœur_, per credere di poter confortare
+una madre in un tal momento.
+
+— Ma, mio marito?! Chissà che cosa farà mio marito, se non trovo più
+Gegio!.... Guai! Guai! — singhiozzava la Cecilia, poi rivolgendosi di
+nuovo contro Prandino. — Ringrazi Dio che l'avvocato D'Abalà non è qui!
+— esclamò, e di nuovo si mise a correre in cerca di Gegio, seguita da
+Ramolini, da Potapow, da Jamagata e da una frotta di curiosi, che si
+domandavan l'un l'altro che cosa era successo.
+
+— È una signora che ha perduto suo figlio!
+
+— No, gli si è annegato il marito.
+
+— È una contessa forestiera.
+
+— È una principessa di Roma.
+
+— Oh! che disgrazia!
+
+— Le si è annegato il marito, mentre voleva salvare suo figlio!
+
+— Povera signora!.... in quello stato!....
+
+Intanto che tutte queste voci facevano il giro dello _stabilimento_,
+ingrossandosi e facendosi più gravi a ogni passo, la Cecilia continuava
+a correre, come meglio poteva, dai corridoi al caffè e dal caffè alla
+terrazza, chiamando Gegio e l'avvocato D'Abalà. Prandino la seguiva,
+abbattuto, con una faccia stralunata, pensando a ciò che gli avrebbe
+detto l'Elisa quando, uscita dall'acqua, sarebbe venuta a sapere che non
+trovavano più il suo nipotino, e di tratto in tratto levava gli occhi
+smarriti in faccia a Ramolini, come se aspettasse da lui la propria
+sentenza.
+
+— Mah!.... — gli disse una volta il Cavaliere con una reticenza più
+lunga e però più grave del solito. — Mah!.... i figli degli altri!.... —
+e non aggiunse parola.
+
+La Cecilia, percorsa un'altra volta tutta la terrazza, attraversato di
+nuovo il caffè, uscì fuori dallo _stabilimento_ e giunta in mezzo al
+ponte, sulla spiaggia gridò ancora, con quanto fiato le era rimasto:
+Gegio! Gegio! Gegio mio!....
+
+— Mamma, mamma, son qua! — rispose finalmente di lontano la voce
+stridula del monello e giù, sulla riva, tutto coperto di sabbia e di
+terriccio giallo si vide muoversi un coso che aveva più del scimiotto
+che dell'umano.
+
+Era Gegio, che s'era preso il bel gusto di seppellirsi vivo sotto la
+sabbia.
+
+Sua madre, ravvisandolo appena, diè in un grido di contentezza: pareva
+matta dalla gioia, povera donna! ma appena se lo ebbe dinanzi e lo vide
+così sucido, tutta la sua espansione si arrestò di botto, cambiò viso,
+e, preso il figliuol prodigo per un orecchio, se lo tirò dietro a quel
+modo, strapazzandolo come una bestia ed applicandogli ad ogni tratto
+scapaccioni tutt'altro che amorevoli.
+
+Jamagata, Potapow, Ramolini e tutti gli altri ch'erano lì intorno fecero
+gran festa alla madre e al figliolo. Prandino solo, quantunque adesso
+gli si fosse levato un gran peso dallo stomaco, tuttavia non era
+tranquillo del tutto: sentiva che, per lui, l'ultima parola della
+tragedia non era ancora stata detta. Difatti: in quanto a lei — gli
+gridò la D'Abalà, cogli occhi loschi e il nasino bianco — in quanto a
+lei, può dirsi fortunato che non ci sia stato qui mio marito!.... A
+quest'ora, guai!....
+
+E la Contessina si pose una mano sugli occhi, come per non vedere lo
+scempio che dell'ultimo degli Ariberti avrebbe fatto il sottoprefetto
+D'Abalà.
+
+— Ma è dunque un uomo terribile il marito della contessa Cecilia! —
+domandò più tardi il Ramolini, a cui pareva che premesse molto saperlo,
+in tutta confidenza a Prandino.
+
+— Oh! no; anzi, si figuri! È un omettino piccolo, magro, che trema
+dinanzi a sua moglie e che non ha mai fatto carriera, perchè ha troppa
+paura delle _dimostrazioni_.
+
+
+
+
+CAPITOLO XII.
+
+
+Ciò che non principia bene finisce male, e il conte Eriprando degli
+Ariberti non potè proprio dire che quella giornataccia infame avesse
+fatta per lui un'eccezione alle regole.
+
+L'Elisa era mesta e preoccupata, e il Maggiore, invece, sembrava molto
+allegro: e pazienza se la cosa fosse rimasta lì; ma quando Prandino,
+dopo pranzo, andò al banco, secondo il solito, per pagare il conto,
+trovò che i due pranzi, quello della contessa Elisa e quello della
+contessina Cecilia, erano già stati pagati dal Maggiore.
+
+— Corpo di bacco!.... — Prandino corse subito dalla D'Abalà, inquieto e
+sorpreso, e n'ebbe, in risposta, ch'ella non aveva preso lui per suo
+segretario.
+
+Anche al _Florian_, più tardi, successe pure qualche cosa di simile. Il
+Maggiore, che s'era piantato duro sulla sedia accanto all'Elisa, con
+un'aria da padrone del campo, invece di aspettare che ognuno ordinasse
+le bibite per conto proprio, domandò egli stesso prima alle signore, e
+poi al resto del circolo, che cosa volessero prendere, mostrando chiaro
+ch'era lui che faceva trattamento. Naturalmente, Prandino, quantunque da
+un'ora bruciasse dalla sete, non prese nulla per far dispetto al rivale.
+Siccome, poi, tutti gl'infelici sono fatti per intendersi, così invece
+egli sentiva slanci di simpatia per il povero Jamagata, che si mostrava
+melanconico, perchè si vedeva assai trascurato. L'Elisa non gli parlava
+mai, era timidissima col Maggiore, e voleva sua figlia sempre seduta
+accosto, come se avesse paura a star sola in mezzo agli uomini.
+
+Prandino, che aveva giurato a sè stesso, dopo rinfrancato dallo spavento
+per la scomparsa di Gegio, di non parlar coll'Elisa e di non mettersi
+vicino a lei in tutta la sera, volendo punirla in tal modo per la sua
+gita in mare, dopo la sorpresa dei due pranzi pagati e dopo il contegno
+tenuto dal Maggiore al Caffè, non ebbe più coraggio di tirarla innanzi
+col broncio; capì che sarebbe stato troppo infelice se fosse andato a
+letto con quel tormento di gelosie e d'inquietudini nel cuore, e però si
+fece animo, e quando tutti s'eran levati in piedi per ritornare
+all'albergo, offrì lui il braccio all'Elisa in un modo così risoluto che
+la Contessa non glielo potè ricusare.
+
+— Mi avevi promesso che a Venezia saresti stata buona, mi avevi giurato
+di non darmi nessun motivo di gelosia; ti ringrazio, sai, ti ringrazio
+del bel modo col quale mantieni la tua parola.
+
+E Prandino sorrise amaramente, aspettando che l'altra lo rimproverasse
+come al solito, dicendogli che era matto, che i suoi dubbi erano
+ingiusti, che si faceva insopportabile, ma come al solito concludendo
+poi che gli voleva bene.
+
+Invece nulla di tutto questo: l'Elisa chinò il capo e Prandino sentì
+contro il braccio il seno di lei che si gonfiava per un grosso sospiro.
+
+Prandino la fissò agitatissimo e — Perchè sei uscita al largo col
+Maggiore? — le domandò — perchè?.... — ma questa sua domanda era fatta
+in modo che pareva più un lamento che un rimprovero.
+
+L'Elisa continuò a tacere e a sospirare.
+
+— Mio Dio.... che cosa c'è di nuovo?.... parla!.... mi fai morire!
+
+— Non morrai, no; tu sei giovane.... hai tutto l'avvenire per te, e
+poi.... tu sei un uomo, tu; e ciò vuol dir molto.... mentre io
+invece....
+
+— Per amor di Dio, che cosa è accaduto?
+
+— Nulla.... nulla.... calmati adesso....
+
+— Che cosa è accaduto, parla!
+
+— No.... adesso no; non posso.... ma tu ricordati questo, che io sono
+molto infelice.... e che vi sono tali necessità nella vita, alle quali
+bisogna chinare il capo e rassegnarsi.... _côute que côute!_
+
+— Ma io non voglio... — cominciò Prandino, alzando la voce.
+
+— Non fate scene adesso, non fate il ragazzo!
+
+E l'Elisa spaventata, abbandonando in un attimo il tono languido, fermò
+subito le parole in gola al suo innamorato; ma poi, vedendo che l'altro
+non fiatava più, ritornò buona, ritornò tenera, per dirgli con affetto:
+— Domani saprai tutto.... ma, te ne scongiuro, sii generoso.... non
+rendermi più infelice di quello che sono.... ricordati che da te....
+bambino mio, aspetto una parola che mi dia coraggio.... e che mi
+conforti.
+
+Detto ciò, mentre Prandino la guardava bianco, pallido, senza esser più
+buono di proferire una parola, l'Elisa si fermò per aspettare la Cecilia
+e il Maggiore, ch'erano rimasti un po' indietro, e unirsi col rimanente
+della brigata.
+
+Quella notte il povero Prandino la passò male. Ormai non ne potea più
+dubitare: l'Elisa e il Maggiore se la intendevano fra di loro.
+
+Aprì i vetri, spalancò le persiane e, in maniche di camicia, rimase là,
+lungamente, appoggiato alla finestra, guardando di lontano, fra i tetti,
+una striscia di laguna illuminata dalle fiamme rossiccie del gas e
+bevendo, come altrettanto veleno, quell'aria pregna degli aromi acuti
+del mare, respirando quei buffi caldi che penetrano nel sangue con una
+mollezza voluttuosa e che sembra allarghino il cuore con un bisogno
+inconscio e irresistibile d'amore.
+
+Maledetta Venezia! Se fosse rimasto a Vicenza, credeva lui, avrebbe
+sofferto meno.
+
+Aveva la testa che gli bruciava, il cuore gonfio, e non poteva piangere.
+Si sentiva pieno di lagrime fino alla gola, ma non gli volevano scoppiar
+fuori. Se avesse potuto piangere, forse sarebbe rimasto un po' più
+sollevato.
+
+— “Domani saprai tutto?!„ E che cosa può dirmi che io già non abbia
+indovinato? Non sono già un imbecille, capisco le cose per aria, io! Non
+ama più me, e torna daccapo ad amare il Maggiore! Ecco la bella novità
+che mi dirà domani! Ma io non resterò qui a sentirmela dire, nemmeno per
+sogno; che! Domattina me ne ritorno a Vicenza.... e non mi vedrà più,
+no; mai più!... Se aspetta da me “la parola di coraggio e di conforto„
+la aspetterà un pezzo. A sentirla lei, dovrei dunque farle coraggio,
+perchè mi pianta?... Dovrei confortarla, perchè mi tradisce? Questa è
+nuova davvero! “_Ricordati che io sono molto infelice!_„ Ma perchè lo
+vieni a contare a me, se sei infelice?... A me, che lo sono più di te e
+per cagion tua?
+
+— Però.... però, qualche cosa ci deve esser sotto, — pensava Prandino
+abbandonando la finestra e camminando in su e in giù nella cameretta,
+mentre si spogliava, — qualche cosa ci deve esser sotto. È impossibile
+che sia così cattiva di cuore. Certo, certo quella strega della D'Abalà,
+c'entra in gran parte nella faccenda. Sembra che sia lei innamorata del
+Maggiore. È con lui tutta moine, tutta finezze.... Maledetta!... Quello
+che ha in corpo, scommetto che non è un figliolo: ma è un sacco di
+malignità! Ma io vorrei sapere perchè l'Elisa deve sottomettersi a sua
+figlia, e rendersi infelice lei, e far infelice me, per i capricci e le
+simpatie di casa D'Abalà. — Che il Maggiore la voglia sposare? Senza
+dubbio, non può essere altrimenti. Ma se avesse aspettato due o tre
+anni, quando avessi avuto uno stato, l'avrei sposata io.
+
+A questo punto, Prandino chiuse le finestre, spense il lume e entrò nel
+letto: egli sperava, allo scuro, di poter avere un po' di riposo, ma
+invece si trovò peggio. Vedeva il numero 40 fra le braccia del numero
+43, e nell'eccitamento della fantasia, il numero 40 era ancora più
+bianco, ancora più biondo, ancora più bello del solito, e il 43 più
+nero, più vecchio, più brutto: — e il povero ragazzo si voltava
+smaniando nel letto, mentre le zanzare, ch'erano entrate in camera dalla
+finestra, ch'egli avea lasciata aperta per tanto tempo, col lume acceso,
+gli raddoppiavano l'agitazione e il tormento.
+
+Ah! se non fosse stato povero, allora.... allora l'avrebbe sposata lui
+subito, domani. Ma con duecento quindici lire, non poteva già pensare di
+metter su casa! Che figura farebbe egli adesso, a Vicenza, quando vi
+fosse giunta la notizia del matrimonio della Navaredo con Del Mantico!
+Lui si sarebbe serrato a chiave nella sua camera, senza farsi più vedere
+da nessuno.
+
+Già, sarebbe morto presto, così non la poteva durare!... No: no! A costo
+di finirla lui.... Sarebbe andato lontano lontano, colle lettere e i
+capelli dell'Elisa in tasca, e quando avesse trovato un precipizio in
+riva al mare, un bel salto.... e buona notte: egli avrebbe finito di
+soffrire.... e di far ridere quei pettegoli di Vicenza!... Ma tant'è, il
+numero _quaranta_ restava però sempre fra le braccia del numero
+_quarantatrè!_...
+
+La calma che si era fatta nel suo spirito, pensando di morire
+placidamente sotto l'acqua fresca del mare, si dissipò di nuovo a
+quell'idea tormentosa.
+
+Ritornò ad agitarsi nel letto, a sospirare, a dolersi, e a poco a poco
+le angosce crebbero in modo, ch'egli non potè più reggere a sopportarle.
+
+Era andato tutto in sudore: nella cameretta bassa, angusta soffocava dal
+caldo, e le zanzare gli ronzavano a torme sulla faccia, moleste e
+insistenti, aumentando il suo affanno colle loro punture irritanti.
+
+Saltò giù dal letto, accese il lume, si vestì in fretta e uscì
+dall'albergo per respirare. Quando fu in piazza San Marco una folata di
+vento gli portò via il cappello. Prandino gli camminò dietro, triste,
+melanconico, e se lo calcò in testa senza nemmeno pulirlo. Tant'è;
+adesso che l'Elisa non gli voleva più bene, che cosa gliene importava a
+lui della sua roba?...
+
+Il cielo era coperto, la piazza buia: entrò sotto le _Procuratie_
+squallide, deserte, e si sedette sospirando sopra una seggiola del caffè
+_Florian_. Nemmeno al fresco trovava il sollievo ch'egli aveva sperato.
+E pensare che quei pochi giorni di cura a Venezia, dovevano essere il
+suo paradiso!... E pensare che se li sognava da un anno! Mah!...
+
+Per sentire un po' di sollievo, lo sapeva bene lui che cosa gli sarebbe
+bisognato!... Trovare il modo di vendicarsi di quella brutta strega
+della D'Abalà!... Ecco, questo gli sarebbe bisognato; perchè era lei la
+causa di tutto; era lei, lei sola, che nascostamente attizzava il fuoco.
+L'Elisa era una donna debole, senza volontà e forse....
+
+— Oh! guarda chi vedo!... Il nostro caro _Prefetto!_
+
+Prandino levò la faccia sbattuta dalla veglia e vide Badoero che usciva
+da _Florian_ in compagnia di tre o quattro giovinotti.
+
+— _Ciao_, Badoero.
+
+— Che fai qui solo solo?
+
+— Prendo il fresco....
+
+— Vieni con noi da _Bauer_?
+
+— Ti avverto che _Bauer_ ha già chiuso a quest'ora, — disse a Badoero
+uno della comitiva.
+
+— Se troveremo chiuso, non ci sarà gran male: andremo a battere a
+qualche altro Caffè. Su, su, levati, giovine sentimentale, e vieni con
+noi! — e Badoero, preso Prandino per un braccio, lo costrinse a levarsi
+in piedi.
+
+— Io proporrei di andare a battere dall'Emma! — esclamò uno di quei
+giovinotti, per lanciare un frizzo a Badoero.
+
+— Nossignori! — rispose questi con fatuità, — dall'Emma non c'è posto
+per tanta gente! — poi, fermandosi su due piedi: — vi presento mio
+cugino, il conte degli Ariberti, — disse indicando Prandino alla
+comitiva.
+
+Finito lo scambio dei complimenti, si avviarono tutti verso la _Birreria
+Bauer_; Badoero, allora, prendendo Ariberti a braccetto e tenendolo un
+po' più indietro degli altri:
+
+— Dimmi, caro prefetto, — gli chiese a bassa voce, — la Contessa t'ha
+proprio messo in disponibilità, per questa notte?
+
+— Non ti capisco!
+
+Ma Prandino, che invece capiva benissimo, sentì un'ondata di sangue
+caldo, che gli saliva alla testa.
+
+— È arrivato il Maggiore.... e ti mandano a passeggiare!... Eh! che vuoi
+farci? Le donne, vecchie o giovani, quando vedono i bottoni lustri,
+perdono la testa.
+
+— Ma...
+
+— È destino comune, e non c'è che fare; bisogna rassegnarsi,
+_Prandinello_ mio!..
+
+_Prandinello!_... Anche Badoero lo chiamava _Prandinello_ come il
+cavalier Pinocchio!...
+
+Ariberti, però, non se la prese con Badoero per quelle parole, ma invece
+gli proruppe nel cuore un impeto d'ira, quasi di odio, contro l'Elisa.
+Sentì allora, per la prima volta, che fra lui e quella donna era proprio
+tutto finito. Difatti, se anche l'Elisa, per un'ipotesi, avesse ripreso
+a volergli bene come prima, tanto e tanto nell'opinione del mondo egli
+oramai non era più il suo amante. E _l'opinione del mondo_, si sa bene,
+presta a certi amori le loro più care attrattive. Prandino però non
+volle mostrare al cugino che egli soffriva per quello smacco. Invece si
+sforzò di fare il disinvolto, di parer spiritoso e lieto confessando a
+Badoero che il Maggiore capitava proprio in punto a sollevarlo d'un
+grande imbarazzo. Lui non negava di aver amato l'Elisa, e molto: ma
+adesso quella catena gli si faceva ogni dì più pesante; insomma, era
+stufo di rappresentare il _moroso de la nona_ a tutto pasto, e domandò a
+Badoero se non trovava che oramai la contessa Navaredo era una donna
+_andata_. Egli sperava che Badoero gli dicesse di sì; sarebbe stato un
+conforto al suo dolore.
+
+— _Andata_ proprio no, — rispose Badoero: — Certo, comincia a essere un
+po' troppo grassa, ma si conserva ancora piacente e poi sa _truccarsi_
+bene, come dice l'Emma.
+
+Da _Bauer_, com'era stato previsto, si trovò chiuso. Allora, tutti
+insieme, tornarono indietro brontolando; chi voleva andare in un luogo,
+chi in un altro, e nessuno riusciva a trovare una proposta che ottenesse
+l'approvazione generale. Intanto, aspettando l'idea buona, che non
+capitava, si sedettero per un momento al _Caffè Svizzero_, dove ci
+doveva essere, dicevano, della birra inglese in bottiglia, eccellente.
+Prandino, che aveva sete e sentiva qualche brivido di freddo in
+quell'aria umida della piazza, ne tracannò in fretta due tazze, sebbene
+nell'andar giù gli bruciasse la gola e lo stomaco.
+
+— Sapete che cosa dobbiamo fare? — saltò su a proporre Badoero da un
+momento all'altro, — andiamo a giocare un'oretta al _lansquenet_?
+
+— Sì, ma dove? — chiesero gli altri.
+
+— Dal _sior Angelo a la Cuca_. Tanto, se trovassimo chiuso, quando ci
+facciamo conoscere ci aprono subito.
+
+— Allora paghiamo, e partenza per la _Cuca_!...
+
+— _Garçon!_ — gridò Badoero, che s'era levato in piedi, chiamando il
+cameriere dalla vetrata della bottega.
+
+— A me sai, Badoero, — disse Prandino facendo una smorfiaccia colla
+bocca, — quella tua birra ha fatto male. Mi brucia lo stomaco, mi
+brucia, come se avessi bevuto del fuoco.
+
+— È nulla; le prime volte fa sempre così, ma poi ci si abitua. La birra
+inglese è come il sigaro, bisogna avvezzarcisi.
+
+— Se ha un po' di nausea, prenda un bicchierino di _cognac_ e le passa
+subito, — suggerì un altro signore della compagnia.
+
+Prandino accettò il consiglio, bevette il _cognac_ e subito dopo gli
+sembrò di fatti di sentirsi un po' meglio. Allora dal suo famoso
+_porta-biglietti_ colla corona d'argento, levò una carta da due lire e
+l'offrì al cameriere perchè si tenesse la spesa.
+
+Il cameriere prese il biglietto con due dita, invece di riporlo lo tenne
+levato per aria fissando Ariberti.
+
+— Che cosa paga il signore?
+
+— Un _cognac_ e una bottiglia di birra.
+
+— Allora formano _cinque e trenta_, in tutto.
+
+— Ma non pago altro che la mia birra.
+
+— Appunto, cinque lire della bottiglia, e sei soldi del _cognac_.
+
+— Per bacco! — pensò Ariberti fra sè, — cinque lire per sentirsi male,
+mi pare un po' caro!
+
+Tuttavia pagò senza altre osservazioni, chè non voleva perdere il
+credito fra le sue nuove conoscenze.
+
+Strada facendo, mentre tutti si avviarono verso la Cuca, gli venne
+addosso, col calore del cognac un gran bisogno di espandersi e
+confidarsi a qualcuno.
+
+Allora fu lui che si prese Badoero a braccetto, e dopo d'essersi fatto
+promettere il segreto — _in parola d'onore_ — gli contò che la contessa
+Navaredo si era condotta molto male con lui.
+
+— Certo che per me è stata una fortuna, perchè proprio ero stufo, ma
+questo non vuol dire; resta sempre il fatto che s'è portata malissimo.
+Del resto, te lo dico io che al signor Maggiore non gliene voglio. Oh
+no, davvero: anzi, quando lo vedo, son quasi tentato di fargli i miei
+rallegramenti; si diverta, si diverta, se può, ch'io già non lo invidio
+di sicuro!
+
+E qui, Ariberti tornò daccapo a voler persuadere il cugino che la
+Contessa oramai era una donna sciupata, mentre invece, un anno o due
+prima, quando l'aveva lui.... allora sì che era davvero un tipettino da
+far girare la testa. A Vicenza, allora, quando l'Elisa passava per le
+strade, si voltavano tutti a guardarla. Ma adesso?... Adesso era
+tutt'altra cosa.
+
+Alla _Cuca_ le imposte erano chiuse, ma dalla luce che usciva dalle
+fessure si vedeva bene che dentro c'era ancora della gente. Allora
+picchiarono forte colle mazze sulle persiane delle finestre a terreno,
+finchè fu aperta a metà la porta della bottega e furono introdotti da un
+omiciattolo in maniche di camicia e colla faccia assonnita, che accolse
+i nuovi avventori brontolando fra i denti.
+
+Nella sala c'erano seduti in un angolo due o tre operai colle facce
+accese dal vino e dal caldo che guardavano di sbieco quelle _grinte
+aristocratiche_ che entravano là dentro, in casa loro.
+
+Ma gli amici di Prando non si fermarono a terreno; invece, salirono su
+per una scaletta ripida, angusta, ed entrarono in una stanzuccia al
+mezzanino, dove si sentiva forte il puzzo della pipa mescolato coll'odor
+grasso dei cibi.
+
+Il cameriere accese il gas, spalancò i vetri della finestrina, distese
+sul tavolo di legno greggio un tappeto macchiato d'unto e di vino, e poi
+domandò ai signori che cosa volevano ordinare.
+
+— Porta del Chianti, di quello vecchio, del ghiaccio e tre mazzi di
+carte nuove.
+
+Il cameriere uscì, e rientrò poco dopo con un gran fiasco di vino sotto
+il braccio, un tazzone in mano, con dentro del ghiaccio, e i tre mazzi
+di carte che gli gonfiavano le tasche della giacchetta.
+
+— Giochi anche tu, Ariberti? — domandò Badoero a Prandino, che in quella
+stanzuccia bassa, infocata dal gas, sudava tanto, che gli pareva di
+essere in un forno.
+
+— A che si gioca?
+
+— Al _lansquenet_.
+
+— Al _lansquenet_? — Non lo ricordo bene, — rispose Prandino, che invece
+quel giuoco non lo conosceva punto.
+
+— Oh, è facilissimo: non puoi sbagliare! Guarda: io tengo banco e scopro
+due carte: la prima è il due di spade, la seconda il cavallo di coppe.
+Se adesso, sfogliando il mazzo, scopro prima un due qualunque, ha vinto
+il banco: se invece è un cavallo, ha vinto chi punta.
+
+— E quanto si punta?
+
+Prandino era sbalordito: la birra bevuta, il _cognac_, quel caldo
+soffocante e i dispiaceri che gli cocevano nell'anima, tutto ciò lo
+faceva star male.
+
+— Facciamo il solito? — domandò Badoero, guardando in giro i suoi
+compagni.
+
+— Sì, il solito! — risposero insieme, meno Prandino, ch'era nuovo della
+partita e non ne sapeva nulla.
+
+— Allora, — e Badoero si volse a Prandino, — non puoi puntare meno di
+cinque lire. Se vuoi, perchè tu veda meglio com'è il giuoco, faremo una
+_levata_ noi due soli.
+
+Ciò detto, il giovinotto cominciò a sfogliare le carte con una prestezza
+che mostrava come ci avesse fatto la mano, e si fermò, che aveva
+scoperto il due di denari.
+
+— Ecco, è fatto: ha vinto il banco.
+
+— E io?... — domandò Prandino, alzando d'in su la carta due occhi
+stanchi, melensi.
+
+— Tu hai perduto cinque lire; ma se invece di un due fosse uscito prima
+un cavallo, le avresti vinte. Capisci?...
+
+— Ma....
+
+Prandino ancora non era entrato bene nel congegno, pur semplicissimo,
+del giuoco.
+
+— Aspetta: per farti veder meglio, faremo un altro colpo.
+
+Badoero tirò da una parte le carte sfogliate, e ne scoprì sul tavolo due
+nuove: la prima era un sette di denari, la seconda un tre di bastoni.
+
+— Sta attento, adesso: la carta del banco è un sette, la tua un tre.
+
+E Badoero ricominciò a voltare le carte del mazzo, a una a una,
+prestamente. Scoprì un sette prima del tre.
+
+— Ha vinto il banco anche stavolta, e tu perdi dieci lire.
+
+— Ho capito. Se invece d'un sette era un tre, le dieci lire le vinceva
+io.
+
+— No, ne avresti vinte cinque sole; ma siccome altre cinque le perdi già
+dalla puntata di prima, così avresti fatto pace.
+
+— Adesso, dunque, si può giocare anche noi? — domandarono gli altri
+compagni, che, messi in ardenza dalla vista delle carte, erano stufi di
+restar là a guardare senza far nulla.
+
+— Sì: puntate, signori!... Comincio il giuoco. Tu, Ariberti, se vuoi,
+puoi puntare anche più di cinque lire: io tengo qualunque posta.
+
+Prandino giocava e beveva, e poi tornava a bere e a giocare mezzo
+stupidito.
+
+Non riusciva a persuadersi a mettersi in testa ben chiaro che ognuno di
+quei gettoni d'osso, di un bianco ingiallito dall'uso, rappresentasse
+proprio il valore di cinque lire, e li puntava a casaccio, pazzamente, a
+due, a tre, e fino a dieci per volta!... La faccia gli si era fatta d'un
+pallore cadaverico, gli tremavano le mani e balbettava delle parole
+rotte, sconnesse che non avevano senso. In una giocata, chi teneva il
+mazzo avendo voltato un fante di spade così mal colorito da parere una
+puppattola invece d'un soldato: “To, to, la vecchia!„ si mise a urlare
+Prandino. — “Banco sulla vecchia! Voglio vedere se anche questa mi fa
+dannare! banco!„
+
+Nessuno dei presenti rilevò l'ironia di tali parole: erano troppo
+assorti nel giuoco; ogni loro attenzione era là fissa, muta,
+instancabile, e non badavano ad altro.
+
+Quando l'Ariberti domandò il banco, si levarono tutti dal loro posto e
+si avvicinarono a chi faceva il giuoco e voltava le carte lentamente;
+anche questi era pallido, convulso, e aveva un sorriso forzato che
+gl'increspava le labbra. Alla fine, dopo d'aver consumato quasi un mazzo
+di carte, scoprì il fante davvero, e Prandino guadagnò una grossa somma;
+tanto grossa che, se l'avesse conservata, avrebbe dato da vivere a lui e
+a mamma Orsolina per un anno, senza dover più ricorrere all'impiego
+promesso dal cavalier Pinocchio. Ma lui non se n'accorse neppure d'aver
+vinto. Tracannò d'un fiato un altro bicchiere di Chianti e sghignazzò
+borbottando che già le vecchie erano dalla sua e ch'egli sapeva bene
+come si dovevano prendere. Poi, tutte le volte che quel fante gli
+compariva dinanzi, sul tavolo, urlava, gli faceva dei brindisi e gli
+puntava sopra tutti i gettoni che aveva, senza nemmeno contarli.
+
+Già, fossero state anche delle migliaia di lire, che cosa gliene sarebbe
+importato a lui? Se avesse avuto in mano il cuore e l'anima, anche il
+cuore, anche l'anima avrebbe buttato là su quel fante goffo, scolorito,
+che lo fissava con due occhi teneri, languidi, appassionati.... cogli
+occhi maledetti dell'Elisa!
+
+Quando, dopo stabiliti gli ultimi tre giri, fu chiuso il giuoco e si
+cominciò a regolare i conti, Prandino era in perdita di ottocento
+cinquanta lire, che doveva a Badoero. E avrebbe perduto molto di più, se
+quei giovinotti avessero voluto approfittare del suo stordimento, ma
+invece, appena si accorsero che il conte di Vicenza era po' alticcio,
+gli rifiutarono delle puntate ch'egli gridava da ubbriaco.
+
+Anche ottocento cinquanta lire, rappresentavano un disastro: il
+fallimento addirittura per il povero Prandino!
+
+Fino a tanto però che rimase chiuso dentro in mezzo al fumo, alle carte,
+allo schiamazzo di quella bolgia infocata, non arrivò mai a comprendere
+la gravità della propria disgrazia; la prima idea l'ebbe soltanto quando
+si trovò fuori all'aperto in _Piazza San Marco_, coi buffi d'aria
+fresca, umidiccia, che gli snebbiarono la testa. Allora, per un momento,
+sperò di sognare, ma poi, quando si persuase ch'era desto, ci mancò poco
+che non impazzisse.
+
+— Scusa, Ariberti, che cosa abbiamo detto che tu mi dovevi? — gli chiese
+Badoero, che col lapis prendeva appunti e faceva somme sopra un
+biglietto di visita.
+
+— Non so!... Quanto?...
+
+— Se non isbaglio i conti, dovrebbero essere ottocento cinquanta lire.
+
+I conti del cugino erano giusti.
+
+— Ma.... io.... io non le ho.... qui.
+
+— Che importa?... si sa bene, nessuno viaggia colla _Banca_ in tasca. Me
+le darai con tuo comodo.
+
+Prandino respirò. Dunque c'era tempo, e fin che c'è tempo c'è vita.
+
+— Se ci fosse giustizia, — continuò Badoero sorridendo, — la perdita di
+stasera te la dovrebbe pagare il Maggiore, perchè se lui non capitava a
+Venezia, tu forse, a quest'ora avresti in tasca ottocento cinquanta lire
+di più. Del resto, sei stato sfortunato, ma giocavi anche da matto,
+lasciatelo dire: ci volevi tu perchè io fossi buono di vincere, almeno
+una volta! bisognava proprio che tu venissi da Vicenza apposta per fare
+il miracolo!... io perdo sempre e tanto che, te lo dico in confidenza,
+per il giuoco di questo mese, in sul momento mi trovo un po' al verde;
+ma di ciò tu non devi darti pensiero, quando me le puoi far entrare per
+domenica, quelle ottocento cinquanta lire, mi basta e sono contento.
+
+La vita tornava ad accorciarsi al povero Prandino.
+
+— Per domenica?
+
+— Sì, te ne sarò grato. In un'altra occasione, figurati!
+
+E Badoero cambiò discorso, perchè gli amici si erano avvicinati per
+salutare il conte degli Ariberti, dovendosi dividere da lui: Prandino
+andava da una parte e loro dall'altra.
+
+— Buona notte, signor Conte: già si fermerà ancora un po' di giorni a
+Venezia?...
+
+— Sì.... probabilmente....
+
+— Allora avremo il piacere di rivederla e di dargli la rivincita.
+
+— Grazie....
+
+— Buona notte!
+
+— Buona notte!
+
+— _Ciao_, simpaticone!
+
+— _Ciao_....
+
+— A proposito, scusa, — e il Badoero tornò indietro chiamando Prandino,
+— domani ti vedrò al Lido, sicuro, non è vero?
+
+— Sì.... probabilmente. — Prandino, adesso stentava a capire che cosa
+gli dicevano.
+
+— Bada di non mancare. La principessa di Lentz vuol conoscerti
+personalmente.
+
+— Grazie!...
+
+.... Domenica?... per domenica ci vogliono i denari?... ottocento
+cinquanta lire.... — pensava Ariberti provando dei brividi in tutto il
+corpo, che lo facean trasalire. — Come trovarle?... Dove?... Eppure ci
+vogliono, ci vogliono ad ogni costo; e ci vogliono per domenica!...
+Prandino tentò allora di ricordarsi che giorno fosse della settimana, ma
+non ci riuscì.
+
+La piazza si stenebrava a poco a poco, triste, silenziosa. In alto, il
+cielo bigio era corso da una folla di nuvolacci nerastri, fra gli
+strappi dei quali rilucevano ancora qua e là alcune stelle con bagliori
+incerti, sbiaditi.
+
+Prandino si sentiva stanco, disfatto: le gambe non lo reggevano più, gli
+dolevano i piedi ammaccati dalle scarpe, aveva la testa grossa, pesante,
+e stentava a tener gli occhi aperti. Gli sembrò per un momento che se si
+fosse lasciato cascar per terra lungo disteso, lo avrebbe preso un sonno
+così forte dal quale non si sarebbe svegliato mai più. Si avviò verso
+l'albergo, curvo, traballante, con un tremito di freddo, inciampando
+nelle pietre disuguali della via, chiudendo gli occhi ogni tanto per
+riposare.
+
+Nel cortiletto angusto della _Gondola d'oro_, cominciava ad esserci un
+po' di movimento per alcuni viaggiatori che dovevan partire colla prima
+corsa, ma dal portiere si vedevano le imposte ancor tutte chiuse, mentre
+le scale erano deserte e i corridoi si prolungavano muti fra le tenebre.
+
+Prandino salì lentamente, tirandosi su, appoggiandosi di tutto peso alla
+maniglia, fermandosi ad ogni branca. Quando arrivò al primo pianerottolo
+e sostò alquanto per prendere fiato, caso volle che il suo occhio
+cadesse proprio sopra una fila di scarpe e di stivaletti messi là in un
+angolo dal facchino che più tardi poi li dovea pulire e lustrare. Tutta
+quella roba faceva un'impressione strana, curiosa. Ogni oggetto pareva
+avesse non solo la fisonomia, ma indicasse la condizione e ritraesse i
+costumi e le tendenze del proprietario. Vicino alla calzatura coi chiodi
+del _touriste_, c'era il borzacchino coi bottoni di madreperla e le
+ghette colorate del commesso viaggiatore. Accanto alla scarpa risolata
+del marito, col tacco basso e la pianta larga, comoda, c'era lo
+stivaletto lungo, sottile della moglie: poi lo scarpone di panno del
+nonno, e il sandalo foderato di tela della nipotina e gli scarpini
+verniciati del damerino: insomma parea di vedere tutti gli ospiti della
+locanda, schierarsi là ad uno ad uno colle loro macchie di mota, co'
+loro frinzelli, colle orecchie basse e le bocche socchiuse al respiro, o
+spalancate ad uno sbadiglio. Prandino fissò lo sguardo in quella mandata
+di calzature finchè scoprì uno stivaletto che aveva le ghette chiare e
+il tacco molto alto, e un po' consumato internamente. L'Elisa calzava
+attillato e il suo passo non era più tanto leggero.... Lo guardò a
+lungo, e sentiva la tentazione di accarezzarlo, di baciarlo, di
+portarselo via, quando all'improvviso fu preso da un senso strano di
+dispetto, da un impeto acuto di rabbia gelosa, che lo risvegliò
+brutalmente da quel suo stato di dormiveglia: lì, sopra la ghetta chiara
+dello scarpino d'Elisa, era stato buttato uno stivale colla suola grossa
+all'inglese, e la tacca degli speroni nel calcagno. Prandino non aveva
+alcuna ragione di dolersi: era ben naturale che gli stivali del numero
+_quarantatrè_ si trovassero insieme colle scarpe del numero _quaranta_!
+Ma tant'è, il povero innamorato non potea darsi pace!....
+
+In quel punto lo prese un desiderio tormentoso di riavere le voluttà,
+l'amore dell'Elisa e il rammarico del suo paradiso perduto gli si mutò
+in un'angoscia disperata. Tuttavia quando rientrò nella sua cameretta,
+vedendo il disordine che c'era là intorno, e il letto sfatto, si
+risovvenne delle vicende di quella cattiva nottata, e pensò,
+raccapricciando, che sebbene quando ne usciva poche ore innanzi egli
+fosse già tanto infelice da voler morire, lo era ancor meno d'adesso che
+vi tornava!.... Come avrebbe fatto a pagare le ottocentocinquanta lire
+che aveva perdute?.... E bisognava pagarle per domenica, non c'era
+verso! Come avrebbe fatto?!... Smarrito, si guardò attorno per la
+cameretta, cercando un conforto. E gli pareva di scorgere viva dinanzi a
+sè la misera figuretta di mamma Orsolina, tutta chiusa nella sua
+vesticciola stinta e a rattoppi, curva sul tombolo, sciupandosi la vita
+pur di risparmiare un quattrino e poterla tirare innanzi colla
+famigliola.... Dove avrebbe trovato il coraggio di dire a quella povera
+donna: sai, mamma, ho perduto ottocentocinquanta lire!.... Prandino,
+così sconvolto, credette di vedere la mamma impallidire tremando a
+quelle parole, come s'egli le avesse dato una stilettata, e pianse
+smaniando, e si strappò i capelli finchè, spossato, affranto, si lasciò
+cadere, così vestito com'era, attraverso del letto.
+
+Allora, mentre cedeva al sonno che gli pesava greve sulle pupille e che
+gli sperdeva dall'anima, a poco a poco, ogni memoria e ogni dolore, gli
+sembrò di fuggir via da quella vita maledetta, e chiuse gli occhi,
+provando un senso benefico di riposo e di pace, come se non dovesse
+riaprirli mai più!....
+
+Ma invece, quantunque si svegliasse assai tardi, erano già suonate le
+tre, fu ancora in tempo di ritrovare tutti i suoi dolori che lo
+aspettavano pronti per tornare daccapo a farlo soffrire. Il suo primo
+pensiero, come di solito, corse subito all'Elisa e provò il senso d'un
+vuoto così grande, così profondo, che pareva gli mettesse le vertigini.
+Poi, subito, si risovvenne delle ottocento cinquanta lire che doveva a
+Badoero e a quel ricordo saltò giù dal letto, come se si fosse sentito
+scottare. Le ottocento cinquanta lire perdute erano di una verità così
+fredda e inesorabile, che Prandino cominciò a dubitare non fosse
+altrettanto sicura l'altra disgrazia: quella di dover perdere anche
+l'Elisa.
+
+Non poteva forse aver inteso male?
+
+Si ricordava che l'Elisa gli aveva dette queste precise parole: _domani
+saprai tutto_; dunque era cosa certa ch'egli ancora non ne sapeva nulla,
+e però, da quella parte, poteva ben darsi che il diavolo fosse meno
+brutto di quanto pareva. Già la speranza, colle donne, si acquista
+sempre e non si perde mai! E poi Prandino aveva certi fumi che gli
+annebbiavano il cervello: della mezza cotta della sera innanzi, gliene
+durava ancora almeno un quarto!
+
+— Che! — pensava, mentre rimetteva un po' in ordine il suo abbigliamento
+— ella non può vivere senza di me: l'ha giurato tante volte! Chissà mai
+a che cosa voleva alludere co' suoi discorsi.... forse era tutto un
+ordito combinato ad arte, perchè io non avessi più lena di rimproverarla
+di essere uscita al largo col Maggiore. Se fosse così, è stata molto
+brava e le perdono in grazia dello spirito che ha avuto!
+
+A questa idea consolante gli si allargò il cuore, e gli si dilatarono i
+polmoni tanto ch'egli, tutto consolato, cominciò a canterellare a mezza
+voce un'arietta in tempo allegro; ma poi gli si fecero innanzi le
+ottocento cinquanta lire tetre, minacciose come il _Mane-Thecel-Phares_
+di Baldassare, e gli strozzarono il motivo a mezza gola.
+
+Tuttavia, siccome fino a domenica poteva respirare, non pensò, per il
+momento, se non a raggiungere l'Elisa.
+
+La Contessa e la Contessina erano certo andate al Lido col solito
+vaporetto delle tre; non c'era più tempo da buttar via, bisognava
+sbrigarsi, bisognava correre per non perdere anche quello delle tre e
+mezzo.
+
+— Signor Conte! Signor Conte! — chiamò il portiere, mentre Ariberti
+usciva in fretta dall'albergo.
+
+L'Ariberti tornò indietro, chè il portiere non si sognava certo di
+scomodarsi per corrergli appresso.
+
+— La contessa Navaredo cercava di lei.
+
+— È ancora di sopra?
+
+— No; è andata al Lido colla sua compagna, — alla _Gondola d'oro_ non si
+sapeva che la D'Abalà fosse sua figlia — e col signor marchese Del
+Mantico.
+
+— Perchè non chiamarmi?
+
+— Credevo ch'ella fosse uscita.
+
+— Dovevate informarvene.
+
+— Poco male: al Lido la ritrova di sicuro. Già il vaporetto parte ogni
+venti minuti.
+
+— Questa non è una buona ragione: un'altra volta fate meglio il vostro
+dovere.
+
+Ciò detto, Prandino infilò la porta dell'albergo e ne uscì quasi di
+corsa, ed ebbe il sospetto che il portiere lo mandasse con cattivo garbo
+a quel paese; ma fu un semplice sospetto, chè, proprio bene, non intese
+ciò che quell'altro gli brontolò dietro.
+
+Era una giornata fresca, di burrasca; la laguna era mossa, il cielo
+scuro, minaccioso, e il vento che soffiava forte contro i tendoni del
+vaporetto, ne rallentava la corsa, aumentando così l'impazienza e
+l'infelicità di Prandino.
+
+Quando arrivò sulla terrazza, vide subito l'Elisa che stava appoggiata
+al parapetto, guardando il mare grosso, agitato, sul cui ondeggiamento
+d'un verde cupo, rotto qua e là da strisce più chiare, correvano,
+moltiplicandosi, creste mobilissime, bianche, candide come spuma di
+latte.
+
+— E dunque? — le domandò l'Ariberti, quando le fu vicino, e con due
+occhi gonfi, umidi, fissò la Contessa che, per maggior disgrazia, gli
+pareva molto più bella del solito.
+
+Elisa lo guardò con tenerezza, e poi, chinando la testa in aria di
+vittima rassegnata, sospirò così forte, da mettere in grave pericolo le
+maglie della sua giacchetta attillata.
+
+— E dunque?.... — ripetè l'altro, col cuore che gli batteva
+violentemente.
+
+— Dunque.... continuate a volermi bene, ma come a una vostra mammina.
+
+E mentre il vento le portava sulla faccia e sul collo gli spruzzi
+freschi, voluttuosi, sollevati dai cavalloni del mare, che, rompendosi
+contro la spiaggia, correvano rumoreggiando sotto il tavolino scosso,
+traballante per quegli urti impetuosi, ella raccontò a Prandino, senza
+neppure un tremito, e senza nessuna reticenza, che aveva dovuto cedere
+alle istanze del sotto-prefetto, alle preghiere e alle minacce della
+Cecilia, e che si rassegnava, vittima dell'altrui volontà, a sposare il
+marchese Del Mantico, pel quale sentiva molta stima e punto amore.
+
+Prandino la lasciò dire senza mai interromperla: non poteva parlare,
+perchè aveva la gola stretta, serrata. Rimaneva dritto in piedi,
+immobile, duro e mentre con una mano si teneva sodo il cappello contro
+la fronte, le lagrime gli colavano dagli occhi e dal viso smorto e si
+fermavano qua e là, luccicanti, sull'abito nero. Non vedeva nulla, nè
+l'Elisa, nè nessuno: vedeva solo il fondo buio, deserto del mare. Aveva
+il capo intronato dal vento e dal fragore delle onde, aveva il cuore
+rotto, spezzato; ma però sentiva bene, sentiva vivo, quel suo dolore
+così grande che lo avvolgeva tutto, che gli toglieva ogni altra forza,
+che gli levava dall'anima ogni altro sentimento.
+
+Quando l'Elisa si allontanò da lui, egli la lasciò andar via senza fare
+un passo, senza nemmeno salutarla.
+
+— “Guarda don Bartolo — sembra una statua!....„
+
+— _Ciao_, Badoero! — Alla voce del cugino, l'Ariberti si ridestò, si
+scosse: pare impossibile! Non poteva andare una volta sulla terrazza,
+senza incontrarsi in Badoero!....
+
+— Sai? Oggi la Principessa non è venuta per il cattivo tempo. Sarà per
+domani.
+
+— Come?.... Non avevi detto per domenica?
+
+— Per domenica?.... Che cosa?....
+
+L'Ariberti che avea inteso male, s'era spaventato a torto, ma non
+rispose nulla che spiegasse al cugino la sua interruzione.
+
+— Vai a fare il bagno? — continuò Badoero senza badargli più che tanto —
+no, di certo, immagino, con questo tempo indiavolato. È vero che sei un
+nuotatore di prima forza, ma tant'è, non ci si diverte!.... Addio,
+Ariberti, corro in cerca di Potapow e di Jamagata, chè, oggi, non son
+buono di trovarli.
+
+— _Ciao_, Badoero!
+
+In quella domanda del cugino — se andava a fare il bagno — Ariberti avea
+finalmente ritrovato un indirizzo, un'ispirazione, e uscì dalla terrazza
+col passo fermo, risoluto.
+
+Era stanco di vivere e di soffrire, e lo consolava l'idea di perdersi
+lontano con tutti i suoi dolori e con tutte le sue angosce, in
+quell'onda sconfinata del mare.
+
+
+
+
+CAPITOLO XIII.
+
+
+Il conte degli Ariberti non sapeva ancora come sarebbe morto, ma voleva
+morire a ogni costo e per il momento gli bastava la certezza di farla
+finita prima di domenica.
+
+Più di tutto lo seduceva l'idea di perdersi nella profondità del mare
+come un atomo che lentamente viene assorbito da una gocciola d'acqua,
+senza lotta e senza dolore. Gli pareva, una volta inghiottito da
+quell'enorme distesa di cavalloni verdastri, d'esser così ben sepolto
+che nemmeno la sua memoria non sarebbe più ritornata a galla; e così
+quei signori di Vicenza, dimenticandolo affatto, non avrebbero riso di
+lui per la brutta figura che faceva ad essere stato, in certo qual modo,
+messo in libertà dalla contessa Navaredo.
+
+Ma anche il morire non è sempre una cosa presto fatta, e alle volte per
+quanto chi ci voglia riuscire, ci si metta di buona lena, non arriva a
+capo di nulla. Morire sott'acqua poi, nel caso di Prandino, nuotatore
+espertissimo, era un'impresa estremamente difficile.
+
+Quando si trovò innanzi un buon tratto nel mare, portato dalle onde in
+su e in giù come da un'altalena, si determinò nel disperato proposito e
+si cacciò sotto risolutamente, ma fece fiasco. Per quanto lavorasse di
+braccia e di gambe, l'acqua lo riportava a galla dopo pochi istanti, e
+tornato fuori colla testa, doveva respirare per forza. Un'altra volta,
+dopo d'essersi tuffato, provò ad aprire la bocca: ma non fece altro che
+bere!....
+
+Eppure non c'era verso!.... bisognava morire!.... Morire?.... Perchè
+morire?.... E a questo punto il fresco dell'acqua, che calmando il
+sistema nervoso del giovinotto, lo conduceva a più miti consigli, lo
+tenne prima un poco perplesso sulla decisione da prendere e poi
+addirittura lo fece cambiar di parere.
+
+Morire?.... Chè! Vivere bisogna; vivere per potersi difendere dalle
+false accuse e dichiarare a tutti che non era stata l'Elisa la prima a
+piantar lui, ma che viceversa era stato lui a piantare l'Elisa!
+Bisognava vivere per vendicarsi del sottoprefetto D'Abalà a costo
+d'improvvisargli apposta una _dimostrazione_.... e, in tutti i casi,
+prima di morire voleva mostrare i denti alla Cecilia e, almeno una
+volta, provare il gusto matto di tirare le orecchie a Gegio! Sì, sì,
+bisognava vivere!.... Ma, e le ottocento cinquanta lire da pagarsi
+domenica a Badoero? Questo funesto ricordo lo sgomentò; si lasciò di
+nuovo calare a fondo e fece di tutto per rimanervi; ma, povero diavolo,
+anche questa volta non ci riuscì.
+
+— No, no; bisogna morire! _Coûte que coûte_ (come dice la perfida!)
+bisogna morire! — E poi, forse ch'egli avrebbe potuto vivere a Vicenza
+il giorno del matrimonio dell'Elisa col Maggiore?
+
+I suoi amici che avevano tentato di soppiantarlo quand'era lui il
+fortunato, adesso gli domanderebbero — “se gli parevano dolci i
+confettini!„ E se il cavalier Pinocchio lo destinasse per il momento
+alla vendita dei biglietti e toccasse a lui, proprio a lui (quando ci si
+mette l'ironia del destino è così spietata!) toccasse a lui di staccare
+i biglietti per quel viaggio di nozze? — Bisogna morire! e Prandino
+chiuse gli occhi, abbandonandosi all'urto delle onde che gli si
+rompevano scroscianti contro la faccia.
+
+Pensò, visto e provato che andar a fondo non poteva, di spingersi tanto
+innanzi nel mare, fino a raggiungere quella striscia scura, plumbea, che
+chiudea l'orizzonte. Allora, quando le forze gli fossero mancate, egli
+verrebbe travolto dai flutti e sommerso a poco a poco, senza nemmeno
+accorgersene.
+
+Già, si capisce che non gli premeva molto di assistere con tutta la sua
+presenza di spirito a quel trapasso dalla vita alla morte: per quante ne
+dicano i misantropi, non è mai una gita di piacere! E poi, Prandino,
+tutti i gusti son gusti, avrebbe desiderato di morire dormendo. Intanto
+continuava a nuotare di lena e ad allontanarsi sempre più dalla riva.
+Dopo qualche tempo cominciò per davvero a trovarsi un po' stanco.
+Tuttavia continuò sempre a nuotare: era deciso! adesso però nuotava
+molto più adagio. Il vento gli sibilava acuto, molesto nelle orecchie e
+gli battea il viso, l'acqua salata gli bruciava gli occhi, ma egli non
+indietreggiava, avanzava anzi sempre verso il largo, rassegnato al suo
+destino, finchè sentì i primi brividi di freddo corrergli per la vita.
+
+— Ci siamo! pensò, e Prandino fece il morto, tanto per cominciare.
+
+La durò così ancora per qualche minuto, quando d'un tratto egli si sentì
+trasportare con violenza da una forza nuova, ignota, che lo trascinava
+velocemente. Spaventato, si allungò nell'acqua, per opporsi a quell'onda
+impetuosa, ma rotto com'era dalla fatica, ci riusciva a stento e capiva
+che presto egli sarebbe rimasto vinto, sopraffatto: era stato portato
+via da una corrente tanto più forte quanto il mare era più grosso.
+
+In quel punto, Elisa, il Maggiore, la Cecilia e anche le ottocento
+cinquanta lire, gli si dileguarono in un attimo dal cuore e si risvegliò
+in lui prepotente l'istinto della conservazione. Fece, sforzi disperati,
+sovrumani.... ma, per quanto si adoperasse con tutto il suo vigore, non
+riusciva che a resistere all'urto dell'onda e a star fermo: retrocedere
+gli era impossibile.... Già, in breve, stanco, sfinito, non poteva più
+nemmeno tenersi a galla.... già l'onda vittoriosa gli era passata due
+volte sulla testa, già, spossato, stava per venir meno e questa volta
+trovarlo proprio davvero il modo di calare a fondo.... quando, senza
+saper come, senza saper nemmeno s'era proprio desto o se sognava, si
+trovò dritto in piedi, là, in mezzo alla burrasca, coll'acqua che gli
+arrivava appena alle spalle!
+
+A un migliaio di metri all'incirca dal Lido, si allunga per un buon
+tratto di mare, un banco di sabbia: la corrente lo aveva portato là
+sopra, e Prandino era salvo: salvo, ma non sicuro. Adesso quei cavalloni
+verdastri, impetuosi, spumeggianti, lo spaventavano, e tutte quelle
+creste candide che correvano sulle onde, gli sembravano altrettanti
+mostri marini che gli venissero incontro. Si raccomandò a Dio, pensò a
+sua madre e chiamò al soccorso, con quanto fiato gli rimaneva in corpo.
+
+— _Semo qua, paron, semo qua_ — gli rispose subito una voce poco
+lontana.
+
+Era la barca destinata al salvataggio dei nuotatori che, come vuole il
+regolamento, quando Ariberti si allontanò troppo dalla riva, gli aveva
+tenuto dietro, senza che il poveretto, fisso collo sguardo nel tendone
+buio dell'orizzonte, e mezzo accecato com'era dal bruciore e dagli
+sprazzi dell'acqua, se ne fosse accorto.
+
+Due battellieri, dalle braccia robuste, lo tirarono su di tutto peso nel
+guscio, e, quando fu dentro, gli domandarono come mai s'era arrischiato
+di allontanarsi tanto, col mare così grosso.
+
+— È stata la corrente che mi ha portato via — rispose Prandino,
+arrossendo per la doppia vergogna dell'essersi voluto annegare e del non
+esservi riuscito.
+
+Tutto curvo, seduto sopra una panchetta della barca, coi denti che gli
+battevano dal freddo, col vento che gli soffiava addosso, egli,
+silenzioso, mortificato, si lasciò condurre a riva. Ma, tuttavia, mentre
+si avvicinava alla spiaggia e lo _Stabilimento_ s'ingrandiva a vista
+d'occhio, così da distinguere le persone che si movevano sulla terrazza,
+tornò a pensare a' casi suoi e a convincersi che, per quanto gli potesse
+spiacere di morire, nulladimeno, non poteva più vivere. Anche un po' per
+non rendersi ridicolo a sè stesso, non c'era verso, doveva venire a
+quella conclusione. Però, avrebbe scelto un altro genere di morte. I
+battellieri gli narrarono il caso d'un tedesco che, l'anno prima, s'era
+annegato, per l'appunto al Lido, e che fu ripescato monco di un piede e
+senz'occhi: gli erano stati divorati dai pesci.
+
+Prandino, al racconto, sentì in tutto il corpo un senso vivo di
+ribrezzo. Scegliendo quel genere di morte, sott'acqua, non aveva
+riflettuto al pericolo d'essere mangiato vivo.... o anche morto, che,
+quasi, gli sarebbe spiaciuto ugualmente. No, no; bisognava trovare
+un'altra specie di suicidio: col freddo che aveva intorno, avrebbe
+preferito piuttosto di morire nel fuoco, bruciato; tanto più che quella
+massa enorme, spaventosa, d'acqua ondeggiante e quegli odori acuti
+d'effluvi salini, gli davano nausea!....
+
+Voleva finire i suoi giorni a Vicenza, dov'era nato. In quel momento
+supremo, voleva trovarsi vicino a sua madre.... Voleva abbracciarla
+un'ultima volta, povera mamma!.... A Vicenza, ancora, non si saprebbe
+nulla del matrimonio della Contessa, e fino a domenica, c'era tempo;
+questa proroga se la poteva concedere senza offendere la fermezza del
+suo carattere, essa, invece di distoglierlo, lo rendeva più saldo nel
+suo proponimento.
+
+Quando uscì vestito dal camerino, trovò sull'uscio i battellieri che lo
+avevano salvato, col cappello in mano, che aspettavano la mancia. Nè si
+accontentarono così facilmente. Erano in tre e ci vollero cinque lire.
+
+Per bacco: avevano salvato un conte, non una persona qualunque!
+
+Prandino pagò, sospirando, e pensò che a Venezia tutto era caro, e che
+non si poteva nemmeno tentar di morire senza spendere quattrini. Ma ci
+sarebbe da scommettere, a ogni modo, che quelle cinque lire lì, trovò
+che erano meno buttate via delle altre spese la sera innanzi, nella
+bottiglia di birra inglese.
+
+Uscito fuori dai corridoi, era in preda a una viva preoccupazione:
+schivare in tutti i modi di incontrarsi colla Contessa. Non voleva
+rivederla più: gli avrebbe fatto troppo male.
+
+Questa volta, la sorte fu mite: gli risparmiò quell'angoscia. Ma non
+così potè schivare Jamagata, che adocchiò, appoggiato alla porta del
+_Caffè Ristorante_, colla faccia melanconica, d'una tristezza gialla,
+che faceva ancora più pena, mentre Potapow, di lietissimo umore, lo
+tormentava con facezie un poco spinte.
+
+— _Allez vous à Venise?_ — chiese Jamagata a Prandino, che passava
+dritto, fingendo di non vederlo.
+
+— _Oui, monsieur._ Vado a Venezia.
+
+— _Si le temps n'était si mauvais, je viendrais moi aussi._
+
+E sospirò profondamente, in modo tale da far capire all'Ariberti che
+anche Jamagata sapeva qualche cosa del matrimonio d'Elisa.
+
+Potapow, invece di commoversi a quella muta desolazione, uscì in una
+sonora risata e continuando le allusioni impertinenti.
+
+— _Courage, Courage!_ — disse al Console sentimentale, — _le temps et
+les femmes il faut les prendre comme le bon Dieu nous les donne!_
+
+— _Vous m'ennuyez, monsieur le Comte, vous m'ennuyez!_ — esclamò
+Jamagata con vivacità, diventando violetto, chè, alla fine, cominciava a
+perdere la flemma diplomatica.
+
+Potapow, saltellando dalla collera, gli rispose per le rime; l'altro
+continuò più forte; il battibecco si faceva vivo, quando comparve sulla
+porta l'ombra nera del cavalier Ramolini, che fu come un secchio d'acqua
+fredda sui contendenti, ma nello stato d'animo in cui si trovava
+l'Ariberti, quel diverbio non lo commoveva: ne approfittò invece per
+dileguarsi senz'altri intoppi dallo Stabilimento.
+
+Adesso Venezia gli metteva addosso un'uggia insopportabile, avrebbe
+voluto ritornare a Vicenza subito, quella stessa sera. Gli pareva che
+più presto fosse andato via, più presto avrebbe trovato pace. Credeva,
+povero illuso, di lasciar là, alla stazione, tutti i suoi dolori, e una
+volta chiuso in vagone e messosi in via, di dover respirar più leggero.
+Ma, mentre attraversava la laguna in vaporetto, sembrò che le cateratte
+del cielo si aprissero ad un secondo diluvio e Prandino arrivò alla
+_Gondola d'oro_ così bagnato dalla testa ai piedi ed in tale stato da
+vincere la musoneria del portiere che, vedendolo, si mise a ridere.
+
+— L'ha presa tutta, mi pare?
+
+— Sicuro. Fatemi mandare il conto sopra, _all'ottantasei_.
+
+— Parte il signore?
+
+— Sì, parto.
+
+— Subito?
+
+— No, domattina, colla prima corsa. — Bisognava che si mettesse in
+letto, aspettando che si asciugasse un po' la sua roba.
+
+— Allora c'è tempo.
+
+— Non importa: il conto lo voglio subito.
+
+Levato il dente, come si dice, è levato il dolore; e poi adesso Prandino
+avea premura di vedere il conto dell'albergo, per sapere quanto denaro
+gli restava da portar a casa.
+
+— Il _quaranta_ parte con lei?
+
+— No!
+
+L'Ariberti diventò rosso fin alla punta dei capelli. Quel petulante di
+portiere aspettava allora a diventare verboso!
+
+Venuto il conto, pagato, preso un biglietto di seconda classe alla
+ferrovia, tutto sommato gli rimanevano ancora cento dieci lire. Dunque
+non gliene occorrevano che settecento quaranta per Badoero!!... A questa
+scoperta gli si allargò il cuore; ma per poco. Tant'è, domenica non le
+avrebbe avute, nemmeno ridotte a settecento quaranta, e però il conte
+Eriprando degli Ariberti era sempre vicino al fallimento.
+
+Maledetto il giorno ch'egli era partito per Venezia. Maledetta l'Elisa,
+il Maggiore, il Badoero e le bagnature!...
+
+
+
+
+CAPITOLO XIV.
+
+
+Bisogna credere proprio che le impressioni che si subiscono da una donna
+amata fanno un effetto opposto a quello prodotto da un creditore.
+Prandino stesso avrebbe potuto notare questa verità sacrosanta, ma lui
+non aveva tempo da perdere per fare il filosofo!
+
+A mano a mano che si allontanava dall'Elisa, essa gli si faceva ancora
+più cara e più necessaria; a mano a mano che si allontanava da Badoero,
+le ottocentocinquanta lire perdevano di valore. È un fatto, del resto,
+indiscutibile! quando non si vede il volto dell'innamorata, si sospira:
+quando non si vede la faccia del creditore, si respira!...
+
+Finchè rimaneva a Venezia l'Ariberti tremava tutto all'idea
+d'incontrarsi al Lido o sotto le _Procuratie_ con il Badoero la domenica
+del _pagherò_, senza avere in tasca la somma; ma da lontano questo
+pericolo non lo correva più e avrebbe meglio trovata una scusa o
+domandata una proroga, inviando intanto qualche piccolo acconto. Invece
+di parlare, era il caso di scrivere; e, si sa bene, certe cose che a
+dirle bruciano le labbra, si possono scrivere correntemente e senza
+fatica.
+
+Ma l'Elisa, invece? Dall'Elisa più si allontanava e più la sentiva viva,
+possente nel cuore, nel sangue e nella testa. Durante quel viaggio del
+ritorno, sbalottato così solo solo in _seconda classe_, ricordava, con
+un desiderio amarissimo, l'altro viaggio fatto in _prima_, nell'andata,
+e gli pareva allora d'aver goduto il suo paradiso, tanto è vero che
+nella miseria si dimenticano i piccoli dolori che amareggiano i periodi
+della felicità. Prandino si ricordava bene l'estasi amorosa goduta da
+Vicenza a Padova, ma aveva dimenticato tutti i tormenti sofferti da
+Padova a Venezia.
+
+Adesso le spine, e non erano poche, delle sue rose d'amore non bucavano
+più. L'Elisa non era più lunatica, non era più capricciosa, non era più
+esigente; non aveva più la Cecilia sempre d'intorno, non aveva più Gegio
+sempre fra i piedi; non lo tormentava più colle sue leggerezze, colle
+sue civetterie, co' suoi sgarbi. Adesso ch'egli l'aveva perduta, l'Elisa
+era ritornata la donna più buona, più bella, più cara, più amabile della
+terra, e quando Prandino pensava all'avvenire e lo vedeva senza di lei,
+sentiva nell'animo uno scoramento, un affanno che vi facevano strazio.
+
+A Vicenza, tutte le strade gli avrebbero rammentato un incontro, un
+saluto, una passeggiata fatta insieme. Al teatro, senza la contessa
+Navaredo, senza i suoi occhioni che lo cercavano, senza la soddisfazione
+di offrirle il braccio, finito lo spettacolo, per ricondurla presso
+_lord Palmerston_, non avrebbe gustata nemmeno la musica. E in
+chiesa?... Che cosa sarebbe andato a fare in chiesa, se, dopo messa, non
+aveva più da aspettarla all'uscita?
+
+Si ricordava che, in passato, se per una ragione qualunque egli doveva
+rimanere un giorno senza andare da lei, il suo primo pensiero, alla
+mattina, nello svegliarsi, era quello, e ne restava angustiato, e
+smaniava per trovar modo di far correre veloce il tempo che camminava
+per lui come una tartaruga. Ma adesso che avrebbe dovuto stare senza
+l'Elisa tutte le ore, tutti i giorni, tutta intera la vita?... Tanto
+valeva addormentarsi una volta, per non destarsi mai più.
+
+Al primo momento, non avrebbe creduto di dover soffrir tanto per
+quell'abbandono; ma le ferite dell'animo sono come quelle del corpo:
+subito, appena capitano addosso, si prova uno sbalordimento e nulla più.
+Il bruciore, lo spasimo cominciano dopo.
+
+Quando Prandino smontò a Vicenza era come inebetito. Perchè poi si
+trovasse ancor peggio, la prima persona che gli si parò dinanzi fu per
+l'appunto il sotto-capo della stazione: il bel giovinotto dal berrettino
+foderato d'arancio, che gli chiese subito come mai ritornava così presto
+dai bagni e senza la contessa Navaredo.
+
+— Ho fatto una corsa per affari; ma devo ritornare a Venezia fra un paio
+di giorni.
+
+Non aveva cuore di confessare la propria ignominia!... No, no: non
+avrebbe potuto sopportare quella disgrazia, e adesso il proposito di
+farla finita non era preso in un istante di febbre: era proprio il
+convincimento dell'anima.
+
+Sul piazzale della stazione fu ricevuto dalle scappellate dei vetturini.
+
+— Signor Conte, la carrozza!
+
+— La carrozza, signor Conte!
+
+— Signor Conte, comanda il _brougham_?
+
+Prandino salì sul primo _brougham_ che trovò aperto, un po' consolato da
+quei saluti così rispettosi. Finalmente non era più un ignoto, una
+persona qualunque, il numero _ottantasei!_... Ritornava a essere il
+signor Conte, il signor Conte che tutti conoscevano e al quale tutti
+facevano di cappello....
+
+Ma quella sua consolazione fu di breve durata. Era la contessa Navaredo
+che lo illuminava colla propria luce, e adesso che quella luce gli era
+negata, egli ritornerebbe presto nell'ombra anche a Vicenza!...
+
+Dio santo!... che effetto gli faceva Vicenza, quella mattina!... Gli
+pareva di veder l'Elisa apparire a ogni canto di strada.
+
+Era così tutto compreso da quell'affanno cupo, desolato che, quando
+scese dalla vettura, credette di scorgere lo scherno, la derisione negli
+occhietti neri di una bella figliuola che al rumore era corsa a vedere
+sull'uscio della pasticceria accanto alla sua casa.
+
+Quella sua casa gli era però sempre cara; quella vecchia casetta dove
+crebbe fanciullo, dove vide sua madre genuflessa al lettino di lui
+ammalato, dove fece tanti sogni d'amore, dove ricevette la prima lettera
+dell'Elisa; la sua casetta la rivedeva come un amico fidato, anche
+allora che vi rientrava per andarvi a morire.
+
+Ma, varcata appena la soglia, gli sembrò che gli pesasse sul capo, e
+dalla corte angusta, oscura, usciva un odore di muffa e di miseria che
+lo disgustavano. Eppure in quell'andito buio, aveva giocato per tante
+ore, allegro e senza pensieri, eppure da bambino ci perdeva il fiato a
+corrervi dentro, tanto era grande.
+
+In fondo al corridoio, in alto, sullo stipite di una porta, c'era un
+piccolo tabernacolo, messo là dalla signora Luciana in un giorno di
+profonda divozione. E la fede s'era talmente fatta grande per la madonna
+della casa, che gl'inquilini vi accendevano il lume quasi ogni sabato.
+Adesso il lumicino rosseggiante nelle tenebre tetre del corridoio, fu
+per Ariberti come una stella nel mare procelloso della sua anima; e, al
+di là della figura di Maria Addolorata, vide un'altra madre ch'era pur
+santa e che avrebbe pure spasimato dal dolore: la mamma sua!...
+
+Povera mamma!... Quel giorno egli non derise il bigottismo della signora
+Luciana: ma, involontariamente, si toccò il pioppino dinanzi alla
+immagine benedetta, e salì più lentamente fin su, al secondo piano,
+incerto se dovesse farsi vedere da sua madre, col triste proposito che
+aveva nel cuore, oppure se non fosse meglio di tornare indietro e
+scappar via. Così, combattuto da mille dubbi, arrivò all'uscio del suo
+quartierino, l'aprì, entrò dentro nella prima stanzetta, senza quasi
+sapere che cosa si facesse.
+
+L'Orsolina stava lavorando, seduta vicino alla finestra, e agucchiava
+muta, grave, curva sul tombolo. Alzò il capo appena udì toccare il
+chiavistello dell'uscio, e quando vide il suo Prandino entrare nella
+stanza, diè un grido acutissimo, le guance secche, scarne arrossirono
+ancora di gioia, e gli corse incontro e lo abbracciò e lo coprì di baci;
+ma poi la sua grande consolazione si agghiacciò a un tratto: perchè
+ritornava così presto?... perchè era così pallido?... perchè non le
+diceva nulla?... Prandino lesse negli occhi timidamente affettuosi della
+buona vecchia tutte le ansietà e le inquietudini che la angustiavano, e
+ne fu turbato. Buttò là un pretesto, una scusa, pel suo arrivo
+improvviso.... disse che aveva dovuto ritornar subito per affrettare
+l'impiego, per alcune carte che non erano in regola, e poi si avviò
+verso la sua camera in fretta, sperando di fuggire da tutto quel grande
+amore che usciva dagli occhi di sua madre e che gli pesava addosso come
+un rimorso. Ma in quel mentre comparve sulla soglia della stanza la
+signora Luciana, in un atteggiamento, così lunga e secca com'era, che
+pareva un punto interrogativo.
+
+— Che vuol dire, signor Conte?... Così presto di ritorno?... Che cosa le
+è succeduto?...
+
+— Ho dovuto venire a Vicenza.... per un giorno.... ma vado a Venezia di
+nuovo.... presto.... domani.
+
+Ciò detto, spinse l'uscio della camera ed entrò, che non ne poteva più
+di trovarsi solo, lasciando la signora Luciana a tormentare, a furia di
+domande, la contessa Orsolina.
+
+— Ho fatto male a ritornare a Vicenza! Ho fatto male a farmi rivedere! —
+pensava Prandino buttandosi a sedere sopra una seggiola, respirando, là,
+solo solo, e non riflettendo che da due giorni faceva tutto ciò che gli
+saltava in testa, senza fermarsi un momento a ragionare.
+
+La quiete della stradicciola, dove era un caso che passasse una
+carrozza, gli metteva tedio; il bisbiglio che le due donne facevano
+nell'altra stanza lo tormentava come la voce della sua coscienza e, a
+fior di labbro, quasi fosse una sfida lanciata a tutto il mondo, e
+insieme il ricordo d'un impegno preso con sè stesso, andò ripetendo il
+suo triste ritornello: bisogna morire, bisogna morire!
+
+Per il debito del giuoco, tanto, ci avrebbe potuto rimediare....
+l'avrebbe confessato a sua madre, che era una donna piena di consigli...
+avrebbero potuto vendere un po' di roba.... qualche masserizia che non
+fosse strettamente necessaria — non era poi un milione, alla fine, che
+aveva perduto! — e adesso si meravigliava di averci dato tanto peso il
+giorno prima. Ammazzarsi per ottocento cinquanta lire, anzi per
+settecento quaranta, sarebbe stata proprio una minchioneria: e poi,
+ammazzandosi, non pagava i suoi debiti, tutt'altro: commetteva, invece,
+una frode.... _in articulo mortis_....
+
+Ah! se l'Elisa gli avesse voluto ancora un po' di bene: s'ella non
+l'avesse piantato in quel modo, allora no, no, certo, non penserebbe di
+morire! E, a questo punto, il suo povero cuore tornava daccapo a
+tormentarlo. Che valevano le persuasioni dell'uomo saggio, che valeva
+l'affetto di sua madre, le ragioni stesse dell'orgoglio ferito per
+l'abbandono ingiusto, immeritato, contro il suo amore fisso, tenace,
+selvaggio?
+
+L'Elisa sarebbe stata d'un altro!
+
+L'idea che quelle forme vaghe, da lui follemente adorate, avrebbero
+appartenuto a un rivale, sarebbero state toccate dalle manacce ruvide
+del Maggiore, baciate da quella bocca ingorda e irriverente, che puzzava
+di sigaro, tutto ciò gli faceva correre nel cervello dei buffi di sangue
+caldo e gli dava le vertigini, mentre, nell'accesa fantasia del povero
+ammalato, l'Elisa diventava bianca, candida come neve, delicata,
+flessuosa come una gazzella, e trasudava un profumo _aux fleurs de lys
+de cachemir_; ritornava giovane, ritornava fresca.... e non era quasi
+più neppur vedova!... Dio, Dio, quanto era bella!...
+
+Prandino se la vedeva innanzi, ora gaia, biricchina, piena di vita e di
+fremiti, come il primo giorno ch'era stata sola con lui, grondante
+d'acqua, sotto il capanno, e ora raggiante di sole e splendida d'amore
+come quella mattina che gli camminava dinanzi, lungo la viottola
+dell'uccelliera; poi gli appariva languida, voluttuosa, mollemente
+sdraiata nella gondola, e poi.... e poi... finalmente, la rivedeva
+com'egli solo, com'egli solo sapeva.... e, dannazione!, come avrebbe
+saputo anche quel beduino del Maggiore!
+
+No, no; era uno strazio troppo vivo, uno strazio che colle carni gli
+lacerava anche l'anima! No, no: egli aveva bisogno dell'amore di Elisa
+come dell'aria per respirare, e perchè quell'amore gli veniva meno, egli
+moriva.... moriva colla gola stretta, col petto gonfio.... moriva
+soffocato!
+
+Come fare per fuggire quell'immagine che lo torturava?...
+
+Se apriva gli occhi la vedeva in un modo, se li chiudeva la vedeva in un
+altro: ma la vedeva sempre!
+
+E ancora, il fanciullone innamorato!, tentava di combatterla, di
+vincerla, di metterla in fuga, ripetendo a sè stesso, mentre coi denti
+si strappava i baffi:
+
+— Bisogna morire, bisogna morire!...
+
+Ma tornava daccapo a domandare a sè stesso:
+
+— Con qual genere di morte? Sott'acqua, no; nemmeno per idea!...
+Dunque?...
+
+E Prandino pensava, ripensava e non concludeva mai nulla: perchè, quando
+si arriva a questo di non saper sciogliere il problema del — _come
+vivere?_ — ci troviamo con quell'altro fra mano, non meno difficile, del
+— _come morire?!_ —
+
+— Un buon colpo di pistola, proprio dritto in mezzo al cuore?... —
+Quello ci voleva!... — Sì! ma come trovarlo il posto giusto del cuore?
+
+Prandino lo cercava colla mano aperta sul petto, ma non era più buono di
+sentire un palpito, una battuta sola: il cuore stava zitto, non si
+moveva neppure.... pareva quasi che fosse scappato via!
+
+— Buttarsi giù da un campanile alto, il più alto di Vicenza?
+
+No. Primieramente, questa era la morte d'un manovale e non già quella
+che doveva scegliere l'ultimo degli Ariberti, e in secondo luogo, invece
+di spaccarsi la testa, si poteva rompere le gambe solamente, e allora
+sarebbe stato messo in ridicolo.... e poi avrebbe veduta ancora sua
+madre, ne avrebbe udite le grida, i pianti!.. Sua madre?... No. Non la
+voleva più rivedere: la disperazione di sua madre avrebbe fatto morire
+disperato anche lui, e lui, invece, voleva darsi la morte per aver pace!
+
+Ruminando nel capo tutti questi pensieri, che non erano affatto color di
+rosa, Prandino, dopo avere camminato un po' di tempo in lungo e in largo
+per la cameretta, aveva finito col fermarsi su due piedi, meditabondo,
+quando, levando il capo, l'occhio per caso gli cadde sul
+_portrait-album_ dell'Elisa che, come di solito, era sul suo tavolino da
+notte, appoggiato all'elegante cavalletto di legno intarsiato.
+
+— Eccola là, quella perfida! — pensò Prandino fra sè e sè; e, vinto da
+una seduzione potente, irresistibile, si avvicinò al ritratto per
+inebriarsi ancora una volta delle note sembianze.... e là, respirando a
+fatica, graffiandosi le braccia che si stringeva al petto, pallido,
+sconvolto, tutto tremante, guardò la figuretta insidiosa; poi si fece
+ancora più vicino, frugando col pensiero nell'immagine cara per cercarvi
+un sorriso, un ricordo, per....
+
+Ma che diamine era accaduto?!... Chi aveva sfregiato quel ritratto?!...
+
+Prandino lo prese e si avvicinò alla finestra per osservarlo meglio e,
+dominando la sua agitazione, rimase là lungamente, serio, attento,
+pensoso, col ritratto fra le mani.
+
+Ma però, mentre fissandolo aggrottava fortemente le ciglia, il suo
+respiro, l'ansia del suo petto diventava meno grave, meno affannosa. Che
+cosa era dunque successo?
+
+Una mosca, una grossa mosca di certo, si era fermata sul naso della
+contessa Navaredo.... (vedete un po' la Provvidenza, quali forme si
+compiace di assumere?!...) e lo aveva macchiato con una patacca nera,
+rotonda, che cambiava affatto l'espressione di quel viso così caro a
+Prandino.
+
+Egli la guardava sempre attento, ostinato, ma la figurina gentile,
+romantica, _al chiaro di luna_, coi capelli biondi, cadenti lungo le
+spalle, veduta con quella macchiaccia sul naso, non era più la stessa.
+
+La testolina bianca, pensosa, tutta raccolta e mollemente chinata sul
+libro che teneva aperto fra le mani, quel profumo, quell'aria di
+sentimentalità verginale, stonava maledettamente dopo il tiro fattole
+dalla mosca birbona, e non era più dolce, non era più poetica, ma
+diveniva una cosa buffa; buffa e grottescamente ridicola.
+
+Prandino continuava a restar là, dritto, immobile, guardando il ritratto
+dell'Elisa, e a poco a poco non tremava più: a poco a poco poteva
+fissarlo senza paura, senza che la sua testa gli andasse in fiamme.
+
+Accadeva un fatto curioso, una combinazione strana: mentre la figurina
+al _chiaro di luna_, con quello sgorbio sul naso, non pareva più la
+stessa, tuttavia rassomigliava però sempre alla contessa Navaredo. Anzi,
+a Prandino pareva quasi che le rassomigliasse di più. Sempre, ben
+inteso, com'era ne' suoi momenti meno felici.
+
+Uno dei primi giorni in cui le signore avevano cominciato a usare quella
+maglia scura così attillata, l'Elisa ne aveva indossata una tanto
+stretta, che le gonfiava il collo e la faccia: e il ritratto, adesso,
+faceva ricordare l'Elisa com'era appunto in quel giorno!
+
+Anche allora era ridicola a voler fare la bambina, coi passettini corti
+corti, per le sottane che le impacciavano le gambe, e a volersi stringer
+tanto da soffocare, per avere un po' della Sarah Bernhardt.... — con
+quella ciccia!..
+
+Ridicola, com'era ridicola là nel ritratto, coi capelli biondi sciolti
+lungo le spalle, con la testolina bassa, col raccoglimento stanco,
+romantico, _al chiaro di luna_, e quella patacca sulla punta del
+naso!... Oh, tanto ridicola, che faceva ridere anche Prandino, sebbene
+gli frullassero per la testa i più tristi pensieri!
+
+Eppure, a pensarci bene, l'Elisa non meritava certo ch'egli l'amasse a
+quel modo!... Non aveva cuore: era tutta vanità, tutta finzione. Come
+voleva sembrare quello che non era, così voleva mostrare di sentire
+anche quello.... che non sentiva!... Voleva fare la bambina, ed era
+nonna! Voleva fare l'innamorata, e non aveva cuore!
+
+E pensare ch'egli desiderava di morire per lei. per l'Elisa!.... A
+questa idea, guardando il ritratto così sfigurato, Prandino non potè
+trattenere una risata: una risata che lo sorprese all'improvviso, che
+gli scattava dai nervi più che non gli uscisse dalla testa o dal cuore,
+ma che, a ogni modo, gli fece bene.
+
+Volle ritornar serio, volle vincere le impressioni del momento, non
+volle più guardare il ritratto.... ma non ci riuscì: dopo un poco,
+dovette fissarlo di nuovo.... e di nuovo tornò a sorridere.... e
+intanto, senza che nemmeno se ne accorgesse, cominciava ad avere lo
+spirito più sollevato.
+
+Certo, adesso quella donna non gliela doveano più invidiare, come gliela
+invidiavano un anno innanzi.
+
+Chissà che anche lui non fosse stato ridicolo, qualche volta,
+mostrandosene così invaghito! — Ma, e il Maggiore? Il Maggiore che la
+sposa?!.... Chi lo dice, intanto, che la sposa? Lei stessa: l'Elisa, che
+non ne dice mai una vera. Bisogna star a vedere!....
+
+Ciò che maggiormente ci esalta, nella donna, è quel tanto che le presta
+o le aggiunge la nostra immaginazione, e quella macchiaccia, che adesso
+le sfigurava il volto, aveva buttato il ridicolo là dove il sentimento
+aveva sempre lavorato di fantasia, là dove l'amore saettava i suoi
+fascini e spiegava le sue migliori attrattive. Prandino continuava a
+guardarla, a fissarla, a studiarla; ma, non c'era caso: la donna che gli
+rappresentava quel ritratto non era più l'Elisa trasfigurata nell'ansia
+di un desiderio febbrile, ma l'Elisa viva e _reale_, in carne ed ossa,
+l'Elisa com'era, l'Elisa con tutti i suoi difetti e, ahimè, con tutti i
+suoi anni. E però, Prandino, un po' alla volta, andava finalmente
+concludendo, che la balda e forte giovinezza di lui non dovea piegarsi
+dinanzi a quelle mature seduzioni, che quell'avvenenza impiastricciata
+di _cold-cream_ non valeva il contraccambio di tutto un avvenire di
+riposo e di pace.
+
+L'Elisa non s'era imposta al suo innamorato coll'intelligenza, collo
+spirito, col cuore; ma lo aveva preso colla vanità e lo teneva vinto coi
+sensi, ed è perciò che il suo regno, quantunque costituzionale, veniva
+buttato all'aria così facilmente!....
+
+Intanto che Prandino continuava a fissare il ritratto dell'innamorata,
+non s'era accorto che da qualche tempo mamma Orsolina era entrata adagio
+adagio nella cameretta, e che singhiozzava vicino a lui, sommessamente,
+senza osare di lamentarsi, rispettando timorosa l'angoscia del suo
+figliuolo anche allora ch'egli era stato così ingiusto, così disumano
+con lei. Ma un singulto, che le proruppe troppo forte dal petto, la
+tradì: Prandino si scuote, si volta, e comprende tutta l'immensità di
+quel dolore muto, rassegnato.
+
+— Mamma, mamma! — esclama, — non piangere, te ne scongiuro, non
+piangere! No: sono guarito, sai, non piangere! Non l'amo più, te lo
+giuro, non l'amo più!
+
+E adesso copre di baci, di carezze, e si stringe al cuore quella sua
+vecchietta così santa, colla stessa frenesia con la quale avrebbe
+abbracciata l'Elisa, se un momento prima le fosse apparsa dinanzi per
+dirgli, come ai bei tempi d'una volta: ti voglio bene, e son tua!....
+
+— Per quella cattiva? — chiese l'Orsolina, indicando il ritratto; e non
+disse altro.
+
+— No, mamma, no: ho un altro dolore che mi fa disperare, che mi fa
+perdere la testa.
+
+E Prandino confidò a sua madre che, per domenica, doveva restituire
+ottocentocinquanta lire a Badoero.
+
+In quel punto, nessun debitore lo vorrà credere, ma è pure la verità,
+egli fu quasi contento d'avere quel debito: gli ripugnava troppo di
+dover confessare a sua madre ch'egli era stato così ingrato verso di
+lei, e tanto matto, fin da voler morire, solamente per il bel muso....
+della contessa Navaredo!....
+
+
+
+
+CAPITOLO XV.
+
+
+Non bisogna credere, a ogni modo, che il conte Eriprando degli Ariberti
+fosse proprio guarito interamente dalla sua malattia. Anche quando ci si
+leva un dente, resta il bruciore per un po' di tempo; dunque, figurarsi,
+quando si tratta di strappar via dal cuore una donna!
+
+La vista del ritratto macchiato aveva fatto sì che Prandino superasse la
+_crisi_, ecco tutto: ma restava però in uno stato di convalescenza che
+doveva essere lungo e penoso, col pericolo di ricadute.
+
+Molte volte tornò a desiderare l'Elisa, molte volte tornò a
+rimpiangerla, ma a ogni assalto la violenza era men forte, e quegli
+assalti si facevan sempre più radi.
+
+Il primo giorno che comparve al Caffè, mentre i frequentatori di casa
+Navaredo gli domandavano notizie della Contessa, con quell'aria che
+voleva dire: — le domandiamo a lei per fare una gentilezza a tutti e
+due, — Prandino diventò rosso, confuso, rispose balbettando e pensò che
+quei signori, quando avessero saputo come stavano le cose, gli avrebbero
+tolta in parte la loro stima: ma poi, dopo che per Vicenza s'era
+cominciato a buccinar qualche cosa, anche la curiosità che egli destava
+per il mistero che a ogni costo volevano vederci sotto a quella rottura,
+soddisfaceva, in qualche maniera, un po' il suo amor proprio.
+
+Fu poi sviato dal suo pensiero dominante da un'altra grossa
+consolazione: quella di poter fare buona figura col cugino Badoero.
+
+L'Orsolina s'era confidata colla signora Luciana a proposito delle
+ottocentocinquanta lire, e la zitellona, un po' per bontà di cuore e per
+il gusto d'immischiarsi negli affari dell'aristocrazia, e un po' perchè
+in pelle in pelle si sentiva del debole per quel bel giovinetto, offrì
+subito d'aprire lei la borsa per sopperire al bisogno. A questa proposta
+però si oppose la dignità della casa. Combinarono dunque di presentare
+allo sconto della _Banca Popolare_ una cambialetta di mille lire
+(facendovi su l'operazione, tanto valeva addirittura prendersi un po' di
+largo) e la signora Luciana avrebbe messo la sua firma plebea, sotto
+quella illustre, ma fuori corso, del conte Eriprando degli Ariberti.
+
+Il sabato mattina, Eriprando portava alla posta una lettera suggellata
+collo stemma degli Ariberti: c'era dentro il vaglia delle
+ottocentocinquanta lire a favore di Badoero. Però, solo che egli avesse
+aspettato qualche ora a fare la spedizione, avrebbe forse potuto
+risparmiare i denari del vaglia. Quando ritornò a casa, trovò un'altra
+lettera, con un altro stemma: — quello delle _Strade ferrate dell'alta
+Italia_.
+
+Come gli aveva promesso il cavalier Pinocchio durante la lezione di
+nuoto, era stato nominato _avventizio_ presso la Contabilità degli
+uffici di Venezia, e fra un paio di giorni bisognava partire.
+
+Ritornare a Venezia così subito?.... Rivedere la Elisa?.... Rivederla
+forse col Maggiore?.... A braccio, sola con lui?.... No, sarebbe stata
+una commozione troppo forte!.... Ma non c'era caso; a Venezia bisognava
+andare!....
+
+Ebbene, vi andrebbe, ma non avrebbe messo il naso fuori dell'uscio fino
+a tanto che l'Elisa ci fosse rimasta.
+
+Poi, si fece cuore e cambiò idea un'altra volta: adesso voleva anzi
+incontrarla e farle tanto di cappello e mostrarle chiaro, colla sua
+indifferenza, che per lui, tanto, era come se fosse morta e sotterrata.
+
+Questa volta l'abito nero d'etichetta non fu indossato durante il
+viaggio, ma riposto con ogni cura in fondo del baule; vestì invece una
+giacca d'Orléans, stinta e senza fodero: roba di Bocconi. Anche i guanti
+comperati a Venezia andarono involtati, nello stesso giornale colle
+cravatte, a tener compagnia all'abito nero: per viaggio poteva bastare
+un paio di quelli vecchi, sciupati e induriti dal sudore.
+
+Del lusso antico, non c'era più altro che il portasigari, che faceva
+capolino dalla tasca di fuori della giacchetta.
+
+Quando il figliolo fu sul punto di partire, mamma Orsolina lo guardò,
+mettendosi a piangere.
+
+— Sta sicura, mamma: sta sicura. Quel che è stato, è stato. Ormai non ci
+ricasco più.
+
+— Bravo, signor Conte! — esclamò la signora Luciana, ch'era presente a
+quell'addio. — Ce ne sono tante di donne e lei non avrà che da
+scegliere. A quella signora, poi.... ma no, acqua in bocca, Luciana, a
+te non istà bene!
+
+— Che! Parli, parli, signora Luciana.... tanto, non ci penso più.
+
+— Allora le deve dire, quando la vede: — chi non mi vuole, non mi
+merita! — Ma glielo deve proprio dire!....
+
+L'Orsolina, seria seria, dondolava la testa, mostrando chiaro che non
+approvava quel consiglio.
+
+— Come? Non pare a lei, contessa Orsolina, che le stia bene a quella
+signora?
+
+— Per me sarei più tranquilla se Prandino mi promettesse di far di tutto
+per non rivederla!
+
+— Te lo prometto, ma in ogni modo, anche se la rivedo, sai, mamma, puoi
+esser tranquilla ugualmente; non dubitare.
+
+Però, mentre concludeva in questo modo, egli sentiva in cuor suo che la
+mamma aveva forse ragione.
+
+Capitò a Venezia di notte, e fu meglio perchè così il ricordo di quei
+luoghi si faceva per lui meno sensibile. Il cavalier Pinocchio, per
+incarico avuto dall'Orsolina, gli aveva fissata la camera e il vitto in
+un alberguccio modestissimo in _Calle del Carbon_.
+
+Quando arrivò sul luogo, Prandino era morto dalla fame: e quantunque
+dalle _Tre Corone_, che così si chiamava la locanda, invece del profumo
+di _consumé_, che spandeva intorno la cucina della _Gondola d'oro_,
+uscisse un odore acuto di grasso che friggeva, tuttavia egli vi entrò
+senza ripugnanza e senza perderci l'appetito.
+
+Mangiò del pesce e una porzione di lesso in un piccolo stanzino basso,
+annerito dal fumo, che dava adito alla cucina, anche quella bassa, nera
+e illuminata dalle fiamme vive del camino, così da parere un forno; e
+poi, quand'ebbe finito, domandò del padrone a un ometto che lo aveva
+servito, piccolo, tondo tondo, tutto involto in un grembiule greggio,
+sudicio e con una berretta larga di tela bianca, che incorniciava il suo
+faccione di luna piena.
+
+— Sono io per l'appunto; che mi comanda? — e l'albergatore, ch'era nello
+stesso tempo il cuoco, il cameriere e il direttore delle _Tre Corone_,
+fissò il giovinotto con due occhiettini vivi, lucenti, che schizzavan
+furberia di sotto a due folte sopracciglia grigiastre, fatte a spazzola.
+Prandino lo salutò con un cenno del capo, e si fece conoscere per _quel
+signore_ che doveva essergli stato raccomandato dal cavaliere Pinocchio.
+
+— Vedo, vedo, è lei, _quel giovine_ di Vicenza?! non è una mezz'ora che
+gli abbiam messo all'ordine la stanza.
+
+— Tanto meglio, perchè casco dal sonno.
+
+— Venga con me; la condurrò subito di sopra.
+
+L'oste passò un momento nella cucina a prendervi un candeliere d'ottone
+con una mezza candela di sego, che accese in fretta alla fiamma del
+camino, poi raggiunse subito l'Ariberti e lo accompagnò, facendogli
+lume, per una scala ripida, angusta, diritta, tutta d'una sola branca,
+sino al primo piano. Quando arrivò su, l'oste, seguito da Prandino,
+entrò in una stanza a destra, della quale aprì l'uscio con una pedata:
+trovò una candela nuova sul cassettone, l'accese, e poi volgendosi al
+suo ospite, gli disse senza altri complimenti:
+
+— Eccola servita.
+
+La stanza era molto grande; forse troppo. Di contro a una parete c'era
+un lettuccio, piccolo, stretto, si capiva a colpo d'occhio che doveva
+essere un sofà a doppio uso, con una seggiola impagliata in luogo del
+tavolino da notte; dall'altro lato, di contro al letto, un cassettone di
+noce, colle borchie d'ottone, e sopra, uno specchio così vecchio da
+parer antico, colla luce guasta e rotta in un angolo: appese alle pareti
+due oleografie rappresentanti l'una la _Famiglia reale_ colla Regina in
+pelliccia, e l'altra la _Famiglia di Garibaldi_, con Teresita tutta
+vestita di rosso.
+
+Una frasca d'ulivo benedetto e una piletta di stagno per l'acqua santa,
+erano a capo del lettuccio, e in mezzo alla stanza, una tavola grande di
+legno, colorita d'un color verde scuro, che non si capiva che cosa fosse
+stata messa là a fare.
+
+Prandino, quando vide il lettuccio, gli si strinse il cuore: poi,
+subito, gettò di sbieco sulla tavola un'occhiata sospettosa.
+
+— Di giorno — gli disse l'oste, prevedendo la domanda di Prandino, —
+tengo questa camera a disposizione degli avventori che vogliono essere
+serviti a parte; perciò la mattina si disfà il letto che si rifà poi
+tutte le sere.
+
+Prandino chinò il capo senza fiatare; il cavalier Pinocchio gli aveva
+fissato vitto e alloggio per lire una e ottanta centesimi al giorno:
+però, si capisce che non poteva avere grandi pretese.
+
+— Vuol favorirmi il suo riverito nome e cognome?
+
+L'oste, preso dal cassettone un libraccio che doveva pesar doppio, tanto
+era imbevuto d'untume, lo teneva aperto sulla tavola e fissava Prandino,
+prima di mettersi a scrivere.
+
+— Il conte Eriprando degli Ariberti!
+
+— Scusi, ha detto!...
+
+E il locandiere, levandosi il berretto di testa, che si cacciò sotto il
+braccio, e pensando che il cavalier Pinocchio doveva aver certo
+sbagliato, scombiccherò quel nome illustre sul sudicio libraccio che non
+aveva proprio nulla a che fare col _libro d'oro_ della _Serenissima_.
+
+Rimasto solo, Prandino si guardò attorno nello stanzone, che all'esile
+luce della candela pareva ancora più grande, e sospirò profondamente.
+Poi, fattosi coraggio, si spogliò e si cacciò in letto, sperando di
+dimenticare tutto coll'addormentarsi. Infatti dormì quasi subito, ma si
+svegliò anche prestissimo: dovevano essere appena le due di notte!
+Allora cominciò a sentirsi inquieto, agitato e, un po' per il caldo, un
+po' per tutto quello che gli frullava in testa, e un po' per il letto,
+ch'era molto cattivo, non ci fu più caso che potesse ripigliar sonno.
+
+Il letto delle _Tre Corone_ non era, no, quello elegante, elastico della
+_Gondola d'oro_, e nemmeno il lettino morbido, soffice che gli preparava
+la mamma! era duro, ruvido, troppo stretto e troppo corto per lui: e
+poi, come se tutto ciò non bastasse, ogni volta che si moveva per
+cambiare di fianco, uno degli asserelli cigolava, che pareva un violino
+scordato.
+
+Intanto, giù nella _Calle_, c'era un trepestio di gente, uno schiamazzo
+di risa, di canti, di grida affatto insolito a quell'ora.
+
+Chi poteva essere?.... ci pensò sopra un momento, e poi si ricordò
+ch'era una notte di sagra per Venezia, la notte del _Redentore_.
+
+Aspettare che facesse giorno, in quello stato, senza poter dormire, non
+c'era proprio sugo. Allora decise di levarsi e di andare anche lui a
+passeggiare, e saltò dal letto.... coll'accompagnamento di un'ultima
+arcata di violino.
+
+Cammina, cammina, uscì dalla _Calle del carbon_, fece tutto il _Ponte di
+Rialto_, entrò in _Merceria_ e poi non potè resistere a una tentazione
+che lo prese a un tratto, improvvisamente, come un reuma: la tentazione
+di passare davanti alla _Gondola d'Oro_.
+
+Prandino giurò a se stesso ch'egli non passava di là per la contessa
+Elisa, e forse con quel giuramento poteva essere anche in buona fede; ma
+non si può credere ad ogni modo ch'egli facesse quella passeggiatina per
+amore del portiere; dunque?....
+
+_Dalla Gondola d'Oro_, un passo dopo l'altro, capitò in piazza san
+Marco: la notte era bella, serena, e c'era attorno tanta gente e i caffè
+erano così affollati, come alle nove di sera, durante la musica.
+
+Prandino vide subito che al _Florian_, al posto dove di solito andava a
+sedere l'Elisa, le seggiole erano vuote.... Non volle fermarsi in
+piazza: gli metteva tristezza. Andò invece a camminare sulla _Riva degli
+Schiavoni_; anche quella corsa e ricorsa da frotte di persone e dai
+barcaiuoli che volean condurre i _foresti_ al Lido, quasi per forza. Il
+_Canale_ era tutto pieno di gondole che si distinguevano la maggior
+parte per il piccolo fanale di prua che rosseggiava guizzando veloce
+nelle tenebre: qua e là sull'acqua cupa, nera, passava lentamente
+qualche barca adorna con frasche verdi e con palloncini a colori, con
+tavole attorno alle quali stavan sedute donne in capelli e uomini in
+farsetto, mangiando, bevendo, oppure cantando cori e canzoni popolari.
+
+Prandino, dopo aver passeggiato tanto da sentirsi stanco, si sedette al
+_Caffè Orientale_: il cielo cominciava a farsi più chiaro, e a mano a
+mano che l'alberatura delle navi ancorate nella laguna, e poi l'isola di
+_San Giorgio_ e poi la _Giudecca_ si stenebravano un poco, anche il
+ricordo di tutto quello ch'egli avea goduto e che avea sofferto a
+Venezia gli si affacciava più vivo alla mente.
+
+Ritornò a passeggiare per distrarsi, per cacciar via quei brutti
+pensieri, ma dovette fermarsi presto di nuovo, che attorno al ponte del
+vaporetto c'era una folla che si accalcava facendo chiasso, urtandosi e
+vociando.
+
+Domandò subito che cosa volesse dire quel baccano e gli fu risposto
+ch'era tutta gente che volea imbarcarsi per andare al Lido, a vedere il
+levar del sole.
+
+Prandino non aveva veduto mai levarsi altro sole che quello di cartone
+del teatro di Vicenza nel terzo atto del _Profeta_; era abbastanza
+naturale che gli venisse voglia di quel nuovo spettacolo. All'ufficio,
+tanto, non dovea presentarsi prima delle nove, in letto oramai non ci
+sarebbe più ritornato, dunque bisognava trovar modo di passare quelle
+ore.... Si cacciò nella folla, lavorando di gomiti, finchè riuscì anche
+lui a prendersi il biglietto e ad imbarcarsi.
+
+Quando il vaporetto si fermò al Lido, cominciava già l'alba. Tutta,
+quant'era lunga, la strada che conducea verso il mare, era piena zeppa
+d'un via vai affollato, che parea una fiera. E in mezzo a quella calca,
+a quella ressa d'uomini e di donne d'ogni età, d'ogni grado, spiccava,
+sotto il ricco cappello a piume larghe, svolazzanti, un profilo pallido,
+delicato, sbianchito dalla veglia, vicino al viso rosso, acceso, della
+popolana in zendado; qua e là qualche faccia assonnata d'inglese o di
+tedesco, si guardava attorno stupita fra le risa, i canti e le beghe,
+fra lo schiamazzo, il rumore, la confusione dei _tramways_ e degli
+_omnibus_ carichi, che passavan di corsa battendo le sonagliere, dei
+conduttori e dei vetturini, che davan l'avviso sonando il fischio e la
+cornetta, gridando e schioccando le fruste: e tutto quel frastuono
+assordante, tutto quel brulichìo confuso, scomposto, tutto quel
+contrasto, quella mescolanza di vesti, di tipi, di facce, di colori,
+nella luce così debole, così sbiadita dell'alba, presentava un
+tutt'insieme strano, originale, produceva effetti nuovi ed inaspettati.
+
+Mentre Prandino stava per montare sopra un _tramway_, si sentì prendere
+per un braccio; si voltò: era il cugino Badoero, che saliva anche lui,
+per andare a sedersi poco discosto dall'Emma, con la quale scambiava
+occhiate, sorrisi e altri segni d'intelligenza.
+
+— _Ciao_, Badoero!
+
+E Prandino respirò pensando che le ottocento cinquanta lire gliele aveva
+pagate.
+
+— _Ciao_, mio caro! Che vuol dire che non sei più in _prefettizia_?....
+Hai forse dato le dimissioni?
+
+Prandino arrossì, perchè la giacchettina dei fratelli Bocconi, a
+quell'ora, non facea troppo bella figura.
+
+Intanto il _tramway_ si mosse e Ariberti non rispose nulla.
+
+— Sei tornato da Vicenza per la festa del _Redentore?_.... E la vuoi
+chiudere anche tu al levar del sole? Bravo; fai benone! Già, adesso, ti
+fermerai a Venezia per un altro po' di tempo, non è vero? Ci ho proprio
+gusto!.... Ma guarda che fatalità: se tu arrivavi un giorno prima,
+potevo ancora presentarti alla principessa di Lentz.
+
+— Grazie.
+
+— Ma invece s'è imbarcata stanotte per Trieste. Oh, le è spiaciuto assai
+di non averti conosciuto.
+
+— Sarà per un'altra volta.
+
+— Già, già, s'intende!.... Ma, a proposito, dimmi un po', tu non la devi
+conoscere la grande novità di Venezia!?
+
+Prandino fe' segno di no, colla testa, ma provò uno stringimento di
+cuore: temeva che il Badoero volesse alludere al matrimonio dell'Elisa.
+Per lui, povero Prandino! non si poteva dare una novità più grande!
+
+Invece Badoero gli contò che dovea esserci un duello fra Potapow e
+Jamagata, in seguito a un diverbio successo al Lido e al quale, in
+parte, aveva assistito anche Ariberti. Aggiunse che il merito della
+riconciliazione era tutto suo; ma che ce n'era voluto; aveva dovuto
+adoperare una gran diplomazia e una grand'arte per riuscirvi.
+
+— Per me, sai, il condurre due amici sul terreno, mi ripugna. Piuttosto,
+guarda, mi batto io dieci volte; in parola d'onore! Non si scherza colla
+pelle degli altri: è una responsabilità gravissima: un duello non si sa
+mai come vada a finire. Ramolini, che sa bene quello che si fa,
+richiesto da Potapow perchè lo servisse come secondo, non ne ha voluto
+sapere. Un duello — mi diceva — è sempre un rischio: si può risolvere
+con una graffiatura, come invece può avere conseguenze gravissime.
+
+— Ha ragione.
+
+— Per bacco, se ha ragione! Ragione da vendere!
+
+— Hai ricevuto non è vero?... Hai ricevuto una mia lettera? — gli chiese
+poco dopo l'Ariberti, quando vide che Badoero non si risolveva mai a
+ringraziarlo.
+
+— Una tua lettera? Ah, sì! adesso me ne ricordo, — fece l'altro cascando
+dalle nuvole. — Dimmi un po', tu sei matto! Matto da legare! Valeva
+proprio il conto di pigliarsi una seccatura per così poco! Me li avresti
+resi tornando a Venezia, con tuo comodo, o si sarebbe fatta la pace in
+un'altra occasione! Lo hai fatto per ischerzo, dimmi la verità? Lo hai
+fatto per ischerzo?
+
+— Mi avevi detto che ti occorrevano per domenica? — rispose Prandino
+colla sua solita ingenuità e quasi dispiacente adesso di essersela presa
+con tanto calore.
+
+— Matto, matto, che non sei altro! Se non mi dici che lo hai fatto per
+ischerzo, me ne ho a male e mi vendico. Oh! se mi vendico! Conto a tutti
+che il matrimonio della _Nonna scellerata!_ ti ha fatto perdere lo
+spirito. Sai, qui a Venezia, la contessa Navaredo (non diventar rosso,
+bambino!) la contessa Navaredo la chiamano la _Nonna scellerata_.... Ma,
+_nom de Dieu!_ Se non si fa presto, c'è pericolo che il sole si levi
+prima di noi; perchè di solito, non usa la cortesia di aspettare!
+
+Questa spiritosaggine fu detta da Badoero ad alta voce, in modo che la
+potesse udire anche l'Emma, in fondo del _tramway_.
+
+Sarebbe stato proprio un peccato: lo spettacolo dello spuntar del sole,
+quella mattina, doveva essere magnifico: non si vedeva una nube nel
+cielo scialbo, bianchiccio, e una gran calma si distendeva sul mare,
+mentre gli ultimi vapori dell'alba si dissipavano via via,
+allontanandosi.
+
+Prandino, vedendo che la riva era corsa da bagnanti che si tuffavano
+nell'acqua o che si avvoltolavano, insudiciandosi, nel terriccio giallo:
+
+— Andrò anch'io giù, a fare il bagno, — pensò fra sè, tanto più che, per
+aspettare il sole, non aveva potuto trovare un buon posto sulla
+terrazza, tutta ingombra di gente che stava là ferma, ammonticchiata,
+sporgendo le facce smunte, verso l'orizzonte.
+
+E si avviò per andare ai bagni. Ma, attraversando il Caffè, provò un
+turbamento vivissimo, quantunque non lo volesse confessare a sè stesso:
+in un angolo, in fondo alla sala, buttato sopra un sofà, c'era il
+cavalier Ramolini che dormiva e (ahimè! povero avvocato D'Abalà!) aveva
+sulle spalle lo scialletto di lana della Cecilia. Quel scialletto, però,
+non permetteva alcun dubbio: anche la Contessina non doveva essere molto
+lontana, e, se c'era la figlia, ci sarebbe stata anche la madre.
+
+Il primo movimento istintivo d'Ariberti fu quello di scappar via dal
+Lido; ma quando fu per imboccare il ponte di legno che mette sul viale,
+scorse giù sulla riva la Cecilia che dava scapaccioni a Gegio.... e non
+proprio sul capo.
+
+Prandino impallidì, ma rimase duro a voler fingere con sè stesso di non
+aver provata nessuna commozione.
+
+— Stordito, che non sono altro! — borbottò, battendosi la fronte e
+tornando indietro: — Si passa da questa parte per andare ai bagni!
+
+Ma, quantunque non volesse credere alla propria agitazione, ne aveva
+tanta in corpo, che gli tremavano le mani nello spogliarsi, e poi voleva
+indossare la maglia prima di levarsi gli stivali! solamente quando fu
+giù, solo solo, nell'acqua, lontano dalla riva, cominciò a sentirsi più
+tranquillo, più sicuro, e allora tornò a pensare al ritratto sfigurato
+dell'Elisa, tornò a ridere.... e rise anche di sè e della gran paura che
+aveva avuta.
+
+— Ha ragione Badoero. Sono matto, proprio matto da legare!
+
+E allegramente si tuffò nell'acqua, guizzando come un pesce.
+
+— Non tocca a me ad arrossire, ad avere vergogna! Tutt'altro; è il
+Maggiore, invece, è lo _sposo_ che deve trovarsi maluccio, quando
+m'incontra! Sicuro, è lui, proprio lui!
+
+Certo, era la grande serenità di quella mattina, era quell'aria pura,
+balsamica, che rischiarandogli la mente, gli suggeriva un'idea così
+luminosa, e Prandino, un'altra volta, guizzò leggero nell'acqua con
+tutta l'elasticità de' suoi vent'anni.... ma, d'un tratto si turbò,
+ritornò pallido, si mise a nuotare adagio, quasi fermandosi, e il cuore
+gli ricominciò a battere violentemente.
+
+Due cappelloni gialli, due cappelloni ch'egli tremava di riconoscere,
+gli venivano incontro a fior d'acqua.
+
+— Era l'Elisa?... Era il Maggiore?... Sì.... No.... No.... Sì!... —
+Sangue del diavolo! Erano proprio loro!
+
+Che fare?... Prandino avrebbe dato chissà che cosa per non trovarsi là,
+a quell'ora, in quel luogo.... Se fosse stato sicuro di non essere
+riconosciuto, sarebbe tornato indietro.... Sì.... piuttosto
+d'incontrarsi con quella maledetta, avrebbe commessa anche una viltà...
+Ma oramai era troppo tardi.... dovevano averlo veduto di certo....
+perchè il Maggiore lo fissava, e l'Elisa.... l'Elisa sorrideva,
+sorrideva, cogli occhioni languidi, colla bocca socchiusa.... Che
+fare?... Che fare?!... Incontrarla?... Vederla ancora?... Riamarla
+forse?! Ah, no!... Mai!...
+
+Allora egli levò le braccia dritte, tese, puntò le due mani, si diè un
+urto violento e si cacciò giù, sotto, battendo forte l'acqua, fendendola
+con forza grandissima, straordinaria, trattenendo il respiro con una
+volontà disperata. Ci fu un punto nel quale credette di sentire l'Elisa
+e il Maggiore che gli passavano sul capo sghignazzando, ma ebbe pure un
+altro momento nel risalire, dove le onde si facevano più chiare, in cui
+gli sembrò di scorgere la sua mamma tutta consolata, tutta ridente, con
+una gran beatitudine che le traspariva dal volto!...
+
+.... Quando Prandino riaprì gli occhi, un lungo sospiro gli uscì dal
+petto con un grido di gioia: non c'era più alcuno dinanzi a lui, nè
+l'Elisa, nè il Maggiore!... Non c'erano altro che le vele a triangolo di
+cinque paranzelle immobili sull'orizzonte, tutte bianche, come cigni
+natanti, e là, dove l'aurora coloriva l'acqua con una tinta rancia
+dorata, s'innalzava a poco a poco, sfolgorando sopra un barbaglio di
+luce, il disco giallo del sole.
+
+
+ FINE.
+
+
+
+
+ DELLO STESSO AUTORE:
+
+ Mater Dolorosa, romanzo. Due volumi, L. 4 —
+
+
+
+
+
+Nota del Trascrittore
+
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le
+grafie alternative (sottoprefetto/sotto-prefetto/sotto prefetto,
+die'/diè e simili), correggendo senza annotazione minimi errori
+tipografici.
+
+
+
+
+
+
+End of the Project Gutenberg EBook of Sott'acqua, by Gerolamo Rovetta
+
+*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK SOTT'ACQUA ***
+
+***** This file should be named 42684-0.txt or 42684-0.zip *****
+This and all associated files of various formats will be found in:
+ http://www.gutenberg.org/4/2/6/8/42684/
+
+Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara
+Magni and the Online Distributed Proofreading Team at
+http://www.pgdp.net (This file was produced from images
+generously made available by The Internet Archive)
+
+
+Updated editions will replace the previous one--the old editions
+will be renamed.
+
+Creating the works from public domain print editions means that no
+one owns a United States copyright in these works, so the Foundation
+(and you!) can copy and distribute it in the United States without
+permission and without paying copyright royalties. Special rules,
+set forth in the General Terms of Use part of this license, apply to
+copying and distributing Project Gutenberg-tm electronic works to
+protect the PROJECT GUTENBERG-tm concept and trademark. Project
+Gutenberg is a registered trademark, and may not be used if you
+charge for the eBooks, unless you receive specific permission. If you
+do not charge anything for copies of this eBook, complying with the
+rules is very easy. You may use this eBook for nearly any purpose
+such as creation of derivative works, reports, performances and
+research. They may be modified and printed and given away--you may do
+practically ANYTHING with public domain eBooks. Redistribution is
+subject to the trademark license, especially commercial
+redistribution.
+
+
+
+*** START: FULL LICENSE ***
+
+THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE
+PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK
+
+To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free
+distribution of electronic works, by using or distributing this work
+(or any other work associated in any way with the phrase "Project
+Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full Project
+Gutenberg-tm License available with this file or online at
+ www.gutenberg.org/license.
+
+
+Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project Gutenberg-tm
+electronic works
+
+1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm
+electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to
+and accept all the terms of this license and intellectual property
+(trademark/copyright) agreement. If you do not agree to abide by all
+the terms of this agreement, you must cease using and return or destroy
+all copies of Project Gutenberg-tm electronic works in your possession.
+If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a Project
+Gutenberg-tm electronic work and you do not agree to be bound by the
+terms of this agreement, you may obtain a refund from the person or
+entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph 1.E.8.
+
+1.B. "Project Gutenberg" is a registered trademark. It may only be
+used on or associated in any way with an electronic work by people who
+agree to be bound by the terms of this agreement. There are a few
+things that you can do with most Project Gutenberg-tm electronic works
+even without complying with the full terms of this agreement. See
+paragraph 1.C below. There are a lot of things you can do with Project
+Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this agreement
+and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm electronic
+works. See paragraph 1.E below.
+
+1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the Foundation"
+or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection of Project
+Gutenberg-tm electronic works. Nearly all the individual works in the
+collection are in the public domain in the United States. If an
+individual work is in the public domain in the United States and you are
+located in the United States, we do not claim a right to prevent you from
+copying, distributing, performing, displaying or creating derivative
+works based on the work as long as all references to Project Gutenberg
+are removed. Of course, we hope that you will support the Project
+Gutenberg-tm mission of promoting free access to electronic works by
+freely sharing Project Gutenberg-tm works in compliance with the terms of
+this agreement for keeping the Project Gutenberg-tm name associated with
+the work. You can easily comply with the terms of this agreement by
+keeping this work in the same format with its attached full Project
+Gutenberg-tm License when you share it without charge with others.
+
+1.D. The copyright laws of the place where you are located also govern
+what you can do with this work. Copyright laws in most countries are in
+a constant state of change. If you are outside the United States, check
+the laws of your country in addition to the terms of this agreement
+before downloading, copying, displaying, performing, distributing or
+creating derivative works based on this work or any other Project
+Gutenberg-tm work. The Foundation makes no representations concerning
+the copyright status of any work in any country outside the United
+States.
+
+1.E. Unless you have removed all references to Project Gutenberg:
+
+1.E.1. The following sentence, with active links to, or other immediate
+access to, the full Project Gutenberg-tm License must appear prominently
+whenever any copy of a Project Gutenberg-tm work (any work on which the
+phrase "Project Gutenberg" appears, or with which the phrase "Project
+Gutenberg" is associated) is accessed, displayed, performed, viewed,
+copied or distributed:
+
+This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
+almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
+re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
+with this eBook or online at www.gutenberg.org
+
+1.E.2. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is derived
+from the public domain (does not contain a notice indicating that it is
+posted with permission of the copyright holder), the work can be copied
+and distributed to anyone in the United States without paying any fees
+or charges. If you are redistributing or providing access to a work
+with the phrase "Project Gutenberg" associated with or appearing on the
+work, you must comply either with the requirements of paragraphs 1.E.1
+through 1.E.7 or obtain permission for the use of the work and the
+Project Gutenberg-tm trademark as set forth in paragraphs 1.E.8 or
+1.E.9.
+
+1.E.3. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is posted
+with the permission of the copyright holder, your use and distribution
+must comply with both paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 and any additional
+terms imposed by the copyright holder. Additional terms will be linked
+to the Project Gutenberg-tm License for all works posted with the
+permission of the copyright holder found at the beginning of this work.
+
+1.E.4. Do not unlink or detach or remove the full Project Gutenberg-tm
+License terms from this work, or any files containing a part of this
+work or any other work associated with Project Gutenberg-tm.
+
+1.E.5. Do not copy, display, perform, distribute or redistribute this
+electronic work, or any part of this electronic work, without
+prominently displaying the sentence set forth in paragraph 1.E.1 with
+active links or immediate access to the full terms of the Project
+Gutenberg-tm License.
+
+1.E.6. You may convert to and distribute this work in any binary,
+compressed, marked up, nonproprietary or proprietary form, including any
+word processing or hypertext form. However, if you provide access to or
+distribute copies of a Project Gutenberg-tm work in a format other than
+"Plain Vanilla ASCII" or other format used in the official version
+posted on the official Project Gutenberg-tm web site (www.gutenberg.org),
+you must, at no additional cost, fee or expense to the user, provide a
+copy, a means of exporting a copy, or a means of obtaining a copy upon
+request, of the work in its original "Plain Vanilla ASCII" or other
+form. Any alternate format must include the full Project Gutenberg-tm
+License as specified in paragraph 1.E.1.
+
+1.E.7. Do not charge a fee for access to, viewing, displaying,
+performing, copying or distributing any Project Gutenberg-tm works
+unless you comply with paragraph 1.E.8 or 1.E.9.
+
+1.E.8. You may charge a reasonable fee for copies of or providing
+access to or distributing Project Gutenberg-tm electronic works provided
+that
+
+- You pay a royalty fee of 20% of the gross profits you derive from
+ the use of Project Gutenberg-tm works calculated using the method
+ you already use to calculate your applicable taxes. The fee is
+ owed to the owner of the Project Gutenberg-tm trademark, but he
+ has agreed to donate royalties under this paragraph to the
+ Project Gutenberg Literary Archive Foundation. Royalty payments
+ must be paid within 60 days following each date on which you
+ prepare (or are legally required to prepare) your periodic tax
+ returns. Royalty payments should be clearly marked as such and
+ sent to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation at the
+ address specified in Section 4, "Information about donations to
+ the Project Gutenberg Literary Archive Foundation."
+
+- You provide a full refund of any money paid by a user who notifies
+ you in writing (or by e-mail) within 30 days of receipt that s/he
+ does not agree to the terms of the full Project Gutenberg-tm
+ License. You must require such a user to return or
+ destroy all copies of the works possessed in a physical medium
+ and discontinue all use of and all access to other copies of
+ Project Gutenberg-tm works.
+
+- You provide, in accordance with paragraph 1.F.3, a full refund of any
+ money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the
+ electronic work is discovered and reported to you within 90 days
+ of receipt of the work.
+
+- You comply with all other terms of this agreement for free
+ distribution of Project Gutenberg-tm works.
+
+1.E.9. If you wish to charge a fee or distribute a Project Gutenberg-tm
+electronic work or group of works on different terms than are set
+forth in this agreement, you must obtain permission in writing from
+both the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and Michael
+Hart, the owner of the Project Gutenberg-tm trademark. Contact the
+Foundation as set forth in Section 3 below.
+
+1.F.
+
+1.F.1. Project Gutenberg volunteers and employees expend considerable
+effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread
+public domain works in creating the Project Gutenberg-tm
+collection. Despite these efforts, Project Gutenberg-tm electronic
+works, and the medium on which they may be stored, may contain
+"Defects," such as, but not limited to, incomplete, inaccurate or
+corrupt data, transcription errors, a copyright or other intellectual
+property infringement, a defective or damaged disk or other medium, a
+computer virus, or computer codes that damage or cannot be read by
+your equipment.
+
+1.F.2. LIMITED WARRANTY, DISCLAIMER OF DAMAGES - Except for the "Right
+of Replacement or Refund" described in paragraph 1.F.3, the Project
+Gutenberg Literary Archive Foundation, the owner of the Project
+Gutenberg-tm trademark, and any other party distributing a Project
+Gutenberg-tm electronic work under this agreement, disclaim all
+liability to you for damages, costs and expenses, including legal
+fees. YOU AGREE THAT YOU HAVE NO REMEDIES FOR NEGLIGENCE, STRICT
+LIABILITY, BREACH OF WARRANTY OR BREACH OF CONTRACT EXCEPT THOSE
+PROVIDED IN PARAGRAPH 1.F.3. YOU AGREE THAT THE FOUNDATION, THE
+TRADEMARK OWNER, AND ANY DISTRIBUTOR UNDER THIS AGREEMENT WILL NOT BE
+LIABLE TO YOU FOR ACTUAL, DIRECT, INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE OR
+INCIDENTAL DAMAGES EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE POSSIBILITY OF SUCH
+DAMAGE.
+
+1.F.3. LIMITED RIGHT OF REPLACEMENT OR REFUND - If you discover a
+defect in this electronic work within 90 days of receiving it, you can
+receive a refund of the money (if any) you paid for it by sending a
+written explanation to the person you received the work from. If you
+received the work on a physical medium, you must return the medium with
+your written explanation. The person or entity that provided you with
+the defective work may elect to provide a replacement copy in lieu of a
+refund. If you received the work electronically, the person or entity
+providing it to you may choose to give you a second opportunity to
+receive the work electronically in lieu of a refund. If the second copy
+is also defective, you may demand a refund in writing without further
+opportunities to fix the problem.
+
+1.F.4. Except for the limited right of replacement or refund set forth
+in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS', WITH NO OTHER
+WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT LIMITED TO
+WARRANTIES OF MERCHANTABILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE.
+
+1.F.5. Some states do not allow disclaimers of certain implied
+warranties or the exclusion or limitation of certain types of damages.
+If any disclaimer or limitation set forth in this agreement violates the
+law of the state applicable to this agreement, the agreement shall be
+interpreted to make the maximum disclaimer or limitation permitted by
+the applicable state law. The invalidity or unenforceability of any
+provision of this agreement shall not void the remaining provisions.
+
+1.F.6. INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the
+trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone
+providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in accordance
+with this agreement, and any volunteers associated with the production,
+promotion and distribution of Project Gutenberg-tm electronic works,
+harmless from all liability, costs and expenses, including legal fees,
+that arise directly or indirectly from any of the following which you do
+or cause to occur: (a) distribution of this or any Project Gutenberg-tm
+work, (b) alteration, modification, or additions or deletions to any
+Project Gutenberg-tm work, and (c) any Defect you cause.
+
+
+Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm
+
+Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
+electronic works in formats readable by the widest variety of computers
+including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists
+because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
+people in all walks of life.
+
+Volunteers and financial support to provide volunteers with the
+assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
+goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
+remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
+Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
+and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations.
+To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
+and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
+and the Foundation information page at www.gutenberg.org
+
+
+Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
+Foundation
+
+The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
+501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
+state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
+Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
+number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
+permitted by U.S. federal laws and your state's laws.
+
+The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
+Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
+throughout numerous locations. Its business office is located at 809
+North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email
+contact links and up to date contact information can be found at the
+Foundation's web site and official page at www.gutenberg.org/contact
+
+For additional contact information:
+ Dr. Gregory B. Newby
+ Chief Executive and Director
+ gbnewby@pglaf.org
+
+Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation
+
+Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
+spread public support and donations to carry out its mission of
+increasing the number of public domain and licensed works that can be
+freely distributed in machine readable form accessible by the widest
+array of equipment including outdated equipment. Many small donations
+($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
+status with the IRS.
+
+The Foundation is committed to complying with the laws regulating
+charities and charitable donations in all 50 states of the United
+States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
+considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
+with these requirements. We do not solicit donations in locations
+where we have not received written confirmation of compliance. To
+SEND DONATIONS or determine the status of compliance for any
+particular state visit www.gutenberg.org/donate
+
+While we cannot and do not solicit contributions from states where we
+have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
+against accepting unsolicited donations from donors in such states who
+approach us with offers to donate.
+
+International donations are gratefully accepted, but we cannot make
+any statements concerning tax treatment of donations received from
+outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
+
+Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
+methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
+ways including checks, online payments and credit card donations.
+To donate, please visit: www.gutenberg.org/donate
+
+
+Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic
+works.
+
+Professor Michael S. Hart was the originator of the Project Gutenberg-tm
+concept of a library of electronic works that could be freely shared
+with anyone. For forty years, he produced and distributed Project
+Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support.
+
+Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
+editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S.
+unless a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily
+keep eBooks in compliance with any particular paper edition.
+
+Most people start at our Web site which has the main PG search facility:
+
+ www.gutenberg.org
+
+This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
+including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
+Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
+subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.
+
diff --git a/42684-0.zip b/42684-0.zip
new file mode 100644
index 0000000..4790da5
--- /dev/null
+++ b/42684-0.zip
Binary files differ
diff --git a/42684-8.txt b/42684-8.txt
new file mode 100644
index 0000000..31046e3
--- /dev/null
+++ b/42684-8.txt
@@ -0,0 +1,7524 @@
+The Project Gutenberg EBook of Sott'acqua, by Gerolamo Rovetta
+
+This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
+almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
+re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
+with this eBook or online at www.gutenberg.org
+
+
+Title: Sott'acqua
+
+Author: Gerolamo Rovetta
+
+Release Date: May 10, 2013 [EBook #42684]
+
+Language: Italian
+
+Character set encoding: ISO-8859-1
+
+*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK SOTT'ACQUA ***
+
+
+
+
+Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara
+Magni and the Online Distributed Proofreading Team at
+http://www.pgdp.net (This file was produced from images
+generously made available by The Internet Archive)
+
+
+
+
+
+
+
+ SOTT'ACQUA
+
+
+ RACCONTO
+ DI
+ GEROLAMO ROVETTA.
+
+
+ TERZA EDIZIONE
+
+
+
+ MILANO
+ FRATELLI TREVES EDITORI.
+ 1883.
+
+
+PROPRIETÀ LETTERARIA.
+
+Riservati i diritti di traduzione.
+
+Tip. Fratelli Treves.
+
+
+
+
+SOTT'ACQUA
+
+
+
+
+CAPITOLO I.
+
+
+-- Sarai buona, non è vero?... Mi prometti di non farmi ingelosire?
+
+-- Te lo prometto.
+
+-- Giuralo.
+
+-- Giuro.... bambino mio.
+
+E a questo punto, com'è naturale, si udì nel salotto il leggerissimo
+susurro d'un bacio.
+
+Quando la contessa Elisa chiamava _bambino_ il conte Eriprando degli
+Ariberti, voleva proprio dire che si trovava allora molto in tenero con
+lui; cosa che non le accadeva sempre, quantunque, quasi sempre, ella
+credesse di volergli bene. Ma dal canto suo, la contessa Elisa era
+occupatissima, aveva ogni giorno un infinito numero di cosucce da fare e
+da sbrigare, mentre il conte Eriprando non ne aveva che due sole: voler
+bene alla contessa Elisa ed aspettar pazientemente una risposta alle
+_carte_ ch'egli aveva _inoltrate_ negli uffici delle _strade ferrate A.
+I._, col nobilissimo scopo di ottenere un impiego. Anche le grandi
+occupazioni però della contessa Elisa Navaredo si riducevano a questo,
+di trovare il modo di fare il passo più lungo della gamba, di fare
+insomma abbastanza buona figura a dispetto delle ristrettezze economiche
+che l'angustiavano. E, bisogna poi renderle questa giustizia, tutto
+sommato, ci riusciva benino.
+
+Con un certo buon gusto che le era particolare, sapeva far comparire e
+scomparire le guarnizioni, i pizzi e i fiori dalla veste al cappellino,
+e viceversa; sapeva bravamente, con due abiti vecchi, farsene uno nuovo,
+e quanto meno la stoffa conservava il colore, la contessa ci rimediava
+accorciando tanto più le maniche e abbassando lo scollato. Teneva una
+cameriera, la Beppa, che faceva anche da cuoca, e il cocchiere serviva
+in tavola, annunciava le visite, tostava il caffè, portava l'acqua,
+puliva le stanze, e tagliava la legna per la stufa della sala, che si
+accendeva solamente la domenica, giorno di ricevimento in casa della
+Contessa, la quale, in tal modo, mangiando pochino sette giorni alla
+settimana e studiando l'arte di parere dodici mesi all'anno, poteva
+darsi ancora delle arie con una rendituccia di sei o sette mila lire: e
+quando _Lord Palmerston_, era questo il nome del suo cavallo, non pativa
+di reumi, poteva anche fare le visite nella sua carrozza: un _brougham_
+stinto e sdruscito, ma che aveva dipinto sugli sportelli uno stemma così
+grande da parere l'insegna d'un tabaccaio.
+
+Il conte Eriprando degli Ariberti di rendite ne aveva ancor meno; ma, in
+compenso, era più ricco d'amore.... fors'anche perchè la contessa non
+lasciava mai che lo spendesse tutto. Il loro sangue egualmente puro
+scendeva all'uno e all'altra attraverso un lungo ordine di magnanimi
+lombi: quello del conte però era molto più caldo, più abbondante, più
+vigoroso di quello della contessa: ma la differenza si spiega subito
+coll'avvertire che _lui_ non aveva ancora ventitrè anni, mentre _lei_ ne
+aveva contati fino a trentadue.... e poi si era fermata lì, senza tirare
+più innanzi.
+
+Si erano alzati tutti due dal canapè, il conte però prima della
+contessa; quest'ultima tenendosi stretta al braccio del giovanotto e
+lasciando che egli facesse un po' di forza per sollevarla; e sebbene dal
+canapè all'uscio non ci fossero che due passi e mezzo da fare, ella
+percorse quel brevissimo tragitto appoggiata, abbandonata quasi di peso
+su lui che la guardava in un certo modo che voleva dire "se tornassimo
+indietro, cara, a sederci un altro pochino?..."
+
+-- No, sai; bisogna, adesso, che tu vada via.
+
+-- Ancora cinque minuti soli....
+
+-- No, no: è tardi, e domattina mi devo levare per tempo.
+
+E la contessa Elisa, per far intendere al conte Eriprando che quella
+volta poteva proprio lasciare ogni speranza, tirò indietro il sorriso
+languido, si fece subito seria seria, e gli si levò d'addosso, mentre
+colle due mani accomodava i capelli sulla nuca, che le si erano
+scomposti.
+
+-- Cattiva!
+
+-- Ma, sai, bambino, che con tanta gente che ho conosciuto, un egoista
+come te, non l'ho mai incontrato?
+
+A queste parole il conte Eriprando fece il muso; ma la contessa
+Navaredo, quasi stizzita, tirò innanzi senza badargli:
+
+-- Per te non dovrei nè dormire, nè mangiare, nè uscire, nè far nulla....
+altro che _filare il sentimento!_
+
+-- Ti domandava cinque minuti soli, soli....
+
+-- È dalle dieci che mi domandi cinque minuti; e abbiamo fatto venire la
+mezzanotte.... E poi, ho già suonato; c'è la Beppa di là che ti aspetta
+per farti lume e io non posso soffrire _les commérages_ delle
+anticamere.
+
+Le anticamere di casa Navaredo si riducevano al pianerottolo della
+scala: ma, come metafora, poteva passare.
+
+-- Dunque, alle dodici in punto ci troviamo alla stazione?
+
+-- Sì, caro; ma ricordati che non voglio altre lune.
+
+Il giovanotto promise di no, e la contessa, che con una mano avea già
+mezzo aperto l'uscio del salotto, lo chiuse di nuovo, e si baciarono
+un'ultima volta.
+
+-- Sei contento?
+
+-- Adesso sì.
+
+-- Dunque va, da bravo. Ricordati domattina di telegrafare all'albergo,
+perchè ci tengano pronte le camere.
+
+-- È già tutto fatto.
+
+-- Grazie....
+
+-- Prego....
+
+L'uscio fu aperto: la Beppa era là, sul pianerottolo, col lume in mano e
+colla faccia sbianchita e ingrugnata dal sonno.
+
+-- Buona sera, signora contessa.
+
+-- Buona sera, signor conte. A domani.
+
+-- A domani.
+
+La Beppa scese innanzi adagio, giù per la scala, ripida, stretta e
+oscura, tenendo alto il lume col braccio levato.
+
+Quando fu sulla porta di casa, Ariberti tolse dalla tasca interna
+dell'abito un portasigari di pelle nera con una vistosa corona di conte
+nel mezzo: poi, dal portasigari, un virginia: ne cavò la paglia che
+ripose nell'astuccio, lo accese al lume della Beppa, tirò in fretta due
+o tre sbuffate di fumo per vedere se andava bene, e dopo, dal medesimo
+portasigari, levò un mozzicone che porse alla donna:
+
+-- To'... lo darai a Menico.
+
+Menico era il cocchiere, il cameriere, il porta acqua, il caffettiere,
+lo spaccalegna di casa, e quando aveva due minuti di tempo, anche
+l'amante della Beppa.
+
+-- Grazie, signor conte!
+
+-- _Bon dì._
+
+-- Serva sua.
+
+E la Beppa, sbatacchiata la porta dietro al giovanotto, tirò tanto di
+catenaccio.
+
+
+
+
+CAPITOLO II.
+
+
+Il conte Eriprando degli Ariberti quella notte non aveva sonno: invece
+si sentiva in cuore una gaiezza insolita e nelle gambe una elasticità,
+una voglia di camminare che lo fece andare a zonzo per più d'un'ora. La
+gioia tutta nuova che lo aspettava al domani, quel viaggio con Elisa,
+quelle due o tre settimane che passerebbe con lei in riva al mare, lo
+rendevano l'uomo più beato della terra.
+
+In quell'azzurro c'era però un punto nero; anzi, per essere esatti,
+bisogna dire che ce n'erano due, quantunque uno più piccino dell'altro.
+
+Il punto grande, lo scarabocchio, era quella musona della contessina
+Cecilia; il punto piccolo, quello screanzato di Gegio. Da un'altra
+parte, sola con lui, la contessa Elisa non ci sarebbe andata, a Venezia:
+ella vi andava per tener compagnia alla figliuola, e per la salute del
+suo nipotino: ed anzi, quando lui e lei, negli amorosi colloqui delle
+serate primaverili, vagheggiavano quella giterella come il sogno
+incantevole d'una notte d'estate, tutte le loro speranze erano sempre
+riposte nelle scrofole del bambinello.
+
+Dopo d'aver girato in su e in giù, per straducce buie e deserte, alla
+fine dovette pure decidersi a rincasare. Rallentò il passo, e rimpianse
+il mozzicone che aveva donato a Menico, perchè il suo virginia era
+consumato.
+
+Il conte Eriprando abitava molto lontano dalla contessa Navaredo, in una
+viuzza modesta, in una casetta dall'aspetto meschino e dove il fitto,
+che si pagava ogni semestre, era proprio una miseria. Quando vi giunse,
+prima di metter la chiave nella toppa, levò il capo e guardò una
+finestrella del secondo piano: era spalancata e ne usciva uno sprazzo di
+luce.
+
+-- La mamma è ancora in piedi, -- disse fra sè, nell'aprire.
+
+Non poteva sbagliare. Il lume non era certo quello della serva, perchè
+la contessa degli Ariberti serve non ne aveva, se non si vuol contare
+una donnetta che andava da lei la mattina a sbrigare le faccenducce più
+umili.
+
+-- Sei ancora alzata? -- disse il conte entrando nella stanza della mamma.
+
+La vecchierella era intenta a stirare sopra una gran tavola di legno
+greggio, e tutto all'intorno, sul canapè, sulle sedie, sul cassettone,
+si vedevano, disposte con cura, delle mutande, delle calze, delle
+camicie, dei solini e dei polsini finti: grande amarezza questa del
+conte Eriprando, il quale non vedea l'ora d'esser capo-ufficio per avere
+le camicie coi polsini e il collo tutto attaccato. Sua mamma, poveretta,
+aveva tentato di fargliene una: ma ci perdette intorno una quindicina di
+giorni senza potervi riuscire: il solino, non c'era caso, faceva borsa
+da una parte o dall'altra!....
+
+Nella stanza piccola, bassa, faceva un caldo da soffocare, sebbene la
+finestra fosse aperta ma di fuori c'era scirocco, e di dentro due
+lucerne di petrolio infocavano la stanza colla loro luce sfacciata e
+rossastra. Eriprando cominciò subito a sudare; invece la vecchiarella
+secca, piccina, che lavorava in quel forno dalle otto della sera, non
+sudava affatto.
+
+-- Mi trovi alzata perchè non ho sonno; già, con questo caldo, anche a
+voler dormire, non si può. E poi, ti occorre la roba per domattina, e
+io, lo sai bene, preferisco andare a letto tardi, piuttosto di essere
+costretta a levarmi presto.
+
+La buona donna mentiva adesso col suo figliolo. Sapeva bene lei che, per
+quanto fosse andata tardi a letto quella sera, avrebbe sempre dovuto
+alzarsi per tempo il giorno dopo. Il viaggio del contino la affaticava
+da un mese. Aveva dovuto provvederlo di biancheria e riaccomodargli
+quella vecchia: aveva dovuto pulire, sbattere, rammendargli i panni, e
+solamente attorno all'abito nero ci aveva sciupati sette giorni e
+perduto un occhio e mezzo. Ma, e d'altra parte come si fa?... Il conte
+Eriprando degli Ariberti, partendo da Vicenza per le bagnature colla
+contessa Elisa Navaredo e la contessina Cecilia D'Abalà, non poteva
+andare come un pitocco qualunque.
+
+Gli Ariberti erano una delle più antiche famiglie di Vicenza: ed è forse
+per questo che la troviamo così vicina a morire di consunzione. Il padre
+del contino Eriprando, il conte Eutichiano, era stato un impiegatuccio a
+duemila cinquecento; e in un momento di debolezza e con tre semestri di
+fitto in arretrato alla gola, aveva commesso un matrimonio
+_morganatico_, come diceva lui, colla figlia della sua padrona di casa,
+l'Orsolina, che fu poi così compresa delle illustri nozze, alle quali
+era stata assunta, da camminare in punta di piedi, quando si trovò
+gravida, per paura di scomodare il nobile rampollo che il conte suo
+marito s'era degnato di affidarle per la gestazione. Con legittimo
+orgoglio del conte Eutichiano, che vedeva così continuata la nobile
+prosapia, l'erede (erede per modo di dire, che non c'era proprio niente
+da ereditare) fu un maschio e subito gli misero nome Eriprando. Era
+l'Eriprando _nono_ o _decimo_ della casa, e tutti i predecessori che
+portarono prima quel nome, in sei o sette secoli, avevano avuto in mano,
+l'uno dopo l'altro, i destini della città.
+
+Per l'Orsolina, il conte figlio era qualche cosa di sacro. All'affetto
+materno ella univa nel suo cuore la religione, il culto che professava
+all'ultimo discendente degli Ariberti, e facendogli da serva, credeva in
+buona fede di non fare nulla più del suo dovere.
+
+Il conte Eutichiano morì quando il bambino non aveva più di tre o
+quattro anni. Alla vedova ed al pupillo non rimase altro per vivere che
+la magrissima pensione del marito, la biancheria e il mobilio bastante
+per quattro stanze: cominciarono col subaffittarne due, e n'ebbero così
+un altro cespite di entrata.
+
+Mamma Orsolina si tiranneggiava, si misurava, come si suol dire, il
+boccone di pane, e tutto ciò perchè Prandino non mancasse di nulla. Lei
+faceva colazione con una fetta di polenta, se ce n'era: ma Prandino,
+quando andava a scuola, avea il suo canestro per la merenda sempre ben
+fornito. L'Orsolina la si vedeva, a ricordo d'uomo, con una vesticciuola
+di percalle a quadrettoni caffè, linda, pulita, ma tutta a rattoppi, che
+pareva un mosaico: invece il camiciotto di Prandino era novo fiammante,
+la biancheria fina, le scarpette lucide e scricchiolanti.
+
+Quando venne il momento di dover pensare ad una professione pel contino
+Eriprando, la buona donna si sentì stringere il cuore; ma, vedendo anche
+lei che, senza far nulla non avrebbe potuto vivere, volle almeno ch'egli
+s'avviasse all'avvocatura.
+
+Lo fece studiare..... e trovò modo, Dio solo sa con quanti stenti e con
+quanti sacrifici, di mantenerlo all'università: ma quando già era
+dottore, Prandino stesso comprese da sè che anche colla laurea avrebbe
+finito copista in qualche studio: il genio forense gli mancava del
+tutto. Allora, facendosi più sentito il bisogno di guadagnare, si decise
+anche lui a trangugiare l'amaro calice e cercò un impiego nelle
+ferrovie. Adesso che lo abbiamo imparato a conoscere, aveva già mandato
+le sue carte, aveva passato benino gli esami.... ma continuava ad
+aspettare l'impiego, che si prometteva e non arrivava. Mamma Orsolina,
+del resto, non disperava. Era sicura che col suo nome Prandino avrebbe
+fatto una bella carriera e figurandoselo commendatore e capo-traffico,
+non lo vedeva, per il momento, alla vendita dei biglietti ed alla
+spedizione delle merci. Certo che se il parentado degli Ariberti lo
+avesse voluto aiutare.... ma l'Orsolina non si lamentava di nessuno. I
+parenti non le erano venuti incontro, quest'è vero: ma i parenti, si sa
+bene, per queste mosse hanno sempre le gambe troppo corte, e poi nemmeno
+lei li era andata a cercare. D'altra parte era troppo buona per sentire
+dell'odio, dell'invidia, o solamente dell'amarezza, per alcuno: ella
+sopportava tutto in santa pace, ed era più che soddisfatta, felice,
+quando le domeniche d'estate andava in _Campo Marzo_, tutta chiusa nella
+sua mantelletta di seta nera, in compagnia della signora Luciana, una
+zitellona che teneva in affitto da molti anni le due disponibili delle
+quattro camerette, e le poteva dire, indicandole i più splendidi
+equipaggi che passavano al trotto: -- quella signora là, è la marchesa
+tale, seconda cugina di Eriprando: -- quell'altro signore è il conte così
+e così, terzo cugino di Eriprando: -- adesso arriva il principe Caio,
+fratello d'un cognato d'una cugina di Eriprando -- e con queste
+indicazioni la durava per tutto il passeggio, e la domenica vegnente
+ricominciava da capo, senza che mai ne dimenticasse un solo!... Quando
+poi rientrava in casa, dopo il _corso_ di _Campo Marzo_, era tutta
+beata: le sue stanzette le sembravano più grandi, più lucente il
+cassettone, più morbido il canapè: e a cena, la sua polenta asciutta le
+parea dolce e saporita come un marzapane.
+
+Mamma Orsolina, anche quella notte continuava nel suo lavoro, e il conte
+Eriprando, secondo il solito, quantunque del bene gliene volesse, non si
+sentiva rattristare dallo spettacolo di quella vecchiarella che si
+affaticava per lui. Era un po' viziato l'amico: era stato avvezzo a
+esser servito: e poi, colla propria coscienza si accomodava facilmente,
+pensando che s'egli l'avesse anche sgridata, tanto e tanto quella buona
+donna non avrebbe voluto intender ragioni.
+
+Non le disse nulla dunque, ma invece si mise anch'egli a far qualche
+cosa. Prima di tutto si levò l'abito nero e tenendolo sollevato con una
+mano, coll'altra ne cavò, dalle tasche, il portasigari, un portafoglio
+di cuoio con una corona d'argento nel mezzo, dono della contessa
+Navaredo: un fazzolettino di battista che aveva pure una gran corona da
+conte ricamata in un angolo, capolavoro di mamma Orsolina, e un paio di
+guanti scuri, piegati a mezzo. Tutta questa roba la collocò in ordine,
+sul tavolino, e poi cominciò a ripulir l'abito ben bene.
+
+La contessa Elisa usava di nascondere colla cipria l'impertinenza dei
+capelli bianchi, che qua e là cominciavano a comparire nell'ampio volume
+della chioma bionda, e perciò, dopo i loro colloqui, il conte Eriprando
+rimaneva tutto bianco di farina di riso. Anche quella sera, mentre colla
+spazzola dissipava le amorose tracce, un profumo di cipria
+all'_opoponax_ lo avvolse come in una nuvola, sollevandogli nella mente,
+nel cuore, nei sensi, dei ricordi, che lo facevano vagar lontano da
+quella povera stanzetta, fino al canapè dei cinque minuti.
+
+Quando l'abito fu spazzolato, il conte Eriprando lo posò delicatamente
+sul divano, piegandolo in quattro, colle fodere fuori. Quell'abito avea
+da sostenere una gran parte alle bagnature; figuratevi che, come si suol
+dire, era figlio unico di madre vedova!... Poi, venne la volta dei
+guanti; prese un piccolo calamaio d'osso, una penna, e, sedutosi, sempre
+in manica di camicia, vicino a una lucernetta, cominciò adagio adagio e
+con molta pazienza, a colorir coll'inchiostro dove la pelle era un po'
+consumata.
+
+Il conte e la contessa erano così occupati da una mezz'ora, quando dopo
+un "si può" che ebbe risposta affermativa, s'aperse l'uscio che dava
+sulla scala, ed entrò nella stanza una figura nera, lunga, ossuta, tanto
+da non potersi indovinare, a prima vista, se fosse un prete o una donna.
+In mano aveva un bicchiere, pieno, per due terzi, di caffè.
+
+-- A lei, contessa Orsolina; ho fatto il caffè fresco e gliene porto una
+mezza chicchera.
+
+La signora Luciana non aveva mancato mai, in tanti anni di fitto, di
+chiamare contessa l'Orsolina: anzi ci teneva di rimbalzo a tutta quella
+aristocrazia, perchè già i titoli, anche quando non cavano la fame,
+riempiono la bocca.
+
+Il conte Eriprando salutò la signora, senza scomporsi, con un inchino
+cordiale e dignitoso a un tempo, e continuò tranquillamente a tingere i
+guanti.
+
+-- Ne vuoi due dita? -- chiese mamma Orsolina rivolgendosi al figliuolo.
+
+-- Grazie, mamma. Dammene una goccia in un bicchier d'acqua.
+
+L'Orsolina uscì, e rientrò subito con una ciotola di cristallo quasi
+piena d'acqua fresca; si avvicinò al suo ragazzo, e versò tanto caffè
+nella ciotola, finchè questi, che aveva levati gli occhi, fe' cenno col
+capo che bastava.
+
+Anche la signora Luciana, quando tutti ebbero terminato di bere il
+caffè, prese, senza dir nulla, un ferro dal fornello, e, da un altro
+lato della tavola, cominciò a stirare dei fazzoletti.
+
+-- La signora Luciana non ha mai sonno!
+
+-- Lo creda, signor conte, io dormo d'inverno anche per l'estate.
+
+-- Hum! Chissà.... chissà che foco ci brucerà sotto a tutta questa
+insonnia!...
+
+-- Oh! giusto!.... Che fuoco la vuole che ci bruci sotto, caro lei!....
+
+Luciana, ad onta dei quarant'anni sonati, anzi, forse appunto per
+questo, se la godeva un mezzo mondo quando il bel giovinotto le toccava
+certi tasti delicati.
+
+-- Io non ne so nulla: però i miei sospetti cadrebbero sopra un capitano
+dei bersaglieri, stagionato ma ben portante, che vedo spesso girellare
+da queste parti con certe arie da conquistatore....
+
+-- Mi fa la grazia di tacere? Mi fa la grazia di non inventarne sempre
+delle nuove, lei? Ieri era un avvocato, oggi è un capitano dei
+bersaglieri, stagionato ma ben portante!.... Quasi che non ci fossero
+altre donne per la casa, e più belle di me!....
+
+-- Via, via, signora Luciana: lo sa anche lei, lo sa anche lei di essere
+amata: e ne gode, e si vede:
+
+ "Quando nell'ombra de' _suoi_ negri occhioni
+ Improvvise balenano e procaci
+ Le cupidigie che..."
+
+-- Zitto là!.... non dica sciocchezze!.... e vada a dormire.... che
+domani.... Domani dev'essere una gran giornata per lei, ma... acqua in
+bocca! Acqua in bocca, chè se no, ce ne sarebbero degli altarini da
+scoprire!....
+
+-- Sa, -- continuò l'altro, che invece di essere spaventato, si sentiva
+lusingato da quelle minacce, -- sa, signora Luciana, che sto già
+preparando de' versi per le sue nozze?
+
+ "Dall'arida cenere
+ Rinasce il mio core,
+ Ritorna la cetera
+ Ai canti d'amore."
+
+-- Grazie tante, ne faccio senza de' suoi versacci, tutti pieni di
+sporcizie....
+
+-- _Le tue carezze le conosco io solo_, continuò l'altro facendo gli
+occhiacci.... -- _E il tuo guancial per me non ha segreti_....
+
+-- Le dico di smettere!....
+
+ -- _Guai se potesse dir quel letticciuolo_,
+ _Se potessero dir quelle pareti_....
+
+-- La vuol finire, sì o no? Prenda il suo lume, i suoi guanti, e vada a
+dormire subito, subito, subito!....
+
+Così dicendo, la signora Luciana, rossa come un peperone, con certe
+chiazze che non erano tutto pudore, si era buttata addosso al
+giovanotto, per farlo tacere, per ispingerlo fuori della stanza, e
+intanto si godeva a stringergli le mani e le braccia. Il conte Eriprando
+continuava a ridere e a recitare i versi dello Stecchetti, per irritare
+sempre di più la signora Luciana; ma poi, siccome era tardi, prese il
+lume, i guanti, che avea involtati in un giornale, e s'avviò davvero per
+andare a dormire. Mamma Orsolina rideva a quelle scene, senza capirne
+nulla, tutta allegra per l'allegrezza del suo figliuolo:
+
+-- Aspetta, Prandino!... Vengo anch'io!...
+
+E lasciata la signora Luciana a brontolare e a finire la camicia che
+aveva già mezzo stirata lei, entrò col figlio nell'altra camera.
+
+Chiuse la finestra, rimboccò le coperte del letto; uscì e tornò con un
+bicchier d'acqua fresca che pose sul tavolino da notte, e poi,
+finalmente, se ne andò dalla camera, ma dopo aver salutato e guardato il
+suo figliuolo con una occhiata nella quale c'era dentro un bel bacione,
+ch'ella, intimidita, non osava dargli.
+
+Prandino aveva cominciato a svestirsi quietamente, colla cura di chi non
+vuole strapazzare la propria roba. Piegò il panciotto e i calzoni, e
+involtò la cravatta di raso nero nello stesso numero del _Giornale di
+Vicenza_, dove c'erano i guanti. Fatto ciò, perdette ancora del tempo
+parecchio a lucidare la sua catena di similoro; una catena che credevano
+tutti, anche la contessa Navaredo, fosse d'oro massiccio. Levò quindi
+dal cassettone un cartoccio, nel quale stava involtato un portafogli
+unto e bisunto, il predecessore di quello che gli aveva regalato
+l'Elisa, e tornò a contare, operazione che da una settimana faceva
+regolarmente tutte le sere, il danaro che c'era dentro.
+
+Non c'era verso: erano dugento ottanta lire, non una di più, non una di
+meno!... Allora tornò, come tutte le altre volte, a rifare i suoi
+calcoli: tanto pel viaggio, tanto per la camera, tanto pel vitto, pei
+bagni, per le acque, pei traghetti... Ne aveva per dodici giorni, a far
+molto! Fossero state almeno trecento, avrebbe avuto un po' di largo!....
+Alla fin fine viaggiava con signore, e colle signore si spende sempre di
+più... poi c'era quel monello di Gegio, il quale si metteva a piangere
+dalla sete e voleva bere tutte le volte che vedeva un caffè.... poi
+c'era suo cugino Badoero, sicuro, che lo avrebbe condotto in _società_ e
+che indirettamente lo avrebbe fatto spendere anche lui.
+
+Bisogna sapere che su questo cugino Badoero il conte Eriprando ci faceva
+molto assegnamento per darsi arie a Venezia. Ne aveva discorso molte
+volte colla contessina Cecilia, e non parlava mai delle bagnature colla
+contessa Elisa, senza ch'egli non le promettesse di presentarglielo. Per
+dire la verità si conoscevano appena di nome, tanto da scambiarsi i
+biglietti di visita ogni capodanno e nulla di più. Ma, non importa,
+erano parenti lo stesso: e il Badoero, oltre di appartenere ad una gran
+famiglia, -- figuratevi che fra maschi e femmine contavano in quella casa
+più di una dozzina di corni, corni ducali, s'intende, -- oltre dunque di
+appartenere ad una gran famiglia era anche un riccone sfondolato. Ma pur
+troppo, per quanto il cugino Badoero fosse ricco, le ducento ottanta
+lire del conte Eriprando non ne volevano sapere di diventare
+trecento!...
+
+E queste sue pene, dopo d'essersi levati gli stivali prima di saltare
+nel letto, le confidò tutte con un'occhiata piena di passione ad una
+fotografia _portrait-album_, ch'egli teneva sul suo tavolino da notte
+appoggiata a un elegante cavalletto di legno intarsiato.
+
+In quel ritratto la contessa Elisa dimostrava una diecina d'anni di
+meno, ragione per cui tanto lei quanto il conte Eriprando lo trovavano
+somigliantissimo.
+
+Era stata presa di profilo come dicono i fotografi: in piedi, a mezza
+figura. Aveva i capelli sciolti che le scendevano giù per le spalle e,
+fra le mani, teneva un libro aperto, che non doveva essere un libro di
+devozione.
+
+Era appoggiata al davanzale d'una finestra, più che raccolta, assorta
+nella sua lettura: e la fotografia, con effetto di _chiaro di luna_,
+aggiungeva dei riflessi romantici a quel profilo delicatissimo di
+figuretta bionda e sentimentale.
+
+Adesso il tempo avea giocato dei tiri assassini alla Contessa. Il collo
+le si era un po' ingrossato, le guance cominciavano a diventar flosce,
+le palpebre, specialmente la mattina. Le avea rosse e gonfie: la pelle
+scuretta, la fronte un po' rugosa, e quando apriva la bocca si vedeva
+qualche segno di lutto fra i mascellari: già il suo riso non era più
+limpido, squillante, argentino e breve; s'era fatto troppo lungo e
+sgangherato, e la finezza della vita era sciupata da un tantino di
+pinguedine. Di tutte queste disgrazie il conte Eriprando non se ne
+accorgeva: per merito della cipria, del belletto, della glicerina, del
+_cold-cream_ e della _crème froide_, ma sopratutto dell'amore, egli la
+vedeva sempre bionda, bianca, sottile, con alcun che di vaporoso, di
+etereo, di virginale nell'espressione, soavemente melanconica del volto
+ed in tutta la _linea_ elegante della personcina; tal e quale com'era là
+in quel suo ritratto... ch'ella da dieci anni continuava a far
+riprodurre.
+
+Quella dolce contemplazione durò qualche tempo: poi, finalmente, si
+decise, spense il lume e saltò nel letto. Però anche al buio, la
+contessa Elisa, coi capelli sciolti, col libro in mano e tutti gli
+effetti del _chiaro di luna_ appariva viva dinanzi agli occhi del nostro
+innamorato!... Com'era cara, com'era bella, com'era buona! -- ed era
+sua!.... Quante felicità avrebbe godute con lei in quelle due
+settimane.... al Lido di giorno.... in gondola di sera..., e poi.... --
+Peccato ch'egli non avesse almeno trecento lire, e che non si potessero
+mandare al diavolo quell'uggiosa della contessina Cecilia e quello
+sbarazzino di Gegio!
+
+
+
+
+CAPITOLO III.
+
+
+Otto o nove anni addietro, quando il conte Eriprando d'adesso era appena
+Prandino, Elisa Navaredo, oltre al figurare come una donnina bella ed
+elegante, quale l'abbiamo veduta nel _portrait-album_, era per di più
+una dama elegante, che dava molto a parlare alla cronaca cittadina.
+
+A Prandino, quella bella signora, le chiacchiere, i desideri, gli
+scandali che la circondavano, fecero subito una grandissima impressione.
+Egli non parlava mai della Contessa, ma ci pensava sempre, giorno e
+notte; e tutti i suoi castelli in aria erano pieni di lei, della sua
+grazia, della sua bellezza e de' suoi fascini provocatori. -- Oh! quando
+fosse diventato un grand'uomo!... -- qual è il ragazzo che non sogna di
+diventare un grand'uomo?.... -- quando fosse diventato un grand'uomo,
+allora le confesserebbe d'amarla... e l'Elisa non gli direbbe certo di
+no!....
+
+Tutto il suo avvenire egli lo vedeva in lei e per lei, e tanto
+s'infervorava col pensiero fisso nella contessa Navaredo che, alle
+volte, facea delle lunghe passeggiate, solo soletto, fantasticando
+attorno a quella donna, fingendo di averci insieme dei colloqui d'amore
+o delle scene di gelosia, e terminava sempre coll'essere lieto o triste
+per davvero, a seconda che la sua immaginazione lo figurava amato o
+deriso.
+
+Quando la incontrava, arrossiva tutto, sebben l'Elisa non lo guardasse
+neppure: tutte le domeniche, e le altre feste comandate, andava in
+Duomo, alla messa delle dieci, per vederla, per trovarsi dove era lei.
+
+Ma, prima di quelle messe, sciupava tutta la mattina lavandosi e
+fregandosi tanto da spellarsi per diventare più bianco.
+
+Rifaceva per una decina di volte almeno il fiocco della cravatta,
+perdeva un'altra mezz'oretta intorno alla scriminatura, e, proprio in
+mezzo alla fronte, s'impiastricciava un riccio alla rubacuori, che
+pareva un punto interrogativo.
+
+Dopo d'averla guardata di lontano, per tutto il tempo che durava la
+messa, usciva fuori in fretta dalla chiesa e s'imbrancava, fermandosi
+sulla porta, cogli altri adoratori del bel sesso, per farsi vedere, e un
+tantino per farsi anche ammirare da lei. La Contessa, figurarsi!, gli
+passava dinanzi dritta, lesta, senza nemmeno accorgersi di quel
+bamboccione impomatato per amor suo, mentre vedendosela così vicina, a
+Prandino invece gli tremavano le gambe, gli si scoloriva la faccia, e
+benchè davanti allo specchio avesse fatte molte prove, tuttavia là non
+gli riusciva mai bene di riverirla levandosi il cappello con un largo
+giro del braccio e in tre tempi, salutare, inchinarsi e stringere i
+tacchi. Per lo più, quando si decideva a scoprirsi, la contessa Navaredo
+era già passata.
+
+Però, soffriva spesso dei dispiaceri, delle gelosie, delle amarezze, che
+lo rendevano proprio infelicissimo. Bastava che, mentr'egli la pedinava
+di lontano, la vedesse accompagnarsi con qualcuno, perchè al povero
+Prandino gli si facesse nera l'esistenza, come il carbone. Allora
+s'imbestialiva, e nel suo furore a freddo, la copriva di vituperi, la
+chiamava leggera, civetta, e si figurava, quando sarebbe stato un
+grand'uomo, di farsi amare dalla regina per farle dispetto.
+
+Del conte Navaredo, il marito della contessa Elisa, Prandino non
+soffriva gelosia: invece, quando si trovava con lui, era preso da una
+gran soggezione.
+
+Un giorno, che lo incontrò, facendo una visita, si sentì confuso,
+impacciato, sconvolto, quasichè l'altro gli leggesse in fronte il
+segreto dei suoi desideri e della sua passione.
+
+Per fortuna di Prandino, il conte Navaredo morì presto di un accidente,
+e non si potrebbe ridire la gioia dalla quale fu invaso alla notizia di
+questo avvenimento il buon ragazzo, del resto così mansueto e delicato
+di cuore, da scappar via dalla cucina inorridito quelle rare volte che
+la contessa Orsolina poteva abbandonarsi al lusso di tirare il collo ad
+un magro volatile.
+
+Ma ben presto, appena finito il lutto grave, egli la scontò a caro
+prezzo quella sua gioia cattiva. Ogni giorno, a Vicenza, si dava in
+moglie la Contessa a qualche nuovo adoratore, e quelle chiacchiere
+tormentavano, perseguitavano il povero Prandino, che arrossiva e
+impallidiva tutto in una volta, con turbamenti strani e angosciosi.
+Allora leggeva Leopardi, piangeva, e la chiamava Aspasia.... quasi che
+lei ne avesse colpa! Più di ogni altro, poi, lo metteva fuori di sè un
+capitano di cavalleria, un riccone, il marchese Del Mantico, che teneva
+sempre dietro all'Elisa, come la sua ombra.
+
+In tal modo, avvelenandosi senz'alcun costrutto l'esistenza e godendosi
+con poco sugo delle gioie immaginarie, il nostro Prandino diventò a poco
+a poco il conte Eriprando: ma l'ideale del ragazzo rimase pur sempre
+l'amore e il dolore dell'uomo.
+
+Aveva vent'anni, quando si fece presentare in casa Navaredo. Era goffo,
+timido, impacciato; tutti lo deridevano senza pietà, e la Contessa più
+di tutti. Solamente due anni dopo, quando il marchese Del Mantico fu
+promosso a maggiore e cambiò reggimento, solamente allora il conte
+Eriprando cominciò ad essere preso in considerazione, ed ebbe in regalo
+la fotografia, _portrait-album_, con effetto di _chiaro di luna_.
+
+Però egli lasciò correre del gran tempo, prima di spiegarsi intorno a'
+suoi sentimenti. Non osava.
+
+Tutti i giorni che si recava dalla Navaredo, giurava a sè stesso di
+aprirle il cuore, di spiattellarle la sua brava dichiarazione; -- ma
+quando era là, gli mancava il coraggio e la parola e apriva la bocca
+soltanto quand'era tornato via, per darsi del balordo, dell'imbecille e
+della marmotta.
+
+Egli non la lasciava mai, taceva molto e la guardava sempre. Qualche
+volta la contessa Elisa, che aveva capito quanto foco covasse dentro per
+lei quel bel giovanotto balbettante, confuso, timoroso, che le riempiva
+la casa di amorini e perdeva tutto il giorno a dipingerle delle corone
+da contessa sui ventagli, le scatole e il parasole, qualche volta si
+godeva a metterlo alle strette; ma lui zitto, ammutoliva subito,
+abbassava gli occhi e tutto rosso parea rannicchiarsi nel suo abito
+nero, come una lumaca dentro al guscio.
+
+Ma si sa bene, tira, tira, la corda si rompe.
+
+Nell'autunno prima del viaggio di Venezia, il conte Eriprando era stato,
+come il solito, invitato dal suo compare a passar un mesetto in
+campagna: fortuna volle che la contessa Elisa prendesse appunto in
+affitto un villino nelle vicinanze e.... sfido io! si vedevano sempre,
+facevano delle lunghe passeggiate insieme, sedevano stanchi, soli.... e
+senza alcun sospetto sotto l'ombra di un albero o fra i cespugli delle
+giovani quercie, e accadde.... quello che da un pezzo doveva accadere.
+Un giorno, ch'egli le avea detto a memoria il _Guado_ dello Stecchetti,
+quando l'ebbe finito, colla scusa che questa poesia era carina tanto,
+concluse dicendole che anche lei era bionda, bella e che lui l'amava,
+che da molto tempo
+
+ "Glielo _voleva_ dire e non l'_osava_."
+
+Elisa lo ascoltò senza punto punto adirarsi; ma finse di non capire che
+l'amico le parlasse sul serio.
+
+Prandino allora ripetè l'assalto, anche più scopertamente; ma la
+Contessa d'un tratto pareva avesse perduto il suo spirito, e continuava
+a non capir nulla. Allora, quell'altro le disse, tremando, che le voleva
+bene, e lei a rispondergli che mentiva: e il giovanotto a ripeterle
+ch'era innamorato fin da quando, si può dire, era ancora un ragazzo e
+che la pregava, la scongiurava d'esser buona, di lasciargli intendere
+che anche lei non era insensibile e che di tutto quel gran bene gliene
+ricambiava un zinzino.
+
+-- Eppoi?.... quand'anche glielo dicessi?.... A che pro?.... Tanto e
+tanto, sarebbe sempre la stessa cosa.
+
+L'Elisa disse queste parole lentamente, facendosi seria, quasi mesta,
+alzando gli occhi al cielo con sospiri, con fremiti, che la scuotevano
+tutta.
+
+Prandino che, sparata la bomba, sentiva crescere il coraggio coll'odor
+della polvere, le si fece più vicino e le prese le mani: ma lei non
+volle, si ritrasse, si schermì, fe' forza per liberarsi dalle strette
+del giovane; in fine, terminò col tagliare il male nel mezzo, e tirò via
+una mano, l'altra abbandonando a quelle carezze insensate.
+
+Ariberti, preso l'aire, parlava adesso per tutto il tempo che aveva
+taciuto. Non le domandava che una parola, un segno, un indizio qualunque
+che gli facesse capire ch'ella gli voleva un po' di bene.
+
+-- E dopo?.... Quand'anche glielo lasciassi intendere?.... Già sarebbe
+sempre la stessa cosa.
+
+E l'Ariberti ad insistere, a ripeterle che lo renderebbe l'uomo più
+contento, più beato del mondo; ch'egli non le domandava la sua pace,
+ch'egli non avrebbe turbato la sua quiete, la sua coscienza: ch'egli da
+lei non voleva altro che un sorriso, che una parola, e dopo avrebbe
+taciuto di nuovo, come taceva da tanti anni: ma che ne sarebbe stato
+così lieto, così superbo, perchè era solamente un po' del suo cuore
+ch'egli voleva ottenere, perchè egli desiderava soltanto di dominare ne'
+suoi pensieri, perchè egli non aspirava se non al possesso dell'anima
+sua, perchè l'amore ch'egli sentiva per lei, potente, appassionato, era
+però alto, era però nobile e puro, come l'amianto che la fiamma purifica
+e non consuma.
+
+L'Elisa a tanta retorica, sempre con la testa china, sempre seria,
+sempre mesta, cogli occhioni sempre fissi, immobili, quasi la tenesse
+assorta l'idea d'un lontano pericolo, continuava a ripetere, come
+ritornello:
+
+-- E poi?.... Quand'anche glielo lasciassi capire?.... A che pro?....
+Sarebbe poi sempre la stessa cosa!....
+
+Il giorno dopo pioveva, e la passeggiata non si potè fare.
+
+Non tralasciarono però di vedersi. Il conte Eriprando andò a farle
+visita e trovò la Contessa nel salotto terreno, che ricamava certe
+strisce di panno, destinate col tempo a diventare, unite insieme, un
+tappeto: ma che intanto si potevano paragonare alla famosa tela di
+Penelope, non che per fatto loro avessero costretto nessuno ad
+aspettare, ma perchè, invece, gli adoratori della Contessa, uno dopo
+l'altro, dovevano tutti godersele sotto il naso, finchè durava l'amore.
+
+Il salotto terreno, con un divano, un tavolino rustico e due o tre
+seggiole di paglia in tutto, era una specie di sala di passaggio, con
+due porte vetrate, l'una di faccia all'altra. La prima dava nel giardino
+e avea di fronte un fitto capanno di mortella intrecciata colla vite
+selvatica: la seconda metteva invece sul piccolo orticello della
+villetta.
+
+Era una giornata d'autunno, bigia, uniforme, senza uno spacco di cielo
+fra quella tinta squallida, infinita, senza neanche il fantastico
+rincorrersi delle nubi che si accavallano minacciose.... Era una
+giornata bigia, uniforme, monotona.
+
+La pioggia col suo susurro lento e continuo, in quel silenzio di ogni
+anima viva, sembrava avesse isolato il salotto lontano dal mondo, fra i
+riflessi del verde delle piante, dell'erba, delle foglie, fatto più cupo
+dall'acqua che cadeva; quella pioggia, quella luce scialba, il lontano
+brontolìo del tuono mettevano addosso una melanconia, una tristezza, che
+rendeva più dolci e più desiderate le commozioni di una confidenza
+intera e tranquilla.
+
+-- Sa?... non lo aspettava oggi, con questo tempaccio.
+
+-- Quando son partito da casa, sembrava che il cielo si rischiarasse!
+
+-- Davvero?
+
+E la Contessa lo guardò in modo, che l'altro dovette arrossire. Gli era
+sfuggita una goffaggine, e se ne accorse subito; ma, sempre, il primo
+momento ch'egli si trovava con Elisa, provava un impaccio, una
+soggezione, che non potea superare.
+
+-- Iersera, ho ricevuto una lettera da mia figlia.
+
+-- Buone nuove?
+
+-- Sì, buonissime.
+
+-- E laggiù come si trova?
+
+La contessina Cecilia, la chiamavan così per un riguardo alla mamma,
+aveva sposato l'avvocato D'Abalà, sotto-prefetto a Maremma.
+
+-- Non troppo bene, anzi finchè a mio genero non daranno un'altra
+destinazione, fa conto di ritornare a star con me.
+
+A questa notizia l'Ariberti sorrise; ma a denti stretti.
+
+-- Ci son dei saluti anche per lei.
+
+-- Grazie mille, Contessa.
+
+L'Elisa, a questo punto, cercò nel cestino, ma invece della lettera di
+sua figlia, le corse fra mani un'altra lettera. Accortasi dello sbaglio,
+arrossì e, in fretta, se la cacciò nella tasca della veste.
+
+Eriprando, che aveva scorto sulla busta lo stemma del marchese Del
+Mantico, fece un muso così lungo tutto ad un tratto, in modo che la
+Contessa non potè non accorgersene.
+
+-- Mi ha scritto anche il Del Mantico: e m'ha detto che, in settimana,
+verrà a trovarmi.
+
+Prandino impallidì.
+
+-- E.... lei.... che cosa gli ha risposto?
+
+-- Che lo vedrò molto volentieri.
+
+Ariberti si sentì opprimere il petto dall'affanno. Volle parlare, ma non
+potè dire due parole. Finalmente dopo un buon tratto che durava la scena
+muta, si alzò e stese la mano alla Contessa per accomiatarsi.
+
+-- Va via?... Così presto?... E con questo tempaccio?...
+
+-- Ci son venuto anche coll'acqua.
+
+-- Ma allora, secondo lei, pareva che il cielo si rischiarasse.
+
+E l'Elisa tornò a ridere fissandolo, con un riso ch'era tutto un'amabile
+canzonatura.
+
+Egli continuava sempre muto, sempre con tanto di muso a stenderle la
+mano, la Contessa gliela strinse: poi, con una certa violenza, lo tirò
+vicino, e se lo fece sedere sopra una seggiola accanto.
+
+-- Andiamo, da bravo, si consoli. -- Oh!... Per me....
+
+-- Ho scritto a Del Mantico di non venire, perchè di giorno in giorno
+aspetto mia figlia. È contento adesso?
+
+Ariberti non lo volle dire, ma lo lasciò intendere anche troppo.
+
+Tuttavia nelle sue notiziole la Contessa non era molto esatta. Era stata
+lei a scrivere al maggiore di venirla a trovare, e il maggiore invece le
+avea risposto che non veniva, con una lettera piuttosto fredduccia,
+scusandosi coi soliti _affari di servizio_, e, se si deve dir proprio
+tutto, questa lettera avea molto infastidita la contessa Navaredo.
+
+-- Dunque.... -- e Prandino, che adesso ritrovava tutta la sua vivacità,
+per il gran peso che si era levato da dosso, si tirò tanto vicino alla
+Contessa, da toccarle le vesti colle ginocchia. -- Dunque.... se gli ha
+scritto così.... vorrebbe dire.... che un po' di bene me lo vuole?...
+
+-- Veramente, potrebbe anche non volere dir nulla di tutto questo!...
+
+-- La prego, la scongiuro, Contessa, mi dica che è stato per farmi un
+piacere che gli ha scritto di non venire.
+
+-- Sì.... perchè mi siete amico e non voglio vedervi col muso lungo.
+
+Elisa cominciava a trattarlo col _voi;_ ma bisogna compatirla, povera
+signora. L'Ariberti, quando si metteva in orgasmo, era un gran bel
+ragazzo, con quelle sue guance fresche, rosate, come una fanciulla; i
+capelli neri, folti e spettinati; e poi, aveva delle mossettine, degli
+atteggiamenti, certe arie da fanciullo viziato, che riuscivano molto
+attraenti, specialmente per una donnetta come l'Elisa, che, adesso,
+anche nell'amore, si godeva a fare un po' le parti della mamma:
+"....perchè mi siete amico e non voglio vedervi col muso lungo."
+
+-- Per questo solo?
+
+-- Sicuro!...
+
+-- Non vi credo. Gli avete scritto di non venire perchè.... perchè mi
+volete un po' di bene.
+
+-- Torniamo da capo?
+
+-- Ve ne supplico, siate buona, non mi fate soffrire così. Già lo
+capisco, lo vedo, lo sento che mi volete bene; dunque non siate cattiva,
+ditemelo, mi volete bene, non è vero?
+
+Elisa lasciò cadere il ricamo sulle ginocchia, e piegandosi un po',
+fissò il giovane con un senso d'affetto pieno di compiacenza, che le
+trapelava dagli occhi.
+
+-- Bambinone!
+
+-- Mi volete bene?...
+
+-- No!
+
+A questo punto, per un perchè forse più patologico che psicologico, la
+Contessa mutò d'un tratto. Da' suoi occhi si dileguò ogni espressione di
+tenerezza; divenne seria, sembrò quasi irritata, si levò da sedere e
+andò ad appoggiarsi, ritta, senza più dire una parola, alla vetrata che
+metteva nel giardino.
+
+L'altro, indispettito, si abbottonò l'abito nero, quello stesso che più
+tardi fu rimesso a nuovo da mamma Orsolina per il viaggio di Venezia,
+poi cominciò a dondolarsi sulla sua seggiola.
+
+Stettero un pezzo così: lei, pensosa, immobile a guardar l'acqua che
+cadeva; lui, tutto nervoso e sconvolto, a sfogare la stizza facendo
+l'altalena.
+
+Però, dopo qualche tempo, sebbene Ariberti non ne potesse proprio più,
+fu la prima l'Elisa a parlare.
+
+-- Conte, conte! Venga qui.... Guardi com'è bello!
+
+Di fuori, continuava a piovere; ma la pioggiolina s'era fatta più
+minuta, il cielo più chiaro, e una larga striscia di sole faceva
+brillare sulle foglie degli alberi e dei fiori, sui fili d'erba e sui
+bianchi sassolini del giardino, le gocciole dell'acqua caduta, così che
+parevano gemme, mentre di lontano, l'arcobaleno squarciava co' suoi
+vivaci colori la tinta grigiastra, uniforme, disegnandosi largamente di
+sotto a un gran lembo d'azzurro.
+
+-- Conte!... Venga qui!
+
+Prandino si alzò, ma rimase affatto insensibile a tutte quelle bellezze
+della natura.
+
+-- Perchè torna a trattarmi col _lei_ adesso?
+
+-- Oh che, forse non le ho sempre parlato in terza persona?
+
+-- Sempre no; e lei lo sa bene.
+
+-- Allora le domando scusa della libertà che mi son presa senza
+accorgermene. Venga.... Venga con me: andiamo là, sotto il capanno.
+
+L'Elisa, in mezzo a tutti quei profumi che la pioggia aveva sbattuti dai
+prati e dalle aiuole, aspirando quelle sbuffate d'aria fresca,
+frizzante, si sentì correre in tutto il corpo un senso di piacere, un
+benessere, un'elasticità, una contentezza che le penetrava nell'anima,
+come se quella giornataccia di autunno si fosse mutata in un bel giorno
+di maggio, co' suoi fascini e colla sua salute. Allora, le saltò l'estro
+di fare un po' la bambina, raccolse le vesti e si mosse per attraversare
+il giardino, sotto l'acqua, così senza ombrello, colla testa scoperta e,
+ridendo, invitò l'altro a seguirla.
+
+-- Venga, dunque, andiamo!
+
+-- Me lo dica in un altro modo....
+
+-- Ebbene, _venite!_ bambinone.
+
+Ciò detto, senza aspettar la risposta, Elisa si pose a correre verso il
+capanno, chiudendo gli occhi, gittando dei gridi, delle risate vibranti,
+scotendosi e fremendo sotto quell'acquerugiola che la bagnava tutta.
+Arrivata sotto il capanno, non aveva quasi di bagnato altro che gli
+stivalini, sembrava che non fosse corsa, ma volata là dentro. Prandino,
+invece, che le aveva tenuto dietro, era tutto inzaccherato. E ancora col
+respiro affannoso, tornò daccapo per farsi dire s'ella lo amava, con
+quell'insistenza ostinata e petulante, che alle donne non dispiace quasi
+mai, e agli uomini giova quasi sempre.
+
+-- Ditelo che anche voi mi amate un po'... Già, il dirlo, non vi costa
+nulla.
+
+-- Voi pensate che non mi costerebbe nulla?...
+
+-- Vi giuro; vi giuro sul mio onore.... Sarebbe sempre la stessa cosa.
+
+Non era più lei, ora; era Prandino che ripeteva quell'antifona della
+sera innanzi.
+
+-- No, no. È meglio non dir nulla; è più sicuro. Com'è carino, come si
+sta bene qui sotto; non è vero?
+
+E la Contessa, che voleva fingere anche con sè stessa d'aver vent'anni,
+tornò a ridere, a ninnolarsi, stancandosi le dita per legare attorno al
+capo il suo piccolo fazzolettino di trina.
+
+La pioggia batteva, crepitava sulle foglie della vite e della mortella
+con uno scroscio lento e continuo, ma di sotto però non ne cadea se non
+qualche rara gocciola qua e là, che, ingrossata, si staccava dal fitto
+tessuto del capanno.
+
+-- Che gusto a star qui sotto, non è vero, Conte?
+
+La contessa Elisa riebbe allora uno dei suoi bei momenti. Ritornò per un
+istante com'era dieci anni prima. La fatica di quella corsa le aveva
+colorite le guancie, il brivido dell'acqua, l'allegrezza che si sentiva
+intorno, l'amore caldo, appassionato di quel bel giovanotto bruno,
+forte, sano, che, pauroso, tremava d'amore dinanzi a lei, tuttociò le
+metteva addosso un brio, una lena, un calore che la faceva proprio
+ritornar giovane per davvero.
+
+Volendo staccare un piccolo fiorellino da un ramo di mortella, si bagnò
+le mani e, alcune gocce, scosse dall'urto, le caddero sul viso. L'Elisa
+ritornò a ridere, dopo un grido acuto, squillante.... e porse al giovane
+le mani, perchè gliele asciugasse. Non lo poteva far da sè chè la sua
+pezzuola se l'era legata attorno al capo.
+
+Prandino arrossì.... prese una mano della Contessa, poi l'altra, e le
+asciugò tutte due adagio, lentamente.
+
+-- Guardate qui, -- fece lei quando l'altro ebbe finito, e gli mostrò la
+goccia d'acqua che le rigava la faccia, chinandosi e allungando verso di
+lui la sua testa incipriata.
+
+A Prandino batteva il cuore violentemente, gli ronzavan le orecchie e
+sudava tutto. Avrebbe voluto parlare, ma la voce gli si strozzava nella
+gola: avrebbe voluto asciugar quella gocciola con un bacio, avrebbe
+voluto stringersi l'Elisa al cuore, e lei, forse, non chiedeva di
+meglio, ma non ebbe il coraggio di farlo o di tentarlo.
+
+-- Grazie, -- diss'ella, quando il giovane, tremando l'ebbe toccata appena
+sulla guancia colla cocca del fazzoletto.
+
+-- Se non sentiste qualche cosa per me, non mi terreste qui così.... così
+vicino a voi.
+
+-- No; non sento nulla; non insistete; cominciate a seccarmi.
+
+La Contessa disse tutto ciò con un'asprezza nervosa che contrastava col
+buon umore e colla tenerezza di poco prima.
+
+Ritornarono a tacere: Prandino questa volta era anche un po'
+mortificato.
+
+-- Siete in collera?... -- disse lei alla fine ritornando buona. -- Via,
+datemi la mano e facciamo la pace.
+
+L'altro le si avvicinò; le due mani si strinsero; ma anche dopo la
+stretta non si lasciarono.
+
+-- Perchè volermi far dire una cosa che già avete capito da un pezzo?
+
+A queste parole dette con una lentezza piena di sentimento, chi lo
+crederebbe? Prandino invece di consolarsi fu preso da uno strano
+turbamento. Era una confessione che desiderava da tanti anni, che
+aspettava da tanti giorni, eppure detta là, in quel luogo, in quel modo,
+in quel momento, lo sorprese invece di commuoverlo, lo sgomentò invece
+di consolarlo. L'idea di quello che avrebbe dovuto rispondere, di quello
+che avrebbe dovuto fare lo impicciava. Tutto il suo sangue, così caldo,
+così bollente, s'era raffreddato in un attimo.
+
+-- Ah! dunque è proprio vero, mio Dio? -- e non trovò e non seppe dir
+altro.
+
+Elisa, ch'era vicinissima a lui, gli appoggiò la testa sul petto, poi
+gli si piegò addosso, stanca, quasi priva di forze, colle braccia
+abbandonate, chiudendo gli occhi, palpitando, traendo dal seno ricolmo
+lunghi e grossi sospiri.
+
+Egli si guardò attorno.... incerto, timoroso. Capiva che avrebbe dovuto
+essere ardito; ma non l'osava. Invece la baciò appena, leggermente, sui
+capelli, e le disse piano, con la voce strozzata:
+
+-- Sarà sempre la stessa cosa, ve lo prometto.
+
+Elisa ebbe un nuovo fremito, lo strinse lei al cuore, con una stretta
+nervosa, convulsa: l'altro mantenne la data parola.
+
+Imbruniva; la pioggia ritornava a cader giù fitta fitta, e anche il
+capanno cominciava a gocciolare da tutte le parti.
+
+La contessa Elisa socchiuse gli occhi, come se si destasse allora, poi
+si rizzò e:
+
+-- Grazie, -- gli disse lentamente.
+
+-- Addio.... Contessa!
+
+-- Andate via?
+
+-- Sì.
+
+-- Perchè?... con questa pioggia?
+
+-- È meglio, Contessa.... lasciatemi andar via.... altrimenti....
+Credetelo, è meglio che me ne vada. Addio.
+
+La Contessa gli sorrise dolcemente, ma lo lasciò partire.
+
+L'Ariberti, quasi di corsa, penetrò nel salotto, prese il cappello,
+l'ombrello, poi ne uscì di nuovo e senza nemmeno salutare un'ultima
+volta l'Elisa, senza nemmeno guardare dalla sua parte, si dileguò
+nell'ombra della sera che, di mano in mano, si faceva sempre più densa e
+più profonda.
+
+
+
+
+CAPITOLO IV.
+
+
+L'arcobaleno mantenne le sue promesse: dopo una giornataccia e tutta una
+notte scura e piovosa, ne uscì uno splendido mattino pieno di sole,
+d'aria e di colori.
+
+La contessa Elisa si destò che già la piccola cameretta era inondata di
+luce, e, sedotta dalla larga striscia di sole che rigando il coltrone di
+seta gialla damascato ne sollevava un via vai di pulviscoli dorati,
+folleggianti fra loro, come torme d'insetti che s'inseguano, volle
+alzarsi, volle scendere all'aperto, per respirare anch'essa in mezzo a
+quel giocondo e allegro sereno della campagna, che la chiamava a sè
+dalle finestre spalancate.
+
+Nulladimeno, non si potrebbe dire che appena balzata giù dal letto,
+uscisse subito dalla camera, oh! no, tutt'altro! Ella si vestì, si
+acconciò colla solita cura paziente e diligente. Si oscurò le
+sopracciglia, con due tocchi leggerissimi di pennello: lisciò, ammorbidì
+le guancie con una certa manteca, sulla quale poi fece correre varie
+volte il piumino della cipria. Specialmente attorno alle narici, che
+aveva un pochino enfiate, e dentro le occhiaie, furono minuziose quelle
+sue cure.
+
+Dopo si diè il rossetto alle labbra, e, quantunque volesse sembrare
+spettinata, tuttavia non le costò poco tempo nè poco lavoro, l'artistico
+disordine dei capelli. Sulla veste, indossò un lungo mantello a doppio
+bavero, che nascondeva, o almeno dissimulava abbastanza bene, la fatale
+e inesorabile pinguedine, e finalmente attorno alle tese del cappello,
+puntò un velo fitto fitto, color caffè, di sotto al quale il suo volto,
+così accomodato e mezzo nascosto, appariva soffuso di una freschezza
+incantevole.
+
+Tutto quell'abbigliamento diceva chiaro che la Contessa voleva uscire a
+passeggiar fuori della villetta, e difatti, appena scesa attraversò il
+giardino, passò il cancello e s'inoltrò in una stradicciola dritta,
+lunga, ombrosa, fiancheggiata da due rivi d'acqua limpida, sui cui
+margini verdeggianti ella si fermava qua e là per raccogliere stupide
+margherite e sentimentali "non ti scordar di me."
+
+Quando fu al termine della stradetta, udì un'allegria confusa e varia di
+fringuelli, di cingallegre, di passeri e di merli, che cantavano
+tutt'insieme. Lì, a dritta, poco discosto, dopo un prato tutto verde e
+un campo di terra nuda sparsa di sanali, c'era il paretaio, dove
+l'Ariberti, ogni mattina, andava a uccellare per conto del suo compare.
+
+La contessa Elisa lo sapeva e per questo appunto girò a destra,
+sollevando un po' la veste colle due mani e tuffando arditamente, fra le
+erbe umide del prato, i suoi stivaletti di pelle lucida.
+
+Il casotto del paretaio era tutto coperto da rami di pino selvatico e da
+fronde rampicanti, disposte in modo da nascondere quel luogo d'insidie.
+Le reti appese in giro, pendevan giù, da lunghi filari d'alberi d'ogni
+specie. Il mandorlo intrecciava i suoi rami con un giovine carpine ed il
+pero col sicomoro. I poveri uccellini avevan là, davvero, una ricchezza
+funesta di seduzioni!... Ma dopo quelle seduzioni sulla fronda cara che
+rammenta il nido, sul tronco amico che ricorda il primo volo, sotto le
+foglie e tra gli stessi fremiti della brezza che accompagnò i primi
+gorgheggi del loro amore, trovavano l'agonia e la morte!... Poveri
+augelletti!... Oh! mille volte più fortunata l'allodola che rimane
+uccisa da un colpo improvviso e tonante come la folgore, lontana dalle
+native pianure, in mezzo alla deserta infinità dello spazio!...
+
+La contessa Elisa era giunta a pochi passi dal casotto e si godeva tutta
+tra quei gorgheggi, in mezzo a quella verzura folta, ricreata dall'aria
+fresca del mattino.
+
+-- Conte Eriprando! -- gridò dopo un poco che era là rimasta ferma a
+guardare, -- conte Eriprando!... Si può venire avanti!?...
+
+A risponderle uscì dal casotto un contadinello che serviva il Conte
+facendogli da uccellatore. Questi, senza parlare, con una mano le fe'
+cenno di non muoversi dal posto: poi si chinò e, nascondendosi mezzo
+dentro e pur rimanendo mezzo fuori dall'usciolo, attento attento,
+fissava l'occhio su due tordi che si avvicinavano saltellando fra i rami
+del paretaio, finchè d'improvviso, essi volando di traverso, piombarono
+nelle reti, dove invano si dibattevano tra quei fili, che per le lor
+forze pareano di ferro, con degli scrolli matti, furiosi, disperati.
+
+L'uccellatore con un urlo d'allegrezza, corse calpestando le aiuole
+seminate, ed era già là per ghermirli, quando la Contessa pregò
+Prandino, che in due salti l'aveva raggiunta, di lasciarglieli veder
+vivi nella rete.
+
+-- Giacomo! lascia stare! -- gridò il Conte all'uccellatore, che obbedì di
+mala voglia.
+
+L'Elisa e l'Ariberti, lo raggiunsero presto e si trovarono anche loro
+due dinanzi alle vittime spaurite.
+
+-- Oh! come son carini, come sono bellini, poverini! -- esclamò l'Elisa
+vezzeggiandoli con tutte le moine e i diminutivi coi quali si godeva
+darsi delle arie bambinesche.
+
+-- Vuole che li serbi vivi per lei, Contessa?
+
+-- Oh! no: tanto non camperebbero.
+
+Giacomo, appena udite queste parole non aspettò di più; e colle sue
+ditacce, schiacciò loro la testa, un dopo l'altro, con due colpi lesti,
+sicuri.
+
+Dibatterono l'ali un'ultima volta, ed erano già morti.
+
+L'Elisa diè in un grido acuto, mentre i suoi occhi si gonfiarono di
+lagrime.
+
+-- Perchè hai fatto a quel modo, villano?
+
+E il Conte, irritato, aggiustò a Giacomo uno scapaccione così forte che
+gli mandò il cappellaccio a rotolare lontano.
+
+-- Dio mio, poverini! che senso m'han fatto....
+
+L'Elisa, così dicendo, stringeva, chiudendoli, gli occhi, e si premeva
+le mani sul cuore che le palpitava.
+
+Tutti e due rimasero tristi e silenziosi. Il villano, sconcertato, si
+grattò la nuca, poi, dopo di essere corso a raccogliere il cappello,
+ritornò lì per accomodare, con due strappate di mano, le bisacce della
+rete.
+
+-- .... Andiamo un po' all'ombra, nel casotto? -- domandò Prandino alla
+Contessa, con la voce che gli tremava e il cuore che gli batteva forte.
+
+-- Andiamo.
+
+E l'Elisa, di nuovo, sollevando un po' le sue vesti, fu la prima a
+muoversi nella direzione indicata, sempre triste, sempre silenziosa,
+saltellando leggermente per schivare le pozze fangose della viottolina.
+
+Il nostro giovanotto, dopo le conversazioni del giorno innanzi, si
+aspettava qualche cosa da parte della contessa Navaredo: o una lettera,
+o un libro con un fiore, oppure un invito a colazione.
+
+La contessa Elisa non usava chiamar gente a desinare, perchè i pranzi
+impegnano troppo, ma dava invece, di tanto in tanto, qualche
+colazioncina intima (erano sempre in due a tavola, compresa la padrona
+di casa) per la quale, più che la cameriera, la Beppa, che serviva da
+cuoca, lavorava il contadino che, essendo anche giardiniere, riempiva la
+mensa di fiori e di semprevivi.
+
+Ma sebbene qualche cosa si aspettasse, tuttavia quella visita della
+Contessa, a quell'ora, in quel luogo, superava qualunque speranza avesse
+osato vagheggiare.
+
+Erano i _castelli in aria_ della sua adolescenza, fantasticati tutte le
+domeniche in Duomo, durante la messa delle dieci, che si avveravano coi
+loro più splendidi miraggi, divenuti realtà.
+
+Camminando adagio adagio, egli la guardava amorosamente muoversi lesta,
+elegante, dinanzi a lui; e allora il piedino perfetto e, più su, la
+gamba rotonda, coperta da una calza finissima di seta rossa, che le
+vesti, nel sollevarsi, scoprivano di più a ogni passo, a ogni saltello;
+e allora, il profumo della cipria _aux fleurs de lys de kachemyr_, che a
+sbuffate gli saliva al naso; e allora quegli alberi che si movevano ai
+lunghi soffi della brezza mattutina quel verde grondante di rugiada,
+quell'erba luccicante, quel sole così limpido, quell'aria fresca e sana,
+quella solitudine sicura, in mezzo a tutto quel vasto silenzio, solo
+interrotto dal canto alto degli uccelli, gli facevano battere il cuore
+con una contentezza infinita, gli facevano correre nel sangue nuove
+ebbrezze voluttuose.
+
+Quand'erano già vicini al casotto, s'accorse che Giacomo gli teneva
+dietro: Ariberti si voltò a dirgli:
+
+-- Adesso non ho bisogno di te; va' pure a fare la tua merenda.
+
+-- Grazie, signor Conte.
+
+Il villano gli fece dietro alle spalle una smorfia da scimmia, poi
+infilò un'altra viottola, passò dall'uccelliera a prendersi la sporta
+col suo desinare, e a un mezzo tiro di fucile all'incirca dalla ragnaia
+si sedette sopra l'erba folta della riva che divideva il campo vicino
+dal paretaio. Di tanto in tanto, fra un boccone e l'altro di polenta, il
+ragazzaccio però tornava a grattarsi la nuca e a fissare il casotto con
+certe mossacce maligne.
+
+Là dentro, in quella tana angusta, oscura, dove il sole penetrava appena
+con qualche striscia minuta, con qualche punto luccicante, dagli
+spiragli invisibili, sparsi in quel fitto congegno di fronde, di tronchi
+d'albero e di stuoie, Elisa e Ariberti, tutti due vicini, tutti due
+seduti sopra una panchina corta, ristretta, avevano già ricominciato a
+discorrere d'amore.
+
+-- Che cosa avete pensato di me, iersera?
+
+-- Che siete molto buono.
+
+-- Troppo forse?
+
+-- Oh! No!.... Vi voleva bene prima.... ma adesso ve ne voglio anche più.
+
+Prandino l'aiutò a levarsi il cappello che posò sopra un trespolo ch'era
+lì presso: poi tornò a sedersi sulla panchina con lei, che in quella
+oscurità non ci perdeva nulla, anche senza velo.
+
+-- Perchè non dite _te ne voglio_ anche più?
+
+-- Perchè non son buona, perchè non mi piace. E poi, guardate, non ho mai
+dato del tu a nessuno.
+
+-- Nemmeno a vostro marito?
+
+-- Con mio marito si sa bene; ma era un'altra cosa!
+
+E l'Elisa si strinse un po' nelle spalle, infastidita da quella domanda
+molto ingenua di Prandino.
+
+-- È curioso però il vostro modo di voler bene.
+
+-- Sta a vedere, adesso, che l'amore consisterà nel dare del lei, del voi
+o del tu!
+
+-- Non in questo solo, ma....
+
+-- Ma in che cosa?
+
+-- Voi siete cattiva anche.... anche in tutto il resto.
+
+Lei lo guardò fisso perchè non capiva, e lui la guardò fissa per farsi
+capire: ma poi, siccome l'altra continuava a non voler intendere,
+Ariberti, per ispiegarsi, col braccio le circondò la vita, e sporse le
+labbra, avvicinandosi per darle un bacio.
+
+Elisa si ritrasse con tanta vivacità che, quasi, cadeva giù dallo
+sgabello.
+
+-- La prego, Conte, non mi faccia pentire della fiducia che ho avuta.
+
+-- Perdoni, Contessa; perdoni! Già, io doveva saperlo ch'ella non sente
+nulla per me!
+
+E Prandino, secondo il solito, mettendo subito il muso, sciolse dal suo
+abbraccio la vita della Contessa, e cogli occhi fissi fuori dalla
+piccola finestrella del casotto, sembrò volesse rimanere da allora in
+poi tutto intento alla caccia.
+
+-- Vedete come siete? Perchè non si vuol fare in tutto a modo vostro,
+fate il broncio e diventate sgarbato. Andate là, che anche voi avete un
+modo curioso di voler bene!....
+
+Quell'_anche voi_ urtò i nervi a Prandino, che però non si mosse e
+continuò a spiare dalla finestretta.
+
+In quel punto due fringuelli spionciando allegramente e saltellando sui
+rami, tra le fronde della ragnaia, sembrava da un momento all'altro
+volessero scender giù nel mezzo del boschetto, attratti dagli inviti
+degli allettaioli.
+
+Ariberti, non appena li vide, fece subito svolazzar gli zimbelli; poi,
+sollecito, allungò le mani sulla corda dello spauracchio.
+
+Poveri uccelletti! Un colpo, una tirata sola e erano presi.
+
+Elisa li avea scorti molto prima che li vedesse il Conte; ma aveva
+taciuto, sperando gli passassero davanti senza che se ne accorgesse.
+Ella si era sentita stringere il cuore per essi; se li figurava già
+colla loro testina schiacciata fra le ditacce di Giacomo e, buona,
+sensibile com'era di cuore, volle salvarli. Pensò di chiedere a Prandino
+la grazia della loro vita, ma Prandino in quel punto aveva una faccia
+così feroce....
+
+-- Perchè siete in collera, Conte? -- gli chiese allora come per provare a
+distogliere l'attenzione del giovanotto da quel nuovo agguato.
+
+Ma Prandino era un cacciatore di prim'ordine e nella presa ci metteva
+molto amor proprio, per cui non le badava affatto, e rimase invece tutto
+fisso, immobile, ad aspettare il momento buono di tentare il colpo.
+
+-- Perchè siete in collera, Conte?
+
+I fringuelli, fatti due o tre voli capricciosi, adesso eran piombati fra
+le aiuole traditrici, e, senza alcun sospetto, poveri innocenti,
+beccavano il miglio sparso là intorno, per gli zimbelli.
+
+Bisognava tirare lo spauracchio ed eran subito presi....
+
+Prandino difatti, ne aveva già afferrata la corda e puntandosi
+fortemente co' piedi, stava per dare l'urto alla strappata, quando la
+Contessa, visto che non c'era altro scampo, appoggiò sulle mani di lui
+le sue manine grassocce, calde, vellutate, e piano piano gli susurrò
+all'orecchio:
+
+-- Perchè _sei_ in collera, adesso?....
+
+Prandino si lasciò sfuggire la corda.... si voltò....
+
+I fringuelli erano salvi.
+
+La buona Elisa gli aveva appoggiata sulla spalla la testa profumata.
+Egli la guardò con uno sguardo lungo, tenerissimo, colmo d'amore e di
+passione: Elisa aveva chiusi gli occhi e sorrideva a fior di labbro.
+Come la sera innanzi egli allora la baciò sui capelli; poi,
+d'improvviso, stringendosela al cuore con una stretta convulsa, la baciò
+e la ribaciò sulla bocca, cosa che la sera innanzi non aveva avuto il
+coraggio di fare.
+
+Intanto i due uccelletti eran rimasti liberi e padroni del campo.
+Volavano a capriccio, dalle aiuole fiorite alle frondi verdi della
+siepe; poi battendo l'ali tornavan giù a bere l'acqua e a diguazzarsi
+nel bagnatoio degli zimbelli.
+
+Nessuno al mondo pensava più di fare ad essi alcun male.
+
+Giacomo, appena li aveva notati, s'era levato lui, mezzo da sedere,
+aspettando che dal casotto venisse data la tirata. Ma nel casotto
+sembrava che tutti fossero morti o, per lo meno, addormentati. Allora il
+villano die' in una grande sghignazzata, si strinse nelle spalle e si
+buttò a svoltolarsi, come un puledro, fra l'erba umida della riva.
+
+Dei soffi d'aria leggeri correano sfiorando la terra, piegando le
+foglioline dell'erba, facendo stormire le fronde spesse delle siepi;
+lunghe ondate di profumo vagavano nell'aria, e qua e là qualche
+ranocchio che si godeva il sole sull'orlo del fossato univa di tratto in
+tratto, il suo gracidare monotono, ai canti acuti, squillanti, stonati
+che uscivano dall'uccelliera.
+
+Giacomo, supino, stette là lungamente a beversi in un assopimento stanco
+quella luce calda e snervante; ma poi quel grande barbaglio del sole lo
+accecò e allora stirandosi e sbadigliando, si tirò giù, sulla faccia
+rosolata, il cappellaccio nero, bisunto e sformato.
+
+I fringuelli continuavano intanto a godersi lietamente tutta quella
+pastura. Eran tornati a rivolare sulla siepe e dalla siepe al boschetto,
+e dal boschetto alle aiuole, e adesso salterellavano tutti e due sul
+tetto del casotto.
+
+S'inseguivano, si sfuggivano, poi ritornavano ad accoppiarsi per scappar
+via un'altra volta, ma sempre continuando a pigolare, con dei gorgheggi,
+ch'erano le note più dolci del loro linguaggio.
+
+Dal tetto, vispi, pettegoli, curiosi, scesero in cerca di becchime fra
+le fronde secche delle pareti, poi, temerari, vennero a posar proprio,
+bezzicandosi, sulla corda dello spauracchio ch'era là distesa,
+abbandonata e, dopo, tutti e due vicini vicini, pigolando sempre,
+s'inseguirono fino sull'assicella del finestrino: ma allora ci fu
+qualche cosa che li impaurì all'improvviso, perchè d'un tratto volarono
+via, spionciando spaventati e andarono dritti dritti, a cader giù
+perdendosi nei campi lontani.
+
+
+
+
+CAPITOLO V.
+
+
+Quello fu per il conte Eriprando degli Ariberti il più bel giorno della
+sua vita; e quando, verso le dieci, la Contessa lo licenziò con un
+ultimo sfogo di moine, egli era stanco, affranto, da quella sua grande
+felicità, e sentiva proprio il bisogno di esser solo, di andar lontano
+anche dalla donna ch'egli adorava, per raccogliersi a pensare, a
+misurare, a comprendere la nuova e immensa beatitudine che lo stordiva.
+Venne quasi l'alba prima ch'egli potesse addormentarsi. Tutta notte
+s'era voltato e rivoltato nel letto, col cuore gonfio, in preda a una
+contentezza, a una smania nervosa, che lo teneva desto, agitato.
+
+È proprio vero: la felicità dà le stesse inquietudini, le stesse
+angosce, quasi, del dolore, ed è anche proprio vero che, come bisogna
+abituarsi alle disgrazie per sopportarle, così bisogna anche abituarci
+alla felicità per saperla godere.
+
+Nemmeno la contessa Elisa dormì subito; non già ch'ella pure avesse
+inquietudini in cuore, ma perchè aspettò del tempo prima di andare a
+letto. Però la Beppa, ch'era una dormigliona rabbiosa e che, quand'erano
+sonate le dieci, tutta raggomitolata sopra una sedia, vicina al fuoco,
+in cucina, non faceva altro che brontolare fra un pisolo e l'altro,
+quella sera non ebbe occasione di lamentarsi. Elisa la mandò a dormire
+subito, dicendole che si sarebbe spogliata da sè, perchè prima aveva da
+scrivere delle lettere.
+
+Difatti, ne scrisse una, corta corta, alla contessina D'Abalà, e
+quest'altra che segue, piuttosto lunga, per il maggiore Del Mantico:
+
+ "_Caro marchese_,
+
+"Oggi ho avuto una giornata molto splenetica, e vi confesserò, con tutto
+il candore, che ne è proprio stata causa la vostra lettera, dalla quale
+traspariva, fra le linee, una freddezza per me incomprensibile e anche
+_choquante_ in qualche punto.
+
+"Perchè non venite?.... _Gli affari di servizio_.... Oh! sono molto
+comodi gli affari di servizio, quando mancano pretesti.
+
+"_A quelque chose malheur est bon_, e anche le _grandi manovre_ servono
+bene per ischivare delle visite seccanti. Non è vero, caro marchese?....
+
+"Io, però, siccome non ho nessun _regret_ nella mia coscienza, così vivo
+tranquilla, almeno per questo riguardo, e dimentico il presente,
+spaziando, come in un sogno, nelle rimembranze di un dolce e tenero
+_trascorso_.
+
+"Anche oggi ho avuto la visita del conte Eriprando degli Ariberti.
+Povero _bébé!_ Egli mi ama davvero e vorrebbe farmi sua moglie. In ogni
+modo, senza interrogare il mio cuore, la realtà della vita vi si oppone.
+L'ho mandato via, adesso, per iscrivere a voi, e penso di chiamare mia
+figlia presso di me, perchè il mondo è così maligno, e le assiduità del
+Contino, essendo io qui tutta sola, potrebbero venire interpretate
+_equivocamente_.
+
+"Del resto, io lo vedo proprio con dispiacere soffrir tanto, povero
+giovane! ma non gli ho nascosto che rinchiudo tali ricordi nella mia
+anima, che mi darebbero sempre molto a pensare prima di legarmi a un
+altro. La poesia, che da lontano mi sfiora l'anima col suo dolce
+profumo, _paralizza_ ogni palpito del cuor mio.
+
+"Però confortatevi, caro marchese; se io vivo del passato, ciò non vi
+deve punto _allarmare_. Ho dello spirito, me lo avete detto anche voi, e
+ne uso a beneficio degli amici, per ricordare delle loro promesse quelle
+soltanto che loro stessi rammentano senza pentimenti.
+
+"E ciò sia detto _en passant_, anche per la visita che volevate farmi
+qui in villa, e che le _grandi manovre_ hanno _rimandata_, pare, ad un
+tempo indefinito.
+
+"E quella mia figlia che mi secca sempre perchè vuole ad ogni costo che
+io mi rimariti?!.... Da ciò solamente dovrei arguire che l'avvocato
+D'Abalà le rende molto felice l'esistenza.
+
+"L'Ariberti ha visto stamattina nel mio cestino la vostra lettera. Deve
+certo aver indovinato dalla busta ch'era vostra, perchè è diventato
+rosso come un gambero e poi è scappato subito via, tutto sconvolto,
+senza quasi nemmeno salutarmi.
+
+"Pensate a me e, se non altro, _non siate oblioso_ di qualche _souvenir_
+che del tutto ancora non può riuscirvi ingrato. Credete che io
+conserverò sempre a _riguardo_ vostro, dell'affezione leale e sincera,
+anche perchè il giorno nel quale cessasse questo mio vivo
+_interessamento_, quel giorno potrebbe cominciar la coscienza a farmi
+dei rimproveri e dei _rimarchi ben_ severi.
+
+"Chi ama dimentica....
+
+"Chi cessa d'amare ricorda.... ed io non posso, ed io non voglio
+ricordare, e perciò domanderò uno stordimento benefico anche alle ceneri
+dell'amore, ed alla poesia soave delle memorie.
+
+"Vi dò la mia mano da baciare. Una volta la baciavate inginocchiandovi
+come dinanzi ad una regina; oggi stringetela pure senza complimenti,
+come ad un buon camerata.
+
+"_Bienheureuse la femme qui après l'amour laisse épanouir les parfums de
+l'amitié_.
+
+"_Après l'amour!_.... Ma mi avete amata, voi, caro marchese?
+
+"_Sans adieu, et sans rancune_.
+
+ "ELISA NAVAREDO."
+
+Piegò la lettera, la chiuse nella busta, vi fece l'indirizzo e la lasciò
+là, sul tavolino, vicino a quell'altra, scritta per la contessina
+Cecilia.
+
+Gli affari erano terminati e poteva concedersi il meritato riposo,
+perchè anche lei era un po' stanca ed aveva sonno.
+
+Però, come nell'abbigliarsi al mattino, così anche nello svestirsi la
+sera, ella aveva mille cosucce da sbrigare.
+
+Liberatasi dalle vesti e rimasta in sottanino, cominciò dal levare le
+ciocche dei riccioli finti che aveva intrecciate, e il crespo che avea
+nascosto nei capelli. Poi sulla fronte e di dietro sul collo, fece lesta
+lesta, alcune ciambelle coi capelli corti, che schiacciò fra certi
+diavolini di seta nera, unti e bisunti. Sulla faccia, lentamente, si
+spalmò una pomata scura, che si asciugò dopo con un pannicello di lana.
+Attorno alle narici avea la pelle più rossa del solito, e avea le labbra
+molto più rovinate; però quella sera, ricorse al rimedio più efficace:
+da un cassettino della toletta, sotto lo specchio, prese il fondo di una
+candela di sego, che vi era involtata in un pezzo di giornale, lo
+riscaldò, lo fece gocciolare al calore della lucerna, e, con quello, si
+unse ben bene il naso e le labbra. Finita anche questa operazione, sturò
+una bottiglietta di glicerina, se ne versò tanto del liquido in una mano
+quanto ne poteva contenere, e così continuò per un pezzo a fregarle
+tutt'e due l'una coll'altra, come se fosse dietro a lavarsele, e senza
+asciugarle, infilò un paio di guanti sudici, che una volta doveano
+essere stati bianchi, ma che adesso erano gialli dall'unto. Fatto tutto
+ciò, si avvicinò al letto e finì di spogliarsi; ma quando si levò
+l'ultima sottana e rimase in fascetta e in camicia, qualche cosa di
+ruvido le scivolò giù tra le gambe.... Era un ramoscello d'edera che,
+prima di uscire dal casotto, appoggiata mollemente al braccio di
+Prandino, aveva strappato dalla breve fessura della finestrella e che si
+era nascosto nel seno. Elisa guardò per terra, lo vide.... ma forse non
+lo riconobbe, perchè lo cacciò dispettosamente sotto il letto colla
+punta della babbuccia, mentre, per causa del freddo che l'era venuto
+addosso, s'ebbe un colpo di tossaccia grassa, che fece tremare tutta
+quella sua carne che, così disciolta com'era, dal busto e dalle altre
+vesti, l'avrebbe fatta apparire a chi l'avesse vista, ancor più pingue e
+sformata.... Ma per fortuna non c'era alcun occhio indiscreto!
+
+
+
+
+CAPITOLO VI.
+
+
+Il treno-_omnibus_ da Vicenza per Venezia parte alle 12,27, ma alle 11 e
+mezzo il conte Eriprando degli Ariberti giungeva in carrozzella alla
+stazione.
+
+Aveva la faccia scura. Mamma Orsolina, nell'abbracciarlo, era scoppiata
+in un dirotto pianto, e nemmeno le celie della Luciana valsero a
+dissipare in lui l'impressione affettuosamente melanconica di quel
+distacco.
+
+Smontò, pagò il vetturino che brontolò sulla mancia, consegnò la
+valigia, prese un biglietto di _prima classe_, che infilò in bella
+mostra sotto il nastro del pioppino, e, con un gran sussiego, si pose a
+passeggiare sul piazzale, fuori della stazione, aspettando che _lord
+Palmerston_ gli conducesse l'Elisa e la Contessina.
+
+Intanto, mentre girava l'occhio per osservare se il suo biglietto verde
+era notato con rispetto da quelli che viaggiavano in _seconda_, col
+fazzoletto si spazzolava la polvere dal vestito nero, e, mentalmente,
+rifaceva quei benedetti conti: fra il biglietto, la vettura e il
+bagaglio, aveva già speso undici lire. Non gliene rimanevano più altro
+che dugento sessantanove. Eran pochine!... Già, per far le cose ammodo,
+gli sarebbero occorse trecento lire nette da poter spendere a Venezia,
+senza doverle intaccare per il viaggio.
+
+Era ancora immerso in questi calcoli, quando _lord Palmerston_, che, col
+suo _traino_ misurato, scalpitava forte sulle pietre con un _cioc ciac_
+tutto particolare, gli fe' battere il cuore e alzare la testa.
+
+Non si era ingannato: era proprio la carrozza di casa Navaredo.
+
+Prandino, diventando rosso, corse allo sportello e lo aperse. Gegio,
+subito gli saltò addosso, e, siccome aveva mangiato delle ciliegie e ne
+aveva ancora le manine sporche, così gli lasciò l'impronta delle dita
+sui polsini della camicia.
+
+Lesta lesta discese poi la contessa Elisa, coperta fin sotto al mento,
+da uno spolverino d'_orleans_ color piombo, con un cappello di paglia
+scura, che le veniva giù sugli occhi, e una veletta fitta, bigia, che le
+girava attorno al collo e le nascondeva bene la faccia.
+
+La contessina Cecilia, su per giù vestita come sua madre (già per lo
+più, era la Beppa la sarta di tutte due) fu l'ultima a muoversi, e,
+messo un piede sul predellino, prima di toccar terra, si appoggiò tutta
+alla mano del giovanotto, perchè, come al solito, anche allora, la
+Contessina era, per dir la cosa più pulitamente che si può, _in istato
+interessante_.
+
+-- Ha preso i biglietti? -- chiese subito costei, appena scesa di
+carrozza, colla sua vocina fessa, col suo piglio rabbioso, al povero
+Prando, intimidito tanto da non sapere come dirle di no.
+
+-- Ma, veramente, aspettava....
+
+-- Che cosa aspettava? Che li prendessi io anche per lei? Non sa forse
+che andiamo a Venezia? Intanto, non vede? allo sportello c'è già la
+gente accalcata e noi dovremo star qui ferme impalate, chissà per quanto
+tempo!
+
+-- La Contessa può accomodarsi nelle _sale di aspetto_, -- disse uno dei
+facchini che aveva tirati giù dalla vettura il baule e le sacche da
+viaggio.
+
+Ma la Cecilia non ne volle sapere, tutta scalmanata a correre intorno,
+dondolandosi in quello stato, a contare le sacche, le cassette, le
+scatole, le cappelliere, se c'erano tutte e a sorvegliare quelle che si
+dovevano consegnare, e quelle da tenersi in mano. Gridava, smaniava,
+dava in escandescenze per un nonnulla.
+
+Voleva essere subito sbrigata, su due piedi, come se al mondo non ci
+fosse stata che lei da servire; faceva un casa del diavolo per le cose
+più semplici, era malcontenta di tutto, sospettava che tutti, e
+specialmente il Governo, la volessero frodare, tirava le orecchie a
+Gegio, brontolava con sua madre, perchè non sapeva farsi ubbidire, e
+ogni cinque minuti concludeva dicendo che se ci fosse stato là suo
+marito, la tale e tal'altra cosa non sarebbe successa.
+
+E così arrovellandosi anche per un'inezia, la sua faccia d'un bianco
+giallo da linfatica, grassa, rotonda, col naso minuto, a punta, le
+labbra sottili, le sopracciglia spelacchiate, s'infocava tanto sugli
+zigomi, da diventare violacea, mentre in quei momenti i suoi occhietti
+bigi guardavano losco.
+
+La Cecilia, fin dalla nascita, era stata la croce, e una croce molto
+pesante, degli adoratori della contessa Navaredo. Anzi, si può giurare
+senz'altro, che, se qualcuno avesse commesso (per modo di dire) qualche
+peccatuzzo colla mamma, la figliola ci avrebbe pensato lei a dargliene
+la penitenza.
+
+Da bambina, per farla tacere, e per farla andar via, ci volevano i
+confettini, le bambole mute e parlanti, i cestini da lavoro, le cucine
+di stagno e le strade ferrate d'ottone. Però, se i vostri regali non le
+davano nel genio, stava là con tanto di muso, senza moversi, a farvi
+degli sgarbi: ma se invece le piacevano troppo, allora non vi lasciava
+più, vi era sempre addosso, e vi prendeva a voler bene con un amore
+seccantissimo che vi dimostrava pestandovi i piedi, saltandovi sulle
+ginocchia, baciucchiandovi colla bocca umida e impiastricciata di dolci,
+e sciupandovi la cravatta coi suoi ditini, ch'erano stati un po'
+dappertutto.
+
+Grandicella, era maliziosa come uno scimmiotto e s'innamorava lei degli
+adoratori di sua madre, che generalmente se la cavavano coll'arricchire
+alla Contessina gli _album_ dei francobolli, col regalarle libri morali,
+fiori, gingilli, coll'ammirare i suoi dipinti, col deliziarsi alle sue
+sonatine di pianoforte, col giurare che avrebbe avuto una bellissima
+voce anche pel canto, e col dir male di tutte le ragazze che si
+maritavano, e, peggio ancora, dei giovanotti che le sposavano. Ma ce ne
+fu uno, più minchione degli altri, il sottoprefetto D'Abalà che avendo
+tentato inutilmente tutti gli espedienti per piacere alla mamma, e
+volendo proprio piacerle a ogni costo, chiuse gli occhi e si prese la
+figliuola.
+
+Tutti respirarono, tranne, s'intende, il sottoprefetto; ma tutti per
+poco. Delle sue pene ella faceva soffrire un po' ogni conoscente.
+
+Il sigaro le faceva male, gli odori delle essenze peggio, se parlavate
+forte, le doleva la testa, se parlavate piano, dicevate male di lei.
+Ogni mese dovevate correre in traccia di un medico nuovo per un nuovo
+consulto, ad ogni parto andare in traccia di una nutrice forte, sana,
+robusta, non bella, perchè era gelosa, e di poca spesa. Ogni giorno poi,
+bisognava cercarle una cuoca o una cameriera, perchè, da lei ci
+restavano tutt'al più una settimana corta corta, e poi scappavano via
+come se avessero avuto il fuoco alle calcagna.
+
+Nei vostri discorsi dovevate sempre alludere al ministro dell'Interno
+per protestare che era un asino, perchè non rendeva giustizia ai meriti
+dell'avvocato D'Abalà. Dovevate confessare che tutte le donne erano
+brutte, dichiarare che quello di far figliuoli era un gran merito e
+ammettere che il sottoprefetto era più bello, più buono, più forte e più
+intelligente di voi.
+
+-- Dunque? Ha preso questi biglietti? -- chiese la Cecilia a Prandino,
+quando lo vide venir via dallo sportello.
+
+-- Eccoli, Contessina. Per lei, per la Contessa e mezzo per Gegio.
+
+-- Come?! Gegio ha tre anni e gli devo prendere il mezzo biglietto? Se
+per Gegio non ho mai pagato nulla?... Ma lei s'è fatto imbrogliare!...
+Ma lei non sa viaggiare!... Ma lei è rimasto sempre in un baule!...
+Faccia, faccia il piacere, la _vadi_ e glielo dia indietro!
+
+-- Ma....
+
+-- Che cosa, ma?
+
+-- Ma adesso, voleva dire.... che non.... che una volta staccato non lo
+riprendono più.
+
+-- No? E allora? Che cosa me ne devo fare? La _vadi_, la _vadi_, si
+faccia sentire e non si lasci canzonare in questo modo. Sicuro, santo
+Dio, che con quella faccia sbalordita.... pare sempre addormentato.
+Gliela farebbe sotto il naso anche un santo, gliela farebbe. Ah! se ci
+fosse mio marito.... con lui, glielo dico io, lo ripiglierebbero, e
+senza tanti discorsi. La _vadi_, la _vadi!_...
+
+Prandino, tutto sconcertato e vergognoso, corse dal bigliettinaio col
+mezzo biglietto, ma non riuscì se non a farsi strapazzare anche da lui.
+
+-- E così?... -- domandò la contessina Cecilia all'Ariberti, quando lo
+vide entrare nella _sala di aspetto_. Ma quelle due parole furono dette
+con una cera, con un tono, con un'espressione tale, che il povero
+Prandino non ebbe più cuore d'andare avanti.
+
+-- Sì.... lo han ripreso, -- disse tutto abbattuto e colla voce fioca. Il
+sacrificio era consumato: altre quattro lire e cinquanta centesimi se
+n'erano ite.
+
+-- Ha veduto?... Ma sicuro che bisogna muoversi, che bisogna parlare, e
+anche saper mostrare i denti se occorre! Andiamo, si svegli adesso, e mi
+aiuti un po' a portar questa roba. Prenda in mano quelle due sacche,
+quella scatola e quella cappelliera e andiamo fuori: il treno è
+arrivato.
+
+Si mossero tutti e due, e l'Elisa dietro, dritta, silenziosa, senza
+occuparsi di nulla, lasciando ogni briga alla Cecilia, come se fosse lei
+la mamma. Gegio era sempre fra le gambe di chi aveva più fretta e voleva
+sempre dare la mano a chi le aveva ambedue impedite.
+
+Il trovare buoni posti e l'accomodarsi nello scompartimento, non fu la
+cosa più facile del mondo. Il conte degli Ariberti era già andato
+innanzi e indietro per due volte, quant'era lungo il treno, seguendo la
+Contessina che correva su e giù, brontolando e spaventando i
+viaggiatori, che erano già dentro le carrozze. Vedendola così trafelata
+e con tutta quella roba, chiudevano in fretta gli sportelli, oppure si
+affacciavano in piedi all'ingresso, per preservarsi da quell'invasione.
+
+-- Partenza!... Padova, Mestre, Venezia!... Primi posti avanti, secondi
+indietro, terzi in fondo!...
+
+L'Elisa, che passeggiava in su e in giù anche lei, ma lentamente, per
+conto suo, vide uno scompartimento dove c'erano dentro solo due inglesi
+maschi, seduti l'uno di faccia all'altro. Chiamò la figlia e vi salirono
+su tutti e quattro.
+
+Prandino là dentro, fra quei due musi seri seri, che non si scomodavano,
+che non gli davano posto, che non si movevano nemmeno per restringere la
+loro roba che, sparsa com'era, di qua e di là, occupava tutta la rete,
+sentiva un grande imbarazzo e anche una certa soggezione. Quell'ambiente
+ricco e severo della _prima classe_, se era quello del suo sangue, non
+era però quello della sua borsa.
+
+Egli, in certo modo, invidiava un po' la disinvoltura di Gegio, il quale
+aveva già camminato pacifico sui piedi dell'Inghilterra, e poi, dando
+una inciampata fra le gambe di uno dei due, s'era voltato per dire alla
+contessina Cecilia: -- guarda, mamma, come sono brutti!
+
+Ma la Contessina aveva altro pel capo. Era in piedi, tutta occupata a
+disporre le sacche e le valigie.
+
+-- Con permesso, _pardon_, scusino, già ci deve essere posto per tutti;
+abbiamo pagato anche noi.
+
+L'Elisa s'era subito rincantucciata comoda comoda, senza badare a nulla,
+nell'angolo vicino a un finestrino, e anche Prandino riuscì, alla fine,
+a potersi sedere e a tenere il posto di faccia all'Elisa, ma quando
+erano già cominciati gli urti e le toccatine di piedi, proprio sul più
+bello, gli inglesi, dopo essersi guardati in faccia con un'occhiata
+significantissima, levarono dei sigari d'avana dalle tasche, li accesero
+e, in due o tre sbuffate, riempirono di fumo lo scompartimento.
+
+-- Ma, Conte.... Siamo forse in un _coupé da fumare?_
+
+Così dicendo, la Cecilia cominciò a tossire, a fiutare il fazzoletto, a
+morderlo.... però senza ottenere alcun effetto, chè i due inglesi,
+imperterriti, non si lasciavano commuovere da tutte quelle convulsioni.
+
+Lo scompartimento era proprio destinato pei fumatori e la Contessina
+dovette rassegnarsi ed essere lei la prima a cedere.
+
+Strepitò perchè le aprissero lo sportello, gridò prima in italiano che
+era una _sconvenienza_, e poi lo gridò in francese, corse giù, come
+meglio potè, dal vagone, e Prandino dietro, carico di nuovo di tutto il
+bagaglio e con Gegio fra le gambe, che piangeva perchè aveva paura che
+non si andasse più a Venezia.
+
+La Contessa intanto aveva osservato che il _sotto capostazione_, un bel
+giovanotto biondo col berrettino foderato d'arancio, messo sulle
+ventiquattro, le teneva gli occhi addosso con mesta ammirazione e cheta
+cheta, senza dir verbo, scendeva anche lei dal _coupé_, ma però con la
+grazia e la compostezza che non l'abbandonavano mai.
+
+Cecilia D'Abalà, com'è naturale, era adesso su tutte le furie. La gente
+le faceva circolo intorno, e i viaggiatori, col capo sporto fuori dalle
+finestrelle, la stavano a guardare, ridendo tra loro.
+
+-- È una sconvenienza! una mancanza di educazione! Bisogna avere dei
+riguardi per le signore! Oh! se ci fosse stato mio marito!... Avrei
+voluto vederlo!... Avrebbe saputo insegnar la creanza, lui, a quei
+signori!...
+
+-- Anch'io -- soggiunse sommessamente Prandino che voleva essere pure
+tenuto in qualche conto -- anch'io ho detto loro che potevano essere più
+gentili.
+
+-- Sì, ma gliel'ha detto in italiano e allora.... chi lo capisce?...
+
+L'Elisa, peraltro, otteneva cogli occhi più che sua figlia colla lingua,
+perchè il _sotto-capo_, da un momento all'altro, fece aprire uno
+scompartimento, destinato a rimaner chiuso fino a Padova, e là dentro,
+comodamente presero posto tutti i nostri viaggiatori. Prandino si
+profuse in ringraziamenti col giovane impiegato, e a titolo di regalo
+gli offrì il suo biglietto di visita, con tanto di corona nel mezzo, ma
+il _sotto-capo_ si trovò meglio ricompensato dal sorriso che gli volse
+di sotto alla veletta la contessa Navaredo. In quanto alla Contessina,
+questa volta ch'era una sgarbatezza il tacere, non aprì bocca: avean
+pagati i biglietti, dunque toccava a quei signori della ferrovia a
+trovar loro i posti!...
+
+-- Padova, Mestre, Venezia!...
+
+Finalmente furon tutti seduti. Prandino riuscì a mettersi daccapo in
+faccia alla Contessa; finalmente suonò il corno, la campanella, la
+macchina fischiò, il treno si mosse, e non c'eran da temere altri
+inconvenienti. Gegio, inginocchiato sul sedile, guardava fuori dal
+finestrino dall'altra parte; la Cecilia gli stava vicina tenendolo per
+la falda del camiciotto perchè non cadesse fuori, e i nostri due
+innamorati eran così vicini che potevan parlare liberamente, come se
+fossero restati soli.
+
+-- Sembra una persona per bene, quel _sotto-capo_, ed è molto gentile --
+disse lui.
+
+-- Sì, davvero? non ci ho badato -- rispose lei: poi chinandosi un po' --
+sei contento, bambino? -- gli chiese piano piano, accarezzandolo cogli
+occhi e col suo fiato caldo che gli corse sulla faccia e che lo fece
+tremar tutto.
+
+-- Oh! sì, e non credevo che al mondo si potesse esserlo tanto!...
+
+I quattro piedi si cercarono, s'incontrarono, si toccarono di nuovo e
+non si lasciarono più fino a Poiana.
+
+Prandino toccava il cielo col dito e, pare impossibile, lo toccava col
+dito dei piedi....
+
+Forse per questo la sua felicità era così vicina ad andarsene colle
+gambe all'aria!
+
+Da Poiana a Padova fu un lungo e non interrotto sdilinquimento
+sentimentale, mentre Gegio canticchiava con urlacci così stonati da
+romper la testa, se non fossero stati attutiti un po' dal rumore e dallo
+sbattere del treno, e la Contessina dormiva, forse per il dispiacere di
+non aver alcuno da strapazzare.
+
+-- Mi ami?
+
+-- Tanto, tanto!
+
+-- Avrai delle lune?
+
+-- No.... se non ti lascerai fare la corte da nessuno.
+
+-- Chi vuoi che me la faccia, bambino?
+
+-- Tutti vorranno fartela, poichè sei tanto bella.
+
+-- Non temere, sarò buona.... vedrai.... e poi a Venezia, non so che cosa
+sia.... ma sono sempre stata più buona che in tutti gli altri luoghi.
+
+Prandino ne avrebbe fatto senza di una tale confessione, ma già un po'
+di chiaro-scuro ci voleva.
+
+-- Perchè fai il muso adesso?... cos'hai?...
+
+-- Nulla, un pensiero che m'è passato per la testa.
+
+-- Dimmelo....
+
+-- Sciocchezze! Non lo ricordo nemmeno.
+
+-- È impossibile! Voglio saperlo,
+
+-- Ma se non lo ricordo più, ti dico!... senti, senti, cara: una sera....
+una sera andremo in gondola noi due soli?
+
+-- Oh! sì!
+
+-- E... là... mi dirai anche là di volermi bene?
+
+Questa volta, l'Elisa non gli rispose nulla, ma sospirò, levando gli
+occhi al cielo, in un modo tale che pareva Santa Lucia, prima
+dell'operazione.
+
+Prandino sognava a occhi aperti: quei dodici giorni alle bagnature gli
+si paravano dinanzi alla mente con tutte le dolcezze, i fascini, le
+commozioni, le ebbrezze volute e sperate dal suo cuore. Egli si sentiva
+felice: anzi, si sentiva l'uomo più felice della terra, e, quando il
+treno arrivava sotto la tettoia di Padova, non desiderava più nulla....
+nemmeno le trenta lire che gli mancavano per fare le trecento.
+
+Lo scompartimento dov'erano i nostri viaggiatori si fermò proprio in
+faccia al Caffè della stazione, e però la contessina Cecilia si sentì
+subito fame, e Gegio sete di _un'aqua di marena_.
+
+Il Conte smontò dalla carrozza, entrò nel Caffè e, strascicando l'erre,
+fece portare fuori un'acqua pel bambino e un caffè e panna, _colla
+cesta_, per la D'Abalà.
+
+-- E lei, Contessa, non desidera nulla?
+
+-- No, grazie, Conte.
+
+-- Pagate, che dopo, stasera, faremo tutto una cosa sola coi biglietti --
+disse la Cecilia ad Ariberti, che s'incamminava di nuovo verso il Caffè.
+
+Mentre però i camerieri, che l'avevano visto a scendere da un _coupé_ di
+prima classe e che avevano adocchiata la corona del portasigari, gli
+davano del conte a tutto andare, egli si sentì stringere il ganascino da
+due dita forti come l'acciaio; si volse subito, ma, appena conobbe chi
+lo trattava in quel modo tanto confidenziale, diventò rosso rosso, e
+fece una profonda scappellata. Era nientemeno che il cavaliere
+Pinocchio, capo divisione nelle _Strade Ferrate dell'Alta Italia_,
+quello al quale il conte degli Ariberti s'era raccomandato tanto per
+avere un impiego.
+
+-- Oh! bravo, bravo, bravo il nostro Prandinello! E per dove si viaggia?
+
+-- Vado a Venezia.
+
+-- A Venezia? Oh! che briccone! A Venezia!... bravo, bravo, bravo. Ci
+sono stato anch'io un paio di giorni fa, e sarà facile che vi ritorni
+ancora quest'altra settimana.
+
+-- Davvero? Sarei felicissimo d'incontrarla, Cavaliere.
+
+Questa felicità di Prandino non era mica tutt'oro colato, ma egli la
+buttò là nulladimeno con una grande espansione.
+
+-- Sicuro; o al Lido, o in piazza, o sotto le Procuratie ci rivedremo
+certo.... bravo, bravo, bravo. E come sta mamma Orsolina?
+
+-- Benissimo, grazie, Cavaliere.
+
+-- Oh! a proposito, Prandinello mio, saprete che ho per voi delle buone
+nuove.
+
+-- Magari!... -- magari me le desse a bassa voce, -- pensava il poveretto
+ch'era sulle brace, perchè gli pareva che tutti quanti lo stessero là a
+guardare. Ma il cavaliere Pinocchio, uomo tagliato piuttosto alla buona,
+e che in tutte le stazioni sulla rete dell'_Alta Italia_, gli pareva
+d'essere in casa sua, parlava forte, lentamente e colla bocca piena,
+perchè stava masticando una focaccia calda calda, della _Meneghina_.
+
+-- Ieri sono stato a Verona, e ho parlato col capo-traffico.... M'ha
+detto di aver sollecitata la vostra chiamata in servizio. Per la fine di
+questo mese o pei quindici del venturo è quasi certo che sarete a posto.
+Già si sa bene, farete anche voi il tirocinio come avventizio, ma
+intanto....
+
+-- Partenza per la linea di Venezia!...
+
+-- Scusi.... Grazie tante, Cavaliere!... -- E Prandino si mosse per
+scappar via.
+
+-- Oh!... c'è tempo.... c'è tempo....
+
+-- Ma sa.... non vorrei.... chiudono gli sportelli...
+
+-- Andate, andate. Ci rivedremo a Venezia.
+
+-- Servitor suo, Cavaliere. -- E Prandino tornò di corsa dov'era l'Elisa,
+ma era aspettato anche là da una brutta sorpresa.
+
+Il suo posto in faccia alla Contessa era stato preso da un signore
+grassotto, di mezza età, vestito piuttosto male, con una lente
+all'occhio, il quale, tutto miele, ascoltava sorridendo la contessa
+Elisa, che gli parlava chinata verso di lui e facendo l'occhio di
+triglia.
+
+La D'Abalà s'era un po' avvicinata alla madre, e Gegio stava seduto
+tutto moine e carezze sopra una gamba del signore dalla lente.
+
+Prandino, appena lo riconobbe, e lo riconobbe subito, si sentì tremar le
+gambe, mancare la lena e gli si oscurò la vista. Salì inciampando nello
+scompartimento; rosso, rosso, fece un risolino da ebete, come per
+salutare la comitiva, ma adesso aveva un bel mostrarsi affabile, nessuno
+gli badava più. Tanto per darsi un po' di contegno, accarezzò i capelli
+di Gegio, ma questi gli si voltò irritato, con una mossaccia dispettosa,
+e, quasi lo sapesse di fargli dispetto, si pose a baciucchiare la mano
+pelosa del suo nuovo amico.
+
+-- Andiamo, Gegio, non essere seccante. -- Si conoscono? -- chiese poi
+l'Elisa a quell'altro, indicandogli Prandino.
+
+-- Veramente di vista.... credo di sì; ma presentazione non c'è stata.
+
+-- Il conte Eriprando degli Ariberti; il marchese del Mantico.
+
+Il maggiore si volse verso Prandino con grande sussiego, e serio, grave,
+si pose a fissarlo colla lente nell'occhio in una maniera come se non
+avesse da guardare un uomo, ma un monumento. Prandino invece, che voleva
+sembrare disinvolto, si alzò dal suo posto, gli venne incontro, gli
+prese, gli strinse la mano, tanto che il polsino, colle macchie rosse
+delle ciliege di Gegio, si slacciò dal bottone e gli corse giù, fuori
+della manica.
+
+La Contessa e il Maggiore, ripresero subito la conversazione a bassa
+voce; la Contessina, da lontano, sorrideva all'una ed all'altro; Gegio
+fra le gambe del Maggiore giocava coi ciondoli dell'orologio.
+
+-- Sta a vedere, -- pensava Prando dopo di essersi accomodato il polsino,
+-- sta a vedere che questo animale viene a Venezia con noi? Se fosse
+vero, io mi fermo a Mestre!... -- E intanto si mordeva i baffi, scoteva
+convulsamente i tacchi sul tappeto, allungava il muso, impallidiva,
+aggrottava le sopracciglia, ma era tutta fatica sprecata, che già
+l'Elisa non gli badava.
+
+Dopo una mezz'oretta, terminarono di parlarsi così a bassa voce; e
+allora il Maggiore, per cambiar discorso, cominciò prima a dir male del
+suo colonnello, e poi dopo a discorrere di cavalli, di corse, di
+cocchieri di Monte-Carlo, di centinaia di migliaia di lire, delle
+scuderie del duca A., delle rimesse del principe B., dei _box_ del conte
+C.
+
+Prandino ne capiva poco, ma siccome quell'altro parlando, di tanto in
+tanto lo fissava con la lente, quasi per avere la sua approvazione, egli
+si credeva obbligato di fare certi sorrisi che pareano smorfie.
+
+Però la provvidenza c'è dappertutto, anche sulla linea da Milano a
+Venezia. Difatti, poco prima di arrivare a Mestre, l'infelicissimo conte
+degli Ariberti si sentì tornar l'anima in corpo quando udì il Maggiore
+che cominciava a congedarsi.
+
+-- Come!... si ferma a Mestre?
+
+Era la prima volta che Prandino osava dirigergli il discorso; ma la
+contentezza gli ridava adesso il coraggio.
+
+-- Sì, mi fermo a Mestre perchè vado a Treviso dove sono di presidio.
+
+-- Però ci rivedremo a Venezia, non è vero? -- gli chiese quell'antipatica
+della contessina Cecilia.
+
+-- E.... potrebbe anche darsi.... ma....
+
+E qui invece di rispondere alla figlia, il maggiore fissò la mamma in
+modo che questa arrossì, si chinò languidamente, e tornarono a parlarsi
+a bassa voce, cosa che rimise l'uggia e lo sgomento addosso a Prandino.
+
+Il treno cominciava a rallentare.
+
+-- Ci siamo? -- chiese il Maggiore.
+
+-- Ci siamo! -- rispose Prandino, e aggiunse mentalmente -- se Dio lo
+vuole!
+
+-- Mestre!... Chi scende a Mestre!...
+
+Il Maggiore prese la sua sacchetta e saltò giù; ma risalì subito sul
+predellino a discorrere piano con l'Elisa che si sporgeva mezza fuori
+dallo sportello. Prandino, tutto orecchi, non riusciva se non ad
+afferrare qualche parola qua e là.
+
+-- Dunque? -- chiedeva il Maggiore.
+
+-- _Cela dépendra!_... -- rispondeva la Contessa, sorridendo con
+intenzione. E poi parlarono più basso ancora, e Prandino non potè
+intender più nulla, soltanto ci fu un momento nel quale gli sembrò che
+il Maggiore accennasse a lui e che la Contessa si stringesse un po'
+nelle spalle colla stessa mossa, tal e quale, con cui ella soleva
+mostrarsi crucciata quando egli, alla sua volta, era geloso delle
+lettere del Maggiore.
+
+-- E dove ha preso alloggio, Contessa?
+
+-- Alla _Gondola d'Oro_ -- rispose per lei la Cecilia, avvicinandosi. --
+Dunque verrà a trovarci senza fallo a Venezia?
+
+-- Non dico di no.... e non dico di sì!... -- Il Maggiore evidentemente ci
+teneva a fare il prezioso.
+
+-- Venga! ma venga, da bravo!
+
+-- Vieni! Vieni! non è vero che verrai? sì che verrai? -- si pose a
+strillare Gegio che riebbe in quel punto un impeto di tenerezza per Del
+Mantico.
+
+-- Sì.... sì.... verrò!...
+
+-- Ma non si parte più?... -- chiese Prandino che cominciava proprio a
+perdere la pazienza. -- Non lo capisco tutto questo ritardo.
+
+-- Si vede che aspetteranno l'altro treno.... Ah! eccolo!... Dunque....
+buon viaggio, Contessa!
+
+-- _Sans adieu!_... -- disse questa, stendendogli la mano e rifacendo gli
+occhi di triglia.
+
+-- _Sans adieu!_ -- e anche il Maggiore, grassotto e attempatuccio
+com'era, si levò, anche lui, la lente per salutarla nell'inchinarsi,
+finchè il treno si muoveva, con un'occhiata lunga e molto sentimentale.
+
+Prandino era ritornato al suo posto, che il Maggiore gli aveva tenuto
+caldo, ma aveva un muso, un fare, che diceva più di qualunque sfuriata.
+La Contessa allungò il piedino, ma i piedi dell'Ariberti si ritirarono,
+quasi avessero paura di scottarsi.
+
+-- Che cos'hai? -- gli chiese piano l'Elisa, chinandosi verso di lui.
+
+-- Nulla! -- rispose Prandino, con una manieraccia che pareva le volesse
+dare un morso.
+
+-- Si comincia male!
+
+E l'Elisa, così dicendo, con aria seccata si riaccomodò nel suo
+cantuccio, e fino a Venezia non ci fu più verso di farle dire una
+parola.
+
+Intanto, la contessina Cecilia continuava a sfogare il suo vivo
+entusiasmo per il Del Mantico: trovava ch'egli era molto simpatico, che
+aveva molto spirito, che aveva l'aria di gran signore e, finalmente, che
+s'era fatto anche più bello di prima, il che non era proprio vero, nè
+poteva essere, perchè, da che mondo è mondo, tutti i capitani, quando
+diventano maggiori, diventano più brutti....
+
+Con queste chiacchiere, si attraversava il ponte della laguna, e Gegio
+era tutto festante; batteva le manine, gridava, saltava; bisognava
+tenerlo, se no, c'era pericolo si buttasse giù dal finestrino.
+
+A un certo punto, quando vide un battelletto con una vela, che filava
+diritto diritto in mezzo all'acqua, parve diventasse matto, finchè,
+voltatosi di botto all'Elisa, le disse:
+
+-- Quando il Del Mantico verrà a Venezia, mi farai comperare una
+barchettina nera, con una bella vela bianca come quella là?...
+
+-- Tu, caro, devi imparare a non seccare mai nessuno.
+
+-- Va là: te la comprerò io la barchettina -- gli disse Prandino,
+accarezzandolo, perchè, un po' spaventato dalla cera brusca che gli
+faceva l'Elisa, sentiva bisogno d'ingraziarsi qualcuno.
+
+-- Oh! giusto te!.... Tu non ne hai soldi, tu!.... La mamma ti chiama
+sempre Prandino meschino sotto gli alberi della luna!
+
+Cecilia diede un forte pizzicotto al ragazzo e gli soffocò a mezzo le
+parole; ma Prandino aveva udito tutto; e queste sono le ragioni per le
+quali il conte Eriprando degli Ariberti, che era partito da Vicenza
+raggiante di felicità, smontava a Venezia con un muso lungo un palmo!
+
+
+
+
+CAPITOLO VII.
+
+
+Per chi non è avvezzo a viaggiare, il momento di uscire, stipato fra la
+gente, dalla stazione in una città grossa, dà sempre un certo impiccio:
+figuratevi poi Prandino, il quale, con quel po' po' di peso che aveva
+sullo stomaco, arrivava per l'appunto a Venezia, dove non era mai stato,
+fuorchè una volta sola, da ragazzo.
+
+Dopo di avere attraversata quella tettoia lunga, bassa, stretta, scura
+della stazione, egli si trovò, tutt'a un tratto, in faccia del Canal
+Grande, dove le acque e il cielo e la terra si confondono amorosi in una
+festa di colori. E lì, attorno all'uscita, sul piazzale, c'era una folla
+di gondolieri e di servitori d'albergo: i gondolieri sbraitavano, si
+spingevano l'un l'altro, si sbracciavano; volevano impadronirsi per
+forza dei viaggiatori.
+
+-- _Vorla una gondola, signor? Una bela gondola, a un remo, a do remi --
+pronta!_....
+
+I servitori d'albergo, invece, tutti in fila, più gravi, più composti,
+non facevano altro che ripetere:
+
+-- Albergo d'Italia! _Grand Hôtel_ -- _Capelo_! Al Vapore! _Pension
+Suisse_! La luna! Hôtel Vittoria!
+
+Prandino era rimasto a bocca aperta; quelle grida lo stordivano e
+guardava trasognato lo spettacolo del _Canal Grande_, con quella larga
+striscia di gondole che formava giù come un'altra riva mobile,
+irrequieta, sotto quella bianca, solida, di pietra, e il verdastro
+dell'acqua, e il brulichìo di tutta quella gente affaccendata, e più
+lontano il ponte grigio che parea trapunto.
+
+-- Mi dia lo scontrino. Anderò io a farmi consegnare il bagaglio. Lei,
+intanto, prenda una gondola, ma badi bene di contrattare prima, se no,
+vogliono il doppio. Tu, mamma, vieni con me, -- continuò la Cecilia,
+rivolgendosi all'Elisa, che camminava passo passo, colla sua andatura
+molle e sentimentale, guardandosi intorno con una certa noncuranza che
+la faceva parere una dama inglese da strapazzo. -- Tu, mamma, vieni con
+me. Quattrocchi ci vedono più di due, e poi, alle volte, non si sa mai,
+potrei dimenticarmi qualche _capo_....
+
+Questo pericolo non c'era proprio.... piuttosto ci poteva essere
+l'altro, che se ne ricordasse uno di più!
+
+-- Tu, Gegio, sta bono, resta col Conte.
+
+-- No! Io voglio andare colla mamma grande!
+
+-- Torniamo subito!
+
+-- No! Io voglio andare colla mamma grande!
+
+-- E tu va colla mamma grande, seccatore, marmotta, che non sei altro!
+
+Un ometto magro, agile, colla faccia maschia, espressiva, annerita dal
+sole, con in testa un cappellaccio di paglia, e indosso un camiciotto di
+rigatino stinto, era stato attento alla scena: però, appena scomparse le
+signore con Gegio, si avvicinò a Prandino e, come se già lo conoscesse
+da un pezzo:
+
+-- _Son qua mi, signor_ -- gli disse tutto umile -- _son qua mi_.
+
+-- Avete una gondola?
+
+-- _La vegna co mi, ghe digo; la vegna co mi e no la se indubita_!
+
+Prandino lo guardò tutto consolato: non gli pareva vero che qualcuno si
+occupasse di lui in quella folla, per toglierlo d'imbarazzo e, senza dir
+motto, seguì il barcaiolo.
+
+Questi lo fece piegare a sinistra.
+
+Poco dopo, dalla stazione usciva un facchino con un gran baule sulle
+spalle, una valigia in una mano e due sacche in un'altra. Dietro di lui
+venivano la Cecilia, tutta piena di scatole e di cassette, la Contessa
+con una cappelliera da una parte, e Gegio, che le dava la mano,
+dall'altra.
+
+-- _Bapi! Ohè! Bapi! Porta qua la roba del signor_ -- gridò il barcaiolo,
+che lo riconobbe, mentre Prandino tornava indietro di corsa, per aiutare
+la Cecilia, che in quello stato, rossa e dondolante, con tutto il peso
+della roba fra le mani, pareva dovesse scoppiare.
+
+_Bapi_, che aveva voltato a destra, appena udì la voce che lo chiamava,
+alzò gli occhi, chè la testa non la poteva muovere sotto al baule, e
+piegò, trotterellando curvo, a sinistra.
+
+-- Si va per di qua? -- chiese Cecilia a Prandino. L'Elisa non gli parlava
+mai, era in collera per la scenaccia che le aveva fatto a Mestre.
+
+-- Sì, per di qua. Ho trovato una bella gondola, grande, pulita.
+
+Adagio adagio, si avvicinarono alla riva; ma quale non fu lo sdegno
+della Cecilia e l'espressione ironica della Contessa, quando videro che
+Prandino, invece di una gondola, aveva noleggiato un battello. Era una
+barca grande davvero! e pulita, co' suoi guancialini candidi, filettati
+di rosso!
+
+Però tutto il sentimento aristocratico di casa Navaredo si rivoltò
+dinanzi a quel democratico mezzo di trasporto. La Cecilia strepitò,
+l'Elisa si strinse indispettita nelle spalle, e Gegio si mise a piangere
+perchè avea paura che la mamma non volesse più andare in barca. Ma tanto
+e tanto ogni diverbio era inutile: il baule e le sacche erano già
+dentro, Prandino lo aveva preso, dunque bisognava adattarsi. La Cecilia,
+alla quale davano mano in tre, scese ed entrò nel battello protestando
+che, se ci fosse stato là suo marito, non avrebbe tollerata quella
+canzonatura, e continuò a brontolare concitata finchè il battello
+scendeva lungo il Canale.
+
+Il perfido battelliere la lasciò sfogare per un pezzo, ma poi, senza
+fissare in faccia a nessuno, senza piegare la testa, guardando in alto,
+come se parlasse coi fili del telefono:
+
+-- _Il batelo sono più sicuro de la gondola_ -- disse serio serio --
+_perchè co una scarampetola da niente si schivano dal tranvai: e invece
+la gondola vengano rebaltata facilmente. Anche gieri, do gondole
+sburtarono il vaporeto e andarono a ramengo coi passeggeri in aqua_.
+
+-- _Haohe!_.... -- gridò poi piegando il battello per voltare in un rio.
+
+-- _Stalì!_.... -- rispose una voce interna e subito una gondola uscì dal
+rio, quasi urtando contro il battello che entrava; ci fu uno scambio di
+insolenze fra i barcaioli e ognuno tirò diritto per la sua strada.
+
+Fra Prandino e l'Elisa, il malumore durò ostinato tutto quel giorno. A
+desinare, Prandino, discorrendo colla Cecilia, fece capire a quell'altra
+che lui si trovava così male a Venezia da pensare sul serio di
+ritornarsene a casa il giorno dopo. Ma nè la Cecilia nè l'Elisa gli
+risposero punto in proposito e continuarono invece a chiacchierare, a
+scambiarsi mezze parole, sorrisi significantissimi, che si riferivano a
+discorsi sott'intesi fra loro due e che Prandino non doveva capire.
+
+Nulladimeno madre e figlia mangiarono con buonissimo appetito: l'Elisa
+masticava lentamente, silenziosamente e malinconicamente coll'aria di
+scomodarsi per compire un sacrifizio; la Cecilia divorava in furia,
+quasi avesse paura di non arrivare a tempo a mangiare di tutto. La
+Contessa, intanto, per non perdere il tempo, godeva di essere ammirata,
+non essendoci di meglio, dal direttore della locanda, un signore
+dall'aspetto pulito, elegante, che andava e veniva nella sala da pranzo,
+dispensando ordini coll'aria severa d'un diplomatico, mentre la Cecilia,
+di soppiatto, intascava pane, frutta, formaggio, tutto ciò che le
+capitava, perchè con quella provvista risparmiava la colazione sua e
+quella di Gegio.
+
+Il contegno delle signore, quei misteri che non finivano mai,
+l'indifferenza che gli dimostrava l'Elisa, tutto ciò, metteva addosso a
+Prandino una smania, una gelosia, una inquietudine da non dire.
+
+-- Certo -- pensava egli fra sè -- certo parlano del Maggiore; certo le
+loro parole si riferiscono a lui. Maledetta combinazione!.... Ma come
+mai era egli a Padova!... Fu un accidente, o un incontro combinato tra
+loro d'accordo!.....
+
+Il timore che il Maggiore capitasse un giorno o l'altro a Venezia e si
+facesse vedere al passeggio o al Lido coll'Elisa, lo angustiava
+fortemente; e in questa grande angustia c'era un po' di gelosia e
+insieme di vanità ferita; c'era la paura di perdere l'amore della
+Contessa e c'era anche l'apprensione che la gente, vedendola col
+Maggiore, non riputasse più lui, Prandino, il solo amante fortunato.
+
+Nè a rasserenarlo contribuivano le amabilità scherzose di Gegio, il
+quale, pieno come un otre, sdraiato sulla seggiola, si divertiva a
+schizzare i noccioli delle ciliegie adosso a Prandino, che gli era
+seduto di contro.
+
+Preso il caffè, la Cecilia si volse a sua madre e -- Vuoi che andiamo a
+vestirci? -- le chiese, alzandosi lei da tavola, per la prima.
+
+-- Andiamo pure.
+
+L'Elisa aveva mangiato troppo; aveva caldo, sudava e, adesso, delle
+chiazze rosse, accese, trasparivano sotto la cipria della faccia.
+
+-- Io esco un momentino, -- disse l'Ariberti alla Cecilia, chè, con
+quell'altra, anche lui voleva tenere il broncio.
+
+-- Esce solo?.... Senza aspettarci? -- gli domandò Elisa un po' inquieta
+per quegli indizi di ribellione.
+
+-- Voglio passare da mio cugino Badoero. Non si sa mai, potrei
+ritornarmene via presto da Venezia, anche domani forse, e, a buon conto,
+desidero prima salutarlo.
+
+-- Faccia pure il suo comodo.
+
+-- Fra una mezz'ora, fra un'ora, forse, tutt'al più, sarò certo di
+ritorno all'albergo.
+
+-- Faccia pure, faccia pure. Vuol dire che, se noi saremo uscite, ci
+ritroverà in piazza o al Caffè.
+
+-- A qual Caffè? perchè, suppongo, ce ne sarà più d'uno anche a Venezia.
+
+-- Al _Florian_. Dovrebbe saperlo: la _buona società_ non va altro che al
+_Florian_.
+
+-- Ma come vuoi che sappia lui queste cose? -- saltò su a dire la Cecilia
+-- se ti prende ancora un battello per una gondola!
+
+L'Ariberti arrossì dalla rabbia e avrebbe dato dieci lire, delle dugento
+sessanta circa che gli rimanevano, per potersi sfogare tirando le
+orecchie ben bene a quel monellaccio di Gegio, che, dopo la risposta
+impertinente della mamma, s'era messo anche lui a dar la baia a Prandino
+e non la finiva più di gridare a perdifiato:
+
+-- Oh bello! oh bello!.... per una gondola prende un battello!....
+
+Colla stizza in corpo salì per andare nella sua camera, a prender il
+cappello, i guanti e la mazzetta. Salì su su, tutte le scale, quante ce
+n'erano, perchè, assicurandolo che di là potea veder la laguna, lo
+avevano alloggiato proprio sotto il tetto. Quando fu di sopra, s'accorse
+di non avere la chiave: scese di nuovo e la domandò ai camerieri che
+incontrava nelle sale del primo piano. Ma questi che aveano ancora dei
+pranzi da servire, andavano e venivano affaccendati, carichi di piatti e
+di roba, mostrando chiaro che non c'era tempo da badare a lui. Prandino,
+in mezzo a tutta quella gente che gli passava dinanzi senza nemmeno
+salutarlo, oppure rispondendogli appena a monosillabi, provava
+soggezione. Quegli abiti neri erano più puliti e più nuovi e più
+eleganti del suo, capiva di non esser nulla là, per quella gente, mentre
+invece a Vicenza era pur sempre _il signor conte_, e temeva che avessero
+subito indovinato com'egli fosse uno di quei forestieri che ne han
+pochini da spendere.
+
+-- Che numero ha il signore? -- gli chiese un cameriere.
+
+-- L'ottantasei.
+
+-- È di sopra la chiave dell'ottantasei? -- domandò il primo interlocutore
+ad un altro che passava.
+
+-- No.
+
+-- Allora l'avrà da basso il portiere.
+
+-- Grazie -- e Prandino scese giù a terreno.
+
+-- Avete la mia chiave?
+
+-- Che numero? -- Il portiere era un uomo alto, colle fedine all'inglese,
+l'aria grave, i modi asciutti e che ci soffriva molto a essere
+scomodato.
+
+-- L'ottantasei.
+
+Il portiere non si mosse da sedere: era sdraiato sopra una poltrona, non
+si levò il berretto, cerimonia che del resto non prodigava mai
+agl'italiani, ma teneva in serbo per gl'inglesi, i tedeschi e gli
+egiziani, e sempre senza parlare, indicò all'Ariberti l'ultima chiave
+appesa all'ultimo chiodino della tavoletta.
+
+Prando prese la chiave, risalì su su, nella sua camera a cercarvi ciò
+che voleva e poi ridiscese di corsa. Era ansante, sudato: ma gli stava a
+cuore di dare una lezione a quell'animale di portiere. Però, certo,
+quando avrebbe saputo con chi aveva da fare, avrebbe usato altri modi.
+
+-- Sapete indicarmi il palazzo Badoero?
+
+Il nostr'uomo si mosse dalla poltrona con visibile malcontento, e senza
+alcuna fretta uscì fuori a domandare l'indirizzo richiesto, ad un
+gondoliere.
+
+-- _Vorla una gondola, signor, andaressimo più presti_.
+
+-- Non ho premura. Grazie. -- Se per caso -- e Prandino si rivolse al
+portiere -- se per caso venisse all'albergo il conte Badoero a cercare di
+suo cugino il conte Eriprando degli Ariberti, che sono io, ditegli che
+fra una mezz'ora sarò qui di ritorno.
+
+-- Sarà fatto, signor Conte! -- E questa volta il portiere, con grande
+soddisfazione di Prandino, si toccò il berretto.
+
+Il nostro giovinotto, avviandosi e internandosi fra quelle _calli_ così
+strette e affollate, dove la puzza d'acqua salsa, stagnante, si confonde
+coll'odore di pesce fritto, non aveva altro che un solo pensiero:
+trovare il modo di far patire all'Elisa un po' di quel malcontento, di
+quell'inquietudine che pativa lui.
+
+-- Certo -- pensava -- certo stasera mi aspetterà un bel pezzo al Caffè....
+Tanto e tanto il maggiore è a Treviso e non ho paura di lui, dunque....
+che mi aspetti!... Comincierà anche lei ad essere un po' inquieta non
+vedendomi capitare. D'ora in poi cambierò sistema. Già colle donne, lo
+dicono tutti, bisogna farsi desiderare per essere desiderati. A buon
+conto il mio cugino Badoero, molto probabilmente, uscirà con me: andremo
+insieme in piazza San Marco, egli mi presenterà forse a qualche suo
+amico, fors'anche a qualche bella signora, e l'Elisa, vedendomi fare il
+galante colle altre, proverà alla sua volta il divertimento della
+gelosia. Brutta stupida!....
+
+Ma, e il suo cugino Badoero lo avrebbe accolto proprio bene? Se invece
+lo trattasse, come si dice, dall'alto al basso? Se non volesse saperne
+di lui? Se lo licenziasse sbrigandosene con un complimentino a fior di
+labbra?
+
+Anche questa era una spina, e una spina che lo pungeva tanto più
+profondamente, quanto più il povero Ariberti si avvicinava al palazzo
+del suo illustre cugino. È vero che per nobiltà di sangue l'uno valeva
+l'altro, ma fra i Badoero e gli Ariberti c'era una differenza notabile
+di quattrini e, in questo mondo ladro e democratico, i quattrini sono un
+gran che, anche quando non sono tutto come nella maggior parte dei casi.
+
+Quando tirò la maniglia del campanello la sua mano tremava ed era così
+confuso che al gondoliere che gli aprì la porta domandò del padrone
+dandogli del _lei!_...
+
+Però si riconfortò presto, chè il Conte lo ricevette subito, dopo due
+minuti soli di anticamera. Badoero fu con lui di una cortesia senza
+esempio. Gli fece tante di quelle espansioni, di quelle profferte, come
+se fossero stati due amiconi che non si fossero veduti da anni, non già
+due cugini che non s'erano veduti mai.
+
+Il Badoero era amabilissimo e possedeva una parlantina che non lasciava
+tempo a quell'altro nemmeno di respirare, non che di ringraziarlo. E
+Prandino lo guardava e sorrideva chinando il capo, tanto per rispondere
+in qualche modo. Del resto non ve n'era bisogno, perchè il cugino
+rispondeva da sè alle sue proprie domande.
+
+-- La Contessa vostra madre sta benone, già s'intende? Bravo, ne ho molto
+piacere. Desidero proprio di conoscerla di persona, e lo farò, oh se lo
+farò! la prima volta che passo da Vicenza per andare a Milano, mi ci
+fermo tra una corsa e l'altra. Vedrete, vedrete; non vi prometto di più,
+perchè voglio essere di parola, ma tra una corsa e l'altra mi ci fermo
+di sicuro. Voi già siete venuto a Venezia per le bagnature? Avete fatto
+benissimo: quest'anno avremo una stagione veramente eccezionale. Volete
+una sigaretta?.... Vi fermerete tutto il mese, s'intende -- quantunque
+non sarete qui per la cura, ma per il passatempo dei bagni. -- Bene,
+bene! andremo al Lido insieme, anzi, tanto per cominciare, trovatevi
+domani sul vaporetto delle tre. Non vi offro nemmeno un invito per il
+_club_: d'estate non ci si va mai. Però, una sera o l'altra, se avrete
+gusto di fare un _taglietto_ al _lansquenet_ od un paio di punti
+all'_écarté_, vi ci condurrò. Mi rincresce, _nom de Dieu_, che oggi,
+proprio oggi, ho un _rendez-vous_. Aspetto il conte Potapow, cugino
+dell'aiutante generale dello Czar, col quale dobbiamo andare dalla
+principessa di Lentz. Bisognerà che la conosciate la principessa: nasce
+Oldenburg. Suo padre, prima di morire, è stato gran duca, e ha regnato
+per otto giorni. Oh! qui a Venezia abbiamo una colonia forestiera molto
+numerosa e molto scelta. Mi rincresce proprio di questo impegno
+preventivo, ma come si fa? Non sono profeta, nè figlio di profeta e non
+potevo certamente immaginare il bel regalo della vostra carissima
+visita. Del resto già si sa bene; meglio stasera che domani. Appena
+arrivato, anche voi avrete molte cose da fare e io, anzi, non voglio
+essere indiscreto e non vi trattengo di più. Dunque a rivederci domani;
+siamo intesi: sul vaporetto delle tre. Vi presenterò alla Principessa. A
+proposito, dove siete, anzi fra noi parenti, dobbiamo trattarci col tu,
+lo permetti non è vero?....
+
+-- Oh! si figuri!....
+
+-- .... Dove sei sbarcato? Al _Grand Hôtel_?....
+
+-- No, all'_Hôtel della Gondola d'Oro_.
+
+-- Dicono che non ci si stia male. L'anno scorso vi tenne un
+_pied-à-terre_ per qualche mese il commendatore Jamagata. È il console
+della Cina e del Giappone. Te lo farò conoscere anche lui.
+
+Quando il conte Eriprando degli Ariberti si trovò fuori dal palazzo
+Badoero era tutto beato, tutto gongolante, e fissava la gente per la
+strada con una superbia da Rodomonte.
+
+Gli pareva d'essere diventato un altro uomo. Solamente le dugento
+sessanta lire rimanevano sempre le stesse, e anzi, adesso, gli
+sembravano ancora meno di prima. E fu per l'appunto questa povertà che a
+poco a poco gli rase dal cuore tutta la contentezza dell'accoglienza
+così festosa e del _tu_ scambiato col Badoero; _tu_ nel quale la sera
+innanzi egli osava appena sperare con un sussulto d'ambizione.
+
+Ma tant'è, in questo mondaccio non v'è cosa bella e desiderata, che una
+volta raggiunta non perda tutti i suoi fascini, tutte le sue attrattive.
+Anche la promessa d'essere presentato alla principessa di Lentz, al
+conte Potapow ed al commendatore Jamagata, quantunque fosse una fortuna,
+nulladimeno aveva per lui il suo lato pericoloso. Con dugento sessanta
+lire, come avrebbe potuto vivere per un paio di settimane in una
+compagnia così illustre?.... Tanto illustre che al suo confronto, gli
+sembrava rimpicciolito anche il grande Badoero, e trovava odiosamente
+_borghese_ madama D'Abalà?
+
+E se un bel giorno, sul vaporetto delle tre, gli capitasse alle spalle
+il cavalier Pinocchio e, prendendolo pel ganascino, gli discorresse ad
+alta voce dell'impiego, mentr'egli, magari, si troverebbe seduto fra la
+discendente del Granduca e il rappresentante dell'Impero Celeste?! E se
+il cugino Badoero si fermasse proprio a Vicenza?.... A questa idea tremò
+tutto dallo sgomento. Egli vedeva mamma Orsolina nella sua vesticciuola
+di percallo a quadrettoni caffè, vedeva la figura magra, lunga,
+allampanata della signora Luciana aprir l'uscio della cameretta che
+serviva da cucina, da guardaroba e da anticamera, all'elegante
+visitatore; e si sentì stringere il cuore, e desiderò d'essere
+sotterrato vivo, piuttosto di assistere a quella scena. Allora ebbe
+quasi vergogna di sua madre, povera vecchietta, dimenticando ch'egli, o
+bene o male, si trovava a Venezia a fare il signore, perchè la mamma
+aveva perduto le notti intere a lavorare per lui e un giorno aveva
+rinunciato alla cena e un altro al desinare per mettergli insieme quei
+pochi quattrinelli che bastavano appunto per renderlo infelice.
+
+Anche quel caldo, quell'afa sciroccale, contribuivano non poco alla sua
+tristezza e al suo abbattimento. Nelle _calli_ strette e infocate
+cominciava a farsi buio. Il cielo era grigiastro e il sole calava
+imbronciato fra certi nuvolacci di piombo, che sembrava non lasciassero
+correr giù nemmeno un fil d'aria.
+
+Prandino camminava lemme lemme, abbandonandosi come lo portavan le gambe
+e la gente, fermandosi a ogni ponte a guardare svogliato da una parte e
+dall'altra, ma senza intendere nulla, senza che lo commovessero, senza
+che gli strappassero dal cuore nemmeno un sospiro di meraviglia, nè
+quella magìa di colori e di contrasti, nè quei rii silenziosi, nè quelle
+case lunghe, scure, chiuse come il mistero, dove una figura di donna che
+appare a un balcone, risveglia nell'anima versi d'amore, forse da anni
+dimenticati, dove una voce che si leva alta, lontana, fa pensare a un
+dramma o a un delitto.
+
+Prandino si moveva lentamente, guardando intorno, ma senza veder nulla.
+Dinanzi agli occhi egli non aveva altre immagini che l'Elisa e il
+Maggiore, Badoero e mamma Orsolina, le dugentosessanta lire e il conte
+Potapow.
+
+Ma così, dopo essersi per un bel pezzo lasciato trasportare dalla
+corrente, gli sembrò, un po' alla volta, che il cielo si facesse più
+chiaro, che le calli divenissero meno buie e il brulichìo della gente
+più spesso e rumoroso, finchè tutto a un tratto si trovò in piazza,
+sotto le _Procuratie_, proprio di fronte a san Marco.
+
+Ma le meraviglie che là dentro e d'intorno gli si affacciarono alla
+vista, non lo commossero punto.
+
+Il suo spirito non era disposto per quell'incantevole spettacolo dove
+l'opera di Dio si confonde con l'opera dell'uomo in un'armonia
+maravigliosa di linee e di colori; dove più si ammira ciò che è
+eternamente bello, la forma; dove più si sente ciò che è eternamente
+grande, l'anima.
+
+Invece egli ne risentì come una grave malinconia, come uno sgomento
+vago, indefinito. Eran le sette già sonate da un pezzo, e la piazza,
+allora deserta, pareva ancora più vasta. Era rischiarata da un riflesso
+bigio, squallido, e i leggii preparati per la musica, senza che avessero
+intorno anima viva, e le seggiole bianche e vuote dei Caffè gli facevano
+l'effetto d'altrettanti scheletrini, disposti in riga in quel vasto e
+splendido cimitero. Anche l'allegria dei colombi mancava a quell'ora:
+forse essi pure erano andati altrove a desinare. Soltanto qua e là sotto
+le _Procuratie_ egli vedeva qualche persona che passeggiava, qualche
+altra ferma, in piedi, o seduta. Di tratto in tratto, è vero, la piazza
+era attraversata da una frotta di signore e di signori, dagli abiti
+strani, chiari, eleganti, dai cappelli d'ogni foggia e d'ogni tinta, che
+camminavan lesti, che ridevano, che parlavano tutte le lingue, a due a
+tre in crocchi separati: erano forestieri che ritornavano dal Lido col
+_vaporetto_, ma che sparivano, si dileguavano via com'eran venuti, in un
+attimo. Una volta Prandino fu involto da una di quelle folate, e sentì
+crescere l'uggia che aveva intorno, perchè nessuno badava a lui, perchè,
+fra tutta quella gente, egli era un ignoto, un nulla, e, allora là,
+solo, in mezzo alla piazza san Marco, soffrì di nostalgia, per la sua
+cittaduzza dov'egli era pur qualche cosa, dove tutti lo conoscevano pel
+_signor conte_, dove tutti sapevano che egli era l'amante della
+Navaredo.
+
+Ma però quando passo passo, uscendo dalla severità maestosa, solenne
+della piazza Grande, entrò nella _piazzetta_, allora quella gaia
+giocondità di vedute e quell'aria odorosa, umida, saporita che
+d'improvviso gli sbuffò frizzante sulla faccia, allora la riva, la
+Giudecca, san Giorgio e le isole lontane, allora quell'acqua azzurra
+come il cielo e argentina, gli fecero provare commozioni nuove,
+vivissime, mentre una dolcezza profonda, una mestizia soave dagli occhi
+gli scendea giù in fondo all'anima, suscitandovi un impeto generoso di
+espansione, di tenerezza e d'amore. Allora la figuretta di mamma
+Orsolina gli riapparì dolce, cara, affettuosa, allora ricordò tutte le
+cure, tutto l'affetto della signora Luciana, e pensò come potrebbe
+impiegare parte delle dugentosessanta lire per portare all'una e
+all'altra un ricordo di Venezia. Ma più che non l'avesse mai amata, più
+che non l'avesse adorata mai, gli ritornò l'Elisa dentro al cuore. In
+quel punto sentì che i torti erano di lui, ch'egli era stato
+ingiustamente geloso, ch'era stato inurbano, che l'aveva trattata male,
+e affrettò con ogni desiderio il momento di trovarsi solo con lei, per
+abbracciarsela stretta, per dirle che le voleva tanto e tanto bene, per
+domandarle perdono di tutto, per fare la pace insieme.
+
+Andò all'albergo per trovarla, ma le signore non erano ancora rientrate.
+Allora tornò in piazza a cercarle. Adesso s'era fatto notte, la piazza
+era gremita di gente, i Caffè affollati, e la luce viva, sfacciata del
+gas, la musica echeggiante, il mormorio confuso e il chiaccherìo
+pettegolo della folla, il calpestìo dei piedi, il fruscìo delle vesti lo
+sbalordivano, lo inebbriavano quasi. Nulladimeno, passò e ripassò da
+_Florian_ due, tre, quattro volte, ma l'Elisa non c'era e nemmeno quella
+uggiosa della D'Abalà, che, tant'è, avrebbe veduta volontieri, perchè,
+vicino a lei, sarebbe stato sicuro di scorgere anche l'Elisa. Ritornò a
+fare la piazza in su e in giù, ma ancora inutilmente. Egli era stanco:
+la luce, la musica, il chiasso gli davano il mal di capo, aveva gli
+occhi che gli bruciavano ed era così stanco che le gambe gli si
+piegavano, e incespicava nelle ondulazioni disuguali del selciato.
+
+Dov'erano andate?... Dove s'erano cacciate?... Era stato un gran stupido
+a non aspettarle, a non uscire con loro. Si seccava a star così solo,
+senza conoscer nessuno, fra tutta quella gente.
+
+-- Che fossero sedute sotto i portici?
+
+Ancora non era abituato a chiamare _Procuratie_ quei palazzi.
+
+Salì i gradini, entrò sotto, camminò avanti, ma quando fu proprio
+dinanzi al caffè Florian, gli pareva d'essere sul palco scenico d'un
+teatro. Ebbe soggezione di tutta quella luce, sentì una vergogna strana
+in mezzo a tutta quella gente. Credea che ciascuno non avesse nulla di
+meglio da fare che badare a lui. Proprio sulla porta del Caffè c'era
+Badoero che discorreva con un bel vecchio dal tipo aristocratico, alto,
+colla barba bianca: il conte Potapow di sicuro!... Prandino arrossì, si
+fece piccin piccino, voltò via la testa per non essere riconosciuto, e
+fuggì lesto a nascondersi nel buio, perchè in mezzo a quello sfarzo
+d'illuminazione aveva scorto che le sue scarpe dalle suole troppo
+grosse, erano coperte di mota, e gli era sembrato che tutte le macchie e
+le frittelle da mamma Orsolina levate in quei due anni dal suo abito
+nero, saltassero fuori di nuovo, pettegole, impertinenti, per deriderlo
+e perchè fosse deriso.
+
+Respirò più sollevato quando si trovò lontano dalla piazza e si avviò
+subito verso l'albergo della Gondola d'oro.
+
+-- È ritornata la Contessa? -- chiese al portiere.
+
+-- Il numero? -- rispose questi che, come al solito, non buttava via le
+parole.
+
+-- Numero quaranta.
+
+Il portiere guardò la tavoletta delle chiavi.
+
+-- Il numero quaranta è in casa.
+
+Ciò detto, si voltò nella sua poltrona e cominciò a leggere la _Gazzetta
+di Venezia_, con molta attenzione.
+
+Prandino, questa volta, non badò più che tanto alla boria del portiere,
+ma fece gli scalini a due a due e si fermò, ansante per la corsa e un
+po' tremante per l'emozione, a battere al numero quaranta.
+
+-- Chi è? -- domanda l'Elisa di dentro.
+
+-- Son io.
+
+-- Avanti.
+
+L'Elisa era occupata nell'accomodare la sua roba dentro al cassettone.
+
+-- Dove vi siete nascoste? V'ho aspettato fino adesso, girando su e giù
+per la piazza come un matto. Sono stanco morto.
+
+E Prandino si lasciò cadere sopra una sedia facendosi vento col
+cappello, che là dentro, in quella cameretta bassa, angusta, si
+soffocava dal caldo.
+
+-- Cecilia, dopo pranzo, si sentì male e non ebbe più voglia di vestirsi.
+
+-- Però siete uscite tutt'e due.
+
+-- Sì, ma per poco. Abbiamo fatto una corsa fino in _Merceria_ per
+comperare i nostri _costumi_ da bagno; e poi, siccome ci sentivamo
+stanche, siamo ritornate subito all'albergo.
+
+-- Io sono stato da Badoero, e sono giunto in tempo per trovarlo in casa.
+M'ha fatta un'accoglienza festosa, affettuosissima, povero Badoero.
+Voleva anzi che stasera si uscisse insieme per presentarmi alla
+principessa di Lentz, una gran signora: suo padre è stato un duca
+regnante. -- Non _ti_ lascio più. Voglio che facciamo vita comune. -- Ma
+io ho risposto subito che per questa sera mi doveva scusare. -- Sai, --
+gli ho detto, -- sono appena arrivato. Ho tante cose da fare!... -- Così,
+a fatica, me ne sono liberato per venire al _Florian_, ma tu non
+c'eri!... Abbiamo fissato di ritrovarci domani, sul vaporetto delle tre.
+Te lo presenterò. Vedrai, è un giovinotto molto simpatico.
+
+L'Elisa lo lasciava dire e stava zitta, intenta alle sue faccenduole,
+senza badargli.
+
+-- A Venezia fa più caldo che a Vicenza, -- riprese l'altro, dopo un po'
+che durava quella scena muta. -- C'è un soffoco opprimente che dà alle
+gambe. Quando sono uscito, pareva che volesse piovere da un momento
+all'altro. Adesso invece s'è rimesso al bello, e c'è un sereno, di
+fuori, che invoglia ad andare a fare una _sgondolata_.
+
+Prandino tentava tutti i mezzi per intavolare la conversazione; ma
+faceva fiasco. Allora, tanto per farla parlare, le si rivolse
+direttamente e: -- la Cecilia, è andata a letto? -- le domandò.
+
+-- Sì, poco fa. Anche Gegio cascava dal sonno.
+
+-- Sua madre dà troppo da mangiare a quel ragazzo. E... tu....
+
+-- Io?
+
+-- Sì, che cosa conti di fare?
+
+-- Metto a posto questa roba, poi finirò coll'andarmene a letto anch'io.
+
+Prandino, a questo punto, si alzò, guardò l'uscio colla coda
+dell'occhio, se era ben chiuso, poi si avvicinò all'Elisa e cominciò per
+abbracciarla.
+
+-- Stia fermo.
+
+-- Sei in collera?
+
+-- Mi lasci stare, la prego: non mi secchi.
+
+-- Ma che cos'hai?
+
+-- Ho, e te lo dico chiaro e tondo, ho che se non moderi il tuo
+_temperamento_, è meglio che tu vada per la tua strada.
+
+-- Che cosa ho fatto poi, alla fine....
+
+-- Tu mi tratti, come non sono mai stata trattata da nessuno. Sei geloso
+di tutto, d'una parola, d'una mosca che vola....
+
+-- Il Maggiore mi pare che sia tutt'altro che una mosca.
+
+-- Torni daccapo?
+
+-- Ma non vedi che scherzo?
+
+-- Sì, ma son seccata d'esser sempre _taquinée_ anche ne' tuoi scherzi.
+
+-- Se sono geloso, è perchè ti voglio molto bene.
+
+-- Oh Dio, quasi quasi, sarebbe il caso di dire un po' meno d'amore e un
+po' più di creanza! Lo sai bene che non sono uscita ieri di collegio, e
+che non posso fare sgarbi a tutti per la tranquillità del tuo cuore.
+
+-- No.... ma....
+
+-- Che cosa, ma?
+
+-- Spiegami un po' tutti quei sorrisi, quei sottintesi, quelle mezze
+parole colla Cecilia?
+
+-- Si rideva di te, del tuo muso, delle tue lune, delle tue gelosie, dei
+tuoi sospetti; ecco di che si rideva, se lo vuoi proprio sapere.
+
+Prandino, anche questa volta, credette all'Elisa ciecamente e, al
+solito, fu beato e contento. L'Elisa, sentendosi forse rimordere la
+coscienza per qualche marachella che avesse anche lei da farsi
+perdonare, quella sera non stette molto sul tirato, e però fecero presto
+la pace, e in modo tale che dopo si vollero più bene di prima.
+
+Prandino, sempre insistente e ostinato nelle sue idee, tornò da capo con
+la sua _sgondolata_; e la Elisa adesso accettò senza farsi molto
+pregare.
+
+Appena fuori dell'albergo ed entrati in gondola, cominciarono tutti e
+due a respirare un po' meglio.
+
+La gondola, dapprima, si avviò lenta, leggera, dondolante, per quei rii
+foschi, silenziosi, dove la tenebra fitta era spezzata sfacciatamente
+dai fanali a gas, che, colla loro tozza modernità, stonavano sugli
+angoli delle muraglie così artisticamente tetre, o meglio era interrotta
+qua e là dai riflessi di luce rossastra che si spandevano dalle
+finestre, illuminando, fra le ombre, qualche tratto di architettura
+gotica o bizantina le cui linee fantastiche ridestavano nello spirito
+mille storie lontane di vendette, di sangue e di amori infelici.
+
+Poi sempre lenta, sempre leggera, sempre dondolante, la gondola passando
+pel rio così solennemente triste del _Ponte dei sospiri_, uscì fuori,
+all'aperto. Allora la piazzetta del Palazzo ducale apparì d'improvviso
+come una scena da teatro, col suo sfoggio di smaglianti colori, col
+frastuono delle sue voci confuse interrompendo il melanconico
+raccoglimento dei nostri innamorati, che tornarono a sentirsi a miglior
+agio, quando allontanandosi dalla riva di nuovo rientrarono nelle
+tenebre per uscir fuori ancora in mezzo ad una luce più tranquilla, in
+una calma perfetta, nella queta laguna di San Giorgio.
+
+Giunti là, Prandino si pose a sedere sul _trasto_ guardandosi attorno
+cogli occhi meravigliati e l'Elisa sospirò con un sospiro che le veniva
+proprio dal cuore.
+
+Vi era diffusa una luce pallida pallida, l'acqua era immobile, il cielo
+chiarissimo, leggero e vaporoso, da sembrare un immenso velo trapunto di
+stelle.
+
+Il silenzio era così vasto che pareva avesse preso il suo regno in
+quella solitudine incantata; eppure da tutta quella pace, usciva quella
+melodia che consola, che accarezza lo spirito: era il bello, era la
+musica dell'occhio, che scende già a farsi sentire nell'anima: melodia
+arcana, dolcissima che il tonfo del remo accompagna come un ritornello
+misurato, sollevando ad ogni battuta scintille fosforescenti, mentre la
+luna alta, bianca, serena, par fremere anch'essa rifrangendo i suoi
+raggi tremolanti nel cristallo delle acque.
+
+-- Com'è bello! -- esclamò l'Elisa.
+
+L'Ariberti non rispose nulla: ma quella voce e quelle parole allora lo
+urtarono e lo infastidirono.
+
+-- Mi vuoi bene?
+
+-- Sì.
+
+-- Dammi un bacio, bambino.
+
+Il giovinotto si volse indietro a guardare, e poi fe' cenno alla donna
+che sarebbero stati veduti dal gondoliere. Ma tutto ciò fu un pretesto;
+egli allora non si sentiva la volontà, il desiderio di darle un bacio.
+In quel punto non sentiva di amarla. L'Elisa, quasi quasi gli era
+indifferente e, peggio, quasi quasi gli spiaceva. Mai come in quella
+sera e in quel momento egli aveva sentito l'amore, ma non era l'amore
+che gli poteva dare la donna viva e sensuale.
+
+Egli si sentiva commosso da un sentimento vago, etereo come quel cielo
+vaporoso, casto come il cristallo di quell'acqua intatta. Era un amore
+che gli entrava nell'anima per la prima volta colle prime impressioni
+subite in quel luogo d'incanto, e così nuovo per lui: però era infinito
+come l'idea e usciva dalle ristrettezze della materia per diffondersi
+nella vastità del pensiero.
+
+L'Elisa aveva perduti tutti i suoi fascini, tutte le sue seduzioni.
+Nessuna donna di questo mondo egli avrebbe sentito in quel punto di
+poter amare, nessuna donna fino allora conosciuta poteva prestare le
+sembianze all'ideale della sua mente. Soltanto là, in alto, in alto, nel
+fondo di quel cielo leggero come il fiato di una fanciulla, egli
+intravedeva una forma vaga, diafana, indistinta che non avea mai veduta
+e che non avrebbe veduta mai: che si avvicinava a poco a poco al suo
+pensiero, per scomparire a poco a poco simile a sognato fantasma che
+fugge via dissipandosi coi primi bagliori dell'alba.
+
+-- Vuoi che torniamo, bambino?... -- gli disse l'Elisa alla fine,
+stringendosi attorno lo scialle con un brivido di freddo.
+
+Il gondoliere voltò la barca, tornò indietro, e poi venne giù verso il
+_Canal Grande_.
+
+Appunto perchè quelle impressioni erano state così forti e improvvise,
+appunto perciò, si dissiparono subito, appena finito l'incanto che le
+avea suscitate. Invece lo spettacolo nuovo che gli si preparava e che
+contrastava singolarmente col primo, ne produsse in Prandino altre del
+tutto diverse da quelle, ma non meno vive e sentite.
+
+Dopo tanta luce, adesso la gondola, sempre lenta, sempre leggera e
+dondolante, si sprofondava nelle ombre misteriose del _Canal Grande_.
+
+A mano a mano che s'inoltrava, la Venezia dei Dogi e delle feste, della
+voluttà e dei piaceri, del Messer Grande e delle cortigiane, si faceva
+strada non più nell'anima, ma nei sensi di Ariberti. Allora Otello e
+Desdemona, Bianca Cappello e la Faliero, Alfredo de Musset e la Sand,
+Byron e la Guiccioli, la leggenda e la storia dei vecchi palagi
+ingigantiti dalle tenebre gli risollevarono nella mente la memoria di
+quegli amori, gli riaccesero nel sangue il calore di quelle passioni:
+non era più una forma vaga, indistinta, lontana, che rischiarava adesso
+il pensiero dell'Ariberti, ma su quelle acque cupe come l'abisso egli
+sentiva correre aliti di sensualità acuti, penetranti, e vinto dalle
+nuove seduzioni tornò lui questa volta a piegarsi sul _trasto_ e chiese
+un bacio all'Elisa che non gli venne negato.
+
+-- _Ahoé!_ -- gridò il gondoliere che piegava per entrare in un rio.
+
+-- _Stalì! Ahoé!_ -- rispose vicina un'altra voce, e una gondola a due
+remi, nella quale si distinse appena un'immagine bianca di donna, che
+sorrideva mollemente sdraiata ad una figura bruna di giovanotto, uscì
+velocemente perdendosi nelle tenebre lungo il canale: era un'altra
+strofa, che si dileguava nell'ombre, di quel poema eterno dell'umanità
+che a Venezia ha il suo canto più vario e più appassionato.
+
+
+
+
+CAPITOLO VIII.
+
+
+Il giorno dopo faceva un tempaccio indiavolato. Era una burrasca di
+mare: pioveva a dirotto e soffiava un vento freddo giù per le _calli_,
+che sbatteva gli ombrelli contro le mostre delle botteghe e agitava
+l'acqua verde dei _rii_. Nessuno, tranne qualche matto d'inglese o di
+tedesco, si sarebbe sognato d'andare al Lido.
+
+L'Elisa, un po' stanca dal viaggio e dalla notte che aveva passata in
+gondola, rimase a letto fin tardi, indugiò ad abbigliarsi e fu visibile
+soltanto all'ora del pranzo, chè, in _negligé_, non si lasciava mai
+veder da nessuno; e si capisce!...
+
+La Contessina invece, dovendo restar chiusa in albergo, approfittò del
+suo tempo per disfare le valigie e regolare i conti con Prandino, al
+quale non parve vero di entrar quasi nel suo, quantunque, per dire la
+verità, non ci fosse pericoli.
+
+Colla sua solita pazienza e timida rassegnazione, si digerì poi una
+solenne lavata di capo dalla Cecilia a proposito della mancia ch'egli
+aveva creduto di mettere in mano, senza prima parlare con lei, all'uomo
+del battello: questi, alla fine, li aveva canzonati per buscarsi lui
+quella _corsa_ dalla stazione all'albergo, e non meritava certo che i
+gonzi lo regalassero anche per soprammercato!...
+
+Prandino del resto lo sapeva già, che non l'avrebbe passata liscia senza
+pigliarsi un rabbuffo! Che!... Quando doveva metter mano alla borsa, non
+c'era versi, madama D'Abalà diventava rabbiosa, bisbetica,
+insopportabile; e allora gli occhietti guardavan losco e si faceva in
+faccia tutta rossa, e non le rimaneva di bianco altro che la punta
+sottile del suo naso minuto.
+
+-- No, no, -- borbottava contando i biglietti la terza volta, e osservando
+i più sucidi contro la finestra per paura che fossero doppi; -- no, no;
+un'altra volta non mi muovo più, se non ho mio marito, che dei ragazzi
+da condurre a spasso me ne basta uno: Gegio, e spesso e volentieri,
+potendolo, farei anche senza di lui!... Una volta, vedete, a Firenze,
+perchè un vetturino pretendeva più della tariffa, mio marito, senza fare
+nè ai nè bai, lo prese per un orecchio e lo consegnò lui stesso ad una
+guardia di città!...
+
+-- Queste bravate di tuo marito le puoi contare al primo che passa, ma
+non a me che lo conosco, -- pensava Prandino. Però non rispose nulla,
+anzi rimase colla testa bassa, come fosse mortificato davvero per quel
+confronto.
+
+Fatte le valigie, fatti i conti, la Cecilia per non istare in ozio,
+cominciò a sentirsi male, a bere delle tazze di brodo col limone, e a
+sorseggiare dell'_acqua di tutto cedro_, fino all'ora di pranzo, dove
+mangiò per due, com'era naturale. L'Elisa più tardi volle scrivere delle
+lettere, e il direttore dell'albergo _fece salire_ al numero quaranta
+della carta colla marca della casa in oro, e mandò alla Contessa tutti i
+giornali illustrati della _Salle de lecture_.
+
+In quanto a Prandino, egli cominciò a metter muso; l'Elisa non si faceva
+vedere; e lui ogni momento scendeva giù dal portiere a domandare se non
+c'era stato nessuno a cercarlo; tanto che il portiere, seccato, gli
+rispose brusco, che, se capitassero persone pel signor Conte, lo farebbe
+avvisato, perchè egli stava alla porta appunto per ciò!....
+
+Prandino sperava in una visita di Badoero: questa forse avrebbe fatto
+uscire l'Elisa dalla sua camera, e forse, chissà, gli avrebbe dato un
+po' d'importanza anche presso quella rusticona della Cecilia. Ma
+Badoero, contro tutte le espansioni della sera innanzi, non si lasciò
+vedere. Allora Prandino, per isvagarsi, dovette condur Gegio in piazza
+san Marco a gettare il becchime ai colombi che, fortunatamente colla
+loro piacevole dimestichezza, fecero scordare a Gegio l'idea fissa che
+aveva in testa dalla mattina di prendere una gramolata da _Florian_,
+tanto che appena messo il naso fuori dell'albergo aveva cominciato
+subito a brontolare che aveva sete.
+
+Tutto sommato però, quella mezza giornata, non fu proprio cattiva per
+l'Ariberti. Quando tornò all'albergo, si sentì dire che il numero
+quaranta lo cercava: figurarsi! Mandò Gegio in fretta dalla mamma,
+promettendogli che il giorno dopo sarebbero andati in piazza a pigliare
+i colombi colla rete, e in due salti corse dall'Elisa.
+
+-- Si può?
+
+-- Avanti!
+
+Nella cameretta buia, le tendine erano calate e le persiane chiuse, si
+respirava un profumo di _vinaigres_ e di _violettes_, che ad altri
+avrebbe forse dato il mal di capo; ma a Prandino invece ricreava e
+irritava i sensi: era l'odore particolare della sua donna.
+
+L'Elisa gli venne incontro mostrandoglisi a poco a poco nell'oscurità,
+ancora più bionda, ancora più bianca e ancora più bella del solito. Si
+movea lentamente con un languore pieno di sentimento, con una stanchezza
+piena di fascino e cogli occhi, ch'ella s'era fatti ancora più profondi
+col _keul_, così che dal suo volto e da tutta la sua persona apparivano
+a Prandino le tracce, a lui tanto care, della notte che aveano passata
+in gondola, soli, soletti.
+
+-- Che vuoi, cara?
+
+Nella camera si sentiva la respirazione grave, affannosa del giovinotto.
+
+-- Nulla. Voleva darti un bacio prima di scendere.
+
+Prandino, tremante di voluttà, voleva stringerla, baciarla, morderla,
+fors'anco: ma lei no; gli si oppose, e lo staccò da sè risolutamente.
+
+-- Andiamo; basta; sta quieto, bambino. È ora d'andare a pranzo.
+
+E visto che l'altro stava fermo, intimidito, gli si appoggiò al braccio,
+gli sorrise di nuovo col suo languore di donna stanca, affranta, e
+scesero insieme, ninnolandosi un po' lungo le scale, nella _salle à
+manger_.
+
+Ma, proprio, la fortuna di noi miseri mortali pende da un filo
+invisibile come la famosa spada di Damocle: quando pareva che tutto
+andasse a seconda all'Ariberti, che tutto lo accarezzasse, anche i
+piedini di Elisa, mancò poco ch'egli non si strozzasse con una lisca di
+pesce.
+
+Il direttore dell'albergo, ch'era come sempre tutto daddoli per la
+Contessa del numero quaranta, fino a degnarsi di servirla lui e di
+domandarle ogni tanto se la portata non le piaceva, o se desiderava che
+le fosse cambiata, era entrato in sala con un piego sopra un vassoio
+d'argento.
+
+-- Un telegramma per la signora Contessa! -- e glielo porse inchinandosi
+graziosamente.
+
+L'Elisa lo ringraziò piegando il capo e girando gli occhi, ma poi,
+appena aperto il telegramma, arrossì, sorrise, parve confondersi, e lo
+passò in fretta alla Cecilia.
+
+-- È del Maggiore -- pensò subito Prandino fra sè e sè, e fu proprio
+quello il momento, che la lisca gli andò a traverso.
+
+La Cecilia guardò sua madre, aggrottando le ciglia per capir qualche
+cosa, ma senza parlare. Elisa le strizzò l'occhio, poi:
+
+-- È di tuo marito -- le disse continuando a sorridere, tutta rossa in
+viso a dispetto della cipria. -- Vuol sapere se abbiamo fatto buon
+viaggio.
+
+Prandino rialzò il capo respirando, chè la lisca, a quelle parole, trovò
+la sua strada diritta, e il buon ragazzo, tutto consolato, non si adirò
+nemmeno contro Gegio, che, con una pallottola di pane, era riescito a
+colpirlo proprio in un occhio!...
+
+Povero Prandino!... Meglio per lui, del resto, ma ad ogni modo era un
+osservatore assai superficiale. Se no, come avrebbe potuto credere che
+la Cecilia così taccagna, non uscisse in una sfuriata contro l'onorevole
+sotto prefetto, quando davvero egli avesse spesa una lira per avere le
+notizie, mentre se ne poteva levare il gusto qualche ora più tardi, con
+una cartolina da due soldi?...
+
+Il giorno dopo Badoero passò apposta dalla _Gondola d'oro_ e lasciò
+detto al portiere che avvertissero il conte degli Ariberti di non
+mancare al vaporetto delle tre.
+
+L'Ariberti alle due e cinquanta era già sul ponte coll'Elisa, Gegio e la
+Cecilia che teneva in mano un cuscino di tela greggia con in mezzo lo
+stemma in rosso e la corona dei Navaredo, perchè, nel suo stato,
+soffriva a sedersi sulle panchette dure di legno.
+
+Badoero non si fece aspettare: vestito come un cuoco, tutto di bianco,
+profumato, unguentato, impomatato, entrò sul vaporetto lentamente e
+leggermente, dondolandosi sulle gambette lunghe e molli e passando dal
+montatoio sul ponte con un salterello da cavallerizzo. Appena scorse
+Prandino, lo salutò con un cenno lieve del capo e poi gli si avvicinò
+nella corsia, dritto, impalato, guardandosi attorno con occhiatacce
+assassine e dispensando saluti, sorrisi e scappellate fra le bagnanti
+che già si accalcavano sul vaporetto e lo riempivano di risa, di
+chiacchiere e di colori.
+
+Prandino gli venne incontro e lo raggiunse a mezza strada.
+
+-- _Ciao_.
+
+-- _Ciao_, mio caro!
+
+-- Se lo permetti, -- e Prandino gli parlò all'orecchio stringendogli un
+braccio colla mano, -- ti presento alla contessa Navaredo, di Vicenza, e
+a sua figlia, la contessina d'Abalà.
+
+Badoero, che in tutte quelle bagnanti cercava invano una mima del teatro
+del Lido, per la quale sentiva del tenero assai, continuò a guardarsi
+d'attorno, ma rispose un _ooh!_ lungo, eloquentissimo, accompagnandolo
+con un inchino e mosse dietro ad Ariberti, che camminava male fra tutta
+quella gente stipata, dispensando altrettanti _pardon!_ quante erano le
+punte dei piedi che incontrava colle sue.
+
+-- Contessa, Contessina: il conte Badoero, mio cugino.
+
+Questa volta furono le due signore che mormorarono un _ooh!_ molto più
+debole però e molto più corto, chinando il capo leggermente. L'Elisa
+arrossì: già, alla sua età, aveva imparato ad arrossir sempre, quando
+credeva che le stesse bene.
+
+-- È la prima volta quest'anno che vengono al Lido? Già, già,
+sicuramente, perchè Ariberti m'ha detto che sono arrivate appunto
+l'altro giorno. Venezia però la conoscono? Non si domanda nemmeno,
+diamine! da Vicenza a Venezia è la corsa di un paio d'ore. Che tempaccio
+ieri! Loro signore non avranno preso il bagno, mi figuro?... Sfido io!
+chi doveva arrischiarsi, ieri, d'andare al Lido? Non ci fu altri che
+quel matto di Roders, un americano, un mio amico, che ha fatta la
+traversata in _sandolo_.
+
+-- Quanta gente che continua a salire! -- esclamò la Cecilia accomodandosi
+sul cuscino e stringendosi vicino all'Elisa. -- Vorrà dire però che
+quando saremo stipati come le acciughe chi sarà capitato tardi se ne
+ritornerà indietro.
+
+-- O aspetterà un altro vaporetto. Già, partono ogni venti minuti.
+
+-- Oh mio Dio, mio Dio! che puzzo di carbone! Che, che! io non ci posso
+resistere, non voglio già beccarmi il dolor di testa per nessuno, io! --
+esclamò la Cecilia quando proprio il vaporetto era pieno.
+
+Non c'era verso, dovettero passare dall'altra parte, urtando e pigiando
+quella folla, la Cecilia facendosi da guardinfante colle due mani e
+fissando la gente, che stentava un po' a muoversi, cogli occhietti
+loschi dalla bile.
+
+Elisa le teneva dietro con aria distratta, forse per fare impressione a
+Badoero, il quale allungava sempre il collo cercando la mima che non
+trovava mai. Il conte degli Ariberti veniva l'ultimo, tutto rosso dalla
+vergogna, strascinandosi Gegio con una mano e coll'altra tenendosi
+stretto sotto il braccio il cuscino stemmato.
+
+-- Oh, finalmente! -- esclamò la Cecilia, quando si fu di nuovo adagiata.
+-- È innegabile che una volta, da _Rima_, i bagni erano più comodi. Oh,
+sì davvero! E poi si faceva più presto e si spendeva meno.
+
+-- Oggi, sa, Contessa, c'è folla perchè è domenica.
+
+-- Anche qui come a Vicenza? -- esclamò Prandino: -- la domenica non si può
+andare in nessun luogo.
+
+-- Sicuro: tutto il mondo è paese. Per questo appunto le _nostre signore_
+non vengono mai al Lido la domenica.
+
+-- No?
+
+-- No. C'è troppa gente. Ma vedranno domani; ce ne sarà meno assai e poi
+troveranno una _società_ molto più _distinta!_
+
+-- È vero che al Lido ci sono le carrozze e i cavalli? -- saltò su Gegio a
+domandare tutto a un tratto, tirando la giacca a Badoero.
+
+-- Sì, carino. C'è il _tramvai_.
+
+-- Mamma, andiamo in _tramvai_? Io voglio andare in _tramvai_!
+
+-- Sì, sì: chetati, carino, si va in _tramvai_, fino allo stabilimento. È
+suo figlio? -- chiese poi a Cecilia.
+
+-- Mio figlio. Andiamo, Gegio, da bravo, sta su dritto e saluta il signor
+Conte.
+
+Gegio si strinse nelle spalle, e si voltò divertendosi a sputare
+nell'acqua.
+
+-- Carino proprio davvero; e quanti anni ha?...
+
+-- Tre anni, -- rispose l'Elisa.
+
+-- Per bacco, è molto sviluppato!
+
+-- La _mamma grande_ dice sempre che ho tre anni! -- esclamò Gegio,
+voltandosi verso Badoero, e dando un urtone a un tedesco. -- Anche l'anno
+passato a Lonigo io avevo tre anni!...
+
+-- Finiscila, stupido! -- e la Cecilia gli diede un pizzicotto così forte
+in un orecchio che Gegio diventò rosso dalla rabbia e dal dolore e colla
+manina chiusa allungò un pugno a sua madre. Fra madre e figlio,
+naturalmente, stava per succedere una tragedia, quando Badoero, tanto
+per volgere altrove l'attenzione, esclamò ridendo, chè proprio non
+poteva più contenersi:
+
+-- Oh, ecco Potapow e Jamagata che arrivano gli ultimi; ah, ah, ah! se
+non fanno presto restano proprio con un palmo di naso.
+
+Ma Potapow e Jamagata si misero a correre e così arrivarono a tempo per
+imbarcarsi. Potapow era un vecchietto rubizzo, vegeto piuttosto grasso,
+e nel vestito era sudicino, anzichenò. Aveva la barba intera d'un grigio
+giallognolo: parlava sempre, toccava tutto e non istava mai fermo.
+Invece, il commendatore Jamagata, lucente nell'abito nero, di una
+pulitezza squisita e di una eleganza severissima, alto, dritto,
+composto, nel suo genere giapponese era un uomo bellissimo.
+Naturalmente, s'era tagliato la coda, ma in compenso si era fatto
+crescere i baffi; cioè, intendiamoci, non aveva da coltivare che sette
+peli alla destra e cinque alla sinistra del naso.
+
+Il russo ed il giapponese si vedevano sempre insieme: ma nulladimeno si
+detestavano cordialmente. Fra loro due c'era dell'astio, dell'invidia e
+della rivalità. Dicevano corna l'uno dell'altro, si contraddicevano,
+garrivano spesso, giocandosi dei tiri, facendosi dei dispettucci e a
+volte scambiandosi anche qualche impertinenza. Il russo era allegro e
+chiassoso, il giapponese grave e malinconico, il primo assolutista e
+avaro, il secondo splendido e liberale, l'uno materialista e scettico,
+l'altro sentimentale e credente, quello licenziosetto e spregiudicato,
+questo casto e tenero di cuore.
+
+Mentre il vaporetto dal guscio giallo scendeva giù velocemente solcando
+l'acqua cristallina della laguna, con la tolda così tutta coperta dai
+vivaci colori delle vesti, dei capelli, degli ombrellini verdi, rossi,
+bianchi da sembrare un gran cesto carico di fiori, successe la
+presentazione del Conte e del Commendatore alle contesse Navaredo e al
+conte Eriprando degli Ariberti. Il giapponese si sedette vicino
+all'Elisa, il russo rimase in piedi dinanzi a Cecilia. Jamagata parlò
+colla Contessa delle melanconiche idealità di Venezia; Potapow consigliò
+Cecilia a prendere un libretto d'abbonamento pei bagni del Lido,
+avvertendola poi di confrontare attentamente le serie delle contromarche
+perchè alle volte erano sbagliate.
+
+Solamente il conte Eriprando era un po' messo da parte e ciò perchè egli
+non godeva di troppa dimestichezza colla lingua francese. Una volta,
+vedendo ch'egli stava là tutto muto, accarezzandosi i baffi e ridendo
+quando ridevano gli altri, -- _Parlez-vous français, monsieur le comte?_
+-- gli chiese Potapow.
+
+-- _Oh, très peu!_... -- rispose Prandino colle labbra strette, e poi
+tacque arrossendo, perchè dubitò di aver detto uno strafalcione; e tanto
+per fare un po' il disinvolto, voleva che Gegio ammirasse le isolette
+dei _Frari_ e di _Sant'Elena_. Ma Gegio nemmeno gli badava: il ragazzo
+fissava Jamagata cogli occhi sbarrati, mangiandosi le unghie.
+
+Prandino cominciava a essere un po' seccato. Quel parlar francese lo
+infastidiva: egli aveva creduto di venire a Venezia a far la prima
+figura vicino alla contessa Navaredo e adesso invece gli toccava
+l'ultima parte.
+
+E già non ne poteva proprio più, quando il vaporetto rallentava la
+corsa, e poco dopo si fermava all'approdo. Furono aperti gli sportelli,
+furon gettati i montatoi, e la gente cominciò a scendere. Allora
+Prandino lavorò tanto bene coi gomiti che riuscì in breve a ficcarsi
+proprio dietro all'Elisa, e quando ella discese, lui, risoluto, con una
+mano appoggiata allo sportello, cacciò fuori la gamba sul montatoio, e
+le rimase vicino, impedendo il passo a Jamagata.
+
+Intanto la gente prendeva d'assalto i _tramways_, che, appena carichi,
+correvano via di trotto, l'uno dopo l'altro.
+
+Jamagata e Potapow, pratici del luogo, non si perdettero in complimenti:
+il commendatore saltò sul _tramway_ e con tutte due le mani aiutò la
+Cecilia. Questa vi salì spinta per di dietro da Potapow, che si volse
+poi a tirar su anche l'Elisa. Prandino, nuovo in quelle confusioni, e
+non abituato a fare l'inglese, s'intimidisce, non ha coraggio di passar
+davanti alle signore, e il _tramway_ si riempie: corre in su e in giù,
+inquieto, affannato per trovarsi un posto purchessia, ma intanto che
+cerca, il _tramway_ si mette in movimento e parte lasciandolo lì con un
+palmo di naso e con Gegio fra le gambe, il quale, vedendo la mamma
+allontanarsi, comincia a piangere e finisce a strillare.
+
+L'Ariberti si guarda attorno, smarrito, mortificato: chiama Badoero: ma
+il Badoero s'era dileguato anche lui. Lì, poco discosto, c'era un altro
+_tramway_, mezzo vuoto, che si disponeva a partire. Prandino,
+trascinando Gegio, si mette a correre, e vi salta dentro che già si
+muove.
+
+-- Parte per il Lido? -- domanda trafelato al conduttore.
+
+-- No, per Venezia! -- rispose questo ridendo e schioccando la frusta
+sulla groppa dei cavalli.
+
+-- Se avessero osato di rispondere così a mio marito, guai! -- esclamò più
+tardi la Cecilia, dopo che Prandino le ebbe contata quella canzonatura,
+-- guai!... egli avrebbe buttato quel villano giù dal carrozzone. È vero
+però che mio marito non avrebbe certo fatta una domanda così sciocca: --
+soggiunse poi in via di conclusione, per paura che l'Ariberti le potesse
+rimaner in credito di una gentilezza.
+
+Quando egli giunse allo _stabilimento_ e attraversò la sala del _Caffè
+ristorante_, scura e bassa pari a quella di una nave, come si affacciò
+ad una delle uscite che mettevano sulla terrazza, si fermò là su due
+piedi.
+
+Il mare tranquillo, in calma, lo accecava col riflesso di un azzurro
+largo, ampio, infinito, più del barbaglio del sole che saettava i suoi
+raggi sulle onde calde, con striscie gialle, mobili, scintillanti. A
+quell'ora sul mare non si vedeva una vela, nel cielo non correva una
+nube, non appariva neppure nella sconfinata immensità d'acqua, di cielo
+e di luce, l'ala bianca e rapida dell'alcione.
+
+L'Ariberti, respirando con voluttà l'aria frizzante, si mosse, si avanzò
+verso il lungo parapetto della terrazza; ma allora l'andirivieni
+affollato, rumoroso dei forestieri ai bagni e dei veneziani a spasso, lo
+tolse dalla sua estatica contemplazione, e quel frastuono babelico, quel
+viavai delle fogge più strane, quel pettegolezzo di colori, lo attrasse
+ammirato, come prima lo aveva reso attonito il grandioso spettacolo del
+mare, e ciò mentre l'acqua ch'egli udiva rompersi e scorrere sotto il
+tavolato della terrazza lo impressionava così, da fargli muover le gambe
+con un certo sospetto. Quelle donne belle, eleganti, disinvolte che gli
+passavano vicino, lo facevano arrossire senza ch'egli ne sapesse la
+ragione. Certo, egli le trovava tutte più belle dell'Elisa, e pensando a
+lei adesso, si sentiva come un po' mortificato. Quelle vesti così nuove,
+quei cappelli così arditi, che parevano panierini ricolmi di fiori o di
+frutta, o ricchi nodi svolazzanti di nastri e di trine, quel lusso,
+quella sensualità, gli misero addosso un'invidia indefinibile, un'ansia
+infinita di desideri che sentiva confusamente nel cervello, nel cuore,
+nel sangue, ma che non avrebbe saputo esprimere; una smania d'essere pur
+qualche cosa, in quel mondo a lui così straniero, di attirare sopra di
+sè l'attenzione di tutta quella gente che non si curava de' fatti suoi,
+che non lo guardava, che nemmeno sapeva chi egli fosse di nome. Si
+avvicinò al parapetto; giù, nell'acqua, c'era una compagnia di
+giovinotti con maglia a righe, come quelle dei _clowns_, che offrivano
+un piacevole spettacolo di scambietti, di salti, di capriole, alle
+signore che li stavano a guardare dall'alto. Prandino pensò allora di
+saltar giù, in quella folla, per superare tutti quei nuotatori, per
+farsi ammirare!... Ma poi guardandosi attorno, stanco, intristito, e
+vedendosi così solo, mentre molte coppie di donnine e di giovinotti,
+passeggiando in su e in giù, combinavano insieme l'amore e la
+_reazione_, tornò a pensare all'Elisa con un impeto prepotente di
+affetto, e insieme con un gran desiderio d'aver anche lui la sua amante
+da sfoggiare, e però ricominciò a trovarla bella, a sentirsela cara e a
+volerle bene.
+
+Fu il Badoero che lo fece tornare in sè, dandogli un pizzicotto.
+
+-- Oh, _ciao_, Badoero!... E la Contessa, dov'è andata?
+
+-- Dall'altra parte; a spogliarsi per fare il bagno.
+
+-- Io voglio andare a fare il bagno colla mamma grande! -- piagnuccolò
+Gegio appena udì quelle parole.
+
+-- Appunto; la contessa Cecilia, -- (le conoscenze nuove, si sa bene,
+chiamavano contessa anche lei), -- la contessa Cecilia cercava il
+bambino, ed era irritata contro di te, perchè diceva che ti perdi
+d'animo per un nonnulla.
+
+-- E adesso, che cosa si fa?
+
+-- Condurremo il ragazzo da sua madre e poi andremo a fare il bagno anche
+noi. Non ti pare?
+
+-- Sicuro, perdina! non vedo il momento di rinfrescarmi.
+
+Il Badoero, tutto consolato perchè finalmente aveva sbirciata l'Emma, la
+sua mima, giù in mare, che prendeva atteggiamenti plastici a fior
+d'acqua, circondata da tre o quattro adoratori, prese lui Gegio per mano
+e lo condusse nel compartimento riservato alle donne, raccomandando alla
+bagnaiuola che lo facesse entrare nel camerino delle contesse Navaredo.
+Poi raggiunse l'Ariberti sulla terrazza donde uscirono tutti e due di
+nuovo, per andare a bagnarsi.
+
+-- Sai, -- diceva il Badoero a Prandino, parlando a voce alta, mentre si
+spogliavano in due camerini attigui, -- se stasera, sul tardi, ti vedo al
+_Florian_, ti presento alla principessa di Lentz e poi andremo da
+_Bauer_ a cenare.
+
+-- Grazie, -- rispondeva l'altro dall'altra parte.
+
+-- Se vuoi ti condurrò anche al _club_.
+
+-- Grazie.
+
+-- Già non ti abbisognerà nulla; ma, si sa bene, in ogni occorrenza devi
+far capitale di me.
+
+-- Grazie.
+
+-- Me ne avrei a male, se non fosse così.
+
+Uscirono presto, quasi nello stesso punto. Il cugino scese il primo
+dalla scaletta; l'altro gli tenne dietro.
+
+L'acqua era bassa, non arrivava a toccar loro le ginocchia.
+
+-- Sei nuotatore, non è vero?
+
+-- Figurati: nuotatore d'acqua dolce!...
+
+-- Tanto meglio, così andremo al largo.
+
+-- Sicuro.
+
+-- Passeremo dall'altra parte, dove ci sono le signore.
+
+-- Ma, non è proibito?
+
+-- Che! È proibito avvicinarsi alle signore dentro allo steccato: ma
+fuori non c'è nessuno che possa trovar nulla da ridire.
+
+-- Tanto meglio!
+
+Camminando nell'acqua, si lasciarono dietro la folla dei nuotatori
+inesperti che facevano il chiasso, vociando, ridendo, spruzzandosi gli
+uni cogli altri, tuffandosi a vicenda, o dondolando, come salami, appesi
+alle corde.
+
+Quando il fondo cominciò a mancare, i due cugini si allungarono, si
+distesero e nuotarono via, filando velocemente.
+
+L'acqua era calda: il sole dall'alto dardeggiava infocato.
+
+-- Vedi la Contessa? -- chiese il Badoero a Prandino.
+
+-- No, non vedo che la D'Abalà sulla terrazza: minaccia Gegio
+coll'ombrellino, perchè non vuol lasciarsi tuffare dal bagnaiuolo.
+
+-- La D'Abalà, naturalmente, non farà bagni...
+
+-- No.
+
+-- Si capisce.
+
+-- Oh! eccola, la Contessa! Nuota sola sola: esce adesso dallo steccato!
+
+-- Per bacco! Ci vedi da lontano cogli occhi del cuore....
+
+-- Tu scherzi, cuginetto mio!...
+
+-- No davvero! E te ne dò subito una prova: io mi fermo qui coll'Emma e
+ti lascio libero.
+
+La piccola Emma, con una maglia rossa, scollata, che la faceva
+distinguere a mezzo chilometro di distanza, ferma, in piedi, più vicina
+alla riva, usciva dall'acqua -- dalla cintola in su -- come Farinata dal
+fuoco: però l'Emma a vederla così, non metteva punto sgomento.
+
+-- _Voi ti, giavan, adess te vegnet giò?_ -- questo fu il saluto dato
+dalla Venere _meneghina_ a Badoero, il quale, al suo apparire, fece
+allontanare due o tre giovinottini che le boccheggiavano d'intorno, come
+all'avvicinarsi di un pesce più grosso, i pesciolini minuti si
+disperdono, guizzando via lesti lesti.
+
+Quando Prandino raggiunse l'Elisa, questa cominciò a nuotare di fianco:
+aveva avuta anche l'altra furberia d'indossare un camiciotto da bagno
+molto scuro e così, benchè l'acqua fosse limpida, riusciva a nascondere
+il soverchio rotondeggiare delle sue forme: precauzioni affatto inutili,
+del resto, per il buon Prandino, chè egli era innamorato, e si sa bene:
+più ce n'era di quella donna e più ne amava!
+
+-- Sei tu?
+
+-- Sì.
+
+-- Come hai fatto a ravvisarmi così di lontano, sotto questo
+cappellone....
+
+-- Lo sai bene: io ti vedrei anche se tu fossi in capo al mondo.
+
+Prandino ansava e nuotava adesso con maggior fatica. Le braccia bianche,
+il piedino lungo, elegante, e le gambe rotonde della Contessa, vedute
+così sott'acqua, gli toglievano il respiro.
+
+-- Sei stanco?
+
+-- Tutt'altro.
+
+-- Andiamo un po' fuori?
+
+-- Come vuoi. Già bisogna venire in mezzo al mare per trovarti sola.
+
+-- Sai che Jamagata ha già cominciato a farmi la corte? -- E l'Elisa diede
+in una risata, uscendo fuori dall'acqua con un braccio per accomodarsi
+il cappellone di paglia.
+
+-- Me ne sono accorto; e tu, non c'è che dire, te la lasci fare per
+benino!
+
+-- Che vuoi? Un giapponese, non m'era ancora capitato!
+
+-- Cioè?...
+
+-- A proposito, bambino, non dir nulla con Cecilia, che siamo usciti
+insieme a nuotare, se no, mi fa certe prediche noiose che non finiscono
+mai! -- Fra le altre _fanciullaggini_, all'Elisa era rimasta anche
+questa, di fingere cioè ch'ella fosse tenuta d'occhio da sua figlia.
+
+-- Per me, io non le dico nulla di sicuro!... Ma senti, cara, non ti
+lascerai fare la corte da Jamagata: me lo prometti, non è vero?
+
+-- Chi lo sa? È tanto sentimentale! -- L'Elisa guizzò nell'acqua, girando
+sopra sè stessa e fremendo dal piacere.
+
+Prandino le si cacciò ai fianchi: -- Giurami, che mi hai risposto così
+per ischerzo!...
+
+-- Tirati in là; andiamo, tirati in là, chè mi fai bere.
+
+-- Ti farò bere apposta, se continui a far la civetta!...
+
+-- Andiamo, andiamo!... Sei matto! Nuota più distante, chè, se ci vedono,
+fo davvero una bella figura!
+
+L'Elisa non ischerzava più: Prandino si allontanò subito da lei.
+
+-- Vuoi che ritorniamo indietro?
+
+-- Come desideri!
+
+-- Si sta così bene qui soli, in mezzo all'acqua.
+
+-- Ti diverti, Prandino?
+
+-- Assai!
+
+-- Come ieri sera?
+
+-- Oh, no! Ieri sera, per modo di dire, fu il più bel giorno della mia
+vita.
+
+-- Quanto sei sciocco!...
+
+-- Sfido io: ti hanno abituata allo spirito del Giappone.
+
+-- Giappone o Cina, sta sicuro che Jamagata di queste sciocchezze non ne
+dice!
+
+-- Bada!... ti fo bere!
+
+-- Tirati in là!...
+
+-- Perdinci, come ti sei fatta paurosa!...
+
+-- Andremo ancora un'altra sera in gondola; e prenderemo con noi anche
+Cecilia, non è vero? -- L'Elisa aveva detto ciò per ischerzo, ma vedendo
+che l'altro in acqua come in terra prendeva il cappello colla stessa
+facilità. -- Non arrabbiarti, permaloso che sei -- aggiunse subito -- non
+capisci che l'ho detto per ridere?
+
+-- Dammi la mano....
+
+-- No....
+
+-- Dammi la mano!
+
+-- No. Non fare scherzi, sai: non mi accomoda! -- E l'Elisa si voltò per
+ritornare verso lo _stabilimento_.
+
+-- Oh Dio! -- esclamò -- quanto ci siamo allontanati.
+
+Difatti sulla sabbia bigia della riva, i bagnanti che vi formicolavano
+qua e là, sembravano altrettanti bambini: lo _stabilimento_ basso,
+angusto, ristretto, pareva poco più grande d'un balocco.
+
+Nuotavano tutti e due adagio adagio, senza parlare: lui un po' indietro,
+intento cogli occhi per iscoprire sotto l'acqua tutti i movimenti
+dell'Elisa, e lei godendosi, colle pupille socchiuse, il barbaglio della
+luce calda, molle, snervante, che sollevava dal mare un odore acuto di
+alghe e di sale.
+
+-- Chi è quel cappellone laggiù, che nuota dritto verso di noi? -- chiese
+Prandino, sempre pieno di sospetti, alla sua compagna, indicandole un
+coso lontano che sembrava una zucca gialla, galleggiante a fior d'acqua.
+
+-- Non so, non vedo nulla -- rispose l'Elisa. Però, la perfida non diceva
+la verità nemmeno questa volta!... Tanto è vero che increspò le labbra a
+un sorriso di soddisfazione e che, colla scusa di accomodarsi di nuovo
+il cappello, levò fuori dell'acqua un braccio bianchissimo, grassotto,
+che ebbe così, grondante sotto il sole, un momentaneo luccichìo. Poi
+tornò a nuotare di fianco, molto di fianco, allungando e allargando i
+movimenti.
+
+-- Ti dico che quello là ci viene incontro! -- tornò a ripetere Prandino
+coll'innocenza che gli era abituale. Ma poi, quando si avvicinarono
+ancora di più ed egli potè adocchiare chi ci stava sotto il cappellone,
+il suo povero cuore gli cominciò a saltar dentro come se gli battesse la
+furlana e quella larga distesa d'acqua azzurra gli girò attorno alla
+vista.
+
+-- Contessa.... arriva da.... Trieste?!
+
+Maledizione! era proprio lui, il Maggiore!
+
+-- Addio Del Mantico! Ritorno col conte Eriprando, da una bellissima
+traversata.
+
+L'Ariberti non potè dire una sola parola: per superarsi, per vincere la
+commozione di quella sorpresa così sgradita, accelerò troppo i
+movimenti, però lo prese un po' d'ansia, d'affanno, e, mentre gli altri
+due si scambiavano dei complimenti graziosissimi, lui diede giù una
+bevuta così abbondante, che lo fece starnutire per un pezzo.
+
+-- Conte, si beve?
+
+-- Si beve e si beve amaro!
+
+Prandino continuò a sputare, a schiarirsi la gola, e a soffiar l'acqua
+dal naso.
+
+Il Maggiore, veduto in maglia da bagno, non era avvenente per nessun
+verso. Egli non aveva la malizia dell'Elisa, che nuotava di fianco, e
+però si vedeva tutto, così grasso e grosso com'era, col collo corto e
+largo, col petto setoloso, mentre i baffi gli pendevano molli, cadenti,
+rendendo buffo quel suo faccione tondo, bruciato dal sole.
+
+-- Lo sapeva, Maggiore, di trovarmi al Lido?
+
+-- No, non lo sa....peva, ma lo spe....rava.
+
+Anche il Del Mantico era ansante nel parlare. Non era un nuotatore della
+forza di Prandino, e nell'acqua si stancava subito.
+
+-- Ma come ha fatto a riconoscermi così da lontano, e senza
+l'occhialino?...
+
+-- Mi fu indi...cata dalla contes...sina Cecilia!
+
+-- Strega del diavolo! -- borbottò Prandino, la cui grande infelicità
+riempiva adesso, per lui, tutto quell'immenso spazio d'acqua e di cielo.
+
+L'Elisa, pratica di tali scene, capì che la posizione poteva farsi un
+po' difficile, e pensò bene di lasciare soli i due rivali a sbrigarsela
+come credessero meglio.
+
+-- Qui, signori miei, bisogna dividerci, se non vogliamo far nascere
+scandali.
+
+-- A ben rivederla, Con...tessa!
+
+-- Si ferma a Venezia, Maggiore?
+
+-- Potrebbe.... darsi!
+
+-- Allora, _au revoir!_
+
+-- _Au revoir_.
+
+L'Ariberti non salutò nemmeno la Contessa, che filò via dritta dritta,
+verso il compartimento delle signore; invece cominciò a nuotare come i
+cani, sbattendo l'acqua colle mani e coi piedi.
+
+Il Maggiore aveva fatto uno sforzo e non ne poteva più; buon per lui che
+si cominciò presto a toccare il fondo! Prandino continuò a tenersi muto,
+il Maggiore ugualmente, e tutti e due salirono ai rispettivi camerini,
+per due scalette differenti.
+
+Quando l'Ariberti si trovò chiuso, solo solo nella sua gabbia, rimase là
+per un momento, come istupidito dall'affanno e dal dolore; ma poi,
+mentre si asciugava, cominciò a piangere, e a piangere dirottamente.
+
+Povero ragazzo!..
+
+
+
+
+CAPITOLO IX.
+
+
+-- Quando ho veduto che c'era quell'altro, ho fatto tutto il possibile
+io, perchè il Del Mantico non ti corresse dietro -- diceva la Cecilia,
+mentre aiutava la mamma a vestirsi -- ma non sono stata buona di
+trattenerlo: pareva che avesse addosso l'argento vivo!....
+
+-- Meglio così: meglio così!.... Ho sempre veduto che cogli uomini,
+quello che non si ottiene coll'amore, si ottiene colla gelosia. Dammi un
+po' di _crème_.
+
+-- Bianca o rosa?
+
+-- Rosa.
+
+-- Credi che il Del Mantico questa volta dica davvero?
+
+-- Che vuoi? ancora non ci vedo chiaro -- continuava l'Elisa, mentre
+guardandosi nello specchio si toccava qua e là leggermente, colle dita
+intinte nella manteca, le labbra e le narici. -- Ancora non ci vedo
+chiaro. A volte mi pare di sì, a volte mi pare di no.
+
+-- Tuttavia il telegramma di ieri e il fatto di esser capitato oggi a
+Venezia così a precipizio....
+
+-- Certo che dell'Ariberti è molto geloso!...,
+
+-- Vedi un po'?.... È geloso di quello stupido!
+
+-- Stupido non tanto, e poi ha un bel nome, e in fin dei conti è anche un
+bel ragazzo!....
+
+-- Sarà!.... Ad ogni modo è troppo giovine perchè ti sposi.
+
+-- Oh! in quanto all'età non vuol dire!
+
+-- Ma poi è uno spiantato.
+
+-- Questa piuttosto, è una buona ragione.
+
+Mentre l'Elisa terminava d'acconciarsi, la D'Abalà e il conte Potapow
+combinarono di fermarsi al Lido a desinare. Di solito, avea detto il
+Conte, servivano un pranzo fisso, a tre lire e cinquanta, senza vino,
+abbastanza buono. Jamagata, interrogato anche lui in proposito,
+consigliò invece di desinare _a la carta_.
+
+Potapow si strinse nelle spalle e non gli rispose nemmeno. Fra loro due
+poi successe un battibecco vivacissimo quando si dovette scegliere la
+tavola. Potapow ne voleva una vicina alle sale, così erano meglio
+riparati: Jamagata invece la preferiva sul mare, perchè se non si doveva
+godere della vista del mare, allora era inutile di fermarsi al Lido: e
+concluse che chi aveva paura del raffreddore poteva ritornarsene a
+Venezia. La Cecilia li lasciò bisticciare senza entrare in mezzo: era
+troppo affaccendata a far capire al cameriere che pranzavano in sette,
+ma che dovevano apparecchiare per otto, perchè in compagnia c'era un
+bambino, che aveva poco più di due anni.
+
+Ma sul più bello, quando tutto pareva ben disposto, eccoti Badoero che
+dichiara di non poter prendere parte a quel _picnic_: non lo disse, ma
+ne aveva un altro impegnato colla piccola Emma.
+
+Questa notizia inaspettata turbò i calcoli e la quiete della Cecilia e
+di Potapow. Per fortuna il Conte si ricordò in tempo del cavaliere
+Ramolini, il quale poco prima aveva manifestato il desiderio di pranzare
+anche lui al Lido, e domandò subito alla D'Abalà se permetteva che
+glielo presentasse, e se la contessa Navaredo, che ormai li aveva
+raggiunti, ne sarebbe stata contenta.
+
+-- Si figuri, si figuri; vada subito a cercarlo: contenta la mamma,
+contenta io, contenti tutti!
+
+Potapow andò correndo in cerca del Cavaliere.
+
+-- Contento io, oh, no: _rien du tout_ -- disse piano Jamagata alla
+Contessa. -- Oh! per trovarmi io contento vorrei essere senza nessuno con
+voi, _précisément_; come dite in italiano?.... senza _nessunissimo?_....
+
+L'Elisa, sorridendo, insegnò a Jamagata che in italiano si poteva dire
+_soli_, _solissimi_, _affatto soli_, mentre Prandino entrava sulla
+terrazza da una parte e il Maggiore vi entrava dall'altra: quello,
+livido, cogli occhi rossi e un muso al doppio del naturale; il Maggiore,
+invece, colla cera soddisfatta e l'occhialino in cerca dell'Elisa,
+asciugandosi i capelli corti, brizzolati, con la pezzuola bianca.
+
+Dopo la presentazione del Maggiore a Jamagata, la contessa Navaredo
+contò che il bagnaiuolo cercava di farle il galante e che nell'acqua le
+stava sempre vicino e che voleva a tutti i costi insegnarle a nuotare,
+quantunque lei non ne avesse bisogno.
+
+Di solito, queste narrazioni, fatte apposta dall'Elisa per istuzzicare
+un po' l'amor proprio dei suoi adoratori, indispettivano fortemente
+Prandino; ma in quel momento egli aveva già troppa infelicità nel cuore,
+perchè una gocciola più una gocciola meno lo potesse far traboccare.
+Invece, cominciò a sentirsi un po' meglio quando la comitiva si mise a
+tavola e la contessa Elisa volle lui alla sinistra, mentre alla destra
+c'era già seduto Jamagata. Allora toccò al Maggiore d'impermalirsi:
+difatti, egli si cacciò in fondo, lontano dagli altri, finchè Gegio, per
+consolarlo, gli camminò prima sui piedi e dopo gli saltò sulle
+ginocchia.
+
+-- Perchè è andato a sedersi così in disparte, Maggiore? -- gli chiese la
+Cecilia.
+
+-- Il bagno forse le ha fatto male? -- gli domandò a sua volta l'Elisa,
+con una punta d'ironia.
+
+-- Ho fame -- rispose il Maggiore secco secco, per dire qualche cosa.
+Prandino, vedendo il Maggiore così annuvolato, si rischiarava sempre
+più.
+
+-- Verrò io, Maggiore, a tenerle compagnia! -- esclamò la Cecilia; e, così
+dicendo, si alzò di dov'era e andò a sederglisi accanto.
+
+Intanto, dalla porta di mezzo, si vide entrare e avanzarsi Potapow,
+seguito da un signore dall'aspetto grave, rispettabile, tutto chiuso,
+abbottonato fin sotto al mento in un lungo soprabito di _mezza
+stagione_.
+
+Questo signore era il cavaliere Ramolini, il quale, dopo i complimenti,
+le proteste e i ringraziamenti d'uso, fu messo a sedere anche lui di
+fianco alla D'Abalà.
+
+-- Domando scusa alle signore, ma vorrei mi permettessero di rimanere
+coperto: questa brezza per me è micidiale.
+
+-- Faccia, faccia pure.
+
+-- S'accomodi liberamente.
+
+-- _Sans façons_.
+
+-- _Couvrez-vous monsieur!_ -- e Potapow con una mano gli alzò il braccio,
+perchè non esitasse più a lungo a rimettersi in testa la tuba grigia.
+
+-- In riva al mare tira sempre un po' d'aria, -- disse, dopo la zuppa, il
+cavaliere Ramolini, il quale parlava poco, ma in compenso, di tanto in
+tanto, usciva con delle scoperte che facevano molta impressione.
+
+Il pranzo fu abbastanza animato: se Jamagata trovava tutto cattivo,
+Potapow, viceversa, affermava che tutto era eccellente, e la Cecilia
+mangiava anche per il Maggiore, che si faceva sempre più ammusato a mano
+a mano che Prandino diventava persino spiritoso, tutto consolato dalle
+tenere amabilità che gli prodigava l'Elisa.
+
+Gegio non seccava nessuno perchè dormiva: la lezione di nuoto lo aveva
+infiacchito. E poi, una volta sola che osò dire alla Cecilia,
+indicandole Jamagata: "Guarda, mamma, com'è rimasto giallo anche dopo il
+bagno!", si prese un altro pizzicotto sull'orecchio, così forte, che non
+fiatò più per un pezzo, finchè terminò coll'addormentarsi.
+
+Alle frutta, Jamagata volle che la Contessa lasciasse a mezzo una pesca
+duraccina, per ammirare la bella vista.
+
+Il mare aveva preso adesso, coi riflessi del tramonto, una tinta verde
+chiara con delle strisce rossicce e violacee, mentre lontano
+sull'orizzonte apparivano le vele a triangolo di tre paranze,
+sfacciatamente colorite d'un giallo dorato.
+
+-- Ah, se ci fosse mio marito!.... Come sarebbe contento! -- esclamò la
+Cecilia, estatica.
+
+-- La contessa d'Abalà non è mai stata a Dieppe? -- le domandò Ramolini.
+
+-- No.
+
+-- Oh!.... -- fece il Cavaliere con un sorriso di compassione, e poi
+strinse le labbra come per indicare che là ci dovea essere del bello
+assai.
+
+-- Che vuole? -- soggiunse la Cecilia, quasi scusandosi -- i figli!.... -- e
+cambiò di posto colla seggiola, perchè a un tavolo lì vicino c'era un
+signore che fumava spagnolette.
+
+-- Già, già, -- concluse Ramolini.
+
+Ramolini non diceva mai uno sproposito: parlava poco, ma quel poco era
+per dire che il sole di luglio è caldo, che l'aria di gennaio è fredda e
+che un _risotto coi peoci_ leva l'appetito: tutte verità sacrosante.
+
+Quando egli era costretto a esprimere il suo _debole parere_ sulla tal
+persona o sulla tal'altra, non diceva una parola, ma aveva certi sorrisi
+che rovinavano una riputazione, certi atti ammirativi che mettevano un
+uomo sul piedistallo. Senza avere mai scritta una riga e avendone lette
+pochine, nulladimeno pizzicava un tantino di letterato: si faceva vedere
+al caffè col _Provveditore agli studii_; ogni giorno dava una capata in
+biblioteca, e s'era fatto presentare a Carducci; ma anche in
+letteratura, come nel resto, aveva un metodo di critica sicuro:
+parlavano, per esempio, di Torelli o di Paolo Ferrari? egli si metteva a
+sorridere e pronunciava un nome: -- Augier! -- C'era discussione sulla
+_Giacinta_ o sui _Malavoglia?_ e lui, dopo d'essere stato sempre zitto,
+tornava a sorridere ed esclamava con un sospiro: -- Zola! Oh, _les
+Rougon-Macquart!_ -- Dopo di aver osservato attentamente per un quarto
+d'ora, sull'_Illustrazione_, la copia di un quadro della scuola italiana
+moderna, si stringeva nelle spalle, e: -- Jèrome -- esclamava -- Oh,
+Jèrome!.... -- e buttava la rivista sul tavolino con un moto di
+dispetto.... Anche Carducci, sicuro, quantunque Ramolini lo conoscesse
+personalmente, anche Carducci impallidiva dinanzi ai poeti della
+Francia, perchè, già è inutile, ma per la Francia il Cavaliere ci aveva
+un debole.
+
+Qui da noi, in Italia, dove tutti facciamo un po' di tutto, il poeta, il
+droghiere, il ministro, il pittore, il sotto-prefetto e il lustrascarpe,
+Ramolini, che non aveva mai fatto nulla, per non esser buono a far
+nulla, rappresentava una lodevole eccezione, e godeva molto credito.
+Andavano tutti d'accordo nel riconoscere il suo ingegno, nel vantare la
+sua coltura. Quando era un giovinotto: -- Ramolini, dicevano, è un po'
+inerte, ma il giorno che si metterà a lavorare, farà delle grandi cose.
+-- Adesso aveva cinquant'anni, era cavaliere come gli altri, ma ancora
+non aveva _estrinsecate_ le proprie facoltà intellettuali che sotto una
+sola forma: la _dimissione_. Ramolini si dimetteva sempre, appena
+nell'ufficio pubblico, al quale era stato eletto, avrebbe dovuto
+cominciare a far qualche cosa. -- Che importa ciò? -- diceva il buon
+pubblico -- Ramolini non sarà un ingegno _produttivo_, ma resta sempre un
+bell'ingegno e _solido!_ -- e molte volte interpretava quelle sue
+dimissioni come piccoli colpi di Stato.
+
+A dir corto, dacchè era venuto al mondo, egli non faceva che tacere e
+curar la salute; la curava male, però che esagerando nelle cautele e
+abusando dei lenitivi, era sempre mezzo indisposto.
+
+Quando servirono il caffè, si levarono tutti da tavola e si avvicinarono
+al parapetto della terrazza, tranne Gegio che fu lasciato solo a
+dormire.
+
+-- Bada, mamma, che il troppo stroppia! -- disse la Cecilia piano
+all'Elisa, indicandole il Maggiore che aveva chiesto al cameriere
+l'_orario_ delle ferrovie.
+
+-- Lascia stare, che ne so più di te!
+
+L'Elisa prese il braccio di Prandino, ch'era tanto fuori di sè dalla
+consolazione da lasciarsi andare fino a parlar francese con Jamagata e
+con Potapow, e si fece condurre nella sala in fondo alla terrazza dove
+c'era un _maestro_ che suonava disperatamente il pianoforte.
+
+-- Mi vuoi bene? -- le domandò Prandino pieno di buona fede.
+
+-- Sei molto seccante!.... In tutto il giorno non hai proprio altro da
+dire!
+
+Elisa non si fermò punto nella sala, ma ritornò subito dov'era il
+rimanente della comitiva.
+
+Là stavano tutti persuadendo il Maggiore a fermarsi per il _fresco_:
+c'era la serenata di gala sul _Canal Grande_.
+
+Il Maggiore s'impuntava duro sul no, ma tutti quei discorsi inquietavano
+Prandino, al quale battea forte il cuore per la paura che il Del
+Mantico, dopo tante chiacchiere, finisse col cedere e col dire di sì.
+
+-- Animo, da bravo, bisogna essere compiacente colle signore! --
+continuava quella petulante della Cecilia, mettendosi in saccoccia pezzi
+di zucchero, per Gegio -- diceva lei! -- Invece di stasera non potrebbe
+partire domani colla prima corsa?
+
+-- Ma lascialo andare, Cecilia, non insistere così, non seccar la gente.
+Il Maggiore, si sa bene, non è libero: avrà qualche _affare di servizio_
+che lo obbligherà assolutamente a passare le sue notti a Treviso!....
+dunque.... non dobbiamo essere indiscreti! -- e detto tutto ciò con
+vivacità, Elisa sorrise molto ironicamente.
+
+-- Oh! per gli _affari di servizio_ -- rispose il Maggiore senza guardare
+in faccia l'Elisa -- tanto sono in licenza e posso fare quello che più mi
+accomoda.
+
+-- Allora si resta! -- replicò subito la Cecilia.
+
+Il Maggiore non rispose nulla: Prandino si sentì mancare il fiato.
+
+-- Lei, Maggiore, se vuol dire la verità, ha qualche cosa per la testa.
+Andiamo andiamo, mi dia braccio e si confidi con me. Chissà che non
+siano cose che non si possano aggiustare!.... Che ne dice, Cavaliere?
+
+-- Mah! A una cosa sola non c'è rimedio: alla morte.
+
+Jamagata a queste parole guardò l'Elisa sospirando profondamente:
+Potapow si mise a ridere.
+
+Il Del Mantico si alzò, offerse il braccio alla Contessina e camminarono
+lentamente in su e in giù lungo la terrazza.
+
+Prandino li seguiva colla coda dell'occhio, inquieto, perchè vedeva il
+Maggiore che gestiva con molta animazione.
+
+-- Troverei inutile, -- disse poi all'Elisa, un po' titubante, ma
+facendosi coraggio per tastare il terreno -- troverei inutile che la
+Contessina dovesse insistere perchè il Maggiore si fermasse alla
+serenata: tant'è, in una gondola non ci possiamo star tutti, e però
+bisognerebbe dividerci.
+
+La Contessa, che adesso pareva molto distratta, non rispose nulla, ma
+Jamagata e Potapow si scusarono di non poter andare con lei al _fresco_
+avendo già ricevuto un invito dalla principessa di Lentz.
+
+Il giovinotto si faceva sempre più inquieto: i discorsi della D'Abalà
+con il Del Mantico non finivano mai, ed egli non ne potea proprio più;
+tuttavia quando essa gli si avvicinò e gli disse piano di fare i conti
+anche per sua madre e per lei, Prandino non osò fiatare e correva già al
+banco.
+
+-- Conte Eriprando!.... Scusi!... Senta un momento!....
+
+Prandino le tornò vicino, tutto umile e premuroso.
+
+-- Si ricordi bene che Gegio non paga! Non mi faccia i soliti pasticci,
+le solite confusioni!....
+
+Mentre Prandino regolava i conti, e in quel mentre, numerando i suoi
+capitali, si trovava mancante di sette lire, senza che sapesse come e
+dove le avea gettate, le nostre dame, seguite dai rispettivi cavalieri,
+uscirono dallo _stabilimento_ per aspettare il _tramway_. Prandino però
+li raggiunse subito, tutto in orgasmo, temendo di perdere il posto
+buono; quello, si sa, vicino all'Elisa. L'Elisa infatti, che s'era
+tenuto Gegio con sè, lo mandò da sua madre; così Prandino potè sedersi
+al suo fianco, tutto glorioso e trionfante. Se non avesse avuto due
+spine, le sette lire che non riusciva a trovare come le avesse spese e
+la faccia del maggiore Del Mantico che, dopo le chiacchiere colla
+Cecilia, parea meno scura, egli sarebbe stato felice. E non felice
+solamente in _tramway_, ma anche dopo, sul vaporetto, ritornando a
+Venezia.
+
+L'Elisa se lo teneva vicino e gli sorrideva, accarezzandolo con lunghe
+occhiate: si era tolta il velo perchè la brezza viva della laguna glielo
+portava via, e così nell'ombra il suo volto pallido, bianco, non ci
+perdeva nulla neanche scoperto.
+
+-- Fa freddo! -- esclamò Ramolini, appena il vaporetto si staccò dalla
+riva, cacciandosi la tuba sulle orecchie e stringendosi attorno il
+soprabito.
+
+Jamagata disse di no, che non faceva freddo: Potapow allora si abbottonò
+l'abito in fretta e si legò un fazzoletto attorno il collo per ripararsi
+la gola.
+
+Il cielo, di una trasparenza leggerissima verso il mare, dall'altra
+parte, sopra Venezia, era sparso, attraversato da nuvolacci neri,
+minacciosi, rotti giù basso, dietro ai monti, da una fascia rossa di
+fuoco. Intanto
+
+ "a poco a poco.... la notte era discesa"
+
+e mentre le isolette della laguna qua e là fra le ombre apparivano
+scure, silenziose come fantasmi, Venezia gaia, rilucente, splendeva nel
+fondo, colla sua lunga riva illuminata.
+
+-- Ci sarebbe pericolo, Cavaliere, che ci piova sopra al _fresco_ di
+stasera?
+
+-- Mah! -- rispose Ramolini guardando per aria. -- Mah!....
+
+-- _Oh! madame la comtesse!.... Oh! la belle vue!_.... -- esclamò
+Jamagata, rapito in estasi, mentre indicava Venezia all'Elisa.
+
+Tutti s'erano levati in piedi, rivolti verso Venezia, esprimendo ognuno
+alla sua maniera, tranne, s'intende, il cavaliere Ramolini, la propria
+ammirazione.
+
+-- Finalmente! -- esclamò Prandino, tutto a un tratto, mentre il
+vaporetto, facendo il giro della laguna, per fermarsi allo sbarco,
+passava lento dinanzi alla piazzetta illuminata -- finalmente! adesso mi
+ricordo!
+
+-- Che cosa, Conte? -- gli domandò piano l'Elisa.
+
+-- Nulla, nulla, -- fece l'altro, rimettendosi.
+
+S'era ricordato allora come aveva spese le sette lire; e però, liberato
+da quel peso, potè commoversi anche lui dinanzi alle meraviglie della
+riva incantata.
+
+Appena discesi a terra, cominciarono i saluti, i ringraziamenti e le
+espressioni del piacere reciproco per la fatta conoscenza.
+
+-- E il Badoero? -- domandò Prandino -- non s'è più visto?
+
+Il Badoero era rimasto a teatro, al Lido. Tutti notarono allora ch'egli
+si era dileguato in una maniera poco cortese.
+
+-- Almeno si fosse degnato di salutarci! -- brontolò la Cecilia.
+
+Prandino tentò difenderlo, ma le sue parole furono accolte dalla
+disapprovazione generale.
+
+-- Gioventù, -- disse Ramolini, sorridendo con uno di quei sorrisi che
+levavano la pelle.
+
+Il Cavaliere aveva accettato di seguire il _fresco_ anche lui, in
+gondola colle signore. Soli Potapow e Jamagata abbandonarono la
+comitiva, e tutti e due, per punizione, dovettero ricevere un bacio da
+Gegio, che aveva la faccia tutta sudicia e ancora assonnata.
+
+Prima però di allontanarsi, Jamagata, stringendo la mano all'Elisa, le
+confidò che si sentiva molto _malheureux_, per doverla lasciare, e
+Potapow regalò un ultimo buon consiglio alla Cecilia: di offrire ai
+gondolieri la metà di quello che avrebbero domandato di noleggio per la
+sera.
+
+Difatti, questo gran contratto non fu concluso tanto presto. Il conte
+Ariberti dovette andare innanzi e indietro almeno una mezza dozzina di
+volte; finalmente si combinò per sei lire, non compresa la mancia.
+
+-- È caro, non è vero? -- domandò la Cecilia al Ramolini.
+
+-- Sì.... e no.
+
+Quando l'Elisa fu seduta sul _trasto_ colla figlia, vedendo che il
+Maggiore si disponeva a imbarcarsi:
+
+-- Come! Non parte più Del Mantico? -- gli domandò, sempre sorridendo con
+ironia: ma però, questa volta, con un'ironia molto più dolce.
+
+-- Partirò colla corsa delle undici! -- e il Maggiore guardò la Cecilia,
+che sorrise anche lei.
+
+-- Per le undici, sa, Maggiore, non saremo a terra di sicuro, -- avvertì
+Prandino, che sperava ancora.
+
+-- Ebbene, vuol dire che non partirò.
+
+Questa risposta fu detta con un tono così asciutto che Prandino non
+fiatò più; invece, senza far complimenti, scese in gondola prima del
+Maggiore e andò a sedersi sulla panchettina accanto all'Elisa. Ma un
+gondoliere lo fece subito alzare e gli cambiò posto, per regolare il
+peso della gondola e destinò proprio il Del Mantico a seder vicino
+all'Elisa.
+
+Le cose tornavano a prendere una cattiva piega per il povero
+Prandino!....
+
+Appena che la gondola si mosse, la Cecilia, vedendo che ci sarebbe stato
+un posto disponibile perchè Gegio poteva mettersi benissimo fra le
+ginocchia dell'Ariberti, ripigliò una seconda sfuriata contro il
+Badoero. Se c'era Badoero, è naturale, avrebbe pagata anche lui la sua
+parte e la spesa sarebbe stata minore. E poi la Cecilia, che non vedea
+Prandino di buon occhio, si godeva tormentandolo anche a proposito di
+quel suo cugino ch'egli aveva dipinto e magnificato come se fosse un
+Baiardo redivivo.
+
+L'Elisa, invece, taceva sempre: aveva troppa dignità di sè stessa per
+curarsi lei di chi si mostrava poco sollecito delle sue grazie.
+
+-- E tutto questo, per chi poi?.... per una _figurante_ di
+terz'ordine!....
+
+-- Mamma, che cosa sono le _figuranti_? -- domandò Gegio.
+
+Prandino taceva, tutto avvilito e mortificato.
+
+-- Dormi adesso; non seccare! Ancora -- continuò la Cecilia -- ancora
+capirei se si fosse impegnato, come il Commendatore e il conte Potapow
+colla principessa di Lentz!....
+
+A questo nome il Ramolini sorrise col suo ghigno demolitore.
+
+-- Come?.... Non è forse vero che il Conte e Jamagata avevano ricevuto un
+invito per questa sera dalla Principessa?....
+
+Ramolini chinò il capo affermativamente.
+
+-- Dunque?
+
+-- L'ultima principessa di Lentz è morta a Vienna nel 1869.
+
+-- Ma allora, questa qui di Venezia?....
+
+-- Questa signora che si lascia dare della principessa a tutto pasto è la
+vedova del capitano Krauss: l'aiutante o il segretario, che so io, di un
+principe di Lentz qualunque, il qual principe, morto senza figli,
+riconobbe appunto per suo erede il capitano Krauss, che oltre alla roba
+si prese, abusivamente, anche il nome ed il titolo.
+
+-- Oh, guarda un po'!....
+
+-- Non è dunque vero che suo padre abbia regnato? -- domandò Prandino col
+tono dolente di chi vede dileguarsi una gran bella illusione.
+
+-- Mah! vattel'a pesca!.... Secondo chi sarà stato suo padre.
+
+-- E allora perchè Badoero e tutti gli altri la chiamano principessa?..
+continuò la Cecilia con dispetto.
+
+-- Perchè qui a Venezia ci trovano gusto. A Parigi, invece, madama Krauss
+ha fatto di tutto pur di piantarvi radice, ma non vi ha mai potuto
+attecchire. Mah!.... la _società_ parigina!.... _le faubourg
+Saint-Germain!_....
+
+-- Prima d'entrarci là dentro!.... -- fece l'Ariberti sgranando gli occhi,
+che proprio gli pareva d'esservi nato.
+
+-- Ci vuol altro!.... -- continuò il Ramolini. -- I francesi non somigliano
+punto ai nostri giovinotti che corrono attorno ai forestieri come i
+servitori di piazza, e tanto più si affannano quanto più ci vengono da
+lontano. A Parigi?.... Che!.... Bisogna vedere!.... Ma già, Parigi.... è
+la capitale della Francia!....
+
+-- C'è stato molto tempo a Parigi, Cavaliere? -- gli domandò l'Elisa.
+
+-- No. Non ci sono mai stato. Però faccio conto d'andarci.... prima di
+morire.
+
+La gondola, mentre si facevano tutte queste chiacchiere, s'era
+internata, sempre in mezzo al buio, passando da un rio in un altro,
+finchè, dopo un lungo tragitto, si trovò quasi all'improvviso nel _Canal
+Grande_, vicino al _Ponte di Rialto_.
+
+-- Ah! -- esclamarono allora tutti quei della gondola e, da sdraiati, si
+rizzarono a sedere per goder meglio lo spettacolo: però, dopo quel grido
+di meraviglia, non dissero più una sola parola: rimasero là muti a
+guardare.
+
+Ramolini solo non si commosse; invece si coprì le ginocchia con uno
+scialletto che gli aveva prestato apposta la Cecilia.
+
+Il _Ponte di Rialto_, dal quale si vedea sporgere gremita una folla di
+teste, era così bianco, rischiarato dalla luce elettrica, da sembrar
+quasi trasparente. Lungo il _Canal Grande_, tutto pieno, tutto coperto
+di gondole, le case colle finestre e i balconi illuminati, uscivano
+dall'ombra, scure, fosche, sotto il cielo chiaro e diffuso; e qua e là,
+fra le colonne dei gotici palagi, bruciava a sprazzi come un incendio,
+la luce rossa del bengala. Intanto dalla _galleggiante_, elegantissima
+pagoda adorna di vive fiammelle e di palloncini di vetro a colori, si
+spandeva nel vasto silenzio, la voce di due donne, lenta, squillante.
+
+Era la serenata del _Sabba Classico_:
+
+ _La luna immobile,_
+ _Inonda l'etere_
+ _D'un raggio pallido._
+
+Tutte le gondole stipate, a ridosso le une delle altre, erano ferme,
+immobili: soltanto l'altalena lenta dell'acqua le movea appena come un
+largo respiro. Le donne avvolte nei veli, sdraiate sui cuscini, avean la
+bocca semiaperta, l'occhio socchiuso. I gondolieri in piedi, ritti, a
+capo scoperto. Tutta quella immensa folla ascoltava muta, quasi assopita
+da un'onda dolcissima, voluttuosa.
+
+E la canzone continuava:
+
+ _Doridi e silfidi_
+ _Cigni e nereidi,_
+ _Vogan sull'alighe._
+
+ _L'aura è serena -- la luna è piena -- l'onda beata!_
+ _Canta, o sirena! -- canta, o sirena! -- la serenata!_
+
+-- Oh! se ci fosse qui mio marito! -- tornò a sospirare la Cecilia, mentre
+il Maggiore stringeva, sotto lo scialle, la manina grassoccia dell'Elisa
+che, trasportata in estasi anche lei, lo lasciava fare.
+
+Il Ramolini, per questa volta, non sorrise e non citò Gounod; Gegio si
+era riaddormentato, e Prandino, povero ragazzo, guardava teneramente
+l'Elisa e sognava.... a occhi aperti.
+
+Però, quando le gondole si mossero tutte in una volta, spingendosi e
+urtandosi insieme, Prandino, che si trovava là per la prima volta, in
+mezzo a quel tramenìo, cominciò a sentirsi intorno qualche vaga
+inquietudine e stava attento ai gondolieri che, adesso, affaccendati co'
+remi, bisbigliavan fra di loro a voce sommessa, ma vibrata:
+
+-- _Zo quela pope!_
+
+-- _Me tegno stagando!_
+
+-- _Ocio el fero!_
+
+-- _Cassève soto!_
+
+-- _Ocio el fero, go dito!_
+
+-- _Varé..., varé che vago avanti_.
+
+-- Non è mai accaduto -- chiese Prandino al Cavaliere, dandosi l'aria di
+fare una domanda indifferente, tanto per dir qualche cosa -- non è mai
+accaduto che in queste serenate, qualche gondola restasse schiacciata?
+
+Ramolini si strinse nelle spalle per indicare che non ne sapeva nulla.
+
+-- Però.... potrebbe accadere!....
+
+-- Sicuro.
+
+-- E se si va giù in acqua, con tutta questa distesa di gondole, non si
+torna più a galla?
+
+-- Certo.
+
+Le risposte laconiche del Ramolini, non erano già per sè stesse quelle
+che più lo potessero tranquillare. Nulladimeno Prandino tentava di tutto
+per non lasciarsi scorgere e vedendo che il Maggiore rimaneva
+impassibile, anche lui si sforzava di mostrarsi disinvolto e di
+sorridere; però sorridendo, faceva la bocca storta.
+
+Ma capitò un altro incidente ad accrescere le sue paure. Mentre la
+_galleggiante_ si allontanava trascinata sull'acqua, da quel cielo così
+bianchiccio cominciarono qua e là a cader giù grossi goccioloni.
+
+-- L'ho detto io, che doveva piovere! -- strillò la Cecilia -- ma a me, è
+inutile, nessuno vuol dar retta, e adesso roviniamo tutta la roba! -- e
+ciò detto si slacciò il cappello e se lo levò: -- era nuovo -- e in fretta
+se lo mise sotto la mantiglia.
+
+-- Ma se si vedono le stelle! -- Prandino non ne indovinava una.
+
+-- Meglio per lei, se le vede. Questa, intanto, è acqua che viene!....
+
+Il Cavaliere aprì un ombrellino, ma invece di prender sotto la Cecilia,
+lo tenne tutto per sè. Il Maggiore, più galante, e piegandosi un po' a
+destra e un po' a sinistra, chè sulla panchettina della gondola
+cominciava a trovarsi maluccio, teneva coperta l'Elisa. Gegio era stato
+cacciato da sua madre sotto le gambe dell'Ariberti, al quale, così, non
+rimanea da far altro che lasciar piovere e pigliarsela tutta.
+
+I goccioloni si fecero presto più fitti, più minuti, finchè l'acqua
+venne giù proprio a dirotto. Allora in quella ressa di gondole era un
+continuo muoversi, uno spiegarsi confuso di scialli, di fazzoletti, di
+ombrellini, un tramestìo disordinato, un chiasso assordante di grida, di
+strilli e di risa, mentre invece quelli delle finestre se la godevano
+allegramente al nuovo spettacolo e batteano le mani.
+
+Prandino, fradicio, era tutt'occhi e tutt'orecchi, attento ai gondolieri
+che lavoravan di remi, rossi in viso, grondanti d'acqua e di sudore,
+vociando e sbraitando a più non posso.
+
+-- _Scia!_
+
+-- _Scié!_
+
+-- _De zo le pope!_
+
+-- Che sia questa la volta che si va sott'acqua? -- tornò a domandare
+Prandino al Cavaliere.
+
+-- Ci siamo già, mi pare.
+
+L'Elisa rideva e strillava, fremendo con iscatti che avrebbero voluto
+imitar quelli di una bambina impaurita. Il Maggiore, tutto indolenzito,
+tentava di allungare le gambe, ma non ci riusciva. Gegio, pacifico, si
+asciugava il naso nei calzoni di Prandino mentre sua madre brontolava
+che dei _freschi_ ne aveva avuto abbastanza, e che non ce la
+piglierebbero più, per tutta la vita.
+
+Le gondole continuavano a urtarsi, ma avanzavano stentatamente.
+
+-- _Dè una vogada de manco, che me casso soto!_ -- gridava il barcaiolo di
+prora della gondola di Prandino, ad un altro, ch'era in un'altra gondola
+lì vicina.
+
+-- _Stè indrio vu, che go pressa!_
+
+-- _E alora voghè, movéve!_
+
+-- _Fogo in mànega, paron? Arè che furie!_
+
+-- _Andè a sciosi, andè!_
+
+A questo punto le due gondole sbacchiarono, urtandosi, con un tonfo
+sordo di legno; ma quella di Prandino rimase indietro:
+
+-- _Andè a vogar in peata, andè!_
+
+-- _Va là, moscardin, va là!_
+
+Il gondoliere di Prandino, a tali parole s'infuriò che parea matto, e
+senza badare alle raccomandazioni del Maggiore, alzò il remo gridando a
+voce squarciata: _Regatante dal loffio! Te cucarò doman, te cucarò!_
+
+-- Si bastonano! Si accoppano! -- esclamò Prandino tirandosi indietro,
+vedendo i remi levati, senza badare che le due gondole s'erano un po'
+allontanate. Anche le signore si mostravano inquiete. Del Mantico stava
+serio e attento. Soltanto il Ramolini sorrideva, dondolando la testa.
+
+-- _Te storzarò el colo, mi!_
+
+-- _Va là, moscardin, va là!_
+
+-- _Te stagnarò el sangue dal naso!_....
+
+Le gondole non si urtavano più; a poco a poco sgusciaron via leste,
+spedite. La _galleggiante_ coi lumi spenti, o quasi, entrava al largo,
+nella laguna; e il cielo, dopo quella burletta, s'era fatto d'una
+trasparenza lucente.
+
+-- _Va là, moscardin, va là!_.... -- continuava l'altro a gridare da
+lontano colla solita cantilena, ironica e inquietante; ma il nostro
+gondoliere adesso non gli badava più e sorrideva strizzando l'occhio al
+compagno di _pope_, che non aveva mai aperto bocca durante tutta la
+bega.
+
+-- Sempre così! -- disse il Ramolini, mostrando il suo disprezzo o il suo
+malcontento perchè non si erano per lo meno accoppati. -- Succede sempre
+così!
+
+Appena la gondola si avvicinò alla riva, prima ancora che il _ganzèr_
+curvo, col cappello in mano, la tenesse ben ferma coll'uncino, il
+Maggiore saltò giù, prestamente, sugli scalini, per quanto glielo
+permettevano le gambe indolenzite. Allora le allungò, le distese con un
+sospiro di sollievo, e poi offrì il braccio all'Elisa, e si
+allontanarono insieme verso la piazza. Prandino avrebbe voluto seguirli,
+ma a un cenno imperativo della Cecilia si fermò per pagare il noleggio
+della gondola. Quando se ne sbrigò e raggiunse il resto della compagnia,
+la Cecilia con Ramolini e Gegio, lo aspettava ferma, un po' discosta
+dalla "mamma" che tirava dritto, lentamente, appoggiata tutta addosso al
+Maggiore.
+
+-- Quanto ha pagato?....
+
+-- Volevano sette lire....
+
+-- Perchè lei non è bravo di contrattare!....
+
+-- Ma non ne ho dato altro che sei e mezzo!....
+
+Il Ramolini s'accomiatò sotto l'_Orologio_; voleva fermarsi al caffè
+_Quadri_ a bere qualche cosa di molto caldo; gli altri, passo passo, si
+avviarono verso l'albergo. Prandino, che adesso non avea più paura di
+affogare, tornò daccapo ad esser molto turbato dalla presenza del
+Maggiore: -- Dunque non anderà a Treviso altro che domattina?.... E
+quella stupida d'Elisa perchè si mette a far la smorfiosa con lui?... E
+la Cecilia, brutta strega! perchè non lo ha lasciato partire?
+
+Sulla porta della _Gondola d'oro_ si fermarono in crocchio, ma Prandino,
+col cuore che gli batteva forte, notava che il Maggiore non si risolveva
+mai ad accomiatarsi. Chiacchierava a bassa voce coll'Elisa, rideva,
+scherzava con lei e non si moveva.
+
+-- Conte Eriprando, ho sete, -- cominciò Gegio, con voce piagnolosa.
+
+-- Berrai domattina. Adesso si va a dormire; -- gli rispose seccamente la
+Cecilia.
+
+A questa antifona della figlia, la Contessa, che l'aveva capita, chiese
+al Maggiore, con un certo garbo malizioso, se, adunque, aveva risoluto
+di fermarsi o di partire.
+
+-- Partirò.... domani.
+
+E il Del Mantico sorrise in un modo tutto particolare e pieno di
+sottintesi.
+
+-- Oh! finalmente! tanto ci voleva! -- esclamò la D'Abalà, mentre guardava
+brontolando, se l'acqua avesse lasciato macchia sul vestito.
+
+-- Ma.... -- Prandino parlava a stento e colla voce malferma. -- Ma.... il
+nostro albergo deve essere tutto pieno....
+
+-- Ho telegrafato da Treviso perchè mi tenessero pronta una camera.
+
+Allora entrarono dal portiere, per vedere se il telegramma era giunto in
+tempo.
+
+-- Mi avete tenuto una stanza? -- chiese il Maggiore al portiere che
+sonnecchiava.
+
+-- Il numero 43, signor Marchese!
+
+Il portiere, secondo il solito, non si mosse, ma si toccò il berretto
+colla mano.
+
+Quando fu arrivato su in cima, al numero _ottantasei_, Prandino non ne
+poteva proprio più; si sentiva soffocare, e buttandosi smaniando sul
+letto, pensò allora che sarebbe stato meglio se la gondola fosse calata
+a fondo con lui dentro! Oh! sì; molto meglio sarebbe stato! Almeno, a
+quell'ora, egli avrebbe finito di soffrire.
+
+
+
+
+CAPITOLO X.
+
+
+Quella notte, il conte Eriprando degli Ariberti stentò molto a prender
+sonno e, anche dopo, dormì poco e male. Si svegliò che albeggiava
+appena, nè potè più riaddormentarsi. In quella cameretta soffocava. Si
+alzò, si vestì a malincuore, sospirando nel lavarsi, sospirando
+nell'infilare i pantaloni, e annodandosi la cravatta con una stretta
+rabbiosa.
+
+Tant'è, per lui era cosa già risoluta: se la contessa lo tradiva col
+numero 43, egli non avrebbe più voluto tirarla innanzi.
+
+Che cosa avrebbe fatto? -- Uno sproposito avrebbe fatto, ma dopo, almeno,
+la sarebbe finita.
+
+Povera mamma Orsolina!... Non ci pensava Prandino, in quel momento.
+
+Uscì dalla _Gondola d'oro_ ch'erano sonate appena le sette, e andò a
+passeggiare per un pezzo, così dinoccolato, colla faccia smorta, gli
+occhi gonfi e una folla di brutti pensieri che gli girava per la testa.
+Soffriva; soffriva davvero. Nel suo cuore esacerbato c'erano due odii,
+anzi tre; odiava la Cecilia, odiava il Maggiore, odiava adesso anche
+l'Elisa: la Cecilia però sopra ogni altro era il suo tormento più grave;
+era giunto anzi quasi a figurarsi l'Elisa come una vittima, forse troppo
+debole, di sua figlia, ma tuttavia sempre una vittima, che si
+sacrificava per lei. Quando tutto a un tratto (passeggiava allora sotto
+le _Procuratie_) sentì chiamarsi per nome da una vociaccia che lo fece
+trasalire: era il Maggiore che usciva da _Galli_, il parrucchiere.
+
+Prandino si volse e tornò indietro qualche passo per venire incontro a
+Del Mantico. Ebbe il coraggio di stendergli la mano, si sforzò di far la
+bocca ridente; ma lì, su due piedi, non fu buono di dire una parola: la
+voce gli si strozzava nella gola.
+
+-- Come mai la si vede in piedi così per tempo, caro Conte?
+
+-- È il caldo!
+
+-- Col caldo, difatti, si dorme male.
+
+-- Ma.... anche lei, signor Marchese, è molto.... è molto _mattutino_!
+
+L'Ariberti avrebbe voluto dire _mattiniero_. Ma bisogna compatirlo; era
+l'emozione che gli faceva pigliare dei granchi.
+
+-- Io sono solito ad alzarmi presto. A Treviso sono in quartiere prima
+delle cinque, estate e inverno.
+
+-- Per bacco!
+
+Il Maggiore si mostrava cortese, affabilissimo con Prandino; ma questi
+certo sarebbe stato più contento se lo avesse trovato burbero e musone,
+com'era stato il giorno prima al Lido. Bisognava proprio che i suoi
+affari gli andassero bene, per essere così di buon umore.
+
+-- E oggi, -- domandò poi, improvvisamente, prendendosi l'Ariberti a
+braccetto, -- che cosa ne faremo oggi delle _nostre_ signore!
+
+Nostre? Adagio Biagio! -- pensava Prandino. -- A te lascerò la Cecilia e,
+se vuoi, anche Gegio per giunta.
+
+-- Che cosa ne faremo?
+
+-- Mah! Bisognerà sentire la contessa Navaredo e la contessina D'Abalà! --
+rispose Ariberti, con aria diplomatica.
+
+-- Già, m'immagino che vorranno ritornare al Lido?
+
+-- Sicuro: sono venute a Venezia per i bagni.
+
+-- E ci fermeremo là anche oggi, a pranzo?
+
+Ma dunque non parte più! -- pensò Prandino, e non ebbe lena di rispondere
+nulla.
+
+-- Si mangia così male, al Lido! -- continuò il Del Mantico.
+
+-- Oh! il mangiare... è l'ultima cosa! -- esclamò l'altro, sospirando
+profondamente.
+
+-- Certo; quando però non si abbia appetito! E anche oggi ci dovremo
+digerire la compagnia di Potapow e del Giapponese?
+
+-- Lo temo.
+
+-- Mi sono cordialmente antipatici tutti e due!
+
+-- Anche a me!
+
+Questa volta, forse fu la prima e rimase forse anche l'ultima, il conte
+degli Ariberti e il marchese Del Mantico andavano sinceramente
+d'accordo.
+
+-- Oh! To! to! Guarda chi si vede, a quest'ora! La contessa Elisa!
+
+Prandino si sentì battere il cuore con violenza, e diventò rosso come un
+gambero.
+
+La contessa Elisa, elegante, profumata, col suo velo caffè attorno alla
+faccia, si avvicinava, sorridendo, inchinandosi scherzosamente; non
+molto però, chè si poteva muovere appena, tanto s'era stretta
+nell'abito, per parere meno grassa.
+
+All'Ariberti, quella mattina, l'Elisa parve ancora più bella, ancora più
+cara del solito; vedendola appena, sentì in un attimo dileguare l'odio e
+ritornare tutto l'amore.
+
+Ella gli sorrise graziosamente, e lui provò un grande bisogno di
+trovarsi solo con lei, per parlarle col cuore in mano, colle lagrime
+agli occhi, per iscongiurarla di non amare il Maggiore, chè l'avrebbe
+reso infelice, per contarle che aveva passata una notte d'inferno e che
+aveva voluto morire, per dirle, insomma, che le voleva bene e che le
+perdonava!...
+
+-- Sola, Contessa?
+
+-- Affatto sola, Maggiore!
+
+-- Come mai?...
+
+-- Sono scappata via! -- e così dicendo fece una mossetta co' fianchi,
+come di fanciulla che fosse fuggita di collegio.
+
+-- Ma, e la contessina Cecilia, dov'è?
+
+-- Via, via, Maggiore, non pensi male. Non ho nessuna idea di ribellione.
+Eccola là, la mia guardiana! -- e, alzando l'ombrellino, indicò fuori
+dalle colonne la D'Abalà, rossa, scalmanata, in quello stato! che
+inseguiva Gegio gridando forte, mentre il monello le scappava dinanzi in
+mezzo alla piazza, per correr dietro ai colombi.
+
+Per quanto tentasse tutti i modi e cercasse tutti i pretesti, il conte
+degli Ariberti non potè restare solo colla contessa Navaredo altro che
+al Lido, alla sfuggita, sulla terrazza. La Cecilia si era allontanata
+per far preparare il camerino alla mamma, e il Maggiore era andato nel
+suo a spogliarsi. Ma però, anche allora, messo tutto in orgasmo, forse
+per averlo aspettato e desiderato troppo quel colloquio da solo a sola,
+non trovò nè modo, nè agio di dirle nulla. Solamente le domandò, come
+una grazia, che non uscisse al largo a nuotare: sarebbe stato troppo
+infelice, se avesse veduto il Maggiore tenerle dietro.
+
+Bisogna sapere che al conte degli Ariberti non era concesso quel giorno
+di fare il bagno, per quanto ne potesse aver desiderio; chè gli era
+stato proibito dalla D'Abalà, la quale gli aveva imposto di tener
+d'occhio Gegio fino a tanto che ella rimanea colla mamma per aiutarla a
+spogliarsi e a vestirsi.
+
+L'Elisa, dopo che Prandino le ebbe chiesta grazia, non gli rispose ne
+sì, nè no; ma gli sorrise in un modo che il fanciullone interpretò come
+assenso.
+
+-- Dunque sì?... me lo giuri?...
+
+L'Elisa cominciò a guardarlo, ma si fe' seria e cominciò a sospirare.
+
+-- Perchè ti sei fatta così triste?
+
+-- Nulla, sai, non ho nulla: non mi sento a modo mio. Ma il bagno mi farà
+bene, servirà a scuotermi un po'!
+
+-- Devo parlarti. Ricordati che dopo il bagno ti aspetto fuori: verso la
+_Favorita_. Voglio restar solo con te.
+
+-- Vedrò se mi sarà possibile....
+
+-- No, se sarà.... deve essere possibile, perchè lo voglio.
+
+-- Ah! bambino mio! Se si potesse far sempre quello che si vuole, che
+paradiso sarebbe! -- E l'Elisa sospirò di nuovo. Poi, come abbandonandosi
+a un'improvvisa risoluzione -- addio, -- gli disse, -- vado a spogliarmi.
+
+-- Ti accompagno....
+
+-- No.... resta sulla terrazza.... è meglio evitare i commenti.
+
+-- Buon bagno, Contessa! -- esclamò Prandino, salutandola ad alta voce.
+
+-- _Au plaisir de vous revoir_, caro Conte! -- rispose l'Elisa con un tono
+che attirò l'attenzione dei vicini, e poi lentamente si avviò verso il
+compartimento delle signore.
+
+Anche quel giorno la contessa Navaredo era stata molto affettuosa col
+conte Eriprando; ma però, in fondo alle sue moine c'era qualche cosa di
+triste che avrebbe dovuto mettere Prandino in sull'avviso. Col Maggiore,
+invece, l'Elisa non parlò quasi mai: tuttavia era affatto sparita dal
+suo sorriso ogni tinta ironica e ogni apparenza di sfida.
+
+Adesso lo sfuggiva cogli occhi e li abbassava subito appena il Maggiore
+si metteva a fissarla coll'occhialino: voleva mostrarsi timida con una
+soggezione non priva di verecondia, quantunque, così striminzita com'era
+entro l'abito, non si potesse abbandonare ai molli e ai languidi
+atteggiamenti che le erano abituali.
+
+Durante il tragitto sulla laguna, in vaporetto, si sedettero vicini
+mesti e taciturni.
+
+Come già aveva annunciato Badoero il giorno prima, il vaporetto era meno
+affollato, le conversazioni tutte più intime o più sommesse; non si
+udivano risa, ma si vedevano soltanto sorrisi. Badoero salutò da lontano
+le _Contesse di Vicenza_. Era tutto sussiego al fianco della principessa
+di Lentz, una vecchia alta, secca, arcigna, vestita di nero, che
+salutava appena con un cenno breve del capo, senza dar la mano a nessuno
+e rimanendo quasi sempre in piedi, come se là, sul democratico
+vaporetto, ci stesse a regnare, a ricevere suppliche e a dispensare
+grazie.
+
+L'Elisa la guardava con invidia, la D'Abalà con dispetto, mentre il
+conte degli Ariberti allungava il collo per farsi vedere da Badoero,
+sperando che lo chiamasse vicino per presentarlo alla Principessa. Ma
+Badoero dritto, serio, contegnoso, gongolante in cuor suo d'essere
+veduto da tutti vicino alla vecchia dama, non guardava nessuno, nemmeno
+la piccola Emma, che faceva il chiasso con alcuni ufficiali
+d'artiglieria. Egli dimostrava tutta la gravità nobile e a un tempo
+superba d'un ciambellano che si trova alla presenza di Sua Maestà.
+
+Quando salirono sulla coperta Jamagata e Potapow, le Navaredo si
+consolarono tutte e due sperando anche loro di mettere su un po' di
+corte: l'Elisa salutò con un'occhiata tenerissima il Commendatore, e
+madre e figlia -- Complimenti!.. Complimenti! -- esclamarono ad alta voce,
+e la Cecilia si tirò da parte sul cuscino, quello solito collo stemma di
+casa, per fare un po' di posto ai nuovi amici; ma Potapow e Jamagata si
+degnarono appena di un _bonjour_, _mes dames_, corto e distratto, e poi
+filarono via per andare ad inchinarsi _ai piedi del trono_, come disse
+il Maggiore, con una frase che fu trovata felicissima dalle Contesse di
+Vicenza.
+
+Fortunatamente a rialzare un po' il loro umore, capitò grave e solenne
+il cavaliere Ramolini. Aveva il soprabito gettato sul braccio, perchè il
+termometro, al sole, segnava 30° Réaumur. Ramolini sorrise stringendosi
+nelle spalle, finchè la Cecilia tirava giù delle impertinenze a
+proposito di quella _ridicola_ madama Krauss; ma poi annunciò con
+mestizia che quel giorno temeva di non poter fare il bagno: soffiava un
+po' d'aria. Già era sempre così: Ramolini capitava al Lido ogni giorno:
+ma appena era imbarcato sul vaporetto cominciava ad esprimere dubbi, e
+quando poi era giunto sulla terrazza, non trovava mai che la temperatura
+fosse abbastanza buona, e il tempo abbastanza sicuro, per arrischiare di
+tuffarsi nell'acqua.
+
+-- Chi lo piglia il raffreddore, se lo tiene! -- rispondeva
+invariabilmente a chi giudicasse esagerata quella prudenza.
+
+Quando la contessa Navaredo lasciò Eriprando per andare a fare il bagno,
+Gegio cominciò subito a sentirsi male alla gola, cosicchè l'altro, per
+vedere di guarirlo, si determinò a fargli portare un gelato. S'erano
+seduti tutti e due vicino al parapetto, ma Ariberti, ad ammirare il
+mare, aspettava che vi si fosse tuffata l'Elisa; intanto approfittò di
+quel momento di quiete per fare un po' di conti. Il bilancio lo atterrì;
+in cassa non gli rimanevano più altro che _dugentoquindici lire;_ e
+ancora all'albergo c'era tutto da pagare!... Non riusciva a capacitarsi,
+come mai il denaro scappasse via così presto. Perbacco! _Dugentoquindici
+lire!_ Ma già era un continuo spendere: e gondola, e bagno, e pranzo, e
+guanti, e _tramway_, e caffè, e _traghetti_.... A volerla fare da
+signore, proprio davvero, anche trecento lire sarebbero state poche!...
+Continuando di quel passo, in una settimana, se non toccava il verde, ci
+andava molto vicino. E pensare che lui lo sentiva in sè di non essere
+proprio nato per fare il pitocco!... Ma!... e al mondo c'erano dei
+bottegai, dei fruttivendoli, dei fabbricanti di _piroconofobi_ per le
+zanzare, che accumulavano milioni.... mentre lui.... l'ultimo degli
+Ariberti, non avrebbe ottenuto alla banca, sulla sua firma, un cento
+lire!... Ma!... _Il progresso!_ Bel progresso, davvero!... Ah! se invece
+d'essere l'Eriprando _nono o decimo_ della casa, ne fosse il _quinto_ o
+il _sesto_ solamente, avrebbe saputo lui come farlo correre il
+_progresso_ a gambe levate!...
+
+Intanto che pensava a tutto ciò, avvilito e colla testa bassa, gli toccò
+un altro dispiacere: i suoi calzoni in fondo erano così smangiati, che
+sfilavano in diversi punti.... Ci fosse stata la mamma! glieli avrebbe
+saputi rammendare così bene da parere nuovi. Ma alla locanda?... Oh, sì;
+bravi davvero!... Alla locanda, la rompono la roba, invece di
+aggiustarla!... Figurarsi, i suoi guanti che aveva dati da accomodare,
+li avevano cuciti col cotone!... -- Povera mamma! bisognerà che mi
+ricordi un giorno o l'altro di scriverle una cartolina. Già, se l'ultimo
+giorno che sto a Venezia, pagato il conto dell'albergo e messi da parte
+i denari del viaggio, mi resta un avanzo di sei lire, le compero la
+spilla!
+
+Era una magnifica spilla di _venterina_, con una gondola in mosaico nel
+mezzo, che Prandino aveva veduta in mostra da un chincagliere, sul
+_ponte dei Beretteri_: non valeva più di sei lire, ma faceva figura per
+venti.
+
+-- Oh, Conte illustrissimo! prendi il fresco?
+
+Era Badoero che, abbandonato dalla Principessa, arrivava sulla terrazza
+in cerca dell'Emma.
+
+-- _Ciao_, Badoero.
+
+-- _Ciao simpaticone!_ Dirò anch'io col poeta: Beati coloro che veder si
+ponno!
+
+-- Perchè?
+
+-- Perchè ti sei fatto invisibile!
+
+-- Anche oggi ero sul vaporetto delle tre, colla contessa Navaredo e
+colla contessina D'Abalà.
+
+-- Lo dici davvero?... E dire che io ho guardato appunto se ti vedevo,
+perchè volevo presentarti alla Principessa.
+
+-- Grazie.... al caso.... se si presentasse di nuovo l'occasione, mi
+farai un favore.
+
+-- Eriprando, ho fame! -- piagnucolò Gegio, il quale, furbo, capì subito
+che alla presenza di Badoero, quell'altro non gli avrebbe rifiutato una
+ciambella.
+
+-- Fra un'ora pranzerai. Accontentati del gelato.
+
+-- Ho fame!... Non voglio aspettare un'ora.
+
+-- E che, diavolo! fa portare una pasta! -- disse Badoero a Prandino.
+
+-- Dopo non mangia più a pranzo.
+
+-- E che importa? Fai troppo il tiranno! _Garçon!_ porta la cesta.
+
+Gegio si acquetò subito, e quando ebbe la cesta davanti, toccò tutte le
+paste, per arrivare a scegliersi la più grande.
+
+-- Hai fatto il bagno?... -- tornò a domandare Badoero.
+
+-- No.
+
+-- Non lo fai?
+
+-- Forse più tardi.
+
+-- Dopo ti lasci vedere?
+
+-- Sì, dove vuoi che ci troviamo?
+
+-- Ci troveremo, ci troveremo... aspetta un po'... ci troveremo... ma,
+adesso che ci penso, dopo il bagno ho un impegno colla Principessa. È
+meglio fissare per domani. È una gran seccatura quella Principessa, che
+Dio la conservi!... Oh diavolo! Ecco l'Emma che m'ha riconosciuto e mi
+fa cenno di scendere in mare con lei.... questo mi secca! oggi non
+posso; oggi non ho tempo da perdere!
+
+Eriprando, da qualche momento non gli badava più: cominciava ad essere
+distratto. La Contessa nell'acqua nuotava verso i pali e il Maggiore
+_faceva il morto_ nelle vicinanze.
+
+-- Ciao, Ariberti! -- esclamò il Badoero, dopo aver fatto dei segni
+all'Emma colle mani per aria.
+
+-- _Ciao_.
+
+-- A proposito, ricordati che un giorno dobbiamo pranzare insieme.
+
+-- Grazie, quando vuoi.
+
+-- No, no, il giorno lo fisserai tu, caro il mio _Prefetto!_ -- e Badoero
+si mise a ridere con malizia.
+
+Ariberti lo guardava fisso, senza capir nulla.
+
+-- Sai, qui, appena vedono una persona, subito gli affibbiano un
+soprannome. Ma senza malignità, così, tanto per ridere.
+
+-- Oh bella, e a me hanno dato il soprannome di _Prefetto?_
+
+-- Sicuro; siccome ti vedono sempre in abito nero, così ti chiamano il
+_prefetto di Malamocco!_
+
+Prandino rise ancora, però adesso con un po' meno di piacere. _Prefetto_
+sarebbe bastato, senza quell'aggiunta di _Malamocco!_
+
+Nel frattempo giù nell'acqua si videro anche Potapow e Jamagata a far
+bella mostra delle loro forme: Potapow, più prudente, non si allontanava
+dalla corda, ma Jamagata s'era spinto fuori e aveva anche tentato dì
+unirsi col Maggiore, nella sua gita acquatica; ma il Del Mantico fece
+l'indiano, col giapponese, e tirò dritto per conto suo, avvicinandosi
+sempre più al compartimento delle signore.
+
+Prandino sulla terrazza guardava fisso, attento a ogni cosa e diventava
+verde; l'Elisa, tranquillamente, dopo essersi fermata qua e là ad
+accomodarsi il cappello e a serrarsi la veste sul collo, si lasciò
+andare ed uscì al largo, fuori dei pali; e il Maggiore le tenne
+dietro.... ma non era buono di raggiungerla.
+
+-- Contessa!... Contessa!...
+
+-- È lei, Maggiore? -- L'Elisa, come al solito, nuotava di fianco; però
+meno del giorno prima perchè l'acqua era più morbida e non lasciava
+distinguere bene altro che il biancastro dei piedi e delle braccia.
+
+-- L'acqua oggi è buona, -- cominciò il Maggiore, che faceva fatica a
+seguire la Contessa.
+
+-- È anche troppo calda!
+
+-- La prego.... Vada un po' più adagio.... Contessa! Così io non posso
+tenerle dietro.
+
+-- Non voglio che mi tenga dietro.... Lei ha risoluto di compromettermi
+ad ogni costo!
+
+-- Se ha tanta paura di compromettersi allora dovrei credere ch'è proprio
+vero quanto m'ha narrato la Contessa.
+
+-- Non so che cosa mia figlia le abbia detto; io la prego soltanto di
+ritornare indietro.
+
+-- E se non volessi ubbidirle?
+
+-- Ho da fare, spero, con un gentiluomo.
+
+-- Ma la Cecilia mi assicurò in fine.... che lei non aveva detto ancora
+l'ultima parola.
+
+L'Elisa s'era messa a nuotare un po' più lentamente, socchiudendo gli
+occhi ai buffi d'aria umida, che le sfioravano la faccia come una
+carezza: il Maggiore le si era avvicinato, e guardava sott'acqua.
+
+-- Crede lei che la dica proprio volontieri quella parola?.... Certe
+cose, sa, una donna come me, non le dimentica mai.
+
+Il Maggiore guardava il collo dell'Elisa che appariva sotto i riccioli
+biondi bagnati, di una bianchezza incantevole: ma non ne vedea più di
+due dita: il cappellone colla larga tesa abbassata e la veste scura
+serrata alta, lo nascondevano quasi tutto.
+
+-- E chi l'obbliga a dirla?
+
+-- Mia figlia.... e mio genero. Se sapesse che bocconi mi tocca di mandar
+giù, che dispiaceri ho dovuto soffrire per lei!....
+
+-- Per me?
+
+-- Certo, perchè tanto mia figlia quanto il D'Abalà mi fan capire anche
+quello che non hanno il coraggio di dirmi.... Pur troppo non sono stata
+sempre padrona di me stessa.... pur troppo.... Ma già lei lo sa
+bene!.... Mia figlia e mio genero insomma mi fanno capire che se un
+giovane onesto, leale, un gentiluomo, mi offre la sua mano, il suo nome,
+io dovrei.... dovrei dimenticare tutto, anche il passato, e accettarla.
+
+A questo punto, l'Elisa, quasi che si sentisse stanca anche lei, si
+voltò di contro al Maggiore e provò un momento a _fare il morto_. Ma un
+momento solo; che tornò a voltarsi subito, rapidamente, appena vide gli
+occhietti del Maggiore luccicare sotto il cappellone.
+
+Questi però le si avvicinò nuotando con orgasmo e:
+
+-- Lo ami quel bamboccio? Lo ami proprio? -- le domandò commosso e
+inquieto.
+
+-- Certo; se mi deciderò a diventare sua moglie, dopo, lo amerò
+certamente.
+
+L'Elisa, detto ciò, si fermò un momento e si tenne ritta nell'acqua per
+accomodarsi, alzando le due braccia, i capelli, che pareva le si
+sciogliessero, poi si allungò di nuovo e continuò a nuotare adagio
+adagio.
+
+-- Ma adesso.... oggi.... lo ami?
+
+-- A _lei_.... che cosa importa a _lei_ di saperlo?
+
+-- Importa anzi moltissimo.
+
+-- Perchè?
+
+-- Perchè io sono franco; e ti confesso che un po'.... un po' credeva che
+mi fosse passata.... ma alla sola idea.... che.... che tu possa.... che
+tu abbia un altro.... insomma.... sento di.... sento che non lo potrò
+mai sopportare.
+
+Il Maggiore, fosse l'emozione, fosse la stanchezza, respirava così
+affannosamente da non poter tirare più innanzi.
+
+-- Sei stanco?.... -- gli chiese l'Elisa fermandosi e non facendo che
+qualche lento movimento per tenersi a galla.
+
+-- Oh! No.... ti pare?.... vengo avanti quanto vuoi.
+
+-- Prova ad appoggiarti con una mano sul mio braccio, ma tienti leggero,
+sai; -- e l'Elisa, gli distese il suo braccio bianco, sodo, rotondo, la
+sola bellezza perfetta che ancora le fosse rimasta. Il Maggiore vi si
+appoggiò sopra, ma con tutte due le mani e così forte, che per poco non
+andarono sott'acqua tutti e due.
+
+
+
+
+CAPITOLO XI.
+
+
+Appena Prandino vide la Contessa uscire al largo ed il Maggiore tenerle
+dietro ed accompagnarsi con lei, non si potè più contenere. Dimenticò la
+prudenza, i rispetti umani, le ingiunzioni stesse della D'Abalà:
+dimenticò Gegio che s'era messo a correre per la terrazza, e scappò via
+pallido, concitato. Voleva buttarsi in mare, voleva raggiungere la
+perfida.
+
+Strepitò per aver presto la maglia e la biancheria. Intorno al casotto
+del guardaroba c'era ressa, essendo arrivati allora i _tramways_ del
+vaporetto delle quattro: e siccome lì, subito, non trovò nemmeno un
+camerino disponibile, sebbene avesse promessa una lira di mancia al
+bagnaiolo, si spogliò in fretta e in furia in un _passaggio_ vuoto, fra
+due corridoi, bestemmiando i santi del paradiso e strappando i bottoni
+di quell'abito nero, che in tanti anni di onorato servizio, non si era
+mai sentito trattare con così poco rispetto. In un attimo svestito,
+infilò la scaletta della riva che non avea ancora finito di allacciarsi
+la maglia; ma appena nell'acqua, quando, fatti i primi passi, si buttò
+lungo disteso per nuotare e raggiunger più presto la Contessa, si sentì
+afferrare improvvisamente per una gamba. Sternutando, chè era andato ben
+sotto colla testa, si voltò furioso per dir la sua a quel villano che
+gli avea fatto quel tiro, e uno scroscio continuo di spruzzi d'acqua,
+accompagnati da una sonora sghignazzata, lo percosse sul viso.
+
+-- È una mancanza di educazione! È un'impertinenza! -- urlò il contino
+degli Ariberti accecato dall'acqua e dall'ira.
+
+-- Ah! ah! ah! Il nostro Prandinello!.... Il nostro Prandinello che
+beve!....
+
+Misericordia!.... Lo screanzato, l'impertinente era nientemeno che il
+cavalier Pinocchio!
+
+-- Uno spruzzetto, un altro, un altro ancora!.... Così! Ah! ah! ah! Che
+faccia buffa, che mi fate.
+
+-- Scusi, Cavaliere!.... Scusi.... sa.... non l'aveva riconosciuto!....
+Ma avrò il bene di rivederla più tardi! -- E Prandino fa di nuovo per
+mettersi a nuotare; ma il cavalier Pinocchio, che quel giorno era
+proprio di buon umore, continua a ridere e torna a prenderlo per una
+gamba.
+
+-- Scusi, Cavaliere; mi lasci andare!....
+
+-- E dov'è, dov'è che vuol andare il nostro Prandinello? -- Da bravo!
+Rimanete un po' qui a farmi compagnia....
+
+-- Ma, volevo....
+
+-- Io sono un cattivo nuotatore, anzi, vi dirò che non so nuotare nè
+punto nè poco.
+
+-- Ma....
+
+-- Sapete?.... Ho scritto per voi a Verona, sicuro, al Capo-traffico.
+
+-- Grazie....
+
+-- Che volete! L'Orsolina mi sta proprio a cuore. Quella è una santa
+madre, ma santa davvero!.... Potete proprio dire d'esser nato colla
+camicia!.... La vostra mamma si leverebbe il pane di bocca per darlo a
+voi, sciupone d'un don Giovanni!
+
+-- Lei scherza, Cavaliere, ma adesso vorrei....
+
+-- Vedete, Prandinello, il _morto_, lo so fare -- e così dicendo il
+cavalier Pinocchio si distese sull'acqua supino -- ma se fo un movimento,
+non c'è verso, bevo!.... Aspettate, dovreste provare un po' voi a
+mettermi le vostre due mani sotto la vita: così.... bravo!.... Restate
+fermo adesso, non vi movete!
+
+-- Ma.... -- e Prandino, mentre teneva il Cavaliere, fissava cogli occhi
+imbambolati i due cappelloni gialli della Contessa e del Maggiore che si
+allontanavano lentamente sullo specchio turchino del mare.
+
+-- Come vi dicevo, ho scritto a Verona, al Capo-traffico, e m'ha già
+risposto.... Ah, quant'è buona oggi l'acqua!.... È proprio un piacere!
+Voglio provare adesso a muovere prima le braccia e poi le gambe.... ma
+voi state fermo, sapete, se no, vado sotto. Benissimo! così! bravo!....
+_Uno-due!_... _Uno-due!_.... _Uno-due!_.... _Uno-due!_.... -- e il
+cavaliere Pinocchio continuò per un pezzo a fare i movimenti di
+_scuola_, sempre sostenuto da Prandino, che non aveva il coraggio di
+lasciarlo andare, e intanto vedeva l'Elisa e il Maggiore confondersi
+insieme nella lontananza, così da sembrare quasi un punto solo.
+
+-- Ah! che bagno delizioso!.... _Uno-due!_... _Uno-due!_... adesso voglio
+provare.
+
+-- Ma scusi.... -- A Prandino gli pareva che i due cappelloni di paglia si
+fossero fermati.
+
+-- State fermo! Forza, mi raccomando! Adesso vorrei provare a distendere
+insieme le braccia e le gambe.... Ah, come me la godo!.... Come me la
+godo!
+
+-- Ma io.... -- Prandino si sentiva male: il punto giallo non si moveva
+più.
+
+-- Dunque, il Capo-traffico m'ha risposto che sareste chiamato in
+servizio provvisorio fra pochi giorni e che forse.... _Uno-due!_...
+_Uno-due!_.... forse sarete destinato per l'appunto alla contabilità
+della divisione di Vene.... No! No!.... Non vi movete! non mi lasciate
+andare!.... Vado sotto!.... Vado sot.... -- e il cavalier Pinocchio non
+potè finire la parola, perchè era andato sotto davvero. Quando,
+soffiando e sbuffando, potè di nuovo levarsi su, ritto, Prandinello era
+scomparso.
+
+Che cos'era accaduto? -- Un avvenimento che poteva avere del tragico.
+Mentre Ariberti, colle braccia tese, teneva a galla il cavaliere
+Pinocchio, e col cuore correva dietro all'Elisa, sentì all'improvviso la
+vocetta aspra della Cecilia, che lo chiamava forte dalla terrazza.
+
+-- Conte Eriprando! Conte Eriprando!
+
+Il Conte Eriprando levò il naso all'aria e vide la D'Abalà che gestiva
+contro di lui come una spiritata.
+
+-- Gegio! Dov'è Gegio?!.... Gegio!
+
+A questo nome Prandino si ricordò del marmocchio che aveva piantato là
+solo, sulla terrazza e sudò freddo benchè fosse in acqua: lasciò andare
+a fondo il cavalier Pinocchio e corse via con uno sgomento in corpo che
+gli levò ogni altra preoccupazione.
+
+-- Chissà dove s'è cacciato! Chissà che cosa gli è accaduto! -- pensava
+l'Ariberti mentre si vestiva in tutta fretta, senza nemmeno finire di
+asciugarsi.
+
+-- Gegio! Dov'è Gegio?! Gegio! -- La Cecilia, spinta dall'angoscia, aveva
+superato ogni pudico ritegno, ed entrata nel compartimento riservato
+agli uomini, correva lungo il corridoio chiamando il bambino, seguita da
+Ramolini, al quale si unirono presto anche Potapow e Jamagata che,
+appena udite le grida della Contessina, uscirono dai rispettivi
+camerini.
+
+-- _Mais Gegio, ne prend-il pas le bain avec vous?_
+
+-- No! Ieri s'era raffreddato e io oggi non aveva voluto che facesse il
+bagno. Gegio!.... Gegio!
+
+Anche Prandino dovette pur farsi coraggio e mostrare la faccia: la
+D'Abalà, appena lo vide, gli si avventò addosso come se lo volesse
+pigliar per il collo.
+
+-- Mio figlio?! Dica! Che cosa ne ha fatto di mio figlio?....
+
+Prandino, smorto, allibito, aprì la bocca per rispondere, ma non rispose
+nulla. Allora la D'Abalà non potè più reggere e scoppiò in un pianto
+dirotto.
+
+-- Si faccia coraggio, Contessa, si faccia coraggio, -- le andava dicendo
+il Ramolini. -- Se non è perduto.... lo troveremo di certo.
+
+Anche Jamagata si provò a consolarla; ma Potapow lo apostrofò dicendogli
+che bisognava avere _point de coeur_, per credere di poter confortare
+una madre in un tal momento.
+
+-- Ma, mio marito?! Chissà che cosa farà mio marito, se non trovo più
+Gegio!.... Guai! Guai! -- singhiozzava la Cecilia, poi rivolgendosi di
+nuovo contro Prandino. -- Ringrazi Dio che l'avvocato D'Abalà non è qui!
+-- esclamò, e di nuovo si mise a correre in cerca di Gegio, seguita da
+Ramolini, da Potapow, da Jamagata e da una frotta di curiosi, che si
+domandavan l'un l'altro che cosa era successo.
+
+-- È una signora che ha perduto suo figlio!
+
+-- No, gli si è annegato il marito.
+
+-- È una contessa forestiera.
+
+-- È una principessa di Roma.
+
+-- Oh! che disgrazia!
+
+-- Le si è annegato il marito, mentre voleva salvare suo figlio!
+
+-- Povera signora!.... in quello stato!....
+
+Intanto che tutte queste voci facevano il giro dello _stabilimento_,
+ingrossandosi e facendosi più gravi a ogni passo, la Cecilia continuava
+a correre, come meglio poteva, dai corridoi al caffè e dal caffè alla
+terrazza, chiamando Gegio e l'avvocato D'Abalà. Prandino la seguiva,
+abbattuto, con una faccia stralunata, pensando a ciò che gli avrebbe
+detto l'Elisa quando, uscita dall'acqua, sarebbe venuta a sapere che non
+trovavano più il suo nipotino, e di tratto in tratto levava gli occhi
+smarriti in faccia a Ramolini, come se aspettasse da lui la propria
+sentenza.
+
+-- Mah!.... -- gli disse una volta il Cavaliere con una reticenza più
+lunga e però più grave del solito. -- Mah!.... i figli degli altri!.... --
+e non aggiunse parola.
+
+La Cecilia, percorsa un'altra volta tutta la terrazza, attraversato di
+nuovo il caffè, uscì fuori dallo _stabilimento_ e giunta in mezzo al
+ponte, sulla spiaggia gridò ancora, con quanto fiato le era rimasto:
+Gegio! Gegio! Gegio mio!....
+
+-- Mamma, mamma, son qua! -- rispose finalmente di lontano la voce
+stridula del monello e giù, sulla riva, tutto coperto di sabbia e di
+terriccio giallo si vide muoversi un coso che aveva più del scimiotto
+che dell'umano.
+
+Era Gegio, che s'era preso il bel gusto di seppellirsi vivo sotto la
+sabbia.
+
+Sua madre, ravvisandolo appena, diè in un grido di contentezza: pareva
+matta dalla gioia, povera donna! ma appena se lo ebbe dinanzi e lo vide
+così sucido, tutta la sua espansione si arrestò di botto, cambiò viso,
+e, preso il figliuol prodigo per un orecchio, se lo tirò dietro a quel
+modo, strapazzandolo come una bestia ed applicandogli ad ogni tratto
+scapaccioni tutt'altro che amorevoli.
+
+Jamagata, Potapow, Ramolini e tutti gli altri ch'erano lì intorno fecero
+gran festa alla madre e al figliolo. Prandino solo, quantunque adesso
+gli si fosse levato un gran peso dallo stomaco, tuttavia non era
+tranquillo del tutto: sentiva che, per lui, l'ultima parola della
+tragedia non era ancora stata detta. Difatti: in quanto a lei -- gli
+gridò la D'Abalà, cogli occhi loschi e il nasino bianco -- in quanto a
+lei, può dirsi fortunato che non ci sia stato qui mio marito!.... A
+quest'ora, guai!....
+
+E la Contessina si pose una mano sugli occhi, come per non vedere lo
+scempio che dell'ultimo degli Ariberti avrebbe fatto il sottoprefetto
+D'Abalà.
+
+-- Ma è dunque un uomo terribile il marito della contessa Cecilia! --
+domandò più tardi il Ramolini, a cui pareva che premesse molto saperlo,
+in tutta confidenza a Prandino.
+
+-- Oh! no; anzi, si figuri! È un omettino piccolo, magro, che trema
+dinanzi a sua moglie e che non ha mai fatto carriera, perchè ha troppa
+paura delle _dimostrazioni_.
+
+
+
+
+CAPITOLO XII.
+
+
+Ciò che non principia bene finisce male, e il conte Eriprando degli
+Ariberti non potè proprio dire che quella giornataccia infame avesse
+fatta per lui un'eccezione alle regole.
+
+L'Elisa era mesta e preoccupata, e il Maggiore, invece, sembrava molto
+allegro: e pazienza se la cosa fosse rimasta lì; ma quando Prandino,
+dopo pranzo, andò al banco, secondo il solito, per pagare il conto,
+trovò che i due pranzi, quello della contessa Elisa e quello della
+contessina Cecilia, erano già stati pagati dal Maggiore.
+
+-- Corpo di bacco!.... -- Prandino corse subito dalla D'Abalà, inquieto e
+sorpreso, e n'ebbe, in risposta, ch'ella non aveva preso lui per suo
+segretario.
+
+Anche al _Florian_, più tardi, successe pure qualche cosa di simile. Il
+Maggiore, che s'era piantato duro sulla sedia accanto all'Elisa, con
+un'aria da padrone del campo, invece di aspettare che ognuno ordinasse
+le bibite per conto proprio, domandò egli stesso prima alle signore, e
+poi al resto del circolo, che cosa volessero prendere, mostrando chiaro
+ch'era lui che faceva trattamento. Naturalmente, Prandino, quantunque da
+un'ora bruciasse dalla sete, non prese nulla per far dispetto al rivale.
+Siccome, poi, tutti gl'infelici sono fatti per intendersi, così invece
+egli sentiva slanci di simpatia per il povero Jamagata, che si mostrava
+melanconico, perchè si vedeva assai trascurato. L'Elisa non gli parlava
+mai, era timidissima col Maggiore, e voleva sua figlia sempre seduta
+accosto, come se avesse paura a star sola in mezzo agli uomini.
+
+Prandino, che aveva giurato a sè stesso, dopo rinfrancato dallo spavento
+per la scomparsa di Gegio, di non parlar coll'Elisa e di non mettersi
+vicino a lei in tutta la sera, volendo punirla in tal modo per la sua
+gita in mare, dopo la sorpresa dei due pranzi pagati e dopo il contegno
+tenuto dal Maggiore al Caffè, non ebbe più coraggio di tirarla innanzi
+col broncio; capì che sarebbe stato troppo infelice se fosse andato a
+letto con quel tormento di gelosie e d'inquietudini nel cuore, e però si
+fece animo, e quando tutti s'eran levati in piedi per ritornare
+all'albergo, offrì lui il braccio all'Elisa in un modo così risoluto che
+la Contessa non glielo potè ricusare.
+
+-- Mi avevi promesso che a Venezia saresti stata buona, mi avevi giurato
+di non darmi nessun motivo di gelosia; ti ringrazio, sai, ti ringrazio
+del bel modo col quale mantieni la tua parola.
+
+E Prandino sorrise amaramente, aspettando che l'altra lo rimproverasse
+come al solito, dicendogli che era matto, che i suoi dubbi erano
+ingiusti, che si faceva insopportabile, ma come al solito concludendo
+poi che gli voleva bene.
+
+Invece nulla di tutto questo: l'Elisa chinò il capo e Prandino sentì
+contro il braccio il seno di lei che si gonfiava per un grosso sospiro.
+
+Prandino la fissò agitatissimo e -- Perchè sei uscita al largo col
+Maggiore? -- le domandò -- perchè?.... -- ma questa sua domanda era fatta
+in modo che pareva più un lamento che un rimprovero.
+
+L'Elisa continuò a tacere e a sospirare.
+
+-- Mio Dio.... che cosa c'è di nuovo?.... parla!.... mi fai morire!
+
+-- Non morrai, no; tu sei giovane.... hai tutto l'avvenire per te, e
+poi.... tu sei un uomo, tu; e ciò vuol dir molto.... mentre io
+invece....
+
+-- Per amor di Dio, che cosa è accaduto?
+
+-- Nulla.... nulla.... calmati adesso....
+
+-- Che cosa è accaduto, parla!
+
+-- No.... adesso no; non posso.... ma tu ricordati questo, che io sono
+molto infelice.... e che vi sono tali necessità nella vita, alle quali
+bisogna chinare il capo e rassegnarsi.... _côute que côute!_
+
+-- Ma io non voglio... -- cominciò Prandino, alzando la voce.
+
+-- Non fate scene adesso, non fate il ragazzo!
+
+E l'Elisa spaventata, abbandonando in un attimo il tono languido, fermò
+subito le parole in gola al suo innamorato; ma poi, vedendo che l'altro
+non fiatava più, ritornò buona, ritornò tenera, per dirgli con affetto:
+-- Domani saprai tutto.... ma, te ne scongiuro, sii generoso.... non
+rendermi più infelice di quello che sono.... ricordati che da te....
+bambino mio, aspetto una parola che mi dia coraggio.... e che mi
+conforti.
+
+Detto ciò, mentre Prandino la guardava bianco, pallido, senza esser più
+buono di proferire una parola, l'Elisa si fermò per aspettare la Cecilia
+e il Maggiore, ch'erano rimasti un po' indietro, e unirsi col rimanente
+della brigata.
+
+Quella notte il povero Prandino la passò male. Ormai non ne potea più
+dubitare: l'Elisa e il Maggiore se la intendevano fra di loro.
+
+Aprì i vetri, spalancò le persiane e, in maniche di camicia, rimase là,
+lungamente, appoggiato alla finestra, guardando di lontano, fra i tetti,
+una striscia di laguna illuminata dalle fiamme rossiccie del gas e
+bevendo, come altrettanto veleno, quell'aria pregna degli aromi acuti
+del mare, respirando quei buffi caldi che penetrano nel sangue con una
+mollezza voluttuosa e che sembra allarghino il cuore con un bisogno
+inconscio e irresistibile d'amore.
+
+Maledetta Venezia! Se fosse rimasto a Vicenza, credeva lui, avrebbe
+sofferto meno.
+
+Aveva la testa che gli bruciava, il cuore gonfio, e non poteva piangere.
+Si sentiva pieno di lagrime fino alla gola, ma non gli volevano scoppiar
+fuori. Se avesse potuto piangere, forse sarebbe rimasto un po' più
+sollevato.
+
+-- "Domani saprai tutto?!" E che cosa può dirmi che io già non abbia
+indovinato? Non sono già un imbecille, capisco le cose per aria, io! Non
+ama più me, e torna daccapo ad amare il Maggiore! Ecco la bella novità
+che mi dirà domani! Ma io non resterò qui a sentirmela dire, nemmeno per
+sogno; che! Domattina me ne ritorno a Vicenza.... e non mi vedrà più,
+no; mai più!... Se aspetta da me "la parola di coraggio e di conforto"
+la aspetterà un pezzo. A sentirla lei, dovrei dunque farle coraggio,
+perchè mi pianta?... Dovrei confortarla, perchè mi tradisce? Questa è
+nuova davvero! "_Ricordati che io sono molto infelice!_" Ma perchè lo
+vieni a contare a me, se sei infelice?... A me, che lo sono più di te e
+per cagion tua?
+
+-- Però.... però, qualche cosa ci deve esser sotto, -- pensava Prandino
+abbandonando la finestra e camminando in su e in giù nella cameretta,
+mentre si spogliava, -- qualche cosa ci deve esser sotto. È impossibile
+che sia così cattiva di cuore. Certo, certo quella strega della D'Abalà,
+c'entra in gran parte nella faccenda. Sembra che sia lei innamorata del
+Maggiore. È con lui tutta moine, tutta finezze.... Maledetta!... Quello
+che ha in corpo, scommetto che non è un figliolo: ma è un sacco di
+malignità! Ma io vorrei sapere perchè l'Elisa deve sottomettersi a sua
+figlia, e rendersi infelice lei, e far infelice me, per i capricci e le
+simpatie di casa D'Abalà. -- Che il Maggiore la voglia sposare? Senza
+dubbio, non può essere altrimenti. Ma se avesse aspettato due o tre
+anni, quando avessi avuto uno stato, l'avrei sposata io.
+
+A questo punto, Prandino chiuse le finestre, spense il lume e entrò nel
+letto: egli sperava, allo scuro, di poter avere un po' di riposo, ma
+invece si trovò peggio. Vedeva il numero 40 fra le braccia del numero
+43, e nell'eccitamento della fantasia, il numero 40 era ancora più
+bianco, ancora più biondo, ancora più bello del solito, e il 43 più
+nero, più vecchio, più brutto: -- e il povero ragazzo si voltava
+smaniando nel letto, mentre le zanzare, ch'erano entrate in camera dalla
+finestra, ch'egli avea lasciata aperta per tanto tempo, col lume acceso,
+gli raddoppiavano l'agitazione e il tormento.
+
+Ah! se non fosse stato povero, allora.... allora l'avrebbe sposata lui
+subito, domani. Ma con duecento quindici lire, non poteva già pensare di
+metter su casa! Che figura farebbe egli adesso, a Vicenza, quando vi
+fosse giunta la notizia del matrimonio della Navaredo con Del Mantico!
+Lui si sarebbe serrato a chiave nella sua camera, senza farsi più vedere
+da nessuno.
+
+Già, sarebbe morto presto, così non la poteva durare!... No: no! A costo
+di finirla lui.... Sarebbe andato lontano lontano, colle lettere e i
+capelli dell'Elisa in tasca, e quando avesse trovato un precipizio in
+riva al mare, un bel salto.... e buona notte: egli avrebbe finito di
+soffrire.... e di far ridere quei pettegoli di Vicenza!... Ma tant'è, il
+numero _quaranta_ restava però sempre fra le braccia del numero
+_quarantatrè!_...
+
+La calma che si era fatta nel suo spirito, pensando di morire
+placidamente sotto l'acqua fresca del mare, si dissipò di nuovo a
+quell'idea tormentosa.
+
+Ritornò ad agitarsi nel letto, a sospirare, a dolersi, e a poco a poco
+le angosce crebbero in modo, ch'egli non potè più reggere a sopportarle.
+
+Era andato tutto in sudore: nella cameretta bassa, angusta soffocava dal
+caldo, e le zanzare gli ronzavano a torme sulla faccia, moleste e
+insistenti, aumentando il suo affanno colle loro punture irritanti.
+
+Saltò giù dal letto, accese il lume, si vestì in fretta e uscì
+dall'albergo per respirare. Quando fu in piazza San Marco una folata di
+vento gli portò via il cappello. Prandino gli camminò dietro, triste,
+melanconico, e se lo calcò in testa senza nemmeno pulirlo. Tant'è;
+adesso che l'Elisa non gli voleva più bene, che cosa gliene importava a
+lui della sua roba?...
+
+Il cielo era coperto, la piazza buia: entrò sotto le _Procuratie_
+squallide, deserte, e si sedette sospirando sopra una seggiola del caffè
+_Florian_. Nemmeno al fresco trovava il sollievo ch'egli aveva sperato.
+E pensare che quei pochi giorni di cura a Venezia, dovevano essere il
+suo paradiso!... E pensare che se li sognava da un anno! Mah!...
+
+Per sentire un po' di sollievo, lo sapeva bene lui che cosa gli sarebbe
+bisognato!... Trovare il modo di vendicarsi di quella brutta strega
+della D'Abalà!... Ecco, questo gli sarebbe bisognato; perchè era lei la
+causa di tutto; era lei, lei sola, che nascostamente attizzava il fuoco.
+L'Elisa era una donna debole, senza volontà e forse....
+
+-- Oh! guarda chi vedo!... Il nostro caro _Prefetto!_
+
+Prandino levò la faccia sbattuta dalla veglia e vide Badoero che usciva
+da _Florian_ in compagnia di tre o quattro giovinotti.
+
+-- _Ciao_, Badoero.
+
+-- Che fai qui solo solo?
+
+-- Prendo il fresco....
+
+-- Vieni con noi da _Bauer_?
+
+-- Ti avverto che _Bauer_ ha già chiuso a quest'ora, -- disse a Badoero
+uno della comitiva.
+
+-- Se troveremo chiuso, non ci sarà gran male: andremo a battere a
+qualche altro Caffè. Su, su, levati, giovine sentimentale, e vieni con
+noi! -- e Badoero, preso Prandino per un braccio, lo costrinse a levarsi
+in piedi.
+
+-- Io proporrei di andare a battere dall'Emma! -- esclamò uno di quei
+giovinotti, per lanciare un frizzo a Badoero.
+
+-- Nossignori! -- rispose questi con fatuità, -- dall'Emma non c'è posto
+per tanta gente! -- poi, fermandosi su due piedi: -- vi presento mio
+cugino, il conte degli Ariberti, -- disse indicando Prandino alla
+comitiva.
+
+Finito lo scambio dei complimenti, si avviarono tutti verso la _Birreria
+Bauer_; Badoero, allora, prendendo Ariberti a braccetto e tenendolo un
+po' più indietro degli altri:
+
+-- Dimmi, caro prefetto, -- gli chiese a bassa voce, -- la Contessa t'ha
+proprio messo in disponibilità, per questa notte?
+
+-- Non ti capisco!
+
+Ma Prandino, che invece capiva benissimo, sentì un'ondata di sangue
+caldo, che gli saliva alla testa.
+
+-- È arrivato il Maggiore.... e ti mandano a passeggiare!... Eh! che vuoi
+farci? Le donne, vecchie o giovani, quando vedono i bottoni lustri,
+perdono la testa.
+
+-- Ma...
+
+-- È destino comune, e non c'è che fare; bisogna rassegnarsi,
+_Prandinello_ mio!..
+
+_Prandinello!_... Anche Badoero lo chiamava _Prandinello_ come il
+cavalier Pinocchio!...
+
+Ariberti, però, non se la prese con Badoero per quelle parole, ma invece
+gli proruppe nel cuore un impeto d'ira, quasi di odio, contro l'Elisa.
+Sentì allora, per la prima volta, che fra lui e quella donna era proprio
+tutto finito. Difatti, se anche l'Elisa, per un'ipotesi, avesse ripreso
+a volergli bene come prima, tanto e tanto nell'opinione del mondo egli
+oramai non era più il suo amante. E _l'opinione del mondo_, si sa bene,
+presta a certi amori le loro più care attrattive. Prandino però non
+volle mostrare al cugino che egli soffriva per quello smacco. Invece si
+sforzò di fare il disinvolto, di parer spiritoso e lieto confessando a
+Badoero che il Maggiore capitava proprio in punto a sollevarlo d'un
+grande imbarazzo. Lui non negava di aver amato l'Elisa, e molto: ma
+adesso quella catena gli si faceva ogni dì più pesante; insomma, era
+stufo di rappresentare il _moroso de la nona_ a tutto pasto, e domandò a
+Badoero se non trovava che oramai la contessa Navaredo era una donna
+_andata_. Egli sperava che Badoero gli dicesse di sì; sarebbe stato un
+conforto al suo dolore.
+
+-- _Andata_ proprio no, -- rispose Badoero: -- Certo, comincia a essere un
+po' troppo grassa, ma si conserva ancora piacente e poi sa _truccarsi_
+bene, come dice l'Emma.
+
+Da _Bauer_, com'era stato previsto, si trovò chiuso. Allora, tutti
+insieme, tornarono indietro brontolando; chi voleva andare in un luogo,
+chi in un altro, e nessuno riusciva a trovare una proposta che ottenesse
+l'approvazione generale. Intanto, aspettando l'idea buona, che non
+capitava, si sedettero per un momento al _Caffè Svizzero_, dove ci
+doveva essere, dicevano, della birra inglese in bottiglia, eccellente.
+Prandino, che aveva sete e sentiva qualche brivido di freddo in
+quell'aria umida della piazza, ne tracannò in fretta due tazze, sebbene
+nell'andar giù gli bruciasse la gola e lo stomaco.
+
+-- Sapete che cosa dobbiamo fare? -- saltò su a proporre Badoero da un
+momento all'altro, -- andiamo a giocare un'oretta al _lansquenet_?
+
+-- Sì, ma dove? -- chiesero gli altri.
+
+-- Dal _sior Angelo a la Cuca_. Tanto, se trovassimo chiuso, quando ci
+facciamo conoscere ci aprono subito.
+
+-- Allora paghiamo, e partenza per la _Cuca_!...
+
+-- _Garçon!_ -- gridò Badoero, che s'era levato in piedi, chiamando il
+cameriere dalla vetrata della bottega.
+
+-- A me sai, Badoero, -- disse Prandino facendo una smorfiaccia colla
+bocca, -- quella tua birra ha fatto male. Mi brucia lo stomaco, mi
+brucia, come se avessi bevuto del fuoco.
+
+-- È nulla; le prime volte fa sempre così, ma poi ci si abitua. La birra
+inglese è come il sigaro, bisogna avvezzarcisi.
+
+-- Se ha un po' di nausea, prenda un bicchierino di _cognac_ e le passa
+subito, -- suggerì un altro signore della compagnia.
+
+Prandino accettò il consiglio, bevette il _cognac_ e subito dopo gli
+sembrò di fatti di sentirsi un po' meglio. Allora dal suo famoso
+_porta-biglietti_ colla corona d'argento, levò una carta da due lire e
+l'offrì al cameriere perchè si tenesse la spesa.
+
+Il cameriere prese il biglietto con due dita, invece di riporlo lo tenne
+levato per aria fissando Ariberti.
+
+-- Che cosa paga il signore?
+
+-- Un _cognac_ e una bottiglia di birra.
+
+-- Allora formano _cinque e trenta_, in tutto.
+
+-- Ma non pago altro che la mia birra.
+
+-- Appunto, cinque lire della bottiglia, e sei soldi del _cognac_.
+
+-- Per bacco! -- pensò Ariberti fra sè, -- cinque lire per sentirsi male,
+mi pare un po' caro!
+
+Tuttavia pagò senza altre osservazioni, chè non voleva perdere il
+credito fra le sue nuove conoscenze.
+
+Strada facendo, mentre tutti si avviarono verso la Cuca, gli venne
+addosso, col calore del cognac un gran bisogno di espandersi e
+confidarsi a qualcuno.
+
+Allora fu lui che si prese Badoero a braccetto, e dopo d'essersi fatto
+promettere il segreto -- _in parola d'onore_ -- gli contò che la contessa
+Navaredo si era condotta molto male con lui.
+
+-- Certo che per me è stata una fortuna, perchè proprio ero stufo, ma
+questo non vuol dire; resta sempre il fatto che s'è portata malissimo.
+Del resto, te lo dico io che al signor Maggiore non gliene voglio. Oh
+no, davvero: anzi, quando lo vedo, son quasi tentato di fargli i miei
+rallegramenti; si diverta, si diverta, se può, ch'io già non lo invidio
+di sicuro!
+
+E qui, Ariberti tornò daccapo a voler persuadere il cugino che la
+Contessa oramai era una donna sciupata, mentre invece, un anno o due
+prima, quando l'aveva lui.... allora sì che era davvero un tipettino da
+far girare la testa. A Vicenza, allora, quando l'Elisa passava per le
+strade, si voltavano tutti a guardarla. Ma adesso?... Adesso era
+tutt'altra cosa.
+
+Alla _Cuca_ le imposte erano chiuse, ma dalla luce che usciva dalle
+fessure si vedeva bene che dentro c'era ancora della gente. Allora
+picchiarono forte colle mazze sulle persiane delle finestre a terreno,
+finchè fu aperta a metà la porta della bottega e furono introdotti da un
+omiciattolo in maniche di camicia e colla faccia assonnita, che accolse
+i nuovi avventori brontolando fra i denti.
+
+Nella sala c'erano seduti in un angolo due o tre operai colle facce
+accese dal vino e dal caldo che guardavano di sbieco quelle _grinte
+aristocratiche_ che entravano là dentro, in casa loro.
+
+Ma gli amici di Prando non si fermarono a terreno; invece, salirono su
+per una scaletta ripida, angusta, ed entrarono in una stanzuccia al
+mezzanino, dove si sentiva forte il puzzo della pipa mescolato coll'odor
+grasso dei cibi.
+
+Il cameriere accese il gas, spalancò i vetri della finestrina, distese
+sul tavolo di legno greggio un tappeto macchiato d'unto e di vino, e poi
+domandò ai signori che cosa volevano ordinare.
+
+-- Porta del Chianti, di quello vecchio, del ghiaccio e tre mazzi di
+carte nuove.
+
+Il cameriere uscì, e rientrò poco dopo con un gran fiasco di vino sotto
+il braccio, un tazzone in mano, con dentro del ghiaccio, e i tre mazzi
+di carte che gli gonfiavano le tasche della giacchetta.
+
+-- Giochi anche tu, Ariberti? -- domandò Badoero a Prandino, che in quella
+stanzuccia bassa, infocata dal gas, sudava tanto, che gli pareva di
+essere in un forno.
+
+-- A che si gioca?
+
+-- Al _lansquenet_.
+
+-- Al _lansquenet_? -- Non lo ricordo bene, -- rispose Prandino, che invece
+quel giuoco non lo conosceva punto.
+
+-- Oh, è facilissimo: non puoi sbagliare! Guarda: io tengo banco e scopro
+due carte: la prima è il due di spade, la seconda il cavallo di coppe.
+Se adesso, sfogliando il mazzo, scopro prima un due qualunque, ha vinto
+il banco: se invece è un cavallo, ha vinto chi punta.
+
+-- E quanto si punta?
+
+Prandino era sbalordito: la birra bevuta, il _cognac_, quel caldo
+soffocante e i dispiaceri che gli cocevano nell'anima, tutto ciò lo
+faceva star male.
+
+-- Facciamo il solito? -- domandò Badoero, guardando in giro i suoi
+compagni.
+
+-- Sì, il solito! -- risposero insieme, meno Prandino, ch'era nuovo della
+partita e non ne sapeva nulla.
+
+-- Allora, -- e Badoero si volse a Prandino, -- non puoi puntare meno di
+cinque lire. Se vuoi, perchè tu veda meglio com'è il giuoco, faremo una
+_levata_ noi due soli.
+
+Ciò detto, il giovinotto cominciò a sfogliare le carte con una prestezza
+che mostrava come ci avesse fatto la mano, e si fermò, che aveva
+scoperto il due di denari.
+
+-- Ecco, è fatto: ha vinto il banco.
+
+-- E io?... -- domandò Prandino, alzando d'in su la carta due occhi
+stanchi, melensi.
+
+-- Tu hai perduto cinque lire; ma se invece di un due fosse uscito prima
+un cavallo, le avresti vinte. Capisci?...
+
+-- Ma....
+
+Prandino ancora non era entrato bene nel congegno, pur semplicissimo,
+del giuoco.
+
+-- Aspetta: per farti veder meglio, faremo un altro colpo.
+
+Badoero tirò da una parte le carte sfogliate, e ne scoprì sul tavolo due
+nuove: la prima era un sette di denari, la seconda un tre di bastoni.
+
+-- Sta attento, adesso: la carta del banco è un sette, la tua un tre.
+
+E Badoero ricominciò a voltare le carte del mazzo, a una a una,
+prestamente. Scoprì un sette prima del tre.
+
+-- Ha vinto il banco anche stavolta, e tu perdi dieci lire.
+
+-- Ho capito. Se invece d'un sette era un tre, le dieci lire le vinceva
+io.
+
+-- No, ne avresti vinte cinque sole; ma siccome altre cinque le perdi già
+dalla puntata di prima, così avresti fatto pace.
+
+-- Adesso, dunque, si può giocare anche noi? -- domandarono gli altri
+compagni, che, messi in ardenza dalla vista delle carte, erano stufi di
+restar là a guardare senza far nulla.
+
+-- Sì: puntate, signori!... Comincio il giuoco. Tu, Ariberti, se vuoi,
+puoi puntare anche più di cinque lire: io tengo qualunque posta.
+
+Prandino giocava e beveva, e poi tornava a bere e a giocare mezzo
+stupidito.
+
+Non riusciva a persuadersi a mettersi in testa ben chiaro che ognuno di
+quei gettoni d'osso, di un bianco ingiallito dall'uso, rappresentasse
+proprio il valore di cinque lire, e li puntava a casaccio, pazzamente, a
+due, a tre, e fino a dieci per volta!... La faccia gli si era fatta d'un
+pallore cadaverico, gli tremavano le mani e balbettava delle parole
+rotte, sconnesse che non avevano senso. In una giocata, chi teneva il
+mazzo avendo voltato un fante di spade così mal colorito da parere una
+puppattola invece d'un soldato: "To, to, la vecchia!" si mise a urlare
+Prandino. -- "Banco sulla vecchia! Voglio vedere se anche questa mi fa
+dannare! banco!"
+
+Nessuno dei presenti rilevò l'ironia di tali parole: erano troppo
+assorti nel giuoco; ogni loro attenzione era là fissa, muta,
+instancabile, e non badavano ad altro.
+
+Quando l'Ariberti domandò il banco, si levarono tutti dal loro posto e
+si avvicinarono a chi faceva il giuoco e voltava le carte lentamente;
+anche questi era pallido, convulso, e aveva un sorriso forzato che
+gl'increspava le labbra. Alla fine, dopo d'aver consumato quasi un mazzo
+di carte, scoprì il fante davvero, e Prandino guadagnò una grossa somma;
+tanto grossa che, se l'avesse conservata, avrebbe dato da vivere a lui e
+a mamma Orsolina per un anno, senza dover più ricorrere all'impiego
+promesso dal cavalier Pinocchio. Ma lui non se n'accorse neppure d'aver
+vinto. Tracannò d'un fiato un altro bicchiere di Chianti e sghignazzò
+borbottando che già le vecchie erano dalla sua e ch'egli sapeva bene
+come si dovevano prendere. Poi, tutte le volte che quel fante gli
+compariva dinanzi, sul tavolo, urlava, gli faceva dei brindisi e gli
+puntava sopra tutti i gettoni che aveva, senza nemmeno contarli.
+
+Già, fossero state anche delle migliaia di lire, che cosa gliene sarebbe
+importato a lui? Se avesse avuto in mano il cuore e l'anima, anche il
+cuore, anche l'anima avrebbe buttato là su quel fante goffo, scolorito,
+che lo fissava con due occhi teneri, languidi, appassionati.... cogli
+occhi maledetti dell'Elisa!
+
+Quando, dopo stabiliti gli ultimi tre giri, fu chiuso il giuoco e si
+cominciò a regolare i conti, Prandino era in perdita di ottocento
+cinquanta lire, che doveva a Badoero. E avrebbe perduto molto di più, se
+quei giovinotti avessero voluto approfittare del suo stordimento, ma
+invece, appena si accorsero che il conte di Vicenza era po' alticcio,
+gli rifiutarono delle puntate ch'egli gridava da ubbriaco.
+
+Anche ottocento cinquanta lire, rappresentavano un disastro: il
+fallimento addirittura per il povero Prandino!
+
+Fino a tanto però che rimase chiuso dentro in mezzo al fumo, alle carte,
+allo schiamazzo di quella bolgia infocata, non arrivò mai a comprendere
+la gravità della propria disgrazia; la prima idea l'ebbe soltanto quando
+si trovò fuori all'aperto in _Piazza San Marco_, coi buffi d'aria
+fresca, umidiccia, che gli snebbiarono la testa. Allora, per un momento,
+sperò di sognare, ma poi, quando si persuase ch'era desto, ci mancò poco
+che non impazzisse.
+
+-- Scusa, Ariberti, che cosa abbiamo detto che tu mi dovevi? -- gli chiese
+Badoero, che col lapis prendeva appunti e faceva somme sopra un
+biglietto di visita.
+
+-- Non so!... Quanto?...
+
+-- Se non isbaglio i conti, dovrebbero essere ottocento cinquanta lire.
+
+I conti del cugino erano giusti.
+
+-- Ma.... io.... io non le ho.... qui.
+
+-- Che importa?... si sa bene, nessuno viaggia colla _Banca_ in tasca. Me
+le darai con tuo comodo.
+
+Prandino respirò. Dunque c'era tempo, e fin che c'è tempo c'è vita.
+
+-- Se ci fosse giustizia, -- continuò Badoero sorridendo, -- la perdita di
+stasera te la dovrebbe pagare il Maggiore, perchè se lui non capitava a
+Venezia, tu forse, a quest'ora avresti in tasca ottocento cinquanta lire
+di più. Del resto, sei stato sfortunato, ma giocavi anche da matto,
+lasciatelo dire: ci volevi tu perchè io fossi buono di vincere, almeno
+una volta! bisognava proprio che tu venissi da Vicenza apposta per fare
+il miracolo!... io perdo sempre e tanto che, te lo dico in confidenza,
+per il giuoco di questo mese, in sul momento mi trovo un po' al verde;
+ma di ciò tu non devi darti pensiero, quando me le puoi far entrare per
+domenica, quelle ottocento cinquanta lire, mi basta e sono contento.
+
+La vita tornava ad accorciarsi al povero Prandino.
+
+-- Per domenica?
+
+-- Sì, te ne sarò grato. In un'altra occasione, figurati!
+
+E Badoero cambiò discorso, perchè gli amici si erano avvicinati per
+salutare il conte degli Ariberti, dovendosi dividere da lui: Prandino
+andava da una parte e loro dall'altra.
+
+-- Buona notte, signor Conte: già si fermerà ancora un po' di giorni a
+Venezia?...
+
+-- Sì.... probabilmente....
+
+-- Allora avremo il piacere di rivederla e di dargli la rivincita.
+
+-- Grazie....
+
+-- Buona notte!
+
+-- Buona notte!
+
+-- _Ciao_, simpaticone!
+
+-- _Ciao_....
+
+-- A proposito, scusa, -- e il Badoero tornò indietro chiamando Prandino,
+-- domani ti vedrò al Lido, sicuro, non è vero?
+
+-- Sì.... probabilmente. -- Prandino, adesso stentava a capire che cosa
+gli dicevano.
+
+-- Bada di non mancare. La principessa di Lentz vuol conoscerti
+personalmente.
+
+-- Grazie!...
+
+.... Domenica?... per domenica ci vogliono i denari?... ottocento
+cinquanta lire.... -- pensava Ariberti provando dei brividi in tutto il
+corpo, che lo facean trasalire. -- Come trovarle?... Dove?... Eppure ci
+vogliono, ci vogliono ad ogni costo; e ci vogliono per domenica!...
+Prandino tentò allora di ricordarsi che giorno fosse della settimana, ma
+non ci riuscì.
+
+La piazza si stenebrava a poco a poco, triste, silenziosa. In alto, il
+cielo bigio era corso da una folla di nuvolacci nerastri, fra gli
+strappi dei quali rilucevano ancora qua e là alcune stelle con bagliori
+incerti, sbiaditi.
+
+Prandino si sentiva stanco, disfatto: le gambe non lo reggevano più, gli
+dolevano i piedi ammaccati dalle scarpe, aveva la testa grossa, pesante,
+e stentava a tener gli occhi aperti. Gli sembrò per un momento che se si
+fosse lasciato cascar per terra lungo disteso, lo avrebbe preso un sonno
+così forte dal quale non si sarebbe svegliato mai più. Si avviò verso
+l'albergo, curvo, traballante, con un tremito di freddo, inciampando
+nelle pietre disuguali della via, chiudendo gli occhi ogni tanto per
+riposare.
+
+Nel cortiletto angusto della _Gondola d'oro_, cominciava ad esserci un
+po' di movimento per alcuni viaggiatori che dovevan partire colla prima
+corsa, ma dal portiere si vedevano le imposte ancor tutte chiuse, mentre
+le scale erano deserte e i corridoi si prolungavano muti fra le tenebre.
+
+Prandino salì lentamente, tirandosi su, appoggiandosi di tutto peso alla
+maniglia, fermandosi ad ogni branca. Quando arrivò al primo pianerottolo
+e sostò alquanto per prendere fiato, caso volle che il suo occhio
+cadesse proprio sopra una fila di scarpe e di stivaletti messi là in un
+angolo dal facchino che più tardi poi li dovea pulire e lustrare. Tutta
+quella roba faceva un'impressione strana, curiosa. Ogni oggetto pareva
+avesse non solo la fisonomia, ma indicasse la condizione e ritraesse i
+costumi e le tendenze del proprietario. Vicino alla calzatura coi chiodi
+del _touriste_, c'era il borzacchino coi bottoni di madreperla e le
+ghette colorate del commesso viaggiatore. Accanto alla scarpa risolata
+del marito, col tacco basso e la pianta larga, comoda, c'era lo
+stivaletto lungo, sottile della moglie: poi lo scarpone di panno del
+nonno, e il sandalo foderato di tela della nipotina e gli scarpini
+verniciati del damerino: insomma parea di vedere tutti gli ospiti della
+locanda, schierarsi là ad uno ad uno colle loro macchie di mota, co'
+loro frinzelli, colle orecchie basse e le bocche socchiuse al respiro, o
+spalancate ad uno sbadiglio. Prandino fissò lo sguardo in quella mandata
+di calzature finchè scoprì uno stivaletto che aveva le ghette chiare e
+il tacco molto alto, e un po' consumato internamente. L'Elisa calzava
+attillato e il suo passo non era più tanto leggero.... Lo guardò a
+lungo, e sentiva la tentazione di accarezzarlo, di baciarlo, di
+portarselo via, quando all'improvviso fu preso da un senso strano di
+dispetto, da un impeto acuto di rabbia gelosa, che lo risvegliò
+brutalmente da quel suo stato di dormiveglia: lì, sopra la ghetta chiara
+dello scarpino d'Elisa, era stato buttato uno stivale colla suola grossa
+all'inglese, e la tacca degli speroni nel calcagno. Prandino non aveva
+alcuna ragione di dolersi: era ben naturale che gli stivali del numero
+_quarantatrè_ si trovassero insieme colle scarpe del numero _quaranta_!
+Ma tant'è, il povero innamorato non potea darsi pace!....
+
+In quel punto lo prese un desiderio tormentoso di riavere le voluttà,
+l'amore dell'Elisa e il rammarico del suo paradiso perduto gli si mutò
+in un'angoscia disperata. Tuttavia quando rientrò nella sua cameretta,
+vedendo il disordine che c'era là intorno, e il letto sfatto, si
+risovvenne delle vicende di quella cattiva nottata, e pensò,
+raccapricciando, che sebbene quando ne usciva poche ore innanzi egli
+fosse già tanto infelice da voler morire, lo era ancor meno d'adesso che
+vi tornava!.... Come avrebbe fatto a pagare le ottocentocinquanta lire
+che aveva perdute?.... E bisognava pagarle per domenica, non c'era
+verso! Come avrebbe fatto?!... Smarrito, si guardò attorno per la
+cameretta, cercando un conforto. E gli pareva di scorgere viva dinanzi a
+sè la misera figuretta di mamma Orsolina, tutta chiusa nella sua
+vesticciola stinta e a rattoppi, curva sul tombolo, sciupandosi la vita
+pur di risparmiare un quattrino e poterla tirare innanzi colla
+famigliola.... Dove avrebbe trovato il coraggio di dire a quella povera
+donna: sai, mamma, ho perduto ottocentocinquanta lire!.... Prandino,
+così sconvolto, credette di vedere la mamma impallidire tremando a
+quelle parole, come s'egli le avesse dato una stilettata, e pianse
+smaniando, e si strappò i capelli finchè, spossato, affranto, si lasciò
+cadere, così vestito com'era, attraverso del letto.
+
+Allora, mentre cedeva al sonno che gli pesava greve sulle pupille e che
+gli sperdeva dall'anima, a poco a poco, ogni memoria e ogni dolore, gli
+sembrò di fuggir via da quella vita maledetta, e chiuse gli occhi,
+provando un senso benefico di riposo e di pace, come se non dovesse
+riaprirli mai più!....
+
+Ma invece, quantunque si svegliasse assai tardi, erano già suonate le
+tre, fu ancora in tempo di ritrovare tutti i suoi dolori che lo
+aspettavano pronti per tornare daccapo a farlo soffrire. Il suo primo
+pensiero, come di solito, corse subito all'Elisa e provò il senso d'un
+vuoto così grande, così profondo, che pareva gli mettesse le vertigini.
+Poi, subito, si risovvenne delle ottocento cinquanta lire che doveva a
+Badoero e a quel ricordo saltò giù dal letto, come se si fosse sentito
+scottare. Le ottocento cinquanta lire perdute erano di una verità così
+fredda e inesorabile, che Prandino cominciò a dubitare non fosse
+altrettanto sicura l'altra disgrazia: quella di dover perdere anche
+l'Elisa.
+
+Non poteva forse aver inteso male?
+
+Si ricordava che l'Elisa gli aveva dette queste precise parole: _domani
+saprai tutto_; dunque era cosa certa ch'egli ancora non ne sapeva nulla,
+e però, da quella parte, poteva ben darsi che il diavolo fosse meno
+brutto di quanto pareva. Già la speranza, colle donne, si acquista
+sempre e non si perde mai! E poi Prandino aveva certi fumi che gli
+annebbiavano il cervello: della mezza cotta della sera innanzi, gliene
+durava ancora almeno un quarto!
+
+-- Che! -- pensava, mentre rimetteva un po' in ordine il suo abbigliamento
+-- ella non può vivere senza di me: l'ha giurato tante volte! Chissà mai
+a che cosa voleva alludere co' suoi discorsi.... forse era tutto un
+ordito combinato ad arte, perchè io non avessi più lena di rimproverarla
+di essere uscita al largo col Maggiore. Se fosse così, è stata molto
+brava e le perdono in grazia dello spirito che ha avuto!
+
+A questa idea consolante gli si allargò il cuore, e gli si dilatarono i
+polmoni tanto ch'egli, tutto consolato, cominciò a canterellare a mezza
+voce un'arietta in tempo allegro; ma poi gli si fecero innanzi le
+ottocento cinquanta lire tetre, minacciose come il _Mane-Thecel-Phares_
+di Baldassare, e gli strozzarono il motivo a mezza gola.
+
+Tuttavia, siccome fino a domenica poteva respirare, non pensò, per il
+momento, se non a raggiungere l'Elisa.
+
+La Contessa e la Contessina erano certo andate al Lido col solito
+vaporetto delle tre; non c'era più tempo da buttar via, bisognava
+sbrigarsi, bisognava correre per non perdere anche quello delle tre e
+mezzo.
+
+-- Signor Conte! Signor Conte! -- chiamò il portiere, mentre Ariberti
+usciva in fretta dall'albergo.
+
+L'Ariberti tornò indietro, chè il portiere non si sognava certo di
+scomodarsi per corrergli appresso.
+
+-- La contessa Navaredo cercava di lei.
+
+-- È ancora di sopra?
+
+-- No; è andata al Lido colla sua compagna, -- alla _Gondola d'oro_ non si
+sapeva che la D'Abalà fosse sua figlia -- e col signor marchese Del
+Mantico.
+
+-- Perchè non chiamarmi?
+
+-- Credevo ch'ella fosse uscita.
+
+-- Dovevate informarvene.
+
+-- Poco male: al Lido la ritrova di sicuro. Già il vaporetto parte ogni
+venti minuti.
+
+-- Questa non è una buona ragione: un'altra volta fate meglio il vostro
+dovere.
+
+Ciò detto, Prandino infilò la porta dell'albergo e ne uscì quasi di
+corsa, ed ebbe il sospetto che il portiere lo mandasse con cattivo garbo
+a quel paese; ma fu un semplice sospetto, chè, proprio bene, non intese
+ciò che quell'altro gli brontolò dietro.
+
+Era una giornata fresca, di burrasca; la laguna era mossa, il cielo
+scuro, minaccioso, e il vento che soffiava forte contro i tendoni del
+vaporetto, ne rallentava la corsa, aumentando così l'impazienza e
+l'infelicità di Prandino.
+
+Quando arrivò sulla terrazza, vide subito l'Elisa che stava appoggiata
+al parapetto, guardando il mare grosso, agitato, sul cui ondeggiamento
+d'un verde cupo, rotto qua e là da strisce più chiare, correvano,
+moltiplicandosi, creste mobilissime, bianche, candide come spuma di
+latte.
+
+-- E dunque? -- le domandò l'Ariberti, quando le fu vicino, e con due
+occhi gonfi, umidi, fissò la Contessa che, per maggior disgrazia, gli
+pareva molto più bella del solito.
+
+Elisa lo guardò con tenerezza, e poi, chinando la testa in aria di
+vittima rassegnata, sospirò così forte, da mettere in grave pericolo le
+maglie della sua giacchetta attillata.
+
+-- E dunque?.... -- ripetè l'altro, col cuore che gli batteva
+violentemente.
+
+-- Dunque.... continuate a volermi bene, ma come a una vostra mammina.
+
+E mentre il vento le portava sulla faccia e sul collo gli spruzzi
+freschi, voluttuosi, sollevati dai cavalloni del mare, che, rompendosi
+contro la spiaggia, correvano rumoreggiando sotto il tavolino scosso,
+traballante per quegli urti impetuosi, ella raccontò a Prandino, senza
+neppure un tremito, e senza nessuna reticenza, che aveva dovuto cedere
+alle istanze del sotto-prefetto, alle preghiere e alle minacce della
+Cecilia, e che si rassegnava, vittima dell'altrui volontà, a sposare il
+marchese Del Mantico, pel quale sentiva molta stima e punto amore.
+
+Prandino la lasciò dire senza mai interromperla: non poteva parlare,
+perchè aveva la gola stretta, serrata. Rimaneva dritto in piedi,
+immobile, duro e mentre con una mano si teneva sodo il cappello contro
+la fronte, le lagrime gli colavano dagli occhi e dal viso smorto e si
+fermavano qua e là, luccicanti, sull'abito nero. Non vedeva nulla, nè
+l'Elisa, nè nessuno: vedeva solo il fondo buio, deserto del mare. Aveva
+il capo intronato dal vento e dal fragore delle onde, aveva il cuore
+rotto, spezzato; ma però sentiva bene, sentiva vivo, quel suo dolore
+così grande che lo avvolgeva tutto, che gli toglieva ogni altra forza,
+che gli levava dall'anima ogni altro sentimento.
+
+Quando l'Elisa si allontanò da lui, egli la lasciò andar via senza fare
+un passo, senza nemmeno salutarla.
+
+-- "Guarda don Bartolo -- sembra una statua!...."
+
+-- _Ciao_, Badoero! -- Alla voce del cugino, l'Ariberti si ridestò, si
+scosse: pare impossibile! Non poteva andare una volta sulla terrazza,
+senza incontrarsi in Badoero!....
+
+-- Sai? Oggi la Principessa non è venuta per il cattivo tempo. Sarà per
+domani.
+
+-- Come?.... Non avevi detto per domenica?
+
+-- Per domenica?.... Che cosa?....
+
+L'Ariberti che avea inteso male, s'era spaventato a torto, ma non
+rispose nulla che spiegasse al cugino la sua interruzione.
+
+-- Vai a fare il bagno? -- continuò Badoero senza badargli più che tanto --
+no, di certo, immagino, con questo tempo indiavolato. È vero che sei un
+nuotatore di prima forza, ma tant'è, non ci si diverte!.... Addio,
+Ariberti, corro in cerca di Potapow e di Jamagata, chè, oggi, non son
+buono di trovarli.
+
+-- _Ciao_, Badoero!
+
+In quella domanda del cugino -- se andava a fare il bagno -- Ariberti avea
+finalmente ritrovato un indirizzo, un'ispirazione, e uscì dalla terrazza
+col passo fermo, risoluto.
+
+Era stanco di vivere e di soffrire, e lo consolava l'idea di perdersi
+lontano con tutti i suoi dolori e con tutte le sue angosce, in
+quell'onda sconfinata del mare.
+
+
+
+
+CAPITOLO XIII.
+
+
+Il conte degli Ariberti non sapeva ancora come sarebbe morto, ma voleva
+morire a ogni costo e per il momento gli bastava la certezza di farla
+finita prima di domenica.
+
+Più di tutto lo seduceva l'idea di perdersi nella profondità del mare
+come un atomo che lentamente viene assorbito da una gocciola d'acqua,
+senza lotta e senza dolore. Gli pareva, una volta inghiottito da
+quell'enorme distesa di cavalloni verdastri, d'esser così ben sepolto
+che nemmeno la sua memoria non sarebbe più ritornata a galla; e così
+quei signori di Vicenza, dimenticandolo affatto, non avrebbero riso di
+lui per la brutta figura che faceva ad essere stato, in certo qual modo,
+messo in libertà dalla contessa Navaredo.
+
+Ma anche il morire non è sempre una cosa presto fatta, e alle volte per
+quanto chi ci voglia riuscire, ci si metta di buona lena, non arriva a
+capo di nulla. Morire sott'acqua poi, nel caso di Prandino, nuotatore
+espertissimo, era un'impresa estremamente difficile.
+
+Quando si trovò innanzi un buon tratto nel mare, portato dalle onde in
+su e in giù come da un'altalena, si determinò nel disperato proposito e
+si cacciò sotto risolutamente, ma fece fiasco. Per quanto lavorasse di
+braccia e di gambe, l'acqua lo riportava a galla dopo pochi istanti, e
+tornato fuori colla testa, doveva respirare per forza. Un'altra volta,
+dopo d'essersi tuffato, provò ad aprire la bocca: ma non fece altro che
+bere!....
+
+Eppure non c'era verso!.... bisognava morire!.... Morire?.... Perchè
+morire?.... E a questo punto il fresco dell'acqua, che calmando il
+sistema nervoso del giovinotto, lo conduceva a più miti consigli, lo
+tenne prima un poco perplesso sulla decisione da prendere e poi
+addirittura lo fece cambiar di parere.
+
+Morire?.... Chè! Vivere bisogna; vivere per potersi difendere dalle
+false accuse e dichiarare a tutti che non era stata l'Elisa la prima a
+piantar lui, ma che viceversa era stato lui a piantare l'Elisa!
+Bisognava vivere per vendicarsi del sottoprefetto D'Abalà a costo
+d'improvvisargli apposta una _dimostrazione_.... e, in tutti i casi,
+prima di morire voleva mostrare i denti alla Cecilia e, almeno una
+volta, provare il gusto matto di tirare le orecchie a Gegio! Sì, sì,
+bisognava vivere!.... Ma, e le ottocento cinquanta lire da pagarsi
+domenica a Badoero? Questo funesto ricordo lo sgomentò; si lasciò di
+nuovo calare a fondo e fece di tutto per rimanervi; ma, povero diavolo,
+anche questa volta non ci riuscì.
+
+-- No, no; bisogna morire! _Coûte que coûte_ (come dice la perfida!)
+bisogna morire! -- E poi, forse ch'egli avrebbe potuto vivere a Vicenza
+il giorno del matrimonio dell'Elisa col Maggiore?
+
+I suoi amici che avevano tentato di soppiantarlo quand'era lui il
+fortunato, adesso gli domanderebbero -- "se gli parevano dolci i
+confettini!" E se il cavalier Pinocchio lo destinasse per il momento
+alla vendita dei biglietti e toccasse a lui, proprio a lui (quando ci si
+mette l'ironia del destino è così spietata!) toccasse a lui di staccare
+i biglietti per quel viaggio di nozze? -- Bisogna morire! e Prandino
+chiuse gli occhi, abbandonandosi all'urto delle onde che gli si
+rompevano scroscianti contro la faccia.
+
+Pensò, visto e provato che andar a fondo non poteva, di spingersi tanto
+innanzi nel mare, fino a raggiungere quella striscia scura, plumbea, che
+chiudea l'orizzonte. Allora, quando le forze gli fossero mancate, egli
+verrebbe travolto dai flutti e sommerso a poco a poco, senza nemmeno
+accorgersene.
+
+Già, si capisce che non gli premeva molto di assistere con tutta la sua
+presenza di spirito a quel trapasso dalla vita alla morte: per quante ne
+dicano i misantropi, non è mai una gita di piacere! E poi, Prandino,
+tutti i gusti son gusti, avrebbe desiderato di morire dormendo. Intanto
+continuava a nuotare di lena e ad allontanarsi sempre più dalla riva.
+Dopo qualche tempo cominciò per davvero a trovarsi un po' stanco.
+Tuttavia continuò sempre a nuotare: era deciso! adesso però nuotava
+molto più adagio. Il vento gli sibilava acuto, molesto nelle orecchie e
+gli battea il viso, l'acqua salata gli bruciava gli occhi, ma egli non
+indietreggiava, avanzava anzi sempre verso il largo, rassegnato al suo
+destino, finchè sentì i primi brividi di freddo corrergli per la vita.
+
+-- Ci siamo! pensò, e Prandino fece il morto, tanto per cominciare.
+
+La durò così ancora per qualche minuto, quando d'un tratto egli si sentì
+trasportare con violenza da una forza nuova, ignota, che lo trascinava
+velocemente. Spaventato, si allungò nell'acqua, per opporsi a quell'onda
+impetuosa, ma rotto com'era dalla fatica, ci riusciva a stento e capiva
+che presto egli sarebbe rimasto vinto, sopraffatto: era stato portato
+via da una corrente tanto più forte quanto il mare era più grosso.
+
+In quel punto, Elisa, il Maggiore, la Cecilia e anche le ottocento
+cinquanta lire, gli si dileguarono in un attimo dal cuore e si risvegliò
+in lui prepotente l'istinto della conservazione. Fece, sforzi disperati,
+sovrumani.... ma, per quanto si adoperasse con tutto il suo vigore, non
+riusciva che a resistere all'urto dell'onda e a star fermo: retrocedere
+gli era impossibile.... Già, in breve, stanco, sfinito, non poteva più
+nemmeno tenersi a galla.... già l'onda vittoriosa gli era passata due
+volte sulla testa, già, spossato, stava per venir meno e questa volta
+trovarlo proprio davvero il modo di calare a fondo.... quando, senza
+saper come, senza saper nemmeno s'era proprio desto o se sognava, si
+trovò dritto in piedi, là, in mezzo alla burrasca, coll'acqua che gli
+arrivava appena alle spalle!
+
+A un migliaio di metri all'incirca dal Lido, si allunga per un buon
+tratto di mare, un banco di sabbia: la corrente lo aveva portato là
+sopra, e Prandino era salvo: salvo, ma non sicuro. Adesso quei cavalloni
+verdastri, impetuosi, spumeggianti, lo spaventavano, e tutte quelle
+creste candide che correvano sulle onde, gli sembravano altrettanti
+mostri marini che gli venissero incontro. Si raccomandò a Dio, pensò a
+sua madre e chiamò al soccorso, con quanto fiato gli rimaneva in corpo.
+
+-- _Semo qua, paron, semo qua_ -- gli rispose subito una voce poco
+lontana.
+
+Era la barca destinata al salvataggio dei nuotatori che, come vuole il
+regolamento, quando Ariberti si allontanò troppo dalla riva, gli aveva
+tenuto dietro, senza che il poveretto, fisso collo sguardo nel tendone
+buio dell'orizzonte, e mezzo accecato com'era dal bruciore e dagli
+sprazzi dell'acqua, se ne fosse accorto.
+
+Due battellieri, dalle braccia robuste, lo tirarono su di tutto peso nel
+guscio, e, quando fu dentro, gli domandarono come mai s'era arrischiato
+di allontanarsi tanto, col mare così grosso.
+
+-- È stata la corrente che mi ha portato via -- rispose Prandino,
+arrossendo per la doppia vergogna dell'essersi voluto annegare e del non
+esservi riuscito.
+
+Tutto curvo, seduto sopra una panchetta della barca, coi denti che gli
+battevano dal freddo, col vento che gli soffiava addosso, egli,
+silenzioso, mortificato, si lasciò condurre a riva. Ma, tuttavia, mentre
+si avvicinava alla spiaggia e lo _Stabilimento_ s'ingrandiva a vista
+d'occhio, così da distinguere le persone che si movevano sulla terrazza,
+tornò a pensare a' casi suoi e a convincersi che, per quanto gli potesse
+spiacere di morire, nulladimeno, non poteva più vivere. Anche un po' per
+non rendersi ridicolo a sè stesso, non c'era verso, doveva venire a
+quella conclusione. Però, avrebbe scelto un altro genere di morte. I
+battellieri gli narrarono il caso d'un tedesco che, l'anno prima, s'era
+annegato, per l'appunto al Lido, e che fu ripescato monco di un piede e
+senz'occhi: gli erano stati divorati dai pesci.
+
+Prandino, al racconto, sentì in tutto il corpo un senso vivo di
+ribrezzo. Scegliendo quel genere di morte, sott'acqua, non aveva
+riflettuto al pericolo d'essere mangiato vivo.... o anche morto, che,
+quasi, gli sarebbe spiaciuto ugualmente. No, no; bisognava trovare
+un'altra specie di suicidio: col freddo che aveva intorno, avrebbe
+preferito piuttosto di morire nel fuoco, bruciato; tanto più che quella
+massa enorme, spaventosa, d'acqua ondeggiante e quegli odori acuti
+d'effluvi salini, gli davano nausea!....
+
+Voleva finire i suoi giorni a Vicenza, dov'era nato. In quel momento
+supremo, voleva trovarsi vicino a sua madre.... Voleva abbracciarla
+un'ultima volta, povera mamma!.... A Vicenza, ancora, non si saprebbe
+nulla del matrimonio della Contessa, e fino a domenica, c'era tempo;
+questa proroga se la poteva concedere senza offendere la fermezza del
+suo carattere, essa, invece di distoglierlo, lo rendeva più saldo nel
+suo proponimento.
+
+Quando uscì vestito dal camerino, trovò sull'uscio i battellieri che lo
+avevano salvato, col cappello in mano, che aspettavano la mancia. Nè si
+accontentarono così facilmente. Erano in tre e ci vollero cinque lire.
+
+Per bacco: avevano salvato un conte, non una persona qualunque!
+
+Prandino pagò, sospirando, e pensò che a Venezia tutto era caro, e che
+non si poteva nemmeno tentar di morire senza spendere quattrini. Ma ci
+sarebbe da scommettere, a ogni modo, che quelle cinque lire lì, trovò
+che erano meno buttate via delle altre spese la sera innanzi, nella
+bottiglia di birra inglese.
+
+Uscito fuori dai corridoi, era in preda a una viva preoccupazione:
+schivare in tutti i modi di incontrarsi colla Contessa. Non voleva
+rivederla più: gli avrebbe fatto troppo male.
+
+Questa volta, la sorte fu mite: gli risparmiò quell'angoscia. Ma non
+così potè schivare Jamagata, che adocchiò, appoggiato alla porta del
+_Caffè Ristorante_, colla faccia melanconica, d'una tristezza gialla,
+che faceva ancora più pena, mentre Potapow, di lietissimo umore, lo
+tormentava con facezie un poco spinte.
+
+-- _Allez vous à Venise?_ -- chiese Jamagata a Prandino, che passava
+dritto, fingendo di non vederlo.
+
+-- _Oui, monsieur._ Vado a Venezia.
+
+-- _Si le temps n'était si mauvais, je viendrais moi aussi._
+
+E sospirò profondamente, in modo tale da far capire all'Ariberti che
+anche Jamagata sapeva qualche cosa del matrimonio d'Elisa.
+
+Potapow, invece di commoversi a quella muta desolazione, uscì in una
+sonora risata e continuando le allusioni impertinenti.
+
+-- _Courage, Courage!_ -- disse al Console sentimentale, -- _le temps et
+les femmes il faut les prendre comme le bon Dieu nous les donne!_
+
+-- _Vous m'ennuyez, monsieur le Comte, vous m'ennuyez!_ -- esclamò
+Jamagata con vivacità, diventando violetto, chè, alla fine, cominciava a
+perdere la flemma diplomatica.
+
+Potapow, saltellando dalla collera, gli rispose per le rime; l'altro
+continuò più forte; il battibecco si faceva vivo, quando comparve sulla
+porta l'ombra nera del cavalier Ramolini, che fu come un secchio d'acqua
+fredda sui contendenti, ma nello stato d'animo in cui si trovava
+l'Ariberti, quel diverbio non lo commoveva: ne approfittò invece per
+dileguarsi senz'altri intoppi dallo Stabilimento.
+
+Adesso Venezia gli metteva addosso un'uggia insopportabile, avrebbe
+voluto ritornare a Vicenza subito, quella stessa sera. Gli pareva che
+più presto fosse andato via, più presto avrebbe trovato pace. Credeva,
+povero illuso, di lasciar là, alla stazione, tutti i suoi dolori, e una
+volta chiuso in vagone e messosi in via, di dover respirar più leggero.
+Ma, mentre attraversava la laguna in vaporetto, sembrò che le cateratte
+del cielo si aprissero ad un secondo diluvio e Prandino arrivò alla
+_Gondola d'oro_ così bagnato dalla testa ai piedi ed in tale stato da
+vincere la musoneria del portiere che, vedendolo, si mise a ridere.
+
+-- L'ha presa tutta, mi pare?
+
+-- Sicuro. Fatemi mandare il conto sopra, _all'ottantasei_.
+
+-- Parte il signore?
+
+-- Sì, parto.
+
+-- Subito?
+
+-- No, domattina, colla prima corsa. -- Bisognava che si mettesse in
+letto, aspettando che si asciugasse un po' la sua roba.
+
+-- Allora c'è tempo.
+
+-- Non importa: il conto lo voglio subito.
+
+Levato il dente, come si dice, è levato il dolore; e poi adesso Prandino
+avea premura di vedere il conto dell'albergo, per sapere quanto denaro
+gli restava da portar a casa.
+
+-- Il _quaranta_ parte con lei?
+
+-- No!
+
+L'Ariberti diventò rosso fin alla punta dei capelli. Quel petulante di
+portiere aspettava allora a diventare verboso!
+
+Venuto il conto, pagato, preso un biglietto di seconda classe alla
+ferrovia, tutto sommato gli rimanevano ancora cento dieci lire. Dunque
+non gliene occorrevano che settecento quaranta per Badoero!!... A questa
+scoperta gli si allargò il cuore; ma per poco. Tant'è, domenica non le
+avrebbe avute, nemmeno ridotte a settecento quaranta, e però il conte
+Eriprando degli Ariberti era sempre vicino al fallimento.
+
+Maledetto il giorno ch'egli era partito per Venezia. Maledetta l'Elisa,
+il Maggiore, il Badoero e le bagnature!...
+
+
+
+
+CAPITOLO XIV.
+
+
+Bisogna credere proprio che le impressioni che si subiscono da una donna
+amata fanno un effetto opposto a quello prodotto da un creditore.
+Prandino stesso avrebbe potuto notare questa verità sacrosanta, ma lui
+non aveva tempo da perdere per fare il filosofo!
+
+A mano a mano che si allontanava dall'Elisa, essa gli si faceva ancora
+più cara e più necessaria; a mano a mano che si allontanava da Badoero,
+le ottocentocinquanta lire perdevano di valore. È un fatto, del resto,
+indiscutibile! quando non si vede il volto dell'innamorata, si sospira:
+quando non si vede la faccia del creditore, si respira!...
+
+Finchè rimaneva a Venezia l'Ariberti tremava tutto all'idea
+d'incontrarsi al Lido o sotto le _Procuratie_ con il Badoero la domenica
+del _pagherò_, senza avere in tasca la somma; ma da lontano questo
+pericolo non lo correva più e avrebbe meglio trovata una scusa o
+domandata una proroga, inviando intanto qualche piccolo acconto. Invece
+di parlare, era il caso di scrivere; e, si sa bene, certe cose che a
+dirle bruciano le labbra, si possono scrivere correntemente e senza
+fatica.
+
+Ma l'Elisa, invece? Dall'Elisa più si allontanava e più la sentiva viva,
+possente nel cuore, nel sangue e nella testa. Durante quel viaggio del
+ritorno, sbalottato così solo solo in _seconda classe_, ricordava, con
+un desiderio amarissimo, l'altro viaggio fatto in _prima_, nell'andata,
+e gli pareva allora d'aver goduto il suo paradiso, tanto è vero che
+nella miseria si dimenticano i piccoli dolori che amareggiano i periodi
+della felicità. Prandino si ricordava bene l'estasi amorosa goduta da
+Vicenza a Padova, ma aveva dimenticato tutti i tormenti sofferti da
+Padova a Venezia.
+
+Adesso le spine, e non erano poche, delle sue rose d'amore non bucavano
+più. L'Elisa non era più lunatica, non era più capricciosa, non era più
+esigente; non aveva più la Cecilia sempre d'intorno, non aveva più Gegio
+sempre fra i piedi; non lo tormentava più colle sue leggerezze, colle
+sue civetterie, co' suoi sgarbi. Adesso ch'egli l'aveva perduta, l'Elisa
+era ritornata la donna più buona, più bella, più cara, più amabile della
+terra, e quando Prandino pensava all'avvenire e lo vedeva senza di lei,
+sentiva nell'animo uno scoramento, un affanno che vi facevano strazio.
+
+A Vicenza, tutte le strade gli avrebbero rammentato un incontro, un
+saluto, una passeggiata fatta insieme. Al teatro, senza la contessa
+Navaredo, senza i suoi occhioni che lo cercavano, senza la soddisfazione
+di offrirle il braccio, finito lo spettacolo, per ricondurla presso
+_lord Palmerston_, non avrebbe gustata nemmeno la musica. E in
+chiesa?... Che cosa sarebbe andato a fare in chiesa, se, dopo messa, non
+aveva più da aspettarla all'uscita?
+
+Si ricordava che, in passato, se per una ragione qualunque egli doveva
+rimanere un giorno senza andare da lei, il suo primo pensiero, alla
+mattina, nello svegliarsi, era quello, e ne restava angustiato, e
+smaniava per trovar modo di far correre veloce il tempo che camminava
+per lui come una tartaruga. Ma adesso che avrebbe dovuto stare senza
+l'Elisa tutte le ore, tutti i giorni, tutta intera la vita?... Tanto
+valeva addormentarsi una volta, per non destarsi mai più.
+
+Al primo momento, non avrebbe creduto di dover soffrir tanto per
+quell'abbandono; ma le ferite dell'animo sono come quelle del corpo:
+subito, appena capitano addosso, si prova uno sbalordimento e nulla più.
+Il bruciore, lo spasimo cominciano dopo.
+
+Quando Prandino smontò a Vicenza era come inebetito. Perchè poi si
+trovasse ancor peggio, la prima persona che gli si parò dinanzi fu per
+l'appunto il sotto-capo della stazione: il bel giovinotto dal berrettino
+foderato d'arancio, che gli chiese subito come mai ritornava così presto
+dai bagni e senza la contessa Navaredo.
+
+-- Ho fatto una corsa per affari; ma devo ritornare a Venezia fra un paio
+di giorni.
+
+Non aveva cuore di confessare la propria ignominia!... No, no: non
+avrebbe potuto sopportare quella disgrazia, e adesso il proposito di
+farla finita non era preso in un istante di febbre: era proprio il
+convincimento dell'anima.
+
+Sul piazzale della stazione fu ricevuto dalle scappellate dei vetturini.
+
+-- Signor Conte, la carrozza!
+
+-- La carrozza, signor Conte!
+
+-- Signor Conte, comanda il _brougham_?
+
+Prandino salì sul primo _brougham_ che trovò aperto, un po' consolato da
+quei saluti così rispettosi. Finalmente non era più un ignoto, una
+persona qualunque, il numero _ottantasei!_... Ritornava a essere il
+signor Conte, il signor Conte che tutti conoscevano e al quale tutti
+facevano di cappello....
+
+Ma quella sua consolazione fu di breve durata. Era la contessa Navaredo
+che lo illuminava colla propria luce, e adesso che quella luce gli era
+negata, egli ritornerebbe presto nell'ombra anche a Vicenza!...
+
+Dio santo!... che effetto gli faceva Vicenza, quella mattina!... Gli
+pareva di veder l'Elisa apparire a ogni canto di strada.
+
+Era così tutto compreso da quell'affanno cupo, desolato che, quando
+scese dalla vettura, credette di scorgere lo scherno, la derisione negli
+occhietti neri di una bella figliuola che al rumore era corsa a vedere
+sull'uscio della pasticceria accanto alla sua casa.
+
+Quella sua casa gli era però sempre cara; quella vecchia casetta dove
+crebbe fanciullo, dove vide sua madre genuflessa al lettino di lui
+ammalato, dove fece tanti sogni d'amore, dove ricevette la prima lettera
+dell'Elisa; la sua casetta la rivedeva come un amico fidato, anche
+allora che vi rientrava per andarvi a morire.
+
+Ma, varcata appena la soglia, gli sembrò che gli pesasse sul capo, e
+dalla corte angusta, oscura, usciva un odore di muffa e di miseria che
+lo disgustavano. Eppure in quell'andito buio, aveva giocato per tante
+ore, allegro e senza pensieri, eppure da bambino ci perdeva il fiato a
+corrervi dentro, tanto era grande.
+
+In fondo al corridoio, in alto, sullo stipite di una porta, c'era un
+piccolo tabernacolo, messo là dalla signora Luciana in un giorno di
+profonda divozione. E la fede s'era talmente fatta grande per la madonna
+della casa, che gl'inquilini vi accendevano il lume quasi ogni sabato.
+Adesso il lumicino rosseggiante nelle tenebre tetre del corridoio, fu
+per Ariberti come una stella nel mare procelloso della sua anima; e, al
+di là della figura di Maria Addolorata, vide un'altra madre ch'era pur
+santa e che avrebbe pure spasimato dal dolore: la mamma sua!...
+
+Povera mamma!... Quel giorno egli non derise il bigottismo della signora
+Luciana: ma, involontariamente, si toccò il pioppino dinanzi alla
+immagine benedetta, e salì più lentamente fin su, al secondo piano,
+incerto se dovesse farsi vedere da sua madre, col triste proposito che
+aveva nel cuore, oppure se non fosse meglio di tornare indietro e
+scappar via. Così, combattuto da mille dubbi, arrivò all'uscio del suo
+quartierino, l'aprì, entrò dentro nella prima stanzetta, senza quasi
+sapere che cosa si facesse.
+
+L'Orsolina stava lavorando, seduta vicino alla finestra, e agucchiava
+muta, grave, curva sul tombolo. Alzò il capo appena udì toccare il
+chiavistello dell'uscio, e quando vide il suo Prandino entrare nella
+stanza, diè un grido acutissimo, le guance secche, scarne arrossirono
+ancora di gioia, e gli corse incontro e lo abbracciò e lo coprì di baci;
+ma poi la sua grande consolazione si agghiacciò a un tratto: perchè
+ritornava così presto?... perchè era così pallido?... perchè non le
+diceva nulla?... Prandino lesse negli occhi timidamente affettuosi della
+buona vecchia tutte le ansietà e le inquietudini che la angustiavano, e
+ne fu turbato. Buttò là un pretesto, una scusa, pel suo arrivo
+improvviso.... disse che aveva dovuto ritornar subito per affrettare
+l'impiego, per alcune carte che non erano in regola, e poi si avviò
+verso la sua camera in fretta, sperando di fuggire da tutto quel grande
+amore che usciva dagli occhi di sua madre e che gli pesava addosso come
+un rimorso. Ma in quel mentre comparve sulla soglia della stanza la
+signora Luciana, in un atteggiamento, così lunga e secca com'era, che
+pareva un punto interrogativo.
+
+-- Che vuol dire, signor Conte?... Così presto di ritorno?... Che cosa le
+è succeduto?...
+
+-- Ho dovuto venire a Vicenza.... per un giorno.... ma vado a Venezia di
+nuovo.... presto.... domani.
+
+Ciò detto, spinse l'uscio della camera ed entrò, che non ne poteva più
+di trovarsi solo, lasciando la signora Luciana a tormentare, a furia di
+domande, la contessa Orsolina.
+
+-- Ho fatto male a ritornare a Vicenza! Ho fatto male a farmi rivedere! --
+pensava Prandino buttandosi a sedere sopra una seggiola, respirando, là,
+solo solo, e non riflettendo che da due giorni faceva tutto ciò che gli
+saltava in testa, senza fermarsi un momento a ragionare.
+
+La quiete della stradicciola, dove era un caso che passasse una
+carrozza, gli metteva tedio; il bisbiglio che le due donne facevano
+nell'altra stanza lo tormentava come la voce della sua coscienza e, a
+fior di labbro, quasi fosse una sfida lanciata a tutto il mondo, e
+insieme il ricordo d'un impegno preso con sè stesso, andò ripetendo il
+suo triste ritornello: bisogna morire, bisogna morire!
+
+Per il debito del giuoco, tanto, ci avrebbe potuto rimediare....
+l'avrebbe confessato a sua madre, che era una donna piena di consigli...
+avrebbero potuto vendere un po' di roba.... qualche masserizia che non
+fosse strettamente necessaria -- non era poi un milione, alla fine, che
+aveva perduto! -- e adesso si meravigliava di averci dato tanto peso il
+giorno prima. Ammazzarsi per ottocento cinquanta lire, anzi per
+settecento quaranta, sarebbe stata proprio una minchioneria: e poi,
+ammazzandosi, non pagava i suoi debiti, tutt'altro: commetteva, invece,
+una frode.... _in articulo mortis_....
+
+Ah! se l'Elisa gli avesse voluto ancora un po' di bene: s'ella non
+l'avesse piantato in quel modo, allora no, no, certo, non penserebbe di
+morire! E, a questo punto, il suo povero cuore tornava daccapo a
+tormentarlo. Che valevano le persuasioni dell'uomo saggio, che valeva
+l'affetto di sua madre, le ragioni stesse dell'orgoglio ferito per
+l'abbandono ingiusto, immeritato, contro il suo amore fisso, tenace,
+selvaggio?
+
+L'Elisa sarebbe stata d'un altro!
+
+L'idea che quelle forme vaghe, da lui follemente adorate, avrebbero
+appartenuto a un rivale, sarebbero state toccate dalle manacce ruvide
+del Maggiore, baciate da quella bocca ingorda e irriverente, che puzzava
+di sigaro, tutto ciò gli faceva correre nel cervello dei buffi di sangue
+caldo e gli dava le vertigini, mentre, nell'accesa fantasia del povero
+ammalato, l'Elisa diventava bianca, candida come neve, delicata,
+flessuosa come una gazzella, e trasudava un profumo _aux fleurs de lys
+de cachemir_; ritornava giovane, ritornava fresca.... e non era quasi
+più neppur vedova!... Dio, Dio, quanto era bella!...
+
+Prandino se la vedeva innanzi, ora gaia, biricchina, piena di vita e di
+fremiti, come il primo giorno ch'era stata sola con lui, grondante
+d'acqua, sotto il capanno, e ora raggiante di sole e splendida d'amore
+come quella mattina che gli camminava dinanzi, lungo la viottola
+dell'uccelliera; poi gli appariva languida, voluttuosa, mollemente
+sdraiata nella gondola, e poi.... e poi... finalmente, la rivedeva
+com'egli solo, com'egli solo sapeva.... e, dannazione!, come avrebbe
+saputo anche quel beduino del Maggiore!
+
+No, no; era uno strazio troppo vivo, uno strazio che colle carni gli
+lacerava anche l'anima! No, no: egli aveva bisogno dell'amore di Elisa
+come dell'aria per respirare, e perchè quell'amore gli veniva meno, egli
+moriva.... moriva colla gola stretta, col petto gonfio.... moriva
+soffocato!
+
+Come fare per fuggire quell'immagine che lo torturava?...
+
+Se apriva gli occhi la vedeva in un modo, se li chiudeva la vedeva in un
+altro: ma la vedeva sempre!
+
+E ancora, il fanciullone innamorato!, tentava di combatterla, di
+vincerla, di metterla in fuga, ripetendo a sè stesso, mentre coi denti
+si strappava i baffi:
+
+-- Bisogna morire, bisogna morire!...
+
+Ma tornava daccapo a domandare a sè stesso:
+
+-- Con qual genere di morte? Sott'acqua, no; nemmeno per idea!...
+Dunque?...
+
+E Prandino pensava, ripensava e non concludeva mai nulla: perchè, quando
+si arriva a questo di non saper sciogliere il problema del -- _come
+vivere?_ -- ci troviamo con quell'altro fra mano, non meno difficile, del
+-- _come morire?!_ --
+
+-- Un buon colpo di pistola, proprio dritto in mezzo al cuore?... --
+Quello ci voleva!... -- Sì! ma come trovarlo il posto giusto del cuore?
+
+Prandino lo cercava colla mano aperta sul petto, ma non era più buono di
+sentire un palpito, una battuta sola: il cuore stava zitto, non si
+moveva neppure.... pareva quasi che fosse scappato via!
+
+-- Buttarsi giù da un campanile alto, il più alto di Vicenza?
+
+No. Primieramente, questa era la morte d'un manovale e non già quella
+che doveva scegliere l'ultimo degli Ariberti, e in secondo luogo, invece
+di spaccarsi la testa, si poteva rompere le gambe solamente, e allora
+sarebbe stato messo in ridicolo.... e poi avrebbe veduta ancora sua
+madre, ne avrebbe udite le grida, i pianti!.. Sua madre?... No. Non la
+voleva più rivedere: la disperazione di sua madre avrebbe fatto morire
+disperato anche lui, e lui, invece, voleva darsi la morte per aver pace!
+
+Ruminando nel capo tutti questi pensieri, che non erano affatto color di
+rosa, Prandino, dopo avere camminato un po' di tempo in lungo e in largo
+per la cameretta, aveva finito col fermarsi su due piedi, meditabondo,
+quando, levando il capo, l'occhio per caso gli cadde sul
+_portrait-album_ dell'Elisa che, come di solito, era sul suo tavolino da
+notte, appoggiato all'elegante cavalletto di legno intarsiato.
+
+-- Eccola là, quella perfida! -- pensò Prandino fra sè e sè; e, vinto da
+una seduzione potente, irresistibile, si avvicinò al ritratto per
+inebriarsi ancora una volta delle note sembianze.... e là, respirando a
+fatica, graffiandosi le braccia che si stringeva al petto, pallido,
+sconvolto, tutto tremante, guardò la figuretta insidiosa; poi si fece
+ancora più vicino, frugando col pensiero nell'immagine cara per cercarvi
+un sorriso, un ricordo, per....
+
+Ma che diamine era accaduto?!... Chi aveva sfregiato quel ritratto?!...
+
+Prandino lo prese e si avvicinò alla finestra per osservarlo meglio e,
+dominando la sua agitazione, rimase là lungamente, serio, attento,
+pensoso, col ritratto fra le mani.
+
+Ma però, mentre fissandolo aggrottava fortemente le ciglia, il suo
+respiro, l'ansia del suo petto diventava meno grave, meno affannosa. Che
+cosa era dunque successo?
+
+Una mosca, una grossa mosca di certo, si era fermata sul naso della
+contessa Navaredo.... (vedete un po' la Provvidenza, quali forme si
+compiace di assumere?!...) e lo aveva macchiato con una patacca nera,
+rotonda, che cambiava affatto l'espressione di quel viso così caro a
+Prandino.
+
+Egli la guardava sempre attento, ostinato, ma la figurina gentile,
+romantica, _al chiaro di luna_, coi capelli biondi, cadenti lungo le
+spalle, veduta con quella macchiaccia sul naso, non era più la stessa.
+
+La testolina bianca, pensosa, tutta raccolta e mollemente chinata sul
+libro che teneva aperto fra le mani, quel profumo, quell'aria di
+sentimentalità verginale, stonava maledettamente dopo il tiro fattole
+dalla mosca birbona, e non era più dolce, non era più poetica, ma
+diveniva una cosa buffa; buffa e grottescamente ridicola.
+
+Prandino continuava a restar là, dritto, immobile, guardando il ritratto
+dell'Elisa, e a poco a poco non tremava più: a poco a poco poteva
+fissarlo senza paura, senza che la sua testa gli andasse in fiamme.
+
+Accadeva un fatto curioso, una combinazione strana: mentre la figurina
+al _chiaro di luna_, con quello sgorbio sul naso, non pareva più la
+stessa, tuttavia rassomigliava però sempre alla contessa Navaredo. Anzi,
+a Prandino pareva quasi che le rassomigliasse di più. Sempre, ben
+inteso, com'era ne' suoi momenti meno felici.
+
+Uno dei primi giorni in cui le signore avevano cominciato a usare quella
+maglia scura così attillata, l'Elisa ne aveva indossata una tanto
+stretta, che le gonfiava il collo e la faccia: e il ritratto, adesso,
+faceva ricordare l'Elisa com'era appunto in quel giorno!
+
+Anche allora era ridicola a voler fare la bambina, coi passettini corti
+corti, per le sottane che le impacciavano le gambe, e a volersi stringer
+tanto da soffocare, per avere un po' della Sarah Bernhardt.... -- con
+quella ciccia!..
+
+Ridicola, com'era ridicola là nel ritratto, coi capelli biondi sciolti
+lungo le spalle, con la testolina bassa, col raccoglimento stanco,
+romantico, _al chiaro di luna_, e quella patacca sulla punta del
+naso!... Oh, tanto ridicola, che faceva ridere anche Prandino, sebbene
+gli frullassero per la testa i più tristi pensieri!
+
+Eppure, a pensarci bene, l'Elisa non meritava certo ch'egli l'amasse a
+quel modo!... Non aveva cuore: era tutta vanità, tutta finzione. Come
+voleva sembrare quello che non era, così voleva mostrare di sentire
+anche quello.... che non sentiva!... Voleva fare la bambina, ed era
+nonna! Voleva fare l'innamorata, e non aveva cuore!
+
+E pensare ch'egli desiderava di morire per lei. per l'Elisa!.... A
+questa idea, guardando il ritratto così sfigurato, Prandino non potè
+trattenere una risata: una risata che lo sorprese all'improvviso, che
+gli scattava dai nervi più che non gli uscisse dalla testa o dal cuore,
+ma che, a ogni modo, gli fece bene.
+
+Volle ritornar serio, volle vincere le impressioni del momento, non
+volle più guardare il ritratto.... ma non ci riuscì: dopo un poco,
+dovette fissarlo di nuovo.... e di nuovo tornò a sorridere.... e
+intanto, senza che nemmeno se ne accorgesse, cominciava ad avere lo
+spirito più sollevato.
+
+Certo, adesso quella donna non gliela doveano più invidiare, come gliela
+invidiavano un anno innanzi.
+
+Chissà che anche lui non fosse stato ridicolo, qualche volta,
+mostrandosene così invaghito! -- Ma, e il Maggiore? Il Maggiore che la
+sposa?!.... Chi lo dice, intanto, che la sposa? Lei stessa: l'Elisa, che
+non ne dice mai una vera. Bisogna star a vedere!....
+
+Ciò che maggiormente ci esalta, nella donna, è quel tanto che le presta
+o le aggiunge la nostra immaginazione, e quella macchiaccia, che adesso
+le sfigurava il volto, aveva buttato il ridicolo là dove il sentimento
+aveva sempre lavorato di fantasia, là dove l'amore saettava i suoi
+fascini e spiegava le sue migliori attrattive. Prandino continuava a
+guardarla, a fissarla, a studiarla; ma, non c'era caso: la donna che gli
+rappresentava quel ritratto non era più l'Elisa trasfigurata nell'ansia
+di un desiderio febbrile, ma l'Elisa viva e _reale_, in carne ed ossa,
+l'Elisa com'era, l'Elisa con tutti i suoi difetti e, ahimè, con tutti i
+suoi anni. E però, Prandino, un po' alla volta, andava finalmente
+concludendo, che la balda e forte giovinezza di lui non dovea piegarsi
+dinanzi a quelle mature seduzioni, che quell'avvenenza impiastricciata
+di _cold-cream_ non valeva il contraccambio di tutto un avvenire di
+riposo e di pace.
+
+L'Elisa non s'era imposta al suo innamorato coll'intelligenza, collo
+spirito, col cuore; ma lo aveva preso colla vanità e lo teneva vinto coi
+sensi, ed è perciò che il suo regno, quantunque costituzionale, veniva
+buttato all'aria così facilmente!....
+
+Intanto che Prandino continuava a fissare il ritratto dell'innamorata,
+non s'era accorto che da qualche tempo mamma Orsolina era entrata adagio
+adagio nella cameretta, e che singhiozzava vicino a lui, sommessamente,
+senza osare di lamentarsi, rispettando timorosa l'angoscia del suo
+figliuolo anche allora ch'egli era stato così ingiusto, così disumano
+con lei. Ma un singulto, che le proruppe troppo forte dal petto, la
+tradì: Prandino si scuote, si volta, e comprende tutta l'immensità di
+quel dolore muto, rassegnato.
+
+-- Mamma, mamma! -- esclama, -- non piangere, te ne scongiuro, non
+piangere! No: sono guarito, sai, non piangere! Non l'amo più, te lo
+giuro, non l'amo più!
+
+E adesso copre di baci, di carezze, e si stringe al cuore quella sua
+vecchietta così santa, colla stessa frenesia con la quale avrebbe
+abbracciata l'Elisa, se un momento prima le fosse apparsa dinanzi per
+dirgli, come ai bei tempi d'una volta: ti voglio bene, e son tua!....
+
+-- Per quella cattiva? -- chiese l'Orsolina, indicando il ritratto; e non
+disse altro.
+
+-- No, mamma, no: ho un altro dolore che mi fa disperare, che mi fa
+perdere la testa.
+
+E Prandino confidò a sua madre che, per domenica, doveva restituire
+ottocentocinquanta lire a Badoero.
+
+In quel punto, nessun debitore lo vorrà credere, ma è pure la verità,
+egli fu quasi contento d'avere quel debito: gli ripugnava troppo di
+dover confessare a sua madre ch'egli era stato così ingrato verso di
+lei, e tanto matto, fin da voler morire, solamente per il bel muso....
+della contessa Navaredo!....
+
+
+
+
+CAPITOLO XV.
+
+
+Non bisogna credere, a ogni modo, che il conte Eriprando degli Ariberti
+fosse proprio guarito interamente dalla sua malattia. Anche quando ci si
+leva un dente, resta il bruciore per un po' di tempo; dunque, figurarsi,
+quando si tratta di strappar via dal cuore una donna!
+
+La vista del ritratto macchiato aveva fatto sì che Prandino superasse la
+_crisi_, ecco tutto: ma restava però in uno stato di convalescenza che
+doveva essere lungo e penoso, col pericolo di ricadute.
+
+Molte volte tornò a desiderare l'Elisa, molte volte tornò a
+rimpiangerla, ma a ogni assalto la violenza era men forte, e quegli
+assalti si facevan sempre più radi.
+
+Il primo giorno che comparve al Caffè, mentre i frequentatori di casa
+Navaredo gli domandavano notizie della Contessa, con quell'aria che
+voleva dire: -- le domandiamo a lei per fare una gentilezza a tutti e
+due, -- Prandino diventò rosso, confuso, rispose balbettando e pensò che
+quei signori, quando avessero saputo come stavano le cose, gli avrebbero
+tolta in parte la loro stima: ma poi, dopo che per Vicenza s'era
+cominciato a buccinar qualche cosa, anche la curiosità che egli destava
+per il mistero che a ogni costo volevano vederci sotto a quella rottura,
+soddisfaceva, in qualche maniera, un po' il suo amor proprio.
+
+Fu poi sviato dal suo pensiero dominante da un'altra grossa
+consolazione: quella di poter fare buona figura col cugino Badoero.
+
+L'Orsolina s'era confidata colla signora Luciana a proposito delle
+ottocentocinquanta lire, e la zitellona, un po' per bontà di cuore e per
+il gusto d'immischiarsi negli affari dell'aristocrazia, e un po' perchè
+in pelle in pelle si sentiva del debole per quel bel giovinetto, offrì
+subito d'aprire lei la borsa per sopperire al bisogno. A questa proposta
+però si oppose la dignità della casa. Combinarono dunque di presentare
+allo sconto della _Banca Popolare_ una cambialetta di mille lire
+(facendovi su l'operazione, tanto valeva addirittura prendersi un po' di
+largo) e la signora Luciana avrebbe messo la sua firma plebea, sotto
+quella illustre, ma fuori corso, del conte Eriprando degli Ariberti.
+
+Il sabato mattina, Eriprando portava alla posta una lettera suggellata
+collo stemma degli Ariberti: c'era dentro il vaglia delle
+ottocentocinquanta lire a favore di Badoero. Però, solo che egli avesse
+aspettato qualche ora a fare la spedizione, avrebbe forse potuto
+risparmiare i denari del vaglia. Quando ritornò a casa, trovò un'altra
+lettera, con un altro stemma: -- quello delle _Strade ferrate dell'alta
+Italia_.
+
+Come gli aveva promesso il cavalier Pinocchio durante la lezione di
+nuoto, era stato nominato _avventizio_ presso la Contabilità degli
+uffici di Venezia, e fra un paio di giorni bisognava partire.
+
+Ritornare a Venezia così subito?.... Rivedere la Elisa?.... Rivederla
+forse col Maggiore?.... A braccio, sola con lui?.... No, sarebbe stata
+una commozione troppo forte!.... Ma non c'era caso; a Venezia bisognava
+andare!....
+
+Ebbene, vi andrebbe, ma non avrebbe messo il naso fuori dell'uscio fino
+a tanto che l'Elisa ci fosse rimasta.
+
+Poi, si fece cuore e cambiò idea un'altra volta: adesso voleva anzi
+incontrarla e farle tanto di cappello e mostrarle chiaro, colla sua
+indifferenza, che per lui, tanto, era come se fosse morta e sotterrata.
+
+Questa volta l'abito nero d'etichetta non fu indossato durante il
+viaggio, ma riposto con ogni cura in fondo del baule; vestì invece una
+giacca d'Orléans, stinta e senza fodero: roba di Bocconi. Anche i guanti
+comperati a Venezia andarono involtati, nello stesso giornale colle
+cravatte, a tener compagnia all'abito nero: per viaggio poteva bastare
+un paio di quelli vecchi, sciupati e induriti dal sudore.
+
+Del lusso antico, non c'era più altro che il portasigari, che faceva
+capolino dalla tasca di fuori della giacchetta.
+
+Quando il figliolo fu sul punto di partire, mamma Orsolina lo guardò,
+mettendosi a piangere.
+
+-- Sta sicura, mamma: sta sicura. Quel che è stato, è stato. Ormai non ci
+ricasco più.
+
+-- Bravo, signor Conte! -- esclamò la signora Luciana, ch'era presente a
+quell'addio. -- Ce ne sono tante di donne e lei non avrà che da
+scegliere. A quella signora, poi.... ma no, acqua in bocca, Luciana, a
+te non istà bene!
+
+-- Che! Parli, parli, signora Luciana.... tanto, non ci penso più.
+
+-- Allora le deve dire, quando la vede: -- chi non mi vuole, non mi
+merita! -- Ma glielo deve proprio dire!....
+
+L'Orsolina, seria seria, dondolava la testa, mostrando chiaro che non
+approvava quel consiglio.
+
+-- Come? Non pare a lei, contessa Orsolina, che le stia bene a quella
+signora?
+
+-- Per me sarei più tranquilla se Prandino mi promettesse di far di tutto
+per non rivederla!
+
+-- Te lo prometto, ma in ogni modo, anche se la rivedo, sai, mamma, puoi
+esser tranquilla ugualmente; non dubitare.
+
+Però, mentre concludeva in questo modo, egli sentiva in cuor suo che la
+mamma aveva forse ragione.
+
+Capitò a Venezia di notte, e fu meglio perchè così il ricordo di quei
+luoghi si faceva per lui meno sensibile. Il cavalier Pinocchio, per
+incarico avuto dall'Orsolina, gli aveva fissata la camera e il vitto in
+un alberguccio modestissimo in _Calle del Carbon_.
+
+Quando arrivò sul luogo, Prandino era morto dalla fame: e quantunque
+dalle _Tre Corone_, che così si chiamava la locanda, invece del profumo
+di _consumé_, che spandeva intorno la cucina della _Gondola d'oro_,
+uscisse un odore acuto di grasso che friggeva, tuttavia egli vi entrò
+senza ripugnanza e senza perderci l'appetito.
+
+Mangiò del pesce e una porzione di lesso in un piccolo stanzino basso,
+annerito dal fumo, che dava adito alla cucina, anche quella bassa, nera
+e illuminata dalle fiamme vive del camino, così da parere un forno; e
+poi, quand'ebbe finito, domandò del padrone a un ometto che lo aveva
+servito, piccolo, tondo tondo, tutto involto in un grembiule greggio,
+sudicio e con una berretta larga di tela bianca, che incorniciava il suo
+faccione di luna piena.
+
+-- Sono io per l'appunto; che mi comanda? -- e l'albergatore, ch'era nello
+stesso tempo il cuoco, il cameriere e il direttore delle _Tre Corone_,
+fissò il giovinotto con due occhiettini vivi, lucenti, che schizzavan
+furberia di sotto a due folte sopracciglia grigiastre, fatte a spazzola.
+Prandino lo salutò con un cenno del capo, e si fece conoscere per _quel
+signore_ che doveva essergli stato raccomandato dal cavaliere Pinocchio.
+
+-- Vedo, vedo, è lei, _quel giovine_ di Vicenza?! non è una mezz'ora che
+gli abbiam messo all'ordine la stanza.
+
+-- Tanto meglio, perchè casco dal sonno.
+
+-- Venga con me; la condurrò subito di sopra.
+
+L'oste passò un momento nella cucina a prendervi un candeliere d'ottone
+con una mezza candela di sego, che accese in fretta alla fiamma del
+camino, poi raggiunse subito l'Ariberti e lo accompagnò, facendogli
+lume, per una scala ripida, angusta, diritta, tutta d'una sola branca,
+sino al primo piano. Quando arrivò su, l'oste, seguito da Prandino,
+entrò in una stanza a destra, della quale aprì l'uscio con una pedata:
+trovò una candela nuova sul cassettone, l'accese, e poi volgendosi al
+suo ospite, gli disse senza altri complimenti:
+
+-- Eccola servita.
+
+La stanza era molto grande; forse troppo. Di contro a una parete c'era
+un lettuccio, piccolo, stretto, si capiva a colpo d'occhio che doveva
+essere un sofà a doppio uso, con una seggiola impagliata in luogo del
+tavolino da notte; dall'altro lato, di contro al letto, un cassettone di
+noce, colle borchie d'ottone, e sopra, uno specchio così vecchio da
+parer antico, colla luce guasta e rotta in un angolo: appese alle pareti
+due oleografie rappresentanti l'una la _Famiglia reale_ colla Regina in
+pelliccia, e l'altra la _Famiglia di Garibaldi_, con Teresita tutta
+vestita di rosso.
+
+Una frasca d'ulivo benedetto e una piletta di stagno per l'acqua santa,
+erano a capo del lettuccio, e in mezzo alla stanza, una tavola grande di
+legno, colorita d'un color verde scuro, che non si capiva che cosa fosse
+stata messa là a fare.
+
+Prandino, quando vide il lettuccio, gli si strinse il cuore: poi,
+subito, gettò di sbieco sulla tavola un'occhiata sospettosa.
+
+-- Di giorno -- gli disse l'oste, prevedendo la domanda di Prandino, --
+tengo questa camera a disposizione degli avventori che vogliono essere
+serviti a parte; perciò la mattina si disfà il letto che si rifà poi
+tutte le sere.
+
+Prandino chinò il capo senza fiatare; il cavalier Pinocchio gli aveva
+fissato vitto e alloggio per lire una e ottanta centesimi al giorno:
+però, si capisce che non poteva avere grandi pretese.
+
+-- Vuol favorirmi il suo riverito nome e cognome?
+
+L'oste, preso dal cassettone un libraccio che doveva pesar doppio, tanto
+era imbevuto d'untume, lo teneva aperto sulla tavola e fissava Prandino,
+prima di mettersi a scrivere.
+
+-- Il conte Eriprando degli Ariberti!
+
+-- Scusi, ha detto!...
+
+E il locandiere, levandosi il berretto di testa, che si cacciò sotto il
+braccio, e pensando che il cavalier Pinocchio doveva aver certo
+sbagliato, scombiccherò quel nome illustre sul sudicio libraccio che non
+aveva proprio nulla a che fare col _libro d'oro_ della _Serenissima_.
+
+Rimasto solo, Prandino si guardò attorno nello stanzone, che all'esile
+luce della candela pareva ancora più grande, e sospirò profondamente.
+Poi, fattosi coraggio, si spogliò e si cacciò in letto, sperando di
+dimenticare tutto coll'addormentarsi. Infatti dormì quasi subito, ma si
+svegliò anche prestissimo: dovevano essere appena le due di notte!
+Allora cominciò a sentirsi inquieto, agitato e, un po' per il caldo, un
+po' per tutto quello che gli frullava in testa, e un po' per il letto,
+ch'era molto cattivo, non ci fu più caso che potesse ripigliar sonno.
+
+Il letto delle _Tre Corone_ non era, no, quello elegante, elastico della
+_Gondola d'oro_, e nemmeno il lettino morbido, soffice che gli preparava
+la mamma! era duro, ruvido, troppo stretto e troppo corto per lui: e
+poi, come se tutto ciò non bastasse, ogni volta che si moveva per
+cambiare di fianco, uno degli asserelli cigolava, che pareva un violino
+scordato.
+
+Intanto, giù nella _Calle_, c'era un trepestio di gente, uno schiamazzo
+di risa, di canti, di grida affatto insolito a quell'ora.
+
+Chi poteva essere?.... ci pensò sopra un momento, e poi si ricordò
+ch'era una notte di sagra per Venezia, la notte del _Redentore_.
+
+Aspettare che facesse giorno, in quello stato, senza poter dormire, non
+c'era proprio sugo. Allora decise di levarsi e di andare anche lui a
+passeggiare, e saltò dal letto.... coll'accompagnamento di un'ultima
+arcata di violino.
+
+Cammina, cammina, uscì dalla _Calle del carbon_, fece tutto il _Ponte di
+Rialto_, entrò in _Merceria_ e poi non potè resistere a una tentazione
+che lo prese a un tratto, improvvisamente, come un reuma: la tentazione
+di passare davanti alla _Gondola d'Oro_.
+
+Prandino giurò a se stesso ch'egli non passava di là per la contessa
+Elisa, e forse con quel giuramento poteva essere anche in buona fede; ma
+non si può credere ad ogni modo ch'egli facesse quella passeggiatina per
+amore del portiere; dunque?....
+
+_Dalla Gondola d'Oro_, un passo dopo l'altro, capitò in piazza san
+Marco: la notte era bella, serena, e c'era attorno tanta gente e i caffè
+erano così affollati, come alle nove di sera, durante la musica.
+
+Prandino vide subito che al _Florian_, al posto dove di solito andava a
+sedere l'Elisa, le seggiole erano vuote.... Non volle fermarsi in
+piazza: gli metteva tristezza. Andò invece a camminare sulla _Riva degli
+Schiavoni_; anche quella corsa e ricorsa da frotte di persone e dai
+barcaiuoli che volean condurre i _foresti_ al Lido, quasi per forza. Il
+_Canale_ era tutto pieno di gondole che si distinguevano la maggior
+parte per il piccolo fanale di prua che rosseggiava guizzando veloce
+nelle tenebre: qua e là sull'acqua cupa, nera, passava lentamente
+qualche barca adorna con frasche verdi e con palloncini a colori, con
+tavole attorno alle quali stavan sedute donne in capelli e uomini in
+farsetto, mangiando, bevendo, oppure cantando cori e canzoni popolari.
+
+Prandino, dopo aver passeggiato tanto da sentirsi stanco, si sedette al
+_Caffè Orientale_: il cielo cominciava a farsi più chiaro, e a mano a
+mano che l'alberatura delle navi ancorate nella laguna, e poi l'isola di
+_San Giorgio_ e poi la _Giudecca_ si stenebravano un poco, anche il
+ricordo di tutto quello ch'egli avea goduto e che avea sofferto a
+Venezia gli si affacciava più vivo alla mente.
+
+Ritornò a passeggiare per distrarsi, per cacciar via quei brutti
+pensieri, ma dovette fermarsi presto di nuovo, che attorno al ponte del
+vaporetto c'era una folla che si accalcava facendo chiasso, urtandosi e
+vociando.
+
+Domandò subito che cosa volesse dire quel baccano e gli fu risposto
+ch'era tutta gente che volea imbarcarsi per andare al Lido, a vedere il
+levar del sole.
+
+Prandino non aveva veduto mai levarsi altro sole che quello di cartone
+del teatro di Vicenza nel terzo atto del _Profeta_; era abbastanza
+naturale che gli venisse voglia di quel nuovo spettacolo. All'ufficio,
+tanto, non dovea presentarsi prima delle nove, in letto oramai non ci
+sarebbe più ritornato, dunque bisognava trovar modo di passare quelle
+ore.... Si cacciò nella folla, lavorando di gomiti, finchè riuscì anche
+lui a prendersi il biglietto e ad imbarcarsi.
+
+Quando il vaporetto si fermò al Lido, cominciava già l'alba. Tutta,
+quant'era lunga, la strada che conducea verso il mare, era piena zeppa
+d'un via vai affollato, che parea una fiera. E in mezzo a quella calca,
+a quella ressa d'uomini e di donne d'ogni età, d'ogni grado, spiccava,
+sotto il ricco cappello a piume larghe, svolazzanti, un profilo pallido,
+delicato, sbianchito dalla veglia, vicino al viso rosso, acceso, della
+popolana in zendado; qua e là qualche faccia assonnata d'inglese o di
+tedesco, si guardava attorno stupita fra le risa, i canti e le beghe,
+fra lo schiamazzo, il rumore, la confusione dei _tramways_ e degli
+_omnibus_ carichi, che passavan di corsa battendo le sonagliere, dei
+conduttori e dei vetturini, che davan l'avviso sonando il fischio e la
+cornetta, gridando e schioccando le fruste: e tutto quel frastuono
+assordante, tutto quel brulichìo confuso, scomposto, tutto quel
+contrasto, quella mescolanza di vesti, di tipi, di facce, di colori,
+nella luce così debole, così sbiadita dell'alba, presentava un
+tutt'insieme strano, originale, produceva effetti nuovi ed inaspettati.
+
+Mentre Prandino stava per montare sopra un _tramway_, si sentì prendere
+per un braccio; si voltò: era il cugino Badoero, che saliva anche lui,
+per andare a sedersi poco discosto dall'Emma, con la quale scambiava
+occhiate, sorrisi e altri segni d'intelligenza.
+
+-- _Ciao_, Badoero!
+
+E Prandino respirò pensando che le ottocento cinquanta lire gliele aveva
+pagate.
+
+-- _Ciao_, mio caro! Che vuol dire che non sei più in _prefettizia_?....
+Hai forse dato le dimissioni?
+
+Prandino arrossì, perchè la giacchettina dei fratelli Bocconi, a
+quell'ora, non facea troppo bella figura.
+
+Intanto il _tramway_ si mosse e Ariberti non rispose nulla.
+
+-- Sei tornato da Vicenza per la festa del _Redentore?_.... E la vuoi
+chiudere anche tu al levar del sole? Bravo; fai benone! Già, adesso, ti
+fermerai a Venezia per un altro po' di tempo, non è vero? Ci ho proprio
+gusto!.... Ma guarda che fatalità: se tu arrivavi un giorno prima,
+potevo ancora presentarti alla principessa di Lentz.
+
+-- Grazie.
+
+-- Ma invece s'è imbarcata stanotte per Trieste. Oh, le è spiaciuto assai
+di non averti conosciuto.
+
+-- Sarà per un'altra volta.
+
+-- Già, già, s'intende!.... Ma, a proposito, dimmi un po', tu non la devi
+conoscere la grande novità di Venezia!?
+
+Prandino fe' segno di no, colla testa, ma provò uno stringimento di
+cuore: temeva che il Badoero volesse alludere al matrimonio dell'Elisa.
+Per lui, povero Prandino! non si poteva dare una novità più grande!
+
+Invece Badoero gli contò che dovea esserci un duello fra Potapow e
+Jamagata, in seguito a un diverbio successo al Lido e al quale, in
+parte, aveva assistito anche Ariberti. Aggiunse che il merito della
+riconciliazione era tutto suo; ma che ce n'era voluto; aveva dovuto
+adoperare una gran diplomazia e una grand'arte per riuscirvi.
+
+-- Per me, sai, il condurre due amici sul terreno, mi ripugna. Piuttosto,
+guarda, mi batto io dieci volte; in parola d'onore! Non si scherza colla
+pelle degli altri: è una responsabilità gravissima: un duello non si sa
+mai come vada a finire. Ramolini, che sa bene quello che si fa,
+richiesto da Potapow perchè lo servisse come secondo, non ne ha voluto
+sapere. Un duello -- mi diceva -- è sempre un rischio: si può risolvere
+con una graffiatura, come invece può avere conseguenze gravissime.
+
+-- Ha ragione.
+
+-- Per bacco, se ha ragione! Ragione da vendere!
+
+-- Hai ricevuto non è vero?... Hai ricevuto una mia lettera? -- gli chiese
+poco dopo l'Ariberti, quando vide che Badoero non si risolveva mai a
+ringraziarlo.
+
+-- Una tua lettera? Ah, sì! adesso me ne ricordo, -- fece l'altro cascando
+dalle nuvole. -- Dimmi un po', tu sei matto! Matto da legare! Valeva
+proprio il conto di pigliarsi una seccatura per così poco! Me li avresti
+resi tornando a Venezia, con tuo comodo, o si sarebbe fatta la pace in
+un'altra occasione! Lo hai fatto per ischerzo, dimmi la verità? Lo hai
+fatto per ischerzo?
+
+-- Mi avevi detto che ti occorrevano per domenica? -- rispose Prandino
+colla sua solita ingenuità e quasi dispiacente adesso di essersela presa
+con tanto calore.
+
+-- Matto, matto, che non sei altro! Se non mi dici che lo hai fatto per
+ischerzo, me ne ho a male e mi vendico. Oh! se mi vendico! Conto a tutti
+che il matrimonio della _Nonna scellerata!_ ti ha fatto perdere lo
+spirito. Sai, qui a Venezia, la contessa Navaredo (non diventar rosso,
+bambino!) la contessa Navaredo la chiamano la _Nonna scellerata_.... Ma,
+_nom de Dieu!_ Se non si fa presto, c'è pericolo che il sole si levi
+prima di noi; perchè di solito, non usa la cortesia di aspettare!
+
+Questa spiritosaggine fu detta da Badoero ad alta voce, in modo che la
+potesse udire anche l'Emma, in fondo del _tramway_.
+
+Sarebbe stato proprio un peccato: lo spettacolo dello spuntar del sole,
+quella mattina, doveva essere magnifico: non si vedeva una nube nel
+cielo scialbo, bianchiccio, e una gran calma si distendeva sul mare,
+mentre gli ultimi vapori dell'alba si dissipavano via via,
+allontanandosi.
+
+Prandino, vedendo che la riva era corsa da bagnanti che si tuffavano
+nell'acqua o che si avvoltolavano, insudiciandosi, nel terriccio giallo:
+
+-- Andrò anch'io giù, a fare il bagno, -- pensò fra sè, tanto più che, per
+aspettare il sole, non aveva potuto trovare un buon posto sulla
+terrazza, tutta ingombra di gente che stava là ferma, ammonticchiata,
+sporgendo le facce smunte, verso l'orizzonte.
+
+E si avviò per andare ai bagni. Ma, attraversando il Caffè, provò un
+turbamento vivissimo, quantunque non lo volesse confessare a sè stesso:
+in un angolo, in fondo alla sala, buttato sopra un sofà, c'era il
+cavalier Ramolini che dormiva e (ahimè! povero avvocato D'Abalà!) aveva
+sulle spalle lo scialletto di lana della Cecilia. Quel scialletto, però,
+non permetteva alcun dubbio: anche la Contessina non doveva essere molto
+lontana, e, se c'era la figlia, ci sarebbe stata anche la madre.
+
+Il primo movimento istintivo d'Ariberti fu quello di scappar via dal
+Lido; ma quando fu per imboccare il ponte di legno che mette sul viale,
+scorse giù sulla riva la Cecilia che dava scapaccioni a Gegio.... e non
+proprio sul capo.
+
+Prandino impallidì, ma rimase duro a voler fingere con sè stesso di non
+aver provata nessuna commozione.
+
+-- Stordito, che non sono altro! -- borbottò, battendosi la fronte e
+tornando indietro: -- Si passa da questa parte per andare ai bagni!
+
+Ma, quantunque non volesse credere alla propria agitazione, ne aveva
+tanta in corpo, che gli tremavano le mani nello spogliarsi, e poi voleva
+indossare la maglia prima di levarsi gli stivali! solamente quando fu
+giù, solo solo, nell'acqua, lontano dalla riva, cominciò a sentirsi più
+tranquillo, più sicuro, e allora tornò a pensare al ritratto sfigurato
+dell'Elisa, tornò a ridere.... e rise anche di sè e della gran paura che
+aveva avuta.
+
+-- Ha ragione Badoero. Sono matto, proprio matto da legare!
+
+E allegramente si tuffò nell'acqua, guizzando come un pesce.
+
+-- Non tocca a me ad arrossire, ad avere vergogna! Tutt'altro; è il
+Maggiore, invece, è lo _sposo_ che deve trovarsi maluccio, quando
+m'incontra! Sicuro, è lui, proprio lui!
+
+Certo, era la grande serenità di quella mattina, era quell'aria pura,
+balsamica, che rischiarandogli la mente, gli suggeriva un'idea così
+luminosa, e Prandino, un'altra volta, guizzò leggero nell'acqua con
+tutta l'elasticità de' suoi vent'anni.... ma, d'un tratto si turbò,
+ritornò pallido, si mise a nuotare adagio, quasi fermandosi, e il cuore
+gli ricominciò a battere violentemente.
+
+Due cappelloni gialli, due cappelloni ch'egli tremava di riconoscere,
+gli venivano incontro a fior d'acqua.
+
+-- Era l'Elisa?... Era il Maggiore?... Sì.... No.... No.... Sì!... --
+Sangue del diavolo! Erano proprio loro!
+
+Che fare?... Prandino avrebbe dato chissà che cosa per non trovarsi là,
+a quell'ora, in quel luogo.... Se fosse stato sicuro di non essere
+riconosciuto, sarebbe tornato indietro.... Sì.... piuttosto
+d'incontrarsi con quella maledetta, avrebbe commessa anche una viltà...
+Ma oramai era troppo tardi.... dovevano averlo veduto di certo....
+perchè il Maggiore lo fissava, e l'Elisa.... l'Elisa sorrideva,
+sorrideva, cogli occhioni languidi, colla bocca socchiusa.... Che
+fare?... Che fare?!... Incontrarla?... Vederla ancora?... Riamarla
+forse?! Ah, no!... Mai!...
+
+Allora egli levò le braccia dritte, tese, puntò le due mani, si diè un
+urto violento e si cacciò giù, sotto, battendo forte l'acqua, fendendola
+con forza grandissima, straordinaria, trattenendo il respiro con una
+volontà disperata. Ci fu un punto nel quale credette di sentire l'Elisa
+e il Maggiore che gli passavano sul capo sghignazzando, ma ebbe pure un
+altro momento nel risalire, dove le onde si facevano più chiare, in cui
+gli sembrò di scorgere la sua mamma tutta consolata, tutta ridente, con
+una gran beatitudine che le traspariva dal volto!...
+
+.... Quando Prandino riaprì gli occhi, un lungo sospiro gli uscì dal
+petto con un grido di gioia: non c'era più alcuno dinanzi a lui, nè
+l'Elisa, nè il Maggiore!... Non c'erano altro che le vele a triangolo di
+cinque paranzelle immobili sull'orizzonte, tutte bianche, come cigni
+natanti, e là, dove l'aurora coloriva l'acqua con una tinta rancia
+dorata, s'innalzava a poco a poco, sfolgorando sopra un barbaglio di
+luce, il disco giallo del sole.
+
+
+ FINE.
+
+
+
+
+ DELLO STESSO AUTORE:
+
+ Mater Dolorosa, romanzo. Due volumi, L. 4 --
+
+
+
+
+
+Nota del Trascrittore
+
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le
+grafie alternative (sottoprefetto/sotto-prefetto/sotto prefetto,
+die'/diè e simili), correggendo senza annotazione minimi errori
+tipografici.
+
+
+
+
+
+
+End of the Project Gutenberg EBook of Sott'acqua, by Gerolamo Rovetta
+
+*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK SOTT'ACQUA ***
+
+***** This file should be named 42684-8.txt or 42684-8.zip *****
+This and all associated files of various formats will be found in:
+ http://www.gutenberg.org/4/2/6/8/42684/
+
+Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara
+Magni and the Online Distributed Proofreading Team at
+http://www.pgdp.net (This file was produced from images
+generously made available by The Internet Archive)
+
+
+Updated editions will replace the previous one--the old editions
+will be renamed.
+
+Creating the works from public domain print editions means that no
+one owns a United States copyright in these works, so the Foundation
+(and you!) can copy and distribute it in the United States without
+permission and without paying copyright royalties. Special rules,
+set forth in the General Terms of Use part of this license, apply to
+copying and distributing Project Gutenberg-tm electronic works to
+protect the PROJECT GUTENBERG-tm concept and trademark. Project
+Gutenberg is a registered trademark, and may not be used if you
+charge for the eBooks, unless you receive specific permission. If you
+do not charge anything for copies of this eBook, complying with the
+rules is very easy. You may use this eBook for nearly any purpose
+such as creation of derivative works, reports, performances and
+research. They may be modified and printed and given away--you may do
+practically ANYTHING with public domain eBooks. Redistribution is
+subject to the trademark license, especially commercial
+redistribution.
+
+
+
+*** START: FULL LICENSE ***
+
+THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE
+PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK
+
+To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free
+distribution of electronic works, by using or distributing this work
+(or any other work associated in any way with the phrase "Project
+Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full Project
+Gutenberg-tm License available with this file or online at
+ www.gutenberg.org/license.
+
+
+Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project Gutenberg-tm
+electronic works
+
+1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm
+electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to
+and accept all the terms of this license and intellectual property
+(trademark/copyright) agreement. If you do not agree to abide by all
+the terms of this agreement, you must cease using and return or destroy
+all copies of Project Gutenberg-tm electronic works in your possession.
+If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a Project
+Gutenberg-tm electronic work and you do not agree to be bound by the
+terms of this agreement, you may obtain a refund from the person or
+entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph 1.E.8.
+
+1.B. "Project Gutenberg" is a registered trademark. It may only be
+used on or associated in any way with an electronic work by people who
+agree to be bound by the terms of this agreement. There are a few
+things that you can do with most Project Gutenberg-tm electronic works
+even without complying with the full terms of this agreement. See
+paragraph 1.C below. There are a lot of things you can do with Project
+Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this agreement
+and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm electronic
+works. See paragraph 1.E below.
+
+1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the Foundation"
+or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection of Project
+Gutenberg-tm electronic works. Nearly all the individual works in the
+collection are in the public domain in the United States. If an
+individual work is in the public domain in the United States and you are
+located in the United States, we do not claim a right to prevent you from
+copying, distributing, performing, displaying or creating derivative
+works based on the work as long as all references to Project Gutenberg
+are removed. Of course, we hope that you will support the Project
+Gutenberg-tm mission of promoting free access to electronic works by
+freely sharing Project Gutenberg-tm works in compliance with the terms of
+this agreement for keeping the Project Gutenberg-tm name associated with
+the work. You can easily comply with the terms of this agreement by
+keeping this work in the same format with its attached full Project
+Gutenberg-tm License when you share it without charge with others.
+
+1.D. The copyright laws of the place where you are located also govern
+what you can do with this work. Copyright laws in most countries are in
+a constant state of change. If you are outside the United States, check
+the laws of your country in addition to the terms of this agreement
+before downloading, copying, displaying, performing, distributing or
+creating derivative works based on this work or any other Project
+Gutenberg-tm work. The Foundation makes no representations concerning
+the copyright status of any work in any country outside the United
+States.
+
+1.E. Unless you have removed all references to Project Gutenberg:
+
+1.E.1. The following sentence, with active links to, or other immediate
+access to, the full Project Gutenberg-tm License must appear prominently
+whenever any copy of a Project Gutenberg-tm work (any work on which the
+phrase "Project Gutenberg" appears, or with which the phrase "Project
+Gutenberg" is associated) is accessed, displayed, performed, viewed,
+copied or distributed:
+
+This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
+almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
+re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
+with this eBook or online at www.gutenberg.org
+
+1.E.2. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is derived
+from the public domain (does not contain a notice indicating that it is
+posted with permission of the copyright holder), the work can be copied
+and distributed to anyone in the United States without paying any fees
+or charges. If you are redistributing or providing access to a work
+with the phrase "Project Gutenberg" associated with or appearing on the
+work, you must comply either with the requirements of paragraphs 1.E.1
+through 1.E.7 or obtain permission for the use of the work and the
+Project Gutenberg-tm trademark as set forth in paragraphs 1.E.8 or
+1.E.9.
+
+1.E.3. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is posted
+with the permission of the copyright holder, your use and distribution
+must comply with both paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 and any additional
+terms imposed by the copyright holder. Additional terms will be linked
+to the Project Gutenberg-tm License for all works posted with the
+permission of the copyright holder found at the beginning of this work.
+
+1.E.4. Do not unlink or detach or remove the full Project Gutenberg-tm
+License terms from this work, or any files containing a part of this
+work or any other work associated with Project Gutenberg-tm.
+
+1.E.5. Do not copy, display, perform, distribute or redistribute this
+electronic work, or any part of this electronic work, without
+prominently displaying the sentence set forth in paragraph 1.E.1 with
+active links or immediate access to the full terms of the Project
+Gutenberg-tm License.
+
+1.E.6. You may convert to and distribute this work in any binary,
+compressed, marked up, nonproprietary or proprietary form, including any
+word processing or hypertext form. However, if you provide access to or
+distribute copies of a Project Gutenberg-tm work in a format other than
+"Plain Vanilla ASCII" or other format used in the official version
+posted on the official Project Gutenberg-tm web site (www.gutenberg.org),
+you must, at no additional cost, fee or expense to the user, provide a
+copy, a means of exporting a copy, or a means of obtaining a copy upon
+request, of the work in its original "Plain Vanilla ASCII" or other
+form. Any alternate format must include the full Project Gutenberg-tm
+License as specified in paragraph 1.E.1.
+
+1.E.7. Do not charge a fee for access to, viewing, displaying,
+performing, copying or distributing any Project Gutenberg-tm works
+unless you comply with paragraph 1.E.8 or 1.E.9.
+
+1.E.8. You may charge a reasonable fee for copies of or providing
+access to or distributing Project Gutenberg-tm electronic works provided
+that
+
+- You pay a royalty fee of 20% of the gross profits you derive from
+ the use of Project Gutenberg-tm works calculated using the method
+ you already use to calculate your applicable taxes. The fee is
+ owed to the owner of the Project Gutenberg-tm trademark, but he
+ has agreed to donate royalties under this paragraph to the
+ Project Gutenberg Literary Archive Foundation. Royalty payments
+ must be paid within 60 days following each date on which you
+ prepare (or are legally required to prepare) your periodic tax
+ returns. Royalty payments should be clearly marked as such and
+ sent to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation at the
+ address specified in Section 4, "Information about donations to
+ the Project Gutenberg Literary Archive Foundation."
+
+- You provide a full refund of any money paid by a user who notifies
+ you in writing (or by e-mail) within 30 days of receipt that s/he
+ does not agree to the terms of the full Project Gutenberg-tm
+ License. You must require such a user to return or
+ destroy all copies of the works possessed in a physical medium
+ and discontinue all use of and all access to other copies of
+ Project Gutenberg-tm works.
+
+- You provide, in accordance with paragraph 1.F.3, a full refund of any
+ money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the
+ electronic work is discovered and reported to you within 90 days
+ of receipt of the work.
+
+- You comply with all other terms of this agreement for free
+ distribution of Project Gutenberg-tm works.
+
+1.E.9. If you wish to charge a fee or distribute a Project Gutenberg-tm
+electronic work or group of works on different terms than are set
+forth in this agreement, you must obtain permission in writing from
+both the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and Michael
+Hart, the owner of the Project Gutenberg-tm trademark. Contact the
+Foundation as set forth in Section 3 below.
+
+1.F.
+
+1.F.1. Project Gutenberg volunteers and employees expend considerable
+effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread
+public domain works in creating the Project Gutenberg-tm
+collection. Despite these efforts, Project Gutenberg-tm electronic
+works, and the medium on which they may be stored, may contain
+"Defects," such as, but not limited to, incomplete, inaccurate or
+corrupt data, transcription errors, a copyright or other intellectual
+property infringement, a defective or damaged disk or other medium, a
+computer virus, or computer codes that damage or cannot be read by
+your equipment.
+
+1.F.2. LIMITED WARRANTY, DISCLAIMER OF DAMAGES - Except for the "Right
+of Replacement or Refund" described in paragraph 1.F.3, the Project
+Gutenberg Literary Archive Foundation, the owner of the Project
+Gutenberg-tm trademark, and any other party distributing a Project
+Gutenberg-tm electronic work under this agreement, disclaim all
+liability to you for damages, costs and expenses, including legal
+fees. YOU AGREE THAT YOU HAVE NO REMEDIES FOR NEGLIGENCE, STRICT
+LIABILITY, BREACH OF WARRANTY OR BREACH OF CONTRACT EXCEPT THOSE
+PROVIDED IN PARAGRAPH 1.F.3. YOU AGREE THAT THE FOUNDATION, THE
+TRADEMARK OWNER, AND ANY DISTRIBUTOR UNDER THIS AGREEMENT WILL NOT BE
+LIABLE TO YOU FOR ACTUAL, DIRECT, INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE OR
+INCIDENTAL DAMAGES EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE POSSIBILITY OF SUCH
+DAMAGE.
+
+1.F.3. LIMITED RIGHT OF REPLACEMENT OR REFUND - If you discover a
+defect in this electronic work within 90 days of receiving it, you can
+receive a refund of the money (if any) you paid for it by sending a
+written explanation to the person you received the work from. If you
+received the work on a physical medium, you must return the medium with
+your written explanation. The person or entity that provided you with
+the defective work may elect to provide a replacement copy in lieu of a
+refund. If you received the work electronically, the person or entity
+providing it to you may choose to give you a second opportunity to
+receive the work electronically in lieu of a refund. If the second copy
+is also defective, you may demand a refund in writing without further
+opportunities to fix the problem.
+
+1.F.4. Except for the limited right of replacement or refund set forth
+in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS', WITH NO OTHER
+WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT LIMITED TO
+WARRANTIES OF MERCHANTABILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE.
+
+1.F.5. Some states do not allow disclaimers of certain implied
+warranties or the exclusion or limitation of certain types of damages.
+If any disclaimer or limitation set forth in this agreement violates the
+law of the state applicable to this agreement, the agreement shall be
+interpreted to make the maximum disclaimer or limitation permitted by
+the applicable state law. The invalidity or unenforceability of any
+provision of this agreement shall not void the remaining provisions.
+
+1.F.6. INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the
+trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone
+providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in accordance
+with this agreement, and any volunteers associated with the production,
+promotion and distribution of Project Gutenberg-tm electronic works,
+harmless from all liability, costs and expenses, including legal fees,
+that arise directly or indirectly from any of the following which you do
+or cause to occur: (a) distribution of this or any Project Gutenberg-tm
+work, (b) alteration, modification, or additions or deletions to any
+Project Gutenberg-tm work, and (c) any Defect you cause.
+
+
+Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm
+
+Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
+electronic works in formats readable by the widest variety of computers
+including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists
+because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
+people in all walks of life.
+
+Volunteers and financial support to provide volunteers with the
+assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
+goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
+remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
+Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
+and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations.
+To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
+and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
+and the Foundation information page at www.gutenberg.org
+
+
+Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
+Foundation
+
+The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
+501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
+state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
+Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
+number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
+permitted by U.S. federal laws and your state's laws.
+
+The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
+Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
+throughout numerous locations. Its business office is located at 809
+North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email
+contact links and up to date contact information can be found at the
+Foundation's web site and official page at www.gutenberg.org/contact
+
+For additional contact information:
+ Dr. Gregory B. Newby
+ Chief Executive and Director
+ gbnewby@pglaf.org
+
+Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation
+
+Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
+spread public support and donations to carry out its mission of
+increasing the number of public domain and licensed works that can be
+freely distributed in machine readable form accessible by the widest
+array of equipment including outdated equipment. Many small donations
+($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
+status with the IRS.
+
+The Foundation is committed to complying with the laws regulating
+charities and charitable donations in all 50 states of the United
+States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
+considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
+with these requirements. We do not solicit donations in locations
+where we have not received written confirmation of compliance. To
+SEND DONATIONS or determine the status of compliance for any
+particular state visit www.gutenberg.org/donate
+
+While we cannot and do not solicit contributions from states where we
+have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
+against accepting unsolicited donations from donors in such states who
+approach us with offers to donate.
+
+International donations are gratefully accepted, but we cannot make
+any statements concerning tax treatment of donations received from
+outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
+
+Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
+methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
+ways including checks, online payments and credit card donations.
+To donate, please visit: www.gutenberg.org/donate
+
+
+Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic
+works.
+
+Professor Michael S. Hart was the originator of the Project Gutenberg-tm
+concept of a library of electronic works that could be freely shared
+with anyone. For forty years, he produced and distributed Project
+Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support.
+
+Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
+editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S.
+unless a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily
+keep eBooks in compliance with any particular paper edition.
+
+Most people start at our Web site which has the main PG search facility:
+
+ www.gutenberg.org
+
+This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
+including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
+Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
+subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.
+
diff --git a/42684-8.zip b/42684-8.zip
new file mode 100644
index 0000000..a7aeacc
--- /dev/null
+++ b/42684-8.zip
Binary files differ
diff --git a/42684-h.zip b/42684-h.zip
new file mode 100644
index 0000000..e7aa085
--- /dev/null
+++ b/42684-h.zip
Binary files differ
diff --git a/42684-h/42684-h.htm b/42684-h/42684-h.htm
new file mode 100644
index 0000000..f679c1c
--- /dev/null
+++ b/42684-h/42684-h.htm
@@ -0,0 +1,13252 @@
+<!DOCTYPE html PUBLIC "-//W3C//DTD XHTML 1.1//EN"
+"http://www.w3.org/TR/xhtml11/DTD/xhtml11.dtd">
+
+<html xmlns="http://www.w3.org/1999/xhtml" xml:lang="it">
+<head>
+ <meta http-equiv="content-type" content="text/html; charset=utf-8" />
+ <title>
+ Sott'acqua, di Gerolamo Rovetta
+ </title>
+ <style type="text/css">
+body {margin-left: 10%; margin-right: 10%;}
+
+hr {width: 70%; margin-top: 1em; margin-bottom: 1em;}
+hr.mid {width: 50%;}
+hr.tiny {width: 10%;}
+
+p {margin-top: .5em; margin-bottom: 0em; line-height: 1.2;}
+
+p.indl {text-align: left; margin-left: 5%;}
+p.indr {text-align: right; margin-right: 5%;}
+p.indice {text-align: center; font-size: 95%; line-height: 1.5em; margin: 2em auto;}
+.center {text-align: center; text-indent: 0;}
+
+div.titlepage {text-align: center; margin: 2em 5%; padding-bottom: 2em; page-break-before: always; page-break-after: always;}
+div.verso {text-align: center; padding-top: 2em; font-size: 95%;}
+div.somm {page-break-before: always; padding-top: 3em;}
+div.chapter {page-break-before: always; padding-top: 3em;}
+div.chapter h2 {page-break-before: avoid;}
+
+h1,h2 {text-align: center; font-style: normal;
+font-weight: normal; line-height: 1.5;}
+h1 {font-size: 200%; margin-top: 2em; margin-bottom: 2em;}
+h2 {font-size: 140%; margin-top: 1em; margin-bottom: 2em;}
+
+.pagenum {position: absolute; right: 5%; font-style: normal;
+ font-weight: normal; font-size: 65%; text-align: right; color: #999999;
+ background-color: #ffffff;}
+
+.pad4 {margin-top: 4em;}
+.pad2 {margin-top: 2em;}
+
+.small {font-size: 85%;}
+.large {font-size: 115%;}
+.x-large {font-size: 130%;}
+.xx-large {font-size: 150%;}
+.g {letter-spacing: .2em;}
+.smcap {font-variant: small-caps;}
+
+div.boxed {border: thin solid black; padding: 1em; margin: 4em 15%; page-break-before: always;}
+div.boxed p {text-align: center; font-size: 95%;}
+
+#coverpage {text-align: center; margin: 3em auto;}
+
+.tnote {background-color: #F5F5DC; color: #000; padding: 1em 1em 2em 1em;
+ margin: 3em 10%; font-family: sans-serif; font-size: 90%; page-break-before: always;}
+.tntitle {text-align: center; text-indent: 0; padding: 1em; font-size: 120%;}
+.tnote p {padding: 0 1em;}
+
+.poem {text-align: left; font-size: 95%; margin: 1.5em 10%;}
+.stanza {margin: 1em auto;}
+.poem p {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: -3em;}
+.poem p.i2 {text-indent: 0;}
+
+ </style>
+ </head>
+<body>
+
+
+<pre>
+
+The Project Gutenberg EBook of Sott'acqua, by Gerolamo Rovetta
+
+This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
+almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
+re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
+with this eBook or online at www.gutenberg.org
+
+
+Title: Sott'acqua
+
+Author: Gerolamo Rovetta
+
+Release Date: May 10, 2013 [EBook #42684]
+
+Language: Italian
+
+Character set encoding: UTF-8
+
+*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK SOTT'ACQUA ***
+
+
+
+
+Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara
+Magni and the Online Distributed Proofreading Team at
+http://www.pgdp.net (This file was produced from images
+generously made available by The Internet Archive)
+
+
+
+
+
+
+</pre>
+
+
+<div id="coverpage">
+ <img src="images/cover.jpg" alt="Copertina" />
+</div>
+
+<div class="titlepage">
+<h1>
+SOTT'ACQUA
+</h1>
+
+<p class="large g">
+RACCONTO
+</p>
+
+<p class="pad2 small">
+DI
+</p>
+
+<p class="pad2 x-large">
+GEROLAMO ROVETTA.
+</p>
+
+<hr class="tiny pad2" />
+<p>
+TERZA EDIZIONE
+</p>
+<hr class="tiny" />
+
+<p class="pad4">
+<span class="x-large g">MILANO</span></p>
+<p>
+<span class="small">FRATELLI TREVES EDITORI.</span>
+</p>
+
+<p>
+1883.
+</p>
+</div>
+
+<div class="verso">
+<hr class="mid" />
+<p>
+PROPRIETÀ LETTERARIA.
+</p>
+
+<p>
+Riservati i diritti di traduzione.
+</p>
+
+<p>
+Tip. Fratelli Treves.
+</p>
+<hr class="mid" />
+</div>
+
+<div class="somm">
+<p class="center x-large">INDICE</p>
+
+<p class="indice">
+<a href="#capI">Capitolo I</a><br />
+<a href="#capII">Capitolo II</a><br />
+<a href="#capIII">Capitolo III</a><br />
+<a href="#capIV">Capitolo IV</a><br />
+<a href="#capV">Capitolo V</a><br />
+<a href="#capVI">Capitolo VI</a><br />
+<a href="#capVII">Capitolo VII</a><br />
+<a href="#capVIII">Capitolo VIII</a><br />
+<a href="#capIX">Capitolo IX</a><br />
+<a href="#capX">Capitolo X</a><br />
+<a href="#capXI">Capitolo XI</a><br />
+<a href="#capXII">Capitolo XII</a><br />
+<a href="#capXIII">Capitolo XIII</a><br />
+<a href="#capXIV">Capitolo XIV</a><br />
+<a href="#capXV">Capitolo XV</a></p>
+
+<hr />
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p class="center xx-large">
+SOTT'ACQUA
+</p>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_1"></a>[1]</span>
+</p>
+
+<h2><a id="capI"></a>
+CAPITOLO I.
+</h2>
+
+<p>
+— Sarai buona, non è vero?... Mi prometti di
+non farmi ingelosire?
+</p>
+
+<p>
+— Te lo prometto.
+</p>
+
+<p>
+— Giuralo.
+</p>
+
+<p>
+— Giuro.... bambino mio.
+</p>
+
+<p>
+E a questo punto, com'è naturale, si udì nel
+salotto il leggerissimo susurro d'un bacio.
+</p>
+
+<p>
+Quando la contessa Elisa chiamava <i>bambino</i> il
+conte Eriprando degli Ariberti, voleva proprio
+dire che si trovava allora molto in tenero con lui;
+cosa che non le accadeva sempre, quantunque,
+quasi sempre, ella credesse di volergli bene. Ma
+dal canto suo, la contessa Elisa era occupatissima,
+aveva ogni giorno un infinito numero di
+cosucce da fare e da sbrigare, mentre il conte
+Eriprando non ne aveva che due sole: voler bene
+alla contessa Elisa ed aspettar pazientemente
+<span class="pagenum"><a id="Page_2"></a>[2]</span>
+una risposta alle <i>carte</i> ch'egli aveva <i>inoltrate</i> negli
+uffici delle <i>strade ferrate A. I.</i>, col nobilissimo
+scopo di ottenere un impiego. Anche le grandi
+occupazioni però della contessa Elisa Navaredo
+si riducevano a questo, di trovare il modo di
+fare il passo più lungo della gamba, di fare insomma
+abbastanza buona figura a dispetto delle
+ristrettezze economiche che l'angustiavano. E,
+bisogna poi renderle questa giustizia, tutto sommato,
+ci riusciva benino.
+</p>
+
+<p>
+Con un certo buon gusto che le era particolare,
+sapeva far comparire e scomparire le guarnizioni,
+i pizzi e i fiori dalla veste al cappellino, e viceversa;
+sapeva bravamente, con due abiti vecchi,
+farsene uno nuovo, e quanto meno la stoffa conservava
+il colore, la contessa ci rimediava accorciando
+tanto più le maniche e abbassando lo
+scollato. Teneva una cameriera, la Beppa, che
+faceva anche da cuoca, e il cocchiere serviva in
+tavola, annunciava le visite, tostava il caffè,
+portava l'acqua, puliva le stanze, e tagliava la
+legna per la stufa della sala, che si accendeva
+solamente la domenica, giorno di ricevimento in
+casa della Contessa, la quale, in tal modo, mangiando
+pochino sette giorni alla settimana e studiando
+l'arte di parere dodici mesi all'anno, poteva
+darsi ancora delle arie con una rendituccia
+di sei o sette mila lire: e quando <i>Lord Palmerston</i>,
+<span class="pagenum"><a id="Page_3"></a>[3]</span>
+era questo il nome del suo cavallo, non pativa
+di reumi, poteva anche fare le visite nella sua
+carrozza: un <i>brougham</i> stinto e sdruscito, ma che
+aveva dipinto sugli sportelli uno stemma così
+grande da parere l'insegna d'un tabaccaio.
+</p>
+
+<p>
+Il conte Eriprando degli Ariberti di rendite
+ne aveva ancor meno; ma, in compenso, era più
+ricco d'amore.... fors'anche perchè la contessa
+non lasciava mai che lo spendesse tutto. Il loro
+sangue egualmente puro scendeva all'uno e all'altra
+attraverso un lungo ordine di magnanimi
+lombi: quello del conte però era molto più caldo,
+più abbondante, più vigoroso di quello della contessa:
+ma la differenza si spiega subito coll'avvertire
+che <i>lui</i> non aveva ancora ventitrè anni,
+mentre <i>lei</i> ne aveva contati fino a trentadue.... e
+poi si era fermata lì, senza tirare più innanzi.
+</p>
+
+<p>
+Si erano alzati tutti due dal canapè, il conte
+però prima della contessa; quest'ultima tenendosi
+stretta al braccio del giovanotto e lasciando che
+egli facesse un po' di forza per sollevarla; e sebbene
+dal canapè all'uscio non ci fossero che due
+passi e mezzo da fare, ella percorse quel brevissimo
+tragitto appoggiata, abbandonata quasi
+di peso su lui che la guardava in un certo modo
+che voleva dire “se tornassimo indietro, cara,
+a sederci un altro pochino?...„
+</p>
+
+<p>
+— No, sai; bisogna, adesso, che tu vada via.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_4"></a>[4]</span>
+— Ancora cinque minuti soli....
+</p>
+
+<p>
+— No, no: è tardi, e domattina mi devo levare
+per tempo.
+</p>
+
+<p>
+E la contessa Elisa, per far intendere al conte
+Eriprando che quella volta poteva proprio lasciare
+ogni speranza, tirò indietro il sorriso languido,
+si fece subito seria seria, e gli si levò
+d'addosso, mentre colle due mani accomodava i
+capelli sulla nuca, che le si erano scomposti.
+</p>
+
+<p>
+— Cattiva!
+</p>
+
+<p>
+— Ma, sai, bambino, che con tanta gente che
+ho conosciuto, un egoista come te, non l'ho mai
+incontrato?
+</p>
+
+<p>
+A queste parole il conte Eriprando fece il muso;
+ma la contessa Navaredo, quasi stizzita, tirò innanzi
+senza badargli:
+</p>
+
+<p>
+— Per te non dovrei nè dormire, nè mangiare,
+nè uscire, nè far nulla.... altro che <i>filare il sentimento!</i>
+</p>
+
+<p>
+— Ti domandava cinque minuti soli, soli....
+</p>
+
+<p>
+— È dalle dieci che mi domandi cinque minuti;
+e abbiamo fatto venire la mezzanotte.... E
+poi, ho già suonato; c'è la Beppa di là che ti
+aspetta per farti lume e io non posso soffrire
+<i>les commérages</i> delle anticamere.
+</p>
+
+<p>
+Le anticamere di casa Navaredo si riducevano
+al pianerottolo della scala: ma, come metafora,
+poteva passare.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_5"></a>[5]</span>
+— Dunque, alle dodici in punto ci troviamo
+alla stazione?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, caro; ma ricordati che non voglio altre
+lune.
+</p>
+
+<p>
+Il giovanotto promise di no, e la contessa, che
+con una mano avea già mezzo aperto l'uscio del
+salotto, lo chiuse di nuovo, e si baciarono un'ultima
+volta.
+</p>
+
+<p>
+— Sei contento?
+</p>
+
+<p>
+— Adesso sì.
+</p>
+
+<p>
+— Dunque va, da bravo. Ricordati domattina
+di telegrafare all'albergo, perchè ci tengano pronte
+le camere.
+</p>
+
+<p>
+— È già tutto fatto.
+</p>
+
+<p>
+— Grazie....
+</p>
+
+<p>
+— Prego....
+</p>
+
+<p>
+L'uscio fu aperto: la Beppa era là, sul pianerottolo,
+col lume in mano e colla faccia sbianchita
+e ingrugnata dal sonno.
+</p>
+
+<p>
+— Buona sera, signora contessa.
+</p>
+
+<p>
+— Buona sera, signor conte. A domani.
+</p>
+
+<p>
+— A domani.
+</p>
+
+<p>
+La Beppa scese innanzi adagio, giù per la
+scala, ripida, stretta e oscura, tenendo alto il
+lume col braccio levato.
+</p>
+
+<p>
+Quando fu sulla porta di casa, Ariberti tolse
+dalla tasca interna dell'abito un portasigari di
+pelle nera con una vistosa corona di conte nel
+<span class="pagenum"><a id="Page_6"></a>[6]</span>
+mezzo: poi, dal portasigari, un virginia: ne cavò
+la paglia che ripose nell'astuccio, lo accese al
+lume della Beppa, tirò in fretta due o tre sbuffate
+di fumo per vedere se andava bene, e dopo,
+dal medesimo portasigari, levò un mozzicone che
+porse alla donna:
+</p>
+
+<p>
+— To'... lo darai a Menico.
+</p>
+
+<p>
+Menico era il cocchiere, il cameriere, il porta
+acqua, il caffettiere, lo spaccalegna di casa, e
+quando aveva due minuti di tempo, anche l'amante
+della Beppa.
+</p>
+
+<p>
+— Grazie, signor conte!
+</p>
+
+<p>
+— <i>Bon dì.</i>
+</p>
+
+<p>
+— Serva sua.
+</p>
+
+<p>
+E la Beppa, sbatacchiata la porta dietro al
+giovanotto, tirò tanto di catenaccio.
+</p>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_7"></a>[7]</span>
+</p>
+
+<h2><a id="capII"></a>
+CAPITOLO II.
+</h2>
+
+<p>
+Il conte Eriprando degli Ariberti quella notte
+non aveva sonno: invece si sentiva in cuore una
+gaiezza insolita e nelle gambe una elasticità, una
+voglia di camminare che lo fece andare a zonzo
+per più d'un'ora. La gioia tutta nuova che lo
+aspettava al domani, quel viaggio con Elisa, quelle
+due o tre settimane che passerebbe con lei in
+riva al mare, lo rendevano l'uomo più beato della
+terra.
+</p>
+
+<p>
+In quell'azzurro c'era però un punto nero;
+anzi, per essere esatti, bisogna dire che ce n'erano
+due, quantunque uno più piccino dell'altro.
+</p>
+
+<p>
+Il punto grande, lo scarabocchio, era quella
+musona della contessina Cecilia; il punto piccolo,
+quello screanzato di Gegio. Da un'altra parte,
+sola con lui, la contessa Elisa non ci sarebbe
+andata, a Venezia: ella vi andava per tener compagnia
+alla figliuola, e per la salute del suo nipotino:
+ed anzi, quando lui e lei, negli amorosi
+<span class="pagenum"><a id="Page_8"></a>[8]</span>
+colloqui delle serate primaverili, vagheggiavano
+quella giterella come il sogno incantevole d'una
+notte d'estate, tutte le loro speranze erano sempre
+riposte nelle scrofole del bambinello.
+</p>
+
+<p>
+Dopo d'aver girato in su e in giù, per straducce
+buie e deserte, alla fine dovette pure decidersi
+a rincasare. Rallentò il passo, e rimpianse
+il mozzicone che aveva donato a Menico, perchè
+il suo virginia era consumato.
+</p>
+
+<p>
+Il conte Eriprando abitava molto lontano dalla
+contessa Navaredo, in una viuzza modesta, in
+una casetta dall'aspetto meschino e dove il fitto,
+che si pagava ogni semestre, era proprio una
+miseria. Quando vi giunse, prima di metter la
+chiave nella toppa, levò il capo e guardò una finestrella
+del secondo piano: era spalancata e ne
+usciva uno sprazzo di luce.
+</p>
+
+<p>
+— La mamma è ancora in piedi, — disse fra
+sè, nell'aprire.
+</p>
+
+<p>
+Non poteva sbagliare. Il lume non era certo
+quello della serva, perchè la contessa degli Ariberti
+serve non ne aveva, se non si vuol contare
+una donnetta che andava da lei la mattina a
+sbrigare le faccenducce più umili.
+</p>
+
+<p>
+— Sei ancora alzata? — disse il conte entrando
+nella stanza della mamma.
+</p>
+
+<p>
+La vecchierella era intenta a stirare sopra una
+gran tavola di legno greggio, e tutto all'intorno,
+<span class="pagenum"><a id="Page_9"></a>[9]</span>
+sul canapè, sulle sedie, sul cassettone, si vedevano,
+disposte con cura, delle mutande, delle
+calze, delle camicie, dei solini e dei polsini finti:
+grande amarezza questa del conte Eriprando, il
+quale non vedea l'ora d'esser capo-ufficio per
+avere le camicie coi polsini e il collo tutto attaccato.
+Sua mamma, poveretta, aveva tentato
+di fargliene una: ma ci perdette intorno una
+quindicina di giorni senza potervi riuscire: il
+solino, non c'era caso, faceva borsa da una parte
+o dall'altra!....
+</p>
+
+<p>
+Nella stanza piccola, bassa, faceva un caldo da
+soffocare, sebbene la finestra fosse aperta ma di
+fuori c'era scirocco, e di dentro due lucerne di
+petrolio infocavano la stanza colla loro luce sfacciata
+e rossastra. Eriprando cominciò subito a
+sudare; invece la vecchiarella secca, piccina, che
+lavorava in quel forno dalle otto della sera, non
+sudava affatto.
+</p>
+
+<p>
+— Mi trovi alzata perchè non ho sonno; già,
+con questo caldo, anche a voler dormire, non si
+può. E poi, ti occorre la roba per domattina, e
+io, lo sai bene, preferisco andare a letto tardi,
+piuttosto di essere costretta a levarmi presto.
+</p>
+
+<p>
+La buona donna mentiva adesso col suo figliolo.
+Sapeva bene lei che, per quanto fosse andata
+tardi a letto quella sera, avrebbe sempre dovuto
+alzarsi per tempo il giorno dopo. Il viaggio del
+<span class="pagenum"><a id="Page_10"></a>[10]</span>
+contino la affaticava da un mese. Aveva dovuto
+provvederlo di biancheria e riaccomodargli quella
+vecchia: aveva dovuto pulire, sbattere, rammendargli
+i panni, e solamente attorno all'abito nero
+ci aveva sciupati sette giorni e perduto un occhio
+e mezzo. Ma, e d'altra parte come si fa?... Il
+conte Eriprando degli Ariberti, partendo da Vicenza
+per le bagnature colla contessa Elisa Navaredo
+e la contessina Cecilia D'Abalà, non
+poteva andare come un pitocco qualunque.
+</p>
+
+<p>
+Gli Ariberti erano una delle più antiche famiglie
+di Vicenza: ed è forse per questo che la
+troviamo così vicina a morire di consunzione. Il
+padre del contino Eriprando, il conte Eutichiano,
+era stato un impiegatuccio a duemila cinquecento;
+e in un momento di debolezza e con tre semestri
+di fitto in arretrato alla gola, aveva commesso
+un matrimonio <i>morganatico</i>, come diceva lui, colla
+figlia della sua padrona di casa, l'Orsolina, che
+fu poi così compresa delle illustri nozze, alle
+quali era stata assunta, da camminare in punta
+di piedi, quando si trovò gravida, per paura di
+scomodare il nobile rampollo che il conte suo
+marito s'era degnato di affidarle per la gestazione.
+Con legittimo orgoglio del conte Eutichiano, che
+vedeva così continuata la nobile prosapia, l'erede
+(erede per modo di dire, che non c'era proprio
+niente da ereditare) fu un maschio e subito gli
+<span class="pagenum"><a id="Page_11"></a>[11]</span>
+misero nome Eriprando. Era l'Eriprando <i>nono</i> o
+<i>decimo</i> della casa, e tutti i predecessori che portarono
+prima quel nome, in sei o sette secoli,
+avevano avuto in mano, l'uno dopo l'altro, i destini
+della città.
+</p>
+
+<p>
+Per l'Orsolina, il conte figlio era qualche cosa
+di sacro. All'affetto materno ella univa nel suo
+cuore la religione, il culto che professava all'ultimo
+discendente degli Ariberti, e facendogli da
+serva, credeva in buona fede di non fare nulla
+più del suo dovere.
+</p>
+
+<p>
+Il conte Eutichiano morì quando il bambino
+non aveva più di tre o quattro anni. Alla vedova
+ed al pupillo non rimase altro per vivere che la
+magrissima pensione del marito, la biancheria e
+il mobilio bastante per quattro stanze: cominciarono
+col subaffittarne due, e n'ebbero così un
+altro cespite di entrata.
+</p>
+
+<p>
+Mamma Orsolina si tiranneggiava, si misurava,
+come si suol dire, il boccone di pane, e tutto ciò
+perchè Prandino non mancasse di nulla. Lei faceva
+colazione con una fetta di polenta, se ce
+n'era: ma Prandino, quando andava a scuola,
+avea il suo canestro per la merenda sempre ben
+fornito. L'Orsolina la si vedeva, a ricordo d'uomo,
+con una vesticciuola di percalle a quadrettoni
+caffè, linda, pulita, ma tutta a rattoppi, che pareva
+un mosaico: invece il camiciotto di Prandino
+<span class="pagenum"><a id="Page_12"></a>[12]</span>
+era novo fiammante, la biancheria fina, le scarpette
+lucide e scricchiolanti.
+</p>
+
+<p>
+Quando venne il momento di dover pensare
+ad una professione pel contino Eriprando, la
+buona donna si sentì stringere il cuore; ma, vedendo
+anche lei che, senza far nulla non avrebbe
+potuto vivere, volle almeno ch'egli s'avviasse all'avvocatura.
+</p>
+
+<p>
+Lo fece studiare..... e trovò modo, Dio solo sa
+con quanti stenti e con quanti sacrifici, di mantenerlo
+all'università: ma quando già era dottore,
+Prandino stesso comprese da sè che anche colla
+laurea avrebbe finito copista in qualche studio:
+il genio forense gli mancava del tutto. Allora,
+facendosi più sentito il bisogno di guadagnare,
+si decise anche lui a trangugiare l'amaro calice
+e cercò un impiego nelle ferrovie. Adesso che lo
+abbiamo imparato a conoscere, aveva già mandato
+le sue carte, aveva passato benino gli esami....
+ma continuava ad aspettare l'impiego, che si prometteva
+e non arrivava. Mamma Orsolina, del
+resto, non disperava. Era sicura che col suo nome
+Prandino avrebbe fatto una bella carriera e figurandoselo
+commendatore e capo-traffico, non
+lo vedeva, per il momento, alla vendita dei biglietti
+ed alla spedizione delle merci. Certo che
+se il parentado degli Ariberti lo avesse voluto
+aiutare.... ma l'Orsolina non si lamentava di nessuno.
+<span class="pagenum"><a id="Page_13"></a>[13]</span>
+I parenti non le erano venuti incontro,
+quest'è vero: ma i parenti, si sa bene, per queste
+mosse hanno sempre le gambe troppo corte, e
+poi nemmeno lei li era andata a cercare. D'altra
+parte era troppo buona per sentire dell'odio, dell'invidia,
+o solamente dell'amarezza, per alcuno:
+ella sopportava tutto in santa pace, ed era più
+che soddisfatta, felice, quando le domeniche d'estate
+andava in <i>Campo Marzo</i>, tutta chiusa nella
+sua mantelletta di seta nera, in compagnia della
+signora Luciana, una zitellona che teneva in
+affitto da molti anni le due disponibili delle
+quattro camerette, e le poteva dire, indicandole
+i più splendidi equipaggi che passavano al trotto: — quella
+signora là, è la marchesa tale, seconda
+cugina di Eriprando: — quell'altro signore è il
+conte così e così, terzo cugino di Eriprando: — adesso
+arriva il principe Caio, fratello d'un cognato
+d'una cugina di Eriprando — e con queste
+indicazioni la durava per tutto il passeggio, e
+la domenica vegnente ricominciava da capo, senza
+che mai ne dimenticasse un solo!... Quando poi
+rientrava in casa, dopo il <i>corso</i> di <i>Campo Marzo</i>,
+era tutta beata: le sue stanzette le sembravano
+più grandi, più lucente il cassettone, più morbido
+il canapè: e a cena, la sua polenta asciutta le
+parea dolce e saporita come un marzapane.
+</p>
+
+<p>
+Mamma Orsolina, anche quella notte continuava
+<span class="pagenum"><a id="Page_14"></a>[14]</span>
+nel suo lavoro, e il conte Eriprando, secondo il
+solito, quantunque del bene gliene volesse, non
+si sentiva rattristare dallo spettacolo di quella
+vecchiarella che si affaticava per lui. Era un
+po' viziato l'amico: era stato avvezzo a esser servito:
+e poi, colla propria coscienza si accomodava
+facilmente, pensando che s'egli l'avesse anche
+sgridata, tanto e tanto quella buona donna non
+avrebbe voluto intender ragioni.
+</p>
+
+<p>
+Non le disse nulla dunque, ma invece si mise
+anch'egli a far qualche cosa. Prima di tutto si
+levò l'abito nero e tenendolo sollevato con una
+mano, coll'altra ne cavò, dalle tasche, il portasigari,
+un portafoglio di cuoio con una corona
+d'argento nel mezzo, dono della contessa Navaredo:
+un fazzolettino di battista che aveva pure
+una gran corona da conte ricamata in un angolo,
+capolavoro di mamma Orsolina, e un paio di guanti
+scuri, piegati a mezzo. Tutta questa roba la collocò
+in ordine, sul tavolino, e poi cominciò a
+ripulir l'abito ben bene.
+</p>
+
+<p>
+La contessa Elisa usava di nascondere colla
+cipria l'impertinenza dei capelli bianchi, che qua
+e là cominciavano a comparire nell'ampio volume
+della chioma bionda, e perciò, dopo i loro colloqui,
+il conte Eriprando rimaneva tutto bianco
+di farina di riso. Anche quella sera, mentre colla
+spazzola dissipava le amorose tracce, un profumo
+<span class="pagenum"><a id="Page_15"></a>[15]</span>
+di cipria all'<i>opoponax</i> lo avvolse come in una
+nuvola, sollevandogli nella mente, nel cuore, nei
+sensi, dei ricordi, che lo facevano vagar lontano
+da quella povera stanzetta, fino al canapè dei
+cinque minuti.
+</p>
+
+<p>
+Quando l'abito fu spazzolato, il conte Eriprando
+lo posò delicatamente sul divano, piegandolo in
+quattro, colle fodere fuori. Quell'abito avea da
+sostenere una gran parte alle bagnature; figuratevi
+che, come si suol dire, era figlio unico di
+madre vedova!... Poi, venne la volta dei guanti;
+prese un piccolo calamaio d'osso, una penna, e,
+sedutosi, sempre in manica di camicia, vicino a
+una lucernetta, cominciò adagio adagio e con
+molta pazienza, a colorir coll'inchiostro dove la
+pelle era un po' consumata.
+</p>
+
+<p>
+Il conte e la contessa erano così occupati da
+una mezz'ora, quando dopo un “si può„ che
+ebbe risposta affermativa, s'aperse l'uscio che
+dava sulla scala, ed entrò nella stanza una figura
+nera, lunga, ossuta, tanto da non potersi indovinare,
+a prima vista, se fosse un prete o una
+donna. In mano aveva un bicchiere, pieno, per
+due terzi, di caffè.
+</p>
+
+<p>
+— A lei, contessa Orsolina; ho fatto il caffè
+fresco e gliene porto una mezza chicchera.
+</p>
+
+<p>
+La signora Luciana non aveva mancato mai, in
+tanti anni di fitto, di chiamare contessa l'Orsolina:
+<span class="pagenum"><a id="Page_16"></a>[16]</span>
+anzi ci teneva di rimbalzo a tutta quella
+aristocrazia, perchè già i titoli, anche quando
+non cavano la fame, riempiono la bocca.
+</p>
+
+<p>
+Il conte Eriprando salutò la signora, senza
+scomporsi, con un inchino cordiale e dignitoso a
+un tempo, e continuò tranquillamente a tingere
+i guanti.
+</p>
+
+<p>
+— Ne vuoi due dita? — chiese mamma Orsolina
+rivolgendosi al figliuolo.
+</p>
+
+<p>
+— Grazie, mamma. Dammene una goccia in un
+bicchier d'acqua.
+</p>
+
+<p>
+L'Orsolina uscì, e rientrò subito con una ciotola
+di cristallo quasi piena d'acqua fresca; si
+avvicinò al suo ragazzo, e versò tanto caffè nella
+ciotola, finchè questi, che aveva levati gli occhi,
+fe' cenno col capo che bastava.
+</p>
+
+<p>
+Anche la signora Luciana, quando tutti ebbero
+terminato di bere il caffè, prese, senza dir nulla,
+un ferro dal fornello, e, da un altro lato della
+tavola, cominciò a stirare dei fazzoletti.
+</p>
+
+<p>
+— La signora Luciana non ha mai sonno!
+</p>
+
+<p>
+— Lo creda, signor conte, io dormo d'inverno
+anche per l'estate.
+</p>
+
+<p>
+— Hum! Chissà.... chissà che foco ci brucerà
+sotto a tutta questa insonnia!...
+</p>
+
+<p>
+— Oh! giusto!.... Che fuoco la vuole che ci
+bruci sotto, caro lei!....
+</p>
+
+<p>
+Luciana, ad onta dei quarant'anni sonati, anzi,
+<span class="pagenum"><a id="Page_17"></a>[17]</span>
+forse appunto per questo, se la godeva un mezzo
+mondo quando il bel giovinotto le toccava certi
+tasti delicati.
+</p>
+
+<p>
+— Io non ne so nulla: però i miei sospetti
+cadrebbero sopra un capitano dei bersaglieri,
+stagionato ma ben portante, che vedo spesso girellare
+da queste parti con certe arie da conquistatore....
+</p>
+
+<p>
+— Mi fa la grazia di tacere? Mi fa la grazia
+di non inventarne sempre delle nuove, lei? Ieri
+era un avvocato, oggi è un capitano dei bersaglieri,
+stagionato ma ben portante!.... Quasi che
+non ci fossero altre donne per la casa, e più
+belle di me!....
+</p>
+
+<p>
+— Via, via, signora Luciana: lo sa anche lei,
+lo sa anche lei di essere amata: e ne gode, e si
+vede:
+</p>
+
+<div class="poem">
+<p>“Quando nell'ombra de' <i>suoi</i> negri occhioni</p>
+<p>Improvvise balenano e procaci</p>
+<p>Le cupidigie che...„</p>
+</div>
+
+<p>
+— Zitto là!.... non dica sciocchezze!.... e vada
+a dormire.... che domani.... Domani dev'essere
+una gran giornata per lei, ma... acqua in bocca!
+Acqua in bocca, chè se no, ce ne sarebbero degli
+altarini da scoprire!....
+</p>
+
+<p>
+— Sa, — continuò l'altro, che invece di essere
+<span class="pagenum"><a id="Page_18"></a>[18]</span>
+spaventato, si sentiva lusingato da quelle minacce, — sa,
+signora Luciana, che sto già preparando
+de' versi per le sue nozze?
+</p>
+
+<div class="poem">
+<p>“Dall'arida cenere</p>
+<p>Rinasce il mio core,</p>
+<p>Ritorna la cetera</p>
+<p>Ai canti d'amore.„</p>
+</div>
+
+<p>
+— Grazie tante, ne faccio senza de' suoi versacci,
+tutti pieni di sporcizie....
+</p>
+
+<p>
+— <i>Le tue carezze le conosco io solo</i>, continuò
+l'altro facendo gli occhiacci.... — <i>E il tuo guancial
+per me non ha segreti</i>....
+</p>
+
+<p>
+— Le dico di smettere!....
+</p>
+
+<div class="poem">
+<p>— <i>Guai se potesse dir quel letticciuolo</i>,</p>
+<p><i>Se potessero dir quelle pareti</i>....</p>
+</div>
+
+<p>
+— La vuol finire, sì o no? Prenda il suo lume,
+i suoi guanti, e vada a dormire subito, subito,
+subito!....
+</p>
+
+<p>
+Così dicendo, la signora Luciana, rossa come
+un peperone, con certe chiazze che non erano
+tutto pudore, si era buttata addosso al giovanotto,
+per farlo tacere, per ispingerlo fuori della
+stanza, e intanto si godeva a stringergli le mani
+e le braccia. Il conte Eriprando continuava a
+ridere e a recitare i versi dello Stecchetti, per
+irritare sempre di più la signora Luciana; ma
+poi, siccome era tardi, prese il lume, i guanti,
+<span class="pagenum"><a id="Page_19"></a>[19]</span>
+che avea involtati in un giornale, e s'avviò davvero
+per andare a dormire. Mamma Orsolina rideva
+a quelle scene, senza capirne nulla, tutta
+allegra per l'allegrezza del suo figliuolo:
+</p>
+
+<p>
+— Aspetta, Prandino!... Vengo anch'io!...
+</p>
+
+<p>
+E lasciata la signora Luciana a brontolare e a
+finire la camicia che aveva già mezzo stirata lei,
+entrò col figlio nell'altra camera.
+</p>
+
+<p>
+Chiuse la finestra, rimboccò le coperte del
+letto; uscì e tornò con un bicchier d'acqua fresca
+che pose sul tavolino da notte, e poi, finalmente,
+se ne andò dalla camera, ma dopo aver
+salutato e guardato il suo figliuolo con una occhiata
+nella quale c'era dentro un bel bacione,
+ch'ella, intimidita, non osava dargli.
+</p>
+
+<p>
+Prandino aveva cominciato a svestirsi quietamente,
+colla cura di chi non vuole strapazzare la
+propria roba. Piegò il panciotto e i calzoni, e
+involtò la cravatta di raso nero nello stesso
+numero del <i>Giornale di Vicenza</i>, dove c'erano i
+guanti. Fatto ciò, perdette ancora del tempo parecchio
+a lucidare la sua catena di similoro;
+una catena che credevano tutti, anche la contessa
+Navaredo, fosse d'oro massiccio. Levò quindi
+dal cassettone un cartoccio, nel quale stava involtato
+un portafogli unto e bisunto, il predecessore
+di quello che gli aveva regalato l'Elisa,
+e tornò a contare, operazione che da una settimana
+<span class="pagenum"><a id="Page_20"></a>[20]</span>
+faceva regolarmente tutte le sere, il danaro
+che c'era dentro.
+</p>
+
+<p>
+Non c'era verso: erano dugento ottanta lire,
+non una di più, non una di meno!... Allora tornò,
+come tutte le altre volte, a rifare i suoi calcoli:
+tanto pel viaggio, tanto per la camera, tanto pel
+vitto, pei bagni, per le acque, pei traghetti... Ne
+aveva per dodici giorni, a far molto! Fossero
+state almeno trecento, avrebbe avuto un po' di
+largo!.... Alla fin fine viaggiava con signore, e
+colle signore si spende sempre di più... poi c'era
+quel monello di Gegio, il quale si metteva a
+piangere dalla sete e voleva bere tutte le volte
+che vedeva un caffè.... poi c'era suo cugino Badoero,
+sicuro, che lo avrebbe condotto in <i>società</i>
+e che indirettamente lo avrebbe fatto spendere
+anche lui.
+</p>
+
+<p>
+Bisogna sapere che su questo cugino Badoero
+il conte Eriprando ci faceva molto assegnamento
+per darsi arie a Venezia. Ne aveva discorso molte
+volte colla contessina Cecilia, e non parlava mai
+delle bagnature colla contessa Elisa, senza ch'egli
+non le promettesse di presentarglielo. Per
+dire la verità si conoscevano appena di nome,
+tanto da scambiarsi i biglietti di visita ogni capodanno
+e nulla di più. Ma, non importa, erano
+parenti lo stesso: e il Badoero, oltre di appartenere
+ad una gran famiglia, — figuratevi che
+<span class="pagenum"><a id="Page_21"></a>[21]</span>
+fra maschi e femmine contavano in quella casa
+più di una dozzina di corni, corni ducali, s'intende, — oltre
+dunque di appartenere ad una
+gran famiglia era anche un riccone sfondolato. Ma
+pur troppo, per quanto il cugino Badoero fosse
+ricco, le ducento ottanta lire del conte Eriprando
+non ne volevano sapere di diventare trecento!...
+</p>
+
+<p>
+E queste sue pene, dopo d'essersi levati gli
+stivali prima di saltare nel letto, le confidò tutte
+con un'occhiata piena di passione ad una fotografia
+<i>portrait-album</i>, ch'egli teneva sul suo tavolino
+da notte appoggiata a un elegante cavalletto
+di legno intarsiato.
+</p>
+
+<p>
+In quel ritratto la contessa Elisa dimostrava
+una diecina d'anni di meno, ragione per cui tanto
+lei quanto il conte Eriprando lo trovavano somigliantissimo.
+</p>
+
+<p>
+Era stata presa di profilo come dicono i fotografi:
+in piedi, a mezza figura. Aveva i capelli
+sciolti che le scendevano giù per le spalle e, fra
+le mani, teneva un libro aperto, che non doveva
+essere un libro di devozione.
+</p>
+
+<p>
+Era appoggiata al davanzale d'una finestra,
+più che raccolta, assorta nella sua lettura: e la
+fotografia, con effetto di <i>chiaro di luna</i>, aggiungeva
+dei riflessi romantici a quel profilo delicatissimo
+di figuretta bionda e sentimentale.
+</p>
+
+<p>
+Adesso il tempo avea giocato dei tiri assassini
+<span class="pagenum"><a id="Page_22"></a>[22]</span>
+alla Contessa. Il collo le si era un po' ingrossato,
+le guance cominciavano a diventar flosce, le palpebre,
+specialmente la mattina. Le avea rosse e
+gonfie: la pelle scuretta, la fronte un po' rugosa,
+e quando apriva la bocca si vedeva qualche segno
+di lutto fra i mascellari: già il suo riso non
+era più limpido, squillante, argentino e breve;
+s'era fatto troppo lungo e sgangherato, e la finezza
+della vita era sciupata da un tantino di
+pinguedine. Di tutte queste disgrazie il conte
+Eriprando non se ne accorgeva: per merito della
+cipria, del belletto, della glicerina, del <i>cold-cream</i>
+e della <i>crème froide</i>, ma sopratutto dell'amore,
+egli la vedeva sempre bionda, bianca, sottile,
+con alcun che di vaporoso, di etereo, di virginale
+nell'espressione, soavemente melanconica del volto
+ed in tutta la <i>linea</i> elegante della personcina;
+tal e quale com'era là in quel suo ritratto... ch'ella
+da dieci anni continuava a far riprodurre.
+</p>
+
+<p>
+Quella dolce contemplazione durò qualche tempo:
+poi, finalmente, si decise, spense il lume e
+saltò nel letto. Però anche al buio, la contessa
+Elisa, coi capelli sciolti, col libro in mano e tutti
+gli effetti del <i>chiaro di luna</i> appariva viva dinanzi
+agli occhi del nostro innamorato!... Com'era
+cara, com'era bella, com'era buona! — ed era
+sua!.... Quante felicità avrebbe godute con lei in
+quelle due settimane.... al Lido di giorno.... in
+<span class="pagenum"><a id="Page_23"></a>[23]</span>
+gondola di sera..., e poi.... — Peccato ch'egli
+non avesse almeno trecento lire, e che non si
+potessero mandare al diavolo quell'uggiosa della
+contessina Cecilia e quello sbarazzino di Gegio!
+</p>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_24"></a>[24]</span>
+</p>
+
+<h2><a id="capIII"></a>
+CAPITOLO III.
+</h2>
+
+<p>
+Otto o nove anni addietro, quando il conte
+Eriprando d'adesso era appena Prandino, Elisa
+Navaredo, oltre al figurare come una donnina
+bella ed elegante, quale l'abbiamo veduta nel <i>portrait-album</i>,
+era per di più una dama elegante,
+che dava molto a parlare alla cronaca cittadina.
+</p>
+
+<p>
+A Prandino, quella bella signora, le chiacchiere,
+i desideri, gli scandali che la circondavano,
+fecero subito una grandissima impressione. Egli
+non parlava mai della Contessa, ma ci pensava
+sempre, giorno e notte; e tutti i suoi castelli in
+aria erano pieni di lei, della sua grazia, della
+sua bellezza e de' suoi fascini provocatori. — Oh!
+quando fosse diventato un grand'uomo!... — qual
+è il ragazzo che non sogna di diventare un
+grand'uomo?.... — quando fosse diventato un
+grand'uomo, allora le confesserebbe d'amarla... e
+l'Elisa non gli direbbe certo di no!....
+</p>
+
+<p>
+Tutto il suo avvenire egli lo vedeva in lei e
+<span class="pagenum"><a id="Page_25"></a>[25]</span>
+per lei, e tanto s'infervorava col pensiero fisso
+nella contessa Navaredo che, alle volte, facea
+delle lunghe passeggiate, solo soletto, fantasticando
+attorno a quella donna, fingendo di averci
+insieme dei colloqui d'amore o delle scene di gelosia,
+e terminava sempre coll'essere lieto o triste
+per davvero, a seconda che la sua immaginazione
+lo figurava amato o deriso.
+</p>
+
+<p>
+Quando la incontrava, arrossiva tutto, sebben
+l'Elisa non lo guardasse neppure: tutte le domeniche,
+e le altre feste comandate, andava in
+Duomo, alla messa delle dieci, per vederla, per
+trovarsi dove era lei.
+</p>
+
+<p>
+Ma, prima di quelle messe, sciupava tutta la
+mattina lavandosi e fregandosi tanto da spellarsi
+per diventare più bianco.
+</p>
+
+<p>
+Rifaceva per una decina di volte almeno il
+fiocco della cravatta, perdeva un'altra mezz'oretta
+intorno alla scriminatura, e, proprio in mezzo alla
+fronte, s'impiastricciava un riccio alla rubacuori,
+che pareva un punto interrogativo.
+</p>
+
+<p>
+Dopo d'averla guardata di lontano, per tutto
+il tempo che durava la messa, usciva fuori in
+fretta dalla chiesa e s'imbrancava, fermandosi
+sulla porta, cogli altri adoratori del bel sesso,
+per farsi vedere, e un tantino per farsi anche
+ammirare da lei. La Contessa, figurarsi!, gli passava
+dinanzi dritta, lesta, senza nemmeno accorgersi
+<span class="pagenum"><a id="Page_26"></a>[26]</span>
+di quel bamboccione impomatato per
+amor suo, mentre vedendosela così vicina, a
+Prandino invece gli tremavano le gambe, gli si
+scoloriva la faccia, e benchè davanti allo specchio
+avesse fatte molte prove, tuttavia là non
+gli riusciva mai bene di riverirla levandosi il
+cappello con un largo giro del braccio e in tre
+tempi, salutare, inchinarsi e stringere i tacchi.
+Per lo più, quando si decideva a scoprirsi, la
+contessa Navaredo era già passata.
+</p>
+
+<p>
+Però, soffriva spesso dei dispiaceri, delle gelosie,
+delle amarezze, che lo rendevano proprio
+infelicissimo. Bastava che, mentr'egli la pedinava
+di lontano, la vedesse accompagnarsi con qualcuno,
+perchè al povero Prandino gli si facesse
+nera l'esistenza, come il carbone. Allora s'imbestialiva,
+e nel suo furore a freddo, la copriva di
+vituperi, la chiamava leggera, civetta, e si figurava,
+quando sarebbe stato un grand'uomo, di
+farsi amare dalla regina per farle dispetto.
+</p>
+
+<p>
+Del conte Navaredo, il marito della contessa
+Elisa, Prandino non soffriva gelosia: invece,
+quando si trovava con lui, era preso da una gran
+soggezione.
+</p>
+
+<p>
+Un giorno, che lo incontrò, facendo una visita,
+si sentì confuso, impacciato, sconvolto, quasichè
+l'altro gli leggesse in fronte il segreto dei
+suoi desideri e della sua passione.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_27"></a>[27]</span>
+Per fortuna di Prandino, il conte Navaredo
+morì presto di un accidente, e non si potrebbe
+ridire la gioia dalla quale fu invaso alla notizia
+di questo avvenimento il buon ragazzo, del resto
+così mansueto e delicato di cuore, da scappar
+via dalla cucina inorridito quelle rare volte che
+la contessa Orsolina poteva abbandonarsi al lusso
+di tirare il collo ad un magro volatile.
+</p>
+
+<p>
+Ma ben presto, appena finito il lutto grave,
+egli la scontò a caro prezzo quella sua gioia
+cattiva. Ogni giorno, a Vicenza, si dava in moglie
+la Contessa a qualche nuovo adoratore, e
+quelle chiacchiere tormentavano, perseguitavano
+il povero Prandino, che arrossiva e impallidiva
+tutto in una volta, con turbamenti strani e angosciosi.
+Allora leggeva Leopardi, piangeva, e la
+chiamava Aspasia.... quasi che lei ne avesse
+colpa! Più di ogni altro, poi, lo metteva fuori di
+sè un capitano di cavalleria, un riccone, il marchese
+Del Mantico, che teneva sempre dietro
+all'Elisa, come la sua ombra.
+</p>
+
+<p>
+In tal modo, avvelenandosi senz'alcun costrutto
+l'esistenza e godendosi con poco sugo delle gioie
+immaginarie, il nostro Prandino diventò a poco
+a poco il conte Eriprando: ma l'ideale del ragazzo
+rimase pur sempre l'amore e il dolore dell'uomo.
+</p>
+
+<p>
+Aveva vent'anni, quando si fece presentare in
+<span class="pagenum"><a id="Page_28"></a>[28]</span>
+casa Navaredo. Era goffo, timido, impacciato;
+tutti lo deridevano senza pietà, e la Contessa
+più di tutti. Solamente due anni dopo, quando
+il marchese Del Mantico fu promosso a maggiore
+e cambiò reggimento, solamente allora il
+conte Eriprando cominciò ad essere preso in
+considerazione, ed ebbe in regalo la fotografia,
+<i>portrait-album</i>, con effetto di <i>chiaro di luna</i>.
+</p>
+
+<p>
+Però egli lasciò correre del gran tempo, prima
+di spiegarsi intorno a' suoi sentimenti. Non osava.
+</p>
+
+<p>
+Tutti i giorni che si recava dalla Navaredo,
+giurava a sè stesso di aprirle il cuore, di spiattellarle
+la sua brava dichiarazione; — ma quando
+era là, gli mancava il coraggio e la parola e
+apriva la bocca soltanto quand'era tornato via,
+per darsi del balordo, dell'imbecille e della marmotta.
+</p>
+
+<p>
+Egli non la lasciava mai, taceva molto e la
+guardava sempre. Qualche volta la contessa Elisa,
+che aveva capito quanto foco covasse dentro per
+lei quel bel giovanotto balbettante, confuso, timoroso,
+che le riempiva la casa di amorini e perdeva
+tutto il giorno a dipingerle delle corone da
+contessa sui ventagli, le scatole e il parasole,
+qualche volta si godeva a metterlo alle strette;
+ma lui zitto, ammutoliva subito, abbassava gli
+occhi e tutto rosso parea rannicchiarsi nel suo
+abito nero, come una lumaca dentro al guscio.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_29"></a>[29]</span>
+Ma si sa bene, tira, tira, la corda si rompe.
+</p>
+
+<p>
+Nell'autunno prima del viaggio di Venezia, il
+conte Eriprando era stato, come il solito, invitato
+dal suo compare a passar un mesetto in
+campagna: fortuna volle che la contessa Elisa
+prendesse appunto in affitto un villino nelle vicinanze
+e.... sfido io! si vedevano sempre, facevano
+delle lunghe passeggiate insieme, sedevano
+stanchi, soli.... e senza alcun sospetto sotto l'ombra
+di un albero o fra i cespugli delle giovani
+quercie, e accadde.... quello che da un pezzo doveva
+accadere. Un giorno, ch'egli le avea detto
+a memoria il <i>Guado</i> dello Stecchetti, quando
+l'ebbe finito, colla scusa che questa poesia era
+carina tanto, concluse dicendole che anche lei
+era bionda, bella e che lui l'amava, che da molto
+tempo
+</p>
+
+<div class="poem">
+<p>
+“Glielo <i>voleva</i> dire e non l'<i>osava</i>.„
+</p>
+</div>
+
+<p>
+Elisa lo ascoltò senza punto punto adirarsi;
+ma finse di non capire che l'amico le parlasse
+sul serio.
+</p>
+
+<p>
+Prandino allora ripetè l'assalto, anche più
+scopertamente; ma la Contessa d'un tratto pareva
+avesse perduto il suo spirito, e continuava
+a non capir nulla. Allora, quell'altro le disse,
+tremando, che le voleva bene, e lei a rispondergli
+<span class="pagenum"><a id="Page_30"></a>[30]</span>
+che mentiva: e il giovanotto a ripeterle ch'era
+innamorato fin da quando, si può dire, era ancora
+un ragazzo e che la pregava, la scongiurava
+d'esser buona, di lasciargli intendere che anche
+lei non era insensibile e che di tutto quel gran
+bene gliene ricambiava un zinzino.
+</p>
+
+<p>
+— Eppoi?.... quand'anche glielo dicessi?.... A
+che pro?.... Tanto e tanto, sarebbe sempre la
+stessa cosa.
+</p>
+
+<p>
+L'Elisa disse queste parole lentamente, facendosi
+seria, quasi mesta, alzando gli occhi al cielo
+con sospiri, con fremiti, che la scuotevano tutta.
+</p>
+
+<p>
+Prandino che, sparata la bomba, sentiva crescere
+il coraggio coll'odor della polvere, le si
+fece più vicino e le prese le mani: ma lei non
+volle, si ritrasse, si schermì, fe' forza per liberarsi
+dalle strette del giovane; in fine, terminò
+col tagliare il male nel mezzo, e tirò via una
+mano, l'altra abbandonando a quelle carezze insensate.
+</p>
+
+<p>
+Ariberti, preso l'aire, parlava adesso per tutto
+il tempo che aveva taciuto. Non le domandava
+che una parola, un segno, un indizio qualunque
+che gli facesse capire ch'ella gli voleva un
+po' di bene.
+</p>
+
+<p>
+— E dopo?.... Quand'anche glielo lasciassi intendere?....
+Già sarebbe sempre la stessa cosa.
+</p>
+
+<p>
+E l'Ariberti ad insistere, a ripeterle che lo
+<span class="pagenum"><a id="Page_31"></a>[31]</span>
+renderebbe l'uomo più contento, più beato del
+mondo; ch'egli non le domandava la sua pace,
+ch'egli non avrebbe turbato la sua quiete, la sua
+coscienza: ch'egli da lei non voleva altro che
+un sorriso, che una parola, e dopo avrebbe taciuto
+di nuovo, come taceva da tanti anni: ma
+che ne sarebbe stato così lieto, così superbo,
+perchè era solamente un po' del suo cuore ch'egli
+voleva ottenere, perchè egli desiderava soltanto
+di dominare ne' suoi pensieri, perchè egli
+non aspirava se non al possesso dell'anima sua,
+perchè l'amore ch'egli sentiva per lei, potente,
+appassionato, era però alto, era però nobile e
+puro, come l'amianto che la fiamma purifica e
+non consuma.
+</p>
+
+<p>
+L'Elisa a tanta retorica, sempre con la testa
+china, sempre seria, sempre mesta, cogli occhioni
+sempre fissi, immobili, quasi la tenesse assorta
+l'idea d'un lontano pericolo, continuava a ripetere,
+come ritornello:
+</p>
+
+<p>
+— E poi?.... Quand'anche glielo lasciassi capire?....
+A che pro?.... Sarebbe poi sempre la
+stessa cosa!....
+</p>
+
+<p>
+Il giorno dopo pioveva, e la passeggiata non
+si potè fare.
+</p>
+
+<p>
+Non tralasciarono però di vedersi. Il conte Eriprando
+andò a farle visita e trovò la Contessa
+nel salotto terreno, che ricamava certe strisce
+<span class="pagenum"><a id="Page_32"></a>[32]</span>
+di panno, destinate col tempo a diventare, unite
+insieme, un tappeto: ma che intanto si potevano
+paragonare alla famosa tela di Penelope, non
+che per fatto loro avessero costretto nessuno ad
+aspettare, ma perchè, invece, gli adoratori della
+Contessa, uno dopo l'altro, dovevano tutti godersele
+sotto il naso, finchè durava l'amore.
+</p>
+
+<p>
+Il salotto terreno, con un divano, un tavolino
+rustico e due o tre seggiole di paglia in tutto,
+era una specie di sala di passaggio, con due
+porte vetrate, l'una di faccia all'altra. La prima
+dava nel giardino e avea di fronte un fitto capanno
+di mortella intrecciata colla vite selvatica:
+la seconda metteva invece sul piccolo orticello
+della villetta.
+</p>
+
+<p>
+Era una giornata d'autunno, bigia, uniforme,
+senza uno spacco di cielo fra quella tinta squallida,
+infinita, senza neanche il fantastico rincorrersi
+delle nubi che si accavallano minacciose....
+Era una giornata bigia, uniforme, monotona.
+</p>
+
+<p>
+La pioggia col suo susurro lento e continuo,
+in quel silenzio di ogni anima viva, sembrava
+avesse isolato il salotto lontano dal mondo, fra
+i riflessi del verde delle piante, dell'erba, delle
+foglie, fatto più cupo dall'acqua che cadeva;
+quella pioggia, quella luce scialba, il lontano
+brontolìo del tuono mettevano addosso una melanconia,
+una tristezza, che rendeva più dolci e
+<span class="pagenum"><a id="Page_33"></a>[33]</span>
+più desiderate le commozioni di una confidenza
+intera e tranquilla.
+</p>
+
+<p>
+— Sa?... non lo aspettava oggi, con questo
+tempaccio.
+</p>
+
+<p>
+— Quando son partito da casa, sembrava che
+il cielo si rischiarasse!
+</p>
+
+<p>
+— Davvero?
+</p>
+
+<p>
+E la Contessa lo guardò in modo, che l'altro
+dovette arrossire. Gli era sfuggita una goffaggine,
+e se ne accorse subito; ma, sempre, il primo momento
+ch'egli si trovava con Elisa, provava un
+impaccio, una soggezione, che non potea superare.
+</p>
+
+<p>
+— Iersera, ho ricevuto una lettera da mia figlia.
+</p>
+
+<p>
+— Buone nuove?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, buonissime.
+</p>
+
+<p>
+— E laggiù come si trova?
+</p>
+
+<p>
+La contessina Cecilia, la chiamavan così per un
+riguardo alla mamma, aveva sposato l'avvocato
+D'Abalà, sotto-prefetto a Maremma.
+</p>
+
+<p>
+— Non troppo bene, anzi finchè a mio genero
+non daranno un'altra destinazione, fa conto di
+ritornare a star con me.
+</p>
+
+<p>
+A questa notizia l'Ariberti sorrise; ma a denti
+stretti.
+</p>
+
+<p>
+— Ci son dei saluti anche per lei.
+</p>
+
+<p>
+— Grazie mille, Contessa.
+</p>
+
+<p>
+L'Elisa, a questo punto, cercò nel cestino, ma
+invece della lettera di sua figlia, le corse fra mani
+<span class="pagenum"><a id="Page_34"></a>[34]</span>
+un'altra lettera. Accortasi dello sbaglio, arrossì
+e, in fretta, se la cacciò nella tasca della veste.
+</p>
+
+<p>
+Eriprando, che aveva scorto sulla busta lo
+stemma del marchese Del Mantico, fece un muso
+così lungo tutto ad un tratto, in modo che la
+Contessa non potè non accorgersene.
+</p>
+
+<p>
+— Mi ha scritto anche il Del Mantico: e m'ha
+detto che, in settimana, verrà a trovarmi.
+</p>
+
+<p>
+Prandino impallidì.
+</p>
+
+<p>
+— E.... lei.... che cosa gli ha risposto?
+</p>
+
+<p>
+— Che lo vedrò molto volentieri.
+</p>
+
+<p>
+Ariberti si sentì opprimere il petto dall'affanno.
+Volle parlare, ma non potè dire due parole. Finalmente
+dopo un buon tratto che durava la
+scena muta, si alzò e stese la mano alla Contessa
+per accomiatarsi.
+</p>
+
+<p>
+— Va via?... Così presto?... E con questo tempaccio?...
+</p>
+
+<p>
+— Ci son venuto anche coll'acqua.
+</p>
+
+<p>
+— Ma allora, secondo lei, pareva che il cielo
+si rischiarasse.
+</p>
+
+<p>
+E l'Elisa tornò a ridere fissandolo, con un riso
+ch'era tutto un'amabile canzonatura.
+</p>
+
+<p>
+Egli continuava sempre muto, sempre con tanto
+di muso a stenderle la mano, la Contessa gliela
+strinse: poi, con una certa violenza, lo tirò vicino,
+e se lo fece sedere sopra una seggiola accanto.
+</p>
+
+<p>
+— Andiamo, da bravo, si consoli.
+<span class="pagenum"><a id="Page_35"></a>[35]</span>
+— Oh!... Per me....
+</p>
+
+<p>
+— Ho scritto a Del Mantico di non venire,
+perchè di giorno in giorno aspetto mia figlia. È
+contento adesso?
+</p>
+
+<p>
+Ariberti non lo volle dire, ma lo lasciò intendere
+anche troppo.
+</p>
+
+<p>
+Tuttavia nelle sue notiziole la Contessa non era
+molto esatta. Era stata lei a scrivere al maggiore
+di venirla a trovare, e il maggiore invece le avea
+risposto che non veniva, con una lettera piuttosto
+fredduccia, scusandosi coi soliti <i>affari di servizio</i>,
+e, se si deve dir proprio tutto, questa lettera avea
+molto infastidita la contessa Navaredo.
+</p>
+
+<p>
+— Dunque.... — e Prandino, che adesso ritrovava
+tutta la sua vivacità, per il gran peso che si
+era levato da dosso, si tirò tanto vicino alla Contessa,
+da toccarle le vesti colle ginocchia. — Dunque....
+se gli ha scritto così.... vorrebbe dire....
+che un po' di bene me lo vuole?...
+</p>
+
+<p>
+— Veramente, potrebbe anche non volere dir
+nulla di tutto questo!...
+</p>
+
+<p>
+— La prego, la scongiuro, Contessa, mi dica
+che è stato per farmi un piacere che gli ha scritto
+di non venire.
+</p>
+
+<p>
+— Sì.... perchè mi siete amico e non voglio vedervi
+col muso lungo.
+</p>
+
+<p>
+Elisa cominciava a trattarlo col <i>voi;</i> ma bisogna
+compatirla, povera signora. L'Ariberti, quando si
+<span class="pagenum"><a id="Page_36"></a>[36]</span>
+metteva in orgasmo, era un gran bel ragazzo, con
+quelle sue guance fresche, rosate, come una fanciulla;
+i capelli neri, folti e spettinati; e poi,
+aveva delle mossettine, degli atteggiamenti, certe
+arie da fanciullo viziato, che riuscivano molto
+attraenti, specialmente per una donnetta come
+l'Elisa, che, adesso, anche nell'amore, si godeva
+a fare un po' le parti della mamma: “....perchè
+mi siete amico e non voglio vedervi col muso
+lungo.„
+</p>
+
+<p>
+— Per questo solo?
+</p>
+
+<p>
+— Sicuro!...
+</p>
+
+<p>
+— Non vi credo. Gli avete scritto di non venire
+perchè.... perchè mi volete un po' di bene.
+</p>
+
+<p>
+— Torniamo da capo?
+</p>
+
+<p>
+— Ve ne supplico, siate buona, non mi fate
+soffrire così. Già lo capisco, lo vedo, lo sento
+che mi volete bene; dunque non siate cattiva,
+ditemelo, mi volete bene, non è vero?
+</p>
+
+<p>
+Elisa lasciò cadere il ricamo sulle ginocchia, e
+piegandosi un po', fissò il giovane con un senso
+d'affetto pieno di compiacenza, che le trapelava
+dagli occhi.
+</p>
+
+<p>
+— Bambinone!
+</p>
+
+<p>
+— Mi volete bene?...
+</p>
+
+<p>
+— No!
+</p>
+
+<p>
+A questo punto, per un perchè forse più patologico
+che psicologico, la Contessa mutò d'un
+<span class="pagenum"><a id="Page_37"></a>[37]</span>
+tratto. Da' suoi occhi si dileguò ogni espressione
+di tenerezza; divenne seria, sembrò quasi irritata,
+si levò da sedere e andò ad appoggiarsi,
+ritta, senza più dire una parola, alla vetrata che
+metteva nel giardino.
+</p>
+
+<p>
+L'altro, indispettito, si abbottonò l'abito nero,
+quello stesso che più tardi fu rimesso a nuovo da
+mamma Orsolina per il viaggio di Venezia, poi
+cominciò a dondolarsi sulla sua seggiola.
+</p>
+
+<p>
+Stettero un pezzo così: lei, pensosa, immobile
+a guardar l'acqua che cadeva; lui, tutto nervoso
+e sconvolto, a sfogare la stizza facendo l'altalena.
+</p>
+
+<p>
+Però, dopo qualche tempo, sebbene Ariberti
+non ne potesse proprio più, fu la prima l'Elisa
+a parlare.
+</p>
+
+<p>
+— Conte, conte! Venga qui.... Guardi com'è
+bello!
+</p>
+
+<p>
+Di fuori, continuava a piovere; ma la pioggiolina
+s'era fatta più minuta, il cielo più chiaro, e
+una larga striscia di sole faceva brillare sulle
+foglie degli alberi e dei fiori, sui fili d'erba e
+sui bianchi sassolini del giardino, le gocciole
+dell'acqua caduta, così che parevano gemme,
+mentre di lontano, l'arcobaleno squarciava co'
+suoi vivaci colori la tinta grigiastra, uniforme,
+disegnandosi largamente di sotto a un gran lembo
+d'azzurro.
+</p>
+
+<p>
+— Conte!... Venga qui!
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_38"></a>[38]</span>
+Prandino si alzò, ma rimase affatto insensibile
+a tutte quelle bellezze della natura.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè torna a trattarmi col <i>lei</i> adesso?
+</p>
+
+<p>
+— Oh che, forse non le ho sempre parlato in
+terza persona?
+</p>
+
+<p>
+— Sempre no; e lei lo sa bene.
+</p>
+
+<p>
+— Allora le domando scusa della libertà che
+mi son presa senza accorgermene. Venga.... Venga
+con me: andiamo là, sotto il capanno.
+</p>
+
+<p>
+L'Elisa, in mezzo a tutti quei profumi che la
+pioggia aveva sbattuti dai prati e dalle aiuole,
+aspirando quelle sbuffate d'aria fresca, frizzante,
+si sentì correre in tutto il corpo un senso di
+piacere, un benessere, un'elasticità, una contentezza
+che le penetrava nell'anima, come se quella
+giornataccia di autunno si fosse mutata in un bel
+giorno di maggio, co' suoi fascini e colla sua salute.
+Allora, le saltò l'estro di fare un po' la bambina,
+raccolse le vesti e si mosse per attraversare il
+giardino, sotto l'acqua, così senza ombrello, colla
+testa scoperta e, ridendo, invitò l'altro a seguirla.
+</p>
+
+<p>
+— Venga, dunque, andiamo!
+</p>
+
+<p>
+— Me lo dica in un altro modo....
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, <i>venite!</i> bambinone.
+</p>
+
+<p>
+Ciò detto, senza aspettar la risposta, Elisa si
+pose a correre verso il capanno, chiudendo gli
+occhi, gittando dei gridi, delle risate vibranti,
+scotendosi e fremendo sotto quell'acquerugiola
+<span class="pagenum"><a id="Page_39"></a>[39]</span>
+che la bagnava tutta. Arrivata sotto il capanno,
+non aveva quasi di bagnato altro che gli stivalini,
+sembrava che non fosse corsa, ma volata là dentro.
+Prandino, invece, che le aveva tenuto dietro,
+era tutto inzaccherato. E ancora col respiro affannoso,
+tornò daccapo per farsi dire s'ella lo
+amava, con quell'insistenza ostinata e petulante,
+che alle donne non dispiace quasi mai, e agli
+uomini giova quasi sempre.
+</p>
+
+<p>
+— Ditelo che anche voi mi amate un po'...
+Già, il dirlo, non vi costa nulla.
+</p>
+
+<p>
+— Voi pensate che non mi costerebbe nulla?...
+</p>
+
+<p>
+— Vi giuro; vi giuro sul mio onore.... Sarebbe
+sempre la stessa cosa.
+</p>
+
+<p>
+Non era più lei, ora; era Prandino che ripeteva
+quell'antifona della sera innanzi.
+</p>
+
+<p>
+— No, no. È meglio non dir nulla; è più sicuro.
+Com'è carino, come si sta bene qui sotto;
+non è vero?
+</p>
+
+<p>
+E la Contessa, che voleva fingere anche con sè
+stessa d'aver vent'anni, tornò a ridere, a ninnolarsi,
+stancandosi le dita per legare attorno al capo il
+suo piccolo fazzolettino di trina.
+</p>
+
+<p>
+La pioggia batteva, crepitava sulle foglie della
+vite e della mortella con uno scroscio lento e
+continuo, ma di sotto però non ne cadea se non
+qualche rara gocciola qua e là, che, ingrossata,
+si staccava dal fitto tessuto del capanno.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_40"></a>[40]</span>
+— Che gusto a star qui sotto, non è vero,
+Conte?
+</p>
+
+<p>
+La contessa Elisa riebbe allora uno dei suoi
+bei momenti. Ritornò per un istante com'era dieci
+anni prima. La fatica di quella corsa le aveva
+colorite le guancie, il brivido dell'acqua, l'allegrezza
+che si sentiva intorno, l'amore caldo, appassionato
+di quel bel giovanotto bruno, forte,
+sano, che, pauroso, tremava d'amore dinanzi a
+lei, tuttociò le metteva addosso un brio, una lena,
+un calore che la faceva proprio ritornar giovane
+per davvero.
+</p>
+
+<p>
+Volendo staccare un piccolo fiorellino da un
+ramo di mortella, si bagnò le mani e, alcune
+gocce, scosse dall'urto, le caddero sul viso. L'Elisa
+ritornò a ridere, dopo un grido acuto, squillante....
+e porse al giovane le mani, perchè gliele
+asciugasse. Non lo poteva far da sè chè la sua
+pezzuola se l'era legata attorno al capo.
+</p>
+
+<p>
+Prandino arrossì.... prese una mano della Contessa,
+poi l'altra, e le asciugò tutte due adagio,
+lentamente.
+</p>
+
+<p>
+— Guardate qui, — fece lei quando l'altro ebbe
+finito, e gli mostrò la goccia d'acqua che le rigava
+la faccia, chinandosi e allungando verso di
+lui la sua testa incipriata.
+</p>
+
+<p>
+A Prandino batteva il cuore violentemente, gli
+ronzavan le orecchie e sudava tutto. Avrebbe voluto
+<span class="pagenum"><a id="Page_41"></a>[41]</span>
+parlare, ma la voce gli si strozzava nella
+gola: avrebbe voluto asciugar quella gocciola con
+un bacio, avrebbe voluto stringersi l'Elisa al
+cuore, e lei, forse, non chiedeva di meglio, ma
+non ebbe il coraggio di farlo o di tentarlo.
+</p>
+
+<p>
+— Grazie, — diss'ella, quando il giovane, tremando
+l'ebbe toccata appena sulla guancia colla
+cocca del fazzoletto.
+</p>
+
+<p>
+— Se non sentiste qualche cosa per me, non
+mi terreste qui così.... così vicino a voi.
+</p>
+
+<p>
+— No; non sento nulla; non insistete; cominciate
+a seccarmi.
+</p>
+
+<p>
+La Contessa disse tutto ciò con un'asprezza nervosa
+che contrastava col buon umore e colla tenerezza
+di poco prima.
+</p>
+
+<p>
+Ritornarono a tacere: Prandino questa volta
+era anche un po' mortificato.
+</p>
+
+<p>
+— Siete in collera?... — disse lei alla fine ritornando
+buona. — Via, datemi la mano e facciamo
+la pace.
+</p>
+
+<p>
+L'altro le si avvicinò; le due mani si strinsero;
+ma anche dopo la stretta non si lasciarono.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè volermi far dire una cosa che già
+avete capito da un pezzo?
+</p>
+
+<p>
+A queste parole dette con una lentezza piena
+di sentimento, chi lo crederebbe? Prandino invece
+di consolarsi fu preso da uno strano turbamento.
+Era una confessione che desiderava da
+<span class="pagenum"><a id="Page_42"></a>[42]</span>
+tanti anni, che aspettava da tanti giorni, eppure
+detta là, in quel luogo, in quel modo, in quel
+momento, lo sorprese invece di commuoverlo, lo
+sgomentò invece di consolarlo. L'idea di quello
+che avrebbe dovuto rispondere, di quello che
+avrebbe dovuto fare lo impicciava. Tutto il suo
+sangue, così caldo, così bollente, s'era raffreddato
+in un attimo.
+</p>
+
+<p>
+— Ah! dunque è proprio vero, mio Dio? — e
+non trovò e non seppe dir altro.
+</p>
+
+<p>
+Elisa, ch'era vicinissima a lui, gli appoggiò la
+testa sul petto, poi gli si piegò addosso, stanca,
+quasi priva di forze, colle braccia abbandonate,
+chiudendo gli occhi, palpitando, traendo dal seno
+ricolmo lunghi e grossi sospiri.
+</p>
+
+<p>
+Egli si guardò attorno.... incerto, timoroso. Capiva
+che avrebbe dovuto essere ardito; ma non
+l'osava. Invece la baciò appena, leggermente, sui
+capelli, e le disse piano, con la voce strozzata:
+</p>
+
+<p>
+— Sarà sempre la stessa cosa, ve lo prometto.
+</p>
+
+<p>
+Elisa ebbe un nuovo fremito, lo strinse lei al
+cuore, con una stretta nervosa, convulsa: l'altro
+mantenne la data parola.
+</p>
+
+<p>
+Imbruniva; la pioggia ritornava a cader giù
+fitta fitta, e anche il capanno cominciava a gocciolare
+da tutte le parti.
+</p>
+
+<p>
+La contessa Elisa socchiuse gli occhi, come se
+si destasse allora, poi si rizzò e:
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_43"></a>[43]</span>
+— Grazie, — gli disse lentamente.
+</p>
+
+<p>
+— Addio.... Contessa!
+</p>
+
+<p>
+— Andate via?
+</p>
+
+<p>
+— Sì.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè?... con questa pioggia?
+</p>
+
+<p>
+— È meglio, Contessa.... lasciatemi andar via....
+altrimenti.... Credetelo, è meglio che me ne vada.
+Addio.
+</p>
+
+<p>
+La Contessa gli sorrise dolcemente, ma lo lasciò
+partire.
+</p>
+
+<p>
+L'Ariberti, quasi di corsa, penetrò nel salotto,
+prese il cappello, l'ombrello, poi ne uscì di nuovo
+e senza nemmeno salutare un'ultima volta l'Elisa,
+senza nemmeno guardare dalla sua parte,
+si dileguò nell'ombra della sera che, di mano in
+mano, si faceva sempre più densa e più profonda.
+</p>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_44"></a>[44]</span>
+</p>
+
+<h2><a id="capIV"></a>
+CAPITOLO IV.
+</h2>
+
+<p>
+L'arcobaleno mantenne le sue promesse: dopo
+una giornataccia e tutta una notte scura e piovosa,
+ne uscì uno splendido mattino pieno di sole,
+d'aria e di colori.
+</p>
+
+<p>
+La contessa Elisa si destò che già la piccola
+cameretta era inondata di luce, e, sedotta dalla
+larga striscia di sole che rigando il coltrone di
+seta gialla damascato ne sollevava un via vai di
+pulviscoli dorati, folleggianti fra loro, come torme
+d'insetti che s'inseguano, volle alzarsi, volle scendere
+all'aperto, per respirare anch'essa in mezzo
+a quel giocondo e allegro sereno della campagna,
+che la chiamava a sè dalle finestre spalancate.
+</p>
+
+<p>
+Nulladimeno, non si potrebbe dire che appena
+balzata giù dal letto, uscisse subito dalla camera,
+oh! no, tutt'altro! Ella si vestì, si acconciò colla
+solita cura paziente e diligente. Si oscurò le sopracciglia,
+con due tocchi leggerissimi di pennello:
+lisciò, ammorbidì le guancie con una certa
+manteca, sulla quale poi fece correre varie volte
+<span class="pagenum"><a id="Page_45"></a>[45]</span>
+il piumino della cipria. Specialmente attorno alle
+narici, che aveva un pochino enfiate, e dentro le
+occhiaie, furono minuziose quelle sue cure.
+</p>
+
+<p>
+Dopo si diè il rossetto alle labbra, e, quantunque
+volesse sembrare spettinata, tuttavia
+non le costò poco tempo nè poco lavoro, l'artistico
+disordine dei capelli. Sulla veste, indossò
+un lungo mantello a doppio bavero, che nascondeva,
+o almeno dissimulava abbastanza bene, la
+fatale e inesorabile pinguedine, e finalmente attorno
+alle tese del cappello, puntò un velo fitto
+fitto, color caffè, di sotto al quale il suo volto,
+così accomodato e mezzo nascosto, appariva soffuso
+di una freschezza incantevole.
+</p>
+
+<p>
+Tutto quell'abbigliamento diceva chiaro che la
+Contessa voleva uscire a passeggiar fuori della villetta,
+e difatti, appena scesa attraversò il giardino,
+passò il cancello e s'inoltrò in una stradicciola
+dritta, lunga, ombrosa, fiancheggiata da due rivi
+d'acqua limpida, sui cui margini verdeggianti ella
+si fermava qua e là per raccogliere stupide margherite
+e sentimentali “non ti scordar di me.„
+</p>
+
+<p>
+Quando fu al termine della stradetta, udì un'allegria
+confusa e varia di fringuelli, di cingallegre,
+di passeri e di merli, che cantavano tutt'insieme.
+Lì, a dritta, poco discosto, dopo un prato
+tutto verde e un campo di terra nuda sparsa di
+sanali, c'era il paretaio, dove l'Ariberti, ogni
+<span class="pagenum"><a id="Page_46"></a>[46]</span>
+mattina, andava a uccellare per conto del suo
+compare.
+</p>
+
+<p>
+La contessa Elisa lo sapeva e per questo appunto
+girò a destra, sollevando un po' la veste
+colle due mani e tuffando arditamente, fra le erbe
+umide del prato, i suoi stivaletti di pelle lucida.
+</p>
+
+<p>
+Il casotto del paretaio era tutto coperto da
+rami di pino selvatico e da fronde rampicanti,
+disposte in modo da nascondere quel luogo d'insidie.
+Le reti appese in giro, pendevan giù, da
+lunghi filari d'alberi d'ogni specie. Il mandorlo
+intrecciava i suoi rami con un giovine carpine
+ed il pero col sicomoro. I poveri uccellini avevan
+là, davvero, una ricchezza funesta di seduzioni!...
+Ma dopo quelle seduzioni sulla fronda
+cara che rammenta il nido, sul tronco amico che
+ricorda il primo volo, sotto le foglie e tra gli
+stessi fremiti della brezza che accompagnò i primi
+gorgheggi del loro amore, trovavano l'agonia e
+la morte!... Poveri augelletti!... Oh! mille volte
+più fortunata l'allodola che rimane uccisa da un
+colpo improvviso e tonante come la folgore, lontana
+dalle native pianure, in mezzo alla deserta
+infinità dello spazio!...
+</p>
+
+<p>
+La contessa Elisa era giunta a pochi passi dal
+casotto e si godeva tutta tra quei gorgheggi, in
+mezzo a quella verzura folta, ricreata dall'aria
+fresca del mattino.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_47"></a>[47]</span>
+— Conte Eriprando! — gridò dopo un poco
+che era là rimasta ferma a guardare, — conte
+Eriprando!... Si può venire avanti!?...
+</p>
+
+<p>
+A risponderle uscì dal casotto un contadinello
+che serviva il Conte facendogli da uccellatore.
+Questi, senza parlare, con una mano le fe' cenno
+di non muoversi dal posto: poi si chinò e, nascondendosi
+mezzo dentro e pur rimanendo mezzo
+fuori dall'usciolo, attento attento, fissava l'occhio
+su due tordi che si avvicinavano saltellando fra
+i rami del paretaio, finchè d'improvviso, essi volando
+di traverso, piombarono nelle reti, dove
+invano si dibattevano tra quei fili, che per le lor
+forze pareano di ferro, con degli scrolli matti, furiosi,
+disperati.
+</p>
+
+<p>
+L'uccellatore con un urlo d'allegrezza, corse
+calpestando le aiuole seminate, ed era già là per
+ghermirli, quando la Contessa pregò Prandino,
+che in due salti l'aveva raggiunta, di lasciarglieli
+veder vivi nella rete.
+</p>
+
+<p>
+— Giacomo! lascia stare! — gridò il Conte
+all'uccellatore, che obbedì di mala voglia.
+</p>
+
+<p>
+L'Elisa e l'Ariberti, lo raggiunsero presto e si
+trovarono anche loro due dinanzi alle vittime
+spaurite.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! come son carini, come sono bellini, poverini! — esclamò
+l'Elisa vezzeggiandoli con
+tutte le moine e i diminutivi coi quali si godeva
+darsi delle arie bambinesche.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_48"></a>[48]</span>
+— Vuole che li serbi vivi per lei, Contessa?
+</p>
+
+<p>
+— Oh! no: tanto non camperebbero.
+</p>
+
+<p>
+Giacomo, appena udite queste parole non aspettò
+di più; e colle sue ditacce, schiacciò loro la testa,
+un dopo l'altro, con due colpi lesti, sicuri.
+</p>
+
+<p>
+Dibatterono l'ali un'ultima volta, ed erano già
+morti.
+</p>
+
+<p>
+L'Elisa diè in un grido acuto, mentre i suoi
+occhi si gonfiarono di lagrime.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè hai fatto a quel modo, villano?
+</p>
+
+<p>
+E il Conte, irritato, aggiustò a Giacomo uno scapaccione
+così forte che gli mandò il cappellaccio
+a rotolare lontano.
+</p>
+
+<p>
+— Dio mio, poverini! che senso m'han fatto....
+</p>
+
+<p>
+L'Elisa, così dicendo, stringeva, chiudendoli,
+gli occhi, e si premeva le mani sul cuore che le
+palpitava.
+</p>
+
+<p>
+Tutti e due rimasero tristi e silenziosi. Il villano,
+sconcertato, si grattò la nuca, poi, dopo di
+essere corso a raccogliere il cappello, ritornò lì
+per accomodare, con due strappate di mano, le
+bisacce della rete.
+</p>
+
+<p>
+— .... Andiamo un po' all'ombra, nel casotto? — domandò
+Prandino alla Contessa, con la voce
+che gli tremava e il cuore che gli batteva forte.
+</p>
+
+<p>
+— Andiamo.
+</p>
+
+<p>
+E l'Elisa, di nuovo, sollevando un po' le sue
+vesti, fu la prima a muoversi nella direzione indicata,
+<span class="pagenum"><a id="Page_49"></a>[49]</span>
+sempre triste, sempre silenziosa, saltellando
+leggermente per schivare le pozze fangose
+della viottolina.
+</p>
+
+<p>
+Il nostro giovanotto, dopo le conversazioni del
+giorno innanzi, si aspettava qualche cosa da parte
+della contessa Navaredo: o una lettera, o un libro
+con un fiore, oppure un invito a colazione.
+</p>
+
+<p>
+La contessa Elisa non usava chiamar gente a
+desinare, perchè i pranzi impegnano troppo, ma
+dava invece, di tanto in tanto, qualche colazioncina
+intima (erano sempre in due a tavola, compresa
+la padrona di casa) per la quale, più che
+la cameriera, la Beppa, che serviva da cuoca, lavorava
+il contadino che, essendo anche giardiniere,
+riempiva la mensa di fiori e di semprevivi.
+</p>
+
+<p>
+Ma sebbene qualche cosa si aspettasse, tuttavia
+quella visita della Contessa, a quell'ora, in quel
+luogo, superava qualunque speranza avesse osato
+vagheggiare.
+</p>
+
+<p>
+Erano i <i>castelli in aria</i> della sua adolescenza,
+fantasticati tutte le domeniche in Duomo, durante
+la messa delle dieci, che si avveravano coi loro
+più splendidi miraggi, divenuti realtà.
+</p>
+
+<p>
+Camminando adagio adagio, egli la guardava
+amorosamente muoversi lesta, elegante, dinanzi a
+lui; e allora il piedino perfetto e, più su, la gamba
+rotonda, coperta da una calza finissima di seta
+rossa, che le vesti, nel sollevarsi, scoprivano di
+<span class="pagenum"><a id="Page_50"></a>[50]</span>
+più a ogni passo, a ogni saltello; e allora, il
+profumo della cipria <i>aux fleurs de lys de kachemyr</i>,
+che a sbuffate gli saliva al naso; e allora quegli
+alberi che si movevano ai lunghi soffi della brezza
+mattutina quel verde grondante di rugiada, quell'erba
+luccicante, quel sole così limpido, quell'aria
+fresca e sana, quella solitudine sicura, in mezzo a
+tutto quel vasto silenzio, solo interrotto dal canto
+alto degli uccelli, gli facevano battere il cuore con
+una contentezza infinita, gli facevano correre nel
+sangue nuove ebbrezze voluttuose.
+</p>
+
+<p>
+Quand'erano già vicini al casotto, s'accorse
+che Giacomo gli teneva dietro: Ariberti si voltò
+a dirgli:
+</p>
+
+<p>
+— Adesso non ho bisogno di te; va' pure a fare
+la tua merenda.
+</p>
+
+<p>
+— Grazie, signor Conte.
+</p>
+
+<p>
+Il villano gli fece dietro alle spalle una smorfia
+da scimmia, poi infilò un'altra viottola, passò
+dall'uccelliera a prendersi la sporta col suo desinare,
+e a un mezzo tiro di fucile all'incirca dalla
+ragnaia si sedette sopra l'erba folta della riva
+che divideva il campo vicino dal paretaio. Di tanto
+in tanto, fra un boccone e l'altro di polenta, il
+ragazzaccio però tornava a grattarsi la nuca e a
+fissare il casotto con certe mossacce maligne.
+</p>
+
+<p>
+Là dentro, in quella tana angusta, oscura, dove
+il sole penetrava appena con qualche striscia
+<span class="pagenum"><a id="Page_51"></a>[51]</span>
+minuta, con qualche punto luccicante, dagli spiragli
+invisibili, sparsi in quel fitto congegno di
+fronde, di tronchi d'albero e di stuoie, Elisa e
+Ariberti, tutti due vicini, tutti due seduti sopra
+una panchina corta, ristretta, avevano già ricominciato
+a discorrere d'amore.
+</p>
+
+<p>
+— Che cosa avete pensato di me, iersera?
+</p>
+
+<p>
+— Che siete molto buono.
+</p>
+
+<p>
+— Troppo forse?
+</p>
+
+<p>
+— Oh! No!.... Vi voleva bene prima.... ma
+adesso ve ne voglio anche più.
+</p>
+
+<p>
+Prandino l'aiutò a levarsi il cappello che posò
+sopra un trespolo ch'era lì presso: poi tornò a
+sedersi sulla panchina con lei, che in quella oscurità
+non ci perdeva nulla, anche senza velo.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè non dite <i>te ne voglio</i> anche più?
+</p>
+
+<p>
+— Perchè non son buona, perchè non mi piace.
+E poi, guardate, non ho mai dato del tu a nessuno.
+</p>
+
+<p>
+— Nemmeno a vostro marito?
+</p>
+
+<p>
+— Con mio marito si sa bene; ma era un'altra
+cosa!
+</p>
+
+<p>
+E l'Elisa si strinse un po' nelle spalle, infastidita
+da quella domanda molto ingenua di Prandino.
+</p>
+
+<p>
+— È curioso però il vostro modo di voler bene.
+</p>
+
+<p>
+— Sta a vedere, adesso, che l'amore consisterà
+nel dare del lei, del voi o del tu!
+</p>
+
+<p>
+— Non in questo solo, ma....
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_52"></a>[52]</span>
+— Ma in che cosa?
+</p>
+
+<p>
+— Voi siete cattiva anche.... anche in tutto il
+resto.
+</p>
+
+<p>
+Lei lo guardò fisso perchè non capiva, e lui la
+guardò fissa per farsi capire: ma poi, siccome
+l'altra continuava a non voler intendere, Ariberti,
+per ispiegarsi, col braccio le circondò la
+vita, e sporse le labbra, avvicinandosi per darle
+un bacio.
+</p>
+
+<p>
+Elisa si ritrasse con tanta vivacità che, quasi,
+cadeva giù dallo sgabello.
+</p>
+
+<p>
+— La prego, Conte, non mi faccia pentire della
+fiducia che ho avuta.
+</p>
+
+<p>
+— Perdoni, Contessa; perdoni! Già, io doveva
+saperlo ch'ella non sente nulla per me!
+</p>
+
+<p>
+E Prandino, secondo il solito, mettendo subito
+il muso, sciolse dal suo abbraccio la vita della
+Contessa, e cogli occhi fissi fuori dalla piccola
+finestrella del casotto, sembrò volesse rimanere
+da allora in poi tutto intento alla caccia.
+</p>
+
+<p>
+— Vedete come siete? Perchè non si vuol fare
+in tutto a modo vostro, fate il broncio e diventate
+sgarbato. Andate là, che anche voi avete un
+modo curioso di voler bene!....
+</p>
+
+<p>
+Quell'<i>anche voi</i> urtò i nervi a Prandino, che
+però non si mosse e continuò a spiare dalla finestretta.
+</p>
+
+<p>
+In quel punto due fringuelli spionciando allegramente
+<span class="pagenum"><a id="Page_53"></a>[53]</span>
+e saltellando sui rami, tra le fronde
+della ragnaia, sembrava da un momento all'altro
+volessero scender giù nel mezzo del boschetto,
+attratti dagli inviti degli allettaioli.
+</p>
+
+<p>
+Ariberti, non appena li vide, fece subito svolazzar
+gli zimbelli; poi, sollecito, allungò le mani
+sulla corda dello spauracchio.
+</p>
+
+<p>
+Poveri uccelletti! Un colpo, una tirata sola e
+erano presi.
+</p>
+
+<p>
+Elisa li avea scorti molto prima che li vedesse
+il Conte; ma aveva taciuto, sperando gli passassero
+davanti senza che se ne accorgesse. Ella si
+era sentita stringere il cuore per essi; se li figurava
+già colla loro testina schiacciata fra le ditacce
+di Giacomo e, buona, sensibile com'era di
+cuore, volle salvarli. Pensò di chiedere a Prandino
+la grazia della loro vita, ma Prandino in
+quel punto aveva una faccia così feroce....
+</p>
+
+<p>
+— Perchè siete in collera, Conte? — gli chiese
+allora come per provare a distogliere l'attenzione
+del giovanotto da quel nuovo agguato.
+</p>
+
+<p>
+Ma Prandino era un cacciatore di prim'ordine
+e nella presa ci metteva molto amor proprio, per
+cui non le badava affatto, e rimase invece tutto
+fisso, immobile, ad aspettare il momento buono
+di tentare il colpo.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè siete in collera, Conte?
+</p>
+
+<p>
+I fringuelli, fatti due o tre voli capricciosi,
+<span class="pagenum"><a id="Page_54"></a>[54]</span>
+adesso eran piombati fra le aiuole traditrici, e,
+senza alcun sospetto, poveri innocenti, beccavano
+il miglio sparso là intorno, per gli zimbelli.
+</p>
+
+<p>
+Bisognava tirare lo spauracchio ed eran subito
+presi....
+</p>
+
+<p>
+Prandino difatti, ne aveva già afferrata la corda
+e puntandosi fortemente co' piedi, stava per dare
+l'urto alla strappata, quando la Contessa, visto
+che non c'era altro scampo, appoggiò sulle mani
+di lui le sue manine grassocce, calde, vellutate,
+e piano piano gli susurrò all'orecchio:
+</p>
+
+<p>
+— Perchè <i>sei</i> in collera, adesso?....
+</p>
+
+<p>
+Prandino si lasciò sfuggire la corda.... si voltò....
+</p>
+
+<p>
+I fringuelli erano salvi.
+</p>
+
+<p>
+La buona Elisa gli aveva appoggiata sulla
+spalla la testa profumata. Egli la guardò con uno
+sguardo lungo, tenerissimo, colmo d'amore e di
+passione: Elisa aveva chiusi gli occhi e sorrideva
+a fior di labbro. Come la sera innanzi egli allora
+la baciò sui capelli; poi, d'improvviso, stringendosela
+al cuore con una stretta convulsa, la
+baciò e la ribaciò sulla bocca, cosa che la sera
+innanzi non aveva avuto il coraggio di fare.
+</p>
+
+<p>
+Intanto i due uccelletti eran rimasti liberi e
+padroni del campo. Volavano a capriccio, dalle
+aiuole fiorite alle frondi verdi della siepe; poi
+battendo l'ali tornavan giù a bere l'acqua e a
+diguazzarsi nel bagnatoio degli zimbelli.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_55"></a>[55]</span>
+Nessuno al mondo pensava più di fare ad essi
+alcun male.
+</p>
+
+<p>
+Giacomo, appena li aveva notati, s'era levato
+lui, mezzo da sedere, aspettando che dal casotto
+venisse data la tirata. Ma nel casotto sembrava
+che tutti fossero morti o, per lo meno, addormentati.
+Allora il villano die' in una grande sghignazzata,
+si strinse nelle spalle e si buttò a svoltolarsi,
+come un puledro, fra l'erba umida della
+riva.
+</p>
+
+<p>
+Dei soffi d'aria leggeri correano sfiorando la
+terra, piegando le foglioline dell'erba, facendo
+stormire le fronde spesse delle siepi; lunghe ondate
+di profumo vagavano nell'aria, e qua e là
+qualche ranocchio che si godeva il sole sull'orlo
+del fossato univa di tratto in tratto, il suo gracidare
+monotono, ai canti acuti, squillanti, stonati
+che uscivano dall'uccelliera.
+</p>
+
+<p>
+Giacomo, supino, stette là lungamente a beversi
+in un assopimento stanco quella luce calda e
+snervante; ma poi quel grande barbaglio del sole
+lo accecò e allora stirandosi e sbadigliando, si
+tirò giù, sulla faccia rosolata, il cappellaccio nero,
+bisunto e sformato.
+</p>
+
+<p>
+I fringuelli continuavano intanto a godersi lietamente
+tutta quella pastura. Eran tornati a rivolare
+sulla siepe e dalla siepe al boschetto, e
+dal boschetto alle aiuole, e adesso salterellavano
+tutti e due sul tetto del casotto.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_56"></a>[56]</span>
+S'inseguivano, si sfuggivano, poi ritornavano
+ad accoppiarsi per scappar via un'altra volta,
+ma sempre continuando a pigolare, con dei gorgheggi,
+ch'erano le note più dolci del loro linguaggio.
+</p>
+
+<p>
+Dal tetto, vispi, pettegoli, curiosi, scesero in
+cerca di becchime fra le fronde secche delle pareti,
+poi, temerari, vennero a posar proprio, bezzicandosi,
+sulla corda dello spauracchio ch'era là
+distesa, abbandonata e, dopo, tutti e due vicini
+vicini, pigolando sempre, s'inseguirono fino sull'assicella
+del finestrino: ma allora ci fu qualche
+cosa che li impaurì all'improvviso, perchè d'un
+tratto volarono via, spionciando spaventati e andarono
+dritti dritti, a cader giù perdendosi nei
+campi lontani.
+</p>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_57"></a>[57]</span>
+</p>
+
+<h2><a id="capV"></a>
+CAPITOLO V.
+</h2>
+
+<p>
+Quello fu per il conte Eriprando degli Ariberti
+il più bel giorno della sua vita; e quando,
+verso le dieci, la Contessa lo licenziò con un ultimo
+sfogo di moine, egli era stanco, affranto, da
+quella sua grande felicità, e sentiva proprio il
+bisogno di esser solo, di andar lontano anche
+dalla donna ch'egli adorava, per raccogliersi a
+pensare, a misurare, a comprendere la nuova e
+immensa beatitudine che lo stordiva. Venne quasi
+l'alba prima ch'egli potesse addormentarsi. Tutta
+notte s'era voltato e rivoltato nel letto, col cuore
+gonfio, in preda a una contentezza, a una smania
+nervosa, che lo teneva desto, agitato.
+</p>
+
+<p>
+È proprio vero: la felicità dà le stesse inquietudini,
+le stesse angosce, quasi, del dolore, ed è
+anche proprio vero che, come bisogna abituarsi
+alle disgrazie per sopportarle, così bisogna anche
+abituarci alla felicità per saperla godere.
+</p>
+
+<p>
+Nemmeno la contessa Elisa dormì subito; non
+già ch'ella pure avesse inquietudini in cuore, ma
+perchè aspettò del tempo prima di andare a letto.
+<span class="pagenum"><a id="Page_58"></a>[58]</span>
+Però la Beppa, ch'era una dormigliona rabbiosa
+e che, quand'erano sonate le dieci, tutta raggomitolata
+sopra una sedia, vicina al fuoco, in cucina,
+non faceva altro che brontolare fra un pisolo
+e l'altro, quella sera non ebbe occasione di
+lamentarsi. Elisa la mandò a dormire subito, dicendole
+che si sarebbe spogliata da sè, perchè
+prima aveva da scrivere delle lettere.
+</p>
+
+<p>
+Difatti, ne scrisse una, corta corta, alla contessina
+D'Abalà, e quest'altra che segue, piuttosto
+lunga, per il maggiore Del Mantico:
+</p>
+
+<p class="indl">
+“<i>Caro marchese</i>,
+</p>
+
+<p>
+“Oggi ho avuto una giornata molto splenetica,
+e vi confesserò, con tutto il candore, che ne è
+proprio stata causa la vostra lettera, dalla quale
+traspariva, fra le linee, una freddezza per me incomprensibile
+e anche <i>choquante</i> in qualche punto.
+</p>
+
+<p>
+“Perchè non venite?.... <i>Gli affari di servizio</i>....
+Oh! sono molto comodi gli affari di servizio,
+quando mancano pretesti.
+</p>
+
+<p>
+“<i>A quelque chose malheur est bon</i>, e anche le
+<i>grandi manovre</i> servono bene per ischivare delle
+visite seccanti. Non è vero, caro marchese?....
+</p>
+
+<p>
+“Io, però, siccome non ho nessun <i>regret</i> nella
+mia coscienza, così vivo tranquilla, almeno per
+questo riguardo, e dimentico il presente, spaziando,
+come in un sogno, nelle rimembranze di
+un dolce e tenero <i>trascorso</i>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_59"></a>[59]</span>
+“Anche oggi ho avuto la visita del conte Eriprando
+degli Ariberti. Povero <i>bébé!</i> Egli mi ama
+davvero e vorrebbe farmi sua moglie. In ogni
+modo, senza interrogare il mio cuore, la realtà
+della vita vi si oppone. L'ho mandato via, adesso,
+per iscrivere a voi, e penso di chiamare mia figlia
+presso di me, perchè il mondo è così maligno,
+e le assiduità del Contino, essendo io qui
+tutta sola, potrebbero venire interpretate <i>equivocamente</i>.
+</p>
+
+<p>
+“Del resto, io lo vedo proprio con dispiacere
+soffrir tanto, povero giovane! ma non gli ho nascosto
+che rinchiudo tali ricordi nella mia anima,
+che mi darebbero sempre molto a pensare prima
+di legarmi a un altro. La poesia, che da lontano
+mi sfiora l'anima col suo dolce profumo, <i>paralizza</i>
+ogni palpito del cuor mio.
+</p>
+
+<p>
+“Però confortatevi, caro marchese; se io vivo
+del passato, ciò non vi deve punto <i>allarmare</i>. Ho
+dello spirito, me lo avete detto anche voi, e ne
+uso a beneficio degli amici, per ricordare delle
+loro promesse quelle soltanto che loro stessi rammentano
+senza pentimenti.
+</p>
+
+<p>
+“E ciò sia detto <i>en passant</i>, anche per la visita
+che volevate farmi qui in villa, e che le
+<i>grandi manovre</i> hanno <i>rimandata</i>, pare, ad un
+tempo indefinito.
+</p>
+
+<p>
+“E quella mia figlia che mi secca sempre perchè
+<span class="pagenum"><a id="Page_60"></a>[60]</span>
+vuole ad ogni costo che io mi rimariti?!....
+Da ciò solamente dovrei arguire che l'avvocato
+D'Abalà le rende molto felice l'esistenza.
+</p>
+
+<p>
+“L'Ariberti ha visto stamattina nel mio cestino
+la vostra lettera. Deve certo aver indovinato
+dalla busta ch'era vostra, perchè è diventato
+rosso come un gambero e poi è scappato subito
+via, tutto sconvolto, senza quasi nemmeno
+salutarmi.
+</p>
+
+<p>
+“Pensate a me e, se non altro, <i>non siate oblioso</i>
+di qualche <i>souvenir</i> che del tutto ancora non può
+riuscirvi ingrato. Credete che io conserverò sempre
+a <i>riguardo</i> vostro, dell'affezione leale e sincera,
+anche perchè il giorno nel quale cessasse
+questo mio vivo <i>interessamento</i>, quel giorno potrebbe
+cominciar la coscienza a farmi dei rimproveri
+e dei <i>rimarchi ben</i> severi.
+</p>
+
+<p>
+“Chi ama dimentica....
+</p>
+
+<p>
+“Chi cessa d'amare ricorda.... ed io non posso,
+ed io non voglio ricordare, e perciò domanderò
+uno stordimento benefico anche alle ceneri dell'amore,
+ed alla poesia soave delle memorie.
+</p>
+
+<p>
+“Vi dò la mia mano da baciare. Una volta la
+baciavate inginocchiandovi come dinanzi ad una
+regina; oggi stringetela pure senza complimenti,
+come ad un buon camerata.
+</p>
+
+<p>
+“<i>Bienheureuse la femme qui après l'amour laisse
+épanouir les parfums de l'amitié</i>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_61"></a>[61]</span>
+“<i>Après l'amour!</i>.... Ma mi avete amata, voi,
+caro marchese?
+</p>
+
+<p>
+“<i>Sans adieu, et sans rancune</i>.
+</p>
+
+<p class="indr">
+“<span class="smcap">Elisa Navaredo</span>.„
+</p>
+
+<p>
+Piegò la lettera, la chiuse nella busta, vi fece
+l'indirizzo e la lasciò là, sul tavolino, vicino a
+quell'altra, scritta per la contessina Cecilia.
+</p>
+
+<p>
+Gli affari erano terminati e poteva concedersi
+il meritato riposo, perchè anche lei era un po'
+stanca ed aveva sonno.
+</p>
+
+<p>
+Però, come nell'abbigliarsi al mattino, così anche
+nello svestirsi la sera, ella aveva mille cosucce
+da sbrigare.
+</p>
+
+<p>
+Liberatasi dalle vesti e rimasta in sottanino,
+cominciò dal levare le ciocche dei riccioli finti
+che aveva intrecciate, e il crespo che avea nascosto
+nei capelli. Poi sulla fronte e di dietro sul
+collo, fece lesta lesta, alcune ciambelle coi capelli
+corti, che schiacciò fra certi diavolini di
+seta nera, unti e bisunti. Sulla faccia, lentamente,
+si spalmò una pomata scura, che si asciugò dopo
+con un pannicello di lana. Attorno alle narici
+avea la pelle più rossa del solito, e avea le labbra
+molto più rovinate; però quella sera, ricorse
+al rimedio più efficace: da un cassettino della
+toletta, sotto lo specchio, prese il fondo di una
+candela di sego, che vi era involtata in un pezzo
+<span class="pagenum"><a id="Page_62"></a>[62]</span>
+di giornale, lo riscaldò, lo fece gocciolare al calore
+della lucerna, e, con quello, si unse ben bene
+il naso e le labbra. Finita anche questa operazione,
+sturò una bottiglietta di glicerina, se ne
+versò tanto del liquido in una mano quanto ne
+poteva contenere, e così continuò per un pezzo
+a fregarle tutt'e due l'una coll'altra, come se
+fosse dietro a lavarsele, e senza asciugarle, infilò
+un paio di guanti sudici, che una volta doveano
+essere stati bianchi, ma che adesso erano gialli
+dall'unto. Fatto tutto ciò, si avvicinò al letto e
+finì di spogliarsi; ma quando si levò l'ultima
+sottana e rimase in fascetta e in camicia, qualche
+cosa di ruvido le scivolò giù tra le gambe....
+Era un ramoscello d'edera che, prima di uscire
+dal casotto, appoggiata mollemente al braccio di
+Prandino, aveva strappato dalla breve fessura
+della finestrella e che si era nascosto nel seno.
+Elisa guardò per terra, lo vide.... ma forse non
+lo riconobbe, perchè lo cacciò dispettosamente
+sotto il letto colla punta della babbuccia, mentre,
+per causa del freddo che l'era venuto addosso,
+s'ebbe un colpo di tossaccia grassa, che fece tremare
+tutta quella sua carne che, così disciolta
+com'era, dal busto e dalle altre vesti, l'avrebbe
+fatta apparire a chi l'avesse vista, ancor più pingue
+e sformata.... Ma per fortuna non c'era alcun
+occhio indiscreto!
+</p>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_63"></a>[63]</span>
+</p>
+
+<h2><a id="capVI"></a>
+CAPITOLO VI.
+</h2>
+
+<p>
+Il treno-<i>omnibus</i> da Vicenza per Venezia parte
+alle 12,27, ma alle 11 e mezzo il conte Eriprando
+degli Ariberti giungeva in carrozzella alla stazione.
+</p>
+
+<p>
+Aveva la faccia scura. Mamma Orsolina, nell'abbracciarlo,
+era scoppiata in un dirotto pianto,
+e nemmeno le celie della Luciana valsero a dissipare
+in lui l'impressione affettuosamente melanconica
+di quel distacco.
+</p>
+
+<p>
+Smontò, pagò il vetturino che brontolò sulla
+mancia, consegnò la valigia, prese un biglietto di
+<i>prima classe</i>, che infilò in bella mostra sotto il
+nastro del pioppino, e, con un gran sussiego, si
+pose a passeggiare sul piazzale, fuori della stazione,
+aspettando che <i>lord Palmerston</i> gli conducesse
+l'Elisa e la Contessina.
+</p>
+
+<p>
+Intanto, mentre girava l'occhio per osservare
+se il suo biglietto verde era notato con rispetto
+da quelli che viaggiavano in <i>seconda</i>, col fazzoletto
+si spazzolava la polvere dal vestito nero, e,
+<span class="pagenum"><a id="Page_64"></a>[64]</span>
+mentalmente, rifaceva quei benedetti conti: fra
+il biglietto, la vettura e il bagaglio, aveva già
+speso undici lire. Non gliene rimanevano più altro
+che dugento sessantanove. Eran pochine!... Già,
+per far le cose ammodo, gli sarebbero occorse
+trecento lire nette da poter spendere a Venezia,
+senza doverle intaccare per il viaggio.
+</p>
+
+<p>
+Era ancora immerso in questi calcoli, quando
+<i>lord Palmerston</i>, che, col suo <i>traino</i> misurato, scalpitava
+forte sulle pietre con un <i>cioc ciac</i> tutto
+particolare, gli fe' battere il cuore e alzare la
+testa.
+</p>
+
+<p>
+Non si era ingannato: era proprio la carrozza
+di casa Navaredo.
+</p>
+
+<p>
+Prandino, diventando rosso, corse allo sportello
+e lo aperse. Gegio, subito gli saltò addosso, e,
+siccome aveva mangiato delle ciliegie e ne aveva
+ancora le manine sporche, così gli lasciò l'impronta
+delle dita sui polsini della camicia.
+</p>
+
+<p>
+Lesta lesta discese poi la contessa Elisa, coperta
+fin sotto al mento, da uno spolverino d'<i>orleans</i>
+color piombo, con un cappello di paglia
+scura, che le veniva giù sugli occhi, e una veletta
+fitta, bigia, che le girava attorno al collo e
+le nascondeva bene la faccia.
+</p>
+
+<p>
+La contessina Cecilia, su per giù vestita come
+sua madre (già per lo più, era la Beppa la sarta
+di tutte due) fu l'ultima a muoversi, e, messo
+<span class="pagenum"><a id="Page_65"></a>[65]</span>
+un piede sul predellino, prima di toccar terra, si
+appoggiò tutta alla mano del giovanotto, perchè,
+come al solito, anche allora, la Contessina era,
+per dir la cosa più pulitamente che si può, <i>in
+istato interessante</i>.
+</p>
+
+<p>
+— Ha preso i biglietti? — chiese subito costei,
+appena scesa di carrozza, colla sua vocina fessa,
+col suo piglio rabbioso, al povero Prando, intimidito
+tanto da non sapere come dirle di no.
+</p>
+
+<p>
+— Ma, veramente, aspettava....
+</p>
+
+<p>
+— Che cosa aspettava? Che li prendessi io anche
+per lei? Non sa forse che andiamo a Venezia?
+Intanto, non vede? allo sportello c'è già la
+gente accalcata e noi dovremo star qui ferme
+impalate, chissà per quanto tempo!
+</p>
+
+<p>
+— La Contessa può accomodarsi nelle <i>sale di
+aspetto</i>, — disse uno dei facchini che aveva tirati
+giù dalla vettura il baule e le sacche da viaggio.
+</p>
+
+<p>
+Ma la Cecilia non ne volle sapere, tutta scalmanata
+a correre intorno, dondolandosi in quello
+stato, a contare le sacche, le cassette, le scatole,
+le cappelliere, se c'erano tutte e a sorvegliare
+quelle che si dovevano consegnare, e quelle da
+tenersi in mano. Gridava, smaniava, dava in escandescenze
+per un nonnulla.
+</p>
+
+<p>
+Voleva essere subito sbrigata, su due piedi,
+come se al mondo non ci fosse stata che lei da
+servire; faceva un casa del diavolo per le cose
+<span class="pagenum"><a id="Page_66"></a>[66]</span>
+più semplici, era malcontenta di tutto, sospettava
+che tutti, e specialmente il Governo, la volessero
+frodare, tirava le orecchie a Gegio, brontolava
+con sua madre, perchè non sapeva farsi ubbidire,
+e ogni cinque minuti concludeva dicendo che se
+ci fosse stato là suo marito, la tale e tal'altra
+cosa non sarebbe successa.
+</p>
+
+<p>
+E così arrovellandosi anche per un'inezia, la
+sua faccia d'un bianco giallo da linfatica, grassa,
+rotonda, col naso minuto, a punta, le labbra sottili,
+le sopracciglia spelacchiate, s'infocava tanto
+sugli zigomi, da diventare violacea, mentre in
+quei momenti i suoi occhietti bigi guardavano
+losco.
+</p>
+
+<p>
+La Cecilia, fin dalla nascita, era stata la croce,
+e una croce molto pesante, degli adoratori della
+contessa Navaredo. Anzi, si può giurare senz'altro,
+che, se qualcuno avesse commesso (per modo
+di dire) qualche peccatuzzo colla mamma, la figliola
+ci avrebbe pensato lei a dargliene la penitenza.
+</p>
+
+<p>
+Da bambina, per farla tacere, e per farla andar
+via, ci volevano i confettini, le bambole mute e
+parlanti, i cestini da lavoro, le cucine di stagno
+e le strade ferrate d'ottone. Però, se i vostri regali
+non le davano nel genio, stava là con tanto
+di muso, senza moversi, a farvi degli sgarbi: ma
+se invece le piacevano troppo, allora non vi lasciava
+<span class="pagenum"><a id="Page_67"></a>[67]</span>
+più, vi era sempre addosso, e vi prendeva
+a voler bene con un amore seccantissimo che vi
+dimostrava pestandovi i piedi, saltandovi sulle
+ginocchia, baciucchiandovi colla bocca umida e
+impiastricciata di dolci, e sciupandovi la cravatta
+coi suoi ditini, ch'erano stati un po' dappertutto.
+</p>
+
+<p>
+Grandicella, era maliziosa come uno scimmiotto
+e s'innamorava lei degli adoratori di sua madre,
+che generalmente se la cavavano coll'arricchire
+alla Contessina gli <i>album</i> dei francobolli, col regalarle
+libri morali, fiori, gingilli, coll'ammirare
+i suoi dipinti, col deliziarsi alle sue sonatine di
+pianoforte, col giurare che avrebbe avuto una
+bellissima voce anche pel canto, e col dir male
+di tutte le ragazze che si maritavano, e, peggio
+ancora, dei giovanotti che le sposavano. Ma ce
+ne fu uno, più minchione degli altri, il sottoprefetto
+D'Abalà che avendo tentato inutilmente
+tutti gli espedienti per piacere alla mamma, e
+volendo proprio piacerle a ogni costo, chiuse gli
+occhi e si prese la figliuola.
+</p>
+
+<p>
+Tutti respirarono, tranne, s'intende, il sottoprefetto;
+ma tutti per poco. Delle sue pene ella
+faceva soffrire un po' ogni conoscente.
+</p>
+
+<p>
+Il sigaro le faceva male, gli odori delle essenze
+peggio, se parlavate forte, le doleva la testa, se
+parlavate piano, dicevate male di lei. Ogni mese
+<span class="pagenum"><a id="Page_68"></a>[68]</span>
+dovevate correre in traccia di un medico nuovo
+per un nuovo consulto, ad ogni parto andare in
+traccia di una nutrice forte, sana, robusta, non
+bella, perchè era gelosa, e di poca spesa. Ogni
+giorno poi, bisognava cercarle una cuoca o una
+cameriera, perchè, da lei ci restavano tutt'al più
+una settimana corta corta, e poi scappavano via
+come se avessero avuto il fuoco alle calcagna.
+</p>
+
+<p>
+Nei vostri discorsi dovevate sempre alludere al
+ministro dell'Interno per protestare che era un
+asino, perchè non rendeva giustizia ai meriti dell'avvocato
+D'Abalà. Dovevate confessare che tutte
+le donne erano brutte, dichiarare che quello di
+far figliuoli era un gran merito e ammettere che
+il sottoprefetto era più bello, più buono, più forte
+e più intelligente di voi.
+</p>
+
+<p>
+— Dunque? Ha preso questi biglietti? — chiese
+la Cecilia a Prandino, quando lo vide venir via
+dallo sportello.
+</p>
+
+<p>
+— Eccoli, Contessina. Per lei, per la Contessa
+e mezzo per Gegio.
+</p>
+
+<p>
+— Come?! Gegio ha tre anni e gli devo prendere
+il mezzo biglietto? Se per Gegio non ho
+mai pagato nulla?... Ma lei s'è fatto imbrogliare!...
+Ma lei non sa viaggiare!... Ma lei è rimasto sempre
+in un baule!... Faccia, faccia il piacere, la
+<i>vadi</i> e glielo dia indietro!
+</p>
+
+<p>
+— Ma....
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_69"></a>[69]</span>
+— Che cosa, ma?
+</p>
+
+<p>
+— Ma adesso, voleva dire.... che non.... che una
+volta staccato non lo riprendono più.
+</p>
+
+<p>
+— No? E allora? Che cosa me ne devo fare?
+La <i>vadi</i>, la <i>vadi</i>, si faccia sentire e non si lasci
+canzonare in questo modo. Sicuro, santo Dio, che
+con quella faccia sbalordita.... pare sempre addormentato.
+Gliela farebbe sotto il naso anche un
+santo, gliela farebbe. Ah! se ci fosse mio marito....
+con lui, glielo dico io, lo ripiglierebbero, e senza
+tanti discorsi. La <i>vadi</i>, la <i>vadi!</i>...
+</p>
+
+<p>
+Prandino, tutto sconcertato e vergognoso, corse
+dal bigliettinaio col mezzo biglietto, ma non riuscì
+se non a farsi strapazzare anche da lui.
+</p>
+
+<p>
+— E così?... — domandò la contessina Cecilia
+all'Ariberti, quando lo vide entrare nella <i>sala di
+aspetto</i>. Ma quelle due parole furono dette con una
+cera, con un tono, con un'espressione tale, che il
+povero Prandino non ebbe più cuore d'andare
+avanti.
+</p>
+
+<p>
+— Sì.... lo han ripreso, — disse tutto abbattuto
+e colla voce fioca. Il sacrificio era consumato:
+altre quattro lire e cinquanta centesimi se
+n'erano ite.
+</p>
+
+<p>
+— Ha veduto?... Ma sicuro che bisogna muoversi,
+che bisogna parlare, e anche saper mostrare
+i denti se occorre! Andiamo, si svegli adesso, e
+mi aiuti un po' a portar questa roba. Prenda in
+<span class="pagenum"><a id="Page_70"></a>[70]</span>
+mano quelle due sacche, quella scatola e quella
+cappelliera e andiamo fuori: il treno è arrivato.
+</p>
+
+<p>
+Si mossero tutti e due, e l'Elisa dietro, dritta,
+silenziosa, senza occuparsi di nulla, lasciando ogni
+briga alla Cecilia, come se fosse lei la mamma.
+Gegio era sempre fra le gambe di chi aveva più
+fretta e voleva sempre dare la mano a chi le aveva
+ambedue impedite.
+</p>
+
+<p>
+Il trovare buoni posti e l'accomodarsi nello
+scompartimento, non fu la cosa più facile del
+mondo. Il conte degli Ariberti era già andato
+innanzi e indietro per due volte, quant'era lungo
+il treno, seguendo la Contessina che correva su
+e giù, brontolando e spaventando i viaggiatori,
+che erano già dentro le carrozze. Vedendola così
+trafelata e con tutta quella roba, chiudevano in
+fretta gli sportelli, oppure si affacciavano in piedi
+all'ingresso, per preservarsi da quell'invasione.
+</p>
+
+<p>
+— Partenza!... Padova, Mestre, Venezia!... Primi
+posti avanti, secondi indietro, terzi in fondo!...
+</p>
+
+<p>
+L'Elisa, che passeggiava in su e in giù anche
+lei, ma lentamente, per conto suo, vide uno scompartimento
+dove c'erano dentro solo due inglesi
+maschi, seduti l'uno di faccia all'altro. Chiamò la
+figlia e vi salirono su tutti e quattro.
+</p>
+
+<p>
+Prandino là dentro, fra quei due musi seri
+seri, che non si scomodavano, che non gli davano
+posto, che non si movevano nemmeno per restringere
+<span class="pagenum"><a id="Page_71"></a>[71]</span>
+la loro roba che, sparsa com'era, di qua
+e di là, occupava tutta la rete, sentiva un grande
+imbarazzo e anche una certa soggezione. Quell'ambiente
+ricco e severo della <i>prima classe</i>, se
+era quello del suo sangue, non era però quello
+della sua borsa.
+</p>
+
+<p>
+Egli, in certo modo, invidiava un po' la disinvoltura
+di Gegio, il quale aveva già camminato
+pacifico sui piedi dell'Inghilterra, e poi, dando
+una inciampata fra le gambe di uno dei due,
+s'era voltato per dire alla contessina Cecilia: — guarda,
+mamma, come sono brutti!
+</p>
+
+<p>
+Ma la Contessina aveva altro pel capo. Era in
+piedi, tutta occupata a disporre le sacche e le
+valigie.
+</p>
+
+<p>
+— Con permesso, <i>pardon</i>, scusino, già ci deve
+essere posto per tutti; abbiamo pagato anche noi.
+</p>
+
+<p>
+L'Elisa s'era subito rincantucciata comoda comoda,
+senza badare a nulla, nell'angolo vicino a
+un finestrino, e anche Prandino riuscì, alla fine,
+a potersi sedere e a tenere il posto di faccia all'Elisa,
+ma quando erano già cominciati gli urti
+e le toccatine di piedi, proprio sul più bello, gli
+inglesi, dopo essersi guardati in faccia con un'occhiata
+significantissima, levarono dei sigari d'avana
+dalle tasche, li accesero e, in due o tre
+sbuffate, riempirono di fumo lo scompartimento.
+</p>
+
+<p>
+— Ma, Conte.... Siamo forse in un <i>coupé da
+fumare?</i>
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_72"></a>[72]</span>
+Così dicendo, la Cecilia cominciò a tossire, a
+fiutare il fazzoletto, a morderlo.... però senza ottenere
+alcun effetto, chè i due inglesi, imperterriti,
+non si lasciavano commuovere da tutte quelle
+convulsioni.
+</p>
+
+<p>
+Lo scompartimento era proprio destinato pei
+fumatori e la Contessina dovette rassegnarsi ed
+essere lei la prima a cedere.
+</p>
+
+<p>
+Strepitò perchè le aprissero lo sportello, gridò
+prima in italiano che era una <i>sconvenienza</i>, e poi
+lo gridò in francese, corse giù, come meglio potè,
+dal vagone, e Prandino dietro, carico di nuovo
+di tutto il bagaglio e con Gegio fra le gambe,
+che piangeva perchè aveva paura che non si andasse
+più a Venezia.
+</p>
+
+<p>
+La Contessa intanto aveva osservato che il <i>sotto
+capostazione</i>, un bel giovanotto biondo col berrettino
+foderato d'arancio, messo sulle ventiquattro,
+le teneva gli occhi addosso con mesta ammirazione
+e cheta cheta, senza dir verbo, scendeva
+anche lei dal <i>coupé</i>, ma però con la grazia e la
+compostezza che non l'abbandonavano mai.
+</p>
+
+<p>
+Cecilia D'Abalà, com'è naturale, era adesso su
+tutte le furie. La gente le faceva circolo intorno,
+e i viaggiatori, col capo sporto fuori dalle finestrelle,
+la stavano a guardare, ridendo tra loro.
+</p>
+
+<p>
+— È una sconvenienza! una mancanza di educazione!
+Bisogna avere dei riguardi per le signore!
+<span class="pagenum"><a id="Page_73"></a>[73]</span>
+Oh! se ci fosse stato mio marito!... Avrei
+voluto vederlo!... Avrebbe saputo insegnar la
+creanza, lui, a quei signori!...
+</p>
+
+<p>
+— Anch'io — soggiunse sommessamente Prandino
+che voleva essere pure tenuto in qualche
+conto — anch'io ho detto loro che potevano essere
+più gentili.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, ma gliel'ha detto in italiano e allora....
+chi lo capisce?...
+</p>
+
+<p>
+L'Elisa, peraltro, otteneva cogli occhi più che
+sua figlia colla lingua, perchè il <i>sotto-capo</i>, da un
+momento all'altro, fece aprire uno scompartimento,
+destinato a rimaner chiuso fino a Padova,
+e là dentro, comodamente presero posto tutti i
+nostri viaggiatori. Prandino si profuse in ringraziamenti
+col giovane impiegato, e a titolo di
+regalo gli offrì il suo biglietto di visita, con tanto
+di corona nel mezzo, ma il <i>sotto-capo</i> si trovò meglio
+ricompensato dal sorriso che gli volse di
+sotto alla veletta la contessa Navaredo. In quanto
+alla Contessina, questa volta ch'era una sgarbatezza
+il tacere, non aprì bocca: avean pagati i
+biglietti, dunque toccava a quei signori della
+ferrovia a trovar loro i posti!...
+</p>
+
+<p>
+— Padova, Mestre, Venezia!...
+</p>
+
+<p>
+Finalmente furon tutti seduti. Prandino riuscì
+a mettersi daccapo in faccia alla Contessa; finalmente
+suonò il corno, la campanella, la macchina
+<span class="pagenum"><a id="Page_74"></a>[74]</span>
+fischiò, il treno si mosse, e non c'eran da
+temere altri inconvenienti. Gegio, inginocchiato
+sul sedile, guardava fuori dal finestrino dall'altra
+parte; la Cecilia gli stava vicina tenendolo
+per la falda del camiciotto perchè non cadesse
+fuori, e i nostri due innamorati eran così vicini
+che potevan parlare liberamente, come se fossero
+restati soli.
+</p>
+
+<p>
+— Sembra una persona per bene, quel <i>sotto-capo</i>,
+ed è molto gentile — disse lui.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, davvero? non ci ho badato — rispose
+lei: poi chinandosi un po' — sei contento, bambino? — gli
+chiese piano piano, accarezzandolo
+cogli occhi e col suo fiato caldo che gli corse
+sulla faccia e che lo fece tremar tutto.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! sì, e non credevo che al mondo si potesse
+esserlo tanto!...
+</p>
+
+<p>
+I quattro piedi si cercarono, s'incontrarono, si
+toccarono di nuovo e non si lasciarono più fino
+a Poiana.
+</p>
+
+<p>
+Prandino toccava il cielo col dito e, pare impossibile,
+lo toccava col dito dei piedi....
+</p>
+
+<p>
+Forse per questo la sua felicità era così vicina
+ad andarsene colle gambe all'aria!
+</p>
+
+<p>
+Da Poiana a Padova fu un lungo e non interrotto
+sdilinquimento sentimentale, mentre Gegio
+canticchiava con urlacci così stonati da romper
+la testa, se non fossero stati attutiti un po' dal
+<span class="pagenum"><a id="Page_75"></a>[75]</span>
+rumore e dallo sbattere del treno, e la Contessina
+dormiva, forse per il dispiacere di non aver
+alcuno da strapazzare.
+</p>
+
+<p>
+— Mi ami?
+</p>
+
+<p>
+— Tanto, tanto!
+</p>
+
+<p>
+— Avrai delle lune?
+</p>
+
+<p>
+— No.... se non ti lascerai fare la corte da
+nessuno.
+</p>
+
+<p>
+— Chi vuoi che me la faccia, bambino?
+</p>
+
+<p>
+— Tutti vorranno fartela, poichè sei tanto bella.
+</p>
+
+<p>
+— Non temere, sarò buona.... vedrai.... e poi a
+Venezia, non so che cosa sia.... ma sono sempre
+stata più buona che in tutti gli altri luoghi.
+</p>
+
+<p>
+Prandino ne avrebbe fatto senza di una tale
+confessione, ma già un po' di chiaro-scuro ci
+voleva.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè fai il muso adesso?... cos'hai?...
+</p>
+
+<p>
+— Nulla, un pensiero che m'è passato per la
+testa.
+</p>
+
+<p>
+— Dimmelo....
+</p>
+
+<p>
+— Sciocchezze! Non lo ricordo nemmeno.
+</p>
+
+<p>
+— È impossibile! Voglio saperlo,
+</p>
+
+<p>
+— Ma se non lo ricordo più, ti dico!... senti,
+senti, cara: una sera.... una sera andremo in gondola
+noi due soli?
+</p>
+
+<p>
+— Oh! sì!
+</p>
+
+<p>
+— E... là... mi dirai anche là di volermi bene?
+</p>
+
+<p>
+Questa volta, l'Elisa non gli rispose nulla, ma
+<span class="pagenum"><a id="Page_76"></a>[76]</span>
+sospirò, levando gli occhi al cielo, in un modo
+tale che pareva Santa Lucia, prima dell'operazione.
+</p>
+
+<p>
+Prandino sognava a occhi aperti: quei dodici
+giorni alle bagnature gli si paravano dinanzi
+alla mente con tutte le dolcezze, i fascini, le
+commozioni, le ebbrezze volute e sperate dal suo
+cuore. Egli si sentiva felice: anzi, si sentiva
+l'uomo più felice della terra, e, quando il treno
+arrivava sotto la tettoia di Padova, non desiderava
+più nulla.... nemmeno le trenta lire che gli
+mancavano per fare le trecento.
+</p>
+
+<p>
+Lo scompartimento dov'erano i nostri viaggiatori
+si fermò proprio in faccia al Caffè della stazione,
+e però la contessina Cecilia si sentì subito
+fame, e Gegio sete di <i>un'aqua di marena</i>.
+</p>
+
+<p>
+Il Conte smontò dalla carrozza, entrò nel Caffè
+e, strascicando l'erre, fece portare fuori un'acqua
+pel bambino e un caffè e panna, <i>colla cesta</i>, per
+la D'Abalà.
+</p>
+
+<p>
+— E lei, Contessa, non desidera nulla?
+</p>
+
+<p>
+— No, grazie, Conte.
+</p>
+
+<p>
+— Pagate, che dopo, stasera, faremo tutto una
+cosa sola coi biglietti — disse la Cecilia ad Ariberti,
+che s'incamminava di nuovo verso il Caffè.
+</p>
+
+<p>
+Mentre però i camerieri, che l'avevano visto a
+scendere da un <i>coupé</i> di prima classe e che avevano
+adocchiata la corona del portasigari, gli davano
+<span class="pagenum"><a id="Page_77"></a>[77]</span>
+del conte a tutto andare, egli si sentì stringere
+il ganascino da due dita forti come l'acciaio;
+si volse subito, ma, appena conobbe chi lo trattava
+in quel modo tanto confidenziale, diventò
+rosso rosso, e fece una profonda scappellata. Era
+nientemeno che il cavaliere Pinocchio, capo divisione
+nelle <i>Strade Ferrate dell'Alta Italia</i>, quello
+al quale il conte degli Ariberti s'era raccomandato
+tanto per avere un impiego.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! bravo, bravo, bravo il nostro Prandinello!
+E per dove si viaggia?
+</p>
+
+<p>
+— Vado a Venezia.
+</p>
+
+<p>
+— A Venezia? Oh! che briccone! A Venezia!...
+bravo, bravo, bravo. Ci sono stato anch'io un
+paio di giorni fa, e sarà facile che vi ritorni ancora
+quest'altra settimana.
+</p>
+
+<p>
+— Davvero? Sarei felicissimo d'incontrarla,
+Cavaliere.
+</p>
+
+<p>
+Questa felicità di Prandino non era mica tutt'oro
+colato, ma egli la buttò là nulladimeno con
+una grande espansione.
+</p>
+
+<p>
+— Sicuro; o al Lido, o in piazza, o sotto le
+Procuratie ci rivedremo certo.... bravo, bravo,
+bravo. E come sta mamma Orsolina?
+</p>
+
+<p>
+— Benissimo, grazie, Cavaliere.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! a proposito, Prandinello mio, saprete
+che ho per voi delle buone nuove.
+</p>
+
+<p>
+— Magari!... — magari me le desse a bassa
+<span class="pagenum"><a id="Page_78"></a>[78]</span>
+voce, — pensava il poveretto ch'era sulle brace,
+perchè gli pareva che tutti quanti lo stessero là
+a guardare. Ma il cavaliere Pinocchio, uomo tagliato
+piuttosto alla buona, e che in tutte le stazioni
+sulla rete dell'<i>Alta Italia</i>, gli pareva d'essere
+in casa sua, parlava forte, lentamente e colla
+bocca piena, perchè stava masticando una focaccia
+calda calda, della <i>Meneghina</i>.
+</p>
+
+<p>
+— Ieri sono stato a Verona, e ho parlato
+col capo-traffico.... M'ha detto di aver sollecitata
+la vostra chiamata in servizio. Per la fine di questo
+mese o pei quindici del venturo è quasi certo
+che sarete a posto. Già si sa bene, farete anche
+voi il tirocinio come avventizio, ma intanto....
+</p>
+
+<p>
+— Partenza per la linea di Venezia!...
+</p>
+
+<p>
+— Scusi.... Grazie tante, Cavaliere!... — E Prandino
+si mosse per scappar via.
+</p>
+
+<p>
+— Oh!... c'è tempo.... c'è tempo....
+</p>
+
+<p>
+— Ma sa.... non vorrei.... chiudono gli sportelli...
+</p>
+
+<p>
+— Andate, andate. Ci rivedremo a Venezia.
+</p>
+
+<p>
+— Servitor suo, Cavaliere. — E Prandino tornò
+di corsa dov'era l'Elisa, ma era aspettato anche
+là da una brutta sorpresa.
+</p>
+
+<p>
+Il suo posto in faccia alla Contessa era stato
+preso da un signore grassotto, di mezza età, vestito
+piuttosto male, con una lente all'occhio, il
+quale, tutto miele, ascoltava sorridendo la contessa
+Elisa, che gli parlava chinata verso di lui
+e facendo l'occhio di triglia.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_79"></a>[79]</span>
+La D'Abalà s'era un po' avvicinata alla madre,
+e Gegio stava seduto tutto moine e carezze sopra
+una gamba del signore dalla lente.
+</p>
+
+<p>
+Prandino, appena lo riconobbe, e lo riconobbe
+subito, si sentì tremar le gambe, mancare la lena
+e gli si oscurò la vista. Salì inciampando nello
+scompartimento; rosso, rosso, fece un risolino da
+ebete, come per salutare la comitiva, ma adesso
+aveva un bel mostrarsi affabile, nessuno gli badava
+più. Tanto per darsi un po' di contegno,
+accarezzò i capelli di Gegio, ma questi gli si voltò
+irritato, con una mossaccia dispettosa, e, quasi lo
+sapesse di fargli dispetto, si pose a baciucchiare
+la mano pelosa del suo nuovo amico.
+</p>
+
+<p>
+— Andiamo, Gegio, non essere seccante. — Si
+conoscono? — chiese poi l'Elisa a quell'altro, indicandogli
+Prandino.
+</p>
+
+<p>
+— Veramente di vista.... credo di sì; ma presentazione
+non c'è stata.
+</p>
+
+<p>
+— Il conte Eriprando degli Ariberti; il marchese
+del Mantico.
+</p>
+
+<p>
+Il maggiore si volse verso Prandino con grande
+sussiego, e serio, grave, si pose a fissarlo colla
+lente nell'occhio in una maniera come se non
+avesse da guardare un uomo, ma un monumento.
+Prandino invece, che voleva sembrare disinvolto,
+si alzò dal suo posto, gli venne incontro, gli prese,
+gli strinse la mano, tanto che il polsino, colle
+<span class="pagenum"><a id="Page_80"></a>[80]</span>
+macchie rosse delle ciliege di Gegio, si slacciò
+dal bottone e gli corse giù, fuori della manica.
+</p>
+
+<p>
+La Contessa e il Maggiore, ripresero subito la
+conversazione a bassa voce; la Contessina, da lontano,
+sorrideva all'una ed all'altro; Gegio fra le
+gambe del Maggiore giocava coi ciondoli dell'orologio.
+</p>
+
+<p>
+— Sta a vedere, — pensava Prando dopo di
+essersi accomodato il polsino, — sta a vedere
+che questo animale viene a Venezia con noi? Se
+fosse vero, io mi fermo a Mestre!... — E intanto
+si mordeva i baffi, scoteva convulsamente
+i tacchi sul tappeto, allungava il muso, impallidiva,
+aggrottava le sopracciglia, ma era tutta
+fatica sprecata, che già l'Elisa non gli badava.
+</p>
+
+<p>
+Dopo una mezz'oretta, terminarono di parlarsi
+così a bassa voce; e allora il Maggiore, per cambiar
+discorso, cominciò prima a dir male del suo
+colonnello, e poi dopo a discorrere di cavalli, di
+corse, di cocchieri di Monte-Carlo, di centinaia
+di migliaia di lire, delle scuderie del duca A., delle
+rimesse del principe B., dei <i>box</i> del conte C.
+</p>
+
+<p>
+Prandino ne capiva poco, ma siccome quell'altro
+parlando, di tanto in tanto lo fissava con la
+lente, quasi per avere la sua approvazione, egli
+si credeva obbligato di fare certi sorrisi che pareano
+smorfie.
+</p>
+
+<p>
+Però la provvidenza c'è dappertutto, anche sulla
+<span class="pagenum"><a id="Page_81"></a>[81]</span>
+linea da Milano a Venezia. Difatti, poco prima
+di arrivare a Mestre, l'infelicissimo conte degli
+Ariberti si sentì tornar l'anima in corpo quando
+udì il Maggiore che cominciava a congedarsi.
+</p>
+
+<p>
+— Come!... si ferma a Mestre?
+</p>
+
+<p>
+Era la prima volta che Prandino osava dirigergli
+il discorso; ma la contentezza gli ridava
+adesso il coraggio.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, mi fermo a Mestre perchè vado a Treviso
+dove sono di presidio.
+</p>
+
+<p>
+— Però ci rivedremo a Venezia, non è vero? — gli
+chiese quell'antipatica della contessina Cecilia.
+</p>
+
+<p>
+— E.... potrebbe anche darsi.... ma....
+</p>
+
+<p>
+E qui invece di rispondere alla figlia, il maggiore
+fissò la mamma in modo che questa arrossì,
+si chinò languidamente, e tornarono a parlarsi
+a bassa voce, cosa che rimise l'uggia e lo sgomento
+addosso a Prandino.
+</p>
+
+<p>
+Il treno cominciava a rallentare.
+</p>
+
+<p>
+— Ci siamo? — chiese il Maggiore.
+</p>
+
+<p>
+— Ci siamo! — rispose Prandino, e aggiunse
+mentalmente — se Dio lo vuole!
+</p>
+
+<p>
+— Mestre!... Chi scende a Mestre!...
+</p>
+
+<p>
+Il Maggiore prese la sua sacchetta e saltò giù;
+ma risalì subito sul predellino a discorrere piano
+con l'Elisa che si sporgeva mezza fuori dallo
+sportello. Prandino, tutto orecchi, non riusciva se
+non ad afferrare qualche parola qua e là.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_82"></a>[82]</span>
+— Dunque? — chiedeva il Maggiore.
+</p>
+
+<p>
+— <i>Cela dépendra!</i>... — rispondeva la Contessa,
+sorridendo con intenzione. E poi parlarono più
+basso ancora, e Prandino non potè intender più
+nulla, soltanto ci fu un momento nel quale gli
+sembrò che il Maggiore accennasse a lui e che
+la Contessa si stringesse un po' nelle spalle colla
+stessa mossa, tal e quale, con cui ella soleva mostrarsi
+crucciata quando egli, alla sua volta, era
+geloso delle lettere del Maggiore.
+</p>
+
+<p>
+— E dove ha preso alloggio, Contessa?
+</p>
+
+<p>
+— Alla <i>Gondola d'Oro</i> — rispose per lei la
+Cecilia, avvicinandosi. — Dunque verrà a trovarci
+senza fallo a Venezia?
+</p>
+
+<p>
+— Non dico di no.... e non dico di sì!... — Il
+Maggiore evidentemente ci teneva a fare il prezioso.
+</p>
+
+<p>
+— Venga! ma venga, da bravo!
+</p>
+
+<p>
+— Vieni! Vieni! non è vero che verrai? sì
+che verrai? — si pose a strillare Gegio che riebbe
+in quel punto un impeto di tenerezza per Del
+Mantico.
+</p>
+
+<p>
+— Sì.... sì.... verrò!...
+</p>
+
+<p>
+— Ma non si parte più?... — chiese Prandino
+che cominciava proprio a perdere la pazienza. — Non
+lo capisco tutto questo ritardo.
+</p>
+
+<p>
+— Si vede che aspetteranno l'altro treno.... Ah!
+eccolo!... Dunque.... buon viaggio, Contessa!
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_83"></a>[83]</span>
+— <i>Sans adieu!</i>... — disse questa, stendendogli
+la mano e rifacendo gli occhi di triglia.
+</p>
+
+<p>
+— <i>Sans adieu!</i> — e anche il Maggiore, grassotto
+e attempatuccio com'era, si levò, anche lui,
+la lente per salutarla nell'inchinarsi, finchè il
+treno si muoveva, con un'occhiata lunga e molto
+sentimentale.
+</p>
+
+<p>
+Prandino era ritornato al suo posto, che il
+Maggiore gli aveva tenuto caldo, ma aveva un
+muso, un fare, che diceva più di qualunque sfuriata.
+La Contessa allungò il piedino, ma i piedi
+dell'Ariberti si ritirarono, quasi avessero paura
+di scottarsi.
+</p>
+
+<p>
+— Che cos'hai? — gli chiese piano l'Elisa,
+chinandosi verso di lui.
+</p>
+
+<p>
+— Nulla! — rispose Prandino, con una manieraccia
+che pareva le volesse dare un morso.
+</p>
+
+<p>
+— Si comincia male!
+</p>
+
+<p>
+E l'Elisa, così dicendo, con aria seccata si riaccomodò
+nel suo cantuccio, e fino a Venezia non
+ci fu più verso di farle dire una parola.
+</p>
+
+<p>
+Intanto, la contessina Cecilia continuava a sfogare
+il suo vivo entusiasmo per il Del Mantico:
+trovava ch'egli era molto simpatico, che aveva
+molto spirito, che aveva l'aria di gran signore e,
+finalmente, che s'era fatto anche più bello di
+prima, il che non era proprio vero, nè poteva essere,
+perchè, da che mondo è mondo, tutti i capitani,
+<span class="pagenum"><a id="Page_84"></a>[84]</span>
+quando diventano maggiori, diventano più
+brutti....
+</p>
+
+<p>
+Con queste chiacchiere, si attraversava il ponte
+della laguna, e Gegio era tutto festante; batteva
+le manine, gridava, saltava; bisognava tenerlo,
+se no, c'era pericolo si buttasse giù dal finestrino.
+</p>
+
+<p>
+A un certo punto, quando vide un battelletto
+con una vela, che filava diritto diritto in mezzo
+all'acqua, parve diventasse matto, finchè, voltatosi
+di botto all'Elisa, le disse:
+</p>
+
+<p>
+— Quando il Del Mantico verrà a Venezia, mi
+farai comperare una barchettina nera, con una
+bella vela bianca come quella là?...
+</p>
+
+<p>
+— Tu, caro, devi imparare a non seccare mai
+nessuno.
+</p>
+
+<p>
+— Va là: te la comprerò io la barchettina — gli
+disse Prandino, accarezzandolo, perchè, un
+po' spaventato dalla cera brusca che gli faceva
+l'Elisa, sentiva bisogno d'ingraziarsi qualcuno.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! giusto te!.... Tu non ne hai soldi, tu!....
+La mamma ti chiama sempre Prandino meschino
+sotto gli alberi della luna!
+</p>
+
+<p>
+Cecilia diede un forte pizzicotto al ragazzo e
+gli soffocò a mezzo le parole; ma Prandino aveva
+udito tutto; e queste sono le ragioni per le quali
+il conte Eriprando degli Ariberti, che era partito
+da Vicenza raggiante di felicità, smontava a Venezia
+con un muso lungo un palmo!
+</p>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_85"></a>[85]</span>
+</p>
+
+<h2><a id="capVII"></a>
+CAPITOLO VII.
+</h2>
+
+<p>
+Per chi non è avvezzo a viaggiare, il momento
+di uscire, stipato fra la gente, dalla stazione in
+una città grossa, dà sempre un certo impiccio: figuratevi
+poi Prandino, il quale, con quel po' po' di
+peso che aveva sullo stomaco, arrivava per l'appunto
+a Venezia, dove non era mai stato, fuorchè
+una volta sola, da ragazzo.
+</p>
+
+<p>
+Dopo di avere attraversata quella tettoia lunga,
+bassa, stretta, scura della stazione, egli si trovò,
+tutt'a un tratto, in faccia del Canal Grande, dove
+le acque e il cielo e la terra si confondono amorosi
+in una festa di colori. E lì, attorno all'uscita,
+sul piazzale, c'era una folla di gondolieri
+e di servitori d'albergo: i gondolieri sbraitavano,
+si spingevano l'un l'altro, si sbracciavano; volevano
+impadronirsi per forza dei viaggiatori.
+</p>
+
+<p>
+— <i>Vorla una gondola, signor? Una bela gondola,
+a un remo, a do remi — pronta!</i>....
+</p>
+
+<p>
+I servitori d'albergo, invece, tutti in fila, più
+gravi, più composti, non facevano altro che ripetere:
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_86"></a>[86]</span>
+— Albergo d'Italia! <i>Grand Hôtel</i> — <i>Capelo</i>!
+Al Vapore! <i>Pension Suisse</i>! La luna! Hôtel Vittoria!
+</p>
+
+<p>
+Prandino era rimasto a bocca aperta; quelle
+grida lo stordivano e guardava trasognato lo spettacolo
+del <i>Canal Grande</i>, con quella larga striscia
+di gondole che formava giù come un'altra
+riva mobile, irrequieta, sotto quella bianca, solida,
+di pietra, e il verdastro dell'acqua, e il brulichìo
+di tutta quella gente affaccendata, e più
+lontano il ponte grigio che parea trapunto.
+</p>
+
+<p>
+— Mi dia lo scontrino. Anderò io a farmi consegnare
+il bagaglio. Lei, intanto, prenda una
+gondola, ma badi bene di contrattare prima, se
+no, vogliono il doppio. Tu, mamma, vieni con
+me, — continuò la Cecilia, rivolgendosi all'Elisa,
+che camminava passo passo, colla sua andatura
+molle e sentimentale, guardandosi intorno con
+una certa noncuranza che la faceva parere una
+dama inglese da strapazzo. — Tu, mamma, vieni
+con me. Quattrocchi ci vedono più di due, e poi,
+alle volte, non si sa mai, potrei dimenticarmi
+qualche <i>capo</i>....
+</p>
+
+<p>
+Questo pericolo non c'era proprio.... piuttosto
+ci poteva essere l'altro, che se ne ricordasse uno
+di più!
+</p>
+
+<p>
+— Tu, Gegio, sta bono, resta col Conte.
+</p>
+
+<p>
+— No! Io voglio andare colla mamma grande!
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_87"></a>[87]</span>
+— Torniamo subito!
+</p>
+
+<p>
+— No! Io voglio andare colla mamma grande!
+</p>
+
+<p>
+— E tu va colla mamma grande, seccatore,
+marmotta, che non sei altro!
+</p>
+
+<p>
+Un ometto magro, agile, colla faccia maschia,
+espressiva, annerita dal sole, con in testa un cappellaccio
+di paglia, e indosso un camiciotto di
+rigatino stinto, era stato attento alla scena: però,
+appena scomparse le signore con Gegio, si avvicinò
+a Prandino e, come se già lo conoscesse da
+un pezzo:
+</p>
+
+<p>
+— <i>Son qua mi, signor</i> — gli disse tutto umile — <i>son
+qua mi</i>.
+</p>
+
+<p>
+— Avete una gondola?
+</p>
+
+<p>
+— <i>La vegna co mi, ghe digo; la vegna co mi e
+no la se indubita</i>!
+</p>
+
+<p>
+Prandino lo guardò tutto consolato: non gli pareva
+vero che qualcuno si occupasse di lui in
+quella folla, per toglierlo d'imbarazzo e, senza
+dir motto, seguì il barcaiolo.
+</p>
+
+<p>
+Questi lo fece piegare a sinistra.
+</p>
+
+<p>
+Poco dopo, dalla stazione usciva un facchino
+con un gran baule sulle spalle, una valigia in
+una mano e due sacche in un'altra. Dietro di
+lui venivano la Cecilia, tutta piena di scatole e
+di cassette, la Contessa con una cappelliera da
+una parte, e Gegio, che le dava la mano, dall'altra.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_88"></a>[88]</span>
+— <i>Bapi! Ohè! Bapi! Porta qua la roba del signor</i> — gridò
+il barcaiolo, che lo riconobbe, mentre
+Prandino tornava indietro di corsa, per aiutare
+la Cecilia, che in quello stato, rossa e dondolante,
+con tutto il peso della roba fra le mani,
+pareva dovesse scoppiare.
+</p>
+
+<p>
+<i>Bapi</i>, che aveva voltato a destra, appena udì
+la voce che lo chiamava, alzò gli occhi, chè la
+testa non la poteva muovere sotto al baule, e
+piegò, trotterellando curvo, a sinistra.
+</p>
+
+<p>
+— Si va per di qua? — chiese Cecilia a Prandino.
+L'Elisa non gli parlava mai, era in collera
+per la scenaccia che le aveva fatto a Mestre.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, per di qua. Ho trovato una bella gondola,
+grande, pulita.
+</p>
+
+<p>
+Adagio adagio, si avvicinarono alla riva; ma
+quale non fu lo sdegno della Cecilia e l'espressione
+ironica della Contessa, quando videro che
+Prandino, invece di una gondola, aveva noleggiato
+un battello. Era una barca grande davvero!
+e pulita, co' suoi guancialini candidi, filettati di
+rosso!
+</p>
+
+<p>
+Però tutto il sentimento aristocratico di casa
+Navaredo si rivoltò dinanzi a quel democratico
+mezzo di trasporto. La Cecilia strepitò, l'Elisa
+si strinse indispettita nelle spalle, e Gegio si
+mise a piangere perchè avea paura che la mamma
+non volesse più andare in barca. Ma tanto e tanto
+<span class="pagenum"><a id="Page_89"></a>[89]</span>
+ogni diverbio era inutile: il baule e le sacche
+erano già dentro, Prandino lo aveva preso, dunque
+bisognava adattarsi. La Cecilia, alla quale
+davano mano in tre, scese ed entrò nel battello
+protestando che, se ci fosse stato là suo marito,
+non avrebbe tollerata quella canzonatura, e continuò
+a brontolare concitata finchè il battello
+scendeva lungo il Canale.
+</p>
+
+<p>
+Il perfido battelliere la lasciò sfogare per un
+pezzo, ma poi, senza fissare in faccia a nessuno,
+senza piegare la testa, guardando in alto, come
+se parlasse coi fili del telefono:
+</p>
+
+<p>
+— <i>Il batelo sono più sicuro de la gondola</i> — disse
+serio serio — <i>perchè co una scarampetola da
+niente si schivano dal tranvai: e invece la gondola
+vengano rebaltata facilmente. Anche gieri, do gondole
+sburtarono il vaporeto e andarono a ramengo
+coi passeggeri in aqua</i>.
+</p>
+
+<p>
+— <i>Haohe!</i>.... — gridò poi piegando il battello
+per voltare in un rio.
+</p>
+
+<p>
+— <i>Stalì!</i>.... — rispose una voce interna e subito
+una gondola uscì dal rio, quasi urtando contro
+il battello che entrava; ci fu uno scambio di
+insolenze fra i barcaioli e ognuno tirò diritto
+per la sua strada.
+</p>
+
+<p>
+Fra Prandino e l'Elisa, il malumore durò ostinato
+tutto quel giorno. A desinare, Prandino,
+discorrendo colla Cecilia, fece capire a quell'altra
+<span class="pagenum"><a id="Page_90"></a>[90]</span>
+che lui si trovava così male a Venezia da pensare
+sul serio di ritornarsene a casa il giorno
+dopo. Ma nè la Cecilia nè l'Elisa gli risposero
+punto in proposito e continuarono invece a chiacchierare,
+a scambiarsi mezze parole, sorrisi significantissimi,
+che si riferivano a discorsi sott'intesi
+fra loro due e che Prandino non doveva
+capire.
+</p>
+
+<p>
+Nulladimeno madre e figlia mangiarono con
+buonissimo appetito: l'Elisa masticava lentamente,
+silenziosamente e malinconicamente coll'aria
+di scomodarsi per compire un sacrifizio; la
+Cecilia divorava in furia, quasi avesse paura di
+non arrivare a tempo a mangiare di tutto. La
+Contessa, intanto, per non perdere il tempo, godeva
+di essere ammirata, non essendoci di meglio,
+dal direttore della locanda, un signore dall'aspetto
+pulito, elegante, che andava e veniva
+nella sala da pranzo, dispensando ordini coll'aria
+severa d'un diplomatico, mentre la Cecilia, di
+soppiatto, intascava pane, frutta, formaggio, tutto
+ciò che le capitava, perchè con quella provvista
+risparmiava la colazione sua e quella di Gegio.
+</p>
+
+<p>
+Il contegno delle signore, quei misteri che non
+finivano mai, l'indifferenza che gli dimostrava
+l'Elisa, tutto ciò, metteva addosso a Prandino
+una smania, una gelosia, una inquietudine da
+non dire.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_91"></a>[91]</span>
+— Certo — pensava egli fra sè — certo parlano
+del Maggiore; certo le loro parole si riferiscono
+a lui. Maledetta combinazione!.... Ma come
+mai era egli a Padova!... Fu un accidente, o un
+incontro combinato tra loro d'accordo!.....
+</p>
+
+<p>
+Il timore che il Maggiore capitasse un giorno
+o l'altro a Venezia e si facesse vedere al passeggio
+o al Lido coll'Elisa, lo angustiava fortemente;
+e in questa grande angustia c'era un po'
+di gelosia e insieme di vanità ferita; c'era la
+paura di perdere l'amore della Contessa e c'era
+anche l'apprensione che la gente, vedendola col
+Maggiore, non riputasse più lui, Prandino, il solo
+amante fortunato.
+</p>
+
+<p>
+Nè a rasserenarlo contribuivano le amabilità
+scherzose di Gegio, il quale, pieno come un otre,
+sdraiato sulla seggiola, si divertiva a schizzare i
+noccioli delle ciliegie adosso a Prandino, che gli
+era seduto di contro.
+</p>
+
+<p>
+Preso il caffè, la Cecilia si volse a sua madre e — Vuoi
+che andiamo a vestirci? — le chiese,
+alzandosi lei da tavola, per la prima.
+</p>
+
+<p>
+— Andiamo pure.
+</p>
+
+<p>
+L'Elisa aveva mangiato troppo; aveva caldo,
+sudava e, adesso, delle chiazze rosse, accese, trasparivano
+sotto la cipria della faccia.
+</p>
+
+<p>
+— Io esco un momentino, — disse l'Ariberti
+alla Cecilia, chè, con quell'altra, anche lui voleva
+tenere il broncio.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_92"></a>[92]</span>
+— Esce solo?.... Senza aspettarci? — gli domandò
+Elisa un po' inquieta per quegli indizi di
+ribellione.
+</p>
+
+<p>
+— Voglio passare da mio cugino Badoero. Non
+si sa mai, potrei ritornarmene via presto da Venezia,
+anche domani forse, e, a buon conto, desidero
+prima salutarlo.
+</p>
+
+<p>
+— Faccia pure il suo comodo.
+</p>
+
+<p>
+— Fra una mezz'ora, fra un'ora, forse, tutt'al
+più, sarò certo di ritorno all'albergo.
+</p>
+
+<p>
+— Faccia pure, faccia pure. Vuol dire che, se
+noi saremo uscite, ci ritroverà in piazza o al
+Caffè.
+</p>
+
+<p>
+— A qual Caffè? perchè, suppongo, ce ne sarà
+più d'uno anche a Venezia.
+</p>
+
+<p>
+— Al <i>Florian</i>. Dovrebbe saperlo: la <i>buona società</i>
+non va altro che al <i>Florian</i>.
+</p>
+
+<p>
+— Ma come vuoi che sappia lui queste cose? — saltò
+su a dire la Cecilia — se ti prende ancora
+un battello per una gondola!
+</p>
+
+<p>
+L'Ariberti arrossì dalla rabbia e avrebbe dato
+dieci lire, delle dugento sessanta circa che gli
+rimanevano, per potersi sfogare tirando le orecchie
+ben bene a quel monellaccio di Gegio, che,
+dopo la risposta impertinente della mamma, s'era
+messo anche lui a dar la baia a Prandino e non
+la finiva più di gridare a perdifiato:
+</p>
+
+<p>
+— Oh bello! oh bello!.... per una gondola prende
+un battello!....
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_93"></a>[93]</span>
+Colla stizza in corpo salì per andare nella sua
+camera, a prender il cappello, i guanti e la mazzetta.
+Salì su su, tutte le scale, quante ce n'erano,
+perchè, assicurandolo che di là potea veder
+la laguna, lo avevano alloggiato proprio sotto il
+tetto. Quando fu di sopra, s'accorse di non avere
+la chiave: scese di nuovo e la domandò ai camerieri
+che incontrava nelle sale del primo piano.
+Ma questi che aveano ancora dei pranzi da servire,
+andavano e venivano affaccendati, carichi
+di piatti e di roba, mostrando chiaro che non
+c'era tempo da badare a lui. Prandino, in mezzo
+a tutta quella gente che gli passava dinanzi senza
+nemmeno salutarlo, oppure rispondendogli appena
+a monosillabi, provava soggezione. Quegli abiti
+neri erano più puliti e più nuovi e più eleganti
+del suo, capiva di non esser nulla là, per quella
+gente, mentre invece a Vicenza era pur sempre
+<i>il signor conte</i>, e temeva che avessero subito indovinato
+com'egli fosse uno di quei forestieri che
+ne han pochini da spendere.
+</p>
+
+<p>
+— Che numero ha il signore? — gli chiese
+un cameriere.
+</p>
+
+<p>
+— L'ottantasei.
+</p>
+
+<p>
+— È di sopra la chiave dell'ottantasei? — domandò
+il primo interlocutore ad un altro che
+passava.
+</p>
+
+<p>
+— No.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_94"></a>[94]</span>
+— Allora l'avrà da basso il portiere.
+</p>
+
+<p>
+— Grazie — e Prandino scese giù a terreno.
+</p>
+
+<p>
+— Avete la mia chiave?
+</p>
+
+<p>
+— Che numero? — Il portiere era un uomo
+alto, colle fedine all'inglese, l'aria grave, i modi
+asciutti e che ci soffriva molto a essere scomodato.
+</p>
+
+<p>
+— L'ottantasei.
+</p>
+
+<p>
+Il portiere non si mosse da sedere: era sdraiato
+sopra una poltrona, non si levò il berretto, cerimonia
+che del resto non prodigava mai agl'italiani,
+ma teneva in serbo per gl'inglesi, i tedeschi
+e gli egiziani, e sempre senza parlare, indicò
+all'Ariberti l'ultima chiave appesa all'ultimo
+chiodino della tavoletta.
+</p>
+
+<p>
+Prando prese la chiave, risalì su su, nella sua
+camera a cercarvi ciò che voleva e poi ridiscese
+di corsa. Era ansante, sudato: ma gli stava a
+cuore di dare una lezione a quell'animale di portiere.
+Però, certo, quando avrebbe saputo con
+chi aveva da fare, avrebbe usato altri modi.
+</p>
+
+<p>
+— Sapete indicarmi il palazzo Badoero?
+</p>
+
+<p>
+Il nostr'uomo si mosse dalla poltrona con visibile
+malcontento, e senza alcuna fretta uscì
+fuori a domandare l'indirizzo richiesto, ad un
+gondoliere.
+</p>
+
+<p>
+— <i>Vorla una gondola, signor, andaressimo più
+presti</i>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_95"></a>[95]</span>
+— Non ho premura. Grazie. — Se per caso — e
+Prandino si rivolse al portiere — se per
+caso venisse all'albergo il conte Badoero a cercare
+di suo cugino il conte Eriprando degli Ariberti,
+che sono io, ditegli che fra una mezz'ora
+sarò qui di ritorno.
+</p>
+
+<p>
+— Sarà fatto, signor Conte! — E questa volta
+il portiere, con grande soddisfazione di Prandino,
+si toccò il berretto.
+</p>
+
+<p>
+Il nostro giovinotto, avviandosi e internandosi
+fra quelle <i>calli</i> così strette e affollate, dove la
+puzza d'acqua salsa, stagnante, si confonde coll'odore
+di pesce fritto, non aveva altro che un
+solo pensiero: trovare il modo di far patire all'Elisa
+un po' di quel malcontento, di quell'inquietudine
+che pativa lui.
+</p>
+
+<p>
+— Certo — pensava — certo stasera mi aspetterà
+un bel pezzo al Caffè.... Tanto e tanto il
+maggiore è a Treviso e non ho paura di lui,
+dunque.... che mi aspetti!... Comincierà anche lei
+ad essere un po' inquieta non vedendomi capitare.
+D'ora in poi cambierò sistema. Già colle donne,
+lo dicono tutti, bisogna farsi desiderare per essere
+desiderati. A buon conto il mio cugino Badoero,
+molto probabilmente, uscirà con me: andremo
+insieme in piazza San Marco, egli mi presenterà
+forse a qualche suo amico, fors'anche a
+qualche bella signora, e l'Elisa, vedendomi fare
+<span class="pagenum"><a id="Page_96"></a>[96]</span>
+il galante colle altre, proverà alla sua volta il
+divertimento della gelosia. Brutta stupida!....
+</p>
+
+<p>
+Ma, e il suo cugino Badoero lo avrebbe accolto
+proprio bene? Se invece lo trattasse, come
+si dice, dall'alto al basso? Se non volesse saperne
+di lui? Se lo licenziasse sbrigandosene con
+un complimentino a fior di labbra?
+</p>
+
+<p>
+Anche questa era una spina, e una spina che
+lo pungeva tanto più profondamente, quanto più
+il povero Ariberti si avvicinava al palazzo del
+suo illustre cugino. È vero che per nobiltà di
+sangue l'uno valeva l'altro, ma fra i Badoero e
+gli Ariberti c'era una differenza notabile di quattrini
+e, in questo mondo ladro e democratico, i
+quattrini sono un gran che, anche quando non
+sono tutto come nella maggior parte dei casi.
+</p>
+
+<p>
+Quando tirò la maniglia del campanello la sua
+mano tremava ed era così confuso che al gondoliere
+che gli aprì la porta domandò del padrone
+dandogli del <i>lei!</i>...
+</p>
+
+<p>
+Però si riconfortò presto, chè il Conte lo ricevette
+subito, dopo due minuti soli di anticamera.
+Badoero fu con lui di una cortesia senza
+esempio. Gli fece tante di quelle espansioni, di
+quelle profferte, come se fossero stati due amiconi
+che non si fossero veduti da anni, non già
+due cugini che non s'erano veduti mai.
+</p>
+
+<p>
+Il Badoero era amabilissimo e possedeva una
+<span class="pagenum"><a id="Page_97"></a>[97]</span>
+parlantina che non lasciava tempo a quell'altro
+nemmeno di respirare, non che di ringraziarlo.
+E Prandino lo guardava e sorrideva chinando il
+capo, tanto per rispondere in qualche modo. Del
+resto non ve n'era bisogno, perchè il cugino rispondeva
+da sè alle sue proprie domande.
+</p>
+
+<p>
+— La Contessa vostra madre sta benone, già
+s'intende? Bravo, ne ho molto piacere. Desidero
+proprio di conoscerla di persona, e lo farò, oh
+se lo farò! la prima volta che passo da Vicenza
+per andare a Milano, mi ci fermo tra una corsa
+e l'altra. Vedrete, vedrete; non vi prometto di
+più, perchè voglio essere di parola, ma tra una
+corsa e l'altra mi ci fermo di sicuro. Voi già
+siete venuto a Venezia per le bagnature? Avete
+fatto benissimo: quest'anno avremo una stagione
+veramente eccezionale. Volete una sigaretta?....
+Vi fermerete tutto il mese, s'intende — quantunque
+non sarete qui per la cura, ma per il
+passatempo dei bagni. — Bene, bene! andremo
+al Lido insieme, anzi, tanto per cominciare, trovatevi
+domani sul vaporetto delle tre. Non vi
+offro nemmeno un invito per il <i>club</i>: d'estate
+non ci si va mai. Però, una sera o l'altra, se
+avrete gusto di fare un <i>taglietto</i> al <i>lansquenet</i> od
+un paio di punti all'<i>écarté</i>, vi ci condurrò. Mi
+rincresce, <i>nom de Dieu</i>, che oggi, proprio oggi,
+ho un <i>rendez-vous</i>. Aspetto il conte Potapow, cugino
+<span class="pagenum"><a id="Page_98"></a>[98]</span>
+dell'aiutante generale dello Czar, col quale
+dobbiamo andare dalla principessa di Lentz. Bisognerà
+che la conosciate la principessa: nasce
+Oldenburg. Suo padre, prima di morire, è stato
+gran duca, e ha regnato per otto giorni. Oh! qui
+a Venezia abbiamo una colonia forestiera molto
+numerosa e molto scelta. Mi rincresce proprio di
+questo impegno preventivo, ma come si fa? Non
+sono profeta, nè figlio di profeta e non potevo
+certamente immaginare il bel regalo della vostra
+carissima visita. Del resto già si sa bene; meglio
+stasera che domani. Appena arrivato, anche
+voi avrete molte cose da fare e io, anzi, non voglio
+essere indiscreto e non vi trattengo di più.
+Dunque a rivederci domani; siamo intesi: sul vaporetto
+delle tre. Vi presenterò alla Principessa.
+A proposito, dove siete, anzi fra noi parenti,
+dobbiamo trattarci col tu, lo permetti non è
+vero?....
+</p>
+
+<p>
+— Oh! si figuri!....
+</p>
+
+<p>
+— .... Dove sei sbarcato? Al <i>Grand Hôtel</i>?....
+</p>
+
+<p>
+— No, all'<i>Hôtel della Gondola d'Oro</i>.
+</p>
+
+<p>
+— Dicono che non ci si stia male. L'anno
+scorso vi tenne un <i>pied-à-terre</i> per qualche mese
+il commendatore Jamagata. È il console della
+Cina e del Giappone. Te lo farò conoscere anche
+lui.
+</p>
+
+<p>
+Quando il conte Eriprando degli Ariberti si
+<span class="pagenum"><a id="Page_99"></a>[99]</span>
+trovò fuori dal palazzo Badoero era tutto beato,
+tutto gongolante, e fissava la gente per la strada
+con una superbia da Rodomonte.
+</p>
+
+<p>
+Gli pareva d'essere diventato un altro uomo.
+Solamente le dugento sessanta lire rimanevano
+sempre le stesse, e anzi, adesso, gli sembravano
+ancora meno di prima. E fu per l'appunto questa
+povertà che a poco a poco gli rase dal cuore
+tutta la contentezza dell'accoglienza così festosa
+e del <i>tu</i> scambiato col Badoero; <i>tu</i> nel quale
+la sera innanzi egli osava appena sperare con
+un sussulto d'ambizione.
+</p>
+
+<p>
+Ma tant'è, in questo mondaccio non v'è cosa
+bella e desiderata, che una volta raggiunta non
+perda tutti i suoi fascini, tutte le sue attrattive.
+Anche la promessa d'essere presentato alla principessa
+di Lentz, al conte Potapow ed al commendatore
+Jamagata, quantunque fosse una fortuna,
+nulladimeno aveva per lui il suo lato pericoloso.
+Con dugento sessanta lire, come avrebbe
+potuto vivere per un paio di settimane in una
+compagnia così illustre?.... Tanto illustre che al
+suo confronto, gli sembrava rimpicciolito anche
+il grande Badoero, e trovava odiosamente <i>borghese</i>
+madama D'Abalà?
+</p>
+
+<p>
+E se un bel giorno, sul vaporetto delle tre, gli
+capitasse alle spalle il cavalier Pinocchio e, prendendolo
+pel ganascino, gli discorresse ad alta voce
+<span class="pagenum"><a id="Page_100"></a>[100]</span>
+dell'impiego, mentr'egli, magari, si troverebbe
+seduto fra la discendente del Granduca e il rappresentante
+dell'Impero Celeste?! E se il cugino
+Badoero si fermasse proprio a Vicenza?.... A questa
+idea tremò tutto dallo sgomento. Egli vedeva
+mamma Orsolina nella sua vesticciuola di percallo
+a quadrettoni caffè, vedeva la figura magra,
+lunga, allampanata della signora Luciana aprir
+l'uscio della cameretta che serviva da cucina,
+da guardaroba e da anticamera, all'elegante visitatore;
+e si sentì stringere il cuore, e desiderò
+d'essere sotterrato vivo, piuttosto di assistere a
+quella scena. Allora ebbe quasi vergogna di sua
+madre, povera vecchietta, dimenticando ch'egli,
+o bene o male, si trovava a Venezia a fare il signore,
+perchè la mamma aveva perduto le notti
+intere a lavorare per lui e un giorno aveva rinunciato
+alla cena e un altro al desinare per
+mettergli insieme quei pochi quattrinelli che bastavano
+appunto per renderlo infelice.
+</p>
+
+<p>
+Anche quel caldo, quell'afa sciroccale, contribuivano
+non poco alla sua tristezza e al suo abbattimento.
+Nelle <i>calli</i> strette e infocate cominciava
+a farsi buio. Il cielo era grigiastro e il sole
+calava imbronciato fra certi nuvolacci di piombo,
+che sembrava non lasciassero correr giù nemmeno
+un fil d'aria.
+</p>
+
+<p>
+Prandino camminava lemme lemme, abbandonandosi
+<span class="pagenum"><a id="Page_101"></a>[101]</span>
+come lo portavan le gambe e la gente,
+fermandosi a ogni ponte a guardare svogliato da
+una parte e dall'altra, ma senza intendere nulla,
+senza che lo commovessero, senza che gli strappassero
+dal cuore nemmeno un sospiro di meraviglia,
+nè quella magìa di colori e di contrasti,
+nè quei rii silenziosi, nè quelle case lunghe, scure,
+chiuse come il mistero, dove una figura di donna
+che appare a un balcone, risveglia nell'anima
+versi d'amore, forse da anni dimenticati, dove
+una voce che si leva alta, lontana, fa pensare a
+un dramma o a un delitto.
+</p>
+
+<p>
+Prandino si moveva lentamente, guardando intorno,
+ma senza veder nulla. Dinanzi agli occhi
+egli non aveva altre immagini che l'Elisa e il
+Maggiore, Badoero e mamma Orsolina, le dugentosessanta
+lire e il conte Potapow.
+</p>
+
+<p>
+Ma così, dopo essersi per un bel pezzo lasciato
+trasportare dalla corrente, gli sembrò, un po' alla
+volta, che il cielo si facesse più chiaro, che le
+calli divenissero meno buie e il brulichìo della
+gente più spesso e rumoroso, finchè tutto a un
+tratto si trovò in piazza, sotto le <i>Procuratie</i>, proprio
+di fronte a san Marco.
+</p>
+
+<p>
+Ma le meraviglie che là dentro e d'intorno gli
+si affacciarono alla vista, non lo commossero
+punto.
+</p>
+
+<p>
+Il suo spirito non era disposto per quell'incantevole
+<span class="pagenum"><a id="Page_102"></a>[102]</span>
+spettacolo dove l'opera di Dio si confonde
+con l'opera dell'uomo in un'armonia maravigliosa
+di linee e di colori; dove più si ammira
+ciò che è eternamente bello, la forma;
+dove più si sente ciò che è eternamente grande,
+l'anima.
+</p>
+
+<p>
+Invece egli ne risentì come una grave malinconia,
+come uno sgomento vago, indefinito. Eran
+le sette già sonate da un pezzo, e la piazza, allora
+deserta, pareva ancora più vasta. Era rischiarata
+da un riflesso bigio, squallido, e i leggii
+preparati per la musica, senza che avessero intorno
+anima viva, e le seggiole bianche e vuote
+dei Caffè gli facevano l'effetto d'altrettanti scheletrini,
+disposti in riga in quel vasto e splendido
+cimitero. Anche l'allegria dei colombi mancava
+a quell'ora: forse essi pure erano andati altrove
+a desinare. Soltanto qua e là sotto le <i>Procuratie</i>
+egli vedeva qualche persona che passeggiava,
+qualche altra ferma, in piedi, o seduta. Di tratto
+in tratto, è vero, la piazza era attraversata da
+una frotta di signore e di signori, dagli abiti
+strani, chiari, eleganti, dai cappelli d'ogni foggia
+e d'ogni tinta, che camminavan lesti, che ridevano,
+che parlavano tutte le lingue, a due a tre
+in crocchi separati: erano forestieri che ritornavano
+dal Lido col <i>vaporetto</i>, ma che sparivano,
+si dileguavano via com'eran venuti, in un attimo.
+<span class="pagenum"><a id="Page_103"></a>[103]</span>
+Una volta Prandino fu involto da una di quelle
+folate, e sentì crescere l'uggia che aveva intorno,
+perchè nessuno badava a lui, perchè, fra tutta
+quella gente, egli era un ignoto, un nulla, e, allora
+là, solo, in mezzo alla piazza san Marco,
+soffrì di nostalgia, per la sua cittaduzza dov'egli
+era pur qualche cosa, dove tutti lo conoscevano
+pel <i>signor conte</i>, dove tutti sapevano che egli era
+l'amante della Navaredo.
+</p>
+
+<p>
+Ma però quando passo passo, uscendo dalla severità
+maestosa, solenne della piazza Grande, entrò
+nella <i>piazzetta</i>, allora quella gaia giocondità
+di vedute e quell'aria odorosa, umida, saporita
+che d'improvviso gli sbuffò frizzante sulla faccia,
+allora la riva, la Giudecca, san Giorgio e le isole
+lontane, allora quell'acqua azzurra come il cielo e
+argentina, gli fecero provare commozioni nuove,
+vivissime, mentre una dolcezza profonda, una
+mestizia soave dagli occhi gli scendea giù in
+fondo all'anima, suscitandovi un impeto generoso
+di espansione, di tenerezza e d'amore. Allora la
+figuretta di mamma Orsolina gli riapparì dolce,
+cara, affettuosa, allora ricordò tutte le cure, tutto
+l'affetto della signora Luciana, e pensò come potrebbe
+impiegare parte delle dugentosessanta lire
+per portare all'una e all'altra un ricordo di Venezia.
+Ma più che non l'avesse mai amata, più
+che non l'avesse adorata mai, gli ritornò l'Elisa
+<span class="pagenum"><a id="Page_104"></a>[104]</span>
+dentro al cuore. In quel punto sentì che i torti
+erano di lui, ch'egli era stato ingiustamente geloso,
+ch'era stato inurbano, che l'aveva trattata
+male, e affrettò con ogni desiderio il momento
+di trovarsi solo con lei, per abbracciarsela stretta,
+per dirle che le voleva tanto e tanto bene, per
+domandarle perdono di tutto, per fare la pace
+insieme.
+</p>
+
+<p>
+Andò all'albergo per trovarla, ma le signore
+non erano ancora rientrate. Allora tornò in piazza
+a cercarle. Adesso s'era fatto notte, la piazza era
+gremita di gente, i Caffè affollati, e la luce viva,
+sfacciata del gas, la musica echeggiante, il mormorio
+confuso e il chiaccherìo pettegolo della
+folla, il calpestìo dei piedi, il fruscìo delle vesti
+lo sbalordivano, lo inebbriavano quasi. Nulladimeno,
+passò e ripassò da <i>Florian</i> due, tre, quattro
+volte, ma l'Elisa non c'era e nemmeno quella
+uggiosa della D'Abalà, che, tant'è, avrebbe veduta
+volontieri, perchè, vicino a lei, sarebbe
+stato sicuro di scorgere anche l'Elisa. Ritornò a
+fare la piazza in su e in giù, ma ancora inutilmente.
+Egli era stanco: la luce, la musica, il
+chiasso gli davano il mal di capo, aveva gli occhi
+che gli bruciavano ed era così stanco che le
+gambe gli si piegavano, e incespicava nelle ondulazioni
+disuguali del selciato.
+</p>
+
+<p>
+Dov'erano andate?... Dove s'erano cacciate?...
+<span class="pagenum"><a id="Page_105"></a>[105]</span>
+Era stato un gran stupido a non aspettarle,
+a non uscire con loro. Si seccava a star così
+solo, senza conoscer nessuno, fra tutta quella
+gente.
+</p>
+
+<p>
+— Che fossero sedute sotto i portici?
+</p>
+
+<p>
+Ancora non era abituato a chiamare <i>Procuratie</i>
+quei palazzi.
+</p>
+
+<p>
+Salì i gradini, entrò sotto, camminò avanti,
+ma quando fu proprio dinanzi al caffè Florian,
+gli pareva d'essere sul palco scenico d'un teatro.
+Ebbe soggezione di tutta quella luce, sentì una
+vergogna strana in mezzo a tutta quella gente.
+Credea che ciascuno non avesse nulla di meglio
+da fare che badare a lui. Proprio sulla porta del
+Caffè c'era Badoero che discorreva con un bel
+vecchio dal tipo aristocratico, alto, colla barba
+bianca: il conte Potapow di sicuro!... Prandino
+arrossì, si fece piccin piccino, voltò via la testa
+per non essere riconosciuto, e fuggì lesto a nascondersi
+nel buio, perchè in mezzo a quello
+sfarzo d'illuminazione aveva scorto che le sue
+scarpe dalle suole troppo grosse, erano coperte
+di mota, e gli era sembrato che tutte le macchie
+e le frittelle da mamma Orsolina levate in quei
+due anni dal suo abito nero, saltassero fuori di
+nuovo, pettegole, impertinenti, per deriderlo e
+perchè fosse deriso.
+</p>
+
+<p>
+Respirò più sollevato quando si trovò lontano
+<span class="pagenum"><a id="Page_106"></a>[106]</span>
+dalla piazza e si avviò subito verso l'albergo della
+Gondola d'oro.
+</p>
+
+<p>
+— È ritornata la Contessa? — chiese al portiere.
+</p>
+
+<p>
+— Il numero? — rispose questi che, come al
+solito, non buttava via le parole.
+</p>
+
+<p>
+— Numero quaranta.
+</p>
+
+<p>
+Il portiere guardò la tavoletta delle chiavi.
+</p>
+
+<p>
+— Il numero quaranta è in casa.
+</p>
+
+<p>
+Ciò detto, si voltò nella sua poltrona e cominciò
+a leggere la <i>Gazzetta di Venezia</i>, con molta
+attenzione.
+</p>
+
+<p>
+Prandino, questa volta, non badò più che tanto
+alla boria del portiere, ma fece gli scalini a due
+a due e si fermò, ansante per la corsa e un po'
+tremante per l'emozione, a battere al numero
+quaranta.
+</p>
+
+<p>
+— Chi è? — domanda l'Elisa di dentro.
+</p>
+
+<p>
+— Son io.
+</p>
+
+<p>
+— Avanti.
+</p>
+
+<p>
+L'Elisa era occupata nell'accomodare la sua
+roba dentro al cassettone.
+</p>
+
+<p>
+— Dove vi siete nascoste? V'ho aspettato fino
+adesso, girando su e giù per la piazza come un
+matto. Sono stanco morto.
+</p>
+
+<p>
+E Prandino si lasciò cadere sopra una sedia
+facendosi vento col cappello, che là dentro, in
+quella cameretta bassa, angusta, si soffocava dal
+caldo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_107"></a>[107]</span>
+— Cecilia, dopo pranzo, si sentì male e non
+ebbe più voglia di vestirsi.
+</p>
+
+<p>
+— Però siete uscite tutt'e due.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, ma per poco. Abbiamo fatto una corsa
+fino in <i>Merceria</i> per comperare i nostri <i>costumi</i>
+da bagno; e poi, siccome ci sentivamo stanche,
+siamo ritornate subito all'albergo.
+</p>
+
+<p>
+— Io sono stato da Badoero, e sono giunto in
+tempo per trovarlo in casa. M'ha fatta un'accoglienza
+festosa, affettuosissima, povero Badoero.
+Voleva anzi che stasera si uscisse insieme per
+presentarmi alla principessa di Lentz, una gran
+signora: suo padre è stato un duca regnante. — Non
+<i>ti</i> lascio più. Voglio che facciamo vita comune. — Ma
+io ho risposto subito che per questa
+sera mi doveva scusare. — Sai, — gli ho
+detto, — sono appena arrivato. Ho tante cose da
+fare!... — Così, a fatica, me ne sono liberato per
+venire al <i>Florian</i>, ma tu non c'eri!... Abbiamo
+fissato di ritrovarci domani, sul vaporetto delle
+tre. Te lo presenterò. Vedrai, è un giovinotto
+molto simpatico.
+</p>
+
+<p>
+L'Elisa lo lasciava dire e stava zitta, intenta
+alle sue faccenduole, senza badargli.
+</p>
+
+<p>
+— A Venezia fa più caldo che a Vicenza, — riprese
+l'altro, dopo un po' che durava quella
+scena muta. — C'è un soffoco opprimente che
+dà alle gambe. Quando sono uscito, pareva che
+<span class="pagenum"><a id="Page_108"></a>[108]</span>
+volesse piovere da un momento all'altro. Adesso
+invece s'è rimesso al bello, e c'è un sereno, di
+fuori, che invoglia ad andare a fare una <i>sgondolata</i>.
+</p>
+
+<p>
+Prandino tentava tutti i mezzi per intavolare
+la conversazione; ma faceva fiasco. Allora, tanto
+per farla parlare, le si rivolse direttamente e: — la
+Cecilia, è andata a letto? — le domandò.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, poco fa. Anche Gegio cascava dal sonno.
+</p>
+
+<p>
+— Sua madre dà troppo da mangiare a quel
+ragazzo. E... tu....
+</p>
+
+<p>
+— Io?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, che cosa conti di fare?
+</p>
+
+<p>
+— Metto a posto questa roba, poi finirò coll'andarmene
+a letto anch'io.
+</p>
+
+<p>
+Prandino, a questo punto, si alzò, guardò l'uscio
+colla coda dell'occhio, se era ben chiuso,
+poi si avvicinò all'Elisa e cominciò per abbracciarla.
+</p>
+
+<p>
+— Stia fermo.
+</p>
+
+<p>
+— Sei in collera?
+</p>
+
+<p>
+— Mi lasci stare, la prego: non mi secchi.
+</p>
+
+<p>
+— Ma che cos'hai?
+</p>
+
+<p>
+— Ho, e te lo dico chiaro e tondo, ho che se
+non moderi il tuo <i>temperamento</i>, è meglio che tu
+vada per la tua strada.
+</p>
+
+<p>
+— Che cosa ho fatto poi, alla fine....
+</p>
+
+<p>
+— Tu mi tratti, come non sono mai stata trattata
+<span class="pagenum"><a id="Page_109"></a>[109]</span>
+da nessuno. Sei geloso di tutto, d'una parola,
+d'una mosca che vola....
+</p>
+
+<p>
+— Il Maggiore mi pare che sia tutt'altro che
+una mosca.
+</p>
+
+<p>
+— Torni daccapo?
+</p>
+
+<p>
+— Ma non vedi che scherzo?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, ma son seccata d'esser sempre <i>taquinée</i>
+anche ne' tuoi scherzi.
+</p>
+
+<p>
+— Se sono geloso, è perchè ti voglio molto
+bene.
+</p>
+
+<p>
+— Oh Dio, quasi quasi, sarebbe il caso di dire
+un po' meno d'amore e un po' più di creanza! Lo
+sai bene che non sono uscita ieri di collegio, e
+che non posso fare sgarbi a tutti per la tranquillità
+del tuo cuore.
+</p>
+
+<p>
+— No.... ma....
+</p>
+
+<p>
+— Che cosa, ma?
+</p>
+
+<p>
+— Spiegami un po' tutti quei sorrisi, quei sottintesi,
+quelle mezze parole colla Cecilia?
+</p>
+
+<p>
+— Si rideva di te, del tuo muso, delle tue lune,
+delle tue gelosie, dei tuoi sospetti; ecco di che
+si rideva, se lo vuoi proprio sapere.
+</p>
+
+<p>
+Prandino, anche questa volta, credette all'Elisa
+ciecamente e, al solito, fu beato e contento. L'Elisa,
+sentendosi forse rimordere la coscienza per
+qualche marachella che avesse anche lei da farsi
+perdonare, quella sera non stette molto sul tirato,
+e però fecero presto la pace, e in modo
+tale che dopo si vollero più bene di prima.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_110"></a>[110]</span>
+Prandino, sempre insistente e ostinato nelle sue
+idee, tornò da capo con la sua <i>sgondolata</i>; e la
+Elisa adesso accettò senza farsi molto pregare.
+</p>
+
+<p>
+Appena fuori dell'albergo ed entrati in gondola,
+cominciarono tutti e due a respirare un
+po' meglio.
+</p>
+
+<p>
+La gondola, dapprima, si avviò lenta, leggera,
+dondolante, per quei rii foschi, silenziosi, dove
+la tenebra fitta era spezzata sfacciatamente dai
+fanali a gas, che, colla loro tozza modernità, stonavano
+sugli angoli delle muraglie così artisticamente
+tetre, o meglio era interrotta qua e là
+dai riflessi di luce rossastra che si spandevano
+dalle finestre, illuminando, fra le ombre, qualche
+tratto di architettura gotica o bizantina le cui
+linee fantastiche ridestavano nello spirito mille
+storie lontane di vendette, di sangue e di amori
+infelici.
+</p>
+
+<p>
+Poi sempre lenta, sempre leggera, sempre dondolante,
+la gondola passando pel rio così solennemente
+triste del <i>Ponte dei sospiri</i>, uscì fuori,
+all'aperto. Allora la piazzetta del Palazzo ducale
+apparì d'improvviso come una scena da teatro,
+col suo sfoggio di smaglianti colori, col frastuono
+delle sue voci confuse interrompendo il melanconico
+raccoglimento dei nostri innamorati, che tornarono
+a sentirsi a miglior agio, quando allontanandosi
+dalla riva di nuovo rientrarono nelle
+<span class="pagenum"><a id="Page_111"></a>[111]</span>
+tenebre per uscir fuori ancora in mezzo ad una
+luce più tranquilla, in una calma perfetta, nella
+queta laguna di San Giorgio.
+</p>
+
+<p>
+Giunti là, Prandino si pose a sedere sul <i>trasto</i>
+guardandosi attorno cogli occhi meravigliati e
+l'Elisa sospirò con un sospiro che le veniva
+proprio dal cuore.
+</p>
+
+<p>
+Vi era diffusa una luce pallida pallida, l'acqua
+era immobile, il cielo chiarissimo, leggero e vaporoso,
+da sembrare un immenso velo trapunto
+di stelle.
+</p>
+
+<p>
+Il silenzio era così vasto che pareva avesse
+preso il suo regno in quella solitudine incantata;
+eppure da tutta quella pace, usciva quella
+melodia che consola, che accarezza lo spirito:
+era il bello, era la musica dell'occhio, che scende
+già a farsi sentire nell'anima: melodia arcana,
+dolcissima che il tonfo del remo accompagna
+come un ritornello misurato, sollevando ad ogni
+battuta scintille fosforescenti, mentre la luna
+alta, bianca, serena, par fremere anch'essa rifrangendo
+i suoi raggi tremolanti nel cristallo delle
+acque.
+</p>
+
+<p>
+— Com'è bello! — esclamò l'Elisa.
+</p>
+
+<p>
+L'Ariberti non rispose nulla: ma quella voce
+e quelle parole allora lo urtarono e lo infastidirono.
+</p>
+
+<p>
+— Mi vuoi bene?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_112"></a>[112]</span>
+— Sì.
+</p>
+
+<p>
+— Dammi un bacio, bambino.
+</p>
+
+<p>
+Il giovinotto si volse indietro a guardare, e poi
+fe' cenno alla donna che sarebbero stati veduti
+dal gondoliere. Ma tutto ciò fu un pretesto; egli
+allora non si sentiva la volontà, il desiderio di
+darle un bacio. In quel punto non sentiva di
+amarla. L'Elisa, quasi quasi gli era indifferente
+e, peggio, quasi quasi gli spiaceva. Mai come in
+quella sera e in quel momento egli aveva sentito
+l'amore, ma non era l'amore che gli poteva
+dare la donna viva e sensuale.
+</p>
+
+<p>
+Egli si sentiva commosso da un sentimento
+vago, etereo come quel cielo vaporoso, casto come
+il cristallo di quell'acqua intatta. Era un amore
+che gli entrava nell'anima per la prima volta
+colle prime impressioni subite in quel luogo d'incanto,
+e così nuovo per lui: però era infinito
+come l'idea e usciva dalle ristrettezze della materia
+per diffondersi nella vastità del pensiero.
+</p>
+
+<p>
+L'Elisa aveva perduti tutti i suoi fascini, tutte
+le sue seduzioni. Nessuna donna di questo mondo
+egli avrebbe sentito in quel punto di poter amare,
+nessuna donna fino allora conosciuta poteva prestare
+le sembianze all'ideale della sua mente. Soltanto
+là, in alto, in alto, nel fondo di quel cielo
+leggero come il fiato di una fanciulla, egli intravedeva
+una forma vaga, diafana, indistinta che
+<span class="pagenum"><a id="Page_113"></a>[113]</span>
+non avea mai veduta e che non avrebbe veduta
+mai: che si avvicinava a poco a poco al suo pensiero,
+per scomparire a poco a poco simile a sognato
+fantasma che fugge via dissipandosi coi
+primi bagliori dell'alba.
+</p>
+
+<p>
+— Vuoi che torniamo, bambino?... — gli disse
+l'Elisa alla fine, stringendosi attorno lo scialle
+con un brivido di freddo.
+</p>
+
+<p>
+Il gondoliere voltò la barca, tornò indietro, e
+poi venne giù verso il <i>Canal Grande</i>.
+</p>
+
+<p>
+Appunto perchè quelle impressioni erano state
+così forti e improvvise, appunto perciò, si dissiparono
+subito, appena finito l'incanto che le
+avea suscitate. Invece lo spettacolo nuovo che
+gli si preparava e che contrastava singolarmente
+col primo, ne produsse in Prandino altre
+del tutto diverse da quelle, ma non meno vive
+e sentite.
+</p>
+
+<p>
+Dopo tanta luce, adesso la gondola, sempre
+lenta, sempre leggera e dondolante, si sprofondava
+nelle ombre misteriose del <i>Canal Grande</i>.
+</p>
+
+<p>
+A mano a mano che s'inoltrava, la Venezia dei
+Dogi e delle feste, della voluttà e dei piaceri,
+del Messer Grande e delle cortigiane, si faceva
+strada non più nell'anima, ma nei sensi di Ariberti.
+Allora Otello e Desdemona, Bianca Cappello
+e la Faliero, Alfredo de Musset e la Sand,
+Byron e la Guiccioli, la leggenda e la storia dei
+<span class="pagenum"><a id="Page_114"></a>[114]</span>
+vecchi palagi ingigantiti dalle tenebre gli risollevarono
+nella mente la memoria di quegli amori,
+gli riaccesero nel sangue il calore di quelle passioni:
+non era più una forma vaga, indistinta,
+lontana, che rischiarava adesso il pensiero dell'Ariberti,
+ma su quelle acque cupe come l'abisso
+egli sentiva correre aliti di sensualità acuti, penetranti,
+e vinto dalle nuove seduzioni tornò lui
+questa volta a piegarsi sul <i>trasto</i> e chiese un bacio
+all'Elisa che non gli venne negato.
+</p>
+
+<p>
+— <i>Ahoé!</i> — gridò il gondoliere che piegava
+per entrare in un rio.
+</p>
+
+<p>
+— <i>Stalì! Ahoé!</i> — rispose vicina un'altra voce,
+e una gondola a due remi, nella quale si distinse
+appena un'immagine bianca di donna, che sorrideva
+mollemente sdraiata ad una figura bruna di
+giovanotto, uscì velocemente perdendosi nelle
+tenebre lungo il canale: era un'altra strofa, che
+si dileguava nell'ombre, di quel poema eterno
+dell'umanità che a Venezia ha il suo canto più
+vario e più appassionato.
+</p>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_115"></a>[115]</span>
+</p>
+
+<h2><a id="capVIII"></a>
+CAPITOLO VIII.
+</h2>
+
+<p>
+Il giorno dopo faceva un tempaccio indiavolato.
+Era una burrasca di mare: pioveva a dirotto
+e soffiava un vento freddo giù per le <i>calli</i>,
+che sbatteva gli ombrelli contro le mostre delle
+botteghe e agitava l'acqua verde dei <i>rii</i>. Nessuno,
+tranne qualche matto d'inglese o di tedesco, si
+sarebbe sognato d'andare al Lido.
+</p>
+
+<p>
+L'Elisa, un po' stanca dal viaggio e dalla notte
+che aveva passata in gondola, rimase a letto fin
+tardi, indugiò ad abbigliarsi e fu visibile soltanto
+all'ora del pranzo, chè, in <i>negligé</i>, non si lasciava
+mai veder da nessuno; e si capisce!...
+</p>
+
+<p>
+La Contessina invece, dovendo restar chiusa
+in albergo, approfittò del suo tempo per disfare
+le valigie e regolare i conti con Prandino, al
+quale non parve vero di entrar quasi nel suo,
+quantunque, per dire la verità, non ci fosse pericoli.
+</p>
+
+<p>
+Colla sua solita pazienza e timida rassegnazione,
+si digerì poi una solenne lavata di capo
+<span class="pagenum"><a id="Page_116"></a>[116]</span>
+dalla Cecilia a proposito della mancia ch'egli
+aveva creduto di mettere in mano, senza prima
+parlare con lei, all'uomo del battello: questi, alla
+fine, li aveva canzonati per buscarsi lui quella
+<i>corsa</i> dalla stazione all'albergo, e non meritava
+certo che i gonzi lo regalassero anche per soprammercato!...
+</p>
+
+<p>
+Prandino del resto lo sapeva già, che non l'avrebbe
+passata liscia senza pigliarsi un rabbuffo!
+Che!... Quando doveva metter mano alla borsa,
+non c'era versi, madama D'Abalà diventava rabbiosa,
+bisbetica, insopportabile; e allora gli occhietti
+guardavan losco e si faceva in faccia tutta
+rossa, e non le rimaneva di bianco altro che la
+punta sottile del suo naso minuto.
+</p>
+
+<p>
+— No, no, — borbottava contando i biglietti
+la terza volta, e osservando i più sucidi contro
+la finestra per paura che fossero doppi; — no,
+no; un'altra volta non mi muovo più, se non
+ho mio marito, che dei ragazzi da condurre a
+spasso me ne basta uno: Gegio, e spesso e volentieri,
+potendolo, farei anche senza di lui!...
+Una volta, vedete, a Firenze, perchè un vetturino
+pretendeva più della tariffa, mio marito,
+senza fare nè ai nè bai, lo prese per un orecchio
+e lo consegnò lui stesso ad una guardia di
+città!...
+</p>
+
+<p>
+— Queste bravate di tuo marito le puoi contare
+<span class="pagenum"><a id="Page_117"></a>[117]</span>
+al primo che passa, ma non a me che lo
+conosco, — pensava Prandino. Però non rispose
+nulla, anzi rimase colla testa bassa, come fosse
+mortificato davvero per quel confronto.
+</p>
+
+<p>
+Fatte le valigie, fatti i conti, la Cecilia per
+non istare in ozio, cominciò a sentirsi male, a
+bere delle tazze di brodo col limone, e a sorseggiare
+dell'<i>acqua di tutto cedro</i>, fino all'ora di pranzo,
+dove mangiò per due, com'era naturale. L'Elisa
+più tardi volle scrivere delle lettere, e il direttore
+dell'albergo <i>fece salire</i> al numero quaranta
+della carta colla marca della casa in oro, e mandò
+alla Contessa tutti i giornali illustrati della <i>Salle
+de lecture</i>.
+</p>
+
+<p>
+In quanto a Prandino, egli cominciò a metter
+muso; l'Elisa non si faceva vedere; e lui ogni
+momento scendeva giù dal portiere a domandare
+se non c'era stato nessuno a cercarlo; tanto che
+il portiere, seccato, gli rispose brusco, che, se
+capitassero persone pel signor Conte, lo farebbe
+avvisato, perchè egli stava alla porta appunto
+per ciò!....
+</p>
+
+<p>
+Prandino sperava in una visita di Badoero: questa
+forse avrebbe fatto uscire l'Elisa dalla sua camera,
+e forse, chissà, gli avrebbe dato un po' d'importanza
+anche presso quella rusticona della Cecilia.
+Ma Badoero, contro tutte le espansioni della
+sera innanzi, non si lasciò vedere. Allora Prandino,
+<span class="pagenum"><a id="Page_118"></a>[118]</span>
+per isvagarsi, dovette condur Gegio in piazza
+san Marco a gettare il becchime ai colombi che,
+fortunatamente colla loro piacevole dimestichezza,
+fecero scordare a Gegio l'idea fissa che aveva
+in testa dalla mattina di prendere una gramolata
+da <i>Florian</i>, tanto che appena messo il naso fuori
+dell'albergo aveva cominciato subito a brontolare
+che aveva sete.
+</p>
+
+<p>
+Tutto sommato però, quella mezza giornata,
+non fu proprio cattiva per l'Ariberti. Quando
+tornò all'albergo, si sentì dire che il numero
+quaranta lo cercava: figurarsi! Mandò Gegio in
+fretta dalla mamma, promettendogli che il giorno
+dopo sarebbero andati in piazza a pigliare i colombi
+colla rete, e in due salti corse dall'Elisa.
+</p>
+
+<p>
+— Si può?
+</p>
+
+<p>
+— Avanti!
+</p>
+
+<p>
+Nella cameretta buia, le tendine erano calate e
+le persiane chiuse, si respirava un profumo di
+<i>vinaigres</i> e di <i>violettes</i>, che ad altri avrebbe forse
+dato il mal di capo; ma a Prandino invece ricreava
+e irritava i sensi: era l'odore particolare
+della sua donna.
+</p>
+
+<p>
+L'Elisa gli venne incontro mostrandoglisi a poco
+a poco nell'oscurità, ancora più bionda, ancora
+più bianca e ancora più bella del solito. Si movea
+lentamente con un languore pieno di sentimento,
+con una stanchezza piena di fascino e
+<span class="pagenum"><a id="Page_119"></a>[119]</span>
+cogli occhi, ch'ella s'era fatti ancora più profondi
+col <i>keul</i>, così che dal suo volto e da tutta la sua
+persona apparivano a Prandino le tracce, a lui
+tanto care, della notte che aveano passata in
+gondola, soli, soletti.
+</p>
+
+<p>
+— Che vuoi, cara?
+</p>
+
+<p>
+Nella camera si sentiva la respirazione grave,
+affannosa del giovinotto.
+</p>
+
+<p>
+— Nulla. Voleva darti un bacio prima di scendere.
+</p>
+
+<p>
+Prandino, tremante di voluttà, voleva stringerla,
+baciarla, morderla, fors'anco: ma lei no; gli
+si oppose, e lo staccò da sè risolutamente.
+</p>
+
+<p>
+— Andiamo; basta; sta quieto, bambino. È
+ora d'andare a pranzo.
+</p>
+
+<p>
+E visto che l'altro stava fermo, intimidito, gli
+si appoggiò al braccio, gli sorrise di nuovo col
+suo languore di donna stanca, affranta, e scesero
+insieme, ninnolandosi un po' lungo le scale, nella
+<i>salle à manger</i>.
+</p>
+
+<p>
+Ma, proprio, la fortuna di noi miseri mortali
+pende da un filo invisibile come la famosa spada
+di Damocle: quando pareva che tutto andasse a
+seconda all'Ariberti, che tutto lo accarezzasse,
+anche i piedini di Elisa, mancò poco ch'egli non
+si strozzasse con una lisca di pesce.
+</p>
+
+<p>
+Il direttore dell'albergo, ch'era come sempre
+tutto daddoli per la Contessa del numero quaranta,
+<span class="pagenum"><a id="Page_120"></a>[120]</span>
+fino a degnarsi di servirla lui e di domandarle
+ogni tanto se la portata non le piaceva, o
+se desiderava che le fosse cambiata, era entrato in
+sala con un piego sopra un vassoio d'argento.
+</p>
+
+<p>
+— Un telegramma per la signora Contessa! — e
+glielo porse inchinandosi graziosamente.
+</p>
+
+<p>
+L'Elisa lo ringraziò piegando il capo e girando
+gli occhi, ma poi, appena aperto il telegramma,
+arrossì, sorrise, parve confondersi, e lo passò in
+fretta alla Cecilia.
+</p>
+
+<p>
+— È del Maggiore — pensò subito Prandino
+fra sè e sè, e fu proprio quello il momento, che
+la lisca gli andò a traverso.
+</p>
+
+<p>
+La Cecilia guardò sua madre, aggrottando le
+ciglia per capir qualche cosa, ma senza parlare.
+Elisa le strizzò l'occhio, poi:
+</p>
+
+<p>
+— È di tuo marito — le disse continuando a
+sorridere, tutta rossa in viso a dispetto della
+cipria. — Vuol sapere se abbiamo fatto buon
+viaggio.
+</p>
+
+<p>
+Prandino rialzò il capo respirando, chè la lisca,
+a quelle parole, trovò la sua strada diritta,
+e il buon ragazzo, tutto consolato, non si adirò
+nemmeno contro Gegio, che, con una pallottola
+di pane, era riescito a colpirlo proprio in un
+occhio!...
+</p>
+
+<p>
+Povero Prandino!... Meglio per lui, del resto,
+ma ad ogni modo era un osservatore assai superficiale.
+<span class="pagenum"><a id="Page_121"></a>[121]</span>
+Se no, come avrebbe potuto credere
+che la Cecilia così taccagna, non uscisse in una
+sfuriata contro l'onorevole sotto prefetto, quando
+davvero egli avesse spesa una lira per avere le
+notizie, mentre se ne poteva levare il gusto qualche
+ora più tardi, con una cartolina da due
+soldi?...
+</p>
+
+<p>
+Il giorno dopo Badoero passò apposta dalla
+<i>Gondola d'oro</i> e lasciò detto al portiere che avvertissero
+il conte degli Ariberti di non mancare
+al vaporetto delle tre.
+</p>
+
+<p>
+L'Ariberti alle due e cinquanta era già sul
+ponte coll'Elisa, Gegio e la Cecilia che teneva
+in mano un cuscino di tela greggia con in mezzo
+lo stemma in rosso e la corona dei Navaredo,
+perchè, nel suo stato, soffriva a sedersi sulle panchette
+dure di legno.
+</p>
+
+<p>
+Badoero non si fece aspettare: vestito come
+un cuoco, tutto di bianco, profumato, unguentato,
+impomatato, entrò sul vaporetto lentamente e
+leggermente, dondolandosi sulle gambette lunghe
+e molli e passando dal montatoio sul ponte con
+un salterello da cavallerizzo. Appena scorse Prandino,
+lo salutò con un cenno lieve del capo e
+poi gli si avvicinò nella corsia, dritto, impalato,
+guardandosi attorno con occhiatacce assassine
+e dispensando saluti, sorrisi e scappellate
+fra le bagnanti che già si accalcavano sul vaporetto
+<span class="pagenum"><a id="Page_122"></a>[122]</span>
+e lo riempivano di risa, di chiacchiere e di
+colori.
+</p>
+
+<p>
+Prandino gli venne incontro e lo raggiunse a
+mezza strada.
+</p>
+
+<p>
+— <i>Ciao</i>.
+</p>
+
+<p>
+— <i>Ciao</i>, mio caro!
+</p>
+
+<p>
+— Se lo permetti, — e Prandino gli parlò all'orecchio
+stringendogli un braccio colla mano, — ti
+presento alla contessa Navaredo, di Vicenza,
+e a sua figlia, la contessina d'Abalà.
+</p>
+
+<p>
+Badoero, che in tutte quelle bagnanti cercava
+invano una mima del teatro del Lido, per la
+quale sentiva del tenero assai, continuò a guardarsi
+d'attorno, ma rispose un <i>ooh!</i> lungo, eloquentissimo,
+accompagnandolo con un inchino e
+mosse dietro ad Ariberti, che camminava male
+fra tutta quella gente stipata, dispensando altrettanti
+<i>pardon!</i> quante erano le punte dei piedi
+che incontrava colle sue.
+</p>
+
+<p>
+— Contessa, Contessina: il conte Badoero, mio
+cugino.
+</p>
+
+<p>
+Questa volta furono le due signore che mormorarono
+un <i>ooh!</i> molto più debole però e molto
+più corto, chinando il capo leggermente. L'Elisa
+arrossì: già, alla sua età, aveva imparato ad arrossir
+sempre, quando credeva che le stesse bene.
+</p>
+
+<p>
+— È la prima volta quest'anno che vengono
+al Lido? Già, già, sicuramente, perchè Ariberti
+<span class="pagenum"><a id="Page_123"></a>[123]</span>
+m'ha detto che sono arrivate appunto l'altro
+giorno. Venezia però la conoscono? Non si domanda
+nemmeno, diamine! da Vicenza a Venezia
+è la corsa di un paio d'ore. Che tempaccio ieri!
+Loro signore non avranno preso il bagno, mi
+figuro?... Sfido io! chi doveva arrischiarsi, ieri,
+d'andare al Lido? Non ci fu altri che quel matto
+di Roders, un americano, un mio amico, che ha
+fatta la traversata in <i>sandolo</i>.
+</p>
+
+<p>
+— Quanta gente che continua a salire! — esclamò
+la Cecilia accomodandosi sul cuscino e
+stringendosi vicino all'Elisa. — Vorrà dire però
+che quando saremo stipati come le acciughe chi
+sarà capitato tardi se ne ritornerà indietro.
+</p>
+
+<p>
+— O aspetterà un altro vaporetto. Già, partono
+ogni venti minuti.
+</p>
+
+<p>
+— Oh mio Dio, mio Dio! che puzzo di carbone!
+Che, che! io non ci posso resistere, non
+voglio già beccarmi il dolor di testa per nessuno,
+io! — esclamò la Cecilia quando proprio il vaporetto
+era pieno.
+</p>
+
+<p>
+Non c'era verso, dovettero passare dall'altra
+parte, urtando e pigiando quella folla, la Cecilia
+facendosi da guardinfante colle due mani e fissando
+la gente, che stentava un po' a muoversi,
+cogli occhietti loschi dalla bile.
+</p>
+
+<p>
+Elisa le teneva dietro con aria distratta, forse
+per fare impressione a Badoero, il quale allungava
+<span class="pagenum"><a id="Page_124"></a>[124]</span>
+sempre il collo cercando la mima che non
+trovava mai. Il conte degli Ariberti veniva l'ultimo,
+tutto rosso dalla vergogna, strascinandosi
+Gegio con una mano e coll'altra tenendosi stretto
+sotto il braccio il cuscino stemmato.
+</p>
+
+<p>
+— Oh, finalmente! — esclamò la Cecilia,
+quando si fu di nuovo adagiata. — È innegabile
+che una volta, da <i>Rima</i>, i bagni erano più comodi.
+Oh, sì davvero! E poi si faceva più presto
+e si spendeva meno.
+</p>
+
+<p>
+— Oggi, sa, Contessa, c'è folla perchè è domenica.
+</p>
+
+<p>
+— Anche qui come a Vicenza? — esclamò
+Prandino: — la domenica non si può andare in
+nessun luogo.
+</p>
+
+<p>
+— Sicuro: tutto il mondo è paese. Per questo
+appunto le <i>nostre signore</i> non vengono mai al
+Lido la domenica.
+</p>
+
+<p>
+— No?
+</p>
+
+<p>
+— No. C'è troppa gente. Ma vedranno domani;
+ce ne sarà meno assai e poi troveranno
+una <i>società</i> molto più <i>distinta!</i>
+</p>
+
+<p>
+— È vero che al Lido ci sono le carrozze e i
+cavalli? — saltò su Gegio a domandare tutto a
+un tratto, tirando la giacca a Badoero.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, carino. C'è il <i>tramvai</i>.
+</p>
+
+<p>
+— Mamma, andiamo in <i>tramvai</i>? Io voglio andare
+in <i>tramvai</i>!
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_125"></a>[125]</span>
+— Sì, sì: chetati, carino, si va in <i>tramvai</i>, fino
+allo stabilimento. È suo figlio? — chiese poi a
+Cecilia.
+</p>
+
+<p>
+— Mio figlio. Andiamo, Gegio, da bravo, sta
+su dritto e saluta il signor Conte.
+</p>
+
+<p>
+Gegio si strinse nelle spalle, e si voltò divertendosi
+a sputare nell'acqua.
+</p>
+
+<p>
+— Carino proprio davvero; e quanti anni ha?...
+</p>
+
+<p>
+— Tre anni, — rispose l'Elisa.
+</p>
+
+<p>
+— Per bacco, è molto sviluppato!
+</p>
+
+<p>
+— La <i>mamma grande</i> dice sempre che ho tre
+anni! — esclamò Gegio, voltandosi verso Badoero,
+e dando un urtone a un tedesco. — Anche
+l'anno passato a Lonigo io avevo tre anni!...
+</p>
+
+<p>
+— Finiscila, stupido! — e la Cecilia gli diede
+un pizzicotto così forte in un orecchio che Gegio
+diventò rosso dalla rabbia e dal dolore e colla
+manina chiusa allungò un pugno a sua madre.
+Fra madre e figlio, naturalmente, stava per succedere
+una tragedia, quando Badoero, tanto per
+volgere altrove l'attenzione, esclamò ridendo, chè
+proprio non poteva più contenersi:
+</p>
+
+<p>
+— Oh, ecco Potapow e Jamagata che arrivano
+gli ultimi; ah, ah, ah! se non fanno presto restano
+proprio con un palmo di naso.
+</p>
+
+<p>
+Ma Potapow e Jamagata si misero a correre e
+così arrivarono a tempo per imbarcarsi.
+Potapow era un vecchietto rubizzo, vegeto
+<span class="pagenum"><a id="Page_126"></a>[126]</span>
+piuttosto grasso, e nel vestito era sudicino, anzichenò.
+Aveva la barba intera d'un grigio giallognolo:
+parlava sempre, toccava tutto e non
+istava mai fermo. Invece, il commendatore Jamagata,
+lucente nell'abito nero, di una pulitezza
+squisita e di una eleganza severissima, alto,
+dritto, composto, nel suo genere giapponese era
+un uomo bellissimo. Naturalmente, s'era tagliato
+la coda, ma in compenso si era fatto crescere i
+baffi; cioè, intendiamoci, non aveva da coltivare
+che sette peli alla destra e cinque alla sinistra
+del naso.
+</p>
+
+<p>
+Il russo ed il giapponese si vedevano sempre
+insieme: ma nulladimeno si detestavano cordialmente.
+Fra loro due c'era dell'astio, dell'invidia
+e della rivalità. Dicevano corna l'uno dell'altro,
+si contraddicevano, garrivano spesso, giocandosi
+dei tiri, facendosi dei dispettucci e a volte scambiandosi
+anche qualche impertinenza. Il russo
+era allegro e chiassoso, il giapponese grave e
+malinconico, il primo assolutista e avaro, il secondo
+splendido e liberale, l'uno materialista e
+scettico, l'altro sentimentale e credente, quello
+licenziosetto e spregiudicato, questo casto e tenero
+di cuore.
+</p>
+
+<p>
+Mentre il vaporetto dal guscio giallo scendeva
+giù velocemente solcando l'acqua cristallina della
+laguna, con la tolda così tutta coperta dai vivaci
+<span class="pagenum"><a id="Page_127"></a>[127]</span>
+colori delle vesti, dei capelli, degli ombrellini
+verdi, rossi, bianchi da sembrare un gran cesto
+carico di fiori, successe la presentazione del Conte
+e del Commendatore alle contesse Navaredo e al
+conte Eriprando degli Ariberti. Il giapponese si
+sedette vicino all'Elisa, il russo rimase in piedi
+dinanzi a Cecilia. Jamagata parlò colla Contessa
+delle melanconiche idealità di Venezia;
+Potapow consigliò Cecilia a prendere un libretto
+d'abbonamento pei bagni del Lido, avvertendola
+poi di confrontare attentamente le serie delle
+contromarche perchè alle volte erano sbagliate.
+</p>
+
+<p>
+Solamente il conte Eriprando era un po' messo
+da parte e ciò perchè egli non godeva di troppa
+dimestichezza colla lingua francese. Una volta,
+vedendo ch'egli stava là tutto muto, accarezzandosi
+i baffi e ridendo quando ridevano gli altri, — <i>Parlez-vous
+français, monsieur le comte?</i> — gli
+chiese Potapow.
+</p>
+
+<p>
+— <i>Oh, très peu!</i>... — rispose Prandino colle
+labbra strette, e poi tacque arrossendo, perchè
+dubitò di aver detto uno strafalcione; e tanto per
+fare un po' il disinvolto, voleva che Gegio ammirasse
+le isolette dei <i>Frari</i> e di <i>Sant'Elena</i>. Ma
+Gegio nemmeno gli badava: il ragazzo fissava
+Jamagata cogli occhi sbarrati, mangiandosi le
+unghie.
+</p>
+
+<p>
+Prandino cominciava a essere un po' seccato.
+<span class="pagenum"><a id="Page_128"></a>[128]</span>
+Quel parlar francese lo infastidiva: egli aveva
+creduto di venire a Venezia a far la prima figura
+vicino alla contessa Navaredo e adesso invece
+gli toccava l'ultima parte.
+</p>
+
+<p>
+E già non ne poteva proprio più, quando il
+vaporetto rallentava la corsa, e poco dopo si fermava
+all'approdo. Furono aperti gli sportelli,
+furon gettati i montatoi, e la gente cominciò a
+scendere. Allora Prandino lavorò tanto bene coi
+gomiti che riuscì in breve a ficcarsi proprio dietro
+all'Elisa, e quando ella discese, lui, risoluto,
+con una mano appoggiata allo sportello, cacciò
+fuori la gamba sul montatoio, e le rimase vicino,
+impedendo il passo a Jamagata.
+</p>
+
+<p>
+Intanto la gente prendeva d'assalto i <i>tramways</i>,
+che, appena carichi, correvano via di trotto, l'uno
+dopo l'altro.
+</p>
+
+<p>
+Jamagata e Potapow, pratici del luogo, non si
+perdettero in complimenti: il commendatore saltò
+sul <i>tramway</i> e con tutte due le mani aiutò la Cecilia.
+Questa vi salì spinta per di dietro da Potapow,
+che si volse poi a tirar su anche l'Elisa.
+Prandino, nuovo in quelle confusioni, e non abituato
+a fare l'inglese, s'intimidisce, non ha coraggio
+di passar davanti alle signore, e il <i>tramway</i>
+si riempie: corre in su e in giù, inquieto,
+affannato per trovarsi un posto purchessia, ma
+intanto che cerca, il <i>tramway</i> si mette in movimento
+<span class="pagenum"><a id="Page_129"></a>[129]</span>
+e parte lasciandolo lì con un palmo di
+naso e con Gegio fra le gambe, il quale, vedendo
+la mamma allontanarsi, comincia a piangere e
+finisce a strillare.
+</p>
+
+<p>
+L'Ariberti si guarda attorno, smarrito, mortificato:
+chiama Badoero: ma il Badoero s'era dileguato
+anche lui. Lì, poco discosto, c'era un altro
+<i>tramway</i>, mezzo vuoto, che si disponeva a partire.
+Prandino, trascinando Gegio, si mette a correre,
+e vi salta dentro che già si muove.
+</p>
+
+<p>
+— Parte per il Lido? — domanda trafelato al
+conduttore.
+</p>
+
+<p>
+— No, per Venezia! — rispose questo ridendo
+e schioccando la frusta sulla groppa dei
+cavalli.
+</p>
+
+<p>
+— Se avessero osato di rispondere così a mio
+marito, guai! — esclamò più tardi la Cecilia,
+dopo che Prandino le ebbe contata quella canzonatura, — guai!...
+egli avrebbe buttato quel
+villano giù dal carrozzone. È vero però che mio
+marito non avrebbe certo fatta una domanda così
+sciocca: — soggiunse poi in via di conclusione,
+per paura che l'Ariberti le potesse rimaner in
+credito di una gentilezza.
+</p>
+
+<p>
+Quando egli giunse allo <i>stabilimento</i> e attraversò
+la sala del <i>Caffè ristorante</i>, scura e bassa
+pari a quella di una nave, come si affacciò ad
+<span class="pagenum"><a id="Page_130"></a>[130]</span>
+una delle uscite che mettevano sulla terrazza, si
+fermò là su due piedi.
+</p>
+
+<p>
+Il mare tranquillo, in calma, lo accecava col
+riflesso di un azzurro largo, ampio, infinito, più
+del barbaglio del sole che saettava i suoi raggi
+sulle onde calde, con striscie gialle, mobili, scintillanti.
+A quell'ora sul mare non si vedeva una
+vela, nel cielo non correva una nube, non appariva
+neppure nella sconfinata immensità d'acqua,
+di cielo e di luce, l'ala bianca e rapida dell'alcione.
+</p>
+
+<p>
+L'Ariberti, respirando con voluttà l'aria frizzante,
+si mosse, si avanzò verso il lungo parapetto
+della terrazza; ma allora l'andirivieni affollato,
+rumoroso dei forestieri ai bagni e dei
+veneziani a spasso, lo tolse dalla sua estatica
+contemplazione, e quel frastuono babelico, quel
+viavai delle fogge più strane, quel pettegolezzo
+di colori, lo attrasse ammirato, come prima lo
+aveva reso attonito il grandioso spettacolo del
+mare, e ciò mentre l'acqua ch'egli udiva rompersi
+e scorrere sotto il tavolato della terrazza
+lo impressionava così, da fargli muover le gambe
+con un certo sospetto. Quelle donne belle, eleganti,
+disinvolte che gli passavano vicino, lo facevano
+arrossire senza ch'egli ne sapesse la ragione.
+Certo, egli le trovava tutte più belle dell'Elisa,
+e pensando a lei adesso, si sentiva come
+<span class="pagenum"><a id="Page_131"></a>[131]</span>
+un po' mortificato. Quelle vesti così nuove, quei
+cappelli così arditi, che parevano panierini ricolmi
+di fiori o di frutta, o ricchi nodi svolazzanti
+di nastri e di trine, quel lusso, quella sensualità,
+gli misero addosso un'invidia indefinibile,
+un'ansia infinita di desideri che sentiva confusamente
+nel cervello, nel cuore, nel sangue,
+ma che non avrebbe saputo esprimere; una smania
+d'essere pur qualche cosa, in quel mondo a
+lui così straniero, di attirare sopra di sè l'attenzione
+di tutta quella gente che non si curava
+de' fatti suoi, che non lo guardava, che nemmeno
+sapeva chi egli fosse di nome. Si avvicinò al
+parapetto; giù, nell'acqua, c'era una compagnia
+di giovinotti con maglia a righe, come quelle dei
+<i>clowns</i>, che offrivano un piacevole spettacolo di
+scambietti, di salti, di capriole, alle signore che
+li stavano a guardare dall'alto. Prandino pensò
+allora di saltar giù, in quella folla, per superare
+tutti quei nuotatori, per farsi ammirare!... Ma
+poi guardandosi attorno, stanco, intristito, e vedendosi
+così solo, mentre molte coppie di donnine
+e di giovinotti, passeggiando in su e in giù,
+combinavano insieme l'amore e la <i>reazione</i>, tornò
+a pensare all'Elisa con un impeto prepotente di
+affetto, e insieme con un gran desiderio d'aver
+anche lui la sua amante da sfoggiare, e però ricominciò
+a trovarla bella, a sentirsela cara e a
+volerle bene.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_132"></a>[132]</span>
+Fu il Badoero che lo fece tornare in sè, dandogli
+un pizzicotto.
+</p>
+
+<p>
+— Oh, <i>ciao</i>, Badoero!... E la Contessa, dov'è
+andata?
+</p>
+
+<p>
+— Dall'altra parte; a spogliarsi per fare il
+bagno.
+</p>
+
+<p>
+— Io voglio andare a fare il bagno colla mamma
+grande! — piagnuccolò Gegio appena udì quelle
+parole.
+</p>
+
+<p>
+— Appunto; la contessa Cecilia, — (le conoscenze
+nuove, si sa bene, chiamavano contessa
+anche lei), — la contessa Cecilia cercava il bambino,
+ed era irritata contro di te, perchè diceva
+che ti perdi d'animo per un nonnulla.
+</p>
+
+<p>
+— E adesso, che cosa si fa?
+</p>
+
+<p>
+— Condurremo il ragazzo da sua madre e poi
+andremo a fare il bagno anche noi. Non ti pare?
+</p>
+
+<p>
+— Sicuro, perdina! non vedo il momento di
+rinfrescarmi.
+</p>
+
+<p>
+Il Badoero, tutto consolato perchè finalmente
+aveva sbirciata l'Emma, la sua mima, giù in
+mare, che prendeva atteggiamenti plastici a fior
+d'acqua, circondata da tre o quattro adoratori,
+prese lui Gegio per mano e lo condusse nel compartimento
+riservato alle donne, raccomandando
+alla bagnaiuola che lo facesse entrare nel camerino
+delle contesse Navaredo. Poi raggiunse l'Ariberti
+sulla terrazza donde uscirono tutti e due
+di nuovo, per andare a bagnarsi.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_133"></a>[133]</span>
+— Sai, — diceva il Badoero a Prandino, parlando
+a voce alta, mentre si spogliavano in due
+camerini attigui, — se stasera, sul tardi, ti vedo
+al <i>Florian</i>, ti presento alla principessa di Lentz
+e poi andremo da <i>Bauer</i> a cenare.
+</p>
+
+<p>
+— Grazie, — rispondeva l'altro dall'altra
+parte.
+</p>
+
+<p>
+— Se vuoi ti condurrò anche al <i>club</i>.
+</p>
+
+<p>
+— Grazie.
+</p>
+
+<p>
+— Già non ti abbisognerà nulla; ma, si sa bene,
+in ogni occorrenza devi far capitale di me.
+</p>
+
+<p>
+— Grazie.
+</p>
+
+<p>
+— Me ne avrei a male, se non fosse così.
+</p>
+
+<p>
+Uscirono presto, quasi nello stesso punto. Il
+cugino scese il primo dalla scaletta; l'altro gli
+tenne dietro.
+</p>
+
+<p>
+L'acqua era bassa, non arrivava a toccar loro
+le ginocchia.
+</p>
+
+<p>
+— Sei nuotatore, non è vero?
+</p>
+
+<p>
+— Figurati: nuotatore d'acqua dolce!...
+</p>
+
+<p>
+— Tanto meglio, così andremo al largo.
+</p>
+
+<p>
+— Sicuro.
+</p>
+
+<p>
+— Passeremo dall'altra parte, dove ci sono le
+signore.
+</p>
+
+<p>
+— Ma, non è proibito?
+</p>
+
+<p>
+— Che! È proibito avvicinarsi alle signore
+dentro allo steccato: ma fuori non c'è nessuno
+che possa trovar nulla da ridire.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_134"></a>[134]</span>
+— Tanto meglio!
+</p>
+
+<p>
+Camminando nell'acqua, si lasciarono dietro la
+folla dei nuotatori inesperti che facevano il
+chiasso, vociando, ridendo, spruzzandosi gli uni
+cogli altri, tuffandosi a vicenda, o dondolando,
+come salami, appesi alle corde.
+</p>
+
+<p>
+Quando il fondo cominciò a mancare, i due
+cugini si allungarono, si distesero e nuotarono
+via, filando velocemente.
+</p>
+
+<p>
+L'acqua era calda: il sole dall'alto dardeggiava
+infocato.
+</p>
+
+<p>
+— Vedi la Contessa? — chiese il Badoero a
+Prandino.
+</p>
+
+<p>
+— No, non vedo che la D'Abalà sulla terrazza:
+minaccia Gegio coll'ombrellino, perchè non vuol
+lasciarsi tuffare dal bagnaiuolo.
+</p>
+
+<p>
+— La D'Abalà, naturalmente, non farà bagni...
+</p>
+
+<p>
+— No.
+</p>
+
+<p>
+— Si capisce.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! eccola, la Contessa! Nuota sola sola:
+esce adesso dallo steccato!
+</p>
+
+<p>
+— Per bacco! Ci vedi da lontano cogli occhi
+del cuore....
+</p>
+
+<p>
+— Tu scherzi, cuginetto mio!...
+</p>
+
+<p>
+— No davvero! E te ne dò subito una prova:
+io mi fermo qui coll'Emma e ti lascio libero.
+</p>
+
+<p>
+La piccola Emma, con una maglia rossa, scollata,
+che la faceva distinguere a mezzo chilometro
+<span class="pagenum"><a id="Page_135"></a>[135]</span>
+di distanza, ferma, in piedi, più vicina alla riva,
+usciva dall'acqua — dalla cintola in su — come
+Farinata dal fuoco: però l'Emma a vederla così,
+non metteva punto sgomento.
+</p>
+
+<p>
+— <i>Voi ti, giavan, adess te vegnet giò?</i> — questo
+fu il saluto dato dalla Venere <i>meneghina</i> a Badoero,
+il quale, al suo apparire, fece allontanare
+due o tre giovinottini che le boccheggiavano
+d'intorno, come all'avvicinarsi di un pesce più
+grosso, i pesciolini minuti si disperdono, guizzando
+via lesti lesti.
+</p>
+
+<p>
+Quando Prandino raggiunse l'Elisa, questa cominciò
+a nuotare di fianco: aveva avuta anche
+l'altra furberia d'indossare un camiciotto da bagno
+molto scuro e così, benchè l'acqua fosse limpida,
+riusciva a nascondere il soverchio rotondeggiare
+delle sue forme: precauzioni affatto inutili, del
+resto, per il buon Prandino, chè egli era innamorato,
+e si sa bene: più ce n'era di quella
+donna e più ne amava!
+</p>
+
+<p>
+— Sei tu?
+</p>
+
+<p>
+— Sì.
+</p>
+
+<p>
+— Come hai fatto a ravvisarmi così di lontano,
+sotto questo cappellone....
+</p>
+
+<p>
+— Lo sai bene: io ti vedrei anche se tu fossi
+in capo al mondo.
+</p>
+
+<p>
+Prandino ansava e nuotava adesso con maggior
+fatica. Le braccia bianche, il piedino lungo, elegante,
+<span class="pagenum"><a id="Page_136"></a>[136]</span>
+e le gambe rotonde della Contessa, vedute
+così sott'acqua, gli toglievano il respiro.
+</p>
+
+<p>
+— Sei stanco?
+</p>
+
+<p>
+— Tutt'altro.
+</p>
+
+<p>
+— Andiamo un po' fuori?
+</p>
+
+<p>
+— Come vuoi. Già bisogna venire in mezzo al
+mare per trovarti sola.
+</p>
+
+<p>
+— Sai che Jamagata ha già cominciato a farmi
+la corte? — E l'Elisa diede in una risata, uscendo
+fuori dall'acqua con un braccio per accomodarsi
+il cappellone di paglia.
+</p>
+
+<p>
+— Me ne sono accorto; e tu, non c'è che dire,
+te la lasci fare per benino!
+</p>
+
+<p>
+— Che vuoi? Un giapponese, non m'era ancora
+capitato!
+</p>
+
+<p>
+— Cioè?...
+</p>
+
+<p>
+— A proposito, bambino, non dir nulla con
+Cecilia, che siamo usciti insieme a nuotare, se
+no, mi fa certe prediche noiose che non finiscono
+mai! — Fra le altre <i>fanciullaggini</i>, all'Elisa era
+rimasta anche questa, di fingere cioè ch'ella fosse
+tenuta d'occhio da sua figlia.
+</p>
+
+<p>
+— Per me, io non le dico nulla di sicuro!...
+Ma senti, cara, non ti lascerai fare la corte da Jamagata:
+me lo prometti, non è vero?
+</p>
+
+<p>
+— Chi lo sa? È tanto sentimentale! — L'Elisa
+guizzò nell'acqua, girando sopra sè stessa e fremendo
+dal piacere.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_137"></a>[137]</span>
+Prandino le si cacciò ai fianchi: — Giurami,
+che mi hai risposto così per ischerzo!...
+</p>
+
+<p>
+— Tirati in là; andiamo, tirati in là, chè mi
+fai bere.
+</p>
+
+<p>
+— Ti farò bere apposta, se continui a far la
+civetta!...
+</p>
+
+<p>
+— Andiamo, andiamo!... Sei matto! Nuota più
+distante, chè, se ci vedono, fo davvero una bella
+figura!
+</p>
+
+<p>
+L'Elisa non ischerzava più: Prandino si allontanò
+subito da lei.
+</p>
+
+<p>
+— Vuoi che ritorniamo indietro?
+</p>
+
+<p>
+— Come desideri!
+</p>
+
+<p>
+— Si sta così bene qui soli, in mezzo all'acqua.
+</p>
+
+<p>
+— Ti diverti, Prandino?
+</p>
+
+<p>
+— Assai!
+</p>
+
+<p>
+— Come ieri sera?
+</p>
+
+<p>
+— Oh, no! Ieri sera, per modo di dire, fu il
+più bel giorno della mia vita.
+</p>
+
+<p>
+— Quanto sei sciocco!...
+</p>
+
+<p>
+— Sfido io: ti hanno abituata allo spirito del
+Giappone.
+</p>
+
+<p>
+— Giappone o Cina, sta sicuro che Jamagata
+di queste sciocchezze non ne dice!
+</p>
+
+<p>
+— Bada!... ti fo bere!
+</p>
+
+<p>
+— Tirati in là!...
+</p>
+
+<p>
+— Perdinci, come ti sei fatta paurosa!...
+</p>
+
+<p>
+— Andremo ancora un'altra sera in gondola;
+<span class="pagenum"><a id="Page_138"></a>[138]</span>
+e prenderemo con noi anche Cecilia, non è vero? — L'Elisa
+aveva detto ciò per ischerzo, ma vedendo
+che l'altro in acqua come in terra prendeva
+il cappello colla stessa facilità. — Non arrabbiarti,
+permaloso che sei — aggiunse subito — non
+capisci che l'ho detto per ridere?
+</p>
+
+<p>
+— Dammi la mano....
+</p>
+
+<p>
+— No....
+</p>
+
+<p>
+— Dammi la mano!
+</p>
+
+<p>
+— No. Non fare scherzi, sai: non mi accomoda! — E
+l'Elisa si voltò per ritornare verso
+lo <i>stabilimento</i>.
+</p>
+
+<p>
+— Oh Dio! — esclamò — quanto ci siamo allontanati.
+</p>
+
+<p>
+Difatti sulla sabbia bigia della riva, i bagnanti
+che vi formicolavano qua e là, sembravano altrettanti
+bambini: lo <i>stabilimento</i> basso, angusto,
+ristretto, pareva poco più grande d'un balocco.
+</p>
+
+<p>
+Nuotavano tutti e due adagio adagio, senza
+parlare: lui un po' indietro, intento cogli occhi
+per iscoprire sotto l'acqua tutti i movimenti dell'Elisa,
+e lei godendosi, colle pupille socchiuse,
+il barbaglio della luce calda, molle, snervante,
+che sollevava dal mare un odore acuto di alghe
+e di sale.
+</p>
+
+<p>
+— Chi è quel cappellone laggiù, che nuota
+dritto verso di noi? — chiese Prandino, sempre
+pieno di sospetti, alla sua compagna, indicandole
+<span class="pagenum"><a id="Page_139"></a>[139]</span>
+un coso lontano che sembrava una zucca gialla,
+galleggiante a fior d'acqua.
+</p>
+
+<p>
+— Non so, non vedo nulla — rispose l'Elisa.
+Però, la perfida non diceva la verità nemmeno
+questa volta!... Tanto è vero che increspò le labbra
+a un sorriso di soddisfazione e che, colla scusa
+di accomodarsi di nuovo il cappello, levò fuori
+dell'acqua un braccio bianchissimo, grassotto, che
+ebbe così, grondante sotto il sole, un momentaneo
+luccichìo. Poi tornò a nuotare di fianco, molto
+di fianco, allungando e allargando i movimenti.
+</p>
+
+<p>
+— Ti dico che quello là ci viene incontro! — tornò
+a ripetere Prandino coll'innocenza che gli
+era abituale. Ma poi, quando si avvicinarono ancora
+di più ed egli potè adocchiare chi ci stava
+sotto il cappellone, il suo povero cuore gli cominciò
+a saltar dentro come se gli battesse la
+furlana e quella larga distesa d'acqua azzurra gli
+girò attorno alla vista.
+</p>
+
+<p>
+— Contessa.... arriva da.... Trieste?!
+</p>
+
+<p>
+Maledizione! era proprio lui, il Maggiore!
+</p>
+
+<p>
+— Addio Del Mantico! Ritorno col conte Eriprando,
+da una bellissima traversata.
+</p>
+
+<p>
+L'Ariberti non potè dire una sola parola: per
+superarsi, per vincere la commozione di quella
+sorpresa così sgradita, accelerò troppo i movimenti,
+però lo prese un po' d'ansia, d'affanno, e,
+mentre gli altri due si scambiavano dei complimenti
+<span class="pagenum"><a id="Page_140"></a>[140]</span>
+graziosissimi, lui diede giù una bevuta
+così abbondante, che lo fece starnutire per un
+pezzo.
+</p>
+
+<p>
+— Conte, si beve?
+</p>
+
+<p>
+— Si beve e si beve amaro!
+</p>
+
+<p>
+Prandino continuò a sputare, a schiarirsi la
+gola, e a soffiar l'acqua dal naso.
+</p>
+
+<p>
+Il Maggiore, veduto in maglia da bagno, non
+era avvenente per nessun verso. Egli non aveva
+la malizia dell'Elisa, che nuotava di fianco, e però
+si vedeva tutto, così grasso e grosso com'era, col
+collo corto e largo, col petto setoloso, mentre i
+baffi gli pendevano molli, cadenti, rendendo buffo
+quel suo faccione tondo, bruciato dal sole.
+</p>
+
+<p>
+— Lo sapeva, Maggiore, di trovarmi al Lido?
+</p>
+
+<p>
+— No, non lo sa....peva, ma lo spe....rava.
+</p>
+
+<p>
+Anche il Del Mantico era ansante nel parlare.
+Non era un nuotatore della forza di Prandino, e
+nell'acqua si stancava subito.
+</p>
+
+<p>
+— Ma come ha fatto a riconoscermi così da
+lontano, e senza l'occhialino?...
+</p>
+
+<p>
+— Mi fu indi...cata dalla contes...sina Cecilia!
+</p>
+
+<p>
+— Strega del diavolo! — borbottò Prandino,
+la cui grande infelicità riempiva adesso, per lui,
+tutto quell'immenso spazio d'acqua e di cielo.
+</p>
+
+<p>
+L'Elisa, pratica di tali scene, capì che la posizione
+poteva farsi un po' difficile, e pensò bene
+di lasciare soli i due rivali a sbrigarsela come
+credessero meglio.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_141"></a>[141]</span>
+— Qui, signori miei, bisogna dividerci, se non
+vogliamo far nascere scandali.
+</p>
+
+<p>
+— A ben rivederla, Con...tessa!
+</p>
+
+<p>
+— Si ferma a Venezia, Maggiore?
+</p>
+
+<p>
+— Potrebbe.... darsi!
+</p>
+
+<p>
+— Allora, <i>au revoir!</i>
+</p>
+
+<p>
+— <i>Au revoir</i>.
+</p>
+
+<p>
+L'Ariberti non salutò nemmeno la Contessa, che
+filò via dritta dritta, verso il compartimento delle
+signore; invece cominciò a nuotare come i cani,
+sbattendo l'acqua colle mani e coi piedi.
+</p>
+
+<p>
+Il Maggiore aveva fatto uno sforzo e non ne
+poteva più; buon per lui che si cominciò presto
+a toccare il fondo! Prandino continuò a tenersi
+muto, il Maggiore ugualmente, e tutti e due salirono
+ai rispettivi camerini, per due scalette differenti.
+</p>
+
+<p>
+Quando l'Ariberti si trovò chiuso, solo solo
+nella sua gabbia, rimase là per un momento, come
+istupidito dall'affanno e dal dolore; ma poi, mentre
+si asciugava, cominciò a piangere, e a piangere
+dirottamente.
+</p>
+
+<p>
+Povero ragazzo!..
+</p>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_142"></a>[142]</span>
+</p>
+
+<h2><a id="capIX"></a>
+CAPITOLO IX.
+</h2>
+
+<p>
+— Quando ho veduto che c'era quell'altro, ho
+fatto tutto il possibile io, perchè il Del Mantico
+non ti corresse dietro — diceva la Cecilia, mentre
+aiutava la mamma a vestirsi — ma non sono
+stata buona di trattenerlo: pareva che avesse addosso
+l'argento vivo!....
+</p>
+
+<p>
+— Meglio così: meglio così!.... Ho sempre veduto
+che cogli uomini, quello che non si ottiene
+coll'amore, si ottiene colla gelosia. Dammi un
+po' di <i>crème</i>.
+</p>
+
+<p>
+— Bianca o rosa?
+</p>
+
+<p>
+— Rosa.
+</p>
+
+<p>
+— Credi che il Del Mantico questa volta dica
+davvero?
+</p>
+
+<p>
+— Che vuoi? ancora non ci vedo chiaro — continuava
+l'Elisa, mentre guardandosi nello specchio
+si toccava qua e là leggermente, colle dita
+intinte nella manteca, le labbra e le narici. — Ancora
+non ci vedo chiaro. A volte mi pare di
+sì, a volte mi pare di no.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_143"></a>[143]</span>
+— Tuttavia il telegramma di ieri e il fatto di
+esser capitato oggi a Venezia così a precipizio....
+</p>
+
+<p>
+— Certo che dell'Ariberti è molto geloso!...,
+</p>
+
+<p>
+— Vedi un po'?.... È geloso di quello stupido!
+</p>
+
+<p>
+— Stupido non tanto, e poi ha un bel nome,
+e in fin dei conti è anche un bel ragazzo!....
+</p>
+
+<p>
+— Sarà!.... Ad ogni modo è troppo giovine
+perchè ti sposi.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! in quanto all'età non vuol dire!
+</p>
+
+<p>
+— Ma poi è uno spiantato.
+</p>
+
+<p>
+— Questa piuttosto, è una buona ragione.
+</p>
+
+<p>
+Mentre l'Elisa terminava d'acconciarsi, la D'Abalà
+e il conte Potapow combinarono di fermarsi
+al Lido a desinare. Di solito, avea detto il Conte,
+servivano un pranzo fisso, a tre lire e cinquanta,
+senza vino, abbastanza buono. Jamagata, interrogato
+anche lui in proposito, consigliò invece
+di desinare <i>a la carta</i>.
+</p>
+
+<p>
+Potapow si strinse nelle spalle e non gli rispose
+nemmeno. Fra loro due poi successe un battibecco
+vivacissimo quando si dovette scegliere la
+tavola. Potapow ne voleva una vicina alle sale,
+così erano meglio riparati: Jamagata invece la
+preferiva sul mare, perchè se non si doveva godere
+della vista del mare, allora era inutile di
+fermarsi al Lido: e concluse che chi aveva paura
+del raffreddore poteva ritornarsene a Venezia.
+La Cecilia li lasciò bisticciare senza entrare in
+<span class="pagenum"><a id="Page_144"></a>[144]</span>
+mezzo: era troppo affaccendata a far capire al
+cameriere che pranzavano in sette, ma che dovevano
+apparecchiare per otto, perchè in compagnia
+c'era un bambino, che aveva poco più di
+due anni.
+</p>
+
+<p>
+Ma sul più bello, quando tutto pareva ben disposto,
+eccoti Badoero che dichiara di non poter
+prendere parte a quel <i>picnic</i>: non lo disse,
+ma ne aveva un altro impegnato colla piccola
+Emma.
+</p>
+
+<p>
+Questa notizia inaspettata turbò i calcoli e la
+quiete della Cecilia e di Potapow. Per fortuna il
+Conte si ricordò in tempo del cavaliere Ramolini,
+il quale poco prima aveva manifestato il desiderio
+di pranzare anche lui al Lido, e domandò
+subito alla D'Abalà se permetteva che glielo
+presentasse, e se la contessa Navaredo, che ormai
+li aveva raggiunti, ne sarebbe stata contenta.
+</p>
+
+<p>
+— Si figuri, si figuri; vada subito a cercarlo:
+contenta la mamma, contenta io, contenti tutti!
+</p>
+
+<p>
+Potapow andò correndo in cerca del Cavaliere.
+</p>
+
+<p>
+— Contento io, oh, no: <i>rien du tout</i> — disse
+piano Jamagata alla Contessa. — Oh! per trovarmi
+io contento vorrei essere senza nessuno con voi,
+<i>précisément</i>; come dite in italiano?.... senza <i>nessunissimo?</i>....
+</p>
+
+<p>
+L'Elisa, sorridendo, insegnò a Jamagata che in
+italiano si poteva dire <i>soli</i>, <i>solissimi</i>, <i>affatto soli</i>,
+<span class="pagenum"><a id="Page_145"></a>[145]</span>
+mentre Prandino entrava sulla terrazza da una
+parte e il Maggiore vi entrava dall'altra: quello,
+livido, cogli occhi rossi e un muso al doppio del
+naturale; il Maggiore, invece, colla cera soddisfatta
+e l'occhialino in cerca dell'Elisa, asciugandosi
+i capelli corti, brizzolati, con la pezzuola
+bianca.
+</p>
+
+<p>
+Dopo la presentazione del Maggiore a Jamagata,
+la contessa Navaredo contò che il bagnaiuolo
+cercava di farle il galante e che nell'acqua
+le stava sempre vicino e che voleva a
+tutti i costi insegnarle a nuotare, quantunque
+lei non ne avesse bisogno.
+</p>
+
+<p>
+Di solito, queste narrazioni, fatte apposta dall'Elisa
+per istuzzicare un po' l'amor proprio dei
+suoi adoratori, indispettivano fortemente Prandino;
+ma in quel momento egli aveva già troppa
+infelicità nel cuore, perchè una gocciola più una
+gocciola meno lo potesse far traboccare. Invece,
+cominciò a sentirsi un po' meglio quando la comitiva
+si mise a tavola e la contessa Elisa volle
+lui alla sinistra, mentre alla destra c'era già seduto
+Jamagata. Allora toccò al Maggiore d'impermalirsi:
+difatti, egli si cacciò in fondo, lontano
+dagli altri, finchè Gegio, per consolarlo, gli
+camminò prima sui piedi e dopo gli saltò sulle
+ginocchia.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_146"></a>[146]</span>
+— Perchè è andato a sedersi così in disparte,
+Maggiore? — gli chiese la Cecilia.
+</p>
+
+<p>
+— Il bagno forse le ha fatto male? — gli
+domandò a sua volta l'Elisa, con una punta d'ironia.
+</p>
+
+<p>
+— Ho fame — rispose il Maggiore secco secco,
+per dire qualche cosa. Prandino, vedendo il
+Maggiore così annuvolato, si rischiarava sempre
+più.
+</p>
+
+<p>
+— Verrò io, Maggiore, a tenerle compagnia! — esclamò
+la Cecilia; e, così dicendo, si alzò di
+dov'era e andò a sederglisi accanto.
+</p>
+
+<p>
+Intanto, dalla porta di mezzo, si vide entrare
+e avanzarsi Potapow, seguito da un signore dall'aspetto
+grave, rispettabile, tutto chiuso, abbottonato
+fin sotto al mento in un lungo soprabito
+di <i>mezza stagione</i>.
+</p>
+
+<p>
+Questo signore era il cavaliere Ramolini, il
+quale, dopo i complimenti, le proteste e i ringraziamenti
+d'uso, fu messo a sedere anche lui
+di fianco alla D'Abalà.
+</p>
+
+<p>
+— Domando scusa alle signore, ma vorrei mi
+permettessero di rimanere coperto: questa brezza
+per me è micidiale.
+</p>
+
+<p>
+— Faccia, faccia pure.
+</p>
+
+<p>
+— S'accomodi liberamente.
+</p>
+
+<p>
+— <i>Sans façons</i>.
+</p>
+
+<p>
+— <i>Couvrez-vous monsieur!</i> — e Potapow con
+<span class="pagenum"><a id="Page_147"></a>[147]</span>
+una mano gli alzò il braccio, perchè non esitasse
+più a lungo a rimettersi in testa la tuba
+grigia.
+</p>
+
+<p>
+— In riva al mare tira sempre un po' d'aria, — disse,
+dopo la zuppa, il cavaliere Ramolini, il
+quale parlava poco, ma in compenso, di tanto in
+tanto, usciva con delle scoperte che facevano
+molta impressione.
+</p>
+
+<p>
+Il pranzo fu abbastanza animato: se Jamagata
+trovava tutto cattivo, Potapow, viceversa, affermava
+che tutto era eccellente, e la Cecilia mangiava
+anche per il Maggiore, che si faceva sempre
+più ammusato a mano a mano che Prandino
+diventava persino spiritoso, tutto consolato dalle
+tenere amabilità che gli prodigava l'Elisa.
+</p>
+
+<p>
+Gegio non seccava nessuno perchè dormiva:
+la lezione di nuoto lo aveva infiacchito. E poi,
+una volta sola che osò dire alla Cecilia, indicandole
+Jamagata: “Guarda, mamma, com'è rimasto
+giallo anche dopo il bagno!„, si prese un
+altro pizzicotto sull'orecchio, così forte, che non
+fiatò più per un pezzo, finchè terminò coll'addormentarsi.
+</p>
+
+<p>
+Alle frutta, Jamagata volle che la Contessa lasciasse
+a mezzo una pesca duraccina, per ammirare
+la bella vista.
+</p>
+
+<p>
+Il mare aveva preso adesso, coi riflessi del tramonto,
+una tinta verde chiara con delle strisce
+<span class="pagenum"><a id="Page_148"></a>[148]</span>
+rossicce e violacee, mentre lontano sull'orizzonte
+apparivano le vele a triangolo di tre paranze,
+sfacciatamente colorite d'un giallo dorato.
+</p>
+
+<p>
+— Ah, se ci fosse mio marito!.... Come sarebbe
+contento! — esclamò la Cecilia, estatica.
+</p>
+
+<p>
+— La contessa d'Abalà non è mai stata a
+Dieppe? — le domandò Ramolini.
+</p>
+
+<p>
+— No.
+</p>
+
+<p>
+— Oh!.... — fece il Cavaliere con un sorriso
+di compassione, e poi strinse le labbra come per
+indicare che là ci dovea essere del bello assai.
+</p>
+
+<p>
+— Che vuole? — soggiunse la Cecilia, quasi
+scusandosi — i figli!.... — e cambiò di posto
+colla seggiola, perchè a un tavolo lì vicino c'era
+un signore che fumava spagnolette.
+</p>
+
+<p>
+— Già, già, — concluse Ramolini.
+</p>
+
+<p>
+Ramolini non diceva mai uno sproposito: parlava
+poco, ma quel poco era per dire che il
+sole di luglio è caldo, che l'aria di gennaio è
+fredda e che un <i>risotto coi peoci</i> leva l'appetito:
+tutte verità sacrosante.
+</p>
+
+<p>
+Quando egli era costretto a esprimere il suo
+<i>debole parere</i> sulla tal persona o sulla tal'altra,
+non diceva una parola, ma aveva certi sorrisi
+che rovinavano una riputazione, certi atti ammirativi
+che mettevano un uomo sul piedistallo. Senza
+avere mai scritta una riga e avendone lette pochine,
+nulladimeno pizzicava un tantino di letterato:
+<span class="pagenum"><a id="Page_149"></a>[149]</span>
+si faceva vedere al caffè col <i>Provveditore
+agli studii</i>; ogni giorno dava una capata in biblioteca,
+e s'era fatto presentare a Carducci; ma
+anche in letteratura, come nel resto, aveva un
+metodo di critica sicuro: parlavano, per esempio,
+di Torelli o di Paolo Ferrari? egli si metteva
+a sorridere e pronunciava un nome: — Augier! — C'era
+discussione sulla <i>Giacinta</i> o sui
+<i>Malavoglia?</i> e lui, dopo d'essere stato sempre
+zitto, tornava a sorridere ed esclamava con un
+sospiro: — Zola! Oh, <i>les Rougon-Macquart!</i> — Dopo
+di aver osservato attentamente per un quarto
+d'ora, sull'<i>Illustrazione</i>, la copia di un quadro
+della scuola italiana moderna, si stringeva nelle
+spalle, e: — Jèrome — esclamava — Oh, Jèrome!.... — e
+buttava la rivista sul tavolino con
+un moto di dispetto.... Anche Carducci, sicuro,
+quantunque Ramolini lo conoscesse personalmente,
+anche Carducci impallidiva dinanzi ai poeti della
+Francia, perchè, già è inutile, ma per la Francia
+il Cavaliere ci aveva un debole.
+</p>
+
+<p>
+Qui da noi, in Italia, dove tutti facciamo un
+po' di tutto, il poeta, il droghiere, il ministro, il
+pittore, il sotto-prefetto e il lustrascarpe, Ramolini,
+che non aveva mai fatto nulla, per non esser
+buono a far nulla, rappresentava una lodevole
+eccezione, e godeva molto credito. Andavano
+tutti d'accordo nel riconoscere il suo ingegno,
+<span class="pagenum"><a id="Page_150"></a>[150]</span>
+nel vantare la sua coltura. Quando era un
+giovinotto: — Ramolini, dicevano, è un po' inerte,
+ma il giorno che si metterà a lavorare, farà delle
+grandi cose. — Adesso aveva cinquant'anni, era
+cavaliere come gli altri, ma ancora non aveva
+<i>estrinsecate</i> le proprie facoltà intellettuali che sotto
+una sola forma: la <i>dimissione</i>. Ramolini si dimetteva
+sempre, appena nell'ufficio pubblico, al quale
+era stato eletto, avrebbe dovuto cominciare a far
+qualche cosa. — Che importa ciò? — diceva il
+buon pubblico — Ramolini non sarà un ingegno
+<i>produttivo</i>, ma resta sempre un bell'ingegno e
+<i>solido!</i> — e molte volte interpretava quelle sue
+dimissioni come piccoli colpi di Stato.
+</p>
+
+<p>
+A dir corto, dacchè era venuto al mondo, egli
+non faceva che tacere e curar la salute; la curava
+male, però che esagerando nelle cautele e
+abusando dei lenitivi, era sempre mezzo indisposto.
+</p>
+
+<p>
+Quando servirono il caffè, si levarono tutti da
+tavola e si avvicinarono al parapetto della terrazza,
+tranne Gegio che fu lasciato solo a dormire.
+</p>
+
+<p>
+— Bada, mamma, che il troppo stroppia! — disse
+la Cecilia piano all'Elisa, indicandole il
+Maggiore che aveva chiesto al cameriere l'<i>orario</i>
+delle ferrovie.
+</p>
+
+<p>
+— Lascia stare, che ne so più di te!
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_151"></a>[151]</span>
+L'Elisa prese il braccio di Prandino, ch'era
+tanto fuori di sè dalla consolazione da lasciarsi
+andare fino a parlar francese con Jamagata e con
+Potapow, e si fece condurre nella sala in fondo
+alla terrazza dove c'era un <i>maestro</i> che suonava
+disperatamente il pianoforte.
+</p>
+
+<p>
+— Mi vuoi bene? — le domandò Prandino
+pieno di buona fede.
+</p>
+
+<p>
+— Sei molto seccante!.... In tutto il giorno non
+hai proprio altro da dire!
+</p>
+
+<p>
+Elisa non si fermò punto nella sala, ma ritornò
+subito dov'era il rimanente della comitiva.
+</p>
+
+<p>
+Là stavano tutti persuadendo il Maggiore a
+fermarsi per il <i>fresco</i>: c'era la serenata di gala
+sul <i>Canal Grande</i>.
+</p>
+
+<p>
+Il Maggiore s'impuntava duro sul no, ma tutti
+quei discorsi inquietavano Prandino, al quale
+battea forte il cuore per la paura che il Del
+Mantico, dopo tante chiacchiere, finisse col cedere
+e col dire di sì.
+</p>
+
+<p>
+— Animo, da bravo, bisogna essere compiacente
+colle signore! — continuava quella petulante
+della Cecilia, mettendosi in saccoccia pezzi
+di zucchero, per Gegio — diceva lei! — Invece
+di stasera non potrebbe partire domani colla
+prima corsa?
+</p>
+
+<p>
+— Ma lascialo andare, Cecilia, non insistere
+così, non seccar la gente. Il Maggiore, si sa
+<span class="pagenum"><a id="Page_152"></a>[152]</span>
+bene, non è libero: avrà qualche <i>affare di servizio</i>
+che lo obbligherà assolutamente a passare
+le sue notti a Treviso!.... dunque.... non dobbiamo
+essere indiscreti! — e detto tutto ciò con vivacità,
+Elisa sorrise molto ironicamente.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! per gli <i>affari di servizio</i> — rispose il
+Maggiore senza guardare in faccia l'Elisa — tanto
+sono in licenza e posso fare quello che più mi
+accomoda.
+</p>
+
+<p>
+— Allora si resta! — replicò subito la Cecilia.
+</p>
+
+<p>
+Il Maggiore non rispose nulla: Prandino si sentì
+mancare il fiato.
+</p>
+
+<p>
+— Lei, Maggiore, se vuol dire la verità, ha
+qualche cosa per la testa. Andiamo andiamo, mi
+dia braccio e si confidi con me. Chissà che non
+siano cose che non si possano aggiustare!.... Che
+ne dice, Cavaliere?
+</p>
+
+<p>
+— Mah! A una cosa sola non c'è rimedio:
+alla morte.
+</p>
+
+<p>
+Jamagata a queste parole guardò l'Elisa sospirando
+profondamente: Potapow si mise a ridere.
+</p>
+
+<p>
+Il Del Mantico si alzò, offerse il braccio alla
+Contessina e camminarono lentamente in su e in
+giù lungo la terrazza.
+</p>
+
+<p>
+Prandino li seguiva colla coda dell'occhio, inquieto,
+perchè vedeva il Maggiore che gestiva
+con molta animazione.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_153"></a>[153]</span>
+— Troverei inutile, — disse poi all'Elisa, un
+po' titubante, ma facendosi coraggio per tastare
+il terreno — troverei inutile che la Contessina
+dovesse insistere perchè il Maggiore si fermasse
+alla serenata: tant'è, in una gondola non ci possiamo
+star tutti, e però bisognerebbe dividerci.
+</p>
+
+<p>
+La Contessa, che adesso pareva molto distratta,
+non rispose nulla, ma Jamagata e Potapow si
+scusarono di non poter andare con lei al <i>fresco</i>
+avendo già ricevuto un invito dalla principessa
+di Lentz.
+</p>
+
+<p>
+Il giovinotto si faceva sempre più inquieto: i
+discorsi della D'Abalà con il Del Mantico non
+finivano mai, ed egli non ne potea proprio più;
+tuttavia quando essa gli si avvicinò e gli disse
+piano di fare i conti anche per sua madre e per
+lei, Prandino non osò fiatare e correva già al
+banco.
+</p>
+
+<p>
+— Conte Eriprando!.... Scusi!... Senta un momento!....
+</p>
+
+<p>
+Prandino le tornò vicino, tutto umile e premuroso.
+</p>
+
+<p>
+— Si ricordi bene che Gegio non paga! Non
+mi faccia i soliti pasticci, le solite confusioni!....
+</p>
+
+<p>
+Mentre Prandino regolava i conti, e in quel
+mentre, numerando i suoi capitali, si trovava mancante
+di sette lire, senza che sapesse come e dove
+le avea gettate, le nostre dame, seguite dai rispettivi
+<span class="pagenum"><a id="Page_154"></a>[154]</span>
+cavalieri, uscirono dallo <i>stabilimento</i> per
+aspettare il <i>tramway</i>. Prandino però li raggiunse
+subito, tutto in orgasmo, temendo di perdere
+il posto buono; quello, si sa, vicino all'Elisa. L'Elisa
+infatti, che s'era tenuto Gegio con sè, lo
+mandò da sua madre; così Prandino potè sedersi
+al suo fianco, tutto glorioso e trionfante. Se non
+avesse avuto due spine, le sette lire che non riusciva
+a trovare come le avesse spese e la faccia
+del maggiore Del Mantico che, dopo le chiacchiere
+colla Cecilia, parea meno scura, egli sarebbe
+stato felice. E non felice solamente in
+<i>tramway</i>, ma anche dopo, sul vaporetto, ritornando
+a Venezia.
+</p>
+
+<p>
+L'Elisa se lo teneva vicino e gli sorrideva, accarezzandolo
+con lunghe occhiate: si era tolta il
+velo perchè la brezza viva della laguna glielo
+portava via, e così nell'ombra il suo volto pallido,
+bianco, non ci perdeva nulla neanche scoperto.
+</p>
+
+<p>
+— Fa freddo! — esclamò Ramolini, appena il
+vaporetto si staccò dalla riva, cacciandosi la
+tuba sulle orecchie e stringendosi attorno il soprabito.
+</p>
+
+<p>
+Jamagata disse di no, che non faceva freddo:
+Potapow allora si abbottonò l'abito in fretta e
+si legò un fazzoletto attorno il collo per ripararsi
+la gola.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_155"></a>[155]</span>
+Il cielo, di una trasparenza leggerissima verso
+il mare, dall'altra parte, sopra Venezia, era sparso,
+attraversato da nuvolacci neri, minacciosi, rotti
+giù basso, dietro ai monti, da una fascia rossa
+di fuoco. Intanto
+</p>
+
+<div class="poem">
+<p>
+“a poco a poco.... la notte era discesa„
+</p>
+</div>
+
+<p>
+e mentre le isolette della laguna qua e là fra le
+ombre apparivano scure, silenziose come fantasmi,
+Venezia gaia, rilucente, splendeva nel fondo,
+colla sua lunga riva illuminata.
+</p>
+
+<p>
+— Ci sarebbe pericolo, Cavaliere, che ci piova
+sopra al <i>fresco</i> di stasera?
+</p>
+
+<p>
+— Mah! — rispose Ramolini guardando per
+aria. — Mah!....
+</p>
+
+<p>
+— <i>Oh! madame la comtesse!.... Oh! la belle
+vue!</i>.... — esclamò Jamagata, rapito in estasi,
+mentre indicava Venezia all'Elisa.
+</p>
+
+<p>
+Tutti s'erano levati in piedi, rivolti verso Venezia,
+esprimendo ognuno alla sua maniera, tranne,
+s'intende, il cavaliere Ramolini, la propria ammirazione.
+</p>
+
+<p>
+— Finalmente! — esclamò Prandino, tutto a
+un tratto, mentre il vaporetto, facendo il giro
+della laguna, per fermarsi allo sbarco, passava
+lento dinanzi alla piazzetta illuminata — finalmente!
+adesso mi ricordo!
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_156"></a>[156]</span>
+— Che cosa, Conte? — gli domandò piano
+l'Elisa.
+</p>
+
+<p>
+— Nulla, nulla, — fece l'altro, rimettendosi.
+</p>
+
+<p>
+S'era ricordato allora come aveva spese le
+sette lire; e però, liberato da quel peso, potè
+commoversi anche lui dinanzi alle meraviglie
+della riva incantata.
+</p>
+
+<p>
+Appena discesi a terra, cominciarono i saluti,
+i ringraziamenti e le espressioni del piacere reciproco
+per la fatta conoscenza.
+</p>
+
+<p>
+— E il Badoero? — domandò Prandino — non
+s'è più visto?
+</p>
+
+<p>
+Il Badoero era rimasto a teatro, al Lido. Tutti
+notarono allora ch'egli si era dileguato in una
+maniera poco cortese.
+</p>
+
+<p>
+— Almeno si fosse degnato di salutarci! — brontolò
+la Cecilia.
+</p>
+
+<p>
+Prandino tentò difenderlo, ma le sue parole
+furono accolte dalla disapprovazione generale.
+</p>
+
+<p>
+— Gioventù, — disse Ramolini, sorridendo con
+uno di quei sorrisi che levavano la pelle.
+</p>
+
+<p>
+Il Cavaliere aveva accettato di seguire il <i>fresco</i>
+anche lui, in gondola colle signore. Soli Potapow
+e Jamagata abbandonarono la comitiva, e
+tutti e due, per punizione, dovettero ricevere un
+bacio da Gegio, che aveva la faccia tutta sudicia
+e ancora assonnata.
+</p>
+
+<p>
+Prima però di allontanarsi, Jamagata, stringendo
+<span class="pagenum"><a id="Page_157"></a>[157]</span>
+la mano all'Elisa, le confidò che si sentiva
+molto <i>malheureux</i>, per doverla lasciare, e Potapow
+regalò un ultimo buon consiglio alla Cecilia:
+di offrire ai gondolieri la metà di quello che
+avrebbero domandato di noleggio per la sera.
+</p>
+
+<p>
+Difatti, questo gran contratto non fu concluso
+tanto presto. Il conte Ariberti dovette andare
+innanzi e indietro almeno una mezza dozzina di
+volte; finalmente si combinò per sei lire, non
+compresa la mancia.
+</p>
+
+<p>
+— È caro, non è vero? — domandò la Cecilia
+al Ramolini.
+</p>
+
+<p>
+— Sì.... e no.
+</p>
+
+<p>
+Quando l'Elisa fu seduta sul <i>trasto</i> colla figlia,
+vedendo che il Maggiore si disponeva a imbarcarsi:
+</p>
+
+<p>
+— Come! Non parte più Del Mantico? — gli
+domandò, sempre sorridendo con ironia: ma però,
+questa volta, con un'ironia molto più dolce.
+</p>
+
+<p>
+— Partirò colla corsa delle undici! — e il
+Maggiore guardò la Cecilia, che sorrise anche lei.
+</p>
+
+<p>
+— Per le undici, sa, Maggiore, non saremo a
+terra di sicuro, — avvertì Prandino, che sperava
+ancora.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, vuol dire che non partirò.
+</p>
+
+<p>
+Questa risposta fu detta con un tono così
+asciutto che Prandino non fiatò più; invece, senza
+far complimenti, scese in gondola prima del Maggiore
+<span class="pagenum"><a id="Page_158"></a>[158]</span>
+e andò a sedersi sulla panchettina accanto
+all'Elisa. Ma un gondoliere lo fece subito alzare
+e gli cambiò posto, per regolare il peso della
+gondola e destinò proprio il Del Mantico a seder
+vicino all'Elisa.
+</p>
+
+<p>
+Le cose tornavano a prendere una cattiva piega
+per il povero Prandino!....
+</p>
+
+<p>
+Appena che la gondola si mosse, la Cecilia,
+vedendo che ci sarebbe stato un posto disponibile
+perchè Gegio poteva mettersi benissimo fra
+le ginocchia dell'Ariberti, ripigliò una seconda
+sfuriata contro il Badoero. Se c'era Badoero, è
+naturale, avrebbe pagata anche lui la sua parte
+e la spesa sarebbe stata minore. E poi la Cecilia,
+che non vedea Prandino di buon occhio, si godeva
+tormentandolo anche a proposito di quel
+suo cugino ch'egli aveva dipinto e magnificato
+come se fosse un Baiardo redivivo.
+</p>
+
+<p>
+L'Elisa, invece, taceva sempre: aveva troppa
+dignità di sè stessa per curarsi lei di chi si mostrava
+poco sollecito delle sue grazie.
+</p>
+
+<p>
+— E tutto questo, per chi poi?.... per una <i>figurante</i>
+di terz'ordine!....
+</p>
+
+<p>
+— Mamma, che cosa sono le <i>figuranti</i>? — domandò
+Gegio.
+</p>
+
+<p>
+Prandino taceva, tutto avvilito e mortificato.
+</p>
+
+<p>
+— Dormi adesso; non seccare! Ancora — continuò
+la Cecilia — ancora capirei se si fosse impegnato,
+<span class="pagenum"><a id="Page_159"></a>[159]</span>
+come il Commendatore e il conte Potapow
+colla principessa di Lentz!....
+</p>
+
+<p>
+A questo nome il Ramolini sorrise col suo
+ghigno demolitore.
+</p>
+
+<p>
+— Come?.... Non è forse vero che il Conte e
+Jamagata avevano ricevuto un invito per questa
+sera dalla Principessa?....
+</p>
+
+<p>
+Ramolini chinò il capo affermativamente.
+</p>
+
+<p>
+— Dunque?
+</p>
+
+<p>
+— L'ultima principessa di Lentz è morta a
+Vienna nel 1869.
+</p>
+
+<p>
+— Ma allora, questa qui di Venezia?....
+</p>
+
+<p>
+— Questa signora che si lascia dare della principessa
+a tutto pasto è la vedova del capitano
+Krauss: l'aiutante o il segretario, che so io, di
+un principe di Lentz qualunque, il qual principe,
+morto senza figli, riconobbe appunto per suo
+erede il capitano Krauss, che oltre alla roba si
+prese, abusivamente, anche il nome ed il titolo.
+</p>
+
+<p>
+— Oh, guarda un po'!....
+</p>
+
+<p>
+— Non è dunque vero che suo padre abbia
+regnato? — domandò Prandino col tono dolente
+di chi vede dileguarsi una gran bella illusione.
+</p>
+
+<p>
+— Mah! vattel'a pesca!.... Secondo chi sarà
+stato suo padre.
+</p>
+
+<p>
+— E allora perchè Badoero e tutti gli altri la
+chiamano principessa?.. continuò la Cecilia
+con dispetto.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_160"></a>[160]</span>
+— Perchè qui a Venezia ci trovano gusto. A
+Parigi, invece, madama Krauss ha fatto di tutto
+pur di piantarvi radice, ma non vi ha mai potuto
+attecchire. Mah!.... la <i>società</i> parigina!.... <i>le faubourg
+Saint-Germain!</i>....
+</p>
+
+<p>
+— Prima d'entrarci là dentro!.... — fece l'Ariberti
+sgranando gli occhi, che proprio gli pareva
+d'esservi nato.
+</p>
+
+<p>
+— Ci vuol altro!.... — continuò il Ramolini. — I
+francesi non somigliano punto ai nostri giovinotti
+che corrono attorno ai forestieri come i
+servitori di piazza, e tanto più si affannano quanto
+più ci vengono da lontano. A Parigi?.... Che!....
+Bisogna vedere!.... Ma già, Parigi.... è la capitale
+della Francia!....
+</p>
+
+<p>
+— C'è stato molto tempo a Parigi, Cavaliere? — gli
+domandò l'Elisa.
+</p>
+
+<p>
+— No. Non ci sono mai stato. Però faccio conto
+d'andarci.... prima di morire.
+</p>
+
+<p>
+La gondola, mentre si facevano tutte queste
+chiacchiere, s'era internata, sempre in mezzo al
+buio, passando da un rio in un altro, finchè, dopo
+un lungo tragitto, si trovò quasi all'improvviso
+nel <i>Canal Grande</i>, vicino al <i>Ponte di Rialto</i>.
+</p>
+
+<p>
+— Ah! — esclamarono allora tutti quei della
+gondola e, da sdraiati, si rizzarono a sedere per
+goder meglio lo spettacolo: però, dopo quel grido
+di meraviglia, non dissero più una sola parola:
+rimasero là muti a guardare.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_161"></a>[161]</span>
+Ramolini solo non si commosse; invece si coprì
+le ginocchia con uno scialletto che gli aveva prestato
+apposta la Cecilia.
+</p>
+
+<p>
+Il <i>Ponte di Rialto</i>, dal quale si vedea sporgere
+gremita una folla di teste, era così bianco, rischiarato
+dalla luce elettrica, da sembrar quasi trasparente.
+Lungo il <i>Canal Grande</i>, tutto pieno,
+tutto coperto di gondole, le case colle finestre e
+i balconi illuminati, uscivano dall'ombra, scure,
+fosche, sotto il cielo chiaro e diffuso; e qua e là,
+fra le colonne dei gotici palagi, bruciava a sprazzi
+come un incendio, la luce rossa del bengala. Intanto
+dalla <i>galleggiante</i>, elegantissima pagoda
+adorna di vive fiammelle e di palloncini di vetro
+a colori, si spandeva nel vasto silenzio, la voce
+di due donne, lenta, squillante.
+</p>
+
+<p>
+Era la serenata del <i>Sabba Classico</i>:
+</p>
+
+<div class="poem">
+<p><i>La luna immobile,</i></p>
+<p><i>Inonda l'etere</i></p>
+<p><i>D'un raggio pallido.</i></p>
+</div>
+
+<p>
+Tutte le gondole stipate, a ridosso le une delle
+altre, erano ferme, immobili: soltanto l'altalena
+lenta dell'acqua le movea appena come un largo
+respiro. Le donne avvolte nei veli, sdraiate sui
+cuscini, avean la bocca semiaperta, l'occhio socchiuso.
+I gondolieri in piedi, ritti, a capo scoperto.
+<span class="pagenum"><a id="Page_162"></a>[162]</span>
+Tutta quella immensa folla ascoltava muta,
+quasi assopita da un'onda dolcissima, voluttuosa.
+</p>
+
+<p>
+E la canzone continuava:
+</p>
+
+<div class="poem">
+<div class="stanza">
+<p class="i2"> <i>Doridi e silfidi</i></p>
+<p class="i2"> <i>Cigni e nereidi,</i></p>
+<p class="i2"> <i>Vogan sull'alighe.</i></p>
+</div>
+
+<div class="stanza">
+<p><i>L'aura è serena — la luna è piena — l'onda beata!</i></p>
+<p><i>Canta, o sirena! — canta, o sirena! — la serenata!</i></p>
+</div>
+</div>
+
+<p>
+— Oh! se ci fosse qui mio marito! — tornò
+a sospirare la Cecilia, mentre il Maggiore stringeva,
+sotto lo scialle, la manina grassoccia dell'Elisa
+che, trasportata in estasi anche lei, lo
+lasciava fare.
+</p>
+
+<p>
+Il Ramolini, per questa volta, non sorrise e
+non citò Gounod; Gegio si era riaddormentato, e
+Prandino, povero ragazzo, guardava teneramente
+l'Elisa e sognava.... a occhi aperti.
+</p>
+
+<p>
+Però, quando le gondole si mossero tutte in
+una volta, spingendosi e urtandosi insieme, Prandino,
+che si trovava là per la prima volta, in
+mezzo a quel tramenìo, cominciò a sentirsi intorno
+qualche vaga inquietudine e stava attento
+ai gondolieri che, adesso, affaccendati co' remi,
+bisbigliavan fra di loro a voce sommessa, ma vibrata:
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_163"></a>[163]</span>
+— <i>Zo quela pope!</i>
+</p>
+
+<p>
+— <i>Me tegno stagando!</i>
+</p>
+
+<p>
+— <i>Ocio el fero!</i>
+</p>
+
+<p>
+— <i>Cassève soto!</i>
+</p>
+
+<p>
+— <i>Ocio el fero, go dito!</i>
+</p>
+
+<p>
+— <i>Varé..., varé che vago avanti</i>.
+</p>
+
+<p>
+— Non è mai accaduto — chiese Prandino al
+Cavaliere, dandosi l'aria di fare una domanda
+indifferente, tanto per dir qualche cosa — non è
+mai accaduto che in queste serenate, qualche gondola
+restasse schiacciata?
+</p>
+
+<p>
+Ramolini si strinse nelle spalle per indicare
+che non ne sapeva nulla.
+</p>
+
+<p>
+— Però.... potrebbe accadere!....
+</p>
+
+<p>
+— Sicuro.
+</p>
+
+<p>
+— E se si va giù in acqua, con tutta questa
+distesa di gondole, non si torna più a galla?
+</p>
+
+<p>
+— Certo.
+</p>
+
+<p>
+Le risposte laconiche del Ramolini, non erano
+già per sè stesse quelle che più lo potessero tranquillare.
+Nulladimeno Prandino tentava di tutto
+per non lasciarsi scorgere e vedendo che il Maggiore
+rimaneva impassibile, anche lui si sforzava
+di mostrarsi disinvolto e di sorridere; però sorridendo,
+faceva la bocca storta.
+</p>
+
+<p>
+Ma capitò un altro incidente ad accrescere le
+sue paure. Mentre la <i>galleggiante</i> si allontanava
+trascinata sull'acqua, da quel cielo così bianchiccio
+<span class="pagenum"><a id="Page_164"></a>[164]</span>
+cominciarono qua e là a cader giù grossi
+goccioloni.
+</p>
+
+<p>
+— L'ho detto io, che doveva piovere! — strillò
+la Cecilia — ma a me, è inutile, nessuno vuol
+dar retta, e adesso roviniamo tutta la roba! — e
+ciò detto si slacciò il cappello e se lo levò: — era
+nuovo — e in fretta se lo mise sotto la mantiglia.
+</p>
+
+<p>
+— Ma se si vedono le stelle! — Prandino non
+ne indovinava una.
+</p>
+
+<p>
+— Meglio per lei, se le vede. Questa, intanto,
+è acqua che viene!....
+</p>
+
+<p>
+Il Cavaliere aprì un ombrellino, ma invece di
+prender sotto la Cecilia, lo tenne tutto per sè. Il
+Maggiore, più galante, e piegandosi un po' a destra
+e un po' a sinistra, chè sulla panchettina
+della gondola cominciava a trovarsi maluccio,
+teneva coperta l'Elisa. Gegio era stato cacciato
+da sua madre sotto le gambe dell'Ariberti, al
+quale, così, non rimanea da far altro che lasciar
+piovere e pigliarsela tutta.
+</p>
+
+<p>
+I goccioloni si fecero presto più fitti, più minuti,
+finchè l'acqua venne giù proprio a dirotto.
+Allora in quella ressa di gondole era un continuo
+muoversi, uno spiegarsi confuso di scialli,
+di fazzoletti, di ombrellini, un tramestìo disordinato,
+un chiasso assordante di grida, di strilli
+e di risa, mentre invece quelli delle finestre se
+<span class="pagenum"><a id="Page_165"></a>[165]</span>
+la godevano allegramente al nuovo spettacolo e
+batteano le mani.
+</p>
+
+<p>
+Prandino, fradicio, era tutt'occhi e tutt'orecchi,
+attento ai gondolieri che lavoravan di remi,
+rossi in viso, grondanti d'acqua e di sudore, vociando
+e sbraitando a più non posso.
+</p>
+
+<p>
+— <i>Scia!</i>
+</p>
+
+<p>
+— <i>Scié!</i>
+</p>
+
+<p>
+— <i>De zo le pope!</i>
+</p>
+
+<p>
+— Che sia questa la volta che si va sott'acqua? — tornò
+a domandare Prandino al Cavaliere.
+</p>
+
+<p>
+— Ci siamo già, mi pare.
+</p>
+
+<p>
+L'Elisa rideva e strillava, fremendo con iscatti
+che avrebbero voluto imitar quelli di una bambina
+impaurita. Il Maggiore, tutto indolenzito,
+tentava di allungare le gambe, ma non ci riusciva.
+Gegio, pacifico, si asciugava il naso nei
+calzoni di Prandino mentre sua madre brontolava
+che dei <i>freschi</i> ne aveva avuto abbastanza, e che
+non ce la piglierebbero più, per tutta la vita.
+</p>
+
+<p>
+Le gondole continuavano a urtarsi, ma avanzavano
+stentatamente.
+</p>
+
+<p>
+— <i>Dè una vogada de manco, che me casso soto!</i> — gridava
+il barcaiolo di prora della gondola di
+Prandino, ad un altro, ch'era in un'altra gondola
+lì vicina.
+</p>
+
+<p>
+— <i>Stè indrio vu, che go pressa!</i>
+</p>
+
+<p>
+— <i>E alora voghè, movéve!</i>
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_166"></a>[166]</span>
+— <i>Fogo in mànega, paron? Arè che furie!</i>
+</p>
+
+<p>
+— <i>Andè a sciosi, andè!</i>
+</p>
+
+<p>
+A questo punto le due gondole sbacchiarono,
+urtandosi, con un tonfo sordo di legno; ma quella
+di Prandino rimase indietro:
+</p>
+
+<p>
+— <i>Andè a vogar in peata, andè!</i>
+</p>
+
+<p>
+— <i>Va là, moscardin, va là!</i>
+</p>
+
+<p>
+Il gondoliere di Prandino, a tali parole s'infuriò
+che parea matto, e senza badare alle raccomandazioni
+del Maggiore, alzò il remo gridando
+a voce squarciata: <i>Regatante dal loffio! Te cucarò
+doman, te cucarò!</i>
+</p>
+
+<p>
+— Si bastonano! Si accoppano! — esclamò
+Prandino tirandosi indietro, vedendo i remi levati,
+senza badare che le due gondole s'erano
+un po' allontanate. Anche le signore si mostravano
+inquiete. Del Mantico stava serio e attento.
+Soltanto il Ramolini sorrideva, dondolando la
+testa.
+</p>
+
+<p>
+— <i>Te storzarò el colo, mi!</i>
+</p>
+
+<p>
+— <i>Va là, moscardin, va là!</i>
+</p>
+
+<p>
+— <i>Te stagnarò el sangue dal naso!</i>....
+</p>
+
+<p>
+Le gondole non si urtavano più; a poco a poco
+sgusciaron via leste, spedite. La <i>galleggiante</i> coi
+lumi spenti, o quasi, entrava al largo, nella laguna;
+e il cielo, dopo quella burletta, s'era fatto
+d'una trasparenza lucente.
+</p>
+
+<p>
+— <i>Va là, moscardin, va là!</i>.... — continuava
+<span class="pagenum"><a id="Page_167"></a>[167]</span>
+l'altro a gridare da lontano colla solita cantilena,
+ironica e inquietante; ma il nostro gondoliere
+adesso non gli badava più e sorrideva strizzando
+l'occhio al compagno di <i>pope</i>, che non aveva mai
+aperto bocca durante tutta la bega.
+</p>
+
+<p>
+— Sempre così! — disse il Ramolini, mostrando
+il suo disprezzo o il suo malcontento perchè non
+si erano per lo meno accoppati. — Succede sempre
+così!
+</p>
+
+<p>
+Appena la gondola si avvicinò alla riva, prima
+ancora che il <i>ganzèr</i> curvo, col cappello in mano,
+la tenesse ben ferma coll'uncino, il Maggiore
+saltò giù, prestamente, sugli scalini, per quanto
+glielo permettevano le gambe indolenzite. Allora
+le allungò, le distese con un sospiro di sollievo,
+e poi offrì il braccio all'Elisa, e si allontanarono
+insieme verso la piazza. Prandino avrebbe voluto
+seguirli, ma a un cenno imperativo della Cecilia
+si fermò per pagare il noleggio della gondola.
+Quando se ne sbrigò e raggiunse il resto della
+compagnia, la Cecilia con Ramolini e Gegio, lo
+aspettava ferma, un po' discosta dalla “mamma„
+che tirava dritto, lentamente, appoggiata tutta
+addosso al Maggiore.
+</p>
+
+<p>
+— Quanto ha pagato?....
+</p>
+
+<p>
+— Volevano sette lire....
+</p>
+
+<p>
+— Perchè lei non è bravo di contrattare!....
+</p>
+
+<p>
+— Ma non ne ho dato altro che sei e mezzo!....
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_168"></a>[168]</span>
+Il Ramolini s'accomiatò sotto l'<i>Orologio</i>; voleva
+fermarsi al caffè <i>Quadri</i> a bere qualche cosa di
+molto caldo; gli altri, passo passo, si avviarono
+verso l'albergo. Prandino, che adesso non avea più
+paura di affogare, tornò daccapo ad esser molto
+turbato dalla presenza del Maggiore: — Dunque
+non anderà a Treviso altro che domattina?.... E
+quella stupida d'Elisa perchè si mette a far la
+smorfiosa con lui?... E la Cecilia, brutta strega!
+perchè non lo ha lasciato partire?
+</p>
+
+<p>
+Sulla porta della <i>Gondola d'oro</i> si fermarono in
+crocchio, ma Prandino, col cuore che gli batteva
+forte, notava che il Maggiore non si risolveva
+mai ad accomiatarsi. Chiacchierava a bassa voce
+coll'Elisa, rideva, scherzava con lei e non si
+moveva.
+</p>
+
+<p>
+— Conte Eriprando, ho sete, — cominciò Gegio,
+con voce piagnolosa.
+</p>
+
+<p>
+— Berrai domattina. Adesso si va a dormire; — gli
+rispose seccamente la Cecilia.
+</p>
+
+<p>
+A questa antifona della figlia, la Contessa, che
+l'aveva capita, chiese al Maggiore, con un certo
+garbo malizioso, se, adunque, aveva risoluto di
+fermarsi o di partire.
+</p>
+
+<p>
+— Partirò.... domani.
+</p>
+
+<p>
+E il Del Mantico sorrise in un modo tutto
+particolare e pieno di sottintesi.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! finalmente! tanto ci voleva! — esclamò
+<span class="pagenum"><a id="Page_169"></a>[169]</span>
+la D'Abalà, mentre guardava brontolando, se
+l'acqua avesse lasciato macchia sul vestito.
+</p>
+
+<p>
+— Ma.... — Prandino parlava a stento e colla
+voce malferma. — Ma.... il nostro albergo deve
+essere tutto pieno....
+</p>
+
+<p>
+— Ho telegrafato da Treviso perchè mi tenessero
+pronta una camera.
+</p>
+
+<p>
+Allora entrarono dal portiere, per vedere se il
+telegramma era giunto in tempo.
+</p>
+
+<p>
+— Mi avete tenuto una stanza? — chiese il
+Maggiore al portiere che sonnecchiava.
+</p>
+
+<p>
+— Il numero 43, signor Marchese!
+</p>
+
+<p>
+Il portiere, secondo il solito, non si mosse, ma
+si toccò il berretto colla mano.
+</p>
+
+<p>
+Quando fu arrivato su in cima, al numero <i>ottantasei</i>,
+Prandino non ne poteva proprio più; si
+sentiva soffocare, e buttandosi smaniando sul
+letto, pensò allora che sarebbe stato meglio se la
+gondola fosse calata a fondo con lui dentro! Oh!
+sì; molto meglio sarebbe stato! Almeno, a quell'ora,
+egli avrebbe finito di soffrire.
+</p>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_170"></a>[170]</span>
+</p>
+
+<h2><a id="capX"></a>
+CAPITOLO X.
+</h2>
+
+<p>
+Quella notte, il conte Eriprando degli Ariberti
+stentò molto a prender sonno e, anche dopo,
+dormì poco e male. Si svegliò che albeggiava appena,
+nè potè più riaddormentarsi. In quella cameretta
+soffocava. Si alzò, si vestì a malincuore,
+sospirando nel lavarsi, sospirando nell'infilare i
+pantaloni, e annodandosi la cravatta con una
+stretta rabbiosa.
+</p>
+
+<p>
+Tant'è, per lui era cosa già risoluta: se la contessa
+lo tradiva col numero 43, egli non avrebbe
+più voluto tirarla innanzi.
+</p>
+
+<p>
+Che cosa avrebbe fatto? — Uno sproposito
+avrebbe fatto, ma dopo, almeno, la sarebbe
+finita.
+</p>
+
+<p>
+Povera mamma Orsolina!... Non ci pensava
+Prandino, in quel momento.
+</p>
+
+<p>
+Uscì dalla <i>Gondola d'oro</i> ch'erano sonate appena
+le sette, e andò a passeggiare per un pezzo,
+così dinoccolato, colla faccia smorta, gli occhi
+gonfi e una folla di brutti pensieri che gli girava
+per la testa. Soffriva; soffriva davvero. Nel
+<span class="pagenum"><a id="Page_171"></a>[171]</span>
+suo cuore esacerbato c'erano due odii, anzi tre;
+odiava la Cecilia, odiava il Maggiore, odiava
+adesso anche l'Elisa: la Cecilia però sopra ogni
+altro era il suo tormento più grave; era giunto
+anzi quasi a figurarsi l'Elisa come una vittima,
+forse troppo debole, di sua figlia, ma tuttavia
+sempre una vittima, che si sacrificava per lei.
+Quando tutto a un tratto (passeggiava allora
+sotto le <i>Procuratie</i>) sentì chiamarsi per nome da
+una vociaccia che lo fece trasalire: era il Maggiore
+che usciva da <i>Galli</i>, il parrucchiere.
+</p>
+
+<p>
+Prandino si volse e tornò indietro qualche
+passo per venire incontro a Del Mantico. Ebbe
+il coraggio di stendergli la mano, si sforzò di far
+la bocca ridente; ma lì, su due piedi, non fu
+buono di dire una parola: la voce gli si strozzava
+nella gola.
+</p>
+
+<p>
+— Come mai la si vede in piedi così per tempo,
+caro Conte?
+</p>
+
+<p>
+— È il caldo!
+</p>
+
+<p>
+— Col caldo, difatti, si dorme male.
+</p>
+
+<p>
+— Ma.... anche lei, signor Marchese, è molto....
+è molto <i>mattutino</i>!
+</p>
+
+<p>
+L'Ariberti avrebbe voluto dire <i>mattiniero</i>. Ma
+bisogna compatirlo; era l'emozione che gli faceva
+pigliare dei granchi.
+</p>
+
+<p>
+— Io sono solito ad alzarmi presto. A Treviso
+sono in quartiere prima delle cinque, estate e
+inverno.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_172"></a>[172]</span>
+— Per bacco!
+</p>
+
+<p>
+Il Maggiore si mostrava cortese, affabilissimo
+con Prandino; ma questi certo sarebbe stato più
+contento se lo avesse trovato burbero e musone,
+com'era stato il giorno prima al Lido. Bisognava
+proprio che i suoi affari gli andassero bene, per
+essere così di buon umore.
+</p>
+
+<p>
+— E oggi, — domandò poi, improvvisamente,
+prendendosi l'Ariberti a braccetto, — che cosa
+ne faremo oggi delle <i>nostre</i> signore!
+</p>
+
+<p>
+Nostre? Adagio Biagio! — pensava Prandino. — A
+te lascerò la Cecilia e, se vuoi, anche Gegio
+per giunta.
+</p>
+
+<p>
+— Che cosa ne faremo?
+</p>
+
+<p>
+— Mah! Bisognerà sentire la contessa Navaredo
+e la contessina D'Abalà! — rispose Ariberti,
+con aria diplomatica.
+</p>
+
+<p>
+— Già, m'immagino che vorranno ritornare al
+Lido?
+</p>
+
+<p>
+— Sicuro: sono venute a Venezia per i bagni.
+</p>
+
+<p>
+— E ci fermeremo là anche oggi, a pranzo?
+</p>
+
+<p>
+Ma dunque non parte più! — pensò Prandino,
+e non ebbe lena di rispondere nulla.
+</p>
+
+<p>
+— Si mangia così male, al Lido! — continuò
+il Del Mantico.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! il mangiare... è l'ultima cosa! — esclamò
+l'altro, sospirando profondamente.
+</p>
+
+<p>
+— Certo; quando però non si abbia appetito!
+<span class="pagenum"><a id="Page_173"></a>[173]</span>
+E anche oggi ci dovremo digerire la compagnia
+di Potapow e del Giapponese?
+</p>
+
+<p>
+— Lo temo.
+</p>
+
+<p>
+— Mi sono cordialmente antipatici tutti e due!
+</p>
+
+<p>
+— Anche a me!
+</p>
+
+<p>
+Questa volta, forse fu la prima e rimase forse
+anche l'ultima, il conte degli Ariberti e il marchese
+Del Mantico andavano sinceramente d'accordo.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! To! to! Guarda chi si vede, a quest'ora!
+La contessa Elisa!
+</p>
+
+<p>
+Prandino si sentì battere il cuore con violenza,
+e diventò rosso come un gambero.
+</p>
+
+<p>
+La contessa Elisa, elegante, profumata, col suo
+velo caffè attorno alla faccia, si avvicinava, sorridendo,
+inchinandosi scherzosamente; non molto
+però, chè si poteva muovere appena, tanto s'era
+stretta nell'abito, per parere meno grassa.
+</p>
+
+<p>
+All'Ariberti, quella mattina, l'Elisa parve ancora
+più bella, ancora più cara del solito; vedendola
+appena, sentì in un attimo dileguare l'odio
+e ritornare tutto l'amore.
+</p>
+
+<p>
+Ella gli sorrise graziosamente, e lui provò un
+grande bisogno di trovarsi solo con lei, per parlarle
+col cuore in mano, colle lagrime agli occhi,
+per iscongiurarla di non amare il Maggiore, chè
+l'avrebbe reso infelice, per contarle che aveva
+passata una notte d'inferno e che aveva voluto
+<span class="pagenum"><a id="Page_174"></a>[174]</span>
+morire, per dirle, insomma, che le voleva bene e
+che le perdonava!...
+</p>
+
+<p>
+— Sola, Contessa?
+</p>
+
+<p>
+— Affatto sola, Maggiore!
+</p>
+
+<p>
+— Come mai?...
+</p>
+
+<p>
+— Sono scappata via! — e così dicendo fece
+una mossetta co' fianchi, come di fanciulla che
+fosse fuggita di collegio.
+</p>
+
+<p>
+— Ma, e la contessina Cecilia, dov'è?
+</p>
+
+<p>
+— Via, via, Maggiore, non pensi male. Non
+ho nessuna idea di ribellione. Eccola là, la mia
+guardiana! — e, alzando l'ombrellino, indicò fuori
+dalle colonne la D'Abalà, rossa, scalmanata, in
+quello stato! che inseguiva Gegio gridando forte,
+mentre il monello le scappava dinanzi in mezzo
+alla piazza, per correr dietro ai colombi.
+</p>
+
+<p>
+Per quanto tentasse tutti i modi e cercasse
+tutti i pretesti, il conte degli Ariberti non potè
+restare solo colla contessa Navaredo altro che al
+Lido, alla sfuggita, sulla terrazza. La Cecilia si
+era allontanata per far preparare il camerino alla
+mamma, e il Maggiore era andato nel suo a spogliarsi.
+Ma però, anche allora, messo tutto in
+orgasmo, forse per averlo aspettato e desiderato
+troppo quel colloquio da solo a sola, non trovò
+nè modo, nè agio di dirle nulla. Solamente le
+domandò, come una grazia, che non uscisse al
+largo a nuotare: sarebbe stato troppo infelice, se
+avesse veduto il Maggiore tenerle dietro.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_175"></a>[175]</span>
+Bisogna sapere che al conte degli Ariberti non
+era concesso quel giorno di fare il bagno, per
+quanto ne potesse aver desiderio; chè gli era
+stato proibito dalla D'Abalà, la quale gli aveva
+imposto di tener d'occhio Gegio fino a tanto che
+ella rimanea colla mamma per aiutarla a spogliarsi
+e a vestirsi.
+</p>
+
+<p>
+L'Elisa, dopo che Prandino le ebbe chiesta
+grazia, non gli rispose ne sì, nè no; ma gli sorrise
+in un modo che il fanciullone interpretò
+come assenso.
+</p>
+
+<p>
+— Dunque sì?... me lo giuri?...
+</p>
+
+<p>
+L'Elisa cominciò a guardarlo, ma si fe' seria e
+cominciò a sospirare.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè ti sei fatta così triste?
+</p>
+
+<p>
+— Nulla, sai, non ho nulla: non mi sento a
+modo mio. Ma il bagno mi farà bene, servirà a
+scuotermi un po'!
+</p>
+
+<p>
+— Devo parlarti. Ricordati che dopo il bagno
+ti aspetto fuori: verso la <i>Favorita</i>. Voglio restar
+solo con te.
+</p>
+
+<p>
+— Vedrò se mi sarà possibile....
+</p>
+
+<p>
+— No, se sarà.... deve essere possibile, perchè
+lo voglio.
+</p>
+
+<p>
+— Ah! bambino mio! Se si potesse far sempre
+quello che si vuole, che paradiso sarebbe! — E
+l'Elisa sospirò di nuovo. Poi, come abbandonandosi
+a un'improvvisa risoluzione — addio, — gli
+disse, — vado a spogliarmi.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_176"></a>[176]</span>
+— Ti accompagno....
+</p>
+
+<p>
+— No.... resta sulla terrazza.... è meglio evitare
+i commenti.
+</p>
+
+<p>
+— Buon bagno, Contessa! — esclamò Prandino,
+salutandola ad alta voce.
+</p>
+
+<p>
+— <i>Au plaisir de vous revoir</i>, caro Conte! — rispose
+l'Elisa con un tono che attirò l'attenzione
+dei vicini, e poi lentamente si avviò verso il
+compartimento delle signore.
+</p>
+
+<p>
+Anche quel giorno la contessa Navaredo era
+stata molto affettuosa col conte Eriprando; ma
+però, in fondo alle sue moine c'era qualche cosa
+di triste che avrebbe dovuto mettere Prandino
+in sull'avviso. Col Maggiore, invece, l'Elisa non
+parlò quasi mai: tuttavia era affatto sparita dal
+suo sorriso ogni tinta ironica e ogni apparenza
+di sfida.
+</p>
+
+<p>
+Adesso lo sfuggiva cogli occhi e li abbassava
+subito appena il Maggiore si metteva a fissarla
+coll'occhialino: voleva mostrarsi timida con una
+soggezione non priva di verecondia, quantunque,
+così striminzita com'era entro l'abito, non si potesse
+abbandonare ai molli e ai languidi atteggiamenti
+che le erano abituali.
+</p>
+
+<p>
+Durante il tragitto sulla laguna, in vaporetto,
+si sedettero vicini mesti e taciturni.
+</p>
+
+<p>
+Come già aveva annunciato Badoero il giorno
+prima, il vaporetto era meno affollato, le conversazioni
+<span class="pagenum"><a id="Page_177"></a>[177]</span>
+tutte più intime o più sommesse; non si
+udivano risa, ma si vedevano soltanto sorrisi.
+Badoero salutò da lontano le <i>Contesse di Vicenza</i>.
+Era tutto sussiego al fianco della principessa di
+Lentz, una vecchia alta, secca, arcigna, vestita
+di nero, che salutava appena con un cenno breve
+del capo, senza dar la mano a nessuno e rimanendo
+quasi sempre in piedi, come se là, sul democratico
+vaporetto, ci stesse a regnare, a ricevere
+suppliche e a dispensare grazie.
+</p>
+
+<p>
+L'Elisa la guardava con invidia, la D'Abalà
+con dispetto, mentre il conte degli Ariberti allungava
+il collo per farsi vedere da Badoero,
+sperando che lo chiamasse vicino per presentarlo
+alla Principessa. Ma Badoero dritto, serio, contegnoso,
+gongolante in cuor suo d'essere veduto
+da tutti vicino alla vecchia dama, non guardava
+nessuno, nemmeno la piccola Emma, che faceva
+il chiasso con alcuni ufficiali d'artiglieria. Egli
+dimostrava tutta la gravità nobile e a un tempo
+superba d'un ciambellano che si trova alla presenza
+di Sua Maestà.
+</p>
+
+<p>
+Quando salirono sulla coperta Jamagata e Potapow,
+le Navaredo si consolarono tutte e due
+sperando anche loro di mettere su un po' di corte:
+l'Elisa salutò con un'occhiata tenerissima il Commendatore,
+e madre e figlia — Complimenti!..
+Complimenti! — esclamarono ad alta voce, e la
+<span class="pagenum"><a id="Page_178"></a>[178]</span>
+Cecilia si tirò da parte sul cuscino, quello solito
+collo stemma di casa, per fare un po' di posto ai
+nuovi amici; ma Potapow e Jamagata si degnarono
+appena di un <i>bonjour</i>, <i>mes dames</i>, corto e distratto,
+e poi filarono via per andare ad inchinarsi <i>ai piedi
+del trono</i>, come disse il Maggiore, con una frase che
+fu trovata felicissima dalle Contesse di Vicenza.
+</p>
+
+<p>
+Fortunatamente a rialzare un po' il loro umore,
+capitò grave e solenne il cavaliere Ramolini.
+Aveva il soprabito gettato sul braccio, perchè il
+termometro, al sole, segnava 30° Réaumur. Ramolini
+sorrise stringendosi nelle spalle, finchè
+la Cecilia tirava giù delle impertinenze a proposito
+di quella <i>ridicola</i> madama Krauss; ma poi
+annunciò con mestizia che quel giorno temeva
+di non poter fare il bagno: soffiava un po' d'aria.
+Già era sempre così: Ramolini capitava al Lido
+ogni giorno: ma appena era imbarcato sul vaporetto
+cominciava ad esprimere dubbi, e quando
+poi era giunto sulla terrazza, non trovava mai
+che la temperatura fosse abbastanza buona, e il
+tempo abbastanza sicuro, per arrischiare di tuffarsi
+nell'acqua.
+</p>
+
+<p>
+— Chi lo piglia il raffreddore, se lo tiene! — rispondeva
+invariabilmente a chi giudicasse esagerata
+quella prudenza.
+</p>
+
+<p>
+Quando la contessa Navaredo lasciò Eriprando
+per andare a fare il bagno, Gegio cominciò subito
+<span class="pagenum"><a id="Page_179"></a>[179]</span>
+a sentirsi male alla gola, cosicchè l'altro,
+per vedere di guarirlo, si determinò a fargli portare
+un gelato. S'erano seduti tutti e due vicino
+al parapetto, ma Ariberti, ad ammirare il mare,
+aspettava che vi si fosse tuffata l'Elisa; intanto
+approfittò di quel momento di quiete per fare
+un po' di conti. Il bilancio lo atterrì; in cassa
+non gli rimanevano più altro che <i>dugentoquindici
+lire;</i> e ancora all'albergo c'era tutto da pagare!...
+Non riusciva a capacitarsi, come mai il denaro
+scappasse via così presto. Perbacco! <i>Dugentoquindici
+lire!</i> Ma già era un continuo spendere: e
+gondola, e bagno, e pranzo, e guanti, e <i>tramway</i>,
+e caffè, e <i>traghetti</i>.... A volerla fare da signore,
+proprio davvero, anche trecento lire sarebbero
+state poche!... Continuando di quel passo, in una
+settimana, se non toccava il verde, ci andava
+molto vicino. E pensare che lui lo sentiva in sè
+di non essere proprio nato per fare il pitocco!...
+Ma!... e al mondo c'erano dei bottegai, dei fruttivendoli,
+dei fabbricanti di <i>piroconofobi</i> per le
+zanzare, che accumulavano milioni.... mentre lui....
+l'ultimo degli Ariberti, non avrebbe ottenuto alla
+banca, sulla sua firma, un cento lire!... Ma!... <i>Il
+progresso!</i> Bel progresso, davvero!... Ah! se invece
+d'essere l'Eriprando <i>nono o decimo</i> della casa,
+ne fosse il <i>quinto</i> o il <i>sesto</i> solamente, avrebbe
+saputo lui come farlo correre il <i>progresso</i> a gambe
+levate!...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_180"></a>[180]</span>
+Intanto che pensava a tutto ciò, avvilito e colla
+testa bassa, gli toccò un altro dispiacere: i suoi
+calzoni in fondo erano così smangiati, che sfilavano
+in diversi punti.... Ci fosse stata la mamma!
+glieli avrebbe saputi rammendare così bene da
+parere nuovi. Ma alla locanda?... Oh, sì; bravi
+davvero!... Alla locanda, la rompono la roba, invece
+di aggiustarla!... Figurarsi, i suoi guanti che
+aveva dati da accomodare, li avevano cuciti col
+cotone!... — Povera mamma! bisognerà che mi
+ricordi un giorno o l'altro di scriverle una cartolina.
+Già, se l'ultimo giorno che sto a Venezia,
+pagato il conto dell'albergo e messi da parte i
+denari del viaggio, mi resta un avanzo di sei lire,
+le compero la spilla!
+</p>
+
+<p>
+Era una magnifica spilla di <i>venterina</i>, con una
+gondola in mosaico nel mezzo, che Prandino
+aveva veduta in mostra da un chincagliere, sul
+<i>ponte dei Beretteri</i>: non valeva più di sei lire, ma
+faceva figura per venti.
+</p>
+
+<p>
+— Oh, Conte illustrissimo! prendi il fresco?
+</p>
+
+<p>
+Era Badoero che, abbandonato dalla Principessa,
+arrivava sulla terrazza in cerca dell'Emma.
+</p>
+
+<p>
+— <i>Ciao</i>, Badoero.
+</p>
+
+<p>
+— <i>Ciao simpaticone!</i> Dirò anch'io col poeta:
+Beati coloro che veder si ponno!
+</p>
+
+<p>
+— Perchè?
+</p>
+
+<p>
+— Perchè ti sei fatto invisibile!
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_181"></a>[181]</span>
+— Anche oggi ero sul vaporetto delle tre, colla
+contessa Navaredo e colla contessina D'Abalà.
+</p>
+
+<p>
+— Lo dici davvero?... E dire che io ho guardato
+appunto se ti vedevo, perchè volevo presentarti
+alla Principessa.
+</p>
+
+<p>
+— Grazie.... al caso.... se si presentasse di nuovo
+l'occasione, mi farai un favore.
+</p>
+
+<p>
+— Eriprando, ho fame! — piagnucolò Gegio,
+il quale, furbo, capì subito che alla presenza di
+Badoero, quell'altro non gli avrebbe rifiutato una
+ciambella.
+</p>
+
+<p>
+— Fra un'ora pranzerai. Accontentati del gelato.
+</p>
+
+<p>
+— Ho fame!... Non voglio aspettare un'ora.
+</p>
+
+<p>
+— E che, diavolo! fa portare una pasta! — disse
+Badoero a Prandino.
+</p>
+
+<p>
+— Dopo non mangia più a pranzo.
+</p>
+
+<p>
+— E che importa? Fai troppo il tiranno!
+<i>Garçon!</i> porta la cesta.
+</p>
+
+<p>
+Gegio si acquetò subito, e quando ebbe la cesta
+davanti, toccò tutte le paste, per arrivare a
+scegliersi la più grande.
+</p>
+
+<p>
+— Hai fatto il bagno?... — tornò a domandare
+Badoero.
+</p>
+
+<p>
+— No.
+</p>
+
+<p>
+— Non lo fai?
+</p>
+
+<p>
+— Forse più tardi.
+</p>
+
+<p>
+— Dopo ti lasci vedere?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, dove vuoi che ci troviamo?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_182"></a>[182]</span>
+— Ci troveremo, ci troveremo... aspetta un po'...
+ci troveremo... ma, adesso che ci penso, dopo il bagno
+ho un impegno colla Principessa. È meglio fissare
+per domani. È una gran seccatura quella Principessa,
+che Dio la conservi!... Oh diavolo! Ecco
+l'Emma che m'ha riconosciuto e mi fa cenno di
+scendere in mare con lei.... questo mi secca! oggi
+non posso; oggi non ho tempo da perdere!
+</p>
+
+<p>
+Eriprando, da qualche momento non gli badava
+più: cominciava ad essere distratto. La Contessa
+nell'acqua nuotava verso i pali e il Maggiore
+<i>faceva il morto</i> nelle vicinanze.
+</p>
+
+<p>
+— Ciao, Ariberti! — esclamò il Badoero, dopo
+aver fatto dei segni all'Emma colle mani per aria.
+</p>
+
+<p>
+— <i>Ciao</i>.
+</p>
+
+<p>
+— A proposito, ricordati che un giorno dobbiamo
+pranzare insieme.
+</p>
+
+<p>
+— Grazie, quando vuoi.
+</p>
+
+<p>
+— No, no, il giorno lo fisserai tu, caro il mio
+<i>Prefetto!</i> — e Badoero si mise a ridere con malizia.
+</p>
+
+<p>
+Ariberti lo guardava fisso, senza capir nulla.
+</p>
+
+<p>
+— Sai, qui, appena vedono una persona, subito
+gli affibbiano un soprannome. Ma senza malignità,
+così, tanto per ridere.
+</p>
+
+<p>
+— Oh bella, e a me hanno dato il soprannome
+di <i>Prefetto?</i>
+</p>
+
+<p>
+— Sicuro; siccome ti vedono sempre in abito
+nero, così ti chiamano il <i>prefetto di Malamocco!</i>
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_183"></a>[183]</span>
+Prandino rise ancora, però adesso con un po' meno
+di piacere. <i>Prefetto</i> sarebbe bastato, senza
+quell'aggiunta di <i>Malamocco!</i>
+</p>
+
+<p>
+Nel frattempo giù nell'acqua si videro anche
+Potapow e Jamagata a far bella mostra delle
+loro forme: Potapow, più prudente, non si allontanava
+dalla corda, ma Jamagata s'era spinto
+fuori e aveva anche tentato dì unirsi col Maggiore,
+nella sua gita acquatica; ma il Del Mantico
+fece l'indiano, col giapponese, e tirò dritto
+per conto suo, avvicinandosi sempre più al compartimento
+delle signore.
+</p>
+
+<p>
+Prandino sulla terrazza guardava fisso, attento
+a ogni cosa e diventava verde; l'Elisa, tranquillamente,
+dopo essersi fermata qua e là ad accomodarsi
+il cappello e a serrarsi la veste sul collo,
+si lasciò andare ed uscì al largo, fuori dei pali;
+e il Maggiore le tenne dietro.... ma non era buono
+di raggiungerla.
+</p>
+
+<p>
+— Contessa!... Contessa!...
+</p>
+
+<p>
+— È lei, Maggiore? — L'Elisa, come al solito,
+nuotava di fianco; però meno del giorno prima
+perchè l'acqua era più morbida e non lasciava
+distinguere bene altro che il biancastro dei piedi
+e delle braccia.
+</p>
+
+<p>
+— L'acqua oggi è buona, — cominciò il Maggiore,
+che faceva fatica a seguire la Contessa.
+</p>
+
+<p>
+— È anche troppo calda!
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_184"></a>[184]</span>
+— La prego.... Vada un po' più adagio.... Contessa!
+Così io non posso tenerle dietro.
+</p>
+
+<p>
+— Non voglio che mi tenga dietro.... Lei ha
+risoluto di compromettermi ad ogni costo!
+</p>
+
+<p>
+— Se ha tanta paura di compromettersi allora
+dovrei credere ch'è proprio vero quanto m'ha
+narrato la Contessa.
+</p>
+
+<p>
+— Non so che cosa mia figlia le abbia detto;
+io la prego soltanto di ritornare indietro.
+</p>
+
+<p>
+— E se non volessi ubbidirle?
+</p>
+
+<p>
+— Ho da fare, spero, con un gentiluomo.
+</p>
+
+<p>
+— Ma la Cecilia mi assicurò in fine.... che lei
+non aveva detto ancora l'ultima parola.
+</p>
+
+<p>
+L'Elisa s'era messa a nuotare un po' più lentamente,
+socchiudendo gli occhi ai buffi d'aria
+umida, che le sfioravano la faccia come una carezza:
+il Maggiore le si era avvicinato, e guardava
+sott'acqua.
+</p>
+
+<p>
+— Crede lei che la dica proprio volontieri
+quella parola?.... Certe cose, sa, una donna come
+me, non le dimentica mai.
+</p>
+
+<p>
+Il Maggiore guardava il collo dell'Elisa che
+appariva sotto i riccioli biondi bagnati, di una
+bianchezza incantevole: ma non ne vedea più di
+due dita: il cappellone colla larga tesa abbassata
+e la veste scura serrata alta, lo nascondevano
+quasi tutto.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_185"></a>[185]</span>
+— E chi l'obbliga a dirla?
+</p>
+
+<p>
+— Mia figlia.... e mio genero. Se sapesse che
+bocconi mi tocca di mandar giù, che dispiaceri
+ho dovuto soffrire per lei!....
+</p>
+
+<p>
+— Per me?
+</p>
+
+<p>
+— Certo, perchè tanto mia figlia quanto il
+D'Abalà mi fan capire anche quello che non
+hanno il coraggio di dirmi.... Pur troppo non
+sono stata sempre padrona di me stessa.... pur
+troppo.... Ma già lei lo sa bene!.... Mia figlia e
+mio genero insomma mi fanno capire che se un
+giovane onesto, leale, un gentiluomo, mi offre la
+sua mano, il suo nome, io dovrei.... dovrei dimenticare
+tutto, anche il passato, e accettarla.
+</p>
+
+<p>
+A questo punto, l'Elisa, quasi che si sentisse
+stanca anche lei, si voltò di contro al Maggiore
+e provò un momento a <i>fare il morto</i>. Ma un momento
+solo; che tornò a voltarsi subito, rapidamente,
+appena vide gli occhietti del Maggiore
+luccicare sotto il cappellone.
+</p>
+
+<p>
+Questi però le si avvicinò nuotando con orgasmo
+e:
+</p>
+
+<p>
+— Lo ami quel bamboccio? Lo ami proprio? — le
+domandò commosso e inquieto.
+</p>
+
+<p>
+— Certo; se mi deciderò a diventare sua moglie,
+dopo, lo amerò certamente.
+</p>
+
+<p>
+L'Elisa, detto ciò, si fermò un momento e si
+tenne ritta nell'acqua per accomodarsi, alzando
+<span class="pagenum"><a id="Page_186"></a>[186]</span>
+le due braccia, i capelli, che pareva le si sciogliessero,
+poi si allungò di nuovo e continuò a
+nuotare adagio adagio.
+</p>
+
+<p>
+— Ma adesso.... oggi.... lo ami?
+</p>
+
+<p>
+— A <i>lei</i>.... che cosa importa a <i>lei</i> di saperlo?
+</p>
+
+<p>
+— Importa anzi moltissimo.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè?
+</p>
+
+<p>
+— Perchè io sono franco; e ti confesso che un
+po'.... un po' credeva che mi fosse passata.... ma
+alla sola idea.... che.... che tu possa.... che tu abbia
+un altro.... insomma.... sento di.... sento che
+non lo potrò mai sopportare.
+</p>
+
+<p>
+Il Maggiore, fosse l'emozione, fosse la stanchezza,
+respirava così affannosamente da non poter
+tirare più innanzi.
+</p>
+
+<p>
+— Sei stanco?.... — gli chiese l'Elisa fermandosi
+e non facendo che qualche lento movimento
+per tenersi a galla.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! No.... ti pare?.... vengo avanti quanto
+vuoi.
+</p>
+
+<p>
+— Prova ad appoggiarti con una mano sul
+mio braccio, ma tienti leggero, sai; — e l'Elisa,
+gli distese il suo braccio bianco, sodo, rotondo,
+la sola bellezza perfetta che ancora le fosse rimasta.
+Il Maggiore vi si appoggiò sopra, ma con
+tutte due le mani e così forte, che per poco non
+andarono sott'acqua tutti e due.
+</p>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_187"></a>[187]</span>
+</p>
+
+<h2><a id="capXI"></a>
+CAPITOLO XI.
+</h2>
+
+<p>
+Appena Prandino vide la Contessa uscire al
+largo ed il Maggiore tenerle dietro ed accompagnarsi
+con lei, non si potè più contenere. Dimenticò
+la prudenza, i rispetti umani, le ingiunzioni
+stesse della D'Abalà: dimenticò Gegio che s'era
+messo a correre per la terrazza, e scappò via pallido,
+concitato. Voleva buttarsi in mare, voleva
+raggiungere la perfida.
+</p>
+
+<p>
+Strepitò per aver presto la maglia e la biancheria.
+Intorno al casotto del guardaroba c'era
+ressa, essendo arrivati allora i <i>tramways</i> del vaporetto
+delle quattro: e siccome lì, subito, non trovò
+nemmeno un camerino disponibile, sebbene avesse
+promessa una lira di mancia al bagnaiolo, si spogliò
+in fretta e in furia in un <i>passaggio</i> vuoto,
+fra due corridoi, bestemmiando i santi del paradiso
+e strappando i bottoni di quell'abito nero,
+che in tanti anni di onorato servizio, non si era
+mai sentito trattare con così poco rispetto. In un
+attimo svestito, infilò la scaletta della riva che
+<span class="pagenum"><a id="Page_188"></a>[188]</span>
+non avea ancora finito di allacciarsi la maglia;
+ma appena nell'acqua, quando, fatti i primi passi,
+si buttò lungo disteso per nuotare e raggiunger
+più presto la Contessa, si sentì afferrare improvvisamente
+per una gamba. Sternutando, chè era
+andato ben sotto colla testa, si voltò furioso per
+dir la sua a quel villano che gli avea fatto quel
+tiro, e uno scroscio continuo di spruzzi d'acqua,
+accompagnati da una sonora sghignazzata, lo percosse
+sul viso.
+</p>
+
+<p>
+— È una mancanza di educazione! È un'impertinenza! — urlò
+il contino degli Ariberti accecato
+dall'acqua e dall'ira.
+</p>
+
+<p>
+— Ah! ah! ah! Il nostro Prandinello!.... Il nostro
+Prandinello che beve!....
+</p>
+
+<p>
+Misericordia!.... Lo screanzato, l'impertinente
+era nientemeno che il cavalier Pinocchio!
+</p>
+
+<p>
+— Uno spruzzetto, un altro, un altro ancora!....
+Così! Ah! ah! ah! Che faccia buffa, che mi
+fate.
+</p>
+
+<p>
+— Scusi, Cavaliere!.... Scusi.... sa.... non l'aveva
+riconosciuto!.... Ma avrò il bene di rivederla
+più tardi! — E Prandino fa di nuovo per mettersi
+a nuotare; ma il cavalier Pinocchio, che
+quel giorno era proprio di buon umore, continua
+a ridere e torna a prenderlo per una gamba.
+</p>
+
+<p>
+— Scusi, Cavaliere; mi lasci andare!....
+</p>
+
+<p>
+— E dov'è, dov'è che vuol andare il nostro
+<span class="pagenum"><a id="Page_189"></a>[189]</span>
+Prandinello? — Da bravo! Rimanete un po' qui
+a farmi compagnia....
+</p>
+
+<p>
+— Ma, volevo....
+</p>
+
+<p>
+— Io sono un cattivo nuotatore, anzi, vi dirò
+che non so nuotare nè punto nè poco.
+</p>
+
+<p>
+— Ma....
+</p>
+
+<p>
+— Sapete?.... Ho scritto per voi a Verona, sicuro,
+al Capo-traffico.
+</p>
+
+<p>
+— Grazie....
+</p>
+
+<p>
+— Che volete! L'Orsolina mi sta proprio a
+cuore. Quella è una santa madre, ma santa davvero!....
+Potete proprio dire d'esser nato colla camicia!....
+La vostra mamma si leverebbe il pane
+di bocca per darlo a voi, sciupone d'un don Giovanni!
+</p>
+
+<p>
+— Lei scherza, Cavaliere, ma adesso vorrei....
+</p>
+
+<p>
+— Vedete, Prandinello, il <i>morto</i>, lo so fare — e
+così dicendo il cavalier Pinocchio si distese
+sull'acqua supino — ma se fo un movimento,
+non c'è verso, bevo!.... Aspettate, dovreste provare
+un po' voi a mettermi le vostre due mani
+sotto la vita: così.... bravo!.... Restate fermo
+adesso, non vi movete!
+</p>
+
+<p>
+— Ma.... — e Prandino, mentre teneva il Cavaliere,
+fissava cogli occhi imbambolati i due
+cappelloni gialli della Contessa e del Maggiore
+che si allontanavano lentamente sullo specchio
+turchino del mare.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_190"></a>[190]</span>
+— Come vi dicevo, ho scritto a Verona, al
+Capo-traffico, e m'ha già risposto.... Ah, quant'è
+buona oggi l'acqua!.... È proprio un piacere! Voglio
+provare adesso a muovere prima le braccia
+e poi le gambe.... ma voi state fermo, sapete, se
+no, vado sotto. Benissimo! così! bravo!.... <i>Uno-due!</i>...
+<i>Uno-due!</i>.... <i>Uno-due!</i>.... <i>Uno-due!</i>.... — e il
+cavaliere Pinocchio continuò per un pezzo a fare
+i movimenti di <i>scuola</i>, sempre sostenuto da Prandino,
+che non aveva il coraggio di lasciarlo andare,
+e intanto vedeva l'Elisa e il Maggiore confondersi
+insieme nella lontananza, così da sembrare
+quasi un punto solo.
+</p>
+
+<p>
+— Ah! che bagno delizioso!.... <i>Uno-due!</i>... <i>Uno-due!</i>...
+adesso voglio provare.
+</p>
+
+<p>
+— Ma scusi.... — A Prandino gli pareva che i
+due cappelloni di paglia si fossero fermati.
+</p>
+
+<p>
+— State fermo! Forza, mi raccomando! Adesso
+vorrei provare a distendere insieme le braccia e
+le gambe.... Ah, come me la godo!.... Come me
+la godo!
+</p>
+
+<p>
+— Ma io.... — Prandino si sentiva male: il
+punto giallo non si moveva più.
+</p>
+
+<p>
+— Dunque, il Capo-traffico m'ha risposto che
+sareste chiamato in servizio provvisorio fra pochi
+giorni e che forse.... <i>Uno-due!</i>... <i>Uno-due!</i>.... forse
+sarete destinato per l'appunto alla contabilità
+della divisione di Vene.... No! No!.... Non vi movete!
+<span class="pagenum"><a id="Page_191"></a>[191]</span>
+non mi lasciate andare!.... Vado sotto!....
+Vado sot.... — e il cavalier Pinocchio non potè
+finire la parola, perchè era andato sotto davvero.
+Quando, soffiando e sbuffando, potè di nuovo levarsi
+su, ritto, Prandinello era scomparso.
+</p>
+
+<p>
+Che cos'era accaduto? — Un avvenimento che
+poteva avere del tragico. Mentre Ariberti, colle
+braccia tese, teneva a galla il cavaliere Pinocchio,
+e col cuore correva dietro all'Elisa, sentì
+all'improvviso la vocetta aspra della Cecilia,
+che lo chiamava forte dalla terrazza.
+</p>
+
+<p>
+— Conte Eriprando! Conte Eriprando!
+</p>
+
+<p>
+Il Conte Eriprando levò il naso all'aria e vide
+la D'Abalà che gestiva contro di lui come una
+spiritata.
+</p>
+
+<p>
+— Gegio! Dov'è Gegio?!.... Gegio!
+</p>
+
+<p>
+A questo nome Prandino si ricordò del marmocchio
+che aveva piantato là solo, sulla terrazza
+e sudò freddo benchè fosse in acqua: lasciò
+andare a fondo il cavalier Pinocchio e corse via
+con uno sgomento in corpo che gli levò ogni altra
+preoccupazione.
+</p>
+
+<p>
+— Chissà dove s'è cacciato! Chissà che cosa
+gli è accaduto! — pensava l'Ariberti mentre si
+vestiva in tutta fretta, senza nemmeno finire di
+asciugarsi.
+</p>
+
+<p>
+— Gegio! Dov'è Gegio?! Gegio! — La Cecilia,
+spinta dall'angoscia, aveva superato ogni
+<span class="pagenum"><a id="Page_192"></a>[192]</span>
+pudico ritegno, ed entrata nel compartimento riservato
+agli uomini, correva lungo il corridoio
+chiamando il bambino, seguita da Ramolini, al
+quale si unirono presto anche Potapow e Jamagata
+che, appena udite le grida della Contessina,
+uscirono dai rispettivi camerini.
+</p>
+
+<p>
+— <i>Mais Gegio, ne prend-il pas le bain avec
+vous?</i>
+</p>
+
+<p>
+— No! Ieri s'era raffreddato e io oggi non
+aveva voluto che facesse il bagno. Gegio!.... Gegio!
+</p>
+
+<p>
+Anche Prandino dovette pur farsi coraggio e
+mostrare la faccia: la D'Abalà, appena lo vide,
+gli si avventò addosso come se lo volesse pigliar
+per il collo.
+</p>
+
+<p>
+— Mio figlio?! Dica! Che cosa ne ha fatto di
+mio figlio?....
+</p>
+
+<p>
+Prandino, smorto, allibito, aprì la bocca per rispondere,
+ma non rispose nulla. Allora la D'Abalà
+non potè più reggere e scoppiò in un pianto
+dirotto.
+</p>
+
+<p>
+— Si faccia coraggio, Contessa, si faccia coraggio, — le
+andava dicendo il Ramolini. — Se
+non è perduto.... lo troveremo di certo.
+</p>
+
+<p>
+Anche Jamagata si provò a consolarla; ma
+Potapow lo apostrofò dicendogli che bisognava
+avere <i>point de cœur</i>, per credere di poter confortare
+una madre in un tal momento.
+</p>
+
+<p>
+— Ma, mio marito?! Chissà che cosa farà mio
+<span class="pagenum"><a id="Page_193"></a>[193]</span>
+marito, se non trovo più Gegio!.... Guai! Guai! — singhiozzava
+la Cecilia, poi rivolgendosi di
+nuovo contro Prandino. — Ringrazi Dio che l'avvocato
+D'Abalà non è qui! — esclamò, e di
+nuovo si mise a correre in cerca di Gegio, seguita
+da Ramolini, da Potapow, da Jamagata e
+da una frotta di curiosi, che si domandavan l'un
+l'altro che cosa era successo.
+</p>
+
+<p>
+— È una signora che ha perduto suo figlio!
+</p>
+
+<p>
+— No, gli si è annegato il marito.
+</p>
+
+<p>
+— È una contessa forestiera.
+</p>
+
+<p>
+— È una principessa di Roma.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! che disgrazia!
+</p>
+
+<p>
+— Le si è annegato il marito, mentre voleva
+salvare suo figlio!
+</p>
+
+<p>
+— Povera signora!.... in quello stato!....
+</p>
+
+<p>
+Intanto che tutte queste voci facevano il giro
+dello <i>stabilimento</i>, ingrossandosi e facendosi più
+gravi a ogni passo, la Cecilia continuava a correre,
+come meglio poteva, dai corridoi al caffè e
+dal caffè alla terrazza, chiamando Gegio e l'avvocato
+D'Abalà. Prandino la seguiva, abbattuto,
+con una faccia stralunata, pensando a ciò che gli
+avrebbe detto l'Elisa quando, uscita dall'acqua,
+sarebbe venuta a sapere che non trovavano più
+il suo nipotino, e di tratto in tratto levava gli
+occhi smarriti in faccia a Ramolini, come se
+aspettasse da lui la propria sentenza.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_194"></a>[194]</span>
+— Mah!.... — gli disse una volta il Cavaliere
+con una reticenza più lunga e però più grave
+del solito. — Mah!.... i figli degli altri!.... — e
+non aggiunse parola.
+</p>
+
+<p>
+La Cecilia, percorsa un'altra volta tutta la terrazza,
+attraversato di nuovo il caffè, uscì fuori
+dallo <i>stabilimento</i> e giunta in mezzo al ponte,
+sulla spiaggia gridò ancora, con quanto fiato le
+era rimasto: Gegio! Gegio! Gegio mio!....
+</p>
+
+<p>
+— Mamma, mamma, son qua! — rispose finalmente
+di lontano la voce stridula del monello
+e giù, sulla riva, tutto coperto di sabbia e di terriccio
+giallo si vide muoversi un coso che aveva
+più del scimiotto che dell'umano.
+</p>
+
+<p>
+Era Gegio, che s'era preso il bel gusto di seppellirsi
+vivo sotto la sabbia.
+</p>
+
+<p>
+Sua madre, ravvisandolo appena, diè in un grido
+di contentezza: pareva matta dalla gioia, povera
+donna! ma appena se lo ebbe dinanzi e lo vide
+così sucido, tutta la sua espansione si arrestò di
+botto, cambiò viso, e, preso il figliuol prodigo
+per un orecchio, se lo tirò dietro a quel modo,
+strapazzandolo come una bestia ed applicandogli
+ad ogni tratto scapaccioni tutt'altro che amorevoli.
+</p>
+
+<p>
+Jamagata, Potapow, Ramolini e tutti gli altri
+ch'erano lì intorno fecero gran festa alla madre
+e al figliolo. Prandino solo, quantunque adesso
+<span class="pagenum"><a id="Page_195"></a>[195]</span>
+gli si fosse levato un gran peso dallo stomaco,
+tuttavia non era tranquillo del tutto: sentiva che,
+per lui, l'ultima parola della tragedia non era
+ancora stata detta. Difatti: in quanto a lei — gli
+gridò la D'Abalà, cogli occhi loschi e il nasino
+bianco — in quanto a lei, può dirsi fortunato
+che non ci sia stato qui mio marito!.... A quest'ora,
+guai!....
+</p>
+
+<p>
+E la Contessina si pose una mano sugli occhi,
+come per non vedere lo scempio che dell'ultimo
+degli Ariberti avrebbe fatto il sottoprefetto
+D'Abalà.
+</p>
+
+<p>
+— Ma è dunque un uomo terribile il marito
+della contessa Cecilia! — domandò più tardi il
+Ramolini, a cui pareva che premesse molto saperlo,
+in tutta confidenza a Prandino.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! no; anzi, si figuri! È un omettino piccolo,
+magro, che trema dinanzi a sua moglie e
+che non ha mai fatto carriera, perchè ha troppa
+paura delle <i>dimostrazioni</i>.
+</p>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_196"></a>[196]</span>
+</p>
+
+<h2><a id="capXII"></a>
+CAPITOLO XII.
+</h2>
+
+<p>
+Ciò che non principia bene finisce male, e il
+conte Eriprando degli Ariberti non potè proprio
+dire che quella giornataccia infame avesse fatta
+per lui un'eccezione alle regole.
+</p>
+
+<p>
+L'Elisa era mesta e preoccupata, e il Maggiore,
+invece, sembrava molto allegro: e pazienza se la
+cosa fosse rimasta lì; ma quando Prandino, dopo
+pranzo, andò al banco, secondo il solito, per pagare
+il conto, trovò che i due pranzi, quello della
+contessa Elisa e quello della contessina Cecilia,
+erano già stati pagati dal Maggiore.
+</p>
+
+<p>
+— Corpo di bacco!.... — Prandino corse subito
+dalla D'Abalà, inquieto e sorpreso, e n'ebbe,
+in risposta, ch'ella non aveva preso lui per suo
+segretario.
+</p>
+
+<p>
+Anche al <i>Florian</i>, più tardi, successe pure qualche
+cosa di simile. Il Maggiore, che s'era piantato
+duro sulla sedia accanto all'Elisa, con un'aria
+da padrone del campo, invece di aspettare che
+ognuno ordinasse le bibite per conto proprio,
+domandò egli stesso prima alle signore, e poi al
+<span class="pagenum"><a id="Page_197"></a>[197]</span>
+resto del circolo, che cosa volessero prendere,
+mostrando chiaro ch'era lui che faceva trattamento.
+Naturalmente, Prandino, quantunque da
+un'ora bruciasse dalla sete, non prese nulla per
+far dispetto al rivale. Siccome, poi, tutti gl'infelici
+sono fatti per intendersi, così invece egli
+sentiva slanci di simpatia per il povero Jamagata,
+che si mostrava melanconico, perchè si vedeva
+assai trascurato. L'Elisa non gli parlava mai,
+era timidissima col Maggiore, e voleva sua figlia
+sempre seduta accosto, come se avesse paura a
+star sola in mezzo agli uomini.
+</p>
+
+<p>
+Prandino, che aveva giurato a sè stesso, dopo
+rinfrancato dallo spavento per la scomparsa di
+Gegio, di non parlar coll'Elisa e di non mettersi
+vicino a lei in tutta la sera, volendo punirla in
+tal modo per la sua gita in mare, dopo la sorpresa
+dei due pranzi pagati e dopo il contegno
+tenuto dal Maggiore al Caffè, non ebbe più coraggio
+di tirarla innanzi col broncio; capì che
+sarebbe stato troppo infelice se fosse andato a
+letto con quel tormento di gelosie e d'inquietudini
+nel cuore, e però si fece animo, e quando
+tutti s'eran levati in piedi per ritornare all'albergo,
+offrì lui il braccio all'Elisa in un modo
+così risoluto che la Contessa non glielo potè ricusare.
+</p>
+
+<p>
+— Mi avevi promesso che a Venezia saresti
+<span class="pagenum"><a id="Page_198"></a>[198]</span>
+stata buona, mi avevi giurato di non darmi nessun
+motivo di gelosia; ti ringrazio, sai, ti ringrazio
+del bel modo col quale mantieni la tua parola.
+</p>
+
+<p>
+E Prandino sorrise amaramente, aspettando che
+l'altra lo rimproverasse come al solito, dicendogli
+che era matto, che i suoi dubbi erano ingiusti,
+che si faceva insopportabile, ma come al solito
+concludendo poi che gli voleva bene.
+</p>
+
+<p>
+Invece nulla di tutto questo: l'Elisa chinò il
+capo e Prandino sentì contro il braccio il seno
+di lei che si gonfiava per un grosso sospiro.
+</p>
+
+<p>
+Prandino la fissò agitatissimo e — Perchè sei
+uscita al largo col Maggiore? — le domandò — perchè?.... — ma
+questa sua domanda era fatta
+in modo che pareva più un lamento che un rimprovero.
+</p>
+
+<p>
+L'Elisa continuò a tacere e a sospirare.
+</p>
+
+<p>
+— Mio Dio.... che cosa c'è di nuovo?.... parla!....
+mi fai morire!
+</p>
+
+<p>
+— Non morrai, no; tu sei giovane.... hai tutto
+l'avvenire per te, e poi.... tu sei un uomo, tu; e
+ciò vuol dir molto.... mentre io invece....
+</p>
+
+<p>
+— Per amor di Dio, che cosa è accaduto?
+</p>
+
+<p>
+— Nulla.... nulla.... calmati adesso....
+</p>
+
+<p>
+— Che cosa è accaduto, parla!
+</p>
+
+<p>
+— No.... adesso no; non posso.... ma tu ricordati
+questo, che io sono molto infelice.... e che
+vi sono tali necessità nella vita, alle quali bisogna
+<span class="pagenum"><a id="Page_199"></a>[199]</span>
+chinare il capo e rassegnarsi.... <i>côute que
+côute!</i>
+</p>
+
+<p>
+— Ma io non voglio... — cominciò Prandino,
+alzando la voce.
+</p>
+
+<p>
+— Non fate scene adesso, non fate il ragazzo!
+</p>
+
+<p>
+E l'Elisa spaventata, abbandonando in un attimo
+il tono languido, fermò subito le parole in
+gola al suo innamorato; ma poi, vedendo che l'altro
+non fiatava più, ritornò buona, ritornò tenera,
+per dirgli con affetto: — Domani saprai tutto....
+ma, te ne scongiuro, sii generoso.... non rendermi
+più infelice di quello che sono.... ricordati che
+da te.... bambino mio, aspetto una parola che mi
+dia coraggio.... e che mi conforti.
+</p>
+
+<p>
+Detto ciò, mentre Prandino la guardava bianco,
+pallido, senza esser più buono di proferire una
+parola, l'Elisa si fermò per aspettare la Cecilia
+e il Maggiore, ch'erano rimasti un po' indietro,
+e unirsi col rimanente della brigata.
+</p>
+
+<p>
+Quella notte il povero Prandino la passò male.
+Ormai non ne potea più dubitare: l'Elisa e il
+Maggiore se la intendevano fra di loro.
+</p>
+
+<p>
+Aprì i vetri, spalancò le persiane e, in maniche
+di camicia, rimase là, lungamente, appoggiato
+alla finestra, guardando di lontano, fra i tetti,
+una striscia di laguna illuminata dalle fiamme
+rossiccie del gas e bevendo, come altrettanto veleno,
+quell'aria pregna degli aromi acuti del mare,
+<span class="pagenum"><a id="Page_200"></a>[200]</span>
+respirando quei buffi caldi che penetrano nel
+sangue con una mollezza voluttuosa e che sembra
+allarghino il cuore con un bisogno inconscio e
+irresistibile d'amore.
+</p>
+
+<p>
+Maledetta Venezia! Se fosse rimasto a Vicenza,
+credeva lui, avrebbe sofferto meno.
+</p>
+
+<p>
+Aveva la testa che gli bruciava, il cuore gonfio,
+e non poteva piangere. Si sentiva pieno di lagrime
+fino alla gola, ma non gli volevano scoppiar
+fuori. Se avesse potuto piangere, forse sarebbe
+rimasto un po' più sollevato.
+</p>
+
+<p>
+— “Domani saprai tutto?!„ E che cosa può
+dirmi che io già non abbia indovinato? Non sono
+già un imbecille, capisco le cose per aria, io!
+Non ama più me, e torna daccapo ad amare il
+Maggiore! Ecco la bella novità che mi dirà domani!
+Ma io non resterò qui a sentirmela dire,
+nemmeno per sogno; che! Domattina me ne ritorno
+a Vicenza.... e non mi vedrà più, no; mai
+più!... Se aspetta da me “la parola di coraggio
+e di conforto„ la aspetterà un pezzo. A sentirla
+lei, dovrei dunque farle coraggio, perchè mi
+pianta?... Dovrei confortarla, perchè mi tradisce?
+Questa è nuova davvero! “<i>Ricordati che io sono
+molto infelice!</i>„ Ma perchè lo vieni a contare a
+me, se sei infelice?... A me, che lo sono più di
+te e per cagion tua?
+</p>
+
+<p>
+— Però.... però, qualche cosa ci deve esser
+<span class="pagenum"><a id="Page_201"></a>[201]</span>
+sotto, — pensava Prandino abbandonando la
+finestra e camminando in su e in giù nella cameretta,
+mentre si spogliava, — qualche cosa ci
+deve esser sotto. È impossibile che sia così cattiva
+di cuore. Certo, certo quella strega della
+D'Abalà, c'entra in gran parte nella faccenda.
+Sembra che sia lei innamorata del Maggiore. È
+con lui tutta moine, tutta finezze.... Maledetta!...
+Quello che ha in corpo, scommetto che non è un
+figliolo: ma è un sacco di malignità! Ma io
+vorrei sapere perchè l'Elisa deve sottomettersi
+a sua figlia, e rendersi infelice lei, e far infelice
+me, per i capricci e le simpatie di casa D'Abalà. — Che
+il Maggiore la voglia sposare? Senza
+dubbio, non può essere altrimenti. Ma se avesse
+aspettato due o tre anni, quando avessi avuto
+uno stato, l'avrei sposata io.
+</p>
+
+<p>
+A questo punto, Prandino chiuse le finestre,
+spense il lume e entrò nel letto: egli sperava,
+allo scuro, di poter avere un po' di riposo, ma
+invece si trovò peggio. Vedeva il numero 40 fra
+le braccia del numero 43, e nell'eccitamento della
+fantasia, il numero 40 era ancora più bianco,
+ancora più biondo, ancora più bello del solito, e
+il 43 più nero, più vecchio, più brutto: — e il
+povero ragazzo si voltava smaniando nel letto,
+mentre le zanzare, ch'erano entrate in camera
+dalla finestra, ch'egli avea lasciata aperta per
+<span class="pagenum"><a id="Page_202"></a>[202]</span>
+tanto tempo, col lume acceso, gli raddoppiavano
+l'agitazione e il tormento.
+</p>
+
+<p>
+Ah! se non fosse stato povero, allora.... allora
+l'avrebbe sposata lui subito, domani. Ma con
+duecento quindici lire, non poteva già pensare
+di metter su casa! Che figura farebbe egli adesso,
+a Vicenza, quando vi fosse giunta la notizia del
+matrimonio della Navaredo con Del Mantico! Lui
+si sarebbe serrato a chiave nella sua camera, senza
+farsi più vedere da nessuno.
+</p>
+
+<p>
+Già, sarebbe morto presto, così non la poteva
+durare!... No: no! A costo di finirla lui.... Sarebbe
+andato lontano lontano, colle lettere e i
+capelli dell'Elisa in tasca, e quando avesse trovato
+un precipizio in riva al mare, un bel
+salto.... e buona notte: egli avrebbe finito di
+soffrire.... e di far ridere quei pettegoli di Vicenza!...
+Ma tant'è, il numero <i>quaranta</i> restava
+però sempre fra le braccia del numero <i>quarantatrè!</i>...
+</p>
+
+<p>
+La calma che si era fatta nel suo spirito, pensando
+di morire placidamente sotto l'acqua fresca
+del mare, si dissipò di nuovo a quell'idea tormentosa.
+</p>
+
+<p>
+Ritornò ad agitarsi nel letto, a sospirare, a
+dolersi, e a poco a poco le angosce crebbero in
+modo, ch'egli non potè più reggere a sopportarle.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_203"></a>[203]</span>
+Era andato tutto in sudore: nella cameretta
+bassa, angusta soffocava dal caldo, e le zanzare
+gli ronzavano a torme sulla faccia, moleste e insistenti,
+aumentando il suo affanno colle loro
+punture irritanti.
+</p>
+
+<p>
+Saltò giù dal letto, accese il lume, si vestì in
+fretta e uscì dall'albergo per respirare. Quando
+fu in piazza San Marco una folata di vento gli
+portò via il cappello. Prandino gli camminò dietro,
+triste, melanconico, e se lo calcò in testa senza
+nemmeno pulirlo. Tant'è; adesso che l'Elisa non
+gli voleva più bene, che cosa gliene importava a
+lui della sua roba?...
+</p>
+
+<p>
+Il cielo era coperto, la piazza buia: entrò sotto
+le <i>Procuratie</i> squallide, deserte, e si sedette sospirando
+sopra una seggiola del caffè <i>Florian</i>.
+Nemmeno al fresco trovava il sollievo ch'egli
+aveva sperato. E pensare che quei pochi giorni
+di cura a Venezia, dovevano essere il suo paradiso!...
+E pensare che se li sognava da un anno!
+Mah!...
+</p>
+
+<p>
+Per sentire un po' di sollievo, lo sapeva bene
+lui che cosa gli sarebbe bisognato!... Trovare
+il modo di vendicarsi di quella brutta strega
+della D'Abalà!... Ecco, questo gli sarebbe bisognato;
+perchè era lei la causa di tutto; era lei,
+lei sola, che nascostamente attizzava il fuoco.
+L'Elisa era una donna debole, senza volontà e
+forse....
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_204"></a>[204]</span>
+— Oh! guarda chi vedo!... Il nostro caro <i>Prefetto!</i>
+</p>
+
+<p>
+Prandino levò la faccia sbattuta dalla veglia
+e vide Badoero che usciva da <i>Florian</i> in compagnia
+di tre o quattro giovinotti.
+</p>
+
+<p>
+— <i>Ciao</i>, Badoero.
+</p>
+
+<p>
+— Che fai qui solo solo?
+</p>
+
+<p>
+— Prendo il fresco....
+</p>
+
+<p>
+— Vieni con noi da <i>Bauer</i>?
+</p>
+
+<p>
+— Ti avverto che <i>Bauer</i> ha già chiuso a quest'ora, — disse
+a Badoero uno della comitiva.
+</p>
+
+<p>
+— Se troveremo chiuso, non ci sarà gran male:
+andremo a battere a qualche altro Caffè. Su, su,
+levati, giovine sentimentale, e vieni con noi! — e
+Badoero, preso Prandino per un braccio, lo costrinse
+a levarsi in piedi.
+</p>
+
+<p>
+— Io proporrei di andare a battere dall'Emma! — esclamò
+uno di quei giovinotti, per lanciare
+un frizzo a Badoero.
+</p>
+
+<p>
+— Nossignori! — rispose questi con fatuità, — dall'Emma
+non c'è posto per tanta gente! — poi,
+fermandosi su due piedi: — vi presento mio cugino,
+il conte degli Ariberti, — disse indicando
+Prandino alla comitiva.
+</p>
+
+<p>
+Finito lo scambio dei complimenti, si avviarono
+tutti verso la <i>Birreria Bauer</i>; Badoero, allora,
+prendendo Ariberti a braccetto e tenendolo un
+po' più indietro degli altri:
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_205"></a>[205]</span>
+— Dimmi, caro prefetto, — gli chiese a bassa
+voce, — la Contessa t'ha proprio messo in disponibilità,
+per questa notte?
+</p>
+
+<p>
+— Non ti capisco!
+</p>
+
+<p>
+Ma Prandino, che invece capiva benissimo,
+sentì un'ondata di sangue caldo, che gli saliva
+alla testa.
+</p>
+
+<p>
+— È arrivato il Maggiore.... e ti mandano a
+passeggiare!... Eh! che vuoi farci? Le donne, vecchie
+o giovani, quando vedono i bottoni lustri,
+perdono la testa.
+</p>
+
+<p>
+— Ma...
+</p>
+
+<p>
+— È destino comune, e non c'è che fare; bisogna
+rassegnarsi, <i>Prandinello</i> mio!..
+</p>
+
+<p>
+<i>Prandinello!</i>... Anche Badoero lo chiamava
+<i>Prandinello</i> come il cavalier Pinocchio!...
+</p>
+
+<p>
+Ariberti, però, non se la prese con Badoero
+per quelle parole, ma invece gli proruppe nel
+cuore un impeto d'ira, quasi di odio, contro
+l'Elisa. Sentì allora, per la prima volta, che fra
+lui e quella donna era proprio tutto finito. Difatti,
+se anche l'Elisa, per un'ipotesi, avesse ripreso
+a volergli bene come prima, tanto e tanto
+nell'opinione del mondo egli oramai non era più
+il suo amante. E <i>l'opinione del mondo</i>, si sa bene,
+presta a certi amori le loro più care attrattive.
+Prandino però non volle mostrare al cugino che
+egli soffriva per quello smacco. Invece si sforzò
+<span class="pagenum"><a id="Page_206"></a>[206]</span>
+di fare il disinvolto, di parer spiritoso e lieto
+confessando a Badoero che il Maggiore capitava
+proprio in punto a sollevarlo d'un grande imbarazzo.
+Lui non negava di aver amato l'Elisa,
+e molto: ma adesso quella catena gli si faceva
+ogni dì più pesante; insomma, era stufo di rappresentare
+il <i>moroso de la nona</i> a tutto pasto, e
+domandò a Badoero se non trovava che oramai
+la contessa Navaredo era una donna <i>andata</i>. Egli
+sperava che Badoero gli dicesse di sì; sarebbe
+stato un conforto al suo dolore.
+</p>
+
+<p>
+— <i>Andata</i> proprio no, — rispose Badoero: — Certo,
+comincia a essere un po' troppo grassa,
+ma si conserva ancora piacente e poi sa <i>truccarsi</i>
+bene, come dice l'Emma.
+</p>
+
+<p>
+Da <i>Bauer</i>, com'era stato previsto, si trovò
+chiuso. Allora, tutti insieme, tornarono indietro
+brontolando; chi voleva andare in un luogo, chi
+in un altro, e nessuno riusciva a trovare una
+proposta che ottenesse l'approvazione generale.
+Intanto, aspettando l'idea buona, che non capitava,
+si sedettero per un momento al <i>Caffè Svizzero</i>,
+dove ci doveva essere, dicevano, della birra
+inglese in bottiglia, eccellente. Prandino, che
+aveva sete e sentiva qualche brivido di freddo
+in quell'aria umida della piazza, ne tracannò in
+fretta due tazze, sebbene nell'andar giù gli bruciasse
+la gola e lo stomaco.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_207"></a>[207]</span>
+— Sapete che cosa dobbiamo fare? — saltò su
+a proporre Badoero da un momento all'altro, — andiamo
+a giocare un'oretta al <i>lansquenet</i>?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, ma dove? — chiesero gli altri.
+</p>
+
+<p>
+— Dal <i>sior Angelo a la Cuca</i>. Tanto, se trovassimo
+chiuso, quando ci facciamo conoscere ci
+aprono subito.
+</p>
+
+<p>
+— Allora paghiamo, e partenza per la <i>Cuca</i>!...
+</p>
+
+<p>
+— <i>Garçon!</i> — gridò Badoero, che s'era levato
+in piedi, chiamando il cameriere dalla vetrata
+della bottega.
+</p>
+
+<p>
+— A me sai, Badoero, — disse Prandino facendo
+una smorfiaccia colla bocca, — quella tua
+birra ha fatto male. Mi brucia lo stomaco, mi
+brucia, come se avessi bevuto del fuoco.
+</p>
+
+<p>
+— È nulla; le prime volte fa sempre così, ma
+poi ci si abitua. La birra inglese è come il sigaro,
+bisogna avvezzarcisi.
+</p>
+
+<p>
+— Se ha un po' di nausea, prenda un bicchierino
+di <i>cognac</i> e le passa subito, — suggerì un
+altro signore della compagnia.
+</p>
+
+<p>
+Prandino accettò il consiglio, bevette il <i>cognac</i>
+e subito dopo gli sembrò di fatti di sentirsi un
+po' meglio. Allora dal suo famoso <i>porta-biglietti</i>
+colla corona d'argento, levò una carta da due
+lire e l'offrì al cameriere perchè si tenesse la
+spesa.
+</p>
+
+<p>
+Il cameriere prese il biglietto con due dita,
+<span class="pagenum"><a id="Page_208"></a>[208]</span>
+invece di riporlo lo tenne levato per aria fissando
+Ariberti.
+</p>
+
+<p>
+— Che cosa paga il signore?
+</p>
+
+<p>
+— Un <i>cognac</i> e una bottiglia di birra.
+</p>
+
+<p>
+— Allora formano <i>cinque e trenta</i>, in tutto.
+</p>
+
+<p>
+— Ma non pago altro che la mia birra.
+</p>
+
+<p>
+— Appunto, cinque lire della bottiglia, e sei
+soldi del <i>cognac</i>.
+</p>
+
+<p>
+— Per bacco! — pensò Ariberti fra sè, — cinque
+lire per sentirsi male, mi pare un po'
+caro!
+</p>
+
+<p>
+Tuttavia pagò senza altre osservazioni, chè
+non voleva perdere il credito fra le sue nuove
+conoscenze.
+</p>
+
+<p>
+Strada facendo, mentre tutti si avviarono verso
+la Cuca, gli venne addosso, col calore del cognac
+un gran bisogno di espandersi e confidarsi a
+qualcuno.
+</p>
+
+<p>
+Allora fu lui che si prese Badoero a braccetto,
+e dopo d'essersi fatto promettere il segreto — <i>in
+parola d'onore</i> — gli contò che la
+contessa Navaredo si era condotta molto male
+con lui.
+</p>
+
+<p>
+— Certo che per me è stata una fortuna, perchè
+proprio ero stufo, ma questo non vuol dire;
+resta sempre il fatto che s'è portata malissimo.
+Del resto, te lo dico io che al signor Maggiore
+non gliene voglio. Oh no, davvero: anzi, quando
+<span class="pagenum"><a id="Page_209"></a>[209]</span>
+lo vedo, son quasi tentato di fargli i miei rallegramenti;
+si diverta, si diverta, se può, ch'io già
+non lo invidio di sicuro!
+</p>
+
+<p>
+E qui, Ariberti tornò daccapo a voler persuadere
+il cugino che la Contessa oramai era una
+donna sciupata, mentre invece, un anno o due
+prima, quando l'aveva lui.... allora sì che era
+davvero un tipettino da far girare la testa. A
+Vicenza, allora, quando l'Elisa passava per le
+strade, si voltavano tutti a guardarla. Ma adesso?...
+Adesso era tutt'altra cosa.
+</p>
+
+<p>
+Alla <i>Cuca</i> le imposte erano chiuse, ma dalla
+luce che usciva dalle fessure si vedeva bene che
+dentro c'era ancora della gente. Allora picchiarono
+forte colle mazze sulle persiane delle finestre
+a terreno, finchè fu aperta a metà la porta della
+bottega e furono introdotti da un omiciattolo in
+maniche di camicia e colla faccia assonnita, che
+accolse i nuovi avventori brontolando fra i denti.
+</p>
+
+<p>
+Nella sala c'erano seduti in un angolo due o
+tre operai colle facce accese dal vino e dal caldo
+che guardavano di sbieco quelle <i>grinte aristocratiche</i>
+che entravano là dentro, in casa loro.
+</p>
+
+<p>
+Ma gli amici di Prando non si fermarono a
+terreno; invece, salirono su per una scaletta ripida,
+angusta, ed entrarono in una stanzuccia al
+mezzanino, dove si sentiva forte il puzzo della
+pipa mescolato coll'odor grasso dei cibi.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_210"></a>[210]</span>
+Il cameriere accese il gas, spalancò i vetri
+della finestrina, distese sul tavolo di legno
+greggio un tappeto macchiato d'unto e di vino,
+e poi domandò ai signori che cosa volevano ordinare.
+</p>
+
+<p>
+— Porta del Chianti, di quello vecchio, del
+ghiaccio e tre mazzi di carte nuove.
+</p>
+
+<p>
+Il cameriere uscì, e rientrò poco dopo con un
+gran fiasco di vino sotto il braccio, un tazzone
+in mano, con dentro del ghiaccio, e i tre mazzi
+di carte che gli gonfiavano le tasche della giacchetta.
+</p>
+
+<p>
+— Giochi anche tu, Ariberti? — domandò Badoero
+a Prandino, che in quella stanzuccia bassa,
+infocata dal gas, sudava tanto, che gli pareva di
+essere in un forno.
+</p>
+
+<p>
+— A che si gioca?
+</p>
+
+<p>
+— Al <i>lansquenet</i>.
+</p>
+
+<p>
+— Al <i>lansquenet</i>? — Non lo ricordo bene, — rispose
+Prandino, che invece quel giuoco non lo
+conosceva punto.
+</p>
+
+<p>
+— Oh, è facilissimo: non puoi sbagliare!
+Guarda: io tengo banco e scopro due carte: la
+prima è il due di spade, la seconda il cavallo di
+coppe. Se adesso, sfogliando il mazzo, scopro
+prima un due qualunque, ha vinto il banco: se
+invece è un cavallo, ha vinto chi punta.
+</p>
+
+<p>
+— E quanto si punta?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_211"></a>[211]</span>
+Prandino era sbalordito: la birra bevuta, il <i>cognac</i>,
+quel caldo soffocante e i dispiaceri che gli
+cocevano nell'anima, tutto ciò lo faceva star
+male.
+</p>
+
+<p>
+— Facciamo il solito? — domandò Badoero,
+guardando in giro i suoi compagni.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, il solito! — risposero insieme, meno
+Prandino, ch'era nuovo della partita e non ne
+sapeva nulla.
+</p>
+
+<p>
+— Allora, — e Badoero si volse a Prandino, — non
+puoi puntare meno di cinque lire. Se vuoi,
+perchè tu veda meglio com'è il giuoco, faremo
+una <i>levata</i> noi due soli.
+</p>
+
+<p>
+Ciò detto, il giovinotto cominciò a sfogliare le
+carte con una prestezza che mostrava come ci
+avesse fatto la mano, e si fermò, che aveva scoperto
+il due di denari.
+</p>
+
+<p>
+— Ecco, è fatto: ha vinto il banco.
+</p>
+
+<p>
+— E io?... — domandò Prandino, alzando d'in
+su la carta due occhi stanchi, melensi.
+</p>
+
+<p>
+— Tu hai perduto cinque lire; ma se invece di
+un due fosse uscito prima un cavallo, le avresti
+vinte. Capisci?...
+</p>
+
+<p>
+— Ma....
+</p>
+
+<p>
+Prandino ancora non era entrato bene nel congegno,
+pur semplicissimo, del giuoco.
+</p>
+
+<p>
+— Aspetta: per farti veder meglio, faremo un
+altro colpo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_212"></a>[212]</span>
+Badoero tirò da una parte le carte sfogliate,
+e ne scoprì sul tavolo due nuove: la prima
+era un sette di denari, la seconda un tre di bastoni.
+</p>
+
+<p>
+— Sta attento, adesso: la carta del banco è un
+sette, la tua un tre.
+</p>
+
+<p>
+E Badoero ricominciò a voltare le carte del
+mazzo, a una a una, prestamente. Scoprì un sette
+prima del tre.
+</p>
+
+<p>
+— Ha vinto il banco anche stavolta, e tu perdi
+dieci lire.
+</p>
+
+<p>
+— Ho capito. Se invece d'un sette era un tre,
+le dieci lire le vinceva io.
+</p>
+
+<p>
+— No, ne avresti vinte cinque sole; ma siccome
+altre cinque le perdi già dalla puntata di
+prima, così avresti fatto pace.
+</p>
+
+<p>
+— Adesso, dunque, si può giocare anche noi? — domandarono
+gli altri compagni, che, messi
+in ardenza dalla vista delle carte, erano stufi di
+restar là a guardare senza far nulla.
+</p>
+
+<p>
+— Sì: puntate, signori!... Comincio il giuoco.
+Tu, Ariberti, se vuoi, puoi puntare anche più di
+cinque lire: io tengo qualunque posta.
+</p>
+
+<p>
+Prandino giocava e beveva, e poi tornava a
+bere e a giocare mezzo stupidito.
+</p>
+
+<p>
+Non riusciva a persuadersi a mettersi in testa
+ben chiaro che ognuno di quei gettoni d'osso, di
+un bianco ingiallito dall'uso, rappresentasse proprio
+<span class="pagenum"><a id="Page_213"></a>[213]</span>
+il valore di cinque lire, e li puntava a casaccio,
+pazzamente, a due, a tre, e fino a dieci
+per volta!... La faccia gli si era fatta d'un pallore
+cadaverico, gli tremavano le mani e balbettava
+delle parole rotte, sconnesse che non avevano
+senso. In una giocata, chi teneva il mazzo
+avendo voltato un fante di spade così mal colorito
+da parere una puppattola invece d'un soldato:
+“To, to, la vecchia!„ si mise a urlare
+Prandino. — “Banco sulla vecchia! Voglio vedere
+se anche questa mi fa dannare! banco!„
+</p>
+
+<p>
+Nessuno dei presenti rilevò l'ironia di tali parole:
+erano troppo assorti nel giuoco; ogni loro
+attenzione era là fissa, muta, instancabile, e non
+badavano ad altro.
+</p>
+
+<p>
+Quando l'Ariberti domandò il banco, si levarono
+tutti dal loro posto e si avvicinarono a chi
+faceva il giuoco e voltava le carte lentamente;
+anche questi era pallido, convulso, e aveva un
+sorriso forzato che gl'increspava le labbra. Alla
+fine, dopo d'aver consumato quasi un mazzo di
+carte, scoprì il fante davvero, e Prandino guadagnò
+una grossa somma; tanto grossa che, se
+l'avesse conservata, avrebbe dato da vivere a lui
+e a mamma Orsolina per un anno, senza dover
+più ricorrere all'impiego promesso dal cavalier
+Pinocchio. Ma lui non se n'accorse neppure d'aver
+vinto. Tracannò d'un fiato un altro bicchiere di
+<span class="pagenum"><a id="Page_214"></a>[214]</span>
+Chianti e sghignazzò borbottando che già le vecchie
+erano dalla sua e ch'egli sapeva bene come
+si dovevano prendere. Poi, tutte le volte che
+quel fante gli compariva dinanzi, sul tavolo, urlava,
+gli faceva dei brindisi e gli puntava sopra
+tutti i gettoni che aveva, senza nemmeno contarli.
+</p>
+
+<p>
+Già, fossero state anche delle migliaia di lire,
+che cosa gliene sarebbe importato a lui? Se avesse
+avuto in mano il cuore e l'anima, anche il cuore,
+anche l'anima avrebbe buttato là su quel fante
+goffo, scolorito, che lo fissava con due occhi teneri,
+languidi, appassionati.... cogli occhi maledetti
+dell'Elisa!
+</p>
+
+<p>
+Quando, dopo stabiliti gli ultimi tre giri, fu
+chiuso il giuoco e si cominciò a regolare i conti,
+Prandino era in perdita di ottocento cinquanta
+lire, che doveva a Badoero. E avrebbe perduto
+molto di più, se quei giovinotti avessero voluto
+approfittare del suo stordimento, ma invece, appena
+si accorsero che il conte di Vicenza era
+po' alticcio, gli rifiutarono delle puntate ch'egli
+gridava da ubbriaco.
+</p>
+
+<p>
+Anche ottocento cinquanta lire, rappresentavano
+un disastro: il fallimento addirittura per il
+povero Prandino!
+</p>
+
+<p>
+Fino a tanto però che rimase chiuso dentro in
+mezzo al fumo, alle carte, allo schiamazzo di
+<span class="pagenum"><a id="Page_215"></a>[215]</span>
+quella bolgia infocata, non arrivò mai a comprendere
+la gravità della propria disgrazia; la prima
+idea l'ebbe soltanto quando si trovò fuori all'aperto
+in <i>Piazza San Marco</i>, coi buffi d'aria fresca,
+umidiccia, che gli snebbiarono la testa. Allora,
+per un momento, sperò di sognare, ma poi, quando
+si persuase ch'era desto, ci mancò poco che non
+impazzisse.
+</p>
+
+<p>
+— Scusa, Ariberti, che cosa abbiamo detto che
+tu mi dovevi? — gli chiese Badoero, che col lapis
+prendeva appunti e faceva somme sopra un
+biglietto di visita.
+</p>
+
+<p>
+— Non so!... Quanto?...
+</p>
+
+<p>
+— Se non isbaglio i conti, dovrebbero essere
+ottocento cinquanta lire.
+</p>
+
+<p>
+I conti del cugino erano giusti.
+</p>
+
+<p>
+— Ma.... io.... io non le ho.... qui.
+</p>
+
+<p>
+— Che importa?... si sa bene, nessuno viaggia
+colla <i>Banca</i> in tasca. Me le darai con tuo
+comodo.
+</p>
+
+<p>
+Prandino respirò. Dunque c'era tempo, e fin
+che c'è tempo c'è vita.
+</p>
+
+<p>
+— Se ci fosse giustizia, — continuò Badoero
+sorridendo, — la perdita di stasera te la dovrebbe
+pagare il Maggiore, perchè se lui non
+capitava a Venezia, tu forse, a quest'ora avresti
+in tasca ottocento cinquanta lire di più. Del resto,
+sei stato sfortunato, ma giocavi anche da
+<span class="pagenum"><a id="Page_216"></a>[216]</span>
+matto, lasciatelo dire: ci volevi tu perchè io fossi
+buono di vincere, almeno una volta! bisognava
+proprio che tu venissi da Vicenza apposta per
+fare il miracolo!... io perdo sempre e tanto che,
+te lo dico in confidenza, per il giuoco di questo
+mese, in sul momento mi trovo un po' al verde;
+ma di ciò tu non devi darti pensiero, quando
+me le puoi far entrare per domenica, quelle
+ottocento cinquanta lire, mi basta e sono contento.
+</p>
+
+<p>
+La vita tornava ad accorciarsi al povero Prandino.
+</p>
+
+<p>
+— Per domenica?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, te ne sarò grato. In un'altra occasione,
+figurati!
+</p>
+
+<p>
+E Badoero cambiò discorso, perchè gli amici
+si erano avvicinati per salutare il conte degli
+Ariberti, dovendosi dividere da lui: Prandino andava
+da una parte e loro dall'altra.
+</p>
+
+<p>
+— Buona notte, signor Conte: già si fermerà
+ancora un po' di giorni a Venezia?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì.... probabilmente....
+</p>
+
+<p>
+— Allora avremo il piacere di rivederla e di
+dargli la rivincita.
+</p>
+
+<p>
+— Grazie....
+</p>
+
+<p>
+— Buona notte!
+</p>
+
+<p>
+— Buona notte!
+</p>
+
+<p>
+— <i>Ciao</i>, simpaticone!
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_217"></a>[217]</span>
+— <i>Ciao</i>....
+</p>
+
+<p>
+— A proposito, scusa, — e il Badoero tornò
+indietro chiamando Prandino, — domani ti vedrò
+al Lido, sicuro, non è vero?
+</p>
+
+<p>
+— Sì.... probabilmente. — Prandino, adesso
+stentava a capire che cosa gli dicevano.
+</p>
+
+<p>
+— Bada di non mancare. La principessa di
+Lentz vuol conoscerti personalmente.
+</p>
+
+<p>
+— Grazie!...
+</p>
+
+<p>
+.... Domenica?... per domenica ci vogliono i
+denari?... ottocento cinquanta lire.... — pensava
+Ariberti provando dei brividi in tutto il corpo,
+che lo facean trasalire. — Come trovarle?... Dove?...
+Eppure ci vogliono, ci vogliono ad ogni costo;
+e ci vogliono per domenica!... Prandino tentò allora
+di ricordarsi che giorno fosse della settimana,
+ma non ci riuscì.
+</p>
+
+<p>
+La piazza si stenebrava a poco a poco, triste,
+silenziosa. In alto, il cielo bigio era corso da una
+folla di nuvolacci nerastri, fra gli strappi dei quali
+rilucevano ancora qua e là alcune stelle con bagliori
+incerti, sbiaditi.
+</p>
+
+<p>
+Prandino si sentiva stanco, disfatto: le gambe
+non lo reggevano più, gli dolevano i piedi ammaccati
+dalle scarpe, aveva la testa grossa, pesante,
+e stentava a tener gli occhi aperti. Gli
+sembrò per un momento che se si fosse lasciato
+cascar per terra lungo disteso, lo avrebbe preso
+<span class="pagenum"><a id="Page_218"></a>[218]</span>
+un sonno così forte dal quale non si sarebbe svegliato
+mai più. Si avviò verso l'albergo, curvo,
+traballante, con un tremito di freddo, inciampando
+nelle pietre disuguali della via, chiudendo
+gli occhi ogni tanto per riposare.
+</p>
+
+<p>
+Nel cortiletto angusto della <i>Gondola d'oro</i>, cominciava
+ad esserci un po' di movimento per alcuni
+viaggiatori che dovevan partire colla prima
+corsa, ma dal portiere si vedevano le imposte
+ancor tutte chiuse, mentre le scale erano deserte
+e i corridoi si prolungavano muti fra le
+tenebre.
+</p>
+
+<p>
+Prandino salì lentamente, tirandosi su, appoggiandosi
+di tutto peso alla maniglia, fermandosi
+ad ogni branca. Quando arrivò al primo pianerottolo
+e sostò alquanto per prendere fiato, caso
+volle che il suo occhio cadesse proprio sopra una
+fila di scarpe e di stivaletti messi là in un angolo
+dal facchino che più tardi poi li dovea pulire e
+lustrare. Tutta quella roba faceva un'impressione
+strana, curiosa. Ogni oggetto pareva avesse non
+solo la fisonomia, ma indicasse la condizione e
+ritraesse i costumi e le tendenze del proprietario.
+Vicino alla calzatura coi chiodi del <i>touriste</i>, c'era
+il borzacchino coi bottoni di madreperla e le
+ghette colorate del commesso viaggiatore. Accanto
+alla scarpa risolata del marito, col tacco
+basso e la pianta larga, comoda, c'era lo stivaletto
+<span class="pagenum"><a id="Page_219"></a>[219]</span>
+lungo, sottile della moglie: poi lo scarpone
+di panno del nonno, e il sandalo foderato di tela
+della nipotina e gli scarpini verniciati del damerino:
+insomma parea di vedere tutti gli ospiti
+della locanda, schierarsi là ad uno ad uno colle
+loro macchie di mota, co' loro frinzelli, colle orecchie
+basse e le bocche socchiuse al respiro, o
+spalancate ad uno sbadiglio. Prandino fissò lo
+sguardo in quella mandata di calzature finchè
+scoprì uno stivaletto che aveva le ghette chiare
+e il tacco molto alto, e un po' consumato internamente.
+L'Elisa calzava attillato e il suo passo
+non era più tanto leggero.... Lo guardò a lungo,
+e sentiva la tentazione di accarezzarlo, di baciarlo,
+di portarselo via, quando all'improvviso fu preso
+da un senso strano di dispetto, da un impeto
+acuto di rabbia gelosa, che lo risvegliò brutalmente
+da quel suo stato di dormiveglia: lì, sopra
+la ghetta chiara dello scarpino d'Elisa, era stato
+buttato uno stivale colla suola grossa all'inglese,
+e la tacca degli speroni nel calcagno. Prandino
+non aveva alcuna ragione di dolersi: era ben naturale
+che gli stivali del numero <i>quarantatrè</i> si
+trovassero insieme colle scarpe del numero <i>quaranta</i>!
+Ma tant'è, il povero innamorato non potea
+darsi pace!....
+</p>
+
+<p>
+In quel punto lo prese un desiderio tormentoso
+di riavere le voluttà, l'amore dell'Elisa e
+<span class="pagenum"><a id="Page_220"></a>[220]</span>
+il rammarico del suo paradiso perduto gli si
+mutò in un'angoscia disperata. Tuttavia quando
+rientrò nella sua cameretta, vedendo il disordine
+che c'era là intorno, e il letto sfatto, si risovvenne
+delle vicende di quella cattiva nottata, e
+pensò, raccapricciando, che sebbene quando ne
+usciva poche ore innanzi egli fosse già tanto infelice
+da voler morire, lo era ancor meno d'adesso
+che vi tornava!.... Come avrebbe fatto a
+pagare le ottocentocinquanta lire che aveva perdute?....
+E bisognava pagarle per domenica, non
+c'era verso! Come avrebbe fatto?!... Smarrito, si
+guardò attorno per la cameretta, cercando un conforto.
+E gli pareva di scorgere viva dinanzi a sè
+la misera figuretta di mamma Orsolina, tutta
+chiusa nella sua vesticciola stinta e a rattoppi,
+curva sul tombolo, sciupandosi la vita pur di
+risparmiare un quattrino e poterla tirare innanzi
+colla famigliola.... Dove avrebbe trovato il coraggio
+di dire a quella povera donna: sai, mamma,
+ho perduto ottocentocinquanta lire!.... Prandino,
+così sconvolto, credette di vedere la mamma impallidire
+tremando a quelle parole, come s'egli
+le avesse dato una stilettata, e pianse smaniando,
+e si strappò i capelli finchè, spossato, affranto,
+si lasciò cadere, così vestito com'era, attraverso
+del letto.
+</p>
+
+<p>
+Allora, mentre cedeva al sonno che gli pesava
+<span class="pagenum"><a id="Page_221"></a>[221]</span>
+greve sulle pupille e che gli sperdeva dall'anima,
+a poco a poco, ogni memoria e ogni dolore, gli
+sembrò di fuggir via da quella vita maledetta, e
+chiuse gli occhi, provando un senso benefico di
+riposo e di pace, come se non dovesse riaprirli
+mai più!....
+</p>
+
+<p>
+Ma invece, quantunque si svegliasse assai tardi,
+erano già suonate le tre, fu ancora in tempo di
+ritrovare tutti i suoi dolori che lo aspettavano
+pronti per tornare daccapo a farlo soffrire. Il suo
+primo pensiero, come di solito, corse subito all'Elisa
+e provò il senso d'un vuoto così grande,
+così profondo, che pareva gli mettesse le vertigini.
+Poi, subito, si risovvenne delle ottocento
+cinquanta lire che doveva a Badoero e a quel ricordo
+saltò giù dal letto, come se si fosse sentito
+scottare. Le ottocento cinquanta lire perdute
+erano di una verità così fredda e inesorabile, che
+Prandino cominciò a dubitare non fosse altrettanto
+sicura l'altra disgrazia: quella di dover
+perdere anche l'Elisa.
+</p>
+
+<p>
+Non poteva forse aver inteso male?
+</p>
+
+<p>
+Si ricordava che l'Elisa gli aveva dette queste
+precise parole: <i>domani saprai tutto</i>; dunque era
+cosa certa ch'egli ancora non ne sapeva nulla, e
+però, da quella parte, poteva ben darsi che il
+diavolo fosse meno brutto di quanto pareva. Già
+la speranza, colle donne, si acquista sempre e
+<span class="pagenum"><a id="Page_222"></a>[222]</span>
+non si perde mai! E poi Prandino aveva certi
+fumi che gli annebbiavano il cervello: della mezza
+cotta della sera innanzi, gliene durava ancora
+almeno un quarto!
+</p>
+
+<p>
+— Che! — pensava, mentre rimetteva un po'
+in ordine il suo abbigliamento — ella non può
+vivere senza di me: l'ha giurato tante volte!
+Chissà mai a che cosa voleva alludere co' suoi
+discorsi.... forse era tutto un ordito combinato
+ad arte, perchè io non avessi più lena di rimproverarla
+di essere uscita al largo col Maggiore.
+Se fosse così, è stata molto brava e le perdono
+in grazia dello spirito che ha avuto!
+</p>
+
+<p>
+A questa idea consolante gli si allargò il cuore,
+e gli si dilatarono i polmoni tanto ch'egli, tutto
+consolato, cominciò a canterellare a mezza voce
+un'arietta in tempo allegro; ma poi gli si fecero
+innanzi le ottocento cinquanta lire tetre, minacciose
+come il <i>Mane-Thecel-Phares</i> di Baldassare,
+e gli strozzarono il motivo a mezza gola.
+</p>
+
+<p>
+Tuttavia, siccome fino a domenica poteva respirare,
+non pensò, per il momento, se non a
+raggiungere l'Elisa.
+</p>
+
+<p>
+La Contessa e la Contessina erano certo andate
+al Lido col solito vaporetto delle tre; non c'era
+più tempo da buttar via, bisognava sbrigarsi, bisognava
+correre per non perdere anche quello
+delle tre e mezzo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_223"></a>[223]</span>
+— Signor Conte! Signor Conte! — chiamò il
+portiere, mentre Ariberti usciva in fretta dall'albergo.
+</p>
+
+<p>
+L'Ariberti tornò indietro, chè il portiere non
+si sognava certo di scomodarsi per corrergli appresso.
+</p>
+
+<p>
+— La contessa Navaredo cercava di lei.
+</p>
+
+<p>
+— È ancora di sopra?
+</p>
+
+<p>
+— No; è andata al Lido colla sua compagna, — alla
+<i>Gondola d'oro</i> non si sapeva che la D'Abalà
+fosse sua figlia — e col signor marchese
+Del Mantico.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè non chiamarmi?
+</p>
+
+<p>
+— Credevo ch'ella fosse uscita.
+</p>
+
+<p>
+— Dovevate informarvene.
+</p>
+
+<p>
+— Poco male: al Lido la ritrova di sicuro.
+Già il vaporetto parte ogni venti minuti.
+</p>
+
+<p>
+— Questa non è una buona ragione: un'altra
+volta fate meglio il vostro dovere.
+</p>
+
+<p>
+Ciò detto, Prandino infilò la porta dell'albergo
+e ne uscì quasi di corsa, ed ebbe il sospetto che
+il portiere lo mandasse con cattivo garbo a quel
+paese; ma fu un semplice sospetto, chè, proprio
+bene, non intese ciò che quell'altro gli brontolò
+dietro.
+</p>
+
+<p>
+Era una giornata fresca, di burrasca; la laguna
+era mossa, il cielo scuro, minaccioso, e il vento
+che soffiava forte contro i tendoni del vaporetto,
+<span class="pagenum"><a id="Page_224"></a>[224]</span>
+ne rallentava la corsa, aumentando così l'impazienza
+e l'infelicità di Prandino.
+</p>
+
+<p>
+Quando arrivò sulla terrazza, vide subito l'Elisa
+che stava appoggiata al parapetto, guardando
+il mare grosso, agitato, sul cui ondeggiamento
+d'un verde cupo, rotto qua e là da strisce più
+chiare, correvano, moltiplicandosi, creste mobilissime,
+bianche, candide come spuma di latte.
+</p>
+
+<p>
+— E dunque? — le domandò l'Ariberti, quando
+le fu vicino, e con due occhi gonfi, umidi, fissò
+la Contessa che, per maggior disgrazia, gli pareva
+molto più bella del solito.
+</p>
+
+<p>
+Elisa lo guardò con tenerezza, e poi, chinando
+la testa in aria di vittima rassegnata, sospirò
+così forte, da mettere in grave pericolo le maglie
+della sua giacchetta attillata.
+</p>
+
+<p>
+— E dunque?.... — ripetè l'altro, col cuore che
+gli batteva violentemente.
+</p>
+
+<p>
+— Dunque.... continuate a volermi bene, ma
+come a una vostra mammina.
+</p>
+
+<p>
+E mentre il vento le portava sulla faccia e sul
+collo gli spruzzi freschi, voluttuosi, sollevati dai
+cavalloni del mare, che, rompendosi contro la
+spiaggia, correvano rumoreggiando sotto il tavolino
+scosso, traballante per quegli urti impetuosi,
+ella raccontò a Prandino, senza neppure un tremito,
+e senza nessuna reticenza, che aveva dovuto
+cedere alle istanze del sotto-prefetto, alle
+<span class="pagenum"><a id="Page_225"></a>[225]</span>
+preghiere e alle minacce della Cecilia, e che si
+rassegnava, vittima dell'altrui volontà, a sposare
+il marchese Del Mantico, pel quale sentiva molta
+stima e punto amore.
+</p>
+
+<p>
+Prandino la lasciò dire senza mai interromperla:
+non poteva parlare, perchè aveva la gola
+stretta, serrata. Rimaneva dritto in piedi, immobile,
+duro e mentre con una mano si teneva sodo
+il cappello contro la fronte, le lagrime gli colavano
+dagli occhi e dal viso smorto e si fermavano
+qua e là, luccicanti, sull'abito nero. Non
+vedeva nulla, nè l'Elisa, nè nessuno: vedeva solo
+il fondo buio, deserto del mare. Aveva il capo
+intronato dal vento e dal fragore delle onde,
+aveva il cuore rotto, spezzato; ma però sentiva
+bene, sentiva vivo, quel suo dolore così grande
+che lo avvolgeva tutto, che gli toglieva ogni altra
+forza, che gli levava dall'anima ogni altro
+sentimento.
+</p>
+
+<p>
+Quando l'Elisa si allontanò da lui, egli la lasciò
+andar via senza fare un passo, senza nemmeno
+salutarla.
+</p>
+
+<p>
+— “Guarda don Bartolo — sembra una statua!....„
+</p>
+
+<p>
+— <i>Ciao</i>, Badoero! — Alla voce del cugino,
+l'Ariberti si ridestò, si scosse: pare impossibile!
+Non poteva andare una volta sulla terrazza, senza
+incontrarsi in Badoero!....
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_226"></a>[226]</span>
+— Sai? Oggi la Principessa non è venuta per
+il cattivo tempo. Sarà per domani.
+</p>
+
+<p>
+— Come?.... Non avevi detto per domenica?
+</p>
+
+<p>
+— Per domenica?.... Che cosa?....
+</p>
+
+<p>
+L'Ariberti che avea inteso male, s'era spaventato
+a torto, ma non rispose nulla che spiegasse
+al cugino la sua interruzione.
+</p>
+
+<p>
+— Vai a fare il bagno? — continuò Badoero
+senza badargli più che tanto — no, di certo, immagino,
+con questo tempo indiavolato. È vero
+che sei un nuotatore di prima forza, ma tant'è,
+non ci si diverte!.... Addio, Ariberti, corro in
+cerca di Potapow e di Jamagata, chè, oggi, non
+son buono di trovarli.
+</p>
+
+<p>
+— <i>Ciao</i>, Badoero!
+</p>
+
+<p>
+In quella domanda del cugino — se andava a
+fare il bagno — Ariberti avea finalmente ritrovato
+un indirizzo, un'ispirazione, e uscì dalla
+terrazza col passo fermo, risoluto.
+</p>
+
+<p>
+Era stanco di vivere e di soffrire, e lo consolava
+l'idea di perdersi lontano con tutti i suoi
+dolori e con tutte le sue angosce, in quell'onda
+sconfinata del mare.
+</p>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_227"></a>[227]</span>
+</p>
+
+<h2><a id="capXIII"></a>
+CAPITOLO XIII.
+</h2>
+
+<p>
+Il conte degli Ariberti non sapeva ancora come
+sarebbe morto, ma voleva morire a ogni costo e
+per il momento gli bastava la certezza di farla
+finita prima di domenica.
+</p>
+
+<p>
+Più di tutto lo seduceva l'idea di perdersi
+nella profondità del mare come un atomo che
+lentamente viene assorbito da una gocciola d'acqua,
+senza lotta e senza dolore. Gli pareva, una
+volta inghiottito da quell'enorme distesa di cavalloni
+verdastri, d'esser così ben sepolto che
+nemmeno la sua memoria non sarebbe più ritornata
+a galla; e così quei signori di Vicenza, dimenticandolo
+affatto, non avrebbero riso di lui
+per la brutta figura che faceva ad essere stato,
+in certo qual modo, messo in libertà dalla contessa
+Navaredo.
+</p>
+
+<p>
+Ma anche il morire non è sempre una cosa
+presto fatta, e alle volte per quanto chi ci voglia
+riuscire, ci si metta di buona lena, non arriva
+a capo di nulla. Morire sott'acqua poi, nel
+caso di Prandino, nuotatore espertissimo, era
+un'impresa estremamente difficile.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_228"></a>[228]</span>
+Quando si trovò innanzi un buon tratto nel
+mare, portato dalle onde in su e in giù come da
+un'altalena, si determinò nel disperato proposito
+e si cacciò sotto risolutamente, ma fece fiasco.
+Per quanto lavorasse di braccia e di gambe,
+l'acqua lo riportava a galla dopo pochi istanti, e
+tornato fuori colla testa, doveva respirare per
+forza. Un'altra volta, dopo d'essersi tuffato,
+provò ad aprire la bocca: ma non fece altro che
+bere!....
+</p>
+
+<p>
+Eppure non c'era verso!.... bisognava morire!....
+Morire?.... Perchè morire?.... E a questo punto il
+fresco dell'acqua, che calmando il sistema nervoso
+del giovinotto, lo conduceva a più miti consigli,
+lo tenne prima un poco perplesso sulla decisione
+da prendere e poi addirittura lo fece
+cambiar di parere.
+</p>
+
+<p>
+Morire?.... Chè! Vivere bisogna; vivere per potersi
+difendere dalle false accuse e dichiarare a
+tutti che non era stata l'Elisa la prima a piantar
+lui, ma che viceversa era stato lui a piantare
+l'Elisa! Bisognava vivere per vendicarsi del sottoprefetto
+D'Abalà a costo d'improvvisargli apposta
+una <i>dimostrazione</i>.... e, in tutti i casi, prima
+di morire voleva mostrare i denti alla Cecilia e,
+almeno una volta, provare il gusto matto di tirare
+le orecchie a Gegio! Sì, sì, bisognava vivere!....
+Ma, e le ottocento cinquanta lire da pagarsi domenica
+<span class="pagenum"><a id="Page_229"></a>[229]</span>
+a Badoero? Questo funesto ricordo lo sgomentò;
+si lasciò di nuovo calare a fondo e fece
+di tutto per rimanervi; ma, povero diavolo, anche
+questa volta non ci riuscì.
+</p>
+
+<p>
+— No, no; bisogna morire! <i>Coûte que coûte</i>
+(come dice la perfida!) bisogna morire! — E poi,
+forse ch'egli avrebbe potuto vivere a Vicenza il
+giorno del matrimonio dell'Elisa col Maggiore?
+</p>
+
+<p>
+I suoi amici che avevano tentato di soppiantarlo
+quand'era lui il fortunato, adesso gli domanderebbero — “se
+gli parevano dolci i confettini!„
+E se il cavalier Pinocchio lo destinasse
+per il momento alla vendita dei biglietti e toccasse
+a lui, proprio a lui (quando ci si mette l'ironia
+del destino è così spietata!) toccasse a lui
+di staccare i biglietti per quel viaggio di nozze? — Bisogna
+morire! e Prandino chiuse gli occhi,
+abbandonandosi all'urto delle onde che gli si
+rompevano scroscianti contro la faccia.
+</p>
+
+<p>
+Pensò, visto e provato che andar a fondo non
+poteva, di spingersi tanto innanzi nel mare, fino
+a raggiungere quella striscia scura, plumbea, che
+chiudea l'orizzonte. Allora, quando le forze gli
+fossero mancate, egli verrebbe travolto dai flutti
+e sommerso a poco a poco, senza nemmeno accorgersene.
+</p>
+
+<p>
+Già, si capisce che non gli premeva molto di
+assistere con tutta la sua presenza di spirito a
+<span class="pagenum"><a id="Page_230"></a>[230]</span>
+quel trapasso dalla vita alla morte: per quante
+ne dicano i misantropi, non è mai una gita di
+piacere! E poi, Prandino, tutti i gusti son gusti,
+avrebbe desiderato di morire dormendo. Intanto
+continuava a nuotare di lena e ad allontanarsi
+sempre più dalla riva. Dopo qualche tempo cominciò
+per davvero a trovarsi un po' stanco. Tuttavia
+continuò sempre a nuotare: era deciso!
+adesso però nuotava molto più adagio. Il vento
+gli sibilava acuto, molesto nelle orecchie e gli
+battea il viso, l'acqua salata gli bruciava gli occhi,
+ma egli non indietreggiava, avanzava anzi
+sempre verso il largo, rassegnato al suo destino,
+finchè sentì i primi brividi di freddo corrergli
+per la vita.
+</p>
+
+<p>
+— Ci siamo! pensò, e Prandino fece il morto,
+tanto per cominciare.
+</p>
+
+<p>
+La durò così ancora per qualche minuto, quando
+d'un tratto egli si sentì trasportare con violenza
+da una forza nuova, ignota, che lo trascinava
+velocemente. Spaventato, si allungò nell'acqua,
+per opporsi a quell'onda impetuosa, ma rotto com'era
+dalla fatica, ci riusciva a stento e capiva
+che presto egli sarebbe rimasto vinto, sopraffatto:
+era stato portato via da una corrente tanto più
+forte quanto il mare era più grosso.
+</p>
+
+<p>
+In quel punto, Elisa, il Maggiore, la Cecilia e
+anche le ottocento cinquanta lire, gli si dileguarono
+<span class="pagenum"><a id="Page_231"></a>[231]</span>
+in un attimo dal cuore e si risvegliò in
+lui prepotente l'istinto della conservazione. Fece,
+sforzi disperati, sovrumani.... ma, per quanto si
+adoperasse con tutto il suo vigore, non riusciva
+che a resistere all'urto dell'onda e a star fermo:
+retrocedere gli era impossibile.... Già, in breve,
+stanco, sfinito, non poteva più nemmeno tenersi
+a galla.... già l'onda vittoriosa gli era passata
+due volte sulla testa, già, spossato, stava per
+venir meno e questa volta trovarlo proprio davvero
+il modo di calare a fondo.... quando, senza
+saper come, senza saper nemmeno s'era proprio
+desto o se sognava, si trovò dritto in piedi, là,
+in mezzo alla burrasca, coll'acqua che gli arrivava
+appena alle spalle!
+</p>
+
+<p>
+A un migliaio di metri all'incirca dal Lido, si
+allunga per un buon tratto di mare, un banco di
+sabbia: la corrente lo aveva portato là sopra, e
+Prandino era salvo: salvo, ma non sicuro. Adesso
+quei cavalloni verdastri, impetuosi, spumeggianti,
+lo spaventavano, e tutte quelle creste candide che
+correvano sulle onde, gli sembravano altrettanti
+mostri marini che gli venissero incontro. Si raccomandò
+a Dio, pensò a sua madre e chiamò al
+soccorso, con quanto fiato gli rimaneva in corpo.
+</p>
+
+<p>
+— <i>Semo qua, paron, semo qua</i> — gli rispose subito
+una voce poco lontana.
+</p>
+
+<p>
+Era la barca destinata al salvataggio dei nuotatori
+<span class="pagenum"><a id="Page_232"></a>[232]</span>
+che, come vuole il regolamento, quando
+Ariberti si allontanò troppo dalla riva, gli aveva
+tenuto dietro, senza che il poveretto, fisso collo
+sguardo nel tendone buio dell'orizzonte, e mezzo
+accecato com'era dal bruciore e dagli sprazzi
+dell'acqua, se ne fosse accorto.
+</p>
+
+<p>
+Due battellieri, dalle braccia robuste, lo tirarono
+su di tutto peso nel guscio, e, quando fu
+dentro, gli domandarono come mai s'era arrischiato
+di allontanarsi tanto, col mare così
+grosso.
+</p>
+
+<p>
+— È stata la corrente che mi ha portato via — rispose
+Prandino, arrossendo per la doppia
+vergogna dell'essersi voluto annegare e del non
+esservi riuscito.
+</p>
+
+<p>
+Tutto curvo, seduto sopra una panchetta della
+barca, coi denti che gli battevano dal freddo, col
+vento che gli soffiava addosso, egli, silenzioso,
+mortificato, si lasciò condurre a riva. Ma, tuttavia,
+mentre si avvicinava alla spiaggia e lo
+<i>Stabilimento</i> s'ingrandiva a vista d'occhio, così
+da distinguere le persone che si movevano sulla
+terrazza, tornò a pensare a' casi suoi e a convincersi
+che, per quanto gli potesse spiacere di
+morire, nulladimeno, non poteva più vivere. Anche
+un po' per non rendersi ridicolo a sè stesso,
+non c'era verso, doveva venire a quella conclusione.
+Però, avrebbe scelto un altro genere di
+<span class="pagenum"><a id="Page_233"></a>[233]</span>
+morte. I battellieri gli narrarono il caso d'un
+tedesco che, l'anno prima, s'era annegato, per
+l'appunto al Lido, e che fu ripescato monco di
+un piede e senz'occhi: gli erano stati divorati
+dai pesci.
+</p>
+
+<p>
+Prandino, al racconto, sentì in tutto il corpo
+un senso vivo di ribrezzo. Scegliendo quel genere
+di morte, sott'acqua, non aveva riflettuto al pericolo
+d'essere mangiato vivo.... o anche morto,
+che, quasi, gli sarebbe spiaciuto ugualmente. No,
+no; bisognava trovare un'altra specie di suicidio:
+col freddo che aveva intorno, avrebbe preferito
+piuttosto di morire nel fuoco, bruciato; tanto
+più che quella massa enorme, spaventosa, d'acqua
+ondeggiante e quegli odori acuti d'effluvi salini,
+gli davano nausea!....
+</p>
+
+<p>
+Voleva finire i suoi giorni a Vicenza, dov'era
+nato. In quel momento supremo, voleva trovarsi
+vicino a sua madre.... Voleva abbracciarla un'ultima
+volta, povera mamma!.... A Vicenza, ancora,
+non si saprebbe nulla del matrimonio della Contessa,
+e fino a domenica, c'era tempo; questa
+proroga se la poteva concedere senza offendere
+la fermezza del suo carattere, essa, invece di
+distoglierlo, lo rendeva più saldo nel suo proponimento.
+</p>
+
+<p>
+Quando uscì vestito dal camerino, trovò sull'uscio
+i battellieri che lo avevano salvato, col
+<span class="pagenum"><a id="Page_234"></a>[234]</span>
+cappello in mano, che aspettavano la mancia. Nè
+si accontentarono così facilmente. Erano in tre
+e ci vollero cinque lire.
+</p>
+
+<p>
+Per bacco: avevano salvato un conte, non una
+persona qualunque!
+</p>
+
+<p>
+Prandino pagò, sospirando, e pensò che a Venezia
+tutto era caro, e che non si poteva nemmeno
+tentar di morire senza spendere quattrini.
+Ma ci sarebbe da scommettere, a ogni modo, che
+quelle cinque lire lì, trovò che erano meno buttate
+via delle altre spese la sera innanzi, nella
+bottiglia di birra inglese.
+</p>
+
+<p>
+Uscito fuori dai corridoi, era in preda a una
+viva preoccupazione: schivare in tutti i modi di
+incontrarsi colla Contessa. Non voleva rivederla
+più: gli avrebbe fatto troppo male.
+</p>
+
+<p>
+Questa volta, la sorte fu mite: gli risparmiò
+quell'angoscia. Ma non così potè schivare Jamagata,
+che adocchiò, appoggiato alla porta del <i>Caffè
+Ristorante</i>, colla faccia melanconica, d'una tristezza
+gialla, che faceva ancora più pena, mentre
+Potapow, di lietissimo umore, lo tormentava con
+facezie un poco spinte.
+</p>
+
+<p>
+— <i>Allez vous à Venise?</i> — chiese Jamagata a
+Prandino, che passava dritto, fingendo di non
+vederlo.
+</p>
+
+<p>
+— <i>Oui, monsieur.</i> Vado a Venezia.
+</p>
+
+<p>
+— <i>Si le temps n'était si mauvais, je viendrais moi
+aussi.</i>
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_235"></a>[235]</span>
+E sospirò profondamente, in modo tale da far
+capire all'Ariberti che anche Jamagata sapeva
+qualche cosa del matrimonio d'Elisa.
+</p>
+
+<p>
+Potapow, invece di commoversi a quella muta
+desolazione, uscì in una sonora risata e continuando
+le allusioni impertinenti.
+</p>
+
+<p>
+— <i>Courage, Courage!</i> — disse al Console sentimentale, — <i>le
+temps et les femmes il faut les
+prendre comme le bon Dieu nous les donne!</i>
+</p>
+
+<p>
+— <i>Vous m'ennuyez, monsieur le Comte, vous
+m'ennuyez!</i> — esclamò Jamagata con vivacità,
+diventando violetto, chè, alla fine, cominciava a
+perdere la flemma diplomatica.
+</p>
+
+<p>
+Potapow, saltellando dalla collera, gli rispose
+per le rime; l'altro continuò più forte; il battibecco
+si faceva vivo, quando comparve sulla porta
+l'ombra nera del cavalier Ramolini, che fu come
+un secchio d'acqua fredda sui contendenti, ma
+nello stato d'animo in cui si trovava l'Ariberti,
+quel diverbio non lo commoveva: ne approfittò
+invece per dileguarsi senz'altri intoppi dallo Stabilimento.
+</p>
+
+<p>
+Adesso Venezia gli metteva addosso un'uggia
+insopportabile, avrebbe voluto ritornare a Vicenza
+subito, quella stessa sera. Gli pareva che
+più presto fosse andato via, più presto avrebbe
+trovato pace. Credeva, povero illuso, di lasciar
+là, alla stazione, tutti i suoi dolori, e una volta
+<span class="pagenum"><a id="Page_236"></a>[236]</span>
+chiuso in vagone e messosi in via, di dover respirar
+più leggero. Ma, mentre attraversava la
+laguna in vaporetto, sembrò che le cateratte del
+cielo si aprissero ad un secondo diluvio e Prandino
+arrivò alla <i>Gondola d'oro</i> così bagnato dalla
+testa ai piedi ed in tale stato da vincere la musoneria
+del portiere che, vedendolo, si mise a
+ridere.
+</p>
+
+<p>
+— L'ha presa tutta, mi pare?
+</p>
+
+<p>
+— Sicuro. Fatemi mandare il conto sopra, <i>all'ottantasei</i>.
+</p>
+
+<p>
+— Parte il signore?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, parto.
+</p>
+
+<p>
+— Subito?
+</p>
+
+<p>
+— No, domattina, colla prima corsa. — Bisognava
+che si mettesse in letto, aspettando che si
+asciugasse un po' la sua roba.
+</p>
+
+<p>
+— Allora c'è tempo.
+</p>
+
+<p>
+— Non importa: il conto lo voglio subito.
+</p>
+
+<p>
+Levato il dente, come si dice, è levato il dolore;
+e poi adesso Prandino avea premura di vedere
+il conto dell'albergo, per sapere quanto denaro
+gli restava da portar a casa.
+</p>
+
+<p>
+— Il <i>quaranta</i> parte con lei?
+</p>
+
+<p>
+— No!
+</p>
+
+<p>
+L'Ariberti diventò rosso fin alla punta dei capelli.
+Quel petulante di portiere aspettava allora
+a diventare verboso!
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_237"></a>[237]</span>
+Venuto il conto, pagato, preso un biglietto di
+seconda classe alla ferrovia, tutto sommato gli
+rimanevano ancora cento dieci lire. Dunque non
+gliene occorrevano che settecento quaranta per
+Badoero!!... A questa scoperta gli si allargò il
+cuore; ma per poco. Tant'è, domenica non le
+avrebbe avute, nemmeno ridotte a settecento
+quaranta, e però il conte Eriprando degli Ariberti
+era sempre vicino al fallimento.
+</p>
+
+<p>
+Maledetto il giorno ch'egli era partito per Venezia.
+Maledetta l'Elisa, il Maggiore, il Badoero
+e le bagnature!...
+</p>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_238"></a>[238]</span>
+</p>
+
+<h2><a id="capXIV"></a>
+CAPITOLO XIV.
+</h2>
+
+<p>
+Bisogna credere proprio che le impressioni che
+si subiscono da una donna amata fanno un effetto
+opposto a quello prodotto da un creditore.
+Prandino stesso avrebbe potuto notare questa
+verità sacrosanta, ma lui non aveva tempo da
+perdere per fare il filosofo!
+</p>
+
+<p>
+A mano a mano che si allontanava dall'Elisa,
+essa gli si faceva ancora più cara e più necessaria;
+a mano a mano che si allontanava da Badoero,
+le ottocentocinquanta lire perdevano di valore.
+È un fatto, del resto, indiscutibile! quando
+non si vede il volto dell'innamorata, si sospira:
+quando non si vede la faccia del creditore, si respira!...
+</p>
+
+<p>
+Finchè rimaneva a Venezia l'Ariberti tremava
+tutto all'idea d'incontrarsi al Lido o sotto le
+<i>Procuratie</i> con il Badoero la domenica del <i>pagherò</i>,
+senza avere in tasca la somma; ma da lontano
+questo pericolo non lo correva più e avrebbe
+meglio trovata una scusa o domandata una proroga,
+<span class="pagenum"><a id="Page_239"></a>[239]</span>
+inviando intanto qualche piccolo acconto.
+Invece di parlare, era il caso di scrivere; e, si
+sa bene, certe cose che a dirle bruciano le labbra,
+si possono scrivere correntemente e senza
+fatica.
+</p>
+
+<p>
+Ma l'Elisa, invece? Dall'Elisa più si allontanava
+e più la sentiva viva, possente nel cuore,
+nel sangue e nella testa. Durante quel viaggio
+del ritorno, sbalottato così solo solo in <i>seconda
+classe</i>, ricordava, con un desiderio amarissimo,
+l'altro viaggio fatto in <i>prima</i>, nell'andata, e gli
+pareva allora d'aver goduto il suo paradiso,
+tanto è vero che nella miseria si dimenticano i
+piccoli dolori che amareggiano i periodi della
+felicità. Prandino si ricordava bene l'estasi amorosa
+goduta da Vicenza a Padova, ma aveva dimenticato
+tutti i tormenti sofferti da Padova a
+Venezia.
+</p>
+
+<p>
+Adesso le spine, e non erano poche, delle sue
+rose d'amore non bucavano più. L'Elisa non era
+più lunatica, non era più capricciosa, non era
+più esigente; non aveva più la Cecilia sempre
+d'intorno, non aveva più Gegio sempre fra i
+piedi; non lo tormentava più colle sue leggerezze,
+colle sue civetterie, co' suoi sgarbi. Adesso
+ch'egli l'aveva perduta, l'Elisa era ritornata la
+donna più buona, più bella, più cara, più amabile
+della terra, e quando Prandino pensava all'avvenire
+<span class="pagenum"><a id="Page_240"></a>[240]</span>
+e lo vedeva senza di lei, sentiva nell'animo
+uno scoramento, un affanno che vi facevano
+strazio.
+</p>
+
+<p>
+A Vicenza, tutte le strade gli avrebbero rammentato
+un incontro, un saluto, una passeggiata
+fatta insieme. Al teatro, senza la contessa Navaredo,
+senza i suoi occhioni che lo cercavano,
+senza la soddisfazione di offrirle il braccio, finito
+lo spettacolo, per ricondurla presso <i>lord Palmerston</i>,
+non avrebbe gustata nemmeno la musica. E
+in chiesa?... Che cosa sarebbe andato a fare in
+chiesa, se, dopo messa, non aveva più da aspettarla
+all'uscita?
+</p>
+
+<p>
+Si ricordava che, in passato, se per una ragione
+qualunque egli doveva rimanere un giorno
+senza andare da lei, il suo primo pensiero, alla
+mattina, nello svegliarsi, era quello, e ne restava
+angustiato, e smaniava per trovar modo di far
+correre veloce il tempo che camminava per lui
+come una tartaruga. Ma adesso che avrebbe dovuto
+stare senza l'Elisa tutte le ore, tutti i giorni,
+tutta intera la vita?... Tanto valeva addormentarsi
+una volta, per non destarsi mai più.
+</p>
+
+<p>
+Al primo momento, non avrebbe creduto di
+dover soffrir tanto per quell'abbandono; ma le
+ferite dell'animo sono come quelle del corpo: subito,
+appena capitano addosso, si prova uno sbalordimento
+e nulla più. Il bruciore, lo spasimo
+cominciano dopo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_241"></a>[241]</span>
+Quando Prandino smontò a Vicenza era come
+inebetito. Perchè poi si trovasse ancor peggio,
+la prima persona che gli si parò dinanzi fu per
+l'appunto il sotto-capo della stazione: il bel giovinotto
+dal berrettino foderato d'arancio, che gli
+chiese subito come mai ritornava così presto dai
+bagni e senza la contessa Navaredo.
+</p>
+
+<p>
+— Ho fatto una corsa per affari; ma devo ritornare
+a Venezia fra un paio di giorni.
+</p>
+
+<p>
+Non aveva cuore di confessare la propria
+ignominia!... No, no: non avrebbe potuto sopportare
+quella disgrazia, e adesso il proposito di
+farla finita non era preso in un istante di febbre:
+era proprio il convincimento dell'anima.
+</p>
+
+<p>
+Sul piazzale della stazione fu ricevuto dalle
+scappellate dei vetturini.
+</p>
+
+<p>
+— Signor Conte, la carrozza!
+</p>
+
+<p>
+— La carrozza, signor Conte!
+</p>
+
+<p>
+— Signor Conte, comanda il <i>brougham</i>?
+</p>
+
+<p>
+Prandino salì sul primo <i>brougham</i> che trovò
+aperto, un po' consolato da quei saluti così rispettosi.
+Finalmente non era più un ignoto, una persona
+qualunque, il numero <i>ottantasei!</i>... Ritornava
+a essere il signor Conte, il signor Conte che
+tutti conoscevano e al quale tutti facevano di
+cappello....
+</p>
+
+<p>
+Ma quella sua consolazione fu di breve durata.
+Era la contessa Navaredo che lo illuminava colla
+<span class="pagenum"><a id="Page_242"></a>[242]</span>
+propria luce, e adesso che quella luce gli era
+negata, egli ritornerebbe presto nell'ombra anche
+a Vicenza!...
+</p>
+
+<p>
+Dio santo!... che effetto gli faceva Vicenza,
+quella mattina!... Gli pareva di veder l'Elisa apparire
+a ogni canto di strada.
+</p>
+
+<p>
+Era così tutto compreso da quell'affanno cupo,
+desolato che, quando scese dalla vettura, credette
+di scorgere lo scherno, la derisione negli occhietti
+neri di una bella figliuola che al rumore
+era corsa a vedere sull'uscio della pasticceria
+accanto alla sua casa.
+</p>
+
+<p>
+Quella sua casa gli era però sempre cara; quella
+vecchia casetta dove crebbe fanciullo, dove vide
+sua madre genuflessa al lettino di lui ammalato,
+dove fece tanti sogni d'amore, dove ricevette la
+prima lettera dell'Elisa; la sua casetta la rivedeva
+come un amico fidato, anche allora che vi
+rientrava per andarvi a morire.
+</p>
+
+<p>
+Ma, varcata appena la soglia, gli sembrò che
+gli pesasse sul capo, e dalla corte angusta, oscura,
+usciva un odore di muffa e di miseria che lo disgustavano.
+Eppure in quell'andito buio, aveva
+giocato per tante ore, allegro e senza pensieri,
+eppure da bambino ci perdeva il fiato a corrervi
+dentro, tanto era grande.
+</p>
+
+<p>
+In fondo al corridoio, in alto, sullo stipite di
+una porta, c'era un piccolo tabernacolo, messo là
+<span class="pagenum"><a id="Page_243"></a>[243]</span>
+dalla signora Luciana in un giorno di profonda
+divozione. E la fede s'era talmente fatta grande
+per la madonna della casa, che gl'inquilini vi
+accendevano il lume quasi ogni sabato. Adesso
+il lumicino rosseggiante nelle tenebre tetre del
+corridoio, fu per Ariberti come una stella nel
+mare procelloso della sua anima; e, al di là della
+figura di Maria Addolorata, vide un'altra madre
+ch'era pur santa e che avrebbe pure spasimato
+dal dolore: la mamma sua!...
+</p>
+
+<p>
+Povera mamma!... Quel giorno egli non derise
+il bigottismo della signora Luciana: ma, involontariamente,
+si toccò il pioppino dinanzi alla
+immagine benedetta, e salì più lentamente fin su,
+al secondo piano, incerto se dovesse farsi vedere
+da sua madre, col triste proposito che aveva nel
+cuore, oppure se non fosse meglio di tornare indietro
+e scappar via. Così, combattuto da mille
+dubbi, arrivò all'uscio del suo quartierino, l'aprì,
+entrò dentro nella prima stanzetta, senza quasi
+sapere che cosa si facesse.
+</p>
+
+<p>
+L'Orsolina stava lavorando, seduta vicino alla
+finestra, e agucchiava muta, grave, curva sul
+tombolo. Alzò il capo appena udì toccare il
+chiavistello dell'uscio, e quando vide il suo
+Prandino entrare nella stanza, diè un grido acutissimo,
+le guance secche, scarne arrossirono ancora
+di gioia, e gli corse incontro e lo abbracciò
+<span class="pagenum"><a id="Page_244"></a>[244]</span>
+e lo coprì di baci; ma poi la sua grande consolazione
+si agghiacciò a un tratto: perchè ritornava
+così presto?... perchè era così pallido?...
+perchè non le diceva nulla?... Prandino lesse
+negli occhi timidamente affettuosi della buona
+vecchia tutte le ansietà e le inquietudini che la
+angustiavano, e ne fu turbato. Buttò là un pretesto,
+una scusa, pel suo arrivo improvviso....
+disse che aveva dovuto ritornar subito per affrettare
+l'impiego, per alcune carte che non
+erano in regola, e poi si avviò verso la sua camera
+in fretta, sperando di fuggire da tutto quel
+grande amore che usciva dagli occhi di sua madre
+e che gli pesava addosso come un rimorso.
+Ma in quel mentre comparve sulla soglia della
+stanza la signora Luciana, in un atteggiamento,
+così lunga e secca com'era, che pareva un punto
+interrogativo.
+</p>
+
+<p>
+— Che vuol dire, signor Conte?... Così presto
+di ritorno?... Che cosa le è succeduto?...
+</p>
+
+<p>
+— Ho dovuto venire a Vicenza.... per un giorno....
+ma vado a Venezia di nuovo.... presto....
+domani.
+</p>
+
+<p>
+Ciò detto, spinse l'uscio della camera ed entrò,
+che non ne poteva più di trovarsi solo, lasciando
+la signora Luciana a tormentare, a furia di domande,
+la contessa Orsolina.
+</p>
+
+<p>
+— Ho fatto male a ritornare a Vicenza! Ho
+<span class="pagenum"><a id="Page_245"></a>[245]</span>
+fatto male a farmi rivedere! — pensava Prandino
+buttandosi a sedere sopra una seggiola,
+respirando, là, solo solo, e non riflettendo che
+da due giorni faceva tutto ciò che gli saltava
+in testa, senza fermarsi un momento a ragionare.
+</p>
+
+<p>
+La quiete della stradicciola, dove era un caso
+che passasse una carrozza, gli metteva tedio; il
+bisbiglio che le due donne facevano nell'altra
+stanza lo tormentava come la voce della sua coscienza
+e, a fior di labbro, quasi fosse una sfida
+lanciata a tutto il mondo, e insieme il ricordo
+d'un impegno preso con sè stesso, andò ripetendo
+il suo triste ritornello: bisogna morire, bisogna
+morire!
+</p>
+
+<p>
+Per il debito del giuoco, tanto, ci avrebbe potuto
+rimediare.... l'avrebbe confessato a sua madre,
+che era una donna piena di consigli... avrebbero
+potuto vendere un po' di roba.... qualche
+masserizia che non fosse strettamente necessaria — non
+era poi un milione, alla fine, che aveva
+perduto! — e adesso si meravigliava di averci
+dato tanto peso il giorno prima. Ammazzarsi per
+ottocento cinquanta lire, anzi per settecento quaranta,
+sarebbe stata proprio una minchioneria: e
+poi, ammazzandosi, non pagava i suoi debiti, tutt'altro:
+commetteva, invece, una frode.... <i>in articulo
+mortis</i>....
+</p>
+
+<p>
+Ah! se l'Elisa gli avesse voluto ancora un
+<span class="pagenum"><a id="Page_246"></a>[246]</span>
+po' di bene: s'ella non l'avesse piantato in quel
+modo, allora no, no, certo, non penserebbe di
+morire! E, a questo punto, il suo povero cuore
+tornava daccapo a tormentarlo. Che valevano le
+persuasioni dell'uomo saggio, che valeva l'affetto
+di sua madre, le ragioni stesse dell'orgoglio
+ferito per l'abbandono ingiusto, immeritato,
+contro il suo amore fisso, tenace, selvaggio?
+</p>
+
+<p>
+L'Elisa sarebbe stata d'un altro!
+</p>
+
+<p>
+L'idea che quelle forme vaghe, da lui follemente
+adorate, avrebbero appartenuto a un rivale,
+sarebbero state toccate dalle manacce ruvide
+del Maggiore, baciate da quella bocca ingorda
+e irriverente, che puzzava di sigaro, tutto
+ciò gli faceva correre nel cervello dei buffi di
+sangue caldo e gli dava le vertigini, mentre,
+nell'accesa fantasia del povero ammalato, l'Elisa
+diventava bianca, candida come neve, delicata,
+flessuosa come una gazzella, e trasudava un profumo
+<i>aux fleurs de lys de cachemir</i>; ritornava
+giovane, ritornava fresca.... e non era quasi più
+neppur vedova!... Dio, Dio, quanto era bella!...
+</p>
+
+<p>
+Prandino se la vedeva innanzi, ora gaia, biricchina,
+piena di vita e di fremiti, come il primo
+giorno ch'era stata sola con lui, grondante d'acqua,
+sotto il capanno, e ora raggiante di sole e
+splendida d'amore come quella mattina che gli
+<span class="pagenum"><a id="Page_247"></a>[247]</span>
+camminava dinanzi, lungo la viottola dell'uccelliera;
+poi gli appariva languida, voluttuosa, mollemente
+sdraiata nella gondola, e poi.... e poi...
+finalmente, la rivedeva com'egli solo, com'egli
+solo sapeva.... e, dannazione!, come avrebbe saputo
+anche quel beduino del Maggiore!
+</p>
+
+<p>
+No, no; era uno strazio troppo vivo, uno strazio
+che colle carni gli lacerava anche l'anima!
+No, no: egli aveva bisogno dell'amore di Elisa
+come dell'aria per respirare, e perchè quell'amore
+gli veniva meno, egli moriva.... moriva
+colla gola stretta, col petto gonfio.... moriva soffocato!
+</p>
+
+<p>
+Come fare per fuggire quell'immagine che lo
+torturava?...
+</p>
+
+<p>
+Se apriva gli occhi la vedeva in un modo, se
+li chiudeva la vedeva in un altro: ma la vedeva
+sempre!
+</p>
+
+<p>
+E ancora, il fanciullone innamorato!, tentava
+di combatterla, di vincerla, di metterla in fuga,
+ripetendo a sè stesso, mentre coi denti si strappava
+i baffi:
+</p>
+
+<p>
+— Bisogna morire, bisogna morire!...
+</p>
+
+<p>
+Ma tornava daccapo a domandare a sè stesso:
+</p>
+
+<p>
+— Con qual genere di morte? Sott'acqua, no;
+nemmeno per idea!... Dunque?...
+</p>
+
+<p>
+E Prandino pensava, ripensava e non concludeva
+mai nulla: perchè, quando si arriva a
+<span class="pagenum"><a id="Page_248"></a>[248]</span>
+questo di non saper sciogliere il problema del — <i>come
+vivere?</i> — ci troviamo con quell'altro
+fra mano, non meno difficile, del — <i>come morire?!</i> —
+</p>
+
+<p>
+— Un buon colpo di pistola, proprio dritto
+in mezzo al cuore?... — Quello ci voleva!... — Sì!
+ma come trovarlo il posto giusto del
+cuore?
+</p>
+
+<p>
+Prandino lo cercava colla mano aperta sul
+petto, ma non era più buono di sentire un palpito,
+una battuta sola: il cuore stava zitto, non
+si moveva neppure.... pareva quasi che fosse scappato
+via!
+</p>
+
+<p>
+— Buttarsi giù da un campanile alto, il più
+alto di Vicenza?
+</p>
+
+<p>
+No. Primieramente, questa era la morte d'un
+manovale e non già quella che doveva scegliere
+l'ultimo degli Ariberti, e in secondo luogo, invece
+di spaccarsi la testa, si poteva rompere le
+gambe solamente, e allora sarebbe stato messo
+in ridicolo.... e poi avrebbe veduta ancora sua
+madre, ne avrebbe udite le grida, i pianti!.. Sua
+madre?... No. Non la voleva più rivedere: la disperazione
+di sua madre avrebbe fatto morire
+disperato anche lui, e lui, invece, voleva darsi
+la morte per aver pace!
+</p>
+
+<p>
+Ruminando nel capo tutti questi pensieri, che
+non erano affatto color di rosa, Prandino, dopo
+<span class="pagenum"><a id="Page_249"></a>[249]</span>
+avere camminato un po' di tempo in lungo e in
+largo per la cameretta, aveva finito col fermarsi
+su due piedi, meditabondo, quando, levando il
+capo, l'occhio per caso gli cadde sul <i>portrait-album</i>
+dell'Elisa che, come di solito, era sul suo
+tavolino da notte, appoggiato all'elegante cavalletto
+di legno intarsiato.
+</p>
+
+<p>
+— Eccola là, quella perfida! — pensò Prandino
+fra sè e sè; e, vinto da una seduzione potente,
+irresistibile, si avvicinò al ritratto per
+inebriarsi ancora una volta delle note sembianze....
+e là, respirando a fatica, graffiandosi le
+braccia che si stringeva al petto, pallido, sconvolto,
+tutto tremante, guardò la figuretta insidiosa;
+poi si fece ancora più vicino, frugando
+col pensiero nell'immagine cara per cercarvi un
+sorriso, un ricordo, per....
+</p>
+
+<p>
+Ma che diamine era accaduto?!... Chi aveva
+sfregiato quel ritratto?!...
+</p>
+
+<p>
+Prandino lo prese e si avvicinò alla finestra
+per osservarlo meglio e, dominando la sua agitazione,
+rimase là lungamente, serio, attento, pensoso,
+col ritratto fra le mani.
+</p>
+
+<p>
+Ma però, mentre fissandolo aggrottava fortemente
+le ciglia, il suo respiro, l'ansia del suo
+petto diventava meno grave, meno affannosa. Che
+cosa era dunque successo?
+</p>
+
+<p>
+Una mosca, una grossa mosca di certo, si era
+<span class="pagenum"><a id="Page_250"></a>[250]</span>
+fermata sul naso della contessa Navaredo.... (vedete
+un po' la Provvidenza, quali forme si compiace
+di assumere?!...) e lo aveva macchiato
+con una patacca nera, rotonda, che cambiava
+affatto l'espressione di quel viso così caro a
+Prandino.
+</p>
+
+<p>
+Egli la guardava sempre attento, ostinato, ma
+la figurina gentile, romantica, <i>al chiaro di luna</i>,
+coi capelli biondi, cadenti lungo le spalle, veduta
+con quella macchiaccia sul naso, non era più la
+stessa.
+</p>
+
+<p>
+La testolina bianca, pensosa, tutta raccolta e
+mollemente chinata sul libro che teneva aperto
+fra le mani, quel profumo, quell'aria di sentimentalità
+verginale, stonava maledettamente dopo il
+tiro fattole dalla mosca birbona, e non era più
+dolce, non era più poetica, ma diveniva una cosa
+buffa; buffa e grottescamente ridicola.
+</p>
+
+<p>
+Prandino continuava a restar là, dritto, immobile,
+guardando il ritratto dell'Elisa, e a poco a
+poco non tremava più: a poco a poco poteva fissarlo
+senza paura, senza che la sua testa gli andasse
+in fiamme.
+</p>
+
+<p>
+Accadeva un fatto curioso, una combinazione
+strana: mentre la figurina al <i>chiaro di luna</i>, con
+quello sgorbio sul naso, non pareva più la stessa,
+tuttavia rassomigliava però sempre alla contessa
+Navaredo. Anzi, a Prandino pareva quasi che le
+<span class="pagenum"><a id="Page_251"></a>[251]</span>
+rassomigliasse di più. Sempre, ben inteso, com'era
+ne' suoi momenti meno felici.
+</p>
+
+<p>
+Uno dei primi giorni in cui le signore avevano
+cominciato a usare quella maglia scura così attillata,
+l'Elisa ne aveva indossata una tanto stretta,
+che le gonfiava il collo e la faccia: e il ritratto,
+adesso, faceva ricordare l'Elisa com'era appunto
+in quel giorno!
+</p>
+
+<p>
+Anche allora era ridicola a voler fare la bambina,
+coi passettini corti corti, per le sottane che
+le impacciavano le gambe, e a volersi stringer
+tanto da soffocare, per avere un po' della Sarah
+Bernhardt.... — con quella ciccia!..
+</p>
+
+<p>
+Ridicola, com'era ridicola là nel ritratto, coi
+capelli biondi sciolti lungo le spalle, con la testolina
+bassa, col raccoglimento stanco, romantico,
+<i>al chiaro di luna</i>, e quella patacca sulla
+punta del naso!... Oh, tanto ridicola, che faceva
+ridere anche Prandino, sebbene gli frullassero
+per la testa i più tristi pensieri!
+</p>
+
+<p>
+Eppure, a pensarci bene, l'Elisa non meritava
+certo ch'egli l'amasse a quel modo!... Non aveva
+cuore: era tutta vanità, tutta finzione. Come voleva
+sembrare quello che non era, così voleva
+mostrare di sentire anche quello.... che non sentiva!...
+Voleva fare la bambina, ed era nonna!
+Voleva fare l'innamorata, e non aveva cuore!
+</p>
+
+<p>
+E pensare ch'egli desiderava di morire per lei.
+<span class="pagenum"><a id="Page_252"></a>[252]</span>
+per l'Elisa!.... A questa idea, guardando il ritratto
+così sfigurato, Prandino non potè trattenere
+una risata: una risata che lo sorprese all'improvviso,
+che gli scattava dai nervi più che
+non gli uscisse dalla testa o dal cuore, ma che,
+a ogni modo, gli fece bene.
+</p>
+
+<p>
+Volle ritornar serio, volle vincere le impressioni
+del momento, non volle più guardare il ritratto....
+ma non ci riuscì: dopo un poco, dovette
+fissarlo di nuovo.... e di nuovo tornò a sorridere....
+e intanto, senza che nemmeno se ne accorgesse,
+cominciava ad avere lo spirito più sollevato.
+</p>
+
+<p>
+Certo, adesso quella donna non gliela doveano
+più invidiare, come gliela invidiavano un anno
+innanzi.
+</p>
+
+<p>
+Chissà che anche lui non fosse stato ridicolo,
+qualche volta, mostrandosene così invaghito! — Ma,
+e il Maggiore? Il Maggiore che la sposa?!....
+Chi lo dice, intanto, che la sposa? Lei stessa:
+l'Elisa, che non ne dice mai una vera. Bisogna
+star a vedere!....
+</p>
+
+<p>
+Ciò che maggiormente ci esalta, nella donna,
+è quel tanto che le presta o le aggiunge la nostra
+immaginazione, e quella macchiaccia, che
+adesso le sfigurava il volto, aveva buttato il ridicolo
+là dove il sentimento aveva sempre lavorato
+di fantasia, là dove l'amore saettava i suoi
+<span class="pagenum"><a id="Page_253"></a>[253]</span>
+fascini e spiegava le sue migliori attrattive. Prandino
+continuava a guardarla, a fissarla, a studiarla;
+ma, non c'era caso: la donna che gli rappresentava
+quel ritratto non era più l'Elisa trasfigurata
+nell'ansia di un desiderio febbrile, ma
+l'Elisa viva e <i>reale</i>, in carne ed ossa, l'Elisa
+com'era, l'Elisa con tutti i suoi difetti e, ahimè,
+con tutti i suoi anni. E però, Prandino, un po'
+alla volta, andava finalmente concludendo, che
+la balda e forte giovinezza di lui non dovea piegarsi
+dinanzi a quelle mature seduzioni, che quell'avvenenza
+impiastricciata di <i>cold-cream</i> non valeva
+il contraccambio di tutto un avvenire di riposo
+e di pace.
+</p>
+
+<p>
+L'Elisa non s'era imposta al suo innamorato
+coll'intelligenza, collo spirito, col cuore; ma lo
+aveva preso colla vanità e lo teneva vinto coi
+sensi, ed è perciò che il suo regno, quantunque
+costituzionale, veniva buttato all'aria così facilmente!....
+</p>
+
+<p>
+Intanto che Prandino continuava a fissare il
+ritratto dell'innamorata, non s'era accorto che
+da qualche tempo mamma Orsolina era entrata
+adagio adagio nella cameretta, e che singhiozzava
+vicino a lui, sommessamente, senza osare di lamentarsi,
+rispettando timorosa l'angoscia del suo
+figliuolo anche allora ch'egli era stato così ingiusto,
+così disumano con lei. Ma un singulto,
+<span class="pagenum"><a id="Page_254"></a>[254]</span>
+che le proruppe troppo forte dal petto, la tradì:
+Prandino si scuote, si volta, e comprende tutta
+l'immensità di quel dolore muto, rassegnato.
+</p>
+
+<p>
+— Mamma, mamma! — esclama, — non piangere,
+te ne scongiuro, non piangere! No: sono
+guarito, sai, non piangere! Non l'amo più, te lo
+giuro, non l'amo più!
+</p>
+
+<p>
+E adesso copre di baci, di carezze, e si stringe
+al cuore quella sua vecchietta così santa, colla
+stessa frenesia con la quale avrebbe abbracciata
+l'Elisa, se un momento prima le fosse apparsa
+dinanzi per dirgli, come ai bei tempi d'una volta:
+ti voglio bene, e son tua!....
+</p>
+
+<p>
+— Per quella cattiva? — chiese l'Orsolina, indicando
+il ritratto; e non disse altro.
+</p>
+
+<p>
+— No, mamma, no: ho un altro dolore che mi
+fa disperare, che mi fa perdere la testa.
+</p>
+
+<p>
+E Prandino confidò a sua madre che, per domenica,
+doveva restituire ottocentocinquanta lire
+a Badoero.
+</p>
+
+<p>
+In quel punto, nessun debitore lo vorrà credere,
+ma è pure la verità, egli fu quasi contento
+d'avere quel debito: gli ripugnava troppo di dover
+confessare a sua madre ch'egli era stato così
+ingrato verso di lei, e tanto matto, fin da voler
+morire, solamente per il bel muso.... della contessa
+Navaredo!....
+</p>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_255"></a>[255]</span>
+</p>
+
+<h2><a id="capXV"></a>
+CAPITOLO XV.
+</h2>
+
+<p>
+Non bisogna credere, a ogni modo, che il conte
+Eriprando degli Ariberti fosse proprio guarito
+interamente dalla sua malattia. Anche quando ci
+si leva un dente, resta il bruciore per un po' di
+tempo; dunque, figurarsi, quando si tratta di
+strappar via dal cuore una donna!
+</p>
+
+<p>
+La vista del ritratto macchiato aveva fatto sì
+che Prandino superasse la <i>crisi</i>, ecco tutto: ma
+restava però in uno stato di convalescenza che
+doveva essere lungo e penoso, col pericolo di ricadute.
+</p>
+
+<p>
+Molte volte tornò a desiderare l'Elisa, molte
+volte tornò a rimpiangerla, ma a ogni assalto la
+violenza era men forte, e quegli assalti si facevan
+sempre più radi.
+</p>
+
+<p>
+Il primo giorno che comparve al Caffè, mentre
+i frequentatori di casa Navaredo gli domandavano
+notizie della Contessa, con quell'aria che
+voleva dire: — le domandiamo a lei per fare una
+gentilezza a tutti e due, — Prandino diventò rosso,
+confuso, rispose balbettando e pensò che quei signori,
+<span class="pagenum"><a id="Page_256"></a>[256]</span>
+quando avessero saputo come stavano le
+cose, gli avrebbero tolta in parte la loro stima:
+ma poi, dopo che per Vicenza s'era cominciato
+a buccinar qualche cosa, anche la curiosità che
+egli destava per il mistero che a ogni costo volevano
+vederci sotto a quella rottura, soddisfaceva,
+in qualche maniera, un po' il suo amor
+proprio.
+</p>
+
+<p>
+Fu poi sviato dal suo pensiero dominante da
+un'altra grossa consolazione: quella di poter fare
+buona figura col cugino Badoero.
+</p>
+
+<p>
+L'Orsolina s'era confidata colla signora Luciana
+a proposito delle ottocentocinquanta lire,
+e la zitellona, un po' per bontà di cuore e per il
+gusto d'immischiarsi negli affari dell'aristocrazia,
+e un po' perchè in pelle in pelle si sentiva del
+debole per quel bel giovinetto, offrì subito d'aprire
+lei la borsa per sopperire al bisogno. A
+questa proposta però si oppose la dignità della
+casa. Combinarono dunque di presentare allo
+sconto della <i>Banca Popolare</i> una cambialetta di
+mille lire (facendovi su l'operazione, tanto valeva
+addirittura prendersi un po' di largo) e la signora
+Luciana avrebbe messo la sua firma plebea, sotto
+quella illustre, ma fuori corso, del conte Eriprando
+degli Ariberti.
+</p>
+
+<p>
+Il sabato mattina, Eriprando portava alla posta
+una lettera suggellata collo stemma degli Ariberti:
+<span class="pagenum"><a id="Page_257"></a>[257]</span>
+c'era dentro il vaglia delle ottocentocinquanta
+lire a favore di Badoero. Però, solo che
+egli avesse aspettato qualche ora a fare la spedizione,
+avrebbe forse potuto risparmiare i denari
+del vaglia. Quando ritornò a casa, trovò un'altra
+lettera, con un altro stemma: — quello delle
+<i>Strade ferrate dell'alta Italia</i>.
+</p>
+
+<p>
+Come gli aveva promesso il cavalier Pinocchio
+durante la lezione di nuoto, era stato nominato
+<i>avventizio</i> presso la Contabilità degli uffici di Venezia,
+e fra un paio di giorni bisognava partire.
+</p>
+
+<p>
+Ritornare a Venezia così subito?.... Rivedere la
+Elisa?.... Rivederla forse col Maggiore?.... A braccio,
+sola con lui?.... No, sarebbe stata una commozione
+troppo forte!.... Ma non c'era caso; a
+Venezia bisognava andare!....
+</p>
+
+<p>
+Ebbene, vi andrebbe, ma non avrebbe messo il
+naso fuori dell'uscio fino a tanto che l'Elisa ci
+fosse rimasta.
+</p>
+
+<p>
+Poi, si fece cuore e cambiò idea un'altra volta:
+adesso voleva anzi incontrarla e farle tanto di
+cappello e mostrarle chiaro, colla sua indifferenza,
+che per lui, tanto, era come se fosse morta e
+sotterrata.
+</p>
+
+<p>
+Questa volta l'abito nero d'etichetta non fu
+indossato durante il viaggio, ma riposto con ogni
+cura in fondo del baule; vestì invece una giacca
+d'Orléans, stinta e senza fodero: roba di Bocconi.
+<span class="pagenum"><a id="Page_258"></a>[258]</span>
+Anche i guanti comperati a Venezia andarono
+involtati, nello stesso giornale colle cravatte,
+a tener compagnia all'abito nero: per viaggio
+poteva bastare un paio di quelli vecchi, sciupati
+e induriti dal sudore.
+</p>
+
+<p>
+Del lusso antico, non c'era più altro che il
+portasigari, che faceva capolino dalla tasca di
+fuori della giacchetta.
+</p>
+
+<p>
+Quando il figliolo fu sul punto di partire, mamma
+Orsolina lo guardò, mettendosi a piangere.
+</p>
+
+<p>
+— Sta sicura, mamma: sta sicura. Quel che è
+stato, è stato. Ormai non ci ricasco più.
+</p>
+
+<p>
+— Bravo, signor Conte! — esclamò la signora
+Luciana, ch'era presente a quell'addio. — Ce ne
+sono tante di donne e lei non avrà che da scegliere.
+A quella signora, poi.... ma no, acqua in
+bocca, Luciana, a te non istà bene!
+</p>
+
+<p>
+— Che! Parli, parli, signora Luciana.... tanto,
+non ci penso più.
+</p>
+
+<p>
+— Allora le deve dire, quando la vede: — chi
+non mi vuole, non mi merita! — Ma glielo deve
+proprio dire!....
+</p>
+
+<p>
+L'Orsolina, seria seria, dondolava la testa, mostrando
+chiaro che non approvava quel consiglio.
+</p>
+
+<p>
+— Come? Non pare a lei, contessa Orsolina,
+che le stia bene a quella signora?
+</p>
+
+<p>
+— Per me sarei più tranquilla se Prandino mi
+promettesse di far di tutto per non rivederla!
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_259"></a>[259]</span>
+— Te lo prometto, ma in ogni modo, anche
+se la rivedo, sai, mamma, puoi esser tranquilla
+ugualmente; non dubitare.
+</p>
+
+<p>
+Però, mentre concludeva in questo modo, egli
+sentiva in cuor suo che la mamma aveva forse
+ragione.
+</p>
+
+<p>
+Capitò a Venezia di notte, e fu meglio perchè
+così il ricordo di quei luoghi si faceva per lui
+meno sensibile. Il cavalier Pinocchio, per incarico
+avuto dall'Orsolina, gli aveva fissata la camera
+e il vitto in un alberguccio modestissimo
+in <i>Calle del Carbon</i>.
+</p>
+
+<p>
+Quando arrivò sul luogo, Prandino era morto
+dalla fame: e quantunque dalle <i>Tre Corone</i>, che
+così si chiamava la locanda, invece del profumo
+di <i>consumé</i>, che spandeva intorno la cucina della
+<i>Gondola d'oro</i>, uscisse un odore acuto di grasso
+che friggeva, tuttavia egli vi entrò senza ripugnanza
+e senza perderci l'appetito.
+</p>
+
+<p>
+Mangiò del pesce e una porzione di lesso in un
+piccolo stanzino basso, annerito dal fumo, che
+dava adito alla cucina, anche quella bassa, nera
+e illuminata dalle fiamme vive del camino, così
+da parere un forno; e poi, quand'ebbe finito, domandò
+del padrone a un ometto che lo aveva
+servito, piccolo, tondo tondo, tutto involto in un
+grembiule greggio, sudicio e con una berretta
+larga di tela bianca, che incorniciava il suo faccione
+di luna piena.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_260"></a>[260]</span>
+— Sono io per l'appunto; che mi comanda? — e
+l'albergatore, ch'era nello stesso tempo il cuoco,
+il cameriere e il direttore delle <i>Tre Corone</i>, fissò
+il giovinotto con due occhiettini vivi, lucenti,
+che schizzavan furberia di sotto a due folte sopracciglia
+grigiastre, fatte a spazzola. Prandino
+lo salutò con un cenno del capo, e si fece conoscere
+per <i>quel signore</i> che doveva essergli stato
+raccomandato dal cavaliere Pinocchio.
+</p>
+
+<p>
+— Vedo, vedo, è lei, <i>quel giovine</i> di Vicenza?!
+non è una mezz'ora che gli abbiam messo all'ordine
+la stanza.
+</p>
+
+<p>
+— Tanto meglio, perchè casco dal sonno.
+</p>
+
+<p>
+— Venga con me; la condurrò subito di sopra.
+</p>
+
+<p>
+L'oste passò un momento nella cucina a prendervi
+un candeliere d'ottone con una mezza candela
+di sego, che accese in fretta alla fiamma
+del camino, poi raggiunse subito l'Ariberti e lo
+accompagnò, facendogli lume, per una scala ripida,
+angusta, diritta, tutta d'una sola branca,
+sino al primo piano. Quando arrivò su, l'oste, seguito
+da Prandino, entrò in una stanza a destra,
+della quale aprì l'uscio con una pedata: trovò
+una candela nuova sul cassettone, l'accese, e poi
+volgendosi al suo ospite, gli disse senza altri complimenti:
+</p>
+
+<p>
+— Eccola servita.
+</p>
+
+<p>
+La stanza era molto grande; forse troppo. Di
+<span class="pagenum"><a id="Page_261"></a>[261]</span>
+contro a una parete c'era un lettuccio, piccolo,
+stretto, si capiva a colpo d'occhio che doveva
+essere un sofà a doppio uso, con una seggiola
+impagliata in luogo del tavolino da notte; dall'altro
+lato, di contro al letto, un cassettone di
+noce, colle borchie d'ottone, e sopra, uno specchio
+così vecchio da parer antico, colla luce guasta
+e rotta in un angolo: appese alle pareti due
+oleografie rappresentanti l'una la <i>Famiglia reale</i>
+colla Regina in pelliccia, e l'altra la <i>Famiglia
+di Garibaldi</i>, con Teresita tutta vestita di rosso.
+</p>
+
+<p>
+Una frasca d'ulivo benedetto e una piletta di
+stagno per l'acqua santa, erano a capo del lettuccio,
+e in mezzo alla stanza, una tavola grande
+di legno, colorita d'un color verde scuro, che non
+si capiva che cosa fosse stata messa là a fare.
+</p>
+
+<p>
+Prandino, quando vide il lettuccio, gli si strinse
+il cuore: poi, subito, gettò di sbieco sulla tavola
+un'occhiata sospettosa.
+</p>
+
+<p>
+— Di giorno — gli disse l'oste, prevedendo la
+domanda di Prandino, — tengo questa camera a
+disposizione degli avventori che vogliono essere
+serviti a parte; perciò la mattina si disfà il letto
+che si rifà poi tutte le sere.
+</p>
+
+<p>
+Prandino chinò il capo senza fiatare; il cavalier
+Pinocchio gli aveva fissato vitto e alloggio
+per lire una e ottanta centesimi al giorno: però,
+si capisce che non poteva avere grandi pretese.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_262"></a>[262]</span>
+— Vuol favorirmi il suo riverito nome e cognome?
+</p>
+
+<p>
+L'oste, preso dal cassettone un libraccio che
+doveva pesar doppio, tanto era imbevuto d'untume,
+lo teneva aperto sulla tavola e fissava Prandino,
+prima di mettersi a scrivere.
+</p>
+
+<p>
+— Il conte Eriprando degli Ariberti!
+</p>
+
+<p>
+— Scusi, ha detto!...
+</p>
+
+<p>
+E il locandiere, levandosi il berretto di testa,
+che si cacciò sotto il braccio, e pensando che il
+cavalier Pinocchio doveva aver certo sbagliato,
+scombiccherò quel nome illustre sul sudicio libraccio
+che non aveva proprio nulla a che fare
+col <i>libro d'oro</i> della <i>Serenissima</i>.
+</p>
+
+<p>
+Rimasto solo, Prandino si guardò attorno nello
+stanzone, che all'esile luce della candela pareva
+ancora più grande, e sospirò profondamente. Poi,
+fattosi coraggio, si spogliò e si cacciò in letto,
+sperando di dimenticare tutto coll'addormentarsi.
+Infatti dormì quasi subito, ma si svegliò anche
+prestissimo: dovevano essere appena le due di
+notte! Allora cominciò a sentirsi inquieto, agitato
+e, un po' per il caldo, un po' per tutto quello
+che gli frullava in testa, e un po' per il letto,
+ch'era molto cattivo, non ci fu più caso che potesse
+ripigliar sonno.
+</p>
+
+<p>
+Il letto delle <i>Tre Corone</i> non era, no, quello
+elegante, elastico della <i>Gondola d'oro</i>, e nemmeno
+<span class="pagenum"><a id="Page_263"></a>[263]</span>
+il lettino morbido, soffice che gli preparava la
+mamma! era duro, ruvido, troppo stretto e troppo
+corto per lui: e poi, come se tutto ciò non bastasse,
+ogni volta che si moveva per cambiare di
+fianco, uno degli asserelli cigolava, che pareva
+un violino scordato.
+</p>
+
+<p>
+Intanto, giù nella <i>Calle</i>, c'era un trepestio di
+gente, uno schiamazzo di risa, di canti, di grida
+affatto insolito a quell'ora.
+</p>
+
+<p>
+Chi poteva essere?.... ci pensò sopra un momento,
+e poi si ricordò ch'era una notte di sagra
+per Venezia, la notte del <i>Redentore</i>.
+</p>
+
+<p>
+Aspettare che facesse giorno, in quello stato,
+senza poter dormire, non c'era proprio sugo. Allora
+decise di levarsi e di andare anche lui a
+passeggiare, e saltò dal letto.... coll'accompagnamento
+di un'ultima arcata di violino.
+</p>
+
+<p>
+Cammina, cammina, uscì dalla <i>Calle del carbon</i>,
+fece tutto il <i>Ponte di Rialto</i>, entrò in <i>Merceria</i> e
+poi non potè resistere a una tentazione che lo
+prese a un tratto, improvvisamente, come un
+reuma: la tentazione di passare davanti alla <i>Gondola
+d'Oro</i>.
+</p>
+
+<p>
+Prandino giurò a se stesso ch'egli non passava
+di là per la contessa Elisa, e forse con quel giuramento
+poteva essere anche in buona fede; ma
+non si può credere ad ogni modo ch'egli facesse
+quella passeggiatina per amore del portiere; dunque?....
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_264"></a>[264]</span>
+<i>Dalla Gondola d'Oro</i>, un passo dopo l'altro, capitò
+in piazza san Marco: la notte era bella, serena, e
+c'era attorno tanta gente e i caffè erano così affollati,
+come alle nove di sera, durante la musica.
+</p>
+
+<p>
+Prandino vide subito che al <i>Florian</i>, al posto
+dove di solito andava a sedere l'Elisa, le seggiole
+erano vuote.... Non volle fermarsi in piazza: gli
+metteva tristezza. Andò invece a camminare sulla
+<i>Riva degli Schiavoni</i>; anche quella corsa e ricorsa
+da frotte di persone e dai barcaiuoli che volean
+condurre i <i>foresti</i> al Lido, quasi per forza. Il <i>Canale</i>
+era tutto pieno di gondole che si distinguevano
+la maggior parte per il piccolo fanale di
+prua che rosseggiava guizzando veloce nelle tenebre:
+qua e là sull'acqua cupa, nera, passava
+lentamente qualche barca adorna con frasche verdi
+e con palloncini a colori, con tavole attorno alle
+quali stavan sedute donne in capelli e uomini in
+farsetto, mangiando, bevendo, oppure cantando
+cori e canzoni popolari.
+</p>
+
+<p>
+Prandino, dopo aver passeggiato tanto da sentirsi
+stanco, si sedette al <i>Caffè Orientale</i>: il cielo
+cominciava a farsi più chiaro, e a mano a mano
+che l'alberatura delle navi ancorate nella laguna,
+e poi l'isola di <i>San Giorgio</i> e poi la <i>Giudecca</i> si
+stenebravano un poco, anche il ricordo di tutto
+quello ch'egli avea goduto e che avea sofferto a
+Venezia gli si affacciava più vivo alla mente.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_265"></a>[265]</span>
+Ritornò a passeggiare per distrarsi, per cacciar
+via quei brutti pensieri, ma dovette fermarsi presto
+di nuovo, che attorno al ponte del vaporetto
+c'era una folla che si accalcava facendo chiasso,
+urtandosi e vociando.
+</p>
+
+<p>
+Domandò subito che cosa volesse dire quel baccano
+e gli fu risposto ch'era tutta gente che volea
+imbarcarsi per andare al Lido, a vedere il
+levar del sole.
+</p>
+
+<p>
+Prandino non aveva veduto mai levarsi altro
+sole che quello di cartone del teatro di Vicenza
+nel terzo atto del <i>Profeta</i>; era abbastanza naturale
+che gli venisse voglia di quel nuovo spettacolo.
+All'ufficio, tanto, non dovea presentarsi
+prima delle nove, in letto oramai non ci sarebbe
+più ritornato, dunque bisognava trovar modo di
+passare quelle ore.... Si cacciò nella folla, lavorando
+di gomiti, finchè riuscì anche lui a prendersi
+il biglietto e ad imbarcarsi.
+</p>
+
+<p>
+Quando il vaporetto si fermò al Lido, cominciava
+già l'alba. Tutta, quant'era lunga, la strada
+che conducea verso il mare, era piena zeppa d'un
+via vai affollato, che parea una fiera. E in mezzo
+a quella calca, a quella ressa d'uomini e di donne
+d'ogni età, d'ogni grado, spiccava, sotto il ricco
+cappello a piume larghe, svolazzanti, un profilo
+pallido, delicato, sbianchito dalla veglia, vicino
+al viso rosso, acceso, della popolana in zendado;
+<span class="pagenum"><a id="Page_266"></a>[266]</span>
+qua e là qualche faccia assonnata d'inglese o di
+tedesco, si guardava attorno stupita fra le risa,
+i canti e le beghe, fra lo schiamazzo, il rumore,
+la confusione dei <i>tramways</i> e degli <i>omnibus</i> carichi,
+che passavan di corsa battendo le sonagliere,
+dei conduttori e dei vetturini, che davan l'avviso
+sonando il fischio e la cornetta, gridando e schioccando
+le fruste: e tutto quel frastuono assordante,
+tutto quel brulichìo confuso, scomposto, tutto quel
+contrasto, quella mescolanza di vesti, di tipi, di
+facce, di colori, nella luce così debole, così
+sbiadita dell'alba, presentava un tutt'insieme
+strano, originale, produceva effetti nuovi ed inaspettati.
+</p>
+
+<p>
+Mentre Prandino stava per montare sopra un
+<i>tramway</i>, si sentì prendere per un braccio; si
+voltò: era il cugino Badoero, che saliva anche
+lui, per andare a sedersi poco discosto dall'Emma,
+con la quale scambiava occhiate, sorrisi e altri
+segni d'intelligenza.
+</p>
+
+<p>
+— <i>Ciao</i>, Badoero!
+</p>
+
+<p>
+E Prandino respirò pensando che le ottocento
+cinquanta lire gliele aveva pagate.
+</p>
+
+<p>
+— <i>Ciao</i>, mio caro! Che vuol dire che non
+sei più in <i>prefettizia</i>?.... Hai forse dato le dimissioni?
+</p>
+
+<p>
+Prandino arrossì, perchè la giacchettina dei fratelli
+Bocconi, a quell'ora, non facea troppo bella
+figura.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_267"></a>[267]</span>
+Intanto il <i>tramway</i> si mosse e Ariberti non rispose
+nulla.
+</p>
+
+<p>
+— Sei tornato da Vicenza per la festa del <i>Redentore?</i>....
+E la vuoi chiudere anche tu al levar
+del sole? Bravo; fai benone! Già, adesso, ti fermerai
+a Venezia per un altro po' di tempo, non
+è vero? Ci ho proprio gusto!.... Ma guarda che
+fatalità: se tu arrivavi un giorno prima, potevo
+ancora presentarti alla principessa di Lentz.
+</p>
+
+<p>
+— Grazie.
+</p>
+
+<p>
+— Ma invece s'è imbarcata stanotte per Trieste.
+Oh, le è spiaciuto assai di non averti conosciuto.
+</p>
+
+<p>
+— Sarà per un'altra volta.
+</p>
+
+<p>
+— Già, già, s'intende!.... Ma, a proposito, dimmi
+un po', tu non la devi conoscere la grande novità
+di Venezia!?
+</p>
+
+<p>
+Prandino fe' segno di no, colla testa, ma provò
+uno stringimento di cuore: temeva che il Badoero
+volesse alludere al matrimonio dell'Elisa. Per
+lui, povero Prandino! non si poteva dare una novità
+più grande!
+</p>
+
+<p>
+Invece Badoero gli contò che dovea esserci un
+duello fra Potapow e Jamagata, in seguito a un
+diverbio successo al Lido e al quale, in parte,
+aveva assistito anche Ariberti. Aggiunse che il
+merito della riconciliazione era tutto suo; ma che
+ce n'era voluto; aveva dovuto adoperare una
+gran diplomazia e una grand'arte per riuscirvi.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_268"></a>[268]</span>
+— Per me, sai, il condurre due amici sul terreno,
+mi ripugna. Piuttosto, guarda, mi batto io
+dieci volte; in parola d'onore! Non si scherza
+colla pelle degli altri: è una responsabilità gravissima:
+un duello non si sa mai come vada a
+finire. Ramolini, che sa bene quello che si fa, richiesto
+da Potapow perchè lo servisse come secondo,
+non ne ha voluto sapere. Un duello — mi
+diceva — è sempre un rischio: si può risolvere
+con una graffiatura, come invece può avere conseguenze
+gravissime.
+</p>
+
+<p>
+— Ha ragione.
+</p>
+
+<p>
+— Per bacco, se ha ragione! Ragione da vendere!
+</p>
+
+<p>
+— Hai ricevuto non è vero?... Hai ricevuto
+una mia lettera? — gli chiese poco dopo l'Ariberti,
+quando vide che Badoero non si risolveva
+mai a ringraziarlo.
+</p>
+
+<p>
+— Una tua lettera? Ah, sì! adesso me ne ricordo, — fece
+l'altro cascando dalle nuvole. — Dimmi
+un po', tu sei matto! Matto da legare!
+Valeva proprio il conto di pigliarsi una seccatura
+per così poco! Me li avresti resi tornando
+a Venezia, con tuo comodo, o si sarebbe fatta la
+pace in un'altra occasione! Lo hai fatto per
+ischerzo, dimmi la verità? Lo hai fatto per
+ischerzo?
+</p>
+
+<p>
+— Mi avevi detto che ti occorrevano per domenica? — rispose
+<span class="pagenum"><a id="Page_269"></a>[269]</span>
+Prandino colla sua solita ingenuità
+e quasi dispiacente adesso di essersela
+presa con tanto calore.
+</p>
+
+<p>
+— Matto, matto, che non sei altro! Se non
+mi dici che lo hai fatto per ischerzo, me ne ho
+a male e mi vendico. Oh! se mi vendico! Conto
+a tutti che il matrimonio della <i>Nonna scellerata!</i>
+ti ha fatto perdere lo spirito. Sai, qui a Venezia,
+la contessa Navaredo (non diventar rosso,
+bambino!) la contessa Navaredo la chiamano la
+<i>Nonna scellerata</i>.... Ma, <i>nom de Dieu!</i> Se non si
+fa presto, c'è pericolo che il sole si levi prima di
+noi; perchè di solito, non usa la cortesia di
+aspettare!
+</p>
+
+<p>
+Questa spiritosaggine fu detta da Badoero ad
+alta voce, in modo che la potesse udire anche
+l'Emma, in fondo del <i>tramway</i>.
+</p>
+
+<p>
+Sarebbe stato proprio un peccato: lo spettacolo
+dello spuntar del sole, quella mattina, doveva
+essere magnifico: non si vedeva una nube
+nel cielo scialbo, bianchiccio, e una gran calma
+si distendeva sul mare, mentre gli ultimi vapori
+dell'alba si dissipavano via via, allontanandosi.
+</p>
+
+<p>
+Prandino, vedendo che la riva era corsa da
+bagnanti che si tuffavano nell'acqua o che si
+avvoltolavano, insudiciandosi, nel terriccio giallo:
+</p>
+
+<p>
+— Andrò anch'io giù, a fare il bagno, — pensò
+<span class="pagenum"><a id="Page_270"></a>[270]</span>
+fra sè, tanto più che, per aspettare il sole, non
+aveva potuto trovare un buon posto sulla terrazza,
+tutta ingombra di gente che stava là ferma,
+ammonticchiata, sporgendo le facce smunte,
+verso l'orizzonte.
+</p>
+
+<p>
+E si avviò per andare ai bagni. Ma, attraversando
+il Caffè, provò un turbamento vivissimo,
+quantunque non lo volesse confessare a sè stesso:
+in un angolo, in fondo alla sala, buttato sopra
+un sofà, c'era il cavalier Ramolini che dormiva e
+(ahimè! povero avvocato D'Abalà!) aveva sulle
+spalle lo scialletto di lana della Cecilia. Quel
+scialletto, però, non permetteva alcun dubbio:
+anche la Contessina non doveva essere molto lontana,
+e, se c'era la figlia, ci sarebbe stata anche
+la madre.
+</p>
+
+<p>
+Il primo movimento istintivo d'Ariberti fu
+quello di scappar via dal Lido; ma quando fu
+per imboccare il ponte di legno che mette sul
+viale, scorse giù sulla riva la Cecilia che dava
+scapaccioni a Gegio.... e non proprio sul capo.
+</p>
+
+<p>
+Prandino impallidì, ma rimase duro a voler
+fingere con sè stesso di non aver provata nessuna
+commozione.
+</p>
+
+<p>
+— Stordito, che non sono altro! — borbottò,
+battendosi la fronte e tornando indietro: — Si
+passa da questa parte per andare ai bagni!
+</p>
+
+<p>
+Ma, quantunque non volesse credere alla propria
+<span class="pagenum"><a id="Page_271"></a>[271]</span>
+agitazione, ne aveva tanta in corpo, che gli
+tremavano le mani nello spogliarsi, e poi voleva
+indossare la maglia prima di levarsi gli stivali!
+solamente quando fu giù, solo solo, nell'acqua,
+lontano dalla riva, cominciò a sentirsi più tranquillo,
+più sicuro, e allora tornò a pensare al
+ritratto sfigurato dell'Elisa, tornò a ridere.... e
+rise anche di sè e della gran paura che aveva
+avuta.
+</p>
+
+<p>
+— Ha ragione Badoero. Sono matto, proprio
+matto da legare!
+</p>
+
+<p>
+E allegramente si tuffò nell'acqua, guizzando
+come un pesce.
+</p>
+
+<p>
+— Non tocca a me ad arrossire, ad avere vergogna!
+Tutt'altro; è il Maggiore, invece, è lo
+<i>sposo</i> che deve trovarsi maluccio, quando m'incontra!
+Sicuro, è lui, proprio lui!
+</p>
+
+<p>
+Certo, era la grande serenità di quella mattina,
+era quell'aria pura, balsamica, che rischiarandogli
+la mente, gli suggeriva un'idea così
+luminosa, e Prandino, un'altra volta, guizzò leggero
+nell'acqua con tutta l'elasticità de' suoi
+vent'anni.... ma, d'un tratto si turbò, ritornò
+pallido, si mise a nuotare adagio, quasi fermandosi,
+e il cuore gli ricominciò a battere violentemente.
+</p>
+
+<p>
+Due cappelloni gialli, due cappelloni ch'egli
+tremava di riconoscere, gli venivano incontro a
+fior d'acqua.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_272"></a>[272]</span>
+— Era l'Elisa?... Era il Maggiore?... Sì.... No....
+No.... Sì!... — Sangue del diavolo! Erano proprio
+loro!
+</p>
+
+<p>
+Che fare?... Prandino avrebbe dato chissà che
+cosa per non trovarsi là, a quell'ora, in quel
+luogo.... Se fosse stato sicuro di non essere riconosciuto,
+sarebbe tornato indietro.... Sì.... piuttosto
+d'incontrarsi con quella maledetta, avrebbe
+commessa anche una viltà... Ma oramai era troppo
+tardi.... dovevano averlo veduto di certo.... perchè
+il Maggiore lo fissava, e l'Elisa.... l'Elisa
+sorrideva, sorrideva, cogli occhioni languidi, colla
+bocca socchiusa.... Che fare?... Che fare?!... Incontrarla?...
+Vederla ancora?... Riamarla forse?!
+Ah, no!... Mai!...
+</p>
+
+<p>
+Allora egli levò le braccia dritte, tese, puntò
+le due mani, si diè un urto violento e si cacciò
+giù, sotto, battendo forte l'acqua, fendendola con
+forza grandissima, straordinaria, trattenendo il
+respiro con una volontà disperata. Ci fu un punto
+nel quale credette di sentire l'Elisa e il Maggiore
+che gli passavano sul capo sghignazzando,
+ma ebbe pure un altro momento nel risalire,
+dove le onde si facevano più chiare, in cui gli
+sembrò di scorgere la sua mamma tutta consolata,
+tutta ridente, con una gran beatitudine che
+le traspariva dal volto!...
+</p>
+
+<p>
+.... Quando Prandino riaprì gli occhi, un lungo
+<span class="pagenum"><a id="Page_273"></a>[273]</span>
+sospiro gli uscì dal petto con un grido di gioia:
+non c'era più alcuno dinanzi a lui, nè l'Elisa,
+nè il Maggiore!... Non c'erano altro che le vele
+a triangolo di cinque paranzelle immobili sull'orizzonte,
+tutte bianche, come cigni natanti, e
+là, dove l'aurora coloriva l'acqua con una tinta
+rancia dorata, s'innalzava a poco a poco, sfolgorando
+sopra un barbaglio di luce, il disco giallo
+del sole.
+</p>
+
+<p class="center pad2 large">
+FINE.
+</p>
+</div>
+
+<div class="boxed">
+<p>
+DELLO STESSO AUTORE:
+</p>
+
+<p>
+<b>Mater Dolorosa</b>, romanzo. Due volumi, L. 4 —
+</p>
+</div>
+
+<div class="tnote">
+<p class="tntitle">
+Nota del Trascrittore
+</p>
+
+<p>
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come
+le grafie alternative (sottoprefetto/sotto-prefetto/sotto prefetto, die'/diè e simili), correggendo senza annotazione
+minimi errori tipografici.
+</p>
+</div>
+
+
+
+
+
+
+
+
+<pre>
+
+
+
+
+
+End of the Project Gutenberg EBook of Sott'acqua, by Gerolamo Rovetta
+
+*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK SOTT'ACQUA ***
+
+***** This file should be named 42684-h.htm or 42684-h.zip *****
+This and all associated files of various formats will be found in:
+ http://www.gutenberg.org/4/2/6/8/42684/
+
+Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara
+Magni and the Online Distributed Proofreading Team at
+http://www.pgdp.net (This file was produced from images
+generously made available by The Internet Archive)
+
+
+Updated editions will replace the previous one--the old editions
+will be renamed.
+
+Creating the works from public domain print editions means that no
+one owns a United States copyright in these works, so the Foundation
+(and you!) can copy and distribute it in the United States without
+permission and without paying copyright royalties. Special rules,
+set forth in the General Terms of Use part of this license, apply to
+copying and distributing Project Gutenberg-tm electronic works to
+protect the PROJECT GUTENBERG-tm concept and trademark. Project
+Gutenberg is a registered trademark, and may not be used if you
+charge for the eBooks, unless you receive specific permission. If you
+do not charge anything for copies of this eBook, complying with the
+rules is very easy. You may use this eBook for nearly any purpose
+such as creation of derivative works, reports, performances and
+research. They may be modified and printed and given away--you may do
+practically ANYTHING with public domain eBooks. Redistribution is
+subject to the trademark license, especially commercial
+redistribution.
+
+
+
+*** START: FULL LICENSE ***
+
+THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE
+PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK
+
+To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free
+distribution of electronic works, by using or distributing this work
+(or any other work associated in any way with the phrase "Project
+Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full Project
+Gutenberg-tm License available with this file or online at
+ www.gutenberg.org/license.
+
+
+Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project Gutenberg-tm
+electronic works
+
+1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm
+electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to
+and accept all the terms of this license and intellectual property
+(trademark/copyright) agreement. If you do not agree to abide by all
+the terms of this agreement, you must cease using and return or destroy
+all copies of Project Gutenberg-tm electronic works in your possession.
+If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a Project
+Gutenberg-tm electronic work and you do not agree to be bound by the
+terms of this agreement, you may obtain a refund from the person or
+entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph 1.E.8.
+
+1.B. "Project Gutenberg" is a registered trademark. It may only be
+used on or associated in any way with an electronic work by people who
+agree to be bound by the terms of this agreement. There are a few
+things that you can do with most Project Gutenberg-tm electronic works
+even without complying with the full terms of this agreement. See
+paragraph 1.C below. There are a lot of things you can do with Project
+Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this agreement
+and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm electronic
+works. See paragraph 1.E below.
+
+1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the Foundation"
+or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection of Project
+Gutenberg-tm electronic works. Nearly all the individual works in the
+collection are in the public domain in the United States. If an
+individual work is in the public domain in the United States and you are
+located in the United States, we do not claim a right to prevent you from
+copying, distributing, performing, displaying or creating derivative
+works based on the work as long as all references to Project Gutenberg
+are removed. Of course, we hope that you will support the Project
+Gutenberg-tm mission of promoting free access to electronic works by
+freely sharing Project Gutenberg-tm works in compliance with the terms of
+this agreement for keeping the Project Gutenberg-tm name associated with
+the work. You can easily comply with the terms of this agreement by
+keeping this work in the same format with its attached full Project
+Gutenberg-tm License when you share it without charge with others.
+
+1.D. The copyright laws of the place where you are located also govern
+what you can do with this work. Copyright laws in most countries are in
+a constant state of change. If you are outside the United States, check
+the laws of your country in addition to the terms of this agreement
+before downloading, copying, displaying, performing, distributing or
+creating derivative works based on this work or any other Project
+Gutenberg-tm work. The Foundation makes no representations concerning
+the copyright status of any work in any country outside the United
+States.
+
+1.E. Unless you have removed all references to Project Gutenberg:
+
+1.E.1. The following sentence, with active links to, or other immediate
+access to, the full Project Gutenberg-tm License must appear prominently
+whenever any copy of a Project Gutenberg-tm work (any work on which the
+phrase "Project Gutenberg" appears, or with which the phrase "Project
+Gutenberg" is associated) is accessed, displayed, performed, viewed,
+copied or distributed:
+
+This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
+almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
+re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
+with this eBook or online at www.gutenberg.org
+
+1.E.2. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is derived
+from the public domain (does not contain a notice indicating that it is
+posted with permission of the copyright holder), the work can be copied
+and distributed to anyone in the United States without paying any fees
+or charges. If you are redistributing or providing access to a work
+with the phrase "Project Gutenberg" associated with or appearing on the
+work, you must comply either with the requirements of paragraphs 1.E.1
+through 1.E.7 or obtain permission for the use of the work and the
+Project Gutenberg-tm trademark as set forth in paragraphs 1.E.8 or
+1.E.9.
+
+1.E.3. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is posted
+with the permission of the copyright holder, your use and distribution
+must comply with both paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 and any additional
+terms imposed by the copyright holder. Additional terms will be linked
+to the Project Gutenberg-tm License for all works posted with the
+permission of the copyright holder found at the beginning of this work.
+
+1.E.4. Do not unlink or detach or remove the full Project Gutenberg-tm
+License terms from this work, or any files containing a part of this
+work or any other work associated with Project Gutenberg-tm.
+
+1.E.5. Do not copy, display, perform, distribute or redistribute this
+electronic work, or any part of this electronic work, without
+prominently displaying the sentence set forth in paragraph 1.E.1 with
+active links or immediate access to the full terms of the Project
+Gutenberg-tm License.
+
+1.E.6. You may convert to and distribute this work in any binary,
+compressed, marked up, nonproprietary or proprietary form, including any
+word processing or hypertext form. However, if you provide access to or
+distribute copies of a Project Gutenberg-tm work in a format other than
+"Plain Vanilla ASCII" or other format used in the official version
+posted on the official Project Gutenberg-tm web site (www.gutenberg.org),
+you must, at no additional cost, fee or expense to the user, provide a
+copy, a means of exporting a copy, or a means of obtaining a copy upon
+request, of the work in its original "Plain Vanilla ASCII" or other
+form. Any alternate format must include the full Project Gutenberg-tm
+License as specified in paragraph 1.E.1.
+
+1.E.7. Do not charge a fee for access to, viewing, displaying,
+performing, copying or distributing any Project Gutenberg-tm works
+unless you comply with paragraph 1.E.8 or 1.E.9.
+
+1.E.8. You may charge a reasonable fee for copies of or providing
+access to or distributing Project Gutenberg-tm electronic works provided
+that
+
+- You pay a royalty fee of 20% of the gross profits you derive from
+ the use of Project Gutenberg-tm works calculated using the method
+ you already use to calculate your applicable taxes. The fee is
+ owed to the owner of the Project Gutenberg-tm trademark, but he
+ has agreed to donate royalties under this paragraph to the
+ Project Gutenberg Literary Archive Foundation. Royalty payments
+ must be paid within 60 days following each date on which you
+ prepare (or are legally required to prepare) your periodic tax
+ returns. Royalty payments should be clearly marked as such and
+ sent to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation at the
+ address specified in Section 4, "Information about donations to
+ the Project Gutenberg Literary Archive Foundation."
+
+- You provide a full refund of any money paid by a user who notifies
+ you in writing (or by e-mail) within 30 days of receipt that s/he
+ does not agree to the terms of the full Project Gutenberg-tm
+ License. You must require such a user to return or
+ destroy all copies of the works possessed in a physical medium
+ and discontinue all use of and all access to other copies of
+ Project Gutenberg-tm works.
+
+- You provide, in accordance with paragraph 1.F.3, a full refund of any
+ money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the
+ electronic work is discovered and reported to you within 90 days
+ of receipt of the work.
+
+- You comply with all other terms of this agreement for free
+ distribution of Project Gutenberg-tm works.
+
+1.E.9. If you wish to charge a fee or distribute a Project Gutenberg-tm
+electronic work or group of works on different terms than are set
+forth in this agreement, you must obtain permission in writing from
+both the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and Michael
+Hart, the owner of the Project Gutenberg-tm trademark. Contact the
+Foundation as set forth in Section 3 below.
+
+1.F.
+
+1.F.1. Project Gutenberg volunteers and employees expend considerable
+effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread
+public domain works in creating the Project Gutenberg-tm
+collection. Despite these efforts, Project Gutenberg-tm electronic
+works, and the medium on which they may be stored, may contain
+"Defects," such as, but not limited to, incomplete, inaccurate or
+corrupt data, transcription errors, a copyright or other intellectual
+property infringement, a defective or damaged disk or other medium, a
+computer virus, or computer codes that damage or cannot be read by
+your equipment.
+
+1.F.2. LIMITED WARRANTY, DISCLAIMER OF DAMAGES - Except for the "Right
+of Replacement or Refund" described in paragraph 1.F.3, the Project
+Gutenberg Literary Archive Foundation, the owner of the Project
+Gutenberg-tm trademark, and any other party distributing a Project
+Gutenberg-tm electronic work under this agreement, disclaim all
+liability to you for damages, costs and expenses, including legal
+fees. YOU AGREE THAT YOU HAVE NO REMEDIES FOR NEGLIGENCE, STRICT
+LIABILITY, BREACH OF WARRANTY OR BREACH OF CONTRACT EXCEPT THOSE
+PROVIDED IN PARAGRAPH 1.F.3. YOU AGREE THAT THE FOUNDATION, THE
+TRADEMARK OWNER, AND ANY DISTRIBUTOR UNDER THIS AGREEMENT WILL NOT BE
+LIABLE TO YOU FOR ACTUAL, DIRECT, INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE OR
+INCIDENTAL DAMAGES EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE POSSIBILITY OF SUCH
+DAMAGE.
+
+1.F.3. LIMITED RIGHT OF REPLACEMENT OR REFUND - If you discover a
+defect in this electronic work within 90 days of receiving it, you can
+receive a refund of the money (if any) you paid for it by sending a
+written explanation to the person you received the work from. If you
+received the work on a physical medium, you must return the medium with
+your written explanation. The person or entity that provided you with
+the defective work may elect to provide a replacement copy in lieu of a
+refund. If you received the work electronically, the person or entity
+providing it to you may choose to give you a second opportunity to
+receive the work electronically in lieu of a refund. If the second copy
+is also defective, you may demand a refund in writing without further
+opportunities to fix the problem.
+
+1.F.4. Except for the limited right of replacement or refund set forth
+in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS', WITH NO OTHER
+WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT LIMITED TO
+WARRANTIES OF MERCHANTABILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE.
+
+1.F.5. Some states do not allow disclaimers of certain implied
+warranties or the exclusion or limitation of certain types of damages.
+If any disclaimer or limitation set forth in this agreement violates the
+law of the state applicable to this agreement, the agreement shall be
+interpreted to make the maximum disclaimer or limitation permitted by
+the applicable state law. The invalidity or unenforceability of any
+provision of this agreement shall not void the remaining provisions.
+
+1.F.6. INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the
+trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone
+providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in accordance
+with this agreement, and any volunteers associated with the production,
+promotion and distribution of Project Gutenberg-tm electronic works,
+harmless from all liability, costs and expenses, including legal fees,
+that arise directly or indirectly from any of the following which you do
+or cause to occur: (a) distribution of this or any Project Gutenberg-tm
+work, (b) alteration, modification, or additions or deletions to any
+Project Gutenberg-tm work, and (c) any Defect you cause.
+
+
+Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm
+
+Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
+electronic works in formats readable by the widest variety of computers
+including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists
+because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
+people in all walks of life.
+
+Volunteers and financial support to provide volunteers with the
+assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
+goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
+remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
+Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
+and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations.
+To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
+and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
+and the Foundation information page at www.gutenberg.org
+
+
+Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
+Foundation
+
+The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
+501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
+state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
+Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
+number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
+permitted by U.S. federal laws and your state's laws.
+
+The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
+Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
+throughout numerous locations. Its business office is located at 809
+North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email
+contact links and up to date contact information can be found at the
+Foundation's web site and official page at www.gutenberg.org/contact
+
+For additional contact information:
+ Dr. Gregory B. Newby
+ Chief Executive and Director
+ gbnewby@pglaf.org
+
+Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation
+
+Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
+spread public support and donations to carry out its mission of
+increasing the number of public domain and licensed works that can be
+freely distributed in machine readable form accessible by the widest
+array of equipment including outdated equipment. Many small donations
+($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
+status with the IRS.
+
+The Foundation is committed to complying with the laws regulating
+charities and charitable donations in all 50 states of the United
+States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
+considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
+with these requirements. We do not solicit donations in locations
+where we have not received written confirmation of compliance. To
+SEND DONATIONS or determine the status of compliance for any
+particular state visit www.gutenberg.org/donate
+
+While we cannot and do not solicit contributions from states where we
+have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
+against accepting unsolicited donations from donors in such states who
+approach us with offers to donate.
+
+International donations are gratefully accepted, but we cannot make
+any statements concerning tax treatment of donations received from
+outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
+
+Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
+methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
+ways including checks, online payments and credit card donations.
+To donate, please visit: www.gutenberg.org/donate
+
+
+Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic
+works.
+
+Professor Michael S. Hart was the originator of the Project Gutenberg-tm
+concept of a library of electronic works that could be freely shared
+with anyone. For forty years, he produced and distributed Project
+Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support.
+
+Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
+editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S.
+unless a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily
+keep eBooks in compliance with any particular paper edition.
+
+Most people start at our Web site which has the main PG search facility:
+
+ www.gutenberg.org
+
+This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
+including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
+Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
+subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.
+
+
+
+</pre>
+
+</body>
+</html>
diff --git a/42684-h/images/cover.jpg b/42684-h/images/cover.jpg
new file mode 100644
index 0000000..cb77306
--- /dev/null
+++ b/42684-h/images/cover.jpg
Binary files differ