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| author | nfenwick <nfenwick@pglaf.org> | 2025-03-07 23:03:21 -0800 |
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You may copy it, give it away or +re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included +with this eBook or online at www.gutenberg.org + + +Title: Sott'acqua + +Author: Gerolamo Rovetta + +Release Date: May 10, 2013 [EBook #42684] + +Language: Italian + +Character set encoding: UTF-8 + +*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK SOTT'ACQUA *** + + + + +Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara +Magni and the Online Distributed Proofreading Team at +http://www.pgdp.net (This file was produced from images +generously made available by The Internet Archive) + + + + + + + + SOTT'ACQUA + + + RACCONTO + DI + GEROLAMO ROVETTA. + + + TERZA EDIZIONE + + + + MILANO + FRATELLI TREVES EDITORI. + 1883. + + +PROPRIETÀ LETTERARIA. + +Riservati i diritti di traduzione. + +Tip. Fratelli Treves. + + + + +SOTT'ACQUA + + + + +CAPITOLO I. + + +— Sarai buona, non è vero?... Mi prometti di non farmi ingelosire? + +— Te lo prometto. + +— Giuralo. + +— Giuro.... bambino mio. + +E a questo punto, com'è naturale, si udì nel salotto il leggerissimo +susurro d'un bacio. + +Quando la contessa Elisa chiamava _bambino_ il conte Eriprando degli +Ariberti, voleva proprio dire che si trovava allora molto in tenero con +lui; cosa che non le accadeva sempre, quantunque, quasi sempre, ella +credesse di volergli bene. Ma dal canto suo, la contessa Elisa era +occupatissima, aveva ogni giorno un infinito numero di cosucce da fare e +da sbrigare, mentre il conte Eriprando non ne aveva che due sole: voler +bene alla contessa Elisa ed aspettar pazientemente una risposta alle +_carte_ ch'egli aveva _inoltrate_ negli uffici delle _strade ferrate A. +I._, col nobilissimo scopo di ottenere un impiego. Anche le grandi +occupazioni però della contessa Elisa Navaredo si riducevano a questo, +di trovare il modo di fare il passo più lungo della gamba, di fare +insomma abbastanza buona figura a dispetto delle ristrettezze economiche +che l'angustiavano. E, bisogna poi renderle questa giustizia, tutto +sommato, ci riusciva benino. + +Con un certo buon gusto che le era particolare, sapeva far comparire e +scomparire le guarnizioni, i pizzi e i fiori dalla veste al cappellino, +e viceversa; sapeva bravamente, con due abiti vecchi, farsene uno nuovo, +e quanto meno la stoffa conservava il colore, la contessa ci rimediava +accorciando tanto più le maniche e abbassando lo scollato. Teneva una +cameriera, la Beppa, che faceva anche da cuoca, e il cocchiere serviva +in tavola, annunciava le visite, tostava il caffè, portava l'acqua, +puliva le stanze, e tagliava la legna per la stufa della sala, che si +accendeva solamente la domenica, giorno di ricevimento in casa della +Contessa, la quale, in tal modo, mangiando pochino sette giorni alla +settimana e studiando l'arte di parere dodici mesi all'anno, poteva +darsi ancora delle arie con una rendituccia di sei o sette mila lire: e +quando _Lord Palmerston_, era questo il nome del suo cavallo, non pativa +di reumi, poteva anche fare le visite nella sua carrozza: un _brougham_ +stinto e sdruscito, ma che aveva dipinto sugli sportelli uno stemma così +grande da parere l'insegna d'un tabaccaio. + +Il conte Eriprando degli Ariberti di rendite ne aveva ancor meno; ma, in +compenso, era più ricco d'amore.... fors'anche perchè la contessa non +lasciava mai che lo spendesse tutto. Il loro sangue egualmente puro +scendeva all'uno e all'altra attraverso un lungo ordine di magnanimi +lombi: quello del conte però era molto più caldo, più abbondante, più +vigoroso di quello della contessa: ma la differenza si spiega subito +coll'avvertire che _lui_ non aveva ancora ventitrè anni, mentre _lei_ ne +aveva contati fino a trentadue.... e poi si era fermata lì, senza tirare +più innanzi. + +Si erano alzati tutti due dal canapè, il conte però prima della +contessa; quest'ultima tenendosi stretta al braccio del giovanotto e +lasciando che egli facesse un po' di forza per sollevarla; e sebbene dal +canapè all'uscio non ci fossero che due passi e mezzo da fare, ella +percorse quel brevissimo tragitto appoggiata, abbandonata quasi di peso +su lui che la guardava in un certo modo che voleva dire “se tornassimo +indietro, cara, a sederci un altro pochino?...„ + +— No, sai; bisogna, adesso, che tu vada via. + +— Ancora cinque minuti soli.... + +— No, no: è tardi, e domattina mi devo levare per tempo. + +E la contessa Elisa, per far intendere al conte Eriprando che quella +volta poteva proprio lasciare ogni speranza, tirò indietro il sorriso +languido, si fece subito seria seria, e gli si levò d'addosso, mentre +colle due mani accomodava i capelli sulla nuca, che le si erano +scomposti. + +— Cattiva! + +— Ma, sai, bambino, che con tanta gente che ho conosciuto, un egoista +come te, non l'ho mai incontrato? + +A queste parole il conte Eriprando fece il muso; ma la contessa +Navaredo, quasi stizzita, tirò innanzi senza badargli: + +— Per te non dovrei nè dormire, nè mangiare, nè uscire, nè far nulla.... +altro che _filare il sentimento!_ + +— Ti domandava cinque minuti soli, soli.... + +— È dalle dieci che mi domandi cinque minuti; e abbiamo fatto venire la +mezzanotte.... E poi, ho già suonato; c'è la Beppa di là che ti aspetta +per farti lume e io non posso soffrire _les commérages_ delle +anticamere. + +Le anticamere di casa Navaredo si riducevano al pianerottolo della +scala: ma, come metafora, poteva passare. + +— Dunque, alle dodici in punto ci troviamo alla stazione? + +— Sì, caro; ma ricordati che non voglio altre lune. + +Il giovanotto promise di no, e la contessa, che con una mano avea già +mezzo aperto l'uscio del salotto, lo chiuse di nuovo, e si baciarono +un'ultima volta. + +— Sei contento? + +— Adesso sì. + +— Dunque va, da bravo. Ricordati domattina di telegrafare all'albergo, +perchè ci tengano pronte le camere. + +— È già tutto fatto. + +— Grazie.... + +— Prego.... + +L'uscio fu aperto: la Beppa era là , sul pianerottolo, col lume in mano e +colla faccia sbianchita e ingrugnata dal sonno. + +— Buona sera, signora contessa. + +— Buona sera, signor conte. A domani. + +— A domani. + +La Beppa scese innanzi adagio, giù per la scala, ripida, stretta e +oscura, tenendo alto il lume col braccio levato. + +Quando fu sulla porta di casa, Ariberti tolse dalla tasca interna +dell'abito un portasigari di pelle nera con una vistosa corona di conte +nel mezzo: poi, dal portasigari, un virginia: ne cavò la paglia che +ripose nell'astuccio, lo accese al lume della Beppa, tirò in fretta due +o tre sbuffate di fumo per vedere se andava bene, e dopo, dal medesimo +portasigari, levò un mozzicone che porse alla donna: + +— To'... lo darai a Menico. + +Menico era il cocchiere, il cameriere, il porta acqua, il caffettiere, +lo spaccalegna di casa, e quando aveva due minuti di tempo, anche +l'amante della Beppa. + +— Grazie, signor conte! + +— _Bon dì._ + +— Serva sua. + +E la Beppa, sbatacchiata la porta dietro al giovanotto, tirò tanto di +catenaccio. + + + + +CAPITOLO II. + + +Il conte Eriprando degli Ariberti quella notte non aveva sonno: invece +si sentiva in cuore una gaiezza insolita e nelle gambe una elasticità , +una voglia di camminare che lo fece andare a zonzo per più d'un'ora. La +gioia tutta nuova che lo aspettava al domani, quel viaggio con Elisa, +quelle due o tre settimane che passerebbe con lei in riva al mare, lo +rendevano l'uomo più beato della terra. + +In quell'azzurro c'era però un punto nero; anzi, per essere esatti, +bisogna dire che ce n'erano due, quantunque uno più piccino dell'altro. + +Il punto grande, lo scarabocchio, era quella musona della contessina +Cecilia; il punto piccolo, quello screanzato di Gegio. Da un'altra +parte, sola con lui, la contessa Elisa non ci sarebbe andata, a Venezia: +ella vi andava per tener compagnia alla figliuola, e per la salute del +suo nipotino: ed anzi, quando lui e lei, negli amorosi colloqui delle +serate primaverili, vagheggiavano quella giterella come il sogno +incantevole d'una notte d'estate, tutte le loro speranze erano sempre +riposte nelle scrofole del bambinello. + +Dopo d'aver girato in su e in giù, per straducce buie e deserte, alla +fine dovette pure decidersi a rincasare. Rallentò il passo, e rimpianse +il mozzicone che aveva donato a Menico, perchè il suo virginia era +consumato. + +Il conte Eriprando abitava molto lontano dalla contessa Navaredo, in una +viuzza modesta, in una casetta dall'aspetto meschino e dove il fitto, +che si pagava ogni semestre, era proprio una miseria. Quando vi giunse, +prima di metter la chiave nella toppa, levò il capo e guardò una +finestrella del secondo piano: era spalancata e ne usciva uno sprazzo di +luce. + +— La mamma è ancora in piedi, — disse fra sè, nell'aprire. + +Non poteva sbagliare. Il lume non era certo quello della serva, perchè +la contessa degli Ariberti serve non ne aveva, se non si vuol contare +una donnetta che andava da lei la mattina a sbrigare le faccenducce più +umili. + +— Sei ancora alzata? — disse il conte entrando nella stanza della mamma. + +La vecchierella era intenta a stirare sopra una gran tavola di legno +greggio, e tutto all'intorno, sul canapè, sulle sedie, sul cassettone, +si vedevano, disposte con cura, delle mutande, delle calze, delle +camicie, dei solini e dei polsini finti: grande amarezza questa del +conte Eriprando, il quale non vedea l'ora d'esser capo-ufficio per avere +le camicie coi polsini e il collo tutto attaccato. Sua mamma, poveretta, +aveva tentato di fargliene una: ma ci perdette intorno una quindicina di +giorni senza potervi riuscire: il solino, non c'era caso, faceva borsa +da una parte o dall'altra!.... + +Nella stanza piccola, bassa, faceva un caldo da soffocare, sebbene la +finestra fosse aperta ma di fuori c'era scirocco, e di dentro due +lucerne di petrolio infocavano la stanza colla loro luce sfacciata e +rossastra. Eriprando cominciò subito a sudare; invece la vecchiarella +secca, piccina, che lavorava in quel forno dalle otto della sera, non +sudava affatto. + +— Mi trovi alzata perchè non ho sonno; già , con questo caldo, anche a +voler dormire, non si può. E poi, ti occorre la roba per domattina, e +io, lo sai bene, preferisco andare a letto tardi, piuttosto di essere +costretta a levarmi presto. + +La buona donna mentiva adesso col suo figliolo. Sapeva bene lei che, per +quanto fosse andata tardi a letto quella sera, avrebbe sempre dovuto +alzarsi per tempo il giorno dopo. Il viaggio del contino la affaticava +da un mese. Aveva dovuto provvederlo di biancheria e riaccomodargli +quella vecchia: aveva dovuto pulire, sbattere, rammendargli i panni, e +solamente attorno all'abito nero ci aveva sciupati sette giorni e +perduto un occhio e mezzo. Ma, e d'altra parte come si fa?... Il conte +Eriprando degli Ariberti, partendo da Vicenza per le bagnature colla +contessa Elisa Navaredo e la contessina Cecilia D'Abalà , non poteva +andare come un pitocco qualunque. + +Gli Ariberti erano una delle più antiche famiglie di Vicenza: ed è forse +per questo che la troviamo così vicina a morire di consunzione. Il padre +del contino Eriprando, il conte Eutichiano, era stato un impiegatuccio a +duemila cinquecento; e in un momento di debolezza e con tre semestri di +fitto in arretrato alla gola, aveva commesso un matrimonio +_morganatico_, come diceva lui, colla figlia della sua padrona di casa, +l'Orsolina, che fu poi così compresa delle illustri nozze, alle quali +era stata assunta, da camminare in punta di piedi, quando si trovò +gravida, per paura di scomodare il nobile rampollo che il conte suo +marito s'era degnato di affidarle per la gestazione. Con legittimo +orgoglio del conte Eutichiano, che vedeva così continuata la nobile +prosapia, l'erede (erede per modo di dire, che non c'era proprio niente +da ereditare) fu un maschio e subito gli misero nome Eriprando. Era +l'Eriprando _nono_ o _decimo_ della casa, e tutti i predecessori che +portarono prima quel nome, in sei o sette secoli, avevano avuto in mano, +l'uno dopo l'altro, i destini della città . + +Per l'Orsolina, il conte figlio era qualche cosa di sacro. All'affetto +materno ella univa nel suo cuore la religione, il culto che professava +all'ultimo discendente degli Ariberti, e facendogli da serva, credeva in +buona fede di non fare nulla più del suo dovere. + +Il conte Eutichiano morì quando il bambino non aveva più di tre o +quattro anni. Alla vedova ed al pupillo non rimase altro per vivere che +la magrissima pensione del marito, la biancheria e il mobilio bastante +per quattro stanze: cominciarono col subaffittarne due, e n'ebbero così +un altro cespite di entrata. + +Mamma Orsolina si tiranneggiava, si misurava, come si suol dire, il +boccone di pane, e tutto ciò perchè Prandino non mancasse di nulla. Lei +faceva colazione con una fetta di polenta, se ce n'era: ma Prandino, +quando andava a scuola, avea il suo canestro per la merenda sempre ben +fornito. L'Orsolina la si vedeva, a ricordo d'uomo, con una vesticciuola +di percalle a quadrettoni caffè, linda, pulita, ma tutta a rattoppi, che +pareva un mosaico: invece il camiciotto di Prandino era novo fiammante, +la biancheria fina, le scarpette lucide e scricchiolanti. + +Quando venne il momento di dover pensare ad una professione pel contino +Eriprando, la buona donna si sentì stringere il cuore; ma, vedendo anche +lei che, senza far nulla non avrebbe potuto vivere, volle almeno ch'egli +s'avviasse all'avvocatura. + +Lo fece studiare..... e trovò modo, Dio solo sa con quanti stenti e con +quanti sacrifici, di mantenerlo all'università : ma quando già era +dottore, Prandino stesso comprese da sè che anche colla laurea avrebbe +finito copista in qualche studio: il genio forense gli mancava del +tutto. Allora, facendosi più sentito il bisogno di guadagnare, si decise +anche lui a trangugiare l'amaro calice e cercò un impiego nelle +ferrovie. Adesso che lo abbiamo imparato a conoscere, aveva già mandato +le sue carte, aveva passato benino gli esami.... ma continuava ad +aspettare l'impiego, che si prometteva e non arrivava. Mamma Orsolina, +del resto, non disperava. Era sicura che col suo nome Prandino avrebbe +fatto una bella carriera e figurandoselo commendatore e capo-traffico, +non lo vedeva, per il momento, alla vendita dei biglietti ed alla +spedizione delle merci. Certo che se il parentado degli Ariberti lo +avesse voluto aiutare.... ma l'Orsolina non si lamentava di nessuno. I +parenti non le erano venuti incontro, quest'è vero: ma i parenti, si sa +bene, per queste mosse hanno sempre le gambe troppo corte, e poi nemmeno +lei li era andata a cercare. D'altra parte era troppo buona per sentire +dell'odio, dell'invidia, o solamente dell'amarezza, per alcuno: ella +sopportava tutto in santa pace, ed era più che soddisfatta, felice, +quando le domeniche d'estate andava in _Campo Marzo_, tutta chiusa nella +sua mantelletta di seta nera, in compagnia della signora Luciana, una +zitellona che teneva in affitto da molti anni le due disponibili delle +quattro camerette, e le poteva dire, indicandole i più splendidi +equipaggi che passavano al trotto: — quella signora là , è la marchesa +tale, seconda cugina di Eriprando: — quell'altro signore è il conte così +e così, terzo cugino di Eriprando: — adesso arriva il principe Caio, +fratello d'un cognato d'una cugina di Eriprando — e con queste +indicazioni la durava per tutto il passeggio, e la domenica vegnente +ricominciava da capo, senza che mai ne dimenticasse un solo!... Quando +poi rientrava in casa, dopo il _corso_ di _Campo Marzo_, era tutta +beata: le sue stanzette le sembravano più grandi, più lucente il +cassettone, più morbido il canapè: e a cena, la sua polenta asciutta le +parea dolce e saporita come un marzapane. + +Mamma Orsolina, anche quella notte continuava nel suo lavoro, e il conte +Eriprando, secondo il solito, quantunque del bene gliene volesse, non si +sentiva rattristare dallo spettacolo di quella vecchiarella che si +affaticava per lui. Era un po' viziato l'amico: era stato avvezzo a +esser servito: e poi, colla propria coscienza si accomodava facilmente, +pensando che s'egli l'avesse anche sgridata, tanto e tanto quella buona +donna non avrebbe voluto intender ragioni. + +Non le disse nulla dunque, ma invece si mise anch'egli a far qualche +cosa. Prima di tutto si levò l'abito nero e tenendolo sollevato con una +mano, coll'altra ne cavò, dalle tasche, il portasigari, un portafoglio +di cuoio con una corona d'argento nel mezzo, dono della contessa +Navaredo: un fazzolettino di battista che aveva pure una gran corona da +conte ricamata in un angolo, capolavoro di mamma Orsolina, e un paio di +guanti scuri, piegati a mezzo. Tutta questa roba la collocò in ordine, +sul tavolino, e poi cominciò a ripulir l'abito ben bene. + +La contessa Elisa usava di nascondere colla cipria l'impertinenza dei +capelli bianchi, che qua e là cominciavano a comparire nell'ampio volume +della chioma bionda, e perciò, dopo i loro colloqui, il conte Eriprando +rimaneva tutto bianco di farina di riso. Anche quella sera, mentre colla +spazzola dissipava le amorose tracce, un profumo di cipria +all'_opoponax_ lo avvolse come in una nuvola, sollevandogli nella mente, +nel cuore, nei sensi, dei ricordi, che lo facevano vagar lontano da +quella povera stanzetta, fino al canapè dei cinque minuti. + +Quando l'abito fu spazzolato, il conte Eriprando lo posò delicatamente +sul divano, piegandolo in quattro, colle fodere fuori. Quell'abito avea +da sostenere una gran parte alle bagnature; figuratevi che, come si suol +dire, era figlio unico di madre vedova!... Poi, venne la volta dei +guanti; prese un piccolo calamaio d'osso, una penna, e, sedutosi, sempre +in manica di camicia, vicino a una lucernetta, cominciò adagio adagio e +con molta pazienza, a colorir coll'inchiostro dove la pelle era un po' +consumata. + +Il conte e la contessa erano così occupati da una mezz'ora, quando dopo +un “si può„ che ebbe risposta affermativa, s'aperse l'uscio che dava +sulla scala, ed entrò nella stanza una figura nera, lunga, ossuta, tanto +da non potersi indovinare, a prima vista, se fosse un prete o una donna. +In mano aveva un bicchiere, pieno, per due terzi, di caffè. + +— A lei, contessa Orsolina; ho fatto il caffè fresco e gliene porto una +mezza chicchera. + +La signora Luciana non aveva mancato mai, in tanti anni di fitto, di +chiamare contessa l'Orsolina: anzi ci teneva di rimbalzo a tutta quella +aristocrazia, perchè già i titoli, anche quando non cavano la fame, +riempiono la bocca. + +Il conte Eriprando salutò la signora, senza scomporsi, con un inchino +cordiale e dignitoso a un tempo, e continuò tranquillamente a tingere i +guanti. + +— Ne vuoi due dita? — chiese mamma Orsolina rivolgendosi al figliuolo. + +— Grazie, mamma. Dammene una goccia in un bicchier d'acqua. + +L'Orsolina uscì, e rientrò subito con una ciotola di cristallo quasi +piena d'acqua fresca; si avvicinò al suo ragazzo, e versò tanto caffè +nella ciotola, finchè questi, che aveva levati gli occhi, fe' cenno col +capo che bastava. + +Anche la signora Luciana, quando tutti ebbero terminato di bere il +caffè, prese, senza dir nulla, un ferro dal fornello, e, da un altro +lato della tavola, cominciò a stirare dei fazzoletti. + +— La signora Luciana non ha mai sonno! + +— Lo creda, signor conte, io dormo d'inverno anche per l'estate. + +— Hum! Chissà .... chissà che foco ci brucerà sotto a tutta questa +insonnia!... + +— Oh! giusto!.... Che fuoco la vuole che ci bruci sotto, caro lei!.... + +Luciana, ad onta dei quarant'anni sonati, anzi, forse appunto per +questo, se la godeva un mezzo mondo quando il bel giovinotto le toccava +certi tasti delicati. + +— Io non ne so nulla: però i miei sospetti cadrebbero sopra un capitano +dei bersaglieri, stagionato ma ben portante, che vedo spesso girellare +da queste parti con certe arie da conquistatore.... + +— Mi fa la grazia di tacere? Mi fa la grazia di non inventarne sempre +delle nuove, lei? Ieri era un avvocato, oggi è un capitano dei +bersaglieri, stagionato ma ben portante!.... Quasi che non ci fossero +altre donne per la casa, e più belle di me!.... + +— Via, via, signora Luciana: lo sa anche lei, lo sa anche lei di essere +amata: e ne gode, e si vede: + + “Quando nell'ombra de' _suoi_ negri occhioni + Improvvise balenano e procaci + Le cupidigie che...„ + +— Zitto là !.... non dica sciocchezze!.... e vada a dormire.... che +domani.... Domani dev'essere una gran giornata per lei, ma... acqua in +bocca! Acqua in bocca, chè se no, ce ne sarebbero degli altarini da +scoprire!.... + +— Sa, — continuò l'altro, che invece di essere spaventato, si sentiva +lusingato da quelle minacce, — sa, signora Luciana, che sto già +preparando de' versi per le sue nozze? + + “Dall'arida cenere + Rinasce il mio core, + Ritorna la cetera + Ai canti d'amore.„ + +— Grazie tante, ne faccio senza de' suoi versacci, tutti pieni di +sporcizie.... + +— _Le tue carezze le conosco io solo_, continuò l'altro facendo gli +occhiacci.... — _E il tuo guancial per me non ha segreti_.... + +— Le dico di smettere!.... + + — _Guai se potesse dir quel letticciuolo_, + _Se potessero dir quelle pareti_.... + +— La vuol finire, sì o no? Prenda il suo lume, i suoi guanti, e vada a +dormire subito, subito, subito!.... + +Così dicendo, la signora Luciana, rossa come un peperone, con certe +chiazze che non erano tutto pudore, si era buttata addosso al +giovanotto, per farlo tacere, per ispingerlo fuori della stanza, e +intanto si godeva a stringergli le mani e le braccia. Il conte Eriprando +continuava a ridere e a recitare i versi dello Stecchetti, per irritare +sempre di più la signora Luciana; ma poi, siccome era tardi, prese il +lume, i guanti, che avea involtati in un giornale, e s'avviò davvero per +andare a dormire. Mamma Orsolina rideva a quelle scene, senza capirne +nulla, tutta allegra per l'allegrezza del suo figliuolo: + +— Aspetta, Prandino!... Vengo anch'io!... + +E lasciata la signora Luciana a brontolare e a finire la camicia che +aveva già mezzo stirata lei, entrò col figlio nell'altra camera. + +Chiuse la finestra, rimboccò le coperte del letto; uscì e tornò con un +bicchier d'acqua fresca che pose sul tavolino da notte, e poi, +finalmente, se ne andò dalla camera, ma dopo aver salutato e guardato il +suo figliuolo con una occhiata nella quale c'era dentro un bel bacione, +ch'ella, intimidita, non osava dargli. + +Prandino aveva cominciato a svestirsi quietamente, colla cura di chi non +vuole strapazzare la propria roba. Piegò il panciotto e i calzoni, e +involtò la cravatta di raso nero nello stesso numero del _Giornale di +Vicenza_, dove c'erano i guanti. Fatto ciò, perdette ancora del tempo +parecchio a lucidare la sua catena di similoro; una catena che credevano +tutti, anche la contessa Navaredo, fosse d'oro massiccio. Levò quindi +dal cassettone un cartoccio, nel quale stava involtato un portafogli +unto e bisunto, il predecessore di quello che gli aveva regalato +l'Elisa, e tornò a contare, operazione che da una settimana faceva +regolarmente tutte le sere, il danaro che c'era dentro. + +Non c'era verso: erano dugento ottanta lire, non una di più, non una di +meno!... Allora tornò, come tutte le altre volte, a rifare i suoi +calcoli: tanto pel viaggio, tanto per la camera, tanto pel vitto, pei +bagni, per le acque, pei traghetti... Ne aveva per dodici giorni, a far +molto! Fossero state almeno trecento, avrebbe avuto un po' di largo!.... +Alla fin fine viaggiava con signore, e colle signore si spende sempre di +più... poi c'era quel monello di Gegio, il quale si metteva a piangere +dalla sete e voleva bere tutte le volte che vedeva un caffè.... poi +c'era suo cugino Badoero, sicuro, che lo avrebbe condotto in _società _ e +che indirettamente lo avrebbe fatto spendere anche lui. + +Bisogna sapere che su questo cugino Badoero il conte Eriprando ci faceva +molto assegnamento per darsi arie a Venezia. Ne aveva discorso molte +volte colla contessina Cecilia, e non parlava mai delle bagnature colla +contessa Elisa, senza ch'egli non le promettesse di presentarglielo. Per +dire la verità si conoscevano appena di nome, tanto da scambiarsi i +biglietti di visita ogni capodanno e nulla di più. Ma, non importa, +erano parenti lo stesso: e il Badoero, oltre di appartenere ad una gran +famiglia, — figuratevi che fra maschi e femmine contavano in quella casa +più di una dozzina di corni, corni ducali, s'intende, — oltre dunque di +appartenere ad una gran famiglia era anche un riccone sfondolato. Ma pur +troppo, per quanto il cugino Badoero fosse ricco, le ducento ottanta +lire del conte Eriprando non ne volevano sapere di diventare +trecento!... + +E queste sue pene, dopo d'essersi levati gli stivali prima di saltare +nel letto, le confidò tutte con un'occhiata piena di passione ad una +fotografia _portrait-album_, ch'egli teneva sul suo tavolino da notte +appoggiata a un elegante cavalletto di legno intarsiato. + +In quel ritratto la contessa Elisa dimostrava una diecina d'anni di +meno, ragione per cui tanto lei quanto il conte Eriprando lo trovavano +somigliantissimo. + +Era stata presa di profilo come dicono i fotografi: in piedi, a mezza +figura. Aveva i capelli sciolti che le scendevano giù per le spalle e, +fra le mani, teneva un libro aperto, che non doveva essere un libro di +devozione. + +Era appoggiata al davanzale d'una finestra, più che raccolta, assorta +nella sua lettura: e la fotografia, con effetto di _chiaro di luna_, +aggiungeva dei riflessi romantici a quel profilo delicatissimo di +figuretta bionda e sentimentale. + +Adesso il tempo avea giocato dei tiri assassini alla Contessa. Il collo +le si era un po' ingrossato, le guance cominciavano a diventar flosce, +le palpebre, specialmente la mattina. Le avea rosse e gonfie: la pelle +scuretta, la fronte un po' rugosa, e quando apriva la bocca si vedeva +qualche segno di lutto fra i mascellari: già il suo riso non era più +limpido, squillante, argentino e breve; s'era fatto troppo lungo e +sgangherato, e la finezza della vita era sciupata da un tantino di +pinguedine. Di tutte queste disgrazie il conte Eriprando non se ne +accorgeva: per merito della cipria, del belletto, della glicerina, del +_cold-cream_ e della _crème froide_, ma sopratutto dell'amore, egli la +vedeva sempre bionda, bianca, sottile, con alcun che di vaporoso, di +etereo, di virginale nell'espressione, soavemente melanconica del volto +ed in tutta la _linea_ elegante della personcina; tal e quale com'era là +in quel suo ritratto... ch'ella da dieci anni continuava a far +riprodurre. + +Quella dolce contemplazione durò qualche tempo: poi, finalmente, si +decise, spense il lume e saltò nel letto. Però anche al buio, la +contessa Elisa, coi capelli sciolti, col libro in mano e tutti gli +effetti del _chiaro di luna_ appariva viva dinanzi agli occhi del nostro +innamorato!... Com'era cara, com'era bella, com'era buona! — ed era +sua!.... Quante felicità avrebbe godute con lei in quelle due +settimane.... al Lido di giorno.... in gondola di sera..., e poi.... — +Peccato ch'egli non avesse almeno trecento lire, e che non si potessero +mandare al diavolo quell'uggiosa della contessina Cecilia e quello +sbarazzino di Gegio! + + + + +CAPITOLO III. + + +Otto o nove anni addietro, quando il conte Eriprando d'adesso era appena +Prandino, Elisa Navaredo, oltre al figurare come una donnina bella ed +elegante, quale l'abbiamo veduta nel _portrait-album_, era per di più +una dama elegante, che dava molto a parlare alla cronaca cittadina. + +A Prandino, quella bella signora, le chiacchiere, i desideri, gli +scandali che la circondavano, fecero subito una grandissima impressione. +Egli non parlava mai della Contessa, ma ci pensava sempre, giorno e +notte; e tutti i suoi castelli in aria erano pieni di lei, della sua +grazia, della sua bellezza e de' suoi fascini provocatori. — Oh! quando +fosse diventato un grand'uomo!... — qual è il ragazzo che non sogna di +diventare un grand'uomo?.... — quando fosse diventato un grand'uomo, +allora le confesserebbe d'amarla... e l'Elisa non gli direbbe certo di +no!.... + +Tutto il suo avvenire egli lo vedeva in lei e per lei, e tanto +s'infervorava col pensiero fisso nella contessa Navaredo che, alle +volte, facea delle lunghe passeggiate, solo soletto, fantasticando +attorno a quella donna, fingendo di averci insieme dei colloqui d'amore +o delle scene di gelosia, e terminava sempre coll'essere lieto o triste +per davvero, a seconda che la sua immaginazione lo figurava amato o +deriso. + +Quando la incontrava, arrossiva tutto, sebben l'Elisa non lo guardasse +neppure: tutte le domeniche, e le altre feste comandate, andava in +Duomo, alla messa delle dieci, per vederla, per trovarsi dove era lei. + +Ma, prima di quelle messe, sciupava tutta la mattina lavandosi e +fregandosi tanto da spellarsi per diventare più bianco. + +Rifaceva per una decina di volte almeno il fiocco della cravatta, +perdeva un'altra mezz'oretta intorno alla scriminatura, e, proprio in +mezzo alla fronte, s'impiastricciava un riccio alla rubacuori, che +pareva un punto interrogativo. + +Dopo d'averla guardata di lontano, per tutto il tempo che durava la +messa, usciva fuori in fretta dalla chiesa e s'imbrancava, fermandosi +sulla porta, cogli altri adoratori del bel sesso, per farsi vedere, e un +tantino per farsi anche ammirare da lei. La Contessa, figurarsi!, gli +passava dinanzi dritta, lesta, senza nemmeno accorgersi di quel +bamboccione impomatato per amor suo, mentre vedendosela così vicina, a +Prandino invece gli tremavano le gambe, gli si scoloriva la faccia, e +benchè davanti allo specchio avesse fatte molte prove, tuttavia là non +gli riusciva mai bene di riverirla levandosi il cappello con un largo +giro del braccio e in tre tempi, salutare, inchinarsi e stringere i +tacchi. Per lo più, quando si decideva a scoprirsi, la contessa Navaredo +era già passata. + +Però, soffriva spesso dei dispiaceri, delle gelosie, delle amarezze, che +lo rendevano proprio infelicissimo. Bastava che, mentr'egli la pedinava +di lontano, la vedesse accompagnarsi con qualcuno, perchè al povero +Prandino gli si facesse nera l'esistenza, come il carbone. Allora +s'imbestialiva, e nel suo furore a freddo, la copriva di vituperi, la +chiamava leggera, civetta, e si figurava, quando sarebbe stato un +grand'uomo, di farsi amare dalla regina per farle dispetto. + +Del conte Navaredo, il marito della contessa Elisa, Prandino non +soffriva gelosia: invece, quando si trovava con lui, era preso da una +gran soggezione. + +Un giorno, che lo incontrò, facendo una visita, si sentì confuso, +impacciato, sconvolto, quasichè l'altro gli leggesse in fronte il +segreto dei suoi desideri e della sua passione. + +Per fortuna di Prandino, il conte Navaredo morì presto di un accidente, +e non si potrebbe ridire la gioia dalla quale fu invaso alla notizia di +questo avvenimento il buon ragazzo, del resto così mansueto e delicato +di cuore, da scappar via dalla cucina inorridito quelle rare volte che +la contessa Orsolina poteva abbandonarsi al lusso di tirare il collo ad +un magro volatile. + +Ma ben presto, appena finito il lutto grave, egli la scontò a caro +prezzo quella sua gioia cattiva. Ogni giorno, a Vicenza, si dava in +moglie la Contessa a qualche nuovo adoratore, e quelle chiacchiere +tormentavano, perseguitavano il povero Prandino, che arrossiva e +impallidiva tutto in una volta, con turbamenti strani e angosciosi. +Allora leggeva Leopardi, piangeva, e la chiamava Aspasia.... quasi che +lei ne avesse colpa! Più di ogni altro, poi, lo metteva fuori di sè un +capitano di cavalleria, un riccone, il marchese Del Mantico, che teneva +sempre dietro all'Elisa, come la sua ombra. + +In tal modo, avvelenandosi senz'alcun costrutto l'esistenza e godendosi +con poco sugo delle gioie immaginarie, il nostro Prandino diventò a poco +a poco il conte Eriprando: ma l'ideale del ragazzo rimase pur sempre +l'amore e il dolore dell'uomo. + +Aveva vent'anni, quando si fece presentare in casa Navaredo. Era goffo, +timido, impacciato; tutti lo deridevano senza pietà , e la Contessa più +di tutti. Solamente due anni dopo, quando il marchese Del Mantico fu +promosso a maggiore e cambiò reggimento, solamente allora il conte +Eriprando cominciò ad essere preso in considerazione, ed ebbe in regalo +la fotografia, _portrait-album_, con effetto di _chiaro di luna_. + +Però egli lasciò correre del gran tempo, prima di spiegarsi intorno a' +suoi sentimenti. Non osava. + +Tutti i giorni che si recava dalla Navaredo, giurava a sè stesso di +aprirle il cuore, di spiattellarle la sua brava dichiarazione; — ma +quando era là , gli mancava il coraggio e la parola e apriva la bocca +soltanto quand'era tornato via, per darsi del balordo, dell'imbecille e +della marmotta. + +Egli non la lasciava mai, taceva molto e la guardava sempre. Qualche +volta la contessa Elisa, che aveva capito quanto foco covasse dentro per +lei quel bel giovanotto balbettante, confuso, timoroso, che le riempiva +la casa di amorini e perdeva tutto il giorno a dipingerle delle corone +da contessa sui ventagli, le scatole e il parasole, qualche volta si +godeva a metterlo alle strette; ma lui zitto, ammutoliva subito, +abbassava gli occhi e tutto rosso parea rannicchiarsi nel suo abito +nero, come una lumaca dentro al guscio. + +Ma si sa bene, tira, tira, la corda si rompe. + +Nell'autunno prima del viaggio di Venezia, il conte Eriprando era stato, +come il solito, invitato dal suo compare a passar un mesetto in +campagna: fortuna volle che la contessa Elisa prendesse appunto in +affitto un villino nelle vicinanze e.... sfido io! si vedevano sempre, +facevano delle lunghe passeggiate insieme, sedevano stanchi, soli.... e +senza alcun sospetto sotto l'ombra di un albero o fra i cespugli delle +giovani quercie, e accadde.... quello che da un pezzo doveva accadere. +Un giorno, ch'egli le avea detto a memoria il _Guado_ dello Stecchetti, +quando l'ebbe finito, colla scusa che questa poesia era carina tanto, +concluse dicendole che anche lei era bionda, bella e che lui l'amava, +che da molto tempo + + “Glielo _voleva_ dire e non l'_osava_.„ + +Elisa lo ascoltò senza punto punto adirarsi; ma finse di non capire che +l'amico le parlasse sul serio. + +Prandino allora ripetè l'assalto, anche più scopertamente; ma la +Contessa d'un tratto pareva avesse perduto il suo spirito, e continuava +a non capir nulla. Allora, quell'altro le disse, tremando, che le voleva +bene, e lei a rispondergli che mentiva: e il giovanotto a ripeterle +ch'era innamorato fin da quando, si può dire, era ancora un ragazzo e +che la pregava, la scongiurava d'esser buona, di lasciargli intendere +che anche lei non era insensibile e che di tutto quel gran bene gliene +ricambiava un zinzino. + +— Eppoi?.... quand'anche glielo dicessi?.... A che pro?.... Tanto e +tanto, sarebbe sempre la stessa cosa. + +L'Elisa disse queste parole lentamente, facendosi seria, quasi mesta, +alzando gli occhi al cielo con sospiri, con fremiti, che la scuotevano +tutta. + +Prandino che, sparata la bomba, sentiva crescere il coraggio coll'odor +della polvere, le si fece più vicino e le prese le mani: ma lei non +volle, si ritrasse, si schermì, fe' forza per liberarsi dalle strette +del giovane; in fine, terminò col tagliare il male nel mezzo, e tirò via +una mano, l'altra abbandonando a quelle carezze insensate. + +Ariberti, preso l'aire, parlava adesso per tutto il tempo che aveva +taciuto. Non le domandava che una parola, un segno, un indizio qualunque +che gli facesse capire ch'ella gli voleva un po' di bene. + +— E dopo?.... Quand'anche glielo lasciassi intendere?.... Già sarebbe +sempre la stessa cosa. + +E l'Ariberti ad insistere, a ripeterle che lo renderebbe l'uomo più +contento, più beato del mondo; ch'egli non le domandava la sua pace, +ch'egli non avrebbe turbato la sua quiete, la sua coscienza: ch'egli da +lei non voleva altro che un sorriso, che una parola, e dopo avrebbe +taciuto di nuovo, come taceva da tanti anni: ma che ne sarebbe stato +così lieto, così superbo, perchè era solamente un po' del suo cuore +ch'egli voleva ottenere, perchè egli desiderava soltanto di dominare ne' +suoi pensieri, perchè egli non aspirava se non al possesso dell'anima +sua, perchè l'amore ch'egli sentiva per lei, potente, appassionato, era +però alto, era però nobile e puro, come l'amianto che la fiamma purifica +e non consuma. + +L'Elisa a tanta retorica, sempre con la testa china, sempre seria, +sempre mesta, cogli occhioni sempre fissi, immobili, quasi la tenesse +assorta l'idea d'un lontano pericolo, continuava a ripetere, come +ritornello: + +— E poi?.... Quand'anche glielo lasciassi capire?.... A che pro?.... +Sarebbe poi sempre la stessa cosa!.... + +Il giorno dopo pioveva, e la passeggiata non si potè fare. + +Non tralasciarono però di vedersi. Il conte Eriprando andò a farle +visita e trovò la Contessa nel salotto terreno, che ricamava certe +strisce di panno, destinate col tempo a diventare, unite insieme, un +tappeto: ma che intanto si potevano paragonare alla famosa tela di +Penelope, non che per fatto loro avessero costretto nessuno ad +aspettare, ma perchè, invece, gli adoratori della Contessa, uno dopo +l'altro, dovevano tutti godersele sotto il naso, finchè durava l'amore. + +Il salotto terreno, con un divano, un tavolino rustico e due o tre +seggiole di paglia in tutto, era una specie di sala di passaggio, con +due porte vetrate, l'una di faccia all'altra. La prima dava nel giardino +e avea di fronte un fitto capanno di mortella intrecciata colla vite +selvatica: la seconda metteva invece sul piccolo orticello della +villetta. + +Era una giornata d'autunno, bigia, uniforme, senza uno spacco di cielo +fra quella tinta squallida, infinita, senza neanche il fantastico +rincorrersi delle nubi che si accavallano minacciose.... Era una +giornata bigia, uniforme, monotona. + +La pioggia col suo susurro lento e continuo, in quel silenzio di ogni +anima viva, sembrava avesse isolato il salotto lontano dal mondo, fra i +riflessi del verde delle piante, dell'erba, delle foglie, fatto più cupo +dall'acqua che cadeva; quella pioggia, quella luce scialba, il lontano +brontolìo del tuono mettevano addosso una melanconia, una tristezza, che +rendeva più dolci e più desiderate le commozioni di una confidenza +intera e tranquilla. + +— Sa?... non lo aspettava oggi, con questo tempaccio. + +— Quando son partito da casa, sembrava che il cielo si rischiarasse! + +— Davvero? + +E la Contessa lo guardò in modo, che l'altro dovette arrossire. Gli era +sfuggita una goffaggine, e se ne accorse subito; ma, sempre, il primo +momento ch'egli si trovava con Elisa, provava un impaccio, una +soggezione, che non potea superare. + +— Iersera, ho ricevuto una lettera da mia figlia. + +— Buone nuove? + +— Sì, buonissime. + +— E laggiù come si trova? + +La contessina Cecilia, la chiamavan così per un riguardo alla mamma, +aveva sposato l'avvocato D'Abalà , sotto-prefetto a Maremma. + +— Non troppo bene, anzi finchè a mio genero non daranno un'altra +destinazione, fa conto di ritornare a star con me. + +A questa notizia l'Ariberti sorrise; ma a denti stretti. + +— Ci son dei saluti anche per lei. + +— Grazie mille, Contessa. + +L'Elisa, a questo punto, cercò nel cestino, ma invece della lettera di +sua figlia, le corse fra mani un'altra lettera. Accortasi dello sbaglio, +arrossì e, in fretta, se la cacciò nella tasca della veste. + +Eriprando, che aveva scorto sulla busta lo stemma del marchese Del +Mantico, fece un muso così lungo tutto ad un tratto, in modo che la +Contessa non potè non accorgersene. + +— Mi ha scritto anche il Del Mantico: e m'ha detto che, in settimana, +verrà a trovarmi. + +Prandino impallidì. + +— E.... lei.... che cosa gli ha risposto? + +— Che lo vedrò molto volentieri. + +Ariberti si sentì opprimere il petto dall'affanno. Volle parlare, ma non +potè dire due parole. Finalmente dopo un buon tratto che durava la scena +muta, si alzò e stese la mano alla Contessa per accomiatarsi. + +— Va via?... Così presto?... E con questo tempaccio?... + +— Ci son venuto anche coll'acqua. + +— Ma allora, secondo lei, pareva che il cielo si rischiarasse. + +E l'Elisa tornò a ridere fissandolo, con un riso ch'era tutto un'amabile +canzonatura. + +Egli continuava sempre muto, sempre con tanto di muso a stenderle la +mano, la Contessa gliela strinse: poi, con una certa violenza, lo tirò +vicino, e se lo fece sedere sopra una seggiola accanto. + +— Andiamo, da bravo, si consoli. — Oh!... Per me.... + +— Ho scritto a Del Mantico di non venire, perchè di giorno in giorno +aspetto mia figlia. È contento adesso? + +Ariberti non lo volle dire, ma lo lasciò intendere anche troppo. + +Tuttavia nelle sue notiziole la Contessa non era molto esatta. Era stata +lei a scrivere al maggiore di venirla a trovare, e il maggiore invece le +avea risposto che non veniva, con una lettera piuttosto fredduccia, +scusandosi coi soliti _affari di servizio_, e, se si deve dir proprio +tutto, questa lettera avea molto infastidita la contessa Navaredo. + +— Dunque.... — e Prandino, che adesso ritrovava tutta la sua vivacità , +per il gran peso che si era levato da dosso, si tirò tanto vicino alla +Contessa, da toccarle le vesti colle ginocchia. — Dunque.... se gli ha +scritto così.... vorrebbe dire.... che un po' di bene me lo vuole?... + +— Veramente, potrebbe anche non volere dir nulla di tutto questo!... + +— La prego, la scongiuro, Contessa, mi dica che è stato per farmi un +piacere che gli ha scritto di non venire. + +— Sì.... perchè mi siete amico e non voglio vedervi col muso lungo. + +Elisa cominciava a trattarlo col _voi;_ ma bisogna compatirla, povera +signora. L'Ariberti, quando si metteva in orgasmo, era un gran bel +ragazzo, con quelle sue guance fresche, rosate, come una fanciulla; i +capelli neri, folti e spettinati; e poi, aveva delle mossettine, degli +atteggiamenti, certe arie da fanciullo viziato, che riuscivano molto +attraenti, specialmente per una donnetta come l'Elisa, che, adesso, +anche nell'amore, si godeva a fare un po' le parti della mamma: +“....perchè mi siete amico e non voglio vedervi col muso lungo.„ + +— Per questo solo? + +— Sicuro!... + +— Non vi credo. Gli avete scritto di non venire perchè.... perchè mi +volete un po' di bene. + +— Torniamo da capo? + +— Ve ne supplico, siate buona, non mi fate soffrire così. Già lo +capisco, lo vedo, lo sento che mi volete bene; dunque non siate cattiva, +ditemelo, mi volete bene, non è vero? + +Elisa lasciò cadere il ricamo sulle ginocchia, e piegandosi un po', +fissò il giovane con un senso d'affetto pieno di compiacenza, che le +trapelava dagli occhi. + +— Bambinone! + +— Mi volete bene?... + +— No! + +A questo punto, per un perchè forse più patologico che psicologico, la +Contessa mutò d'un tratto. Da' suoi occhi si dileguò ogni espressione di +tenerezza; divenne seria, sembrò quasi irritata, si levò da sedere e +andò ad appoggiarsi, ritta, senza più dire una parola, alla vetrata che +metteva nel giardino. + +L'altro, indispettito, si abbottonò l'abito nero, quello stesso che più +tardi fu rimesso a nuovo da mamma Orsolina per il viaggio di Venezia, +poi cominciò a dondolarsi sulla sua seggiola. + +Stettero un pezzo così: lei, pensosa, immobile a guardar l'acqua che +cadeva; lui, tutto nervoso e sconvolto, a sfogare la stizza facendo +l'altalena. + +Però, dopo qualche tempo, sebbene Ariberti non ne potesse proprio più, +fu la prima l'Elisa a parlare. + +— Conte, conte! Venga qui.... Guardi com'è bello! + +Di fuori, continuava a piovere; ma la pioggiolina s'era fatta più +minuta, il cielo più chiaro, e una larga striscia di sole faceva +brillare sulle foglie degli alberi e dei fiori, sui fili d'erba e sui +bianchi sassolini del giardino, le gocciole dell'acqua caduta, così che +parevano gemme, mentre di lontano, l'arcobaleno squarciava co' suoi +vivaci colori la tinta grigiastra, uniforme, disegnandosi largamente di +sotto a un gran lembo d'azzurro. + +— Conte!... Venga qui! + +Prandino si alzò, ma rimase affatto insensibile a tutte quelle bellezze +della natura. + +— Perchè torna a trattarmi col _lei_ adesso? + +— Oh che, forse non le ho sempre parlato in terza persona? + +— Sempre no; e lei lo sa bene. + +— Allora le domando scusa della libertà che mi son presa senza +accorgermene. Venga.... Venga con me: andiamo là , sotto il capanno. + +L'Elisa, in mezzo a tutti quei profumi che la pioggia aveva sbattuti dai +prati e dalle aiuole, aspirando quelle sbuffate d'aria fresca, +frizzante, si sentì correre in tutto il corpo un senso di piacere, un +benessere, un'elasticità , una contentezza che le penetrava nell'anima, +come se quella giornataccia di autunno si fosse mutata in un bel giorno +di maggio, co' suoi fascini e colla sua salute. Allora, le saltò l'estro +di fare un po' la bambina, raccolse le vesti e si mosse per attraversare +il giardino, sotto l'acqua, così senza ombrello, colla testa scoperta e, +ridendo, invitò l'altro a seguirla. + +— Venga, dunque, andiamo! + +— Me lo dica in un altro modo.... + +— Ebbene, _venite!_ bambinone. + +Ciò detto, senza aspettar la risposta, Elisa si pose a correre verso il +capanno, chiudendo gli occhi, gittando dei gridi, delle risate vibranti, +scotendosi e fremendo sotto quell'acquerugiola che la bagnava tutta. +Arrivata sotto il capanno, non aveva quasi di bagnato altro che gli +stivalini, sembrava che non fosse corsa, ma volata là dentro. Prandino, +invece, che le aveva tenuto dietro, era tutto inzaccherato. E ancora col +respiro affannoso, tornò daccapo per farsi dire s'ella lo amava, con +quell'insistenza ostinata e petulante, che alle donne non dispiace quasi +mai, e agli uomini giova quasi sempre. + +— Ditelo che anche voi mi amate un po'... Già , il dirlo, non vi costa +nulla. + +— Voi pensate che non mi costerebbe nulla?... + +— Vi giuro; vi giuro sul mio onore.... Sarebbe sempre la stessa cosa. + +Non era più lei, ora; era Prandino che ripeteva quell'antifona della +sera innanzi. + +— No, no. È meglio non dir nulla; è più sicuro. Com'è carino, come si +sta bene qui sotto; non è vero? + +E la Contessa, che voleva fingere anche con sè stessa d'aver vent'anni, +tornò a ridere, a ninnolarsi, stancandosi le dita per legare attorno al +capo il suo piccolo fazzolettino di trina. + +La pioggia batteva, crepitava sulle foglie della vite e della mortella +con uno scroscio lento e continuo, ma di sotto però non ne cadea se non +qualche rara gocciola qua e là , che, ingrossata, si staccava dal fitto +tessuto del capanno. + +— Che gusto a star qui sotto, non è vero, Conte? + +La contessa Elisa riebbe allora uno dei suoi bei momenti. Ritornò per un +istante com'era dieci anni prima. La fatica di quella corsa le aveva +colorite le guancie, il brivido dell'acqua, l'allegrezza che si sentiva +intorno, l'amore caldo, appassionato di quel bel giovanotto bruno, +forte, sano, che, pauroso, tremava d'amore dinanzi a lei, tuttociò le +metteva addosso un brio, una lena, un calore che la faceva proprio +ritornar giovane per davvero. + +Volendo staccare un piccolo fiorellino da un ramo di mortella, si bagnò +le mani e, alcune gocce, scosse dall'urto, le caddero sul viso. L'Elisa +ritornò a ridere, dopo un grido acuto, squillante.... e porse al giovane +le mani, perchè gliele asciugasse. Non lo poteva far da sè chè la sua +pezzuola se l'era legata attorno al capo. + +Prandino arrossì.... prese una mano della Contessa, poi l'altra, e le +asciugò tutte due adagio, lentamente. + +— Guardate qui, — fece lei quando l'altro ebbe finito, e gli mostrò la +goccia d'acqua che le rigava la faccia, chinandosi e allungando verso di +lui la sua testa incipriata. + +A Prandino batteva il cuore violentemente, gli ronzavan le orecchie e +sudava tutto. Avrebbe voluto parlare, ma la voce gli si strozzava nella +gola: avrebbe voluto asciugar quella gocciola con un bacio, avrebbe +voluto stringersi l'Elisa al cuore, e lei, forse, non chiedeva di +meglio, ma non ebbe il coraggio di farlo o di tentarlo. + +— Grazie, — diss'ella, quando il giovane, tremando l'ebbe toccata appena +sulla guancia colla cocca del fazzoletto. + +— Se non sentiste qualche cosa per me, non mi terreste qui così.... così +vicino a voi. + +— No; non sento nulla; non insistete; cominciate a seccarmi. + +La Contessa disse tutto ciò con un'asprezza nervosa che contrastava col +buon umore e colla tenerezza di poco prima. + +Ritornarono a tacere: Prandino questa volta era anche un po' +mortificato. + +— Siete in collera?... — disse lei alla fine ritornando buona. — Via, +datemi la mano e facciamo la pace. + +L'altro le si avvicinò; le due mani si strinsero; ma anche dopo la +stretta non si lasciarono. + +— Perchè volermi far dire una cosa che già avete capito da un pezzo? + +A queste parole dette con una lentezza piena di sentimento, chi lo +crederebbe? Prandino invece di consolarsi fu preso da uno strano +turbamento. Era una confessione che desiderava da tanti anni, che +aspettava da tanti giorni, eppure detta là , in quel luogo, in quel modo, +in quel momento, lo sorprese invece di commuoverlo, lo sgomentò invece +di consolarlo. L'idea di quello che avrebbe dovuto rispondere, di quello +che avrebbe dovuto fare lo impicciava. Tutto il suo sangue, così caldo, +così bollente, s'era raffreddato in un attimo. + +— Ah! dunque è proprio vero, mio Dio? — e non trovò e non seppe dir +altro. + +Elisa, ch'era vicinissima a lui, gli appoggiò la testa sul petto, poi +gli si piegò addosso, stanca, quasi priva di forze, colle braccia +abbandonate, chiudendo gli occhi, palpitando, traendo dal seno ricolmo +lunghi e grossi sospiri. + +Egli si guardò attorno.... incerto, timoroso. Capiva che avrebbe dovuto +essere ardito; ma non l'osava. Invece la baciò appena, leggermente, sui +capelli, e le disse piano, con la voce strozzata: + +— Sarà sempre la stessa cosa, ve lo prometto. + +Elisa ebbe un nuovo fremito, lo strinse lei al cuore, con una stretta +nervosa, convulsa: l'altro mantenne la data parola. + +Imbruniva; la pioggia ritornava a cader giù fitta fitta, e anche il +capanno cominciava a gocciolare da tutte le parti. + +La contessa Elisa socchiuse gli occhi, come se si destasse allora, poi +si rizzò e: + +— Grazie, — gli disse lentamente. + +— Addio.... Contessa! + +— Andate via? + +— Sì. + +— Perchè?... con questa pioggia? + +— È meglio, Contessa.... lasciatemi andar via.... altrimenti.... +Credetelo, è meglio che me ne vada. Addio. + +La Contessa gli sorrise dolcemente, ma lo lasciò partire. + +L'Ariberti, quasi di corsa, penetrò nel salotto, prese il cappello, +l'ombrello, poi ne uscì di nuovo e senza nemmeno salutare un'ultima +volta l'Elisa, senza nemmeno guardare dalla sua parte, si dileguò +nell'ombra della sera che, di mano in mano, si faceva sempre più densa e +più profonda. + + + + +CAPITOLO IV. + + +L'arcobaleno mantenne le sue promesse: dopo una giornataccia e tutta una +notte scura e piovosa, ne uscì uno splendido mattino pieno di sole, +d'aria e di colori. + +La contessa Elisa si destò che già la piccola cameretta era inondata di +luce, e, sedotta dalla larga striscia di sole che rigando il coltrone di +seta gialla damascato ne sollevava un via vai di pulviscoli dorati, +folleggianti fra loro, come torme d'insetti che s'inseguano, volle +alzarsi, volle scendere all'aperto, per respirare anch'essa in mezzo a +quel giocondo e allegro sereno della campagna, che la chiamava a sè +dalle finestre spalancate. + +Nulladimeno, non si potrebbe dire che appena balzata giù dal letto, +uscisse subito dalla camera, oh! no, tutt'altro! Ella si vestì, si +acconciò colla solita cura paziente e diligente. Si oscurò le +sopracciglia, con due tocchi leggerissimi di pennello: lisciò, ammorbidì +le guancie con una certa manteca, sulla quale poi fece correre varie +volte il piumino della cipria. Specialmente attorno alle narici, che +aveva un pochino enfiate, e dentro le occhiaie, furono minuziose quelle +sue cure. + +Dopo si diè il rossetto alle labbra, e, quantunque volesse sembrare +spettinata, tuttavia non le costò poco tempo nè poco lavoro, l'artistico +disordine dei capelli. Sulla veste, indossò un lungo mantello a doppio +bavero, che nascondeva, o almeno dissimulava abbastanza bene, la fatale +e inesorabile pinguedine, e finalmente attorno alle tese del cappello, +puntò un velo fitto fitto, color caffè, di sotto al quale il suo volto, +così accomodato e mezzo nascosto, appariva soffuso di una freschezza +incantevole. + +Tutto quell'abbigliamento diceva chiaro che la Contessa voleva uscire a +passeggiar fuori della villetta, e difatti, appena scesa attraversò il +giardino, passò il cancello e s'inoltrò in una stradicciola dritta, +lunga, ombrosa, fiancheggiata da due rivi d'acqua limpida, sui cui +margini verdeggianti ella si fermava qua e là per raccogliere stupide +margherite e sentimentali “non ti scordar di me.„ + +Quando fu al termine della stradetta, udì un'allegria confusa e varia di +fringuelli, di cingallegre, di passeri e di merli, che cantavano +tutt'insieme. Lì, a dritta, poco discosto, dopo un prato tutto verde e +un campo di terra nuda sparsa di sanali, c'era il paretaio, dove +l'Ariberti, ogni mattina, andava a uccellare per conto del suo compare. + +La contessa Elisa lo sapeva e per questo appunto girò a destra, +sollevando un po' la veste colle due mani e tuffando arditamente, fra le +erbe umide del prato, i suoi stivaletti di pelle lucida. + +Il casotto del paretaio era tutto coperto da rami di pino selvatico e da +fronde rampicanti, disposte in modo da nascondere quel luogo d'insidie. +Le reti appese in giro, pendevan giù, da lunghi filari d'alberi d'ogni +specie. Il mandorlo intrecciava i suoi rami con un giovine carpine ed il +pero col sicomoro. I poveri uccellini avevan là , davvero, una ricchezza +funesta di seduzioni!... Ma dopo quelle seduzioni sulla fronda cara che +rammenta il nido, sul tronco amico che ricorda il primo volo, sotto le +foglie e tra gli stessi fremiti della brezza che accompagnò i primi +gorgheggi del loro amore, trovavano l'agonia e la morte!... Poveri +augelletti!... Oh! mille volte più fortunata l'allodola che rimane +uccisa da un colpo improvviso e tonante come la folgore, lontana dalle +native pianure, in mezzo alla deserta infinità dello spazio!... + +La contessa Elisa era giunta a pochi passi dal casotto e si godeva tutta +tra quei gorgheggi, in mezzo a quella verzura folta, ricreata dall'aria +fresca del mattino. + +— Conte Eriprando! — gridò dopo un poco che era là rimasta ferma a +guardare, — conte Eriprando!... Si può venire avanti!?... + +A risponderle uscì dal casotto un contadinello che serviva il Conte +facendogli da uccellatore. Questi, senza parlare, con una mano le fe' +cenno di non muoversi dal posto: poi si chinò e, nascondendosi mezzo +dentro e pur rimanendo mezzo fuori dall'usciolo, attento attento, +fissava l'occhio su due tordi che si avvicinavano saltellando fra i rami +del paretaio, finchè d'improvviso, essi volando di traverso, piombarono +nelle reti, dove invano si dibattevano tra quei fili, che per le lor +forze pareano di ferro, con degli scrolli matti, furiosi, disperati. + +L'uccellatore con un urlo d'allegrezza, corse calpestando le aiuole +seminate, ed era già là per ghermirli, quando la Contessa pregò +Prandino, che in due salti l'aveva raggiunta, di lasciarglieli veder +vivi nella rete. + +— Giacomo! lascia stare! — gridò il Conte all'uccellatore, che obbedì di +mala voglia. + +L'Elisa e l'Ariberti, lo raggiunsero presto e si trovarono anche loro +due dinanzi alle vittime spaurite. + +— Oh! come son carini, come sono bellini, poverini! — esclamò l'Elisa +vezzeggiandoli con tutte le moine e i diminutivi coi quali si godeva +darsi delle arie bambinesche. + +— Vuole che li serbi vivi per lei, Contessa? + +— Oh! no: tanto non camperebbero. + +Giacomo, appena udite queste parole non aspettò di più; e colle sue +ditacce, schiacciò loro la testa, un dopo l'altro, con due colpi lesti, +sicuri. + +Dibatterono l'ali un'ultima volta, ed erano già morti. + +L'Elisa diè in un grido acuto, mentre i suoi occhi si gonfiarono di +lagrime. + +— Perchè hai fatto a quel modo, villano? + +E il Conte, irritato, aggiustò a Giacomo uno scapaccione così forte che +gli mandò il cappellaccio a rotolare lontano. + +— Dio mio, poverini! che senso m'han fatto.... + +L'Elisa, così dicendo, stringeva, chiudendoli, gli occhi, e si premeva +le mani sul cuore che le palpitava. + +Tutti e due rimasero tristi e silenziosi. Il villano, sconcertato, si +grattò la nuca, poi, dopo di essere corso a raccogliere il cappello, +ritornò lì per accomodare, con due strappate di mano, le bisacce della +rete. + +— .... Andiamo un po' all'ombra, nel casotto? — domandò Prandino alla +Contessa, con la voce che gli tremava e il cuore che gli batteva forte. + +— Andiamo. + +E l'Elisa, di nuovo, sollevando un po' le sue vesti, fu la prima a +muoversi nella direzione indicata, sempre triste, sempre silenziosa, +saltellando leggermente per schivare le pozze fangose della viottolina. + +Il nostro giovanotto, dopo le conversazioni del giorno innanzi, si +aspettava qualche cosa da parte della contessa Navaredo: o una lettera, +o un libro con un fiore, oppure un invito a colazione. + +La contessa Elisa non usava chiamar gente a desinare, perchè i pranzi +impegnano troppo, ma dava invece, di tanto in tanto, qualche +colazioncina intima (erano sempre in due a tavola, compresa la padrona +di casa) per la quale, più che la cameriera, la Beppa, che serviva da +cuoca, lavorava il contadino che, essendo anche giardiniere, riempiva la +mensa di fiori e di semprevivi. + +Ma sebbene qualche cosa si aspettasse, tuttavia quella visita della +Contessa, a quell'ora, in quel luogo, superava qualunque speranza avesse +osato vagheggiare. + +Erano i _castelli in aria_ della sua adolescenza, fantasticati tutte le +domeniche in Duomo, durante la messa delle dieci, che si avveravano coi +loro più splendidi miraggi, divenuti realtà . + +Camminando adagio adagio, egli la guardava amorosamente muoversi lesta, +elegante, dinanzi a lui; e allora il piedino perfetto e, più su, la +gamba rotonda, coperta da una calza finissima di seta rossa, che le +vesti, nel sollevarsi, scoprivano di più a ogni passo, a ogni saltello; +e allora, il profumo della cipria _aux fleurs de lys de kachemyr_, che a +sbuffate gli saliva al naso; e allora quegli alberi che si movevano ai +lunghi soffi della brezza mattutina quel verde grondante di rugiada, +quell'erba luccicante, quel sole così limpido, quell'aria fresca e sana, +quella solitudine sicura, in mezzo a tutto quel vasto silenzio, solo +interrotto dal canto alto degli uccelli, gli facevano battere il cuore +con una contentezza infinita, gli facevano correre nel sangue nuove +ebbrezze voluttuose. + +Quand'erano già vicini al casotto, s'accorse che Giacomo gli teneva +dietro: Ariberti si voltò a dirgli: + +— Adesso non ho bisogno di te; va' pure a fare la tua merenda. + +— Grazie, signor Conte. + +Il villano gli fece dietro alle spalle una smorfia da scimmia, poi +infilò un'altra viottola, passò dall'uccelliera a prendersi la sporta +col suo desinare, e a un mezzo tiro di fucile all'incirca dalla ragnaia +si sedette sopra l'erba folta della riva che divideva il campo vicino +dal paretaio. Di tanto in tanto, fra un boccone e l'altro di polenta, il +ragazzaccio però tornava a grattarsi la nuca e a fissare il casotto con +certe mossacce maligne. + +Là dentro, in quella tana angusta, oscura, dove il sole penetrava appena +con qualche striscia minuta, con qualche punto luccicante, dagli +spiragli invisibili, sparsi in quel fitto congegno di fronde, di tronchi +d'albero e di stuoie, Elisa e Ariberti, tutti due vicini, tutti due +seduti sopra una panchina corta, ristretta, avevano già ricominciato a +discorrere d'amore. + +— Che cosa avete pensato di me, iersera? + +— Che siete molto buono. + +— Troppo forse? + +— Oh! No!.... Vi voleva bene prima.... ma adesso ve ne voglio anche più. + +Prandino l'aiutò a levarsi il cappello che posò sopra un trespolo ch'era +lì presso: poi tornò a sedersi sulla panchina con lei, che in quella +oscurità non ci perdeva nulla, anche senza velo. + +— Perchè non dite _te ne voglio_ anche più? + +— Perchè non son buona, perchè non mi piace. E poi, guardate, non ho mai +dato del tu a nessuno. + +— Nemmeno a vostro marito? + +— Con mio marito si sa bene; ma era un'altra cosa! + +E l'Elisa si strinse un po' nelle spalle, infastidita da quella domanda +molto ingenua di Prandino. + +— È curioso però il vostro modo di voler bene. + +— Sta a vedere, adesso, che l'amore consisterà nel dare del lei, del voi +o del tu! + +— Non in questo solo, ma.... + +— Ma in che cosa? + +— Voi siete cattiva anche.... anche in tutto il resto. + +Lei lo guardò fisso perchè non capiva, e lui la guardò fissa per farsi +capire: ma poi, siccome l'altra continuava a non voler intendere, +Ariberti, per ispiegarsi, col braccio le circondò la vita, e sporse le +labbra, avvicinandosi per darle un bacio. + +Elisa si ritrasse con tanta vivacità che, quasi, cadeva giù dallo +sgabello. + +— La prego, Conte, non mi faccia pentire della fiducia che ho avuta. + +— Perdoni, Contessa; perdoni! Già , io doveva saperlo ch'ella non sente +nulla per me! + +E Prandino, secondo il solito, mettendo subito il muso, sciolse dal suo +abbraccio la vita della Contessa, e cogli occhi fissi fuori dalla +piccola finestrella del casotto, sembrò volesse rimanere da allora in +poi tutto intento alla caccia. + +— Vedete come siete? Perchè non si vuol fare in tutto a modo vostro, +fate il broncio e diventate sgarbato. Andate là , che anche voi avete un +modo curioso di voler bene!.... + +Quell'_anche voi_ urtò i nervi a Prandino, che però non si mosse e +continuò a spiare dalla finestretta. + +In quel punto due fringuelli spionciando allegramente e saltellando sui +rami, tra le fronde della ragnaia, sembrava da un momento all'altro +volessero scender giù nel mezzo del boschetto, attratti dagli inviti +degli allettaioli. + +Ariberti, non appena li vide, fece subito svolazzar gli zimbelli; poi, +sollecito, allungò le mani sulla corda dello spauracchio. + +Poveri uccelletti! Un colpo, una tirata sola e erano presi. + +Elisa li avea scorti molto prima che li vedesse il Conte; ma aveva +taciuto, sperando gli passassero davanti senza che se ne accorgesse. +Ella si era sentita stringere il cuore per essi; se li figurava già +colla loro testina schiacciata fra le ditacce di Giacomo e, buona, +sensibile com'era di cuore, volle salvarli. Pensò di chiedere a Prandino +la grazia della loro vita, ma Prandino in quel punto aveva una faccia +così feroce.... + +— Perchè siete in collera, Conte? — gli chiese allora come per provare a +distogliere l'attenzione del giovanotto da quel nuovo agguato. + +Ma Prandino era un cacciatore di prim'ordine e nella presa ci metteva +molto amor proprio, per cui non le badava affatto, e rimase invece tutto +fisso, immobile, ad aspettare il momento buono di tentare il colpo. + +— Perchè siete in collera, Conte? + +I fringuelli, fatti due o tre voli capricciosi, adesso eran piombati fra +le aiuole traditrici, e, senza alcun sospetto, poveri innocenti, +beccavano il miglio sparso là intorno, per gli zimbelli. + +Bisognava tirare lo spauracchio ed eran subito presi.... + +Prandino difatti, ne aveva già afferrata la corda e puntandosi +fortemente co' piedi, stava per dare l'urto alla strappata, quando la +Contessa, visto che non c'era altro scampo, appoggiò sulle mani di lui +le sue manine grassocce, calde, vellutate, e piano piano gli susurrò +all'orecchio: + +— Perchè _sei_ in collera, adesso?.... + +Prandino si lasciò sfuggire la corda.... si voltò.... + +I fringuelli erano salvi. + +La buona Elisa gli aveva appoggiata sulla spalla la testa profumata. +Egli la guardò con uno sguardo lungo, tenerissimo, colmo d'amore e di +passione: Elisa aveva chiusi gli occhi e sorrideva a fior di labbro. +Come la sera innanzi egli allora la baciò sui capelli; poi, +d'improvviso, stringendosela al cuore con una stretta convulsa, la baciò +e la ribaciò sulla bocca, cosa che la sera innanzi non aveva avuto il +coraggio di fare. + +Intanto i due uccelletti eran rimasti liberi e padroni del campo. +Volavano a capriccio, dalle aiuole fiorite alle frondi verdi della +siepe; poi battendo l'ali tornavan giù a bere l'acqua e a diguazzarsi +nel bagnatoio degli zimbelli. + +Nessuno al mondo pensava più di fare ad essi alcun male. + +Giacomo, appena li aveva notati, s'era levato lui, mezzo da sedere, +aspettando che dal casotto venisse data la tirata. Ma nel casotto +sembrava che tutti fossero morti o, per lo meno, addormentati. Allora il +villano die' in una grande sghignazzata, si strinse nelle spalle e si +buttò a svoltolarsi, come un puledro, fra l'erba umida della riva. + +Dei soffi d'aria leggeri correano sfiorando la terra, piegando le +foglioline dell'erba, facendo stormire le fronde spesse delle siepi; +lunghe ondate di profumo vagavano nell'aria, e qua e là qualche +ranocchio che si godeva il sole sull'orlo del fossato univa di tratto in +tratto, il suo gracidare monotono, ai canti acuti, squillanti, stonati +che uscivano dall'uccelliera. + +Giacomo, supino, stette là lungamente a beversi in un assopimento stanco +quella luce calda e snervante; ma poi quel grande barbaglio del sole lo +accecò e allora stirandosi e sbadigliando, si tirò giù, sulla faccia +rosolata, il cappellaccio nero, bisunto e sformato. + +I fringuelli continuavano intanto a godersi lietamente tutta quella +pastura. Eran tornati a rivolare sulla siepe e dalla siepe al boschetto, +e dal boschetto alle aiuole, e adesso salterellavano tutti e due sul +tetto del casotto. + +S'inseguivano, si sfuggivano, poi ritornavano ad accoppiarsi per scappar +via un'altra volta, ma sempre continuando a pigolare, con dei gorgheggi, +ch'erano le note più dolci del loro linguaggio. + +Dal tetto, vispi, pettegoli, curiosi, scesero in cerca di becchime fra +le fronde secche delle pareti, poi, temerari, vennero a posar proprio, +bezzicandosi, sulla corda dello spauracchio ch'era là distesa, +abbandonata e, dopo, tutti e due vicini vicini, pigolando sempre, +s'inseguirono fino sull'assicella del finestrino: ma allora ci fu +qualche cosa che li impaurì all'improvviso, perchè d'un tratto volarono +via, spionciando spaventati e andarono dritti dritti, a cader giù +perdendosi nei campi lontani. + + + + +CAPITOLO V. + + +Quello fu per il conte Eriprando degli Ariberti il più bel giorno della +sua vita; e quando, verso le dieci, la Contessa lo licenziò con un +ultimo sfogo di moine, egli era stanco, affranto, da quella sua grande +felicità , e sentiva proprio il bisogno di esser solo, di andar lontano +anche dalla donna ch'egli adorava, per raccogliersi a pensare, a +misurare, a comprendere la nuova e immensa beatitudine che lo stordiva. +Venne quasi l'alba prima ch'egli potesse addormentarsi. Tutta notte +s'era voltato e rivoltato nel letto, col cuore gonfio, in preda a una +contentezza, a una smania nervosa, che lo teneva desto, agitato. + +È proprio vero: la felicità dà le stesse inquietudini, le stesse +angosce, quasi, del dolore, ed è anche proprio vero che, come bisogna +abituarsi alle disgrazie per sopportarle, così bisogna anche abituarci +alla felicità per saperla godere. + +Nemmeno la contessa Elisa dormì subito; non già ch'ella pure avesse +inquietudini in cuore, ma perchè aspettò del tempo prima di andare a +letto. Però la Beppa, ch'era una dormigliona rabbiosa e che, quand'erano +sonate le dieci, tutta raggomitolata sopra una sedia, vicina al fuoco, +in cucina, non faceva altro che brontolare fra un pisolo e l'altro, +quella sera non ebbe occasione di lamentarsi. Elisa la mandò a dormire +subito, dicendole che si sarebbe spogliata da sè, perchè prima aveva da +scrivere delle lettere. + +Difatti, ne scrisse una, corta corta, alla contessina D'Abalà , e +quest'altra che segue, piuttosto lunga, per il maggiore Del Mantico: + + “_Caro marchese_, + +“Oggi ho avuto una giornata molto splenetica, e vi confesserò, con tutto +il candore, che ne è proprio stata causa la vostra lettera, dalla quale +traspariva, fra le linee, una freddezza per me incomprensibile e anche +_choquante_ in qualche punto. + +“Perchè non venite?.... _Gli affari di servizio_.... Oh! sono molto +comodi gli affari di servizio, quando mancano pretesti. + +“_A quelque chose malheur est bon_, e anche le _grandi manovre_ servono +bene per ischivare delle visite seccanti. Non è vero, caro marchese?.... + +“Io, però, siccome non ho nessun _regret_ nella mia coscienza, così vivo +tranquilla, almeno per questo riguardo, e dimentico il presente, +spaziando, come in un sogno, nelle rimembranze di un dolce e tenero +_trascorso_. + +“Anche oggi ho avuto la visita del conte Eriprando degli Ariberti. +Povero _bébé!_ Egli mi ama davvero e vorrebbe farmi sua moglie. In ogni +modo, senza interrogare il mio cuore, la realtà della vita vi si oppone. +L'ho mandato via, adesso, per iscrivere a voi, e penso di chiamare mia +figlia presso di me, perchè il mondo è così maligno, e le assiduità del +Contino, essendo io qui tutta sola, potrebbero venire interpretate +_equivocamente_. + +“Del resto, io lo vedo proprio con dispiacere soffrir tanto, povero +giovane! ma non gli ho nascosto che rinchiudo tali ricordi nella mia +anima, che mi darebbero sempre molto a pensare prima di legarmi a un +altro. La poesia, che da lontano mi sfiora l'anima col suo dolce +profumo, _paralizza_ ogni palpito del cuor mio. + +“Però confortatevi, caro marchese; se io vivo del passato, ciò non vi +deve punto _allarmare_. Ho dello spirito, me lo avete detto anche voi, e +ne uso a beneficio degli amici, per ricordare delle loro promesse quelle +soltanto che loro stessi rammentano senza pentimenti. + +“E ciò sia detto _en passant_, anche per la visita che volevate farmi +qui in villa, e che le _grandi manovre_ hanno _rimandata_, pare, ad un +tempo indefinito. + +“E quella mia figlia che mi secca sempre perchè vuole ad ogni costo che +io mi rimariti?!.... Da ciò solamente dovrei arguire che l'avvocato +D'Abalà le rende molto felice l'esistenza. + +“L'Ariberti ha visto stamattina nel mio cestino la vostra lettera. Deve +certo aver indovinato dalla busta ch'era vostra, perchè è diventato +rosso come un gambero e poi è scappato subito via, tutto sconvolto, +senza quasi nemmeno salutarmi. + +“Pensate a me e, se non altro, _non siate oblioso_ di qualche _souvenir_ +che del tutto ancora non può riuscirvi ingrato. Credete che io +conserverò sempre a _riguardo_ vostro, dell'affezione leale e sincera, +anche perchè il giorno nel quale cessasse questo mio vivo +_interessamento_, quel giorno potrebbe cominciar la coscienza a farmi +dei rimproveri e dei _rimarchi ben_ severi. + +“Chi ama dimentica.... + +“Chi cessa d'amare ricorda.... ed io non posso, ed io non voglio +ricordare, e perciò domanderò uno stordimento benefico anche alle ceneri +dell'amore, ed alla poesia soave delle memorie. + +“Vi dò la mia mano da baciare. Una volta la baciavate inginocchiandovi +come dinanzi ad una regina; oggi stringetela pure senza complimenti, +come ad un buon camerata. + +“_Bienheureuse la femme qui après l'amour laisse épanouir les parfums de +l'amitié_. + +“_Après l'amour!_.... Ma mi avete amata, voi, caro marchese? + +“_Sans adieu, et sans rancune_. + + “ELISA NAVAREDO.„ + +Piegò la lettera, la chiuse nella busta, vi fece l'indirizzo e la lasciò +là , sul tavolino, vicino a quell'altra, scritta per la contessina +Cecilia. + +Gli affari erano terminati e poteva concedersi il meritato riposo, +perchè anche lei era un po' stanca ed aveva sonno. + +Però, come nell'abbigliarsi al mattino, così anche nello svestirsi la +sera, ella aveva mille cosucce da sbrigare. + +Liberatasi dalle vesti e rimasta in sottanino, cominciò dal levare le +ciocche dei riccioli finti che aveva intrecciate, e il crespo che avea +nascosto nei capelli. Poi sulla fronte e di dietro sul collo, fece lesta +lesta, alcune ciambelle coi capelli corti, che schiacciò fra certi +diavolini di seta nera, unti e bisunti. Sulla faccia, lentamente, si +spalmò una pomata scura, che si asciugò dopo con un pannicello di lana. +Attorno alle narici avea la pelle più rossa del solito, e avea le labbra +molto più rovinate; però quella sera, ricorse al rimedio più efficace: +da un cassettino della toletta, sotto lo specchio, prese il fondo di una +candela di sego, che vi era involtata in un pezzo di giornale, lo +riscaldò, lo fece gocciolare al calore della lucerna, e, con quello, si +unse ben bene il naso e le labbra. Finita anche questa operazione, sturò +una bottiglietta di glicerina, se ne versò tanto del liquido in una mano +quanto ne poteva contenere, e così continuò per un pezzo a fregarle +tutt'e due l'una coll'altra, come se fosse dietro a lavarsele, e senza +asciugarle, infilò un paio di guanti sudici, che una volta doveano +essere stati bianchi, ma che adesso erano gialli dall'unto. Fatto tutto +ciò, si avvicinò al letto e finì di spogliarsi; ma quando si levò +l'ultima sottana e rimase in fascetta e in camicia, qualche cosa di +ruvido le scivolò giù tra le gambe.... Era un ramoscello d'edera che, +prima di uscire dal casotto, appoggiata mollemente al braccio di +Prandino, aveva strappato dalla breve fessura della finestrella e che si +era nascosto nel seno. Elisa guardò per terra, lo vide.... ma forse non +lo riconobbe, perchè lo cacciò dispettosamente sotto il letto colla +punta della babbuccia, mentre, per causa del freddo che l'era venuto +addosso, s'ebbe un colpo di tossaccia grassa, che fece tremare tutta +quella sua carne che, così disciolta com'era, dal busto e dalle altre +vesti, l'avrebbe fatta apparire a chi l'avesse vista, ancor più pingue e +sformata.... Ma per fortuna non c'era alcun occhio indiscreto! + + + + +CAPITOLO VI. + + +Il treno-_omnibus_ da Vicenza per Venezia parte alle 12,27, ma alle 11 e +mezzo il conte Eriprando degli Ariberti giungeva in carrozzella alla +stazione. + +Aveva la faccia scura. Mamma Orsolina, nell'abbracciarlo, era scoppiata +in un dirotto pianto, e nemmeno le celie della Luciana valsero a +dissipare in lui l'impressione affettuosamente melanconica di quel +distacco. + +Smontò, pagò il vetturino che brontolò sulla mancia, consegnò la +valigia, prese un biglietto di _prima classe_, che infilò in bella +mostra sotto il nastro del pioppino, e, con un gran sussiego, si pose a +passeggiare sul piazzale, fuori della stazione, aspettando che _lord +Palmerston_ gli conducesse l'Elisa e la Contessina. + +Intanto, mentre girava l'occhio per osservare se il suo biglietto verde +era notato con rispetto da quelli che viaggiavano in _seconda_, col +fazzoletto si spazzolava la polvere dal vestito nero, e, mentalmente, +rifaceva quei benedetti conti: fra il biglietto, la vettura e il +bagaglio, aveva già speso undici lire. Non gliene rimanevano più altro +che dugento sessantanove. Eran pochine!... Già , per far le cose ammodo, +gli sarebbero occorse trecento lire nette da poter spendere a Venezia, +senza doverle intaccare per il viaggio. + +Era ancora immerso in questi calcoli, quando _lord Palmerston_, che, col +suo _traino_ misurato, scalpitava forte sulle pietre con un _cioc ciac_ +tutto particolare, gli fe' battere il cuore e alzare la testa. + +Non si era ingannato: era proprio la carrozza di casa Navaredo. + +Prandino, diventando rosso, corse allo sportello e lo aperse. Gegio, +subito gli saltò addosso, e, siccome aveva mangiato delle ciliegie e ne +aveva ancora le manine sporche, così gli lasciò l'impronta delle dita +sui polsini della camicia. + +Lesta lesta discese poi la contessa Elisa, coperta fin sotto al mento, +da uno spolverino d'_orleans_ color piombo, con un cappello di paglia +scura, che le veniva giù sugli occhi, e una veletta fitta, bigia, che le +girava attorno al collo e le nascondeva bene la faccia. + +La contessina Cecilia, su per giù vestita come sua madre (già per lo +più, era la Beppa la sarta di tutte due) fu l'ultima a muoversi, e, +messo un piede sul predellino, prima di toccar terra, si appoggiò tutta +alla mano del giovanotto, perchè, come al solito, anche allora, la +Contessina era, per dir la cosa più pulitamente che si può, _in istato +interessante_. + +— Ha preso i biglietti? — chiese subito costei, appena scesa di +carrozza, colla sua vocina fessa, col suo piglio rabbioso, al povero +Prando, intimidito tanto da non sapere come dirle di no. + +— Ma, veramente, aspettava.... + +— Che cosa aspettava? Che li prendessi io anche per lei? Non sa forse +che andiamo a Venezia? Intanto, non vede? allo sportello c'è già la +gente accalcata e noi dovremo star qui ferme impalate, chissà per quanto +tempo! + +— La Contessa può accomodarsi nelle _sale di aspetto_, — disse uno dei +facchini che aveva tirati giù dalla vettura il baule e le sacche da +viaggio. + +Ma la Cecilia non ne volle sapere, tutta scalmanata a correre intorno, +dondolandosi in quello stato, a contare le sacche, le cassette, le +scatole, le cappelliere, se c'erano tutte e a sorvegliare quelle che si +dovevano consegnare, e quelle da tenersi in mano. Gridava, smaniava, +dava in escandescenze per un nonnulla. + +Voleva essere subito sbrigata, su due piedi, come se al mondo non ci +fosse stata che lei da servire; faceva un casa del diavolo per le cose +più semplici, era malcontenta di tutto, sospettava che tutti, e +specialmente il Governo, la volessero frodare, tirava le orecchie a +Gegio, brontolava con sua madre, perchè non sapeva farsi ubbidire, e +ogni cinque minuti concludeva dicendo che se ci fosse stato là suo +marito, la tale e tal'altra cosa non sarebbe successa. + +E così arrovellandosi anche per un'inezia, la sua faccia d'un bianco +giallo da linfatica, grassa, rotonda, col naso minuto, a punta, le +labbra sottili, le sopracciglia spelacchiate, s'infocava tanto sugli +zigomi, da diventare violacea, mentre in quei momenti i suoi occhietti +bigi guardavano losco. + +La Cecilia, fin dalla nascita, era stata la croce, e una croce molto +pesante, degli adoratori della contessa Navaredo. Anzi, si può giurare +senz'altro, che, se qualcuno avesse commesso (per modo di dire) qualche +peccatuzzo colla mamma, la figliola ci avrebbe pensato lei a dargliene +la penitenza. + +Da bambina, per farla tacere, e per farla andar via, ci volevano i +confettini, le bambole mute e parlanti, i cestini da lavoro, le cucine +di stagno e le strade ferrate d'ottone. Però, se i vostri regali non le +davano nel genio, stava là con tanto di muso, senza moversi, a farvi +degli sgarbi: ma se invece le piacevano troppo, allora non vi lasciava +più, vi era sempre addosso, e vi prendeva a voler bene con un amore +seccantissimo che vi dimostrava pestandovi i piedi, saltandovi sulle +ginocchia, baciucchiandovi colla bocca umida e impiastricciata di dolci, +e sciupandovi la cravatta coi suoi ditini, ch'erano stati un po' +dappertutto. + +Grandicella, era maliziosa come uno scimmiotto e s'innamorava lei degli +adoratori di sua madre, che generalmente se la cavavano coll'arricchire +alla Contessina gli _album_ dei francobolli, col regalarle libri morali, +fiori, gingilli, coll'ammirare i suoi dipinti, col deliziarsi alle sue +sonatine di pianoforte, col giurare che avrebbe avuto una bellissima +voce anche pel canto, e col dir male di tutte le ragazze che si +maritavano, e, peggio ancora, dei giovanotti che le sposavano. Ma ce ne +fu uno, più minchione degli altri, il sottoprefetto D'Abalà che avendo +tentato inutilmente tutti gli espedienti per piacere alla mamma, e +volendo proprio piacerle a ogni costo, chiuse gli occhi e si prese la +figliuola. + +Tutti respirarono, tranne, s'intende, il sottoprefetto; ma tutti per +poco. Delle sue pene ella faceva soffrire un po' ogni conoscente. + +Il sigaro le faceva male, gli odori delle essenze peggio, se parlavate +forte, le doleva la testa, se parlavate piano, dicevate male di lei. +Ogni mese dovevate correre in traccia di un medico nuovo per un nuovo +consulto, ad ogni parto andare in traccia di una nutrice forte, sana, +robusta, non bella, perchè era gelosa, e di poca spesa. Ogni giorno poi, +bisognava cercarle una cuoca o una cameriera, perchè, da lei ci +restavano tutt'al più una settimana corta corta, e poi scappavano via +come se avessero avuto il fuoco alle calcagna. + +Nei vostri discorsi dovevate sempre alludere al ministro dell'Interno +per protestare che era un asino, perchè non rendeva giustizia ai meriti +dell'avvocato D'Abalà . Dovevate confessare che tutte le donne erano +brutte, dichiarare che quello di far figliuoli era un gran merito e +ammettere che il sottoprefetto era più bello, più buono, più forte e più +intelligente di voi. + +— Dunque? Ha preso questi biglietti? — chiese la Cecilia a Prandino, +quando lo vide venir via dallo sportello. + +— Eccoli, Contessina. Per lei, per la Contessa e mezzo per Gegio. + +— Come?! Gegio ha tre anni e gli devo prendere il mezzo biglietto? Se +per Gegio non ho mai pagato nulla?... Ma lei s'è fatto imbrogliare!... +Ma lei non sa viaggiare!... Ma lei è rimasto sempre in un baule!... +Faccia, faccia il piacere, la _vadi_ e glielo dia indietro! + +— Ma.... + +— Che cosa, ma? + +— Ma adesso, voleva dire.... che non.... che una volta staccato non lo +riprendono più. + +— No? E allora? Che cosa me ne devo fare? La _vadi_, la _vadi_, si +faccia sentire e non si lasci canzonare in questo modo. Sicuro, santo +Dio, che con quella faccia sbalordita.... pare sempre addormentato. +Gliela farebbe sotto il naso anche un santo, gliela farebbe. Ah! se ci +fosse mio marito.... con lui, glielo dico io, lo ripiglierebbero, e +senza tanti discorsi. La _vadi_, la _vadi!_... + +Prandino, tutto sconcertato e vergognoso, corse dal bigliettinaio col +mezzo biglietto, ma non riuscì se non a farsi strapazzare anche da lui. + +— E così?... — domandò la contessina Cecilia all'Ariberti, quando lo +vide entrare nella _sala di aspetto_. Ma quelle due parole furono dette +con una cera, con un tono, con un'espressione tale, che il povero +Prandino non ebbe più cuore d'andare avanti. + +— Sì.... lo han ripreso, — disse tutto abbattuto e colla voce fioca. Il +sacrificio era consumato: altre quattro lire e cinquanta centesimi se +n'erano ite. + +— Ha veduto?... Ma sicuro che bisogna muoversi, che bisogna parlare, e +anche saper mostrare i denti se occorre! Andiamo, si svegli adesso, e mi +aiuti un po' a portar questa roba. Prenda in mano quelle due sacche, +quella scatola e quella cappelliera e andiamo fuori: il treno è +arrivato. + +Si mossero tutti e due, e l'Elisa dietro, dritta, silenziosa, senza +occuparsi di nulla, lasciando ogni briga alla Cecilia, come se fosse lei +la mamma. Gegio era sempre fra le gambe di chi aveva più fretta e voleva +sempre dare la mano a chi le aveva ambedue impedite. + +Il trovare buoni posti e l'accomodarsi nello scompartimento, non fu la +cosa più facile del mondo. Il conte degli Ariberti era già andato +innanzi e indietro per due volte, quant'era lungo il treno, seguendo la +Contessina che correva su e giù, brontolando e spaventando i +viaggiatori, che erano già dentro le carrozze. Vedendola così trafelata +e con tutta quella roba, chiudevano in fretta gli sportelli, oppure si +affacciavano in piedi all'ingresso, per preservarsi da quell'invasione. + +— Partenza!... Padova, Mestre, Venezia!... Primi posti avanti, secondi +indietro, terzi in fondo!... + +L'Elisa, che passeggiava in su e in giù anche lei, ma lentamente, per +conto suo, vide uno scompartimento dove c'erano dentro solo due inglesi +maschi, seduti l'uno di faccia all'altro. Chiamò la figlia e vi salirono +su tutti e quattro. + +Prandino là dentro, fra quei due musi seri seri, che non si scomodavano, +che non gli davano posto, che non si movevano nemmeno per restringere la +loro roba che, sparsa com'era, di qua e di là , occupava tutta la rete, +sentiva un grande imbarazzo e anche una certa soggezione. Quell'ambiente +ricco e severo della _prima classe_, se era quello del suo sangue, non +era però quello della sua borsa. + +Egli, in certo modo, invidiava un po' la disinvoltura di Gegio, il quale +aveva già camminato pacifico sui piedi dell'Inghilterra, e poi, dando +una inciampata fra le gambe di uno dei due, s'era voltato per dire alla +contessina Cecilia: — guarda, mamma, come sono brutti! + +Ma la Contessina aveva altro pel capo. Era in piedi, tutta occupata a +disporre le sacche e le valigie. + +— Con permesso, _pardon_, scusino, già ci deve essere posto per tutti; +abbiamo pagato anche noi. + +L'Elisa s'era subito rincantucciata comoda comoda, senza badare a nulla, +nell'angolo vicino a un finestrino, e anche Prandino riuscì, alla fine, +a potersi sedere e a tenere il posto di faccia all'Elisa, ma quando +erano già cominciati gli urti e le toccatine di piedi, proprio sul più +bello, gli inglesi, dopo essersi guardati in faccia con un'occhiata +significantissima, levarono dei sigari d'avana dalle tasche, li accesero +e, in due o tre sbuffate, riempirono di fumo lo scompartimento. + +— Ma, Conte.... Siamo forse in un _coupé da fumare?_ + +Così dicendo, la Cecilia cominciò a tossire, a fiutare il fazzoletto, a +morderlo.... però senza ottenere alcun effetto, chè i due inglesi, +imperterriti, non si lasciavano commuovere da tutte quelle convulsioni. + +Lo scompartimento era proprio destinato pei fumatori e la Contessina +dovette rassegnarsi ed essere lei la prima a cedere. + +Strepitò perchè le aprissero lo sportello, gridò prima in italiano che +era una _sconvenienza_, e poi lo gridò in francese, corse giù, come +meglio potè, dal vagone, e Prandino dietro, carico di nuovo di tutto il +bagaglio e con Gegio fra le gambe, che piangeva perchè aveva paura che +non si andasse più a Venezia. + +La Contessa intanto aveva osservato che il _sotto capostazione_, un bel +giovanotto biondo col berrettino foderato d'arancio, messo sulle +ventiquattro, le teneva gli occhi addosso con mesta ammirazione e cheta +cheta, senza dir verbo, scendeva anche lei dal _coupé_, ma però con la +grazia e la compostezza che non l'abbandonavano mai. + +Cecilia D'Abalà , com'è naturale, era adesso su tutte le furie. La gente +le faceva circolo intorno, e i viaggiatori, col capo sporto fuori dalle +finestrelle, la stavano a guardare, ridendo tra loro. + +— È una sconvenienza! una mancanza di educazione! Bisogna avere dei +riguardi per le signore! Oh! se ci fosse stato mio marito!... Avrei +voluto vederlo!... Avrebbe saputo insegnar la creanza, lui, a quei +signori!... + +— Anch'io — soggiunse sommessamente Prandino che voleva essere pure +tenuto in qualche conto — anch'io ho detto loro che potevano essere più +gentili. + +— Sì, ma gliel'ha detto in italiano e allora.... chi lo capisce?... + +L'Elisa, peraltro, otteneva cogli occhi più che sua figlia colla lingua, +perchè il _sotto-capo_, da un momento all'altro, fece aprire uno +scompartimento, destinato a rimaner chiuso fino a Padova, e là dentro, +comodamente presero posto tutti i nostri viaggiatori. Prandino si +profuse in ringraziamenti col giovane impiegato, e a titolo di regalo +gli offrì il suo biglietto di visita, con tanto di corona nel mezzo, ma +il _sotto-capo_ si trovò meglio ricompensato dal sorriso che gli volse +di sotto alla veletta la contessa Navaredo. In quanto alla Contessina, +questa volta ch'era una sgarbatezza il tacere, non aprì bocca: avean +pagati i biglietti, dunque toccava a quei signori della ferrovia a +trovar loro i posti!... + +— Padova, Mestre, Venezia!... + +Finalmente furon tutti seduti. Prandino riuscì a mettersi daccapo in +faccia alla Contessa; finalmente suonò il corno, la campanella, la +macchina fischiò, il treno si mosse, e non c'eran da temere altri +inconvenienti. Gegio, inginocchiato sul sedile, guardava fuori dal +finestrino dall'altra parte; la Cecilia gli stava vicina tenendolo per +la falda del camiciotto perchè non cadesse fuori, e i nostri due +innamorati eran così vicini che potevan parlare liberamente, come se +fossero restati soli. + +— Sembra una persona per bene, quel _sotto-capo_, ed è molto gentile — +disse lui. + +— Sì, davvero? non ci ho badato — rispose lei: poi chinandosi un po' — +sei contento, bambino? — gli chiese piano piano, accarezzandolo cogli +occhi e col suo fiato caldo che gli corse sulla faccia e che lo fece +tremar tutto. + +— Oh! sì, e non credevo che al mondo si potesse esserlo tanto!... + +I quattro piedi si cercarono, s'incontrarono, si toccarono di nuovo e +non si lasciarono più fino a Poiana. + +Prandino toccava il cielo col dito e, pare impossibile, lo toccava col +dito dei piedi.... + +Forse per questo la sua felicità era così vicina ad andarsene colle +gambe all'aria! + +Da Poiana a Padova fu un lungo e non interrotto sdilinquimento +sentimentale, mentre Gegio canticchiava con urlacci così stonati da +romper la testa, se non fossero stati attutiti un po' dal rumore e dallo +sbattere del treno, e la Contessina dormiva, forse per il dispiacere di +non aver alcuno da strapazzare. + +— Mi ami? + +— Tanto, tanto! + +— Avrai delle lune? + +— No.... se non ti lascerai fare la corte da nessuno. + +— Chi vuoi che me la faccia, bambino? + +— Tutti vorranno fartela, poichè sei tanto bella. + +— Non temere, sarò buona.... vedrai.... e poi a Venezia, non so che cosa +sia.... ma sono sempre stata più buona che in tutti gli altri luoghi. + +Prandino ne avrebbe fatto senza di una tale confessione, ma già un po' +di chiaro-scuro ci voleva. + +— Perchè fai il muso adesso?... cos'hai?... + +— Nulla, un pensiero che m'è passato per la testa. + +— Dimmelo.... + +— Sciocchezze! Non lo ricordo nemmeno. + +— È impossibile! Voglio saperlo, + +— Ma se non lo ricordo più, ti dico!... senti, senti, cara: una sera.... +una sera andremo in gondola noi due soli? + +— Oh! sì! + +— E... là ... mi dirai anche là di volermi bene? + +Questa volta, l'Elisa non gli rispose nulla, ma sospirò, levando gli +occhi al cielo, in un modo tale che pareva Santa Lucia, prima +dell'operazione. + +Prandino sognava a occhi aperti: quei dodici giorni alle bagnature gli +si paravano dinanzi alla mente con tutte le dolcezze, i fascini, le +commozioni, le ebbrezze volute e sperate dal suo cuore. Egli si sentiva +felice: anzi, si sentiva l'uomo più felice della terra, e, quando il +treno arrivava sotto la tettoia di Padova, non desiderava più nulla.... +nemmeno le trenta lire che gli mancavano per fare le trecento. + +Lo scompartimento dov'erano i nostri viaggiatori si fermò proprio in +faccia al Caffè della stazione, e però la contessina Cecilia si sentì +subito fame, e Gegio sete di _un'aqua di marena_. + +Il Conte smontò dalla carrozza, entrò nel Caffè e, strascicando l'erre, +fece portare fuori un'acqua pel bambino e un caffè e panna, _colla +cesta_, per la D'Abalà . + +— E lei, Contessa, non desidera nulla? + +— No, grazie, Conte. + +— Pagate, che dopo, stasera, faremo tutto una cosa sola coi biglietti — +disse la Cecilia ad Ariberti, che s'incamminava di nuovo verso il Caffè. + +Mentre però i camerieri, che l'avevano visto a scendere da un _coupé_ di +prima classe e che avevano adocchiata la corona del portasigari, gli +davano del conte a tutto andare, egli si sentì stringere il ganascino da +due dita forti come l'acciaio; si volse subito, ma, appena conobbe chi +lo trattava in quel modo tanto confidenziale, diventò rosso rosso, e +fece una profonda scappellata. Era nientemeno che il cavaliere +Pinocchio, capo divisione nelle _Strade Ferrate dell'Alta Italia_, +quello al quale il conte degli Ariberti s'era raccomandato tanto per +avere un impiego. + +— Oh! bravo, bravo, bravo il nostro Prandinello! E per dove si viaggia? + +— Vado a Venezia. + +— A Venezia? Oh! che briccone! A Venezia!... bravo, bravo, bravo. Ci +sono stato anch'io un paio di giorni fa, e sarà facile che vi ritorni +ancora quest'altra settimana. + +— Davvero? Sarei felicissimo d'incontrarla, Cavaliere. + +Questa felicità di Prandino non era mica tutt'oro colato, ma egli la +buttò là nulladimeno con una grande espansione. + +— Sicuro; o al Lido, o in piazza, o sotto le Procuratie ci rivedremo +certo.... bravo, bravo, bravo. E come sta mamma Orsolina? + +— Benissimo, grazie, Cavaliere. + +— Oh! a proposito, Prandinello mio, saprete che ho per voi delle buone +nuove. + +— Magari!... — magari me le desse a bassa voce, — pensava il poveretto +ch'era sulle brace, perchè gli pareva che tutti quanti lo stessero là a +guardare. Ma il cavaliere Pinocchio, uomo tagliato piuttosto alla buona, +e che in tutte le stazioni sulla rete dell'_Alta Italia_, gli pareva +d'essere in casa sua, parlava forte, lentamente e colla bocca piena, +perchè stava masticando una focaccia calda calda, della _Meneghina_. + +— Ieri sono stato a Verona, e ho parlato col capo-traffico.... M'ha +detto di aver sollecitata la vostra chiamata in servizio. Per la fine di +questo mese o pei quindici del venturo è quasi certo che sarete a posto. +Già si sa bene, farete anche voi il tirocinio come avventizio, ma +intanto.... + +— Partenza per la linea di Venezia!... + +— Scusi.... Grazie tante, Cavaliere!... — E Prandino si mosse per +scappar via. + +— Oh!... c'è tempo.... c'è tempo.... + +— Ma sa.... non vorrei.... chiudono gli sportelli... + +— Andate, andate. Ci rivedremo a Venezia. + +— Servitor suo, Cavaliere. — E Prandino tornò di corsa dov'era l'Elisa, +ma era aspettato anche là da una brutta sorpresa. + +Il suo posto in faccia alla Contessa era stato preso da un signore +grassotto, di mezza età , vestito piuttosto male, con una lente +all'occhio, il quale, tutto miele, ascoltava sorridendo la contessa +Elisa, che gli parlava chinata verso di lui e facendo l'occhio di +triglia. + +La D'Abalà s'era un po' avvicinata alla madre, e Gegio stava seduto +tutto moine e carezze sopra una gamba del signore dalla lente. + +Prandino, appena lo riconobbe, e lo riconobbe subito, si sentì tremar le +gambe, mancare la lena e gli si oscurò la vista. Salì inciampando nello +scompartimento; rosso, rosso, fece un risolino da ebete, come per +salutare la comitiva, ma adesso aveva un bel mostrarsi affabile, nessuno +gli badava più. Tanto per darsi un po' di contegno, accarezzò i capelli +di Gegio, ma questi gli si voltò irritato, con una mossaccia dispettosa, +e, quasi lo sapesse di fargli dispetto, si pose a baciucchiare la mano +pelosa del suo nuovo amico. + +— Andiamo, Gegio, non essere seccante. — Si conoscono? — chiese poi +l'Elisa a quell'altro, indicandogli Prandino. + +— Veramente di vista.... credo di sì; ma presentazione non c'è stata. + +— Il conte Eriprando degli Ariberti; il marchese del Mantico. + +Il maggiore si volse verso Prandino con grande sussiego, e serio, grave, +si pose a fissarlo colla lente nell'occhio in una maniera come se non +avesse da guardare un uomo, ma un monumento. Prandino invece, che voleva +sembrare disinvolto, si alzò dal suo posto, gli venne incontro, gli +prese, gli strinse la mano, tanto che il polsino, colle macchie rosse +delle ciliege di Gegio, si slacciò dal bottone e gli corse giù, fuori +della manica. + +La Contessa e il Maggiore, ripresero subito la conversazione a bassa +voce; la Contessina, da lontano, sorrideva all'una ed all'altro; Gegio +fra le gambe del Maggiore giocava coi ciondoli dell'orologio. + +— Sta a vedere, — pensava Prando dopo di essersi accomodato il polsino, +— sta a vedere che questo animale viene a Venezia con noi? Se fosse +vero, io mi fermo a Mestre!... — E intanto si mordeva i baffi, scoteva +convulsamente i tacchi sul tappeto, allungava il muso, impallidiva, +aggrottava le sopracciglia, ma era tutta fatica sprecata, che già +l'Elisa non gli badava. + +Dopo una mezz'oretta, terminarono di parlarsi così a bassa voce; e +allora il Maggiore, per cambiar discorso, cominciò prima a dir male del +suo colonnello, e poi dopo a discorrere di cavalli, di corse, di +cocchieri di Monte-Carlo, di centinaia di migliaia di lire, delle +scuderie del duca A., delle rimesse del principe B., dei _box_ del conte +C. + +Prandino ne capiva poco, ma siccome quell'altro parlando, di tanto in +tanto lo fissava con la lente, quasi per avere la sua approvazione, egli +si credeva obbligato di fare certi sorrisi che pareano smorfie. + +Però la provvidenza c'è dappertutto, anche sulla linea da Milano a +Venezia. Difatti, poco prima di arrivare a Mestre, l'infelicissimo conte +degli Ariberti si sentì tornar l'anima in corpo quando udì il Maggiore +che cominciava a congedarsi. + +— Come!... si ferma a Mestre? + +Era la prima volta che Prandino osava dirigergli il discorso; ma la +contentezza gli ridava adesso il coraggio. + +— Sì, mi fermo a Mestre perchè vado a Treviso dove sono di presidio. + +— Però ci rivedremo a Venezia, non è vero? — gli chiese quell'antipatica +della contessina Cecilia. + +— E.... potrebbe anche darsi.... ma.... + +E qui invece di rispondere alla figlia, il maggiore fissò la mamma in +modo che questa arrossì, si chinò languidamente, e tornarono a parlarsi +a bassa voce, cosa che rimise l'uggia e lo sgomento addosso a Prandino. + +Il treno cominciava a rallentare. + +— Ci siamo? — chiese il Maggiore. + +— Ci siamo! — rispose Prandino, e aggiunse mentalmente — se Dio lo +vuole! + +— Mestre!... Chi scende a Mestre!... + +Il Maggiore prese la sua sacchetta e saltò giù; ma risalì subito sul +predellino a discorrere piano con l'Elisa che si sporgeva mezza fuori +dallo sportello. Prandino, tutto orecchi, non riusciva se non ad +afferrare qualche parola qua e là . + +— Dunque? — chiedeva il Maggiore. + +— _Cela dépendra!_... — rispondeva la Contessa, sorridendo con +intenzione. E poi parlarono più basso ancora, e Prandino non potè +intender più nulla, soltanto ci fu un momento nel quale gli sembrò che +il Maggiore accennasse a lui e che la Contessa si stringesse un po' +nelle spalle colla stessa mossa, tal e quale, con cui ella soleva +mostrarsi crucciata quando egli, alla sua volta, era geloso delle +lettere del Maggiore. + +— E dove ha preso alloggio, Contessa? + +— Alla _Gondola d'Oro_ — rispose per lei la Cecilia, avvicinandosi. — +Dunque verrà a trovarci senza fallo a Venezia? + +— Non dico di no.... e non dico di sì!... — Il Maggiore evidentemente ci +teneva a fare il prezioso. + +— Venga! ma venga, da bravo! + +— Vieni! Vieni! non è vero che verrai? sì che verrai? — si pose a +strillare Gegio che riebbe in quel punto un impeto di tenerezza per Del +Mantico. + +— Sì.... sì.... verrò!... + +— Ma non si parte più?... — chiese Prandino che cominciava proprio a +perdere la pazienza. — Non lo capisco tutto questo ritardo. + +— Si vede che aspetteranno l'altro treno.... Ah! eccolo!... Dunque.... +buon viaggio, Contessa! + +— _Sans adieu!_... — disse questa, stendendogli la mano e rifacendo gli +occhi di triglia. + +— _Sans adieu!_ — e anche il Maggiore, grassotto e attempatuccio +com'era, si levò, anche lui, la lente per salutarla nell'inchinarsi, +finchè il treno si muoveva, con un'occhiata lunga e molto sentimentale. + +Prandino era ritornato al suo posto, che il Maggiore gli aveva tenuto +caldo, ma aveva un muso, un fare, che diceva più di qualunque sfuriata. +La Contessa allungò il piedino, ma i piedi dell'Ariberti si ritirarono, +quasi avessero paura di scottarsi. + +— Che cos'hai? — gli chiese piano l'Elisa, chinandosi verso di lui. + +— Nulla! — rispose Prandino, con una manieraccia che pareva le volesse +dare un morso. + +— Si comincia male! + +E l'Elisa, così dicendo, con aria seccata si riaccomodò nel suo +cantuccio, e fino a Venezia non ci fu più verso di farle dire una +parola. + +Intanto, la contessina Cecilia continuava a sfogare il suo vivo +entusiasmo per il Del Mantico: trovava ch'egli era molto simpatico, che +aveva molto spirito, che aveva l'aria di gran signore e, finalmente, che +s'era fatto anche più bello di prima, il che non era proprio vero, nè +poteva essere, perchè, da che mondo è mondo, tutti i capitani, quando +diventano maggiori, diventano più brutti.... + +Con queste chiacchiere, si attraversava il ponte della laguna, e Gegio +era tutto festante; batteva le manine, gridava, saltava; bisognava +tenerlo, se no, c'era pericolo si buttasse giù dal finestrino. + +A un certo punto, quando vide un battelletto con una vela, che filava +diritto diritto in mezzo all'acqua, parve diventasse matto, finchè, +voltatosi di botto all'Elisa, le disse: + +— Quando il Del Mantico verrà a Venezia, mi farai comperare una +barchettina nera, con una bella vela bianca come quella là ?... + +— Tu, caro, devi imparare a non seccare mai nessuno. + +— Va là : te la comprerò io la barchettina — gli disse Prandino, +accarezzandolo, perchè, un po' spaventato dalla cera brusca che gli +faceva l'Elisa, sentiva bisogno d'ingraziarsi qualcuno. + +— Oh! giusto te!.... Tu non ne hai soldi, tu!.... La mamma ti chiama +sempre Prandino meschino sotto gli alberi della luna! + +Cecilia diede un forte pizzicotto al ragazzo e gli soffocò a mezzo le +parole; ma Prandino aveva udito tutto; e queste sono le ragioni per le +quali il conte Eriprando degli Ariberti, che era partito da Vicenza +raggiante di felicità , smontava a Venezia con un muso lungo un palmo! + + + + +CAPITOLO VII. + + +Per chi non è avvezzo a viaggiare, il momento di uscire, stipato fra la +gente, dalla stazione in una città grossa, dà sempre un certo impiccio: +figuratevi poi Prandino, il quale, con quel po' po' di peso che aveva +sullo stomaco, arrivava per l'appunto a Venezia, dove non era mai stato, +fuorchè una volta sola, da ragazzo. + +Dopo di avere attraversata quella tettoia lunga, bassa, stretta, scura +della stazione, egli si trovò, tutt'a un tratto, in faccia del Canal +Grande, dove le acque e il cielo e la terra si confondono amorosi in una +festa di colori. E lì, attorno all'uscita, sul piazzale, c'era una folla +di gondolieri e di servitori d'albergo: i gondolieri sbraitavano, si +spingevano l'un l'altro, si sbracciavano; volevano impadronirsi per +forza dei viaggiatori. + +— _Vorla una gondola, signor? Una bela gondola, a un remo, a do remi — +pronta!_.... + +I servitori d'albergo, invece, tutti in fila, più gravi, più composti, +non facevano altro che ripetere: + +— Albergo d'Italia! _Grand Hôtel_ — _Capelo_! Al Vapore! _Pension +Suisse_! La luna! Hôtel Vittoria! + +Prandino era rimasto a bocca aperta; quelle grida lo stordivano e +guardava trasognato lo spettacolo del _Canal Grande_, con quella larga +striscia di gondole che formava giù come un'altra riva mobile, +irrequieta, sotto quella bianca, solida, di pietra, e il verdastro +dell'acqua, e il brulichìo di tutta quella gente affaccendata, e più +lontano il ponte grigio che parea trapunto. + +— Mi dia lo scontrino. Anderò io a farmi consegnare il bagaglio. Lei, +intanto, prenda una gondola, ma badi bene di contrattare prima, se no, +vogliono il doppio. Tu, mamma, vieni con me, — continuò la Cecilia, +rivolgendosi all'Elisa, che camminava passo passo, colla sua andatura +molle e sentimentale, guardandosi intorno con una certa noncuranza che +la faceva parere una dama inglese da strapazzo. — Tu, mamma, vieni con +me. Quattrocchi ci vedono più di due, e poi, alle volte, non si sa mai, +potrei dimenticarmi qualche _capo_.... + +Questo pericolo non c'era proprio.... piuttosto ci poteva essere +l'altro, che se ne ricordasse uno di più! + +— Tu, Gegio, sta bono, resta col Conte. + +— No! Io voglio andare colla mamma grande! + +— Torniamo subito! + +— No! Io voglio andare colla mamma grande! + +— E tu va colla mamma grande, seccatore, marmotta, che non sei altro! + +Un ometto magro, agile, colla faccia maschia, espressiva, annerita dal +sole, con in testa un cappellaccio di paglia, e indosso un camiciotto di +rigatino stinto, era stato attento alla scena: però, appena scomparse le +signore con Gegio, si avvicinò a Prandino e, come se già lo conoscesse +da un pezzo: + +— _Son qua mi, signor_ — gli disse tutto umile — _son qua mi_. + +— Avete una gondola? + +— _La vegna co mi, ghe digo; la vegna co mi e no la se indubita_! + +Prandino lo guardò tutto consolato: non gli pareva vero che qualcuno si +occupasse di lui in quella folla, per toglierlo d'imbarazzo e, senza dir +motto, seguì il barcaiolo. + +Questi lo fece piegare a sinistra. + +Poco dopo, dalla stazione usciva un facchino con un gran baule sulle +spalle, una valigia in una mano e due sacche in un'altra. Dietro di lui +venivano la Cecilia, tutta piena di scatole e di cassette, la Contessa +con una cappelliera da una parte, e Gegio, che le dava la mano, +dall'altra. + +— _Bapi! Ohè! Bapi! Porta qua la roba del signor_ — gridò il barcaiolo, +che lo riconobbe, mentre Prandino tornava indietro di corsa, per aiutare +la Cecilia, che in quello stato, rossa e dondolante, con tutto il peso +della roba fra le mani, pareva dovesse scoppiare. + +_Bapi_, che aveva voltato a destra, appena udì la voce che lo chiamava, +alzò gli occhi, chè la testa non la poteva muovere sotto al baule, e +piegò, trotterellando curvo, a sinistra. + +— Si va per di qua? — chiese Cecilia a Prandino. L'Elisa non gli parlava +mai, era in collera per la scenaccia che le aveva fatto a Mestre. + +— Sì, per di qua. Ho trovato una bella gondola, grande, pulita. + +Adagio adagio, si avvicinarono alla riva; ma quale non fu lo sdegno +della Cecilia e l'espressione ironica della Contessa, quando videro che +Prandino, invece di una gondola, aveva noleggiato un battello. Era una +barca grande davvero! e pulita, co' suoi guancialini candidi, filettati +di rosso! + +Però tutto il sentimento aristocratico di casa Navaredo si rivoltò +dinanzi a quel democratico mezzo di trasporto. La Cecilia strepitò, +l'Elisa si strinse indispettita nelle spalle, e Gegio si mise a piangere +perchè avea paura che la mamma non volesse più andare in barca. Ma tanto +e tanto ogni diverbio era inutile: il baule e le sacche erano già +dentro, Prandino lo aveva preso, dunque bisognava adattarsi. La Cecilia, +alla quale davano mano in tre, scese ed entrò nel battello protestando +che, se ci fosse stato là suo marito, non avrebbe tollerata quella +canzonatura, e continuò a brontolare concitata finchè il battello +scendeva lungo il Canale. + +Il perfido battelliere la lasciò sfogare per un pezzo, ma poi, senza +fissare in faccia a nessuno, senza piegare la testa, guardando in alto, +come se parlasse coi fili del telefono: + +— _Il batelo sono più sicuro de la gondola_ — disse serio serio — +_perchè co una scarampetola da niente si schivano dal tranvai: e invece +la gondola vengano rebaltata facilmente. Anche gieri, do gondole +sburtarono il vaporeto e andarono a ramengo coi passeggeri in aqua_. + +— _Haohe!_.... — gridò poi piegando il battello per voltare in un rio. + +— _Stalì!_.... — rispose una voce interna e subito una gondola uscì dal +rio, quasi urtando contro il battello che entrava; ci fu uno scambio di +insolenze fra i barcaioli e ognuno tirò diritto per la sua strada. + +Fra Prandino e l'Elisa, il malumore durò ostinato tutto quel giorno. A +desinare, Prandino, discorrendo colla Cecilia, fece capire a quell'altra +che lui si trovava così male a Venezia da pensare sul serio di +ritornarsene a casa il giorno dopo. Ma nè la Cecilia nè l'Elisa gli +risposero punto in proposito e continuarono invece a chiacchierare, a +scambiarsi mezze parole, sorrisi significantissimi, che si riferivano a +discorsi sott'intesi fra loro due e che Prandino non doveva capire. + +Nulladimeno madre e figlia mangiarono con buonissimo appetito: l'Elisa +masticava lentamente, silenziosamente e malinconicamente coll'aria di +scomodarsi per compire un sacrifizio; la Cecilia divorava in furia, +quasi avesse paura di non arrivare a tempo a mangiare di tutto. La +Contessa, intanto, per non perdere il tempo, godeva di essere ammirata, +non essendoci di meglio, dal direttore della locanda, un signore +dall'aspetto pulito, elegante, che andava e veniva nella sala da pranzo, +dispensando ordini coll'aria severa d'un diplomatico, mentre la Cecilia, +di soppiatto, intascava pane, frutta, formaggio, tutto ciò che le +capitava, perchè con quella provvista risparmiava la colazione sua e +quella di Gegio. + +Il contegno delle signore, quei misteri che non finivano mai, +l'indifferenza che gli dimostrava l'Elisa, tutto ciò, metteva addosso a +Prandino una smania, una gelosia, una inquietudine da non dire. + +— Certo — pensava egli fra sè — certo parlano del Maggiore; certo le +loro parole si riferiscono a lui. Maledetta combinazione!.... Ma come +mai era egli a Padova!... Fu un accidente, o un incontro combinato tra +loro d'accordo!..... + +Il timore che il Maggiore capitasse un giorno o l'altro a Venezia e si +facesse vedere al passeggio o al Lido coll'Elisa, lo angustiava +fortemente; e in questa grande angustia c'era un po' di gelosia e +insieme di vanità ferita; c'era la paura di perdere l'amore della +Contessa e c'era anche l'apprensione che la gente, vedendola col +Maggiore, non riputasse più lui, Prandino, il solo amante fortunato. + +Nè a rasserenarlo contribuivano le amabilità scherzose di Gegio, il +quale, pieno come un otre, sdraiato sulla seggiola, si divertiva a +schizzare i noccioli delle ciliegie adosso a Prandino, che gli era +seduto di contro. + +Preso il caffè, la Cecilia si volse a sua madre e — Vuoi che andiamo a +vestirci? — le chiese, alzandosi lei da tavola, per la prima. + +— Andiamo pure. + +L'Elisa aveva mangiato troppo; aveva caldo, sudava e, adesso, delle +chiazze rosse, accese, trasparivano sotto la cipria della faccia. + +— Io esco un momentino, — disse l'Ariberti alla Cecilia, chè, con +quell'altra, anche lui voleva tenere il broncio. + +— Esce solo?.... Senza aspettarci? — gli domandò Elisa un po' inquieta +per quegli indizi di ribellione. + +— Voglio passare da mio cugino Badoero. Non si sa mai, potrei +ritornarmene via presto da Venezia, anche domani forse, e, a buon conto, +desidero prima salutarlo. + +— Faccia pure il suo comodo. + +— Fra una mezz'ora, fra un'ora, forse, tutt'al più, sarò certo di +ritorno all'albergo. + +— Faccia pure, faccia pure. Vuol dire che, se noi saremo uscite, ci +ritroverà in piazza o al Caffè. + +— A qual Caffè? perchè, suppongo, ce ne sarà più d'uno anche a Venezia. + +— Al _Florian_. Dovrebbe saperlo: la _buona società _ non va altro che al +_Florian_. + +— Ma come vuoi che sappia lui queste cose? — saltò su a dire la Cecilia +— se ti prende ancora un battello per una gondola! + +L'Ariberti arrossì dalla rabbia e avrebbe dato dieci lire, delle dugento +sessanta circa che gli rimanevano, per potersi sfogare tirando le +orecchie ben bene a quel monellaccio di Gegio, che, dopo la risposta +impertinente della mamma, s'era messo anche lui a dar la baia a Prandino +e non la finiva più di gridare a perdifiato: + +— Oh bello! oh bello!.... per una gondola prende un battello!.... + +Colla stizza in corpo salì per andare nella sua camera, a prender il +cappello, i guanti e la mazzetta. Salì su su, tutte le scale, quante ce +n'erano, perchè, assicurandolo che di là potea veder la laguna, lo +avevano alloggiato proprio sotto il tetto. Quando fu di sopra, s'accorse +di non avere la chiave: scese di nuovo e la domandò ai camerieri che +incontrava nelle sale del primo piano. Ma questi che aveano ancora dei +pranzi da servire, andavano e venivano affaccendati, carichi di piatti e +di roba, mostrando chiaro che non c'era tempo da badare a lui. Prandino, +in mezzo a tutta quella gente che gli passava dinanzi senza nemmeno +salutarlo, oppure rispondendogli appena a monosillabi, provava +soggezione. Quegli abiti neri erano più puliti e più nuovi e più +eleganti del suo, capiva di non esser nulla là , per quella gente, mentre +invece a Vicenza era pur sempre _il signor conte_, e temeva che avessero +subito indovinato com'egli fosse uno di quei forestieri che ne han +pochini da spendere. + +— Che numero ha il signore? — gli chiese un cameriere. + +— L'ottantasei. + +— È di sopra la chiave dell'ottantasei? — domandò il primo interlocutore +ad un altro che passava. + +— No. + +— Allora l'avrà da basso il portiere. + +— Grazie — e Prandino scese giù a terreno. + +— Avete la mia chiave? + +— Che numero? — Il portiere era un uomo alto, colle fedine all'inglese, +l'aria grave, i modi asciutti e che ci soffriva molto a essere +scomodato. + +— L'ottantasei. + +Il portiere non si mosse da sedere: era sdraiato sopra una poltrona, non +si levò il berretto, cerimonia che del resto non prodigava mai +agl'italiani, ma teneva in serbo per gl'inglesi, i tedeschi e gli +egiziani, e sempre senza parlare, indicò all'Ariberti l'ultima chiave +appesa all'ultimo chiodino della tavoletta. + +Prando prese la chiave, risalì su su, nella sua camera a cercarvi ciò +che voleva e poi ridiscese di corsa. Era ansante, sudato: ma gli stava a +cuore di dare una lezione a quell'animale di portiere. Però, certo, +quando avrebbe saputo con chi aveva da fare, avrebbe usato altri modi. + +— Sapete indicarmi il palazzo Badoero? + +Il nostr'uomo si mosse dalla poltrona con visibile malcontento, e senza +alcuna fretta uscì fuori a domandare l'indirizzo richiesto, ad un +gondoliere. + +— _Vorla una gondola, signor, andaressimo più presti_. + +— Non ho premura. Grazie. — Se per caso — e Prandino si rivolse al +portiere — se per caso venisse all'albergo il conte Badoero a cercare di +suo cugino il conte Eriprando degli Ariberti, che sono io, ditegli che +fra una mezz'ora sarò qui di ritorno. + +— Sarà fatto, signor Conte! — E questa volta il portiere, con grande +soddisfazione di Prandino, si toccò il berretto. + +Il nostro giovinotto, avviandosi e internandosi fra quelle _calli_ così +strette e affollate, dove la puzza d'acqua salsa, stagnante, si confonde +coll'odore di pesce fritto, non aveva altro che un solo pensiero: +trovare il modo di far patire all'Elisa un po' di quel malcontento, di +quell'inquietudine che pativa lui. + +— Certo — pensava — certo stasera mi aspetterà un bel pezzo al Caffè.... +Tanto e tanto il maggiore è a Treviso e non ho paura di lui, dunque.... +che mi aspetti!... Comincierà anche lei ad essere un po' inquieta non +vedendomi capitare. D'ora in poi cambierò sistema. Già colle donne, lo +dicono tutti, bisogna farsi desiderare per essere desiderati. A buon +conto il mio cugino Badoero, molto probabilmente, uscirà con me: andremo +insieme in piazza San Marco, egli mi presenterà forse a qualche suo +amico, fors'anche a qualche bella signora, e l'Elisa, vedendomi fare il +galante colle altre, proverà alla sua volta il divertimento della +gelosia. Brutta stupida!.... + +Ma, e il suo cugino Badoero lo avrebbe accolto proprio bene? Se invece +lo trattasse, come si dice, dall'alto al basso? Se non volesse saperne +di lui? Se lo licenziasse sbrigandosene con un complimentino a fior di +labbra? + +Anche questa era una spina, e una spina che lo pungeva tanto più +profondamente, quanto più il povero Ariberti si avvicinava al palazzo +del suo illustre cugino. È vero che per nobiltà di sangue l'uno valeva +l'altro, ma fra i Badoero e gli Ariberti c'era una differenza notabile +di quattrini e, in questo mondo ladro e democratico, i quattrini sono un +gran che, anche quando non sono tutto come nella maggior parte dei casi. + +Quando tirò la maniglia del campanello la sua mano tremava ed era così +confuso che al gondoliere che gli aprì la porta domandò del padrone +dandogli del _lei!_... + +Però si riconfortò presto, chè il Conte lo ricevette subito, dopo due +minuti soli di anticamera. Badoero fu con lui di una cortesia senza +esempio. Gli fece tante di quelle espansioni, di quelle profferte, come +se fossero stati due amiconi che non si fossero veduti da anni, non già +due cugini che non s'erano veduti mai. + +Il Badoero era amabilissimo e possedeva una parlantina che non lasciava +tempo a quell'altro nemmeno di respirare, non che di ringraziarlo. E +Prandino lo guardava e sorrideva chinando il capo, tanto per rispondere +in qualche modo. Del resto non ve n'era bisogno, perchè il cugino +rispondeva da sè alle sue proprie domande. + +— La Contessa vostra madre sta benone, già s'intende? Bravo, ne ho molto +piacere. Desidero proprio di conoscerla di persona, e lo farò, oh se lo +farò! la prima volta che passo da Vicenza per andare a Milano, mi ci +fermo tra una corsa e l'altra. Vedrete, vedrete; non vi prometto di più, +perchè voglio essere di parola, ma tra una corsa e l'altra mi ci fermo +di sicuro. Voi già siete venuto a Venezia per le bagnature? Avete fatto +benissimo: quest'anno avremo una stagione veramente eccezionale. Volete +una sigaretta?.... Vi fermerete tutto il mese, s'intende — quantunque +non sarete qui per la cura, ma per il passatempo dei bagni. — Bene, +bene! andremo al Lido insieme, anzi, tanto per cominciare, trovatevi +domani sul vaporetto delle tre. Non vi offro nemmeno un invito per il +_club_: d'estate non ci si va mai. Però, una sera o l'altra, se avrete +gusto di fare un _taglietto_ al _lansquenet_ od un paio di punti +all'_écarté_, vi ci condurrò. Mi rincresce, _nom de Dieu_, che oggi, +proprio oggi, ho un _rendez-vous_. Aspetto il conte Potapow, cugino +dell'aiutante generale dello Czar, col quale dobbiamo andare dalla +principessa di Lentz. Bisognerà che la conosciate la principessa: nasce +Oldenburg. Suo padre, prima di morire, è stato gran duca, e ha regnato +per otto giorni. Oh! qui a Venezia abbiamo una colonia forestiera molto +numerosa e molto scelta. Mi rincresce proprio di questo impegno +preventivo, ma come si fa? Non sono profeta, nè figlio di profeta e non +potevo certamente immaginare il bel regalo della vostra carissima +visita. Del resto già si sa bene; meglio stasera che domani. Appena +arrivato, anche voi avrete molte cose da fare e io, anzi, non voglio +essere indiscreto e non vi trattengo di più. Dunque a rivederci domani; +siamo intesi: sul vaporetto delle tre. Vi presenterò alla Principessa. A +proposito, dove siete, anzi fra noi parenti, dobbiamo trattarci col tu, +lo permetti non è vero?.... + +— Oh! si figuri!.... + +— .... Dove sei sbarcato? Al _Grand Hôtel_?.... + +— No, all'_Hôtel della Gondola d'Oro_. + +— Dicono che non ci si stia male. L'anno scorso vi tenne un +_pied-à -terre_ per qualche mese il commendatore Jamagata. È il console +della Cina e del Giappone. Te lo farò conoscere anche lui. + +Quando il conte Eriprando degli Ariberti si trovò fuori dal palazzo +Badoero era tutto beato, tutto gongolante, e fissava la gente per la +strada con una superbia da Rodomonte. + +Gli pareva d'essere diventato un altro uomo. Solamente le dugento +sessanta lire rimanevano sempre le stesse, e anzi, adesso, gli +sembravano ancora meno di prima. E fu per l'appunto questa povertà che a +poco a poco gli rase dal cuore tutta la contentezza dell'accoglienza +così festosa e del _tu_ scambiato col Badoero; _tu_ nel quale la sera +innanzi egli osava appena sperare con un sussulto d'ambizione. + +Ma tant'è, in questo mondaccio non v'è cosa bella e desiderata, che una +volta raggiunta non perda tutti i suoi fascini, tutte le sue attrattive. +Anche la promessa d'essere presentato alla principessa di Lentz, al +conte Potapow ed al commendatore Jamagata, quantunque fosse una fortuna, +nulladimeno aveva per lui il suo lato pericoloso. Con dugento sessanta +lire, come avrebbe potuto vivere per un paio di settimane in una +compagnia così illustre?.... Tanto illustre che al suo confronto, gli +sembrava rimpicciolito anche il grande Badoero, e trovava odiosamente +_borghese_ madama D'Abalà ? + +E se un bel giorno, sul vaporetto delle tre, gli capitasse alle spalle +il cavalier Pinocchio e, prendendolo pel ganascino, gli discorresse ad +alta voce dell'impiego, mentr'egli, magari, si troverebbe seduto fra la +discendente del Granduca e il rappresentante dell'Impero Celeste?! E se +il cugino Badoero si fermasse proprio a Vicenza?.... A questa idea tremò +tutto dallo sgomento. Egli vedeva mamma Orsolina nella sua vesticciuola +di percallo a quadrettoni caffè, vedeva la figura magra, lunga, +allampanata della signora Luciana aprir l'uscio della cameretta che +serviva da cucina, da guardaroba e da anticamera, all'elegante +visitatore; e si sentì stringere il cuore, e desiderò d'essere +sotterrato vivo, piuttosto di assistere a quella scena. Allora ebbe +quasi vergogna di sua madre, povera vecchietta, dimenticando ch'egli, o +bene o male, si trovava a Venezia a fare il signore, perchè la mamma +aveva perduto le notti intere a lavorare per lui e un giorno aveva +rinunciato alla cena e un altro al desinare per mettergli insieme quei +pochi quattrinelli che bastavano appunto per renderlo infelice. + +Anche quel caldo, quell'afa sciroccale, contribuivano non poco alla sua +tristezza e al suo abbattimento. Nelle _calli_ strette e infocate +cominciava a farsi buio. Il cielo era grigiastro e il sole calava +imbronciato fra certi nuvolacci di piombo, che sembrava non lasciassero +correr giù nemmeno un fil d'aria. + +Prandino camminava lemme lemme, abbandonandosi come lo portavan le gambe +e la gente, fermandosi a ogni ponte a guardare svogliato da una parte e +dall'altra, ma senza intendere nulla, senza che lo commovessero, senza +che gli strappassero dal cuore nemmeno un sospiro di meraviglia, nè +quella magìa di colori e di contrasti, nè quei rii silenziosi, nè quelle +case lunghe, scure, chiuse come il mistero, dove una figura di donna che +appare a un balcone, risveglia nell'anima versi d'amore, forse da anni +dimenticati, dove una voce che si leva alta, lontana, fa pensare a un +dramma o a un delitto. + +Prandino si moveva lentamente, guardando intorno, ma senza veder nulla. +Dinanzi agli occhi egli non aveva altre immagini che l'Elisa e il +Maggiore, Badoero e mamma Orsolina, le dugentosessanta lire e il conte +Potapow. + +Ma così, dopo essersi per un bel pezzo lasciato trasportare dalla +corrente, gli sembrò, un po' alla volta, che il cielo si facesse più +chiaro, che le calli divenissero meno buie e il brulichìo della gente +più spesso e rumoroso, finchè tutto a un tratto si trovò in piazza, +sotto le _Procuratie_, proprio di fronte a san Marco. + +Ma le meraviglie che là dentro e d'intorno gli si affacciarono alla +vista, non lo commossero punto. + +Il suo spirito non era disposto per quell'incantevole spettacolo dove +l'opera di Dio si confonde con l'opera dell'uomo in un'armonia +maravigliosa di linee e di colori; dove più si ammira ciò che è +eternamente bello, la forma; dove più si sente ciò che è eternamente +grande, l'anima. + +Invece egli ne risentì come una grave malinconia, come uno sgomento +vago, indefinito. Eran le sette già sonate da un pezzo, e la piazza, +allora deserta, pareva ancora più vasta. Era rischiarata da un riflesso +bigio, squallido, e i leggii preparati per la musica, senza che avessero +intorno anima viva, e le seggiole bianche e vuote dei Caffè gli facevano +l'effetto d'altrettanti scheletrini, disposti in riga in quel vasto e +splendido cimitero. Anche l'allegria dei colombi mancava a quell'ora: +forse essi pure erano andati altrove a desinare. Soltanto qua e là sotto +le _Procuratie_ egli vedeva qualche persona che passeggiava, qualche +altra ferma, in piedi, o seduta. Di tratto in tratto, è vero, la piazza +era attraversata da una frotta di signore e di signori, dagli abiti +strani, chiari, eleganti, dai cappelli d'ogni foggia e d'ogni tinta, che +camminavan lesti, che ridevano, che parlavano tutte le lingue, a due a +tre in crocchi separati: erano forestieri che ritornavano dal Lido col +_vaporetto_, ma che sparivano, si dileguavano via com'eran venuti, in un +attimo. Una volta Prandino fu involto da una di quelle folate, e sentì +crescere l'uggia che aveva intorno, perchè nessuno badava a lui, perchè, +fra tutta quella gente, egli era un ignoto, un nulla, e, allora là , +solo, in mezzo alla piazza san Marco, soffrì di nostalgia, per la sua +cittaduzza dov'egli era pur qualche cosa, dove tutti lo conoscevano pel +_signor conte_, dove tutti sapevano che egli era l'amante della +Navaredo. + +Ma però quando passo passo, uscendo dalla severità maestosa, solenne +della piazza Grande, entrò nella _piazzetta_, allora quella gaia +giocondità di vedute e quell'aria odorosa, umida, saporita che +d'improvviso gli sbuffò frizzante sulla faccia, allora la riva, la +Giudecca, san Giorgio e le isole lontane, allora quell'acqua azzurra +come il cielo e argentina, gli fecero provare commozioni nuove, +vivissime, mentre una dolcezza profonda, una mestizia soave dagli occhi +gli scendea giù in fondo all'anima, suscitandovi un impeto generoso di +espansione, di tenerezza e d'amore. Allora la figuretta di mamma +Orsolina gli riapparì dolce, cara, affettuosa, allora ricordò tutte le +cure, tutto l'affetto della signora Luciana, e pensò come potrebbe +impiegare parte delle dugentosessanta lire per portare all'una e +all'altra un ricordo di Venezia. Ma più che non l'avesse mai amata, più +che non l'avesse adorata mai, gli ritornò l'Elisa dentro al cuore. In +quel punto sentì che i torti erano di lui, ch'egli era stato +ingiustamente geloso, ch'era stato inurbano, che l'aveva trattata male, +e affrettò con ogni desiderio il momento di trovarsi solo con lei, per +abbracciarsela stretta, per dirle che le voleva tanto e tanto bene, per +domandarle perdono di tutto, per fare la pace insieme. + +Andò all'albergo per trovarla, ma le signore non erano ancora rientrate. +Allora tornò in piazza a cercarle. Adesso s'era fatto notte, la piazza +era gremita di gente, i Caffè affollati, e la luce viva, sfacciata del +gas, la musica echeggiante, il mormorio confuso e il chiaccherìo +pettegolo della folla, il calpestìo dei piedi, il fruscìo delle vesti lo +sbalordivano, lo inebbriavano quasi. Nulladimeno, passò e ripassò da +_Florian_ due, tre, quattro volte, ma l'Elisa non c'era e nemmeno quella +uggiosa della D'Abalà , che, tant'è, avrebbe veduta volontieri, perchè, +vicino a lei, sarebbe stato sicuro di scorgere anche l'Elisa. Ritornò a +fare la piazza in su e in giù, ma ancora inutilmente. Egli era stanco: +la luce, la musica, il chiasso gli davano il mal di capo, aveva gli +occhi che gli bruciavano ed era così stanco che le gambe gli si +piegavano, e incespicava nelle ondulazioni disuguali del selciato. + +Dov'erano andate?... Dove s'erano cacciate?... Era stato un gran stupido +a non aspettarle, a non uscire con loro. Si seccava a star così solo, +senza conoscer nessuno, fra tutta quella gente. + +— Che fossero sedute sotto i portici? + +Ancora non era abituato a chiamare _Procuratie_ quei palazzi. + +Salì i gradini, entrò sotto, camminò avanti, ma quando fu proprio +dinanzi al caffè Florian, gli pareva d'essere sul palco scenico d'un +teatro. Ebbe soggezione di tutta quella luce, sentì una vergogna strana +in mezzo a tutta quella gente. Credea che ciascuno non avesse nulla di +meglio da fare che badare a lui. Proprio sulla porta del Caffè c'era +Badoero che discorreva con un bel vecchio dal tipo aristocratico, alto, +colla barba bianca: il conte Potapow di sicuro!... Prandino arrossì, si +fece piccin piccino, voltò via la testa per non essere riconosciuto, e +fuggì lesto a nascondersi nel buio, perchè in mezzo a quello sfarzo +d'illuminazione aveva scorto che le sue scarpe dalle suole troppo +grosse, erano coperte di mota, e gli era sembrato che tutte le macchie e +le frittelle da mamma Orsolina levate in quei due anni dal suo abito +nero, saltassero fuori di nuovo, pettegole, impertinenti, per deriderlo +e perchè fosse deriso. + +Respirò più sollevato quando si trovò lontano dalla piazza e si avviò +subito verso l'albergo della Gondola d'oro. + +— È ritornata la Contessa? — chiese al portiere. + +— Il numero? — rispose questi che, come al solito, non buttava via le +parole. + +— Numero quaranta. + +Il portiere guardò la tavoletta delle chiavi. + +— Il numero quaranta è in casa. + +Ciò detto, si voltò nella sua poltrona e cominciò a leggere la _Gazzetta +di Venezia_, con molta attenzione. + +Prandino, questa volta, non badò più che tanto alla boria del portiere, +ma fece gli scalini a due a due e si fermò, ansante per la corsa e un +po' tremante per l'emozione, a battere al numero quaranta. + +— Chi è? — domanda l'Elisa di dentro. + +— Son io. + +— Avanti. + +L'Elisa era occupata nell'accomodare la sua roba dentro al cassettone. + +— Dove vi siete nascoste? V'ho aspettato fino adesso, girando su e giù +per la piazza come un matto. Sono stanco morto. + +E Prandino si lasciò cadere sopra una sedia facendosi vento col +cappello, che là dentro, in quella cameretta bassa, angusta, si +soffocava dal caldo. + +— Cecilia, dopo pranzo, si sentì male e non ebbe più voglia di vestirsi. + +— Però siete uscite tutt'e due. + +— Sì, ma per poco. Abbiamo fatto una corsa fino in _Merceria_ per +comperare i nostri _costumi_ da bagno; e poi, siccome ci sentivamo +stanche, siamo ritornate subito all'albergo. + +— Io sono stato da Badoero, e sono giunto in tempo per trovarlo in casa. +M'ha fatta un'accoglienza festosa, affettuosissima, povero Badoero. +Voleva anzi che stasera si uscisse insieme per presentarmi alla +principessa di Lentz, una gran signora: suo padre è stato un duca +regnante. — Non _ti_ lascio più. Voglio che facciamo vita comune. — Ma +io ho risposto subito che per questa sera mi doveva scusare. — Sai, — +gli ho detto, — sono appena arrivato. Ho tante cose da fare!... — Così, +a fatica, me ne sono liberato per venire al _Florian_, ma tu non +c'eri!... Abbiamo fissato di ritrovarci domani, sul vaporetto delle tre. +Te lo presenterò. Vedrai, è un giovinotto molto simpatico. + +L'Elisa lo lasciava dire e stava zitta, intenta alle sue faccenduole, +senza badargli. + +— A Venezia fa più caldo che a Vicenza, — riprese l'altro, dopo un po' +che durava quella scena muta. — C'è un soffoco opprimente che dà alle +gambe. Quando sono uscito, pareva che volesse piovere da un momento +all'altro. Adesso invece s'è rimesso al bello, e c'è un sereno, di +fuori, che invoglia ad andare a fare una _sgondolata_. + +Prandino tentava tutti i mezzi per intavolare la conversazione; ma +faceva fiasco. Allora, tanto per farla parlare, le si rivolse +direttamente e: — la Cecilia, è andata a letto? — le domandò. + +— Sì, poco fa. Anche Gegio cascava dal sonno. + +— Sua madre dà troppo da mangiare a quel ragazzo. E... tu.... + +— Io? + +— Sì, che cosa conti di fare? + +— Metto a posto questa roba, poi finirò coll'andarmene a letto anch'io. + +Prandino, a questo punto, si alzò, guardò l'uscio colla coda +dell'occhio, se era ben chiuso, poi si avvicinò all'Elisa e cominciò per +abbracciarla. + +— Stia fermo. + +— Sei in collera? + +— Mi lasci stare, la prego: non mi secchi. + +— Ma che cos'hai? + +— Ho, e te lo dico chiaro e tondo, ho che se non moderi il tuo +_temperamento_, è meglio che tu vada per la tua strada. + +— Che cosa ho fatto poi, alla fine.... + +— Tu mi tratti, come non sono mai stata trattata da nessuno. Sei geloso +di tutto, d'una parola, d'una mosca che vola.... + +— Il Maggiore mi pare che sia tutt'altro che una mosca. + +— Torni daccapo? + +— Ma non vedi che scherzo? + +— Sì, ma son seccata d'esser sempre _taquinée_ anche ne' tuoi scherzi. + +— Se sono geloso, è perchè ti voglio molto bene. + +— Oh Dio, quasi quasi, sarebbe il caso di dire un po' meno d'amore e un +po' più di creanza! Lo sai bene che non sono uscita ieri di collegio, e +che non posso fare sgarbi a tutti per la tranquillità del tuo cuore. + +— No.... ma.... + +— Che cosa, ma? + +— Spiegami un po' tutti quei sorrisi, quei sottintesi, quelle mezze +parole colla Cecilia? + +— Si rideva di te, del tuo muso, delle tue lune, delle tue gelosie, dei +tuoi sospetti; ecco di che si rideva, se lo vuoi proprio sapere. + +Prandino, anche questa volta, credette all'Elisa ciecamente e, al +solito, fu beato e contento. L'Elisa, sentendosi forse rimordere la +coscienza per qualche marachella che avesse anche lei da farsi +perdonare, quella sera non stette molto sul tirato, e però fecero presto +la pace, e in modo tale che dopo si vollero più bene di prima. + +Prandino, sempre insistente e ostinato nelle sue idee, tornò da capo con +la sua _sgondolata_; e la Elisa adesso accettò senza farsi molto +pregare. + +Appena fuori dell'albergo ed entrati in gondola, cominciarono tutti e +due a respirare un po' meglio. + +La gondola, dapprima, si avviò lenta, leggera, dondolante, per quei rii +foschi, silenziosi, dove la tenebra fitta era spezzata sfacciatamente +dai fanali a gas, che, colla loro tozza modernità , stonavano sugli +angoli delle muraglie così artisticamente tetre, o meglio era interrotta +qua e là dai riflessi di luce rossastra che si spandevano dalle +finestre, illuminando, fra le ombre, qualche tratto di architettura +gotica o bizantina le cui linee fantastiche ridestavano nello spirito +mille storie lontane di vendette, di sangue e di amori infelici. + +Poi sempre lenta, sempre leggera, sempre dondolante, la gondola passando +pel rio così solennemente triste del _Ponte dei sospiri_, uscì fuori, +all'aperto. Allora la piazzetta del Palazzo ducale apparì d'improvviso +come una scena da teatro, col suo sfoggio di smaglianti colori, col +frastuono delle sue voci confuse interrompendo il melanconico +raccoglimento dei nostri innamorati, che tornarono a sentirsi a miglior +agio, quando allontanandosi dalla riva di nuovo rientrarono nelle +tenebre per uscir fuori ancora in mezzo ad una luce più tranquilla, in +una calma perfetta, nella queta laguna di San Giorgio. + +Giunti là , Prandino si pose a sedere sul _trasto_ guardandosi attorno +cogli occhi meravigliati e l'Elisa sospirò con un sospiro che le veniva +proprio dal cuore. + +Vi era diffusa una luce pallida pallida, l'acqua era immobile, il cielo +chiarissimo, leggero e vaporoso, da sembrare un immenso velo trapunto di +stelle. + +Il silenzio era così vasto che pareva avesse preso il suo regno in +quella solitudine incantata; eppure da tutta quella pace, usciva quella +melodia che consola, che accarezza lo spirito: era il bello, era la +musica dell'occhio, che scende già a farsi sentire nell'anima: melodia +arcana, dolcissima che il tonfo del remo accompagna come un ritornello +misurato, sollevando ad ogni battuta scintille fosforescenti, mentre la +luna alta, bianca, serena, par fremere anch'essa rifrangendo i suoi +raggi tremolanti nel cristallo delle acque. + +— Com'è bello! — esclamò l'Elisa. + +L'Ariberti non rispose nulla: ma quella voce e quelle parole allora lo +urtarono e lo infastidirono. + +— Mi vuoi bene? + +— Sì. + +— Dammi un bacio, bambino. + +Il giovinotto si volse indietro a guardare, e poi fe' cenno alla donna +che sarebbero stati veduti dal gondoliere. Ma tutto ciò fu un pretesto; +egli allora non si sentiva la volontà , il desiderio di darle un bacio. +In quel punto non sentiva di amarla. L'Elisa, quasi quasi gli era +indifferente e, peggio, quasi quasi gli spiaceva. Mai come in quella +sera e in quel momento egli aveva sentito l'amore, ma non era l'amore +che gli poteva dare la donna viva e sensuale. + +Egli si sentiva commosso da un sentimento vago, etereo come quel cielo +vaporoso, casto come il cristallo di quell'acqua intatta. Era un amore +che gli entrava nell'anima per la prima volta colle prime impressioni +subite in quel luogo d'incanto, e così nuovo per lui: però era infinito +come l'idea e usciva dalle ristrettezze della materia per diffondersi +nella vastità del pensiero. + +L'Elisa aveva perduti tutti i suoi fascini, tutte le sue seduzioni. +Nessuna donna di questo mondo egli avrebbe sentito in quel punto di +poter amare, nessuna donna fino allora conosciuta poteva prestare le +sembianze all'ideale della sua mente. Soltanto là , in alto, in alto, nel +fondo di quel cielo leggero come il fiato di una fanciulla, egli +intravedeva una forma vaga, diafana, indistinta che non avea mai veduta +e che non avrebbe veduta mai: che si avvicinava a poco a poco al suo +pensiero, per scomparire a poco a poco simile a sognato fantasma che +fugge via dissipandosi coi primi bagliori dell'alba. + +— Vuoi che torniamo, bambino?... — gli disse l'Elisa alla fine, +stringendosi attorno lo scialle con un brivido di freddo. + +Il gondoliere voltò la barca, tornò indietro, e poi venne giù verso il +_Canal Grande_. + +Appunto perchè quelle impressioni erano state così forti e improvvise, +appunto perciò, si dissiparono subito, appena finito l'incanto che le +avea suscitate. Invece lo spettacolo nuovo che gli si preparava e che +contrastava singolarmente col primo, ne produsse in Prandino altre del +tutto diverse da quelle, ma non meno vive e sentite. + +Dopo tanta luce, adesso la gondola, sempre lenta, sempre leggera e +dondolante, si sprofondava nelle ombre misteriose del _Canal Grande_. + +A mano a mano che s'inoltrava, la Venezia dei Dogi e delle feste, della +voluttà e dei piaceri, del Messer Grande e delle cortigiane, si faceva +strada non più nell'anima, ma nei sensi di Ariberti. Allora Otello e +Desdemona, Bianca Cappello e la Faliero, Alfredo de Musset e la Sand, +Byron e la Guiccioli, la leggenda e la storia dei vecchi palagi +ingigantiti dalle tenebre gli risollevarono nella mente la memoria di +quegli amori, gli riaccesero nel sangue il calore di quelle passioni: +non era più una forma vaga, indistinta, lontana, che rischiarava adesso +il pensiero dell'Ariberti, ma su quelle acque cupe come l'abisso egli +sentiva correre aliti di sensualità acuti, penetranti, e vinto dalle +nuove seduzioni tornò lui questa volta a piegarsi sul _trasto_ e chiese +un bacio all'Elisa che non gli venne negato. + +— _Ahoé!_ — gridò il gondoliere che piegava per entrare in un rio. + +— _Stalì! Ahoé!_ — rispose vicina un'altra voce, e una gondola a due +remi, nella quale si distinse appena un'immagine bianca di donna, che +sorrideva mollemente sdraiata ad una figura bruna di giovanotto, uscì +velocemente perdendosi nelle tenebre lungo il canale: era un'altra +strofa, che si dileguava nell'ombre, di quel poema eterno dell'umanità +che a Venezia ha il suo canto più vario e più appassionato. + + + + +CAPITOLO VIII. + + +Il giorno dopo faceva un tempaccio indiavolato. Era una burrasca di +mare: pioveva a dirotto e soffiava un vento freddo giù per le _calli_, +che sbatteva gli ombrelli contro le mostre delle botteghe e agitava +l'acqua verde dei _rii_. Nessuno, tranne qualche matto d'inglese o di +tedesco, si sarebbe sognato d'andare al Lido. + +L'Elisa, un po' stanca dal viaggio e dalla notte che aveva passata in +gondola, rimase a letto fin tardi, indugiò ad abbigliarsi e fu visibile +soltanto all'ora del pranzo, chè, in _negligé_, non si lasciava mai +veder da nessuno; e si capisce!... + +La Contessina invece, dovendo restar chiusa in albergo, approfittò del +suo tempo per disfare le valigie e regolare i conti con Prandino, al +quale non parve vero di entrar quasi nel suo, quantunque, per dire la +verità , non ci fosse pericoli. + +Colla sua solita pazienza e timida rassegnazione, si digerì poi una +solenne lavata di capo dalla Cecilia a proposito della mancia ch'egli +aveva creduto di mettere in mano, senza prima parlare con lei, all'uomo +del battello: questi, alla fine, li aveva canzonati per buscarsi lui +quella _corsa_ dalla stazione all'albergo, e non meritava certo che i +gonzi lo regalassero anche per soprammercato!... + +Prandino del resto lo sapeva già , che non l'avrebbe passata liscia senza +pigliarsi un rabbuffo! Che!... Quando doveva metter mano alla borsa, non +c'era versi, madama D'Abalà diventava rabbiosa, bisbetica, +insopportabile; e allora gli occhietti guardavan losco e si faceva in +faccia tutta rossa, e non le rimaneva di bianco altro che la punta +sottile del suo naso minuto. + +— No, no, — borbottava contando i biglietti la terza volta, e osservando +i più sucidi contro la finestra per paura che fossero doppi; — no, no; +un'altra volta non mi muovo più, se non ho mio marito, che dei ragazzi +da condurre a spasso me ne basta uno: Gegio, e spesso e volentieri, +potendolo, farei anche senza di lui!... Una volta, vedete, a Firenze, +perchè un vetturino pretendeva più della tariffa, mio marito, senza fare +nè ai nè bai, lo prese per un orecchio e lo consegnò lui stesso ad una +guardia di città !... + +— Queste bravate di tuo marito le puoi contare al primo che passa, ma +non a me che lo conosco, — pensava Prandino. Però non rispose nulla, +anzi rimase colla testa bassa, come fosse mortificato davvero per quel +confronto. + +Fatte le valigie, fatti i conti, la Cecilia per non istare in ozio, +cominciò a sentirsi male, a bere delle tazze di brodo col limone, e a +sorseggiare dell'_acqua di tutto cedro_, fino all'ora di pranzo, dove +mangiò per due, com'era naturale. L'Elisa più tardi volle scrivere delle +lettere, e il direttore dell'albergo _fece salire_ al numero quaranta +della carta colla marca della casa in oro, e mandò alla Contessa tutti i +giornali illustrati della _Salle de lecture_. + +In quanto a Prandino, egli cominciò a metter muso; l'Elisa non si faceva +vedere; e lui ogni momento scendeva giù dal portiere a domandare se non +c'era stato nessuno a cercarlo; tanto che il portiere, seccato, gli +rispose brusco, che, se capitassero persone pel signor Conte, lo farebbe +avvisato, perchè egli stava alla porta appunto per ciò!.... + +Prandino sperava in una visita di Badoero: questa forse avrebbe fatto +uscire l'Elisa dalla sua camera, e forse, chissà , gli avrebbe dato un +po' d'importanza anche presso quella rusticona della Cecilia. Ma +Badoero, contro tutte le espansioni della sera innanzi, non si lasciò +vedere. Allora Prandino, per isvagarsi, dovette condur Gegio in piazza +san Marco a gettare il becchime ai colombi che, fortunatamente colla +loro piacevole dimestichezza, fecero scordare a Gegio l'idea fissa che +aveva in testa dalla mattina di prendere una gramolata da _Florian_, +tanto che appena messo il naso fuori dell'albergo aveva cominciato +subito a brontolare che aveva sete. + +Tutto sommato però, quella mezza giornata, non fu proprio cattiva per +l'Ariberti. Quando tornò all'albergo, si sentì dire che il numero +quaranta lo cercava: figurarsi! Mandò Gegio in fretta dalla mamma, +promettendogli che il giorno dopo sarebbero andati in piazza a pigliare +i colombi colla rete, e in due salti corse dall'Elisa. + +— Si può? + +— Avanti! + +Nella cameretta buia, le tendine erano calate e le persiane chiuse, si +respirava un profumo di _vinaigres_ e di _violettes_, che ad altri +avrebbe forse dato il mal di capo; ma a Prandino invece ricreava e +irritava i sensi: era l'odore particolare della sua donna. + +L'Elisa gli venne incontro mostrandoglisi a poco a poco nell'oscurità , +ancora più bionda, ancora più bianca e ancora più bella del solito. Si +movea lentamente con un languore pieno di sentimento, con una stanchezza +piena di fascino e cogli occhi, ch'ella s'era fatti ancora più profondi +col _keul_, così che dal suo volto e da tutta la sua persona apparivano +a Prandino le tracce, a lui tanto care, della notte che aveano passata +in gondola, soli, soletti. + +— Che vuoi, cara? + +Nella camera si sentiva la respirazione grave, affannosa del giovinotto. + +— Nulla. Voleva darti un bacio prima di scendere. + +Prandino, tremante di voluttà , voleva stringerla, baciarla, morderla, +fors'anco: ma lei no; gli si oppose, e lo staccò da sè risolutamente. + +— Andiamo; basta; sta quieto, bambino. È ora d'andare a pranzo. + +E visto che l'altro stava fermo, intimidito, gli si appoggiò al braccio, +gli sorrise di nuovo col suo languore di donna stanca, affranta, e +scesero insieme, ninnolandosi un po' lungo le scale, nella _salle à +manger_. + +Ma, proprio, la fortuna di noi miseri mortali pende da un filo +invisibile come la famosa spada di Damocle: quando pareva che tutto +andasse a seconda all'Ariberti, che tutto lo accarezzasse, anche i +piedini di Elisa, mancò poco ch'egli non si strozzasse con una lisca di +pesce. + +Il direttore dell'albergo, ch'era come sempre tutto daddoli per la +Contessa del numero quaranta, fino a degnarsi di servirla lui e di +domandarle ogni tanto se la portata non le piaceva, o se desiderava che +le fosse cambiata, era entrato in sala con un piego sopra un vassoio +d'argento. + +— Un telegramma per la signora Contessa! — e glielo porse inchinandosi +graziosamente. + +L'Elisa lo ringraziò piegando il capo e girando gli occhi, ma poi, +appena aperto il telegramma, arrossì, sorrise, parve confondersi, e lo +passò in fretta alla Cecilia. + +— È del Maggiore — pensò subito Prandino fra sè e sè, e fu proprio +quello il momento, che la lisca gli andò a traverso. + +La Cecilia guardò sua madre, aggrottando le ciglia per capir qualche +cosa, ma senza parlare. Elisa le strizzò l'occhio, poi: + +— È di tuo marito — le disse continuando a sorridere, tutta rossa in +viso a dispetto della cipria. — Vuol sapere se abbiamo fatto buon +viaggio. + +Prandino rialzò il capo respirando, chè la lisca, a quelle parole, trovò +la sua strada diritta, e il buon ragazzo, tutto consolato, non si adirò +nemmeno contro Gegio, che, con una pallottola di pane, era riescito a +colpirlo proprio in un occhio!... + +Povero Prandino!... Meglio per lui, del resto, ma ad ogni modo era un +osservatore assai superficiale. Se no, come avrebbe potuto credere che +la Cecilia così taccagna, non uscisse in una sfuriata contro l'onorevole +sotto prefetto, quando davvero egli avesse spesa una lira per avere le +notizie, mentre se ne poteva levare il gusto qualche ora più tardi, con +una cartolina da due soldi?... + +Il giorno dopo Badoero passò apposta dalla _Gondola d'oro_ e lasciò +detto al portiere che avvertissero il conte degli Ariberti di non +mancare al vaporetto delle tre. + +L'Ariberti alle due e cinquanta era già sul ponte coll'Elisa, Gegio e la +Cecilia che teneva in mano un cuscino di tela greggia con in mezzo lo +stemma in rosso e la corona dei Navaredo, perchè, nel suo stato, +soffriva a sedersi sulle panchette dure di legno. + +Badoero non si fece aspettare: vestito come un cuoco, tutto di bianco, +profumato, unguentato, impomatato, entrò sul vaporetto lentamente e +leggermente, dondolandosi sulle gambette lunghe e molli e passando dal +montatoio sul ponte con un salterello da cavallerizzo. Appena scorse +Prandino, lo salutò con un cenno lieve del capo e poi gli si avvicinò +nella corsia, dritto, impalato, guardandosi attorno con occhiatacce +assassine e dispensando saluti, sorrisi e scappellate fra le bagnanti +che già si accalcavano sul vaporetto e lo riempivano di risa, di +chiacchiere e di colori. + +Prandino gli venne incontro e lo raggiunse a mezza strada. + +— _Ciao_. + +— _Ciao_, mio caro! + +— Se lo permetti, — e Prandino gli parlò all'orecchio stringendogli un +braccio colla mano, — ti presento alla contessa Navaredo, di Vicenza, e +a sua figlia, la contessina d'Abalà . + +Badoero, che in tutte quelle bagnanti cercava invano una mima del teatro +del Lido, per la quale sentiva del tenero assai, continuò a guardarsi +d'attorno, ma rispose un _ooh!_ lungo, eloquentissimo, accompagnandolo +con un inchino e mosse dietro ad Ariberti, che camminava male fra tutta +quella gente stipata, dispensando altrettanti _pardon!_ quante erano le +punte dei piedi che incontrava colle sue. + +— Contessa, Contessina: il conte Badoero, mio cugino. + +Questa volta furono le due signore che mormorarono un _ooh!_ molto più +debole però e molto più corto, chinando il capo leggermente. L'Elisa +arrossì: già , alla sua età , aveva imparato ad arrossir sempre, quando +credeva che le stesse bene. + +— È la prima volta quest'anno che vengono al Lido? Già , già , +sicuramente, perchè Ariberti m'ha detto che sono arrivate appunto +l'altro giorno. Venezia però la conoscono? Non si domanda nemmeno, +diamine! da Vicenza a Venezia è la corsa di un paio d'ore. Che tempaccio +ieri! Loro signore non avranno preso il bagno, mi figuro?... Sfido io! +chi doveva arrischiarsi, ieri, d'andare al Lido? Non ci fu altri che +quel matto di Roders, un americano, un mio amico, che ha fatta la +traversata in _sandolo_. + +— Quanta gente che continua a salire! — esclamò la Cecilia accomodandosi +sul cuscino e stringendosi vicino all'Elisa. — Vorrà dire però che +quando saremo stipati come le acciughe chi sarà capitato tardi se ne +ritornerà indietro. + +— O aspetterà un altro vaporetto. Già , partono ogni venti minuti. + +— Oh mio Dio, mio Dio! che puzzo di carbone! Che, che! io non ci posso +resistere, non voglio già beccarmi il dolor di testa per nessuno, io! — +esclamò la Cecilia quando proprio il vaporetto era pieno. + +Non c'era verso, dovettero passare dall'altra parte, urtando e pigiando +quella folla, la Cecilia facendosi da guardinfante colle due mani e +fissando la gente, che stentava un po' a muoversi, cogli occhietti +loschi dalla bile. + +Elisa le teneva dietro con aria distratta, forse per fare impressione a +Badoero, il quale allungava sempre il collo cercando la mima che non +trovava mai. Il conte degli Ariberti veniva l'ultimo, tutto rosso dalla +vergogna, strascinandosi Gegio con una mano e coll'altra tenendosi +stretto sotto il braccio il cuscino stemmato. + +— Oh, finalmente! — esclamò la Cecilia, quando si fu di nuovo adagiata. +— È innegabile che una volta, da _Rima_, i bagni erano più comodi. Oh, +sì davvero! E poi si faceva più presto e si spendeva meno. + +— Oggi, sa, Contessa, c'è folla perchè è domenica. + +— Anche qui come a Vicenza? — esclamò Prandino: — la domenica non si può +andare in nessun luogo. + +— Sicuro: tutto il mondo è paese. Per questo appunto le _nostre signore_ +non vengono mai al Lido la domenica. + +— No? + +— No. C'è troppa gente. Ma vedranno domani; ce ne sarà meno assai e poi +troveranno una _società _ molto più _distinta!_ + +— È vero che al Lido ci sono le carrozze e i cavalli? — saltò su Gegio a +domandare tutto a un tratto, tirando la giacca a Badoero. + +— Sì, carino. C'è il _tramvai_. + +— Mamma, andiamo in _tramvai_? Io voglio andare in _tramvai_! + +— Sì, sì: chetati, carino, si va in _tramvai_, fino allo stabilimento. È +suo figlio? — chiese poi a Cecilia. + +— Mio figlio. Andiamo, Gegio, da bravo, sta su dritto e saluta il signor +Conte. + +Gegio si strinse nelle spalle, e si voltò divertendosi a sputare +nell'acqua. + +— Carino proprio davvero; e quanti anni ha?... + +— Tre anni, — rispose l'Elisa. + +— Per bacco, è molto sviluppato! + +— La _mamma grande_ dice sempre che ho tre anni! — esclamò Gegio, +voltandosi verso Badoero, e dando un urtone a un tedesco. — Anche l'anno +passato a Lonigo io avevo tre anni!... + +— Finiscila, stupido! — e la Cecilia gli diede un pizzicotto così forte +in un orecchio che Gegio diventò rosso dalla rabbia e dal dolore e colla +manina chiusa allungò un pugno a sua madre. Fra madre e figlio, +naturalmente, stava per succedere una tragedia, quando Badoero, tanto +per volgere altrove l'attenzione, esclamò ridendo, chè proprio non +poteva più contenersi: + +— Oh, ecco Potapow e Jamagata che arrivano gli ultimi; ah, ah, ah! se +non fanno presto restano proprio con un palmo di naso. + +Ma Potapow e Jamagata si misero a correre e così arrivarono a tempo per +imbarcarsi. Potapow era un vecchietto rubizzo, vegeto piuttosto grasso, +e nel vestito era sudicino, anzichenò. Aveva la barba intera d'un grigio +giallognolo: parlava sempre, toccava tutto e non istava mai fermo. +Invece, il commendatore Jamagata, lucente nell'abito nero, di una +pulitezza squisita e di una eleganza severissima, alto, dritto, +composto, nel suo genere giapponese era un uomo bellissimo. +Naturalmente, s'era tagliato la coda, ma in compenso si era fatto +crescere i baffi; cioè, intendiamoci, non aveva da coltivare che sette +peli alla destra e cinque alla sinistra del naso. + +Il russo ed il giapponese si vedevano sempre insieme: ma nulladimeno si +detestavano cordialmente. Fra loro due c'era dell'astio, dell'invidia e +della rivalità . Dicevano corna l'uno dell'altro, si contraddicevano, +garrivano spesso, giocandosi dei tiri, facendosi dei dispettucci e a +volte scambiandosi anche qualche impertinenza. Il russo era allegro e +chiassoso, il giapponese grave e malinconico, il primo assolutista e +avaro, il secondo splendido e liberale, l'uno materialista e scettico, +l'altro sentimentale e credente, quello licenziosetto e spregiudicato, +questo casto e tenero di cuore. + +Mentre il vaporetto dal guscio giallo scendeva giù velocemente solcando +l'acqua cristallina della laguna, con la tolda così tutta coperta dai +vivaci colori delle vesti, dei capelli, degli ombrellini verdi, rossi, +bianchi da sembrare un gran cesto carico di fiori, successe la +presentazione del Conte e del Commendatore alle contesse Navaredo e al +conte Eriprando degli Ariberti. Il giapponese si sedette vicino +all'Elisa, il russo rimase in piedi dinanzi a Cecilia. Jamagata parlò +colla Contessa delle melanconiche idealità di Venezia; Potapow consigliò +Cecilia a prendere un libretto d'abbonamento pei bagni del Lido, +avvertendola poi di confrontare attentamente le serie delle contromarche +perchè alle volte erano sbagliate. + +Solamente il conte Eriprando era un po' messo da parte e ciò perchè egli +non godeva di troppa dimestichezza colla lingua francese. Una volta, +vedendo ch'egli stava là tutto muto, accarezzandosi i baffi e ridendo +quando ridevano gli altri, — _Parlez-vous français, monsieur le comte?_ +— gli chiese Potapow. + +— _Oh, très peu!_... — rispose Prandino colle labbra strette, e poi +tacque arrossendo, perchè dubitò di aver detto uno strafalcione; e tanto +per fare un po' il disinvolto, voleva che Gegio ammirasse le isolette +dei _Frari_ e di _Sant'Elena_. Ma Gegio nemmeno gli badava: il ragazzo +fissava Jamagata cogli occhi sbarrati, mangiandosi le unghie. + +Prandino cominciava a essere un po' seccato. Quel parlar francese lo +infastidiva: egli aveva creduto di venire a Venezia a far la prima +figura vicino alla contessa Navaredo e adesso invece gli toccava +l'ultima parte. + +E già non ne poteva proprio più, quando il vaporetto rallentava la +corsa, e poco dopo si fermava all'approdo. Furono aperti gli sportelli, +furon gettati i montatoi, e la gente cominciò a scendere. Allora +Prandino lavorò tanto bene coi gomiti che riuscì in breve a ficcarsi +proprio dietro all'Elisa, e quando ella discese, lui, risoluto, con una +mano appoggiata allo sportello, cacciò fuori la gamba sul montatoio, e +le rimase vicino, impedendo il passo a Jamagata. + +Intanto la gente prendeva d'assalto i _tramways_, che, appena carichi, +correvano via di trotto, l'uno dopo l'altro. + +Jamagata e Potapow, pratici del luogo, non si perdettero in complimenti: +il commendatore saltò sul _tramway_ e con tutte due le mani aiutò la +Cecilia. Questa vi salì spinta per di dietro da Potapow, che si volse +poi a tirar su anche l'Elisa. Prandino, nuovo in quelle confusioni, e +non abituato a fare l'inglese, s'intimidisce, non ha coraggio di passar +davanti alle signore, e il _tramway_ si riempie: corre in su e in giù, +inquieto, affannato per trovarsi un posto purchessia, ma intanto che +cerca, il _tramway_ si mette in movimento e parte lasciandolo lì con un +palmo di naso e con Gegio fra le gambe, il quale, vedendo la mamma +allontanarsi, comincia a piangere e finisce a strillare. + +L'Ariberti si guarda attorno, smarrito, mortificato: chiama Badoero: ma +il Badoero s'era dileguato anche lui. Lì, poco discosto, c'era un altro +_tramway_, mezzo vuoto, che si disponeva a partire. Prandino, +trascinando Gegio, si mette a correre, e vi salta dentro che già si +muove. + +— Parte per il Lido? — domanda trafelato al conduttore. + +— No, per Venezia! — rispose questo ridendo e schioccando la frusta +sulla groppa dei cavalli. + +— Se avessero osato di rispondere così a mio marito, guai! — esclamò più +tardi la Cecilia, dopo che Prandino le ebbe contata quella canzonatura, +— guai!... egli avrebbe buttato quel villano giù dal carrozzone. È vero +però che mio marito non avrebbe certo fatta una domanda così sciocca: — +soggiunse poi in via di conclusione, per paura che l'Ariberti le potesse +rimaner in credito di una gentilezza. + +Quando egli giunse allo _stabilimento_ e attraversò la sala del _Caffè +ristorante_, scura e bassa pari a quella di una nave, come si affacciò +ad una delle uscite che mettevano sulla terrazza, si fermò là su due +piedi. + +Il mare tranquillo, in calma, lo accecava col riflesso di un azzurro +largo, ampio, infinito, più del barbaglio del sole che saettava i suoi +raggi sulle onde calde, con striscie gialle, mobili, scintillanti. A +quell'ora sul mare non si vedeva una vela, nel cielo non correva una +nube, non appariva neppure nella sconfinata immensità d'acqua, di cielo +e di luce, l'ala bianca e rapida dell'alcione. + +L'Ariberti, respirando con voluttà l'aria frizzante, si mosse, si avanzò +verso il lungo parapetto della terrazza; ma allora l'andirivieni +affollato, rumoroso dei forestieri ai bagni e dei veneziani a spasso, lo +tolse dalla sua estatica contemplazione, e quel frastuono babelico, quel +viavai delle fogge più strane, quel pettegolezzo di colori, lo attrasse +ammirato, come prima lo aveva reso attonito il grandioso spettacolo del +mare, e ciò mentre l'acqua ch'egli udiva rompersi e scorrere sotto il +tavolato della terrazza lo impressionava così, da fargli muover le gambe +con un certo sospetto. Quelle donne belle, eleganti, disinvolte che gli +passavano vicino, lo facevano arrossire senza ch'egli ne sapesse la +ragione. Certo, egli le trovava tutte più belle dell'Elisa, e pensando a +lei adesso, si sentiva come un po' mortificato. Quelle vesti così nuove, +quei cappelli così arditi, che parevano panierini ricolmi di fiori o di +frutta, o ricchi nodi svolazzanti di nastri e di trine, quel lusso, +quella sensualità , gli misero addosso un'invidia indefinibile, un'ansia +infinita di desideri che sentiva confusamente nel cervello, nel cuore, +nel sangue, ma che non avrebbe saputo esprimere; una smania d'essere pur +qualche cosa, in quel mondo a lui così straniero, di attirare sopra di +sè l'attenzione di tutta quella gente che non si curava de' fatti suoi, +che non lo guardava, che nemmeno sapeva chi egli fosse di nome. Si +avvicinò al parapetto; giù, nell'acqua, c'era una compagnia di +giovinotti con maglia a righe, come quelle dei _clowns_, che offrivano +un piacevole spettacolo di scambietti, di salti, di capriole, alle +signore che li stavano a guardare dall'alto. Prandino pensò allora di +saltar giù, in quella folla, per superare tutti quei nuotatori, per +farsi ammirare!... Ma poi guardandosi attorno, stanco, intristito, e +vedendosi così solo, mentre molte coppie di donnine e di giovinotti, +passeggiando in su e in giù, combinavano insieme l'amore e la +_reazione_, tornò a pensare all'Elisa con un impeto prepotente di +affetto, e insieme con un gran desiderio d'aver anche lui la sua amante +da sfoggiare, e però ricominciò a trovarla bella, a sentirsela cara e a +volerle bene. + +Fu il Badoero che lo fece tornare in sè, dandogli un pizzicotto. + +— Oh, _ciao_, Badoero!... E la Contessa, dov'è andata? + +— Dall'altra parte; a spogliarsi per fare il bagno. + +— Io voglio andare a fare il bagno colla mamma grande! — piagnuccolò +Gegio appena udì quelle parole. + +— Appunto; la contessa Cecilia, — (le conoscenze nuove, si sa bene, +chiamavano contessa anche lei), — la contessa Cecilia cercava il +bambino, ed era irritata contro di te, perchè diceva che ti perdi +d'animo per un nonnulla. + +— E adesso, che cosa si fa? + +— Condurremo il ragazzo da sua madre e poi andremo a fare il bagno anche +noi. Non ti pare? + +— Sicuro, perdina! non vedo il momento di rinfrescarmi. + +Il Badoero, tutto consolato perchè finalmente aveva sbirciata l'Emma, la +sua mima, giù in mare, che prendeva atteggiamenti plastici a fior +d'acqua, circondata da tre o quattro adoratori, prese lui Gegio per mano +e lo condusse nel compartimento riservato alle donne, raccomandando alla +bagnaiuola che lo facesse entrare nel camerino delle contesse Navaredo. +Poi raggiunse l'Ariberti sulla terrazza donde uscirono tutti e due di +nuovo, per andare a bagnarsi. + +— Sai, — diceva il Badoero a Prandino, parlando a voce alta, mentre si +spogliavano in due camerini attigui, — se stasera, sul tardi, ti vedo al +_Florian_, ti presento alla principessa di Lentz e poi andremo da +_Bauer_ a cenare. + +— Grazie, — rispondeva l'altro dall'altra parte. + +— Se vuoi ti condurrò anche al _club_. + +— Grazie. + +— Già non ti abbisognerà nulla; ma, si sa bene, in ogni occorrenza devi +far capitale di me. + +— Grazie. + +— Me ne avrei a male, se non fosse così. + +Uscirono presto, quasi nello stesso punto. Il cugino scese il primo +dalla scaletta; l'altro gli tenne dietro. + +L'acqua era bassa, non arrivava a toccar loro le ginocchia. + +— Sei nuotatore, non è vero? + +— Figurati: nuotatore d'acqua dolce!... + +— Tanto meglio, così andremo al largo. + +— Sicuro. + +— Passeremo dall'altra parte, dove ci sono le signore. + +— Ma, non è proibito? + +— Che! È proibito avvicinarsi alle signore dentro allo steccato: ma +fuori non c'è nessuno che possa trovar nulla da ridire. + +— Tanto meglio! + +Camminando nell'acqua, si lasciarono dietro la folla dei nuotatori +inesperti che facevano il chiasso, vociando, ridendo, spruzzandosi gli +uni cogli altri, tuffandosi a vicenda, o dondolando, come salami, appesi +alle corde. + +Quando il fondo cominciò a mancare, i due cugini si allungarono, si +distesero e nuotarono via, filando velocemente. + +L'acqua era calda: il sole dall'alto dardeggiava infocato. + +— Vedi la Contessa? — chiese il Badoero a Prandino. + +— No, non vedo che la D'Abalà sulla terrazza: minaccia Gegio +coll'ombrellino, perchè non vuol lasciarsi tuffare dal bagnaiuolo. + +— La D'Abalà , naturalmente, non farà bagni... + +— No. + +— Si capisce. + +— Oh! eccola, la Contessa! Nuota sola sola: esce adesso dallo steccato! + +— Per bacco! Ci vedi da lontano cogli occhi del cuore.... + +— Tu scherzi, cuginetto mio!... + +— No davvero! E te ne dò subito una prova: io mi fermo qui coll'Emma e +ti lascio libero. + +La piccola Emma, con una maglia rossa, scollata, che la faceva +distinguere a mezzo chilometro di distanza, ferma, in piedi, più vicina +alla riva, usciva dall'acqua — dalla cintola in su — come Farinata dal +fuoco: però l'Emma a vederla così, non metteva punto sgomento. + +— _Voi ti, giavan, adess te vegnet giò?_ — questo fu il saluto dato +dalla Venere _meneghina_ a Badoero, il quale, al suo apparire, fece +allontanare due o tre giovinottini che le boccheggiavano d'intorno, come +all'avvicinarsi di un pesce più grosso, i pesciolini minuti si +disperdono, guizzando via lesti lesti. + +Quando Prandino raggiunse l'Elisa, questa cominciò a nuotare di fianco: +aveva avuta anche l'altra furberia d'indossare un camiciotto da bagno +molto scuro e così, benchè l'acqua fosse limpida, riusciva a nascondere +il soverchio rotondeggiare delle sue forme: precauzioni affatto inutili, +del resto, per il buon Prandino, chè egli era innamorato, e si sa bene: +più ce n'era di quella donna e più ne amava! + +— Sei tu? + +— Sì. + +— Come hai fatto a ravvisarmi così di lontano, sotto questo +cappellone.... + +— Lo sai bene: io ti vedrei anche se tu fossi in capo al mondo. + +Prandino ansava e nuotava adesso con maggior fatica. Le braccia bianche, +il piedino lungo, elegante, e le gambe rotonde della Contessa, vedute +così sott'acqua, gli toglievano il respiro. + +— Sei stanco? + +— Tutt'altro. + +— Andiamo un po' fuori? + +— Come vuoi. Già bisogna venire in mezzo al mare per trovarti sola. + +— Sai che Jamagata ha già cominciato a farmi la corte? — E l'Elisa diede +in una risata, uscendo fuori dall'acqua con un braccio per accomodarsi +il cappellone di paglia. + +— Me ne sono accorto; e tu, non c'è che dire, te la lasci fare per +benino! + +— Che vuoi? Un giapponese, non m'era ancora capitato! + +— Cioè?... + +— A proposito, bambino, non dir nulla con Cecilia, che siamo usciti +insieme a nuotare, se no, mi fa certe prediche noiose che non finiscono +mai! — Fra le altre _fanciullaggini_, all'Elisa era rimasta anche +questa, di fingere cioè ch'ella fosse tenuta d'occhio da sua figlia. + +— Per me, io non le dico nulla di sicuro!... Ma senti, cara, non ti +lascerai fare la corte da Jamagata: me lo prometti, non è vero? + +— Chi lo sa? È tanto sentimentale! — L'Elisa guizzò nell'acqua, girando +sopra sè stessa e fremendo dal piacere. + +Prandino le si cacciò ai fianchi: — Giurami, che mi hai risposto così +per ischerzo!... + +— Tirati in là ; andiamo, tirati in là , chè mi fai bere. + +— Ti farò bere apposta, se continui a far la civetta!... + +— Andiamo, andiamo!... Sei matto! Nuota più distante, chè, se ci vedono, +fo davvero una bella figura! + +L'Elisa non ischerzava più: Prandino si allontanò subito da lei. + +— Vuoi che ritorniamo indietro? + +— Come desideri! + +— Si sta così bene qui soli, in mezzo all'acqua. + +— Ti diverti, Prandino? + +— Assai! + +— Come ieri sera? + +— Oh, no! Ieri sera, per modo di dire, fu il più bel giorno della mia +vita. + +— Quanto sei sciocco!... + +— Sfido io: ti hanno abituata allo spirito del Giappone. + +— Giappone o Cina, sta sicuro che Jamagata di queste sciocchezze non ne +dice! + +— Bada!... ti fo bere! + +— Tirati in là !... + +— Perdinci, come ti sei fatta paurosa!... + +— Andremo ancora un'altra sera in gondola; e prenderemo con noi anche +Cecilia, non è vero? — L'Elisa aveva detto ciò per ischerzo, ma vedendo +che l'altro in acqua come in terra prendeva il cappello colla stessa +facilità . — Non arrabbiarti, permaloso che sei — aggiunse subito — non +capisci che l'ho detto per ridere? + +— Dammi la mano.... + +— No.... + +— Dammi la mano! + +— No. Non fare scherzi, sai: non mi accomoda! — E l'Elisa si voltò per +ritornare verso lo _stabilimento_. + +— Oh Dio! — esclamò — quanto ci siamo allontanati. + +Difatti sulla sabbia bigia della riva, i bagnanti che vi formicolavano +qua e là , sembravano altrettanti bambini: lo _stabilimento_ basso, +angusto, ristretto, pareva poco più grande d'un balocco. + +Nuotavano tutti e due adagio adagio, senza parlare: lui un po' indietro, +intento cogli occhi per iscoprire sotto l'acqua tutti i movimenti +dell'Elisa, e lei godendosi, colle pupille socchiuse, il barbaglio della +luce calda, molle, snervante, che sollevava dal mare un odore acuto di +alghe e di sale. + +— Chi è quel cappellone laggiù, che nuota dritto verso di noi? — chiese +Prandino, sempre pieno di sospetti, alla sua compagna, indicandole un +coso lontano che sembrava una zucca gialla, galleggiante a fior d'acqua. + +— Non so, non vedo nulla — rispose l'Elisa. Però, la perfida non diceva +la verità nemmeno questa volta!... Tanto è vero che increspò le labbra a +un sorriso di soddisfazione e che, colla scusa di accomodarsi di nuovo +il cappello, levò fuori dell'acqua un braccio bianchissimo, grassotto, +che ebbe così, grondante sotto il sole, un momentaneo luccichìo. Poi +tornò a nuotare di fianco, molto di fianco, allungando e allargando i +movimenti. + +— Ti dico che quello là ci viene incontro! — tornò a ripetere Prandino +coll'innocenza che gli era abituale. Ma poi, quando si avvicinarono +ancora di più ed egli potè adocchiare chi ci stava sotto il cappellone, +il suo povero cuore gli cominciò a saltar dentro come se gli battesse la +furlana e quella larga distesa d'acqua azzurra gli girò attorno alla +vista. + +— Contessa.... arriva da.... Trieste?! + +Maledizione! era proprio lui, il Maggiore! + +— Addio Del Mantico! Ritorno col conte Eriprando, da una bellissima +traversata. + +L'Ariberti non potè dire una sola parola: per superarsi, per vincere la +commozione di quella sorpresa così sgradita, accelerò troppo i +movimenti, però lo prese un po' d'ansia, d'affanno, e, mentre gli altri +due si scambiavano dei complimenti graziosissimi, lui diede giù una +bevuta così abbondante, che lo fece starnutire per un pezzo. + +— Conte, si beve? + +— Si beve e si beve amaro! + +Prandino continuò a sputare, a schiarirsi la gola, e a soffiar l'acqua +dal naso. + +Il Maggiore, veduto in maglia da bagno, non era avvenente per nessun +verso. Egli non aveva la malizia dell'Elisa, che nuotava di fianco, e +però si vedeva tutto, così grasso e grosso com'era, col collo corto e +largo, col petto setoloso, mentre i baffi gli pendevano molli, cadenti, +rendendo buffo quel suo faccione tondo, bruciato dal sole. + +— Lo sapeva, Maggiore, di trovarmi al Lido? + +— No, non lo sa....peva, ma lo spe....rava. + +Anche il Del Mantico era ansante nel parlare. Non era un nuotatore della +forza di Prandino, e nell'acqua si stancava subito. + +— Ma come ha fatto a riconoscermi così da lontano, e senza +l'occhialino?... + +— Mi fu indi...cata dalla contes...sina Cecilia! + +— Strega del diavolo! — borbottò Prandino, la cui grande infelicità +riempiva adesso, per lui, tutto quell'immenso spazio d'acqua e di cielo. + +L'Elisa, pratica di tali scene, capì che la posizione poteva farsi un +po' difficile, e pensò bene di lasciare soli i due rivali a sbrigarsela +come credessero meglio. + +— Qui, signori miei, bisogna dividerci, se non vogliamo far nascere +scandali. + +— A ben rivederla, Con...tessa! + +— Si ferma a Venezia, Maggiore? + +— Potrebbe.... darsi! + +— Allora, _au revoir!_ + +— _Au revoir_. + +L'Ariberti non salutò nemmeno la Contessa, che filò via dritta dritta, +verso il compartimento delle signore; invece cominciò a nuotare come i +cani, sbattendo l'acqua colle mani e coi piedi. + +Il Maggiore aveva fatto uno sforzo e non ne poteva più; buon per lui che +si cominciò presto a toccare il fondo! Prandino continuò a tenersi muto, +il Maggiore ugualmente, e tutti e due salirono ai rispettivi camerini, +per due scalette differenti. + +Quando l'Ariberti si trovò chiuso, solo solo nella sua gabbia, rimase là +per un momento, come istupidito dall'affanno e dal dolore; ma poi, +mentre si asciugava, cominciò a piangere, e a piangere dirottamente. + +Povero ragazzo!.. + + + + +CAPITOLO IX. + + +— Quando ho veduto che c'era quell'altro, ho fatto tutto il possibile +io, perchè il Del Mantico non ti corresse dietro — diceva la Cecilia, +mentre aiutava la mamma a vestirsi — ma non sono stata buona di +trattenerlo: pareva che avesse addosso l'argento vivo!.... + +— Meglio così: meglio così!.... Ho sempre veduto che cogli uomini, +quello che non si ottiene coll'amore, si ottiene colla gelosia. Dammi un +po' di _crème_. + +— Bianca o rosa? + +— Rosa. + +— Credi che il Del Mantico questa volta dica davvero? + +— Che vuoi? ancora non ci vedo chiaro — continuava l'Elisa, mentre +guardandosi nello specchio si toccava qua e là leggermente, colle dita +intinte nella manteca, le labbra e le narici. — Ancora non ci vedo +chiaro. A volte mi pare di sì, a volte mi pare di no. + +— Tuttavia il telegramma di ieri e il fatto di esser capitato oggi a +Venezia così a precipizio.... + +— Certo che dell'Ariberti è molto geloso!..., + +— Vedi un po'?.... È geloso di quello stupido! + +— Stupido non tanto, e poi ha un bel nome, e in fin dei conti è anche un +bel ragazzo!.... + +— Sarà !.... Ad ogni modo è troppo giovine perchè ti sposi. + +— Oh! in quanto all'età non vuol dire! + +— Ma poi è uno spiantato. + +— Questa piuttosto, è una buona ragione. + +Mentre l'Elisa terminava d'acconciarsi, la D'Abalà e il conte Potapow +combinarono di fermarsi al Lido a desinare. Di solito, avea detto il +Conte, servivano un pranzo fisso, a tre lire e cinquanta, senza vino, +abbastanza buono. Jamagata, interrogato anche lui in proposito, +consigliò invece di desinare _a la carta_. + +Potapow si strinse nelle spalle e non gli rispose nemmeno. Fra loro due +poi successe un battibecco vivacissimo quando si dovette scegliere la +tavola. Potapow ne voleva una vicina alle sale, così erano meglio +riparati: Jamagata invece la preferiva sul mare, perchè se non si doveva +godere della vista del mare, allora era inutile di fermarsi al Lido: e +concluse che chi aveva paura del raffreddore poteva ritornarsene a +Venezia. La Cecilia li lasciò bisticciare senza entrare in mezzo: era +troppo affaccendata a far capire al cameriere che pranzavano in sette, +ma che dovevano apparecchiare per otto, perchè in compagnia c'era un +bambino, che aveva poco più di due anni. + +Ma sul più bello, quando tutto pareva ben disposto, eccoti Badoero che +dichiara di non poter prendere parte a quel _picnic_: non lo disse, ma +ne aveva un altro impegnato colla piccola Emma. + +Questa notizia inaspettata turbò i calcoli e la quiete della Cecilia e +di Potapow. Per fortuna il Conte si ricordò in tempo del cavaliere +Ramolini, il quale poco prima aveva manifestato il desiderio di pranzare +anche lui al Lido, e domandò subito alla D'Abalà se permetteva che +glielo presentasse, e se la contessa Navaredo, che ormai li aveva +raggiunti, ne sarebbe stata contenta. + +— Si figuri, si figuri; vada subito a cercarlo: contenta la mamma, +contenta io, contenti tutti! + +Potapow andò correndo in cerca del Cavaliere. + +— Contento io, oh, no: _rien du tout_ — disse piano Jamagata alla +Contessa. — Oh! per trovarmi io contento vorrei essere senza nessuno con +voi, _précisément_; come dite in italiano?.... senza _nessunissimo?_.... + +L'Elisa, sorridendo, insegnò a Jamagata che in italiano si poteva dire +_soli_, _solissimi_, _affatto soli_, mentre Prandino entrava sulla +terrazza da una parte e il Maggiore vi entrava dall'altra: quello, +livido, cogli occhi rossi e un muso al doppio del naturale; il Maggiore, +invece, colla cera soddisfatta e l'occhialino in cerca dell'Elisa, +asciugandosi i capelli corti, brizzolati, con la pezzuola bianca. + +Dopo la presentazione del Maggiore a Jamagata, la contessa Navaredo +contò che il bagnaiuolo cercava di farle il galante e che nell'acqua le +stava sempre vicino e che voleva a tutti i costi insegnarle a nuotare, +quantunque lei non ne avesse bisogno. + +Di solito, queste narrazioni, fatte apposta dall'Elisa per istuzzicare +un po' l'amor proprio dei suoi adoratori, indispettivano fortemente +Prandino; ma in quel momento egli aveva già troppa infelicità nel cuore, +perchè una gocciola più una gocciola meno lo potesse far traboccare. +Invece, cominciò a sentirsi un po' meglio quando la comitiva si mise a +tavola e la contessa Elisa volle lui alla sinistra, mentre alla destra +c'era già seduto Jamagata. Allora toccò al Maggiore d'impermalirsi: +difatti, egli si cacciò in fondo, lontano dagli altri, finchè Gegio, per +consolarlo, gli camminò prima sui piedi e dopo gli saltò sulle +ginocchia. + +— Perchè è andato a sedersi così in disparte, Maggiore? — gli chiese la +Cecilia. + +— Il bagno forse le ha fatto male? — gli domandò a sua volta l'Elisa, +con una punta d'ironia. + +— Ho fame — rispose il Maggiore secco secco, per dire qualche cosa. +Prandino, vedendo il Maggiore così annuvolato, si rischiarava sempre +più. + +— Verrò io, Maggiore, a tenerle compagnia! — esclamò la Cecilia; e, così +dicendo, si alzò di dov'era e andò a sederglisi accanto. + +Intanto, dalla porta di mezzo, si vide entrare e avanzarsi Potapow, +seguito da un signore dall'aspetto grave, rispettabile, tutto chiuso, +abbottonato fin sotto al mento in un lungo soprabito di _mezza +stagione_. + +Questo signore era il cavaliere Ramolini, il quale, dopo i complimenti, +le proteste e i ringraziamenti d'uso, fu messo a sedere anche lui di +fianco alla D'Abalà . + +— Domando scusa alle signore, ma vorrei mi permettessero di rimanere +coperto: questa brezza per me è micidiale. + +— Faccia, faccia pure. + +— S'accomodi liberamente. + +— _Sans façons_. + +— _Couvrez-vous monsieur!_ — e Potapow con una mano gli alzò il braccio, +perchè non esitasse più a lungo a rimettersi in testa la tuba grigia. + +— In riva al mare tira sempre un po' d'aria, — disse, dopo la zuppa, il +cavaliere Ramolini, il quale parlava poco, ma in compenso, di tanto in +tanto, usciva con delle scoperte che facevano molta impressione. + +Il pranzo fu abbastanza animato: se Jamagata trovava tutto cattivo, +Potapow, viceversa, affermava che tutto era eccellente, e la Cecilia +mangiava anche per il Maggiore, che si faceva sempre più ammusato a mano +a mano che Prandino diventava persino spiritoso, tutto consolato dalle +tenere amabilità che gli prodigava l'Elisa. + +Gegio non seccava nessuno perchè dormiva: la lezione di nuoto lo aveva +infiacchito. E poi, una volta sola che osò dire alla Cecilia, +indicandole Jamagata: “Guarda, mamma, com'è rimasto giallo anche dopo il +bagno!„, si prese un altro pizzicotto sull'orecchio, così forte, che non +fiatò più per un pezzo, finchè terminò coll'addormentarsi. + +Alle frutta, Jamagata volle che la Contessa lasciasse a mezzo una pesca +duraccina, per ammirare la bella vista. + +Il mare aveva preso adesso, coi riflessi del tramonto, una tinta verde +chiara con delle strisce rossicce e violacee, mentre lontano +sull'orizzonte apparivano le vele a triangolo di tre paranze, +sfacciatamente colorite d'un giallo dorato. + +— Ah, se ci fosse mio marito!.... Come sarebbe contento! — esclamò la +Cecilia, estatica. + +— La contessa d'Abalà non è mai stata a Dieppe? — le domandò Ramolini. + +— No. + +— Oh!.... — fece il Cavaliere con un sorriso di compassione, e poi +strinse le labbra come per indicare che là ci dovea essere del bello +assai. + +— Che vuole? — soggiunse la Cecilia, quasi scusandosi — i figli!.... — e +cambiò di posto colla seggiola, perchè a un tavolo lì vicino c'era un +signore che fumava spagnolette. + +— Già , già , — concluse Ramolini. + +Ramolini non diceva mai uno sproposito: parlava poco, ma quel poco era +per dire che il sole di luglio è caldo, che l'aria di gennaio è fredda e +che un _risotto coi peoci_ leva l'appetito: tutte verità sacrosante. + +Quando egli era costretto a esprimere il suo _debole parere_ sulla tal +persona o sulla tal'altra, non diceva una parola, ma aveva certi sorrisi +che rovinavano una riputazione, certi atti ammirativi che mettevano un +uomo sul piedistallo. Senza avere mai scritta una riga e avendone lette +pochine, nulladimeno pizzicava un tantino di letterato: si faceva vedere +al caffè col _Provveditore agli studii_; ogni giorno dava una capata in +biblioteca, e s'era fatto presentare a Carducci; ma anche in +letteratura, come nel resto, aveva un metodo di critica sicuro: +parlavano, per esempio, di Torelli o di Paolo Ferrari? egli si metteva a +sorridere e pronunciava un nome: — Augier! — C'era discussione sulla +_Giacinta_ o sui _Malavoglia?_ e lui, dopo d'essere stato sempre zitto, +tornava a sorridere ed esclamava con un sospiro: — Zola! Oh, _les +Rougon-Macquart!_ — Dopo di aver osservato attentamente per un quarto +d'ora, sull'_Illustrazione_, la copia di un quadro della scuola italiana +moderna, si stringeva nelle spalle, e: — Jèrome — esclamava — Oh, +Jèrome!.... — e buttava la rivista sul tavolino con un moto di +dispetto.... Anche Carducci, sicuro, quantunque Ramolini lo conoscesse +personalmente, anche Carducci impallidiva dinanzi ai poeti della +Francia, perchè, già è inutile, ma per la Francia il Cavaliere ci aveva +un debole. + +Qui da noi, in Italia, dove tutti facciamo un po' di tutto, il poeta, il +droghiere, il ministro, il pittore, il sotto-prefetto e il lustrascarpe, +Ramolini, che non aveva mai fatto nulla, per non esser buono a far +nulla, rappresentava una lodevole eccezione, e godeva molto credito. +Andavano tutti d'accordo nel riconoscere il suo ingegno, nel vantare la +sua coltura. Quando era un giovinotto: — Ramolini, dicevano, è un po' +inerte, ma il giorno che si metterà a lavorare, farà delle grandi cose. +— Adesso aveva cinquant'anni, era cavaliere come gli altri, ma ancora +non aveva _estrinsecate_ le proprie facoltà intellettuali che sotto una +sola forma: la _dimissione_. Ramolini si dimetteva sempre, appena +nell'ufficio pubblico, al quale era stato eletto, avrebbe dovuto +cominciare a far qualche cosa. — Che importa ciò? — diceva il buon +pubblico — Ramolini non sarà un ingegno _produttivo_, ma resta sempre un +bell'ingegno e _solido!_ — e molte volte interpretava quelle sue +dimissioni come piccoli colpi di Stato. + +A dir corto, dacchè era venuto al mondo, egli non faceva che tacere e +curar la salute; la curava male, però che esagerando nelle cautele e +abusando dei lenitivi, era sempre mezzo indisposto. + +Quando servirono il caffè, si levarono tutti da tavola e si avvicinarono +al parapetto della terrazza, tranne Gegio che fu lasciato solo a +dormire. + +— Bada, mamma, che il troppo stroppia! — disse la Cecilia piano +all'Elisa, indicandole il Maggiore che aveva chiesto al cameriere +l'_orario_ delle ferrovie. + +— Lascia stare, che ne so più di te! + +L'Elisa prese il braccio di Prandino, ch'era tanto fuori di sè dalla +consolazione da lasciarsi andare fino a parlar francese con Jamagata e +con Potapow, e si fece condurre nella sala in fondo alla terrazza dove +c'era un _maestro_ che suonava disperatamente il pianoforte. + +— Mi vuoi bene? — le domandò Prandino pieno di buona fede. + +— Sei molto seccante!.... In tutto il giorno non hai proprio altro da +dire! + +Elisa non si fermò punto nella sala, ma ritornò subito dov'era il +rimanente della comitiva. + +Là stavano tutti persuadendo il Maggiore a fermarsi per il _fresco_: +c'era la serenata di gala sul _Canal Grande_. + +Il Maggiore s'impuntava duro sul no, ma tutti quei discorsi inquietavano +Prandino, al quale battea forte il cuore per la paura che il Del +Mantico, dopo tante chiacchiere, finisse col cedere e col dire di sì. + +— Animo, da bravo, bisogna essere compiacente colle signore! — +continuava quella petulante della Cecilia, mettendosi in saccoccia pezzi +di zucchero, per Gegio — diceva lei! — Invece di stasera non potrebbe +partire domani colla prima corsa? + +— Ma lascialo andare, Cecilia, non insistere così, non seccar la gente. +Il Maggiore, si sa bene, non è libero: avrà qualche _affare di servizio_ +che lo obbligherà assolutamente a passare le sue notti a Treviso!.... +dunque.... non dobbiamo essere indiscreti! — e detto tutto ciò con +vivacità , Elisa sorrise molto ironicamente. + +— Oh! per gli _affari di servizio_ — rispose il Maggiore senza guardare +in faccia l'Elisa — tanto sono in licenza e posso fare quello che più mi +accomoda. + +— Allora si resta! — replicò subito la Cecilia. + +Il Maggiore non rispose nulla: Prandino si sentì mancare il fiato. + +— Lei, Maggiore, se vuol dire la verità , ha qualche cosa per la testa. +Andiamo andiamo, mi dia braccio e si confidi con me. Chissà che non +siano cose che non si possano aggiustare!.... Che ne dice, Cavaliere? + +— Mah! A una cosa sola non c'è rimedio: alla morte. + +Jamagata a queste parole guardò l'Elisa sospirando profondamente: +Potapow si mise a ridere. + +Il Del Mantico si alzò, offerse il braccio alla Contessina e camminarono +lentamente in su e in giù lungo la terrazza. + +Prandino li seguiva colla coda dell'occhio, inquieto, perchè vedeva il +Maggiore che gestiva con molta animazione. + +— Troverei inutile, — disse poi all'Elisa, un po' titubante, ma +facendosi coraggio per tastare il terreno — troverei inutile che la +Contessina dovesse insistere perchè il Maggiore si fermasse alla +serenata: tant'è, in una gondola non ci possiamo star tutti, e però +bisognerebbe dividerci. + +La Contessa, che adesso pareva molto distratta, non rispose nulla, ma +Jamagata e Potapow si scusarono di non poter andare con lei al _fresco_ +avendo già ricevuto un invito dalla principessa di Lentz. + +Il giovinotto si faceva sempre più inquieto: i discorsi della D'Abalà +con il Del Mantico non finivano mai, ed egli non ne potea proprio più; +tuttavia quando essa gli si avvicinò e gli disse piano di fare i conti +anche per sua madre e per lei, Prandino non osò fiatare e correva già al +banco. + +— Conte Eriprando!.... Scusi!... Senta un momento!.... + +Prandino le tornò vicino, tutto umile e premuroso. + +— Si ricordi bene che Gegio non paga! Non mi faccia i soliti pasticci, +le solite confusioni!.... + +Mentre Prandino regolava i conti, e in quel mentre, numerando i suoi +capitali, si trovava mancante di sette lire, senza che sapesse come e +dove le avea gettate, le nostre dame, seguite dai rispettivi cavalieri, +uscirono dallo _stabilimento_ per aspettare il _tramway_. Prandino però +li raggiunse subito, tutto in orgasmo, temendo di perdere il posto +buono; quello, si sa, vicino all'Elisa. L'Elisa infatti, che s'era +tenuto Gegio con sè, lo mandò da sua madre; così Prandino potè sedersi +al suo fianco, tutto glorioso e trionfante. Se non avesse avuto due +spine, le sette lire che non riusciva a trovare come le avesse spese e +la faccia del maggiore Del Mantico che, dopo le chiacchiere colla +Cecilia, parea meno scura, egli sarebbe stato felice. E non felice +solamente in _tramway_, ma anche dopo, sul vaporetto, ritornando a +Venezia. + +L'Elisa se lo teneva vicino e gli sorrideva, accarezzandolo con lunghe +occhiate: si era tolta il velo perchè la brezza viva della laguna glielo +portava via, e così nell'ombra il suo volto pallido, bianco, non ci +perdeva nulla neanche scoperto. + +— Fa freddo! — esclamò Ramolini, appena il vaporetto si staccò dalla +riva, cacciandosi la tuba sulle orecchie e stringendosi attorno il +soprabito. + +Jamagata disse di no, che non faceva freddo: Potapow allora si abbottonò +l'abito in fretta e si legò un fazzoletto attorno il collo per ripararsi +la gola. + +Il cielo, di una trasparenza leggerissima verso il mare, dall'altra +parte, sopra Venezia, era sparso, attraversato da nuvolacci neri, +minacciosi, rotti giù basso, dietro ai monti, da una fascia rossa di +fuoco. Intanto + + “a poco a poco.... la notte era discesa„ + +e mentre le isolette della laguna qua e là fra le ombre apparivano +scure, silenziose come fantasmi, Venezia gaia, rilucente, splendeva nel +fondo, colla sua lunga riva illuminata. + +— Ci sarebbe pericolo, Cavaliere, che ci piova sopra al _fresco_ di +stasera? + +— Mah! — rispose Ramolini guardando per aria. — Mah!.... + +— _Oh! madame la comtesse!.... Oh! la belle vue!_.... — esclamò +Jamagata, rapito in estasi, mentre indicava Venezia all'Elisa. + +Tutti s'erano levati in piedi, rivolti verso Venezia, esprimendo ognuno +alla sua maniera, tranne, s'intende, il cavaliere Ramolini, la propria +ammirazione. + +— Finalmente! — esclamò Prandino, tutto a un tratto, mentre il +vaporetto, facendo il giro della laguna, per fermarsi allo sbarco, +passava lento dinanzi alla piazzetta illuminata — finalmente! adesso mi +ricordo! + +— Che cosa, Conte? — gli domandò piano l'Elisa. + +— Nulla, nulla, — fece l'altro, rimettendosi. + +S'era ricordato allora come aveva spese le sette lire; e però, liberato +da quel peso, potè commoversi anche lui dinanzi alle meraviglie della +riva incantata. + +Appena discesi a terra, cominciarono i saluti, i ringraziamenti e le +espressioni del piacere reciproco per la fatta conoscenza. + +— E il Badoero? — domandò Prandino — non s'è più visto? + +Il Badoero era rimasto a teatro, al Lido. Tutti notarono allora ch'egli +si era dileguato in una maniera poco cortese. + +— Almeno si fosse degnato di salutarci! — brontolò la Cecilia. + +Prandino tentò difenderlo, ma le sue parole furono accolte dalla +disapprovazione generale. + +— Gioventù, — disse Ramolini, sorridendo con uno di quei sorrisi che +levavano la pelle. + +Il Cavaliere aveva accettato di seguire il _fresco_ anche lui, in +gondola colle signore. Soli Potapow e Jamagata abbandonarono la +comitiva, e tutti e due, per punizione, dovettero ricevere un bacio da +Gegio, che aveva la faccia tutta sudicia e ancora assonnata. + +Prima però di allontanarsi, Jamagata, stringendo la mano all'Elisa, le +confidò che si sentiva molto _malheureux_, per doverla lasciare, e +Potapow regalò un ultimo buon consiglio alla Cecilia: di offrire ai +gondolieri la metà di quello che avrebbero domandato di noleggio per la +sera. + +Difatti, questo gran contratto non fu concluso tanto presto. Il conte +Ariberti dovette andare innanzi e indietro almeno una mezza dozzina di +volte; finalmente si combinò per sei lire, non compresa la mancia. + +— È caro, non è vero? — domandò la Cecilia al Ramolini. + +— Sì.... e no. + +Quando l'Elisa fu seduta sul _trasto_ colla figlia, vedendo che il +Maggiore si disponeva a imbarcarsi: + +— Come! Non parte più Del Mantico? — gli domandò, sempre sorridendo con +ironia: ma però, questa volta, con un'ironia molto più dolce. + +— Partirò colla corsa delle undici! — e il Maggiore guardò la Cecilia, +che sorrise anche lei. + +— Per le undici, sa, Maggiore, non saremo a terra di sicuro, — avvertì +Prandino, che sperava ancora. + +— Ebbene, vuol dire che non partirò. + +Questa risposta fu detta con un tono così asciutto che Prandino non +fiatò più; invece, senza far complimenti, scese in gondola prima del +Maggiore e andò a sedersi sulla panchettina accanto all'Elisa. Ma un +gondoliere lo fece subito alzare e gli cambiò posto, per regolare il +peso della gondola e destinò proprio il Del Mantico a seder vicino +all'Elisa. + +Le cose tornavano a prendere una cattiva piega per il povero +Prandino!.... + +Appena che la gondola si mosse, la Cecilia, vedendo che ci sarebbe stato +un posto disponibile perchè Gegio poteva mettersi benissimo fra le +ginocchia dell'Ariberti, ripigliò una seconda sfuriata contro il +Badoero. Se c'era Badoero, è naturale, avrebbe pagata anche lui la sua +parte e la spesa sarebbe stata minore. E poi la Cecilia, che non vedea +Prandino di buon occhio, si godeva tormentandolo anche a proposito di +quel suo cugino ch'egli aveva dipinto e magnificato come se fosse un +Baiardo redivivo. + +L'Elisa, invece, taceva sempre: aveva troppa dignità di sè stessa per +curarsi lei di chi si mostrava poco sollecito delle sue grazie. + +— E tutto questo, per chi poi?.... per una _figurante_ di +terz'ordine!.... + +— Mamma, che cosa sono le _figuranti_? — domandò Gegio. + +Prandino taceva, tutto avvilito e mortificato. + +— Dormi adesso; non seccare! Ancora — continuò la Cecilia — ancora +capirei se si fosse impegnato, come il Commendatore e il conte Potapow +colla principessa di Lentz!.... + +A questo nome il Ramolini sorrise col suo ghigno demolitore. + +— Come?.... Non è forse vero che il Conte e Jamagata avevano ricevuto un +invito per questa sera dalla Principessa?.... + +Ramolini chinò il capo affermativamente. + +— Dunque? + +— L'ultima principessa di Lentz è morta a Vienna nel 1869. + +— Ma allora, questa qui di Venezia?.... + +— Questa signora che si lascia dare della principessa a tutto pasto è la +vedova del capitano Krauss: l'aiutante o il segretario, che so io, di un +principe di Lentz qualunque, il qual principe, morto senza figli, +riconobbe appunto per suo erede il capitano Krauss, che oltre alla roba +si prese, abusivamente, anche il nome ed il titolo. + +— Oh, guarda un po'!.... + +— Non è dunque vero che suo padre abbia regnato? — domandò Prandino col +tono dolente di chi vede dileguarsi una gran bella illusione. + +— Mah! vattel'a pesca!.... Secondo chi sarà stato suo padre. + +— E allora perchè Badoero e tutti gli altri la chiamano principessa?.. +continuò la Cecilia con dispetto. + +— Perchè qui a Venezia ci trovano gusto. A Parigi, invece, madama Krauss +ha fatto di tutto pur di piantarvi radice, ma non vi ha mai potuto +attecchire. Mah!.... la _società _ parigina!.... _le faubourg +Saint-Germain!_.... + +— Prima d'entrarci là dentro!.... — fece l'Ariberti sgranando gli occhi, +che proprio gli pareva d'esservi nato. + +— Ci vuol altro!.... — continuò il Ramolini. — I francesi non somigliano +punto ai nostri giovinotti che corrono attorno ai forestieri come i +servitori di piazza, e tanto più si affannano quanto più ci vengono da +lontano. A Parigi?.... Che!.... Bisogna vedere!.... Ma già , Parigi.... è +la capitale della Francia!.... + +— C'è stato molto tempo a Parigi, Cavaliere? — gli domandò l'Elisa. + +— No. Non ci sono mai stato. Però faccio conto d'andarci.... prima di +morire. + +La gondola, mentre si facevano tutte queste chiacchiere, s'era +internata, sempre in mezzo al buio, passando da un rio in un altro, +finchè, dopo un lungo tragitto, si trovò quasi all'improvviso nel _Canal +Grande_, vicino al _Ponte di Rialto_. + +— Ah! — esclamarono allora tutti quei della gondola e, da sdraiati, si +rizzarono a sedere per goder meglio lo spettacolo: però, dopo quel grido +di meraviglia, non dissero più una sola parola: rimasero là muti a +guardare. + +Ramolini solo non si commosse; invece si coprì le ginocchia con uno +scialletto che gli aveva prestato apposta la Cecilia. + +Il _Ponte di Rialto_, dal quale si vedea sporgere gremita una folla di +teste, era così bianco, rischiarato dalla luce elettrica, da sembrar +quasi trasparente. Lungo il _Canal Grande_, tutto pieno, tutto coperto +di gondole, le case colle finestre e i balconi illuminati, uscivano +dall'ombra, scure, fosche, sotto il cielo chiaro e diffuso; e qua e là , +fra le colonne dei gotici palagi, bruciava a sprazzi come un incendio, +la luce rossa del bengala. Intanto dalla _galleggiante_, elegantissima +pagoda adorna di vive fiammelle e di palloncini di vetro a colori, si +spandeva nel vasto silenzio, la voce di due donne, lenta, squillante. + +Era la serenata del _Sabba Classico_: + + _La luna immobile,_ + _Inonda l'etere_ + _D'un raggio pallido._ + +Tutte le gondole stipate, a ridosso le une delle altre, erano ferme, +immobili: soltanto l'altalena lenta dell'acqua le movea appena come un +largo respiro. Le donne avvolte nei veli, sdraiate sui cuscini, avean la +bocca semiaperta, l'occhio socchiuso. I gondolieri in piedi, ritti, a +capo scoperto. Tutta quella immensa folla ascoltava muta, quasi assopita +da un'onda dolcissima, voluttuosa. + +E la canzone continuava: + + _Doridi e silfidi_ + _Cigni e nereidi,_ + _Vogan sull'alighe._ + + _L'aura è serena — la luna è piena — l'onda beata!_ + _Canta, o sirena! — canta, o sirena! — la serenata!_ + +— Oh! se ci fosse qui mio marito! — tornò a sospirare la Cecilia, mentre +il Maggiore stringeva, sotto lo scialle, la manina grassoccia dell'Elisa +che, trasportata in estasi anche lei, lo lasciava fare. + +Il Ramolini, per questa volta, non sorrise e non citò Gounod; Gegio si +era riaddormentato, e Prandino, povero ragazzo, guardava teneramente +l'Elisa e sognava.... a occhi aperti. + +Però, quando le gondole si mossero tutte in una volta, spingendosi e +urtandosi insieme, Prandino, che si trovava là per la prima volta, in +mezzo a quel tramenìo, cominciò a sentirsi intorno qualche vaga +inquietudine e stava attento ai gondolieri che, adesso, affaccendati co' +remi, bisbigliavan fra di loro a voce sommessa, ma vibrata: + +— _Zo quela pope!_ + +— _Me tegno stagando!_ + +— _Ocio el fero!_ + +— _Cassève soto!_ + +— _Ocio el fero, go dito!_ + +— _Varé..., varé che vago avanti_. + +— Non è mai accaduto — chiese Prandino al Cavaliere, dandosi l'aria di +fare una domanda indifferente, tanto per dir qualche cosa — non è mai +accaduto che in queste serenate, qualche gondola restasse schiacciata? + +Ramolini si strinse nelle spalle per indicare che non ne sapeva nulla. + +— Però.... potrebbe accadere!.... + +— Sicuro. + +— E se si va giù in acqua, con tutta questa distesa di gondole, non si +torna più a galla? + +— Certo. + +Le risposte laconiche del Ramolini, non erano già per sè stesse quelle +che più lo potessero tranquillare. Nulladimeno Prandino tentava di tutto +per non lasciarsi scorgere e vedendo che il Maggiore rimaneva +impassibile, anche lui si sforzava di mostrarsi disinvolto e di +sorridere; però sorridendo, faceva la bocca storta. + +Ma capitò un altro incidente ad accrescere le sue paure. Mentre la +_galleggiante_ si allontanava trascinata sull'acqua, da quel cielo così +bianchiccio cominciarono qua e là a cader giù grossi goccioloni. + +— L'ho detto io, che doveva piovere! — strillò la Cecilia — ma a me, è +inutile, nessuno vuol dar retta, e adesso roviniamo tutta la roba! — e +ciò detto si slacciò il cappello e se lo levò: — era nuovo — e in fretta +se lo mise sotto la mantiglia. + +— Ma se si vedono le stelle! — Prandino non ne indovinava una. + +— Meglio per lei, se le vede. Questa, intanto, è acqua che viene!.... + +Il Cavaliere aprì un ombrellino, ma invece di prender sotto la Cecilia, +lo tenne tutto per sè. Il Maggiore, più galante, e piegandosi un po' a +destra e un po' a sinistra, chè sulla panchettina della gondola +cominciava a trovarsi maluccio, teneva coperta l'Elisa. Gegio era stato +cacciato da sua madre sotto le gambe dell'Ariberti, al quale, così, non +rimanea da far altro che lasciar piovere e pigliarsela tutta. + +I goccioloni si fecero presto più fitti, più minuti, finchè l'acqua +venne giù proprio a dirotto. Allora in quella ressa di gondole era un +continuo muoversi, uno spiegarsi confuso di scialli, di fazzoletti, di +ombrellini, un tramestìo disordinato, un chiasso assordante di grida, di +strilli e di risa, mentre invece quelli delle finestre se la godevano +allegramente al nuovo spettacolo e batteano le mani. + +Prandino, fradicio, era tutt'occhi e tutt'orecchi, attento ai gondolieri +che lavoravan di remi, rossi in viso, grondanti d'acqua e di sudore, +vociando e sbraitando a più non posso. + +— _Scia!_ + +— _Scié!_ + +— _De zo le pope!_ + +— Che sia questa la volta che si va sott'acqua? — tornò a domandare +Prandino al Cavaliere. + +— Ci siamo già , mi pare. + +L'Elisa rideva e strillava, fremendo con iscatti che avrebbero voluto +imitar quelli di una bambina impaurita. Il Maggiore, tutto indolenzito, +tentava di allungare le gambe, ma non ci riusciva. Gegio, pacifico, si +asciugava il naso nei calzoni di Prandino mentre sua madre brontolava +che dei _freschi_ ne aveva avuto abbastanza, e che non ce la +piglierebbero più, per tutta la vita. + +Le gondole continuavano a urtarsi, ma avanzavano stentatamente. + +— _Dè una vogada de manco, che me casso soto!_ — gridava il barcaiolo di +prora della gondola di Prandino, ad un altro, ch'era in un'altra gondola +lì vicina. + +— _Stè indrio vu, che go pressa!_ + +— _E alora voghè, movéve!_ + +— _Fogo in mà nega, paron? Arè che furie!_ + +— _Andè a sciosi, andè!_ + +A questo punto le due gondole sbacchiarono, urtandosi, con un tonfo +sordo di legno; ma quella di Prandino rimase indietro: + +— _Andè a vogar in peata, andè!_ + +— _Va là , moscardin, va là !_ + +Il gondoliere di Prandino, a tali parole s'infuriò che parea matto, e +senza badare alle raccomandazioni del Maggiore, alzò il remo gridando a +voce squarciata: _Regatante dal loffio! Te cucarò doman, te cucarò!_ + +— Si bastonano! Si accoppano! — esclamò Prandino tirandosi indietro, +vedendo i remi levati, senza badare che le due gondole s'erano un po' +allontanate. Anche le signore si mostravano inquiete. Del Mantico stava +serio e attento. Soltanto il Ramolini sorrideva, dondolando la testa. + +— _Te storzarò el colo, mi!_ + +— _Va là , moscardin, va là !_ + +— _Te stagnarò el sangue dal naso!_.... + +Le gondole non si urtavano più; a poco a poco sgusciaron via leste, +spedite. La _galleggiante_ coi lumi spenti, o quasi, entrava al largo, +nella laguna; e il cielo, dopo quella burletta, s'era fatto d'una +trasparenza lucente. + +— _Va là , moscardin, va là !_.... — continuava l'altro a gridare da +lontano colla solita cantilena, ironica e inquietante; ma il nostro +gondoliere adesso non gli badava più e sorrideva strizzando l'occhio al +compagno di _pope_, che non aveva mai aperto bocca durante tutta la +bega. + +— Sempre così! — disse il Ramolini, mostrando il suo disprezzo o il suo +malcontento perchè non si erano per lo meno accoppati. — Succede sempre +così! + +Appena la gondola si avvicinò alla riva, prima ancora che il _ganzèr_ +curvo, col cappello in mano, la tenesse ben ferma coll'uncino, il +Maggiore saltò giù, prestamente, sugli scalini, per quanto glielo +permettevano le gambe indolenzite. Allora le allungò, le distese con un +sospiro di sollievo, e poi offrì il braccio all'Elisa, e si +allontanarono insieme verso la piazza. Prandino avrebbe voluto seguirli, +ma a un cenno imperativo della Cecilia si fermò per pagare il noleggio +della gondola. Quando se ne sbrigò e raggiunse il resto della compagnia, +la Cecilia con Ramolini e Gegio, lo aspettava ferma, un po' discosta +dalla “mamma„ che tirava dritto, lentamente, appoggiata tutta addosso al +Maggiore. + +— Quanto ha pagato?.... + +— Volevano sette lire.... + +— Perchè lei non è bravo di contrattare!.... + +— Ma non ne ho dato altro che sei e mezzo!.... + +Il Ramolini s'accomiatò sotto l'_Orologio_; voleva fermarsi al caffè +_Quadri_ a bere qualche cosa di molto caldo; gli altri, passo passo, si +avviarono verso l'albergo. Prandino, che adesso non avea più paura di +affogare, tornò daccapo ad esser molto turbato dalla presenza del +Maggiore: — Dunque non anderà a Treviso altro che domattina?.... E +quella stupida d'Elisa perchè si mette a far la smorfiosa con lui?... E +la Cecilia, brutta strega! perchè non lo ha lasciato partire? + +Sulla porta della _Gondola d'oro_ si fermarono in crocchio, ma Prandino, +col cuore che gli batteva forte, notava che il Maggiore non si risolveva +mai ad accomiatarsi. Chiacchierava a bassa voce coll'Elisa, rideva, +scherzava con lei e non si moveva. + +— Conte Eriprando, ho sete, — cominciò Gegio, con voce piagnolosa. + +— Berrai domattina. Adesso si va a dormire; — gli rispose seccamente la +Cecilia. + +A questa antifona della figlia, la Contessa, che l'aveva capita, chiese +al Maggiore, con un certo garbo malizioso, se, adunque, aveva risoluto +di fermarsi o di partire. + +— Partirò.... domani. + +E il Del Mantico sorrise in un modo tutto particolare e pieno di +sottintesi. + +— Oh! finalmente! tanto ci voleva! — esclamò la D'Abalà , mentre guardava +brontolando, se l'acqua avesse lasciato macchia sul vestito. + +— Ma.... — Prandino parlava a stento e colla voce malferma. — Ma.... il +nostro albergo deve essere tutto pieno.... + +— Ho telegrafato da Treviso perchè mi tenessero pronta una camera. + +Allora entrarono dal portiere, per vedere se il telegramma era giunto in +tempo. + +— Mi avete tenuto una stanza? — chiese il Maggiore al portiere che +sonnecchiava. + +— Il numero 43, signor Marchese! + +Il portiere, secondo il solito, non si mosse, ma si toccò il berretto +colla mano. + +Quando fu arrivato su in cima, al numero _ottantasei_, Prandino non ne +poteva proprio più; si sentiva soffocare, e buttandosi smaniando sul +letto, pensò allora che sarebbe stato meglio se la gondola fosse calata +a fondo con lui dentro! Oh! sì; molto meglio sarebbe stato! Almeno, a +quell'ora, egli avrebbe finito di soffrire. + + + + +CAPITOLO X. + + +Quella notte, il conte Eriprando degli Ariberti stentò molto a prender +sonno e, anche dopo, dormì poco e male. Si svegliò che albeggiava +appena, nè potè più riaddormentarsi. In quella cameretta soffocava. Si +alzò, si vestì a malincuore, sospirando nel lavarsi, sospirando +nell'infilare i pantaloni, e annodandosi la cravatta con una stretta +rabbiosa. + +Tant'è, per lui era cosa già risoluta: se la contessa lo tradiva col +numero 43, egli non avrebbe più voluto tirarla innanzi. + +Che cosa avrebbe fatto? — Uno sproposito avrebbe fatto, ma dopo, almeno, +la sarebbe finita. + +Povera mamma Orsolina!... Non ci pensava Prandino, in quel momento. + +Uscì dalla _Gondola d'oro_ ch'erano sonate appena le sette, e andò a +passeggiare per un pezzo, così dinoccolato, colla faccia smorta, gli +occhi gonfi e una folla di brutti pensieri che gli girava per la testa. +Soffriva; soffriva davvero. Nel suo cuore esacerbato c'erano due odii, +anzi tre; odiava la Cecilia, odiava il Maggiore, odiava adesso anche +l'Elisa: la Cecilia però sopra ogni altro era il suo tormento più grave; +era giunto anzi quasi a figurarsi l'Elisa come una vittima, forse troppo +debole, di sua figlia, ma tuttavia sempre una vittima, che si +sacrificava per lei. Quando tutto a un tratto (passeggiava allora sotto +le _Procuratie_) sentì chiamarsi per nome da una vociaccia che lo fece +trasalire: era il Maggiore che usciva da _Galli_, il parrucchiere. + +Prandino si volse e tornò indietro qualche passo per venire incontro a +Del Mantico. Ebbe il coraggio di stendergli la mano, si sforzò di far la +bocca ridente; ma lì, su due piedi, non fu buono di dire una parola: la +voce gli si strozzava nella gola. + +— Come mai la si vede in piedi così per tempo, caro Conte? + +— È il caldo! + +— Col caldo, difatti, si dorme male. + +— Ma.... anche lei, signor Marchese, è molto.... è molto _mattutino_! + +L'Ariberti avrebbe voluto dire _mattiniero_. Ma bisogna compatirlo; era +l'emozione che gli faceva pigliare dei granchi. + +— Io sono solito ad alzarmi presto. A Treviso sono in quartiere prima +delle cinque, estate e inverno. + +— Per bacco! + +Il Maggiore si mostrava cortese, affabilissimo con Prandino; ma questi +certo sarebbe stato più contento se lo avesse trovato burbero e musone, +com'era stato il giorno prima al Lido. Bisognava proprio che i suoi +affari gli andassero bene, per essere così di buon umore. + +— E oggi, — domandò poi, improvvisamente, prendendosi l'Ariberti a +braccetto, — che cosa ne faremo oggi delle _nostre_ signore! + +Nostre? Adagio Biagio! — pensava Prandino. — A te lascerò la Cecilia e, +se vuoi, anche Gegio per giunta. + +— Che cosa ne faremo? + +— Mah! Bisognerà sentire la contessa Navaredo e la contessina D'Abalà ! — +rispose Ariberti, con aria diplomatica. + +— Già , m'immagino che vorranno ritornare al Lido? + +— Sicuro: sono venute a Venezia per i bagni. + +— E ci fermeremo là anche oggi, a pranzo? + +Ma dunque non parte più! — pensò Prandino, e non ebbe lena di rispondere +nulla. + +— Si mangia così male, al Lido! — continuò il Del Mantico. + +— Oh! il mangiare... è l'ultima cosa! — esclamò l'altro, sospirando +profondamente. + +— Certo; quando però non si abbia appetito! E anche oggi ci dovremo +digerire la compagnia di Potapow e del Giapponese? + +— Lo temo. + +— Mi sono cordialmente antipatici tutti e due! + +— Anche a me! + +Questa volta, forse fu la prima e rimase forse anche l'ultima, il conte +degli Ariberti e il marchese Del Mantico andavano sinceramente +d'accordo. + +— Oh! To! to! Guarda chi si vede, a quest'ora! La contessa Elisa! + +Prandino si sentì battere il cuore con violenza, e diventò rosso come un +gambero. + +La contessa Elisa, elegante, profumata, col suo velo caffè attorno alla +faccia, si avvicinava, sorridendo, inchinandosi scherzosamente; non +molto però, chè si poteva muovere appena, tanto s'era stretta +nell'abito, per parere meno grassa. + +All'Ariberti, quella mattina, l'Elisa parve ancora più bella, ancora più +cara del solito; vedendola appena, sentì in un attimo dileguare l'odio e +ritornare tutto l'amore. + +Ella gli sorrise graziosamente, e lui provò un grande bisogno di +trovarsi solo con lei, per parlarle col cuore in mano, colle lagrime +agli occhi, per iscongiurarla di non amare il Maggiore, chè l'avrebbe +reso infelice, per contarle che aveva passata una notte d'inferno e che +aveva voluto morire, per dirle, insomma, che le voleva bene e che le +perdonava!... + +— Sola, Contessa? + +— Affatto sola, Maggiore! + +— Come mai?... + +— Sono scappata via! — e così dicendo fece una mossetta co' fianchi, +come di fanciulla che fosse fuggita di collegio. + +— Ma, e la contessina Cecilia, dov'è? + +— Via, via, Maggiore, non pensi male. Non ho nessuna idea di ribellione. +Eccola là , la mia guardiana! — e, alzando l'ombrellino, indicò fuori +dalle colonne la D'Abalà , rossa, scalmanata, in quello stato! che +inseguiva Gegio gridando forte, mentre il monello le scappava dinanzi in +mezzo alla piazza, per correr dietro ai colombi. + +Per quanto tentasse tutti i modi e cercasse tutti i pretesti, il conte +degli Ariberti non potè restare solo colla contessa Navaredo altro che +al Lido, alla sfuggita, sulla terrazza. La Cecilia si era allontanata +per far preparare il camerino alla mamma, e il Maggiore era andato nel +suo a spogliarsi. Ma però, anche allora, messo tutto in orgasmo, forse +per averlo aspettato e desiderato troppo quel colloquio da solo a sola, +non trovò nè modo, nè agio di dirle nulla. Solamente le domandò, come +una grazia, che non uscisse al largo a nuotare: sarebbe stato troppo +infelice, se avesse veduto il Maggiore tenerle dietro. + +Bisogna sapere che al conte degli Ariberti non era concesso quel giorno +di fare il bagno, per quanto ne potesse aver desiderio; chè gli era +stato proibito dalla D'Abalà , la quale gli aveva imposto di tener +d'occhio Gegio fino a tanto che ella rimanea colla mamma per aiutarla a +spogliarsi e a vestirsi. + +L'Elisa, dopo che Prandino le ebbe chiesta grazia, non gli rispose ne +sì, nè no; ma gli sorrise in un modo che il fanciullone interpretò come +assenso. + +— Dunque sì?... me lo giuri?... + +L'Elisa cominciò a guardarlo, ma si fe' seria e cominciò a sospirare. + +— Perchè ti sei fatta così triste? + +— Nulla, sai, non ho nulla: non mi sento a modo mio. Ma il bagno mi farà +bene, servirà a scuotermi un po'! + +— Devo parlarti. Ricordati che dopo il bagno ti aspetto fuori: verso la +_Favorita_. Voglio restar solo con te. + +— Vedrò se mi sarà possibile.... + +— No, se sarà .... deve essere possibile, perchè lo voglio. + +— Ah! bambino mio! Se si potesse far sempre quello che si vuole, che +paradiso sarebbe! — E l'Elisa sospirò di nuovo. Poi, come abbandonandosi +a un'improvvisa risoluzione — addio, — gli disse, — vado a spogliarmi. + +— Ti accompagno.... + +— No.... resta sulla terrazza.... è meglio evitare i commenti. + +— Buon bagno, Contessa! — esclamò Prandino, salutandola ad alta voce. + +— _Au plaisir de vous revoir_, caro Conte! — rispose l'Elisa con un tono +che attirò l'attenzione dei vicini, e poi lentamente si avviò verso il +compartimento delle signore. + +Anche quel giorno la contessa Navaredo era stata molto affettuosa col +conte Eriprando; ma però, in fondo alle sue moine c'era qualche cosa di +triste che avrebbe dovuto mettere Prandino in sull'avviso. Col Maggiore, +invece, l'Elisa non parlò quasi mai: tuttavia era affatto sparita dal +suo sorriso ogni tinta ironica e ogni apparenza di sfida. + +Adesso lo sfuggiva cogli occhi e li abbassava subito appena il Maggiore +si metteva a fissarla coll'occhialino: voleva mostrarsi timida con una +soggezione non priva di verecondia, quantunque, così striminzita com'era +entro l'abito, non si potesse abbandonare ai molli e ai languidi +atteggiamenti che le erano abituali. + +Durante il tragitto sulla laguna, in vaporetto, si sedettero vicini +mesti e taciturni. + +Come già aveva annunciato Badoero il giorno prima, il vaporetto era meno +affollato, le conversazioni tutte più intime o più sommesse; non si +udivano risa, ma si vedevano soltanto sorrisi. Badoero salutò da lontano +le _Contesse di Vicenza_. Era tutto sussiego al fianco della principessa +di Lentz, una vecchia alta, secca, arcigna, vestita di nero, che +salutava appena con un cenno breve del capo, senza dar la mano a nessuno +e rimanendo quasi sempre in piedi, come se là , sul democratico +vaporetto, ci stesse a regnare, a ricevere suppliche e a dispensare +grazie. + +L'Elisa la guardava con invidia, la D'Abalà con dispetto, mentre il +conte degli Ariberti allungava il collo per farsi vedere da Badoero, +sperando che lo chiamasse vicino per presentarlo alla Principessa. Ma +Badoero dritto, serio, contegnoso, gongolante in cuor suo d'essere +veduto da tutti vicino alla vecchia dama, non guardava nessuno, nemmeno +la piccola Emma, che faceva il chiasso con alcuni ufficiali +d'artiglieria. Egli dimostrava tutta la gravità nobile e a un tempo +superba d'un ciambellano che si trova alla presenza di Sua Maestà . + +Quando salirono sulla coperta Jamagata e Potapow, le Navaredo si +consolarono tutte e due sperando anche loro di mettere su un po' di +corte: l'Elisa salutò con un'occhiata tenerissima il Commendatore, e +madre e figlia — Complimenti!.. Complimenti! — esclamarono ad alta voce, +e la Cecilia si tirò da parte sul cuscino, quello solito collo stemma di +casa, per fare un po' di posto ai nuovi amici; ma Potapow e Jamagata si +degnarono appena di un _bonjour_, _mes dames_, corto e distratto, e poi +filarono via per andare ad inchinarsi _ai piedi del trono_, come disse +il Maggiore, con una frase che fu trovata felicissima dalle Contesse di +Vicenza. + +Fortunatamente a rialzare un po' il loro umore, capitò grave e solenne +il cavaliere Ramolini. Aveva il soprabito gettato sul braccio, perchè il +termometro, al sole, segnava 30° Réaumur. Ramolini sorrise stringendosi +nelle spalle, finchè la Cecilia tirava giù delle impertinenze a +proposito di quella _ridicola_ madama Krauss; ma poi annunciò con +mestizia che quel giorno temeva di non poter fare il bagno: soffiava un +po' d'aria. Già era sempre così: Ramolini capitava al Lido ogni giorno: +ma appena era imbarcato sul vaporetto cominciava ad esprimere dubbi, e +quando poi era giunto sulla terrazza, non trovava mai che la temperatura +fosse abbastanza buona, e il tempo abbastanza sicuro, per arrischiare di +tuffarsi nell'acqua. + +— Chi lo piglia il raffreddore, se lo tiene! — rispondeva +invariabilmente a chi giudicasse esagerata quella prudenza. + +Quando la contessa Navaredo lasciò Eriprando per andare a fare il bagno, +Gegio cominciò subito a sentirsi male alla gola, cosicchè l'altro, per +vedere di guarirlo, si determinò a fargli portare un gelato. S'erano +seduti tutti e due vicino al parapetto, ma Ariberti, ad ammirare il +mare, aspettava che vi si fosse tuffata l'Elisa; intanto approfittò di +quel momento di quiete per fare un po' di conti. Il bilancio lo atterrì; +in cassa non gli rimanevano più altro che _dugentoquindici lire;_ e +ancora all'albergo c'era tutto da pagare!... Non riusciva a capacitarsi, +come mai il denaro scappasse via così presto. Perbacco! _Dugentoquindici +lire!_ Ma già era un continuo spendere: e gondola, e bagno, e pranzo, e +guanti, e _tramway_, e caffè, e _traghetti_.... A volerla fare da +signore, proprio davvero, anche trecento lire sarebbero state poche!... +Continuando di quel passo, in una settimana, se non toccava il verde, ci +andava molto vicino. E pensare che lui lo sentiva in sè di non essere +proprio nato per fare il pitocco!... Ma!... e al mondo c'erano dei +bottegai, dei fruttivendoli, dei fabbricanti di _piroconofobi_ per le +zanzare, che accumulavano milioni.... mentre lui.... l'ultimo degli +Ariberti, non avrebbe ottenuto alla banca, sulla sua firma, un cento +lire!... Ma!... _Il progresso!_ Bel progresso, davvero!... Ah! se invece +d'essere l'Eriprando _nono o decimo_ della casa, ne fosse il _quinto_ o +il _sesto_ solamente, avrebbe saputo lui come farlo correre il +_progresso_ a gambe levate!... + +Intanto che pensava a tutto ciò, avvilito e colla testa bassa, gli toccò +un altro dispiacere: i suoi calzoni in fondo erano così smangiati, che +sfilavano in diversi punti.... Ci fosse stata la mamma! glieli avrebbe +saputi rammendare così bene da parere nuovi. Ma alla locanda?... Oh, sì; +bravi davvero!... Alla locanda, la rompono la roba, invece di +aggiustarla!... Figurarsi, i suoi guanti che aveva dati da accomodare, +li avevano cuciti col cotone!... — Povera mamma! bisognerà che mi +ricordi un giorno o l'altro di scriverle una cartolina. Già , se l'ultimo +giorno che sto a Venezia, pagato il conto dell'albergo e messi da parte +i denari del viaggio, mi resta un avanzo di sei lire, le compero la +spilla! + +Era una magnifica spilla di _venterina_, con una gondola in mosaico nel +mezzo, che Prandino aveva veduta in mostra da un chincagliere, sul +_ponte dei Beretteri_: non valeva più di sei lire, ma faceva figura per +venti. + +— Oh, Conte illustrissimo! prendi il fresco? + +Era Badoero che, abbandonato dalla Principessa, arrivava sulla terrazza +in cerca dell'Emma. + +— _Ciao_, Badoero. + +— _Ciao simpaticone!_ Dirò anch'io col poeta: Beati coloro che veder si +ponno! + +— Perchè? + +— Perchè ti sei fatto invisibile! + +— Anche oggi ero sul vaporetto delle tre, colla contessa Navaredo e +colla contessina D'Abalà . + +— Lo dici davvero?... E dire che io ho guardato appunto se ti vedevo, +perchè volevo presentarti alla Principessa. + +— Grazie.... al caso.... se si presentasse di nuovo l'occasione, mi +farai un favore. + +— Eriprando, ho fame! — piagnucolò Gegio, il quale, furbo, capì subito +che alla presenza di Badoero, quell'altro non gli avrebbe rifiutato una +ciambella. + +— Fra un'ora pranzerai. Accontentati del gelato. + +— Ho fame!... Non voglio aspettare un'ora. + +— E che, diavolo! fa portare una pasta! — disse Badoero a Prandino. + +— Dopo non mangia più a pranzo. + +— E che importa? Fai troppo il tiranno! _Garçon!_ porta la cesta. + +Gegio si acquetò subito, e quando ebbe la cesta davanti, toccò tutte le +paste, per arrivare a scegliersi la più grande. + +— Hai fatto il bagno?... — tornò a domandare Badoero. + +— No. + +— Non lo fai? + +— Forse più tardi. + +— Dopo ti lasci vedere? + +— Sì, dove vuoi che ci troviamo? + +— Ci troveremo, ci troveremo... aspetta un po'... ci troveremo... ma, +adesso che ci penso, dopo il bagno ho un impegno colla Principessa. È +meglio fissare per domani. È una gran seccatura quella Principessa, che +Dio la conservi!... Oh diavolo! Ecco l'Emma che m'ha riconosciuto e mi +fa cenno di scendere in mare con lei.... questo mi secca! oggi non +posso; oggi non ho tempo da perdere! + +Eriprando, da qualche momento non gli badava più: cominciava ad essere +distratto. La Contessa nell'acqua nuotava verso i pali e il Maggiore +_faceva il morto_ nelle vicinanze. + +— Ciao, Ariberti! — esclamò il Badoero, dopo aver fatto dei segni +all'Emma colle mani per aria. + +— _Ciao_. + +— A proposito, ricordati che un giorno dobbiamo pranzare insieme. + +— Grazie, quando vuoi. + +— No, no, il giorno lo fisserai tu, caro il mio _Prefetto!_ — e Badoero +si mise a ridere con malizia. + +Ariberti lo guardava fisso, senza capir nulla. + +— Sai, qui, appena vedono una persona, subito gli affibbiano un +soprannome. Ma senza malignità , così, tanto per ridere. + +— Oh bella, e a me hanno dato il soprannome di _Prefetto?_ + +— Sicuro; siccome ti vedono sempre in abito nero, così ti chiamano il +_prefetto di Malamocco!_ + +Prandino rise ancora, però adesso con un po' meno di piacere. _Prefetto_ +sarebbe bastato, senza quell'aggiunta di _Malamocco!_ + +Nel frattempo giù nell'acqua si videro anche Potapow e Jamagata a far +bella mostra delle loro forme: Potapow, più prudente, non si allontanava +dalla corda, ma Jamagata s'era spinto fuori e aveva anche tentato dì +unirsi col Maggiore, nella sua gita acquatica; ma il Del Mantico fece +l'indiano, col giapponese, e tirò dritto per conto suo, avvicinandosi +sempre più al compartimento delle signore. + +Prandino sulla terrazza guardava fisso, attento a ogni cosa e diventava +verde; l'Elisa, tranquillamente, dopo essersi fermata qua e là ad +accomodarsi il cappello e a serrarsi la veste sul collo, si lasciò +andare ed uscì al largo, fuori dei pali; e il Maggiore le tenne +dietro.... ma non era buono di raggiungerla. + +— Contessa!... Contessa!... + +— È lei, Maggiore? — L'Elisa, come al solito, nuotava di fianco; però +meno del giorno prima perchè l'acqua era più morbida e non lasciava +distinguere bene altro che il biancastro dei piedi e delle braccia. + +— L'acqua oggi è buona, — cominciò il Maggiore, che faceva fatica a +seguire la Contessa. + +— È anche troppo calda! + +— La prego.... Vada un po' più adagio.... Contessa! Così io non posso +tenerle dietro. + +— Non voglio che mi tenga dietro.... Lei ha risoluto di compromettermi +ad ogni costo! + +— Se ha tanta paura di compromettersi allora dovrei credere ch'è proprio +vero quanto m'ha narrato la Contessa. + +— Non so che cosa mia figlia le abbia detto; io la prego soltanto di +ritornare indietro. + +— E se non volessi ubbidirle? + +— Ho da fare, spero, con un gentiluomo. + +— Ma la Cecilia mi assicurò in fine.... che lei non aveva detto ancora +l'ultima parola. + +L'Elisa s'era messa a nuotare un po' più lentamente, socchiudendo gli +occhi ai buffi d'aria umida, che le sfioravano la faccia come una +carezza: il Maggiore le si era avvicinato, e guardava sott'acqua. + +— Crede lei che la dica proprio volontieri quella parola?.... Certe +cose, sa, una donna come me, non le dimentica mai. + +Il Maggiore guardava il collo dell'Elisa che appariva sotto i riccioli +biondi bagnati, di una bianchezza incantevole: ma non ne vedea più di +due dita: il cappellone colla larga tesa abbassata e la veste scura +serrata alta, lo nascondevano quasi tutto. + +— E chi l'obbliga a dirla? + +— Mia figlia.... e mio genero. Se sapesse che bocconi mi tocca di mandar +giù, che dispiaceri ho dovuto soffrire per lei!.... + +— Per me? + +— Certo, perchè tanto mia figlia quanto il D'Abalà mi fan capire anche +quello che non hanno il coraggio di dirmi.... Pur troppo non sono stata +sempre padrona di me stessa.... pur troppo.... Ma già lei lo sa +bene!.... Mia figlia e mio genero insomma mi fanno capire che se un +giovane onesto, leale, un gentiluomo, mi offre la sua mano, il suo nome, +io dovrei.... dovrei dimenticare tutto, anche il passato, e accettarla. + +A questo punto, l'Elisa, quasi che si sentisse stanca anche lei, si +voltò di contro al Maggiore e provò un momento a _fare il morto_. Ma un +momento solo; che tornò a voltarsi subito, rapidamente, appena vide gli +occhietti del Maggiore luccicare sotto il cappellone. + +Questi però le si avvicinò nuotando con orgasmo e: + +— Lo ami quel bamboccio? Lo ami proprio? — le domandò commosso e +inquieto. + +— Certo; se mi deciderò a diventare sua moglie, dopo, lo amerò +certamente. + +L'Elisa, detto ciò, si fermò un momento e si tenne ritta nell'acqua per +accomodarsi, alzando le due braccia, i capelli, che pareva le si +sciogliessero, poi si allungò di nuovo e continuò a nuotare adagio +adagio. + +— Ma adesso.... oggi.... lo ami? + +— A _lei_.... che cosa importa a _lei_ di saperlo? + +— Importa anzi moltissimo. + +— Perchè? + +— Perchè io sono franco; e ti confesso che un po'.... un po' credeva che +mi fosse passata.... ma alla sola idea.... che.... che tu possa.... che +tu abbia un altro.... insomma.... sento di.... sento che non lo potrò +mai sopportare. + +Il Maggiore, fosse l'emozione, fosse la stanchezza, respirava così +affannosamente da non poter tirare più innanzi. + +— Sei stanco?.... — gli chiese l'Elisa fermandosi e non facendo che +qualche lento movimento per tenersi a galla. + +— Oh! No.... ti pare?.... vengo avanti quanto vuoi. + +— Prova ad appoggiarti con una mano sul mio braccio, ma tienti leggero, +sai; — e l'Elisa, gli distese il suo braccio bianco, sodo, rotondo, la +sola bellezza perfetta che ancora le fosse rimasta. Il Maggiore vi si +appoggiò sopra, ma con tutte due le mani e così forte, che per poco non +andarono sott'acqua tutti e due. + + + + +CAPITOLO XI. + + +Appena Prandino vide la Contessa uscire al largo ed il Maggiore tenerle +dietro ed accompagnarsi con lei, non si potè più contenere. Dimenticò la +prudenza, i rispetti umani, le ingiunzioni stesse della D'Abalà : +dimenticò Gegio che s'era messo a correre per la terrazza, e scappò via +pallido, concitato. Voleva buttarsi in mare, voleva raggiungere la +perfida. + +Strepitò per aver presto la maglia e la biancheria. Intorno al casotto +del guardaroba c'era ressa, essendo arrivati allora i _tramways_ del +vaporetto delle quattro: e siccome lì, subito, non trovò nemmeno un +camerino disponibile, sebbene avesse promessa una lira di mancia al +bagnaiolo, si spogliò in fretta e in furia in un _passaggio_ vuoto, fra +due corridoi, bestemmiando i santi del paradiso e strappando i bottoni +di quell'abito nero, che in tanti anni di onorato servizio, non si era +mai sentito trattare con così poco rispetto. In un attimo svestito, +infilò la scaletta della riva che non avea ancora finito di allacciarsi +la maglia; ma appena nell'acqua, quando, fatti i primi passi, si buttò +lungo disteso per nuotare e raggiunger più presto la Contessa, si sentì +afferrare improvvisamente per una gamba. Sternutando, chè era andato ben +sotto colla testa, si voltò furioso per dir la sua a quel villano che +gli avea fatto quel tiro, e uno scroscio continuo di spruzzi d'acqua, +accompagnati da una sonora sghignazzata, lo percosse sul viso. + +— È una mancanza di educazione! È un'impertinenza! — urlò il contino +degli Ariberti accecato dall'acqua e dall'ira. + +— Ah! ah! ah! Il nostro Prandinello!.... Il nostro Prandinello che +beve!.... + +Misericordia!.... Lo screanzato, l'impertinente era nientemeno che il +cavalier Pinocchio! + +— Uno spruzzetto, un altro, un altro ancora!.... Così! Ah! ah! ah! Che +faccia buffa, che mi fate. + +— Scusi, Cavaliere!.... Scusi.... sa.... non l'aveva riconosciuto!.... +Ma avrò il bene di rivederla più tardi! — E Prandino fa di nuovo per +mettersi a nuotare; ma il cavalier Pinocchio, che quel giorno era +proprio di buon umore, continua a ridere e torna a prenderlo per una +gamba. + +— Scusi, Cavaliere; mi lasci andare!.... + +— E dov'è, dov'è che vuol andare il nostro Prandinello? — Da bravo! +Rimanete un po' qui a farmi compagnia.... + +— Ma, volevo.... + +— Io sono un cattivo nuotatore, anzi, vi dirò che non so nuotare nè +punto nè poco. + +— Ma.... + +— Sapete?.... Ho scritto per voi a Verona, sicuro, al Capo-traffico. + +— Grazie.... + +— Che volete! L'Orsolina mi sta proprio a cuore. Quella è una santa +madre, ma santa davvero!.... Potete proprio dire d'esser nato colla +camicia!.... La vostra mamma si leverebbe il pane di bocca per darlo a +voi, sciupone d'un don Giovanni! + +— Lei scherza, Cavaliere, ma adesso vorrei.... + +— Vedete, Prandinello, il _morto_, lo so fare — e così dicendo il +cavalier Pinocchio si distese sull'acqua supino — ma se fo un movimento, +non c'è verso, bevo!.... Aspettate, dovreste provare un po' voi a +mettermi le vostre due mani sotto la vita: così.... bravo!.... Restate +fermo adesso, non vi movete! + +— Ma.... — e Prandino, mentre teneva il Cavaliere, fissava cogli occhi +imbambolati i due cappelloni gialli della Contessa e del Maggiore che si +allontanavano lentamente sullo specchio turchino del mare. + +— Come vi dicevo, ho scritto a Verona, al Capo-traffico, e m'ha già +risposto.... Ah, quant'è buona oggi l'acqua!.... È proprio un piacere! +Voglio provare adesso a muovere prima le braccia e poi le gambe.... ma +voi state fermo, sapete, se no, vado sotto. Benissimo! così! bravo!.... +_Uno-due!_... _Uno-due!_.... _Uno-due!_.... _Uno-due!_.... — e il +cavaliere Pinocchio continuò per un pezzo a fare i movimenti di +_scuola_, sempre sostenuto da Prandino, che non aveva il coraggio di +lasciarlo andare, e intanto vedeva l'Elisa e il Maggiore confondersi +insieme nella lontananza, così da sembrare quasi un punto solo. + +— Ah! che bagno delizioso!.... _Uno-due!_... _Uno-due!_... adesso voglio +provare. + +— Ma scusi.... — A Prandino gli pareva che i due cappelloni di paglia si +fossero fermati. + +— State fermo! Forza, mi raccomando! Adesso vorrei provare a distendere +insieme le braccia e le gambe.... Ah, come me la godo!.... Come me la +godo! + +— Ma io.... — Prandino si sentiva male: il punto giallo non si moveva +più. + +— Dunque, il Capo-traffico m'ha risposto che sareste chiamato in +servizio provvisorio fra pochi giorni e che forse.... _Uno-due!_... +_Uno-due!_.... forse sarete destinato per l'appunto alla contabilità +della divisione di Vene.... No! No!.... Non vi movete! non mi lasciate +andare!.... Vado sotto!.... Vado sot.... — e il cavalier Pinocchio non +potè finire la parola, perchè era andato sotto davvero. Quando, +soffiando e sbuffando, potè di nuovo levarsi su, ritto, Prandinello era +scomparso. + +Che cos'era accaduto? — Un avvenimento che poteva avere del tragico. +Mentre Ariberti, colle braccia tese, teneva a galla il cavaliere +Pinocchio, e col cuore correva dietro all'Elisa, sentì all'improvviso la +vocetta aspra della Cecilia, che lo chiamava forte dalla terrazza. + +— Conte Eriprando! Conte Eriprando! + +Il Conte Eriprando levò il naso all'aria e vide la D'Abalà che gestiva +contro di lui come una spiritata. + +— Gegio! Dov'è Gegio?!.... Gegio! + +A questo nome Prandino si ricordò del marmocchio che aveva piantato là +solo, sulla terrazza e sudò freddo benchè fosse in acqua: lasciò andare +a fondo il cavalier Pinocchio e corse via con uno sgomento in corpo che +gli levò ogni altra preoccupazione. + +— Chissà dove s'è cacciato! Chissà che cosa gli è accaduto! — pensava +l'Ariberti mentre si vestiva in tutta fretta, senza nemmeno finire di +asciugarsi. + +— Gegio! Dov'è Gegio?! Gegio! — La Cecilia, spinta dall'angoscia, aveva +superato ogni pudico ritegno, ed entrata nel compartimento riservato +agli uomini, correva lungo il corridoio chiamando il bambino, seguita da +Ramolini, al quale si unirono presto anche Potapow e Jamagata che, +appena udite le grida della Contessina, uscirono dai rispettivi +camerini. + +— _Mais Gegio, ne prend-il pas le bain avec vous?_ + +— No! Ieri s'era raffreddato e io oggi non aveva voluto che facesse il +bagno. Gegio!.... Gegio! + +Anche Prandino dovette pur farsi coraggio e mostrare la faccia: la +D'Abalà , appena lo vide, gli si avventò addosso come se lo volesse +pigliar per il collo. + +— Mio figlio?! Dica! Che cosa ne ha fatto di mio figlio?.... + +Prandino, smorto, allibito, aprì la bocca per rispondere, ma non rispose +nulla. Allora la D'Abalà non potè più reggere e scoppiò in un pianto +dirotto. + +— Si faccia coraggio, Contessa, si faccia coraggio, — le andava dicendo +il Ramolini. — Se non è perduto.... lo troveremo di certo. + +Anche Jamagata si provò a consolarla; ma Potapow lo apostrofò dicendogli +che bisognava avere _point de cÅ“ur_, per credere di poter confortare +una madre in un tal momento. + +— Ma, mio marito?! Chissà che cosa farà mio marito, se non trovo più +Gegio!.... Guai! Guai! — singhiozzava la Cecilia, poi rivolgendosi di +nuovo contro Prandino. — Ringrazi Dio che l'avvocato D'Abalà non è qui! +— esclamò, e di nuovo si mise a correre in cerca di Gegio, seguita da +Ramolini, da Potapow, da Jamagata e da una frotta di curiosi, che si +domandavan l'un l'altro che cosa era successo. + +— È una signora che ha perduto suo figlio! + +— No, gli si è annegato il marito. + +— È una contessa forestiera. + +— È una principessa di Roma. + +— Oh! che disgrazia! + +— Le si è annegato il marito, mentre voleva salvare suo figlio! + +— Povera signora!.... in quello stato!.... + +Intanto che tutte queste voci facevano il giro dello _stabilimento_, +ingrossandosi e facendosi più gravi a ogni passo, la Cecilia continuava +a correre, come meglio poteva, dai corridoi al caffè e dal caffè alla +terrazza, chiamando Gegio e l'avvocato D'Abalà . Prandino la seguiva, +abbattuto, con una faccia stralunata, pensando a ciò che gli avrebbe +detto l'Elisa quando, uscita dall'acqua, sarebbe venuta a sapere che non +trovavano più il suo nipotino, e di tratto in tratto levava gli occhi +smarriti in faccia a Ramolini, come se aspettasse da lui la propria +sentenza. + +— Mah!.... — gli disse una volta il Cavaliere con una reticenza più +lunga e però più grave del solito. — Mah!.... i figli degli altri!.... — +e non aggiunse parola. + +La Cecilia, percorsa un'altra volta tutta la terrazza, attraversato di +nuovo il caffè, uscì fuori dallo _stabilimento_ e giunta in mezzo al +ponte, sulla spiaggia gridò ancora, con quanto fiato le era rimasto: +Gegio! Gegio! Gegio mio!.... + +— Mamma, mamma, son qua! — rispose finalmente di lontano la voce +stridula del monello e giù, sulla riva, tutto coperto di sabbia e di +terriccio giallo si vide muoversi un coso che aveva più del scimiotto +che dell'umano. + +Era Gegio, che s'era preso il bel gusto di seppellirsi vivo sotto la +sabbia. + +Sua madre, ravvisandolo appena, diè in un grido di contentezza: pareva +matta dalla gioia, povera donna! ma appena se lo ebbe dinanzi e lo vide +così sucido, tutta la sua espansione si arrestò di botto, cambiò viso, +e, preso il figliuol prodigo per un orecchio, se lo tirò dietro a quel +modo, strapazzandolo come una bestia ed applicandogli ad ogni tratto +scapaccioni tutt'altro che amorevoli. + +Jamagata, Potapow, Ramolini e tutti gli altri ch'erano lì intorno fecero +gran festa alla madre e al figliolo. Prandino solo, quantunque adesso +gli si fosse levato un gran peso dallo stomaco, tuttavia non era +tranquillo del tutto: sentiva che, per lui, l'ultima parola della +tragedia non era ancora stata detta. Difatti: in quanto a lei — gli +gridò la D'Abalà , cogli occhi loschi e il nasino bianco — in quanto a +lei, può dirsi fortunato che non ci sia stato qui mio marito!.... A +quest'ora, guai!.... + +E la Contessina si pose una mano sugli occhi, come per non vedere lo +scempio che dell'ultimo degli Ariberti avrebbe fatto il sottoprefetto +D'Abalà . + +— Ma è dunque un uomo terribile il marito della contessa Cecilia! — +domandò più tardi il Ramolini, a cui pareva che premesse molto saperlo, +in tutta confidenza a Prandino. + +— Oh! no; anzi, si figuri! È un omettino piccolo, magro, che trema +dinanzi a sua moglie e che non ha mai fatto carriera, perchè ha troppa +paura delle _dimostrazioni_. + + + + +CAPITOLO XII. + + +Ciò che non principia bene finisce male, e il conte Eriprando degli +Ariberti non potè proprio dire che quella giornataccia infame avesse +fatta per lui un'eccezione alle regole. + +L'Elisa era mesta e preoccupata, e il Maggiore, invece, sembrava molto +allegro: e pazienza se la cosa fosse rimasta lì; ma quando Prandino, +dopo pranzo, andò al banco, secondo il solito, per pagare il conto, +trovò che i due pranzi, quello della contessa Elisa e quello della +contessina Cecilia, erano già stati pagati dal Maggiore. + +— Corpo di bacco!.... — Prandino corse subito dalla D'Abalà , inquieto e +sorpreso, e n'ebbe, in risposta, ch'ella non aveva preso lui per suo +segretario. + +Anche al _Florian_, più tardi, successe pure qualche cosa di simile. Il +Maggiore, che s'era piantato duro sulla sedia accanto all'Elisa, con +un'aria da padrone del campo, invece di aspettare che ognuno ordinasse +le bibite per conto proprio, domandò egli stesso prima alle signore, e +poi al resto del circolo, che cosa volessero prendere, mostrando chiaro +ch'era lui che faceva trattamento. Naturalmente, Prandino, quantunque da +un'ora bruciasse dalla sete, non prese nulla per far dispetto al rivale. +Siccome, poi, tutti gl'infelici sono fatti per intendersi, così invece +egli sentiva slanci di simpatia per il povero Jamagata, che si mostrava +melanconico, perchè si vedeva assai trascurato. L'Elisa non gli parlava +mai, era timidissima col Maggiore, e voleva sua figlia sempre seduta +accosto, come se avesse paura a star sola in mezzo agli uomini. + +Prandino, che aveva giurato a sè stesso, dopo rinfrancato dallo spavento +per la scomparsa di Gegio, di non parlar coll'Elisa e di non mettersi +vicino a lei in tutta la sera, volendo punirla in tal modo per la sua +gita in mare, dopo la sorpresa dei due pranzi pagati e dopo il contegno +tenuto dal Maggiore al Caffè, non ebbe più coraggio di tirarla innanzi +col broncio; capì che sarebbe stato troppo infelice se fosse andato a +letto con quel tormento di gelosie e d'inquietudini nel cuore, e però si +fece animo, e quando tutti s'eran levati in piedi per ritornare +all'albergo, offrì lui il braccio all'Elisa in un modo così risoluto che +la Contessa non glielo potè ricusare. + +— Mi avevi promesso che a Venezia saresti stata buona, mi avevi giurato +di non darmi nessun motivo di gelosia; ti ringrazio, sai, ti ringrazio +del bel modo col quale mantieni la tua parola. + +E Prandino sorrise amaramente, aspettando che l'altra lo rimproverasse +come al solito, dicendogli che era matto, che i suoi dubbi erano +ingiusti, che si faceva insopportabile, ma come al solito concludendo +poi che gli voleva bene. + +Invece nulla di tutto questo: l'Elisa chinò il capo e Prandino sentì +contro il braccio il seno di lei che si gonfiava per un grosso sospiro. + +Prandino la fissò agitatissimo e — Perchè sei uscita al largo col +Maggiore? — le domandò — perchè?.... — ma questa sua domanda era fatta +in modo che pareva più un lamento che un rimprovero. + +L'Elisa continuò a tacere e a sospirare. + +— Mio Dio.... che cosa c'è di nuovo?.... parla!.... mi fai morire! + +— Non morrai, no; tu sei giovane.... hai tutto l'avvenire per te, e +poi.... tu sei un uomo, tu; e ciò vuol dir molto.... mentre io +invece.... + +— Per amor di Dio, che cosa è accaduto? + +— Nulla.... nulla.... calmati adesso.... + +— Che cosa è accaduto, parla! + +— No.... adesso no; non posso.... ma tu ricordati questo, che io sono +molto infelice.... e che vi sono tali necessità nella vita, alle quali +bisogna chinare il capo e rassegnarsi.... _côute que côute!_ + +— Ma io non voglio... — cominciò Prandino, alzando la voce. + +— Non fate scene adesso, non fate il ragazzo! + +E l'Elisa spaventata, abbandonando in un attimo il tono languido, fermò +subito le parole in gola al suo innamorato; ma poi, vedendo che l'altro +non fiatava più, ritornò buona, ritornò tenera, per dirgli con affetto: +— Domani saprai tutto.... ma, te ne scongiuro, sii generoso.... non +rendermi più infelice di quello che sono.... ricordati che da te.... +bambino mio, aspetto una parola che mi dia coraggio.... e che mi +conforti. + +Detto ciò, mentre Prandino la guardava bianco, pallido, senza esser più +buono di proferire una parola, l'Elisa si fermò per aspettare la Cecilia +e il Maggiore, ch'erano rimasti un po' indietro, e unirsi col rimanente +della brigata. + +Quella notte il povero Prandino la passò male. Ormai non ne potea più +dubitare: l'Elisa e il Maggiore se la intendevano fra di loro. + +Aprì i vetri, spalancò le persiane e, in maniche di camicia, rimase là , +lungamente, appoggiato alla finestra, guardando di lontano, fra i tetti, +una striscia di laguna illuminata dalle fiamme rossiccie del gas e +bevendo, come altrettanto veleno, quell'aria pregna degli aromi acuti +del mare, respirando quei buffi caldi che penetrano nel sangue con una +mollezza voluttuosa e che sembra allarghino il cuore con un bisogno +inconscio e irresistibile d'amore. + +Maledetta Venezia! Se fosse rimasto a Vicenza, credeva lui, avrebbe +sofferto meno. + +Aveva la testa che gli bruciava, il cuore gonfio, e non poteva piangere. +Si sentiva pieno di lagrime fino alla gola, ma non gli volevano scoppiar +fuori. Se avesse potuto piangere, forse sarebbe rimasto un po' più +sollevato. + +— “Domani saprai tutto?!„ E che cosa può dirmi che io già non abbia +indovinato? Non sono già un imbecille, capisco le cose per aria, io! Non +ama più me, e torna daccapo ad amare il Maggiore! Ecco la bella novità +che mi dirà domani! Ma io non resterò qui a sentirmela dire, nemmeno per +sogno; che! Domattina me ne ritorno a Vicenza.... e non mi vedrà più, +no; mai più!... Se aspetta da me “la parola di coraggio e di conforto„ +la aspetterà un pezzo. A sentirla lei, dovrei dunque farle coraggio, +perchè mi pianta?... Dovrei confortarla, perchè mi tradisce? Questa è +nuova davvero! “_Ricordati che io sono molto infelice!_„ Ma perchè lo +vieni a contare a me, se sei infelice?... A me, che lo sono più di te e +per cagion tua? + +— Però.... però, qualche cosa ci deve esser sotto, — pensava Prandino +abbandonando la finestra e camminando in su e in giù nella cameretta, +mentre si spogliava, — qualche cosa ci deve esser sotto. È impossibile +che sia così cattiva di cuore. Certo, certo quella strega della D'Abalà , +c'entra in gran parte nella faccenda. Sembra che sia lei innamorata del +Maggiore. È con lui tutta moine, tutta finezze.... Maledetta!... Quello +che ha in corpo, scommetto che non è un figliolo: ma è un sacco di +malignità ! Ma io vorrei sapere perchè l'Elisa deve sottomettersi a sua +figlia, e rendersi infelice lei, e far infelice me, per i capricci e le +simpatie di casa D'Abalà . — Che il Maggiore la voglia sposare? Senza +dubbio, non può essere altrimenti. Ma se avesse aspettato due o tre +anni, quando avessi avuto uno stato, l'avrei sposata io. + +A questo punto, Prandino chiuse le finestre, spense il lume e entrò nel +letto: egli sperava, allo scuro, di poter avere un po' di riposo, ma +invece si trovò peggio. Vedeva il numero 40 fra le braccia del numero +43, e nell'eccitamento della fantasia, il numero 40 era ancora più +bianco, ancora più biondo, ancora più bello del solito, e il 43 più +nero, più vecchio, più brutto: — e il povero ragazzo si voltava +smaniando nel letto, mentre le zanzare, ch'erano entrate in camera dalla +finestra, ch'egli avea lasciata aperta per tanto tempo, col lume acceso, +gli raddoppiavano l'agitazione e il tormento. + +Ah! se non fosse stato povero, allora.... allora l'avrebbe sposata lui +subito, domani. Ma con duecento quindici lire, non poteva già pensare di +metter su casa! Che figura farebbe egli adesso, a Vicenza, quando vi +fosse giunta la notizia del matrimonio della Navaredo con Del Mantico! +Lui si sarebbe serrato a chiave nella sua camera, senza farsi più vedere +da nessuno. + +Già , sarebbe morto presto, così non la poteva durare!... No: no! A costo +di finirla lui.... Sarebbe andato lontano lontano, colle lettere e i +capelli dell'Elisa in tasca, e quando avesse trovato un precipizio in +riva al mare, un bel salto.... e buona notte: egli avrebbe finito di +soffrire.... e di far ridere quei pettegoli di Vicenza!... Ma tant'è, il +numero _quaranta_ restava però sempre fra le braccia del numero +_quarantatrè!_... + +La calma che si era fatta nel suo spirito, pensando di morire +placidamente sotto l'acqua fresca del mare, si dissipò di nuovo a +quell'idea tormentosa. + +Ritornò ad agitarsi nel letto, a sospirare, a dolersi, e a poco a poco +le angosce crebbero in modo, ch'egli non potè più reggere a sopportarle. + +Era andato tutto in sudore: nella cameretta bassa, angusta soffocava dal +caldo, e le zanzare gli ronzavano a torme sulla faccia, moleste e +insistenti, aumentando il suo affanno colle loro punture irritanti. + +Saltò giù dal letto, accese il lume, si vestì in fretta e uscì +dall'albergo per respirare. Quando fu in piazza San Marco una folata di +vento gli portò via il cappello. Prandino gli camminò dietro, triste, +melanconico, e se lo calcò in testa senza nemmeno pulirlo. Tant'è; +adesso che l'Elisa non gli voleva più bene, che cosa gliene importava a +lui della sua roba?... + +Il cielo era coperto, la piazza buia: entrò sotto le _Procuratie_ +squallide, deserte, e si sedette sospirando sopra una seggiola del caffè +_Florian_. Nemmeno al fresco trovava il sollievo ch'egli aveva sperato. +E pensare che quei pochi giorni di cura a Venezia, dovevano essere il +suo paradiso!... E pensare che se li sognava da un anno! Mah!... + +Per sentire un po' di sollievo, lo sapeva bene lui che cosa gli sarebbe +bisognato!... Trovare il modo di vendicarsi di quella brutta strega +della D'Abalà !... Ecco, questo gli sarebbe bisognato; perchè era lei la +causa di tutto; era lei, lei sola, che nascostamente attizzava il fuoco. +L'Elisa era una donna debole, senza volontà e forse.... + +— Oh! guarda chi vedo!... Il nostro caro _Prefetto!_ + +Prandino levò la faccia sbattuta dalla veglia e vide Badoero che usciva +da _Florian_ in compagnia di tre o quattro giovinotti. + +— _Ciao_, Badoero. + +— Che fai qui solo solo? + +— Prendo il fresco.... + +— Vieni con noi da _Bauer_? + +— Ti avverto che _Bauer_ ha già chiuso a quest'ora, — disse a Badoero +uno della comitiva. + +— Se troveremo chiuso, non ci sarà gran male: andremo a battere a +qualche altro Caffè. Su, su, levati, giovine sentimentale, e vieni con +noi! — e Badoero, preso Prandino per un braccio, lo costrinse a levarsi +in piedi. + +— Io proporrei di andare a battere dall'Emma! — esclamò uno di quei +giovinotti, per lanciare un frizzo a Badoero. + +— Nossignori! — rispose questi con fatuità , — dall'Emma non c'è posto +per tanta gente! — poi, fermandosi su due piedi: — vi presento mio +cugino, il conte degli Ariberti, — disse indicando Prandino alla +comitiva. + +Finito lo scambio dei complimenti, si avviarono tutti verso la _Birreria +Bauer_; Badoero, allora, prendendo Ariberti a braccetto e tenendolo un +po' più indietro degli altri: + +— Dimmi, caro prefetto, — gli chiese a bassa voce, — la Contessa t'ha +proprio messo in disponibilità , per questa notte? + +— Non ti capisco! + +Ma Prandino, che invece capiva benissimo, sentì un'ondata di sangue +caldo, che gli saliva alla testa. + +— È arrivato il Maggiore.... e ti mandano a passeggiare!... Eh! che vuoi +farci? Le donne, vecchie o giovani, quando vedono i bottoni lustri, +perdono la testa. + +— Ma... + +— È destino comune, e non c'è che fare; bisogna rassegnarsi, +_Prandinello_ mio!.. + +_Prandinello!_... Anche Badoero lo chiamava _Prandinello_ come il +cavalier Pinocchio!... + +Ariberti, però, non se la prese con Badoero per quelle parole, ma invece +gli proruppe nel cuore un impeto d'ira, quasi di odio, contro l'Elisa. +Sentì allora, per la prima volta, che fra lui e quella donna era proprio +tutto finito. Difatti, se anche l'Elisa, per un'ipotesi, avesse ripreso +a volergli bene come prima, tanto e tanto nell'opinione del mondo egli +oramai non era più il suo amante. E _l'opinione del mondo_, si sa bene, +presta a certi amori le loro più care attrattive. Prandino però non +volle mostrare al cugino che egli soffriva per quello smacco. Invece si +sforzò di fare il disinvolto, di parer spiritoso e lieto confessando a +Badoero che il Maggiore capitava proprio in punto a sollevarlo d'un +grande imbarazzo. Lui non negava di aver amato l'Elisa, e molto: ma +adesso quella catena gli si faceva ogni dì più pesante; insomma, era +stufo di rappresentare il _moroso de la nona_ a tutto pasto, e domandò a +Badoero se non trovava che oramai la contessa Navaredo era una donna +_andata_. Egli sperava che Badoero gli dicesse di sì; sarebbe stato un +conforto al suo dolore. + +— _Andata_ proprio no, — rispose Badoero: — Certo, comincia a essere un +po' troppo grassa, ma si conserva ancora piacente e poi sa _truccarsi_ +bene, come dice l'Emma. + +Da _Bauer_, com'era stato previsto, si trovò chiuso. Allora, tutti +insieme, tornarono indietro brontolando; chi voleva andare in un luogo, +chi in un altro, e nessuno riusciva a trovare una proposta che ottenesse +l'approvazione generale. Intanto, aspettando l'idea buona, che non +capitava, si sedettero per un momento al _Caffè Svizzero_, dove ci +doveva essere, dicevano, della birra inglese in bottiglia, eccellente. +Prandino, che aveva sete e sentiva qualche brivido di freddo in +quell'aria umida della piazza, ne tracannò in fretta due tazze, sebbene +nell'andar giù gli bruciasse la gola e lo stomaco. + +— Sapete che cosa dobbiamo fare? — saltò su a proporre Badoero da un +momento all'altro, — andiamo a giocare un'oretta al _lansquenet_? + +— Sì, ma dove? — chiesero gli altri. + +— Dal _sior Angelo a la Cuca_. Tanto, se trovassimo chiuso, quando ci +facciamo conoscere ci aprono subito. + +— Allora paghiamo, e partenza per la _Cuca_!... + +— _Garçon!_ — gridò Badoero, che s'era levato in piedi, chiamando il +cameriere dalla vetrata della bottega. + +— A me sai, Badoero, — disse Prandino facendo una smorfiaccia colla +bocca, — quella tua birra ha fatto male. Mi brucia lo stomaco, mi +brucia, come se avessi bevuto del fuoco. + +— È nulla; le prime volte fa sempre così, ma poi ci si abitua. La birra +inglese è come il sigaro, bisogna avvezzarcisi. + +— Se ha un po' di nausea, prenda un bicchierino di _cognac_ e le passa +subito, — suggerì un altro signore della compagnia. + +Prandino accettò il consiglio, bevette il _cognac_ e subito dopo gli +sembrò di fatti di sentirsi un po' meglio. Allora dal suo famoso +_porta-biglietti_ colla corona d'argento, levò una carta da due lire e +l'offrì al cameriere perchè si tenesse la spesa. + +Il cameriere prese il biglietto con due dita, invece di riporlo lo tenne +levato per aria fissando Ariberti. + +— Che cosa paga il signore? + +— Un _cognac_ e una bottiglia di birra. + +— Allora formano _cinque e trenta_, in tutto. + +— Ma non pago altro che la mia birra. + +— Appunto, cinque lire della bottiglia, e sei soldi del _cognac_. + +— Per bacco! — pensò Ariberti fra sè, — cinque lire per sentirsi male, +mi pare un po' caro! + +Tuttavia pagò senza altre osservazioni, chè non voleva perdere il +credito fra le sue nuove conoscenze. + +Strada facendo, mentre tutti si avviarono verso la Cuca, gli venne +addosso, col calore del cognac un gran bisogno di espandersi e +confidarsi a qualcuno. + +Allora fu lui che si prese Badoero a braccetto, e dopo d'essersi fatto +promettere il segreto — _in parola d'onore_ — gli contò che la contessa +Navaredo si era condotta molto male con lui. + +— Certo che per me è stata una fortuna, perchè proprio ero stufo, ma +questo non vuol dire; resta sempre il fatto che s'è portata malissimo. +Del resto, te lo dico io che al signor Maggiore non gliene voglio. Oh +no, davvero: anzi, quando lo vedo, son quasi tentato di fargli i miei +rallegramenti; si diverta, si diverta, se può, ch'io già non lo invidio +di sicuro! + +E qui, Ariberti tornò daccapo a voler persuadere il cugino che la +Contessa oramai era una donna sciupata, mentre invece, un anno o due +prima, quando l'aveva lui.... allora sì che era davvero un tipettino da +far girare la testa. A Vicenza, allora, quando l'Elisa passava per le +strade, si voltavano tutti a guardarla. Ma adesso?... Adesso era +tutt'altra cosa. + +Alla _Cuca_ le imposte erano chiuse, ma dalla luce che usciva dalle +fessure si vedeva bene che dentro c'era ancora della gente. Allora +picchiarono forte colle mazze sulle persiane delle finestre a terreno, +finchè fu aperta a metà la porta della bottega e furono introdotti da un +omiciattolo in maniche di camicia e colla faccia assonnita, che accolse +i nuovi avventori brontolando fra i denti. + +Nella sala c'erano seduti in un angolo due o tre operai colle facce +accese dal vino e dal caldo che guardavano di sbieco quelle _grinte +aristocratiche_ che entravano là dentro, in casa loro. + +Ma gli amici di Prando non si fermarono a terreno; invece, salirono su +per una scaletta ripida, angusta, ed entrarono in una stanzuccia al +mezzanino, dove si sentiva forte il puzzo della pipa mescolato coll'odor +grasso dei cibi. + +Il cameriere accese il gas, spalancò i vetri della finestrina, distese +sul tavolo di legno greggio un tappeto macchiato d'unto e di vino, e poi +domandò ai signori che cosa volevano ordinare. + +— Porta del Chianti, di quello vecchio, del ghiaccio e tre mazzi di +carte nuove. + +Il cameriere uscì, e rientrò poco dopo con un gran fiasco di vino sotto +il braccio, un tazzone in mano, con dentro del ghiaccio, e i tre mazzi +di carte che gli gonfiavano le tasche della giacchetta. + +— Giochi anche tu, Ariberti? — domandò Badoero a Prandino, che in quella +stanzuccia bassa, infocata dal gas, sudava tanto, che gli pareva di +essere in un forno. + +— A che si gioca? + +— Al _lansquenet_. + +— Al _lansquenet_? — Non lo ricordo bene, — rispose Prandino, che invece +quel giuoco non lo conosceva punto. + +— Oh, è facilissimo: non puoi sbagliare! Guarda: io tengo banco e scopro +due carte: la prima è il due di spade, la seconda il cavallo di coppe. +Se adesso, sfogliando il mazzo, scopro prima un due qualunque, ha vinto +il banco: se invece è un cavallo, ha vinto chi punta. + +— E quanto si punta? + +Prandino era sbalordito: la birra bevuta, il _cognac_, quel caldo +soffocante e i dispiaceri che gli cocevano nell'anima, tutto ciò lo +faceva star male. + +— Facciamo il solito? — domandò Badoero, guardando in giro i suoi +compagni. + +— Sì, il solito! — risposero insieme, meno Prandino, ch'era nuovo della +partita e non ne sapeva nulla. + +— Allora, — e Badoero si volse a Prandino, — non puoi puntare meno di +cinque lire. Se vuoi, perchè tu veda meglio com'è il giuoco, faremo una +_levata_ noi due soli. + +Ciò detto, il giovinotto cominciò a sfogliare le carte con una prestezza +che mostrava come ci avesse fatto la mano, e si fermò, che aveva +scoperto il due di denari. + +— Ecco, è fatto: ha vinto il banco. + +— E io?... — domandò Prandino, alzando d'in su la carta due occhi +stanchi, melensi. + +— Tu hai perduto cinque lire; ma se invece di un due fosse uscito prima +un cavallo, le avresti vinte. Capisci?... + +— Ma.... + +Prandino ancora non era entrato bene nel congegno, pur semplicissimo, +del giuoco. + +— Aspetta: per farti veder meglio, faremo un altro colpo. + +Badoero tirò da una parte le carte sfogliate, e ne scoprì sul tavolo due +nuove: la prima era un sette di denari, la seconda un tre di bastoni. + +— Sta attento, adesso: la carta del banco è un sette, la tua un tre. + +E Badoero ricominciò a voltare le carte del mazzo, a una a una, +prestamente. Scoprì un sette prima del tre. + +— Ha vinto il banco anche stavolta, e tu perdi dieci lire. + +— Ho capito. Se invece d'un sette era un tre, le dieci lire le vinceva +io. + +— No, ne avresti vinte cinque sole; ma siccome altre cinque le perdi già +dalla puntata di prima, così avresti fatto pace. + +— Adesso, dunque, si può giocare anche noi? — domandarono gli altri +compagni, che, messi in ardenza dalla vista delle carte, erano stufi di +restar là a guardare senza far nulla. + +— Sì: puntate, signori!... Comincio il giuoco. Tu, Ariberti, se vuoi, +puoi puntare anche più di cinque lire: io tengo qualunque posta. + +Prandino giocava e beveva, e poi tornava a bere e a giocare mezzo +stupidito. + +Non riusciva a persuadersi a mettersi in testa ben chiaro che ognuno di +quei gettoni d'osso, di un bianco ingiallito dall'uso, rappresentasse +proprio il valore di cinque lire, e li puntava a casaccio, pazzamente, a +due, a tre, e fino a dieci per volta!... La faccia gli si era fatta d'un +pallore cadaverico, gli tremavano le mani e balbettava delle parole +rotte, sconnesse che non avevano senso. In una giocata, chi teneva il +mazzo avendo voltato un fante di spade così mal colorito da parere una +puppattola invece d'un soldato: “To, to, la vecchia!„ si mise a urlare +Prandino. — “Banco sulla vecchia! Voglio vedere se anche questa mi fa +dannare! banco!„ + +Nessuno dei presenti rilevò l'ironia di tali parole: erano troppo +assorti nel giuoco; ogni loro attenzione era là fissa, muta, +instancabile, e non badavano ad altro. + +Quando l'Ariberti domandò il banco, si levarono tutti dal loro posto e +si avvicinarono a chi faceva il giuoco e voltava le carte lentamente; +anche questi era pallido, convulso, e aveva un sorriso forzato che +gl'increspava le labbra. Alla fine, dopo d'aver consumato quasi un mazzo +di carte, scoprì il fante davvero, e Prandino guadagnò una grossa somma; +tanto grossa che, se l'avesse conservata, avrebbe dato da vivere a lui e +a mamma Orsolina per un anno, senza dover più ricorrere all'impiego +promesso dal cavalier Pinocchio. Ma lui non se n'accorse neppure d'aver +vinto. Tracannò d'un fiato un altro bicchiere di Chianti e sghignazzò +borbottando che già le vecchie erano dalla sua e ch'egli sapeva bene +come si dovevano prendere. Poi, tutte le volte che quel fante gli +compariva dinanzi, sul tavolo, urlava, gli faceva dei brindisi e gli +puntava sopra tutti i gettoni che aveva, senza nemmeno contarli. + +Già , fossero state anche delle migliaia di lire, che cosa gliene sarebbe +importato a lui? Se avesse avuto in mano il cuore e l'anima, anche il +cuore, anche l'anima avrebbe buttato là su quel fante goffo, scolorito, +che lo fissava con due occhi teneri, languidi, appassionati.... cogli +occhi maledetti dell'Elisa! + +Quando, dopo stabiliti gli ultimi tre giri, fu chiuso il giuoco e si +cominciò a regolare i conti, Prandino era in perdita di ottocento +cinquanta lire, che doveva a Badoero. E avrebbe perduto molto di più, se +quei giovinotti avessero voluto approfittare del suo stordimento, ma +invece, appena si accorsero che il conte di Vicenza era po' alticcio, +gli rifiutarono delle puntate ch'egli gridava da ubbriaco. + +Anche ottocento cinquanta lire, rappresentavano un disastro: il +fallimento addirittura per il povero Prandino! + +Fino a tanto però che rimase chiuso dentro in mezzo al fumo, alle carte, +allo schiamazzo di quella bolgia infocata, non arrivò mai a comprendere +la gravità della propria disgrazia; la prima idea l'ebbe soltanto quando +si trovò fuori all'aperto in _Piazza San Marco_, coi buffi d'aria +fresca, umidiccia, che gli snebbiarono la testa. Allora, per un momento, +sperò di sognare, ma poi, quando si persuase ch'era desto, ci mancò poco +che non impazzisse. + +— Scusa, Ariberti, che cosa abbiamo detto che tu mi dovevi? — gli chiese +Badoero, che col lapis prendeva appunti e faceva somme sopra un +biglietto di visita. + +— Non so!... Quanto?... + +— Se non isbaglio i conti, dovrebbero essere ottocento cinquanta lire. + +I conti del cugino erano giusti. + +— Ma.... io.... io non le ho.... qui. + +— Che importa?... si sa bene, nessuno viaggia colla _Banca_ in tasca. Me +le darai con tuo comodo. + +Prandino respirò. Dunque c'era tempo, e fin che c'è tempo c'è vita. + +— Se ci fosse giustizia, — continuò Badoero sorridendo, — la perdita di +stasera te la dovrebbe pagare il Maggiore, perchè se lui non capitava a +Venezia, tu forse, a quest'ora avresti in tasca ottocento cinquanta lire +di più. Del resto, sei stato sfortunato, ma giocavi anche da matto, +lasciatelo dire: ci volevi tu perchè io fossi buono di vincere, almeno +una volta! bisognava proprio che tu venissi da Vicenza apposta per fare +il miracolo!... io perdo sempre e tanto che, te lo dico in confidenza, +per il giuoco di questo mese, in sul momento mi trovo un po' al verde; +ma di ciò tu non devi darti pensiero, quando me le puoi far entrare per +domenica, quelle ottocento cinquanta lire, mi basta e sono contento. + +La vita tornava ad accorciarsi al povero Prandino. + +— Per domenica? + +— Sì, te ne sarò grato. In un'altra occasione, figurati! + +E Badoero cambiò discorso, perchè gli amici si erano avvicinati per +salutare il conte degli Ariberti, dovendosi dividere da lui: Prandino +andava da una parte e loro dall'altra. + +— Buona notte, signor Conte: già si fermerà ancora un po' di giorni a +Venezia?... + +— Sì.... probabilmente.... + +— Allora avremo il piacere di rivederla e di dargli la rivincita. + +— Grazie.... + +— Buona notte! + +— Buona notte! + +— _Ciao_, simpaticone! + +— _Ciao_.... + +— A proposito, scusa, — e il Badoero tornò indietro chiamando Prandino, +— domani ti vedrò al Lido, sicuro, non è vero? + +— Sì.... probabilmente. — Prandino, adesso stentava a capire che cosa +gli dicevano. + +— Bada di non mancare. La principessa di Lentz vuol conoscerti +personalmente. + +— Grazie!... + +.... Domenica?... per domenica ci vogliono i denari?... ottocento +cinquanta lire.... — pensava Ariberti provando dei brividi in tutto il +corpo, che lo facean trasalire. — Come trovarle?... Dove?... Eppure ci +vogliono, ci vogliono ad ogni costo; e ci vogliono per domenica!... +Prandino tentò allora di ricordarsi che giorno fosse della settimana, ma +non ci riuscì. + +La piazza si stenebrava a poco a poco, triste, silenziosa. In alto, il +cielo bigio era corso da una folla di nuvolacci nerastri, fra gli +strappi dei quali rilucevano ancora qua e là alcune stelle con bagliori +incerti, sbiaditi. + +Prandino si sentiva stanco, disfatto: le gambe non lo reggevano più, gli +dolevano i piedi ammaccati dalle scarpe, aveva la testa grossa, pesante, +e stentava a tener gli occhi aperti. Gli sembrò per un momento che se si +fosse lasciato cascar per terra lungo disteso, lo avrebbe preso un sonno +così forte dal quale non si sarebbe svegliato mai più. Si avviò verso +l'albergo, curvo, traballante, con un tremito di freddo, inciampando +nelle pietre disuguali della via, chiudendo gli occhi ogni tanto per +riposare. + +Nel cortiletto angusto della _Gondola d'oro_, cominciava ad esserci un +po' di movimento per alcuni viaggiatori che dovevan partire colla prima +corsa, ma dal portiere si vedevano le imposte ancor tutte chiuse, mentre +le scale erano deserte e i corridoi si prolungavano muti fra le tenebre. + +Prandino salì lentamente, tirandosi su, appoggiandosi di tutto peso alla +maniglia, fermandosi ad ogni branca. Quando arrivò al primo pianerottolo +e sostò alquanto per prendere fiato, caso volle che il suo occhio +cadesse proprio sopra una fila di scarpe e di stivaletti messi là in un +angolo dal facchino che più tardi poi li dovea pulire e lustrare. Tutta +quella roba faceva un'impressione strana, curiosa. Ogni oggetto pareva +avesse non solo la fisonomia, ma indicasse la condizione e ritraesse i +costumi e le tendenze del proprietario. Vicino alla calzatura coi chiodi +del _touriste_, c'era il borzacchino coi bottoni di madreperla e le +ghette colorate del commesso viaggiatore. Accanto alla scarpa risolata +del marito, col tacco basso e la pianta larga, comoda, c'era lo +stivaletto lungo, sottile della moglie: poi lo scarpone di panno del +nonno, e il sandalo foderato di tela della nipotina e gli scarpini +verniciati del damerino: insomma parea di vedere tutti gli ospiti della +locanda, schierarsi là ad uno ad uno colle loro macchie di mota, co' +loro frinzelli, colle orecchie basse e le bocche socchiuse al respiro, o +spalancate ad uno sbadiglio. Prandino fissò lo sguardo in quella mandata +di calzature finchè scoprì uno stivaletto che aveva le ghette chiare e +il tacco molto alto, e un po' consumato internamente. L'Elisa calzava +attillato e il suo passo non era più tanto leggero.... Lo guardò a +lungo, e sentiva la tentazione di accarezzarlo, di baciarlo, di +portarselo via, quando all'improvviso fu preso da un senso strano di +dispetto, da un impeto acuto di rabbia gelosa, che lo risvegliò +brutalmente da quel suo stato di dormiveglia: lì, sopra la ghetta chiara +dello scarpino d'Elisa, era stato buttato uno stivale colla suola grossa +all'inglese, e la tacca degli speroni nel calcagno. Prandino non aveva +alcuna ragione di dolersi: era ben naturale che gli stivali del numero +_quarantatrè_ si trovassero insieme colle scarpe del numero _quaranta_! +Ma tant'è, il povero innamorato non potea darsi pace!.... + +In quel punto lo prese un desiderio tormentoso di riavere le voluttà , +l'amore dell'Elisa e il rammarico del suo paradiso perduto gli si mutò +in un'angoscia disperata. Tuttavia quando rientrò nella sua cameretta, +vedendo il disordine che c'era là intorno, e il letto sfatto, si +risovvenne delle vicende di quella cattiva nottata, e pensò, +raccapricciando, che sebbene quando ne usciva poche ore innanzi egli +fosse già tanto infelice da voler morire, lo era ancor meno d'adesso che +vi tornava!.... Come avrebbe fatto a pagare le ottocentocinquanta lire +che aveva perdute?.... E bisognava pagarle per domenica, non c'era +verso! Come avrebbe fatto?!... Smarrito, si guardò attorno per la +cameretta, cercando un conforto. E gli pareva di scorgere viva dinanzi a +sè la misera figuretta di mamma Orsolina, tutta chiusa nella sua +vesticciola stinta e a rattoppi, curva sul tombolo, sciupandosi la vita +pur di risparmiare un quattrino e poterla tirare innanzi colla +famigliola.... Dove avrebbe trovato il coraggio di dire a quella povera +donna: sai, mamma, ho perduto ottocentocinquanta lire!.... Prandino, +così sconvolto, credette di vedere la mamma impallidire tremando a +quelle parole, come s'egli le avesse dato una stilettata, e pianse +smaniando, e si strappò i capelli finchè, spossato, affranto, si lasciò +cadere, così vestito com'era, attraverso del letto. + +Allora, mentre cedeva al sonno che gli pesava greve sulle pupille e che +gli sperdeva dall'anima, a poco a poco, ogni memoria e ogni dolore, gli +sembrò di fuggir via da quella vita maledetta, e chiuse gli occhi, +provando un senso benefico di riposo e di pace, come se non dovesse +riaprirli mai più!.... + +Ma invece, quantunque si svegliasse assai tardi, erano già suonate le +tre, fu ancora in tempo di ritrovare tutti i suoi dolori che lo +aspettavano pronti per tornare daccapo a farlo soffrire. Il suo primo +pensiero, come di solito, corse subito all'Elisa e provò il senso d'un +vuoto così grande, così profondo, che pareva gli mettesse le vertigini. +Poi, subito, si risovvenne delle ottocento cinquanta lire che doveva a +Badoero e a quel ricordo saltò giù dal letto, come se si fosse sentito +scottare. Le ottocento cinquanta lire perdute erano di una verità così +fredda e inesorabile, che Prandino cominciò a dubitare non fosse +altrettanto sicura l'altra disgrazia: quella di dover perdere anche +l'Elisa. + +Non poteva forse aver inteso male? + +Si ricordava che l'Elisa gli aveva dette queste precise parole: _domani +saprai tutto_; dunque era cosa certa ch'egli ancora non ne sapeva nulla, +e però, da quella parte, poteva ben darsi che il diavolo fosse meno +brutto di quanto pareva. Già la speranza, colle donne, si acquista +sempre e non si perde mai! E poi Prandino aveva certi fumi che gli +annebbiavano il cervello: della mezza cotta della sera innanzi, gliene +durava ancora almeno un quarto! + +— Che! — pensava, mentre rimetteva un po' in ordine il suo abbigliamento +— ella non può vivere senza di me: l'ha giurato tante volte! Chissà mai +a che cosa voleva alludere co' suoi discorsi.... forse era tutto un +ordito combinato ad arte, perchè io non avessi più lena di rimproverarla +di essere uscita al largo col Maggiore. Se fosse così, è stata molto +brava e le perdono in grazia dello spirito che ha avuto! + +A questa idea consolante gli si allargò il cuore, e gli si dilatarono i +polmoni tanto ch'egli, tutto consolato, cominciò a canterellare a mezza +voce un'arietta in tempo allegro; ma poi gli si fecero innanzi le +ottocento cinquanta lire tetre, minacciose come il _Mane-Thecel-Phares_ +di Baldassare, e gli strozzarono il motivo a mezza gola. + +Tuttavia, siccome fino a domenica poteva respirare, non pensò, per il +momento, se non a raggiungere l'Elisa. + +La Contessa e la Contessina erano certo andate al Lido col solito +vaporetto delle tre; non c'era più tempo da buttar via, bisognava +sbrigarsi, bisognava correre per non perdere anche quello delle tre e +mezzo. + +— Signor Conte! Signor Conte! — chiamò il portiere, mentre Ariberti +usciva in fretta dall'albergo. + +L'Ariberti tornò indietro, chè il portiere non si sognava certo di +scomodarsi per corrergli appresso. + +— La contessa Navaredo cercava di lei. + +— È ancora di sopra? + +— No; è andata al Lido colla sua compagna, — alla _Gondola d'oro_ non si +sapeva che la D'Abalà fosse sua figlia — e col signor marchese Del +Mantico. + +— Perchè non chiamarmi? + +— Credevo ch'ella fosse uscita. + +— Dovevate informarvene. + +— Poco male: al Lido la ritrova di sicuro. Già il vaporetto parte ogni +venti minuti. + +— Questa non è una buona ragione: un'altra volta fate meglio il vostro +dovere. + +Ciò detto, Prandino infilò la porta dell'albergo e ne uscì quasi di +corsa, ed ebbe il sospetto che il portiere lo mandasse con cattivo garbo +a quel paese; ma fu un semplice sospetto, chè, proprio bene, non intese +ciò che quell'altro gli brontolò dietro. + +Era una giornata fresca, di burrasca; la laguna era mossa, il cielo +scuro, minaccioso, e il vento che soffiava forte contro i tendoni del +vaporetto, ne rallentava la corsa, aumentando così l'impazienza e +l'infelicità di Prandino. + +Quando arrivò sulla terrazza, vide subito l'Elisa che stava appoggiata +al parapetto, guardando il mare grosso, agitato, sul cui ondeggiamento +d'un verde cupo, rotto qua e là da strisce più chiare, correvano, +moltiplicandosi, creste mobilissime, bianche, candide come spuma di +latte. + +— E dunque? — le domandò l'Ariberti, quando le fu vicino, e con due +occhi gonfi, umidi, fissò la Contessa che, per maggior disgrazia, gli +pareva molto più bella del solito. + +Elisa lo guardò con tenerezza, e poi, chinando la testa in aria di +vittima rassegnata, sospirò così forte, da mettere in grave pericolo le +maglie della sua giacchetta attillata. + +— E dunque?.... — ripetè l'altro, col cuore che gli batteva +violentemente. + +— Dunque.... continuate a volermi bene, ma come a una vostra mammina. + +E mentre il vento le portava sulla faccia e sul collo gli spruzzi +freschi, voluttuosi, sollevati dai cavalloni del mare, che, rompendosi +contro la spiaggia, correvano rumoreggiando sotto il tavolino scosso, +traballante per quegli urti impetuosi, ella raccontò a Prandino, senza +neppure un tremito, e senza nessuna reticenza, che aveva dovuto cedere +alle istanze del sotto-prefetto, alle preghiere e alle minacce della +Cecilia, e che si rassegnava, vittima dell'altrui volontà , a sposare il +marchese Del Mantico, pel quale sentiva molta stima e punto amore. + +Prandino la lasciò dire senza mai interromperla: non poteva parlare, +perchè aveva la gola stretta, serrata. Rimaneva dritto in piedi, +immobile, duro e mentre con una mano si teneva sodo il cappello contro +la fronte, le lagrime gli colavano dagli occhi e dal viso smorto e si +fermavano qua e là , luccicanti, sull'abito nero. Non vedeva nulla, nè +l'Elisa, nè nessuno: vedeva solo il fondo buio, deserto del mare. Aveva +il capo intronato dal vento e dal fragore delle onde, aveva il cuore +rotto, spezzato; ma però sentiva bene, sentiva vivo, quel suo dolore +così grande che lo avvolgeva tutto, che gli toglieva ogni altra forza, +che gli levava dall'anima ogni altro sentimento. + +Quando l'Elisa si allontanò da lui, egli la lasciò andar via senza fare +un passo, senza nemmeno salutarla. + +— “Guarda don Bartolo — sembra una statua!....„ + +— _Ciao_, Badoero! — Alla voce del cugino, l'Ariberti si ridestò, si +scosse: pare impossibile! Non poteva andare una volta sulla terrazza, +senza incontrarsi in Badoero!.... + +— Sai? Oggi la Principessa non è venuta per il cattivo tempo. Sarà per +domani. + +— Come?.... Non avevi detto per domenica? + +— Per domenica?.... Che cosa?.... + +L'Ariberti che avea inteso male, s'era spaventato a torto, ma non +rispose nulla che spiegasse al cugino la sua interruzione. + +— Vai a fare il bagno? — continuò Badoero senza badargli più che tanto — +no, di certo, immagino, con questo tempo indiavolato. È vero che sei un +nuotatore di prima forza, ma tant'è, non ci si diverte!.... Addio, +Ariberti, corro in cerca di Potapow e di Jamagata, chè, oggi, non son +buono di trovarli. + +— _Ciao_, Badoero! + +In quella domanda del cugino — se andava a fare il bagno — Ariberti avea +finalmente ritrovato un indirizzo, un'ispirazione, e uscì dalla terrazza +col passo fermo, risoluto. + +Era stanco di vivere e di soffrire, e lo consolava l'idea di perdersi +lontano con tutti i suoi dolori e con tutte le sue angosce, in +quell'onda sconfinata del mare. + + + + +CAPITOLO XIII. + + +Il conte degli Ariberti non sapeva ancora come sarebbe morto, ma voleva +morire a ogni costo e per il momento gli bastava la certezza di farla +finita prima di domenica. + +Più di tutto lo seduceva l'idea di perdersi nella profondità del mare +come un atomo che lentamente viene assorbito da una gocciola d'acqua, +senza lotta e senza dolore. Gli pareva, una volta inghiottito da +quell'enorme distesa di cavalloni verdastri, d'esser così ben sepolto +che nemmeno la sua memoria non sarebbe più ritornata a galla; e così +quei signori di Vicenza, dimenticandolo affatto, non avrebbero riso di +lui per la brutta figura che faceva ad essere stato, in certo qual modo, +messo in libertà dalla contessa Navaredo. + +Ma anche il morire non è sempre una cosa presto fatta, e alle volte per +quanto chi ci voglia riuscire, ci si metta di buona lena, non arriva a +capo di nulla. Morire sott'acqua poi, nel caso di Prandino, nuotatore +espertissimo, era un'impresa estremamente difficile. + +Quando si trovò innanzi un buon tratto nel mare, portato dalle onde in +su e in giù come da un'altalena, si determinò nel disperato proposito e +si cacciò sotto risolutamente, ma fece fiasco. Per quanto lavorasse di +braccia e di gambe, l'acqua lo riportava a galla dopo pochi istanti, e +tornato fuori colla testa, doveva respirare per forza. Un'altra volta, +dopo d'essersi tuffato, provò ad aprire la bocca: ma non fece altro che +bere!.... + +Eppure non c'era verso!.... bisognava morire!.... Morire?.... Perchè +morire?.... E a questo punto il fresco dell'acqua, che calmando il +sistema nervoso del giovinotto, lo conduceva a più miti consigli, lo +tenne prima un poco perplesso sulla decisione da prendere e poi +addirittura lo fece cambiar di parere. + +Morire?.... Chè! Vivere bisogna; vivere per potersi difendere dalle +false accuse e dichiarare a tutti che non era stata l'Elisa la prima a +piantar lui, ma che viceversa era stato lui a piantare l'Elisa! +Bisognava vivere per vendicarsi del sottoprefetto D'Abalà a costo +d'improvvisargli apposta una _dimostrazione_.... e, in tutti i casi, +prima di morire voleva mostrare i denti alla Cecilia e, almeno una +volta, provare il gusto matto di tirare le orecchie a Gegio! Sì, sì, +bisognava vivere!.... Ma, e le ottocento cinquanta lire da pagarsi +domenica a Badoero? Questo funesto ricordo lo sgomentò; si lasciò di +nuovo calare a fondo e fece di tutto per rimanervi; ma, povero diavolo, +anche questa volta non ci riuscì. + +— No, no; bisogna morire! _Coûte que coûte_ (come dice la perfida!) +bisogna morire! — E poi, forse ch'egli avrebbe potuto vivere a Vicenza +il giorno del matrimonio dell'Elisa col Maggiore? + +I suoi amici che avevano tentato di soppiantarlo quand'era lui il +fortunato, adesso gli domanderebbero — “se gli parevano dolci i +confettini!„ E se il cavalier Pinocchio lo destinasse per il momento +alla vendita dei biglietti e toccasse a lui, proprio a lui (quando ci si +mette l'ironia del destino è così spietata!) toccasse a lui di staccare +i biglietti per quel viaggio di nozze? — Bisogna morire! e Prandino +chiuse gli occhi, abbandonandosi all'urto delle onde che gli si +rompevano scroscianti contro la faccia. + +Pensò, visto e provato che andar a fondo non poteva, di spingersi tanto +innanzi nel mare, fino a raggiungere quella striscia scura, plumbea, che +chiudea l'orizzonte. Allora, quando le forze gli fossero mancate, egli +verrebbe travolto dai flutti e sommerso a poco a poco, senza nemmeno +accorgersene. + +Già , si capisce che non gli premeva molto di assistere con tutta la sua +presenza di spirito a quel trapasso dalla vita alla morte: per quante ne +dicano i misantropi, non è mai una gita di piacere! E poi, Prandino, +tutti i gusti son gusti, avrebbe desiderato di morire dormendo. Intanto +continuava a nuotare di lena e ad allontanarsi sempre più dalla riva. +Dopo qualche tempo cominciò per davvero a trovarsi un po' stanco. +Tuttavia continuò sempre a nuotare: era deciso! adesso però nuotava +molto più adagio. Il vento gli sibilava acuto, molesto nelle orecchie e +gli battea il viso, l'acqua salata gli bruciava gli occhi, ma egli non +indietreggiava, avanzava anzi sempre verso il largo, rassegnato al suo +destino, finchè sentì i primi brividi di freddo corrergli per la vita. + +— Ci siamo! pensò, e Prandino fece il morto, tanto per cominciare. + +La durò così ancora per qualche minuto, quando d'un tratto egli si sentì +trasportare con violenza da una forza nuova, ignota, che lo trascinava +velocemente. Spaventato, si allungò nell'acqua, per opporsi a quell'onda +impetuosa, ma rotto com'era dalla fatica, ci riusciva a stento e capiva +che presto egli sarebbe rimasto vinto, sopraffatto: era stato portato +via da una corrente tanto più forte quanto il mare era più grosso. + +In quel punto, Elisa, il Maggiore, la Cecilia e anche le ottocento +cinquanta lire, gli si dileguarono in un attimo dal cuore e si risvegliò +in lui prepotente l'istinto della conservazione. Fece, sforzi disperati, +sovrumani.... ma, per quanto si adoperasse con tutto il suo vigore, non +riusciva che a resistere all'urto dell'onda e a star fermo: retrocedere +gli era impossibile.... Già , in breve, stanco, sfinito, non poteva più +nemmeno tenersi a galla.... già l'onda vittoriosa gli era passata due +volte sulla testa, già , spossato, stava per venir meno e questa volta +trovarlo proprio davvero il modo di calare a fondo.... quando, senza +saper come, senza saper nemmeno s'era proprio desto o se sognava, si +trovò dritto in piedi, là , in mezzo alla burrasca, coll'acqua che gli +arrivava appena alle spalle! + +A un migliaio di metri all'incirca dal Lido, si allunga per un buon +tratto di mare, un banco di sabbia: la corrente lo aveva portato là +sopra, e Prandino era salvo: salvo, ma non sicuro. Adesso quei cavalloni +verdastri, impetuosi, spumeggianti, lo spaventavano, e tutte quelle +creste candide che correvano sulle onde, gli sembravano altrettanti +mostri marini che gli venissero incontro. Si raccomandò a Dio, pensò a +sua madre e chiamò al soccorso, con quanto fiato gli rimaneva in corpo. + +— _Semo qua, paron, semo qua_ — gli rispose subito una voce poco +lontana. + +Era la barca destinata al salvataggio dei nuotatori che, come vuole il +regolamento, quando Ariberti si allontanò troppo dalla riva, gli aveva +tenuto dietro, senza che il poveretto, fisso collo sguardo nel tendone +buio dell'orizzonte, e mezzo accecato com'era dal bruciore e dagli +sprazzi dell'acqua, se ne fosse accorto. + +Due battellieri, dalle braccia robuste, lo tirarono su di tutto peso nel +guscio, e, quando fu dentro, gli domandarono come mai s'era arrischiato +di allontanarsi tanto, col mare così grosso. + +— È stata la corrente che mi ha portato via — rispose Prandino, +arrossendo per la doppia vergogna dell'essersi voluto annegare e del non +esservi riuscito. + +Tutto curvo, seduto sopra una panchetta della barca, coi denti che gli +battevano dal freddo, col vento che gli soffiava addosso, egli, +silenzioso, mortificato, si lasciò condurre a riva. Ma, tuttavia, mentre +si avvicinava alla spiaggia e lo _Stabilimento_ s'ingrandiva a vista +d'occhio, così da distinguere le persone che si movevano sulla terrazza, +tornò a pensare a' casi suoi e a convincersi che, per quanto gli potesse +spiacere di morire, nulladimeno, non poteva più vivere. Anche un po' per +non rendersi ridicolo a sè stesso, non c'era verso, doveva venire a +quella conclusione. Però, avrebbe scelto un altro genere di morte. I +battellieri gli narrarono il caso d'un tedesco che, l'anno prima, s'era +annegato, per l'appunto al Lido, e che fu ripescato monco di un piede e +senz'occhi: gli erano stati divorati dai pesci. + +Prandino, al racconto, sentì in tutto il corpo un senso vivo di +ribrezzo. Scegliendo quel genere di morte, sott'acqua, non aveva +riflettuto al pericolo d'essere mangiato vivo.... o anche morto, che, +quasi, gli sarebbe spiaciuto ugualmente. No, no; bisognava trovare +un'altra specie di suicidio: col freddo che aveva intorno, avrebbe +preferito piuttosto di morire nel fuoco, bruciato; tanto più che quella +massa enorme, spaventosa, d'acqua ondeggiante e quegli odori acuti +d'effluvi salini, gli davano nausea!.... + +Voleva finire i suoi giorni a Vicenza, dov'era nato. In quel momento +supremo, voleva trovarsi vicino a sua madre.... Voleva abbracciarla +un'ultima volta, povera mamma!.... A Vicenza, ancora, non si saprebbe +nulla del matrimonio della Contessa, e fino a domenica, c'era tempo; +questa proroga se la poteva concedere senza offendere la fermezza del +suo carattere, essa, invece di distoglierlo, lo rendeva più saldo nel +suo proponimento. + +Quando uscì vestito dal camerino, trovò sull'uscio i battellieri che lo +avevano salvato, col cappello in mano, che aspettavano la mancia. Nè si +accontentarono così facilmente. Erano in tre e ci vollero cinque lire. + +Per bacco: avevano salvato un conte, non una persona qualunque! + +Prandino pagò, sospirando, e pensò che a Venezia tutto era caro, e che +non si poteva nemmeno tentar di morire senza spendere quattrini. Ma ci +sarebbe da scommettere, a ogni modo, che quelle cinque lire lì, trovò +che erano meno buttate via delle altre spese la sera innanzi, nella +bottiglia di birra inglese. + +Uscito fuori dai corridoi, era in preda a una viva preoccupazione: +schivare in tutti i modi di incontrarsi colla Contessa. Non voleva +rivederla più: gli avrebbe fatto troppo male. + +Questa volta, la sorte fu mite: gli risparmiò quell'angoscia. Ma non +così potè schivare Jamagata, che adocchiò, appoggiato alla porta del +_Caffè Ristorante_, colla faccia melanconica, d'una tristezza gialla, +che faceva ancora più pena, mentre Potapow, di lietissimo umore, lo +tormentava con facezie un poco spinte. + +— _Allez vous à Venise?_ — chiese Jamagata a Prandino, che passava +dritto, fingendo di non vederlo. + +— _Oui, monsieur._ Vado a Venezia. + +— _Si le temps n'était si mauvais, je viendrais moi aussi._ + +E sospirò profondamente, in modo tale da far capire all'Ariberti che +anche Jamagata sapeva qualche cosa del matrimonio d'Elisa. + +Potapow, invece di commoversi a quella muta desolazione, uscì in una +sonora risata e continuando le allusioni impertinenti. + +— _Courage, Courage!_ — disse al Console sentimentale, — _le temps et +les femmes il faut les prendre comme le bon Dieu nous les donne!_ + +— _Vous m'ennuyez, monsieur le Comte, vous m'ennuyez!_ — esclamò +Jamagata con vivacità , diventando violetto, chè, alla fine, cominciava a +perdere la flemma diplomatica. + +Potapow, saltellando dalla collera, gli rispose per le rime; l'altro +continuò più forte; il battibecco si faceva vivo, quando comparve sulla +porta l'ombra nera del cavalier Ramolini, che fu come un secchio d'acqua +fredda sui contendenti, ma nello stato d'animo in cui si trovava +l'Ariberti, quel diverbio non lo commoveva: ne approfittò invece per +dileguarsi senz'altri intoppi dallo Stabilimento. + +Adesso Venezia gli metteva addosso un'uggia insopportabile, avrebbe +voluto ritornare a Vicenza subito, quella stessa sera. Gli pareva che +più presto fosse andato via, più presto avrebbe trovato pace. Credeva, +povero illuso, di lasciar là , alla stazione, tutti i suoi dolori, e una +volta chiuso in vagone e messosi in via, di dover respirar più leggero. +Ma, mentre attraversava la laguna in vaporetto, sembrò che le cateratte +del cielo si aprissero ad un secondo diluvio e Prandino arrivò alla +_Gondola d'oro_ così bagnato dalla testa ai piedi ed in tale stato da +vincere la musoneria del portiere che, vedendolo, si mise a ridere. + +— L'ha presa tutta, mi pare? + +— Sicuro. Fatemi mandare il conto sopra, _all'ottantasei_. + +— Parte il signore? + +— Sì, parto. + +— Subito? + +— No, domattina, colla prima corsa. — Bisognava che si mettesse in +letto, aspettando che si asciugasse un po' la sua roba. + +— Allora c'è tempo. + +— Non importa: il conto lo voglio subito. + +Levato il dente, come si dice, è levato il dolore; e poi adesso Prandino +avea premura di vedere il conto dell'albergo, per sapere quanto denaro +gli restava da portar a casa. + +— Il _quaranta_ parte con lei? + +— No! + +L'Ariberti diventò rosso fin alla punta dei capelli. Quel petulante di +portiere aspettava allora a diventare verboso! + +Venuto il conto, pagato, preso un biglietto di seconda classe alla +ferrovia, tutto sommato gli rimanevano ancora cento dieci lire. Dunque +non gliene occorrevano che settecento quaranta per Badoero!!... A questa +scoperta gli si allargò il cuore; ma per poco. Tant'è, domenica non le +avrebbe avute, nemmeno ridotte a settecento quaranta, e però il conte +Eriprando degli Ariberti era sempre vicino al fallimento. + +Maledetto il giorno ch'egli era partito per Venezia. Maledetta l'Elisa, +il Maggiore, il Badoero e le bagnature!... + + + + +CAPITOLO XIV. + + +Bisogna credere proprio che le impressioni che si subiscono da una donna +amata fanno un effetto opposto a quello prodotto da un creditore. +Prandino stesso avrebbe potuto notare questa verità sacrosanta, ma lui +non aveva tempo da perdere per fare il filosofo! + +A mano a mano che si allontanava dall'Elisa, essa gli si faceva ancora +più cara e più necessaria; a mano a mano che si allontanava da Badoero, +le ottocentocinquanta lire perdevano di valore. È un fatto, del resto, +indiscutibile! quando non si vede il volto dell'innamorata, si sospira: +quando non si vede la faccia del creditore, si respira!... + +Finchè rimaneva a Venezia l'Ariberti tremava tutto all'idea +d'incontrarsi al Lido o sotto le _Procuratie_ con il Badoero la domenica +del _pagherò_, senza avere in tasca la somma; ma da lontano questo +pericolo non lo correva più e avrebbe meglio trovata una scusa o +domandata una proroga, inviando intanto qualche piccolo acconto. Invece +di parlare, era il caso di scrivere; e, si sa bene, certe cose che a +dirle bruciano le labbra, si possono scrivere correntemente e senza +fatica. + +Ma l'Elisa, invece? Dall'Elisa più si allontanava e più la sentiva viva, +possente nel cuore, nel sangue e nella testa. Durante quel viaggio del +ritorno, sbalottato così solo solo in _seconda classe_, ricordava, con +un desiderio amarissimo, l'altro viaggio fatto in _prima_, nell'andata, +e gli pareva allora d'aver goduto il suo paradiso, tanto è vero che +nella miseria si dimenticano i piccoli dolori che amareggiano i periodi +della felicità . Prandino si ricordava bene l'estasi amorosa goduta da +Vicenza a Padova, ma aveva dimenticato tutti i tormenti sofferti da +Padova a Venezia. + +Adesso le spine, e non erano poche, delle sue rose d'amore non bucavano +più. L'Elisa non era più lunatica, non era più capricciosa, non era più +esigente; non aveva più la Cecilia sempre d'intorno, non aveva più Gegio +sempre fra i piedi; non lo tormentava più colle sue leggerezze, colle +sue civetterie, co' suoi sgarbi. Adesso ch'egli l'aveva perduta, l'Elisa +era ritornata la donna più buona, più bella, più cara, più amabile della +terra, e quando Prandino pensava all'avvenire e lo vedeva senza di lei, +sentiva nell'animo uno scoramento, un affanno che vi facevano strazio. + +A Vicenza, tutte le strade gli avrebbero rammentato un incontro, un +saluto, una passeggiata fatta insieme. Al teatro, senza la contessa +Navaredo, senza i suoi occhioni che lo cercavano, senza la soddisfazione +di offrirle il braccio, finito lo spettacolo, per ricondurla presso +_lord Palmerston_, non avrebbe gustata nemmeno la musica. E in +chiesa?... Che cosa sarebbe andato a fare in chiesa, se, dopo messa, non +aveva più da aspettarla all'uscita? + +Si ricordava che, in passato, se per una ragione qualunque egli doveva +rimanere un giorno senza andare da lei, il suo primo pensiero, alla +mattina, nello svegliarsi, era quello, e ne restava angustiato, e +smaniava per trovar modo di far correre veloce il tempo che camminava +per lui come una tartaruga. Ma adesso che avrebbe dovuto stare senza +l'Elisa tutte le ore, tutti i giorni, tutta intera la vita?... Tanto +valeva addormentarsi una volta, per non destarsi mai più. + +Al primo momento, non avrebbe creduto di dover soffrir tanto per +quell'abbandono; ma le ferite dell'animo sono come quelle del corpo: +subito, appena capitano addosso, si prova uno sbalordimento e nulla più. +Il bruciore, lo spasimo cominciano dopo. + +Quando Prandino smontò a Vicenza era come inebetito. Perchè poi si +trovasse ancor peggio, la prima persona che gli si parò dinanzi fu per +l'appunto il sotto-capo della stazione: il bel giovinotto dal berrettino +foderato d'arancio, che gli chiese subito come mai ritornava così presto +dai bagni e senza la contessa Navaredo. + +— Ho fatto una corsa per affari; ma devo ritornare a Venezia fra un paio +di giorni. + +Non aveva cuore di confessare la propria ignominia!... No, no: non +avrebbe potuto sopportare quella disgrazia, e adesso il proposito di +farla finita non era preso in un istante di febbre: era proprio il +convincimento dell'anima. + +Sul piazzale della stazione fu ricevuto dalle scappellate dei vetturini. + +— Signor Conte, la carrozza! + +— La carrozza, signor Conte! + +— Signor Conte, comanda il _brougham_? + +Prandino salì sul primo _brougham_ che trovò aperto, un po' consolato da +quei saluti così rispettosi. Finalmente non era più un ignoto, una +persona qualunque, il numero _ottantasei!_... Ritornava a essere il +signor Conte, il signor Conte che tutti conoscevano e al quale tutti +facevano di cappello.... + +Ma quella sua consolazione fu di breve durata. Era la contessa Navaredo +che lo illuminava colla propria luce, e adesso che quella luce gli era +negata, egli ritornerebbe presto nell'ombra anche a Vicenza!... + +Dio santo!... che effetto gli faceva Vicenza, quella mattina!... Gli +pareva di veder l'Elisa apparire a ogni canto di strada. + +Era così tutto compreso da quell'affanno cupo, desolato che, quando +scese dalla vettura, credette di scorgere lo scherno, la derisione negli +occhietti neri di una bella figliuola che al rumore era corsa a vedere +sull'uscio della pasticceria accanto alla sua casa. + +Quella sua casa gli era però sempre cara; quella vecchia casetta dove +crebbe fanciullo, dove vide sua madre genuflessa al lettino di lui +ammalato, dove fece tanti sogni d'amore, dove ricevette la prima lettera +dell'Elisa; la sua casetta la rivedeva come un amico fidato, anche +allora che vi rientrava per andarvi a morire. + +Ma, varcata appena la soglia, gli sembrò che gli pesasse sul capo, e +dalla corte angusta, oscura, usciva un odore di muffa e di miseria che +lo disgustavano. Eppure in quell'andito buio, aveva giocato per tante +ore, allegro e senza pensieri, eppure da bambino ci perdeva il fiato a +corrervi dentro, tanto era grande. + +In fondo al corridoio, in alto, sullo stipite di una porta, c'era un +piccolo tabernacolo, messo là dalla signora Luciana in un giorno di +profonda divozione. E la fede s'era talmente fatta grande per la madonna +della casa, che gl'inquilini vi accendevano il lume quasi ogni sabato. +Adesso il lumicino rosseggiante nelle tenebre tetre del corridoio, fu +per Ariberti come una stella nel mare procelloso della sua anima; e, al +di là della figura di Maria Addolorata, vide un'altra madre ch'era pur +santa e che avrebbe pure spasimato dal dolore: la mamma sua!... + +Povera mamma!... Quel giorno egli non derise il bigottismo della signora +Luciana: ma, involontariamente, si toccò il pioppino dinanzi alla +immagine benedetta, e salì più lentamente fin su, al secondo piano, +incerto se dovesse farsi vedere da sua madre, col triste proposito che +aveva nel cuore, oppure se non fosse meglio di tornare indietro e +scappar via. Così, combattuto da mille dubbi, arrivò all'uscio del suo +quartierino, l'aprì, entrò dentro nella prima stanzetta, senza quasi +sapere che cosa si facesse. + +L'Orsolina stava lavorando, seduta vicino alla finestra, e agucchiava +muta, grave, curva sul tombolo. Alzò il capo appena udì toccare il +chiavistello dell'uscio, e quando vide il suo Prandino entrare nella +stanza, diè un grido acutissimo, le guance secche, scarne arrossirono +ancora di gioia, e gli corse incontro e lo abbracciò e lo coprì di baci; +ma poi la sua grande consolazione si agghiacciò a un tratto: perchè +ritornava così presto?... perchè era così pallido?... perchè non le +diceva nulla?... Prandino lesse negli occhi timidamente affettuosi della +buona vecchia tutte le ansietà e le inquietudini che la angustiavano, e +ne fu turbato. Buttò là un pretesto, una scusa, pel suo arrivo +improvviso.... disse che aveva dovuto ritornar subito per affrettare +l'impiego, per alcune carte che non erano in regola, e poi si avviò +verso la sua camera in fretta, sperando di fuggire da tutto quel grande +amore che usciva dagli occhi di sua madre e che gli pesava addosso come +un rimorso. Ma in quel mentre comparve sulla soglia della stanza la +signora Luciana, in un atteggiamento, così lunga e secca com'era, che +pareva un punto interrogativo. + +— Che vuol dire, signor Conte?... Così presto di ritorno?... Che cosa le +è succeduto?... + +— Ho dovuto venire a Vicenza.... per un giorno.... ma vado a Venezia di +nuovo.... presto.... domani. + +Ciò detto, spinse l'uscio della camera ed entrò, che non ne poteva più +di trovarsi solo, lasciando la signora Luciana a tormentare, a furia di +domande, la contessa Orsolina. + +— Ho fatto male a ritornare a Vicenza! Ho fatto male a farmi rivedere! — +pensava Prandino buttandosi a sedere sopra una seggiola, respirando, là , +solo solo, e non riflettendo che da due giorni faceva tutto ciò che gli +saltava in testa, senza fermarsi un momento a ragionare. + +La quiete della stradicciola, dove era un caso che passasse una +carrozza, gli metteva tedio; il bisbiglio che le due donne facevano +nell'altra stanza lo tormentava come la voce della sua coscienza e, a +fior di labbro, quasi fosse una sfida lanciata a tutto il mondo, e +insieme il ricordo d'un impegno preso con sè stesso, andò ripetendo il +suo triste ritornello: bisogna morire, bisogna morire! + +Per il debito del giuoco, tanto, ci avrebbe potuto rimediare.... +l'avrebbe confessato a sua madre, che era una donna piena di consigli... +avrebbero potuto vendere un po' di roba.... qualche masserizia che non +fosse strettamente necessaria — non era poi un milione, alla fine, che +aveva perduto! — e adesso si meravigliava di averci dato tanto peso il +giorno prima. Ammazzarsi per ottocento cinquanta lire, anzi per +settecento quaranta, sarebbe stata proprio una minchioneria: e poi, +ammazzandosi, non pagava i suoi debiti, tutt'altro: commetteva, invece, +una frode.... _in articulo mortis_.... + +Ah! se l'Elisa gli avesse voluto ancora un po' di bene: s'ella non +l'avesse piantato in quel modo, allora no, no, certo, non penserebbe di +morire! E, a questo punto, il suo povero cuore tornava daccapo a +tormentarlo. Che valevano le persuasioni dell'uomo saggio, che valeva +l'affetto di sua madre, le ragioni stesse dell'orgoglio ferito per +l'abbandono ingiusto, immeritato, contro il suo amore fisso, tenace, +selvaggio? + +L'Elisa sarebbe stata d'un altro! + +L'idea che quelle forme vaghe, da lui follemente adorate, avrebbero +appartenuto a un rivale, sarebbero state toccate dalle manacce ruvide +del Maggiore, baciate da quella bocca ingorda e irriverente, che puzzava +di sigaro, tutto ciò gli faceva correre nel cervello dei buffi di sangue +caldo e gli dava le vertigini, mentre, nell'accesa fantasia del povero +ammalato, l'Elisa diventava bianca, candida come neve, delicata, +flessuosa come una gazzella, e trasudava un profumo _aux fleurs de lys +de cachemir_; ritornava giovane, ritornava fresca.... e non era quasi +più neppur vedova!... Dio, Dio, quanto era bella!... + +Prandino se la vedeva innanzi, ora gaia, biricchina, piena di vita e di +fremiti, come il primo giorno ch'era stata sola con lui, grondante +d'acqua, sotto il capanno, e ora raggiante di sole e splendida d'amore +come quella mattina che gli camminava dinanzi, lungo la viottola +dell'uccelliera; poi gli appariva languida, voluttuosa, mollemente +sdraiata nella gondola, e poi.... e poi... finalmente, la rivedeva +com'egli solo, com'egli solo sapeva.... e, dannazione!, come avrebbe +saputo anche quel beduino del Maggiore! + +No, no; era uno strazio troppo vivo, uno strazio che colle carni gli +lacerava anche l'anima! No, no: egli aveva bisogno dell'amore di Elisa +come dell'aria per respirare, e perchè quell'amore gli veniva meno, egli +moriva.... moriva colla gola stretta, col petto gonfio.... moriva +soffocato! + +Come fare per fuggire quell'immagine che lo torturava?... + +Se apriva gli occhi la vedeva in un modo, se li chiudeva la vedeva in un +altro: ma la vedeva sempre! + +E ancora, il fanciullone innamorato!, tentava di combatterla, di +vincerla, di metterla in fuga, ripetendo a sè stesso, mentre coi denti +si strappava i baffi: + +— Bisogna morire, bisogna morire!... + +Ma tornava daccapo a domandare a sè stesso: + +— Con qual genere di morte? Sott'acqua, no; nemmeno per idea!... +Dunque?... + +E Prandino pensava, ripensava e non concludeva mai nulla: perchè, quando +si arriva a questo di non saper sciogliere il problema del — _come +vivere?_ — ci troviamo con quell'altro fra mano, non meno difficile, del +— _come morire?!_ — + +— Un buon colpo di pistola, proprio dritto in mezzo al cuore?... — +Quello ci voleva!... — Sì! ma come trovarlo il posto giusto del cuore? + +Prandino lo cercava colla mano aperta sul petto, ma non era più buono di +sentire un palpito, una battuta sola: il cuore stava zitto, non si +moveva neppure.... pareva quasi che fosse scappato via! + +— Buttarsi giù da un campanile alto, il più alto di Vicenza? + +No. Primieramente, questa era la morte d'un manovale e non già quella +che doveva scegliere l'ultimo degli Ariberti, e in secondo luogo, invece +di spaccarsi la testa, si poteva rompere le gambe solamente, e allora +sarebbe stato messo in ridicolo.... e poi avrebbe veduta ancora sua +madre, ne avrebbe udite le grida, i pianti!.. Sua madre?... No. Non la +voleva più rivedere: la disperazione di sua madre avrebbe fatto morire +disperato anche lui, e lui, invece, voleva darsi la morte per aver pace! + +Ruminando nel capo tutti questi pensieri, che non erano affatto color di +rosa, Prandino, dopo avere camminato un po' di tempo in lungo e in largo +per la cameretta, aveva finito col fermarsi su due piedi, meditabondo, +quando, levando il capo, l'occhio per caso gli cadde sul +_portrait-album_ dell'Elisa che, come di solito, era sul suo tavolino da +notte, appoggiato all'elegante cavalletto di legno intarsiato. + +— Eccola là , quella perfida! — pensò Prandino fra sè e sè; e, vinto da +una seduzione potente, irresistibile, si avvicinò al ritratto per +inebriarsi ancora una volta delle note sembianze.... e là , respirando a +fatica, graffiandosi le braccia che si stringeva al petto, pallido, +sconvolto, tutto tremante, guardò la figuretta insidiosa; poi si fece +ancora più vicino, frugando col pensiero nell'immagine cara per cercarvi +un sorriso, un ricordo, per.... + +Ma che diamine era accaduto?!... Chi aveva sfregiato quel ritratto?!... + +Prandino lo prese e si avvicinò alla finestra per osservarlo meglio e, +dominando la sua agitazione, rimase là lungamente, serio, attento, +pensoso, col ritratto fra le mani. + +Ma però, mentre fissandolo aggrottava fortemente le ciglia, il suo +respiro, l'ansia del suo petto diventava meno grave, meno affannosa. Che +cosa era dunque successo? + +Una mosca, una grossa mosca di certo, si era fermata sul naso della +contessa Navaredo.... (vedete un po' la Provvidenza, quali forme si +compiace di assumere?!...) e lo aveva macchiato con una patacca nera, +rotonda, che cambiava affatto l'espressione di quel viso così caro a +Prandino. + +Egli la guardava sempre attento, ostinato, ma la figurina gentile, +romantica, _al chiaro di luna_, coi capelli biondi, cadenti lungo le +spalle, veduta con quella macchiaccia sul naso, non era più la stessa. + +La testolina bianca, pensosa, tutta raccolta e mollemente chinata sul +libro che teneva aperto fra le mani, quel profumo, quell'aria di +sentimentalità verginale, stonava maledettamente dopo il tiro fattole +dalla mosca birbona, e non era più dolce, non era più poetica, ma +diveniva una cosa buffa; buffa e grottescamente ridicola. + +Prandino continuava a restar là , dritto, immobile, guardando il ritratto +dell'Elisa, e a poco a poco non tremava più: a poco a poco poteva +fissarlo senza paura, senza che la sua testa gli andasse in fiamme. + +Accadeva un fatto curioso, una combinazione strana: mentre la figurina +al _chiaro di luna_, con quello sgorbio sul naso, non pareva più la +stessa, tuttavia rassomigliava però sempre alla contessa Navaredo. Anzi, +a Prandino pareva quasi che le rassomigliasse di più. Sempre, ben +inteso, com'era ne' suoi momenti meno felici. + +Uno dei primi giorni in cui le signore avevano cominciato a usare quella +maglia scura così attillata, l'Elisa ne aveva indossata una tanto +stretta, che le gonfiava il collo e la faccia: e il ritratto, adesso, +faceva ricordare l'Elisa com'era appunto in quel giorno! + +Anche allora era ridicola a voler fare la bambina, coi passettini corti +corti, per le sottane che le impacciavano le gambe, e a volersi stringer +tanto da soffocare, per avere un po' della Sarah Bernhardt.... — con +quella ciccia!.. + +Ridicola, com'era ridicola là nel ritratto, coi capelli biondi sciolti +lungo le spalle, con la testolina bassa, col raccoglimento stanco, +romantico, _al chiaro di luna_, e quella patacca sulla punta del +naso!... Oh, tanto ridicola, che faceva ridere anche Prandino, sebbene +gli frullassero per la testa i più tristi pensieri! + +Eppure, a pensarci bene, l'Elisa non meritava certo ch'egli l'amasse a +quel modo!... Non aveva cuore: era tutta vanità , tutta finzione. Come +voleva sembrare quello che non era, così voleva mostrare di sentire +anche quello.... che non sentiva!... Voleva fare la bambina, ed era +nonna! Voleva fare l'innamorata, e non aveva cuore! + +E pensare ch'egli desiderava di morire per lei. per l'Elisa!.... A +questa idea, guardando il ritratto così sfigurato, Prandino non potè +trattenere una risata: una risata che lo sorprese all'improvviso, che +gli scattava dai nervi più che non gli uscisse dalla testa o dal cuore, +ma che, a ogni modo, gli fece bene. + +Volle ritornar serio, volle vincere le impressioni del momento, non +volle più guardare il ritratto.... ma non ci riuscì: dopo un poco, +dovette fissarlo di nuovo.... e di nuovo tornò a sorridere.... e +intanto, senza che nemmeno se ne accorgesse, cominciava ad avere lo +spirito più sollevato. + +Certo, adesso quella donna non gliela doveano più invidiare, come gliela +invidiavano un anno innanzi. + +Chissà che anche lui non fosse stato ridicolo, qualche volta, +mostrandosene così invaghito! — Ma, e il Maggiore? Il Maggiore che la +sposa?!.... Chi lo dice, intanto, che la sposa? Lei stessa: l'Elisa, che +non ne dice mai una vera. Bisogna star a vedere!.... + +Ciò che maggiormente ci esalta, nella donna, è quel tanto che le presta +o le aggiunge la nostra immaginazione, e quella macchiaccia, che adesso +le sfigurava il volto, aveva buttato il ridicolo là dove il sentimento +aveva sempre lavorato di fantasia, là dove l'amore saettava i suoi +fascini e spiegava le sue migliori attrattive. Prandino continuava a +guardarla, a fissarla, a studiarla; ma, non c'era caso: la donna che gli +rappresentava quel ritratto non era più l'Elisa trasfigurata nell'ansia +di un desiderio febbrile, ma l'Elisa viva e _reale_, in carne ed ossa, +l'Elisa com'era, l'Elisa con tutti i suoi difetti e, ahimè, con tutti i +suoi anni. E però, Prandino, un po' alla volta, andava finalmente +concludendo, che la balda e forte giovinezza di lui non dovea piegarsi +dinanzi a quelle mature seduzioni, che quell'avvenenza impiastricciata +di _cold-cream_ non valeva il contraccambio di tutto un avvenire di +riposo e di pace. + +L'Elisa non s'era imposta al suo innamorato coll'intelligenza, collo +spirito, col cuore; ma lo aveva preso colla vanità e lo teneva vinto coi +sensi, ed è perciò che il suo regno, quantunque costituzionale, veniva +buttato all'aria così facilmente!.... + +Intanto che Prandino continuava a fissare il ritratto dell'innamorata, +non s'era accorto che da qualche tempo mamma Orsolina era entrata adagio +adagio nella cameretta, e che singhiozzava vicino a lui, sommessamente, +senza osare di lamentarsi, rispettando timorosa l'angoscia del suo +figliuolo anche allora ch'egli era stato così ingiusto, così disumano +con lei. Ma un singulto, che le proruppe troppo forte dal petto, la +tradì: Prandino si scuote, si volta, e comprende tutta l'immensità di +quel dolore muto, rassegnato. + +— Mamma, mamma! — esclama, — non piangere, te ne scongiuro, non +piangere! No: sono guarito, sai, non piangere! Non l'amo più, te lo +giuro, non l'amo più! + +E adesso copre di baci, di carezze, e si stringe al cuore quella sua +vecchietta così santa, colla stessa frenesia con la quale avrebbe +abbracciata l'Elisa, se un momento prima le fosse apparsa dinanzi per +dirgli, come ai bei tempi d'una volta: ti voglio bene, e son tua!.... + +— Per quella cattiva? — chiese l'Orsolina, indicando il ritratto; e non +disse altro. + +— No, mamma, no: ho un altro dolore che mi fa disperare, che mi fa +perdere la testa. + +E Prandino confidò a sua madre che, per domenica, doveva restituire +ottocentocinquanta lire a Badoero. + +In quel punto, nessun debitore lo vorrà credere, ma è pure la verità , +egli fu quasi contento d'avere quel debito: gli ripugnava troppo di +dover confessare a sua madre ch'egli era stato così ingrato verso di +lei, e tanto matto, fin da voler morire, solamente per il bel muso.... +della contessa Navaredo!.... + + + + +CAPITOLO XV. + + +Non bisogna credere, a ogni modo, che il conte Eriprando degli Ariberti +fosse proprio guarito interamente dalla sua malattia. Anche quando ci si +leva un dente, resta il bruciore per un po' di tempo; dunque, figurarsi, +quando si tratta di strappar via dal cuore una donna! + +La vista del ritratto macchiato aveva fatto sì che Prandino superasse la +_crisi_, ecco tutto: ma restava però in uno stato di convalescenza che +doveva essere lungo e penoso, col pericolo di ricadute. + +Molte volte tornò a desiderare l'Elisa, molte volte tornò a +rimpiangerla, ma a ogni assalto la violenza era men forte, e quegli +assalti si facevan sempre più radi. + +Il primo giorno che comparve al Caffè, mentre i frequentatori di casa +Navaredo gli domandavano notizie della Contessa, con quell'aria che +voleva dire: — le domandiamo a lei per fare una gentilezza a tutti e +due, — Prandino diventò rosso, confuso, rispose balbettando e pensò che +quei signori, quando avessero saputo come stavano le cose, gli avrebbero +tolta in parte la loro stima: ma poi, dopo che per Vicenza s'era +cominciato a buccinar qualche cosa, anche la curiosità che egli destava +per il mistero che a ogni costo volevano vederci sotto a quella rottura, +soddisfaceva, in qualche maniera, un po' il suo amor proprio. + +Fu poi sviato dal suo pensiero dominante da un'altra grossa +consolazione: quella di poter fare buona figura col cugino Badoero. + +L'Orsolina s'era confidata colla signora Luciana a proposito delle +ottocentocinquanta lire, e la zitellona, un po' per bontà di cuore e per +il gusto d'immischiarsi negli affari dell'aristocrazia, e un po' perchè +in pelle in pelle si sentiva del debole per quel bel giovinetto, offrì +subito d'aprire lei la borsa per sopperire al bisogno. A questa proposta +però si oppose la dignità della casa. Combinarono dunque di presentare +allo sconto della _Banca Popolare_ una cambialetta di mille lire +(facendovi su l'operazione, tanto valeva addirittura prendersi un po' di +largo) e la signora Luciana avrebbe messo la sua firma plebea, sotto +quella illustre, ma fuori corso, del conte Eriprando degli Ariberti. + +Il sabato mattina, Eriprando portava alla posta una lettera suggellata +collo stemma degli Ariberti: c'era dentro il vaglia delle +ottocentocinquanta lire a favore di Badoero. Però, solo che egli avesse +aspettato qualche ora a fare la spedizione, avrebbe forse potuto +risparmiare i denari del vaglia. Quando ritornò a casa, trovò un'altra +lettera, con un altro stemma: — quello delle _Strade ferrate dell'alta +Italia_. + +Come gli aveva promesso il cavalier Pinocchio durante la lezione di +nuoto, era stato nominato _avventizio_ presso la Contabilità degli +uffici di Venezia, e fra un paio di giorni bisognava partire. + +Ritornare a Venezia così subito?.... Rivedere la Elisa?.... Rivederla +forse col Maggiore?.... A braccio, sola con lui?.... No, sarebbe stata +una commozione troppo forte!.... Ma non c'era caso; a Venezia bisognava +andare!.... + +Ebbene, vi andrebbe, ma non avrebbe messo il naso fuori dell'uscio fino +a tanto che l'Elisa ci fosse rimasta. + +Poi, si fece cuore e cambiò idea un'altra volta: adesso voleva anzi +incontrarla e farle tanto di cappello e mostrarle chiaro, colla sua +indifferenza, che per lui, tanto, era come se fosse morta e sotterrata. + +Questa volta l'abito nero d'etichetta non fu indossato durante il +viaggio, ma riposto con ogni cura in fondo del baule; vestì invece una +giacca d'Orléans, stinta e senza fodero: roba di Bocconi. Anche i guanti +comperati a Venezia andarono involtati, nello stesso giornale colle +cravatte, a tener compagnia all'abito nero: per viaggio poteva bastare +un paio di quelli vecchi, sciupati e induriti dal sudore. + +Del lusso antico, non c'era più altro che il portasigari, che faceva +capolino dalla tasca di fuori della giacchetta. + +Quando il figliolo fu sul punto di partire, mamma Orsolina lo guardò, +mettendosi a piangere. + +— Sta sicura, mamma: sta sicura. Quel che è stato, è stato. Ormai non ci +ricasco più. + +— Bravo, signor Conte! — esclamò la signora Luciana, ch'era presente a +quell'addio. — Ce ne sono tante di donne e lei non avrà che da +scegliere. A quella signora, poi.... ma no, acqua in bocca, Luciana, a +te non istà bene! + +— Che! Parli, parli, signora Luciana.... tanto, non ci penso più. + +— Allora le deve dire, quando la vede: — chi non mi vuole, non mi +merita! — Ma glielo deve proprio dire!.... + +L'Orsolina, seria seria, dondolava la testa, mostrando chiaro che non +approvava quel consiglio. + +— Come? Non pare a lei, contessa Orsolina, che le stia bene a quella +signora? + +— Per me sarei più tranquilla se Prandino mi promettesse di far di tutto +per non rivederla! + +— Te lo prometto, ma in ogni modo, anche se la rivedo, sai, mamma, puoi +esser tranquilla ugualmente; non dubitare. + +Però, mentre concludeva in questo modo, egli sentiva in cuor suo che la +mamma aveva forse ragione. + +Capitò a Venezia di notte, e fu meglio perchè così il ricordo di quei +luoghi si faceva per lui meno sensibile. Il cavalier Pinocchio, per +incarico avuto dall'Orsolina, gli aveva fissata la camera e il vitto in +un alberguccio modestissimo in _Calle del Carbon_. + +Quando arrivò sul luogo, Prandino era morto dalla fame: e quantunque +dalle _Tre Corone_, che così si chiamava la locanda, invece del profumo +di _consumé_, che spandeva intorno la cucina della _Gondola d'oro_, +uscisse un odore acuto di grasso che friggeva, tuttavia egli vi entrò +senza ripugnanza e senza perderci l'appetito. + +Mangiò del pesce e una porzione di lesso in un piccolo stanzino basso, +annerito dal fumo, che dava adito alla cucina, anche quella bassa, nera +e illuminata dalle fiamme vive del camino, così da parere un forno; e +poi, quand'ebbe finito, domandò del padrone a un ometto che lo aveva +servito, piccolo, tondo tondo, tutto involto in un grembiule greggio, +sudicio e con una berretta larga di tela bianca, che incorniciava il suo +faccione di luna piena. + +— Sono io per l'appunto; che mi comanda? — e l'albergatore, ch'era nello +stesso tempo il cuoco, il cameriere e il direttore delle _Tre Corone_, +fissò il giovinotto con due occhiettini vivi, lucenti, che schizzavan +furberia di sotto a due folte sopracciglia grigiastre, fatte a spazzola. +Prandino lo salutò con un cenno del capo, e si fece conoscere per _quel +signore_ che doveva essergli stato raccomandato dal cavaliere Pinocchio. + +— Vedo, vedo, è lei, _quel giovine_ di Vicenza?! non è una mezz'ora che +gli abbiam messo all'ordine la stanza. + +— Tanto meglio, perchè casco dal sonno. + +— Venga con me; la condurrò subito di sopra. + +L'oste passò un momento nella cucina a prendervi un candeliere d'ottone +con una mezza candela di sego, che accese in fretta alla fiamma del +camino, poi raggiunse subito l'Ariberti e lo accompagnò, facendogli +lume, per una scala ripida, angusta, diritta, tutta d'una sola branca, +sino al primo piano. Quando arrivò su, l'oste, seguito da Prandino, +entrò in una stanza a destra, della quale aprì l'uscio con una pedata: +trovò una candela nuova sul cassettone, l'accese, e poi volgendosi al +suo ospite, gli disse senza altri complimenti: + +— Eccola servita. + +La stanza era molto grande; forse troppo. Di contro a una parete c'era +un lettuccio, piccolo, stretto, si capiva a colpo d'occhio che doveva +essere un sofà a doppio uso, con una seggiola impagliata in luogo del +tavolino da notte; dall'altro lato, di contro al letto, un cassettone di +noce, colle borchie d'ottone, e sopra, uno specchio così vecchio da +parer antico, colla luce guasta e rotta in un angolo: appese alle pareti +due oleografie rappresentanti l'una la _Famiglia reale_ colla Regina in +pelliccia, e l'altra la _Famiglia di Garibaldi_, con Teresita tutta +vestita di rosso. + +Una frasca d'ulivo benedetto e una piletta di stagno per l'acqua santa, +erano a capo del lettuccio, e in mezzo alla stanza, una tavola grande di +legno, colorita d'un color verde scuro, che non si capiva che cosa fosse +stata messa là a fare. + +Prandino, quando vide il lettuccio, gli si strinse il cuore: poi, +subito, gettò di sbieco sulla tavola un'occhiata sospettosa. + +— Di giorno — gli disse l'oste, prevedendo la domanda di Prandino, — +tengo questa camera a disposizione degli avventori che vogliono essere +serviti a parte; perciò la mattina si disfà il letto che si rifà poi +tutte le sere. + +Prandino chinò il capo senza fiatare; il cavalier Pinocchio gli aveva +fissato vitto e alloggio per lire una e ottanta centesimi al giorno: +però, si capisce che non poteva avere grandi pretese. + +— Vuol favorirmi il suo riverito nome e cognome? + +L'oste, preso dal cassettone un libraccio che doveva pesar doppio, tanto +era imbevuto d'untume, lo teneva aperto sulla tavola e fissava Prandino, +prima di mettersi a scrivere. + +— Il conte Eriprando degli Ariberti! + +— Scusi, ha detto!... + +E il locandiere, levandosi il berretto di testa, che si cacciò sotto il +braccio, e pensando che il cavalier Pinocchio doveva aver certo +sbagliato, scombiccherò quel nome illustre sul sudicio libraccio che non +aveva proprio nulla a che fare col _libro d'oro_ della _Serenissima_. + +Rimasto solo, Prandino si guardò attorno nello stanzone, che all'esile +luce della candela pareva ancora più grande, e sospirò profondamente. +Poi, fattosi coraggio, si spogliò e si cacciò in letto, sperando di +dimenticare tutto coll'addormentarsi. Infatti dormì quasi subito, ma si +svegliò anche prestissimo: dovevano essere appena le due di notte! +Allora cominciò a sentirsi inquieto, agitato e, un po' per il caldo, un +po' per tutto quello che gli frullava in testa, e un po' per il letto, +ch'era molto cattivo, non ci fu più caso che potesse ripigliar sonno. + +Il letto delle _Tre Corone_ non era, no, quello elegante, elastico della +_Gondola d'oro_, e nemmeno il lettino morbido, soffice che gli preparava +la mamma! era duro, ruvido, troppo stretto e troppo corto per lui: e +poi, come se tutto ciò non bastasse, ogni volta che si moveva per +cambiare di fianco, uno degli asserelli cigolava, che pareva un violino +scordato. + +Intanto, giù nella _Calle_, c'era un trepestio di gente, uno schiamazzo +di risa, di canti, di grida affatto insolito a quell'ora. + +Chi poteva essere?.... ci pensò sopra un momento, e poi si ricordò +ch'era una notte di sagra per Venezia, la notte del _Redentore_. + +Aspettare che facesse giorno, in quello stato, senza poter dormire, non +c'era proprio sugo. Allora decise di levarsi e di andare anche lui a +passeggiare, e saltò dal letto.... coll'accompagnamento di un'ultima +arcata di violino. + +Cammina, cammina, uscì dalla _Calle del carbon_, fece tutto il _Ponte di +Rialto_, entrò in _Merceria_ e poi non potè resistere a una tentazione +che lo prese a un tratto, improvvisamente, come un reuma: la tentazione +di passare davanti alla _Gondola d'Oro_. + +Prandino giurò a se stesso ch'egli non passava di là per la contessa +Elisa, e forse con quel giuramento poteva essere anche in buona fede; ma +non si può credere ad ogni modo ch'egli facesse quella passeggiatina per +amore del portiere; dunque?.... + +_Dalla Gondola d'Oro_, un passo dopo l'altro, capitò in piazza san +Marco: la notte era bella, serena, e c'era attorno tanta gente e i caffè +erano così affollati, come alle nove di sera, durante la musica. + +Prandino vide subito che al _Florian_, al posto dove di solito andava a +sedere l'Elisa, le seggiole erano vuote.... Non volle fermarsi in +piazza: gli metteva tristezza. Andò invece a camminare sulla _Riva degli +Schiavoni_; anche quella corsa e ricorsa da frotte di persone e dai +barcaiuoli che volean condurre i _foresti_ al Lido, quasi per forza. Il +_Canale_ era tutto pieno di gondole che si distinguevano la maggior +parte per il piccolo fanale di prua che rosseggiava guizzando veloce +nelle tenebre: qua e là sull'acqua cupa, nera, passava lentamente +qualche barca adorna con frasche verdi e con palloncini a colori, con +tavole attorno alle quali stavan sedute donne in capelli e uomini in +farsetto, mangiando, bevendo, oppure cantando cori e canzoni popolari. + +Prandino, dopo aver passeggiato tanto da sentirsi stanco, si sedette al +_Caffè Orientale_: il cielo cominciava a farsi più chiaro, e a mano a +mano che l'alberatura delle navi ancorate nella laguna, e poi l'isola di +_San Giorgio_ e poi la _Giudecca_ si stenebravano un poco, anche il +ricordo di tutto quello ch'egli avea goduto e che avea sofferto a +Venezia gli si affacciava più vivo alla mente. + +Ritornò a passeggiare per distrarsi, per cacciar via quei brutti +pensieri, ma dovette fermarsi presto di nuovo, che attorno al ponte del +vaporetto c'era una folla che si accalcava facendo chiasso, urtandosi e +vociando. + +Domandò subito che cosa volesse dire quel baccano e gli fu risposto +ch'era tutta gente che volea imbarcarsi per andare al Lido, a vedere il +levar del sole. + +Prandino non aveva veduto mai levarsi altro sole che quello di cartone +del teatro di Vicenza nel terzo atto del _Profeta_; era abbastanza +naturale che gli venisse voglia di quel nuovo spettacolo. All'ufficio, +tanto, non dovea presentarsi prima delle nove, in letto oramai non ci +sarebbe più ritornato, dunque bisognava trovar modo di passare quelle +ore.... Si cacciò nella folla, lavorando di gomiti, finchè riuscì anche +lui a prendersi il biglietto e ad imbarcarsi. + +Quando il vaporetto si fermò al Lido, cominciava già l'alba. Tutta, +quant'era lunga, la strada che conducea verso il mare, era piena zeppa +d'un via vai affollato, che parea una fiera. E in mezzo a quella calca, +a quella ressa d'uomini e di donne d'ogni età , d'ogni grado, spiccava, +sotto il ricco cappello a piume larghe, svolazzanti, un profilo pallido, +delicato, sbianchito dalla veglia, vicino al viso rosso, acceso, della +popolana in zendado; qua e là qualche faccia assonnata d'inglese o di +tedesco, si guardava attorno stupita fra le risa, i canti e le beghe, +fra lo schiamazzo, il rumore, la confusione dei _tramways_ e degli +_omnibus_ carichi, che passavan di corsa battendo le sonagliere, dei +conduttori e dei vetturini, che davan l'avviso sonando il fischio e la +cornetta, gridando e schioccando le fruste: e tutto quel frastuono +assordante, tutto quel brulichìo confuso, scomposto, tutto quel +contrasto, quella mescolanza di vesti, di tipi, di facce, di colori, +nella luce così debole, così sbiadita dell'alba, presentava un +tutt'insieme strano, originale, produceva effetti nuovi ed inaspettati. + +Mentre Prandino stava per montare sopra un _tramway_, si sentì prendere +per un braccio; si voltò: era il cugino Badoero, che saliva anche lui, +per andare a sedersi poco discosto dall'Emma, con la quale scambiava +occhiate, sorrisi e altri segni d'intelligenza. + +— _Ciao_, Badoero! + +E Prandino respirò pensando che le ottocento cinquanta lire gliele aveva +pagate. + +— _Ciao_, mio caro! Che vuol dire che non sei più in _prefettizia_?.... +Hai forse dato le dimissioni? + +Prandino arrossì, perchè la giacchettina dei fratelli Bocconi, a +quell'ora, non facea troppo bella figura. + +Intanto il _tramway_ si mosse e Ariberti non rispose nulla. + +— Sei tornato da Vicenza per la festa del _Redentore?_.... E la vuoi +chiudere anche tu al levar del sole? Bravo; fai benone! Già , adesso, ti +fermerai a Venezia per un altro po' di tempo, non è vero? Ci ho proprio +gusto!.... Ma guarda che fatalità : se tu arrivavi un giorno prima, +potevo ancora presentarti alla principessa di Lentz. + +— Grazie. + +— Ma invece s'è imbarcata stanotte per Trieste. Oh, le è spiaciuto assai +di non averti conosciuto. + +— Sarà per un'altra volta. + +— Già , già , s'intende!.... Ma, a proposito, dimmi un po', tu non la devi +conoscere la grande novità di Venezia!? + +Prandino fe' segno di no, colla testa, ma provò uno stringimento di +cuore: temeva che il Badoero volesse alludere al matrimonio dell'Elisa. +Per lui, povero Prandino! non si poteva dare una novità più grande! + +Invece Badoero gli contò che dovea esserci un duello fra Potapow e +Jamagata, in seguito a un diverbio successo al Lido e al quale, in +parte, aveva assistito anche Ariberti. Aggiunse che il merito della +riconciliazione era tutto suo; ma che ce n'era voluto; aveva dovuto +adoperare una gran diplomazia e una grand'arte per riuscirvi. + +— Per me, sai, il condurre due amici sul terreno, mi ripugna. Piuttosto, +guarda, mi batto io dieci volte; in parola d'onore! Non si scherza colla +pelle degli altri: è una responsabilità gravissima: un duello non si sa +mai come vada a finire. Ramolini, che sa bene quello che si fa, +richiesto da Potapow perchè lo servisse come secondo, non ne ha voluto +sapere. Un duello — mi diceva — è sempre un rischio: si può risolvere +con una graffiatura, come invece può avere conseguenze gravissime. + +— Ha ragione. + +— Per bacco, se ha ragione! Ragione da vendere! + +— Hai ricevuto non è vero?... Hai ricevuto una mia lettera? — gli chiese +poco dopo l'Ariberti, quando vide che Badoero non si risolveva mai a +ringraziarlo. + +— Una tua lettera? Ah, sì! adesso me ne ricordo, — fece l'altro cascando +dalle nuvole. — Dimmi un po', tu sei matto! Matto da legare! Valeva +proprio il conto di pigliarsi una seccatura per così poco! Me li avresti +resi tornando a Venezia, con tuo comodo, o si sarebbe fatta la pace in +un'altra occasione! Lo hai fatto per ischerzo, dimmi la verità ? Lo hai +fatto per ischerzo? + +— Mi avevi detto che ti occorrevano per domenica? — rispose Prandino +colla sua solita ingenuità e quasi dispiacente adesso di essersela presa +con tanto calore. + +— Matto, matto, che non sei altro! Se non mi dici che lo hai fatto per +ischerzo, me ne ho a male e mi vendico. Oh! se mi vendico! Conto a tutti +che il matrimonio della _Nonna scellerata!_ ti ha fatto perdere lo +spirito. Sai, qui a Venezia, la contessa Navaredo (non diventar rosso, +bambino!) la contessa Navaredo la chiamano la _Nonna scellerata_.... Ma, +_nom de Dieu!_ Se non si fa presto, c'è pericolo che il sole si levi +prima di noi; perchè di solito, non usa la cortesia di aspettare! + +Questa spiritosaggine fu detta da Badoero ad alta voce, in modo che la +potesse udire anche l'Emma, in fondo del _tramway_. + +Sarebbe stato proprio un peccato: lo spettacolo dello spuntar del sole, +quella mattina, doveva essere magnifico: non si vedeva una nube nel +cielo scialbo, bianchiccio, e una gran calma si distendeva sul mare, +mentre gli ultimi vapori dell'alba si dissipavano via via, +allontanandosi. + +Prandino, vedendo che la riva era corsa da bagnanti che si tuffavano +nell'acqua o che si avvoltolavano, insudiciandosi, nel terriccio giallo: + +— Andrò anch'io giù, a fare il bagno, — pensò fra sè, tanto più che, per +aspettare il sole, non aveva potuto trovare un buon posto sulla +terrazza, tutta ingombra di gente che stava là ferma, ammonticchiata, +sporgendo le facce smunte, verso l'orizzonte. + +E si avviò per andare ai bagni. Ma, attraversando il Caffè, provò un +turbamento vivissimo, quantunque non lo volesse confessare a sè stesso: +in un angolo, in fondo alla sala, buttato sopra un sofà , c'era il +cavalier Ramolini che dormiva e (ahimè! povero avvocato D'Abalà !) aveva +sulle spalle lo scialletto di lana della Cecilia. Quel scialletto, però, +non permetteva alcun dubbio: anche la Contessina non doveva essere molto +lontana, e, se c'era la figlia, ci sarebbe stata anche la madre. + +Il primo movimento istintivo d'Ariberti fu quello di scappar via dal +Lido; ma quando fu per imboccare il ponte di legno che mette sul viale, +scorse giù sulla riva la Cecilia che dava scapaccioni a Gegio.... e non +proprio sul capo. + +Prandino impallidì, ma rimase duro a voler fingere con sè stesso di non +aver provata nessuna commozione. + +— Stordito, che non sono altro! — borbottò, battendosi la fronte e +tornando indietro: — Si passa da questa parte per andare ai bagni! + +Ma, quantunque non volesse credere alla propria agitazione, ne aveva +tanta in corpo, che gli tremavano le mani nello spogliarsi, e poi voleva +indossare la maglia prima di levarsi gli stivali! solamente quando fu +giù, solo solo, nell'acqua, lontano dalla riva, cominciò a sentirsi più +tranquillo, più sicuro, e allora tornò a pensare al ritratto sfigurato +dell'Elisa, tornò a ridere.... e rise anche di sè e della gran paura che +aveva avuta. + +— Ha ragione Badoero. Sono matto, proprio matto da legare! + +E allegramente si tuffò nell'acqua, guizzando come un pesce. + +— Non tocca a me ad arrossire, ad avere vergogna! Tutt'altro; è il +Maggiore, invece, è lo _sposo_ che deve trovarsi maluccio, quando +m'incontra! Sicuro, è lui, proprio lui! + +Certo, era la grande serenità di quella mattina, era quell'aria pura, +balsamica, che rischiarandogli la mente, gli suggeriva un'idea così +luminosa, e Prandino, un'altra volta, guizzò leggero nell'acqua con +tutta l'elasticità de' suoi vent'anni.... ma, d'un tratto si turbò, +ritornò pallido, si mise a nuotare adagio, quasi fermandosi, e il cuore +gli ricominciò a battere violentemente. + +Due cappelloni gialli, due cappelloni ch'egli tremava di riconoscere, +gli venivano incontro a fior d'acqua. + +— Era l'Elisa?... Era il Maggiore?... Sì.... No.... No.... Sì!... — +Sangue del diavolo! Erano proprio loro! + +Che fare?... Prandino avrebbe dato chissà che cosa per non trovarsi là , +a quell'ora, in quel luogo.... Se fosse stato sicuro di non essere +riconosciuto, sarebbe tornato indietro.... Sì.... piuttosto +d'incontrarsi con quella maledetta, avrebbe commessa anche una viltà ... +Ma oramai era troppo tardi.... dovevano averlo veduto di certo.... +perchè il Maggiore lo fissava, e l'Elisa.... l'Elisa sorrideva, +sorrideva, cogli occhioni languidi, colla bocca socchiusa.... Che +fare?... Che fare?!... Incontrarla?... Vederla ancora?... Riamarla +forse?! Ah, no!... Mai!... + +Allora egli levò le braccia dritte, tese, puntò le due mani, si diè un +urto violento e si cacciò giù, sotto, battendo forte l'acqua, fendendola +con forza grandissima, straordinaria, trattenendo il respiro con una +volontà disperata. Ci fu un punto nel quale credette di sentire l'Elisa +e il Maggiore che gli passavano sul capo sghignazzando, ma ebbe pure un +altro momento nel risalire, dove le onde si facevano più chiare, in cui +gli sembrò di scorgere la sua mamma tutta consolata, tutta ridente, con +una gran beatitudine che le traspariva dal volto!... + +.... Quando Prandino riaprì gli occhi, un lungo sospiro gli uscì dal +petto con un grido di gioia: non c'era più alcuno dinanzi a lui, nè +l'Elisa, nè il Maggiore!... Non c'erano altro che le vele a triangolo di +cinque paranzelle immobili sull'orizzonte, tutte bianche, come cigni +natanti, e là , dove l'aurora coloriva l'acqua con una tinta rancia +dorata, s'innalzava a poco a poco, sfolgorando sopra un barbaglio di +luce, il disco giallo del sole. + + + FINE. + + + + + DELLO STESSO AUTORE: + + Mater Dolorosa, romanzo. Due volumi, L. 4 — + + + + + +Nota del Trascrittore + +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le +grafie alternative (sottoprefetto/sotto-prefetto/sotto prefetto, +die'/diè e simili), correggendo senza annotazione minimi errori +tipografici. + + + + + + +End of the Project Gutenberg EBook of Sott'acqua, by Gerolamo Rovetta + +*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK SOTT'ACQUA *** + +***** This file should be named 42684-0.txt or 42684-0.zip ***** +This and all associated files of various formats will be found in: + http://www.gutenberg.org/4/2/6/8/42684/ + +Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara +Magni and the Online Distributed Proofreading Team at +http://www.pgdp.net (This file was produced from images +generously made available by The Internet Archive) + + +Updated editions will replace the previous one--the old editions +will be renamed. + +Creating the works from public domain print editions means that no +one owns a United States copyright in these works, so the Foundation +(and you!) can copy and distribute it in the United States without +permission and without paying copyright royalties. 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You may copy it, give it away or +re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included +with this eBook or online at www.gutenberg.org + + +Title: Sott'acqua + +Author: Gerolamo Rovetta + +Release Date: May 10, 2013 [EBook #42684] + +Language: Italian + +Character set encoding: ISO-8859-1 + +*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK SOTT'ACQUA *** + + + + +Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara +Magni and the Online Distributed Proofreading Team at +http://www.pgdp.net (This file was produced from images +generously made available by The Internet Archive) + + + + + + + + SOTT'ACQUA + + + RACCONTO + DI + GEROLAMO ROVETTA. + + + TERZA EDIZIONE + + + + MILANO + FRATELLI TREVES EDITORI. + 1883. + + +PROPRIETÀ LETTERARIA. + +Riservati i diritti di traduzione. + +Tip. Fratelli Treves. + + + + +SOTT'ACQUA + + + + +CAPITOLO I. + + +-- Sarai buona, non è vero?... Mi prometti di non farmi ingelosire? + +-- Te lo prometto. + +-- Giuralo. + +-- Giuro.... bambino mio. + +E a questo punto, com'è naturale, si udì nel salotto il leggerissimo +susurro d'un bacio. + +Quando la contessa Elisa chiamava _bambino_ il conte Eriprando degli +Ariberti, voleva proprio dire che si trovava allora molto in tenero con +lui; cosa che non le accadeva sempre, quantunque, quasi sempre, ella +credesse di volergli bene. Ma dal canto suo, la contessa Elisa era +occupatissima, aveva ogni giorno un infinito numero di cosucce da fare e +da sbrigare, mentre il conte Eriprando non ne aveva che due sole: voler +bene alla contessa Elisa ed aspettar pazientemente una risposta alle +_carte_ ch'egli aveva _inoltrate_ negli uffici delle _strade ferrate A. +I._, col nobilissimo scopo di ottenere un impiego. Anche le grandi +occupazioni però della contessa Elisa Navaredo si riducevano a questo, +di trovare il modo di fare il passo più lungo della gamba, di fare +insomma abbastanza buona figura a dispetto delle ristrettezze economiche +che l'angustiavano. E, bisogna poi renderle questa giustizia, tutto +sommato, ci riusciva benino. + +Con un certo buon gusto che le era particolare, sapeva far comparire e +scomparire le guarnizioni, i pizzi e i fiori dalla veste al cappellino, +e viceversa; sapeva bravamente, con due abiti vecchi, farsene uno nuovo, +e quanto meno la stoffa conservava il colore, la contessa ci rimediava +accorciando tanto più le maniche e abbassando lo scollato. Teneva una +cameriera, la Beppa, che faceva anche da cuoca, e il cocchiere serviva +in tavola, annunciava le visite, tostava il caffè, portava l'acqua, +puliva le stanze, e tagliava la legna per la stufa della sala, che si +accendeva solamente la domenica, giorno di ricevimento in casa della +Contessa, la quale, in tal modo, mangiando pochino sette giorni alla +settimana e studiando l'arte di parere dodici mesi all'anno, poteva +darsi ancora delle arie con una rendituccia di sei o sette mila lire: e +quando _Lord Palmerston_, era questo il nome del suo cavallo, non pativa +di reumi, poteva anche fare le visite nella sua carrozza: un _brougham_ +stinto e sdruscito, ma che aveva dipinto sugli sportelli uno stemma così +grande da parere l'insegna d'un tabaccaio. + +Il conte Eriprando degli Ariberti di rendite ne aveva ancor meno; ma, in +compenso, era più ricco d'amore.... fors'anche perchè la contessa non +lasciava mai che lo spendesse tutto. Il loro sangue egualmente puro +scendeva all'uno e all'altra attraverso un lungo ordine di magnanimi +lombi: quello del conte però era molto più caldo, più abbondante, più +vigoroso di quello della contessa: ma la differenza si spiega subito +coll'avvertire che _lui_ non aveva ancora ventitrè anni, mentre _lei_ ne +aveva contati fino a trentadue.... e poi si era fermata lì, senza tirare +più innanzi. + +Si erano alzati tutti due dal canapè, il conte però prima della +contessa; quest'ultima tenendosi stretta al braccio del giovanotto e +lasciando che egli facesse un po' di forza per sollevarla; e sebbene dal +canapè all'uscio non ci fossero che due passi e mezzo da fare, ella +percorse quel brevissimo tragitto appoggiata, abbandonata quasi di peso +su lui che la guardava in un certo modo che voleva dire "se tornassimo +indietro, cara, a sederci un altro pochino?..." + +-- No, sai; bisogna, adesso, che tu vada via. + +-- Ancora cinque minuti soli.... + +-- No, no: è tardi, e domattina mi devo levare per tempo. + +E la contessa Elisa, per far intendere al conte Eriprando che quella +volta poteva proprio lasciare ogni speranza, tirò indietro il sorriso +languido, si fece subito seria seria, e gli si levò d'addosso, mentre +colle due mani accomodava i capelli sulla nuca, che le si erano +scomposti. + +-- Cattiva! + +-- Ma, sai, bambino, che con tanta gente che ho conosciuto, un egoista +come te, non l'ho mai incontrato? + +A queste parole il conte Eriprando fece il muso; ma la contessa +Navaredo, quasi stizzita, tirò innanzi senza badargli: + +-- Per te non dovrei nè dormire, nè mangiare, nè uscire, nè far nulla.... +altro che _filare il sentimento!_ + +-- Ti domandava cinque minuti soli, soli.... + +-- È dalle dieci che mi domandi cinque minuti; e abbiamo fatto venire la +mezzanotte.... E poi, ho già suonato; c'è la Beppa di là che ti aspetta +per farti lume e io non posso soffrire _les commérages_ delle +anticamere. + +Le anticamere di casa Navaredo si riducevano al pianerottolo della +scala: ma, come metafora, poteva passare. + +-- Dunque, alle dodici in punto ci troviamo alla stazione? + +-- Sì, caro; ma ricordati che non voglio altre lune. + +Il giovanotto promise di no, e la contessa, che con una mano avea già +mezzo aperto l'uscio del salotto, lo chiuse di nuovo, e si baciarono +un'ultima volta. + +-- Sei contento? + +-- Adesso sì. + +-- Dunque va, da bravo. Ricordati domattina di telegrafare all'albergo, +perchè ci tengano pronte le camere. + +-- È già tutto fatto. + +-- Grazie.... + +-- Prego.... + +L'uscio fu aperto: la Beppa era là, sul pianerottolo, col lume in mano e +colla faccia sbianchita e ingrugnata dal sonno. + +-- Buona sera, signora contessa. + +-- Buona sera, signor conte. A domani. + +-- A domani. + +La Beppa scese innanzi adagio, giù per la scala, ripida, stretta e +oscura, tenendo alto il lume col braccio levato. + +Quando fu sulla porta di casa, Ariberti tolse dalla tasca interna +dell'abito un portasigari di pelle nera con una vistosa corona di conte +nel mezzo: poi, dal portasigari, un virginia: ne cavò la paglia che +ripose nell'astuccio, lo accese al lume della Beppa, tirò in fretta due +o tre sbuffate di fumo per vedere se andava bene, e dopo, dal medesimo +portasigari, levò un mozzicone che porse alla donna: + +-- To'... lo darai a Menico. + +Menico era il cocchiere, il cameriere, il porta acqua, il caffettiere, +lo spaccalegna di casa, e quando aveva due minuti di tempo, anche +l'amante della Beppa. + +-- Grazie, signor conte! + +-- _Bon dì._ + +-- Serva sua. + +E la Beppa, sbatacchiata la porta dietro al giovanotto, tirò tanto di +catenaccio. + + + + +CAPITOLO II. + + +Il conte Eriprando degli Ariberti quella notte non aveva sonno: invece +si sentiva in cuore una gaiezza insolita e nelle gambe una elasticità, +una voglia di camminare che lo fece andare a zonzo per più d'un'ora. La +gioia tutta nuova che lo aspettava al domani, quel viaggio con Elisa, +quelle due o tre settimane che passerebbe con lei in riva al mare, lo +rendevano l'uomo più beato della terra. + +In quell'azzurro c'era però un punto nero; anzi, per essere esatti, +bisogna dire che ce n'erano due, quantunque uno più piccino dell'altro. + +Il punto grande, lo scarabocchio, era quella musona della contessina +Cecilia; il punto piccolo, quello screanzato di Gegio. Da un'altra +parte, sola con lui, la contessa Elisa non ci sarebbe andata, a Venezia: +ella vi andava per tener compagnia alla figliuola, e per la salute del +suo nipotino: ed anzi, quando lui e lei, negli amorosi colloqui delle +serate primaverili, vagheggiavano quella giterella come il sogno +incantevole d'una notte d'estate, tutte le loro speranze erano sempre +riposte nelle scrofole del bambinello. + +Dopo d'aver girato in su e in giù, per straducce buie e deserte, alla +fine dovette pure decidersi a rincasare. Rallentò il passo, e rimpianse +il mozzicone che aveva donato a Menico, perchè il suo virginia era +consumato. + +Il conte Eriprando abitava molto lontano dalla contessa Navaredo, in una +viuzza modesta, in una casetta dall'aspetto meschino e dove il fitto, +che si pagava ogni semestre, era proprio una miseria. Quando vi giunse, +prima di metter la chiave nella toppa, levò il capo e guardò una +finestrella del secondo piano: era spalancata e ne usciva uno sprazzo di +luce. + +-- La mamma è ancora in piedi, -- disse fra sè, nell'aprire. + +Non poteva sbagliare. Il lume non era certo quello della serva, perchè +la contessa degli Ariberti serve non ne aveva, se non si vuol contare +una donnetta che andava da lei la mattina a sbrigare le faccenducce più +umili. + +-- Sei ancora alzata? -- disse il conte entrando nella stanza della mamma. + +La vecchierella era intenta a stirare sopra una gran tavola di legno +greggio, e tutto all'intorno, sul canapè, sulle sedie, sul cassettone, +si vedevano, disposte con cura, delle mutande, delle calze, delle +camicie, dei solini e dei polsini finti: grande amarezza questa del +conte Eriprando, il quale non vedea l'ora d'esser capo-ufficio per avere +le camicie coi polsini e il collo tutto attaccato. Sua mamma, poveretta, +aveva tentato di fargliene una: ma ci perdette intorno una quindicina di +giorni senza potervi riuscire: il solino, non c'era caso, faceva borsa +da una parte o dall'altra!.... + +Nella stanza piccola, bassa, faceva un caldo da soffocare, sebbene la +finestra fosse aperta ma di fuori c'era scirocco, e di dentro due +lucerne di petrolio infocavano la stanza colla loro luce sfacciata e +rossastra. Eriprando cominciò subito a sudare; invece la vecchiarella +secca, piccina, che lavorava in quel forno dalle otto della sera, non +sudava affatto. + +-- Mi trovi alzata perchè non ho sonno; già, con questo caldo, anche a +voler dormire, non si può. E poi, ti occorre la roba per domattina, e +io, lo sai bene, preferisco andare a letto tardi, piuttosto di essere +costretta a levarmi presto. + +La buona donna mentiva adesso col suo figliolo. Sapeva bene lei che, per +quanto fosse andata tardi a letto quella sera, avrebbe sempre dovuto +alzarsi per tempo il giorno dopo. Il viaggio del contino la affaticava +da un mese. Aveva dovuto provvederlo di biancheria e riaccomodargli +quella vecchia: aveva dovuto pulire, sbattere, rammendargli i panni, e +solamente attorno all'abito nero ci aveva sciupati sette giorni e +perduto un occhio e mezzo. Ma, e d'altra parte come si fa?... Il conte +Eriprando degli Ariberti, partendo da Vicenza per le bagnature colla +contessa Elisa Navaredo e la contessina Cecilia D'Abalà, non poteva +andare come un pitocco qualunque. + +Gli Ariberti erano una delle più antiche famiglie di Vicenza: ed è forse +per questo che la troviamo così vicina a morire di consunzione. Il padre +del contino Eriprando, il conte Eutichiano, era stato un impiegatuccio a +duemila cinquecento; e in un momento di debolezza e con tre semestri di +fitto in arretrato alla gola, aveva commesso un matrimonio +_morganatico_, come diceva lui, colla figlia della sua padrona di casa, +l'Orsolina, che fu poi così compresa delle illustri nozze, alle quali +era stata assunta, da camminare in punta di piedi, quando si trovò +gravida, per paura di scomodare il nobile rampollo che il conte suo +marito s'era degnato di affidarle per la gestazione. Con legittimo +orgoglio del conte Eutichiano, che vedeva così continuata la nobile +prosapia, l'erede (erede per modo di dire, che non c'era proprio niente +da ereditare) fu un maschio e subito gli misero nome Eriprando. Era +l'Eriprando _nono_ o _decimo_ della casa, e tutti i predecessori che +portarono prima quel nome, in sei o sette secoli, avevano avuto in mano, +l'uno dopo l'altro, i destini della città. + +Per l'Orsolina, il conte figlio era qualche cosa di sacro. All'affetto +materno ella univa nel suo cuore la religione, il culto che professava +all'ultimo discendente degli Ariberti, e facendogli da serva, credeva in +buona fede di non fare nulla più del suo dovere. + +Il conte Eutichiano morì quando il bambino non aveva più di tre o +quattro anni. Alla vedova ed al pupillo non rimase altro per vivere che +la magrissima pensione del marito, la biancheria e il mobilio bastante +per quattro stanze: cominciarono col subaffittarne due, e n'ebbero così +un altro cespite di entrata. + +Mamma Orsolina si tiranneggiava, si misurava, come si suol dire, il +boccone di pane, e tutto ciò perchè Prandino non mancasse di nulla. Lei +faceva colazione con una fetta di polenta, se ce n'era: ma Prandino, +quando andava a scuola, avea il suo canestro per la merenda sempre ben +fornito. L'Orsolina la si vedeva, a ricordo d'uomo, con una vesticciuola +di percalle a quadrettoni caffè, linda, pulita, ma tutta a rattoppi, che +pareva un mosaico: invece il camiciotto di Prandino era novo fiammante, +la biancheria fina, le scarpette lucide e scricchiolanti. + +Quando venne il momento di dover pensare ad una professione pel contino +Eriprando, la buona donna si sentì stringere il cuore; ma, vedendo anche +lei che, senza far nulla non avrebbe potuto vivere, volle almeno ch'egli +s'avviasse all'avvocatura. + +Lo fece studiare..... e trovò modo, Dio solo sa con quanti stenti e con +quanti sacrifici, di mantenerlo all'università: ma quando già era +dottore, Prandino stesso comprese da sè che anche colla laurea avrebbe +finito copista in qualche studio: il genio forense gli mancava del +tutto. Allora, facendosi più sentito il bisogno di guadagnare, si decise +anche lui a trangugiare l'amaro calice e cercò un impiego nelle +ferrovie. Adesso che lo abbiamo imparato a conoscere, aveva già mandato +le sue carte, aveva passato benino gli esami.... ma continuava ad +aspettare l'impiego, che si prometteva e non arrivava. Mamma Orsolina, +del resto, non disperava. Era sicura che col suo nome Prandino avrebbe +fatto una bella carriera e figurandoselo commendatore e capo-traffico, +non lo vedeva, per il momento, alla vendita dei biglietti ed alla +spedizione delle merci. Certo che se il parentado degli Ariberti lo +avesse voluto aiutare.... ma l'Orsolina non si lamentava di nessuno. I +parenti non le erano venuti incontro, quest'è vero: ma i parenti, si sa +bene, per queste mosse hanno sempre le gambe troppo corte, e poi nemmeno +lei li era andata a cercare. D'altra parte era troppo buona per sentire +dell'odio, dell'invidia, o solamente dell'amarezza, per alcuno: ella +sopportava tutto in santa pace, ed era più che soddisfatta, felice, +quando le domeniche d'estate andava in _Campo Marzo_, tutta chiusa nella +sua mantelletta di seta nera, in compagnia della signora Luciana, una +zitellona che teneva in affitto da molti anni le due disponibili delle +quattro camerette, e le poteva dire, indicandole i più splendidi +equipaggi che passavano al trotto: -- quella signora là, è la marchesa +tale, seconda cugina di Eriprando: -- quell'altro signore è il conte così +e così, terzo cugino di Eriprando: -- adesso arriva il principe Caio, +fratello d'un cognato d'una cugina di Eriprando -- e con queste +indicazioni la durava per tutto il passeggio, e la domenica vegnente +ricominciava da capo, senza che mai ne dimenticasse un solo!... Quando +poi rientrava in casa, dopo il _corso_ di _Campo Marzo_, era tutta +beata: le sue stanzette le sembravano più grandi, più lucente il +cassettone, più morbido il canapè: e a cena, la sua polenta asciutta le +parea dolce e saporita come un marzapane. + +Mamma Orsolina, anche quella notte continuava nel suo lavoro, e il conte +Eriprando, secondo il solito, quantunque del bene gliene volesse, non si +sentiva rattristare dallo spettacolo di quella vecchiarella che si +affaticava per lui. Era un po' viziato l'amico: era stato avvezzo a +esser servito: e poi, colla propria coscienza si accomodava facilmente, +pensando che s'egli l'avesse anche sgridata, tanto e tanto quella buona +donna non avrebbe voluto intender ragioni. + +Non le disse nulla dunque, ma invece si mise anch'egli a far qualche +cosa. Prima di tutto si levò l'abito nero e tenendolo sollevato con una +mano, coll'altra ne cavò, dalle tasche, il portasigari, un portafoglio +di cuoio con una corona d'argento nel mezzo, dono della contessa +Navaredo: un fazzolettino di battista che aveva pure una gran corona da +conte ricamata in un angolo, capolavoro di mamma Orsolina, e un paio di +guanti scuri, piegati a mezzo. Tutta questa roba la collocò in ordine, +sul tavolino, e poi cominciò a ripulir l'abito ben bene. + +La contessa Elisa usava di nascondere colla cipria l'impertinenza dei +capelli bianchi, che qua e là cominciavano a comparire nell'ampio volume +della chioma bionda, e perciò, dopo i loro colloqui, il conte Eriprando +rimaneva tutto bianco di farina di riso. Anche quella sera, mentre colla +spazzola dissipava le amorose tracce, un profumo di cipria +all'_opoponax_ lo avvolse come in una nuvola, sollevandogli nella mente, +nel cuore, nei sensi, dei ricordi, che lo facevano vagar lontano da +quella povera stanzetta, fino al canapè dei cinque minuti. + +Quando l'abito fu spazzolato, il conte Eriprando lo posò delicatamente +sul divano, piegandolo in quattro, colle fodere fuori. Quell'abito avea +da sostenere una gran parte alle bagnature; figuratevi che, come si suol +dire, era figlio unico di madre vedova!... Poi, venne la volta dei +guanti; prese un piccolo calamaio d'osso, una penna, e, sedutosi, sempre +in manica di camicia, vicino a una lucernetta, cominciò adagio adagio e +con molta pazienza, a colorir coll'inchiostro dove la pelle era un po' +consumata. + +Il conte e la contessa erano così occupati da una mezz'ora, quando dopo +un "si può" che ebbe risposta affermativa, s'aperse l'uscio che dava +sulla scala, ed entrò nella stanza una figura nera, lunga, ossuta, tanto +da non potersi indovinare, a prima vista, se fosse un prete o una donna. +In mano aveva un bicchiere, pieno, per due terzi, di caffè. + +-- A lei, contessa Orsolina; ho fatto il caffè fresco e gliene porto una +mezza chicchera. + +La signora Luciana non aveva mancato mai, in tanti anni di fitto, di +chiamare contessa l'Orsolina: anzi ci teneva di rimbalzo a tutta quella +aristocrazia, perchè già i titoli, anche quando non cavano la fame, +riempiono la bocca. + +Il conte Eriprando salutò la signora, senza scomporsi, con un inchino +cordiale e dignitoso a un tempo, e continuò tranquillamente a tingere i +guanti. + +-- Ne vuoi due dita? -- chiese mamma Orsolina rivolgendosi al figliuolo. + +-- Grazie, mamma. Dammene una goccia in un bicchier d'acqua. + +L'Orsolina uscì, e rientrò subito con una ciotola di cristallo quasi +piena d'acqua fresca; si avvicinò al suo ragazzo, e versò tanto caffè +nella ciotola, finchè questi, che aveva levati gli occhi, fe' cenno col +capo che bastava. + +Anche la signora Luciana, quando tutti ebbero terminato di bere il +caffè, prese, senza dir nulla, un ferro dal fornello, e, da un altro +lato della tavola, cominciò a stirare dei fazzoletti. + +-- La signora Luciana non ha mai sonno! + +-- Lo creda, signor conte, io dormo d'inverno anche per l'estate. + +-- Hum! Chissà.... chissà che foco ci brucerà sotto a tutta questa +insonnia!... + +-- Oh! giusto!.... Che fuoco la vuole che ci bruci sotto, caro lei!.... + +Luciana, ad onta dei quarant'anni sonati, anzi, forse appunto per +questo, se la godeva un mezzo mondo quando il bel giovinotto le toccava +certi tasti delicati. + +-- Io non ne so nulla: però i miei sospetti cadrebbero sopra un capitano +dei bersaglieri, stagionato ma ben portante, che vedo spesso girellare +da queste parti con certe arie da conquistatore.... + +-- Mi fa la grazia di tacere? Mi fa la grazia di non inventarne sempre +delle nuove, lei? Ieri era un avvocato, oggi è un capitano dei +bersaglieri, stagionato ma ben portante!.... Quasi che non ci fossero +altre donne per la casa, e più belle di me!.... + +-- Via, via, signora Luciana: lo sa anche lei, lo sa anche lei di essere +amata: e ne gode, e si vede: + + "Quando nell'ombra de' _suoi_ negri occhioni + Improvvise balenano e procaci + Le cupidigie che..." + +-- Zitto là!.... non dica sciocchezze!.... e vada a dormire.... che +domani.... Domani dev'essere una gran giornata per lei, ma... acqua in +bocca! Acqua in bocca, chè se no, ce ne sarebbero degli altarini da +scoprire!.... + +-- Sa, -- continuò l'altro, che invece di essere spaventato, si sentiva +lusingato da quelle minacce, -- sa, signora Luciana, che sto già +preparando de' versi per le sue nozze? + + "Dall'arida cenere + Rinasce il mio core, + Ritorna la cetera + Ai canti d'amore." + +-- Grazie tante, ne faccio senza de' suoi versacci, tutti pieni di +sporcizie.... + +-- _Le tue carezze le conosco io solo_, continuò l'altro facendo gli +occhiacci.... -- _E il tuo guancial per me non ha segreti_.... + +-- Le dico di smettere!.... + + -- _Guai se potesse dir quel letticciuolo_, + _Se potessero dir quelle pareti_.... + +-- La vuol finire, sì o no? Prenda il suo lume, i suoi guanti, e vada a +dormire subito, subito, subito!.... + +Così dicendo, la signora Luciana, rossa come un peperone, con certe +chiazze che non erano tutto pudore, si era buttata addosso al +giovanotto, per farlo tacere, per ispingerlo fuori della stanza, e +intanto si godeva a stringergli le mani e le braccia. Il conte Eriprando +continuava a ridere e a recitare i versi dello Stecchetti, per irritare +sempre di più la signora Luciana; ma poi, siccome era tardi, prese il +lume, i guanti, che avea involtati in un giornale, e s'avviò davvero per +andare a dormire. Mamma Orsolina rideva a quelle scene, senza capirne +nulla, tutta allegra per l'allegrezza del suo figliuolo: + +-- Aspetta, Prandino!... Vengo anch'io!... + +E lasciata la signora Luciana a brontolare e a finire la camicia che +aveva già mezzo stirata lei, entrò col figlio nell'altra camera. + +Chiuse la finestra, rimboccò le coperte del letto; uscì e tornò con un +bicchier d'acqua fresca che pose sul tavolino da notte, e poi, +finalmente, se ne andò dalla camera, ma dopo aver salutato e guardato il +suo figliuolo con una occhiata nella quale c'era dentro un bel bacione, +ch'ella, intimidita, non osava dargli. + +Prandino aveva cominciato a svestirsi quietamente, colla cura di chi non +vuole strapazzare la propria roba. Piegò il panciotto e i calzoni, e +involtò la cravatta di raso nero nello stesso numero del _Giornale di +Vicenza_, dove c'erano i guanti. Fatto ciò, perdette ancora del tempo +parecchio a lucidare la sua catena di similoro; una catena che credevano +tutti, anche la contessa Navaredo, fosse d'oro massiccio. Levò quindi +dal cassettone un cartoccio, nel quale stava involtato un portafogli +unto e bisunto, il predecessore di quello che gli aveva regalato +l'Elisa, e tornò a contare, operazione che da una settimana faceva +regolarmente tutte le sere, il danaro che c'era dentro. + +Non c'era verso: erano dugento ottanta lire, non una di più, non una di +meno!... Allora tornò, come tutte le altre volte, a rifare i suoi +calcoli: tanto pel viaggio, tanto per la camera, tanto pel vitto, pei +bagni, per le acque, pei traghetti... Ne aveva per dodici giorni, a far +molto! Fossero state almeno trecento, avrebbe avuto un po' di largo!.... +Alla fin fine viaggiava con signore, e colle signore si spende sempre di +più... poi c'era quel monello di Gegio, il quale si metteva a piangere +dalla sete e voleva bere tutte le volte che vedeva un caffè.... poi +c'era suo cugino Badoero, sicuro, che lo avrebbe condotto in _società_ e +che indirettamente lo avrebbe fatto spendere anche lui. + +Bisogna sapere che su questo cugino Badoero il conte Eriprando ci faceva +molto assegnamento per darsi arie a Venezia. Ne aveva discorso molte +volte colla contessina Cecilia, e non parlava mai delle bagnature colla +contessa Elisa, senza ch'egli non le promettesse di presentarglielo. Per +dire la verità si conoscevano appena di nome, tanto da scambiarsi i +biglietti di visita ogni capodanno e nulla di più. Ma, non importa, +erano parenti lo stesso: e il Badoero, oltre di appartenere ad una gran +famiglia, -- figuratevi che fra maschi e femmine contavano in quella casa +più di una dozzina di corni, corni ducali, s'intende, -- oltre dunque di +appartenere ad una gran famiglia era anche un riccone sfondolato. Ma pur +troppo, per quanto il cugino Badoero fosse ricco, le ducento ottanta +lire del conte Eriprando non ne volevano sapere di diventare +trecento!... + +E queste sue pene, dopo d'essersi levati gli stivali prima di saltare +nel letto, le confidò tutte con un'occhiata piena di passione ad una +fotografia _portrait-album_, ch'egli teneva sul suo tavolino da notte +appoggiata a un elegante cavalletto di legno intarsiato. + +In quel ritratto la contessa Elisa dimostrava una diecina d'anni di +meno, ragione per cui tanto lei quanto il conte Eriprando lo trovavano +somigliantissimo. + +Era stata presa di profilo come dicono i fotografi: in piedi, a mezza +figura. Aveva i capelli sciolti che le scendevano giù per le spalle e, +fra le mani, teneva un libro aperto, che non doveva essere un libro di +devozione. + +Era appoggiata al davanzale d'una finestra, più che raccolta, assorta +nella sua lettura: e la fotografia, con effetto di _chiaro di luna_, +aggiungeva dei riflessi romantici a quel profilo delicatissimo di +figuretta bionda e sentimentale. + +Adesso il tempo avea giocato dei tiri assassini alla Contessa. Il collo +le si era un po' ingrossato, le guance cominciavano a diventar flosce, +le palpebre, specialmente la mattina. Le avea rosse e gonfie: la pelle +scuretta, la fronte un po' rugosa, e quando apriva la bocca si vedeva +qualche segno di lutto fra i mascellari: già il suo riso non era più +limpido, squillante, argentino e breve; s'era fatto troppo lungo e +sgangherato, e la finezza della vita era sciupata da un tantino di +pinguedine. Di tutte queste disgrazie il conte Eriprando non se ne +accorgeva: per merito della cipria, del belletto, della glicerina, del +_cold-cream_ e della _crème froide_, ma sopratutto dell'amore, egli la +vedeva sempre bionda, bianca, sottile, con alcun che di vaporoso, di +etereo, di virginale nell'espressione, soavemente melanconica del volto +ed in tutta la _linea_ elegante della personcina; tal e quale com'era là +in quel suo ritratto... ch'ella da dieci anni continuava a far +riprodurre. + +Quella dolce contemplazione durò qualche tempo: poi, finalmente, si +decise, spense il lume e saltò nel letto. Però anche al buio, la +contessa Elisa, coi capelli sciolti, col libro in mano e tutti gli +effetti del _chiaro di luna_ appariva viva dinanzi agli occhi del nostro +innamorato!... Com'era cara, com'era bella, com'era buona! -- ed era +sua!.... Quante felicità avrebbe godute con lei in quelle due +settimane.... al Lido di giorno.... in gondola di sera..., e poi.... -- +Peccato ch'egli non avesse almeno trecento lire, e che non si potessero +mandare al diavolo quell'uggiosa della contessina Cecilia e quello +sbarazzino di Gegio! + + + + +CAPITOLO III. + + +Otto o nove anni addietro, quando il conte Eriprando d'adesso era appena +Prandino, Elisa Navaredo, oltre al figurare come una donnina bella ed +elegante, quale l'abbiamo veduta nel _portrait-album_, era per di più +una dama elegante, che dava molto a parlare alla cronaca cittadina. + +A Prandino, quella bella signora, le chiacchiere, i desideri, gli +scandali che la circondavano, fecero subito una grandissima impressione. +Egli non parlava mai della Contessa, ma ci pensava sempre, giorno e +notte; e tutti i suoi castelli in aria erano pieni di lei, della sua +grazia, della sua bellezza e de' suoi fascini provocatori. -- Oh! quando +fosse diventato un grand'uomo!... -- qual è il ragazzo che non sogna di +diventare un grand'uomo?.... -- quando fosse diventato un grand'uomo, +allora le confesserebbe d'amarla... e l'Elisa non gli direbbe certo di +no!.... + +Tutto il suo avvenire egli lo vedeva in lei e per lei, e tanto +s'infervorava col pensiero fisso nella contessa Navaredo che, alle +volte, facea delle lunghe passeggiate, solo soletto, fantasticando +attorno a quella donna, fingendo di averci insieme dei colloqui d'amore +o delle scene di gelosia, e terminava sempre coll'essere lieto o triste +per davvero, a seconda che la sua immaginazione lo figurava amato o +deriso. + +Quando la incontrava, arrossiva tutto, sebben l'Elisa non lo guardasse +neppure: tutte le domeniche, e le altre feste comandate, andava in +Duomo, alla messa delle dieci, per vederla, per trovarsi dove era lei. + +Ma, prima di quelle messe, sciupava tutta la mattina lavandosi e +fregandosi tanto da spellarsi per diventare più bianco. + +Rifaceva per una decina di volte almeno il fiocco della cravatta, +perdeva un'altra mezz'oretta intorno alla scriminatura, e, proprio in +mezzo alla fronte, s'impiastricciava un riccio alla rubacuori, che +pareva un punto interrogativo. + +Dopo d'averla guardata di lontano, per tutto il tempo che durava la +messa, usciva fuori in fretta dalla chiesa e s'imbrancava, fermandosi +sulla porta, cogli altri adoratori del bel sesso, per farsi vedere, e un +tantino per farsi anche ammirare da lei. La Contessa, figurarsi!, gli +passava dinanzi dritta, lesta, senza nemmeno accorgersi di quel +bamboccione impomatato per amor suo, mentre vedendosela così vicina, a +Prandino invece gli tremavano le gambe, gli si scoloriva la faccia, e +benchè davanti allo specchio avesse fatte molte prove, tuttavia là non +gli riusciva mai bene di riverirla levandosi il cappello con un largo +giro del braccio e in tre tempi, salutare, inchinarsi e stringere i +tacchi. Per lo più, quando si decideva a scoprirsi, la contessa Navaredo +era già passata. + +Però, soffriva spesso dei dispiaceri, delle gelosie, delle amarezze, che +lo rendevano proprio infelicissimo. Bastava che, mentr'egli la pedinava +di lontano, la vedesse accompagnarsi con qualcuno, perchè al povero +Prandino gli si facesse nera l'esistenza, come il carbone. Allora +s'imbestialiva, e nel suo furore a freddo, la copriva di vituperi, la +chiamava leggera, civetta, e si figurava, quando sarebbe stato un +grand'uomo, di farsi amare dalla regina per farle dispetto. + +Del conte Navaredo, il marito della contessa Elisa, Prandino non +soffriva gelosia: invece, quando si trovava con lui, era preso da una +gran soggezione. + +Un giorno, che lo incontrò, facendo una visita, si sentì confuso, +impacciato, sconvolto, quasichè l'altro gli leggesse in fronte il +segreto dei suoi desideri e della sua passione. + +Per fortuna di Prandino, il conte Navaredo morì presto di un accidente, +e non si potrebbe ridire la gioia dalla quale fu invaso alla notizia di +questo avvenimento il buon ragazzo, del resto così mansueto e delicato +di cuore, da scappar via dalla cucina inorridito quelle rare volte che +la contessa Orsolina poteva abbandonarsi al lusso di tirare il collo ad +un magro volatile. + +Ma ben presto, appena finito il lutto grave, egli la scontò a caro +prezzo quella sua gioia cattiva. Ogni giorno, a Vicenza, si dava in +moglie la Contessa a qualche nuovo adoratore, e quelle chiacchiere +tormentavano, perseguitavano il povero Prandino, che arrossiva e +impallidiva tutto in una volta, con turbamenti strani e angosciosi. +Allora leggeva Leopardi, piangeva, e la chiamava Aspasia.... quasi che +lei ne avesse colpa! Più di ogni altro, poi, lo metteva fuori di sè un +capitano di cavalleria, un riccone, il marchese Del Mantico, che teneva +sempre dietro all'Elisa, come la sua ombra. + +In tal modo, avvelenandosi senz'alcun costrutto l'esistenza e godendosi +con poco sugo delle gioie immaginarie, il nostro Prandino diventò a poco +a poco il conte Eriprando: ma l'ideale del ragazzo rimase pur sempre +l'amore e il dolore dell'uomo. + +Aveva vent'anni, quando si fece presentare in casa Navaredo. Era goffo, +timido, impacciato; tutti lo deridevano senza pietà, e la Contessa più +di tutti. Solamente due anni dopo, quando il marchese Del Mantico fu +promosso a maggiore e cambiò reggimento, solamente allora il conte +Eriprando cominciò ad essere preso in considerazione, ed ebbe in regalo +la fotografia, _portrait-album_, con effetto di _chiaro di luna_. + +Però egli lasciò correre del gran tempo, prima di spiegarsi intorno a' +suoi sentimenti. Non osava. + +Tutti i giorni che si recava dalla Navaredo, giurava a sè stesso di +aprirle il cuore, di spiattellarle la sua brava dichiarazione; -- ma +quando era là, gli mancava il coraggio e la parola e apriva la bocca +soltanto quand'era tornato via, per darsi del balordo, dell'imbecille e +della marmotta. + +Egli non la lasciava mai, taceva molto e la guardava sempre. Qualche +volta la contessa Elisa, che aveva capito quanto foco covasse dentro per +lei quel bel giovanotto balbettante, confuso, timoroso, che le riempiva +la casa di amorini e perdeva tutto il giorno a dipingerle delle corone +da contessa sui ventagli, le scatole e il parasole, qualche volta si +godeva a metterlo alle strette; ma lui zitto, ammutoliva subito, +abbassava gli occhi e tutto rosso parea rannicchiarsi nel suo abito +nero, come una lumaca dentro al guscio. + +Ma si sa bene, tira, tira, la corda si rompe. + +Nell'autunno prima del viaggio di Venezia, il conte Eriprando era stato, +come il solito, invitato dal suo compare a passar un mesetto in +campagna: fortuna volle che la contessa Elisa prendesse appunto in +affitto un villino nelle vicinanze e.... sfido io! si vedevano sempre, +facevano delle lunghe passeggiate insieme, sedevano stanchi, soli.... e +senza alcun sospetto sotto l'ombra di un albero o fra i cespugli delle +giovani quercie, e accadde.... quello che da un pezzo doveva accadere. +Un giorno, ch'egli le avea detto a memoria il _Guado_ dello Stecchetti, +quando l'ebbe finito, colla scusa che questa poesia era carina tanto, +concluse dicendole che anche lei era bionda, bella e che lui l'amava, +che da molto tempo + + "Glielo _voleva_ dire e non l'_osava_." + +Elisa lo ascoltò senza punto punto adirarsi; ma finse di non capire che +l'amico le parlasse sul serio. + +Prandino allora ripetè l'assalto, anche più scopertamente; ma la +Contessa d'un tratto pareva avesse perduto il suo spirito, e continuava +a non capir nulla. Allora, quell'altro le disse, tremando, che le voleva +bene, e lei a rispondergli che mentiva: e il giovanotto a ripeterle +ch'era innamorato fin da quando, si può dire, era ancora un ragazzo e +che la pregava, la scongiurava d'esser buona, di lasciargli intendere +che anche lei non era insensibile e che di tutto quel gran bene gliene +ricambiava un zinzino. + +-- Eppoi?.... quand'anche glielo dicessi?.... A che pro?.... Tanto e +tanto, sarebbe sempre la stessa cosa. + +L'Elisa disse queste parole lentamente, facendosi seria, quasi mesta, +alzando gli occhi al cielo con sospiri, con fremiti, che la scuotevano +tutta. + +Prandino che, sparata la bomba, sentiva crescere il coraggio coll'odor +della polvere, le si fece più vicino e le prese le mani: ma lei non +volle, si ritrasse, si schermì, fe' forza per liberarsi dalle strette +del giovane; in fine, terminò col tagliare il male nel mezzo, e tirò via +una mano, l'altra abbandonando a quelle carezze insensate. + +Ariberti, preso l'aire, parlava adesso per tutto il tempo che aveva +taciuto. Non le domandava che una parola, un segno, un indizio qualunque +che gli facesse capire ch'ella gli voleva un po' di bene. + +-- E dopo?.... Quand'anche glielo lasciassi intendere?.... Già sarebbe +sempre la stessa cosa. + +E l'Ariberti ad insistere, a ripeterle che lo renderebbe l'uomo più +contento, più beato del mondo; ch'egli non le domandava la sua pace, +ch'egli non avrebbe turbato la sua quiete, la sua coscienza: ch'egli da +lei non voleva altro che un sorriso, che una parola, e dopo avrebbe +taciuto di nuovo, come taceva da tanti anni: ma che ne sarebbe stato +così lieto, così superbo, perchè era solamente un po' del suo cuore +ch'egli voleva ottenere, perchè egli desiderava soltanto di dominare ne' +suoi pensieri, perchè egli non aspirava se non al possesso dell'anima +sua, perchè l'amore ch'egli sentiva per lei, potente, appassionato, era +però alto, era però nobile e puro, come l'amianto che la fiamma purifica +e non consuma. + +L'Elisa a tanta retorica, sempre con la testa china, sempre seria, +sempre mesta, cogli occhioni sempre fissi, immobili, quasi la tenesse +assorta l'idea d'un lontano pericolo, continuava a ripetere, come +ritornello: + +-- E poi?.... Quand'anche glielo lasciassi capire?.... A che pro?.... +Sarebbe poi sempre la stessa cosa!.... + +Il giorno dopo pioveva, e la passeggiata non si potè fare. + +Non tralasciarono però di vedersi. Il conte Eriprando andò a farle +visita e trovò la Contessa nel salotto terreno, che ricamava certe +strisce di panno, destinate col tempo a diventare, unite insieme, un +tappeto: ma che intanto si potevano paragonare alla famosa tela di +Penelope, non che per fatto loro avessero costretto nessuno ad +aspettare, ma perchè, invece, gli adoratori della Contessa, uno dopo +l'altro, dovevano tutti godersele sotto il naso, finchè durava l'amore. + +Il salotto terreno, con un divano, un tavolino rustico e due o tre +seggiole di paglia in tutto, era una specie di sala di passaggio, con +due porte vetrate, l'una di faccia all'altra. La prima dava nel giardino +e avea di fronte un fitto capanno di mortella intrecciata colla vite +selvatica: la seconda metteva invece sul piccolo orticello della +villetta. + +Era una giornata d'autunno, bigia, uniforme, senza uno spacco di cielo +fra quella tinta squallida, infinita, senza neanche il fantastico +rincorrersi delle nubi che si accavallano minacciose.... Era una +giornata bigia, uniforme, monotona. + +La pioggia col suo susurro lento e continuo, in quel silenzio di ogni +anima viva, sembrava avesse isolato il salotto lontano dal mondo, fra i +riflessi del verde delle piante, dell'erba, delle foglie, fatto più cupo +dall'acqua che cadeva; quella pioggia, quella luce scialba, il lontano +brontolìo del tuono mettevano addosso una melanconia, una tristezza, che +rendeva più dolci e più desiderate le commozioni di una confidenza +intera e tranquilla. + +-- Sa?... non lo aspettava oggi, con questo tempaccio. + +-- Quando son partito da casa, sembrava che il cielo si rischiarasse! + +-- Davvero? + +E la Contessa lo guardò in modo, che l'altro dovette arrossire. Gli era +sfuggita una goffaggine, e se ne accorse subito; ma, sempre, il primo +momento ch'egli si trovava con Elisa, provava un impaccio, una +soggezione, che non potea superare. + +-- Iersera, ho ricevuto una lettera da mia figlia. + +-- Buone nuove? + +-- Sì, buonissime. + +-- E laggiù come si trova? + +La contessina Cecilia, la chiamavan così per un riguardo alla mamma, +aveva sposato l'avvocato D'Abalà, sotto-prefetto a Maremma. + +-- Non troppo bene, anzi finchè a mio genero non daranno un'altra +destinazione, fa conto di ritornare a star con me. + +A questa notizia l'Ariberti sorrise; ma a denti stretti. + +-- Ci son dei saluti anche per lei. + +-- Grazie mille, Contessa. + +L'Elisa, a questo punto, cercò nel cestino, ma invece della lettera di +sua figlia, le corse fra mani un'altra lettera. Accortasi dello sbaglio, +arrossì e, in fretta, se la cacciò nella tasca della veste. + +Eriprando, che aveva scorto sulla busta lo stemma del marchese Del +Mantico, fece un muso così lungo tutto ad un tratto, in modo che la +Contessa non potè non accorgersene. + +-- Mi ha scritto anche il Del Mantico: e m'ha detto che, in settimana, +verrà a trovarmi. + +Prandino impallidì. + +-- E.... lei.... che cosa gli ha risposto? + +-- Che lo vedrò molto volentieri. + +Ariberti si sentì opprimere il petto dall'affanno. Volle parlare, ma non +potè dire due parole. Finalmente dopo un buon tratto che durava la scena +muta, si alzò e stese la mano alla Contessa per accomiatarsi. + +-- Va via?... Così presto?... E con questo tempaccio?... + +-- Ci son venuto anche coll'acqua. + +-- Ma allora, secondo lei, pareva che il cielo si rischiarasse. + +E l'Elisa tornò a ridere fissandolo, con un riso ch'era tutto un'amabile +canzonatura. + +Egli continuava sempre muto, sempre con tanto di muso a stenderle la +mano, la Contessa gliela strinse: poi, con una certa violenza, lo tirò +vicino, e se lo fece sedere sopra una seggiola accanto. + +-- Andiamo, da bravo, si consoli. -- Oh!... Per me.... + +-- Ho scritto a Del Mantico di non venire, perchè di giorno in giorno +aspetto mia figlia. È contento adesso? + +Ariberti non lo volle dire, ma lo lasciò intendere anche troppo. + +Tuttavia nelle sue notiziole la Contessa non era molto esatta. Era stata +lei a scrivere al maggiore di venirla a trovare, e il maggiore invece le +avea risposto che non veniva, con una lettera piuttosto fredduccia, +scusandosi coi soliti _affari di servizio_, e, se si deve dir proprio +tutto, questa lettera avea molto infastidita la contessa Navaredo. + +-- Dunque.... -- e Prandino, che adesso ritrovava tutta la sua vivacità, +per il gran peso che si era levato da dosso, si tirò tanto vicino alla +Contessa, da toccarle le vesti colle ginocchia. -- Dunque.... se gli ha +scritto così.... vorrebbe dire.... che un po' di bene me lo vuole?... + +-- Veramente, potrebbe anche non volere dir nulla di tutto questo!... + +-- La prego, la scongiuro, Contessa, mi dica che è stato per farmi un +piacere che gli ha scritto di non venire. + +-- Sì.... perchè mi siete amico e non voglio vedervi col muso lungo. + +Elisa cominciava a trattarlo col _voi;_ ma bisogna compatirla, povera +signora. L'Ariberti, quando si metteva in orgasmo, era un gran bel +ragazzo, con quelle sue guance fresche, rosate, come una fanciulla; i +capelli neri, folti e spettinati; e poi, aveva delle mossettine, degli +atteggiamenti, certe arie da fanciullo viziato, che riuscivano molto +attraenti, specialmente per una donnetta come l'Elisa, che, adesso, +anche nell'amore, si godeva a fare un po' le parti della mamma: +"....perchè mi siete amico e non voglio vedervi col muso lungo." + +-- Per questo solo? + +-- Sicuro!... + +-- Non vi credo. Gli avete scritto di non venire perchè.... perchè mi +volete un po' di bene. + +-- Torniamo da capo? + +-- Ve ne supplico, siate buona, non mi fate soffrire così. Già lo +capisco, lo vedo, lo sento che mi volete bene; dunque non siate cattiva, +ditemelo, mi volete bene, non è vero? + +Elisa lasciò cadere il ricamo sulle ginocchia, e piegandosi un po', +fissò il giovane con un senso d'affetto pieno di compiacenza, che le +trapelava dagli occhi. + +-- Bambinone! + +-- Mi volete bene?... + +-- No! + +A questo punto, per un perchè forse più patologico che psicologico, la +Contessa mutò d'un tratto. Da' suoi occhi si dileguò ogni espressione di +tenerezza; divenne seria, sembrò quasi irritata, si levò da sedere e +andò ad appoggiarsi, ritta, senza più dire una parola, alla vetrata che +metteva nel giardino. + +L'altro, indispettito, si abbottonò l'abito nero, quello stesso che più +tardi fu rimesso a nuovo da mamma Orsolina per il viaggio di Venezia, +poi cominciò a dondolarsi sulla sua seggiola. + +Stettero un pezzo così: lei, pensosa, immobile a guardar l'acqua che +cadeva; lui, tutto nervoso e sconvolto, a sfogare la stizza facendo +l'altalena. + +Però, dopo qualche tempo, sebbene Ariberti non ne potesse proprio più, +fu la prima l'Elisa a parlare. + +-- Conte, conte! Venga qui.... Guardi com'è bello! + +Di fuori, continuava a piovere; ma la pioggiolina s'era fatta più +minuta, il cielo più chiaro, e una larga striscia di sole faceva +brillare sulle foglie degli alberi e dei fiori, sui fili d'erba e sui +bianchi sassolini del giardino, le gocciole dell'acqua caduta, così che +parevano gemme, mentre di lontano, l'arcobaleno squarciava co' suoi +vivaci colori la tinta grigiastra, uniforme, disegnandosi largamente di +sotto a un gran lembo d'azzurro. + +-- Conte!... Venga qui! + +Prandino si alzò, ma rimase affatto insensibile a tutte quelle bellezze +della natura. + +-- Perchè torna a trattarmi col _lei_ adesso? + +-- Oh che, forse non le ho sempre parlato in terza persona? + +-- Sempre no; e lei lo sa bene. + +-- Allora le domando scusa della libertà che mi son presa senza +accorgermene. Venga.... Venga con me: andiamo là, sotto il capanno. + +L'Elisa, in mezzo a tutti quei profumi che la pioggia aveva sbattuti dai +prati e dalle aiuole, aspirando quelle sbuffate d'aria fresca, +frizzante, si sentì correre in tutto il corpo un senso di piacere, un +benessere, un'elasticità, una contentezza che le penetrava nell'anima, +come se quella giornataccia di autunno si fosse mutata in un bel giorno +di maggio, co' suoi fascini e colla sua salute. Allora, le saltò l'estro +di fare un po' la bambina, raccolse le vesti e si mosse per attraversare +il giardino, sotto l'acqua, così senza ombrello, colla testa scoperta e, +ridendo, invitò l'altro a seguirla. + +-- Venga, dunque, andiamo! + +-- Me lo dica in un altro modo.... + +-- Ebbene, _venite!_ bambinone. + +Ciò detto, senza aspettar la risposta, Elisa si pose a correre verso il +capanno, chiudendo gli occhi, gittando dei gridi, delle risate vibranti, +scotendosi e fremendo sotto quell'acquerugiola che la bagnava tutta. +Arrivata sotto il capanno, non aveva quasi di bagnato altro che gli +stivalini, sembrava che non fosse corsa, ma volata là dentro. Prandino, +invece, che le aveva tenuto dietro, era tutto inzaccherato. E ancora col +respiro affannoso, tornò daccapo per farsi dire s'ella lo amava, con +quell'insistenza ostinata e petulante, che alle donne non dispiace quasi +mai, e agli uomini giova quasi sempre. + +-- Ditelo che anche voi mi amate un po'... Già, il dirlo, non vi costa +nulla. + +-- Voi pensate che non mi costerebbe nulla?... + +-- Vi giuro; vi giuro sul mio onore.... Sarebbe sempre la stessa cosa. + +Non era più lei, ora; era Prandino che ripeteva quell'antifona della +sera innanzi. + +-- No, no. È meglio non dir nulla; è più sicuro. Com'è carino, come si +sta bene qui sotto; non è vero? + +E la Contessa, che voleva fingere anche con sè stessa d'aver vent'anni, +tornò a ridere, a ninnolarsi, stancandosi le dita per legare attorno al +capo il suo piccolo fazzolettino di trina. + +La pioggia batteva, crepitava sulle foglie della vite e della mortella +con uno scroscio lento e continuo, ma di sotto però non ne cadea se non +qualche rara gocciola qua e là, che, ingrossata, si staccava dal fitto +tessuto del capanno. + +-- Che gusto a star qui sotto, non è vero, Conte? + +La contessa Elisa riebbe allora uno dei suoi bei momenti. Ritornò per un +istante com'era dieci anni prima. La fatica di quella corsa le aveva +colorite le guancie, il brivido dell'acqua, l'allegrezza che si sentiva +intorno, l'amore caldo, appassionato di quel bel giovanotto bruno, +forte, sano, che, pauroso, tremava d'amore dinanzi a lei, tuttociò le +metteva addosso un brio, una lena, un calore che la faceva proprio +ritornar giovane per davvero. + +Volendo staccare un piccolo fiorellino da un ramo di mortella, si bagnò +le mani e, alcune gocce, scosse dall'urto, le caddero sul viso. L'Elisa +ritornò a ridere, dopo un grido acuto, squillante.... e porse al giovane +le mani, perchè gliele asciugasse. Non lo poteva far da sè chè la sua +pezzuola se l'era legata attorno al capo. + +Prandino arrossì.... prese una mano della Contessa, poi l'altra, e le +asciugò tutte due adagio, lentamente. + +-- Guardate qui, -- fece lei quando l'altro ebbe finito, e gli mostrò la +goccia d'acqua che le rigava la faccia, chinandosi e allungando verso di +lui la sua testa incipriata. + +A Prandino batteva il cuore violentemente, gli ronzavan le orecchie e +sudava tutto. Avrebbe voluto parlare, ma la voce gli si strozzava nella +gola: avrebbe voluto asciugar quella gocciola con un bacio, avrebbe +voluto stringersi l'Elisa al cuore, e lei, forse, non chiedeva di +meglio, ma non ebbe il coraggio di farlo o di tentarlo. + +-- Grazie, -- diss'ella, quando il giovane, tremando l'ebbe toccata appena +sulla guancia colla cocca del fazzoletto. + +-- Se non sentiste qualche cosa per me, non mi terreste qui così.... così +vicino a voi. + +-- No; non sento nulla; non insistete; cominciate a seccarmi. + +La Contessa disse tutto ciò con un'asprezza nervosa che contrastava col +buon umore e colla tenerezza di poco prima. + +Ritornarono a tacere: Prandino questa volta era anche un po' +mortificato. + +-- Siete in collera?... -- disse lei alla fine ritornando buona. -- Via, +datemi la mano e facciamo la pace. + +L'altro le si avvicinò; le due mani si strinsero; ma anche dopo la +stretta non si lasciarono. + +-- Perchè volermi far dire una cosa che già avete capito da un pezzo? + +A queste parole dette con una lentezza piena di sentimento, chi lo +crederebbe? Prandino invece di consolarsi fu preso da uno strano +turbamento. Era una confessione che desiderava da tanti anni, che +aspettava da tanti giorni, eppure detta là, in quel luogo, in quel modo, +in quel momento, lo sorprese invece di commuoverlo, lo sgomentò invece +di consolarlo. L'idea di quello che avrebbe dovuto rispondere, di quello +che avrebbe dovuto fare lo impicciava. Tutto il suo sangue, così caldo, +così bollente, s'era raffreddato in un attimo. + +-- Ah! dunque è proprio vero, mio Dio? -- e non trovò e non seppe dir +altro. + +Elisa, ch'era vicinissima a lui, gli appoggiò la testa sul petto, poi +gli si piegò addosso, stanca, quasi priva di forze, colle braccia +abbandonate, chiudendo gli occhi, palpitando, traendo dal seno ricolmo +lunghi e grossi sospiri. + +Egli si guardò attorno.... incerto, timoroso. Capiva che avrebbe dovuto +essere ardito; ma non l'osava. Invece la baciò appena, leggermente, sui +capelli, e le disse piano, con la voce strozzata: + +-- Sarà sempre la stessa cosa, ve lo prometto. + +Elisa ebbe un nuovo fremito, lo strinse lei al cuore, con una stretta +nervosa, convulsa: l'altro mantenne la data parola. + +Imbruniva; la pioggia ritornava a cader giù fitta fitta, e anche il +capanno cominciava a gocciolare da tutte le parti. + +La contessa Elisa socchiuse gli occhi, come se si destasse allora, poi +si rizzò e: + +-- Grazie, -- gli disse lentamente. + +-- Addio.... Contessa! + +-- Andate via? + +-- Sì. + +-- Perchè?... con questa pioggia? + +-- È meglio, Contessa.... lasciatemi andar via.... altrimenti.... +Credetelo, è meglio che me ne vada. Addio. + +La Contessa gli sorrise dolcemente, ma lo lasciò partire. + +L'Ariberti, quasi di corsa, penetrò nel salotto, prese il cappello, +l'ombrello, poi ne uscì di nuovo e senza nemmeno salutare un'ultima +volta l'Elisa, senza nemmeno guardare dalla sua parte, si dileguò +nell'ombra della sera che, di mano in mano, si faceva sempre più densa e +più profonda. + + + + +CAPITOLO IV. + + +L'arcobaleno mantenne le sue promesse: dopo una giornataccia e tutta una +notte scura e piovosa, ne uscì uno splendido mattino pieno di sole, +d'aria e di colori. + +La contessa Elisa si destò che già la piccola cameretta era inondata di +luce, e, sedotta dalla larga striscia di sole che rigando il coltrone di +seta gialla damascato ne sollevava un via vai di pulviscoli dorati, +folleggianti fra loro, come torme d'insetti che s'inseguano, volle +alzarsi, volle scendere all'aperto, per respirare anch'essa in mezzo a +quel giocondo e allegro sereno della campagna, che la chiamava a sè +dalle finestre spalancate. + +Nulladimeno, non si potrebbe dire che appena balzata giù dal letto, +uscisse subito dalla camera, oh! no, tutt'altro! Ella si vestì, si +acconciò colla solita cura paziente e diligente. Si oscurò le +sopracciglia, con due tocchi leggerissimi di pennello: lisciò, ammorbidì +le guancie con una certa manteca, sulla quale poi fece correre varie +volte il piumino della cipria. Specialmente attorno alle narici, che +aveva un pochino enfiate, e dentro le occhiaie, furono minuziose quelle +sue cure. + +Dopo si diè il rossetto alle labbra, e, quantunque volesse sembrare +spettinata, tuttavia non le costò poco tempo nè poco lavoro, l'artistico +disordine dei capelli. Sulla veste, indossò un lungo mantello a doppio +bavero, che nascondeva, o almeno dissimulava abbastanza bene, la fatale +e inesorabile pinguedine, e finalmente attorno alle tese del cappello, +puntò un velo fitto fitto, color caffè, di sotto al quale il suo volto, +così accomodato e mezzo nascosto, appariva soffuso di una freschezza +incantevole. + +Tutto quell'abbigliamento diceva chiaro che la Contessa voleva uscire a +passeggiar fuori della villetta, e difatti, appena scesa attraversò il +giardino, passò il cancello e s'inoltrò in una stradicciola dritta, +lunga, ombrosa, fiancheggiata da due rivi d'acqua limpida, sui cui +margini verdeggianti ella si fermava qua e là per raccogliere stupide +margherite e sentimentali "non ti scordar di me." + +Quando fu al termine della stradetta, udì un'allegria confusa e varia di +fringuelli, di cingallegre, di passeri e di merli, che cantavano +tutt'insieme. Lì, a dritta, poco discosto, dopo un prato tutto verde e +un campo di terra nuda sparsa di sanali, c'era il paretaio, dove +l'Ariberti, ogni mattina, andava a uccellare per conto del suo compare. + +La contessa Elisa lo sapeva e per questo appunto girò a destra, +sollevando un po' la veste colle due mani e tuffando arditamente, fra le +erbe umide del prato, i suoi stivaletti di pelle lucida. + +Il casotto del paretaio era tutto coperto da rami di pino selvatico e da +fronde rampicanti, disposte in modo da nascondere quel luogo d'insidie. +Le reti appese in giro, pendevan giù, da lunghi filari d'alberi d'ogni +specie. Il mandorlo intrecciava i suoi rami con un giovine carpine ed il +pero col sicomoro. I poveri uccellini avevan là, davvero, una ricchezza +funesta di seduzioni!... Ma dopo quelle seduzioni sulla fronda cara che +rammenta il nido, sul tronco amico che ricorda il primo volo, sotto le +foglie e tra gli stessi fremiti della brezza che accompagnò i primi +gorgheggi del loro amore, trovavano l'agonia e la morte!... Poveri +augelletti!... Oh! mille volte più fortunata l'allodola che rimane +uccisa da un colpo improvviso e tonante come la folgore, lontana dalle +native pianure, in mezzo alla deserta infinità dello spazio!... + +La contessa Elisa era giunta a pochi passi dal casotto e si godeva tutta +tra quei gorgheggi, in mezzo a quella verzura folta, ricreata dall'aria +fresca del mattino. + +-- Conte Eriprando! -- gridò dopo un poco che era là rimasta ferma a +guardare, -- conte Eriprando!... Si può venire avanti!?... + +A risponderle uscì dal casotto un contadinello che serviva il Conte +facendogli da uccellatore. Questi, senza parlare, con una mano le fe' +cenno di non muoversi dal posto: poi si chinò e, nascondendosi mezzo +dentro e pur rimanendo mezzo fuori dall'usciolo, attento attento, +fissava l'occhio su due tordi che si avvicinavano saltellando fra i rami +del paretaio, finchè d'improvviso, essi volando di traverso, piombarono +nelle reti, dove invano si dibattevano tra quei fili, che per le lor +forze pareano di ferro, con degli scrolli matti, furiosi, disperati. + +L'uccellatore con un urlo d'allegrezza, corse calpestando le aiuole +seminate, ed era già là per ghermirli, quando la Contessa pregò +Prandino, che in due salti l'aveva raggiunta, di lasciarglieli veder +vivi nella rete. + +-- Giacomo! lascia stare! -- gridò il Conte all'uccellatore, che obbedì di +mala voglia. + +L'Elisa e l'Ariberti, lo raggiunsero presto e si trovarono anche loro +due dinanzi alle vittime spaurite. + +-- Oh! come son carini, come sono bellini, poverini! -- esclamò l'Elisa +vezzeggiandoli con tutte le moine e i diminutivi coi quali si godeva +darsi delle arie bambinesche. + +-- Vuole che li serbi vivi per lei, Contessa? + +-- Oh! no: tanto non camperebbero. + +Giacomo, appena udite queste parole non aspettò di più; e colle sue +ditacce, schiacciò loro la testa, un dopo l'altro, con due colpi lesti, +sicuri. + +Dibatterono l'ali un'ultima volta, ed erano già morti. + +L'Elisa diè in un grido acuto, mentre i suoi occhi si gonfiarono di +lagrime. + +-- Perchè hai fatto a quel modo, villano? + +E il Conte, irritato, aggiustò a Giacomo uno scapaccione così forte che +gli mandò il cappellaccio a rotolare lontano. + +-- Dio mio, poverini! che senso m'han fatto.... + +L'Elisa, così dicendo, stringeva, chiudendoli, gli occhi, e si premeva +le mani sul cuore che le palpitava. + +Tutti e due rimasero tristi e silenziosi. Il villano, sconcertato, si +grattò la nuca, poi, dopo di essere corso a raccogliere il cappello, +ritornò lì per accomodare, con due strappate di mano, le bisacce della +rete. + +-- .... Andiamo un po' all'ombra, nel casotto? -- domandò Prandino alla +Contessa, con la voce che gli tremava e il cuore che gli batteva forte. + +-- Andiamo. + +E l'Elisa, di nuovo, sollevando un po' le sue vesti, fu la prima a +muoversi nella direzione indicata, sempre triste, sempre silenziosa, +saltellando leggermente per schivare le pozze fangose della viottolina. + +Il nostro giovanotto, dopo le conversazioni del giorno innanzi, si +aspettava qualche cosa da parte della contessa Navaredo: o una lettera, +o un libro con un fiore, oppure un invito a colazione. + +La contessa Elisa non usava chiamar gente a desinare, perchè i pranzi +impegnano troppo, ma dava invece, di tanto in tanto, qualche +colazioncina intima (erano sempre in due a tavola, compresa la padrona +di casa) per la quale, più che la cameriera, la Beppa, che serviva da +cuoca, lavorava il contadino che, essendo anche giardiniere, riempiva la +mensa di fiori e di semprevivi. + +Ma sebbene qualche cosa si aspettasse, tuttavia quella visita della +Contessa, a quell'ora, in quel luogo, superava qualunque speranza avesse +osato vagheggiare. + +Erano i _castelli in aria_ della sua adolescenza, fantasticati tutte le +domeniche in Duomo, durante la messa delle dieci, che si avveravano coi +loro più splendidi miraggi, divenuti realtà. + +Camminando adagio adagio, egli la guardava amorosamente muoversi lesta, +elegante, dinanzi a lui; e allora il piedino perfetto e, più su, la +gamba rotonda, coperta da una calza finissima di seta rossa, che le +vesti, nel sollevarsi, scoprivano di più a ogni passo, a ogni saltello; +e allora, il profumo della cipria _aux fleurs de lys de kachemyr_, che a +sbuffate gli saliva al naso; e allora quegli alberi che si movevano ai +lunghi soffi della brezza mattutina quel verde grondante di rugiada, +quell'erba luccicante, quel sole così limpido, quell'aria fresca e sana, +quella solitudine sicura, in mezzo a tutto quel vasto silenzio, solo +interrotto dal canto alto degli uccelli, gli facevano battere il cuore +con una contentezza infinita, gli facevano correre nel sangue nuove +ebbrezze voluttuose. + +Quand'erano già vicini al casotto, s'accorse che Giacomo gli teneva +dietro: Ariberti si voltò a dirgli: + +-- Adesso non ho bisogno di te; va' pure a fare la tua merenda. + +-- Grazie, signor Conte. + +Il villano gli fece dietro alle spalle una smorfia da scimmia, poi +infilò un'altra viottola, passò dall'uccelliera a prendersi la sporta +col suo desinare, e a un mezzo tiro di fucile all'incirca dalla ragnaia +si sedette sopra l'erba folta della riva che divideva il campo vicino +dal paretaio. Di tanto in tanto, fra un boccone e l'altro di polenta, il +ragazzaccio però tornava a grattarsi la nuca e a fissare il casotto con +certe mossacce maligne. + +Là dentro, in quella tana angusta, oscura, dove il sole penetrava appena +con qualche striscia minuta, con qualche punto luccicante, dagli +spiragli invisibili, sparsi in quel fitto congegno di fronde, di tronchi +d'albero e di stuoie, Elisa e Ariberti, tutti due vicini, tutti due +seduti sopra una panchina corta, ristretta, avevano già ricominciato a +discorrere d'amore. + +-- Che cosa avete pensato di me, iersera? + +-- Che siete molto buono. + +-- Troppo forse? + +-- Oh! No!.... Vi voleva bene prima.... ma adesso ve ne voglio anche più. + +Prandino l'aiutò a levarsi il cappello che posò sopra un trespolo ch'era +lì presso: poi tornò a sedersi sulla panchina con lei, che in quella +oscurità non ci perdeva nulla, anche senza velo. + +-- Perchè non dite _te ne voglio_ anche più? + +-- Perchè non son buona, perchè non mi piace. E poi, guardate, non ho mai +dato del tu a nessuno. + +-- Nemmeno a vostro marito? + +-- Con mio marito si sa bene; ma era un'altra cosa! + +E l'Elisa si strinse un po' nelle spalle, infastidita da quella domanda +molto ingenua di Prandino. + +-- È curioso però il vostro modo di voler bene. + +-- Sta a vedere, adesso, che l'amore consisterà nel dare del lei, del voi +o del tu! + +-- Non in questo solo, ma.... + +-- Ma in che cosa? + +-- Voi siete cattiva anche.... anche in tutto il resto. + +Lei lo guardò fisso perchè non capiva, e lui la guardò fissa per farsi +capire: ma poi, siccome l'altra continuava a non voler intendere, +Ariberti, per ispiegarsi, col braccio le circondò la vita, e sporse le +labbra, avvicinandosi per darle un bacio. + +Elisa si ritrasse con tanta vivacità che, quasi, cadeva giù dallo +sgabello. + +-- La prego, Conte, non mi faccia pentire della fiducia che ho avuta. + +-- Perdoni, Contessa; perdoni! Già, io doveva saperlo ch'ella non sente +nulla per me! + +E Prandino, secondo il solito, mettendo subito il muso, sciolse dal suo +abbraccio la vita della Contessa, e cogli occhi fissi fuori dalla +piccola finestrella del casotto, sembrò volesse rimanere da allora in +poi tutto intento alla caccia. + +-- Vedete come siete? Perchè non si vuol fare in tutto a modo vostro, +fate il broncio e diventate sgarbato. Andate là, che anche voi avete un +modo curioso di voler bene!.... + +Quell'_anche voi_ urtò i nervi a Prandino, che però non si mosse e +continuò a spiare dalla finestretta. + +In quel punto due fringuelli spionciando allegramente e saltellando sui +rami, tra le fronde della ragnaia, sembrava da un momento all'altro +volessero scender giù nel mezzo del boschetto, attratti dagli inviti +degli allettaioli. + +Ariberti, non appena li vide, fece subito svolazzar gli zimbelli; poi, +sollecito, allungò le mani sulla corda dello spauracchio. + +Poveri uccelletti! Un colpo, una tirata sola e erano presi. + +Elisa li avea scorti molto prima che li vedesse il Conte; ma aveva +taciuto, sperando gli passassero davanti senza che se ne accorgesse. +Ella si era sentita stringere il cuore per essi; se li figurava già +colla loro testina schiacciata fra le ditacce di Giacomo e, buona, +sensibile com'era di cuore, volle salvarli. Pensò di chiedere a Prandino +la grazia della loro vita, ma Prandino in quel punto aveva una faccia +così feroce.... + +-- Perchè siete in collera, Conte? -- gli chiese allora come per provare a +distogliere l'attenzione del giovanotto da quel nuovo agguato. + +Ma Prandino era un cacciatore di prim'ordine e nella presa ci metteva +molto amor proprio, per cui non le badava affatto, e rimase invece tutto +fisso, immobile, ad aspettare il momento buono di tentare il colpo. + +-- Perchè siete in collera, Conte? + +I fringuelli, fatti due o tre voli capricciosi, adesso eran piombati fra +le aiuole traditrici, e, senza alcun sospetto, poveri innocenti, +beccavano il miglio sparso là intorno, per gli zimbelli. + +Bisognava tirare lo spauracchio ed eran subito presi.... + +Prandino difatti, ne aveva già afferrata la corda e puntandosi +fortemente co' piedi, stava per dare l'urto alla strappata, quando la +Contessa, visto che non c'era altro scampo, appoggiò sulle mani di lui +le sue manine grassocce, calde, vellutate, e piano piano gli susurrò +all'orecchio: + +-- Perchè _sei_ in collera, adesso?.... + +Prandino si lasciò sfuggire la corda.... si voltò.... + +I fringuelli erano salvi. + +La buona Elisa gli aveva appoggiata sulla spalla la testa profumata. +Egli la guardò con uno sguardo lungo, tenerissimo, colmo d'amore e di +passione: Elisa aveva chiusi gli occhi e sorrideva a fior di labbro. +Come la sera innanzi egli allora la baciò sui capelli; poi, +d'improvviso, stringendosela al cuore con una stretta convulsa, la baciò +e la ribaciò sulla bocca, cosa che la sera innanzi non aveva avuto il +coraggio di fare. + +Intanto i due uccelletti eran rimasti liberi e padroni del campo. +Volavano a capriccio, dalle aiuole fiorite alle frondi verdi della +siepe; poi battendo l'ali tornavan giù a bere l'acqua e a diguazzarsi +nel bagnatoio degli zimbelli. + +Nessuno al mondo pensava più di fare ad essi alcun male. + +Giacomo, appena li aveva notati, s'era levato lui, mezzo da sedere, +aspettando che dal casotto venisse data la tirata. Ma nel casotto +sembrava che tutti fossero morti o, per lo meno, addormentati. Allora il +villano die' in una grande sghignazzata, si strinse nelle spalle e si +buttò a svoltolarsi, come un puledro, fra l'erba umida della riva. + +Dei soffi d'aria leggeri correano sfiorando la terra, piegando le +foglioline dell'erba, facendo stormire le fronde spesse delle siepi; +lunghe ondate di profumo vagavano nell'aria, e qua e là qualche +ranocchio che si godeva il sole sull'orlo del fossato univa di tratto in +tratto, il suo gracidare monotono, ai canti acuti, squillanti, stonati +che uscivano dall'uccelliera. + +Giacomo, supino, stette là lungamente a beversi in un assopimento stanco +quella luce calda e snervante; ma poi quel grande barbaglio del sole lo +accecò e allora stirandosi e sbadigliando, si tirò giù, sulla faccia +rosolata, il cappellaccio nero, bisunto e sformato. + +I fringuelli continuavano intanto a godersi lietamente tutta quella +pastura. Eran tornati a rivolare sulla siepe e dalla siepe al boschetto, +e dal boschetto alle aiuole, e adesso salterellavano tutti e due sul +tetto del casotto. + +S'inseguivano, si sfuggivano, poi ritornavano ad accoppiarsi per scappar +via un'altra volta, ma sempre continuando a pigolare, con dei gorgheggi, +ch'erano le note più dolci del loro linguaggio. + +Dal tetto, vispi, pettegoli, curiosi, scesero in cerca di becchime fra +le fronde secche delle pareti, poi, temerari, vennero a posar proprio, +bezzicandosi, sulla corda dello spauracchio ch'era là distesa, +abbandonata e, dopo, tutti e due vicini vicini, pigolando sempre, +s'inseguirono fino sull'assicella del finestrino: ma allora ci fu +qualche cosa che li impaurì all'improvviso, perchè d'un tratto volarono +via, spionciando spaventati e andarono dritti dritti, a cader giù +perdendosi nei campi lontani. + + + + +CAPITOLO V. + + +Quello fu per il conte Eriprando degli Ariberti il più bel giorno della +sua vita; e quando, verso le dieci, la Contessa lo licenziò con un +ultimo sfogo di moine, egli era stanco, affranto, da quella sua grande +felicità, e sentiva proprio il bisogno di esser solo, di andar lontano +anche dalla donna ch'egli adorava, per raccogliersi a pensare, a +misurare, a comprendere la nuova e immensa beatitudine che lo stordiva. +Venne quasi l'alba prima ch'egli potesse addormentarsi. Tutta notte +s'era voltato e rivoltato nel letto, col cuore gonfio, in preda a una +contentezza, a una smania nervosa, che lo teneva desto, agitato. + +È proprio vero: la felicità dà le stesse inquietudini, le stesse +angosce, quasi, del dolore, ed è anche proprio vero che, come bisogna +abituarsi alle disgrazie per sopportarle, così bisogna anche abituarci +alla felicità per saperla godere. + +Nemmeno la contessa Elisa dormì subito; non già ch'ella pure avesse +inquietudini in cuore, ma perchè aspettò del tempo prima di andare a +letto. Però la Beppa, ch'era una dormigliona rabbiosa e che, quand'erano +sonate le dieci, tutta raggomitolata sopra una sedia, vicina al fuoco, +in cucina, non faceva altro che brontolare fra un pisolo e l'altro, +quella sera non ebbe occasione di lamentarsi. Elisa la mandò a dormire +subito, dicendole che si sarebbe spogliata da sè, perchè prima aveva da +scrivere delle lettere. + +Difatti, ne scrisse una, corta corta, alla contessina D'Abalà, e +quest'altra che segue, piuttosto lunga, per il maggiore Del Mantico: + + "_Caro marchese_, + +"Oggi ho avuto una giornata molto splenetica, e vi confesserò, con tutto +il candore, che ne è proprio stata causa la vostra lettera, dalla quale +traspariva, fra le linee, una freddezza per me incomprensibile e anche +_choquante_ in qualche punto. + +"Perchè non venite?.... _Gli affari di servizio_.... Oh! sono molto +comodi gli affari di servizio, quando mancano pretesti. + +"_A quelque chose malheur est bon_, e anche le _grandi manovre_ servono +bene per ischivare delle visite seccanti. Non è vero, caro marchese?.... + +"Io, però, siccome non ho nessun _regret_ nella mia coscienza, così vivo +tranquilla, almeno per questo riguardo, e dimentico il presente, +spaziando, come in un sogno, nelle rimembranze di un dolce e tenero +_trascorso_. + +"Anche oggi ho avuto la visita del conte Eriprando degli Ariberti. +Povero _bébé!_ Egli mi ama davvero e vorrebbe farmi sua moglie. In ogni +modo, senza interrogare il mio cuore, la realtà della vita vi si oppone. +L'ho mandato via, adesso, per iscrivere a voi, e penso di chiamare mia +figlia presso di me, perchè il mondo è così maligno, e le assiduità del +Contino, essendo io qui tutta sola, potrebbero venire interpretate +_equivocamente_. + +"Del resto, io lo vedo proprio con dispiacere soffrir tanto, povero +giovane! ma non gli ho nascosto che rinchiudo tali ricordi nella mia +anima, che mi darebbero sempre molto a pensare prima di legarmi a un +altro. La poesia, che da lontano mi sfiora l'anima col suo dolce +profumo, _paralizza_ ogni palpito del cuor mio. + +"Però confortatevi, caro marchese; se io vivo del passato, ciò non vi +deve punto _allarmare_. Ho dello spirito, me lo avete detto anche voi, e +ne uso a beneficio degli amici, per ricordare delle loro promesse quelle +soltanto che loro stessi rammentano senza pentimenti. + +"E ciò sia detto _en passant_, anche per la visita che volevate farmi +qui in villa, e che le _grandi manovre_ hanno _rimandata_, pare, ad un +tempo indefinito. + +"E quella mia figlia che mi secca sempre perchè vuole ad ogni costo che +io mi rimariti?!.... Da ciò solamente dovrei arguire che l'avvocato +D'Abalà le rende molto felice l'esistenza. + +"L'Ariberti ha visto stamattina nel mio cestino la vostra lettera. Deve +certo aver indovinato dalla busta ch'era vostra, perchè è diventato +rosso come un gambero e poi è scappato subito via, tutto sconvolto, +senza quasi nemmeno salutarmi. + +"Pensate a me e, se non altro, _non siate oblioso_ di qualche _souvenir_ +che del tutto ancora non può riuscirvi ingrato. Credete che io +conserverò sempre a _riguardo_ vostro, dell'affezione leale e sincera, +anche perchè il giorno nel quale cessasse questo mio vivo +_interessamento_, quel giorno potrebbe cominciar la coscienza a farmi +dei rimproveri e dei _rimarchi ben_ severi. + +"Chi ama dimentica.... + +"Chi cessa d'amare ricorda.... ed io non posso, ed io non voglio +ricordare, e perciò domanderò uno stordimento benefico anche alle ceneri +dell'amore, ed alla poesia soave delle memorie. + +"Vi dò la mia mano da baciare. Una volta la baciavate inginocchiandovi +come dinanzi ad una regina; oggi stringetela pure senza complimenti, +come ad un buon camerata. + +"_Bienheureuse la femme qui après l'amour laisse épanouir les parfums de +l'amitié_. + +"_Après l'amour!_.... Ma mi avete amata, voi, caro marchese? + +"_Sans adieu, et sans rancune_. + + "ELISA NAVAREDO." + +Piegò la lettera, la chiuse nella busta, vi fece l'indirizzo e la lasciò +là, sul tavolino, vicino a quell'altra, scritta per la contessina +Cecilia. + +Gli affari erano terminati e poteva concedersi il meritato riposo, +perchè anche lei era un po' stanca ed aveva sonno. + +Però, come nell'abbigliarsi al mattino, così anche nello svestirsi la +sera, ella aveva mille cosucce da sbrigare. + +Liberatasi dalle vesti e rimasta in sottanino, cominciò dal levare le +ciocche dei riccioli finti che aveva intrecciate, e il crespo che avea +nascosto nei capelli. Poi sulla fronte e di dietro sul collo, fece lesta +lesta, alcune ciambelle coi capelli corti, che schiacciò fra certi +diavolini di seta nera, unti e bisunti. Sulla faccia, lentamente, si +spalmò una pomata scura, che si asciugò dopo con un pannicello di lana. +Attorno alle narici avea la pelle più rossa del solito, e avea le labbra +molto più rovinate; però quella sera, ricorse al rimedio più efficace: +da un cassettino della toletta, sotto lo specchio, prese il fondo di una +candela di sego, che vi era involtata in un pezzo di giornale, lo +riscaldò, lo fece gocciolare al calore della lucerna, e, con quello, si +unse ben bene il naso e le labbra. Finita anche questa operazione, sturò +una bottiglietta di glicerina, se ne versò tanto del liquido in una mano +quanto ne poteva contenere, e così continuò per un pezzo a fregarle +tutt'e due l'una coll'altra, come se fosse dietro a lavarsele, e senza +asciugarle, infilò un paio di guanti sudici, che una volta doveano +essere stati bianchi, ma che adesso erano gialli dall'unto. Fatto tutto +ciò, si avvicinò al letto e finì di spogliarsi; ma quando si levò +l'ultima sottana e rimase in fascetta e in camicia, qualche cosa di +ruvido le scivolò giù tra le gambe.... Era un ramoscello d'edera che, +prima di uscire dal casotto, appoggiata mollemente al braccio di +Prandino, aveva strappato dalla breve fessura della finestrella e che si +era nascosto nel seno. Elisa guardò per terra, lo vide.... ma forse non +lo riconobbe, perchè lo cacciò dispettosamente sotto il letto colla +punta della babbuccia, mentre, per causa del freddo che l'era venuto +addosso, s'ebbe un colpo di tossaccia grassa, che fece tremare tutta +quella sua carne che, così disciolta com'era, dal busto e dalle altre +vesti, l'avrebbe fatta apparire a chi l'avesse vista, ancor più pingue e +sformata.... Ma per fortuna non c'era alcun occhio indiscreto! + + + + +CAPITOLO VI. + + +Il treno-_omnibus_ da Vicenza per Venezia parte alle 12,27, ma alle 11 e +mezzo il conte Eriprando degli Ariberti giungeva in carrozzella alla +stazione. + +Aveva la faccia scura. Mamma Orsolina, nell'abbracciarlo, era scoppiata +in un dirotto pianto, e nemmeno le celie della Luciana valsero a +dissipare in lui l'impressione affettuosamente melanconica di quel +distacco. + +Smontò, pagò il vetturino che brontolò sulla mancia, consegnò la +valigia, prese un biglietto di _prima classe_, che infilò in bella +mostra sotto il nastro del pioppino, e, con un gran sussiego, si pose a +passeggiare sul piazzale, fuori della stazione, aspettando che _lord +Palmerston_ gli conducesse l'Elisa e la Contessina. + +Intanto, mentre girava l'occhio per osservare se il suo biglietto verde +era notato con rispetto da quelli che viaggiavano in _seconda_, col +fazzoletto si spazzolava la polvere dal vestito nero, e, mentalmente, +rifaceva quei benedetti conti: fra il biglietto, la vettura e il +bagaglio, aveva già speso undici lire. Non gliene rimanevano più altro +che dugento sessantanove. Eran pochine!... Già, per far le cose ammodo, +gli sarebbero occorse trecento lire nette da poter spendere a Venezia, +senza doverle intaccare per il viaggio. + +Era ancora immerso in questi calcoli, quando _lord Palmerston_, che, col +suo _traino_ misurato, scalpitava forte sulle pietre con un _cioc ciac_ +tutto particolare, gli fe' battere il cuore e alzare la testa. + +Non si era ingannato: era proprio la carrozza di casa Navaredo. + +Prandino, diventando rosso, corse allo sportello e lo aperse. Gegio, +subito gli saltò addosso, e, siccome aveva mangiato delle ciliegie e ne +aveva ancora le manine sporche, così gli lasciò l'impronta delle dita +sui polsini della camicia. + +Lesta lesta discese poi la contessa Elisa, coperta fin sotto al mento, +da uno spolverino d'_orleans_ color piombo, con un cappello di paglia +scura, che le veniva giù sugli occhi, e una veletta fitta, bigia, che le +girava attorno al collo e le nascondeva bene la faccia. + +La contessina Cecilia, su per giù vestita come sua madre (già per lo +più, era la Beppa la sarta di tutte due) fu l'ultima a muoversi, e, +messo un piede sul predellino, prima di toccar terra, si appoggiò tutta +alla mano del giovanotto, perchè, come al solito, anche allora, la +Contessina era, per dir la cosa più pulitamente che si può, _in istato +interessante_. + +-- Ha preso i biglietti? -- chiese subito costei, appena scesa di +carrozza, colla sua vocina fessa, col suo piglio rabbioso, al povero +Prando, intimidito tanto da non sapere come dirle di no. + +-- Ma, veramente, aspettava.... + +-- Che cosa aspettava? Che li prendessi io anche per lei? Non sa forse +che andiamo a Venezia? Intanto, non vede? allo sportello c'è già la +gente accalcata e noi dovremo star qui ferme impalate, chissà per quanto +tempo! + +-- La Contessa può accomodarsi nelle _sale di aspetto_, -- disse uno dei +facchini che aveva tirati giù dalla vettura il baule e le sacche da +viaggio. + +Ma la Cecilia non ne volle sapere, tutta scalmanata a correre intorno, +dondolandosi in quello stato, a contare le sacche, le cassette, le +scatole, le cappelliere, se c'erano tutte e a sorvegliare quelle che si +dovevano consegnare, e quelle da tenersi in mano. Gridava, smaniava, +dava in escandescenze per un nonnulla. + +Voleva essere subito sbrigata, su due piedi, come se al mondo non ci +fosse stata che lei da servire; faceva un casa del diavolo per le cose +più semplici, era malcontenta di tutto, sospettava che tutti, e +specialmente il Governo, la volessero frodare, tirava le orecchie a +Gegio, brontolava con sua madre, perchè non sapeva farsi ubbidire, e +ogni cinque minuti concludeva dicendo che se ci fosse stato là suo +marito, la tale e tal'altra cosa non sarebbe successa. + +E così arrovellandosi anche per un'inezia, la sua faccia d'un bianco +giallo da linfatica, grassa, rotonda, col naso minuto, a punta, le +labbra sottili, le sopracciglia spelacchiate, s'infocava tanto sugli +zigomi, da diventare violacea, mentre in quei momenti i suoi occhietti +bigi guardavano losco. + +La Cecilia, fin dalla nascita, era stata la croce, e una croce molto +pesante, degli adoratori della contessa Navaredo. Anzi, si può giurare +senz'altro, che, se qualcuno avesse commesso (per modo di dire) qualche +peccatuzzo colla mamma, la figliola ci avrebbe pensato lei a dargliene +la penitenza. + +Da bambina, per farla tacere, e per farla andar via, ci volevano i +confettini, le bambole mute e parlanti, i cestini da lavoro, le cucine +di stagno e le strade ferrate d'ottone. Però, se i vostri regali non le +davano nel genio, stava là con tanto di muso, senza moversi, a farvi +degli sgarbi: ma se invece le piacevano troppo, allora non vi lasciava +più, vi era sempre addosso, e vi prendeva a voler bene con un amore +seccantissimo che vi dimostrava pestandovi i piedi, saltandovi sulle +ginocchia, baciucchiandovi colla bocca umida e impiastricciata di dolci, +e sciupandovi la cravatta coi suoi ditini, ch'erano stati un po' +dappertutto. + +Grandicella, era maliziosa come uno scimmiotto e s'innamorava lei degli +adoratori di sua madre, che generalmente se la cavavano coll'arricchire +alla Contessina gli _album_ dei francobolli, col regalarle libri morali, +fiori, gingilli, coll'ammirare i suoi dipinti, col deliziarsi alle sue +sonatine di pianoforte, col giurare che avrebbe avuto una bellissima +voce anche pel canto, e col dir male di tutte le ragazze che si +maritavano, e, peggio ancora, dei giovanotti che le sposavano. Ma ce ne +fu uno, più minchione degli altri, il sottoprefetto D'Abalà che avendo +tentato inutilmente tutti gli espedienti per piacere alla mamma, e +volendo proprio piacerle a ogni costo, chiuse gli occhi e si prese la +figliuola. + +Tutti respirarono, tranne, s'intende, il sottoprefetto; ma tutti per +poco. Delle sue pene ella faceva soffrire un po' ogni conoscente. + +Il sigaro le faceva male, gli odori delle essenze peggio, se parlavate +forte, le doleva la testa, se parlavate piano, dicevate male di lei. +Ogni mese dovevate correre in traccia di un medico nuovo per un nuovo +consulto, ad ogni parto andare in traccia di una nutrice forte, sana, +robusta, non bella, perchè era gelosa, e di poca spesa. Ogni giorno poi, +bisognava cercarle una cuoca o una cameriera, perchè, da lei ci +restavano tutt'al più una settimana corta corta, e poi scappavano via +come se avessero avuto il fuoco alle calcagna. + +Nei vostri discorsi dovevate sempre alludere al ministro dell'Interno +per protestare che era un asino, perchè non rendeva giustizia ai meriti +dell'avvocato D'Abalà. Dovevate confessare che tutte le donne erano +brutte, dichiarare che quello di far figliuoli era un gran merito e +ammettere che il sottoprefetto era più bello, più buono, più forte e più +intelligente di voi. + +-- Dunque? Ha preso questi biglietti? -- chiese la Cecilia a Prandino, +quando lo vide venir via dallo sportello. + +-- Eccoli, Contessina. Per lei, per la Contessa e mezzo per Gegio. + +-- Come?! Gegio ha tre anni e gli devo prendere il mezzo biglietto? Se +per Gegio non ho mai pagato nulla?... Ma lei s'è fatto imbrogliare!... +Ma lei non sa viaggiare!... Ma lei è rimasto sempre in un baule!... +Faccia, faccia il piacere, la _vadi_ e glielo dia indietro! + +-- Ma.... + +-- Che cosa, ma? + +-- Ma adesso, voleva dire.... che non.... che una volta staccato non lo +riprendono più. + +-- No? E allora? Che cosa me ne devo fare? La _vadi_, la _vadi_, si +faccia sentire e non si lasci canzonare in questo modo. Sicuro, santo +Dio, che con quella faccia sbalordita.... pare sempre addormentato. +Gliela farebbe sotto il naso anche un santo, gliela farebbe. Ah! se ci +fosse mio marito.... con lui, glielo dico io, lo ripiglierebbero, e +senza tanti discorsi. La _vadi_, la _vadi!_... + +Prandino, tutto sconcertato e vergognoso, corse dal bigliettinaio col +mezzo biglietto, ma non riuscì se non a farsi strapazzare anche da lui. + +-- E così?... -- domandò la contessina Cecilia all'Ariberti, quando lo +vide entrare nella _sala di aspetto_. Ma quelle due parole furono dette +con una cera, con un tono, con un'espressione tale, che il povero +Prandino non ebbe più cuore d'andare avanti. + +-- Sì.... lo han ripreso, -- disse tutto abbattuto e colla voce fioca. Il +sacrificio era consumato: altre quattro lire e cinquanta centesimi se +n'erano ite. + +-- Ha veduto?... Ma sicuro che bisogna muoversi, che bisogna parlare, e +anche saper mostrare i denti se occorre! Andiamo, si svegli adesso, e mi +aiuti un po' a portar questa roba. Prenda in mano quelle due sacche, +quella scatola e quella cappelliera e andiamo fuori: il treno è +arrivato. + +Si mossero tutti e due, e l'Elisa dietro, dritta, silenziosa, senza +occuparsi di nulla, lasciando ogni briga alla Cecilia, come se fosse lei +la mamma. Gegio era sempre fra le gambe di chi aveva più fretta e voleva +sempre dare la mano a chi le aveva ambedue impedite. + +Il trovare buoni posti e l'accomodarsi nello scompartimento, non fu la +cosa più facile del mondo. Il conte degli Ariberti era già andato +innanzi e indietro per due volte, quant'era lungo il treno, seguendo la +Contessina che correva su e giù, brontolando e spaventando i +viaggiatori, che erano già dentro le carrozze. Vedendola così trafelata +e con tutta quella roba, chiudevano in fretta gli sportelli, oppure si +affacciavano in piedi all'ingresso, per preservarsi da quell'invasione. + +-- Partenza!... Padova, Mestre, Venezia!... Primi posti avanti, secondi +indietro, terzi in fondo!... + +L'Elisa, che passeggiava in su e in giù anche lei, ma lentamente, per +conto suo, vide uno scompartimento dove c'erano dentro solo due inglesi +maschi, seduti l'uno di faccia all'altro. Chiamò la figlia e vi salirono +su tutti e quattro. + +Prandino là dentro, fra quei due musi seri seri, che non si scomodavano, +che non gli davano posto, che non si movevano nemmeno per restringere la +loro roba che, sparsa com'era, di qua e di là, occupava tutta la rete, +sentiva un grande imbarazzo e anche una certa soggezione. Quell'ambiente +ricco e severo della _prima classe_, se era quello del suo sangue, non +era però quello della sua borsa. + +Egli, in certo modo, invidiava un po' la disinvoltura di Gegio, il quale +aveva già camminato pacifico sui piedi dell'Inghilterra, e poi, dando +una inciampata fra le gambe di uno dei due, s'era voltato per dire alla +contessina Cecilia: -- guarda, mamma, come sono brutti! + +Ma la Contessina aveva altro pel capo. Era in piedi, tutta occupata a +disporre le sacche e le valigie. + +-- Con permesso, _pardon_, scusino, già ci deve essere posto per tutti; +abbiamo pagato anche noi. + +L'Elisa s'era subito rincantucciata comoda comoda, senza badare a nulla, +nell'angolo vicino a un finestrino, e anche Prandino riuscì, alla fine, +a potersi sedere e a tenere il posto di faccia all'Elisa, ma quando +erano già cominciati gli urti e le toccatine di piedi, proprio sul più +bello, gli inglesi, dopo essersi guardati in faccia con un'occhiata +significantissima, levarono dei sigari d'avana dalle tasche, li accesero +e, in due o tre sbuffate, riempirono di fumo lo scompartimento. + +-- Ma, Conte.... Siamo forse in un _coupé da fumare?_ + +Così dicendo, la Cecilia cominciò a tossire, a fiutare il fazzoletto, a +morderlo.... però senza ottenere alcun effetto, chè i due inglesi, +imperterriti, non si lasciavano commuovere da tutte quelle convulsioni. + +Lo scompartimento era proprio destinato pei fumatori e la Contessina +dovette rassegnarsi ed essere lei la prima a cedere. + +Strepitò perchè le aprissero lo sportello, gridò prima in italiano che +era una _sconvenienza_, e poi lo gridò in francese, corse giù, come +meglio potè, dal vagone, e Prandino dietro, carico di nuovo di tutto il +bagaglio e con Gegio fra le gambe, che piangeva perchè aveva paura che +non si andasse più a Venezia. + +La Contessa intanto aveva osservato che il _sotto capostazione_, un bel +giovanotto biondo col berrettino foderato d'arancio, messo sulle +ventiquattro, le teneva gli occhi addosso con mesta ammirazione e cheta +cheta, senza dir verbo, scendeva anche lei dal _coupé_, ma però con la +grazia e la compostezza che non l'abbandonavano mai. + +Cecilia D'Abalà, com'è naturale, era adesso su tutte le furie. La gente +le faceva circolo intorno, e i viaggiatori, col capo sporto fuori dalle +finestrelle, la stavano a guardare, ridendo tra loro. + +-- È una sconvenienza! una mancanza di educazione! Bisogna avere dei +riguardi per le signore! Oh! se ci fosse stato mio marito!... Avrei +voluto vederlo!... Avrebbe saputo insegnar la creanza, lui, a quei +signori!... + +-- Anch'io -- soggiunse sommessamente Prandino che voleva essere pure +tenuto in qualche conto -- anch'io ho detto loro che potevano essere più +gentili. + +-- Sì, ma gliel'ha detto in italiano e allora.... chi lo capisce?... + +L'Elisa, peraltro, otteneva cogli occhi più che sua figlia colla lingua, +perchè il _sotto-capo_, da un momento all'altro, fece aprire uno +scompartimento, destinato a rimaner chiuso fino a Padova, e là dentro, +comodamente presero posto tutti i nostri viaggiatori. Prandino si +profuse in ringraziamenti col giovane impiegato, e a titolo di regalo +gli offrì il suo biglietto di visita, con tanto di corona nel mezzo, ma +il _sotto-capo_ si trovò meglio ricompensato dal sorriso che gli volse +di sotto alla veletta la contessa Navaredo. In quanto alla Contessina, +questa volta ch'era una sgarbatezza il tacere, non aprì bocca: avean +pagati i biglietti, dunque toccava a quei signori della ferrovia a +trovar loro i posti!... + +-- Padova, Mestre, Venezia!... + +Finalmente furon tutti seduti. Prandino riuscì a mettersi daccapo in +faccia alla Contessa; finalmente suonò il corno, la campanella, la +macchina fischiò, il treno si mosse, e non c'eran da temere altri +inconvenienti. Gegio, inginocchiato sul sedile, guardava fuori dal +finestrino dall'altra parte; la Cecilia gli stava vicina tenendolo per +la falda del camiciotto perchè non cadesse fuori, e i nostri due +innamorati eran così vicini che potevan parlare liberamente, come se +fossero restati soli. + +-- Sembra una persona per bene, quel _sotto-capo_, ed è molto gentile -- +disse lui. + +-- Sì, davvero? non ci ho badato -- rispose lei: poi chinandosi un po' -- +sei contento, bambino? -- gli chiese piano piano, accarezzandolo cogli +occhi e col suo fiato caldo che gli corse sulla faccia e che lo fece +tremar tutto. + +-- Oh! sì, e non credevo che al mondo si potesse esserlo tanto!... + +I quattro piedi si cercarono, s'incontrarono, si toccarono di nuovo e +non si lasciarono più fino a Poiana. + +Prandino toccava il cielo col dito e, pare impossibile, lo toccava col +dito dei piedi.... + +Forse per questo la sua felicità era così vicina ad andarsene colle +gambe all'aria! + +Da Poiana a Padova fu un lungo e non interrotto sdilinquimento +sentimentale, mentre Gegio canticchiava con urlacci così stonati da +romper la testa, se non fossero stati attutiti un po' dal rumore e dallo +sbattere del treno, e la Contessina dormiva, forse per il dispiacere di +non aver alcuno da strapazzare. + +-- Mi ami? + +-- Tanto, tanto! + +-- Avrai delle lune? + +-- No.... se non ti lascerai fare la corte da nessuno. + +-- Chi vuoi che me la faccia, bambino? + +-- Tutti vorranno fartela, poichè sei tanto bella. + +-- Non temere, sarò buona.... vedrai.... e poi a Venezia, non so che cosa +sia.... ma sono sempre stata più buona che in tutti gli altri luoghi. + +Prandino ne avrebbe fatto senza di una tale confessione, ma già un po' +di chiaro-scuro ci voleva. + +-- Perchè fai il muso adesso?... cos'hai?... + +-- Nulla, un pensiero che m'è passato per la testa. + +-- Dimmelo.... + +-- Sciocchezze! Non lo ricordo nemmeno. + +-- È impossibile! Voglio saperlo, + +-- Ma se non lo ricordo più, ti dico!... senti, senti, cara: una sera.... +una sera andremo in gondola noi due soli? + +-- Oh! sì! + +-- E... là... mi dirai anche là di volermi bene? + +Questa volta, l'Elisa non gli rispose nulla, ma sospirò, levando gli +occhi al cielo, in un modo tale che pareva Santa Lucia, prima +dell'operazione. + +Prandino sognava a occhi aperti: quei dodici giorni alle bagnature gli +si paravano dinanzi alla mente con tutte le dolcezze, i fascini, le +commozioni, le ebbrezze volute e sperate dal suo cuore. Egli si sentiva +felice: anzi, si sentiva l'uomo più felice della terra, e, quando il +treno arrivava sotto la tettoia di Padova, non desiderava più nulla.... +nemmeno le trenta lire che gli mancavano per fare le trecento. + +Lo scompartimento dov'erano i nostri viaggiatori si fermò proprio in +faccia al Caffè della stazione, e però la contessina Cecilia si sentì +subito fame, e Gegio sete di _un'aqua di marena_. + +Il Conte smontò dalla carrozza, entrò nel Caffè e, strascicando l'erre, +fece portare fuori un'acqua pel bambino e un caffè e panna, _colla +cesta_, per la D'Abalà. + +-- E lei, Contessa, non desidera nulla? + +-- No, grazie, Conte. + +-- Pagate, che dopo, stasera, faremo tutto una cosa sola coi biglietti -- +disse la Cecilia ad Ariberti, che s'incamminava di nuovo verso il Caffè. + +Mentre però i camerieri, che l'avevano visto a scendere da un _coupé_ di +prima classe e che avevano adocchiata la corona del portasigari, gli +davano del conte a tutto andare, egli si sentì stringere il ganascino da +due dita forti come l'acciaio; si volse subito, ma, appena conobbe chi +lo trattava in quel modo tanto confidenziale, diventò rosso rosso, e +fece una profonda scappellata. Era nientemeno che il cavaliere +Pinocchio, capo divisione nelle _Strade Ferrate dell'Alta Italia_, +quello al quale il conte degli Ariberti s'era raccomandato tanto per +avere un impiego. + +-- Oh! bravo, bravo, bravo il nostro Prandinello! E per dove si viaggia? + +-- Vado a Venezia. + +-- A Venezia? Oh! che briccone! A Venezia!... bravo, bravo, bravo. Ci +sono stato anch'io un paio di giorni fa, e sarà facile che vi ritorni +ancora quest'altra settimana. + +-- Davvero? Sarei felicissimo d'incontrarla, Cavaliere. + +Questa felicità di Prandino non era mica tutt'oro colato, ma egli la +buttò là nulladimeno con una grande espansione. + +-- Sicuro; o al Lido, o in piazza, o sotto le Procuratie ci rivedremo +certo.... bravo, bravo, bravo. E come sta mamma Orsolina? + +-- Benissimo, grazie, Cavaliere. + +-- Oh! a proposito, Prandinello mio, saprete che ho per voi delle buone +nuove. + +-- Magari!... -- magari me le desse a bassa voce, -- pensava il poveretto +ch'era sulle brace, perchè gli pareva che tutti quanti lo stessero là a +guardare. Ma il cavaliere Pinocchio, uomo tagliato piuttosto alla buona, +e che in tutte le stazioni sulla rete dell'_Alta Italia_, gli pareva +d'essere in casa sua, parlava forte, lentamente e colla bocca piena, +perchè stava masticando una focaccia calda calda, della _Meneghina_. + +-- Ieri sono stato a Verona, e ho parlato col capo-traffico.... M'ha +detto di aver sollecitata la vostra chiamata in servizio. Per la fine di +questo mese o pei quindici del venturo è quasi certo che sarete a posto. +Già si sa bene, farete anche voi il tirocinio come avventizio, ma +intanto.... + +-- Partenza per la linea di Venezia!... + +-- Scusi.... Grazie tante, Cavaliere!... -- E Prandino si mosse per +scappar via. + +-- Oh!... c'è tempo.... c'è tempo.... + +-- Ma sa.... non vorrei.... chiudono gli sportelli... + +-- Andate, andate. Ci rivedremo a Venezia. + +-- Servitor suo, Cavaliere. -- E Prandino tornò di corsa dov'era l'Elisa, +ma era aspettato anche là da una brutta sorpresa. + +Il suo posto in faccia alla Contessa era stato preso da un signore +grassotto, di mezza età, vestito piuttosto male, con una lente +all'occhio, il quale, tutto miele, ascoltava sorridendo la contessa +Elisa, che gli parlava chinata verso di lui e facendo l'occhio di +triglia. + +La D'Abalà s'era un po' avvicinata alla madre, e Gegio stava seduto +tutto moine e carezze sopra una gamba del signore dalla lente. + +Prandino, appena lo riconobbe, e lo riconobbe subito, si sentì tremar le +gambe, mancare la lena e gli si oscurò la vista. Salì inciampando nello +scompartimento; rosso, rosso, fece un risolino da ebete, come per +salutare la comitiva, ma adesso aveva un bel mostrarsi affabile, nessuno +gli badava più. Tanto per darsi un po' di contegno, accarezzò i capelli +di Gegio, ma questi gli si voltò irritato, con una mossaccia dispettosa, +e, quasi lo sapesse di fargli dispetto, si pose a baciucchiare la mano +pelosa del suo nuovo amico. + +-- Andiamo, Gegio, non essere seccante. -- Si conoscono? -- chiese poi +l'Elisa a quell'altro, indicandogli Prandino. + +-- Veramente di vista.... credo di sì; ma presentazione non c'è stata. + +-- Il conte Eriprando degli Ariberti; il marchese del Mantico. + +Il maggiore si volse verso Prandino con grande sussiego, e serio, grave, +si pose a fissarlo colla lente nell'occhio in una maniera come se non +avesse da guardare un uomo, ma un monumento. Prandino invece, che voleva +sembrare disinvolto, si alzò dal suo posto, gli venne incontro, gli +prese, gli strinse la mano, tanto che il polsino, colle macchie rosse +delle ciliege di Gegio, si slacciò dal bottone e gli corse giù, fuori +della manica. + +La Contessa e il Maggiore, ripresero subito la conversazione a bassa +voce; la Contessina, da lontano, sorrideva all'una ed all'altro; Gegio +fra le gambe del Maggiore giocava coi ciondoli dell'orologio. + +-- Sta a vedere, -- pensava Prando dopo di essersi accomodato il polsino, +-- sta a vedere che questo animale viene a Venezia con noi? Se fosse +vero, io mi fermo a Mestre!... -- E intanto si mordeva i baffi, scoteva +convulsamente i tacchi sul tappeto, allungava il muso, impallidiva, +aggrottava le sopracciglia, ma era tutta fatica sprecata, che già +l'Elisa non gli badava. + +Dopo una mezz'oretta, terminarono di parlarsi così a bassa voce; e +allora il Maggiore, per cambiar discorso, cominciò prima a dir male del +suo colonnello, e poi dopo a discorrere di cavalli, di corse, di +cocchieri di Monte-Carlo, di centinaia di migliaia di lire, delle +scuderie del duca A., delle rimesse del principe B., dei _box_ del conte +C. + +Prandino ne capiva poco, ma siccome quell'altro parlando, di tanto in +tanto lo fissava con la lente, quasi per avere la sua approvazione, egli +si credeva obbligato di fare certi sorrisi che pareano smorfie. + +Però la provvidenza c'è dappertutto, anche sulla linea da Milano a +Venezia. Difatti, poco prima di arrivare a Mestre, l'infelicissimo conte +degli Ariberti si sentì tornar l'anima in corpo quando udì il Maggiore +che cominciava a congedarsi. + +-- Come!... si ferma a Mestre? + +Era la prima volta che Prandino osava dirigergli il discorso; ma la +contentezza gli ridava adesso il coraggio. + +-- Sì, mi fermo a Mestre perchè vado a Treviso dove sono di presidio. + +-- Però ci rivedremo a Venezia, non è vero? -- gli chiese quell'antipatica +della contessina Cecilia. + +-- E.... potrebbe anche darsi.... ma.... + +E qui invece di rispondere alla figlia, il maggiore fissò la mamma in +modo che questa arrossì, si chinò languidamente, e tornarono a parlarsi +a bassa voce, cosa che rimise l'uggia e lo sgomento addosso a Prandino. + +Il treno cominciava a rallentare. + +-- Ci siamo? -- chiese il Maggiore. + +-- Ci siamo! -- rispose Prandino, e aggiunse mentalmente -- se Dio lo +vuole! + +-- Mestre!... Chi scende a Mestre!... + +Il Maggiore prese la sua sacchetta e saltò giù; ma risalì subito sul +predellino a discorrere piano con l'Elisa che si sporgeva mezza fuori +dallo sportello. Prandino, tutto orecchi, non riusciva se non ad +afferrare qualche parola qua e là. + +-- Dunque? -- chiedeva il Maggiore. + +-- _Cela dépendra!_... -- rispondeva la Contessa, sorridendo con +intenzione. E poi parlarono più basso ancora, e Prandino non potè +intender più nulla, soltanto ci fu un momento nel quale gli sembrò che +il Maggiore accennasse a lui e che la Contessa si stringesse un po' +nelle spalle colla stessa mossa, tal e quale, con cui ella soleva +mostrarsi crucciata quando egli, alla sua volta, era geloso delle +lettere del Maggiore. + +-- E dove ha preso alloggio, Contessa? + +-- Alla _Gondola d'Oro_ -- rispose per lei la Cecilia, avvicinandosi. -- +Dunque verrà a trovarci senza fallo a Venezia? + +-- Non dico di no.... e non dico di sì!... -- Il Maggiore evidentemente ci +teneva a fare il prezioso. + +-- Venga! ma venga, da bravo! + +-- Vieni! Vieni! non è vero che verrai? sì che verrai? -- si pose a +strillare Gegio che riebbe in quel punto un impeto di tenerezza per Del +Mantico. + +-- Sì.... sì.... verrò!... + +-- Ma non si parte più?... -- chiese Prandino che cominciava proprio a +perdere la pazienza. -- Non lo capisco tutto questo ritardo. + +-- Si vede che aspetteranno l'altro treno.... Ah! eccolo!... Dunque.... +buon viaggio, Contessa! + +-- _Sans adieu!_... -- disse questa, stendendogli la mano e rifacendo gli +occhi di triglia. + +-- _Sans adieu!_ -- e anche il Maggiore, grassotto e attempatuccio +com'era, si levò, anche lui, la lente per salutarla nell'inchinarsi, +finchè il treno si muoveva, con un'occhiata lunga e molto sentimentale. + +Prandino era ritornato al suo posto, che il Maggiore gli aveva tenuto +caldo, ma aveva un muso, un fare, che diceva più di qualunque sfuriata. +La Contessa allungò il piedino, ma i piedi dell'Ariberti si ritirarono, +quasi avessero paura di scottarsi. + +-- Che cos'hai? -- gli chiese piano l'Elisa, chinandosi verso di lui. + +-- Nulla! -- rispose Prandino, con una manieraccia che pareva le volesse +dare un morso. + +-- Si comincia male! + +E l'Elisa, così dicendo, con aria seccata si riaccomodò nel suo +cantuccio, e fino a Venezia non ci fu più verso di farle dire una +parola. + +Intanto, la contessina Cecilia continuava a sfogare il suo vivo +entusiasmo per il Del Mantico: trovava ch'egli era molto simpatico, che +aveva molto spirito, che aveva l'aria di gran signore e, finalmente, che +s'era fatto anche più bello di prima, il che non era proprio vero, nè +poteva essere, perchè, da che mondo è mondo, tutti i capitani, quando +diventano maggiori, diventano più brutti.... + +Con queste chiacchiere, si attraversava il ponte della laguna, e Gegio +era tutto festante; batteva le manine, gridava, saltava; bisognava +tenerlo, se no, c'era pericolo si buttasse giù dal finestrino. + +A un certo punto, quando vide un battelletto con una vela, che filava +diritto diritto in mezzo all'acqua, parve diventasse matto, finchè, +voltatosi di botto all'Elisa, le disse: + +-- Quando il Del Mantico verrà a Venezia, mi farai comperare una +barchettina nera, con una bella vela bianca come quella là?... + +-- Tu, caro, devi imparare a non seccare mai nessuno. + +-- Va là: te la comprerò io la barchettina -- gli disse Prandino, +accarezzandolo, perchè, un po' spaventato dalla cera brusca che gli +faceva l'Elisa, sentiva bisogno d'ingraziarsi qualcuno. + +-- Oh! giusto te!.... Tu non ne hai soldi, tu!.... La mamma ti chiama +sempre Prandino meschino sotto gli alberi della luna! + +Cecilia diede un forte pizzicotto al ragazzo e gli soffocò a mezzo le +parole; ma Prandino aveva udito tutto; e queste sono le ragioni per le +quali il conte Eriprando degli Ariberti, che era partito da Vicenza +raggiante di felicità, smontava a Venezia con un muso lungo un palmo! + + + + +CAPITOLO VII. + + +Per chi non è avvezzo a viaggiare, il momento di uscire, stipato fra la +gente, dalla stazione in una città grossa, dà sempre un certo impiccio: +figuratevi poi Prandino, il quale, con quel po' po' di peso che aveva +sullo stomaco, arrivava per l'appunto a Venezia, dove non era mai stato, +fuorchè una volta sola, da ragazzo. + +Dopo di avere attraversata quella tettoia lunga, bassa, stretta, scura +della stazione, egli si trovò, tutt'a un tratto, in faccia del Canal +Grande, dove le acque e il cielo e la terra si confondono amorosi in una +festa di colori. E lì, attorno all'uscita, sul piazzale, c'era una folla +di gondolieri e di servitori d'albergo: i gondolieri sbraitavano, si +spingevano l'un l'altro, si sbracciavano; volevano impadronirsi per +forza dei viaggiatori. + +-- _Vorla una gondola, signor? Una bela gondola, a un remo, a do remi -- +pronta!_.... + +I servitori d'albergo, invece, tutti in fila, più gravi, più composti, +non facevano altro che ripetere: + +-- Albergo d'Italia! _Grand Hôtel_ -- _Capelo_! Al Vapore! _Pension +Suisse_! La luna! Hôtel Vittoria! + +Prandino era rimasto a bocca aperta; quelle grida lo stordivano e +guardava trasognato lo spettacolo del _Canal Grande_, con quella larga +striscia di gondole che formava giù come un'altra riva mobile, +irrequieta, sotto quella bianca, solida, di pietra, e il verdastro +dell'acqua, e il brulichìo di tutta quella gente affaccendata, e più +lontano il ponte grigio che parea trapunto. + +-- Mi dia lo scontrino. Anderò io a farmi consegnare il bagaglio. Lei, +intanto, prenda una gondola, ma badi bene di contrattare prima, se no, +vogliono il doppio. Tu, mamma, vieni con me, -- continuò la Cecilia, +rivolgendosi all'Elisa, che camminava passo passo, colla sua andatura +molle e sentimentale, guardandosi intorno con una certa noncuranza che +la faceva parere una dama inglese da strapazzo. -- Tu, mamma, vieni con +me. Quattrocchi ci vedono più di due, e poi, alle volte, non si sa mai, +potrei dimenticarmi qualche _capo_.... + +Questo pericolo non c'era proprio.... piuttosto ci poteva essere +l'altro, che se ne ricordasse uno di più! + +-- Tu, Gegio, sta bono, resta col Conte. + +-- No! Io voglio andare colla mamma grande! + +-- Torniamo subito! + +-- No! Io voglio andare colla mamma grande! + +-- E tu va colla mamma grande, seccatore, marmotta, che non sei altro! + +Un ometto magro, agile, colla faccia maschia, espressiva, annerita dal +sole, con in testa un cappellaccio di paglia, e indosso un camiciotto di +rigatino stinto, era stato attento alla scena: però, appena scomparse le +signore con Gegio, si avvicinò a Prandino e, come se già lo conoscesse +da un pezzo: + +-- _Son qua mi, signor_ -- gli disse tutto umile -- _son qua mi_. + +-- Avete una gondola? + +-- _La vegna co mi, ghe digo; la vegna co mi e no la se indubita_! + +Prandino lo guardò tutto consolato: non gli pareva vero che qualcuno si +occupasse di lui in quella folla, per toglierlo d'imbarazzo e, senza dir +motto, seguì il barcaiolo. + +Questi lo fece piegare a sinistra. + +Poco dopo, dalla stazione usciva un facchino con un gran baule sulle +spalle, una valigia in una mano e due sacche in un'altra. Dietro di lui +venivano la Cecilia, tutta piena di scatole e di cassette, la Contessa +con una cappelliera da una parte, e Gegio, che le dava la mano, +dall'altra. + +-- _Bapi! Ohè! Bapi! Porta qua la roba del signor_ -- gridò il barcaiolo, +che lo riconobbe, mentre Prandino tornava indietro di corsa, per aiutare +la Cecilia, che in quello stato, rossa e dondolante, con tutto il peso +della roba fra le mani, pareva dovesse scoppiare. + +_Bapi_, che aveva voltato a destra, appena udì la voce che lo chiamava, +alzò gli occhi, chè la testa non la poteva muovere sotto al baule, e +piegò, trotterellando curvo, a sinistra. + +-- Si va per di qua? -- chiese Cecilia a Prandino. L'Elisa non gli parlava +mai, era in collera per la scenaccia che le aveva fatto a Mestre. + +-- Sì, per di qua. Ho trovato una bella gondola, grande, pulita. + +Adagio adagio, si avvicinarono alla riva; ma quale non fu lo sdegno +della Cecilia e l'espressione ironica della Contessa, quando videro che +Prandino, invece di una gondola, aveva noleggiato un battello. Era una +barca grande davvero! e pulita, co' suoi guancialini candidi, filettati +di rosso! + +Però tutto il sentimento aristocratico di casa Navaredo si rivoltò +dinanzi a quel democratico mezzo di trasporto. La Cecilia strepitò, +l'Elisa si strinse indispettita nelle spalle, e Gegio si mise a piangere +perchè avea paura che la mamma non volesse più andare in barca. Ma tanto +e tanto ogni diverbio era inutile: il baule e le sacche erano già +dentro, Prandino lo aveva preso, dunque bisognava adattarsi. La Cecilia, +alla quale davano mano in tre, scese ed entrò nel battello protestando +che, se ci fosse stato là suo marito, non avrebbe tollerata quella +canzonatura, e continuò a brontolare concitata finchè il battello +scendeva lungo il Canale. + +Il perfido battelliere la lasciò sfogare per un pezzo, ma poi, senza +fissare in faccia a nessuno, senza piegare la testa, guardando in alto, +come se parlasse coi fili del telefono: + +-- _Il batelo sono più sicuro de la gondola_ -- disse serio serio -- +_perchè co una scarampetola da niente si schivano dal tranvai: e invece +la gondola vengano rebaltata facilmente. Anche gieri, do gondole +sburtarono il vaporeto e andarono a ramengo coi passeggeri in aqua_. + +-- _Haohe!_.... -- gridò poi piegando il battello per voltare in un rio. + +-- _Stalì!_.... -- rispose una voce interna e subito una gondola uscì dal +rio, quasi urtando contro il battello che entrava; ci fu uno scambio di +insolenze fra i barcaioli e ognuno tirò diritto per la sua strada. + +Fra Prandino e l'Elisa, il malumore durò ostinato tutto quel giorno. A +desinare, Prandino, discorrendo colla Cecilia, fece capire a quell'altra +che lui si trovava così male a Venezia da pensare sul serio di +ritornarsene a casa il giorno dopo. Ma nè la Cecilia nè l'Elisa gli +risposero punto in proposito e continuarono invece a chiacchierare, a +scambiarsi mezze parole, sorrisi significantissimi, che si riferivano a +discorsi sott'intesi fra loro due e che Prandino non doveva capire. + +Nulladimeno madre e figlia mangiarono con buonissimo appetito: l'Elisa +masticava lentamente, silenziosamente e malinconicamente coll'aria di +scomodarsi per compire un sacrifizio; la Cecilia divorava in furia, +quasi avesse paura di non arrivare a tempo a mangiare di tutto. La +Contessa, intanto, per non perdere il tempo, godeva di essere ammirata, +non essendoci di meglio, dal direttore della locanda, un signore +dall'aspetto pulito, elegante, che andava e veniva nella sala da pranzo, +dispensando ordini coll'aria severa d'un diplomatico, mentre la Cecilia, +di soppiatto, intascava pane, frutta, formaggio, tutto ciò che le +capitava, perchè con quella provvista risparmiava la colazione sua e +quella di Gegio. + +Il contegno delle signore, quei misteri che non finivano mai, +l'indifferenza che gli dimostrava l'Elisa, tutto ciò, metteva addosso a +Prandino una smania, una gelosia, una inquietudine da non dire. + +-- Certo -- pensava egli fra sè -- certo parlano del Maggiore; certo le +loro parole si riferiscono a lui. Maledetta combinazione!.... Ma come +mai era egli a Padova!... Fu un accidente, o un incontro combinato tra +loro d'accordo!..... + +Il timore che il Maggiore capitasse un giorno o l'altro a Venezia e si +facesse vedere al passeggio o al Lido coll'Elisa, lo angustiava +fortemente; e in questa grande angustia c'era un po' di gelosia e +insieme di vanità ferita; c'era la paura di perdere l'amore della +Contessa e c'era anche l'apprensione che la gente, vedendola col +Maggiore, non riputasse più lui, Prandino, il solo amante fortunato. + +Nè a rasserenarlo contribuivano le amabilità scherzose di Gegio, il +quale, pieno come un otre, sdraiato sulla seggiola, si divertiva a +schizzare i noccioli delle ciliegie adosso a Prandino, che gli era +seduto di contro. + +Preso il caffè, la Cecilia si volse a sua madre e -- Vuoi che andiamo a +vestirci? -- le chiese, alzandosi lei da tavola, per la prima. + +-- Andiamo pure. + +L'Elisa aveva mangiato troppo; aveva caldo, sudava e, adesso, delle +chiazze rosse, accese, trasparivano sotto la cipria della faccia. + +-- Io esco un momentino, -- disse l'Ariberti alla Cecilia, chè, con +quell'altra, anche lui voleva tenere il broncio. + +-- Esce solo?.... Senza aspettarci? -- gli domandò Elisa un po' inquieta +per quegli indizi di ribellione. + +-- Voglio passare da mio cugino Badoero. Non si sa mai, potrei +ritornarmene via presto da Venezia, anche domani forse, e, a buon conto, +desidero prima salutarlo. + +-- Faccia pure il suo comodo. + +-- Fra una mezz'ora, fra un'ora, forse, tutt'al più, sarò certo di +ritorno all'albergo. + +-- Faccia pure, faccia pure. Vuol dire che, se noi saremo uscite, ci +ritroverà in piazza o al Caffè. + +-- A qual Caffè? perchè, suppongo, ce ne sarà più d'uno anche a Venezia. + +-- Al _Florian_. Dovrebbe saperlo: la _buona società_ non va altro che al +_Florian_. + +-- Ma come vuoi che sappia lui queste cose? -- saltò su a dire la Cecilia +-- se ti prende ancora un battello per una gondola! + +L'Ariberti arrossì dalla rabbia e avrebbe dato dieci lire, delle dugento +sessanta circa che gli rimanevano, per potersi sfogare tirando le +orecchie ben bene a quel monellaccio di Gegio, che, dopo la risposta +impertinente della mamma, s'era messo anche lui a dar la baia a Prandino +e non la finiva più di gridare a perdifiato: + +-- Oh bello! oh bello!.... per una gondola prende un battello!.... + +Colla stizza in corpo salì per andare nella sua camera, a prender il +cappello, i guanti e la mazzetta. Salì su su, tutte le scale, quante ce +n'erano, perchè, assicurandolo che di là potea veder la laguna, lo +avevano alloggiato proprio sotto il tetto. Quando fu di sopra, s'accorse +di non avere la chiave: scese di nuovo e la domandò ai camerieri che +incontrava nelle sale del primo piano. Ma questi che aveano ancora dei +pranzi da servire, andavano e venivano affaccendati, carichi di piatti e +di roba, mostrando chiaro che non c'era tempo da badare a lui. Prandino, +in mezzo a tutta quella gente che gli passava dinanzi senza nemmeno +salutarlo, oppure rispondendogli appena a monosillabi, provava +soggezione. Quegli abiti neri erano più puliti e più nuovi e più +eleganti del suo, capiva di non esser nulla là, per quella gente, mentre +invece a Vicenza era pur sempre _il signor conte_, e temeva che avessero +subito indovinato com'egli fosse uno di quei forestieri che ne han +pochini da spendere. + +-- Che numero ha il signore? -- gli chiese un cameriere. + +-- L'ottantasei. + +-- È di sopra la chiave dell'ottantasei? -- domandò il primo interlocutore +ad un altro che passava. + +-- No. + +-- Allora l'avrà da basso il portiere. + +-- Grazie -- e Prandino scese giù a terreno. + +-- Avete la mia chiave? + +-- Che numero? -- Il portiere era un uomo alto, colle fedine all'inglese, +l'aria grave, i modi asciutti e che ci soffriva molto a essere +scomodato. + +-- L'ottantasei. + +Il portiere non si mosse da sedere: era sdraiato sopra una poltrona, non +si levò il berretto, cerimonia che del resto non prodigava mai +agl'italiani, ma teneva in serbo per gl'inglesi, i tedeschi e gli +egiziani, e sempre senza parlare, indicò all'Ariberti l'ultima chiave +appesa all'ultimo chiodino della tavoletta. + +Prando prese la chiave, risalì su su, nella sua camera a cercarvi ciò +che voleva e poi ridiscese di corsa. Era ansante, sudato: ma gli stava a +cuore di dare una lezione a quell'animale di portiere. Però, certo, +quando avrebbe saputo con chi aveva da fare, avrebbe usato altri modi. + +-- Sapete indicarmi il palazzo Badoero? + +Il nostr'uomo si mosse dalla poltrona con visibile malcontento, e senza +alcuna fretta uscì fuori a domandare l'indirizzo richiesto, ad un +gondoliere. + +-- _Vorla una gondola, signor, andaressimo più presti_. + +-- Non ho premura. Grazie. -- Se per caso -- e Prandino si rivolse al +portiere -- se per caso venisse all'albergo il conte Badoero a cercare di +suo cugino il conte Eriprando degli Ariberti, che sono io, ditegli che +fra una mezz'ora sarò qui di ritorno. + +-- Sarà fatto, signor Conte! -- E questa volta il portiere, con grande +soddisfazione di Prandino, si toccò il berretto. + +Il nostro giovinotto, avviandosi e internandosi fra quelle _calli_ così +strette e affollate, dove la puzza d'acqua salsa, stagnante, si confonde +coll'odore di pesce fritto, non aveva altro che un solo pensiero: +trovare il modo di far patire all'Elisa un po' di quel malcontento, di +quell'inquietudine che pativa lui. + +-- Certo -- pensava -- certo stasera mi aspetterà un bel pezzo al Caffè.... +Tanto e tanto il maggiore è a Treviso e non ho paura di lui, dunque.... +che mi aspetti!... Comincierà anche lei ad essere un po' inquieta non +vedendomi capitare. D'ora in poi cambierò sistema. Già colle donne, lo +dicono tutti, bisogna farsi desiderare per essere desiderati. A buon +conto il mio cugino Badoero, molto probabilmente, uscirà con me: andremo +insieme in piazza San Marco, egli mi presenterà forse a qualche suo +amico, fors'anche a qualche bella signora, e l'Elisa, vedendomi fare il +galante colle altre, proverà alla sua volta il divertimento della +gelosia. Brutta stupida!.... + +Ma, e il suo cugino Badoero lo avrebbe accolto proprio bene? Se invece +lo trattasse, come si dice, dall'alto al basso? Se non volesse saperne +di lui? Se lo licenziasse sbrigandosene con un complimentino a fior di +labbra? + +Anche questa era una spina, e una spina che lo pungeva tanto più +profondamente, quanto più il povero Ariberti si avvicinava al palazzo +del suo illustre cugino. È vero che per nobiltà di sangue l'uno valeva +l'altro, ma fra i Badoero e gli Ariberti c'era una differenza notabile +di quattrini e, in questo mondo ladro e democratico, i quattrini sono un +gran che, anche quando non sono tutto come nella maggior parte dei casi. + +Quando tirò la maniglia del campanello la sua mano tremava ed era così +confuso che al gondoliere che gli aprì la porta domandò del padrone +dandogli del _lei!_... + +Però si riconfortò presto, chè il Conte lo ricevette subito, dopo due +minuti soli di anticamera. Badoero fu con lui di una cortesia senza +esempio. Gli fece tante di quelle espansioni, di quelle profferte, come +se fossero stati due amiconi che non si fossero veduti da anni, non già +due cugini che non s'erano veduti mai. + +Il Badoero era amabilissimo e possedeva una parlantina che non lasciava +tempo a quell'altro nemmeno di respirare, non che di ringraziarlo. E +Prandino lo guardava e sorrideva chinando il capo, tanto per rispondere +in qualche modo. Del resto non ve n'era bisogno, perchè il cugino +rispondeva da sè alle sue proprie domande. + +-- La Contessa vostra madre sta benone, già s'intende? Bravo, ne ho molto +piacere. Desidero proprio di conoscerla di persona, e lo farò, oh se lo +farò! la prima volta che passo da Vicenza per andare a Milano, mi ci +fermo tra una corsa e l'altra. Vedrete, vedrete; non vi prometto di più, +perchè voglio essere di parola, ma tra una corsa e l'altra mi ci fermo +di sicuro. Voi già siete venuto a Venezia per le bagnature? Avete fatto +benissimo: quest'anno avremo una stagione veramente eccezionale. Volete +una sigaretta?.... Vi fermerete tutto il mese, s'intende -- quantunque +non sarete qui per la cura, ma per il passatempo dei bagni. -- Bene, +bene! andremo al Lido insieme, anzi, tanto per cominciare, trovatevi +domani sul vaporetto delle tre. Non vi offro nemmeno un invito per il +_club_: d'estate non ci si va mai. Però, una sera o l'altra, se avrete +gusto di fare un _taglietto_ al _lansquenet_ od un paio di punti +all'_écarté_, vi ci condurrò. Mi rincresce, _nom de Dieu_, che oggi, +proprio oggi, ho un _rendez-vous_. Aspetto il conte Potapow, cugino +dell'aiutante generale dello Czar, col quale dobbiamo andare dalla +principessa di Lentz. Bisognerà che la conosciate la principessa: nasce +Oldenburg. Suo padre, prima di morire, è stato gran duca, e ha regnato +per otto giorni. Oh! qui a Venezia abbiamo una colonia forestiera molto +numerosa e molto scelta. Mi rincresce proprio di questo impegno +preventivo, ma come si fa? Non sono profeta, nè figlio di profeta e non +potevo certamente immaginare il bel regalo della vostra carissima +visita. Del resto già si sa bene; meglio stasera che domani. Appena +arrivato, anche voi avrete molte cose da fare e io, anzi, non voglio +essere indiscreto e non vi trattengo di più. Dunque a rivederci domani; +siamo intesi: sul vaporetto delle tre. Vi presenterò alla Principessa. A +proposito, dove siete, anzi fra noi parenti, dobbiamo trattarci col tu, +lo permetti non è vero?.... + +-- Oh! si figuri!.... + +-- .... Dove sei sbarcato? Al _Grand Hôtel_?.... + +-- No, all'_Hôtel della Gondola d'Oro_. + +-- Dicono che non ci si stia male. L'anno scorso vi tenne un +_pied-à-terre_ per qualche mese il commendatore Jamagata. È il console +della Cina e del Giappone. Te lo farò conoscere anche lui. + +Quando il conte Eriprando degli Ariberti si trovò fuori dal palazzo +Badoero era tutto beato, tutto gongolante, e fissava la gente per la +strada con una superbia da Rodomonte. + +Gli pareva d'essere diventato un altro uomo. Solamente le dugento +sessanta lire rimanevano sempre le stesse, e anzi, adesso, gli +sembravano ancora meno di prima. E fu per l'appunto questa povertà che a +poco a poco gli rase dal cuore tutta la contentezza dell'accoglienza +così festosa e del _tu_ scambiato col Badoero; _tu_ nel quale la sera +innanzi egli osava appena sperare con un sussulto d'ambizione. + +Ma tant'è, in questo mondaccio non v'è cosa bella e desiderata, che una +volta raggiunta non perda tutti i suoi fascini, tutte le sue attrattive. +Anche la promessa d'essere presentato alla principessa di Lentz, al +conte Potapow ed al commendatore Jamagata, quantunque fosse una fortuna, +nulladimeno aveva per lui il suo lato pericoloso. Con dugento sessanta +lire, come avrebbe potuto vivere per un paio di settimane in una +compagnia così illustre?.... Tanto illustre che al suo confronto, gli +sembrava rimpicciolito anche il grande Badoero, e trovava odiosamente +_borghese_ madama D'Abalà? + +E se un bel giorno, sul vaporetto delle tre, gli capitasse alle spalle +il cavalier Pinocchio e, prendendolo pel ganascino, gli discorresse ad +alta voce dell'impiego, mentr'egli, magari, si troverebbe seduto fra la +discendente del Granduca e il rappresentante dell'Impero Celeste?! E se +il cugino Badoero si fermasse proprio a Vicenza?.... A questa idea tremò +tutto dallo sgomento. Egli vedeva mamma Orsolina nella sua vesticciuola +di percallo a quadrettoni caffè, vedeva la figura magra, lunga, +allampanata della signora Luciana aprir l'uscio della cameretta che +serviva da cucina, da guardaroba e da anticamera, all'elegante +visitatore; e si sentì stringere il cuore, e desiderò d'essere +sotterrato vivo, piuttosto di assistere a quella scena. Allora ebbe +quasi vergogna di sua madre, povera vecchietta, dimenticando ch'egli, o +bene o male, si trovava a Venezia a fare il signore, perchè la mamma +aveva perduto le notti intere a lavorare per lui e un giorno aveva +rinunciato alla cena e un altro al desinare per mettergli insieme quei +pochi quattrinelli che bastavano appunto per renderlo infelice. + +Anche quel caldo, quell'afa sciroccale, contribuivano non poco alla sua +tristezza e al suo abbattimento. Nelle _calli_ strette e infocate +cominciava a farsi buio. Il cielo era grigiastro e il sole calava +imbronciato fra certi nuvolacci di piombo, che sembrava non lasciassero +correr giù nemmeno un fil d'aria. + +Prandino camminava lemme lemme, abbandonandosi come lo portavan le gambe +e la gente, fermandosi a ogni ponte a guardare svogliato da una parte e +dall'altra, ma senza intendere nulla, senza che lo commovessero, senza +che gli strappassero dal cuore nemmeno un sospiro di meraviglia, nè +quella magìa di colori e di contrasti, nè quei rii silenziosi, nè quelle +case lunghe, scure, chiuse come il mistero, dove una figura di donna che +appare a un balcone, risveglia nell'anima versi d'amore, forse da anni +dimenticati, dove una voce che si leva alta, lontana, fa pensare a un +dramma o a un delitto. + +Prandino si moveva lentamente, guardando intorno, ma senza veder nulla. +Dinanzi agli occhi egli non aveva altre immagini che l'Elisa e il +Maggiore, Badoero e mamma Orsolina, le dugentosessanta lire e il conte +Potapow. + +Ma così, dopo essersi per un bel pezzo lasciato trasportare dalla +corrente, gli sembrò, un po' alla volta, che il cielo si facesse più +chiaro, che le calli divenissero meno buie e il brulichìo della gente +più spesso e rumoroso, finchè tutto a un tratto si trovò in piazza, +sotto le _Procuratie_, proprio di fronte a san Marco. + +Ma le meraviglie che là dentro e d'intorno gli si affacciarono alla +vista, non lo commossero punto. + +Il suo spirito non era disposto per quell'incantevole spettacolo dove +l'opera di Dio si confonde con l'opera dell'uomo in un'armonia +maravigliosa di linee e di colori; dove più si ammira ciò che è +eternamente bello, la forma; dove più si sente ciò che è eternamente +grande, l'anima. + +Invece egli ne risentì come una grave malinconia, come uno sgomento +vago, indefinito. Eran le sette già sonate da un pezzo, e la piazza, +allora deserta, pareva ancora più vasta. Era rischiarata da un riflesso +bigio, squallido, e i leggii preparati per la musica, senza che avessero +intorno anima viva, e le seggiole bianche e vuote dei Caffè gli facevano +l'effetto d'altrettanti scheletrini, disposti in riga in quel vasto e +splendido cimitero. Anche l'allegria dei colombi mancava a quell'ora: +forse essi pure erano andati altrove a desinare. Soltanto qua e là sotto +le _Procuratie_ egli vedeva qualche persona che passeggiava, qualche +altra ferma, in piedi, o seduta. Di tratto in tratto, è vero, la piazza +era attraversata da una frotta di signore e di signori, dagli abiti +strani, chiari, eleganti, dai cappelli d'ogni foggia e d'ogni tinta, che +camminavan lesti, che ridevano, che parlavano tutte le lingue, a due a +tre in crocchi separati: erano forestieri che ritornavano dal Lido col +_vaporetto_, ma che sparivano, si dileguavano via com'eran venuti, in un +attimo. Una volta Prandino fu involto da una di quelle folate, e sentì +crescere l'uggia che aveva intorno, perchè nessuno badava a lui, perchè, +fra tutta quella gente, egli era un ignoto, un nulla, e, allora là, +solo, in mezzo alla piazza san Marco, soffrì di nostalgia, per la sua +cittaduzza dov'egli era pur qualche cosa, dove tutti lo conoscevano pel +_signor conte_, dove tutti sapevano che egli era l'amante della +Navaredo. + +Ma però quando passo passo, uscendo dalla severità maestosa, solenne +della piazza Grande, entrò nella _piazzetta_, allora quella gaia +giocondità di vedute e quell'aria odorosa, umida, saporita che +d'improvviso gli sbuffò frizzante sulla faccia, allora la riva, la +Giudecca, san Giorgio e le isole lontane, allora quell'acqua azzurra +come il cielo e argentina, gli fecero provare commozioni nuove, +vivissime, mentre una dolcezza profonda, una mestizia soave dagli occhi +gli scendea giù in fondo all'anima, suscitandovi un impeto generoso di +espansione, di tenerezza e d'amore. Allora la figuretta di mamma +Orsolina gli riapparì dolce, cara, affettuosa, allora ricordò tutte le +cure, tutto l'affetto della signora Luciana, e pensò come potrebbe +impiegare parte delle dugentosessanta lire per portare all'una e +all'altra un ricordo di Venezia. Ma più che non l'avesse mai amata, più +che non l'avesse adorata mai, gli ritornò l'Elisa dentro al cuore. In +quel punto sentì che i torti erano di lui, ch'egli era stato +ingiustamente geloso, ch'era stato inurbano, che l'aveva trattata male, +e affrettò con ogni desiderio il momento di trovarsi solo con lei, per +abbracciarsela stretta, per dirle che le voleva tanto e tanto bene, per +domandarle perdono di tutto, per fare la pace insieme. + +Andò all'albergo per trovarla, ma le signore non erano ancora rientrate. +Allora tornò in piazza a cercarle. Adesso s'era fatto notte, la piazza +era gremita di gente, i Caffè affollati, e la luce viva, sfacciata del +gas, la musica echeggiante, il mormorio confuso e il chiaccherìo +pettegolo della folla, il calpestìo dei piedi, il fruscìo delle vesti lo +sbalordivano, lo inebbriavano quasi. Nulladimeno, passò e ripassò da +_Florian_ due, tre, quattro volte, ma l'Elisa non c'era e nemmeno quella +uggiosa della D'Abalà, che, tant'è, avrebbe veduta volontieri, perchè, +vicino a lei, sarebbe stato sicuro di scorgere anche l'Elisa. Ritornò a +fare la piazza in su e in giù, ma ancora inutilmente. Egli era stanco: +la luce, la musica, il chiasso gli davano il mal di capo, aveva gli +occhi che gli bruciavano ed era così stanco che le gambe gli si +piegavano, e incespicava nelle ondulazioni disuguali del selciato. + +Dov'erano andate?... Dove s'erano cacciate?... Era stato un gran stupido +a non aspettarle, a non uscire con loro. Si seccava a star così solo, +senza conoscer nessuno, fra tutta quella gente. + +-- Che fossero sedute sotto i portici? + +Ancora non era abituato a chiamare _Procuratie_ quei palazzi. + +Salì i gradini, entrò sotto, camminò avanti, ma quando fu proprio +dinanzi al caffè Florian, gli pareva d'essere sul palco scenico d'un +teatro. Ebbe soggezione di tutta quella luce, sentì una vergogna strana +in mezzo a tutta quella gente. Credea che ciascuno non avesse nulla di +meglio da fare che badare a lui. Proprio sulla porta del Caffè c'era +Badoero che discorreva con un bel vecchio dal tipo aristocratico, alto, +colla barba bianca: il conte Potapow di sicuro!... Prandino arrossì, si +fece piccin piccino, voltò via la testa per non essere riconosciuto, e +fuggì lesto a nascondersi nel buio, perchè in mezzo a quello sfarzo +d'illuminazione aveva scorto che le sue scarpe dalle suole troppo +grosse, erano coperte di mota, e gli era sembrato che tutte le macchie e +le frittelle da mamma Orsolina levate in quei due anni dal suo abito +nero, saltassero fuori di nuovo, pettegole, impertinenti, per deriderlo +e perchè fosse deriso. + +Respirò più sollevato quando si trovò lontano dalla piazza e si avviò +subito verso l'albergo della Gondola d'oro. + +-- È ritornata la Contessa? -- chiese al portiere. + +-- Il numero? -- rispose questi che, come al solito, non buttava via le +parole. + +-- Numero quaranta. + +Il portiere guardò la tavoletta delle chiavi. + +-- Il numero quaranta è in casa. + +Ciò detto, si voltò nella sua poltrona e cominciò a leggere la _Gazzetta +di Venezia_, con molta attenzione. + +Prandino, questa volta, non badò più che tanto alla boria del portiere, +ma fece gli scalini a due a due e si fermò, ansante per la corsa e un +po' tremante per l'emozione, a battere al numero quaranta. + +-- Chi è? -- domanda l'Elisa di dentro. + +-- Son io. + +-- Avanti. + +L'Elisa era occupata nell'accomodare la sua roba dentro al cassettone. + +-- Dove vi siete nascoste? V'ho aspettato fino adesso, girando su e giù +per la piazza come un matto. Sono stanco morto. + +E Prandino si lasciò cadere sopra una sedia facendosi vento col +cappello, che là dentro, in quella cameretta bassa, angusta, si +soffocava dal caldo. + +-- Cecilia, dopo pranzo, si sentì male e non ebbe più voglia di vestirsi. + +-- Però siete uscite tutt'e due. + +-- Sì, ma per poco. Abbiamo fatto una corsa fino in _Merceria_ per +comperare i nostri _costumi_ da bagno; e poi, siccome ci sentivamo +stanche, siamo ritornate subito all'albergo. + +-- Io sono stato da Badoero, e sono giunto in tempo per trovarlo in casa. +M'ha fatta un'accoglienza festosa, affettuosissima, povero Badoero. +Voleva anzi che stasera si uscisse insieme per presentarmi alla +principessa di Lentz, una gran signora: suo padre è stato un duca +regnante. -- Non _ti_ lascio più. Voglio che facciamo vita comune. -- Ma +io ho risposto subito che per questa sera mi doveva scusare. -- Sai, -- +gli ho detto, -- sono appena arrivato. Ho tante cose da fare!... -- Così, +a fatica, me ne sono liberato per venire al _Florian_, ma tu non +c'eri!... Abbiamo fissato di ritrovarci domani, sul vaporetto delle tre. +Te lo presenterò. Vedrai, è un giovinotto molto simpatico. + +L'Elisa lo lasciava dire e stava zitta, intenta alle sue faccenduole, +senza badargli. + +-- A Venezia fa più caldo che a Vicenza, -- riprese l'altro, dopo un po' +che durava quella scena muta. -- C'è un soffoco opprimente che dà alle +gambe. Quando sono uscito, pareva che volesse piovere da un momento +all'altro. Adesso invece s'è rimesso al bello, e c'è un sereno, di +fuori, che invoglia ad andare a fare una _sgondolata_. + +Prandino tentava tutti i mezzi per intavolare la conversazione; ma +faceva fiasco. Allora, tanto per farla parlare, le si rivolse +direttamente e: -- la Cecilia, è andata a letto? -- le domandò. + +-- Sì, poco fa. Anche Gegio cascava dal sonno. + +-- Sua madre dà troppo da mangiare a quel ragazzo. E... tu.... + +-- Io? + +-- Sì, che cosa conti di fare? + +-- Metto a posto questa roba, poi finirò coll'andarmene a letto anch'io. + +Prandino, a questo punto, si alzò, guardò l'uscio colla coda +dell'occhio, se era ben chiuso, poi si avvicinò all'Elisa e cominciò per +abbracciarla. + +-- Stia fermo. + +-- Sei in collera? + +-- Mi lasci stare, la prego: non mi secchi. + +-- Ma che cos'hai? + +-- Ho, e te lo dico chiaro e tondo, ho che se non moderi il tuo +_temperamento_, è meglio che tu vada per la tua strada. + +-- Che cosa ho fatto poi, alla fine.... + +-- Tu mi tratti, come non sono mai stata trattata da nessuno. Sei geloso +di tutto, d'una parola, d'una mosca che vola.... + +-- Il Maggiore mi pare che sia tutt'altro che una mosca. + +-- Torni daccapo? + +-- Ma non vedi che scherzo? + +-- Sì, ma son seccata d'esser sempre _taquinée_ anche ne' tuoi scherzi. + +-- Se sono geloso, è perchè ti voglio molto bene. + +-- Oh Dio, quasi quasi, sarebbe il caso di dire un po' meno d'amore e un +po' più di creanza! Lo sai bene che non sono uscita ieri di collegio, e +che non posso fare sgarbi a tutti per la tranquillità del tuo cuore. + +-- No.... ma.... + +-- Che cosa, ma? + +-- Spiegami un po' tutti quei sorrisi, quei sottintesi, quelle mezze +parole colla Cecilia? + +-- Si rideva di te, del tuo muso, delle tue lune, delle tue gelosie, dei +tuoi sospetti; ecco di che si rideva, se lo vuoi proprio sapere. + +Prandino, anche questa volta, credette all'Elisa ciecamente e, al +solito, fu beato e contento. L'Elisa, sentendosi forse rimordere la +coscienza per qualche marachella che avesse anche lei da farsi +perdonare, quella sera non stette molto sul tirato, e però fecero presto +la pace, e in modo tale che dopo si vollero più bene di prima. + +Prandino, sempre insistente e ostinato nelle sue idee, tornò da capo con +la sua _sgondolata_; e la Elisa adesso accettò senza farsi molto +pregare. + +Appena fuori dell'albergo ed entrati in gondola, cominciarono tutti e +due a respirare un po' meglio. + +La gondola, dapprima, si avviò lenta, leggera, dondolante, per quei rii +foschi, silenziosi, dove la tenebra fitta era spezzata sfacciatamente +dai fanali a gas, che, colla loro tozza modernità, stonavano sugli +angoli delle muraglie così artisticamente tetre, o meglio era interrotta +qua e là dai riflessi di luce rossastra che si spandevano dalle +finestre, illuminando, fra le ombre, qualche tratto di architettura +gotica o bizantina le cui linee fantastiche ridestavano nello spirito +mille storie lontane di vendette, di sangue e di amori infelici. + +Poi sempre lenta, sempre leggera, sempre dondolante, la gondola passando +pel rio così solennemente triste del _Ponte dei sospiri_, uscì fuori, +all'aperto. Allora la piazzetta del Palazzo ducale apparì d'improvviso +come una scena da teatro, col suo sfoggio di smaglianti colori, col +frastuono delle sue voci confuse interrompendo il melanconico +raccoglimento dei nostri innamorati, che tornarono a sentirsi a miglior +agio, quando allontanandosi dalla riva di nuovo rientrarono nelle +tenebre per uscir fuori ancora in mezzo ad una luce più tranquilla, in +una calma perfetta, nella queta laguna di San Giorgio. + +Giunti là, Prandino si pose a sedere sul _trasto_ guardandosi attorno +cogli occhi meravigliati e l'Elisa sospirò con un sospiro che le veniva +proprio dal cuore. + +Vi era diffusa una luce pallida pallida, l'acqua era immobile, il cielo +chiarissimo, leggero e vaporoso, da sembrare un immenso velo trapunto di +stelle. + +Il silenzio era così vasto che pareva avesse preso il suo regno in +quella solitudine incantata; eppure da tutta quella pace, usciva quella +melodia che consola, che accarezza lo spirito: era il bello, era la +musica dell'occhio, che scende già a farsi sentire nell'anima: melodia +arcana, dolcissima che il tonfo del remo accompagna come un ritornello +misurato, sollevando ad ogni battuta scintille fosforescenti, mentre la +luna alta, bianca, serena, par fremere anch'essa rifrangendo i suoi +raggi tremolanti nel cristallo delle acque. + +-- Com'è bello! -- esclamò l'Elisa. + +L'Ariberti non rispose nulla: ma quella voce e quelle parole allora lo +urtarono e lo infastidirono. + +-- Mi vuoi bene? + +-- Sì. + +-- Dammi un bacio, bambino. + +Il giovinotto si volse indietro a guardare, e poi fe' cenno alla donna +che sarebbero stati veduti dal gondoliere. Ma tutto ciò fu un pretesto; +egli allora non si sentiva la volontà, il desiderio di darle un bacio. +In quel punto non sentiva di amarla. L'Elisa, quasi quasi gli era +indifferente e, peggio, quasi quasi gli spiaceva. Mai come in quella +sera e in quel momento egli aveva sentito l'amore, ma non era l'amore +che gli poteva dare la donna viva e sensuale. + +Egli si sentiva commosso da un sentimento vago, etereo come quel cielo +vaporoso, casto come il cristallo di quell'acqua intatta. Era un amore +che gli entrava nell'anima per la prima volta colle prime impressioni +subite in quel luogo d'incanto, e così nuovo per lui: però era infinito +come l'idea e usciva dalle ristrettezze della materia per diffondersi +nella vastità del pensiero. + +L'Elisa aveva perduti tutti i suoi fascini, tutte le sue seduzioni. +Nessuna donna di questo mondo egli avrebbe sentito in quel punto di +poter amare, nessuna donna fino allora conosciuta poteva prestare le +sembianze all'ideale della sua mente. Soltanto là, in alto, in alto, nel +fondo di quel cielo leggero come il fiato di una fanciulla, egli +intravedeva una forma vaga, diafana, indistinta che non avea mai veduta +e che non avrebbe veduta mai: che si avvicinava a poco a poco al suo +pensiero, per scomparire a poco a poco simile a sognato fantasma che +fugge via dissipandosi coi primi bagliori dell'alba. + +-- Vuoi che torniamo, bambino?... -- gli disse l'Elisa alla fine, +stringendosi attorno lo scialle con un brivido di freddo. + +Il gondoliere voltò la barca, tornò indietro, e poi venne giù verso il +_Canal Grande_. + +Appunto perchè quelle impressioni erano state così forti e improvvise, +appunto perciò, si dissiparono subito, appena finito l'incanto che le +avea suscitate. Invece lo spettacolo nuovo che gli si preparava e che +contrastava singolarmente col primo, ne produsse in Prandino altre del +tutto diverse da quelle, ma non meno vive e sentite. + +Dopo tanta luce, adesso la gondola, sempre lenta, sempre leggera e +dondolante, si sprofondava nelle ombre misteriose del _Canal Grande_. + +A mano a mano che s'inoltrava, la Venezia dei Dogi e delle feste, della +voluttà e dei piaceri, del Messer Grande e delle cortigiane, si faceva +strada non più nell'anima, ma nei sensi di Ariberti. Allora Otello e +Desdemona, Bianca Cappello e la Faliero, Alfredo de Musset e la Sand, +Byron e la Guiccioli, la leggenda e la storia dei vecchi palagi +ingigantiti dalle tenebre gli risollevarono nella mente la memoria di +quegli amori, gli riaccesero nel sangue il calore di quelle passioni: +non era più una forma vaga, indistinta, lontana, che rischiarava adesso +il pensiero dell'Ariberti, ma su quelle acque cupe come l'abisso egli +sentiva correre aliti di sensualità acuti, penetranti, e vinto dalle +nuove seduzioni tornò lui questa volta a piegarsi sul _trasto_ e chiese +un bacio all'Elisa che non gli venne negato. + +-- _Ahoé!_ -- gridò il gondoliere che piegava per entrare in un rio. + +-- _Stalì! Ahoé!_ -- rispose vicina un'altra voce, e una gondola a due +remi, nella quale si distinse appena un'immagine bianca di donna, che +sorrideva mollemente sdraiata ad una figura bruna di giovanotto, uscì +velocemente perdendosi nelle tenebre lungo il canale: era un'altra +strofa, che si dileguava nell'ombre, di quel poema eterno dell'umanità +che a Venezia ha il suo canto più vario e più appassionato. + + + + +CAPITOLO VIII. + + +Il giorno dopo faceva un tempaccio indiavolato. Era una burrasca di +mare: pioveva a dirotto e soffiava un vento freddo giù per le _calli_, +che sbatteva gli ombrelli contro le mostre delle botteghe e agitava +l'acqua verde dei _rii_. Nessuno, tranne qualche matto d'inglese o di +tedesco, si sarebbe sognato d'andare al Lido. + +L'Elisa, un po' stanca dal viaggio e dalla notte che aveva passata in +gondola, rimase a letto fin tardi, indugiò ad abbigliarsi e fu visibile +soltanto all'ora del pranzo, chè, in _negligé_, non si lasciava mai +veder da nessuno; e si capisce!... + +La Contessina invece, dovendo restar chiusa in albergo, approfittò del +suo tempo per disfare le valigie e regolare i conti con Prandino, al +quale non parve vero di entrar quasi nel suo, quantunque, per dire la +verità, non ci fosse pericoli. + +Colla sua solita pazienza e timida rassegnazione, si digerì poi una +solenne lavata di capo dalla Cecilia a proposito della mancia ch'egli +aveva creduto di mettere in mano, senza prima parlare con lei, all'uomo +del battello: questi, alla fine, li aveva canzonati per buscarsi lui +quella _corsa_ dalla stazione all'albergo, e non meritava certo che i +gonzi lo regalassero anche per soprammercato!... + +Prandino del resto lo sapeva già, che non l'avrebbe passata liscia senza +pigliarsi un rabbuffo! Che!... Quando doveva metter mano alla borsa, non +c'era versi, madama D'Abalà diventava rabbiosa, bisbetica, +insopportabile; e allora gli occhietti guardavan losco e si faceva in +faccia tutta rossa, e non le rimaneva di bianco altro che la punta +sottile del suo naso minuto. + +-- No, no, -- borbottava contando i biglietti la terza volta, e osservando +i più sucidi contro la finestra per paura che fossero doppi; -- no, no; +un'altra volta non mi muovo più, se non ho mio marito, che dei ragazzi +da condurre a spasso me ne basta uno: Gegio, e spesso e volentieri, +potendolo, farei anche senza di lui!... Una volta, vedete, a Firenze, +perchè un vetturino pretendeva più della tariffa, mio marito, senza fare +nè ai nè bai, lo prese per un orecchio e lo consegnò lui stesso ad una +guardia di città!... + +-- Queste bravate di tuo marito le puoi contare al primo che passa, ma +non a me che lo conosco, -- pensava Prandino. Però non rispose nulla, +anzi rimase colla testa bassa, come fosse mortificato davvero per quel +confronto. + +Fatte le valigie, fatti i conti, la Cecilia per non istare in ozio, +cominciò a sentirsi male, a bere delle tazze di brodo col limone, e a +sorseggiare dell'_acqua di tutto cedro_, fino all'ora di pranzo, dove +mangiò per due, com'era naturale. L'Elisa più tardi volle scrivere delle +lettere, e il direttore dell'albergo _fece salire_ al numero quaranta +della carta colla marca della casa in oro, e mandò alla Contessa tutti i +giornali illustrati della _Salle de lecture_. + +In quanto a Prandino, egli cominciò a metter muso; l'Elisa non si faceva +vedere; e lui ogni momento scendeva giù dal portiere a domandare se non +c'era stato nessuno a cercarlo; tanto che il portiere, seccato, gli +rispose brusco, che, se capitassero persone pel signor Conte, lo farebbe +avvisato, perchè egli stava alla porta appunto per ciò!.... + +Prandino sperava in una visita di Badoero: questa forse avrebbe fatto +uscire l'Elisa dalla sua camera, e forse, chissà, gli avrebbe dato un +po' d'importanza anche presso quella rusticona della Cecilia. Ma +Badoero, contro tutte le espansioni della sera innanzi, non si lasciò +vedere. Allora Prandino, per isvagarsi, dovette condur Gegio in piazza +san Marco a gettare il becchime ai colombi che, fortunatamente colla +loro piacevole dimestichezza, fecero scordare a Gegio l'idea fissa che +aveva in testa dalla mattina di prendere una gramolata da _Florian_, +tanto che appena messo il naso fuori dell'albergo aveva cominciato +subito a brontolare che aveva sete. + +Tutto sommato però, quella mezza giornata, non fu proprio cattiva per +l'Ariberti. Quando tornò all'albergo, si sentì dire che il numero +quaranta lo cercava: figurarsi! Mandò Gegio in fretta dalla mamma, +promettendogli che il giorno dopo sarebbero andati in piazza a pigliare +i colombi colla rete, e in due salti corse dall'Elisa. + +-- Si può? + +-- Avanti! + +Nella cameretta buia, le tendine erano calate e le persiane chiuse, si +respirava un profumo di _vinaigres_ e di _violettes_, che ad altri +avrebbe forse dato il mal di capo; ma a Prandino invece ricreava e +irritava i sensi: era l'odore particolare della sua donna. + +L'Elisa gli venne incontro mostrandoglisi a poco a poco nell'oscurità, +ancora più bionda, ancora più bianca e ancora più bella del solito. Si +movea lentamente con un languore pieno di sentimento, con una stanchezza +piena di fascino e cogli occhi, ch'ella s'era fatti ancora più profondi +col _keul_, così che dal suo volto e da tutta la sua persona apparivano +a Prandino le tracce, a lui tanto care, della notte che aveano passata +in gondola, soli, soletti. + +-- Che vuoi, cara? + +Nella camera si sentiva la respirazione grave, affannosa del giovinotto. + +-- Nulla. Voleva darti un bacio prima di scendere. + +Prandino, tremante di voluttà, voleva stringerla, baciarla, morderla, +fors'anco: ma lei no; gli si oppose, e lo staccò da sè risolutamente. + +-- Andiamo; basta; sta quieto, bambino. È ora d'andare a pranzo. + +E visto che l'altro stava fermo, intimidito, gli si appoggiò al braccio, +gli sorrise di nuovo col suo languore di donna stanca, affranta, e +scesero insieme, ninnolandosi un po' lungo le scale, nella _salle à +manger_. + +Ma, proprio, la fortuna di noi miseri mortali pende da un filo +invisibile come la famosa spada di Damocle: quando pareva che tutto +andasse a seconda all'Ariberti, che tutto lo accarezzasse, anche i +piedini di Elisa, mancò poco ch'egli non si strozzasse con una lisca di +pesce. + +Il direttore dell'albergo, ch'era come sempre tutto daddoli per la +Contessa del numero quaranta, fino a degnarsi di servirla lui e di +domandarle ogni tanto se la portata non le piaceva, o se desiderava che +le fosse cambiata, era entrato in sala con un piego sopra un vassoio +d'argento. + +-- Un telegramma per la signora Contessa! -- e glielo porse inchinandosi +graziosamente. + +L'Elisa lo ringraziò piegando il capo e girando gli occhi, ma poi, +appena aperto il telegramma, arrossì, sorrise, parve confondersi, e lo +passò in fretta alla Cecilia. + +-- È del Maggiore -- pensò subito Prandino fra sè e sè, e fu proprio +quello il momento, che la lisca gli andò a traverso. + +La Cecilia guardò sua madre, aggrottando le ciglia per capir qualche +cosa, ma senza parlare. Elisa le strizzò l'occhio, poi: + +-- È di tuo marito -- le disse continuando a sorridere, tutta rossa in +viso a dispetto della cipria. -- Vuol sapere se abbiamo fatto buon +viaggio. + +Prandino rialzò il capo respirando, chè la lisca, a quelle parole, trovò +la sua strada diritta, e il buon ragazzo, tutto consolato, non si adirò +nemmeno contro Gegio, che, con una pallottola di pane, era riescito a +colpirlo proprio in un occhio!... + +Povero Prandino!... Meglio per lui, del resto, ma ad ogni modo era un +osservatore assai superficiale. Se no, come avrebbe potuto credere che +la Cecilia così taccagna, non uscisse in una sfuriata contro l'onorevole +sotto prefetto, quando davvero egli avesse spesa una lira per avere le +notizie, mentre se ne poteva levare il gusto qualche ora più tardi, con +una cartolina da due soldi?... + +Il giorno dopo Badoero passò apposta dalla _Gondola d'oro_ e lasciò +detto al portiere che avvertissero il conte degli Ariberti di non +mancare al vaporetto delle tre. + +L'Ariberti alle due e cinquanta era già sul ponte coll'Elisa, Gegio e la +Cecilia che teneva in mano un cuscino di tela greggia con in mezzo lo +stemma in rosso e la corona dei Navaredo, perchè, nel suo stato, +soffriva a sedersi sulle panchette dure di legno. + +Badoero non si fece aspettare: vestito come un cuoco, tutto di bianco, +profumato, unguentato, impomatato, entrò sul vaporetto lentamente e +leggermente, dondolandosi sulle gambette lunghe e molli e passando dal +montatoio sul ponte con un salterello da cavallerizzo. Appena scorse +Prandino, lo salutò con un cenno lieve del capo e poi gli si avvicinò +nella corsia, dritto, impalato, guardandosi attorno con occhiatacce +assassine e dispensando saluti, sorrisi e scappellate fra le bagnanti +che già si accalcavano sul vaporetto e lo riempivano di risa, di +chiacchiere e di colori. + +Prandino gli venne incontro e lo raggiunse a mezza strada. + +-- _Ciao_. + +-- _Ciao_, mio caro! + +-- Se lo permetti, -- e Prandino gli parlò all'orecchio stringendogli un +braccio colla mano, -- ti presento alla contessa Navaredo, di Vicenza, e +a sua figlia, la contessina d'Abalà. + +Badoero, che in tutte quelle bagnanti cercava invano una mima del teatro +del Lido, per la quale sentiva del tenero assai, continuò a guardarsi +d'attorno, ma rispose un _ooh!_ lungo, eloquentissimo, accompagnandolo +con un inchino e mosse dietro ad Ariberti, che camminava male fra tutta +quella gente stipata, dispensando altrettanti _pardon!_ quante erano le +punte dei piedi che incontrava colle sue. + +-- Contessa, Contessina: il conte Badoero, mio cugino. + +Questa volta furono le due signore che mormorarono un _ooh!_ molto più +debole però e molto più corto, chinando il capo leggermente. L'Elisa +arrossì: già, alla sua età, aveva imparato ad arrossir sempre, quando +credeva che le stesse bene. + +-- È la prima volta quest'anno che vengono al Lido? Già, già, +sicuramente, perchè Ariberti m'ha detto che sono arrivate appunto +l'altro giorno. Venezia però la conoscono? Non si domanda nemmeno, +diamine! da Vicenza a Venezia è la corsa di un paio d'ore. Che tempaccio +ieri! Loro signore non avranno preso il bagno, mi figuro?... Sfido io! +chi doveva arrischiarsi, ieri, d'andare al Lido? Non ci fu altri che +quel matto di Roders, un americano, un mio amico, che ha fatta la +traversata in _sandolo_. + +-- Quanta gente che continua a salire! -- esclamò la Cecilia accomodandosi +sul cuscino e stringendosi vicino all'Elisa. -- Vorrà dire però che +quando saremo stipati come le acciughe chi sarà capitato tardi se ne +ritornerà indietro. + +-- O aspetterà un altro vaporetto. Già, partono ogni venti minuti. + +-- Oh mio Dio, mio Dio! che puzzo di carbone! Che, che! io non ci posso +resistere, non voglio già beccarmi il dolor di testa per nessuno, io! -- +esclamò la Cecilia quando proprio il vaporetto era pieno. + +Non c'era verso, dovettero passare dall'altra parte, urtando e pigiando +quella folla, la Cecilia facendosi da guardinfante colle due mani e +fissando la gente, che stentava un po' a muoversi, cogli occhietti +loschi dalla bile. + +Elisa le teneva dietro con aria distratta, forse per fare impressione a +Badoero, il quale allungava sempre il collo cercando la mima che non +trovava mai. Il conte degli Ariberti veniva l'ultimo, tutto rosso dalla +vergogna, strascinandosi Gegio con una mano e coll'altra tenendosi +stretto sotto il braccio il cuscino stemmato. + +-- Oh, finalmente! -- esclamò la Cecilia, quando si fu di nuovo adagiata. +-- È innegabile che una volta, da _Rima_, i bagni erano più comodi. Oh, +sì davvero! E poi si faceva più presto e si spendeva meno. + +-- Oggi, sa, Contessa, c'è folla perchè è domenica. + +-- Anche qui come a Vicenza? -- esclamò Prandino: -- la domenica non si può +andare in nessun luogo. + +-- Sicuro: tutto il mondo è paese. Per questo appunto le _nostre signore_ +non vengono mai al Lido la domenica. + +-- No? + +-- No. C'è troppa gente. Ma vedranno domani; ce ne sarà meno assai e poi +troveranno una _società_ molto più _distinta!_ + +-- È vero che al Lido ci sono le carrozze e i cavalli? -- saltò su Gegio a +domandare tutto a un tratto, tirando la giacca a Badoero. + +-- Sì, carino. C'è il _tramvai_. + +-- Mamma, andiamo in _tramvai_? Io voglio andare in _tramvai_! + +-- Sì, sì: chetati, carino, si va in _tramvai_, fino allo stabilimento. È +suo figlio? -- chiese poi a Cecilia. + +-- Mio figlio. Andiamo, Gegio, da bravo, sta su dritto e saluta il signor +Conte. + +Gegio si strinse nelle spalle, e si voltò divertendosi a sputare +nell'acqua. + +-- Carino proprio davvero; e quanti anni ha?... + +-- Tre anni, -- rispose l'Elisa. + +-- Per bacco, è molto sviluppato! + +-- La _mamma grande_ dice sempre che ho tre anni! -- esclamò Gegio, +voltandosi verso Badoero, e dando un urtone a un tedesco. -- Anche l'anno +passato a Lonigo io avevo tre anni!... + +-- Finiscila, stupido! -- e la Cecilia gli diede un pizzicotto così forte +in un orecchio che Gegio diventò rosso dalla rabbia e dal dolore e colla +manina chiusa allungò un pugno a sua madre. Fra madre e figlio, +naturalmente, stava per succedere una tragedia, quando Badoero, tanto +per volgere altrove l'attenzione, esclamò ridendo, chè proprio non +poteva più contenersi: + +-- Oh, ecco Potapow e Jamagata che arrivano gli ultimi; ah, ah, ah! se +non fanno presto restano proprio con un palmo di naso. + +Ma Potapow e Jamagata si misero a correre e così arrivarono a tempo per +imbarcarsi. Potapow era un vecchietto rubizzo, vegeto piuttosto grasso, +e nel vestito era sudicino, anzichenò. Aveva la barba intera d'un grigio +giallognolo: parlava sempre, toccava tutto e non istava mai fermo. +Invece, il commendatore Jamagata, lucente nell'abito nero, di una +pulitezza squisita e di una eleganza severissima, alto, dritto, +composto, nel suo genere giapponese era un uomo bellissimo. +Naturalmente, s'era tagliato la coda, ma in compenso si era fatto +crescere i baffi; cioè, intendiamoci, non aveva da coltivare che sette +peli alla destra e cinque alla sinistra del naso. + +Il russo ed il giapponese si vedevano sempre insieme: ma nulladimeno si +detestavano cordialmente. Fra loro due c'era dell'astio, dell'invidia e +della rivalità. Dicevano corna l'uno dell'altro, si contraddicevano, +garrivano spesso, giocandosi dei tiri, facendosi dei dispettucci e a +volte scambiandosi anche qualche impertinenza. Il russo era allegro e +chiassoso, il giapponese grave e malinconico, il primo assolutista e +avaro, il secondo splendido e liberale, l'uno materialista e scettico, +l'altro sentimentale e credente, quello licenziosetto e spregiudicato, +questo casto e tenero di cuore. + +Mentre il vaporetto dal guscio giallo scendeva giù velocemente solcando +l'acqua cristallina della laguna, con la tolda così tutta coperta dai +vivaci colori delle vesti, dei capelli, degli ombrellini verdi, rossi, +bianchi da sembrare un gran cesto carico di fiori, successe la +presentazione del Conte e del Commendatore alle contesse Navaredo e al +conte Eriprando degli Ariberti. Il giapponese si sedette vicino +all'Elisa, il russo rimase in piedi dinanzi a Cecilia. Jamagata parlò +colla Contessa delle melanconiche idealità di Venezia; Potapow consigliò +Cecilia a prendere un libretto d'abbonamento pei bagni del Lido, +avvertendola poi di confrontare attentamente le serie delle contromarche +perchè alle volte erano sbagliate. + +Solamente il conte Eriprando era un po' messo da parte e ciò perchè egli +non godeva di troppa dimestichezza colla lingua francese. Una volta, +vedendo ch'egli stava là tutto muto, accarezzandosi i baffi e ridendo +quando ridevano gli altri, -- _Parlez-vous français, monsieur le comte?_ +-- gli chiese Potapow. + +-- _Oh, très peu!_... -- rispose Prandino colle labbra strette, e poi +tacque arrossendo, perchè dubitò di aver detto uno strafalcione; e tanto +per fare un po' il disinvolto, voleva che Gegio ammirasse le isolette +dei _Frari_ e di _Sant'Elena_. Ma Gegio nemmeno gli badava: il ragazzo +fissava Jamagata cogli occhi sbarrati, mangiandosi le unghie. + +Prandino cominciava a essere un po' seccato. Quel parlar francese lo +infastidiva: egli aveva creduto di venire a Venezia a far la prima +figura vicino alla contessa Navaredo e adesso invece gli toccava +l'ultima parte. + +E già non ne poteva proprio più, quando il vaporetto rallentava la +corsa, e poco dopo si fermava all'approdo. Furono aperti gli sportelli, +furon gettati i montatoi, e la gente cominciò a scendere. Allora +Prandino lavorò tanto bene coi gomiti che riuscì in breve a ficcarsi +proprio dietro all'Elisa, e quando ella discese, lui, risoluto, con una +mano appoggiata allo sportello, cacciò fuori la gamba sul montatoio, e +le rimase vicino, impedendo il passo a Jamagata. + +Intanto la gente prendeva d'assalto i _tramways_, che, appena carichi, +correvano via di trotto, l'uno dopo l'altro. + +Jamagata e Potapow, pratici del luogo, non si perdettero in complimenti: +il commendatore saltò sul _tramway_ e con tutte due le mani aiutò la +Cecilia. Questa vi salì spinta per di dietro da Potapow, che si volse +poi a tirar su anche l'Elisa. Prandino, nuovo in quelle confusioni, e +non abituato a fare l'inglese, s'intimidisce, non ha coraggio di passar +davanti alle signore, e il _tramway_ si riempie: corre in su e in giù, +inquieto, affannato per trovarsi un posto purchessia, ma intanto che +cerca, il _tramway_ si mette in movimento e parte lasciandolo lì con un +palmo di naso e con Gegio fra le gambe, il quale, vedendo la mamma +allontanarsi, comincia a piangere e finisce a strillare. + +L'Ariberti si guarda attorno, smarrito, mortificato: chiama Badoero: ma +il Badoero s'era dileguato anche lui. Lì, poco discosto, c'era un altro +_tramway_, mezzo vuoto, che si disponeva a partire. Prandino, +trascinando Gegio, si mette a correre, e vi salta dentro che già si +muove. + +-- Parte per il Lido? -- domanda trafelato al conduttore. + +-- No, per Venezia! -- rispose questo ridendo e schioccando la frusta +sulla groppa dei cavalli. + +-- Se avessero osato di rispondere così a mio marito, guai! -- esclamò più +tardi la Cecilia, dopo che Prandino le ebbe contata quella canzonatura, +-- guai!... egli avrebbe buttato quel villano giù dal carrozzone. È vero +però che mio marito non avrebbe certo fatta una domanda così sciocca: -- +soggiunse poi in via di conclusione, per paura che l'Ariberti le potesse +rimaner in credito di una gentilezza. + +Quando egli giunse allo _stabilimento_ e attraversò la sala del _Caffè +ristorante_, scura e bassa pari a quella di una nave, come si affacciò +ad una delle uscite che mettevano sulla terrazza, si fermò là su due +piedi. + +Il mare tranquillo, in calma, lo accecava col riflesso di un azzurro +largo, ampio, infinito, più del barbaglio del sole che saettava i suoi +raggi sulle onde calde, con striscie gialle, mobili, scintillanti. A +quell'ora sul mare non si vedeva una vela, nel cielo non correva una +nube, non appariva neppure nella sconfinata immensità d'acqua, di cielo +e di luce, l'ala bianca e rapida dell'alcione. + +L'Ariberti, respirando con voluttà l'aria frizzante, si mosse, si avanzò +verso il lungo parapetto della terrazza; ma allora l'andirivieni +affollato, rumoroso dei forestieri ai bagni e dei veneziani a spasso, lo +tolse dalla sua estatica contemplazione, e quel frastuono babelico, quel +viavai delle fogge più strane, quel pettegolezzo di colori, lo attrasse +ammirato, come prima lo aveva reso attonito il grandioso spettacolo del +mare, e ciò mentre l'acqua ch'egli udiva rompersi e scorrere sotto il +tavolato della terrazza lo impressionava così, da fargli muover le gambe +con un certo sospetto. Quelle donne belle, eleganti, disinvolte che gli +passavano vicino, lo facevano arrossire senza ch'egli ne sapesse la +ragione. Certo, egli le trovava tutte più belle dell'Elisa, e pensando a +lei adesso, si sentiva come un po' mortificato. Quelle vesti così nuove, +quei cappelli così arditi, che parevano panierini ricolmi di fiori o di +frutta, o ricchi nodi svolazzanti di nastri e di trine, quel lusso, +quella sensualità, gli misero addosso un'invidia indefinibile, un'ansia +infinita di desideri che sentiva confusamente nel cervello, nel cuore, +nel sangue, ma che non avrebbe saputo esprimere; una smania d'essere pur +qualche cosa, in quel mondo a lui così straniero, di attirare sopra di +sè l'attenzione di tutta quella gente che non si curava de' fatti suoi, +che non lo guardava, che nemmeno sapeva chi egli fosse di nome. Si +avvicinò al parapetto; giù, nell'acqua, c'era una compagnia di +giovinotti con maglia a righe, come quelle dei _clowns_, che offrivano +un piacevole spettacolo di scambietti, di salti, di capriole, alle +signore che li stavano a guardare dall'alto. Prandino pensò allora di +saltar giù, in quella folla, per superare tutti quei nuotatori, per +farsi ammirare!... Ma poi guardandosi attorno, stanco, intristito, e +vedendosi così solo, mentre molte coppie di donnine e di giovinotti, +passeggiando in su e in giù, combinavano insieme l'amore e la +_reazione_, tornò a pensare all'Elisa con un impeto prepotente di +affetto, e insieme con un gran desiderio d'aver anche lui la sua amante +da sfoggiare, e però ricominciò a trovarla bella, a sentirsela cara e a +volerle bene. + +Fu il Badoero che lo fece tornare in sè, dandogli un pizzicotto. + +-- Oh, _ciao_, Badoero!... E la Contessa, dov'è andata? + +-- Dall'altra parte; a spogliarsi per fare il bagno. + +-- Io voglio andare a fare il bagno colla mamma grande! -- piagnuccolò +Gegio appena udì quelle parole. + +-- Appunto; la contessa Cecilia, -- (le conoscenze nuove, si sa bene, +chiamavano contessa anche lei), -- la contessa Cecilia cercava il +bambino, ed era irritata contro di te, perchè diceva che ti perdi +d'animo per un nonnulla. + +-- E adesso, che cosa si fa? + +-- Condurremo il ragazzo da sua madre e poi andremo a fare il bagno anche +noi. Non ti pare? + +-- Sicuro, perdina! non vedo il momento di rinfrescarmi. + +Il Badoero, tutto consolato perchè finalmente aveva sbirciata l'Emma, la +sua mima, giù in mare, che prendeva atteggiamenti plastici a fior +d'acqua, circondata da tre o quattro adoratori, prese lui Gegio per mano +e lo condusse nel compartimento riservato alle donne, raccomandando alla +bagnaiuola che lo facesse entrare nel camerino delle contesse Navaredo. +Poi raggiunse l'Ariberti sulla terrazza donde uscirono tutti e due di +nuovo, per andare a bagnarsi. + +-- Sai, -- diceva il Badoero a Prandino, parlando a voce alta, mentre si +spogliavano in due camerini attigui, -- se stasera, sul tardi, ti vedo al +_Florian_, ti presento alla principessa di Lentz e poi andremo da +_Bauer_ a cenare. + +-- Grazie, -- rispondeva l'altro dall'altra parte. + +-- Se vuoi ti condurrò anche al _club_. + +-- Grazie. + +-- Già non ti abbisognerà nulla; ma, si sa bene, in ogni occorrenza devi +far capitale di me. + +-- Grazie. + +-- Me ne avrei a male, se non fosse così. + +Uscirono presto, quasi nello stesso punto. Il cugino scese il primo +dalla scaletta; l'altro gli tenne dietro. + +L'acqua era bassa, non arrivava a toccar loro le ginocchia. + +-- Sei nuotatore, non è vero? + +-- Figurati: nuotatore d'acqua dolce!... + +-- Tanto meglio, così andremo al largo. + +-- Sicuro. + +-- Passeremo dall'altra parte, dove ci sono le signore. + +-- Ma, non è proibito? + +-- Che! È proibito avvicinarsi alle signore dentro allo steccato: ma +fuori non c'è nessuno che possa trovar nulla da ridire. + +-- Tanto meglio! + +Camminando nell'acqua, si lasciarono dietro la folla dei nuotatori +inesperti che facevano il chiasso, vociando, ridendo, spruzzandosi gli +uni cogli altri, tuffandosi a vicenda, o dondolando, come salami, appesi +alle corde. + +Quando il fondo cominciò a mancare, i due cugini si allungarono, si +distesero e nuotarono via, filando velocemente. + +L'acqua era calda: il sole dall'alto dardeggiava infocato. + +-- Vedi la Contessa? -- chiese il Badoero a Prandino. + +-- No, non vedo che la D'Abalà sulla terrazza: minaccia Gegio +coll'ombrellino, perchè non vuol lasciarsi tuffare dal bagnaiuolo. + +-- La D'Abalà, naturalmente, non farà bagni... + +-- No. + +-- Si capisce. + +-- Oh! eccola, la Contessa! Nuota sola sola: esce adesso dallo steccato! + +-- Per bacco! Ci vedi da lontano cogli occhi del cuore.... + +-- Tu scherzi, cuginetto mio!... + +-- No davvero! E te ne dò subito una prova: io mi fermo qui coll'Emma e +ti lascio libero. + +La piccola Emma, con una maglia rossa, scollata, che la faceva +distinguere a mezzo chilometro di distanza, ferma, in piedi, più vicina +alla riva, usciva dall'acqua -- dalla cintola in su -- come Farinata dal +fuoco: però l'Emma a vederla così, non metteva punto sgomento. + +-- _Voi ti, giavan, adess te vegnet giò?_ -- questo fu il saluto dato +dalla Venere _meneghina_ a Badoero, il quale, al suo apparire, fece +allontanare due o tre giovinottini che le boccheggiavano d'intorno, come +all'avvicinarsi di un pesce più grosso, i pesciolini minuti si +disperdono, guizzando via lesti lesti. + +Quando Prandino raggiunse l'Elisa, questa cominciò a nuotare di fianco: +aveva avuta anche l'altra furberia d'indossare un camiciotto da bagno +molto scuro e così, benchè l'acqua fosse limpida, riusciva a nascondere +il soverchio rotondeggiare delle sue forme: precauzioni affatto inutili, +del resto, per il buon Prandino, chè egli era innamorato, e si sa bene: +più ce n'era di quella donna e più ne amava! + +-- Sei tu? + +-- Sì. + +-- Come hai fatto a ravvisarmi così di lontano, sotto questo +cappellone.... + +-- Lo sai bene: io ti vedrei anche se tu fossi in capo al mondo. + +Prandino ansava e nuotava adesso con maggior fatica. Le braccia bianche, +il piedino lungo, elegante, e le gambe rotonde della Contessa, vedute +così sott'acqua, gli toglievano il respiro. + +-- Sei stanco? + +-- Tutt'altro. + +-- Andiamo un po' fuori? + +-- Come vuoi. Già bisogna venire in mezzo al mare per trovarti sola. + +-- Sai che Jamagata ha già cominciato a farmi la corte? -- E l'Elisa diede +in una risata, uscendo fuori dall'acqua con un braccio per accomodarsi +il cappellone di paglia. + +-- Me ne sono accorto; e tu, non c'è che dire, te la lasci fare per +benino! + +-- Che vuoi? Un giapponese, non m'era ancora capitato! + +-- Cioè?... + +-- A proposito, bambino, non dir nulla con Cecilia, che siamo usciti +insieme a nuotare, se no, mi fa certe prediche noiose che non finiscono +mai! -- Fra le altre _fanciullaggini_, all'Elisa era rimasta anche +questa, di fingere cioè ch'ella fosse tenuta d'occhio da sua figlia. + +-- Per me, io non le dico nulla di sicuro!... Ma senti, cara, non ti +lascerai fare la corte da Jamagata: me lo prometti, non è vero? + +-- Chi lo sa? È tanto sentimentale! -- L'Elisa guizzò nell'acqua, girando +sopra sè stessa e fremendo dal piacere. + +Prandino le si cacciò ai fianchi: -- Giurami, che mi hai risposto così +per ischerzo!... + +-- Tirati in là; andiamo, tirati in là, chè mi fai bere. + +-- Ti farò bere apposta, se continui a far la civetta!... + +-- Andiamo, andiamo!... Sei matto! Nuota più distante, chè, se ci vedono, +fo davvero una bella figura! + +L'Elisa non ischerzava più: Prandino si allontanò subito da lei. + +-- Vuoi che ritorniamo indietro? + +-- Come desideri! + +-- Si sta così bene qui soli, in mezzo all'acqua. + +-- Ti diverti, Prandino? + +-- Assai! + +-- Come ieri sera? + +-- Oh, no! Ieri sera, per modo di dire, fu il più bel giorno della mia +vita. + +-- Quanto sei sciocco!... + +-- Sfido io: ti hanno abituata allo spirito del Giappone. + +-- Giappone o Cina, sta sicuro che Jamagata di queste sciocchezze non ne +dice! + +-- Bada!... ti fo bere! + +-- Tirati in là!... + +-- Perdinci, come ti sei fatta paurosa!... + +-- Andremo ancora un'altra sera in gondola; e prenderemo con noi anche +Cecilia, non è vero? -- L'Elisa aveva detto ciò per ischerzo, ma vedendo +che l'altro in acqua come in terra prendeva il cappello colla stessa +facilità. -- Non arrabbiarti, permaloso che sei -- aggiunse subito -- non +capisci che l'ho detto per ridere? + +-- Dammi la mano.... + +-- No.... + +-- Dammi la mano! + +-- No. Non fare scherzi, sai: non mi accomoda! -- E l'Elisa si voltò per +ritornare verso lo _stabilimento_. + +-- Oh Dio! -- esclamò -- quanto ci siamo allontanati. + +Difatti sulla sabbia bigia della riva, i bagnanti che vi formicolavano +qua e là, sembravano altrettanti bambini: lo _stabilimento_ basso, +angusto, ristretto, pareva poco più grande d'un balocco. + +Nuotavano tutti e due adagio adagio, senza parlare: lui un po' indietro, +intento cogli occhi per iscoprire sotto l'acqua tutti i movimenti +dell'Elisa, e lei godendosi, colle pupille socchiuse, il barbaglio della +luce calda, molle, snervante, che sollevava dal mare un odore acuto di +alghe e di sale. + +-- Chi è quel cappellone laggiù, che nuota dritto verso di noi? -- chiese +Prandino, sempre pieno di sospetti, alla sua compagna, indicandole un +coso lontano che sembrava una zucca gialla, galleggiante a fior d'acqua. + +-- Non so, non vedo nulla -- rispose l'Elisa. Però, la perfida non diceva +la verità nemmeno questa volta!... Tanto è vero che increspò le labbra a +un sorriso di soddisfazione e che, colla scusa di accomodarsi di nuovo +il cappello, levò fuori dell'acqua un braccio bianchissimo, grassotto, +che ebbe così, grondante sotto il sole, un momentaneo luccichìo. Poi +tornò a nuotare di fianco, molto di fianco, allungando e allargando i +movimenti. + +-- Ti dico che quello là ci viene incontro! -- tornò a ripetere Prandino +coll'innocenza che gli era abituale. Ma poi, quando si avvicinarono +ancora di più ed egli potè adocchiare chi ci stava sotto il cappellone, +il suo povero cuore gli cominciò a saltar dentro come se gli battesse la +furlana e quella larga distesa d'acqua azzurra gli girò attorno alla +vista. + +-- Contessa.... arriva da.... Trieste?! + +Maledizione! era proprio lui, il Maggiore! + +-- Addio Del Mantico! Ritorno col conte Eriprando, da una bellissima +traversata. + +L'Ariberti non potè dire una sola parola: per superarsi, per vincere la +commozione di quella sorpresa così sgradita, accelerò troppo i +movimenti, però lo prese un po' d'ansia, d'affanno, e, mentre gli altri +due si scambiavano dei complimenti graziosissimi, lui diede giù una +bevuta così abbondante, che lo fece starnutire per un pezzo. + +-- Conte, si beve? + +-- Si beve e si beve amaro! + +Prandino continuò a sputare, a schiarirsi la gola, e a soffiar l'acqua +dal naso. + +Il Maggiore, veduto in maglia da bagno, non era avvenente per nessun +verso. Egli non aveva la malizia dell'Elisa, che nuotava di fianco, e +però si vedeva tutto, così grasso e grosso com'era, col collo corto e +largo, col petto setoloso, mentre i baffi gli pendevano molli, cadenti, +rendendo buffo quel suo faccione tondo, bruciato dal sole. + +-- Lo sapeva, Maggiore, di trovarmi al Lido? + +-- No, non lo sa....peva, ma lo spe....rava. + +Anche il Del Mantico era ansante nel parlare. Non era un nuotatore della +forza di Prandino, e nell'acqua si stancava subito. + +-- Ma come ha fatto a riconoscermi così da lontano, e senza +l'occhialino?... + +-- Mi fu indi...cata dalla contes...sina Cecilia! + +-- Strega del diavolo! -- borbottò Prandino, la cui grande infelicità +riempiva adesso, per lui, tutto quell'immenso spazio d'acqua e di cielo. + +L'Elisa, pratica di tali scene, capì che la posizione poteva farsi un +po' difficile, e pensò bene di lasciare soli i due rivali a sbrigarsela +come credessero meglio. + +-- Qui, signori miei, bisogna dividerci, se non vogliamo far nascere +scandali. + +-- A ben rivederla, Con...tessa! + +-- Si ferma a Venezia, Maggiore? + +-- Potrebbe.... darsi! + +-- Allora, _au revoir!_ + +-- _Au revoir_. + +L'Ariberti non salutò nemmeno la Contessa, che filò via dritta dritta, +verso il compartimento delle signore; invece cominciò a nuotare come i +cani, sbattendo l'acqua colle mani e coi piedi. + +Il Maggiore aveva fatto uno sforzo e non ne poteva più; buon per lui che +si cominciò presto a toccare il fondo! Prandino continuò a tenersi muto, +il Maggiore ugualmente, e tutti e due salirono ai rispettivi camerini, +per due scalette differenti. + +Quando l'Ariberti si trovò chiuso, solo solo nella sua gabbia, rimase là +per un momento, come istupidito dall'affanno e dal dolore; ma poi, +mentre si asciugava, cominciò a piangere, e a piangere dirottamente. + +Povero ragazzo!.. + + + + +CAPITOLO IX. + + +-- Quando ho veduto che c'era quell'altro, ho fatto tutto il possibile +io, perchè il Del Mantico non ti corresse dietro -- diceva la Cecilia, +mentre aiutava la mamma a vestirsi -- ma non sono stata buona di +trattenerlo: pareva che avesse addosso l'argento vivo!.... + +-- Meglio così: meglio così!.... Ho sempre veduto che cogli uomini, +quello che non si ottiene coll'amore, si ottiene colla gelosia. Dammi un +po' di _crème_. + +-- Bianca o rosa? + +-- Rosa. + +-- Credi che il Del Mantico questa volta dica davvero? + +-- Che vuoi? ancora non ci vedo chiaro -- continuava l'Elisa, mentre +guardandosi nello specchio si toccava qua e là leggermente, colle dita +intinte nella manteca, le labbra e le narici. -- Ancora non ci vedo +chiaro. A volte mi pare di sì, a volte mi pare di no. + +-- Tuttavia il telegramma di ieri e il fatto di esser capitato oggi a +Venezia così a precipizio.... + +-- Certo che dell'Ariberti è molto geloso!..., + +-- Vedi un po'?.... È geloso di quello stupido! + +-- Stupido non tanto, e poi ha un bel nome, e in fin dei conti è anche un +bel ragazzo!.... + +-- Sarà!.... Ad ogni modo è troppo giovine perchè ti sposi. + +-- Oh! in quanto all'età non vuol dire! + +-- Ma poi è uno spiantato. + +-- Questa piuttosto, è una buona ragione. + +Mentre l'Elisa terminava d'acconciarsi, la D'Abalà e il conte Potapow +combinarono di fermarsi al Lido a desinare. Di solito, avea detto il +Conte, servivano un pranzo fisso, a tre lire e cinquanta, senza vino, +abbastanza buono. Jamagata, interrogato anche lui in proposito, +consigliò invece di desinare _a la carta_. + +Potapow si strinse nelle spalle e non gli rispose nemmeno. Fra loro due +poi successe un battibecco vivacissimo quando si dovette scegliere la +tavola. Potapow ne voleva una vicina alle sale, così erano meglio +riparati: Jamagata invece la preferiva sul mare, perchè se non si doveva +godere della vista del mare, allora era inutile di fermarsi al Lido: e +concluse che chi aveva paura del raffreddore poteva ritornarsene a +Venezia. La Cecilia li lasciò bisticciare senza entrare in mezzo: era +troppo affaccendata a far capire al cameriere che pranzavano in sette, +ma che dovevano apparecchiare per otto, perchè in compagnia c'era un +bambino, che aveva poco più di due anni. + +Ma sul più bello, quando tutto pareva ben disposto, eccoti Badoero che +dichiara di non poter prendere parte a quel _picnic_: non lo disse, ma +ne aveva un altro impegnato colla piccola Emma. + +Questa notizia inaspettata turbò i calcoli e la quiete della Cecilia e +di Potapow. Per fortuna il Conte si ricordò in tempo del cavaliere +Ramolini, il quale poco prima aveva manifestato il desiderio di pranzare +anche lui al Lido, e domandò subito alla D'Abalà se permetteva che +glielo presentasse, e se la contessa Navaredo, che ormai li aveva +raggiunti, ne sarebbe stata contenta. + +-- Si figuri, si figuri; vada subito a cercarlo: contenta la mamma, +contenta io, contenti tutti! + +Potapow andò correndo in cerca del Cavaliere. + +-- Contento io, oh, no: _rien du tout_ -- disse piano Jamagata alla +Contessa. -- Oh! per trovarmi io contento vorrei essere senza nessuno con +voi, _précisément_; come dite in italiano?.... senza _nessunissimo?_.... + +L'Elisa, sorridendo, insegnò a Jamagata che in italiano si poteva dire +_soli_, _solissimi_, _affatto soli_, mentre Prandino entrava sulla +terrazza da una parte e il Maggiore vi entrava dall'altra: quello, +livido, cogli occhi rossi e un muso al doppio del naturale; il Maggiore, +invece, colla cera soddisfatta e l'occhialino in cerca dell'Elisa, +asciugandosi i capelli corti, brizzolati, con la pezzuola bianca. + +Dopo la presentazione del Maggiore a Jamagata, la contessa Navaredo +contò che il bagnaiuolo cercava di farle il galante e che nell'acqua le +stava sempre vicino e che voleva a tutti i costi insegnarle a nuotare, +quantunque lei non ne avesse bisogno. + +Di solito, queste narrazioni, fatte apposta dall'Elisa per istuzzicare +un po' l'amor proprio dei suoi adoratori, indispettivano fortemente +Prandino; ma in quel momento egli aveva già troppa infelicità nel cuore, +perchè una gocciola più una gocciola meno lo potesse far traboccare. +Invece, cominciò a sentirsi un po' meglio quando la comitiva si mise a +tavola e la contessa Elisa volle lui alla sinistra, mentre alla destra +c'era già seduto Jamagata. Allora toccò al Maggiore d'impermalirsi: +difatti, egli si cacciò in fondo, lontano dagli altri, finchè Gegio, per +consolarlo, gli camminò prima sui piedi e dopo gli saltò sulle +ginocchia. + +-- Perchè è andato a sedersi così in disparte, Maggiore? -- gli chiese la +Cecilia. + +-- Il bagno forse le ha fatto male? -- gli domandò a sua volta l'Elisa, +con una punta d'ironia. + +-- Ho fame -- rispose il Maggiore secco secco, per dire qualche cosa. +Prandino, vedendo il Maggiore così annuvolato, si rischiarava sempre +più. + +-- Verrò io, Maggiore, a tenerle compagnia! -- esclamò la Cecilia; e, così +dicendo, si alzò di dov'era e andò a sederglisi accanto. + +Intanto, dalla porta di mezzo, si vide entrare e avanzarsi Potapow, +seguito da un signore dall'aspetto grave, rispettabile, tutto chiuso, +abbottonato fin sotto al mento in un lungo soprabito di _mezza +stagione_. + +Questo signore era il cavaliere Ramolini, il quale, dopo i complimenti, +le proteste e i ringraziamenti d'uso, fu messo a sedere anche lui di +fianco alla D'Abalà. + +-- Domando scusa alle signore, ma vorrei mi permettessero di rimanere +coperto: questa brezza per me è micidiale. + +-- Faccia, faccia pure. + +-- S'accomodi liberamente. + +-- _Sans façons_. + +-- _Couvrez-vous monsieur!_ -- e Potapow con una mano gli alzò il braccio, +perchè non esitasse più a lungo a rimettersi in testa la tuba grigia. + +-- In riva al mare tira sempre un po' d'aria, -- disse, dopo la zuppa, il +cavaliere Ramolini, il quale parlava poco, ma in compenso, di tanto in +tanto, usciva con delle scoperte che facevano molta impressione. + +Il pranzo fu abbastanza animato: se Jamagata trovava tutto cattivo, +Potapow, viceversa, affermava che tutto era eccellente, e la Cecilia +mangiava anche per il Maggiore, che si faceva sempre più ammusato a mano +a mano che Prandino diventava persino spiritoso, tutto consolato dalle +tenere amabilità che gli prodigava l'Elisa. + +Gegio non seccava nessuno perchè dormiva: la lezione di nuoto lo aveva +infiacchito. E poi, una volta sola che osò dire alla Cecilia, +indicandole Jamagata: "Guarda, mamma, com'è rimasto giallo anche dopo il +bagno!", si prese un altro pizzicotto sull'orecchio, così forte, che non +fiatò più per un pezzo, finchè terminò coll'addormentarsi. + +Alle frutta, Jamagata volle che la Contessa lasciasse a mezzo una pesca +duraccina, per ammirare la bella vista. + +Il mare aveva preso adesso, coi riflessi del tramonto, una tinta verde +chiara con delle strisce rossicce e violacee, mentre lontano +sull'orizzonte apparivano le vele a triangolo di tre paranze, +sfacciatamente colorite d'un giallo dorato. + +-- Ah, se ci fosse mio marito!.... Come sarebbe contento! -- esclamò la +Cecilia, estatica. + +-- La contessa d'Abalà non è mai stata a Dieppe? -- le domandò Ramolini. + +-- No. + +-- Oh!.... -- fece il Cavaliere con un sorriso di compassione, e poi +strinse le labbra come per indicare che là ci dovea essere del bello +assai. + +-- Che vuole? -- soggiunse la Cecilia, quasi scusandosi -- i figli!.... -- e +cambiò di posto colla seggiola, perchè a un tavolo lì vicino c'era un +signore che fumava spagnolette. + +-- Già, già, -- concluse Ramolini. + +Ramolini non diceva mai uno sproposito: parlava poco, ma quel poco era +per dire che il sole di luglio è caldo, che l'aria di gennaio è fredda e +che un _risotto coi peoci_ leva l'appetito: tutte verità sacrosante. + +Quando egli era costretto a esprimere il suo _debole parere_ sulla tal +persona o sulla tal'altra, non diceva una parola, ma aveva certi sorrisi +che rovinavano una riputazione, certi atti ammirativi che mettevano un +uomo sul piedistallo. Senza avere mai scritta una riga e avendone lette +pochine, nulladimeno pizzicava un tantino di letterato: si faceva vedere +al caffè col _Provveditore agli studii_; ogni giorno dava una capata in +biblioteca, e s'era fatto presentare a Carducci; ma anche in +letteratura, come nel resto, aveva un metodo di critica sicuro: +parlavano, per esempio, di Torelli o di Paolo Ferrari? egli si metteva a +sorridere e pronunciava un nome: -- Augier! -- C'era discussione sulla +_Giacinta_ o sui _Malavoglia?_ e lui, dopo d'essere stato sempre zitto, +tornava a sorridere ed esclamava con un sospiro: -- Zola! Oh, _les +Rougon-Macquart!_ -- Dopo di aver osservato attentamente per un quarto +d'ora, sull'_Illustrazione_, la copia di un quadro della scuola italiana +moderna, si stringeva nelle spalle, e: -- Jèrome -- esclamava -- Oh, +Jèrome!.... -- e buttava la rivista sul tavolino con un moto di +dispetto.... Anche Carducci, sicuro, quantunque Ramolini lo conoscesse +personalmente, anche Carducci impallidiva dinanzi ai poeti della +Francia, perchè, già è inutile, ma per la Francia il Cavaliere ci aveva +un debole. + +Qui da noi, in Italia, dove tutti facciamo un po' di tutto, il poeta, il +droghiere, il ministro, il pittore, il sotto-prefetto e il lustrascarpe, +Ramolini, che non aveva mai fatto nulla, per non esser buono a far +nulla, rappresentava una lodevole eccezione, e godeva molto credito. +Andavano tutti d'accordo nel riconoscere il suo ingegno, nel vantare la +sua coltura. Quando era un giovinotto: -- Ramolini, dicevano, è un po' +inerte, ma il giorno che si metterà a lavorare, farà delle grandi cose. +-- Adesso aveva cinquant'anni, era cavaliere come gli altri, ma ancora +non aveva _estrinsecate_ le proprie facoltà intellettuali che sotto una +sola forma: la _dimissione_. Ramolini si dimetteva sempre, appena +nell'ufficio pubblico, al quale era stato eletto, avrebbe dovuto +cominciare a far qualche cosa. -- Che importa ciò? -- diceva il buon +pubblico -- Ramolini non sarà un ingegno _produttivo_, ma resta sempre un +bell'ingegno e _solido!_ -- e molte volte interpretava quelle sue +dimissioni come piccoli colpi di Stato. + +A dir corto, dacchè era venuto al mondo, egli non faceva che tacere e +curar la salute; la curava male, però che esagerando nelle cautele e +abusando dei lenitivi, era sempre mezzo indisposto. + +Quando servirono il caffè, si levarono tutti da tavola e si avvicinarono +al parapetto della terrazza, tranne Gegio che fu lasciato solo a +dormire. + +-- Bada, mamma, che il troppo stroppia! -- disse la Cecilia piano +all'Elisa, indicandole il Maggiore che aveva chiesto al cameriere +l'_orario_ delle ferrovie. + +-- Lascia stare, che ne so più di te! + +L'Elisa prese il braccio di Prandino, ch'era tanto fuori di sè dalla +consolazione da lasciarsi andare fino a parlar francese con Jamagata e +con Potapow, e si fece condurre nella sala in fondo alla terrazza dove +c'era un _maestro_ che suonava disperatamente il pianoforte. + +-- Mi vuoi bene? -- le domandò Prandino pieno di buona fede. + +-- Sei molto seccante!.... In tutto il giorno non hai proprio altro da +dire! + +Elisa non si fermò punto nella sala, ma ritornò subito dov'era il +rimanente della comitiva. + +Là stavano tutti persuadendo il Maggiore a fermarsi per il _fresco_: +c'era la serenata di gala sul _Canal Grande_. + +Il Maggiore s'impuntava duro sul no, ma tutti quei discorsi inquietavano +Prandino, al quale battea forte il cuore per la paura che il Del +Mantico, dopo tante chiacchiere, finisse col cedere e col dire di sì. + +-- Animo, da bravo, bisogna essere compiacente colle signore! -- +continuava quella petulante della Cecilia, mettendosi in saccoccia pezzi +di zucchero, per Gegio -- diceva lei! -- Invece di stasera non potrebbe +partire domani colla prima corsa? + +-- Ma lascialo andare, Cecilia, non insistere così, non seccar la gente. +Il Maggiore, si sa bene, non è libero: avrà qualche _affare di servizio_ +che lo obbligherà assolutamente a passare le sue notti a Treviso!.... +dunque.... non dobbiamo essere indiscreti! -- e detto tutto ciò con +vivacità, Elisa sorrise molto ironicamente. + +-- Oh! per gli _affari di servizio_ -- rispose il Maggiore senza guardare +in faccia l'Elisa -- tanto sono in licenza e posso fare quello che più mi +accomoda. + +-- Allora si resta! -- replicò subito la Cecilia. + +Il Maggiore non rispose nulla: Prandino si sentì mancare il fiato. + +-- Lei, Maggiore, se vuol dire la verità, ha qualche cosa per la testa. +Andiamo andiamo, mi dia braccio e si confidi con me. Chissà che non +siano cose che non si possano aggiustare!.... Che ne dice, Cavaliere? + +-- Mah! A una cosa sola non c'è rimedio: alla morte. + +Jamagata a queste parole guardò l'Elisa sospirando profondamente: +Potapow si mise a ridere. + +Il Del Mantico si alzò, offerse il braccio alla Contessina e camminarono +lentamente in su e in giù lungo la terrazza. + +Prandino li seguiva colla coda dell'occhio, inquieto, perchè vedeva il +Maggiore che gestiva con molta animazione. + +-- Troverei inutile, -- disse poi all'Elisa, un po' titubante, ma +facendosi coraggio per tastare il terreno -- troverei inutile che la +Contessina dovesse insistere perchè il Maggiore si fermasse alla +serenata: tant'è, in una gondola non ci possiamo star tutti, e però +bisognerebbe dividerci. + +La Contessa, che adesso pareva molto distratta, non rispose nulla, ma +Jamagata e Potapow si scusarono di non poter andare con lei al _fresco_ +avendo già ricevuto un invito dalla principessa di Lentz. + +Il giovinotto si faceva sempre più inquieto: i discorsi della D'Abalà +con il Del Mantico non finivano mai, ed egli non ne potea proprio più; +tuttavia quando essa gli si avvicinò e gli disse piano di fare i conti +anche per sua madre e per lei, Prandino non osò fiatare e correva già al +banco. + +-- Conte Eriprando!.... Scusi!... Senta un momento!.... + +Prandino le tornò vicino, tutto umile e premuroso. + +-- Si ricordi bene che Gegio non paga! Non mi faccia i soliti pasticci, +le solite confusioni!.... + +Mentre Prandino regolava i conti, e in quel mentre, numerando i suoi +capitali, si trovava mancante di sette lire, senza che sapesse come e +dove le avea gettate, le nostre dame, seguite dai rispettivi cavalieri, +uscirono dallo _stabilimento_ per aspettare il _tramway_. Prandino però +li raggiunse subito, tutto in orgasmo, temendo di perdere il posto +buono; quello, si sa, vicino all'Elisa. L'Elisa infatti, che s'era +tenuto Gegio con sè, lo mandò da sua madre; così Prandino potè sedersi +al suo fianco, tutto glorioso e trionfante. Se non avesse avuto due +spine, le sette lire che non riusciva a trovare come le avesse spese e +la faccia del maggiore Del Mantico che, dopo le chiacchiere colla +Cecilia, parea meno scura, egli sarebbe stato felice. E non felice +solamente in _tramway_, ma anche dopo, sul vaporetto, ritornando a +Venezia. + +L'Elisa se lo teneva vicino e gli sorrideva, accarezzandolo con lunghe +occhiate: si era tolta il velo perchè la brezza viva della laguna glielo +portava via, e così nell'ombra il suo volto pallido, bianco, non ci +perdeva nulla neanche scoperto. + +-- Fa freddo! -- esclamò Ramolini, appena il vaporetto si staccò dalla +riva, cacciandosi la tuba sulle orecchie e stringendosi attorno il +soprabito. + +Jamagata disse di no, che non faceva freddo: Potapow allora si abbottonò +l'abito in fretta e si legò un fazzoletto attorno il collo per ripararsi +la gola. + +Il cielo, di una trasparenza leggerissima verso il mare, dall'altra +parte, sopra Venezia, era sparso, attraversato da nuvolacci neri, +minacciosi, rotti giù basso, dietro ai monti, da una fascia rossa di +fuoco. Intanto + + "a poco a poco.... la notte era discesa" + +e mentre le isolette della laguna qua e là fra le ombre apparivano +scure, silenziose come fantasmi, Venezia gaia, rilucente, splendeva nel +fondo, colla sua lunga riva illuminata. + +-- Ci sarebbe pericolo, Cavaliere, che ci piova sopra al _fresco_ di +stasera? + +-- Mah! -- rispose Ramolini guardando per aria. -- Mah!.... + +-- _Oh! madame la comtesse!.... Oh! la belle vue!_.... -- esclamò +Jamagata, rapito in estasi, mentre indicava Venezia all'Elisa. + +Tutti s'erano levati in piedi, rivolti verso Venezia, esprimendo ognuno +alla sua maniera, tranne, s'intende, il cavaliere Ramolini, la propria +ammirazione. + +-- Finalmente! -- esclamò Prandino, tutto a un tratto, mentre il +vaporetto, facendo il giro della laguna, per fermarsi allo sbarco, +passava lento dinanzi alla piazzetta illuminata -- finalmente! adesso mi +ricordo! + +-- Che cosa, Conte? -- gli domandò piano l'Elisa. + +-- Nulla, nulla, -- fece l'altro, rimettendosi. + +S'era ricordato allora come aveva spese le sette lire; e però, liberato +da quel peso, potè commoversi anche lui dinanzi alle meraviglie della +riva incantata. + +Appena discesi a terra, cominciarono i saluti, i ringraziamenti e le +espressioni del piacere reciproco per la fatta conoscenza. + +-- E il Badoero? -- domandò Prandino -- non s'è più visto? + +Il Badoero era rimasto a teatro, al Lido. Tutti notarono allora ch'egli +si era dileguato in una maniera poco cortese. + +-- Almeno si fosse degnato di salutarci! -- brontolò la Cecilia. + +Prandino tentò difenderlo, ma le sue parole furono accolte dalla +disapprovazione generale. + +-- Gioventù, -- disse Ramolini, sorridendo con uno di quei sorrisi che +levavano la pelle. + +Il Cavaliere aveva accettato di seguire il _fresco_ anche lui, in +gondola colle signore. Soli Potapow e Jamagata abbandonarono la +comitiva, e tutti e due, per punizione, dovettero ricevere un bacio da +Gegio, che aveva la faccia tutta sudicia e ancora assonnata. + +Prima però di allontanarsi, Jamagata, stringendo la mano all'Elisa, le +confidò che si sentiva molto _malheureux_, per doverla lasciare, e +Potapow regalò un ultimo buon consiglio alla Cecilia: di offrire ai +gondolieri la metà di quello che avrebbero domandato di noleggio per la +sera. + +Difatti, questo gran contratto non fu concluso tanto presto. Il conte +Ariberti dovette andare innanzi e indietro almeno una mezza dozzina di +volte; finalmente si combinò per sei lire, non compresa la mancia. + +-- È caro, non è vero? -- domandò la Cecilia al Ramolini. + +-- Sì.... e no. + +Quando l'Elisa fu seduta sul _trasto_ colla figlia, vedendo che il +Maggiore si disponeva a imbarcarsi: + +-- Come! Non parte più Del Mantico? -- gli domandò, sempre sorridendo con +ironia: ma però, questa volta, con un'ironia molto più dolce. + +-- Partirò colla corsa delle undici! -- e il Maggiore guardò la Cecilia, +che sorrise anche lei. + +-- Per le undici, sa, Maggiore, non saremo a terra di sicuro, -- avvertì +Prandino, che sperava ancora. + +-- Ebbene, vuol dire che non partirò. + +Questa risposta fu detta con un tono così asciutto che Prandino non +fiatò più; invece, senza far complimenti, scese in gondola prima del +Maggiore e andò a sedersi sulla panchettina accanto all'Elisa. Ma un +gondoliere lo fece subito alzare e gli cambiò posto, per regolare il +peso della gondola e destinò proprio il Del Mantico a seder vicino +all'Elisa. + +Le cose tornavano a prendere una cattiva piega per il povero +Prandino!.... + +Appena che la gondola si mosse, la Cecilia, vedendo che ci sarebbe stato +un posto disponibile perchè Gegio poteva mettersi benissimo fra le +ginocchia dell'Ariberti, ripigliò una seconda sfuriata contro il +Badoero. Se c'era Badoero, è naturale, avrebbe pagata anche lui la sua +parte e la spesa sarebbe stata minore. E poi la Cecilia, che non vedea +Prandino di buon occhio, si godeva tormentandolo anche a proposito di +quel suo cugino ch'egli aveva dipinto e magnificato come se fosse un +Baiardo redivivo. + +L'Elisa, invece, taceva sempre: aveva troppa dignità di sè stessa per +curarsi lei di chi si mostrava poco sollecito delle sue grazie. + +-- E tutto questo, per chi poi?.... per una _figurante_ di +terz'ordine!.... + +-- Mamma, che cosa sono le _figuranti_? -- domandò Gegio. + +Prandino taceva, tutto avvilito e mortificato. + +-- Dormi adesso; non seccare! Ancora -- continuò la Cecilia -- ancora +capirei se si fosse impegnato, come il Commendatore e il conte Potapow +colla principessa di Lentz!.... + +A questo nome il Ramolini sorrise col suo ghigno demolitore. + +-- Come?.... Non è forse vero che il Conte e Jamagata avevano ricevuto un +invito per questa sera dalla Principessa?.... + +Ramolini chinò il capo affermativamente. + +-- Dunque? + +-- L'ultima principessa di Lentz è morta a Vienna nel 1869. + +-- Ma allora, questa qui di Venezia?.... + +-- Questa signora che si lascia dare della principessa a tutto pasto è la +vedova del capitano Krauss: l'aiutante o il segretario, che so io, di un +principe di Lentz qualunque, il qual principe, morto senza figli, +riconobbe appunto per suo erede il capitano Krauss, che oltre alla roba +si prese, abusivamente, anche il nome ed il titolo. + +-- Oh, guarda un po'!.... + +-- Non è dunque vero che suo padre abbia regnato? -- domandò Prandino col +tono dolente di chi vede dileguarsi una gran bella illusione. + +-- Mah! vattel'a pesca!.... Secondo chi sarà stato suo padre. + +-- E allora perchè Badoero e tutti gli altri la chiamano principessa?.. +continuò la Cecilia con dispetto. + +-- Perchè qui a Venezia ci trovano gusto. A Parigi, invece, madama Krauss +ha fatto di tutto pur di piantarvi radice, ma non vi ha mai potuto +attecchire. Mah!.... la _società_ parigina!.... _le faubourg +Saint-Germain!_.... + +-- Prima d'entrarci là dentro!.... -- fece l'Ariberti sgranando gli occhi, +che proprio gli pareva d'esservi nato. + +-- Ci vuol altro!.... -- continuò il Ramolini. -- I francesi non somigliano +punto ai nostri giovinotti che corrono attorno ai forestieri come i +servitori di piazza, e tanto più si affannano quanto più ci vengono da +lontano. A Parigi?.... Che!.... Bisogna vedere!.... Ma già, Parigi.... è +la capitale della Francia!.... + +-- C'è stato molto tempo a Parigi, Cavaliere? -- gli domandò l'Elisa. + +-- No. Non ci sono mai stato. Però faccio conto d'andarci.... prima di +morire. + +La gondola, mentre si facevano tutte queste chiacchiere, s'era +internata, sempre in mezzo al buio, passando da un rio in un altro, +finchè, dopo un lungo tragitto, si trovò quasi all'improvviso nel _Canal +Grande_, vicino al _Ponte di Rialto_. + +-- Ah! -- esclamarono allora tutti quei della gondola e, da sdraiati, si +rizzarono a sedere per goder meglio lo spettacolo: però, dopo quel grido +di meraviglia, non dissero più una sola parola: rimasero là muti a +guardare. + +Ramolini solo non si commosse; invece si coprì le ginocchia con uno +scialletto che gli aveva prestato apposta la Cecilia. + +Il _Ponte di Rialto_, dal quale si vedea sporgere gremita una folla di +teste, era così bianco, rischiarato dalla luce elettrica, da sembrar +quasi trasparente. Lungo il _Canal Grande_, tutto pieno, tutto coperto +di gondole, le case colle finestre e i balconi illuminati, uscivano +dall'ombra, scure, fosche, sotto il cielo chiaro e diffuso; e qua e là, +fra le colonne dei gotici palagi, bruciava a sprazzi come un incendio, +la luce rossa del bengala. Intanto dalla _galleggiante_, elegantissima +pagoda adorna di vive fiammelle e di palloncini di vetro a colori, si +spandeva nel vasto silenzio, la voce di due donne, lenta, squillante. + +Era la serenata del _Sabba Classico_: + + _La luna immobile,_ + _Inonda l'etere_ + _D'un raggio pallido._ + +Tutte le gondole stipate, a ridosso le une delle altre, erano ferme, +immobili: soltanto l'altalena lenta dell'acqua le movea appena come un +largo respiro. Le donne avvolte nei veli, sdraiate sui cuscini, avean la +bocca semiaperta, l'occhio socchiuso. I gondolieri in piedi, ritti, a +capo scoperto. Tutta quella immensa folla ascoltava muta, quasi assopita +da un'onda dolcissima, voluttuosa. + +E la canzone continuava: + + _Doridi e silfidi_ + _Cigni e nereidi,_ + _Vogan sull'alighe._ + + _L'aura è serena -- la luna è piena -- l'onda beata!_ + _Canta, o sirena! -- canta, o sirena! -- la serenata!_ + +-- Oh! se ci fosse qui mio marito! -- tornò a sospirare la Cecilia, mentre +il Maggiore stringeva, sotto lo scialle, la manina grassoccia dell'Elisa +che, trasportata in estasi anche lei, lo lasciava fare. + +Il Ramolini, per questa volta, non sorrise e non citò Gounod; Gegio si +era riaddormentato, e Prandino, povero ragazzo, guardava teneramente +l'Elisa e sognava.... a occhi aperti. + +Però, quando le gondole si mossero tutte in una volta, spingendosi e +urtandosi insieme, Prandino, che si trovava là per la prima volta, in +mezzo a quel tramenìo, cominciò a sentirsi intorno qualche vaga +inquietudine e stava attento ai gondolieri che, adesso, affaccendati co' +remi, bisbigliavan fra di loro a voce sommessa, ma vibrata: + +-- _Zo quela pope!_ + +-- _Me tegno stagando!_ + +-- _Ocio el fero!_ + +-- _Cassève soto!_ + +-- _Ocio el fero, go dito!_ + +-- _Varé..., varé che vago avanti_. + +-- Non è mai accaduto -- chiese Prandino al Cavaliere, dandosi l'aria di +fare una domanda indifferente, tanto per dir qualche cosa -- non è mai +accaduto che in queste serenate, qualche gondola restasse schiacciata? + +Ramolini si strinse nelle spalle per indicare che non ne sapeva nulla. + +-- Però.... potrebbe accadere!.... + +-- Sicuro. + +-- E se si va giù in acqua, con tutta questa distesa di gondole, non si +torna più a galla? + +-- Certo. + +Le risposte laconiche del Ramolini, non erano già per sè stesse quelle +che più lo potessero tranquillare. Nulladimeno Prandino tentava di tutto +per non lasciarsi scorgere e vedendo che il Maggiore rimaneva +impassibile, anche lui si sforzava di mostrarsi disinvolto e di +sorridere; però sorridendo, faceva la bocca storta. + +Ma capitò un altro incidente ad accrescere le sue paure. Mentre la +_galleggiante_ si allontanava trascinata sull'acqua, da quel cielo così +bianchiccio cominciarono qua e là a cader giù grossi goccioloni. + +-- L'ho detto io, che doveva piovere! -- strillò la Cecilia -- ma a me, è +inutile, nessuno vuol dar retta, e adesso roviniamo tutta la roba! -- e +ciò detto si slacciò il cappello e se lo levò: -- era nuovo -- e in fretta +se lo mise sotto la mantiglia. + +-- Ma se si vedono le stelle! -- Prandino non ne indovinava una. + +-- Meglio per lei, se le vede. Questa, intanto, è acqua che viene!.... + +Il Cavaliere aprì un ombrellino, ma invece di prender sotto la Cecilia, +lo tenne tutto per sè. Il Maggiore, più galante, e piegandosi un po' a +destra e un po' a sinistra, chè sulla panchettina della gondola +cominciava a trovarsi maluccio, teneva coperta l'Elisa. Gegio era stato +cacciato da sua madre sotto le gambe dell'Ariberti, al quale, così, non +rimanea da far altro che lasciar piovere e pigliarsela tutta. + +I goccioloni si fecero presto più fitti, più minuti, finchè l'acqua +venne giù proprio a dirotto. Allora in quella ressa di gondole era un +continuo muoversi, uno spiegarsi confuso di scialli, di fazzoletti, di +ombrellini, un tramestìo disordinato, un chiasso assordante di grida, di +strilli e di risa, mentre invece quelli delle finestre se la godevano +allegramente al nuovo spettacolo e batteano le mani. + +Prandino, fradicio, era tutt'occhi e tutt'orecchi, attento ai gondolieri +che lavoravan di remi, rossi in viso, grondanti d'acqua e di sudore, +vociando e sbraitando a più non posso. + +-- _Scia!_ + +-- _Scié!_ + +-- _De zo le pope!_ + +-- Che sia questa la volta che si va sott'acqua? -- tornò a domandare +Prandino al Cavaliere. + +-- Ci siamo già, mi pare. + +L'Elisa rideva e strillava, fremendo con iscatti che avrebbero voluto +imitar quelli di una bambina impaurita. Il Maggiore, tutto indolenzito, +tentava di allungare le gambe, ma non ci riusciva. Gegio, pacifico, si +asciugava il naso nei calzoni di Prandino mentre sua madre brontolava +che dei _freschi_ ne aveva avuto abbastanza, e che non ce la +piglierebbero più, per tutta la vita. + +Le gondole continuavano a urtarsi, ma avanzavano stentatamente. + +-- _Dè una vogada de manco, che me casso soto!_ -- gridava il barcaiolo di +prora della gondola di Prandino, ad un altro, ch'era in un'altra gondola +lì vicina. + +-- _Stè indrio vu, che go pressa!_ + +-- _E alora voghè, movéve!_ + +-- _Fogo in mànega, paron? Arè che furie!_ + +-- _Andè a sciosi, andè!_ + +A questo punto le due gondole sbacchiarono, urtandosi, con un tonfo +sordo di legno; ma quella di Prandino rimase indietro: + +-- _Andè a vogar in peata, andè!_ + +-- _Va là, moscardin, va là!_ + +Il gondoliere di Prandino, a tali parole s'infuriò che parea matto, e +senza badare alle raccomandazioni del Maggiore, alzò il remo gridando a +voce squarciata: _Regatante dal loffio! Te cucarò doman, te cucarò!_ + +-- Si bastonano! Si accoppano! -- esclamò Prandino tirandosi indietro, +vedendo i remi levati, senza badare che le due gondole s'erano un po' +allontanate. Anche le signore si mostravano inquiete. Del Mantico stava +serio e attento. Soltanto il Ramolini sorrideva, dondolando la testa. + +-- _Te storzarò el colo, mi!_ + +-- _Va là, moscardin, va là!_ + +-- _Te stagnarò el sangue dal naso!_.... + +Le gondole non si urtavano più; a poco a poco sgusciaron via leste, +spedite. La _galleggiante_ coi lumi spenti, o quasi, entrava al largo, +nella laguna; e il cielo, dopo quella burletta, s'era fatto d'una +trasparenza lucente. + +-- _Va là, moscardin, va là!_.... -- continuava l'altro a gridare da +lontano colla solita cantilena, ironica e inquietante; ma il nostro +gondoliere adesso non gli badava più e sorrideva strizzando l'occhio al +compagno di _pope_, che non aveva mai aperto bocca durante tutta la +bega. + +-- Sempre così! -- disse il Ramolini, mostrando il suo disprezzo o il suo +malcontento perchè non si erano per lo meno accoppati. -- Succede sempre +così! + +Appena la gondola si avvicinò alla riva, prima ancora che il _ganzèr_ +curvo, col cappello in mano, la tenesse ben ferma coll'uncino, il +Maggiore saltò giù, prestamente, sugli scalini, per quanto glielo +permettevano le gambe indolenzite. Allora le allungò, le distese con un +sospiro di sollievo, e poi offrì il braccio all'Elisa, e si +allontanarono insieme verso la piazza. Prandino avrebbe voluto seguirli, +ma a un cenno imperativo della Cecilia si fermò per pagare il noleggio +della gondola. Quando se ne sbrigò e raggiunse il resto della compagnia, +la Cecilia con Ramolini e Gegio, lo aspettava ferma, un po' discosta +dalla "mamma" che tirava dritto, lentamente, appoggiata tutta addosso al +Maggiore. + +-- Quanto ha pagato?.... + +-- Volevano sette lire.... + +-- Perchè lei non è bravo di contrattare!.... + +-- Ma non ne ho dato altro che sei e mezzo!.... + +Il Ramolini s'accomiatò sotto l'_Orologio_; voleva fermarsi al caffè +_Quadri_ a bere qualche cosa di molto caldo; gli altri, passo passo, si +avviarono verso l'albergo. Prandino, che adesso non avea più paura di +affogare, tornò daccapo ad esser molto turbato dalla presenza del +Maggiore: -- Dunque non anderà a Treviso altro che domattina?.... E +quella stupida d'Elisa perchè si mette a far la smorfiosa con lui?... E +la Cecilia, brutta strega! perchè non lo ha lasciato partire? + +Sulla porta della _Gondola d'oro_ si fermarono in crocchio, ma Prandino, +col cuore che gli batteva forte, notava che il Maggiore non si risolveva +mai ad accomiatarsi. Chiacchierava a bassa voce coll'Elisa, rideva, +scherzava con lei e non si moveva. + +-- Conte Eriprando, ho sete, -- cominciò Gegio, con voce piagnolosa. + +-- Berrai domattina. Adesso si va a dormire; -- gli rispose seccamente la +Cecilia. + +A questa antifona della figlia, la Contessa, che l'aveva capita, chiese +al Maggiore, con un certo garbo malizioso, se, adunque, aveva risoluto +di fermarsi o di partire. + +-- Partirò.... domani. + +E il Del Mantico sorrise in un modo tutto particolare e pieno di +sottintesi. + +-- Oh! finalmente! tanto ci voleva! -- esclamò la D'Abalà, mentre guardava +brontolando, se l'acqua avesse lasciato macchia sul vestito. + +-- Ma.... -- Prandino parlava a stento e colla voce malferma. -- Ma.... il +nostro albergo deve essere tutto pieno.... + +-- Ho telegrafato da Treviso perchè mi tenessero pronta una camera. + +Allora entrarono dal portiere, per vedere se il telegramma era giunto in +tempo. + +-- Mi avete tenuto una stanza? -- chiese il Maggiore al portiere che +sonnecchiava. + +-- Il numero 43, signor Marchese! + +Il portiere, secondo il solito, non si mosse, ma si toccò il berretto +colla mano. + +Quando fu arrivato su in cima, al numero _ottantasei_, Prandino non ne +poteva proprio più; si sentiva soffocare, e buttandosi smaniando sul +letto, pensò allora che sarebbe stato meglio se la gondola fosse calata +a fondo con lui dentro! Oh! sì; molto meglio sarebbe stato! Almeno, a +quell'ora, egli avrebbe finito di soffrire. + + + + +CAPITOLO X. + + +Quella notte, il conte Eriprando degli Ariberti stentò molto a prender +sonno e, anche dopo, dormì poco e male. Si svegliò che albeggiava +appena, nè potè più riaddormentarsi. In quella cameretta soffocava. Si +alzò, si vestì a malincuore, sospirando nel lavarsi, sospirando +nell'infilare i pantaloni, e annodandosi la cravatta con una stretta +rabbiosa. + +Tant'è, per lui era cosa già risoluta: se la contessa lo tradiva col +numero 43, egli non avrebbe più voluto tirarla innanzi. + +Che cosa avrebbe fatto? -- Uno sproposito avrebbe fatto, ma dopo, almeno, +la sarebbe finita. + +Povera mamma Orsolina!... Non ci pensava Prandino, in quel momento. + +Uscì dalla _Gondola d'oro_ ch'erano sonate appena le sette, e andò a +passeggiare per un pezzo, così dinoccolato, colla faccia smorta, gli +occhi gonfi e una folla di brutti pensieri che gli girava per la testa. +Soffriva; soffriva davvero. Nel suo cuore esacerbato c'erano due odii, +anzi tre; odiava la Cecilia, odiava il Maggiore, odiava adesso anche +l'Elisa: la Cecilia però sopra ogni altro era il suo tormento più grave; +era giunto anzi quasi a figurarsi l'Elisa come una vittima, forse troppo +debole, di sua figlia, ma tuttavia sempre una vittima, che si +sacrificava per lei. Quando tutto a un tratto (passeggiava allora sotto +le _Procuratie_) sentì chiamarsi per nome da una vociaccia che lo fece +trasalire: era il Maggiore che usciva da _Galli_, il parrucchiere. + +Prandino si volse e tornò indietro qualche passo per venire incontro a +Del Mantico. Ebbe il coraggio di stendergli la mano, si sforzò di far la +bocca ridente; ma lì, su due piedi, non fu buono di dire una parola: la +voce gli si strozzava nella gola. + +-- Come mai la si vede in piedi così per tempo, caro Conte? + +-- È il caldo! + +-- Col caldo, difatti, si dorme male. + +-- Ma.... anche lei, signor Marchese, è molto.... è molto _mattutino_! + +L'Ariberti avrebbe voluto dire _mattiniero_. Ma bisogna compatirlo; era +l'emozione che gli faceva pigliare dei granchi. + +-- Io sono solito ad alzarmi presto. A Treviso sono in quartiere prima +delle cinque, estate e inverno. + +-- Per bacco! + +Il Maggiore si mostrava cortese, affabilissimo con Prandino; ma questi +certo sarebbe stato più contento se lo avesse trovato burbero e musone, +com'era stato il giorno prima al Lido. Bisognava proprio che i suoi +affari gli andassero bene, per essere così di buon umore. + +-- E oggi, -- domandò poi, improvvisamente, prendendosi l'Ariberti a +braccetto, -- che cosa ne faremo oggi delle _nostre_ signore! + +Nostre? Adagio Biagio! -- pensava Prandino. -- A te lascerò la Cecilia e, +se vuoi, anche Gegio per giunta. + +-- Che cosa ne faremo? + +-- Mah! Bisognerà sentire la contessa Navaredo e la contessina D'Abalà! -- +rispose Ariberti, con aria diplomatica. + +-- Già, m'immagino che vorranno ritornare al Lido? + +-- Sicuro: sono venute a Venezia per i bagni. + +-- E ci fermeremo là anche oggi, a pranzo? + +Ma dunque non parte più! -- pensò Prandino, e non ebbe lena di rispondere +nulla. + +-- Si mangia così male, al Lido! -- continuò il Del Mantico. + +-- Oh! il mangiare... è l'ultima cosa! -- esclamò l'altro, sospirando +profondamente. + +-- Certo; quando però non si abbia appetito! E anche oggi ci dovremo +digerire la compagnia di Potapow e del Giapponese? + +-- Lo temo. + +-- Mi sono cordialmente antipatici tutti e due! + +-- Anche a me! + +Questa volta, forse fu la prima e rimase forse anche l'ultima, il conte +degli Ariberti e il marchese Del Mantico andavano sinceramente +d'accordo. + +-- Oh! To! to! Guarda chi si vede, a quest'ora! La contessa Elisa! + +Prandino si sentì battere il cuore con violenza, e diventò rosso come un +gambero. + +La contessa Elisa, elegante, profumata, col suo velo caffè attorno alla +faccia, si avvicinava, sorridendo, inchinandosi scherzosamente; non +molto però, chè si poteva muovere appena, tanto s'era stretta +nell'abito, per parere meno grassa. + +All'Ariberti, quella mattina, l'Elisa parve ancora più bella, ancora più +cara del solito; vedendola appena, sentì in un attimo dileguare l'odio e +ritornare tutto l'amore. + +Ella gli sorrise graziosamente, e lui provò un grande bisogno di +trovarsi solo con lei, per parlarle col cuore in mano, colle lagrime +agli occhi, per iscongiurarla di non amare il Maggiore, chè l'avrebbe +reso infelice, per contarle che aveva passata una notte d'inferno e che +aveva voluto morire, per dirle, insomma, che le voleva bene e che le +perdonava!... + +-- Sola, Contessa? + +-- Affatto sola, Maggiore! + +-- Come mai?... + +-- Sono scappata via! -- e così dicendo fece una mossetta co' fianchi, +come di fanciulla che fosse fuggita di collegio. + +-- Ma, e la contessina Cecilia, dov'è? + +-- Via, via, Maggiore, non pensi male. Non ho nessuna idea di ribellione. +Eccola là, la mia guardiana! -- e, alzando l'ombrellino, indicò fuori +dalle colonne la D'Abalà, rossa, scalmanata, in quello stato! che +inseguiva Gegio gridando forte, mentre il monello le scappava dinanzi in +mezzo alla piazza, per correr dietro ai colombi. + +Per quanto tentasse tutti i modi e cercasse tutti i pretesti, il conte +degli Ariberti non potè restare solo colla contessa Navaredo altro che +al Lido, alla sfuggita, sulla terrazza. La Cecilia si era allontanata +per far preparare il camerino alla mamma, e il Maggiore era andato nel +suo a spogliarsi. Ma però, anche allora, messo tutto in orgasmo, forse +per averlo aspettato e desiderato troppo quel colloquio da solo a sola, +non trovò nè modo, nè agio di dirle nulla. Solamente le domandò, come +una grazia, che non uscisse al largo a nuotare: sarebbe stato troppo +infelice, se avesse veduto il Maggiore tenerle dietro. + +Bisogna sapere che al conte degli Ariberti non era concesso quel giorno +di fare il bagno, per quanto ne potesse aver desiderio; chè gli era +stato proibito dalla D'Abalà, la quale gli aveva imposto di tener +d'occhio Gegio fino a tanto che ella rimanea colla mamma per aiutarla a +spogliarsi e a vestirsi. + +L'Elisa, dopo che Prandino le ebbe chiesta grazia, non gli rispose ne +sì, nè no; ma gli sorrise in un modo che il fanciullone interpretò come +assenso. + +-- Dunque sì?... me lo giuri?... + +L'Elisa cominciò a guardarlo, ma si fe' seria e cominciò a sospirare. + +-- Perchè ti sei fatta così triste? + +-- Nulla, sai, non ho nulla: non mi sento a modo mio. Ma il bagno mi farà +bene, servirà a scuotermi un po'! + +-- Devo parlarti. Ricordati che dopo il bagno ti aspetto fuori: verso la +_Favorita_. Voglio restar solo con te. + +-- Vedrò se mi sarà possibile.... + +-- No, se sarà.... deve essere possibile, perchè lo voglio. + +-- Ah! bambino mio! Se si potesse far sempre quello che si vuole, che +paradiso sarebbe! -- E l'Elisa sospirò di nuovo. Poi, come abbandonandosi +a un'improvvisa risoluzione -- addio, -- gli disse, -- vado a spogliarmi. + +-- Ti accompagno.... + +-- No.... resta sulla terrazza.... è meglio evitare i commenti. + +-- Buon bagno, Contessa! -- esclamò Prandino, salutandola ad alta voce. + +-- _Au plaisir de vous revoir_, caro Conte! -- rispose l'Elisa con un tono +che attirò l'attenzione dei vicini, e poi lentamente si avviò verso il +compartimento delle signore. + +Anche quel giorno la contessa Navaredo era stata molto affettuosa col +conte Eriprando; ma però, in fondo alle sue moine c'era qualche cosa di +triste che avrebbe dovuto mettere Prandino in sull'avviso. Col Maggiore, +invece, l'Elisa non parlò quasi mai: tuttavia era affatto sparita dal +suo sorriso ogni tinta ironica e ogni apparenza di sfida. + +Adesso lo sfuggiva cogli occhi e li abbassava subito appena il Maggiore +si metteva a fissarla coll'occhialino: voleva mostrarsi timida con una +soggezione non priva di verecondia, quantunque, così striminzita com'era +entro l'abito, non si potesse abbandonare ai molli e ai languidi +atteggiamenti che le erano abituali. + +Durante il tragitto sulla laguna, in vaporetto, si sedettero vicini +mesti e taciturni. + +Come già aveva annunciato Badoero il giorno prima, il vaporetto era meno +affollato, le conversazioni tutte più intime o più sommesse; non si +udivano risa, ma si vedevano soltanto sorrisi. Badoero salutò da lontano +le _Contesse di Vicenza_. Era tutto sussiego al fianco della principessa +di Lentz, una vecchia alta, secca, arcigna, vestita di nero, che +salutava appena con un cenno breve del capo, senza dar la mano a nessuno +e rimanendo quasi sempre in piedi, come se là, sul democratico +vaporetto, ci stesse a regnare, a ricevere suppliche e a dispensare +grazie. + +L'Elisa la guardava con invidia, la D'Abalà con dispetto, mentre il +conte degli Ariberti allungava il collo per farsi vedere da Badoero, +sperando che lo chiamasse vicino per presentarlo alla Principessa. Ma +Badoero dritto, serio, contegnoso, gongolante in cuor suo d'essere +veduto da tutti vicino alla vecchia dama, non guardava nessuno, nemmeno +la piccola Emma, che faceva il chiasso con alcuni ufficiali +d'artiglieria. Egli dimostrava tutta la gravità nobile e a un tempo +superba d'un ciambellano che si trova alla presenza di Sua Maestà. + +Quando salirono sulla coperta Jamagata e Potapow, le Navaredo si +consolarono tutte e due sperando anche loro di mettere su un po' di +corte: l'Elisa salutò con un'occhiata tenerissima il Commendatore, e +madre e figlia -- Complimenti!.. Complimenti! -- esclamarono ad alta voce, +e la Cecilia si tirò da parte sul cuscino, quello solito collo stemma di +casa, per fare un po' di posto ai nuovi amici; ma Potapow e Jamagata si +degnarono appena di un _bonjour_, _mes dames_, corto e distratto, e poi +filarono via per andare ad inchinarsi _ai piedi del trono_, come disse +il Maggiore, con una frase che fu trovata felicissima dalle Contesse di +Vicenza. + +Fortunatamente a rialzare un po' il loro umore, capitò grave e solenne +il cavaliere Ramolini. Aveva il soprabito gettato sul braccio, perchè il +termometro, al sole, segnava 30° Réaumur. Ramolini sorrise stringendosi +nelle spalle, finchè la Cecilia tirava giù delle impertinenze a +proposito di quella _ridicola_ madama Krauss; ma poi annunciò con +mestizia che quel giorno temeva di non poter fare il bagno: soffiava un +po' d'aria. Già era sempre così: Ramolini capitava al Lido ogni giorno: +ma appena era imbarcato sul vaporetto cominciava ad esprimere dubbi, e +quando poi era giunto sulla terrazza, non trovava mai che la temperatura +fosse abbastanza buona, e il tempo abbastanza sicuro, per arrischiare di +tuffarsi nell'acqua. + +-- Chi lo piglia il raffreddore, se lo tiene! -- rispondeva +invariabilmente a chi giudicasse esagerata quella prudenza. + +Quando la contessa Navaredo lasciò Eriprando per andare a fare il bagno, +Gegio cominciò subito a sentirsi male alla gola, cosicchè l'altro, per +vedere di guarirlo, si determinò a fargli portare un gelato. S'erano +seduti tutti e due vicino al parapetto, ma Ariberti, ad ammirare il +mare, aspettava che vi si fosse tuffata l'Elisa; intanto approfittò di +quel momento di quiete per fare un po' di conti. Il bilancio lo atterrì; +in cassa non gli rimanevano più altro che _dugentoquindici lire;_ e +ancora all'albergo c'era tutto da pagare!... Non riusciva a capacitarsi, +come mai il denaro scappasse via così presto. Perbacco! _Dugentoquindici +lire!_ Ma già era un continuo spendere: e gondola, e bagno, e pranzo, e +guanti, e _tramway_, e caffè, e _traghetti_.... A volerla fare da +signore, proprio davvero, anche trecento lire sarebbero state poche!... +Continuando di quel passo, in una settimana, se non toccava il verde, ci +andava molto vicino. E pensare che lui lo sentiva in sè di non essere +proprio nato per fare il pitocco!... Ma!... e al mondo c'erano dei +bottegai, dei fruttivendoli, dei fabbricanti di _piroconofobi_ per le +zanzare, che accumulavano milioni.... mentre lui.... l'ultimo degli +Ariberti, non avrebbe ottenuto alla banca, sulla sua firma, un cento +lire!... Ma!... _Il progresso!_ Bel progresso, davvero!... Ah! se invece +d'essere l'Eriprando _nono o decimo_ della casa, ne fosse il _quinto_ o +il _sesto_ solamente, avrebbe saputo lui come farlo correre il +_progresso_ a gambe levate!... + +Intanto che pensava a tutto ciò, avvilito e colla testa bassa, gli toccò +un altro dispiacere: i suoi calzoni in fondo erano così smangiati, che +sfilavano in diversi punti.... Ci fosse stata la mamma! glieli avrebbe +saputi rammendare così bene da parere nuovi. Ma alla locanda?... Oh, sì; +bravi davvero!... Alla locanda, la rompono la roba, invece di +aggiustarla!... Figurarsi, i suoi guanti che aveva dati da accomodare, +li avevano cuciti col cotone!... -- Povera mamma! bisognerà che mi +ricordi un giorno o l'altro di scriverle una cartolina. Già, se l'ultimo +giorno che sto a Venezia, pagato il conto dell'albergo e messi da parte +i denari del viaggio, mi resta un avanzo di sei lire, le compero la +spilla! + +Era una magnifica spilla di _venterina_, con una gondola in mosaico nel +mezzo, che Prandino aveva veduta in mostra da un chincagliere, sul +_ponte dei Beretteri_: non valeva più di sei lire, ma faceva figura per +venti. + +-- Oh, Conte illustrissimo! prendi il fresco? + +Era Badoero che, abbandonato dalla Principessa, arrivava sulla terrazza +in cerca dell'Emma. + +-- _Ciao_, Badoero. + +-- _Ciao simpaticone!_ Dirò anch'io col poeta: Beati coloro che veder si +ponno! + +-- Perchè? + +-- Perchè ti sei fatto invisibile! + +-- Anche oggi ero sul vaporetto delle tre, colla contessa Navaredo e +colla contessina D'Abalà. + +-- Lo dici davvero?... E dire che io ho guardato appunto se ti vedevo, +perchè volevo presentarti alla Principessa. + +-- Grazie.... al caso.... se si presentasse di nuovo l'occasione, mi +farai un favore. + +-- Eriprando, ho fame! -- piagnucolò Gegio, il quale, furbo, capì subito +che alla presenza di Badoero, quell'altro non gli avrebbe rifiutato una +ciambella. + +-- Fra un'ora pranzerai. Accontentati del gelato. + +-- Ho fame!... Non voglio aspettare un'ora. + +-- E che, diavolo! fa portare una pasta! -- disse Badoero a Prandino. + +-- Dopo non mangia più a pranzo. + +-- E che importa? Fai troppo il tiranno! _Garçon!_ porta la cesta. + +Gegio si acquetò subito, e quando ebbe la cesta davanti, toccò tutte le +paste, per arrivare a scegliersi la più grande. + +-- Hai fatto il bagno?... -- tornò a domandare Badoero. + +-- No. + +-- Non lo fai? + +-- Forse più tardi. + +-- Dopo ti lasci vedere? + +-- Sì, dove vuoi che ci troviamo? + +-- Ci troveremo, ci troveremo... aspetta un po'... ci troveremo... ma, +adesso che ci penso, dopo il bagno ho un impegno colla Principessa. È +meglio fissare per domani. È una gran seccatura quella Principessa, che +Dio la conservi!... Oh diavolo! Ecco l'Emma che m'ha riconosciuto e mi +fa cenno di scendere in mare con lei.... questo mi secca! oggi non +posso; oggi non ho tempo da perdere! + +Eriprando, da qualche momento non gli badava più: cominciava ad essere +distratto. La Contessa nell'acqua nuotava verso i pali e il Maggiore +_faceva il morto_ nelle vicinanze. + +-- Ciao, Ariberti! -- esclamò il Badoero, dopo aver fatto dei segni +all'Emma colle mani per aria. + +-- _Ciao_. + +-- A proposito, ricordati che un giorno dobbiamo pranzare insieme. + +-- Grazie, quando vuoi. + +-- No, no, il giorno lo fisserai tu, caro il mio _Prefetto!_ -- e Badoero +si mise a ridere con malizia. + +Ariberti lo guardava fisso, senza capir nulla. + +-- Sai, qui, appena vedono una persona, subito gli affibbiano un +soprannome. Ma senza malignità, così, tanto per ridere. + +-- Oh bella, e a me hanno dato il soprannome di _Prefetto?_ + +-- Sicuro; siccome ti vedono sempre in abito nero, così ti chiamano il +_prefetto di Malamocco!_ + +Prandino rise ancora, però adesso con un po' meno di piacere. _Prefetto_ +sarebbe bastato, senza quell'aggiunta di _Malamocco!_ + +Nel frattempo giù nell'acqua si videro anche Potapow e Jamagata a far +bella mostra delle loro forme: Potapow, più prudente, non si allontanava +dalla corda, ma Jamagata s'era spinto fuori e aveva anche tentato dì +unirsi col Maggiore, nella sua gita acquatica; ma il Del Mantico fece +l'indiano, col giapponese, e tirò dritto per conto suo, avvicinandosi +sempre più al compartimento delle signore. + +Prandino sulla terrazza guardava fisso, attento a ogni cosa e diventava +verde; l'Elisa, tranquillamente, dopo essersi fermata qua e là ad +accomodarsi il cappello e a serrarsi la veste sul collo, si lasciò +andare ed uscì al largo, fuori dei pali; e il Maggiore le tenne +dietro.... ma non era buono di raggiungerla. + +-- Contessa!... Contessa!... + +-- È lei, Maggiore? -- L'Elisa, come al solito, nuotava di fianco; però +meno del giorno prima perchè l'acqua era più morbida e non lasciava +distinguere bene altro che il biancastro dei piedi e delle braccia. + +-- L'acqua oggi è buona, -- cominciò il Maggiore, che faceva fatica a +seguire la Contessa. + +-- È anche troppo calda! + +-- La prego.... Vada un po' più adagio.... Contessa! Così io non posso +tenerle dietro. + +-- Non voglio che mi tenga dietro.... Lei ha risoluto di compromettermi +ad ogni costo! + +-- Se ha tanta paura di compromettersi allora dovrei credere ch'è proprio +vero quanto m'ha narrato la Contessa. + +-- Non so che cosa mia figlia le abbia detto; io la prego soltanto di +ritornare indietro. + +-- E se non volessi ubbidirle? + +-- Ho da fare, spero, con un gentiluomo. + +-- Ma la Cecilia mi assicurò in fine.... che lei non aveva detto ancora +l'ultima parola. + +L'Elisa s'era messa a nuotare un po' più lentamente, socchiudendo gli +occhi ai buffi d'aria umida, che le sfioravano la faccia come una +carezza: il Maggiore le si era avvicinato, e guardava sott'acqua. + +-- Crede lei che la dica proprio volontieri quella parola?.... Certe +cose, sa, una donna come me, non le dimentica mai. + +Il Maggiore guardava il collo dell'Elisa che appariva sotto i riccioli +biondi bagnati, di una bianchezza incantevole: ma non ne vedea più di +due dita: il cappellone colla larga tesa abbassata e la veste scura +serrata alta, lo nascondevano quasi tutto. + +-- E chi l'obbliga a dirla? + +-- Mia figlia.... e mio genero. Se sapesse che bocconi mi tocca di mandar +giù, che dispiaceri ho dovuto soffrire per lei!.... + +-- Per me? + +-- Certo, perchè tanto mia figlia quanto il D'Abalà mi fan capire anche +quello che non hanno il coraggio di dirmi.... Pur troppo non sono stata +sempre padrona di me stessa.... pur troppo.... Ma già lei lo sa +bene!.... Mia figlia e mio genero insomma mi fanno capire che se un +giovane onesto, leale, un gentiluomo, mi offre la sua mano, il suo nome, +io dovrei.... dovrei dimenticare tutto, anche il passato, e accettarla. + +A questo punto, l'Elisa, quasi che si sentisse stanca anche lei, si +voltò di contro al Maggiore e provò un momento a _fare il morto_. Ma un +momento solo; che tornò a voltarsi subito, rapidamente, appena vide gli +occhietti del Maggiore luccicare sotto il cappellone. + +Questi però le si avvicinò nuotando con orgasmo e: + +-- Lo ami quel bamboccio? Lo ami proprio? -- le domandò commosso e +inquieto. + +-- Certo; se mi deciderò a diventare sua moglie, dopo, lo amerò +certamente. + +L'Elisa, detto ciò, si fermò un momento e si tenne ritta nell'acqua per +accomodarsi, alzando le due braccia, i capelli, che pareva le si +sciogliessero, poi si allungò di nuovo e continuò a nuotare adagio +adagio. + +-- Ma adesso.... oggi.... lo ami? + +-- A _lei_.... che cosa importa a _lei_ di saperlo? + +-- Importa anzi moltissimo. + +-- Perchè? + +-- Perchè io sono franco; e ti confesso che un po'.... un po' credeva che +mi fosse passata.... ma alla sola idea.... che.... che tu possa.... che +tu abbia un altro.... insomma.... sento di.... sento che non lo potrò +mai sopportare. + +Il Maggiore, fosse l'emozione, fosse la stanchezza, respirava così +affannosamente da non poter tirare più innanzi. + +-- Sei stanco?.... -- gli chiese l'Elisa fermandosi e non facendo che +qualche lento movimento per tenersi a galla. + +-- Oh! No.... ti pare?.... vengo avanti quanto vuoi. + +-- Prova ad appoggiarti con una mano sul mio braccio, ma tienti leggero, +sai; -- e l'Elisa, gli distese il suo braccio bianco, sodo, rotondo, la +sola bellezza perfetta che ancora le fosse rimasta. Il Maggiore vi si +appoggiò sopra, ma con tutte due le mani e così forte, che per poco non +andarono sott'acqua tutti e due. + + + + +CAPITOLO XI. + + +Appena Prandino vide la Contessa uscire al largo ed il Maggiore tenerle +dietro ed accompagnarsi con lei, non si potè più contenere. Dimenticò la +prudenza, i rispetti umani, le ingiunzioni stesse della D'Abalà: +dimenticò Gegio che s'era messo a correre per la terrazza, e scappò via +pallido, concitato. Voleva buttarsi in mare, voleva raggiungere la +perfida. + +Strepitò per aver presto la maglia e la biancheria. Intorno al casotto +del guardaroba c'era ressa, essendo arrivati allora i _tramways_ del +vaporetto delle quattro: e siccome lì, subito, non trovò nemmeno un +camerino disponibile, sebbene avesse promessa una lira di mancia al +bagnaiolo, si spogliò in fretta e in furia in un _passaggio_ vuoto, fra +due corridoi, bestemmiando i santi del paradiso e strappando i bottoni +di quell'abito nero, che in tanti anni di onorato servizio, non si era +mai sentito trattare con così poco rispetto. In un attimo svestito, +infilò la scaletta della riva che non avea ancora finito di allacciarsi +la maglia; ma appena nell'acqua, quando, fatti i primi passi, si buttò +lungo disteso per nuotare e raggiunger più presto la Contessa, si sentì +afferrare improvvisamente per una gamba. Sternutando, chè era andato ben +sotto colla testa, si voltò furioso per dir la sua a quel villano che +gli avea fatto quel tiro, e uno scroscio continuo di spruzzi d'acqua, +accompagnati da una sonora sghignazzata, lo percosse sul viso. + +-- È una mancanza di educazione! È un'impertinenza! -- urlò il contino +degli Ariberti accecato dall'acqua e dall'ira. + +-- Ah! ah! ah! Il nostro Prandinello!.... Il nostro Prandinello che +beve!.... + +Misericordia!.... Lo screanzato, l'impertinente era nientemeno che il +cavalier Pinocchio! + +-- Uno spruzzetto, un altro, un altro ancora!.... Così! Ah! ah! ah! Che +faccia buffa, che mi fate. + +-- Scusi, Cavaliere!.... Scusi.... sa.... non l'aveva riconosciuto!.... +Ma avrò il bene di rivederla più tardi! -- E Prandino fa di nuovo per +mettersi a nuotare; ma il cavalier Pinocchio, che quel giorno era +proprio di buon umore, continua a ridere e torna a prenderlo per una +gamba. + +-- Scusi, Cavaliere; mi lasci andare!.... + +-- E dov'è, dov'è che vuol andare il nostro Prandinello? -- Da bravo! +Rimanete un po' qui a farmi compagnia.... + +-- Ma, volevo.... + +-- Io sono un cattivo nuotatore, anzi, vi dirò che non so nuotare nè +punto nè poco. + +-- Ma.... + +-- Sapete?.... Ho scritto per voi a Verona, sicuro, al Capo-traffico. + +-- Grazie.... + +-- Che volete! L'Orsolina mi sta proprio a cuore. Quella è una santa +madre, ma santa davvero!.... Potete proprio dire d'esser nato colla +camicia!.... La vostra mamma si leverebbe il pane di bocca per darlo a +voi, sciupone d'un don Giovanni! + +-- Lei scherza, Cavaliere, ma adesso vorrei.... + +-- Vedete, Prandinello, il _morto_, lo so fare -- e così dicendo il +cavalier Pinocchio si distese sull'acqua supino -- ma se fo un movimento, +non c'è verso, bevo!.... Aspettate, dovreste provare un po' voi a +mettermi le vostre due mani sotto la vita: così.... bravo!.... Restate +fermo adesso, non vi movete! + +-- Ma.... -- e Prandino, mentre teneva il Cavaliere, fissava cogli occhi +imbambolati i due cappelloni gialli della Contessa e del Maggiore che si +allontanavano lentamente sullo specchio turchino del mare. + +-- Come vi dicevo, ho scritto a Verona, al Capo-traffico, e m'ha già +risposto.... Ah, quant'è buona oggi l'acqua!.... È proprio un piacere! +Voglio provare adesso a muovere prima le braccia e poi le gambe.... ma +voi state fermo, sapete, se no, vado sotto. Benissimo! così! bravo!.... +_Uno-due!_... _Uno-due!_.... _Uno-due!_.... _Uno-due!_.... -- e il +cavaliere Pinocchio continuò per un pezzo a fare i movimenti di +_scuola_, sempre sostenuto da Prandino, che non aveva il coraggio di +lasciarlo andare, e intanto vedeva l'Elisa e il Maggiore confondersi +insieme nella lontananza, così da sembrare quasi un punto solo. + +-- Ah! che bagno delizioso!.... _Uno-due!_... _Uno-due!_... adesso voglio +provare. + +-- Ma scusi.... -- A Prandino gli pareva che i due cappelloni di paglia si +fossero fermati. + +-- State fermo! Forza, mi raccomando! Adesso vorrei provare a distendere +insieme le braccia e le gambe.... Ah, come me la godo!.... Come me la +godo! + +-- Ma io.... -- Prandino si sentiva male: il punto giallo non si moveva +più. + +-- Dunque, il Capo-traffico m'ha risposto che sareste chiamato in +servizio provvisorio fra pochi giorni e che forse.... _Uno-due!_... +_Uno-due!_.... forse sarete destinato per l'appunto alla contabilità +della divisione di Vene.... No! No!.... Non vi movete! non mi lasciate +andare!.... Vado sotto!.... Vado sot.... -- e il cavalier Pinocchio non +potè finire la parola, perchè era andato sotto davvero. Quando, +soffiando e sbuffando, potè di nuovo levarsi su, ritto, Prandinello era +scomparso. + +Che cos'era accaduto? -- Un avvenimento che poteva avere del tragico. +Mentre Ariberti, colle braccia tese, teneva a galla il cavaliere +Pinocchio, e col cuore correva dietro all'Elisa, sentì all'improvviso la +vocetta aspra della Cecilia, che lo chiamava forte dalla terrazza. + +-- Conte Eriprando! Conte Eriprando! + +Il Conte Eriprando levò il naso all'aria e vide la D'Abalà che gestiva +contro di lui come una spiritata. + +-- Gegio! Dov'è Gegio?!.... Gegio! + +A questo nome Prandino si ricordò del marmocchio che aveva piantato là +solo, sulla terrazza e sudò freddo benchè fosse in acqua: lasciò andare +a fondo il cavalier Pinocchio e corse via con uno sgomento in corpo che +gli levò ogni altra preoccupazione. + +-- Chissà dove s'è cacciato! Chissà che cosa gli è accaduto! -- pensava +l'Ariberti mentre si vestiva in tutta fretta, senza nemmeno finire di +asciugarsi. + +-- Gegio! Dov'è Gegio?! Gegio! -- La Cecilia, spinta dall'angoscia, aveva +superato ogni pudico ritegno, ed entrata nel compartimento riservato +agli uomini, correva lungo il corridoio chiamando il bambino, seguita da +Ramolini, al quale si unirono presto anche Potapow e Jamagata che, +appena udite le grida della Contessina, uscirono dai rispettivi +camerini. + +-- _Mais Gegio, ne prend-il pas le bain avec vous?_ + +-- No! Ieri s'era raffreddato e io oggi non aveva voluto che facesse il +bagno. Gegio!.... Gegio! + +Anche Prandino dovette pur farsi coraggio e mostrare la faccia: la +D'Abalà, appena lo vide, gli si avventò addosso come se lo volesse +pigliar per il collo. + +-- Mio figlio?! Dica! Che cosa ne ha fatto di mio figlio?.... + +Prandino, smorto, allibito, aprì la bocca per rispondere, ma non rispose +nulla. Allora la D'Abalà non potè più reggere e scoppiò in un pianto +dirotto. + +-- Si faccia coraggio, Contessa, si faccia coraggio, -- le andava dicendo +il Ramolini. -- Se non è perduto.... lo troveremo di certo. + +Anche Jamagata si provò a consolarla; ma Potapow lo apostrofò dicendogli +che bisognava avere _point de coeur_, per credere di poter confortare +una madre in un tal momento. + +-- Ma, mio marito?! Chissà che cosa farà mio marito, se non trovo più +Gegio!.... Guai! Guai! -- singhiozzava la Cecilia, poi rivolgendosi di +nuovo contro Prandino. -- Ringrazi Dio che l'avvocato D'Abalà non è qui! +-- esclamò, e di nuovo si mise a correre in cerca di Gegio, seguita da +Ramolini, da Potapow, da Jamagata e da una frotta di curiosi, che si +domandavan l'un l'altro che cosa era successo. + +-- È una signora che ha perduto suo figlio! + +-- No, gli si è annegato il marito. + +-- È una contessa forestiera. + +-- È una principessa di Roma. + +-- Oh! che disgrazia! + +-- Le si è annegato il marito, mentre voleva salvare suo figlio! + +-- Povera signora!.... in quello stato!.... + +Intanto che tutte queste voci facevano il giro dello _stabilimento_, +ingrossandosi e facendosi più gravi a ogni passo, la Cecilia continuava +a correre, come meglio poteva, dai corridoi al caffè e dal caffè alla +terrazza, chiamando Gegio e l'avvocato D'Abalà. Prandino la seguiva, +abbattuto, con una faccia stralunata, pensando a ciò che gli avrebbe +detto l'Elisa quando, uscita dall'acqua, sarebbe venuta a sapere che non +trovavano più il suo nipotino, e di tratto in tratto levava gli occhi +smarriti in faccia a Ramolini, come se aspettasse da lui la propria +sentenza. + +-- Mah!.... -- gli disse una volta il Cavaliere con una reticenza più +lunga e però più grave del solito. -- Mah!.... i figli degli altri!.... -- +e non aggiunse parola. + +La Cecilia, percorsa un'altra volta tutta la terrazza, attraversato di +nuovo il caffè, uscì fuori dallo _stabilimento_ e giunta in mezzo al +ponte, sulla spiaggia gridò ancora, con quanto fiato le era rimasto: +Gegio! Gegio! Gegio mio!.... + +-- Mamma, mamma, son qua! -- rispose finalmente di lontano la voce +stridula del monello e giù, sulla riva, tutto coperto di sabbia e di +terriccio giallo si vide muoversi un coso che aveva più del scimiotto +che dell'umano. + +Era Gegio, che s'era preso il bel gusto di seppellirsi vivo sotto la +sabbia. + +Sua madre, ravvisandolo appena, diè in un grido di contentezza: pareva +matta dalla gioia, povera donna! ma appena se lo ebbe dinanzi e lo vide +così sucido, tutta la sua espansione si arrestò di botto, cambiò viso, +e, preso il figliuol prodigo per un orecchio, se lo tirò dietro a quel +modo, strapazzandolo come una bestia ed applicandogli ad ogni tratto +scapaccioni tutt'altro che amorevoli. + +Jamagata, Potapow, Ramolini e tutti gli altri ch'erano lì intorno fecero +gran festa alla madre e al figliolo. Prandino solo, quantunque adesso +gli si fosse levato un gran peso dallo stomaco, tuttavia non era +tranquillo del tutto: sentiva che, per lui, l'ultima parola della +tragedia non era ancora stata detta. Difatti: in quanto a lei -- gli +gridò la D'Abalà, cogli occhi loschi e il nasino bianco -- in quanto a +lei, può dirsi fortunato che non ci sia stato qui mio marito!.... A +quest'ora, guai!.... + +E la Contessina si pose una mano sugli occhi, come per non vedere lo +scempio che dell'ultimo degli Ariberti avrebbe fatto il sottoprefetto +D'Abalà. + +-- Ma è dunque un uomo terribile il marito della contessa Cecilia! -- +domandò più tardi il Ramolini, a cui pareva che premesse molto saperlo, +in tutta confidenza a Prandino. + +-- Oh! no; anzi, si figuri! È un omettino piccolo, magro, che trema +dinanzi a sua moglie e che non ha mai fatto carriera, perchè ha troppa +paura delle _dimostrazioni_. + + + + +CAPITOLO XII. + + +Ciò che non principia bene finisce male, e il conte Eriprando degli +Ariberti non potè proprio dire che quella giornataccia infame avesse +fatta per lui un'eccezione alle regole. + +L'Elisa era mesta e preoccupata, e il Maggiore, invece, sembrava molto +allegro: e pazienza se la cosa fosse rimasta lì; ma quando Prandino, +dopo pranzo, andò al banco, secondo il solito, per pagare il conto, +trovò che i due pranzi, quello della contessa Elisa e quello della +contessina Cecilia, erano già stati pagati dal Maggiore. + +-- Corpo di bacco!.... -- Prandino corse subito dalla D'Abalà, inquieto e +sorpreso, e n'ebbe, in risposta, ch'ella non aveva preso lui per suo +segretario. + +Anche al _Florian_, più tardi, successe pure qualche cosa di simile. Il +Maggiore, che s'era piantato duro sulla sedia accanto all'Elisa, con +un'aria da padrone del campo, invece di aspettare che ognuno ordinasse +le bibite per conto proprio, domandò egli stesso prima alle signore, e +poi al resto del circolo, che cosa volessero prendere, mostrando chiaro +ch'era lui che faceva trattamento. Naturalmente, Prandino, quantunque da +un'ora bruciasse dalla sete, non prese nulla per far dispetto al rivale. +Siccome, poi, tutti gl'infelici sono fatti per intendersi, così invece +egli sentiva slanci di simpatia per il povero Jamagata, che si mostrava +melanconico, perchè si vedeva assai trascurato. L'Elisa non gli parlava +mai, era timidissima col Maggiore, e voleva sua figlia sempre seduta +accosto, come se avesse paura a star sola in mezzo agli uomini. + +Prandino, che aveva giurato a sè stesso, dopo rinfrancato dallo spavento +per la scomparsa di Gegio, di non parlar coll'Elisa e di non mettersi +vicino a lei in tutta la sera, volendo punirla in tal modo per la sua +gita in mare, dopo la sorpresa dei due pranzi pagati e dopo il contegno +tenuto dal Maggiore al Caffè, non ebbe più coraggio di tirarla innanzi +col broncio; capì che sarebbe stato troppo infelice se fosse andato a +letto con quel tormento di gelosie e d'inquietudini nel cuore, e però si +fece animo, e quando tutti s'eran levati in piedi per ritornare +all'albergo, offrì lui il braccio all'Elisa in un modo così risoluto che +la Contessa non glielo potè ricusare. + +-- Mi avevi promesso che a Venezia saresti stata buona, mi avevi giurato +di non darmi nessun motivo di gelosia; ti ringrazio, sai, ti ringrazio +del bel modo col quale mantieni la tua parola. + +E Prandino sorrise amaramente, aspettando che l'altra lo rimproverasse +come al solito, dicendogli che era matto, che i suoi dubbi erano +ingiusti, che si faceva insopportabile, ma come al solito concludendo +poi che gli voleva bene. + +Invece nulla di tutto questo: l'Elisa chinò il capo e Prandino sentì +contro il braccio il seno di lei che si gonfiava per un grosso sospiro. + +Prandino la fissò agitatissimo e -- Perchè sei uscita al largo col +Maggiore? -- le domandò -- perchè?.... -- ma questa sua domanda era fatta +in modo che pareva più un lamento che un rimprovero. + +L'Elisa continuò a tacere e a sospirare. + +-- Mio Dio.... che cosa c'è di nuovo?.... parla!.... mi fai morire! + +-- Non morrai, no; tu sei giovane.... hai tutto l'avvenire per te, e +poi.... tu sei un uomo, tu; e ciò vuol dir molto.... mentre io +invece.... + +-- Per amor di Dio, che cosa è accaduto? + +-- Nulla.... nulla.... calmati adesso.... + +-- Che cosa è accaduto, parla! + +-- No.... adesso no; non posso.... ma tu ricordati questo, che io sono +molto infelice.... e che vi sono tali necessità nella vita, alle quali +bisogna chinare il capo e rassegnarsi.... _côute que côute!_ + +-- Ma io non voglio... -- cominciò Prandino, alzando la voce. + +-- Non fate scene adesso, non fate il ragazzo! + +E l'Elisa spaventata, abbandonando in un attimo il tono languido, fermò +subito le parole in gola al suo innamorato; ma poi, vedendo che l'altro +non fiatava più, ritornò buona, ritornò tenera, per dirgli con affetto: +-- Domani saprai tutto.... ma, te ne scongiuro, sii generoso.... non +rendermi più infelice di quello che sono.... ricordati che da te.... +bambino mio, aspetto una parola che mi dia coraggio.... e che mi +conforti. + +Detto ciò, mentre Prandino la guardava bianco, pallido, senza esser più +buono di proferire una parola, l'Elisa si fermò per aspettare la Cecilia +e il Maggiore, ch'erano rimasti un po' indietro, e unirsi col rimanente +della brigata. + +Quella notte il povero Prandino la passò male. Ormai non ne potea più +dubitare: l'Elisa e il Maggiore se la intendevano fra di loro. + +Aprì i vetri, spalancò le persiane e, in maniche di camicia, rimase là, +lungamente, appoggiato alla finestra, guardando di lontano, fra i tetti, +una striscia di laguna illuminata dalle fiamme rossiccie del gas e +bevendo, come altrettanto veleno, quell'aria pregna degli aromi acuti +del mare, respirando quei buffi caldi che penetrano nel sangue con una +mollezza voluttuosa e che sembra allarghino il cuore con un bisogno +inconscio e irresistibile d'amore. + +Maledetta Venezia! Se fosse rimasto a Vicenza, credeva lui, avrebbe +sofferto meno. + +Aveva la testa che gli bruciava, il cuore gonfio, e non poteva piangere. +Si sentiva pieno di lagrime fino alla gola, ma non gli volevano scoppiar +fuori. Se avesse potuto piangere, forse sarebbe rimasto un po' più +sollevato. + +-- "Domani saprai tutto?!" E che cosa può dirmi che io già non abbia +indovinato? Non sono già un imbecille, capisco le cose per aria, io! Non +ama più me, e torna daccapo ad amare il Maggiore! Ecco la bella novità +che mi dirà domani! Ma io non resterò qui a sentirmela dire, nemmeno per +sogno; che! Domattina me ne ritorno a Vicenza.... e non mi vedrà più, +no; mai più!... Se aspetta da me "la parola di coraggio e di conforto" +la aspetterà un pezzo. A sentirla lei, dovrei dunque farle coraggio, +perchè mi pianta?... Dovrei confortarla, perchè mi tradisce? Questa è +nuova davvero! "_Ricordati che io sono molto infelice!_" Ma perchè lo +vieni a contare a me, se sei infelice?... A me, che lo sono più di te e +per cagion tua? + +-- Però.... però, qualche cosa ci deve esser sotto, -- pensava Prandino +abbandonando la finestra e camminando in su e in giù nella cameretta, +mentre si spogliava, -- qualche cosa ci deve esser sotto. È impossibile +che sia così cattiva di cuore. Certo, certo quella strega della D'Abalà, +c'entra in gran parte nella faccenda. Sembra che sia lei innamorata del +Maggiore. È con lui tutta moine, tutta finezze.... Maledetta!... Quello +che ha in corpo, scommetto che non è un figliolo: ma è un sacco di +malignità! Ma io vorrei sapere perchè l'Elisa deve sottomettersi a sua +figlia, e rendersi infelice lei, e far infelice me, per i capricci e le +simpatie di casa D'Abalà. -- Che il Maggiore la voglia sposare? Senza +dubbio, non può essere altrimenti. Ma se avesse aspettato due o tre +anni, quando avessi avuto uno stato, l'avrei sposata io. + +A questo punto, Prandino chiuse le finestre, spense il lume e entrò nel +letto: egli sperava, allo scuro, di poter avere un po' di riposo, ma +invece si trovò peggio. Vedeva il numero 40 fra le braccia del numero +43, e nell'eccitamento della fantasia, il numero 40 era ancora più +bianco, ancora più biondo, ancora più bello del solito, e il 43 più +nero, più vecchio, più brutto: -- e il povero ragazzo si voltava +smaniando nel letto, mentre le zanzare, ch'erano entrate in camera dalla +finestra, ch'egli avea lasciata aperta per tanto tempo, col lume acceso, +gli raddoppiavano l'agitazione e il tormento. + +Ah! se non fosse stato povero, allora.... allora l'avrebbe sposata lui +subito, domani. Ma con duecento quindici lire, non poteva già pensare di +metter su casa! Che figura farebbe egli adesso, a Vicenza, quando vi +fosse giunta la notizia del matrimonio della Navaredo con Del Mantico! +Lui si sarebbe serrato a chiave nella sua camera, senza farsi più vedere +da nessuno. + +Già, sarebbe morto presto, così non la poteva durare!... No: no! A costo +di finirla lui.... Sarebbe andato lontano lontano, colle lettere e i +capelli dell'Elisa in tasca, e quando avesse trovato un precipizio in +riva al mare, un bel salto.... e buona notte: egli avrebbe finito di +soffrire.... e di far ridere quei pettegoli di Vicenza!... Ma tant'è, il +numero _quaranta_ restava però sempre fra le braccia del numero +_quarantatrè!_... + +La calma che si era fatta nel suo spirito, pensando di morire +placidamente sotto l'acqua fresca del mare, si dissipò di nuovo a +quell'idea tormentosa. + +Ritornò ad agitarsi nel letto, a sospirare, a dolersi, e a poco a poco +le angosce crebbero in modo, ch'egli non potè più reggere a sopportarle. + +Era andato tutto in sudore: nella cameretta bassa, angusta soffocava dal +caldo, e le zanzare gli ronzavano a torme sulla faccia, moleste e +insistenti, aumentando il suo affanno colle loro punture irritanti. + +Saltò giù dal letto, accese il lume, si vestì in fretta e uscì +dall'albergo per respirare. Quando fu in piazza San Marco una folata di +vento gli portò via il cappello. Prandino gli camminò dietro, triste, +melanconico, e se lo calcò in testa senza nemmeno pulirlo. Tant'è; +adesso che l'Elisa non gli voleva più bene, che cosa gliene importava a +lui della sua roba?... + +Il cielo era coperto, la piazza buia: entrò sotto le _Procuratie_ +squallide, deserte, e si sedette sospirando sopra una seggiola del caffè +_Florian_. Nemmeno al fresco trovava il sollievo ch'egli aveva sperato. +E pensare che quei pochi giorni di cura a Venezia, dovevano essere il +suo paradiso!... E pensare che se li sognava da un anno! Mah!... + +Per sentire un po' di sollievo, lo sapeva bene lui che cosa gli sarebbe +bisognato!... Trovare il modo di vendicarsi di quella brutta strega +della D'Abalà!... Ecco, questo gli sarebbe bisognato; perchè era lei la +causa di tutto; era lei, lei sola, che nascostamente attizzava il fuoco. +L'Elisa era una donna debole, senza volontà e forse.... + +-- Oh! guarda chi vedo!... Il nostro caro _Prefetto!_ + +Prandino levò la faccia sbattuta dalla veglia e vide Badoero che usciva +da _Florian_ in compagnia di tre o quattro giovinotti. + +-- _Ciao_, Badoero. + +-- Che fai qui solo solo? + +-- Prendo il fresco.... + +-- Vieni con noi da _Bauer_? + +-- Ti avverto che _Bauer_ ha già chiuso a quest'ora, -- disse a Badoero +uno della comitiva. + +-- Se troveremo chiuso, non ci sarà gran male: andremo a battere a +qualche altro Caffè. Su, su, levati, giovine sentimentale, e vieni con +noi! -- e Badoero, preso Prandino per un braccio, lo costrinse a levarsi +in piedi. + +-- Io proporrei di andare a battere dall'Emma! -- esclamò uno di quei +giovinotti, per lanciare un frizzo a Badoero. + +-- Nossignori! -- rispose questi con fatuità, -- dall'Emma non c'è posto +per tanta gente! -- poi, fermandosi su due piedi: -- vi presento mio +cugino, il conte degli Ariberti, -- disse indicando Prandino alla +comitiva. + +Finito lo scambio dei complimenti, si avviarono tutti verso la _Birreria +Bauer_; Badoero, allora, prendendo Ariberti a braccetto e tenendolo un +po' più indietro degli altri: + +-- Dimmi, caro prefetto, -- gli chiese a bassa voce, -- la Contessa t'ha +proprio messo in disponibilità, per questa notte? + +-- Non ti capisco! + +Ma Prandino, che invece capiva benissimo, sentì un'ondata di sangue +caldo, che gli saliva alla testa. + +-- È arrivato il Maggiore.... e ti mandano a passeggiare!... Eh! che vuoi +farci? Le donne, vecchie o giovani, quando vedono i bottoni lustri, +perdono la testa. + +-- Ma... + +-- È destino comune, e non c'è che fare; bisogna rassegnarsi, +_Prandinello_ mio!.. + +_Prandinello!_... Anche Badoero lo chiamava _Prandinello_ come il +cavalier Pinocchio!... + +Ariberti, però, non se la prese con Badoero per quelle parole, ma invece +gli proruppe nel cuore un impeto d'ira, quasi di odio, contro l'Elisa. +Sentì allora, per la prima volta, che fra lui e quella donna era proprio +tutto finito. Difatti, se anche l'Elisa, per un'ipotesi, avesse ripreso +a volergli bene come prima, tanto e tanto nell'opinione del mondo egli +oramai non era più il suo amante. E _l'opinione del mondo_, si sa bene, +presta a certi amori le loro più care attrattive. Prandino però non +volle mostrare al cugino che egli soffriva per quello smacco. Invece si +sforzò di fare il disinvolto, di parer spiritoso e lieto confessando a +Badoero che il Maggiore capitava proprio in punto a sollevarlo d'un +grande imbarazzo. Lui non negava di aver amato l'Elisa, e molto: ma +adesso quella catena gli si faceva ogni dì più pesante; insomma, era +stufo di rappresentare il _moroso de la nona_ a tutto pasto, e domandò a +Badoero se non trovava che oramai la contessa Navaredo era una donna +_andata_. Egli sperava che Badoero gli dicesse di sì; sarebbe stato un +conforto al suo dolore. + +-- _Andata_ proprio no, -- rispose Badoero: -- Certo, comincia a essere un +po' troppo grassa, ma si conserva ancora piacente e poi sa _truccarsi_ +bene, come dice l'Emma. + +Da _Bauer_, com'era stato previsto, si trovò chiuso. Allora, tutti +insieme, tornarono indietro brontolando; chi voleva andare in un luogo, +chi in un altro, e nessuno riusciva a trovare una proposta che ottenesse +l'approvazione generale. Intanto, aspettando l'idea buona, che non +capitava, si sedettero per un momento al _Caffè Svizzero_, dove ci +doveva essere, dicevano, della birra inglese in bottiglia, eccellente. +Prandino, che aveva sete e sentiva qualche brivido di freddo in +quell'aria umida della piazza, ne tracannò in fretta due tazze, sebbene +nell'andar giù gli bruciasse la gola e lo stomaco. + +-- Sapete che cosa dobbiamo fare? -- saltò su a proporre Badoero da un +momento all'altro, -- andiamo a giocare un'oretta al _lansquenet_? + +-- Sì, ma dove? -- chiesero gli altri. + +-- Dal _sior Angelo a la Cuca_. Tanto, se trovassimo chiuso, quando ci +facciamo conoscere ci aprono subito. + +-- Allora paghiamo, e partenza per la _Cuca_!... + +-- _Garçon!_ -- gridò Badoero, che s'era levato in piedi, chiamando il +cameriere dalla vetrata della bottega. + +-- A me sai, Badoero, -- disse Prandino facendo una smorfiaccia colla +bocca, -- quella tua birra ha fatto male. Mi brucia lo stomaco, mi +brucia, come se avessi bevuto del fuoco. + +-- È nulla; le prime volte fa sempre così, ma poi ci si abitua. La birra +inglese è come il sigaro, bisogna avvezzarcisi. + +-- Se ha un po' di nausea, prenda un bicchierino di _cognac_ e le passa +subito, -- suggerì un altro signore della compagnia. + +Prandino accettò il consiglio, bevette il _cognac_ e subito dopo gli +sembrò di fatti di sentirsi un po' meglio. Allora dal suo famoso +_porta-biglietti_ colla corona d'argento, levò una carta da due lire e +l'offrì al cameriere perchè si tenesse la spesa. + +Il cameriere prese il biglietto con due dita, invece di riporlo lo tenne +levato per aria fissando Ariberti. + +-- Che cosa paga il signore? + +-- Un _cognac_ e una bottiglia di birra. + +-- Allora formano _cinque e trenta_, in tutto. + +-- Ma non pago altro che la mia birra. + +-- Appunto, cinque lire della bottiglia, e sei soldi del _cognac_. + +-- Per bacco! -- pensò Ariberti fra sè, -- cinque lire per sentirsi male, +mi pare un po' caro! + +Tuttavia pagò senza altre osservazioni, chè non voleva perdere il +credito fra le sue nuove conoscenze. + +Strada facendo, mentre tutti si avviarono verso la Cuca, gli venne +addosso, col calore del cognac un gran bisogno di espandersi e +confidarsi a qualcuno. + +Allora fu lui che si prese Badoero a braccetto, e dopo d'essersi fatto +promettere il segreto -- _in parola d'onore_ -- gli contò che la contessa +Navaredo si era condotta molto male con lui. + +-- Certo che per me è stata una fortuna, perchè proprio ero stufo, ma +questo non vuol dire; resta sempre il fatto che s'è portata malissimo. +Del resto, te lo dico io che al signor Maggiore non gliene voglio. Oh +no, davvero: anzi, quando lo vedo, son quasi tentato di fargli i miei +rallegramenti; si diverta, si diverta, se può, ch'io già non lo invidio +di sicuro! + +E qui, Ariberti tornò daccapo a voler persuadere il cugino che la +Contessa oramai era una donna sciupata, mentre invece, un anno o due +prima, quando l'aveva lui.... allora sì che era davvero un tipettino da +far girare la testa. A Vicenza, allora, quando l'Elisa passava per le +strade, si voltavano tutti a guardarla. Ma adesso?... Adesso era +tutt'altra cosa. + +Alla _Cuca_ le imposte erano chiuse, ma dalla luce che usciva dalle +fessure si vedeva bene che dentro c'era ancora della gente. Allora +picchiarono forte colle mazze sulle persiane delle finestre a terreno, +finchè fu aperta a metà la porta della bottega e furono introdotti da un +omiciattolo in maniche di camicia e colla faccia assonnita, che accolse +i nuovi avventori brontolando fra i denti. + +Nella sala c'erano seduti in un angolo due o tre operai colle facce +accese dal vino e dal caldo che guardavano di sbieco quelle _grinte +aristocratiche_ che entravano là dentro, in casa loro. + +Ma gli amici di Prando non si fermarono a terreno; invece, salirono su +per una scaletta ripida, angusta, ed entrarono in una stanzuccia al +mezzanino, dove si sentiva forte il puzzo della pipa mescolato coll'odor +grasso dei cibi. + +Il cameriere accese il gas, spalancò i vetri della finestrina, distese +sul tavolo di legno greggio un tappeto macchiato d'unto e di vino, e poi +domandò ai signori che cosa volevano ordinare. + +-- Porta del Chianti, di quello vecchio, del ghiaccio e tre mazzi di +carte nuove. + +Il cameriere uscì, e rientrò poco dopo con un gran fiasco di vino sotto +il braccio, un tazzone in mano, con dentro del ghiaccio, e i tre mazzi +di carte che gli gonfiavano le tasche della giacchetta. + +-- Giochi anche tu, Ariberti? -- domandò Badoero a Prandino, che in quella +stanzuccia bassa, infocata dal gas, sudava tanto, che gli pareva di +essere in un forno. + +-- A che si gioca? + +-- Al _lansquenet_. + +-- Al _lansquenet_? -- Non lo ricordo bene, -- rispose Prandino, che invece +quel giuoco non lo conosceva punto. + +-- Oh, è facilissimo: non puoi sbagliare! Guarda: io tengo banco e scopro +due carte: la prima è il due di spade, la seconda il cavallo di coppe. +Se adesso, sfogliando il mazzo, scopro prima un due qualunque, ha vinto +il banco: se invece è un cavallo, ha vinto chi punta. + +-- E quanto si punta? + +Prandino era sbalordito: la birra bevuta, il _cognac_, quel caldo +soffocante e i dispiaceri che gli cocevano nell'anima, tutto ciò lo +faceva star male. + +-- Facciamo il solito? -- domandò Badoero, guardando in giro i suoi +compagni. + +-- Sì, il solito! -- risposero insieme, meno Prandino, ch'era nuovo della +partita e non ne sapeva nulla. + +-- Allora, -- e Badoero si volse a Prandino, -- non puoi puntare meno di +cinque lire. Se vuoi, perchè tu veda meglio com'è il giuoco, faremo una +_levata_ noi due soli. + +Ciò detto, il giovinotto cominciò a sfogliare le carte con una prestezza +che mostrava come ci avesse fatto la mano, e si fermò, che aveva +scoperto il due di denari. + +-- Ecco, è fatto: ha vinto il banco. + +-- E io?... -- domandò Prandino, alzando d'in su la carta due occhi +stanchi, melensi. + +-- Tu hai perduto cinque lire; ma se invece di un due fosse uscito prima +un cavallo, le avresti vinte. Capisci?... + +-- Ma.... + +Prandino ancora non era entrato bene nel congegno, pur semplicissimo, +del giuoco. + +-- Aspetta: per farti veder meglio, faremo un altro colpo. + +Badoero tirò da una parte le carte sfogliate, e ne scoprì sul tavolo due +nuove: la prima era un sette di denari, la seconda un tre di bastoni. + +-- Sta attento, adesso: la carta del banco è un sette, la tua un tre. + +E Badoero ricominciò a voltare le carte del mazzo, a una a una, +prestamente. Scoprì un sette prima del tre. + +-- Ha vinto il banco anche stavolta, e tu perdi dieci lire. + +-- Ho capito. Se invece d'un sette era un tre, le dieci lire le vinceva +io. + +-- No, ne avresti vinte cinque sole; ma siccome altre cinque le perdi già +dalla puntata di prima, così avresti fatto pace. + +-- Adesso, dunque, si può giocare anche noi? -- domandarono gli altri +compagni, che, messi in ardenza dalla vista delle carte, erano stufi di +restar là a guardare senza far nulla. + +-- Sì: puntate, signori!... Comincio il giuoco. Tu, Ariberti, se vuoi, +puoi puntare anche più di cinque lire: io tengo qualunque posta. + +Prandino giocava e beveva, e poi tornava a bere e a giocare mezzo +stupidito. + +Non riusciva a persuadersi a mettersi in testa ben chiaro che ognuno di +quei gettoni d'osso, di un bianco ingiallito dall'uso, rappresentasse +proprio il valore di cinque lire, e li puntava a casaccio, pazzamente, a +due, a tre, e fino a dieci per volta!... La faccia gli si era fatta d'un +pallore cadaverico, gli tremavano le mani e balbettava delle parole +rotte, sconnesse che non avevano senso. In una giocata, chi teneva il +mazzo avendo voltato un fante di spade così mal colorito da parere una +puppattola invece d'un soldato: "To, to, la vecchia!" si mise a urlare +Prandino. -- "Banco sulla vecchia! Voglio vedere se anche questa mi fa +dannare! banco!" + +Nessuno dei presenti rilevò l'ironia di tali parole: erano troppo +assorti nel giuoco; ogni loro attenzione era là fissa, muta, +instancabile, e non badavano ad altro. + +Quando l'Ariberti domandò il banco, si levarono tutti dal loro posto e +si avvicinarono a chi faceva il giuoco e voltava le carte lentamente; +anche questi era pallido, convulso, e aveva un sorriso forzato che +gl'increspava le labbra. Alla fine, dopo d'aver consumato quasi un mazzo +di carte, scoprì il fante davvero, e Prandino guadagnò una grossa somma; +tanto grossa che, se l'avesse conservata, avrebbe dato da vivere a lui e +a mamma Orsolina per un anno, senza dover più ricorrere all'impiego +promesso dal cavalier Pinocchio. Ma lui non se n'accorse neppure d'aver +vinto. Tracannò d'un fiato un altro bicchiere di Chianti e sghignazzò +borbottando che già le vecchie erano dalla sua e ch'egli sapeva bene +come si dovevano prendere. Poi, tutte le volte che quel fante gli +compariva dinanzi, sul tavolo, urlava, gli faceva dei brindisi e gli +puntava sopra tutti i gettoni che aveva, senza nemmeno contarli. + +Già, fossero state anche delle migliaia di lire, che cosa gliene sarebbe +importato a lui? Se avesse avuto in mano il cuore e l'anima, anche il +cuore, anche l'anima avrebbe buttato là su quel fante goffo, scolorito, +che lo fissava con due occhi teneri, languidi, appassionati.... cogli +occhi maledetti dell'Elisa! + +Quando, dopo stabiliti gli ultimi tre giri, fu chiuso il giuoco e si +cominciò a regolare i conti, Prandino era in perdita di ottocento +cinquanta lire, che doveva a Badoero. E avrebbe perduto molto di più, se +quei giovinotti avessero voluto approfittare del suo stordimento, ma +invece, appena si accorsero che il conte di Vicenza era po' alticcio, +gli rifiutarono delle puntate ch'egli gridava da ubbriaco. + +Anche ottocento cinquanta lire, rappresentavano un disastro: il +fallimento addirittura per il povero Prandino! + +Fino a tanto però che rimase chiuso dentro in mezzo al fumo, alle carte, +allo schiamazzo di quella bolgia infocata, non arrivò mai a comprendere +la gravità della propria disgrazia; la prima idea l'ebbe soltanto quando +si trovò fuori all'aperto in _Piazza San Marco_, coi buffi d'aria +fresca, umidiccia, che gli snebbiarono la testa. Allora, per un momento, +sperò di sognare, ma poi, quando si persuase ch'era desto, ci mancò poco +che non impazzisse. + +-- Scusa, Ariberti, che cosa abbiamo detto che tu mi dovevi? -- gli chiese +Badoero, che col lapis prendeva appunti e faceva somme sopra un +biglietto di visita. + +-- Non so!... Quanto?... + +-- Se non isbaglio i conti, dovrebbero essere ottocento cinquanta lire. + +I conti del cugino erano giusti. + +-- Ma.... io.... io non le ho.... qui. + +-- Che importa?... si sa bene, nessuno viaggia colla _Banca_ in tasca. Me +le darai con tuo comodo. + +Prandino respirò. Dunque c'era tempo, e fin che c'è tempo c'è vita. + +-- Se ci fosse giustizia, -- continuò Badoero sorridendo, -- la perdita di +stasera te la dovrebbe pagare il Maggiore, perchè se lui non capitava a +Venezia, tu forse, a quest'ora avresti in tasca ottocento cinquanta lire +di più. Del resto, sei stato sfortunato, ma giocavi anche da matto, +lasciatelo dire: ci volevi tu perchè io fossi buono di vincere, almeno +una volta! bisognava proprio che tu venissi da Vicenza apposta per fare +il miracolo!... io perdo sempre e tanto che, te lo dico in confidenza, +per il giuoco di questo mese, in sul momento mi trovo un po' al verde; +ma di ciò tu non devi darti pensiero, quando me le puoi far entrare per +domenica, quelle ottocento cinquanta lire, mi basta e sono contento. + +La vita tornava ad accorciarsi al povero Prandino. + +-- Per domenica? + +-- Sì, te ne sarò grato. In un'altra occasione, figurati! + +E Badoero cambiò discorso, perchè gli amici si erano avvicinati per +salutare il conte degli Ariberti, dovendosi dividere da lui: Prandino +andava da una parte e loro dall'altra. + +-- Buona notte, signor Conte: già si fermerà ancora un po' di giorni a +Venezia?... + +-- Sì.... probabilmente.... + +-- Allora avremo il piacere di rivederla e di dargli la rivincita. + +-- Grazie.... + +-- Buona notte! + +-- Buona notte! + +-- _Ciao_, simpaticone! + +-- _Ciao_.... + +-- A proposito, scusa, -- e il Badoero tornò indietro chiamando Prandino, +-- domani ti vedrò al Lido, sicuro, non è vero? + +-- Sì.... probabilmente. -- Prandino, adesso stentava a capire che cosa +gli dicevano. + +-- Bada di non mancare. La principessa di Lentz vuol conoscerti +personalmente. + +-- Grazie!... + +.... Domenica?... per domenica ci vogliono i denari?... ottocento +cinquanta lire.... -- pensava Ariberti provando dei brividi in tutto il +corpo, che lo facean trasalire. -- Come trovarle?... Dove?... Eppure ci +vogliono, ci vogliono ad ogni costo; e ci vogliono per domenica!... +Prandino tentò allora di ricordarsi che giorno fosse della settimana, ma +non ci riuscì. + +La piazza si stenebrava a poco a poco, triste, silenziosa. In alto, il +cielo bigio era corso da una folla di nuvolacci nerastri, fra gli +strappi dei quali rilucevano ancora qua e là alcune stelle con bagliori +incerti, sbiaditi. + +Prandino si sentiva stanco, disfatto: le gambe non lo reggevano più, gli +dolevano i piedi ammaccati dalle scarpe, aveva la testa grossa, pesante, +e stentava a tener gli occhi aperti. Gli sembrò per un momento che se si +fosse lasciato cascar per terra lungo disteso, lo avrebbe preso un sonno +così forte dal quale non si sarebbe svegliato mai più. Si avviò verso +l'albergo, curvo, traballante, con un tremito di freddo, inciampando +nelle pietre disuguali della via, chiudendo gli occhi ogni tanto per +riposare. + +Nel cortiletto angusto della _Gondola d'oro_, cominciava ad esserci un +po' di movimento per alcuni viaggiatori che dovevan partire colla prima +corsa, ma dal portiere si vedevano le imposte ancor tutte chiuse, mentre +le scale erano deserte e i corridoi si prolungavano muti fra le tenebre. + +Prandino salì lentamente, tirandosi su, appoggiandosi di tutto peso alla +maniglia, fermandosi ad ogni branca. Quando arrivò al primo pianerottolo +e sostò alquanto per prendere fiato, caso volle che il suo occhio +cadesse proprio sopra una fila di scarpe e di stivaletti messi là in un +angolo dal facchino che più tardi poi li dovea pulire e lustrare. Tutta +quella roba faceva un'impressione strana, curiosa. Ogni oggetto pareva +avesse non solo la fisonomia, ma indicasse la condizione e ritraesse i +costumi e le tendenze del proprietario. Vicino alla calzatura coi chiodi +del _touriste_, c'era il borzacchino coi bottoni di madreperla e le +ghette colorate del commesso viaggiatore. Accanto alla scarpa risolata +del marito, col tacco basso e la pianta larga, comoda, c'era lo +stivaletto lungo, sottile della moglie: poi lo scarpone di panno del +nonno, e il sandalo foderato di tela della nipotina e gli scarpini +verniciati del damerino: insomma parea di vedere tutti gli ospiti della +locanda, schierarsi là ad uno ad uno colle loro macchie di mota, co' +loro frinzelli, colle orecchie basse e le bocche socchiuse al respiro, o +spalancate ad uno sbadiglio. Prandino fissò lo sguardo in quella mandata +di calzature finchè scoprì uno stivaletto che aveva le ghette chiare e +il tacco molto alto, e un po' consumato internamente. L'Elisa calzava +attillato e il suo passo non era più tanto leggero.... Lo guardò a +lungo, e sentiva la tentazione di accarezzarlo, di baciarlo, di +portarselo via, quando all'improvviso fu preso da un senso strano di +dispetto, da un impeto acuto di rabbia gelosa, che lo risvegliò +brutalmente da quel suo stato di dormiveglia: lì, sopra la ghetta chiara +dello scarpino d'Elisa, era stato buttato uno stivale colla suola grossa +all'inglese, e la tacca degli speroni nel calcagno. Prandino non aveva +alcuna ragione di dolersi: era ben naturale che gli stivali del numero +_quarantatrè_ si trovassero insieme colle scarpe del numero _quaranta_! +Ma tant'è, il povero innamorato non potea darsi pace!.... + +In quel punto lo prese un desiderio tormentoso di riavere le voluttà, +l'amore dell'Elisa e il rammarico del suo paradiso perduto gli si mutò +in un'angoscia disperata. Tuttavia quando rientrò nella sua cameretta, +vedendo il disordine che c'era là intorno, e il letto sfatto, si +risovvenne delle vicende di quella cattiva nottata, e pensò, +raccapricciando, che sebbene quando ne usciva poche ore innanzi egli +fosse già tanto infelice da voler morire, lo era ancor meno d'adesso che +vi tornava!.... Come avrebbe fatto a pagare le ottocentocinquanta lire +che aveva perdute?.... E bisognava pagarle per domenica, non c'era +verso! Come avrebbe fatto?!... Smarrito, si guardò attorno per la +cameretta, cercando un conforto. E gli pareva di scorgere viva dinanzi a +sè la misera figuretta di mamma Orsolina, tutta chiusa nella sua +vesticciola stinta e a rattoppi, curva sul tombolo, sciupandosi la vita +pur di risparmiare un quattrino e poterla tirare innanzi colla +famigliola.... Dove avrebbe trovato il coraggio di dire a quella povera +donna: sai, mamma, ho perduto ottocentocinquanta lire!.... Prandino, +così sconvolto, credette di vedere la mamma impallidire tremando a +quelle parole, come s'egli le avesse dato una stilettata, e pianse +smaniando, e si strappò i capelli finchè, spossato, affranto, si lasciò +cadere, così vestito com'era, attraverso del letto. + +Allora, mentre cedeva al sonno che gli pesava greve sulle pupille e che +gli sperdeva dall'anima, a poco a poco, ogni memoria e ogni dolore, gli +sembrò di fuggir via da quella vita maledetta, e chiuse gli occhi, +provando un senso benefico di riposo e di pace, come se non dovesse +riaprirli mai più!.... + +Ma invece, quantunque si svegliasse assai tardi, erano già suonate le +tre, fu ancora in tempo di ritrovare tutti i suoi dolori che lo +aspettavano pronti per tornare daccapo a farlo soffrire. Il suo primo +pensiero, come di solito, corse subito all'Elisa e provò il senso d'un +vuoto così grande, così profondo, che pareva gli mettesse le vertigini. +Poi, subito, si risovvenne delle ottocento cinquanta lire che doveva a +Badoero e a quel ricordo saltò giù dal letto, come se si fosse sentito +scottare. Le ottocento cinquanta lire perdute erano di una verità così +fredda e inesorabile, che Prandino cominciò a dubitare non fosse +altrettanto sicura l'altra disgrazia: quella di dover perdere anche +l'Elisa. + +Non poteva forse aver inteso male? + +Si ricordava che l'Elisa gli aveva dette queste precise parole: _domani +saprai tutto_; dunque era cosa certa ch'egli ancora non ne sapeva nulla, +e però, da quella parte, poteva ben darsi che il diavolo fosse meno +brutto di quanto pareva. Già la speranza, colle donne, si acquista +sempre e non si perde mai! E poi Prandino aveva certi fumi che gli +annebbiavano il cervello: della mezza cotta della sera innanzi, gliene +durava ancora almeno un quarto! + +-- Che! -- pensava, mentre rimetteva un po' in ordine il suo abbigliamento +-- ella non può vivere senza di me: l'ha giurato tante volte! Chissà mai +a che cosa voleva alludere co' suoi discorsi.... forse era tutto un +ordito combinato ad arte, perchè io non avessi più lena di rimproverarla +di essere uscita al largo col Maggiore. Se fosse così, è stata molto +brava e le perdono in grazia dello spirito che ha avuto! + +A questa idea consolante gli si allargò il cuore, e gli si dilatarono i +polmoni tanto ch'egli, tutto consolato, cominciò a canterellare a mezza +voce un'arietta in tempo allegro; ma poi gli si fecero innanzi le +ottocento cinquanta lire tetre, minacciose come il _Mane-Thecel-Phares_ +di Baldassare, e gli strozzarono il motivo a mezza gola. + +Tuttavia, siccome fino a domenica poteva respirare, non pensò, per il +momento, se non a raggiungere l'Elisa. + +La Contessa e la Contessina erano certo andate al Lido col solito +vaporetto delle tre; non c'era più tempo da buttar via, bisognava +sbrigarsi, bisognava correre per non perdere anche quello delle tre e +mezzo. + +-- Signor Conte! Signor Conte! -- chiamò il portiere, mentre Ariberti +usciva in fretta dall'albergo. + +L'Ariberti tornò indietro, chè il portiere non si sognava certo di +scomodarsi per corrergli appresso. + +-- La contessa Navaredo cercava di lei. + +-- È ancora di sopra? + +-- No; è andata al Lido colla sua compagna, -- alla _Gondola d'oro_ non si +sapeva che la D'Abalà fosse sua figlia -- e col signor marchese Del +Mantico. + +-- Perchè non chiamarmi? + +-- Credevo ch'ella fosse uscita. + +-- Dovevate informarvene. + +-- Poco male: al Lido la ritrova di sicuro. Già il vaporetto parte ogni +venti minuti. + +-- Questa non è una buona ragione: un'altra volta fate meglio il vostro +dovere. + +Ciò detto, Prandino infilò la porta dell'albergo e ne uscì quasi di +corsa, ed ebbe il sospetto che il portiere lo mandasse con cattivo garbo +a quel paese; ma fu un semplice sospetto, chè, proprio bene, non intese +ciò che quell'altro gli brontolò dietro. + +Era una giornata fresca, di burrasca; la laguna era mossa, il cielo +scuro, minaccioso, e il vento che soffiava forte contro i tendoni del +vaporetto, ne rallentava la corsa, aumentando così l'impazienza e +l'infelicità di Prandino. + +Quando arrivò sulla terrazza, vide subito l'Elisa che stava appoggiata +al parapetto, guardando il mare grosso, agitato, sul cui ondeggiamento +d'un verde cupo, rotto qua e là da strisce più chiare, correvano, +moltiplicandosi, creste mobilissime, bianche, candide come spuma di +latte. + +-- E dunque? -- le domandò l'Ariberti, quando le fu vicino, e con due +occhi gonfi, umidi, fissò la Contessa che, per maggior disgrazia, gli +pareva molto più bella del solito. + +Elisa lo guardò con tenerezza, e poi, chinando la testa in aria di +vittima rassegnata, sospirò così forte, da mettere in grave pericolo le +maglie della sua giacchetta attillata. + +-- E dunque?.... -- ripetè l'altro, col cuore che gli batteva +violentemente. + +-- Dunque.... continuate a volermi bene, ma come a una vostra mammina. + +E mentre il vento le portava sulla faccia e sul collo gli spruzzi +freschi, voluttuosi, sollevati dai cavalloni del mare, che, rompendosi +contro la spiaggia, correvano rumoreggiando sotto il tavolino scosso, +traballante per quegli urti impetuosi, ella raccontò a Prandino, senza +neppure un tremito, e senza nessuna reticenza, che aveva dovuto cedere +alle istanze del sotto-prefetto, alle preghiere e alle minacce della +Cecilia, e che si rassegnava, vittima dell'altrui volontà, a sposare il +marchese Del Mantico, pel quale sentiva molta stima e punto amore. + +Prandino la lasciò dire senza mai interromperla: non poteva parlare, +perchè aveva la gola stretta, serrata. Rimaneva dritto in piedi, +immobile, duro e mentre con una mano si teneva sodo il cappello contro +la fronte, le lagrime gli colavano dagli occhi e dal viso smorto e si +fermavano qua e là, luccicanti, sull'abito nero. Non vedeva nulla, nè +l'Elisa, nè nessuno: vedeva solo il fondo buio, deserto del mare. Aveva +il capo intronato dal vento e dal fragore delle onde, aveva il cuore +rotto, spezzato; ma però sentiva bene, sentiva vivo, quel suo dolore +così grande che lo avvolgeva tutto, che gli toglieva ogni altra forza, +che gli levava dall'anima ogni altro sentimento. + +Quando l'Elisa si allontanò da lui, egli la lasciò andar via senza fare +un passo, senza nemmeno salutarla. + +-- "Guarda don Bartolo -- sembra una statua!...." + +-- _Ciao_, Badoero! -- Alla voce del cugino, l'Ariberti si ridestò, si +scosse: pare impossibile! Non poteva andare una volta sulla terrazza, +senza incontrarsi in Badoero!.... + +-- Sai? Oggi la Principessa non è venuta per il cattivo tempo. Sarà per +domani. + +-- Come?.... Non avevi detto per domenica? + +-- Per domenica?.... Che cosa?.... + +L'Ariberti che avea inteso male, s'era spaventato a torto, ma non +rispose nulla che spiegasse al cugino la sua interruzione. + +-- Vai a fare il bagno? -- continuò Badoero senza badargli più che tanto -- +no, di certo, immagino, con questo tempo indiavolato. È vero che sei un +nuotatore di prima forza, ma tant'è, non ci si diverte!.... Addio, +Ariberti, corro in cerca di Potapow e di Jamagata, chè, oggi, non son +buono di trovarli. + +-- _Ciao_, Badoero! + +In quella domanda del cugino -- se andava a fare il bagno -- Ariberti avea +finalmente ritrovato un indirizzo, un'ispirazione, e uscì dalla terrazza +col passo fermo, risoluto. + +Era stanco di vivere e di soffrire, e lo consolava l'idea di perdersi +lontano con tutti i suoi dolori e con tutte le sue angosce, in +quell'onda sconfinata del mare. + + + + +CAPITOLO XIII. + + +Il conte degli Ariberti non sapeva ancora come sarebbe morto, ma voleva +morire a ogni costo e per il momento gli bastava la certezza di farla +finita prima di domenica. + +Più di tutto lo seduceva l'idea di perdersi nella profondità del mare +come un atomo che lentamente viene assorbito da una gocciola d'acqua, +senza lotta e senza dolore. Gli pareva, una volta inghiottito da +quell'enorme distesa di cavalloni verdastri, d'esser così ben sepolto +che nemmeno la sua memoria non sarebbe più ritornata a galla; e così +quei signori di Vicenza, dimenticandolo affatto, non avrebbero riso di +lui per la brutta figura che faceva ad essere stato, in certo qual modo, +messo in libertà dalla contessa Navaredo. + +Ma anche il morire non è sempre una cosa presto fatta, e alle volte per +quanto chi ci voglia riuscire, ci si metta di buona lena, non arriva a +capo di nulla. Morire sott'acqua poi, nel caso di Prandino, nuotatore +espertissimo, era un'impresa estremamente difficile. + +Quando si trovò innanzi un buon tratto nel mare, portato dalle onde in +su e in giù come da un'altalena, si determinò nel disperato proposito e +si cacciò sotto risolutamente, ma fece fiasco. Per quanto lavorasse di +braccia e di gambe, l'acqua lo riportava a galla dopo pochi istanti, e +tornato fuori colla testa, doveva respirare per forza. Un'altra volta, +dopo d'essersi tuffato, provò ad aprire la bocca: ma non fece altro che +bere!.... + +Eppure non c'era verso!.... bisognava morire!.... Morire?.... Perchè +morire?.... E a questo punto il fresco dell'acqua, che calmando il +sistema nervoso del giovinotto, lo conduceva a più miti consigli, lo +tenne prima un poco perplesso sulla decisione da prendere e poi +addirittura lo fece cambiar di parere. + +Morire?.... Chè! Vivere bisogna; vivere per potersi difendere dalle +false accuse e dichiarare a tutti che non era stata l'Elisa la prima a +piantar lui, ma che viceversa era stato lui a piantare l'Elisa! +Bisognava vivere per vendicarsi del sottoprefetto D'Abalà a costo +d'improvvisargli apposta una _dimostrazione_.... e, in tutti i casi, +prima di morire voleva mostrare i denti alla Cecilia e, almeno una +volta, provare il gusto matto di tirare le orecchie a Gegio! Sì, sì, +bisognava vivere!.... Ma, e le ottocento cinquanta lire da pagarsi +domenica a Badoero? Questo funesto ricordo lo sgomentò; si lasciò di +nuovo calare a fondo e fece di tutto per rimanervi; ma, povero diavolo, +anche questa volta non ci riuscì. + +-- No, no; bisogna morire! _Coûte que coûte_ (come dice la perfida!) +bisogna morire! -- E poi, forse ch'egli avrebbe potuto vivere a Vicenza +il giorno del matrimonio dell'Elisa col Maggiore? + +I suoi amici che avevano tentato di soppiantarlo quand'era lui il +fortunato, adesso gli domanderebbero -- "se gli parevano dolci i +confettini!" E se il cavalier Pinocchio lo destinasse per il momento +alla vendita dei biglietti e toccasse a lui, proprio a lui (quando ci si +mette l'ironia del destino è così spietata!) toccasse a lui di staccare +i biglietti per quel viaggio di nozze? -- Bisogna morire! e Prandino +chiuse gli occhi, abbandonandosi all'urto delle onde che gli si +rompevano scroscianti contro la faccia. + +Pensò, visto e provato che andar a fondo non poteva, di spingersi tanto +innanzi nel mare, fino a raggiungere quella striscia scura, plumbea, che +chiudea l'orizzonte. Allora, quando le forze gli fossero mancate, egli +verrebbe travolto dai flutti e sommerso a poco a poco, senza nemmeno +accorgersene. + +Già, si capisce che non gli premeva molto di assistere con tutta la sua +presenza di spirito a quel trapasso dalla vita alla morte: per quante ne +dicano i misantropi, non è mai una gita di piacere! E poi, Prandino, +tutti i gusti son gusti, avrebbe desiderato di morire dormendo. Intanto +continuava a nuotare di lena e ad allontanarsi sempre più dalla riva. +Dopo qualche tempo cominciò per davvero a trovarsi un po' stanco. +Tuttavia continuò sempre a nuotare: era deciso! adesso però nuotava +molto più adagio. Il vento gli sibilava acuto, molesto nelle orecchie e +gli battea il viso, l'acqua salata gli bruciava gli occhi, ma egli non +indietreggiava, avanzava anzi sempre verso il largo, rassegnato al suo +destino, finchè sentì i primi brividi di freddo corrergli per la vita. + +-- Ci siamo! pensò, e Prandino fece il morto, tanto per cominciare. + +La durò così ancora per qualche minuto, quando d'un tratto egli si sentì +trasportare con violenza da una forza nuova, ignota, che lo trascinava +velocemente. Spaventato, si allungò nell'acqua, per opporsi a quell'onda +impetuosa, ma rotto com'era dalla fatica, ci riusciva a stento e capiva +che presto egli sarebbe rimasto vinto, sopraffatto: era stato portato +via da una corrente tanto più forte quanto il mare era più grosso. + +In quel punto, Elisa, il Maggiore, la Cecilia e anche le ottocento +cinquanta lire, gli si dileguarono in un attimo dal cuore e si risvegliò +in lui prepotente l'istinto della conservazione. Fece, sforzi disperati, +sovrumani.... ma, per quanto si adoperasse con tutto il suo vigore, non +riusciva che a resistere all'urto dell'onda e a star fermo: retrocedere +gli era impossibile.... Già, in breve, stanco, sfinito, non poteva più +nemmeno tenersi a galla.... già l'onda vittoriosa gli era passata due +volte sulla testa, già, spossato, stava per venir meno e questa volta +trovarlo proprio davvero il modo di calare a fondo.... quando, senza +saper come, senza saper nemmeno s'era proprio desto o se sognava, si +trovò dritto in piedi, là, in mezzo alla burrasca, coll'acqua che gli +arrivava appena alle spalle! + +A un migliaio di metri all'incirca dal Lido, si allunga per un buon +tratto di mare, un banco di sabbia: la corrente lo aveva portato là +sopra, e Prandino era salvo: salvo, ma non sicuro. Adesso quei cavalloni +verdastri, impetuosi, spumeggianti, lo spaventavano, e tutte quelle +creste candide che correvano sulle onde, gli sembravano altrettanti +mostri marini che gli venissero incontro. Si raccomandò a Dio, pensò a +sua madre e chiamò al soccorso, con quanto fiato gli rimaneva in corpo. + +-- _Semo qua, paron, semo qua_ -- gli rispose subito una voce poco +lontana. + +Era la barca destinata al salvataggio dei nuotatori che, come vuole il +regolamento, quando Ariberti si allontanò troppo dalla riva, gli aveva +tenuto dietro, senza che il poveretto, fisso collo sguardo nel tendone +buio dell'orizzonte, e mezzo accecato com'era dal bruciore e dagli +sprazzi dell'acqua, se ne fosse accorto. + +Due battellieri, dalle braccia robuste, lo tirarono su di tutto peso nel +guscio, e, quando fu dentro, gli domandarono come mai s'era arrischiato +di allontanarsi tanto, col mare così grosso. + +-- È stata la corrente che mi ha portato via -- rispose Prandino, +arrossendo per la doppia vergogna dell'essersi voluto annegare e del non +esservi riuscito. + +Tutto curvo, seduto sopra una panchetta della barca, coi denti che gli +battevano dal freddo, col vento che gli soffiava addosso, egli, +silenzioso, mortificato, si lasciò condurre a riva. Ma, tuttavia, mentre +si avvicinava alla spiaggia e lo _Stabilimento_ s'ingrandiva a vista +d'occhio, così da distinguere le persone che si movevano sulla terrazza, +tornò a pensare a' casi suoi e a convincersi che, per quanto gli potesse +spiacere di morire, nulladimeno, non poteva più vivere. Anche un po' per +non rendersi ridicolo a sè stesso, non c'era verso, doveva venire a +quella conclusione. Però, avrebbe scelto un altro genere di morte. I +battellieri gli narrarono il caso d'un tedesco che, l'anno prima, s'era +annegato, per l'appunto al Lido, e che fu ripescato monco di un piede e +senz'occhi: gli erano stati divorati dai pesci. + +Prandino, al racconto, sentì in tutto il corpo un senso vivo di +ribrezzo. Scegliendo quel genere di morte, sott'acqua, non aveva +riflettuto al pericolo d'essere mangiato vivo.... o anche morto, che, +quasi, gli sarebbe spiaciuto ugualmente. No, no; bisognava trovare +un'altra specie di suicidio: col freddo che aveva intorno, avrebbe +preferito piuttosto di morire nel fuoco, bruciato; tanto più che quella +massa enorme, spaventosa, d'acqua ondeggiante e quegli odori acuti +d'effluvi salini, gli davano nausea!.... + +Voleva finire i suoi giorni a Vicenza, dov'era nato. In quel momento +supremo, voleva trovarsi vicino a sua madre.... Voleva abbracciarla +un'ultima volta, povera mamma!.... A Vicenza, ancora, non si saprebbe +nulla del matrimonio della Contessa, e fino a domenica, c'era tempo; +questa proroga se la poteva concedere senza offendere la fermezza del +suo carattere, essa, invece di distoglierlo, lo rendeva più saldo nel +suo proponimento. + +Quando uscì vestito dal camerino, trovò sull'uscio i battellieri che lo +avevano salvato, col cappello in mano, che aspettavano la mancia. Nè si +accontentarono così facilmente. Erano in tre e ci vollero cinque lire. + +Per bacco: avevano salvato un conte, non una persona qualunque! + +Prandino pagò, sospirando, e pensò che a Venezia tutto era caro, e che +non si poteva nemmeno tentar di morire senza spendere quattrini. Ma ci +sarebbe da scommettere, a ogni modo, che quelle cinque lire lì, trovò +che erano meno buttate via delle altre spese la sera innanzi, nella +bottiglia di birra inglese. + +Uscito fuori dai corridoi, era in preda a una viva preoccupazione: +schivare in tutti i modi di incontrarsi colla Contessa. Non voleva +rivederla più: gli avrebbe fatto troppo male. + +Questa volta, la sorte fu mite: gli risparmiò quell'angoscia. Ma non +così potè schivare Jamagata, che adocchiò, appoggiato alla porta del +_Caffè Ristorante_, colla faccia melanconica, d'una tristezza gialla, +che faceva ancora più pena, mentre Potapow, di lietissimo umore, lo +tormentava con facezie un poco spinte. + +-- _Allez vous à Venise?_ -- chiese Jamagata a Prandino, che passava +dritto, fingendo di non vederlo. + +-- _Oui, monsieur._ Vado a Venezia. + +-- _Si le temps n'était si mauvais, je viendrais moi aussi._ + +E sospirò profondamente, in modo tale da far capire all'Ariberti che +anche Jamagata sapeva qualche cosa del matrimonio d'Elisa. + +Potapow, invece di commoversi a quella muta desolazione, uscì in una +sonora risata e continuando le allusioni impertinenti. + +-- _Courage, Courage!_ -- disse al Console sentimentale, -- _le temps et +les femmes il faut les prendre comme le bon Dieu nous les donne!_ + +-- _Vous m'ennuyez, monsieur le Comte, vous m'ennuyez!_ -- esclamò +Jamagata con vivacità, diventando violetto, chè, alla fine, cominciava a +perdere la flemma diplomatica. + +Potapow, saltellando dalla collera, gli rispose per le rime; l'altro +continuò più forte; il battibecco si faceva vivo, quando comparve sulla +porta l'ombra nera del cavalier Ramolini, che fu come un secchio d'acqua +fredda sui contendenti, ma nello stato d'animo in cui si trovava +l'Ariberti, quel diverbio non lo commoveva: ne approfittò invece per +dileguarsi senz'altri intoppi dallo Stabilimento. + +Adesso Venezia gli metteva addosso un'uggia insopportabile, avrebbe +voluto ritornare a Vicenza subito, quella stessa sera. Gli pareva che +più presto fosse andato via, più presto avrebbe trovato pace. Credeva, +povero illuso, di lasciar là, alla stazione, tutti i suoi dolori, e una +volta chiuso in vagone e messosi in via, di dover respirar più leggero. +Ma, mentre attraversava la laguna in vaporetto, sembrò che le cateratte +del cielo si aprissero ad un secondo diluvio e Prandino arrivò alla +_Gondola d'oro_ così bagnato dalla testa ai piedi ed in tale stato da +vincere la musoneria del portiere che, vedendolo, si mise a ridere. + +-- L'ha presa tutta, mi pare? + +-- Sicuro. Fatemi mandare il conto sopra, _all'ottantasei_. + +-- Parte il signore? + +-- Sì, parto. + +-- Subito? + +-- No, domattina, colla prima corsa. -- Bisognava che si mettesse in +letto, aspettando che si asciugasse un po' la sua roba. + +-- Allora c'è tempo. + +-- Non importa: il conto lo voglio subito. + +Levato il dente, come si dice, è levato il dolore; e poi adesso Prandino +avea premura di vedere il conto dell'albergo, per sapere quanto denaro +gli restava da portar a casa. + +-- Il _quaranta_ parte con lei? + +-- No! + +L'Ariberti diventò rosso fin alla punta dei capelli. Quel petulante di +portiere aspettava allora a diventare verboso! + +Venuto il conto, pagato, preso un biglietto di seconda classe alla +ferrovia, tutto sommato gli rimanevano ancora cento dieci lire. Dunque +non gliene occorrevano che settecento quaranta per Badoero!!... A questa +scoperta gli si allargò il cuore; ma per poco. Tant'è, domenica non le +avrebbe avute, nemmeno ridotte a settecento quaranta, e però il conte +Eriprando degli Ariberti era sempre vicino al fallimento. + +Maledetto il giorno ch'egli era partito per Venezia. Maledetta l'Elisa, +il Maggiore, il Badoero e le bagnature!... + + + + +CAPITOLO XIV. + + +Bisogna credere proprio che le impressioni che si subiscono da una donna +amata fanno un effetto opposto a quello prodotto da un creditore. +Prandino stesso avrebbe potuto notare questa verità sacrosanta, ma lui +non aveva tempo da perdere per fare il filosofo! + +A mano a mano che si allontanava dall'Elisa, essa gli si faceva ancora +più cara e più necessaria; a mano a mano che si allontanava da Badoero, +le ottocentocinquanta lire perdevano di valore. È un fatto, del resto, +indiscutibile! quando non si vede il volto dell'innamorata, si sospira: +quando non si vede la faccia del creditore, si respira!... + +Finchè rimaneva a Venezia l'Ariberti tremava tutto all'idea +d'incontrarsi al Lido o sotto le _Procuratie_ con il Badoero la domenica +del _pagherò_, senza avere in tasca la somma; ma da lontano questo +pericolo non lo correva più e avrebbe meglio trovata una scusa o +domandata una proroga, inviando intanto qualche piccolo acconto. Invece +di parlare, era il caso di scrivere; e, si sa bene, certe cose che a +dirle bruciano le labbra, si possono scrivere correntemente e senza +fatica. + +Ma l'Elisa, invece? Dall'Elisa più si allontanava e più la sentiva viva, +possente nel cuore, nel sangue e nella testa. Durante quel viaggio del +ritorno, sbalottato così solo solo in _seconda classe_, ricordava, con +un desiderio amarissimo, l'altro viaggio fatto in _prima_, nell'andata, +e gli pareva allora d'aver goduto il suo paradiso, tanto è vero che +nella miseria si dimenticano i piccoli dolori che amareggiano i periodi +della felicità. Prandino si ricordava bene l'estasi amorosa goduta da +Vicenza a Padova, ma aveva dimenticato tutti i tormenti sofferti da +Padova a Venezia. + +Adesso le spine, e non erano poche, delle sue rose d'amore non bucavano +più. L'Elisa non era più lunatica, non era più capricciosa, non era più +esigente; non aveva più la Cecilia sempre d'intorno, non aveva più Gegio +sempre fra i piedi; non lo tormentava più colle sue leggerezze, colle +sue civetterie, co' suoi sgarbi. Adesso ch'egli l'aveva perduta, l'Elisa +era ritornata la donna più buona, più bella, più cara, più amabile della +terra, e quando Prandino pensava all'avvenire e lo vedeva senza di lei, +sentiva nell'animo uno scoramento, un affanno che vi facevano strazio. + +A Vicenza, tutte le strade gli avrebbero rammentato un incontro, un +saluto, una passeggiata fatta insieme. Al teatro, senza la contessa +Navaredo, senza i suoi occhioni che lo cercavano, senza la soddisfazione +di offrirle il braccio, finito lo spettacolo, per ricondurla presso +_lord Palmerston_, non avrebbe gustata nemmeno la musica. E in +chiesa?... Che cosa sarebbe andato a fare in chiesa, se, dopo messa, non +aveva più da aspettarla all'uscita? + +Si ricordava che, in passato, se per una ragione qualunque egli doveva +rimanere un giorno senza andare da lei, il suo primo pensiero, alla +mattina, nello svegliarsi, era quello, e ne restava angustiato, e +smaniava per trovar modo di far correre veloce il tempo che camminava +per lui come una tartaruga. Ma adesso che avrebbe dovuto stare senza +l'Elisa tutte le ore, tutti i giorni, tutta intera la vita?... Tanto +valeva addormentarsi una volta, per non destarsi mai più. + +Al primo momento, non avrebbe creduto di dover soffrir tanto per +quell'abbandono; ma le ferite dell'animo sono come quelle del corpo: +subito, appena capitano addosso, si prova uno sbalordimento e nulla più. +Il bruciore, lo spasimo cominciano dopo. + +Quando Prandino smontò a Vicenza era come inebetito. Perchè poi si +trovasse ancor peggio, la prima persona che gli si parò dinanzi fu per +l'appunto il sotto-capo della stazione: il bel giovinotto dal berrettino +foderato d'arancio, che gli chiese subito come mai ritornava così presto +dai bagni e senza la contessa Navaredo. + +-- Ho fatto una corsa per affari; ma devo ritornare a Venezia fra un paio +di giorni. + +Non aveva cuore di confessare la propria ignominia!... No, no: non +avrebbe potuto sopportare quella disgrazia, e adesso il proposito di +farla finita non era preso in un istante di febbre: era proprio il +convincimento dell'anima. + +Sul piazzale della stazione fu ricevuto dalle scappellate dei vetturini. + +-- Signor Conte, la carrozza! + +-- La carrozza, signor Conte! + +-- Signor Conte, comanda il _brougham_? + +Prandino salì sul primo _brougham_ che trovò aperto, un po' consolato da +quei saluti così rispettosi. Finalmente non era più un ignoto, una +persona qualunque, il numero _ottantasei!_... Ritornava a essere il +signor Conte, il signor Conte che tutti conoscevano e al quale tutti +facevano di cappello.... + +Ma quella sua consolazione fu di breve durata. Era la contessa Navaredo +che lo illuminava colla propria luce, e adesso che quella luce gli era +negata, egli ritornerebbe presto nell'ombra anche a Vicenza!... + +Dio santo!... che effetto gli faceva Vicenza, quella mattina!... Gli +pareva di veder l'Elisa apparire a ogni canto di strada. + +Era così tutto compreso da quell'affanno cupo, desolato che, quando +scese dalla vettura, credette di scorgere lo scherno, la derisione negli +occhietti neri di una bella figliuola che al rumore era corsa a vedere +sull'uscio della pasticceria accanto alla sua casa. + +Quella sua casa gli era però sempre cara; quella vecchia casetta dove +crebbe fanciullo, dove vide sua madre genuflessa al lettino di lui +ammalato, dove fece tanti sogni d'amore, dove ricevette la prima lettera +dell'Elisa; la sua casetta la rivedeva come un amico fidato, anche +allora che vi rientrava per andarvi a morire. + +Ma, varcata appena la soglia, gli sembrò che gli pesasse sul capo, e +dalla corte angusta, oscura, usciva un odore di muffa e di miseria che +lo disgustavano. Eppure in quell'andito buio, aveva giocato per tante +ore, allegro e senza pensieri, eppure da bambino ci perdeva il fiato a +corrervi dentro, tanto era grande. + +In fondo al corridoio, in alto, sullo stipite di una porta, c'era un +piccolo tabernacolo, messo là dalla signora Luciana in un giorno di +profonda divozione. E la fede s'era talmente fatta grande per la madonna +della casa, che gl'inquilini vi accendevano il lume quasi ogni sabato. +Adesso il lumicino rosseggiante nelle tenebre tetre del corridoio, fu +per Ariberti come una stella nel mare procelloso della sua anima; e, al +di là della figura di Maria Addolorata, vide un'altra madre ch'era pur +santa e che avrebbe pure spasimato dal dolore: la mamma sua!... + +Povera mamma!... Quel giorno egli non derise il bigottismo della signora +Luciana: ma, involontariamente, si toccò il pioppino dinanzi alla +immagine benedetta, e salì più lentamente fin su, al secondo piano, +incerto se dovesse farsi vedere da sua madre, col triste proposito che +aveva nel cuore, oppure se non fosse meglio di tornare indietro e +scappar via. Così, combattuto da mille dubbi, arrivò all'uscio del suo +quartierino, l'aprì, entrò dentro nella prima stanzetta, senza quasi +sapere che cosa si facesse. + +L'Orsolina stava lavorando, seduta vicino alla finestra, e agucchiava +muta, grave, curva sul tombolo. Alzò il capo appena udì toccare il +chiavistello dell'uscio, e quando vide il suo Prandino entrare nella +stanza, diè un grido acutissimo, le guance secche, scarne arrossirono +ancora di gioia, e gli corse incontro e lo abbracciò e lo coprì di baci; +ma poi la sua grande consolazione si agghiacciò a un tratto: perchè +ritornava così presto?... perchè era così pallido?... perchè non le +diceva nulla?... Prandino lesse negli occhi timidamente affettuosi della +buona vecchia tutte le ansietà e le inquietudini che la angustiavano, e +ne fu turbato. Buttò là un pretesto, una scusa, pel suo arrivo +improvviso.... disse che aveva dovuto ritornar subito per affrettare +l'impiego, per alcune carte che non erano in regola, e poi si avviò +verso la sua camera in fretta, sperando di fuggire da tutto quel grande +amore che usciva dagli occhi di sua madre e che gli pesava addosso come +un rimorso. Ma in quel mentre comparve sulla soglia della stanza la +signora Luciana, in un atteggiamento, così lunga e secca com'era, che +pareva un punto interrogativo. + +-- Che vuol dire, signor Conte?... Così presto di ritorno?... Che cosa le +è succeduto?... + +-- Ho dovuto venire a Vicenza.... per un giorno.... ma vado a Venezia di +nuovo.... presto.... domani. + +Ciò detto, spinse l'uscio della camera ed entrò, che non ne poteva più +di trovarsi solo, lasciando la signora Luciana a tormentare, a furia di +domande, la contessa Orsolina. + +-- Ho fatto male a ritornare a Vicenza! Ho fatto male a farmi rivedere! -- +pensava Prandino buttandosi a sedere sopra una seggiola, respirando, là, +solo solo, e non riflettendo che da due giorni faceva tutto ciò che gli +saltava in testa, senza fermarsi un momento a ragionare. + +La quiete della stradicciola, dove era un caso che passasse una +carrozza, gli metteva tedio; il bisbiglio che le due donne facevano +nell'altra stanza lo tormentava come la voce della sua coscienza e, a +fior di labbro, quasi fosse una sfida lanciata a tutto il mondo, e +insieme il ricordo d'un impegno preso con sè stesso, andò ripetendo il +suo triste ritornello: bisogna morire, bisogna morire! + +Per il debito del giuoco, tanto, ci avrebbe potuto rimediare.... +l'avrebbe confessato a sua madre, che era una donna piena di consigli... +avrebbero potuto vendere un po' di roba.... qualche masserizia che non +fosse strettamente necessaria -- non era poi un milione, alla fine, che +aveva perduto! -- e adesso si meravigliava di averci dato tanto peso il +giorno prima. Ammazzarsi per ottocento cinquanta lire, anzi per +settecento quaranta, sarebbe stata proprio una minchioneria: e poi, +ammazzandosi, non pagava i suoi debiti, tutt'altro: commetteva, invece, +una frode.... _in articulo mortis_.... + +Ah! se l'Elisa gli avesse voluto ancora un po' di bene: s'ella non +l'avesse piantato in quel modo, allora no, no, certo, non penserebbe di +morire! E, a questo punto, il suo povero cuore tornava daccapo a +tormentarlo. Che valevano le persuasioni dell'uomo saggio, che valeva +l'affetto di sua madre, le ragioni stesse dell'orgoglio ferito per +l'abbandono ingiusto, immeritato, contro il suo amore fisso, tenace, +selvaggio? + +L'Elisa sarebbe stata d'un altro! + +L'idea che quelle forme vaghe, da lui follemente adorate, avrebbero +appartenuto a un rivale, sarebbero state toccate dalle manacce ruvide +del Maggiore, baciate da quella bocca ingorda e irriverente, che puzzava +di sigaro, tutto ciò gli faceva correre nel cervello dei buffi di sangue +caldo e gli dava le vertigini, mentre, nell'accesa fantasia del povero +ammalato, l'Elisa diventava bianca, candida come neve, delicata, +flessuosa come una gazzella, e trasudava un profumo _aux fleurs de lys +de cachemir_; ritornava giovane, ritornava fresca.... e non era quasi +più neppur vedova!... Dio, Dio, quanto era bella!... + +Prandino se la vedeva innanzi, ora gaia, biricchina, piena di vita e di +fremiti, come il primo giorno ch'era stata sola con lui, grondante +d'acqua, sotto il capanno, e ora raggiante di sole e splendida d'amore +come quella mattina che gli camminava dinanzi, lungo la viottola +dell'uccelliera; poi gli appariva languida, voluttuosa, mollemente +sdraiata nella gondola, e poi.... e poi... finalmente, la rivedeva +com'egli solo, com'egli solo sapeva.... e, dannazione!, come avrebbe +saputo anche quel beduino del Maggiore! + +No, no; era uno strazio troppo vivo, uno strazio che colle carni gli +lacerava anche l'anima! No, no: egli aveva bisogno dell'amore di Elisa +come dell'aria per respirare, e perchè quell'amore gli veniva meno, egli +moriva.... moriva colla gola stretta, col petto gonfio.... moriva +soffocato! + +Come fare per fuggire quell'immagine che lo torturava?... + +Se apriva gli occhi la vedeva in un modo, se li chiudeva la vedeva in un +altro: ma la vedeva sempre! + +E ancora, il fanciullone innamorato!, tentava di combatterla, di +vincerla, di metterla in fuga, ripetendo a sè stesso, mentre coi denti +si strappava i baffi: + +-- Bisogna morire, bisogna morire!... + +Ma tornava daccapo a domandare a sè stesso: + +-- Con qual genere di morte? Sott'acqua, no; nemmeno per idea!... +Dunque?... + +E Prandino pensava, ripensava e non concludeva mai nulla: perchè, quando +si arriva a questo di non saper sciogliere il problema del -- _come +vivere?_ -- ci troviamo con quell'altro fra mano, non meno difficile, del +-- _come morire?!_ -- + +-- Un buon colpo di pistola, proprio dritto in mezzo al cuore?... -- +Quello ci voleva!... -- Sì! ma come trovarlo il posto giusto del cuore? + +Prandino lo cercava colla mano aperta sul petto, ma non era più buono di +sentire un palpito, una battuta sola: il cuore stava zitto, non si +moveva neppure.... pareva quasi che fosse scappato via! + +-- Buttarsi giù da un campanile alto, il più alto di Vicenza? + +No. Primieramente, questa era la morte d'un manovale e non già quella +che doveva scegliere l'ultimo degli Ariberti, e in secondo luogo, invece +di spaccarsi la testa, si poteva rompere le gambe solamente, e allora +sarebbe stato messo in ridicolo.... e poi avrebbe veduta ancora sua +madre, ne avrebbe udite le grida, i pianti!.. Sua madre?... No. Non la +voleva più rivedere: la disperazione di sua madre avrebbe fatto morire +disperato anche lui, e lui, invece, voleva darsi la morte per aver pace! + +Ruminando nel capo tutti questi pensieri, che non erano affatto color di +rosa, Prandino, dopo avere camminato un po' di tempo in lungo e in largo +per la cameretta, aveva finito col fermarsi su due piedi, meditabondo, +quando, levando il capo, l'occhio per caso gli cadde sul +_portrait-album_ dell'Elisa che, come di solito, era sul suo tavolino da +notte, appoggiato all'elegante cavalletto di legno intarsiato. + +-- Eccola là, quella perfida! -- pensò Prandino fra sè e sè; e, vinto da +una seduzione potente, irresistibile, si avvicinò al ritratto per +inebriarsi ancora una volta delle note sembianze.... e là, respirando a +fatica, graffiandosi le braccia che si stringeva al petto, pallido, +sconvolto, tutto tremante, guardò la figuretta insidiosa; poi si fece +ancora più vicino, frugando col pensiero nell'immagine cara per cercarvi +un sorriso, un ricordo, per.... + +Ma che diamine era accaduto?!... Chi aveva sfregiato quel ritratto?!... + +Prandino lo prese e si avvicinò alla finestra per osservarlo meglio e, +dominando la sua agitazione, rimase là lungamente, serio, attento, +pensoso, col ritratto fra le mani. + +Ma però, mentre fissandolo aggrottava fortemente le ciglia, il suo +respiro, l'ansia del suo petto diventava meno grave, meno affannosa. Che +cosa era dunque successo? + +Una mosca, una grossa mosca di certo, si era fermata sul naso della +contessa Navaredo.... (vedete un po' la Provvidenza, quali forme si +compiace di assumere?!...) e lo aveva macchiato con una patacca nera, +rotonda, che cambiava affatto l'espressione di quel viso così caro a +Prandino. + +Egli la guardava sempre attento, ostinato, ma la figurina gentile, +romantica, _al chiaro di luna_, coi capelli biondi, cadenti lungo le +spalle, veduta con quella macchiaccia sul naso, non era più la stessa. + +La testolina bianca, pensosa, tutta raccolta e mollemente chinata sul +libro che teneva aperto fra le mani, quel profumo, quell'aria di +sentimentalità verginale, stonava maledettamente dopo il tiro fattole +dalla mosca birbona, e non era più dolce, non era più poetica, ma +diveniva una cosa buffa; buffa e grottescamente ridicola. + +Prandino continuava a restar là, dritto, immobile, guardando il ritratto +dell'Elisa, e a poco a poco non tremava più: a poco a poco poteva +fissarlo senza paura, senza che la sua testa gli andasse in fiamme. + +Accadeva un fatto curioso, una combinazione strana: mentre la figurina +al _chiaro di luna_, con quello sgorbio sul naso, non pareva più la +stessa, tuttavia rassomigliava però sempre alla contessa Navaredo. Anzi, +a Prandino pareva quasi che le rassomigliasse di più. Sempre, ben +inteso, com'era ne' suoi momenti meno felici. + +Uno dei primi giorni in cui le signore avevano cominciato a usare quella +maglia scura così attillata, l'Elisa ne aveva indossata una tanto +stretta, che le gonfiava il collo e la faccia: e il ritratto, adesso, +faceva ricordare l'Elisa com'era appunto in quel giorno! + +Anche allora era ridicola a voler fare la bambina, coi passettini corti +corti, per le sottane che le impacciavano le gambe, e a volersi stringer +tanto da soffocare, per avere un po' della Sarah Bernhardt.... -- con +quella ciccia!.. + +Ridicola, com'era ridicola là nel ritratto, coi capelli biondi sciolti +lungo le spalle, con la testolina bassa, col raccoglimento stanco, +romantico, _al chiaro di luna_, e quella patacca sulla punta del +naso!... Oh, tanto ridicola, che faceva ridere anche Prandino, sebbene +gli frullassero per la testa i più tristi pensieri! + +Eppure, a pensarci bene, l'Elisa non meritava certo ch'egli l'amasse a +quel modo!... Non aveva cuore: era tutta vanità, tutta finzione. Come +voleva sembrare quello che non era, così voleva mostrare di sentire +anche quello.... che non sentiva!... Voleva fare la bambina, ed era +nonna! Voleva fare l'innamorata, e non aveva cuore! + +E pensare ch'egli desiderava di morire per lei. per l'Elisa!.... A +questa idea, guardando il ritratto così sfigurato, Prandino non potè +trattenere una risata: una risata che lo sorprese all'improvviso, che +gli scattava dai nervi più che non gli uscisse dalla testa o dal cuore, +ma che, a ogni modo, gli fece bene. + +Volle ritornar serio, volle vincere le impressioni del momento, non +volle più guardare il ritratto.... ma non ci riuscì: dopo un poco, +dovette fissarlo di nuovo.... e di nuovo tornò a sorridere.... e +intanto, senza che nemmeno se ne accorgesse, cominciava ad avere lo +spirito più sollevato. + +Certo, adesso quella donna non gliela doveano più invidiare, come gliela +invidiavano un anno innanzi. + +Chissà che anche lui non fosse stato ridicolo, qualche volta, +mostrandosene così invaghito! -- Ma, e il Maggiore? Il Maggiore che la +sposa?!.... Chi lo dice, intanto, che la sposa? Lei stessa: l'Elisa, che +non ne dice mai una vera. Bisogna star a vedere!.... + +Ciò che maggiormente ci esalta, nella donna, è quel tanto che le presta +o le aggiunge la nostra immaginazione, e quella macchiaccia, che adesso +le sfigurava il volto, aveva buttato il ridicolo là dove il sentimento +aveva sempre lavorato di fantasia, là dove l'amore saettava i suoi +fascini e spiegava le sue migliori attrattive. Prandino continuava a +guardarla, a fissarla, a studiarla; ma, non c'era caso: la donna che gli +rappresentava quel ritratto non era più l'Elisa trasfigurata nell'ansia +di un desiderio febbrile, ma l'Elisa viva e _reale_, in carne ed ossa, +l'Elisa com'era, l'Elisa con tutti i suoi difetti e, ahimè, con tutti i +suoi anni. E però, Prandino, un po' alla volta, andava finalmente +concludendo, che la balda e forte giovinezza di lui non dovea piegarsi +dinanzi a quelle mature seduzioni, che quell'avvenenza impiastricciata +di _cold-cream_ non valeva il contraccambio di tutto un avvenire di +riposo e di pace. + +L'Elisa non s'era imposta al suo innamorato coll'intelligenza, collo +spirito, col cuore; ma lo aveva preso colla vanità e lo teneva vinto coi +sensi, ed è perciò che il suo regno, quantunque costituzionale, veniva +buttato all'aria così facilmente!.... + +Intanto che Prandino continuava a fissare il ritratto dell'innamorata, +non s'era accorto che da qualche tempo mamma Orsolina era entrata adagio +adagio nella cameretta, e che singhiozzava vicino a lui, sommessamente, +senza osare di lamentarsi, rispettando timorosa l'angoscia del suo +figliuolo anche allora ch'egli era stato così ingiusto, così disumano +con lei. Ma un singulto, che le proruppe troppo forte dal petto, la +tradì: Prandino si scuote, si volta, e comprende tutta l'immensità di +quel dolore muto, rassegnato. + +-- Mamma, mamma! -- esclama, -- non piangere, te ne scongiuro, non +piangere! No: sono guarito, sai, non piangere! Non l'amo più, te lo +giuro, non l'amo più! + +E adesso copre di baci, di carezze, e si stringe al cuore quella sua +vecchietta così santa, colla stessa frenesia con la quale avrebbe +abbracciata l'Elisa, se un momento prima le fosse apparsa dinanzi per +dirgli, come ai bei tempi d'una volta: ti voglio bene, e son tua!.... + +-- Per quella cattiva? -- chiese l'Orsolina, indicando il ritratto; e non +disse altro. + +-- No, mamma, no: ho un altro dolore che mi fa disperare, che mi fa +perdere la testa. + +E Prandino confidò a sua madre che, per domenica, doveva restituire +ottocentocinquanta lire a Badoero. + +In quel punto, nessun debitore lo vorrà credere, ma è pure la verità, +egli fu quasi contento d'avere quel debito: gli ripugnava troppo di +dover confessare a sua madre ch'egli era stato così ingrato verso di +lei, e tanto matto, fin da voler morire, solamente per il bel muso.... +della contessa Navaredo!.... + + + + +CAPITOLO XV. + + +Non bisogna credere, a ogni modo, che il conte Eriprando degli Ariberti +fosse proprio guarito interamente dalla sua malattia. Anche quando ci si +leva un dente, resta il bruciore per un po' di tempo; dunque, figurarsi, +quando si tratta di strappar via dal cuore una donna! + +La vista del ritratto macchiato aveva fatto sì che Prandino superasse la +_crisi_, ecco tutto: ma restava però in uno stato di convalescenza che +doveva essere lungo e penoso, col pericolo di ricadute. + +Molte volte tornò a desiderare l'Elisa, molte volte tornò a +rimpiangerla, ma a ogni assalto la violenza era men forte, e quegli +assalti si facevan sempre più radi. + +Il primo giorno che comparve al Caffè, mentre i frequentatori di casa +Navaredo gli domandavano notizie della Contessa, con quell'aria che +voleva dire: -- le domandiamo a lei per fare una gentilezza a tutti e +due, -- Prandino diventò rosso, confuso, rispose balbettando e pensò che +quei signori, quando avessero saputo come stavano le cose, gli avrebbero +tolta in parte la loro stima: ma poi, dopo che per Vicenza s'era +cominciato a buccinar qualche cosa, anche la curiosità che egli destava +per il mistero che a ogni costo volevano vederci sotto a quella rottura, +soddisfaceva, in qualche maniera, un po' il suo amor proprio. + +Fu poi sviato dal suo pensiero dominante da un'altra grossa +consolazione: quella di poter fare buona figura col cugino Badoero. + +L'Orsolina s'era confidata colla signora Luciana a proposito delle +ottocentocinquanta lire, e la zitellona, un po' per bontà di cuore e per +il gusto d'immischiarsi negli affari dell'aristocrazia, e un po' perchè +in pelle in pelle si sentiva del debole per quel bel giovinetto, offrì +subito d'aprire lei la borsa per sopperire al bisogno. A questa proposta +però si oppose la dignità della casa. Combinarono dunque di presentare +allo sconto della _Banca Popolare_ una cambialetta di mille lire +(facendovi su l'operazione, tanto valeva addirittura prendersi un po' di +largo) e la signora Luciana avrebbe messo la sua firma plebea, sotto +quella illustre, ma fuori corso, del conte Eriprando degli Ariberti. + +Il sabato mattina, Eriprando portava alla posta una lettera suggellata +collo stemma degli Ariberti: c'era dentro il vaglia delle +ottocentocinquanta lire a favore di Badoero. Però, solo che egli avesse +aspettato qualche ora a fare la spedizione, avrebbe forse potuto +risparmiare i denari del vaglia. Quando ritornò a casa, trovò un'altra +lettera, con un altro stemma: -- quello delle _Strade ferrate dell'alta +Italia_. + +Come gli aveva promesso il cavalier Pinocchio durante la lezione di +nuoto, era stato nominato _avventizio_ presso la Contabilità degli +uffici di Venezia, e fra un paio di giorni bisognava partire. + +Ritornare a Venezia così subito?.... Rivedere la Elisa?.... Rivederla +forse col Maggiore?.... A braccio, sola con lui?.... No, sarebbe stata +una commozione troppo forte!.... Ma non c'era caso; a Venezia bisognava +andare!.... + +Ebbene, vi andrebbe, ma non avrebbe messo il naso fuori dell'uscio fino +a tanto che l'Elisa ci fosse rimasta. + +Poi, si fece cuore e cambiò idea un'altra volta: adesso voleva anzi +incontrarla e farle tanto di cappello e mostrarle chiaro, colla sua +indifferenza, che per lui, tanto, era come se fosse morta e sotterrata. + +Questa volta l'abito nero d'etichetta non fu indossato durante il +viaggio, ma riposto con ogni cura in fondo del baule; vestì invece una +giacca d'Orléans, stinta e senza fodero: roba di Bocconi. Anche i guanti +comperati a Venezia andarono involtati, nello stesso giornale colle +cravatte, a tener compagnia all'abito nero: per viaggio poteva bastare +un paio di quelli vecchi, sciupati e induriti dal sudore. + +Del lusso antico, non c'era più altro che il portasigari, che faceva +capolino dalla tasca di fuori della giacchetta. + +Quando il figliolo fu sul punto di partire, mamma Orsolina lo guardò, +mettendosi a piangere. + +-- Sta sicura, mamma: sta sicura. Quel che è stato, è stato. Ormai non ci +ricasco più. + +-- Bravo, signor Conte! -- esclamò la signora Luciana, ch'era presente a +quell'addio. -- Ce ne sono tante di donne e lei non avrà che da +scegliere. A quella signora, poi.... ma no, acqua in bocca, Luciana, a +te non istà bene! + +-- Che! Parli, parli, signora Luciana.... tanto, non ci penso più. + +-- Allora le deve dire, quando la vede: -- chi non mi vuole, non mi +merita! -- Ma glielo deve proprio dire!.... + +L'Orsolina, seria seria, dondolava la testa, mostrando chiaro che non +approvava quel consiglio. + +-- Come? Non pare a lei, contessa Orsolina, che le stia bene a quella +signora? + +-- Per me sarei più tranquilla se Prandino mi promettesse di far di tutto +per non rivederla! + +-- Te lo prometto, ma in ogni modo, anche se la rivedo, sai, mamma, puoi +esser tranquilla ugualmente; non dubitare. + +Però, mentre concludeva in questo modo, egli sentiva in cuor suo che la +mamma aveva forse ragione. + +Capitò a Venezia di notte, e fu meglio perchè così il ricordo di quei +luoghi si faceva per lui meno sensibile. Il cavalier Pinocchio, per +incarico avuto dall'Orsolina, gli aveva fissata la camera e il vitto in +un alberguccio modestissimo in _Calle del Carbon_. + +Quando arrivò sul luogo, Prandino era morto dalla fame: e quantunque +dalle _Tre Corone_, che così si chiamava la locanda, invece del profumo +di _consumé_, che spandeva intorno la cucina della _Gondola d'oro_, +uscisse un odore acuto di grasso che friggeva, tuttavia egli vi entrò +senza ripugnanza e senza perderci l'appetito. + +Mangiò del pesce e una porzione di lesso in un piccolo stanzino basso, +annerito dal fumo, che dava adito alla cucina, anche quella bassa, nera +e illuminata dalle fiamme vive del camino, così da parere un forno; e +poi, quand'ebbe finito, domandò del padrone a un ometto che lo aveva +servito, piccolo, tondo tondo, tutto involto in un grembiule greggio, +sudicio e con una berretta larga di tela bianca, che incorniciava il suo +faccione di luna piena. + +-- Sono io per l'appunto; che mi comanda? -- e l'albergatore, ch'era nello +stesso tempo il cuoco, il cameriere e il direttore delle _Tre Corone_, +fissò il giovinotto con due occhiettini vivi, lucenti, che schizzavan +furberia di sotto a due folte sopracciglia grigiastre, fatte a spazzola. +Prandino lo salutò con un cenno del capo, e si fece conoscere per _quel +signore_ che doveva essergli stato raccomandato dal cavaliere Pinocchio. + +-- Vedo, vedo, è lei, _quel giovine_ di Vicenza?! non è una mezz'ora che +gli abbiam messo all'ordine la stanza. + +-- Tanto meglio, perchè casco dal sonno. + +-- Venga con me; la condurrò subito di sopra. + +L'oste passò un momento nella cucina a prendervi un candeliere d'ottone +con una mezza candela di sego, che accese in fretta alla fiamma del +camino, poi raggiunse subito l'Ariberti e lo accompagnò, facendogli +lume, per una scala ripida, angusta, diritta, tutta d'una sola branca, +sino al primo piano. Quando arrivò su, l'oste, seguito da Prandino, +entrò in una stanza a destra, della quale aprì l'uscio con una pedata: +trovò una candela nuova sul cassettone, l'accese, e poi volgendosi al +suo ospite, gli disse senza altri complimenti: + +-- Eccola servita. + +La stanza era molto grande; forse troppo. Di contro a una parete c'era +un lettuccio, piccolo, stretto, si capiva a colpo d'occhio che doveva +essere un sofà a doppio uso, con una seggiola impagliata in luogo del +tavolino da notte; dall'altro lato, di contro al letto, un cassettone di +noce, colle borchie d'ottone, e sopra, uno specchio così vecchio da +parer antico, colla luce guasta e rotta in un angolo: appese alle pareti +due oleografie rappresentanti l'una la _Famiglia reale_ colla Regina in +pelliccia, e l'altra la _Famiglia di Garibaldi_, con Teresita tutta +vestita di rosso. + +Una frasca d'ulivo benedetto e una piletta di stagno per l'acqua santa, +erano a capo del lettuccio, e in mezzo alla stanza, una tavola grande di +legno, colorita d'un color verde scuro, che non si capiva che cosa fosse +stata messa là a fare. + +Prandino, quando vide il lettuccio, gli si strinse il cuore: poi, +subito, gettò di sbieco sulla tavola un'occhiata sospettosa. + +-- Di giorno -- gli disse l'oste, prevedendo la domanda di Prandino, -- +tengo questa camera a disposizione degli avventori che vogliono essere +serviti a parte; perciò la mattina si disfà il letto che si rifà poi +tutte le sere. + +Prandino chinò il capo senza fiatare; il cavalier Pinocchio gli aveva +fissato vitto e alloggio per lire una e ottanta centesimi al giorno: +però, si capisce che non poteva avere grandi pretese. + +-- Vuol favorirmi il suo riverito nome e cognome? + +L'oste, preso dal cassettone un libraccio che doveva pesar doppio, tanto +era imbevuto d'untume, lo teneva aperto sulla tavola e fissava Prandino, +prima di mettersi a scrivere. + +-- Il conte Eriprando degli Ariberti! + +-- Scusi, ha detto!... + +E il locandiere, levandosi il berretto di testa, che si cacciò sotto il +braccio, e pensando che il cavalier Pinocchio doveva aver certo +sbagliato, scombiccherò quel nome illustre sul sudicio libraccio che non +aveva proprio nulla a che fare col _libro d'oro_ della _Serenissima_. + +Rimasto solo, Prandino si guardò attorno nello stanzone, che all'esile +luce della candela pareva ancora più grande, e sospirò profondamente. +Poi, fattosi coraggio, si spogliò e si cacciò in letto, sperando di +dimenticare tutto coll'addormentarsi. Infatti dormì quasi subito, ma si +svegliò anche prestissimo: dovevano essere appena le due di notte! +Allora cominciò a sentirsi inquieto, agitato e, un po' per il caldo, un +po' per tutto quello che gli frullava in testa, e un po' per il letto, +ch'era molto cattivo, non ci fu più caso che potesse ripigliar sonno. + +Il letto delle _Tre Corone_ non era, no, quello elegante, elastico della +_Gondola d'oro_, e nemmeno il lettino morbido, soffice che gli preparava +la mamma! era duro, ruvido, troppo stretto e troppo corto per lui: e +poi, come se tutto ciò non bastasse, ogni volta che si moveva per +cambiare di fianco, uno degli asserelli cigolava, che pareva un violino +scordato. + +Intanto, giù nella _Calle_, c'era un trepestio di gente, uno schiamazzo +di risa, di canti, di grida affatto insolito a quell'ora. + +Chi poteva essere?.... ci pensò sopra un momento, e poi si ricordò +ch'era una notte di sagra per Venezia, la notte del _Redentore_. + +Aspettare che facesse giorno, in quello stato, senza poter dormire, non +c'era proprio sugo. Allora decise di levarsi e di andare anche lui a +passeggiare, e saltò dal letto.... coll'accompagnamento di un'ultima +arcata di violino. + +Cammina, cammina, uscì dalla _Calle del carbon_, fece tutto il _Ponte di +Rialto_, entrò in _Merceria_ e poi non potè resistere a una tentazione +che lo prese a un tratto, improvvisamente, come un reuma: la tentazione +di passare davanti alla _Gondola d'Oro_. + +Prandino giurò a se stesso ch'egli non passava di là per la contessa +Elisa, e forse con quel giuramento poteva essere anche in buona fede; ma +non si può credere ad ogni modo ch'egli facesse quella passeggiatina per +amore del portiere; dunque?.... + +_Dalla Gondola d'Oro_, un passo dopo l'altro, capitò in piazza san +Marco: la notte era bella, serena, e c'era attorno tanta gente e i caffè +erano così affollati, come alle nove di sera, durante la musica. + +Prandino vide subito che al _Florian_, al posto dove di solito andava a +sedere l'Elisa, le seggiole erano vuote.... Non volle fermarsi in +piazza: gli metteva tristezza. Andò invece a camminare sulla _Riva degli +Schiavoni_; anche quella corsa e ricorsa da frotte di persone e dai +barcaiuoli che volean condurre i _foresti_ al Lido, quasi per forza. Il +_Canale_ era tutto pieno di gondole che si distinguevano la maggior +parte per il piccolo fanale di prua che rosseggiava guizzando veloce +nelle tenebre: qua e là sull'acqua cupa, nera, passava lentamente +qualche barca adorna con frasche verdi e con palloncini a colori, con +tavole attorno alle quali stavan sedute donne in capelli e uomini in +farsetto, mangiando, bevendo, oppure cantando cori e canzoni popolari. + +Prandino, dopo aver passeggiato tanto da sentirsi stanco, si sedette al +_Caffè Orientale_: il cielo cominciava a farsi più chiaro, e a mano a +mano che l'alberatura delle navi ancorate nella laguna, e poi l'isola di +_San Giorgio_ e poi la _Giudecca_ si stenebravano un poco, anche il +ricordo di tutto quello ch'egli avea goduto e che avea sofferto a +Venezia gli si affacciava più vivo alla mente. + +Ritornò a passeggiare per distrarsi, per cacciar via quei brutti +pensieri, ma dovette fermarsi presto di nuovo, che attorno al ponte del +vaporetto c'era una folla che si accalcava facendo chiasso, urtandosi e +vociando. + +Domandò subito che cosa volesse dire quel baccano e gli fu risposto +ch'era tutta gente che volea imbarcarsi per andare al Lido, a vedere il +levar del sole. + +Prandino non aveva veduto mai levarsi altro sole che quello di cartone +del teatro di Vicenza nel terzo atto del _Profeta_; era abbastanza +naturale che gli venisse voglia di quel nuovo spettacolo. All'ufficio, +tanto, non dovea presentarsi prima delle nove, in letto oramai non ci +sarebbe più ritornato, dunque bisognava trovar modo di passare quelle +ore.... Si cacciò nella folla, lavorando di gomiti, finchè riuscì anche +lui a prendersi il biglietto e ad imbarcarsi. + +Quando il vaporetto si fermò al Lido, cominciava già l'alba. Tutta, +quant'era lunga, la strada che conducea verso il mare, era piena zeppa +d'un via vai affollato, che parea una fiera. E in mezzo a quella calca, +a quella ressa d'uomini e di donne d'ogni età, d'ogni grado, spiccava, +sotto il ricco cappello a piume larghe, svolazzanti, un profilo pallido, +delicato, sbianchito dalla veglia, vicino al viso rosso, acceso, della +popolana in zendado; qua e là qualche faccia assonnata d'inglese o di +tedesco, si guardava attorno stupita fra le risa, i canti e le beghe, +fra lo schiamazzo, il rumore, la confusione dei _tramways_ e degli +_omnibus_ carichi, che passavan di corsa battendo le sonagliere, dei +conduttori e dei vetturini, che davan l'avviso sonando il fischio e la +cornetta, gridando e schioccando le fruste: e tutto quel frastuono +assordante, tutto quel brulichìo confuso, scomposto, tutto quel +contrasto, quella mescolanza di vesti, di tipi, di facce, di colori, +nella luce così debole, così sbiadita dell'alba, presentava un +tutt'insieme strano, originale, produceva effetti nuovi ed inaspettati. + +Mentre Prandino stava per montare sopra un _tramway_, si sentì prendere +per un braccio; si voltò: era il cugino Badoero, che saliva anche lui, +per andare a sedersi poco discosto dall'Emma, con la quale scambiava +occhiate, sorrisi e altri segni d'intelligenza. + +-- _Ciao_, Badoero! + +E Prandino respirò pensando che le ottocento cinquanta lire gliele aveva +pagate. + +-- _Ciao_, mio caro! Che vuol dire che non sei più in _prefettizia_?.... +Hai forse dato le dimissioni? + +Prandino arrossì, perchè la giacchettina dei fratelli Bocconi, a +quell'ora, non facea troppo bella figura. + +Intanto il _tramway_ si mosse e Ariberti non rispose nulla. + +-- Sei tornato da Vicenza per la festa del _Redentore?_.... E la vuoi +chiudere anche tu al levar del sole? Bravo; fai benone! Già, adesso, ti +fermerai a Venezia per un altro po' di tempo, non è vero? Ci ho proprio +gusto!.... Ma guarda che fatalità: se tu arrivavi un giorno prima, +potevo ancora presentarti alla principessa di Lentz. + +-- Grazie. + +-- Ma invece s'è imbarcata stanotte per Trieste. Oh, le è spiaciuto assai +di non averti conosciuto. + +-- Sarà per un'altra volta. + +-- Già, già, s'intende!.... Ma, a proposito, dimmi un po', tu non la devi +conoscere la grande novità di Venezia!? + +Prandino fe' segno di no, colla testa, ma provò uno stringimento di +cuore: temeva che il Badoero volesse alludere al matrimonio dell'Elisa. +Per lui, povero Prandino! non si poteva dare una novità più grande! + +Invece Badoero gli contò che dovea esserci un duello fra Potapow e +Jamagata, in seguito a un diverbio successo al Lido e al quale, in +parte, aveva assistito anche Ariberti. Aggiunse che il merito della +riconciliazione era tutto suo; ma che ce n'era voluto; aveva dovuto +adoperare una gran diplomazia e una grand'arte per riuscirvi. + +-- Per me, sai, il condurre due amici sul terreno, mi ripugna. Piuttosto, +guarda, mi batto io dieci volte; in parola d'onore! Non si scherza colla +pelle degli altri: è una responsabilità gravissima: un duello non si sa +mai come vada a finire. Ramolini, che sa bene quello che si fa, +richiesto da Potapow perchè lo servisse come secondo, non ne ha voluto +sapere. Un duello -- mi diceva -- è sempre un rischio: si può risolvere +con una graffiatura, come invece può avere conseguenze gravissime. + +-- Ha ragione. + +-- Per bacco, se ha ragione! Ragione da vendere! + +-- Hai ricevuto non è vero?... Hai ricevuto una mia lettera? -- gli chiese +poco dopo l'Ariberti, quando vide che Badoero non si risolveva mai a +ringraziarlo. + +-- Una tua lettera? Ah, sì! adesso me ne ricordo, -- fece l'altro cascando +dalle nuvole. -- Dimmi un po', tu sei matto! Matto da legare! Valeva +proprio il conto di pigliarsi una seccatura per così poco! Me li avresti +resi tornando a Venezia, con tuo comodo, o si sarebbe fatta la pace in +un'altra occasione! Lo hai fatto per ischerzo, dimmi la verità? Lo hai +fatto per ischerzo? + +-- Mi avevi detto che ti occorrevano per domenica? -- rispose Prandino +colla sua solita ingenuità e quasi dispiacente adesso di essersela presa +con tanto calore. + +-- Matto, matto, che non sei altro! Se non mi dici che lo hai fatto per +ischerzo, me ne ho a male e mi vendico. Oh! se mi vendico! Conto a tutti +che il matrimonio della _Nonna scellerata!_ ti ha fatto perdere lo +spirito. Sai, qui a Venezia, la contessa Navaredo (non diventar rosso, +bambino!) la contessa Navaredo la chiamano la _Nonna scellerata_.... Ma, +_nom de Dieu!_ Se non si fa presto, c'è pericolo che il sole si levi +prima di noi; perchè di solito, non usa la cortesia di aspettare! + +Questa spiritosaggine fu detta da Badoero ad alta voce, in modo che la +potesse udire anche l'Emma, in fondo del _tramway_. + +Sarebbe stato proprio un peccato: lo spettacolo dello spuntar del sole, +quella mattina, doveva essere magnifico: non si vedeva una nube nel +cielo scialbo, bianchiccio, e una gran calma si distendeva sul mare, +mentre gli ultimi vapori dell'alba si dissipavano via via, +allontanandosi. + +Prandino, vedendo che la riva era corsa da bagnanti che si tuffavano +nell'acqua o che si avvoltolavano, insudiciandosi, nel terriccio giallo: + +-- Andrò anch'io giù, a fare il bagno, -- pensò fra sè, tanto più che, per +aspettare il sole, non aveva potuto trovare un buon posto sulla +terrazza, tutta ingombra di gente che stava là ferma, ammonticchiata, +sporgendo le facce smunte, verso l'orizzonte. + +E si avviò per andare ai bagni. Ma, attraversando il Caffè, provò un +turbamento vivissimo, quantunque non lo volesse confessare a sè stesso: +in un angolo, in fondo alla sala, buttato sopra un sofà, c'era il +cavalier Ramolini che dormiva e (ahimè! povero avvocato D'Abalà!) aveva +sulle spalle lo scialletto di lana della Cecilia. Quel scialletto, però, +non permetteva alcun dubbio: anche la Contessina non doveva essere molto +lontana, e, se c'era la figlia, ci sarebbe stata anche la madre. + +Il primo movimento istintivo d'Ariberti fu quello di scappar via dal +Lido; ma quando fu per imboccare il ponte di legno che mette sul viale, +scorse giù sulla riva la Cecilia che dava scapaccioni a Gegio.... e non +proprio sul capo. + +Prandino impallidì, ma rimase duro a voler fingere con sè stesso di non +aver provata nessuna commozione. + +-- Stordito, che non sono altro! -- borbottò, battendosi la fronte e +tornando indietro: -- Si passa da questa parte per andare ai bagni! + +Ma, quantunque non volesse credere alla propria agitazione, ne aveva +tanta in corpo, che gli tremavano le mani nello spogliarsi, e poi voleva +indossare la maglia prima di levarsi gli stivali! solamente quando fu +giù, solo solo, nell'acqua, lontano dalla riva, cominciò a sentirsi più +tranquillo, più sicuro, e allora tornò a pensare al ritratto sfigurato +dell'Elisa, tornò a ridere.... e rise anche di sè e della gran paura che +aveva avuta. + +-- Ha ragione Badoero. Sono matto, proprio matto da legare! + +E allegramente si tuffò nell'acqua, guizzando come un pesce. + +-- Non tocca a me ad arrossire, ad avere vergogna! Tutt'altro; è il +Maggiore, invece, è lo _sposo_ che deve trovarsi maluccio, quando +m'incontra! Sicuro, è lui, proprio lui! + +Certo, era la grande serenità di quella mattina, era quell'aria pura, +balsamica, che rischiarandogli la mente, gli suggeriva un'idea così +luminosa, e Prandino, un'altra volta, guizzò leggero nell'acqua con +tutta l'elasticità de' suoi vent'anni.... ma, d'un tratto si turbò, +ritornò pallido, si mise a nuotare adagio, quasi fermandosi, e il cuore +gli ricominciò a battere violentemente. + +Due cappelloni gialli, due cappelloni ch'egli tremava di riconoscere, +gli venivano incontro a fior d'acqua. + +-- Era l'Elisa?... Era il Maggiore?... Sì.... No.... No.... Sì!... -- +Sangue del diavolo! Erano proprio loro! + +Che fare?... Prandino avrebbe dato chissà che cosa per non trovarsi là, +a quell'ora, in quel luogo.... Se fosse stato sicuro di non essere +riconosciuto, sarebbe tornato indietro.... Sì.... piuttosto +d'incontrarsi con quella maledetta, avrebbe commessa anche una viltà... +Ma oramai era troppo tardi.... dovevano averlo veduto di certo.... +perchè il Maggiore lo fissava, e l'Elisa.... l'Elisa sorrideva, +sorrideva, cogli occhioni languidi, colla bocca socchiusa.... Che +fare?... Che fare?!... Incontrarla?... Vederla ancora?... Riamarla +forse?! Ah, no!... Mai!... + +Allora egli levò le braccia dritte, tese, puntò le due mani, si diè un +urto violento e si cacciò giù, sotto, battendo forte l'acqua, fendendola +con forza grandissima, straordinaria, trattenendo il respiro con una +volontà disperata. Ci fu un punto nel quale credette di sentire l'Elisa +e il Maggiore che gli passavano sul capo sghignazzando, ma ebbe pure un +altro momento nel risalire, dove le onde si facevano più chiare, in cui +gli sembrò di scorgere la sua mamma tutta consolata, tutta ridente, con +una gran beatitudine che le traspariva dal volto!... + +.... Quando Prandino riaprì gli occhi, un lungo sospiro gli uscì dal +petto con un grido di gioia: non c'era più alcuno dinanzi a lui, nè +l'Elisa, nè il Maggiore!... Non c'erano altro che le vele a triangolo di +cinque paranzelle immobili sull'orizzonte, tutte bianche, come cigni +natanti, e là, dove l'aurora coloriva l'acqua con una tinta rancia +dorata, s'innalzava a poco a poco, sfolgorando sopra un barbaglio di +luce, il disco giallo del sole. + + + FINE. + + + + + DELLO STESSO AUTORE: + + Mater Dolorosa, romanzo. Due volumi, L. 4 -- + + + + + +Nota del Trascrittore + +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le +grafie alternative (sottoprefetto/sotto-prefetto/sotto prefetto, +die'/diè e simili), correggendo senza annotazione minimi errori +tipografici. + + + + + + +End of the Project Gutenberg EBook of Sott'acqua, by Gerolamo Rovetta + +*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK SOTT'ACQUA *** + +***** This file should be named 42684-8.txt or 42684-8.zip ***** +This and all associated files of various formats will be found in: + http://www.gutenberg.org/4/2/6/8/42684/ + +Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara +Magni and the Online Distributed Proofreading Team at +http://www.pgdp.net (This file was produced from images +generously made available by The Internet Archive) + + +Updated editions will replace the previous one--the old editions +will be renamed. + +Creating the works from public domain print editions means that no +one owns a United States copyright in these works, so the Foundation +(and you!) can copy and distribute it in the United States without +permission and without paying copyright royalties. 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You may copy it, give it away or +re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included +with this eBook or online at www.gutenberg.org + + +Title: Sott'acqua + +Author: Gerolamo Rovetta + +Release Date: May 10, 2013 [EBook #42684] + +Language: Italian + +Character set encoding: UTF-8 + +*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK SOTT'ACQUA *** + + + + +Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara +Magni and the Online Distributed Proofreading Team at +http://www.pgdp.net (This file was produced from images +generously made available by The Internet Archive) + + + + + + +</pre> + + +<div id="coverpage"> + <img src="images/cover.jpg" alt="Copertina" /> +</div> + +<div class="titlepage"> +<h1> +SOTT'ACQUA +</h1> + +<p class="large g"> +RACCONTO +</p> + +<p class="pad2 small"> +DI +</p> + +<p class="pad2 x-large"> +GEROLAMO ROVETTA. +</p> + +<hr class="tiny pad2" /> +<p> +TERZA EDIZIONE +</p> +<hr class="tiny" /> + +<p class="pad4"> +<span class="x-large g">MILANO</span></p> +<p> +<span class="small">FRATELLI TREVES EDITORI.</span> +</p> + +<p> +1883. +</p> +</div> + +<div class="verso"> +<hr class="mid" /> +<p> +PROPRIETÀ LETTERARIA. +</p> + +<p> +Riservati i diritti di traduzione. +</p> + +<p> +Tip. Fratelli Treves. +</p> +<hr class="mid" /> +</div> + +<div class="somm"> +<p class="center x-large">INDICE</p> + +<p class="indice"> +<a href="#capI">Capitolo I</a><br /> +<a href="#capII">Capitolo II</a><br /> +<a href="#capIII">Capitolo III</a><br /> +<a href="#capIV">Capitolo IV</a><br /> +<a href="#capV">Capitolo V</a><br /> +<a href="#capVI">Capitolo VI</a><br /> +<a href="#capVII">Capitolo VII</a><br /> +<a href="#capVIII">Capitolo VIII</a><br /> +<a href="#capIX">Capitolo IX</a><br /> +<a href="#capX">Capitolo X</a><br /> +<a href="#capXI">Capitolo XI</a><br /> +<a href="#capXII">Capitolo XII</a><br /> +<a href="#capXIII">Capitolo XIII</a><br /> +<a href="#capXIV">Capitolo XIV</a><br /> +<a href="#capXV">Capitolo XV</a></p> + +<hr /> +</div> + +<div class="chapter"> +<p class="center xx-large"> +SOTT'ACQUA +</p> +</div> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_1"></a>[1]</span> +</p> + +<h2><a id="capI"></a> +CAPITOLO I. +</h2> + +<p> +— Sarai buona, non è vero?... Mi prometti di +non farmi ingelosire? +</p> + +<p> +— Te lo prometto. +</p> + +<p> +— Giuralo. +</p> + +<p> +— Giuro.... bambino mio. +</p> + +<p> +E a questo punto, com'è naturale, si udì nel +salotto il leggerissimo susurro d'un bacio. +</p> + +<p> +Quando la contessa Elisa chiamava <i>bambino</i> il +conte Eriprando degli Ariberti, voleva proprio +dire che si trovava allora molto in tenero con lui; +cosa che non le accadeva sempre, quantunque, +quasi sempre, ella credesse di volergli bene. Ma +dal canto suo, la contessa Elisa era occupatissima, +aveva ogni giorno un infinito numero di +cosucce da fare e da sbrigare, mentre il conte +Eriprando non ne aveva che due sole: voler bene +alla contessa Elisa ed aspettar pazientemente +<span class="pagenum"><a id="Page_2"></a>[2]</span> +una risposta alle <i>carte</i> ch'egli aveva <i>inoltrate</i> negli +uffici delle <i>strade ferrate A. I.</i>, col nobilissimo +scopo di ottenere un impiego. Anche le grandi +occupazioni però della contessa Elisa Navaredo +si riducevano a questo, di trovare il modo di +fare il passo più lungo della gamba, di fare insomma +abbastanza buona figura a dispetto delle +ristrettezze economiche che l'angustiavano. E, +bisogna poi renderle questa giustizia, tutto sommato, +ci riusciva benino. +</p> + +<p> +Con un certo buon gusto che le era particolare, +sapeva far comparire e scomparire le guarnizioni, +i pizzi e i fiori dalla veste al cappellino, e viceversa; +sapeva bravamente, con due abiti vecchi, +farsene uno nuovo, e quanto meno la stoffa conservava +il colore, la contessa ci rimediava accorciando +tanto più le maniche e abbassando lo +scollato. Teneva una cameriera, la Beppa, che +faceva anche da cuoca, e il cocchiere serviva in +tavola, annunciava le visite, tostava il caffè, +portava l'acqua, puliva le stanze, e tagliava la +legna per la stufa della sala, che si accendeva +solamente la domenica, giorno di ricevimento in +casa della Contessa, la quale, in tal modo, mangiando +pochino sette giorni alla settimana e studiando +l'arte di parere dodici mesi all'anno, poteva +darsi ancora delle arie con una rendituccia +di sei o sette mila lire: e quando <i>Lord Palmerston</i>, +<span class="pagenum"><a id="Page_3"></a>[3]</span> +era questo il nome del suo cavallo, non pativa +di reumi, poteva anche fare le visite nella sua +carrozza: un <i>brougham</i> stinto e sdruscito, ma che +aveva dipinto sugli sportelli uno stemma così +grande da parere l'insegna d'un tabaccaio. +</p> + +<p> +Il conte Eriprando degli Ariberti di rendite +ne aveva ancor meno; ma, in compenso, era più +ricco d'amore.... fors'anche perchè la contessa +non lasciava mai che lo spendesse tutto. Il loro +sangue egualmente puro scendeva all'uno e all'altra +attraverso un lungo ordine di magnanimi +lombi: quello del conte però era molto più caldo, +più abbondante, più vigoroso di quello della contessa: +ma la differenza si spiega subito coll'avvertire +che <i>lui</i> non aveva ancora ventitrè anni, +mentre <i>lei</i> ne aveva contati fino a trentadue.... e +poi si era fermata lì, senza tirare più innanzi. +</p> + +<p> +Si erano alzati tutti due dal canapè, il conte +però prima della contessa; quest'ultima tenendosi +stretta al braccio del giovanotto e lasciando che +egli facesse un po' di forza per sollevarla; e sebbene +dal canapè all'uscio non ci fossero che due +passi e mezzo da fare, ella percorse quel brevissimo +tragitto appoggiata, abbandonata quasi +di peso su lui che la guardava in un certo modo +che voleva dire “se tornassimo indietro, cara, +a sederci un altro pochino?...„ +</p> + +<p> +— No, sai; bisogna, adesso, che tu vada via. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_4"></a>[4]</span> +— Ancora cinque minuti soli.... +</p> + +<p> +— No, no: è tardi, e domattina mi devo levare +per tempo. +</p> + +<p> +E la contessa Elisa, per far intendere al conte +Eriprando che quella volta poteva proprio lasciare +ogni speranza, tirò indietro il sorriso languido, +si fece subito seria seria, e gli si levò +d'addosso, mentre colle due mani accomodava i +capelli sulla nuca, che le si erano scomposti. +</p> + +<p> +— Cattiva! +</p> + +<p> +— Ma, sai, bambino, che con tanta gente che +ho conosciuto, un egoista come te, non l'ho mai +incontrato? +</p> + +<p> +A queste parole il conte Eriprando fece il muso; +ma la contessa Navaredo, quasi stizzita, tirò innanzi +senza badargli: +</p> + +<p> +— Per te non dovrei nè dormire, nè mangiare, +nè uscire, nè far nulla.... altro che <i>filare il sentimento!</i> +</p> + +<p> +— Ti domandava cinque minuti soli, soli.... +</p> + +<p> +— È dalle dieci che mi domandi cinque minuti; +e abbiamo fatto venire la mezzanotte.... E +poi, ho già suonato; c'è la Beppa di là che ti +aspetta per farti lume e io non posso soffrire +<i>les commérages</i> delle anticamere. +</p> + +<p> +Le anticamere di casa Navaredo si riducevano +al pianerottolo della scala: ma, come metafora, +poteva passare. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_5"></a>[5]</span> +— Dunque, alle dodici in punto ci troviamo +alla stazione? +</p> + +<p> +— Sì, caro; ma ricordati che non voglio altre +lune. +</p> + +<p> +Il giovanotto promise di no, e la contessa, che +con una mano avea già mezzo aperto l'uscio del +salotto, lo chiuse di nuovo, e si baciarono un'ultima +volta. +</p> + +<p> +— Sei contento? +</p> + +<p> +— Adesso sì. +</p> + +<p> +— Dunque va, da bravo. Ricordati domattina +di telegrafare all'albergo, perchè ci tengano pronte +le camere. +</p> + +<p> +— È già tutto fatto. +</p> + +<p> +— Grazie.... +</p> + +<p> +— Prego.... +</p> + +<p> +L'uscio fu aperto: la Beppa era là , sul pianerottolo, +col lume in mano e colla faccia sbianchita +e ingrugnata dal sonno. +</p> + +<p> +— Buona sera, signora contessa. +</p> + +<p> +— Buona sera, signor conte. A domani. +</p> + +<p> +— A domani. +</p> + +<p> +La Beppa scese innanzi adagio, giù per la +scala, ripida, stretta e oscura, tenendo alto il +lume col braccio levato. +</p> + +<p> +Quando fu sulla porta di casa, Ariberti tolse +dalla tasca interna dell'abito un portasigari di +pelle nera con una vistosa corona di conte nel +<span class="pagenum"><a id="Page_6"></a>[6]</span> +mezzo: poi, dal portasigari, un virginia: ne cavò +la paglia che ripose nell'astuccio, lo accese al +lume della Beppa, tirò in fretta due o tre sbuffate +di fumo per vedere se andava bene, e dopo, +dal medesimo portasigari, levò un mozzicone che +porse alla donna: +</p> + +<p> +— To'... lo darai a Menico. +</p> + +<p> +Menico era il cocchiere, il cameriere, il porta +acqua, il caffettiere, lo spaccalegna di casa, e +quando aveva due minuti di tempo, anche l'amante +della Beppa. +</p> + +<p> +— Grazie, signor conte! +</p> + +<p> +— <i>Bon dì.</i> +</p> + +<p> +— Serva sua. +</p> + +<p> +E la Beppa, sbatacchiata la porta dietro al +giovanotto, tirò tanto di catenaccio. +</p> +</div> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_7"></a>[7]</span> +</p> + +<h2><a id="capII"></a> +CAPITOLO II. +</h2> + +<p> +Il conte Eriprando degli Ariberti quella notte +non aveva sonno: invece si sentiva in cuore una +gaiezza insolita e nelle gambe una elasticità , una +voglia di camminare che lo fece andare a zonzo +per più d'un'ora. La gioia tutta nuova che lo +aspettava al domani, quel viaggio con Elisa, quelle +due o tre settimane che passerebbe con lei in +riva al mare, lo rendevano l'uomo più beato della +terra. +</p> + +<p> +In quell'azzurro c'era però un punto nero; +anzi, per essere esatti, bisogna dire che ce n'erano +due, quantunque uno più piccino dell'altro. +</p> + +<p> +Il punto grande, lo scarabocchio, era quella +musona della contessina Cecilia; il punto piccolo, +quello screanzato di Gegio. Da un'altra parte, +sola con lui, la contessa Elisa non ci sarebbe +andata, a Venezia: ella vi andava per tener compagnia +alla figliuola, e per la salute del suo nipotino: +ed anzi, quando lui e lei, negli amorosi +<span class="pagenum"><a id="Page_8"></a>[8]</span> +colloqui delle serate primaverili, vagheggiavano +quella giterella come il sogno incantevole d'una +notte d'estate, tutte le loro speranze erano sempre +riposte nelle scrofole del bambinello. +</p> + +<p> +Dopo d'aver girato in su e in giù, per straducce +buie e deserte, alla fine dovette pure decidersi +a rincasare. Rallentò il passo, e rimpianse +il mozzicone che aveva donato a Menico, perchè +il suo virginia era consumato. +</p> + +<p> +Il conte Eriprando abitava molto lontano dalla +contessa Navaredo, in una viuzza modesta, in +una casetta dall'aspetto meschino e dove il fitto, +che si pagava ogni semestre, era proprio una +miseria. Quando vi giunse, prima di metter la +chiave nella toppa, levò il capo e guardò una finestrella +del secondo piano: era spalancata e ne +usciva uno sprazzo di luce. +</p> + +<p> +— La mamma è ancora in piedi, — disse fra +sè, nell'aprire. +</p> + +<p> +Non poteva sbagliare. Il lume non era certo +quello della serva, perchè la contessa degli Ariberti +serve non ne aveva, se non si vuol contare +una donnetta che andava da lei la mattina a +sbrigare le faccenducce più umili. +</p> + +<p> +— Sei ancora alzata? — disse il conte entrando +nella stanza della mamma. +</p> + +<p> +La vecchierella era intenta a stirare sopra una +gran tavola di legno greggio, e tutto all'intorno, +<span class="pagenum"><a id="Page_9"></a>[9]</span> +sul canapè, sulle sedie, sul cassettone, si vedevano, +disposte con cura, delle mutande, delle +calze, delle camicie, dei solini e dei polsini finti: +grande amarezza questa del conte Eriprando, il +quale non vedea l'ora d'esser capo-ufficio per +avere le camicie coi polsini e il collo tutto attaccato. +Sua mamma, poveretta, aveva tentato +di fargliene una: ma ci perdette intorno una +quindicina di giorni senza potervi riuscire: il +solino, non c'era caso, faceva borsa da una parte +o dall'altra!.... +</p> + +<p> +Nella stanza piccola, bassa, faceva un caldo da +soffocare, sebbene la finestra fosse aperta ma di +fuori c'era scirocco, e di dentro due lucerne di +petrolio infocavano la stanza colla loro luce sfacciata +e rossastra. Eriprando cominciò subito a +sudare; invece la vecchiarella secca, piccina, che +lavorava in quel forno dalle otto della sera, non +sudava affatto. +</p> + +<p> +— Mi trovi alzata perchè non ho sonno; già , +con questo caldo, anche a voler dormire, non si +può. E poi, ti occorre la roba per domattina, e +io, lo sai bene, preferisco andare a letto tardi, +piuttosto di essere costretta a levarmi presto. +</p> + +<p> +La buona donna mentiva adesso col suo figliolo. +Sapeva bene lei che, per quanto fosse andata +tardi a letto quella sera, avrebbe sempre dovuto +alzarsi per tempo il giorno dopo. Il viaggio del +<span class="pagenum"><a id="Page_10"></a>[10]</span> +contino la affaticava da un mese. Aveva dovuto +provvederlo di biancheria e riaccomodargli quella +vecchia: aveva dovuto pulire, sbattere, rammendargli +i panni, e solamente attorno all'abito nero +ci aveva sciupati sette giorni e perduto un occhio +e mezzo. Ma, e d'altra parte come si fa?... Il +conte Eriprando degli Ariberti, partendo da Vicenza +per le bagnature colla contessa Elisa Navaredo +e la contessina Cecilia D'Abalà , non +poteva andare come un pitocco qualunque. +</p> + +<p> +Gli Ariberti erano una delle più antiche famiglie +di Vicenza: ed è forse per questo che la +troviamo così vicina a morire di consunzione. Il +padre del contino Eriprando, il conte Eutichiano, +era stato un impiegatuccio a duemila cinquecento; +e in un momento di debolezza e con tre semestri +di fitto in arretrato alla gola, aveva commesso +un matrimonio <i>morganatico</i>, come diceva lui, colla +figlia della sua padrona di casa, l'Orsolina, che +fu poi così compresa delle illustri nozze, alle +quali era stata assunta, da camminare in punta +di piedi, quando si trovò gravida, per paura di +scomodare il nobile rampollo che il conte suo +marito s'era degnato di affidarle per la gestazione. +Con legittimo orgoglio del conte Eutichiano, che +vedeva così continuata la nobile prosapia, l'erede +(erede per modo di dire, che non c'era proprio +niente da ereditare) fu un maschio e subito gli +<span class="pagenum"><a id="Page_11"></a>[11]</span> +misero nome Eriprando. Era l'Eriprando <i>nono</i> o +<i>decimo</i> della casa, e tutti i predecessori che portarono +prima quel nome, in sei o sette secoli, +avevano avuto in mano, l'uno dopo l'altro, i destini +della città . +</p> + +<p> +Per l'Orsolina, il conte figlio era qualche cosa +di sacro. All'affetto materno ella univa nel suo +cuore la religione, il culto che professava all'ultimo +discendente degli Ariberti, e facendogli da +serva, credeva in buona fede di non fare nulla +più del suo dovere. +</p> + +<p> +Il conte Eutichiano morì quando il bambino +non aveva più di tre o quattro anni. Alla vedova +ed al pupillo non rimase altro per vivere che la +magrissima pensione del marito, la biancheria e +il mobilio bastante per quattro stanze: cominciarono +col subaffittarne due, e n'ebbero così un +altro cespite di entrata. +</p> + +<p> +Mamma Orsolina si tiranneggiava, si misurava, +come si suol dire, il boccone di pane, e tutto ciò +perchè Prandino non mancasse di nulla. Lei faceva +colazione con una fetta di polenta, se ce +n'era: ma Prandino, quando andava a scuola, +avea il suo canestro per la merenda sempre ben +fornito. L'Orsolina la si vedeva, a ricordo d'uomo, +con una vesticciuola di percalle a quadrettoni +caffè, linda, pulita, ma tutta a rattoppi, che pareva +un mosaico: invece il camiciotto di Prandino +<span class="pagenum"><a id="Page_12"></a>[12]</span> +era novo fiammante, la biancheria fina, le scarpette +lucide e scricchiolanti. +</p> + +<p> +Quando venne il momento di dover pensare +ad una professione pel contino Eriprando, la +buona donna si sentì stringere il cuore; ma, vedendo +anche lei che, senza far nulla non avrebbe +potuto vivere, volle almeno ch'egli s'avviasse all'avvocatura. +</p> + +<p> +Lo fece studiare..... e trovò modo, Dio solo sa +con quanti stenti e con quanti sacrifici, di mantenerlo +all'università : ma quando già era dottore, +Prandino stesso comprese da sè che anche colla +laurea avrebbe finito copista in qualche studio: +il genio forense gli mancava del tutto. Allora, +facendosi più sentito il bisogno di guadagnare, +si decise anche lui a trangugiare l'amaro calice +e cercò un impiego nelle ferrovie. Adesso che lo +abbiamo imparato a conoscere, aveva già mandato +le sue carte, aveva passato benino gli esami.... +ma continuava ad aspettare l'impiego, che si prometteva +e non arrivava. Mamma Orsolina, del +resto, non disperava. Era sicura che col suo nome +Prandino avrebbe fatto una bella carriera e figurandoselo +commendatore e capo-traffico, non +lo vedeva, per il momento, alla vendita dei biglietti +ed alla spedizione delle merci. Certo che +se il parentado degli Ariberti lo avesse voluto +aiutare.... ma l'Orsolina non si lamentava di nessuno. +<span class="pagenum"><a id="Page_13"></a>[13]</span> +I parenti non le erano venuti incontro, +quest'è vero: ma i parenti, si sa bene, per queste +mosse hanno sempre le gambe troppo corte, e +poi nemmeno lei li era andata a cercare. D'altra +parte era troppo buona per sentire dell'odio, dell'invidia, +o solamente dell'amarezza, per alcuno: +ella sopportava tutto in santa pace, ed era più +che soddisfatta, felice, quando le domeniche d'estate +andava in <i>Campo Marzo</i>, tutta chiusa nella +sua mantelletta di seta nera, in compagnia della +signora Luciana, una zitellona che teneva in +affitto da molti anni le due disponibili delle +quattro camerette, e le poteva dire, indicandole +i più splendidi equipaggi che passavano al trotto: — quella +signora là , è la marchesa tale, seconda +cugina di Eriprando: — quell'altro signore è il +conte così e così, terzo cugino di Eriprando: — adesso +arriva il principe Caio, fratello d'un cognato +d'una cugina di Eriprando — e con queste +indicazioni la durava per tutto il passeggio, e +la domenica vegnente ricominciava da capo, senza +che mai ne dimenticasse un solo!... Quando poi +rientrava in casa, dopo il <i>corso</i> di <i>Campo Marzo</i>, +era tutta beata: le sue stanzette le sembravano +più grandi, più lucente il cassettone, più morbido +il canapè: e a cena, la sua polenta asciutta le +parea dolce e saporita come un marzapane. +</p> + +<p> +Mamma Orsolina, anche quella notte continuava +<span class="pagenum"><a id="Page_14"></a>[14]</span> +nel suo lavoro, e il conte Eriprando, secondo il +solito, quantunque del bene gliene volesse, non +si sentiva rattristare dallo spettacolo di quella +vecchiarella che si affaticava per lui. Era un +po' viziato l'amico: era stato avvezzo a esser servito: +e poi, colla propria coscienza si accomodava +facilmente, pensando che s'egli l'avesse anche +sgridata, tanto e tanto quella buona donna non +avrebbe voluto intender ragioni. +</p> + +<p> +Non le disse nulla dunque, ma invece si mise +anch'egli a far qualche cosa. Prima di tutto si +levò l'abito nero e tenendolo sollevato con una +mano, coll'altra ne cavò, dalle tasche, il portasigari, +un portafoglio di cuoio con una corona +d'argento nel mezzo, dono della contessa Navaredo: +un fazzolettino di battista che aveva pure +una gran corona da conte ricamata in un angolo, +capolavoro di mamma Orsolina, e un paio di guanti +scuri, piegati a mezzo. Tutta questa roba la collocò +in ordine, sul tavolino, e poi cominciò a +ripulir l'abito ben bene. +</p> + +<p> +La contessa Elisa usava di nascondere colla +cipria l'impertinenza dei capelli bianchi, che qua +e là cominciavano a comparire nell'ampio volume +della chioma bionda, e perciò, dopo i loro colloqui, +il conte Eriprando rimaneva tutto bianco +di farina di riso. Anche quella sera, mentre colla +spazzola dissipava le amorose tracce, un profumo +<span class="pagenum"><a id="Page_15"></a>[15]</span> +di cipria all'<i>opoponax</i> lo avvolse come in una +nuvola, sollevandogli nella mente, nel cuore, nei +sensi, dei ricordi, che lo facevano vagar lontano +da quella povera stanzetta, fino al canapè dei +cinque minuti. +</p> + +<p> +Quando l'abito fu spazzolato, il conte Eriprando +lo posò delicatamente sul divano, piegandolo in +quattro, colle fodere fuori. Quell'abito avea da +sostenere una gran parte alle bagnature; figuratevi +che, come si suol dire, era figlio unico di +madre vedova!... Poi, venne la volta dei guanti; +prese un piccolo calamaio d'osso, una penna, e, +sedutosi, sempre in manica di camicia, vicino a +una lucernetta, cominciò adagio adagio e con +molta pazienza, a colorir coll'inchiostro dove la +pelle era un po' consumata. +</p> + +<p> +Il conte e la contessa erano così occupati da +una mezz'ora, quando dopo un “si può„ che +ebbe risposta affermativa, s'aperse l'uscio che +dava sulla scala, ed entrò nella stanza una figura +nera, lunga, ossuta, tanto da non potersi indovinare, +a prima vista, se fosse un prete o una +donna. In mano aveva un bicchiere, pieno, per +due terzi, di caffè. +</p> + +<p> +— A lei, contessa Orsolina; ho fatto il caffè +fresco e gliene porto una mezza chicchera. +</p> + +<p> +La signora Luciana non aveva mancato mai, in +tanti anni di fitto, di chiamare contessa l'Orsolina: +<span class="pagenum"><a id="Page_16"></a>[16]</span> +anzi ci teneva di rimbalzo a tutta quella +aristocrazia, perchè già i titoli, anche quando +non cavano la fame, riempiono la bocca. +</p> + +<p> +Il conte Eriprando salutò la signora, senza +scomporsi, con un inchino cordiale e dignitoso a +un tempo, e continuò tranquillamente a tingere +i guanti. +</p> + +<p> +— Ne vuoi due dita? — chiese mamma Orsolina +rivolgendosi al figliuolo. +</p> + +<p> +— Grazie, mamma. Dammene una goccia in un +bicchier d'acqua. +</p> + +<p> +L'Orsolina uscì, e rientrò subito con una ciotola +di cristallo quasi piena d'acqua fresca; si +avvicinò al suo ragazzo, e versò tanto caffè nella +ciotola, finchè questi, che aveva levati gli occhi, +fe' cenno col capo che bastava. +</p> + +<p> +Anche la signora Luciana, quando tutti ebbero +terminato di bere il caffè, prese, senza dir nulla, +un ferro dal fornello, e, da un altro lato della +tavola, cominciò a stirare dei fazzoletti. +</p> + +<p> +— La signora Luciana non ha mai sonno! +</p> + +<p> +— Lo creda, signor conte, io dormo d'inverno +anche per l'estate. +</p> + +<p> +— Hum! Chissà .... chissà che foco ci brucerà +sotto a tutta questa insonnia!... +</p> + +<p> +— Oh! giusto!.... Che fuoco la vuole che ci +bruci sotto, caro lei!.... +</p> + +<p> +Luciana, ad onta dei quarant'anni sonati, anzi, +<span class="pagenum"><a id="Page_17"></a>[17]</span> +forse appunto per questo, se la godeva un mezzo +mondo quando il bel giovinotto le toccava certi +tasti delicati. +</p> + +<p> +— Io non ne so nulla: però i miei sospetti +cadrebbero sopra un capitano dei bersaglieri, +stagionato ma ben portante, che vedo spesso girellare +da queste parti con certe arie da conquistatore.... +</p> + +<p> +— Mi fa la grazia di tacere? Mi fa la grazia +di non inventarne sempre delle nuove, lei? Ieri +era un avvocato, oggi è un capitano dei bersaglieri, +stagionato ma ben portante!.... Quasi che +non ci fossero altre donne per la casa, e più +belle di me!.... +</p> + +<p> +— Via, via, signora Luciana: lo sa anche lei, +lo sa anche lei di essere amata: e ne gode, e si +vede: +</p> + +<div class="poem"> +<p>“Quando nell'ombra de' <i>suoi</i> negri occhioni</p> +<p>Improvvise balenano e procaci</p> +<p>Le cupidigie che...„</p> +</div> + +<p> +— Zitto là !.... non dica sciocchezze!.... e vada +a dormire.... che domani.... Domani dev'essere +una gran giornata per lei, ma... acqua in bocca! +Acqua in bocca, chè se no, ce ne sarebbero degli +altarini da scoprire!.... +</p> + +<p> +— Sa, — continuò l'altro, che invece di essere +<span class="pagenum"><a id="Page_18"></a>[18]</span> +spaventato, si sentiva lusingato da quelle minacce, — sa, +signora Luciana, che sto già preparando +de' versi per le sue nozze? +</p> + +<div class="poem"> +<p>“Dall'arida cenere</p> +<p>Rinasce il mio core,</p> +<p>Ritorna la cetera</p> +<p>Ai canti d'amore.„</p> +</div> + +<p> +— Grazie tante, ne faccio senza de' suoi versacci, +tutti pieni di sporcizie.... +</p> + +<p> +— <i>Le tue carezze le conosco io solo</i>, continuò +l'altro facendo gli occhiacci.... — <i>E il tuo guancial +per me non ha segreti</i>.... +</p> + +<p> +— Le dico di smettere!.... +</p> + +<div class="poem"> +<p>— <i>Guai se potesse dir quel letticciuolo</i>,</p> +<p><i>Se potessero dir quelle pareti</i>....</p> +</div> + +<p> +— La vuol finire, sì o no? Prenda il suo lume, +i suoi guanti, e vada a dormire subito, subito, +subito!.... +</p> + +<p> +Così dicendo, la signora Luciana, rossa come +un peperone, con certe chiazze che non erano +tutto pudore, si era buttata addosso al giovanotto, +per farlo tacere, per ispingerlo fuori della +stanza, e intanto si godeva a stringergli le mani +e le braccia. Il conte Eriprando continuava a +ridere e a recitare i versi dello Stecchetti, per +irritare sempre di più la signora Luciana; ma +poi, siccome era tardi, prese il lume, i guanti, +<span class="pagenum"><a id="Page_19"></a>[19]</span> +che avea involtati in un giornale, e s'avviò davvero +per andare a dormire. Mamma Orsolina rideva +a quelle scene, senza capirne nulla, tutta +allegra per l'allegrezza del suo figliuolo: +</p> + +<p> +— Aspetta, Prandino!... Vengo anch'io!... +</p> + +<p> +E lasciata la signora Luciana a brontolare e a +finire la camicia che aveva già mezzo stirata lei, +entrò col figlio nell'altra camera. +</p> + +<p> +Chiuse la finestra, rimboccò le coperte del +letto; uscì e tornò con un bicchier d'acqua fresca +che pose sul tavolino da notte, e poi, finalmente, +se ne andò dalla camera, ma dopo aver +salutato e guardato il suo figliuolo con una occhiata +nella quale c'era dentro un bel bacione, +ch'ella, intimidita, non osava dargli. +</p> + +<p> +Prandino aveva cominciato a svestirsi quietamente, +colla cura di chi non vuole strapazzare la +propria roba. Piegò il panciotto e i calzoni, e +involtò la cravatta di raso nero nello stesso +numero del <i>Giornale di Vicenza</i>, dove c'erano i +guanti. Fatto ciò, perdette ancora del tempo parecchio +a lucidare la sua catena di similoro; +una catena che credevano tutti, anche la contessa +Navaredo, fosse d'oro massiccio. Levò quindi +dal cassettone un cartoccio, nel quale stava involtato +un portafogli unto e bisunto, il predecessore +di quello che gli aveva regalato l'Elisa, +e tornò a contare, operazione che da una settimana +<span class="pagenum"><a id="Page_20"></a>[20]</span> +faceva regolarmente tutte le sere, il danaro +che c'era dentro. +</p> + +<p> +Non c'era verso: erano dugento ottanta lire, +non una di più, non una di meno!... Allora tornò, +come tutte le altre volte, a rifare i suoi calcoli: +tanto pel viaggio, tanto per la camera, tanto pel +vitto, pei bagni, per le acque, pei traghetti... Ne +aveva per dodici giorni, a far molto! Fossero +state almeno trecento, avrebbe avuto un po' di +largo!.... Alla fin fine viaggiava con signore, e +colle signore si spende sempre di più... poi c'era +quel monello di Gegio, il quale si metteva a +piangere dalla sete e voleva bere tutte le volte +che vedeva un caffè.... poi c'era suo cugino Badoero, +sicuro, che lo avrebbe condotto in <i>società </i> +e che indirettamente lo avrebbe fatto spendere +anche lui. +</p> + +<p> +Bisogna sapere che su questo cugino Badoero +il conte Eriprando ci faceva molto assegnamento +per darsi arie a Venezia. Ne aveva discorso molte +volte colla contessina Cecilia, e non parlava mai +delle bagnature colla contessa Elisa, senza ch'egli +non le promettesse di presentarglielo. Per +dire la verità si conoscevano appena di nome, +tanto da scambiarsi i biglietti di visita ogni capodanno +e nulla di più. Ma, non importa, erano +parenti lo stesso: e il Badoero, oltre di appartenere +ad una gran famiglia, — figuratevi che +<span class="pagenum"><a id="Page_21"></a>[21]</span> +fra maschi e femmine contavano in quella casa +più di una dozzina di corni, corni ducali, s'intende, — oltre +dunque di appartenere ad una +gran famiglia era anche un riccone sfondolato. Ma +pur troppo, per quanto il cugino Badoero fosse +ricco, le ducento ottanta lire del conte Eriprando +non ne volevano sapere di diventare trecento!... +</p> + +<p> +E queste sue pene, dopo d'essersi levati gli +stivali prima di saltare nel letto, le confidò tutte +con un'occhiata piena di passione ad una fotografia +<i>portrait-album</i>, ch'egli teneva sul suo tavolino +da notte appoggiata a un elegante cavalletto +di legno intarsiato. +</p> + +<p> +In quel ritratto la contessa Elisa dimostrava +una diecina d'anni di meno, ragione per cui tanto +lei quanto il conte Eriprando lo trovavano somigliantissimo. +</p> + +<p> +Era stata presa di profilo come dicono i fotografi: +in piedi, a mezza figura. Aveva i capelli +sciolti che le scendevano giù per le spalle e, fra +le mani, teneva un libro aperto, che non doveva +essere un libro di devozione. +</p> + +<p> +Era appoggiata al davanzale d'una finestra, +più che raccolta, assorta nella sua lettura: e la +fotografia, con effetto di <i>chiaro di luna</i>, aggiungeva +dei riflessi romantici a quel profilo delicatissimo +di figuretta bionda e sentimentale. +</p> + +<p> +Adesso il tempo avea giocato dei tiri assassini +<span class="pagenum"><a id="Page_22"></a>[22]</span> +alla Contessa. Il collo le si era un po' ingrossato, +le guance cominciavano a diventar flosce, le palpebre, +specialmente la mattina. Le avea rosse e +gonfie: la pelle scuretta, la fronte un po' rugosa, +e quando apriva la bocca si vedeva qualche segno +di lutto fra i mascellari: già il suo riso non +era più limpido, squillante, argentino e breve; +s'era fatto troppo lungo e sgangherato, e la finezza +della vita era sciupata da un tantino di +pinguedine. Di tutte queste disgrazie il conte +Eriprando non se ne accorgeva: per merito della +cipria, del belletto, della glicerina, del <i>cold-cream</i> +e della <i>crème froide</i>, ma sopratutto dell'amore, +egli la vedeva sempre bionda, bianca, sottile, +con alcun che di vaporoso, di etereo, di virginale +nell'espressione, soavemente melanconica del volto +ed in tutta la <i>linea</i> elegante della personcina; +tal e quale com'era là in quel suo ritratto... ch'ella +da dieci anni continuava a far riprodurre. +</p> + +<p> +Quella dolce contemplazione durò qualche tempo: +poi, finalmente, si decise, spense il lume e +saltò nel letto. Però anche al buio, la contessa +Elisa, coi capelli sciolti, col libro in mano e tutti +gli effetti del <i>chiaro di luna</i> appariva viva dinanzi +agli occhi del nostro innamorato!... Com'era +cara, com'era bella, com'era buona! — ed era +sua!.... Quante felicità avrebbe godute con lei in +quelle due settimane.... al Lido di giorno.... in +<span class="pagenum"><a id="Page_23"></a>[23]</span> +gondola di sera..., e poi.... — Peccato ch'egli +non avesse almeno trecento lire, e che non si +potessero mandare al diavolo quell'uggiosa della +contessina Cecilia e quello sbarazzino di Gegio! +</p> +</div> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_24"></a>[24]</span> +</p> + +<h2><a id="capIII"></a> +CAPITOLO III. +</h2> + +<p> +Otto o nove anni addietro, quando il conte +Eriprando d'adesso era appena Prandino, Elisa +Navaredo, oltre al figurare come una donnina +bella ed elegante, quale l'abbiamo veduta nel <i>portrait-album</i>, +era per di più una dama elegante, +che dava molto a parlare alla cronaca cittadina. +</p> + +<p> +A Prandino, quella bella signora, le chiacchiere, +i desideri, gli scandali che la circondavano, +fecero subito una grandissima impressione. Egli +non parlava mai della Contessa, ma ci pensava +sempre, giorno e notte; e tutti i suoi castelli in +aria erano pieni di lei, della sua grazia, della +sua bellezza e de' suoi fascini provocatori. — Oh! +quando fosse diventato un grand'uomo!... — qual +è il ragazzo che non sogna di diventare un +grand'uomo?.... — quando fosse diventato un +grand'uomo, allora le confesserebbe d'amarla... e +l'Elisa non gli direbbe certo di no!.... +</p> + +<p> +Tutto il suo avvenire egli lo vedeva in lei e +<span class="pagenum"><a id="Page_25"></a>[25]</span> +per lei, e tanto s'infervorava col pensiero fisso +nella contessa Navaredo che, alle volte, facea +delle lunghe passeggiate, solo soletto, fantasticando +attorno a quella donna, fingendo di averci +insieme dei colloqui d'amore o delle scene di gelosia, +e terminava sempre coll'essere lieto o triste +per davvero, a seconda che la sua immaginazione +lo figurava amato o deriso. +</p> + +<p> +Quando la incontrava, arrossiva tutto, sebben +l'Elisa non lo guardasse neppure: tutte le domeniche, +e le altre feste comandate, andava in +Duomo, alla messa delle dieci, per vederla, per +trovarsi dove era lei. +</p> + +<p> +Ma, prima di quelle messe, sciupava tutta la +mattina lavandosi e fregandosi tanto da spellarsi +per diventare più bianco. +</p> + +<p> +Rifaceva per una decina di volte almeno il +fiocco della cravatta, perdeva un'altra mezz'oretta +intorno alla scriminatura, e, proprio in mezzo alla +fronte, s'impiastricciava un riccio alla rubacuori, +che pareva un punto interrogativo. +</p> + +<p> +Dopo d'averla guardata di lontano, per tutto +il tempo che durava la messa, usciva fuori in +fretta dalla chiesa e s'imbrancava, fermandosi +sulla porta, cogli altri adoratori del bel sesso, +per farsi vedere, e un tantino per farsi anche +ammirare da lei. La Contessa, figurarsi!, gli passava +dinanzi dritta, lesta, senza nemmeno accorgersi +<span class="pagenum"><a id="Page_26"></a>[26]</span> +di quel bamboccione impomatato per +amor suo, mentre vedendosela così vicina, a +Prandino invece gli tremavano le gambe, gli si +scoloriva la faccia, e benchè davanti allo specchio +avesse fatte molte prove, tuttavia là non +gli riusciva mai bene di riverirla levandosi il +cappello con un largo giro del braccio e in tre +tempi, salutare, inchinarsi e stringere i tacchi. +Per lo più, quando si decideva a scoprirsi, la +contessa Navaredo era già passata. +</p> + +<p> +Però, soffriva spesso dei dispiaceri, delle gelosie, +delle amarezze, che lo rendevano proprio +infelicissimo. Bastava che, mentr'egli la pedinava +di lontano, la vedesse accompagnarsi con qualcuno, +perchè al povero Prandino gli si facesse +nera l'esistenza, come il carbone. Allora s'imbestialiva, +e nel suo furore a freddo, la copriva di +vituperi, la chiamava leggera, civetta, e si figurava, +quando sarebbe stato un grand'uomo, di +farsi amare dalla regina per farle dispetto. +</p> + +<p> +Del conte Navaredo, il marito della contessa +Elisa, Prandino non soffriva gelosia: invece, +quando si trovava con lui, era preso da una gran +soggezione. +</p> + +<p> +Un giorno, che lo incontrò, facendo una visita, +si sentì confuso, impacciato, sconvolto, quasichè +l'altro gli leggesse in fronte il segreto dei +suoi desideri e della sua passione. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_27"></a>[27]</span> +Per fortuna di Prandino, il conte Navaredo +morì presto di un accidente, e non si potrebbe +ridire la gioia dalla quale fu invaso alla notizia +di questo avvenimento il buon ragazzo, del resto +così mansueto e delicato di cuore, da scappar +via dalla cucina inorridito quelle rare volte che +la contessa Orsolina poteva abbandonarsi al lusso +di tirare il collo ad un magro volatile. +</p> + +<p> +Ma ben presto, appena finito il lutto grave, +egli la scontò a caro prezzo quella sua gioia +cattiva. Ogni giorno, a Vicenza, si dava in moglie +la Contessa a qualche nuovo adoratore, e +quelle chiacchiere tormentavano, perseguitavano +il povero Prandino, che arrossiva e impallidiva +tutto in una volta, con turbamenti strani e angosciosi. +Allora leggeva Leopardi, piangeva, e la +chiamava Aspasia.... quasi che lei ne avesse +colpa! Più di ogni altro, poi, lo metteva fuori di +sè un capitano di cavalleria, un riccone, il marchese +Del Mantico, che teneva sempre dietro +all'Elisa, come la sua ombra. +</p> + +<p> +In tal modo, avvelenandosi senz'alcun costrutto +l'esistenza e godendosi con poco sugo delle gioie +immaginarie, il nostro Prandino diventò a poco +a poco il conte Eriprando: ma l'ideale del ragazzo +rimase pur sempre l'amore e il dolore dell'uomo. +</p> + +<p> +Aveva vent'anni, quando si fece presentare in +<span class="pagenum"><a id="Page_28"></a>[28]</span> +casa Navaredo. Era goffo, timido, impacciato; +tutti lo deridevano senza pietà , e la Contessa +più di tutti. Solamente due anni dopo, quando +il marchese Del Mantico fu promosso a maggiore +e cambiò reggimento, solamente allora il +conte Eriprando cominciò ad essere preso in +considerazione, ed ebbe in regalo la fotografia, +<i>portrait-album</i>, con effetto di <i>chiaro di luna</i>. +</p> + +<p> +Però egli lasciò correre del gran tempo, prima +di spiegarsi intorno a' suoi sentimenti. Non osava. +</p> + +<p> +Tutti i giorni che si recava dalla Navaredo, +giurava a sè stesso di aprirle il cuore, di spiattellarle +la sua brava dichiarazione; — ma quando +era là , gli mancava il coraggio e la parola e +apriva la bocca soltanto quand'era tornato via, +per darsi del balordo, dell'imbecille e della marmotta. +</p> + +<p> +Egli non la lasciava mai, taceva molto e la +guardava sempre. Qualche volta la contessa Elisa, +che aveva capito quanto foco covasse dentro per +lei quel bel giovanotto balbettante, confuso, timoroso, +che le riempiva la casa di amorini e perdeva +tutto il giorno a dipingerle delle corone da +contessa sui ventagli, le scatole e il parasole, +qualche volta si godeva a metterlo alle strette; +ma lui zitto, ammutoliva subito, abbassava gli +occhi e tutto rosso parea rannicchiarsi nel suo +abito nero, come una lumaca dentro al guscio. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_29"></a>[29]</span> +Ma si sa bene, tira, tira, la corda si rompe. +</p> + +<p> +Nell'autunno prima del viaggio di Venezia, il +conte Eriprando era stato, come il solito, invitato +dal suo compare a passar un mesetto in +campagna: fortuna volle che la contessa Elisa +prendesse appunto in affitto un villino nelle vicinanze +e.... sfido io! si vedevano sempre, facevano +delle lunghe passeggiate insieme, sedevano +stanchi, soli.... e senza alcun sospetto sotto l'ombra +di un albero o fra i cespugli delle giovani +quercie, e accadde.... quello che da un pezzo doveva +accadere. Un giorno, ch'egli le avea detto +a memoria il <i>Guado</i> dello Stecchetti, quando +l'ebbe finito, colla scusa che questa poesia era +carina tanto, concluse dicendole che anche lei +era bionda, bella e che lui l'amava, che da molto +tempo +</p> + +<div class="poem"> +<p> +“Glielo <i>voleva</i> dire e non l'<i>osava</i>.„ +</p> +</div> + +<p> +Elisa lo ascoltò senza punto punto adirarsi; +ma finse di non capire che l'amico le parlasse +sul serio. +</p> + +<p> +Prandino allora ripetè l'assalto, anche più +scopertamente; ma la Contessa d'un tratto pareva +avesse perduto il suo spirito, e continuava +a non capir nulla. Allora, quell'altro le disse, +tremando, che le voleva bene, e lei a rispondergli +<span class="pagenum"><a id="Page_30"></a>[30]</span> +che mentiva: e il giovanotto a ripeterle ch'era +innamorato fin da quando, si può dire, era ancora +un ragazzo e che la pregava, la scongiurava +d'esser buona, di lasciargli intendere che anche +lei non era insensibile e che di tutto quel gran +bene gliene ricambiava un zinzino. +</p> + +<p> +— Eppoi?.... quand'anche glielo dicessi?.... A +che pro?.... Tanto e tanto, sarebbe sempre la +stessa cosa. +</p> + +<p> +L'Elisa disse queste parole lentamente, facendosi +seria, quasi mesta, alzando gli occhi al cielo +con sospiri, con fremiti, che la scuotevano tutta. +</p> + +<p> +Prandino che, sparata la bomba, sentiva crescere +il coraggio coll'odor della polvere, le si +fece più vicino e le prese le mani: ma lei non +volle, si ritrasse, si schermì, fe' forza per liberarsi +dalle strette del giovane; in fine, terminò +col tagliare il male nel mezzo, e tirò via una +mano, l'altra abbandonando a quelle carezze insensate. +</p> + +<p> +Ariberti, preso l'aire, parlava adesso per tutto +il tempo che aveva taciuto. Non le domandava +che una parola, un segno, un indizio qualunque +che gli facesse capire ch'ella gli voleva un +po' di bene. +</p> + +<p> +— E dopo?.... Quand'anche glielo lasciassi intendere?.... +Già sarebbe sempre la stessa cosa. +</p> + +<p> +E l'Ariberti ad insistere, a ripeterle che lo +<span class="pagenum"><a id="Page_31"></a>[31]</span> +renderebbe l'uomo più contento, più beato del +mondo; ch'egli non le domandava la sua pace, +ch'egli non avrebbe turbato la sua quiete, la sua +coscienza: ch'egli da lei non voleva altro che +un sorriso, che una parola, e dopo avrebbe taciuto +di nuovo, come taceva da tanti anni: ma +che ne sarebbe stato così lieto, così superbo, +perchè era solamente un po' del suo cuore ch'egli +voleva ottenere, perchè egli desiderava soltanto +di dominare ne' suoi pensieri, perchè egli +non aspirava se non al possesso dell'anima sua, +perchè l'amore ch'egli sentiva per lei, potente, +appassionato, era però alto, era però nobile e +puro, come l'amianto che la fiamma purifica e +non consuma. +</p> + +<p> +L'Elisa a tanta retorica, sempre con la testa +china, sempre seria, sempre mesta, cogli occhioni +sempre fissi, immobili, quasi la tenesse assorta +l'idea d'un lontano pericolo, continuava a ripetere, +come ritornello: +</p> + +<p> +— E poi?.... Quand'anche glielo lasciassi capire?.... +A che pro?.... Sarebbe poi sempre la +stessa cosa!.... +</p> + +<p> +Il giorno dopo pioveva, e la passeggiata non +si potè fare. +</p> + +<p> +Non tralasciarono però di vedersi. Il conte Eriprando +andò a farle visita e trovò la Contessa +nel salotto terreno, che ricamava certe strisce +<span class="pagenum"><a id="Page_32"></a>[32]</span> +di panno, destinate col tempo a diventare, unite +insieme, un tappeto: ma che intanto si potevano +paragonare alla famosa tela di Penelope, non +che per fatto loro avessero costretto nessuno ad +aspettare, ma perchè, invece, gli adoratori della +Contessa, uno dopo l'altro, dovevano tutti godersele +sotto il naso, finchè durava l'amore. +</p> + +<p> +Il salotto terreno, con un divano, un tavolino +rustico e due o tre seggiole di paglia in tutto, +era una specie di sala di passaggio, con due +porte vetrate, l'una di faccia all'altra. La prima +dava nel giardino e avea di fronte un fitto capanno +di mortella intrecciata colla vite selvatica: +la seconda metteva invece sul piccolo orticello +della villetta. +</p> + +<p> +Era una giornata d'autunno, bigia, uniforme, +senza uno spacco di cielo fra quella tinta squallida, +infinita, senza neanche il fantastico rincorrersi +delle nubi che si accavallano minacciose.... +Era una giornata bigia, uniforme, monotona. +</p> + +<p> +La pioggia col suo susurro lento e continuo, +in quel silenzio di ogni anima viva, sembrava +avesse isolato il salotto lontano dal mondo, fra +i riflessi del verde delle piante, dell'erba, delle +foglie, fatto più cupo dall'acqua che cadeva; +quella pioggia, quella luce scialba, il lontano +brontolìo del tuono mettevano addosso una melanconia, +una tristezza, che rendeva più dolci e +<span class="pagenum"><a id="Page_33"></a>[33]</span> +più desiderate le commozioni di una confidenza +intera e tranquilla. +</p> + +<p> +— Sa?... non lo aspettava oggi, con questo +tempaccio. +</p> + +<p> +— Quando son partito da casa, sembrava che +il cielo si rischiarasse! +</p> + +<p> +— Davvero? +</p> + +<p> +E la Contessa lo guardò in modo, che l'altro +dovette arrossire. Gli era sfuggita una goffaggine, +e se ne accorse subito; ma, sempre, il primo momento +ch'egli si trovava con Elisa, provava un +impaccio, una soggezione, che non potea superare. +</p> + +<p> +— Iersera, ho ricevuto una lettera da mia figlia. +</p> + +<p> +— Buone nuove? +</p> + +<p> +— Sì, buonissime. +</p> + +<p> +— E laggiù come si trova? +</p> + +<p> +La contessina Cecilia, la chiamavan così per un +riguardo alla mamma, aveva sposato l'avvocato +D'Abalà , sotto-prefetto a Maremma. +</p> + +<p> +— Non troppo bene, anzi finchè a mio genero +non daranno un'altra destinazione, fa conto di +ritornare a star con me. +</p> + +<p> +A questa notizia l'Ariberti sorrise; ma a denti +stretti. +</p> + +<p> +— Ci son dei saluti anche per lei. +</p> + +<p> +— Grazie mille, Contessa. +</p> + +<p> +L'Elisa, a questo punto, cercò nel cestino, ma +invece della lettera di sua figlia, le corse fra mani +<span class="pagenum"><a id="Page_34"></a>[34]</span> +un'altra lettera. Accortasi dello sbaglio, arrossì +e, in fretta, se la cacciò nella tasca della veste. +</p> + +<p> +Eriprando, che aveva scorto sulla busta lo +stemma del marchese Del Mantico, fece un muso +così lungo tutto ad un tratto, in modo che la +Contessa non potè non accorgersene. +</p> + +<p> +— Mi ha scritto anche il Del Mantico: e m'ha +detto che, in settimana, verrà a trovarmi. +</p> + +<p> +Prandino impallidì. +</p> + +<p> +— E.... lei.... che cosa gli ha risposto? +</p> + +<p> +— Che lo vedrò molto volentieri. +</p> + +<p> +Ariberti si sentì opprimere il petto dall'affanno. +Volle parlare, ma non potè dire due parole. Finalmente +dopo un buon tratto che durava la +scena muta, si alzò e stese la mano alla Contessa +per accomiatarsi. +</p> + +<p> +— Va via?... Così presto?... E con questo tempaccio?... +</p> + +<p> +— Ci son venuto anche coll'acqua. +</p> + +<p> +— Ma allora, secondo lei, pareva che il cielo +si rischiarasse. +</p> + +<p> +E l'Elisa tornò a ridere fissandolo, con un riso +ch'era tutto un'amabile canzonatura. +</p> + +<p> +Egli continuava sempre muto, sempre con tanto +di muso a stenderle la mano, la Contessa gliela +strinse: poi, con una certa violenza, lo tirò vicino, +e se lo fece sedere sopra una seggiola accanto. +</p> + +<p> +— Andiamo, da bravo, si consoli. +<span class="pagenum"><a id="Page_35"></a>[35]</span> +— Oh!... Per me.... +</p> + +<p> +— Ho scritto a Del Mantico di non venire, +perchè di giorno in giorno aspetto mia figlia. È +contento adesso? +</p> + +<p> +Ariberti non lo volle dire, ma lo lasciò intendere +anche troppo. +</p> + +<p> +Tuttavia nelle sue notiziole la Contessa non era +molto esatta. Era stata lei a scrivere al maggiore +di venirla a trovare, e il maggiore invece le avea +risposto che non veniva, con una lettera piuttosto +fredduccia, scusandosi coi soliti <i>affari di servizio</i>, +e, se si deve dir proprio tutto, questa lettera avea +molto infastidita la contessa Navaredo. +</p> + +<p> +— Dunque.... — e Prandino, che adesso ritrovava +tutta la sua vivacità , per il gran peso che si +era levato da dosso, si tirò tanto vicino alla Contessa, +da toccarle le vesti colle ginocchia. — Dunque.... +se gli ha scritto così.... vorrebbe dire.... +che un po' di bene me lo vuole?... +</p> + +<p> +— Veramente, potrebbe anche non volere dir +nulla di tutto questo!... +</p> + +<p> +— La prego, la scongiuro, Contessa, mi dica +che è stato per farmi un piacere che gli ha scritto +di non venire. +</p> + +<p> +— Sì.... perchè mi siete amico e non voglio vedervi +col muso lungo. +</p> + +<p> +Elisa cominciava a trattarlo col <i>voi;</i> ma bisogna +compatirla, povera signora. L'Ariberti, quando si +<span class="pagenum"><a id="Page_36"></a>[36]</span> +metteva in orgasmo, era un gran bel ragazzo, con +quelle sue guance fresche, rosate, come una fanciulla; +i capelli neri, folti e spettinati; e poi, +aveva delle mossettine, degli atteggiamenti, certe +arie da fanciullo viziato, che riuscivano molto +attraenti, specialmente per una donnetta come +l'Elisa, che, adesso, anche nell'amore, si godeva +a fare un po' le parti della mamma: “....perchè +mi siete amico e non voglio vedervi col muso +lungo.„ +</p> + +<p> +— Per questo solo? +</p> + +<p> +— Sicuro!... +</p> + +<p> +— Non vi credo. Gli avete scritto di non venire +perchè.... perchè mi volete un po' di bene. +</p> + +<p> +— Torniamo da capo? +</p> + +<p> +— Ve ne supplico, siate buona, non mi fate +soffrire così. Già lo capisco, lo vedo, lo sento +che mi volete bene; dunque non siate cattiva, +ditemelo, mi volete bene, non è vero? +</p> + +<p> +Elisa lasciò cadere il ricamo sulle ginocchia, e +piegandosi un po', fissò il giovane con un senso +d'affetto pieno di compiacenza, che le trapelava +dagli occhi. +</p> + +<p> +— Bambinone! +</p> + +<p> +— Mi volete bene?... +</p> + +<p> +— No! +</p> + +<p> +A questo punto, per un perchè forse più patologico +che psicologico, la Contessa mutò d'un +<span class="pagenum"><a id="Page_37"></a>[37]</span> +tratto. Da' suoi occhi si dileguò ogni espressione +di tenerezza; divenne seria, sembrò quasi irritata, +si levò da sedere e andò ad appoggiarsi, +ritta, senza più dire una parola, alla vetrata che +metteva nel giardino. +</p> + +<p> +L'altro, indispettito, si abbottonò l'abito nero, +quello stesso che più tardi fu rimesso a nuovo da +mamma Orsolina per il viaggio di Venezia, poi +cominciò a dondolarsi sulla sua seggiola. +</p> + +<p> +Stettero un pezzo così: lei, pensosa, immobile +a guardar l'acqua che cadeva; lui, tutto nervoso +e sconvolto, a sfogare la stizza facendo l'altalena. +</p> + +<p> +Però, dopo qualche tempo, sebbene Ariberti +non ne potesse proprio più, fu la prima l'Elisa +a parlare. +</p> + +<p> +— Conte, conte! Venga qui.... Guardi com'è +bello! +</p> + +<p> +Di fuori, continuava a piovere; ma la pioggiolina +s'era fatta più minuta, il cielo più chiaro, e +una larga striscia di sole faceva brillare sulle +foglie degli alberi e dei fiori, sui fili d'erba e +sui bianchi sassolini del giardino, le gocciole +dell'acqua caduta, così che parevano gemme, +mentre di lontano, l'arcobaleno squarciava co' +suoi vivaci colori la tinta grigiastra, uniforme, +disegnandosi largamente di sotto a un gran lembo +d'azzurro. +</p> + +<p> +— Conte!... Venga qui! +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_38"></a>[38]</span> +Prandino si alzò, ma rimase affatto insensibile +a tutte quelle bellezze della natura. +</p> + +<p> +— Perchè torna a trattarmi col <i>lei</i> adesso? +</p> + +<p> +— Oh che, forse non le ho sempre parlato in +terza persona? +</p> + +<p> +— Sempre no; e lei lo sa bene. +</p> + +<p> +— Allora le domando scusa della libertà che +mi son presa senza accorgermene. Venga.... Venga +con me: andiamo là , sotto il capanno. +</p> + +<p> +L'Elisa, in mezzo a tutti quei profumi che la +pioggia aveva sbattuti dai prati e dalle aiuole, +aspirando quelle sbuffate d'aria fresca, frizzante, +si sentì correre in tutto il corpo un senso di +piacere, un benessere, un'elasticità , una contentezza +che le penetrava nell'anima, come se quella +giornataccia di autunno si fosse mutata in un bel +giorno di maggio, co' suoi fascini e colla sua salute. +Allora, le saltò l'estro di fare un po' la bambina, +raccolse le vesti e si mosse per attraversare il +giardino, sotto l'acqua, così senza ombrello, colla +testa scoperta e, ridendo, invitò l'altro a seguirla. +</p> + +<p> +— Venga, dunque, andiamo! +</p> + +<p> +— Me lo dica in un altro modo.... +</p> + +<p> +— Ebbene, <i>venite!</i> bambinone. +</p> + +<p> +Ciò detto, senza aspettar la risposta, Elisa si +pose a correre verso il capanno, chiudendo gli +occhi, gittando dei gridi, delle risate vibranti, +scotendosi e fremendo sotto quell'acquerugiola +<span class="pagenum"><a id="Page_39"></a>[39]</span> +che la bagnava tutta. Arrivata sotto il capanno, +non aveva quasi di bagnato altro che gli stivalini, +sembrava che non fosse corsa, ma volata là dentro. +Prandino, invece, che le aveva tenuto dietro, +era tutto inzaccherato. E ancora col respiro affannoso, +tornò daccapo per farsi dire s'ella lo +amava, con quell'insistenza ostinata e petulante, +che alle donne non dispiace quasi mai, e agli +uomini giova quasi sempre. +</p> + +<p> +— Ditelo che anche voi mi amate un po'... +Già , il dirlo, non vi costa nulla. +</p> + +<p> +— Voi pensate che non mi costerebbe nulla?... +</p> + +<p> +— Vi giuro; vi giuro sul mio onore.... Sarebbe +sempre la stessa cosa. +</p> + +<p> +Non era più lei, ora; era Prandino che ripeteva +quell'antifona della sera innanzi. +</p> + +<p> +— No, no. È meglio non dir nulla; è più sicuro. +Com'è carino, come si sta bene qui sotto; +non è vero? +</p> + +<p> +E la Contessa, che voleva fingere anche con sè +stessa d'aver vent'anni, tornò a ridere, a ninnolarsi, +stancandosi le dita per legare attorno al capo il +suo piccolo fazzolettino di trina. +</p> + +<p> +La pioggia batteva, crepitava sulle foglie della +vite e della mortella con uno scroscio lento e +continuo, ma di sotto però non ne cadea se non +qualche rara gocciola qua e là , che, ingrossata, +si staccava dal fitto tessuto del capanno. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_40"></a>[40]</span> +— Che gusto a star qui sotto, non è vero, +Conte? +</p> + +<p> +La contessa Elisa riebbe allora uno dei suoi +bei momenti. Ritornò per un istante com'era dieci +anni prima. La fatica di quella corsa le aveva +colorite le guancie, il brivido dell'acqua, l'allegrezza +che si sentiva intorno, l'amore caldo, appassionato +di quel bel giovanotto bruno, forte, +sano, che, pauroso, tremava d'amore dinanzi a +lei, tuttociò le metteva addosso un brio, una lena, +un calore che la faceva proprio ritornar giovane +per davvero. +</p> + +<p> +Volendo staccare un piccolo fiorellino da un +ramo di mortella, si bagnò le mani e, alcune +gocce, scosse dall'urto, le caddero sul viso. L'Elisa +ritornò a ridere, dopo un grido acuto, squillante.... +e porse al giovane le mani, perchè gliele +asciugasse. Non lo poteva far da sè chè la sua +pezzuola se l'era legata attorno al capo. +</p> + +<p> +Prandino arrossì.... prese una mano della Contessa, +poi l'altra, e le asciugò tutte due adagio, +lentamente. +</p> + +<p> +— Guardate qui, — fece lei quando l'altro ebbe +finito, e gli mostrò la goccia d'acqua che le rigava +la faccia, chinandosi e allungando verso di +lui la sua testa incipriata. +</p> + +<p> +A Prandino batteva il cuore violentemente, gli +ronzavan le orecchie e sudava tutto. Avrebbe voluto +<span class="pagenum"><a id="Page_41"></a>[41]</span> +parlare, ma la voce gli si strozzava nella +gola: avrebbe voluto asciugar quella gocciola con +un bacio, avrebbe voluto stringersi l'Elisa al +cuore, e lei, forse, non chiedeva di meglio, ma +non ebbe il coraggio di farlo o di tentarlo. +</p> + +<p> +— Grazie, — diss'ella, quando il giovane, tremando +l'ebbe toccata appena sulla guancia colla +cocca del fazzoletto. +</p> + +<p> +— Se non sentiste qualche cosa per me, non +mi terreste qui così.... così vicino a voi. +</p> + +<p> +— No; non sento nulla; non insistete; cominciate +a seccarmi. +</p> + +<p> +La Contessa disse tutto ciò con un'asprezza nervosa +che contrastava col buon umore e colla tenerezza +di poco prima. +</p> + +<p> +Ritornarono a tacere: Prandino questa volta +era anche un po' mortificato. +</p> + +<p> +— Siete in collera?... — disse lei alla fine ritornando +buona. — Via, datemi la mano e facciamo +la pace. +</p> + +<p> +L'altro le si avvicinò; le due mani si strinsero; +ma anche dopo la stretta non si lasciarono. +</p> + +<p> +— Perchè volermi far dire una cosa che già +avete capito da un pezzo? +</p> + +<p> +A queste parole dette con una lentezza piena +di sentimento, chi lo crederebbe? Prandino invece +di consolarsi fu preso da uno strano turbamento. +Era una confessione che desiderava da +<span class="pagenum"><a id="Page_42"></a>[42]</span> +tanti anni, che aspettava da tanti giorni, eppure +detta là , in quel luogo, in quel modo, in quel +momento, lo sorprese invece di commuoverlo, lo +sgomentò invece di consolarlo. L'idea di quello +che avrebbe dovuto rispondere, di quello che +avrebbe dovuto fare lo impicciava. Tutto il suo +sangue, così caldo, così bollente, s'era raffreddato +in un attimo. +</p> + +<p> +— Ah! dunque è proprio vero, mio Dio? — e +non trovò e non seppe dir altro. +</p> + +<p> +Elisa, ch'era vicinissima a lui, gli appoggiò la +testa sul petto, poi gli si piegò addosso, stanca, +quasi priva di forze, colle braccia abbandonate, +chiudendo gli occhi, palpitando, traendo dal seno +ricolmo lunghi e grossi sospiri. +</p> + +<p> +Egli si guardò attorno.... incerto, timoroso. Capiva +che avrebbe dovuto essere ardito; ma non +l'osava. Invece la baciò appena, leggermente, sui +capelli, e le disse piano, con la voce strozzata: +</p> + +<p> +— Sarà sempre la stessa cosa, ve lo prometto. +</p> + +<p> +Elisa ebbe un nuovo fremito, lo strinse lei al +cuore, con una stretta nervosa, convulsa: l'altro +mantenne la data parola. +</p> + +<p> +Imbruniva; la pioggia ritornava a cader giù +fitta fitta, e anche il capanno cominciava a gocciolare +da tutte le parti. +</p> + +<p> +La contessa Elisa socchiuse gli occhi, come se +si destasse allora, poi si rizzò e: +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_43"></a>[43]</span> +— Grazie, — gli disse lentamente. +</p> + +<p> +— Addio.... Contessa! +</p> + +<p> +— Andate via? +</p> + +<p> +— Sì. +</p> + +<p> +— Perchè?... con questa pioggia? +</p> + +<p> +— È meglio, Contessa.... lasciatemi andar via.... +altrimenti.... Credetelo, è meglio che me ne vada. +Addio. +</p> + +<p> +La Contessa gli sorrise dolcemente, ma lo lasciò +partire. +</p> + +<p> +L'Ariberti, quasi di corsa, penetrò nel salotto, +prese il cappello, l'ombrello, poi ne uscì di nuovo +e senza nemmeno salutare un'ultima volta l'Elisa, +senza nemmeno guardare dalla sua parte, +si dileguò nell'ombra della sera che, di mano in +mano, si faceva sempre più densa e più profonda. +</p> +</div> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_44"></a>[44]</span> +</p> + +<h2><a id="capIV"></a> +CAPITOLO IV. +</h2> + +<p> +L'arcobaleno mantenne le sue promesse: dopo +una giornataccia e tutta una notte scura e piovosa, +ne uscì uno splendido mattino pieno di sole, +d'aria e di colori. +</p> + +<p> +La contessa Elisa si destò che già la piccola +cameretta era inondata di luce, e, sedotta dalla +larga striscia di sole che rigando il coltrone di +seta gialla damascato ne sollevava un via vai di +pulviscoli dorati, folleggianti fra loro, come torme +d'insetti che s'inseguano, volle alzarsi, volle scendere +all'aperto, per respirare anch'essa in mezzo +a quel giocondo e allegro sereno della campagna, +che la chiamava a sè dalle finestre spalancate. +</p> + +<p> +Nulladimeno, non si potrebbe dire che appena +balzata giù dal letto, uscisse subito dalla camera, +oh! no, tutt'altro! Ella si vestì, si acconciò colla +solita cura paziente e diligente. Si oscurò le sopracciglia, +con due tocchi leggerissimi di pennello: +lisciò, ammorbidì le guancie con una certa +manteca, sulla quale poi fece correre varie volte +<span class="pagenum"><a id="Page_45"></a>[45]</span> +il piumino della cipria. Specialmente attorno alle +narici, che aveva un pochino enfiate, e dentro le +occhiaie, furono minuziose quelle sue cure. +</p> + +<p> +Dopo si diè il rossetto alle labbra, e, quantunque +volesse sembrare spettinata, tuttavia +non le costò poco tempo nè poco lavoro, l'artistico +disordine dei capelli. Sulla veste, indossò +un lungo mantello a doppio bavero, che nascondeva, +o almeno dissimulava abbastanza bene, la +fatale e inesorabile pinguedine, e finalmente attorno +alle tese del cappello, puntò un velo fitto +fitto, color caffè, di sotto al quale il suo volto, +così accomodato e mezzo nascosto, appariva soffuso +di una freschezza incantevole. +</p> + +<p> +Tutto quell'abbigliamento diceva chiaro che la +Contessa voleva uscire a passeggiar fuori della villetta, +e difatti, appena scesa attraversò il giardino, +passò il cancello e s'inoltrò in una stradicciola +dritta, lunga, ombrosa, fiancheggiata da due rivi +d'acqua limpida, sui cui margini verdeggianti ella +si fermava qua e là per raccogliere stupide margherite +e sentimentali “non ti scordar di me.„ +</p> + +<p> +Quando fu al termine della stradetta, udì un'allegria +confusa e varia di fringuelli, di cingallegre, +di passeri e di merli, che cantavano tutt'insieme. +Lì, a dritta, poco discosto, dopo un prato +tutto verde e un campo di terra nuda sparsa di +sanali, c'era il paretaio, dove l'Ariberti, ogni +<span class="pagenum"><a id="Page_46"></a>[46]</span> +mattina, andava a uccellare per conto del suo +compare. +</p> + +<p> +La contessa Elisa lo sapeva e per questo appunto +girò a destra, sollevando un po' la veste +colle due mani e tuffando arditamente, fra le erbe +umide del prato, i suoi stivaletti di pelle lucida. +</p> + +<p> +Il casotto del paretaio era tutto coperto da +rami di pino selvatico e da fronde rampicanti, +disposte in modo da nascondere quel luogo d'insidie. +Le reti appese in giro, pendevan giù, da +lunghi filari d'alberi d'ogni specie. Il mandorlo +intrecciava i suoi rami con un giovine carpine +ed il pero col sicomoro. I poveri uccellini avevan +là , davvero, una ricchezza funesta di seduzioni!... +Ma dopo quelle seduzioni sulla fronda +cara che rammenta il nido, sul tronco amico che +ricorda il primo volo, sotto le foglie e tra gli +stessi fremiti della brezza che accompagnò i primi +gorgheggi del loro amore, trovavano l'agonia e +la morte!... Poveri augelletti!... Oh! mille volte +più fortunata l'allodola che rimane uccisa da un +colpo improvviso e tonante come la folgore, lontana +dalle native pianure, in mezzo alla deserta +infinità dello spazio!... +</p> + +<p> +La contessa Elisa era giunta a pochi passi dal +casotto e si godeva tutta tra quei gorgheggi, in +mezzo a quella verzura folta, ricreata dall'aria +fresca del mattino. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_47"></a>[47]</span> +— Conte Eriprando! — gridò dopo un poco +che era là rimasta ferma a guardare, — conte +Eriprando!... Si può venire avanti!?... +</p> + +<p> +A risponderle uscì dal casotto un contadinello +che serviva il Conte facendogli da uccellatore. +Questi, senza parlare, con una mano le fe' cenno +di non muoversi dal posto: poi si chinò e, nascondendosi +mezzo dentro e pur rimanendo mezzo +fuori dall'usciolo, attento attento, fissava l'occhio +su due tordi che si avvicinavano saltellando fra +i rami del paretaio, finchè d'improvviso, essi volando +di traverso, piombarono nelle reti, dove +invano si dibattevano tra quei fili, che per le lor +forze pareano di ferro, con degli scrolli matti, furiosi, +disperati. +</p> + +<p> +L'uccellatore con un urlo d'allegrezza, corse +calpestando le aiuole seminate, ed era già là per +ghermirli, quando la Contessa pregò Prandino, +che in due salti l'aveva raggiunta, di lasciarglieli +veder vivi nella rete. +</p> + +<p> +— Giacomo! lascia stare! — gridò il Conte +all'uccellatore, che obbedì di mala voglia. +</p> + +<p> +L'Elisa e l'Ariberti, lo raggiunsero presto e si +trovarono anche loro due dinanzi alle vittime +spaurite. +</p> + +<p> +— Oh! come son carini, come sono bellini, poverini! — esclamò +l'Elisa vezzeggiandoli con +tutte le moine e i diminutivi coi quali si godeva +darsi delle arie bambinesche. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_48"></a>[48]</span> +— Vuole che li serbi vivi per lei, Contessa? +</p> + +<p> +— Oh! no: tanto non camperebbero. +</p> + +<p> +Giacomo, appena udite queste parole non aspettò +di più; e colle sue ditacce, schiacciò loro la testa, +un dopo l'altro, con due colpi lesti, sicuri. +</p> + +<p> +Dibatterono l'ali un'ultima volta, ed erano già +morti. +</p> + +<p> +L'Elisa diè in un grido acuto, mentre i suoi +occhi si gonfiarono di lagrime. +</p> + +<p> +— Perchè hai fatto a quel modo, villano? +</p> + +<p> +E il Conte, irritato, aggiustò a Giacomo uno scapaccione +così forte che gli mandò il cappellaccio +a rotolare lontano. +</p> + +<p> +— Dio mio, poverini! che senso m'han fatto.... +</p> + +<p> +L'Elisa, così dicendo, stringeva, chiudendoli, +gli occhi, e si premeva le mani sul cuore che le +palpitava. +</p> + +<p> +Tutti e due rimasero tristi e silenziosi. Il villano, +sconcertato, si grattò la nuca, poi, dopo di +essere corso a raccogliere il cappello, ritornò lì +per accomodare, con due strappate di mano, le +bisacce della rete. +</p> + +<p> +— .... Andiamo un po' all'ombra, nel casotto? — domandò +Prandino alla Contessa, con la voce +che gli tremava e il cuore che gli batteva forte. +</p> + +<p> +— Andiamo. +</p> + +<p> +E l'Elisa, di nuovo, sollevando un po' le sue +vesti, fu la prima a muoversi nella direzione indicata, +<span class="pagenum"><a id="Page_49"></a>[49]</span> +sempre triste, sempre silenziosa, saltellando +leggermente per schivare le pozze fangose +della viottolina. +</p> + +<p> +Il nostro giovanotto, dopo le conversazioni del +giorno innanzi, si aspettava qualche cosa da parte +della contessa Navaredo: o una lettera, o un libro +con un fiore, oppure un invito a colazione. +</p> + +<p> +La contessa Elisa non usava chiamar gente a +desinare, perchè i pranzi impegnano troppo, ma +dava invece, di tanto in tanto, qualche colazioncina +intima (erano sempre in due a tavola, compresa +la padrona di casa) per la quale, più che +la cameriera, la Beppa, che serviva da cuoca, lavorava +il contadino che, essendo anche giardiniere, +riempiva la mensa di fiori e di semprevivi. +</p> + +<p> +Ma sebbene qualche cosa si aspettasse, tuttavia +quella visita della Contessa, a quell'ora, in quel +luogo, superava qualunque speranza avesse osato +vagheggiare. +</p> + +<p> +Erano i <i>castelli in aria</i> della sua adolescenza, +fantasticati tutte le domeniche in Duomo, durante +la messa delle dieci, che si avveravano coi loro +più splendidi miraggi, divenuti realtà . +</p> + +<p> +Camminando adagio adagio, egli la guardava +amorosamente muoversi lesta, elegante, dinanzi a +lui; e allora il piedino perfetto e, più su, la gamba +rotonda, coperta da una calza finissima di seta +rossa, che le vesti, nel sollevarsi, scoprivano di +<span class="pagenum"><a id="Page_50"></a>[50]</span> +più a ogni passo, a ogni saltello; e allora, il +profumo della cipria <i>aux fleurs de lys de kachemyr</i>, +che a sbuffate gli saliva al naso; e allora quegli +alberi che si movevano ai lunghi soffi della brezza +mattutina quel verde grondante di rugiada, quell'erba +luccicante, quel sole così limpido, quell'aria +fresca e sana, quella solitudine sicura, in mezzo a +tutto quel vasto silenzio, solo interrotto dal canto +alto degli uccelli, gli facevano battere il cuore con +una contentezza infinita, gli facevano correre nel +sangue nuove ebbrezze voluttuose. +</p> + +<p> +Quand'erano già vicini al casotto, s'accorse +che Giacomo gli teneva dietro: Ariberti si voltò +a dirgli: +</p> + +<p> +— Adesso non ho bisogno di te; va' pure a fare +la tua merenda. +</p> + +<p> +— Grazie, signor Conte. +</p> + +<p> +Il villano gli fece dietro alle spalle una smorfia +da scimmia, poi infilò un'altra viottola, passò +dall'uccelliera a prendersi la sporta col suo desinare, +e a un mezzo tiro di fucile all'incirca dalla +ragnaia si sedette sopra l'erba folta della riva +che divideva il campo vicino dal paretaio. Di tanto +in tanto, fra un boccone e l'altro di polenta, il +ragazzaccio però tornava a grattarsi la nuca e a +fissare il casotto con certe mossacce maligne. +</p> + +<p> +Là dentro, in quella tana angusta, oscura, dove +il sole penetrava appena con qualche striscia +<span class="pagenum"><a id="Page_51"></a>[51]</span> +minuta, con qualche punto luccicante, dagli spiragli +invisibili, sparsi in quel fitto congegno di +fronde, di tronchi d'albero e di stuoie, Elisa e +Ariberti, tutti due vicini, tutti due seduti sopra +una panchina corta, ristretta, avevano già ricominciato +a discorrere d'amore. +</p> + +<p> +— Che cosa avete pensato di me, iersera? +</p> + +<p> +— Che siete molto buono. +</p> + +<p> +— Troppo forse? +</p> + +<p> +— Oh! No!.... Vi voleva bene prima.... ma +adesso ve ne voglio anche più. +</p> + +<p> +Prandino l'aiutò a levarsi il cappello che posò +sopra un trespolo ch'era lì presso: poi tornò a +sedersi sulla panchina con lei, che in quella oscurità +non ci perdeva nulla, anche senza velo. +</p> + +<p> +— Perchè non dite <i>te ne voglio</i> anche più? +</p> + +<p> +— Perchè non son buona, perchè non mi piace. +E poi, guardate, non ho mai dato del tu a nessuno. +</p> + +<p> +— Nemmeno a vostro marito? +</p> + +<p> +— Con mio marito si sa bene; ma era un'altra +cosa! +</p> + +<p> +E l'Elisa si strinse un po' nelle spalle, infastidita +da quella domanda molto ingenua di Prandino. +</p> + +<p> +— È curioso però il vostro modo di voler bene. +</p> + +<p> +— Sta a vedere, adesso, che l'amore consisterà +nel dare del lei, del voi o del tu! +</p> + +<p> +— Non in questo solo, ma.... +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_52"></a>[52]</span> +— Ma in che cosa? +</p> + +<p> +— Voi siete cattiva anche.... anche in tutto il +resto. +</p> + +<p> +Lei lo guardò fisso perchè non capiva, e lui la +guardò fissa per farsi capire: ma poi, siccome +l'altra continuava a non voler intendere, Ariberti, +per ispiegarsi, col braccio le circondò la +vita, e sporse le labbra, avvicinandosi per darle +un bacio. +</p> + +<p> +Elisa si ritrasse con tanta vivacità che, quasi, +cadeva giù dallo sgabello. +</p> + +<p> +— La prego, Conte, non mi faccia pentire della +fiducia che ho avuta. +</p> + +<p> +— Perdoni, Contessa; perdoni! Già , io doveva +saperlo ch'ella non sente nulla per me! +</p> + +<p> +E Prandino, secondo il solito, mettendo subito +il muso, sciolse dal suo abbraccio la vita della +Contessa, e cogli occhi fissi fuori dalla piccola +finestrella del casotto, sembrò volesse rimanere +da allora in poi tutto intento alla caccia. +</p> + +<p> +— Vedete come siete? Perchè non si vuol fare +in tutto a modo vostro, fate il broncio e diventate +sgarbato. Andate là , che anche voi avete un +modo curioso di voler bene!.... +</p> + +<p> +Quell'<i>anche voi</i> urtò i nervi a Prandino, che +però non si mosse e continuò a spiare dalla finestretta. +</p> + +<p> +In quel punto due fringuelli spionciando allegramente +<span class="pagenum"><a id="Page_53"></a>[53]</span> +e saltellando sui rami, tra le fronde +della ragnaia, sembrava da un momento all'altro +volessero scender giù nel mezzo del boschetto, +attratti dagli inviti degli allettaioli. +</p> + +<p> +Ariberti, non appena li vide, fece subito svolazzar +gli zimbelli; poi, sollecito, allungò le mani +sulla corda dello spauracchio. +</p> + +<p> +Poveri uccelletti! Un colpo, una tirata sola e +erano presi. +</p> + +<p> +Elisa li avea scorti molto prima che li vedesse +il Conte; ma aveva taciuto, sperando gli passassero +davanti senza che se ne accorgesse. Ella si +era sentita stringere il cuore per essi; se li figurava +già colla loro testina schiacciata fra le ditacce +di Giacomo e, buona, sensibile com'era di +cuore, volle salvarli. Pensò di chiedere a Prandino +la grazia della loro vita, ma Prandino in +quel punto aveva una faccia così feroce.... +</p> + +<p> +— Perchè siete in collera, Conte? — gli chiese +allora come per provare a distogliere l'attenzione +del giovanotto da quel nuovo agguato. +</p> + +<p> +Ma Prandino era un cacciatore di prim'ordine +e nella presa ci metteva molto amor proprio, per +cui non le badava affatto, e rimase invece tutto +fisso, immobile, ad aspettare il momento buono +di tentare il colpo. +</p> + +<p> +— Perchè siete in collera, Conte? +</p> + +<p> +I fringuelli, fatti due o tre voli capricciosi, +<span class="pagenum"><a id="Page_54"></a>[54]</span> +adesso eran piombati fra le aiuole traditrici, e, +senza alcun sospetto, poveri innocenti, beccavano +il miglio sparso là intorno, per gli zimbelli. +</p> + +<p> +Bisognava tirare lo spauracchio ed eran subito +presi.... +</p> + +<p> +Prandino difatti, ne aveva già afferrata la corda +e puntandosi fortemente co' piedi, stava per dare +l'urto alla strappata, quando la Contessa, visto +che non c'era altro scampo, appoggiò sulle mani +di lui le sue manine grassocce, calde, vellutate, +e piano piano gli susurrò all'orecchio: +</p> + +<p> +— Perchè <i>sei</i> in collera, adesso?.... +</p> + +<p> +Prandino si lasciò sfuggire la corda.... si voltò.... +</p> + +<p> +I fringuelli erano salvi. +</p> + +<p> +La buona Elisa gli aveva appoggiata sulla +spalla la testa profumata. Egli la guardò con uno +sguardo lungo, tenerissimo, colmo d'amore e di +passione: Elisa aveva chiusi gli occhi e sorrideva +a fior di labbro. Come la sera innanzi egli allora +la baciò sui capelli; poi, d'improvviso, stringendosela +al cuore con una stretta convulsa, la +baciò e la ribaciò sulla bocca, cosa che la sera +innanzi non aveva avuto il coraggio di fare. +</p> + +<p> +Intanto i due uccelletti eran rimasti liberi e +padroni del campo. Volavano a capriccio, dalle +aiuole fiorite alle frondi verdi della siepe; poi +battendo l'ali tornavan giù a bere l'acqua e a +diguazzarsi nel bagnatoio degli zimbelli. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_55"></a>[55]</span> +Nessuno al mondo pensava più di fare ad essi +alcun male. +</p> + +<p> +Giacomo, appena li aveva notati, s'era levato +lui, mezzo da sedere, aspettando che dal casotto +venisse data la tirata. Ma nel casotto sembrava +che tutti fossero morti o, per lo meno, addormentati. +Allora il villano die' in una grande sghignazzata, +si strinse nelle spalle e si buttò a svoltolarsi, +come un puledro, fra l'erba umida della +riva. +</p> + +<p> +Dei soffi d'aria leggeri correano sfiorando la +terra, piegando le foglioline dell'erba, facendo +stormire le fronde spesse delle siepi; lunghe ondate +di profumo vagavano nell'aria, e qua e là +qualche ranocchio che si godeva il sole sull'orlo +del fossato univa di tratto in tratto, il suo gracidare +monotono, ai canti acuti, squillanti, stonati +che uscivano dall'uccelliera. +</p> + +<p> +Giacomo, supino, stette là lungamente a beversi +in un assopimento stanco quella luce calda e +snervante; ma poi quel grande barbaglio del sole +lo accecò e allora stirandosi e sbadigliando, si +tirò giù, sulla faccia rosolata, il cappellaccio nero, +bisunto e sformato. +</p> + +<p> +I fringuelli continuavano intanto a godersi lietamente +tutta quella pastura. Eran tornati a rivolare +sulla siepe e dalla siepe al boschetto, e +dal boschetto alle aiuole, e adesso salterellavano +tutti e due sul tetto del casotto. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_56"></a>[56]</span> +S'inseguivano, si sfuggivano, poi ritornavano +ad accoppiarsi per scappar via un'altra volta, +ma sempre continuando a pigolare, con dei gorgheggi, +ch'erano le note più dolci del loro linguaggio. +</p> + +<p> +Dal tetto, vispi, pettegoli, curiosi, scesero in +cerca di becchime fra le fronde secche delle pareti, +poi, temerari, vennero a posar proprio, bezzicandosi, +sulla corda dello spauracchio ch'era là +distesa, abbandonata e, dopo, tutti e due vicini +vicini, pigolando sempre, s'inseguirono fino sull'assicella +del finestrino: ma allora ci fu qualche +cosa che li impaurì all'improvviso, perchè d'un +tratto volarono via, spionciando spaventati e andarono +dritti dritti, a cader giù perdendosi nei +campi lontani. +</p> +</div> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_57"></a>[57]</span> +</p> + +<h2><a id="capV"></a> +CAPITOLO V. +</h2> + +<p> +Quello fu per il conte Eriprando degli Ariberti +il più bel giorno della sua vita; e quando, +verso le dieci, la Contessa lo licenziò con un ultimo +sfogo di moine, egli era stanco, affranto, da +quella sua grande felicità , e sentiva proprio il +bisogno di esser solo, di andar lontano anche +dalla donna ch'egli adorava, per raccogliersi a +pensare, a misurare, a comprendere la nuova e +immensa beatitudine che lo stordiva. Venne quasi +l'alba prima ch'egli potesse addormentarsi. Tutta +notte s'era voltato e rivoltato nel letto, col cuore +gonfio, in preda a una contentezza, a una smania +nervosa, che lo teneva desto, agitato. +</p> + +<p> +È proprio vero: la felicità dà le stesse inquietudini, +le stesse angosce, quasi, del dolore, ed è +anche proprio vero che, come bisogna abituarsi +alle disgrazie per sopportarle, così bisogna anche +abituarci alla felicità per saperla godere. +</p> + +<p> +Nemmeno la contessa Elisa dormì subito; non +già ch'ella pure avesse inquietudini in cuore, ma +perchè aspettò del tempo prima di andare a letto. +<span class="pagenum"><a id="Page_58"></a>[58]</span> +Però la Beppa, ch'era una dormigliona rabbiosa +e che, quand'erano sonate le dieci, tutta raggomitolata +sopra una sedia, vicina al fuoco, in cucina, +non faceva altro che brontolare fra un pisolo +e l'altro, quella sera non ebbe occasione di +lamentarsi. Elisa la mandò a dormire subito, dicendole +che si sarebbe spogliata da sè, perchè +prima aveva da scrivere delle lettere. +</p> + +<p> +Difatti, ne scrisse una, corta corta, alla contessina +D'Abalà , e quest'altra che segue, piuttosto +lunga, per il maggiore Del Mantico: +</p> + +<p class="indl"> +“<i>Caro marchese</i>, +</p> + +<p> +“Oggi ho avuto una giornata molto splenetica, +e vi confesserò, con tutto il candore, che ne è +proprio stata causa la vostra lettera, dalla quale +traspariva, fra le linee, una freddezza per me incomprensibile +e anche <i>choquante</i> in qualche punto. +</p> + +<p> +“Perchè non venite?.... <i>Gli affari di servizio</i>.... +Oh! sono molto comodi gli affari di servizio, +quando mancano pretesti. +</p> + +<p> +“<i>A quelque chose malheur est bon</i>, e anche le +<i>grandi manovre</i> servono bene per ischivare delle +visite seccanti. Non è vero, caro marchese?.... +</p> + +<p> +“Io, però, siccome non ho nessun <i>regret</i> nella +mia coscienza, così vivo tranquilla, almeno per +questo riguardo, e dimentico il presente, spaziando, +come in un sogno, nelle rimembranze di +un dolce e tenero <i>trascorso</i>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_59"></a>[59]</span> +“Anche oggi ho avuto la visita del conte Eriprando +degli Ariberti. Povero <i>bébé!</i> Egli mi ama +davvero e vorrebbe farmi sua moglie. In ogni +modo, senza interrogare il mio cuore, la realtà +della vita vi si oppone. L'ho mandato via, adesso, +per iscrivere a voi, e penso di chiamare mia figlia +presso di me, perchè il mondo è così maligno, +e le assiduità del Contino, essendo io qui +tutta sola, potrebbero venire interpretate <i>equivocamente</i>. +</p> + +<p> +“Del resto, io lo vedo proprio con dispiacere +soffrir tanto, povero giovane! ma non gli ho nascosto +che rinchiudo tali ricordi nella mia anima, +che mi darebbero sempre molto a pensare prima +di legarmi a un altro. La poesia, che da lontano +mi sfiora l'anima col suo dolce profumo, <i>paralizza</i> +ogni palpito del cuor mio. +</p> + +<p> +“Però confortatevi, caro marchese; se io vivo +del passato, ciò non vi deve punto <i>allarmare</i>. Ho +dello spirito, me lo avete detto anche voi, e ne +uso a beneficio degli amici, per ricordare delle +loro promesse quelle soltanto che loro stessi rammentano +senza pentimenti. +</p> + +<p> +“E ciò sia detto <i>en passant</i>, anche per la visita +che volevate farmi qui in villa, e che le +<i>grandi manovre</i> hanno <i>rimandata</i>, pare, ad un +tempo indefinito. +</p> + +<p> +“E quella mia figlia che mi secca sempre perchè +<span class="pagenum"><a id="Page_60"></a>[60]</span> +vuole ad ogni costo che io mi rimariti?!.... +Da ciò solamente dovrei arguire che l'avvocato +D'Abalà le rende molto felice l'esistenza. +</p> + +<p> +“L'Ariberti ha visto stamattina nel mio cestino +la vostra lettera. Deve certo aver indovinato +dalla busta ch'era vostra, perchè è diventato +rosso come un gambero e poi è scappato subito +via, tutto sconvolto, senza quasi nemmeno +salutarmi. +</p> + +<p> +“Pensate a me e, se non altro, <i>non siate oblioso</i> +di qualche <i>souvenir</i> che del tutto ancora non può +riuscirvi ingrato. Credete che io conserverò sempre +a <i>riguardo</i> vostro, dell'affezione leale e sincera, +anche perchè il giorno nel quale cessasse +questo mio vivo <i>interessamento</i>, quel giorno potrebbe +cominciar la coscienza a farmi dei rimproveri +e dei <i>rimarchi ben</i> severi. +</p> + +<p> +“Chi ama dimentica.... +</p> + +<p> +“Chi cessa d'amare ricorda.... ed io non posso, +ed io non voglio ricordare, e perciò domanderò +uno stordimento benefico anche alle ceneri dell'amore, +ed alla poesia soave delle memorie. +</p> + +<p> +“Vi dò la mia mano da baciare. Una volta la +baciavate inginocchiandovi come dinanzi ad una +regina; oggi stringetela pure senza complimenti, +come ad un buon camerata. +</p> + +<p> +“<i>Bienheureuse la femme qui après l'amour laisse +épanouir les parfums de l'amitié</i>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_61"></a>[61]</span> +“<i>Après l'amour!</i>.... Ma mi avete amata, voi, +caro marchese? +</p> + +<p> +“<i>Sans adieu, et sans rancune</i>. +</p> + +<p class="indr"> +“<span class="smcap">Elisa Navaredo</span>.„ +</p> + +<p> +Piegò la lettera, la chiuse nella busta, vi fece +l'indirizzo e la lasciò là , sul tavolino, vicino a +quell'altra, scritta per la contessina Cecilia. +</p> + +<p> +Gli affari erano terminati e poteva concedersi +il meritato riposo, perchè anche lei era un po' +stanca ed aveva sonno. +</p> + +<p> +Però, come nell'abbigliarsi al mattino, così anche +nello svestirsi la sera, ella aveva mille cosucce +da sbrigare. +</p> + +<p> +Liberatasi dalle vesti e rimasta in sottanino, +cominciò dal levare le ciocche dei riccioli finti +che aveva intrecciate, e il crespo che avea nascosto +nei capelli. Poi sulla fronte e di dietro sul +collo, fece lesta lesta, alcune ciambelle coi capelli +corti, che schiacciò fra certi diavolini di +seta nera, unti e bisunti. Sulla faccia, lentamente, +si spalmò una pomata scura, che si asciugò dopo +con un pannicello di lana. Attorno alle narici +avea la pelle più rossa del solito, e avea le labbra +molto più rovinate; però quella sera, ricorse +al rimedio più efficace: da un cassettino della +toletta, sotto lo specchio, prese il fondo di una +candela di sego, che vi era involtata in un pezzo +<span class="pagenum"><a id="Page_62"></a>[62]</span> +di giornale, lo riscaldò, lo fece gocciolare al calore +della lucerna, e, con quello, si unse ben bene +il naso e le labbra. Finita anche questa operazione, +sturò una bottiglietta di glicerina, se ne +versò tanto del liquido in una mano quanto ne +poteva contenere, e così continuò per un pezzo +a fregarle tutt'e due l'una coll'altra, come se +fosse dietro a lavarsele, e senza asciugarle, infilò +un paio di guanti sudici, che una volta doveano +essere stati bianchi, ma che adesso erano gialli +dall'unto. Fatto tutto ciò, si avvicinò al letto e +finì di spogliarsi; ma quando si levò l'ultima +sottana e rimase in fascetta e in camicia, qualche +cosa di ruvido le scivolò giù tra le gambe.... +Era un ramoscello d'edera che, prima di uscire +dal casotto, appoggiata mollemente al braccio di +Prandino, aveva strappato dalla breve fessura +della finestrella e che si era nascosto nel seno. +Elisa guardò per terra, lo vide.... ma forse non +lo riconobbe, perchè lo cacciò dispettosamente +sotto il letto colla punta della babbuccia, mentre, +per causa del freddo che l'era venuto addosso, +s'ebbe un colpo di tossaccia grassa, che fece tremare +tutta quella sua carne che, così disciolta +com'era, dal busto e dalle altre vesti, l'avrebbe +fatta apparire a chi l'avesse vista, ancor più pingue +e sformata.... Ma per fortuna non c'era alcun +occhio indiscreto! +</p> +</div> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_63"></a>[63]</span> +</p> + +<h2><a id="capVI"></a> +CAPITOLO VI. +</h2> + +<p> +Il treno-<i>omnibus</i> da Vicenza per Venezia parte +alle 12,27, ma alle 11 e mezzo il conte Eriprando +degli Ariberti giungeva in carrozzella alla stazione. +</p> + +<p> +Aveva la faccia scura. Mamma Orsolina, nell'abbracciarlo, +era scoppiata in un dirotto pianto, +e nemmeno le celie della Luciana valsero a dissipare +in lui l'impressione affettuosamente melanconica +di quel distacco. +</p> + +<p> +Smontò, pagò il vetturino che brontolò sulla +mancia, consegnò la valigia, prese un biglietto di +<i>prima classe</i>, che infilò in bella mostra sotto il +nastro del pioppino, e, con un gran sussiego, si +pose a passeggiare sul piazzale, fuori della stazione, +aspettando che <i>lord Palmerston</i> gli conducesse +l'Elisa e la Contessina. +</p> + +<p> +Intanto, mentre girava l'occhio per osservare +se il suo biglietto verde era notato con rispetto +da quelli che viaggiavano in <i>seconda</i>, col fazzoletto +si spazzolava la polvere dal vestito nero, e, +<span class="pagenum"><a id="Page_64"></a>[64]</span> +mentalmente, rifaceva quei benedetti conti: fra +il biglietto, la vettura e il bagaglio, aveva già +speso undici lire. Non gliene rimanevano più altro +che dugento sessantanove. Eran pochine!... Già , +per far le cose ammodo, gli sarebbero occorse +trecento lire nette da poter spendere a Venezia, +senza doverle intaccare per il viaggio. +</p> + +<p> +Era ancora immerso in questi calcoli, quando +<i>lord Palmerston</i>, che, col suo <i>traino</i> misurato, scalpitava +forte sulle pietre con un <i>cioc ciac</i> tutto +particolare, gli fe' battere il cuore e alzare la +testa. +</p> + +<p> +Non si era ingannato: era proprio la carrozza +di casa Navaredo. +</p> + +<p> +Prandino, diventando rosso, corse allo sportello +e lo aperse. Gegio, subito gli saltò addosso, e, +siccome aveva mangiato delle ciliegie e ne aveva +ancora le manine sporche, così gli lasciò l'impronta +delle dita sui polsini della camicia. +</p> + +<p> +Lesta lesta discese poi la contessa Elisa, coperta +fin sotto al mento, da uno spolverino d'<i>orleans</i> +color piombo, con un cappello di paglia +scura, che le veniva giù sugli occhi, e una veletta +fitta, bigia, che le girava attorno al collo e +le nascondeva bene la faccia. +</p> + +<p> +La contessina Cecilia, su per giù vestita come +sua madre (già per lo più, era la Beppa la sarta +di tutte due) fu l'ultima a muoversi, e, messo +<span class="pagenum"><a id="Page_65"></a>[65]</span> +un piede sul predellino, prima di toccar terra, si +appoggiò tutta alla mano del giovanotto, perchè, +come al solito, anche allora, la Contessina era, +per dir la cosa più pulitamente che si può, <i>in +istato interessante</i>. +</p> + +<p> +— Ha preso i biglietti? — chiese subito costei, +appena scesa di carrozza, colla sua vocina fessa, +col suo piglio rabbioso, al povero Prando, intimidito +tanto da non sapere come dirle di no. +</p> + +<p> +— Ma, veramente, aspettava.... +</p> + +<p> +— Che cosa aspettava? Che li prendessi io anche +per lei? Non sa forse che andiamo a Venezia? +Intanto, non vede? allo sportello c'è già la +gente accalcata e noi dovremo star qui ferme +impalate, chissà per quanto tempo! +</p> + +<p> +— La Contessa può accomodarsi nelle <i>sale di +aspetto</i>, — disse uno dei facchini che aveva tirati +giù dalla vettura il baule e le sacche da viaggio. +</p> + +<p> +Ma la Cecilia non ne volle sapere, tutta scalmanata +a correre intorno, dondolandosi in quello +stato, a contare le sacche, le cassette, le scatole, +le cappelliere, se c'erano tutte e a sorvegliare +quelle che si dovevano consegnare, e quelle da +tenersi in mano. Gridava, smaniava, dava in escandescenze +per un nonnulla. +</p> + +<p> +Voleva essere subito sbrigata, su due piedi, +come se al mondo non ci fosse stata che lei da +servire; faceva un casa del diavolo per le cose +<span class="pagenum"><a id="Page_66"></a>[66]</span> +più semplici, era malcontenta di tutto, sospettava +che tutti, e specialmente il Governo, la volessero +frodare, tirava le orecchie a Gegio, brontolava +con sua madre, perchè non sapeva farsi ubbidire, +e ogni cinque minuti concludeva dicendo che se +ci fosse stato là suo marito, la tale e tal'altra +cosa non sarebbe successa. +</p> + +<p> +E così arrovellandosi anche per un'inezia, la +sua faccia d'un bianco giallo da linfatica, grassa, +rotonda, col naso minuto, a punta, le labbra sottili, +le sopracciglia spelacchiate, s'infocava tanto +sugli zigomi, da diventare violacea, mentre in +quei momenti i suoi occhietti bigi guardavano +losco. +</p> + +<p> +La Cecilia, fin dalla nascita, era stata la croce, +e una croce molto pesante, degli adoratori della +contessa Navaredo. Anzi, si può giurare senz'altro, +che, se qualcuno avesse commesso (per modo +di dire) qualche peccatuzzo colla mamma, la figliola +ci avrebbe pensato lei a dargliene la penitenza. +</p> + +<p> +Da bambina, per farla tacere, e per farla andar +via, ci volevano i confettini, le bambole mute e +parlanti, i cestini da lavoro, le cucine di stagno +e le strade ferrate d'ottone. Però, se i vostri regali +non le davano nel genio, stava là con tanto +di muso, senza moversi, a farvi degli sgarbi: ma +se invece le piacevano troppo, allora non vi lasciava +<span class="pagenum"><a id="Page_67"></a>[67]</span> +più, vi era sempre addosso, e vi prendeva +a voler bene con un amore seccantissimo che vi +dimostrava pestandovi i piedi, saltandovi sulle +ginocchia, baciucchiandovi colla bocca umida e +impiastricciata di dolci, e sciupandovi la cravatta +coi suoi ditini, ch'erano stati un po' dappertutto. +</p> + +<p> +Grandicella, era maliziosa come uno scimmiotto +e s'innamorava lei degli adoratori di sua madre, +che generalmente se la cavavano coll'arricchire +alla Contessina gli <i>album</i> dei francobolli, col regalarle +libri morali, fiori, gingilli, coll'ammirare +i suoi dipinti, col deliziarsi alle sue sonatine di +pianoforte, col giurare che avrebbe avuto una +bellissima voce anche pel canto, e col dir male +di tutte le ragazze che si maritavano, e, peggio +ancora, dei giovanotti che le sposavano. Ma ce +ne fu uno, più minchione degli altri, il sottoprefetto +D'Abalà che avendo tentato inutilmente +tutti gli espedienti per piacere alla mamma, e +volendo proprio piacerle a ogni costo, chiuse gli +occhi e si prese la figliuola. +</p> + +<p> +Tutti respirarono, tranne, s'intende, il sottoprefetto; +ma tutti per poco. Delle sue pene ella +faceva soffrire un po' ogni conoscente. +</p> + +<p> +Il sigaro le faceva male, gli odori delle essenze +peggio, se parlavate forte, le doleva la testa, se +parlavate piano, dicevate male di lei. Ogni mese +<span class="pagenum"><a id="Page_68"></a>[68]</span> +dovevate correre in traccia di un medico nuovo +per un nuovo consulto, ad ogni parto andare in +traccia di una nutrice forte, sana, robusta, non +bella, perchè era gelosa, e di poca spesa. Ogni +giorno poi, bisognava cercarle una cuoca o una +cameriera, perchè, da lei ci restavano tutt'al più +una settimana corta corta, e poi scappavano via +come se avessero avuto il fuoco alle calcagna. +</p> + +<p> +Nei vostri discorsi dovevate sempre alludere al +ministro dell'Interno per protestare che era un +asino, perchè non rendeva giustizia ai meriti dell'avvocato +D'Abalà . Dovevate confessare che tutte +le donne erano brutte, dichiarare che quello di +far figliuoli era un gran merito e ammettere che +il sottoprefetto era più bello, più buono, più forte +e più intelligente di voi. +</p> + +<p> +— Dunque? Ha preso questi biglietti? — chiese +la Cecilia a Prandino, quando lo vide venir via +dallo sportello. +</p> + +<p> +— Eccoli, Contessina. Per lei, per la Contessa +e mezzo per Gegio. +</p> + +<p> +— Come?! Gegio ha tre anni e gli devo prendere +il mezzo biglietto? Se per Gegio non ho +mai pagato nulla?... Ma lei s'è fatto imbrogliare!... +Ma lei non sa viaggiare!... Ma lei è rimasto sempre +in un baule!... Faccia, faccia il piacere, la +<i>vadi</i> e glielo dia indietro! +</p> + +<p> +— Ma.... +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_69"></a>[69]</span> +— Che cosa, ma? +</p> + +<p> +— Ma adesso, voleva dire.... che non.... che una +volta staccato non lo riprendono più. +</p> + +<p> +— No? E allora? Che cosa me ne devo fare? +La <i>vadi</i>, la <i>vadi</i>, si faccia sentire e non si lasci +canzonare in questo modo. Sicuro, santo Dio, che +con quella faccia sbalordita.... pare sempre addormentato. +Gliela farebbe sotto il naso anche un +santo, gliela farebbe. Ah! se ci fosse mio marito.... +con lui, glielo dico io, lo ripiglierebbero, e senza +tanti discorsi. La <i>vadi</i>, la <i>vadi!</i>... +</p> + +<p> +Prandino, tutto sconcertato e vergognoso, corse +dal bigliettinaio col mezzo biglietto, ma non riuscì +se non a farsi strapazzare anche da lui. +</p> + +<p> +— E così?... — domandò la contessina Cecilia +all'Ariberti, quando lo vide entrare nella <i>sala di +aspetto</i>. Ma quelle due parole furono dette con una +cera, con un tono, con un'espressione tale, che il +povero Prandino non ebbe più cuore d'andare +avanti. +</p> + +<p> +— Sì.... lo han ripreso, — disse tutto abbattuto +e colla voce fioca. Il sacrificio era consumato: +altre quattro lire e cinquanta centesimi se +n'erano ite. +</p> + +<p> +— Ha veduto?... Ma sicuro che bisogna muoversi, +che bisogna parlare, e anche saper mostrare +i denti se occorre! Andiamo, si svegli adesso, e +mi aiuti un po' a portar questa roba. Prenda in +<span class="pagenum"><a id="Page_70"></a>[70]</span> +mano quelle due sacche, quella scatola e quella +cappelliera e andiamo fuori: il treno è arrivato. +</p> + +<p> +Si mossero tutti e due, e l'Elisa dietro, dritta, +silenziosa, senza occuparsi di nulla, lasciando ogni +briga alla Cecilia, come se fosse lei la mamma. +Gegio era sempre fra le gambe di chi aveva più +fretta e voleva sempre dare la mano a chi le aveva +ambedue impedite. +</p> + +<p> +Il trovare buoni posti e l'accomodarsi nello +scompartimento, non fu la cosa più facile del +mondo. Il conte degli Ariberti era già andato +innanzi e indietro per due volte, quant'era lungo +il treno, seguendo la Contessina che correva su +e giù, brontolando e spaventando i viaggiatori, +che erano già dentro le carrozze. Vedendola così +trafelata e con tutta quella roba, chiudevano in +fretta gli sportelli, oppure si affacciavano in piedi +all'ingresso, per preservarsi da quell'invasione. +</p> + +<p> +— Partenza!... Padova, Mestre, Venezia!... Primi +posti avanti, secondi indietro, terzi in fondo!... +</p> + +<p> +L'Elisa, che passeggiava in su e in giù anche +lei, ma lentamente, per conto suo, vide uno scompartimento +dove c'erano dentro solo due inglesi +maschi, seduti l'uno di faccia all'altro. Chiamò la +figlia e vi salirono su tutti e quattro. +</p> + +<p> +Prandino là dentro, fra quei due musi seri +seri, che non si scomodavano, che non gli davano +posto, che non si movevano nemmeno per restringere +<span class="pagenum"><a id="Page_71"></a>[71]</span> +la loro roba che, sparsa com'era, di qua +e di là , occupava tutta la rete, sentiva un grande +imbarazzo e anche una certa soggezione. Quell'ambiente +ricco e severo della <i>prima classe</i>, se +era quello del suo sangue, non era però quello +della sua borsa. +</p> + +<p> +Egli, in certo modo, invidiava un po' la disinvoltura +di Gegio, il quale aveva già camminato +pacifico sui piedi dell'Inghilterra, e poi, dando +una inciampata fra le gambe di uno dei due, +s'era voltato per dire alla contessina Cecilia: — guarda, +mamma, come sono brutti! +</p> + +<p> +Ma la Contessina aveva altro pel capo. Era in +piedi, tutta occupata a disporre le sacche e le +valigie. +</p> + +<p> +— Con permesso, <i>pardon</i>, scusino, già ci deve +essere posto per tutti; abbiamo pagato anche noi. +</p> + +<p> +L'Elisa s'era subito rincantucciata comoda comoda, +senza badare a nulla, nell'angolo vicino a +un finestrino, e anche Prandino riuscì, alla fine, +a potersi sedere e a tenere il posto di faccia all'Elisa, +ma quando erano già cominciati gli urti +e le toccatine di piedi, proprio sul più bello, gli +inglesi, dopo essersi guardati in faccia con un'occhiata +significantissima, levarono dei sigari d'avana +dalle tasche, li accesero e, in due o tre +sbuffate, riempirono di fumo lo scompartimento. +</p> + +<p> +— Ma, Conte.... Siamo forse in un <i>coupé da +fumare?</i> +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_72"></a>[72]</span> +Così dicendo, la Cecilia cominciò a tossire, a +fiutare il fazzoletto, a morderlo.... però senza ottenere +alcun effetto, chè i due inglesi, imperterriti, +non si lasciavano commuovere da tutte quelle +convulsioni. +</p> + +<p> +Lo scompartimento era proprio destinato pei +fumatori e la Contessina dovette rassegnarsi ed +essere lei la prima a cedere. +</p> + +<p> +Strepitò perchè le aprissero lo sportello, gridò +prima in italiano che era una <i>sconvenienza</i>, e poi +lo gridò in francese, corse giù, come meglio potè, +dal vagone, e Prandino dietro, carico di nuovo +di tutto il bagaglio e con Gegio fra le gambe, +che piangeva perchè aveva paura che non si andasse +più a Venezia. +</p> + +<p> +La Contessa intanto aveva osservato che il <i>sotto +capostazione</i>, un bel giovanotto biondo col berrettino +foderato d'arancio, messo sulle ventiquattro, +le teneva gli occhi addosso con mesta ammirazione +e cheta cheta, senza dir verbo, scendeva +anche lei dal <i>coupé</i>, ma però con la grazia e la +compostezza che non l'abbandonavano mai. +</p> + +<p> +Cecilia D'Abalà , com'è naturale, era adesso su +tutte le furie. La gente le faceva circolo intorno, +e i viaggiatori, col capo sporto fuori dalle finestrelle, +la stavano a guardare, ridendo tra loro. +</p> + +<p> +— È una sconvenienza! una mancanza di educazione! +Bisogna avere dei riguardi per le signore! +<span class="pagenum"><a id="Page_73"></a>[73]</span> +Oh! se ci fosse stato mio marito!... Avrei +voluto vederlo!... Avrebbe saputo insegnar la +creanza, lui, a quei signori!... +</p> + +<p> +— Anch'io — soggiunse sommessamente Prandino +che voleva essere pure tenuto in qualche +conto — anch'io ho detto loro che potevano essere +più gentili. +</p> + +<p> +— Sì, ma gliel'ha detto in italiano e allora.... +chi lo capisce?... +</p> + +<p> +L'Elisa, peraltro, otteneva cogli occhi più che +sua figlia colla lingua, perchè il <i>sotto-capo</i>, da un +momento all'altro, fece aprire uno scompartimento, +destinato a rimaner chiuso fino a Padova, +e là dentro, comodamente presero posto tutti i +nostri viaggiatori. Prandino si profuse in ringraziamenti +col giovane impiegato, e a titolo di +regalo gli offrì il suo biglietto di visita, con tanto +di corona nel mezzo, ma il <i>sotto-capo</i> si trovò meglio +ricompensato dal sorriso che gli volse di +sotto alla veletta la contessa Navaredo. In quanto +alla Contessina, questa volta ch'era una sgarbatezza +il tacere, non aprì bocca: avean pagati i +biglietti, dunque toccava a quei signori della +ferrovia a trovar loro i posti!... +</p> + +<p> +— Padova, Mestre, Venezia!... +</p> + +<p> +Finalmente furon tutti seduti. Prandino riuscì +a mettersi daccapo in faccia alla Contessa; finalmente +suonò il corno, la campanella, la macchina +<span class="pagenum"><a id="Page_74"></a>[74]</span> +fischiò, il treno si mosse, e non c'eran da +temere altri inconvenienti. Gegio, inginocchiato +sul sedile, guardava fuori dal finestrino dall'altra +parte; la Cecilia gli stava vicina tenendolo +per la falda del camiciotto perchè non cadesse +fuori, e i nostri due innamorati eran così vicini +che potevan parlare liberamente, come se fossero +restati soli. +</p> + +<p> +— Sembra una persona per bene, quel <i>sotto-capo</i>, +ed è molto gentile — disse lui. +</p> + +<p> +— Sì, davvero? non ci ho badato — rispose +lei: poi chinandosi un po' — sei contento, bambino? — gli +chiese piano piano, accarezzandolo +cogli occhi e col suo fiato caldo che gli corse +sulla faccia e che lo fece tremar tutto. +</p> + +<p> +— Oh! sì, e non credevo che al mondo si potesse +esserlo tanto!... +</p> + +<p> +I quattro piedi si cercarono, s'incontrarono, si +toccarono di nuovo e non si lasciarono più fino +a Poiana. +</p> + +<p> +Prandino toccava il cielo col dito e, pare impossibile, +lo toccava col dito dei piedi.... +</p> + +<p> +Forse per questo la sua felicità era così vicina +ad andarsene colle gambe all'aria! +</p> + +<p> +Da Poiana a Padova fu un lungo e non interrotto +sdilinquimento sentimentale, mentre Gegio +canticchiava con urlacci così stonati da romper +la testa, se non fossero stati attutiti un po' dal +<span class="pagenum"><a id="Page_75"></a>[75]</span> +rumore e dallo sbattere del treno, e la Contessina +dormiva, forse per il dispiacere di non aver +alcuno da strapazzare. +</p> + +<p> +— Mi ami? +</p> + +<p> +— Tanto, tanto! +</p> + +<p> +— Avrai delle lune? +</p> + +<p> +— No.... se non ti lascerai fare la corte da +nessuno. +</p> + +<p> +— Chi vuoi che me la faccia, bambino? +</p> + +<p> +— Tutti vorranno fartela, poichè sei tanto bella. +</p> + +<p> +— Non temere, sarò buona.... vedrai.... e poi a +Venezia, non so che cosa sia.... ma sono sempre +stata più buona che in tutti gli altri luoghi. +</p> + +<p> +Prandino ne avrebbe fatto senza di una tale +confessione, ma già un po' di chiaro-scuro ci +voleva. +</p> + +<p> +— Perchè fai il muso adesso?... cos'hai?... +</p> + +<p> +— Nulla, un pensiero che m'è passato per la +testa. +</p> + +<p> +— Dimmelo.... +</p> + +<p> +— Sciocchezze! Non lo ricordo nemmeno. +</p> + +<p> +— È impossibile! Voglio saperlo, +</p> + +<p> +— Ma se non lo ricordo più, ti dico!... senti, +senti, cara: una sera.... una sera andremo in gondola +noi due soli? +</p> + +<p> +— Oh! sì! +</p> + +<p> +— E... là ... mi dirai anche là di volermi bene? +</p> + +<p> +Questa volta, l'Elisa non gli rispose nulla, ma +<span class="pagenum"><a id="Page_76"></a>[76]</span> +sospirò, levando gli occhi al cielo, in un modo +tale che pareva Santa Lucia, prima dell'operazione. +</p> + +<p> +Prandino sognava a occhi aperti: quei dodici +giorni alle bagnature gli si paravano dinanzi +alla mente con tutte le dolcezze, i fascini, le +commozioni, le ebbrezze volute e sperate dal suo +cuore. Egli si sentiva felice: anzi, si sentiva +l'uomo più felice della terra, e, quando il treno +arrivava sotto la tettoia di Padova, non desiderava +più nulla.... nemmeno le trenta lire che gli +mancavano per fare le trecento. +</p> + +<p> +Lo scompartimento dov'erano i nostri viaggiatori +si fermò proprio in faccia al Caffè della stazione, +e però la contessina Cecilia si sentì subito +fame, e Gegio sete di <i>un'aqua di marena</i>. +</p> + +<p> +Il Conte smontò dalla carrozza, entrò nel Caffè +e, strascicando l'erre, fece portare fuori un'acqua +pel bambino e un caffè e panna, <i>colla cesta</i>, per +la D'Abalà . +</p> + +<p> +— E lei, Contessa, non desidera nulla? +</p> + +<p> +— No, grazie, Conte. +</p> + +<p> +— Pagate, che dopo, stasera, faremo tutto una +cosa sola coi biglietti — disse la Cecilia ad Ariberti, +che s'incamminava di nuovo verso il Caffè. +</p> + +<p> +Mentre però i camerieri, che l'avevano visto a +scendere da un <i>coupé</i> di prima classe e che avevano +adocchiata la corona del portasigari, gli davano +<span class="pagenum"><a id="Page_77"></a>[77]</span> +del conte a tutto andare, egli si sentì stringere +il ganascino da due dita forti come l'acciaio; +si volse subito, ma, appena conobbe chi lo trattava +in quel modo tanto confidenziale, diventò +rosso rosso, e fece una profonda scappellata. Era +nientemeno che il cavaliere Pinocchio, capo divisione +nelle <i>Strade Ferrate dell'Alta Italia</i>, quello +al quale il conte degli Ariberti s'era raccomandato +tanto per avere un impiego. +</p> + +<p> +— Oh! bravo, bravo, bravo il nostro Prandinello! +E per dove si viaggia? +</p> + +<p> +— Vado a Venezia. +</p> + +<p> +— A Venezia? Oh! che briccone! A Venezia!... +bravo, bravo, bravo. Ci sono stato anch'io un +paio di giorni fa, e sarà facile che vi ritorni ancora +quest'altra settimana. +</p> + +<p> +— Davvero? Sarei felicissimo d'incontrarla, +Cavaliere. +</p> + +<p> +Questa felicità di Prandino non era mica tutt'oro +colato, ma egli la buttò là nulladimeno con +una grande espansione. +</p> + +<p> +— Sicuro; o al Lido, o in piazza, o sotto le +Procuratie ci rivedremo certo.... bravo, bravo, +bravo. E come sta mamma Orsolina? +</p> + +<p> +— Benissimo, grazie, Cavaliere. +</p> + +<p> +— Oh! a proposito, Prandinello mio, saprete +che ho per voi delle buone nuove. +</p> + +<p> +— Magari!... — magari me le desse a bassa +<span class="pagenum"><a id="Page_78"></a>[78]</span> +voce, — pensava il poveretto ch'era sulle brace, +perchè gli pareva che tutti quanti lo stessero là +a guardare. Ma il cavaliere Pinocchio, uomo tagliato +piuttosto alla buona, e che in tutte le stazioni +sulla rete dell'<i>Alta Italia</i>, gli pareva d'essere +in casa sua, parlava forte, lentamente e colla +bocca piena, perchè stava masticando una focaccia +calda calda, della <i>Meneghina</i>. +</p> + +<p> +— Ieri sono stato a Verona, e ho parlato +col capo-traffico.... M'ha detto di aver sollecitata +la vostra chiamata in servizio. Per la fine di questo +mese o pei quindici del venturo è quasi certo +che sarete a posto. Già si sa bene, farete anche +voi il tirocinio come avventizio, ma intanto.... +</p> + +<p> +— Partenza per la linea di Venezia!... +</p> + +<p> +— Scusi.... Grazie tante, Cavaliere!... — E Prandino +si mosse per scappar via. +</p> + +<p> +— Oh!... c'è tempo.... c'è tempo.... +</p> + +<p> +— Ma sa.... non vorrei.... chiudono gli sportelli... +</p> + +<p> +— Andate, andate. Ci rivedremo a Venezia. +</p> + +<p> +— Servitor suo, Cavaliere. — E Prandino tornò +di corsa dov'era l'Elisa, ma era aspettato anche +là da una brutta sorpresa. +</p> + +<p> +Il suo posto in faccia alla Contessa era stato +preso da un signore grassotto, di mezza età , vestito +piuttosto male, con una lente all'occhio, il +quale, tutto miele, ascoltava sorridendo la contessa +Elisa, che gli parlava chinata verso di lui +e facendo l'occhio di triglia. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_79"></a>[79]</span> +La D'Abalà s'era un po' avvicinata alla madre, +e Gegio stava seduto tutto moine e carezze sopra +una gamba del signore dalla lente. +</p> + +<p> +Prandino, appena lo riconobbe, e lo riconobbe +subito, si sentì tremar le gambe, mancare la lena +e gli si oscurò la vista. Salì inciampando nello +scompartimento; rosso, rosso, fece un risolino da +ebete, come per salutare la comitiva, ma adesso +aveva un bel mostrarsi affabile, nessuno gli badava +più. Tanto per darsi un po' di contegno, +accarezzò i capelli di Gegio, ma questi gli si voltò +irritato, con una mossaccia dispettosa, e, quasi lo +sapesse di fargli dispetto, si pose a baciucchiare +la mano pelosa del suo nuovo amico. +</p> + +<p> +— Andiamo, Gegio, non essere seccante. — Si +conoscono? — chiese poi l'Elisa a quell'altro, indicandogli +Prandino. +</p> + +<p> +— Veramente di vista.... credo di sì; ma presentazione +non c'è stata. +</p> + +<p> +— Il conte Eriprando degli Ariberti; il marchese +del Mantico. +</p> + +<p> +Il maggiore si volse verso Prandino con grande +sussiego, e serio, grave, si pose a fissarlo colla +lente nell'occhio in una maniera come se non +avesse da guardare un uomo, ma un monumento. +Prandino invece, che voleva sembrare disinvolto, +si alzò dal suo posto, gli venne incontro, gli prese, +gli strinse la mano, tanto che il polsino, colle +<span class="pagenum"><a id="Page_80"></a>[80]</span> +macchie rosse delle ciliege di Gegio, si slacciò +dal bottone e gli corse giù, fuori della manica. +</p> + +<p> +La Contessa e il Maggiore, ripresero subito la +conversazione a bassa voce; la Contessina, da lontano, +sorrideva all'una ed all'altro; Gegio fra le +gambe del Maggiore giocava coi ciondoli dell'orologio. +</p> + +<p> +— Sta a vedere, — pensava Prando dopo di +essersi accomodato il polsino, — sta a vedere +che questo animale viene a Venezia con noi? Se +fosse vero, io mi fermo a Mestre!... — E intanto +si mordeva i baffi, scoteva convulsamente +i tacchi sul tappeto, allungava il muso, impallidiva, +aggrottava le sopracciglia, ma era tutta +fatica sprecata, che già l'Elisa non gli badava. +</p> + +<p> +Dopo una mezz'oretta, terminarono di parlarsi +così a bassa voce; e allora il Maggiore, per cambiar +discorso, cominciò prima a dir male del suo +colonnello, e poi dopo a discorrere di cavalli, di +corse, di cocchieri di Monte-Carlo, di centinaia +di migliaia di lire, delle scuderie del duca A., delle +rimesse del principe B., dei <i>box</i> del conte C. +</p> + +<p> +Prandino ne capiva poco, ma siccome quell'altro +parlando, di tanto in tanto lo fissava con la +lente, quasi per avere la sua approvazione, egli +si credeva obbligato di fare certi sorrisi che pareano +smorfie. +</p> + +<p> +Però la provvidenza c'è dappertutto, anche sulla +<span class="pagenum"><a id="Page_81"></a>[81]</span> +linea da Milano a Venezia. Difatti, poco prima +di arrivare a Mestre, l'infelicissimo conte degli +Ariberti si sentì tornar l'anima in corpo quando +udì il Maggiore che cominciava a congedarsi. +</p> + +<p> +— Come!... si ferma a Mestre? +</p> + +<p> +Era la prima volta che Prandino osava dirigergli +il discorso; ma la contentezza gli ridava +adesso il coraggio. +</p> + +<p> +— Sì, mi fermo a Mestre perchè vado a Treviso +dove sono di presidio. +</p> + +<p> +— Però ci rivedremo a Venezia, non è vero? — gli +chiese quell'antipatica della contessina Cecilia. +</p> + +<p> +— E.... potrebbe anche darsi.... ma.... +</p> + +<p> +E qui invece di rispondere alla figlia, il maggiore +fissò la mamma in modo che questa arrossì, +si chinò languidamente, e tornarono a parlarsi +a bassa voce, cosa che rimise l'uggia e lo sgomento +addosso a Prandino. +</p> + +<p> +Il treno cominciava a rallentare. +</p> + +<p> +— Ci siamo? — chiese il Maggiore. +</p> + +<p> +— Ci siamo! — rispose Prandino, e aggiunse +mentalmente — se Dio lo vuole! +</p> + +<p> +— Mestre!... Chi scende a Mestre!... +</p> + +<p> +Il Maggiore prese la sua sacchetta e saltò giù; +ma risalì subito sul predellino a discorrere piano +con l'Elisa che si sporgeva mezza fuori dallo +sportello. Prandino, tutto orecchi, non riusciva se +non ad afferrare qualche parola qua e là . +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_82"></a>[82]</span> +— Dunque? — chiedeva il Maggiore. +</p> + +<p> +— <i>Cela dépendra!</i>... — rispondeva la Contessa, +sorridendo con intenzione. E poi parlarono più +basso ancora, e Prandino non potè intender più +nulla, soltanto ci fu un momento nel quale gli +sembrò che il Maggiore accennasse a lui e che +la Contessa si stringesse un po' nelle spalle colla +stessa mossa, tal e quale, con cui ella soleva mostrarsi +crucciata quando egli, alla sua volta, era +geloso delle lettere del Maggiore. +</p> + +<p> +— E dove ha preso alloggio, Contessa? +</p> + +<p> +— Alla <i>Gondola d'Oro</i> — rispose per lei la +Cecilia, avvicinandosi. — Dunque verrà a trovarci +senza fallo a Venezia? +</p> + +<p> +— Non dico di no.... e non dico di sì!... — Il +Maggiore evidentemente ci teneva a fare il prezioso. +</p> + +<p> +— Venga! ma venga, da bravo! +</p> + +<p> +— Vieni! Vieni! non è vero che verrai? sì +che verrai? — si pose a strillare Gegio che riebbe +in quel punto un impeto di tenerezza per Del +Mantico. +</p> + +<p> +— Sì.... sì.... verrò!... +</p> + +<p> +— Ma non si parte più?... — chiese Prandino +che cominciava proprio a perdere la pazienza. — Non +lo capisco tutto questo ritardo. +</p> + +<p> +— Si vede che aspetteranno l'altro treno.... Ah! +eccolo!... Dunque.... buon viaggio, Contessa! +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_83"></a>[83]</span> +— <i>Sans adieu!</i>... — disse questa, stendendogli +la mano e rifacendo gli occhi di triglia. +</p> + +<p> +— <i>Sans adieu!</i> — e anche il Maggiore, grassotto +e attempatuccio com'era, si levò, anche lui, +la lente per salutarla nell'inchinarsi, finchè il +treno si muoveva, con un'occhiata lunga e molto +sentimentale. +</p> + +<p> +Prandino era ritornato al suo posto, che il +Maggiore gli aveva tenuto caldo, ma aveva un +muso, un fare, che diceva più di qualunque sfuriata. +La Contessa allungò il piedino, ma i piedi +dell'Ariberti si ritirarono, quasi avessero paura +di scottarsi. +</p> + +<p> +— Che cos'hai? — gli chiese piano l'Elisa, +chinandosi verso di lui. +</p> + +<p> +— Nulla! — rispose Prandino, con una manieraccia +che pareva le volesse dare un morso. +</p> + +<p> +— Si comincia male! +</p> + +<p> +E l'Elisa, così dicendo, con aria seccata si riaccomodò +nel suo cantuccio, e fino a Venezia non +ci fu più verso di farle dire una parola. +</p> + +<p> +Intanto, la contessina Cecilia continuava a sfogare +il suo vivo entusiasmo per il Del Mantico: +trovava ch'egli era molto simpatico, che aveva +molto spirito, che aveva l'aria di gran signore e, +finalmente, che s'era fatto anche più bello di +prima, il che non era proprio vero, nè poteva essere, +perchè, da che mondo è mondo, tutti i capitani, +<span class="pagenum"><a id="Page_84"></a>[84]</span> +quando diventano maggiori, diventano più +brutti.... +</p> + +<p> +Con queste chiacchiere, si attraversava il ponte +della laguna, e Gegio era tutto festante; batteva +le manine, gridava, saltava; bisognava tenerlo, +se no, c'era pericolo si buttasse giù dal finestrino. +</p> + +<p> +A un certo punto, quando vide un battelletto +con una vela, che filava diritto diritto in mezzo +all'acqua, parve diventasse matto, finchè, voltatosi +di botto all'Elisa, le disse: +</p> + +<p> +— Quando il Del Mantico verrà a Venezia, mi +farai comperare una barchettina nera, con una +bella vela bianca come quella là ?... +</p> + +<p> +— Tu, caro, devi imparare a non seccare mai +nessuno. +</p> + +<p> +— Va là : te la comprerò io la barchettina — gli +disse Prandino, accarezzandolo, perchè, un +po' spaventato dalla cera brusca che gli faceva +l'Elisa, sentiva bisogno d'ingraziarsi qualcuno. +</p> + +<p> +— Oh! giusto te!.... Tu non ne hai soldi, tu!.... +La mamma ti chiama sempre Prandino meschino +sotto gli alberi della luna! +</p> + +<p> +Cecilia diede un forte pizzicotto al ragazzo e +gli soffocò a mezzo le parole; ma Prandino aveva +udito tutto; e queste sono le ragioni per le quali +il conte Eriprando degli Ariberti, che era partito +da Vicenza raggiante di felicità , smontava a Venezia +con un muso lungo un palmo! +</p> +</div> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_85"></a>[85]</span> +</p> + +<h2><a id="capVII"></a> +CAPITOLO VII. +</h2> + +<p> +Per chi non è avvezzo a viaggiare, il momento +di uscire, stipato fra la gente, dalla stazione in +una città grossa, dà sempre un certo impiccio: figuratevi +poi Prandino, il quale, con quel po' po' di +peso che aveva sullo stomaco, arrivava per l'appunto +a Venezia, dove non era mai stato, fuorchè +una volta sola, da ragazzo. +</p> + +<p> +Dopo di avere attraversata quella tettoia lunga, +bassa, stretta, scura della stazione, egli si trovò, +tutt'a un tratto, in faccia del Canal Grande, dove +le acque e il cielo e la terra si confondono amorosi +in una festa di colori. E lì, attorno all'uscita, +sul piazzale, c'era una folla di gondolieri +e di servitori d'albergo: i gondolieri sbraitavano, +si spingevano l'un l'altro, si sbracciavano; volevano +impadronirsi per forza dei viaggiatori. +</p> + +<p> +— <i>Vorla una gondola, signor? Una bela gondola, +a un remo, a do remi — pronta!</i>.... +</p> + +<p> +I servitori d'albergo, invece, tutti in fila, più +gravi, più composti, non facevano altro che ripetere: +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_86"></a>[86]</span> +— Albergo d'Italia! <i>Grand Hôtel</i> — <i>Capelo</i>! +Al Vapore! <i>Pension Suisse</i>! La luna! Hôtel Vittoria! +</p> + +<p> +Prandino era rimasto a bocca aperta; quelle +grida lo stordivano e guardava trasognato lo spettacolo +del <i>Canal Grande</i>, con quella larga striscia +di gondole che formava giù come un'altra +riva mobile, irrequieta, sotto quella bianca, solida, +di pietra, e il verdastro dell'acqua, e il brulichìo +di tutta quella gente affaccendata, e più +lontano il ponte grigio che parea trapunto. +</p> + +<p> +— Mi dia lo scontrino. Anderò io a farmi consegnare +il bagaglio. Lei, intanto, prenda una +gondola, ma badi bene di contrattare prima, se +no, vogliono il doppio. Tu, mamma, vieni con +me, — continuò la Cecilia, rivolgendosi all'Elisa, +che camminava passo passo, colla sua andatura +molle e sentimentale, guardandosi intorno con +una certa noncuranza che la faceva parere una +dama inglese da strapazzo. — Tu, mamma, vieni +con me. Quattrocchi ci vedono più di due, e poi, +alle volte, non si sa mai, potrei dimenticarmi +qualche <i>capo</i>.... +</p> + +<p> +Questo pericolo non c'era proprio.... piuttosto +ci poteva essere l'altro, che se ne ricordasse uno +di più! +</p> + +<p> +— Tu, Gegio, sta bono, resta col Conte. +</p> + +<p> +— No! Io voglio andare colla mamma grande! +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_87"></a>[87]</span> +— Torniamo subito! +</p> + +<p> +— No! Io voglio andare colla mamma grande! +</p> + +<p> +— E tu va colla mamma grande, seccatore, +marmotta, che non sei altro! +</p> + +<p> +Un ometto magro, agile, colla faccia maschia, +espressiva, annerita dal sole, con in testa un cappellaccio +di paglia, e indosso un camiciotto di +rigatino stinto, era stato attento alla scena: però, +appena scomparse le signore con Gegio, si avvicinò +a Prandino e, come se già lo conoscesse da +un pezzo: +</p> + +<p> +— <i>Son qua mi, signor</i> — gli disse tutto umile — <i>son +qua mi</i>. +</p> + +<p> +— Avete una gondola? +</p> + +<p> +— <i>La vegna co mi, ghe digo; la vegna co mi e +no la se indubita</i>! +</p> + +<p> +Prandino lo guardò tutto consolato: non gli pareva +vero che qualcuno si occupasse di lui in +quella folla, per toglierlo d'imbarazzo e, senza +dir motto, seguì il barcaiolo. +</p> + +<p> +Questi lo fece piegare a sinistra. +</p> + +<p> +Poco dopo, dalla stazione usciva un facchino +con un gran baule sulle spalle, una valigia in +una mano e due sacche in un'altra. Dietro di +lui venivano la Cecilia, tutta piena di scatole e +di cassette, la Contessa con una cappelliera da +una parte, e Gegio, che le dava la mano, dall'altra. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_88"></a>[88]</span> +— <i>Bapi! Ohè! Bapi! Porta qua la roba del signor</i> — gridò +il barcaiolo, che lo riconobbe, mentre +Prandino tornava indietro di corsa, per aiutare +la Cecilia, che in quello stato, rossa e dondolante, +con tutto il peso della roba fra le mani, +pareva dovesse scoppiare. +</p> + +<p> +<i>Bapi</i>, che aveva voltato a destra, appena udì +la voce che lo chiamava, alzò gli occhi, chè la +testa non la poteva muovere sotto al baule, e +piegò, trotterellando curvo, a sinistra. +</p> + +<p> +— Si va per di qua? — chiese Cecilia a Prandino. +L'Elisa non gli parlava mai, era in collera +per la scenaccia che le aveva fatto a Mestre. +</p> + +<p> +— Sì, per di qua. Ho trovato una bella gondola, +grande, pulita. +</p> + +<p> +Adagio adagio, si avvicinarono alla riva; ma +quale non fu lo sdegno della Cecilia e l'espressione +ironica della Contessa, quando videro che +Prandino, invece di una gondola, aveva noleggiato +un battello. Era una barca grande davvero! +e pulita, co' suoi guancialini candidi, filettati di +rosso! +</p> + +<p> +Però tutto il sentimento aristocratico di casa +Navaredo si rivoltò dinanzi a quel democratico +mezzo di trasporto. La Cecilia strepitò, l'Elisa +si strinse indispettita nelle spalle, e Gegio si +mise a piangere perchè avea paura che la mamma +non volesse più andare in barca. Ma tanto e tanto +<span class="pagenum"><a id="Page_89"></a>[89]</span> +ogni diverbio era inutile: il baule e le sacche +erano già dentro, Prandino lo aveva preso, dunque +bisognava adattarsi. La Cecilia, alla quale +davano mano in tre, scese ed entrò nel battello +protestando che, se ci fosse stato là suo marito, +non avrebbe tollerata quella canzonatura, e continuò +a brontolare concitata finchè il battello +scendeva lungo il Canale. +</p> + +<p> +Il perfido battelliere la lasciò sfogare per un +pezzo, ma poi, senza fissare in faccia a nessuno, +senza piegare la testa, guardando in alto, come +se parlasse coi fili del telefono: +</p> + +<p> +— <i>Il batelo sono più sicuro de la gondola</i> — disse +serio serio — <i>perchè co una scarampetola da +niente si schivano dal tranvai: e invece la gondola +vengano rebaltata facilmente. Anche gieri, do gondole +sburtarono il vaporeto e andarono a ramengo +coi passeggeri in aqua</i>. +</p> + +<p> +— <i>Haohe!</i>.... — gridò poi piegando il battello +per voltare in un rio. +</p> + +<p> +— <i>Stalì!</i>.... — rispose una voce interna e subito +una gondola uscì dal rio, quasi urtando contro +il battello che entrava; ci fu uno scambio di +insolenze fra i barcaioli e ognuno tirò diritto +per la sua strada. +</p> + +<p> +Fra Prandino e l'Elisa, il malumore durò ostinato +tutto quel giorno. A desinare, Prandino, +discorrendo colla Cecilia, fece capire a quell'altra +<span class="pagenum"><a id="Page_90"></a>[90]</span> +che lui si trovava così male a Venezia da pensare +sul serio di ritornarsene a casa il giorno +dopo. Ma nè la Cecilia nè l'Elisa gli risposero +punto in proposito e continuarono invece a chiacchierare, +a scambiarsi mezze parole, sorrisi significantissimi, +che si riferivano a discorsi sott'intesi +fra loro due e che Prandino non doveva +capire. +</p> + +<p> +Nulladimeno madre e figlia mangiarono con +buonissimo appetito: l'Elisa masticava lentamente, +silenziosamente e malinconicamente coll'aria +di scomodarsi per compire un sacrifizio; la +Cecilia divorava in furia, quasi avesse paura di +non arrivare a tempo a mangiare di tutto. La +Contessa, intanto, per non perdere il tempo, godeva +di essere ammirata, non essendoci di meglio, +dal direttore della locanda, un signore dall'aspetto +pulito, elegante, che andava e veniva +nella sala da pranzo, dispensando ordini coll'aria +severa d'un diplomatico, mentre la Cecilia, di +soppiatto, intascava pane, frutta, formaggio, tutto +ciò che le capitava, perchè con quella provvista +risparmiava la colazione sua e quella di Gegio. +</p> + +<p> +Il contegno delle signore, quei misteri che non +finivano mai, l'indifferenza che gli dimostrava +l'Elisa, tutto ciò, metteva addosso a Prandino +una smania, una gelosia, una inquietudine da +non dire. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_91"></a>[91]</span> +— Certo — pensava egli fra sè — certo parlano +del Maggiore; certo le loro parole si riferiscono +a lui. Maledetta combinazione!.... Ma come +mai era egli a Padova!... Fu un accidente, o un +incontro combinato tra loro d'accordo!..... +</p> + +<p> +Il timore che il Maggiore capitasse un giorno +o l'altro a Venezia e si facesse vedere al passeggio +o al Lido coll'Elisa, lo angustiava fortemente; +e in questa grande angustia c'era un po' +di gelosia e insieme di vanità ferita; c'era la +paura di perdere l'amore della Contessa e c'era +anche l'apprensione che la gente, vedendola col +Maggiore, non riputasse più lui, Prandino, il solo +amante fortunato. +</p> + +<p> +Nè a rasserenarlo contribuivano le amabilità +scherzose di Gegio, il quale, pieno come un otre, +sdraiato sulla seggiola, si divertiva a schizzare i +noccioli delle ciliegie adosso a Prandino, che gli +era seduto di contro. +</p> + +<p> +Preso il caffè, la Cecilia si volse a sua madre e — Vuoi +che andiamo a vestirci? — le chiese, +alzandosi lei da tavola, per la prima. +</p> + +<p> +— Andiamo pure. +</p> + +<p> +L'Elisa aveva mangiato troppo; aveva caldo, +sudava e, adesso, delle chiazze rosse, accese, trasparivano +sotto la cipria della faccia. +</p> + +<p> +— Io esco un momentino, — disse l'Ariberti +alla Cecilia, chè, con quell'altra, anche lui voleva +tenere il broncio. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_92"></a>[92]</span> +— Esce solo?.... Senza aspettarci? — gli domandò +Elisa un po' inquieta per quegli indizi di +ribellione. +</p> + +<p> +— Voglio passare da mio cugino Badoero. Non +si sa mai, potrei ritornarmene via presto da Venezia, +anche domani forse, e, a buon conto, desidero +prima salutarlo. +</p> + +<p> +— Faccia pure il suo comodo. +</p> + +<p> +— Fra una mezz'ora, fra un'ora, forse, tutt'al +più, sarò certo di ritorno all'albergo. +</p> + +<p> +— Faccia pure, faccia pure. Vuol dire che, se +noi saremo uscite, ci ritroverà in piazza o al +Caffè. +</p> + +<p> +— A qual Caffè? perchè, suppongo, ce ne sarà +più d'uno anche a Venezia. +</p> + +<p> +— Al <i>Florian</i>. Dovrebbe saperlo: la <i>buona società </i> +non va altro che al <i>Florian</i>. +</p> + +<p> +— Ma come vuoi che sappia lui queste cose? — saltò +su a dire la Cecilia — se ti prende ancora +un battello per una gondola! +</p> + +<p> +L'Ariberti arrossì dalla rabbia e avrebbe dato +dieci lire, delle dugento sessanta circa che gli +rimanevano, per potersi sfogare tirando le orecchie +ben bene a quel monellaccio di Gegio, che, +dopo la risposta impertinente della mamma, s'era +messo anche lui a dar la baia a Prandino e non +la finiva più di gridare a perdifiato: +</p> + +<p> +— Oh bello! oh bello!.... per una gondola prende +un battello!.... +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_93"></a>[93]</span> +Colla stizza in corpo salì per andare nella sua +camera, a prender il cappello, i guanti e la mazzetta. +Salì su su, tutte le scale, quante ce n'erano, +perchè, assicurandolo che di là potea veder +la laguna, lo avevano alloggiato proprio sotto il +tetto. Quando fu di sopra, s'accorse di non avere +la chiave: scese di nuovo e la domandò ai camerieri +che incontrava nelle sale del primo piano. +Ma questi che aveano ancora dei pranzi da servire, +andavano e venivano affaccendati, carichi +di piatti e di roba, mostrando chiaro che non +c'era tempo da badare a lui. Prandino, in mezzo +a tutta quella gente che gli passava dinanzi senza +nemmeno salutarlo, oppure rispondendogli appena +a monosillabi, provava soggezione. Quegli abiti +neri erano più puliti e più nuovi e più eleganti +del suo, capiva di non esser nulla là , per quella +gente, mentre invece a Vicenza era pur sempre +<i>il signor conte</i>, e temeva che avessero subito indovinato +com'egli fosse uno di quei forestieri che +ne han pochini da spendere. +</p> + +<p> +— Che numero ha il signore? — gli chiese +un cameriere. +</p> + +<p> +— L'ottantasei. +</p> + +<p> +— È di sopra la chiave dell'ottantasei? — domandò +il primo interlocutore ad un altro che +passava. +</p> + +<p> +— No. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_94"></a>[94]</span> +— Allora l'avrà da basso il portiere. +</p> + +<p> +— Grazie — e Prandino scese giù a terreno. +</p> + +<p> +— Avete la mia chiave? +</p> + +<p> +— Che numero? — Il portiere era un uomo +alto, colle fedine all'inglese, l'aria grave, i modi +asciutti e che ci soffriva molto a essere scomodato. +</p> + +<p> +— L'ottantasei. +</p> + +<p> +Il portiere non si mosse da sedere: era sdraiato +sopra una poltrona, non si levò il berretto, cerimonia +che del resto non prodigava mai agl'italiani, +ma teneva in serbo per gl'inglesi, i tedeschi +e gli egiziani, e sempre senza parlare, indicò +all'Ariberti l'ultima chiave appesa all'ultimo +chiodino della tavoletta. +</p> + +<p> +Prando prese la chiave, risalì su su, nella sua +camera a cercarvi ciò che voleva e poi ridiscese +di corsa. Era ansante, sudato: ma gli stava a +cuore di dare una lezione a quell'animale di portiere. +Però, certo, quando avrebbe saputo con +chi aveva da fare, avrebbe usato altri modi. +</p> + +<p> +— Sapete indicarmi il palazzo Badoero? +</p> + +<p> +Il nostr'uomo si mosse dalla poltrona con visibile +malcontento, e senza alcuna fretta uscì +fuori a domandare l'indirizzo richiesto, ad un +gondoliere. +</p> + +<p> +— <i>Vorla una gondola, signor, andaressimo più +presti</i>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_95"></a>[95]</span> +— Non ho premura. Grazie. — Se per caso — e +Prandino si rivolse al portiere — se per +caso venisse all'albergo il conte Badoero a cercare +di suo cugino il conte Eriprando degli Ariberti, +che sono io, ditegli che fra una mezz'ora +sarò qui di ritorno. +</p> + +<p> +— Sarà fatto, signor Conte! — E questa volta +il portiere, con grande soddisfazione di Prandino, +si toccò il berretto. +</p> + +<p> +Il nostro giovinotto, avviandosi e internandosi +fra quelle <i>calli</i> così strette e affollate, dove la +puzza d'acqua salsa, stagnante, si confonde coll'odore +di pesce fritto, non aveva altro che un +solo pensiero: trovare il modo di far patire all'Elisa +un po' di quel malcontento, di quell'inquietudine +che pativa lui. +</p> + +<p> +— Certo — pensava — certo stasera mi aspetterà +un bel pezzo al Caffè.... Tanto e tanto il +maggiore è a Treviso e non ho paura di lui, +dunque.... che mi aspetti!... Comincierà anche lei +ad essere un po' inquieta non vedendomi capitare. +D'ora in poi cambierò sistema. Già colle donne, +lo dicono tutti, bisogna farsi desiderare per essere +desiderati. A buon conto il mio cugino Badoero, +molto probabilmente, uscirà con me: andremo +insieme in piazza San Marco, egli mi presenterà +forse a qualche suo amico, fors'anche a +qualche bella signora, e l'Elisa, vedendomi fare +<span class="pagenum"><a id="Page_96"></a>[96]</span> +il galante colle altre, proverà alla sua volta il +divertimento della gelosia. Brutta stupida!.... +</p> + +<p> +Ma, e il suo cugino Badoero lo avrebbe accolto +proprio bene? Se invece lo trattasse, come +si dice, dall'alto al basso? Se non volesse saperne +di lui? Se lo licenziasse sbrigandosene con +un complimentino a fior di labbra? +</p> + +<p> +Anche questa era una spina, e una spina che +lo pungeva tanto più profondamente, quanto più +il povero Ariberti si avvicinava al palazzo del +suo illustre cugino. È vero che per nobiltà di +sangue l'uno valeva l'altro, ma fra i Badoero e +gli Ariberti c'era una differenza notabile di quattrini +e, in questo mondo ladro e democratico, i +quattrini sono un gran che, anche quando non +sono tutto come nella maggior parte dei casi. +</p> + +<p> +Quando tirò la maniglia del campanello la sua +mano tremava ed era così confuso che al gondoliere +che gli aprì la porta domandò del padrone +dandogli del <i>lei!</i>... +</p> + +<p> +Però si riconfortò presto, chè il Conte lo ricevette +subito, dopo due minuti soli di anticamera. +Badoero fu con lui di una cortesia senza +esempio. Gli fece tante di quelle espansioni, di +quelle profferte, come se fossero stati due amiconi +che non si fossero veduti da anni, non già +due cugini che non s'erano veduti mai. +</p> + +<p> +Il Badoero era amabilissimo e possedeva una +<span class="pagenum"><a id="Page_97"></a>[97]</span> +parlantina che non lasciava tempo a quell'altro +nemmeno di respirare, non che di ringraziarlo. +E Prandino lo guardava e sorrideva chinando il +capo, tanto per rispondere in qualche modo. Del +resto non ve n'era bisogno, perchè il cugino rispondeva +da sè alle sue proprie domande. +</p> + +<p> +— La Contessa vostra madre sta benone, già +s'intende? Bravo, ne ho molto piacere. Desidero +proprio di conoscerla di persona, e lo farò, oh +se lo farò! la prima volta che passo da Vicenza +per andare a Milano, mi ci fermo tra una corsa +e l'altra. Vedrete, vedrete; non vi prometto di +più, perchè voglio essere di parola, ma tra una +corsa e l'altra mi ci fermo di sicuro. Voi già +siete venuto a Venezia per le bagnature? Avete +fatto benissimo: quest'anno avremo una stagione +veramente eccezionale. Volete una sigaretta?.... +Vi fermerete tutto il mese, s'intende — quantunque +non sarete qui per la cura, ma per il +passatempo dei bagni. — Bene, bene! andremo +al Lido insieme, anzi, tanto per cominciare, trovatevi +domani sul vaporetto delle tre. Non vi +offro nemmeno un invito per il <i>club</i>: d'estate +non ci si va mai. Però, una sera o l'altra, se +avrete gusto di fare un <i>taglietto</i> al <i>lansquenet</i> od +un paio di punti all'<i>écarté</i>, vi ci condurrò. Mi +rincresce, <i>nom de Dieu</i>, che oggi, proprio oggi, +ho un <i>rendez-vous</i>. Aspetto il conte Potapow, cugino +<span class="pagenum"><a id="Page_98"></a>[98]</span> +dell'aiutante generale dello Czar, col quale +dobbiamo andare dalla principessa di Lentz. Bisognerà +che la conosciate la principessa: nasce +Oldenburg. Suo padre, prima di morire, è stato +gran duca, e ha regnato per otto giorni. Oh! qui +a Venezia abbiamo una colonia forestiera molto +numerosa e molto scelta. Mi rincresce proprio di +questo impegno preventivo, ma come si fa? Non +sono profeta, nè figlio di profeta e non potevo +certamente immaginare il bel regalo della vostra +carissima visita. Del resto già si sa bene; meglio +stasera che domani. Appena arrivato, anche +voi avrete molte cose da fare e io, anzi, non voglio +essere indiscreto e non vi trattengo di più. +Dunque a rivederci domani; siamo intesi: sul vaporetto +delle tre. Vi presenterò alla Principessa. +A proposito, dove siete, anzi fra noi parenti, +dobbiamo trattarci col tu, lo permetti non è +vero?.... +</p> + +<p> +— Oh! si figuri!.... +</p> + +<p> +— .... Dove sei sbarcato? Al <i>Grand Hôtel</i>?.... +</p> + +<p> +— No, all'<i>Hôtel della Gondola d'Oro</i>. +</p> + +<p> +— Dicono che non ci si stia male. L'anno +scorso vi tenne un <i>pied-à -terre</i> per qualche mese +il commendatore Jamagata. È il console della +Cina e del Giappone. Te lo farò conoscere anche +lui. +</p> + +<p> +Quando il conte Eriprando degli Ariberti si +<span class="pagenum"><a id="Page_99"></a>[99]</span> +trovò fuori dal palazzo Badoero era tutto beato, +tutto gongolante, e fissava la gente per la strada +con una superbia da Rodomonte. +</p> + +<p> +Gli pareva d'essere diventato un altro uomo. +Solamente le dugento sessanta lire rimanevano +sempre le stesse, e anzi, adesso, gli sembravano +ancora meno di prima. E fu per l'appunto questa +povertà che a poco a poco gli rase dal cuore +tutta la contentezza dell'accoglienza così festosa +e del <i>tu</i> scambiato col Badoero; <i>tu</i> nel quale +la sera innanzi egli osava appena sperare con +un sussulto d'ambizione. +</p> + +<p> +Ma tant'è, in questo mondaccio non v'è cosa +bella e desiderata, che una volta raggiunta non +perda tutti i suoi fascini, tutte le sue attrattive. +Anche la promessa d'essere presentato alla principessa +di Lentz, al conte Potapow ed al commendatore +Jamagata, quantunque fosse una fortuna, +nulladimeno aveva per lui il suo lato pericoloso. +Con dugento sessanta lire, come avrebbe +potuto vivere per un paio di settimane in una +compagnia così illustre?.... Tanto illustre che al +suo confronto, gli sembrava rimpicciolito anche +il grande Badoero, e trovava odiosamente <i>borghese</i> +madama D'Abalà ? +</p> + +<p> +E se un bel giorno, sul vaporetto delle tre, gli +capitasse alle spalle il cavalier Pinocchio e, prendendolo +pel ganascino, gli discorresse ad alta voce +<span class="pagenum"><a id="Page_100"></a>[100]</span> +dell'impiego, mentr'egli, magari, si troverebbe +seduto fra la discendente del Granduca e il rappresentante +dell'Impero Celeste?! E se il cugino +Badoero si fermasse proprio a Vicenza?.... A questa +idea tremò tutto dallo sgomento. Egli vedeva +mamma Orsolina nella sua vesticciuola di percallo +a quadrettoni caffè, vedeva la figura magra, +lunga, allampanata della signora Luciana aprir +l'uscio della cameretta che serviva da cucina, +da guardaroba e da anticamera, all'elegante visitatore; +e si sentì stringere il cuore, e desiderò +d'essere sotterrato vivo, piuttosto di assistere a +quella scena. Allora ebbe quasi vergogna di sua +madre, povera vecchietta, dimenticando ch'egli, +o bene o male, si trovava a Venezia a fare il signore, +perchè la mamma aveva perduto le notti +intere a lavorare per lui e un giorno aveva rinunciato +alla cena e un altro al desinare per +mettergli insieme quei pochi quattrinelli che bastavano +appunto per renderlo infelice. +</p> + +<p> +Anche quel caldo, quell'afa sciroccale, contribuivano +non poco alla sua tristezza e al suo abbattimento. +Nelle <i>calli</i> strette e infocate cominciava +a farsi buio. Il cielo era grigiastro e il sole +calava imbronciato fra certi nuvolacci di piombo, +che sembrava non lasciassero correr giù nemmeno +un fil d'aria. +</p> + +<p> +Prandino camminava lemme lemme, abbandonandosi +<span class="pagenum"><a id="Page_101"></a>[101]</span> +come lo portavan le gambe e la gente, +fermandosi a ogni ponte a guardare svogliato da +una parte e dall'altra, ma senza intendere nulla, +senza che lo commovessero, senza che gli strappassero +dal cuore nemmeno un sospiro di meraviglia, +nè quella magìa di colori e di contrasti, +nè quei rii silenziosi, nè quelle case lunghe, scure, +chiuse come il mistero, dove una figura di donna +che appare a un balcone, risveglia nell'anima +versi d'amore, forse da anni dimenticati, dove +una voce che si leva alta, lontana, fa pensare a +un dramma o a un delitto. +</p> + +<p> +Prandino si moveva lentamente, guardando intorno, +ma senza veder nulla. Dinanzi agli occhi +egli non aveva altre immagini che l'Elisa e il +Maggiore, Badoero e mamma Orsolina, le dugentosessanta +lire e il conte Potapow. +</p> + +<p> +Ma così, dopo essersi per un bel pezzo lasciato +trasportare dalla corrente, gli sembrò, un po' alla +volta, che il cielo si facesse più chiaro, che le +calli divenissero meno buie e il brulichìo della +gente più spesso e rumoroso, finchè tutto a un +tratto si trovò in piazza, sotto le <i>Procuratie</i>, proprio +di fronte a san Marco. +</p> + +<p> +Ma le meraviglie che là dentro e d'intorno gli +si affacciarono alla vista, non lo commossero +punto. +</p> + +<p> +Il suo spirito non era disposto per quell'incantevole +<span class="pagenum"><a id="Page_102"></a>[102]</span> +spettacolo dove l'opera di Dio si confonde +con l'opera dell'uomo in un'armonia maravigliosa +di linee e di colori; dove più si ammira +ciò che è eternamente bello, la forma; +dove più si sente ciò che è eternamente grande, +l'anima. +</p> + +<p> +Invece egli ne risentì come una grave malinconia, +come uno sgomento vago, indefinito. Eran +le sette già sonate da un pezzo, e la piazza, allora +deserta, pareva ancora più vasta. Era rischiarata +da un riflesso bigio, squallido, e i leggii +preparati per la musica, senza che avessero intorno +anima viva, e le seggiole bianche e vuote +dei Caffè gli facevano l'effetto d'altrettanti scheletrini, +disposti in riga in quel vasto e splendido +cimitero. Anche l'allegria dei colombi mancava +a quell'ora: forse essi pure erano andati altrove +a desinare. Soltanto qua e là sotto le <i>Procuratie</i> +egli vedeva qualche persona che passeggiava, +qualche altra ferma, in piedi, o seduta. Di tratto +in tratto, è vero, la piazza era attraversata da +una frotta di signore e di signori, dagli abiti +strani, chiari, eleganti, dai cappelli d'ogni foggia +e d'ogni tinta, che camminavan lesti, che ridevano, +che parlavano tutte le lingue, a due a tre +in crocchi separati: erano forestieri che ritornavano +dal Lido col <i>vaporetto</i>, ma che sparivano, +si dileguavano via com'eran venuti, in un attimo. +<span class="pagenum"><a id="Page_103"></a>[103]</span> +Una volta Prandino fu involto da una di quelle +folate, e sentì crescere l'uggia che aveva intorno, +perchè nessuno badava a lui, perchè, fra tutta +quella gente, egli era un ignoto, un nulla, e, allora +là , solo, in mezzo alla piazza san Marco, +soffrì di nostalgia, per la sua cittaduzza dov'egli +era pur qualche cosa, dove tutti lo conoscevano +pel <i>signor conte</i>, dove tutti sapevano che egli era +l'amante della Navaredo. +</p> + +<p> +Ma però quando passo passo, uscendo dalla severità +maestosa, solenne della piazza Grande, entrò +nella <i>piazzetta</i>, allora quella gaia giocondità +di vedute e quell'aria odorosa, umida, saporita +che d'improvviso gli sbuffò frizzante sulla faccia, +allora la riva, la Giudecca, san Giorgio e le isole +lontane, allora quell'acqua azzurra come il cielo e +argentina, gli fecero provare commozioni nuove, +vivissime, mentre una dolcezza profonda, una +mestizia soave dagli occhi gli scendea giù in +fondo all'anima, suscitandovi un impeto generoso +di espansione, di tenerezza e d'amore. Allora la +figuretta di mamma Orsolina gli riapparì dolce, +cara, affettuosa, allora ricordò tutte le cure, tutto +l'affetto della signora Luciana, e pensò come potrebbe +impiegare parte delle dugentosessanta lire +per portare all'una e all'altra un ricordo di Venezia. +Ma più che non l'avesse mai amata, più +che non l'avesse adorata mai, gli ritornò l'Elisa +<span class="pagenum"><a id="Page_104"></a>[104]</span> +dentro al cuore. In quel punto sentì che i torti +erano di lui, ch'egli era stato ingiustamente geloso, +ch'era stato inurbano, che l'aveva trattata +male, e affrettò con ogni desiderio il momento +di trovarsi solo con lei, per abbracciarsela stretta, +per dirle che le voleva tanto e tanto bene, per +domandarle perdono di tutto, per fare la pace +insieme. +</p> + +<p> +Andò all'albergo per trovarla, ma le signore +non erano ancora rientrate. Allora tornò in piazza +a cercarle. Adesso s'era fatto notte, la piazza era +gremita di gente, i Caffè affollati, e la luce viva, +sfacciata del gas, la musica echeggiante, il mormorio +confuso e il chiaccherìo pettegolo della +folla, il calpestìo dei piedi, il fruscìo delle vesti +lo sbalordivano, lo inebbriavano quasi. Nulladimeno, +passò e ripassò da <i>Florian</i> due, tre, quattro +volte, ma l'Elisa non c'era e nemmeno quella +uggiosa della D'Abalà , che, tant'è, avrebbe veduta +volontieri, perchè, vicino a lei, sarebbe +stato sicuro di scorgere anche l'Elisa. Ritornò a +fare la piazza in su e in giù, ma ancora inutilmente. +Egli era stanco: la luce, la musica, il +chiasso gli davano il mal di capo, aveva gli occhi +che gli bruciavano ed era così stanco che le +gambe gli si piegavano, e incespicava nelle ondulazioni +disuguali del selciato. +</p> + +<p> +Dov'erano andate?... Dove s'erano cacciate?... +<span class="pagenum"><a id="Page_105"></a>[105]</span> +Era stato un gran stupido a non aspettarle, +a non uscire con loro. Si seccava a star così +solo, senza conoscer nessuno, fra tutta quella +gente. +</p> + +<p> +— Che fossero sedute sotto i portici? +</p> + +<p> +Ancora non era abituato a chiamare <i>Procuratie</i> +quei palazzi. +</p> + +<p> +Salì i gradini, entrò sotto, camminò avanti, +ma quando fu proprio dinanzi al caffè Florian, +gli pareva d'essere sul palco scenico d'un teatro. +Ebbe soggezione di tutta quella luce, sentì una +vergogna strana in mezzo a tutta quella gente. +Credea che ciascuno non avesse nulla di meglio +da fare che badare a lui. Proprio sulla porta del +Caffè c'era Badoero che discorreva con un bel +vecchio dal tipo aristocratico, alto, colla barba +bianca: il conte Potapow di sicuro!... Prandino +arrossì, si fece piccin piccino, voltò via la testa +per non essere riconosciuto, e fuggì lesto a nascondersi +nel buio, perchè in mezzo a quello +sfarzo d'illuminazione aveva scorto che le sue +scarpe dalle suole troppo grosse, erano coperte +di mota, e gli era sembrato che tutte le macchie +e le frittelle da mamma Orsolina levate in quei +due anni dal suo abito nero, saltassero fuori di +nuovo, pettegole, impertinenti, per deriderlo e +perchè fosse deriso. +</p> + +<p> +Respirò più sollevato quando si trovò lontano +<span class="pagenum"><a id="Page_106"></a>[106]</span> +dalla piazza e si avviò subito verso l'albergo della +Gondola d'oro. +</p> + +<p> +— È ritornata la Contessa? — chiese al portiere. +</p> + +<p> +— Il numero? — rispose questi che, come al +solito, non buttava via le parole. +</p> + +<p> +— Numero quaranta. +</p> + +<p> +Il portiere guardò la tavoletta delle chiavi. +</p> + +<p> +— Il numero quaranta è in casa. +</p> + +<p> +Ciò detto, si voltò nella sua poltrona e cominciò +a leggere la <i>Gazzetta di Venezia</i>, con molta +attenzione. +</p> + +<p> +Prandino, questa volta, non badò più che tanto +alla boria del portiere, ma fece gli scalini a due +a due e si fermò, ansante per la corsa e un po' +tremante per l'emozione, a battere al numero +quaranta. +</p> + +<p> +— Chi è? — domanda l'Elisa di dentro. +</p> + +<p> +— Son io. +</p> + +<p> +— Avanti. +</p> + +<p> +L'Elisa era occupata nell'accomodare la sua +roba dentro al cassettone. +</p> + +<p> +— Dove vi siete nascoste? V'ho aspettato fino +adesso, girando su e giù per la piazza come un +matto. Sono stanco morto. +</p> + +<p> +E Prandino si lasciò cadere sopra una sedia +facendosi vento col cappello, che là dentro, in +quella cameretta bassa, angusta, si soffocava dal +caldo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_107"></a>[107]</span> +— Cecilia, dopo pranzo, si sentì male e non +ebbe più voglia di vestirsi. +</p> + +<p> +— Però siete uscite tutt'e due. +</p> + +<p> +— Sì, ma per poco. Abbiamo fatto una corsa +fino in <i>Merceria</i> per comperare i nostri <i>costumi</i> +da bagno; e poi, siccome ci sentivamo stanche, +siamo ritornate subito all'albergo. +</p> + +<p> +— Io sono stato da Badoero, e sono giunto in +tempo per trovarlo in casa. M'ha fatta un'accoglienza +festosa, affettuosissima, povero Badoero. +Voleva anzi che stasera si uscisse insieme per +presentarmi alla principessa di Lentz, una gran +signora: suo padre è stato un duca regnante. — Non +<i>ti</i> lascio più. Voglio che facciamo vita comune. — Ma +io ho risposto subito che per questa +sera mi doveva scusare. — Sai, — gli ho +detto, — sono appena arrivato. Ho tante cose da +fare!... — Così, a fatica, me ne sono liberato per +venire al <i>Florian</i>, ma tu non c'eri!... Abbiamo +fissato di ritrovarci domani, sul vaporetto delle +tre. Te lo presenterò. Vedrai, è un giovinotto +molto simpatico. +</p> + +<p> +L'Elisa lo lasciava dire e stava zitta, intenta +alle sue faccenduole, senza badargli. +</p> + +<p> +— A Venezia fa più caldo che a Vicenza, — riprese +l'altro, dopo un po' che durava quella +scena muta. — C'è un soffoco opprimente che +dà alle gambe. Quando sono uscito, pareva che +<span class="pagenum"><a id="Page_108"></a>[108]</span> +volesse piovere da un momento all'altro. Adesso +invece s'è rimesso al bello, e c'è un sereno, di +fuori, che invoglia ad andare a fare una <i>sgondolata</i>. +</p> + +<p> +Prandino tentava tutti i mezzi per intavolare +la conversazione; ma faceva fiasco. Allora, tanto +per farla parlare, le si rivolse direttamente e: — la +Cecilia, è andata a letto? — le domandò. +</p> + +<p> +— Sì, poco fa. Anche Gegio cascava dal sonno. +</p> + +<p> +— Sua madre dà troppo da mangiare a quel +ragazzo. E... tu.... +</p> + +<p> +— Io? +</p> + +<p> +— Sì, che cosa conti di fare? +</p> + +<p> +— Metto a posto questa roba, poi finirò coll'andarmene +a letto anch'io. +</p> + +<p> +Prandino, a questo punto, si alzò, guardò l'uscio +colla coda dell'occhio, se era ben chiuso, +poi si avvicinò all'Elisa e cominciò per abbracciarla. +</p> + +<p> +— Stia fermo. +</p> + +<p> +— Sei in collera? +</p> + +<p> +— Mi lasci stare, la prego: non mi secchi. +</p> + +<p> +— Ma che cos'hai? +</p> + +<p> +— Ho, e te lo dico chiaro e tondo, ho che se +non moderi il tuo <i>temperamento</i>, è meglio che tu +vada per la tua strada. +</p> + +<p> +— Che cosa ho fatto poi, alla fine.... +</p> + +<p> +— Tu mi tratti, come non sono mai stata trattata +<span class="pagenum"><a id="Page_109"></a>[109]</span> +da nessuno. Sei geloso di tutto, d'una parola, +d'una mosca che vola.... +</p> + +<p> +— Il Maggiore mi pare che sia tutt'altro che +una mosca. +</p> + +<p> +— Torni daccapo? +</p> + +<p> +— Ma non vedi che scherzo? +</p> + +<p> +— Sì, ma son seccata d'esser sempre <i>taquinée</i> +anche ne' tuoi scherzi. +</p> + +<p> +— Se sono geloso, è perchè ti voglio molto +bene. +</p> + +<p> +— Oh Dio, quasi quasi, sarebbe il caso di dire +un po' meno d'amore e un po' più di creanza! Lo +sai bene che non sono uscita ieri di collegio, e +che non posso fare sgarbi a tutti per la tranquillità +del tuo cuore. +</p> + +<p> +— No.... ma.... +</p> + +<p> +— Che cosa, ma? +</p> + +<p> +— Spiegami un po' tutti quei sorrisi, quei sottintesi, +quelle mezze parole colla Cecilia? +</p> + +<p> +— Si rideva di te, del tuo muso, delle tue lune, +delle tue gelosie, dei tuoi sospetti; ecco di che +si rideva, se lo vuoi proprio sapere. +</p> + +<p> +Prandino, anche questa volta, credette all'Elisa +ciecamente e, al solito, fu beato e contento. L'Elisa, +sentendosi forse rimordere la coscienza per +qualche marachella che avesse anche lei da farsi +perdonare, quella sera non stette molto sul tirato, +e però fecero presto la pace, e in modo +tale che dopo si vollero più bene di prima. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_110"></a>[110]</span> +Prandino, sempre insistente e ostinato nelle sue +idee, tornò da capo con la sua <i>sgondolata</i>; e la +Elisa adesso accettò senza farsi molto pregare. +</p> + +<p> +Appena fuori dell'albergo ed entrati in gondola, +cominciarono tutti e due a respirare un +po' meglio. +</p> + +<p> +La gondola, dapprima, si avviò lenta, leggera, +dondolante, per quei rii foschi, silenziosi, dove +la tenebra fitta era spezzata sfacciatamente dai +fanali a gas, che, colla loro tozza modernità , stonavano +sugli angoli delle muraglie così artisticamente +tetre, o meglio era interrotta qua e là +dai riflessi di luce rossastra che si spandevano +dalle finestre, illuminando, fra le ombre, qualche +tratto di architettura gotica o bizantina le cui +linee fantastiche ridestavano nello spirito mille +storie lontane di vendette, di sangue e di amori +infelici. +</p> + +<p> +Poi sempre lenta, sempre leggera, sempre dondolante, +la gondola passando pel rio così solennemente +triste del <i>Ponte dei sospiri</i>, uscì fuori, +all'aperto. Allora la piazzetta del Palazzo ducale +apparì d'improvviso come una scena da teatro, +col suo sfoggio di smaglianti colori, col frastuono +delle sue voci confuse interrompendo il melanconico +raccoglimento dei nostri innamorati, che tornarono +a sentirsi a miglior agio, quando allontanandosi +dalla riva di nuovo rientrarono nelle +<span class="pagenum"><a id="Page_111"></a>[111]</span> +tenebre per uscir fuori ancora in mezzo ad una +luce più tranquilla, in una calma perfetta, nella +queta laguna di San Giorgio. +</p> + +<p> +Giunti là , Prandino si pose a sedere sul <i>trasto</i> +guardandosi attorno cogli occhi meravigliati e +l'Elisa sospirò con un sospiro che le veniva +proprio dal cuore. +</p> + +<p> +Vi era diffusa una luce pallida pallida, l'acqua +era immobile, il cielo chiarissimo, leggero e vaporoso, +da sembrare un immenso velo trapunto +di stelle. +</p> + +<p> +Il silenzio era così vasto che pareva avesse +preso il suo regno in quella solitudine incantata; +eppure da tutta quella pace, usciva quella +melodia che consola, che accarezza lo spirito: +era il bello, era la musica dell'occhio, che scende +già a farsi sentire nell'anima: melodia arcana, +dolcissima che il tonfo del remo accompagna +come un ritornello misurato, sollevando ad ogni +battuta scintille fosforescenti, mentre la luna +alta, bianca, serena, par fremere anch'essa rifrangendo +i suoi raggi tremolanti nel cristallo delle +acque. +</p> + +<p> +— Com'è bello! — esclamò l'Elisa. +</p> + +<p> +L'Ariberti non rispose nulla: ma quella voce +e quelle parole allora lo urtarono e lo infastidirono. +</p> + +<p> +— Mi vuoi bene? +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_112"></a>[112]</span> +— Sì. +</p> + +<p> +— Dammi un bacio, bambino. +</p> + +<p> +Il giovinotto si volse indietro a guardare, e poi +fe' cenno alla donna che sarebbero stati veduti +dal gondoliere. Ma tutto ciò fu un pretesto; egli +allora non si sentiva la volontà , il desiderio di +darle un bacio. In quel punto non sentiva di +amarla. L'Elisa, quasi quasi gli era indifferente +e, peggio, quasi quasi gli spiaceva. Mai come in +quella sera e in quel momento egli aveva sentito +l'amore, ma non era l'amore che gli poteva +dare la donna viva e sensuale. +</p> + +<p> +Egli si sentiva commosso da un sentimento +vago, etereo come quel cielo vaporoso, casto come +il cristallo di quell'acqua intatta. Era un amore +che gli entrava nell'anima per la prima volta +colle prime impressioni subite in quel luogo d'incanto, +e così nuovo per lui: però era infinito +come l'idea e usciva dalle ristrettezze della materia +per diffondersi nella vastità del pensiero. +</p> + +<p> +L'Elisa aveva perduti tutti i suoi fascini, tutte +le sue seduzioni. Nessuna donna di questo mondo +egli avrebbe sentito in quel punto di poter amare, +nessuna donna fino allora conosciuta poteva prestare +le sembianze all'ideale della sua mente. Soltanto +là , in alto, in alto, nel fondo di quel cielo +leggero come il fiato di una fanciulla, egli intravedeva +una forma vaga, diafana, indistinta che +<span class="pagenum"><a id="Page_113"></a>[113]</span> +non avea mai veduta e che non avrebbe veduta +mai: che si avvicinava a poco a poco al suo pensiero, +per scomparire a poco a poco simile a sognato +fantasma che fugge via dissipandosi coi +primi bagliori dell'alba. +</p> + +<p> +— Vuoi che torniamo, bambino?... — gli disse +l'Elisa alla fine, stringendosi attorno lo scialle +con un brivido di freddo. +</p> + +<p> +Il gondoliere voltò la barca, tornò indietro, e +poi venne giù verso il <i>Canal Grande</i>. +</p> + +<p> +Appunto perchè quelle impressioni erano state +così forti e improvvise, appunto perciò, si dissiparono +subito, appena finito l'incanto che le +avea suscitate. Invece lo spettacolo nuovo che +gli si preparava e che contrastava singolarmente +col primo, ne produsse in Prandino altre +del tutto diverse da quelle, ma non meno vive +e sentite. +</p> + +<p> +Dopo tanta luce, adesso la gondola, sempre +lenta, sempre leggera e dondolante, si sprofondava +nelle ombre misteriose del <i>Canal Grande</i>. +</p> + +<p> +A mano a mano che s'inoltrava, la Venezia dei +Dogi e delle feste, della voluttà e dei piaceri, +del Messer Grande e delle cortigiane, si faceva +strada non più nell'anima, ma nei sensi di Ariberti. +Allora Otello e Desdemona, Bianca Cappello +e la Faliero, Alfredo de Musset e la Sand, +Byron e la Guiccioli, la leggenda e la storia dei +<span class="pagenum"><a id="Page_114"></a>[114]</span> +vecchi palagi ingigantiti dalle tenebre gli risollevarono +nella mente la memoria di quegli amori, +gli riaccesero nel sangue il calore di quelle passioni: +non era più una forma vaga, indistinta, +lontana, che rischiarava adesso il pensiero dell'Ariberti, +ma su quelle acque cupe come l'abisso +egli sentiva correre aliti di sensualità acuti, penetranti, +e vinto dalle nuove seduzioni tornò lui +questa volta a piegarsi sul <i>trasto</i> e chiese un bacio +all'Elisa che non gli venne negato. +</p> + +<p> +— <i>Ahoé!</i> — gridò il gondoliere che piegava +per entrare in un rio. +</p> + +<p> +— <i>Stalì! Ahoé!</i> — rispose vicina un'altra voce, +e una gondola a due remi, nella quale si distinse +appena un'immagine bianca di donna, che sorrideva +mollemente sdraiata ad una figura bruna di +giovanotto, uscì velocemente perdendosi nelle +tenebre lungo il canale: era un'altra strofa, che +si dileguava nell'ombre, di quel poema eterno +dell'umanità che a Venezia ha il suo canto più +vario e più appassionato. +</p> +</div> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_115"></a>[115]</span> +</p> + +<h2><a id="capVIII"></a> +CAPITOLO VIII. +</h2> + +<p> +Il giorno dopo faceva un tempaccio indiavolato. +Era una burrasca di mare: pioveva a dirotto +e soffiava un vento freddo giù per le <i>calli</i>, +che sbatteva gli ombrelli contro le mostre delle +botteghe e agitava l'acqua verde dei <i>rii</i>. Nessuno, +tranne qualche matto d'inglese o di tedesco, si +sarebbe sognato d'andare al Lido. +</p> + +<p> +L'Elisa, un po' stanca dal viaggio e dalla notte +che aveva passata in gondola, rimase a letto fin +tardi, indugiò ad abbigliarsi e fu visibile soltanto +all'ora del pranzo, chè, in <i>negligé</i>, non si lasciava +mai veder da nessuno; e si capisce!... +</p> + +<p> +La Contessina invece, dovendo restar chiusa +in albergo, approfittò del suo tempo per disfare +le valigie e regolare i conti con Prandino, al +quale non parve vero di entrar quasi nel suo, +quantunque, per dire la verità , non ci fosse pericoli. +</p> + +<p> +Colla sua solita pazienza e timida rassegnazione, +si digerì poi una solenne lavata di capo +<span class="pagenum"><a id="Page_116"></a>[116]</span> +dalla Cecilia a proposito della mancia ch'egli +aveva creduto di mettere in mano, senza prima +parlare con lei, all'uomo del battello: questi, alla +fine, li aveva canzonati per buscarsi lui quella +<i>corsa</i> dalla stazione all'albergo, e non meritava +certo che i gonzi lo regalassero anche per soprammercato!... +</p> + +<p> +Prandino del resto lo sapeva già , che non l'avrebbe +passata liscia senza pigliarsi un rabbuffo! +Che!... Quando doveva metter mano alla borsa, +non c'era versi, madama D'Abalà diventava rabbiosa, +bisbetica, insopportabile; e allora gli occhietti +guardavan losco e si faceva in faccia tutta +rossa, e non le rimaneva di bianco altro che la +punta sottile del suo naso minuto. +</p> + +<p> +— No, no, — borbottava contando i biglietti +la terza volta, e osservando i più sucidi contro +la finestra per paura che fossero doppi; — no, +no; un'altra volta non mi muovo più, se non +ho mio marito, che dei ragazzi da condurre a +spasso me ne basta uno: Gegio, e spesso e volentieri, +potendolo, farei anche senza di lui!... +Una volta, vedete, a Firenze, perchè un vetturino +pretendeva più della tariffa, mio marito, +senza fare nè ai nè bai, lo prese per un orecchio +e lo consegnò lui stesso ad una guardia di +città !... +</p> + +<p> +— Queste bravate di tuo marito le puoi contare +<span class="pagenum"><a id="Page_117"></a>[117]</span> +al primo che passa, ma non a me che lo +conosco, — pensava Prandino. Però non rispose +nulla, anzi rimase colla testa bassa, come fosse +mortificato davvero per quel confronto. +</p> + +<p> +Fatte le valigie, fatti i conti, la Cecilia per +non istare in ozio, cominciò a sentirsi male, a +bere delle tazze di brodo col limone, e a sorseggiare +dell'<i>acqua di tutto cedro</i>, fino all'ora di pranzo, +dove mangiò per due, com'era naturale. L'Elisa +più tardi volle scrivere delle lettere, e il direttore +dell'albergo <i>fece salire</i> al numero quaranta +della carta colla marca della casa in oro, e mandò +alla Contessa tutti i giornali illustrati della <i>Salle +de lecture</i>. +</p> + +<p> +In quanto a Prandino, egli cominciò a metter +muso; l'Elisa non si faceva vedere; e lui ogni +momento scendeva giù dal portiere a domandare +se non c'era stato nessuno a cercarlo; tanto che +il portiere, seccato, gli rispose brusco, che, se +capitassero persone pel signor Conte, lo farebbe +avvisato, perchè egli stava alla porta appunto +per ciò!.... +</p> + +<p> +Prandino sperava in una visita di Badoero: questa +forse avrebbe fatto uscire l'Elisa dalla sua camera, +e forse, chissà , gli avrebbe dato un po' d'importanza +anche presso quella rusticona della Cecilia. +Ma Badoero, contro tutte le espansioni della +sera innanzi, non si lasciò vedere. Allora Prandino, +<span class="pagenum"><a id="Page_118"></a>[118]</span> +per isvagarsi, dovette condur Gegio in piazza +san Marco a gettare il becchime ai colombi che, +fortunatamente colla loro piacevole dimestichezza, +fecero scordare a Gegio l'idea fissa che aveva +in testa dalla mattina di prendere una gramolata +da <i>Florian</i>, tanto che appena messo il naso fuori +dell'albergo aveva cominciato subito a brontolare +che aveva sete. +</p> + +<p> +Tutto sommato però, quella mezza giornata, +non fu proprio cattiva per l'Ariberti. Quando +tornò all'albergo, si sentì dire che il numero +quaranta lo cercava: figurarsi! Mandò Gegio in +fretta dalla mamma, promettendogli che il giorno +dopo sarebbero andati in piazza a pigliare i colombi +colla rete, e in due salti corse dall'Elisa. +</p> + +<p> +— Si può? +</p> + +<p> +— Avanti! +</p> + +<p> +Nella cameretta buia, le tendine erano calate e +le persiane chiuse, si respirava un profumo di +<i>vinaigres</i> e di <i>violettes</i>, che ad altri avrebbe forse +dato il mal di capo; ma a Prandino invece ricreava +e irritava i sensi: era l'odore particolare +della sua donna. +</p> + +<p> +L'Elisa gli venne incontro mostrandoglisi a poco +a poco nell'oscurità , ancora più bionda, ancora +più bianca e ancora più bella del solito. Si movea +lentamente con un languore pieno di sentimento, +con una stanchezza piena di fascino e +<span class="pagenum"><a id="Page_119"></a>[119]</span> +cogli occhi, ch'ella s'era fatti ancora più profondi +col <i>keul</i>, così che dal suo volto e da tutta la sua +persona apparivano a Prandino le tracce, a lui +tanto care, della notte che aveano passata in +gondola, soli, soletti. +</p> + +<p> +— Che vuoi, cara? +</p> + +<p> +Nella camera si sentiva la respirazione grave, +affannosa del giovinotto. +</p> + +<p> +— Nulla. Voleva darti un bacio prima di scendere. +</p> + +<p> +Prandino, tremante di voluttà , voleva stringerla, +baciarla, morderla, fors'anco: ma lei no; gli +si oppose, e lo staccò da sè risolutamente. +</p> + +<p> +— Andiamo; basta; sta quieto, bambino. È +ora d'andare a pranzo. +</p> + +<p> +E visto che l'altro stava fermo, intimidito, gli +si appoggiò al braccio, gli sorrise di nuovo col +suo languore di donna stanca, affranta, e scesero +insieme, ninnolandosi un po' lungo le scale, nella +<i>salle à manger</i>. +</p> + +<p> +Ma, proprio, la fortuna di noi miseri mortali +pende da un filo invisibile come la famosa spada +di Damocle: quando pareva che tutto andasse a +seconda all'Ariberti, che tutto lo accarezzasse, +anche i piedini di Elisa, mancò poco ch'egli non +si strozzasse con una lisca di pesce. +</p> + +<p> +Il direttore dell'albergo, ch'era come sempre +tutto daddoli per la Contessa del numero quaranta, +<span class="pagenum"><a id="Page_120"></a>[120]</span> +fino a degnarsi di servirla lui e di domandarle +ogni tanto se la portata non le piaceva, o +se desiderava che le fosse cambiata, era entrato in +sala con un piego sopra un vassoio d'argento. +</p> + +<p> +— Un telegramma per la signora Contessa! — e +glielo porse inchinandosi graziosamente. +</p> + +<p> +L'Elisa lo ringraziò piegando il capo e girando +gli occhi, ma poi, appena aperto il telegramma, +arrossì, sorrise, parve confondersi, e lo passò in +fretta alla Cecilia. +</p> + +<p> +— È del Maggiore — pensò subito Prandino +fra sè e sè, e fu proprio quello il momento, che +la lisca gli andò a traverso. +</p> + +<p> +La Cecilia guardò sua madre, aggrottando le +ciglia per capir qualche cosa, ma senza parlare. +Elisa le strizzò l'occhio, poi: +</p> + +<p> +— È di tuo marito — le disse continuando a +sorridere, tutta rossa in viso a dispetto della +cipria. — Vuol sapere se abbiamo fatto buon +viaggio. +</p> + +<p> +Prandino rialzò il capo respirando, chè la lisca, +a quelle parole, trovò la sua strada diritta, +e il buon ragazzo, tutto consolato, non si adirò +nemmeno contro Gegio, che, con una pallottola +di pane, era riescito a colpirlo proprio in un +occhio!... +</p> + +<p> +Povero Prandino!... Meglio per lui, del resto, +ma ad ogni modo era un osservatore assai superficiale. +<span class="pagenum"><a id="Page_121"></a>[121]</span> +Se no, come avrebbe potuto credere +che la Cecilia così taccagna, non uscisse in una +sfuriata contro l'onorevole sotto prefetto, quando +davvero egli avesse spesa una lira per avere le +notizie, mentre se ne poteva levare il gusto qualche +ora più tardi, con una cartolina da due +soldi?... +</p> + +<p> +Il giorno dopo Badoero passò apposta dalla +<i>Gondola d'oro</i> e lasciò detto al portiere che avvertissero +il conte degli Ariberti di non mancare +al vaporetto delle tre. +</p> + +<p> +L'Ariberti alle due e cinquanta era già sul +ponte coll'Elisa, Gegio e la Cecilia che teneva +in mano un cuscino di tela greggia con in mezzo +lo stemma in rosso e la corona dei Navaredo, +perchè, nel suo stato, soffriva a sedersi sulle panchette +dure di legno. +</p> + +<p> +Badoero non si fece aspettare: vestito come +un cuoco, tutto di bianco, profumato, unguentato, +impomatato, entrò sul vaporetto lentamente e +leggermente, dondolandosi sulle gambette lunghe +e molli e passando dal montatoio sul ponte con +un salterello da cavallerizzo. Appena scorse Prandino, +lo salutò con un cenno lieve del capo e +poi gli si avvicinò nella corsia, dritto, impalato, +guardandosi attorno con occhiatacce assassine +e dispensando saluti, sorrisi e scappellate +fra le bagnanti che già si accalcavano sul vaporetto +<span class="pagenum"><a id="Page_122"></a>[122]</span> +e lo riempivano di risa, di chiacchiere e di +colori. +</p> + +<p> +Prandino gli venne incontro e lo raggiunse a +mezza strada. +</p> + +<p> +— <i>Ciao</i>. +</p> + +<p> +— <i>Ciao</i>, mio caro! +</p> + +<p> +— Se lo permetti, — e Prandino gli parlò all'orecchio +stringendogli un braccio colla mano, — ti +presento alla contessa Navaredo, di Vicenza, +e a sua figlia, la contessina d'Abalà . +</p> + +<p> +Badoero, che in tutte quelle bagnanti cercava +invano una mima del teatro del Lido, per la +quale sentiva del tenero assai, continuò a guardarsi +d'attorno, ma rispose un <i>ooh!</i> lungo, eloquentissimo, +accompagnandolo con un inchino e +mosse dietro ad Ariberti, che camminava male +fra tutta quella gente stipata, dispensando altrettanti +<i>pardon!</i> quante erano le punte dei piedi +che incontrava colle sue. +</p> + +<p> +— Contessa, Contessina: il conte Badoero, mio +cugino. +</p> + +<p> +Questa volta furono le due signore che mormorarono +un <i>ooh!</i> molto più debole però e molto +più corto, chinando il capo leggermente. L'Elisa +arrossì: già , alla sua età , aveva imparato ad arrossir +sempre, quando credeva che le stesse bene. +</p> + +<p> +— È la prima volta quest'anno che vengono +al Lido? Già , già , sicuramente, perchè Ariberti +<span class="pagenum"><a id="Page_123"></a>[123]</span> +m'ha detto che sono arrivate appunto l'altro +giorno. Venezia però la conoscono? Non si domanda +nemmeno, diamine! da Vicenza a Venezia +è la corsa di un paio d'ore. Che tempaccio ieri! +Loro signore non avranno preso il bagno, mi +figuro?... Sfido io! chi doveva arrischiarsi, ieri, +d'andare al Lido? Non ci fu altri che quel matto +di Roders, un americano, un mio amico, che ha +fatta la traversata in <i>sandolo</i>. +</p> + +<p> +— Quanta gente che continua a salire! — esclamò +la Cecilia accomodandosi sul cuscino e +stringendosi vicino all'Elisa. — Vorrà dire però +che quando saremo stipati come le acciughe chi +sarà capitato tardi se ne ritornerà indietro. +</p> + +<p> +— O aspetterà un altro vaporetto. Già , partono +ogni venti minuti. +</p> + +<p> +— Oh mio Dio, mio Dio! che puzzo di carbone! +Che, che! io non ci posso resistere, non +voglio già beccarmi il dolor di testa per nessuno, +io! — esclamò la Cecilia quando proprio il vaporetto +era pieno. +</p> + +<p> +Non c'era verso, dovettero passare dall'altra +parte, urtando e pigiando quella folla, la Cecilia +facendosi da guardinfante colle due mani e fissando +la gente, che stentava un po' a muoversi, +cogli occhietti loschi dalla bile. +</p> + +<p> +Elisa le teneva dietro con aria distratta, forse +per fare impressione a Badoero, il quale allungava +<span class="pagenum"><a id="Page_124"></a>[124]</span> +sempre il collo cercando la mima che non +trovava mai. Il conte degli Ariberti veniva l'ultimo, +tutto rosso dalla vergogna, strascinandosi +Gegio con una mano e coll'altra tenendosi stretto +sotto il braccio il cuscino stemmato. +</p> + +<p> +— Oh, finalmente! — esclamò la Cecilia, +quando si fu di nuovo adagiata. — È innegabile +che una volta, da <i>Rima</i>, i bagni erano più comodi. +Oh, sì davvero! E poi si faceva più presto +e si spendeva meno. +</p> + +<p> +— Oggi, sa, Contessa, c'è folla perchè è domenica. +</p> + +<p> +— Anche qui come a Vicenza? — esclamò +Prandino: — la domenica non si può andare in +nessun luogo. +</p> + +<p> +— Sicuro: tutto il mondo è paese. Per questo +appunto le <i>nostre signore</i> non vengono mai al +Lido la domenica. +</p> + +<p> +— No? +</p> + +<p> +— No. C'è troppa gente. Ma vedranno domani; +ce ne sarà meno assai e poi troveranno +una <i>società </i> molto più <i>distinta!</i> +</p> + +<p> +— È vero che al Lido ci sono le carrozze e i +cavalli? — saltò su Gegio a domandare tutto a +un tratto, tirando la giacca a Badoero. +</p> + +<p> +— Sì, carino. C'è il <i>tramvai</i>. +</p> + +<p> +— Mamma, andiamo in <i>tramvai</i>? Io voglio andare +in <i>tramvai</i>! +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_125"></a>[125]</span> +— Sì, sì: chetati, carino, si va in <i>tramvai</i>, fino +allo stabilimento. È suo figlio? — chiese poi a +Cecilia. +</p> + +<p> +— Mio figlio. Andiamo, Gegio, da bravo, sta +su dritto e saluta il signor Conte. +</p> + +<p> +Gegio si strinse nelle spalle, e si voltò divertendosi +a sputare nell'acqua. +</p> + +<p> +— Carino proprio davvero; e quanti anni ha?... +</p> + +<p> +— Tre anni, — rispose l'Elisa. +</p> + +<p> +— Per bacco, è molto sviluppato! +</p> + +<p> +— La <i>mamma grande</i> dice sempre che ho tre +anni! — esclamò Gegio, voltandosi verso Badoero, +e dando un urtone a un tedesco. — Anche +l'anno passato a Lonigo io avevo tre anni!... +</p> + +<p> +— Finiscila, stupido! — e la Cecilia gli diede +un pizzicotto così forte in un orecchio che Gegio +diventò rosso dalla rabbia e dal dolore e colla +manina chiusa allungò un pugno a sua madre. +Fra madre e figlio, naturalmente, stava per succedere +una tragedia, quando Badoero, tanto per +volgere altrove l'attenzione, esclamò ridendo, chè +proprio non poteva più contenersi: +</p> + +<p> +— Oh, ecco Potapow e Jamagata che arrivano +gli ultimi; ah, ah, ah! se non fanno presto restano +proprio con un palmo di naso. +</p> + +<p> +Ma Potapow e Jamagata si misero a correre e +così arrivarono a tempo per imbarcarsi. +Potapow era un vecchietto rubizzo, vegeto +<span class="pagenum"><a id="Page_126"></a>[126]</span> +piuttosto grasso, e nel vestito era sudicino, anzichenò. +Aveva la barba intera d'un grigio giallognolo: +parlava sempre, toccava tutto e non +istava mai fermo. Invece, il commendatore Jamagata, +lucente nell'abito nero, di una pulitezza +squisita e di una eleganza severissima, alto, +dritto, composto, nel suo genere giapponese era +un uomo bellissimo. Naturalmente, s'era tagliato +la coda, ma in compenso si era fatto crescere i +baffi; cioè, intendiamoci, non aveva da coltivare +che sette peli alla destra e cinque alla sinistra +del naso. +</p> + +<p> +Il russo ed il giapponese si vedevano sempre +insieme: ma nulladimeno si detestavano cordialmente. +Fra loro due c'era dell'astio, dell'invidia +e della rivalità . Dicevano corna l'uno dell'altro, +si contraddicevano, garrivano spesso, giocandosi +dei tiri, facendosi dei dispettucci e a volte scambiandosi +anche qualche impertinenza. Il russo +era allegro e chiassoso, il giapponese grave e +malinconico, il primo assolutista e avaro, il secondo +splendido e liberale, l'uno materialista e +scettico, l'altro sentimentale e credente, quello +licenziosetto e spregiudicato, questo casto e tenero +di cuore. +</p> + +<p> +Mentre il vaporetto dal guscio giallo scendeva +giù velocemente solcando l'acqua cristallina della +laguna, con la tolda così tutta coperta dai vivaci +<span class="pagenum"><a id="Page_127"></a>[127]</span> +colori delle vesti, dei capelli, degli ombrellini +verdi, rossi, bianchi da sembrare un gran cesto +carico di fiori, successe la presentazione del Conte +e del Commendatore alle contesse Navaredo e al +conte Eriprando degli Ariberti. Il giapponese si +sedette vicino all'Elisa, il russo rimase in piedi +dinanzi a Cecilia. Jamagata parlò colla Contessa +delle melanconiche idealità di Venezia; +Potapow consigliò Cecilia a prendere un libretto +d'abbonamento pei bagni del Lido, avvertendola +poi di confrontare attentamente le serie delle +contromarche perchè alle volte erano sbagliate. +</p> + +<p> +Solamente il conte Eriprando era un po' messo +da parte e ciò perchè egli non godeva di troppa +dimestichezza colla lingua francese. Una volta, +vedendo ch'egli stava là tutto muto, accarezzandosi +i baffi e ridendo quando ridevano gli altri, — <i>Parlez-vous +français, monsieur le comte?</i> — gli +chiese Potapow. +</p> + +<p> +— <i>Oh, très peu!</i>... — rispose Prandino colle +labbra strette, e poi tacque arrossendo, perchè +dubitò di aver detto uno strafalcione; e tanto per +fare un po' il disinvolto, voleva che Gegio ammirasse +le isolette dei <i>Frari</i> e di <i>Sant'Elena</i>. Ma +Gegio nemmeno gli badava: il ragazzo fissava +Jamagata cogli occhi sbarrati, mangiandosi le +unghie. +</p> + +<p> +Prandino cominciava a essere un po' seccato. +<span class="pagenum"><a id="Page_128"></a>[128]</span> +Quel parlar francese lo infastidiva: egli aveva +creduto di venire a Venezia a far la prima figura +vicino alla contessa Navaredo e adesso invece +gli toccava l'ultima parte. +</p> + +<p> +E già non ne poteva proprio più, quando il +vaporetto rallentava la corsa, e poco dopo si fermava +all'approdo. Furono aperti gli sportelli, +furon gettati i montatoi, e la gente cominciò a +scendere. Allora Prandino lavorò tanto bene coi +gomiti che riuscì in breve a ficcarsi proprio dietro +all'Elisa, e quando ella discese, lui, risoluto, +con una mano appoggiata allo sportello, cacciò +fuori la gamba sul montatoio, e le rimase vicino, +impedendo il passo a Jamagata. +</p> + +<p> +Intanto la gente prendeva d'assalto i <i>tramways</i>, +che, appena carichi, correvano via di trotto, l'uno +dopo l'altro. +</p> + +<p> +Jamagata e Potapow, pratici del luogo, non si +perdettero in complimenti: il commendatore saltò +sul <i>tramway</i> e con tutte due le mani aiutò la Cecilia. +Questa vi salì spinta per di dietro da Potapow, +che si volse poi a tirar su anche l'Elisa. +Prandino, nuovo in quelle confusioni, e non abituato +a fare l'inglese, s'intimidisce, non ha coraggio +di passar davanti alle signore, e il <i>tramway</i> +si riempie: corre in su e in giù, inquieto, +affannato per trovarsi un posto purchessia, ma +intanto che cerca, il <i>tramway</i> si mette in movimento +<span class="pagenum"><a id="Page_129"></a>[129]</span> +e parte lasciandolo lì con un palmo di +naso e con Gegio fra le gambe, il quale, vedendo +la mamma allontanarsi, comincia a piangere e +finisce a strillare. +</p> + +<p> +L'Ariberti si guarda attorno, smarrito, mortificato: +chiama Badoero: ma il Badoero s'era dileguato +anche lui. Lì, poco discosto, c'era un altro +<i>tramway</i>, mezzo vuoto, che si disponeva a partire. +Prandino, trascinando Gegio, si mette a correre, +e vi salta dentro che già si muove. +</p> + +<p> +— Parte per il Lido? — domanda trafelato al +conduttore. +</p> + +<p> +— No, per Venezia! — rispose questo ridendo +e schioccando la frusta sulla groppa dei +cavalli. +</p> + +<p> +— Se avessero osato di rispondere così a mio +marito, guai! — esclamò più tardi la Cecilia, +dopo che Prandino le ebbe contata quella canzonatura, — guai!... +egli avrebbe buttato quel +villano giù dal carrozzone. È vero però che mio +marito non avrebbe certo fatta una domanda così +sciocca: — soggiunse poi in via di conclusione, +per paura che l'Ariberti le potesse rimaner in +credito di una gentilezza. +</p> + +<p> +Quando egli giunse allo <i>stabilimento</i> e attraversò +la sala del <i>Caffè ristorante</i>, scura e bassa +pari a quella di una nave, come si affacciò ad +<span class="pagenum"><a id="Page_130"></a>[130]</span> +una delle uscite che mettevano sulla terrazza, si +fermò là su due piedi. +</p> + +<p> +Il mare tranquillo, in calma, lo accecava col +riflesso di un azzurro largo, ampio, infinito, più +del barbaglio del sole che saettava i suoi raggi +sulle onde calde, con striscie gialle, mobili, scintillanti. +A quell'ora sul mare non si vedeva una +vela, nel cielo non correva una nube, non appariva +neppure nella sconfinata immensità d'acqua, +di cielo e di luce, l'ala bianca e rapida dell'alcione. +</p> + +<p> +L'Ariberti, respirando con voluttà l'aria frizzante, +si mosse, si avanzò verso il lungo parapetto +della terrazza; ma allora l'andirivieni affollato, +rumoroso dei forestieri ai bagni e dei +veneziani a spasso, lo tolse dalla sua estatica +contemplazione, e quel frastuono babelico, quel +viavai delle fogge più strane, quel pettegolezzo +di colori, lo attrasse ammirato, come prima lo +aveva reso attonito il grandioso spettacolo del +mare, e ciò mentre l'acqua ch'egli udiva rompersi +e scorrere sotto il tavolato della terrazza +lo impressionava così, da fargli muover le gambe +con un certo sospetto. Quelle donne belle, eleganti, +disinvolte che gli passavano vicino, lo facevano +arrossire senza ch'egli ne sapesse la ragione. +Certo, egli le trovava tutte più belle dell'Elisa, +e pensando a lei adesso, si sentiva come +<span class="pagenum"><a id="Page_131"></a>[131]</span> +un po' mortificato. Quelle vesti così nuove, quei +cappelli così arditi, che parevano panierini ricolmi +di fiori o di frutta, o ricchi nodi svolazzanti +di nastri e di trine, quel lusso, quella sensualità , +gli misero addosso un'invidia indefinibile, +un'ansia infinita di desideri che sentiva confusamente +nel cervello, nel cuore, nel sangue, +ma che non avrebbe saputo esprimere; una smania +d'essere pur qualche cosa, in quel mondo a +lui così straniero, di attirare sopra di sè l'attenzione +di tutta quella gente che non si curava +de' fatti suoi, che non lo guardava, che nemmeno +sapeva chi egli fosse di nome. Si avvicinò al +parapetto; giù, nell'acqua, c'era una compagnia +di giovinotti con maglia a righe, come quelle dei +<i>clowns</i>, che offrivano un piacevole spettacolo di +scambietti, di salti, di capriole, alle signore che +li stavano a guardare dall'alto. Prandino pensò +allora di saltar giù, in quella folla, per superare +tutti quei nuotatori, per farsi ammirare!... Ma +poi guardandosi attorno, stanco, intristito, e vedendosi +così solo, mentre molte coppie di donnine +e di giovinotti, passeggiando in su e in giù, +combinavano insieme l'amore e la <i>reazione</i>, tornò +a pensare all'Elisa con un impeto prepotente di +affetto, e insieme con un gran desiderio d'aver +anche lui la sua amante da sfoggiare, e però ricominciò +a trovarla bella, a sentirsela cara e a +volerle bene. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_132"></a>[132]</span> +Fu il Badoero che lo fece tornare in sè, dandogli +un pizzicotto. +</p> + +<p> +— Oh, <i>ciao</i>, Badoero!... E la Contessa, dov'è +andata? +</p> + +<p> +— Dall'altra parte; a spogliarsi per fare il +bagno. +</p> + +<p> +— Io voglio andare a fare il bagno colla mamma +grande! — piagnuccolò Gegio appena udì quelle +parole. +</p> + +<p> +— Appunto; la contessa Cecilia, — (le conoscenze +nuove, si sa bene, chiamavano contessa +anche lei), — la contessa Cecilia cercava il bambino, +ed era irritata contro di te, perchè diceva +che ti perdi d'animo per un nonnulla. +</p> + +<p> +— E adesso, che cosa si fa? +</p> + +<p> +— Condurremo il ragazzo da sua madre e poi +andremo a fare il bagno anche noi. Non ti pare? +</p> + +<p> +— Sicuro, perdina! non vedo il momento di +rinfrescarmi. +</p> + +<p> +Il Badoero, tutto consolato perchè finalmente +aveva sbirciata l'Emma, la sua mima, giù in +mare, che prendeva atteggiamenti plastici a fior +d'acqua, circondata da tre o quattro adoratori, +prese lui Gegio per mano e lo condusse nel compartimento +riservato alle donne, raccomandando +alla bagnaiuola che lo facesse entrare nel camerino +delle contesse Navaredo. Poi raggiunse l'Ariberti +sulla terrazza donde uscirono tutti e due +di nuovo, per andare a bagnarsi. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_133"></a>[133]</span> +— Sai, — diceva il Badoero a Prandino, parlando +a voce alta, mentre si spogliavano in due +camerini attigui, — se stasera, sul tardi, ti vedo +al <i>Florian</i>, ti presento alla principessa di Lentz +e poi andremo da <i>Bauer</i> a cenare. +</p> + +<p> +— Grazie, — rispondeva l'altro dall'altra +parte. +</p> + +<p> +— Se vuoi ti condurrò anche al <i>club</i>. +</p> + +<p> +— Grazie. +</p> + +<p> +— Già non ti abbisognerà nulla; ma, si sa bene, +in ogni occorrenza devi far capitale di me. +</p> + +<p> +— Grazie. +</p> + +<p> +— Me ne avrei a male, se non fosse così. +</p> + +<p> +Uscirono presto, quasi nello stesso punto. Il +cugino scese il primo dalla scaletta; l'altro gli +tenne dietro. +</p> + +<p> +L'acqua era bassa, non arrivava a toccar loro +le ginocchia. +</p> + +<p> +— Sei nuotatore, non è vero? +</p> + +<p> +— Figurati: nuotatore d'acqua dolce!... +</p> + +<p> +— Tanto meglio, così andremo al largo. +</p> + +<p> +— Sicuro. +</p> + +<p> +— Passeremo dall'altra parte, dove ci sono le +signore. +</p> + +<p> +— Ma, non è proibito? +</p> + +<p> +— Che! È proibito avvicinarsi alle signore +dentro allo steccato: ma fuori non c'è nessuno +che possa trovar nulla da ridire. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_134"></a>[134]</span> +— Tanto meglio! +</p> + +<p> +Camminando nell'acqua, si lasciarono dietro la +folla dei nuotatori inesperti che facevano il +chiasso, vociando, ridendo, spruzzandosi gli uni +cogli altri, tuffandosi a vicenda, o dondolando, +come salami, appesi alle corde. +</p> + +<p> +Quando il fondo cominciò a mancare, i due +cugini si allungarono, si distesero e nuotarono +via, filando velocemente. +</p> + +<p> +L'acqua era calda: il sole dall'alto dardeggiava +infocato. +</p> + +<p> +— Vedi la Contessa? — chiese il Badoero a +Prandino. +</p> + +<p> +— No, non vedo che la D'Abalà sulla terrazza: +minaccia Gegio coll'ombrellino, perchè non vuol +lasciarsi tuffare dal bagnaiuolo. +</p> + +<p> +— La D'Abalà , naturalmente, non farà bagni... +</p> + +<p> +— No. +</p> + +<p> +— Si capisce. +</p> + +<p> +— Oh! eccola, la Contessa! Nuota sola sola: +esce adesso dallo steccato! +</p> + +<p> +— Per bacco! Ci vedi da lontano cogli occhi +del cuore.... +</p> + +<p> +— Tu scherzi, cuginetto mio!... +</p> + +<p> +— No davvero! E te ne dò subito una prova: +io mi fermo qui coll'Emma e ti lascio libero. +</p> + +<p> +La piccola Emma, con una maglia rossa, scollata, +che la faceva distinguere a mezzo chilometro +<span class="pagenum"><a id="Page_135"></a>[135]</span> +di distanza, ferma, in piedi, più vicina alla riva, +usciva dall'acqua — dalla cintola in su — come +Farinata dal fuoco: però l'Emma a vederla così, +non metteva punto sgomento. +</p> + +<p> +— <i>Voi ti, giavan, adess te vegnet giò?</i> — questo +fu il saluto dato dalla Venere <i>meneghina</i> a Badoero, +il quale, al suo apparire, fece allontanare +due o tre giovinottini che le boccheggiavano +d'intorno, come all'avvicinarsi di un pesce più +grosso, i pesciolini minuti si disperdono, guizzando +via lesti lesti. +</p> + +<p> +Quando Prandino raggiunse l'Elisa, questa cominciò +a nuotare di fianco: aveva avuta anche +l'altra furberia d'indossare un camiciotto da bagno +molto scuro e così, benchè l'acqua fosse limpida, +riusciva a nascondere il soverchio rotondeggiare +delle sue forme: precauzioni affatto inutili, del +resto, per il buon Prandino, chè egli era innamorato, +e si sa bene: più ce n'era di quella +donna e più ne amava! +</p> + +<p> +— Sei tu? +</p> + +<p> +— Sì. +</p> + +<p> +— Come hai fatto a ravvisarmi così di lontano, +sotto questo cappellone.... +</p> + +<p> +— Lo sai bene: io ti vedrei anche se tu fossi +in capo al mondo. +</p> + +<p> +Prandino ansava e nuotava adesso con maggior +fatica. Le braccia bianche, il piedino lungo, elegante, +<span class="pagenum"><a id="Page_136"></a>[136]</span> +e le gambe rotonde della Contessa, vedute +così sott'acqua, gli toglievano il respiro. +</p> + +<p> +— Sei stanco? +</p> + +<p> +— Tutt'altro. +</p> + +<p> +— Andiamo un po' fuori? +</p> + +<p> +— Come vuoi. Già bisogna venire in mezzo al +mare per trovarti sola. +</p> + +<p> +— Sai che Jamagata ha già cominciato a farmi +la corte? — E l'Elisa diede in una risata, uscendo +fuori dall'acqua con un braccio per accomodarsi +il cappellone di paglia. +</p> + +<p> +— Me ne sono accorto; e tu, non c'è che dire, +te la lasci fare per benino! +</p> + +<p> +— Che vuoi? Un giapponese, non m'era ancora +capitato! +</p> + +<p> +— Cioè?... +</p> + +<p> +— A proposito, bambino, non dir nulla con +Cecilia, che siamo usciti insieme a nuotare, se +no, mi fa certe prediche noiose che non finiscono +mai! — Fra le altre <i>fanciullaggini</i>, all'Elisa era +rimasta anche questa, di fingere cioè ch'ella fosse +tenuta d'occhio da sua figlia. +</p> + +<p> +— Per me, io non le dico nulla di sicuro!... +Ma senti, cara, non ti lascerai fare la corte da Jamagata: +me lo prometti, non è vero? +</p> + +<p> +— Chi lo sa? È tanto sentimentale! — L'Elisa +guizzò nell'acqua, girando sopra sè stessa e fremendo +dal piacere. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_137"></a>[137]</span> +Prandino le si cacciò ai fianchi: — Giurami, +che mi hai risposto così per ischerzo!... +</p> + +<p> +— Tirati in là ; andiamo, tirati in là , chè mi +fai bere. +</p> + +<p> +— Ti farò bere apposta, se continui a far la +civetta!... +</p> + +<p> +— Andiamo, andiamo!... Sei matto! Nuota più +distante, chè, se ci vedono, fo davvero una bella +figura! +</p> + +<p> +L'Elisa non ischerzava più: Prandino si allontanò +subito da lei. +</p> + +<p> +— Vuoi che ritorniamo indietro? +</p> + +<p> +— Come desideri! +</p> + +<p> +— Si sta così bene qui soli, in mezzo all'acqua. +</p> + +<p> +— Ti diverti, Prandino? +</p> + +<p> +— Assai! +</p> + +<p> +— Come ieri sera? +</p> + +<p> +— Oh, no! Ieri sera, per modo di dire, fu il +più bel giorno della mia vita. +</p> + +<p> +— Quanto sei sciocco!... +</p> + +<p> +— Sfido io: ti hanno abituata allo spirito del +Giappone. +</p> + +<p> +— Giappone o Cina, sta sicuro che Jamagata +di queste sciocchezze non ne dice! +</p> + +<p> +— Bada!... ti fo bere! +</p> + +<p> +— Tirati in là !... +</p> + +<p> +— Perdinci, come ti sei fatta paurosa!... +</p> + +<p> +— Andremo ancora un'altra sera in gondola; +<span class="pagenum"><a id="Page_138"></a>[138]</span> +e prenderemo con noi anche Cecilia, non è vero? — L'Elisa +aveva detto ciò per ischerzo, ma vedendo +che l'altro in acqua come in terra prendeva +il cappello colla stessa facilità . — Non arrabbiarti, +permaloso che sei — aggiunse subito — non +capisci che l'ho detto per ridere? +</p> + +<p> +— Dammi la mano.... +</p> + +<p> +— No.... +</p> + +<p> +— Dammi la mano! +</p> + +<p> +— No. Non fare scherzi, sai: non mi accomoda! — E +l'Elisa si voltò per ritornare verso +lo <i>stabilimento</i>. +</p> + +<p> +— Oh Dio! — esclamò — quanto ci siamo allontanati. +</p> + +<p> +Difatti sulla sabbia bigia della riva, i bagnanti +che vi formicolavano qua e là , sembravano altrettanti +bambini: lo <i>stabilimento</i> basso, angusto, +ristretto, pareva poco più grande d'un balocco. +</p> + +<p> +Nuotavano tutti e due adagio adagio, senza +parlare: lui un po' indietro, intento cogli occhi +per iscoprire sotto l'acqua tutti i movimenti dell'Elisa, +e lei godendosi, colle pupille socchiuse, +il barbaglio della luce calda, molle, snervante, +che sollevava dal mare un odore acuto di alghe +e di sale. +</p> + +<p> +— Chi è quel cappellone laggiù, che nuota +dritto verso di noi? — chiese Prandino, sempre +pieno di sospetti, alla sua compagna, indicandole +<span class="pagenum"><a id="Page_139"></a>[139]</span> +un coso lontano che sembrava una zucca gialla, +galleggiante a fior d'acqua. +</p> + +<p> +— Non so, non vedo nulla — rispose l'Elisa. +Però, la perfida non diceva la verità nemmeno +questa volta!... Tanto è vero che increspò le labbra +a un sorriso di soddisfazione e che, colla scusa +di accomodarsi di nuovo il cappello, levò fuori +dell'acqua un braccio bianchissimo, grassotto, che +ebbe così, grondante sotto il sole, un momentaneo +luccichìo. Poi tornò a nuotare di fianco, molto +di fianco, allungando e allargando i movimenti. +</p> + +<p> +— Ti dico che quello là ci viene incontro! — tornò +a ripetere Prandino coll'innocenza che gli +era abituale. Ma poi, quando si avvicinarono ancora +di più ed egli potè adocchiare chi ci stava +sotto il cappellone, il suo povero cuore gli cominciò +a saltar dentro come se gli battesse la +furlana e quella larga distesa d'acqua azzurra gli +girò attorno alla vista. +</p> + +<p> +— Contessa.... arriva da.... Trieste?! +</p> + +<p> +Maledizione! era proprio lui, il Maggiore! +</p> + +<p> +— Addio Del Mantico! Ritorno col conte Eriprando, +da una bellissima traversata. +</p> + +<p> +L'Ariberti non potè dire una sola parola: per +superarsi, per vincere la commozione di quella +sorpresa così sgradita, accelerò troppo i movimenti, +però lo prese un po' d'ansia, d'affanno, e, +mentre gli altri due si scambiavano dei complimenti +<span class="pagenum"><a id="Page_140"></a>[140]</span> +graziosissimi, lui diede giù una bevuta +così abbondante, che lo fece starnutire per un +pezzo. +</p> + +<p> +— Conte, si beve? +</p> + +<p> +— Si beve e si beve amaro! +</p> + +<p> +Prandino continuò a sputare, a schiarirsi la +gola, e a soffiar l'acqua dal naso. +</p> + +<p> +Il Maggiore, veduto in maglia da bagno, non +era avvenente per nessun verso. Egli non aveva +la malizia dell'Elisa, che nuotava di fianco, e però +si vedeva tutto, così grasso e grosso com'era, col +collo corto e largo, col petto setoloso, mentre i +baffi gli pendevano molli, cadenti, rendendo buffo +quel suo faccione tondo, bruciato dal sole. +</p> + +<p> +— Lo sapeva, Maggiore, di trovarmi al Lido? +</p> + +<p> +— No, non lo sa....peva, ma lo spe....rava. +</p> + +<p> +Anche il Del Mantico era ansante nel parlare. +Non era un nuotatore della forza di Prandino, e +nell'acqua si stancava subito. +</p> + +<p> +— Ma come ha fatto a riconoscermi così da +lontano, e senza l'occhialino?... +</p> + +<p> +— Mi fu indi...cata dalla contes...sina Cecilia! +</p> + +<p> +— Strega del diavolo! — borbottò Prandino, +la cui grande infelicità riempiva adesso, per lui, +tutto quell'immenso spazio d'acqua e di cielo. +</p> + +<p> +L'Elisa, pratica di tali scene, capì che la posizione +poteva farsi un po' difficile, e pensò bene +di lasciare soli i due rivali a sbrigarsela come +credessero meglio. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_141"></a>[141]</span> +— Qui, signori miei, bisogna dividerci, se non +vogliamo far nascere scandali. +</p> + +<p> +— A ben rivederla, Con...tessa! +</p> + +<p> +— Si ferma a Venezia, Maggiore? +</p> + +<p> +— Potrebbe.... darsi! +</p> + +<p> +— Allora, <i>au revoir!</i> +</p> + +<p> +— <i>Au revoir</i>. +</p> + +<p> +L'Ariberti non salutò nemmeno la Contessa, che +filò via dritta dritta, verso il compartimento delle +signore; invece cominciò a nuotare come i cani, +sbattendo l'acqua colle mani e coi piedi. +</p> + +<p> +Il Maggiore aveva fatto uno sforzo e non ne +poteva più; buon per lui che si cominciò presto +a toccare il fondo! Prandino continuò a tenersi +muto, il Maggiore ugualmente, e tutti e due salirono +ai rispettivi camerini, per due scalette differenti. +</p> + +<p> +Quando l'Ariberti si trovò chiuso, solo solo +nella sua gabbia, rimase là per un momento, come +istupidito dall'affanno e dal dolore; ma poi, mentre +si asciugava, cominciò a piangere, e a piangere +dirottamente. +</p> + +<p> +Povero ragazzo!.. +</p> +</div> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_142"></a>[142]</span> +</p> + +<h2><a id="capIX"></a> +CAPITOLO IX. +</h2> + +<p> +— Quando ho veduto che c'era quell'altro, ho +fatto tutto il possibile io, perchè il Del Mantico +non ti corresse dietro — diceva la Cecilia, mentre +aiutava la mamma a vestirsi — ma non sono +stata buona di trattenerlo: pareva che avesse addosso +l'argento vivo!.... +</p> + +<p> +— Meglio così: meglio così!.... Ho sempre veduto +che cogli uomini, quello che non si ottiene +coll'amore, si ottiene colla gelosia. Dammi un +po' di <i>crème</i>. +</p> + +<p> +— Bianca o rosa? +</p> + +<p> +— Rosa. +</p> + +<p> +— Credi che il Del Mantico questa volta dica +davvero? +</p> + +<p> +— Che vuoi? ancora non ci vedo chiaro — continuava +l'Elisa, mentre guardandosi nello specchio +si toccava qua e là leggermente, colle dita +intinte nella manteca, le labbra e le narici. — Ancora +non ci vedo chiaro. A volte mi pare di +sì, a volte mi pare di no. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_143"></a>[143]</span> +— Tuttavia il telegramma di ieri e il fatto di +esser capitato oggi a Venezia così a precipizio.... +</p> + +<p> +— Certo che dell'Ariberti è molto geloso!..., +</p> + +<p> +— Vedi un po'?.... È geloso di quello stupido! +</p> + +<p> +— Stupido non tanto, e poi ha un bel nome, +e in fin dei conti è anche un bel ragazzo!.... +</p> + +<p> +— Sarà !.... Ad ogni modo è troppo giovine +perchè ti sposi. +</p> + +<p> +— Oh! in quanto all'età non vuol dire! +</p> + +<p> +— Ma poi è uno spiantato. +</p> + +<p> +— Questa piuttosto, è una buona ragione. +</p> + +<p> +Mentre l'Elisa terminava d'acconciarsi, la D'Abalà +e il conte Potapow combinarono di fermarsi +al Lido a desinare. Di solito, avea detto il Conte, +servivano un pranzo fisso, a tre lire e cinquanta, +senza vino, abbastanza buono. Jamagata, interrogato +anche lui in proposito, consigliò invece +di desinare <i>a la carta</i>. +</p> + +<p> +Potapow si strinse nelle spalle e non gli rispose +nemmeno. Fra loro due poi successe un battibecco +vivacissimo quando si dovette scegliere la +tavola. Potapow ne voleva una vicina alle sale, +così erano meglio riparati: Jamagata invece la +preferiva sul mare, perchè se non si doveva godere +della vista del mare, allora era inutile di +fermarsi al Lido: e concluse che chi aveva paura +del raffreddore poteva ritornarsene a Venezia. +La Cecilia li lasciò bisticciare senza entrare in +<span class="pagenum"><a id="Page_144"></a>[144]</span> +mezzo: era troppo affaccendata a far capire al +cameriere che pranzavano in sette, ma che dovevano +apparecchiare per otto, perchè in compagnia +c'era un bambino, che aveva poco più di +due anni. +</p> + +<p> +Ma sul più bello, quando tutto pareva ben disposto, +eccoti Badoero che dichiara di non poter +prendere parte a quel <i>picnic</i>: non lo disse, +ma ne aveva un altro impegnato colla piccola +Emma. +</p> + +<p> +Questa notizia inaspettata turbò i calcoli e la +quiete della Cecilia e di Potapow. Per fortuna il +Conte si ricordò in tempo del cavaliere Ramolini, +il quale poco prima aveva manifestato il desiderio +di pranzare anche lui al Lido, e domandò +subito alla D'Abalà se permetteva che glielo +presentasse, e se la contessa Navaredo, che ormai +li aveva raggiunti, ne sarebbe stata contenta. +</p> + +<p> +— Si figuri, si figuri; vada subito a cercarlo: +contenta la mamma, contenta io, contenti tutti! +</p> + +<p> +Potapow andò correndo in cerca del Cavaliere. +</p> + +<p> +— Contento io, oh, no: <i>rien du tout</i> — disse +piano Jamagata alla Contessa. — Oh! per trovarmi +io contento vorrei essere senza nessuno con voi, +<i>précisément</i>; come dite in italiano?.... senza <i>nessunissimo?</i>.... +</p> + +<p> +L'Elisa, sorridendo, insegnò a Jamagata che in +italiano si poteva dire <i>soli</i>, <i>solissimi</i>, <i>affatto soli</i>, +<span class="pagenum"><a id="Page_145"></a>[145]</span> +mentre Prandino entrava sulla terrazza da una +parte e il Maggiore vi entrava dall'altra: quello, +livido, cogli occhi rossi e un muso al doppio del +naturale; il Maggiore, invece, colla cera soddisfatta +e l'occhialino in cerca dell'Elisa, asciugandosi +i capelli corti, brizzolati, con la pezzuola +bianca. +</p> + +<p> +Dopo la presentazione del Maggiore a Jamagata, +la contessa Navaredo contò che il bagnaiuolo +cercava di farle il galante e che nell'acqua +le stava sempre vicino e che voleva a +tutti i costi insegnarle a nuotare, quantunque +lei non ne avesse bisogno. +</p> + +<p> +Di solito, queste narrazioni, fatte apposta dall'Elisa +per istuzzicare un po' l'amor proprio dei +suoi adoratori, indispettivano fortemente Prandino; +ma in quel momento egli aveva già troppa +infelicità nel cuore, perchè una gocciola più una +gocciola meno lo potesse far traboccare. Invece, +cominciò a sentirsi un po' meglio quando la comitiva +si mise a tavola e la contessa Elisa volle +lui alla sinistra, mentre alla destra c'era già seduto +Jamagata. Allora toccò al Maggiore d'impermalirsi: +difatti, egli si cacciò in fondo, lontano +dagli altri, finchè Gegio, per consolarlo, gli +camminò prima sui piedi e dopo gli saltò sulle +ginocchia. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_146"></a>[146]</span> +— Perchè è andato a sedersi così in disparte, +Maggiore? — gli chiese la Cecilia. +</p> + +<p> +— Il bagno forse le ha fatto male? — gli +domandò a sua volta l'Elisa, con una punta d'ironia. +</p> + +<p> +— Ho fame — rispose il Maggiore secco secco, +per dire qualche cosa. Prandino, vedendo il +Maggiore così annuvolato, si rischiarava sempre +più. +</p> + +<p> +— Verrò io, Maggiore, a tenerle compagnia! — esclamò +la Cecilia; e, così dicendo, si alzò di +dov'era e andò a sederglisi accanto. +</p> + +<p> +Intanto, dalla porta di mezzo, si vide entrare +e avanzarsi Potapow, seguito da un signore dall'aspetto +grave, rispettabile, tutto chiuso, abbottonato +fin sotto al mento in un lungo soprabito +di <i>mezza stagione</i>. +</p> + +<p> +Questo signore era il cavaliere Ramolini, il +quale, dopo i complimenti, le proteste e i ringraziamenti +d'uso, fu messo a sedere anche lui +di fianco alla D'Abalà . +</p> + +<p> +— Domando scusa alle signore, ma vorrei mi +permettessero di rimanere coperto: questa brezza +per me è micidiale. +</p> + +<p> +— Faccia, faccia pure. +</p> + +<p> +— S'accomodi liberamente. +</p> + +<p> +— <i>Sans façons</i>. +</p> + +<p> +— <i>Couvrez-vous monsieur!</i> — e Potapow con +<span class="pagenum"><a id="Page_147"></a>[147]</span> +una mano gli alzò il braccio, perchè non esitasse +più a lungo a rimettersi in testa la tuba +grigia. +</p> + +<p> +— In riva al mare tira sempre un po' d'aria, — disse, +dopo la zuppa, il cavaliere Ramolini, il +quale parlava poco, ma in compenso, di tanto in +tanto, usciva con delle scoperte che facevano +molta impressione. +</p> + +<p> +Il pranzo fu abbastanza animato: se Jamagata +trovava tutto cattivo, Potapow, viceversa, affermava +che tutto era eccellente, e la Cecilia mangiava +anche per il Maggiore, che si faceva sempre +più ammusato a mano a mano che Prandino +diventava persino spiritoso, tutto consolato dalle +tenere amabilità che gli prodigava l'Elisa. +</p> + +<p> +Gegio non seccava nessuno perchè dormiva: +la lezione di nuoto lo aveva infiacchito. E poi, +una volta sola che osò dire alla Cecilia, indicandole +Jamagata: “Guarda, mamma, com'è rimasto +giallo anche dopo il bagno!„, si prese un +altro pizzicotto sull'orecchio, così forte, che non +fiatò più per un pezzo, finchè terminò coll'addormentarsi. +</p> + +<p> +Alle frutta, Jamagata volle che la Contessa lasciasse +a mezzo una pesca duraccina, per ammirare +la bella vista. +</p> + +<p> +Il mare aveva preso adesso, coi riflessi del tramonto, +una tinta verde chiara con delle strisce +<span class="pagenum"><a id="Page_148"></a>[148]</span> +rossicce e violacee, mentre lontano sull'orizzonte +apparivano le vele a triangolo di tre paranze, +sfacciatamente colorite d'un giallo dorato. +</p> + +<p> +— Ah, se ci fosse mio marito!.... Come sarebbe +contento! — esclamò la Cecilia, estatica. +</p> + +<p> +— La contessa d'Abalà non è mai stata a +Dieppe? — le domandò Ramolini. +</p> + +<p> +— No. +</p> + +<p> +— Oh!.... — fece il Cavaliere con un sorriso +di compassione, e poi strinse le labbra come per +indicare che là ci dovea essere del bello assai. +</p> + +<p> +— Che vuole? — soggiunse la Cecilia, quasi +scusandosi — i figli!.... — e cambiò di posto +colla seggiola, perchè a un tavolo lì vicino c'era +un signore che fumava spagnolette. +</p> + +<p> +— Già , già , — concluse Ramolini. +</p> + +<p> +Ramolini non diceva mai uno sproposito: parlava +poco, ma quel poco era per dire che il +sole di luglio è caldo, che l'aria di gennaio è +fredda e che un <i>risotto coi peoci</i> leva l'appetito: +tutte verità sacrosante. +</p> + +<p> +Quando egli era costretto a esprimere il suo +<i>debole parere</i> sulla tal persona o sulla tal'altra, +non diceva una parola, ma aveva certi sorrisi +che rovinavano una riputazione, certi atti ammirativi +che mettevano un uomo sul piedistallo. Senza +avere mai scritta una riga e avendone lette pochine, +nulladimeno pizzicava un tantino di letterato: +<span class="pagenum"><a id="Page_149"></a>[149]</span> +si faceva vedere al caffè col <i>Provveditore +agli studii</i>; ogni giorno dava una capata in biblioteca, +e s'era fatto presentare a Carducci; ma +anche in letteratura, come nel resto, aveva un +metodo di critica sicuro: parlavano, per esempio, +di Torelli o di Paolo Ferrari? egli si metteva +a sorridere e pronunciava un nome: — Augier! — C'era +discussione sulla <i>Giacinta</i> o sui +<i>Malavoglia?</i> e lui, dopo d'essere stato sempre +zitto, tornava a sorridere ed esclamava con un +sospiro: — Zola! Oh, <i>les Rougon-Macquart!</i> — Dopo +di aver osservato attentamente per un quarto +d'ora, sull'<i>Illustrazione</i>, la copia di un quadro +della scuola italiana moderna, si stringeva nelle +spalle, e: — Jèrome — esclamava — Oh, Jèrome!.... — e +buttava la rivista sul tavolino con +un moto di dispetto.... Anche Carducci, sicuro, +quantunque Ramolini lo conoscesse personalmente, +anche Carducci impallidiva dinanzi ai poeti della +Francia, perchè, già è inutile, ma per la Francia +il Cavaliere ci aveva un debole. +</p> + +<p> +Qui da noi, in Italia, dove tutti facciamo un +po' di tutto, il poeta, il droghiere, il ministro, il +pittore, il sotto-prefetto e il lustrascarpe, Ramolini, +che non aveva mai fatto nulla, per non esser +buono a far nulla, rappresentava una lodevole +eccezione, e godeva molto credito. Andavano +tutti d'accordo nel riconoscere il suo ingegno, +<span class="pagenum"><a id="Page_150"></a>[150]</span> +nel vantare la sua coltura. Quando era un +giovinotto: — Ramolini, dicevano, è un po' inerte, +ma il giorno che si metterà a lavorare, farà delle +grandi cose. — Adesso aveva cinquant'anni, era +cavaliere come gli altri, ma ancora non aveva +<i>estrinsecate</i> le proprie facoltà intellettuali che sotto +una sola forma: la <i>dimissione</i>. Ramolini si dimetteva +sempre, appena nell'ufficio pubblico, al quale +era stato eletto, avrebbe dovuto cominciare a far +qualche cosa. — Che importa ciò? — diceva il +buon pubblico — Ramolini non sarà un ingegno +<i>produttivo</i>, ma resta sempre un bell'ingegno e +<i>solido!</i> — e molte volte interpretava quelle sue +dimissioni come piccoli colpi di Stato. +</p> + +<p> +A dir corto, dacchè era venuto al mondo, egli +non faceva che tacere e curar la salute; la curava +male, però che esagerando nelle cautele e +abusando dei lenitivi, era sempre mezzo indisposto. +</p> + +<p> +Quando servirono il caffè, si levarono tutti da +tavola e si avvicinarono al parapetto della terrazza, +tranne Gegio che fu lasciato solo a dormire. +</p> + +<p> +— Bada, mamma, che il troppo stroppia! — disse +la Cecilia piano all'Elisa, indicandole il +Maggiore che aveva chiesto al cameriere l'<i>orario</i> +delle ferrovie. +</p> + +<p> +— Lascia stare, che ne so più di te! +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_151"></a>[151]</span> +L'Elisa prese il braccio di Prandino, ch'era +tanto fuori di sè dalla consolazione da lasciarsi +andare fino a parlar francese con Jamagata e con +Potapow, e si fece condurre nella sala in fondo +alla terrazza dove c'era un <i>maestro</i> che suonava +disperatamente il pianoforte. +</p> + +<p> +— Mi vuoi bene? — le domandò Prandino +pieno di buona fede. +</p> + +<p> +— Sei molto seccante!.... In tutto il giorno non +hai proprio altro da dire! +</p> + +<p> +Elisa non si fermò punto nella sala, ma ritornò +subito dov'era il rimanente della comitiva. +</p> + +<p> +Là stavano tutti persuadendo il Maggiore a +fermarsi per il <i>fresco</i>: c'era la serenata di gala +sul <i>Canal Grande</i>. +</p> + +<p> +Il Maggiore s'impuntava duro sul no, ma tutti +quei discorsi inquietavano Prandino, al quale +battea forte il cuore per la paura che il Del +Mantico, dopo tante chiacchiere, finisse col cedere +e col dire di sì. +</p> + +<p> +— Animo, da bravo, bisogna essere compiacente +colle signore! — continuava quella petulante +della Cecilia, mettendosi in saccoccia pezzi +di zucchero, per Gegio — diceva lei! — Invece +di stasera non potrebbe partire domani colla +prima corsa? +</p> + +<p> +— Ma lascialo andare, Cecilia, non insistere +così, non seccar la gente. Il Maggiore, si sa +<span class="pagenum"><a id="Page_152"></a>[152]</span> +bene, non è libero: avrà qualche <i>affare di servizio</i> +che lo obbligherà assolutamente a passare +le sue notti a Treviso!.... dunque.... non dobbiamo +essere indiscreti! — e detto tutto ciò con vivacità , +Elisa sorrise molto ironicamente. +</p> + +<p> +— Oh! per gli <i>affari di servizio</i> — rispose il +Maggiore senza guardare in faccia l'Elisa — tanto +sono in licenza e posso fare quello che più mi +accomoda. +</p> + +<p> +— Allora si resta! — replicò subito la Cecilia. +</p> + +<p> +Il Maggiore non rispose nulla: Prandino si sentì +mancare il fiato. +</p> + +<p> +— Lei, Maggiore, se vuol dire la verità , ha +qualche cosa per la testa. Andiamo andiamo, mi +dia braccio e si confidi con me. Chissà che non +siano cose che non si possano aggiustare!.... Che +ne dice, Cavaliere? +</p> + +<p> +— Mah! A una cosa sola non c'è rimedio: +alla morte. +</p> + +<p> +Jamagata a queste parole guardò l'Elisa sospirando +profondamente: Potapow si mise a ridere. +</p> + +<p> +Il Del Mantico si alzò, offerse il braccio alla +Contessina e camminarono lentamente in su e in +giù lungo la terrazza. +</p> + +<p> +Prandino li seguiva colla coda dell'occhio, inquieto, +perchè vedeva il Maggiore che gestiva +con molta animazione. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_153"></a>[153]</span> +— Troverei inutile, — disse poi all'Elisa, un +po' titubante, ma facendosi coraggio per tastare +il terreno — troverei inutile che la Contessina +dovesse insistere perchè il Maggiore si fermasse +alla serenata: tant'è, in una gondola non ci possiamo +star tutti, e però bisognerebbe dividerci. +</p> + +<p> +La Contessa, che adesso pareva molto distratta, +non rispose nulla, ma Jamagata e Potapow si +scusarono di non poter andare con lei al <i>fresco</i> +avendo già ricevuto un invito dalla principessa +di Lentz. +</p> + +<p> +Il giovinotto si faceva sempre più inquieto: i +discorsi della D'Abalà con il Del Mantico non +finivano mai, ed egli non ne potea proprio più; +tuttavia quando essa gli si avvicinò e gli disse +piano di fare i conti anche per sua madre e per +lei, Prandino non osò fiatare e correva già al +banco. +</p> + +<p> +— Conte Eriprando!.... Scusi!... Senta un momento!.... +</p> + +<p> +Prandino le tornò vicino, tutto umile e premuroso. +</p> + +<p> +— Si ricordi bene che Gegio non paga! Non +mi faccia i soliti pasticci, le solite confusioni!.... +</p> + +<p> +Mentre Prandino regolava i conti, e in quel +mentre, numerando i suoi capitali, si trovava mancante +di sette lire, senza che sapesse come e dove +le avea gettate, le nostre dame, seguite dai rispettivi +<span class="pagenum"><a id="Page_154"></a>[154]</span> +cavalieri, uscirono dallo <i>stabilimento</i> per +aspettare il <i>tramway</i>. Prandino però li raggiunse +subito, tutto in orgasmo, temendo di perdere +il posto buono; quello, si sa, vicino all'Elisa. L'Elisa +infatti, che s'era tenuto Gegio con sè, lo +mandò da sua madre; così Prandino potè sedersi +al suo fianco, tutto glorioso e trionfante. Se non +avesse avuto due spine, le sette lire che non riusciva +a trovare come le avesse spese e la faccia +del maggiore Del Mantico che, dopo le chiacchiere +colla Cecilia, parea meno scura, egli sarebbe +stato felice. E non felice solamente in +<i>tramway</i>, ma anche dopo, sul vaporetto, ritornando +a Venezia. +</p> + +<p> +L'Elisa se lo teneva vicino e gli sorrideva, accarezzandolo +con lunghe occhiate: si era tolta il +velo perchè la brezza viva della laguna glielo +portava via, e così nell'ombra il suo volto pallido, +bianco, non ci perdeva nulla neanche scoperto. +</p> + +<p> +— Fa freddo! — esclamò Ramolini, appena il +vaporetto si staccò dalla riva, cacciandosi la +tuba sulle orecchie e stringendosi attorno il soprabito. +</p> + +<p> +Jamagata disse di no, che non faceva freddo: +Potapow allora si abbottonò l'abito in fretta e +si legò un fazzoletto attorno il collo per ripararsi +la gola. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_155"></a>[155]</span> +Il cielo, di una trasparenza leggerissima verso +il mare, dall'altra parte, sopra Venezia, era sparso, +attraversato da nuvolacci neri, minacciosi, rotti +giù basso, dietro ai monti, da una fascia rossa +di fuoco. Intanto +</p> + +<div class="poem"> +<p> +“a poco a poco.... la notte era discesa„ +</p> +</div> + +<p> +e mentre le isolette della laguna qua e là fra le +ombre apparivano scure, silenziose come fantasmi, +Venezia gaia, rilucente, splendeva nel fondo, +colla sua lunga riva illuminata. +</p> + +<p> +— Ci sarebbe pericolo, Cavaliere, che ci piova +sopra al <i>fresco</i> di stasera? +</p> + +<p> +— Mah! — rispose Ramolini guardando per +aria. — Mah!.... +</p> + +<p> +— <i>Oh! madame la comtesse!.... Oh! la belle +vue!</i>.... — esclamò Jamagata, rapito in estasi, +mentre indicava Venezia all'Elisa. +</p> + +<p> +Tutti s'erano levati in piedi, rivolti verso Venezia, +esprimendo ognuno alla sua maniera, tranne, +s'intende, il cavaliere Ramolini, la propria ammirazione. +</p> + +<p> +— Finalmente! — esclamò Prandino, tutto a +un tratto, mentre il vaporetto, facendo il giro +della laguna, per fermarsi allo sbarco, passava +lento dinanzi alla piazzetta illuminata — finalmente! +adesso mi ricordo! +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_156"></a>[156]</span> +— Che cosa, Conte? — gli domandò piano +l'Elisa. +</p> + +<p> +— Nulla, nulla, — fece l'altro, rimettendosi. +</p> + +<p> +S'era ricordato allora come aveva spese le +sette lire; e però, liberato da quel peso, potè +commoversi anche lui dinanzi alle meraviglie +della riva incantata. +</p> + +<p> +Appena discesi a terra, cominciarono i saluti, +i ringraziamenti e le espressioni del piacere reciproco +per la fatta conoscenza. +</p> + +<p> +— E il Badoero? — domandò Prandino — non +s'è più visto? +</p> + +<p> +Il Badoero era rimasto a teatro, al Lido. Tutti +notarono allora ch'egli si era dileguato in una +maniera poco cortese. +</p> + +<p> +— Almeno si fosse degnato di salutarci! — brontolò +la Cecilia. +</p> + +<p> +Prandino tentò difenderlo, ma le sue parole +furono accolte dalla disapprovazione generale. +</p> + +<p> +— Gioventù, — disse Ramolini, sorridendo con +uno di quei sorrisi che levavano la pelle. +</p> + +<p> +Il Cavaliere aveva accettato di seguire il <i>fresco</i> +anche lui, in gondola colle signore. Soli Potapow +e Jamagata abbandonarono la comitiva, e +tutti e due, per punizione, dovettero ricevere un +bacio da Gegio, che aveva la faccia tutta sudicia +e ancora assonnata. +</p> + +<p> +Prima però di allontanarsi, Jamagata, stringendo +<span class="pagenum"><a id="Page_157"></a>[157]</span> +la mano all'Elisa, le confidò che si sentiva +molto <i>malheureux</i>, per doverla lasciare, e Potapow +regalò un ultimo buon consiglio alla Cecilia: +di offrire ai gondolieri la metà di quello che +avrebbero domandato di noleggio per la sera. +</p> + +<p> +Difatti, questo gran contratto non fu concluso +tanto presto. Il conte Ariberti dovette andare +innanzi e indietro almeno una mezza dozzina di +volte; finalmente si combinò per sei lire, non +compresa la mancia. +</p> + +<p> +— È caro, non è vero? — domandò la Cecilia +al Ramolini. +</p> + +<p> +— Sì.... e no. +</p> + +<p> +Quando l'Elisa fu seduta sul <i>trasto</i> colla figlia, +vedendo che il Maggiore si disponeva a imbarcarsi: +</p> + +<p> +— Come! Non parte più Del Mantico? — gli +domandò, sempre sorridendo con ironia: ma però, +questa volta, con un'ironia molto più dolce. +</p> + +<p> +— Partirò colla corsa delle undici! — e il +Maggiore guardò la Cecilia, che sorrise anche lei. +</p> + +<p> +— Per le undici, sa, Maggiore, non saremo a +terra di sicuro, — avvertì Prandino, che sperava +ancora. +</p> + +<p> +— Ebbene, vuol dire che non partirò. +</p> + +<p> +Questa risposta fu detta con un tono così +asciutto che Prandino non fiatò più; invece, senza +far complimenti, scese in gondola prima del Maggiore +<span class="pagenum"><a id="Page_158"></a>[158]</span> +e andò a sedersi sulla panchettina accanto +all'Elisa. Ma un gondoliere lo fece subito alzare +e gli cambiò posto, per regolare il peso della +gondola e destinò proprio il Del Mantico a seder +vicino all'Elisa. +</p> + +<p> +Le cose tornavano a prendere una cattiva piega +per il povero Prandino!.... +</p> + +<p> +Appena che la gondola si mosse, la Cecilia, +vedendo che ci sarebbe stato un posto disponibile +perchè Gegio poteva mettersi benissimo fra +le ginocchia dell'Ariberti, ripigliò una seconda +sfuriata contro il Badoero. Se c'era Badoero, è +naturale, avrebbe pagata anche lui la sua parte +e la spesa sarebbe stata minore. E poi la Cecilia, +che non vedea Prandino di buon occhio, si godeva +tormentandolo anche a proposito di quel +suo cugino ch'egli aveva dipinto e magnificato +come se fosse un Baiardo redivivo. +</p> + +<p> +L'Elisa, invece, taceva sempre: aveva troppa +dignità di sè stessa per curarsi lei di chi si mostrava +poco sollecito delle sue grazie. +</p> + +<p> +— E tutto questo, per chi poi?.... per una <i>figurante</i> +di terz'ordine!.... +</p> + +<p> +— Mamma, che cosa sono le <i>figuranti</i>? — domandò +Gegio. +</p> + +<p> +Prandino taceva, tutto avvilito e mortificato. +</p> + +<p> +— Dormi adesso; non seccare! Ancora — continuò +la Cecilia — ancora capirei se si fosse impegnato, +<span class="pagenum"><a id="Page_159"></a>[159]</span> +come il Commendatore e il conte Potapow +colla principessa di Lentz!.... +</p> + +<p> +A questo nome il Ramolini sorrise col suo +ghigno demolitore. +</p> + +<p> +— Come?.... Non è forse vero che il Conte e +Jamagata avevano ricevuto un invito per questa +sera dalla Principessa?.... +</p> + +<p> +Ramolini chinò il capo affermativamente. +</p> + +<p> +— Dunque? +</p> + +<p> +— L'ultima principessa di Lentz è morta a +Vienna nel 1869. +</p> + +<p> +— Ma allora, questa qui di Venezia?.... +</p> + +<p> +— Questa signora che si lascia dare della principessa +a tutto pasto è la vedova del capitano +Krauss: l'aiutante o il segretario, che so io, di +un principe di Lentz qualunque, il qual principe, +morto senza figli, riconobbe appunto per suo +erede il capitano Krauss, che oltre alla roba si +prese, abusivamente, anche il nome ed il titolo. +</p> + +<p> +— Oh, guarda un po'!.... +</p> + +<p> +— Non è dunque vero che suo padre abbia +regnato? — domandò Prandino col tono dolente +di chi vede dileguarsi una gran bella illusione. +</p> + +<p> +— Mah! vattel'a pesca!.... Secondo chi sarà +stato suo padre. +</p> + +<p> +— E allora perchè Badoero e tutti gli altri la +chiamano principessa?.. continuò la Cecilia +con dispetto. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_160"></a>[160]</span> +— Perchè qui a Venezia ci trovano gusto. A +Parigi, invece, madama Krauss ha fatto di tutto +pur di piantarvi radice, ma non vi ha mai potuto +attecchire. Mah!.... la <i>società </i> parigina!.... <i>le faubourg +Saint-Germain!</i>.... +</p> + +<p> +— Prima d'entrarci là dentro!.... — fece l'Ariberti +sgranando gli occhi, che proprio gli pareva +d'esservi nato. +</p> + +<p> +— Ci vuol altro!.... — continuò il Ramolini. — I +francesi non somigliano punto ai nostri giovinotti +che corrono attorno ai forestieri come i +servitori di piazza, e tanto più si affannano quanto +più ci vengono da lontano. A Parigi?.... Che!.... +Bisogna vedere!.... Ma già , Parigi.... è la capitale +della Francia!.... +</p> + +<p> +— C'è stato molto tempo a Parigi, Cavaliere? — gli +domandò l'Elisa. +</p> + +<p> +— No. Non ci sono mai stato. Però faccio conto +d'andarci.... prima di morire. +</p> + +<p> +La gondola, mentre si facevano tutte queste +chiacchiere, s'era internata, sempre in mezzo al +buio, passando da un rio in un altro, finchè, dopo +un lungo tragitto, si trovò quasi all'improvviso +nel <i>Canal Grande</i>, vicino al <i>Ponte di Rialto</i>. +</p> + +<p> +— Ah! — esclamarono allora tutti quei della +gondola e, da sdraiati, si rizzarono a sedere per +goder meglio lo spettacolo: però, dopo quel grido +di meraviglia, non dissero più una sola parola: +rimasero là muti a guardare. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_161"></a>[161]</span> +Ramolini solo non si commosse; invece si coprì +le ginocchia con uno scialletto che gli aveva prestato +apposta la Cecilia. +</p> + +<p> +Il <i>Ponte di Rialto</i>, dal quale si vedea sporgere +gremita una folla di teste, era così bianco, rischiarato +dalla luce elettrica, da sembrar quasi trasparente. +Lungo il <i>Canal Grande</i>, tutto pieno, +tutto coperto di gondole, le case colle finestre e +i balconi illuminati, uscivano dall'ombra, scure, +fosche, sotto il cielo chiaro e diffuso; e qua e là , +fra le colonne dei gotici palagi, bruciava a sprazzi +come un incendio, la luce rossa del bengala. Intanto +dalla <i>galleggiante</i>, elegantissima pagoda +adorna di vive fiammelle e di palloncini di vetro +a colori, si spandeva nel vasto silenzio, la voce +di due donne, lenta, squillante. +</p> + +<p> +Era la serenata del <i>Sabba Classico</i>: +</p> + +<div class="poem"> +<p><i>La luna immobile,</i></p> +<p><i>Inonda l'etere</i></p> +<p><i>D'un raggio pallido.</i></p> +</div> + +<p> +Tutte le gondole stipate, a ridosso le une delle +altre, erano ferme, immobili: soltanto l'altalena +lenta dell'acqua le movea appena come un largo +respiro. Le donne avvolte nei veli, sdraiate sui +cuscini, avean la bocca semiaperta, l'occhio socchiuso. +I gondolieri in piedi, ritti, a capo scoperto. +<span class="pagenum"><a id="Page_162"></a>[162]</span> +Tutta quella immensa folla ascoltava muta, +quasi assopita da un'onda dolcissima, voluttuosa. +</p> + +<p> +E la canzone continuava: +</p> + +<div class="poem"> +<div class="stanza"> +<p class="i2"> <i>Doridi e silfidi</i></p> +<p class="i2"> <i>Cigni e nereidi,</i></p> +<p class="i2"> <i>Vogan sull'alighe.</i></p> +</div> + +<div class="stanza"> +<p><i>L'aura è serena — la luna è piena — l'onda beata!</i></p> +<p><i>Canta, o sirena! — canta, o sirena! — la serenata!</i></p> +</div> +</div> + +<p> +— Oh! se ci fosse qui mio marito! — tornò +a sospirare la Cecilia, mentre il Maggiore stringeva, +sotto lo scialle, la manina grassoccia dell'Elisa +che, trasportata in estasi anche lei, lo +lasciava fare. +</p> + +<p> +Il Ramolini, per questa volta, non sorrise e +non citò Gounod; Gegio si era riaddormentato, e +Prandino, povero ragazzo, guardava teneramente +l'Elisa e sognava.... a occhi aperti. +</p> + +<p> +Però, quando le gondole si mossero tutte in +una volta, spingendosi e urtandosi insieme, Prandino, +che si trovava là per la prima volta, in +mezzo a quel tramenìo, cominciò a sentirsi intorno +qualche vaga inquietudine e stava attento +ai gondolieri che, adesso, affaccendati co' remi, +bisbigliavan fra di loro a voce sommessa, ma vibrata: +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_163"></a>[163]</span> +— <i>Zo quela pope!</i> +</p> + +<p> +— <i>Me tegno stagando!</i> +</p> + +<p> +— <i>Ocio el fero!</i> +</p> + +<p> +— <i>Cassève soto!</i> +</p> + +<p> +— <i>Ocio el fero, go dito!</i> +</p> + +<p> +— <i>Varé..., varé che vago avanti</i>. +</p> + +<p> +— Non è mai accaduto — chiese Prandino al +Cavaliere, dandosi l'aria di fare una domanda +indifferente, tanto per dir qualche cosa — non è +mai accaduto che in queste serenate, qualche gondola +restasse schiacciata? +</p> + +<p> +Ramolini si strinse nelle spalle per indicare +che non ne sapeva nulla. +</p> + +<p> +— Però.... potrebbe accadere!.... +</p> + +<p> +— Sicuro. +</p> + +<p> +— E se si va giù in acqua, con tutta questa +distesa di gondole, non si torna più a galla? +</p> + +<p> +— Certo. +</p> + +<p> +Le risposte laconiche del Ramolini, non erano +già per sè stesse quelle che più lo potessero tranquillare. +Nulladimeno Prandino tentava di tutto +per non lasciarsi scorgere e vedendo che il Maggiore +rimaneva impassibile, anche lui si sforzava +di mostrarsi disinvolto e di sorridere; però sorridendo, +faceva la bocca storta. +</p> + +<p> +Ma capitò un altro incidente ad accrescere le +sue paure. Mentre la <i>galleggiante</i> si allontanava +trascinata sull'acqua, da quel cielo così bianchiccio +<span class="pagenum"><a id="Page_164"></a>[164]</span> +cominciarono qua e là a cader giù grossi +goccioloni. +</p> + +<p> +— L'ho detto io, che doveva piovere! — strillò +la Cecilia — ma a me, è inutile, nessuno vuol +dar retta, e adesso roviniamo tutta la roba! — e +ciò detto si slacciò il cappello e se lo levò: — era +nuovo — e in fretta se lo mise sotto la mantiglia. +</p> + +<p> +— Ma se si vedono le stelle! — Prandino non +ne indovinava una. +</p> + +<p> +— Meglio per lei, se le vede. Questa, intanto, +è acqua che viene!.... +</p> + +<p> +Il Cavaliere aprì un ombrellino, ma invece di +prender sotto la Cecilia, lo tenne tutto per sè. Il +Maggiore, più galante, e piegandosi un po' a destra +e un po' a sinistra, chè sulla panchettina +della gondola cominciava a trovarsi maluccio, +teneva coperta l'Elisa. Gegio era stato cacciato +da sua madre sotto le gambe dell'Ariberti, al +quale, così, non rimanea da far altro che lasciar +piovere e pigliarsela tutta. +</p> + +<p> +I goccioloni si fecero presto più fitti, più minuti, +finchè l'acqua venne giù proprio a dirotto. +Allora in quella ressa di gondole era un continuo +muoversi, uno spiegarsi confuso di scialli, +di fazzoletti, di ombrellini, un tramestìo disordinato, +un chiasso assordante di grida, di strilli +e di risa, mentre invece quelli delle finestre se +<span class="pagenum"><a id="Page_165"></a>[165]</span> +la godevano allegramente al nuovo spettacolo e +batteano le mani. +</p> + +<p> +Prandino, fradicio, era tutt'occhi e tutt'orecchi, +attento ai gondolieri che lavoravan di remi, +rossi in viso, grondanti d'acqua e di sudore, vociando +e sbraitando a più non posso. +</p> + +<p> +— <i>Scia!</i> +</p> + +<p> +— <i>Scié!</i> +</p> + +<p> +— <i>De zo le pope!</i> +</p> + +<p> +— Che sia questa la volta che si va sott'acqua? — tornò +a domandare Prandino al Cavaliere. +</p> + +<p> +— Ci siamo già , mi pare. +</p> + +<p> +L'Elisa rideva e strillava, fremendo con iscatti +che avrebbero voluto imitar quelli di una bambina +impaurita. Il Maggiore, tutto indolenzito, +tentava di allungare le gambe, ma non ci riusciva. +Gegio, pacifico, si asciugava il naso nei +calzoni di Prandino mentre sua madre brontolava +che dei <i>freschi</i> ne aveva avuto abbastanza, e che +non ce la piglierebbero più, per tutta la vita. +</p> + +<p> +Le gondole continuavano a urtarsi, ma avanzavano +stentatamente. +</p> + +<p> +— <i>Dè una vogada de manco, che me casso soto!</i> — gridava +il barcaiolo di prora della gondola di +Prandino, ad un altro, ch'era in un'altra gondola +lì vicina. +</p> + +<p> +— <i>Stè indrio vu, che go pressa!</i> +</p> + +<p> +— <i>E alora voghè, movéve!</i> +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_166"></a>[166]</span> +— <i>Fogo in mà nega, paron? Arè che furie!</i> +</p> + +<p> +— <i>Andè a sciosi, andè!</i> +</p> + +<p> +A questo punto le due gondole sbacchiarono, +urtandosi, con un tonfo sordo di legno; ma quella +di Prandino rimase indietro: +</p> + +<p> +— <i>Andè a vogar in peata, andè!</i> +</p> + +<p> +— <i>Va là , moscardin, va là !</i> +</p> + +<p> +Il gondoliere di Prandino, a tali parole s'infuriò +che parea matto, e senza badare alle raccomandazioni +del Maggiore, alzò il remo gridando +a voce squarciata: <i>Regatante dal loffio! Te cucarò +doman, te cucarò!</i> +</p> + +<p> +— Si bastonano! Si accoppano! — esclamò +Prandino tirandosi indietro, vedendo i remi levati, +senza badare che le due gondole s'erano +un po' allontanate. Anche le signore si mostravano +inquiete. Del Mantico stava serio e attento. +Soltanto il Ramolini sorrideva, dondolando la +testa. +</p> + +<p> +— <i>Te storzarò el colo, mi!</i> +</p> + +<p> +— <i>Va là , moscardin, va là !</i> +</p> + +<p> +— <i>Te stagnarò el sangue dal naso!</i>.... +</p> + +<p> +Le gondole non si urtavano più; a poco a poco +sgusciaron via leste, spedite. La <i>galleggiante</i> coi +lumi spenti, o quasi, entrava al largo, nella laguna; +e il cielo, dopo quella burletta, s'era fatto +d'una trasparenza lucente. +</p> + +<p> +— <i>Va là , moscardin, va là !</i>.... — continuava +<span class="pagenum"><a id="Page_167"></a>[167]</span> +l'altro a gridare da lontano colla solita cantilena, +ironica e inquietante; ma il nostro gondoliere +adesso non gli badava più e sorrideva strizzando +l'occhio al compagno di <i>pope</i>, che non aveva mai +aperto bocca durante tutta la bega. +</p> + +<p> +— Sempre così! — disse il Ramolini, mostrando +il suo disprezzo o il suo malcontento perchè non +si erano per lo meno accoppati. — Succede sempre +così! +</p> + +<p> +Appena la gondola si avvicinò alla riva, prima +ancora che il <i>ganzèr</i> curvo, col cappello in mano, +la tenesse ben ferma coll'uncino, il Maggiore +saltò giù, prestamente, sugli scalini, per quanto +glielo permettevano le gambe indolenzite. Allora +le allungò, le distese con un sospiro di sollievo, +e poi offrì il braccio all'Elisa, e si allontanarono +insieme verso la piazza. Prandino avrebbe voluto +seguirli, ma a un cenno imperativo della Cecilia +si fermò per pagare il noleggio della gondola. +Quando se ne sbrigò e raggiunse il resto della +compagnia, la Cecilia con Ramolini e Gegio, lo +aspettava ferma, un po' discosta dalla “mamma„ +che tirava dritto, lentamente, appoggiata tutta +addosso al Maggiore. +</p> + +<p> +— Quanto ha pagato?.... +</p> + +<p> +— Volevano sette lire.... +</p> + +<p> +— Perchè lei non è bravo di contrattare!.... +</p> + +<p> +— Ma non ne ho dato altro che sei e mezzo!.... +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_168"></a>[168]</span> +Il Ramolini s'accomiatò sotto l'<i>Orologio</i>; voleva +fermarsi al caffè <i>Quadri</i> a bere qualche cosa di +molto caldo; gli altri, passo passo, si avviarono +verso l'albergo. Prandino, che adesso non avea più +paura di affogare, tornò daccapo ad esser molto +turbato dalla presenza del Maggiore: — Dunque +non anderà a Treviso altro che domattina?.... E +quella stupida d'Elisa perchè si mette a far la +smorfiosa con lui?... E la Cecilia, brutta strega! +perchè non lo ha lasciato partire? +</p> + +<p> +Sulla porta della <i>Gondola d'oro</i> si fermarono in +crocchio, ma Prandino, col cuore che gli batteva +forte, notava che il Maggiore non si risolveva +mai ad accomiatarsi. Chiacchierava a bassa voce +coll'Elisa, rideva, scherzava con lei e non si +moveva. +</p> + +<p> +— Conte Eriprando, ho sete, — cominciò Gegio, +con voce piagnolosa. +</p> + +<p> +— Berrai domattina. Adesso si va a dormire; — gli +rispose seccamente la Cecilia. +</p> + +<p> +A questa antifona della figlia, la Contessa, che +l'aveva capita, chiese al Maggiore, con un certo +garbo malizioso, se, adunque, aveva risoluto di +fermarsi o di partire. +</p> + +<p> +— Partirò.... domani. +</p> + +<p> +E il Del Mantico sorrise in un modo tutto +particolare e pieno di sottintesi. +</p> + +<p> +— Oh! finalmente! tanto ci voleva! — esclamò +<span class="pagenum"><a id="Page_169"></a>[169]</span> +la D'Abalà , mentre guardava brontolando, se +l'acqua avesse lasciato macchia sul vestito. +</p> + +<p> +— Ma.... — Prandino parlava a stento e colla +voce malferma. — Ma.... il nostro albergo deve +essere tutto pieno.... +</p> + +<p> +— Ho telegrafato da Treviso perchè mi tenessero +pronta una camera. +</p> + +<p> +Allora entrarono dal portiere, per vedere se il +telegramma era giunto in tempo. +</p> + +<p> +— Mi avete tenuto una stanza? — chiese il +Maggiore al portiere che sonnecchiava. +</p> + +<p> +— Il numero 43, signor Marchese! +</p> + +<p> +Il portiere, secondo il solito, non si mosse, ma +si toccò il berretto colla mano. +</p> + +<p> +Quando fu arrivato su in cima, al numero <i>ottantasei</i>, +Prandino non ne poteva proprio più; si +sentiva soffocare, e buttandosi smaniando sul +letto, pensò allora che sarebbe stato meglio se la +gondola fosse calata a fondo con lui dentro! Oh! +sì; molto meglio sarebbe stato! Almeno, a quell'ora, +egli avrebbe finito di soffrire. +</p> +</div> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_170"></a>[170]</span> +</p> + +<h2><a id="capX"></a> +CAPITOLO X. +</h2> + +<p> +Quella notte, il conte Eriprando degli Ariberti +stentò molto a prender sonno e, anche dopo, +dormì poco e male. Si svegliò che albeggiava appena, +nè potè più riaddormentarsi. In quella cameretta +soffocava. Si alzò, si vestì a malincuore, +sospirando nel lavarsi, sospirando nell'infilare i +pantaloni, e annodandosi la cravatta con una +stretta rabbiosa. +</p> + +<p> +Tant'è, per lui era cosa già risoluta: se la contessa +lo tradiva col numero 43, egli non avrebbe +più voluto tirarla innanzi. +</p> + +<p> +Che cosa avrebbe fatto? — Uno sproposito +avrebbe fatto, ma dopo, almeno, la sarebbe +finita. +</p> + +<p> +Povera mamma Orsolina!... Non ci pensava +Prandino, in quel momento. +</p> + +<p> +Uscì dalla <i>Gondola d'oro</i> ch'erano sonate appena +le sette, e andò a passeggiare per un pezzo, +così dinoccolato, colla faccia smorta, gli occhi +gonfi e una folla di brutti pensieri che gli girava +per la testa. Soffriva; soffriva davvero. Nel +<span class="pagenum"><a id="Page_171"></a>[171]</span> +suo cuore esacerbato c'erano due odii, anzi tre; +odiava la Cecilia, odiava il Maggiore, odiava +adesso anche l'Elisa: la Cecilia però sopra ogni +altro era il suo tormento più grave; era giunto +anzi quasi a figurarsi l'Elisa come una vittima, +forse troppo debole, di sua figlia, ma tuttavia +sempre una vittima, che si sacrificava per lei. +Quando tutto a un tratto (passeggiava allora +sotto le <i>Procuratie</i>) sentì chiamarsi per nome da +una vociaccia che lo fece trasalire: era il Maggiore +che usciva da <i>Galli</i>, il parrucchiere. +</p> + +<p> +Prandino si volse e tornò indietro qualche +passo per venire incontro a Del Mantico. Ebbe +il coraggio di stendergli la mano, si sforzò di far +la bocca ridente; ma lì, su due piedi, non fu +buono di dire una parola: la voce gli si strozzava +nella gola. +</p> + +<p> +— Come mai la si vede in piedi così per tempo, +caro Conte? +</p> + +<p> +— È il caldo! +</p> + +<p> +— Col caldo, difatti, si dorme male. +</p> + +<p> +— Ma.... anche lei, signor Marchese, è molto.... +è molto <i>mattutino</i>! +</p> + +<p> +L'Ariberti avrebbe voluto dire <i>mattiniero</i>. Ma +bisogna compatirlo; era l'emozione che gli faceva +pigliare dei granchi. +</p> + +<p> +— Io sono solito ad alzarmi presto. A Treviso +sono in quartiere prima delle cinque, estate e +inverno. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_172"></a>[172]</span> +— Per bacco! +</p> + +<p> +Il Maggiore si mostrava cortese, affabilissimo +con Prandino; ma questi certo sarebbe stato più +contento se lo avesse trovato burbero e musone, +com'era stato il giorno prima al Lido. Bisognava +proprio che i suoi affari gli andassero bene, per +essere così di buon umore. +</p> + +<p> +— E oggi, — domandò poi, improvvisamente, +prendendosi l'Ariberti a braccetto, — che cosa +ne faremo oggi delle <i>nostre</i> signore! +</p> + +<p> +Nostre? Adagio Biagio! — pensava Prandino. — A +te lascerò la Cecilia e, se vuoi, anche Gegio +per giunta. +</p> + +<p> +— Che cosa ne faremo? +</p> + +<p> +— Mah! Bisognerà sentire la contessa Navaredo +e la contessina D'Abalà ! — rispose Ariberti, +con aria diplomatica. +</p> + +<p> +— Già , m'immagino che vorranno ritornare al +Lido? +</p> + +<p> +— Sicuro: sono venute a Venezia per i bagni. +</p> + +<p> +— E ci fermeremo là anche oggi, a pranzo? +</p> + +<p> +Ma dunque non parte più! — pensò Prandino, +e non ebbe lena di rispondere nulla. +</p> + +<p> +— Si mangia così male, al Lido! — continuò +il Del Mantico. +</p> + +<p> +— Oh! il mangiare... è l'ultima cosa! — esclamò +l'altro, sospirando profondamente. +</p> + +<p> +— Certo; quando però non si abbia appetito! +<span class="pagenum"><a id="Page_173"></a>[173]</span> +E anche oggi ci dovremo digerire la compagnia +di Potapow e del Giapponese? +</p> + +<p> +— Lo temo. +</p> + +<p> +— Mi sono cordialmente antipatici tutti e due! +</p> + +<p> +— Anche a me! +</p> + +<p> +Questa volta, forse fu la prima e rimase forse +anche l'ultima, il conte degli Ariberti e il marchese +Del Mantico andavano sinceramente d'accordo. +</p> + +<p> +— Oh! To! to! Guarda chi si vede, a quest'ora! +La contessa Elisa! +</p> + +<p> +Prandino si sentì battere il cuore con violenza, +e diventò rosso come un gambero. +</p> + +<p> +La contessa Elisa, elegante, profumata, col suo +velo caffè attorno alla faccia, si avvicinava, sorridendo, +inchinandosi scherzosamente; non molto +però, chè si poteva muovere appena, tanto s'era +stretta nell'abito, per parere meno grassa. +</p> + +<p> +All'Ariberti, quella mattina, l'Elisa parve ancora +più bella, ancora più cara del solito; vedendola +appena, sentì in un attimo dileguare l'odio +e ritornare tutto l'amore. +</p> + +<p> +Ella gli sorrise graziosamente, e lui provò un +grande bisogno di trovarsi solo con lei, per parlarle +col cuore in mano, colle lagrime agli occhi, +per iscongiurarla di non amare il Maggiore, chè +l'avrebbe reso infelice, per contarle che aveva +passata una notte d'inferno e che aveva voluto +<span class="pagenum"><a id="Page_174"></a>[174]</span> +morire, per dirle, insomma, che le voleva bene e +che le perdonava!... +</p> + +<p> +— Sola, Contessa? +</p> + +<p> +— Affatto sola, Maggiore! +</p> + +<p> +— Come mai?... +</p> + +<p> +— Sono scappata via! — e così dicendo fece +una mossetta co' fianchi, come di fanciulla che +fosse fuggita di collegio. +</p> + +<p> +— Ma, e la contessina Cecilia, dov'è? +</p> + +<p> +— Via, via, Maggiore, non pensi male. Non +ho nessuna idea di ribellione. Eccola là , la mia +guardiana! — e, alzando l'ombrellino, indicò fuori +dalle colonne la D'Abalà , rossa, scalmanata, in +quello stato! che inseguiva Gegio gridando forte, +mentre il monello le scappava dinanzi in mezzo +alla piazza, per correr dietro ai colombi. +</p> + +<p> +Per quanto tentasse tutti i modi e cercasse +tutti i pretesti, il conte degli Ariberti non potè +restare solo colla contessa Navaredo altro che al +Lido, alla sfuggita, sulla terrazza. La Cecilia si +era allontanata per far preparare il camerino alla +mamma, e il Maggiore era andato nel suo a spogliarsi. +Ma però, anche allora, messo tutto in +orgasmo, forse per averlo aspettato e desiderato +troppo quel colloquio da solo a sola, non trovò +nè modo, nè agio di dirle nulla. Solamente le +domandò, come una grazia, che non uscisse al +largo a nuotare: sarebbe stato troppo infelice, se +avesse veduto il Maggiore tenerle dietro. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_175"></a>[175]</span> +Bisogna sapere che al conte degli Ariberti non +era concesso quel giorno di fare il bagno, per +quanto ne potesse aver desiderio; chè gli era +stato proibito dalla D'Abalà , la quale gli aveva +imposto di tener d'occhio Gegio fino a tanto che +ella rimanea colla mamma per aiutarla a spogliarsi +e a vestirsi. +</p> + +<p> +L'Elisa, dopo che Prandino le ebbe chiesta +grazia, non gli rispose ne sì, nè no; ma gli sorrise +in un modo che il fanciullone interpretò +come assenso. +</p> + +<p> +— Dunque sì?... me lo giuri?... +</p> + +<p> +L'Elisa cominciò a guardarlo, ma si fe' seria e +cominciò a sospirare. +</p> + +<p> +— Perchè ti sei fatta così triste? +</p> + +<p> +— Nulla, sai, non ho nulla: non mi sento a +modo mio. Ma il bagno mi farà bene, servirà a +scuotermi un po'! +</p> + +<p> +— Devo parlarti. Ricordati che dopo il bagno +ti aspetto fuori: verso la <i>Favorita</i>. Voglio restar +solo con te. +</p> + +<p> +— Vedrò se mi sarà possibile.... +</p> + +<p> +— No, se sarà .... deve essere possibile, perchè +lo voglio. +</p> + +<p> +— Ah! bambino mio! Se si potesse far sempre +quello che si vuole, che paradiso sarebbe! — E +l'Elisa sospirò di nuovo. Poi, come abbandonandosi +a un'improvvisa risoluzione — addio, — gli +disse, — vado a spogliarmi. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_176"></a>[176]</span> +— Ti accompagno.... +</p> + +<p> +— No.... resta sulla terrazza.... è meglio evitare +i commenti. +</p> + +<p> +— Buon bagno, Contessa! — esclamò Prandino, +salutandola ad alta voce. +</p> + +<p> +— <i>Au plaisir de vous revoir</i>, caro Conte! — rispose +l'Elisa con un tono che attirò l'attenzione +dei vicini, e poi lentamente si avviò verso il +compartimento delle signore. +</p> + +<p> +Anche quel giorno la contessa Navaredo era +stata molto affettuosa col conte Eriprando; ma +però, in fondo alle sue moine c'era qualche cosa +di triste che avrebbe dovuto mettere Prandino +in sull'avviso. Col Maggiore, invece, l'Elisa non +parlò quasi mai: tuttavia era affatto sparita dal +suo sorriso ogni tinta ironica e ogni apparenza +di sfida. +</p> + +<p> +Adesso lo sfuggiva cogli occhi e li abbassava +subito appena il Maggiore si metteva a fissarla +coll'occhialino: voleva mostrarsi timida con una +soggezione non priva di verecondia, quantunque, +così striminzita com'era entro l'abito, non si potesse +abbandonare ai molli e ai languidi atteggiamenti +che le erano abituali. +</p> + +<p> +Durante il tragitto sulla laguna, in vaporetto, +si sedettero vicini mesti e taciturni. +</p> + +<p> +Come già aveva annunciato Badoero il giorno +prima, il vaporetto era meno affollato, le conversazioni +<span class="pagenum"><a id="Page_177"></a>[177]</span> +tutte più intime o più sommesse; non si +udivano risa, ma si vedevano soltanto sorrisi. +Badoero salutò da lontano le <i>Contesse di Vicenza</i>. +Era tutto sussiego al fianco della principessa di +Lentz, una vecchia alta, secca, arcigna, vestita +di nero, che salutava appena con un cenno breve +del capo, senza dar la mano a nessuno e rimanendo +quasi sempre in piedi, come se là , sul democratico +vaporetto, ci stesse a regnare, a ricevere +suppliche e a dispensare grazie. +</p> + +<p> +L'Elisa la guardava con invidia, la D'Abalà +con dispetto, mentre il conte degli Ariberti allungava +il collo per farsi vedere da Badoero, +sperando che lo chiamasse vicino per presentarlo +alla Principessa. Ma Badoero dritto, serio, contegnoso, +gongolante in cuor suo d'essere veduto +da tutti vicino alla vecchia dama, non guardava +nessuno, nemmeno la piccola Emma, che faceva +il chiasso con alcuni ufficiali d'artiglieria. Egli +dimostrava tutta la gravità nobile e a un tempo +superba d'un ciambellano che si trova alla presenza +di Sua Maestà . +</p> + +<p> +Quando salirono sulla coperta Jamagata e Potapow, +le Navaredo si consolarono tutte e due +sperando anche loro di mettere su un po' di corte: +l'Elisa salutò con un'occhiata tenerissima il Commendatore, +e madre e figlia — Complimenti!.. +Complimenti! — esclamarono ad alta voce, e la +<span class="pagenum"><a id="Page_178"></a>[178]</span> +Cecilia si tirò da parte sul cuscino, quello solito +collo stemma di casa, per fare un po' di posto ai +nuovi amici; ma Potapow e Jamagata si degnarono +appena di un <i>bonjour</i>, <i>mes dames</i>, corto e distratto, +e poi filarono via per andare ad inchinarsi <i>ai piedi +del trono</i>, come disse il Maggiore, con una frase che +fu trovata felicissima dalle Contesse di Vicenza. +</p> + +<p> +Fortunatamente a rialzare un po' il loro umore, +capitò grave e solenne il cavaliere Ramolini. +Aveva il soprabito gettato sul braccio, perchè il +termometro, al sole, segnava 30° Réaumur. Ramolini +sorrise stringendosi nelle spalle, finchè +la Cecilia tirava giù delle impertinenze a proposito +di quella <i>ridicola</i> madama Krauss; ma poi +annunciò con mestizia che quel giorno temeva +di non poter fare il bagno: soffiava un po' d'aria. +Già era sempre così: Ramolini capitava al Lido +ogni giorno: ma appena era imbarcato sul vaporetto +cominciava ad esprimere dubbi, e quando +poi era giunto sulla terrazza, non trovava mai +che la temperatura fosse abbastanza buona, e il +tempo abbastanza sicuro, per arrischiare di tuffarsi +nell'acqua. +</p> + +<p> +— Chi lo piglia il raffreddore, se lo tiene! — rispondeva +invariabilmente a chi giudicasse esagerata +quella prudenza. +</p> + +<p> +Quando la contessa Navaredo lasciò Eriprando +per andare a fare il bagno, Gegio cominciò subito +<span class="pagenum"><a id="Page_179"></a>[179]</span> +a sentirsi male alla gola, cosicchè l'altro, +per vedere di guarirlo, si determinò a fargli portare +un gelato. S'erano seduti tutti e due vicino +al parapetto, ma Ariberti, ad ammirare il mare, +aspettava che vi si fosse tuffata l'Elisa; intanto +approfittò di quel momento di quiete per fare +un po' di conti. Il bilancio lo atterrì; in cassa +non gli rimanevano più altro che <i>dugentoquindici +lire;</i> e ancora all'albergo c'era tutto da pagare!... +Non riusciva a capacitarsi, come mai il denaro +scappasse via così presto. Perbacco! <i>Dugentoquindici +lire!</i> Ma già era un continuo spendere: e +gondola, e bagno, e pranzo, e guanti, e <i>tramway</i>, +e caffè, e <i>traghetti</i>.... A volerla fare da signore, +proprio davvero, anche trecento lire sarebbero +state poche!... Continuando di quel passo, in una +settimana, se non toccava il verde, ci andava +molto vicino. E pensare che lui lo sentiva in sè +di non essere proprio nato per fare il pitocco!... +Ma!... e al mondo c'erano dei bottegai, dei fruttivendoli, +dei fabbricanti di <i>piroconofobi</i> per le +zanzare, che accumulavano milioni.... mentre lui.... +l'ultimo degli Ariberti, non avrebbe ottenuto alla +banca, sulla sua firma, un cento lire!... Ma!... <i>Il +progresso!</i> Bel progresso, davvero!... Ah! se invece +d'essere l'Eriprando <i>nono o decimo</i> della casa, +ne fosse il <i>quinto</i> o il <i>sesto</i> solamente, avrebbe +saputo lui come farlo correre il <i>progresso</i> a gambe +levate!... +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_180"></a>[180]</span> +Intanto che pensava a tutto ciò, avvilito e colla +testa bassa, gli toccò un altro dispiacere: i suoi +calzoni in fondo erano così smangiati, che sfilavano +in diversi punti.... Ci fosse stata la mamma! +glieli avrebbe saputi rammendare così bene da +parere nuovi. Ma alla locanda?... Oh, sì; bravi +davvero!... Alla locanda, la rompono la roba, invece +di aggiustarla!... Figurarsi, i suoi guanti che +aveva dati da accomodare, li avevano cuciti col +cotone!... — Povera mamma! bisognerà che mi +ricordi un giorno o l'altro di scriverle una cartolina. +Già , se l'ultimo giorno che sto a Venezia, +pagato il conto dell'albergo e messi da parte i +denari del viaggio, mi resta un avanzo di sei lire, +le compero la spilla! +</p> + +<p> +Era una magnifica spilla di <i>venterina</i>, con una +gondola in mosaico nel mezzo, che Prandino +aveva veduta in mostra da un chincagliere, sul +<i>ponte dei Beretteri</i>: non valeva più di sei lire, ma +faceva figura per venti. +</p> + +<p> +— Oh, Conte illustrissimo! prendi il fresco? +</p> + +<p> +Era Badoero che, abbandonato dalla Principessa, +arrivava sulla terrazza in cerca dell'Emma. +</p> + +<p> +— <i>Ciao</i>, Badoero. +</p> + +<p> +— <i>Ciao simpaticone!</i> Dirò anch'io col poeta: +Beati coloro che veder si ponno! +</p> + +<p> +— Perchè? +</p> + +<p> +— Perchè ti sei fatto invisibile! +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_181"></a>[181]</span> +— Anche oggi ero sul vaporetto delle tre, colla +contessa Navaredo e colla contessina D'Abalà . +</p> + +<p> +— Lo dici davvero?... E dire che io ho guardato +appunto se ti vedevo, perchè volevo presentarti +alla Principessa. +</p> + +<p> +— Grazie.... al caso.... se si presentasse di nuovo +l'occasione, mi farai un favore. +</p> + +<p> +— Eriprando, ho fame! — piagnucolò Gegio, +il quale, furbo, capì subito che alla presenza di +Badoero, quell'altro non gli avrebbe rifiutato una +ciambella. +</p> + +<p> +— Fra un'ora pranzerai. Accontentati del gelato. +</p> + +<p> +— Ho fame!... Non voglio aspettare un'ora. +</p> + +<p> +— E che, diavolo! fa portare una pasta! — disse +Badoero a Prandino. +</p> + +<p> +— Dopo non mangia più a pranzo. +</p> + +<p> +— E che importa? Fai troppo il tiranno! +<i>Garçon!</i> porta la cesta. +</p> + +<p> +Gegio si acquetò subito, e quando ebbe la cesta +davanti, toccò tutte le paste, per arrivare a +scegliersi la più grande. +</p> + +<p> +— Hai fatto il bagno?... — tornò a domandare +Badoero. +</p> + +<p> +— No. +</p> + +<p> +— Non lo fai? +</p> + +<p> +— Forse più tardi. +</p> + +<p> +— Dopo ti lasci vedere? +</p> + +<p> +— Sì, dove vuoi che ci troviamo? +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_182"></a>[182]</span> +— Ci troveremo, ci troveremo... aspetta un po'... +ci troveremo... ma, adesso che ci penso, dopo il bagno +ho un impegno colla Principessa. È meglio fissare +per domani. È una gran seccatura quella Principessa, +che Dio la conservi!... Oh diavolo! Ecco +l'Emma che m'ha riconosciuto e mi fa cenno di +scendere in mare con lei.... questo mi secca! oggi +non posso; oggi non ho tempo da perdere! +</p> + +<p> +Eriprando, da qualche momento non gli badava +più: cominciava ad essere distratto. La Contessa +nell'acqua nuotava verso i pali e il Maggiore +<i>faceva il morto</i> nelle vicinanze. +</p> + +<p> +— Ciao, Ariberti! — esclamò il Badoero, dopo +aver fatto dei segni all'Emma colle mani per aria. +</p> + +<p> +— <i>Ciao</i>. +</p> + +<p> +— A proposito, ricordati che un giorno dobbiamo +pranzare insieme. +</p> + +<p> +— Grazie, quando vuoi. +</p> + +<p> +— No, no, il giorno lo fisserai tu, caro il mio +<i>Prefetto!</i> — e Badoero si mise a ridere con malizia. +</p> + +<p> +Ariberti lo guardava fisso, senza capir nulla. +</p> + +<p> +— Sai, qui, appena vedono una persona, subito +gli affibbiano un soprannome. Ma senza malignità , +così, tanto per ridere. +</p> + +<p> +— Oh bella, e a me hanno dato il soprannome +di <i>Prefetto?</i> +</p> + +<p> +— Sicuro; siccome ti vedono sempre in abito +nero, così ti chiamano il <i>prefetto di Malamocco!</i> +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_183"></a>[183]</span> +Prandino rise ancora, però adesso con un po' meno +di piacere. <i>Prefetto</i> sarebbe bastato, senza +quell'aggiunta di <i>Malamocco!</i> +</p> + +<p> +Nel frattempo giù nell'acqua si videro anche +Potapow e Jamagata a far bella mostra delle +loro forme: Potapow, più prudente, non si allontanava +dalla corda, ma Jamagata s'era spinto +fuori e aveva anche tentato dì unirsi col Maggiore, +nella sua gita acquatica; ma il Del Mantico +fece l'indiano, col giapponese, e tirò dritto +per conto suo, avvicinandosi sempre più al compartimento +delle signore. +</p> + +<p> +Prandino sulla terrazza guardava fisso, attento +a ogni cosa e diventava verde; l'Elisa, tranquillamente, +dopo essersi fermata qua e là ad accomodarsi +il cappello e a serrarsi la veste sul collo, +si lasciò andare ed uscì al largo, fuori dei pali; +e il Maggiore le tenne dietro.... ma non era buono +di raggiungerla. +</p> + +<p> +— Contessa!... Contessa!... +</p> + +<p> +— È lei, Maggiore? — L'Elisa, come al solito, +nuotava di fianco; però meno del giorno prima +perchè l'acqua era più morbida e non lasciava +distinguere bene altro che il biancastro dei piedi +e delle braccia. +</p> + +<p> +— L'acqua oggi è buona, — cominciò il Maggiore, +che faceva fatica a seguire la Contessa. +</p> + +<p> +— È anche troppo calda! +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_184"></a>[184]</span> +— La prego.... Vada un po' più adagio.... Contessa! +Così io non posso tenerle dietro. +</p> + +<p> +— Non voglio che mi tenga dietro.... Lei ha +risoluto di compromettermi ad ogni costo! +</p> + +<p> +— Se ha tanta paura di compromettersi allora +dovrei credere ch'è proprio vero quanto m'ha +narrato la Contessa. +</p> + +<p> +— Non so che cosa mia figlia le abbia detto; +io la prego soltanto di ritornare indietro. +</p> + +<p> +— E se non volessi ubbidirle? +</p> + +<p> +— Ho da fare, spero, con un gentiluomo. +</p> + +<p> +— Ma la Cecilia mi assicurò in fine.... che lei +non aveva detto ancora l'ultima parola. +</p> + +<p> +L'Elisa s'era messa a nuotare un po' più lentamente, +socchiudendo gli occhi ai buffi d'aria +umida, che le sfioravano la faccia come una carezza: +il Maggiore le si era avvicinato, e guardava +sott'acqua. +</p> + +<p> +— Crede lei che la dica proprio volontieri +quella parola?.... Certe cose, sa, una donna come +me, non le dimentica mai. +</p> + +<p> +Il Maggiore guardava il collo dell'Elisa che +appariva sotto i riccioli biondi bagnati, di una +bianchezza incantevole: ma non ne vedea più di +due dita: il cappellone colla larga tesa abbassata +e la veste scura serrata alta, lo nascondevano +quasi tutto. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_185"></a>[185]</span> +— E chi l'obbliga a dirla? +</p> + +<p> +— Mia figlia.... e mio genero. Se sapesse che +bocconi mi tocca di mandar giù, che dispiaceri +ho dovuto soffrire per lei!.... +</p> + +<p> +— Per me? +</p> + +<p> +— Certo, perchè tanto mia figlia quanto il +D'Abalà mi fan capire anche quello che non +hanno il coraggio di dirmi.... Pur troppo non +sono stata sempre padrona di me stessa.... pur +troppo.... Ma già lei lo sa bene!.... Mia figlia e +mio genero insomma mi fanno capire che se un +giovane onesto, leale, un gentiluomo, mi offre la +sua mano, il suo nome, io dovrei.... dovrei dimenticare +tutto, anche il passato, e accettarla. +</p> + +<p> +A questo punto, l'Elisa, quasi che si sentisse +stanca anche lei, si voltò di contro al Maggiore +e provò un momento a <i>fare il morto</i>. Ma un momento +solo; che tornò a voltarsi subito, rapidamente, +appena vide gli occhietti del Maggiore +luccicare sotto il cappellone. +</p> + +<p> +Questi però le si avvicinò nuotando con orgasmo +e: +</p> + +<p> +— Lo ami quel bamboccio? Lo ami proprio? — le +domandò commosso e inquieto. +</p> + +<p> +— Certo; se mi deciderò a diventare sua moglie, +dopo, lo amerò certamente. +</p> + +<p> +L'Elisa, detto ciò, si fermò un momento e si +tenne ritta nell'acqua per accomodarsi, alzando +<span class="pagenum"><a id="Page_186"></a>[186]</span> +le due braccia, i capelli, che pareva le si sciogliessero, +poi si allungò di nuovo e continuò a +nuotare adagio adagio. +</p> + +<p> +— Ma adesso.... oggi.... lo ami? +</p> + +<p> +— A <i>lei</i>.... che cosa importa a <i>lei</i> di saperlo? +</p> + +<p> +— Importa anzi moltissimo. +</p> + +<p> +— Perchè? +</p> + +<p> +— Perchè io sono franco; e ti confesso che un +po'.... un po' credeva che mi fosse passata.... ma +alla sola idea.... che.... che tu possa.... che tu abbia +un altro.... insomma.... sento di.... sento che +non lo potrò mai sopportare. +</p> + +<p> +Il Maggiore, fosse l'emozione, fosse la stanchezza, +respirava così affannosamente da non poter +tirare più innanzi. +</p> + +<p> +— Sei stanco?.... — gli chiese l'Elisa fermandosi +e non facendo che qualche lento movimento +per tenersi a galla. +</p> + +<p> +— Oh! No.... ti pare?.... vengo avanti quanto +vuoi. +</p> + +<p> +— Prova ad appoggiarti con una mano sul +mio braccio, ma tienti leggero, sai; — e l'Elisa, +gli distese il suo braccio bianco, sodo, rotondo, +la sola bellezza perfetta che ancora le fosse rimasta. +Il Maggiore vi si appoggiò sopra, ma con +tutte due le mani e così forte, che per poco non +andarono sott'acqua tutti e due. +</p> +</div> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_187"></a>[187]</span> +</p> + +<h2><a id="capXI"></a> +CAPITOLO XI. +</h2> + +<p> +Appena Prandino vide la Contessa uscire al +largo ed il Maggiore tenerle dietro ed accompagnarsi +con lei, non si potè più contenere. Dimenticò +la prudenza, i rispetti umani, le ingiunzioni +stesse della D'Abalà : dimenticò Gegio che s'era +messo a correre per la terrazza, e scappò via pallido, +concitato. Voleva buttarsi in mare, voleva +raggiungere la perfida. +</p> + +<p> +Strepitò per aver presto la maglia e la biancheria. +Intorno al casotto del guardaroba c'era +ressa, essendo arrivati allora i <i>tramways</i> del vaporetto +delle quattro: e siccome lì, subito, non trovò +nemmeno un camerino disponibile, sebbene avesse +promessa una lira di mancia al bagnaiolo, si spogliò +in fretta e in furia in un <i>passaggio</i> vuoto, +fra due corridoi, bestemmiando i santi del paradiso +e strappando i bottoni di quell'abito nero, +che in tanti anni di onorato servizio, non si era +mai sentito trattare con così poco rispetto. In un +attimo svestito, infilò la scaletta della riva che +<span class="pagenum"><a id="Page_188"></a>[188]</span> +non avea ancora finito di allacciarsi la maglia; +ma appena nell'acqua, quando, fatti i primi passi, +si buttò lungo disteso per nuotare e raggiunger +più presto la Contessa, si sentì afferrare improvvisamente +per una gamba. Sternutando, chè era +andato ben sotto colla testa, si voltò furioso per +dir la sua a quel villano che gli avea fatto quel +tiro, e uno scroscio continuo di spruzzi d'acqua, +accompagnati da una sonora sghignazzata, lo percosse +sul viso. +</p> + +<p> +— È una mancanza di educazione! È un'impertinenza! — urlò +il contino degli Ariberti accecato +dall'acqua e dall'ira. +</p> + +<p> +— Ah! ah! ah! Il nostro Prandinello!.... Il nostro +Prandinello che beve!.... +</p> + +<p> +Misericordia!.... Lo screanzato, l'impertinente +era nientemeno che il cavalier Pinocchio! +</p> + +<p> +— Uno spruzzetto, un altro, un altro ancora!.... +Così! Ah! ah! ah! Che faccia buffa, che mi +fate. +</p> + +<p> +— Scusi, Cavaliere!.... Scusi.... sa.... non l'aveva +riconosciuto!.... Ma avrò il bene di rivederla +più tardi! — E Prandino fa di nuovo per mettersi +a nuotare; ma il cavalier Pinocchio, che +quel giorno era proprio di buon umore, continua +a ridere e torna a prenderlo per una gamba. +</p> + +<p> +— Scusi, Cavaliere; mi lasci andare!.... +</p> + +<p> +— E dov'è, dov'è che vuol andare il nostro +<span class="pagenum"><a id="Page_189"></a>[189]</span> +Prandinello? — Da bravo! Rimanete un po' qui +a farmi compagnia.... +</p> + +<p> +— Ma, volevo.... +</p> + +<p> +— Io sono un cattivo nuotatore, anzi, vi dirò +che non so nuotare nè punto nè poco. +</p> + +<p> +— Ma.... +</p> + +<p> +— Sapete?.... Ho scritto per voi a Verona, sicuro, +al Capo-traffico. +</p> + +<p> +— Grazie.... +</p> + +<p> +— Che volete! L'Orsolina mi sta proprio a +cuore. Quella è una santa madre, ma santa davvero!.... +Potete proprio dire d'esser nato colla camicia!.... +La vostra mamma si leverebbe il pane +di bocca per darlo a voi, sciupone d'un don Giovanni! +</p> + +<p> +— Lei scherza, Cavaliere, ma adesso vorrei.... +</p> + +<p> +— Vedete, Prandinello, il <i>morto</i>, lo so fare — e +così dicendo il cavalier Pinocchio si distese +sull'acqua supino — ma se fo un movimento, +non c'è verso, bevo!.... Aspettate, dovreste provare +un po' voi a mettermi le vostre due mani +sotto la vita: così.... bravo!.... Restate fermo +adesso, non vi movete! +</p> + +<p> +— Ma.... — e Prandino, mentre teneva il Cavaliere, +fissava cogli occhi imbambolati i due +cappelloni gialli della Contessa e del Maggiore +che si allontanavano lentamente sullo specchio +turchino del mare. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_190"></a>[190]</span> +— Come vi dicevo, ho scritto a Verona, al +Capo-traffico, e m'ha già risposto.... Ah, quant'è +buona oggi l'acqua!.... È proprio un piacere! Voglio +provare adesso a muovere prima le braccia +e poi le gambe.... ma voi state fermo, sapete, se +no, vado sotto. Benissimo! così! bravo!.... <i>Uno-due!</i>... +<i>Uno-due!</i>.... <i>Uno-due!</i>.... <i>Uno-due!</i>.... — e il +cavaliere Pinocchio continuò per un pezzo a fare +i movimenti di <i>scuola</i>, sempre sostenuto da Prandino, +che non aveva il coraggio di lasciarlo andare, +e intanto vedeva l'Elisa e il Maggiore confondersi +insieme nella lontananza, così da sembrare +quasi un punto solo. +</p> + +<p> +— Ah! che bagno delizioso!.... <i>Uno-due!</i>... <i>Uno-due!</i>... +adesso voglio provare. +</p> + +<p> +— Ma scusi.... — A Prandino gli pareva che i +due cappelloni di paglia si fossero fermati. +</p> + +<p> +— State fermo! Forza, mi raccomando! Adesso +vorrei provare a distendere insieme le braccia e +le gambe.... Ah, come me la godo!.... Come me +la godo! +</p> + +<p> +— Ma io.... — Prandino si sentiva male: il +punto giallo non si moveva più. +</p> + +<p> +— Dunque, il Capo-traffico m'ha risposto che +sareste chiamato in servizio provvisorio fra pochi +giorni e che forse.... <i>Uno-due!</i>... <i>Uno-due!</i>.... forse +sarete destinato per l'appunto alla contabilità +della divisione di Vene.... No! No!.... Non vi movete! +<span class="pagenum"><a id="Page_191"></a>[191]</span> +non mi lasciate andare!.... Vado sotto!.... +Vado sot.... — e il cavalier Pinocchio non potè +finire la parola, perchè era andato sotto davvero. +Quando, soffiando e sbuffando, potè di nuovo levarsi +su, ritto, Prandinello era scomparso. +</p> + +<p> +Che cos'era accaduto? — Un avvenimento che +poteva avere del tragico. Mentre Ariberti, colle +braccia tese, teneva a galla il cavaliere Pinocchio, +e col cuore correva dietro all'Elisa, sentì +all'improvviso la vocetta aspra della Cecilia, +che lo chiamava forte dalla terrazza. +</p> + +<p> +— Conte Eriprando! Conte Eriprando! +</p> + +<p> +Il Conte Eriprando levò il naso all'aria e vide +la D'Abalà che gestiva contro di lui come una +spiritata. +</p> + +<p> +— Gegio! Dov'è Gegio?!.... Gegio! +</p> + +<p> +A questo nome Prandino si ricordò del marmocchio +che aveva piantato là solo, sulla terrazza +e sudò freddo benchè fosse in acqua: lasciò +andare a fondo il cavalier Pinocchio e corse via +con uno sgomento in corpo che gli levò ogni altra +preoccupazione. +</p> + +<p> +— Chissà dove s'è cacciato! Chissà che cosa +gli è accaduto! — pensava l'Ariberti mentre si +vestiva in tutta fretta, senza nemmeno finire di +asciugarsi. +</p> + +<p> +— Gegio! Dov'è Gegio?! Gegio! — La Cecilia, +spinta dall'angoscia, aveva superato ogni +<span class="pagenum"><a id="Page_192"></a>[192]</span> +pudico ritegno, ed entrata nel compartimento riservato +agli uomini, correva lungo il corridoio +chiamando il bambino, seguita da Ramolini, al +quale si unirono presto anche Potapow e Jamagata +che, appena udite le grida della Contessina, +uscirono dai rispettivi camerini. +</p> + +<p> +— <i>Mais Gegio, ne prend-il pas le bain avec +vous?</i> +</p> + +<p> +— No! Ieri s'era raffreddato e io oggi non +aveva voluto che facesse il bagno. Gegio!.... Gegio! +</p> + +<p> +Anche Prandino dovette pur farsi coraggio e +mostrare la faccia: la D'Abalà , appena lo vide, +gli si avventò addosso come se lo volesse pigliar +per il collo. +</p> + +<p> +— Mio figlio?! Dica! Che cosa ne ha fatto di +mio figlio?.... +</p> + +<p> +Prandino, smorto, allibito, aprì la bocca per rispondere, +ma non rispose nulla. Allora la D'Abalà +non potè più reggere e scoppiò in un pianto +dirotto. +</p> + +<p> +— Si faccia coraggio, Contessa, si faccia coraggio, — le +andava dicendo il Ramolini. — Se +non è perduto.... lo troveremo di certo. +</p> + +<p> +Anche Jamagata si provò a consolarla; ma +Potapow lo apostrofò dicendogli che bisognava +avere <i>point de cÅ“ur</i>, per credere di poter confortare +una madre in un tal momento. +</p> + +<p> +— Ma, mio marito?! Chissà che cosa farà mio +<span class="pagenum"><a id="Page_193"></a>[193]</span> +marito, se non trovo più Gegio!.... Guai! Guai! — singhiozzava +la Cecilia, poi rivolgendosi di +nuovo contro Prandino. — Ringrazi Dio che l'avvocato +D'Abalà non è qui! — esclamò, e di +nuovo si mise a correre in cerca di Gegio, seguita +da Ramolini, da Potapow, da Jamagata e +da una frotta di curiosi, che si domandavan l'un +l'altro che cosa era successo. +</p> + +<p> +— È una signora che ha perduto suo figlio! +</p> + +<p> +— No, gli si è annegato il marito. +</p> + +<p> +— È una contessa forestiera. +</p> + +<p> +— È una principessa di Roma. +</p> + +<p> +— Oh! che disgrazia! +</p> + +<p> +— Le si è annegato il marito, mentre voleva +salvare suo figlio! +</p> + +<p> +— Povera signora!.... in quello stato!.... +</p> + +<p> +Intanto che tutte queste voci facevano il giro +dello <i>stabilimento</i>, ingrossandosi e facendosi più +gravi a ogni passo, la Cecilia continuava a correre, +come meglio poteva, dai corridoi al caffè e +dal caffè alla terrazza, chiamando Gegio e l'avvocato +D'Abalà . Prandino la seguiva, abbattuto, +con una faccia stralunata, pensando a ciò che gli +avrebbe detto l'Elisa quando, uscita dall'acqua, +sarebbe venuta a sapere che non trovavano più +il suo nipotino, e di tratto in tratto levava gli +occhi smarriti in faccia a Ramolini, come se +aspettasse da lui la propria sentenza. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_194"></a>[194]</span> +— Mah!.... — gli disse una volta il Cavaliere +con una reticenza più lunga e però più grave +del solito. — Mah!.... i figli degli altri!.... — e +non aggiunse parola. +</p> + +<p> +La Cecilia, percorsa un'altra volta tutta la terrazza, +attraversato di nuovo il caffè, uscì fuori +dallo <i>stabilimento</i> e giunta in mezzo al ponte, +sulla spiaggia gridò ancora, con quanto fiato le +era rimasto: Gegio! Gegio! Gegio mio!.... +</p> + +<p> +— Mamma, mamma, son qua! — rispose finalmente +di lontano la voce stridula del monello +e giù, sulla riva, tutto coperto di sabbia e di terriccio +giallo si vide muoversi un coso che aveva +più del scimiotto che dell'umano. +</p> + +<p> +Era Gegio, che s'era preso il bel gusto di seppellirsi +vivo sotto la sabbia. +</p> + +<p> +Sua madre, ravvisandolo appena, diè in un grido +di contentezza: pareva matta dalla gioia, povera +donna! ma appena se lo ebbe dinanzi e lo vide +così sucido, tutta la sua espansione si arrestò di +botto, cambiò viso, e, preso il figliuol prodigo +per un orecchio, se lo tirò dietro a quel modo, +strapazzandolo come una bestia ed applicandogli +ad ogni tratto scapaccioni tutt'altro che amorevoli. +</p> + +<p> +Jamagata, Potapow, Ramolini e tutti gli altri +ch'erano lì intorno fecero gran festa alla madre +e al figliolo. Prandino solo, quantunque adesso +<span class="pagenum"><a id="Page_195"></a>[195]</span> +gli si fosse levato un gran peso dallo stomaco, +tuttavia non era tranquillo del tutto: sentiva che, +per lui, l'ultima parola della tragedia non era +ancora stata detta. Difatti: in quanto a lei — gli +gridò la D'Abalà , cogli occhi loschi e il nasino +bianco — in quanto a lei, può dirsi fortunato +che non ci sia stato qui mio marito!.... A quest'ora, +guai!.... +</p> + +<p> +E la Contessina si pose una mano sugli occhi, +come per non vedere lo scempio che dell'ultimo +degli Ariberti avrebbe fatto il sottoprefetto +D'Abalà . +</p> + +<p> +— Ma è dunque un uomo terribile il marito +della contessa Cecilia! — domandò più tardi il +Ramolini, a cui pareva che premesse molto saperlo, +in tutta confidenza a Prandino. +</p> + +<p> +— Oh! no; anzi, si figuri! È un omettino piccolo, +magro, che trema dinanzi a sua moglie e +che non ha mai fatto carriera, perchè ha troppa +paura delle <i>dimostrazioni</i>. +</p> +</div> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_196"></a>[196]</span> +</p> + +<h2><a id="capXII"></a> +CAPITOLO XII. +</h2> + +<p> +Ciò che non principia bene finisce male, e il +conte Eriprando degli Ariberti non potè proprio +dire che quella giornataccia infame avesse fatta +per lui un'eccezione alle regole. +</p> + +<p> +L'Elisa era mesta e preoccupata, e il Maggiore, +invece, sembrava molto allegro: e pazienza se la +cosa fosse rimasta lì; ma quando Prandino, dopo +pranzo, andò al banco, secondo il solito, per pagare +il conto, trovò che i due pranzi, quello della +contessa Elisa e quello della contessina Cecilia, +erano già stati pagati dal Maggiore. +</p> + +<p> +— Corpo di bacco!.... — Prandino corse subito +dalla D'Abalà , inquieto e sorpreso, e n'ebbe, +in risposta, ch'ella non aveva preso lui per suo +segretario. +</p> + +<p> +Anche al <i>Florian</i>, più tardi, successe pure qualche +cosa di simile. Il Maggiore, che s'era piantato +duro sulla sedia accanto all'Elisa, con un'aria +da padrone del campo, invece di aspettare che +ognuno ordinasse le bibite per conto proprio, +domandò egli stesso prima alle signore, e poi al +<span class="pagenum"><a id="Page_197"></a>[197]</span> +resto del circolo, che cosa volessero prendere, +mostrando chiaro ch'era lui che faceva trattamento. +Naturalmente, Prandino, quantunque da +un'ora bruciasse dalla sete, non prese nulla per +far dispetto al rivale. Siccome, poi, tutti gl'infelici +sono fatti per intendersi, così invece egli +sentiva slanci di simpatia per il povero Jamagata, +che si mostrava melanconico, perchè si vedeva +assai trascurato. L'Elisa non gli parlava mai, +era timidissima col Maggiore, e voleva sua figlia +sempre seduta accosto, come se avesse paura a +star sola in mezzo agli uomini. +</p> + +<p> +Prandino, che aveva giurato a sè stesso, dopo +rinfrancato dallo spavento per la scomparsa di +Gegio, di non parlar coll'Elisa e di non mettersi +vicino a lei in tutta la sera, volendo punirla in +tal modo per la sua gita in mare, dopo la sorpresa +dei due pranzi pagati e dopo il contegno +tenuto dal Maggiore al Caffè, non ebbe più coraggio +di tirarla innanzi col broncio; capì che +sarebbe stato troppo infelice se fosse andato a +letto con quel tormento di gelosie e d'inquietudini +nel cuore, e però si fece animo, e quando +tutti s'eran levati in piedi per ritornare all'albergo, +offrì lui il braccio all'Elisa in un modo +così risoluto che la Contessa non glielo potè ricusare. +</p> + +<p> +— Mi avevi promesso che a Venezia saresti +<span class="pagenum"><a id="Page_198"></a>[198]</span> +stata buona, mi avevi giurato di non darmi nessun +motivo di gelosia; ti ringrazio, sai, ti ringrazio +del bel modo col quale mantieni la tua parola. +</p> + +<p> +E Prandino sorrise amaramente, aspettando che +l'altra lo rimproverasse come al solito, dicendogli +che era matto, che i suoi dubbi erano ingiusti, +che si faceva insopportabile, ma come al solito +concludendo poi che gli voleva bene. +</p> + +<p> +Invece nulla di tutto questo: l'Elisa chinò il +capo e Prandino sentì contro il braccio il seno +di lei che si gonfiava per un grosso sospiro. +</p> + +<p> +Prandino la fissò agitatissimo e — Perchè sei +uscita al largo col Maggiore? — le domandò — perchè?.... — ma +questa sua domanda era fatta +in modo che pareva più un lamento che un rimprovero. +</p> + +<p> +L'Elisa continuò a tacere e a sospirare. +</p> + +<p> +— Mio Dio.... che cosa c'è di nuovo?.... parla!.... +mi fai morire! +</p> + +<p> +— Non morrai, no; tu sei giovane.... hai tutto +l'avvenire per te, e poi.... tu sei un uomo, tu; e +ciò vuol dir molto.... mentre io invece.... +</p> + +<p> +— Per amor di Dio, che cosa è accaduto? +</p> + +<p> +— Nulla.... nulla.... calmati adesso.... +</p> + +<p> +— Che cosa è accaduto, parla! +</p> + +<p> +— No.... adesso no; non posso.... ma tu ricordati +questo, che io sono molto infelice.... e che +vi sono tali necessità nella vita, alle quali bisogna +<span class="pagenum"><a id="Page_199"></a>[199]</span> +chinare il capo e rassegnarsi.... <i>côute que +côute!</i> +</p> + +<p> +— Ma io non voglio... — cominciò Prandino, +alzando la voce. +</p> + +<p> +— Non fate scene adesso, non fate il ragazzo! +</p> + +<p> +E l'Elisa spaventata, abbandonando in un attimo +il tono languido, fermò subito le parole in +gola al suo innamorato; ma poi, vedendo che l'altro +non fiatava più, ritornò buona, ritornò tenera, +per dirgli con affetto: — Domani saprai tutto.... +ma, te ne scongiuro, sii generoso.... non rendermi +più infelice di quello che sono.... ricordati che +da te.... bambino mio, aspetto una parola che mi +dia coraggio.... e che mi conforti. +</p> + +<p> +Detto ciò, mentre Prandino la guardava bianco, +pallido, senza esser più buono di proferire una +parola, l'Elisa si fermò per aspettare la Cecilia +e il Maggiore, ch'erano rimasti un po' indietro, +e unirsi col rimanente della brigata. +</p> + +<p> +Quella notte il povero Prandino la passò male. +Ormai non ne potea più dubitare: l'Elisa e il +Maggiore se la intendevano fra di loro. +</p> + +<p> +Aprì i vetri, spalancò le persiane e, in maniche +di camicia, rimase là , lungamente, appoggiato +alla finestra, guardando di lontano, fra i tetti, +una striscia di laguna illuminata dalle fiamme +rossiccie del gas e bevendo, come altrettanto veleno, +quell'aria pregna degli aromi acuti del mare, +<span class="pagenum"><a id="Page_200"></a>[200]</span> +respirando quei buffi caldi che penetrano nel +sangue con una mollezza voluttuosa e che sembra +allarghino il cuore con un bisogno inconscio e +irresistibile d'amore. +</p> + +<p> +Maledetta Venezia! Se fosse rimasto a Vicenza, +credeva lui, avrebbe sofferto meno. +</p> + +<p> +Aveva la testa che gli bruciava, il cuore gonfio, +e non poteva piangere. Si sentiva pieno di lagrime +fino alla gola, ma non gli volevano scoppiar +fuori. Se avesse potuto piangere, forse sarebbe +rimasto un po' più sollevato. +</p> + +<p> +— “Domani saprai tutto?!„ E che cosa può +dirmi che io già non abbia indovinato? Non sono +già un imbecille, capisco le cose per aria, io! +Non ama più me, e torna daccapo ad amare il +Maggiore! Ecco la bella novità che mi dirà domani! +Ma io non resterò qui a sentirmela dire, +nemmeno per sogno; che! Domattina me ne ritorno +a Vicenza.... e non mi vedrà più, no; mai +più!... Se aspetta da me “la parola di coraggio +e di conforto„ la aspetterà un pezzo. A sentirla +lei, dovrei dunque farle coraggio, perchè mi +pianta?... Dovrei confortarla, perchè mi tradisce? +Questa è nuova davvero! “<i>Ricordati che io sono +molto infelice!</i>„ Ma perchè lo vieni a contare a +me, se sei infelice?... A me, che lo sono più di +te e per cagion tua? +</p> + +<p> +— Però.... però, qualche cosa ci deve esser +<span class="pagenum"><a id="Page_201"></a>[201]</span> +sotto, — pensava Prandino abbandonando la +finestra e camminando in su e in giù nella cameretta, +mentre si spogliava, — qualche cosa ci +deve esser sotto. È impossibile che sia così cattiva +di cuore. Certo, certo quella strega della +D'Abalà , c'entra in gran parte nella faccenda. +Sembra che sia lei innamorata del Maggiore. È +con lui tutta moine, tutta finezze.... Maledetta!... +Quello che ha in corpo, scommetto che non è un +figliolo: ma è un sacco di malignità ! Ma io +vorrei sapere perchè l'Elisa deve sottomettersi +a sua figlia, e rendersi infelice lei, e far infelice +me, per i capricci e le simpatie di casa D'Abalà . — Che +il Maggiore la voglia sposare? Senza +dubbio, non può essere altrimenti. Ma se avesse +aspettato due o tre anni, quando avessi avuto +uno stato, l'avrei sposata io. +</p> + +<p> +A questo punto, Prandino chiuse le finestre, +spense il lume e entrò nel letto: egli sperava, +allo scuro, di poter avere un po' di riposo, ma +invece si trovò peggio. Vedeva il numero 40 fra +le braccia del numero 43, e nell'eccitamento della +fantasia, il numero 40 era ancora più bianco, +ancora più biondo, ancora più bello del solito, e +il 43 più nero, più vecchio, più brutto: — e il +povero ragazzo si voltava smaniando nel letto, +mentre le zanzare, ch'erano entrate in camera +dalla finestra, ch'egli avea lasciata aperta per +<span class="pagenum"><a id="Page_202"></a>[202]</span> +tanto tempo, col lume acceso, gli raddoppiavano +l'agitazione e il tormento. +</p> + +<p> +Ah! se non fosse stato povero, allora.... allora +l'avrebbe sposata lui subito, domani. Ma con +duecento quindici lire, non poteva già pensare +di metter su casa! Che figura farebbe egli adesso, +a Vicenza, quando vi fosse giunta la notizia del +matrimonio della Navaredo con Del Mantico! Lui +si sarebbe serrato a chiave nella sua camera, senza +farsi più vedere da nessuno. +</p> + +<p> +Già , sarebbe morto presto, così non la poteva +durare!... No: no! A costo di finirla lui.... Sarebbe +andato lontano lontano, colle lettere e i +capelli dell'Elisa in tasca, e quando avesse trovato +un precipizio in riva al mare, un bel +salto.... e buona notte: egli avrebbe finito di +soffrire.... e di far ridere quei pettegoli di Vicenza!... +Ma tant'è, il numero <i>quaranta</i> restava +però sempre fra le braccia del numero <i>quarantatrè!</i>... +</p> + +<p> +La calma che si era fatta nel suo spirito, pensando +di morire placidamente sotto l'acqua fresca +del mare, si dissipò di nuovo a quell'idea tormentosa. +</p> + +<p> +Ritornò ad agitarsi nel letto, a sospirare, a +dolersi, e a poco a poco le angosce crebbero in +modo, ch'egli non potè più reggere a sopportarle. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_203"></a>[203]</span> +Era andato tutto in sudore: nella cameretta +bassa, angusta soffocava dal caldo, e le zanzare +gli ronzavano a torme sulla faccia, moleste e insistenti, +aumentando il suo affanno colle loro +punture irritanti. +</p> + +<p> +Saltò giù dal letto, accese il lume, si vestì in +fretta e uscì dall'albergo per respirare. Quando +fu in piazza San Marco una folata di vento gli +portò via il cappello. Prandino gli camminò dietro, +triste, melanconico, e se lo calcò in testa senza +nemmeno pulirlo. Tant'è; adesso che l'Elisa non +gli voleva più bene, che cosa gliene importava a +lui della sua roba?... +</p> + +<p> +Il cielo era coperto, la piazza buia: entrò sotto +le <i>Procuratie</i> squallide, deserte, e si sedette sospirando +sopra una seggiola del caffè <i>Florian</i>. +Nemmeno al fresco trovava il sollievo ch'egli +aveva sperato. E pensare che quei pochi giorni +di cura a Venezia, dovevano essere il suo paradiso!... +E pensare che se li sognava da un anno! +Mah!... +</p> + +<p> +Per sentire un po' di sollievo, lo sapeva bene +lui che cosa gli sarebbe bisognato!... Trovare +il modo di vendicarsi di quella brutta strega +della D'Abalà !... Ecco, questo gli sarebbe bisognato; +perchè era lei la causa di tutto; era lei, +lei sola, che nascostamente attizzava il fuoco. +L'Elisa era una donna debole, senza volontà e +forse.... +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_204"></a>[204]</span> +— Oh! guarda chi vedo!... Il nostro caro <i>Prefetto!</i> +</p> + +<p> +Prandino levò la faccia sbattuta dalla veglia +e vide Badoero che usciva da <i>Florian</i> in compagnia +di tre o quattro giovinotti. +</p> + +<p> +— <i>Ciao</i>, Badoero. +</p> + +<p> +— Che fai qui solo solo? +</p> + +<p> +— Prendo il fresco.... +</p> + +<p> +— Vieni con noi da <i>Bauer</i>? +</p> + +<p> +— Ti avverto che <i>Bauer</i> ha già chiuso a quest'ora, — disse +a Badoero uno della comitiva. +</p> + +<p> +— Se troveremo chiuso, non ci sarà gran male: +andremo a battere a qualche altro Caffè. Su, su, +levati, giovine sentimentale, e vieni con noi! — e +Badoero, preso Prandino per un braccio, lo costrinse +a levarsi in piedi. +</p> + +<p> +— Io proporrei di andare a battere dall'Emma! — esclamò +uno di quei giovinotti, per lanciare +un frizzo a Badoero. +</p> + +<p> +— Nossignori! — rispose questi con fatuità , — dall'Emma +non c'è posto per tanta gente! — poi, +fermandosi su due piedi: — vi presento mio cugino, +il conte degli Ariberti, — disse indicando +Prandino alla comitiva. +</p> + +<p> +Finito lo scambio dei complimenti, si avviarono +tutti verso la <i>Birreria Bauer</i>; Badoero, allora, +prendendo Ariberti a braccetto e tenendolo un +po' più indietro degli altri: +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_205"></a>[205]</span> +— Dimmi, caro prefetto, — gli chiese a bassa +voce, — la Contessa t'ha proprio messo in disponibilità , +per questa notte? +</p> + +<p> +— Non ti capisco! +</p> + +<p> +Ma Prandino, che invece capiva benissimo, +sentì un'ondata di sangue caldo, che gli saliva +alla testa. +</p> + +<p> +— È arrivato il Maggiore.... e ti mandano a +passeggiare!... Eh! che vuoi farci? Le donne, vecchie +o giovani, quando vedono i bottoni lustri, +perdono la testa. +</p> + +<p> +— Ma... +</p> + +<p> +— È destino comune, e non c'è che fare; bisogna +rassegnarsi, <i>Prandinello</i> mio!.. +</p> + +<p> +<i>Prandinello!</i>... Anche Badoero lo chiamava +<i>Prandinello</i> come il cavalier Pinocchio!... +</p> + +<p> +Ariberti, però, non se la prese con Badoero +per quelle parole, ma invece gli proruppe nel +cuore un impeto d'ira, quasi di odio, contro +l'Elisa. Sentì allora, per la prima volta, che fra +lui e quella donna era proprio tutto finito. Difatti, +se anche l'Elisa, per un'ipotesi, avesse ripreso +a volergli bene come prima, tanto e tanto +nell'opinione del mondo egli oramai non era più +il suo amante. E <i>l'opinione del mondo</i>, si sa bene, +presta a certi amori le loro più care attrattive. +Prandino però non volle mostrare al cugino che +egli soffriva per quello smacco. Invece si sforzò +<span class="pagenum"><a id="Page_206"></a>[206]</span> +di fare il disinvolto, di parer spiritoso e lieto +confessando a Badoero che il Maggiore capitava +proprio in punto a sollevarlo d'un grande imbarazzo. +Lui non negava di aver amato l'Elisa, +e molto: ma adesso quella catena gli si faceva +ogni dì più pesante; insomma, era stufo di rappresentare +il <i>moroso de la nona</i> a tutto pasto, e +domandò a Badoero se non trovava che oramai +la contessa Navaredo era una donna <i>andata</i>. Egli +sperava che Badoero gli dicesse di sì; sarebbe +stato un conforto al suo dolore. +</p> + +<p> +— <i>Andata</i> proprio no, — rispose Badoero: — Certo, +comincia a essere un po' troppo grassa, +ma si conserva ancora piacente e poi sa <i>truccarsi</i> +bene, come dice l'Emma. +</p> + +<p> +Da <i>Bauer</i>, com'era stato previsto, si trovò +chiuso. Allora, tutti insieme, tornarono indietro +brontolando; chi voleva andare in un luogo, chi +in un altro, e nessuno riusciva a trovare una +proposta che ottenesse l'approvazione generale. +Intanto, aspettando l'idea buona, che non capitava, +si sedettero per un momento al <i>Caffè Svizzero</i>, +dove ci doveva essere, dicevano, della birra +inglese in bottiglia, eccellente. Prandino, che +aveva sete e sentiva qualche brivido di freddo +in quell'aria umida della piazza, ne tracannò in +fretta due tazze, sebbene nell'andar giù gli bruciasse +la gola e lo stomaco. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_207"></a>[207]</span> +— Sapete che cosa dobbiamo fare? — saltò su +a proporre Badoero da un momento all'altro, — andiamo +a giocare un'oretta al <i>lansquenet</i>? +</p> + +<p> +— Sì, ma dove? — chiesero gli altri. +</p> + +<p> +— Dal <i>sior Angelo a la Cuca</i>. Tanto, se trovassimo +chiuso, quando ci facciamo conoscere ci +aprono subito. +</p> + +<p> +— Allora paghiamo, e partenza per la <i>Cuca</i>!... +</p> + +<p> +— <i>Garçon!</i> — gridò Badoero, che s'era levato +in piedi, chiamando il cameriere dalla vetrata +della bottega. +</p> + +<p> +— A me sai, Badoero, — disse Prandino facendo +una smorfiaccia colla bocca, — quella tua +birra ha fatto male. Mi brucia lo stomaco, mi +brucia, come se avessi bevuto del fuoco. +</p> + +<p> +— È nulla; le prime volte fa sempre così, ma +poi ci si abitua. La birra inglese è come il sigaro, +bisogna avvezzarcisi. +</p> + +<p> +— Se ha un po' di nausea, prenda un bicchierino +di <i>cognac</i> e le passa subito, — suggerì un +altro signore della compagnia. +</p> + +<p> +Prandino accettò il consiglio, bevette il <i>cognac</i> +e subito dopo gli sembrò di fatti di sentirsi un +po' meglio. Allora dal suo famoso <i>porta-biglietti</i> +colla corona d'argento, levò una carta da due +lire e l'offrì al cameriere perchè si tenesse la +spesa. +</p> + +<p> +Il cameriere prese il biglietto con due dita, +<span class="pagenum"><a id="Page_208"></a>[208]</span> +invece di riporlo lo tenne levato per aria fissando +Ariberti. +</p> + +<p> +— Che cosa paga il signore? +</p> + +<p> +— Un <i>cognac</i> e una bottiglia di birra. +</p> + +<p> +— Allora formano <i>cinque e trenta</i>, in tutto. +</p> + +<p> +— Ma non pago altro che la mia birra. +</p> + +<p> +— Appunto, cinque lire della bottiglia, e sei +soldi del <i>cognac</i>. +</p> + +<p> +— Per bacco! — pensò Ariberti fra sè, — cinque +lire per sentirsi male, mi pare un po' +caro! +</p> + +<p> +Tuttavia pagò senza altre osservazioni, chè +non voleva perdere il credito fra le sue nuove +conoscenze. +</p> + +<p> +Strada facendo, mentre tutti si avviarono verso +la Cuca, gli venne addosso, col calore del cognac +un gran bisogno di espandersi e confidarsi a +qualcuno. +</p> + +<p> +Allora fu lui che si prese Badoero a braccetto, +e dopo d'essersi fatto promettere il segreto — <i>in +parola d'onore</i> — gli contò che la +contessa Navaredo si era condotta molto male +con lui. +</p> + +<p> +— Certo che per me è stata una fortuna, perchè +proprio ero stufo, ma questo non vuol dire; +resta sempre il fatto che s'è portata malissimo. +Del resto, te lo dico io che al signor Maggiore +non gliene voglio. Oh no, davvero: anzi, quando +<span class="pagenum"><a id="Page_209"></a>[209]</span> +lo vedo, son quasi tentato di fargli i miei rallegramenti; +si diverta, si diverta, se può, ch'io già +non lo invidio di sicuro! +</p> + +<p> +E qui, Ariberti tornò daccapo a voler persuadere +il cugino che la Contessa oramai era una +donna sciupata, mentre invece, un anno o due +prima, quando l'aveva lui.... allora sì che era +davvero un tipettino da far girare la testa. A +Vicenza, allora, quando l'Elisa passava per le +strade, si voltavano tutti a guardarla. Ma adesso?... +Adesso era tutt'altra cosa. +</p> + +<p> +Alla <i>Cuca</i> le imposte erano chiuse, ma dalla +luce che usciva dalle fessure si vedeva bene che +dentro c'era ancora della gente. Allora picchiarono +forte colle mazze sulle persiane delle finestre +a terreno, finchè fu aperta a metà la porta della +bottega e furono introdotti da un omiciattolo in +maniche di camicia e colla faccia assonnita, che +accolse i nuovi avventori brontolando fra i denti. +</p> + +<p> +Nella sala c'erano seduti in un angolo due o +tre operai colle facce accese dal vino e dal caldo +che guardavano di sbieco quelle <i>grinte aristocratiche</i> +che entravano là dentro, in casa loro. +</p> + +<p> +Ma gli amici di Prando non si fermarono a +terreno; invece, salirono su per una scaletta ripida, +angusta, ed entrarono in una stanzuccia al +mezzanino, dove si sentiva forte il puzzo della +pipa mescolato coll'odor grasso dei cibi. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_210"></a>[210]</span> +Il cameriere accese il gas, spalancò i vetri +della finestrina, distese sul tavolo di legno +greggio un tappeto macchiato d'unto e di vino, +e poi domandò ai signori che cosa volevano ordinare. +</p> + +<p> +— Porta del Chianti, di quello vecchio, del +ghiaccio e tre mazzi di carte nuove. +</p> + +<p> +Il cameriere uscì, e rientrò poco dopo con un +gran fiasco di vino sotto il braccio, un tazzone +in mano, con dentro del ghiaccio, e i tre mazzi +di carte che gli gonfiavano le tasche della giacchetta. +</p> + +<p> +— Giochi anche tu, Ariberti? — domandò Badoero +a Prandino, che in quella stanzuccia bassa, +infocata dal gas, sudava tanto, che gli pareva di +essere in un forno. +</p> + +<p> +— A che si gioca? +</p> + +<p> +— Al <i>lansquenet</i>. +</p> + +<p> +— Al <i>lansquenet</i>? — Non lo ricordo bene, — rispose +Prandino, che invece quel giuoco non lo +conosceva punto. +</p> + +<p> +— Oh, è facilissimo: non puoi sbagliare! +Guarda: io tengo banco e scopro due carte: la +prima è il due di spade, la seconda il cavallo di +coppe. Se adesso, sfogliando il mazzo, scopro +prima un due qualunque, ha vinto il banco: se +invece è un cavallo, ha vinto chi punta. +</p> + +<p> +— E quanto si punta? +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_211"></a>[211]</span> +Prandino era sbalordito: la birra bevuta, il <i>cognac</i>, +quel caldo soffocante e i dispiaceri che gli +cocevano nell'anima, tutto ciò lo faceva star +male. +</p> + +<p> +— Facciamo il solito? — domandò Badoero, +guardando in giro i suoi compagni. +</p> + +<p> +— Sì, il solito! — risposero insieme, meno +Prandino, ch'era nuovo della partita e non ne +sapeva nulla. +</p> + +<p> +— Allora, — e Badoero si volse a Prandino, — non +puoi puntare meno di cinque lire. Se vuoi, +perchè tu veda meglio com'è il giuoco, faremo +una <i>levata</i> noi due soli. +</p> + +<p> +Ciò detto, il giovinotto cominciò a sfogliare le +carte con una prestezza che mostrava come ci +avesse fatto la mano, e si fermò, che aveva scoperto +il due di denari. +</p> + +<p> +— Ecco, è fatto: ha vinto il banco. +</p> + +<p> +— E io?... — domandò Prandino, alzando d'in +su la carta due occhi stanchi, melensi. +</p> + +<p> +— Tu hai perduto cinque lire; ma se invece di +un due fosse uscito prima un cavallo, le avresti +vinte. Capisci?... +</p> + +<p> +— Ma.... +</p> + +<p> +Prandino ancora non era entrato bene nel congegno, +pur semplicissimo, del giuoco. +</p> + +<p> +— Aspetta: per farti veder meglio, faremo un +altro colpo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_212"></a>[212]</span> +Badoero tirò da una parte le carte sfogliate, +e ne scoprì sul tavolo due nuove: la prima +era un sette di denari, la seconda un tre di bastoni. +</p> + +<p> +— Sta attento, adesso: la carta del banco è un +sette, la tua un tre. +</p> + +<p> +E Badoero ricominciò a voltare le carte del +mazzo, a una a una, prestamente. Scoprì un sette +prima del tre. +</p> + +<p> +— Ha vinto il banco anche stavolta, e tu perdi +dieci lire. +</p> + +<p> +— Ho capito. Se invece d'un sette era un tre, +le dieci lire le vinceva io. +</p> + +<p> +— No, ne avresti vinte cinque sole; ma siccome +altre cinque le perdi già dalla puntata di +prima, così avresti fatto pace. +</p> + +<p> +— Adesso, dunque, si può giocare anche noi? — domandarono +gli altri compagni, che, messi +in ardenza dalla vista delle carte, erano stufi di +restar là a guardare senza far nulla. +</p> + +<p> +— Sì: puntate, signori!... Comincio il giuoco. +Tu, Ariberti, se vuoi, puoi puntare anche più di +cinque lire: io tengo qualunque posta. +</p> + +<p> +Prandino giocava e beveva, e poi tornava a +bere e a giocare mezzo stupidito. +</p> + +<p> +Non riusciva a persuadersi a mettersi in testa +ben chiaro che ognuno di quei gettoni d'osso, di +un bianco ingiallito dall'uso, rappresentasse proprio +<span class="pagenum"><a id="Page_213"></a>[213]</span> +il valore di cinque lire, e li puntava a casaccio, +pazzamente, a due, a tre, e fino a dieci +per volta!... La faccia gli si era fatta d'un pallore +cadaverico, gli tremavano le mani e balbettava +delle parole rotte, sconnesse che non avevano +senso. In una giocata, chi teneva il mazzo +avendo voltato un fante di spade così mal colorito +da parere una puppattola invece d'un soldato: +“To, to, la vecchia!„ si mise a urlare +Prandino. — “Banco sulla vecchia! Voglio vedere +se anche questa mi fa dannare! banco!„ +</p> + +<p> +Nessuno dei presenti rilevò l'ironia di tali parole: +erano troppo assorti nel giuoco; ogni loro +attenzione era là fissa, muta, instancabile, e non +badavano ad altro. +</p> + +<p> +Quando l'Ariberti domandò il banco, si levarono +tutti dal loro posto e si avvicinarono a chi +faceva il giuoco e voltava le carte lentamente; +anche questi era pallido, convulso, e aveva un +sorriso forzato che gl'increspava le labbra. Alla +fine, dopo d'aver consumato quasi un mazzo di +carte, scoprì il fante davvero, e Prandino guadagnò +una grossa somma; tanto grossa che, se +l'avesse conservata, avrebbe dato da vivere a lui +e a mamma Orsolina per un anno, senza dover +più ricorrere all'impiego promesso dal cavalier +Pinocchio. Ma lui non se n'accorse neppure d'aver +vinto. Tracannò d'un fiato un altro bicchiere di +<span class="pagenum"><a id="Page_214"></a>[214]</span> +Chianti e sghignazzò borbottando che già le vecchie +erano dalla sua e ch'egli sapeva bene come +si dovevano prendere. Poi, tutte le volte che +quel fante gli compariva dinanzi, sul tavolo, urlava, +gli faceva dei brindisi e gli puntava sopra +tutti i gettoni che aveva, senza nemmeno contarli. +</p> + +<p> +Già , fossero state anche delle migliaia di lire, +che cosa gliene sarebbe importato a lui? Se avesse +avuto in mano il cuore e l'anima, anche il cuore, +anche l'anima avrebbe buttato là su quel fante +goffo, scolorito, che lo fissava con due occhi teneri, +languidi, appassionati.... cogli occhi maledetti +dell'Elisa! +</p> + +<p> +Quando, dopo stabiliti gli ultimi tre giri, fu +chiuso il giuoco e si cominciò a regolare i conti, +Prandino era in perdita di ottocento cinquanta +lire, che doveva a Badoero. E avrebbe perduto +molto di più, se quei giovinotti avessero voluto +approfittare del suo stordimento, ma invece, appena +si accorsero che il conte di Vicenza era +po' alticcio, gli rifiutarono delle puntate ch'egli +gridava da ubbriaco. +</p> + +<p> +Anche ottocento cinquanta lire, rappresentavano +un disastro: il fallimento addirittura per il +povero Prandino! +</p> + +<p> +Fino a tanto però che rimase chiuso dentro in +mezzo al fumo, alle carte, allo schiamazzo di +<span class="pagenum"><a id="Page_215"></a>[215]</span> +quella bolgia infocata, non arrivò mai a comprendere +la gravità della propria disgrazia; la prima +idea l'ebbe soltanto quando si trovò fuori all'aperto +in <i>Piazza San Marco</i>, coi buffi d'aria fresca, +umidiccia, che gli snebbiarono la testa. Allora, +per un momento, sperò di sognare, ma poi, quando +si persuase ch'era desto, ci mancò poco che non +impazzisse. +</p> + +<p> +— Scusa, Ariberti, che cosa abbiamo detto che +tu mi dovevi? — gli chiese Badoero, che col lapis +prendeva appunti e faceva somme sopra un +biglietto di visita. +</p> + +<p> +— Non so!... Quanto?... +</p> + +<p> +— Se non isbaglio i conti, dovrebbero essere +ottocento cinquanta lire. +</p> + +<p> +I conti del cugino erano giusti. +</p> + +<p> +— Ma.... io.... io non le ho.... qui. +</p> + +<p> +— Che importa?... si sa bene, nessuno viaggia +colla <i>Banca</i> in tasca. Me le darai con tuo +comodo. +</p> + +<p> +Prandino respirò. Dunque c'era tempo, e fin +che c'è tempo c'è vita. +</p> + +<p> +— Se ci fosse giustizia, — continuò Badoero +sorridendo, — la perdita di stasera te la dovrebbe +pagare il Maggiore, perchè se lui non +capitava a Venezia, tu forse, a quest'ora avresti +in tasca ottocento cinquanta lire di più. Del resto, +sei stato sfortunato, ma giocavi anche da +<span class="pagenum"><a id="Page_216"></a>[216]</span> +matto, lasciatelo dire: ci volevi tu perchè io fossi +buono di vincere, almeno una volta! bisognava +proprio che tu venissi da Vicenza apposta per +fare il miracolo!... io perdo sempre e tanto che, +te lo dico in confidenza, per il giuoco di questo +mese, in sul momento mi trovo un po' al verde; +ma di ciò tu non devi darti pensiero, quando +me le puoi far entrare per domenica, quelle +ottocento cinquanta lire, mi basta e sono contento. +</p> + +<p> +La vita tornava ad accorciarsi al povero Prandino. +</p> + +<p> +— Per domenica? +</p> + +<p> +— Sì, te ne sarò grato. In un'altra occasione, +figurati! +</p> + +<p> +E Badoero cambiò discorso, perchè gli amici +si erano avvicinati per salutare il conte degli +Ariberti, dovendosi dividere da lui: Prandino andava +da una parte e loro dall'altra. +</p> + +<p> +— Buona notte, signor Conte: già si fermerà +ancora un po' di giorni a Venezia?... +</p> + +<p> +— Sì.... probabilmente.... +</p> + +<p> +— Allora avremo il piacere di rivederla e di +dargli la rivincita. +</p> + +<p> +— Grazie.... +</p> + +<p> +— Buona notte! +</p> + +<p> +— Buona notte! +</p> + +<p> +— <i>Ciao</i>, simpaticone! +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_217"></a>[217]</span> +— <i>Ciao</i>.... +</p> + +<p> +— A proposito, scusa, — e il Badoero tornò +indietro chiamando Prandino, — domani ti vedrò +al Lido, sicuro, non è vero? +</p> + +<p> +— Sì.... probabilmente. — Prandino, adesso +stentava a capire che cosa gli dicevano. +</p> + +<p> +— Bada di non mancare. La principessa di +Lentz vuol conoscerti personalmente. +</p> + +<p> +— Grazie!... +</p> + +<p> +.... Domenica?... per domenica ci vogliono i +denari?... ottocento cinquanta lire.... — pensava +Ariberti provando dei brividi in tutto il corpo, +che lo facean trasalire. — Come trovarle?... Dove?... +Eppure ci vogliono, ci vogliono ad ogni costo; +e ci vogliono per domenica!... Prandino tentò allora +di ricordarsi che giorno fosse della settimana, +ma non ci riuscì. +</p> + +<p> +La piazza si stenebrava a poco a poco, triste, +silenziosa. In alto, il cielo bigio era corso da una +folla di nuvolacci nerastri, fra gli strappi dei quali +rilucevano ancora qua e là alcune stelle con bagliori +incerti, sbiaditi. +</p> + +<p> +Prandino si sentiva stanco, disfatto: le gambe +non lo reggevano più, gli dolevano i piedi ammaccati +dalle scarpe, aveva la testa grossa, pesante, +e stentava a tener gli occhi aperti. Gli +sembrò per un momento che se si fosse lasciato +cascar per terra lungo disteso, lo avrebbe preso +<span class="pagenum"><a id="Page_218"></a>[218]</span> +un sonno così forte dal quale non si sarebbe svegliato +mai più. Si avviò verso l'albergo, curvo, +traballante, con un tremito di freddo, inciampando +nelle pietre disuguali della via, chiudendo +gli occhi ogni tanto per riposare. +</p> + +<p> +Nel cortiletto angusto della <i>Gondola d'oro</i>, cominciava +ad esserci un po' di movimento per alcuni +viaggiatori che dovevan partire colla prima +corsa, ma dal portiere si vedevano le imposte +ancor tutte chiuse, mentre le scale erano deserte +e i corridoi si prolungavano muti fra le +tenebre. +</p> + +<p> +Prandino salì lentamente, tirandosi su, appoggiandosi +di tutto peso alla maniglia, fermandosi +ad ogni branca. Quando arrivò al primo pianerottolo +e sostò alquanto per prendere fiato, caso +volle che il suo occhio cadesse proprio sopra una +fila di scarpe e di stivaletti messi là in un angolo +dal facchino che più tardi poi li dovea pulire e +lustrare. Tutta quella roba faceva un'impressione +strana, curiosa. Ogni oggetto pareva avesse non +solo la fisonomia, ma indicasse la condizione e +ritraesse i costumi e le tendenze del proprietario. +Vicino alla calzatura coi chiodi del <i>touriste</i>, c'era +il borzacchino coi bottoni di madreperla e le +ghette colorate del commesso viaggiatore. Accanto +alla scarpa risolata del marito, col tacco +basso e la pianta larga, comoda, c'era lo stivaletto +<span class="pagenum"><a id="Page_219"></a>[219]</span> +lungo, sottile della moglie: poi lo scarpone +di panno del nonno, e il sandalo foderato di tela +della nipotina e gli scarpini verniciati del damerino: +insomma parea di vedere tutti gli ospiti +della locanda, schierarsi là ad uno ad uno colle +loro macchie di mota, co' loro frinzelli, colle orecchie +basse e le bocche socchiuse al respiro, o +spalancate ad uno sbadiglio. Prandino fissò lo +sguardo in quella mandata di calzature finchè +scoprì uno stivaletto che aveva le ghette chiare +e il tacco molto alto, e un po' consumato internamente. +L'Elisa calzava attillato e il suo passo +non era più tanto leggero.... Lo guardò a lungo, +e sentiva la tentazione di accarezzarlo, di baciarlo, +di portarselo via, quando all'improvviso fu preso +da un senso strano di dispetto, da un impeto +acuto di rabbia gelosa, che lo risvegliò brutalmente +da quel suo stato di dormiveglia: lì, sopra +la ghetta chiara dello scarpino d'Elisa, era stato +buttato uno stivale colla suola grossa all'inglese, +e la tacca degli speroni nel calcagno. Prandino +non aveva alcuna ragione di dolersi: era ben naturale +che gli stivali del numero <i>quarantatrè</i> si +trovassero insieme colle scarpe del numero <i>quaranta</i>! +Ma tant'è, il povero innamorato non potea +darsi pace!.... +</p> + +<p> +In quel punto lo prese un desiderio tormentoso +di riavere le voluttà , l'amore dell'Elisa e +<span class="pagenum"><a id="Page_220"></a>[220]</span> +il rammarico del suo paradiso perduto gli si +mutò in un'angoscia disperata. Tuttavia quando +rientrò nella sua cameretta, vedendo il disordine +che c'era là intorno, e il letto sfatto, si risovvenne +delle vicende di quella cattiva nottata, e +pensò, raccapricciando, che sebbene quando ne +usciva poche ore innanzi egli fosse già tanto infelice +da voler morire, lo era ancor meno d'adesso +che vi tornava!.... Come avrebbe fatto a +pagare le ottocentocinquanta lire che aveva perdute?.... +E bisognava pagarle per domenica, non +c'era verso! Come avrebbe fatto?!... Smarrito, si +guardò attorno per la cameretta, cercando un conforto. +E gli pareva di scorgere viva dinanzi a sè +la misera figuretta di mamma Orsolina, tutta +chiusa nella sua vesticciola stinta e a rattoppi, +curva sul tombolo, sciupandosi la vita pur di +risparmiare un quattrino e poterla tirare innanzi +colla famigliola.... Dove avrebbe trovato il coraggio +di dire a quella povera donna: sai, mamma, +ho perduto ottocentocinquanta lire!.... Prandino, +così sconvolto, credette di vedere la mamma impallidire +tremando a quelle parole, come s'egli +le avesse dato una stilettata, e pianse smaniando, +e si strappò i capelli finchè, spossato, affranto, +si lasciò cadere, così vestito com'era, attraverso +del letto. +</p> + +<p> +Allora, mentre cedeva al sonno che gli pesava +<span class="pagenum"><a id="Page_221"></a>[221]</span> +greve sulle pupille e che gli sperdeva dall'anima, +a poco a poco, ogni memoria e ogni dolore, gli +sembrò di fuggir via da quella vita maledetta, e +chiuse gli occhi, provando un senso benefico di +riposo e di pace, come se non dovesse riaprirli +mai più!.... +</p> + +<p> +Ma invece, quantunque si svegliasse assai tardi, +erano già suonate le tre, fu ancora in tempo di +ritrovare tutti i suoi dolori che lo aspettavano +pronti per tornare daccapo a farlo soffrire. Il suo +primo pensiero, come di solito, corse subito all'Elisa +e provò il senso d'un vuoto così grande, +così profondo, che pareva gli mettesse le vertigini. +Poi, subito, si risovvenne delle ottocento +cinquanta lire che doveva a Badoero e a quel ricordo +saltò giù dal letto, come se si fosse sentito +scottare. Le ottocento cinquanta lire perdute +erano di una verità così fredda e inesorabile, che +Prandino cominciò a dubitare non fosse altrettanto +sicura l'altra disgrazia: quella di dover +perdere anche l'Elisa. +</p> + +<p> +Non poteva forse aver inteso male? +</p> + +<p> +Si ricordava che l'Elisa gli aveva dette queste +precise parole: <i>domani saprai tutto</i>; dunque era +cosa certa ch'egli ancora non ne sapeva nulla, e +però, da quella parte, poteva ben darsi che il +diavolo fosse meno brutto di quanto pareva. Già +la speranza, colle donne, si acquista sempre e +<span class="pagenum"><a id="Page_222"></a>[222]</span> +non si perde mai! E poi Prandino aveva certi +fumi che gli annebbiavano il cervello: della mezza +cotta della sera innanzi, gliene durava ancora +almeno un quarto! +</p> + +<p> +— Che! — pensava, mentre rimetteva un po' +in ordine il suo abbigliamento — ella non può +vivere senza di me: l'ha giurato tante volte! +Chissà mai a che cosa voleva alludere co' suoi +discorsi.... forse era tutto un ordito combinato +ad arte, perchè io non avessi più lena di rimproverarla +di essere uscita al largo col Maggiore. +Se fosse così, è stata molto brava e le perdono +in grazia dello spirito che ha avuto! +</p> + +<p> +A questa idea consolante gli si allargò il cuore, +e gli si dilatarono i polmoni tanto ch'egli, tutto +consolato, cominciò a canterellare a mezza voce +un'arietta in tempo allegro; ma poi gli si fecero +innanzi le ottocento cinquanta lire tetre, minacciose +come il <i>Mane-Thecel-Phares</i> di Baldassare, +e gli strozzarono il motivo a mezza gola. +</p> + +<p> +Tuttavia, siccome fino a domenica poteva respirare, +non pensò, per il momento, se non a +raggiungere l'Elisa. +</p> + +<p> +La Contessa e la Contessina erano certo andate +al Lido col solito vaporetto delle tre; non c'era +più tempo da buttar via, bisognava sbrigarsi, bisognava +correre per non perdere anche quello +delle tre e mezzo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_223"></a>[223]</span> +— Signor Conte! Signor Conte! — chiamò il +portiere, mentre Ariberti usciva in fretta dall'albergo. +</p> + +<p> +L'Ariberti tornò indietro, chè il portiere non +si sognava certo di scomodarsi per corrergli appresso. +</p> + +<p> +— La contessa Navaredo cercava di lei. +</p> + +<p> +— È ancora di sopra? +</p> + +<p> +— No; è andata al Lido colla sua compagna, — alla +<i>Gondola d'oro</i> non si sapeva che la D'Abalà +fosse sua figlia — e col signor marchese +Del Mantico. +</p> + +<p> +— Perchè non chiamarmi? +</p> + +<p> +— Credevo ch'ella fosse uscita. +</p> + +<p> +— Dovevate informarvene. +</p> + +<p> +— Poco male: al Lido la ritrova di sicuro. +Già il vaporetto parte ogni venti minuti. +</p> + +<p> +— Questa non è una buona ragione: un'altra +volta fate meglio il vostro dovere. +</p> + +<p> +Ciò detto, Prandino infilò la porta dell'albergo +e ne uscì quasi di corsa, ed ebbe il sospetto che +il portiere lo mandasse con cattivo garbo a quel +paese; ma fu un semplice sospetto, chè, proprio +bene, non intese ciò che quell'altro gli brontolò +dietro. +</p> + +<p> +Era una giornata fresca, di burrasca; la laguna +era mossa, il cielo scuro, minaccioso, e il vento +che soffiava forte contro i tendoni del vaporetto, +<span class="pagenum"><a id="Page_224"></a>[224]</span> +ne rallentava la corsa, aumentando così l'impazienza +e l'infelicità di Prandino. +</p> + +<p> +Quando arrivò sulla terrazza, vide subito l'Elisa +che stava appoggiata al parapetto, guardando +il mare grosso, agitato, sul cui ondeggiamento +d'un verde cupo, rotto qua e là da strisce più +chiare, correvano, moltiplicandosi, creste mobilissime, +bianche, candide come spuma di latte. +</p> + +<p> +— E dunque? — le domandò l'Ariberti, quando +le fu vicino, e con due occhi gonfi, umidi, fissò +la Contessa che, per maggior disgrazia, gli pareva +molto più bella del solito. +</p> + +<p> +Elisa lo guardò con tenerezza, e poi, chinando +la testa in aria di vittima rassegnata, sospirò +così forte, da mettere in grave pericolo le maglie +della sua giacchetta attillata. +</p> + +<p> +— E dunque?.... — ripetè l'altro, col cuore che +gli batteva violentemente. +</p> + +<p> +— Dunque.... continuate a volermi bene, ma +come a una vostra mammina. +</p> + +<p> +E mentre il vento le portava sulla faccia e sul +collo gli spruzzi freschi, voluttuosi, sollevati dai +cavalloni del mare, che, rompendosi contro la +spiaggia, correvano rumoreggiando sotto il tavolino +scosso, traballante per quegli urti impetuosi, +ella raccontò a Prandino, senza neppure un tremito, +e senza nessuna reticenza, che aveva dovuto +cedere alle istanze del sotto-prefetto, alle +<span class="pagenum"><a id="Page_225"></a>[225]</span> +preghiere e alle minacce della Cecilia, e che si +rassegnava, vittima dell'altrui volontà , a sposare +il marchese Del Mantico, pel quale sentiva molta +stima e punto amore. +</p> + +<p> +Prandino la lasciò dire senza mai interromperla: +non poteva parlare, perchè aveva la gola +stretta, serrata. Rimaneva dritto in piedi, immobile, +duro e mentre con una mano si teneva sodo +il cappello contro la fronte, le lagrime gli colavano +dagli occhi e dal viso smorto e si fermavano +qua e là , luccicanti, sull'abito nero. Non +vedeva nulla, nè l'Elisa, nè nessuno: vedeva solo +il fondo buio, deserto del mare. Aveva il capo +intronato dal vento e dal fragore delle onde, +aveva il cuore rotto, spezzato; ma però sentiva +bene, sentiva vivo, quel suo dolore così grande +che lo avvolgeva tutto, che gli toglieva ogni altra +forza, che gli levava dall'anima ogni altro +sentimento. +</p> + +<p> +Quando l'Elisa si allontanò da lui, egli la lasciò +andar via senza fare un passo, senza nemmeno +salutarla. +</p> + +<p> +— “Guarda don Bartolo — sembra una statua!....„ +</p> + +<p> +— <i>Ciao</i>, Badoero! — Alla voce del cugino, +l'Ariberti si ridestò, si scosse: pare impossibile! +Non poteva andare una volta sulla terrazza, senza +incontrarsi in Badoero!.... +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_226"></a>[226]</span> +— Sai? Oggi la Principessa non è venuta per +il cattivo tempo. Sarà per domani. +</p> + +<p> +— Come?.... Non avevi detto per domenica? +</p> + +<p> +— Per domenica?.... Che cosa?.... +</p> + +<p> +L'Ariberti che avea inteso male, s'era spaventato +a torto, ma non rispose nulla che spiegasse +al cugino la sua interruzione. +</p> + +<p> +— Vai a fare il bagno? — continuò Badoero +senza badargli più che tanto — no, di certo, immagino, +con questo tempo indiavolato. È vero +che sei un nuotatore di prima forza, ma tant'è, +non ci si diverte!.... Addio, Ariberti, corro in +cerca di Potapow e di Jamagata, chè, oggi, non +son buono di trovarli. +</p> + +<p> +— <i>Ciao</i>, Badoero! +</p> + +<p> +In quella domanda del cugino — se andava a +fare il bagno — Ariberti avea finalmente ritrovato +un indirizzo, un'ispirazione, e uscì dalla +terrazza col passo fermo, risoluto. +</p> + +<p> +Era stanco di vivere e di soffrire, e lo consolava +l'idea di perdersi lontano con tutti i suoi +dolori e con tutte le sue angosce, in quell'onda +sconfinata del mare. +</p> +</div> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_227"></a>[227]</span> +</p> + +<h2><a id="capXIII"></a> +CAPITOLO XIII. +</h2> + +<p> +Il conte degli Ariberti non sapeva ancora come +sarebbe morto, ma voleva morire a ogni costo e +per il momento gli bastava la certezza di farla +finita prima di domenica. +</p> + +<p> +Più di tutto lo seduceva l'idea di perdersi +nella profondità del mare come un atomo che +lentamente viene assorbito da una gocciola d'acqua, +senza lotta e senza dolore. Gli pareva, una +volta inghiottito da quell'enorme distesa di cavalloni +verdastri, d'esser così ben sepolto che +nemmeno la sua memoria non sarebbe più ritornata +a galla; e così quei signori di Vicenza, dimenticandolo +affatto, non avrebbero riso di lui +per la brutta figura che faceva ad essere stato, +in certo qual modo, messo in libertà dalla contessa +Navaredo. +</p> + +<p> +Ma anche il morire non è sempre una cosa +presto fatta, e alle volte per quanto chi ci voglia +riuscire, ci si metta di buona lena, non arriva +a capo di nulla. Morire sott'acqua poi, nel +caso di Prandino, nuotatore espertissimo, era +un'impresa estremamente difficile. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_228"></a>[228]</span> +Quando si trovò innanzi un buon tratto nel +mare, portato dalle onde in su e in giù come da +un'altalena, si determinò nel disperato proposito +e si cacciò sotto risolutamente, ma fece fiasco. +Per quanto lavorasse di braccia e di gambe, +l'acqua lo riportava a galla dopo pochi istanti, e +tornato fuori colla testa, doveva respirare per +forza. Un'altra volta, dopo d'essersi tuffato, +provò ad aprire la bocca: ma non fece altro che +bere!.... +</p> + +<p> +Eppure non c'era verso!.... bisognava morire!.... +Morire?.... Perchè morire?.... E a questo punto il +fresco dell'acqua, che calmando il sistema nervoso +del giovinotto, lo conduceva a più miti consigli, +lo tenne prima un poco perplesso sulla decisione +da prendere e poi addirittura lo fece +cambiar di parere. +</p> + +<p> +Morire?.... Chè! Vivere bisogna; vivere per potersi +difendere dalle false accuse e dichiarare a +tutti che non era stata l'Elisa la prima a piantar +lui, ma che viceversa era stato lui a piantare +l'Elisa! Bisognava vivere per vendicarsi del sottoprefetto +D'Abalà a costo d'improvvisargli apposta +una <i>dimostrazione</i>.... e, in tutti i casi, prima +di morire voleva mostrare i denti alla Cecilia e, +almeno una volta, provare il gusto matto di tirare +le orecchie a Gegio! Sì, sì, bisognava vivere!.... +Ma, e le ottocento cinquanta lire da pagarsi domenica +<span class="pagenum"><a id="Page_229"></a>[229]</span> +a Badoero? Questo funesto ricordo lo sgomentò; +si lasciò di nuovo calare a fondo e fece +di tutto per rimanervi; ma, povero diavolo, anche +questa volta non ci riuscì. +</p> + +<p> +— No, no; bisogna morire! <i>Coûte que coûte</i> +(come dice la perfida!) bisogna morire! — E poi, +forse ch'egli avrebbe potuto vivere a Vicenza il +giorno del matrimonio dell'Elisa col Maggiore? +</p> + +<p> +I suoi amici che avevano tentato di soppiantarlo +quand'era lui il fortunato, adesso gli domanderebbero — “se +gli parevano dolci i confettini!„ +E se il cavalier Pinocchio lo destinasse +per il momento alla vendita dei biglietti e toccasse +a lui, proprio a lui (quando ci si mette l'ironia +del destino è così spietata!) toccasse a lui +di staccare i biglietti per quel viaggio di nozze? — Bisogna +morire! e Prandino chiuse gli occhi, +abbandonandosi all'urto delle onde che gli si +rompevano scroscianti contro la faccia. +</p> + +<p> +Pensò, visto e provato che andar a fondo non +poteva, di spingersi tanto innanzi nel mare, fino +a raggiungere quella striscia scura, plumbea, che +chiudea l'orizzonte. Allora, quando le forze gli +fossero mancate, egli verrebbe travolto dai flutti +e sommerso a poco a poco, senza nemmeno accorgersene. +</p> + +<p> +Già , si capisce che non gli premeva molto di +assistere con tutta la sua presenza di spirito a +<span class="pagenum"><a id="Page_230"></a>[230]</span> +quel trapasso dalla vita alla morte: per quante +ne dicano i misantropi, non è mai una gita di +piacere! E poi, Prandino, tutti i gusti son gusti, +avrebbe desiderato di morire dormendo. Intanto +continuava a nuotare di lena e ad allontanarsi +sempre più dalla riva. Dopo qualche tempo cominciò +per davvero a trovarsi un po' stanco. Tuttavia +continuò sempre a nuotare: era deciso! +adesso però nuotava molto più adagio. Il vento +gli sibilava acuto, molesto nelle orecchie e gli +battea il viso, l'acqua salata gli bruciava gli occhi, +ma egli non indietreggiava, avanzava anzi +sempre verso il largo, rassegnato al suo destino, +finchè sentì i primi brividi di freddo corrergli +per la vita. +</p> + +<p> +— Ci siamo! pensò, e Prandino fece il morto, +tanto per cominciare. +</p> + +<p> +La durò così ancora per qualche minuto, quando +d'un tratto egli si sentì trasportare con violenza +da una forza nuova, ignota, che lo trascinava +velocemente. Spaventato, si allungò nell'acqua, +per opporsi a quell'onda impetuosa, ma rotto com'era +dalla fatica, ci riusciva a stento e capiva +che presto egli sarebbe rimasto vinto, sopraffatto: +era stato portato via da una corrente tanto più +forte quanto il mare era più grosso. +</p> + +<p> +In quel punto, Elisa, il Maggiore, la Cecilia e +anche le ottocento cinquanta lire, gli si dileguarono +<span class="pagenum"><a id="Page_231"></a>[231]</span> +in un attimo dal cuore e si risvegliò in +lui prepotente l'istinto della conservazione. Fece, +sforzi disperati, sovrumani.... ma, per quanto si +adoperasse con tutto il suo vigore, non riusciva +che a resistere all'urto dell'onda e a star fermo: +retrocedere gli era impossibile.... Già , in breve, +stanco, sfinito, non poteva più nemmeno tenersi +a galla.... già l'onda vittoriosa gli era passata +due volte sulla testa, già , spossato, stava per +venir meno e questa volta trovarlo proprio davvero +il modo di calare a fondo.... quando, senza +saper come, senza saper nemmeno s'era proprio +desto o se sognava, si trovò dritto in piedi, là , +in mezzo alla burrasca, coll'acqua che gli arrivava +appena alle spalle! +</p> + +<p> +A un migliaio di metri all'incirca dal Lido, si +allunga per un buon tratto di mare, un banco di +sabbia: la corrente lo aveva portato là sopra, e +Prandino era salvo: salvo, ma non sicuro. Adesso +quei cavalloni verdastri, impetuosi, spumeggianti, +lo spaventavano, e tutte quelle creste candide che +correvano sulle onde, gli sembravano altrettanti +mostri marini che gli venissero incontro. Si raccomandò +a Dio, pensò a sua madre e chiamò al +soccorso, con quanto fiato gli rimaneva in corpo. +</p> + +<p> +— <i>Semo qua, paron, semo qua</i> — gli rispose subito +una voce poco lontana. +</p> + +<p> +Era la barca destinata al salvataggio dei nuotatori +<span class="pagenum"><a id="Page_232"></a>[232]</span> +che, come vuole il regolamento, quando +Ariberti si allontanò troppo dalla riva, gli aveva +tenuto dietro, senza che il poveretto, fisso collo +sguardo nel tendone buio dell'orizzonte, e mezzo +accecato com'era dal bruciore e dagli sprazzi +dell'acqua, se ne fosse accorto. +</p> + +<p> +Due battellieri, dalle braccia robuste, lo tirarono +su di tutto peso nel guscio, e, quando fu +dentro, gli domandarono come mai s'era arrischiato +di allontanarsi tanto, col mare così +grosso. +</p> + +<p> +— È stata la corrente che mi ha portato via — rispose +Prandino, arrossendo per la doppia +vergogna dell'essersi voluto annegare e del non +esservi riuscito. +</p> + +<p> +Tutto curvo, seduto sopra una panchetta della +barca, coi denti che gli battevano dal freddo, col +vento che gli soffiava addosso, egli, silenzioso, +mortificato, si lasciò condurre a riva. Ma, tuttavia, +mentre si avvicinava alla spiaggia e lo +<i>Stabilimento</i> s'ingrandiva a vista d'occhio, così +da distinguere le persone che si movevano sulla +terrazza, tornò a pensare a' casi suoi e a convincersi +che, per quanto gli potesse spiacere di +morire, nulladimeno, non poteva più vivere. Anche +un po' per non rendersi ridicolo a sè stesso, +non c'era verso, doveva venire a quella conclusione. +Però, avrebbe scelto un altro genere di +<span class="pagenum"><a id="Page_233"></a>[233]</span> +morte. I battellieri gli narrarono il caso d'un +tedesco che, l'anno prima, s'era annegato, per +l'appunto al Lido, e che fu ripescato monco di +un piede e senz'occhi: gli erano stati divorati +dai pesci. +</p> + +<p> +Prandino, al racconto, sentì in tutto il corpo +un senso vivo di ribrezzo. Scegliendo quel genere +di morte, sott'acqua, non aveva riflettuto al pericolo +d'essere mangiato vivo.... o anche morto, +che, quasi, gli sarebbe spiaciuto ugualmente. No, +no; bisognava trovare un'altra specie di suicidio: +col freddo che aveva intorno, avrebbe preferito +piuttosto di morire nel fuoco, bruciato; tanto +più che quella massa enorme, spaventosa, d'acqua +ondeggiante e quegli odori acuti d'effluvi salini, +gli davano nausea!.... +</p> + +<p> +Voleva finire i suoi giorni a Vicenza, dov'era +nato. In quel momento supremo, voleva trovarsi +vicino a sua madre.... Voleva abbracciarla un'ultima +volta, povera mamma!.... A Vicenza, ancora, +non si saprebbe nulla del matrimonio della Contessa, +e fino a domenica, c'era tempo; questa +proroga se la poteva concedere senza offendere +la fermezza del suo carattere, essa, invece di +distoglierlo, lo rendeva più saldo nel suo proponimento. +</p> + +<p> +Quando uscì vestito dal camerino, trovò sull'uscio +i battellieri che lo avevano salvato, col +<span class="pagenum"><a id="Page_234"></a>[234]</span> +cappello in mano, che aspettavano la mancia. Nè +si accontentarono così facilmente. Erano in tre +e ci vollero cinque lire. +</p> + +<p> +Per bacco: avevano salvato un conte, non una +persona qualunque! +</p> + +<p> +Prandino pagò, sospirando, e pensò che a Venezia +tutto era caro, e che non si poteva nemmeno +tentar di morire senza spendere quattrini. +Ma ci sarebbe da scommettere, a ogni modo, che +quelle cinque lire lì, trovò che erano meno buttate +via delle altre spese la sera innanzi, nella +bottiglia di birra inglese. +</p> + +<p> +Uscito fuori dai corridoi, era in preda a una +viva preoccupazione: schivare in tutti i modi di +incontrarsi colla Contessa. Non voleva rivederla +più: gli avrebbe fatto troppo male. +</p> + +<p> +Questa volta, la sorte fu mite: gli risparmiò +quell'angoscia. Ma non così potè schivare Jamagata, +che adocchiò, appoggiato alla porta del <i>Caffè +Ristorante</i>, colla faccia melanconica, d'una tristezza +gialla, che faceva ancora più pena, mentre +Potapow, di lietissimo umore, lo tormentava con +facezie un poco spinte. +</p> + +<p> +— <i>Allez vous à Venise?</i> — chiese Jamagata a +Prandino, che passava dritto, fingendo di non +vederlo. +</p> + +<p> +— <i>Oui, monsieur.</i> Vado a Venezia. +</p> + +<p> +— <i>Si le temps n'était si mauvais, je viendrais moi +aussi.</i> +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_235"></a>[235]</span> +E sospirò profondamente, in modo tale da far +capire all'Ariberti che anche Jamagata sapeva +qualche cosa del matrimonio d'Elisa. +</p> + +<p> +Potapow, invece di commoversi a quella muta +desolazione, uscì in una sonora risata e continuando +le allusioni impertinenti. +</p> + +<p> +— <i>Courage, Courage!</i> — disse al Console sentimentale, — <i>le +temps et les femmes il faut les +prendre comme le bon Dieu nous les donne!</i> +</p> + +<p> +— <i>Vous m'ennuyez, monsieur le Comte, vous +m'ennuyez!</i> — esclamò Jamagata con vivacità , +diventando violetto, chè, alla fine, cominciava a +perdere la flemma diplomatica. +</p> + +<p> +Potapow, saltellando dalla collera, gli rispose +per le rime; l'altro continuò più forte; il battibecco +si faceva vivo, quando comparve sulla porta +l'ombra nera del cavalier Ramolini, che fu come +un secchio d'acqua fredda sui contendenti, ma +nello stato d'animo in cui si trovava l'Ariberti, +quel diverbio non lo commoveva: ne approfittò +invece per dileguarsi senz'altri intoppi dallo Stabilimento. +</p> + +<p> +Adesso Venezia gli metteva addosso un'uggia +insopportabile, avrebbe voluto ritornare a Vicenza +subito, quella stessa sera. Gli pareva che +più presto fosse andato via, più presto avrebbe +trovato pace. Credeva, povero illuso, di lasciar +là , alla stazione, tutti i suoi dolori, e una volta +<span class="pagenum"><a id="Page_236"></a>[236]</span> +chiuso in vagone e messosi in via, di dover respirar +più leggero. Ma, mentre attraversava la +laguna in vaporetto, sembrò che le cateratte del +cielo si aprissero ad un secondo diluvio e Prandino +arrivò alla <i>Gondola d'oro</i> così bagnato dalla +testa ai piedi ed in tale stato da vincere la musoneria +del portiere che, vedendolo, si mise a +ridere. +</p> + +<p> +— L'ha presa tutta, mi pare? +</p> + +<p> +— Sicuro. Fatemi mandare il conto sopra, <i>all'ottantasei</i>. +</p> + +<p> +— Parte il signore? +</p> + +<p> +— Sì, parto. +</p> + +<p> +— Subito? +</p> + +<p> +— No, domattina, colla prima corsa. — Bisognava +che si mettesse in letto, aspettando che si +asciugasse un po' la sua roba. +</p> + +<p> +— Allora c'è tempo. +</p> + +<p> +— Non importa: il conto lo voglio subito. +</p> + +<p> +Levato il dente, come si dice, è levato il dolore; +e poi adesso Prandino avea premura di vedere +il conto dell'albergo, per sapere quanto denaro +gli restava da portar a casa. +</p> + +<p> +— Il <i>quaranta</i> parte con lei? +</p> + +<p> +— No! +</p> + +<p> +L'Ariberti diventò rosso fin alla punta dei capelli. +Quel petulante di portiere aspettava allora +a diventare verboso! +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_237"></a>[237]</span> +Venuto il conto, pagato, preso un biglietto di +seconda classe alla ferrovia, tutto sommato gli +rimanevano ancora cento dieci lire. Dunque non +gliene occorrevano che settecento quaranta per +Badoero!!... A questa scoperta gli si allargò il +cuore; ma per poco. Tant'è, domenica non le +avrebbe avute, nemmeno ridotte a settecento +quaranta, e però il conte Eriprando degli Ariberti +era sempre vicino al fallimento. +</p> + +<p> +Maledetto il giorno ch'egli era partito per Venezia. +Maledetta l'Elisa, il Maggiore, il Badoero +e le bagnature!... +</p> +</div> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_238"></a>[238]</span> +</p> + +<h2><a id="capXIV"></a> +CAPITOLO XIV. +</h2> + +<p> +Bisogna credere proprio che le impressioni che +si subiscono da una donna amata fanno un effetto +opposto a quello prodotto da un creditore. +Prandino stesso avrebbe potuto notare questa +verità sacrosanta, ma lui non aveva tempo da +perdere per fare il filosofo! +</p> + +<p> +A mano a mano che si allontanava dall'Elisa, +essa gli si faceva ancora più cara e più necessaria; +a mano a mano che si allontanava da Badoero, +le ottocentocinquanta lire perdevano di valore. +È un fatto, del resto, indiscutibile! quando +non si vede il volto dell'innamorata, si sospira: +quando non si vede la faccia del creditore, si respira!... +</p> + +<p> +Finchè rimaneva a Venezia l'Ariberti tremava +tutto all'idea d'incontrarsi al Lido o sotto le +<i>Procuratie</i> con il Badoero la domenica del <i>pagherò</i>, +senza avere in tasca la somma; ma da lontano +questo pericolo non lo correva più e avrebbe +meglio trovata una scusa o domandata una proroga, +<span class="pagenum"><a id="Page_239"></a>[239]</span> +inviando intanto qualche piccolo acconto. +Invece di parlare, era il caso di scrivere; e, si +sa bene, certe cose che a dirle bruciano le labbra, +si possono scrivere correntemente e senza +fatica. +</p> + +<p> +Ma l'Elisa, invece? Dall'Elisa più si allontanava +e più la sentiva viva, possente nel cuore, +nel sangue e nella testa. Durante quel viaggio +del ritorno, sbalottato così solo solo in <i>seconda +classe</i>, ricordava, con un desiderio amarissimo, +l'altro viaggio fatto in <i>prima</i>, nell'andata, e gli +pareva allora d'aver goduto il suo paradiso, +tanto è vero che nella miseria si dimenticano i +piccoli dolori che amareggiano i periodi della +felicità . Prandino si ricordava bene l'estasi amorosa +goduta da Vicenza a Padova, ma aveva dimenticato +tutti i tormenti sofferti da Padova a +Venezia. +</p> + +<p> +Adesso le spine, e non erano poche, delle sue +rose d'amore non bucavano più. L'Elisa non era +più lunatica, non era più capricciosa, non era +più esigente; non aveva più la Cecilia sempre +d'intorno, non aveva più Gegio sempre fra i +piedi; non lo tormentava più colle sue leggerezze, +colle sue civetterie, co' suoi sgarbi. Adesso +ch'egli l'aveva perduta, l'Elisa era ritornata la +donna più buona, più bella, più cara, più amabile +della terra, e quando Prandino pensava all'avvenire +<span class="pagenum"><a id="Page_240"></a>[240]</span> +e lo vedeva senza di lei, sentiva nell'animo +uno scoramento, un affanno che vi facevano +strazio. +</p> + +<p> +A Vicenza, tutte le strade gli avrebbero rammentato +un incontro, un saluto, una passeggiata +fatta insieme. Al teatro, senza la contessa Navaredo, +senza i suoi occhioni che lo cercavano, +senza la soddisfazione di offrirle il braccio, finito +lo spettacolo, per ricondurla presso <i>lord Palmerston</i>, +non avrebbe gustata nemmeno la musica. E +in chiesa?... Che cosa sarebbe andato a fare in +chiesa, se, dopo messa, non aveva più da aspettarla +all'uscita? +</p> + +<p> +Si ricordava che, in passato, se per una ragione +qualunque egli doveva rimanere un giorno +senza andare da lei, il suo primo pensiero, alla +mattina, nello svegliarsi, era quello, e ne restava +angustiato, e smaniava per trovar modo di far +correre veloce il tempo che camminava per lui +come una tartaruga. Ma adesso che avrebbe dovuto +stare senza l'Elisa tutte le ore, tutti i giorni, +tutta intera la vita?... Tanto valeva addormentarsi +una volta, per non destarsi mai più. +</p> + +<p> +Al primo momento, non avrebbe creduto di +dover soffrir tanto per quell'abbandono; ma le +ferite dell'animo sono come quelle del corpo: subito, +appena capitano addosso, si prova uno sbalordimento +e nulla più. Il bruciore, lo spasimo +cominciano dopo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_241"></a>[241]</span> +Quando Prandino smontò a Vicenza era come +inebetito. Perchè poi si trovasse ancor peggio, +la prima persona che gli si parò dinanzi fu per +l'appunto il sotto-capo della stazione: il bel giovinotto +dal berrettino foderato d'arancio, che gli +chiese subito come mai ritornava così presto dai +bagni e senza la contessa Navaredo. +</p> + +<p> +— Ho fatto una corsa per affari; ma devo ritornare +a Venezia fra un paio di giorni. +</p> + +<p> +Non aveva cuore di confessare la propria +ignominia!... No, no: non avrebbe potuto sopportare +quella disgrazia, e adesso il proposito di +farla finita non era preso in un istante di febbre: +era proprio il convincimento dell'anima. +</p> + +<p> +Sul piazzale della stazione fu ricevuto dalle +scappellate dei vetturini. +</p> + +<p> +— Signor Conte, la carrozza! +</p> + +<p> +— La carrozza, signor Conte! +</p> + +<p> +— Signor Conte, comanda il <i>brougham</i>? +</p> + +<p> +Prandino salì sul primo <i>brougham</i> che trovò +aperto, un po' consolato da quei saluti così rispettosi. +Finalmente non era più un ignoto, una persona +qualunque, il numero <i>ottantasei!</i>... Ritornava +a essere il signor Conte, il signor Conte che +tutti conoscevano e al quale tutti facevano di +cappello.... +</p> + +<p> +Ma quella sua consolazione fu di breve durata. +Era la contessa Navaredo che lo illuminava colla +<span class="pagenum"><a id="Page_242"></a>[242]</span> +propria luce, e adesso che quella luce gli era +negata, egli ritornerebbe presto nell'ombra anche +a Vicenza!... +</p> + +<p> +Dio santo!... che effetto gli faceva Vicenza, +quella mattina!... Gli pareva di veder l'Elisa apparire +a ogni canto di strada. +</p> + +<p> +Era così tutto compreso da quell'affanno cupo, +desolato che, quando scese dalla vettura, credette +di scorgere lo scherno, la derisione negli occhietti +neri di una bella figliuola che al rumore +era corsa a vedere sull'uscio della pasticceria +accanto alla sua casa. +</p> + +<p> +Quella sua casa gli era però sempre cara; quella +vecchia casetta dove crebbe fanciullo, dove vide +sua madre genuflessa al lettino di lui ammalato, +dove fece tanti sogni d'amore, dove ricevette la +prima lettera dell'Elisa; la sua casetta la rivedeva +come un amico fidato, anche allora che vi +rientrava per andarvi a morire. +</p> + +<p> +Ma, varcata appena la soglia, gli sembrò che +gli pesasse sul capo, e dalla corte angusta, oscura, +usciva un odore di muffa e di miseria che lo disgustavano. +Eppure in quell'andito buio, aveva +giocato per tante ore, allegro e senza pensieri, +eppure da bambino ci perdeva il fiato a corrervi +dentro, tanto era grande. +</p> + +<p> +In fondo al corridoio, in alto, sullo stipite di +una porta, c'era un piccolo tabernacolo, messo là +<span class="pagenum"><a id="Page_243"></a>[243]</span> +dalla signora Luciana in un giorno di profonda +divozione. E la fede s'era talmente fatta grande +per la madonna della casa, che gl'inquilini vi +accendevano il lume quasi ogni sabato. Adesso +il lumicino rosseggiante nelle tenebre tetre del +corridoio, fu per Ariberti come una stella nel +mare procelloso della sua anima; e, al di là della +figura di Maria Addolorata, vide un'altra madre +ch'era pur santa e che avrebbe pure spasimato +dal dolore: la mamma sua!... +</p> + +<p> +Povera mamma!... Quel giorno egli non derise +il bigottismo della signora Luciana: ma, involontariamente, +si toccò il pioppino dinanzi alla +immagine benedetta, e salì più lentamente fin su, +al secondo piano, incerto se dovesse farsi vedere +da sua madre, col triste proposito che aveva nel +cuore, oppure se non fosse meglio di tornare indietro +e scappar via. Così, combattuto da mille +dubbi, arrivò all'uscio del suo quartierino, l'aprì, +entrò dentro nella prima stanzetta, senza quasi +sapere che cosa si facesse. +</p> + +<p> +L'Orsolina stava lavorando, seduta vicino alla +finestra, e agucchiava muta, grave, curva sul +tombolo. Alzò il capo appena udì toccare il +chiavistello dell'uscio, e quando vide il suo +Prandino entrare nella stanza, diè un grido acutissimo, +le guance secche, scarne arrossirono ancora +di gioia, e gli corse incontro e lo abbracciò +<span class="pagenum"><a id="Page_244"></a>[244]</span> +e lo coprì di baci; ma poi la sua grande consolazione +si agghiacciò a un tratto: perchè ritornava +così presto?... perchè era così pallido?... +perchè non le diceva nulla?... Prandino lesse +negli occhi timidamente affettuosi della buona +vecchia tutte le ansietà e le inquietudini che la +angustiavano, e ne fu turbato. Buttò là un pretesto, +una scusa, pel suo arrivo improvviso.... +disse che aveva dovuto ritornar subito per affrettare +l'impiego, per alcune carte che non +erano in regola, e poi si avviò verso la sua camera +in fretta, sperando di fuggire da tutto quel +grande amore che usciva dagli occhi di sua madre +e che gli pesava addosso come un rimorso. +Ma in quel mentre comparve sulla soglia della +stanza la signora Luciana, in un atteggiamento, +così lunga e secca com'era, che pareva un punto +interrogativo. +</p> + +<p> +— Che vuol dire, signor Conte?... Così presto +di ritorno?... Che cosa le è succeduto?... +</p> + +<p> +— Ho dovuto venire a Vicenza.... per un giorno.... +ma vado a Venezia di nuovo.... presto.... +domani. +</p> + +<p> +Ciò detto, spinse l'uscio della camera ed entrò, +che non ne poteva più di trovarsi solo, lasciando +la signora Luciana a tormentare, a furia di domande, +la contessa Orsolina. +</p> + +<p> +— Ho fatto male a ritornare a Vicenza! Ho +<span class="pagenum"><a id="Page_245"></a>[245]</span> +fatto male a farmi rivedere! — pensava Prandino +buttandosi a sedere sopra una seggiola, +respirando, là , solo solo, e non riflettendo che +da due giorni faceva tutto ciò che gli saltava +in testa, senza fermarsi un momento a ragionare. +</p> + +<p> +La quiete della stradicciola, dove era un caso +che passasse una carrozza, gli metteva tedio; il +bisbiglio che le due donne facevano nell'altra +stanza lo tormentava come la voce della sua coscienza +e, a fior di labbro, quasi fosse una sfida +lanciata a tutto il mondo, e insieme il ricordo +d'un impegno preso con sè stesso, andò ripetendo +il suo triste ritornello: bisogna morire, bisogna +morire! +</p> + +<p> +Per il debito del giuoco, tanto, ci avrebbe potuto +rimediare.... l'avrebbe confessato a sua madre, +che era una donna piena di consigli... avrebbero +potuto vendere un po' di roba.... qualche +masserizia che non fosse strettamente necessaria — non +era poi un milione, alla fine, che aveva +perduto! — e adesso si meravigliava di averci +dato tanto peso il giorno prima. Ammazzarsi per +ottocento cinquanta lire, anzi per settecento quaranta, +sarebbe stata proprio una minchioneria: e +poi, ammazzandosi, non pagava i suoi debiti, tutt'altro: +commetteva, invece, una frode.... <i>in articulo +mortis</i>.... +</p> + +<p> +Ah! se l'Elisa gli avesse voluto ancora un +<span class="pagenum"><a id="Page_246"></a>[246]</span> +po' di bene: s'ella non l'avesse piantato in quel +modo, allora no, no, certo, non penserebbe di +morire! E, a questo punto, il suo povero cuore +tornava daccapo a tormentarlo. Che valevano le +persuasioni dell'uomo saggio, che valeva l'affetto +di sua madre, le ragioni stesse dell'orgoglio +ferito per l'abbandono ingiusto, immeritato, +contro il suo amore fisso, tenace, selvaggio? +</p> + +<p> +L'Elisa sarebbe stata d'un altro! +</p> + +<p> +L'idea che quelle forme vaghe, da lui follemente +adorate, avrebbero appartenuto a un rivale, +sarebbero state toccate dalle manacce ruvide +del Maggiore, baciate da quella bocca ingorda +e irriverente, che puzzava di sigaro, tutto +ciò gli faceva correre nel cervello dei buffi di +sangue caldo e gli dava le vertigini, mentre, +nell'accesa fantasia del povero ammalato, l'Elisa +diventava bianca, candida come neve, delicata, +flessuosa come una gazzella, e trasudava un profumo +<i>aux fleurs de lys de cachemir</i>; ritornava +giovane, ritornava fresca.... e non era quasi più +neppur vedova!... Dio, Dio, quanto era bella!... +</p> + +<p> +Prandino se la vedeva innanzi, ora gaia, biricchina, +piena di vita e di fremiti, come il primo +giorno ch'era stata sola con lui, grondante d'acqua, +sotto il capanno, e ora raggiante di sole e +splendida d'amore come quella mattina che gli +<span class="pagenum"><a id="Page_247"></a>[247]</span> +camminava dinanzi, lungo la viottola dell'uccelliera; +poi gli appariva languida, voluttuosa, mollemente +sdraiata nella gondola, e poi.... e poi... +finalmente, la rivedeva com'egli solo, com'egli +solo sapeva.... e, dannazione!, come avrebbe saputo +anche quel beduino del Maggiore! +</p> + +<p> +No, no; era uno strazio troppo vivo, uno strazio +che colle carni gli lacerava anche l'anima! +No, no: egli aveva bisogno dell'amore di Elisa +come dell'aria per respirare, e perchè quell'amore +gli veniva meno, egli moriva.... moriva +colla gola stretta, col petto gonfio.... moriva soffocato! +</p> + +<p> +Come fare per fuggire quell'immagine che lo +torturava?... +</p> + +<p> +Se apriva gli occhi la vedeva in un modo, se +li chiudeva la vedeva in un altro: ma la vedeva +sempre! +</p> + +<p> +E ancora, il fanciullone innamorato!, tentava +di combatterla, di vincerla, di metterla in fuga, +ripetendo a sè stesso, mentre coi denti si strappava +i baffi: +</p> + +<p> +— Bisogna morire, bisogna morire!... +</p> + +<p> +Ma tornava daccapo a domandare a sè stesso: +</p> + +<p> +— Con qual genere di morte? Sott'acqua, no; +nemmeno per idea!... Dunque?... +</p> + +<p> +E Prandino pensava, ripensava e non concludeva +mai nulla: perchè, quando si arriva a +<span class="pagenum"><a id="Page_248"></a>[248]</span> +questo di non saper sciogliere il problema del — <i>come +vivere?</i> — ci troviamo con quell'altro +fra mano, non meno difficile, del — <i>come morire?!</i> — +</p> + +<p> +— Un buon colpo di pistola, proprio dritto +in mezzo al cuore?... — Quello ci voleva!... — Sì! +ma come trovarlo il posto giusto del +cuore? +</p> + +<p> +Prandino lo cercava colla mano aperta sul +petto, ma non era più buono di sentire un palpito, +una battuta sola: il cuore stava zitto, non +si moveva neppure.... pareva quasi che fosse scappato +via! +</p> + +<p> +— Buttarsi giù da un campanile alto, il più +alto di Vicenza? +</p> + +<p> +No. Primieramente, questa era la morte d'un +manovale e non già quella che doveva scegliere +l'ultimo degli Ariberti, e in secondo luogo, invece +di spaccarsi la testa, si poteva rompere le +gambe solamente, e allora sarebbe stato messo +in ridicolo.... e poi avrebbe veduta ancora sua +madre, ne avrebbe udite le grida, i pianti!.. Sua +madre?... No. Non la voleva più rivedere: la disperazione +di sua madre avrebbe fatto morire +disperato anche lui, e lui, invece, voleva darsi +la morte per aver pace! +</p> + +<p> +Ruminando nel capo tutti questi pensieri, che +non erano affatto color di rosa, Prandino, dopo +<span class="pagenum"><a id="Page_249"></a>[249]</span> +avere camminato un po' di tempo in lungo e in +largo per la cameretta, aveva finito col fermarsi +su due piedi, meditabondo, quando, levando il +capo, l'occhio per caso gli cadde sul <i>portrait-album</i> +dell'Elisa che, come di solito, era sul suo +tavolino da notte, appoggiato all'elegante cavalletto +di legno intarsiato. +</p> + +<p> +— Eccola là , quella perfida! — pensò Prandino +fra sè e sè; e, vinto da una seduzione potente, +irresistibile, si avvicinò al ritratto per +inebriarsi ancora una volta delle note sembianze.... +e là , respirando a fatica, graffiandosi le +braccia che si stringeva al petto, pallido, sconvolto, +tutto tremante, guardò la figuretta insidiosa; +poi si fece ancora più vicino, frugando +col pensiero nell'immagine cara per cercarvi un +sorriso, un ricordo, per.... +</p> + +<p> +Ma che diamine era accaduto?!... Chi aveva +sfregiato quel ritratto?!... +</p> + +<p> +Prandino lo prese e si avvicinò alla finestra +per osservarlo meglio e, dominando la sua agitazione, +rimase là lungamente, serio, attento, pensoso, +col ritratto fra le mani. +</p> + +<p> +Ma però, mentre fissandolo aggrottava fortemente +le ciglia, il suo respiro, l'ansia del suo +petto diventava meno grave, meno affannosa. Che +cosa era dunque successo? +</p> + +<p> +Una mosca, una grossa mosca di certo, si era +<span class="pagenum"><a id="Page_250"></a>[250]</span> +fermata sul naso della contessa Navaredo.... (vedete +un po' la Provvidenza, quali forme si compiace +di assumere?!...) e lo aveva macchiato +con una patacca nera, rotonda, che cambiava +affatto l'espressione di quel viso così caro a +Prandino. +</p> + +<p> +Egli la guardava sempre attento, ostinato, ma +la figurina gentile, romantica, <i>al chiaro di luna</i>, +coi capelli biondi, cadenti lungo le spalle, veduta +con quella macchiaccia sul naso, non era più la +stessa. +</p> + +<p> +La testolina bianca, pensosa, tutta raccolta e +mollemente chinata sul libro che teneva aperto +fra le mani, quel profumo, quell'aria di sentimentalità +verginale, stonava maledettamente dopo il +tiro fattole dalla mosca birbona, e non era più +dolce, non era più poetica, ma diveniva una cosa +buffa; buffa e grottescamente ridicola. +</p> + +<p> +Prandino continuava a restar là , dritto, immobile, +guardando il ritratto dell'Elisa, e a poco a +poco non tremava più: a poco a poco poteva fissarlo +senza paura, senza che la sua testa gli andasse +in fiamme. +</p> + +<p> +Accadeva un fatto curioso, una combinazione +strana: mentre la figurina al <i>chiaro di luna</i>, con +quello sgorbio sul naso, non pareva più la stessa, +tuttavia rassomigliava però sempre alla contessa +Navaredo. Anzi, a Prandino pareva quasi che le +<span class="pagenum"><a id="Page_251"></a>[251]</span> +rassomigliasse di più. Sempre, ben inteso, com'era +ne' suoi momenti meno felici. +</p> + +<p> +Uno dei primi giorni in cui le signore avevano +cominciato a usare quella maglia scura così attillata, +l'Elisa ne aveva indossata una tanto stretta, +che le gonfiava il collo e la faccia: e il ritratto, +adesso, faceva ricordare l'Elisa com'era appunto +in quel giorno! +</p> + +<p> +Anche allora era ridicola a voler fare la bambina, +coi passettini corti corti, per le sottane che +le impacciavano le gambe, e a volersi stringer +tanto da soffocare, per avere un po' della Sarah +Bernhardt.... — con quella ciccia!.. +</p> + +<p> +Ridicola, com'era ridicola là nel ritratto, coi +capelli biondi sciolti lungo le spalle, con la testolina +bassa, col raccoglimento stanco, romantico, +<i>al chiaro di luna</i>, e quella patacca sulla +punta del naso!... Oh, tanto ridicola, che faceva +ridere anche Prandino, sebbene gli frullassero +per la testa i più tristi pensieri! +</p> + +<p> +Eppure, a pensarci bene, l'Elisa non meritava +certo ch'egli l'amasse a quel modo!... Non aveva +cuore: era tutta vanità , tutta finzione. Come voleva +sembrare quello che non era, così voleva +mostrare di sentire anche quello.... che non sentiva!... +Voleva fare la bambina, ed era nonna! +Voleva fare l'innamorata, e non aveva cuore! +</p> + +<p> +E pensare ch'egli desiderava di morire per lei. +<span class="pagenum"><a id="Page_252"></a>[252]</span> +per l'Elisa!.... A questa idea, guardando il ritratto +così sfigurato, Prandino non potè trattenere +una risata: una risata che lo sorprese all'improvviso, +che gli scattava dai nervi più che +non gli uscisse dalla testa o dal cuore, ma che, +a ogni modo, gli fece bene. +</p> + +<p> +Volle ritornar serio, volle vincere le impressioni +del momento, non volle più guardare il ritratto.... +ma non ci riuscì: dopo un poco, dovette +fissarlo di nuovo.... e di nuovo tornò a sorridere.... +e intanto, senza che nemmeno se ne accorgesse, +cominciava ad avere lo spirito più sollevato. +</p> + +<p> +Certo, adesso quella donna non gliela doveano +più invidiare, come gliela invidiavano un anno +innanzi. +</p> + +<p> +Chissà che anche lui non fosse stato ridicolo, +qualche volta, mostrandosene così invaghito! — Ma, +e il Maggiore? Il Maggiore che la sposa?!.... +Chi lo dice, intanto, che la sposa? Lei stessa: +l'Elisa, che non ne dice mai una vera. Bisogna +star a vedere!.... +</p> + +<p> +Ciò che maggiormente ci esalta, nella donna, +è quel tanto che le presta o le aggiunge la nostra +immaginazione, e quella macchiaccia, che +adesso le sfigurava il volto, aveva buttato il ridicolo +là dove il sentimento aveva sempre lavorato +di fantasia, là dove l'amore saettava i suoi +<span class="pagenum"><a id="Page_253"></a>[253]</span> +fascini e spiegava le sue migliori attrattive. Prandino +continuava a guardarla, a fissarla, a studiarla; +ma, non c'era caso: la donna che gli rappresentava +quel ritratto non era più l'Elisa trasfigurata +nell'ansia di un desiderio febbrile, ma +l'Elisa viva e <i>reale</i>, in carne ed ossa, l'Elisa +com'era, l'Elisa con tutti i suoi difetti e, ahimè, +con tutti i suoi anni. E però, Prandino, un po' +alla volta, andava finalmente concludendo, che +la balda e forte giovinezza di lui non dovea piegarsi +dinanzi a quelle mature seduzioni, che quell'avvenenza +impiastricciata di <i>cold-cream</i> non valeva +il contraccambio di tutto un avvenire di riposo +e di pace. +</p> + +<p> +L'Elisa non s'era imposta al suo innamorato +coll'intelligenza, collo spirito, col cuore; ma lo +aveva preso colla vanità e lo teneva vinto coi +sensi, ed è perciò che il suo regno, quantunque +costituzionale, veniva buttato all'aria così facilmente!.... +</p> + +<p> +Intanto che Prandino continuava a fissare il +ritratto dell'innamorata, non s'era accorto che +da qualche tempo mamma Orsolina era entrata +adagio adagio nella cameretta, e che singhiozzava +vicino a lui, sommessamente, senza osare di lamentarsi, +rispettando timorosa l'angoscia del suo +figliuolo anche allora ch'egli era stato così ingiusto, +così disumano con lei. Ma un singulto, +<span class="pagenum"><a id="Page_254"></a>[254]</span> +che le proruppe troppo forte dal petto, la tradì: +Prandino si scuote, si volta, e comprende tutta +l'immensità di quel dolore muto, rassegnato. +</p> + +<p> +— Mamma, mamma! — esclama, — non piangere, +te ne scongiuro, non piangere! No: sono +guarito, sai, non piangere! Non l'amo più, te lo +giuro, non l'amo più! +</p> + +<p> +E adesso copre di baci, di carezze, e si stringe +al cuore quella sua vecchietta così santa, colla +stessa frenesia con la quale avrebbe abbracciata +l'Elisa, se un momento prima le fosse apparsa +dinanzi per dirgli, come ai bei tempi d'una volta: +ti voglio bene, e son tua!.... +</p> + +<p> +— Per quella cattiva? — chiese l'Orsolina, indicando +il ritratto; e non disse altro. +</p> + +<p> +— No, mamma, no: ho un altro dolore che mi +fa disperare, che mi fa perdere la testa. +</p> + +<p> +E Prandino confidò a sua madre che, per domenica, +doveva restituire ottocentocinquanta lire +a Badoero. +</p> + +<p> +In quel punto, nessun debitore lo vorrà credere, +ma è pure la verità , egli fu quasi contento +d'avere quel debito: gli ripugnava troppo di dover +confessare a sua madre ch'egli era stato così +ingrato verso di lei, e tanto matto, fin da voler +morire, solamente per il bel muso.... della contessa +Navaredo!.... +</p> +</div> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_255"></a>[255]</span> +</p> + +<h2><a id="capXV"></a> +CAPITOLO XV. +</h2> + +<p> +Non bisogna credere, a ogni modo, che il conte +Eriprando degli Ariberti fosse proprio guarito +interamente dalla sua malattia. Anche quando ci +si leva un dente, resta il bruciore per un po' di +tempo; dunque, figurarsi, quando si tratta di +strappar via dal cuore una donna! +</p> + +<p> +La vista del ritratto macchiato aveva fatto sì +che Prandino superasse la <i>crisi</i>, ecco tutto: ma +restava però in uno stato di convalescenza che +doveva essere lungo e penoso, col pericolo di ricadute. +</p> + +<p> +Molte volte tornò a desiderare l'Elisa, molte +volte tornò a rimpiangerla, ma a ogni assalto la +violenza era men forte, e quegli assalti si facevan +sempre più radi. +</p> + +<p> +Il primo giorno che comparve al Caffè, mentre +i frequentatori di casa Navaredo gli domandavano +notizie della Contessa, con quell'aria che +voleva dire: — le domandiamo a lei per fare una +gentilezza a tutti e due, — Prandino diventò rosso, +confuso, rispose balbettando e pensò che quei signori, +<span class="pagenum"><a id="Page_256"></a>[256]</span> +quando avessero saputo come stavano le +cose, gli avrebbero tolta in parte la loro stima: +ma poi, dopo che per Vicenza s'era cominciato +a buccinar qualche cosa, anche la curiosità che +egli destava per il mistero che a ogni costo volevano +vederci sotto a quella rottura, soddisfaceva, +in qualche maniera, un po' il suo amor +proprio. +</p> + +<p> +Fu poi sviato dal suo pensiero dominante da +un'altra grossa consolazione: quella di poter fare +buona figura col cugino Badoero. +</p> + +<p> +L'Orsolina s'era confidata colla signora Luciana +a proposito delle ottocentocinquanta lire, +e la zitellona, un po' per bontà di cuore e per il +gusto d'immischiarsi negli affari dell'aristocrazia, +e un po' perchè in pelle in pelle si sentiva del +debole per quel bel giovinetto, offrì subito d'aprire +lei la borsa per sopperire al bisogno. A +questa proposta però si oppose la dignità della +casa. Combinarono dunque di presentare allo +sconto della <i>Banca Popolare</i> una cambialetta di +mille lire (facendovi su l'operazione, tanto valeva +addirittura prendersi un po' di largo) e la signora +Luciana avrebbe messo la sua firma plebea, sotto +quella illustre, ma fuori corso, del conte Eriprando +degli Ariberti. +</p> + +<p> +Il sabato mattina, Eriprando portava alla posta +una lettera suggellata collo stemma degli Ariberti: +<span class="pagenum"><a id="Page_257"></a>[257]</span> +c'era dentro il vaglia delle ottocentocinquanta +lire a favore di Badoero. Però, solo che +egli avesse aspettato qualche ora a fare la spedizione, +avrebbe forse potuto risparmiare i denari +del vaglia. Quando ritornò a casa, trovò un'altra +lettera, con un altro stemma: — quello delle +<i>Strade ferrate dell'alta Italia</i>. +</p> + +<p> +Come gli aveva promesso il cavalier Pinocchio +durante la lezione di nuoto, era stato nominato +<i>avventizio</i> presso la Contabilità degli uffici di Venezia, +e fra un paio di giorni bisognava partire. +</p> + +<p> +Ritornare a Venezia così subito?.... Rivedere la +Elisa?.... Rivederla forse col Maggiore?.... A braccio, +sola con lui?.... No, sarebbe stata una commozione +troppo forte!.... Ma non c'era caso; a +Venezia bisognava andare!.... +</p> + +<p> +Ebbene, vi andrebbe, ma non avrebbe messo il +naso fuori dell'uscio fino a tanto che l'Elisa ci +fosse rimasta. +</p> + +<p> +Poi, si fece cuore e cambiò idea un'altra volta: +adesso voleva anzi incontrarla e farle tanto di +cappello e mostrarle chiaro, colla sua indifferenza, +che per lui, tanto, era come se fosse morta e +sotterrata. +</p> + +<p> +Questa volta l'abito nero d'etichetta non fu +indossato durante il viaggio, ma riposto con ogni +cura in fondo del baule; vestì invece una giacca +d'Orléans, stinta e senza fodero: roba di Bocconi. +<span class="pagenum"><a id="Page_258"></a>[258]</span> +Anche i guanti comperati a Venezia andarono +involtati, nello stesso giornale colle cravatte, +a tener compagnia all'abito nero: per viaggio +poteva bastare un paio di quelli vecchi, sciupati +e induriti dal sudore. +</p> + +<p> +Del lusso antico, non c'era più altro che il +portasigari, che faceva capolino dalla tasca di +fuori della giacchetta. +</p> + +<p> +Quando il figliolo fu sul punto di partire, mamma +Orsolina lo guardò, mettendosi a piangere. +</p> + +<p> +— Sta sicura, mamma: sta sicura. Quel che è +stato, è stato. Ormai non ci ricasco più. +</p> + +<p> +— Bravo, signor Conte! — esclamò la signora +Luciana, ch'era presente a quell'addio. — Ce ne +sono tante di donne e lei non avrà che da scegliere. +A quella signora, poi.... ma no, acqua in +bocca, Luciana, a te non istà bene! +</p> + +<p> +— Che! Parli, parli, signora Luciana.... tanto, +non ci penso più. +</p> + +<p> +— Allora le deve dire, quando la vede: — chi +non mi vuole, non mi merita! — Ma glielo deve +proprio dire!.... +</p> + +<p> +L'Orsolina, seria seria, dondolava la testa, mostrando +chiaro che non approvava quel consiglio. +</p> + +<p> +— Come? Non pare a lei, contessa Orsolina, +che le stia bene a quella signora? +</p> + +<p> +— Per me sarei più tranquilla se Prandino mi +promettesse di far di tutto per non rivederla! +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_259"></a>[259]</span> +— Te lo prometto, ma in ogni modo, anche +se la rivedo, sai, mamma, puoi esser tranquilla +ugualmente; non dubitare. +</p> + +<p> +Però, mentre concludeva in questo modo, egli +sentiva in cuor suo che la mamma aveva forse +ragione. +</p> + +<p> +Capitò a Venezia di notte, e fu meglio perchè +così il ricordo di quei luoghi si faceva per lui +meno sensibile. Il cavalier Pinocchio, per incarico +avuto dall'Orsolina, gli aveva fissata la camera +e il vitto in un alberguccio modestissimo +in <i>Calle del Carbon</i>. +</p> + +<p> +Quando arrivò sul luogo, Prandino era morto +dalla fame: e quantunque dalle <i>Tre Corone</i>, che +così si chiamava la locanda, invece del profumo +di <i>consumé</i>, che spandeva intorno la cucina della +<i>Gondola d'oro</i>, uscisse un odore acuto di grasso +che friggeva, tuttavia egli vi entrò senza ripugnanza +e senza perderci l'appetito. +</p> + +<p> +Mangiò del pesce e una porzione di lesso in un +piccolo stanzino basso, annerito dal fumo, che +dava adito alla cucina, anche quella bassa, nera +e illuminata dalle fiamme vive del camino, così +da parere un forno; e poi, quand'ebbe finito, domandò +del padrone a un ometto che lo aveva +servito, piccolo, tondo tondo, tutto involto in un +grembiule greggio, sudicio e con una berretta +larga di tela bianca, che incorniciava il suo faccione +di luna piena. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_260"></a>[260]</span> +— Sono io per l'appunto; che mi comanda? — e +l'albergatore, ch'era nello stesso tempo il cuoco, +il cameriere e il direttore delle <i>Tre Corone</i>, fissò +il giovinotto con due occhiettini vivi, lucenti, +che schizzavan furberia di sotto a due folte sopracciglia +grigiastre, fatte a spazzola. Prandino +lo salutò con un cenno del capo, e si fece conoscere +per <i>quel signore</i> che doveva essergli stato +raccomandato dal cavaliere Pinocchio. +</p> + +<p> +— Vedo, vedo, è lei, <i>quel giovine</i> di Vicenza?! +non è una mezz'ora che gli abbiam messo all'ordine +la stanza. +</p> + +<p> +— Tanto meglio, perchè casco dal sonno. +</p> + +<p> +— Venga con me; la condurrò subito di sopra. +</p> + +<p> +L'oste passò un momento nella cucina a prendervi +un candeliere d'ottone con una mezza candela +di sego, che accese in fretta alla fiamma +del camino, poi raggiunse subito l'Ariberti e lo +accompagnò, facendogli lume, per una scala ripida, +angusta, diritta, tutta d'una sola branca, +sino al primo piano. Quando arrivò su, l'oste, seguito +da Prandino, entrò in una stanza a destra, +della quale aprì l'uscio con una pedata: trovò +una candela nuova sul cassettone, l'accese, e poi +volgendosi al suo ospite, gli disse senza altri complimenti: +</p> + +<p> +— Eccola servita. +</p> + +<p> +La stanza era molto grande; forse troppo. Di +<span class="pagenum"><a id="Page_261"></a>[261]</span> +contro a una parete c'era un lettuccio, piccolo, +stretto, si capiva a colpo d'occhio che doveva +essere un sofà a doppio uso, con una seggiola +impagliata in luogo del tavolino da notte; dall'altro +lato, di contro al letto, un cassettone di +noce, colle borchie d'ottone, e sopra, uno specchio +così vecchio da parer antico, colla luce guasta +e rotta in un angolo: appese alle pareti due +oleografie rappresentanti l'una la <i>Famiglia reale</i> +colla Regina in pelliccia, e l'altra la <i>Famiglia +di Garibaldi</i>, con Teresita tutta vestita di rosso. +</p> + +<p> +Una frasca d'ulivo benedetto e una piletta di +stagno per l'acqua santa, erano a capo del lettuccio, +e in mezzo alla stanza, una tavola grande +di legno, colorita d'un color verde scuro, che non +si capiva che cosa fosse stata messa là a fare. +</p> + +<p> +Prandino, quando vide il lettuccio, gli si strinse +il cuore: poi, subito, gettò di sbieco sulla tavola +un'occhiata sospettosa. +</p> + +<p> +— Di giorno — gli disse l'oste, prevedendo la +domanda di Prandino, — tengo questa camera a +disposizione degli avventori che vogliono essere +serviti a parte; perciò la mattina si disfà il letto +che si rifà poi tutte le sere. +</p> + +<p> +Prandino chinò il capo senza fiatare; il cavalier +Pinocchio gli aveva fissato vitto e alloggio +per lire una e ottanta centesimi al giorno: però, +si capisce che non poteva avere grandi pretese. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_262"></a>[262]</span> +— Vuol favorirmi il suo riverito nome e cognome? +</p> + +<p> +L'oste, preso dal cassettone un libraccio che +doveva pesar doppio, tanto era imbevuto d'untume, +lo teneva aperto sulla tavola e fissava Prandino, +prima di mettersi a scrivere. +</p> + +<p> +— Il conte Eriprando degli Ariberti! +</p> + +<p> +— Scusi, ha detto!... +</p> + +<p> +E il locandiere, levandosi il berretto di testa, +che si cacciò sotto il braccio, e pensando che il +cavalier Pinocchio doveva aver certo sbagliato, +scombiccherò quel nome illustre sul sudicio libraccio +che non aveva proprio nulla a che fare +col <i>libro d'oro</i> della <i>Serenissima</i>. +</p> + +<p> +Rimasto solo, Prandino si guardò attorno nello +stanzone, che all'esile luce della candela pareva +ancora più grande, e sospirò profondamente. Poi, +fattosi coraggio, si spogliò e si cacciò in letto, +sperando di dimenticare tutto coll'addormentarsi. +Infatti dormì quasi subito, ma si svegliò anche +prestissimo: dovevano essere appena le due di +notte! Allora cominciò a sentirsi inquieto, agitato +e, un po' per il caldo, un po' per tutto quello +che gli frullava in testa, e un po' per il letto, +ch'era molto cattivo, non ci fu più caso che potesse +ripigliar sonno. +</p> + +<p> +Il letto delle <i>Tre Corone</i> non era, no, quello +elegante, elastico della <i>Gondola d'oro</i>, e nemmeno +<span class="pagenum"><a id="Page_263"></a>[263]</span> +il lettino morbido, soffice che gli preparava la +mamma! era duro, ruvido, troppo stretto e troppo +corto per lui: e poi, come se tutto ciò non bastasse, +ogni volta che si moveva per cambiare di +fianco, uno degli asserelli cigolava, che pareva +un violino scordato. +</p> + +<p> +Intanto, giù nella <i>Calle</i>, c'era un trepestio di +gente, uno schiamazzo di risa, di canti, di grida +affatto insolito a quell'ora. +</p> + +<p> +Chi poteva essere?.... ci pensò sopra un momento, +e poi si ricordò ch'era una notte di sagra +per Venezia, la notte del <i>Redentore</i>. +</p> + +<p> +Aspettare che facesse giorno, in quello stato, +senza poter dormire, non c'era proprio sugo. Allora +decise di levarsi e di andare anche lui a +passeggiare, e saltò dal letto.... coll'accompagnamento +di un'ultima arcata di violino. +</p> + +<p> +Cammina, cammina, uscì dalla <i>Calle del carbon</i>, +fece tutto il <i>Ponte di Rialto</i>, entrò in <i>Merceria</i> e +poi non potè resistere a una tentazione che lo +prese a un tratto, improvvisamente, come un +reuma: la tentazione di passare davanti alla <i>Gondola +d'Oro</i>. +</p> + +<p> +Prandino giurò a se stesso ch'egli non passava +di là per la contessa Elisa, e forse con quel giuramento +poteva essere anche in buona fede; ma +non si può credere ad ogni modo ch'egli facesse +quella passeggiatina per amore del portiere; dunque?.... +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_264"></a>[264]</span> +<i>Dalla Gondola d'Oro</i>, un passo dopo l'altro, capitò +in piazza san Marco: la notte era bella, serena, e +c'era attorno tanta gente e i caffè erano così affollati, +come alle nove di sera, durante la musica. +</p> + +<p> +Prandino vide subito che al <i>Florian</i>, al posto +dove di solito andava a sedere l'Elisa, le seggiole +erano vuote.... Non volle fermarsi in piazza: gli +metteva tristezza. Andò invece a camminare sulla +<i>Riva degli Schiavoni</i>; anche quella corsa e ricorsa +da frotte di persone e dai barcaiuoli che volean +condurre i <i>foresti</i> al Lido, quasi per forza. Il <i>Canale</i> +era tutto pieno di gondole che si distinguevano +la maggior parte per il piccolo fanale di +prua che rosseggiava guizzando veloce nelle tenebre: +qua e là sull'acqua cupa, nera, passava +lentamente qualche barca adorna con frasche verdi +e con palloncini a colori, con tavole attorno alle +quali stavan sedute donne in capelli e uomini in +farsetto, mangiando, bevendo, oppure cantando +cori e canzoni popolari. +</p> + +<p> +Prandino, dopo aver passeggiato tanto da sentirsi +stanco, si sedette al <i>Caffè Orientale</i>: il cielo +cominciava a farsi più chiaro, e a mano a mano +che l'alberatura delle navi ancorate nella laguna, +e poi l'isola di <i>San Giorgio</i> e poi la <i>Giudecca</i> si +stenebravano un poco, anche il ricordo di tutto +quello ch'egli avea goduto e che avea sofferto a +Venezia gli si affacciava più vivo alla mente. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_265"></a>[265]</span> +Ritornò a passeggiare per distrarsi, per cacciar +via quei brutti pensieri, ma dovette fermarsi presto +di nuovo, che attorno al ponte del vaporetto +c'era una folla che si accalcava facendo chiasso, +urtandosi e vociando. +</p> + +<p> +Domandò subito che cosa volesse dire quel baccano +e gli fu risposto ch'era tutta gente che volea +imbarcarsi per andare al Lido, a vedere il +levar del sole. +</p> + +<p> +Prandino non aveva veduto mai levarsi altro +sole che quello di cartone del teatro di Vicenza +nel terzo atto del <i>Profeta</i>; era abbastanza naturale +che gli venisse voglia di quel nuovo spettacolo. +All'ufficio, tanto, non dovea presentarsi +prima delle nove, in letto oramai non ci sarebbe +più ritornato, dunque bisognava trovar modo di +passare quelle ore.... Si cacciò nella folla, lavorando +di gomiti, finchè riuscì anche lui a prendersi +il biglietto e ad imbarcarsi. +</p> + +<p> +Quando il vaporetto si fermò al Lido, cominciava +già l'alba. Tutta, quant'era lunga, la strada +che conducea verso il mare, era piena zeppa d'un +via vai affollato, che parea una fiera. E in mezzo +a quella calca, a quella ressa d'uomini e di donne +d'ogni età , d'ogni grado, spiccava, sotto il ricco +cappello a piume larghe, svolazzanti, un profilo +pallido, delicato, sbianchito dalla veglia, vicino +al viso rosso, acceso, della popolana in zendado; +<span class="pagenum"><a id="Page_266"></a>[266]</span> +qua e là qualche faccia assonnata d'inglese o di +tedesco, si guardava attorno stupita fra le risa, +i canti e le beghe, fra lo schiamazzo, il rumore, +la confusione dei <i>tramways</i> e degli <i>omnibus</i> carichi, +che passavan di corsa battendo le sonagliere, +dei conduttori e dei vetturini, che davan l'avviso +sonando il fischio e la cornetta, gridando e schioccando +le fruste: e tutto quel frastuono assordante, +tutto quel brulichìo confuso, scomposto, tutto quel +contrasto, quella mescolanza di vesti, di tipi, di +facce, di colori, nella luce così debole, così +sbiadita dell'alba, presentava un tutt'insieme +strano, originale, produceva effetti nuovi ed inaspettati. +</p> + +<p> +Mentre Prandino stava per montare sopra un +<i>tramway</i>, si sentì prendere per un braccio; si +voltò: era il cugino Badoero, che saliva anche +lui, per andare a sedersi poco discosto dall'Emma, +con la quale scambiava occhiate, sorrisi e altri +segni d'intelligenza. +</p> + +<p> +— <i>Ciao</i>, Badoero! +</p> + +<p> +E Prandino respirò pensando che le ottocento +cinquanta lire gliele aveva pagate. +</p> + +<p> +— <i>Ciao</i>, mio caro! Che vuol dire che non +sei più in <i>prefettizia</i>?.... Hai forse dato le dimissioni? +</p> + +<p> +Prandino arrossì, perchè la giacchettina dei fratelli +Bocconi, a quell'ora, non facea troppo bella +figura. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_267"></a>[267]</span> +Intanto il <i>tramway</i> si mosse e Ariberti non rispose +nulla. +</p> + +<p> +— Sei tornato da Vicenza per la festa del <i>Redentore?</i>.... +E la vuoi chiudere anche tu al levar +del sole? Bravo; fai benone! Già , adesso, ti fermerai +a Venezia per un altro po' di tempo, non +è vero? Ci ho proprio gusto!.... Ma guarda che +fatalità : se tu arrivavi un giorno prima, potevo +ancora presentarti alla principessa di Lentz. +</p> + +<p> +— Grazie. +</p> + +<p> +— Ma invece s'è imbarcata stanotte per Trieste. +Oh, le è spiaciuto assai di non averti conosciuto. +</p> + +<p> +— Sarà per un'altra volta. +</p> + +<p> +— Già , già , s'intende!.... Ma, a proposito, dimmi +un po', tu non la devi conoscere la grande novità +di Venezia!? +</p> + +<p> +Prandino fe' segno di no, colla testa, ma provò +uno stringimento di cuore: temeva che il Badoero +volesse alludere al matrimonio dell'Elisa. Per +lui, povero Prandino! non si poteva dare una novità +più grande! +</p> + +<p> +Invece Badoero gli contò che dovea esserci un +duello fra Potapow e Jamagata, in seguito a un +diverbio successo al Lido e al quale, in parte, +aveva assistito anche Ariberti. Aggiunse che il +merito della riconciliazione era tutto suo; ma che +ce n'era voluto; aveva dovuto adoperare una +gran diplomazia e una grand'arte per riuscirvi. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_268"></a>[268]</span> +— Per me, sai, il condurre due amici sul terreno, +mi ripugna. Piuttosto, guarda, mi batto io +dieci volte; in parola d'onore! Non si scherza +colla pelle degli altri: è una responsabilità gravissima: +un duello non si sa mai come vada a +finire. Ramolini, che sa bene quello che si fa, richiesto +da Potapow perchè lo servisse come secondo, +non ne ha voluto sapere. Un duello — mi +diceva — è sempre un rischio: si può risolvere +con una graffiatura, come invece può avere conseguenze +gravissime. +</p> + +<p> +— Ha ragione. +</p> + +<p> +— Per bacco, se ha ragione! Ragione da vendere! +</p> + +<p> +— Hai ricevuto non è vero?... Hai ricevuto +una mia lettera? — gli chiese poco dopo l'Ariberti, +quando vide che Badoero non si risolveva +mai a ringraziarlo. +</p> + +<p> +— Una tua lettera? Ah, sì! adesso me ne ricordo, — fece +l'altro cascando dalle nuvole. — Dimmi +un po', tu sei matto! Matto da legare! +Valeva proprio il conto di pigliarsi una seccatura +per così poco! Me li avresti resi tornando +a Venezia, con tuo comodo, o si sarebbe fatta la +pace in un'altra occasione! Lo hai fatto per +ischerzo, dimmi la verità ? Lo hai fatto per +ischerzo? +</p> + +<p> +— Mi avevi detto che ti occorrevano per domenica? — rispose +<span class="pagenum"><a id="Page_269"></a>[269]</span> +Prandino colla sua solita ingenuità +e quasi dispiacente adesso di essersela +presa con tanto calore. +</p> + +<p> +— Matto, matto, che non sei altro! Se non +mi dici che lo hai fatto per ischerzo, me ne ho +a male e mi vendico. Oh! se mi vendico! Conto +a tutti che il matrimonio della <i>Nonna scellerata!</i> +ti ha fatto perdere lo spirito. Sai, qui a Venezia, +la contessa Navaredo (non diventar rosso, +bambino!) la contessa Navaredo la chiamano la +<i>Nonna scellerata</i>.... Ma, <i>nom de Dieu!</i> Se non si +fa presto, c'è pericolo che il sole si levi prima di +noi; perchè di solito, non usa la cortesia di +aspettare! +</p> + +<p> +Questa spiritosaggine fu detta da Badoero ad +alta voce, in modo che la potesse udire anche +l'Emma, in fondo del <i>tramway</i>. +</p> + +<p> +Sarebbe stato proprio un peccato: lo spettacolo +dello spuntar del sole, quella mattina, doveva +essere magnifico: non si vedeva una nube +nel cielo scialbo, bianchiccio, e una gran calma +si distendeva sul mare, mentre gli ultimi vapori +dell'alba si dissipavano via via, allontanandosi. +</p> + +<p> +Prandino, vedendo che la riva era corsa da +bagnanti che si tuffavano nell'acqua o che si +avvoltolavano, insudiciandosi, nel terriccio giallo: +</p> + +<p> +— Andrò anch'io giù, a fare il bagno, — pensò +<span class="pagenum"><a id="Page_270"></a>[270]</span> +fra sè, tanto più che, per aspettare il sole, non +aveva potuto trovare un buon posto sulla terrazza, +tutta ingombra di gente che stava là ferma, +ammonticchiata, sporgendo le facce smunte, +verso l'orizzonte. +</p> + +<p> +E si avviò per andare ai bagni. Ma, attraversando +il Caffè, provò un turbamento vivissimo, +quantunque non lo volesse confessare a sè stesso: +in un angolo, in fondo alla sala, buttato sopra +un sofà , c'era il cavalier Ramolini che dormiva e +(ahimè! povero avvocato D'Abalà !) aveva sulle +spalle lo scialletto di lana della Cecilia. Quel +scialletto, però, non permetteva alcun dubbio: +anche la Contessina non doveva essere molto lontana, +e, se c'era la figlia, ci sarebbe stata anche +la madre. +</p> + +<p> +Il primo movimento istintivo d'Ariberti fu +quello di scappar via dal Lido; ma quando fu +per imboccare il ponte di legno che mette sul +viale, scorse giù sulla riva la Cecilia che dava +scapaccioni a Gegio.... e non proprio sul capo. +</p> + +<p> +Prandino impallidì, ma rimase duro a voler +fingere con sè stesso di non aver provata nessuna +commozione. +</p> + +<p> +— Stordito, che non sono altro! — borbottò, +battendosi la fronte e tornando indietro: — Si +passa da questa parte per andare ai bagni! +</p> + +<p> +Ma, quantunque non volesse credere alla propria +<span class="pagenum"><a id="Page_271"></a>[271]</span> +agitazione, ne aveva tanta in corpo, che gli +tremavano le mani nello spogliarsi, e poi voleva +indossare la maglia prima di levarsi gli stivali! +solamente quando fu giù, solo solo, nell'acqua, +lontano dalla riva, cominciò a sentirsi più tranquillo, +più sicuro, e allora tornò a pensare al +ritratto sfigurato dell'Elisa, tornò a ridere.... e +rise anche di sè e della gran paura che aveva +avuta. +</p> + +<p> +— Ha ragione Badoero. Sono matto, proprio +matto da legare! +</p> + +<p> +E allegramente si tuffò nell'acqua, guizzando +come un pesce. +</p> + +<p> +— Non tocca a me ad arrossire, ad avere vergogna! +Tutt'altro; è il Maggiore, invece, è lo +<i>sposo</i> che deve trovarsi maluccio, quando m'incontra! +Sicuro, è lui, proprio lui! +</p> + +<p> +Certo, era la grande serenità di quella mattina, +era quell'aria pura, balsamica, che rischiarandogli +la mente, gli suggeriva un'idea così +luminosa, e Prandino, un'altra volta, guizzò leggero +nell'acqua con tutta l'elasticità de' suoi +vent'anni.... ma, d'un tratto si turbò, ritornò +pallido, si mise a nuotare adagio, quasi fermandosi, +e il cuore gli ricominciò a battere violentemente. +</p> + +<p> +Due cappelloni gialli, due cappelloni ch'egli +tremava di riconoscere, gli venivano incontro a +fior d'acqua. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a id="Page_272"></a>[272]</span> +— Era l'Elisa?... Era il Maggiore?... Sì.... No.... +No.... Sì!... — Sangue del diavolo! Erano proprio +loro! +</p> + +<p> +Che fare?... Prandino avrebbe dato chissà che +cosa per non trovarsi là , a quell'ora, in quel +luogo.... Se fosse stato sicuro di non essere riconosciuto, +sarebbe tornato indietro.... Sì.... piuttosto +d'incontrarsi con quella maledetta, avrebbe +commessa anche una viltà ... Ma oramai era troppo +tardi.... dovevano averlo veduto di certo.... perchè +il Maggiore lo fissava, e l'Elisa.... l'Elisa +sorrideva, sorrideva, cogli occhioni languidi, colla +bocca socchiusa.... Che fare?... Che fare?!... Incontrarla?... +Vederla ancora?... Riamarla forse?! +Ah, no!... Mai!... +</p> + +<p> +Allora egli levò le braccia dritte, tese, puntò +le due mani, si diè un urto violento e si cacciò +giù, sotto, battendo forte l'acqua, fendendola con +forza grandissima, straordinaria, trattenendo il +respiro con una volontà disperata. Ci fu un punto +nel quale credette di sentire l'Elisa e il Maggiore +che gli passavano sul capo sghignazzando, +ma ebbe pure un altro momento nel risalire, +dove le onde si facevano più chiare, in cui gli +sembrò di scorgere la sua mamma tutta consolata, +tutta ridente, con una gran beatitudine che +le traspariva dal volto!... +</p> + +<p> +.... Quando Prandino riaprì gli occhi, un lungo +<span class="pagenum"><a id="Page_273"></a>[273]</span> +sospiro gli uscì dal petto con un grido di gioia: +non c'era più alcuno dinanzi a lui, nè l'Elisa, +nè il Maggiore!... Non c'erano altro che le vele +a triangolo di cinque paranzelle immobili sull'orizzonte, +tutte bianche, come cigni natanti, e +là , dove l'aurora coloriva l'acqua con una tinta +rancia dorata, s'innalzava a poco a poco, sfolgorando +sopra un barbaglio di luce, il disco giallo +del sole. +</p> + +<p class="center pad2 large"> +FINE. +</p> +</div> + +<div class="boxed"> +<p> +DELLO STESSO AUTORE: +</p> + +<p> +<b>Mater Dolorosa</b>, romanzo. Due volumi, L. 4 — +</p> +</div> + +<div class="tnote"> +<p class="tntitle"> +Nota del Trascrittore +</p> + +<p> +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come +le grafie alternative (sottoprefetto/sotto-prefetto/sotto prefetto, die'/diè e simili), correggendo senza annotazione +minimi errori tipografici. +</p> +</div> + + + + + + + + +<pre> + + + + + +End of the Project Gutenberg EBook of Sott'acqua, by Gerolamo Rovetta + +*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK SOTT'ACQUA *** + +***** This file should be named 42684-h.htm or 42684-h.zip ***** +This and all associated files of various formats will be found in: + http://www.gutenberg.org/4/2/6/8/42684/ + +Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara +Magni and the Online Distributed Proofreading Team at +http://www.pgdp.net (This file was produced from images +generously made available by The Internet Archive) + + +Updated editions will replace the previous one--the old editions +will be renamed. + +Creating the works from public domain print editions means that no +one owns a United States copyright in these works, so the Foundation +(and you!) can copy and distribute it in the United States without +permission and without paying copyright royalties. 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