summaryrefslogtreecommitdiff
path: root/42373-8.txt
diff options
context:
space:
mode:
Diffstat (limited to '42373-8.txt')
-rw-r--r--42373-8.txt5620
1 files changed, 0 insertions, 5620 deletions
diff --git a/42373-8.txt b/42373-8.txt
deleted file mode 100644
index 336cdd2..0000000
--- a/42373-8.txt
+++ /dev/null
@@ -1,5620 +0,0 @@
-The Project Gutenberg eBook, Gli ingenui, by Alfredo Panzini
-
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
-almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
-re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
-with this eBook or online at www.gutenberg.org
-
-
-
-
-
-Title: Gli ingenui
-
-
-Author: Alfredo Panzini
-
-
-
-Release Date: March 19, 2013 [eBook #42373]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: ISO-8859-1
-
-
-***START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK GLI INGENUI***
-
-
-E-text prepared by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara Magni, and
-the Online Distributed Proofreading Team (http://www.pgdp.net) from page
-images generously made available by Internet Archive (https://archive.org)
-
-
-
-Note: Images of the original pages are available through
- Internet Archive. See
- https://archive.org/details/gliingenuilacagn00panzuoft
-
-
-
-
-
-ALFREDO PANZINI
-
-GLI INGENUI
-
-
-LA CAGNA NERA -- NORA
-
-DA NOVI A PAVIA -- PER UN RIBELLE
-
-
-
-
-
-
-
-MILANO
-CASA EDITRICE GALLI DI C. CHIESA & F. GUINDANI
-Galleria Vittorio Emanuele, 17-80
-
-1896
-
-
-PROPRIETÀ LETTERARIA
-
-Tip. Luigi di Giacomo Pirola. -- Milano, piazza Scala, 6.
-
- --------
-
-
-
-
-TE ELPIDI [Greek transliteration]
-
-
-
-
-_La cagna nera_
-
-
-Quando mi tornano a mente i miei genitori (adesso si stanno accanto nel
-cimitero del villaggio) e gli anni della mia giovinezza, allora gli
-occhi si ricolmano di lagrime.
-
-Ecco: era lassù, da tutte le strade del piano, anche da lontano lo si
-distingueva il palazzo antico e quadrato, su in vetta della collina, con
-i quattro cipressi alti che dentellavano il cielo e facevano la guardia
-al portone: il portone era ad arco con grosse bugne di marmo e di sopra
-portava una targa; perchè la mia famiglia era nobile: io non sono più
-niente; ma la mia famiglia, dico, era nobile e di buona razza. La targa
-portava sul quartiere un bel fiordaliso e il motto _crescet in aevum_.
-Dietro v'era il roseto, ma grande, grande da farne un podere.
-
--- Ma dissodatelo, signor conte -- dicevano al babbo i buoni borghesi del
-villaggio -- dissodatelo; vi verran fuori venti e più sacchi di grano.
-
-Lui sorrideva nei suoi occhi celesti così dolci e:
-
--- Avete ragione, miei buoni amici -- rispondeva -- ci penserò su, ci
-penserò.
-
-Ma non ne faceva niente perchè era la mamma che non voleva, una delle
-poche cose che non voleva; e anche quando morì lui ed anche il palazzo
-fu coperto da ipoteche (io non ne sapevo nulla) il roseto non fu
-toccato.
-
--- Vecchie ubbìe di aristocratica -- diceva la gente --, ci ha le ipoteche
-anche sui tetti e vuol conservare le rose!
-
-Ma il roseto rimase fintanto che ella visse, la mia santa madre;
-signorilmente rimase a dispetto delle cipolle e delle patate; ed io lo
-ricordo tutto vivo e fiammante come una porpora stesa giù per il declive
-del colle. Era una meraviglia! Venivano anche da lontano a visitarlo, il
-roseto! E per Pasqua fiorita se ne portavano via a carrette delle rose:
-e tutti i santi e tutte le sante delle parrocchie vicine ne toccavano la
-loro parte.
-
-O Madonne che abitate le chiesuole delle terre d'intorno, ben ne aveste
-adorni gli altari, voi! E non ci proteggeste voi! Il profumo delle
-bianche e delle purpuree rose non salì sino al vostro seggio celeste?
-
-Mi ricordo di maggio (allora c'era il maggio per me e c'era la
-primavera) quella lunga fila di stanze in rettilineo che davano sopra il
-roseto: il sole entrava a fili sottili attraverso le persiane socchiuse;
-si posava sui mobili sbiaditi di raso, sui quadri dalle cornici di legno
-tarsiato appese al muro; e sul filo solare fuggiva un pulviscolo di
-quelle vecchie masserizie insieme agli atomi delle rose che morivano
-silenziose in molti e bellissimi vasi di cristallo, mentre le loro
-sorelle giù nel sole del parco non si stancavano di aprirsi e cadere
-come vinte dalla voluttà del loro profumo.
-
-Mia madre passava quasi tutto il giorno per quelle stanze o pel roseto
-che essendo dalla parte opposta della via, le permetteva di non essere
-veduta. La gente diceva che ella era molto superba: certo nel paese si
-faceva vedere a pena due o tre volte all'anno; e pure la messa la udiva
-in una cappelletta annessa al palazzo, dove il parroco veniva a
-celebrare al mattino presto. Anche questo contribuiva ad accrescere la
-reputazione di superbia; ma non era vero. Era piuttosto, io credo, una
-riservata e fiera timidezza che non avrebbe potuto vincere nè meno
-volendo.
-
-Io mi sforzo di rievocarne l'imagine; ma la memoria ne ha sbiaditi i
-contorni così che a pena mi si presenta alla mente una figura di donna
-senza sorriso che si aggirava per quelle stanze, fra quelle rose, lenta
-e come smemorata anche quando il palazzo risonava dell'allegra vitalità
-di mio padre e delle feste degli amici.
-
-Perchè mio padre era tutt'il contrario. Alto, con una superba barba
-rossiccia e due occhi cilestri quasi infantili, con un'esuberanza di
-vita piena di allegrezza e di ingenuità, avea sbagliato il secolo della
-sua venuta nel mondo. Sarebbe stato bene con corazza e stivaloni
-speronati al seguito di qualche gioioso barone di Francia al bel tempo
-delle guerre e dei tornei.
-
-Garibaldino in sua gioventù, repubblicano e liberale a suo modo, avea
-portato in queste sue idee tutta la gentilezza e la idealità del suo
-sangue patrizio.
-
-Per mala sorte ne gli ozi forzati della sua virilità gli venne o
-piuttosto gli fu suggerita la malaugurata idea di farsi eleggere
-deputato; e da allora, per molti anni, fu un seguito di banchetti, di
-favori e di munificenze dispensate con principesca liberalità. Il
-palazzo era corte bandita. Ma il signor conte dovea riuscire deputato!
-
-Riuscì invece a consumare il patrimonio; ma la sua buona fede era tanto
-grande che forse non gli passò ne meno per la mente la frode.
-
-Mi ricordo un vecchio servo di casa, certo Beppo, una specie di
-maggiordomo, che quando il babbo gli ordinava di apparecchiare un pranzo
-o di distribuire tanto denaro ai poveri o tanto grano in beneficenza,
-diventava livido e se avesse potuto mettere del veleno ne le vivande, lo
-avrebbe fatto.
-
-Mio babbo ci pigliava gusto a vederlo così imbronciato.
-
--- Si direbbe che consumi del tuo -- diceva.
-
--- Peggio! io non ce n'ho; ma lei ha le mani bucate.
-
-Una mattina (questa me la raccontarono poi) dopo un banchetto che si era
-protratto oltre la mezzanotte, Beppo indicava a mio babbo, presso il
-cancello d'uscita, una lurida pozza vinosa sul terreno. Diceva:
-
--- E l'ho inteso io quello grosso che parlava più forte, dire a quel
-piccolo con la faccia di fiele che vomitava, l'ho inteso io dire: «Ah,
-tu non vuoi portar via niente dalla casa degli aristocratici!» e l'altro
-seguitava a vomitare e singhiozzare dal ridere, e tutti ridevano!
-
--- Va là, va là, Beppo, che non è vero -- rispondeva mio babbo col suo
-solito sorriso che non smentiva mai --, hai capito male.
-
--- Ho capito male? ah, fè di Dio! E quando l'altra volta passando davanti
-alla cappella, dove era entrata la signora contessa, uno ha fatto le
-corna alla madonna!?
-
--- Ma no! quello, vedi, era un gesto di manifestazione politica.
-
-Ma per quanto vi celiasse, mio padre non riusciva a placarlo nè a
-persuaderlo.
-
--- Ah, povero il mio grigio! -- diceva poi, e gli metteva la palma della
-mano su la sua testa rozza e gliela scoteva; ma nè pur questo bastava a
-farlo sorridere.
-
-Mia madre lasciava fare e dire. Si accontentava della sua parte di
-padrona di casa, che adempiva con la maggior cortesia possibile. Solo a
-fin di tavola, quando le bottiglie preziose si vuotavano con rapidità
-spaventosa e le voci minacciavano di farsi roche e le proposizioni
-audaci, ella si appartava con qualche pretesto.
-
-Che cosa passasse fra il babbo e la mamma io non lo seppi mai. Era
-debolezza di carattere, era acquiescenza e venerazione ai desideri di
-lui, era timore di infliggergli un colpo mortale convincendolo del suo
-errore e della sua ingenua buona fede? Io, ripeto, non lo so: forse era
-un po' di tutto questo.
-
-La baraonda politica cessò per esaurimento un po' per volta, cioè quando
-gli amici democratici si accorsero che il meglio era mietuto e che poco
-restava da cogliere ancora.
-
-Allora la vita si ristrinse fra noi tre molto amichevolmente. Io era
-allora un giovanetto sui quattordici anni e stavo tutt'orecchi ai
-discorsi del babbo, specie dopo pranzo.
-
-V'era una gran stanza da pranzo con vecchi mobili di quercia che
-salivano sino al soffitto. Le tre finestre, che prendevano tutta una
-parete, davano sul parco e v'entrava la luce verde e silenziosa della
-campagna.
-
-La mamma lo ascoltava: non diceva nè sì nè no. Quello che faceva lui era
-per ben fatto. Egli si eccitava dopo pranzo; perchè un'altra vena di
-attività irrequieta gli si era aperta e ne ragionava con la sua solita
-volubilità lieta e rumorosa.
-
-Oh, egli avrebbe messo in piedi il patrimonio nel giro di un paio
-d'anni. -- Qui l'agricoltura va ancora col sistema di Noè -- diceva; --
-bisogna rinnovare tutto. Farò venire le macchine dall'Inghilterra, dalla
-Francia, dal Belgio, e se occorre, i concimi chimici: prenderò in
-affitto una ventina di poderi, stipendierò un agente tecnico e.... e
-vedrai.... vedrai! Per la gloria della casa poi, visto che io non ci
-sono potuto riuscire, ci penserai tu -- e si rivolgeva a me. -- Ma bisogna
-studiare, perchè oggi i tempi sono mutati e non basta più essere ricchi
-come ti lascierò ricco io ed essere nobili, ma bisogna anche essere
-istruiti; e questa è una cosa giusta, non è vero Ersilia? E tu
-studierai, non è vero? -- E mi posava la mano, una mano larga, ardente su
-la testa: era la sua mossa favorita, e mi ricordo che mi faceva male con
-l'anello che portava all'indice, e mi scoteva la testa che allora avea
-molti riccioli biondi a riflessi di rame che erano una delle debolezze
-della povera mamma.
-
-Sebbene allora le acque fossero basse e le cambiali degli amici politici
-scadessero con la regolarità della classica goccia su la pietra,
-tuttavia mio padre non aveva smesso che poco dell'andamento domestico:
-due cavalli in istalla per la carrozza della mamma; un bel polledro
-bajo, balzano da due piedi, che era una grazia, per me da cavalcare: e
-la rigida correttezza del costume inglese, di prammatica in simile
-genere di spassi signorili, era stata temperata dal gusto d'arte di mia
-mamma, che voleva che io portassi una larga giacca di fine velluto, un
-bel cappello all'italiana sotto cui i capelli fuggivano a ciocche; e
-mentre io cavalcavo per le vie di campagna che su per le colline
-salivano e discendevano, ella mi seguiva con lo sguardo intento dal
-terrazzo più alto della villa.
-
-Mio babbo oramai era tutto assorto nel suo lavoro di agricoltore. Le sue
-speranze erano senza limite e la sua felicità era raggiante: il
-patrimonio di famiglia sarebbe stato rifatto su le basi della sua
-attività e della sua industria.
-
-I poderi vennero presi in affitto chè di nostri ne rimanevano ben pochi;
-le macchine arrivarono: trebbiatrici, aratri, sgranatrici, pigiatrici,
-ecc., ecc.; e poi grandi vagoni di guano e di concimi chimici vennero
-portati su fra le meraviglie, le dicerie, le invidie, le maldicenze, le
-crollate di testa dei villani, che ognuno voleva dire la sua.
-
-All'antica compagnia degli imbroglioni politici, subentrò una compagnia
-nuova, meno numerosa, ma non meno dissanguatrice di agenti,
-commissionari, sensali e simile genìa.
-
-Per quegli anni io ricordo mio babbo, anche nei giorni più affocati di
-luglio, su e giù per i campi, a sorvegliare, a dare ordini, a dirigere i
-lavori. Lo ricordo in mezzo a tutti quei villani con la sua faccia
-abbronzata, sotto un gran cappello di panama, una giacca di frustagno,
-le grosse scarpe di cuoio grezzo, e la barba rossiccia con qualche filo
-d'argento, accuratamente quadrata che cadeva su lo sparato di batista
-fragrante.
-
-Morì tragicamente: una pugnalata terribile nel cuore che lo lasciò
-freddo, stecchito.
-
-Ecco come: la festa di mezzo agosto, verso sera, su la piazza, fra un
-grande tumulto di villani avvinazzati, un certo tale noto e temuto per
-sanguinaria violenza, aveva trovato a dire con un giovane; e la madre e
-la ragazza di costui atterrite urlavano aiuto, per la madonna, che lo
-ammazzavano il figliuolo; e tutti facevano largo, e guardavano senza
-muoversi. Passa mio babbo, e le donne e tutti a gridare: «Signor conte,
-signor conte, che lo faccia star buono lei!» E mio babbo si avvicinò
-solo, solo, sorridendo, con la mano levata per placare quel furibondo,
-quando una terribile coltellata nel cuore lo lasciò morto. Hanno avuto
-il coraggio di portarcelo a casa così! Dicevano che non era niente, che
-era svenuto, perchè aveva il suo sorriso e la sua indimenticabile
-sigaretta stretta ancora fra le labbra.
-
- *
- * *
-
-Dopo questo tragico evento mia madre non mise più piede fuori dal
-recinto del roseto e del parco, e la gente raccontò che era uscita di
-senno. Molti anni più tardi, poi, quando quella benedetta lasciò i
-patimenti di questa vita, fra quei villani si formò la leggenda, e
-dicevano che tutte le notti di mezzo agosto ci si vedeva per il parco
-l'ombra della contessa matta, vestita di nero con i capelli tutti
-bianchi giù per le spalle: e fu anche a cagione di queste dicerie che il
-palazzo ed il parco non trovarono più un padrone stabile, e finirono per
-cadere ne la rovina e ne l'abbandono. Queste cose mi furono riferite,
-perchè io al mio paese dopo la morte di lei non sono più tornato e la
-casa dove nacqui e che fu mia non l'ho più riveduta; certo è che anche
-dentro di me trapassò un'eredità di quella morte di persone e di cose.
-
-Io, quando morì mio padre, aveva sedici anni: vennero dei miei parenti
-che mi condussero in una città con loro per seguitare gli studi; e, per
-mio conto, di quella benedetta non posso dir nulla all'infuori di
-questo, che non mi voleva più lassù al palazzo con lei. In quella casa
-che risonava a vuoto, v'era troppa morte e troppo dolore; ed ella,
-suppongo, paventava che il terribile male della sventura mi si
-attaccasse. Pietosa ed inutile previdenza, perchè il male lo aveva con
-me, entro di me.
-
-Più tardi, quando io facevo gli ultimi anni di legge, ella fu presa da
-un'idea delirante, la quale però la sosteneva in vita e le serviva di
-norma direttrice. La nostra casa era caduta, la nostra casa doveva
-risorgere; io doveva essere il salvatore ed il redentore della casa.
-Come? e quando? e per quale via? Lei certo non lo sapeva; sapeva solo
-che la cosa doveva essere. Allora i cipressi avrebbero mandate fuori
-verdi fronde, e il fiordaliso d'oro che empiva il quartiere dello scudo,
-sarebbe rifiorito in sul suo campo: così profetava il bel motto latino
-_crescet in aevum_.
-
-Allora, ma soltanto allora, io doveva tornare. Le stanze della villa
-chiuse e mute per tanti anni, si sarebbero aperte al sole; lei mi
-sarebbe venuta incontro, giù per la scalea, in mezzo all'applaudire dei
-clienti e dei servi, ed avrebbe esclamato: «Tu, o mio figliuolo, hai
-fatto finalmente ritorno! Quanto tempo ti abbiamo atteso! I miei capelli
-son diventati tutti bianchi, ma non ho voluto morire, sebbene i morti mi
-chiamassero e desiderassi morire; non lo volli per assistere al tuo
-trionfo in questo giorno felice!»
-
-Su questo proposito non mi fece mai alcun progetto determinato, forse
-perchè non ne aveva alcuno; ma io capivo che la sua volontà, come la sua
-fede, erano indomabili. Bisognava riuscire: io doveva riuscire! Era
-questo pensiero che la teneva in vita. Quando le scrivevo: -- Mamma mia,
-ho desiderio di vederti, voglio stare vicino a te qualche po' di tempo --
-lei rispondeva: -- No qui, tu non devi impigrirti fra queste campagne;
-devi vivere in città per conquistarti il posto secondo il tuo destino.
-
-Tale era la frase impreteribile, in cui includeva un senso mistico di
-cosa fatale.
-
--- Ma gli affari, mamma -- io le riscrivevo -- tu sei donna, hai bisogno di
-qualcuno che ti assista, che ti consigli.... -- Ella rispondeva: -- Tutto
-va bene; agli affari ci penso io, io non ho bisogno di niente; tu pensa
-solo a te e a farti una posizione.
-
-Io, insomma, non dovevo vedere, non dovevo saper nulla degli affari di
-casa, e forse era anche per questo che non mi voleva lassù con lei, dove
-ci sarei stato tanto volentieri a meriggiare sotto quelle piante, a
-pranzare io e lei in quella sala a pian terreno tutta silenziosa e verde
-per il riflesso del parco. E un'altra lucida ed incoercibile idea la
-possedeva: un giovane che è alle sue prime armi, che deve avere
-relazioni nel gran mondo e che vuol riuscire ad aprirsi una strada, deve
-spendere molto e senza risparmio; e se denari non ne ha, bisogna
-mandargliene. Secondo questa logica mia madre, senza nè meno che io le
-chiedessi, mi spediva denari con una gran profusione e mi ingiungeva di
-spenderli.
-
-Perchè bisogna sapere che io frequentavo la società più aristocratica e
-mondana di F***, ma senza vizio come senza passione, cioè naturalmente.
-Le relazioni di mia madre, il parentado, il mio nome, mi avevano aperte
-tutte le porte; e pensandoci bene, mi pareva allora che non si potesse
-vivere che così, cioè che una persona di garbo dovesse necessariamente
-condurre quella vita oziosa e mondana. Alle volte, è vero, mi assaliva
-il dubbio che quei danari rappresentassero o un pegno di gioielli, o un
-podere che mutava padrone, o un prestito ad usura. Ma le sue lettere che
-dicevano sempre che stessi di buon animo, che gli affari andavano bene,
-mi tranquillavano per due ragioni; la prima perchè mi liberavano
-dall'obbligo di occuparmi dell'azienda domestica e di fare atti di
-energia, pur lasciandomi la coscienza tranquilla di aver adempito al mio
-dovere; la seconda perchè mi toglievano il doloroso dubbio di una
-possibile ruina. Quanto ad approfondire _de visu_ la cosa, non ci
-pensavo più. Mia madre diceva così, dunque era così; e poi mi pareva che
-un patrimonio come il nostro dovesse essere come qualche cosa di
-intimamente congiunto alla antica gentilezza del nome e della famiglia,
-e che un temporaneo dissesto non potesse per nulla influire su la sua
-stabilità.
-
-Rimaneva l'altra questione di conquistare quest'alto grado, questo posto
-degno del mio nome. Che cosa lei s'intendesse con tali parole, io allora
-non sapeva chiaramente: la spiegazione più semplice che io sapessi darvi
-era quella di vivere onoratamente come si conveniva a gentiluomo e come
-nel fatto viveva. Alle volte il vero, cioè la vera volontà materna, mi
-balenava alla mente, ma la mia inerzia mi impediva di venire ad una
-spiegazione concreta.
-
-Chi sa? -- pensava -- forse vuole che io mi faccia un nome come avvocato,
-come uomo politico, che scriva dei libri, che mi metta ne gli affari,
-che so io. Tutto ciò mi sarebbe piaciuto, ma in che modo? e da dove si
-comincia? Io capiva abbastanza bene che a me mancavano tanto le forze
-dell'ingegno come quelle della volontà per raggiungere una così
-difficile meta.
-
-Fuori della classe sociale ove il nome e la fortuna mi avevano
-collocato, che cosa avrei fatto? Alle volte, è vero, mi vinceva una gran
-melanconia pensando a quante illusioni quella povera mamma si facesse
-sul conto mio, e avrei voluto venire a delle spiegazioni: ma, ripeto,
-non ne ebbi mai il coraggio: sentivo che le avrei dato troppo dispiacere
-togliendole quella illusione. Del resto questi erano momenti passeggeri
-di tristezza e di dubbio: la solita vita mi riassorbiva naturalmente.
-
- *
- * *
-
-Ci volle la conoscenza nuda e cruda della rovina in cui eravamo piombati
-per togliermi la benda dagli occhi e farmi prendere una risoluzione.
-
-Ecco come fu: per Natale, una volta, volli andare a casa a far le feste
-con lei: era tanto che non ci era stato e morivo della voglia di
-rivederla.
-
-Nevicava, nevicava da parecchi giorni, dì e notte, come ne le fole, a
-grandi falde.
-
-Ma era il Natale! Quanti ricordi si congiunsero a quel nome soave!
-Ricordai quando tutto il palazzo era in festa, quando v'erano tanti
-invitati che dormivano anche ne le stanze del palazzo. Erano parenti,
-amici venuti da lontano; mio babbo li voleva tutti vicino a sè in quel
-giorno. Egli che volevano portare come progressista e repubblicano alla
-deputazione politica, aveva una melanconica religione degli usi e dei
-buoni costumi di una volta. Mi ricordo che voleva persino che ne la
-nostra cappella si celebrasse la messa di mezzanotte. Ricordo anche la
-cucina, con la cappa del camino grande come tutta la parete. Lui vi
-scendeva madido di neve con gli stivaloni infangati e la carabina a
-tracolla e su la tavola rovesciava il carniere pieno di selvaggina da
-lui cacciata, e dava gli ordini alla cuoca che parea comandasse una
-carica alla baionetta; e poi v'erano certe schidionate enormi di capponi
-che rosolavano al fuoco. Fuori imbiancava la neve proprio come faceva
-allora. Giorni soavi!
-
-La memoria di quella giovanezza di cose e di vita mi vinse. Telegrafai
-che sarei venuto anche contro la voglia di lei e dissi il giorno e
-l'ora.
-
-Partii. Ero tutto lieto di passare le feste a casa e fantasticava
-giovanilmente in quel tepore che vince durante il viaggio, specie
-sedendo come io sedeva su di un soffice divano di prima classe, ravvolto
-in una superba pelliccia.
-
-Si giunse. Dal finestrino del vagone, mentre il treno rallentava, aveva
-visto una carrozza chiusa, ferma su lo spiazzo deserto che è dietro la
-piccola stazione dove si scende per andare su al villaggio. Non ce
-n'erano altre. Ma la carrozza e il cavallo non erano i nostri, però
-riconobbi Beppo che stava a cassetta. Tutto questo mi meravigliò con un
-senso pauroso di presentimento del vero. Il brav'uomo se ne stava più
-curvo e più vecchio del solito sotto la neve, e pareva così assorto che
-non si avvide nè meno dell'arrivo del treno. Egli era tutto chiuso in
-una vecchia livrea verde di famiglia coi paramani d'oro stinti, ma la
-carrozza, dico, non era più la nostra; era un _fiacre_ da nolo di forme
-preistoriche che stava su a forza di corde, e il cavallo era così alto e
-macilento che su quella neve, col muso basso e le gambe davanti piegate,
-faceva un effetto spettrale. Indovinai tutto, e il cuore mi si serrò:
-pure non chiesi nulla a Beppo. Egli mi salutò scoprendosi, ma non disse
-parola; sferzò a parecchie riprese la rozza che si mosse indolente fra
-il cigolare delle ruote e delle molle sconquassate. Quel cavallo e quel
-_fiacre_ da zingari erranti e quel servo chiuso ne la livrea gentilizia
-offrivano un contrasto simbolico e miserevole. Un borghese democratico
-ne avrebbe riso a crepapelle, un filosofo di cuore avrebbe pianto. Per
-buona sorte non v'era alcuno per la via, e i pochi villani che si
-incontravano di tratto in tratto facevano largo e si arrestavano
-meravigliati al nostro passaggio; e da un sommesso parlare pareva si
-interrogassero se qualche cerretano giungesse al villaggio.
-
-La strada bianca di neve passava lentamente. Quando su lo sfondo plumbeo
-di quel cielo si disegnò il profilo del palazzo di mio padre e di mia
-madre, il cuore mi tremò e un singulto mi corse su per il petto e
-scoppiò in singhiozzi repressi su la spalliera della carrozza; e poi
-piansi a lungo.
-
-Quella bestia slombata quasi di passo e fumando per tutta la pelle,
-saliva le giravolte del colle fra la neve e il silenzio che incombevano
-sui campi. Il silenzio della neve! Si udiva solo l'ansimare della rozza
-e lo scuotersi stridente dei vetri ne' telai sconnessi. Giungemmo. I
-quattro cipressi dormivano sotto la neve che li impellicciava, come
-sentinelle che non hanno più nulla da custodire. La porta d'ingresso a
-vetri si aprì: mia mamma stessa la aprì e mi accolse ridendo insieme e
-lagrimando. Mi condusse subito ne la stanza da pranzo dove ardevano
-pochi sarmenti: ma alla rigidezza dell'aria si capiva che da poco tempo
-era stato acceso quell'etico fuoco. Su la tavola grande e quadrata la
-tovaglia di lino si stendeva come una candida nevicata, chè tutto il
-ricco vasellame d'argento e di fine cristallo non c'era più.
-
-Il vento borea della miseria avea spazzato via tutto. Solo in una antica
-e preziosa terraglia a fiorami azzurri che l'ingorda ignoranza dei
-compratori dovea aver rifiutata, erano due grappoli d'uva con gli acini
-tutti vizzi e con alcune mele dalla pelle rugosa e ferrigna.
-
-Io mi sentiva piombare l'angoscia e lo stupore sul capo e pure pareva
-che non fosse vero. Vero! e i miei sensi si rifiutavano di credere.
-Anche alcuni lembi del damasco che copriva le pareti si erano slabbrati,
-e l'umidità e il gelo penetrando attraverso le screpolature del muro, vi
-si erano grommati in una specie di muffa; altri lembi cadevano
-accartocciati in sè stessi accidiosamente. Mia madre non si accorgeva o
-fingeva di non avvedersi di nulla.
-
-Mi fece sedere vicino a sè, attizzò il fuoco, e mi passò il braccio sul
-collo. Domandava con premura notizie della contessa B....; che cosa
-n'era della figliuola della signora C...., che ella tenne a battesimo.
-
--- Si deve essere fatta carina! Tu le fai la corte, scommetto? Domandava
-se la marchesa A.... era sempre così bionda, se dava ancora quelle feste
-così ricche che se ne parlava per dei mesi prima e dei mesi dopo. --
-Quanto avrei caro di vederla!
-
-Poi cominciò a parlare di me con una volubilità ardente. Io rispondeva
-sì e no, ricambiavo i saluti, raccontavo distrattamente, ma lei non se
-n'avvedeva: io guardava, io non potevo distogliere lo sguardo da quella
-sua mano che cadeva sul mio petto, scarna, diafana, inerte mano come di
-morta; scarna così che l'anello nuziale si appoggiava obliquamente su
-l'osso del dito. Per quanto tempo ancora ci sarai conservata tu, o mano
-materna, a ravviarci i capelli e tergerci le lagrime? E dopo? Io la
-presi quella mano e la sollevai piano sino alle mie labbra come la mano
-dell'amante e la baciai; ed ella sorrideva lagrimosamente.
-
--- Via, via -- disse poi -- accostati alla finestra. Voglio vederti bene
-come sei -- e si levò in fretta e mi trasse presso la grande vetriata. --
-Oh, così! -- disse scostandosi e vagheggiandomi. -- Come sei bello, e che
-aria fiera hai con quei due baffetti rivolti in su! E tu devi essere
-forte, forte come tuo padre...! -- e questa parola non ebbe altre che la
-seguissero, ma risonò come nel vuoto della stanza.
-
-Allora il riso e la eccitata gaiezza del volto di lei scomparvero dopo
-aver pronunciato quel nome, gli angoli della bocca le si piegarono in
-giù e scoppiò in un pianto stridente che la faceva tremar tutta. Io la
-ricoverai fra le mie braccia ed ella vi si nascose; vi si nascose con
-quella povera testa grigia che pur profumava di soavità e di un languido
-olezzo femmineo che ricordava la sua giovinezza. Si acquetò infine e
-ritornò a sorridere e mi ricondusse presso il focolare.
-
--- Tuo babbo -- disse con voce oramai pacata e come seguendo un pensiero
-dominante -- era forte sì, figlio mio, ma era troppo gentiluomo. Ma tu
-sarai forte, forte, forte! nevvero? Tutta la sapienza sta ne l'essere
-forte.
-
-Beppo venne poco dopo a mettere in tavola.
-
--- Sai -- mi disse poi con un'angoscia mal celata e come colta
-d'improvviso -- non te ne avere a male, figliuolo, ma la cuciniera e la
-Rosa hanno voluto andare a far Natale a casa loro, ed io le ho lasciate
-andare: ho fatto male; ma io non pensavo che tu avresti voluto lasciare
-la tua vita brillante per venire a far Natale con questa povera vecchia
-di tua mamma. Non è vero Beppo che è così?
-
--- Sì, signora contessa -- rispose Beppo.
-
-Ella parlava quasi io non avessi avuto occhi per vedere e mente per
-intendere la sua pietosa bugia, e questa incoscienza di lei mi
-paralizzava e mi incuteva un senso quasi di paura. Feci forza su di me e
-ripigliai sorridendo:
-
--- Tu hai ancora, mamma, le tue rose, esse fioriscono ancora d'inverno!
-
-A questa mia interruzione respirò come sollevata dal timore che io
-insistessi su ciò che voleva nascondermi. Sorrise e mi parlò delle sue
-rose.
-
--- Le rose fioriscono sempre e questo è un buon segno: è la benedizione
-della Madonna e del Signore. D'inverno il rosaio sembra morto; ma io
-cerco, cerco anche sotto la neve. Ebbene, lo crederesti tu? ve n'è
-sempre qualcheduna, poverina, che sboccia. E questo è un buon segno.
-Vuol dire che la nostra casa è andata un po' in basso, ma che la vita
-non è morta. E quando di maggio tutte le rose fioriscono, io dico: Così
-fiorirà la nostra casa quando verrà il maggio anche per lei: io forse
-allora non vi sarò più; ma tu cercami, cercami qui intorno e mi
-troverai, la troverai la tua povera mamma!
-
-E poi, mentre si pranzava, riprese a parlare di me. Voleva sapere i miei
-progetti per l'avvenire, quello che avrei fatto, quali speranze avea,
-quanto tempo ci sarebbe voluto per attuarle.
-
-Ed io raccontai. Raccontai quello che non era quello che non mi sentiva;
-le speranze che non aveva, la fede che con uno sforzo supremo simulai
-con la vivacità dello sguardo e l'impeto della voce.
-
-Ella mi ascoltava beatamente, raccolta nel suo seggiolone, con la
-guancia pallida appoggiata su la mano, in quel lieve tepore dei sarmenti
-che si sfacevano in cenere sul focolare.
-
--- Racconta, racconta, dimmi sempre di te -- interrompeva ogni tanto.
-
-Io esponeva dei progetti inverosimili di speculazioni, di fortune
-improvvise, di gloria: sì, mi ricordo che ci entrava anche la gloria, e
-lei approvava sempre con molta serietà.
-
--- Ogni via è buona, figlio mio, basta riuscire; e per riuscire bisogna
-essere forte. D'altronde io -- concludeva con convinzione triste e pacata
--- non ti prescrivo mica la strada. Fa quello che vuoi, basta che tu
-riesca, che ti conquisti la tua posizione nel mondo, degna del tuo nome.
-Ai giovani bisogna lasciare libertà di seguire il loro genio: non dico
-sempre questo io, Beppo?
-
--- Sì, signora contessa -- rispose il servo che passava per caso, ma con
-un'intonazione monotona di voce che dava a vedere chiaramente essere
-quello il solito modo di rispondere sempre affermativamente al
-vaniloquio di mia madre.
-
-Così passarono i giorni del santo Natale, le ore sacre alle famiglie
-fiorenti, io ne la mia casa che cadeva, ne la mia famiglia che moriva
-mentre la neve addormentava tutto all'intorno nel suo letargo gelido e
-bianco.
-
-Venne il giorno della partenza; ed io non cercai di ritardarlo: quella
-casa grande, con tutti quelli stanzoni freddi, intorno tutta neve e
-tutto silenzio, e mia madre che mi ragionava con quell'enfasi di
-inspirata e poi, quando era sola, la scorgevo piangere, e quel servo
-curvo, triste, silenzioso: tutto, io dico, mi era entrato nell'animo con
-lo sgomento di cose morte. Mia madre voleva che partissi, e mi ricordo
-che non feci alcuna opposizione.
-
-La solita berlina mi ricondusse alla stazione.
-
-Il nero palazzo che rinchiudeva mia madre si disegnò per l'ultima volta
-sull'alto del colle: i cipressi si profilarono per lungo tratto di via
-come buoni soldati che rendono il loro saluto ultimo ai vinti!
-
-Però mentre attendevo il treno, Beppo mi si accostò che tremava tutto, e
-disse con voce di chi però ha preso una risoluzione:
-
--- Vostra Signoria mi può dare due schiaffi, ma io per obbligo di
-coscienza bisogna che le dica una cosa.
-
-Capii quello che voleva dire; mi sentii venir freddo, ma non ebbi il
-coraggio di prevenirlo. Forse voleva parlare di un'altra cosa. Dissi di
-esporre sicuramente, ed egli allora parlò così:
-
--- Ecco, signor conte, bisognerebbe che lei spendesse un po' meno, perchè
-proprio la signora contessa d'ora in avanti non le potrà, intenda bene,
-non potrà mandare tutto quello che le manda; e poi ha anche bisogno di
-curarsi la salute; e perchè si vede che la Madonna la grazia non la vuol
-fare, così bisognerà chiamare anche i medici....
-
-E dette queste parole non si ricompose, ma rimase nell'attitudine con
-cui le aveva pronunciate, e le mandibole, prive di denti, biasciavano
-forte per vincere il pianto.
-
-Io veramente non ricordo quello che gli risposi; mi ricordo però che mi
-confusi, che arrossii, e che in fine lo ebbi rassicurato che la mamma
-non mi avrebbe dovuto mandare più niente per il tempo avvenire.
-
-Allora Beppo mi domandò perdono e mi volle baciare la mano ad ogni
-costo. Borbottava con gran devozione:
-
--- Come suo padre buon'anima, e come la signora contessa! Che il Signore
-gli dia fortuna!
-
-Quando arrivò il treno, volle mettere lui la valigia su la reticella, e
-sul cuscino lo sciallo e un mazzo delle rose; e lo vedo fermo, mentre il
-treno era in moto, con la tuba in mano, i capelli bianchi, tutto chiuso
-in quella livrea di antichi tempi. Anche il vecchio servo rendeva
-l'ultimo saluto all'ultimo gentiluomo del mio casato.
-
-Il movimento del treno produsse su di me un effetto di benessere:
-l'oppressione in cui mi avevano piombato le parole di Beppo, si fece
-lieve e poi si alzò del tutto, come si alzano i fili del telegrafo
-quando si corre a tutto vapore, che pare vadano su, sopra il cielo:
-inoltre la macchina andava avanti sul piano di neve come una persona
-energica che sa quello che vuole, e ciò, non so perchè, mi faceva
-piacere; tanto più che mi allontanava da quella mia casa melanconica. E
-come all'aprirsi di un velario, rivedevo il salotto della marchesa B***,
-così caldo, così imbottito, dove ci si consumavano le lunghe sere, e
-desideravo di ritornarci anche perchè aveva sofferto molto freddo a casa
-mia; pensavo poi al club, al teatro, al salottino di donna C***, che
-profumava di verbena e di tepide viole di serra; e quivi ci si
-accoglieva indugiando sul vespero, ed ella, la gentilissima, ci mesceva
-e porgeva la calda bevanda d'oriente: tutti ricordi tepidi ed indolenti.
-Poi veniva il campo delle corse, i più intimi ritrovi, gli spassi, gli
-svaghi, fra cui aveva passato dieci anni senza accorgermene, come senza
-vizi e senza passioni, nel modo stesso che le ore della notte fuggono
-inavvertite fra i vani e lieti conversari delle veglie invernali.
-
-Era dolce il ripensarvi, dolce come un riposo di carovana sotto i
-palmizi e presso le fredde fontane. Ma poi le parole di Beppo che si
-erano allontanate dalla memoria, ritornavano di un tratto e mi
-attanagliavano come artigli di avvoltoio, producendomi un senso di
-strano dolore, giacchè io non aveva il coraggio di guardare in faccia la
-realtà; e quelle parole mi vi costringevano mio malgrado, che non poteva
-dare un crollo per liberarmene.
-
-Il treno aveva un bell'allontanarsi, un bel fuggire; ma la mia casa
-rimaneva sempre lassù, deserta e trista, e la mia madre, anche senza che
-io ci pensassi, si aggirava per quelle stanze oramai nude e fredde, e
-parlava di me con tutte quelle cose mute. Povera donna! E
-insensibilmente cominciai a piangere con una gran pietà per lei e per
-me.
-
-Una decisione mi si imponeva per forza; ma ciò che mi turbava e mi
-sconvolgeva era che dovevo essere io, proprio io, a decidere di me; e
-vedere quella macchina che andava così diritta e così sicura! Ah, potere
-aver la volontà e la forza di quella macchina!
-
-Giunsi a F***. Mi chiusi in me, nel mio appartamentino e cominciai a
-meditare sul da farsi.
-
-Gli stenti e le privazioni di una vita di lavoro non tanto mi
-impaurivano, quanto il pensiero di dovere contendere e combattere di
-accortezza e di forza con gli uomini. Fino allora io ne aveva evitato il
-contatto e la mia gioventù era corsa senza scosse, come un olio. Questo
-pensiero di dovere venire a tu per tu con gli uomini che lottano per la
-vita, mi faceva paura, e l'averne paura mi diceva come per iscritto a
-grandi caratteri tutta la mia debolezza. Avevo paura, e provavo
-l'impressione di uno che ha viaggiato, sognando, tutto il giorno in un
-vagone a letto. Ma quando è venuta la sera, presso gole e picchi di
-montagne, il treno si ferma di botto, il conduttore apre lo sportello e
-dice:
-
--- Signore, qui dovete scendere.
-
-Egli scende; nè a pena è sceso che il treno fischia e fugge scivolando
-su le rotaie; egli rimane solo, sgomentato, con la notte che lo
-ravvolge, con le montagne che gli fanno vertigine sopra la testa.
-
-Avrei potuto rivolgermi ai parenti ed agli amici per consiglio e per
-aiuto; ma una timidezza ineffabile di confessare la mia disgrazia,
-timidezza che io allora nobilitai col nome di giusto orgoglio, mi chiuse
-questa via che avrebbe pur condotto a buon fine. Avrei potuto, ed era
-dovere, esaminare sino a qual segno si estendesse la ruina del mio
-patrimonio e rimediarvi se era cosa possibile. Ma sia che avessi paura
-di conoscere lo sfacelo completo, sia piuttosto che mi sgomentasse
-l'idea di dovere fare atti di volontà e di accortezza contro usurai,
-creditori ipotecari, possessori di cambiali, imbroglioni d'ogni maniera,
-fatto è che non ci pensai nè meno. Era un grumo di vermi enormi che si
-divoravano ogni mio avere, ed io sentivo schifo di mettervi le mani
-dentro.
-
-Scelsi una via di mezzo, cioè scrissi ad un mio amico che stava a Roma,
-esponendogli ogni cosa e pregandolo a trovarmi un ufficio che mi desse
-da vivere. Era costui un giovane pieno di carattere e di bontà, che
-aveva il merito di essersi fatto tutto da sè, perchè era figlio di
-povera gente, e ci eravamo conosciuti all'Università. Egli più alto, più
-forte di me, mi si era affezionato molto e di cuore; una di quelle
-affezioni un po' morbose che nascono su la prima giovanezza; e fu certo
-per la memoria di questa intimità che mi rivolsi a lui prima che ad
-altri, benchè da qualche tempo ci fossimo perduti di vista.
-
-Sapeva però di lui come dopo molto oscillare fra varie idealità di
-fortuna e di onori, era andato a cadere in un ufficio del Ministero
-della Pubblica Istruzione; un impiego buono, a quanto mi dissero, dove
-c'era da coprirsi contro le raffiche della miseria e da sfamarsi bene: e
-anche questo che sembra un'inverosimiglianza quando si ha il fuoco della
-giovinezza, più tardi può diventare un'idealità; lo sfamarsi bene, dico.
-
-Mi rispose con l'affetto di una volta, compiangendomi e confortandomi.
-
--- Ma chi sa -- egli concludeva -- che il dover lasciare quella tua
-esistenza oziosa e vana non sia principio di altra migliore, dove ti
-troverai cosciente di te e però lieto e tranquillo. Ho caro che tu entri
-ne la nostra compagnia dei lavoratori e perciò ho fatto il possibile per
-soddisfarti. La tua laurea in legge non ti darebbe diritto di ottenere
-un posto ne l'insegnamento; ma io tanto mi sono adoperato, che sono
-riuscito a procacciarti una cattedra di professore nel Ginnasio di C***.
-È un ufficio umile e non molto lucroso; ma altro ufficio più nobile di
-questo di educare la gioventù non saprei nè potrei offrirti. Ritemprati
-dunque in questo lavoro, riconfortati ne lo studio degli antichi, e la
-loro sapienza sarà un balsamo per il tuo dolore come lo fu per altre
-nobili anime, per tutte le avversità della vita.
-
-Io, a dire il vero, aveva poca esperienza di quello che fosse una
-scuola, perchè i primi studi li aveva compiti in casa mia, sotto la
-guida di valenti maestri che mio padre faceva venire dalla vicina città.
-Mi ricordo però che gli studi letterari mi piacevano, così che l'idea di
-rinnovare la conoscenza con Cicerone e con le grammatiche non mi riuscì
-punto spiacevole; anzi mi parve come di dover rivivere quando era
-ragazzino e facevo i miei compiti in pulito su la bella tavola da
-pranzo, con dei bei libri legati in pelle; e mia madre ricamava presso
-di me. La sera, dopo pranzo, il babbo mi raccontava la storia di Roma un
-po' a suo modo. Insomma erano dolci ricordi che rifiorivano!... Mi
-sovvenivo anche di uomini di grido e famosi, ne l'antichità come nei
-tempi moderni, che tennero fronte all'avversità facendo il maestro di
-scuola. Questo pensiero mi nobilitava ai miei occhi: e poi l'idea di
-sacrificarmi per mia madre, di compiere un alto dovere, produceva in me
-non so quale esaltazione eroica. Infine, come avviene a tutte le nature
-deboli e che non hanno il coraggio di guardare in faccia l'avvenire, io
-riempivo il non sperimentato e l'ignoto con felici vicende, e ne la
-facilità con cui aveva ottenuto quel posto, intravvedevo un mistico
-contrassegno di fortuna avvenire.
-
-Con tutto questo non partecipai a nessuno dei miei conoscenti la mia
-decisione; ma a quei pochi da cui sarebbe stato sconveniente partirsene
-insalutato, addussi come pretesto un lungo viaggio in terra lontana.
-Anche a mia madre non scrissi nulla di preciso; solo dissi di avere
-ottenuto un onorevole ufficio dal governo; e perchè vi prestasse maggior
-fede, le diedi il mio recapito a Napoli, da cui non molto lungi era la
-cittaduzza destinata per mia nuova residenza. E partii.
-
- *
- * *
-
-_Incipit vita nova._ Ma qui dei primi tempi la memoria in gran parte è
-svanita, e solo intravvedo un'oppressione di cose e gente nuove e
-confuse.
-
-Vedrò pur tuttavia di ricordarmene. Il viaggio lo compii piacevolmente,
-senza pensarci molto alla mia nuova esistenza. Imaginavo forse che avrei
-visto tutte le autorità scolastiche ed i colleghi in abito nero a
-ricevermi alla stazione? No davvero; ma mi pareva che avrei provato
-qualche gradevole sorpresa.
-
-Quando arrivai era una domenica: domando ad uno, domando ad un altro
-dove erano le scuole e nessuno mi sapeva indicare. Finalmente un prete
-seppe dirmene qualcosa. Vado su, su per una viuzza stretta, sucida, con
-tutte le comarelle presso gli sporti e i ragazzi che si ruzzolavano da
-presso.
-
-Qualche cosa come un'insegna e una scritta pendevano da una porta un po'
-più grande delle altre: supposi che quella fosse la scuola, nè mi era
-sbagliato.
-
-Un uomo che stava in uno stambugio, intento a legare dei libri (era il
-custode) mi precedette su per le scale, aperse la porta di una stanza,
-mi annunciò; e allora vidi un uomo di mezza età, vestito di nero,
-levarsi dallo scrittoio e venirmi incontro con un «oh!» che sonava un
-po' meraviglia e un po' rimprovero perchè, come mi disse poi, mi
-attendeva già da qualche giorno. Era il direttore di quel ginnasio.
-
-Un'altra persona era con lui; un vecchietto mal vestito e tabaccoso che
-al mio arrivare salutò rispettosamente ed uscì.
-
-Quando fummo soli, quel signore cominciò senz'altro a darmi moltissime
-informazioni di cose scolastiche con una voce cadenzata e lenta di cui
-non percepivo che il suono; però mi scossi dolorosamente quando disse:
-
---.... io so da private informazioni che ella non è fornito di diploma e
-che questo posto le fu concesso per singolare favore, e tenuto anche
-conto delle benemerenze della di lei famiglia. Questo perciò le impone
-l'obbligo di studiare, di fare del suo meglio e vedere di procacciarsi
-nel più breve tempo possibile l'abilitazione che si richiede....
-
-Poi parlò della carriera, e infine dello stipendio che avrei percepito.
-
--- Ma come si fa a viverci? -- domandai con dolorosa sorpresa perchè
-quella somma per me rappresentava a pena il salario di un cuoco o di un
-cocchiere di casa signorile; ma come è facile pensare, non dissi nulla.
-
--- Eh, signor mio -- rispose lui sorridendo e posando con indiscreta
-curiosità lo sguardo su la eleganza del mio vestito -- certo è che
-bisogna adattarsi e sapere contare il valore del danaro. Ma infine ella
-è scapolo e la vita qui non è costosa. Vi sono stanze decentissime a
-quindici lire al mese, ed ella può trovare una pensione soddisfacente a
-cinquanta lire. Veda quindi che le rimane più che metà dello stipendio
-per ciò che è vestiario e minuti piaceri....
-
-Io non risposi; so che mi sentiva come un freddo di avvilimento a quelle
-parole. E poi quel tuono di superiorità e di autorità mi sonava nuovo;
-mi rimescolava tutto di dentro e nel tempo stesso mi incuteva rispetto.
-Di queste gerarchie di uomini che comandano agli altri, non ne avea la
-più lontana idea. Ma dunque vi sono di quelli che vestono non la livrea
-ma come noi e pure vivono tutta la vita sotto la soggezione degli altri?
-
---.... E che dovrebbero poi dire -- proseguiva lui -- quelli che sono
-carichi di famiglia? Il signore che è uscito poco fa e che era qui
-mentre ella è entrato, ha cinque figli....
-
--- È un professore quello lì? -- domandai meravigliato.
-
--- Certamente, è il prof. B***, suo collega. Veda: ha cinque figli, e un
-po' con la paga, un po' con qualche lezioncina nelle vacanze viene a
-sbarcare il lunario. Ed ora, se ella crede, le farò vedere la sua
-scuola....
-
-Si alzò; anch'io mi alzai automaticamente. Egli passò davanti senza far
-complimenti ed io lo seguii.
-
-Un corridoio girava tutto attorno ad un porticato e in mezzo vi era un
-cortile con un pozzo. Intravvidi e sentii come un silenzio triste di
-cose melanconiche. Egli aperse una porta, passò avanti e:
-
--- Ecco la sua scuola -- disse --, piccola ma una delle migliori.
-
-Voltai gli occhi attorno: le pareti erano giallognole, nude; tre file di
-banchi tagliuzzati si allineavano davanti alla cattedra che era in forma
-di tavolo. E mi parlò di altre cose di scuola. Infine mi accomiatò con
-un:
-
--- A domani, dunque; alle ore otto.
-
-Ritornai all'albergo; mi sedetti su di una sedia con la fronte su la
-mano, e stetti come smemorato. Dai cristalli si vedeva il mare, su per
-l'aria veniva ogni tanto una accidiosa cantilena o grido di venditore
-che fosse.
-
--- Suvvia, finiamola! -- dissi e mi alzai con l'intenzione di rimettere ne
-la valigia i pochi arnesi di _toilette_ che avevo tirato fuori,
-riprendere il treno, ritornare a F***. -- Ma e poi, che cosa faccio? --
-Questa fu la dolorosa domanda.
-
-Nel portafoglio mi rimanevano a pena dugento lire. Bisognava ricorrere
-per forza a mia madre e con quale animo, sapendo che ella non poteva più
-mandarmi nulla; e dopo che le avevo annunciato della mia nuova
-occupazione? E notare: passando per Napoli, avea trovata una lettera di
-Beppo in cui mi diceva che dal giorno che avea saputo del nuovo ufficio,
-in tutto degno del mio nome, ella pareva rinata a nuova vita. Che cosa
-dirle, come spiegarle il ritorno improvviso?
-
-E come a quella disperazione subentrò un senso di abbattimento profondo;
-così anche cadde la forza della mente e della volontà per decidermi sul
-da farsi.
-
-Rimasi. Mi rivedo per la prima volta nella scuola. Loro, gli scolari, si
-guardavano sorpresi come a domandarsi: «Chi sarà, chi non sarà? ti pare
-che si possano tirar le pallottoline e giocare, e far chiasso con quello
-lì? ti pare?» Io pure guardavo; e in quell'angusto spazio mi sentivo
-stretto e molto avvilito fra quei bambini, come io fossi stato un grosso
-giocattolo.
-
--- Oh mio Dio! -- esclamai fra me -- dove mi sono andato a cacciare! Se mi
-vedessero miei amici di F*** ne riderebbero per un mese.... Carlo B***
-ne farebbe la caricatura per tutti i salotti.
-
-A questo pensiero arrossii lievemente e mi sentii sconsolato. Pure erano
-dolci e soavi quei volti e ogni tanto, vedendomi silenzioso e triste, si
-consultavano, allungavano le loro boccucce e parevano anche pensare:
-«Deve essere uno di quei professori cattivi! Chi sa a che cosa medita,
-chi sa che domande difficili ci farà mai adesso!» Qualche cosa bisognava
-pure che io in fine dicessi; ma lì per lì quelle poche regole di
-grammatica che sapevo e avevo ripetuto mi giravano come un arcolaio, e
-non ci riusciva a prenderne una. Ma qualche cosa bisognava ben dire!
-
-V'era un ragazzetto che poteva avere un tredici anni con due occhi neri,
-tanto vivi che parlavano da soli e due labbra capricciose su cui i denti
-davanti sporgevano fuori. Su di lui si posò la mia attenzione.
-
--- Come si chiama lei? -- domandai.
-
--- Weiss! -- e scattò in piedi come un fantoccino a molla.
-
--- È tedesco?
-
--- Io no, mio babbo sì....
-
--- È quello che ha l'_Hôtel des Etrangers_ ai Cappuccini.... -- saltò su a
-dire un altro; ma subito capì la grave infrazione di aver aperto bocca
-senza essere stato interrogato; diventò tutto rosso e si sedette
-vergognoso e confuso.
-
--- Bene, mio caro Weiss -- ripigliai -- sentiamo un po' lei....
-
-Si fece un silenzio assoluto; e l'interpellato arcuò la mente per
-richiamare tutte le sue cognizioni grammaticali, raccolte con tanta
-fatica e disperse con altrettanta facilità per i campi e fra gli spassi.
-
--- Bene -- ripetei posandogli la mano su la spalla -- bene, lei ama sua
-mamma e suo babbo?
-
--- Oh sì, tanto!.... -- rispose arrossendo e traendo un sospiro di
-sollievo.
-
-Anche gli altri respirarono. La domanda non era stata difficile.
-
--- Bravo, dunque; e quel ritratto che è appeso lassù di chi è?
-
--- Del re! -- rispose più d'uno a gara.
-
--- E il re che cosa rappresenta?
-
-La domanda era difficile. Anche l'alunno Weiss si mordeva le labbra
-inutilmente.
-
--- Il re -- dissi io allora -- rappresenta la nostra patria, l'Italia; e,
-sotto, osservate quel crocifisso che vuol dire la religione: dunque tre
-grandi cose voi dovete avere in mente; la famiglia, la patria e la
-religione.... -- e su questo tema conversando, finii per distrarmi
-dall'oppressione che mi durava nel cuore; e quando la scuola fu
-terminata e i ragazzetti si allineavano in doppia fila, sentivo che
-dicevano:
-
--- Questo sì che è un buon professore! hai sentito tu quante belle storie
-ci ha raccontato?
-
-Mi vennero poi presentati i colleghi. Ne ebbi l'impressione di brava
-gente; solo il tratto mi parve un po' rozzo; ma forse erano anche
-impacciati non sapendo che cosa dirmi, giacchè dal modo con cui mi
-guardavano di sottecchi, sembravano pensare: «Ma questo qui da dove è
-capitato? non ha mica l'aria d'essere dei nostri!»
-
- *
- * *
-
-Rimasi; ma i primi giorni non sapevo più in che mondo mi fossi. Passa
-una settimana, ne passano due, e non riusciva a farci l'occhio e
-l'abitudine. Tutte le cose mi facevano l'effetto di essere fantasmagorie
-di un sogno che fra poco sarebbero scomparse; ma invece non sparivano e
-allora finii con l'abituarmi. Furon momenti ben dolorosi! Per fortuna
-ero obbligato a studiare per far lezione e un po' i libri e sopra tutto
-la scuola mi distraevano. Anzi cominciai a trovarmici bene in mezzo a
-quei scolaretti. Ve n'erano alcuni così graziosi, così vivaci, così
-buoni, che era uno svago viverci in mezzo. Spiegavo la grammatica,
-correggevo i loro latini, facevo delle lunghe prediche di morale e di
-civile virtù desunte dai classici, e lo debbo dire? le ore mi fuggivano
-quivi più riposatamente che altrove; tanto che io stesso domandava al
-direttore di fermarmi una qualche mezz'oretta di più.
-
--- Ella possiede il vero senso del dovere -- mi disse una volta costui con
-molta gravità, e quelle parole mi fecero un gran bene.
-
-Il direttore era diventato per me una persona grave ed a modo.
-Grammatico, assiduo nel suo lavoro, egli viveva nella scuola e per la
-scuola. «Veda -- mi diceva confidenzialmente -- quando gravi pensieri o
-forti cure incombono su di me, il lavoro le dissipa come nebbia al sole;
-e se alcuna tristezza mi sopravviene, la vista di tanta balda e nobile
-gioventù che noi abbiamo l'alto ufficio di educare ed istruire, mi
-consola subito».
-
-E doveva essere proprio così perchè io pure mi sentivo bene
-nell'adempimento del mio dovere. Anche coi colleghi ci avea fatto la
-mano, ma un po' per volta e superando non lievi difficoltà, perchè
-avevano davvero un modo di trattare che non era propriamente quello a
-cui era assuefatto. Capii però che bisognava adattarsi essendo essi
-vecchi insegnanti, e in fondo parevano pieni di bonarietà; certo erano
-gente tutto scuola e tutto casa: niente spassi, niente teatri, niente
-svaghi. Ve n'erano di quelli che da sei e più anni erano lì a C***, e
-non conoscevano una famiglia del luogo. Fumare mezzo toscano, spiegare
-qualche sciarada, ragionare del caro dei viveri, dei loro figliuoli, del
-miglior modo di far capire agli scolari il latino che non volevano
-capire, e commentare i regolamenti formavano tutte le loro occupazioni.
-
-Brava gente, insomma, modesta e senza pretese.
-
--- Adesso anche voi vi accasate -- mi dicevano --; trovate una che vi porti
-dei buoni ducati e vivete come un principe.
-
-Altre volte dicevano al direttore ponendomi la mano su la spalla: --
-Questo giovanotto è pieno di zelo e farà carriera presto!
-
--- Così io spero -- rispondeva il direttore sorridendomi a fior di labbro
---, così io spero, se l'avvenire non mente e se in alto sapranno, come
-non è dubbio, apprezzare il suo giusto merito.
-
-V'era poi la moglie del direttore, cioè la signora direttrice, come la
-chiamavano in segreto con una certa punta di ironia perchè dicevano che
-era lei che faceva fare al marito tutto quello che voleva, e metteva il
-naso anche dove non le toccava: costei mi aveva preso a benvolere o, per
-dir meglio, mi aveva accolto sotto la sua protezione.
-
-Era una donnetta rossiccia sui quarant'anni, ma che pretendeva ancora a
-certe velleità di giovinezza e di eleganza: vivace e ciarliera quanto il
-marito era duro e tutto d'un pezzo. Ne le sue molte peregrinazioni su e
-giù per il bel paese, seguendo fedelmente, almeno nei viaggi, la sorte
-dello sposo grammatico, avea preso la lingua ed il dialetto di tutte le
-città dove era stata: il fondo era piemontese, ma con spunti siculi; le
-grazie e le veneri poi del dire erano del più puro napoletano. Nei gusti
-ancora non aveva preferenza: sapeva tanto apprestare un _ragù_ squisito
-per condire la più saporita pasta di Gragnano, quanta fare una polentina
-bergamasca con contorno di uccelletti; pregi non comuni, coi quali
-consolava le elucubrazioni filologiche del compagno. Aveva poi un merito
-indiscutibile e assai raro ne le mogli degli impiegati girovaghi, cioè
-teneva la sua casa come uno specchio.
-
-Ella era la sola che mi sconsigliasse di prendere moglie, e contro mia
-voglia se ne faceva un gran ragionare ne le frequenti passeggiate dopo
-scuola.
-
--- Un giovanotto deve conservarsi scapolo e divertirsi, io la penso così
--- diceva.
-
--- Ma a un professore -- correggeva il marito con lieve sorriso e con
-grave intenzione -- non è permesso fare troppo il giovanotto. E poi non
-son questi i paesi dove si possa... o si trovi.....
-
--- Ah, no? -- rispondeva lei vivacemente -- Provi un po' -- mi diceva
-tirandomi il bottone del soprabito -- provi un po' a far la corte alla
-moglie del professore di prima e vedrà se si trova.....
-
--- Geltrude! -- esclamava il marito in tuono di doloroso rimprovero
-piantandosi sui due piedi e levando le sopraciglie sino all'arco
-frontale. --... Ma Geltrude!
-
--- Ma che! non sei mica coi tuoi professori da farmi paura. Del resto --
-proseguiva rivolta a me -- lo sanno tutti chi è quella lì e si può parlar
-forte. Si figuri che ha avuto il coraggio di farsi quest'estate un abito
-di _surah_ che io non mi sognerei nè meno e di andare ai veglioni a
-Napoli. E poi dice male di me perchè non la voglio ricevere in casa!...
-
-Del resto io penetravo poco profondamente in queste sottigliezze, ed
-alle chiacchiere spiritose della signora preferivo di più ragionare col
-marito di grammatica. Avevo anzi finito col prenderci un certo gusto a
-tutte quelle minuzie; e lui che era molto colto in materia, mi faceva
-delle lezioni che duravano due o tre ore, cioè tutto il tempo della
-passeggiata; e ci si interrompeva solo perchè la signora si sentiva
-allora tutti i mali; voleva il braccio del marito, la carrozzella pel
-ritorno e faceva un muso lungo mezza spanna. -- Quanto siete noiosi col
-vostro latino! -- diceva cumulativamente a tutti e due quando io mi
-accomiatava. -- Non vi basta la scuola?
-
-Il direttore poi mi aveva consigliato di studiare sul serio per
-acquistarmi il diploma in lettere e fare carriera; e di fatto io mi era
-messo a studiare di buona lena il greco ed il latino; anzi la sera
-andava in casa sua a lavorare.
-
- *
- * *
-
-Così trascorse l'anno e ritornai a casa: e ritornando non sapevo che
-cosa avrei fatto per il tempo avvenire. Mi circondava un vuoto e una
-tristezza pacata ma non perciò meno dolorosa, e sentivo anche che io non
-era più quello di una volta. Mia madre invece era un po' meglio in
-salute e più riposata di spirito.
-
-Fu a quel tempo che seppi della completa ruina di ogni nostro avere; e
-fu molto se, per opera del notaio di famiglia, si potè venire ad un
-compromesso coi creditori per cui a mia madre era lasciato vita natural
-durante l'usufrutto del palazzo e del parco più un tenue reddito. Ella
-però non si dava gran pensiero di questo disastro finanziario.
-
--- La casa nostra rifiorirà per opera tua, figliuolo! -- mi diceva con
-profonda convinzione; e quando mi vedeva con un libro in mano si
-appartava per non recarmi disturbo, quasi che in quelle pagine fossero
-stampati i segreti della fortuna.
-
-Del resto cose e persone non era caso che ci turbassero. Nessuno più
-veniva a tirare il campanello del portone e il procaccio non avea più
-lettera da consegnare. Anche nel parco le rose non più curate dal
-giardiniere, crescevano selvagge e pei viali i muschi e le erbe maligne
-si distendevano.
-
--- Curiosa! -- diceva spesso mia madre -- da che tu hai lasciato F***,
-nessuna più delle mie amiche mi manda a salutare! nè meno un biglietto
-da visita. Mi credono forse morta? -- domandava sorridendo -- e non sanno
-che finchè vivi tu e finchè ti so felice io non morirò? Quando le
-rivedrai dillo che si ricordino di me!...
-
-Cercavo con vari pretesti di confortarla alla meglio e le davo il
-braccio e andavamo per il parco fra quelle rose e per il silenzio
-dell'estiva campagna.
-
-Questo abbandono in cui eravamo lasciati, contribuì non poco a farmi
-perdere ogni speranza di vita diversa e migliore; così che nel tempo che
-le rondini con molto garrire lasciavano i cornicioni del palazzo per le
-solatie terre d'oltremare, lasciai io pure la mia casa, e ritornai
-laggiù, fra quei scolaretti.
-
-Ripresi la vita dell'anno prima, e il direttore mostrò di rivedermi con
-piacere.
-
-Egli era allora tutto intento a compilare certi commenti latini ed io lo
-coadiuvavo ricercando nei lessici e ne le grammatiche.
-
--- Queste ricerche le riusciranno di infinito vantaggio -- ripeteva ogni
-tanto.
-
--- Eh -- interrompeva la signora che lavorava al tavolo appresso, e si
-trovava costretta per ore ed ore ad un silenzio assoluto -- bisognerebbe
-mettere sul libro anche il nome di lui....
-
-Egli sorrideva e poi diceva come sorgesse a galla dal fondo della
-latinità in cui era immerso: -- Invero tu hai ragione, e certo il
-prossimo commento, se l'editore me ne vorrà affidare uno, porterà il
-nome mio ed eziandio quello di questo valoroso collega.
-
-Io mi profondeva in ringraziamenti ed egli ricadeva, o meglio, tutti e
-due ricadevamo ne la più profonda latinità lasciando la signora lavorare
-all'uncinetto presso la sua lampadina a petrolio. Molte volte si
-oltrepassava la mezzanotte in tali studi e si finiva col prendere una
-piccola tazza di ponce che la signora preparava con liquori che erano un
-suo segreto; e il borbottare del pentolino a spirito dava il segnale che
-bisognava chiudere i libri e mettere in assetto le schede.
-
--- In questi paesi non se lo sognano nè meno un ponce fatto così -- diceva
-la signora mescendoci --; ma noi pigliamo il buono dove si trova. È vero
-che è fatto bene? È una mia specialità.
-
-Rincasando, pensavo a qualche regola di filologia, alla scuola; e
-nell'assenza di altri pensieri, gustavo come una soddisfazione e una
-consapevolezza di me medesimo che non avea mai provato per l'addietro.
-
-Così trascorse tutto l'autunno e tutto l'inverno che io non me ne avvidi
-nè pure.
-
-Mi era inoltre affezionato a tante piccole cose che mi rendevano piena
-la vita: ad esempio la mia stanza d'affitto era per me un piccolo mondo:
-il letto, gli abiti bene spazzolati su la sedia, le scarpe messe in
-fila, i libri, i fogli, le carte disposte con simmetria, i lapis
-allineati secondo le lunghezze: abitudini d'ordine e di pulizia a cui
-attendeva con una scrupolosità singolare; e mi pareva di non star bene
-se non sapeva che tutto era a posto, tutto spolverato, tutto in assetto.
-Le mie relazioni non si estendevano oltre quelle della scuola; ed ogni
-mio svago consisteva in quella oretta che passavo la sera alla trattoria
-dove ci trovavamo in cinque o sei impiegati a pranzare: tutta brava
-gente, di gusti semplici, senza pretese e senza desideri. Finito il
-desinare, essi sparecchiavano e facevano la partita, ed io andava a casa
-a studiare.
-
-La mia vita passata, la mia casa, mia madre stessa si allontanavano a
-poco a poco dalla memoria insensibilmente come cose vaghe e sfumate.
-
-Quando ricevevo lettere dalla mamma, sentivo come un sussulto per il
-timore di apprendere qualche cattivo annunzio di malattia o di sventura
-che mi obbligasse a partire ed interrompere quella mia vita. Ma lei
-stava bene, lei era contenta di me ed io non ci pensava più e non
-domandava altro.
-
-La primavera è precoce laggiù: viene l'aprile; i monti si coprono di
-fresca verdura, le paranze prendono il largo per tutto l'azzurro del
-mare, e gli aranci e i cedri aprono i loro fiori e tutta l'aria è
-profumata.
-
-Mi sta alla mente una mattina di Pasqua fiorita: gli scolari avevano
-avute le vacanze, e ritenuti dall'alto sguardo del direttore, uscivano
-da una scaletta aperta, in doppia fila, mal contenendo l'entusiasmo per
-i giorni di svago e di libertà che si ripromettevano.
-
-Rimanemmo io e lui sull'alto del ripiano della scala; i giovanetti, già
-fuori dal cortile, si spargevano qua e là per la via rumorosamente.
-
-Egli li seguì un istante; poi spianò il supercilio e mi disse
-sorridendo:
-
--- Noi periremo, ma l'opera nostra rimarrà. Questa è la nostra gloria! --
-e additava i giovani -- questa l'opera nostra più meritevole e veramente
-eterna! Quando noi insegnamo, non dimentichiamo mai che la patria e
-l'avvenire ci guardano.
-
-Egli pronunciò queste parole con voce piana; eppure esse fecero su di me
-una grande impressione, e mi colse come un brivido di entusiasmo. Questo
-forse avvenne anche perchè ne l'aria spirava non so quale larga serenità
-di cose e di natura trionfanti sotto il sole, e i fiori degli aranci
-profumavano all'intorno.
-
-Quell'uomo semplice, quell'esistenza ignorata di pedagogo mi si ingrandì
-con proporzioni eroiche, e quelle parole mi germinarono ne la mente come
-una rivelazione di un sentimento che io pure aveva indistinto ne
-l'anima, ma di cui non aveva sino allora saputo rendermi conto.
-
--- È proprio così -- io concludeva. -- Che cosa c'è ne la vita di vero, di
-serio? Tutto è vanità; solo ne lo studio della sapienza, solo ne le
-pratiche del bene sta il segreto della vita.
-
-E da allora io cominciai a portare in giro con me questa idea, e anche
-nel silenzio della mia stanza, ne la solitudine del letto ci pensavo su
-e ci costruivo di gran cose.
-
-Ma io vi dico in verità che quando a un uomo è entrata nel cervello
-troppo piccolo la semente di un'idea troppo grande, ed egli va solo,
-solo con quell'idea camminando qua e là, ore ed ore, e comincia a fuggir
-la gente come un cane ramingo; voi ben potete allora scommettere novanta
-su cento che l'infelice è entrato nel treno direttissimo che conduce al
-paese della pazzia.
-
-A me accadde così press'a poco, perchè da allora mi chiusi sempre più in
-me stesso nutrendomi di questi miei pensieri.
-
-E come era solitario e poco esperto degli uomini, come il tumulto e il
-fragore della vita presente non lo sentivo; così il divenire del mondo
-mi si presentava in forma di una facciata bianca dove era facile
-scriverci ciò che io voleva; e io ci scriveva le massime più sublimi
-degli antichi filosofi; dei quali filosofi, eroi, profeti vedeva
-popolato tutto il mondo antico, come se gli altri uomini e le altre cose
-non fossero esistiti nè meno. Ed empiendo il libro del futuro di queste
-sentenze e di questa virtù, provava il piacere puerile che deve provare
-un povero disperato il quale scrive su dei pezzi di carta straccia:
-«Buono da cento lire», «buono da mille», «vaglia di un milione presso la
-Banca d'Italia», e si immagina che quei fogli si mutino in tanti bei
-scudi sonanti, in banconote, pioventi ne la sua stamberga fitte come
-falde di neve.
-
-E, si sa bene, le idee germogliano come le gramigne, e a me venne la
-fissazione che per riuscire a questo buon fine bisognava cominciare col
-diventare esempi di virtù essi stessi; quindi volere fortemente, vincere
-le passioni, purificarsi e purificare.
-
-Quando principiarono le vacanze dell'autunno, stabilii di non andare a
-casa, perchè mi pareva che quel muovermi, quel rivedere mia madre,
-quell'espormi all'affetto di lei, sarebbe stato come un rompere
-l'atmosfera di virtù che io andava fabbricandomi d'intorno, come il baco
-fa del suo bozzolo.
-
-Andai invece a Napoli, dove vivevo tutto il giorno in una biblioteca, e
-la notte in una stanzetta d'albergo di quarto ordine. La colazione
-consisteva in un panino che mi mettevo in tasca e che sbocconcellava
-piano piano in biblioteca; il pranzo in ciò che all'oste piaceva di
-darmi, chè io non me ne sarei accorto lo stesso di quello che c'era nel
-piatto.
-
-La prima intenzione (e il direttore stesso mi vi aveva consigliato) era
-stata quella di studiare le discipline filologiche e procurarmi poi un
-titolo accademico; ma a poco a poco la mente divagò dal primo proposito
-e fu come assorbita dalla solitudine di quella delirante idealità che a
-me pareva sapienza; da una malinconia stoica ed austera che a me pareva
-visione di verità.
-
-Anzi quelle quisquilie linguistiche, in cui sino allora io mi era
-riposato, diventarono povera cosa o per lo meno semplice istrumento a
-fine più vero e maggiore.
-
-Plutarco, Platone, S. Paolo, Tolstoi, Renan, Schelling, Carlyle
-formavano le mie letture preferite.
-
-Questioni di sistemi filosofici, di negazione o di fede, di scienza o di
-dogma io non ne faceva, e d'altronde la mia mente poco educata agli
-studi e poco positiva, sarebbe stata incapace di farne; ma di questa mia
-insufficienza non solo non mi accorgevo, ma essa diventava la mia
-malefica forza. Perchè io da quelle letture disparate e di autori così
-lontani nel tempo, assorbiva solo una idea semplice e smisurata: il
-bene! il perfezionamento morale! Purificarsi, vincersi, vincere,
-diventare buoni, essere buoni, ecco lo scopo! Le nazioni per me non
-avevano più confine, gli uomini non avevano più patria nè differenza di
-lingue, la politica non aveva una forma prestabilita che io preferissi
-più tosto che un'altra. Senza bontà ogni perfetta forma di governo, ogni
-progresso, ogni scienza, ogni arte mi pareva dannosa; col bene tutto era
-possibile e bene. Questa formola semplice mi ossessionava, e si era così
-impadronita di me da rendermi insensibile alle cose esterne.
-
-Era una specie di eroismo stoico che mi difendeva come un'armatura
-medioevale; e così chiuso in me stesso, mi pareva di essere invincibile.
-Finalmente io era forte!
-
-Gli uomini o devono raggiungere questo alto scopo o devono morire, cioè
-svolgere sino alla consumazione dei secoli la parabola dei loro
-rinnovati errori. Anche quel mezzo milione di plebe variopinta e urlante
-che mi fluttuava d'intorno per le vie di Napoli, non aveva ragione di
-essere se non rinnovata e purificata.
-
-O essere così o non essere.
-
-La domenica, quando la biblioteca era chiusa, andavo su a piedi sino a
-Posillipo; uno spettacolo grandioso, come tutti sanno. E il mare di un
-azzurro intenso di cobalto con baleni di acciaio, e il vesuvio di viola,
-e il sole ne lo splendentissimo cielo parevano assentire alla mia
-pazzia!
-
-A queste molte malinconie un'altra se ne aggiunse: mi venne cioè in
-mente di stabilire quale forma di governo, quale vita sociale si sarebbe
-dovuto dare agli uomini. Ma per fortuna questa nuova fissazione durò
-poco, e la solita idea troncò di colpo la battaglia che le varie
-opinioni, irte di dubbi e di difficoltà, stavano per attaccare. Quando
-gli uomini saranno buoni -- pensava -- si svolgeranno di per sè in una
-forma di governo o di non governo, con leggi o senza leggi, come verrà
-loro fatto naturalmente.
-
-Forse che il buon agricoltore quando ha preparato il terreno, quando ha
-scelto un buon seme sta poi a pensare come farà a nascere, come farà ad
-assorbire gli umori dalla terra, da dove prenderanno i fiori il loro
-profumo, il frutto le sue sostanze benefiche?
-
-Qualche volta pensavo anche a me. Che cosa era io? Niente: io era la
-formica che porta il suo granello per costruire la montagna. Eppure
-anch'io aveva la mia missione e il mio campo di attività; e questa
-missione era la scuola.
-
-In queste fantasticherie consumai le vacanze e poi lasciai Napoli e
-ritornai alla mia residenza e alla mia scuola.
-
- *
- * *
-
-Come tutto questo mutò? perchè svanì come fata morgana? come tutto cadde
-alla maniera di un castello di carta?
-
-È la storia della cagna nera. Fu lei, la miserabile bestiola, che mi
-guidò ad urtare contro gli uomini e contro la realtà, io che sognava! Ma
-io l'ho ben punita!
-
-Storia strana; e il difficile sarà di raccontarla, ma la storia è vera,
-ed io lo posso dire perchè la mia ragione vacillò al colpo, e per molti
-anni fui poi ricoverato in luogo di salute.
-
-Vedrò di ricordare solamente i fatti; i diversi passaggi del pensiero mi
-sfuggono o non mi sento la forza di analizzarli. Dicevo, dunque, che ero
-tornato a C*** ne la solita stanza, solita scuola, solita osteria,
-solite passeggiate. La mente seguitava le sue fantasticherie; ma la vita
-materiale aveva la regolarità di un orario di collegio.
-
-Così passò l'autunno e parte dell'inverno.
-
-Una sera all'osteria il cancelliere della pretura volle pagare da bere
-perchè era il suo onomastico. Per ragioni di cortesia, rimasi io pure e
-bevvi.
-
-Dopo avevano giocato a scopa sino alla mezzanotte; poi si era fatto
-cuocere un gran piatto di quelli che chiamano maccheroni di _zita_ e si
-era bevuto ancora...; si era bevuto molto quella sera. Come avvenne poi
-che i miei compagni se ne fossero andati e che io rimanessi solo, non
-ricordo.
-
-L'oste (mi par di vederlo) rassettava i fornelli, il garzone chiudeva le
-imposte. Allora io sentii qualche cosa di molle che mi fuggì tra le
-gambe e un momento dopo una cagnolina nera balzò su la sedia di contro,
-dritta su le zampine davanti. Poi saltò sul tavolo e cominciò a
-strofinare il muso contro di me.
-
--- È vostra questa bestia? -- domandai all'oste.
-
--- No...; non l'ho vista mai; io non tengo cani.
-
--- Sarà di qualcuno degli avventori -- replicai io.
-
--- Sarà...; ma io non l'ho mai vista: è una bestia smarrita.
-
--- Tenetela voi -- dissi -- qui ci avrà da mangiare.
-
--- Se fosse maschio -- rispose dopo essersi accostato e averla osservata --
-se fosse maschio! Ma una femminaccia non la voglio in casa; la butto
-fuori su la strada.
-
--- Allora la porto via io; e se si presenta il padrone sapete dove sto di
-casa.
-
-Fu così che uscii dall'osteria seguito dalla cagna che mi si attaccò ai
-polpacci come avesse capito.
-
-Quando fui a casa al lume di una candela la vidi in attitudine di un
-ospite che è stato invitato e attende che gli si facciano i convenevoli
-dovuti.
-
--- Dormirai qui, cara mia, e ti troverai un qualche angolo -- dissi forte
-e la chiusi nell'anticamera.
-
-Io cadeva dal sonno; mi svestii e mi cacciai sotto le coperte e
-cominciai a chiudere gli occhi quando sentii che lei, la bestia, raspava
-alla porta. Provai a non badarci e a riaddormentarmi; ma quella ritornò
-a raspare con discrezione, però insistentemente. Accesi il lume ed
-apersi la porta. Stava su la soglia con la zampina levata in atto di
-voler entrare e non l'osava.
-
--- La tua cuccia è là -- dissi, e la presi sgarbatamente per il collo e la
-misi in un angolo. -- Giù e buona! -- conclusi minacciandola.
-
-La poverina tremava tutta, ma non osava di muoversi; tentava solo con
-l'allungare il collo di lambirmi le mani.
-
-Tornai a letto, ma non potei prendere più sonno. Mi venivano in mente
-tutte le obbiezioni che avrebbe fatto la padrona di casa: una donna così
-meticolosa! E poi che ne avrei fatto di quella bestiola? condurmela
-dietro con la cordellina? e la gente non avrebbe riso? e a darle da
-mangiare chi ci avrebbe pensato? Insomma scombussolava tutta la mia
-esistenza, sconvolgeva tutte le mie abitudini. Avrei pagato qualche cosa
-per averla lasciata dove era. Domani me ne disfarò. Questa fu la
-conclusione e allora potei dormire.
-
-Al mattino, un largo raggio di sole oriente mi svegliò prima del tempo.
-Per l'affare della cagna mi ero dimenticato di chiudere la finestra. Era
-presto; e nessuna delle note voci mattutine, nessuna sonagliera di capra
-si udiva; e in quel silenzio, in quella lucentezza di sole mi sorpresero
-i ritratti dei santi e delle sante appesi alle pareti. Curiosa! non me
-n'ero mai accorto che fossero tanti e così brutti! Perchè brutti erano
-davvero, e senza idealità come tutti i santi napoletani: oleografie di
-paltonieri in cocolla e di megere affette da pinguedine gialla in
-soggolo. V'era poi sul comò un Bambino Gesù di cera, grosso quasi al
-naturale, sprofondato ne la bambagia, che ne l'intenzione dell'autore
-doveva ridere di celeste beatitudine e invece piangeva come un
-marmocchio ringhioso. Pareva fatto di salcicciotti tanto era pingue
-anche lui! Tutti convergevano gli occhi verso di me obliquamente come a
-domandarsi l'un l'altro con ira e sospetto: Che ci fa qui codesto
-intruso? Lo sapete voi che ci fa, S. Francesco? Io non _saccio_! pareva
-rispondesse una S. Teresa con la faccia tinta di bile per indicarne
-l'ascetismo. Non vedete che il bambino santo ne piange? fremeva un S.
-Domenico con gli occhi spiritati da accendere da essi soli i roghi.
-Vattene ai paesi tuoi! Vattene! borbottava il santo protettore della
-città, che era un vescovo effigiato in gesso con una barba nera e tonda
-di brigante ben nutrito. E se non fosse stato gravato dal piviale e
-dalla mitria che lo insaccava sino alla nuca, si sarebbe mosso e mi
-avrebbe scacciato a colpi di pastorale.
-
-Io cercavo di persuaderli umilmente che da un anno e mezzo era con loro,
-che mi dovevano riconoscere per un buon figliuolo, che dovremmo vivere
-in buon accordo; ma tutte queste ragioni non piegavano il loro sguardo
-stupido e feroce. «Tu per noi sei un intruso, vattene ai paesi tuoi!»
-dicevano in coro.
-
-Mi distolse da quella contemplazione un raspìo alla porta.
-
--- Che cosa è? -- domandai a me stesso. Poi mi sovvenni della cagna e
-provai un rincrescimento disgustoso. -- Avanti! -- dissi a voce forte; e
-allora subito la porta si aprì un pochino, piano piano, e la cagnolina
-entrò sbadigliando con confidenza come volesse dire: io ho dormito
-benissimo, caro amico, e tu come stai? Si fissò contro il letto, con gli
-occhi intenti quasi attendesse un mio cenno per montarvi su, la qual
-cosa io ne la mia volontà non avrei mai permesso; eppure quella sua
-fissazione intenta ebbe per effetto che acconsentissi. Fu su d'un balzo
-e mi si buttò sopra con una tale frenesia che non sapea come impedire e
-come liberarmene.
-
--- Ma via! ma buona! ma giù!
-
-E la bestiola a lambirmi, saltar da un lato, dall'altro pazzamente,
-gemendo, e con gli occhi nuotanti ne le lagrime che parea piangesse
-dalla commozione.
-
--- Adesso come si fa a sbarazzarsene? -- rimuginavo con gran
-rincrescimento.
-
-Intanto per liberarmi da quelle eccessive gentilezze, pensai che il
-mezzo migliore era di levarsi e vestirsi. Ma allora cominciò un nuovo
-genere di tormento: mi si arrampicava su per le gambe, sgualcendo e
-insudiciandomi gli abiti; e quando io l'allontanava a forza, e lei
-allora a balzar da una sedia all'altra, addentare le scarpe lucide,
-strascinarle per la stanza, mettere in disordine ogni cosa; anche su lo
-scrittoio balzare, e con la coda rovesciarmi inchiostro, scompaginar
-carte e matite: insomma una disperazione. E pur non cessava di guaire
-dalla contentezza; ma quel suono acuto e continuo mi penetrava dentro
-come fosse stato un lamento o un compianto.
-
-Addio ordine geometrico delle matite, addio carte disposte in piramide,
-libri allineati in file decrescenti! La mia stanza sarebbe divenuta un
-pandemonio, e questo pensiero mi disgustava più di quello che non si
-sarebbe potuto pensare. Come ho già detto, il pulire e l'ordinare tutte
-le mie cosuccie era per me divenuta un'abitudine; e le abitudini anche
-più grette sono, come ognuno sa, causa di piacere o almeno di
-soddisfazione perchè servono a riempire la vita e la ricompensano del
-vuoto e del deserto che in essa il tempo o le sventure vanno formando.
-
-Un bel calcio e buttarla giù per le scale sarebbe stato il rimedio più
-certo; ma non me ne sentiva il coraggio e mi pareva viltà. Si mostrava
-così felice, povera bestiola, di trovarsi con me! Anzi mi faceva
-compassione e questo senso di compassione, io non so come, si estendeva
-anche su di me e diventava tristezza.
-
-In quella entrò la padrona di casa col caffè.
-
--- To' -- disse fermandosi su la soglia -- voi avete un cane?
-
--- L'ho trovato per la strada.
-
--- L'avete trovato? Oh, la mala bestia! (a me poi pareva graziosa) tutta
-nera! Andatevene via! -- disse poi mentre quella le si accostava
-cautamente annusando -- è tutta nera. Se l'avete trovata e sta una
-femmina, certo tiene il demonio.
-
--- Voi mi fate il piacere, non è vero, donna Carmela, di darle un po' di
-zuppa nel latte? -- domandai.
-
--- Per riguardo a voi -- rispose dopo averci pensato un poco -- lo farò; ma
-quell'animale lì non mi piace: e poi ve lo dico prima; se mi sporca per
-le stanze lo mando fuori.
-
-Io non risposi nulla e lei se ne andò borbottando non so che cosa.
-
-La cagna si era fermata ne le sue scorribande, io rimanevo pensoso.
-Intanto un rumore allegro di voci si udiva giù ne la strada: erano gli
-scolari che attendevano che si aprisse il cancello del ginnasio. La mia
-finestra dava proprio sopra la scuola. Mi riscossi, presi il cappello,
-ma poi vedendo quegli occhi supplichevoli che mi guardavano: -- No --
-dissi con un'affettuosità che mi sorprese --, non ti abbandonerò, non ti
-scaccerò.
-
-E uscii. Ma appena fui su la strada un abbaiamento intenso, acuto,
-continuo mi percosse e tutti gli scolari si volsero in su a vedere. Era
-la cagna che si era sporta fra i ferri del balcone e mi aveva
-riconosciuto. Faceva degli sforzi per buttarsi in fuori che io tremava
-che cadesse giù; ma mi pareva di venir meno alla mia dignità di maestro
-voltandomi e facendole cenno, tanto più che sentiva un mormorio di voci
-presso di me:
-
--- La cagna del professore.
-
-Queste due parole accoppiate mi suonarono come uno scherno, e quel
-giorno, per la prima volta, le ore della lezione mi parvero lunghe.
-
-Quando tornai di scuola c'era su l'uscio della mia stanza la figlia
-della padrona di casa. Come mi vide, diede in una grassa risata che non
-la finiva mai.
-
-Era costei una zitella ventenne che se non fosse stata pingue e sudicia
-più del giusto, avrebbe potuto diventar piacevole con l'abitudine, e si
-sarebbe potuto anche passar sopra un lieve difetto che avea di
-strabismo.
-
-Dunque ella rideva, e quando cessò, disse con la sua voce che avea
-flautata e pastosa:
-
--- Lo sapete voi? Quella bestia (e indicava la cagna che se ne stava in
-un angolo tutta mortificata) vi mangerà metà del mensile. Sapete che ha
-vuotato una scodella grossa, piena di pane con due soldi di latte?
-
-La facezia, in verità, non era delle più felici; ma io per cortesia mi
-credetti in dovere di sorridere.
-
-Ella allora interpretò il sorriso come un incoraggiamento, e accostatasi
-a me piegò il capo da un lato ed abbozzando una smorfietta che non era
-priva di grazia, domandò.
-
--- Voi, professore, m'avete a cavare una curiosità che tutti mi
-domandano.
-
--- Dite pure -- risposi.
-
--- Voi siete barone, siete marchese, nevvero?
-
--- Sì -- dissi arrossendo mio malgrado -- io sono conte.
-
--- Oh! -- fece lei, e non si capiva se esprimesse meraviglia o dispregio.
-
--- E allora perchè fate il mastro di scuola? -- domandò -- Al vostro paese
-i baroni fanno i mastri di scuola?
-
-Mi guardò con uno sguardo indefinibile in cui c'erano molti sentimenti
-fra cui non poca pietà e molto disgusto, e se n'andò crollando il capo
-in modo che pareva dire:
-
--- Si capisce che voi siete un miserabile come noi!
-
- *
- * *
-
-Da allora si fece vita in comune, e non tanto per mia volontà quanto
-perchè quella bestiola non c'era verso che mi si volesse staccare dai
-panni.
-
-Sembrerà che io racconti una cosa strana; ma certo quella cagna avea
-sconvolto l'equilibrio della mia esistenza. Ecco: se i miei conoscenti
-le avessero fatto un po' di festa, se avessero detto che era bellina,
-che era graziosa; e se lei mi avesse lasciato in pace con tutte quelle
-dimostrazioni di affetto, non me ne sarei forse accorto del mutamento.
-Ma invece tutti mi fermavano per la via e mi dicevano in tono
-canzonatorio:
-
--- Professore? ih, che brutta bestia avete preso voi; è bastarda, sapete!
--- oppure: -- Professore, avete passione pei cani? ma questa vi fa torto.
-Quando vi decidete voi a mandarla alla concia? Gli scolari poi si
-fermavano dietro a guardarmi dopo ch'io era passato.
-
-Tutto ciò mi disgustava; ma più che tutto mi impacciava, perchè era
-ferito ne la mia timidezza, e non sapeva quale contegno tenere.
-
-Una volta, mentre attraversavo il corso di sfuggita, vidi molti occhi
-rivolti con insistenza su di me, e su le labbra errare un sorriso che mi
-parve di scherno. Abbassai il capo e arrossii. «Che sia forse ridicolo?»
-e questo pensiero mi balenò all'improvviso e mi disfece nell'animo. Io
-che mi credeva così rispettabile agli occhi di tutti per la mia vita
-savia e per l'adempimento de' miei doveri!
-
-Un'altra volta ci fu un mio conoscente che si permise di misurarle un
-calcio, che la poverina schivò rannicchiandosi tutta di scarto dietro di
-me.
-
-Ricordo che dentro nell'animo fremetti, eppure non ebbi lo spirito di
-prendere la cosa in ischerzo e nè meno la forza di reagire contro l'atto
-villano. Rimasi lì confuso e anzi risposi: «che volete? è una bestiaccia
-che non so come sbarazzarmene».
-
-Dopo ci pensai e riconobbi di avere agito e parlato da persona debole e
-timorosa. Questo pensiero mi feriva come il ricordo di una viltà e non
-lo potevo staccare dalla mente.
-
-Ma quando si usciva fuori dell'abitato, per le viuzze dove c'era un po'
-di sole, lei si faceva più vispa, salterellava avanti scodinzolando; e
-volgendosi a me sembrava dire con quelle sue pupille umide e intente: --
-Poveretto, che ci vuoi fare? siamo due poveri diavoli, io e tu: non è
-vero?
-
-Però anche quella villania e quelle volgarità verso di lei mi facevano
-male; e ci dava più importanza che non meritassero: e infine cominciai a
-pensarci su.
-
-Un giorno mi persuasi anch'io che la cagnolina era poco bella: povera
-bestiola!
-
-Ecco come fu: in fondo del corso v'era un negozio di mode con un gran
-cristallo a specchio su lo sporto che ci si vedeva da capo a' piedi.
-
-Ci era passato davanti chi sa quante volte senza badarci; ma quel giorno
-l'occhio si fissò sull'immagine riflessa in quel vetro e vi si arrestò.
-Il vetro pareva sdegnoso di rifletterci; dico così perchè eravamo in
-due: io e la cagna. Lei era, come il solito, col muso appuntato ai miei
-polpacci; piccola, alta a pena due spanne, la testa bassa, la coda
-penzoloni fra quelle gambe di dietro, aduste e macilenti che salivano
-tanto alte da tagliare come in due la schiena; e ci si contavano le
-costole.
-
-Ma il peggio fu quando m'avvidi che quel non so che di vecchio, di
-misero, di spregevole si rifletteva anche su me: anche la mia schiena mi
-pareva curva, anch'io era macilento; l'occhio spaurito e melanconico, la
-barba incolta e come senza colore.
-
-Ma dove era fuggita la mia giovinezza?
-
-La giovinezza è una ben strana e misteriosa compagna! Ci pare che essa
-debba sempre vivere con noi come una sposa fedele; e invece a un certo
-punto della vita si parte in silenzio come un'adultera che si leva dal
-letto mentre dormiamo e corre a più gagliardi amori; e non c'è manifesto
-dell'abbandono se non quando essa è irrimediabilmente divisa da noi e ne
-udiamo presso altri il lungo, indimenticabile riso.
-
-Un'altra volta era di domenica, l'ora della messa e c'era un bel sole;
-uno di quei soli folgoranti come sono laggiù nel meridionale, specie
-quando sta per tornare il buon tempo.
-
-Dinanzi alla più aristocratica bottega da barbiere stava un crocchio di
-giovanotti, i più eleganti del paese: occhieggiavano le donne ed i
-passanti e poi conversavano fra loro; e movendosi facevano un gran
-luccicare di scarpe di vernice, di colletti alti e di catenelle.
-Frammisti erano anche due o tre scolari del ginnasio (laggiù sono molto
-precoci) di quelli che più si davano il tono di giovanotti.
-
-Passai io, e tutti gli sguardi si puntarono su di me con un'impertinente
-insistenza, squadrandomi da capo a piedi. Gli scolari si toccarono a
-pena l'ala del cappello, gli altri non si mossero nè meno: e subito che
-fui passato mi colpì come una voce di scherno: -- il professore e la sua
-cagna! -- detta in quello sguajato accento napoletano che è di per sè
-stesso un oltraggio. Poi udii un'altra parola che terminava in _ai_, che
-non capii; ma tutti si misero a ridere.
-
-Mi sentii un gran caldo alle orecchie ed un tuffo al cuore. Diventai
-feroce contro coloro ma più contro di me e contro quella mia bestia;
-feroce al punto che alzai la gamba per iscagliarle un calcio. Essa
-intravvide l'atto, si scansò e mi fissò sorpresa. Pareva dire: -- contro
-di me? va contro quegl'altri!
-
-Era vero: contro quegl'altri mi doveva rivolgere e feci per tornare in
-dietro e domandare ragione dell'oltraggio. Che oltraggio? Avevano detto:
-la cagna del professore. Era o non era così? Sì, certo? e allora? e
-allora che riparazione chiedere? A quell'ira momentanea successe una
-prostrazione di tutte le forze come se i nervi mi si fossero tagliati.
-Mi passai la mano su la fronte e la sentii fredda e umidiccia e poi
-proseguii camminando, andando lontano, fuor del paese, dove non c'era
-gente, dove non c'era nessuno ne le vie polverose battute dal sole.
-
-Ma anche il sole fu crudele quel giorno verso di me, perchè investendomi
-da ogni parte, suscitava dal mio abito nero dei riflessi verdognoli; e
-tenendo il capo basso per osservare quel colore della miseria, mi avvidi
-che i calzoni erano sospesi in alto, su le scarpe, con ignobili frange.
-
-Non trovai altro scampo che mettermi a camminare, camminare forte perchè
-non mi raggiungessero. V'era qualche cosa che mi correva dietro.
-
-Era un _char-a-banc_, come usano laggiù. Più di venti persone sedevano
-sui banchi; il cavallaccio fuggiva sbrigliato e arrembato con fragore di
-sonagliere. Mi oltrepassò e scomparve. Ma il rumore mi rimase ne gli
-orecchi.
-
-Mi pareva poi che venisse dietro a me una cavalcata di pensieri
-schernevoli e pazzeschi. Cavalcavano dei cavalli apocalittici, maceri
-come la mia cagna; ma pur a spronate e a scudisciate avevano levato il
-trotto, e coi zoccoli battevano su la strada sonora e polverosa con
-cadenza precipitata; «e dai! e dai! e dai!» urlavano tutti dietro di me
-e si udivano risa atroci e sghignazzamenti senza fine. Poi quei fantasmi
-scomparvero o svoltarono. Allentai il passo e mi accorsi che camminavo
-lungo una bella riviera, dove l'acqua, fra le verdi sponde, correva lene
-e cristallina su la ghiaia. Quella vista mi calmò un poco, e così
-andando, giunsi che il sole era alto e la campagna deserta, perchè era
-domenica, giunsi, dico, presso una grande e famosa necropoli latina. Fra
-le agave smisurate si apriva il sentiero che conduce a Pompei. Ci ero
-stato appunto lo scorso anno, e mi stava ne la memoria l'impressione
-lieta e riposata d'allora. Era una domenica e avea con me cinque o sei
-dei miei scolaretti più diligenti. Io mi ero preparato a fare alcune
-spiegazioni e girando per quei fori, in mezzo a quei ruderi giganteschi,
-aveva suscitato alla loro fantasia molte e belle immagini di uomini
-virtuosi e di opere degne. Poi, al ritorno, si era fatto un piccolo
-asciolvere in un'osteriuccia di campagna, sotto una pergola; e fra quei
-visi freschi di giovanetti intenti a divorare con più devozione che non
-avessero udite le mie parole, provava uno struggimento di conforto, un
-desiderio di far bene, di far sempre di più.
-
-Ma quel giorno le nobili impressioni non fu possibile di rinnovare. La
-mente correva per un'altra strada. Le ombre latine e gli spiriti magni
-quel giorno dormivano il loro sonno immortale; ma vidi per il foro
-grandioso, per la via decumana accalcarsi un sollazzevole popolo che si
-dava buon tempo; e parean dire: «Stolto che tu sei! non ombre magne e
-come te dolorose, ma ombre liete fummo!» e vidi isnelle bellezze di
-_etère_ greche, numerose ed impudiche proprio come adesso. E fra le
-eleganze delle marmoree colonne, degli atrii; fra le pulite pietre delle
-terme, per gli splendenti mosaici, vedeva gente intenta a godersi la
-vita.
-
- *
- * *
-
-La domenica seguente seppi che cosa significava quella parola che aveva
-udita e che terminava in _ai_.
-
-C'era lì nel paese un certo signor tale, commerciante in calce e in
-mattoni, uomo sui cinquant'anni, ma esuberante di rozza e spavalda
-vitalità, di quelli che sanno fare a tenere allegre le brigate e
-rispondere con bei motti. Costui ci aveva preso gusto della mia
-compagnia e gradiva molto che io fossi con lui, tanto che per evitarne
-la volgarità e le intemperanti facezie, lo sfuggivo bene e spesso. Ma
-lui se mi incontrava col carrettino voleva che salissi; se era al caffè
-mi costringeva a sedere e a sorbirmi una bibita che non c'era verso di
-pagare.
-
--- Voi altri professori -- diceva cacciando le mani in tasca e poi facendo
-cadere dall'alto i soldi sul vassoio -- sarete fior di letterati, ma
-avete una bolletta santissima!
-
-Io sino allora non ci aveva fatto caso di queste confidenze avanzate. Mi
-parevano segno di animo un po' rozzo ma affettuoso; e ne la mia
-equanimità di uomo savio, lo compativo in segreto.
-
-Dunque quella domenica mi disse fermandomi in mezzo al passeggio, con lo
-zigaro in bocca e posandomi la mano su la spalla:
-
--- Be', come sta _Patirai_?
-
--- Chi è _Patirai_? -- chiesi sorpreso.
-
--- Bella! -- fece lui -- se non lo sai tu, chi vuoi che lo sappia?
-_Patirai_ è il nome della tua cagna. Tutti la chiamano così.
-
--- E perchè? -- domandai arrossendo.
-
--- Perchè è così magra; e poi dicono che deve patire la fame a stare con
-te.
-
--- E perchè?
-
--- Cosa vuoi; scusa, non te ne avere a male, ma ti vedono andare in
-pensione in un'osteria di secondo ordine a quarantacinque lire al mese,
-dove ci sono tutti impiegatucci di dogana, delle poste....
-
--- Sì, ma ci va anche il vice pretore -- obbiettai io perchè non mi
-sovvenne lì per lì, o non osai dire la cagione vera.
-
--- Bravo! -- replicò -- Ma sai tu quante ne dicono di lui? Tu sei ancora un
-ragazzo; lasciatelo dire: sarai professore, avrai molta scienza in
-testa; ma non capisci le cose.
-
-Aveva preso un tono serio e seguitò:
-
--- Mio caro, in questi paesi per essere stimati e rispettati bisogna dare
-molto fumo ne gli occhi. Se no...., se no, ti montano sui piedi.
-
--- Ma io faccio il mio dovere -- dissi con un tono di voce che non era
-privo di dignità.
-
-Allora lui sbuffò due boccate di fumo. E -- queste sono parole, caro il
-mio ragazzo -- disse con dispregio -- e se ci credi, peggio per te.
-Bisogna darla a bere, non la capisci? Fai il professore, fai il
-pizzicagnolo, fai il medico, l'oste, ma bisogna sempre darla a bere.
-
-Va, va! Fa a mio modo, se no, non riuscirai mai a niente; e butta a mare
-quella bestia rognosa che ti rende ridicolo; e se vuoi un cane, ti
-regalerò io un bel bracco. Cosa vuoi andare in giro con quella carogna?
-E poi -- aggiunse sorridendo -- tienti un po' su, vestiti meglio e
-comincia a far la corte alle donne. Non vorrai mica aspettare quando
-sarai vecchio?
-
-Egli se ne andò tutto soddisfatto di avermi dato dei buoni consigli; io
-rimasi confuso con quella mia bestia da presso, e peggio fu poi, chè
-meditando su le sue parole, m'avvidi che esse contenevano molto di vero.
-
-Fu una ben triste sorpresa!
-
--- Ma e allora? -- esclamai esterrefatto -- allora che era di me? Quella
-virtù, quel sacrificio, quel dovere costantemente compiuto, di cui
-andavo così superbo, che riempiva tutta la mia vita, non era altro che
-una tragica farsa ne la quale io solo era attore e spettatore ad un
-tempo.
-
-Pensai a lungo così quel giorno, andando sempre dove non c'era gente,
-lungo la spiaggia ferrigna di quel golfo; e l'onda sonante e frangentesi
-a miei piedi con regolare intervallo, mi pareva dire con rabbia: tutto è
-monotono quaggiù, tutto è fatale. Tu segui la tua parabola di false
-opinioni, di idealità sconfinate, perchè l'hai nel sangue la maledetta
-eredità della gentilezza e del bene, come io seguito a percuotere questo
-lido, come il sole s'annoia nel suo giro, e me lo dice ne' misteriosi
-colloqui sopra il deserto dell'oceano, come la tua cagna vien dietro ai
-tuoi polpacci, come il tuo soprabito è verde, e come gli uomini sono
-quello che sono.
-
-Io andava così pensando lungo la riva del mare e il sole dardeggiava sul
-mio capo, e le mie idee turbinavano a tondo come in una ridda.
-
-Mi sedetti su di uno scoglio e mi colpiva il mare col suo bagliore di
-cobalto ardente.
-
-Ma le onde battevano su la scogliera. Venivano dall'alto, verdi, erte,
-trasparenti come vetro di smeraldo; più e più affrettavano la corsa,
-spumeggiavano ne la cresta, si accartocciavano e rompevano fragorose e
-rapide con infinito pulviscolo ai miei piedi.
-
--- Lo vedi tu, sorella azzurra? lo vedi tu, sorella bianca? -- dicevano
-l'una all'altra movendomi in contro. -- Quegli è un matto! Egli era nato
-in buono stato; poteva far la traversata della vita senza accorgersene,
-come un pulcino in una scatola di bambagia. Ne la tua società -- mi
-domandavano -- non ce n'erano più di marchese vecchie con la prurigine
-della lussuria; non c'erano fanciulle ereditiere da sposare; non c'erano
-sul tappeto verde del tuo _club_ buoni da mille da guadagnare? No! Egli
-si è voluto attentare inerme e nudo contro l'immane battaglia della
-vita, ed è montato in buona fede su la nave della virtù. Ora è in mezzo
-al mare, ed il vascello dei fantasmi varca, ed egli ha paura perchè si è
-trovato solo. Credevi forse di trovarci degli uomini veri per compagni?
-Erano fantasmi quelli che apparivano. La nave della virtù non ha
-viandanti, non ha porto che la ricetti. Solo l'isola della Utopia
-l'accoglie qualche volta nel suo eterno errore. Almeno Don Chisciotte,
-lo squallido cavaliere, si era messo una corazza di cartone e sul capo
-un bacile da barbiere.
-
-Così parevano schernirmi le onde.
-
-Ma io dovetti errare molto su e giù per le anfrattuosità della costiera,
-perchè non mi avvidi che il sole discendeva, e solo le tenebre mi fecero
-trovare la via del ritorno.
-
-Quando fui a casa, m'accorsi che la cagna non c'era più: evidentemente
-si era smarrita o si era addormentata, ed io mi ero levato e me n'era
-andato.
-
-Non ne provai dispiacere, e non pensai nè meno che essa avrebbe guaito
-tutta la notte cercandomi su e giù per la riva; che avrebbe potuto
-cadere in mare, che alla mattina avrebbe avuto fame: io non ci pensai.
-Avevo una gran stanchezza e dormii tutta la notte quanto fu lunga senza
-risentirmi.
-
-Il giorno seguente mi persuasi che si era affogata; perchè altrimenti a
-quell'ora avrebbe fatto ritorno; e stavo col cuore sospeso temendo di
-udirla raspare alla porta. Nulla!
-
-Così passarono diversi giorni e a me pareva di essere più libero allora
-che _Patirai_ non c'era più. Perchè v'era quel brutto nome di _Patirai_,
-quello schernevole nome di _Patirai_ che non mi si voleva staccare dal
-cervello. A tutto ciò che è buono e che è debole si può dare il nome di
-_Patirai_: un nome che fa ridere! Ma la cagna era affogata: dunque tutto
-era finito; anche il nome mi si scancellava a poco a poco dalla visione
-della mente.
-
-Questo però non vuol dire che io riacquistassi la pace di prima: anzi mi
-sentiva le cose, le occupazioni, gli uomini pesarmi e stringere da ogni
-parte. Provai a riconfortarmi ne' miei studi prediletti, ma non ci
-riuscii. Ore ed ore, prima, io le passavo ne la mia stanzetta a leggere
-e meditare sopra un capitolo di S. Matteo, un'epistola di S. Paolo, un
-dialogo di Platone. Il mondo mi si allargava in paesaggi senza confine,
-e vi pioveva una gran luce e una gran dolcezza.
-
-Ma allora, per quanto mi ci provassi, non riuscivo più a rinnovare
-quello stato di estasi nel pensiero. Un giorno deponendo sul tavolo un
-volume di Platone, domandai: Vediamo un po'; se Socrate di cui tanti
-hanno scritto in tutti i secoli, tornasse ancora al mondo, che cosa ne
-farebbero di lui? lui che aveva la fissazione di voler far diventare gli
-uomini belli e buoni, e non lasciava in pace nessuno e si appiccicava ad
-ogni persona e ragionava dalla mattina alla sera, ed era noioso come un
-moscone! Ma gli tornerebbero a dare il veleno un'altra volta! Ecco una
-cosa di cui non si può dubitare.
-
-Anche la scuola che era stata un caro asilo di pace, non mi dava più
-alcun conforto, anzi ne provavo un tedio invincibile al punto che la
-parola finiva con lo svanire dalle labbra come l'idea dal cervello.
-Molti sono i patimenti dell'anima; ma uno dei maggiori deve essere
-quello del sacerdote che si accosta all'altare dopo che ha perduto la
-fede.
-
-Tutti quei personaggi greci e romani così insigni per virtù patrie e
-civili e per grande sapienza, come Catone Uticense, Tiberio Gracco,
-Aristide, Fabio Massimo e tanti altri, io non era più capace, come una
-volta, di rappresentarli alla mente dei miei scolaretti ne le loro
-proporzioni grandiose ed eroiche. Mi ci entusiasmavo tanto, un tempo! Ma
-essi allora si rimpicciolivano a poco a poco come quando dopo avere con
-gran forza gonfiata una palla di gomma, essa invincibilmente riprende la
-forma di prima. Si rimpicciolivano: anzi diventavano goffi, proprio come
-li rappresentano gli scolari ne la loro fantasia sui quaderni o
-correggendo le vignette intercalate nei testi. A Cesare aggiungono la
-barba; sul venerabile capo di Socrate innalzano un _kolback_ borbonico;
-ad Attilio Regolo inforcano gli occhiali e lo armano di rivoltella a
-percussione centrale e di un vetterly, ultimo modello, perchè si difenda
-dai feroci cartaginesi: vecchi fantocci di eroi che, ne le scuole, si
-mettono da parte ogni anno al finire delle lezioni e si riprendono
-ancora più polverosi e più grotteschi di prima, nel modo stesso che lo
-stanco burattinaio appende alle quinte, quando è finita la farsa, i suoi
-terribili testa di legno per distaccarli ancora la sera seguente. La
-fame ha pur le sue leggi.
-
-E poi anche quel vecchio latino mi era venuto in uggia: quel latino
-disseccato ne le scuole con tutte quelle sentenze di virtù, di amor
-patrio, di eroismo, di temperanza; sentenze mummificate nei libri di
-testo, sotto l'azione pedantesca delle chiose che vi fanno quei poveri
-compilatori mezzo rosi dalla miseria e mezzo dalla presunzione!
-
-O antico mondo romano, come ci tormenti con la tua materialità, mentre
-l'idea della tua vita forte e serena è così lontana da noi!
-
-E voi pure, deità pagane, o Venere, o Galatea, bianca come il latte, o
-Febo Apolline, o Bacco cinto di pampini e d'edera, a cui gli scolaretti
-aggiungono tuba e _stiphelius_, non avevate altro rifugio che queste
-scuole? In fondo ai mari, su fra i monti inaccessibili, nell'aere
-sereno, ne le terre inesplorate non trovaste più stanza o luogo ove
-godere della vostra fragrante gioventù? ovvero il tedio e la
-decrepitezza dei secoli fatali è caduta anche sopra di voi? o il ferreo
-carro del progresso vi ha snidato da ogni selva e da ogni fonte?
-
-E pensare che io un tempo aveva tanta fede in voi, antichi segni di
-verità, e che insegnavo con tanta passione che quella dozzina di
-scolaretti mi stavano ad udire a bocca aperta e facevano tutto quello
-che io avessi ordinato!
-
-Ma allora, ripeto, la voce mi moriva, e stavo lungo tempo in silenzio
-come chi è smemorato; e, in fine, riscosso dal bisbiglio degli scolari,
-riprendeva stanco la spiegazione di qualche regola. Gli scolari!
-fisonomie ingenue, occhi soavi di adolescenti che venivano alla scuola
-come sorpresi e un po' paurosi a' nuovi studi. Ed io posavo la mia mano
-e le accarezzavo pure quelle testoline bionde e brune; ed essi pendevano
-dalle mie labbra: mi compiacevo di vederli così docili, così piccini,
-così graziosi col loro giubboncino alla marinaia, i calzoncini corti, le
-manine coi geloni, fredde fredde, l'inverno: poveri e cari bimbi! Ma voi
-passate in un volger d'anni, voi non vi ricordate più! Diventate giovani
-in così breve tempo! Altre cure di piaceri o di eleganze o di studi
-maggiori vi distraggono nell'incosciente spensieratezza degli anni, e
-non lo salutate nè meno più il vostro primo maestro di cui avevate
-allora tanto rispetto e che ha sacrificato a voi tutta la gioventù che
-egli pure come voi aveva.
-
-O come scende anzi tempo la vecchiezza e la tristizia nell'animo quando
-si vede la fanciullezza tramutarsi in gioventù, sotto i vostri occhi, di
-anno in anno e fuggir via spensierata. Ma voi non li potete
-accompagnare, voi rimanete sempre lì fra quei banchi rosi da molte
-generazioni di tarli e di scolari; in quella scuola semibuia dove il
-ritratto del re guarda sempre con quei suoi occhi fissi di falco, e
-sotto v'è un povero Cristo inchiodato ad una crocetta, con la testa
-china in atto di grande abbandono.
-
- *
- * *
-
-Dunque la cagnolina era smarrita da un mese: io non ci pensavo più.
-
-Un giorno -- era un cheto meriggio -- mentre spiegavo agli scolari alcune
-regole, la porta della scuola si aperse un pochino e una cosa nera corse
-fra le due file dei banchi, gemendo con suono umano: era la cagna. Balzò
-su la cattedra, mi si buttò addosso lambendomi, contorcendosi. Vi fu un
-istante di silenzio e di sorpresa, poi scoppiò un riso solo, alto,
-argentino, irrefrenabile.
-
--- _Patirai!_ _Patirai!_ -- gridavano l'uno e l'altro -- la cagna del
-professore!
-
-Non stavano più fermi, si erano levati in piedi, alzavano le braccia,
-singhiozzavano dal ridere: una cosa atroce! Allora la cagna si voltò
-verso di loro e tendendo il collo rabbiosamente, cominciò ad abbaiare
-contro con un urlo angoscioso e feroce.
-
-Era magra più di prima, avea tutto il pelo irto, ispido, sucido di
-polvere e di pillacchere. Ma a quell'urlo più cresceva il riso degli
-scolari e il vocìo di _Patirai!_ _Patirai!_
-
-Che cosa feci io? Nulla: mi sentivo un gran rossore in faccia e le
-tempie mi martellavano.
-
-Quanto durò quella scena? Non ricordo. So che la porta si spalancò del
-tutto e comparve il bidello e dietro lui la figura nera, sorpresa e
-disgustata del direttore: il quale non entrò, non disse nulla, ma fece
-un cenno al bidello. Questi allora entrò e senza far parola prese a
-forza la bestia e la portò via e poi chiuse la porta.
-
-Allora le risa si calmarono a poco a poco e il rossore lentamente sparve
-dalle mie guance; anzi diventai pallido, ma il cuore mi batteva.
-
-Poco dopo rientrò il bidello in punta di piedi; mi si accostò
-riguardosamente, e con grande serietà mi disse all'orecchio: -- Che cosa
-ne devo fare di quella bestia? gliela devo portare a casa?
-
--- No -- dissi forte, e avea bisogno di vincere il ridicolo che mi sentivo
-ronzare attorno -- no a casa...: portatela via, liberatemene!
-
--- Allora lasci fare a me -- disse colui con un tono di voce come si fosse
-aspettato questa risposta --, e vedrà -- aggiunse con triste sorriso -- che
-non avrà più noie da quella bestiaccia, glielo garantisco io.
-
-Per fortuna la scuola intanto era finita. Mi rifugiai a casa e mi
-distesi sopra il letto. Avrei dato qualche cosa per addormentarmi; ma
-non ci riuscii: un torpore stupido mi abbatteva e non si voleva mutare
-in sonno.
-
-Mi stava poi alla mente quella poverina di _Patirai!_ (già la chiamavo
-così anch'io, perchè vedevo che il nome le si conveniva proprio) mi
-stava alla mente come dicesse: «Chi ti vuol bene più di me in questo
-paese? Nessuno; e tu hai vergogna di riconoscerlo. Vedi che sei un
-debole?» No, non era tanto il torpore come questo pensiero che mi
-allontanava il sonno.
-
-Quando ad una certa luce più calda e meno viva capii che il giorno stava
-per finire, mi vinse come un tedio e non so quale sgomento delle tenebre
-che sarebbero entrate fra poco. Allora mi feci forza; mi levai dal letto
-ed uscii.
-
-Presi una delle solite vie solitarie e camminava avanti.
-
-Il tramonto luceva vermiglio e grande: la via bianca di polvere si
-apriva fra due siepi di alto bianco spino fiorito.
-
-Ad un tratto, allo svoltare della via, in fondo, mi si offerse qualche
-cosa di brulicante e di nero; poi una vampa di fuoco, un fumo nell'aria
-e un guaito; non forte ma fioco, eppure esso risonò dentro di me, sui
-miei nervi come uno strappo selvaggio su le corde di un'arpa
-addormentata.
-
-Mi fermai, e il guaito si ripetè una seconda volta, ma tragico,
-lacerante, con tutto il terrore della morte. La fiamma per rinnovato
-alimento salì a vortice e vi rispose un urlo di festa, con voci e
-squilli di risa infantili.
-
-Allora corsi disperatamente. Quelli non se ne accorsero, tanto erano
-intenti, se non quando fui da presso e udirono il rumore delle pedate.
-Si voltarono, mi riconobbero e poi si squagliarono come una schiera di
-conigli ad improvviso rumore. Alcuni filarono giù per la via, altri
-svoltarono ad un sentiero, altri si imbucarono ne la siepe e poi via per
-i campi.
-
-Mi avevano riconosciuto: era il maestro, l'entusiasta maestro di virtù
-classiche e di umanesimo applicato all'infanzia che veniva a constatare
-de visu la perfetta inutilità del suo metodo.
-
-Voi avete capito quale fosse l'impresa di gesta de' miei scolari; essi
-davano fuoco a _Patirai_; all'imbelle, alla lamentevole _Patirai_.
-
-La paglia di cui l'avevano circondata, crepitava in istami rossi e
-fuligginosi che poi si facevano neri, si sfacevano e si spegnevano. Mi
-accostai all'albero dove la cagnolina era legata con un grosso canape;
-la sciolsi, e poi me la ricoverai in braccio. Essa gemeva e mi lambiva:
-seguitò poi a lambirmi per tutta la strada.
-
-Il pelo era mezzo bruciacchiato che mandava un fetore insopportabile;
-pure non la deposi e feci tutta la strada così. Su la spalla un lembo di
-pelle cadeva e mostrava la carne viva, tanto che la zampina ne era
-offesa e la teneva sul mio braccio come morta; e ogni tanto guaiva.
-
-Quando mi si parò davanti la luce dei fanali della barriera (si era
-fatta notte) la deposi, e lei mi seguì sino a casa saltellando a sbalzi,
-con la zampina rattrappita.
-
-Comperai dallo speziale un po' di pomata; e quando fui di sopra ne la
-stanza, la curai alla meglio e le fasciai con due fazzoletti la ferita.
-Essa lasciava fare senza più lamentarsi; soltanto mi seguiva con gli
-occhi.
-
--- Adesso ti andrò a prendere del latte e te ne farò un po' di zuppa --
-dissi come se avesse dovuto intendere -- e tu starai buona, è vero? e
-farai la cuccia dove vuoi tu, sul letto, che ti piaceva tanto, su questo
-bel cuscino.
-
-Uscii, comperai il latte, le feci la zuppa, ma non la mangiò. Allora la
-accarezzai pianamente. Pensai per un momento di condurla con me
-all'osteria e non abbandonarla lì sola; ma era troppo sfigurata e
-deforme, e tutti mi avrebbero chiesto come l'avessi ritrovata dopo tanto
-tempo e chi l'avesse conciata a quel modo.
-
-Ora io sentivo che ne avrei sofferto a raccontare quell'avventura di
-_Patirai_; anzi avrei voluto anch'io non pensarci, ma mi sentivo un
-avvilimento profondo, e insieme un'idea fissa sorgeva da quella
-insensibilità torpida di prima e si andava schiarendo a poco a poco.
-
-Con la mano dentro lo sparato della camicia, mi tormentavo il petto; ma
-non riuscivo di trovare uno sfogo al dolore di quell'idea.
-
-Andai all'osteria. Per fortuna quando misi il piede ne la saletta tutti
-avevano finito di desinare e ragionavano calorosamente con gran voci e
-gran gesti dell'ultima seduta parlamentare. Mi sedetti quasi inavvertito
-al solito posto.
-
--- La minestra è stracotta -- disse l'oste, mettendomi davanti la zuppiera
-e levando il piatto che ne conservava il calore. -- Colpa vostra; siete
-venuto tardi. Chi tardi arriva male alloggia.
-
-Io non risposi; mi provai a mangiare, ma per la gola non ci andava giù
-il cibo; allora bevvi in due bicchieri tutto il mezzo litro di vino
-perchè mi sentivo arso di dentro, e poi aveva bisogno di calmare come un
-tremito di convulso che mi scoteva tutto.
-
-Stavo per sbarazzarmi della sedia, levarmi, andarmene, quando avvenne
-che il vice pretore, un omino sui quarant'anni, si distraesse dalla
-questione, e appena ebbe posato lo sguardo sopra di me, vi si fermò, e
-mi chiese inarcando le ciglia:
-
--- Caro professore, ih, che brutta ciera avete voi!
-
-Mi sforzai di sorridere senza parlare; ma sentii io stesso che il
-sorriso era più tosto una smorfia dolorosa; e lui certo se ne avvide
-perchè mi domandò con premura:
-
--- Vi è forse accaduta qualche disgrazia? avete avuto una cattiva
-notizia?
-
-Sorrisi ancora; cercai con uno sforzo di trovare una risposta che fosse
-d'altra natura che quell'idea che mi si era inchiodata di dentro;
-finalmente mi parve di averla trovata, e posando il capo su la palma
-della mano, domandai con voce che cercavo sonasse tranquilla e come
-indifferente:
-
--- Caro avvocato, io vorrei sapere perchè ne le vostre leggi non ci
-mettete un articolo che punisca con un paio d'anni di galera, per lo
-meno, quegli infami che si divertono a martoriare un essere, creatura di
-Dio, che non si può difendere perchè non ha forza da difendersi, perchè
-se chiama aiuto non ha nessuno che gli risponda, perchè se piange, se
-urla, tutti si mettono a ridere....
-
-Il vice pretore aveva preso la questione sul serio e mi guardava per
-iscrutare quale cosa io volessi dire, poi mi fece cenno del capo come a
-significare: «Spiegatevi più chiaramente.»
-
-Allora richiamai la voce che sentivo che si era alterata, alle
-proporzioni naturali, e seguitai con studiata indifferenza:
-
--- Una cosa da nulla, un'inezia. Dopo mezzodì, voi sapete, si schiaccia
-un sonnellino. Quest'oggi, non so come, non riuscii a chiudere occhio;
-dunque mi alzo e vado fuori. Voi vi ricorderete anche che io aveva una
-cagnolina....
-
-A questa parola la mia voce si intenerì al ricordo, e il volto del vice
-pretore fece invece una smorfia come per dire: «Ho capito, voi mi
-raccontate una qualche sciocchezza»; e fu allora che io perdetti la
-padronanza che aveva conservata su di me sino a quel punto, e cominciai
-a raccontare quella scena atroce di barbarie che non era, no, una
-sciocchezza. Certo io mi devo essere esaltato in quella narrazione, ma
-non mi sovviene; ricordo però che vi fu un certo momento in cui mi
-sorprese la mia voce stessa che suonava sola, in alto, in mezzo ad un
-silenzio completo.
-
-Tutti si erano voltati verso di me; tutti quei volti mi guardavano con
-meraviglia. Anche il cuoco si era accostato al tavolo, col suo ventre
-coperto dal grembiule, e il guattero stava con la testa sull'uscio della
-cucina e con un tondo in mano.
-
-Allora mi sentii sorpreso, avvilito e d'improvviso tacqui.
-
--- Eh, per Dio -- ruppe uno de' miei soliti commensali il silenzio --, per
-una cagnaccia rognosa c'è bisogno di pigliarsela tanto calda?
-
--- No, che non è per la cagnaccia rognosa! -- ribattei io, prendendo
-coraggio dalla sprezzante interruzione e dando sfogo alla fine a
-quell'idea che mi ribolliva dentro. -- Legatele un sasso al collo,
-buttatela in mare, cosa me ne importa? Ma è ben altro. È che l'odio
-nostro contro tutto ciò che è più debole di noi, raggiunge un così alto
-grado di ferocia istintiva e di voluttà da vergognarci del titolo
-naturale di _homo sapiens_! È questo che io voglio dire! Voi
-risponderete che è tutt'al più un lascito di eredità dei tempi che
-furono prima della storia, quando l'uomo conduceva vita selvaggia. Non è
-vero. La nostra ipocrisia e il nostro orgoglio di uomini civili ci fanno
-credere così; eppure no, esso è l'istinto naturale, eterno dell'uomo:
-dilaniare tutto ciò che è più debole e più buono. Questo è l'assioma su
-cui si regge la storia. O povera _Patirai_! Se tu fossi stata un feroce
-mastino, altro che sghignazzare ne la scuola, altro che darti fuoco! ti
-avrebbero dato il pane e ceduta la destra!
-
-Tenete bene a mente quello che ora dico: Noi potremo volare per l'aria;
-illuminare la notte come il giorno; scoprire tutti i segreti dell'anima
-e della natura; prolungare la vita per dei secoli; non lavorare più
-nessuno; far lavorare il sole, le maree; domare al servizio le tempeste,
-i terremoti: tutto è possibile. Ma l'animo dell'uomo non si muterà di
-una linea ne la sua sostanza, come non l'abbiamo migliorato sino adesso.
-E allora che importa tutto il resto? Io ci credevo una volta, poi ne ho
-dubitato e adesso non ci credo più. Già, io la aveva questa fede
-sublime: adesso ne rido. Pigliate le uova delle biscie e dei
-coccodrilli; curatele: sperate che ne vengano fuori dei colibrì e degli
-uccelli del paradiso? Tutto è inutile; serpi verran fuori; rettili e
-serpi a grumi, vermi a fiotti, coccodrilli a schiere.... Eppure sembrano
-uova come le altre; sono piccine piccine, liscie liscie. Ci si può
-illudere facilmente, e poi ci si guadagna anche a fingere di crederci.
-Esaminate i bambini, i giovanetti; così biondi, così gentili, che gemono
-per un taglio, che hanno una vocina così soave, dei gesti da innamorare;
-si direbbe che stanno per spuntar le ali! No: è tutto seme di vipere. Mi
-ricordo un esempio che ho veduto a Napoli: allora non ci pensai; ci
-penso ora: sentite. All'ospedale, in uno stambugio a piano terreno, era
-esposto un cadavere, meglio, una carogna umana, per il riconoscimento:
-qualche cosa da far torcere la vista ad un medico positivista tanto era
-deforme! Quando si pensa che la creatura umana debba ridursi così, viene
-da rinnegare Dio, parola d'onore! Bene; i ragazzi che uscivano dalla
-scuola, una cinquantina, si diedero la voce: «il morto, il morto!»
-perchè uno era venuto a dar la notizia, e tutti a correre per vederlo, e
-tutti attorno: era un gridìo, un cinguettìo allegro di ammirazioni, di
-osservazioni, di ingenuità sconce da far maledire la razza umana; e non
-si mossero se non quando un beccamorto, facendo sferza del grembiule
-insanguinato, li scacciò....
-
-A questo punto la mia voce ristette e vidi tutti con lo sguardo fisso e
-meravigliato verso di me, tanto più che non mi avevano inteso mai
-parlare così di seguito e con tanta violenza.
-
-Quegli sguardi indicavano, dico, stupore ed anche un po' di
-commiserazione per me. La solita timidezza mi vinse, mi sedetti, che mi
-era levato in piedi senza avvedermene, e abbassai il capo.
-
-Fu il vice pretore che parlò allora e con certa serietà:
-
--- In tutte le esagerazioni che avete detto, mio caro, c'è in fondo,
-molto in fondo, qualche cosa di vero, e che fa grande onore al vostro
-modo di sentire, e si vede che avete un cuore gentile....
-
--- Sì, va bene -- interruppe un altro --, ma è tanto che si sanno queste
-cose: _homo homini lupus_ lo dicevano anche gli antichi; voi però notate
-che se uno si fissa sul serio in queste idee, non fa più niente e
-rischia di diventar matto....
-
--- Questo può esser vero -- risposi io, -- ma si deve andare avanti così?
-
--- C'è un rimedio -- sentenziò il vice pretore ridendo.
-
--- Sentiamo, sentiamo il rimedio; fuori il rimedio! -- disse più d'uno.
-
--- Ecco -- e l'omino del vice pretore allargò le dita, si puntò il pollice
-sul petto, e volgendosi verso di me con voce di compatimento, come di
-uno che fa lezione, disse: -- Fatevi crescere, amico mio, su la coscienza
-un bel palmo di pelo nero e duro, e non sentirete nè queste punture nè
-altre più gravi. È un empiastro che non falla come quelli dei medici.
-
-Tutti si misero a ridere, perchè in fondo il brav'uomo mi dava il solo
-consiglio che si potesse in simili casi; e se in quel riso generale
-v'era una punta di scherno per me, potevo dire di meritarmela.
-
--- Voi stassera -- mi disse il cuoco -- avete voglia di scherzare, eh? -- e
-ritornò lentamente in cucina.
-
-A poco a poco la conversazione per fortuna divagò su di un altro tema;
-poi portarono le carte, i litri di vino, ed io presi un giornale. Ma i
-caratteri mi ballavano sotto gli occhi e non potevo fare a meno di
-pensare a quella povera bestiola ed agli scolari che l'avevano così
-martoriata.
-
-La barbara scena non mi si staccava dalla vista:
-
-«Lei così piccina, così debole.... lei così buona, così graziosa!
-Cercava di me e non aveva nessuno che la difendesse.... e loro la
-flagellavano, la lapidavano.»
-
-Questo pensiero, ma sopra tutto l'idea «così debole!» mi si era fissa
-nel cuore. «E non aveva nessuno che la difendesse! non aveva nessuno!»
-Sentii come qualche cosa che mi stringeva alla gola, mi alzai, salutai
-in fretta e mossi fuori dell'osteria.
-
-Ma quando fui in istrada scoppiai in un singhiozzo irrefrenabile, e come
-un'ondata di pianto mi fece velo agli occhi. Camminavo così barcollando
-verso casa e pensavo sempre. «Così piccina! così debole, così buona e
-non aver nessuno che la difendesse!»
-
-Su per le scale sentii come un gemere fioco: era lei che faceva una
-nenia, una nenia che straziava il cuore; mi venne incontro e mi si
-rotolò ai piedi ma non ebbe forza di alzarsi.
-
--- Buona lì, fa la cuccia lì, sul letto -- dissi riponendovela.
-
-Essa si accovacciò, nascose il muso sotto l'ascella e parve acquetarsi.
-Ma io non dormii tutta la notte, o fu più un torpore che un sonno. A
-poco a poco dimenticai la cagna. Ma l'idea «così buona, così debole e
-nessuno che la difenda!» mi si allargò con una commozione straordinaria:
-pensai a mia madre, a me, a tutti quelli che sono deboli e che non hanno
-nessuno che li difenda. Mia madre, sopra tutto l'idea di mia madre mi
-straziò. Erano due anni che non la vedevo, e allora solo mi accorsi del
-lungo tempo e dell'indegno abbandono. La sua immagine che in quella
-lunga stupidità si era svanita come quella di persona morta, allora mi
-si disegnò viva dinanzi come se il fantasma fosse stato ne la stanza.
-
--- O, perdonami! perdonami! -- mormorai supplicando quasi ella mi avesse
-potuto rispondere e consolare con le sue carezze.
-
-Ella o sotto la neve o al sole mite del maggio coglie le roselline
-pallide o le gran rose vermiglie e misticamente ragiona con esse di me:
-e prega, prega la morte che la risparmi ancora perchè mi attende di
-giorno in giorno, di mese in mese, di anno in anno che io ritorni coi
-segni della vittoria e della fortuna, e allora tutta la casa sarà lieta
-e il giglio rifiorirà sul quartiere.
-
- *
- * *
-
-Se alcuno leggerà queste pagine, forse crederà che da allora in poi io
-fossi diventato aspro e nemico de' miei scolari. La cosa non fu così,
-giacchè la mia mente avea trovato, per fortuna, un ordine di pensieri
-diversi su cui equilibrarsi; e se così non fosse stato, sarebbe caduta
-allora giù ne la pazzia come cadde dopo: ma era un equilibrio a suo
-modo.
-
-Avete mai osservato come camminano gli ubbriachi per le strade? Essi per
-stare in piedi e andar avanti hanno bisogno di ruinare da un muro
-all'altro. Ora ne la vita vi sono di quelli che non hanno mai bevuto una
-goccia di vino ma che tuttavia non ci riescono a trovare la via diritta.
-
-Costoro hanno, o per educazione o più tosto per causa di eredità, un
-animo soverchiamente gentile ed impressionabile; qualità che loro si
-impone in un modo imperativo, e, quando sono disillusi, li spinge su la
-via opposta, non mai su la via diritta.
-
-Quale è la via diritta? Non so. Forse è la via più obliqua e tortuosa
-del mondo: ma ciò non vuol dire: quando questa via è seguita dalla
-maggioranza, senza dubbio diventa la via diritta e bisogna chiamarla con
-tal nome.
-
-Così, per fare un paragone, vi sono di quelli che hanno
-un'ipersensibilità tattile di tal forma che toccare una cosa untuosa,
-immaginare soltanto un oggetto sozzo, li fa rabbrividire. Questa è una
-malattia. Bisogna curarla, bisogna abituarsi, per Dio, a tener le mani
-nel pattume e ne la morchia! Similmente per quelli forniti di codesta
-eccessiva gentilezza dell'animo, ogni ingiustizia, ogni volgarità, ogni
-azione indelicata, di cui gli altri nè meno si avvedono, li offende a
-morte. Sono qualità degenerative dell'animo che non si devono coltivare,
-ma cercar di estirpare appena appaiono.
-
-Forse un tempo, quando il mondo avea la fortuna di essere un po' più
-selvaggio, potevano essere necessarie o per lo meno servire alla parte
-decorativa della vita; ma oggi che tutto è regolato come un orologio,
-che la legge e la burocrazia dispensano dall'avere un'idea individuale,
-un'affettività forte e propria, riescono inutili e dannose.
-
-Ho pensato ad una parabola: Un uomo camminava per il deserto affocato.
-Corone di gigli e di rose stillanti rugiada, portava su la fronte;
-manipoli di rose e di viole reggeva in pugno: e così di quel profumo
-confortava il viaggio. Ma non andò a lungo che caddero vizzi i fiori
-sotto l'implacabile sole, e non altro divennero che inutile peso e
-materia da letame.
-
-Così, in verità, è per chi viaggia la vita con l'animo ornato di
-gentilezza e di bontà.
-
-Ma alle volte avviene anche di peggio: costoro si invaghiscono di
-qualche idea generosa: uno, per esempio, vuol provare che l'anima
-esiste, un altro si ostina a non far cosa che la coscienza gli possa
-rimproverare, accada quel che si vuole: un terzo (e questo è il più
-miserabile di tutti) ama il prossimo sul serio e lo vuol confortare ne
-le sventure come se fossero sue, e così via. Voi lo capite: questa gente
-non opera più secondo la pratica e la comune necessità, e allora gli
-altri gli incoronano la fronte delle enormi orecchie d'asino della
-demenza.
-
- *
- * *
-
-Così io meditava, così questi pensieri passavano come dense nubi sul mio
-cervello e improntavano di sconsolate e fredde ombre il presente e
-l'avvenire della vita.
-
-E se fossi andato a casa mia e mi fossi presentato a mia madre ed ella
-mi avesse domandato: «Perchè sei così sparuto e triste? che cosa hai
-fatto tutto questo tempo? quale è la tua conquista, la tua vittoria?» ed
-io avessi risposto: «Mamma, ho consumato due anni della mia vita
-meditando su le questioni più gravi del mondo, e sono giunto a
-raccoglierle in queste semplici verità: l'una è: col bene tutto è bene;
-l'altra è: se gli uomini non possono raggiungere questo bene, è oramai
-inutile che essi esistano;» se io, dico, avessi risposto così, ella,
-poveretta, avrebbe sorriso melanconicamente, ma di infinita pietà.
-
- *
- * *
-
-Dunque gli scolaretti mi guardavano coi loro visini ingenui e un po'
-timorosi come a dire: «Te ne sei avuto a male, di', perchè abbiamo fatto
-quello scherzo alla tua cagnolina? Ma ci siamo divertiti tanto! Non ci
-leverai mica un punto in condotta?» «No, cari bambini, semi di vipere --
-a me pareva di rispondere -- io vi darò voti assoluti e con lode, perchè
-il triplice ignorante sono io.»
-
-«La natura fu provvida: ha dato alla gazzella la velocità delle gambe
-per poter vivere in mezzo ai deserti; ha dato all'aspide il veleno,
-all'orso iperboreo il vello denso, al rospo l'orrore della forma per
-essere sfuggito; all'uomo che nasce nudo e debole ha dato il genio della
-perversità per poter vivere fra i suoi simili.
-
-«Ed io pretendeva che voi vi spogliaste in buona fede di questa scorza
-d'insensibilità e di ferocia che vi protegge! Se mi aveste dato ascolto,
-a voi sarebbe intervenuto come all'istrice di cui racconta la favola.
-Essa tornava dalla guerra e andava in compagnia della volpe, la quale
-disse: Levatevi l'armatura di dosso, madonna, or che la guerra è finita.
-Ed essa se la levò e fu divorata in saporiti bocconi. È una favola
-semplice; ma più ci si pensa più sembra vera.
-
-«Ma era il vostro buon senso, era l'istinto naturale che reagiva in voi
-e vi rendeva tardi, meravigliati più che persuasi, ascoltando i miei
-entusiasmi e le mie sentenze di virtù.
-
-«Tuttavia la virtù, la bontà, la generosità, ecc., saranno sempre
-articoli di gran consumo, miei piccoli amici, anzi di prima necessità e,
-ricordatevelo, non fate mostra di averne disprezzo. La vita più è civile
-e progredita e più ne ha bisogno. Il segreto sta tutto nel sapersi
-abbigliare di questi eleganti vestimenti e lasciare agli imbecilli la
-cura di fabbricarli. La virtù e l'onestà sono come l'abito nero di
-rigore per presentarsi in società; ma voi capite che per indossarlo non
-importa punto di essere gentiluomini. La virtù anzi in certi casi è
-obbligatoria come il _frak_ per i camerieri.
-
-«Ma vi dirò anche di più e tutto per niente, senza paga, come faceva
-Socrate. Sentite: la morale, la pedagogia, in una parola tutto il grosso
-armamentario dell'educazione privata e pubblica deve avere per voi
-un'importanza suprema perchè possiate vivere bene e felici ne la civile
-e progressiva società. Si studia cioè di rendere voi, o piccoli amici,
-simili (scusate il paragone) alle zampine del gatto. Avete mai osservato
-le zampine del gatto? Sì certo, e avrete visto come esse sieno soffici e
-soavi. Così dovete diventar voi ne la vita. Ma esiste una convenzione
-tacita, un accordo segreto e che si comprende solo per l'istinto: cioè
-sotto il dolce vello dovete nascondere l'artiglio ben rotato ed adunco:
-guai se per isbaglio o per buona fede ve lo sarete fatto tagliare. Come
-ghermire, come graffiare, amici miei? Voi sarete perduti in tal caso e
-fatti oggetto di scherno ed insozzati e vituperati più del travicello
-che Giove mandò alle proterve ranocchie.» Così pensavo guardando
-smemorato quegli scolari.
-
- *
- * *
-
-Ognuno però può pensare che io, benchè precipitassi in quest'altro
-eccesso di negazione e di pessimismo, ero più triste e sconfortato che
-mai. Sentivo che avrei dovuto cominciare a vivere un'altra vita e non
-sapevo quale nè il modo. E questa tristezza si acuiva maggiormente per
-ragione della solitudine in cui ero ridotto.
-
-Anche il direttore, quell'uomo dabbene che vedeva il mondo attraverso le
-sue regole grammaticali, ed era così pieno di equità e di congiunzioni
-causali e modali, avea preso in uggia la mia cagnolina.
-
-Pensate: io la aveva ben pulita, le aveva messo una fettuccina rossa al
-collo con un campanellino, delle quali eleganze essa pareva felicissima.
-Ma era venuta l'estate e i cagnacci del luogo le si accostavano
-indecentemente.
-
-Un giorno che si era a spasso assieme, il direttore abbozzando un suo
-sorriso acido, con la sua voce melata di imperciocchè, squadrata che
-ebbe di traverso la cagna che mi appuntava, poverina, il muso fra i
-polpacci, disse con un tono che voleva non parere ed era invece serio
-nell'intenzione:
-
--- Egregio professore, codesta sua bestiola eccita i sensuali appetiti di
-tutti i cani della città. Però -- aggiunse sorridendo -- essa sembra
-verginella e timorosa di questi amori volgari. Ad ogni modo -- concluse
-mettendo in rettilineo le labbra che prima si erano curvate per il
-sorriso, e levata la sfumatura di non parere alla voce -- ad ogni modo io
-giudicherei conveniente che ella la ritenesse rinserrata in casa per
-evitare lo sconcio che immagino pure a lei non debba riuscire piacevole.
-
--- La terrò in casa o la condurrò dove non c'è gente -- risposi asciutto
-asciutto.
-
--- Sarà per lo meglio -- e raddrizzatosi e compostosi della figura,
-sciorinò il _Popolo Romano_ e cominciò con molti: veda! capisce!
-eppure!... la interminabile serie de' suoi commenti vespertini, da cui
-lo distoglievano i saluti ricevuti e resi dai maggiorenti della città e
-il sole che folgorando precipitava nell'invincibile mare.
-
-Anche la signora, la vice direttrice, non mi accoglieva più con bel
-garbo, anzi mostrava di gradire assai poco la mia compagnia. Quando
-qualche cagnaccio faceva atto di accostarsi alla povera mia bestiola,
-voltava la faccia inorridita ed esclamava:
-
--- _Schoking! for shame! for shame!_ -- perchè era stata istruita in un
-pensionato inglese... (collegio, instituto, educandato, mia cara,
-correggeva il marito con paziente sorriso) in un pensionato inglese e ci
-teneva moltissimo alla sua lingua d'infanzia.
-
-Anzi mi disse spiccio:
-
--- Senta, se lei vuol portare ancora con sè quella sua bestia, faccia
-pure a meno di venir fuori con noi.
-
-Io mi sentii trafiggere malamente e non risposi nulla. Fatto è che anche
-quella compagnia, la migliore che io avessi, mi venne a mancare.
-
-La solitudine dunque a cui mi ero ridotto acuiva l'intensità di questa
-idea: mutar vita! Vivere cioè in modo positivo, come vivono tutti quelli
-che si fanno una fortuna e che non hanno pensieri difficili e melanconie
-pel capo.
-
-Il fondaco di Don Vincenzo X***, mercante di caciocavallo, aveva la
-virtù di richiamarmi alla realtà quando le forze morbose della fantasia
-stavano per dare qualche strappo. Don Vincenzo, una truce faccia
-borbonica, se ne stava spesso su lo sporto, scamiciato, con la catena
-d'oro massiccio che cadeva sopra la pinguedine del ventre. Dietro di lui
-il fondaco ne la semi oscurità lontana, appariva pieno di caciocavalli
-sospesi al soffitto, alle pareti, dovunque.
-
-Che cosa si poteva fare in città senza Don Vincenzo? Chi osava passare
-davanti a Don Vincenzo senza scoprirsi? Senza di lui non si facevano nè
-elezioni nè processioni.
-
-Con la sua firma si potevano portar via tutti i tesori della Banca
-Nazionale: con la mia avrei semplicemente fatto perdere il valore al
-foglio filigranato della cambiale.
-
-Quanto vale un uomo? Tanto, quanto può scontare con il suo nome.
-
-Oh, don Vincenzo, uomo sapiente! il tuo libro mastro e il copione delle
-tue corrispondenze contengono più saviezza e sono più profondi che la
-bibbia, che il poema di Dante, che tutti i volumi dei filosofi da
-Platone allo Spencer!
-
-Oh, don Vincenzo, con la narrazione della tua vita e di quella de' tuoi
-pari si deve formare il Plutarco moderno per la lettura dei giovanetti!
-
-Così io pensavo con tristezza senza fine; ma senza ombra di ironia
-passando, come mi avveniva sovente, davanti al fondaco di don Vincenzo.
-
- *
- * *
-
-Avrei voluto ritornare a casa e rivedere mia madre; ma sentivo dentro di
-me che alla sua presenza non avrei avuto la forza di sorridere e di
-dirle che io ero contento; ma sarei rimasto come trasognato e triste;
-forse avrei pianto; ed ella, ne la sapienza del suo cuore di madre,
-avrebbe indovinato tutta la mia debolezza, tutto il dolore, tutte le
-inutili prove tentate.
-
-Mi venne anche in mente di rinnovare le conoscenze e le amicizie che
-avea a F*** e veder modo di ricavarne alcun profitto. Ma dopo un breve
-esame mi persuasi che non sarebbe stato possibile riprendere quella vita
-dopo averla così violentemente interrotta, e che le amicizie, le,
-confidenze, gli affetti non coltivati per tanti anni, non si potevano
-più far rifiorire. Oramai io per loro doveva essere a pena una languida
-memoria. E poi sentivo che, nè meno volendo, avrei potuto più
-riacquistare quel contegno festevole e disinvolto, quell'elegante
-frivolezza di modi e di parole che prima erano in me un'abitudine; e che
-sono qualità indispensabili per poter vivere ne la buona società.
-
-E pur desiderando di rivivere di quella vita, pur maledicendo il giorno
-in cui l'aveva abbandonata, in fondo io oramai la disprezzavo.
-
-Con quale spasimo di desiderio pensavo alla possibilità di conquistarmi
-una posizione salda, netta, con le sue radici dentro la realtà della
-vita, non ne la desolazione delle utopie eroiche: una posizione
-qualsiasi, onesta o meno, nobile o ignobile, questo non importava, ma
-tale che gli uomini vi facciano di cappello sul serio come a don
-Vincenzo e non ridano dietro al vostro abito verde e alle vostre scarpe
-slabbrate; ma rapidamente, energicamente come una carica alla baionetta;
-che passa su tutto, che schiaccia tutti, ma arriva dove vuole arrivare.
-
-Così bisognava rifare la vita: dopo sarei ritornato.
-
-E con questa nuova idea fissa mi accompagnai ne la mia solitudine, e
-cominciò da allora un genere di tormento nuovo e grande che condusse
-allo sfacelo della mia ragione.
-
- *
- * *
-
-La via che io percorreva abitualmente era una delle più belle che si
-possa pensare. I Baedeker ne ragionano con entusiasmo e ogni tanto si
-vedono passare grossi _landau_ a due e anche a tre cavalli con
-sonagliere e postiglioni.
-
-Sono per lo più ricchi stranieri che percorrono quella via così
-celebrata, per vaghezza di vedere e conoscere.
-
-Per quella via io andava lentamente meditando; nè del mare che da un
-lato splende e si stende; nè delle colline verdeggianti di olivi e di
-aranci che dall'altro lato digradano e formano bellissime punte e rade,
-io prendeva alcuna distrazione o diletto. Il sole però (si era ai primi
-di giugno) battendomi con la forza de' suoi raggi sul capo e
-innondandomi di luce, pareva che fosse lui a scomporre in nuove utopie
-di progetti fantastici i pensieri che io cercavo di concentrare in
-qualche cosa di pratico.
-
-La mia ragione era formata come di farfalle che volavano via e
-lasciavano vuoto il cervello.
-
-E allora facevo degli sforzi disperati quasi da piangere per richiamare
-la ragione e la intelligenza che mi indicassero una qualche via da
-seguire. Bisognava, dico, pensare a qualche cosa di immediato e di
-pratico, e che fosse nel tempo stesso una di quelle inspirazioni rapide,
-intuitive con cui ci si riesce. Non era scritto anche nei libri di tanti
-che ebbero un'idea felice, la misero in atto e in poco tempo riuscirono
-ad aggiogare la fortuna al loro carro?
-
-Ma era una vana impresa!
-
-La mente avea perduto la conoscenza di ciò che è limite tra il possibile
-ed il fantastico; e scivolava a poco a poco nell'assurdo e nel sogno,
-dove finiva con l'addormentarsi in un abbandono che non era però privo
-di piacere quasi infantile.
-
-Avveniva di me come dei palloni che mandavano in aria al tempo delle
-sagre nel mio paese. A vederli quando li gonfiavano col fumo, erano
-grandi come case e pareva che dovessero cadere da ogni parte. Poi, come
-fu come non fu, prendevano il volo e dopo un poco erano a pena un punto
-su in alto. Io faceva lo stesso: una, due e tre; lasciavo la terra ed
-era bell'e spedito per il paese delle più inverosimili fantasticherie.
-
-Ma come si stava bene lassù! come tutto si faceva più leggero e più
-facile! Le cose e gli uomini che prima mi pesavano da ogni parte e mi
-stringevano più che Don Rodrigo dalla calca dei cenciosi, adesso non li
-sentivo più. Ero libero perchè ero lontano dalle cose vere: ma dove?
-Fuor di dubbio nel paese dei sogni.
-
-Certo io capiva che quelle erano spedizioni pericolose ed illecite, e
-che per chi vola sull'Ippogrifo fuori della realtà, può avvenire una
-volta o l'altra di trovar chiusa la via del ritorno. Ma chi se ne
-sarebbe accorto? Nessuno. Forse ne lo stupore degli occhi si sarebbe
-potuto leggere qualcosa; forse una madre, un'amante, un amico avrebbero
-compreso. Ma la madre mia era lontana: amante o amico non ne aveva. Pure
-è certo che qualcuno si accorgeva, ed io ne provava una inquietudine
-timida e dispettosa.
-
-Perchè _Patirai_ mi fissava con quelle pupille immobili, con
-quell'espressione quasi umana? Oh, l'angoscioso linguaggio di quelle
-pupille! e più angoscioso ancora perchè pareva che volessero parlare! nè
-quasi mai si partivano dal fissarmi, come se dal camminare, dallo stare,
-dagli impercettibili moti del mio volto avessero voluto leggere ne la
-mia coscienza.
-
-Ma già vi leggevano, perchè ne la loro intenta melanconia portavano
-segnata l'espressione di una gran pietà per me. Era proprio così: quelle
-pupille esprimevano manifestamente pietà, ed esprimevano il vero perchè
-anch'io sentiva compassione di me medesimo, soltanto che io immergendomi
-ne le fantasticherie, me ne dimenticavo e invece quelle pupille me ne
-facevano ricordare.
-
-V'erano dei momenti che l'odiava a morte quella piccola bestiola.
-Pensare poi di essere amato e di essere compreso da quel miserabile
-essere, mi sembrava come uno scherno ultimo e il più atroce. Ma va, ma
-corri innanzi, insegui le farfalle, abbaia alla gente, al sole, alla
-luna! io le diceva, ed essa invece a seguirmi o a precedermi di pochi
-passi, ed ogni tanto voltarsi, fissarmi. Che angoscia era per me anche
-quell'affetto!
-
- *
- * *
-
-Sta fisso ne la memoria un giorno della metà del mese di luglio.
-
-Io camminavo per quella via e _Patirai_, l'indivisibile amica, veniva
-dietro di me. La campagna era silenziosa e poche vele segnavano
-l'azzurro del golfo. E dopo lungo andare si udì dietro di me un rumore
-di sonagliere. Tre cavalli spinti al galoppo dal postiglione che faceva
-schioccare la frusta, venivano avanti rapidamente trainando un _landau_
-fra un nugolo di polvere.
-
-Mi feci da un lato per lasciar passare. Passarono rapidi come una carica
-di cavalleria, ma ciò che vidi non scomparve dalla vista.
-
-Proprio nel punto che m'erano davanti, un giovane signore che sedeva in
-quella carrozza avea con un braccio cinta la vita di un'esile e bionda
-compagna che gli stava al fianco; e costei piegò indietro la testa per
-accogliere un bacio che lui impresse su la bocca di lei; e con l'altro
-braccio disteso pareva indicare il mare e il cielo come per dire alle
-cose di essere testimoni della sua felicità. E la giovane donna pareva
-beata in quell'abbandono.
-
-La carrozza si allontanò e _Patirai_ la rincorse furiosamente che parve
-una palla nera fra quella polvere della strada.
-
-La carrozza passò portando con sè una visione di felicità. Felicità?
-Certo, e felicità delle più semplici e possibili con i suoi fondamenti
-ne la realtà, non nei sogni o su le sabbie mobili della metafisica.
-Avrei potuto anch'io essere felice così!
-
-Mi fissai in questo pensiero e fissando m'accorsi che davanti a me su la
-bianca strada stava _Patirai_, piantata su le quattro zampe, ansante, e
-la lingua fuori. Io non mi era mosso dal luogo ove prima mi ero fermato
-per lasciar posto al veicolo. _Patirai_ scodinzolava e cominciò ad
-abbaiare come mi volesse dire qualche cosa. Che cosa? Forse voleva dire:
-«hai visto? è passata la felicità. Quando la felicità passa, non bisogna
-fermarsi a meditare. Allora guai! Si fa subito un salto, la si raggiunge
-ad ogni costo. Se ti fermi sempre a pensare, non arriverai mai!.... Vedi
-ora come è lontana? io sono corsa subito: dovevi anche tu fare così!»
-
-Io non so come fosse, ma quelle pupille e quell'urlo che volgeva verso
-di me, verosimilmente volevano esprimere un pensiero. Non era più
-dubbio: quella piccola cosa nera, quella bestiola leggeva dentro di me.
-
-Mi mossi lentamente, e quando mi abbattei in un sentiero che conduceva
-verso le colline, mi misi per esso. Mi pareva che la diversione della
-strada sarebbe stata pure una diversione delle idee.
-
-Ma tutto era inutile! Io non potevo distogliere la mente dal pensare che
-quella felicità la avrei potuto cogliere anch'io fin dal tempo che
-vivevo a F***. Ero incapace di curare i miei affari? ero inetto alle
-battaglie della vita? E per questo? Ma il mio nome, la mia gioventù, la
-buona riputazione, il grado ne la società, non costituivano forse un
-capitale che qualunque altro avrebbe saputo sfruttare? Io l'ho dissipato
-senza saperlo; io fui vinto da un'esaltazione di sacrificio che non mi
-ha prodotto altro che dolore.
-
-Mi sono sacrificato? ho sofferto? Peggio! Soffrire è un lavoro che il
-mondo non paga e non riconosce nè meno. Bisognerebbe che ci fosse il
-padrone, Iddio. Lui, forse, ricompenserebbe chi soffre: il mondo se ne
-ride e non ha torto.
-
-E pure è cosa certa che il mondo ha le sue conquiste, ha i suoi piaceri,
-ha le sue felicità; e vi sono fiori di oro e fiori di carne, ma non li
-coglie chi si innamora dei fantasmi della sua mente o si nutre di strane
-utopie.
-
-Le fantasie corrompono l'anima e il corpo, e rendono l'uomo pallido e
-trasognato; e più sono grandi e nobili e più uccidono, e non v'è
-corruzione di vizio che maceri più terribilmente.
-
-Camminai per molto tempo e giunsi in vista di un campo coperto di spighe
-mature, e i mietitori le falciavano.
-
-Quella vista mi consolò alquanto e mi distrasse: così che postomi dietro
-una siepe arborata che dava un po' d'ombra, seguiva con gli occhi quei
-lavoratori.
-
-Soltanto le teste e le spalle apparivano dietro le spighe, e il manipolo
-in una mano e nell'altra la falce: si avanzavano in fila, di fronte,
-movendosi come in ritmo; muti, rossi di sudore e recidevano, recidevano
-quelle spighe. Dietro erano le spigolatrici, curve, mute esse pure,
-oppresse dalla caldura senza vento che pioveva dalla serenità meridiana.
-
-La schiera dei mietitori mi passò davanti ed ora la scorgevo da tergo,
-curva e allineata su le alte spighe, lasciando dietro di sè il campo
-brullo ed irto degli steli recisi.
-
-Intanto da una casa non molto discosta si levò una spira di fumo,
-sottile, che saliva come un viticcio e si dilatava sfumando nel cielo.
-Poi suonò mezzogiorno. Allora il passo dei mietitori si arrestò e le
-falci caddero.
-
-In breve tempo i covoni sparsi a regolari intervalli nel campo furono
-raccolti e ammucchiati in alcune biche, poi l'uno dopo l'altro quei
-lavoratori si avviarono verso la casa. «Ecco la soave ora del pasto e
-del riposo meridiano!» pensava, e quella dolcezza dei campi finì per
-placarmi lo spirito e i sensi di una serenità melanconica e stupida.
-
-Poco lungi, fra gli alberi, si scorgeva un'altra casetta dalla cui porta
-pendeva una frasca. Mi vi recai ed ebbi da rifocillarmi. Poi feci
-ritorno presso la siepe dove era prima; e fosse effetto del caldo o
-della piacevolezza dell'ombra che la chioma di un albero stampava sul
-terreno, fatto è che mi addormentai.
-
-Quando mi risentii, l'ombra dell'albero avea girato ed il sole
-battendomi sul volto, mi avea desto. Il sole, oltrepassata più che la
-metà del suo corso, pareva essere fermato nel cielo.
-
-La lucentezza dell'aria mattutina avea dato luogo ad un'afosità di
-vapori che toglievano ogni trasparenza e veduta delle cose lontane.
-
-Il silenzio era solenne. E allora, in quello stupore che coglie chi si
-desta da un grave sonno, fu un suono che da prima mi parve come un
-pispiglio di uno stormo di passere: tacque e ripigliò più saltellante e
-vivace.
-
-Erano risa di donne.
-
-Volsi lo sguardo al rumore: vidi e non compresi alla prima; poi compresi
-e un turbamento profondo mi agitò il sangue come nel brivido della
-febbre. Rimasi lì, nascosto dietro la siepe a guardare senza muovermi.
-Solo il sangue mi affluiva a ondate larghe al cuore, e poi risaliva al
-cervello.
-
-Erano due di quelle spigolatrici, scalze, presso ad una bica, poco
-distanti dal luogo ove io stava.
-
-L'una, alta, adusta, quasi sbilenca, co' capelli neri arruffati come un
-cimiero affricano si avventava sull'altra, e il riso le scoppiava come
-una canzone baccante fuori dei denti bianchi. L'altra era più piccola e
-con un volto quasi infantile, ma tutto acceso. Un fazzoletto scarlatto
-le si annodava dietro la nuca, e ne scappavano pochi riccioli biondi
-madidi di sudore. Ma le anche deformate dalle fatiche precoci e le
-mammelle esuberanti di giovanezza, minacciavano di liberarsi dai legami
-del busto.
-
-Essa sembrava beata di farsi buttar giù sui covoni che gemevano con un
-fruscìo di seta, e rideva, rideva lei pure; ma di un riso sciocco o
-schernevole che mi paresse, e squillava come argento.
-
-Poi quando era caduta giù supina, si rizzava contro la compagna e questa
-le si avventava contro di nuovo con le braccia tese in avanti; e quella
-tornava a cadere.
-
-La piccola bionda diceva ridendo sempre -- Mala femmina! -- La bruna
-risospingendola quando si levava, diceva -- Quanto sei bella! -- e la voce
-aveva oramai un suono tetro di lascivia, e più non rideva. E poi girava
-lo sguardo come belva spaurita per ispiare se uomo o donna fosse per
-quei campi. In uno di quei momenti la bionda colse il destro, e riuscì a
-scappar via, di corsa, sghignazzando; ma si andò a nascondere dietro un
-altra bica più lontana; e la bruna dietro, in due salti, come una
-lionessa, la raggiunse e si nascosero dietro il mucchio delle spighe.
-
-Allontanarsi era facile: ma le risa di quelle donne certo riempivano
-tutta la muta campagna, perchè come io discendeva giù per il sentiero,
-così quelle mi seguivano, e mi pareva che dietro la bica le due procaci
-sapessero di essere scoperte e pure non arrossissero; ma mi venivano
-dietro con le loro risa, ed esse mi schernivano ed io ne aveva vergogna.
-Io ne aveva vergogna, non esse, e pure la loro impurità era bestiale ed
-orribile, orribile al punto che vinceva la ragione e incuteva un
-vaneggiamento di precipitarvi, come a chi contempla gli abissi.
-
-E non v'era nessuna imagine o voce di purità e di virtù che si levasse
-al mio soccorso, io che le invocavo!
-
-Le sentenze degli asceti e dei padri della chiesa, le scritte dei
-filosofi stavano rigide come le statue dei santi mitrati che sono ne'
-templi: le invocano, le invocano le supplicanti, ma essi non fanno un
-passo per venire in aiuto, e solo fissano le pupille d'oro come gente
-abbacinata.
-
-Anche invocai quello scetticismo che mi aveva fatto perdere la fede ne
-le cose più nobili e belle: ma nulla poteva nè meno esso, che era stato
-così potente. E pronunciai anche come scongiuro una massima di antico
-re, in cui molti affermano che si compendî la saggezza della vita:
-«Tutto è vanità!» ma quelle risa si pigliavano giuoco anche di quella
-sentenza.
-
-Chiamai pure a raccolta gli avvertimenti materni, le prime massime di
-virtù udite da fanciullo; ma non avevan valore contro quel riso
-baccante, grande, e che pareva oramai una solenne cosa, tanto solenne
-che le piante, gli alti steli dell'erbe non battevano fronda o fiore
-come intenti ad ascoltare e bearsi di quella voce ridente.
-
-E allora per la calda afosità del tramonto, in quel muto languire del
-giorno, una figura di donna nuda, meravigliosa e splendente come un
-sogno, sorse alla mia vista, e si aggirava veloce fra gli alberi come se
-i piedi a pena lambissero il suolo, e con le braccia sollevate e le
-palme distese e le chiome accarezzava le erbe e i fiori presso cui
-trasvolava, come una benedizione.
-
-Il riso lascivo si era mutato in una voce distinta come una cantilena, e
-quella voce usciva dalle labbra di quella fata.
-
- *
- * *
-
-Diceva: «Io sono impudica come Pasife, io sono casta come la Sibilla, io
-sono forte come Ippolita, io sono sapiente come Minerva: io sono eterna.
-Proteo aveva meno forme di me, e sono anche orribile più di Megera, e
-sono anche fatale e bella più di Medusa. Nè Arianna con Bacco rise più
-pazzamente di me, nè Niobe impietrata diffonde dal Sipilo più rivi di
-lagrime di quante io ne sparga.
-
-Io sono proteiforme, e pure sono una.
-
-Ma tu mi hai conosciuta soltanto avvolta di bende, severa e terribile,
-sopra gli altari. Lassù io sono la virtù e la sapienza, e in quella
-forma mi hai adorato: ma sappi che spesso io fuggo fuori delle bende e
-delle infule, le quali rimangono e rendono la mia figura agli adoratori
-del tempio: ma io non vi sono più. Io corro fra i campi e talvolta rido
-come le villane che tu hai inteso: e pur non sono colpevole; io
-trascorro nuda e non sono impura; io porto nel mio grembo la fecondità,
-e vergine sono.
-
-Io sono eterna e son giovane; io corro pei campi e l'erbe crescono
-dietro di me. Vedi: la selva era nuda ed irta. Oggi è tutta chiomata, e
-le gemme diventarono fiore e frutto; gemono i rivi, ride e spira il
-mare. Chi fu? Io.
-
-Io non ho virtù, come non ho colpa; io do luce al cielo, io faccio
-fremere e contorcere le piante che si aprono e fecondano, io avvolgo
-tutte le cose create di un invisibile filo, e tutto germina e palpita, e
-traggo il mondo affascinato dietro di me; però se io rida o pianga nel
-mio eterno lavoro, nessuno mai saprà perchè questo è il gran mistero.
-
-V'è una leggenda antica: Ifigenia in Tauride sacrifica e svena alla Dea
-Artemide qualunque uomo a quelle selvagge terre approdi. Io pure godo
-dei sacrifici umani, e però sappi anche che la Sventura e la Pazzia mi
-seguono come il rosso giustiziere seguiva gli antichi re. E pure io amo
-gli uomini e li inebrio della mia felicità e della mia voluttà; ma
-questa è riserbata soltanto a coloro che non sanno chi mi sia e non
-cercano di indovinarmi. Chiunque vorrà essere scrutatore della mia
-divinità sarà oppresso dalla stessa mia gloria.
-
-E pure io amo gli uomini: ma sono come Angelica. Rolando urla per la
-selva impazzito di amore: io mi dono a Medoro.»
-
- *
- * *
-
-E ne la immensità del tramonto che balenava una luce pallida e cilestra,
-l'imagine e la voce svanì.
-
-Era giunto senza avvedermene dove il sentiero sboccava su la via maestra
-e _Patirai_ era di fronte a me che stavo fermo sull'estremità della
-strada, dove lo scoglio rompe e scende fondo e livido nel mare. Essa mi
-fissava con quelle umane e umide pupille che io credo verosimilmente
-leggessero dentro la mia anima; e non si moveva nè abbaiava.
-
-«È inutile -- meditai --, il problema della vita non l'ho capito: un
-compito su cui ci lavorai tanto! Zero punti, maestro; e, pur troppo,
-senza il beneficio di ripetere l'anno o la prova! Terribile problema!»
-
-«Problema facile», mi sentii contraddire timidamente.
-
-In quel punto _Patirai_ aveva mandato un lieve guaito che lacerò
-l'incombente silenzio delle cose.
-
-«Problema facile..., quasi tutti lo risolvono!...» e quelle pupille mi
-guardavano con muto dolore, e il guaito si ripeteva.
-
-Allora non ricordo come avvenne che la paurosa calma che mi occupava si
-mutasse in improvviso furore, in una rabbia delirante di annientarmi e
-di annientare tutto. Ricordo che io presi _Patirai_ che mi amava e che
-io amava, e la scagliai giù nel mare.
-
-La vedo anche ora nettamente dopo tanto tempo.
-
-Ad un certo punto cadendo si voltò con la schiena all'ingiù. Un lamento,
-ma che era forte come un nitrito, squarciò l'aria e mi rimase
-nell'orecchio. Era caduta su di una punta aguzza dello scoglio; si era
-squarciata il fianco: almeno così doveva essere perchè l'acqua mi parve
-rosseggiare ad un tratto e l'onda sopravveniente la dissipò.
-
-Allora ebbi paura e voleva fuggire, ma non lo poteva e rimasi lì con
-l'occhio fisso in giù.
-
-Mi intronava alle orecchie un ronzìo come se due sciami di vespe fossero
-usciti dalla terra e disperdendosi in alto mi susurrassero qualche cosa
-di pauroso e di infausto.
-
-Però non sentii nè pietà nè rimorso nè mi mossi per soccorrerla; anzi
-era una specie di piacere o almeno di sollievo che io provava a quella
-vista sanguinosa giacchè avevo così trovato una distrazione alle
-laceranti imagini che mi straziavano. Ma queste ed ogni altro senso o
-pensiero si andava affievolendo in una stupidità generale, come le
-ultime vibrazioni di un diapason tremano per lungo tempo dopo avere
-emesso il primo suono.
-
-Lo scoglio dovea esser liscio dalle alghe perchè lei tutte le volte che
-l'onda la sospingeva in su e tentava di arrampicarsi, ricadeva
-nell'acqua. E poi le zampe di dietro, vicino alla ferita, si vede che
-non aveano più la forza di puntare ma che erano già morte: solo le
-zampine davanti, quelle zampettine che poco prima saltellavano con la
-baldanza di un polledro, si provavano di risalire su arcuandosi per lo
-sforzo, e tutto il corpo tremava per il freddo dell'acqua o per il
-brivido della morte. Ma certo le forze le erano fuggite col sangue
-perchè ogni tentativo era sempre più debole e la lieve onda della marea
-minacciava di rovesciarla.
-
-La sua testolina nera col suo musino appuntito erano o mi parevano
-rivolti ancora verso di me e gli occhi neri ineffabilmente tristi non
-aveano e mi pare che non avessero che un'espressione di pietà.
-
-Non un lampo di ferocia o di odio vi passò; le labbra non si sollevarono
-a scoprire il digrignìo dei denti. Nulla. Era una pietà, una gran pietà
-per me.
-
-Un'onda più forte la rovesciò e la fece andar sotto. Allora potei
-muovere il passo dal luogo dove era; e mi avvidi che correvo forte e con
-terrore come se qualcuno mi inseguisse. Solo quando ebbi svoltata la
-strada fermai il passo e allora mi accorsi con meraviglia che era venuta
-la notte.
-
-Finalmente o meravigliosa notte eri venuta e mi avevi ravvolto delle tue
-ombre, ed io era entrato nel bagno delizioso e profondo delle tue
-tenebre.
-
-
-
-
-Nora
-
-
-Ne la stanza di Nora entrava il sole.
-
-Era una dolce mattinata di febbraio senza nebbia e senza vento; e
-quell'onda di luce si estendeva con l'allegrezza infantile della
-stagione che ormai si rinnova, per il lettuccio bianco, su per il
-ripiano del comò, su per la mussolina candida che copriva la _toilette_.
-
-E quivi e ne la luce dello specchio rinfrangendosi, suscitava un più
-vivo riflesso come di pagliuzze e di cirri d'oro, dentro cui pareano
-nuotare e godere i molti ninnoli che vi erano sparsi e confusi.
-
-Molti ve n'erano: alcuni puerili, altri che rivelavano la mondana
-sapienza e l'eleganza di Nora; ma gli uni e gli altri stavano in buona
-armonia e senza scandalo delle vicinanze: anzi, risvegliati a quel sole,
-pareano ragionare e ridere sottilmente fra loro, quasi fossero un coro
-di piccoli genietti maligni. V'erano, fra gli altri, due pupine di
-smalto, rosee e snodate che volevano nascondere le loro nudità entro il
-pizzo di un fazzoletto, un gruppo di ciondoli d'argento, i tre ladroni
-della _Gran via_, un mazzolino vizzo di gardenie, un tubero di giacinto
-con le radici natanti in una caraffa, due giarrettiere aggrovigliate
-come biscie presso un libriccino da messa, piumini che si abbeveravano
-ne' carnali profumi della cipria, e tutti e tutte susurravano, ridevano,
-e spedivano i loro messaggi ad ignota destinazione lungo i raggi del
-sole.
-
-E quel loro susurro poteva essere inteso da una di quelle anime che
-hanno il sesto senso di intendere la melanconia e il linguaggio delle
-cose, se in quella stanza avesse avuto la grazia di penetrarvi;
-l'avrebbe ben potuto intendere perchè le due persone che vi erano non si
-parlavano: Nora scriveva, e una servetta, in cuffia e grembiale, metteva
-la stanza in assetto: dal di fuori non giungeva alcun rumore.
-
-Le mura di quel palazzo attutivano ogni frastuono della città, e dal
-giardino su cui dava la finestra di Nora, non si elevava altra voce che
-il pispiglio delle passere, ora simile ad un sorriso soffocato, come
-risposta alle malizie dei piccoli genietti; ora più intenso e modulato a
-canto, quasi un richiamo d'amore che venisse da ignota parte.
-
-Le passere si levavano a stormo da un gruppo di quattro o cinque
-platani; giganti secolari che si aprivano in tronchi, in branche, in
-rami, in ramoscelli, oltre il cornicione del palazzo. Affondati con le
-radici in quel recinto, parevano sognare le foreste spesse e vive,
-palpitanti al sole e ai venti ne la selvaggia libertà della materia.
-
-Ma gli stormi delle passere garrivano a prova e si spingevano con tanto
-impeto su fino ai più sottili rami, che questi ondeggiavano a lungo...,
-poi se ne staccavano; una si spingeva sino al davanzale della finestra,
-allungava il collo, lo inturgidiva e vibrava delle note furenti come
-un'ambasciata, e poi volava via. Ma Nora non ascoltava quel canto, nè si
-accorgeva del destarsi delle cose al tepido sole.
-
-Nora scriveva una lettera, o più tosto la copiava da un libro.
-
-Il braccio fuor dell'accappatoio e la mano si moveano in fretta sul
-foglio.
-
-I capelli liberati dalla fronte come un cimiero selvaggio, ad ondate
-scorrevano giù lungo la spalliera della seggiola. Ogni tanto però ella
-si arrestava, puntava la penna in aria, si mordeva le labbra e faceva
-saltellare la pantofola su la punta del piede, poi ripigliava a
-scrivere.
-
--- Auf! è finita, finalmente! -- esclamò buttando via la penna come un
-arnese di tortura, e si rovesciava indietro per isgranchirsi le membra.
-
-A quella esclamazione la servetta si volse e domandò sorridendo:
-
--- È lunga?
-
--- To', guarda, due e due quattro facciate....
-
--- Questa volta sarà contento il signorino.
-
--- Lo spero bene. Ma è un lavoro da copista un giorno sì e un giorno no
-scrivere di queste letterone...; lasciami un po' muovere. Si levò e
-apparve rigogliosa e superba in quella cruda verginità delle forme; poi
-si mosse, girellò per la stanza e infine si postò dinanzi allo specchio,
-e con ambedue le mani sollevando quella massa di nere chiome e
-immergendovele dentro, cominciò a pettinarsi.
-
--- Un lavoro da copista! -- seguitava. -- Ah! ora che ci penso, nascondi il
-libro; lui è capace di venire a frugare anche ne la mia stanza.
-
--- Se è capace!... -- rinforzò la servetta.
-
--- Perchè l'hai visto qualche volta?
-
--- Altro che visto! Un giorno che lei era fuori, l'ho sorpreso qui che
-baciava il guanciale, un'altra volta che avea messo in tasca un suo
-fazzoletto.
-
--- Oh che sciocco! -- sclamò Nora senza voltarsi.
-
--- Se s'accorge poi che le lettere lei le copia dal Segretario galante è
-capace di morir dalla disperazione...!
-
-Nora fece spallucce.
-
-Lisetta, la cameriera, proseguì: -- Ha poi risposto, signorina, a tutte
-le sue domande?
-
--- Ce ne sono tante delle belle espressioni ne la lettera d'oggi... --
-rispose Nora con indifferenza.
-
--- Per quell'altro però -- ribattè la servetta -- le lettere le fa di sua
-testa! Quelle sì che sono belle!
-
--- Quell'altro è quell'altro.... E l'hai visto? -- domandò con premura
-volgendosi.
-
--- Lo vedrò oggi, quando vado fuori. Che risposta poi gli devo dare?
-
--- No!
-
--- Proprio no?
-
--- No; digli che abbia un po' di pazienza.
-
--- Però -- insiste la cameriera dopo qualche minuto di silenzio e
-ritornando all'argomento di prima -- il signorino finirà con l'accorgersi
-che quelle lettere non sono roba di lei: bisognerebbe almeno aggiungerci
-qualche cosa di più preciso!...
-
--- Allora aspetta... -- rispose Nora, e con un moto rapido si accostò di
-nuovo al tavolo, prese un altro foglietto e scrisse a larghi caratteri
-dettando forte: «Poscritto: lei è un gran curioso; vuol sapere troppe
-cose; oggi non ho voglia di rispondere a tutto. Faccia la penitenza di
-aspettare sino alla lettera di domani l'altro; così vedrò anche se ha
-pazienza. Un uomo prima di sposarlo, bisogna conoscerlo bene, ha
-capito?» Ecco fatto.
-
--- Sì, così va bene -- approvò Lisetta --, ma c'è poi quella cosa che
-domanda sempre in tutte le lettere, come la grazia ai santi.
-
--- Ah, il famoso bacio! Aspetta: «Secondo poscritto: quella cosa è
-impossibile per ora. Ne parleremo meglio a voce.» Va bene così?
-
--- Io però glielo darei un bacio -- aggiunse l'altra in tono
-compassionevole --; è tanto buono, poverino, e le vuole tanto bene!
-
--- Ma ti pare?... Dopo non si accontenta più: e poi mi fa senso a
-baciarlo!
-
--- Gli metta almeno una buona parola; con le parole si può andare avanti
-un pezzo -- consigliò Lisetta.
-
--- Be'... facciamo a tuo modo: «Terzo poscritto: tuttavia sperate.» E
-adesso prendi la lettera e nascondila sotto il suo capezzale... E per
-oggi è finita! Si sedette al piano e ne fece zampillare fuori un
-gorgoglio di note allegre e andanti come di galoppo: il preludio della
-_Carmen_. Si fermò, poi giù altro scoppio di suoni, ma baccanti e
-lascivi che durarono un pezzo: un'aria della _Gran via_.
-
-Si fermò ancora, e stava per riprendere un terzo motivo, quando qualche
-cosa di lugubre si udì in quell'intervallo. Nora si scosse e rimase con
-la mano sollevata su la tastiera.
-
-Era uno scoppio di tosse, ma così cavernosa e secca che pareva che le
-viscere si dovessero staccare e lacerare. Gli scoppi di tosse si
-susseguirono con spasimo decrescente poi tacquero in una specie di
-rantolo.
-
--- Povero ragazzo! -- sospirò Nora.
-
-Ma allora si udì un passo che strascicava in fretta sul corridoio.
-
--- Dio! la signora! -- mormorò la cameriera, e si curvò tutta nell'atto di
-spolverare.
-
-Anche Nora fece per istinto la mossa di alzarsi dallo sgabello, ma non
-ne ebbe il tempo, che la signora sollevò il velluto della portiera.
-
-Una figura scarna e patita s'inquadrò su la soglia.
-
-Disse con voce sibilante:
-
--- Voi, nipote mia, mi volete obbligare di dire ad Antonio che venga a
-portarvi via il piano: è una misura severa, ma voi mi costringete.
-
-Fu una breve pausa; Nora non rispose. La voce della signora si
-ammorbidì, come di un tremito e continuò:
-
--- Tu lo sai, Nora, nessuna emozione, sopra tutto nessuna emozione; i
-medici dicono tutti così; e la musica è una emozione.
-
--- Ma scusate, zia -- rispose questa volta la giovane con mal celata
-impazienza -- io non ho mica suonato la marcia funebre dell'_Aida_!
-Guardate: tutta la musica seria l'ho messa via. Questa che mi rimane,
-eccola qui: _Madama Angot_, la _Carmen_, la _Gran via_...; tutta musica
-allegra....
-
--- E sconveniente -- ribattè la signora.
-
--- Adesso la musica sarà diventata un romanzo dello Zola da essere
-sconveniente! -- rispose Nora con lieve accento di scherno.
-
--- Si vede dunque che li leggete -- ribattè la signora con ironia.
-
-Nora tacque.
-
--- O sconveniente o no -- riprese colei -- non si suona. Anzi
-permettete. -- Si mosse verso il piano, lo chiuse e si mise la chiave
-in tasca.
-
--- Così è levata anche la tentazione. E poi -- aggiunse osservandola
-meglio -- siete ancora in accappatoio, a quest'ora! Sono le undici
-oramai. Che cosa avete fatto tutta la mattina? Tutta nuda -- e aperse con
-dispetto l'uno e l'altro lembo dell'accappatoio denudando le spalle e il
-seno --, tutta nuda e tutta spettinata ancora! e la finestra aperta!
-Volete dunque ammalarvi anche voi?... Le stanze devono essere a dodici
-gradi; qui si gela! chiudete quella finestra.
-
-Lisetta si affrettò a chiudere.
-
--- E voi siete ancora qui? -- riprese notando la cameriera --. A quest'ora
-avreste dovuto finire di mettere la stanza in assetto. Ma si capisce,
-fra voi due!.... Però non è dignitosa, Nora, questa confidenza con una
-persona di servizio; si vede proprio che avete nelle vene il sangue di
-vostra madre buon'anima, che Dio l'abbia in paradiso. Provvederò anche a
-questo; due ragazze come voi non stanno bene insieme.
-
-Nora non si era mossa, nè aveva aperto bocca; solo teneva gli occhi
-rivolti al cielo in atto di rassegnazione forzata e si mordeva le
-labbra.
-
--- E oggi a pranzo -- aggiunse con voce sommessa -- mi raccomando, tenete
-un contegno più serio; meno gesti, meno sorrisi, meno smorfiette. Ed ora
-pettinatevi, ma senza tanti riccioli; e mi farete anche il piacere di
-mettervi l'abito marrone scuro.... Eh! avete sì un bel far l'offesa: me
-l'avete stregato per dovere, povero figlio -- conchiuse con accento di
-rabbia e di dolore insieme.
-
--- Ma vi giuro, zia -- supplicò Nora -- che non sono io; è lui che vuole
-che gli scriva, che vuole che lo ami....
-
--- Eh, non dico adesso, io! dico prima quando lui era ancora un bambino
-che me l'avete stregato. Adesso le cose sono quello che sono. Ma, se Dio
-vuole, non dureranno molto così. A pena si apre la stagione, lui a Nizza
-e per voi in un modo o nell'altro si provvederà -- e voltatele le spalle
-se ne andò.
-
--- Ha sentito la signora -- domandò con impertinenza Lisetta dopo che il
-passo di colei si fu allontanato, e rifacendole il gesto -- ha sentito? È
-stata lei a fare innamorare il signorino! Se ne possono dir di peggio?
-Ma sicuro lei è stata, lei! Non basta la vita che lei fa da più di un
-anno, niente feste, niente conversazioni, come in un convento, non
-basta; ma la signorina non si deve fare i riccioli, come se non fossero
-i capelli che sono ondati per natura! Ha un bel vitino, e se lo deve far
-brutto! L'abito _marron_: vi metterete l'abito _marron_ scuro: e che
-tono! Lei vorrebbe così far andar via l'amore al suo figliuolo....: e
-dovrebbe invece ringraziarla che lei gli dà retta....; ringraziarla come
-si fa coi santi, perchè se lei fosse una giovane come ve ne sono tante e
-gli dicesse chiaro e tondo il suo sentimento, li vorrei vedere tutti e
-due... madre e figlio! Proprio vero che a far del bene è tempo perso con
-certa gente!
-
-Nora non diceva nulla, ma piangeva di rabbia.
-
--- Oh io poi -- continuava Lisetta -- se fossi in lei, questa pazienza da
-santa non ce l'avrei mica. Dopo tutto lei è libera, dispotica di sè, e
-io me ne sarei andata da un pezzo....
-
--- Sì! e dove vado? e con cosa vivo? -- domandò Nora con voce alterata
-levando il fazzoletto dagli occhi.
-
--- Bella! va dove vuole: non ci ha la sua dote?
-
--- Ah, se ci avessi la dote, non dubitare che non sarei rimasta tanto per
-i loro begl'occhi!....
-
--- Ma dunque non ci ha la sua dote? -- ridomandò con gran sorpresa
-Lisetta.
-
--- Se non se la fosse giocata mio padre prima di ammazzarsi, ce l'avrei
-ancora; ma l'ha fatta saltar lui a Montecarlo. Ah! cara mia -- seguitò
-consolandosi ne le memorie del passato --, quella fu una disgrazia, una
-disdetta da non darsi pace. Ma che vita si faceva allora, se tu l'avessi
-provata! Pensa che si viaggiava tutto l'anno: io era ancora bambina, ero
-libera come il sole. E come mi divertivo! Avevo la _bonne_; ma quella
-badava a fare l'amore!... Dopo ho fatto la penitenza quando la zia mi ha
-raccolta qui per carità, orfana e senza niente....
-
--- Sicuro che allora -- sentenziò Lisetta -- lei ha la sua buona ragione di
-tenersi da conto la signora e di fare a modo suo. Lui, già, il
-signorino, non campa. Dopo chi resta? Nessuno: e la parente più vicina è
-lei. Anche la vecchia non vivrà mica gli anni di Noè, e allora il
-palazzo, tutti i finimenti d'oro e di brillanti, e tutto il capitale
-viene a lei per legge.... Poi lei sposa quell'altro.... e tutto finisce
-bene.... -- Così seguitava ad almanaccare Lisetta.
-
-Nora non diceva nulla e seguitava a vestirsi.
-
- *
- * *
-
-Dopo mezzodì il cameriere venne ad annunciare a Nora che il pranzo era
-servito.
-
-La tavola era preparata per quattro, ma ne la sala v'era solo suor
-Angela, una specie d'infermiera; donna senza sesso, lunga ed ossuta. Si
-stropicciava le palme con forza e pianamente, dilatava le narici e
-stirava le labbra: segni di un costante e solido appetito.
-
--- Adesso madama viene -- disse a Nora con la sua voce ombrata e fuggevole
-di sibilanti --; l'ha voluto aiutar lei a vestirsi. Una martire, povera
-signora, una vera martire!
-
-Nora non disse nulla.
-
-Febo entrò dando il braccio alla madre.
-
-Non era brutto Febo: anzi un certo non so che di signorile e di eretto
-nel portamento e nel vestire allontanava a prima vista l'idea della tisi
-che lo minava; ma osservandolo meglio nel volto, sotto la pelle terrea e
-smorta, troppo forti apparivano i rilievi e le insenature del teschio, e
-ciò incuteva non solo pietà ma ribrezzo, tanto più che la forza tetra
-del male spirava da tutta la sua persona. E questi sentimenti si
-imprimevano più vivi per ragione di contrasto quando parlava e
-sorrideva, giacchè in quel volto gli occhi grandissimi e neri
-scintillavano e la voce avea quelle inflessioni di quiete e di soavità
-che hanno quelli su cui spira vicina la beatifica aura della morte.
-
-I capelli solo conservavano la vita che da tutto il corpo gli sfuggiva,
-chè erano di un nero bellissimo e lucente, e incorniciando a lievi
-ondate la fronte, vi imprimevano quel non so che di ingenuo e di nobile
-che è proprio della sacra e ancor virginale giovanezza del maschio.
-
-Appena vide Nora, le pupille scintillarono di più larghezza, le guance
-gli si colorirono di un fugace rossore, e le labbra tracciando un
-fuggevole sorriso scopersero il madore dei denti, d'un color grasso
-d'avorio.
-
-Lasciò il braccio di sua madre e accostandosi galantemente alla giovane:
-
--- Come va, cugina? -- chiese con lieve turbamento; -- e come siete bella!
--- esclamò poi fermandosi a contemplare quella rigogliosa forma di
-giovane donna.
-
-Nora interruppe e chiese di lui, come stesse, se la tosse era diminuita,
-se più riposato il sonno durante la notte.
-
-Febo rispondeva di sentirsi assai meglio. Oramai con la buona stagione
-si alzerebbe tutti i dì; poi l'aura mite e il mare della riviera
-avrebbero compita la guarigione.
-
-Si posero a tavola. Febo sedeva presso Nora e con bel servire e con
-piacevoli conversari si studiava di renderle gradita la sua compagnia.
-
-La vecchia signora, non osservata, osservava ansiosamente il figliuolo,
-e ogni tanto dei fremiti convulsi le agitavano le estremità delle
-labbra. La suora badava a mangiare con correttezza, non perciò meno
-vorace.
-
-Sovente la signora con voce timida e persuasiva osservava:
-
--- Febo, non parlare tanto; sai che ti fa male....
-
--- No, mammina, sta buona -- e seguitava a conversare con Nora.
-
-Ma una volta si eccitò d'improvviso perchè lei, la povera mamma,
-ripeteva sempre la stessa raccomandazione.
-
-La voce gli tremò di rabbia, spiegazzò la salvietta con tutte e due le
-mani e disse con voce stridente e convulsa:
-
--- Ma che sono un bambino, io? Tu dici che sto meglio, lo dice il medico,
-lo dicono tutti: oggi v'è un bel sole, m'alzo, mi sento bene, e non
-volete che parli? Allora vuol dire che sto molto male. Voglio parlare
-finchè mi pare. Sei noiosa come tutte le mamme!
-
-La povera donna abbassò il capo senza rispondere, ma il moto convulso
-delle labbra si accrebbe, e quando non potè più trattenere il pianto, si
-alzò piano e se ne andò senza che Febo se ne avvedesse.
-
-Egli si era subito calmato e seguitava a parlare con Nora della villa in
-riviera, del mare, del dispiacere di aver perso due anni di studi, dei
-progetti per l'avvenire.
-
--- Sapete, cugina, quando avrò la laurea? a venticinque anni. E se a uno
-di quelli che hanno bisogno di guadagnarsi il pane fosse toccato il mio
-male, con tutta la spesa e le cure che ci vogliono, come avrebbe fatto?
-Eh, un po' di socialismo bene inteso non guasta mica, non è vero, suor
-Angela?
-
-Suor Angela aggrinzò il naso senza rispondere.
-
--- Ma vedete! -- diceva sorridendo a Nora -- la buona suora è così
-religiosa ed ha paura del socialismo! E la mamma dov'è, dov'è la
-mammina?
-
-Suor Angela si levò per andare a chiamarla.
-
-Allora, come furono soli, Febo prese con le sue mani umidicce la mano di
-Nora e se la pose alle labbra.
-
--- No, Febo -- ella diceva, cercando lievemente di liberarsi -- no, mi fai
-male, mi fai!...
-
--- Giurami che mi sposerai, Nora!...
-
--- Sì, te lo giuro, ma lasciami....
-
-Si udì il passo della signora e della suora pel corridoio. Febo si
-ricompose e domandò:
-
--- Hai scritto, mi hai risposto?
-
--- Sì.
-
--- È una lettera lunga?
-
--- Otto pagine.
-
--- Anima cara e santa! -- sospirò Febo.
-
-In quella entrò la signora e dietro suor Angela: avea gli occhi un po'
-rossi, ma era serena.
-
--- Tu, mamma -- le osservò Febo scherzosamente -- sei proprio egoista e
-cattiva. Oggi mi sento così bene, mi sento così allegro che mi vien da
-ridere, e tu mi sgridi e vai via....
-
--- Io lo dico per tuo bene, figliuolo -- ella rispose con pacata mestizia.
-
-Un filo di sole sbiadito avea intanto trovato strada fra i cortinaggi e
-si stendeva su la tovaglia. Il cameriere avea recato il vassoio col
-caffè. Febo volle porgere lui la tazza a Nora e la guardava a sorbire;
-poichè ci metteva tanta grazia con quelle labbra che si stringevano così
-rosee sull'orlo della tazza, e la pelle della gola che le risaliva in su
-ad ogni sorso.
-
--- Voi, Febo, non prendete il caffè? -- domandò voltandosi e chinandosi
-verso di lui; e in quell'atto il raggio di sole la investì nel volto e
-balenavano le gote e le pupille; e i riccioli neri e ribelli parevano
-tutti vaneggiare largamente su la fronte.
-
--- La mamma non vuole -- rispose il giovane scotendosi dalla sua
-contemplazione estatica. -- Vero che non vuoi, mamma?
-
--- No, figliuolo, se no perdi il sonno questa notte.... -- rispose la
-signora e si rivolse ancora distrattamente ad udir suor Angela che avea
-ripigliato a raccontare di una mirabile guarigione della Madonna di
-Lourdes.
-
--- Allora niente caffè, signorino! -- disse Nora scherzosamente.
-
-Febo intanto era riuscito a posare la mano su la palma di lei e
-mormorava piano che la mamma non intendesse:
-
--- Come saremo felici quando sarai mia..., la sposa mia..., l'anima
-mia!... Tu potrai comandare i miracoli e io li farò....
-
-Il raggio di sole era salito via, e la storia di Lourdes era finita:
-l'ora piegava verso il vespero e la signora e suor Angela con vaghe e
-timide parole allusive cercavano d'indurre Febo a ritornare a letto.
-
--- Sentite quello che dice vostra madre? ubbidite, cugino mio, è per
-vostro bene -- disse nettamente Nora che aveva capito a che voleano
-intendere le due donne.
-
-Febo allora si levò, e salutatala con un:
-
--- A domani, dunque! -- si avviò verso la stanza seguito dalla madre e da
-suor Angela.
-
-Anche Nora poco dopo si ritirò ne la sua stanza; ma il sole non la
-illuminava più, anzi ci si sentiva un'aria fredda che faceva come
-rabbrividire la pelle.
-
-Si ravvolse le spalle in una mantellina e sedette presso la finestra.
-Avrebbe voluto far qualche cosa e pensare ad altro, ma l'imagine di Febo
-non le si voleva partire dalla mente e ne sentiva tristezza.
-
-Povero Febo! Rivedeva la sua faccia smorta, le risonavano le sue parole.
-No! non sarebbe guarito più: da quel palazzo sarebbe uscito, ma solo in
-una bara stretta e nera.
-
-Ella stessa quando parlava di lui, non diceva sempre: «Febo era, Febo
-faceva?» Si vede dunque che per lei Febo non era più una persona viva.
-Era destino, doveva morire; ma non sarebbe stato solo a morire: qualche
-cosa anche di lei Febo si sarebbe portato via nel mistero della bara,
-qualche cosa anche della giovinezza di lei. Era questo il pensiero che
-confusamente la impauriva. Nora si guardava le mani su cui si erano
-posate le mani di lui come a cercare se ne rimanevano le impronte, se
-sentivano ancora il madore della etica pelle. No, lei non lo voleva
-seguire. Era Febo che voleva bene alla sua giovanezza; e per questo la
-divorava con gli occhi, ma lei non voleva.
-
-Da cinque anni, da che la zia l'avea accolta orfana e povera, era legata
-a Febo, a quel bambino grande che adesso moriva. Si ricordava il giorno
-in cui l'aveva visto per la prima volta. Veniva dalla scuola ed era
-entrato nel salotto cantando e buttando i libri su di un sofà. Ma appena
-vide la giovanetta, che era giunta da poche ore, tutta vestita a lutto,
-si fermò, si ricompose e rimase lì come impacciato.
-
--- Questa è la tua cuginetta che ha avuto tante disgrazie e che tu amerai
-come una sorella -- disse la signora.
-
--- Oh, questa è mia cugina!... -- avea esclamato e da quel giorno se ne
-era innamorato morto.
-
-Allora, nei primi anni, anche Nora era una ragazzina e ci pigliava gusto
-a stuzzicarlo; a vederlo così.
-
-Quelle lettere sentimentali che non finivano mai, quel raccogliere i
-fiori che lei toccava, baciarle i capelli che portava lunghi e sciolti,
-quelle frasi di adorazione, di paura che lei dovesse fuggire, che era
-l'allodola, il sogno, il raggio di sole, erano cose che allora le
-piacevano. Ma più ella cresceva nel rigoglio delle forme e delle carni,
-più lui sprofondava in quell'ebbrezza di stupida contemplazione.
-Arrossiva al vederla, piangeva pensando a lei, lo sentiva tremare tutto
-quando gli porgeva la mano o per caso lo toccasse col ginocchio o col
-piede.
-
-Nora oramai si era fatta grande, sapeva tante cose e quell'amore da
-ragazzi non la soddisfaceva più. Gli uomini non devono amare così,
-pensava. Fu a quel tempo che conobbe l'altro in un salotto dove le era
-stato presentato, e se ne era invaghita con un senso di soggezione che
-non avea mai provato per Febo.
-
-Quello sì era un bel giovane; così elegante, così mondano. Nè Febo nè
-altri se ne erano accorti. Febo era così bambino, di che cosa si sarebbe
-accorto lui? Al teatro l'altro c'era sempre quando lei ci andava: al
-corso, alle feste quando le si accostava e la salutava, Nora provava un
-brivido di orgoglio e di gioia pensando: «Questi è mio!».
-
-Ma da quasi due anni, da che Febo si era ammalato, la zia non riceveva
-più nè si andava ad alcuna festa o ritrovo dove potesse abboccarsi con
-lui. Era molto se lo poteva scorgere qualche volta di sfuggita quando
-usciva in carrozza per andare a messa. Intanto gli anni passavano, e lui
-si sarebbe stancato. V'erano tante donne che sospiravano il suo amore,
-che glielo avrebbero rubato! Questo pensiero la struggeva con un senso
-di gelosia e di rimpianto acre e senza conforto.
-
-E poi v'era sempre quell'ombra pallida di Febo che non le si staccava
-mai. Anche dopo che si era ammalato il suo modo di amare era rimasto
-sempre uguale: lo stesso sentimentalismo, la stessa tirannide delle
-lettere che gli doveva scrivere e che egli leggeva e rileggeva ne le
-lunghe e solitarie ore del letto. Era rimasto sempre uguale; solo le
-pareva che i suoi occhi avessero talvolta dei lampeggiamenti tetri e ne
-le lettere di lui c'erano delle frasi che adesso le facevano paura, suo
-malgrado.
-
-Diceva ancora: tu sei l'allodola che fuggi: io mi levo al mattino, e non
-ti trovo. Ma, aggiungeva: il cielo non è abbastanza grande perchè tu mi
-possa sfuggire, io ti raggiungerò, e ti terrò sempre con me!
-
-No ella, Nora, non gli voleva dare la sua giovanezza. Ella avea bisogno
-di amare, ma non a quel modo nè lui: e più cresceva il desiderio d'amore
-come più chiusa e melanconica si faceva la vita in quella casa sotto
-l'approssimarsi della morte.
-
-Il sole intanto si era offuscato e senza alcun raggiare di sua luce,
-come un globo d'oro pallido, piegava giù dietro i platani ne la
-malinconia del cielo. Anche il terreno non si vedeva che ombrato e
-fondo, perchè la nebbia cominciava a salire.
-
-E intanto lei, seguitava pensando, aveva oramai ventun'anni! Cominciava
-a percorrere il decennio della trentina: inutile illudersi. Camminava
-verso i trent'anni! E ancora quel carnevale, ultimo dei suoi vent'anni,
-finiva!
-
-Ieri notte, che ora fosse stata non sapeva, la destò un coro di
-mandolini e di chitarre che suonarono tutta la notte: mandavano i
-mandolini note acute d'argento che parevano risa, e le chitarre
-ripigliavano un dolce ed appassionato motivo. Lei aveva pianto e non
-aveva più potuto chiudere occhio.
-
-E quella notte sarebbe stato lo stesso ripetersi di canti e suoni; anzi
-di più perchè era l'ultima notte di carnevale.
-
-Dopo ci volevano ancora altri dodici mesi perchè tornasse il carnevale!
-
-Il sole finì con lo scomparire sotto la nebbia che montava più densa
-insieme alla notte. La nebbia maligna si sviluppava come globi di fumo
-dalla terra e aveva ravvolto tutta la foresta dei platani, di cui a
-stento si distinguevano i grandi tronchi.
-
-Le cupole, i tetti della città smarrivano i loro contorni e si
-confondevano in un grigio uniforme.
-
-Nessun rumore giungeva; solo qualche grido avvinazzato, e il rotolare di
-qualche carro: echi indistinti dell'ultimo giorno di carnevale che
-riprendeva la sua pazzia per le strade.
-
-Molto rimase Nora con la fronte sul cristallo. Quando fu buio, venne il
-cameriere e disse che la signorina avrebbe cenato da sola perchè la
-signora zia avea dovuto uscire per un affare improvviso. Nora era così
-assorta che non pensò nè meno a domandare del perchè di quell'insolita
-assenza: le portasse qualcosa; avrebbe cenato in camera.
-
-E tornò ancora alla finestra. La città si illuminava; i fanali non si
-distinguevano per la nebbia, ma dei bagliori luccicavano qua e là e la
-tingevano di sprazzi sanguigni. Più lontano luceva un non so che di
-bianco lunare e vivo: era la lampada elettrica sopra la cupola del
-_festival_, dove vanno a ballare le sartine.
-
-Come devono essere felici le altre donne che non stanno in casa le sere
-di carnevale! Anche le sartine, anche le modiste che agucchiano tutto il
-giorno, devono essere felici perchè la sera hanno l'amante che le
-aspetta e vanno a spasso e ridono e vanno a ballare.
-
-In quella casa non si rideva più, si moriva: anche la sua giovanezza ci
-moriva!
-
-Passa così presto la gioventù della donna! E lei ce lo avea l'amante;
-bello, più bello di tutti e non poterlo nè meno vedere!
-
-Tutte le sue amiche a quell'ora erano occupate (lei le vedeva) a mettere
-in ordine le loro _toilettes_. Si ballava in casa C***, in casa B***.
-Anche quell'anno la nobile signora X*** dava una festa per le signorine
-con esclusione di babbi e di mamme: qualche cosa di delizioso. Lei ne
-sapeva bene qualcosa!
-
-Come dovevano essere felici di non trovarcela! Era Nora che le
-schiacciava tutte. Adesso invece era lei la vinta. Bella vittoria! Un
-assassinio della sua giovinezza. Ci sarebbe stato anche lui; si sarebbe
-innamorato di qualche altra e per lei era finita.
-
-Questi pensieri confusamente, mal definiti e quasi incoscienti di sè,
-passavano per la mente di Nora come le nubi sui monti l'una dopo l'altra
-passano in una giornata autunnale, squallida e stillante di pioggia.
-
-In quella si udì un passo lieve ne la stanza che fece trasalire Nora.
-
--- Sono io, signorina! -- disse Lisetta con voce sommessa.
-
--- Sei tu? -- domandò Nora voltandosi e distinguendola a pena nel buio
-della stanza.
-
--- Sì, io -- e accese la lampada. -- Ma lei ha pianto! -- sclamò poi
-accostandosi e fissandola in volto.
-
--- Io?... -- e si guardò in uno specchietto che avea sul tavolo: di fatto
-gli occhi erano rossi. -- Non ho pianto, ma mi sento poco bene. È una
-sera così noiosa, così melanconica....
-
--- Allora ho una bella nuova da darle.... -- disse maliziosamente Lisetta.
-
--- L'hai veduto? -- domandò Nora con premura.
-
--- L'ho veduto.
-
--- Di' su.
-
--- Ha detto che le vuole parlare assolutamente....
-
-Nora si strinse ne le spalle.
-
--- Gli ho fatto bene osservare anch'io che era impossibile....
-
--- E lui?
-
--- Oh, lui niente. La aspetta questa sera alla porta del teatro dove c'è
-il veglione....
-
--- Ma è diventato matto?
-
--- A sentir lui ragiona sul serio. Mi ha detto di farle sapere che da
-mezzanotte sino alle tre ci sarà davanti alla porticina di servizio qui
-del palazzo una vettura chiusa, e poi mi ha consegnato un domino e una
-maschera....
-
-Nora non rispose. Lisetta seguitò ancora:
-
--- Dice che ha una notizia importante e che non la può comunicare che a
-voce....
-
--- E che faccia aveva? -- chiese Nora.
-
--- Oh, una faccia scura, signorina. Si vede che è proprio innamorato, ma
-che è stanco di andare avanti così.... Qualche progetto lo deve avere
-certo per la testa....
-
-Nora stette ancora un poco in silenzio poi domandò:
-
--- Fammi vedere il domino.
-
-Lisetta ruppe svelta i legami di un grosso pacco e sciorinò qualche cosa
-di lungo e di lucente che si svolse con un fruscìo di seta e di nastri.
-
--- È molto ricco, molto elegante! -- mormorò palpandolo.
-
--- Uno splendore, signorina!
-
--- Sì, ma è una pazzia la sua! -- concluse posando il domino su di una
-sedia. -- Non ti pare che sia una pazzia?
-
--- Pare anche a me....
-
--- È vero?
-
--- Sì..., ma io se fossi in lei ci andrei, perchè è sicuro che nessuno se
-ne accorgerà.
-
--- Ma la zia che gira tutte le notti? -- obbiettò vivacemente Nora.
-
--- Ma la signora è andata via...! Ha ricevuto un dispaccio. Da prima non
-voleva lasciare la casa, poi si è decisa ed è partita alle cinque per
-Torino.... Non sarà di ritorno che domani.
-
--- Sei sicura?
-
--- Eh, lo domandi ad Antonio che l'ha accompagnata alla stazione....
-
--- Di fatti me ne ha detto qualcosa -- mormorò la giovane. -- Ma e suor
-Angela.... e Antonio?....
-
--- Quelli dormono della quarta -- rispose Lisetta sprezzantemente. --
-Infine faccia una cosa: vada in fondo al corridoio, giri la chiavetta
-della porticina a vetri, e chi vuole che venga a cercare di lei?... E
-poi la sua stanza si può dire come separata dal resto dell'appartamento;
-può fare anche del rumore che nessuno sente niente....
-
-Lisetta seguitava a parlare, Nora rispondeva e interrogava a
-monosillabi.
-
-Fuori, in lontananza, luceva la luce bianca sopra il _festival_ in
-quell'ultima notte di carnevale.
-
-
-II.
-
-Quante ore della notte erano trascorse quando Febo si svegliò? Era essa
-giunta alla metà del suo corso, ovvero le ore fuggivano verso l'aurora?
-
-Fuggivano verso l'aurora. Ma i cavalli del sole dormivano pur ne le
-stalle d'oriente; soltanto dietro le nebbie le stelle s'inchinavano
-all'orizzonte.
-
-La casa era profondata nel sonno; ma i geni dell'inguaribile male
-vigilavano e minavano con maggior fretta le loro caverne; e rallegravano
-il loro lavoro con un rantolo gorgogliante continuamente nel sonno.
-
-Si destò Febo soffocato dalla tosse, la quale scoppiò con un urlo che
-avea dei suoni laceranti come di metalli spezzati, e risonava nel
-silenzio e ne la notte così lugubre che pareva il grido di vittoria
-della Morte cavalcante la sua caccia selvaggia.
-
-Il sudore gemeva alle radici dei capelli, alle ascelle, al collo, con un
-senso di orripilazione e di caldo febbrile.
-
-Finalmente la tosse si placò e allora Febo riprese coscienza di sè e
-riguardò attorno per la stanza. La luce della lampada da notte, nascosta
-dietro il paravento verde, si diffondeva tranquilla; ma gli oggetti così
-illuminati dal basso in alto, i cortinaggi specialmente, quei cortinaggi
-che scendevano giù sul tappeto, avevano assunte attitudini fantastiche e
-si prestavano a paurose visioni.
-
-La specchiera aveva poi dei riverberi strani. Tutto era immobile e
-muto...; pure pareva a Febo che qualche cosa si dovesse muovere fra poco
-e d'improvviso; che la porta si dovesse spalancare, o che la tappezzeria
-si dovesse aprire in una parte e una persona uggiosa avesse dovuto
-entrare alzando le braccia e parlare con voce cupa.
-
-Chi era che entrava? Egli non lo sapeva; ma un'aspettazione paurosa lo
-teneva sospeso.
-
-Ecco: era la suora che entrava. La suora con la tonaca che le sbatteva a
-dosso col rumore delle ali delle falene; con quella voce velata, con la
-faccia gialla: era lei che entrava a domandare se avesse bisogno di
-alcun servizio.
-
-Era lei: era e non era lei, perchè si era fatta erta sino al soffitto
-come i cortinaggi, e la tonaca le cadeva giù dietro come un manto.
-
-Gesticolava con delle braccia così lunghe che andavano sempre a battere
-contro le pareti. Pareva adesso una maga che facesse sue arti e
-chiamasse i demoni. «Monaca! monaca! Tu andrai all'inferno, non hai
-paura di andare all'inferno?» così credeva Febo di dire; e quella non
-rispondeva, ma scoppiò in un riso sgangherato che le aprì tutta la
-mascella, e chinando quelle braccia, si era preso i lembi della tonaca e
-si moveva a torno in una ridda: ma non urtava più nel soffitto nè contro
-i mobili perchè la stanza si era ingrandita come la scena di un teatro;
-tutto era gigantesco; lui solo era piccino e lontano come per chi guarda
-con un binoccolo a rovescio. «Monaca, monaca,» gli pareva ripetere
-«vengono i diavoli con i cavalli di fuoco e la carrozza di ferro, e ti
-portano in fondo all'inferno!» Ma la monaca non rideva più. Si era stesa
-supina su la poltrona a sdraio dove il medico faceva stendere lui per
-ascoltargli il petto, e quivi si contorceva con gesti da ossessa.
-
-Egli la voleva scacciare quell'imagine impura e faceva dei gesti; e così
-avvenne che rovesciò un cristallo che era sul tavolo da notte. Il lieve
-rumore lo scosse e provò un senso di sgomento come s'avvide che non era
-desto, ma che era ricaduto un'altra volta nel sogno. Erano tutti quei
-calmanti che producevano tante e così stanche visioni. Allora per meglio
-destarsi girò il bottone della lampada elettrica.
-
-La luce bianca, innondando di colpo la stanza, fece volar via la monaca
-con la tonaca su pel soffitto; e la stanza aveva riprese le sue
-proporzioni.
-
-Finalmente era scomparsa! Era stato un sogno; ma non importa; il giorno
-seguente avrebbe pregato la mamma che la mandasse via. Già gli era
-sempre stata insoffribile quella faccia gialla! Doveva ben essere, sotto
-la tonaca benedetta, piena di cupidigie infernali! E poi se stava oramai
-bene, che bisogno c'era dell'infermiera la notte?
-
-Via, via la monaca; solo lei, la soave, la immacolata Nora.
-
-Dov'era lei? Nel suo letticciuolo, immersa nel sonno, con i capelli
-raccolti e le mani in croce sul petto.
-
-Quando, mio Dio, pensava, sarebbero venuti i giorni della felicità?
-Perchè Febo vedeva sempre davanti a sè una grande felicità come di oasi
-con palme e fontane e quei giorni dovevano venire certo.
-
-Tutto dipendeva dalla tosse, come diceva anche il dottore. Cessata la
-tosse, cessato il male; questione di tempo e di buona stagione.
-
-Perchè l'aprile tarda tanto a venire? Allora sarebbe andato in riviera,
-in una bella villa, tutta circondata di verzura e di rose. Avrebbe visto
-il mare azzurro, con le barche che hanno le vele bianche e girano il
-mare quanto è grande: avrebbe visto il sole e la luna quando albeggiano,
-perchè le finestre le avrebbe tenute sempre aperte che ci entrasse tanta
-aria; e se egli stava male era anche perchè tenevano le finestre sempre
-chiuse e l'aria non c'entrava.
-
-Non la voleva capir nessuno che la guarigione stava tutta lì: far
-entrare molta aria nel petto.
-
-Ma in riviera avrebbe fatto entrare tutta l'aria che sta sopra il mare!
-E appena guarito, subito avrebbe sposato Nora. Un sogno, una felicità
-sovra umana, tanto che gli pareva impossibile. E perchè impossibile?
-Nora era contenta e questo era il tutto. La mamma certo avrebbe fatto
-molte obbiezioni, cioè che era troppo giovane, che doveva terminare gli
-studi; ma in fine avrebbe detto di sì. Era così buona la mamma! E poi
-v'era un argomento ultimo, decisivo: «Se vuoi che viva lasciami sposare
-Nora». Avrebbe detto di no? Dunque l'avrebbe sposata subito in riviera,
-ne la villa davanti a cui s'alza il mare: le vele lo percorrono; s'alza
-il sole. V'è un bosco di rose, Nora è stretta al suo braccio, gli si
-abbandona su la spalla....
-
-Ma insensibilmente s'accorgeva che i pensieri gli si tornavano a
-confondere e a dilagare in molti sogni dove discendeva come in un gorgo
-cupo, quasi egli fosse una cosa grave, e laggiù gli mancava il respiro.
-Le palpebre gli si tornavano a chiudere e la luce che si sprigionava
-dalla lampada diventava animata e pareva dire: «Io sono bianca come
-l'aurora, io sono bianca come la veste da sposa, io sono bianca come una
-fata; io sono la fata lucente che ti trascino a poco a poco giù nei
-sogni e tu non lo vuoi ed io ti addormenterò lo stesso e tu verrai....»
-
-No, egli non voleva più dormire, avea paura di quel torpore grave che si
-impadroniva dei suoi sensi, e con uno sforzo si levò a sedere sul letto
-e discese giù. Finalmente non dormiva, non avrebbe dormito.
-
--- E dell'oppio non ne voglio più! -- diceva legandosi i cordoni del lungo
-e denso camice da notte.
-
-E infilati i piedi ne le babbucce, si mosse per la stanza come per
-liberarsi dalla nebbia del sogno. Sollevò la portiera e fece alcuni
-passi pel corridoio illuminato a metà dalla luce della sua stanza. Ma
-ebbe fatti a pena pochi passi che urtò contro l'usciolo a vetri. Non
-pensò per quale cagione potesse essere chiuso, ma si ricordò che era
-stato sempre aperto. Mosse la maniglia, e questa resistette. Allora con
-uno sforzo alzò il braccio e abbassò la stanghetta che fermava in alto i
-battenti, i quali non rattenuti che dal piccolo dente della serratura,
-si apersero con una lieve spinta.
-
-Febo mosse verso la stanza di Nora. Attraversò due sale dove la luce del
-corridoio moriva, e si trovò nel buio. Avanzava brancicando. Ma come
-ebbe svoltato, vide in fondo un filo di luce che passando per il vano
-lasciato dalla portiera della stanza di Nora, si proiettava sul
-pavimento; e nel tempo stesso un rumore breve come un soffio, lo fece
-sostare. Era come un sorriso ovvero un gemito che non avea mai udito. Oh
-che sorriso strano! Eppure era il sorriso di lei! Dunque che era? perchè
-Nora rideva? Era la dolce creatura divenuta pazza come Ofelia, la
-melanconica, ovvero era lui ancora giù, immerso in fondo, nell'abisso
-dei sogni?
-
-Ma dopo qualche tempo che stava in ascolto, quel fievole suono assunse
-un carattere più languido, ma spiccato e deciso. Febo sussultò, e
-un'onda di terrore gli si aggirò attorno al capo.
-
-Procedette per quel filo di luce senza esitare; e quando ebbe sollevato
-il velluto della portiera, gli si offerse una vista che lo fermò; nè le
-fauci riarse poterono emettere un grido.
-
-Nora era stretta fra le braccia di un giovane, e i capelli dalla nuca e
-dalla fronte le cadevano diffusi per una veste sontuosa e fiammante. Il
-giovane si chinava a baciarla; ella levava le braccia e con ambe le mani
-gli accarezzava languida i capelli e le tempie.
-
-Un senso mortale atterrò Febo sul tappeto; ma gli occhi, nel piegarsi
-delle membra, rimasero fissi.
-
-A quel rumore i due amanti trasalirono e scorsero il velluto della
-portiera che si scoteva: un braccio vi si disegnava e tentava di
-aggrapparvisi.
-
-Poi sporse la testa di Febo con gli occhi fuori e finalmente tutta la
-persona ritta in piedi, e sarebbe parso una statua se non fosse stato il
-tremore che lo scoteva: con la mano faceva cenno di voler dire qualche
-parola.
-
--- A me.... a me.... Nora!... -- riuscì a pronunciare con un accento che
-non era più quello di Febo, e fece per camminare verso di lei stendendo
-le braccia.
-
-Nora mandò un lieve grido e retrocedeva stretta fra le braccia
-dell'altro, e non staccava gli occhi da Febo. Lo vide oscillare due o
-tre grandi passi, poi il camice diventar tutto rosso di molto sangue e
-lui cadere grave e rotolarsi presso i suoi piedi, presso i piedi di lei,
-l'amabile Nora.
-
-
-
-
-Da Novi a Pavia
-
-(MEMORIA DI VIAGGIO)
-
-
-Quando mi scossi dal torpore che mi aveva vinto per tutta la notte che
-si attraversò la maremma e la Toscana, si era alla Spezia ove il diretto
-avea fatto sosta quasi di botto; e quel rude serrarsi ed arrestarsi
-delle ruote mi aveva desto.
-
-Fuori della tettoia, dietro le lunghe file dei convogli fermi su le
-rotaie morte, un'alba livida di cenere si disegnava a pena. La pioggia
-flagellava sui vetri e dal mal chiuso telaio entrava il gelo ed il
-brivido di quell'alba autunnale. Poi il diretto riprese la sua corsa
-internandosi ogni momento fra gran turbini di fumo ne le interminabili
-gallerie che si susseguono sino oltre Genova: e nei brevi tratti che ne
-usciva, si scorgeva di sotto il mare che spumava in grandi onde cerule e
-si arrampicava urlando su per le pareti granitiche della scogliera.
-
-Brutta cosa -- pensava -- trovarsi in mare; e dolce cosa invece svegliarsi
-a casina sua nel suo letto. -- Chi ha fatto questo rumore? Sono le
-sorelle che ridono? o è la mamma che porta il caffè al figliuolo?
-
- *
- * *
-
-Si passò Genova, Sampierdarena; e benchè il giorno fosse fatto più
-chiaro (la pioggia non era ancora cessata) pure ne gli occhi mi
-perdurava la visione grigia ed uggiosa dell'alba, quale mi era prima
-apparsa lungo la riviera di levante.
-
-A Novi il diretto proseguiva per Torino e convenne scendere e salire
-dopo un'attesa di un buon quarto d'ora sul treno omnibus che conduceva a
-Milano.
-
-Era un vecchio scompartimento di seconda classe, coi sedili senza molle,
-le pareti giallastre con la vernice scrostata; freddo, basso, dove
-l'aria ci frizzava da ogni parte; e la reticella era solo da un lato.
-
-Salii per il primo senza nè meno guardare chi venisse dopo di me; cercai
-un angolo, e tiratomi sul capo la coperta da viaggio, provai di
-conciliarmi un po' di sonno che mi sentiva sfinito dalla stanchezza.
-Così in confuso capii che altri viaggiatori erano saliti e parlavano fra
-loro; ma il rumore della pioggia era più forte delle loro parole e il
-torpore che mi aveva ripreso era più forte della pioggia e delle voci.
-
-Il vecchio carrozzone si mosse alfine ballonzolando su le rotaie troppo
-larghe per le sue ruote consunte; e pure il sonno cominciava a stendersi
-sopra di me in una benefica dimenticanza di molti e non lieti pensieri,
-quando insensibilmente una voce di donna cominciò a farmisi intendere su
-quel brusìo di voci, e cresceva sempre più forte e più uggiosa e più
-continua che lo scotimento stesso del treno.
-
-E come avviene, io stavo in attesa che quel racconto di cui afferrava
-solo il suono e non il senso, finisse una buona volta per riprendere il
-sonno.
-
-Ma che!
-
-Quella era una macchina montata: bisognava aspettare che la carica fosse
-finita: Dio sa quando! Ma che non vi debba essere -- pensavo fra me -- uno
-scompartimento a parte per le vecchie chiacchierone, come c'è quello pei
-cani e per le donne brutte!? Perchè quella era evidentemente la voce di
-una donna vecchia e brutta per giunta; e in quel perpetuo cicaleccio
-queste parole ricorrevano con una nauseante insistenza: -- mio figlio --
-Bonosaire -- la Merica -- la fortuna. E quello che più mi disgustava era
-che la donna non parlava in dialetto, ma in italiano e con quell'accento
-mezzo emiliano e mezzo lombardo, pieno di improprietà e di
-sgrammaticature che su le mie orecchie usate alla fluente e sicura
-ricchezza del parlare toscano, produceva un effetto di esasperazione e
-di tedio.
-
-Alla prima stazione muto scompartimento. Ma il treno andava lento e la
-prima stazione era molto lontana. E per maggior disgusto le voci che a
-rari intervalli rispondevano alle interrogazioni di colei, avevano
-un'inflessione anche più disgustosa. Una voce d'uomo con accento
-meridionale, ma corrotto da cadenze e frasi straniere, rispondeva ogni
-tanto con un monotono ed invariabile: «Così è» ovvero «Col tempo todo se
-passa». Ma anche costui appariva seccato a giudicar dalla voce. Talvolta
-era un altro l'interpellato, perchè allora rispondeva una piena e
-gagliarda voce giovanile dall'accento tedesco e avea come dei baleni di
-riso: «Io, signora, non capir taliano!»; e la voce della donna di
-rimando con accento da straziare anche le orecchie di un maestro di
-francese: «_Vous êtez français?_» «Oh, no, no; io studente germanico di
-Heidelberg». E quella ancora a raccontare lo stesso le cose sue.
-
-Era un affare disperato il mio di voler dormire: buttai via la coperta,
-mi ricomposi nell'angolo, e subito cercai con lo sguardo la terribile
-chiacchierona che sedeva nell'angolo diametralmente opposto al mio.
-
-Era una figura volgare (così mi parve al primo esame) di una massaia o
-borghese cinquantenne. Vestiva dimessa con un abito di lanetta color
-avana e un cappellino nero di velo. Ella appena mi vide mi sorrise
-benignamente con gli occhi, come ne la speranza di aver trovato un nuovo
-interlocutore da supplire agli altri. «Hai proprio indovinato, la mia
-donna!» -- pensai --, e rimasi impassibile.
-
-Quegli che parlava napoletano, ed era di fronte a me, avea una faccia
-butterata dal vaiolo, faccia brutta e rude da mercante di carne porcina
-o di carne umana ne le emigrazioni dei miserabili dall'Italia in
-America. Gli sedeva vicina la moglie, una donna matura, alta, piena,
-dalle linee del volto regolari, ma fredde ed inerti. Per tutto il
-viaggio ella non si mosse dalla sua posizione, non sorrise nè diede
-alcun segno di ciò che le passasse per l'animo. Portava un cappellino
-inelegante ornato di molti fiori vivaci: braccialetti d'oro e catena
-grossa al collo, anelli alle dita la gravavano come emblemi di una
-ricchezza male acquistata ed inutile. Da quel grosso corpo uscirono due
-o tre volte delle frasi che si capivano a pena, con una voce sottile e
-disgustosa.
-
-Il marito mi disse poi che la sua signora era di nascita tedesca ma sin
-da bambina vissuta a S. Paolo, però sapeva anche l'italiano.
-
-Lo studente germanico che sedeva di fronte alla vecchia donna lombarda,
-era un gagliardo e sanguigno discendente di Arminio sui trent'anni, con
-un beato sorriso su le labbra e quattro o cinque cicatrici di _rappier_
-che gli deturpavano il volto largo ed imberbe. Egli pareva come
-incantato a quel fiume di parole di cui non dovea capir niente; ma
-evidentemente ci prendeva gusto. Si era chiuso nel suo scialle e,
-accomodato alla bell'e meglio nell'angolo, guardava la donna gesticolare
-e parlare con l'espressione di chi assista ad una rappresentazione.
-Quella colse a pena il mio sguardo rivolto su di lei, che mi domandò:
-
--- Lei è italiano?
-
-Io feci cenno di sì.
-
--- Bene -- riprese --, lo dica lei a questo signore qui che viene dalla
-Merica e non ci crede; è vero o non è vero che noi italiani siamo tutti
-in miseria? -- V'era in queste parole una certa mite rassegnazione e non
-so quale doloroso convincimento che pareva dire: -- ma vi pare possibile
-che possa essere diversamente; e come si fa a non crederlo?
-
--- Sicuro che della miseria ce n'è -- risposi io.
-
--- Oh, bravo! manco male! E adesso mi dica lei (si rivolgeva proprio a
-me) che cosa doveva fare io? A Mantova un posto che sia un posto per un
-giovane come si deve non c'è a pagarlo un occhio; e il mio Carletto, non
-sta a me a dirlo, ma è proprio un bravo giovane.
-
-Stia a sentire: lui ha fatto le tecniche, che è una bella istruzione;
-dopo ha fatto il soldato da volontario, perchè il proprio dovere verso
-la patria o prima o dopo bisogna farlo, non è vero lei che è giovanotto?
-Era nel 70º di fanteria e il suo capitano gli voleva un bene... un bene,
-che se viene a trovarmi a Mantova gli faccio vedere le lettere che gli
-scriveva. Basta, è venuto via col grado di sergente. Dopo cosa doveva
-fare, povero figliuolo? Io raccomandarmi, io cercare, io far le scale,
-andar da questo, da quello, fargli far le istanze, far accendere due
-candele alla Beata Vergine se riusciva a trovare un posto. Ma che!
-Niente, quando si dice niente....! Le ferrovie sono tutte chiuse;
-concorsi non ne fanno più; al municipio peggio che in altri siti; e noi,
-veda, si era contenti anche di un posticino da prendere cinquanta lire
-al mese. Anche lui era avvilito, perchè a dirla tutta, il mio Carletto è
-buono, ma, se vogliamo, non ha molto spirito. Tira più a suo padre che a
-me. Oh, se avesse lo spirito che ho io, sarebbe un'altra cosa. Ma già
-tutti non possono essere uguali! Oh, io non ho paura di niente; faccia
-franca e avanti! Sanno loro quando è partito il vapore di mare chi
-piangeva? Loro diranno che piangevo io. Nè pur per sogno. Io rideva....
-Piangeva lui che è un giovanotto. Ecco, un po' di dispiacere l'ho
-provato piuttosto quando lasciò la casa a Mantova. Ma cosa vuole: suo
-padre, mio marito, non lo voleva lasciar andar via: gli si era attaccato
-ai panni e piangeva, piangeva che era una vergogna per un uomo di quella
-età: ma io niente; è tutto per il suo bene; ed io sarei stata una
-cattiva madre se avessi detto al mio Carletto; no, rimani, sta con noi!
-Non è vero, signori?
-
-Il discorso diretto a me si era poi esteso a tutti i viaggiatori. Ma il
-napoletano accendeva uno zigaro, la signora pareva assopita, il tedesco
-non capiva niente.
-
--- Dico bene o dico male? -- ripetè, e ci guardò tutti in volto senza
-avvedersi della comune indifferenza.
-
-Ma pigliando il nostro silenzio per esitazione a rispondere in modo
-affermativo, impallidì e si commosse. Si capiva che avea bisogno di
-essere rassicurata.
-
--- Lei ha fatto bene, signora -- diss'io.
-
--- Ah, ecco -- rispose trionfalmente come la pensa la gente istruita, la
-gente che ha esperienza di mondo. Ma lo venga mo' a dire a quelle
-zoticone laggiù di Mantova? Tu tradisci tuo figlio, laggiù ci sono i
-mali cattivi, bisogna stare tanto tempo in viaggio, dicevano. Stupide,
-dico io, e... e..., è che sono stupide.
-
-Tacque un momento, e la sua faccia si scompose in una specie di
-abbattimento che mi commosse. Poi dopo un mezzo minuto, si eccitò ancora
-e ripigliò. -- Veda, sono stata io, proprio io a farlo decidere di andare
-in America. Qui non trovi posto? Bene...., aria! Vattene a guadagnar
-fuori. E gli ho fatto io tutto; due sacchi di biancheria, due mute di
-panno, che laggiù costano un occhio, e poi me lo sono preso su e l'ho
-accompagnato a Genova. Lei dirà che lui poteva restare a Mantova. Ma a
-far cosa, domando io? A mangiare alle spalle dei genitori? Mio marito è
-scrivano da un notaio e guadagna poco; chi manda avanti la famiglia sono
-io che faccio di tutto. Abbiamo anche una casa del nostro: ma cosa
-conta? Il Governo mette delle tasse che portano via i tetti come un
-uragano. Non le dicevo poi che ci ho anche due figliuole che oramai
-saranno da marito; e poi anche che avessimo potuto, non va bene che i
-giovani stiano con le mani in mano.
-
-Dunque lui non deve pensare soltanto per sè, ma anche per le sorelle e
-vedere se può fare la dote a quelle poverine. Dico bene?
-
-Stette sopra pensiero poi melanconicamente aggiunse: -- Certo che è un
-gran piacere avere un figliuolo in casa! La sera ci faceva compagnia a
-tavola, ci teneva in allegria e ci raccontava sui giornali tutto quello
-che c'era di nuovo al mondo e anche a Mantova. E adesso? È meglio non
-pensarci. Si domanderà sempre: dove sarà in questo momento che parliamo?
-cosa farà? Non è mica una cosa allegra! E vorrei esser con lui e nel
-tempo stesso mi pare un'eternità di essere a casa mia, perchè già lo
-imagino cosa faranno tutti e tre: piangere, piangere, andare alla
-stazione ad ogni treno a vedere se vengo; perchè loro non capiscono mica
-niente della ferrovia! Bisogna che faccia tutto io. Io non ho paura di
-niente. Ecco.... devo dire la verità: un po' di paura l'ho avuta
-stamattina a vedere quel mare che urlava come una belva feroce che
-pareva volesse mangiare mio figlio e il bastimento. Ma loro, quelli del
-bastimento, non ci badavano nè meno. Del resto lo dicono tutti che non
-c'è niente pericolo, ed è come essere in casa propria, e deve essere
-proprio così perchè se si dovesse morire, tutta quella gente non
-viaggerebbe mica; e ce n'erano tanti di signoroni che montavano su. È
-vero che non c'è pericolo? -- domandò rivolgendosi al signore butterato.
-
--- _Oh, està nada._
-
--- Non capisco mica.
-
--- Io parlo _brazileno_, voi non capite il _brazileno_? Dico che il
-viaggio è niente. Ho fatto venti volte la traversata, e da qui un mese
-torniamo al nostro paese, a S. Paolo, sul Nord America che è il più bel
-bastimento della Veloce; seconda classe distinta, cento patacconi per
-uno: e il vostro figliuolo è andato in seconda classe?
-
--- Ma si figuri! -- rispose -- Noi si voleva fare anche questo sacrifizio,
-ma quando siamo stati dove si monta su....
-
--- All'imbarcadero...., -- suggerì il brasiliano di Napoli.
-
--- Proprio così: bene, quando siamo stati lì, ci incontriamo in un uomo
-che ci guardava con curiosità: ed io subito, franca, ho fatto
-conoscenza. Quando si dice la fortuna! Delle volte quelli che sembrano
-povera gente sanno dare dei consigli più da amico che certi signori
-qualificati. Bene, questo qui vestiva come un poveretto e, a dir tutta
-la verità, ci avea anche una faccia poco pulita; ma quando ha saputo che
-il mio Carletto andava in America, subito si è fatto tutto gentile e ci
-ha detto: perchè volete regalare alla società di Navigazione più di
-cinquecento lire? Teneteli in saccoccia che faranno bene quando sarà
-laggiù. Anch'io manco dall'Italia da più di vent'anni e adesso torno a
-Bonosaire dove ci ho fatto fortuna, e si può dire la mia seconda patria:
-e mi mostrava la catena d'oro e la borsa che dovea essere piena di
-marenghi. Bene, lui va in terza classe ed ha fatto amicizia col mio
-figliuolo, perchè non sta bene a me il dirlo, ma il mio Carletto è un
-giovane simpatico; basta vederlo per volergli bene; così che va anche
-lui in terza dove si respira l'aria fina che fa bene per chi è un po'
-gracile, e si arriva lo stesso e ci si guadagnano quasi quattrocento
-franchi di differenza. Poi gli ho detto in segretezza: -- Attaccati a
-quello lì che deve essere un signorone, fatti voler bene, confidati in
-lui, e quando arriverete in America, ti troverà un buon posto. Ho fatto
-male a dir così? -- domandò con improvvisa agitazione vedendo che il
-volto dello straniero si era oscurato a quel racconto.
-
--- Oh, niente; avete fatto bene.... rispose dopo un istante con
-indifferenza e spianando la fronte.
-
-Anch'io aveva capito il sospetto che era passato per la mente di colui;
-ma non ebbi il coraggio di parlare. Sarebbe stato un colpo crudele ed
-inutile per quella povera madre dirle che quell'uomo non era forse altri
-che un truffatore volgare.
-
--- Ma non ci ha il posto pronto? -- domandò questa volta il signore che
-parlava _brazileno_.
-
--- Oh sì, ha tanti posti, ha tante promesse -- rispose lei con gran
-premura -- e poi ha anche delle lettere di signori di laggiù che lo
-vogliono al loro servizio; ma delle volte, sa bene, la fortuna si prende
-di passaggio che è meglio di tutto. Scommetto che anche lei avrà fatto
-così. E quando poi avrà fatto dei soldi, quando avrà da parte un bel
-gruzzolo, non voglio mica che venga a Mantova a mangiarseli. Perchè
-questi ragazzi che non hanno esperienza di niente, se si trovano a pena
-di avere un po' di risparmio, eccoli lì che si credono gran signori. No,
-no, deve stare laggiù a farsela la fortuna per davvero. A Mantova neppur
-per sogno! Si figurino che vi sono tanti giovani oziosi che stanno tutto
-il giorno nei caffè e in altri siti più brutti. Se trovano uno che abbia
-due soldi, eccoli tutti attorno. Supponiamo che venga lui; allora
-Carletto qua, Carletto là, in baldoria ed in baracca finchè i soldi sono
-spariti.
-
-Piuttosto sanno loro cosa faccio? prendo quel vecchio di mio marito, le
-mie figliuole e via tutti in America.
-
-In Italia ci devono stare i ricchi e i birbaccioni; ma per la povera
-gente o morir di fame o andar via.... -- Si arrestò come meditando, poi
-con un sorriso che non era privo di dolcezza come per farsi perdonare la
-domanda indiscreta, chiese al _brazileno_:
-
--- E lei ci ha messo molto a far fortuna?
-
-Colui sorrise in modo canzonatorio e non rispose.
-
--- Due o tre anni, scommetto, eh!...?
-
--- Io non ho fatto fortuna -- rispose colui conservando lo stesso sorriso.
-
--- Me la vuol contare a me? Tutti quei braccialetti, quella bella
-catena.... -- e indicava l'oro della signora. -- Si capisce bene che loro
-sono signori. Ma il mio Carletto ci metterà un po' di più, m'imagino,
-perchè molto svelto non è....
-
-Tacque allora, e forse stava per riprendere il discorso quando la
-signora del _brazileno_ domandò al marito:
-
--- Quanto manca a Milano? -- ma l'intonazione era diversa e pareva dire: --
-Che seccatura è mai costei!
-
-La madre dell'emigrato o intese il senso riposto di quella domanda o non
-seppe che altro dire per allora, perchè non aprì bocca. Il volto, non
-più animato dalla foga nervosa delle parole, si era ricomposto di nuovo
-in una pallida e triste quiete. Il signore avea riacceso lo zigaro e
-buttava fuori gran boccate di fumo; lo studente di Heidelberg avea
-mandato in dentro il suo sorriso e tratto fuori il _Baedeker_.
-
-Il carrozzone un po' sbatteva, un po' scivolava su le rotaie lubriche
-dalla pioggia mentre attraverso i vetri bagnati passava, passava il
-triste paesaggio lombardo.
-
-Alberi e pioppi in lunghe file, cascine, praterie verdi come smeraldo,
-vacche e cavallacci pascenti ne la marcitura putre dell'acque, fuggivano
-indietro, come attonite cose, sotto il bigio velame delle nebbie che
-montavano già nell'ora meridiana autunnale.
-
-Avea quella povera donna tolto furtivamente dal seno una corona del
-rosario e in fretta in fretta faceva passare le avemarie e premeva le
-labbra nel fervore della preghiera, e chiudeva ogni tanto gli occhi. Il
-treno fuggiva verso Mantova, ma il suo cuore se ne portava un gran
-bastimento, e le onde immani portavano il bastimento su le loro creste
-come una paglia; le onde senza fine dell'abisso del mare.
-
-Frattanto il treno rallentava in prossimità di una stazione e la
-macchina fischiò a più riprese.
-
--- Dove siamo? che stazione è questa, signori? -- domandò scotendosi tutta
-e levandosi in piedi.
-
--- Io non sapere -- disse lo studente tedesco.
-
--- Volete l'orario? -- chiese il _brazileno_.
-
-Il treno si fermò e si udiva la voce del conduttore che gridava:
-
--- Voghera.... a Voghera; chi scende a Voghera?
-
--- Voghera? -- disse la donna -- ma io devo scendere qui per andare a
-Mantova....
-
-Lo sportello fu aperto e l'aria gelida del di fuori entrando di colpo ci
-scosse penosamente. L'aiutammo a scendere e poi le porgemmo una
-valigetta e un fagotto che avea. -- Stiano bene, si conservino, facciano
-buon viaggio tutti -- disse come fu scesa, affettuosamente.
-
-La seguii con lo sguardo e vidi che si era accostata al capo stazione il
-quale stava dritto sotto la tettoia, sotto l'aureola del suo berretto
-rosso. Che cosa gli dicesse non capii lì per lì. Lui stava impassibile;
-lei gesticolava umilmente mostrando il biglietto. Infine il capo chiamò
-il conduttore, il quale prese la tessera e poi staccò dal suo libretto
-un supplemento e lo consegnò alla donna accennando di far presto. Ella
-rifece il binario barcollando, e andava su e giù per il treno
-evidentemente in cerca del nostro scompartimento. Allora io battei sui
-vetri ed ella comprese; si fece aprire e salì. La guardia chiuse con
-dispetto il battente borbottando non so che cosa.
-
--- Oh bella -- disse colei sorridendo, -- volevo tornare qui dai miei
-compagni e lui, invece, mi voleva far montare dove voleva lui, io no!
-
--- E bene, non scende a Voghera, signora? -- domandai mentre il treno si
-metteva in moto.
-
--- Ma che! -- rispose con rassegnazione -- Il biglietto che mi hanno fatto
-a Genova non andava bene perchè avrei dovuto fare un giro lungo sino a
-Piacenza: invece loro mi hanno fatto un altro biglietto per Pavia e così
-arrivo prima, quasi all'ora del pranzo....
-
-Perchè bisogna sapere come è quella gente! Saranno ad aspettarmi a tutti
-i treni, e se non mi vedono arrivare, penseranno Dio sa quali disgrazie.
-Cosa vuole che loro sappiano di ferrovie, di orari, di viaggi? Anzi, io
-ci penso fin da ora e mi vien da ridere: veda, quando mio figliuolo ci
-scriverà che ha fatto fortuna ed andremo tutti laggiù in America, io
-scommetto che lui, mio marito, per fare il viaggio, si metterà l'abito
-nero che tiene nell'armadio per le grandi occasioni e il cappello a
-cilindro. Pover'uomo, di queste cose non se ne intende mica, ma è così
-buono!
-
- *
- * *
-
-Io avevo aperto l'orario mentre la buona donna parlava e ad una prima
-occhiata avea capito che il capo stazione di Voghera avea preso un
-grosso errore facendola proseguire per la linea di Pavia, giacchè v'era
-una lunga fermata a Pavia ed un'altra a Cremona, per modo che non
-sarebbe giunta a Mantova che alla mezzanotte circa.
-
-Però non le dissi nulla e forse me ne sarebbe mancato l'animo. Lei
-s'accorse che io consultavo l'orario e mi domandò con premura:
-
--- Non va forse bene...?
-
--- Sì, va bene; soltanto dovrà aspettare a Pavia più di una mezz'ora....
-
--- Questo poi mi dispiace -- disse con rassegnazione -- perchè non ho
-portato nè meno uno sciallettino, e non si può proprio dire che faccia
-caldo....
-
-Io non insistetti e lei riprese: -- A me basta di arrivare a casa per
-l'ora del pranzo; perchè a mangiare all'albergo non si sa mai!... Vedono
-una donna sola, danno quel che avanza in cucina e poi mettono su il
-conto che vogliono loro....; lo lasci dire a me che ci ho pratica del
-mondo. E poi veda: ho anche voglia di andare a pranzo coi miei, perchè
-ho preparato una bella sorpresa. Già staranno tutti come tante mummie;
-lui poi piangerà, povero vecchio! Allora sa lei che cosa faccio? Tiro
-fuori della roba che ci ho qui dentro -- e indicava un sacchettino bianco
-ben legato al collo. -- Sa lei che cosa ci ho qui dentro? Sono dei frutti
-che nascono in America e sono dolci come il miele. Si chiamano banani, è
-vero? -- domandò al _brazileno_.
-
-Quegli fece cenno di sì.
-
--- E ve ne sono tanti laggiù, è vero? -- tornò a domandare.
-
-Il _brazileno_ levò il capo e piegò le labbra come a dire: -- A
-volerne!...
-
-E lei tutta consolata riprese: -- Io dirò: cari miei, questi frutti li ho
-comprati nel bastimento dove viaggia Carletto. Laggiù poi ve ne sono
-tanti che non costano niente. Quella sì è la terra promessa!...
-
-La macchina fischiò; il treno a poco si fermò sotto la pioggia.
-
--- Siamo a Pavia, signora! -- le dissi.
-
--- Finalmente! -- e prese tutta la sua roba e discese.
-
--- Adesso vado a sentire dal capo stazione quanto tempo devo fermarmi a
-Pavia -- disse --, e loro signori stiano bene e facciano buon viaggio, e
-lei -- aggiunse rivolgendosi al _brazileno_ -- chi sa che un giorno o
-l'altro non ci vediamo in America e allora si vuol stare tutti allegri
-in compagnia.
-
-Si scostò, attraversò i binari equilibrandosi alla meglio fra la
-borsetta e il sacco dei banani; e dopo aver chiesto a due o tre
-impiegati, si rivolse ad un altro di quei mandarini che vivono sotto le
-tettoie delle stazioni e sotto la mitra rossa dei loro berretti. La vidi
-parlargli umilmente e.... poi fece un atto di disperazione; ripassò per
-i binari in furia e venne al nostro sportello.
-
--- Ma sanno, sanno, signori, a che ora giungo a Mantova? Alle undici....
-capiscono..., alle undici e quaranta!
-
-Non potè dire altro: una guardia la scostò bruscamente e il treno si
-avviò. La rividi riattraversare i binari.... poi ferma col capo chino
-sotto la tettoia già deserta, con la borsetta in una mano, nell'altra il
-fagotto dei banani, i frutti dolci come il miele che mangerebbe suo
-figlio; e non potei staccare gli occhi da lei sinchè il treno, fuggente
-sotto la pioggia, non me l'ebbe tolta dallo sguardo.
-
-
-
-
-Per un ribelle
-
- _. . . . . . . Pictoribus atque poetis
- quidlibet audendi semper fuit aequa potestas._
-
-
-Al tempo delle recenti sommosse in Sicilia, ne la piccola quanto
-illustre città di R*** in Romagna (illustre perchè ha di molti e bei
-monumenti antichi) furono sequestrate circa tre mila copie di un
-opuscoletto di versi e di prose intitolato _Scaglie roventi_. Il
-provvedimento del sequestro -- inutile dirlo -- era giustificato dal fatto
-che l'autore non potendo gettare bombe autentiche, si accontentava di
-appuntare la prosa e la rima in forma di saette, e te le scagliava con
-una irruenza di entusiasmo e di rabbia tale che guai se invece di essere
-archilochee fossero state di semplice ferro.
-
-Dunque il provvedimento era giusto; specie oggi che, grazie a Dio, non
-si è più ai tempi di Renzo Tramaglino, ne' quali un facinoroso, un
-barattiere o un soperchiatore di professione poteva ridersene della
-legge e di chi ne portava le insegne.
-
-Ma pure approvando il sequestro, faceva pena il pensare alla persona
-colpita e danneggiata; perchè bisogna sapere che l'autore delle _Scaglie
-roventi_ non era un sanguinario di razza, ma un povero giovane non
-ancora trentenne, pittore per vocazione e non di mestiere per la ragione
-che di commissioni non ne avea; ed affetto inoltre da una malattia che
-per lui era divenuta cronica: la miseria.
-
-Costui ne gli ultimi tempi si era buttato tra la compagnia dei peggio
-anarchici e rivoluzionari di quella città: i socialisti per costoro non
-erano che dei borghesucci annacquati: perchè bisogna anche sapere per
-chi non ci ha pratica con quelle regioni, che in Romagna la politica,
-oltre a tante cose, è una specie di _steeple-chase_ istintivo a chi
-trova le forme più avanzate: giuoco certo non innocente e che abbisogna
-di molta sorveglianza, ma non così pericoloso come può sembrare a prima
-vista, e come alcuni credono o fanno credere, almeno sintanto che v'è da
-mangiare e da bere: ed a questo provvedono a bastanza bene il buon Dio e
-le campagne ubertose e felici. Perchè quella è gente che di digiuni non
-ne vuol sapere. Solamente la sera che dovessero andare a letto a stomaco
-vuoto o scemo, sarebbe una scarsa garanzia per il domani. Ma sino a quel
-giorno si può esser tranquilli: o fan di gran chiacchiere o si
-accoltellano fraternamente fra di loro. Hanno inoltre un disprezzo per
-la legge che è divenuto proverbiale; così invece che dire: «io non
-voglio prepotenze», dicono nel loro rude dialetto: «io non voglio
-leggi».
-
-Or dunque i compagnoni conducevano a torno il nostro pittore per tutte
-le osterie; e alle ore piccole, quando rincasava, era forse più la
-gravezza del vino che avea in corpo di quello che potessero pesare
-quelle sue ossa e la poca carne che vi era attorno. Gli amici e i
-compagnoni gli pagavano da bere e questo era il prezzo delle sue
-conferenze, perchè quando era brillo avea delle sortite bizzarre e degli
-sproloqui paradossali; insomma faceva ridere o faceva piangere; il che è
-tutt'uno. Ma da mangiare non ne avrebbe accettato: non era dignitoso per
-un artista.
-
-Il luogo di ritrovo era ne le tipiche e indimenticabili osterie o,
-meglio, cantine di Romagna. Altrove non si costumano e val la pena di
-descriverle. Sono delle grotte a volta nei sotterranei stessi dei
-palazzi e vi si scende per molti scalini sotto il livello della strada.
-
-Due file di botti adornano le pareti; lampade caliginose pendono dalla
-volta. Il muro più stretto è occupato da un camino medioevale dove
-ardono fascine di sarmenti e, su la brace, in graticole enormi cuociono
-pesce e sardella e carne porcina. Uno degli avventori fa vento, un altro
-vi versa l'olio a stille, e l'odore nauseabondo si spande dal focolare.
-I boccali di coccio bianco a fiorami circolano ricolmi e spumosi di ben
-fermentato mosto, e il cantiniere che siede presso la botte, con la mano
-su la spina, a fatica soddisfa alle richieste dei molti che gli si
-accalcano con i boccali sporti.
-
-Su le panche, attorno ad un tavolo lungo e stretto, stavano dunque i
-compagnoni, ravvolti dentro le capparelle tradizionali, gettate a due
-colpi attorno al collo e alle spalle; il cappello a cencio con l'ala
-schiacciata su la fronte; fisonomie o incoscienti o feroci: tutti
-intenti all'oratore, appoggiati alle palme; e su di essi le lampade
-improntavano colpi di luce e di buio alla Rembrandt.
-
-Lui era a capo tavola, ritto, esile, macilento, con l'occhio smarrito. A
-gran gesti, con certe mani bianche ed affilate, parlava con voce
-stridente e con certo digrignare di denti contro la tirannide dei
-borghesi e dei preti: propositi immani, applausi feroci. Uno dei seduti
-interrompeva con un pugno sul tavolo da sfondarlo in segno di
-approvazione, e con una formidabile bestemmia si alzava; abbrancava un
-bicchiere colmo, si accostava all'oratore e lo obbligava a bere, per la
-Madonna! Entusiasmo bestiale a cui non era possibile sottrarsi. Il vino
-talora sgocciolava sul soprabito nero del nostro pittore, miserabile
-segno di un'aristocrazia invincibile: e poi seguitava a parlare.
-
-Delle volte, tanto era il vino ingurgitato, che la madre di lui aprendo
-la porta ai replicati bussi, vedeva i compagnoni che gli riportavano il
-figlio su le spalle mezzo morto dal vino. Questo avviene talora in segno
-di buona amicizia ne la dolce terra di Romagna. Ma prima che si fosse
-dato a così mala compagnia, ed anche allora, quando il fumo del vino non
-lo rendeva aggressivo, egli era la più mite e schietta creatura che si
-possa imaginare e si accompagnava anche agli odiati borghesi e li
-conduceva su, ne la sua stanza a vedere i suoi abbozzi e i suoi quadri.
-
-Era tanto che voleva andarsene via di quella città, all'estero, lontano,
-in Australia, come diceva lui. Ma ogni anno era sempre lì: ci volevano i
-soldi del viaggio, e le speranze rifiorivano con la buona stagione e poi
-cadevano giù all'autunno, quando le cantine si aprono per il vino nuovo,
-e quelle diventavano per lui il rifugio e il solo ritrovo possibile.
-Intanto scriveva le sue _Scaglie roventi_ contro i borghesi; anzi avea
-un progetto: se ne sarebbe messe le copie in una bisaccia e sarebbe
-andato su per il Montefeltro, per le Marche e per altre terre e castella
-di Romagna: le avrebbe declamate in piazza, per le fiere, e le avrebbe
-vendute. Per mangiare e per dormire avrebbe accettato l'ospitalità degli
-amici: in viaggio era permesso.
-
--- Già ho bisogno di aria libera di montagna! -- e aggiungeva: -- Vuoi che
-non le venda le mie _Scaglie roventi_? sono tre mila copie: a cinque
-soldi l'una fanno settecento cinquanta franchi, e poi vuoi dire che
-lassù in montagna non trovi qualche prete che abbia da rifare la testa
-alla Madonna e le ali agli angeli? Dopo faccio fagotto e vado via e non
-ci torno più da queste parti.
-
-Ma le tre mila copie furono sequestrate tutte in tipografia, fresche
-fresche, a pena venute fuori dalla macchina: una burla lepidissima su
-cui la plebea arguzia romagnola trovò modo di sbizzarrirsi in motti e
-facezie in gran copia.
-
--- Mi hanno voluto far fare un debito come fate voialtri borghesi! --
-esclamava lui arrotando i denti; ed alludeva al fatto di non potere
-soddisfare il tipografo, che avea promesso di pagare col ricavato della
-vendita.
-
-Ma per quanto si inferocisse o celiasse, si capiva che il colpo del
-sequestro gli era andato diritto al cuore: ultima speranza volata via
-per terre lontane più che l'Australia e senza pagare il biglietto di
-viaggio ai borghesi! Poi v'era anche la vanità del poeta ferita
-crudamente in quelle sventuratissime _Scaglie_, legate e portate via
-come una balla di carta straccia; perchè quei versi non erano brutti,
-anzi come arte aveano un certo pregio; e l'indignazione e l'odio acuiti
-dai patimenti e congiunti ad una naturale esaltazione, aveano valicato
-di un balzo tutte quelle difficoltà che si frappongono a chi voglia
-scrivere in rima.
-
-V'erano delle strofe davvero potenti e scintillanti di furore e ne
-citerò alcuna delle più miti per ossequio al sequestro e alla legge.
-
-Ecco ad esempio come comincia il «Canto di un ribelle affamato»:
-
- Quando cadon le folgori
- e i venti fanno urlare le foreste,
- quando passeggia libero
- il genio che conduce le tempeste;
- ed i torrenti fuggono
- per le chine e le valli spumeggiando,
- coll'onda fiera e torbida
- case, roveri e abeti trascinando;
-
- sento in me dentro crescere
- l'odio ai potenti ed il desio di guerra,
- sento la furia indomita
- del ribelle che tutto arde ed atterra.
-
- Poichè pezzente e misero
- mi veggo, e come fossi un vil carcame
- i felici mi fuggono
- ed è compagna mia solo la fame
- . . . . . . . . . . . . . . [1]
-
- [1] Per evitare equivoci e per aver libera la coscienza da
- peccati che sarebbero due, i versi e le idee rivoluzionarie,
- l'autore del presente volume ci tiene a dichiarare che queste
- rime sono proprio tolte dalle «Scaglie roventi» del sig.
- Francesco A***, edite pei tipi di Emilio R*** ne la illustre
- (sempre a cagione dei monumenti antichi) città di R***. E chi
- non ci crede si rivolga al Sig. Carlo Chiesa, editore, che ne
- darà prove. A.P.
-
-Oh, ma mi faranno il processo, mi faranno -- diceva a questo e a quello
-il nostro pittore e poeta --, e mi voglio difendere io e allora ne
-sentiranno!....
-
-Per ventura ci fu un'anima pietosa che lo dissuase e con buone ragioni
-perchè gli disse: -- Se tu parli come ne hai l'intenzione, ti legano e ti
-mandano a far compagnia alle tue _Scaglie roventi_. Ti difenderò io se
-tu lo vuoi.
-
--- Ma tu sei un borghese e un brigante... rispose il giovane pittore; e
-se per avventura alcuno non lo sapesse, dirò che la voce di «brigante»
-costumasi dare abitualmente a coloro che sono di opinioni moderate e
-conservatrici. È una figura retorica che è in uso laggiù!
-
-Ma tanto disse e fece che quegli promise di farsi difendere. La cosa si
-riseppe e se ne fece un gran parlare, perchè il sig. C***, difensore
-improvvisato, era noto per le sue idee regressive, anzi per le continue
-intransigenze contro ogni novità. Avea in sua gioventù viaggiato e
-studiato ed anche avea nome di uomo di talento, qualità punto pregiata
-in quella città per la semplice cagione del soverchio numero di talenti
-che quivi attecchiscono.
-
-Il sig. C*** faceva da molto tempo il gentiluomo di campagna e ci teneva
-tanto alla sua proprietà che quando gli parlavano di collettivismo
-rispondeva semplicemente che per suo conto li avrebbe difesi a fucilate
-i suoi poderi. Queste affermazioni sanguinarie, comuni del resto in
-Romagna, non è a credere che gli togliessero dimestichezza e facilità
-pur con gli stessi avversari: e la ragione è che in quei paesi un po'
-selvaggi e primitivi, vi fiorisce per buona ventura un certo senso di
-bonarietà e di umana semplicità e gentilezza che vale ad attutire le
-fierezze e gli odi di parte, ed accomuna gli uomini di varia fortuna e
-natura.
-
-Non parrà dunque cosa strana se in quel dì la sala dell'udienza in
-pretura fosse gremita di gente delle più disparate opinioni politiche e
-di sfaccendati ed oziosi, di cui in quel paese è gran numero: e costoro
-farebbero la fortuna degli impresari e delle compagnie comiche e liriche
-se in teatro ci si potesse andar gratis; ed anche gli autori ed i librai
-molto se ne avvantaggerebbero se i libri si potessero dar per niente e
-il leggerli e l'intenderli non costasse una certa fatica.
-
-Ecco il discorso di difesa che tenne il sig. C***; e a me spiace che il
-mio stile non sia del tutto adatto a rendere la tinta di festevole
-serenità e di sarcastica piacevolezza con cui l'oratore seppe rendere
-facile quella sua bizzarra e paradossale orazione.
-
- *
- * *
-
-«L'imputato che vi è qui dinanzi, illustrissimo sig. Pretore, sotto la
-grave e terribile accusa di anarchico, di Tirteo della dinamite, è tanto
-per noi, rappresentati e vindici del presente ordine costituito, quanto
-per gli innovatori o socialisti che qui vedo largamente rappresentati
-fra il pubblico, come anche per i suoi compagni di fede, un individuo
-eterogeneo ed eteroclito, cioè è il campione di una specie che va
-scomparendo.
-
-Egli è un accusato, senza dubbio. Ma guardate il fremito che lo agita,
-la macerie che lo divora, il fuoco che gli si versa dagli occhi, e voi
-capirete che egli, ne la sua mente, è un accusatore. Condanniamolo a
-venti anni di reclusione; alla ghigliottina, allo squartamento coi
-cavalli ed egli non ci domanderà grazie e molto meno si riconoscerà
-colpevole.
-
-Condannarlo è facile, ucciderlo pure sarebbe facile.
-
-Il difficile, o signori, sarebbe di provare che tutti i torti stanno
-dalla parte sua e tutte le ragioni dalla parte nostra.
-
-Ma pretendere nel mondo questa giustizia ideale sarebbe un pretendere
-l'assurdo. Fino dall'età dell'oro, e lo attesta Esiodo, Temi se ne volò
-al cielo coprendosi gli occhi con le ali per orrore di noi, e da allora
-non è più tornata.
-
-Voi poi avete purificato i cieli dagli angeli e dai fantasmi biblici, e
-va bene; pure dai vostri più potenti telescopi non si annuncia ancora
-che Temi accenni al ritorno. Stiamo dunque nel reale e nel possibile: la
-giustizia con la sua spada vigili in difesa dell'ordine sociale
-stabilito dalla volontà dei più e dalla forza delle cose; tuttavia
-voglia per pietà rendere meno selvaggio il diritto di quelli che
-trionfano e regnano, e pur meno amaro il pianto di chi in ogni età deve
-formare le fatali schiere dei vinti.
-
-Questa è la melanconica e pur vera parola di Cristo.
-
- *
- * *
-
-Ed ora cominciamo: Chi è costui? Vi potrei rispondere con una frase
-d'effetto: È un uomo che ha fame. E sarei nel vero, perchè a casa sua è
-una inverosimiglianza che a mezzogiorno bolla la pentola. È anche la
-fame che lo fa cantare quelle atroci cose.
-
-Ma io vi dirò di più: Egli è un'anima che ha fame!
-
-I suoi compagni lo hanno spesso costretto ad assidersi a delle
-imbandigioni da disgradarne Panurgio e Pantagruel, e gli hanno posto
-innanzi una serie interminabile di bottiglie; poi lo hanno accompagnato
-a casa cantando.
-
-Ma la sua è una bulimia che non si placa per cibo, è un'arsura che non
-si smorza col vino, è un dolore che non si conforta coi canti.
-
-Andiamo innanzi: Voi lo accusate anche dello abbominevole vizio
-dell'ubbriachezza. Di fatto egli si è dato a questo smodato uso del
-succo settembrino. Ma, in sostanza, egli è sobrio. Assicurategli ogni
-giorno una ciotola di minestra, sia pure di fagiuoli, una stanza al
-quinto piano senza che il locatario lo venga a infastidire con la
-pigione, un abito nero per uscire decente, e voi lo troverete tutto il
-giorno occupato a dipingere le sue teste di angeli e di Madonne; e barbe
-di profeti e vergini supplicanti.
-
-Se poi lo accoglierete con onore ne le vostre case, se lo farete
-partecipe della vostra intimità, gli comprerete o almeno gli loderete il
-quadro, lo andrete a visitare nel suo studio, egli sarà un uomo felice e
-troverà che il mondo gira così bene col sole e con la luna che lo
-vagheggiano a volta a volta, con tutto quel bel mare azzurro e quei
-boschi e quei campi, e non gli verrà nè pure in mente di invocare
-
- il rabido
- coro degli Austri fremebondi e urlanti
-
-e di dire:
-
- Amerò sempre i pallidi
- morbi spavento e morte seminanti
-
-come scrive a pagina ventitrè dell'incriminato opuscolo.
-
- *
- * *
-
-È un'anima che ha fame. Sentite: una volta un giornalucolo di provincia
-portava in terza pagina, prima del sonetto di _réclame_ al Ferro China,
-un annuncio così concepito: «La riproduzione dell'effigie dell'illustre
-patriotta è stata affidata all'egregio giovane pittore Francesco
-A***....» Ebbene, io l'ho veduto per molti giorni consecutivi, contro
-suo uso, aggirarsi per le vie, fermarsi alle cantonate e spiare sul
-volto dei passanti se lo guardavano, se avessero letto l'annuncio, e poi
-domandare al giornalaio quante copie si vendevano del detto foglio. Egli
-ne avea le tasche piene.
-
--- Hai comperato molto salame da cena? -- gli chiesi vedendolo in quello
-strano atteggiamento e con quelle sacche rigonfie di carte. -- Dice
-Murger ne la sua _Vie de Bohème_, che per diventare artisti, bisogna
-mangiare prima molti metri o chilometri di salcicciotto.
-
--- No, è la giustizia che si fa strada -- rispose, -- forse è la via della
-gloria che mi si apre!! -- e mi sciorinò fremendo il giornale.
-
-Infelice! Dopo cinque anni ecco dove io lo ritrovo!
-
-V'ho detto che egli per natura è sobrio: meglio: è un asceta. Sapete la
-sua storia, signori illustrissimi del tribunale? È breve. Suo padre era
-un clericale intransigente. Adempiva alle mansioni di distributore di
-libri ne la biblioteca municipale.
-
-Percepiva cinquanta lire mensili, più qualche incerto commerciando in
-libri vecchi. Aveva una barba mosaica e una figura inspirata del vecchio
-testamento. Con quelle cinquanta lire manteneva la moglie, sè, una
-figliuolina e il presente suo figliuolo in una povertà decentissima e
-dignitosa. Al figliuolo insegnò lui a leggere e a scrivere, perchè alle
-scuole del Governo non lo volle mandare. Lo teneva sempre con sè sino
-alle quattro che si chiudeva la libreria e si apriva il Duomo per il
-vespero.
-
-Il giovanetto era un cosino smilzo e macilento, e in quella solitudine
-della biblioteca, in mezzo a que' quadri e a quelle vecchie stampe si
-innamorò pazzamente dei colori e dei pennelli.
-
-Le sue letture preferite erano il Trattato della Pittura del Vinci, le
-Vite del Vasari e quella del Cellini, e ne sapeva molti passi a memoria;
-e voi avrete osservato che egli, senza avere mai messo piede in una
-delle così dette scuole classiche, scrive con una robustezza sintetica e
-con periodi vibranti e densi di pensiero che fanno contrasto con le
-abbominevoli massime di distruzione che vi professa.
-
-Ma la sua passione era il contemplare le vecchie stampe che
-riproducevano i quadri e le tavole dei pittori antichi. Il Lippi, il
-Masaccio, Sandro Botticelli, in genere i pittori del quattrocento,
-esercitavano su di lui un fascino irresistibile. Parlava del
-Ghirlandaio, di Luca Signorelli come di amici presenti, e in mirare
-quelle energiche e forti espressioni umane della nostra rinascente arte
-italiana la quale con tanta coscienza si era emancipata dalle mistiche e
-ingenue forme medioevali e avea così divinamente, così audacemente
-affermata la natura e la vita, egli, il giovanetto, perdè la ragione e
-il senso delle cose reali; ma vivea sempre in mezzo a quelle figure e le
-sognava, io credo, rinnovate in un'altra e grande arte contemporanea.
-
-Per lui tutta la storia dei secoli XV e XVI si riempiva della vita e
-delle opere di questi grandi pittori. Pontefici, re, guerrieri, gran
-signori non esistevano che come seguito e corteo di quelli.
-
-Tutto quel magnifico e meraviglioso cinquecento gli passava davanti agli
-occhi come una visione di fate e gli tenevano le veci quasi del mangiare
-e del bere. Erano i suoi amici che passavano!
-
-Allora cominciò a sporcarsi le dita coi carboncini e poi co' colori,
-tutto da per sè, senza aiuto o consiglio e così durava da non breve
-tempo.
-
-Qualche vecchio gentiluomo, qualche canonico, qualche stravagante
-erudito, i soli che (voi lo sapete) in questa nostra città frequentino
-la libreria, vedendo il giovanetto tutto curvo sul telaio, là in una
-delle aule, nel punto dove batteva un raggio di sole giù dagli alti
-finestroni, si fermavano a guardare.
-
--- Questo garzonetto o giovincello ha inclinazione per l'arte della
-pittura, eh? -- si domandavano con voce chioccia e nasale -- Bene, bene!
-Bravo, figliuolo mio, lavora, carino...! E che dipingi mai? Ah, una
-Madonna! Bene, figliuolo caro, sempre con la santissima religione e
-farai buona fine! Iddio ti assisterà.
-
--- Fa tutto da per sè! -- avvertiva pianamente il padre che si era
-accostato al visitatore.
-
--- Ah sì? Allora -- dicevano coloro -- è proprio la benedizione del
-Signore! Coraggio!
-
-Al vecchio gli occhi che avea sempre rossi e lagrimosi, si colmavano di
-maggior pianto e il giovanetto movea la matita con alacrità convulsa
-come avesse voluto far venir fuori la sua figura dalla tela, in un
-colpo, e farla rizzar gigante e ridente su per quel raggio di sole.
-
-Ma dopo alcun tempo pensò che pur bisognava uscir fuori da quella
-solitudine della biblioteca e farsi conoscere; ed allora avvenne che
-esponesse un quadro. Il babbo con la sua barba bianca poteva servire da
-modello, e così fu.
-
-Le domeniche e tutti i giorni che la libreria stava chiusa, il vecchio
-posava davanti al figliuolo con in dosso la cappa rossa di un sagrestano
-e gli occhi rivolti al cielo: dovea figurare un profeta o un veggente al
-naturale. Quando il quadro fu finito, si lavorò per la cornice, e con
-certi regoli di legno e loro arnesi l'ebbero condotta a termine. Un
-libraio che avea una bella vetrina sul corso si acconciò ad esporre il
-quadro; e il giovanetto trepidante, una sera in su l'imbrunire, lo
-trasportò in quella bottega e lo dispose in modo che fosse in buona
-luce. Se ne fece un gran parlare, ma le critiche non furono benevoli e
-la cosa poi finì ne la solita indifferenza. I primi giorni tutti
-andavano a vedere; e i contadini che venivano al mercato, davano di
-grandi urtoni perchè volevano vedere anche loro. -- Chi è? cos'è? È un
-beccamorto con la tonaca rossa! È un matto che muore! To' to'! è il
-vecchio della libreria. Proprio lui, vivo sputato! È il figliuolo che ha
-fatto il ritratto al padre: si vede che gli vuol bene; e perchè l'ha
-vestito di rosso? che bisogno c'era di metter fuori i ritratti di
-famiglia? Vada, vada ad imparare il disegno geometrico, l'ornato e la
-prospettiva ne le scuole -- sentenziava fra gli altri con amaro spregio
-il maestro di disegno delle scuole tecniche -- e poi farà l'imbrattatele.
-
--- Tutte le pulci han la tosse -- diceva uno degli intelligenti -- Tutti
-dottori, tutti avvocati, tutti artisti! Vecchio matto, all'officina lo
-mandi!
-
-Poi la gente non si fermava più e il veggente rimase per qualche giorno
-ne la vetrina con la sua tonaca rossa, gli occhi inspirati e l'indice
-alzato ad indicare il cielo tutto il giorno fra quella gente che non ci
-badava più che tanto.
-
-In questo tempo il vecchio venne a morte e per il giovanetto
-cominciarono i giorni tragici della fame.
-
-Uscì dalla biblioteca, si rivolse ai signori, ai preti se avessero avuto
-da fare qualche ritratto, da ripulire o accomodare qualche quadro in
-chiesa. -- Mi dispiace, figliuolo, ma proprio non ne ho di commissioni! --
-rispondevano tutti. E pure per le nozze della contessina B*** avevano
-fatto venire un pittore da Firenze a farle il ritratto e lo aveano
-pagato fior di quattrini. Perchè non affidare a lui l'incarico? Egli
-piangeva di dolore e di rabbia e pure seguitava a dipingere, a
-dipingere, a dipingere nel suo stambugio sotto i tetti.
-
-Un giorno il bibliotecario che era un uomo da bene e aiutava la vedova
-di nascosto del figliuolo, gli disse: -- Carino mio, tu bisogna che
-cominci da capo e vada a studiar fuori. Breve: lo indusse a fare una
-domanda al municipio per avere un piccolo sussidio, e poi si diè attorno
-a raccomandarlo ai consiglieri. -- Ma chi è costui? -- dicevano -- È figlio
-di un clericale. Deve essere uno stravagante come il padre. Se il
-municipio dovesse aiutare tutti quelli che si credono di avere una
-vocazione, addio finanze. -- E il dabben uomo ribatteva: -- E avete pure i
-fondi stanziati per i sussidi agli studi. -- Ma gli altri -- rispondeano --
-presentano dei buoni documenti e in regola: questo qui che studi
-regolari ha fatto? Dove è andato a scuola? Le scuole allora a che fine
-ci sono?
-
--- Ti devi raccomandare un po' anche tu, figliuolo -- diceva poi al
-giovane il suo protettore.
-
--- Io? io no. Io ho la mia arte. -- Basta: tanto disse e fece quell'uomo
-per bene che gli fu assegnato un sussidio di trecento lire. E allora
-andò a Roma a studiare e vi rimase sei mesi. Avea ne la valigetta due
-paia di scarpe con la suola ferrata come costumano i montanari, ma le
-riportò a casa sfondate, tanto avea fatto un gran girare pei musei, per
-i fori, per le strade. E l'accademia? L'accademia niente.
-
-E quando gli domandarono le carte di frequenza per rinnovargli il
-sussidio, rispose che non ne avea ma che avea senz'altro frequentato la
-scuola del nudo e del colore. Per questo o per altra malevolenza il
-sussidio gli fu tolto ed egli ricominciò la vita misera e deserta di
-prima, qui fra noi.
-
-Vennero i giorni dell'inverno, della neve, del freddo e della fame.
-
-Il conte B***, un nostro degno gentiluomo, che l'avea conosciuto quando
-da ragazzetto dipingeva in biblioteca, ebbe commiserazione di lui e gli
-offrì una stanza ne la sua villa e un posto alla sua tavola senza alcuna
-servitù od obbligo. Accettò; ma la mattina seguente la stanza era vuota,
-il letto ne pur disfatto e un bigliettino sul tavolo diceva al conte che
-egli gli sapeva grazie della sua ospitalità, ma che voleva vivere della
-sua arte e non di elemosina.
-
-A questo punto comincia il suo errore di giudizio e, se volete
-un'espressione più energica, la sua lagrimevole pazzia. La diagnosi
-della sua pazzia è di una semplicità assoluta:
-
-«Egli vuole vivere della sua grande arte». Ma vivere non gli basta:
-pennello e tavolozza gli devono dare la gloria, le ricchezze, il piacere
-dell'esistenza. Io ho cercato di farglielo capire che questo è un
-assurdo anche se potesse apprendere perfettamente l'arte del dipingere;
-e per il passato gli ho detto molte cose.
-
-Vedi, amico -- io gli ho detto -- oggi la grande arte è finita e quella
-poca che rimane, se gli si può dar questo nome, è proprietà di pochi e
-già famosi artisti, nè credere che la società li ricompensi di onori e
-di lodi come faceva coi tuoi amici pittori dei bei tempi antichi. Oggi
-se ad un Tiziano cadesse il pennello non vi sarebbe nessun Carlo V a
-raccoglierlo.
-
-Un posto di professore in qualche accademia, ecco quello che la società
-può concedere. D'altra parte tu, povero ragazzo, hai bisogno di vivere:
-ebbene datti all'arte spiccia, all'arte chincagliera. Lì, se hai
-fortuna, potrai riuscire. Vi sono le bomboniere da dipingere, i
-quadretti per i salottini delle _cocottes_. Esse qualche soldo lo
-spendono per amor dell'arte: puoi anche darti a decorare le stanze.
-
-Vedi i poeti come segnano la buona via. Calliope non canta più gli eroi,
-ma i callifughi e le pomate. Leggi i giornali e vedrai se dico la
-verità. Potrai rispondere che sono poeti da strapazzo. D'accordo. Ma se
-tu sapessi come è facile perder la dignità e diventar pagliaccio senza
-accorgersene quando la gente non ti dà il soldino se non a patto che tu
-faccia quattro capriole in piazza! Dopo però ci si abitua e non si fa
-più caso di nulla.
-
-Ma egli mi adduceva gli esempi di coloro che hanno buon nome nell'arte,
-e mi ricordava le esposizioni che si inaugurano con tanta frequenza e sì
-gran sfoggio di gente decorata. Lascia da parte le esposizioni,
-rispondeva io: esse servono a tante cose che non hanno a che vedere con
-l'arte, oppure sono inventari, e tu sai che gli inventari si fanno
-quando uno è morto o sta lì lì per tirar le cuoia. Ma quanto ai pittori,
-è vero, ci sono di quelli che hanno la fede e il genio dell'arte; e pure
-a me, a simiglianza dei poeti, fanno l'effetto di persone fuor di posto
-e smarrite; e mi ricordano una certa compagnia di bimbi che una volta ho
-veduto soffiare, soffiare sotto un pallone.
-
-Il pallone si gonfiava da una parte, poi si faceva floscio dall'altra:
-ma in alto non voleva salire.
-
-I pittori fanno press'a poco lo stesso; buffano sino a perdere il fiato;
-ci muoiono anche. Che si vuole di più? Ma è impresa che fa ridere. È che
-manca l'aria: v'è nell'aria qualche cosa di micidiale per l'arte! Perchè
-la pittura non è solo la rappresentazione con segni e colori delle cose
-esterne, chè in tal caso sarebbe una lotta impari ed assurda col vero e
-meglio riesce la fotografia che qualsiasi ottimo pennello; ma essa è
-grande arte in quanto rappresenta un'idealità universalmente vagheggiata
-e sentita. Ma ora mai la nostra maggiore idealità si affissa tutta
-nell'intento di raggiungere un equilibrio economico e sociale di là da
-venire.
-
-Pure l'ignoto ed il meraviglioso, queste due grandi sorgenti a cui
-l'arte attingeva a piene mani, non sono più. Dentro l'animo umano, per
-la vasta terra, per i cieli si è esplorato tutto o almeno, si è convinti
-di avere fugato ogni errore, ogni sogno, ogni superstizione. Lavoro
-mirabile, conquista portentosa dell'uomo! E pure siamo forse più tristi
-di prima! Tutto su la terra va diventando uguale, a rettifilo, a
-proporzioni determinate, nel modo stesso che gli uomini vestono tutti
-ugualmente, hanno all'incirca la stessa fisonomia, e le case, le città,
-le vie le campagne si vanno assomigliando.
-
-L'arte, credi, non può ridere, distendersi fra queste cose e uomini
-geometrici!
-
-Senti questa: vi fu una volta un grande poeta, grande come pochi altri,
-il quale non fece altro che ridere ne la vita, tanto che è morto del
-troppo ridere; un poeta il più ricco di contraddizioni che mai si possa
-pensare. Ma veramente non era lui che si contraddiceva: era il mondo che
-è una perpetua contraddizione. Però pensa che il popolo non sbaglia mai,
-ed il poeta che aveva tanto spirito da ridergli in faccia, si vide posto
-su la divina fronte quel berretto da giullare che egli avea osato di
-mettere su la testa di quel terribile tiranno.
-
-Questo poeta si chiamava Arrigo Heine.
-
-Da molti anni egli si sentiva morire e non poteva morire: tuttavia ne la
-sua tomba di materassi ove giacque per tanto tempo, non cessò di ridere
-e di piangere, perchè ridicola e pur lagrimevole cosa è in fine il
-mondo. Un giorno riuscì a levarsi dal letto e si trascinò sino al
-_Louvre_. Là, dinanzi alla Venere di Milo, si pose a sedere. Il cuore
-gli si intenerì alla vista della Dea e ruppe in un torrente di lagrime.
-
-Questo è un fatto vero ed è anche un simbolo. La Venere di Milo è l'Arte
-e Arrigo Heine è l'età presente. V'è qualche cosa che muore attorno a
-noi; tu lo senti!
-
-Ma queste ragioni non lo persuadevano. Egli ha anche adesso un'idea
-fissa. Si sente soffocare nell'espansione delle sue forze e ne dà la
-colpa alla borghesia.
-
-No, ragazzo -- io gli ho detto anche -- la borghesia non ci ha maggior
-colpa di quello che ne abbia una sagoma di legno che il bimbo percuote
-perchè ci è andato ad urtar contro con la testa. Un poeta antico lasciò
-detto che le cose hanno la loro melanconia. Bene: credi che anche le
-cose hanno la loro fatalità, e gli uomini formano le cose e nessuno in
-particolare come nessuna classe di gente ci ha colpa se le cose sono
-così.
-
-La società ti farà l'elemosina, se la chiedi. Ma se persisti a far della
-grande arte, non ti dirà nè meno un bravo. Esiste un'economia
-inesorabile ed una logica spietata contro coloro che si ostinano in una
-funzione di cui gli uomini e i tempi più non sentono il bisogno. Tu ne
-ignori la cagione ma ne devi riconoscere l'effetto dall'odio implacabile
-fra le tue tasche e il più straccio bigliettino da una lira.
-
-Che se vedi qualche pittore vendere il quadro, ciò non ti deve illudere
-nè fuorviare dal retto giudizio. Non lo comprano, credi, per amor
-dell'arte, ma perchè l'uso, le esigenze hanno ancora una certa forza; e
-il pubblico, questa gran bestia che oggi veste più o meno all'inglese,
-ci si spassa, specie ne le esposizioni, a vedere tutte le pareti coperte
-di quadri posti l'uno sopra l'altro, e fa confronti e ci si appassiona
-quasi come ad una corsa di cavalli. Allora butta il suo soldo e tutti
-pari. Ma la grande arte non se ne avvantaggia per questo, e il pittore
-che per compiacere al pubblico ha deturpato in quadretti di genere e
-civettuoli le austere idealità che avea forse in mente, ci muore lo
-stesso. E allora: «_all right_; vettura, all'ospedale!» La nostra è
-un'età umanitaria e previdente che melanconia di cadaveri e di moribondi
-non ne vuol veder per le vie. Tientelo a mente, amico pittore!
-
-Ma sempre furono vane parole le mie: lui è rimasto fisso nell'idea della
-grande arte. Avea troppo ingegno e troppo amore a quelle sue figure che
-gli splendeano ne la mente per adattarsi ad un qualche mestiere; ed è
-così che prima ha perduto la fede in Dio, ed è divenuto ateo; poi ha
-perduto la fede ne gli uomini ed è divenuto anarchico, che è un ateismo
-anche questo! Oh, le orribili parole! E pure oramai egli vive pazzo per
-questa pazzia, e quanti ve ne sono con lui!
-
-Egli ha finito poi col buttarsi in braccio delle cattive compagnie,
-l'infelice, e quivi trascina la sua ruinata giovinezza, fin che dura.
-Viene da piangere a pensarci!
-
-Egli la sera, fra i boccali e le sanguinarie proposte, la bestemmia
-atrocemente la Madonna che da giovanetto pregava fra gli incensi, presso
-suo padre; quasi che la Madonna dopo la borghesia fosse lei la colpa di
-tutto e avesse le orecchie per intendere!
-
-Ma la mattina riprende stanco i pennelli e la dipinge ancora, per
-istinto, la soave figura della Vergine, come l'uccello fa il nido che la
-sera i fanciulli distruggeranno.
-
-Oh, quando un raggio di sole entra ne la tua stanza, allora su per il
-raggio di sole, su fino al cielo tu vedi un ondeggiare e muoversi di
-figure che la mente comprende, e di cui il pennello sa a pena rendere
-un'imagine fuggitiva! Ed anche il mondo ne le notti stellate, ai dolci
-tramonti, e pur ne le tempeste, quale splendore di quadro è desso mai!
-
-Ebbene, no! Egli a questo bellissimo mondo vorrebbe dar fuoco come si fa
-ad un malvagio topolino che i monelli cospargono di acceso petrolio!
-
-Ma non è questa una cosa orribile che vi debba essere una classe di
-uomini anelanti alla distruzione?
-
-Le _Scaglie roventi_ sono state sequestrate, e va bene: ed a più forte
-ragione anche da coloro che lanciano ben altro che dardi poetici, noi
-abbiamo il diritto di premunirci, e di opporre arma ad arma.
-
-Ma io mi sono domandato: e dopo questo? Forse che distruggendo con ferro
-e fuoco le manifestazioni del male ne avremo anche estirpate le cause? E
-poi il male è solamente limitato a questi pazzi furiosi e sanguinari, o
-non ha più tosto un'estensione maggiore che non si creda e che sfugge
-alle ricerche?
-
-Perchè da quello che si legge e che si ode pare che non scarso sia il
-numero di coloro (e questa non è gente nè malvagia nè volgare) che
-vivono malcontenti e che hanno perduta ogni fede in ogni buon
-ordinamento e in ogni legge: ma si sentono gravati come da un'immensa
-oppressione che non si sa in che cosa propriamente consista, ed hanno
-bisogno di muoversi più liberamente e più lietamente per questo mondo.
-
-Allora ho voluto consultare quei savi che si dicono antropologi e
-filosofi positivi per sapere quale sia la diagnosi di questo male che
-affligge la nostra età, ed ecco quale ne fu il responso: «Anarchia: cioè
-adempimento di ogni istinto indomabile ed irrefrenabile;
-antisociabilità, ritorno atavico all'animalità primitiva, degenerazione
-ampiamente diffusa che si manifesta tanto con una opera dell'Ibsen e del
-Tolstoi, degenerazione superiore; come una pentola di nitroglicerina,
-degenerazione inferiore -- forme varie di una malattia unica».
-
-Il linguaggio di questi signori è categorico e proviene dalla gran
-sicurezza che sentono della loro scienza. Essi, in certo modo, sono come
-dei medici che hanno in cura l'umanità e col termometro sotto l'ascella
-ne sanno compulsare ogni menomo moto ed ogni più lieve squilibrio. Da
-tale superiorità proviene anche il fatto che essi ragionano con
-un'olimpica indifferenza come se questa infermità crescesse non sul
-nostro corpo sociale ma su quello degli abitanti della Luna.
-
-O come avviene -- ho chiesto loro umilmente -- che la nostra società la
-quale corre a tutto vapore su le rotaie positive della scienza, verso la
-stazione di un avvenire sociale perfetto, debba avere il sangue così
-guasto da produrre tali degenerazioni?
-
-La risposta che si degnarono di darmi fu enigmatica, e da quel che ho
-capito, pare che dicessero che le cause del male si debbono trovare nel
-fatto che noi attraversiamo ora un periodo di passaggio: ma che il
-giorno in cui le democrazie sociali avranno raggiunto il loro completo
-sviluppo, l'umanità si muoverà liscia senza stridere e senza urti, come
-una macchina motrice dei più perfetti sistemi.
-
-Essi ne hanno la piena convinzione, ed io mi sono ben guardato dal
-dubitarne.
-
-Uno anzi dei maggiori sacerdoti dell'avvenire e del positivismo in un
-suo libro recente non esita a dichiarare che la fede in Dio, gli
-entusiasmi, gli eccitamenti affettivi sono un errore soggettivo
-dell'uomo. Anche l'arte non è altro che una deviazione iniziale dalla
-salute perfetta.
-
-E dal punto di vista di questi signori le cose sono propriamente così.
-Se l'ideale della società deve essere come il funzionamento di una gran
-macchina di cui ogni individuo rappresenta un ordigno condannato alla
-schiavitù di movimenti prestabiliti, certo in tale caso ogni forma
-autonoma dell'individuo diventa una deviazione dalla verità. Così
-poniamo che io parta dal concetto che solamente le forme geometriche
-siano normali e buone: e ognuno può vedere quale immenso lavoro
-rimarrebbe a fare per disporre le cose naturali secondo questa supposta
-perfetta struttura. Del resto è innegabile che se noi potessimo,
-ridurremmo tutto a forme simmetriche e geometriche, come quelle che ci
-si presentano più belle e conformi al nostro gusto. La meravigliosa
-assimetria, la sapiente irregolarità della natura ci spiace. Quale
-felicità se noi potessimo dare ai monti, ai mari, ai fiumi una forma
-uguale, con i cucuzzoli, i bacini, i corsi già stabiliti in qualche
-studio tecnico, ne lo stesso modo che nei giardini si potano le piante,
-le si contorcono, si cimano le erbe come la barba di una persona per
-bene.
-
-Ma ritornando a quei signori sapienti, io sarei anche disposto a credere
-che essi come gente di molto ingegno e di grande studio, non ragionino
-così perchè ne abbiano una convinzione vera e profonda, ma perchè esiste
-per così dire nell'aria, questa specie di diffusa tirannide contro le
-manifestazioni individuali e geniali, ed essi di questa opinione sentono
-l'influsso o la suggestione, come ora si dice, e sono portati
-involontariamente a darvi la sanzione scientifica.
-
-Si aggiunge poi un altro fatto: e questo è che, per la ragione del forte
-contrasto e del confronto che ne segue, tutte quelle che sono davvero
-forme individuali e geniali, assumono indubbiamente uno strano aspetto
-di pazzesco e di ridicolo. Uno che abbia una grande idealità ci fa
-l'effetto come di un torrione diroccato che debba caderci a dosso e
-farci del male. Lo si guarda un po' ridendo, un po' con sospetto: ma lo
-si lascia solo. Ed è in questo caso che si svolgono nell'individuo
-quelle forme davvero generative ed anarchiche di cui il nostro pittore è
-un modesto ma ben eloquente saggio.
-
-Io penso anche che se i più famosi e savi personaggi delle età
-trascorse, come guerrieri, filosofi, artisti, dovessero rivivere nel
-nostro tempo, si troverebbero in gran disagio e le loro virtù geniali
-che tuttora ammiriamo ne le storie e ne le opere che rimangono,
-finirebbero con lo scomporsi in forme stravaganti e ridicole.
-
-E un altro fatto pure è notevole: mentre i più belli esemplari della
-famiglia umana si vanno perseguitando e finiscono per iscomparire, è un
-fatto innegabile che con molto amore e con infiniti mezzi si allevano e
-si migliorano quelli che sono tipi inferiori, tanto dal lato fisico come
-dal lato intellettuale, i quali la natura tenderebbe a rendere sterili o
-ad uccidere in breve tempo.
-
-E questo fatto lo si considera come una delle più grandi conquiste della
-civiltà e del progresso, una delle glorie indiscutibili del nostro
-secolo. Ed è vero, e come negarlo?
-
-Bisogna però anche concedere che le democrazie sociali verso cui
-camminiamo sono per avere una ragione fisiologica oltre quelle che hanno
-di natura economica e storica.
-
-Oggi, ad esempio, la scienza medica e l'igiene hanno trovato il modo di
-vincere tante infermità che prima conducevano a pronta morte. Etici,
-rachitici, scrofolosi, epilettici, che so io, si curano o per lo meno si
-portano ben avanti nel tempo; anche i deformi, i muti, i cretini, i
-piccoli delinquenti si allevano in massa, si raddrizzano e si adattano
-alla vita sociale.
-
-Anche lo stupefacente estendersi degli asili, delle scuole di vario
-grado non è senza una ben potente ragione di volontà universale; perchè
-è fuor di dubbio che le scuole, oltre a molti nobili fini che si
-propongono, sono diventate nel fatto una specie di lungo e raffinato
-stabilimento di incubazione dove i meno forniti di intelligenza giungono
-al grado voluto di maturità per entrare poi nel torrente vivo della
-vita. Solo per questa ragione voi vi spiegate tutte le minuzie dei
-metodi pedagogici, la moltiplicità delle materie, il frazionamento in
-piccolissime dosi di quelle discipline che sono a pena un po' astruse: e
-questo metodo che sembra assurdo anzi dannoso per uno scolaro di
-intelligenza vera e forte, diventa invece razionale e proficuo per
-l'allevamento dei piccoli idioti o semi idioti delle presenti e future
-democrazie.
-
-Questo esercito di deformi, mantenuto a spesa dei più adatti alla vita,
-finisce un po' per volta col diventare suscettibile di miglioramento, di
-energie e di riproduzione, ed acquistando forza dal grandissimo numero,
-si sovrappone con una concorrenza disastrosa e con un'energia feroce in
-proporzione della conoscenza della loro originaria inferiorità. Eccone
-un piccolo saggio: Ad un tavolino da caffè, in una grande città
-industriale, ho udito questo dialogo autentico. Un signore con moglie e
-quattro figli si siede presso un giovane, e battendogli su la spalla,
-gli dice famigliarmente:
-
--- Caro amico, ho letto il vostro libro di poesie: ma, scusate, non mi
-accordo col giudizio del giornale tale, della rivista tal'altra che ne
-fanno un mucchio di elogi.
-
--- Mi dispiace: vi trovate de' difetti? è scritto male? i caratteri non
-vi paiono veri? vi scarseggia il sentimento, il senso del bello, le
-considerazioni? -- domandò l'altro timidamente.
-
--- Questo non so, anzi, vi sarà tutto ciò che voi dite; anche troppo! Il
-difetto è -- aggiunse in tono reciso e di rimprovero come quel tal bravo
-a don Abbondio -- che voi artisti non scrivete per le masse. Dovete
-lavorare per le masse, avete capito? A questo solo patto, vi concediamo
-di essere artisti. Altrimenti non avete ragione di esistere.
-
-Così tu, mio stravagante pittore, che hai ne la mente la tua grande arte
-e le tue fantasiose figure, devi dipingere per le masse. Che cosa? io
-non saprei dirtelo. So che devi dipingere per le masse; se no, crepa di
-fame.
-
-È innegabile che noi ci troviamo di fronte ad una nuova specie di
-tirannide e delle più crudeli; e fin qui nulla di nuovo giacchè la
-tirannide vi fu e vi sarà sempre fra gli uomini; ma la cosa notevole è
-che non ce ne avvediamo o non abbiamo il coraggio di confessarla. E pure
-in nessun tempo si è tanto imprecato contro la cieca e feroce ignoranza
-teocratica che ardeva Giordano Bruno e impediva a Galileo di affermare
-una verità di natura! Ma che cosa si dovrebbe dire della odierna
-tirannide di tanto più paurosa in quanto essa non risiede in un
-individuo nè in un ceto di persone ma nell'universale?
-
-Con tutto ciò è un fatto notevole e da un certo punto di vista
-meraviglioso questo miglioramento fisico ed intellettuale delle masse
-per quanto sia a discapito degli individui migliori, e certo è una
-grande vittoria contro questa terribile e muta Sfinge che è la natura.
-
-Ma a me pare che essa intenda, e seguendo certe sue leggi di fatale
-equilibrio, prepari la tarda vendetta contro il piccolo uomo che l'ha
-voluta correggere del suo divino errore e strappare ha osato le bende
-entro cui si avvolgea.
-
-I degenerati superiori, come li chiamano gli scienziati, di cui è tipo
-il nostro pittore, finiranno per iscomparire; e sia pur pace con loro,
-se pace almeno fosse per essere con quelli che rimarranno.
-
-Ma così verosimilmente non sarà. Perchè io temo che questo allevamento
-delle moltitudini e delle masse quanto più crescerà di raffinatezza e di
-estensione, tanto più metterà allo scoperto una infinità di germi gretti
-e malefici, di cattivi e bassi istinti che senza quell'allevamento
-sarebbero rimasti sterili o occulti o oppressi dagli uomini, veramente
-migliori. Già se ne vedono i segni.
-
-Chi avrà un da fare enorme saranno gli scienziati nel registrare tutti i
-nuovi fenomeni di criminologia e di degenerazioni devianti dalla salute
-perfetta dell'uomo modello. Gran sventura che gli organismi debbano
-nascere nell'utero delle donne con fatali leggi e non si possano invece
-formare secondo le dosi di una ricetta razionale entro un laboratorio di
-chimica!
-
-Queste cose ho voluto dire al nostro giovane pittore affinchè si
-persuada a non scrivere più altre rime sul modello delle _Scaglie
-roventi_ e si convinca a non prendersela contro nessuno: non contro Dio
-che è troppo lontano, non contro la borghesia che non ce n'ha colpa e
-pensa a ben altro, non contro i socialisti i quali non hanno altro torto
-se non di dire: questa è pasta da far gnocchi!
-
-Il meglio è che tu rompa il pennello e ti butti a qualche mestiere.»
-
- *
- * *
-
-Con questa persuasiva conclusione finì la difesa di quello spirito
-bizzarro; ma la disputa non ebbe termine ne la sala d'udienza chè fu
-proseguita calorosamente per le vie e non sarebbe cessata così presto se
-quell'oratore non avesse proposto di pagar da bere ai più intimi ed
-arrabbiati avversari.
-
-E bevvero allegramente, perchè quando non finiscono male, possono anche
-finire con un buon desinare le questioni ne la dolce terra di Romagna
-solatia, come la chiama un caro nostro poeta.
-
-
-
-***END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK GLI INGENUI***
-
-
-******* This file should be named 42373-8.txt or 42373-8.zip *******
-
-
-This and all associated files of various formats will be found in:
-http://www.gutenberg.org/dirs/4/2/3/7/42373
-
-
-
-Updated editions will replace the previous one--the old editions
-will be renamed.
-
-Creating the works from public domain print editions means that no
-one owns a United States copyright in these works, so the Foundation
-(and you!) can copy and distribute it in the United States without
-permission and without paying copyright royalties. Special rules,
-set forth in the General Terms of Use part of this license, apply to
-copying and distributing Project Gutenberg-tm electronic works to
-protect the PROJECT GUTENBERG-tm concept and trademark. Project
-Gutenberg is a registered trademark, and may not be used if you
-charge for the eBooks, unless you receive specific permission. If you
-do not charge anything for copies of this eBook, complying with the
-rules is very easy. You may use this eBook for nearly any purpose
-such as creation of derivative works, reports, performances and
-research. They may be modified and printed and given away--you may do
-practically ANYTHING with public domain eBooks. Redistribution is
-subject to the trademark license, especially commercial
-redistribution.
-
-
-
-*** START: FULL LICENSE ***
-
-THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE
-PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK
-
-To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free
-distribution of electronic works, by using or distributing this work
-(or any other work associated in any way with the phrase "Project
-Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full Project
-Gutenberg-tm License available with this file or online at
- www.gutenberg.org/license.
-
-
-Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project Gutenberg-tm
-electronic works
-
-1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm
-electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to
-and accept all the terms of this license and intellectual property
-(trademark/copyright) agreement. If you do not agree to abide by all
-the terms of this agreement, you must cease using and return or destroy
-all copies of Project Gutenberg-tm electronic works in your possession.
-If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a Project
-Gutenberg-tm electronic work and you do not agree to be bound by the
-terms of this agreement, you may obtain a refund from the person or
-entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph 1.E.8.
-
-1.B. "Project Gutenberg" is a registered trademark. It may only be
-used on or associated in any way with an electronic work by people who
-agree to be bound by the terms of this agreement. There are a few
-things that you can do with most Project Gutenberg-tm electronic works
-even without complying with the full terms of this agreement. See
-paragraph 1.C below. There are a lot of things you can do with Project
-Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this agreement
-and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm electronic
-works. See paragraph 1.E below.
-
-1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the Foundation"
-or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection of Project
-Gutenberg-tm electronic works. Nearly all the individual works in the
-collection are in the public domain in the United States. If an
-individual work is in the public domain in the United States and you are
-located in the United States, we do not claim a right to prevent you from
-copying, distributing, performing, displaying or creating derivative
-works based on the work as long as all references to Project Gutenberg
-are removed. Of course, we hope that you will support the Project
-Gutenberg-tm mission of promoting free access to electronic works by
-freely sharing Project Gutenberg-tm works in compliance with the terms of
-this agreement for keeping the Project Gutenberg-tm name associated with
-the work. You can easily comply with the terms of this agreement by
-keeping this work in the same format with its attached full Project
-Gutenberg-tm License when you share it without charge with others.
-
-1.D. The copyright laws of the place where you are located also govern
-what you can do with this work. Copyright laws in most countries are in
-a constant state of change. If you are outside the United States, check
-the laws of your country in addition to the terms of this agreement
-before downloading, copying, displaying, performing, distributing or
-creating derivative works based on this work or any other Project
-Gutenberg-tm work. The Foundation makes no representations concerning
-the copyright status of any work in any country outside the United
-States.
-
-1.E. Unless you have removed all references to Project Gutenberg:
-
-1.E.1. The following sentence, with active links to, or other immediate
-access to, the full Project Gutenberg-tm License must appear prominently
-whenever any copy of a Project Gutenberg-tm work (any work on which the
-phrase "Project Gutenberg" appears, or with which the phrase "Project
-Gutenberg" is associated) is accessed, displayed, performed, viewed,
-copied or distributed:
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
-almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
-re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
-with this eBook or online at www.gutenberg.org
-
-1.E.2. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is derived
-from the public domain (does not contain a notice indicating that it is
-posted with permission of the copyright holder), the work can be copied
-and distributed to anyone in the United States without paying any fees
-or charges. If you are redistributing or providing access to a work
-with the phrase "Project Gutenberg" associated with or appearing on the
-work, you must comply either with the requirements of paragraphs 1.E.1
-through 1.E.7 or obtain permission for the use of the work and the
-Project Gutenberg-tm trademark as set forth in paragraphs 1.E.8 or
-1.E.9.
-
-1.E.3. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is posted
-with the permission of the copyright holder, your use and distribution
-must comply with both paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 and any additional
-terms imposed by the copyright holder. Additional terms will be linked
-to the Project Gutenberg-tm License for all works posted with the
-permission of the copyright holder found at the beginning of this work.
-
-1.E.4. Do not unlink or detach or remove the full Project Gutenberg-tm
-License terms from this work, or any files containing a part of this
-work or any other work associated with Project Gutenberg-tm.
-
-1.E.5. Do not copy, display, perform, distribute or redistribute this
-electronic work, or any part of this electronic work, without
-prominently displaying the sentence set forth in paragraph 1.E.1 with
-active links or immediate access to the full terms of the Project
-Gutenberg-tm License.
-
-1.E.6. You may convert to and distribute this work in any binary,
-compressed, marked up, nonproprietary or proprietary form, including any
-word processing or hypertext form. However, if you provide access to or
-distribute copies of a Project Gutenberg-tm work in a format other than
-"Plain Vanilla ASCII" or other format used in the official version
-posted on the official Project Gutenberg-tm web site (www.gutenberg.org),
-you must, at no additional cost, fee or expense to the user, provide a
-copy, a means of exporting a copy, or a means of obtaining a copy upon
-request, of the work in its original "Plain Vanilla ASCII" or other
-form. Any alternate format must include the full Project Gutenberg-tm
-License as specified in paragraph 1.E.1.
-
-1.E.7. Do not charge a fee for access to, viewing, displaying,
-performing, copying or distributing any Project Gutenberg-tm works
-unless you comply with paragraph 1.E.8 or 1.E.9.
-
-1.E.8. You may charge a reasonable fee for copies of or providing
-access to or distributing Project Gutenberg-tm electronic works provided
-that
-
-- You pay a royalty fee of 20% of the gross profits you derive from
- the use of Project Gutenberg-tm works calculated using the method
- you already use to calculate your applicable taxes. The fee is
- owed to the owner of the Project Gutenberg-tm trademark, but he
- has agreed to donate royalties under this paragraph to the
- Project Gutenberg Literary Archive Foundation. Royalty payments
- must be paid within 60 days following each date on which you
- prepare (or are legally required to prepare) your periodic tax
- returns. Royalty payments should be clearly marked as such and
- sent to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation at the
- address specified in Section 4, "Information about donations to
- the Project Gutenberg Literary Archive Foundation."
-
-- You provide a full refund of any money paid by a user who notifies
- you in writing (or by e-mail) within 30 days of receipt that s/he
- does not agree to the terms of the full Project Gutenberg-tm
- License. You must require such a user to return or
- destroy all copies of the works possessed in a physical medium
- and discontinue all use of and all access to other copies of
- Project Gutenberg-tm works.
-
-- You provide, in accordance with paragraph 1.F.3, a full refund of any
- money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the
- electronic work is discovered and reported to you within 90 days
- of receipt of the work.
-
-- You comply with all other terms of this agreement for free
- distribution of Project Gutenberg-tm works.
-
-1.E.9. If you wish to charge a fee or distribute a Project Gutenberg-tm
-electronic work or group of works on different terms than are set
-forth in this agreement, you must obtain permission in writing from
-both the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and Michael
-Hart, the owner of the Project Gutenberg-tm trademark. Contact the
-Foundation as set forth in Section 3 below.
-
-1.F.
-
-1.F.1. Project Gutenberg volunteers and employees expend considerable
-effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread
-public domain works in creating the Project Gutenberg-tm
-collection. Despite these efforts, Project Gutenberg-tm electronic
-works, and the medium on which they may be stored, may contain
-"Defects," such as, but not limited to, incomplete, inaccurate or
-corrupt data, transcription errors, a copyright or other intellectual
-property infringement, a defective or damaged disk or other medium, a
-computer virus, or computer codes that damage or cannot be read by
-your equipment.
-
-1.F.2. LIMITED WARRANTY, DISCLAIMER OF DAMAGES - Except for the "Right
-of Replacement or Refund" described in paragraph 1.F.3, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation, the owner of the Project
-Gutenberg-tm trademark, and any other party distributing a Project
-Gutenberg-tm electronic work under this agreement, disclaim all
-liability to you for damages, costs and expenses, including legal
-fees. YOU AGREE THAT YOU HAVE NO REMEDIES FOR NEGLIGENCE, STRICT
-LIABILITY, BREACH OF WARRANTY OR BREACH OF CONTRACT EXCEPT THOSE
-PROVIDED IN PARAGRAPH 1.F.3. YOU AGREE THAT THE FOUNDATION, THE
-TRADEMARK OWNER, AND ANY DISTRIBUTOR UNDER THIS AGREEMENT WILL NOT BE
-LIABLE TO YOU FOR ACTUAL, DIRECT, INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE OR
-INCIDENTAL DAMAGES EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE POSSIBILITY OF SUCH
-DAMAGE.
-
-1.F.3. LIMITED RIGHT OF REPLACEMENT OR REFUND - If you discover a
-defect in this electronic work within 90 days of receiving it, you can
-receive a refund of the money (if any) you paid for it by sending a
-written explanation to the person you received the work from. If you
-received the work on a physical medium, you must return the medium with
-your written explanation. The person or entity that provided you with
-the defective work may elect to provide a replacement copy in lieu of a
-refund. If you received the work electronically, the person or entity
-providing it to you may choose to give you a second opportunity to
-receive the work electronically in lieu of a refund. If the second copy
-is also defective, you may demand a refund in writing without further
-opportunities to fix the problem.
-
-1.F.4. Except for the limited right of replacement or refund set forth
-in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS', WITH NO OTHER
-WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT LIMITED TO
-WARRANTIES OF MERCHANTABILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE.
-
-1.F.5. Some states do not allow disclaimers of certain implied
-warranties or the exclusion or limitation of certain types of damages.
-If any disclaimer or limitation set forth in this agreement violates the
-law of the state applicable to this agreement, the agreement shall be
-interpreted to make the maximum disclaimer or limitation permitted by
-the applicable state law. The invalidity or unenforceability of any
-provision of this agreement shall not void the remaining provisions.
-
-1.F.6. INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the
-trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone
-providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in accordance
-with this agreement, and any volunteers associated with the production,
-promotion and distribution of Project Gutenberg-tm electronic works,
-harmless from all liability, costs and expenses, including legal fees,
-that arise directly or indirectly from any of the following which you do
-or cause to occur: (a) distribution of this or any Project Gutenberg-tm
-work, (b) alteration, modification, or additions or deletions to any
-Project Gutenberg-tm work, and (c) any Defect you cause.
-
-
-Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm
-
-Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
-electronic works in formats readable by the widest variety of computers
-including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists
-because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
-people in all walks of life.
-
-Volunteers and financial support to provide volunteers with the
-assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
-goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
-remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
-and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations.
-To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
-and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
-and the Foundation information page at www.gutenberg.org
-
-
-Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
-Foundation
-
-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
-501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
-state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
-Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
-number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg
-Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
-permitted by U.S. federal laws and your state's laws.
-
-The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
-Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
-throughout numerous locations. Its business office is located at 809
-North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email
-contact links and up to date contact information can be found at the
-Foundation's web site and official page at www.gutenberg.org/contact
-
-For additional contact information:
- Dr. Gregory B. Newby
- Chief Executive and Director
- gbnewby@pglaf.org
-
-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
-Literary Archive Foundation
-
-Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
-spread public support and donations to carry out its mission of
-increasing the number of public domain and licensed works that can be
-freely distributed in machine readable form accessible by the widest
-array of equipment including outdated equipment. Many small donations
-($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
-status with the IRS.
-
-The Foundation is committed to complying with the laws regulating
-charities and charitable donations in all 50 states of the United
-States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
-considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
-with these requirements. We do not solicit donations in locations
-where we have not received written confirmation of compliance. To
-SEND DONATIONS or determine the status of compliance for any
-particular state visit www.gutenberg.org/donate
-
-While we cannot and do not solicit contributions from states where we
-have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
-against accepting unsolicited donations from donors in such states who
-approach us with offers to donate.
-
-International donations are gratefully accepted, but we cannot make
-any statements concerning tax treatment of donations received from
-outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
-
-Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
-methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
-ways including checks, online payments and credit card donations.
-To donate, please visit: www.gutenberg.org/donate
-
-
-Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic
-works.
-
-Professor Michael S. Hart was the originator of the Project Gutenberg-tm
-concept of a library of electronic works that could be freely shared
-with anyone. For forty years, he produced and distributed Project
-Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support.
-
-Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
-editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S.
-unless a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily
-keep eBooks in compliance with any particular paper edition.
-
-Most people start at our Web site which has the main PG search facility:
-
- www.gutenberg.org
-
-This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
-including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
-subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.