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@@ -1,36 +1,4 @@
-The Project Gutenberg EBook of Catania, by Federico De Roberto
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
-almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
-re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
-with this eBook or online at www.gutenberg.org
-
-
-Title: Catania
-
-Author: Federico De Roberto
-
-Release Date: December 4, 2012 [EBook #41551]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: ISO-8859-1
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK CATANIA ***
-
-
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-
-Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online
-Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This
-file was produced from images generously made available
-by The Internet Archive)
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+*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 41551 ***
COLLEZIONE
@@ -39,7 +7,7 @@ by The Internet Archive)
MONOGRAFIE ILLUSTRATE
- Serie I.ª--ITALIA ARTISTICA
+ Serie I.ª--ITALIA ARTISTICA
27.
@@ -84,7 +52,7 @@ _Volumi pubblicati:_
10. IL LAGO DI GARDA di GIUSEPPE SOLITRO, con 128 illus.
- 11. S. GIMIGNANO e CERTALDO di ROMUALDO PÀNTINI, con 128
+ 11. S. GIMIGNANO e CERTALDO di ROMUALDO PÀNTINI, con 128
illustrazioni.
12. PRATO di ENRICO CORRADINI; MONTEMURLO e CAMPI di G. A.
@@ -99,7 +67,7 @@ _Volumi pubblicati:_
16. PISA di I. B. SUPINO, con 147 illustrazioni.
- *17. VICENZA di GIUSEPPE PETTINÀ, con 147 illustrazioni.
+ *17. VICENZA di GIUSEPPE PETTINÀ, con 147 illustrazioni.
*18. VOLTERRA di CORRADO RICCI, con 166 illustrazioni.
@@ -164,7 +132,7 @@ INDICE DELLE ILLUSTRAZIONI
-- Restaurazione 52
=Archivio dei Benedettini=--Suggello dei due Martini
e di Maria d'Aragona 114
- -- -- Suggello del conte di Paternò 35
+ -- -- Suggello del conte di Paternò 35
-- -- Suggello della regina Eleonora 114
Autore ignoto: Morte di Catone 137
=Badia di S. Agata= 96
@@ -186,12 +154,12 @@ INDICE DELLE ILLUSTRAZIONI
-- =di S. Francesco= 97
-- -- Porta della Custodia 76
-- -- Particolare della porta della Custodia 77
- -- =di S. Maria di Gesù=--Antonello Gagini: Madonna
+ -- =di S. Maria di Gesù=--Antonello Gagini: Madonna
col Bambino 129
- -- -- -- Porta della Cappella di casa Paternò 130
+ -- -- -- Porta della Cappella di casa Paternò 130
-- -- -- Particolare della porta della cappella di
- casa Paternò 131
- -- -- Interno della cappella di casa Paternò 54
+ casa Paternò 131
+ -- -- Interno della cappella di casa Paternò 54
-- -- Tenerani: Monumento sepolcrale del duca di
Carcaci 132
-- =di S. Placido= 99
@@ -211,8 +179,8 @@ INDICE DELLE ILLUSTRAZIONI
-- Cappella di S. Agata--Decorazione soprastante
all'altare 85
-- -- Porta del sacello 84
- -- -- Mausoleo del vicerè de Acuña 82
- -- -- -- Particolare del mausoleo del vicerè de Acuña 83
+ -- -- Mausoleo del vicerè de Acuña 82
+ -- -- -- Particolare del mausoleo del vicerè de Acuña 83
-- Scrigno delle reliquie 73
-- Ferculo di S. Agata 79
-- Sacrestia--L'eruzione del 1669, affresco del Mignemi 67
@@ -220,7 +188,7 @@ INDICE DELLE ILLUSTRAZIONI
-- -- Teca del braccio di S. Giorgio 74
-- -- -- Base della teca del braccio di S. Giorgio 75
-- -- Calici 78
- =Dupré=: Monumento a Giovanni Pacini 143
+ =Dupré=: Monumento a Giovanni Pacini 143
=Etna= (L') 9
=Faro= (Il) 21
=Ferculo= (Il) di S. Agata 79
@@ -235,10 +203,10 @@ INDICE DELLE ILLUSTRAZIONI
-- Piazzale 145
-- Chiosco dei concerti 146
=Gagini Antonello=: Madonna col bambino in S. Domenico 133
- -- -- in S. Maria di Gesù 129
- -- Porta della cappella di casa Paternò 130
+ -- -- in S. Maria di Gesù 129
+ -- Porta della cappella di casa Paternò 130
-- -- Particolare della porta della cappella di casa
- Paternò 131
+ Paternò 131
-- Frammenti di una porta nel museo Biscari 121
Mignemi: L'eruzione del 1669 67
=Monastero dei Benedettini=--Chiesa di S. Nicola 105
@@ -248,10 +216,10 @@ INDICE DELLE ILLUSTRAZIONI
-- Primo chiostro e chiosco 107
-- Sala maggiore della biblioteca 109
=Monete di Katana= 9, 51
- =Monte= (Il) =di Pietà di S. Agata= 87
+ =Monte= (Il) =di Pietà di S. Agata= 87
Monteverde Giulio: Monumento a Vincenzo Bellini 139
=Monumento a Vincenzo Bellini=, del Monteverde 139
- -- =a Giovanni Pacini= del Dupré 143
+ -- =a Giovanni Pacini= del Dupré 143
=Museo dei Benedettini=--Anfione 112
-- Antonello Saliba: Madonna col Bambino 135
-- Autore ignoto: Morte di Catone 137
@@ -299,12 +267,12 @@ INDICE DELLE ILLUSTRAZIONI
=S. Francesco= 97
-- Porta della custodia 76
-- -- Particolare della porta della custodia 77
- =S. Maria di Gesù=--Antonello Gagini: Madonna col
+ =S. Maria di Gesù=--Antonello Gagini: Madonna col
bambino 129
- -- Porta della Cappella di casa Paternò 130
+ -- Porta della Cappella di casa Paternò 130
-- -- Particolare della porta della cappella di casa
- Paternò 131
- -- Interno della cappella di casa Paternò 54
+ Paternò 131
+ -- Interno della cappella di casa Paternò 54
-- Tenerani: Monumento sepolcrale del duca Carcaci 132
=S. Placido=--Badia--Terrazzo di casa Platamone 91
-- Chiesa 99
@@ -338,23 +306,23 @@ CATANIA
(Fot. Pennisi)]
-«Per iscrivere le glorie d'una Città clarissima, sarìa necessario, che
+«Per iscrivere le glorie d'una Città clarissima, sarìa necessario, che
nella mia penna per inchiostro corressero distemprati i raggi del Sole.
-Parlerò di quella Padria de' Tullij, de' Demosteni, e de' più Savij,
+Parlerò di quella Padria de' Tullij, de' Demosteni, e de' più Savij,
ch'omai popolassero i Licei di Minerva; di cospicuo Ariopago delle
-virtù, che trà le Ceneri di cinque volte demolita, ha sempre qual fenice
-di Eternità impennati i suoi voli al Ciel della Gloria, e del fasto.
-Sappij, o mio Leggitore cortese, ch'io non ti descriverò _funditus_ le
-di lei preeminenze, poichè gli Annali, e i libri, che parlano d'essa
-hanno riempite le Biblioteche; e così quello che hanno scritto gli
-Autori d'alta grassa, non conviene à me, che son Pimmeo nello scrivere.
-Questo sì, che non averà lette le di lei istorie, potrà dal mio breve
+virtù, che trà le Ceneri di cinque volte demolita, ha sempre qual fenice
+di Eternità impennati i suoi voli al Ciel della Gloria, e del fasto.
+Sappij, o mio Leggitore cortese, ch'io non ti descriverò _funditus_ le
+di lei preeminenze, poichè gli Annali, e i libri, che parlano d'essa
+hanno riempite le Biblioteche; e così quello che hanno scritto gli
+Autori d'alta grassa, non conviene à me, che son Pimmeo nello scrivere.
+Questo sì, che non averà lette le di lei istorie, potrà dal mio breve
raguaglio discerner dall'ugnia la corporatura del Leone, e misurarne il
-solo dito dal piede d'un Gigante. Il mio assunto non è di vergare questi
+solo dito dal piede d'un Gigante. Il mio assunto non è di vergare questi
fogli, col portarti allo sguardo l'antiche moli, diroccate dall'Ira
tremebonda de' tremuoti, e dal focoso sdegno del contiguo Mongibello;
-monte gravido di fiamme; mà voglio che la posterità sia in qualche parte
-informata, qual sia stata questa Città, ultimamente a nostro tempo
+monte gravido di fiamme; mà voglio che la posterità sia in qualche parte
+informata, qual sia stata questa Città, ultimamente a nostro tempo
destrutta.
[Illustrazione: CINTA DI CARLO V. (Fot. Martinez).]
@@ -367,50 +335,50 @@ destrutta.
[Illustrazione: VIA DELLA MARINA. (Fot. Gentile).]
-«La Città di Catania situata vedeasi a i lidi del mar Jonio, tra il
-mezzogiorno e l'Oriente à piedi del monte Etna...»--e nello stesso
-sito preciso si vede ancora, risorta più grande e bella dopo
+«La Città di Catania situata vedeasi a i lidi del mar Jonio, tra il
+mezzogiorno e l'Oriente à piedi del monte Etna...»--e nello stesso
+sito preciso si vede ancora, risorta più grande e bella dopo
l'ultimo terribile crollo del 1693, del quale appunto Comeindo
-Muglielgini--anagramma di Domenico Guglielmini, «Frà gli Accademici
-Infecondi di Roma detto l'Etneo»--diede conto in un volumino, divenuto
+Muglielgini--anagramma di Domenico Guglielmini, «Frà gli Accademici
+Infecondi di Roma detto l'Etneo»--diede conto in un volumino, divenuto
ora molto raro, che porta per titolo _La Catania destrutta_. Il bravo
-Accademico secentista--della fine del Seicento e della più spagnolesca
-Sicilia--esclamava nelle prime pagine del suo libretto: «Miseria delle
+Accademico secentista--della fine del Seicento e della più spagnolesca
+Sicilia--esclamava nelle prime pagine del suo libretto: «Miseria delle
Umane pazzie, che quando l'uomo crede di aversi edificata una casa, che
per la vastezza fassi emola coll'aurea di Nerone, allora potrebbe ben
-dire d'aversi fabricata una Tomba. Tanto esperimentò o mio Leggitore la
+dire d'aversi fabricata una Tomba. Tanto esperimentò o mio Leggitore la
mia infelice patria Catania, che quelle moli, che servirono di Piramidi,
ed Obelischi nella sfoggiatezza de' suoi Teatri, poscia scusarono di
-sepolcri, col torre lo spirito a cotanti migliaia di cittadini... Ò
+sepolcri, col torre lo spirito a cotanti migliaia di cittadini... Ã’
quanta saria stata prudenza, quella che fu stimata milensagine in un
-Cinico, che si fabricò un palaggio entro una Botte, che in vero quei che
+Cinico, che si fabricò un palaggio entro una Botte, che in vero quei che
la facevano d'Alessandri coll'abitar vastissime moli si sarebbero
contentati d'esser cotanti Diogeni, mentre la stanza d'un Cinico,
-(ch'era calamita delle sghignazzate), fu più sicura dell'Aule
-superbissime d'ogni Prencipe. Ò sè potessero articolar la voce quei
+(ch'era calamita delle sghignazzate), fu più sicura dell'Aule
+superbissime d'ogni Prencipe. Ò sè potessero articolar la voce quei
scheletri, che vittima rimassero dalle rovine; al certo, che ad ogni
-mortale leggerebbono lezioni di vita su la catreda di morte, acciò
+mortale leggerebbono lezioni di vita su la catreda di morte, acciò
ogn'uno si contentasse meglio d'essere Armentiere, e Colono nel mondo,
-acciò la sua città fosse una Capanna, intessuta d'Alghe, ch'essere un
-grande trà fastosità di pallaggi. Ò come per fuggire il peso di quei
+acciò la sua città fosse una Capanna, intessuta d'Alghe, ch'essere un
+grande trà fastosità di pallaggi. Ò come per fuggire il peso di quei
sassi, che provarono addosso, si sarebbono contentati di stanzare sotto
la leggierezza delle paglie, col far che fosse suo Cortinaggio un
-Pagliaio; ò come averebbono lasciati gli origlieri di morbide piume, per
+Pagliaio; ò come averebbono lasciati gli origlieri di morbide piume, per
andare a posarsi sovra una stola rusticana; purche le fabriche non gli
-avessero servito di sepolcro...» Se i concittadini dello scrittore,
+avessero servito di sepolcro...» Se i concittadini dello scrittore,
scampati come lui dal terremoto--un terzo soltanto dei ventisettemila
Catanesi--non volsero nella mente questi pensieri tanto filosofici,
furono nondimeno troppo spaventati dall'immane catastrofe. Appena
ventiquattro anni prima, nel 1669, l'Etna aveva fatto sentir loro in
-altro modo la sua tremenda potenza, investendo la città dal lato di
+altro modo la sua tremenda potenza, investendo la città dal lato di
ponente col gran fiume di fuoco sceso dai Monti Rossi, ricoprendone un
intero quartiere e colmandone il porto. Dai libri si sapeva che cinque
secoli innanzi, il 4 febbraio 1169, un altro terremoto aveva abbattuto
Catania, seppellendo sotto le macerie quindicimila dei suoi figli; e
che troppe altre volte, nei tempi storici e preistorici, le scosse del
-suolo e le inondazioni della lava avevano rovinato la disgraziata città.
+suolo e le inondazioni della lava avevano rovinato la disgraziata città.
A chi mai era dunque venuto in mente di fabbricarla proprio in quel
-sito, ai piedi della malferma «colonna del cielo» e sulla stessa
+sito, ai piedi della malferma «colonna del cielo» e sulla stessa
officina del Dio del fuoco?...
[Illustrazione: BORGO--FONTANA DI CERERE. (Fot. Martinez).]
@@ -430,28 +398,28 @@ I.
[Illustrazione: PIANTA DEL SEC. XVI.]
-L'avvenimento risale, assicurano, ai tempi di Noè, e in prova ne dànno i
+L'avvenimento risale, assicurano, ai tempi di Noè, e in prova ne dànno i
nomi di due quartieri: la Mecca e Zalisa, che sarebbero quelli di
Lamech, padre del gran patriarca enologo, e di Elisa, nipote di
quest'ultimo e quindi pronipote del primo. Chi avesse vaghezza di simili
-ed anche più bislacche interpretazioni etimologiche ne troverebbe, in
-certi libri, a dovizia; ma ciò che pare credibile è soltanto questo: che
+ed anche più bislacche interpretazioni etimologiche ne troverebbe, in
+certi libri, a dovizia; ma ciò che pare credibile è soltanto questo: che
i Calcidesi venuti a fondar Nasso sotto Taormina, nel 758 prima di
Cristo, ed avanzatisi sei od otto anni dopo, con la guida di Evarco,
sino alle falde meridionali dell'Etna, non fondassero Catania, ma
-semplicemente mettessero una loro colonia nella città, l'origine della
+semplicemente mettessero una loro colonia nella città, l'origine della
quale si perde nella notte dei tempi, leggendosi presso gli antichi
-scrittori che in un'età remotissima i terremoti dell'Etna fecero
-crollare «le muraglie boreali con le torri, prima opera dei Ciclopi».
+scrittori che in un'età remotissima i terremoti dell'Etna fecero
+crollare «le muraglie boreali con le torri, prima opera dei Ciclopi».
Ciclopi e Lestrigoni, poste da banda le favole e i miti, sarebbero stati
-i più antichi abitatori dell'isola, i predecessori dei Sicani e dei
+i più antichi abitatori dell'isola, i predecessori dei Sicani e dei
Sicoli, i quali avrebbero popolato, prima che ogni altra contrada, il
territorio leontino e le falde meridionali dell'Etna. Le fiamme e gli
scotimenti del vulcano non li spaventarono, e li attrassero invece i
vantaggi della situazione e del clima, che l'Accademico Infecondo doveva
-più tardi celebrare, scrivendo: «Il sito di sì bellissima Città era sì
+più tardi celebrare, scrivendo: «Il sito di sì bellissima Città era sì
ameno, che giusto potevasi dire come dicevano i Mori della di loro
-Granata, che a perpendicolo stavasi addosso il Paradiso». Assicurano
+Granata, che a perpendicolo stavasi addosso il Paradiso». Assicurano
anche che il primo nome di Catania fosse quello stesso del monte: Etna,
e che i Fenicii la chiamassero poi Katna per significare che era
piccola. Oggi, dopo trenta secoli di storia fortunosa, chi la scorge
@@ -466,18 +434,18 @@ linea di edifizii sorgenti in mezzo al golfo
che riceve da Euro maggior briga
Non per Tifeo, ma per nascente solfo,
-sia una gran città di centosessantamila anime; ma ciò dipende dal fatto
+sia una gran città di centosessantamila anime; ma ciò dipende dal fatto
che essa si stende dentro terra, ed affaccia appena una punta sul Jonio.
-E come dal mare la città non è molto vistosa, reciprocamente dalla città
+E come dal mare la città non è molto vistosa, reciprocamente dalla città
il mare non si vede se non lo si cerca, al porto od al piazzale dei
Martiri: colpa ancora dell'Etna, vicino grande, ma troppo pericoloso; il
quale, spingendo i suoi fiumi di fuoco sino alle rive, ha investito ora
da levante ora da ponente, e stretta e quasi attanagliata Catania fra
due mandibole di nerigne e ferrigne lave rapprese, facendola paragonare
da Plutarco, per la forma, ad una grattugia--_tyroctesin_--e, quanto al
-colore, ad _une église tendue de noir pour un enterrement_ dal primo
-Dumas: impressione che Paolo Bourget doveva più tardi condividere ed
-esprimere più laconicamente, dando l'epiteto di _sombre_ alla città già
+colore, ad _une église tendue de noir pour un enterrement_ dal primo
+Dumas: impressione che Paolo Bourget doveva più tardi condividere ed
+esprimere più laconicamente, dando l'epiteto di _sombre_ alla città già
_clarissima_...
[Illustrazione: PIANTA DEL SEC. XVIII.]
@@ -489,35 +457,35 @@ _clarissima_...
[Illustrazione: ENTRATA DEL PORTO. (Fot. Alinari).]
-Tutta la plastica del territorio è stata continuamente mutata dalle
-successive eruzioni: il livello del suolo si è innalzato dove le
+Tutta la plastica del territorio è stata continuamente mutata dalle
+successive eruzioni: il livello del suolo si è innalzato dove le
correnti di liquido fuoco si vennero petrificando; il corso delle acque
-dell'ovidiano Amenano è stato fuorviato ed interrato; le vallicelle di
-Albanelli e di Nésima sono state colmate, il laghetto di Nícito è
+dell'ovidiano Amenano è stato fuorviato ed interrato; le vallicelle di
+Albanelli e di Nésima sono state colmate, il laghetto di Nícito è
scomparso, i quartieri marittimi si sono trovati da un giorno all'altro
-dentro terra, il contorno della costa si è modificato, il porto si è
-ristretto ed è poi sparito, nuovi promontorii scabri e desolati si sono
+dentro terra, il contorno della costa si è modificato, il porto si è
+ristretto ed è poi sparito, nuovi promontorii scabri e desolati si sono
allungati nel mare. Questi secolari giuochi del vulcano, aggiunti ai
-sobbalzi della sua crosta tanto più funesti agli abitanti, persuasero
+sobbalzi della sua crosta tanto più funesti agli abitanti, persuasero
dunque i Catanesi contemporanei del nostro Secentista a mettere fra loro
ed il monte le grandi distese della _Piana_ ed il fosso del Simeto.
-Un'altra volta, molti secoli prima, e precisamente l'anno IV della 76ª
-Olimpiade, essi avevano dovuto sgombrare la città natale, cacciati non
-già dal furore del vulcano, ma da quello di un uomo. Gerone II, tiranno
-siracusano, volendo decretare a sè stesso gli onori serbati agli
-Oichisti, o fondatori di città, e non avendo l'opportunità di costruirne
-una di sana pianta, pensò, conquistata Catania, di confinarne gli
+Un'altra volta, molti secoli prima, e precisamente l'anno IV della 76ª
+Olimpiade, essi avevano dovuto sgombrare la città natale, cacciati non
+già dal furore del vulcano, ma da quello di un uomo. Gerone II, tiranno
+siracusano, volendo decretare a sè stesso gli onori serbati agli
+Oichisti, o fondatori di città, e non avendo l'opportunità di costruirne
+una di sana pianta, pensò, conquistata Catania, di confinarne gli
abitanti a Leontino e di ripopolarla di nuova gente; allora le diede--o
-le restituì--il nome di Etna, e si qualificò egli stesso Etneo. Così,
+le restituì--il nome di Etna, e si qualificò egli stesso Etneo. Così,
memori forse del primo esodo, i Catanesi del 1693 deliberarono di
-emigrare dalle parti di Lentini; se non che, alla vecchia città
+emigrare dalle parti di Lentini; se non che, alla vecchia città
stendentesi in pianura, nel fitto della malaria, preferirono la nuova
-Carlentini, la «città moderna che vantava il suo origine di quel grande
-Alcide delle Spagne Carlo V»; e se Pietro Cappero, commissario del
+Carlentini, la «città moderna che vantava il suo origine di quel grande
+Alcide delle Spagne Carlo V»; e se Pietro Cappero, commissario del
governo spagnuolo, appositamente spedito per distoglierli dal disperato
proposito, non fosse riuscito a compiere il suo ufficio di persuasione,
il nome di Catania si sarebbe una seconda volta perduto, o non avrebbe
-più avuto il senso che altri etimologisti vi trovarono: _Kata-Etna_:
+più avuto il senso che altri etimologisti vi trovarono: _Kata-Etna_:
sotto l'Etna.
[Illustrazione: IL PORTO. (Fot. Alinari).]
@@ -526,38 +494,38 @@ sotto l'Etna.
[Illustrazione: IL PORTO. (Fot. Alinari).]
-Nè i soli cataclismi naturali la funestarono così nel corso dei secoli;
+Nè i soli cataclismi naturali la funestarono così nel corso dei secoli;
ma gli stessi uomini diedero mano a guastarla. Sesto Pompeo, al tempo
del secondo triumvirato, distrusse gran parte dei suoi edifici e
-rovesciò tutte le mura. Augusto la ristorò e ne fece, per compenso, una
-delle più fiorenti colonie romane; ma alla caduta dell'Impero i vandali
-di fuori via e quelli paesani ne buttarono giù i monumenti più insigni;
-e se Milano fu distrutta da Federico Barbarossa nel 1162, Catania patì
+rovesciò tutte le mura. Augusto la ristorò e ne fece, per compenso, una
+delle più fiorenti colonie romane; ma alla caduta dell'Impero i vandali
+di fuori via e quelli paesani ne buttarono giù i monumenti più insigni;
+e se Milano fu distrutta da Federico Barbarossa nel 1162, Catania patì
poco dopo un eguale destino due volte: la prima ad opera del figlio di
lui, Arrigo VI, nel 1194, per essersi dichiarata fautrice di Tancredi,
conte di Lecce; la seconda nel 1232, da Federico II, per avere stretto
-lega con le città guelfe e ricusato di riconoscere l'autorità del
+lega con le città guelfe e ricusato di riconoscere l'autorità del
Hohenstaufen. Le storie non dicono se fosse sparso sale sulle rovine
-catanesi come su quelle della metropoli lombarda; certo però la città fu
+catanesi come su quelle della metropoli lombarda; certo però la città fu
rasa al suolo, e fu viceversa innalzato il castello Ursino sugli avanzi
dell'antica rocca Saturnia, per incutere un salutare timore ai cittadini
-quando si accordò loro di riedificare le abitazioni--purchè non alte più
+quando si accordò loro di riedificare le abitazioni--purchè non alte più
di due piani, e quindi sottoposte al luogo forte...
[Illustrazione: NELLA DARSENA. (Fot. Gentile).]
-Patto, in verità, inutile, poichè non c'era più pericolo che i Catanesi
-costruissero grandi palazzi. La paura dei terremoti ne avrebbe già
+Patto, in verità, inutile, poichè non c'era più pericolo che i Catanesi
+costruissero grandi palazzi. La paura dei terremoti ne avrebbe già
fatta passar loro la voglia, se non avessero poi dovuto astenersene per
-una più persuasiva ragione: la mancanza dei mezzi. A poco a poco, nel
-corso dei secoli, la città aveva perduto l'importanza e la prosperità
+una più persuasiva ragione: la mancanza dei mezzi. A poco a poco, nel
+corso dei secoli, la città aveva perduto l'importanza e la prosperità
godute durante l'epoca greca e la romana, quando scrittori come
Tucidide, Pindaro e Cicerone ne lodavano la grandezza e la bellezza. Non
-era stata menzionata da Ausonio insieme con Siracusa, allorchè
+era stata menzionata da Ausonio insieme con Siracusa, allorchè
quest'ultima gareggiava con Atene? Ma gli stessi documenti della prisca
gloria, i sontuosi monumenti che l'avevano un tempo decorata, si
disperdevano per le concomitanti ingiurie del vulcano e degli uomini;
-oggi, dopo tanti altri cataclismi e vandalismi, ne resta poco più che il
+oggi, dopo tanti altri cataclismi e vandalismi, ne resta poco più che il
ricordo.
[Illustrazione: NEL PORTO. (Fot. Gentile).]
@@ -575,7 +543,7 @@ furono sostituiti--vecchia storia--da altrettante chiese cristiane.
Quello di Bacco, presso le terme Achillee, ricco di dodici altari,
somigliava, assicurano, a quello di Eliopoli: sulle sue ultime rovine,
nel 1400, coi tesori di Ximene e Paolo di Lerida e i doni della regina
-Bianca, si fondò il monastero di S. Placido. Sul tempio di Giano, San
+Bianca, si fondò il monastero di S. Placido. Sul tempio di Giano, San
Leone II, il ravennate taumaturgo vescovo di Catania, eresse una chiesa
a S. Lucia; caduta questa col terremoto del 1075, fu sostituita dalla
chiesa dell'Annunziata e nel 1200 da quella del Carmine ancora
@@ -598,31 +566,31 @@ loro casa.
[Illustrazione: MUSEO BISCARI--STATUA D'ERCOLE. (Fot. Grita).]
-Nè questi furono i soli o i maggiori edifizii sacri dell'antica Katana.
-Essa ebbe un tempio di Cibele, distrutto dal terremoto del 1020, dove è
+Nè questi furono i soli o i maggiori edifizii sacri dell'antica Katana.
+Essa ebbe un tempio di Cibele, distrutto dal terremoto del 1020, dove è
oggi il sobborgo corrottamente chiamato di Cibali; ebbe quello di Ecate
-nella contrada detta Ecatea, ed anche ora chiamata Licatìa; ne ebbe un
-altro ad Apollo Arcageta sulla collina di S. Marta. Fra i più sontuosi e
+nella contrada detta Ecatea, ed anche ora chiamata Licatìa; ne ebbe un
+altro ad Apollo Arcageta sulla collina di S. Marta. Fra i più sontuosi e
magnifici doveva essere quello di Cerere, i vestigi del quale furono
scoperti nel 1772 dal principe di Biscari. Alla Madre Demetria gli
antichi Catanesi avevano eretto un tempio composto di due grandi
edifizii ottagoni, ciascuno dei quali era lungo 150 cubiti, sormontati
da una cupola che venti Atlanti sostenevano. Nei penetrali dodici
-colossali cariatidi reggevano il prezioso simulacro della dea, «_signum
+colossali cariatidi reggevano il prezioso simulacro della dea, «_signum
perantiquum_, dice Cicerone, _quod viri non modo cuius modi esset, sed
ne esse quidem sciebant; aditus enim in sacrarium non est viris; sacra
-per mulieres ac virgines confici solent_»; ma il grande oratore parla di
+per mulieres ac virgines confici solent_»; ma il grande oratore parla di
questa antichissima e misteriosissima statua per narrare che Verre la
-fece rubare. Ne restarono, intorno alla seconda metà dell'ottavo
+fece rubare. Ne restarono, intorno alla seconda metà dell'ottavo
secolo, alcune di quelle che adornavano esternamente il tempio; ma
-allora il già citato S. Leone le fece distruggere con tutto l'edifizio:
+allora il già citato S. Leone le fece distruggere con tutto l'edifizio:
solo qualche informe rudere, un pezzo di cornicione dorico serbato nel
museo Biscari ed una statuetta custodita nel Benedettino, stanno ad
attestarne l'esistenza. Del tempio di Giove dicesi che facesse parte la
-grande statua del Nume, della quale il principe di Biscari serbò il
-torso mutilato, senza testa nè braccia, di squisita modellatura, che è
-fra le più belle cose della sua raccolta; ma questa supposizione, come
-tante altre del genere, non si può più verificare, e resta anzi da
+grande statua del Nume, della quale il principe di Biscari serbò il
+torso mutilato, senza testa nè braccia, di squisita modellatura, che è
+fra le più belle cose della sua raccolta; ma questa supposizione, come
+tante altre del genere, non si può più verificare, e resta anzi da
accertare se quel Giove greco non fosse piuttosto un Bacco romano...
[Illustrazione: PIAZZA MAZZINI E VIA GARIBALDI. (Fot. Grita).]
@@ -632,39 +600,39 @@ accertare se quel Giove greco non fosse piuttosto un Bacco romano...
[Illustrazione: FONTANA DELL'ELEFANTE. (Fot. Martinez).]
-Altri sontuosi edifizii e monumenti ornarono l'antica città, offesi dal
+Altri sontuosi edifizii e monumenti ornarono l'antica città, offesi dal
tempo, dalla natura e dagli uomini quanto i delubri, ed anche peggio.
Sorgevano un Foro, una Basilica, una Curia, un Erario, una Zecca, ed
altre costruzioni profane e sacre nel tratto oggi compreso fra il
cortile di S. Pantaleone ed il convento di S. Agostino; ma anche di
-queste nulla o troppo poco si vede più sul luogo. Il Foro, secondo
+queste nulla o troppo poco si vede più sul luogo. Il Foro, secondo
Vitruvio, aveva forma di parallelogramma, con una piazza nel mezzo,
girata da un portico a colonne; secondo il Bolano era di pianta
quadrata, a due piani; al tempo di questo cronista mancava il solo lato
occidentale, e degli altri rimasti in piedi si vedevano ancora molte
stanze dell'ordine superiore, essendo l'edifizio interrato: otto a
mezzogiorno, sette a levante e quattro a settentrione; ora non restano
-altro che le vôlte di qualcuna di queste stanze, e per vederle bisogna
+altro che le vôlte di qualcuna di queste stanze, e per vederle bisogna
scendere sotterra, al lume delle lanterne, in quelle che il popolino
chiama _Grotte di San Pantaleo_, e che sono veri antri dove il piede non
-trova più l'antico pavimento a grandi lastre di pietra calcare, per due
-ragioni entrambe molto concludenti: la prima è che l'acqua perennemente
+trova più l'antico pavimento a grandi lastre di pietra calcare, per due
+ragioni entrambe molto concludenti: la prima è che l'acqua perennemente
stagnante in quei luoghi non permette al visitatore d'inoltrarsi; la
-seconda è che l'antico lastricato, quando il monumento scompariva, ne fu
-strappato e servì poi a pavimentare il secondo atrio del museo Biscari.
+seconda è che l'antico lastricato, quando il monumento scompariva, ne fu
+strappato e servì poi a pavimentare il secondo atrio del museo Biscari.
Gli unici avanzi, ormai anch'essi sepolti, della Curia, della Basilica,
-della Zecca e via dicendo, sono probabilmente le vôlte e i portici sui
+della Zecca e via dicendo, sono probabilmente le vôlte e i portici sui
quali fu costruito il convento di S. Agostino: solo le colonne trovate
in questi dintorni esistono ancora, e sono le trentadue che formano i
portici di piazza Mazzini. Catania ebbe anche un Ippodromo o Circo,
decorato di statue, incrostato di marmi, bagnato da due ordini di
-canali, i maggiori denominati Nili, i minori Euripi: nulla più ne resta,
+canali, i maggiori denominati Nili, i minori Euripi: nulla più ne resta,
ad eccezione degli obelischi che ne segnavano la spina e le mete. Uno
sarebbe quello che si custodisce, rotto, nel museo Biscari; l'altro
quello che sorge in piazza del Duomo, sulla fontana dell'Elefante;
-monumento singolare dove sono rappresentate o simboleggiate tre civiltà:
+monumento singolare dove sono rappresentate o simboleggiate tre civiltà:
la punica, dall'elefante che i Catanesi tolsero a stemma--come si vede
-fin da un suggello del conte di Paternò--per avere respinto gli assalti
+fin da un suggello del conte di Paternò--per avere respinto gli assalti
dei Cartaginesi, nonostante che la loro cavalleria fosse provveduta
d'uno squadrone di questi spaventosi pachidermi; l'egizia, dall'obelisco
che, o servisse di meta nel circo, o fosse invece qui trasportato al
@@ -674,7 +642,7 @@ vi sono scolpiti; e da ultimo la cristiana, dal globo, dalle palme,
dall'Epigrafe angelica e dalla croce che lo incoronano.
[Illustrazione: ARCHIVIO DEI BENEDETTINI--SUGGELLO DEL CONTE DI
- PATERNÒ. (Fot. Giuffrida).]
+ PATERNÃ’. (Fot. Giuffrida).]
[Illustrazione: MUSEO DEI BENEDETTINI--PROCESSIONE DIONISIACA.
(Fot. Giuffrida).]
@@ -682,10 +650,10 @@ dall'Epigrafe angelica e dalla croce che lo incoronano.
[Illustrazione: MUSEO BISCARI--MOSAICO DELLE TERME DIONISIACHE.
(Fot. Grita).]
-La città antica ebbe anche un Ginnasio, che se non fu istituito da
+La città antica ebbe anche un Ginnasio, che se non fu istituito da
Caronda 680 anni prima dell'Era volgare, fu restaurato da Marcello in
-premio della fedeltà serbata dai Catanesi a Roma nella guerra contro
-Siracusa; ma non ne resta altra memoria fuorchè nei libri. C'era anche
+premio della fedeltà serbata dai Catanesi a Roma nella guerra contro
+Siracusa; ma non ne resta altra memoria fuorchè nei libri. C'era anche
un grande acquedotto che recava le acque di Licodia, lungo non meno di
sedici miglia; ma non se ne vede altro che qualche altro misero avanzo.
Tanta copia d'acque era necessaria ad alimentare la Naumachia--i cui
@@ -700,19 +668,19 @@ ancora conservate discretamente.
[Illustrazione: TEATRO ANTICO--INGRESSO ALLA SCENA. (Fot. Grita).
PRIMO CORRIDOIO.]
-Le achillee, o dionisiache, così chiamate perchè prossime al tempio di
+Le achillee, o dionisiache, così chiamate perchè prossime al tempio di
Bacco, furono restaurate dal proconsole Lucio Liberio e stanno oggi
sotto la cattedrale e il limitrofo Seminario; le fondazioni di questi
edifici impediscono di esplorarle tutte e lasciano vedere solo un
-corridoio, una stanza con la vôlta sostenuta da quattro grandi pilastri
+corridoio, una stanza con la vôlta sostenuta da quattro grandi pilastri
e ricoperta di stucchi adorni di figure a bassorilievo: puttini, tralci,
grappoli d'uva ed altri emblemi bacchici; un bassorilievo, piccolo ma
-squisito, rappresentante una processione dionisiaca, è serbato nel museo
-Benedettino. La chiesetta di S. Maria della Rotonda è anch'essa
+squisito, rappresentante una processione dionisiaca, è serbato nel museo
+Benedettino. La chiesetta di S. Maria della Rotonda è anch'essa
l'avanzo e probabilmente l'atrio od il laconico d'una gran terma, molti
cimelii della quale, come pezzi di mosaico, frammenti di lapidi e
d'iscrizioni, si conservano nei due musei cittadini. Altri minori ruderi
-di terme si trovarono in altri punti della città; l'avanzo più
+di terme si trovarono in altri punti della città; l'avanzo più
ragguardevole, quasi un intero stabilimento termale, esiste ancora sotto
il convento di Santa Maria dell'Indirizzo: da una prima stanza si passa
all'apoditerio o spogliatoio, ad una specie di bagno appartato, ad una
@@ -735,54 +703,54 @@ Biscari.
(Fot. Grita).]
Fra le rovine dei pubblici edifizii nobilitanti l'antica colonia
-calcidese altre ve ne sono, ancora più notevoli. Il primo posto per
-antichità spetta senza dubbio al teatro, che è detto greco, ma che più
+calcidese altre ve ne sono, ancora più notevoli. Il primo posto per
+antichità spetta senza dubbio al teatro, che è detto greco, ma che più
propriamente dovrebbe chiamarsi greco-romano. Di costruzione romana sono
-indubbiamente le parti appariscenti; ma è probabile che l'edifizio
-romano sorgesse su fondamenta greche, perchè ai tempi greci si legge
+indubbiamente le parti appariscenti; ma è probabile che l'edifizio
+romano sorgesse su fondamenta greche, perchè ai tempi greci si legge
nelle storie che Catania ebbe appunto un teatro, dove Alcibiade, come
uno dei comandanti dell'esercito ateniese venuto a conquistar Siracusa,
-arringò i cittadini per volgerli al suo partito. Se Diodoro e Cicerone
-non fanno più menzione del teatro catanese, la cosa è stata spiegata coi
+arringò i cittadini per volgerli al suo partito. Se Diodoro e Cicerone
+non fanno più menzione del teatro catanese, la cosa è stata spiegata coi
terremoti e con le lave che probabilmente lo abbatterono e ricopersero:
-sugli avanzi è probabile che i Romani erigessero poi la loro mole
-sontuosa, della quale anch'oggi si può avere un'idea da ciò che ne
+sugli avanzi è probabile che i Romani erigessero poi la loro mole
+sontuosa, della quale anch'oggi si può avere un'idea da ciò che ne
resta, allo scoperto in parte, ed in parte sotterra: tre ordini di
corridoi, le scale per le quali si passa dall'uno all'altro, quelle che
dividono la cavea in cunei, il pavimento dell'orchestra di marmo bianco
e rosso sul quale alzavansi i sedili, ed i frammenti di sculture e di
architetture custoditi nel museo Biscari: una graziosa figura di Musa,
rottami di statue, capitelli e piedistalli, il maggiore dei quali ha
-effigiati nel dado una vittoria e due guerrieri senza cimiero nè celata
-nè asta; rocchi ed architravi, uno dei quali ha scolpiti nel fregio una
+effigiati nel dado una vittoria e due guerrieri senza cimiero nè celata
+nè asta; rocchi ed architravi, uno dei quali ha scolpiti nel fregio una
Nereide vinta da un Ercole. Alla scena ed alla loggia appartennero anche
-le colonne che furono trasportate in altri punti della città, le sei che
+le colonne che furono trasportate in altri punti della città, le sei che
ornano la facciata del Duomo, le due del Palazzo comunale e l'altra
della piazza dei Martiri; i marmi bianchi e rossi dei sedili furono
adoperati per pavimentare il Duomo. Oltre che per la ricchezza degli
-ornati, il teatro catanese fu dei più notevoli per ampiezza: conteneva
+ornati, il teatro catanese fu dei più notevoli per ampiezza: conteneva
il doppio degli spettatori dell'ateniese e poco meno di quanti ne
-entravano nel siracusano. Ma la maggiore sua importanza è dimostrata
-dall'Odeo che gli era ed è ancora annesso. Mario Musumeci, valente
+entravano nel siracusano. Ma la maggiore sua importanza è dimostrata
+dall'Odeo che gli era ed è ancora annesso. Mario Musumeci, valente
architetto e dotto archeologo fiorito un secolo addietro, diede una
-bella illustrazione di questo secondo edifizio e ne rilevò l'importanza.
+bella illustrazione di questo secondo edifizio e ne rilevò l'importanza.
Mentre di pochissimi altri Odei restano troppo scarsi vestigi, undici
cunei del catanese, su diciassette, si vedono ancora; gli altri sei,
distrutti, sono indicati dal perimetro dell'edifizio. Alla testata di
-levante della precinzione, che è allo scoperto, s'appoggiavano tredici
+levante della precinzione, che è allo scoperto, s'appoggiavano tredici
gradini scendenti fino all'orchestra, circoscritta, dalla parte del
pulpito, dal muro oltre il quale non si vedono altre costruzioni. Il
-rivestimento esterno è formato da pezzi di lava squadrati e disposti in
+rivestimento esterno è formato da pezzi di lava squadrati e disposti in
file orizzontali e parallele di diseguale altezza, alla maniera
-pseudo-isodoma: c'è una sola comunicazione fra l'interno e l'esterno,
+pseudo-isodoma: c'è una sola comunicazione fra l'interno e l'esterno,
attraverso il cuneo centrale: prova che l'Odeo non poteva servire a
grandi riunioni popolari, ma solo a ristrette adunanze, ai concorsi
-degli autori drammatici e alle prove dei cori, come è confermato dalla
+degli autori drammatici e alle prove dei cori, come è confermato dalla
mancanza della scena. Anche qui terremoti e vandali hanno lasciato i
loro segni: perdute le colonne che ornavano il pulpito, distrutti i
pezzi ornamentali del muro di precinzione e di quello esterno dalla
cimasa in su: solo qualche frammento se ne volle trovare nella
-decorazione della porta settentrionale del Duomo, come si dirà a suo
+decorazione della porta settentrionale del Duomo, come si dirà a suo
luogo. L'edifizio, pertanto, appena si riconosce: mutilato, squarciato,
convertito nelle parti ancora resistenti in abitazione di umile gente,
con gli archi dei cunei trasformati in orribili terrazzini ed in luride
@@ -793,19 +761,19 @@ stamberghe.
[Illustrazione: L'ANFITEATRO ROMANO--L'ENTRATA DELL'ARENA.
(Fot. Ursino).]
-Mentre qui s'aspetta ancora l'invocata opera del restauratore, si è
+Mentre qui s'aspetta ancora l'invocata opera del restauratore, si è
posto mano ultimamente al discoprimento di altri avanzi gloriosi: quelli
dell'Anfiteatro, che fu uno dei maggiori di Sicilia. Limitrofo al
palazzo del Proconsole ed alle prigioni, esso aveva forma elittica, con
il grande asse esterno lungo 125 metri e 71 l'interno; con un piccolo
asse esterno di 106 metri e l'interno di 193. Vi si contavano 56 archi,
-tre ordini di sedili, due precinzioni; era alto più che 30 metri e
-capiva 16 mila spettatori. Ma, fino a poco tempo addietro, la maestà
+tre ordini di sedili, due precinzioni; era alto più che 30 metri e
+capiva 16 mila spettatori. Ma, fino a poco tempo addietro, la maestà
della mole si desumeva dai libri e da un vecchio quadro del Niger;
-perchè, quasi non fossero bastati i terremoti e gli incendii, la mano
+perchè, quasi non fossero bastati i terremoti e gli incendii, la mano
dell'uomo ne aveva consumata l'estrema rovina. Non se ne vedevano, fino
all'anno scorso, se non qualche pezzo di muro, qualche arco, qualche
-vôlta sotto le fondamenta di case moderne: vestigi che se consentirono
+vôlta sotto le fondamenta di case moderne: vestigi che se consentirono
al Garruccio, col sussidio dei libri, di illustrare dottamente il
sontuoso edifizio, non bastavano ad altri scrittori neanche ad
ammetterne l'esistenza. Ora, grazie agli scavi intrapresi in piazza
@@ -813,9 +781,9 @@ Stesicorea, gli scettici possono vedere con gli occhi e toccar con le
mani tutto un fianco della gran mole, parte della gradinata, gran parte
dei corridoi, parecchi ordini di archi e la porta che metteva
nell'arena. Quel mutilato scheletro, se accusa la barbarie delle
-generazioni che lo ridussero in uno stato così miserando, attesta
-ancora, nondimeno, con la severa nobiltà dei suoi profili, con la
-maestosa solidità del suo impianto, l'antica grandezza della città.
+generazioni che lo ridussero in uno stato così miserando, attesta
+ancora, nondimeno, con la severa nobiltà dei suoi profili, con la
+maestosa solidità del suo impianto, l'antica grandezza della città.
[Illustrazione: ARCHI DELL'ANFITEATRO.]
@@ -823,28 +791,28 @@ maestosa solidità del suo impianto, l'antica grandezza della città.
[Illustrazione: PIAZZA STESICOREA CON L'ANFITEATRO. (Fot. Martinez).]
-Ma più che dai ruderi di questo e degli altri maestosi edifizii dei
-quali si è ragionato, il grado di floridezza e di civiltà di Katana si
-desume da più piccole, da veramente minuscole opere d'arte: le monete
+Ma più che dai ruderi di questo e degli altri maestosi edifizii dei
+quali si è ragionato, il grado di floridezza e di civiltà di Katana si
+desume da più piccole, da veramente minuscole opere d'arte: le monete
che vi furono battute. Nella meravigliosa collezione dei conii
greco-siculi posseduta dal barone di Floristella, in Acireale, i
-catanesi sono fra i più abbondanti, contandosene una sessantina, d'oro,
+catanesi sono fra i più abbondanti, contandosene una sessantina, d'oro,
d'argento e di bronzo; e se tutti hanno qualche lor proprio pregio,
-alcuni stanno tra i più eccellenti saggi di quest'arte che la Sicilia
-greca portò alla perfezione. Il tetradramma con la testa d'Apollo e la
+alcuni stanno tra i più eccellenti saggi di quest'arte che la Sicilia
+greca portò alla perfezione. Il tetradramma con la testa d'Apollo e la
quadriga, lavorato e firmato da Herakleidas, ha ben poco da invidiare
alle Aretuse siracusane. Evainetos, Choirion, Prokles, altri artisti il
-cui nome è perduto, diedero a Catania altri conii bellissimi; dove con
-le teste dell'Amenano, di satiri, di fauni, di divinità, e con le
+cui nome è perduto, diedero a Catania altri conii bellissimi; dove con
+le teste dell'Amenano, di satiri, di fauni, di divinità, e con le
spighe, le bighe, le quadrighe, i tori a testa umana, le Vittorie, le
Giustizie, si trovano segni e figure locali, come quelli del gambero
detto imperiale, come i gruppi dei Fratelli Pii, Anapias ed
Anfimos, sollevanti i genitori per salvarli dal fuoco dell'eruzione
-etnea chiamata appunto dei Fratelli Pii. Ma forse il conio catanese più
-bello, certamente il più raro e interessante, del quale un solo
-esemplare si conosce finora, è quello risalente al tempo quando la città
+etnea chiamata appunto dei Fratelli Pii. Ma forse il conio catanese più
+bello, certamente il più raro e interessante, del quale un solo
+esemplare si conosce finora, è quello risalente al tempo quando la città
fu chiamata Etna: nell'iscrizione infatti, invece che KATANAION si legge
-AITNAION. Non si può dire se è più bello il _retto_, dove si vede la
+AITNAION. Non si può dire se è più bello il _retto_, dove si vede la
testa del calvo e barbuto Sileno, con le orecchie caprine e il capo
inghirlandato di edera, o il _verso_, dove dinanzi a un'aquila che sta
con le ali raccolte in cima a un pino, Giove Etneo, indossante un
@@ -873,7 +841,7 @@ la sinistra il fulmine alato.
D'ARGENTO (ANNI 415, 403 A. C.)--FIRMATA DA
HERAKLEIDAS. (Fot. Pennisi).
- 7. DRAMMA D'ARGENTO FIRMATO «EVAI (METOS)».
+ 7. DRAMMA D'ARGENTO FIRMATO «EVAI (METOS)».
TESTA DI AMENANO E QUADRIGA, ANNI 415-403 A. C.
8. TESTA DI AMENANO E BIGA, ANNI 415-403 A. C.
@@ -898,46 +866,46 @@ III.
[Illustrazione: FESTA DI S. AGATA--CANDELORA. (Fot. Ursino).]
-Decaduta, ammiserita, spopolata durante l'età di mezzo, Catania ebbe
+Decaduta, ammiserita, spopolata durante l'età di mezzo, Catania ebbe
nondimeno anche allora qualche nobile opera d'arte, specialmente
-cristiana; ma se già degli edifizii pagani restano vestigi tanto scarsi
+cristiana; ma se già degli edifizii pagani restano vestigi tanto scarsi
e malconci, neppure dei tempii cristiani, costruiti a spese delle
classiche architetture, i terremoti hanno lasciato maggiori
-testimonianze. Quasi tutto ciò che resta parla di S. Agata, la vergine
+testimonianze. Quasi tutto ciò che resta parla di S. Agata, la vergine
martoriata da Quinziano, pretore o proconsole romano in Sicilia verso la
-metà del terzo secolo.
+metà del terzo secolo.
- [Illustrazione: S. MARIA DI GESÙ--INTERNO DELLA CAPPELLA DI CASA
- PATERNÒ. (Fot. Gentile).]
+ [Illustrazione: S. MARIA DI GESÙ--INTERNO DELLA CAPPELLA DI CASA
+ PATERNÃ’. (Fot. Gentile).]
[Illustrazione: FINESTRA DELLA CHIESA DI S. GIOVANNI DI FLERES, ORA
CASA LEOTTA. (Fot. Castorina).]
Narrano gli Atti latini che, nata da nobili parenti, tra il 237 e il
-238, sotto Decio, Agata aveva abbracciato la fede di Gesù e si era a lui
-votata, allorchè Quinziano volle farla sua per soddisfare la duplice
+238, sotto Decio, Agata aveva abbracciato la fede di Gesù e si era a lui
+votata, allorchè Quinziano volle farla sua per soddisfare la duplice
cupidigia eccitata nel suo animo pravo dalla bellezza e dalla ricchezza
della giovinetta appena trilustre. Resistendo ella strenuamente alle
lusinghe, alle promesse, agli esempi di corruzione nella casa della
matrona Afrodisia a cui il prepotente Romano l'aveva affidata, costui la
fece tradurre in giudizio quale negatrice dei Numi. Ammonita a venerarli
-come era debito, ella li schernì, ed alle minaccie di terreni tormenti
+come era debito, ella li schernì, ed alle minaccie di terreni tormenti
rispose minacciando l'eterna dannazione al suo persecutore. Ricondotta
alla prigione e brutalmente sospinta dai manigoldi, fu vista
prodigiosamente star ferma, immobile, con le piante dei piedi impresse
-nella pietra; poscia, entrata spontaneamente nel carcere, vi passò un
-giorno pregando; finchè, ancora una volta tratta dinanzi al tiranno, con
-tanta forza continuò a resistergli, che l'imbestialito Quinziano ordinò
+nella pietra; poscia, entrata spontaneamente nel carcere, vi passò un
+giorno pregando; finchè, ancora una volta tratta dinanzi al tiranno, con
+tanta forza continuò a resistergli, che l'imbestialito Quinziano ordinò
ai littori di tormentarla con verghe e lame roventi sul durissimo
eculeo, poscia di torcerle e strapparle una mammella, e finalmente di
stenderla sui carboni ardenti; ma nel punto che ella pativa questo
-estremo supplizio, un terremoto scosse la città dalle fondamenta, due
+estremo supplizio, un terremoto scosse la città dalle fondamenta, due
assessori del Proconsole, Silvino e Falconio, che si godevano il truce
spettacolo, restarono sepolti sotto le rovine, ed il popolo, vedendo nel
cataclisma un castigo di Dio, insorse contro il tiranno, il quale fu
-costretto a sospendere il supplizio ed a fuggire, trovando di lì a poco
+costretto a sospendere il supplizio ed a fuggire, trovando di lì a poco
la morte al passo del Simeto. Troppo tardi tratta dalla fornace,
-l'esausta martire spirò, e i suoi pii correligionarii ne deposero il
+l'esausta martire spirò, e i suoi pii correligionarii ne deposero il
corpo in un sepolcro nuovo; allora, nel punto che il sarcofago stava
per esser chiuso, un bellissimo fanciullo, sopravvenuto insieme con
cento compagni, depose presso la salma una tavoletta marmorea con
@@ -945,36 +913,36 @@ l'Epigrafe angelica, le iniziali della quale si vedono ora ripetute in
tanti luoghi: _Mentem Sanctam Spontaneam Honorem Deo Et Patriae
Liberacionem_. I Catanesi cominciarono pertanto a venerarla come la loro
celeste protettrice, e quando ebbero fede nella sua divina potenza il
-suo culto cominciò a diffondersi oltre i confini della città e
-dell'isola, per tutto il mondo. Nel 263 il vescovo Everio le consacrò,
+suo culto cominciò a diffondersi oltre i confini della città e
+dell'isola, per tutto il mondo. Nel 263 il vescovo Everio le consacrò,
sulle rovine del Pretorio, una prima cripta o edicola; trascorso
ancora mezzo secolo, nei primordi del IV, le fu eretta una chiesa che S.
-Leone riedificò od abbellì. Questa chiesa, denominata S. Agata la
+Leone riedificò od abbellì. Questa chiesa, denominata S. Agata la
Vetere, fu per lungo tempo la cattedrale di Catania; ma i due terremoti
del 1169 e del 1693 la conciarono in modo che quella ricostruita sulle
-sue rovine non ne serba più alcuna traccia, fuorchè tre cimelii. Il
-primo e più notevole è lo stesso «sepolcro nuovo» dove fu custodita per
-tanti secoli la salma preziosa. L'arca propriamente detta è di marmo,
+sue rovine non ne serba più alcuna traccia, fuorchè tre cimelii. Il
+primo e più notevole è lo stesso «sepolcro nuovo» dove fu custodita per
+tanti secoli la salma preziosa. L'arca propriamente detta è di marmo,
con bassorilievi dove si vedono--o per meglio dire si vedrebbero, se non
l'avessero incastrata e quasi murata nel nuovo altare maggiore--due
grifoni affrontati dinanzi a un candelabro ardente da una parte, e
centauri e combattenti nell'altra faccia. L'architetto Sciuto Patti, che
-potè esaminarla, la riferì ai tempi di Roma imperiale, assegnando una
-data molto posteriore al coperchio, che è d'altra pietra e porta emblemi
+potè esaminarla, la riferì ai tempi di Roma imperiale, assegnando una
+data molto posteriore al coperchio, che è d'altra pietra e porta emblemi
cristiani e la stessa figura del Redentore riferibili all'epoca
bizantina. Gli altri due avanzi dell'antica e veramente _vetere_ chiesa
-di S. Agata furono ritrovati nel luglio del 1742: uno è la trascrizione
+di S. Agata furono ritrovati nel luglio del 1742: uno è la trascrizione
su marmo e con caratteri gotici dell'Epigrafe angelica, l'originale
-della quale fu portato a Cremona: nel primo rigo, prima dei caratteri, è
+della quale fu portato a Cremona: nel primo rigo, prima dei caratteri, è
scolpita una mano senza pollice, con l'indice e il medio distesi,
-l'anulare e il mignolo piegati, in atto di benedire; l'altro avanzo, più
-notevole, è un bassorilievo di marmo, con gli spigoli arrotondati, nei
+l'anulare e il mignolo piegati, in atto di benedire; l'altro avanzo, più
+notevole, è un bassorilievo di marmo, con gli spigoli arrotondati, nei
quali sono scolpiti due nimbi crociferi terminati da un listello piano e
con le croci bizantine; anch'esso ha un'altra iscrizione dichiarante il
soggetto della scena rappresentata nella parte centrale: la visita,
-cioè, di S. Pietro a S. Agata in carcere: figure rozze, semplicemente
+cioè, di S. Pietro a S. Agata in carcere: figure rozze, semplicemente
abbozzate, ma non senza espressione, e rivelatrici dei caratteri proprii
-alla prima età cristiana. I due avanzi sono stati murati uno sull'altro
+alla prima età cristiana. I due avanzi sono stati murati uno sull'altro
e raccordati con incorniciature di marmo colorato.
[Illustrazione: DUOMO--ABSIDI NORMANNE E CUPOLA MODERNA.
@@ -984,7 +952,7 @@ e raccordati con incorniciature di marmo colorato.
[Illustrazione: DUOMO--ABSIDI NORMANNE. (Fot. Castorina).]
-Contigua a S. Agata la Vetere è l'altra chiesetta del S. Carcere; dove,
+Contigua a S. Agata la Vetere è l'altra chiesetta del S. Carcere; dove,
insieme con altre reliquie della martire--come l'impronta dei suoi piedi
nel sasso--si trovano altre vestigia della antica Catania dei tempi di
mezzo sfuggite ai terremoti ed ai vandali. A chi guarda esteriormente,
@@ -996,24 +964,24 @@ stava tra la superiore, o _custodia communis_, e l'_inferior_, o
_robor_. La costruzione rivela gli stessi caratteri che
contraddistinguono l'anfiteatro, il teatro, l'odeo, le terme e gli altri
monumenti romani; nelle pareti interne si trovano tracce di antichi
-affreschi. Ma più singolare è sulla facciata barocca della chiesetta,
+affreschi. Ma più singolare è sulla facciata barocca della chiesetta,
rifatta dopo il terremoto del 1693, la magnifica porta, della quale,
come appartenente in origine ad un altro monumento, e qui sovrapposta
-nel Settecento, si ragionerà fra poco; intanto, prima di lasciare questo
-Santo Carcere, è da notare che non tutta la chiesa crollò nel 1693; che
+nel Settecento, si ragionerà fra poco; intanto, prima di lasciare questo
+Santo Carcere, è da notare che non tutta la chiesa crollò nel 1693; che
anzi la vecchia costruzione si rivela ancora nella parte dell'edifizio
-rifatto e ingrandito, dove la vôlta a crociera di sesto acuto è decorata
+rifatto e ingrandito, dove la vôlta a crociera di sesto acuto è decorata
da ogive molto sporgenti, impostate sopra colonne con capitelli di
grazioso disegno.
[Illustrazione: DUOMO--INTERNO. (Fot. Gentile).]
-La stessa ossatura gotico-normanna, con la vôlta ad archi acuti
-impostata sulle colonnette degli angoli, si osserva a S. Maria di Gesù,
-nella cappelletta di casa Paternò, che rimase in piedi nel 1693 quando
-tutto il resto della chiesa, poscia rifatta, andò in rovina. Il gotico
-di questi due avanzi non è molto antico: tanto S. Maria di Gesù quanto
-il Santo Carcere sorsero nella prima metà del XV secolo; di data più
+La stessa ossatura gotico-normanna, con la vôlta ad archi acuti
+impostata sulle colonnette degli angoli, si osserva a S. Maria di Gesù,
+nella cappelletta di casa Paternò, che rimase in piedi nel 1693 quando
+tutto il resto della chiesa, poscia rifatta, andò in rovina. Il gotico
+di questi due avanzi non è molto antico: tanto S. Maria di Gesù quanto
+il Santo Carcere sorsero nella prima metà del XV secolo; di data più
remota doveva essere invece quello di S. Giovanni di Fleres, la cui
prima fondazione risale al VI secolo, e precisamente all'anno 532. Gli
avanzi di questa chiesetta che si vedevano ancora fino a pochi anni
@@ -1021,7 +989,7 @@ addietro, all'angolo delle vie Mancini e Cestai, non avevano nessun
carattere, ridotti com'erano ai semplici muri risorti sui rottami
dell'antico edifizio; quando, abbattendosene ultimamente le rovine per
erigervi la casa Leotta, fu trovata sotto l'intonaco una graziosissima
-finestra del più fiorito gotico. Il cimelio fu rispettato ed è
+finestra del più fiorito gotico. Il cimelio fu rispettato ed è
incorporato nel muro della casa moderna.
[Illustrazione: DUOMO--PORTA SETTENTRIONALE. (Fot. Ursino).]
@@ -1034,34 +1002,34 @@ incorporato nel muro della casa moderna.
[Illustrazione: CHIESA DEL SANTO CARCERE--INTERNO. (Fot. Castorina).]
Ma in fatto di edifizii sacri dei tempi di mezzo, la cattedrale eretta
-dal normanno Ruggero nel 1094 fu certamente il più insigne. Anche qui,
+dal normanno Ruggero nel 1094 fu certamente il più insigne. Anche qui,
disgraziatamente, i due terremoti del 1169 e del 1693 produssero tale
rovina che, a primo aspetto, nel tempio rifatto con altro stile nulla
-più parla di quella età. Ad un attento esame, nondimeno, le tracce della
+più parla di quella età. Ad un attento esame, nondimeno, le tracce della
costruzione normanna si svelano. Le tre absidi, resistite ai
cataclismi, ne sono testimonii esternamente, col loro sesto acuto;
all'interno, l'arco gotico si mostra anche nelle cappelle del Crocefisso
-e dell'Immacolata, nonchè nelle finestre strette e lunghe, simili a
+e dell'Immacolata, nonchè nelle finestre strette e lunghe, simili a
feritoie, di quest'ultima e del passaggio fra la chiesa e il contiguo
-Seminario. Ma il più notevole vestigio architettonico dell'antico Duomo,
-la decorazione cioè della sua porta maggiore, non si trova più qui.
-Adattata alla Casa comunale dopo la rovina del 1693, forse perchè
+Seminario. Ma il più notevole vestigio architettonico dell'antico Duomo,
+la decorazione cioè della sua porta maggiore, non si trova più qui.
+Adattata alla Casa comunale dopo la rovina del 1693, forse perchè
giudicata poco conveniente ad un luogo sacro, fu poi trasferita al Santo
Carcere, dove anche oggi attira l'attenzione dei curiosi e degli
-studiosi, tra i quali molto si è discusso intorno al suo carattere. È
-normanna e contemporanea della primitiva fabbrica del 1094? Oppure è
+studiosi, tra i quali molto si è discusso intorno al suo carattere. È
+normanna e contemporanea della primitiva fabbrica del 1094? Oppure è
sveva, e fu poi sovrapposta, due secoli dopo, alla cattedrale? Monsignor
di Marzo, storico e critico egregio dell'arte siciliana nell'evo medio
-ed al principio dell'età moderna, le nega il carattere normanno-siculo e
+ed al principio dell'età moderna, le nega il carattere normanno-siculo e
vi trova l'influenza di altri stili. Il normanno-siculo, infatti, porta
-con tanta evidenza l'impronta mussulmana, che si suole più precisamente
-designare coi nomi di arabo-normanno-siculo; più tardi, invece,
+con tanta evidenza l'impronta mussulmana, che si suole più precisamente
+designare coi nomi di arabo-normanno-siculo; più tardi, invece,
l'orientale profusione degli arabeschi negli intagli e nelle sculture
-ornamentali andò scemando a profitto di elementi interamente diversi:
+ornamentali andò scemando a profitto di elementi interamente diversi:
l'ibrido simbolismo e la barbara imitazione del classico che prevalsero
nell'Italia settentrionale, particolarmente in Lombardia, e si
-associarono sempre più strettamente alle forme teutoniche. Questa porta
-dell'antico Duomo ne è per l'appunto, dichiara il di Marzo, un esempio,
+associarono sempre più strettamente alle forme teutoniche. Questa porta
+dell'antico Duomo ne è per l'appunto, dichiara il di Marzo, un esempio,
col suo congegno prospettico e simmetrico di quattro ordini di stipiti,
nei tre angoli dei quali stanno tre colonnine per ciascun lato,
faccettate a quadretti e strisce a zig-zag (_chevron_), e sui quali sono
@@ -1077,9 +1045,9 @@ l'origine normanna della porta ed assegnarla al periodo svevo.
Rammentando la distruzione di Catania ordinata da Federico II, si volle
che la figura dell'uomo seduto rappresentasse lo stesso Imperatore, e
che gli animali simboleggiassero i suoi sentimenti verso amici e nemici,
-e che la donna fosse la città impetrante grazia dallo Svevo crudele.
+e che la donna fosse la città impetrante grazia dallo Svevo crudele.
Spiegazione plausibile, la quale non persuade tuttavia i sostenitori
-della _normannità_ del monumento; i quali, giudicando che gli emblemi
+della _normannità_ del monumento; i quali, giudicando che gli emblemi
svevi sono indipendenti dal resto degli adorni, sostengono che furono
sovrapposti sull'architettura di Ruggero ai tempi di Federico.
@@ -1091,66 +1059,66 @@ sovrapposti sull'architettura di Ruggero ai tempi di Federico.
Se questa singolare decorazione dell'ingresso principale dell'antico
Duomo dev'essere oggi cercata al Santo Carcere, un'altra porta della
-cattedrale rifatta è rimasta al suo posto e possiede anch'essa un suo
+cattedrale rifatta è rimasta al suo posto e possiede anch'essa un suo
proprio valore. Attribuendola ad Antonello Gagini, figlio di quel
-Domenico che, trasferitosi da Bissone, «delle parti di Lombardia», in
-Palermo, sollevò, con l'opera propria e dei valenti eredi, la scultura
+Domenico che, trasferitosi da Bissone, «delle parti di Lombardia», in
+Palermo, sollevò, con l'opera propria e dei valenti eredi, la scultura
siciliana ad altezze prima ignorate, gli scrittori catanesi credettero
di attribuirle il massimo pregio; ma non s'accorsero di ledere nello
stesso tempo le ragioni della cronologia. L'iscrizione della porta dice
infatti che questa fu eretta nell'anno 1577, ed allora Antonello Gagini
-era morto non da sette anni soltanto, come avvertì il già citato
+era morto non da sette anni soltanto, come avvertì il già citato
Musumeci, ma da quaranta, come nota il di Marzo, che registra nel 1536
la morte dello scultore palermitano. Escluso dunque il Gagini come
-autore dell'opera, sorge un'altra questione: è essa tutta d'una mano e
-d'una età, oppure risulta composta dall'accozzamento di pezzi greci o
+autore dell'opera, sorge un'altra questione: è essa tutta d'una mano e
+d'una età, oppure risulta composta dall'accozzamento di pezzi greci o
romani con altri di moderna fattura? Il Musumeci giudica antichi, e
provenienti probabilmente dalle decorazioni dell'Odeo, il bel fregio del
cornicione e le colonne composite, nei piedistalli delle quali si vedono
scolpiti a mezzo rilievo gruppi di Tritoni e Nereidi di squisito lavoro,
e graziosi Ippocampi nello zoccolo; solo l'architrave e gli stipiti
sarebbero moderni. Oltre che per la differenza del tratto, il Musumeci
-giudica antichi i pezzi dianzi mentovati anche perchè hanno un carattere
+giudica antichi i pezzi dianzi mentovati anche perchè hanno un carattere
mitologico poco adatto alla destinazione sacra della porta; ma
l'Hittorf, architetto del re Carlo X venuto a studiare i monumenti
-siciliani, nega l'antichità di questi ornamenti, e con lui la nega il di
+siciliani, nega l'antichità di questi ornamenti, e con lui la nega il di
Marzo, rammentando che il classicismo del Cinquecento ricorse
liberamente a soggetti pagani nella ornamentazione di opere cristiane.
Ad ogni modo, sia tutta cinquecentesca la porta in quistione, o sia
-composta di frammenti antichi e di pezzi moderni, sopra un punto non può
-cader dubbio: sull'artefice che la eseguì, tutta o parte. La somiglianza
+composta di frammenti antichi e di pezzi moderni, sopra un punto non può
+cader dubbio: sull'artefice che la eseguì, tutta o parte. La somiglianza
fra gli ornati a risalto e delle mensole di questa porta esterna con
quelli della porta interna per la quale si penetra nella cappella del
Crocefisso, eretta quattordici anni prima, nel 1563, attesta che uno
solo fu lo scultore delle due opere. Ora, se anche questa porta interna
-fu indebitamente attribuita al Gagini, il Musumeci dimostrò, coi
+fu indebitamente attribuita al Gagini, il Musumeci dimostrò, coi
documenti trovati nell'archivio della chiesa, che fu eseguita da Gian
Domenico Mazzola; e il di Marzo, confermando il fatto, corregge soltanto
la desinenza del nome e la patria dell'artefice: il Mazzolo o Masolo--e
-non Mazzola--figlio di un Battista da Carrara, non fu «Scarpellino
-catanese»: nacque invece anch'egli a Carrara e dimorò in Messina donde
+non Mazzola--figlio di un Battista da Carrara, non fu «Scarpellino
+catanese»: nacque invece anch'egli a Carrara e dimorò in Messina donde
venne in Catania procuratore del padre a riscuoterne i crediti, ed a
-lavorare questa porta, la quale è giudicata fra le migliori sue opere,
-fra le più delicate e perfette.
+lavorare questa porta, la quale è giudicata fra le migliori sue opere,
+fra le più delicate e perfette.
-Ancora e sempre del Gagini è stato creduto il piccolo lavacro di marmo
+Ancora e sempre del Gagini è stato creduto il piccolo lavacro di marmo
della sacrestia: attribuzioni che dimostrano come da quell'artista
geniale o dalla sua scuola uscisse quanto di buono possiede la Sicilia
in fatto di scultura. Di forma rettangolare e simile ad un sarcofago,
questo lavacro ha una decorazione a mezzo rilievo di puttini, cornucopie
ed altri motivi ornamentali. Che sia leggiadra, basta aver occhi per
-accertarlo; a chi veramente appartenga non si può dire; e del resto
+accertarlo; a chi veramente appartenga non si può dire; e del resto
Catania ha, per buona sorte, opere non dubbie del Gagini, delle quali
-sarà tenuto parola più tardi.
+sarà tenuto parola più tardi.
Per ora, restando nella cattedrale, anzi nella stessa sacrestia, il
-grande affresco del Mignemi merita una breve menzione, non già perchè
+grande affresco del Mignemi merita una breve menzione, non già perchè
abbia valor d'arte, ma per la scena storica, grandiosa e terribile, che
-rappresenta: la spaventosa eruzione del 1669, la più formidabile dei
+rappresenta: la spaventosa eruzione del 1669, la più formidabile dei
tempi moderni. In fondo al quadro l'Etna solleva la gigantesca sua mole;
nel secondo piano, ai fianchi del monte, si erge il nuovo cratere dei
-Monti Rossi, dal quale un fiume di fuoco scende per le più basse pendici
-fino alla città, ne investe e scavalca le muraglie occidentali, ne
+Monti Rossi, dal quale un fiume di fuoco scende per le più basse pendici
+fino alla città, ne investe e scavalca le muraglie occidentali, ne
invade ed incendia i sottoposti quartieri, ne circuisce e diminuisce il
castello, per gettarsi finalmente in mare, restringendo il porto dal
quale escono a forza di vele e di remi le navi cariche di atterriti
@@ -1166,33 +1134,33 @@ Federico IV, Martino, Maria ed il figliuoletto di lei Federico; nel
sarcofago della parete settentrionale dorme l'eterno sonno, tutta sola,
Costanza, la figlia del quarto Martino aragonese. Ma, come disse
l'epigrafe di Mario Rapisardi quando fu restituita da Parigi alla natale
-Catania la salma di Vincenzo Bellini, «questa basilica in cui dormono
-dimenticate le ossa di tanti re, diverrà da questo giorno famosa per la
-tomba di Vincenzo Bellini». La quale è posta sotto il secondo pilastro
-di destra, ed è ornata di un piccolo monumento del fiorentino Tassara.
+Catania la salma di Vincenzo Bellini, «questa basilica in cui dormono
+dimenticate le ossa di tanti re, diverrà da questo giorno famosa per la
+tomba di Vincenzo Bellini». La quale è posta sotto il secondo pilastro
+di destra, ed è ornata di un piccolo monumento del fiorentino Tassara.
[Illustrazione: DUOMO--SEPOLCRO DI VINCENZO BELLINI. (Fot. Gentile).]
Il maggior Catanese dei tempi moderni, il cantore della _Norma_, della
-_Sonnambula_ e dei _Puritani_, era degno, per la soavità dell'anima sua
-e per l'universalità della sua gloria, di riposare accanto alla più
+_Sonnambula_ e dei _Puritani_, era degno, per la soavità dell'anima sua
+e per l'universalità della sua gloria, di riposare accanto alla più
gloriosa e soave sua concittadina dei tempi andati, Sant'Agata. La salma
-del musicista, morto a Parigi nel 1837, restò sepolta al _Père Lachaise_
+del musicista, morto a Parigi nel 1837, restò sepolta al _Père Lachaise_
per circa quarant'anni, fino al 1876, quando ne fu tratta e trasportata
in Sicilia e deposta nella terra natale; la martire suppliziata in vita
-come già si è narrato, non fu risparmiata neppure dopo morte, e la sua
-salma fece più lunghi e travagliosi viaggi, come narrano i bassorilievi
-del Coro della sua chiesa. Nella prima metà dei trentacinque scomparti
-che lo compongono è sceneggiata la vita ed il supplizio della vergine,
+come già si è narrato, non fu risparmiata neppure dopo morte, e la sua
+salma fece più lunghi e travagliosi viaggi, come narrano i bassorilievi
+del Coro della sua chiesa. Nella prima metà dei trentacinque scomparti
+che lo compongono è sceneggiata la vita ed il supplizio della vergine,
la seconda illustra la storia della sua spoglia terrena: il trasporto a
Costantinopoli ordinato nel 1040 dal generale bizantino Giorgio Maniace
e compito a dispetto della tempesta scatenatasi il giorno della
partenza; l'apparizione in sogno della santa, una notte dell'aprile
1126, al francese Gisliberto o Giliberto, comandante delle guardie
-dell'imperatore Giovanni Comneno, per manifestargli la volontà di essere
+dell'imperatore Giovanni Comneno, per manifestargli la volontà di essere
restituita alla patria; l'accordo del soldato francese col compagno
calabrese Goscelmo o Goselino; le loro titubanze e i loro nuovi sogni
-più chiari; la discesa da entrambi operata in S. Sofia, durante la notte
+più chiari; la discesa da entrambi operata in S. Sofia, durante la notte
del 20 maggio; lo scoprimento del sarcofago e il trafugamento della
salma ridotta a pezzi e nascosta nelle faretre per eludere la vigilanza
delle guardie alle porte; il successivo imbarco, l'approdo e l'indugio a
@@ -1200,34 +1168,34 @@ Smirne ed a Corinto; il nuovo sogno e la nuova apparizione di Agata
dolente della loro lentezza; l'arrivo in terra italiana a Taranto e la
perdita, nel trarre dalle faretre e nel ricomporvi le reliquie, di una
mammella; il miracolo del latte che questa diede a una bimbolina che la
-ritrovò e la portò alle labbra; l'ultimo sbarco finalmente a Messina;
+ritrovò e la portò alle labbra; l'ultimo sbarco finalmente a Messina;
l'incontro col vescovo Maurizio al castello di Aci e il trionfale
ingresso in Catania, il 17 agosto. Opera della fine del Cinquecento,
eseguita per conto del vescovo Corionero e del suo successore Rebida,
queste sculture del Coro furono scoperte... da Alessandro Dumas, nel
1835. La _Speronare_, come tanti altri libri di viaggio del romanziere
-di _Montecristo_, è uno dei più curiosi libri che si possano leggere:
+di _Montecristo_, è uno dei più curiosi libri che si possano leggere:
formicolante di errori, zeppo di fiabe da far dormire in piedi, rivela
-nondimeno il nativo senso artistico dello straordinario scrittore. Così,
-dei bassorilievi del Coro catanese egli ha ragione di dire che «nessuno
+nondimeno il nativo senso artistico dello straordinario scrittore. Così,
+dei bassorilievi del Coro catanese egli ha ragione di dire che «nessuno
vi fa attenzione, nessun libro ne parla, nessun cicerone pensa a
-mostrarli, mentre sono una delle cose più notevoli di quella chiesa».
-Certo, come osserva il di Marzo, la forma non ne è esente da qualche
-libertà, e l'esecuzione ne è qua e là trascurata, ma nell'insieme
-riescono _charmans de naïveté_, come dice il Dumas; il quale però,
+mostrarli, mentre sono una delle cose più notevoli di quella chiesa».
+Certo, come osserva il di Marzo, la forma non ne è esente da qualche
+libertà, e l'esecuzione ne è qua e là trascurata, ma nell'insieme
+riescono _charmans de naïveté_, come dice il Dumas; il quale però,
passando a descriverli, inciampa negli svarioni. Il lavoro della fine
-del Cinquecento è attribuito al secolo precedente; il proconsole
+del Cinquecento è attribuito al secolo precedente; il proconsole
Quinziano diventa Quintiliano, Goselino e Giliberto si riducono ad un
-solo, Guiberto; nè il romanziere si cura di ricercare se proprio tutti i
-libri tacciono di questi bassorilievi, se l'autore ne è addirittura
+solo, Guiberto; nè il romanziere si cura di ricercare se proprio tutti i
+libri tacciono di questi bassorilievi, se l'autore ne è addirittura
ignoto. Poca fatica sarebbe occorsa a conoscerne il nome: bastava
cercarlo nelle _Osservazioni sulla storia di Catania_ del Cordaro, dove,
con lo stile tutto suo, questo scrittore mette in evidenza il pregio del
-lavoro. «Il vescovo Corionero che la chiesa catanese governò dal 1589 al
-1595, i sedili di legno allestì nel coro della cattedrale ove è il
-martirio di S. Agata inciso, lavoro del napolitano Scipione Guido»--più
-precisamente, di Guido:--«a quale opera tuttora dagli stranieri per la sua
-perfezione si ammira».
+lavoro. «Il vescovo Corionero che la chiesa catanese governò dal 1589 al
+1595, i sedili di legno allestì nel coro della cattedrale ove è il
+martirio di S. Agata inciso, lavoro del napolitano Scipione Guido»--più
+precisamente, di Guido:--«a quale opera tuttora dagli stranieri per la sua
+perfezione si ammira».
[Illustrazione: DUOMO--IL CORO. (Fot. Grita).]
@@ -1238,19 +1206,19 @@ perfezione si ammira».
[Illustrazione: TESORO DEL DUOMO--TECA DEL BRACCIO DI S. GIORGIO.]
-Dal momento che il corpo della loro celeste Patrona tornò così
-tagliuzzato presso di loro, i Catanesi ripresero a venerare con più
+Dal momento che il corpo della loro celeste Patrona tornò così
+tagliuzzato presso di loro, i Catanesi ripresero a venerare con più
fervore che mai quelle membra recise, e nel secolo XIV provvidero a
serbarle in degne custodie. Il busto fu chiuso in un busto d'argento
dorato, con la faccia e le mani di smalto, sorretto da un basamento
ottagonale e fiancheggiato da due angioletti: la destra regge la croce
-accompagnata da gigli, nella sinistra è l'Epigrafe angelica. La base,
-che poggia sopra otto foglie rovesciate, di tipo gotico, è ricca di
+accompagnata da gigli, nella sinistra è l'Epigrafe angelica. La base,
+che poggia sopra otto foglie rovesciate, di tipo gotico, è ricca di
scorniciature e riquadri e tutta adorna di smalti, tra i quali due
stemmi d'Aragona, quello di Catania ed altri di dubbia attribuzione,
-nonchè scene del martirio, figure di S. Agata e di S. Caterina
+nonchè scene del martirio, figure di S. Agata e di S. Caterina
d'Alessandria, e quelle dei due vescovi catanesi, Marziale e il suo
-successore Elia, entrambi francesi, anzi limosini, come è detto
+successore Elia, entrambi francesi, anzi limosini, come è detto
nell'iscrizione che gira attorno alla base:
VIRGINIS ISTUD OPUS AGATHAE SUB NOMINE COEPTUM
@@ -1280,19 +1248,19 @@ La data, sulla quale non cade dubbio, dice chiaramente che l'opera fu
fatta durante il soggiorno della Corte papale ad Avignone, dove il
vescovo catanese Marziale si era recato presso Gregorio XI ad
annunziargli l'assunzione di Federico III al trono di Sicilia, e dove
-morì, affidando la diocesi ed il compimento del reliquario al suo
+morì, affidando la diocesi ed il compimento del reliquario al suo
connazionale e successore Elia. Ma chi furono gli artefici della statua?
-Eugenio Müntz, poichè i lettori dell'iscrizione non sono d'accordo,
-leggendo alcuni _cui patria Ceve_, altri _cui patria leve_, addottò una
+Eugenio Müntz, poichè i lettori dell'iscrizione non sono d'accordo,
+leggendo alcuni _cui patria Ceve_, altri _cui patria leve_, addottò una
terza interpretazione: _cui patria Senam_, identificando l'autore del
busto catanese con Giovanni di Bartolo, senese, orafo per l'appunto alla
Corte pontificia in Avignone, ed autore dell'altro celebre reliquario
-racchiudente le teste dei santi Pietro e Paolo. Se non che, c'è una
-difficoltà. L'iscrizione non riesce bene decifrabile perchè il busto è
-tutto ricoperto di _ex-voto_ offerti dalla pietà dei fedeli--tra i quali
+racchiudente le teste dei santi Pietro e Paolo. Se non che, c'è una
+difficoltà. L'iscrizione non riesce bene decifrabile perchè il busto è
+tutto ricoperto di _ex-voto_ offerti dalla pietà dei fedeli--tra i quali
la corona regale che si dice esser dono di Riccardo Cuor di Leone al suo
passaggio da Catania durante la crociata del 1191, la collana d'oro del
-vicerè de Acuña, varie insegne del Toson d'oro e dell'Ordine
+vicerè de Acuña, varie insegne del Toson d'oro e dell'Ordine
d'Alcantara, parecchie mammelle d'oro e d'argento, due delle quali
portano incise le armi dei re di Spagna, e molti anelli pastorali e
croci vescovili, tra le quali quella di Leone XIII, e un gran numero di
@@ -1300,62 +1268,62 @@ minutaglie d'oro, d'argento, di corallo, d'ambra, e finanche orologi da
tasca;--ma lo Sciuto Patti, dopo avere esaminato da vicino il
reliquario, escluse assolutamente che si possa leggere _cui patria
Senam_: l'iscrizione dice chiarissimamente _cui patria Ceve_: non regge
-quindi l'interpretazione del Müntz, il quale aveva eccitato molto
+quindi l'interpretazione del Müntz, il quale aveva eccitato molto
entusiasmo, lasciando credere che fra i tesori artistici italiani si
trovasse un'altr'opera uscita dalle miracolose mani del Bartoli. E lo
Sciuto Patti lo nega per altre ragioni che sarebbe troppo lungo
riferire; se non che, escluso il Giovanni di Bartolo, resta ancora da
vedere chi furono gli artefici nominati nell'iscrizione: _Johannes
-Bartolus et genitor_. Ed è strano come il nostro critico abbia avuto
-sotto gli occhi l'identificazione e non l'abbia compita. Glielo impedì
+Bartolus et genitor_. Ed è strano come il nostro critico abbia avuto
+sotto gli occhi l'identificazione e non l'abbia compita. Glielo impedì
l'aver voluto, contrariamente alle concordi affermazioni dei cronisti,
distinguere gli autori del Busto da coloro che eseguirono lo _Scrigno_
dove si custodiscono, in sette teche d'argento dorato e cesellalo di
-ottimo lavoro, le altre sparse membra della martire. Questo _Scrigno_ è
+ottimo lavoro, le altre sparse membra della martire. Questo _Scrigno_ è
una cassa a base rettangolare, con gli angoli tagliati e il coperchio a
spigolo, rivestita internamente di velluto trinato d'oro ed all'esterno
di lamine doppie d'argento vermicolato con figurine di santi a rilievo
ed a cesello negli scomparti architettonici di stile gotico
_fiammeggiante_: una fervida fantasia vi ha profuso i motivi
ornamentali. Ora lo Sciuto Patti, leggendo negli _Emailleurs limousins_
-di Maurizio Ardant, che Giovanni e Bartolomeo Vitale «andarono a Catania
-in Sicilia per ornare di smalti il reliquario di S. Rosalia», e che il
-padre di Bartolomeo, Bernardo, «vi sarebbe stato anteriormente a
-cominciare il lavoro», riconosce che questi Vitali, chiamati nell'isola,
+di Maurizio Ardant, che Giovanni e Bartolomeo Vitale «andarono a Catania
+in Sicilia per ornare di smalti il reliquario di S. Rosalia», e che il
+padre di Bartolomeo, Bernardo, «vi sarebbe stato anteriormente a
+cominciare il lavoro», riconosce che questi Vitali, chiamati nell'isola,
eseguirono lo Scrigno: opinione non contrastata dal facile errore nel
quale cadde e--trattandosi di uno scrittore francese che si occupa di
-cose italiane--doveva cadere l'Ardant; dallo scambio, cioè, di S.
+cose italiane--doveva cadere l'Ardant; dallo scambio, cioè, di S.
Rosalia, patrona di Palermo, con la protettrice celeste della minore
-Catania. Ma, riconosciuti così in Giovanni, Bartolomeo e Bernardo Vitale
+Catania. Ma, riconosciuti così in Giovanni, Bartolomeo e Bernardo Vitale
gli autori dello Scrigno, e negato che i nominati _Johannes Bartolus et
genitor_ del Busto fossero Giovanni di Bartolo da Siena e il padre suo,
-era ed è molto semplice e quasi necessario identificarli con
-Giovanni, Bartolomeo--o Bartolo che è tutt'uno--e Bernardo, padre,
-«_genitor_», per l'appunto, di Bartolomeo: tutti della famiglia Vitale,
+era ed è molto semplice e quasi necessario identificarli con
+Giovanni, Bartolomeo--o Bartolo che è tutt'uno--e Bernardo, padre,
+«_genitor_», per l'appunto, di Bartolomeo: tutti della famiglia Vitale,
venuti da Limoges a Catania per attendere a questi lavori sacri. Intento
a dimostrare, contrariamente alle concordi affermazioni di tutti i
-cronisti, che Busto e Scrigno non sono della stessa mano nè dello stesso
+cronisti, che Busto e Scrigno non sono della stessa mano nè dello stesso
tempo, lo Sciuto Patti non fece questa identificazione tanto naturale;
alla quale non si oppongono gli argomenti da lui addotti per distinguer
-gli autori dello Scrigno da quelli del Busto. Se è vero, infatti, che
+gli autori dello Scrigno da quelli del Busto. Se è vero, infatti, che
esisteva in Catania un _Opus Scrinei_, una istituzione destinata a
raccogliere fondi per la costruzione dello Scrigno, forse che bisogna
-perciò escludere come ordinatore del lavoro il vescovo Marziale e il suo
+perciò escludere come ordinatore del lavoro il vescovo Marziale e il suo
successore Elia? Che cosa impedisce di ammettere che questi prelati,
-come ordinarono il Busto, così--coi denari dell'opera dello
-Scrigno--ordinassero quest'ultimo? Non è anzi naturale che commettessero
+come ordinarono il Busto, così--coi denari dell'opera dello
+Scrigno--ordinassero quest'ultimo? Non è anzi naturale che commettessero
insieme i due lavori--ed agli stessi artisti? Se dall'esame dello stile
risultasse che le due manifatture appartengono a tempi molto distanti,
certo la supposizione cadrebbe; ma lo stesso Sciuto Patti afferma che lo
-Scrigno mostra di essere «di alquanti anni posteriore» al Busto; anni
-tanto pochi, da far ammettere una «quasi contemporaneità», con la quale,
+Scrigno mostra di essere «di alquanti anni posteriore» al Busto; anni
+tanto pochi, da far ammettere una «quasi contemporaneità», con la quale,
appunto, egli spiega l'origine dell'opinione che vuole lo Scrigno
eseguito, come il Busto, per commissione ed al tempo dei vescovi
-Marziale ed Elia. Di Bartolomeo Vitale è provata l'esistenza fino al
-1401: se, dunque, la cassa «mostra chiaro di appartenere, al più tardi,
-agli ultimi anni del secolo XIV, ma più probabilmente ancora ai primi
-del XV», le date concordano. Il fatto che in questa cassa non c'è
-iscrizione o segno che accenni minimamente alla data del lavoro nè a
+Marziale ed Elia. Di Bartolomeo Vitale è provata l'esistenza fino al
+1401: se, dunque, la cassa «mostra chiaro di appartenere, al più tardi,
+agli ultimi anni del secolo XIV, ma più probabilmente ancora ai primi
+del XV», le date concordano. Il fatto che in questa cassa non c'è
+iscrizione o segno che accenni minimamente alla data del lavoro nè a
coloro che lo ordinarono e l'eseguirono, conferma precisamente che esso
nacque ad un tempo con la statua: inscritte nella base di questa tutte
le indicazioni desiderabili in quei bruttissimi distici, gli artefici
@@ -1363,12 +1331,12 @@ dovettero giudicare superfluo ripeterle in quella: se, invece, lo
Scrigno fosse uscito da altre mani in altro tempo, il nuovo orafo
avrebbe rivelato l'esser suo. E se, finalmente, mancando qualunque
iscrizione nello Scrigno, lo Sciuto Patti vi ha trovato lo stemma di
-Catania e quello di casa Paternò, ciò vorrà dire che questa famiglia
+Catania e quello di casa Paternò, ciò vorrà dire che questa famiglia
concorse all'opera, e che il lavoro fu eseguito in Catania: tutte cose
che non escludono l'identificazione dei _Johannes Bartolus et genitor_
sottoscritti nel Busto coi Giovanni, Bartolomeo e Bernardo Vitale
esecutori dello Scrigno. Una sola parte del quale--per esaurire
-l'argomento--è senza dubbio, come dimostra lo Sciuto Patti, di altra
+l'argomento--è senza dubbio, come dimostra lo Sciuto Patti, di altra
mano: il coperchio, dove si legge la data del _1579_; lavoro molto
probabilmente di quel Paolo Guarna, catanese, a cui si debbono il bel
reliquario del braccio di S. Giorgio serbato nel tesoro del Duomo e la
@@ -1378,11 +1346,11 @@ stupenda porta del Tabernacolo nell'altar maggiore di S. Francesco.
[Illustrazione: TESORO DEL DUOMO--BUSTO DI S. CATALDO.]
- [Illustrazione: DUOMO--CAPPELLA DI S. AGATA--MAUSOLEO DEL VICERÈ DE
- ACUÑA.]
+ [Illustrazione: DUOMO--CAPPELLA DI S. AGATA--MAUSOLEO DEL VICERÈ DE
+ ACUÑA.]
[Illustrazione: DUOMO--CAPPELLA DI S. AGATA: PARTICOLARE DEL MAUSOLEO
- DEL VICERÈ DE ACUÑA.]
+ DEL VICERÈ DE ACUÑA.]
[Illustrazione: DUOMO--CAPPELLA DI S. AGATA: PORTA DEL SACELLO.]
@@ -1390,21 +1358,21 @@ stupenda porta del Tabernacolo nell'altar maggiore di S. Francesco.
ALL'ALTARE.]
Compiuto lo Scrigno, e continuando le oblazioni all'Opera appositamente
-istituita, si pensò, nella seconda metà del Cinquecento, di costruire
+istituita, si pensò, nella seconda metà del Cinquecento, di costruire
una sontuosa macchina per trarvi, nella solenne processione annuale, le
-reliquie della Santa. Questa _Bara_, come è volgarmente chiamata, o
+reliquie della Santa. Questa _Bara_, come è volgarmente chiamata, o
Ferculo, ha la forma d'un tempietto, con un basamento dal quale
-s'innalzano sei colonne sorreggenti la vôlta o cupola: l'ossatura di
+s'innalzano sei colonne sorreggenti la vôlta o cupola: l'ossatura di
legno ha un rivestimento di lamine d'argento in parte dorate; quelle
-della vôlta sono congegnate a scaglie o squame. Attorno allo zoccolo, in
+della vôlta sono congegnate a scaglie o squame. Attorno allo zoccolo, in
altrettante riquadrature, sono scolpiti a mezzo rilievo, da mano
egregia, le scene del martirio e della traslazione; dagli orli inferiori
della cornice pendono encarpi o festoni e lampade d'argento; sull'orlo
superiore stavano infisse dodici statuette d'argento massiccio
rappresentanti i dodici apostoli, ma una combriccola di ladri le
portarono via, spogliando anche di molta parte dell'antico prezioso
-rivestimento la tre volte centenaria macchina, che la pietà dei fedeli
-volle poi restaurata. All'opera, compita in diverse età, contribuirono
+rivestimento la tre volte centenaria macchina, che la pietà dei fedeli
+volle poi restaurata. All'opera, compita in diverse età, contribuirono
parecchi artefici, e primo di tutti, fra il 1540 e il 1550, essendo
vescovo un Caracciolo, Antonio Arcifer o Archifel, figlio di Vincenzo,
entrambi rinomati orafi catanesi; del quale Antonio sarebbero anche,
@@ -1412,84 +1380,84 @@ secondo lo Sciuto Patti, i rocchi o terzi inferiori delle colonne, le
specchiature a cesello che stanno fra i riquadri del martirio, e le
graziose cariatidi di rame dorato che ornano lo stilobate. Mezzo secolo
dopo, nel 1592, furono aggiunte le statuette a spese del vescovo
-Corionero, per opera d'un artefice di cui s'ignora il nome; più tardi
+Corionero, per opera d'un artefice di cui s'ignora il nome; più tardi
ancora, intorno al 1638, la decorazione fu compiuta da Paolo Aversa, o
-meglio d'Aversa--cioè aversano, e non già catanese, secondo la
-correzione proposta dal di Marzo, il quale però attribuisce tutto il
+meglio d'Aversa--cioè aversano, e non già catanese, secondo la
+correzione proposta dal di Marzo, il quale però attribuisce tutto il
ferculo a questo artefice, facendolo lavorare al tempo del Caracciolo,
-quando invece gli sarebbe posteriore di più che un secolo.
+quando invece gli sarebbe posteriore di più che un secolo.
[Illustrazione: SANT'AGATA ALLA FORNACE. (Fot. Martinez).]
- [Illustrazione: IL MONTE DI PIETÀ DI S. AGATA. (Fot. Martinez).]
+ [Illustrazione: IL MONTE DI PIETÀ DI S. AGATA. (Fot. Martinez).]
[Illustrazione: FESTA DI S. AGATA--CANDELORA. (Fot. Ursino).]
-E da secoli, ogni anno, ricorrendo la festa della Santa, il ferculo è
-tratto in processione. Questa festa è uno degli spettacoli catanesi più
+E da secoli, ogni anno, ricorrendo la festa della Santa, il ferculo è
+tratto in processione. Questa festa è uno degli spettacoli catanesi più
singolari: chi ha letto _La coda del diavolo_ di Giovanni Verga
-rammenterà ciò che ne dice il maestro novelliere: «A Catania la
-quaresima vien senza carnevale; ma c'è in compenso la festa di S. Agata,
-gran veglione di cui tutta la città è il teatro». Il giorno 3 febbraio
+rammenterà ciò che ne dice il maestro novelliere: «A Catania la
+quaresima vien senza carnevale; ma c'è in compenso la festa di S. Agata,
+gran veglione di cui tutta la città è il teatro». Il giorno 3 febbraio
tutto il clero regolare e secolare, tutte le confraternite e congreghe
-pie--un tempo anche tutte le autorità municipali e governative--muovono
+pie--un tempo anche tutte le autorità municipali e governative--muovono
dalla chiesa della _Calcarella_, dove i fedeli venerano la fornace dalla
-quale la martire uscì illesa, fino alla cattedrale, recando
+quale la martire uscì illesa, fino alla cattedrale, recando
processionalmente l'offerta dei ceri. In coda al corteo, vistoso per le
variopinte tonache e cotte dei seminaristi, dei preti, dei frati, dei
canonici, dei vescovi, dei caudatarii, vengono le _candelore_, forse
-così chiamate dalla festa della Candelora celebratasi il giorno prima:
+così chiamate dalla festa della Candelora celebratasi il giorno prima:
pesanti macchine scolpite e dorate, colossali candelabri infiorati ed
imbandierati, dove sono confitti gli enormi ceri offerti dalle varie
corporazioni operaie. La sera di quello stesso giorno, schiere di devoti
accompagnate da altrettante musiche scendono dai varii quartieri della
-città in piazza del Duomo; dove, dopo un'orgia di fuochi artificiali,
+città in piazza del Duomo; dove, dopo un'orgia di fuochi artificiali,
cantano le laudi della Santa, e donde muovono poi a ripetere i cantici
-dinanzi alle case dei più ragguardevoli cittadini. Il domani all'alba,
+dinanzi alle case dei più ragguardevoli cittadini. Il domani all'alba,
si schiude la cappella della Santa, disposta nell'abside minore di
-destra, che è uno dei cantucci della chiesa dove l'amante di cose d'arte
-trova da fermarsi più a lungo. La macchina centrale eretta sull'altare,
+destra, che è uno dei cantucci della chiesa dove l'amante di cose d'arte
+trova da fermarsi più a lungo. La macchina centrale eretta sull'altare,
rappresentante la vergine catanese incoronata dai Ss. Pietro e Paolo; la
porta del sacello scavato nel muro di sinistra, adorna di colonnine
sostenute da arpie ed a loro volta sostenenti una decorazione nel mezzo
-della quale è ripetuta la figura della Santa ritta sull'elefante; e nel
-lato destro il monumento sepolcrale di don Ferrante de Acuña, vicerè di
+della quale è ripetuta la figura della Santa ritta sull'elefante; e nel
+lato destro il monumento sepolcrale di don Ferrante de Acuña, vicerè di
Sicilia, sono le sole sculture della fine del Quattrocento che restino
in Catania: opere di squisita fattura, segnatamente le teorie d'angeli
che si svolgono nel fregio della macchina centrale. Dalla porta del
sacello, chiusa da una doppia cancellata, i dignitari ecclesiastici
penetrano nel ricettacolo, dove sono dipinte a fresco le figure di
-Giliberto e Goselino, e nella cui più recondita nicchia si custodiscono
+Giliberto e Goselino, e nella cui più recondita nicchia si custodiscono
il Busto e lo Scrigno: questi sono tratti fuori, e dopo una breve
esposizione sull'altare maggiore, sono disposti nel ferculo che aspetta
alla porta della chiesa: allora al grave suono del campanone, fuso e
-rifuso cinque volte dal 1388 al 1614, e pesante più di mille
+rifuso cinque volte dal 1388 al 1614, e pesante più di mille
chilogrammi, una folla di devoti insaccati in grandi tuniche bianche e
col capo coperto da un berretto di velluto nero, trascina la Bara
preceduta dalle _candelore_ per la cerchia delle antiche mura, troppo
-poca parte delle quali è ancora visibile qua e là, alla Marina, al Santo
-Carcere e in via del Plebiscito. Il giorno dopo, 5 febbraio, che è il
+poca parte delle quali è ancora visibile qua e là, alla Marina, al Santo
+Carcere e in via del Plebiscito. Il giorno dopo, 5 febbraio, che è il
giorno propriamente consacrato dal calendario romano a S. Agata, la
-stessa processione è ripetuta per le vie interne; in questa occasione le
-signore catanesi di tempi non troppo remoti--poichè ne serbano memoria
+stessa processione è ripetuta per le vie interne; in questa occasione le
+signore catanesi di tempi non troppo remoti--poichè ne serbano memoria
anche i non troppo vecchi--esercitavano quel diritto di _'ntuppatedda_,
-o imbacuccata, sul quale il Verga impostò la già citata sua novella:
+o imbacuccata, sul quale il Verga impostò la già citata sua novella:
tutte chiuse in grandi manti neri, con la testa anch'essa coperta, col
viso nascosto, e lasciando vedere, per vederci, un occhio solo, esse
andavano attorno e fermavano i loro parenti od amici, o i semplici
-conoscenti ai quali volevano giocare qualche tiro; perchè i cavalieri
+conoscenti ai quali volevano giocare qualche tiro; perchè i cavalieri
che le imbacuccate onoravano della loro scelta avevano il dovere di
-accompagnarle dovunque e finchè ad esse piacesse, e di soddisfare i loro
+accompagnarle dovunque e finchè ad esse piacesse, e di soddisfare i loro
capricci nei negozii, nelle botteghe dei confettieri e dei gioiellieri,
senza poter sollevare un lembo del manto, senza poterle seguire quando
-si vedevano lasciati in asso, senz'altro mezzo di riconoscerle fuorchè
-quello di rivolger loro domande più o meno suggestive, alle quali esse
+si vedevano lasciati in asso, senz'altro mezzo di riconoscerle fuorchè
+quello di rivolger loro domande più o meno suggestive, alle quali esse
rispondevano, come al veglione, con voce alterata, o non rispondevano
affatto: singolare usanza, che dovette dar luogo a chi sa quante
commedie e forse anche drammi, e degna di ispirare, prima che
tramontasse, la bellissima novella di uno dei suoi ultimi testimoni.
- [Illustrazione: FESTA DI S. AGATA--LA «BARA» IN PROCESSIONE.
+ [Illustrazione: FESTA DI S. AGATA--LA «BARA» IN PROCESSIONE.
(Fot. Martinez).]
[Illustrazione: PROCESSIONE DI S. AGATA. (Fot. Martinez).]
@@ -1501,7 +1469,7 @@ IV.
Oltre quelle parti del Duomo e degli altri edifizii sacri delle quali si
-è già ragionato, solo due architetture profane dei tempi di mezzo hanno
+è già ragionato, solo due architetture profane dei tempi di mezzo hanno
resistito alle offese della natura e degli uomini.
Prima che i Lerida e la regina Bianca fondassero sulle rovine del tempio
@@ -1519,33 +1487,33 @@ conchiglie e teste umane.
[Illustrazione: CASTELLO URSINO. (Fot. Gentile).]
-Il cimelio è interessante; ma senza paragone più notevole è un edifizio
+Il cimelio è interessante; ma senza paragone più notevole è un edifizio
rimasto interamente in piedi: quel castello Ursino che Federico II fece
-erigere da Riccardo da Lentini, architetto militare, contro la città. La
-vecchia rocca è ancora in piedi, ma quanto mutata dai tempi della sua
+erigere da Riccardo da Lentini, architetto militare, contro la città. La
+vecchia rocca è ancora in piedi, ma quanto mutata dai tempi della sua
potenza! La piccola Catania del medio evo ebbe anch'essa qualche giorno
di gloria, quando la Corte angioina e l'aragonese vi si fermarono e
quando vi si raccolsero i parlamenti siciliani: il castello fu appunto
sede dei parlamenti e dei re. Allora esso avanzava in importanza lo
-stesso palazzo reale di Palermo; perchè, se il soldo dei due governatori
+stesso palazzo reale di Palermo; perchè, se il soldo dei due governatori
era eguale, di trenta onze annue, mentre tutti gli altri della rimanente
-Sicilia ne riscuotevano soltanto dodici, diciotto o tutt'al più
+Sicilia ne riscuotevano soltanto dodici, diciotto o tutt'al più
ventiquattro, i servienti o gente d'arme della reggia palermitana erano
diciotto, quando il mastio catanese ne contava non meno di trenta. Tanta
-ne era l'importanza, che i vicerè di Sicilia non ebbero dai re di Spagna
-la facoltà di nominarne il comandante: il re personalmente provvedeva.
+ne era l'importanza, che i vicerè di Sicilia non ebbero dai re di Spagna
+la facoltà di nominarne il comandante: il re personalmente provvedeva.
Altro singolare privilegio era quello di innalzare due bandiere sulle
due torri della fronte settentrionale, una per la val di Noto e l'altra
-per la val di Démone. Di queste due torri, quella a destra era chiamata
-appunto della _Bandiera_, la seconda del _Martorio_, perchè vi si dava
+per la val di Démone. Di queste due torri, quella a destra era chiamata
+appunto della _Bandiera_, la seconda del _Martorio_, perchè vi si dava
la tortura; le altre due meridionali si chiamavano una della _Sala_
-perchè contigua alla gran sala dei _Paramenti_ e l'altra del
+perchè contigua alla gran sala dei _Paramenti_ e l'altra del
_Magazzino_, come adiacente al deposito dei congegni guerreschi. Per una
scala cordonata si saliva ai quartieri del piano superiore: dalla porta
_Falsa_ si usciva direttamente al mare, che prima dell'eruzione del 1669
-batteva il fianco orientale della fortezza. Già gagliarda e reputata
+batteva il fianco orientale della fortezza. Già gagliarda e reputata
addirittura inespugnabile sin dalla fondazione, essa fu ingrandita da
-Federico d'Aragona di due battifolli, che più tardi, dopo le
+Federico d'Aragona di due battifolli, che più tardi, dopo le
ricostruzioni del 1554, furono detti di S. Croce e di S. Giorgio: a S.
Giorgio era dedicata la cappella costruita sotto la sala dei Paramenti e
solennemente consacrata il 22 dicembre 1391 dall'arcivescovo di
@@ -1556,37 +1524,37 @@ mura! Quanti vagiti di regali infanti e quanti gemiti di non meno
coronati agonizzanti esse raccolsero! E quante torture di prigionieri e
quanti supplizii nella prossima riva del mare, particolarmente ai
sanguinosi giorni del Vespro! Qui pose la sua sede Giacomo d'Aragona, il
-re che «_ascutava tutti e si assittava 'ntra lu curtugghiu di lu
-casteddu e dava udienza a tutti e facìa la giustizia_». Qui si svolsero
+re che «_ascutava tutti e si assittava 'ntra lu curtugghiu di lu
+casteddu e dava udienza a tutti e facìa la giustizia_». Qui si svolsero
quei romanzi di cappa e spada che furono le vite della regina Maria,
figliuola di Federico III aragonese, e di Bianca di Navarra, vedova del
re Martino: romanzi pieni di innamoramenti, di gelosie, di fughe, di
ratti, di congiure, di sollevazioni.... Finita l'indipendenza siciliana,
-ridotta l'isola ad una provincia spagnuola, la gloria del castello andò
-rapidamente scemando; poi la natura cospirò contro di lui: le lave del
+ridotta l'isola ad una provincia spagnuola, la gloria del castello andò
+rapidamente scemando; poi la natura cospirò contro di lui: le lave del
1669 lo circuirono, ne colmarono i fossi, ne seppellirono le opere
avanzate; il terremoto del 1693 lo rese inabitabile, quello del 1818 gli
diede il colpo di grazia. Restaurato dopo i moti del 1837 contro la
-ribelle città, fu purtroppo rovinato come opera d'arte architettonica, e
-da allora ad oggi la rovina è continuamente cresciuta. Il primitivo
+ribelle città, fu purtroppo rovinato come opera d'arte architettonica, e
+da allora ad oggi la rovina è continuamente cresciuta. Il primitivo
scheletro, nondimeno, si rivela ancora nei muri grossi circa tre metri,
-alti più che 30, lunghi 63 per lato; nelle vôlte a crociera del
+alti più che 30, lunghi 63 per lato; nelle vôlte a crociera del
vestibolo e delle sale inferiori delle torri; nelle robuste ogive
impostate sui capitelli romanici delle colonne incastonate negli angoli
dei muri; nella bellissima scala a chiocciola che lungo la piccola torre
-centrale porta al cammino di ronda. La decorazione esterna è quasi tutta
+centrale porta al cammino di ronda. La decorazione esterna è quasi tutta
distrutta; non restano se non, all'entrata, una piccola nicchia con arco
trilobato, nella quale si vede un uccello strozzato--a giudizio dello
Sciuto Patti alludente, come la decorazione della porta del Santo
-Carcere, alla punizione inflitta da Federico di Svevia alla città--e
+Carcere, alla punizione inflitta da Federico di Svevia alla città--e
l'intarsio del Pentalfa o Pentagramma sulle finestre di levante: prova,
a giudizio dello stesso archeologo, della cieca fiducia che lo Svevo
riponeva nei cabalisti e nei loro segni, leggendosi nel libro di Saba
-Malaspina che il re, «mentre con sottili investigazioni indagava i
+Malaspina che il re, «mentre con sottili investigazioni indagava i
segreti della natura, per modo onorava gli astrologi, i negromanti e gli
aruspici, che, secondo le divinazioni ed auspici loro, il suo
-leggerissimo pensiero, a guisa di vento, or di qua ed or di là con
-celere moto vagava».
+leggerissimo pensiero, a guisa di vento, or di qua ed or di là con
+celere moto vagava».
@@ -1594,14 +1562,14 @@ celere moto vagava».
V.
-E col castello finiscono le vestigia dell'antica Catania: tutto ciò che
-si vede in città non risale oltre il principio del Settecento, quando si
+E col castello finiscono le vestigia dell'antica Catania: tutto ciò che
+si vede in città non risale oltre il principio del Settecento, quando si
pose mano alla ricostruzione dopo il terremoto del 1693. Non occorre
-dunque spiegare perchè il barocco trionfa in queste moderne
+dunque spiegare perchè il barocco trionfa in queste moderne
architetture: un barocco che sotto l'influenza dello spagnolismo unito
all'enfasi meridionale, gonfia le gote dei suoi mascheroni, moltiplica
-le cariatidi ed i puttini, distende ed allaccia i più pesanti festoni,
-aduna ed ammonticchia i più vistosi motivi decorativi. Barocche sono
+le cariatidi ed i puttini, distende ed allaccia i più pesanti festoni,
+aduna ed ammonticchia i più vistosi motivi decorativi. Barocche sono
tutte le chiese, fra le quali particolarmente notevoli la Collegiata,
regia cappella degli Aragonesi, l'aquila dei quali spiega ancora le ali
sulla facciata ricca di colonne, di statue e di ornati; la Badia di S.
@@ -1613,11 +1581,11 @@ e via dicendo.
[Illustrazione: LA COLLEGIATA. (Fot. Gentile).]
-Di bell'effetto, con le sue linee mosse, è la porta Garibaldi, più
+Di bell'effetto, con le sue linee mosse, è la porta Garibaldi, più
conosciuta tra i popolani col nome di porta del Fortino, e chiamata
ufficialmente Ferdinanda al tempo della sua costruzione, che avvenne nel
1768, a solenne memoria delle nozze di Ferdinando III, o I che dir si
-voglia, con Maria Carolina d'Austria. È d'ordine toscano e dorico, con
+voglia, con Maria Carolina d'Austria. È d'ordine toscano e dorico, con
otto pilastri geminati, dei quali quattro reggono l'architrave e gli
altri i trofei.
@@ -1625,10 +1593,10 @@ altri i trofei.
La _Loggia_, il palazzo comunale che delle antiche logge o pergole, dove
il civico consesso si adunava nei tempi di mezzo, serba il nome
-soltanto, sostituì il crollato palazzo senatorio, nel 1741; della metà
-del Settecento è anche il collegio Cutelli, ora trasformato in convitto
-nazionale: Mario Cutelli, gran signore e giureconsulto egregio, destinò
-le sue rendite alla istituzione di questo collegio «all'uso di Spagna»,
+soltanto, sostituì il crollato palazzo senatorio, nel 1741; della metà
+del Settecento è anche il collegio Cutelli, ora trasformato in convitto
+nazionale: Mario Cutelli, gran signore e giureconsulto egregio, destinò
+le sue rendite alla istituzione di questo collegio «all'uso di Spagna»,
in un tempo nel quale la moda spagnuola imperava, e lo stesso fondatore
scriveva in castigliano la sua curiosa _Catania restaurada_.
@@ -1637,15 +1605,15 @@ scriveva in castigliano la sua curiosa _Catania restaurada_.
[Illustrazione: CHIESA DEI CROCIFERI. (Fot. Gentile).]
Prima del Cutelli, e dopo la lunga notte del medio evo, i buoni studii
-erano rifioriti in Catania, dove sorse la prima università di Sicilia,
+erano rifioriti in Catania, dove sorse la prima università di Sicilia,
il _Siculorum Gimnasium_. Per concessione di Alfonso d'Aragona, il 28
ottobre 1434 fu decretata la fondazione dello Studio generale, eretto
-dieci anni dopo, quando il papa Eugenio IV spedì la bolla accordante
-alla scuola catanese tutti i privilegi largiti alle università italiane
+dieci anni dopo, quando il papa Eugenio IV spedì la bolla accordante
+alla scuola catanese tutti i privilegi largiti alle università italiane
e particolarmente alla bolognese. Questo Studio fu per qualche secolo il
-solo dove la gioventù siciliana potè addottorarsi: di qui la nuova
-reputazione di sapiente che fu goduta dalla città e che il Tasso
-confermò nella _Conquistata_:
+solo dove la gioventù siciliana potè addottorarsi: di qui la nuova
+reputazione di sapiente che fu goduta dalla città e che il Tasso
+confermò nella _Conquistata_:
O di Catanea, ove ha il sapere albergo...
@@ -1655,9 +1623,9 @@ Il palazzo universitario, eretto dapprima dove ora s'allarga la piazza
del Duomo, fu poi noi 1684 demolito e ricostruito nella piazza da allora
detta degli Studii; ma dopo nove anni, quando l'interno dell'edifizio
non era ancora assestato, il terremoto lo travolse dalle fondamenta; la
-nuova costruzione, di linee molto eleganti, più volte rafforzata ed in
+nuova costruzione, di linee molto eleganti, più volte rafforzata ed in
parte rifatta per l'altro terremoto del 1818, non ha ancora un secolo di
-esistenza. Ed una quantità d'istituti se ne sono a poco a poco, con
+esistenza. Ed una quantità d'istituti se ne sono a poco a poco, con
l'accrescersi dei gabinetti, staccati; buona parte hanno posto la loro
sede nel recinto del convento dei Benedettini.
@@ -1665,7 +1633,7 @@ sede nel recinto del convento dei Benedettini.
[Illustrazione: PALAZZO MUNICIPALE. (Fot. Gentile).]
- [Illustrazione: PIAZZA DEGLI STUDII E PALAZZO DELL'UNIVERSITÀ.
+ [Illustrazione: PIAZZA DEGLI STUDII E PALAZZO DELL'UNIVERSITÀ.
(Fot. Gentile).]
[Illustrazione: MONASTERO DEI BENEDETTINI--FACCIATA PRINCIPALE.
@@ -1673,20 +1641,20 @@ sede nel recinto del convento dei Benedettini.
[Illustrazione: MONASTERO DEI BENEDETTINI--CHIESA DI SAN NICOLA.]
-Questo è, o per meglio dire era prima della soppressione, una delle
-singolarità di Catania: andati via i Padri per dar luogo ai soldati ed
-agli studenti, i lunghi corridoi furono divisi e suddivisi, il più
+Questo è, o per meglio dire era prima della soppressione, una delle
+singolarità di Catania: andati via i Padri per dar luogo ai soldati ed
+agli studenti, i lunghi corridoi furono divisi e suddivisi, il più
antico ed elegante chiostro fu trasformato in palestra ginnastica, una
strada fu aperta nei terreni che lo circondavano, un osservatorio ed un
ospedale furono eretti nei suoi giardini. Tutt'insieme, esso si
-sviluppava sopra un'area di circa centomila metri quadrati ed era il più
+sviluppava sopra un'area di circa centomila metri quadrati ed era il più
grandioso edifizio monastico d'Europa, dopo quello di Mafra
-d'Estremadura in Portogallo. Il già citato Musumeci, nel rispondere
-all'Hittorf che glie ne chiedeva notizie, ne ricostruì la storia.
-Cominciato nel 1558 in presenza del vicerè La Cerda che ne pose
+d'Estremadura in Portogallo. Il già citato Musumeci, nel rispondere
+all'Hittorf che glie ne chiedeva notizie, ne ricostruì la storia.
+Cominciato nel 1558 in presenza del vicerè La Cerda che ne pose
solennemente la prima pietra, e finito venti anni dopo, il primitivo
edifizio ideato dal cassinese Valeriano de Franchis comprendeva il
-chiostro più occidentale decorato di cinquanta colonne di marmo nel
+chiostro più occidentale decorato di cinquanta colonne di marmo nel
1605, i corridoi e i dormitorii che lo fiancheggiavano e la vecchia
chiesa. Le lave del 1669 sconquassarono quest'ultima e ricopersero i
giardini; allora fu chiamato da Roma l'architetto Giovanni Contini, su
@@ -1696,11 +1664,11 @@ accrescendo le rovine e seppellendo trentadue monaci, fece riprendere il
lavoro di Sisifo. Per colmo di disgrazia, non si trovava allora in
Catania nessun architetto: il solo sopravvissuto al terremoto, Alonzo di
Benedetto, era anch'egli morto di morte naturale. Fu chiamato pertanto
-da Messina Tommaso Amato, il quale disegnò i dormitorii di levante e
-mezzogiorno; poi, su disegno del palermitano Vaccarini, che non rispettò
-l'antica grandiosa unità della iconografia ideata dal de Franchis e
+da Messina Tommaso Amato, il quale disegnò i dormitorii di levante e
+mezzogiorno; poi, su disegno del palermitano Vaccarini, che non rispettò
+l'antica grandiosa unità della iconografia ideata dal de Franchis e
serbata dal Contini, si eressero i due refettorii e la biblioteca,
-imponenti per vastità e decorazione. Francesco Battaglia Biondo ideò il
+imponenti per vastità e decorazione. Francesco Battaglia Biondo ideò il
portico del nuovo chiostro, e suo nipote, Francesco Battaglia
Santangelo, lo scalone, che ha le pareti adorne di quadri a stucco
bianco su fondo azzurrino, e la chiesa. Questa, la maggiore di tutta
@@ -1709,21 +1677,21 @@ gigantesche, che i Padri, nonostante il loro mezzo milione di rendite,
la lasciarono incompiuta, come oggi si vede. Donato del Piano, abate
calabrese, spese dodici anni della sua vita e dieci mila onze dei
Padri--centoventisette mila e cinquecento lire--per costruirvi uno dei
-più celebri organi d'Europa, con settantadue registri, cinque ordini di
+più celebri organi d'Europa, con settantadue registri, cinque ordini di
tastiere e duemila novecento sedici canne. Il barone Sartorius di
-Waltershausen, l'insigne illustratore dell'Etna, vi tracciò, insieme col
-Peters, nel 1841, una meridiana, per la quale il Thorwaldsen disegnò le
-figure dello zodiaco. Il Coro, situato dietro la tribuna, è composto di
-due centinaia di stalli, disposti in due ordini: le sculture di Niccolò
+Waltershausen, l'insigne illustratore dell'Etna, vi tracciò, insieme col
+Peters, nel 1841, una meridiana, per la quale il Thorwaldsen disegnò le
+figure dello zodiaco. Il Coro, situato dietro la tribuna, è composto di
+due centinaia di stalli, disposti in due ordini: le sculture di Niccolò
Bagnasco, palermitano, vi rappresentano i fatti del Vecchio Testamento.
Tra i sacri arredi si menzionano l'apparato di seta rossa trapunta d'oro
donato ai monaci benedettini dalla regina Bianca, il reliquario d'oro
-gemmato dove i fedeli adorano il chiodo che trafisse la destra di Gesù,
+gemmato dove i fedeli adorano il chiodo che trafisse la destra di Gesù,
dono del re Martino, che portava sempre addosso quella reliquia; un
ostensorio ed un calice d'oro gemmato, ed altre manifatture dei secoli
XV e XVI. La biblioteca, passata al Comune, ha molte migliaia di volumi
e parecchi codici, alcuni dei quali di molto pregio per il testo e le
-miniature; essa è accresciuta dall'archivio, di valore anche più grande,
+miniature; essa è accresciuta dall'archivio, di valore anche più grande,
ricco di diplomi bizantini, normanni ed aragonesi, e di bolle papali;
alcuni di questi documenti portano attaccati suggelli di squisito
lavoro, come quelli della regina Eleonora e dei due re Martini e della
@@ -1745,17 +1713,17 @@ regina Bianca, rispettivamente loro nuora e moglie.
(Fot. Castorina).]
I Padri Cassinesi avevano anche messo insieme un museo, che divenne
-municipale nel 1866 ed è stato ultimamente riordinato da Francesco di
+municipale nel 1866 ed è stato ultimamente riordinato da Francesco di
Bartolo. Qui sono adunati parte dei marmi, dei vasi, delle lapidi, dei
-mosaici trovati negli scavi cittadini e già menzionati; di alcuni altri
+mosaici trovati negli scavi cittadini e già menzionati; di alcuni altri
conviene tenere qualche parola, segnatamente d'una stupenda terracotta
siceliota rappresentante una danzatrice, che sarebbe veramente d'un
valore impareggiabile se il corpo, tra il busto ed i piedi intatti, non
fosse un brutto raffazzonamento di gesso; d'un bassorilievo
rappresentante Ercole sul monte Oeta con molte figure intorno; dei
-frammenti di decorazione nei quali è intatta la figura della Vergine e
-del Bambino. Narra il di Marzo che Antonello Gagini scolpì per il
-convento del Carmine minore di Catania una porta, e poichè questi pezzi
+frammenti di decorazione nei quali è intatta la figura della Vergine e
+del Bambino. Narra il di Marzo che Antonello Gagini scolpì per il
+convento del Carmine minore di Catania una porta, e poichè questi pezzi
appartengono evidentemente alla decorazione d'una porta, della quale si
vede disegnato parte dell'arco, giova supporre che siano stati ritrovati
fra i rottami di quella casa religiosa, dopo il terremoto. Notevoli sono
@@ -1769,10 +1737,10 @@ di porcellana, carte da giuoco, due bellissime tavole cinquecentesche di
ebano intarsiato d'avorio nelle quali sono rappresentati i fatti della
storia romana, un cofanetto d'avorio scolpito, lavoro egregio e squisito
degli Imbriachi. Le antiche descrizioni della importante raccolta fanno
-menzione di un medagliere, la parte più preziosa del quale, dopo il
-1866, brilla, come si dice, per l'assenza. Accresciuto è invece il
-numero dei quadri, dei quali si dirà fra poco, dopo aver fatto menzione
-dell'altro museo catanese, più volte citato, appartenente a casa
+menzione di un medagliere, la parte più preziosa del quale, dopo il
+1866, brilla, come si dice, per l'assenza. Accresciuto è invece il
+numero dei quadri, dei quali si dirà fra poco, dopo aver fatto menzione
+dell'altro museo catanese, più volte citato, appartenente a casa
Biscari.
[Illustrazione: CHIESA DI S. NICOLA--IL CORO. (Fot. Grupi).]
@@ -1811,40 +1779,40 @@ Biscari.
[Illustrazione: MUSEO DEI BENEDETTINI--ERCOLE SUL MONTE OETA.
(Fot. Giuffrida).]
-Ignazio Paternò Castello, principe di Biscari, offerse, nella Catania
-feudale dei suoi tempi, un esempio piuttosto unico che raro. La città fu
-bensì, allora,--«un fonte inesausto della più fiorita nobiltà, ed una
-scaturiggine del sangue più illustre»--a detta del nostro spagnolesco
-Muglielgini, il quale è tutto felice di poter citare uno Spagnuolo puro
-sangue, don Sebastiano Cabarruvias Orosio, secondo il quale «_en Italia
-llaman Catanes, y Valvasores, a los que en España llaman Infanzones_»,
-essendo Infanzones «_termino antiguo, y vocablo que aora no se usa_», il
-quale «_vale tanto come caballero noble hijo de Algo señor de vassallo,
-pero no de tanta autoridad, come el titulado, o Señor de titulo_». Ma
-l'Accademico Infecondo, se porta al cielo la nobiltà cittadina, non va
-fino a sostenere che i signori catanesi si distinguessero nell'età sua
-per un eccessivo amore alle lettere ed alle arti. Tanto più notevole fu
+Ignazio Paternò Castello, principe di Biscari, offerse, nella Catania
+feudale dei suoi tempi, un esempio piuttosto unico che raro. La città fu
+bensì, allora,--«un fonte inesausto della più fiorita nobiltà, ed una
+scaturiggine del sangue più illustre»--a detta del nostro spagnolesco
+Muglielgini, il quale è tutto felice di poter citare uno Spagnuolo puro
+sangue, don Sebastiano Cabarruvias Orosio, secondo il quale «_en Italia
+llaman Catanes, y Valvasores, a los que en España llaman Infanzones_»,
+essendo Infanzones «_termino antiguo, y vocablo que aora no se usa_», il
+quale «_vale tanto come caballero noble hijo de Algo señor de vassallo,
+pero no de tanta autoridad, come el titulado, o Señor de titulo_». Ma
+l'Accademico Infecondo, se porta al cielo la nobiltà cittadina, non va
+fino a sostenere che i signori catanesi si distinguessero nell'età sua
+per un eccessivo amore alle lettere ed alle arti. Tanto più notevole fu
quindi che un gran signore come il principe di Biscari le onorasse e ne
facesse lo scopo e la passione della sua vita. Tutte le persone di
riguardo che passarono per questo estremo lembo d'Italia ebbero onesta
ed intelligente accoglienza nel suo palazzo, costruito verso la fine del
Seicento sulla cortina delle vecchie mura, alla Marina; e non dovettero
provare poca meraviglia trovando nella piccola e povera Catania di
-quella età una dimora tanto magnifica, ricca di sale sontuose
-e d'un salone che per architettura e decorazione è anche oggi
+quella età una dimora tanto magnifica, ricca di sale sontuose
+e d'un salone che per architettura e decorazione è anche oggi
mirabile. Con una profusione di lacche, di ori, di stucchi e di
affreschi rappresentanti la storia di don Chisciotte--opera del catanese
-Pastore--, il cielo d'una cupola impostata sul centro della vôlta e
-illuminata da finestre invisibili gli dà una luce ed una elevazione
-straordinaria; nella loggia coperta sulla quale esso si apre a mezzodì,
+Pastore--, il cielo d'una cupola impostata sul centro della vôlta e
+illuminata da finestre invisibili gli dà una luce ed una elevazione
+straordinaria; nella loggia coperta sulla quale esso si apre a mezzodì,
una leggiadrissima scala a giorno, leggiera e rabescata come un
merletto, dalla quale par che debba discendere una incipriata marchesa,
porta al quartiere superiore. Nell'ornamentazione esterna delle finestre
-il barocco imperante in città è d'una ricchezza straordinaria: le
+il barocco imperante in città è d'una ricchezza straordinaria: le
cariatidi, i puttini, i festoni, tutti i motivi decorativi vi sono
profusi. Il principe aveva anche costruito in casa sua un teatro che
fino ai principii del secolo scorso fu, con la sala degli spettacoli
-dell'Università, il solo della città; ma il maggior titolo di questo
+dell'Università, il solo della città; ma il maggior titolo di questo
signore al rispetto dei posteri fu lo zelo col quale fece scavare a
proprie spese il sottosuolo di Catania e di altri luoghi dell'isola e
del continente, ed il gusto che lo spinse ad acquistare molte opere
@@ -1852,7 +1820,7 @@ d'arte: con gli oggetti ritrovati e comprati egli mise insieme, in un
edifizio appositamente costruito accanto al suo palazzo, un museo ad uso
dell'Accademia degli Etnei e di tutti gli studiosi. Una bella medaglia
fu coniata nell'occasione della solenne cerimonia inaugurale, avvenuta
-nella primavera del 1758, ed il principe stesso recitò allora, dinanzi a
+nella primavera del 1758, ed il principe stesso recitò allora, dinanzi a
una dotta adunanza, una sua canzone:
Per secondar talun l'innato sdegno
@@ -1866,7 +1834,7 @@ una dotta adunanza, una sua canzone:
Estinto, o prigioniero
Rimane alfin dopo l'altrui vittoria
Senza onore di tomba, e senza gloria.
- Io non così; di Giove infra le figlie
+ Io non così; di Giove infra le figlie
Meno di vita lieti i giorni, e l'ore
In bella pace alla virtute amica....
@@ -1893,7 +1861,7 @@ una dotta adunanza, una sua canzone:
[Illustrazione: MUSEO BISCARI--CENTAURESSA E FAUNO. (Fot. Grita).]
-La qual cosa non impedì che uno scultore lo rappresentasse vestito
+La qual cosa non impedì che uno scultore lo rappresentasse vestito
all'eroica, con corazza e lorica, proprio nell'atrio di quel museo dove
In mirar tra chiusi vetri quanto
@@ -1902,10 +1870,10 @@ all'eroica, con corazza e lorica, proprio nell'atrio di quel museo dove
e quando espressamente egli disse:
- Sarà mia gloria e vanto
- Appo l'età futura,
- Che seppi il suol natìo
- Ornar così di pregio illustre; e a Voi
+ Sarà mia gloria e vanto
+ Appo l'età futura,
+ Che seppi il suol natìo
+ Ornar così di pregio illustre; e a Voi
Ben degni figli suoi,
A scorno dell'oblio
Per coltivar le belle Muse, ameno
@@ -1915,32 +1883,32 @@ e quando espressamente egli disse:
(Fot. Gentile).]
Non era millanteria: Volfango Goethe, qui venuto il 3 maggio del 1787,
-scrisse sul suo Diario: «Le statue, i busti di marmo e di bronzo, i vasi
-e le altre antichità raccolte in questo museo, hanno molto slargato il
-cerchio delle nostre cognizioni artistiche...».
+scrisse sul suo Diario: «Le statue, i busti di marmo e di bronzo, i vasi
+e le altre antichità raccolte in questo museo, hanno molto slargato il
+cerchio delle nostre cognizioni artistiche...».
[Illustrazione: MUSEO BISCARI--CORRIDOIO DEI VASI ETRUSCHI.
(Fot. Grita).]
-Degli avanzi dell'antica Katana custoditi nel principesco museo già si è
-parlato a loro luogo: converrà ora ricordare la raccolta dei bronzi, tra
+Degli avanzi dell'antica Katana custoditi nel principesco museo già si è
+parlato a loro luogo: converrà ora ricordare la raccolta dei bronzi, tra
i quali molti pregevolissimi, e la ricchissima collezione delle
terrecotte e dei vasi etruschi e greco-siculi. Alcuni di essi hanno un
particolare interesse locale, per essere di fabbrica catanese: si
-riconoscono al maggior peso, dovuto al fatto che nell'impasto è
+riconoscono al maggior peso, dovuto al fatto che nell'impasto è
mescolata la sabbia vulcanica ricca di silice e ferro, ed a certi
-caratteri esterni, come le curve meno pronunziate, il colorito più vivo,
+caratteri esterni, come le curve meno pronunziate, il colorito più vivo,
le anse attaccate al labbro e talvolta l'impronta della civetta. Il loro
-disegno più rozzo scapita ancora quando si paragona a quello purissimo
+disegno più rozzo scapita ancora quando si paragona a quello purissimo
di alcuni vasi di altra fabbrica: uno particolarmente, il gioiello della
collezione, ha una quadriga stupenda che rammenta quella di una metopa
-selinuntina. Fra le terrecotte è notevole un busto di grandezza
-naturale, di stile eginetico e di remota antichità. Ai primi tempi della
+selinuntina. Fra le terrecotte è notevole un busto di grandezza
+naturale, di stile eginetico e di remota antichità. Ai primi tempi della
scultura appartengono un bassorilievo di lava rappresentante la pugna
di due guerrieri, una testa di granito rosso di stile egiziano ed
un'altra di marmo bianco con capelli ed acini di uva, di stile
eginetico. Un piedestallo, che pare reggesse un'urna, porta scritto in
-greco: Diodoro Apollonio, e poichè fu trovato in Agira, dove il grande
+greco: Diodoro Apollonio, e poichè fu trovato in Agira, dove il grande
storico nacque, da Apollonio per l'appunto, si suppose che reggesse
l'urna contenente le ceneri dello storiografo.
@@ -1952,84 +1920,84 @@ l'urna contenente le ceneri dello storiografo.
VI.
- [Illustrazione: S. MARIA DI GESÙ--ANTONELLO GAGINI: STATUA DELLA
+ [Illustrazione: S. MARIA DI GESÙ--ANTONELLO GAGINI: STATUA DELLA
MADONNA COL BAMBINO. (Fot. Gentile).]
-E il discorso di Catania artistica sarebbe così finito, se non restasse,
+E il discorso di Catania artistica sarebbe così finito, se non restasse,
in qualche chiesa, qualche opera d'arte degna di nota. Per cominciare
-dalla più ricca di cose pregevoli, ecco quella di S. Maria di Gesù, dove
+dalla più ricca di cose pregevoli, ecco quella di S. Maria di Gesù, dove
sono due opere autentiche del Gagini, e se ne ammirerebbe una terza se
-non fosse da più tempo scomparsa. Del valoroso scultore palermitano è
-qui la statua della Madonna col Bambino, opera giovanile, ma già
-egregia, documento quindi della precocità di quel mirabile ingegno.
+non fosse da più tempo scomparsa. Del valoroso scultore palermitano è
+qui la statua della Madonna col Bambino, opera giovanile, ma già
+egregia, documento quindi della precocità di quel mirabile ingegno.
Antonello la scolpi a vent'anni, durante il suo soggiorno in Messina; ma
-egli non poteva veramente dare alla Vergine un viso più bello, d'una
-espressione più pura, nè un'aria più maestosa e divina al Bambino, che
+egli non poteva veramente dare alla Vergine un viso più bello, d'una
+espressione più pura, nè un'aria più maestosa e divina al Bambino, che
senza la consueta timidezza volge lo sguardo ridente allo spettatore.
Bellissimi sono anche i tre bassorilievi dei piedistalli, dei quali il
centrale rappresenta la Visitazione di Maria ad Elisabetta, e i due
laterali S. Francesco d'Assisi e S. Antonio di Padova. Nella stessa
-chiesa è dello stesso Gagini la fiorita e squisita decorazione della
-porta che mette nella cappelletta di casa Paternò--quella cappelletta
-sepolcrale della quale già si parlò per la sua architettura e dentro
-alla quale c'è una bella tavola del messinese Angelo di Chirico (1525)
+chiesa è dello stesso Gagini la fiorita e squisita decorazione della
+porta che mette nella cappelletta di casa Paternò--quella cappelletta
+sepolcrale della quale già si parlò per la sua architettura e dentro
+alla quale c'è una bella tavola del messinese Angelo di Chirico (1525)
rappresentante l'Immacolata fra i simboli dei suoi titoli e le figure di
S. Agata e S. Caterina. La porta gaginesca, allogata da don Alvaro
-Paternò ad Antonello nel 1518, per il prezzo di onze 30--382 lire e 50
+Paternò ad Antonello nel 1518, per il prezzo di onze 30--382 lire e 50
centesimi--ha due pilastri d'ordine corintio, scanalati, con
contropilastri ornati d'acanto; sull'architrave il frontespizio
semicircolare racchiude un gruppo di mezze figure: il Cristo morto fra
Maria e la Maddalena, con due genietti ai piedi, in tutto tondo,
-ciascuno dei quali regge uno scudo di casa Paternò. La terza opera, ora
-scomparsa, era, dentro questa cappella, un busto dell'Alvaro già
+ciascuno dei quali regge uno scudo di casa Paternò. La terza opera, ora
+scomparsa, era, dentro questa cappella, un busto dell'Alvaro già
nominato: lavoro tanto stupendo che fu da taluni attribuito a
-Michelangelo, del quale il Paternò, senatore romano, sarebbe stato amico
-nella città eterna. Se non che il di Marzo non solo ha negato questa
+Michelangelo, del quale il Paternò, senatore romano, sarebbe stato amico
+nella città eterna. Se non che il di Marzo non solo ha negato questa
pretesa dimestichezza, ma avendo veduto, prima che scomparisse, il
celebre busto, afferma che gli mancava qualsiasi carattere dello stile
michelangiolesco, e che rammentava invece, precisamente, la maniera del
Gagini.
- [Illustrazione: CHIESA DI S. MARIA DI GESÙ--PORTA DELLA CAPPELLA DI
- CASA PATERNÒ. (Fot. Brogi).]
+ [Illustrazione: CHIESA DI S. MARIA DI GESÙ--PORTA DELLA CAPPELLA DI
+ CASA PATERNÃ’. (Fot. Brogi).]
-Prima di uscire da S. Maria di Gesù merita uno sguardo il gran
+Prima di uscire da S. Maria di Gesù merita uno sguardo il gran
Crocefisso scolpito su legno da Frate Umile da Petralia, al secolo
Giovan Francesco Pintorno, morto nel 1639 e _specialista_, come si dice,
in Cristi, che egli diffuse in quasi tutte le chiese di Sicilia, da
Girgenti a Nicosia, da Caltagirone a Salemi, da Milazzo a Randazzo. Il
-cronista Francesco Tognoletto narra di lui che «mentre stava lavorando
+cronista Francesco Tognoletto narra di lui che «mentre stava lavorando
quelle statue, alzando la sua mente alla contemplazione, pensava gli
-intensissimi dolori, che nella morte soffrì l'autor della vita: onde per
+intensissimi dolori, che nella morte soffrì l'autor della vita: onde per
tal causa, quand'egli ne lavorava qualcheduna, se ne stava ritirato in
una stanza serrata di dentro, dove gli occhi suoi erano fontane di
lacrime, spargendone in abbondanza per tenerezza e compassione del suo
-amato signore». E dalla sua dolorosa cogitazione venivano fuori opere,
+amato signore». E dalla sua dolorosa cogitazione venivano fuori opere,
come questo Crocefisso, dolorosissime a vedere, e propriamente
spaventose.
[Illustrazione: PARTICOLARE DELLA PORTA DI ANTONELLO GAGINI.
(Fot. Gentile).]
- [Illustrazione: S. MARIA DI GESÙ--MONUMENTO SEPOLCRALE DEL DUCA DI
+ [Illustrazione: S. MARIA DI GESÙ--MONUMENTO SEPOLCRALE DEL DUCA DI
CARCACI, DEL TENERANI. (Fot. Gentile).]
Per tornare al Gagini, mentre in Catania gli si attribuiscono tante
opere non sue, nessuno gli appropria la suissima Madonna di S. Domenico
-fuori le mura. La paternità ne è stata dimostrata dal sullodato di
+fuori le mura. La paternità ne è stata dimostrata dal sullodato di
Marzo, il quale ha pubblicato il contratto fra lo scultore e Lodovico
Platamone vescovo di Siracusa, mediante il quale l'artista si obbligava
a scolpire, con altre due statue, una simigliante in bellezza, anzi
-ancora più bella che quella da lui stesso lavorata in Palermo nel 1526,
+ancora più bella che quella da lui stesso lavorata in Palermo nel 1526,
e non ancora consegnata, per commissione dei frati domenicani di S.
Maria la Grande in Catania. Ora, sapendosi che il moderno S. Domenico
era intitolato una volta, per l'appunto, S. Maria la Grande, e notandosi
alla base della Madonna gli stemmi dell'ordine Domenicano, non sarebbe
-già possibile dubitare che questa è propriamente la statua del Gagini,
+già possibile dubitare che questa è propriamente la statua del Gagini,
se pure la mano dell'autore non si rivelasse nello stile dell'opera, in
-quella soavità dell'espressione cristiana nella quale il Gagini fu
-unico--dice il Galeotti--come unico fu Michelangelo nella terribilità.
+quella soavità dell'espressione cristiana nella quale il Gagini fu
+unico--dice il Galeotti--come unico fu Michelangelo nella terribilità.
[Illustrazione: S. DOMENICO--ANTONELLO GAGINI: MADONNA COL BAMBINO.
(Fot. Ursino).]
@@ -2041,13 +2009,13 @@ unico--dice il Galeotti--come unico fu Michelangelo nella terribilità.
BAMBINO. (Fot. Alinari).]
Altre notevoli opere di scultura non si serbano nelle altre chiese
-catanesi; vi abbondano i quadri, ma alla quantità non corrisponde
-purtroppo la qualità. Nei primi secoli dell'arte cristiana la Sicilia
+catanesi; vi abbondano i quadri, ma alla quantità non corrisponde
+purtroppo la qualità. Nei primi secoli dell'arte cristiana la Sicilia
tenne un posto onorevolissimo, particolarmente coi mosaici; e se di
Catania non si sa che ne possedesse qualcuno paragonabile a quelli di
-Cefalù, di Palermo e di Monreale, certo qui la pittura religiosa dovette
+Cefalù, di Palermo e di Monreale, certo qui la pittura religiosa dovette
esser tenuta in grande onore, dato che la resistenza di tutta l'isola
-all'eresia degli iconoclasti ebbe alle falde dell'Etna i più caldi ed
+all'eresia degli iconoclasti ebbe alle falde dell'Etna i più caldi ed
efficaci propugnatori. Catanesi furono i vescovi S. Giacomo e S. Sabino
che lottarono strenuamente per il culto delle immagini; catanese fu il
vescovo Teodoro che, insieme coi compagni di Palermo, Taormina, Messina,
@@ -2055,22 +2023,22 @@ Lentini, Iccara, Triocala, Lilibeo e Siracusa, sostenne la stessa causa
nel secondo concilio di Nicea, e catanese fu lo stesso diacono Epifanio
che chiuse quella devota adunanza con una sua eloquente orazione. Anche
durante il dominio saraceno in Catania, rimasta lungamente indipendente
-con Taormina e Siracusa e tutta la val di Noto e la val Démone, la
-pittura cristiana fu salvata; ma delle opere che allora e più tardi qui
-furono prodotte o recate, quasi nulla più resta, tranne le tavolette
+con Taormina e Siracusa e tutta la val di Noto e la val Démone, la
+pittura cristiana fu salvata; ma delle opere che allora e più tardi qui
+furono prodotte o recate, quasi nulla più resta, tranne le tavolette
bizantine del museo Benedettino, le migliori delle quali, menzionate dal
-di Marzo, per colmo di sciagura non si trovano più. Più tardi, nell'età
+di Marzo, per colmo di sciagura non si trovano più. Più tardi, nell'età
normanna, il Duomo ebbe una decorazione pittorica della quale il nostro
-Accademico Infecondo così parla: «Il tetto era fatto a scorniciature di
+Accademico Infecondo così parla: «Il tetto era fatto a scorniciature di
legnami, ove vedevansi di peritissimo ed antico pennello tutte le
-istorie del Testamento vecchio e nuovo»; ma l'opera andò perduta, come
-perdute andarono le pitture del Tau e della navata maggiore «a fresco
-con stucchi finiti arricchiti d'oro à maggior segno, che pareva giusto
-un perù pendolo in quelle mura». Di chi fossero questi affreschi il
-Muglielgini non riferisce, e con tutte le sue amplificazioni non si può
+istorie del Testamento vecchio e nuovo»; ma l'opera andò perduta, come
+perdute andarono le pitture del Tau e della navata maggiore «a fresco
+con stucchi finiti arricchiti d'oro à maggior segno, che pareva giusto
+un perù pendolo in quelle mura». Di chi fossero questi affreschi il
+Muglielgini non riferisce, e con tutte le sue amplificazioni non si può
nascondere che, mentre Palermo e Messina, fra il Quattrocento ed il
Cinquecento, ebbero due floridissime scuole di pittura, in Catania non
-si rivelò nessun maestro del pennello, nè furono portate opere di grandi
+si rivelò nessun maestro del pennello, nè furono portate opere di grandi
pittori forestieri.
[Illustrazione: MUSEO DEI BENEDETTINI--SCUOLA DEL RIBERA: TOBIA
@@ -2081,34 +2049,34 @@ pittori forestieri.
Di Antonello da Messina si sa, narra il di Marzo, che ebbe relazioni con
Catania, essendosi obbligato per contratti a dipingervi opere che alla
-sua morte furono assunte dal figlio Jacobello; ma nè delle opere, nè
-delle stesse scritture è rimasta traccia. Dell'insigne maestro
-messinese è comunemente creduta la perla del museo Benedettino, la
-Madonna col Bambino, e _Antonellus Missenius_ firmò infatti lo stesso
+sua morte furono assunte dal figlio Jacobello; ma nè delle opere, nè
+delle stesse scritture è rimasta traccia. Dell'insigne maestro
+messinese è comunemente creduta la perla del museo Benedettino, la
+Madonna col Bambino, e _Antonellus Missenius_ firmò infatti lo stesso
autore nel cartellino che si vede nell'angolo inferiore di sinistra; ma,
dopo queste due parole, altre vi si leggono che troppi osservatori hanno
trascurate, forse temendo di scemar valore all'opera d'arte non
attribuendola al glorioso maestro messinese. Dice dunque l'Iscrizione:
_Antonellus Missenius D' Saliba hoc pjecit opus 1497 die 2 julij_.
-Questo Antonello non è dunque da confondere col suo più celebre omonimo
-e zio: egli visse e lavorò in un tempo alquanto posteriore, dal 1497,
+Questo Antonello non è dunque da confondere col suo più celebre omonimo
+e zio: egli visse e lavorò in un tempo alquanto posteriore, dal 1497,
appunto, al 1531. C'era un suo prezioso quadro, ora perduto, nella
-parrocchia di Pistunina presso Messina, nel quale il suo nome era così
+parrocchia di Pistunina presso Messina, nel quale il suo nome era così
scritto: _Antonellus Resaliba_; altri due ne esistono ancora, nelle due
maggiori chiese di Monforte e di Milazzo; il primo porta scritto
_Rosaliba 1530_; il secondo _Eu mastru Antonellu Resaliba pinsit 1531_.
-Ma se l'ortografia del suo nome è così ambigua, e se troppe cose
-s'ignorano dell'esser suo e della sua vita, il valore della sua arte è
+Ma se l'ortografia del suo nome è così ambigua, e se troppe cose
+s'ignorano dell'esser suo e della sua vita, il valore della sua arte è
evidente, segnatamente nella tavola catanese, della quale il di Marzo
-dice con ragione che basta a dimostrare «qual divino artefice sia stato
-il Saliba».
+dice con ragione che basta a dimostrare «qual divino artefice sia stato
+il Saliba».
-Un altro bel quadro del museo Benedettino è di Pietro Novelli, il
+Un altro bel quadro del museo Benedettino è di Pietro Novelli, il
Monrealese, e rappresenta un gigantesco S. Cristoforo, con una clava
nella possente sinistra, la muscolatura michelangiolesca, il petto largo
e gagliardo, le spalle larghe e quadrate sulle quali sta accavalcato,
afferrandosi alla criniera del colosso con la destra, e reggendo con la
-sinistra il globo, un adorabile bambino Gesù. Allo stesso Monrealese, od
+sinistra il globo, un adorabile bambino Gesù. Allo stesso Monrealese, od
alla sua scuola, si attribuiscono due altri quadri della pinacoteca
Benedettina: gli Apostoli ed una Sacra Famiglia.
@@ -2124,50 +2092,50 @@ Catone fiamminga, e via dicendo.
Fra gli artisti isolani che lavorarono per le chiese di Catania, si sa
dalle storie che Jacopo Vignerio, uno dei migliori discepoli del
-Caldara, diede alla cattedrale le opere così descritte dal Muglielgini:
-«In due pilastri si ammiravano dipinti un S. Pietro e Paolo, ch'erano di
+Caldara, diede alla cattedrale le opere così descritte dal Muglielgini:
+«In due pilastri si ammiravano dipinti un S. Pietro e Paolo, ch'erano di
tanta eccellenza, quanto se fossero stati pennelleggiati da Raffaello
d'Urbino; ma eglino furono dipinti dal Vignerio antico detto per
-Antonomasia». Non occorre quasi avvertire che dell'opera si perdette,
+Antonomasia». Non occorre quasi avvertire che dell'opera si perdette,
col terremoto, la stessa memoria; a segno che il di Marzo non la
rammenta tra i quadri dell'artista. Lo storico palermitano non parla
neanche d'un altro suo quadro (1541), che esiste ancora a S. Francesco e
rappresenta il viaggio al Calvario. Un'altra delle poche tele importanti
-sfuggite al terremoto sta a S. Domenico. Il già citato Musumeci la
-additò primo all'attenzione degli studiosi, la descrisse, ne riconobbe
+sfuggite al terremoto sta a S. Domenico. Il già citato Musumeci la
+additò primo all'attenzione degli studiosi, la descrisse, ne riconobbe
l'argomento e le figure, e fece argute induzioni sull'epoca e l'autore.
Il quadro comprende una parte celeste, nella quale si vedono S. Domenico
ed altri santi della sua religione, in atto di ricevere dalla Madonna la
corona del Rosario; ed una parte terrena, dove stanno raccolti, dopo il
concordato di Bologna, Clemente VII e Carlo V, entrambi genuflessi: il
Papa rivolto supplichevolmente alla Vergine, l'imperatore sul punto di
-essere incoronato: tutt'intorno una folla: il cardinale Farnese, più
+essere incoronato: tutt'intorno una folla: il cardinale Farnese, più
tardi Paolo IV, allora decano del Sacro Collegio, il quale unse Carlo;
-il cardinale Salviati che lo vestì; Francesco Sforza, duca di Milano,
+il cardinale Salviati che lo vestì; Francesco Sforza, duca di Milano,
Alessandro de' Medici, il principe d'Orange, il Gattinara cancelliere
imperiale, ed altri nobili personaggi. Come la narrazione del Giovio
-servì al Musumeci per ricostruire la scena, così i giudizii del Vasari e
+servì al Musumeci per ricostruire la scena, così i giudizii del Vasari e
del Lanzi lo spinsero a indicare il possibile autore dell'opera. Era
-creduta del Correggio; ma, poichè non ha i caratteri di quell'artista,
-poichè dovette esser dipinta fra il 1531 e il 1537, tempo nel quale
-l'Allegri era in Parma, poichè l'ignoto autore dovette ritrarre dal
-vero in Bologna quei personaggi famosi, e poichè finalmente in Bologna
+creduta del Correggio; ma, poichè non ha i caratteri di quell'artista,
+poichè dovette esser dipinta fra il 1531 e il 1537, tempo nel quale
+l'Allegri era in Parma, poichè l'ignoto autore dovette ritrarre dal
+vero in Bologna quei personaggi famosi, e poichè finalmente in Bologna
visse quasi sempre dal 1506 al 1542 Innocenzo Francucci da Imola, alla
cui maniera somiglia quella del dipinto catanese, il Musumeci argomenta
che ad Innocenzo appunto allogassero il quadro i Domenicani catanesi
Giuseppe Platamone ed Aloisio Suppa, che furono in Bologna; al primo dei
-quali toccò l'onore di predicare in presenza di Clemente e di Carlo, ed
+quali toccò l'onore di predicare in presenza di Clemente e di Carlo, ed
il secondo, distintosi a Trento, fu tanto bene accetto al papa ed al
cardinale, da esser poi eletto vescovo di Girgenti. Sfuggita al
-terremoto, questa pregevole opera va però morendo grazie alla barbara
-pietà dei fedeli; la quale, come ha imposto corone di rame dorato alle
-Vergini ed ai Bambini del Gagini, così ha conficcato nel quadro due
+terremoto, questa pregevole opera va però morendo grazie alla barbara
+pietà dei fedeli; la quale, come ha imposto corone di rame dorato alle
+Vergini ed ai Bambini del Gagini, così ha conficcato nel quadro due
serti di stelle d'argento e corone votive di corallo. Uno scempio
-peggiore è stato consumato sopra un antico S. Michele dei Minoriti,
+peggiore è stato consumato sopra un antico S. Michele dei Minoriti,
tutto rivestito di lamine d'oro e d'argento: strazio che fa quasi
preferire la sorte della Resurrezione del Pomaranci, della Circoncisione
di Luca Cambiaso, del quadro del Caravaggio di S. Francesco, delle
-quattro tele di Raffaello Vanni della Trinità e della Badia di S. Agata,
+quattro tele di Raffaello Vanni della Trinità e della Badia di S. Agata,
totalmente e repentinamente periti sotto le macerie del 1693. Restano
ancora in buono stato alcune antiche Madonne d'ignoti autori, a S.
Gaetano, all'Ogninella, a Nuovaluce, ai Crociferi; ed una serie di
@@ -2179,115 +2147,115 @@ del Guascogna ai Cappuccini.
[Illustrazione: TEATRO BELLINI. (Fot. Brogi).]
-Fra queste tele religiose le catanesi non sono le più belle nè le più
+Fra queste tele religiose le catanesi non sono le più belle nè le più
antiche. Per trovare nella storia della pittura siciliana il nome d'un
catanese, bisogna scendere sino alla fine del secolo XVI e contentarsi
di quel Bernardino Negro, o Niger, come latinamente firmavasi, il quale
-può passare per catanese, sebbene nascesse nel contado, a Biancavilla, e
-si qualificasse di nazione greca, perchè la sua terra natale era stata
+può passare per catanese, sebbene nascesse nel contado, a Biancavilla, e
+si qualificasse di nazione greca, perchè la sua terra natale era stata
fondata un secolo innanzi da una colonia di Epiroti emigrati per
-sottrarsi alla persecuzione maomettana. Di questo pittore c'è una
+sottrarsi alla persecuzione maomettana. Di questo pittore c'è una
tavola, nella chiesetta del S. Carcere, che rappresenta il martirio di
S. Agata: in mezzo a una gran folla di popolo, fra i truci carnefici,
sotto il palazzo del Proconsole, presso l'anfiteatro, la verginella vede
-apprestarsi gli strumenti dello spaventoso supplizio: se fermo è l'animo
-suo, gli astanti hanno in volto raccapriccio e pietà, e già la divina
+apprestarsi gli strumenti dello spaventoso supplizio: se fermo è l'animo
+suo, gli astanti hanno in volto raccapriccio e pietà, e già la divina
potenza manifesta il suo sdegno scotendo dalle fondamenta la casa del
-magistrato iniquo. Il dipinto è considerato come il migliore di questo
-artista, del quale in verità non resta se non un'altra opera, il quadro
-di S. Giacomo nella chiesa dello stesso nome; e la composizione ne è
-certamente pregevole, ma più sarebbe apprezzato se l'orribile restauro
+magistrato iniquo. Il dipinto è considerato come il migliore di questo
+artista, del quale in verità non resta se non un'altra opera, il quadro
+di S. Giacomo nella chiesa dello stesso nome; e la composizione ne è
+certamente pregevole, ma più sarebbe apprezzato se l'orribile restauro
non l'avesse deturpato.
[Illustrazione: L'INGRESSO DELLA VILLA BELLINI. (Fot. Alinari).]
-E dalla fine del Cinquecento bisogna scendere alla metà del Seicento per
+E dalla fine del Cinquecento bisogna scendere alla metà del Seicento per
trovare un altro pittore catanese di qualche merito: quell'abate
-Pietro Abbatessa, o l'Abbadessa, che studiò a Roma sotto Cristoforo
+Pietro Abbatessa, o l'Abbadessa, che studiò a Roma sotto Cristoforo
Roncalli, il Pomaranci, e delle cui molteplici opere sparse nelle chiese
cittadine non restano se non la decorazione a fresco dell'abside della
Badia di S. Giuliano ed una Vergine col Bambino fra un gruppo di santi
-nel Duomo, che il solito Accademico Infecondo definisce «uno stupore
-colorato». Il quadro ha buone qualità di concetto e di tecnica, e belle
+nel Duomo, che il solito Accademico Infecondo definisce «uno stupore
+colorato». Il quadro ha buone qualità di concetto e di tecnica, e belle
attitudini dimostrano anche le altre opere di pittori catanesi del
Settecento: le tele di Francesco Gramignani rappresentanti la visione di
S. Vincenzo de' Paoli (1778) nella chiesa della Collegiata; lo
Sposalizio di Maria e Giuseppe a S. Francesco; quelle di Giuseppe
-Guarnaccia, che da Roma, dove studiò, mandò in patria i due S.
+Guarnaccia, che da Roma, dove studiò, mandò in patria i due S.
Franceschi di Paola e d'Assisi; e principalmente quelle di Olivio Sozzi,
nato nel 1690, morto nel 1765, dopo aver prodotto alla scuola del
Conca un gran numero di opere: i larghi freschi della cupola dei
Gesuiti, la decorazione della maggior sala della Biblioteca
universitaria--ultimamente distrutta per dar luogo a un nuovo ordine di
-palchetti--, il S. Giovanni Battista della Trinità, il ritratto di
+palchetti--, il S. Giovanni Battista della Trinità, il ritratto di
Pietro Lauria nella chiesa dell'Aiuto, la S. Apollonia della Collegiata,
il non compiuto S. Elia del Carmine, e via dicendo.
- [Illustrazione: MONUMENTO A GIOVANNI PACINI, DEL DUPRÉ.
+ [Illustrazione: MONUMENTO A GIOVANNI PACINI, DEL DUPRÉ.
(Fot. Martinez).]
Pochi nomi, come si vede, e scarsa fama, non solo fuori di patria, ma
fra gli stessi concittadini. Nella storia delle arti del disegno, ed
anche in quella delle lettere e delle scienze, Catania tenne, durante
-l'età più vicina alla nostra, un posto troppo mediocre. Neanche nella
-restante Sicilia la nativa vivacità dell'ingegno isolano potè, per colpa
+l'età più vicina alla nostra, un posto troppo mediocre. Neanche nella
+restante Sicilia la nativa vivacità dell'ingegno isolano potè, per colpa
della secolare oppressione spagnuola e borbonica, esser fecondata. Le
stesse ricchezze naturali della terra non poterono fruttificare.
Catania, che era una cittaduzza di quattordici mila abitanti nel 1501,
mise tre secoli a crescere fino a cinquantamila; ma in questi ultimi
sessanta anni, con uno slancio paragonabile solo a quello di Milano, ha
-più che triplicato la sua popolazione. Il porto, aspirazione quattro
+più che triplicato la sua popolazione. Il porto, aspirazione quattro
volte centenaria dei Catanesi, sei volte iniziato e sei volte
inghiottito dal mare, ha potuto esser compiuto sullo scorcio del secolo
-scorso ed è divenuto uno dei primi del regno. La città s'avvia ad
-arricchirsi ancora, a crescere sempre più, coi commerci e le industrie.
-Tanta prosperità le viene, o per dir meglio le ritorna, dalla situazione
-singolarissima, nel bel mezzo della costa orientale dell'isola--la più
-fertile, la più ridente--allo sbocco dell'immensa ubertosa pianura,
+scorso ed è divenuto uno dei primi del regno. La città s'avvia ad
+arricchirsi ancora, a crescere sempre più, coi commerci e le industrie.
+Tanta prosperità le viene, o per dir meglio le ritorna, dalla situazione
+singolarissima, nel bel mezzo della costa orientale dell'isola--la più
+fertile, la più ridente--allo sbocco dell'immensa ubertosa pianura,
della _Piana_ per antonomasia, che dal mare si stende per cento
chilometri dentro terra, fino alle montagne zolfifere; e principalmente
dalla vicinanza del feroce ma feracissimo Etna. L'iscrizione posta, a
-nome di Carlo II, dal vicerè duca d'Albuquerque dentro la cappella di S.
-Agata in Duomo, non mente: «_Clarius iam inde colluces, urbs clarissima,
-unde celeberrimi nominis lumen extinctum tremebunda lugebas_»: la città
+nome di Carlo II, dal vicerè duca d'Albuquerque dentro la cappella di S.
+Agata in Duomo, non mente: «_Clarius iam inde colluces, urbs clarissima,
+unde celeberrimi nominis lumen extinctum tremebunda lugebas_»: la città
rifulge per quella stessa cagione dalla quale dipesero le sue sciagure,
-per il gran vulcano che fu il suo nemico, che è ancora la sua gran
-minaccia, ma che è intanto e sempre fonte della sua ricchezza e della
-sua rinomanza. La pietà del vicerè attribuiva ai miracoli della santa
+per il gran vulcano che fu il suo nemico, che è ancora la sua gran
+minaccia, ma che è intanto e sempre fonte della sua ricchezza e della
+sua rinomanza. La pietà del vicerè attribuiva ai miracoli della santa
protettrice la fama di Catania nel mondo; ma egli appendeva una lampada
-d'argento dinanzi al sepolcro della martire «oltre le perpetue lampade
+d'argento dinanzi al sepolcro della martire «oltre le perpetue lampade
di fuoco e di fiamme dell'Etna: _praeter perpetuas Aetnae lampades ignis
-atque flammarum_». Così, due mila e più anni prima, il fuoco sacro
-ardeva nel tempio di Vulcano, alle falde della sua fucina. E l'Etna è la
-nota dominante, il motivo fondamentale, così nelle storie della città
+atque flammarum_». Così, due mila e più anni prima, il fuoco sacro
+ardeva nel tempio di Vulcano, alle falde della sua fucina. E l'Etna è la
+nota dominante, il motivo fondamentale, così nelle storie della città
come nei quadri che la rappresentano. In nessun punto del suo enorme
-perimetro di centocinquanta chilometri la montagna ha un profilo così
+perimetro di centocinquanta chilometri la montagna ha un profilo così
puro, da fumante piramide, come da Catania. E come di Catania, essa
-forma la prosperità di un gran numero di altre minori città e borghi e
+forma la prosperità di un gran numero di altre minori città e borghi e
castelli e casali disseminati alle sue falde. L'ottimo Comeindo
-Muglielgini ebbe dunque un bell'ammonire: «: O' se l'Uomo considerasse,
+Muglielgini ebbe dunque un bell'ammonire: «: O' se l'Uomo considerasse,
che quella casa, ch'egli stima suo paradiso in terra, alle scosse
-inclementi d'un Tremuoto può subito in un baleno mutarsi in un inferno
-d'orrori; che quella Galleria ov'egli à lascivie di senso si sollazza,
+inclementi d'un Tremuoto può subito in un baleno mutarsi in un inferno
+d'orrori; che quella Galleria ov'egli à lascivie di senso si sollazza,
puol divenire una Nitria di sfrantumati macigni. Reflessione in vero da
fare istupidire l'istesso spavento; e pensiero da far mutare pensiere a
-tutti quei ch'albergano tra le Città, col far ch'eglino da Cittadini, si
-trasformassero in villarecci. E dove sei ò bellissima età dell'oro, che
-per essere senza ricchezze, non avevi prezzo nelle tue felicità. Che se
+tutti quei ch'albergano tra le Città, col far ch'eglino da Cittadini, si
+trasformassero in villarecci. E dove sei ò bellissima età dell'oro, che
+per essere senza ricchezze, non avevi prezzo nelle tue felicità. Che se
non fosse poi venuto questo secolo di ferro, l'ambizione Umana, non
-averebbe fabricati cotanti ordegni fabrili, per edificar le Città; che
-divengono poscia tomba degli abitanti...». L'umana attività non bada ai
+averebbe fabricati cotanti ordegni fabrili, per edificar le Città; che
+divengono poscia tomba degli abitanti...». L'umana attività non bada ai
remoti pericoli, e fa invece suo pro di qualunque prossimo vantaggio. Se
l'Accademico Infecondo potesse rivivere, riconoscerebbe che la sua
predica fu veramente sterile; e forse, e senza forse, dovendo descrivere
la Catania risorta, ricomincerebbe ad accozzare metafore, nel suo stile
-ispano-siculo, per sublimarne ogni più piccola gloria. Una, tuttavia, è
-tanto grande, che nessun elogio si può dire esagerato: Vincenzo Bellini.
-Se la città non ha dato illustri cultori delle arti figurative, è suo
+ispano-siculo, per sublimarne ogni più piccola gloria. Una, tuttavia, è
+tanto grande, che nessun elogio si può dire esagerato: Vincenzo Bellini.
+Se la città non ha dato illustri cultori delle arti figurative, è suo
vanto esser patria di egregi musicisti, come Giovanni Pacini, Pietro
Antonio Coppola, ed altri parecchi, fra i quali risplende il
-gentilissimo Cigno, alla cui memoria essa ha meritamente dedicato ciò
-che ora ha di più attraente: il grazioso giardino pubblico, il monumento
+gentilissimo Cigno, alla cui memoria essa ha meritamente dedicato ciò
+che ora ha di più attraente: il grazioso giardino pubblico, il monumento
scolpito da Giulio Monteverde, e il teatro dello Scala e del Sada
echeggiante di melodie immortali.
@@ -2304,7 +2272,7 @@ echeggiante di melodie immortali.
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
senza annotazione minimi errori tipografici. Nell'illustrazione a pag.
- 51 (Monete di Katana) è stata inserita una legenda numerata per
+ 51 (Monete di Katana) è stata inserita una legenda numerata per
maggiore chiarezza.
@@ -2313,361 +2281,4 @@ echeggiante di melodie immortali.
End of the Project Gutenberg EBook of Catania, by Federico De Roberto
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-and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm electronic
-works. See paragraph 1.E below.
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+*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 41551 ***
diff --git a/41551-8.zip b/41551-8.zip
deleted file mode 100644
index d46b151..0000000
--- a/41551-8.zip
+++ /dev/null
Binary files differ
diff --git a/41551-h.zip b/41551-h.zip
deleted file mode 100644
index 307a5ea..0000000
--- a/41551-h.zip
+++ /dev/null
Binary files differ
diff --git a/41551-h/41551-h.htm b/41551-h/41551-h.htm
index 6a5c2a7..efe1eb2 100644
--- a/41551-h/41551-h.htm
+++ b/41551-h/41551-h.htm
@@ -3,7 +3,7 @@
<html xmlns="http://www.w3.org/1999/xhtml" xml:lang="it" lang="it">
<head>
- <meta http-equiv="content-type" content="text/html; charset=iso-8859-1" />
+ <meta http-equiv="content-type" content="text/html; charset=UTF-8" />
<title>
Catania, di F. De Roberto
</title>
@@ -93,45 +93,7 @@ img.border {border: 1px solid gray;}
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</head>
<body>
-
-
-<pre>
-
-The Project Gutenberg EBook of Catania, by Federico De Roberto
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
-almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
-re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
-with this eBook or online at www.gutenberg.org
-
-
-Title: Catania
-
-Author: Federico De Roberto
-
-Release Date: December 4, 2012 [EBook #41551]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: ISO-8859-1
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK CATANIA ***
-
-
-
-
-Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online
-Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This
-file was produced from images generously made available
-by The Internet Archive)
-
-
-
-
-
-
-</pre>
-
+<div>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 41551 ***</div>
<div class="figcenter">
<img src="images/copertina.jpg" alt="Copertina" title="" />
@@ -142,7 +104,7 @@ by The Internet Archive)
<span class="small">DI</span><br /><br />
<span class="big">MONOGRAFIE ILLUSTRATE</span></p>
<hr class="minor" />
-<p>Serie I.ª &mdash; ITALIA ARTISTICA<br /><br />
+<p>Serie I.ª &mdash; ITALIA ARTISTICA<br /><br />
27.</p>
<hr class="minor" />
<p class="g">CATANIA</p></div>
@@ -200,7 +162,7 @@ DIRETTA DA CORRADO RICCI.</p>
</tr>
<tr>
<td class="num">11.</td>
- <td>S. GIMIGNANO e CERTALDO di <span class="smcap">Romualdo Pàntini</span>, con 128 illustrazioni.</td>
+ <td>S. GIMIGNANO e CERTALDO di <span class="smcap">Romualdo Pàntini</span>, con 128 illustrazioni.</td>
</tr>
<tr>
<td class="num">12.</td>
@@ -224,7 +186,7 @@ DIRETTA DA CORRADO RICCI.</p>
</tr>
<tr>
<td class="num">*17.</td>
- <td>VICENZA di <span class="smcap">Giuseppe Pettinà</span>, con 147 illustrazioni.</td>
+ <td>VICENZA di <span class="smcap">Giuseppe Pettinà</span>, con 147 illustrazioni.</td>
</tr>
<tr>
<td class="num">*18.</td>
@@ -320,7 +282,7 @@ DIRETTA DA CORRADO RICCI.</p>
Martini e di Maria d'Aragona</td> <td class="pag"><a href="#f114a">114</a></td>
</tr>
<tr>
-<td> &mdash; &mdash; Suggello del conte di Paternò</td> <td class="pag"><a href="#f035">35</a></td>
+<td> &mdash; &mdash; Suggello del conte di Paternò</td> <td class="pag"><a href="#f035">35</a></td>
</tr>
<tr>
<td> &mdash; &mdash; Suggello della regina Eleonora</td> <td class="pag"><a href="#f114b">114</a></td>
@@ -383,16 +345,16 @@ Martini e di Maria d'Aragona</td> <td class="pag"><a href="#f114a">114</a></td>
<td> &mdash; &mdash; Particolare della porta della Custodia</td> <td class="pag"><a href="#f077">77</a></td>
</tr>
<tr>
-<td> &mdash; <b>di S. Maria di Gesù</b> &mdash; Antonello Gagini: Madonna col Bambino</td> <td class="pag"><a href="#f129">129</a></td>
+<td> &mdash; <b>di S. Maria di Gesù</b> &mdash; Antonello Gagini: Madonna col Bambino</td> <td class="pag"><a href="#f129">129</a></td>
</tr>
<tr>
-<td> &mdash; &mdash; &mdash; Porta della Cappella di casa Paternò</td> <td class="pag"><a href="#f130">130</a></td>
+<td> &mdash; &mdash; &mdash; Porta della Cappella di casa Paternò</td> <td class="pag"><a href="#f130">130</a></td>
</tr>
<tr>
-<td> &mdash; &mdash; &mdash; Particolare della porta della cappella di casa Paternò</td> <td class="pag"><a href="#f131">131</a></td>
+<td> &mdash; &mdash; &mdash; Particolare della porta della cappella di casa Paternò</td> <td class="pag"><a href="#f131">131</a></td>
</tr>
<tr>
-<td> &mdash; &mdash; Interno della cappella di casa Paternò</td> <td class="pag"><a href="#f054">54</a></td>
+<td> &mdash; &mdash; Interno della cappella di casa Paternò</td> <td class="pag"><a href="#f054">54</a></td>
</tr>
<tr>
<td> &mdash; &mdash; Tenerani: Monumento sepolcrale del duca di Carcaci</td> <td class="pag"><a href="#f132">132</a></td>
@@ -446,10 +408,10 @@ Martini e di Maria d'Aragona</td> <td class="pag"><a href="#f114a">114</a></td>
<td> &mdash; &mdash; Porta del sacello</td> <td class="pag"><a href="#f084">84</a></td>
</tr>
<tr>
-<td> &mdash; &mdash; Mausoleo del vicerè de Acuña</td> <td class="pag"><a href="#f082">82</a></td>
+<td> &mdash; &mdash; Mausoleo del vicerè de Acuña</td> <td class="pag"><a href="#f082">82</a></td>
</tr>
<tr>
-<td> &mdash; &mdash; &mdash; Particolare del mausoleo del vicerè de Acuña</td> <td class="pag"><a href="#f083">83</a></td>
+<td> &mdash; &mdash; &mdash; Particolare del mausoleo del vicerè de Acuña</td> <td class="pag"><a href="#f083">83</a></td>
</tr>
<tr>
<td> &mdash; Scrigno delle reliquie</td> <td class="pag"><a href="#f073">73</a></td>
@@ -473,7 +435,7 @@ Martini e di Maria d'Aragona</td> <td class="pag"><a href="#f114a">114</a></td>
<td> &mdash; &mdash; Calici</td> <td class="pag"><a href="#f078">78</a></td>
</tr>
<tr>
-<td><b>Dupré</b>: Monumento a Giovanni Pacini</td> <td class="pag"><a href="#f143">143</a></td>
+<td><b>Dupré</b>: Monumento a Giovanni Pacini</td> <td class="pag"><a href="#f143">143</a></td>
</tr>
<tr>
<td><b>Etna</b> (L')</td> <td class="pag"><a href="#f009a">9</a></td>
@@ -515,13 +477,13 @@ Martini e di Maria d'Aragona</td> <td class="pag"><a href="#f114a">114</a></td>
<td><b>Gagini Antonello</b>: Madonna col bambino in S. Domenico</td> <td class="pag"><a href="#f133">133</a></td>
</tr>
<tr>
-<td> &mdash; &mdash; in S. Maria di Gesù</td> <td class="pag"><a href="#f129">129</a></td>
+<td> &mdash; &mdash; in S. Maria di Gesù</td> <td class="pag"><a href="#f129">129</a></td>
</tr>
<tr>
-<td> &mdash; Porta della cappella di casa Paternò</td> <td class="pag"><a href="#f130">130</a></td>
+<td> &mdash; Porta della cappella di casa Paternò</td> <td class="pag"><a href="#f130">130</a></td>
</tr>
<tr>
-<td> &mdash; &mdash; Particolare della porta della cappella di casa Paternò</td> <td class="pag"><a href="#f131">131</a></td>
+<td> &mdash; &mdash; Particolare della porta della cappella di casa Paternò</td> <td class="pag"><a href="#f131">131</a></td>
</tr>
<tr>
<td> &mdash; Frammenti di una porta nel museo Biscari</td> <td class="pag"><a href="#f121">121</a></td>
@@ -548,7 +510,7 @@ Martini e di Maria d'Aragona</td> <td class="pag"><a href="#f114a">114</a></td>
<td><b>Monete di Katana</b></td> <td class="pag"><a href="#f009b">9</a>, <a href="#f051">51</a></td>
</tr>
<tr>
-<td><b>Monte</b> (Il) <b>di Pietà di S. Agata</b></td> <td class="pag"><a href="#f087">87</a></td>
+<td><b>Monte</b> (Il) <b>di Pietà di S. Agata</b></td> <td class="pag"><a href="#f087">87</a></td>
</tr>
<tr>
<td>Monteverde Giulio: Monumento a Vincenzo Bellini</td> <td class="pag"><a href="#f139">139</a></td>
@@ -557,7 +519,7 @@ Martini e di Maria d'Aragona</td> <td class="pag"><a href="#f114a">114</a></td>
<td><b>Monumento a Vincenzo Bellini</b>, del Monteverde</td> <td class="pag"><a href="#f139">139</a></td>
</tr>
<tr>
-<td> &mdash; <b>a Giovanni Pacini</b> del Dupré</td> <td class="pag"><a href="#f143">143</a></td>
+<td> &mdash; <b>a Giovanni Pacini</b> del Dupré</td> <td class="pag"><a href="#f143">143</a></td>
</tr>
<tr>
<td><b>Museo dei Benedettini</b> &mdash; Anfione</td> <td class="pag"><a href="#f112b">112</a></td>
@@ -695,16 +657,16 @@ Martini e di Maria d'Aragona</td> <td class="pag"><a href="#f114a">114</a></td>
<td> &mdash; &mdash; Particolare della porta della custodia</td> <td class="pag"><a href="#f077">77</a></td>
</tr>
<tr>
-<td><b>S. Maria di Gesù</b> &mdash; Antonello Gagini: Madonna col bambino</td> <td class="pag"><a href="#f129">129</a></td>
+<td><b>S. Maria di Gesù</b> &mdash; Antonello Gagini: Madonna col bambino</td> <td class="pag"><a href="#f129">129</a></td>
</tr>
<tr>
-<td> &mdash; Porta della Cappella di casa Paternò</td> <td class="pag"><a href="#f130">130</a></td>
+<td> &mdash; Porta della Cappella di casa Paternò</td> <td class="pag"><a href="#f130">130</a></td>
</tr>
<tr>
-<td> &mdash; &mdash; Particolare della porta della cappella di casa Paternò</td> <td class="pag"><a href="#f131">131</a></td>
+<td> &mdash; &mdash; Particolare della porta della cappella di casa Paternò</td> <td class="pag"><a href="#f131">131</a></td>
</tr>
<tr>
-<td> &mdash; Interno della cappella di casa Paternò</td> <td class="pag"><a href="#f054">54</a></td>
+<td> &mdash; Interno della cappella di casa Paternò</td> <td class="pag"><a href="#f054">54</a></td>
</tr>
<tr>
<td> &mdash; Tenerani: Monumento sepolcrale del duca Carcaci</td> <td class="pag"><a href="#f132">132</a></td>
@@ -782,25 +744,25 @@ Martini e di Maria d'Aragona</td> <td class="pag"><a href="#f114a">114</a></td>
<p class="caption">TETRADRAMMA D'ARGENTO,<br /> ANNI 476-461 A. C.<br />
(Fot. Pennisi)</p></div>
-<p>«Per iscrivere le glorie d'una Città
-clarissima, sarìa necessario, che nella mia
+<p>«Per iscrivere le glorie d'una Città
+clarissima, sarìa necessario, che nella mia
penna per inchiostro corressero distemprati
-i raggi del Sole. Parlerò di quella Padria
-de' Tullij, de' Demosteni, e de' più Savij,
+i raggi del Sole. Parlerò di quella Padria
+de' Tullij, de' Demosteni, e de' più Savij,
ch'omai popolassero i Licei di Minerva; di
-cospicuo Ariopago delle virtù, che trà
+cospicuo Ariopago delle virtù, che trà
le Ceneri di cinque volte demolita, ha sempre
-qual fenice di Eternità impennati i suoi
-voli al Ciel della Gloria, e del fasto. Sappij, o mio Leggitore cortese, ch'io non ti descriverò
-<i>funditus</i> le di lei preeminenze, poichè gli Annali, e i libri, che parlano d'essa
-hanno riempite le Biblioteche; e così quello che hanno scritto gli Autori d'alta
-grassa, non conviene à me, che son Pimmeo nello scrivere. Questo sì, che non averà
-lette le di lei istorie, potrà dal mio breve raguaglio discerner dall'ugnia la corporatura
+qual fenice di Eternità impennati i suoi
+voli al Ciel della Gloria, e del fasto. Sappij, o mio Leggitore cortese, ch'io non ti descriverò
+<i>funditus</i> le di lei preeminenze, poichè gli Annali, e i libri, che parlano d'essa
+hanno riempite le Biblioteche; e così quello che hanno scritto gli Autori d'alta
+grassa, non conviene à me, che son Pimmeo nello scrivere. Questo sì, che non averà
+lette le di lei istorie, potrà dal mio breve raguaglio discerner dall'ugnia la corporatura
del Leone, e misurarne il solo dito dal piede d'un Gigante. Il mio assunto
-non è di vergare questi fogli, col portarti allo sguardo l'antiche moli, diroccate
+non è di vergare questi fogli, col portarti allo sguardo l'antiche moli, diroccate
dall'Ira tremebonda de' tremuoti, e dal focoso sdegno del contiguo Mongibello;
-monte gravido di fiamme; mà voglio che la posterità sia in qualche parte informata,
-qual sia stata questa Città, ultimamente a nostro tempo destrutta.</p>
+monte gravido di fiamme; mà voglio che la posterità sia in qualche parte informata,
+qual sia stata questa Città, ultimamente a nostro tempo destrutta.</p>
<div class="figcenter"><a name="f010" id="f010"></a>
@@ -832,43 +794,43 @@ qual sia stata questa Città, ultimamente a nostro tempo destrutta.</p>
<p class="caption">VIA DELLA MARINA. (Fot. Gentile).</p>
</div>
-<p>«La Città di Catania situata vedeasi a i lidi del mar Jonio, tra il mezzogiorno
-e l'Oriente à piedi del monte Etna...» &mdash; e nello stesso sito preciso si vede ancora,
-risorta più grande e bella dopo l'ultimo terribile crollo del 1693, del quale appunto
-Comeindo Muglielgini &mdash; anagramma di Domenico Guglielmini, «Frà gli Accademici
-Infecondi di Roma detto l'Etneo» &mdash; diede conto in un volumino, divenuto
+<p>«La Città di Catania situata vedeasi a i lidi del mar Jonio, tra il mezzogiorno
+e l'Oriente à piedi del monte Etna...» &mdash; e nello stesso sito preciso si vede ancora,
+risorta più grande e bella dopo l'ultimo terribile crollo del 1693, del quale appunto
+Comeindo Muglielgini &mdash; anagramma di Domenico Guglielmini, «Frà gli Accademici
+Infecondi di Roma detto l'Etneo» &mdash; diede conto in un volumino, divenuto
ora molto raro, che porta per titolo <i>La Catania destrutta</i>. Il bravo Accademico
-secentista &mdash; della fine del Seicento e della più spagnolesca Sicilia &mdash; esclamava
-nelle prime pagine del suo libretto: «Miseria delle Umane pazzie, che quando l'uomo
+secentista &mdash; della fine del Seicento e della più spagnolesca Sicilia &mdash; esclamava
+nelle prime pagine del suo libretto: «Miseria delle Umane pazzie, che quando l'uomo
crede di aversi edificata una casa, che per la vastezza fassi emola coll'aurea di
-Nerone, allora potrebbe ben dire d'aversi fabricata una Tomba. Tanto esperimentò
+Nerone, allora potrebbe ben dire d'aversi fabricata una Tomba. Tanto esperimentò
o mio Leggitore la mia infelice patria Catania, che quelle moli, che servirono di
Piramidi, ed Obelischi nella sfoggiatezza de' suoi Teatri, poscia scusarono di sepolcri,
-col torre lo spirito a cotanti migliaia di cittadini... Ò quanta saria stata prudenza,
-quella che fu stimata milensagine in un Cinico, che si fabricò un palaggio entro una
+col torre lo spirito a cotanti migliaia di cittadini... Ã’ quanta saria stata prudenza,
+quella che fu stimata milensagine in un Cinico, che si fabricò un palaggio entro una
Botte, che in vero quei che la facevano d'Alessandri coll'abitar vastissime moli si
sarebbero contentati d'esser cotanti Diogeni, mentre la stanza d'un Cinico, (ch'era
-calamita delle sghignazzate), fu più sicura dell'Aule superbissime d'ogni Prencipe. Ò
-sè potessero articolar la voce quei scheletri, che vittima rimassero dalle rovine; al
-certo, che ad ogni mortale leggerebbono lezioni di vita su la catreda di morte, acciò
-ogn'uno si contentasse meglio d'essere Armentiere, e Colono nel mondo, acciò
-la sua città fosse una Capanna, intessuta d'Alghe, ch'essere un grande trà fastosità
-di pallaggi. Ò come per fuggire il peso di quei sassi, che provarono addosso, si
+calamita delle sghignazzate), fu più sicura dell'Aule superbissime d'ogni Prencipe. Ò
+sè potessero articolar la voce quei scheletri, che vittima rimassero dalle rovine; al
+certo, che ad ogni mortale leggerebbono lezioni di vita su la catreda di morte, acciò
+ogn'uno si contentasse meglio d'essere Armentiere, e Colono nel mondo, acciò
+la sua città fosse una Capanna, intessuta d'Alghe, ch'essere un grande trà fastosità
+di pallaggi. Ã’ come per fuggire il peso di quei sassi, che provarono addosso, si
sarebbono contentati di stanzare sotto la leggierezza delle paglie, col far che fosse
-suo Cortinaggio un Pagliaio; ò come averebbono lasciati gli origlieri di morbide
+suo Cortinaggio un Pagliaio; ò come averebbono lasciati gli origlieri di morbide
piume, per andare a posarsi sovra una stola rusticana; purche le fabriche non gli
-avessero servito di sepolcro...» Se i concittadini dello scrittore, scampati come lui
+avessero servito di sepolcro...» Se i concittadini dello scrittore, scampati come lui
dal terremoto &mdash; un terzo soltanto dei ventisettemila Catanesi &mdash; non volsero nella
mente questi pensieri tanto filosofici, furono nondimeno troppo spaventati dall'immane
catastrofe. Appena ventiquattro anni prima, nel 1669, l'Etna aveva fatto sentir
-loro in altro modo la sua tremenda potenza, investendo la città dal lato di ponente
+loro in altro modo la sua tremenda potenza, investendo la città dal lato di ponente
col gran fiume di fuoco sceso dai Monti Rossi, ricoprendone un intero quartiere e
colmandone il porto. Dai libri si sapeva che cinque secoli innanzi, il 4 febbraio 1169,
un altro terremoto aveva abbattuto Catania, seppellendo sotto le macerie quindicimila
dei suoi figli; e che troppe altre volte, nei tempi storici e preistorici, le scosse
-del suolo e le inondazioni della lava avevano rovinato la disgraziata città. A chi mai
+del suolo e le inondazioni della lava avevano rovinato la disgraziata città. A chi mai
era dunque venuto in mente di fabbricarla proprio in quel sito, ai piedi della malferma
-«colonna del cielo» e sulla stessa officina del Dio del fuoco?...</p>
+«colonna del cielo» e sulla stessa officina del Dio del fuoco?...</p>
<div class="figcenter"><a name="f016" id="f016"></a>
@@ -906,25 +868,25 @@ era dunque venuto in mente di fabbricarla proprio in quel sito, ai piedi della m
</div>
<p><img class="floatl" src="images/019dr.jpg" alt="L" />
-'avvenimento risale, assicurano, ai tempi di Noè, e in prova ne
-dànno i nomi di due quartieri: la Mecca e Zalisa, che sarebbero quelli
+'avvenimento risale, assicurano, ai tempi di Noè, e in prova ne
+dànno i nomi di due quartieri: la Mecca e Zalisa, che sarebbero quelli
di Lamech, padre del gran patriarca enologo, e di Elisa, nipote di
quest'ultimo e quindi pronipote del primo. Chi avesse vaghezza di simili
-ed anche più bislacche interpretazioni etimologiche ne troverebbe, in certi
-libri, a dovizia; ma ciò che pare credibile è soltanto questo: che i Calcidesi venuti
+ed anche più bislacche interpretazioni etimologiche ne troverebbe, in certi
+libri, a dovizia; ma ciò che pare credibile è soltanto questo: che i Calcidesi venuti
a fondar Nasso sotto Taormina, nel 758 prima di Cristo, ed avanzatisi sei od
otto anni dopo, con la guida di Evarco, sino alle falde meridionali dell'Etna, non
-fondassero Catania, ma semplicemente mettessero una loro colonia nella città, l'origine
+fondassero Catania, ma semplicemente mettessero una loro colonia nella città, l'origine
della quale si perde nella notte dei tempi, leggendosi presso gli antichi scrittori che
-in un'età remotissima i terremoti dell'Etna fecero crollare «le muraglie boreali con
-le torri, prima opera dei Ciclopi». Ciclopi e Lestrigoni, poste da banda le favole e i
-miti, sarebbero stati i più antichi abitatori dell'isola, i predecessori dei Sicani e dei
+in un'età remotissima i terremoti dell'Etna fecero crollare «le muraglie boreali con
+le torri, prima opera dei Ciclopi». Ciclopi e Lestrigoni, poste da banda le favole e i
+miti, sarebbero stati i più antichi abitatori dell'isola, i predecessori dei Sicani e dei
Sicoli, i quali avrebbero popolato, prima che ogni altra contrada, il territorio leontino
e le falde meridionali dell'Etna. Le fiamme e gli scotimenti del vulcano non li
spaventarono, e li attrassero invece i vantaggi della situazione e del clima, che l'Accademico
-Infecondo doveva più tardi celebrare, scrivendo: «Il sito di sì bellissima
-Città era sì ameno, che giusto potevasi dire come dicevano i Mori della di loro
-Granata, che a perpendicolo stavasi addosso il Paradiso». Assicurano anche che il
+Infecondo doveva più tardi celebrare, scrivendo: «Il sito di sì bellissima
+Città era sì ameno, che giusto potevasi dire come dicevano i Mori della di loro
+Granata, che a perpendicolo stavasi addosso il Paradiso». Assicurano anche che il
primo nome di Catania fosse quello stesso del monte: Etna, e che i Fenicii la
chiamassero poi Katna per significare che era piccola. Oggi, dopo trenta secoli di
storia fortunosa, chi la scorge veleggiando verso</p>
@@ -942,17 +904,17 @@ sorgenti in mezzo al golfo</p>
<span class="i0">Non per Tifeo, ma per nascente solfo,<br /></span>
</div></div>
-<p>sia una gran città di centosessantamila anime; ma ciò dipende dal fatto che essa
+<p>sia una gran città di centosessantamila anime; ma ciò dipende dal fatto che essa
si stende dentro terra, ed affaccia appena una punta sul Jonio. E come dal
-mare la città non è molto vistosa, reciprocamente dalla città il mare non si vede
+mare la città non è molto vistosa, reciprocamente dalla città il mare non si vede
se non lo si cerca, al porto od al piazzale dei Martiri: colpa ancora dell'Etna, vicino
grande, ma troppo pericoloso; il quale, spingendo i suoi fiumi di fuoco sino alle
rive, ha investito ora da levante ora da ponente, e stretta e quasi attanagliata Catania
fra due mandibole di nerigne e ferrigne lave rapprese, facendola paragonare
da Plutarco, per la forma, ad una grattugia &mdash; <i>tyroctesin</i> &mdash; e, quanto al colore, ad
-<i>une église tendue de noir pour un enterrement</i> dal primo Dumas: impressione che
-Paolo Bourget doveva più tardi condividere ed esprimere più laconicamente, dando
-l'epiteto di <i>sombre</i> alla città già <i>clarissima</i>...</p>
+<i>une église tendue de noir pour un enterrement</i> dal primo Dumas: impressione che
+Paolo Bourget doveva più tardi condividere ed esprimere più laconicamente, dando
+l'epiteto di <i>sombre</i> alla città già <i>clarissima</i>...</p>
<div class="figcenter"><a name="f020" id="f020"></a>
@@ -980,30 +942,30 @@ l'epiteto di <i>sombre</i> alla città già <i>clarissima</i>...</p>
<p class="caption">ENTRATA DEL PORTO. (Fot. Alinari).</p>
</div>
-<p>Tutta la plastica del territorio è stata continuamente mutata dalle successive eruzioni:
-il livello del suolo si è innalzato dove le correnti di liquido fuoco si vennero
-petrificando; il corso delle acque dell'ovidiano Amenano è stato fuorviato ed interrato;
-le vallicelle di Albanelli e di Nésima sono state colmate, il laghetto di Nícito
-è scomparso, i quartieri marittimi si sono trovati da un giorno all'altro dentro
-terra, il contorno della costa si è modificato, il porto si è ristretto ed è poi sparito,
+<p>Tutta la plastica del territorio è stata continuamente mutata dalle successive eruzioni:
+il livello del suolo si è innalzato dove le correnti di liquido fuoco si vennero
+petrificando; il corso delle acque dell'ovidiano Amenano è stato fuorviato ed interrato;
+le vallicelle di Albanelli e di Nésima sono state colmate, il laghetto di Nícito
+è scomparso, i quartieri marittimi si sono trovati da un giorno all'altro dentro
+terra, il contorno della costa si è modificato, il porto si è ristretto ed è poi sparito,
nuovi promontorii scabri e desolati si sono allungati nel mare. Questi secolari giuochi
-del vulcano, aggiunti ai sobbalzi della sua crosta tanto più funesti agli abitanti,
+del vulcano, aggiunti ai sobbalzi della sua crosta tanto più funesti agli abitanti,
persuasero dunque i Catanesi contemporanei del nostro Secentista a mettere fra loro
ed il monte le grandi distese della <i>Piana</i> ed il fosso del Simeto. Un'altra volta,
-molti secoli prima, e precisamente l'anno IV della 76ª Olimpiade, essi avevano dovuto
-sgombrare la città natale, cacciati non già dal furore del vulcano, ma da quello
-di un uomo. Gerone II, tiranno siracusano, volendo decretare a sè stesso gli onori
-serbati agli Oichisti, o fondatori di città, e non avendo l'opportunità di costruirne
-una di sana pianta, pensò, conquistata Catania, di confinarne gli abitanti a Leontino
-e di ripopolarla di nuova gente; allora le diede &mdash; o le restituì &mdash; il nome di Etna,
-e si qualificò egli stesso Etneo. Così, memori forse del primo esodo, i Catanesi del
-1693 deliberarono di emigrare dalle parti di Lentini; se non che, alla vecchia città
+molti secoli prima, e precisamente l'anno IV della 76ª Olimpiade, essi avevano dovuto
+sgombrare la città natale, cacciati non già dal furore del vulcano, ma da quello
+di un uomo. Gerone II, tiranno siracusano, volendo decretare a sè stesso gli onori
+serbati agli Oichisti, o fondatori di città, e non avendo l'opportunità di costruirne
+una di sana pianta, pensò, conquistata Catania, di confinarne gli abitanti a Leontino
+e di ripopolarla di nuova gente; allora le diede &mdash; o le restituì &mdash; il nome di Etna,
+e si qualificò egli stesso Etneo. Così, memori forse del primo esodo, i Catanesi del
+1693 deliberarono di emigrare dalle parti di Lentini; se non che, alla vecchia città
stendentesi in pianura, nel fitto della malaria, preferirono la nuova Carlentini, la
-«città moderna che vantava il suo origine di quel grande Alcide delle Spagne
-Carlo V»; e se Pietro Cappero, commissario del governo spagnuolo, appositamente
+«città moderna che vantava il suo origine di quel grande Alcide delle Spagne
+Carlo V»; e se Pietro Cappero, commissario del governo spagnuolo, appositamente
spedito per distoglierli dal disperato proposito, non fosse riuscito a compiere il suo
ufficio di persuasione, il nome di Catania si sarebbe una seconda volta perduto, o
-non avrebbe più avuto il senso che altri etimologisti vi trovarono: <i>Kata-Etna</i>:
+non avrebbe più avuto il senso che altri etimologisti vi trovarono: <i>Kata-Etna</i>:
sotto l'Etna.</p>
@@ -1027,20 +989,20 @@ sotto l'Etna.</p>
<p class="caption">IL PORTO. (Fot. Alinari).</p>
</div>
-<p>Nè i soli cataclismi naturali la funestarono così nel corso dei secoli; ma gli
+<p>Nè i soli cataclismi naturali la funestarono così nel corso dei secoli; ma gli
stessi uomini diedero mano a guastarla. Sesto Pompeo, al tempo del secondo triumvirato,
-distrusse gran parte dei suoi edifici e rovesciò tutte le mura. Augusto la
-ristorò e ne fece, per compenso, una delle più fiorenti colonie romane; ma alla caduta
-dell'Impero i vandali di fuori via e quelli paesani ne buttarono giù i monumenti
-più insigni; e se Milano fu distrutta da Federico Barbarossa nel 1162, Catania patì
+distrusse gran parte dei suoi edifici e rovesciò tutte le mura. Augusto la
+ristorò e ne fece, per compenso, una delle più fiorenti colonie romane; ma alla caduta
+dell'Impero i vandali di fuori via e quelli paesani ne buttarono giù i monumenti
+più insigni; e se Milano fu distrutta da Federico Barbarossa nel 1162, Catania patì
poco dopo un eguale destino due volte: la prima ad opera del figlio di lui, Arrigo
VI, nel 1194, per essersi dichiarata fautrice di Tancredi, conte di Lecce; la
-seconda nel 1232, da Federico II, per avere stretto lega con le città guelfe e ricusato
-di riconoscere l'autorità del Hohenstaufen. Le storie non dicono se fosse sparso
-sale sulle rovine catanesi come su quelle della metropoli lombarda; certo però la
-città fu rasa al suolo, e fu viceversa innalzato il castello Ursino sugli avanzi dell'antica
-rocca Saturnia, per incutere un salutare timore ai cittadini quando si accordò
-loro di riedificare le abitazioni &mdash; purchè non alte più di due piani, e quindi sottoposte
+seconda nel 1232, da Federico II, per avere stretto lega con le città guelfe e ricusato
+di riconoscere l'autorità del Hohenstaufen. Le storie non dicono se fosse sparso
+sale sulle rovine catanesi come su quelle della metropoli lombarda; certo però la
+città fu rasa al suolo, e fu viceversa innalzato il castello Ursino sugli avanzi dell'antica
+rocca Saturnia, per incutere un salutare timore ai cittadini quando si accordò
+loro di riedificare le abitazioni &mdash; purchè non alte più di due piani, e quindi sottoposte
al luogo forte...</p>
@@ -1049,17 +1011,17 @@ al luogo forte...</p>
<p class="caption">NELLA DARSENA. (Fot. Gentile).</p>
</div>
-<p>Patto, in verità, inutile, poichè non c'era più pericolo che i Catanesi costruissero
-grandi palazzi. La paura dei terremoti ne avrebbe già fatta passar loro la voglia,
-se non avessero poi dovuto astenersene per una più persuasiva ragione: la mancanza
-dei mezzi. A poco a poco, nel corso dei secoli, la città aveva perduto l'importanza
-e la prosperità godute durante l'epoca greca e la romana, quando scrittori
+<p>Patto, in verità, inutile, poichè non c'era più pericolo che i Catanesi costruissero
+grandi palazzi. La paura dei terremoti ne avrebbe già fatta passar loro la voglia,
+se non avessero poi dovuto astenersene per una più persuasiva ragione: la mancanza
+dei mezzi. A poco a poco, nel corso dei secoli, la città aveva perduto l'importanza
+e la prosperità godute durante l'epoca greca e la romana, quando scrittori
come Tucidide, Pindaro e Cicerone ne lodavano la grandezza e la bellezza. Non era
-stata menzionata da Ausonio insieme con Siracusa, allorchè quest'ultima gareggiava
+stata menzionata da Ausonio insieme con Siracusa, allorchè quest'ultima gareggiava
con Atene? Ma gli stessi documenti della prisca gloria, i sontuosi monumenti che
l'avevano un tempo decorata, si disperdevano per le concomitanti ingiurie del vulcano
e degli uomini; oggi, dopo tanti altri cataclismi e vandalismi, ne resta poco
-più che il ricordo.</p>
+più che il ricordo.</p>
<div class="figcenter"><a name="f028" id="f028"></a>
@@ -1088,7 +1050,7 @@ dodici altari, somigliava, assicurano, a
quello di Eliopoli: sulle sue ultime rovine,
nel 1400, coi tesori di Ximene e Paolo
di Lerida e i doni della regina Bianca,
-si fondò il monastero di S. Placido. Sul
+si fondò il monastero di S. Placido. Sul
tempio di Giano, San Leone II, il ravennate
taumaturgo vescovo di Catania,
eresse una chiesa a S. Lucia; caduta
@@ -1123,27 +1085,27 @@ i Benedettini costruirono la loro casa.</p>
<p class="caption">MUSEO BISCARI &mdash; STATUA D'ERCOLE. (Fot. Grita).</p>
</div>
-<p>Nè questi furono i soli o i maggiori edifizii sacri dell'antica Katana. Essa ebbe
-un tempio di Cibele, distrutto dal terremoto del 1020, dove è oggi il sobborgo corrottamente
+<p>Nè questi furono i soli o i maggiori edifizii sacri dell'antica Katana. Essa ebbe
+un tempio di Cibele, distrutto dal terremoto del 1020, dove è oggi il sobborgo corrottamente
chiamato di Cibali; ebbe quello di Ecate nella contrada detta Ecatea,
-ed anche ora chiamata Licatìa; ne ebbe un altro ad Apollo Arcageta sulla collina
-di S. Marta. Fra i più sontuosi e magnifici doveva essere quello di Cerere, i vestigi
+ed anche ora chiamata Licatìa; ne ebbe un altro ad Apollo Arcageta sulla collina
+di S. Marta. Fra i più sontuosi e magnifici doveva essere quello di Cerere, i vestigi
del quale furono scoperti nel 1772 dal principe di Biscari. Alla Madre Demetria
gli antichi Catanesi avevano eretto un tempio composto di due grandi edifizii
ottagoni, ciascuno dei quali era lungo 150 cubiti, sormontati da una cupola che venti
Atlanti sostenevano. Nei penetrali dodici colossali cariatidi reggevano il prezioso simulacro
-della dea, «<i>signum perantiquum</i>, dice Cicerone, <i>quod viri non modo cuius
+della dea, «<i>signum perantiquum</i>, dice Cicerone, <i>quod viri non modo cuius
modi esset, sed ne esse quidem sciebant; aditus enim in sacrarium non est viris;
-sacra per mulieres ac virgines confici solent</i>»; ma il grande oratore parla di questa
+sacra per mulieres ac virgines confici solent</i>»; ma il grande oratore parla di questa
antichissima e misteriosissima statua per narrare che Verre la fece rubare. Ne restarono,
-intorno alla seconda metà dell'ottavo secolo, alcune di quelle che adornavano
-esternamente il tempio; ma allora il già citato S. Leone le fece distruggere
+intorno alla seconda metà dell'ottavo secolo, alcune di quelle che adornavano
+esternamente il tempio; ma allora il già citato S. Leone le fece distruggere
con tutto l'edifizio: solo qualche informe rudere, un pezzo di cornicione dorico serbato
nel museo Biscari ed una statuetta custodita nel Benedettino, stanno ad attestarne
l'esistenza. Del tempio di Giove dicesi che facesse parte la grande statua del
-Nume, della quale il principe di Biscari serbò il torso mutilato, senza testa nè braccia,
-di squisita modellatura, che è fra le più belle cose della sua raccolta; ma questa
-supposizione, come tante altre del genere, non si può più verificare, e resta anzi
+Nume, della quale il principe di Biscari serbò il torso mutilato, senza testa nè braccia,
+di squisita modellatura, che è fra le più belle cose della sua raccolta; ma questa
+supposizione, come tante altre del genere, non si può più verificare, e resta anzi
da accertare se quel Giove greco non fosse piuttosto un Bacco romano...</p>
@@ -1165,34 +1127,34 @@ da accertare se quel Giove greco non fosse piuttosto un Bacco romano...</p>
<p class="caption">FONTANA DELL'ELEFANTE. (Fot. Martinez).</p>
</div>
-<p>Altri sontuosi edifizii e monumenti ornarono l'antica città, offesi dal tempo,
+<p>Altri sontuosi edifizii e monumenti ornarono l'antica città, offesi dal tempo,
dalla natura e dagli uomini quanto i delubri, ed anche peggio. Sorgevano un Foro,
una Basilica, una Curia, un Erario, una Zecca, ed altre costruzioni profane e sacre
nel tratto oggi compreso fra il cortile di S. Pantaleone ed il convento di S. Agostino;
-ma anche di queste nulla o troppo poco si vede più sul luogo. Il Foro, secondo
+ma anche di queste nulla o troppo poco si vede più sul luogo. Il Foro, secondo
Vitruvio, aveva forma di parallelogramma, con una piazza nel mezzo, girata
da un portico a colonne; secondo il Bolano era di pianta quadrata, a due piani;
al tempo di questo cronista mancava il solo lato occidentale, e degli altri rimasti
in piedi si vedevano ancora molte stanze dell'ordine superiore, essendo l'edifizio interrato:
otto a mezzogiorno, sette a levante e quattro a settentrione; ora non restano
-altro che le vôlte di qualcuna di queste stanze, e per vederle bisogna scendere
+altro che le vôlte di qualcuna di queste stanze, e per vederle bisogna scendere
sotterra, al lume delle lanterne, in quelle che il popolino chiama <i>Grotte di San
-Pantaleo</i>, e che sono veri antri dove il piede non trova più l'antico pavimento a
+Pantaleo</i>, e che sono veri antri dove il piede non trova più l'antico pavimento a
grandi lastre di pietra calcare, per due ragioni entrambe molto concludenti: la
-prima è che l'acqua perennemente stagnante in quei luoghi non permette al visitatore
-d'inoltrarsi; la seconda è che l'antico lastricato, quando il monumento scompariva,
-ne fu strappato e servì poi a pavimentare il secondo atrio del museo Biscari.
+prima è che l'acqua perennemente stagnante in quei luoghi non permette al visitatore
+d'inoltrarsi; la seconda è che l'antico lastricato, quando il monumento scompariva,
+ne fu strappato e servì poi a pavimentare il secondo atrio del museo Biscari.
Gli unici avanzi, ormai anch'essi sepolti, della Curia, della Basilica, della Zecca e
-via dicendo, sono probabilmente le vôlte e i portici sui quali fu costruito il convento
+via dicendo, sono probabilmente le vôlte e i portici sui quali fu costruito il convento
di S. Agostino: solo le colonne trovate in questi dintorni esistono ancora, e
sono le trentadue che formano i portici di piazza Mazzini. Catania ebbe anche un
Ippodromo o Circo, decorato di statue, incrostato di marmi, bagnato da due ordini
-di canali, i maggiori denominati Nili, i minori Euripi: nulla più ne resta, ad eccezione
+di canali, i maggiori denominati Nili, i minori Euripi: nulla più ne resta, ad eccezione
degli obelischi che ne segnavano la spina e le mete. Uno sarebbe quello che
si custodisce, rotto, nel museo Biscari; l'altro quello che sorge in piazza del Duomo,
sulla fontana dell'Elefante; monumento singolare dove sono rappresentate o simboleggiate
-tre civiltà: la punica, dall'elefante che i Catanesi tolsero a stemma &mdash; come
-si vede fin da un suggello del conte di Paternò &mdash; per avere respinto gli assalti dei
+tre civiltà: la punica, dall'elefante che i Catanesi tolsero a stemma &mdash; come
+si vede fin da un suggello del conte di Paternò &mdash; per avere respinto gli assalti dei
Cartaginesi, nonostante che la loro cavalleria fosse provveduta d'uno squadrone di
questi spaventosi pachidermi; l'egizia, dall'obelisco che, o servisse di meta nel circo,
o fosse invece qui trasportato al tempo delle Crociate, viene presumibilmente dalla
@@ -1202,8 +1164,8 @@ angelica e dalla croce che lo incoronano.</p>
<div class="figcenter"><a name="f035" id="f035"></a>
-<img src="images/035.jpg" alt="SUGGELLO DEL CONTE DI PATERNÒ." />
-<p class="caption">ARCHIVIO DEI BENEDETTINI &mdash; SUGGELLO DEL CONTE DI PATERNÒ. (Fot. Giuffrida).</p>
+<img src="images/035.jpg" alt="SUGGELLO DEL CONTE DI PATERNÃ’." />
+<p class="caption">ARCHIVIO DEI BENEDETTINI &mdash; SUGGELLO DEL CONTE DI PATERNÃ’. (Fot. Giuffrida).</p>
</div>
@@ -1219,10 +1181,10 @@ angelica e dalla croce che lo incoronano.</p>
(Fot. Grita).</p>
</div>
-<p>La città antica ebbe anche un Ginnasio, che se non fu istituito da Caronda 680
-anni prima dell'Era volgare, fu restaurato da Marcello in premio della fedeltà serbata
+<p>La città antica ebbe anche un Ginnasio, che se non fu istituito da Caronda 680
+anni prima dell'Era volgare, fu restaurato da Marcello in premio della fedeltà serbata
dai Catanesi a Roma nella guerra contro Siracusa; ma non ne resta altra memoria
-fuorchè nei libri. C'era anche un grande acquedotto che recava le acque di Licodia,
+fuorchè nei libri. C'era anche un grande acquedotto che recava le acque di Licodia,
lungo non meno di sedici miglia; ma non se ne vede altro che qualche altro misero
avanzo. Tanta copia d'acque era necessaria ad alimentare la Naumachia &mdash; i cui
ultimi resti sparvero sotto le lave dianzi citate &mdash; il Ninfeo eretto da Ero Apolline
@@ -1242,17 +1204,17 @@ DEGLI ARCHI DEL PORTICO.<br /> (Fot. Grita).</p>
<p class="caption"><span class="gapr">TEATRO ANTICO &mdash; INGRESSO ALLA SCENA.</span> <span class="gap">PRIMO CORRIDOIO.</span><br />(Fot. Grita).</p>
</div>
-<p>Le achillee, o dionisiache, così chiamate perchè prossime al tempio di Bacco,
+<p>Le achillee, o dionisiache, così chiamate perchè prossime al tempio di Bacco,
furono restaurate dal proconsole Lucio Liberio e stanno oggi sotto la cattedrale e
il limitrofo Seminario; le fondazioni di questi edifici impediscono di esplorarle tutte
-e lasciano vedere solo un corridoio, una stanza con la vôlta sostenuta da quattro
+e lasciano vedere solo un corridoio, una stanza con la vôlta sostenuta da quattro
grandi pilastri e ricoperta di stucchi adorni di figure a bassorilievo: puttini, tralci,
grappoli d'uva ed altri emblemi bacchici; un bassorilievo, piccolo ma squisito, rappresentante
-una processione dionisiaca, è serbato nel museo Benedettino. La chiesetta
-di S. Maria della Rotonda è anch'essa l'avanzo e probabilmente l'atrio od il
+una processione dionisiaca, è serbato nel museo Benedettino. La chiesetta
+di S. Maria della Rotonda è anch'essa l'avanzo e probabilmente l'atrio od il
laconico d'una gran terma, molti cimelii della quale, come pezzi di mosaico, frammenti
di lapidi e d'iscrizioni, si conservano nei due musei cittadini. Altri minori
-ruderi di terme si trovarono in altri punti della città; l'avanzo più ragguardevole,
+ruderi di terme si trovarono in altri punti della città; l'avanzo più ragguardevole,
quasi un intero stabilimento termale, esiste ancora sotto il convento di Santa Maria
dell'Indirizzo: da una prima stanza si passa all'apoditerio o spogliatoio, ad una specie
di bagno appartato, ad una seconda stanza comunicante col laconico e ad una terza
@@ -1288,46 +1250,46 @@ di piombo serbate nel museo Biscari.</p>
</div>
<p>Fra le rovine dei pubblici edifizii nobilitanti l'antica colonia calcidese altre
-ve ne sono, ancora più notevoli. Il primo posto per antichità spetta senza dubbio
-al teatro, che è detto greco, ma che più propriamente dovrebbe chiamarsi greco-romano.
-Di costruzione romana sono indubbiamente le parti appariscenti; ma è probabile
-che l'edifizio romano sorgesse su fondamenta greche, perchè ai tempi greci
+ve ne sono, ancora più notevoli. Il primo posto per antichità spetta senza dubbio
+al teatro, che è detto greco, ma che più propriamente dovrebbe chiamarsi greco-romano.
+Di costruzione romana sono indubbiamente le parti appariscenti; ma è probabile
+che l'edifizio romano sorgesse su fondamenta greche, perchè ai tempi greci
si legge nelle storie che Catania ebbe appunto un teatro, dove Alcibiade, come
-uno dei comandanti dell'esercito ateniese venuto a conquistar Siracusa, arringò i
-cittadini per volgerli al suo partito. Se Diodoro e Cicerone non fanno più menzione
-del teatro catanese, la cosa è stata spiegata coi terremoti e con le lave che probabilmente
-lo abbatterono e ricopersero: sugli avanzi è probabile che i Romani
-erigessero poi la loro mole sontuosa, della quale anch'oggi si può avere un'idea da
-ciò che ne resta, allo scoperto in parte, ed in parte sotterra: tre ordini di corridoi,
+uno dei comandanti dell'esercito ateniese venuto a conquistar Siracusa, arringò i
+cittadini per volgerli al suo partito. Se Diodoro e Cicerone non fanno più menzione
+del teatro catanese, la cosa è stata spiegata coi terremoti e con le lave che probabilmente
+lo abbatterono e ricopersero: sugli avanzi è probabile che i Romani
+erigessero poi la loro mole sontuosa, della quale anch'oggi si può avere un'idea da
+ciò che ne resta, allo scoperto in parte, ed in parte sotterra: tre ordini di corridoi,
le scale per le quali si passa dall'uno all'altro, quelle che dividono la cavea in cunei,
il pavimento dell'orchestra di marmo bianco e rosso sul quale alzavansi i sedili,
ed i frammenti di sculture e di architetture custoditi nel museo Biscari: una
graziosa figura di Musa, rottami di statue, capitelli e piedistalli, il maggiore dei
-quali ha effigiati nel dado una vittoria e due guerrieri senza cimiero nè celata
-nè asta; rocchi ed architravi, uno dei quali ha scolpiti nel fregio una Nereide vinta
+quali ha effigiati nel dado una vittoria e due guerrieri senza cimiero nè celata
+nè asta; rocchi ed architravi, uno dei quali ha scolpiti nel fregio una Nereide vinta
da un Ercole. Alla scena ed alla loggia appartennero anche le colonne che furono
-trasportate in altri punti della città, le sei che ornano la facciata del Duomo, le due
+trasportate in altri punti della città, le sei che ornano la facciata del Duomo, le due
del Palazzo comunale e l'altra della piazza dei Martiri; i marmi bianchi e rossi dei
sedili furono adoperati per pavimentare il Duomo. Oltre che per la ricchezza degli
-ornati, il teatro catanese fu dei più notevoli per ampiezza: conteneva il doppio
+ornati, il teatro catanese fu dei più notevoli per ampiezza: conteneva il doppio
degli spettatori dell'ateniese e poco meno di quanti ne entravano nel siracusano.
-Ma la maggiore sua importanza è dimostrata dall'Odeo che gli era ed è ancora annesso.
+Ma la maggiore sua importanza è dimostrata dall'Odeo che gli era ed è ancora annesso.
Mario Musumeci, valente architetto e dotto archeologo fiorito un secolo addietro,
-diede una bella illustrazione di questo secondo edifizio e ne rilevò l'importanza.
+diede una bella illustrazione di questo secondo edifizio e ne rilevò l'importanza.
Mentre di pochissimi altri Odei restano troppo scarsi vestigi, undici cunei
del catanese, su diciassette, si vedono ancora; gli altri sei, distrutti, sono indicati
-dal perimetro dell'edifizio. Alla testata di levante della precinzione, che è allo scoperto,
+dal perimetro dell'edifizio. Alla testata di levante della precinzione, che è allo scoperto,
s'appoggiavano tredici gradini scendenti fino all'orchestra, circoscritta, dalla
parte del pulpito, dal muro oltre il quale non si vedono altre costruzioni. Il rivestimento
-esterno è formato da pezzi di lava squadrati e disposti in file orizzontali e
-parallele di diseguale altezza, alla maniera pseudo-isodoma: c'è una sola comunicazione
+esterno è formato da pezzi di lava squadrati e disposti in file orizzontali e
+parallele di diseguale altezza, alla maniera pseudo-isodoma: c'è una sola comunicazione
fra l'interno e l'esterno, attraverso il cuneo centrale: prova che l'Odeo non
poteva servire a grandi riunioni popolari, ma solo a ristrette adunanze, ai concorsi
-degli autori drammatici e alle prove dei cori, come è confermato dalla mancanza
+degli autori drammatici e alle prove dei cori, come è confermato dalla mancanza
della scena. Anche qui terremoti e vandali hanno lasciato i loro segni: perdute le
colonne che ornavano il pulpito, distrutti i pezzi ornamentali del muro di precinzione
e di quello esterno dalla cimasa in su: solo qualche frammento se ne volle trovare
-nella decorazione della porta settentrionale del Duomo, come si dirà a suo luogo.
+nella decorazione della porta settentrionale del Duomo, come si dirà a suo luogo.
L'edifizio, pertanto, appena si riconosce: mutilato, squarciato, convertito nelle parti ancora
resistenti in abitazione di umile gente, con gli archi dei cunei trasformati in
orribili terrazzini ed in luride stamberghe.</p>
@@ -1346,25 +1308,25 @@ orribili terrazzini ed in luride stamberghe.</p>
(Fot. Ursino).</p>
</div>
-<p>Mentre qui s'aspetta ancora l'invocata opera del restauratore, si è posto mano
+<p>Mentre qui s'aspetta ancora l'invocata opera del restauratore, si è posto mano
ultimamente al discoprimento di altri avanzi gloriosi: quelli dell'Anfiteatro, che fu
uno dei maggiori di Sicilia. Limitrofo al palazzo del Proconsole ed alle prigioni,
esso aveva forma elittica, con il grande asse esterno lungo 125 metri e 71 l'interno;
con un piccolo asse esterno di 106 metri e l'interno di 193. Vi si contavano 56 archi,
-tre ordini di sedili, due precinzioni; era alto più che 30 metri e capiva 16 mila
-spettatori. Ma, fino a poco tempo addietro, la maestà della mole si desumeva dai
-libri e da un vecchio quadro del Niger; perchè, quasi non fossero bastati i terremoti
+tre ordini di sedili, due precinzioni; era alto più che 30 metri e capiva 16 mila
+spettatori. Ma, fino a poco tempo addietro, la maestà della mole si desumeva dai
+libri e da un vecchio quadro del Niger; perchè, quasi non fossero bastati i terremoti
e gli incendii, la mano dell'uomo ne aveva consumata l'estrema rovina. Non
se ne vedevano, fino all'anno scorso, se non qualche pezzo di muro, qualche arco,
-qualche vôlta sotto le fondamenta di case moderne: vestigi che se consentirono al Garruccio,
+qualche vôlta sotto le fondamenta di case moderne: vestigi che se consentirono al Garruccio,
col sussidio dei libri, di illustrare dottamente il sontuoso edifizio, non bastavano
ad altri scrittori neanche ad ammetterne l'esistenza. Ora, grazie agli scavi intrapresi
in piazza Stesicorea, gli scettici possono vedere con gli occhi e toccar con
le mani tutto un fianco della gran mole, parte della gradinata, gran parte dei corridoi,
parecchi ordini di archi e la porta che metteva nell'arena. Quel mutilato scheletro,
-se accusa la barbarie delle generazioni che lo ridussero in uno stato così miserando,
-attesta ancora, nondimeno, con la severa nobiltà dei suoi profili, con la
-maestosa solidità del suo impianto, l'antica grandezza della città.</p>
+se accusa la barbarie delle generazioni che lo ridussero in uno stato così miserando,
+attesta ancora, nondimeno, con la severa nobiltà dei suoi profili, con la
+maestosa solidità del suo impianto, l'antica grandezza della città.</p>
<div class="figcenter"><a name="f047" id="f047"></a>
@@ -1384,24 +1346,24 @@ maestosa solidità del suo impianto, l'antica grandezza della città.</p>
<p class="caption">PIAZZA STESICOREA CON L'ANFITEATRO. (Fot. Martinez).</p>
</div>
-<p>Ma più che dai ruderi di questo e degli altri maestosi edifizii dei quali si è
-ragionato, il grado di floridezza e di civiltà di Katana si desume da più piccole,
+<p>Ma più che dai ruderi di questo e degli altri maestosi edifizii dei quali si è
+ragionato, il grado di floridezza e di civiltà di Katana si desume da più piccole,
da veramente minuscole opere d'arte: le monete che vi furono battute. Nella meravigliosa
collezione dei conii greco-siculi posseduta dal barone di Floristella, in Acireale,
-i catanesi sono fra i più abbondanti, contandosene una sessantina, d'oro, d'argento
+i catanesi sono fra i più abbondanti, contandosene una sessantina, d'oro, d'argento
e di bronzo; e se tutti hanno qualche lor proprio pregio, alcuni stanno tra
-i più eccellenti saggi di quest'arte che la Sicilia greca portò alla perfezione. Il tetradramma
+i più eccellenti saggi di quest'arte che la Sicilia greca portò alla perfezione. Il tetradramma
con la testa d'Apollo e la quadriga, lavorato e firmato da Herakleidas,
ha ben poco da invidiare alle Aretuse siracusane. Evainetos, Choirion, Prokles,
-altri artisti il cui nome è perduto, diedero a Catania altri conii bellissimi; dove con
-le teste dell'Amenano, di satiri, di fauni, di divinità, e con le spighe, le bighe, le
+altri artisti il cui nome è perduto, diedero a Catania altri conii bellissimi; dove con
+le teste dell'Amenano, di satiri, di fauni, di divinità, e con le spighe, le bighe, le
quadrighe, i tori a testa umana, le Vittorie, le Giustizie, si trovano segni e figure
locali, come quelli del gambero detto imperiale, come i gruppi dei Fratelli Pii,
Anapias ed Anfimos, sollevanti i genitori per salvarli dal fuoco dell'eruzione etnea
-chiamata appunto dei Fratelli Pii. Ma forse il conio catanese più bello, certamente
-il più raro e interessante, del quale un solo esemplare si conosce finora, è quello
-risalente al tempo quando la città fu chiamata Etna: nell'iscrizione infatti, invece che
-KATANAION si legge AITNAION. Non si può dire se è più bello il <i>retto</i>, dove si
+chiamata appunto dei Fratelli Pii. Ma forse il conio catanese più bello, certamente
+il più raro e interessante, del quale un solo esemplare si conosce finora, è quello
+risalente al tempo quando la città fu chiamata Etna: nell'iscrizione infatti, invece che
+KATANAION si legge AITNAION. Non si può dire se è più bello il <i>retto</i>, dove si
vede la testa del calvo e barbuto Sileno, con le orecchie caprine e il capo inghirlandato
di edera, o il <i>verso</i>, dove dinanzi a un'aquila che sta con le ali raccolte
in cima a un pino, Giove Etneo, indossante un <i>imation</i> attaccato sulla spalla sinistra,
@@ -1418,7 +1380,7 @@ uncino, regge con la sinistra il fulmine alato.</p>
4. I FRATELLI PII (BRONZO).<br />
5. DIONISOS E FRATELLI PII, ANNI 415-403 A. C. (BRONZO). (Fot. Ursino).<br />
6. APOLLO LAUREATO E QUADRIGA &mdash; TETRADRAMMA D'ARGENTO <br />(ANNI 415, 403 A. C.) &mdash; FIRMATA DA HERAKLEIDAS. (Fot. Pennisi).<br />
-7. DRAMMA D'ARGENTO FIRMATO «EVAI (METOS)». TESTA DI AMENANO E QUADRIGA, ANNI 415-403 A. C.<br />
+7. DRAMMA D'ARGENTO FIRMATO «EVAI (METOS)». TESTA DI AMENANO E QUADRIGA, ANNI 415-403 A. C.<br />
8. TESTA DI AMENANO E BIGA, ANNI 415-403 A. C. (Fot. Pennisi).<br />
9. MERCURIO E VITTORIA, ANNI 415-403 A. C. (BRONZO)<br />
10. DIONISOS E CARRO TIRATO DA PANTERE ANNI 415-403 A. C. (BRONZO) (Fot. Ursino).</p>
@@ -1442,23 +1404,23 @@ uncino, regge con la sinistra il fulmine alato.</p>
<p class="caption">FESTA DI S. AGATA &mdash; CANDELORA.<br /> (Fot. Ursino).</p>
</div>
-<p>Decaduta, ammiserita, spopolata durante l'età
+<p>Decaduta, ammiserita, spopolata durante l'età
di mezzo, Catania ebbe nondimeno anche allora
qualche nobile opera d'arte, specialmente cristiana;
-ma se già degli edifizii pagani restano vestigi
+ma se già degli edifizii pagani restano vestigi
tanto scarsi e malconci, neppure dei tempii cristiani,
costruiti a spese delle classiche architetture,
i terremoti hanno lasciato maggiori testimonianze.
-Quasi tutto ciò che resta parla di S. Agata,
+Quasi tutto ciò che resta parla di S. Agata,
la vergine martoriata da Quinziano, pretore
-o proconsole romano in Sicilia verso la metà del
+o proconsole romano in Sicilia verso la metà del
terzo secolo.</p>
<div class="figcenter"><a name="f054" id="f054"></a>
-<img class="border" src="images/054.jpg" alt="S. MARIA DI GESÙ &mdash; INTERNO DELLA CAPPELLA DI CASA PATERNÒ." />
-<p class="caption">S. MARIA DI GESÙ &mdash; INTERNO DELLA CAPPELLA DI CASA
-PATERNÒ.<br /> (Fot. Gentile).</p>
+<img class="border" src="images/054.jpg" alt="S. MARIA DI GESÙ &mdash; INTERNO DELLA CAPPELLA DI CASA PATERNÒ." />
+<p class="caption">S. MARIA DI GESÙ &mdash; INTERNO DELLA CAPPELLA DI CASA
+PATERNÃ’.<br /> (Fot. Gentile).</p>
</div>
@@ -1470,8 +1432,8 @@ CASA LEOTTA.<br /> (Fot. Castorina).</p>
<p>Narrano gli Atti latini che, nata da nobili
parenti, tra il 237 e il 238, sotto Decio, Agata
-aveva abbracciato la fede di Gesù e si era a lui
-votata, allorchè Quinziano volle farla sua per
+aveva abbracciato la fede di Gesù e si era a lui
+votata, allorchè Quinziano volle farla sua per
soddisfare la duplice cupidigia eccitata nel suo
animo pravo dalla bellezza e dalla ricchezza della
giovinetta appena trilustre. Resistendo ella strenuamente
@@ -1480,52 +1442,52 @@ di corruzione nella casa della matrona
Afrodisia a cui il prepotente Romano l'aveva affidata,
costui la fece tradurre in giudizio quale
negatrice dei Numi. Ammonita a venerarli come
-era debito, ella li schernì, ed alle minaccie di
+era debito, ella li schernì, ed alle minaccie di
terreni tormenti rispose minacciando l'eterna dannazione
al suo persecutore. Ricondotta alla prigione
e brutalmente sospinta dai manigoldi, fu vista prodigiosamente star ferma,
immobile, con le piante dei piedi impresse nella pietra; poscia, entrata spontaneamente
-nel carcere, vi passò un giorno pregando; finchè, ancora una volta tratta dinanzi
-al tiranno, con tanta forza continuò a resistergli, che l'imbestialito Quinziano
-ordinò ai littori di tormentarla con verghe e lame roventi sul durissimo eculeo,
+nel carcere, vi passò un giorno pregando; finchè, ancora una volta tratta dinanzi
+al tiranno, con tanta forza continuò a resistergli, che l'imbestialito Quinziano
+ordinò ai littori di tormentarla con verghe e lame roventi sul durissimo eculeo,
poscia di torcerle e strapparle una mammella, e finalmente di stenderla sui carboni
ardenti; ma nel punto che ella pativa questo estremo supplizio, un terremoto scosse
-la città dalle fondamenta, due assessori del Proconsole, Silvino e Falconio, che si
+la città dalle fondamenta, due assessori del Proconsole, Silvino e Falconio, che si
godevano il truce spettacolo, restarono sepolti sotto le rovine, ed il popolo, vedendo
nel cataclisma un castigo di Dio, insorse contro il tiranno, il quale fu costretto a
-sospendere il supplizio ed a fuggire, trovando di lì a poco la morte al passo del
-Simeto. Troppo tardi tratta dalla fornace, l'esausta martire spirò, e i suoi pii correligionarii
+sospendere il supplizio ed a fuggire, trovando di lì a poco la morte al passo del
+Simeto. Troppo tardi tratta dalla fornace, l'esausta martire spirò, e i suoi pii correligionarii
ne deposero il corpo in un sepolcro nuovo; allora, nel punto che il sarcofago
stava per esser chiuso, un bellissimo fanciullo, sopravvenuto insieme con cento
compagni, depose presso la salma una tavoletta marmorea con l'Epigrafe angelica,
le iniziali della quale si vedono ora ripetute in tanti luoghi: <i>Mentem Sanctam Spontaneam
Honorem Deo Et Patriae Liberacionem</i>. I Catanesi cominciarono pertanto
a venerarla come la loro celeste protettrice, e quando ebbero fede nella sua
-divina potenza il suo culto cominciò a diffondersi oltre i confini della città e dell'isola,
-per tutto il mondo. Nel 263 il vescovo Everio le consacrò, sulle rovine del
+divina potenza il suo culto cominciò a diffondersi oltre i confini della città e dell'isola,
+per tutto il mondo. Nel 263 il vescovo Everio le consacrò, sulle rovine del
Pretorio, una prima cripta o edicola; trascorso ancora mezzo secolo, nei primordi
-del IV, le fu eretta una chiesa che S. Leone riedificò od abbellì. Questa chiesa,
+del IV, le fu eretta una chiesa che S. Leone riedificò od abbellì. Questa chiesa,
denominata S. Agata la Vetere, fu per lungo tempo la cattedrale di Catania; ma
i due terremoti del 1169 e del 1693 la conciarono in modo che quella ricostruita
-sulle sue rovine non ne serba più alcuna traccia, fuorchè tre cimelii. Il primo e più
-notevole è lo stesso «sepolcro nuovo» dove fu custodita per tanti secoli la salma
-preziosa. L'arca propriamente detta è di marmo, con bassorilievi dove si vedono &mdash; o
+sulle sue rovine non ne serba più alcuna traccia, fuorchè tre cimelii. Il primo e più
+notevole è lo stesso «sepolcro nuovo» dove fu custodita per tanti secoli la salma
+preziosa. L'arca propriamente detta è di marmo, con bassorilievi dove si vedono &mdash; o
per meglio dire si vedrebbero, se non l'avessero incastrata e quasi murata nel
nuovo altare maggiore &mdash; due grifoni affrontati dinanzi a un candelabro ardente da
una parte, e centauri e combattenti nell'altra faccia. L'architetto Sciuto Patti, che
-potè esaminarla, la riferì ai tempi di Roma imperiale, assegnando una data molto
-posteriore al coperchio, che è d'altra pietra e porta emblemi cristiani e la stessa
+potè esaminarla, la riferì ai tempi di Roma imperiale, assegnando una data molto
+posteriore al coperchio, che è d'altra pietra e porta emblemi cristiani e la stessa
figura del Redentore riferibili all'epoca bizantina. Gli altri due avanzi dell'antica e
-veramente <i>vetere</i> chiesa di S. Agata furono ritrovati nel luglio del 1742: uno è la
+veramente <i>vetere</i> chiesa di S. Agata furono ritrovati nel luglio del 1742: uno è la
trascrizione su marmo e con caratteri gotici dell'Epigrafe angelica, l'originale della
-quale fu portato a Cremona: nel primo rigo, prima dei caratteri, è scolpita una
+quale fu portato a Cremona: nel primo rigo, prima dei caratteri, è scolpita una
mano senza pollice, con l'indice e il medio distesi, l'anulare e il mignolo piegati, in
-atto di benedire; l'altro avanzo, più notevole, è un bassorilievo di marmo, con gli
+atto di benedire; l'altro avanzo, più notevole, è un bassorilievo di marmo, con gli
spigoli arrotondati, nei quali sono scolpiti due nimbi crociferi terminati da un listello
piano e con le croci bizantine; anch'esso ha un'altra iscrizione dichiarante il
-soggetto della scena rappresentata nella parte centrale: la visita, cioè, di S. Pietro
+soggetto della scena rappresentata nella parte centrale: la visita, cioè, di S. Pietro
a S. Agata in carcere: figure rozze, semplicemente abbozzate, ma non senza
-espressione, e rivelatrici dei caratteri proprii alla prima età cristiana. I due avanzi
+espressione, e rivelatrici dei caratteri proprii alla prima età cristiana. I due avanzi
sono stati murati uno sull'altro e raccordati con incorniciature di marmo colorato.</p>
@@ -1547,7 +1509,7 @@ sono stati murati uno sull'altro e raccordati con incorniciature di marmo colora
<p class="caption">DUOMO &mdash; ABSIDI NORMANNE. (Fot. Castorina).</p>
</div>
-<p>Contigua a S. Agata la Vetere è l'altra chiesetta del S. Carcere; dove, insieme
+<p>Contigua a S. Agata la Vetere è l'altra chiesetta del S. Carcere; dove, insieme
con altre reliquie della martire &mdash; come l'impronta dei suoi piedi nel sasso &mdash; si
trovano altre vestigia della antica Catania dei tempi di mezzo sfuggite ai terremoti
ed ai vandali. A chi guarda esteriormente, di fianco, la chiesa par che sorga
@@ -1557,12 +1519,12 @@ allo Sciuto Patti che si tratti di quella parte mediana &mdash; la <i>interior</
stava tra la superiore, o <i>custodia communis</i>, e l'<i>inferior</i>, o <i>robor</i>. La costruzione rivela
gli stessi caratteri che contraddistinguono l'anfiteatro, il teatro, l'odeo, le terme
e gli altri monumenti romani; nelle pareti interne si trovano tracce di antichi affreschi.
-Ma più singolare è sulla facciata barocca della chiesetta, rifatta dopo il
+Ma più singolare è sulla facciata barocca della chiesetta, rifatta dopo il
terremoto del 1693, la magnifica porta, della quale, come appartenente in origine
-ad un altro monumento, e qui sovrapposta nel Settecento, si ragionerà fra
-poco; intanto, prima di lasciare questo Santo Carcere, è da notare che non tutta la
-chiesa crollò nel 1693; che anzi la vecchia costruzione si rivela ancora nella parte
-dell'edifizio rifatto e ingrandito, dove la vôlta a crociera di sesto acuto è decorata
+ad un altro monumento, e qui sovrapposta nel Settecento, si ragionerà fra
+poco; intanto, prima di lasciare questo Santo Carcere, è da notare che non tutta la
+chiesa crollò nel 1693; che anzi la vecchia costruzione si rivela ancora nella parte
+dell'edifizio rifatto e ingrandito, dove la vôlta a crociera di sesto acuto è decorata
da ogive molto sporgenti, impostate sopra colonne con capitelli di grazioso disegno.</p>
@@ -1571,18 +1533,18 @@ da ogive molto sporgenti, impostate sopra colonne con capitelli di grazioso dise
<p class="caption">DUOMO &mdash; INTERNO. (Fot. Gentile).</p>
</div>
-<p>La stessa ossatura gotico-normanna, con la vôlta ad archi acuti impostata sulle
-colonnette degli angoli, si osserva a S. Maria di Gesù, nella cappelletta di casa Paternò,
+<p>La stessa ossatura gotico-normanna, con la vôlta ad archi acuti impostata sulle
+colonnette degli angoli, si osserva a S. Maria di Gesù, nella cappelletta di casa Paternò,
che rimase in piedi nel 1693 quando tutto il resto della chiesa, poscia rifatta,
-andò in rovina. Il gotico di questi due avanzi non è molto antico: tanto S. Maria
-di Gesù quanto il Santo Carcere sorsero nella prima metà del XV secolo; di data
-più remota doveva essere invece quello di S. Giovanni di Fleres, la cui prima fondazione
+andò in rovina. Il gotico di questi due avanzi non è molto antico: tanto S. Maria
+di Gesù quanto il Santo Carcere sorsero nella prima metà del XV secolo; di data
+più remota doveva essere invece quello di S. Giovanni di Fleres, la cui prima fondazione
risale al VI secolo, e precisamente all'anno 532. Gli avanzi di questa chiesetta
che si vedevano ancora fino a pochi anni addietro, all'angolo delle vie Mancini
e Cestai, non avevano nessun carattere, ridotti com'erano ai semplici muri risorti
sui rottami dell'antico edifizio; quando, abbattendosene ultimamente le rovine per
-erigervi la casa Leotta, fu trovata sotto l'intonaco una graziosissima finestra del più
-fiorito gotico. Il cimelio fu rispettato ed è incorporato nel muro della casa moderna.</p>
+erigervi la casa Leotta, fu trovata sotto l'intonaco una graziosissima finestra del più
+fiorito gotico. Il cimelio fu rispettato ed è incorporato nel muro della casa moderna.</p>
<div class="figcenter"><a name="f062" id="f062"></a>
@@ -1610,29 +1572,29 @@ fiorito gotico. Il cimelio fu rispettato ed è incorporato nel muro della casa mo
</div>
<p>Ma in fatto di edifizii sacri dei tempi di mezzo, la cattedrale eretta dal normanno
-Ruggero nel 1094 fu certamente il più insigne. Anche qui, disgraziatamente,
+Ruggero nel 1094 fu certamente il più insigne. Anche qui, disgraziatamente,
i due terremoti del 1169 e del 1693 produssero tale rovina che, a primo aspetto,
-nel tempio rifatto con altro stile nulla più parla di quella età. Ad un attento esame,
+nel tempio rifatto con altro stile nulla più parla di quella età. Ad un attento esame,
nondimeno, le tracce della costruzione normanna si svelano. Le tre absidi, resistite
ai cataclismi, ne sono testimonii esternamente, col loro sesto acuto; all'interno,
l'arco gotico si mostra anche nelle cappelle del Crocefisso e dell'Immacolata,
-nonchè nelle finestre strette e lunghe, simili a feritoie, di quest'ultima e del
-passaggio fra la chiesa e il contiguo Seminario. Ma il più notevole vestigio architettonico
-dell'antico Duomo, la decorazione cioè della sua porta maggiore, non si
-trova più qui. Adattata alla Casa comunale dopo la rovina del 1693, forse perchè
+nonchè nelle finestre strette e lunghe, simili a feritoie, di quest'ultima e del
+passaggio fra la chiesa e il contiguo Seminario. Ma il più notevole vestigio architettonico
+dell'antico Duomo, la decorazione cioè della sua porta maggiore, non si
+trova più qui. Adattata alla Casa comunale dopo la rovina del 1693, forse perchè
giudicata poco conveniente ad un luogo sacro, fu poi trasferita al Santo Carcere,
dove anche oggi attira l'attenzione dei curiosi e degli studiosi, tra i quali molto si
-è discusso intorno al suo carattere. È normanna e contemporanea della primitiva
-fabbrica del 1094? Oppure è sveva, e fu poi sovrapposta, due secoli dopo, alla
+è discusso intorno al suo carattere. È normanna e contemporanea della primitiva
+fabbrica del 1094? Oppure è sveva, e fu poi sovrapposta, due secoli dopo, alla
cattedrale? Monsignor di Marzo, storico e critico egregio dell'arte siciliana nell'evo
-medio ed al principio dell'età moderna, le nega il carattere normanno-siculo e vi trova
+medio ed al principio dell'età moderna, le nega il carattere normanno-siculo e vi trova
l'influenza di altri stili. Il normanno-siculo, infatti, porta con tanta evidenza l'impronta
-mussulmana, che si suole più precisamente designare coi nomi di arabo-normanno-siculo;
-più tardi, invece, l'orientale profusione degli arabeschi negli intagli
-e nelle sculture ornamentali andò scemando a profitto di elementi interamente
+mussulmana, che si suole più precisamente designare coi nomi di arabo-normanno-siculo;
+più tardi, invece, l'orientale profusione degli arabeschi negli intagli
+e nelle sculture ornamentali andò scemando a profitto di elementi interamente
diversi: l'ibrido simbolismo e la barbara imitazione del classico che prevalsero
nell'Italia settentrionale, particolarmente in Lombardia, e si associarono sempre
-più strettamente alle forme teutoniche. Questa porta dell'antico Duomo ne è per
+più strettamente alle forme teutoniche. Questa porta dell'antico Duomo ne è per
l'appunto, dichiara il di Marzo, un esempio, col suo congegno prospettico e simmetrico
di quattro ordini di stipiti, nei tre angoli dei quali stanno tre colonnine per ciascun
lato, faccettate a quadretti e strisce a zig-zag (<i>chevron</i>), e sui quali sono impostati
@@ -1646,8 +1608,8 @@ da aggiungere all'artistica per negare l'origine normanna della porta ed assegna
al periodo svevo. Rammentando la distruzione di Catania ordinata da Federico
II, si volle che la figura dell'uomo seduto rappresentasse lo stesso Imperatore,
e che gli animali simboleggiassero i suoi sentimenti verso amici e nemici, e che la
-donna fosse la città impetrante grazia dallo Svevo crudele. Spiegazione plausibile,
-la quale non persuade tuttavia i sostenitori della <i>normannità</i> del monumento; i
+donna fosse la città impetrante grazia dallo Svevo crudele. Spiegazione plausibile,
+la quale non persuade tuttavia i sostenitori della <i>normannità</i> del monumento; i
quali, giudicando che gli emblemi svevi sono indipendenti dal resto degli adorni,
sostengono che furono sovrapposti sull'architettura di Ruggero ai tempi di Federico.</p>
@@ -1666,58 +1628,58 @@ DEL MIGNEMI.<br /> (Fot. Castorina).</p>
</div>
<p>Se questa singolare decorazione dell'ingresso principale dell'antico Duomo dev'essere
-oggi cercata al Santo Carcere, un'altra porta della cattedrale rifatta è rimasta
+oggi cercata al Santo Carcere, un'altra porta della cattedrale rifatta è rimasta
al suo posto e possiede anch'essa un suo proprio valore. Attribuendola ad
-Antonello Gagini, figlio di quel Domenico che, trasferitosi da Bissone, «delle parti
-di Lombardia», in Palermo, sollevò, con l'opera propria e dei valenti eredi, la
+Antonello Gagini, figlio di quel Domenico che, trasferitosi da Bissone, «delle parti
+di Lombardia», in Palermo, sollevò, con l'opera propria e dei valenti eredi, la
scultura siciliana ad altezze prima ignorate, gli scrittori catanesi credettero di attribuirle
il massimo pregio; ma non s'accorsero di ledere nello stesso tempo le
ragioni della cronologia. L'iscrizione della porta dice infatti che questa fu eretta
nell'anno 1577, ed allora Antonello Gagini era morto non da sette anni soltanto,
-come avvertì il già citato Musumeci, ma da quaranta, come nota il di Marzo, che
+come avvertì il già citato Musumeci, ma da quaranta, come nota il di Marzo, che
registra nel 1536 la morte dello scultore palermitano. Escluso dunque il Gagini come
-autore dell'opera, sorge un'altra questione: è essa tutta d'una mano e d'una età,
+autore dell'opera, sorge un'altra questione: è essa tutta d'una mano e d'una età,
oppure risulta composta dall'accozzamento di pezzi greci o romani con altri di moderna
fattura? Il Musumeci giudica antichi, e provenienti probabilmente dalle decorazioni
dell'Odeo, il bel fregio del cornicione e le colonne composite, nei piedistalli
delle quali si vedono scolpiti a mezzo rilievo gruppi di Tritoni e Nereidi di squisito
lavoro, e graziosi Ippocampi nello zoccolo; solo l'architrave e gli stipiti sarebbero
moderni. Oltre che per la differenza del tratto, il Musumeci giudica antichi i pezzi
-dianzi mentovati anche perchè hanno un carattere mitologico poco adatto alla destinazione
+dianzi mentovati anche perchè hanno un carattere mitologico poco adatto alla destinazione
sacra della porta; ma l'Hittorf, architetto del re Carlo X venuto a studiare
-i monumenti siciliani, nega l'antichità di questi ornamenti, e con lui la nega
+i monumenti siciliani, nega l'antichità di questi ornamenti, e con lui la nega
il di Marzo, rammentando che il classicismo del Cinquecento ricorse liberamente a
soggetti pagani nella ornamentazione di opere cristiane. Ad ogni modo, sia tutta
cinquecentesca la porta in quistione, o sia composta di frammenti antichi e di pezzi
-moderni, sopra un punto non può cader dubbio: sull'artefice che la eseguì, tutta
+moderni, sopra un punto non può cader dubbio: sull'artefice che la eseguì, tutta
o parte. La somiglianza fra gli ornati a risalto e delle mensole di questa porta
esterna con quelli della porta interna per la quale si penetra nella cappella del
Crocefisso, eretta quattordici anni prima, nel 1563, attesta che uno solo fu lo scultore
delle due opere. Ora, se anche questa porta interna fu indebitamente attribuita
-al Gagini, il Musumeci dimostrò, coi documenti trovati nell'archivio della chiesa, che
+al Gagini, il Musumeci dimostrò, coi documenti trovati nell'archivio della chiesa, che
fu eseguita da Gian Domenico Mazzola; e il di Marzo, confermando il fatto, corregge
soltanto la desinenza del nome e la patria dell'artefice: il Mazzolo o Masolo &mdash; e
-non Mazzola &mdash; figlio di un Battista da Carrara, non fu «Scarpellino catanese»:
-nacque invece anch'egli a Carrara e dimorò in Messina donde venne in
+non Mazzola &mdash; figlio di un Battista da Carrara, non fu «Scarpellino catanese»:
+nacque invece anch'egli a Carrara e dimorò in Messina donde venne in
Catania procuratore del padre a riscuoterne i crediti, ed a lavorare questa porta, la
-quale è giudicata fra le migliori sue opere, fra le più delicate e perfette.</p>
+quale è giudicata fra le migliori sue opere, fra le più delicate e perfette.</p>
-<p>Ancora e sempre del Gagini è stato creduto il piccolo lavacro di marmo della
+<p>Ancora e sempre del Gagini è stato creduto il piccolo lavacro di marmo della
sacrestia: attribuzioni che dimostrano come da quell'artista geniale o dalla sua scuola
uscisse quanto di buono possiede la Sicilia in fatto di scultura. Di forma rettangolare
e simile ad un sarcofago, questo lavacro ha una decorazione a mezzo rilievo di
puttini, cornucopie ed altri motivi ornamentali. Che sia leggiadra, basta aver occhi
-per accertarlo; a chi veramente appartenga non si può dire; e del resto Catania
-ha, per buona sorte, opere non dubbie del Gagini, delle quali sarà tenuto parola
-più tardi.</p>
+per accertarlo; a chi veramente appartenga non si può dire; e del resto Catania
+ha, per buona sorte, opere non dubbie del Gagini, delle quali sarà tenuto parola
+più tardi.</p>
<p>Per ora, restando nella cattedrale, anzi nella stessa sacrestia, il grande affresco
-del Mignemi merita una breve menzione, non già perchè abbia valor d'arte, ma
+del Mignemi merita una breve menzione, non già perchè abbia valor d'arte, ma
per la scena storica, grandiosa e terribile, che rappresenta: la spaventosa eruzione
-del 1669, la più formidabile dei tempi moderni. In fondo al quadro l'Etna solleva
+del 1669, la più formidabile dei tempi moderni. In fondo al quadro l'Etna solleva
la gigantesca sua mole; nel secondo piano, ai fianchi del monte, si erge il nuovo
-cratere dei Monti Rossi, dal quale un fiume di fuoco scende per le più basse pendici
-fino alla città, ne investe e scavalca le muraglie occidentali, ne invade ed incendia
+cratere dei Monti Rossi, dal quale un fiume di fuoco scende per le più basse pendici
+fino alla città, ne investe e scavalca le muraglie occidentali, ne invade ed incendia
i sottoposti quartieri, ne circuisce e diminuisce il castello, per gettarsi finalmente
in mare, restringendo il porto dal quale escono a forza di vele e di remi le
navi cariche di atterriti fuggiaschi.</p>
@@ -1730,10 +1692,10 @@ personaggi augusti: Federico II d'Aragona, re di Sicilia; suo figlio Giovanni, L
Federico IV, Martino, Maria ed il figliuoletto di lei Federico; nel sarcofago
della parete settentrionale dorme l'eterno sonno, tutta sola, Costanza, la figlia del
quarto Martino aragonese. Ma, come disse l'epigrafe di Mario Rapisardi quando fu
-restituita da Parigi alla natale Catania la salma di Vincenzo Bellini, «questa
-basilica in cui dormono dimenticate le ossa di tanti re, diverrà da questo giorno
-famosa per la tomba di Vincenzo Bellini». La quale è posta sotto il secondo pilastro
-di destra, ed è ornata di un piccolo monumento del fiorentino Tassara.</p>
+restituita da Parigi alla natale Catania la salma di Vincenzo Bellini, «questa
+basilica in cui dormono dimenticate le ossa di tanti re, diverrà da questo giorno
+famosa per la tomba di Vincenzo Bellini». La quale è posta sotto il secondo pilastro
+di destra, ed è ornata di un piccolo monumento del fiorentino Tassara.</p>
<div class="figcenter"><a name="f069" id="f069"></a>
@@ -1742,51 +1704,51 @@ di destra, ed è ornata di un piccolo monumento del fiorentino Tassara.</p>
</div>
<p>Il maggior Catanese dei tempi moderni, il cantore della <i>Norma</i>, della <i>Sonnambula</i>
-e dei <i>Puritani</i>, era degno, per la soavità dell'anima sua e per l'universalità
-della sua gloria, di riposare accanto alla più gloriosa e soave sua concittadina
+e dei <i>Puritani</i>, era degno, per la soavità dell'anima sua e per l'universalità
+della sua gloria, di riposare accanto alla più gloriosa e soave sua concittadina
dei tempi andati, Sant'Agata. La salma del musicista, morto a Parigi nel 1837,
-restò sepolta al <i>Père Lachaise</i> per circa quarant'anni, fino al 1876, quando ne fu
+restò sepolta al <i>Père Lachaise</i> per circa quarant'anni, fino al 1876, quando ne fu
tratta e trasportata in Sicilia e deposta nella terra natale; la martire suppliziata in
-vita come già si è narrato, non fu risparmiata neppure dopo morte, e la sua salma
-fece più lunghi e travagliosi viaggi, come narrano i bassorilievi del Coro della sua
-chiesa. Nella prima metà dei trentacinque scomparti che lo compongono è sceneggiata
+vita come già si è narrato, non fu risparmiata neppure dopo morte, e la sua salma
+fece più lunghi e travagliosi viaggi, come narrano i bassorilievi del Coro della sua
+chiesa. Nella prima metà dei trentacinque scomparti che lo compongono è sceneggiata
la vita ed il supplizio della vergine, la seconda illustra la storia della sua
spoglia terrena: il trasporto a Costantinopoli ordinato nel 1040 dal generale bizantino
Giorgio Maniace e compito a dispetto della tempesta scatenatasi il giorno della
partenza; l'apparizione in sogno della santa, una notte dell'aprile 1126, al francese
Gisliberto o Giliberto, comandante delle guardie dell'imperatore Giovanni Comneno,
-per manifestargli la volontà di essere restituita alla patria; l'accordo del soldato
+per manifestargli la volontà di essere restituita alla patria; l'accordo del soldato
francese col compagno calabrese Goscelmo o Goselino; le loro titubanze e i loro
-nuovi sogni più chiari; la discesa da entrambi operata in S. Sofia, durante la notte
+nuovi sogni più chiari; la discesa da entrambi operata in S. Sofia, durante la notte
del 20 maggio; lo scoprimento del sarcofago e il trafugamento della salma ridotta
a pezzi e nascosta nelle faretre per eludere la vigilanza delle guardie alle porte;
il successivo imbarco, l'approdo e l'indugio a Smirne ed a Corinto; il nuovo
sogno e la nuova apparizione di Agata dolente della loro lentezza; l'arrivo in terra
italiana a Taranto e la perdita, nel trarre dalle faretre e nel ricomporvi le reliquie,
di una mammella; il miracolo del latte che questa diede a una bimbolina che la
-ritrovò e la portò alle labbra; l'ultimo sbarco finalmente a Messina; l'incontro col
+ritrovò e la portò alle labbra; l'ultimo sbarco finalmente a Messina; l'incontro col
vescovo Maurizio al castello di Aci e il trionfale ingresso in Catania, il 17 agosto.
Opera della fine del Cinquecento, eseguita per conto del vescovo Corionero e del
suo successore Rebida, queste sculture del Coro furono scoperte... da Alessandro
Dumas, nel 1835. La <i>Speronare</i>, come tanti altri libri di viaggio del romanziere di
-<i>Montecristo</i>, è uno dei più curiosi libri che si possano leggere: formicolante di
+<i>Montecristo</i>, è uno dei più curiosi libri che si possano leggere: formicolante di
errori, zeppo di fiabe da far dormire in piedi, rivela nondimeno il nativo senso artistico
-dello straordinario scrittore. Così, dei bassorilievi del Coro catanese egli ha
-ragione di dire che «nessuno vi fa attenzione, nessun libro ne parla, nessun cicerone
-pensa a mostrarli, mentre sono una delle cose più notevoli di quella chiesa».
-Certo, come osserva il di Marzo, la forma non ne è esente da qualche libertà, e
-l'esecuzione ne è qua e là trascurata, ma nell'insieme riescono <i>charmans de naïveté</i>,
-come dice il Dumas; il quale però, passando a descriverli, inciampa negli svarioni.
-Il lavoro della fine del Cinquecento è attribuito al secolo precedente; il proconsole
+dello straordinario scrittore. Così, dei bassorilievi del Coro catanese egli ha
+ragione di dire che «nessuno vi fa attenzione, nessun libro ne parla, nessun cicerone
+pensa a mostrarli, mentre sono una delle cose più notevoli di quella chiesa».
+Certo, come osserva il di Marzo, la forma non ne è esente da qualche libertà, e
+l'esecuzione ne è qua e là trascurata, ma nell'insieme riescono <i>charmans de naïveté</i>,
+come dice il Dumas; il quale però, passando a descriverli, inciampa negli svarioni.
+Il lavoro della fine del Cinquecento è attribuito al secolo precedente; il proconsole
Quinziano diventa Quintiliano, Goselino e Giliberto si riducono ad un solo, Guiberto;
-nè il romanziere si cura di ricercare se proprio tutti i libri tacciono di questi bassorilievi,
-se l'autore ne è addirittura ignoto. Poca fatica sarebbe occorsa a conoscerne
+nè il romanziere si cura di ricercare se proprio tutti i libri tacciono di questi bassorilievi,
+se l'autore ne è addirittura ignoto. Poca fatica sarebbe occorsa a conoscerne
il nome: bastava cercarlo nelle <i>Osservazioni sulla storia di Catania</i> del Cordaro,
dove, con lo stile tutto suo, questo scrittore mette in evidenza il pregio del lavoro.
-«Il vescovo Corionero che la chiesa catanese governò dal 1589 al 1595, i sedili di
-legno allestì nel coro della cattedrale ove è il martirio di S. Agata inciso, lavoro
-del napolitano Scipione Guido» &mdash; più precisamente, di Guido: &mdash; «a quale opera
-tuttora dagli stranieri per la sua perfezione si ammira».</p>
+«Il vescovo Corionero che la chiesa catanese governò dal 1589 al 1595, i sedili di
+legno allestì nel coro della cattedrale ove è il martirio di S. Agata inciso, lavoro
+del napolitano Scipione Guido» &mdash; più precisamente, di Guido: &mdash; «a quale opera
+tuttora dagli stranieri per la sua perfezione si ammira».</p>
<div class="figcenter"><a name="f071" id="f071"></a>
@@ -1813,17 +1775,17 @@ tuttora dagli stranieri per la sua perfezione si ammira».</p>
<p class="caption">TESORO DEL DUOMO &mdash; TECA DEL BRACCIO DI S. GIORGIO.</p>
</div>
-<p>Dal momento che il corpo della loro celeste Patrona tornò così tagliuzzato presso
-di loro, i Catanesi ripresero a venerare con più fervore che mai quelle membra recise,
+<p>Dal momento che il corpo della loro celeste Patrona tornò così tagliuzzato presso
+di loro, i Catanesi ripresero a venerare con più fervore che mai quelle membra recise,
e nel secolo XIV provvidero a serbarle in degne custodie. Il busto fu chiuso
in un busto d'argento dorato, con la faccia e le mani di smalto, sorretto da un basamento
ottagonale e fiancheggiato da due angioletti: la destra regge la croce accompagnata
-da gigli, nella sinistra è l'Epigrafe angelica. La base, che poggia sopra
-otto foglie rovesciate, di tipo gotico, è ricca di scorniciature e riquadri e tutta
+da gigli, nella sinistra è l'Epigrafe angelica. La base, che poggia sopra
+otto foglie rovesciate, di tipo gotico, è ricca di scorniciature e riquadri e tutta
adorna di smalti, tra i quali due stemmi d'Aragona, quello di Catania ed altri di
-dubbia attribuzione, nonchè scene del martirio, figure di S. Agata e di S. Caterina
+dubbia attribuzione, nonchè scene del martirio, figure di S. Agata e di S. Caterina
d'Alessandria, e quelle dei due vescovi catanesi, Marziale e il suo successore Elia,
-entrambi francesi, anzi limosini, come è detto nell'iscrizione che gira attorno alla
+entrambi francesi, anzi limosini, come è detto nell'iscrizione che gira attorno alla
base:</p>
<p class="center"><span class="smcap">Virginis istud opus Agathae sub nomine coeptum<br />
@@ -1866,80 +1828,80 @@ quattro versi seguenti:</p>
<p>La data, sulla quale non cade dubbio, dice chiaramente che l'opera fu fatta durante
il soggiorno della Corte papale ad Avignone, dove il vescovo catanese Marziale
si era recato presso Gregorio XI ad annunziargli l'assunzione di Federico III
-al trono di Sicilia, e dove morì, affidando la diocesi ed il compimento del reliquario
+al trono di Sicilia, e dove morì, affidando la diocesi ed il compimento del reliquario
al suo connazionale e successore Elia. Ma chi furono gli artefici della statua? Eugenio
-Müntz, poichè i lettori dell'iscrizione non sono d'accordo, leggendo alcuni <i>cui
-patria Ceve</i>, altri <i>cui patria leve</i>, addottò una terza interpretazione: <i>cui patria Senam</i>,
+Müntz, poichè i lettori dell'iscrizione non sono d'accordo, leggendo alcuni <i>cui
+patria Ceve</i>, altri <i>cui patria leve</i>, addottò una terza interpretazione: <i>cui patria Senam</i>,
identificando l'autore del busto catanese con Giovanni di Bartolo, senese, orafo
per l'appunto alla Corte pontificia in Avignone, ed autore dell'altro celebre reliquario
-racchiudente le teste dei santi Pietro e Paolo. Se non che, c'è una difficoltà.
-L'iscrizione non riesce bene decifrabile perchè il busto è tutto ricoperto di <i>ex-voto</i>
-offerti dalla pietà dei fedeli &mdash; tra i quali la corona regale che si dice esser dono
+racchiudente le teste dei santi Pietro e Paolo. Se non che, c'è una difficoltà.
+L'iscrizione non riesce bene decifrabile perchè il busto è tutto ricoperto di <i>ex-voto</i>
+offerti dalla pietà dei fedeli &mdash; tra i quali la corona regale che si dice esser dono
di Riccardo Cuor di Leone al suo passaggio da Catania durante la crociata del
-1191, la collana d'oro del vicerè de Acuña, varie insegne del Toson d'oro e dell'Ordine
+1191, la collana d'oro del vicerè de Acuña, varie insegne del Toson d'oro e dell'Ordine
d'Alcantara, parecchie mammelle d'oro e d'argento, due delle quali portano
incise le armi dei re di Spagna, e molti anelli pastorali e croci vescovili, tra le
quali quella di Leone XIII, e un gran numero di minutaglie d'oro, d'argento, di corallo,
d'ambra, e finanche orologi da tasca; &mdash; ma lo Sciuto Patti, dopo avere esaminato
da vicino il reliquario, escluse assolutamente che si possa leggere <i>cui patria
Senam</i>: l'iscrizione dice chiarissimamente <i>cui patria Ceve</i>: non regge quindi l'interpretazione
-del Müntz, il quale aveva eccitato molto entusiasmo, lasciando credere
+del Müntz, il quale aveva eccitato molto entusiasmo, lasciando credere
che fra i tesori artistici italiani si trovasse un'altr'opera uscita dalle miracolose mani
del Bartoli. E lo Sciuto Patti lo nega per altre ragioni che sarebbe troppo lungo
riferire; se non che, escluso il Giovanni di Bartolo, resta ancora da vedere chi furono
-gli artefici nominati nell'iscrizione: <i>Johannes Bartolus et genitor</i>. Ed è strano
+gli artefici nominati nell'iscrizione: <i>Johannes Bartolus et genitor</i>. Ed è strano
come il nostro critico abbia avuto sotto gli occhi l'identificazione e non l'abbia compita.
-Glielo impedì l'aver voluto, contrariamente alle concordi affermazioni dei cronisti,
+Glielo impedì l'aver voluto, contrariamente alle concordi affermazioni dei cronisti,
distinguere gli autori del Busto da coloro che eseguirono lo <i>Scrigno</i> dove si
custodiscono, in sette teche d'argento dorato e cesellalo di ottimo lavoro, le altre
-sparse membra della martire. Questo <i>Scrigno</i> è una cassa a base rettangolare, con
+sparse membra della martire. Questo <i>Scrigno</i> è una cassa a base rettangolare, con
gli angoli tagliati e il coperchio a spigolo, rivestita internamente di velluto trinato
d'oro ed all'esterno di lamine doppie d'argento vermicolato con figurine di santi a
rilievo ed a cesello negli scomparti architettonici di stile gotico <i>fiammeggiante</i>: una
fervida fantasia vi ha profuso i motivi ornamentali. Ora lo Sciuto Patti, leggendo
negli <i>Emailleurs limousins</i> di Maurizio Ardant, che Giovanni e Bartolomeo Vitale
-«andarono a Catania in Sicilia per ornare di smalti il reliquario di S. Rosalia»,
-e che il padre di Bartolomeo, Bernardo, «vi sarebbe stato anteriormente a cominciare
-il lavoro», riconosce che questi Vitali, chiamati nell'isola, eseguirono lo Scrigno:
+«andarono a Catania in Sicilia per ornare di smalti il reliquario di S. Rosalia»,
+e che il padre di Bartolomeo, Bernardo, «vi sarebbe stato anteriormente a cominciare
+il lavoro», riconosce che questi Vitali, chiamati nell'isola, eseguirono lo Scrigno:
opinione non contrastata dal facile errore nel quale cadde e &mdash; trattandosi di
uno scrittore francese che si occupa di cose italiane &mdash; doveva cadere l'Ardant;
-dallo scambio, cioè, di S. Rosalia, patrona di Palermo, con la protettrice celeste della
-minore Catania. Ma, riconosciuti così in Giovanni, Bartolomeo e Bernardo Vitale
+dallo scambio, cioè, di S. Rosalia, patrona di Palermo, con la protettrice celeste della
+minore Catania. Ma, riconosciuti così in Giovanni, Bartolomeo e Bernardo Vitale
gli autori dello Scrigno, e negato che i nominati <i>Johannes Bartolus et genitor</i> del
-Busto fossero Giovanni di Bartolo da Siena e il padre suo, era ed è molto semplice
-e quasi necessario identificarli con Giovanni, Bartolomeo &mdash; o Bartolo che è tutt'uno &mdash; e
-Bernardo, padre, «<i>genitor</i>», per l'appunto, di Bartolomeo: tutti della famiglia
+Busto fossero Giovanni di Bartolo da Siena e il padre suo, era ed è molto semplice
+e quasi necessario identificarli con Giovanni, Bartolomeo &mdash; o Bartolo che è tutt'uno &mdash; e
+Bernardo, padre, «<i>genitor</i>», per l'appunto, di Bartolomeo: tutti della famiglia
Vitale, venuti da Limoges a Catania per attendere a questi lavori sacri. Intento a
dimostrare, contrariamente alle concordi affermazioni di tutti i cronisti, che Busto
-e Scrigno non sono della stessa mano nè dello stesso tempo, lo Sciuto Patti
+e Scrigno non sono della stessa mano nè dello stesso tempo, lo Sciuto Patti
non fece questa identificazione tanto naturale; alla quale non si oppongono gli
argomenti da lui addotti per distinguer gli autori dello Scrigno da quelli del Busto.
-Se è vero, infatti, che esisteva in Catania un <i>Opus Scrinei</i>, una istituzione destinata
-a raccogliere fondi per la costruzione dello Scrigno, forse che bisogna perciò
+Se è vero, infatti, che esisteva in Catania un <i>Opus Scrinei</i>, una istituzione destinata
+a raccogliere fondi per la costruzione dello Scrigno, forse che bisogna perciò
escludere come ordinatore del lavoro il vescovo Marziale e il suo successore Elia?
-Che cosa impedisce di ammettere che questi prelati, come ordinarono il Busto, così &mdash; coi
-denari dell'opera dello Scrigno &mdash; ordinassero quest'ultimo? Non è anzi naturale
+Che cosa impedisce di ammettere che questi prelati, come ordinarono il Busto, così &mdash; coi
+denari dell'opera dello Scrigno &mdash; ordinassero quest'ultimo? Non è anzi naturale
che commettessero insieme i due lavori &mdash; ed agli stessi artisti? Se dall'esame
dello stile risultasse che le due manifatture appartengono a tempi molto distanti,
certo la supposizione cadrebbe; ma lo stesso Sciuto Patti afferma che lo Scrigno
-mostra di essere «di alquanti anni posteriore» al Busto; anni tanto pochi, da far
-ammettere una «quasi contemporaneità», con la quale, appunto, egli spiega l'origine
+mostra di essere «di alquanti anni posteriore» al Busto; anni tanto pochi, da far
+ammettere una «quasi contemporaneità», con la quale, appunto, egli spiega l'origine
dell'opinione che vuole lo Scrigno eseguito, come il Busto, per commissione
-ed al tempo dei vescovi Marziale ed Elia. Di Bartolomeo Vitale è provata l'esistenza
-fino al 1401: se, dunque, la cassa «mostra chiaro di appartenere, al più
-tardi, agli ultimi anni del secolo XIV, ma più probabilmente ancora ai primi del
-XV», le date concordano. Il fatto che in questa cassa non c'è iscrizione o segno che
-accenni minimamente alla data del lavoro nè a coloro che lo ordinarono e l'eseguirono,
+ed al tempo dei vescovi Marziale ed Elia. Di Bartolomeo Vitale è provata l'esistenza
+fino al 1401: se, dunque, la cassa «mostra chiaro di appartenere, al più
+tardi, agli ultimi anni del secolo XIV, ma più probabilmente ancora ai primi del
+XV», le date concordano. Il fatto che in questa cassa non c'è iscrizione o segno che
+accenni minimamente alla data del lavoro nè a coloro che lo ordinarono e l'eseguirono,
conferma precisamente che esso nacque ad un tempo con la statua: inscritte
nella base di questa tutte le indicazioni desiderabili in quei bruttissimi distici, gli
artefici dovettero giudicare superfluo ripeterle in quella: se, invece, lo Scrigno fosse
uscito da altre mani in altro tempo, il nuovo orafo avrebbe rivelato l'esser suo.
E se, finalmente, mancando qualunque iscrizione nello Scrigno, lo Sciuto Patti vi
-ha trovato lo stemma di Catania e quello di casa Paternò, ciò vorrà dire che questa
+ha trovato lo stemma di Catania e quello di casa Paternò, ciò vorrà dire che questa
famiglia concorse all'opera, e che il lavoro fu eseguito in Catania: tutte cose
che non escludono l'identificazione dei <i>Johannes Bartolus et genitor</i> sottoscritti nel
Busto coi Giovanni, Bartolomeo e Bernardo Vitale esecutori dello Scrigno. Una sola
-parte del quale &mdash; per esaurire l'argomento &mdash; è senza dubbio, come dimostra lo
+parte del quale &mdash; per esaurire l'argomento &mdash; è senza dubbio, come dimostra lo
Sciuto Patti, di altra mano: il coperchio, dove si legge la data del <i>1579</i>; lavoro
molto probabilmente di quel Paolo Guarna, catanese, a cui si debbono il bel reliquario
del braccio di S. Giorgio serbato nel tesoro del Duomo e la stupenda porta
@@ -1959,14 +1921,14 @@ del Tabernacolo nell'altar maggiore di S. Francesco.</p>
<div class="figcenter"><a name="f082" id="f082"></a>
-<img class="border" src="images/082.jpg" alt="DUOMO &mdash; CAPPELLA DI S. AGATA &mdash; MAUSOLEO DEL VICERÈ DE ACUÑA." />
-<p class="caption">DUOMO &mdash; CAPPELLA DI S. AGATA &mdash; MAUSOLEO DEL VICERÈ DE ACUÑA.</p>
+<img class="border" src="images/082.jpg" alt="DUOMO &mdash; CAPPELLA DI S. AGATA &mdash; MAUSOLEO DEL VICERÈ DE ACUÑA." />
+<p class="caption">DUOMO &mdash; CAPPELLA DI S. AGATA &mdash; MAUSOLEO DEL VICERÈ DE ACUÑA.</p>
</div>
<div class="figcenter"><a name="f083" id="f083"></a>
-<img class="border" src="images/083.jpg" alt="DUOMO &mdash; CAPPELLA DI S. AGATA: PARTICOLARE DEL MAUSOLEO DEL VICERÈ DE ACUÑA." />
-<p class="caption">DUOMO &mdash; CAPPELLA DI S. AGATA: PARTICOLARE DEL MAUSOLEO DEL VICERÈ DE ACUÑA.</p>
+<img class="border" src="images/083.jpg" alt="DUOMO &mdash; CAPPELLA DI S. AGATA: PARTICOLARE DEL MAUSOLEO DEL VICERÈ DE ACUÑA." />
+<p class="caption">DUOMO &mdash; CAPPELLA DI S. AGATA: PARTICOLARE DEL MAUSOLEO DEL VICERÈ DE ACUÑA.</p>
</div>
@@ -1982,29 +1944,29 @@ del Tabernacolo nell'altar maggiore di S. Francesco.</p>
</div>
<p>Compiuto lo Scrigno, e continuando le oblazioni all'Opera appositamente istituita,
-si pensò, nella seconda metà del Cinquecento, di costruire una sontuosa macchina
+si pensò, nella seconda metà del Cinquecento, di costruire una sontuosa macchina
per trarvi, nella solenne processione annuale, le reliquie della Santa. Questa
-<i>Bara</i>, come è volgarmente chiamata, o Ferculo, ha la forma d'un tempietto, con
-un basamento dal quale s'innalzano sei colonne sorreggenti la vôlta o cupola: l'ossatura
+<i>Bara</i>, come è volgarmente chiamata, o Ferculo, ha la forma d'un tempietto, con
+un basamento dal quale s'innalzano sei colonne sorreggenti la vôlta o cupola: l'ossatura
di legno ha un rivestimento di lamine d'argento in parte dorate; quelle della
-vôlta sono congegnate a scaglie o squame. Attorno allo zoccolo, in altrettante riquadrature,
+vôlta sono congegnate a scaglie o squame. Attorno allo zoccolo, in altrettante riquadrature,
sono scolpiti a mezzo rilievo, da mano egregia, le scene del martirio
e della traslazione; dagli orli inferiori della cornice pendono encarpi o festoni
e lampade d'argento; sull'orlo superiore stavano infisse dodici statuette d'argento
massiccio rappresentanti i dodici apostoli, ma una combriccola di ladri le portarono
via, spogliando anche di molta parte dell'antico prezioso rivestimento la tre volte centenaria
-macchina, che la pietà dei fedeli volle poi restaurata. All'opera, compita in
-diverse età, contribuirono parecchi artefici, e primo di tutti, fra il 1540 e il 1550,
+macchina, che la pietà dei fedeli volle poi restaurata. All'opera, compita in
+diverse età, contribuirono parecchi artefici, e primo di tutti, fra il 1540 e il 1550,
essendo vescovo un Caracciolo, Antonio Arcifer o Archifel, figlio di Vincenzo, entrambi
rinomati orafi catanesi; del quale Antonio sarebbero anche, secondo lo Sciuto
Patti, i rocchi o terzi inferiori delle colonne, le specchiature a cesello che stanno fra
i riquadri del martirio, e le graziose cariatidi di rame dorato che ornano lo stilobate.
Mezzo secolo dopo, nel 1592, furono aggiunte le statuette a spese del vescovo
-Corionero, per opera d'un artefice di cui s'ignora il nome; più tardi ancora, intorno
-al 1638, la decorazione fu compiuta da Paolo Aversa, o meglio d'Aversa &mdash; cioè
-aversano, e non già catanese, secondo la correzione proposta dal di Marzo, il quale
-però attribuisce tutto il ferculo a questo artefice, facendolo lavorare al tempo del
-Caracciolo, quando invece gli sarebbe posteriore di più che un secolo.</p>
+Corionero, per opera d'un artefice di cui s'ignora il nome; più tardi ancora, intorno
+al 1638, la decorazione fu compiuta da Paolo Aversa, o meglio d'Aversa &mdash; cioè
+aversano, e non già catanese, secondo la correzione proposta dal di Marzo, il quale
+però attribuisce tutto il ferculo a questo artefice, facendolo lavorare al tempo del
+Caracciolo, quando invece gli sarebbe posteriore di più che un secolo.</p>
<div class="figcenter"><a name="f086" id="f086"></a>
@@ -2014,8 +1976,8 @@ Caracciolo, quando invece gli sarebbe posteriore di più che un secolo.</p>
<div class="figcenter"><a name="f087" id="f087"></a>
-<img class="border" src="images/087.jpg" alt="IL MONTE DI PIETÀ DI S. AGATA." />
-<p class="caption">IL MONTE DI PIETÀ DI S. AGATA. (Fot. Martinez).</p>
+<img class="border" src="images/087.jpg" alt="IL MONTE DI PIETÀ DI S. AGATA." />
+<p class="caption">IL MONTE DI PIETÀ DI S. AGATA. (Fot. Martinez).</p>
</div>
@@ -2024,19 +1986,19 @@ Caracciolo, quando invece gli sarebbe posteriore di più che un secolo.</p>
<p class="caption">FESTA DI S. AGATA &mdash; CANDELORA. (Fot. Ursino).</p>
</div>
-<p>E da secoli, ogni anno, ricorrendo la festa della Santa, il ferculo è tratto in
-processione. Questa festa è uno degli spettacoli catanesi più singolari: chi ha letto
-<i>La coda del diavolo</i> di Giovanni Verga rammenterà ciò che ne dice il maestro
-novelliere: «A Catania la quaresima vien senza carnevale; ma c'è in compenso
-la festa di S. Agata, gran veglione di cui tutta la città è il teatro». Il giorno 3
+<p>E da secoli, ogni anno, ricorrendo la festa della Santa, il ferculo è tratto in
+processione. Questa festa è uno degli spettacoli catanesi più singolari: chi ha letto
+<i>La coda del diavolo</i> di Giovanni Verga rammenterà ciò che ne dice il maestro
+novelliere: «A Catania la quaresima vien senza carnevale; ma c'è in compenso
+la festa di S. Agata, gran veglione di cui tutta la città è il teatro». Il giorno 3
febbraio tutto il clero regolare e secolare, tutte le confraternite e congreghe pie &mdash; un
-tempo anche tutte le autorità municipali e governative &mdash; muovono dalla chiesa
-della <i>Calcarella</i>, dove i fedeli venerano la fornace dalla quale la martire uscì illesa,
+tempo anche tutte le autorità municipali e governative &mdash; muovono dalla chiesa
+della <i>Calcarella</i>, dove i fedeli venerano la fornace dalla quale la martire uscì illesa,
fino alla cattedrale, recando processionalmente l'offerta dei ceri. In coda al corteo,
vistoso per le variopinte tonache e cotte
dei seminaristi, dei preti, dei frati, dei canonici,
dei vescovi, dei caudatarii, vengono
-le <i>candelore</i>, forse così chiamate dalla festa
+le <i>candelore</i>, forse così chiamate dalla festa
della Candelora celebratasi il giorno prima:
pesanti macchine scolpite e dorate, colossali
candelabri infiorati ed imbandierati, dove
@@ -2044,50 +2006,50 @@ sono confitti gli enormi ceri offerti dalle
varie corporazioni operaie. La sera di quello
stesso giorno, schiere di devoti accompagnate
da altrettante musiche scendono dai varii
-quartieri della città in piazza del Duomo;
+quartieri della città in piazza del Duomo;
dove, dopo un'orgia di fuochi artificiali,
cantano le laudi della Santa, e donde muovono
poi a ripetere i cantici dinanzi alle
-case dei più ragguardevoli cittadini. Il domani
+case dei più ragguardevoli cittadini. Il domani
all'alba, si schiude la cappella della
Santa, disposta nell'abside minore di destra,
-che è uno dei cantucci della chiesa
+che è uno dei cantucci della chiesa
dove l'amante di cose d'arte trova da fermarsi
-più a lungo. La macchina centrale
+più a lungo. La macchina centrale
eretta sull'altare, rappresentante la vergine
catanese incoronata dai Ss. Pietro e Paolo;
la porta del sacello scavato nel muro di
sinistra, adorna di colonnine sostenute da
arpie ed a loro volta sostenenti una decorazione
-nel mezzo della quale è ripetuta
+nel mezzo della quale è ripetuta
la figura della Santa ritta sull'elefante; e
nel lato destro il monumento sepolcrale di
-don Ferrante de Acuña, vicerè di Sicilia,
+don Ferrante de Acuña, vicerè di Sicilia,
sono le sole sculture della fine del Quattrocento che restino in Catania: opere di
squisita fattura, segnatamente le teorie d'angeli che si svolgono nel fregio della
macchina centrale. Dalla porta del sacello, chiusa da una doppia cancellata, i dignitari
ecclesiastici penetrano nel ricettacolo, dove sono dipinte a fresco le figure di
-Giliberto e Goselino, e nella cui più recondita nicchia si custodiscono il Busto e lo
+Giliberto e Goselino, e nella cui più recondita nicchia si custodiscono il Busto e lo
Scrigno: questi sono tratti fuori, e dopo una breve esposizione sull'altare maggiore,
sono disposti nel ferculo che aspetta alla porta della chiesa: allora al grave suono
-del campanone, fuso e rifuso cinque volte dal 1388 al 1614, e pesante più di mille
+del campanone, fuso e rifuso cinque volte dal 1388 al 1614, e pesante più di mille
chilogrammi, una folla di devoti insaccati in grandi tuniche bianche e col capo coperto
da un berretto di velluto nero, trascina la Bara preceduta dalle <i>candelore</i> per
-la cerchia delle antiche mura, troppo poca parte delle quali è ancora visibile qua
-e là, alla Marina, al Santo Carcere e in via del Plebiscito. Il giorno dopo, 5 febbraio,
-che è il giorno propriamente consacrato dal calendario romano a S. Agata,
-la stessa processione è ripetuta per le vie interne; in questa occasione le signore
-catanesi di tempi non troppo remoti &mdash; poichè ne serbano memoria anche i non
+la cerchia delle antiche mura, troppo poca parte delle quali è ancora visibile qua
+e là, alla Marina, al Santo Carcere e in via del Plebiscito. Il giorno dopo, 5 febbraio,
+che è il giorno propriamente consacrato dal calendario romano a S. Agata,
+la stessa processione è ripetuta per le vie interne; in questa occasione le signore
+catanesi di tempi non troppo remoti &mdash; poichè ne serbano memoria anche i non
troppo vecchi &mdash; esercitavano quel diritto di <i>'ntuppatedda</i>, o imbacuccata, sul quale
-il Verga impostò la già citata sua novella: tutte chiuse in grandi manti neri, con
+il Verga impostò la già citata sua novella: tutte chiuse in grandi manti neri, con
la testa anch'essa coperta, col viso nascosto, e lasciando vedere, per vederci, un
occhio solo, esse andavano attorno e fermavano i loro parenti od amici, o i semplici
-conoscenti ai quali volevano giocare qualche tiro; perchè i cavalieri che le
+conoscenti ai quali volevano giocare qualche tiro; perchè i cavalieri che le
imbacuccate onoravano della loro scelta avevano il dovere di accompagnarle dovunque
-e finchè ad esse piacesse, e di soddisfare i loro capricci nei negozii, nelle botteghe
+e finchè ad esse piacesse, e di soddisfare i loro capricci nei negozii, nelle botteghe
dei confettieri e dei gioiellieri, senza poter sollevare un lembo del manto,
senza poterle seguire quando si vedevano lasciati in asso, senz'altro mezzo di riconoscerle
-fuorchè quello di rivolger loro domande più o meno suggestive, alle quali
+fuorchè quello di rivolger loro domande più o meno suggestive, alle quali
esse rispondevano, come al veglione, con voce alterata, o non rispondevano affatto:
singolare usanza, che dovette dar luogo a chi sa quante commedie e forse anche
drammi, e degna di ispirare, prima che tramontasse, la bellissima novella di uno
@@ -2095,8 +2057,8 @@ dei suoi ultimi testimoni.</p>
<div class="figcenter"><a name="f089" id="f089"></a>
-<img class="border" src="images/089.jpg" alt="FESTA DI S. AGATA &mdash; LA «BARA» IN PROCESSIONE." />
-<p class="caption">FESTA DI S. AGATA &mdash; LA «BARA» IN PROCESSIONE.
+<img class="border" src="images/089.jpg" alt="FESTA DI S. AGATA &mdash; LA «BARA» IN PROCESSIONE." />
+<p class="caption">FESTA DI S. AGATA &mdash; LA «BARA» IN PROCESSIONE.
(Fot. Martinez).</p>
</div>
@@ -2111,7 +2073,7 @@ dei suoi ultimi testimoni.</p>
<div class="chapter">
<h2><a name="IV" id="IV"></a>IV.</h2>
-<p>Oltre quelle parti del Duomo e degli altri edifizii sacri delle quali si è già ragionato,
+<p>Oltre quelle parti del Duomo e degli altri edifizii sacri delle quali si è già ragionato,
solo due architetture profane dei tempi di mezzo hanno resistito alle offese
della natura e degli uomini.</p>
@@ -2136,29 +2098,29 @@ sculture a mezzo rilievo, rappresentanti fiori, frutta, conchiglie e teste umane
<p class="caption">CASTELLO URSINO. (Fot. Gentile).</p>
</div>
-<p>Il cimelio è interessante; ma senza paragone più notevole è un edifizio rimasto
+<p>Il cimelio è interessante; ma senza paragone più notevole è un edifizio rimasto
interamente in piedi: quel castello Ursino che Federico II fece erigere da Riccardo
-da Lentini, architetto militare, contro la città. La vecchia rocca è ancora in piedi,
+da Lentini, architetto militare, contro la città. La vecchia rocca è ancora in piedi,
ma quanto mutata dai tempi della sua potenza! La piccola Catania del medio evo
ebbe anch'essa qualche giorno di gloria, quando la Corte angioina e l'aragonese
vi si fermarono e quando vi si raccolsero i parlamenti siciliani: il castello fu appunto
sede dei parlamenti e dei re. Allora esso avanzava in importanza lo stesso palazzo
-reale di Palermo; perchè, se il soldo dei due governatori era eguale, di trenta
+reale di Palermo; perchè, se il soldo dei due governatori era eguale, di trenta
onze annue, mentre tutti gli altri della rimanente Sicilia ne riscuotevano soltanto
-dodici, diciotto o tutt'al più ventiquattro, i servienti o gente d'arme della reggia
+dodici, diciotto o tutt'al più ventiquattro, i servienti o gente d'arme della reggia
palermitana erano diciotto, quando il mastio catanese ne contava non meno di
-trenta. Tanta ne era l'importanza, che i vicerè di Sicilia non ebbero dai re di
-Spagna la facoltà di nominarne il comandante: il re personalmente provvedeva.
+trenta. Tanta ne era l'importanza, che i vicerè di Sicilia non ebbero dai re di
+Spagna la facoltà di nominarne il comandante: il re personalmente provvedeva.
Altro singolare privilegio era quello di innalzare due bandiere sulle due torri della
-fronte settentrionale, una per la val di Noto e l'altra per la val di Démone. Di
+fronte settentrionale, una per la val di Noto e l'altra per la val di Démone. Di
queste due torri, quella a destra era chiamata appunto della <i>Bandiera</i>, la seconda
-del <i>Martorio</i>, perchè vi si dava la tortura; le altre due meridionali si chiamavano
-una della <i>Sala</i> perchè contigua alla gran sala dei <i>Paramenti</i> e l'altra del <i>Magazzino</i>,
+del <i>Martorio</i>, perchè vi si dava la tortura; le altre due meridionali si chiamavano
+una della <i>Sala</i> perchè contigua alla gran sala dei <i>Paramenti</i> e l'altra del <i>Magazzino</i>,
come adiacente al deposito dei congegni guerreschi. Per una scala cordonata
si saliva ai quartieri del piano superiore: dalla porta <i>Falsa</i> si usciva direttamente
al mare, che prima dell'eruzione del 1669 batteva il fianco orientale della fortezza.
-Già gagliarda e reputata addirittura inespugnabile sin dalla fondazione, essa fu ingrandita
-da Federico d'Aragona di due battifolli, che più tardi, dopo le ricostruzioni
+Già gagliarda e reputata addirittura inespugnabile sin dalla fondazione, essa fu ingrandita
+da Federico d'Aragona di due battifolli, che più tardi, dopo le ricostruzioni
del 1554, furono detti di S. Croce e di S. Giorgio: a S. Giorgio era dedicata la cappella
costruita sotto la sala dei Paramenti e solennemente consacrata il 22 dicembre
1391 dall'arcivescovo di Monreale, alla presenza dei vescovi di Catania e di Nicastro.</p>
@@ -2167,45 +2129,45 @@ costruita sotto la sala dei Paramenti e solennemente consacrata il 22 dicembre
mura! Quanti vagiti di regali infanti e quanti gemiti di non meno coronati agonizzanti
esse raccolsero! E quante torture di prigionieri e quanti supplizii nella prossima
riva del mare, particolarmente ai sanguinosi giorni del Vespro! Qui pose la
-sua sede Giacomo d'Aragona, il re che «<i>ascutava tutti e si assittava 'ntra lu curtugghiu
-di lu casteddu e dava udienza a tutti e facìa la giustizia</i>». Qui si svolsero
+sua sede Giacomo d'Aragona, il re che «<i>ascutava tutti e si assittava 'ntra lu curtugghiu
+di lu casteddu e dava udienza a tutti e facìa la giustizia</i>». Qui si svolsero
quei romanzi di cappa e spada che furono le vite della regina Maria, figliuola di
Federico III aragonese, e di Bianca di Navarra, vedova del re Martino: romanzi
pieni di innamoramenti, di gelosie, di fughe, di ratti, di congiure, di sollevazioni....
Finita l'indipendenza siciliana, ridotta l'isola ad una provincia spagnuola, la gloria
-del castello andò rapidamente scemando; poi la natura cospirò contro di lui: le lave
+del castello andò rapidamente scemando; poi la natura cospirò contro di lui: le lave
del 1669 lo circuirono, ne colmarono i fossi, ne seppellirono le opere avanzate; il
terremoto del 1693 lo rese inabitabile, quello del 1818 gli diede il colpo di grazia.
-Restaurato dopo i moti del 1837 contro la ribelle città, fu purtroppo rovinato come
-opera d'arte architettonica, e da allora ad oggi la rovina è continuamente cresciuta.
+Restaurato dopo i moti del 1837 contro la ribelle città, fu purtroppo rovinato come
+opera d'arte architettonica, e da allora ad oggi la rovina è continuamente cresciuta.
Il primitivo scheletro, nondimeno, si rivela ancora nei muri grossi circa tre
-metri, alti più che 30, lunghi 63 per lato; nelle vôlte a crociera del vestibolo e
+metri, alti più che 30, lunghi 63 per lato; nelle vôlte a crociera del vestibolo e
delle sale inferiori delle torri; nelle robuste ogive impostate sui capitelli romanici
delle colonne incastonate negli angoli dei muri; nella bellissima scala a chiocciola
che lungo la piccola torre centrale porta al cammino di ronda. La decorazione
-esterna è quasi tutta distrutta; non restano se non, all'entrata, una piccola nicchia
+esterna è quasi tutta distrutta; non restano se non, all'entrata, una piccola nicchia
con arco trilobato, nella quale si vede un uccello strozzato &mdash; a giudizio dello Sciuto
Patti alludente, come la decorazione della porta del Santo Carcere, alla punizione inflitta
-da Federico di Svevia alla città &mdash; e l'intarsio del Pentalfa o Pentagramma
+da Federico di Svevia alla città &mdash; e l'intarsio del Pentalfa o Pentagramma
sulle finestre di levante: prova, a giudizio dello stesso archeologo, della cieca fiducia
che lo Svevo riponeva nei cabalisti e nei loro segni, leggendosi nel libro di Saba
-Malaspina che il re, «mentre con sottili investigazioni indagava i segreti della natura,
+Malaspina che il re, «mentre con sottili investigazioni indagava i segreti della natura,
per modo onorava gli astrologi, i negromanti e gli aruspici, che, secondo le
divinazioni ed auspici loro, il suo leggerissimo pensiero, a guisa di vento, or di qua
-ed or di là con celere moto vagava».</p></div>
+ed or di là con celere moto vagava».</p></div>
<hr />
<div class="chapter">
<h2><a name="V" id="V"></a>V.</h2>
-<p>E col castello finiscono le vestigia dell'antica Catania: tutto ciò che si vede in
-città non risale oltre il principio del Settecento, quando si pose mano alla ricostruzione
-dopo il terremoto del 1693. Non occorre dunque spiegare perchè il barocco trionfa
+<p>E col castello finiscono le vestigia dell'antica Catania: tutto ciò che si vede in
+città non risale oltre il principio del Settecento, quando si pose mano alla ricostruzione
+dopo il terremoto del 1693. Non occorre dunque spiegare perchè il barocco trionfa
in queste moderne architetture: un barocco che sotto l'influenza dello spagnolismo
unito all'enfasi meridionale, gonfia le gote dei suoi mascheroni, moltiplica
-le cariatidi ed i puttini, distende ed allaccia i più pesanti festoni, aduna ed ammonticchia
-i più vistosi motivi decorativi. Barocche sono tutte le chiese, fra le quali
+le cariatidi ed i puttini, distende ed allaccia i più pesanti festoni, aduna ed ammonticchia
+i più vistosi motivi decorativi. Barocche sono tutte le chiese, fra le quali
particolarmente notevoli la Collegiata, regia cappella degli Aragonesi, l'aquila dei
quali spiega ancora le ali sulla facciata ricca di colonne, di statue e di ornati; la
Badia di S. Agata, con le finestre difese da grate panciute e traforate; la chiesa
@@ -2223,10 +2185,10 @@ dei Crociferi, esempio di architettura gesuitica; quella di S. Placido, e via di
<p class="caption">LA COLLEGIATA. (Fot. Gentile).</p>
</div>
-<p>Di bell'effetto, con le sue linee mosse, è la porta Garibaldi, più conosciuta tra
+<p>Di bell'effetto, con le sue linee mosse, è la porta Garibaldi, più conosciuta tra
i popolani col nome di porta del Fortino, e chiamata ufficialmente Ferdinanda al
tempo della sua costruzione, che avvenne nel 1768, a solenne memoria delle nozze
-di Ferdinando III, o I che dir si voglia, con Maria Carolina d'Austria. È d'ordine
+di Ferdinando III, o I che dir si voglia, con Maria Carolina d'Austria. È d'ordine
toscano e dorico, con otto pilastri geminati, dei quali quattro reggono l'architrave
e gli altri i trofei.</p>
@@ -2237,11 +2199,11 @@ e gli altri i trofei.</p>
</div>
<p>La <i>Loggia</i>, il palazzo comunale che delle antiche logge o pergole, dove il civico
-consesso si adunava nei tempi di mezzo, serba il nome soltanto, sostituì il crollato
-palazzo senatorio, nel 1741; della metà del Settecento è anche il collegio Cutelli,
+consesso si adunava nei tempi di mezzo, serba il nome soltanto, sostituì il crollato
+palazzo senatorio, nel 1741; della metà del Settecento è anche il collegio Cutelli,
ora trasformato in convitto nazionale: Mario Cutelli, gran signore e giureconsulto
-egregio, destinò le sue rendite alla istituzione di questo collegio «all'uso di
-Spagna», in un tempo nel quale la moda spagnuola imperava, e lo stesso fondatore
+egregio, destinò le sue rendite alla istituzione di questo collegio «all'uso di
+Spagna», in un tempo nel quale la moda spagnuola imperava, e lo stesso fondatore
scriveva in castigliano la sua curiosa <i>Catania restaurada</i>.</p>
@@ -2257,13 +2219,13 @@ scriveva in castigliano la sua curiosa <i>Catania restaurada</i>.</p>
</div>
<p>Prima del Cutelli, e dopo la lunga notte del medio evo, i buoni studii erano
-rifioriti in Catania, dove sorse la prima università di Sicilia, il <i>Siculorum Gimnasium</i>.
+rifioriti in Catania, dove sorse la prima università di Sicilia, il <i>Siculorum Gimnasium</i>.
Per concessione di Alfonso d'Aragona, il 28 ottobre 1434 fu decretata la fondazione
dello Studio generale, eretto dieci anni dopo, quando il papa Eugenio IV
-spedì la bolla accordante alla scuola catanese tutti i privilegi largiti alle università
+spedì la bolla accordante alla scuola catanese tutti i privilegi largiti alle università
italiane e particolarmente alla bolognese. Questo Studio fu per qualche secolo il solo
-dove la gioventù siciliana potè addottorarsi: di qui la nuova reputazione di sapiente
-che fu goduta dalla città e che il Tasso confermò nella <i>Conquistata</i>:</p>
+dove la gioventù siciliana potè addottorarsi: di qui la nuova reputazione di sapiente
+che fu goduta dalla città e che il Tasso confermò nella <i>Conquistata</i>:</p>
<p class="center quote">O di Catanea, ove ha il sapere albergo...</p>
@@ -2276,9 +2238,9 @@ che fu goduta dalla città e che il Tasso confermò nella <i>Conquistata</i>:</p>
<p>Il palazzo universitario, eretto dapprima dove ora s'allarga la piazza del Duomo,
fu poi noi 1684 demolito e ricostruito nella piazza da allora detta degli Studii; ma
dopo nove anni, quando l'interno dell'edifizio non era ancora assestato, il terremoto
-lo travolse dalle fondamenta; la nuova costruzione, di linee molto eleganti, più volte
+lo travolse dalle fondamenta; la nuova costruzione, di linee molto eleganti, più volte
rafforzata ed in parte rifatta per l'altro terremoto del 1818, non ha ancora un secolo
-di esistenza. Ed una quantità d'istituti se ne sono a poco a poco, con l'accrescersi
+di esistenza. Ed una quantità d'istituti se ne sono a poco a poco, con l'accrescersi
dei gabinetti, staccati; buona parte hanno posto la loro sede nel recinto del
convento dei Benedettini.</p>
@@ -2295,8 +2257,8 @@ convento dei Benedettini.</p>
</div>
<div class="figcenter"><a name="f102" id="f102"></a>
-<img class="border" src="images/102.jpg" alt="PIAZZA DEGLI STUDII E PALAZZO DELL'UNIVERSITÀ." />
-<p class="caption">PIAZZA DEGLI STUDII E PALAZZO DELL'UNIVERSITÀ.
+<img class="border" src="images/102.jpg" alt="PIAZZA DEGLI STUDII E PALAZZO DELL'UNIVERSITÀ." />
+<p class="caption">PIAZZA DEGLI STUDII E PALAZZO DELL'UNIVERSITÀ.
(Fot. Gentile).</p>
</div>
@@ -2313,17 +2275,17 @@ convento dei Benedettini.</p>
<p class="caption">MONASTERO DEI BENEDETTINI &mdash; CHIESA DI SAN NICOLA.</p>
</div>
-<p>Questo è, o per meglio dire era prima della soppressione, una delle singolarità
+<p>Questo è, o per meglio dire era prima della soppressione, una delle singolarità
di Catania: andati via i Padri per dar luogo ai soldati ed agli studenti, i lunghi
-corridoi furono divisi e suddivisi, il più antico ed elegante chiostro fu trasformato
+corridoi furono divisi e suddivisi, il più antico ed elegante chiostro fu trasformato
in palestra ginnastica, una strada fu aperta nei terreni che lo circondavano, un osservatorio
ed un ospedale furono eretti nei suoi giardini. Tutt'insieme, esso si sviluppava
-sopra un'area di circa centomila metri quadrati ed era il più grandioso
+sopra un'area di circa centomila metri quadrati ed era il più grandioso
edifizio monastico d'Europa, dopo quello di Mafra d'Estremadura in Portogallo. Il
-già citato Musumeci, nel rispondere all'Hittorf che glie ne chiedeva notizie, ne ricostruì
-la storia. Cominciato nel 1558 in presenza del vicerè La Cerda che ne pose
+già citato Musumeci, nel rispondere all'Hittorf che glie ne chiedeva notizie, ne ricostruì
+la storia. Cominciato nel 1558 in presenza del vicerè La Cerda che ne pose
solennemente la prima pietra, e finito venti anni dopo, il primitivo edifizio ideato
-dal cassinese Valeriano de Franchis comprendeva il chiostro più occidentale decorato
+dal cassinese Valeriano de Franchis comprendeva il chiostro più occidentale decorato
di cinquanta colonne di marmo nel 1605, i corridoi e i dormitorii che lo fiancheggiavano
e la vecchia chiesa. Le lave del 1669 sconquassarono quest'ultima e
ricopersero i giardini; allora fu chiamato da Roma l'architetto Giovanni Contini, su
@@ -2332,30 +2294,30 @@ ma, pochi anni dopo, il terremoto del 1693, rinnovando ed accrescendo le rovine
seppellendo trentadue monaci, fece riprendere il lavoro di Sisifo. Per colmo di disgrazia,
non si trovava allora in Catania nessun architetto: il solo sopravvissuto al
terremoto, Alonzo di Benedetto, era anch'egli morto di morte naturale. Fu chiamato
-pertanto da Messina Tommaso Amato, il quale disegnò i dormitorii di levante
-e mezzogiorno; poi, su disegno del palermitano Vaccarini, che non rispettò l'antica
-grandiosa unità della iconografia ideata dal de Franchis e serbata dal Contini, si
-eressero i due refettorii e la biblioteca, imponenti per vastità e decorazione. Francesco
-Battaglia Biondo ideò il portico del nuovo chiostro, e suo nipote, Francesco
+pertanto da Messina Tommaso Amato, il quale disegnò i dormitorii di levante
+e mezzogiorno; poi, su disegno del palermitano Vaccarini, che non rispettò l'antica
+grandiosa unità della iconografia ideata dal de Franchis e serbata dal Contini, si
+eressero i due refettorii e la biblioteca, imponenti per vastità e decorazione. Francesco
+Battaglia Biondo ideò il portico del nuovo chiostro, e suo nipote, Francesco
Battaglia Santangelo, lo scalone, che ha le pareti adorne di quadri a stucco bianco
su fondo azzurrino, e la chiesa. Questa, la maggiore di tutta Sicilia, doveva avere
una facciata tanto sontuosa, con colonne tanto gigantesche, che i Padri, nonostante
il loro mezzo milione di rendite, la lasciarono incompiuta, come oggi si
vede. Donato del Piano, abate calabrese, spese dodici anni della sua vita e dieci
mila onze dei Padri &mdash; centoventisette mila e cinquecento lire &mdash; per costruirvi uno
-dei più celebri organi d'Europa, con settantadue registri, cinque ordini di tastiere
+dei più celebri organi d'Europa, con settantadue registri, cinque ordini di tastiere
e duemila novecento sedici canne. Il barone Sartorius di Waltershausen, l'insigne
-illustratore dell'Etna, vi tracciò, insieme col Peters, nel 1841, una meridiana, per la
-quale il Thorwaldsen disegnò le figure dello zodiaco. Il Coro, situato dietro la tribuna,
-è composto di due centinaia di stalli, disposti in due ordini: le sculture di
-Niccolò Bagnasco, palermitano, vi rappresentano i fatti del Vecchio Testamento.
+illustratore dell'Etna, vi tracciò, insieme col Peters, nel 1841, una meridiana, per la
+quale il Thorwaldsen disegnò le figure dello zodiaco. Il Coro, situato dietro la tribuna,
+è composto di due centinaia di stalli, disposti in due ordini: le sculture di
+Niccolò Bagnasco, palermitano, vi rappresentano i fatti del Vecchio Testamento.
Tra i sacri arredi si menzionano l'apparato di seta rossa trapunta d'oro donato
ai monaci benedettini dalla regina Bianca, il reliquario d'oro gemmato dove i
-fedeli adorano il chiodo che trafisse la destra di Gesù, dono del re Martino, che
+fedeli adorano il chiodo che trafisse la destra di Gesù, dono del re Martino, che
portava sempre addosso quella reliquia; un ostensorio ed un calice d'oro gemmato,
ed altre manifatture dei secoli XV e XVI. La biblioteca, passata al Comune, ha
molte migliaia di volumi e parecchi codici, alcuni dei quali di molto pregio per
-il testo e le miniature; essa è accresciuta dall'archivio, di valore anche più grande,
+il testo e le miniature; essa è accresciuta dall'archivio, di valore anche più grande,
ricco di diplomi bizantini, normanni ed aragonesi, e di bolle papali; alcuni di questi
documenti portano attaccati suggelli di squisito lavoro, come quelli della regina
Eleonora e dei due re Martini e della regina Bianca, rispettivamente loro nuora e
@@ -2392,15 +2354,15 @@ moglie.</p>
</div>
<p>I Padri Cassinesi avevano anche messo insieme un museo, che divenne municipale
-nel 1866 ed è stato ultimamente riordinato da Francesco di Bartolo. Qui sono
+nel 1866 ed è stato ultimamente riordinato da Francesco di Bartolo. Qui sono
adunati parte dei marmi, dei vasi, delle lapidi, dei mosaici trovati negli scavi cittadini
-e già menzionati; di alcuni altri conviene tenere qualche parola, segnatamente
+e già menzionati; di alcuni altri conviene tenere qualche parola, segnatamente
d'una stupenda terracotta siceliota rappresentante una danzatrice, che sarebbe
veramente d'un valore impareggiabile se il corpo, tra il busto ed i piedi intatti, non
fosse un brutto raffazzonamento di gesso; d'un bassorilievo rappresentante Ercole sul
-monte Oeta con molte figure intorno; dei frammenti di decorazione nei quali è intatta
+monte Oeta con molte figure intorno; dei frammenti di decorazione nei quali è intatta
la figura della Vergine e del Bambino. Narra il di Marzo che Antonello Gagini
-scolpì per il convento del Carmine minore di Catania una porta, e poichè questi
+scolpì per il convento del Carmine minore di Catania una porta, e poichè questi
pezzi appartengono evidentemente alla decorazione d'una porta, della quale si vede
disegnato parte dell'arco, giova supporre che siano stati ritrovati fra i rottami di
quella casa religiosa, dopo il terremoto. Notevoli sono anche nel museo un Anfione
@@ -2416,12 +2378,12 @@ un cofanetto d'avorio scolpito, lavoro egregio
e squisito degli Imbriachi. Le antiche
descrizioni della importante raccolta
fanno menzione di un medagliere, la
-parte più preziosa del quale, dopo il
+parte più preziosa del quale, dopo il
1866, brilla, come si dice, per l'assenza.
-Accresciuto è invece il numero dei quadri,
-dei quali si dirà fra poco, dopo aver
+Accresciuto è invece il numero dei quadri,
+dei quali si dirà fra poco, dopo aver
fatto menzione dell'altro museo catanese,
-più volte citato, appartenente a casa Biscari.</p>
+più volte citato, appartenente a casa Biscari.</p>
<div class="figcenter"><a name="f111" id="f111"></a>
@@ -2510,31 +2472,31 @@ MUSEO DEI BENEDETTINI.<br /> (Fot. Giuffrida).</p>
(Fot. Giuffrida).</p>
</div>
-<p>Ignazio Paternò Castello, principe di
+<p>Ignazio Paternò Castello, principe di
Biscari, offerse, nella Catania feudale dei
suoi tempi, un esempio piuttosto unico
-che raro. La città fu bensì, allora, &mdash; «un
-fonte inesausto della più fiorita
-nobiltà, ed una scaturiggine del
-sangue più illustre» &mdash; a detta del
+che raro. La città fu bensì, allora, &mdash; «un
+fonte inesausto della più fiorita
+nobiltà, ed una scaturiggine del
+sangue più illustre» &mdash; a detta del
nostro spagnolesco Muglielgini, il
-quale è tutto felice di poter citare
+quale è tutto felice di poter citare
uno Spagnuolo puro sangue, don
Sebastiano Cabarruvias Orosio, secondo
-il quale «<i>en Italia llaman
+il quale «<i>en Italia llaman
Catanes, y Valvasores, a los que en
-España llaman Infanzones</i>», essendo
-Infanzones «<i>termino antiguo, y vocablo
-que aora no se usa</i>», il quale
-«<i>vale tanto come caballero noble
-hijo de Algo señor de vassallo, pero
+España llaman Infanzones</i>», essendo
+Infanzones «<i>termino antiguo, y vocablo
+que aora no se usa</i>», il quale
+«<i>vale tanto come caballero noble
+hijo de Algo señor de vassallo, pero
no de tanta autoridad, come el titulado,
-o Señor de titulo</i>». Ma l'Accademico
+o Señor de titulo</i>». Ma l'Accademico
Infecondo, se porta al cielo
-la nobiltà cittadina, non va fino a
+la nobiltà cittadina, non va fino a
sostenere che i signori catanesi si
-distinguessero nell'età sua per un eccessivo amore
-alle lettere ed alle arti. Tanto più notevole
+distinguessero nell'età sua per un eccessivo amore
+alle lettere ed alle arti. Tanto più notevole
fu quindi che un gran signore come il
principe di Biscari le onorasse e ne facesse lo
scopo e la passione della sua vita. Tutte le
@@ -2544,9 +2506,9 @@ accoglienza nel suo palazzo, costruito
verso la fine del Seicento sulla cortina delle
vecchie mura, alla Marina; e non dovettero
provare poca meraviglia trovando nella piccola
-e povera Catania di quella età una dimora
+e povera Catania di quella età una dimora
tanto magnifica, ricca di sale sontuose e d'un
-salone che per architettura e decorazione è
+salone che per architettura e decorazione è
anche oggi mirabile. Con
una profusione di lacche,
di ori, di stucchi e di
@@ -2555,20 +2517,20 @@ la storia di don Chisciotte &mdash; opera
del catanese Pastore &mdash; ,
il cielo d'una
cupola impostata sul centro
-della vôlta e illuminata
+della vôlta e illuminata
da finestre invisibili
-gli dà una luce ed una
+gli dà una luce ed una
elevazione straordinaria;
nella loggia coperta sulla
-quale esso si apre a mezzodì,
+quale esso si apre a mezzodì,
una leggiadrissima
scala a giorno, leggiera e rabescata come un merletto, dalla quale par che debba
discendere una incipriata marchesa, porta al quartiere superiore. Nell'ornamentazione
-esterna delle finestre il barocco imperante in città è d'una ricchezza straordinaria:
+esterna delle finestre il barocco imperante in città è d'una ricchezza straordinaria:
le cariatidi, i puttini, i festoni, tutti i motivi decorativi vi sono profusi. Il principe
aveva anche costruito in casa sua un teatro che fino ai principii del secolo scorso
-fu, con la sala degli spettacoli dell'Università, il
-solo della città; ma il maggior titolo di questo
+fu, con la sala degli spettacoli dell'Università, il
+solo della città; ma il maggior titolo di questo
signore al rispetto dei posteri fu lo zelo col
quale fece scavare a proprie spese il sottosuolo
di Catania e di altri luoghi dell'isola e del continente,
@@ -2580,7 +2542,7 @@ museo ad uso dell'Accademia degli Etnei e di
tutti gli studiosi. Una bella medaglia fu coniata
nell'occasione della solenne cerimonia inaugurale,
avvenuta nella primavera del 1758, ed il principe
-stesso recitò allora, dinanzi a una dotta adunanza,
+stesso recitò allora, dinanzi a una dotta adunanza,
una sua canzone:</p>
<div class="poem"><div class="stanza">
@@ -2595,7 +2557,7 @@ una sua canzone:</p>
<span class="i0">Estinto, o prigioniero<br /></span>
<span class="i0">Rimane alfin dopo l'altrui vittoria<br /></span>
<span class="i0">Senza onore di tomba, e senza gloria.<br /></span>
-<span class="i2">Io non così; di Giove infra le figlie<br /></span>
+<span class="i2">Io non così; di Giove infra le figlie<br /></span>
<span class="i0">Meno di vita lieti i giorni, e l'ore<br /></span>
<span class="i0">In bella pace alla virtute amica....<br /></span>
</div></div>
@@ -2656,7 +2618,7 @@ una sua canzone:</p>
<p class="caption">MUSEO BISCARI &mdash; CENTAURESSA E FAUNO. (Fot. Grita).</p>
</div>
-<p>La qual cosa non impedì che uno scultore lo rappresentasse vestito all'eroica,
+<p>La qual cosa non impedì che uno scultore lo rappresentasse vestito all'eroica,
con corazza e lorica, proprio nell'atrio di quel museo dove</p>
<div class="poem"><div class="stanza">
@@ -2668,10 +2630,10 @@ con corazza e lorica, proprio nell'atrio di quel museo dove</p>
<p>e quando espressamente egli disse:</p>
<div class="poem"><div class="stanza">
-<span class="i0">Sarà mia gloria e vanto<br /></span>
-<span class="i0">Appo l'età futura,<br /></span>
-<span class="i0">Che seppi il suol natìo<br /></span>
-<span class="i0">Ornar così di pregio illustre; e a Voi<br /></span>
+<span class="i0">Sarà mia gloria e vanto<br /></span>
+<span class="i0">Appo l'età futura,<br /></span>
+<span class="i0">Che seppi il suol natìo<br /></span>
+<span class="i0">Ornar così di pregio illustre; e a Voi<br /></span>
<span class="i0">Ben degni figli suoi,<br /></span>
<span class="i0">A scorno dell'oblio<br /></span>
<span class="i0">Per coltivar le belle Muse, ameno<br /></span>
@@ -2685,9 +2647,9 @@ con corazza e lorica, proprio nell'atrio di quel museo dove</p>
</div>
<p>Non era millanteria: Volfango Goethe, qui venuto il 3 maggio del 1787, scrisse
-sul suo Diario: «Le statue, i busti di marmo e di bronzo, i vasi e le altre antichità
+sul suo Diario: «Le statue, i busti di marmo e di bronzo, i vasi e le altre antichità
raccolte in questo museo, hanno molto slargato il cerchio delle nostre cognizioni
-artistiche...».</p>
+artistiche...».</p>
<div class="figcenter"><a name="f127" id="f127"></a>
<img class="border" src="images/127.jpg" alt="MUSEO BISCARI &mdash; CORRIDOIO DEI VASI ETRUSCHI." />
@@ -2695,22 +2657,22 @@ artistiche...».</p>
(Fot. Grita).</p>
</div>
-<p>Degli avanzi dell'antica Katana custoditi nel principesco museo già si è parlato
-a loro luogo: converrà ora ricordare la raccolta dei bronzi, tra i quali molti pregevolissimi,
+<p>Degli avanzi dell'antica Katana custoditi nel principesco museo già si è parlato
+a loro luogo: converrà ora ricordare la raccolta dei bronzi, tra i quali molti pregevolissimi,
e la ricchissima collezione delle terrecotte e dei vasi etruschi e greco-siculi.
Alcuni di essi hanno un particolare interesse locale, per essere di fabbrica
-catanese: si riconoscono al maggior peso, dovuto al fatto che nell'impasto è mescolata
+catanese: si riconoscono al maggior peso, dovuto al fatto che nell'impasto è mescolata
la sabbia vulcanica ricca di silice e ferro, ed a certi caratteri esterni, come
-le curve meno pronunziate, il colorito più vivo, le anse attaccate al labbro e talvolta
-l'impronta della civetta. Il loro disegno più rozzo scapita ancora quando si
+le curve meno pronunziate, il colorito più vivo, le anse attaccate al labbro e talvolta
+l'impronta della civetta. Il loro disegno più rozzo scapita ancora quando si
paragona a quello purissimo di alcuni vasi di altra fabbrica: uno particolarmente,
il gioiello della collezione, ha una quadriga stupenda che rammenta quella di una
-metopa selinuntina. Fra le terrecotte è notevole un busto di grandezza naturale, di
-stile eginetico e di remota antichità. Ai primi tempi della scultura appartengono
+metopa selinuntina. Fra le terrecotte è notevole un busto di grandezza naturale, di
+stile eginetico e di remota antichità. Ai primi tempi della scultura appartengono
un bassorilievo di lava rappresentante la pugna di due guerrieri, una testa di
granito rosso di stile egiziano ed un'altra di marmo bianco con capelli ed acini di
uva, di stile eginetico. Un piedestallo, che pare reggesse un'urna, porta scritto in
-greco: Diodoro Apollonio, e poichè fu trovato in Agira, dove il grande storico
+greco: Diodoro Apollonio, e poichè fu trovato in Agira, dove il grande storico
nacque, da Apollonio per l'appunto, si suppose che reggesse l'urna contenente le
ceneri dello storiografo.</p>
@@ -2727,22 +2689,22 @@ ceneri dello storiografo.</p>
<div class="figcenter"><a name="f129" id="f129"></a>
-<img class="border" src="images/129.jpg" alt="S. MARIA DI GESÙ &mdash; ANTONELLO GAGINI: STATUA DELLA MADONNA COL BAMBINO." />
-<p class="caption">S. MARIA DI GESÙ &mdash; ANTONELLO GAGINI:<br /> STATUA DELLA
+<img class="border" src="images/129.jpg" alt="S. MARIA DI GESÙ &mdash; ANTONELLO GAGINI: STATUA DELLA MADONNA COL BAMBINO." />
+<p class="caption">S. MARIA DI GESÙ &mdash; ANTONELLO GAGINI:<br /> STATUA DELLA
MADONNA COL BAMBINO.<br /> (Fot. Gentile).</p>
</div>
-<p>E il discorso di Catania artistica sarebbe così finito, se non restasse, in qualche
-chiesa, qualche opera d'arte degna di nota. Per cominciare dalla più ricca di
-cose pregevoli, ecco quella di S. Maria di Gesù, dove sono due opere autentiche
-del Gagini, e se ne ammirerebbe una terza se non fosse da più tempo scomparsa.
-Del valoroso scultore palermitano è qui la statua della Madonna col Bambino, opera
-giovanile, ma già egregia, documento quindi della precocità di quel mirabile ingegno.
+<p>E il discorso di Catania artistica sarebbe così finito, se non restasse, in qualche
+chiesa, qualche opera d'arte degna di nota. Per cominciare dalla più ricca di
+cose pregevoli, ecco quella di S. Maria di Gesù, dove sono due opere autentiche
+del Gagini, e se ne ammirerebbe una terza se non fosse da più tempo scomparsa.
+Del valoroso scultore palermitano è qui la statua della Madonna col Bambino, opera
+giovanile, ma già egregia, documento quindi della precocità di quel mirabile ingegno.
Antonello la scolpi a vent'anni,
durante il suo soggiorno in Messina;
ma egli non poteva veramente dare
-alla Vergine un viso più bello, d'una
-espressione più pura, nè un'aria più
+alla Vergine un viso più bello, d'una
+espressione più pura, nè un'aria più
maestosa e divina al Bambino, che
senza la consueta timidezza volge lo
sguardo ridente allo spettatore. Bellissimi
@@ -2751,26 +2713,26 @@ dei piedistalli, dei quali il centrale
rappresenta la Visitazione di Maria
ad Elisabetta, e i due laterali S. Francesco
d'Assisi e S. Antonio di Padova.
-Nella stessa chiesa è dello stesso Gagini
+Nella stessa chiesa è dello stesso Gagini
la fiorita e squisita decorazione
della porta che mette nella cappelletta
-di casa Paternò &mdash; quella cappelletta
-sepolcrale della quale già si
-parlò per la sua architettura e dentro
-alla quale c'è una bella tavola del
+di casa Paternò &mdash; quella cappelletta
+sepolcrale della quale già si
+parlò per la sua architettura e dentro
+alla quale c'è una bella tavola del
messinese Angelo di Chirico (1525) rappresentante
l'Immacolata fra i simboli
dei suoi titoli e le figure di S. Agata
e S. Caterina. La porta gaginesca, allogata
-da don Alvaro Paternò ad Antonello
+da don Alvaro Paternò ad Antonello
nel 1518, per il prezzo di onze
30 &mdash; 382 lire e 50 centesimi &mdash; ha due pilastri d'ordine corintio, scanalati, con
contropilastri ornati d'acanto; sull'architrave il frontespizio semicircolare racchiude un
gruppo di mezze figure: il Cristo morto fra Maria e la Maddalena, con due genietti
-ai piedi, in tutto tondo, ciascuno dei quali regge uno scudo di casa Paternò.
-La terza opera, ora scomparsa, era, dentro questa cappella, un busto dell'Alvaro già
+ai piedi, in tutto tondo, ciascuno dei quali regge uno scudo di casa Paternò.
+La terza opera, ora scomparsa, era, dentro questa cappella, un busto dell'Alvaro già
nominato: lavoro tanto stupendo che fu da taluni attribuito a Michelangelo, del
-quale il Paternò, senatore romano, sarebbe stato amico nella città eterna. Se non
+quale il Paternò, senatore romano, sarebbe stato amico nella città eterna. Se non
che il di Marzo non solo ha negato questa pretesa dimestichezza, ma avendo veduto,
prima che scomparisse, il celebre busto, afferma che gli mancava qualsiasi
carattere dello stile michelangiolesco, e che rammentava invece, precisamente, la
@@ -2778,21 +2740,21 @@ maniera del Gagini.</p>
<div class="figcenter"><a name="f130" id="f130"></a>
-<img class="border" src="images/130.jpg" alt="CHIESA DI S. MARIA DI GESÙ &mdash; PORTA DELLA CAPPELLA DI CASA PATERNÒ." />
-<p class="caption">CHIESA DI S. MARIA DI GESÙ &mdash; PORTA DELLA CAPPELLA DI
-CASA PATERNÒ.<br /> (Fot. Brogi).</p>
+<img class="border" src="images/130.jpg" alt="CHIESA DI S. MARIA DI GESÙ &mdash; PORTA DELLA CAPPELLA DI CASA PATERNÒ." />
+<p class="caption">CHIESA DI S. MARIA DI GESÙ &mdash; PORTA DELLA CAPPELLA DI
+CASA PATERNÃ’.<br /> (Fot. Brogi).</p>
</div>
-<p>Prima di uscire da S. Maria di Gesù merita uno sguardo il gran Crocefisso
+<p>Prima di uscire da S. Maria di Gesù merita uno sguardo il gran Crocefisso
scolpito su legno da Frate Umile da Petralia, al secolo Giovan Francesco Pintorno,
morto nel 1639 e <i>specialista</i>, come si dice, in Cristi, che egli diffuse in quasi tutte
le chiese di Sicilia, da Girgenti a Nicosia, da Caltagirone a Salemi, da Milazzo a
-Randazzo. Il cronista Francesco Tognoletto narra di lui che «mentre stava lavorando
+Randazzo. Il cronista Francesco Tognoletto narra di lui che «mentre stava lavorando
quelle statue, alzando la sua mente alla contemplazione, pensava gli intensissimi
-dolori, che nella morte soffrì l'autor della vita: onde per tal causa, quand'egli
+dolori, che nella morte soffrì l'autor della vita: onde per tal causa, quand'egli
ne lavorava qualcheduna, se ne stava ritirato in una stanza serrata di dentro, dove
gli occhi suoi erano fontane di lacrime, spargendone in abbondanza per tenerezza
-e compassione del suo amato signore». E dalla sua dolorosa cogitazione venivano
+e compassione del suo amato signore». E dalla sua dolorosa cogitazione venivano
fuori opere, come questo Crocefisso, dolorosissime a vedere, e propriamente spaventose.</p>
@@ -2804,24 +2766,24 @@ fuori opere, come questo Crocefisso, dolorosissime a vedere, e propriamente spav
<div class="figcenter"><a name="f132" id="f132"></a>
-<img class="border" src="images/132.jpg" alt="S. MARIA DI GESÙ &mdash; MONUMENTO SEPOLCRALE DEL DUCA DI CARCACI, DEL TENERANI." />
-<p class="caption">S. MARIA DI GESÙ &mdash; MONUMENTO SEPOLCRALE DEL DUCA DI
+<img class="border" src="images/132.jpg" alt="S. MARIA DI GESÙ &mdash; MONUMENTO SEPOLCRALE DEL DUCA DI CARCACI, DEL TENERANI." />
+<p class="caption">S. MARIA DI GESÙ &mdash; MONUMENTO SEPOLCRALE DEL DUCA DI
CARCACI, DEL TENERANI.<br /> (Fot. Gentile).</p>
</div>
<p>Per tornare al Gagini, mentre in Catania gli si attribuiscono tante opere non
sue, nessuno gli appropria la suissima Madonna di S. Domenico fuori le mura. La
-paternità ne è stata dimostrata dal sullodato di Marzo, il quale ha pubblicato il contratto
+paternità ne è stata dimostrata dal sullodato di Marzo, il quale ha pubblicato il contratto
fra lo scultore e Lodovico Platamone vescovo di Siracusa, mediante il quale
l'artista si obbligava a scolpire, con altre due statue, una simigliante in bellezza,
-anzi ancora più bella che quella da lui stesso lavorata in Palermo nel 1526, e non
+anzi ancora più bella che quella da lui stesso lavorata in Palermo nel 1526, e non
ancora consegnata, per commissione dei frati domenicani di S. Maria la Grande in
Catania. Ora, sapendosi che il moderno S. Domenico era intitolato una volta, per
l'appunto, S. Maria la Grande, e notandosi alla base della Madonna gli stemmi dell'ordine
-Domenicano, non sarebbe già possibile dubitare che questa è propriamente
+Domenicano, non sarebbe già possibile dubitare che questa è propriamente
la statua del Gagini, se pure la mano dell'autore non si rivelasse nello stile dell'opera,
-in quella soavità dell'espressione cristiana nella quale il Gagini fu unico &mdash; dice
-il Galeotti &mdash; come unico fu Michelangelo nella terribilità.</p>
+in quella soavità dell'espressione cristiana nella quale il Gagini fu unico &mdash; dice
+il Galeotti &mdash; come unico fu Michelangelo nella terribilità.</p>
<div class="figcenter"><a name="f133" id="f133"></a>
@@ -2845,31 +2807,31 @@ BAMBINO.<br /> (Fot. Alinari).</p>
</div>
<p>Altre notevoli opere di scultura non si serbano nelle altre chiese catanesi; vi
-abbondano i quadri, ma alla quantità non corrisponde purtroppo la qualità. Nei primi
+abbondano i quadri, ma alla quantità non corrisponde purtroppo la qualità. Nei primi
secoli dell'arte cristiana la Sicilia tenne un posto onorevolissimo, particolarmente coi
mosaici; e se di Catania non si sa che ne possedesse qualcuno paragonabile a quelli
-di Cefalù, di Palermo e di Monreale, certo qui la pittura religiosa dovette esser tenuta
+di Cefalù, di Palermo e di Monreale, certo qui la pittura religiosa dovette esser tenuta
in grande onore, dato che la resistenza di tutta l'isola all'eresia degli iconoclasti
-ebbe alle falde dell'Etna i più caldi ed efficaci propugnatori. Catanesi furono i vescovi
+ebbe alle falde dell'Etna i più caldi ed efficaci propugnatori. Catanesi furono i vescovi
S. Giacomo e S. Sabino che lottarono strenuamente per il culto delle immagini;
catanese fu il vescovo Teodoro che, insieme coi compagni di Palermo, Taormina,
Messina, Lentini, Iccara, Triocala, Lilibeo e Siracusa, sostenne la stessa causa
nel secondo concilio di Nicea, e catanese fu lo stesso diacono Epifanio che chiuse
quella devota adunanza con una sua eloquente orazione. Anche durante il dominio
saraceno in Catania, rimasta lungamente indipendente con Taormina e Siracusa e
-tutta la val di Noto e la val Démone, la pittura cristiana fu salvata; ma delle
-opere che allora e più tardi qui furono prodotte o recate, quasi nulla più resta,
+tutta la val di Noto e la val Démone, la pittura cristiana fu salvata; ma delle
+opere che allora e più tardi qui furono prodotte o recate, quasi nulla più resta,
tranne le tavolette bizantine del museo Benedettino, le migliori delle quali, menzionate
-dal di Marzo, per colmo di sciagura non si trovano più. Più tardi, nell'età normanna,
+dal di Marzo, per colmo di sciagura non si trovano più. Più tardi, nell'età normanna,
il Duomo ebbe una decorazione pittorica della quale il nostro Accademico
-Infecondo così parla: «Il tetto era fatto a scorniciature di legnami, ove vedevansi
-di peritissimo ed antico pennello tutte le istorie del Testamento vecchio e nuovo»;
-ma l'opera andò perduta, come perdute andarono le pitture del Tau e della navata
-maggiore «a fresco con stucchi finiti arricchiti d'oro à maggior segno, che pareva
-giusto un perù pendolo in quelle mura». Di chi fossero questi affreschi il Muglielgini
-non riferisce, e con tutte le sue amplificazioni non si può nascondere che, mentre
+Infecondo così parla: «Il tetto era fatto a scorniciature di legnami, ove vedevansi
+di peritissimo ed antico pennello tutte le istorie del Testamento vecchio e nuovo»;
+ma l'opera andò perduta, come perdute andarono le pitture del Tau e della navata
+maggiore «a fresco con stucchi finiti arricchiti d'oro à maggior segno, che pareva
+giusto un perù pendolo in quelle mura». Di chi fossero questi affreschi il Muglielgini
+non riferisce, e con tutte le sue amplificazioni non si può nascondere che, mentre
Palermo e Messina, fra il Quattrocento ed il Cinquecento, ebbero due floridissime
-scuole di pittura, in Catania non si rivelò nessun maestro del pennello, nè furono
+scuole di pittura, in Catania non si rivelò nessun maestro del pennello, nè furono
portate opere di grandi pittori forestieri.</p>
@@ -2887,29 +2849,29 @@ portate opere di grandi pittori forestieri.</p>
<p>Di Antonello da Messina si sa, narra il di Marzo, che ebbe relazioni con Catania,
essendosi obbligato per contratti a dipingervi opere che alla sua morte furono
-assunte dal figlio Jacobello; ma nè delle opere, nè delle stesse scritture è rimasta
-traccia. Dell'insigne maestro messinese è comunemente creduta la perla del museo
-Benedettino, la Madonna col Bambino, e <i>Antonellus Missenius</i> firmò infatti lo stesso
+assunte dal figlio Jacobello; ma nè delle opere, nè delle stesse scritture è rimasta
+traccia. Dell'insigne maestro messinese è comunemente creduta la perla del museo
+Benedettino, la Madonna col Bambino, e <i>Antonellus Missenius</i> firmò infatti lo stesso
autore nel cartellino che si vede nell'angolo inferiore di sinistra; ma, dopo queste
due parole, altre vi si leggono che troppi osservatori hanno trascurate, forse temendo
di scemar valore all'opera d'arte non attribuendola al glorioso maestro messinese.
Dice dunque l'Iscrizione: <i>Antonellus Missenius D' Saliba hoc pjecit opus
-1497 die 2 julij</i>. Questo Antonello non è dunque da confondere col suo più celebre
-omonimo e zio: egli visse e lavorò in un tempo alquanto posteriore, dal 1497, appunto,
+1497 die 2 julij</i>. Questo Antonello non è dunque da confondere col suo più celebre
+omonimo e zio: egli visse e lavorò in un tempo alquanto posteriore, dal 1497, appunto,
al 1531. C'era un suo prezioso quadro, ora perduto, nella parrocchia di Pistunina
-presso Messina, nel quale il suo nome era così scritto: <i>Antonellus Resaliba</i>; altri
+presso Messina, nel quale il suo nome era così scritto: <i>Antonellus Resaliba</i>; altri
due ne esistono ancora, nelle due maggiori chiese di Monforte e di Milazzo; il
primo porta scritto <i>Rosaliba 1530</i>; il secondo <i>Eu mastru Antonellu Resaliba pinsit
-1531</i>. Ma se l'ortografia del suo nome è così ambigua, e se troppe cose s'ignorano
-dell'esser suo e della sua vita, il valore della sua arte è evidente, segnatamente
+1531</i>. Ma se l'ortografia del suo nome è così ambigua, e se troppe cose s'ignorano
+dell'esser suo e della sua vita, il valore della sua arte è evidente, segnatamente
nella tavola catanese, della quale il di Marzo dice con ragione che basta a dimostrare
-«qual divino artefice sia stato il Saliba».</p>
+«qual divino artefice sia stato il Saliba».</p>
-<p>Un altro bel quadro del museo Benedettino è di Pietro Novelli, il Monrealese, e
+<p>Un altro bel quadro del museo Benedettino è di Pietro Novelli, il Monrealese, e
rappresenta un gigantesco S. Cristoforo, con una clava nella possente sinistra, la
muscolatura michelangiolesca, il petto largo e gagliardo, le spalle larghe e quadrate
sulle quali sta accavalcato, afferrandosi alla criniera del colosso con la destra, e reggendo
-con la sinistra il globo, un adorabile bambino Gesù. Allo stesso Monrealese,
+con la sinistra il globo, un adorabile bambino Gesù. Allo stesso Monrealese,
od alla sua scuola, si attribuiscono due altri quadri della pinacoteca Benedettina:
gli Apostoli ed una Sacra Famiglia.</p>
@@ -2928,43 +2890,43 @@ S. Cecilia di scuola bolognese, una morte di Catone fiamminga, e via dicendo.</p
<p>Fra gli artisti isolani che lavorarono per le chiese di Catania, si sa dalle storie
che Jacopo Vignerio, uno dei migliori discepoli del Caldara, diede alla cattedrale le
-opere così descritte dal Muglielgini: «In due pilastri si ammiravano dipinti un
+opere così descritte dal Muglielgini: «In due pilastri si ammiravano dipinti un
S. Pietro e Paolo, ch'erano di tanta eccellenza, quanto se fossero stati pennelleggiati
-da Raffaello d'Urbino; ma eglino furono dipinti dal Vignerio antico detto per Antonomasia».
+da Raffaello d'Urbino; ma eglino furono dipinti dal Vignerio antico detto per Antonomasia».
Non occorre quasi avvertire che dell'opera si perdette, col terremoto,
la stessa memoria; a segno che il di Marzo non la rammenta tra i quadri dell'artista.
Lo storico palermitano non parla neanche d'un altro suo quadro (1541), che
esiste ancora a S. Francesco e rappresenta il viaggio al Calvario. Un'altra delle
-poche tele importanti sfuggite al terremoto sta a S. Domenico. Il già citato Musumeci
-la additò primo all'attenzione degli studiosi, la descrisse, ne riconobbe l'argomento
+poche tele importanti sfuggite al terremoto sta a S. Domenico. Il già citato Musumeci
+la additò primo all'attenzione degli studiosi, la descrisse, ne riconobbe l'argomento
e le figure, e fece argute induzioni sull'epoca e l'autore. Il quadro comprende
una parte celeste, nella quale si vedono S. Domenico ed altri santi della
sua religione, in atto di ricevere dalla Madonna la corona del Rosario; ed una
parte terrena, dove stanno raccolti, dopo il concordato di Bologna, Clemente VII e
Carlo V, entrambi genuflessi: il Papa rivolto supplichevolmente alla Vergine, l'imperatore
sul punto di essere incoronato: tutt'intorno una folla: il cardinale Farnese,
-più tardi Paolo IV, allora decano del Sacro Collegio, il quale unse Carlo; il cardinale
-Salviati che lo vestì; Francesco Sforza, duca di Milano, Alessandro de' Medici,
+più tardi Paolo IV, allora decano del Sacro Collegio, il quale unse Carlo; il cardinale
+Salviati che lo vestì; Francesco Sforza, duca di Milano, Alessandro de' Medici,
il principe d'Orange, il Gattinara cancelliere imperiale, ed altri nobili personaggi.
-Come la narrazione del Giovio servì al Musumeci per ricostruire la scena, così i
+Come la narrazione del Giovio servì al Musumeci per ricostruire la scena, così i
giudizii del Vasari e del Lanzi lo spinsero a indicare il possibile autore dell'opera.
-Era creduta del Correggio; ma, poichè non ha i caratteri di quell'artista, poichè
+Era creduta del Correggio; ma, poichè non ha i caratteri di quell'artista, poichè
dovette esser dipinta fra il 1531 e il 1537, tempo nel quale l'Allegri era in Parma,
-poichè l'ignoto autore dovette ritrarre dal vero in Bologna quei personaggi famosi,
-e poichè finalmente in Bologna visse quasi sempre dal 1506 al 1542 Innocenzo Francucci
+poichè l'ignoto autore dovette ritrarre dal vero in Bologna quei personaggi famosi,
+e poichè finalmente in Bologna visse quasi sempre dal 1506 al 1542 Innocenzo Francucci
da Imola, alla cui maniera somiglia quella del dipinto catanese, il Musumeci
argomenta che ad Innocenzo appunto allogassero il quadro i Domenicani catanesi
Giuseppe Platamone ed Aloisio Suppa, che furono in Bologna; al primo dei quali
-toccò l'onore di predicare in presenza di Clemente e di Carlo, ed il secondo, distintosi
+toccò l'onore di predicare in presenza di Clemente e di Carlo, ed il secondo, distintosi
a Trento, fu tanto bene accetto al papa ed al cardinale, da esser poi eletto vescovo
-di Girgenti. Sfuggita al terremoto, questa pregevole opera va però morendo grazie
-alla barbara pietà dei fedeli; la quale, come ha imposto corone di rame dorato
-alle Vergini ed ai Bambini del Gagini, così ha conficcato nel quadro due serti di
-stelle d'argento e corone votive di corallo. Uno scempio peggiore è stato consumato
+di Girgenti. Sfuggita al terremoto, questa pregevole opera va però morendo grazie
+alla barbara pietà dei fedeli; la quale, come ha imposto corone di rame dorato
+alle Vergini ed ai Bambini del Gagini, così ha conficcato nel quadro due serti di
+stelle d'argento e corone votive di corallo. Uno scempio peggiore è stato consumato
sopra un antico S. Michele dei Minoriti, tutto rivestito di lamine d'oro e d'argento:
strazio che fa quasi preferire la sorte della Resurrezione del Pomaranci, della Circoncisione
di Luca Cambiaso, del quadro del Caravaggio di S. Francesco, delle
-quattro tele di Raffaello Vanni della Trinità e della Badia di S. Agata, totalmente
+quattro tele di Raffaello Vanni della Trinità e della Badia di S. Agata, totalmente
e repentinamente periti sotto le macerie del 1693. Restano ancora in buono stato
alcune antiche Madonne d'ignoti autori, a S. Gaetano, all'Ogninella, a Nuovaluce,
ai Crociferi; ed una serie di quadri di scuola messinese, tra i quali un martirio di
@@ -2979,21 +2941,21 @@ ai Cappuccini.</p>
<p class="caption">TEATRO BELLINI. (Fot. Brogi).</p>
</div>
-<p>Fra queste tele religiose le catanesi non sono le più belle nè le più antiche.
+<p>Fra queste tele religiose le catanesi non sono le più belle nè le più antiche.
Per trovare nella storia della pittura siciliana il nome d'un catanese, bisogna scendere
sino alla fine del secolo XVI e contentarsi di quel Bernardino Negro, o Niger,
-come latinamente firmavasi, il quale può passare per catanese, sebbene nascesse nel
-contado, a Biancavilla, e si qualificasse di nazione greca, perchè la sua terra natale
+come latinamente firmavasi, il quale può passare per catanese, sebbene nascesse nel
+contado, a Biancavilla, e si qualificasse di nazione greca, perchè la sua terra natale
era stata fondata un secolo innanzi da una colonia di Epiroti emigrati per sottrarsi
-alla persecuzione maomettana. Di questo pittore c'è una tavola, nella chiesetta del
+alla persecuzione maomettana. Di questo pittore c'è una tavola, nella chiesetta del
S. Carcere, che rappresenta il martirio di S. Agata: in mezzo a una gran folla di
popolo, fra i truci carnefici, sotto il palazzo del Proconsole, presso l'anfiteatro, la
-verginella vede apprestarsi gli strumenti dello spaventoso supplizio: se fermo è l'animo
-suo, gli astanti hanno in volto raccapriccio e pietà, e già la divina potenza
+verginella vede apprestarsi gli strumenti dello spaventoso supplizio: se fermo è l'animo
+suo, gli astanti hanno in volto raccapriccio e pietà, e già la divina potenza
manifesta il suo sdegno scotendo dalle fondamenta la casa del magistrato iniquo. Il
-dipinto è considerato come il migliore di questo artista, del quale in verità non resta
+dipinto è considerato come il migliore di questo artista, del quale in verità non resta
se non un'altra opera, il quadro di S. Giacomo nella chiesa dello stesso nome; e
-la composizione ne è certamente pregevole, ma più sarebbe apprezzato se l'orribile
+la composizione ne è certamente pregevole, ma più sarebbe apprezzato se l'orribile
restauro non l'avesse deturpato.</p>
@@ -3002,83 +2964,83 @@ restauro non l'avesse deturpato.</p>
<p class="caption">L'INGRESSO DELLA VILLA BELLINI. (Fot. Alinari).</p>
</div>
-<p>E dalla fine del Cinquecento bisogna scendere alla metà del Seicento per trovare
+<p>E dalla fine del Cinquecento bisogna scendere alla metà del Seicento per trovare
un altro pittore catanese di qualche merito: quell'abate Pietro Abbatessa, o
-l'Abbadessa, che studiò a Roma sotto Cristoforo Roncalli, il Pomaranci, e delle cui
+l'Abbadessa, che studiò a Roma sotto Cristoforo Roncalli, il Pomaranci, e delle cui
molteplici opere sparse nelle chiese cittadine non restano se non la decorazione a
fresco dell'abside della Badia di S. Giuliano ed una Vergine col Bambino fra un
-gruppo di santi nel Duomo, che il solito Accademico Infecondo definisce «uno stupore
-colorato». Il quadro ha buone qualità di concetto e di tecnica, e belle attitudini
+gruppo di santi nel Duomo, che il solito Accademico Infecondo definisce «uno stupore
+colorato». Il quadro ha buone qualità di concetto e di tecnica, e belle attitudini
dimostrano anche le altre opere di pittori catanesi del Settecento: le tele di
Francesco Gramignani rappresentanti la visione di S. Vincenzo de' Paoli (1778) nella
chiesa della Collegiata; lo Sposalizio di Maria e Giuseppe a S. Francesco; quelle
-di Giuseppe Guarnaccia, che da Roma, dove studiò, mandò in patria i due S. Franceschi
+di Giuseppe Guarnaccia, che da Roma, dove studiò, mandò in patria i due S. Franceschi
di Paola e d'Assisi; e principalmente quelle di Olivio Sozzi, nato nel 1690,
morto nel 1765, dopo aver prodotto alla scuola del Conca un gran numero di opere:
i larghi freschi della cupola dei Gesuiti, la decorazione della maggior sala della
Biblioteca universitaria &mdash; ultimamente distrutta per dar luogo a un nuovo ordine di
-palchetti &mdash; , il S. Giovanni Battista della Trinità, il ritratto di Pietro Lauria nella
+palchetti &mdash; , il S. Giovanni Battista della Trinità, il ritratto di Pietro Lauria nella
chiesa dell'Aiuto, la S. Apollonia della Collegiata, il non compiuto S. Elia del Carmine,
e via dicendo.</p>
<div class="figcenter"><a name="f143" id="f143"></a>
-<img class="border" src="images/143.jpg" alt="MONUMENTO A GIOVANNI PACINI, DEL DUPRÉ." />
-<p class="caption">MONUMENTO A GIOVANNI PACINI, DEL DUPRÉ. (Fot. Martinez).</p>
+<img class="border" src="images/143.jpg" alt="MONUMENTO A GIOVANNI PACINI, DEL DUPRÉ." />
+<p class="caption">MONUMENTO A GIOVANNI PACINI, DEL DUPRÉ. (Fot. Martinez).</p>
</div>
<p>Pochi nomi, come si vede, e scarsa fama, non solo fuori di patria, ma fra gli
stessi concittadini. Nella storia delle arti del disegno, ed anche in quella delle lettere
-e delle scienze, Catania tenne, durante l'età più vicina alla nostra, un posto
-troppo mediocre. Neanche nella restante Sicilia la nativa vivacità dell'ingegno isolano
-potè, per colpa della secolare oppressione spagnuola e borbonica, esser fecondata.
+e delle scienze, Catania tenne, durante l'età più vicina alla nostra, un posto
+troppo mediocre. Neanche nella restante Sicilia la nativa vivacità dell'ingegno isolano
+potè, per colpa della secolare oppressione spagnuola e borbonica, esser fecondata.
Le stesse ricchezze naturali della terra non poterono fruttificare. Catania,
che era una cittaduzza di quattordici mila abitanti nel 1501, mise tre secoli a
crescere fino a cinquantamila; ma in questi ultimi sessanta anni, con uno slancio
-paragonabile solo a quello di Milano, ha più che triplicato la sua popolazione.
+paragonabile solo a quello di Milano, ha più che triplicato la sua popolazione.
Il porto, aspirazione quattro volte centenaria dei Catanesi, sei volte iniziato e sei
volte inghiottito dal mare, ha potuto esser compiuto sullo scorcio del secolo scorso
-ed è divenuto uno dei primi del regno. La città s'avvia ad arricchirsi ancora, a crescere
-sempre più, coi commerci e le industrie. Tanta prosperità le viene, o per dir
+ed è divenuto uno dei primi del regno. La città s'avvia ad arricchirsi ancora, a crescere
+sempre più, coi commerci e le industrie. Tanta prosperità le viene, o per dir
meglio le ritorna, dalla situazione singolarissima, nel bel mezzo della costa orientale
-dell'isola &mdash; la più fertile, la più ridente &mdash; allo sbocco dell'immensa ubertosa pianura,
+dell'isola &mdash; la più fertile, la più ridente &mdash; allo sbocco dell'immensa ubertosa pianura,
della <i>Piana</i> per antonomasia, che dal mare si stende per cento chilometri
dentro terra, fino alle montagne zolfifere; e principalmente dalla vicinanza del feroce
-ma feracissimo Etna. L'iscrizione posta, a nome di Carlo II, dal vicerè duca
-d'Albuquerque dentro la cappella di S. Agata in Duomo, non mente: «<i>Clarius
+ma feracissimo Etna. L'iscrizione posta, a nome di Carlo II, dal vicerè duca
+d'Albuquerque dentro la cappella di S. Agata in Duomo, non mente: «<i>Clarius
iam inde colluces, urbs clarissima, unde celeberrimi nominis lumen extinctum tremebunda
-lugebas</i>»: la città rifulge per quella stessa cagione dalla quale dipesero
-le sue sciagure, per il gran vulcano che fu il suo nemico, che è ancora la sua gran
-minaccia, ma che è intanto e sempre fonte della sua ricchezza e della sua rinomanza.
-La pietà del vicerè attribuiva ai miracoli della santa protettrice la fama di
+lugebas</i>»: la città rifulge per quella stessa cagione dalla quale dipesero
+le sue sciagure, per il gran vulcano che fu il suo nemico, che è ancora la sua gran
+minaccia, ma che è intanto e sempre fonte della sua ricchezza e della sua rinomanza.
+La pietà del vicerè attribuiva ai miracoli della santa protettrice la fama di
Catania nel mondo; ma egli appendeva una lampada d'argento dinanzi al sepolcro
-della martire «oltre le perpetue lampade di fuoco e di fiamme dell'Etna: <i>praeter
-perpetuas Aetnae lampades ignis atque flammarum</i>». Così, due mila e più anni prima,
+della martire «oltre le perpetue lampade di fuoco e di fiamme dell'Etna: <i>praeter
+perpetuas Aetnae lampades ignis atque flammarum</i>». Così, due mila e più anni prima,
il fuoco sacro ardeva nel tempio di Vulcano, alle falde della sua fucina. E l'Etna
-è la nota dominante, il motivo fondamentale, così nelle storie della città come nei
+è la nota dominante, il motivo fondamentale, così nelle storie della città come nei
quadri che la rappresentano. In nessun punto del suo enorme perimetro di centocinquanta
-chilometri la montagna ha un profilo così puro, da fumante piramide,
-come da Catania. E come di Catania, essa forma la prosperità di un gran numero
-di altre minori città e borghi e castelli e casali disseminati alle sue falde. L'ottimo
-Comeindo Muglielgini ebbe dunque un bell'ammonire: «: O' se l'Uomo considerasse,
+chilometri la montagna ha un profilo così puro, da fumante piramide,
+come da Catania. E come di Catania, essa forma la prosperità di un gran numero
+di altre minori città e borghi e castelli e casali disseminati alle sue falde. L'ottimo
+Comeindo Muglielgini ebbe dunque un bell'ammonire: «: O' se l'Uomo considerasse,
che quella casa, ch'egli stima suo paradiso in terra, alle scosse inclementi d'un
-Tremuoto può subito in un baleno mutarsi in un inferno d'orrori; che quella Galleria
-ov'egli à lascivie di senso si sollazza, puol divenire una Nitria di sfrantumati
+Tremuoto può subito in un baleno mutarsi in un inferno d'orrori; che quella Galleria
+ov'egli à lascivie di senso si sollazza, puol divenire una Nitria di sfrantumati
macigni. Reflessione in vero da fare istupidire l'istesso spavento; e pensiero da far
-mutare pensiere a tutti quei ch'albergano tra le Città, col far ch'eglino da Cittadini,
-si trasformassero in villarecci. E dove sei ò bellissima età dell'oro, che per essere
-senza ricchezze, non avevi prezzo nelle tue felicità. Che se non fosse poi venuto
+mutare pensiere a tutti quei ch'albergano tra le Città, col far ch'eglino da Cittadini,
+si trasformassero in villarecci. E dove sei ò bellissima età dell'oro, che per essere
+senza ricchezze, non avevi prezzo nelle tue felicità. Che se non fosse poi venuto
questo secolo di ferro, l'ambizione Umana, non averebbe fabricati cotanti ordegni
-fabrili, per edificar le Città; che divengono poscia tomba degli abitanti...». L'umana
-attività non bada ai remoti pericoli, e fa invece suo pro di qualunque prossimo
+fabrili, per edificar le Città; che divengono poscia tomba degli abitanti...». L'umana
+attività non bada ai remoti pericoli, e fa invece suo pro di qualunque prossimo
vantaggio. Se l'Accademico Infecondo potesse rivivere, riconoscerebbe che
la sua predica fu veramente sterile; e forse, e senza forse, dovendo descrivere la
Catania risorta, ricomincerebbe ad accozzare metafore, nel suo stile ispano-siculo,
-per sublimarne ogni più piccola gloria. Una, tuttavia, è tanto grande, che nessun
-elogio si può dire esagerato: Vincenzo Bellini. Se la città non ha dato illustri cultori
-delle arti figurative, è suo vanto esser patria di egregi musicisti, come Giovanni
+per sublimarne ogni più piccola gloria. Una, tuttavia, è tanto grande, che nessun
+elogio si può dire esagerato: Vincenzo Bellini. Se la città non ha dato illustri cultori
+delle arti figurative, è suo vanto esser patria di egregi musicisti, come Giovanni
Pacini, Pietro Antonio Coppola, ed altri parecchi, fra i quali risplende il gentilissimo
-Cigno, alla cui memoria essa ha meritamente dedicato ciò che ora ha di più
+Cigno, alla cui memoria essa ha meritamente dedicato ciò che ora ha di più
attraente: il grazioso giardino pubblico, il monumento scolpito da Giulio Monteverde,
e il teatro dello Scala e del Sada echeggiante di melodie immortali.</p>
@@ -3100,383 +3062,8 @@ e il teatro dello Scala e del Sada echeggiante di melodie immortali.</p>
<h2>Nota del Trascrittore</h2>
-<p>Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Nell'illustrazione a pag. 51 (Monete di Katana) è stata inserita una legenda numerata per maggiore chiarezza.</p></div>
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-End of the Project Gutenberg EBook of Catania, by Federico De Roberto
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK CATANIA ***
-
-***** This file should be named 41551-h.htm or 41551-h.zip *****
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-Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this agreement
-and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm electronic
-works. See paragraph 1.E below.
-
-1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the Foundation"
-or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection of Project
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-collection are in the public domain in the United States. If an
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+<p>Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Nell'illustrazione a pag. 51 (Monete di Katana) è stata inserita una legenda numerata per maggiore chiarezza.</p></div>
+<div>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 41551 ***</div>
</body>
</html>