summaryrefslogtreecommitdiff
path: root/41281-0.txt
diff options
context:
space:
mode:
Diffstat (limited to '41281-0.txt')
-rw-r--r--41281-0.txt8458
1 files changed, 8458 insertions, 0 deletions
diff --git a/41281-0.txt b/41281-0.txt
new file mode 100644
index 0000000..fa1ffa3
--- /dev/null
+++ b/41281-0.txt
@@ -0,0 +1,8458 @@
+*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 41281 ***
+
+ UMBERTO FRACCHIA
+
+ Il perduto amore
+
+ ROMANZO
+
+
+
+ 5.º MIGLIAIO
+
+
+
+ CASA EDITRICE VITAGLIANO--MILANO
+
+
+ ----
+
+ PROPRIETÀ LETTERARIA RISERVATA
+
+ I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti
+ i paesi compresi i regni di Svezia, Norvegia e Olanda
+
+ Copyright by. C. E. Vitagliano Marzo 1921
+
+ 28-3-21-3
+
+
+ Tip.-Lit. A. GORLINI Milano.
+
+ ----
+
+
+
+
+ _A Bibiche_
+
+
+
+
+PARTE PRIMA
+
+Daria.
+
+
+
+
+I.
+
+
+Le stelle di cui il cielo ora è pieno, appunto perchè splendono
+perennemente sono un indizio certo della nostra morte. Ma io che le
+contemplo mentre compaiono e scompaiono, a volta a volta fra le rade
+nuvole naviganti l'azzurro, in aggruppamenti inaspettati e nuovi, sento
+scendere sui miei occhi non so qual liquido filtro che mi rende oblioso
+così della morte come della vita. Distrattamente ascolto i rumori e le
+musiche del bosco, il canto dei rosignoli nell'ombra, il fruscìo dei
+giunchi (di seta), le voci umane giù per i campi e nell'isolata casa del
+mulinaio, e sento che queste cose non sono fatte per me. Troppo
+semplici, troppo serene. Se, vinto, con un lieve sforzo, molto lieve, mi
+decidessi ad uscire dalla mia solitudine per partecipare alla festa di
+questa chiara notte autunnale, sarei come un orfano il quale conducesse
+la propria inconsolabile tristezza, abiti, volto, silenzio, in una
+comitiva di gente allegra e felice.
+
+No, certo: non sono fatto per questo. Io vivo l'imperfetta vita delle
+ombre. Sono, come le pallide larve, distaccato dal mondo, libero di
+muovermi e di vagare dove mi piace, presente in ogni luogo, ed assente
+da ogni realtà. Eppure la mia libertà non è che un'illusione di chi
+giudica dalle apparenze, e non sa che sono invece inchiodato,
+incatenato, prigioniero della mia vita, nel momento stesso in cui essa
+si è fermata per sempre. Se preferisco uscire di notte, o mostrarmi là
+dove il bosco è più folto, dove il fiume scorre tra le più alte rupi, la
+ragione è che io soffro il sole, la luce mi dà un acuto dolore, e temo
+sempre di contravvenire ai comandi della natura, di violare una legge
+assoluta. La mia stessa voce, quando raramente parlo, è la voce flebile
+delle ombre, che sembra giungere da misteriose lontananze, fioco lamento
+di sotterraneo o di tomba, confusa voce attraverso soffi di vento,
+scrosci di correnti d'acqua, stormire di notturne boscaglie. L'aria è
+sempre piena per me, come le desolate lande della tragedia, di una
+triste lontana e invisibile musica. Ebbene: un uomo mi ha ucciso
+impedendomi di morire quando sarebbe stato facile per me uscire da
+questo viottolo angusto e spaziare nell'infinita felicità; quando la
+morte sarebbe stata ebrezza e gioia; e tempo, spazio, memoria, più
+nulla...
+
+
+
+
+II.
+
+
+Quest'uomo, Carlo Clauss, venne per la prima volta in casa nostra quando
+io avevo appena vent'anni. Di lui avevo udito parlare come di un'anima
+perduta. Si sa che cosa intendono gli uomini timorati quando dicono:
+costui è un'anima perduta. A lunghi intervalli, dunque, se per caso
+nelle conversazioni famigliari il discorso cadeva sopra un parente morto
+o lontano, e mia madre prendeva il vecchio album di fotografie e
+cominciava a sfogliarlo, la sua mano invariabilmente si fermava sopra il
+ritratto di un giovane vestito di nero, con una grande cravatta pure
+nera e un'altissima tuba in capo, il cui volto ovale, circondato da una
+rada barba bruna e illuminato da due occhi stranamente dilatati e fissi,
+pareva la faccia di un ammalato o di un convalescente, o quella di un
+uomo bruciato dalla fiamma di una logorante passione. Allora il vecchio
+album passava di mano in mano, faceva il giro della tavola, e il nome di
+Carlo Clauss era ripetuto sottovoce, e seguito da misteriosi silenzi o
+da poche vaghe parole di commiserazione per quella «giovinezza
+irrequieta e avventurosa».
+
+Ma un giorno, quando nessuno se l'aspettava, una lettera munita d'un
+francobollo molto grande, su cui era disegnato un paesaggio montuoso con
+alberi e animali inverosimili, ci portò la notizia del suo ritorno. Egli
+scriveva a mio padre da una città il cui nome parve nuovo a tutti noi,
+dicendo che «il desiderio di morire in patria» lo spingeva ad
+abbandonare il paese dove aveva vissuto fino allora felice. Parlava di
+una lunga malattia, dei molti giorni di mare che lo dividevano da noi,
+e, in fine, di mia madre, che egli chiamava, con un diminutivo
+infantile, la Minni. Quella lettera fu letta forte prima della cena e
+suscitò in tutti un vivo stupore. Mia madre pianse. Fu una triste sera
+in cui non si fece che rievocare avvenimenti dolorosi. Io seppi allora
+che Carlo Clauss era nostro parente e che a ventiquattro anni era
+scomparso dalla propria casa, era fuggito, solo, senza lasciar traccia
+di sè.
+
+Due mesi dopo egli arrivò con la corriera del mattino, giacchè in quel
+tempo la ferrovia non passava ancora per queste valli e lungo il mare, e
+non se ne udiva neppure il fischio lontano. Noi, che stavamo sull'uscio
+in attesa, lo vedemmo scendere dalla diligenza seguito da un servo
+creolo, bruno e canuto, che portava i bagagli. La sua rassomiglianza con
+la nostra fotografia era ancor grande. Alto, diritto, con la barba e i
+capelli appena brizzolati, egli non rivelava nè stanchezza nè dolore. Il
+suo volto pallidissimo, di un pallore olivastro ed uguale, bruciava
+ancora di quella fiamma interna che gli splendeva negli occhi scuri,
+profondi e lucidi. Era bello. Anche la sua voce, il suo modo di gestire,
+la sua pronuncia un po' lenta e faticosa, mi parvero, al primo incontro,
+attraenti; pieni di quella grazia virile, così rara negli uomini non più
+giovani, che è fatta di serenità, di forza e di rattenuto ardore.
+
+Seduto dinnanzi al tavolo, fra mio padre e mia madre, Carlo Clauss fece
+racconti meravigliosi. Io vedevo contro il paesaggio montuoso che,
+dietro piante frastagliate e grasse, si delineava sul francobollo della
+sua lettera, ingigantito dalla mia immaginazione, passare, come contro
+lo scenario di un teatro, carovane dietro carovane, cacce di elefanti e
+di tigri, pellegrinaggi, eserciti di bruni guerrieri con nuvoli di
+bandiere e sterminati campi di lance luccicanti, cortei nuziali
+d'asinelle candide, lettighe e tamburi; e battaglie, risse, mercati,
+pestilenze, rivolte, drammi da impazzire, e catastrofi spettacolose. Poi
+taceva per qualche minuto e rideva dello stupore che vedeva dipinto sui
+nostri visi.
+
+--Eppure sono tornato!--esclamava.--Vi pare il caso, ora, di
+spaventarvi? Siamo passati attraverso il fuoco... Tutto è uguale per me.
+
+Mia madre era quella che lo ascoltava con minor meraviglia. Il suo
+pensiero non era con noi.
+
+--Quante cose sono cambiate...--diceva.--E chi le poteva prevedere?
+
+--Certo...--rispondeva sorridendo Clauss.--Ma ora tutto è uguale per
+me...
+
+Si volgeva poi a mio padre e lo guardava attentamente per dirgli:
+
+--Tu no, tu non sei cambiato.
+
+E mio padre si palpava il mento e le gote, e rispondeva seriamente:
+
+--Ti sembra, ma non è così. Eravamo ragazzi allora, quando dici tu, ed
+ora ho un figlio grande. Non lo vedi laggiù? Sembra un querciolo...
+
+Ma Clauss badava poco a lui e poco a me. Tutta la sua attenzione pareva
+concentrata sopra le mani di mia madre, ch'ella teneva posate sulle
+ginocchia stringendo un fazzoletto. Brillava l'anello sull'anulare.
+Raramente i suoi occhi si posavano anche su mia sorella Silvina.
+
+--Eppure bisogna vivere ancora!--disse egli una volta, nel silenzio di
+tutti. E mi sembrò che parlasse soltanto a sè stesso, dimenticando noi
+altri.
+
+Da mezz'ora l'aria s'era fatta scura, e pioveva. Ma, dopo poco, un tuono
+secco schiantò il silenzio e scompaginò le nuvole. Un po' di sole entrò
+nella stanza. Io che ero rimasto senza parlare, in un angolo, mi alzai
+per guardar fuori. Anche Clauss si alzò e si avvicinò alla finestra.
+
+--Se volete, disse mia madre, potete andare sulla terrazza. Non piove
+più.
+
+Salimmo dunque, noi due, sulla terrazza. L'arcobaleno era molto pallido.
+Il sole, già mezzo nascosto dietro il monte, dardeggiava sulla pianura
+un gran fascio di luce. Clauss girò intorno gli occhi, si soffermò un
+istante a guardare i fianchi delle montagne rigati di cascatelle
+candide; poi si volse a me e bruscamente mi domandò:
+
+--E tu, ragazzo, che fai?
+
+Per la prima volta i suoi occhi si posarono attentamente sulla mia
+persona. Io li sentii che mi penetravano dentro, nell'anima. Era uno
+sguardo impudico, un contatto quasi carnale che mi riempì di vergogna.
+
+--Nulla...--balbettai.
+
+Egli rise.
+
+--Come è possibile, nulla?--soggiunse, distraendo da me le pupille, come
+uno che stacca le labbra da una tazza dopo aver bevuto abbastanza.--Ho
+avuto anch'io vent'anni. Non ridere! A vent'anni io, per esempio, non
+desideravo che una sola cosa: morire. Ma volevo morire eroicamente.
+Immagina: uno compie un'azione nobile, un atto memorando. La gente
+dice:--Questo ragazzo è stato capace di tanto.--Un ragazzo? Veramente un
+ragazzo?--Sì, un ragazzo... Aveva appena vent'anni.--Questa è la gloria.
+Ora sono quasi vecchio, e quel sogno mi sembra ancor più bello di
+allora. Morire senza aver provato nulla della vita, se sia buona o
+cattiva; non l'amore di una donna: senza avere nè amato, nè odiato, nè
+goduto, nè sofferto; ignorando che cosa valga tutto ciò... Non credi che
+sarebbe una pazzia degna di te?
+
+Rise di nuovo guardandomi. Anch'io cercai di sorridere.
+
+Clauss si volse dove il sole era scomparso. Grandi nitide nuvole
+scavalcavano le montagne e le prime stelle, due o tre, brillavano nel
+cielo che s'andava rasserenando. Ma io non avevo occhi per quelle
+lontane apparizioni. Avevo ascoltato Clauss senza quasi comprenderlo,
+tanto la sua stravagante eloquenza mi riusciva nuova e mi turbava
+profondamente. Vivere e morire? Amare? Odiare?
+
+--È dunque necessario amare o odiare qualcuno?--balbettai ad un tratto
+senza pensare.
+
+Stavamo entrambi appoggiati alla ringhiera. Eravamo vicinissimi. Ora,
+rievocando quella scena, lo rivedo mentre s'accarezzava la barba con un
+gesto languido delle mani; riodo la sua voce, pacata, come una musica
+sopra una nota, stanca.
+
+--Ti racconterò una storia,--disse,--e tu stesso giudicherai. Io avevo,
+a Karsan, un servo giovane. Era un meticcio, un essere semplice e sano,
+una creatura riccamente dotata. Lo avevo raccolto fanciullo in una
+strada. Era cresciuto con me, mi era fedelissimo. Un giorno lo sorpresi
+in un angolo del cortile mentre si flagellava con un grosso staffile di
+cuoio, uno staffile da schiavi.--Sarkis!--grido afferrandolo per un
+braccio.--Sei pazzo?--Egli mi guarda con gli occhi di un cane e,
+arrossendo, mormora:--Behela... Behela era una fanciulla della fattoria
+vicina. La conoscevo. Sembrava un bell'animale, con lunghi capelli neri
+e grandi occhi violacei. Sarkis era stato preso da una così violenta
+passione per lei, che ogni giorno, dopo averla veduta, dopo averla
+spiata da lungi e da presso, si flagellava, parendogli di non essere
+degno di lei, di non poter meritare il suo amore. Un altro servo mi
+narrò queste cose, più tardi. Alfine essi si sposarono.--Sei
+felice?--chiesi a Sarkis dopo le sue nozze.--Vorrei esser
+morto!--rispose. Scese la notte sulla loro capanna di giunchi. All'alba
+Behela uscì dal letto ancor caldo per andare alla sorgente. Egli la
+seguì da lontano, la spiò lungo tutto il sentiero. Si nascose poi tra le
+canne e attese che ritornasse. Behela riapparve, camminando lentamente.
+Teneva gli occhi chiusi e sorrideva come in sogno.--Behela!--chiamò lo
+sposo nascosto. Ella si arrestò.--Questa è la tua voce!--disse
+dolcemente.--La riconosco...--E questo è il mio coltello!--gridò l'altro
+saltando fuori. L'abbracciò stretta e le piantò la lama nel cuore.
+Quando mi fu condotto dinnanzi per essere giudicato, perchè io ero il
+padrone, egli cantava come un forsennato.--Sarkis...--esclamai
+afferrandolo per i capelli:--sai tu di avere ucciso la tua sposa? Egli
+ammutolì, mi guardò con occhi che non esprimevano nè stupore, nè
+vergogna, nè tristezza.--Vorrei esser morto...--mormorò, e ricominciò a
+cantare.
+
+Clauss sollevò il capo. Il suo volto si animò: balenò nei suoi occhi
+quella strana luce.
+
+--Questa,--disse,--non è una storia straordinaria. Questa è la storia
+dell'amore, una storia d'amore, cioè una delle innumerevoli storie che
+si possono raccontare. È necessario amare qualcuno? Era necessario
+uccidere Behela, sacrificare quel fiore meraviglioso, distruggere quella
+felicità? Immagina che cosa mi avrebbe risposto quell'uomo se io gli
+avessi rivolto, una dopo l'altra, tali domande! Noi lo legammo in mezzo
+alla corte. Ma, di notte, prima di coricarmi, andai, tagliai le corde, e
+gli ordinai di fuggire.
+
+--Tu!--esclamai stupefatto.--Tu lo hai liberato?
+
+--Io, disse, io stesso.
+
+Mi guardò sorridendo.
+
+--E non potevo forse uccidere anch'io come lui,--mormorò,--quel giorno o
+il giorno dopo, con quell'arma o con un'altra simile?
+
+--Ah! non è così facile!--esclamai, nascondendo il viso fra le
+mani.--Non è così semplice uccidere! Non tutti uccidono...
+
+--Infatti,--disse Clauss per consolarmi,--non è per tutti egualmente
+facile.
+
+
+
+
+III.
+
+
+Clauss restò soltanto tre giorni in casa nostra. Durante quei tre giorni
+io cercai di sfuggirlo, e infatti non accadde più che noi ci trovassimo
+soli insieme. Il terzo giorno se ne partì improvvisamente, senza aver
+neppure sfatto le sue valige, per andarsene in città, dove disse che
+voleva comprare una casa. Confesserò, senza vergogna, che Clauss mi
+aveva profondamente toccato. Quasi mi faceva paura. Talora, non visto,
+mentre egli leggeva o parlava con altri, io lo spiavo a lungo,
+fantasticando. La sua partenza fu per me cagione di gioia: ma non
+ritrovai per questo la mia antica pace. Ben presto anzi mi accorsi che
+io non potevo più vivere senza di lui. Di giorno e di notte pensavo alle
+sue parole; Behela frequentava i miei sogni; e se socchiudevo le
+palpebre, lo rivedevo, non come era in realtà, ma come era, da giovane,
+nella vecchia fotografia dell'album, con quei due immobili e smisurati
+occhi. Quell'immagine era impressa in me fin dall'infanzia. Non mi
+abbandonò più.
+
+Vivevo dunque come trasognato. In quella grande casa semideserta dove
+mia madre diffondeva la malinconia del suo sorriso senza nè inquietudini
+nè desideri, che mio padre dominava dalla cantina al granaio con la sua
+allegria d'uomo sano e soddisfatto, io cominciai a sentire il peso della
+solitudine e il mal sottile della malinconia che prima non conoscevo.
+Fino a quel tempo, per molti anni, m'ero accontentato della mia casa,
+del mio giardino, del villaggio e dei campi, nel limite della cerchia
+alpina. Ora non più. Clauss aveva lasciato cadere in me il suo seme
+diabolico, e quel seme aveva rapidamente germogliato. Ogni istante
+scoprivo un desiderio nuovo. E quantunque le mie brame fossero
+innumerevoli, si potevano tutte riassumere in una sola parola: amare.
+Avevo lunghe e confuse allucinazioni: visioni di una realtà
+inverosimile.
+
+La mia salute fu tanto scossa da questi disordini spirituali, che mio
+padre, rammaricandosi di aver scoperto troppo tardi che io non gli
+somigliavo affatto, si decise a mandarmi in città perchè imparassi a mie
+spese ad apprezzare la famiglia e la casa.
+
+--Ma non si vive di solo pane--dissi a mio padre; e in poche ore fui
+pronto per partire.
+
+Ricordo il penoso distacco da mia madre. Io non le ero stato mai lontano
+neppure un giorno. Quando mi abbracciò piangendo e sentii il suo esile
+corpo tremare contro il mio petto, il suo cuore battere, le sue labbra
+cercare ansiosamente la mia fronte, ebbi come in un lampo il pensiero di
+rinunciare a tutti i miei pazzi propositi, per rimanere accanto a lei,
+in quella pace, in quella intimità semplice e solitaria che già allora,
+dalla soglia, mi pareva superiore ad ogni altra possibile felicità. Ma
+poco dopo, quando mi volsi per guardare da lontano il campanile roseo
+tra le piante, ebbi onta di quel momento di debolezza e me ne pentii. La
+strada costeggiava un fiume e i cavalli trottavano per la discesa. I
+miei compagni di viaggio erano gente rozza, due contadini e un mercante
+di porci. Uno dei contadini diceva:
+
+--No, Obertello: quel giovane finisce male.
+
+Il mercante, che era tutto lardo dentro e fuori, si dimenava sul sedile
+brontolando:
+
+--Non è colpa sua. È colpa di Lisa Lama, di quella maledetta...
+
+Ascoltavo, e vedevo Lisa Lama col suo muccetto di capelli tinti, seduta
+contro la porta verde della sua casa, come l'avevo veduta mille volte.
+Pensavo:--Per un pezzo non la vedrò più. In un paese c'era una fiera.
+Suonavano le campane. Un razzo matto rigò di giallo il cielo
+cinerognolo. Due preti neri trotterellavano per un sentiero attraverso
+le vigne, sopra due mule grige. Una processione di donne e di chierici,
+con una croce e lanterne e torce, fendeva lentamente e in disordine la
+folla pigiata contro le porte di una chiesa. Quella chiesa era bianca e
+pareva che le sue mura si gonfiassero a tratti per la troppa gente che
+vi si stipava dentro.
+
+Io mi sentivo straordinariamente ilare; assaporavo con gioia la mia
+prima libertà. Ho un piacevole ricordo di quelle ore di viaggio. Il
+fiume andava tranquillamente per la sua strada, e le zucche maturavano
+secondo la stagione; gli asini onestamente giravano la stanga delle
+cisterne, la fiera in quel paese si svolgeva nel massimo ordine; la
+gente era allegra, gli uomini contenti, gli animali soddisfatti, il
+cielo senza troppo sole e senza troppe nuvole. Il mondo intero era
+calmo, ilare e soddisfatto: la vita non faceva paura.
+
+Con la vicinanza del mare, che apparve poco dopo, l'aria divenne più
+densa e odorosa. Ogni tanto si intravvedeva, in fondo ad un vicolo, fra
+i muri, un po' di mare chiaro, vivace, una vela. Muri bianchi, muri
+grigi, cancelli verdi, facce sconosciute per la via, occhi curiosi alle
+finestre, tende svolazzanti, imbianchini appesi a un tetto, cocomeri
+rossi sopra un banco, bambini che mangiavano, una donna in camicia,
+grandi gabbie di canarini, un orto. I cavalli trottavano e io pensavo a
+Clauss. La mia ilarità a poco a poco si spegneva. Come viveva
+quell'uomo? Che avrebbe fatto di me, vedendomi?
+
+Verso sera, la città apparve lontana, in fondo al golfo. I giardini, gli
+orti erano finiti. Si vedeva il porto; s'incontravano carri carichi di
+botti; le osterie erano piene; si cantava, si ballava sotto i pergolati
+di canne, intorno ai tavoli gremiti. Finalmente, prima del crepuscolo,
+passammo la porta. Mio padre aveva già provveduto al mio alloggio.
+Discesi dunque dinnanzi alla casa del notaio Sterpoli, che era un
+vecchietto smilzo, pelato e cerimonioso. Egli mi aspettava sull'uscio,
+vestito d'una palandrana color tabacco; mi guidò su per una scala
+semibuia e mi assegnò una camera al secondo piano. Le suppellettili
+fruste e polverose, i dagherrotipi appesi ai muri, le facce estatiche di
+due santi sconosciuti, il letto di ferro, tutto mi dispiacque fra quelle
+quattro pareti. L'unica finestra si apriva sopra un cortile. A mala
+pena, oltre una interminabile fila di tetti, si scorgeva un filo di
+mare.
+
+La malinconia di quell'ora mi è rimasta per molti giorni nell'anima.
+Anche la cena, servita da una bambina zoppicante, in compagnia del
+notaio e di suo figlio, Paolo Sterpoli, fu lunga magra e uggiosa.
+Eravamo in tre, intorno a una tavola da refettorio, immensa, sotto un
+lume lamentoso. La bambina girava facendo con i suoi piedi disuguali una
+bizzarra musica sull'impiantito. Dopo cena il notaio, con molte carezze,
+(--Ti ho portato sulle mie braccia. Si può dire che ti abbia allattato
+io--ripeteva ogni tanto), se ne andò a letto e noi rimanemmo ancora a
+fumare. Quello Sterpoli figlio era un giovanotto di forse ventiquattro
+anni, di pel rosso, con il naso tozzo e la bocca tonda e un paio di
+mostaccini arricciati con cura. Egli aveva fumato due sigarette
+placidamente, leggiucchiando il giornale; ora aveva acceso la terza, ma
+pareva che la sua calma fosse d'un tratto svanita, perchè s'era alzato
+in piedi e se n'andava da un capo all'altro della stanza, gettando
+sguardi inquieti all'orologio, alla finestra e a me che me ne stavo
+seduto. Finalmente si fermò a due passi dallo specchio e disse:
+
+--Insomma, perchè fingere? Bisogna che io me ne vada. È tardi. Non siamo
+amici? Se vuoi venire con me, troveremo certamente Clauss, che ci
+aspetta...
+
+--Davvero?--esclamai.--E dove?
+
+--Dove? E dove vuoi trovarlo? Te lo dirò.
+
+Mi infilai il soprabito e chetamente uscimmo.
+
+--Sai che cos'è un caffè concerto?--mi domandò Paolo quando fummo per
+strada.--Ora andiamo. Oh! non c'è niente di male; non è un luogo di
+perdizione. Clauss ci va ogni sera. È innamorato. Ti stupisce?
+Innamorato di una donna (si sa), di una donna che si chiama Daria.
+
+La sua mano strinse forte il mio braccio.
+
+--Vuoi credere che tutti sono innamorati di lei?--soggiunse Paolo con
+voce più sommessa.--Ella canta. Canta e balla. Ebbene: perchè tutti
+debbono essere innamorati di lei? E chi può spiegare questo mistero? Tu
+stesso vedrai fra poco...
+
+--È bella?--domandai esitando.
+
+--Ah, ah! se è bella? C'è una canzone che dice (mi pare): _Je ne sais
+pas de quel côté, sa clarté me pourra conduire... Au loin une étoile je
+vois--qui me darde des étincelles..._ Non importa. Sì, è molto bella.
+
+--E Clauss?
+
+Entrammo in una sala piena di luce, di fumo, di rumore, di gente. In
+fondo c'era un piccolo palcoscenico su cui erano dipinti alcuni pavoni
+su una pagoda. Gli spettatori, intorno, gridavano e bevevano. Un vecchio
+vestito di nero diceva:
+
+--Sì, signori: le gambe di quella donna sono le corna del diavolo!
+
+Sterpoli mi guardò e disse:
+
+--Siamo arrivati troppo tardi. Ha già finito di ballare...
+
+Un'orchestrina cominciò a miagolare una polka, il velario si schiuse e
+comparvero tra fischi e urli due fakiri indiani. La platea tumultuò.
+Giovani o vecchi: una strana umanità imberbe o canuta si agitava in
+quello spazio angusto. Alcune donne, in abiti rossi e gialli, con
+bizzarri pennacchini e grandi ventagli di piume, se ne andavano intorno
+precedute da sorrisi incantevoli e da sguardi striscianti come bisce.
+Incendi. Ed io pensavo per quale miracolo quelle donne potessero avere
+carni così bianche, e occhi così lustri, e bocche così rosse e
+attraenti; essere tanto angeliche e tanto peccaminose; e per quale
+miracolo di continenza gli uomini si accontentassero di guardarle senza
+strappare violentemente dai loro corpi quei pochi abiti rossi e gialli
+che ancora le ricoprivano.--Le belle incendiarie!--pensavo io
+stupefatto. E quelle donne mi sorridevano senza guardarmi, e senza
+toccarmi mi accarezzavano.
+
+Salimmo una scaletta a chiocciola ed entrammo in una piccola stanza
+azzurra. Clauss stava seduto sopra un divano. C'erano altri quattro con
+lui.
+
+--Ti conduco un nuovo discepolo!--gridò Sterpoli sbatacchiando la porta
+dietro le mie spalle e inchinandosi fino a terra.
+
+Clauss mi guardò.
+
+--Sei tu?--disse senza muoversi e senza sorridere.--Avanti! C'è posto
+per tutti.
+
+Mi avvicinai ed egli mi baciò. Poi ordinò che portassero bottiglie e
+bicchieri.
+
+
+
+
+IV.
+
+
+Noi, dunque, bevemmo, e Sterpoli per brindare urlò:--Questa sera voglio
+ridere!
+
+S'era seduto sul tavolo e brandiva il bicchiere come una clava, il
+bicchiere che era vuoto.
+
+Carlo Clauss stava fermo. Con voce pacata disse:
+
+--Tu Sterpoli sei giovane. Hai buon tempo.
+
+--Ahi! Ah!--sghignazzò Sterpoli.--Io sono giovane? Io sono pazzo. Mio
+buon maestro, tutte le malattie sono contagiose. Ti sembra strano? Un
+granello di sabbia basta, un granello di polvere è anche troppo... Ho
+veduto Daria ballare... Qualcuno ha detto:--Le gambe di quella donna
+sono le corna del diavolo! Che te ne pare? Il diavolo non è dunque così
+brutto come si dipinge?
+
+Io m'ero seduto in un angolo e stavo a guardare Sterpoli che pareva
+davvero impazzito. Si era arruffati i capelli, e quei suoi riccioli
+rossi gli davano l'aspetto tragico e buffo di una furia. Clauss levava
+ogni tanto su lui gli occhi senza sorridere. Sterpoli anche lo guardava
+di sottecchi quando taceva, e trangugiava bicchieri d'un fiato. Gli
+altri non gli badavano, come se non ci fosse.
+
+--Io non capisco--diceva con tono grave uno di quei giovani, rivolto a
+Clauss--come possano durare pregiudizi di specie così volgare. Tizio è
+gravemente afflitto perchè non sa che cosa pensare dell'al di là, e
+cerca di passare qualche ora piacevole con Eunica, che ha le poppe
+forti. Caio soffre per una delusione amorosa, e invita gli amici a bere
+un suo vecchio vino d'uva. Eumolpo è stato fischiato a teatro o ha
+perduto in Borsa, e va a prendere un bagno profumato. Sempronio ha
+sepolto suo padre, e si regala una eccezionale pietanza di tartufi a
+cena. Ma, in somma, signori! Per i dolori dell'anima si deve dunque
+consolare il corpo? E c'è ancora chi crede sul serio che anima e corpo
+siano due cose distinte!
+
+--Ahimè!--esclamò un altro.--Che c'importa dell'anima e del corpo? Che
+siano due o uno? Quando tu baci Clarissa, la baci con l'anima o col
+corpo? L'importante non è di baciare Clarissa?
+
+Clauss rise.
+
+--Infatti,--disse,--è Clarissa che importa.
+
+Improvvisamente, d'un colpo, la porta si spalancò e tutti ammutolirono.
+Una donna, avvolta in un ampio mantello scuro che ella teneva stretto
+alla cintura e al collo con ambo le mani, apparve sulla soglia. Volse
+intorno gli occhi, dardeggiando sopra gli astanti sguardi obliqui, si
+avanzò di due passi e si fermò in mezzo alla stanza.
+
+--Clauss!--disse con voce così profonda e velata che mi dette i
+brividi.--È la seconda volta che mi insultate in pubblico, tu e il tuo
+seguito di servitori. Io non posso più sopportare.... Io sono stanca....
+Io ti odio....
+
+Come se queste parole le avessero tolto ogni forza, ella si appoggiò con
+una mano all'orlo del tavolo per non cadere. Il mantello, aprendosi,
+lasciò scoperto il suo collo, su cui brillava un grosso smeraldo. Tutti,
+intorno a me, sembravano pietrificati. Sterpoli era sceso dal tavolo e
+guardava dinnanzi a sè, bocca e occhi aperti da ebete. Soltanto Clauss
+pareva calmo. Egli si era alzato e si era fermato di fronte a lei. Le
+sue pupille diritte fissavano senza tremare il volto della donna; senza
+tremare sostenevano il suo sguardo torvo e minaccioso.
+
+--Daria,--soggiunse alfine inchinandosi,--che dite mai? Chi vi ha
+offesa? Chi vi ha insultata?
+
+I suoi occhi si volsero un poco verso Sterpoli, che lentamente si era
+avvicinato a lui ed ora gli stava a fianco. Il volto del giovane di
+rosso s'era fatto cinereo. Aveva la fronte imperlata di sudore e a
+stento tratteneva il respiro. Pareva che volesse parlare, poichè ogni
+tanto moveva le labbra; ma senza fiato. A un tratto avanzò ancora di un
+passo, tese la mano, che gli tremava, fino a sfiorare il braccio della
+donna, e con un filo di voce mormorò:
+
+--Andiamo... Andiamo via... Perchè sei venuta? Perchè?
+
+Clauss non si mosse. Nemmeno Daria si mosse, ma un sorriso pieno di
+disprezzo inarcò le sue belle labbra lunghe, e illuminò il suo viso.
+
+Paolo attendeva, con la mano sollevata, tremante.
+
+--Infine!--esclamò Clauss con un gesto d'impazienza.--Io non so di che
+cosa mi possiate accusare... Sono vostro amico... Ho tentato ogni via
+per piacervi... Che debbo fare ancora per voi?
+
+Daria abbassò il capo, respinse con un moto violento della mano la mano
+sempre tesa di Sterpoli e si abbattè piangendo sopra una sedia.
+
+Un profondo silenzio seguì quell'avvenimento inaspettato.
+
+--Piange?--mormorò una voce alla mie spalle.--È mai possibile? È anche
+capace di piangere?
+
+Il volto di Sterpoli esprimeva una vera costernazione. Anch'io ero
+sconvolto e guardavo ora la donna che piangeva con piccoli singhiozzi
+simili al tubare delle colombe, ora Clauss immobile, e ora Sterpoli che
+tremava.
+
+--Che accade?--pensavo.--Chi è questa donna? E perchè piange?
+
+Mi curvai un poco e le dissi:
+
+--Non piangete... Non è il caso di piangere!
+
+Ebbi paura del silenzio che accolse la mia voce. Daria infatti sollevò
+il capo.
+
+--Chi è costui?--domandò dopo un istante.--Che cosa vuole da me?
+
+--Nulla,--balbettai,--nessuno...
+
+S'era fatto un gran vuoto nel mio cervello. Ma la vampa che m'affocò il
+viso m'avvertì che m'ero coperto di ridicolo.
+
+--Nulla...--ripetei senza comprendere il senso delle mie parole. Dico
+che non si deve piangere... Come potete piangere dinnanzi a tanti
+uomini?
+
+Poi mi ritrassi in un angolo e nascosi il viso fra le mani per coprire
+il mio rossore. Con gli occhi chiusi non udivo più nulla. La donna non
+piangeva più; aveva cessato di piangere, di tubare, e nessuno parlava.
+Di lontano, confuse, giungevano fino a noi le cadenze d'una danza turca,
+e un ronzìo di voci umane mescolate al rullar persistente di un
+tamburo.--Che accade?--pensavo senza trovare il coraggio di muovermi.
+Pareva che tutti fossero morti intorno a me o che tutti se ne fossero
+andati. Improvvisamente Clauss esclamò:
+
+--Daria! Daria, ti amo!
+
+Udii un grido, apersi gli occhi e vidi Daria alzarsi in piedi sconvolta.
+Con un gesto rapido, violento, strappò dal suo collo la collana con lo
+smeraldo e la scagliò dinnanzi a sè gridando:--E io ti odio! Poi si
+volse e fuggì.
+
+Sterpoli ricevette il colpo sugli occhi come una frustata, restò un
+istante fermo con la mano distesa sulla fronte e le palpebre chiuse.
+Balbettò:--Non era per me! Era per te, per te Clauss, per te solo!--e
+brancolando uscì dalla stanza.
+
+--Daria! Daria!
+
+Il suo richiamo si ripetè due volte e poi si spense. La porta
+sbatacchiò. Parve, quando la porta fu chiusa, che sopra di noi si fosse
+dissipato un temporale.
+
+--Sono dolentissimo, amici,--disse con dolcezza Clauss,--di quanto è
+accaduto. Veramente non c'è nemico peggiore di una donna...
+
+--Come è possibile?--domandò con grande vivacità quel giovine che poco
+prima parlava dell'anima.--Ha pianto! Questo è straordinario!
+
+--È una donna,--soggiunse Clauss sorridendo.
+
+--Ma perchè è venuta?--domandò un altro.
+
+--Per mentire...--rispose Clauss.
+
+Poi mormorò:--Me ne vado.
+
+Ce ne andammo: io solo lo seguii. Il teatro era ormai semivuoto. Un
+vecchio in marsina era caduto rotoloni giù per le scale e un servo
+cercava di tirarlo su per le falde. Fuori la notte, alta, serena e molto
+stellata ci sorrise, ed io la contemplai con gioia tra le due fila di
+case, lungo tutta la strada, da un lato e dall'altro. Lentamente
+c'incamminammo. Clauss mi teneva per mano. La sua mano era fredda.
+
+--Vedi,--mi disse dopo un lungo silenzio appoggiandosi al mio
+braccio,--senza volere tu hai umiliato quella donna... Con molta
+semplicità (troppa semplicità) l'hai toccata nella sua piaga...
+
+--Come?--mormorai.--Io l'ho umiliata?
+
+--Sì. Se tu le avessi detto:--Orsù, Daria, non vi vergognate di
+piangere?--non l'avresti maggiormente umiliata ed offesa. Così l'hai
+ferita nel suo orgoglio. Infatti che cosa diventa l'orgoglio di una
+donna che piange? In un momento simile?
+
+--È vero, è vero...--mormorai.--Io non sapevo... Ah! Clauss! Io non so
+niente!
+
+--Ora,--soggiunse Clauss con dolcezza,--son certo che ella non odia
+nessuno tra noi quanto te. Tu solo sei stato pietoso. Tu e Sterpoli. Ma
+Sterpoli non conta.
+
+Eravamo giunti dinnanzi al cancello della sua casa. Egli si fermò e mi
+disse:
+
+--Ritorna domani. Ho bisogno di te. Addio!
+
+Mi strinse la mano. Poi mi baciò sulla gota e soggiunse:
+
+--Spero che non crederai davvero che io sia innamorato di Daria. Io non
+ho mai amato nessuno...
+
+E mi lasciò solo.
+
+
+
+
+V.
+
+
+Solo, nella mia camera, alla luce di un povero lume, ripensai lungamente
+alla strana avventura di cui ero stato spettatore. Ero ancora pieno
+d'onta per quella voce che aveva detto:--Chi è costui? Che cosa vuole da
+me?--con tanto disprezzo; e della mia voce che aveva risposto:--Nulla...
+nessuno. Lo stesso rossore mi avvampava il viso, ed io vedevo lei,
+Daria, seduta, in quell'atteggiamento aggressivo; vedevo la curva
+sprezzante della sua bocca, sentivo la sferza dei suoi sguardi ardenti
+su me, mentre diceva:--Chi è costui? Che cosa vuole da me? Certamente
+l'avevo offesa; volendo consolarla, l'avevo umiliata. Ella mi odiava,
+ora, per la mia sciocca pietà, per quelle mortificanti parole che non
+avevo saputo trattenere. Ma se per poco dimenticavo me stesso, un'altra
+sua immagine si delineava dinnanzi ai miei occhi, balzando viva dalla
+confusione dei miei ricordi. Vedevo la porta aprirsi e apparir lei con
+il mantello avvolto; e poi appoggiarsi al tavolo, senza forze, e
+abbandonare con le mani il mantello che si apriva scoprendo il suo collo
+niveo, la sua nitida gola, su cui la pietra, verde, oscillando,
+splendeva.--Io non posso più sopportare!...--aveva esclamato.--Io ti
+odio! E la sua voce era come uno specchio velato, l'eco di un'altra
+voce. E Clauss, calmo, senza scomporsi, aveva risposto:--Non è vero! Una
+terza immagine s'illuminò: Behela.
+
+Le stelle nel quadro della finestra, immobilmente accese, segnavano nel
+profondo azzurro mete irraggiungibili. Di quando in quando gli occhi,
+smarrendosi in quell'infinito, deviavano i miei pensieri dal loro
+angusto viottolo; schiudevano orizzonti verso i quali essi, come uccelli
+prigionieri, si lanciavano a volo per ricadere, subito, esausti,
+cagionandomi ogni volta un acuto dolore. Chiusi le imposte. Tutto in me
+acquistò maggior chiarezza, contorni precisi, una consistenza quasi
+materiale.
+
+Daria, Daria, era bella. Non avevo pensato ancora alla sua straordinaria
+bellezza. Ora, sì.--È bella! ripetevo fra me. I suoi occhi, la sua
+bocca, la sua gola candida, si delineavano nella ombra delle mie
+palpebre chiuse.--È bella! È bella! Questo pensiero mi turbava.
+Cominciai a passeggiare irrequieto per la stanza. Nemmeno allora sapevo
+spiegarmi perchè mi fossi inchinato per dirle:--Non piangete. Non è il
+caso di piangere. Ella piangeva. Il suo sdegno, la sua forza l'avevano
+abbandonata. Piangeva con singhiozzi brevi, disperati. Ed io non cercavo
+di spiegare perchè mi fossi inchinato e avessi parlato. Immaginavo di
+udire un passo celere su per le scale, un colpo leggiero contro l'uscio
+della mia camera, una voce, un nome. L'uscio si spalancava. Una donna
+velata compariva tutta avvolta in un mantello scuro che teneva chiuso
+con ambo le mani.
+
+--Salvatemi!--ella gridava cadendo ai miei piedi, abbracciandomi i
+fianchi (io sentivo contro le mie ginocchia il suo corpo molle, il
+tepore dei suoi abiti).--Nessuno mi difende!--diceva.--Sono sola! Sono
+perduta!
+
+--Non avete quello Sterpoli? Quello che vi balbettava di fuggire? Il mio
+ospite, insomma?--domandavo trepidando.
+
+--Sterpoli? un buffone! Non serve! Non serve!
+
+Ed io la sollevavo, la tenevo stretta contro il mio petto, la baciavo
+teneramente.
+
+--Amor mio, sono pronto! Occorre morire? Uccidere?
+
+La mia persona, apparendomi improvvisamente nello specchio, mi richiamò
+alla realtà. Sentii una vacuità dolorosa in me, una disperazione
+insensata. Mi pareva che Clauss fosse a spiarmi dietro una tenda, da un
+foro della parete, da una fessura dell'uscio; il suo riso vitreo mi
+feriva l'orecchio ed io avevo vergogna. In quello specchio, con i miei
+abiti goffi e il mio volto infantile, fra quelle cose meschine che mi
+stavano intorno e si beffavano di me con la loro miseria, ero davvero
+una persona molto compassionevole e buffa. Quale donna avrebbe potuto
+guardarmi senza dire:--Chi è costui? Che cosa vuole da me? Sì, certo, io
+ero ridicolo. Facevo pietà e pena a me stesso. Ripensavo ai compagni di
+Clauss; mi ricordavo che uno aveva calze di seta porporina, e un altro
+un braccialetto d'oro smaltato al polso, e un altro una cravatta
+meravigliosa di fili intrecciati argentei e violetti, e una gardenia
+all'occhiello.--Che cosa sono io?--pensavo.--Tutti si befferanno di me.
+
+Questo eccitamento durò fino a tarda notte. Verso l'alba la stanchezza
+s'impadronì dei miei sensi e li calmò. Allora udii un passo lento e
+pesante lungo il corridoio e Sterpoli entrò barcollando nella mia
+camera. Era impolverato da capo a piedi. Aveva gli abiti in disordine,
+la camicia lacera. Si sedette sul mio letto, mi guardò e si mise a
+ridere.
+
+--Hai udito? Hai veduto?--esclamò.--Tu puoi testimoniare. Mi ha
+schiaffeggiato! Sì! Mi ha colpito sul viso...
+
+Il riso si spense sulla sua bocca. Si strofinò la faccia con un
+fazzoletto, si versò un po' d'acqua e bevve.
+
+--Tutti hanno udito,--continuò,--tutti hanno veduto, tutti possono
+testimoniare. Mi ha colpito sul viso. Ma non era per me. È stato un
+errore. Appena ella è fuggita, io mi sono precipitato giù per le scale e
+l'ho raggiunta in istrada, mentre stava per montare in carrozza.--Daria
+Daria, mia colomba, mia nemica,--le ho detto--tu mi hai acciecato! Non
+posso più vederti!--e ho cercato di montare sul predellino della sua
+carrozza. Macchè! Mi ha respinto con una mano e, credo, anche con la
+punta del piede.--Va via!--ha detto.--Va via!--Come!--esclamo,--mi
+colpisci, mi acciechi, e poi mi compensi così? Mi scacci via? Come un
+cane? Io sono il tuo Lippi! Non ti ricordi di questo nome?--Di nuovo
+cerco di salire. Di nuovo sento qualche cosa di duro, di molto duro,
+contro il mio petto, che mi respinge. Ella dice con astio:--Peggio,
+peggio di un cane! Fa sferzare il cavallo e la carrozza parte al
+galoppo. Io la rincorro per un buon tratto; poi inciampo e cado. Un tale
+si avvicina e mi rialza. È Pietro Trema: un mezzano, un galantuomo.--Non
+vale la pena, signore!--dice mentre mi spolvera.--Quella donna è pazza.
+È pazza. Andiamo a bere un sorso!--Andiamo,--rispondo.--Ma che ella sia
+pazza, no, non lo dire a nessuno. Entrammo non so dove, bevemmo
+e pagai. Gli dissi:--Ora hai bevuto. Ora, lasciami stare.--È
+impossibile,--pensavo,--è impossibile che mi abbia respinto, scacciato
+come un cane. Io non sono di quelli che si scacciano con la punta del
+piede, di quelli ai quali si dice:--Come un cane! Peggio di un cane!
+Dunque presi un ronzino e mi feci condurre. Tutto era silenzioso in casa
+sua: le finestre chiuse, la porta chiusa. Suono il campanello e aspetto.
+Nessuno risponde. Suono di nuovo, più forte, a lungo; strappo il
+cordone. La vecchia si affaccia al mezzanino e dice:--Non c'è. Non è
+ritornata. Forse non ritornerà.--Il malanno!--urlo.--Non è vero! C'è. È
+ritornata. E mi metto a calciare la porta. Ora s'ode un'altra voce che
+dice:--Lippi, Lippi mio, vattene. Sii buono. Domani sarà giorno. Ritorna
+domani. Io mi scosto dall'uscio e mi faccio in mezzo alla strada.
+Dico:--Ti debbo parlare.... subito... Tu mi hai quasi acciecato. Domani
+sarà troppo tardi.--Perdonami!--risponde.--Non volevo farti male... Ora
+non è possibile. Domani...--Non t'importa dunque nulla di me?--grido io.
+Non hai pietà, non hai cuore? Ella ride:--Domani, Lippi! Buona notte,
+buona notte. E richiude le imposte e tutto ritorna silenzioso e buio. E
+io dico a me stesso:--Dopo tutto non è in collera... Era per
+quell'altro, per Clauss. Capisci? Ah! tu non capisci niente!
+
+Rotolò giù dal letto. Si reggeva male in gambe, eppure trovò modo di
+abbracciarmi e di baciarmi.
+
+--Che hai?--mormorò al mio orecchio.--Non parli? Sei addormentato? Sta
+allegro! Domani tutto sarà chiarito. Ah! eppure questo mi dispiace. Io
+preferisco la notte. Di giorno sono come un bambino; la luce mi
+intimidisce e arrossisco di nulla. Di notte invece no. Sono padrone di
+me stesso. Sono un altr'uomo.
+
+Io sentivo contro il mio viso il suo alito di ubriaco. Si avvicinò
+ancora più a me fino quasi a gravarmi con tutto il peso della sua
+persona, e sussurrò con voce ancora più bassa:
+
+--Anche lei, di notte, è più bella... Che dico? Ah! Dico troppo, eppure
+è più bella. Sì. Perchè nasconderlo? Perchè mentire con te? Tu mi piaci,
+perchè tu solo hai avuto pietà di lei. Tu ti sei curvato e le hai detto
+una parola buona. Non mi ricordo bene, ma le hai detto qualche cosa che
+volevo dirle io. Ti prometto di parlarle di te domani. Le dirò:--Quelle
+parole le avevo io sulla punta della lingua, ma egli me le ha tolte di
+bocca. Eppure temo che mi manchi il coraggio di dirle nulla, perchè
+domani sarà giorno. Di notte è un'altra cosa, sebbene sia anche più
+temibile. I suoi occhi sono come quelli dei gatti. La sua carne muta
+colore, come l'opale, o la madreperla, la madreperla levigata e
+cangiante. La sua carne.... Ah! Io non direi queste cose a nessuno... È
+un gran segreto!
+
+Tacque e si avvicinò allo specchio.
+
+--Non ti pare,--domandò guardandosi,--non ti pare che io sia bellissimo?
+
+Si inchinò e mi disse addio.
+
+Io chiusi la porta dietro le sue spalle e mi gettai, esausto, sul letto.
+
+
+
+
+VI.
+
+
+Quando, a mezzogiorno, fui pronto per uscire, decisi di andare lungo la
+spiaggia dove erano tirate a secco alcune flottiglie di barche e distese
+al sole lunghissime reti. Il meriggio era tiepido e sereno: calmo, il
+mare, appena ondeggiava. Vagai per qualche tempo qua e là, a caso,
+raccogliendo conchiglie e facendo disegni sulla sabbia, finchè vidi,
+sopra la punta di una penisoletta, la casa di Clauss, poco lontana, fra
+un giardino di palme che l'onda lambiva da tre lati. Ad essa si saliva
+per un viottolo disselciato, fiancheggiato da muri e da siepi di
+oleandri. Clauss in persona s'affacciò alla veranda, mentre io bussavo
+al cancello. Discese ad aprirmi, e tutti e due ci sedemmo sotto un
+tiglio, fra due aiuole fiorite.
+
+--Ebbene?--mi domandò.
+
+Non gli avevo mai veduto un viso così buono.
+
+--Ebbene,--risposi,--ieri sera eravamo tutti pazzi.
+
+Clauss aveva l'aspetto di un ragazzo pentito, tanto i suoi occhi erano
+miti e il suo atteggiamento umile. In quel momento, con quel volto
+stanco, con quel sorriso che appena gli sfiorava la bocca, somigliava
+veramente poco a sè stesso.
+
+--Sì,--disse,--eravamo tutti pazzi, chi più chi meno. Anche tu, un poco.
+Anch'io. È strano. Cioè, non è strano. Hai veduto Daria? Tu la vedevi
+per la prima volta. È fatta così. È come una bambina capricciosa. Una
+bambina cattiva e viziata. E quel povero Sterpoli, che ha smarrito la
+ragione per lei, ha avuto ieri sera un gran colpo...
+
+--Davvero...--mormorai.--L'ho veduto dopo, a casa. Aveva un livido sulla
+faccia.
+
+Clauss di nuovo sorrise. Poi mi prese le mani e mi chiese:
+
+--Mi vuoi bene?
+
+--Certo...--mormorai esitando.--Perchè non dovrei volerti bene?
+
+--Grazie,--soggiunse,--ciò mi conforta assai. Chi può dire perchè si
+desidera e si cerca, alla mia età, l'affetto e la dimestichezza dei
+giovani? Sono tristi, molto tristi, amico mio, queste basse forme,
+queste forme senili d'egoismo. Ma tu devi considerarmi come un moribondo
+al quale ogni cosa può servir di conforto.
+
+--Che dici mai!--proruppi ridendo.--Ora tu vuoi burlarti di me...
+
+--No, no, non mi burlo nè di te nè di me stesso,--rispose Clauss con la
+medesima voce sommessa, senza tralasciare di tenermi le mani e di
+guardarmi teneramente.--Io sono nato matematico. Tutta la mia vita, in
+apparenza tanto disordinata, fu sempre regolata sopra un calcolo esatto,
+secondo la nozione precisa e minuta delle mie forze. Quando scaglio una
+pietra, non so forse dove la pietra deve cadere? Ciò dipende unicamente
+dall'impulso che io le darò. Così per tutto il resto...
+
+S'interruppe e guardò una farfalla sopra una rosa, un'ape sopra un
+fiore.
+
+--Tu non mi hai mai domandato,--soggiunse,--perchè dunque liberassi
+l'uccisore di Behela. Io infatti tagliai la sua corda, vicino al nodo.
+Ma con quella stessa corda, come prevedevo, l'omicida s'impiccò il
+giorno dopo a un albero della foresta.
+
+Io tenevo gli occhi fermi su lui, mentre parlava. Può darsi che egli non
+mi leggesse negli occhi altro che un ingenuo stupore; ma in realtà ero
+ben sveglio, e cercavo di capire, guardandolo attentamente in viso, che
+cosa ci fosse di tanto strano e di nuovo nella sua persona: se la voce,
+lo sguardo, o l'abito, che era bianco. Quanto a lui, pareva veramente
+turbato da non so quale nascosta preoccupazione, come inquieto, incerto,
+non così sicuro di sè come sempre.
+
+--Paris,--disse ad un tratto,--ti sembrerà ch'io sia capriccioso come un
+ragazzo. Non so che cosa tu possa pensare di me: pure voglio che tu mi
+aiuti a uscire da questo equivoco che mi ripugna e mi addolora.
+Daria...--(e quel nome risuonò al mio orecchio come un richiamo, come un
+allarme)--Daria...
+
+--Ebbene? Daria?--domandai con un palpito.
+
+--Daria è una donna. Bisogna essere pietosi con lei e perdonarla.
+
+Rimanemmo un momento muti. Io aspettavo che egli continuasse, ed egli
+non parlava.
+
+--Perchè,--mormorai alfine,--perchè, allora, ieri sera, non sei stato
+pietoso con lei, quando si è messa a piangere?
+
+Silenzio.
+
+--Perchè,--continuai con gli occhi bassi, le gote che mi cominciavano a
+bruciare,--perchè mi hai rimproverato d'aver tentato, io, io solo, di
+consolarla quando piangeva?
+
+Clauss m'accarezzò con dolcezza la mano e disse:
+
+--Hai ragione... Appunto per ciò ora sento che debbo io fare qualche
+cosa per lei. Dunque (questo appunto volevo dirti) tu andrai a casa sua
+e la pregherai di venire qui, a cena con noi, stasera...
+
+--Con noi?
+
+--Ti dispiace forse?
+
+--No, no,--balbettai,--no, Clauss, non andrò da lei... No, non pensarlo
+seriamente neppure un minuto che io possa andare da lei, presentarmi,
+parlarle... sostenere quello sguardo... riudire quella voce cattiva...
+No, no, Clauss, non è possibile!
+
+--E di che hai dunque paura, stupido?--domandò Clauss bruscamente.
+
+Ecco: davvero avevo paura, un'indicibile, una pazza paura. Se mi fossi
+imbattuto in Daria, per caso, all'angolo di una strada, sentivo che
+avrei preferito, a quell'incontro, di inabissarmi in una buca profonda
+mille metri, e non uscirne mai più. Avrei preferito qualunque supplizio,
+o vergogna, o castigo, al pensiero di dovermi trovare solo di fronte a
+lei, costretto a guardarla, a parlarle, anche semplicemente a inchinarmi
+senza pronunciare una parola, o muovere un gesto, o battere palpebra. Ma
+ero anche così sciocco, che a udire quella parola--«stupido»--la paura
+svanì d'un tratto, e mi sentii disarmato e pronto tuttavia a superare
+ogni prova con un coraggio disperato.
+
+--Non è che io abbia paura,--mormorai.--Penso soltanto che
+riconoscendomi per quello di ieri sera non voglia neppure ascoltarmi. Un
+altro forse riuscirebbe meglio di me.
+
+--Al contrario!--esclamò Clauss alzandosi.--Quando ti avrà riconosciuto
+non dubiterà d'un inganno. Basta che tu le dica che io non l'amo, che io
+non l'odio, che io non voglio essere per lei se non un amico sincero e
+fedele. E che noi tre insieme desideriamo questa sera concludere
+solennemente la pace.
+
+Mi condusse presso il cancello. Camminando pensai ancora:
+
+--Ora gli dirò che cerchi un altro. Io non andrò a nessun costo....
+
+Ma quando mi strinse la mano per accomiatarmi non seppi che dirgli:
+
+--Arrivederci.
+
+Così attraversai la città e andai dove Clauss mi mandava. Alla porta di
+quella casa non c'era un campanello. Bussai, una vecchia mi venne ad
+aprire ed entrai in un salotto alle cui finestre pendevano pesanti
+cortine di velluto. La casa, dentro, aveva piuttosto l'aspetto di una
+bottega; tutto era gualcito e in disordine. In un angolo stava un
+pianoforte aperto con un quaderno di musica sul leggio. Da una stanza
+vicina giungeva il parlottare di più persone. Io udivo distintamente le
+loro voci, che erano di due donne e d'un uomo, e vedevo chiaramente,
+malgrado la penombra, le cose che mi stavano intorno. Non mi sentivo
+affatto turbato: anzi avevo una grande lucidità di sensi e un'assoluta
+padronanza di me stesso. Provai a muovermi; andai verso le finestre,
+dischiusi un poco le tende, vidi altre finestre, di fronte, e due teste
+di fanciulli che sporgevano da un davanzale, e una portava una maschera
+da arlecchino. Poi mi avvicinai al pianoforte, sfogliai il quaderno di
+musica, lessi due o tre parole tedesche e una frase italiana--_lento,
+con passione_--e rimisi ogni cosa al suo posto. Poi, ancora,
+m'avventurai in un angolo per guardar da vicino il ritratto di una donna
+giovane, molto giovane e bionda, che mi sorrise. Contento e soddisfatto
+di tante prodezze, ritornai in mezzo al salotto ed attesi. Finalmente il
+chiacchierìo nella stanza vicina tacque, la porta si aprì e Daria entrò.
+
+--Daria!--esclamai subito inchinandomi, senza pensare che quel nome non
+conveniva nè a me nè a lei, in quel momento.--È Carlo Clauss che mi
+manda... Egli vorrebbe...
+
+M'arrestai confuso. Daria era rimasta ferma nel vano dell'uscio e mi
+guardava. Quello sguardo mi sgomentò.
+
+--Clauss?--sibilò ridendo ironicamente.--Avrà sempre dei servitori ai
+suoi ordini, questo signore? E anche voi siete del numero?
+
+Si volse, sporse il capo nell'altra stanza e chiamò:
+
+--Kate! Ave! Ave!
+
+S'udì, in quello spaventoso silenzio, il rumore di un paio di ciabatte e
+di due tacchi di legno. Una vecchia strega e una ragazzina di quindici
+anni, tutta vestita di rosso, con i polpacci e le ginocchia scoperte e
+un gran nastro rosso nei riccioli, bocca rossa, occhi bianchissimi e
+immensi, s'affacciarono dietro le sue spalle e mi guardarono. La vecchia
+guardò piuttosto il soffitto, rovesciando le pupille che erano velate di
+bianco, mentre tutto il suo viso color di cera e orribilmente liscio si
+torceva nello sforzo di attrarre un po' di luce in quei due poveri lumi
+spenti.
+
+--Soave! Guardalo!--esclamò Daria:--è uno di quelli di ieri sera! Kate,
+cerca di vederlo, perchè ne vale la pena! È uno dei tanti sguatteri di
+Clauss. Bella gente! Eccoli come son fatti! Che grandissimi signori!
+Guarda che portamento, che chic, che cravattino, che pettinatura, che
+profumo, che faccia da moccioso! Questi sono i padroni dell'Alhambra, i
+conquistatori di donne!
+
+Mi danzava quasi intorno, con tanti inchini, e smorfie, e sorrisi
+beffardi, mentre con gli occhi pareva mi volesse divorare e graffiarmi
+con le sue piccole unghie rosse. Poi come un turbine si precipitò sulla
+porta, la chiuse sulle facce attonite della vecchia e della bambina, e
+mi domandò:
+
+--Che cosa può volere ancora da me il signor Clauss? Vuole che io cada
+si suoi piedi, trafitta? Perchè non può vivere senza di me? Forse perchè
+se non l'amo si uccide?
+
+--No, no!--gridai.--Clauss non vi ama e non chiede nulla di simile.
+
+Ella allora uscì dal vano dell'uscio, ridendo ancora, ma più umanamente,
+e venne fino a me, mi porse la mano, come se con quel gesto intendesse
+cancellare tutto il passato, ed ambedue ci sedemmo l'uno di fronte
+all'altra in un angolo.
+
+--Se è così,--mi disse,--eccomi pronta ad ascoltarvi. Ma come sapete voi
+che Clauss non mi ama? Lui stesso ve lo ha detto?
+
+--Sì,--risposi,--lui stesso...
+
+--Ed è questa la vostra ambasciata? Soltanto questa?
+
+Ella sembrava divenuta umile, docile, mansueta; ancora un poco ironica,
+ma piena di dolcezza. Parlava senza levar gli occhi da terra, e la sua
+voce aveva una soave musicalità: era calda e modulata, come un flauto.
+Vedendola così diversa, così mite e benevola, io mi sentivo a poco a
+poco mancare la baldanza di cui m'ero compiaciuto tanto con me stesso.
+Già incominciavo ad avere idee confuse e un tremito nervoso dentro, non
+so dove. Anch'io abbassai gli occhi. Ella, ora, taceva, certo in attesa
+che io parlassi. Ebbi il pensiero di alzarmi e di fuggire. Ma non mi
+mossi e cercai invece, faticosamente, qualche parola insignificante che
+mi salvasse. Stando così, a capo chino, vedevo soltanto il lembo della
+sua veste che era azzurra, di velo, un pizzo candido, molto lavorato (mi
+ricordo, questa immagine è molto precisa) e la punta dei suoi scarpini,
+che erano ricamati d'argento. Poi i miei occhi si smarrivano sul
+tappeto, disegnato a grandi rose porpuree. Finalmente, dopo molto
+cercare dissi:
+
+--No, signora, non è tutto...
+
+Il suono della mia voce mi stupì. Io non sapevo di avere una voce così
+sottile, sottile e stonata; una voce così ridicola.
+
+--Che c'è dunque ancora?--domandò Daria.
+
+Sollevai il capo. Ella mi guardava, ora, con occhi un po' inquieti. Pure
+continuava a sorridere, e la sua bocca rossa, molto molto rossa,
+sorridendo si curvava ad arco. Sembrava che volesse dirmi con quello
+sguardo e quel sorriso:
+
+--Che può esserci ancora? Vedo bene che sei un buon ragazzo. Soltanto
+hai una cravatta orrenda, veramente brutta e volgare.
+
+--Ecco,--soggiunsi:--Clauss desidera che voi veniate a cena da lui
+questa sera. Egli si pente di avervi offesa. Forse non lo credete?
+Eppure parlandomi di voi, oggi, e di quanto è accaduto, Clauss
+piangeva... Vi giuro,--esclamai con maggior forza, senza sapere nemmeno
+di mentire,--vi giuro che piangeva dirottamente!...
+
+--Ah!--continuai con l'impeto di un insensato,--voi non potete
+immaginare quanto egli soffra, e come sia degno della vostra pietà.
+Bisogna conoscerlo, e amarlo (sì, amarlo, anche, un poco, un poco
+almeno), per comprendere ciò che si cela sotto l'impassibilità del suo
+volto... Non si giudicano gli uomini dalla faccia, non si possono
+giudicare. Quell'impassibilità è una maschera, signora, niente altro che
+una maschera, una tristissima maschera. Chi indovinerebbe in lui un uomo
+che deve morire?
+
+--Ah! Ah! Tutti dobbiamo morire,--interruppe Daria.--Non è un'eccezione!
+
+--No! Non tutti. V'ingannate. Non tutti dobbiamo morire!--M'arrestai
+spaventato delle mie parole e mi sforzai di ridere.
+
+--Dico, voglio dire, perdonatemi, che non tutti hanno i giorni
+contati,--continuai.--Abbiamo forse tutti i nostri giorni contati?
+Ebbene: Clauss ha i giorni contati. Niente può salvarlo. Oh! signora, è
+triste vedere un uomo morire, ascoltarlo mentre rassegnato, eppure
+accorato, vi dice:--Fra poco morirò, me ne andrò per sempre. Immaginate
+una realtà più angosciosa, un addio più commovente? Che differenza
+esiste fra lui, Carlo Clauss, e un uomo condannato a salire il patibolo,
+all'alba di un giorno stabilito, in quell'ora precisa, allo scoccare di
+quel minuto, non un istante prima, non un istante più tardi? Mi è stato
+detto che un uomo, sul punto di essere giustiziato, chiedesse in grazia
+che gli fosse portato un fiore, un fiore rustico, una di quelle piccole
+violacciocche che hanno un po' il profumo del reseda. Ebbene, quando
+alfine gli fu portata, nella cella della sua prigione, ed egli l'ebbe
+odorata a lungo, più volte, la sua faccia si illuminò di beatitudine, e
+disse:--Ora sbrigatevi. Ora sono felice. È una morte storica, un
+esempio! Sì, signora, si legge in un'antologia. Così Clauss...
+
+--Basta, basta, per carità!--esclamò Daria posando una mano sulla mia
+bocca.--Mi farete morire di crepacuore!
+
+Quella mano tepida, molle, molle e carezzevole, posava sulla mia bocca.
+Io sentivo che era tepida e profumata, e che indugiava sulle mie labbra.
+Ebbi come un principio di vertigine, sollevai la mano fino a toccar
+quella mano; poi la ritrassi e chiusi gli occhi. E la mano se ne andò,
+strisciando, carezzandomi il mento, leggiera, lenta, ed io rimasi con il
+profumo di quella carne sulla bocca.
+
+--Ebbene?--domandò quella voce.--Che cosa volevate dire? Che io sia per
+lui come un fiore? Come una violaciocca, un piccolo fiore di campo?
+
+Io volevo rispondere:--No, no! Non dovete andare. Non voglio!
+
+Ma ero come assonnato. Udivo, vedevo, comprendevo, ma non potevo nè
+muovermi, nè parlare.
+
+--Che io vada?--mormorò (ed era nella sua voce qualche cosa di più
+commovente che il pianto, di più tenero che una carezza, di più dolce
+che una parola d'amore),--che io vada? Perchè egli dica di me, domani,
+come ieri:--Quella donna è doppia come un serpente?--oppure:--Ella è
+venuta ad offrirsi ma io non l'ho voluta?
+
+--No!--esclamai,--Clauss non dirà questo. Io sarò presente. Noi ceneremo
+insieme sulla veranda, ed egli non potrà insultarvi...
+
+--Ah! tu non lo conosci!--(ella disse così: _tu_ non lo
+conosci).--Clauss è capace di tutto.
+
+La sua voce era tanto ferma che ne rimasi sconcertato. No, non ero
+ancora perfettamente lucido. Avevo un folle desiderio di piangere.
+Pensavo:--Se non viene questa sera forse non la vedrò più, mai più. E mi
+pareva di perdere un gran bene, una gran gioia, non potendole stare
+accanto per qualche ora, di notte, alla luce delle candele, sulla
+veranda, nell'intimità di una piccola tavola imbandita.
+
+--Ma che v'importa di lui?--gridai.--È una grazia che vi chiedo per me,
+per me solo!
+
+Caddi in ginocchio, le presi le mani, vi posai sopra le labbra e rimasi
+così, curvo, attonito. E stando così, curvo, sentii un contatto caldo,
+una calda carezza sui miei capelli, (io tenevo strette le sue mani
+contro la mia bocca), una carezza assai lunga e calda sui miei capelli.
+
+--Anche tu sei moribondo?--chiese la sua voce, vicinissima.
+
+--Daria, Daria,--mormorai,--non mi disprezzate? Non vi ricordate di
+ieri? Delle mie parole?
+
+--No,--disse,--non mi ricordo. Non voglio ricordarmi.
+
+--Mi perdonate?
+
+--Sì,--disse,--ti perdono. E soggiunse, dopo una pausa, parlando ancora
+più sommessa:--Verrò, verrò questa sera...
+
+Allora il mio fervore cadde. Mi sollevai e, senza guardarla in viso,
+ancora una volta le baciai le mani, e me ne andai.
+
+Uscendo sulla strada soleggiata, provai l'impressione di destarmi da un
+sogno. I colori, la forma delle case, le persone che stavano affacciate
+alle finestre e sugli usci o che passavano accanto a me; le loro voci;
+un pappagallo sul trampolo; l'insegna d'un'osteria, un fanciullo che
+saltava dinnanzi ad una porta rossa; tutto quel rimescolio di gente,
+quella varietà di colori, l'intensità della luce, mi stupirono come se
+avessi lasciato il mondo buio, muto e deserto, e lo ritrovassi ora
+illuminato, sonoro e popoloso. Da quegli uomini e quelle donne (essi
+ridevano forte, parlavano, si salutavano, si chiamavano da lontano, si
+rincorrevano), da quel frastuono di grida, di risa, di canti, di rumori,
+di musiche (il rotolare saltellante delle carrozze, lo schioccar delle
+fruste, i carri, lo sbatacchiar degli usci), si comunicò a me un
+desiderio infantile di correre, di ridere, di cantare, di partecipare,
+anima e corpo, a quella vita che si manifestava tutta alla superficie,
+come la spuma di un vino leggiero e inebbriante. Guardai il mio
+orologio: era ancora molto presto. Camminando celeramente, mi sembrava
+di esser portato dal vento, tanto mi sentivo felice.
+
+
+
+
+VII.
+
+
+Non so perchè gli angioli che si vedono negli antichi pittori e quelli
+che si librano sulle loro grandi ali variopinte, le pieghe dei camici
+piene di vento, sotto le grandi cupole delle chiese, abbiano tutti
+sembianze femminee, lunghi riccioli bene inanellati, e negli occhi
+un'amorosa luce. Noi le contempliamo da fanciulli, con vergine
+maraviglia, quelle incantevoli immagini, e ci insegnano ad adorarle,
+perchè sono la bellezza, la purità, l'amorosa musica del cielo. La
+nostra infantile fantasia, dipingendo poi di sogni la terra, scopre nel
+viso di nostra madre, in quel volto giovine e bello che si curva sopra
+di noi ogni sera a chiuderci con un bacio le palpebre al sonno, che ci
+veglia amoroso quando l'incubo ci desta improvvisamente in piena notte e
+il buio e la solitudine sono come un baratro che ci riempie di spavento,
+o quando, malati, la febbre suscita sinistri fantasmi da ogni angolo
+della stanza, la nostra fantasia scopre tratti di somiglianza con quelle
+soavi immagini di paradiso, lo stesso candore, una grazia uguale, una
+dolcezza altrettanto soave e serena per cui quel caro volto altro non è
+che angelico. Così la bellezza, il candore, la pietà, l'amore sono e
+rimangono per noi definitivamente tanti attributi della femminilità, che
+fanno di ogni donna, ai nostri occhi, una creatura celeste.
+
+M'ero seduto in un angolo dei giardini pubblici, dove un piccolo
+specchio d'acqua offriva il suo grembo translucido a un ponticello di
+ciliegio, nella pia ombra di quattro enormi salici. Quell'angolo era
+deserto, e soltanto oltre alcune aiuole, dietro bei ventagli di palme,
+passeggiava la solita gente oziosa. Così, indisturbato, richiamavo alla
+mia memoria ad una ad una le fugaci impressioni di poco prima, e potevo
+tenerle ferme sospese dentro di me, analizzarle a lungo con calma,
+godendone finchè ne ero sazio. Scomponevo in mille parti la figura di
+Daria, per ricomporla poi tutt'intera in quell'immagine unica che mi era
+rimasta fissa negli occhi fin dalla sera prima. Ed erano ogni volta
+meraviglie e palpiti, come se mi fosse apparsa viva soltanto allora da
+un sogno incerto e intricato.
+
+--Hai veduto come sotto la sua pelle diafana corrono le vene azzurrine?
+domandavo a me stesso. Che fragilità hanno le sue tempie, i suoi polsi!
+Come il suo cuore è indifeso! Le mani... le dita affusolate, le palme
+rosee e concave come i grandi petali del loto... Le muove lentamente
+quasi le sostenesse e le portasse l'aria: senza peso. Strana, strana
+cosa! Hai veduto? Chi ti ha detto che i suoi occhi sono neri? Come hai
+potuto sbagliarti? Sono azzurri e verdi... Ma la pupilla è enorme e le
+ciglia sono violette. Forse è nero lo sguardo, non gli occhi! E che
+grazia! Quando inchina la fronte e il suo viso s'adombra, sembra che si
+nasconda sotto i riccioli pesanti e cupi. Allora ti guarda dal basso,
+come una colomba innamorata, col capo un poco piegato sulla spalla, e
+sempre sempre sorride...
+
+Tra due ventagli di palma, vidi d'un tratto veramente un volto ombrato
+che mi sorrideva, uno strizzar d'occhi e due labbra scarlatte che mi
+facevano: pss pss... E poi un ventaglio si abbassò e apparve un gran
+cappello di paglia, e poi un braccio, e poi una gamba sottile e lunga, e
+poi un gonnellino rosso che si gonfiò in un salto e si posò accanto a me
+sul sedile.
+
+--Non mi riconosci?--domandò una voce acuta come un allegro campanellino
+d'argento.
+
+M'inchinai sorridendo, senza parlare.
+
+--Com'eri buffo!--continuò quella voce.--Che ridere ho fatto, che
+ridere! E non dicevi niente! Nemmeno un fiato! Eri buffo da morire!...
+
+--Capisco!--dissi.--Lei, signorina, deve essersi divertita moltissimo...
+Ma io...
+
+--Ma tu? Ma tu dovevi ridere più di me, ragazzo mio!--esclamò con tono
+grave di rimprovero.--Non la conosci dunque? La prima volta è così con
+tutti...
+
+--Ecco,--dissi:--a lei forse sembrerà facile... Ma per me è diverso. Io
+sono un uomo.
+
+--Un uomo!
+
+Allargò le braccia sulla spalliera del sedile, stese le gambe, puntò in
+terra i tacchi alti delle sue scarpette e rovesciando indietro il capo
+disse con semplicità:
+
+--Dammi pure del tu... Tutti quelli che danno del tu a Daria possano
+dare del tu anche a me...
+
+La guardai stupefatto. Ella rispose calma a quello sguardo:
+
+--È inutile che tu ti meravigli... Sono Soave.... sua sorella.
+
+Strana creatura! Il suo corpo aveva quindici anni: era infantile, ancora
+magro; magre le gambe che dal ginocchio in giù uscivano dal gonnellino
+fatto di tutte piccole pieghe; magre le braccia, nude dalla spalla, alla
+cui estremità pesavano due grosse mani arrossate, che parevano prese in
+prestito a qualche gran donna e attaccate con un grosso chiodo ai suoi
+polsi. E il suo viso era invece senza età, e somigliava a quello di
+Daria come la copia mal riuscita d'un'opera d'arte, esatta in ogni sua
+parte, sbagliata nel suo insieme. I suoi occhi erano tutto bianco,
+appena adombrati da rade ciglia, e parevano sempre dilatati in uno stato
+ipnotico. L'ovale del volto terminava in un mento aguzzo, che cominciava
+quasi sotto le orecchie, ed era tagliato a metà da una bocca carnosa e
+sanguigna, inutilmente arrotondata da due piccoli punti di rossetto.
+Solo i capelli, che in lunghi riccioli le rotolavano sulle spalle, erano
+gli stessi capelli di Daria, neri e azzurri, e pesanti come il ferro.
+
+--Ah! io capisco tutto!--esclamò dopo un breve silenzio, guardando
+fissamente i rami del salice che ci piovevano sul capo.--Perchè non
+dovrei capire? Perchè sembro ancora una bambina? Ma non sono più una
+bambina... È un pezzo che non lo sono più... I vecchi le capiscono
+queste cose! Quel signore che venne a trovarci sabato scorso, credo che
+sia un senatore, un conte, che ha quelle belle basette arricciate (lo
+avrai incontrato mille volte) ah! ah! mi dette subito ragione. E mica
+solo con me! Anche a Daria lo disse:--Lascia andare, amica mia... Soave
+non è più tanto bambina...--Ma voi giovani queste cose non le volete
+capire. Ebbene io so tutto, come te, e come Daria... Tutto, tutto...
+
+--Ma io, veramente,--dissi impacciato,--io non so niente...
+
+--Povero piccolo!--esclamò la signorina Soave.--E allora io ti posso
+insegnare... È da ieri che sto con l'orecchio attaccato agli usci! È da
+ieri che Kate mi racconta tutte le storie che sa, da quando è nata... Ma
+si ostinano tutti a tirarmi per le trecce e a guardarmi ridendo le
+sottane corte! Piacerebbe anche a me avere la coda lunga un metro, e le
+scarpine di raso d'oro, e un bel diadema con un paradiso in testa... E
+che cosa sono questi cappelloni di paglia con le ciliege che mi fanno
+portare?
+
+Con un gesto sgraziato si strappò di testa il grande cappello di paglia
+di Firenze, tutto coronato di ciliege rosse, e lo gualcì, lo pestò con i
+pugni chiusi, e me lo riaprì sotto il naso. Poi mi si buttò con tutto il
+suo peso contro la spalla e guardandomi sorridente mi confidò:
+
+--Vuoi sapere come mi piacerebbe un cappellino? Come quello che ho
+veduto ieri in una vetrina del Corso... Era di paglia blu rossa e nera,
+lucida lucida tutta arricciata, tutta tutta arricciata la tesa, e poi un
+nastro di seta scozzese con un gran fiocco da un lato, e la cupola
+invece liscia e intrecciata, che faceva un disegno di tanti piccoli
+quadrati neri rossi e blu. E di sotto al fiocco usciva un uccellino
+piccino ma con una coda lunga e sottile, terminata da piccole pagliuzze
+d'argento che sembravano goccioline di rugiada. Quella era una bella
+cuffietta! Coi capelli neri, i colori vivaci mi stanno che è un amore.
+
+--E perchè non dice a Daria che le regali questo cappello?
+
+--Ah!--sospirò.--Se io dovrò aspettare Daria non ne avrò mai di cappelli
+come quello!
+
+Rimase silenziosa qualche minuto, giocò con i riccioli, poi domandò:
+
+--Quanto immagini che possa costare? Chissà che somma esagerata pensi
+tu...
+
+Io scossi il capo ed ella soggiunse:
+
+--Venticinque lire...
+
+Mi guardò come aspettando da me qualche gran segno di stupore. Poi disse
+malinconica:
+
+--A tutti piace Daria. Eppure è molto sciupata... Anche a te piace
+molto?
+
+--Molto? Non so...--risposi.
+
+Poi domandò ancora:
+
+--Quanti anni hai tu?
+
+--Vent'anni,--risposi.
+
+--E io ne ho quindici, quasi sedici...
+
+Ancora una volta mi guardò, ma quel suo sguardo non mi disse nulla. Mi
+ero già distratto e già ripensavo che la sera era prossima, e che avrei
+riveduto Daria fra poco, e forse quel nuovo incontro sarebbe stato
+decisivo. Forse avrei potuto rimanere solo un istante con lei, forse
+baciarle la mano, certamente stringergliela fugacemente, nell'ombra
+discreta o sotto la tovaglia. Ella avrebbe avuto al collo qualche
+gioiello maraviglioso e la sua gola mi sarebbe sembrata più candida e la
+sua bocca più rossa. E vidi senza allontanarmi dalla mia cara immagine
+la piccola irrequieta, la piccola ciarliera, Soave, alzarsi dal mio
+fianco, la sua testa ricciuta scomparire di nuovo sotto le grandi tese
+spioventi del cappello, e le sue grosse mani spianare in fretta in
+fretta le pieghe gualcite della sottana. A un tratto mi si buttò sulla
+bocca, mi dette un morso, e fuggì via gridando:--Arrivederci quando
+sarai sveglio!
+
+Ed io non capii allora che era un bacio.
+
+
+
+
+VIII.
+
+
+Prima di andare da Clauss, passai da un mercante e comprai una cravatta,
+una bella cravatta azzurra con certe macchie d'oro che sembravano stelle
+in un cielo da presepio. Fra cento e più cravatte, io vidi quella, in
+fondo a una scatola e la riconobbi. Questo fortunato incontro mi
+rallegrò, e confortò le mie speranze che, allora, erano in fiore. Poi me
+ne andai a casa e lo specchio s'ebbe la mia immagine come non l'aveva
+avuta mai, e vide che le mie mani sapevano, all'occorrenza, fare
+miracoli. Agghindato, e con un profumino tenue tenue nei capelli, e con
+quella meravigliosa cravatta, passai l'uscio. Sull'uscio incontrai
+Sterpoli carico d'involti, con un gran mazzo di fiori in mano, che
+rincasava.
+
+--Ohè!--gli dissi.--Hai più veduto nessuno? Com'è finita? Bene o male?
+
+--Bene,--rispose;--ogni cosa per la sua strada.
+
+--Ma Daria? Che mi dici di lei?
+
+Egli levò su me uno sguardo sospettoso e brontolò:
+
+--Non scherzare. Non parlar così forte.
+
+Entrò in casa ed io me ne andai.
+
+Poco dopo noi eravamo, tutti e tre, seduti intorno a un piccolo tavolo,
+sulla veranda, avendo per unico lume la luna. L'aria era così azzurra,
+trasparente ed immota che ci pareva di essere immersi nella profondità
+di un lago; di vivere la beata vita dei pesci. Daria portava un abito
+verde e un nastro pure verde fra i capelli. Dinnanzi a noi fumavano
+delicate vivande: una moltitudine di gamberetti galleggiava in una salsa
+verde, fra ciuffi di erbe aromatiche. C'erano, sulla tavola, molti
+bicchieri, e due anfore di vino chiaro, e molte cose luccicanti. Le mani
+di Daria si posavano come farfalle, come farfalle, su quelle cose
+fragili.
+
+--Un po' di vino,--diceva di quando in quando.--Un grano di sale... Una
+presa di pepe... Un zinzino di pepe, poco, poco...
+
+Seduto di fronte a me, Carlo Clauss la serviva con gesti rapidi,
+chiedendo ogni momento:
+
+--Così? Ancora? Poco? Basta?
+
+Tre gigli candidi (noi tre!) stavano in un vaso, al centro, tre grandi e
+candidi gigli, in un vaso, candidi e immobili, d'un'immobilità rara
+nelle cose della natura. Daria spesso si curvava per odorarli.
+
+--Ecco ciò che basta alla nostra felicità,--diceva Clauss.--Non vi pare?
+Ah! se sapessimo accontentarci!
+
+--O gioia di vivere!--pensavo io, esaltandomi. Quella cravatta nuova
+(veramente splendida) mi dava un po' di noia intorno al collo e cercavo
+di dimenticarla.
+
+--Sì, cara,--continuava Clauss con voce misurata, con sorrisi brevi e
+volubili,--è così. Dove ci conduce talvolta il nostro insensato
+desiderio di godere? Eh! eh! Un sorso, un sorso solo, una goccia Daria!
+No? Non credete che il segreto della felicità sia semplice? Cesare
+rientra nella propria casa dopo il trionfo, e incontra Calpurnia, o
+Poppea, (non ricordo bene) sulla porta del triclinio.--Calpurnia, dice,
+il tuo abito è poco casto per la moglie di Cesare! I suoi occhi cadono
+sul servo, che la segue agitando i ventagli, e pensa:--Tu sei troppo
+bello per il marito di Calpurnia. E la sua grande felicità, il suo
+smisurato orgoglio, annegano in questi due pensieri, in due pensieri
+tanto volgari. Valeva la pena di soggiogare le Gallie? Soltanto
+bisognava capire prima che la felicità era nelle belle mani di Calpurnia
+e non ai confini dell'Impero.
+
+--Sei straordinario!--esclamai.--Bevo alla tua salute e a quella di
+Cesare!
+
+Daria mi guardava raramente. I nostri ginocchi si sfioravano sotto la
+tavola. Io guardavo Clauss, pensavo:--T'inganni! Non è venuta per te! E
+cercavo di cogliere sul volto di Daria un sorriso intelligente, uno di
+quei sorrisi che sono come fili tesi fra due bocche, fili di ragno,
+invisibili; un bacio invisibile, un bacio rubato ad occhi che fingono di
+non voler nulla donare.
+
+--Sono straordinario?--domandò Clauss.--In che cosa, se è lecito?
+
+--Dico che inventi a meraviglia,--risposi.--Questa storiella di Cesare,
+di Cesare e di Calpurnia, mi sembra nuova. E a voi, Daria?
+
+Sempre in attesa di quel sorriso, volevo che ella si volgesse verso di
+me. Ma Daria succhiava la coda di un gambero, rosso fra le sue dita
+bianche, e non si mosse.
+
+--È frutto dell'esperienza,--disse Clauss.--S'impara a inventare. È come
+dire che sono vecchio.
+
+--Povero Clauss!--mormorò Daria.--È veeecchio!
+
+--Perchè ridete?--domandò Clauss.--Non è poi una cosa tanto ridicola. La
+vecchiezza ha, per un uomo, il suo lato interessante. E poi, non tutti
+invecchiano allo stesso modo. Per una donna no; ma per un uomo
+incomincia una età quasi beata. I desideri possono finalmente
+conciliarsi con l'impossibilità di soddisfarli; la quale, se non erro, è
+di tutte le età. E vi sembra una cosa da nulla? Accontentarsi delle
+gioie possibili? Non scartarne neppure una piccolissima parte? Ah! che
+scienza difficile!
+
+--Ecco,--continuò dopo un minuto di pausa, rivolto a Daria:--poichè a
+questo ragazzo piacciono le favole, se permettete, vorrei
+raccontargliene una brevissima a questo proposito. Non vi annoio? No?
+Dunque, dimmi: ti sei mai domandato, tu (si rivolse a me, con queste
+parole), come mai Platone non si sia curato di tramandarci la propria
+opinione sul sacrificio di Fedone? Se cioè lo stimasse piccolo o grande?
+In fondo, Fedone era un bello e stupido ragazzo, il quale non possedeva
+se non quei riccioli biondi che, per onorare Socrate, si tagliò. Quella
+chioma era senza dubbio tutto il suo orgoglio e la sua massima felicità.
+Eppure senza esitare un istante si pelò, come un altro si sarebbe
+ucciso. Ma egli invece continuò a vivere e a mostrarsi in Atene con
+quella testa pelata. Ebbene: fece malissimo. Io dico che non si
+sacrificano tanto leggermente riccioli così belli, quando non si ha con
+che cosa sostituirli.
+
+--Scusate,--mormorò Daria con candore,--chi è Fedone? E non gli sono più
+ricresciuti i capelli?
+
+Si aspettava un dolce, un pasticcio di frutta. Quelle parole di Daria mi
+esilararono. Mi agitai, le versai da bere; ma neppure allora mi riuscì
+di annodare quel filo invisibile, quel sorriso intelligente tra le sue e
+le mie labbra. Daria parlava poco e non si volgeva quasi mai a
+guardarmi. Le sue ginocchia, sotto la tavola, rimanevano inerti.--Come
+mai?--pensavo.--Finge? O si è dimenticata? Spesso la sua mano si posava
+sulla mano di Clauss, quando gli domandava:--Per favore, un sorso di
+vino... un pizzico di caviale... una presa di sale... E, intanto, la
+luna continuava a crescere e ci guardava dall'alto, ed era paffuta e
+beffarda come la vedono i fanciulli. Il mare, la brezza leggiera e
+variabile, la notte dolcissima cantavano intorno a noi; un rosignolo
+solitario intonava nell'ombra i suoi minuetti da bambole, le sue «ute»
+giapponesi. Fu portato un pasticcio di mele; portarono anche due nuove
+anfore di vino.
+
+--Pare davvero impossibile che noi siamo insieme a cena!--disse Clauss.
+
+--Perchè?--domandò Daria.
+
+Accostandosi al suo orecchio, Clauss mormorò:
+
+--Volete sapere la verità? Siete una bimba maliziosa!
+
+--Io?--domandò Daria, curvandosi verso di lui.
+
+--E chi dunque?
+
+--Ah! questo Clauss!--esclamò Daria, guardandomi finalmente.--Si burla
+sempre di me!
+
+Ora io mangiavo in silenzio, a capo chino, trangugiando un boccone dopo
+l'altro. Che cosa significavano quei sorrisi ambigui e quelle parole
+confidenziali dette a mezza voce? Quegli sguardi interrogativi e quelle
+moine da scimmia? Non mi ricordavo bene, ma mi pareva di ricordare di
+aver letto, non so dove, forse nella Bibbia, alcune parole, una frase,
+un pensiero sulle donne. Qualcuno aveva scritto o detto:--Quando guardo
+le donne mi sembrano scimmie bianche. Infatti io guardavo Daria e
+pensavo:--È vero, sembrano scimmie bianche, scimmie bianche e pelate. E
+sentivo nascere in me una viva antipatia, un senso sgradevole, qualche
+cosa che mi ripugnava dentro. Eppure pensavo:--Non è niente. Sembrano
+scimmie bianche, ma sono donne. Pensavo:--Non sarà niente. Ella finge. È
+necessario. Guardavo la luna che sembrava un'enorme maschera
+bernoccoluta e dicevo a me stesso:--Dopo tutto, chi non finge? Bisogna
+portare una maschera. Per questo fu inventato lo specchio.
+
+--Non ti pare, Clauss,--domandai a un tratto,--non ti pare che si finga
+molto? Dico, che si portino molte maschere?
+
+--A che proposito?
+
+--Ecco,--soggiunsi,--non so a che proposito. Dico che nella vita si è
+costretti a fingere. E che, talvolta, non se ne può fare a meno, e
+allora si porta una maschera.
+
+--È purtroppo vero,--rispose,--si portano molte maschere.
+
+Ed io pensavo:--Che bestia! Non si accorge che mi burlo di lui. Ma
+Clauss non badava a me, ed io volevo chiedere a Daria:--Ditemi! Non è
+vero che, dopo tutto, è molto facile fingere? Temevo che ella scoppiasse
+a ridere e che Clauss si avvedesse dello scherzo. Daria infatti rideva.
+Rideva e mi guardava. E anche Clauss mi guardava, sorridendo
+ambiguamente. Alfine mi toccò una mano e mi disse:
+
+--A proposito di maschere: non potresti andare un minuto in salotto a
+prendere quella mascherina giapponese che è sul tavolo, con quei baffi e
+quegli occhi terribili?
+
+Mi alzai e andai a prendere la maschera giapponese. Ma quando fui nel
+salotto mi pentii d'essermi mosso e ritornai correndo sulla veranda.
+
+--Ecco,--disse Clauss a Daria:--tenete questa maschera di babau per
+ricordo di quell'altro me stesso che abbiamo seppellito stasera.
+
+Clauss parlava con intenzione. Sì: vidi subito che quel sorriso non era
+naturale, che non era come tutti gli altri; e quelle parole, in
+apparenza così semplici, quelle parole mentivano. Mi sembrava che Clauss
+si fosse avvicinato a Daria durante la mia assenza e che i loro gomiti
+si toccassero continuamente. Le mie mani erano impacciate nei loro gesti
+come se gli oggetti, sul tavolo, fossero stati mossi, ed io stentassi,
+ora, a ritrovarli o a schivarli.--Che cosa c'è che non va?--pensavo
+perplesso, e cercavo di nascondere il mio turbamento portando spesso il
+bicchiere alle labbra per bere un sorso.
+
+--No, no!--disse piano Daria ad un tratto.--Ci guarda. Non è possibile!
+
+--Che importa?--sussurrò Clauss, e si accostò ancora più a lei.
+
+Essi erano così vicini che i loro capelli si toccavano. Allora,
+improvvisamente, una gran luce si fece in me e mi alzai di scatto con un
+grido soffocato. Sotto l'urto delle mie ginocchia la tavola si rovesciò
+con fracasso immenso di stoviglie e di vetri. Agitai le braccia,
+inciampai nella tovaglia e caddi anch'io con tutto il resto. Ma mi
+sollevai subito, e udii che qualcuno rideva vicino a me, molto vicino a
+me, quasi al mio orecchio. E poi udii il rumore di un bacio, di due
+baci, molto chiaro. In un angolo, immobili, stretti l'uno contro
+l'altra, Clauss e Daria mi guardavano. Quantunque la ombra fosse fitta
+ed io avessi un velo opaco, un velo caldo e opaco dinnanzi agli occhi,
+vidi i loro volti gota contro gota, e le loro quattro pupille che mi
+fissavano sfavillando. E vidi anche come le loro mani si cercassero
+sotto gli abiti, e la donna avesse i capelli sciolti e la gola più nuda,
+e un che di candido, di molto bianco sul fianco...
+
+
+
+
+IX.
+
+
+Quella macchia bianca mi rimase negli occhi. Quella macchia bianca,
+senza nè forma nè sostanza, molto vaga e mobilissima, correva innanzi a
+me mentre andavo strisciando contro i muri, per vie buie e strette,
+senza veder nulla se non quella macchia bianca che saltava nell'ombra.
+Dovunque volgessi lo sguardo, la ritrovavo; sul marciapiede, sulle case,
+vicina e lontana, sempre egualmente mobile e bianca. Chiudevo gli occhi
+ed essa si rifugiava tra le pupille e le palpebre; e non potevo in
+nessun modo liberarmene. A un tratto urtai contro un corpo duro e provai
+un acuto dolore alla fronte. Toccai, e la mia mano si sporcò di sangue;
+sentii una goccia calda scendermi dalla fronte sul viso. Col fazzoletto
+premetti la ferita e continuai a camminare. Mi pareva di udire un suono
+di banda lontano ma molto distinto, una fanfara marziale, con prevalenza
+di trombe, di tamburi e di piatti, al cui ritmo cercavo di misurare il
+mio passo. Non sapevo dove andare. La testa mi doleva, e
+pensavo:--Questa cravatta, questa maledetta cravatta mi soffoca...
+Finalmente, dietro un arco, vidi una luce scialba nel buio, una porta
+illuminata. Dall'osteria non usciva nessuna voce, nessun rumore. Spinsi
+la porta ed entrai. L'oste stava seduto in fondo, dietro il banco, tra
+le bottiglie e i caratelli. Mi guardò (era guercio) e non si mosse. Io
+mi sedetti a un tavolo, battei il pugno due o tre volte, e gridai che mi
+portasse da bere. Egli si alzò, mi portò il boccale e il gotto, e rimase
+appoggiato all'altra sponda del tavolo, a guardarmi. Mi sembrava che il
+suo viso giallo e gonfio fosse liscio come una zucca, e che quell'unico
+occhio, umidiccio e peloso come un ombelico, gli si aprisse in mezzo
+alla fronte. Quell'occhio mi stizzì a tal punto che, per non vederlo,
+gli voltai le spalle. Poi inzuppai nel boccale il fazzoletto e
+incominciai a inumidire la mia ferita.
+
+--Se mai un po' d'aceto, signore,--disse l'oste.--Il vino non serve...
+
+Aveva la voce di una chitarra, di una chitarra fessa.
+
+--Va bene!--gridai inviperito.--Che te ne importa?
+
+Egli se ne tornò dietro il banco, a rintanarsi fra le botti. Il mio
+dolore cresceva. Se per poco cercavo di dirigere la mia attenzione sopra
+una qualunque delle cose che avevo intorno, subito rivedevo quella
+macchia bianca, bianca e inafferrabile, e il mio tormento cresceva tanto
+da non poterlo più sopportare.
+
+--Ho la faccia sporca di sangue,--pensavo,--ma che importa? Non è questo
+che mi tormenta. Anche i Ciclopi avevano sangue rosso (rosso o azzurro?)
+e un occhio in mezzo alla fronte. Erano come scimmie bianche,
+gigantesche scimmie pelate, i Ciclopi. Ma che importano ora i Ciclopi?
+
+Improvvisamente un colpo di vento sparpagliò questi pensieri sconnessi,
+mi ricordai e scoppiai in singhiozzi. Piangevo, e tutto ciò che non
+volevo ricordare mi ritornò alla memoria, e vidi ogni cosa come era
+avvenuta.--Daria! Daria!--urlavo in me stesso, e pareva che avessi una
+voce tonante e assordante, una voce immensa.--Daria!--e non sapevo
+trovare se non questa parola unica, questa parola fatata, e ripeterla in
+me stesso fino a stordirmi, fino al punto di non comprenderla più. Non
+sentivo ormai nessun male alla fronte. Il male era tutto dentro, una
+piaga dolorante e spasimante al posto del cuore, un coltello che mi
+colpiva, senza tregua, sempre al cuore. In tanta angoscia a volte pareva
+che la mia vita intera si arrestasse, e l'anima rimaneva sospesa, come
+sul punto di abbandonarmi.
+
+Infine l'oste si mosse e mi battè sulla spalla.
+
+--Ora basta,--disse.--Ora si chiude e andiamo via.
+
+--Andiamo via?--balbettai.--Ma dove, dove andiamo?
+
+Egli sogghignò. S'era messo un berrettone nero in capo e una sciarpa
+intorno al collo.
+
+--Queste disperazioni io le conosco!--disse mentre mi alzavo.--Per pochi
+soldi qualcuna te le farà passare.
+
+Mi sbattè la porta dietro le spalle ed io ricominciai a camminare a
+caso. Con un certo sforzo compresi che di fronte a me stava il mare e
+che quella striscia d'argento, interminabile, era la luna sull'acqua, e
+che quel rumore fastidioso era appunto il rumore dell'onda. La luna
+fendeva le nuvole grige di perla.--Bum! bum! scioc scioc! cu cu! bau
+bau!--e di scoglio in scoglio mille grida confuse, lugubri, beffarde, si
+propagavano con lunghi echi.
+
+--Mi ucciderò!--dissi.--Perchè non uccidersi? È molto semplice, molto
+facile...
+
+Il desiderio di morire era così forte che già mi pareva d'esser morto e
+di vedere ogni cosa da lungi, dall'alto di un monte, di una montagna
+altissima tra le nuvole. Giunsi fino all'estremo limite della spiaggia;
+poi mi volsi e rapidamente me ne tornai a casa.
+
+Nella mia stanza c'era qualcuno che russava. Era buia, ma nella penombra
+scorsi una forma umana sul letto: un uomo vestito che russava. Accesi un
+lume. Sterpoli stava placidamente disteso e addormentato sul mio letto.
+
+--Sterpoli!--gridai afferrandolo per un braccio.
+
+Egli scosse il capo, sospirò, si volse sopra un fianco, senza aprire gli
+occhi.
+
+--Sterpoli!--gli urlai in un orecchio.--Svegliati!
+
+Allora egli tentò di rizzarsi su un gomito. Ma ricadde subito e cominciò
+a mugolare:
+
+--No, non voglio... Per amor di Dio... Bambola... Un po' d'acqua. M'è
+rimasta una lisca in gola...
+
+--Che lisca!--esclamai.--Sono io!
+
+Sterpoli schiuse finalmente gli occhi e si guardò intorno stupidamente.
+Si toccò la fronte e poi rise, d'un riso idiota idiota, da ubriaco.
+
+--Ah! ah! sei tu?--disse.--Sì, sì, mi ricordo. Ma lei dov'è andata? Mi
+scappa sempre, quel demonio! Non sta ferma un minuto.
+
+Si mise a sedere sulla sponda del letto e mi fissò attentamente, a
+lungo, perplesso.
+
+--Scusa,--disse poi,--non ti avevo riconosciuto. Ora ti vedo... Sei tu.
+
+Tese la mano verso di me e ammiccando soggiunse:
+
+--Anche tu hai bevuto. Ti si vede il vino rosso, sulla faccia. E che
+vuol dire? Si beve. Ma perchè si beve? È chiaro. Si beve perchè si ha
+sete, molta sete, sempre sete. Tu le dici:--Su via, amore, sii buona.
+Dammi un bacio, un bel bacio... Porgi la bocca e senti che non c'è
+niente; non trovi mai niente con la bocca. Dici:--Perchè dunque non vuoi
+darmi nemmeno un bacio? Sii ragionevole, trottola. Tutti abbiamo diritto
+di vivere. Non è vero? Ora, che c'è di male se certi uomini hanno un
+cuor tenero, un cuore di burro? E che c'è di male in un bacio? E lei
+ride e ti risponde:--Va là, allontanati. Non mi voglio sporcare. Allora
+è quando si cerca la bottiglia e si beve. Sì, fratello mio: questo ci
+consola...
+
+Io l'ascoltavo. M'ero seduto accanto a lui, sul letto, rassegnato ad
+ascoltarlo.
+
+--Fratello, fratello mio...--continuò prendendomi una mano e
+stringendola fra le sue,--io ti volevo domandare qualche cosa di molto
+importante. Sono venuto proprio per rivolgerti una domanda. Ho detto fra
+me:--Quel ragazzo m'ha l'aria di uno che può illuminarmi con un
+consiglio leale.--E ti ho aspettato. Ora ti domando:--Perchè noi ci
+consoliamo così presto? Un po' di vino basta dunque davvero? Ah! quanto
+mi addolora! Tu non sai quanto mi affligga questo pensiero sciocco che
+un po' di ebbrezza basti per consolarci. Vogliamo forse essere consolati
+dal vino? No! No, noi non chiediamo queste consolazioni. Tu dici:--No,
+Sterpoli, ciò ci lascia indifferenti. Ed io ti rispondo che è vero, e
+che noi non vogliamo consolarci. Noi vogliamo godere. Noi vogliamo
+amare. Noi vogliamo che quando le diciamo, supplichevoli:--Su, amor mio,
+mia vita, dammi un bacio!--ella risponda con un bacio. E che questo
+bacio non mentisca; che ella non pensi, mentre tu senti che in realtà un
+bacio s'è posato sulla tua bocca, un bacio tepido come una colomba, non
+pensi:--Contentiamo questa bestia, questo animale cornuto. Noi vogliamo
+essere amati, fratello, teneramente, appassionatamente, come fanciulli,
+come malati, come moribondi. Godere dell'amore. Che cosa importa tutto
+il resto? Che cosa può darci il vino? Il nostro cuore è frollo,
+delicato, sensibile, dolce come lo zucchero. Perchè esse ce lo rendono
+duro e amaro, duro e malvagio? E anche questo volevo sapere: perchè
+amiamo? E che cosa si aspetta da queste femminucce color di cera, da
+questi piccoli serpenti dorati?
+
+Egli parlava e mi guardava teneramente con occhi semispenti, ma pieni di
+lacrime.
+
+--È vero...--sospirai,--hai ragione. Non sai quello che dici, ma Dio in
+persona ti suggerisce.
+
+--Quale Dio?--domandò Sterpoli, aggrottando le sopracciglia.--No, non
+può essere.
+
+Tacque e scosse il capo. Strinse più forte la mia mano e mormorò:
+
+--Ora ti dirò tutto. Non spaventarti. Non mi insultare. Abbi pietà di
+me. Sento qualcosa qui, nel petto, che gira. Non è il cuore. Sento anche
+il cuore. È un'altra cosa. Ora, io non posso sopportare... Questo peso,
+questo enorme peso, non posso reggerlo tutto da solo. Ascolta. Mi aveva
+detto:--Da questa sera sarò tua. Sarò per te. Non amo che te. Tu non lo
+sai, ma io ti ho sempre amato, così, in segreto. Lippi! Non ti pare un
+nome dolce, un nome amorevole? Un nome da innamorato, da amante? Ebbene:
+da questa sera sarò tua. Tutto il male sarà compensato. Tu sarai felice.
+Mi ha detto così ed io l'ho aspettata un'ora, due ore, quattro ore.
+Pensavo:--Verrà. Fra poco, prima che io abbia contato fino a cinquanta,
+fino a cento, sarà qui. Avevo preparato un piatto di dolci, un mazzo di
+fiori, una bottiglia di vino leggiero. Non per consolarmi, ma per
+goderlo con lei, tutti e due insieme. E, a sera inoltrata, quando
+attendevo e speravo ancora, quella vecchia maledetta è venuta e mi ha
+detto:--È inutile che tu aspetti.--Come? esclamo. Non viene?--No, dice,
+non viene. Non verrà.--Ma dove, dove è andata? La vecchia sogghigna e
+risponde:--Non so. Certo non è andata lontano.--Per la tua vita! grido
+torcendomi le mani. O mi dici dov'è, o ti uccido! Allora impaurita
+balbetta:--Da Clauss... È andata da Clauss!--Basta! Io son cieco d'ira e
+afferro tutto ciò che mi capita fra le mani e tutto riduco in frantumi.
+
+Sterpoli si arrestò ansante.
+
+--Comprendi?--mi domandò.
+
+--Comprendo,--mormorai.--È vero. Erano insieme. Si sono baciati. Li ho
+veduti con i miei occhi...
+
+--Tu!--esclamò Sterpoli.--Anche tu?
+
+--Anch'io...
+
+
+
+
+X.
+
+
+L'uscio si mosse come se un soffio di vento o una mano leggiera lo
+sospingesse. Dallo spiraglio spuntarono quattro dita. Poi l'uscio non si
+mosse più, e quelle quattro dita rimasero così, immobili, nella fessura.
+Dietro l'uscio qualcuno ora stava spiando nella stanza o attendeva di
+essere invitato ad entrare. Sterpoli era ricaduto bocconi sul letto, le
+braccia incrociate sul capo, la faccia schiacciata contro le coltri. Mi
+alzai lentamente, e, cercando di vincere il tremito dei miei ginocchi,
+in punta di piedi mi avvicinai all'uscio e feci l'atto di aprirlo.
+Subito quella mano intrusa scomparve. Ma io trassi bruscamente a me
+l'imposta e vidi contro il muro, nell'oscurità fonda del corridoio, una
+ombra confusa di cui non discernevo chiaramente che il bianco degli
+occhi. Riconobbi subito Soave. Ella fece un passo verso di me. Prima che
+io avessi il tempo di parlare, mi prese con forza per la mano e mi tirò
+fuori dell'uscio, che rapida ella stessa richiuse alle mie spalle senza
+rumore. Quando fummo tutti e due nel buio, non staccò la sua mano dalla
+mia, anzi la strinse più forte e se la premette sul seno, mentre con
+tutto il corpo aderì al mio corpo, tanto che sentivo il suo cuore
+battere contro il mio.
+
+--Pazza, pazza,--dissi con voce soffocata,--che cosa vieni a fare qui a
+quest'ora? Questa non è casa mia. E come hai potuto entrare?
+
+Dai suoi capelli, con la densità di un fumo di incenso, vaporava contro
+il mio viso un odore acuto di gelsomino che io penavo a respirare. Il
+suo cuore batteva sempre più forte. E non parlava.
+
+--Rispondi!--esclamai con forza.--Rispondi e vattene, vattene subito...
+
+Ma per tutta risposta Soave mi trascinò verso il fondo del corridoio e
+si fermò soltanto sulle scale, dinnanzi alla grande finestra illuminata
+dalla luna. Allora, guardandomi fissamente con i suoi immensi spiritati
+occhi, mi bisbigliò:
+
+--Dov'è Daria?
+
+I suoi occhi erano veramente pieni di spavento e di follia. Le sue
+labbra, il suo mento tremavano, e le sue mani non cessavano un istante
+di aggrapparsi alle mie, convulsamente, come se avesse voluto
+spezzarmele. I suoi capelli erano arruffati e le piovevano in tanti radi
+ciuffi sulla fronte e sulle gote. Il suo povero corpo scompariva nelle
+pieghe di uno scialle di lana nera.
+
+--Dov'è Daria?--ripetè con l'accento della disperazione.--Dov'è? Dov'è?
+
+Io mi sentivo morire. Nuovamente il mio cervello si riempiva di confuse
+e plumbee nuvole, e dinnanzi ai miei occhi tutto ricominciava a rotare.
+Per non cadere chiusi le palpebre. Risposi con un filo di voce:
+
+--Non so... Da Clauss. L'ho lasciata laggiù.
+
+--Ah!--esclamò Soave.--Dunque non mi ero ingannata! Non era lei nella
+tua stanza!
+
+--No,--dissi,--non era lei. E mi salì alla gola un rantolo di riso.
+
+--E chi era nella tua stanza?--domandò Soave, con tono imperioso.
+
+--Non ti riguarda,--risposi.--Del resto, se vuoi saperlo, era Sterpoli,
+quello che conosci.
+
+--Lui! lui!--gridò Soave, e fece un moto improvviso come se avesse
+voluto fuggire. Ma io soffocai le sue grida chiudendole la bocca con una
+mano, e afferrandole un braccio la costrinsi a rimanere.
+
+--Non gridare, idiota!--le ordinai infuriato.--Vuoi destare tutta la
+casa?
+
+Soave si lasciò cadere sopra un gradino, e come svenuta si abbandonò
+contro il muro. Poi riaprì gli occhi, e levandoli umilmente su me,
+sussurrò:
+
+--Non sai dunque nulla? Kate era appena rientrata in casa, ed io mi
+stavo spogliando. Era già tardi. Kate piangeva e non riuscivo a farla
+parlare.--Ma parla, dunque, per l'amore di Dio! supplicavo. Che cosa è
+accaduto? E lei singhiozzava e non riusciva a spiccicare una nota.
+Improvvisamente si ode un tonfo alla porta, uno schianto, e lo
+sbatacchiare delle due imposte contro il muro, un tumulto di passi su
+per le scale, e un mugolio sordo che sembra di belva. Sterpoli, lui,
+proprio lui, si sente correre per le stanze gridando:--Dove siete,
+maledette ruffiane! Fuori! Fuori, ch'io vi scanni! Tutta la credenza
+della stanza da pranzo precipita con un fracasso enorme, tutto va in
+pezzi, sembra che crolli la casa, e sento Kate che grida: mamma mia! Io
+non mi muovo: ero fredda come il marmo. Si direbbe che tutti siano
+morti. Non odo più nulla. E poi la voce di Sterpoli grida:--E ora scanno
+quell'altra!--e si butta giù per le scale. I suoi passi si allontanano
+per la strada, ed io con il cuore in bocca mi affaccio sull'uscio, e
+vedo Kate lunga distesa fra uno sterminio di bicchieri, le sottane
+rovesciate, come morta. Ma non era morta. Apre gli occhi e
+dice:--Madonna mia perdonatemi... E si mette in ginocchio e prega. Mi
+avvicino a lei, e quando vede che sono io:--Brutta bastarda,--dice,--ti
+fosse cascata la lingua per il troppo gridare! E si mette a piangere e a
+battersi il petto:--Maria Vergine, perdonatemi voi... Io penso a Daria e
+a Sterpoli che è impazzito, e prendo questo scialle, e mi butto anch'io
+per le scale, e corro corro a casa di Clauss, e, arrivata dinnanzi al
+cancello, vedo Sterpoli che ne esce. Il vicolo è stretto e non posso più
+fuggire. Mi faccio piccina contro il muro. Sterpoli cammina adagio, si
+ferma a ogni passo come un ubriaco, parla a voce alta, e ride. Mi passa
+dinnanzi senza vedermi. Ma, non so come, a un tratto si volta, e allora
+i suoi occhi si fissano dalla mia parte, e torna indietro. Io mi
+nascondo il viso nello scialle e non vedo più nulla. Lo sento che è a un
+passo da me, la terra che sgrigliola sotto i suoi piedi, lui che
+dice:--Sii buona, rondinella. E mi pare che mi stia addosso e che voglia
+abbracciarmi. Allora spicco un salto e mi butto giù per la scesa come
+una pazza, mi nascondo in una pianta di oleandro e non mi sono mossa
+più. Mi parve un secolo. Finalmente Sterpoli passò e disparve. Allora
+sono uscita, sono tornata su, il cancello era aperto, una finestra era
+illuminata, sono entrata in giardino, ho chiamato, nessuno ha
+risposto... Ho avuto paura che qualcuno dalle ville vicine mi udisse. Ho
+aspettato. Poi ho pensato a te e sono venuta a cercarti.
+
+Tacque e incominciò a singhiozzare.
+
+--Bene!--dissi io.--E dopo tutta questa storia perchè Daria dovrebbe
+essere qui con me? Che cosa sono io? Che cosa è Daria? Finitela con
+questa commedia! Non temere. Sterpoli non ha scannato nessuno.
+
+--Sì, ma allora, dimmi, dove sarà?
+
+--E che importa a me di saperlo?--risposi.--Vuoi che io vada a cercarla
+nel letto di Clauss per farti contenta? E dove vuoi che sia? Vuoi che ti
+porti io per mano dietro la porta della loro camera, e che contiamo
+insieme i baci che si danno, e gli abbracci, e il resto? Vuoi che io
+faccia, io, quello che Sterpoli non ha fatto, perchè lui è ubriaco e io
+sono sveglio?--Ah! sono sveglio, ora, ben sveglio, bambina
+mia!--esclamai, trascinato da una specie di esaltazione
+ironica.--Sveglio! Non mica addormentato come oggi! Così avessi veduto
+sempre tanto chiaro! Non sono più un ragazzo ingenuo, non credo più a
+nulla. Se tu non fossi tu, ma Daria in persona, e non stessi lì a
+piangere, ma a supplicarmi, ma ad adorarmi in ginocchio, ma a baciare la
+terra dove posano i miei piedi, non ti crederei, non ti crederei, e
+scoppierei dalle risa. Altro che carezze sulla bocca, altro che bisbigli
+di parole tenere nell'orecchio, altro che sguardi caritatevoli voglio
+io! E io stesso ti porterei per mano da Clauss e gli direi: Eccola
+questa sgualdrina! Te l'ho portata. Prenditela...
+
+Sudavo freddo, la testa mi doleva. Nelle orecchie avevo il tumulto di
+una burrasca. Non ci vedevo più.
+
+--E ora vattene!--dissi.--Vattene via...
+
+La urtai più volte con la punta del piede, ma sopratutto il mio ridere a
+scatti, a sussulti, dovette spaventarla. Senza altre parole,
+singhiozzando, Soave scese le scale e scomparve. Mentre, barcollando,
+disfatto, esausto, ripercorrevo il corridoio per rientrare nella mia
+stanza, la voce di Sterpoli echeggiò dietro l'uscio socchiuso,
+chiamandomi per nome.
+
+Entrai. Stava seduto sul letto, voltato verso l'uscio, con la faccia
+dipinta di paura.
+
+--Ah!--disse,--sei tu...
+
+Abbassò il capo, si passò un fazzoletto sulla fronte e domandò:
+
+--Dove sei stato?
+
+
+
+
+XI.
+
+
+Il silenzio che seguì fu lungo e penoso. Nessun rumore nella casa o
+nella strada. Una solitudine sconfinata. E in quel gran vuoto, in quello
+spazio senza limite, noi due seduti sul letto, noi due vicini, noi due
+soli, sperduti in quel mondo vasto e vacuo come un abisso! Ah! come
+tutto era ridicolo in noi e intorno a noi: i nostri abiti, le nostre
+tube nere e lucide sui cuscini; i nostri volti attoniti e quel dolore
+che affratellava improvvisamente due creature estranee, che ci
+sospingeva l'un verso l'altro, lui e me, con un trasporto pieno di
+timore e di speranza; di speranza e di tenerezza; di molta tenerezza e
+di molto amore. Quanto era accaduto un momento prima, quell'eccitazione
+crudele, quel barlume di coscienza ironica, tutto era svanito. Rimaneva
+il peso inerte di un doloroso ricordo già lontano. Una commozione
+insensata. Uno smarrimento cupo e angoscioso. La prima brezza mattutina
+entrò con un lieve soffio nella stanza e mi accarezzò la faccia.
+Finalmente Sterpoli, forse scosso da quella stessa carezza di frescura,
+mormorò:
+
+--Che fare? Che fare? Ormai è finita per sempre. Ah! non si può tornare
+indietro: non si può ricominciare da capo. Ognuno ha la sua propria
+sorte, un destino infame. Non c'è scampo. Non c'è modo di fuggire,
+d'indietreggiare, di resistere! Una voce è sempre presente, una voce
+imperiosa che dice:--Ubbidisci! E tu curvi le spalle e ubbidisci,
+umilmente ti sottometti al tuo destino di schiavo. Che fare? Come potevo
+io resistere o fuggire? Mi aveva detto:--Sarò tua. Tutto il male sarà
+compensato. Tu sarai felice!--ed io ero come un prigioniero al quale si
+dice:--Sta lieto! Domani ti apriremo le porte. Il mondo sarà tuo.
+Promettere la felicità? Io ero già pazzo di gioia al pensiero che sarei
+stato felice, che ella sarebbe stata mia. Mia! Perchè questa parola è
+magica? Quale ebbrezza! Ma d'un colpo, in un attimo, questo sogno
+rovinava. Con frastuono immenso, con scompiglio spaventoso, questo sogno
+rovinò sul mio capo, su me, e mi seppellì vivo sotto le sue rovine.--Che
+fare?--urlavo disperatamente.--È possibile? È vero?--e tutto ciò che
+toccavo, riducevo in frantumi, in briciole, in polvere! L'idea della
+morte mi balenò subito nel cervello. Subito la sua figura, schifosa e
+orrenda, m'apparve e si mise al mio fianco, e mi avvolse con il suo
+sguardo buio, beffarda e amorevole, spaventosa e attraente.--Che vuoi da
+me, civetta?--urlavo, ed ella mi additava con gesto servile la sua
+ghirlanduccia intorno al cranio vuoto, intorno al cranio nudo e
+risonante, per indicarmi che non tutti i fiori che fioriscono sono di
+questa terra, di questa terra fangosa e verminosa, di questi giardini
+che noi irroriamo di lacrime e di sangue!--Morire! dicevo a me stesso.
+Anche questa è una salvezza, un rifugio, uno scampo. Si può morire. E mi
+pareva di udire una soave musica di trombe angeliche, lontano e
+meraviglioso concerto. Di essere libero e insensibile, leggiero e
+felice. Mi vedevo disteso sopra un letto abbrunato, con questo vestito e
+questa tuba, e intorno a me s'affollavano uomini e donne che dicevano
+singhiozzando:--Mi pento di averlo offeso! Mi pento di non averlo amato!
+Poi ad un tratto tutti si traevano da un lato e Daria si avanzava
+lentamente, tenendo una rosa rossa fra le dita; s'avvicinava e mi
+appuntava quella rosa sullo sparato.--Mi pento, diceva guardandomi come
+una madre guarda il suo bimbo morto. Poi si curvava per posare un bacio
+sulla mia bocca. Ah! io non sentivo quel bacio! La mia bocca era
+insensibile. Io non potevo muovermi, alzarmi, abbracciarla, stringerla e
+tenerla contro di me, e dirle--Vedi? per te mi sono ucciso. Ora mi ami?
+No: non potevo nè muovermi nè parlare. Allora un uomo si faceva largo
+fra gli altri, la prendeva per le spalle e la spingeva via. Ed io avrei
+voluto saltare dalla mia bara (ero disteso in una lunga bara),
+aggredirlo, insultarlo, percuoterlo su quella faccia impassibile, su
+quella bocca sempre vittoriosa, urlare:--Lasciala! L'ho pagata col mio
+sangue! È mia! Ma rimanevo inchiodato tra quei quattro assi ed egli se
+ne andava con lei, tranquillamente. A che giovava dunque morire? Perchè
+morire? Perchè uccidersi? E il mio furore cresceva, cresceva la mia
+disperazione. Improvvisamente mi accorsi di correre lungo una strada
+buia, sulla quale ogni tanto s'aprivano rare stazioni illuminate, e
+dietro di me con rumor di zoccoli e di scope, con fracasso di forche e
+di molle, correva saltando una torma di folletti e di streghe, di
+spiriti neri e indemoniati. Così giunsi correndo dinnanzi alla casa di
+Clauss. Mi fermai. Improvvisamente tutti quei folletti svanirono, ed io
+mi ritrovai solo, sotto una luna livida che sbavava su me la sua luce da
+cimitero. Il cancello era socchiuso. Guardandomi intorno come un ladro,
+adagio lo spinsi ed entrai. La casa era buia, silenziosa, deserta: tutte
+le finestre chiuse e spente. Cauto salii le scale. Qualche cosa che era
+in una delle mie tasche mi punse la coscia. Trattenni a stento un grido
+di dolore e continuai a salire. Buio. Silenzio. Odor di fiori, di gigli,
+di rose. Più mi avanzo e più intorno a me le tenebre s'infittiscono. Mi
+sembra di essere in un castello fatato e di salire sopra una torre. Ad
+un tratto scopro uno spiraglio, uno spiraglio sottile sottile di luce:
+scorgo una fessura illuminata, una piccola striscia gialla e lunga al
+mio fianco. Quella lingua di luce mi punge, mi spaventa. Vorrei
+indietreggiare e fuggire. Ma le mie gambe vacillano, la mia testa gira
+come una banderuola, e sono pietrificato. Le orecchie ronzano e sembra
+che un frastuono immenso di campanelli riempia la casa. E in quel
+ronzìo, in quel tintinnìo assordante, odo una voce, la sua voce, e poi
+uno scoppio di risa dietro la porta. Un passo, sì, un passo si avvicina.
+La mia anima si sprofonda in un imbuto, mi appiattisco in un angolo,
+divento piccolo, piccolo e trasparente, invisibile. La porta si apre e
+un'ombra appare illuminata da tergo, si muove, si avvicina. Ora è a due
+passi da me, e ora a un passo, e ora mi sfiora, quasi mi tocca.--Chi è?
+domanda imperiosamente quella voce. So bene che dovrei tacere. Ma non
+posso.--Sono io! dico come in un soffio. L'ombra si arresta.--Chi è?
+ripete quella voce.--Sono io, Clauss, sono io!--rispondo. Poi alzo il
+braccio, lo alzo appena e lo abbasso lentamente, lentamente. Una voce
+rantolante sospira:--Daria! Aiuto!... E odo un tonfo e qualche cosa di
+molto pesante cade di schianto ai miei piedi.--Sono io,--ripeto ancora.
+E poi più nulla...
+
+Sterpoli si alzò. Un'ombra spaventosa era nei suoi occhi. Egli si curvò
+per baciarmi; ma io liberai le mie mani dalle sue, lo respinsi;
+inorridito lo respinsi e gridai:
+
+--Vattene! Vattene! Assassino!
+
+Egli fece un mezzo giro su sè stesso e si abbattè ai piedi del letto,
+come morto.
+
+La candela si spense. Allora un gran panico mi invase, e corsi qua e là
+per la stanza. Rovesciai una sedia e quel rumore mi gelò il sangue. Mi
+pareva d'udire passi su per le scale e colpi sordi contro l'uscio, voci
+rauche, grida arrabbiate. Chiusi la finestra, chiusi l'uscio a doppio
+giro di chiave, e mi rifugiai in un angolo. Mi raggomitolai in un angolo
+e attesi. Il buio era opprimente. Soffocavo. Vedevo nelle tenebre,
+comparire e scomparire, accendersi e spegnersi, strane luci bianche.
+Qualcuno si muoveva, si avanzava strisciando. Sentivo il suo alito
+gelido sulle mie mani, e con uno sforzo penoso, sempre più penoso,
+balbettavo:--Indietro! Non mi toccare! Va via! Va via!
+
+
+
+
+XII.
+
+
+A traverso le tende semichiuse filtrava una luce scolorata e falsa: era
+come una mano fredda che mi sfiorasse le palpebre. Stavo disteso sul
+letto, con gli occhi socchiusi, senza muovermi. Quella luce non mi
+cagionava nessuna maraviglia, nè il fatto di esser disteso sul letto,
+vestito, nè il fatto di esser desto, nè le rose gialle e spampanate
+sulle pareti con certi lor gambi intrecciati e irti di spine, nè gli
+abiti appesi in un angolo come impiccati. Bensì cercavo di spiegarmi che
+cosa fosse una macchia nera che vedevo a piè del letto, un groviglio
+nero da cui uscivano, non si sa come, due, due mani... Sì... Vedevo che
+erano due mani, due mani lunghe e pelose, con strani luccichii sulle
+dita; e la loro positura era così stravagante che ora pareva chiedessero
+un'elemosina e ora offrissero un'invisibile offerta, e ora non
+offrissero e non chiedessero nulla, ma fossero là, abbandonate e senza
+vita, estranee a qualunque corpo di uomo di donna. Immobilità. Ed io non
+riuscivo a comprendere. In quel viluppo nero, vicino a quelle mani, si
+scorgeva anche una macchia rossiccia, come un involto di carta rossa: la
+testa fulva di Sterpoli. Ma proprio non riuscivo a trovare un
+cominciamento in quel garbuglio di cose, non una fine, e nemmeno un
+ordine qualsiasi che me ne spiegasse la natura. Sapevo che avrei potuto
+alzarmi e toccare, frugare, trovare ciò che cercavo. Ma mi pareva di non
+potermi muovere senza turbare la gran pace che, coricato, riposava con
+me. E poi c'era qualche cosa, non so quale, che continuamente mi
+distraeva e mi svagava, deviando i miei sensi mal desti. Ora erano gli
+abiti appesi al muro, quelle gambe e quelle braccia vuote e pendule,
+quelle ridicole membra di stracci; ora una rosa purpurea che vedevo sul
+mio petto e che pareva una bella macchia di sangue. Che cos'era quella
+rosa? Chi me l'aveva appuntata sul petto? O meglio: chi mi aveva fatto
+quella bella ferita? Ecco: io non riuscivo a comprendere, e di nuovo i
+miei occhi si posavano su quel mucchio di cose immobili a piè del letto,
+su quella macchia fulva, e su quelle mani, su quelle due mani
+abbandonate. Una voce interna mi diceva:--Tu devi esser felice. Ed io,
+con la stessa voce, rispondevo:--Sono, sono felice. E ancora:--Tu volevi
+morire. Ed io:--Sì, è vero, volevo morire. E c'era un nodo stretto nel
+mio cervello, che non si voleva sciogliere; c'era un fiore chiuso che
+non si voleva aprire; intorno al quale i miei pensieri vaghi, incerti,
+s'aggiravano come farfalle...
+
+Così vissi. A lungo, a lungo, nere farfalle si aggirarono intorno a quel
+fiore chiuso.
+
+
+
+
+PARTE SECONDA
+
+Come finì la collana.
+
+
+Se io non avessi scritto soltanto per alleggerire il peso dell'anima mia
+la pietosa storia di Daria, ma mi fossi lasciato andare a pubblicarla
+sotto forma di racconto, come tanti fanno oggidì, che invitano nella
+loro intimità il maggior numero di persone ad udire i piccoli casi della
+loro vita, più di un lettore si sarebbe domandato dove mai fosse andata
+a finire quella collana, adorna di uno smeraldo, che Daria gettò in viso
+a Sterpoli quando affrontò Clauss all'Alhambra, la sera prima della sua
+morte. Capisco anche che a molti altri l'omissione di questo particolare
+sarebbe passata inosservata; tanto più che oggi la moda vuole che l'arte
+del romanzo e della novella sia trattata sinteticamente, a grandi linee,
+tutta stretta intorno alle cose essenziali e necessarie, senza quel
+cumulo di descrizioni minute e di inutili particolarità che usavano i
+romanzieri d'un tempo, quando gli uomini non avevano la fretta che hanno
+adesso e l'arte narrativa non aveva dato ancora tanti grandi scrittori.
+Ma per me, la fine di quella collana dallo smeraldo ha un'importanza
+grandissima, e non posso assolutamente passare sotto silenzio la sua
+breve storia.
+
+ *
+ * *
+
+Quando Daria si strappò dal collo quella collana e la scagliò con ira
+contro Clauss, colpendo invece Sterpoli in pieno viso, la collana cadde
+ai piedi di Sterpoli tra molti cuscini disseminati sopra il tappeto, e
+là rimase, dimenticata da tutti. Chi volete che pensasse a quel
+gioiello, per quanto esso fosse prezioso, quando ora sappiamo fino a che
+punto tutti noi, presenti a quella scena, fossimo intimamente sconvolti,
+e più di ogni altro Clauss, il quale pure all'apparenza sembrava
+conservare intera la padronanza di sè medesimo? Sterpoli certo non si
+curvò a raccoglierlo, mezzo acciecato com'era, e poi non ne ebbe il
+tempo, perchè se ne fuggì ad inseguire Daria, come abbiamo veduto.
+Clauss non lo raccolse egualmente, perchè egli avrebbe dato uno smeraldo
+mille volte più grosso e luminoso di quello per un bacio di Daria, e
+certo non importava nulla a lui di sapere chi lo avrebbe raccolto e chi
+se ne sarebbe impadronito. Io non lo raccolsi, perchè dimenticai subito
+che la collana fosse caduta fra quei cuscini, mentre più d'ogni altro
+l'avevo ammirata sul candore niveo della gola di Daria. Poi Clauss ed io
+ce ne eravamo andati, lasciando gli altri ancora seduti sui divani, e
+gli avvenimenti che seguirono la notte e il giorno dopo ci condussero
+pur troppo lontani dal ricordo di quel disgraziato gioiello. Quelli che
+rimasero dopo la nostra partenza avrebbero ben potuto ricordarsene, non
+solo perchè dovevano essere molto più calmi di noi, ma perchè,
+discorrendo ancora a lungo tra loro della scena che s'era svolta sotto i
+loro occhi, avrebbero dovuto anche soltanto incidentalmente parlare
+della collana e quindi pensare di raccoglierla. Sta di fatto che assai
+tardi, a notte molto inoltrata, quei giovani chiesero i loro pastrani e
+le loro tube al guardarobiere, e se ne andarono facendo pronostici sulle
+possibili conseguenze dell'avvenimento che s'era prodotto quella sera. E
+la collana rimase fra i cuscini, là dove era caduta.
+
+ *
+ * *
+
+È vero che quella notte, fantasticando di Daria, la sua immagine non
+m'apparve mai disgiunta dallo splendore magico dello smeraldo che avevo
+veduto brillare sulla nudità del suo collo. Quella pietra preziosa era
+per me quasi un attributo della sua bellezza, come i suoi occhi
+oltremarini, come le vene azzurre delle sue tempie, come il rosso crudo
+di cui ardevano le sue labbra. Anche più tardi, quando il delirio che
+per intere settimane mi tenne sospeso tra vita e morte finalmente si
+placò, l'immagine di Daria mi riapparve nella precisione lucida del
+primo ricordo con quello smeraldo verdissimo sospeso alla gola. Nel
+delirio non l'aveva mai abbandonata. Vedevo colori meravigliosi, e
+sopratutto il sangue, di cui tutte le cose mi apparivano macchiate e
+grondanti, era d'un rosso paragonabile soltanto al fuoco e ai tramonti
+d'estate. Ma il verde di quella gemma vinceva in splendore, in violenza,
+in bellezza ogni altro colore, nelle mille strane forme che assumeva
+nell'incubo. Ora era un lago verde, nella cui trasparenza guizzavano
+pesci di madreperla, di ambra e di corallo, dal cui fondo sorgevano
+ondeggiando foreste d'alghe e di piante d'ogni varietà di verde; e su
+quelle piante sbocciavano fiori enormi, bianchi e neri, che poi si
+distaccavano dai rami e salivano a galleggiare sull'acqua come meduse.
+Ora invece era una verde pupilla che s'apriva improvvisa in un cielo
+buio, e da essa scendeva un raggio verde diritto come dalla pupilla di
+un dio, fluido, abbagliante, che dove si posava divampavano altissimi
+incendi, serpeggiavano guizzando fiamme verdi, e intere città con torri
+e castelli erano avvolte da un alone livido fosforescente, e subito
+incenerite. Le loro rovine formavano poi alte montagne di verdi tizzi
+ardenti.
+
+Ma la collana di Daria, chiusa nella buia mano di un miserabile
+rigattiere, non mandava più alcuno splendore. Un ragazzo, la mattina che
+seguì quella notte memoranda, spazzando, l'aveva trovata là dove era
+stata abbandonata da tutti, e senza neppure il tempo di fiatare, se
+l'era cacciata nella più nascosta tasca dei suoi calzoni, tutti
+rattoppati davanti e di dietro. Anzi quella tasca segreta altro non era
+che una delle tante toppe dei suoi calzoni, nella quale il furbo ragazzo
+aveva fatto un buco. Quel ragazzo si chiamava Bombita, e suo padre era
+un facchino. All'Alhambra esercitava il nobile mestiere di sguattero, in
+attesa di vestire una livrea gallonata e di essere promosso ruffiano.
+Quella mattina Bombita, che era d'umor taciturno e usava di solito
+accompagnare l'andirivieni della sua scopa con dispettosi grugniti,
+l'udirono invece cantare, con una bella voce di mezzo soprano, una delle
+tante canzoni che là dentro sapevano anche i muri.--Guarda, disse il
+maestro di casa che in maniche di camicia lustrava le maniglie alle
+porte, nella testa di Bombita è nato un gallo! Nella testa di Bombita
+poteva essere nato non soltanto un gallo, ma financo un asino, perchè
+era non solo rotonda come un uovo, ma grossa come una zucca. Quel
+ragazzo era rachitico, si può dire che fosse tutta testa; sulla testa
+cresceva poi un arruffio di capelli gialli come la stoppa, e il suo viso
+era tutto macchiato di lentiggini. I suoi occhi piccini piccini
+sembravano anch'essi due macchie un poco più rosse delle altre, e non
+c'era caso che ti guardassero in faccia. Ma non era nato, no, un gallo
+nella testa di Bombita. Lo sapeva bene lui, che cosa gli fosse nato
+sotto i piedi, quella mattina, per cantare così.
+
+ *
+ * *
+
+A mezzodì Bombita si slacciò il grembiule e lo buttò in un angolo. Ma i
+calzoni se li tenne addosso, e, senza voltarsi indietro, infilò l'uscio
+e se ne andò dove era atteso a quell'ora, e cioè al mercato dei pesci,
+sulla banchina nuova del porto. Come ogni giorno, ad ogni angolo di
+strada incontrava un amico, tutti in giro allo scoccare di mezzodì per
+importanti affari d'appetito. Ma Bombita camminava con la testa alta, i
+capelli al vento, le mani in tasca, a passi da granatiere, e non si
+degnava di guardare in faccia nessuno di quanti incontrava lungo la via.
+Il mercato era semi deserto, perchè a quell'ora chi aveva voglia di
+pesce lo andava a cercare nelle casseruole piene di salse profumate, o
+nelle padelle dove stava guizzando più che vivo tra gli scoppi e i
+sibili dell'olio bollente, anzichè nelle ceste umide e algose dei
+pescivendoli, a pesarlo morto sulle loro puzzolenti bilance. Le navi
+ormeggiate alla banchina dondolavano i loro alti alberi alla brezza
+lieve di levante, e sul ponte fumavano i fornelli dei marinai, che,
+sdraiati sui sacchi e per i mucchi di gomene arrotolate, guardavano
+sonnecchiando la poca gente passare in fretta lungo il molo. I cani
+randagi facevano allora le pulizie del mercato, pronti a cedere la più
+bella collana di smeraldi per una lisca di triglia. Ma Bombita non li
+guardò neppure, quei suoi modesti colleghi, e tirò via verso una barca
+tirata a secco dietro il casotto dei doganieri, dove era aspettato da
+Egle. Egle, la figlia del pescatore, aveva tredici anni, mentre Bombita
+non ne aveva che dodici. Era una bambina rotonda come una palla, due
+gote rosse come due mele, e un par d'occhi che parevan fatti con due
+scaglie di vetro nero. I suoi capelli erano crespi come la lana e
+opachi, corti e arruffati, e legati dietro in una treccia così grossa e
+sgraziata che somigliava la coda mozza di un cane.
+
+Egle stava seduta sotto la barca e sgranocchiava tranquillamente una
+crosta di pane, quando Bombita le si parò dinnanzi con quell'aria fiera
+che si conviene ad un vero conquistatore. Egli si lasciò andare di peso
+a sedere accanto a lei, e ridendo silenziosamente le dette una gomitata
+nel fianco.
+
+--Stupido!--disse Egle.--Non sai fare altro che dar gomitate tu! Guarda
+Andromaco piuttosto come fa con Rosina. Guarda che bel nastro d'oro
+porta alla cintola! Quello glielo ha regalato Andromaco.
+
+Bombita strizzava gli occhi, e, guardando Egle, rideva silenziosamente,
+e batteva il pugno sul ginocchio dove sentiva il duro dello smeraldo. Lo
+zuccone che soffriva terribilmente di gelosia, e sempre, solo a
+nominargli Andromaco o Ninotto, copriva Egle di sputi, questa volta si
+contentò di darle tre pizzicotti nella schiena a denti stretti e
+schizzando gli occhi dalle orbite. Ma stette muto, e poi ricominciò a
+sorridere. Egle fece la faccia da lacrime, cercò di tastarsi la schiena
+dove i pizzicotti le bruciavano, poi mostrò un palmo di lingua all'amico
+e con disprezzo disse:
+
+--Se non la finisci, me ne vado e non mi vedi mai più...
+
+Buttò in mare quell'avanzo di crosta di pane che teneva in mano, voltò
+le spalle a Bombita, e, puntati i gomiti sulle ginocchia e il mento sui
+pugni chiusi, guardò verso le barche che si dondolavano sull'acqua.
+
+--Sei come tuo padre, tale e quale, disse con voce agra, senza nè
+muoversi nè voltarsi, come se parlasse al vento, che tutti dicono che
+altro che di bastonate non ha mai nutrito nè te nè tua madre. Almeno mi
+dicessi dov'è quell'anello che mi avevi promesso, e ne parlavi sempre,
+quando facevo all'amore con Tristano, e non ne volevo sapere di
+piantarlo per fare all'amore con te. Se lo saranno mangiato i pesci!
+
+E mentre Egle parlava voltandogli la schiena, Bombita, ficcato il dito
+nel buco della sua toppa, ne aveva tirato fuori a poco a poco la
+collana, finchè era venuto alla luce lo smeraldo che il sole d'un tratto
+riempì di scintille abbaglianti. Poi, curvandosi appena, l'aveva con due
+dita tenuta sospesa sul capo di Egle, e a poco a poco, abbassando il
+braccio, gliela calò sul naso, finchè Egle la vide e ammutolì. Vide
+bene, Egle, che era una bella collana con una bella pietra verde tutta
+piena di verdi sfavillii; ma non la toccò, e, abbassato il capo, stette
+silenziosa e imbronciata a raspare con le unghie la terra tra i selci.
+Poi, vedendo con la coda dell'occhio che quella collana continuava a
+ciondolare all'altezza della sua fronte, con un gesto improvviso la
+strappò dalla mano di Bombita e se la nascose in grembo.
+
+Bombita non parlò, non cercò che Egle si voltasse a guardarlo e a
+sorridergli, non aspettò nemmeno che lo ringraziasse, considerando
+quanto egli fosse più generoso e grande di Andromaco ed ella più
+fortunata di Rosina. Aveva appetito. Si alzò, e se ne andò di corsa,
+sicuro che Egle lo avrebbe aspettato anche un anno intiero là, seduta
+sotto la barca. Ma, mangiata alla svelta la zuppa, sarebbe ritornato fra
+un'ora.
+
+ *
+ * *
+
+Egle, rimasta sola, allargò le ginocchia e guardò la collana dallo
+smeraldo che le stava ammucchiata in grembo. Non ebbe neppure un piccolo
+pensiero di gratitudine per Bombita, e poichè certamente una collana
+così bella costava più di sette soldi, forse dieci e anche venti, ella
+giudicò che Bombita doveva averla vinta ai giardini pubblici, giocando
+al giuoco della campana con qualche ragazzo signore ancora più stupido
+di lui. La prese fra le dita e incominciò a intrecciarla in mille modi,
+e spesso, allontanando da sè la mano e tenendola aperta contro il sole,
+guardava le belle luci di quella pietra verde che splendeva di mille
+luci diverse. Certo che cosa era il nastro dorato di Rosina in confronto
+di quella bella collana? Chi sa quanto tutte le sue rivali l'avrebbero
+invidiata, vedendola apparire nella corte con quello splendore al collo,
+e come si sarebbero consumate di rabbia perchè non ne avevano una che
+potesse valere quanto quella! Rosina avrebbe picchiato Andromaco, e
+forse Andromaco, stanco di buscarne da quella brutta civetta, si sarebbe
+deciso a fare all'amore con lei. Egle aveva posato lo smeraldo dinnanzi
+a sè sopra un sasso, perchè il sole lo illuminasse in pieno. Ella
+guardava l'acqua verde che ondeggiava sotto i fianchi delle navi e
+pensava che la pietra della collana era proprio verde come una goccia di
+quell'acqua.
+
+Anche Porfirio guardava, appoggiato a una mezza botte, certi pescatori
+che risciacquavano le loro reti tutte piene d'erbe marine, e, vedendole
+gocciolare contro il sole d'oro, pensava quanto egli sarebbe stato ricco
+e felice se avesse conosciuto il segreto per trasformare quelle gocciole
+iridescenti in tante belle pietre preziose. Ma nel suo sacco, che stava
+posato floscio ai suoi piedi, non c'erano che stracci e un vecchio
+orologio a pendolo che da un pezzo aveva cessato di segnare il tempo.
+Anche Porfirio era vecchio come quell'orologio, e il suo cuore aveva da
+un pezzo cessato di battere al semplice richiamo delle illusioni. Era
+stato giovane come tutti gli uomini, e anche lui aveva avuto i suoi
+sogni. Ma quanto quei giorni felici erano ormai lontani! C'è chi sogna
+una donna amata, c'è chi sogna la gloria, c'è chi sogna la ricchezza,
+tesori nascosti, colpi di fortuna, eredità favolose, affari indovinati.
+Il sogno costante di Porfirio, durante tutta la sua vita, finchè la
+vecchiaia non aveva steso un velo opaco sulla sua immaginazione, era
+stato quello di trovare a un angolo di strada, camminando camminando,
+come faceva lui, da mattina a sera, di porta in porta, con il suo sacco
+in spalla e gli occhi bassi, qualche cosa di molto prezioso, che non gli
+costasse assolutamente nulla, perchè era roba trovata, e che,
+rivendendola, egli potesse ricavarne tutto guadagno.
+
+Fra sè, il vecchio meditava sulla sua sfortuna, mentre quei pescatori,
+risciacquando le loro reti, pescavano le false gemme del mare. Il suo
+tubino calato sulla fronte, il naso arcigno, la pipa corta spenta fra i
+denti, la barba bianchiccia che gli pioveva giù dal mento sulla vecchia
+palandrana verde, stava fermo come una statua, incantato dalle magiche
+luci che saltavano sull'acqua. Ma quando alfine si riscosse, come se
+improvvisamente al vecchio orologio chiuso nel suo sacco fosse scoccata
+l'ora fatale, i suoi occhi furono attratti da ben altra visione. Accanto
+a lui era posata a secco una barca, mezzo rovesciata, con larghi squarci
+nel ventre e tutta spalmata di nero catrame. Ma di sotto quella barca
+spuntavano due piccole mani di bambina che giocavano con una pietra
+verde, simile a una di quelle scheggie di vetro verde, levigate dal
+mare, che si raccolgono lungo le spiagge. Senonchè quella pietra
+sprigionava lampi meravigliosi, come avrebbe fatto un vero smeraldo,
+tanto che al confronto l'acqua verde del mare pareva pallida e
+opaca.--Vecchia sgualdrina, pensò Porfirio indirizzandosi alla fortuna,
+quando finirai di tentarmi con i tuoi falsi miraggi? E, dato di piglio
+al sacco, sputò e fece due passi per andarsene lontano da quel luogo
+pieno di supplizi.
+
+ *
+ * *
+
+Ma, fatti due passi, Porfirio si voltò. Egli non sapeva distaccarsi di
+là nel dubbio che quel falso smeraldo potesse essere invece uno smeraldo
+vero. Quanti non tradirono così la fortuna, proprio per averla
+disprezzata quell'unica volta ch'essa era realmente a portata della loro
+mano! E Porfirio, perplesso, non sapeva distogliere gli occhi da quella
+pietra verde che ora, posata sopra un sasso, splendeva ferma al sole; e
+avrebbe pagato non si sa quanto per sapere con certezza se era un pezzo
+di vetro verde oppure un vero smeraldo.
+
+Egle intanto era già stanca di quella collana; già non le piaceva più.
+Poichè certo quella collana, con quella pietra così verde, era una bella
+collana; ma il nastro d'oro di Rosina era pure un bel nastro; e, come
+nastro, era senza dubbio tanto bello quanto la sua collana. Egle sarebbe
+stata mille volte più felice se invece della collana avesse potuto
+mostrare a Rosina un nastro dorato che fosse più bello del suo. Allora
+certamente Rosina sarebbe stata umiliata e non avrebbe più portato il
+nastro di Andromaco come se fosse il più bel nastro dell'universo.
+
+Quando Porfirio, apparendo improvvisamente di dietro la barca, si fermò
+dinnanzi a lei, e le domandò:--Bambina, che cos'è quella pietra verde
+che ci giuochi? Egle lo guardò senza paura e rispose:--È una collana,
+non la vedi? E quando Porfirio, con la voce più buona del mondo e
+sorridendo amorevole, le disse:--Ah! come faccio a vederla se sono mezzo
+cieco? Dammela un momento che guardo che razza di vetro è
+quello...--Egle gliela porse tranquillamente, e si mise a grattar la
+terra con un sasso.
+
+Porfirio accostò gli occhi allo smeraldo e lo scrutò per ogni verso, lo
+palpò col polpastrello di ogni dito, lo pesò sul palmo della mano e si
+mise a ridere.--Scommetto, disse, che l'hai pagato più di quattro soldi.
+Egle lo guardò con disprezzo e rispose pronta:--Quattro soldi? Più di
+venti, ne costa...--Per Dio! esclamò Porfirio, più di venti soldi? Se
+erano soltanto quindici, te lo ricompravo io.
+
+Egle abbassò il capo. Quindici soldi! Forse con quindici soldi, forse
+anche soltanto con dieci, avrebbe potuto comprare un bel pezzo di nastro
+d'oro, più bello, più largo, più ricco del nastro che Andromaco aveva
+regalato a Rosina. Nella vetrina d'una bottega di merciaio, ne aveva
+veduti dei gomitoli immensi, tutti d'oro, oppure d'oro e argento
+intrecciati, che erano nastri non mai veduti altrove. Quindici soldi
+valevano forse quindici volte più di quella collana, che non aveva di
+bello se non quella pietra verde!
+
+Porfirio sentiva il suo vecchio cuore scoppiare, e di sotto il tubino
+nero gli gocciolava sulla fronte un sudor freddo. Quello era proprio un
+vero smeraldo. Ma come la fortuna gli si mostrava fino all'ultimo avara!
+Quella stupida bambina lo aveva certamente trovato per via, e mentiva
+quando diceva d'averlo pagato più di venti soldi. Ma lui, Porfirio,
+nella migliore ipotesi, per averlo, avrebbe ora dovuto pagare almeno
+quindici soldi, anche se la bambina non ne avesse pretesi ad ogni costo
+venti. E così la sua gioia non sarebbe stata neppure quella volta piena
+ed intera.
+
+Allora Porfirio afferrò il suo sacco per il collo, lo squassò e lo
+sbatacchiò per terra. Il vecchio orologio, risvegliato da
+quell'imprevisto sconquasso, digrignò i denti di tutte le sue ruote
+arrugginite e incominciò a battere come un tamburo. E Porfirio,
+spalancando gli occhi e soffiandosi furiosamente nella barba, disse con
+voce cupa:
+
+--Bambina, lo vedi questo sacco? Lo senti questo tamburo che suona là in
+fondo? Questo è il sacco nero dove sta chiuso l'uomo nero, e questo
+tamburo è la pancia dell'uomo nero che ha fame di bambine vanitose e
+cattive che portano collane con una pietra verde. Ora guardalo che salta
+fuori e ti si mangia tutta in un boccone!
+
+Quando Porfirio ebbe pronunciate queste spaventose parole, l'orologio
+nel sacco, stanco, si era già riaddormentato. Ma Egle coi capelli ritti
+fuggiva ancora gridando:--Mamma, mamma! e Porfirio non la rivide mai
+più.
+
+ *
+ * *
+
+Porfirio aveva la sua bottega in un vicolo triste dove non risplendeva
+mai raggio di sole. Era una stanzina umida piena di luridi stracci, di
+vecchi orologi, di scarpe sfondate, di ferramenta rugginose e di
+bottiglie vuote. Una bilancia stava appesa a un chiodo. In fondo, tra
+gli altri stracci, c'erano quelli che gli servivano da letto. Quando
+Porfirio si fu chiuso nella sua bottega e, acceso un moccolo di candela,
+aprì finalmente le dita che stringevano la bella collana di Daria,
+sembrò al vecchio che quelle nere pareti, tutte coperte di ragnatele, si
+illuminassero di una luce stupenda, come se per il tetto scoperchiato vi
+fosse piovuta dentro la luna in una notte serena. Ora egli poteva godere
+liberamente di quello splendore magico, inebbriarsene, e magari piangere
+di contentezza al pensiero che quello smeraldo era suo, assolutamente
+suo, e che non gli costava nemmeno un soldo. Sentiva, Porfirio, di non
+aver vissuto invano tanti anni ingrati a vuotare i guardarobe dei
+poveri, a frugare nelle immondezze, a raccogliere i rifiuti dei morti,
+se poi, in fondo a tanta miseria, doveva splendere per lui quello
+smeraldo meraviglioso che vinceva in fulgore la luce stessa del sole.
+Dio l'aveva infine premiato!
+
+Porfirio non volle mostrarsi da meno del suo sublime benefattore, e
+quando il pensiero della Divina Provvidenza balenò alla sua mente
+eccitata, subito egli cadde in ginocchio; e senza staccare gli occhi
+dallo smeraldo che la fiamma tremula della candela illuminava in tutto
+il suo splendore, egli pregò a lungo, umilmente e in silenzio. Chi lo
+avesse veduto allora avrebbe pensato ciò che tutti falsamente pensano
+degli avari, e cioè che egli adorasse in ginocchio quello smeraldo. In
+realtà nello smeraldo di Daria Porfirio adorava unicamente Iddio. Poi si
+levò, e volle che una giornata tanto memoranda non avesse altro seguito.
+Se fosse stato un nume, avrebbe comandato al sole di anticipare il
+tramonto. Non essendo che un povero rigattiere, fece la notte per conto
+proprio, spense il moccolo, e stringendosi al cuore quella collana tanto
+amata, si coricò, per dormire, nel suo lettuccio di stracci. Ma il sonno
+non fu così ubbidiente come egli avrebbe voluto. I suoi occhi non
+potevano addormentarsi, come accade quando, in estate, coricati sotto un
+verde albero, un raggio di sole, attraverso il folto fogliame, cade a
+piombo sulle vostre palpebre chiuse. Quella luce che feriva gli occhi
+chiusi di Porfirio era un raggio verde smeraldo.
+
+Alfine, senza accorgersene, egli si addormentò, e sognò tutta la notte,
+ma di quei sogni non conservò, al ridestarsi, alcun preciso ricordo.
+Appena riaperti gli occhi, egli si sentì felice. Ma prima di afferrare
+la ragione di quella felicità gli abbisognò di ricercarla a fatica per
+più d'un minuto. Quando l'ebbe afferrata, se ne rallegrò vivamente. Ma
+avendo già pagato il suo tributo d'entusiasmo alla propizia fortuna,
+tenne spenti i fuochi di fantasia e chiamò invece a raccolta le idee
+pratiche. Il grande affare di Porfirio in quel giorno e per molti giorni
+successivi, fu di cercare per le cantonate se qualcuno avesse perduta
+una collana con uno smeraldo e facesse appello all'onestà di chi l'aveva
+trovata per ricuperarla con la promessa di un premio. Porfirio si
+sentiva sicuramente superiore a un'onestà che per manifestarsi aveva
+bisogno di così fatte lusinghe. Ma avrebbe volentieri letto un manifesto
+concernente lo smarrimento di quella collana poichè quella collana
+poteva esser stata smarrita, ma poteva anche essere stata rubata; e
+Porfirio aveva fretta di risolvere con certezza questo dubbio grave, per
+sapere in che modo comportarsi nel commercio che pensava di farne.
+
+Ma nessuno fece ricerche della collana di Daria. I muri delle case non
+suggerirono nulla a Porfirio, e Porfirio dovette affidarsi alla propria
+prudenza, che era in tutto degna di un savio suo pari. Egli dunque
+continuò a commerciare in stracci e in bottiglie usate, girovagando di
+porta in porta con il suo vecchio sacco sulle spalle, il tubino unto
+calato sugli occhi, e in tutti i suoi atti la solita modestia e
+semplicità. Il suo tesoro lo portava annodato in un fazzoletto e sepolto
+in una tasca misteriosa che s'apriva nella fodera della sua palandrana.
+Come tutti gli eroi, egli aspettava pazientemente la sua ora. Quando
+vedeva una bambina con un vestito scozzese, senza affrettare il passo
+imbucava la prima porta che gli si parava dinnanzi o voltava l'angolo
+della prima strada. Con un gesto naturalissimo si calava ancora più sul
+naso le falde del cappello, e così procedeva fiducioso che la sorte non
+avrebbe disfatto ciò che aveva fatto una volta. Ma una mattina, mentre
+avrebbe dovuto svegliarsi con il pensiero deciso di affrontare
+finalmente l'inevitabile quanto sospirata conclusione di quella strana
+avventura, il vecchio Porfirio non si svegliò. Un rigattiere suo
+concorrente gli chiuse gli occhi, che pur senza svegliarsi si erano
+aperti. Ed è importante sapere che egli fu seppellito nudo in una cassa
+d'abete.
+
+ *
+ * *
+
+L'autunno era trascorso: incominciò il grigio inverno. Io allora mi
+aggiravo per la mia casa, pallido come un morto, appoggiandomi ad un
+bastone, cercando a poco a poco di riconoscere le cose alle quali avevo
+già detto addio quando credevo che non le avrei più rivedute. La mia
+febbre era durata molte settimane, e quando alfine mi ridestai dal suo
+sonno malefico, tutti mi dissero che io, più d'una volta, avevo varcata
+d'un passo la soglia dell'al di là. Ma sempre il peso vivo dei miei
+vent'anni m'aveva tirato indietro, ed ero infine rimasto con quanti ad
+ogni costo volevano che non me ne andassi da quello che, per ironia, si
+chiama il banchetto della vita.
+
+La stagione era triste, grigia, piovosa. Io non potevo arrischiarmi nè
+al vento, nè alla pioggia, nè all'aria gelida di novembre. Dalla
+finestra dietro la quale rimanevo per lunghe ore seduto, vedevo le
+colline deserte e squallide, i campi grigi, il bosco tutto giallo e
+nudo. Se dal cielo sempre nuvoloso un povero raggio di sole per un
+momento appena illuminava quel paesaggio invernale, si accendeva qua e
+là, sorridente, qualche raro cespuglio ancor verde, come una speranza
+subito soffocata di primavera. Il cielo non aveva più luna, non più
+stelle. Perciò quella stagione era senza notti. Era tuttavia piena di
+tenebre, che calavano assai presto e duravano a lungo, e costringevano
+tutte le cose ad una dolorosa cecità. Allora io mi rifugiavo accanto al
+fuoco, e l'immagine di Daria, quella di Clauss, quella di Sterpoli,
+disgraziato, mi visitavano, e si sedevano al mio fianco, rimanendo là
+mute ed immobili finchè io con uno sforzo non le mandavo via. Ma non
+appena se ne erano andate, bastava che distrattamente rivolgessi loro un
+pensiero, per vederle subito riapparire dall'ombra in cui erano
+scomparse, come se il loro compito fosse di tenersi sempre pronte a
+comparirmi dinnanzi ad ogni mio richiamo. La mia sola speranza era,
+prima di addormentarmi, di vedere la mattina dopo la neve candida e
+silenziosa posarsi sulle colline, sui campi, sui boschi.
+
+Una di quelle sere si festeggiava il compleanno di Silvina. Eravamo
+tutti seduti intorno alla tavola imbandita. Mia madre, guardandomi più
+teneramente che mai, mi supplicava con gli occhi di sorridere un poco, e
+Silvina, vestita con un bellissimo abito nuovo di seta cangiante, non
+staccava mai le pupille da un anello di platino con un piccolo fiore di
+smalto azzurro che portava all'anulare destro, ed era il dono che le
+avevano fatto le sorelle insieme. Mio padre era stato in città tutto il
+giorno, e la diligenza era arrivata allora allora dinnanzi alla nostra
+porta, e s'udivano i cavalli nitrire, scalpitare e scuotere le loro
+squillanti sonagliere. Non aspettavamo che lui per incominciare il
+pranzo. Ed egli entrò ridendo, abbracciò la mamma, baciò tutti noi, e si
+fermò dietro a Silvina. Si frugò in tasca, e guardandoci uno per uno con
+occhi che esprimevano una gran meraviglia, ne trasse una collana adorna
+d'uno stupendo smeraldo. A quell'improvvisa apparizione io mi sentii
+tutto gelare il sangue e chiusi gli occhi per non vedere quello
+smeraldo; li chiusi per non vedere l'immagine alta e diritta di Daria
+che era apparsa al fianco di mio padre quando la luce verde dello
+smeraldo aveva brillato fra le sue dita. E quando li riaprii, Silvina
+aveva al collo quella collana, e la pietra verde splendeva sulla sua
+esile gola.
+
+Mio padre disse onestamente:
+
+--Deve essere roba rubata, perchè l'ho presa quasi per nulla.
+
+Poi baciò in fronte Silvina e soggiunse:
+
+--Neppure tua madre, un gioiello di questa bellezza, non l'ha avuto mai!
+
+Si sedette soddisfatto e spezzò il suo pane.
+
+
+
+
+PARTE TERZA
+
+Silvina.
+
+
+
+
+I.
+
+
+Delle mie tre sorelle, Silvina, la minore, è oggi una principessa. Porta
+vestiti sfarzosi che il principe paga per lei, grossi brillanti alle
+dita, ed esce per la città adagiata in una grande carrozza a due
+cavalli, con cocchiere e lacchè. Lungo la strada semina occhiate come
+elemosine. I suoi occhi, che erano un tempo semplicemente chiari, come
+quelli di mia madre, sono ora grandi il doppio e cerchiati di una spessa
+ombra. Ciglia e sopracciglia, che erano bionde, sono diventate nere; e
+somigliano al velluto. Attraverso questo negrore notturno i suoi occhi
+scuri mandano luci fredde e pallide come scintille.
+
+Se non sapessi che è veramente Silvina, io stesso non la riconoscerei.
+Soltanto i suoi capelli sono rimasti quelli che erano; se mai con
+riflessi dorati qua e là più vivaci, specie dove a ondate si riempiono
+di bagliori. Si ricorderà mai, la piccola, dei giorni in cui mia madre
+glieli pettinava, quei suoi capelli meravigliosi, lei seduta dinnanzi
+allo specchio, mia madre in piedi dietro le sue spalle a dipanarli come
+oro filato? La mano di mamma si posava ogni tanto sul suo capo e vi si
+indugiava un poco, come si posa la mano sul capo di un bimbo sperduto e
+gli si dice:--Ti protegga Iddio, poverino, così bisognoso d'aiuto!--E
+anche continuando a passare il pettine nelle sue chiome disciolte, e poi
+a spartirgliele e ad annodarle, per tutto il tempo mia madre la guardava
+attentamente nello specchio, come se cercasse qualche cosa di molto
+nascosto in quell'immagine che lo specchio racchiudeva nella sua
+cornice.
+
+Allora Silvina era appena fanciulla; aveva sì e no sedici anni. Le
+piaceva vestir bene. Nella nostra casa si avevano abitudini signorili,
+ma da gente di campagna, semplici. Mia madre vestiva e si pettinava
+all'antica. Era bellissima, ma come le donne potevano piacere un tempo.
+Così appunto era piaciuta a mio padre. Silvina invece voleva abiti di
+seta, tagliati con uno stile che doveva essere nuovo. In realtà ella
+inventava i suoi abiti, ricercando, per lunghe ore e spesso per interi
+giorni, fra pieghe di stoffe di solito cupe come il suo carattere, fogge
+capricciose come i suoi pensieri, che erano d'una volubilità
+straordinaria e più stravaganti delle nuvole. Il suo segreto, credo,
+consisteva nel comporre intorno alla sua persona, che era mingherlina,
+esile e di statura poco più che infantile, dei larghi e ariosi fiori, un
+fiore unico anzi, come un gran giglio o una gran rosa rovesciata, entro
+cui, senza scomparire del tutto, il suo corpo piccolo stava come un
+gambo. Così vestita pareva che il suo abito la portasse, e che volasse
+come una farfalla.
+
+Mio padre era un uomo ruvido, e per ciò gli piaceva quella piccola
+creatura delicata e difficile. Egli la seguiva sempre con occhi pieni di
+allegrezza, quando la vedeva passare per il giardino o muoversi per la
+casa spaziosa e nuda. Credo che la paragonasse anch'egli a una farfalla
+o a un fiore, e che fosse felice e teneramente innamorato di lei. Gli
+piacevano i suoi capricci, la stranezza e la novità dei suoi modi, il
+suo carattere scontroso e indipendente, e quella grazia, come dire?
+isolata, che ella non dedicava a nessuno, ma soltanto a sè stessa.
+Silvina infatti non viveva che per sè sola. Non aveva per la mamma nè
+tenerezze nè confidenze nè abbandoni. Per mio padre non dimostrava
+nessun sentimento cordiale, ma semplicemente rispetto. Con le sorelle
+non era legata da nessuna intimità. Quanto a me, si degnava appena, e
+raramente, di farmi sentire fino a che punto mi disprezzasse. Rimaneva
+lunghe ore chiusa nella sua camera. Si cambiava più volte d'abito, per
+l'unica gioia di vedersi nello specchio. Faceva e disfaceva la sua
+pettinatura per il solo gusto di stabilire in quanti modi avrebbe potuto
+trasformarsi, rimanendo sempre bella abbastanza per essere contenta di
+sè.
+
+Debbo confessare che la spiavo spesso in questa sua bizzarra vita,
+perchè anch'io, come mio padre, come tutti noi, ero teneramente
+innamorato di lei. Ella esercitava su me un fascino che allora non
+sapevo spiegarmi, ma che ora spiego, e posso anche analizzare. Silvina
+somigliava a un mio ricordo; somigliava a qualcuno di cui ero stato
+perdutamente innamorato. Non potevo guardarla senza avere la precisa e
+viva percezione di tutto il male di cui la sentivo capace, quella
+creatura così delicata e graziosa, con quelle piccole mani bianche e
+affilate. Ma aveva nel profondo del mio pensiero un nome che non oso
+ripetere, e che non era: Silvina. Io la vedevo poi in procinto di
+partire da quel medesimo punto al quale ero appena arrivato per miracolo
+ancora vivo, e avevo paura per lei di ciò che avrebbe potuto compiere
+inconsapevolmente a danno di chiunque si fosse incontrato con uno suo
+capriccio. Non aveva mai conosciuto, Silvina, l'ingenuità fiduciosa dei
+miei vent'anni. Ignorava che cosa volesse dire essere buoni, cioè
+considerare con benevolenza tutte le cose, andare incontro alla vita
+sorridendo, disarmati, a braccia tese, con quella beata cecità che
+conduce al precipizi. Ella era armata di un tremendo egoismo; e credo
+che la sua piccola testa fosse tutta piena di calcoli.
+
+
+
+
+II.
+
+
+Forse, se la nostra casa non fosse stata prossima alla strada maestra,
+Silvina, già così pallida allora, sarebbe a poco a poco sfiorita in
+questa specie di semplice e riposante clausura in cui si vive qui
+forzatamente, fra usanze antiche, e da molti anni sempre uguali. Sarebbe
+oggi o fra poco una zitella taciturna ed arcigna, come se ne incontrano
+di domenica in questi dintorni, brutte più di anima che di corpo, con
+cuffie strette e begli abiti passati di moda nei quali ancora per
+dispetto si pavoneggiano. Ma la nostra casa, i vecchi, la costruirono
+sulla strada, con giardino ed orto alle spalle, anzichè tutto intorno, e
+per di più con una grande e bassa terrazza che si affaccia sul via vai,
+alle cui ringhiere s'intrecciò poi il glicine, che ora fiorisce e la
+ricopre. Molti bussano alla nostra porta. Molti che passano, molti
+mendicanti, molti curiosi, non possono fare a meno di fermarsi e di
+bussare, di guardare in su alle finestre e di scambiare parole con la
+gente di casa. Anche noi apparteniamo alla strada. Io capisco benissimo
+che è una tentazione troppo forte questa casa signorile a portata di
+tutti gli occhi e di tutte le mani, dinnanzi alla quale si passa
+impolverati, stanchi dopo ore ed ore di strada attraverso colline brulle
+e campagne in gran parte desolate, prima di arrivare al paese. Anch'io
+forse farei come tutti gli altri, se fossi dalla loro parte.
+
+Vi sono ancora oggi dei giovani romantici, molte idee romantiche nel
+mondo. Si subisce la seduzione delle vecchie idee, unicamente perchè se
+ne stanno silenziose e sconosciute dentro di noi, che le crediamo
+lontane e morte, e a nostra insaputa generano idee e fatti che a noi
+paiono nuovi. Dico questo perchè mi riesce estremamente difficile
+procedere diritto nel mio racconto. Io sono stato senza dubbio del
+numero: anch'io un romantico. Zotico, campagnolo, con la mia faccia
+plebea, i miei capelli disordinati, i miei abiti modesti e senza
+eleganza, io non ho mai somigliato per nulla a quei bellissimi giovani
+del decimonono secolo che si vedono nei dagherrotipi. Ma colui di cui
+voglio parlare, ricordava in tutto uno di quelli. Era alto della persona
+e bruno, con lunghi capelli, grandi occhi, un viso ovale e malinconico,
+labbra appena segnate e languide, lunghe mani bianche, abiti molto
+attillati e scuri, e di taglio che imitava la moda antica. Io non ho mai
+capito che cosa sia l'amore di una fanciulla, come nasca, e che cosa le
+faccia innamorare. Ma credo che egli fosse appunto uno di quei giovani
+per i quali le fanciulle, guardandoli mentre passano per la via,
+piangono, di sera, sole, nei vani delle finestre, e sospirando pensano
+di morire. Lo vedevo qualche volta venire dalla parte della città,
+cavalcando un bel cavallo irlandese, e, subito dopo la nostra casa,
+uscire dalla strada maestra e piegare per i prati verso il greto del
+fiume. Lo seguivo mentre caracollava fra gli alberi fino alla grande
+siepe d'ontani, e dietro quella poi scompariva. Al ritorno, verso sera,
+si metteva di passo lungo il fossato, come uno che non ha gran fretta di
+camminare. Eravamo allora al principio dell'estate. Le notti erano
+luminose, anche quando mancava la luna; e cadevano molte stelle. Io
+trascorrevo lunghe ore alla finestra, a respirare l'aria profumata dai
+fieni appena tagliati, ad ascoltare i grilli e tutte le indefinibili
+musiche che l'ombra stellata delle sere estive suscita per i campi e
+disperde poi nell'infinito. Quel giovane, passando, stendeva la mano e
+strappava al nostro glicine, che già era sfiorito, una delle sue foglie.
+Anche Silvina stava a quell'ora dietro le persiane socchiuse della sua
+finestra a guardare. Ma io non pensavo che ella guardasse quel giovane.
+Pensavo che stesse là, come me, a fantasticare i suoi strani sogni, e
+che semplicemente lo vedesse passare.
+
+Per un giorno solo, in tutto l'anno, questo tratto di strada che corre
+dalla nostra casa al paese, si riempie di popolo; non pare più di stare
+in campagna, ma nel sobborgo di una città; i mercanti girovaghi di tutta
+la provincia vi si fermano con i loro carretti, legano i cavalli magri e
+i loro ciuchi pelati agli alberi, piantano i loro banchi riparati da
+tende d'ogni colore, e si mettono a vendere come in tante botteghe.
+Vengono pasticcieri che filano zucchero bianco verde e rosa, e tagliano
+le caramelle con le forbici, e giocattolai che vendono giocattoli di
+legno e di latta, bambole di cartapesta in camicia, e sopratutto
+trombette e quegli strumenti a fiato che solo i contadini suonano e si
+chiamano «organini»; sotto ripari di frasche verdi, che poi
+ingialliscono al sole, si aprono spacci di vino, e in un campo si pianta
+un ballo pubblico, dove i bei giovani del paese e di tutti i dintorni,
+che portano fazzoletti di seta sgargianti intorno al collo e grandi
+ciuffi arricciati sulla fronte, intrecciano senza donne, fra loro,
+interminabili e sudate danze al suono di un violino o di un flauto.
+
+Ora, eravamo alla vigilia di quel giorno, e, all'imbrunire, si stava
+tutti dinnanzi alla porta, a guardare gli operai che con lunghe scale
+appendevano lampioncini colorati a certi fili tesi attraverso la strada,
+quando s'udì la voce di mia madre, che dall'alto di una delle nostre
+finestre, esclamava soffocata:
+
+--Ma che cos'è? Che cosa è stato?
+
+Alzammo il capo e la vedemmo affacciata al davanzale, pallida, che
+guardava lontano, verso il fiume, dove noi non potevamo vedere nulla
+perchè la siepe ce lo impediva.
+
+--Mio Dio! gridò mia madre. Poi si ritrasse dalla finestra, poi si
+riaffacciò, e mi disse, agitando le mani:--Corri, Paris! Silvina,
+Silvina è caduta...
+
+Mi buttai attraverso la siepe e, correndo per il viottolo lungo il
+fosso, vidi finalmente Silvina che mi correva incontro, con le mani
+strette sul cuore, così pallida che mi fece paura. Ci incontrammo ed
+ella mi cadde fra le braccia, tremando, con gli occhi chiusi, il respiro
+soffocato, incapace di parlare. Il suo piccolo cuore batteva nella mia
+mano come se fosse nudo; i capelli, nella corsa, le si erano sciolti, e
+le cadevano sulle spalle come serpi d'oro. Con uno sforzo riaprì gli
+occhi e sospirò:
+
+--Laggiù... Sull'argine... è caduto...
+
+Allora guardai verso il fiume, vidi un cavallo libero che galoppava
+attraverso i prati, e subito lo riconobbi.
+
+--Lasciami sedere sull'erba, mormorò Silvina.
+
+La posai sull'erba e ripresi la mia corsa verso il fiume. Mio padre,
+seguito da altri uomini, apparve al di qua della siepe. Egli si fermò
+accanto a Silvina, e gli altri continuarono a correre dietro di me.
+Giunto in fondo al sentiero, là dove esso sale lungo l'argine, vidi quel
+giovane disteso immobile sulle pietre bianche del greto. Giaceva supino,
+le braccia aperte, la bella fronte macchiata di sangue rivolta al cielo
+che tutta l'illuminava.
+
+--Presto! Presto! gridai spaventato. Portiamolo via di qui!
+
+Lo prendemmo in quattro, lo sollevammo e incominciammo a portarlo. Non
+un gemito uscì dalle sue labbra. Il suo corpo era inanimato, e pesante
+della pesantezza che ha la morte. Quando giungemmo sulla strada, Silvina
+rientrava allora in casa, sostenuta da mio padre. Nemmeno si voltò.
+
+Appena adagiato sul letto il ferito riaprì gli occhi, e li posò su mia
+madre, che con le mani gli teneva distesa sulla fronte una benda
+inzuppata d'aceto. A lungo le sue pupille estatiche, vaghe, stettero
+ferme su lei, che pure lo guardava con amore. Poi, richiuse le palpebre,
+si assopì. Mia madre annodò la benda intorno al suo capo, gli aggiustò i
+riccioli sulle tempie e dietro le orecchie, e ordinò a tutti di
+camminare in punta di piedi.
+
+Fummo chiamati per il pranzo, ma il posto di Silvina rimase vuoto. Ella
+si era chiusa nella sua camera e non voleva mangiare. Uno per uno
+andammo a pregarla attraverso l'uscio, ma non rispose a nessuno. Quando
+mio padre l'aveva raccolta sull'erba, dove io l'avevo lasciata, Silvina
+piangeva. Il cavallo s'era imbizzarrito proprio passando accanto a lei,
+mentre ritornava per il sentiero a casa, dopo essere stata a cogliere
+fiori sull'argine. Il cavaliere era stato sbalzato di sella, s'era
+disteso senza un grido, e Silvina l'aveva creduto morto. Poi aveva
+temuto che il cavallo, galoppando per il sentiero, la travolgesse, si
+era messa a fuggire disperatamente, ed era anche caduta una volta,
+inciampando in un sasso. Allora l'aveva veduta mia madre dalla finestra,
+e fortunatamente noi avevamo potuto accorrere subito, soccorrere lei e
+il ferito. Ma Silvina, che nessuno aveva più veduto piangere da un
+pezzo, era stata presa da una crisi di singhiozzi, tanto era stato in
+lei lo spavento per quel tragico accidente. Mio padre era convinto di
+ciò che diceva, parlandone a tavola a noi tutti che lo ascoltavamo in
+silenzio.
+
+Intanto fuori, lungo tutta la strada, avevano accesi i lampioncini di
+vetro bianco rosso e verde. E mentre la gente, andando da un mercante
+all'altro, incominciava appena ad alzare il tono della voce, e i ragazzi
+provavano le prime timide trombette e ridevano ai sibili ancora incerti
+delle lingue di Menelicche, le campane della chiesa maggiore,
+spalancando d'un tratto le loro gole sonore, soffocarono in un sol
+frastuono confuso e ondeggiante quei rumori, quelle voci, quei suoni
+ancora distinti e isolati. Allora chi volle salvarsi da quella
+sommersione dovette moltiplicare la voce. La strada si mise così in gara
+col campanile, e quando infine, stanco, il campanile tacque, la strada
+rimase piena di grida, di strombettii, di fischi assordanti, che da quel
+momento non si placarono se non a tarda notte.
+
+
+
+
+III.
+
+
+Io ritornai a sedermi dinnanzi alla porta, sotto il glicine, ma il mio
+pensiero non poteva distaccarsi da quel giovane che ora riposava sotto
+il mio tetto, dopo essere scampato miracolosamente alla morte. Lo
+rivedevo, con un brivido, disteso sulle pietre nude del fiume, mentre il
+suo irlandese impazzito caracollava solo per la campagna. La sua fronte
+macchiata di sangue riappariva continuamente, rossa, dinnanzi ai miei
+occhi. Allora non c'era stata ancora la guerra, e nessuno di noi aveva
+imparato a considerare con rassegnazione prima, poi con indifferenza le
+più crudeli immagini della morte, a pesare il dolore sul palmo della
+mano, come fa Amleto con il teschio di Yorik. Io ragionavo fra me della
+sorte che ci incombe, e come essa colpisca sempre con rapidità fulminea:
+improvvisa e inevitabile. Poi ragionavo anche del fatto che la morte
+sarebbe poca cosa, e forse per nulla orribile, se ad essa
+sopravvivessero le passioni dell'uomo; le sue speranze, i suoi sogni,
+cioè il suo spirito, il suo pensiero, la sua volontà, e tutto ciò fosse
+sensibile ancora e vitale dopo la morte.
+
+Poi rivedevo Silvina, e veramente un'immagine fino allora sconosciuta di
+Silvina, allorchè s'era abbattuta fra le mie braccia tremante, pallida,
+e avevo sentito quanto fosse lieve il peso del suo corpicino, quanto
+fosse fragile la sua volontà che per la prima volta l'abbandonava, quel
+dominio di sè medesima che io non le avevo mai veduto smarrire, neppure
+per un istante, prima d'allora. Ma in quel momento il suo orgoglio
+l'aveva abbandonata d'un tratto. Aveva parlato con voce supplichevole,
+guardato me con tenerezza, atterrita per quel poco sangue che aveva
+rigato di rosso la fronte d'uno sconosciuto. Mentre correva tenendo le
+mani premute sul cuore, in quell'atteggiamento così doloroso e
+appassionato, il suo bell'abito scuro si agitava leggiero intorno alle
+sue gambe. Eppure ella aveva perduta ogni leggerezza, e quella corsa non
+somigliava affatto ad un volo.
+
+Quest'immagine nuova di Silvina io l'accarezzavo struggendomi di
+tenerezza per lei, abbandonandomi a un senso vago di felicità, come se
+mi si fossero aperte improvvisamente le porte del suo cuore, che erano
+prima chiuse per me come per tutti gli altri. Ma nello stesso tempo io
+pensavo con tristezza che, purtroppo, se soltanto avessi tentato allora
+di avvicinarmi a lei con una carezza, chiedendole, in nome di quel
+momento di debolezza, di accogliermi nella sua intimità con amore, con
+confidenza di sorella, ella, ormai ridivenuta la Silvina d'ogni giorno,
+certamente mi avrebbe respinto con un sorriso ironico, forse anche con
+parole umilianti. E forse, adirata contro sè stessa per quello
+smarrimento d'un attimo, se ne sarebbe vendicata con crudeltà sopra di
+me, innocente.
+
+Mi stupivano gli occhi delle ragazze che, passandomi dinnanzi a gruppi
+nella strada affollata, mi guardavano sorridendo. Mi stupivano i ragazzi
+che, vedendomi assorto, mi saettavano nelle orecchie le loro lingue
+sibilanti di carta, e poichè nè mi muovevo, nè mi mostravo adirato, nè
+li guardavo, non la finivano più, eccitati dalla mia indifferenza. Come
+la vita doveva essere facile per tutti, in quella sera di festa! Forse
+Silvina stessa, nascosta come sempre dietro le persiane della sua
+finestra, guardava curiosamente la gente passare, obliosa ormai delle
+lacrime di poco fa.
+
+Presi la mia sedia e rientrai in casa. Senza salutare nessuno, posando
+appena un bacio silenzioso sulla fronte di mia madre, salii le scale, e,
+affacciatomi un momento alla stanza dove il ferito riposava, vidi al
+lume giallo di una veilleuse il suo respiro calmo nel sonno. Appunto nel
+corridoio, tra la sua stanza e la mia, raccolsi quel foglietto di carta
+ripiegato nel quale lessi la seguente lettera:
+
+ «Piccola prigioniera,
+
+«io non sono che uno sconosciuto per voi: ho un nome oscuro e nessun
+potere in questo mondo, fuorchè quello della mia libertà. Questa libertà
+è tuttavia un potere estremamente incerto; ed io stesso non so come
+esercitarlo.
+
+«Voi mi vedete passare ogni sera dinnanzi alla vostra casa ed io guardo
+su, dove siete quasi sempre affacciata. Avrete notato che spesso, per
+indugiare un istante sotto le vostre finestre, strappo un fiore o una
+foglia ai festoni di glicine che ricadono dalla veranda. Allora, mentre
+i miei occhi possono posarsi un poco più a lungo sulla vostra persona,
+penso che forse per voi la libertà è un sogno, e che a chi ve la
+offrisse in dono, la libertà, forse sapreste insegnare in che modo
+goderne.
+
+«Vorrei chiedervi: c'è qualche cosa che veramente vi seduce oltre il
+limite della vostra vita presente? Chi fosse pronto a condurvi lontano,
+nel vasto mondo, lo accettereste voi per compagno? E sapreste trovare
+per questo compagno di libertà tanta luce per guardarlo con amore?
+Curiose domande, lo so bene, con le quali rischio di perdervi per
+sempre, voi che già mi siete più cara della vita! Ma se le mie parole
+non vi sembrano vane, abbiate la bontà di portare un fiore rosso alla
+cintura, ritornando domani in quello stesso luogo dove il caso vorrà che
+io possa lasciar cadere ai vostri piedi questa mia prima lettera.
+
+ _Silvio_».
+
+Questa lettera non portava data alcuna. Io m'era chiuso in camera mia,
+e, lette le ultime parole, caddi in uno stato di meditazione fantastica
+dalla quale non mi riebbi che molto tempo dopo.--E ora, pensai
+ripiegando quel foglio, che cosa debbo fare? Chi ha smarrito questa
+lettera? Silvio o Silvina? E pensai:--Oggi non le ho veduto nessun fiore
+rosso alla cintura.
+
+Procedevo senza logica, con ragionamenti saltuari, perchè la commozione
+era così grande in me che io non sapevo dare un ordine ai
+miei pensieri. Se mi fossi abbandonato al mio cuore avrei pianto
+dirottamente.--Innamorata, pensavo, lei, Silvina! Uno che passa potrà
+dunque portarsela via, lei così debole, piccola creatura capricciosa che
+si crede tanto forte! Uno qualunque, soltanto perchè veste con eleganza,
+e cavalca un bel cavallo irlandese, e ha un viso pallido e riccioli
+neri, potrà portarsela chi sa dove lontano di qui. E lei che non guarda
+con amore nessuno, nemmeno la mamma, nemmeno me che l'adoro, nemmeno suo
+padre che si farebbe uccidere per lei, guarderà con amore lui solo,
+questo sconosciuto, questo vagheggino che non è nulla per nessuno, che
+non sarà mai nulla per noi! Gualcii rabbiosamente la lettera che tenevo
+ripiegata fra le mani e gridai:--Stupida lettera, piena soltanto di
+sciocche frasi, di lusinghe ridicole! Maledetta! Dovevo proprio io
+raccoglierti! Dovevi cadere nelle mie mani! Poi pensavo che forse il
+caso non era stato tanto infame, perchè meglio nelle mie mani, quella
+lettera, che nelle mani di mia madre, o nelle mani di mio padre, o di
+qualunque delle mie sorelle. Infine mi fermai su questa vaga speranza:
+che essa fosse caduta dagli abiti di Silvio mentre lo trasportavano e
+che Silvina non ne sapesse assolutamente nulla.
+
+Allora considerai con più benevolenza quel giovane e anche con una
+leggera punta d'ironia, perchè pensai:--Eccoci tutti uguali, noi di
+questa maledetta generazione, capaci di suscitare gigantesche illusioni
+dalle minime cose! Che cosa spera costui da Silvina? Si offre come un
+salvatore, ma chiede aiuto. A chi? A Silvina. E perchè? Perchè lo ha
+guardato con quei suoi occhi gelidi, con cui guarda tutte le cose. Il
+mondo non gli sembrava abbastanza vasto per i suoi sogni ambiziosi, e
+d'un tratto ha scoperto che questo mondo immenso e piccolissimo è tutto
+in suo potere, di lei quando si degnerà di sorridere. Stupido ragazzo!
+Se tu avessi sofferto come me, e sperimentato come me il sorriso d'una
+donna, che specie di felicità s'irradi da due occhi che ti guardano con
+amore, altro che fidarti nell'aiuto di Silvina! Povera piccola! Così
+stupida, in fondo, anche lei! Silvina! In fondo, nemmeno una donna...
+
+
+
+
+IV.
+
+
+Queste e molte altre cose io dovetti fantasticare e a lungo, poichè la
+strada era ritornata silenziosa. Soltanto pochi lumi superstiti davano
+ormai gli ultimi loro guizzi rossi bianchi o verdi, ed io me ne stavo
+ancora là con quella lettera tra le mani, senza aver nulla deciso. Da un
+pezzo avevo udito mio padre dare il catenaccio alla porta, poi salire le
+scale col suo passo pesante e cadenzato; la sua voce aveva risonato nel
+corridoio e poi s'era allontanata a poco a poco verso l'altra estremità
+della casa. Mia madre anche s'era ritirata nella sua camera, dove di
+quando in quando l'udivo ancora muoversi, aprire e chiudere mobili:
+segno che aveva allora finito di riepilogare con Marta, la nostra
+vecchia serva, i conti della giornata, e ora si preparava a coricarsi.
+Marta, con i suoi zoccoli di legno, che destavano echi sordi per tutta
+la casa, aveva sceso e salito due o tre volte la scala, riempito d'acqua
+le brocche, raccolte tutte le scarpe dinnanzi agli usci, e poi se ne era
+andata a dormire. A vegliare il ferito avevano lasciato Battista, perchè
+a lunghi intervalli lo sentivo tossire nella stanza vicina. Mi riscossi
+e m'affacciai un momento alla finestra. La finestra di Silvina era buia
+e chiusa. Poi spensi il lume e la luce bianca della luna inondò la mia
+stanza.
+
+Aperto adagio adagio l'uscio, mi bastò di fare un passo nel corridoio
+per vedere il raggio di luce che spartiva l'uscio socchiuso della stanza
+dove riposava Silvio, e Battista vegliava. Ma occorse un minuto di più
+perchè i miei occhi, non ancora abituati al buio, scoprissero contro
+quella fessura illuminata il contorno appena distinto di un'ombra.
+L'imposta lentamente lentamente s'apriva, e quindi lo spiraglio
+illuminato s'andava allargando a poco a poco, ed anche la striscia di
+luce gialla sul pavimento s'allargava e s'allungava nel buio. E quando
+fu larga quanto una mano, allora, nella penombra pallidissima che si
+diffuse intorno a quella striscia di luce, senza stupore, come se avessi
+saputo di trovarla là in quel momento, riconobbi Silvina. Silvina! Era
+scalza, ma vestita e pettinata come in pieno giorno. Con il viso
+appoggiato contro il battente, ella guardava nella stanza illuminata, e
+fra lei e il letto doveva levarsi qualche ostacolo opaco, perchè, per
+vedere, ella doveva allungare il collo ed alzarsi sulla punta dei piedi.
+Finalmente sospirò e rimase un buon tratto senza muoversi. Poi si staccò
+un poco dall'uscio, si piegò sulle ginocchia e incominciò a cercare
+qualche cosa per terra, aguzzando gli occhi e spazzando il pavimento con
+le mani. Fu allora che, nel voltarsi, ella vide la mia ombra nel buio.
+Vide la mia ombra e si alzò in piedi di scatto.
+
+--Ah, sei tu? mormorò con accento irato. Che cosa vuoi da me? Perchè mi
+spii?
+
+Non si muoveva Silvina. Non cercava di fuggire. Poichè volgeva le spalle
+alla poca luce della fessura, il suo viso era completamente buio. Ma io
+sentivo su di me i suoi occhi pieni d'odio, che mi guardavano
+dall'ombra.
+
+--Andiamo! dissi. Non facciamo troppo chiasso qui. Vieni nella mia
+stanza. Ti debbo parlare...
+
+La presi per un braccio e la trascinai. Chiusi la porta, e la costrinsi
+a sedere sul mio letto. Poi, rimanendo in piedi dinnanzi a lei e
+guardandola fissamente:
+
+--Silvina! Silvina! esclamai, quale pazzia è la tua? Non pensi al babbo,
+non pensi alla mamma, che avrebbero potuto sorprenderti? Non pensi che
+Battista, un servitore, avrebbe potuto uscire improvvisamente da quella
+stanza e trovarti là, scalza, dietro la porta, a spiare? Che cosa
+avrebbe pensato di te? Ah! tu sei una bambina, una vera bambina!
+Rispondimi: che cosa facevi là a quest'ora, mentre tutti dormono? Che
+cosa cercavi per terra, dietro quell'uscio?
+
+--Tutti dormono! rispose Silvina. Ma tu no, tu non dormi!...
+
+E sorrise maligna, guardandomi con disprezzo.
+
+--Ah! se tu sapessi, esclamai, se tu sapessi perchè non dormo! Non
+sorridere così, Silvina! Non guardarmi con questi occhi cattivi! Che
+cosa sono io per te? Nulla? Assolutamente nulla? Non sono forse Paris,
+tuo fratello?
+
+--Mio fratello! disse Silvina. Questa sera, questa sera per la prima
+volta, ti ricordi d'essere mio fratello! Ma poi, soggiunse dopo una
+breve pausa e alzandosi in piedi d'un tratto, che importa a me che tu
+sia mio fratello? Lasciami andare via di qui. Io non debbo a te nessuna
+spiegazione: nessuna!
+
+Fece un passo verso l'uscio. Ma io mi posi fra lei e l'uscio, e la
+supplicai:
+
+--Silvina, Silvina, ascoltami! Ti parlo così perchè debbo parlarti così.
+Non sei che una bambina, eppure non hai fiducia che in te sola. Dimmi,
+per carità: chi è questo Silvio? Chi è questo Silvio per te?
+
+--Silvio? domandò Silvina con voce piena di stupore. Quale Silvio?
+
+--Ma Silvio, Silvio! esclamai, quel giovane che è di là ferito! Silvio!
+Di chi vuoi che parli, se non di quel giovane?
+
+--Credo che tu sia pazzo! disse Silvina con accento compassionevole.
+Come vuoi che sappia che si chiama Silvio? E che ho da fare io con quel
+giovane?
+
+--E allora che cosa stavi cercando per terra dinnanzi a quell'uscio,
+continuai,--e parlando accesi il lume,--che cosa stavi cercando? Non
+cercavi forse questa lettera--e le mostrai la lettera agitandola per
+ogni verso sotto il suo viso--questa lettera che tu hai perduto, oggi,
+rientrando in casa, quando eri mezzo svenuta?
+
+Il viso di Silvina si dipinse di meraviglia. Ella guardò la lettera,
+guardò me, poi di nuovo la lettera, poi levò gli occhi al cielo, e,
+giungendo le mani, esclamò con un profondo sospiro:
+
+--Credo davvero davvero che tu sia impazzito!
+
+E allora mi guardò con ironia e si mise a ridere, e incominciò a dar
+segni di viva impazienza.
+
+--Dunque, domandai, dunque questa lettera tu non l'hai mai veduta? Non
+sai che cosa ci sia scritto qui! Non ne sai assolutamente nulla!
+
+Silvina si strinse nelle spalle e scrollò il capo.
+
+--Allora, esclamai, quando è così, prendila e leggi!
+
+Silvina esitò un momento, poi con un gesto molto indifferente, anzi
+pieno di degnazione per me, prese la lettera che le porgevo e incominciò
+a scorrerla. Arrivò presto in fondo, e il suo viso non si scompose, non
+ebbe il più lieve moto nè di stupore, nè di contrarietà. Soltanto,
+quando ebbe finito, inarcò le labbra con disprezzo e mi restituì la
+lettera senza parlare.
+
+--E ora, le domandai, neppure ora hai nulla da dire?
+
+--Sì, rispose, ora ho qualche cosa da dire. Dico che siete tutti idioti
+allo stesso modo, voi uomini!
+
+Abbassai il capo e mossi qualche passo per la stanza. Incominciai a
+dubitare allora che Silvina non avesse davvero mai veduta quella lettera
+e che Silvio le fosse del tutto indifferente. Forse non era andata se
+non spinta da un'innocente curiosità, chi sa per quale capriccio, a
+spiare all'uscio della stanza di Silvio; ma Silvio non le aveva ispirato
+nessun sentimento di simpatia, ed ella ignorava persino che fosse
+innamorato di lei. Chi può scrutare nel cuore d'una fanciulla? Chi può
+indovinare fino a che punto arrivi l'ingenuità di una fanciulla, che
+dovrebbe essere tutto candore, tutta innocenza, e fino a che punto una
+fanciulla possa mentire, fino a che punto sappia fingere?
+
+--Silvina, le dissi con dolcezza, tu non sai, non hai mai voluto sapere
+il bene che io ti voglio. Ma credimi: tu non hai e non avrai nella vita
+un amico più sincero, più fedele di me. Io ti amo teneramente, perchè
+sei la mia piccola sorella, perchè sei Silvina nostra; sei la più
+piccina, la più giovane. Se tu fossi in pericolo, io mi ucciderei per
+salvarti. Ora, ti supplico, sii sincera con me: non mi nascondi nulla?
+Non c'è assolutamente nulla fra te e quel giovane? Se sapessi a che cosa
+ci conducono talvolta i nostri sentimenti! Tutto ci sembra bello, buono,
+desiderabile, innocente. Ci lasciamo andare. Le illusioni ci
+trasportano. La prima mano che ci viene tesa, noi siamo sempre pronti a
+stringerla con effusione, a riconoscere una mano amica, una mano
+fraterna. Poi le illusioni crollano, e la realtà è ben triste. Tu
+potresti anche amare Silvio. Dopo tutto è un bel ragazzo, punto volgare;
+i sentimenti che egli esprime in questa lettera sono nobili, sebbene
+piuttosto vaghi, e romantici; a vederlo sembra un ragazzo di buona
+condizione, un signore, e potrebbe anche offrire ad una ragazza come te
+una vita agiata e felice. Ma che cosa ne sappiamo noi? Chi è, chi sarà
+poi questo Silvio?
+
+Silvina, mentre io parlavo, era tutta intenta a intrecciare il nodo
+della sua cintura. Lo faceva e rifaceva continuamente, e sembrava, più
+che indifferente, estranea, alle mie parole.
+
+--Tutte le tue supposizioni, disse poi tranquillamente, senza
+interrompere il lavoro delle sue dita, senza alzare gli occhi su me,
+sono inutili. Sia chi vuole. A me non importa.
+
+Il fiocco della cintura era ben fatto, ed ella si alzò, e andò dinnanzi
+allo specchio a rimirarsi. Con piccoli tocchi delle dita, leggieri,
+aggraziati, precisi, ne volle perfezionare ancora la forma che era già
+abbastanza perfetta. Si specchiò di fronte, di fianco, di schiena, e
+specchiandosi disse:
+
+--Io vi trovo semplicemente ridicoli, tutti e due: tu con i tuoi dubbi,
+lui con le sue dichiarazioni. Non ho bisogno di nessuno, io; nè di
+protettori, nè di innamorati. L'uomo che deve piacere a me non è forse
+nato ancora. Se dovessi innamorarmi di tutti quelli che mi guardano, ah!
+ah! Paris, credimi: dovrei esser morta già mille volte trafitta da mille
+occhiate!
+
+Pronunciate queste parole Silvina si staccò dallo specchio, e senza
+neppure voltarsi a guardarmi, uscì dalla mia camera e si rinchiuse nella
+sua con due giri di chiave. Io rimasi un momento perplesso a guardare
+l'uscio per il quale se ne era andata, silenziosa a piedi scalzi; poi
+feci la lettera in mille pezzi e li gettai dalla finestra. Che infinito
+silenzio! Che infinito spazio! Poveri noi, piccoli uomini, fratelli,
+sorelle, amanti, gelosie, litigi, contrarietà, delusioni, attaccamento
+alle cose d'ogni giorno, limitazioni, divieti, paura della vita! Silvina
+nel vano della sua finestra, alla luce della luna, stava sciogliendo le
+sue trecce bionde, che a quel lume pallido eran d'oro pallido.
+
+--Silvina, dissi sottovoce, ma abbastanza forte per essere udito da lei,
+guarda che meravigliosa notte, quale divina gioia sarebbe morire! Ma tu
+vivi, vivi felice, Silvina! Sii altrimenti felice!
+
+Silvina ripiegò indietro il capo e i capelli le caddero sulle spalle;
+scrollò il capo e i capelli sciolti si agitarono e si sparpagliarono
+sulle sue spalle, circondandole il viso d'un nembo d'oro.
+
+--Silvina! Silvina! esclamai, difendi la tua giovinezza, salva la tua
+innocenza! Perduti questi beni, notti simili a questa non se ne godono
+più con gioia...
+
+Silvina chiuse le persiane, e scomparve. Fui riscosso dal passo di
+Battista nella stanza dell'ammalato. Lasciai la finestra e andai a
+vedere che cosa faceva Battista. Egli era curvo sul capezzale di Silvio,
+e versava dell'acqua in un bicchiere.
+
+--Non si agiti così, diceva, le farà male. Beva piuttosto un sorso
+d'acqua, e cerchi di riposare ancora.
+
+Ma egli non vedeva che Silvio, quantunque avesse gli occhi aperti, non
+era sveglio, e non comprendeva le sue parole, e forse nemmeno le udiva.
+I suoi occhi erano dilatati nel delirio; parole rotte e sconnesse
+uscivano dalla sua bocca. Erano:
+
+--Amore... giuro sulla vita... vi ucciderò... fuggite fuggite...
+
+Ad un tratto udii, udii distintamente che, come in un sospiro, disse:
+
+--Silvina....
+
+
+
+
+V.
+
+
+Tre giorni dopo Silvio lasciò il letto e prese commiato da noi. Silvina
+uscì dalla sua camera proprio nel momento in cui Silvio baciava la mano
+a mia madre, e si mostrò per un attimo appena nell'arco della scala. Ma
+quell'attimo bastò a me ed a Silvio per vedere che ella portava una
+bella rosa rossa alla cintura. Io ne ebbi il cuore trafitto e, nella mia
+sconfinata stupidità, arrossii per lei di quel gesto. La notte seguente
+Silvina, mentre tutti dormivano, fece un piccolo involto delle cose sue
+più care, attraversò il frutteto e, per la piccola porta dell'orto dove
+Silvio la stava aspettando, se ne fuggì. La mattina mia madre andò come
+sempre a bussare all'uscio della sua camera. Entrò, trovò la camera
+vuota, il letto intatto. Io ritornavo allora dalla mia caccia d'insetti;
+avevo raccolto alcune «monachelle» verdi lungo la roggia: avevo visitato
+il mio formicaio. Ero lontano mille miglia dalla mia vita, la testa
+piena di strane idee sulla potenza della natura che governa l'universo
+intero con una legge sola, e fece l'insetto e l'uomo allo stesso modo,
+Daria e la mantide assolutamente simili; l'una dotata di occhi
+dolcissimi, di una bocca soave, d'una carne diafana e profumata, d'una
+intelligenza sottile per sedurre i maschi della sua specie; l'altra
+tutta colorata del più tenero verde, con ali meravigliosamente
+trasparenti ed iridate, e d'aspetto così pio da ingannare non soltanto
+gli insetti, ma gli uomini, che la chiamano «monachella» anzichè
+chiamarla «pantera». Prega, prega sempre la «monachella» con le braccia
+congiunte, il collo torto, i grandi occhi ipocriti levati al cielo.
+Sembra che non faccia che sospirare avemarie. Verso la fine di agosto,
+quando cadono più stelle dal cielo che dal susino susine mature, e il
+ciuffolotto per la selva vede con gioia arrossire i corbezzoli, ecco un
+giovine mantide innamorato dell'amore che, dopo aver molto girovagato
+qua e là per le insalate, vede alfine all'ombra d'una foglia di zucca,
+sul bordo del ruscello, la creatura dei suoi sogni lungamente
+desiderata, sospirata con spasimo. Divina creatura! Una Beatrice.
+Assorta nella mistica visione del paradiso, ella è l'immagine viva della
+sorella-amante, la purissima, la pietosa, la consolatrice. Ed ecco, per
+attrarre sopra di sè misero i suoi sguardi sublimi, il mantide apre le
+ali variopinte e le agita, le fa vibrare di delicate armonie, finchè gli
+sembra che gli occhi di lei ora confondano in un unico sguardo
+l'immagine lontanissima di Dio e la sua persona presente. Legge un
+invito amoroso in quell'affascinante sguardo, e, tremando, le si
+avvicina e l'abbraccia sospirando:--Mia! Finalmente mia! Questo
+innamorato è un bel maschio agile, vigoroso, ardente. Passano ore lente
+d'ebbrezza. Beatrice lo tiene stretto come in una dolce catena; egli si
+abbandona felice. Poi Beatrice lo prega languida:--Dammi la tua nuca che
+io la divori di baci! Egli le offre la nuca, e Beatrice gliela morde, ed
+egli le sospira:--Uccidimi! Uccidimi! Non vorrebbe veramente morire.
+Vorrebbe poter desiderare così la morte per tutta la vita, stretto in
+quel delirante abbraccio. Ma la pia «monachella» lo ha già morso, e
+prima che egli abbia potuto ripetere:--Deh! Uccidimi!--è già morto, e
+ora Beatrice, incominciando dal collo, giù giù tutto se lo divora,
+finchè non rimarranno che le ali, le belle ali con le quali egli
+s'illuse di conquistarla, le belle ali che scoloriranno al sole come
+petali caduti ad un fiore.
+
+Pensavo appunto che gli uomini avevano dovuto circondare l'amore di
+molte idealità per non vedere l'istinto crudele che lo produce e lo
+domina, quando m'incontrai con mia madre che scendeva le scale in gran
+fretta, pallida, gli occhi pieni di lacrime, chiamando con voce
+angosciata Adalgisa, Marta, Battista, Maria.
+
+--Oh, Paris, Paris, esclamò abbracciandomi. Dov'è Silvina? Dove, dove è
+andata? Paris, Paris non mi lasciare anche tu...
+
+Ogni ricerca fu vana. A forza d'interrogare quanti passavano dinnanzi
+alla nostra casa, si seppe di uno che l'aveva veduta uscire a notte
+dalla porticina del frutteto, di un altro che si era imbattuto, sulla
+via maestra, in una carrozza a due cavalli dove stava Silvina in
+compagnia di un giovane dalla fronte bendata. Allora dovetti raccontare
+a mia madre e a mio padre quanto sapevo di quella fuga, la storia della
+lettera trovata nel corridoio e il mio dialogo con Silvina. Mio padre
+montò in furore e minacciò di spianare il mondo. Ma si ridusse a
+piangere come un bambino e da quel giorno non fu più l'uomo sereno e
+gioviale di un tempo. Mia madre anche pianse, e pregò molto devotamente,
+come se Silvina fosse morta ed ella volesse raccomandarla alla clemenza
+di Dio. Poi incominciò a sbiancarsi, a spegnersi a poco a poco sotto i
+nostri occhi, consumata da quel dolore.
+
+Silvio portò Silvina a vivere in città. Egli non aveva più nè cavalli nè
+carrozze nè denari per comprarsi dei begli abiti di non comune eleganza.
+Aveva fatto anche lui alla svelta un piccolo fagotto delle cose sue più
+care, e aveva lasciato padre e madre tristi e soli ad aspettare che la
+vita gli insegnasse a rinsavire. Era tutto felice di aver sacrificato
+ogni cosa all'amore per Silvina, come se il fatto di aver sposato con
+tanto slancio la povertà, fosse il degno complemento del fatto
+principale: d'avere cioè sposato Silvina a modo suo, rubandola alla sua
+propria casa contro tutte le regole che inceppano ancora in questo
+secolo la libertà dell'amore. Silvio era molto giovane; non aveva che
+ventitre anni. Egli condusse Silvina ad abitare al settimo piano di una
+casa di operai, in una piccola stanza illuminata da un abbaino, che
+aveva come giardino un bellissimo vaso di garofani rossi e una scatola
+di legno con una pianticella di salvia. Affacciandosi a quell'abbaino,
+si poteva dire di avere l'intera città ai propri piedi, perchè non c'era
+tetto che lo superasse, e, per uno spazio immenso, era tutto un mare
+rotto e fumoso di tegole, di antenne, di comignoli, disteso da ogni
+lato. Silvio celebrava molto la bellezza di quell'abbaino, e, il suo
+primo pensiero, quando al mattino apriva gli occhi svegliato dal sole,
+era quello di precipitarsi a spalancarne le imposte, gridando:--Libertà,
+libertà, che è sì cara!
+
+Silvina che dormiva ancora, si destava a quel grido, e allora Silvio
+correva ad abbracciarla; poi rovesciava il lenzuolo e così, solo coperta
+dalla sua camicina, la conduceva dinnanzi all'abbaino, e mostrandole la
+distesa dei tetti che non finivano mai, le cupole alte delle chiese, le
+cupole basse dei teatri, i comignoli fumanti delle officine, tutta la
+città immersa nel sole alto d'agosto:
+
+--Silvina, Silvina, le diceva, amor mio, vedi, tutto ciò ci appartiene!
+Chi è più ricco di noi?
+
+E Silvina guardava con gli occhi abbarbagliati dalla gran luce il vasto
+dominio di Silvio, e posando il capo sulla sua spalla:
+
+--Silvio, diceva, come erano belli quei fazzoletti di seta colorata di
+tanti colori che vedemmo l'altrieri! Brutto cattivo! Non ti ricordi che
+uno, uno almeno, me lo avevi promesso?
+
+E Silvio rispondeva:--Oh, è vero! Che smemorato! Oggi, oggi certamente
+me ne ricorderò.
+
+Silvio correva la città tutto il giorno, sotto il sole torrido, offrendo
+a chi volesse comprarla, anche per poco, la sua divina libertà.--Sono
+libero, diceva, sono libero come l'aria. Pochi uomini sono liberi come
+me. Io non ho falsi orgogli da difendere, scrupoli da osservare. Sono
+giovane, sono intelligente, pieno di volontà. Prendetemi, utilizzatemi,
+fatemi fare ciò che volete. Non c'è lavoro che non sia buono e onorevole
+per me. Dove troverete un altro che possa dirvi altrettanto? E tutti lo
+abbracciavano, gli battevano benevolmente la mano sulle spalle, e
+dicevano di lui:--Che bravo, che caro ragazzo! Silvio si sedeva sul
+bordo d'una fontana all'ombra di un tiglio, e contava i pochi soldi che
+gli rimanevano. Il gruzzolo scemava ogni giorno, ma c'era ancora posto
+per una mezza dozzina di fazzoletti di seta. Del resto poteva Silvina
+rimanere senza fazzoletti di seta? Avrebbe egli voluto vedere Silvina
+asciugarsi le labbra con fazzoletti che non fossero di seta morbida e
+profumata? Le delicate labbra di Silvina, ch'egli sciupava con i suoi
+baci ardenti, dalle quali beveva a lunghi sorsi la felicità, che,
+sorridendo, lo incantavano, e quand'erano tristi lo riempivano di paura?
+Ed egli si decideva finalmente al gran passo, sceglieva sei colorati e
+leggieri fazzoletti di seta, e, rientrando in casa, baciava Silvina
+sulla bocca, le mordeva il labbruzzo, e poichè ella diceva: Ahi! egli
+con uno di quei fazzoletti nuovi, morbidi e profumati, le medicava il
+dolore, ridendo felice.
+
+--Ecco, ecco, la medicina! esclamava. Vedi che oggi non me ne sono
+dimenticato!
+
+Silvina guardava attentamente uno per uno i sei fazzoletti e li contava.
+
+--Mi darai un bacio, ora?
+
+Ed ella gli dava un bacino sulla gota, e diceva:--Peccato! Sei
+fazzoletti non dureranno molto...
+
+Silvio l'attirava a sè, le copriva il viso di baci, e raccontava ciò che
+aveva fatto, veduto, e detto in città.
+
+--Ah! esclamava, tutti mi vogliono un gran bene. Vedi che cosa significa
+essere poveri, essere veramente liberi? Non c'è uno che ti consideri
+come un nemico, o che pensi di attraversarti la via, o che diffidi di
+te. Al contrario tutti sono pronti ad aiutarti, a darti una mano perché
+tu possa riuscire....
+
+Guardava intorno le miserabili suppellettili della loro stanza, e
+soggiungeva:
+
+--Certo questa stanza è troppo misera, troppo nuda. Se non avesse
+quell'abbaino dal quale si domina tutta quanta la città, sarebbe troppo
+triste vivere qui. Ma noi potremo cambiare questi mobili, sostituirli
+con altri meno rovinati e sudici, oppure cercare un'altra stanza, con
+una veduta anche più bella di questa. Quanto a me, purchè tu mi voglia
+bene, sarò in ogni modo felice!
+
+Silvina si alzava senza parlare, posava i fazzoletti sul cassettone, e
+si buttava supina sul letto. Là, con le mani annodate sul capo,
+contemplava i travi del soffitto imbiancati di calce, seguendo il
+paziente lavoro che i ragni facevano tra l'uno e l'altro. Allora Silvio
+andava a sedersi accanto a lei, le prendeva il viso tra le mani e
+guardandola teneramente:
+
+--Silvina, amor mio, sussurrava, mi vuoi bene? Non sei mica stanca già
+di me? Non sei mica annoiata? Se tu sapessi come ti amo, come ti adoro!
+Tutte le altre donne non esistono più per me; è come se non esistessi
+che tu sola.
+
+Silvina staccava gli occhi dal soffitto, li fissava su lui, lo guardava
+a lungo, in silenzio.
+
+--Che cosa mi dici con quei tuoi occhi di cielo? le domandava Silvio
+allora baciandoglieli lievemente. Occhi tutta trasparenza, tutto
+azzurro! Se non ci intendessimo tra noi, miei cari occhi, questa Silvina
+cattiva non direbbe mai di amarmi! Ma voi dite:--Ti amiamo, povero
+Silvio, ti amiamo tanto!--e io sono felice. Non è vero che parlano così
+i tuoi occhi?
+
+E Silvina assentiva con una piccola mossa del capo, e riattaccava i suoi
+occhi al soffitto.
+
+Allora Silvio si distendeva accanto a lei, posava la testa sul
+guanciale, avvicinava la gota alla sua gota, e rimaneva in silenzio a
+respirare il profumo dei capelli d'oro di Silvina, della sua pelle
+bianca e liscia, dei suoi abiti che ancora odoravano dello spigo che la
+mamma distribuiva ogni anno nei guardarobe. E così, preso da una vaga
+malinconia, egli meditava ad una ad una le sue illusioni, l'amore di
+Silvina, la gioia della povertà, la benevolenza degli uomini, l'avvenire
+radioso che lo avrebbe compensato ad usura della fede coraggiosa ed
+ardente con la quale aveva affrontato un destino incerto, e sopportava
+ora le difficoltà di quell'avviamento alla vita. L'aria imbruniva, e le
+pianticelle del garofano e della salvia nel vano dell'abbaino
+diventavano due neri bizzarri arabeschi contro il cielo viola; le
+rondini in frotte passavano e ripassavano nel rettangolo pallido,
+salutando con lunghi squilli il sole morente, e le voci lontanissime che
+salivano dalla strada parevano anch'esse attutite da quell'ombra morbida
+che circondava ogni cosa. Allora con il cuore traboccante di tristezza
+Silvio stringeva a sè Silvina, e, impadronendosi della sua bocca, con
+voce singhiozzante mormorava: Mia! Mia! e non se ne distaccava più,
+finchè non la sentiva morire fra le sue braccia.
+
+
+
+
+VI.
+
+
+Io ho spesso orrore di questa crudele passione che mi trascina a
+risuscitare dal mio passato tante immagini dolorose, e rimescolare tanta
+tristezza, tanto fango, tanta miseria di cui la sorte volle contaminare
+le cose più pure, le più sante, le più care della mia vita. Io credo
+d'essere malato, un poco toccato forse, perchè il piacere che mi dà
+questo fantasticare so bene che non è cosa naturale, ma è il prodotto di
+un vizioso pervertimento della ragione, un male che confina con la
+pazzia. Infatti chi può godere a riaprire con le proprie mani una ferita
+già chiusa, e a spargerla poi d'aceto perchè il dolore straziante mai
+non si plachi un momento? Io non ho nessuna colpa da espiare, non posso
+desiderare la tortura per rigenerarmi, e questa mia crudeltà se si
+rivolge contro me stesso è ingiusta e vana, ed è triste se si rivolge
+contro coloro di cui parlo. No: le creature che più ho amato, in cui più
+confidavo, non hanno saputo darmi alcun bene. Erano per me la
+personificazione della gioia, della purità, della bellezza, e hanno
+creato dolore, vergogna, bruttura. Pure esse hanno seguito il loro
+destino, che era infame così come era disgraziato il mio.
+
+Mia sorella Silvina (è di lei che parlo, di lei piccola sorella mia,
+triste immagine di mia madre, triste immagine di me stesso) passava la
+massima parte delle sue giornate nell'inerzia più vuota ad aspettare
+Silvio. Amava Silvio, Silvina? Voglio credere che lo amasse. Ella si
+lasciava accarezzare da lui. Era timida, sottomessa, paziente. Come
+avrebbe potuto essere così docile, così mite, se non lo avesse amato?
+Silvina amava Silvio, perchè Silvio in ogni suo pensiero, in ogni sua
+parola, poneva Silvina ad una grande altezza sopra tutte le cose,
+incominciando da sè stesso, che non si stancava mai di umiliare dinnanzi
+a lei.
+
+--Il mio posto, le diceva, è ai tuoi piedi. Ti vedo come sopra un trono,
+tu regina, io tuo schiavo. E le diceva:--Come sei bella, Silvina! Che
+capelli morbidi, fluidi, dorati! E sono miei, soltanto miei! Io solo li
+tocco, io solo vi affondo le mani, li sento scorrere tra le mie dita, li
+accarezzo, li bacio! E le diceva anche:--Come ammiro, Silvina, la forza
+del tuo carattere, il tuo coraggio, la tua volontà, la chiarezza dei
+tuoi pensieri! Non sai quanto le altre donne siano deboli, timorose,
+volubili, sciocche? E infine le diceva:--Tu mi guiderai ed io ti
+seguirò, sarò la tua forza materiale, quella che manca alla grazia del
+tuo corpo, alla fragilità del tuo sesso....
+
+E Silvina lo stimava un uomo debole, ma dotato d'una intelligenza
+superiore. Lo trovava bello, pieno di delicate premure, modesto, e cieco
+d'amore per lei. Ma le ore erano lente a passare, e Silvina aspettava
+con impazienza il giorno in cui avrebbe potuto lasciare quella
+miserabile stanza, in quella miserabile casa, la compagnia insoffribile
+di quelle masserizie troppo usate, troppo umili, quella grigia uggiosa
+veduta di coperchi di case, quella distesa di tetti tutti uguali che
+Silvio invano cercava di abbellire con la sua fervida immaginazione.
+Ella non osava affrettare questo giorno tanto desiderato, perchè voleva
+potersi vantare poi di aver fermamente sopportato, per amore, giorni
+tristi, ore difficili e lamentevoli, il pericolo d'una esistenza
+scolorita, tutta solitudine, malinconia, rinunzie, privazioni, e persino
+lo spettro sinistro della miseria e della fame. Bisognava essere
+un'eroina per affrontare simili eventi, e Silvina se ne vantava già in
+cuor suo, e pensava che Silvio poteva bene gloriarsi di lei, perchè non
+tutte le donne sarebbero state capaci di tanto. Per consolarsi, per
+consolarsi un poco, e anche per piacergli sempre più, per non perdere
+nulla del suo fascino, ella si pettinava con cura; si incipriava bene
+bene, si cambiava sempre quei due abiti che aveva portati con sè e si
+metteva al collo la collana con lo smeraldo che Silvio trovava
+bellissima. Così, come faceva in casa nostra, anche lassù al settimo
+piano di quella casa, Silvina passava lunghe ore allo specchio, e
+sognava gioielli e vesti splendide, con scollature e strascichi,
+ventagli di piume magnifiche, e nei capelli un diadema.
+
+Il padre e la madre di Silvio erano molto ricchi e non avevano altro
+figlio che lui. Essi possedevano una grande villa con un grandissimo
+parco alle porte della città; avevano carrozze, cavalli, servitori in
+gran numero, ed erano anche molto vecchi. Silvio avrebbe cercato di
+lavorare, poi si sarebbe stancato. Si sarebbe stancato di quella vita
+miserabile, di abitare al settimo piano d'una brutta casa, di mangiare
+poco e mai cose ghiotte, di addormentarsi al lume di una candela, di
+andare in giro con abiti consumati, e infine di sciupare così la
+bellezza di Silvina sua, senza che potesse risplendere in alcun modo.
+Allora le sue manie di libertà, d'indipendenza, sarebbero svanite, ed
+egli avrebbe pensato di riavvicinarsi alla sua famiglia, avrebbe scritto
+una lunga lettera al suo signor padre, nella quale gli avrebbe chiesto
+perdono e si sarebbe esteso assai nel celebrare la grazia, la beltà, la
+fine educazione, il nobile animo e l'amore di Silvina, pregandolo in
+ultimo di accoglierla come figlia in casa sua e di benedire la loro
+felice unione. Poi pensava, Silvina, che Silvio le aveva dipinto suo
+padre come un uomo di vecchio stampo, rigido nei suoi principi,
+autoritario e violento... Allora la sua fantasia prendeva il volo per
+cieli meno sereni, e con freddo cinismo immaginava che, essendo tanto
+vecchi, il padre e la madre di Silvio avrebbero potuto presto morire,
+forse erano già morti; la loro carrozza avrebbe potuto rovesciarsi nel
+fiume mentre facevano la loro passeggiata la sera, o dei ladri,
+aggredendoli nel parco, avrebbero potuto ucciderli; e così, ogni
+ostacolo sarebbe scomparso d'un tratto, ed ella, con Silvio, sarebbero
+andati ad abitare in quella bella villa, avrebbero avuto quelle belle
+carrozze e quei bei cavalli, tutti quei servitori, e di tutto quanto la
+padrona era lei.
+
+Ma Silvio, per mezzo di una vecchia nutrice, aveva potuto sottrarre da
+casa sua alcuni oggetti preziosi suoi personali che nella fretta di
+fuggire non era riuscito a portare con sè. Rimpinguò così il suo tesoro,
+che già era esausto, e riprese coraggio nella fiducia incrollabile che
+l'aiuto da tutti promesso con tanto slancio sarebbe infine venuto a
+rischiarargli durevolmente la via. Erano già tre mesi che Silvio e
+Silvina vivevano insieme. Egli s'era fatti alcuni amici, non si sa dove
+pescati, poichè veramente Silvio non frequentava nessuna speciale
+categoria di persone, ma tutta gente che incontrava per caso nel suo
+continuo peregrinare in cerca di lavoro. Egli passava la maggior parte
+del suo tempo, quando non era con Silvina, da un caffè all'altro, e con
+pretesti d'ogni genere cercava di entrare in discorso con i suoi vicini
+di tavolino, interloquiva non richiesto della sua opinione nelle dispute
+più disparate; sempre nell'intento di dichiarare l'esser suo, di
+richiamare sopra di sè l'attenzione della fortuna, che può presentarsi
+sotto l'aspetto di una bella matrona con gli occhi bendati e in
+equilibrio sopra una ruota, ma può anche assumere le meno classiche
+sembianze di un commesso viaggiatore, di un diplomatico a riposo, di un
+vecchio signore vestito a lutto o di un avvocato molto versato in
+politica. E a tutti diceva alla fine, conducendo abilmente ogni
+conversazione a quel punto ch'egli non perdeva mai di vista:
+
+--Eccomi qua: io non chiedo di meglio che lavorare. Io non ho falsi
+pudori, idee preconcette. Sono libero ecc. ecc. E poichè vestiva
+decentemente e non chiedeva mai un soldo in prestito, si comportava con
+educazione e riservatezza, era ottimista, di buon umore, simpatico, alla
+mano e parlava bene, tutti finivano per dire di lui:--Che bravo, che
+caro ragazzo!--e lo accettavano volentieri come compagno di ozi.
+
+Appunto in uno dei tanti caffè di cui era cliente assiduo e noto, Silvio
+aveva conosciuto il principe Stroztki. Era un polacco, un diplomatico,
+dalla figura ridicola ma piena di razza. Aveva quarant'anni, vestiva con
+ricercatezza, gli piacevano le belle donne e componeva anche dei versi.
+Il principe portava sempre le mani inguantate di splendidi guanti
+bianchi e un cappello grigio chiaro di feltro finissimo. Sotto il
+cappello, divisa in due da una irreprensibile riga, brillava di
+profumati cosmetici una parrucca nerissima, purtroppo così falsa che,
+nascondendo la calvizie del cranio, rendeva più che mai evidente la
+calvizie, per così dire, del viso, che era gialliccio e senza l'ombra di
+un pelo in tutta la sua superficie.
+
+--Ah, Silvio, disse un giorno il principe con accento di dolce
+rimprovero, io sono molto in collera con voi. Sì, molto molto in
+collera. Voi avete una graziosa amica, un'amica molto graziosa, mi
+dicono, e la tenete nascosta?
+
+--Oh, principe, balbettò Silvio confuso, chi vi ha detto una cosa
+simile?
+
+--Amico mio, rispose il principe, la violetta è un fiore che facilmente
+passa inosservato finchè non si colga. Ma quando si è colto e si porta
+all'occhiello?
+
+--Voi volete burlarvi di me, signor principe, disse Silvio arrossendo.
+Io non ho nessuna viola all'occhiello.
+
+--E se io stesso vi avessi veduto, invece, con una bellissima viola?
+ribattè il principe con malizia. Ditemi dunque, caro Silvio: non eravate
+mica voi, ieri sera, all'Alhambra, in compagnia di una donnina bionda,
+molto carina, molto elegante, con un bell'abito proprio viola e uno
+smeraldo al collo?
+
+--Sì, sì, confessò Silvio sorridendo, ero io. Ma la signora che
+accompagnavo non era una piccola amica.
+
+--Capisco, soggiunse il principe, è un segreto...
+
+Silvio si fece coraggio e disse:
+
+--Era mia moglie.
+
+Il principe lo guardò per un attimo stupito, incredulo. Poi sorridendo,
+disse con galanteria:
+
+--Ve ne faccio i miei complimenti... È una deliziosa creatura.
+
+Silvio s'inchinò e rimase muto. Si sentiva intimamente orgoglioso di
+quella lode, che gli veniva da un così raffinato intenditore. Per una
+volta che aveva condotto Silvina in un luogo frequentato da gente
+elegante, illuminato sfarzosamente, adatto per far brillare la sua
+grazia, la sua leggiadria, la sua candida bellezza, subito era stata
+ammirata, per quanto non mancassero là dentro le donne avvenenti,
+giovani, belle, i ricchi abiti, le acconciature sfarzose.
+
+--Non sarete mica geloso, caro Silvio, disse il principe, vedendolo
+silenzioso ed assorto.
+
+--Oh, principe! esclamò Silvio con candore. Noi ci amiamo teneramente.
+
+Rientrando in casa, Silvio si sentiva ebbro di gioia. Volava leggiero su
+per le scale, come se lo portasse il vento. Entrò d'impeto nella stanza
+e trovò Silvina che aveva colto un garofano rosso nel suo giardino e,
+civettando dinnanzi allo specchio, se lo stava allora appuntando tra i
+capelli. L'abbracciò, la coprì di baci, gridando:
+
+--Amore, amore mio! Poi indietreggiò di due passi ed esclamò:
+
+--È vero, è vero! Ed io sciocco che non ci avevo mai pensato! C'era una
+piccola viola nascosta: io l'ho colta. Ora come potrebbe più
+nascondersi? Il principe, l'amico mio, ha ragione!
+
+--Tu conosci un principe? domandò Silvina senza distrarsi dallo
+specchio.
+
+--Sicuro! esclamò Silvio. Stroztki: un vero principe.
+
+--E chi è questa viola mammola? domandò Silvina con una punta d'ironia.
+
+--Ma tu stessa! esclamò Silvio.
+
+--Bella! disse Silvina. E dove mi ha veduta?
+
+--Ieri sera, all'Alhambra! rispose Silvio. Mi ha domandato:--Chi era
+quella graziosa donnina così e così, biondina, vestita di viola, molto
+graziosa, molto elegante? Gli ho risposto:--Mia moglie!
+
+--Mio Dio! disse Silvina, come ha potuto trovarmi elegante? Con questo
+vestitino viola, così sciupato?...
+
+Silvio rise allegramente e le chiuse la bocca con un bacio.
+
+--Ah, non sai! le sussurrò all'orecchio, non sai che già muoio di
+gelosia?
+
+Fu quello uno degli ultimi baci che Silvio dette a Silvina.
+
+Finì l'estate. In uno dei primi giorni di novembre Silvio incominciò a
+tossire e si ammalò con una febbre altissima. Il medico chiamato in gran
+fretta stimò che convenisse trasportarlo all'ospedale, dove, curato
+energicamente, avrebbe potuto in pochi giorni guarire. Egli sopportò con
+rassegnazione questa dura prova, e, consegnato a Silvina il suo magro
+tesoro, l'abbracciò piangendo e si lasciò trasportare.
+
+Nei nostri paesi l'autunno è brevissimo. L'inverno succede all'estate
+quasi senza intervallo, in pochi giorni gli alberi si spogliano, una
+settimana di piogge torrenziali lava la terra e la prepara pulita ad
+accogliere il candido mantello che subito la ricopre. Così per lunghi
+mesi, fino ai primi germogli di primavera, essa rimane immobile come
+morta sotto un cielo anch'esso immobilmente grigio. Soltanto i passeri
+(chi non lo ha notato)? conservano nell'universale tristezza il loro
+buon umore salterino e ciarliero. Chi vive in campagna può ancora
+trovare un conforto ai sensi mortificati, poichè se l'inverno non ha i
+colori vividi e festosi della primavera, nè il tepore oppiato dei grandi
+meriggi estivi, nè lo splendore delle belle notti d'autunno, offre
+almeno all'immaginazione scheletri nudi e immensi spazi candidi che essa
+può rivestire e dipingere delle più consolanti e promettenti visioni. Ma
+nelle città gli uomini infreddoliti si sentono abbandonati da Dio nello
+squallore delle loro opere di fango e di pietra; senza l'oro del sole,
+senza l'azzurro del cielo, senza il verde dei giardini, vedono quanto
+siano pesanti e lugubri le loro più ammirevoli architetture, e, curvando
+il capo sfiduciati sotto il peso della solitudine e della malinconia,
+non sanno concepire se non dolorosi pensieri.
+
+Rimasta sola e triste, poichè ebbero portato via Silvio con la barella,
+Silvina non aveva per difendersi dal freddo se non quei due vestiti di
+seta leggera. Non c'era nè stufa nè camino dove accendere il fuoco.
+Affacciarsi all'abbaino era da piangere, a veder le nuvole gonfie
+rotolare sui tetti neri e paurosamente deserti. Per l'appunto pioveva.
+Le gronde facevano una musica funebre gocciolando gocciolando con
+esasperante monotonia, sempre lo stesso suono e la stessa pausa, senza
+sostare un momento. Nel ronzio continuo della pioggia sul tetto, i più
+piccoli rumori, i più lontani, diventavano sordi tonfi, cupi boati,
+stridori infernali, e pareva che nel corridoio buio e deserto, nei solai
+disabitati, si muovessero catene e rimbombassero martelli, e passassero
+in fuga torme di animali infuriati. Le vecchie suppellettili
+scricchiolavano tutte con lunghi gemiti, come se spiriti imprigionati
+nelle loro membra di legno tarlato e inchiodato si torcessero spasimando
+per liberarsene. Alla porta poi era un ininterrotto bussare, un
+bisbiglio di voci soffocate, un avvicinarsi e allontanarsi di passi
+cauti, un provare e riprovare chiavi alla serratura, un lavorio
+affaccendato di mani ladre lungo i battenti, intorno ai cardini, che non
+finiva mai. E Silvina se ne stava raccolta in un angolo, con tutti e due
+i suoi vestiti addosso, le mani inguantate, lo smeraldo al collo, parata
+e immobile come una madonna di cera. A denti stretti ella cercava di
+vincere il tremito convulso del freddo e tener sveglia la ragione che
+tanti brutti pensieri cercavano di ottenebrare. Credo che rivedesse
+allora il nostro gran focolare, dove tutti noi, raccolti in cerchio
+dinnanzi ai bei ciocchi ardenti, le sere d'inverno facevamo scoppiar le
+castagne spingendole con le molle bene in mezzo alla brace; e poi,
+quando erano scoppiate, e la polpa bianca incominciava a rosolarsi, le
+pescavamo dalla cenere, facendole saltar sulle dita e soffiando a gote
+piene, finchè non erano intiepidite. Allora, sbucciate e fattene tante
+piccole focacce, ce le imboccavamo l'un l'altro ridendo con buffi
+oremus, laudamus e deo gratias. Certo rivedeva mia madre quando, posando
+sulla sua fronte il bacio della buona notte, le rimboccava calde calde
+intorno al collo le morbide coltri del suo buon lettuccio, dove era
+cresciuta e aveva dormito tanti bei sonni tranquilli. Ma quando al di là
+dell'abbaino la luce scialba invernale incominciò a scemare e dagli
+angoli si diffusero nella stanza le ombre nere di quella prima sera di
+solitudine, Silvina si alzò, aprì l'uscio, attraversò il corridoio,
+scese correndo tre capi di scale, e senza esitare bussò alla prima porta
+che le si parò dinnanzi.
+
+
+
+
+VII.
+
+
+Madama Humbert abitava appunto al terzo piano di quella casa con le sue
+sette nipoti e con Loreto Re del Portogal. Ogni volta che Silvina
+scendeva o saliva le scale, la trovava sull'uscio del suo appartamento e
+doveva rispondere con un inchino al suo saluto. Non s'eran mai scambiate
+altre parole che:--Buon giorno! Buona sera!--Ma i sorrisi di madama
+Humbert erano affettuosi inviti ad un'intimità più profonda. Madama
+Humbert era una distinta signora, che vestiva sempre di nero. Intorno al
+suo collo portava sempre annodata una trina nera, e il suo aspetto era
+quello di un'onesta vedova che offrisse alla memoria ormai lontana del
+suo sposo il tributo modesto sì ma spontaneo di quegli abiti sempre
+sempre neri. Dalla cintola in su ella era di una magrezza quasi deforme;
+e il suo collo lungo e sottile pareva dovesse da un momento all'altro
+piegarsi stanco sotto il peso del capo, che era rotondo e piatto, con un
+viso tutto naso e bocca, dove gli occhi, privi di sopracciglia,
+sembravano due forellini neri. I suoi capelli erano di un grigio
+rossastro e radi, e tutti tirati a formare sul cucuzzolo un ciuffo di
+peli arsicci, tenuto fermo da un pettine. Sotto la cintola poi il suo
+corpo s'arrotondava in un ventre enorme, ch'era una specie di mostruosa
+montagna su cui ella teneva sempre incrociate le mani.
+
+Aveva da poco finito di cenare e, sdraiata sulla poltrona, dove le
+piaceva riposare dopo i pasti, madama Humbert guardava amorosamente
+Loreto che si stava appisolando. E vedendo le sue palpebre leggiere come
+un velo di seta cadere e rialzarsi sulle indecise pupille annebbiate dal
+sonno, pensava con tenerezza come Loreto rassomigliasse tutto a un
+cristiano. Le sette nipoti di madama Humbert, tutte fiorenti e giovani,
+erano mollemente sdraiate sui tre divani intorno intorno al salotto. Ai
+colpi che improvvisamente risuonarono contro la porta, chi pisolava si
+svegliò, chi sbadigliava stirò le belle membra elastiche con un miagolio
+di gatto, e chi guardava distrattamente le rose del soffitto voltò gli
+occhi dalla parte dell'uscio e aspettò. Soltanto Loreto, cavato il capo
+di sotto l'ala dove l'aveva allora riposto, e purgatosi in fretta, disse
+con un sospiro:
+
+--Lo zio, lo zio, lo zio!
+
+Madama Humbert si alzò e a piccoli passi si diresse verso la porta, che
+poi aprì lentamente.
+
+Allora nella penombra della scala apparve, bianca, Silvina. Ella piegò
+seria la fronte, passando dinnanzi a madama Humbert che s'era fatta da
+parte per lasciarla entrare, e poi le domandò guardandola fissamente
+negli occhi:
+
+--Non la disturbo, signora?
+
+Madama Humbert ridendo e scrollando il capo la prese per le mani e la
+condusse in salotto, e, mentre le sue sette nipoti s'alzavano in piedi,
+ella la fece sedere nella sua poltrona, le spinse sotto i piedi un
+cuscino e accarezzandola con occhiate amorose:
+
+--Signora, le disse, cara, cara! A che si dovrà quest'onore?
+
+Poi, senza attendere una risposta, presentò le sette ragazze che
+s'inchinarono graziosamente una per una, e Silvina udì dei nomi come
+Odette, Frufrù, Mimì, Manon, Lulù.
+
+Quindi, levati gli occhi su Loreto, madama Humbert disse con tenerezza:
+
+--E questo, questo cocco di Dio, è Loreto mio bello...
+
+Loreto squadrò con disprezzo Silvina, si gonfiò di disgusto, torse
+sdegnoso il capo per non vederla. Ma madama Humbert si sedette di fronte
+a lei e, riposte le mani sulla prominenza del ventre, la contemplò
+beata, e disse:
+
+--Chi avrebbe potuto sperare nel piacere di una sua visita, cara
+signora? Aspettavamo lo zio Stanislao. Ma è tanto tempo che desideravo
+conoscerla... Tanto! Tanto!
+
+--Lei, soggiunse Silvina, è stata così buona con Silvio... Era mio
+dovere ringraziarla di quanto ha fatto per lui.
+
+--Oh! cara! esclamò madama Humbert abbassando gli occhi modestamente.
+Vuol parlare della coperta di lana? Ma i malati di febbre bisogna
+coprirli bene, bisogna farli sudare! Io immaginavo che una grossa
+coperta imbottita potesse esserle utile. Lei, signora, non avrebbe fatto
+altrettanto per me? Ma io la chiamo sempre: signora! Mi sembra così
+strano. È tanto giovane, tanto piccina... Non è che una bambina, lei!
+
+Toccò a Silvina questa volta abbassare il capo modestamente. E lo
+abbassò sorridendo, perchè temeva di arrossire. Ma già madama Humbert
+aveva composto il viso nella più profonda mestizia e diceva con sospiro:
+
+--E ora come la compiango, poverina, che è rimasta così sola, senza il
+suo Silvio! Chi sa come le sembrerà triste non averlo più vicino! Anche
+una meno giovane di lei, si sentirebbe perduta, poichè per noi, povere
+donne, tutto è l'abitudine. Lei poi immagino quanto ne soffrirà...
+
+--Certo mi dà un po' di pena, disse Silvina esitando, come se
+questa confessione le costasse assai cara. E soggiunse con un
+sorriso:--Passerà... Non mi perdo d'animo...
+
+Silvina gettava qua e là sguardi discreti, ma penetranti, su quello
+strano parentado di madama Humbert. Nessuna di quelle ragazze somigliava
+all'altra, e se Lulù era bruna e snella, Manon era grassa, piccola e
+bionda. Fosse Mimì fosse Odette, una ce n'era che aveva passati almeno i
+trent'anni, di taglio maschile, muscolosa, quadrata. Frufrù invece aveva
+l'aspetto di una bambina esile, magra, con i capelli ancora giù per le
+spalle, occhi chiari, bocca innocente, mentre Fanny era fulva e
+maliziosa come una volpe. Chi vestiva di verde, chi di rosso, chi di
+giallo, abiti delle fogge più disparate. Una delle due più giovani
+mostrava dal sottanino corto lunghe calze di seta nera. Odette invece
+aveva i polpacci nudi e ai piedi portava calzettini bianchi e scarpette
+bianche, di raso. Manon aveva i capelli tutti ondulati, con un gran
+fiocco di nastro sulla tempia. Dalle trecce lisce e attorcigliate di
+Mimì ciondolava invece una rosa. Soltanto l'orrore del caldo era a tutte
+comune, quantunque la stufa non diffondesse che un discreto tepore;
+poichè chi non aveva le braccia nude e la gola scoperta, portava abiti
+tanto leggieri che parevano di velo.
+
+--Così, concluse madama Humbert un suo lungo discorso che Silvina aveva
+ascoltato appena, quando il mio terzo marito mi lasciò per salire nella
+grazia di Dio, io mi ridussi a vivere qui con queste mie ragazze. Noi
+non riceviamo visite se non di persone di conoscenza, intime e fedeli,
+perchè il mondo oggi è pieno di villani e di ladri.
+
+Madama Humbert era giunta a questa amara conclusione, quando di nuovo
+alcuni colpi furon bussati alla porta. Allora di nuovo ella si alzò,
+andò ad aprire, e, salutato dai festosi strombettii di Loreto, entrò
+finalmente l'atteso zio Stanislao. Questo signore mi sembra che lo
+abbiamo già conosciuto, per quanto nessuno di noi conosca propriamente
+uno zio Stanislao. È un uomo di circa quaranta anni, tutto sbarbato, con
+un bel parrucchino nero diviso in due da una perfetta scriminatura,
+vestito con eleganza, e di modi garbati.
+
+Egli ha molto da fare a baciare una per una, chi sul collo chi sulla
+gota, le sue sette nipoti; ma alla fine si inchina dinnanzi a Silvina,
+posa con galanteria le labbra sulla sua mano, e attentamente la scruta.
+Sembra che cerchi qualche somiglianza nella sua memoria, qualche ricordo
+che per il momento gli sfugge. Quindi con un gesto vago allontana questo
+pensiero, come per dire:--Verrà più tardi da sè. E mollemente si adagia
+sul divano, fra la matura Odette e Manon, la più acerba, come fra due
+cuscini. Ma i suoi occhi si riposano su Silvina.
+
+--Ne ero sicuro! esclama ad un tratto, battendosi la mano sulla fronte.
+All'Alhambra, qualche sera fa, mi ricordo perfettamente d'averla veduta!
+Non era lei, domanda premuroso a Silvina, alcune sere fa all'Alhambra,
+in compagnia di un giovane di nome Silvio? E come Silvina accennava di
+sì col capo, soggiunse:--Non riuscivo a ricordarmi, ma quello smeraldo
+che ella porta al collo m'ha messo sulla buona strada...
+
+--Anche la mia povera sorella, disse malinconicamente una delle ragazze,
+aveva una collana con uno smeraldo simile a quello...
+
+--E che ne è di Silvio? domandò lo zio Stanislao.
+
+--Poverino, rispose pronta madama Humbert, lo hanno portato oggi
+all'ospedale.
+
+Lo zio Stanislao ha un moto di doloroso stupore e guarda attentamente
+Silvina. Sembra che voglia ora rivolgerle una domanda indiscreta, e
+infatti pensa fra sè:
+
+--Questa donnina non può essere la moglie di quel ragazzo. Che moglie
+volete che sia? Ha tutta l'aria di un passerino sperduto, che Silvio ha
+raccolto chi sa dove.
+
+E Silvina pensa a sua volta:
+
+--Tutti mi hanno ammirata quella sera all'Alhambra. Non soltanto il
+principe, ma anche quest'altro amico di Silvio.
+
+Silvina sostiene per un attimo con fermezza lo sguardo languido che lo
+zio Stanislao posa su lei, poi abbassa gli occhi, per lasciarsi
+liberamente guardare.
+
+--Povero Silvio! dice alfine lo zio. Come mai all'ospedale?
+
+--Con una gran febbre, soggiunge pronta madama Humbert. Povera signora!
+È rimasta sola...
+
+E segue un lungo silenzio.
+
+Lo zio Stanislao avrebbe voluto compiangere Silvina per l'ingrata sorte
+di Silvio, ma Odette s'era alzata, e, presolo per le mani, lo tirò su
+dal divano, e lo trascinò impetuosamente fuori del salotto. Poco dopo,
+nella stanza vicina, s'udirono due o tre accordi di pianoforte, e la
+voce di Odette incominciò a cantare:
+
+ _Vous dansez, Marquise,_
+ _d'un pied sì leger...._
+
+Era un'innocente gavotte. Madama Humbert si curvò verso Silvina e le
+sussurrò:
+
+--Lo zio Stanislao le insegna un po' di musica ogni sera... Odette ha
+tanta inclinazione!
+
+Poi si raccolse in ascolto, e non si mosse più.
+
+Silvina rimase silenziosa. Ora c'era una ragione di tacere, e se ne
+rallegrò in cuor suo.
+
+ _La fleur est sans grace_
+ _certes auprès de vous...._
+
+Delle sei ragazze rimaste nel salotto una se n'era alzata dal divano
+dove stava sdraiata, per andarsi a sedere accanto a Silvina, sopra uno
+sgabello. Silvina non sapeva se fosse Manon o Lulù, o proprio quella il
+cui nome le era sfuggito. Ma spesso, volgendo il capo, ella incontrava i
+suoi occhi che la guardavano e la sua bocca che le sorrideva. E lo
+strano era che mentre le sue labbra le sorridevano dolcemente, i suoi
+occhi continuavano a fissarla immobili, inespressivi. Erano occhi
+grandissimi e belli, ma senza splendore, e distratti finchè vagavano qua
+e là in cerca di un punto dove posarsi. Poi, quando finalmente si eran
+posati, una fissità meravigliata li dilatava, e rimanevano così, fermi,
+senz'anima. Il suo viso giovane terminava in un mento aguzzo che ne
+sciupava l'ovale, e tradiva più che mai la larghezza della bocca
+leggermente tumida, tinta di un rosso scarlatto. Soltanto i suoi capelli
+erano veramente belli, ammassati in grosse trecce pesanti nerissime, con
+tanti riflessi azzurri.
+
+La voce di Odette era una bella voce squillante. Ma Silvina non amava la
+musica. I suoi occhi si posarono un poco più a lungo sulla sua vicina.
+Allora quella accostò ancora più a lei il suo sgabello, e sottovoce le
+disse:
+
+--La mia povera sorella aveva una collana proprio come la tua, con uno
+smeraldo tale e quale. Ma un giorno la smarrì e non fu mai più
+ritrovata...
+
+Tacque un momento, sorrise a Silvina che l'ascoltava benevolmente, e
+continuò:
+
+--La mia povera sorella aveva tante gioie, che furono tutte vendute dopo
+la sua morte. È morta giovane, mia sorella. Si è uccisa. Aveva tante
+altre collane con zaffiri e brillanti, diademi di perle, anelli e
+braccialetti d'oro. Era molto bella e tutti le facevano regali. Ma noi,
+qui! Non ci regala niente nessuno...
+
+Esitò un momento. Poi le domandò:
+
+--Tu non hai sorelle?
+
+Silvina rispose:
+
+--No, nessuna.
+
+La gavotta in quel punto diceva:
+
+ _Voyez comme on danse_
+ _la main dans la main._
+ _Allons en cadence_
+ _Jousqu' au doux hymen!_
+
+La voce dello zio Stanislao, un po' rauca e stonata, s'era unita d'un
+tratto alla voce d'Odette. Gli ultimi due versi della strofe furono
+cantati con impeto, e il ritornello finale fu suonato di galoppo, senza
+accompagnamento di voci. Poi regnò nella stanza vicina un silenzio
+profondo, che nessun percettibile rumore turbò per un pezzo.
+
+Madama Humbert domandò a Silvina:
+
+--Non avrà paura, signora, a passare sola la notte lassù?
+
+Silvina sorrise. Veramente non si sentiva punto coraggio. Avrebbe
+preferito rimanere tutta la notte seduta in quella poltrona, anzichè
+coricarsi nel suo letto sola, lassù, in quella stanza isolata sotto i
+solai. Ma come fare? Quella debolezza la riempiva di vergogna. Non
+avrebbe osato confessarla a nessuno. Disse:
+
+--Cercherò di farmi coraggio...
+
+Incontrò nuovamente gli occhi della ragazza seduta accanto a lei, e le
+parvero, nella loro immobilità, pietosi. Ripetè:
+
+--Mi farò coraggio...
+
+E si alzò per andarsene. Ma allora anche quella si alzò, e, presale una
+mano, gliela accarezzò.
+
+--Perchè non rimani a dormire con me? chiese timidamente. Anch'io a
+dormir sola ho sempre tanta paura.
+
+Silvina rifiutò con un cenno del capo. Ma poi anche madama Humbert la
+pregò tanto, che alfine non seppe più negare a sè stessa la gioia di
+sottrarsi alla solitudine dolorosa di quella notte.
+
+Disse:
+
+--Per questa notte soltanto...
+
+E, fatto un inchino a madama, si lasciò condurre per mano.
+
+
+
+
+VIII.
+
+
+Non fu per quella sola notte. Fu per molte notti di seguito, finchè
+Silvio non ritornò bianco e smagrito dall'ospedale per riprendere il suo
+posto fra i vivi. Ma quella prima notte influì per sempre sull'avvenire
+di Silvina; fu in quella prima notte che il suo istinto si decise ad
+agire indipendentemente dalla ragione e dalla coscienza, e dalle
+circostanze che fino allora avevano dominato la sua vita; in quella
+prima sciagurata notte, abbandonata a sè stessa, Silvina rinnegò per
+l'ultima volta, irreparabilmente, padre e madre, tutto il suo passato, e
+oserei dire anche sè stessa, o almeno quella Silvina che noi tutti
+avevamo amata con tanta indulgenza. Io penso che la gente superstiziosa
+si raffiguri giustamente come spettri notturni i maligni spiriti, e li
+veda sempre intanati nel buio, in agguato sotto gli antri oscuri, nelle
+cave rovine dove non penetra mai luce di sole, e specialmente senta la
+loro presenza invisibile nelle notti d'uragano, quando il mondo intero è
+alla mercè delle tenebre. In quella sciagurata notte, uno di me meno
+scettico penserebbe che un maligno spirito s'insinuò nel cuore di
+Silvina e vi stabilì il suo dominio.
+
+Colei che s'era offerta come sua compagna di solitudine l'aveva condotta
+in una camera foderata di rosso, piena d'un profumo morbido e triste,
+male illuminata. Non c'era che un gran letto, poche sedie, uno specchio
+stretto e lungo in un angolo, con a fianco un piccolo tavolo coperto di
+tela bianca. Due bauli stavano semiaperti nel vano della finestra, e
+c'erano abiti e pezzi di biancheria sudicia sparsi in disordine qua e
+là, sulle sedie, in fondo al letto, appesi ai muri, come se chi abitava
+quella stanza fosse sul punto di raccogliere le cose sue e di andarsene
+via. Silvina si sentì subito triste, quando ne ebbe varcata la soglia.
+Ma la sua compagna le disse per confortarla:
+
+--Si sta tanto bene qui. Siamo lontane da tutti. Per ciò anch'io la
+notte ho un po' di paura quando sono sola. Ma in due?
+
+E la spinse dolcemente sul letto e l'abbracciò.
+
+--Mi piaci tanto! disse poi sorridendo e fissando su lei quei grandi
+occhi senza dolcezza. E le domandò:--Non ti dispiace se ti parlo con
+confidenza? Mi sembra di conoscerti da tanto tempo. Come ti chiami?
+
+--Silvina.
+
+--Silvina, soggiunse. E sai come mi chiamo io? Mi chiamo Soave. E quanti
+anni hai?
+
+--Diciotto anni, rispose Silvina.
+
+--Poco meno di me, disse Soave. Anche tu sei giovane. E sei sola?
+
+Silvina non comprese. La guardò perplessa, senza rispondere.
+
+--Sei orfana? domandò Soave.
+
+--No, disse allora Silvina, non sono orfana...
+
+--Come ti invidio! sospirò Soave. Io non ho avuto mai nè padre nè
+madre....
+
+Soave curvò il capo e rimase così assorta per qualche minuto. Poi
+chiese:
+
+--Da quanto tempo stai con quel giovane?
+
+Silvina avrebbe voluto tacere, spegnere il lume, coricarsi in quel
+letto, non muoversi più per tutta la notte. Ma facendo uno sforzo
+rispose:
+
+--Da quattro mesi...
+
+--E sei fuggita con lui da casa tua?
+
+--Sì, rispose Silvina.
+
+--E ti vuol bene?
+
+--Sì, rispose ancora Silvina.
+
+--E ti dà molto denaro?
+
+Silvina abbassò la fronte e non rispose.
+
+Soave si alzò, andò dinnanzi allo specchio, si sciolse i capelli, prese
+un lapis rosso e incominciò a ritoccarsi le labbra.
+
+--Ah! bambina mia, esclamò, sono passata anch'io per la tua strada...
+Sembra che a tutto debba bastare l'amore, la prima volta. Ma poi, quando
+si vede che gli uomini sono tutti uguali, si dice:--Volete godere? E
+allora pagate...
+
+Le sue labbra erano ora perfettamente rosse. S'incipriò il collo e
+ritornò a sedere sul letto accanto a Silvina. Allora l'abbracciò, e
+posando il capo sulla sua spalla, le disse:
+
+--Non essere sciocca anche tu, come sono stata io. Non aspettare che lui
+si stanchi di te. Scegline un altro, di quelli che ti desiderano di più,
+e preferisci il più ricco. Non ti curare che sia bello. Noi, noi sì,
+anche quando sembriamo brutte, noi siamo belle. Ma gli uomini! Tutti
+schifosi a un modo! Ti piacciono a te, forse, gli uomini?
+
+Silvina ebbe un sorriso sdegnoso. Soave la strinse ancora più
+teneramente a sè e la baciò sulla bocca. Silvina ebbe un piccolo moto di
+disgusto e si pulì istintivamente le labbra. Soave la guardò stupita, e
+poi scoppiò a ridere, battendo allegramente le mani.
+
+--Non ti piace il rossetto? le domandò. Eppure è dolce come il miele.
+Perchè non ti tingi le labbra? Saresti mille volte più bella. La tua
+bocca è un poco pallida: così non piace agli uomini. E anche le tue
+ciglia sono troppo chiare: i tuoi occhi ci si perdono. Perchè non ti
+tingi gli occhi di nero?
+
+--Vedo, disse poi con un'intenzione di malizia, che non ti ha insegnato
+nessuno... Ora ti insegno io...
+
+E Soave corse a prendere il lapis nero, e il lapis rosso, il vasetto
+della pomata e lo scatolino della cipria, e, tutta ilare, costretta
+Silvina a voltarsi con il viso al lume, incominciò a dipingerla. Prima
+furono gli occhi. I chiari occhi di Silvina, i chiari occhi che mia
+madre baciava con tanto amore, che erano freddi ma casti, brillarono
+d'una strana luce nel cerchio nero che li chiuse intorno intorno alle
+ciglia. Da quel momento essi perdettero ogni pudore; non furono più gli
+occhi di una fanciulla. Poi fu la volta delle labbra, delle labbra che
+mia madre baciava con tanta purità, che erano cattive ma caste nel loro
+pallore malato, e divennero rosse, sbocciarono in una rosa purpurea e
+sensuale. La sua bocca divenne da quel momento impura; non fu più la
+bocca d'una fanciulla. Poi le dita leggiere di Soave spalmarono il viso
+di Silvina, il caro viso che mia madre accarezzava con tanta tenerezza,
+d'una pomata bianchiccia che rese la pelle liscia e lucida come seta,
+illuminando il suo pallore di strani riflessi di madreperla. Quindi
+sulla fronte, sulle gote, sul mento, sulla gola passò il piumino e vi
+posò un velo di cipria rosea, e la madreperla si annebbiò d'una opacità
+calda e vellutata, come l'alito caldo fa sullo specchio.
+
+Così fu distrutta Silvina nostra. Ella fu da quel momento un'altra
+Silvina.
+
+--Irriconoscibile! esclamava Soave, guardandola raggiante. Che
+meraviglia! Guàrdati! Guàrdati!
+
+E la trascinò dinnanzi allo specchio perchè anch'ella potesse ammirare
+l'opera delle sue mani, vedere quanto fosse mutata. E vi dico che
+Silvina non torse vergognosa gli occhi da quella sua triste immagine,
+non si rivoltò rabbiosa contro Soave per insultarla, non disfece
+inorridita quella turpe maschera che le deformava il volto, non si gettò
+in terra singhiozzando umiliata, ma sorrise con compiacenza alla Silvina
+che senza pudore le sorrideva dallo specchio e inchinò il capo da ogni
+lato per ammirare quanto giovasse al suo profilo la bocca così
+fortemente segnata.
+
+--È vero, disse, con una voce che non era la sua solita voce, una voce
+che vibrava tutta di commozione, è vero! Come sono diversa!...
+
+--E più bella! esclamò Soave.
+
+--Sì, disse Silvina, quasi più bella...
+
+Allora Soave le sciolse i capelli, affondando in quella seta morbida le
+sue mani come aveva fatto prima mia madre, come aveva poi fatto Silvio,
+e diceva:
+
+--Cara, cara... I tuoi capelli come sono dorati! Questi non occorre
+tingerli: sembrano raggi di sole, spighe di grano... Come sono fini!
+Quanti sono! Come pesano!
+
+Glieli accarezzò a lungo, mentre il suo viso si imporporava, chiudendo
+gli occhi per il piacere che le veniva dall'accarezzare quei capelli
+così morbidi e densi. E Silvina, ad occhi chiusi, si lasciava
+accarezzare. Si lasciò accarezzare, e, quando Soave le disse:--Lascia
+ch'io ti spogli!--lasciò che Soave le slacciasse l'abito viola e poi
+l'abito azzurro, disse semplicemente:--Avevo tanto freddo!--lasciò che
+cadessero ai suoi piedi la sottoveste bianca, i calzoncini orlati di
+pizzo, la camicina ch'era trattenuta appena da un nastro rosa annodato
+sulla spalla. Rimase così nuda nuda dinnanzi allo specchio, e soltanto
+quando, aperti ad un tratto gli occhi, si vide così nuda nello specchio,
+e vide Soave che la guardava estatica, con un piccolo grido si rifugiò
+nel letto perdendo nel salto le sue scarpette che volarono chissà dove.
+Ma Soave spense il lume e la raggiunse sotto le coltri, l'abbracciò
+stretta stretta e le disse:
+
+--Senti, senti, se la mia pelle non è più liscia della pelle di
+Silvio...
+
+Poi le disse:
+
+--Ora le mie labbra non ti faranno ribrezzo, perchè anche le tue sono
+dipinte. Senti se il rossetto non è dolce come il miele....
+
+E la baciò sulla bocca. Poi appoggiò la sua testa sulla spalla nuda di
+Silvina, e dolcemente si addormentò: perchè Soave, Soave era innocente.
+Ma Silvina non si addormentò subito. Il cuore le batteva forte. Ella
+pensava con gioia, con una specie di dolorosa, di amara, di cattiva
+voluttà, che quel corpo tiepido, che era così strettamente allacciato al
+suo, non era il corpo di Silvio. Ed ella godeva d'un piacere ignorato,
+al pensiero che il suo letto di fanciulla era tanto lontano, che non si
+sarebbe mai più coricata in quel deserto candore. Pensava che anche il
+letto di Silvio era lassù, freddo e vuoto, sotto il solaio, in quella
+stanza tenebrosa su cui la pioggia piangeva le sue fredde e lamentose
+lagrime, e che ella, Silvina, non sarebbe mai più stata sola, perchè il
+suo pudore l'aveva abbandonata, quella specie d'impedimento fisico che
+la rendeva straniera a tutte le cose che non le appartenessero da lungo
+tempo. Da quel momento ella era perfettamente libera, tutto le
+apparteneva, tutto poteva prendere, fare suo. Non esistevano più
+ostacoli alla sua volontà, non più limiti, non più divieti. Buono era
+quel letto in cui stava coricata per la prima volta; e come un giorno
+aveva potuto addormentarsi senza il bacio di sua madre, così ora, tra
+poco, si sarebbe addormentata senza il bacio di Silvio.
+
+Quando fu giorno, Soave con una carezza svegliò Silvina. Il sonno era
+stato per entrambe un sereno riposo. Esse si guardarono sorridendo, e
+videro con gioia che un raggio di sole pallido filtrava attraverso le
+tende della finestra. Il nuovo giorno non era così triste come l'altro.
+Silvina si vestì in fretta, si pettinò, e quando fu vestita e pettinata
+Soave le mise in capo uno dei suoi cappellini di feltro, le attorcigliò
+intorno al collo una volpe azzurra, e Silvina uscì nel mattino tutto
+ridente di solicello per andare all'ospedale. L'ospedale era un gran
+palazzo di pietra grigia. Le strade su cui si affacciavano le file
+interminabili delle sue finestre puzzavano tutte di cloro. La pioggia
+non aveva spazzato via quel tanfo nauseabondo, non aveva lavato le sue
+mura sudicie. Nell'andito una vera moltitudine di miserabili si pigiava
+in silenzio, e Silvina dovette attraversare quella folla prima di
+arrivare alla porta. Un corridoio nudo e lunghissimo, attraversato di
+quando in quando da qualche suora di carità, si presentò dinnanzi a lei,
+ed ella dovette percorrerlo in tutta la sua lunghezza, e vedere,
+attraverso le sue cento porte aperte, file e file di letti bianchi,
+popolati di bianchi fantasmi, per entrare infine in una corsia squallida
+come tutte le altre. Chiese timidamente di Silvio. Fu portata dinnanzi a
+uno di quei volti mostruosi, e riconobbe Silvio con un senso di
+repulsione invincibile, come se non lo avesse mai veduto prima di
+allora, come se fosse un altro uomo. E Silvio la guardò con le sue
+ardenti pupille, e non la riconobbe. Ella potè così fermarsi soltanto un
+istante dinnanzi a quel letto, udire appena il rantolo che usciva dalla
+gola strozzata dell'infermo, e senza rivolgergli una parola, senza
+sfiorargli la fronte con una carezza, senza compiere nessuno di questi
+pietosi doveri, potè fuggirsene via, e sottrarsi al pensiero che quelle
+labbra gonfie e violacee ella le aveva baciate, e quelle gote, trasudate
+livide irsute, le aveva carezzate, aveva toccati quei capelli aridi,
+sorriso a quegli occhi insensati. La giornata invernale era povera
+povera di sole. L'azzurro del cielo sembrava un'illusione di sereno. Ma
+a Silvina, quando uscita dall'ospedale si sentì presa in quel solicello,
+sotto quel cielo timido, sembrò di camminare per le vie di un paradiso
+primaverile, tutto luce, serenità, gaudio.
+
+
+
+
+IX.
+
+
+Ad un angolo di strada, in un giardino tutto di palme incappucciate,
+Silvina vide una serra piena di fiori, e comprò un gran mazzo di rose
+rosse, che sembravano sbocciate allora nel più tepido sole di maggio.
+Stringendosi al seno quelle rose, tutta così stupendamente fiorita,
+attraversò mezza città, salì le scale della sua casa, ed entrò in quella
+stanza dalla quale la sera innanzi era uscita tremando. Quantunque per
+l'abbaino piovesse un po' di sole, quella stanza non le sembrò meno
+squallida. Ma il color vivo delle rose riscaldò con i vaghi riflessi di
+una aurora il candore nudo di quei muri.
+
+Poco dopo la porta lentamente si socchiuse, e Silvina, sorpresa e
+intimidita, vide apparire fra i due battenti la faccia gialliccia dello
+zio Stanislao. Senza attendere un suo invito, egli si fece avanti a
+piccoli passi di danza, e, baciandole umilmente la mano, le domandò:
+
+--Mi perdonate, signora?
+
+Il tono della sua voce era così dimesso, i suoi modi così modesti, che
+Silvina non potè fare a meno di perdonarlo con un breve sorriso. Gli
+indicò una sedia, ed egli subito pronto a quel gesto si sedette, mentre
+Silvina, sedutasi dinnanzi a lui, lo contemplava con uno sguardo pieno
+di studiata indifferenza, così freddo ed estraneo che il poveretto si
+sentì d'un tratto mancare la voce.
+
+--Signora, disse alfine, balbettando, vi chiedo scusa se ho osato salire
+quassù senza il vostro permesso. Ma Silvio non vi parlò mai del principe
+Stroztki, suo amico?
+
+S'interruppe, e poichè Silvina ebbe assentito con un lieve cenno del
+capo, s'inchinò e soggiunse:
+
+--Il principe Stroztki sono io...
+
+Pronunciate queste parole, egli abbassò gli occhi modestamente ed
+attese. Silvina ricordava benissimo quel nome, e ciò che Silvio le aveva
+detto di lui, e cioè che, avendola ammirata all'Alhambra, l'aveva
+paragonata ad una viola mammola. Ma dovette compiere uno sforzo per
+scartare l'immagine dello zio Stanislao, che fino a quell'istante ella
+aveva considerato con un senso di invincibile ironia, e sostituirla con
+l'immagine ben altrimenti rispettabile e interessante di un principe.
+Silvina aveva scoperto allora allora il trucco del parrucchino nero che
+stava leggiadramente posato sulla fronte di Stanislao, e pensava di
+vedere la sua testa brillare d'un tratto denudata da un colpo di vento;
+la sua testa tutta pelata, che doveva essere tonda gialla e liscia come
+il suo viso. Non s'era mai incontrata con un uomo simile, che non avesse
+un pelo in faccia, così irrimediabilmente calvo, nonostante quella
+perfetta parrucca, e così giallo da non parer fatto di carne, ma
+impastato di una carta pesta ingiallita. Poteva avere qualunque età, fra
+i trenta e i sessanta anni; eppure, piuttosto che d'un vecchio, aveva
+l'aspetto di un uomo non finito, d'un burattino al quale, passata sul
+viso una prima mano di vernice e incollata in fretta sul tondo della
+zucca una parrucchetta di peli neri, senza appiccicargli nè
+sopracciglia, nè ciglia, nè baffi, nè barba, e dare alle sue labbra e ai
+suoi pomelli una spennellata di rosso carnicino, fosse stato mandato per
+il mondo, a vivere in compagnia d'altri burattini tutti rifiniti per
+bene. Il sarto, sì, aveva compiuto perfettamente l'opera sua, vestendolo
+con abiti di un taglio, come si dice, irreprensibile e secondo l'ultimo
+figurino; alti colletti a pizzi rotondi, cravatta di seta colorata,
+biancheria finissima immacolata di seta, tutto tirato a lucido, e infine
+scarpine con tomaie di pelle di un delicato color tortora, che
+stringevano il suo piede sottile e lungo come in un guanto. Ma una volta
+scoperto che quel burattino era un principe, bisognava riconoscere che
+non sarebbe sembrato un vero principe se non avesse avuto quell'aspetto
+di burattino. Gli antichi videro metamorfosi ben più stupefacenti di
+questa. E se Mirra potè mutarsi in pianta, e Nictimene in gufo, e Niobe
+in roccia, a maggior ragione potè lo zio Stanislao, agli occhi di
+Silvina, mutarsi in un principe, la cui calvizie altro non fosse se non
+un indizio dell'antichità della razza, stanca ormai di produrre tanti
+principi polacchi tutti adorni delle più sontuose zazzere d'Europa.
+
+Mentre in Silvina avveniva una così ardua revisione della sua persona
+ridicola, il principe Stanislao pensò che fosse inutile procrastinare di
+qualche minuto ancora il momento in cui, divenuto insostenibile quel
+silenzio che durava già troppo tempo, egli avrebbe dovuto in ogni modo
+parlare, confessando a Silvina la segreta ragione di quella visita. Egli
+dunque chiamò a raccolta tutti i suoi spiriti coraggiosi, e composto il
+gesto in una specie di ieratica immobilità, abbassò il capo per non
+vedere come Silvina avrebbe accolto le sue parole. Quindi con voce
+velata di commozione disse:
+
+--Silvina, sono venuto per confidarvi un segreto: un segreto così grave,
+che da esso dipende tutta la mia vita. Se sentiste, Silvina, (e si
+premette una mano sul cuore) come il mio cuore batte in questo istante,
+sono certo che credereste subito a quanto sto per dirvi, senza dubitare
+mai mai che io possa fingere o mentire. Così come mi vedete, non più
+giovinetto, ho ancora l'anima semplice d'un fanciullo. Sì, ho anch'io
+vissuto intensamente, ho amato e sono stato amato, ho viaggiato molto,
+e, frequentando uomini e donne d'ogni razza, posso dire d'avere più
+d'ogni altro un'esperienza assai estesa del mondo. Ma io vengo da un
+paese freddo, dove l'ingenuità è degli uomini oltre che dei fanciulli, e
+perciò ancora oggi soffro di una ingenuità quasi infantile. La mia prima
+giovinezza trascorse tutta tra severe regole, nell'isolamento assoluto
+di un vecchio e tetro castello lituano. La solitudine di quegli anni
+influisce ancora su molti lati del mio carattere. In ogni caso io sono
+incapace di mentire, così come sono incapace di nascondere i palpiti del
+mio cuore; e quando il mio cuore parla, sono incapace di tacere. Mi
+promettete almeno, Silvina, di ascoltarmi con benevolenza, e di
+giudicare poi non tanto le mie parole, quanto le mie intenzioni? Sì,
+Silvina, soggiunse con un tono di voce più bassa, ciò che io sto per
+dirvi è molto grave. Tutto dipende da voi...
+
+Silvina, senza distrarsi dallo studio accurato della persona del
+principe, lo ascoltava con un vago senso di noia. Ma a quel mutamento di
+voce, che egli fece improvvisamente, ebbe un breve palpito di paura e
+domandò:
+
+--È di Silvio che volete parlare?
+
+Il principe scosse il capo negando e sorrise con malinconia.
+
+--No, Silvina, soggiunse, io non debbo darvi nessuna grave notizia di
+Silvio. Spero che Silvio non corra nessun pericolo, ma non senza dolore
+vedo ora come voi lo amiate. Forse sarebbe più prudente per me che io
+rinunciassi senz'altro a parlarvi... Forse commetto una pazzia, giuoco
+disperatamente la mia felicità. Ma come potrei ora andarmene, senza
+sembrare ai vostri occhi il più ridicolo degli uomini? Ascoltatemi,
+dunque, e siate buona con me. Dovete sapere, Silvina, che da quella
+sera, in cui vi vidi per la prima volta all'Alhambra, la vostra immagine
+non mi ha più abbandonato. Considerate fino a che punto la nostra
+felicità sia alla mercè del caso! Chi può non credere alla fatalità?
+Mille volte, incontrando una donna non mai veduta prima in nessun luogo,
+ho esclamato:--È lei, è lei quella che ho sempre sognato d'amare! La
+sola che potrebbe rendermi felice! Ma, dopo averla ammirata per tutta
+una sera, dopo aver costruito progetti su progetti, fantasticando di
+tutto il mio avvenire, quella donna, com'era apparsa improvvisamente sul
+mio cammino, così improvvisamente scompariva, e per quanto cercassi, non
+riuscivo più a rintracciarla. Sempre, sempre, tutte sono scomparse, come
+se il destino, dopo avermele spinte incontro per tentarmi con la loro
+presenza, poi subito se le riprendesse, riportandole via, lontano da me,
+per modo che io non potessi mai più rivederle. Debbo dirvi, Silvina, che
+ho temuto anche per voi la stessa sorte? Quando interrogai Silvio ed
+egli mi disse:--È mia moglie...--sentii che la sua gelosia avrebbe
+provveduto a tenermi lontano da voi forse anche più di quanto non avesse
+fatto il destino per tutte le altre; e rassegnato rinunciai ad ogni mia
+speranza. Ma, ieri sera, incontrandovi inaspettatamente una seconda
+volta, pensai (debbo confessarlo, Silvina?), che io avevo disperato del
+destino forse nel momento stesso in cui era pronto a soccorrermi...
+
+Il principe parlava con voce uguale, commossa. Silvina pensava:--Come è
+lungo! E per quanto non tradisse alcun pensiero, era impaziente e
+curiosa di giungere alla conclusione.
+
+--Mi ascoltate, Silvina? domandò il principe ad un tratto.
+
+Ella accennò di sì, e il principe continuò:
+
+--Da principio credetti di essermi ingannato. Come potevate essere voi,
+proprio voi, in quella casa? Quelle ragazze mi chiamano lo zio
+Stanislao, perchè io le tratto con confidenza, come un vecchio amico. Ma
+non giudicatemi male, Silvina. Io sono un uomo debole, ma non un
+libertino. Cerco di sfuggire allo spleen unendomi a qualche allegra
+compagnia, senza per questo abbandonarmi al vizio. Del resto ognuno
+prende un'ora di spensierato oblio, un attimo di piacere, là dove li
+trova. Da questo lato la casa di madama Humbert è migliore di tante
+altre. Ma voi? Eppure, passato il primo momento di dubbio, ebbi la
+certezza di non avervi confusa con nessun'altra donna. No. Eravate voi,
+proprio voi, seduta in quella poltrona rossa, in compagnia di Odette e
+di Manon, di Mimì, di Soave. E Silvio? Ammalato. E voi? Sola. Lo
+credete? Rimasi così profondamente turbato da questo incontro che quando
+Odette volle trascinarmi nell'altra stanza perchè l'accompagnassi al
+piano, non ebbi la forza di rifiutarmi. Così, mentre non avrei mai più
+voluto allontanarmi da voi, fui costretto a rimanervi tutta la sera
+lontano. Ma quali sofferenze, dopo! Una voce interna mi diceva:--Meglio
+così, Stanislao, meglio averla sfuggita! E un'altra voce diceva:--Vile,
+vile! Odette ha potuto separarti da lei ancora una volta. Tu perderai
+anche questa, e poi incolperai il destino di non averti aiutato.
+Vergognati, Stanislao! E allora io riconobbi in questa seconda voce la
+vera voce del mio cuore, la voce dell'anima mia...
+
+Giunto a questo punto critico del suo discorso, egli si arrestò
+impaurito dal pensiero che oramai non era più possibile divagare ancora.
+Levando per un attimo gli occhi su Silvina, la vide, rannuvolata, posare
+su di lui uno sguardo freddo ed ironico. Il suo silenzio e la sua
+immobilità lo spaventarono, ma pensò che gli era ormai impossibile
+indietreggiare. Allora, come uno che, dopo essersi tenuto per lungo
+tempo con inauditi sforzi in equilibrio sull'orlo di un precipizio, d'un
+tratto disperatamente si abbandona, il principe chiuse gli occhi e
+disse:
+
+--Per aver ubbidito a quella voce, Silvina, io mi trovo ora qui,
+dinnanzi a voi. Credete che non veda come la mia situazione sia piena di
+pericoli, nello stesso tempo dolorosa e ridicola? Ebbene, ora vi
+domando:--Silvina, siete veramente la moglie di Silvio? Siete almeno la
+sua fidanzata? E se non siete nè moglie nè fidanzata, è vero che amate
+Silvio teneramente? E se neppure lo amate con passione, lo amate almeno
+per capriccio? E se questo capriccio fosse finito, permettereste ad un
+altr'uomo di occupare un posto nel vostro cuore? Pensate, Silvina,
+pensate quanto questa vita sia indegna di voi! (e con un gesto egli
+abbracciò la miseria di quella stanza). La vostra bellezza esige ben
+altra cornice. Voi potete avere tutto ciò che desiderate da un uomo che
+vi adora...
+
+Pronunciando con forza queste parole, il principe Stanislao cadde in
+ginocchio ai piedi di Silvina. Ma prima che egli avesse toccato terra,
+Silvina s'era alzata, e saettava sulla sua testa prona i fulmini di uno
+sdegno che le riempiva gli occhi di lampi. Egli udì la sua voce
+sarcastica che diceva:
+
+--Perchè Silvio non è qui per rispondervi?
+
+Poi udì il suono di un riso beffardo, e la voce di Silvina che diceva:
+
+--Alzatevi! Siete un principe, voi?
+
+Ma quand'egli infine si decise a sollevare il capo per alzarsi in piedi,
+vide che Silvina non rideva più.
+
+--Ciò che mi proponete è infame!--esclamò Silvina con voce rotta
+dall'affanno. E balbettando:--Uscite! uscite! si abbattè sulla sedia e,
+nascosto il viso, scoppiò in un tumulto di lacrime.
+
+Il principe Stanislao scosse desolato il capo.
+
+--Silvina, Silvina, sospirò, voi non mi avete compreso...
+
+Poi, tesa timidamente la mano, le sfiorò il capo con una lieve carezza.
+
+--Addio, disse. Ricordatevi... in ogni circostanza della vita... potete
+contare... su me...
+
+E in punta di piedi, senza più voltarsi indietro, se ne andò.
+
+Non appena egli ebbe varcata la soglia dell'uscio, Silvina raddrizzò il
+capo, e rise da sola, a lungo. Il suo viso non aveva traccia di lacrime.
+Le sue ciglia erano perfettamente asciutte. Quindi si alzò, andò a
+vedere nello specchio se quella scena di finta disperazione, che ella
+aveva recitata come nei vecchi drammi, le avesse sciupato il contorno
+rosso delle labbra, il contorno nero degli occhi. Ma, la sera, prima di
+addormentarsi col capo dolcemente posato sul suo seno, Soave le disse:
+
+--Come sei fortunata tu, Silvina. C'è Odette che aspetta da un anno che
+lo zio Stanislao la prenda con sè. Non sai quanto è ricco? Avresti
+carrozza, cavalli, servitori, una bellissima casa con tutti i mobili
+nuovi, dove potresti dare dei gran pranzi... Vestiti, pellicce,
+gioielli, quanti tu ne volessi... E poi chi ti impedirebbe di sceglierti
+un bel ragazzo, magari di tenerti Silvio, se preferisci per forza un
+uomo alla tua piccola Soave? Lo zio Stanislao è brutto, ma il mondo è
+pieno di bei giovani, anche più belli di Silvio. E tu hai rifiutato?
+Soltanto Odette può ringraziarti. Povera Odette! Ha già più di
+trent'anni...
+
+
+
+
+X.
+
+
+Silvio, caduta che fu la febbre, passò dieci giorni disperati. Qualcuno
+gli disse che una mattina, quand'ancora aveva il delirio, una ragazza
+era venuta a visitarlo, si era trattenuta pochi minuti accanto al suo
+letto e poi se ne era andata via. Ma da quel giorno nessuno si era più
+presentato in corsia a cercare di lui, nè quella ragazza, nè altri.
+Silvio avrebbe voluto lasciar subito l'ospedale, ma i medici glielo
+vietarono. Pregò, pianse, si dichiarò guarito, ma tutto fu inutile.
+Dovettero passare dieci lunghi giorni prima che l'infermiere gli
+restituisse i suoi abiti, dicendogli che, volendo, se ne poteva andare.
+Veramente egli si reggeva a stento in piedi, era pallido come un morto,
+e doveva ogni momento chiudere gli occhi per non cadere di peso in terra
+colpito dalle vertigini. Pure a denti stretti si tenne su, inghiottendo
+amaro per soffocare la nausea, pronto a morire piuttosto che prolungare
+anche di un istante quell'angoscia morale, peggiore d'ogni male fisico,
+nella quale viveva disperato da tanti giorni. Appoggiandosi, dall'una
+all'altra, alle spalliere dei letti, rispondendo con dei fiochi addii ai
+saluti che raccoglieva da ogni ammalato, potè raggiungere il corridoio,
+e poi scendere le scale e uscire nell'atrio.
+
+Era l'ora dell'imbrunire. Trovò fuori un discreto crepuscolo che non
+ferì i suoi sensi malcerti, un'aria umida che non gelò la sua carne già
+fredda. Ringraziò Iddio che, creando la luce, aveva creato l'ombra,
+nella quale ora egli avrebbe potuto passare inosservato, senza che tutti
+gli stranieri nei quali si sarebbe incontrato fossero costretti a
+considerar pietosamente il suo stato, il suo viso bianco e scarno, i
+suoi occhi sparuti, lo stento con cui muoveva i passi, il tremito delle
+sue membra addolorate sotto quei panni miseri, l'affanno che gli
+toglieva il respiro. Egli riconosceva a mala pena i luoghi che
+attraversava, e gli pareva che quelle case, quei crocicchi, quelle
+piazze, quei giardini, fossero gli stessi che egli aveva veduto prima e
+per tanto tempo, ma che in quei venti giorni, che era rimasto assente,
+fossero stati spostati da un luogo ad un altro, e mutate le loro
+dimensioni, certe case rialzate di alcuni piani ed altre invece ridotte
+a metà; i monumenti gli parevano ingranditi, con piedistalli più alti e
+quadrati, e le figure delle statue atteggiate bizzarramente in gesti che
+non erano i soliti; la gente, i veicoli, la disposizione delle botteghe
+illuminate, tutto sembrava denotare nei cittadini abitudini nuove nel
+modo di frequentare le strade, di raggrupparsi in questo o quel punto,
+di occupare i marciapiedi e le cantonate, di regolarsi nei riguardi
+della città. Per esempio la casa dove egli abitava, dove Silvina forse
+lo stava aspettando, dove forse Silvina era ammalata, dove forse anche
+Silvina non lo aspettava più, gli era sempre sembrata molto vicina
+all'ospedale, tanto da potervi giungere in pochi passi. Invece non
+faceva che svoltare cantoni, attraversare piazze, e la sua casa era
+sempre lontana. Finalmente la vide in fondo al largo d'una strada, con
+la sua facciata rossastra, quadrata, enorme, tutta bucata di finestre
+nere o gialle.
+
+Poi che fu entrato nel portone, gli rimanevano da salire sette faticosi
+capi di scale. Passando dinnanzi allo sgabuzzino illuminato del
+portinaio, attraverso i vetri vide il buon Fortunato curvo sopra una
+vecchia ciabatta su cui picchiava a gran forza con un martello; bussò
+contro i vetri con la punta di un dito e lo salutò. Quello rimase col
+martello aizzato a mezz'aria, a guardarlo meravigliato, poi rise
+allegramente e gli gridò:--Ben tornato, signor Silvio! è guarito bene?
+ho piacere, ho piacere!--E Silvio s'incamminò per le scale con il cuore
+che gli pesava addolorato, perchè se Silvina fosse stata ammalata costui
+non avrebbe riso allegramente a quel modo, ma si sarebbe alzato con un
+viso malinconico, per dirgli:--Sa, signor Silvio, la signorina è stata
+malata, ma quello che abbiamo potuto fare lo abbiamo fatto per lei...
+Silvina, invece, non era malata, e nulla di nuovo le era accaduto in
+quei giorni maledetti, e perciò, se lo aveva abbandonato solo nel suo
+letto di ospedale, senza portargli nè il conforto di un sorriso, nè il
+balsamo di una carezza, abbandonato come un cane, dimenticato come uno
+straniero, non doveva temere per lei, ma soltanto commiserare sè stesso,
+riconoscendo crudelmente ch'ella lo aveva abbandonato e dimenticato
+soltanto perchè non le importava nulla di lui, che vivesse o morisse,
+che potesse consolarsi o disperarsi nel sentirsi solo e abbandonato in
+quel ricovero di derelitti. Egli era stato sul punto di morire, e non
+solo se ne sarebbe andato senza rivedere nè sua madre nè suo padre, che
+ne sarebbero certamente morti di dolore, ma senza che Silvina neppure
+sapesse che egli moriva, che la loro vita stava per essere troncata d'un
+tratto, tutti i loro sogni distrutti, il loro amore finito per sempre.
+Un giorno forse, dopo chi sa quanto tempo, non vedendolo mai più
+ritornare, Silvina si sarebbe presentata alla porta dell'Ospedale, e
+avrebbe chiesto che cosa fosse accaduto di un ammalato di nome Silvio,
+al quale corrispondeva il tale numero di letto. Avrebbero sfogliato
+sotto i suoi occhi un gran registro con tante cancellature e croci, e
+fermando l'indice sopra un nome le avrebbero detto:--È morto. Poi le
+avrebbero chiesto se era lei la sorella o la moglie, perchè in tal caso
+le avrebbero consegnato i suoi abiti. E Silvina, nè moglie nè sorella
+sua, ma più che moglie e sorella, la creatura tanto amata, se ne sarebbe
+andata senza un sospiro, senza una lacrima, e certo sulla sua tomba non
+avrebbe portato neppure un fiore.
+
+Come ebbe salite le lunghe scale, con uno sforzo accelerò il passo e il
+ballatoio lo fece quasi correndo. Con il cuore che gli mancava, posò la
+mano sull'uscio e l'aprì. La stanza era semibuia e deserta. Egli cercò
+febbrilmente una candela, l'accese, ed esausto cadde disteso sul letto.
+Rimase così alquanto tempo, immobile, senza pensiero. Non vedeva, non
+udiva nulla. La fiammella della candela era fioca e agitata. Faceva
+tante ombre agitate sulle pareti. Quando finalmente risollevò il capo e
+si guardò intorno, Silvio vide innanzi tutto gli abiti di Silvina appesi
+in un angolo, e ne ebbe un palpito di gioia. Il suo cuore fu così
+alleggerito del peso che più lo opprimeva, poichè il pensiero che lo
+aveva tormentato fino a quell'istante con maggior pena, quantunque egli
+cercasse sempre sempre di tenerlo lontano, di soffocarlo, di rinnegarlo,
+era che Silvina fosse fuggita, chi sa dove, ritornata a casa sua,
+innamorata di un altro, stanca, incapace di sopportare la solitudine e
+la miseria di quella vita. Allora veramente, quando quel pensiero si
+insinuava fra le mille altre idee dolorose che si agitavano in lui, egli
+si sentiva perduto, come se fosse per mancargli l'ultimo spiraglio di
+luce in un mondo che già gli appariva tutto paurosamente fosco. Ma
+poichè i suoi abiti erano là ancora appesi nel solito angolo, e non
+soltanto gli abiti, ma sul tavolo, in un secchiello di legno, c'era un
+mazzo di gigli ancora freschi, e sopra ogni mobile le piccole cose sue e
+di Silvina come le aveva lasciate, Silvina non era certamente fuggita,
+ed egli fra poco, subito forse, avrebbe udito il suo passo nel corridoio
+avvicinarsi leggiero come sempre, e poi l'avrebbe riveduta, lei, lei,
+Silvina, non quell'immagine di lei, quel crudele fantasma che lo
+visitava in sogno da tante notti, inafferabile ed ostile, ma proprio lei
+viva, come l'aveva posseduta un giorno. E non potendo reggere all'impeto
+della commozione che suscitò in lui questa certezza, egli pianse con il
+viso affondato nei cuscini, dirottamente, a lungo, versando in lacrime
+tutta la amarezza di quei giorni e di quelle notti di disperazione.
+
+Solo quando ebbe ritrovato un po' di calma, Silvio pensò come
+quell'incontro imminente e tanto desiderato sarebbe stato penoso, quanto
+egli avrebbe forse dovuto ancora soffrire, e come invece sarebbe stato
+felice se fosse rientrato in quella stanza con lei, appoggiato al suo
+braccio, dopo aver fatta insieme la lunga strada dell'ospedale. E
+arrivati lassù, ritrovandosi finalmente soli, si sarebbero abbracciati
+con tenerezza infinita, e il bacio che allora avrebbe unito le loro
+labbra sarebbe stato dolce come il primo bacio d'amore. Ora invece era
+là, solo, senza sapere nemmeno quale Silvina gli si sarebbe mostrata fra
+poco, se la sua cara Silvina d'una volta oppure un'altra Silvina,
+disamorata, indifferente. Avrebbe dovuto interrogarla, mostrarsi
+sconfortato, addolorato, deluso, dubitare delle sue parole, se ella,
+provando pietà e rimorso nel vederlo così fisicamente disfatto, così
+triste e sconvolto, avesse cercato di giustificarsi, di rassicurarlo, di
+confortarlo anche; e quanto più ella si sarebbe mostrata espansiva,
+tenera, premurosa, afflitta, pentita, più egli avrebbe dovuto pensare
+che Silvina, sentendosi colpevole, cercava ora di riabilitarsi ai suoi
+occhi mentendo, trovando scuse di cui egli avrebbe indovinato subito la
+falsità e l'inconsistenza. Ma forse ella non avrebbe nemmeno cercato di
+giustificarsi, di mentire, per ottenere il suo perdono. Forse Silvina
+gli avrebbe confessato crudelmente la verità, e cioè che, non amandolo
+più, le riusciva affatto indifferente che egli l'accusasse ora d'averlo
+trattato come un estraneo, d'essere stata cattiva ed ingrata verso di
+lui.
+
+Ma Silvio potè mutare cento volte pensiero, distruggere una dopo l'altra
+tutte le sue supposizioni e trovarne sempre delle nuove, poichè Silvina
+non rientrò che assai tardi. Udì, prima del rumore dei suoi passi, la
+sua voce lontana, nel corridoio, che fresca ed ilare diceva a qualcuno,
+la cui presenza non era manifesta se non per via di quelle
+parole:--Arrivederci a domani! addio! addio!--e poi la udì avvicinarsi
+saltellando, e finalmente l'uscio si aprì. Alla luce fioca della candela
+Silvio vide che ella aveva le spalle fasciate da una pelliccetta grigia,
+un cappellino grigio sul capo, un mazzo di garofani in braccio. Poi vide
+il suo viso tutto colorito, e la sua bocca rossa, e i suoi occhi grandi
+e neri, e pensò subito di avere la febbre, se il viso di Silvina gli
+appariva così esageratamente acceso, la sua bocca così rossa, i suoi
+occhi così profondi e ingranditi. Silvina ebbe un piccolo grido di paura
+scorgendo inaspettatamente l'ombra sua nera distesa sul letto, poi non
+potè vincere un moto di stupore e di contrarietà, e, corrugate le
+ciglia, rimase ferma dinnanzi alla porta, a guardarlo. Silvio s'era
+sollevato sulla sponda del letto, e si sentiva ora la gola stretta da un
+nodo, e in tutta la persona era scosso da un tremato convulso che non
+riusciva a dominare. Non ritrovava nella sua mente confusa un solo
+pensiero, una sola parola per Silvina. Non sapeva che cosa sarebbe
+accaduto di lui qualora avesse tentato di muoversi o di parlarle. Ma
+finalmente Silvina si scostò dalla porta e si fece in mezzo alla stanza.
+Posò sul tavolo i fiori, si tolse la pelliccia e il cappello, si
+aggiustò i riccioli sulla fronte e sulla nuca, quindi si rivolse a lui e
+freddamente gli disse:
+
+--Credevo che tu fossi morto...
+
+Silvio si sentì prima agghiacciare tutto, poi avvampare d'una fiamma che
+gli serpeggiò con un brivido caldo da capo a piedi, e gli dette
+improvvisamente una forza meravigliosa. Si alzò d'impeto, mosse due
+passi verso Silvina, le prese una mano e con voce soffocata le gridò:
+
+--Morto! Morto! Credevi ch'io fossi morto! Speravi ch'io fossi morto!
+Credevi di esserti liberata per sempre di me! Ebbene no! Non sono morto!
+Come mi vedi sono vivo, e presente, vivo, vivo, vivo!... Perchè non sei
+venuta a convincertene prima, che io non ero morto? Oh sì, certamente,
+potevo anche morire! Sono stato per giorni e giorni sospeso a un filo di
+vita. A quest'ora potrei anche essere sotterrato. Ma per te, che cosa
+poteva importare?
+
+Silvio respinse con violenza la mano di Silvina, mentre Silvina cercava
+di scioglierla dalla stretta delle sue mani.
+
+--Sei pazzo! sei pazzo! gemette con un filo di voce, mentre
+indietreggiava guardandolo spaventata.
+
+--Pazzo? domandò Silvio ridendo convulsamente. Vuoi farmi credere che
+deliro, che sragiono? Ah! sì, potrei anche esserle impazzito, soggiunse
+poi amaramente, poichè non mi hanno lasciato morire! Ma dimmi: se ti
+ricordo che sono stato per venti giorni e venti notti abbandonato come
+un cane in un letto di ospedale, solo, senza una tua parola di conforto,
+senza un tuo pietoso aiuto, solo, solo, a struggermi di angoscia, se ti
+ricordo questi venti giorni di martirio, mi dirai ancora che sono pazzo?
+Tu sei bene Silvina. Io sono pure Silvio. Per quanto la follia mi abbia
+rovesciato il cervello, non crederò di essere insensato a tal punto da
+scambiare un'altra donna con te, e un altr'uomo con me stesso. Dunque io
+sarò forse impazzito, ma la verità rimane quella che è, come se io fossi
+perfettamente lucido e sano!
+
+Si sentì mancare il respiro, vacillò, cadde riverso sul letto e rimase
+immobile, respirando affannosamente. Durò un lungo silenzio, in cui non
+si udì che il suo rantolo soffocato. Poi Silvina gli si avvicinò e gli
+domandò sommessamente:
+
+--Silvio, Silvio, di che cosa sono dunque tanto colpevole? Non ricordi
+d'avermi tu stesso ordinato, quando venni a visitarti e deliravi, di non
+ritornare mai più all'ospedale, finchè tu non fossi guarito?
+
+L'anima abbuiata di Silvio si illuminò a quelle parole di un'improvvisa
+luce. Sollevò il capo e rimase per qualche minuto attonito, con lo
+sguardo fisso a terra. Quindi lentamente lo levò su Silvina e,
+incontrati i suoi occhi pieni di umiltà e di dolcezza, le domandò:
+
+--Io? Io te l'avevo ordinato?
+
+Silvina assentì col capo ed egli era troppo confuso, troppo agitato per
+vedere come gli occhi di lei, nel momento in cui il capo si piegava por
+assentire, stornassero da lui le pupille per sfuggire alla fissità del
+suo sguardo. A Silvio bastò quel breve cenno per sentirsi disarmato e
+felice. Egli non ricordava nulla dei giorni del suo delirio; ma quella
+spiegazione, la sola alla quale nel suo lungo fantasticare non avesse
+pensato, corrispondeva indubbiamente alla verità.
+
+--Ma come? Quando? domandò a Silvina con il viso illuminato da un
+sorriso di gioia.
+
+E allora Silvina, compiacente, gli si sedette accanto sulla sponda del
+tetto, e, abbandonandogli le mani che egli incominciò a coprire di baci,
+gli raccontò:
+
+--La mattina del secondo giorno io venni a vederti. Si penò molto prima
+di trovare il tuo letto, e mi fecero attraversare tante corsìe e mi
+mostrarono tanti di quei disgraziati, chiedendomi sempre se eri tu, che
+io cercavo. Finalmente ti trovammo. Povero piccolo! Eri quasi
+irriconoscibile. Il male ti aveva deformato il viso come una maschera.
+Deliravi e sembrava che nemmeno ti accorgessi della mia presenza. Io ti
+chiamavo, e tu non rispondevi. Soltanto per un momento mi guardasti
+sorridendo e presa la mia mano, mi dicesti:--Non ritornare più, mai più.
+Questo luogo è orrendo. Non voglio che tu mi veda così. Quando starò
+meglio ti manderò a chiamare. Poi chiudesti gli occhi, e ricominciasti a
+vaneggiare. Allora io me ne sono andata. Avrei voluto disubbidirti, e
+ritornare. Ma poi pensavo che ti sarebbe dispiaciuto, e speravo che da
+un giorno all'altro mi avresti mandato a chiamare. Come ti ho aspettato,
+Silvio mio! E tu? Credermi capace di dimenticare il mio Silvio? È questo
+tutto il bene che mi vuoi?
+
+Silvio se la tirò stretta stretta sul cuore e mormorò supplichevole:
+
+--Perdonami, Silvina, perdonami... Non mi ricordavo di nulla...
+
+E allora Silvina, continuò:
+
+--Tu sì, mi hai abbandonata qui, sola, senza nessuno, senza danari,
+senza un aiuto... Il tuo piccolo gruzzolo è finito presto. Non bastò per
+tre giorni. Non hai mai pensato, tu, che io potevo morire di fame?
+Credimi, Silvio, non hai sofferto tu solo. È stata una grama vita la mia
+di questi giorni, e non so che cosa sarebbe avvenuto di me, se dei
+vicini pietosi non mi avessero aiutato. E anche la nostra vita di tutti
+questi mesi è stata una grama vita, Silvio mio! Perchè dovrei
+nascondertelo? Bisogna che tu pensi ora seriamente a cambiare questo
+stato di cose tanto penoso. Così, non potremo mai essere felici.
+
+--Sì, sì, piccola santa, mormorò Silvio umiliato, questa miseria deve
+finire.
+
+Era disfatto. Si spogliò lentamente, ripetendo ogni tanto:--Deve finire,
+deve finire...--e si coricò, pregando Silvina di rimboccargli bene bene
+le coperte intorno al corpo, perchè lo riprendeva un gran freddo. Tutti
+i dubbi, tutte l'angosce di poco fa erano svanite, ma non si sentiva
+perciò meno inquieto e infelice. Ora un altro pensiero lo tormentava, un
+pensiero anch'esso doloroso e assillante, ed era quello dell'indomani,
+del modo come avrebbe risolto il problema della loro esistenza
+quotidiana, perchè Silvina era stanca stanca di patire quella miserabile
+vita, ed egli non vedeva come avrebbe potuto mutarla. Bisognava trovare
+del denaro, prima ancora di pensare di trovare una qualsiasi occupazione
+remunerativa. Egli stesso aveva bisogno di abiti invernali, per evitare
+che, ai rigori dell'inverno, il suo corpo ora così debole ricadesse
+ammalato. Silvina poi era una donna, e non poteva rinunciare a tutti i
+piaceri della vita, ad ogni eleganza, ad ogni svago; ed egli invece non
+era in condizione di offrirle neppure il necessario per vivere senza
+soffrire mortificazioni e rinunce continue. E Silvio, fingendo di
+dormire, ad occhi chiusi, cercava cercava inutilmente una via di
+salvezza. Sperare in suo padre era assurdo. Sua madre, se pure lo avesse
+osato, avrebbe potuto dargli ben poco aiuto. Su vere amicizie non poteva
+contare. Ed egli non vedeva nulla e nessuno su cui fermarsi sia pure con
+una vaga speranza. Dopo un poco udì Silvina che si spogliava, senti il
+fruscio dei suoi abiti che le cadevano di dosso, il rumore dei suoi
+pettini che ella posava sul cassettone, e poi un rumore più secco e
+duro, che gli ricordò la collana dallo smeraldo che ella portava sempre
+al collo. Un'idea strana e pericolosa si affacciò alla sua mente, che
+scartò subito con indignazione. Sentì che Silvina soffiava sulla
+candela, e infatti quel po' di luce debole debole, che filtrava
+attraverso le sue ciglia chiuse, si spense. Sentì poi Silvina coricarsi
+al suo fianco, all'altra estremità del letto, e non osò muoversi per
+avvicinarsi a lei e abbracciarla. Allora quell'idea bizzarra, che gli
+era nata un momento prima, ritornò a tentarlo, ed egli nuovamente la
+ricacciò lontano. Cercò di distrarsi, e pensò che davvero gli fosse
+tornata un po' di febbre, non solo perchè aveva le gambe gelate e il
+viso in fiamme, ma per quei colori esageratamente vivaci che aveva
+creduto di vedere sul volto di Silvina, quasi ella avesse gli occhi e la
+bocca dipinti. Su questa immagine di Silvina la sua ragione si
+ottenebrò, ed egli cadde, stanco, in un profondo sonno.
+
+La mattina dopo si svegliò che doveva essere appena spuntato il sole.
+Silvina dormiva ancora tutta rannicchiata in un angolo del letto. Silvio
+la guardò muto e commosso per qualche istante, poi adagio adagio
+allontanò da sè le coltri, s'infilò gli abiti, si avvicinò al
+cassettone, e contemplò la collana dallo smeraldo che vi era posata
+sopra. Prima di decidersi Silvio si voltò ancora una volta a guardare
+Silvina addormentata, come fa il ladro il quale sa che tutto dipende
+dall'attimo in cui la sua mano si muoverà per rubare. Il calmo respiro
+di Silvina era come l'onda di un mare buono sotto il più costante dei
+cieli. Allora Silvio aprì cautamente l'uscio e in gran fretta si
+allontanò.
+
+
+
+
+XI.
+
+
+Quando Silvina si destò, e il giorno era già alto, vide curvo sopra di
+sè il viso sorridente di Silvio che la guardava con amore fra un gran
+fascio di rose bianche.
+
+--La felicità ti accompagni sempre! le disse Silvio, poichè la vide
+aprire gli occhi; e, posando accanto a lei le rose, la baciò sulla
+fronte.
+
+--Sono per me? domandò Silvina ancora mezzo assonnata.
+
+--Per te! per te!
+
+Silvina le odorò e, sollevandosi sul gomito, ormai completamente sveglia
+guardò Silvio stupefatta. Egli indossava un soprabito di lana verde, con
+colletto di pelle di lupo e risvolti di velluto nero, e in capo aveva un
+berretto di lontra, nero e lucido, che gli copriva anche le orecchie.
+Alle mani portava un paio di grossi guanti di lana grigia, e tutti
+quegli indumenti avevano un odore di nuovo, come tutte le cose appena
+uscite di bottega.
+
+--Ti piace? le domandò Silvio, girando sui talloni perchè ella potesse
+ammirare da ogni parte il suo pastrano. Quindi lo sbottonò e,
+rovesciandolo, le mostrò la fodera morbida e spessa di flanella
+scozzese.
+
+--Sarà bene, disse Silvio con la più grande naturalezza, che noi
+cerchiamo oggi anche per te un mantello o un soprabito caldo caldo come
+questo. L'inverno di quest'anno è veramente troppo freddo, e le malattie
+sono un'orrenda sciagura.
+
+--Ma come hai potuto spendere tanto denaro? domandò Silvina
+meravigliata.
+
+Silvio le voltò le spalle e, andando verso il fondo della stanza,
+rispose:
+
+--Mi hanno pagato un debito, che un tale aveva con me.
+
+Silvina era uscita dal letto. Silvio si levò presto di pastrano e glielo
+infilò, avvolgendola tutta, che tremava seminuda, in quella lana tepida
+e pesante.
+
+--Ci stai bene? le domandò sorridendo.
+
+E Silvina, per tutta risposta, cercò d'allungare le braccia che si
+perdevano nelle immense maniche del pastrano e gliele gettò al collo,
+giuliva.
+
+--Come poco basterebbe per essere felici! esclamò tenendosi appesa al
+suo collo e accarezzandolo con uno sguardo pieno di candida malizia. Mi
+giuri che non mi farai più soffrire?
+
+E Silvio glielo giurò, con un bacio. Ma mentre, scherzando, la faceva
+saltare qua e là per la stanza tenendola sollevata fra le braccia come
+una bambina piccina, pensava in cuor suo con tristezza che veramente di
+poco si potrebbe esser felici; ma è appunto quel poco che manca sempre
+alla felicità di tutti, compresi i più fortunati e i meno esigenti.
+Così, senza volere, egli trascinò Silvina in prossimità del tavolo, e
+vedendo quei fiori che stavano in fresco entro il secchiello di legno,
+pensò che al loro posto si potevamo mettere le sue rose. Ma a metà di
+questo pensiero, così semplice e naturale, un altro ne sorse che lo
+colpì.
+
+--E questi fiori, domandò a Silvina, questi fiori dove li hai presi?
+
+Silvina aveva affondato il capo nel colletto di pelo di lupo, in modo
+che non ne spuntava che un occhio. Con quell'occhio lo guardò, e rispose
+inchinandosi:
+
+--Me li ha offerti un amico...
+
+--Un amico? chiese Silvio, corrugando la fronte. Quale amico?
+
+--Un tuo amico, rispose Silvina, con un grande inchino, un tuo intimo
+amico. Il signor principe Stanislao Stroztki!
+
+--Stroztki? domandò ancora Silvio, questa volta senza punto corruccio. E
+dove lo hai pescato?
+
+--Veramente, rispose Silvina con voce insinuante, è il signor principe
+che ha pescato me...
+
+Silvio mosse due o tre passi per la stanza e rise allegramente.--Il
+principe Stroztki, pensava, quel distinto imbecille! Guarda che strano
+caso!
+
+--Ti avrà incontrata per via! esclamò poi sicuro d'indovinare.
+
+--No, disse Silvina, è venuto qui a cercarmi...
+
+--E perchè? domandò Silvio.
+
+Silvina si tuffò nuovamente nel pelo di lupo e di laggiù rispose:
+
+--Perchè, Silvio, ti vuol tanto bene!
+
+Allora Silvio s'intenerì. Caro amico! Forse non lo aveva apprezzato
+abbastanza, in quei superficiali incontri da caffè. Ed è pur vero che
+spesso gli uomini più ridicoli nascondono i cuori più generosi.
+
+--Ah, povero principe! esclamò Silvio convinto; lo ringrazierò con tutta
+l'anima mia.
+
+Ma mentre formulava questa solenne promessa, i suoi occhi caddero sulla
+mantellina di talpa grigia che stava appesa a un piolo, e ricordandosi
+di averla veduta la sera innanzi sulle spalle di Silvina, si stupì di
+essersela poi fino a quel momento dimenticata.
+
+--E questa mantellina? domandò con una vaga inquietudine nella voce. È
+di talpa... Dove l'hai presa?
+
+--Oh! rispose Silvina dal vano dell'abbaino, senza staccare il viso dai
+vetri, è una piccola cosa... Me l'ha prestata un'amica.
+
+--La principessa Stroztki?--domandò Silvio con ironia.
+
+--No, caro, rispose Silvina immobile, nessuna principessa. Un'amica mia
+d'infanzia, ritrovata in questi giorni per caso.
+
+Silvio scosse il capo e mormorò:
+
+--Quanta gente, quanta gente nuova nella tua vita...
+
+Allora Silvina si volse e, fissando sopra di lui uno sguardo acuto
+acuto, come uno spillo, gli si avvicinò di due passi, si tolse il
+pastrano e lo gettò ai suoi piedi con sgarbo.
+
+--Ricordati, gli disse, scandendo una per una le sillabe, che senza
+tutta questa gente nuova non sarei ancora qui a sopportare le tue
+stupide inquisizioni. Nuove o vecchie, io sono libera di scegliere le
+mie amicizie, di ricevere i fiori che m'offrono, e di portare i vestiti,
+le pellicce, i cappelli che mi piacciono, e di fare e disfare il mondo
+intero a modo mio... Ed ora vattene, perchè sono annoiata di te.
+
+A viso alto, sdegnata, ella si avviò verso il cassettone. Silvio in gran
+fretta, come se le parole di Silvina avessero suscitato in lui una viva
+collera, s'infilò il soprabito ed uscì.
+
+Rimasta sola Silvina indossò il migliore dei suoi vestiti, e
+tranquillamente incominciò a pettinarsi. Da qualche giorno portava i
+capelli annodati alti sul capo, con solo due brevi riccioli che le
+ricadevano sulle tempie. Quella pettinatura le allungava graziosamente
+il viso e la faceva più alta di tutta la persona. Poi si incipriò le
+mani, le braccia, il collo, le gote; si tinse di nero gli occhi, di
+rosso le labbra e si contemplò soddisfatta. In quel medesimo istante
+alcuni colpi affrettati risonarono contro l'uscio e Soave entrò
+correndo.
+
+--Silvina, disse concitata, non ne possiamo più! Tutta la notte non ha
+fatto che piangere, che smaniare. Credo che impazzirà, se tu non vieni a
+calmarlo...
+
+--Ma non lo sapete dunque, gridò Silvina, non lo sapete che Silvio è
+tornato?
+
+--Lo sappiamo, lo sappiamo, rispose Soave, e per questo appunto si
+dispera così.
+
+--E perchè si dispera? domandò Silvina. Non sapeva anche lui che quando
+fosse ritornato Silvio tutto doveva finire tra noi?
+
+Furono bussati altri colpi contro l'uscio, ed entrò correndo Odette:
+
+--Per carità! disse ansando, non indugiate un minuto di più! Lo abbiamo
+ripreso per miracolo a metà delle scale. Veniva qui correndo come un
+indemoniato, e ora in quattro non riusciamo a tenerlo disteso sul letto.
+
+--Silvina! supplicò Soave, giungendo le mani.
+
+Allora Silvina prese una subita risoluzione, si buttò sulle spalle la
+mantellina e si precipitò nel corridoio.
+
+Soave e Odette la seguirono. Scese di corsa le scale, esse trovarono
+madama Humbert sulla porta, tutta stralunata, col viso tutto in lacrime.
+
+--Dov'è? chiese seccamente Silvina.
+
+Madama Humbert la guidò correndo in fondo alla casa. Là, in una stanza
+semibuia, disteso bocconi sul letto, con le gambe e le braccia buttate
+una qua e una là, stava il principe Stroztki. Egli mordeva furiosamente
+il cuscino e ruggiva come un leone. Il parrucchino gli era volato chi sa
+dove, e nella penombra la sua testa tutta pelata sprigionava lampi
+gialli.
+
+--Ebbene? gridò Silvina, scuotendolo violentemente per una spalla. Che
+cosa sono queste scene? Volete che io chiami Silvio, perchè veda in che
+modo vi riducete voi, quando amate una donna?
+
+--Dov'è? dov'è? rantolò il principe, sollevandosi sul letto, guardando
+minaccioso tutto intorno.
+
+Ma i suoi occhi s'incontrarono con gli occhi di Silvina, sfavillanti di
+sdegno e d'ira, e subito ammutolì.
+
+--Scende le scale, rispose Silvina, ed ora sarà qui. Se vi piace d'esser
+ridicolo potete continuare a smaniare.
+
+--Silvina, gemette il principe, mostrandole con un gesto disperato la
+sua persona, vedete fino a che punto? Non sono più un uomo. Sono un
+povero straccio. Silvina non mi ama più!
+
+--Questo è delirio, disse Silvina. Silvina non vi ha mai amato.
+
+--Ah! Silvina, gemette il principe, se lui non fosse mai ritornato, voi
+sareste stata sempre mia, non m'avreste trattato così. Fino a ieri siete
+stata buona con me, amorevole, piena di promesse. Mi diceste, proprio
+ieri, prima di lasciarmi:--Se sarete degno di me, sarò vostra per
+sempre!
+
+--Ma oggi, disse solennemente Silvina, così come vi vedo, mi sembrate
+mille volte indegno di qualunque donna.
+
+--Silvina, Silvina, gemette il principe, come siete crudele! Perchè
+indegno? Chi mi ha ridotto così? Basta una vostra parola, perchè io
+ritorni quello stesso di ieri.
+
+Silvina non parlò.
+
+--Una piccola elemosina di speranza, supplicò il principe. Che io possa
+almeno vedervi, parlarvi, adorarvi in silenzio, e attendere umilmente
+che il destino vi riconduca a me...
+
+--Se voi foste savio! esclamò Silvina. Ma insensato a questo modo?
+
+--Savio, savio! balbettò il principe illuminandosi d'un sorriso. E in
+furia si alzò, cercò di ricomporre i suoi abiti disordinati, si
+precipitò allo specchio, vide la sua testa pelata, cercò affannosamente
+la parrucca sopra e sotto il letto, se la calzò con destrezza dalla nuca
+alla fronte, riannodò la cravatta, e così, in sembianze più umane, si
+rivolse a Silvina e attese in silenzio una parola di perdono. Silvina lo
+guardò dalla testa ai piedi e disse:
+
+--Così, Stanislao, potete sperare qualche cosa da me, e non piangendo
+come un bambino....
+
+Egli le si avvicinò timido, le prese la punta di una mano e gliela
+baciò.
+
+--Grazie, disse con un sospiro, voi mi ridate la vita.
+
+Silvina gli volse le spalle ed uscì. Ritornata nella sua stanza, si
+guardò nello specchio, e rifece alcuni degli atteggiamenti corrucciati e
+minacciosi che avevano atterrito il principe Stanislao. Soddisfatta
+rise, e vedendo che al suo collo mancava la collana, andò a prenderla
+sul cassettone dove l'aveva posata la sera innanzi, prima di coricarsi.
+La cercò tra i fazzoletti e le bottiglie di profumi, sotto il cuscinetto
+appuntaspilli, dietro lo specchio, nel primo, nel secondo cassetto, ma
+con sua gran meraviglia non la trovò. Forse era caduta per terra. Ed
+ella scostò delle sedie, rimosse un paio di vecchie pantofole,
+s'inginocchiò, la cercò sotto i mobili. Ma la collana non c'era. Allora
+pensò con sgomento, che, essendosela appuntata in fretta prima di uscire
+dalla stanza, doveva averla perduta nel corridoio, o per le scale, o in
+casa di madama Humbert, durante quella scena col principe. A precipizio
+aprì l'uscio e mosse qualche passo nel corridoio. Ma il corridoio era
+troppo buio perchè ella potesse vedere la collana, se proprio l'aveva
+perduta in quel tratto. Allora rientrò in camera, accese la candela, e,
+curva, esaminò a palmo a palmo il corridoio in tutta la sua estensione.
+Ma la collana non c'era. Già presa da un principio di orgasmo, Silvina
+posò la candela in un angolo e fece le scale arrestandosi ad ogni
+scalino, scostando col piede i pezzi di carta che incontrava qua e là,
+senza nulla trovare. Bussò con forza alla porta di madama Humbert,
+dichiarò alla signora, che la guardò esterrefatta, la ragione di
+quell'improvviso ritorno, e madama Humbert chiamò a gran voce Soave e
+Odette che accorsero, e accorse anche il principe, e tutti in silenzio,
+mentre Loreto, sul poggiolo strombettava la sua canzone:
+
+ Loreto, lo reee!
+ Chi l'è che passa?
+ Lo re che va alla cacciaaaa...
+ Tacca trombetta!
+ Trrrr...
+
+si misero a cercare la collana per tutte le stanze attraverso le quali
+era passata Silvina per giungere a quell'ultima stanza dove il principe
+Stanislao era stato rinchiuso. Furono sollevati tappeti, spostati
+mobili, rovesciate sedie; il letto in quella stanza fu tutto sfatto, e
+le lenzuola sbattute per ogni verso, e il principe, ginocchioni, frugò
+sotto tutti i mobili. Ma la collana non venne fuori.
+
+Allora Silvina s'attaccò ad una speranza, e cioè che la collana fosse
+proprio là dove l'aveva posata la sera innanzi. Risalì a salti le scale,
+e preso il candeliere, che aveva posato sull'ultimo gradino, rifece il
+corridoio passo passo, e mentre se ne andava così curva, scrutando il
+pavimento, fu raggiunta da Silvio che rientrava in casa.
+
+--Sai, gli disse Silvina con voce accorata, credo di aver perduta la mia
+bella collana...
+
+--La collana dello smeraldo? domandò stupito Silvio.
+
+--La collana, la collana! ripetè Silvina irritata. Quale vuoi che sia?
+Non ne ho centomila...
+
+Il corridoio era finito. Silvina spense la candela, entrò nella stanza,
+e corse nuovamente al cassettone, e ricominciò a cercare. Vana speranza!
+Non c'era.
+
+--Ma dove l'hai perduta? domandò Silvio.
+
+--Se lo sapessi, sibilò Silvina, non farei tanta fatica a cercarla...
+
+Di nuovo si mise in ginocchio a frugare sotto i mobili, e Silvio,
+inginocchiatosi accanto a lei, la seguiva in ogni movimento, in base al
+principio che quattro occhi vedono meglio di due. Poi il campo delle
+ricerche si estese, e dal cassettone si passò all'armadio, tutti i
+vestiti, che fortunatamente erano pochi, furono spiccati dagli
+attaccapanni e agitati come bandiere. E mentre Silvio diceva:--Vedrai
+che te l'hanno rubata!--Silvina rovesciò il letto, buttò all'aria
+lenzuola, coperte, cuscini e materasse, e poichè ormai non c'era più
+dove cercare, si lasciò cadere di traverso sul mucchio delle coltri
+disfatte e ruppe in un pianto disperato. Allora Silvio, smettendo anche
+lui l'inutile ricerca, andò, per consolarla, ad accarezzarle i capelli,
+e, affondata una mano in una delle ampie tasche del suo pastrano nuovo,
+ne trasse un cartoccio tutto fiorito e ricamato, e legato da un bel
+nastro rosa; e prendendo con due dita il mento di Silvina cercò ch'ella
+sollevasse il capo. E quando, dopo molte riluttanze, ella lo ebbe
+sollevato, Silvio le offrì quel cartoccio profumato, dicendole:
+
+--Ti regalerò una collana più bella di quella, con uno zaffiro
+meraviglioso. Che serve ormai disperarsi? Vieni, piccina. Addolcisciti
+la bocca, dopo tante lacrime amare.
+
+Silvina, lacrimando, prese quel cartoccio e lo aprì. Vide tanti bei
+canditi verdi, rossi e gialli, brillanti come pietre preziose. Allora
+sollevò gli occhi su Silvio, e avrebbe voluto frugargli nell'anima. Ma
+l'anima semplice di Silvio, incapace più di nascondersi, affiorò sul suo
+viso in un rossore di minuto in minuto più intenso, tanto che Silvina
+ebbe come in un lampo la rivelazione della verità.
+
+--Tu! tu me l'hai presa! gridò soffocando d'ira. Tu sei stato, tu, tu,
+tu...
+
+E gettato lungi da sè il cartoccio dei canditi, che rotolarono qua e là
+come tante pallottole colorate di vetro, si scagliò su di lui e lo
+tempestò rabbiosamente di pugni.
+
+
+
+
+XII.
+
+
+Proprio in quel momento io avevo bussato all'uscio di quella stanza. La
+voce irata di Silvina domandò:--Chi è?--e ne seguì un rumore di sedie
+rovesciate, e poi un silenzio assoluto. Senza che avessi udito nessun
+passo avvicinarsi alla porta, la molla della serratura scattò improvvisa
+in quel silenzio. Mi trovai di fronte a Silvina. Dal giorno in cui era
+fuggita, e mi pareva un'eternità, non l'avevo più riveduta. Rivedendola
+allora, il mio povero cuore ebbe una trafitta dolorosa, come se in
+quell'attimo io rivivessi tutte le pene che ella aveva fatto soffrire a
+noi duramente cinque lunghi mesi. Se non fossi stato preparato alla più
+triste realtà, il suo viso tanto mutato mi avrebbe allora detto
+brutalmente fino a che punto ella si fosse allontanata da noi in quello
+spazio di tempo. Ma io non coltivavo più nessuna illusione, e perciò
+potei guardare Silvina senza avere orrore di quell'immagine che, sotto
+le sue sembianze, vedevo dinnanzi a me per la prima volta. E mentre
+Silvina, sorpresa dalla mia inaspettata apparizione, mi guardava senza
+fiatare, io le parlai calmamente così:
+
+--Silvina, non temere nulla da me. Non mi vedresti qui senza una grave
+ragione... La mamma muore, Silvina, la nostra cara, la nostra buona,
+adorata mamma!
+
+--La mamma? mormorò Silvina, abbassando triste il capo.
+
+--Sì, Silvina, soggiunsi, la mamma ti ha perdonato. Devi venire con
+me...
+
+La porta era aperta a metà, e Silvina l'aprì del tutto, e io vidi quella
+misera stanza in disordine, Silvio che mi volgeva le spalle abbandonato
+sopra una sedia, le rose bianche nel secchiello sul tavolo, i canditi
+sparsi per terra. Ma non entrai.
+
+--Subito? domandò Silvina.
+
+--Subito.
+
+Silvina si ritrasse a capo chino, andò nell'angolo dove stava l'armadio,
+si gettò sulle spalle la mantellina, si mise in capo una cuffietta di
+lana, e ritornando verso me, mormorò:
+
+--Andiamo.
+
+Sulla soglia si arrestò un attimo indecisa, poi si voltò a Silvio, che
+non s'era mosso, e duramente gli disse:
+
+--Non aspettarmi... Non tornerò mai più...
+
+La nostra vecchia carrozza, guidata da Battista, ci aspettava all'angolo
+della strada. Incominciò quel triste viaggio di tre lunghe ore. Silvina,
+seduta al mio fianco, tenendo gli occhi fissi dinnanzi a sè, non
+parlava. Avvolto nel mio mantello, il cappello calcato sulla fronte, me
+ne stavo anch'io muto, cercando di non guardarla, e il mio pensiero non
+si allontanava un istante da mia madre, da lei che non viveva più ormai
+se non per quella ultima consolazione che io le portavo. Subito dopo la
+fuga di Silvina, mia madre aveva incominciato a deperire, e di giorno in
+giorno il suo viso si faceva più affilato e più bianco, come se a goccia
+a goccia le venisse meno il sangue nelle vene e un freddo fuoco
+consumasse la sua povera carne. Verso la metà di settembre, una mattina,
+la trovammo svenuta in giardino, dove scendeva sempre appena fatto
+giorno per pregare dinnanzi a una madonnina di marmo, un'Assunta in
+cielo, che era stata messa là, in una nicchia d'edera, il giorno in cui
+era nata Silvina. Trasportata nel suo letto, riaprì gli occhi, ma non
+erano più i suoi soavi occhi di prima. Una tristezza infinita vi aveva
+distesa per sempre la sua ombra, e da quel giorno furono due imploranti
+occhi che invocavano da Dio la fine di una vita ormai divenuta
+insoffribile. Alla fine di ottobre ella non era già più che un'ombra,
+un'ombra dal viso diafano, che si muoveva per la nostra casa a passi
+silenziosi e incerti, come desiderosa di uscirne, d'involarsi, e ancora
+trattenuta da non so quale peso e costretta ad aggirarsi inquieta per
+quelle stanze. Una mattina volle come sempre alzarsi per scendere e
+pregare in giardino, ma le forze le mancarono. Da quel giorno non lasciò
+più il suo letto. Ella teneva accanto a sè un ritratto di Silvina, una
+miniatura di lei bambina di dieci anni, quando ancora portava i capelli
+sciolti per le spalle, che pareva la dolce immagine d'un angelo.
+Allorchè la lasciavano sola, la mamma fissava gli occhi su
+quell'immagine e non se ne distaccava se non quando qualcuno, entrando
+nella stanza, veniva ad interrompere con la sua presenza quella specie
+d'ipnosi. Dopo due settimane il suo stato era disperato. I medici
+avevano rinunciato a ogni cura poichè il male che consumava mia madre
+non apparteneva ad alcuna delle categorie iscritte nella loro scienza.
+Era un male assurdo. Non era propriamente un male. Come un lume stanco
+ella si spegneva a poco a poco. Questa similitudine tranquillizzò presto
+la coscienza dei medici, che rassegnati rimisero i loro poteri nelle
+mani di Dio. Neppure sul tempo che poteva occorrere a quel fioco lume
+per spegnersi interamente, essi seppero fare previsioni. Poteva durare
+soltanto poche ore, poteva durare ancora settimane e mesi. E noi, a
+cuore stretto, ci preparammo ad aspettare che il destino irreparabile si
+compiesse secondo la sua misteriosa legge. Ma era venuto un giorno in
+cui mia madre, con i suoi occhi già fissi in un miraggio lontano, aveva
+veduto l'Invisibile trasvolare come un vento gelido per quella landa
+dove lei sola l'aspettava paziente da tanto tempo; aveva sentito il
+soffio della sua ala avvolgerla come in un freddo abbraccio. Quando ella
+ci chiamò era sera inoltrata, e ognuno di noi, in cuor suo, aveva già
+chiuso quel giorno, mettendolo nel numero di quelli che, per grazia di
+Dio, non si sarebbero mai più rivissuti, e stava preparandosi con
+accorata malinconia al giorno che doveva cominciare domani. Volle che
+tutti fossimo intorno al suo letto, e quando ci vide tutti presenti, si
+rivolse a mio padre, che la guardava attonito, e prendendogli le mani e
+accarezzandogliele dolcemente:
+
+--Tu sei stato sempre buono con me, disse, non mi negherai ora questa
+grazia. Vada qualcuno a cercare Silvina... Che io possa darle ancora
+almeno un bacio...
+
+Mio padre rimase muto, tossì, si coprì gli occhi con la mano, e per
+qualche minuto non si mosse. Poi, come se avesse preso una penosa
+risoluzione, chiudendo le palpebre per nascondere le lacrime, si curvò
+su mia madre, la baciò in fronte, e mormorò:
+
+--Sia fatta la tua volontà.
+
+Pronunciate queste parole, mio padre uscì precipitosamente dalla stanza
+come per dare degli ordini. Udii il suo singhiozzo soffocato. Mia madre
+levò i suoi occhi su noi, che le eravamo rimasti vicini, e ci sorrise.
+
+--Voletele sempre bene, disse con un filo di voce. È la vostra piccola
+sorellina...
+
+Quando, poco dopo, uscii dalla stanza, trovai mio padre seduto, al buio,
+nell'anticamera, che da solo smaniava con parole rotte e minacciose.
+
+--Prima uccidete me, diceva, prima che ella rimetta il piede in questa
+casa!
+
+Si alzò d'impeto, chiamò Marta, chiamò Battista, che accorsero atterriti
+a quella voce.
+
+--Nessuno si muova, senza mio ordine, gridò mio padre. Nessuno entri in
+questa casa, senza il mio permesso. Intendetemi bene: nessuno!
+
+E andò di persona a sprangare l'uscio.
+
+Passai una notte angosciosa. Vidi l'alba grigia di novembre diffondere
+la sua luce spettrale sulla campagna tutta triste, deserta, immobile;
+vidi i veli labili delle nebbie sciogliersi dai rami stecchiti degli
+alberi, svanire come lieve fumo; udii i galli cantare dai chiusi pollai,
+poi li vidi sbandarsi sull'aia, e udii le prime voci umane, i primi
+passi nelle case dei contadini; vidi i paperi incamminarsi in fila lungo
+la roggia ghiacciata, come galleggiando nell'aria sporca di inchiostro,
+più bianchi della brina che faceva candida l'erba; quindi nel silenzio
+soltanto rotto da quei lievi rumori, udii lontano lo squillare delle
+sonagliere, e poi il rotolio delle ruote sulla via maestra, e lo
+schioccar della frusta, della prima carrozza di posta, che dal paese si
+muoveva per andare in città. Allora ebbi la sensazione che quel nuovo
+giorno, che allora incominciava, non c'era più speranza di poterlo
+rimandare ad un altro giorno; di poterlo sopprimere, di poterlo comunque
+evitare, sostituendolo con un altro giorno, preso lontano, fra quelli
+passati o fra quelli futuri, che non fosse dominato da una così
+imperiosa necessità di fare, e di vedere, e di patire ciò che in quel
+giorno doveva essere fatalmente fatto, veduto e patito. Ma io solo, fra
+tutti gli uomini, non potevo certo spostare il corso del tempo. E poichè
+tutti accettavano quel giorno come ogni altro giorno dell'eternità, e
+già incominciavano a viverlo, a muoversi, a riscaldarsi del suo debole
+sole, a consumare la sua poca luce, a riempirlo dei loro dolori e delle
+loro gioie, a convalidarlo con le loro parole ed azioni, io non potevo
+in alcun modo sottrarmi alla legge comune, ovvero in un modo solo,
+uccidendomi. Allora scesi le scale ed entrai nella stalla. Battista, in
+maniche di camicia, stava strigliando Casacca, la nostra vecchia cavalla
+bolsa, e mentre la strigliava, in quella loro affettuosa intimità che
+durava ormai da tanti anni, egli parlava alla bestia, confidandole tutti
+i malanni della propria vecchiaia e commiserando la sua.
+
+--Sarìa tempo, vecia Casacca, pora bestiacca, diceva Battista, che ne
+mettessero tutti due addosso una bella coperta de tera alta e nera com'
+l'orinal del re de Fransa. Dalla tua tomba nasserebbe poscia un fiore
+dinominato Casacca, con la spuzza dei tuoi porci petti, brutta porca
+vecchia stramaledetta bestia, in omnia saecula saeculorum.
+
+Ed egli tirò alla bestia un'amorosa pedata e mi disse:--Buon dì!
+
+Ma quando lo chiamai sulla porta, prima ancora che avessi incominciato a
+parlare, aveva già capito, Battista, che cosa volevo da lui. Egli, che
+m'aveva veduto nascere, mi strinse le mani in silenzio con le sue dita
+nodose come radici, e con quella stretta volle baciarmi e abbracciarmi,
+e dirmi che era pronto a morire per assecondarmi in quell'impresa.
+Casacca, da vecchia porca stramaledetta che era, fu accarezzata da lui
+con i nomi più dolci, mentre in fretta quanto più poteva, le infilava i
+vecchi finimenti, e la cavezza tutta rattoppata. Cocottina, signorina,
+Brigidina, angiol del paradiso, santa bestia, tutti i nomignoli più
+delicati uscirono dalla sua bocca, mentre la sospingeva rinculoni tra le
+due stanghe della nostra sgangherata carrozza, e attaccava i tiranti al
+bilancino e le ficcava il morso tra le ganasce sdentate, finchè in un
+fiat fu pronta. Ed egli salito in cassetta, io rannicchiato sotto il
+mantice, s'era presa di gran trotto la via maestra alla volta della
+città.
+
+Quanto m'era sembrata miracolosamente breve la strada nell'andare, tanto
+ora mi sembrava lunga al ritorno. Allora Casacca zoppicando zoppicando
+trottava di buona lena, fresca del lungo riposo, la pancia ben
+rimpinzata d'avena, e bastava l'ombra della frusta a farle drizzare le
+orecchie e supplire con la buona volontà al difetto d'una gamba. Ma ora
+quella gamba anchilosata imbrogliava maledettamente le altre tre, ed era
+un continuo inciampare e scapicollarsi, che non bastavano le redini tese
+di Battista a tenerla su. Ad ogni minaccia di frusta era un sobbalzo
+spaventato che trascinava la carrozza fuori di carreggiata a traverso
+della strada, e nella pancia vuota della bestia l'acqua bevuta alla
+fontana risciacquava con un rumor cupo di botte. Era passato da più di
+due ore il mezzodì e anch'io avevo fame. Silvina, digiuna come me,
+pallida, rincantucciata al mio fianco, gli occhi chiusi e le mani
+abbandonate in grembo, si lasciava sballottolare. Questa tortura durò
+quattro interminabili ore. Finalmente dopo l'ultima salita, sotto il
+monte rosso, ci apparve il campanile tutto annuvolato di olivi, che
+crescevan fitti sulla collina. Prima di giungere alla nostra casa si
+passa dinnanzi al cimitero, che è sopra un poggio erboso, recinto da un
+muro di pietre nude, grigio grigio, tra un ippocastano altissimo e
+aperto come un pino, e una fila di cipressi neri che si affacciano sulla
+via maestra. In quel punto fermai Battista. E mentre egli riconduceva la
+carrozza vuota a casa, noi altri due prendemmo di traverso i campi, e
+cercando di camminare nascosti dietro le canne delle viti e i tronchi
+fitti dei gelsi, raggiungemmo la porticina del frutteto che era, come
+sempre, socchiusa. Da quella stessa porta era fuggita Silvina cinque
+mesi innanzi. Entro il recinto del frutteto, addossata al muro, c'era
+allora una capannuccia di paglia, che aveva fatto Battista per appostare
+i merli. La mostrai a Silvina e le dissi:
+
+--Aspettami qui nascosta.
+
+
+
+
+XIII.
+
+
+Mia madre era assopita. Accanto a lei, ai due lati del letto, come i due
+angioli oranti ai lati della culla del bambino Gesù in certe oleografie
+che si vedono in queste case di contadini, Adalgisa e Maria vegliavano
+raccolte il riposo dell'inferma. Esse mi guardarono, interrogandomi con
+gli occhi, non osando parlare. Soltanto dopo un poco Adalgisa mi disse
+sommessamente:--Tutto il giorno ha chiesto di te prima di assopirsi!
+
+Incontrai mio padre nel corridoio. Egli mi si fermò un istante dinnanzi,
+e temetti che volesse interrogarmi. Ma abbassò il capo, e, accigliato,
+in silenzio passò oltre. Mi avvicinai a una finestra che s'apriva
+sull'aia, e vidi un po' di luce nella stalla, dove certamente Battista
+stava rigovernando il letto di Casacca dopo averle versata l'avena nella
+mangiatoia. Incominciava a imbrunire. I rami spogli del frutteto erano
+così fitti e intricati che non potevo vedere la capannuccia di paglia,
+laggiù in fondo, dove Silvina aspettava. Pensai che ella dovesse
+sentirsi morire di fame e di freddo, e le mandai Marta con una tazza di
+latte caldo, del pane e una coperta di lana.
+
+Più tardi mia madre si svegliò, e noi ci trovammo di nuovo raccolti
+intorno al suo letto, come sempre a quell'ora prima di separarci per
+andare a dormire. Di solito ella voleva che Maria leggesse forte le
+preghiere della sera, e che tutti noi l'ascoltassimo in silenzio, e si
+recitasse un _pater_ e un _ave_ insieme con lei, che ella incominciava
+con la sua voce velata: _Ave Maria gratia plena..._ Poi invitava mio
+padre ad andarsi a coricare, poichè sapeva che si sarebbe alzato all'una
+di notte, per assisterla fino all'alba, come faceva ormai da tre
+settimane. Anche quella sera ella recitò il _pater_ e l'_ave_, e poi
+disse a mio padre di andare a riposare. Ma i suoi occhi lo guardarono
+fissamente, con uno sguardo interrogativo, come se attendesse da lui
+qualche cosa. Mio padre la baciò in fronte e se ne andò.
+
+Io uscii poco dopo nel corridoio e in punta di piedi cercai di spiare
+alla porta della sua stanza. Era buia e non s'udiva nessun rumore. Egli
+doveva essersi già coricato. Allora scesi in fretta le scale e, passando
+per la dispensa, attraversai il frutteto e trovai laggiù Silvina
+rannicchiata in fondo alla capannuccia di paglia, e sentii che era tutta
+ghiaccia, e batteva i denti dal freddo. Era buio buio. Inciampavamo
+nelle radici degli alberi, affondavamo il piede nei solchi freschi.
+Silvina si lasciava trascinare: dovetti più volte sostenerla perchè non
+cadesse. Finalmente entrammo in casa, e, rallentando il passo e
+camminando in punta di piedi, raggiungemmo la mia camera dove ci
+chiudemmo a chiave.
+
+Acceso il lume, Silvina si abbandonò sfinita sul letto, disfatta, e
+tremava. Occorse un po' di tempo prima che incominciasse a riaversi e i
+suoi occhi semispenti si ravvivassero. Allora, quando vidi che non
+tremava più e che avrebbe potuto sostenersi, le dissi:
+
+--Preparati, Silvina. Tra poco ti condurrò da lei...
+
+Uscii per andare ad assicurarmi che nulla di nuovo fosse accaduto in
+quel frattempo, e per dare cautamente a mia madre, forse già rassegnata
+in cuor suo a non vedere appagato il suo ultimo desiderio, l'annuncio
+dell'imminente visita di Silvina. Marta era allora accanto a lei, e
+pareva che mia madre la supplicasse, e che la vecchia, curva sul letto,
+cercasse amorosamente di confortarla. Quando io entrai, mia madre tentò
+di sollevare il capo dal guanciale, e, guardandomi con tenerezza,
+sospirò:
+
+--Paris, Paris, conducila subito... Per pietà, non fatemi soffrire
+così....
+
+--Sì, le dissi accarezzandola, ora verrà... Ora subito te la conduco...
+
+Rientrato in fretta nella mia camera, con uno stupore angoscioso trovai
+Silvina che, seduta dinnanzi allo specchio, stava attorcigliandosi la
+treccia intorno al capo e arricciandosi i capelli sopra le tempie. Si
+era tolto il cappellino, e, accanto a una borsetta aperta, aveva posato
+due o tre scatoline, e un tubetto rosso. Nello specchio vidi inorridito
+le sue labbra rosse, appena tinte, i suoi occhi con le ciglia brune e
+lucide, le palpebre ombrate di viola.
+
+--Silvina, Silvina, gridai precipitandomi su di lei e pensando che ora
+l'avrei uccisa, che hai fatto? Non ti vergogni?
+
+E la scossi violentemente, e avrei voluto schiaffeggiarla, metterla
+sotto i miei piedi e stroncarla; ma per volontà di Dio il pensiero di
+mia madre non mi abbandonò, e presa una spugna inzuppata d'acqua gliela
+strofinai con furia sul viso, e afferrati i suoi capelli glieli
+scompigliai.
+
+--Rifatti la pettinatura d'una volta! Non mostrare le tue vergogne!
+Nasconditi quella faccia spudorata! le gridai pieno d'odio, incapace di
+dominarmi.
+
+Ed ella impaurita dall'espressione del mio viso che doveva essere
+atroce, impaurita da quei gesti con i quali la minacciavo, io sempre
+così mite, così debole, in fretta in fretta si asciugò il volto, e
+nervosa sfece del tutto le sue trecce, e se le ricompose come un tempo,
+divisi i capelli sulla fronte, raccolti poi sulla nuca; e quando ebbe
+finito si alzò per seguirmi.
+
+Mia madre stava con gli occhi fissi sull'uscio. Quando entrai con
+Silvina, ella aprì le braccia e senza parlare, con gli occhi pieni di
+lacrime, la chiamò a sè. E quando l'ebbe abbracciata, con tutte le sue
+forze se la strinse sul petto e non si distaccò più da lei. Marta
+piangeva in un angolo. Io triste, in disparte, contemplavo quella
+pietosa scena, con l'orecchio teso sempre all'uscio, timoroso che mio
+padre, destato da qualche rumore insolito, potesse allora sorprenderci.
+
+Mia madre e Silvina stettero a lungo così strette l'una all'altra, senza
+un movimento, senza una parola. Poi mia madre sciolse il suo abbraccio,
+e guardando Silvina che si era sollevata, cercò ansiosamente sul suo
+viso non so quale segno che ella sola conosceva, e mormorò:
+
+--Sei sempre la stessa... la mia piccola Silvina....
+
+Silvina abbassò gli occhi: non osò più guardare in viso sua madre. Vidi
+la vergogna che quelle innocenti parole produssero in lei e forse capì,
+allora, perchè io l'avessi trattata tanto brutalmente poco prima;
+l'avessi picchiata e insultata. Mia madre volle che si sedesse sul letto
+accanto a lei, ed io leggevo nei suoi occhi una sofferenza penosa,
+perchè avrebbe voluto parlarle e non poteva più. Le ultime parole che
+ella disse furono appunto quelle:--Sei sempre la stessa, la mia piccola
+Silvina... I suoi occhi vedevano ancora lucidamente, la sua intelligenza
+era ancora viva, ma non poteva più parlare. Tentava di quando in quando
+qualche gesto vago, stringeva le mani di Silvina, e poi con l'indice
+teso le faceva cenno di no. Voleva dire:--Non andartene più... non
+ritornare via... non mi abbandonare... non abbandonare tuo padre... E
+Silvina, osando appena sfiorarla con lo sguardo quando uno di questi
+gesti la costringeva ad alzare gli occhi, rispondeva di no col capo, ma
+non osava parlare.
+
+Io pensavo quanto quella scena penosa si sarebbe prolungata ancora,
+allorchè mi parve di udire nel corridoio uno stropiccio di passi cauti,
+e persino il respiro affannoso di un uomo. Mi avvicinai lentamente
+all'uscio, lo socchiusi, e guardai da un lato e dall'altro. Ma il
+corridoio era perfettamente buio e non vidi nessuno. Quando mi volsi,
+mia madre mi chiamò, e presami con fatica una mano la unì alle mani di
+Silvina. Voleva dire:--Te l'affido... non lasciarla partire...
+proteggila tu. Allora, soltanto allora, mi ricordai che Silvina prima di
+lasciare Silvio gli aveva detto:--Non mi aspettare. Non tornerò mai
+più!--e pensai che forse Silvina, sebbene non avesse osato chiedermelo,
+desiderasse veramente di rimanere con noi, di non ritornare mai più a
+quella vita irregolare che doveva averle procurato più delusioni che
+gioie, più umiliazioni che piaceri, forse pentita, quantunque il suo
+maledetto carattere le impedisse di confessarlo, d'essersi abbandonata a
+quel capriccio, di aver cagionato a sè stessa e a noi tanto male. Forse
+la paura di mio padre, il timore di esser trattata duramente da noi, di
+esser punita con troppa severità, la rendeva ancora esitante. Forse
+orgogliosa com'era, aspettava che qualcuno le parlasse e la pregasse di
+rimanere. Davvero avrebbe dovuto lei pregare, inginocchiarsi dinnanzi a
+mio padre, invocare il suo perdono. Avrebbe dovuto mortificarsi ed
+espiare, almeno con un atto di umiltà, tutto il male che aveva fatto. Ma
+mia madre era morente, e mi sembrò che negarle l'ultima gioia,
+allontanare anche soltanto da lei di un attimo la possibilità di veder
+compiuto il suo ardente desiderio, sarebbe stata una colpa di cui avrei
+sentito eternamente il rimorso.
+
+Allora chiamai Marta, e mentre lei, povera donna, cercava di nascondere
+le lacrime che dagli occhi colavano sulla sua faccia terrosa:
+
+--Marta, le dissi, va a preparare il letto di Silvina, riordina presto
+la sua camera. Silvina rimane con noi.
+
+Poi domandai a mia madre:
+
+--Così, mamma?
+
+Ed ella mi accennò di sì, e portò la mia mano alle labbra che erano
+appena appena tepide, la baciò, e con un profondo sospiro chiuse gli
+occhi per meglio contemplare quella felicità radiosa in cui si sentiva
+rapire.
+
+All'orologio della chiesa suonarono i tre quarti. Tra un quarto d'ora
+nostro padre si sarebbe alzato, sarebbe venuto a prendere il suo posto
+accanto al letto, dove Marta aveva già silenziosamente preparato la sua
+poltrona con i due cuscini, e messo lo scaldino. Allora presi Silvina
+per la mano, e, senza che mia madre, assopita, se ne accorgesse, la
+condussi via. Passando dinnanzi alla camera di mio padre, in punta di
+piedi per non destarlo prima del tempo, vidi le fessure illuminate e lo
+sentii singhiozzare.
+
+Mio padre non s'era coricato quella notte. Egli sapeva che Silvina era
+venuta. Egli era stato a spiare dietro l'uscio quando avevo introdotto
+Silvina nella camera della mamma, e quello stropiccìo, quel respiro
+affannoso che m'era parso di udire, era lui che si muoveva guardingo,
+lui che cercava di soffocare il suo pianto. Ah! perchè non entrò con
+noi, perchè non volle vedere Silvina, perchè l'orgoglio vinse, anche in
+quella notte, il suo dolore, ed egli preferì reprimere la sua pietà
+anzichè obbedire al suo cuore, si lasciò vincere dalla paura di
+mostrarsi debole, anzichè seguire l'impulso generoso che lo spingeva a
+perdonare? Forse Silvina sarebbe stata salva, e il male di quei mesi
+avrebbe potuto essere in qualche modo riparato, e la sventura si sarebbe
+allontanata per sempre dalla nostra casa. Ma mio padre non uscì dalla
+sua stanza se non quando udì che tutto era ritornato in silenzio, che
+noi ce n'eravamo andati, ed ogni pericolo d'incontrarsi con Silvina era,
+almeno per quella notte, scongiurato.
+
+Silvina non volle neppure entrare nella camera che Marta aveva preparato
+per lei. Volle rimanere, vestita com'era, in camera mia, e a stento
+potei indurla ad adagiarsi sul mio letto e ad appoggiare il capo sul mio
+cuscino. Seduto accanto a lei, con il cuore pieno d'angoscia, le
+domandavo di quando in quando:
+
+--Rimarrai, Silvina?
+
+Ed ella rispondeva di no col capo, e non mi guardava, non diceva una
+sola parola. Gli occhi non le si chiusero mai, neppure per un istante,
+finchè la luce di un altro giorno diradò lentamente le tenebre, fece
+impallidire la luce della nostra lampada, e allora Silvina si alzò, si
+strinse sulle spalle la mantellina, raccolse le sue piccole scatole di
+pomata, di belletto, di cipria, abbandonate accanto allo specchio, e
+nascose i capelli nella sua cuffiettina di lana. Come la mattina
+innanzi, quando ero partito per andarla a cercare in città, il silenzio
+notturno fu rotto dalle prime voci umane che risuonavano stranamente
+nell'aia, i cani della scuderia abbaiarono, le campane della chiesa si
+sciolsero in uno scampanìo lungo e triste.
+
+--Silvina! supplicai ancora, con un singhiozzo.
+
+Silvina varcò la soglia senza neppure voltarsi, e scomparve. Poco dopo
+udii la vettura di posta tutta squillante di sonagli avvicinarsi per la
+via maestra, l'udii passare al trotto e allontanarsi...
+
+
+
+
+XIV.
+
+
+Udii la vettura allontanarsi; e poco è mancato che io scrivessi: per
+sempre. No, non per sempre. Con i suoi tre cavalli essa ha da allora
+consumato molta altra strada. La vita, anche semplicemente quella d'una
+corriera, non finisce, non s'interrompe, neppure se uno di noi muore. In
+questo senso ha molto maggiore importanza la morte o la caduta di un
+cavallo, una frana che precipiti attraverso la via, la rottura di una
+ruota o di un asse. Ma Silvina, sì, se ne andò per sempre. Come mia
+madre. Nemmeno Silvio la rivide mai più.
+
+
+
+
+PARTE QUARTA
+
+Come finì poi la collana.
+
+
+Ancora una volta ho dimenticato la collana. Questo sinistro gioiello
+apportatore di sventura lo smarrisco sempre per via. Scompare dai miei
+racconti, mi scivola quasi dalla memoria, con la stessa improvvisa
+fatalità con cui ho veduto realmente apparire e scomparire e riapparire
+il suo freddo splendore nelle circostanze più dolorose che ho
+attraversato fino al momento in cui scrivo.
+
+Se fossi un romanziere di grido non mi sentirei molto mortificato per
+una distrazione di questo genere, perchè, specialmente in altri tempi,
+quando si scrivevano romanzi di intreccio e di immaginazione con molti
+personaggi e avventurose vicende (contrariamente a quanto avviene nei
+romanzi d'oggi che sono soltanto pieni di belle immagini e di rari
+fantocci meditativi e sedentari), accadeva spesso agli scrittori anche
+più provetti di perdere per via, non dico una collana, ma addirittura
+uno e spesso anche due o più personaggi, che, per ritrovarli, era poi
+necessario ricondurre il lettore a fare alquanti passi indietro. Ma se
+non voglio, a nessun costo, tralasciare di dire quale sia stata l'ultima
+fine della collana di Daria, che fu poi di Silvina, non si creda che io
+abbia la pretesa di completare un racconto il quale, d'altronde, non
+interessa altri che me, o che stimi la storia di questa collana
+indispensabile alla comprensione esatta delle cose narrate fin qui. Al
+contrario penso che la storia di Silvina, se dovesse essere pubblicata,
+sembrerebbe a tutti abbastanza chiara, nel suo intreccio molto comune e
+verosimile oltre che perfettamente vero, anche senza conoscere la fine
+fatta da quella sciagurata collana. In questo senso noi ignoriamo fatti
+ben più importanti, come sarebbe quello, per esempio, della fine che
+potrà fare Silvina allorchè si sarà stancata del principe Stroztki o il
+principe Stroztki di lei, e la falsa vita di principessa ch'ella
+conduce, tra festini, gioielli ed amorosi capricci, non le offrirà più
+alcuno svago. Ma la fine di Silvina, che sarà senza dubbio triste,
+appartiene all'avvenire, mentre quella della sua collana si può dire che
+appartenga ormai al passato.
+
+Raccontano che vi siano state gemme altrettanto malefiche quanto quella,
+e anche più, le quali rovinarono con la loro sinistra influenza regni e
+repubbliche, spensero nel sangue intere dinastie, scatenando guerre e
+pestilenze, e, precipitate poi nelle profondità dei mari, furono dopo
+secoli ripescate, e ricominciarono a seminare sulla loro strada delitti
+e sciagure. Ma, per conto mio, spero di non vedere quello smeraldo
+rivarcare mai più le soglie di questo mondo, dal quale ora il caso lo ha
+allontanato. E fra alcuni secoli, quando ritornerà il suo turno di
+maleficio, non sarò certo più io quello che il destino condurrà ad
+urtargli contro. Il nostro solo conforto può essere di pensare che una
+volta si nasce uomo, e una volta, forse, smeraldo.
+
+ *
+ * *
+
+Quando Silvio, vedendo quale prova d'amore Silvina esigesse da lui, si
+decise a trafugare la collana di cui Silvina era tanto ambiziosa, non
+pensava certo che con quell'atto di leggerezza avrebbe distrutto per
+sempre la propria felicità, già molto pericolante. Più gli era sembrata
+opprimente la città la sera innanzi uscendo dall'ospedale, più allora
+gli sembrava ospitale, allegra, piacevole. Si sentiva ancora un po'
+stordito, ma quello stordimento non era punto doloroso.
+
+A quell'ora le strade erano semideserte, e non s'incontravano se non
+ragazzi col naso rosso che correvano a scuola, operai neri e pelosi che
+andavano alle officine con le pipe accese e i berettoni di pelo calati
+sugli occhi, servette dalle anche rotonde e dai polpacci sodi che,
+tenendo le mani avvoltolate nei grembiuli e le sporte vuote appese al
+braccio, svolazzavano pei marciapiedi alla volta del mercato. Faceva una
+bizzarra impressione vedere tutte le narici, fossero d'uomo, di donna o
+di bimbo, fumare come le froge dei cavalli dei fiaccherai che,
+trascinandosi addormentati a passo morto lungo le strade, sfiatavano ad
+ogni tratto nuvolette di vapore leggiero e bianco; nè più leggiero nè
+meno candido di quello che si sprigionava di sotto i coperchi delle
+pentole dove bollivano e pipavano le castagne. È divertente, camminando
+a quell'ora per la città, osservare le facciate delle case, con tutte le
+loro finestre ancora chiuse, e vedere in che modo una qua e una là se ne
+spalanchi di botto, con che viso stupefatto ogni uomo, appena sveglio,
+guardi il mondo dal suo davanzale come se fosse nuovo, e quanta paura
+abbia dell'aria libera della strada, e quanta fretta di rinchiudersi
+un'altra volta nel suo piccolo guscio. No, il sole d'inverno non è ben
+visto da nessuno.
+
+Un poco più tardi le strade si animano veramente, quando i carretti
+degli erbivendoli e dei merciai aprono il loro commercio, e i portinai,
+ramazzato il loro tratto di marciapiede, si dispongono a tener cattedra
+di pubblica istruzione, e i commessi di negozio con mazzi di chiavi e
+paletti e strani ordegni, come bande di svaligiatori, danno l'assalto
+alle botteghe, ne alzano le saracinesche, ne spalancano gli sportelli, e
+mettono sulla strada le mercanzie come se fosse roba rubata. Allora la
+città perde ogni carattere, tutto è confusione, disordine, tumulto, e
+per spiccare su quella marea rumorosa e agitata di gente che invade le
+strade, corre, grida, si urta, e più cerca di sopraffarsi più si perde e
+si confonde nel caos, non basta più la modesta personalità di ciascuno,
+fatta di un certo modo di camminare o di portare il cappello, di un naso
+troppo lungo o di un abito bizzarramente tagliato, ma bisognerebbe
+essere il Re in persona, in una berlina dorata con sedici pariglie
+candide, staffieri in gala, e trombettieri che non si stancassero mai di
+soffiare a gote piene nei loro corni d'argento.
+
+Ma Silvio non la pensava così quando, alleggerito del peso della
+collana, uscì dal gioielliere e s'incamminò verso un mercante di
+pellicce, dove si proponeva di comprare quel pastrano verde con colletto
+di lupo e quel berretto di lontra che Silvina gli vide addosso
+nell'aprire gli occhi. Silvio credeva che tutti riconoscessero in lui un
+uomo straordinariamente ricco e felice; e avrebbe voluto chiedere a
+ognuno che passava se la città intera fosse da vendere. Così, ciecamente
+beato, a passo di bersagliere, la fronte alta, gli occhi ridenti, se ne
+andò, Silvio, incontro alla propria rovina.
+
+ *
+ * *
+
+Due giorni dopo Silvina era fra le braccia del principe Stanislao e con
+garbo gli carezzava i riccioli neri della parrucca, senza pensare che da
+quelle carezze non gliene poteva venire alcun brivido.--E oltre tutto,
+concludeva Silvina, m'ha lasciata anche senza la mia bella
+collana!...--Povera Silvina! esclamò il principe, quella collana vi era
+dunque tanto cara?--Era il solo ricordo che avessi di mio padre! E poi
+dove trovare uno smeraldo altrettanto bello e perfetto? Povero papà mio!
+Se lo sapesse!--Infine, Silvina cara, disse il principe, non vi
+disperate così. Se non sarà una collana con uno smeraldo altrettanto
+perfetto e fulgido, sarà un'altra collana non meno preziosa di quella.
+
+Silvina si consolò. Quel giorno stesso il principe la mise in una bella
+carrozza tirata da due focosi cavalli e la condusse di galoppo dal primo
+gioielliere della città. Le vetrine di quel gioielliere eran mille volte
+più risplendenti della famosa caverna di Alì Babà, perchè vi si vedevano
+radunate, in molli conchiglie di velluto violetto, gemme d'ogni
+grandezza e colore, dalle quali si sprigionavano, come da un firmamento
+di fuochi artificiali, raggi sottili, acuti e tremoli che, attraversando
+la strada, s'andavano a rifrangere in variopinte luci sulle facciate
+delle case incontro. Erano gioielli finemente lavorati, zaffiri, rubini
+e brillanti sposati con opali diafani, perle rosee, cupe ametiste,
+trasparenti acque marine, e tutti racchiusi in preziose legature. Alcuni
+di essi uscivano per la prima volta dalle mani dell'orafo, tutti
+fiammanti e lucidi; altri avevano appartenuto ai Raià delle Indie
+Inglesi, all'Imperatrice della Cina o al Sultano dei Turchi, e dalla
+loro profondità traspariva, come in certi begli occhi stanchi, una luce
+che parea consumata. La folla che passava dinnanzi a quella bottega
+tuffava per un attimo le pupille avide e meravigliate nel chiarore
+abbagliante dell'oro e delle pietre preziose, e poi s'allontanava
+maledicendo il diavolo tentatore che per trascinare gli uomini in
+perdizione si serve anche di piccoli pezzi di vetro colorato.
+
+Silvina e il principe avevano chiesto di vedere qualche bella collana.
+Erano seduti dinnanzi ad un tavolo, e il gioielliere, inforcati certi
+occhiali azzurri dietro i quali era scomparso il suo sguardo, aveva
+incominciato a trarre da uno scrigno di ferro massiccio collane dopo
+collane, e veniva ora allineandole sotto i loro occhi, in silenzio.
+Prima fu una collana di perle e diamanti neri con qualche rara lacrima
+d'opale; poi una collana di perle candide alternate con ametiste e
+zaffiri di una profondità notturna; poi ancora una collana tutta di
+rubini quadrati ed una di onici e di brillanti. Silvina guardava
+estatica quei vezzi degni di una regina e non sapeva dire quale le
+piacesse di più; quando, con sua gran meraviglia, vide le mani magre e
+tremanti del gioielliere porgerle sopra un piccolo scudo nero una
+collana d'oro semplice al cui centro splendeva un superbo smeraldo. Il
+suo cuore palpitò. Era quella proprio la sua collana! Il principe
+Stroztki disse vedendola:--Non mi sbaglio? Questa, Silvina, sembra tutta
+la vostra collana.--Il gioielliere commentò lentamente:--È la meno
+preziosa. Ma, per me, la luce di questo smeraldo vale tutte le
+altre.--Silvina non sapeva staccare gli occhi da quella pietra verde che
+col suo splendore la teneva incantata. Ma chiuse le palpebre e
+disse:--No, Stanislao, non è certamente la mia collana.--Ella scelse
+invece quella tutta composta di rubini, e volle che subito il principe
+gliela allacciasse al collo. Così Silvina rinnegò per l'ultima volta il
+suo passato, e la collana di Daria fu nuovamente rinchiusa nello scrigno
+del gioielliere.
+
+ *
+ * *
+
+Poco tempo dopo in città scoppiò una sommossa. In una chiara notte di
+maggio alcune navi nel porto improvvisamente s'incendiarono e, fumando
+come vulcani, vomitavano cenere calda e scintille che il vento faceva
+roteare sui tetti come frecce arroventate. Da per tutto si sparse un
+puzzo asfissiante di catrame e di pece, e sembrò che la luna, che era
+bianca e limpida in cielo, sbavasse sulle facciate delle case e sulle
+strade deserte la luce rossa di un sole equatoriale. A quel pauroso
+allarme la folla si riversò per le vie e venne gridando sul molo. Ma
+quando vide dai silos accorrere un'altra folla urlante che recava
+fiaccole accese e scale altissime, indietreggiò terrorizzata, e di nuovo
+le strade si vuotarono. Come se un ciclone si fosse improvvisamente
+abbattuto sulla città, e per le vie e le piazze corressero fiumi
+vorticosi di libeccio, era tutto uno sbatacchiar d'imposte e di finestre
+e di porte, che via via si chiudevano con cupi tonfi, soffocando nelle
+case e negli anditi bui le voci spaventate delle donne e dei fanciulli,
+le rauche bestemmie degli uomini.
+
+Dal porto i rivoltosi salivano a ondate di migliaia, correndo compatti
+dietro i portatori di torce. Attraversato il mercato, si precipitavano
+in mezzo alle case per vie diverse, gli uni passando per il quartiere
+dei cotonifici, gli altri in direzione della cattedrale, altri ancora
+verso il quartiere degli armatori e dei banchieri, e tutti andavano poi
+a convergere verso il centro della città. Le torce delle prime colonne
+erano già consumate e spente, quando ancora le ultime ondate con le loro
+fiaccole accese non avevano attraversato il mercato. Dove queste
+s'incontrarono con quelle nacquero mischie spaventose. I portatori di
+fiaccole, trovandosi improvvisamente di fronte a colonne che
+tumultuavano al buio, credettero d'essere caduti in un agguato. In breve
+una battaglia furibonda s'impegnò fra le due parti, finchè anche le
+ultime torce consumate si spensero e la moltitudine continuò a
+combattere furiosamente al buio. Ciascuno credeva di avere di fronte un
+esercito di soldati. Da ogni parte si drizzavano barricate. E dietro le
+barricate, incuranti di quella inutile strage, i ladri che senza nè
+fiaccole nè lanterne nè clamori, alla spicciolata, erano accorsi dai
+quartieri più eccentrici al primo odore di tempesta, svaligiavano
+tranquillamente le botteghe, caricavano i carretti che s'eran trascinati
+dietro correndo, e curvi sotto montagne di fagotti se ne andavano
+pacifici per i fatti loro.
+
+Alla prima luce dell'alba gli amici si riconobbero da una barricata
+all'altra. Dapprima non credettero ai loro propri occhi, poi si
+guardarono in faccia meravigliati, e allibirono. Il primo impulso fu,
+nei capitani, di rifarsi una reputazione continuando a combattere fra di
+loro. Ma i gregari s'affrettarono a sventolare bandiere e fazzoletti
+rossi, e qualcuno certo maledisse il sole il quale impediva che quelle
+fiaccole di cenci si spegnessero come s'erano spente nella notte le
+torce di resina. Su quella pace presto fatta da nemici che eran partiti
+all'assalto sotto la stessa bandiera, spuntarono lampeggiando alla luce
+dell'aurora le lance fitte della cavalleria.
+
+ *
+ * *
+
+In una certa grotta scavata nella scogliera, al di là del faro,
+Perdifiato, seduto in faccia al mare, aspettava pazientemente che
+spuntasse la alba. Il mare era livido e agitato, e vomitava contro lo
+scoglio ondate tutte bavose che si rompevano mugghiando sui suoi fianchi
+scoscesi. Poi con fischi e singhiozzi assordanti se le risucchiava in
+tanti mulinelli vorticosi, e, rigonfiandosi tutto, le risputava
+infuriato contro l'alta scogliera. Non si distingueva ancora la luce di
+levante, dove il sole insinuava tra cielo e mare la punta d'un raggio
+pallido pallido, dalla luce di ponente, dove la mezza luna, ancora tutta
+fuori dell'orizzonte quantunque già coricata, guardava di traverso le
+ombre a poco a poco sfumare sulla terra. E già i gabbiani, usciti dai
+loro nidi, assalivano il vento a testa bassa remando affannati con le
+ali tutte distese. Perdifiato, cercando di allontanare dagli occhi i
+ciuffi di capelli spioventi che gli impedivano di vedere, malediceva in
+cuor suo il boia destino che invece di dargli due ali possenti come
+quelle dei gabbiani, gli aveva anche tolta una gamba, per cui egli
+doveva tutto fare con una gamba sola, cercando di aiutarsi alla meglio
+con una stampella di legno. Almeno la gobba, che il destino, previdente
+di ciò che gli sarebbe mancato poi, gli aveva appioppata sul groppone
+fin dalla nascita, e di cui egli non sapeva che farsi, avesse potuto
+cambiarla con un'altra gamba! Ma no! La gamba se ne era andata sotto un
+carro, e la gobba gli era invece rimasta. E lo chiamavano Perdifiato
+appunto perchè, camminando con quella stampella e quel fagotto sempre
+appeso alle spalle, pareva a tutti che per la gran fatica dovesse
+mancargli da un momento all'altro il fiato.
+
+Se avesse avuto tutte e due le gambe come una volta, anche la gobba gli
+sarebbe sembrata più leggiera. Ma certo egli non le avrebbe impiegate,
+come quegli stupidi gabbiani impiegavano le loro ali, a lottare contro
+il vento senza nessuna speranza di poterlo attraversare. Se mai si
+sarebbe messo a gareggiare con lui, per fare a chi correva più veloce, e
+tanto meglio se il vento, prendendolo in poppa, lo avesse anche aiutato.
+Allora non gli sarebbero occorse due ore per arrivare da quella grotta
+maledetta al centro della città, e poi altre due ore per mettersi in
+salvo prima dell'alba. Ma così conciato, che avrebbe potuto fare di più?
+Appena aveva visto fiammeggiare l'incendio nel porto s'era messo a
+correre, e, rischiando ad ogni passo di schiantarsi anche quell'unica
+gamba che gli rimaneva, aveva fatto salti da cavalletta su per la
+scogliera e poi lungo il molo tutto ingombro di travi, di corde, di
+àncore, di botti. L'anima agitata gli avrebbe messo le ali ai piedi, se
+ne avesse avuti due. Ma a una gruccia, a un povero pezzo di legno, come
+poteva mettere un'ala? Sicchè tutto sfiatato, era giunto appena in tempo
+a intrufolarsi in una certa bottega che aveva la porta sfondata, giusto
+per spigolare quello che gli altri più fortunati, cioè più veloci di
+lui, vi avessero per caso dimenticato. Con un moccoletto s'era messo a
+frugare, e per quanto quella fosse la bottega di un gioielliere, non
+aveva trovato se non un paio di vecchie scarpe, in un angolo, in un
+altro una valigia usata, sopra un tavolo una lente d'ingrandimento e un
+poco più in là una bilancia di precisione. Nel fondo di uno scrigno di
+ferro, che doveva aver dato molto da fare per aprirlo c'era un mucchio
+di cartoccini di carta velina che certo erano stati pieni una volta ma
+ora parevano tutti vuoti, mezzi strappati e sfatti. Perdifiato,
+affondando scrupoloso la mano nel mucchio, credette di sentirne uno
+ancor pieno. Allora, per non perdere tempo, aperta la valigia, vi
+rovesciò dentro tutta quella carta, e, confidando nella fortuna, così
+carico di quel magro bottino prese la via dell'uscita.
+
+Ma il ritorno non era andato così liscio come si poteva sperare. Sotto
+un arco buio aveva fatto un incontro che per poco non gli era costato la
+pelle; perchè, mentre se ne andava tutto saltellante per la via più
+breve, due ombre si eran staccate da un angolo e gli avevano sbarrato il
+cammino.
+
+--Olà! diceva una voce rauca, d'uomo, tu prendilo per il collo e tiello
+fermo...
+
+E un'altra voce, che pareva di ragazzo, diceva:
+
+--Sbattilo al muro e io lo frugo.
+
+Perdifiato si sentì veramente mancare tutto il fiato che dopo tanto
+correre ancora gli rimaneva, e balbettò:
+
+--State boni ragazzi! Per chi mi prendete?
+
+Ma due mani possenti lo afferrarono per le spalle, e altre due mani gli
+abbrancarono il ginocchio, e Perdifiato, barcollando, sentì che quello
+che lo stringeva alla gamba cercava nell'ombra l'altro ginocchio, per
+agguantarlo, e non lo trovava. Intanto quello che lo teneva abbracciato
+per le spalle diceva:
+
+--Maggiolino, cavagli questo fagotto che ha sulla schiena!
+
+Allora sentì la stretta del ginocchio mollare, e due mani gli si
+infilarono sotto il corpetto e incominciarono a palpargli la gobba.
+
+--Non viene niente! gridò indispettito il ragazzo, che era quello che lo
+frugava.
+
+Allora l'altro prese Perdifiato per i capelli e lo scrollò con tanta
+forza, che, perdendo l'equilibrio, egli cadde lungo disteso per terra.
+
+--Lasciatemi andare! gemette. Sono un poveraccio anch'io!
+
+In quel mentre s'udì uno scalpiccio di gente che si avvicinava correndo,
+e allora quello che gli stava sopra gli assestò un pugno nelle costole,
+e se ne fuggì a precipizio seguito dal ragazzo che dileguò subito con
+lui nel buio.
+
+Perdifiato rimase qualche minuto immobile, senza respiro, per l'acuto
+dolore che sentiva alle costole. Poi, quando non udì più alcun rumore,
+cercò di sollevarsi, e palpandosi il fianco sentì che versava sangue.
+
+--Maledetti! gemette. M'hanno bucato!
+
+E premendosi con una mano la ferita, e con l'altra aggrappandosi al
+muro, si alzò in piedi, ritrovò la gruccia, la valigia e le scarpe che,
+sfuggendogli di mano quando era caduto, erano rotolate poco lontano, e
+ansando disperatamente raggiunse la grotta dove Prisca ed Accolito
+dormivano ancora ignari di tutto.
+
+ *
+ * *
+
+Ora gli premeva di sapere due cose, e perciò aspettava la luce del
+giorno: prima di tutto se in quei cartocci che stavano nella valigia ci
+fosse qualche cosa di buono; poi se la ferita che lo faceva soffrire, e
+non voleva stagnarsi, fosse grande o piccina, soltanto un graffio oppure
+un buco profondo. Finalmente un po' di chiarore si fece nell'aria, e
+Perdifiato, rovesciata la valigia in una specie di buca fatta nello
+scoglio, incominciò a passare uno dopo l'altro gli involti di carta
+velina, e non c'era piega ch'egli lasciasse inesplorata. Con sua
+infinita gioia in uno trovò una pietruzza che al tasto e al colore, alla
+rotondità, riconobbe per una perla. Era una bella perla bianca, grossa
+come un cece. Poi trovò, in un altro cartoccino rimasto intatto, quattro
+o cinque pietre giallognole, trasparenti, lavorate come il brillante, ed
+erano quattro o cinque topazi. Infine trovò, proprio quando aveva
+perduta ogni altra speranza e non rimanevano nella buca se non pochi
+straccetti di carta, una collanina d'oro da cui pendeva uno smeraldo
+ovale. Perdifiato stava guardando quello smeraldo contro luce per vedere
+quanto fosse limpido e trasparente, quando un dolore acuto gli
+attraversò improvvisamente il fianco ferito e gli strappò un lamento. Si
+rovesciò allora il corpetto, e si vide tutto sporco di sangue. Sotto le
+costole gli si apriva un taglio di coltello largo due dita che doveva
+essere profondo assai. Perdifiato si arruffò disperato i capelli sulla
+fronte e capì che di quel colpo poteva morire. Infatti si sentiva a poco
+a poco mancare le forze, e già gli occhi gli si annebbiavano. Chiamò con
+tutta la sua voce:--Prisca! Accolito!--e cominciò a tirar sassi nella
+grotta per svegliarli.
+
+Prisca dormiva profondamente nel suo letto fatto di stracci e di foglie
+secche, e sognava di esser presa in mezzo da quattro o cinque giovani
+che portavano tutti un garofano in bocca e la volevano ad ogni costo
+spogliare. Ella teneva un braccio disteso e la sua bella testa, bruna e
+crespa, posata su quel braccio. Si agitava tutta nel sogno e dalle sue
+belle labbra sorridenti uscivano di quando in quando piccoli gridi
+lamentosi, come se realmente ella si trovasse alle prese con una muta di
+innamorati. Uno dei sassi che Perdifiato tirava nella grotta la colpì
+alla spalla e la destò spaventata. Ed ella, rizzandosi con un salto a
+sedere sul letto, subito con la mano si nascose i piccoli seni tondi e
+rosei nella camicia, e si guardò intorno con occhi torvi, come se
+contasse di non vedere che nemici. Ma non vide nessuno, se non Accolito
+che, coricato al suo fianco, ronfava con le labbruzze aperte e gli occhi
+rovesciati, che mostravano fra le palpebre brune un filo di bianco, e
+parevano due castagne tagliate. Ma subito dopo udì la voce di Perdifiato
+che la chiamava, e curvandosi sopra un fianco, vide anche lui, nell'arco
+chiaro della grotta, che si stringeva la faccia con le mani e si torceva
+come se avesse le doglie. Ella saltò su in piedi, e infilatosi alla
+svelta un gonnellino, scalza andò a vedere che cosa avesse il suo caro
+marito per lamentarsi e dimenarsi così.
+
+--Crepa! esclamò poi strofinandosi gli occhi cisposi. Chi ti ha pregato
+di andare? Manco se avessi tre gambe invece di una, e un paio di ali
+invece di quella gobba dannata!
+
+--Andiamo, disse Perdifiato che non ne poteva più dal dolore, mettimi a
+letto e fammi un impiastro...
+
+Prisca lo prese per le spalle e lo trascinò sul letto dal quale s'era
+alzata allora. Poi ritornò fuori, e raccolta la perla e la collana con
+lo smeraldo e i topazi che erano posati sulla pietra, li mostrò a
+Perdifiato e gli chiese:
+
+--Questi cosa sono?
+
+Perdifiato glieli tolse di mano con violenza e senza rispondere li
+annodò stretti stretti in un angolo della coperta. Prisca si avvicinò a
+un fornello piantato in un angolo fra quattro sassi, su cui stava una
+pentola di coccio, e nella pentola c'era un po' di pancotto che
+galleggiava in un brodo nero. Prisca prese un cencio e se lo distese
+sulle ginocchia. Poi prese un po' di quel pane spappolato e ne fece una
+specie di focaccia larga come una mano. Lo involtò bene bene nel cencio
+e, sollevato il corpetto di Perdifiato, gli appiccicò l'impiastro sulla
+ferita.
+
+--Non aver paura! disse con sarcasmo. L'anima tua da questo buco non ci
+passa!
+
+ *
+ * *
+
+Quel giorno trascorse così. Perdifiato si lamentava tutto rattrappito
+sul letto. Dopo qualche ora si strappò dal fianco il corpetto,
+l'impiastro di pancotto, la cintola dei calzoni, e tutto scaraventò
+lontano da sè con ira. Si sentiva bruciare dentro, le viscere, come se
+avesse inghiottito e digerito una pietra infernale. I suoi occhi bovini,
+tondi e neri, pareva che per il gran dolore gli dovessero schizzar dalla
+testa, e che egli picchiasse la testa nel muro appunto per farli
+rientrare nelle orbite.
+
+Era giorno di domenica. Prisca prese Accolito e lo portò ad una
+pozzanghera d'acqua salata che il mare aveva lasciato nel cavo d'uno
+scoglio, e senza pietà gli lavò il viso, le orecchie e le mani, che dopo
+quella lustrata brillarono al sole più nere che mai, perchè erano nere
+di natura. Anche Prisca era nera. La sua pelle aveva il colore del
+bronzo: era bruna e dorata, e lucida più del metallo. Asciugò Accolito
+nella sua sottana e poi gli infilò certe brachette di velluto nero e un
+camiciottino bianco ricamato. Sulla fronte gli spazzolò bene il ciuffo.
+Quindi, preso lo specchio, ch'era un pezzo di specchio tutto scheggiato,
+lo appoggiò ad un sasso, e, accoccolata, incominciò con il pettine, che
+aveva sì o no quattro denti, a districarsi i capelli, fitti e increspati
+come la lana. Ma non riuscì che a strappar qualche nodo e a sciogliere
+qualche ricciolo, e il resto le rimase tutto raggomitolato intorno al
+capo, che sembrava appunto un gran gomitolo di lana. Un nastro giallo se
+lo passò sotto la nuca e se lo annodò in due bei cornetti dritti nel
+mezzo della fronte. Poi, senza vergognarsi del mare che la guardava con
+i suoi mille occhi sfavillanti di sole, si spogliò nuda nuda, e in breve
+si rivestì degli abiti di festa, ch'erano certe calze di seta azzurra,
+un corsettino di lana rossa e una gonnella nera di panno. Alla cintola
+si annodò un altro nastro verde e i piedi li calzò con due belle
+scarpette. Così, tutta vestita bene, si accostò al letto dove Perdifiato
+non la finiva più di gemere e di agitarsi. Egli stava rivoltato con la
+faccia contro la parete e teneva le braccia intorno al capo. La coperta
+era tutta ammonticchiata in fondo al letto. Prisca si curvò e cercò quel
+nodo che Perdifiato aveva fatto in un angolo della coperta per
+racchiudervi la collana e le altre pietre preziose, lo sciolse, e, presa
+la catenina d'oro con lo smeraldo, svelta si allontanò senza essere nè
+veduta nè udita.
+
+Nonostante i disordini della notte tutti erano per le strade in quel
+giorno di festa, e Prisca, tirando per la mano Accolito, non faceva
+minor figura delle altre donne giovani e belle che, a braccetto dei loro
+innamorati, tutte accese in viso per il sole che incominciava a
+scottare, con vestiti e nastri sgargianti, collane e braccialetti d'oro,
+se ne andavano dondolando da un marciapiede all'altro. Prisca era
+giovane, fresca, diritta, e Accolito non si sarebbe detto suo figlio. Ma
+a lei, tutte le altre domeniche, toccava di trascinarsi al fianco di
+Perdifiato, che non si staccava un minuto; e camminare tra la folla con
+quella gruccia e quella gobba era un tormento. Egli poi non stava zitto
+mai, e bastava che uno guardasse la sua donna, ch'egli si metteva a
+chiamarla per nome, perchè tutti sapessero subito che quel fiore gli
+apparteneva. Perciò quel giorno Prisca andava trionfante e libera, e
+tutti potevano guardarla quanto volevano, e averne da lei in compenso
+certi bei sorrisi bianchissimi. Ma il meglio sarebbe accaduto in Borgo
+S. Angelo, ch'era il quartiere dei ladri, dove Perdifiato l'aveva presa
+ragazza.
+
+ *
+ * *
+
+Perdifiato intanto si disperava, solo, nella grotta che già incominciava
+a riempirsi di ombra. Egli vedeva l'inferno aperto ai piedi del suo
+letto e tutti i diavoli rossi, con le corna e le forche, che ballavano
+nelle fiamme. Chiamava Prisca, chiamava Accolito, ma non gli rispondeva
+se non la propria voce fatta cavernosa. Aveva sete, e beveva ogni tanto
+un sorso d'acqua da un vaso di coccio che aveva accanto al letto. Ma
+quell'acqua, che era fredda finchè la teneva in bocca, appena passato il
+gargarozzo diventava bollente e pareva piombo liquefatto che gli colasse
+nelle viscere. Si sentiva morire. Si abbrancava con le mani alle pareti
+scabrose, ma certo sarebbe finito nell'inferno che lo aspettava laggiù
+spalancato. Sua moglie e suo figlio l'avevano abbandonato. Forse Prisca,
+tanto coraggiosa, avrebbe potuto scacciare quei diavoli rossi, chiudere
+quella buca arroventata con delle palate di sabbia! Disperato, egli
+invocò la Madonna del Parto, che aveva già salvato Prisca quando aveva
+dato alla luce Accolito; e benchè non sperasse più nulla, con sua gran
+meraviglia la vide d'un tratto apparire in una nuvoletta candida. Allora
+le offrì col cuore tutte le sue ricchezze. La Madonna gli
+disse:--Perdifiato, mi darai la collana d'oro con quello smeraldo ovale.
+La nuvoletta svanì, e Perdifiato afferrò la coperta e sfece il nodo. Ma
+non trovò la collana.
+
+E tutti, vedendo passare Prisca con Accolito, le andavano incontro
+allegri, e, guardandola con ammirato stupore, le dicevano:--Oh! fiorita
+come una rosa di maggio, la nostra bella Prisca! E il gobbo se l'è
+bevuto il mare? Come siamo sgargianti! E questa bella collana, con
+questo bello smeraldo, chi ve l'ha regalata? Dalla gobba dello sposo è
+uscita? E ridevano, e Prisca rideva più di loro. E gli uni le dicevano,
+additando Accolito:--Il fagotto più grosso, manco male, l'hai lasciato a
+casa. Ma anche questo fagottello qui, perchè non lo butti in mare?
+Accolito si metteva a piangere, e allora Prisca gli dava due sculacciate
+e gli gridava:--Stupido come tuo padre! Non vedi che te lo fanno
+apposta? Ed altri diceva strizzando l'occhio:--Eh! Eh! la nostra bella
+Prisca, che collana ha messo su! Le donne, specie le ragazze da marito,
+che vedevano come tutti i giovani le corressero dietro a farle mille
+grazie, bisbigliavano arricciando il naso:--Ohibò! Dove l'avrà tolta
+quella collana? L'avrà mica rubata?
+
+Perdifiato vedeva la buca dell'inferno ai piedi del suo letto allargarsi
+sempre più, e gli pareva che le fiamme che ne uscivano fossero lunghe
+fino al soffitto. Tutto per quella collana che la Madonna gli aveva
+chiesto, e ch'egli non le poteva dare! Eppure l'aveva annodata
+nell'angolo della coperta con le altre pietre preziose. Ma ora non c'era
+più. Disperato si gettò colla faccia contro il letto e rimase così
+irrigidito nello spasimo che gli lacerava il fianco, finchè non gli
+parve di vedere, nell'ombra che ormai riempiva la grotta, splendere una
+fioca luce. Allora alzò il capo e vide Prisca che, tenendo in mano un
+moccolo di candela, stava curva a guardarlo. Ma subito vide anche
+pendere dal suo collo lo smeraldo che oscillava come una stella verde, e
+con un grido furioso glielo strappò, e, stringendolo nel pugno chiuso,
+si rovesciò svenuto sul letto.
+
+ *
+ * *
+
+Quando Perdifiato fu guarito e potè alzarsi dal suo giaciglio, prese la
+gruccia e se ne andò in città. Là, in cima a una gradinata altissima,
+sorgeva una vecchia chiesa sul cui frontone era scritto a grandi
+caratteri: _Virgo tua gloria partus_, dove Perdifiato entrò segnandosi.
+La Madonna, che gli era apparsa in sogno vestita di rosa e d'azzurro,
+stava ora seduta in una nicchia fra due colonne, tutta coperta di cuori
+d'argento, e non aveva quel vestito celeste, ma era tutta di marmo
+bianco, salvo il piede che era d'oro. Tante lampade pendevano intorno
+intorno alla nicchia e in ognuna brillava tremando una fiammellina.
+Contuttociò la nicchia era piena d'ombra. La Vergine aveva in capo una
+mitra d'oro altissima, e il Bambino, che ella teneva in piedi sulle
+ginocchia, aveva pure una mitra d'oro, ma un poco più piccola. Ma mentre
+il pargolo era tutto nudo, la mamma portava sul vestito di marmo una
+specie di corazza tutta scintillante d'oro e di gemme, e intorno al
+collo dieci file di perle d'ogni grandezza, e alle dita anelli che
+splendevano come fari. Perdifiato, prono dinnanzi a quell'immagine, la
+contemplava estatico, e si domandava perchè mai la Madonna, che aveva
+già tutti quei gioielli meravigliosi, avesse chiesto a lui, povero ladro
+di poca fortuna, la sola collana che in vita sua gli fosse riuscito
+rubare. Egli cercava una risposta a questa domanda e non la trovava.
+Finchè i suoi occhi non si posarono sopra quelle file di perle che
+cingevano il collo della Vergine, e allora credette di averla trovata,
+perchè veramente eran tutte collane di perle, e non ce n'era nemmeno una
+che avesse uno smeraldo. Allora Perdifiato si alzò lentamente, e senza
+staccare gli occhi dal volto della Madonna, la quale pareva seguire ogni
+suo atto con quelle sue pupille bianche, andò verso un frate che,
+pregando a testa bassa, teneva sulle ginocchia un piatto d'argento. Con
+un gesto umile, quasi vergognoso, egli trasse di tasca la collana dallo
+smeraldo, e, sospirando, la lasciò cadere tra le monete di rame di cui
+quel piatto era pieno. Il frate senza interrompere le sue preghiere
+assentì gravemente col capo, e disse con un po' più di voce: _Ave Maria
+gratia plena, domin... tec... benedi..._ E il resto si perdè in un
+bisbiglio.
+
+ *
+ * *
+
+Là, un giorno vuoto, ho riveduto io, per caso, la collana di Daria, la
+collana di Silvina. Essa ora appartiene al cielo: è di Dio. Sospesa al
+collo della Vergine, sembra risplendere d'una luce dolce e serena, senza
+sinistri riflessi. Nessun maligno fascino si sprigiona più dal suo verde
+lume. Ed io pensai, riconoscendola dalle sue maglie smaltate e dal
+colore della sua trasparenza, che anche Daria, se è morta come disse
+Soave, e Silvina che vive ancora, potranno forse un giorno purificarsi.
+
+
+
+
+PARTE QUINTA
+
+Luisa.
+
+
+
+
+I.
+
+
+Ho trentacinque anni. Sono invecchiato e stanco. Non ho più voglia di
+vivere. Se rileggo i miei scartafacci scritti dieci, quindici anni fa, e
+vedo come la vita mi sembrasse già allora disperata, e come poi abbia
+potuto vivere ancora altri dieci, quindici anni, ho un desiderio pazzo
+di aprire la finestra e di precipitarmi giù nella strada, per
+schiacciare questa mia testa contro il selciato e impedirle per sempre
+di ragionare. Io mi rivolto, con un'irascibilità nella quale riconosco
+pur troppo i segni della mia malattia e della mia precoce senilità, mi
+rivolto contro me stesso, perchè m'è intollerabile pensare, come risulta
+dalle pagine scritte per Daria e per Silvina, che io abbia potuto per
+lunghi anni considerarmi una vittima del destino e circondare di pietà
+gli atti più stolti della mia vita, e di tutte le cose avere un'opinione
+falsa e sbagliata, senza che la verità mi balenasse mai per un istante
+alla mente, quantunque pretendessi di penetrare il segreto delle cose e
+a tutte dare un significato. Se mi affaccio alla finestra, solo che
+abbassi gli occhi sul fondo della strada buia che s'inabissa fra le
+case, con quei lumicini, laggiù, languidi e opachi e quelle formiche
+nere che silenziosamente corrono sbucando dall'ombra per rintanarsi in
+altra ombra, la vertigine mi prende alla nuca e mi tira giù a precipizio
+nel vuoto. Basterebbe che mi abbandonassi. Ma invece, vile, e in
+perfetta contraddizione con quanto ho ideato poco fa, mi abbranco con
+tutte e due le mani alla ringhiera, e chiudo gli occhi per non vedere, e
+mi ritraggo spaurito, e ripiombo qui, dinnanzi a questo tavolo, dove
+m'attende e m'inchioda quel pensiero che vorrei uccidere per sempre in
+me.
+
+Il piccolo Isacco se ne è andato or ora. Mi ha lasciato qui, accanto, un
+modulo stampato che debbo riempire. Povero ragazzo! Non dimentica nulla,
+lui. Ora lo sento nella stanza vicina che si toglie le scarpe e le
+sbatte contro la porta. Sempre così, ogni sera. Luisa non poteva
+soffrire questi rumori che Isacco fa spogliandosi nella sua camera, e la
+sottigliezza della parete, che divide questa stanza dalla sua, fu sempre
+per lei cagione di grandi preoccupazioni, di profonda infelicità.
+Veramente sembra che Isacco sia ancora qui, accanto a me, e che si
+spogli in mia presenza, come se nulla ci dividesse, togliendoci l'uno
+alla vista dell'altro. Ora sento perfettamente che sospira, e dallo
+scricchiolio della sedia su cui è seduto (la sedia è accanto al letto)
+capisco che si sta sfilando le calzette di lana bianca, e forse il
+sospiro è dovuto ad un buco, che, nel cavarsi le scarpe, ha scoperto
+sulla punta o nel tallone. Durante la notte, lo sento che si rivolta nel
+letto, e poi percepisco il suo respiro pesante e calmo, quando si è
+addormentato. Spesso sogna, e allora chiama con voce lamentosa e lontana
+i nomi più strani, e fa lunghi dialoghi con qualche invisibile e
+misteriosa ombra.
+
+Faceva così anche prima quando c'era Luisa, e non esisteva nessuna
+intimità tra noi. E Luisa mi diceva:--Se noi sentiamo tutto, persino
+quando inghiottisce lo sputo, sente tutto anche lui. Che tormento! E non
+parlava che sottovoce, e non camminava che in punta di piedi. Oh! lo
+sapevo benissimo anch'io quanto lei. Quella stanza dove ora sta Isacco è
+stata prima la mia stanza. E Luisa abitava appunto questa stanza, quando
+io abitavo quella. Non l'avevo ancora mai veduta, e già, Luisa, la
+conoscevo intimamente. Che strano caso! La sua vita non aveva più
+segreti per il mio udito, quando ancora i miei occhi non si erano posati
+neppure una volta su lei. Tutto è proprio nato dalla trasparenza di
+questa maledetta parete.
+
+Mi ricordo come fosse ieri quando la vecchia Savina mi fece salire fino
+al sesto piano di questa casa immensa, e m'introdusse in quella stanza.
+Veramente non è una stanza. È il fondo di un corridoio, al quale la sua
+finestra dava luce prima che vi alzassero contro un tramezzo di legno e
+un uscio. Poi il corridoio rimase buio e Savina ebbe una stanza di più
+da appigionare. Ci sta appena appena il letto, che è di ferro sottile e
+nero, e a due passi, di lato, è appoggiato, contro l'altra parete, il
+cassettone, con sopra una specchiera rotta in più parti. Sotto la
+finestra si trova il lavabo pure di ferro, con un catino, una brocca e
+un secchio. In tutto non c'è che una sedia. Io sorrido se penso al senso
+di repulsione e di tristezza che ebbi, quindici anni or sono, entrando
+in quella povera camera di casa Sterpoli, che mi parve tanto inospitale,
+squallida e fredda, non appena v'ebbi posato il piede, da sentirmene il
+cuore piccino. Venivo da casa mia, dove tutte erano cose amiche, tutto
+era tepido e accostante, tutto bello e buono! Eppure quella, al
+confronto di questa, poteva considerarsi una reggia.
+
+Ma quando entrai per la prima volta dove Isacco dorme e russa, or sono
+sei mesi o poco più, non venivo da casa mia, non lasciavo nè il letto
+caldo e soffice, con le sue belle lenzuola profumate di spigonardo, che
+la mia buona mamma faceva ogni mattina con le sue mani, nè la grande
+poltrona imbottita sulla quale passavo ore ed ore rovesciato a sognare
+stupide e meravigliose fantasie. Come la mia buona casa era già lontana,
+perduta, dimenticata! Come tutto era finito molto prima d'allora! Dal
+giorno in cui, morta mia madre, Marta la seguì per quel cammino così
+silenzioso che neppure sotto i suoi grossi zoccoli levò un rumore (anche
+la sua vita tanto semplice finì misteriosamente come tutte le altre), e
+mia sorella Adalgisa si sposò con un giovane di Pra che se la portò
+piangente di là dai monti, e mia sorella Maria volle entrare in
+convento, sono passati pochi anni, ma eterni. Quale esperienza della
+vita, in questi anni! Poco dopo anche mio padre morì, ed io, venduta la
+casa, la cascina e il podere, me ne fuggii per non ritornare indietro
+mai più. Lo stambugio che allora Savina m'offriva per pochi soldi, gli
+ultimi, finiti i quali non ne avrei posseduti più, mi sembrò quanto di
+meglio il caso potesse offrire a un disgraziato mio pari.
+
+Nevicava. Con una voluttà disperata andai a schiacciare il viso contro i
+vetri della finestra, ficcai gli occhi in quella notte buia tutta
+punteggiata di bianco. Finalmente c'era qualche cosa fra me e il gelo
+dell'inverno, fra me e quelle tenebre odiose, fra il mio viso e il vento
+che turbinava veemente spazzando le strade tutte deserte e bianche! Io
+volevo volevo morire. Ma per quel ridicolo senso di pietà, per
+quell'assurdo amor di noi stessi che neppure l'idea della morte
+sopprime, come se importasse qualche cosa ciò che potrà accadere quando
+tutto sarà finito per noi, mi faceva orrore il pensiero di essere
+sepolto dalla neve ad un angolo di strada, e poi calpestato, e poi
+urtato e forse ferito dalle pale degli uomini che all'alba raschiano la
+neve dai marciapiedi per ammucchiarla in mezzo alla via, e forse anche
+morso e divorato dai cani. Tutta l'estate avevo passato le mie notti
+all'aperto, disteso ora su questa ora su quella banchina del parco. Le
+notti erano serene e tepide, e faceva quasi piacere passarle coricati
+all'aria libera, nella dolce frescura. Ma poi, sopravvenuto l'autunno,
+avevo dovuto cercare una casa, e tutte erano troppo ricche per me, che
+non avevo se non il mio modesto salario d'amanuense, appena appena per
+mangiare, e non più: non per avere anche una casa. E così era passato
+anche l'autunno. M'avevano ricoverato le arcate dei portici, certi
+anditi fetidi nel quartiere basso della città. Ormai da molte e molte
+notti non conoscevo un letto, non potevo distendermi e riscaldarmi sotto
+una coperta di lana, posare il capo sopra qualche cosa di soffice. Quel
+letto su cui Isacco ora sogna e sospira, io lo palpai come un innamorato
+tocca voluttuosamente la sua donna la prima volta che la può stringere
+nuda fra le braccia. Mi gettai lungo e disteso sul suo duro materasso di
+crine, e mi sembrò di affondare in una nuvola di bambage e di essere
+trasportato lontano, in alto, da un vento silenzioso e dolcissimo.
+
+
+
+
+II.
+
+
+Non ricordo se allora mi assopii, o se soltanto mi abbandonai a quella
+voluttà da povero diavolo, smarrendo in essa ogni altra sensazione
+esteriore, ogni mio pensiero. La notte doveva essere inoltrata molto,
+anzi non doveva essere molto lontana l'alba, quando mi parve di udire
+proprio al mio fianco, dietro il mio capo, un singhiozzo soffocato, come
+uno scoppio di pianto subitamente represso. Mi levai a sedere sul letto,
+annaspando nell'ombra. Trattenni il respiro per non turbare il silenzio
+che mi circondava da ogni lato, prossimo ed infinito. La stanza era
+buia, ma un pallido chiarore traspariva dalla finestra, tanto che vedevo
+i fiocchi di neve cader lenti lenti sparpagliandosi sul davanzale, e mi
+pareva ancora di salire, di salire in alto, non più rapito entro una
+nuvola, ma come se tutta quanta la casa volasse assunta in cielo. Non
+c'era nessuno nè accanto a me, nè dietro di me, tra il letto e la
+parete, tra la porta e il letto. Ma un altr'uomo stava nella stanza
+attigua, cioè in questa stanza, accanto a questo letto dove ogni notte
+ora mi corico disperatamente solo, e come me tratteneva il respiro
+aguzzando l'orecchio, cercando me nel silenzio, come io cercavo lui, e
+lo aspettavo in agguato. Ah! la pazienza gli venne meno troppo presto.
+Fu egli il primo a stancarsi.
+
+--Non piangere, disse quella voce irosa di uomo. Scoppia, se vuoi, ma
+non piangere... Qualcuno è venuto ad abitare di là... Te l'ho detto! Non
+piangere...
+
+Parlava di me.
+
+--Taci, taci, diceva sempre più cupa, sempre più minacciosa, quella
+voce; è un certo Paris. Mi conosce. Lo conosco. L'ho intravveduto quando
+era là con Savina. Ti dico che si metterà a urlare, se ti sente
+piangere. Vuoi che si desti tutta la casa? Vuoi che per farti tacere io
+ti strangoli?
+
+Queste parole furono pronunciate ancora con maggior violenza. Ma chi le
+pronunciò ebbe paura di aver forzata troppo la voce, e tacque. Chi era?
+Mi conosceva per nome? Aveva detto: Paris? Il suo accento mi riusciva
+nuovo. Certo, di giorno, con altra gente, quell'uomo doveva avere
+un'altra voce, un ben diverso accento. Intanto, nel silenzio, percepivo
+un singhiozzare fioco fioco, lontano, che pareva d'un fanciullo o d'una
+donna che piangesse con il capo avvolto in una coperta di lana o sepolto
+sotto un cuscino. Dopo questa breve pausa egli ricominciò a parlare
+sommessamente.
+
+--Tu devi persuaderti, disse, ed è inutile piangere. Se non ti
+persuaderai, una di queste notti avrai finito di piangere per sempre.
+Vedi tua madre? Lei non piange più...
+
+--Ma io non posso, te lo giuro, non posso, è più forte di me! gemette
+quella voce fioca, che era certamente d'una donna e d'una donna giovane
+(era la voce di Luisa).
+
+Allora il maschio si raddolcì.
+
+--Sciocca! E non vedi che piangere ti fa male, che diventi ogni giorno
+più brutta? disse in tono quasi pietoso, come per consolarla. Perchè?
+Perchè sprecarsi così? A che giova? Povera piccola, su, su, sii
+ragionevole... Questa vita non è poi mica una gran gioia neppure per te.
+Fra poco sarai vecchia... E allora?...
+
+Si interruppe.
+
+--Ma cosa vuoi fartene, le gridò improvvisamente ridivenuto rabbioso,
+scuotendola, (il letto scricchiolò tutto sotto le sue mani), di queste
+tue quattro ossa schifose? Di questa tua stupida verginità? Peuh! A chi
+vuoi darla? Chi vuoi che se la prenda? Che cosa credi di avere, tu, qui?
+
+Rovesciò una sedia.
+
+--Lasciami uscire! gridò a voce spiegata. Non ne posso più!
+
+La porta della stanza vicina sbatacchiò, dei passi attraversarono il
+corridoio in gran fretta, precipitarono giù per le scale e si spensero.
+
+Rimasta sola, la donna si alzò dal letto, corse all'uscio, lo chiuse a
+chiave. Poi mi parve che si gettasse nuovamente distesa contro i
+cuscini, e singhiozzando senza più freno implorò:--Mamma, mamma...
+
+Doveva esserci anche un cane, chiuso con lei in quella stanza, perchè
+alla sua invocazione rispose una specie di brontolio cupo, inarticolato,
+appunto come il brontolio di un cane. Era sua madre, la madre di Luisa.
+Era lei, la stessa che ora, se alzo gli occhi dal foglio su cui scrivo,
+vedo laggiù nell'angolo buio della stanza, affondata nella sua poltrona,
+dove sta sempre con il capo piegato sul petto come se fosse staccato dal
+corpo e pendesse appena trattenuto da un filo; e sgrana, fra le mani
+scheletrite, il rosario che sarà consumato prima della sua vita che non
+si consuma mai! Ma, allora, questo rantolo sommesso che esce senza posa
+dalle sue labbra morte, mi parve il brontolìo di un cane. Poi tutto
+ripiombò nel più profondo silenzio.
+
+Mi ricordo che poco dopo mi riassopii, richiudendo le palpebre sul
+biancore livido di quell'alba invernale, e che quando mi ridestai era
+giorno fatto, in piena mattina. Non nevicava più. Anzi c'era nel cielo
+grigio plumbeo una trasparenza diffusa, pallida e lontana, di luce
+gialla, solare. Quella luce poteva bene illuminare di speranze nuove un
+cuore meno distrutto del mio, meno buio. Ma io la contemplai senza
+provarne alcuna gioia, e neppure mi mossi per avvicinarmi a lei, alla
+finestra. Così, supino, stavo senza pensiero. Non mi sarei mosso più.
+Perchè avrei dovuto alzarmi? Non volevo più vedere nessuno, non parlare
+più. Non avevo più nulla da dire a nessuno. Non aspettavo, non
+desideravo più nulla. Mi sarei sentito meno solo in un deserto africano,
+in una landa artica. E sarei anche stato infinitamente felice. Ma un
+rumore nella stanza attigua, cioè in questa stanza, introdusse nel mio
+deserto, nella mia landa spopolata, almeno una persona viva alla quale
+non potei fare a meno di pensare. Chi era costei? Quella stessa che,
+nella notte, avevo udito singhiozzare e disperarsi, o un'altra? Una voce
+femminile, che non riconobbi, che mi parve di non aver udito mai, si
+mise a bisbigliare. Non distinguevo le parole, ma mi pareva che fosse
+una preghiera. Allora mi levai a sedere sul letto, e appoggiai
+l'orecchio alla parete. Poi non seppi resistere e bussai tre colpi. La
+voce tacque.
+
+Io domandai sommessamente:
+
+--Chi siete?
+
+Non rispose.
+
+--Chi era, domandai ancora, a voce ancora più bassa, questa notte, qui,
+che piangeva?
+
+E soggiunsi:
+
+--Eravate voi?
+
+Ma neppure allora rispose, ed io mi lasciai ricadere sul letto.
+
+Da quel momento, appunto, Luisa incominciò a camminare in punta di
+piedi: abitudine che non abbandonò più, da allora in poi. Se non avessi
+udito il fruscio delle sue sottane, lo stropiccìo dei suoi abiti contro
+i mobili, mi sarebbe sembrato che ella non si movesse più, o che la
+stanza fosse vuota. Faceva meno rumore d'uno che cammini sopra il più
+morbido dei tappeti, anzichè sopra un orribile impiantito di mattoni
+rotti e sconnessi come questi: e pareva scalza, o un'ombra che
+trasvolasse sospesa da terra. Allora mi ricordai, per una strana
+coincidenza di idee, delle pantofole che Pietro Suavis portava sempre in
+ufficio per potersi avvicinare silenziosamente ad ognuno di noi e
+sorprenderci in ogni momento del nostro lavoro. Egli si alzava dal suo
+banco, che era nascosto da un paravento a destra dell'uscio, e,
+attraversata a piccoli passi l'ampia stanza, si veniva a mettere pian
+piano dietro le spalle ora dell'uno ora dell'altro. E quando, vedendo
+con la coda dell'occhio la sua ombra lunga e nera apparire da un lato,
+ci buttavamo giù col naso sui registri, egli con un colpo di tosse
+rivelava la sua presenza e a piccoli passi silenziosi si allontanava.
+
+Che cosa gli poteva importare, in fin dei conti, se qualcuno
+interrompeva il proprio lavoro per dare un'occhiata al giornale o per
+scrivere una lettera di condoglianze alla vedova d'un amico? Ci pagava
+forse lui, di tasca propria, il magro stipendio d'ogni mese, grazie al
+quale nessuno di noi poteva, come invece avrebbe desiderato, morire
+liberamente di fame? L'anima triste di tutte le amministrazioni era
+racchiusa in quelle sue maledette pantofole.
+
+Improvvisamente mi rovesciai di dosso le coperte e mi buttai con un
+salto dal letto. Quel giorno era appunto l'8 dicembre. Me ne ero
+dimenticato, come se quel giorno non dovesse più esistere nel
+calendario. Ma invece, eccolo: era proprio lui. Io avevo un impegno
+d'onore per quel giorno, e me ne ero dimenticato. No. Non poteva
+assolutamente scegliere l'8 dicembre per dire addio al mondo, per
+rompere ogni mio rapporto con il prossimo. Come spesso una cosa da
+niente muta il corso d'un'intera esistenza! Più che in fretta tuffai il
+viso nel catino di acqua ghiaccia, m'asciugai in un lembo del lenzuolo
+e, infilato il mio vecchio soprabito, mi lanciai di corsa giù per le
+scale. Urtai alcuni signori vestiti di nero e in tuba che salivano
+lentamente, uno dietro l'altro. Nemmeno mi scusai. Anche per la strada
+continuai a correre, perchè tutti gli orologi che incontravo ogni tanto
+sui cantoni mi dicevano quanto fossi in ritardo. Infatti Esposito mi
+aspettava camminando nervosamente su e giù nel cortile, e quando mi vide
+giungere trafelato, ansimante, mi venne incontro a braccia aperte e mi
+strinse a sè come se temesse che gli potessi sfuggire.
+
+--Incominciavo a disperare, amico mio! mi disse tutto d'un fiato. Ma,
+Dio grazia, sei venuto! Tutto è in ordine. Tutti i registri pronti sul
+mio tavolo. Non hai da fare altro che sederti al mio posto. Addio,
+addio! Ora debbo scappare! Certamente Lisa m'aspetta... (Alvisa?
+Adalgisa? il nome che egli pronunziò mi sfuggì proprio in quel momento).
+Ti ho detto tutto? La chiave del cassetto di destra è nel cassetto di
+sinistra. Per il resto rivolgiti a Pròchipo...
+
+Si staccò da me ed infilò l'androne. Prima di svoltare, mi gridò:
+
+--Non temere: dopodomani sarò puntuale come un orologio!
+
+Salii lentamente i primi gradini. Sudavo per la corsa che avevo fatto, e
+dovetti più volte asciugarmi la fronte con la manica del soprabito.
+Pensavo:--Come un orologio! Come se tutti gli orologi fossero puntuali!
+Veramente quella grande scalea, a gradini larghi e bassi di mattoni
+consumati sui bordi, tutti buche e frane, sembrava che salisse lungo il
+dosso d'un monte, e che per quella via fossero passate moltitudini
+innumerabili, moltitudini di piote umane. Forse per ciò lo chiamavano
+_Monte di Pietà_, poichè quello era il monte e la pietà ce la portavano
+con le loro miserie tutti i poveri diavoli che da infinite generazioni
+salivano quella scala. Quando entrai negli uffici, vi fu un movimento di
+stupore tra i miei colleghi. La sera innanzi avevo detto addio a tutti.
+
+--Vi lascio: da domani non verrò più. Ho deciso di abbandonare l'impiego
+e di ritirarmi a vivere per conto mio. Vivere? Che vita sarà poi la mia?
+Ma non importa. Meglio morire di fame che vivere a questi lavori
+forzati.
+
+--Beato te, avevano risposto. Ma che morire di fame! Avrai trovato di
+meglio. Già lo sapevamo che qui non saresti rimasto. Hai dei poderi, tu.
+Te ne ritorni in campagna...
+
+--Oh! oh! i poderi! avevo soggiunto. Bei poderi davvero! Finì il tempo
+dei poderi. Ma me ne vado lo stesso. Fortuna a voi, amici cari. Buone
+cose.
+
+Allora dissi a mia giustificazione:
+
+--Debbo sostituire ancora Esposito per due giorni. Me ne ero
+dimenticato.
+
+
+
+
+III.
+
+
+Mi sedetti al tavolo di Esposito. C'erano sopra tanti registri aperti
+l'uno sull'altro, con tante polizze appuntate con uno spillo al bordo
+d'ogni pagina. Ma non osavo toccare quei registri, non potevo toccarli.
+Avevo detto addio a tutte quelle orribili e stupide cose, e a
+ritrovarmele dinnanzi ne soffrivo come d'una nausea. Occupavo la sedia
+di Esposito. Questo era il mio stretto dovere: provare, sedendo a quel
+posto, che Esposito era presente. Certamente se avessi voluto aprire il
+cassetto di destra avrei dovuto cercarne la chiave nel cassetto di
+sinistra. Ma non sentivo nessuna necessità di aprire il cassetto di
+destra. Anzi non avrei adoperata mai quella chiave. Credevo d'essermi
+liberato per sempre da quella lurida stanza, di avere risoluto
+definitivamente il problema, da vent'anni sospeso, della mia esistenza
+sbagliata. Ora invece mi toccava riannodare quel filo: provvisoriamente,
+ma dovevo riannodarlo per forza. Eppure non potevo rimanere così
+immobile senza far nulla. Bisognava fingere di lavorare. Ma in che modo
+ingannare il tempo? Come occupare la lentezza e la noia di tante ore
+inutili? Già incominciavo a sbadigliare. Intorno a me non c'era nulla di
+nuovo. Allora, quasi involontariamente, aprii il cassetto di sinistra
+della scrivania di Esposito, e vidi subito, posata da un lato, la chiave
+del cassetto di destra. Il cassetto di destra era chiuso. Ma quella
+chiave era fatta appunto per aprirlo. All'infuori di quella chiave, quel
+cassetto non mostrava alcuna particolarità interessante. Era mezzo
+vuoto, e non vi si vedeva che un mucchietto di carta bianca, un
+asciugamani ed uno specchio. Forse l'altro, quello di destra, avrebbe
+offerto alla mia oziosa curiosità pretesti di svago meno limitati e
+soliti. All'uomo la tentazione d'Eva si presenta a volte sotto forma di
+serpente o di pomo, tal altra sotto forma di demonio, e può persino, sè
+vuole, assumere il modesto aspetto di un cassetto chiuso. In certi casi
+si chiama «sete della conoscenza», in altri semplicemente curiosità. Ma
+la causa in ogni circostanza, fu sempre la stessa per tutti: ozio e noia
+da illudere in qualche modo, sia che si tratti di aspettare la fine di
+un orario d'ufficio, sia che si tratti addirittura di aspettare la
+morte. Io dunque aprii il cassetto di destra. Sollevati tre o quattro
+libri di contabilità, con mia grande soddisfazione lo trovai pieno fino
+all'orlo di carte manoscritte, lettere dalle buste d'ogni colore, e
+sopra tutto posata una fotografia.
+
+Era, naturalmente, una fotografia di donna: una donna giovane che
+guardava con profonda malinconia l'orologio appeso in mezzo alla parete,
+sopra gli scaffali. L'orologio (lo guardai anch'io istintivamente)
+segnava le 11. Senza dubbio mi trovavo dinnanzi alla donna di cui mi
+aveva parlato Esposito nel dirmi addio, forse la causa unica e sola del
+sacrificio che io stavo appunto compiendo, seduto a quel tavolo. Come in
+tutte le fotografie, così anche in quella lo sguardo era d'una stranezza
+ridicola e nello stesso tempo sconcertante. Ce ne sono che non vi
+tolgono mai le pupille di dosso, e comunque le rivoltiate, vi fissano
+con un'insistenza così sfacciata e odiosa che vi vien voglia di forare i
+loro occhi con uno spillo. Altre, non si sa per quale legge misteriosa,
+guardano nel medesimo tempo chi sta loro dinnanzi, e tutte le altre cose
+o persone che stanno intorno, siano esse vicine o distanti. Queste si ha
+voglia di schiaffeggiarle, per indurle a fermare sopra un punto solo la
+loro attenzione. La fotografia di quella signora, o signorina, guardava
+l'orologio. Era senza dubbio una stranezza come tutte le altre, dovuta
+al caso. Ma a me venne fatto di pensare che ella attendesse con una
+certa apprensione lo scoccare di quell'ora in cui Esposito le aveva
+promesso che sarebbe corso da lei, la mattina di quel, per me,
+malaugurato giorno.--Datti, datti pace, le dissi allora con acida
+ironia; se non è arrivato ancora, arriverà fra poco. Eccomi qua: io ne
+so qualche cosa... E, veramente, avrei voluto per dispetto farla in
+quattro pezzi. Ma pensai con raccapriccio che, divisi l'uno dall'altro,
+uno qua e l'altro là, quei suoi occhi avrebbero continuato ognuno per
+proprio conto a guardare l'orologio. Così accade delle code delle
+lucertole, che tagliate dal corpo, continuano ad attorcigliarsi come se
+nulla fosse accaduto. E poi, per l'appunto, quella signora non aveva di
+bello che gli occhi. Erano due grandi e malinconici occhi neri, in un
+viso piccino piccino, patito e aguzzo, con un nasino appena disegnato e
+una bocca dalle labbra sottili sottili, una bocca insignificante.
+Neppure i suoi capelli, la sua pettinatura, l'espressione del suo volto
+avevano nulla di straordinario, e nemmeno nulla di notevole. Erano tutte
+cose comuni. La prima impressione che la contemplazione di
+quell'immagine poteva suscitare in un uomo era un senso di indifferenza.
+Subito dopo, un senso di pietà. Somigliava proprio in tutto a quei
+ritratti che si vedono stampati sui giornali, nelle cronache dei delitti
+più tristi ed oscuri, sotto cui è scritto sempre e semplicemente: _La
+vittima_; e basta un'occhiata per pensare:--Poverina! Aveva il suo
+destino scritto in fronte! Così era lei, la donna di Esposito.
+Innamorata, fidanzata, amante? Chi poteva dirlo? Forse le lettere
+accumulate in quel cassetto, sulle cui buste si leggeva il nome di
+Esposito ripetuto infinite volte, in una minuta calligrafia femminile
+tutta uguale. Ne sfoderai alcune. Tutte erano firmate: Armida, fuorchè
+una, della stessa persona, che era firmata Adì. Era lei! Mi parve che
+nella sua confusione di parole, al momento di lasciarmi, Esposito avesse
+pronunciato proprio quel nome.
+
+Le lettere di Armida ad Esposito erano cinquanta o sessanta in tutto,
+ordinate cronologicamente. Ne trovai di quattro, di otto, di dodici e
+alcune perfino di ventiquattro pagine fitte. Le ore della mattina mi
+bastarono appena per leggerne meno della metà. Ma quando le ebbi lette,
+ed anche prima di arrivare in fondo, sapevo perfettamente che cosa
+pensare di Armida, molto più che se l'avessi conosciuta da vent'anni. Il
+ritratto di Armida che dall'insieme delle sue lettere ad Esposito
+balzava fuori intiero e vivo, non corrispondeva affatto a quello che
+m'ero figurato poche ore prima nel contemplare la sua immagine. In
+verità se fra i due c'era una vittima, per quanto vittima fortunata,
+questa andava identificata in Esposito. Armida doveva essere una
+creatura ardente e appassionata, una di quelle donne che, amando un uomo
+sino alla follia, lo distruggono. E il suo viso che non esprimeva che
+malinconia, dolcezza e rassegnazione! Si erano incontrati alcune
+settimane prima, ai giardini pubblici. Esposito si era impadronito
+dell'anima sua con un solo sguardo. «Tu mi hai affascinata come il
+serpente. Avevi quel giorno negli occhi una luce diabolica. Mi seguivi
+senza parlare, e mi pareva che strisciassi ai miei piedi.
+Pensavo:--Ecco, ora mi avvolgerà in una spirale di fuoco. Sarò sua, sarò
+sua! E tu, con il fiore all'occhiello, che forse un'altra donna ti aveva
+dato, ti pavoneggiavi specchiandoti in tutti i vetri delle botteghe, e
+cercavi, con lo stesso sguardo infiammato, di affascinare tutte le
+altre. Da quel primo istante ho giurato a me stessa:--Sarà mio, ma
+soltanto mio! Non sarà di nessuna altra, all'infuori di me! Mi avrà, ma
+a prezzo della sua vita! Non dimenticarti questo giuramento, Esposito,
+non lo scordare giammai!» Armida aveva un marito. Era descritto così:
+«L'ho amato veramente un giorno, quando gli feci dono della mia
+innocenza di fanciulla, e lasciai che cogliesse con le sue mani il fiore
+dei fiori? Ah! Esposito: se oggi le guardo, quelle sue mani tutte
+coperte di peli neri ed ispidi, (e vedo invece con gli occhi dell'anima
+le tue piccole mani affusolate, le tue mani bianche e morbide che
+m'accarezzano con tanta dolcezza, e sono le mani _di un vero signore_),
+e dalle sue mani risalgo alla sua faccia, in cui non c'è neppure un
+tratto che non sia volgare, col doppio mento, gli occhi stanchi e
+lividi, la fronte calva, e poi abbraccio con un solo sguardo la sua
+persona goffa, i suoi abiti trascurati, le sue cravatte di pessimo
+gusto, debbo confessare a me stessa che mi sono ingannata, e che non ho
+mai amato quest'uomo! Eppure, perchè nascondertelo, mio caro Esposito?
+Per tanti anni ho creduto di amarlo. Mi sono data a lui ciecamente. È la
+vera parola, poichè lo vedo ora per la prima volta nella sua ripugnante
+realtà». Ed io pensavo alla delusione di quella sciagurata Armida il
+giorno in cui avrebbe finalmente veduto in tutta la sua realtà anche
+Esposito. Ma Esposito doveva conoscere, in modo che io stesso non avrei
+mai sospettato in lui, l'arte di conquistare il cuore di una donna e di
+tenerlo soggiogato, in perenne stato febbrile. «Da due giorni sei mutato
+con me, Esposito, diceva un'altra lettera: non sei più lo stesso. Usi
+strani modi, rimani per lungo tempo distratto e taciturno, quando,
+risvegliati i sensi nei tuoi abbracci che mi spremono dalle vene più
+nascoste fin l'ultima goccia di sangue, più che mai avrei sete di te. Tu
+ami un'altra, Esposito! Sei già stanco della tua Armida! Mostra a costei
+il segno che i miei denti ti hanno lasciato sulla gota. Dille che quello
+è il marchio di Armida. Mostrale quella ciocca bruna che porti nella
+doppia scatola del tuo orologio, e dille:--Questi li ho colti nei
+giardini di Armida!» Ella trovava una sublime felicità in questo
+convulso e sanguinoso amore. «Sono felice! Più ti vedo debole, affranto,
+più m'inorgoglisco, più godo, più ti amo, Esposito! Dico a me
+stessa:--L'amor mio lo ha vinto così. Tutto ciò che in lui sfiorisce,
+fiorisce in me. Tutto ciò che vien meno alla sua vita, si trasfonde
+nella mia. Il mio corpo racchiude la miglior parte del suo!»
+
+Nel pomeriggio continuai la mia lettura. Che cos'è di spaventoso
+l'intimità di due amanti! Io domandavo ad ogni passo:--Dio mio, dove
+andranno a finire? E mi pareva di vedere un incendio divampare e
+crescere sempre più intorno a quei due, e i loro corpi arroventati
+dibattersi come in un rogo. Infine, secondo le mie previsioni, scoppiò
+la catastrofe. Una lettera in data 4 dicembre, scritta con una
+calligrafia disordinata, a stento riconoscibile, diceva testualmente
+così: «Amore, è finita, è finita! Egli sa tutto. Ha trovato tue lettere.
+Minaccia di uccidermi. Come sarei felice, amore, di morire per te! Ma
+invece di uccidermi, ti cerca da ieri in lungo e in largo per la città.
+Nasconditi e attendi notizie. Tua per la vita». Questa lettera era
+firmata Adì. Due giorni dopo Esposito riceveva un ultimo biglietto
+scritto a lapis, sopra una pagina strappata a un quaderno: «Amor mio,
+diceva quel biglietto, non mi è più possibile sopportare questa pena.
+Egli mi impone di partire con lui, per strapparmi per sempre al mio
+amore. Esposito, Esposito! Sento la tua voce che m'invoca. Senti tu la
+mia? È scoccata l'ora tanto sospirata, in cui una bella morte ci
+strapperà alle angustie di questa vita per trasportarci in un eterno
+nirvana... Dopo domani, alle nove in punto, ti aspetterò all'angolo
+della cattedrale. Porta con te molti fiori... Tua oltre la vita.
+Armida». Quando lessi queste parole definitive erano le sette di sera.
+Ahimè! Le nove di quello sciagurato giorno erano passate da un pezzo!
+Rimasi come inebetito a guardare l'ultima lettera che, tremando,
+stringevo fra le mani. Avrei voluto alzarmi, chiamare i miei compagni,
+farli partecipi della mia macabra scoperta. Ma mi sentii incapace di
+muovere un gesto, di pronunziare una sola parola. E quando il sudor
+freddo e il tremito di quei primi momenti di commozione furono passati,
+mormorai con un profondo sospiro: _Consumatum est_. Senza avere neppure
+il coraggio di posare un ultimo sguardo sul ritratto della povera
+Armida, richiusi in fretta le lettere nel cassetto dal quale le avevo
+tolte. Che fare? Era tardi ormai. Troppo tardi. Immaginavo quella
+creatura così esile, delicata, fragile, che sotto apparenze tanto
+insignificanti racchiudeva invece così violenti umori, un'anima di
+leonessa, una natura felina, giacere immobile accanto ad Esposito,
+stretta a lui in un supremo amplesso. Ora la vedevo coricata sopra un
+letto, con i capelli sciolti, il suo corpo mingherlino appena velato
+dalla camicia, la mano nella mano di Esposito, che era invece vestito da
+capo a piedi, e sempre con il suo colletto lucido, inamidato. Pareva che
+l'uno e l'altra dormissero un soave sonno. Ora invece m'appariva
+rovesciata in un lago di sangue, ai piedi dei bastioni, il viso nella
+polvere, i polpacci scoperti con calze di grosso filo nero, e Esposito
+bocconi accanto a lei, con le braccia distese verso il suo corpo, come
+in un disperato desiderio di abbraccio. Un pensiero che mi fece
+sorridere fu questo: che Esposito si fosse preoccupato, in simili
+circostanze, di lasciare a me la consegna del suo lavoro d'ufficio.
+Nobile anima di burocrate, austero senso del dovere, che non avevo mai
+sospettato in lui! Eppure, infine, egli avrebbe potuto dire d'essere
+stato amato, veramente, perdutamente amato; d'un amore che aveva qualche
+cosa di anormale, di crudele, di inumano; una vera follia d'amore, un
+vortice, un vulcano d'amore; ma amore, amore e morte, come nelle più
+sublimi leggende. Forse era stato felice più di qualsiasi altro uomo, ed
+ora certamente era il più felice di tutti. Più felice di me, che non
+vedevo ormai altra felicità se non in quel nulla nel quale egli si era
+inabissato. Ma non solo! Non disperatamente solo, come me! Con Armida
+sua! Con la sua terrestre, umana, inebbriante felicità d'amore...
+
+Riposi nel cassetto di sinistra la chiave con la quale avevo aperto
+quello di destra e, a capo chino, senza salutare nessuno, mi allontanai.
+
+
+
+
+IV.
+
+
+Ormai non sarei più tornato indietro. Veramente mi sarebbe riuscito
+impossibile sostituire, ora, Esposito. Avrei dovuto sostituirlo per
+tutta la vita. La mia presenza a quel tavolo, dinnanzi a quei registri,
+diveniva ormai superflua. Ero nuovamente libero e padrone di me. Appena
+giunto all'angolo della strada, comprai un giornale, e cercai nella
+pagina della cronaca il ritratto di Esposito. Non c'era. C'era però,
+sotto un titolo molto tragico, la notizia che cercavo. Per quanto vi
+fossi preparato, non potei leggerla senza un brivido di terrore. Nel
+fiume, che era in piena, la barca degli asfittici aveva pescato due
+cadaveri d'una donna e d'un uomo, ancora giovani. Essi erano allacciati
+l'uno all'altra da una lunga sciarpa di seta, i loro due corpi legati in
+un abbraccio che neppure la morte e la corrente vorticosa avevano potuto
+sciogliere. Così avevano voluto insieme abbandonare la vita, e uniti
+lasciarsi trasportare nel buio! Nessuno dei due aveva addosso nulla che
+potesse servire ad identificarlo. Ma i loro connotati corrispondevano
+perfettamente a quelli di Esposito e di Armida, secondo la fotografia di
+lei che io conoscevo. Mi stupì molto di non aver pensato al fiume, forse
+perchè quei fiori, che Armida invocava nell'ultima sua lettera ad
+Esposito, avevano suscitato dinnanzi ai miei occhi l'immagine di altre
+morti. Non avevo pensato che Armida potesse morire come Ofelia, tra
+fiori galleggianti sull'acqua. Ma infine quella era una morte come tutte
+le altre. Con un sospiro ripiegai tristemente il giornale che avevo
+letto alla luce d'una bottega di parrucchiere, e ripresi lento il mio
+cammino. Veramente tutto era finito. Forse qualcuno, alla morgue, aveva
+già riconosciuto in quei due annegati d'amore Esposito e Armida.
+All'indomani sarebbero andati a frugare nei cassetti di quel tavolo, e
+il mistero del loro suicidio non sarebbe stato più un mistero per
+nessuno.
+
+Assorto in questi pensieri non m'accorsi neppure d'entrare nell'androne
+semibuio di casa mia e di salire le scale che dovevano condurmi al mio
+sgabuzzino. Ma mentre stavo per mettere il piede sull'ultimo ballatoio,
+un uomo sbucò in gran fretta dall'ombra e mi urtò con tanta violetta che
+per poco non mi fece cadere.
+
+--Signore! gridai voltandomi. E mi fermai meravigliato. Dinnanzi a me
+stava ritto Esposito. Era lui, non c'era dubbio: lui in carne ed ossa,
+non il suo fantasma. Le ombre hanno volti sereni, impietriti, di statue
+indifferenti e impassibili. Il volto di Esposito era invece sconvolto e
+trasudato: esprimeva una profonda e dolorosa ansia.
+
+--Lasciami andare! esclamò soffocato, allontanando la mano con la quale
+istintivamente gli avevo afferrato il braccio. Tu non immagini nemmeno!
+Mia sorella Luisa... Capisci? Scomparsa!... Non si trova più!
+
+--Tua sorella? domandai. Tua sorella? (e pensavo:--Ha dunque una
+sorella, Esposito?) E in che modo? In che modo è scomparsa?
+
+--Ah! gemette Esposito, stringendosi la fronte con le mani, storia
+lunga, caro mio! Sembrò subitamente preso da un profondo sconforto, si
+appoggiò alla ringhiera, abbandonò le braccia, piegò il capo sul
+petto.--Tutto era pronto, cominciò a raccontare vagando qua e là con lo
+sguardo smarrito, gli invitati erano tutti qui, chi nel corridoio, chi
+sulle scale, alcuni aspettavano giù, in cortile, e persino nelle
+carrozze, sulla strada. Mia madre, lo sai, è ebete... Poverina! Ma Luisa
+era già vestita, tutto era in ordine. Me lo hanno detto. Io... io giunsi
+tardi... Ah! Ah! esclamò guardandomi improvvisamente con odio e
+stendendo il pugno contro di me, tu sei la causa di tutto! Se non ti
+fossi fatto tanto aspettare, io sarei stato qui in tempo, stamane, per
+scongiurare questa maledizione! Ma tu, tu, che importa a te tutto
+questo? Arriva lo sposo, con i suoi amici, si degna di salire tutte le
+scale, fin quassù, quantunque soffra gravemente di cuore. Domanda di
+Luisa. Gli dicono:--È con sua madre, in camera, già pronta... Chiamate
+la sposa! dicono. Esse, mia madre e mia sorella, abitano qui. Io ho
+un'altra casa per conto mio. Ma sono io che pago anche questa. Bussano.
+Nessuno risponde. Aprono. C'è mia madre seduta nella sua poltrona. Luisa
+non c'è più. Dove sarà? La chiamano, la cercano, interrogano mia madre
+che non sa, non vede, non sente nulla; corrono da tutti i vicini...
+Luisa non si trova. È scomparsa! Quando sono arrivato io, lo sposo se ne
+era già andato... Molti se ne erano andati... Allora anch'io mi sono
+messo a cercarla, e l'ho cercata tutto il giorno, ma non l'ho trovata...
+
+Esposito si raddrizzò, alzò gli occhi al cielo, si torse le mani
+disperatamente.--Dove sarà? gridò furioso. Dove sarà? E si precipitò giù
+per le scale di corsa, prima che io avessi il tempo di pronunciare una
+parola.
+
+Lo seguii con lo sguardo, affacciandomi alla tromba delle scale, finchè
+non lo vidi scomparire. Poi guardai perplesso in me stesso. Infinita
+ridicolaggine della vita! Quello era Esposito. Era quel medesimo,
+identico Esposito che avevo creduto morto, e ripescato dal fiume, e
+coricato sul freddo tavolo di marmo della morgue accanto ad Armida.
+Forse neppure Armida era mai esistita, e quell'epistolario era tutto
+falso, tutta un'invenzione di Esposito. Forse erano lettere che scriveva
+lui a sè stesso! Dove non ci conducono le disillusioni? Io non dovevo
+credere più a nulla, nemmeno all'evidenza dei miei poveri occhi di
+idiota! Maledissi Esposito e me stesso, e, saliti gli ultimi gradini,
+entrai nel mio sgabuzzino e mi rinchiusi a doppio giro di chiave.
+
+Finalmente c'ero: nulla mi avrebbe più smosso di là. Finalmente ero
+solo, isolato, difeso da quei muri e da quella porta. Anche quella
+stupida giornata era passata per sempre. Non avevo altro da fare che
+riprendere la mia vita dal punto in cui l'avevo lasciata la mattina,
+quando il ricordo della promessa fatta ad Esposito m'aveva stupidamente
+strappato al mio dolce nulla verso il quale già stavo scivolando
+dolcemente beato. Il letto era là, ancora sfatto, come quando la mattina
+m'ero alzato rovesciandone le coperte. Pareva che m'aspettasse. Bastava
+infilarsi di nuovo là sotto, e richiudere le coltri, come se nulla fosse
+avvenuto. Mi spogliai lento, ripensando alle stranezze del caso.
+Esposito... La sorella di Esposito, Luisa, e sua madre, che abitavano
+sotto lo stesso mio tetto, allo stesso piano di casa, forse proprio in
+quella stanza attigua alla mia... Ed io non ne sapevo nulla, io che
+stavo tutto il giorno con lui: nè che Esposito avesse una madre e una
+sorella, nè che il caso mi avesse condotto ad abitare proprio accanto a
+loro! Forse quella voce che durante la notte avevo udito lamentarsi e
+piangere era la voce di Luisa... E la voce di quell'uomo, ah! sì, ora la
+riconoscevo, quella voce aspra, minacciosa, era la sua voce, la voce di
+Esposito! Ora vedevo tutto chiaro. Luisa si rifiutava di sposare quel
+signore che le avevano scelto per marito... Ed Esposito la minacciava.
+Volevano disfarsi di lei, costringendola a quel matrimonio che le
+ripugnava... Forse la volevano vendere. Per ciò era fuggita... Era
+fuggita... Dove? Dove era fuggita? Dove poteva fuggire una povera
+ragazza sola, in quella città così grande? Forse il fiume in piena, nel
+quale nè Esposito nè Armida avevano mai pensato di gettarsi, portava ora
+il fragile corpo di Luisa verso un nascondiglio dove nessuno l'avrebbe
+più ritrovato. Luisa... E Armida? Che cosa era avvenuto di lei?
+
+Ah! Eppure è bello non soffrire più per nessuna ragione, per nessuno.
+Stendersi in un letto, riposare le ossa indolenzite, pensare al sonno
+che verrà, al tepore che a poco a poco ti avvolgerà tutto come in una
+nuvola, e considerare tutte le cose come se fossero infinitamente
+lontane, e indifferenti, ed estranee. Dire: che importa a me? Se piove,
+se tuona, se crollano le montagne intere, se bruciano centinaia di case,
+se gli uomini si scannano sotto le mie finestre, che importa a me di
+tutte queste catastrofi? Sono qui coricato, dove nessuno mi vede, dove
+nessuno mi sente, tutto rattrappito sotto le mie coperte che a poco a
+poco si scaldano e fra poco mi scalderanno, e sappiate voi tutti, e voi,
+tutte le cose, sappiate che mi sono separato per sempre da voi, siete
+tutti morti, tutte morte per me, o tutte vive, poichè infine m'è uguale
+che siate vive o morte; la vostra prosperità o la vostra disgrazia, il
+vostro bene o il vostro male, mi sono uguali, ed io non vi voglio in
+verità nè male nè bene. Io solo esisto. Padrone di non esistere più
+quando me ne sia stancato. E basta.
+
+Così mi stringevo intorno al corpo infreddolito le coperte ancora
+fredde, e non avevo alcun pensiero dell'avvenire. La fine sarebbe venuta
+da sè. Non avrei avuto che da aspettarla. Mi faceva piacere di essere
+così coricato, solo e senza preoccupazioni o doveri, con quel freddo di
+coperte intorno alla carne che mi dava più vivo il senso d'essere
+disteso in un letto, solo, senza una necessità al mondo di vivere
+altrimenti che così, coricato, immobile, abbandonato al mio peso... E a
+poco a poco le palpebre mi si chiusero sul fioco e instabile lume della
+candela, e mi trovai trasportato in quella soffice nube che dolcemente
+si cullava al soffio di un vento di paradiso. Allora, quando chiusi gli
+occhi, ebbi la prima sensazione del silenzio, sentii il silenzio che mi
+circondava, e fu appunto il soffio di un respiro umano, un rumore appena
+percettibile, che me lo fece sentire. Era, quel respiro, come un filo di
+luce, un'incrinatura di luce, in una tenebra profonda, smisurata,
+immobile. Sembrava che qualcuno fosse coricato al mio fianco, con il
+capo appoggiato accanto al mio sul guanciale, e che con le labbra
+semichiuse respirasse lento e uguale nel mio orecchio. Certamente era
+ancora quella maledetta parete che turbava la mia solitudine e
+m'imponeva la presenza di altra gente, introducendola nella mia stanza
+dove mi credevo bene isolato, ben chiuso.
+
+Cacciai la testa sotto le coltri, già nuovamente distolto dalla mia
+felicità, dal mio abbandono: già costretto di nuovo a pensare, a
+ragionare, ad agire. Come era dunque possibile? Una parete che non
+teneva lontano nemmeno il respiro degli altri? Di che cosa era fatta
+quella maledetta parete? Di carta? Di un velo? Mi alzai a sedere,
+rovesciai le coperte, mi guardai intorno smarrito. Ma abbassando gli
+occhi vidi d'un tratto qualche cosa di nero luccicare per terra, che
+sbucava di sotto il letto, e non aveva alcuna forma precisa. Allungai
+una mano e toccai una cosa dura che mi sembrò la punta d'uno scarpino.
+Mi buttai col capo in giù, e vidi che sotto il mio letto, tutta
+raggomitolata, c'era una donna.
+
+Allora mi rivestii, sospirando, e m'inginocchiai, e le parlai
+dolcemente, le dissi:
+
+--Che cosa volete fare? Passare tutta la vostra vita sotto il mio letto?
+Andiamo: via! Siate ragionevole... Esposito non tornerà subito. Non
+avete un amico nel mondo, al quale chiedere aiuto e ospitalità per
+questa notte? Se volete, vi accompagno... Vi conduco io... Se
+incontriamo Esposito, io vi nascondo, io vi difenderò... Ormai il peggio
+è passato, Luisa... Vedete? Conosco anche il vostro nome. Ma intanto non
+piangete, Luisa... E fatevi almeno vedere...
+
+Stesi una mano sotto il letto e trovai una sua mano. La strinsi e cercai
+di trarla a me con forza. Ella resistette un poco, poi si lasciò
+trascinare. Sbucò prima il braccio, poi la spalla, poi la testa con i
+capelli tutti arruffati che le coprivano il viso, poi tutto il resto. E
+rimase così accasciata accanto a me, con la faccia nascosta fra le mani.
+
+--Dunque, soggiunsi, ditemi: che cosa debbo fare per voi, ora, Luisa?...
+
+Luisa rimase qualche minuto immobile. Soltanto quando le toccai
+bruscamente una spalla per indurla a parlare, incominciò a sciogliere
+adagio adagio il nodo delle mani che s'era stretto sul viso. Sollevò il
+capo, agitandolo in un segno di sconsolato diniego, come per dire:--Che
+so, che so, io?--e allora vidi improvvisamente con infinito stupore
+dinnanzi a me il volto stralunato di Armida. Mi alzai di scatto. Non
+c'era dubbio! Quella era Armida. Quantunque la sua faccia fosse gonfia
+di pianto, inselvatichita da quell'arruffamento di capelli, la sua
+somiglianza con la fotografia che avevo tante volte contemplato quel
+giorno era indubitabile.
+
+--E voi? gridai non appena mi riebbi dallo stupore, che fate voi qui,
+disgraziata? Sotto il mio letto? Che cosa c'entro io con i vostri drammi
+d'amore? Signora, signora Armida, esclamai esasperato, uscite subito di
+qui! Tutto il giorno, non mi avete dato altro che brividi ed ansie!...
+Basta! Basta! Se volete vendicarvi di un amante spergiuro, fatelo fuori
+di casa mia! A me poco importa di Esposito e dell'epilogo che finirete
+per dare alla vostra goffa tragedia...
+
+Così dicendo girai la chiave nella toppa e spalancai la porta. Ma Armida
+non si mosse e ruppe in un pianto ancora più disperato. In quel punto
+s'udirono dei passi frettolosi nel corridoio e sulla soglia della mia
+stanza apparve Esposito.
+
+--Bene! gridai, affrontandolo con le braccia levate al cielo. Poichè sei
+venuto, ecco qui quel che ci vuole per te!... Prenditela, e andate...
+Andate lontano, tu e la tua Armida! E scegliete la morte che più vi
+conviene, purchè vi decidiate una buona volta a morire!
+
+Ma Esposito mi allontanò con un urto della mano e, afferrata la donna
+per le spalle, la squassò come se avesse voluto stroncarla.
+
+--Maledetta! gridò. Ti ho trovata finalmente! Qui, qui, eri! Ora penso
+io a tutti e due!
+
+Si raddrizzò e mi venne incontro minaccioso.
+
+--Che dici tu di Armida? domandò con voce cupa. Che cosa ti importa di
+Armida? Di Luisa, di lei dobbiamo parlare! Tu l'hai nascosta qui... Tu
+lo sapevi... Ecco perchè hai tardato tanto stamani! Tu l'hai nascosta, e
+hai rovinato me, e tutti noi, per sempre. Per tua colpa le nozze non si
+sono fatte e non si faranno mai più... Infine, l'hai disonorata...
+Poichè Luisa è una fanciulla, e tu sei un uomo, e questa è la tua
+casa... Sai tu che cos'è l'onore di una fanciulla? Di una fidanzata?
+Ebbene: ora che l'hai disonorata, ora la sposi, tu!
+
+Egli fece per afferrarmi le mani. Io lo respinsi violento. Mi sembrò
+d'essere divenuto cieco d'un tratto. Mi mossi, e mi piantai fra lui e
+Luisa, fra Luisa e la porta.
+
+--Ebbene, sì, gli risposi con ira senza rendermi conto di ciò che
+dicevo. Non fu mai la fidanzata di nessuno, tua sorella, Luisa, se non
+mia... Mia fidanzata! Io l'ho nascosta, io l'ho salvata da te, dai tuoi
+intrighi infami... Domani, se ricapitasse, la nasconderei, la salverei
+ancora. Perchè, infine, sappilo, Luisa, tua sorella, io l'amo... Noi,
+noi ci amiamo! E da quest'istante è mia sposa!
+
+Poi, curvatomi su Luisa, la presi per le mani e la sollevai. Ed ella si
+lasciò sollevare, e si lasciò stringere fra le mie braccia, si lasciò
+baciare sulle gote, sulla fronte, sulla bocca, inerte, abbandonata,
+muta, tremando in tutto il suo povero corpo, che io soverchiavo col mio.
+Mi rivolsi quindi nuovamente contro Esposito, che mi guardava stupito.
+
+--Vattene! gli gridai. E non tenere l'immagine di tua sorella fra le
+lettere delle tue sgualdrine!
+
+Lo sospinsi di viva forza fuori dell'uscio, chiusi con fracasso
+l'imposta e sfinito, smarrito, mi lasciai cadere sul letto.
+
+
+
+
+V.
+
+
+Sposai Luisa. La sposai. Presi per moglie Luisa. Io che volevo lasciarmi
+morire, che certo avrei finito per uccidermi, fui costretto a riprendere
+la mia vita come prima. Per lei: per lei sola. Perchè la sposai? Perchè
+non mi misi a ridere come un pazzo, quando Esposito mi accusò d'aver
+disonorata sua sorella, anzichè rispondere, come un pazzo, di volerla
+sposare? Pazzia per pazzia, sarebbe stato meglio che mi fossi messo a
+ridere senza fermarmi più, finchè non fossero venuti a prendermi con la
+camicia di forza. Ma Luisa, quando rimase sola con me, quella sera, dopo
+le mie parole insensate, mi prese le mani e incominciò a baciarmele
+piangendo e a bagnarmele delle sue lacrime. Io stavo seduto sul letto,
+con gli occhi fissi su lei, come un idiota. Ma Luisa di quando in quando
+levava su me il suo sguardo di bambina spaurita, come per domandarmi:
+Dunque è vero? È proprio vero ciò che ho udito? Tu mi sposi? Tu mi
+liberi?
+
+Luisa non credette veramente che la sposassi se non quando fummo
+benedetti dinnanzi all'altare del prete che ci unì. Soltanto allora non
+dubitò più di essere vittima di un perfido sogno e di doversi ridestare
+d'un tratto nella consueta realtà della sua vita. Esposito non
+assistette alle nostre nozze. Dopo quella sera non lo vidi più. Io venni
+ad abitare qui con Luisa. Divisi con lei, diventata mia moglie, il suo
+piccolo letto di fanciulla, e la nostra prima notte fu senza amore. Non
+rispettai la sua verginità, dopo averla sottratta al commercio che
+voleva farne Esposito, suo fratello; ma rispettai il rantolo di sua
+madre che riposava in un altro letto, separata da noi appena da una
+tenda. Luisa mi teneva le mani strette nelle sue e posate all'altezza
+del cuore, sotto il suo piccolo seno molle, tepido e nudo. Così passò
+quella notte. Luisa aveva trent'anni, ma ne dimostrava sedici. Veramente
+non so se la magrezza e la povertà del suo corpo fossero indizio di una
+giovinezza precocemente sfiorita o che ancora dovesse sbocciare. Era
+giovane e vecchia. Non aveva età. Io non potei fare a meno di pensare
+con ironia al caso che dopo avermi negata ogni felicità d'amore aveva
+voluto infine regalarmi quella gran donna per moglie. Finalmente qualche
+cosa potevo godere anch'io nella vita! Una donna! E non dico solo una
+donna, poichè certo ne avrei trovata una ad ogni angolo di strada che si
+sarebbe lasciata prendere e godere da me per una notte, ma una donna
+_mia_, interamente mia, e mia per tutta la vita. Il sogno di tanti anni
+alfine lo avevo realizzato. Oh! potevo ben considerarmi più fortunato di
+tanti altri, i cui sogni non si realizzano mai. Avevo una donna mia,
+coricata nuda accanto a me, in mio assoluto potere. No: non era Daria.
+Non era propriamente neppure una donna. Io non l'amavo, non la
+desideravo: non l'avrei nè amata nè desiderata mai. Eppure era mia
+moglie. Avrei piuttosto voluto alzarmi pian piano, in silenzio,
+cautamente, da quel letto di sposo, e lasciarla al suo sonno innocente e
+beato, e andarmene come ero venuto, lontano, e non rivederla mai più:
+essere generoso con lei come il destino era stato generoso con me. Avrei
+voluto anche domandarle:--Luisa, se hai sposato me, perchè non hai
+sposato quell'altro? Se hai sposato me senza amore, e senza amore mi
+stai ora nuda fra le braccia, non potevi senza amore sposare lui in mia
+vece, e coricarti al suo fianco? Far contento Esposito ed evitare a me
+questo atto pietoso? Non sono mica io quello che tu vorresti avere ora
+vicino e dargli tutta te stessa! E chi sarà dunque mai?
+
+Così venne l'alba, e incominciò la nostra vita in comune. Io non ebbi il
+coraggio di rivolgermi a Pietro Suavis per chiedergli di essere
+riammesso al mio impiego. Oltre tutto la presenza di Esposito mi sarebbe
+stata intollerabile. Rimasi alcuni giorni senza lavoro. Infine fui
+assunto nella redazione di un piccolo giornale settimanale, che era una
+specie di bollettino dei mercati e delle fiere della città. Avevo il mio
+ufficio nell'angolo più buio di una piccola tipografia. Il mio guadagno
+non sarebbe bastato a sfamare me, Luisa e sua madre se non avessi
+trovato da racimolare qualche altro soldo come correttore di bozze.
+Luisa cominciò col cucirmi una camicia, poichè quella che portavo era
+tutta rammendi e brandelli. Ma la nostra miseria era tale ch'ella
+dovette rassegnarsi a vedermi addosso quest'abito logoro ed unto, che
+oggi non è più che uno straccio. Quando rientravo a casa la sera, tardi,
+con le pupille addolorate per la penosa fatica degli occhi, Luisa mi
+veniva incontro con il suo mesto sorriso, mi toglieva il cappello dal
+capo, mi sollevava sulla fronte i capelli disordinati, e, guardandomi
+pietosa, mi domandava:--Sei stanco? Sei molto stanco anche oggi? E
+siccome io scrollavo il capo sconfortato senza rispondere, ritraeva la
+mano già alzata per accarezzarmi e se ne andava a capo chino presso il
+fornello, dove c'era la pentola della minestra a bollire. Io mi lasciavo
+cadere di peso sopra una sedia accanto al tavolo e guardavo sua madre,
+che mi fissava muta tentennando il capo, con quei suoi occhi senza
+pensiero che parevano intenti a decifrare i tratti del mio viso, come
+per indovinare chi fossi io, quell'intruso dai capelli arruffati, dalla
+barba incolta, che ogni sera entrava silenzioso e si sedeva da padrone a
+quel tavolo. Ed io, esasperato dalla fatica della mia giornata, dallo
+spettacolo di quella tristezza e di quella miseria che mi vedevo
+d'intorno, da quella ripugnante immagine del dolore e dell'idiozia che
+mi fissava tremando, avrei voluto afferrarla per le spalle, e, facendole
+sbatacchiare la testa come ad un fantoccio di stoppa, avrei voluto
+rispondere:--Chi sono? Ora te lo dico chi sono. Sono uno che era
+sull'orlo della felicità, di quella felicità dalla quale tu mi guardi
+con il tuo ghigno di ebete. Ed ora se ne è allontanato per sempre, per
+sostentare il tuo corpo di bestia e quello tisico di tua figlia! Per
+sfamare voi due, io vivo e fatico e mi accieco dalla mattina alla sera.
+Per pietà di voi due io mi sono rassegnato ad essere il più ridicolo e
+il più infelice degli uomini... Ma perchè ci ostiniamo tutti e tre a
+vivere? Su via, madre nostra: dacci l'esempio... E le avrei tirato il
+collo come ad una vecchia gallina. Ma Luisa con la scodella fumante e
+colma, camminando in punta di piedi, trattenendo il respiro per paura di
+versarne una goccia, mi veniva accanto, e quando mi aveva posato il
+piatto dinnanzi, allora soddisfatta mi sorrideva del suo sorriso buono e
+innocente di bambina intristita.
+
+--Mangia, povero piccolo, mi diceva posandomi una mano leggiera leggiera
+sopra una spalla. È buona, vedrai... Ti farà bene.
+
+Ed io, distratto improvvisamente dai miei lugubri pensieri, sentivo
+nascere dentro di me un'ilarità cattiva, che avrebbe voluto prorompere
+in un riso sguaiato, rovesciarsi brutalmente su tutta quella tristezza.
+
+--Piccolo, a me, a me, piccolo! pensavo con una smorfia beffarda. Io,
+qui, vecchio e sfiancato, brutto e sporco come un cesso, io qui un
+rifiuto d'uomo, con una faccia da ergastolano, con tutto il mio dolore,
+e la mia pena, e la mia stanchezza scritta sulla fronte, io, io, mi si
+chiama così, come un bambino: povero piccolo, povero piccolo! Chi ti
+crede, bella mia? Chi vuoi che la beva? Non mi vedi mica tu quanto sono
+brutto e sporco, miserabile, e vecchio, e stracco; quanto sono
+ripugnante ed odioso; come sono irritato e cattivo!... Niente affatto
+piccolo. Povero: povero sì. Ma povero diavolo, povero cane, povero
+idiota... Ecco i miei veri nomi. E tu li sai, via, cara Luisa: li sai
+meglio ancora di me!...
+
+Mi curvavo sulla minestra e mi mettevo a mangiare in silenzio. Luisa con
+una mezza scodellina allora mi sedeva di fronte, e v'intingeva appena la
+punta del cucchiaio, e non mangiava che con la punta delle labbra.
+Bastava ch'io levassi gli occhi dal piatto e facessi un gesto vago,
+indeciso, un gesto qualunque, il più insignificante, il più
+indeterminato, per vederla saltare in piedi e sentirla domandare
+premurosa:
+
+--Che cosa vuoi, dimmelo, caro? Il pane? Ah! Il sale...
+
+E correva a prendere un cartoccino di sale pestato e me lo scartocciava
+dinnanzi. Io non volevo il sale. Non volevo nulla.
+
+--Grazie, le dicevo, secco, irritato da quell'esagerato zelo, non voglio
+sale... Ce n'è anche troppo...
+
+Luisa s'alzava per tempo la mattina: prima di me. Sgusciava dal nostro
+lettuccio stretto senza che io la sentissi, e per prima cosa accendeva
+il fornello e riscaldava il caffè. Poi lustrava le mie vecchie scarpe, e
+con infinita pazienza smacchiava il bavero, le maniche e i calzoni del
+mio abito tutto unto e sdrucito. Poi, vestita sua madre, le lavava il
+viso e le mani con una pezzuola inzuppata, e la conduceva a sedere sulla
+poltrona. Tutto questo in punta di piedi e scalza, quantunque si fosse
+d'inverno, per non destarmi. Mi destava quando tutto era in ordine, il
+caffè caldo. Mi toccava leggermente una spalla e mi sospirava quasi sul
+viso un:--Dèstati, Paris... Paris, ti svegli?... Io, la mattina, avevo
+il sonno stanco e pesante. Ella temeva di sentirmi gridare, di vedermi
+adirato. Aspettava qualche minuto, zitta, immobile, per conoscere
+l'effetto del suo primo richiamo. Io non l'avevo udito nemmeno, non mi
+muovevo, continuavo a respirare profondo e grave, addormentato. Allora
+la sua mano mi si posava sul capo e un poco più forte la sua voce
+diceva:--Paris, è tardi... Ti svegli, Paris? Finalmente mi svegliavo, e
+la prima cosa che vedevo svegliandomi era quel sorriso malinconico e
+pietoso sul visuccio di Luisa.
+
+
+
+
+VI.
+
+
+Era una santa? L'avrebbero beatificata un giorno? Ci sarebbe stata una
+Beata Luisa di Paris? Ah! Ah! Una buona, una devota serva: secondo la
+mia opinione d'allora questo era Luisa, mia moglie.
+
+Tutto il giorno io lo passavo fuori. A mezzodì la mia colezione
+consisteva in un pezzo di pane inzuppato in un po' di vino. Nessuno
+degli operai che lavoravano in quella tipografia era miserabile quanto
+me: un borghese. Luisa, quando aveva ripulito tutta la casa, si metteva
+in capo il suo cappellino spennacchiato, al collo una sciarpetta di
+lana, e andava a misurar camicie ai suoi clienti. Il suo mestiere era
+infatti di tagliare e cucire camicie da uomo. Questo lavoro non le
+rendeva quasi nulla, ed io veramente ho sempre pensato che le servisse
+più che altro da pretesto per uscire e rimanere lunghe ore fuori di
+casa. Ma non ero geloso. Non me ne importava nulla di lei. Io non la
+consideravo neppure una moglie. Era una cosa, niente altro che una cosa,
+per me. Ma anche Luisa aveva le sue piccole vanità. Quando si vestiva
+per uscire, il suo povero cappellino se lo appuntava con civetteria
+sulla fronte, e non si staccava dallo specchio senza prima essersi
+assicurata che i due ricciolini, sulle orecchie, fossero bene
+inanellati. Il suo modo di camminare per la strada era franco e
+disinvolto, mentre in casa aveva sempre l'atteggiamento d'una persona
+timida ed impacciata. Era donna, in fine, Luisa, come tutte le altre.
+
+Un giorno di domenica, la mattina ero ancora a letto, e Luisa si vestiva
+per uscire. Quando fu vestita, come sempre si sedette dinnanzi allo
+specchio e incominciò ad arricciarsi con la punta delle dita i capelli
+corti delle tempie. Non erano nè i capelli neri di Daria, nè i capelli
+biondi di Silvina. Erano castano-grigi i capelli di Luisa. Erano dei
+brutti capelli. Mentre facevo fra me questa considerazione, ella vide
+nello specchio che la guardavo. Arrossì tutta, d'un tratto, e confusa si
+volse verso di me.
+
+--Perchè mi guardi così? mi domandò cercando di sorridere, timida.
+
+--Niente, risposi anch'io confuso. Non ti guardo più.
+
+--Ti dispiace? mi domandò allora Luisa senza più sorridere.
+
+--Che cosa? Che cosa mi dispiace?
+
+Luisa esitò un istante.
+
+--Credevo, soggiunse abbassando gli occhi, credevo che ti dispiacesse di
+vedermi allo specchio. Sono così brutta, Paris...
+
+Poi nascose il viso sempre coperto di porpora e mormorò:
+
+--Vorrei essere bella... bella... bella...
+
+Io mi misi a ridere. Luisa, piegatasi sul tavolo, ruppe in singhiozzi.
+Il mio primo impulso fu di alzarmi per picchiarla. Ma mi girai sopra un
+fianco e le voltai la schiena.
+
+--Che cosa sono queste scene? gridai. Che cos'è questo piangere? Spetta
+forse a me di consolarti? Per me sei bella: bellissima. Per me sei anche
+troppo bella... Finiscila, Luisa! Ci sono mali peggiori... Se si deve
+piangere, piangiamo per qualche altra ragione.
+
+Luisa cessò di piangere. Forse continuò a piangere, ma pianse in
+silenzio.
+
+--Guarda, adesso, che storie! pensavo. Lo racconta a me, che non è
+bella. Le ho mai chiesto di essere bella, io? L'ho forse mai
+rimproverata di non essere bella abbastanza?
+
+--Come siete curiose voi donne! dissi forte. Non avete il più piccolo
+senso dell'opportunità.
+
+Dopo un poco Luisa si alzò, si avvolse la sciarpa di lana due volte
+intorno al collo e si incamminò verso l'uscio. Con la mano posata sulla
+maniglia, rimase un momento a guardarmi.
+
+--Mi devi credere ben sciocca, tu, Paris, mormorò.
+
+Non mi mossi. Allora ella si avvicinò a me e mi disse umilmente:
+
+--Paris... Mi perdoni?
+
+--Sì, sì, risposi, ti perdono. Di che? Ti perdono, ti perdono...
+
+--Non così, ti prego, Paris... Lo so: sono tanto sciocca... Ma tu _devi_
+compatirmi.
+
+--Sì, cara, sì, sì, risposi questa volta con voce dolce, da ipocrita.
+Non ci pensare più... Ti ho già perdonato.
+
+Luisa uscì ed io rimasi a ridere di me stesso.--Ma se non le chiedo
+nulla! pensavo. Che cosa vuole ancora da me? Se lei non è bella, che
+cosa sono io, al suo confronto? Non sarò certo il suo tipo. Ogni donna,
+infatti, ha un _tipo_ suo d'uomo. E quantunque il più delle volte le
+donne finiscano per amare proprio un uomo che non è il loro _tipo_, io
+veramente non potevo essere il _tipo_ di nessuna, nemmeno quello di
+Luisa. Ciò che m'irritava contro di lei era appunto quel suo continuo
+mascherare la gratitudine, che certamente nutriva per me, che la rendeva
+così docile, così sottomessa, così affettuosa, così premurosa in ogni
+suo atto e pensiero, era proprio questo volerla mascherare da amore,
+mentre amore non poteva essere, che mi irritava contro di lei. E anche
+la sua gratitudine in fondo mi irritava. Avrei voluto diventare ricco
+d'un colpo, o soltanto ricuperare la mia agiatezza d'un tempo, per far
+sì ch'ella non si sentisse più in obbligo di lavorare per me, di
+alleggerirmi del peso dell'esistenza sua e di sua madre, adattandosi
+alle fatiche più umili e mortificanti per pagarmi il suo debito di
+riconoscenza. Ma, infine, perchè dunque mi affaticavo tanto per una cosa
+di così poco conto? A me bastava di vedere chiaramente quale fosse la
+mia vera situazione di fronte a Luisa, senza lasciarmi ingannare dalle
+apparenze. Sopratutto mi bastava di vivere andando alla deriva,
+sottoponendo il mio corpo a tutte le pene necessarie, costringendo i
+miei occhi a consumarsi sulle bozze nella falsa luce della tipografia,
+il mio stomaco a sopportare l'appetito come una regola di perfetta
+igiene, i miei poveri piedi a guazzare nell'umidità del fango che mi
+riempiva le scarpe tutte buchi e strappi, a subire le punture gelide
+della tramontana invernale le carni mal difese da quella ragnatela di
+vestito; ma lasciando inerte e addormentato il mio pensiero, il cervello
+arrugginito, l'anima lontana, ignara, assente. Così, soltanto così, mi
+sentivo ancora la forza di vivere.
+
+Luisa rientrò poco dopo con un mazzolino di viole mammole, che si
+affrettò a mettere in un bicchiere. Il bicchiere lo posò poi in mezzo al
+tavolo, e mi guardò come perchè le dicessi:
+
+--Oh! un po' di fiori... Brava piccola! Hai fatto bene a comprare questo
+mazzolino di viole.
+
+Ma non dissi nulla e pensai:
+
+--Tutte trovano chi regala un mazzolino di fiori. Povera piccola! Anche
+tu hai diritto alle tue illusioni...
+
+--Non ti piacciono? mi domandò Luisa, vedendo che continuavo a tacere.
+
+Prese di nuovo in mano quelle poche viole e le odorò, e avvicinatasi a
+me disse:
+
+--Senti che profumo di primavera...
+
+Me le porgeva perchè le odorassi. Vi accostai appena il naso. Dissi
+semplicemente:
+
+--Buono...
+
+Allora Luisa disse:
+
+--Le ho comperate per te. Credevo che ti piacessero i fiori. Ce ne erano
+tante. Costano appena tre soldi...
+
+--Tre soldi, tre soldi, brontolai io. Ci vuol poco, giusto, a sudarli,
+tre soldi!
+
+Luisa disillusa abbassò la fronte.
+
+--E anche per lei, soggiunse poi, a voce bassa, indicando sua madre. È
+la sola cosa che la faccia ancora sorridere.
+
+Si voltò e si avvicinò alla poltrona dove era seduta sua madre, nel vano
+della finestra.
+
+--Mammuzza, le disse, senti come sono profumate...
+
+E le accostò il mazzolino alla bocca.
+
+La vecchia perdeva un filo di bava dall'angolo delle labbra e tentennava
+la testa facendo no no no, sempre no, e tutte le cose no, a tutte le
+parole no, sempre sempre quel no no no che non potevo sopportare senza
+un senso di irritazione profonda, quasi non fosse il moto involontario
+di un'idiota, ma una sua negazione cosciente e beffarda di tutto ciò che
+vedeva e udiva e le passava dinnanzi. Ma quando ebbe le viole mammole
+sotto il naso, il suo viso di mummia io lo vidi subitamente illuminarsi
+di un sorriso macabro, come quello di un teschio in un grottesco di
+Goya; e la sua testa cessò di oscillare. Allora notai, che così, disteso
+da quel sorriso, il viso della madre somigliava al viso della figlia
+come ogni caricatura somiglia all'originale. Era proprio Luisa,
+ottantenne ed idiota, che sorrideva in quel viso odioso! Ella sarebbe
+stata così un giorno... Così: ed io avrei dovuto farle odorare dei fiori
+per provare se qualche cosa della sua anima vivesse ancora... Anche
+costei era stata giovane come Luisa ed era stata amata. Anche lei era
+uscita le domeniche vestita a festa, e aveva ricevuto in dono un
+mazzolino di viole mammole da qualche spasimante accorato... Anche lei
+aveva preteso di allietare con il suo amore la vita di un uomo, e forse
+di due o tre uomini nello stesso tempo; ed essi l'avevano considerata
+come un ornamento della loro vita, come un bene desiderabile e degno di
+essere conquistato, goduto e difeso. Si sarebbero uccisi per lei...
+L'avrebbero uccisa... Forse avevano sofferto e pianto, s'erano disperati
+per lei... Questo era l'amore che avrei dovuto chiedere a Luisa, che
+ella sembrava volesse offrirmi con quelle prime viole d'inverno...
+
+Allora mi rivoltai e le dissi:
+
+--Luisa, siamo marito e moglie: dovremo vivere forse lungamente insieme.
+Ebbene: sappi che non amo nessuna di queste cose che quasi tutti gli
+altri amano. I fiori, i dolci, i sorrisi, le tenerezze, non mi
+piacciono. Queste cose mi commovevano un tempo. Ora non le sento più,
+Luisa... Non le posso più sopportare... La vita ha distrutto in me tutto
+ciò che sapeva di poesia: tutto. E ricordati che se ti ho sposato, ti ho
+sposato per me, per me solo, perchè mi faceva piacere sposarti e per
+nessuna altra ragione...
+
+Così le parlai dolce e cattivo. Luisa non fiatò, ma da quel giorno fu
+un'altra donna con me.
+
+
+
+
+VII.
+
+
+Era questo il nostro stato d'animo quando Isacco venne ad occupare lo
+sgabuzzino che io occupavo prima di sposare Luisa: quella cameretta dove
+ora dorme tranquillo. La nostra vita era come l'ho descritta: una vita
+grigia, senza gioia, senza pace. Isacco è di natura ciarliero come un
+merlo. Egli si mise subito a chiacchierare con noi attraverso questo
+paravento di parete che divide la mia dalla sua stanza. Era accaduto
+qualche cosa di insolito in città, e, tardi, verso mezzanotte, fummo
+destati da uno scoppio cupo e lungo come un tuono. Luisa, spaventata,
+non potè fare a meno di gridare:--Paris, che sarà, che sarà? E Isacco si
+credette in obbligo di rassicurarla. Doveva essere scoppiato il
+gazometro. Infatti da dieci giorni gli operai delle officine
+minacciavano di farlo saltare. Senza dubbio la città sarebbe ora rimasta
+al buio per intere settimane, poichè le officine elettriche, che erano
+adiacenti al gazometro, dovevano aver subito gravi danni a causa
+dell'esplosione. In molti punti della città, in previsione di quella
+catastrofe, fino dalla sera innanzi i soldati del genio avevano piazzato
+dei riflettori. E Isacco descrisse a vivi colori l'aspetto delle vie e
+delle case illuminate da quei fasci di luce bianchissima.--Sembrava
+tutto un altro mondo, disse. Ogni cosa ha un aspetto diverso da quello
+che noi vediamo abitualmente... Vatti a fidare ora della realtà!... E se
+anche quella che chiamiamo realtà non fosse altro che un'opinione? Vi
+stupirebbe?
+
+--Poco importa!.. dissi io. E per conchiudere, soggiunsi:--Buona
+notte...
+
+--Buona notte, signora, rispose Isacco, e tacque.
+
+Dopo un momento di silenzio, durante il quale, indifferente all'annuncio
+di quei cataclismi sociali, io mi stavo riaddormentando, la vocina di
+Isacco ricominciò:
+
+--Non vi sembra di udire come un crepitìo di fucilate?
+
+Riaprii gli occhi e stetti un momento in ascolto.
+
+--Non mi sembra, risposi. E ripetei:--Buona notte...
+
+--Buona notte, disse Isacco.
+
+Passarono ancora pochi minuti, durante i quali mi rannicchiai tutto nel
+mio angolo di letto, con le coperte sul capo. Poi la voce di Isacco
+domandò:
+
+--Domani mattina si potrà attraversare il ponte? O saremo tagliati fuori
+dai quartieri del centro?
+
+--Speriamo di no, dissi. E ancora una volta ripetei:--Buona notte...
+
+--Buona notte, disse Isacco.
+
+M'ero quasi riaddormentato, quando la voce di Isacco più sveglia che mai
+esclamò:
+
+--Questi sono fucili!...
+
+Ma io, fingendo di russare, non gli risposi più nulla.
+
+La mattina dopo veramente tutti i ponti erano sbarrati da cordoni di
+soldati. Il nostro quartiere era isolato dal centro della città. Tentai
+invano di passare, spiegando a un sergente come la tipografia nella
+quale lavoravo fosse proprio subito al di là del ponte. La consegna era
+rigorosa. Ritornai perciò lentamente verso casa mia, percorrendo un
+tratto del viale lungo il fiume. Incominciò a nevicare attraverso i rami
+nudi degli alberi. Il fiume era gonfio. Sempre così silenzioso, si
+levava allora dalla corrente tutta mulinelli e spume un cupo e lungo
+boato. Le due rive erano semideserte. Soltanto alle due estremità di
+ogni ponte c'era radunata una folla che si guardava silenziosa, con
+buffa curiosità, come se da una parte e dall'altra non fossero stati gli
+stessi che fino alla sera prima si erano trovati a camminare insieme su
+quei ponti che allora li dividevano. Già stavo per affrettare il passo
+sotto la neve che cadeva sempre più fitta, quando qualcuno mi si mise al
+fianco e mi salutò. Era uno che non avevo mai veduto. Ma subito si fece
+conoscere.
+
+--Sono il vostro nuovo vicino, mi dichiarò sorridendo. Ve lo dicevo,
+iersera, che i ponti sarebbero stati sbarrati?
+
+Lo guardai. Era un piccolo uomo più basso di statura molto di me: mi
+arrivava appena alla spalla. Andava un po' curvo, a passi brevi e
+ineguali, stretto in un mantellino color cioccolato, con il cappuccio
+tirato sopra una berretta di panno verde, tonda come una papalina.
+Doveva avere poco meno di trent'anni. La sua faccia era olivastra
+pallida, con una rada barba corta e increspata e tutti i tratti propri
+della sua razza: gli occhi grandi e neri, le labbra leggermente tumide.
+Sentii che da quel momento avrei dovuto subirlo come una mosca. Infatti,
+con quelle parole mi si accompagnò, salì con me le scale, entrò con me
+nella nostra camera. E poi che si fu sgrullata la neve dal mantellino ed
+ebbe abbassato il cappuccio, si tolse il berretto, e, rivolto a Luisa,
+le domandò con il tono più naturale del mondo, come se l'avesse
+conosciuta da vent'anni:
+
+--Che ne dice lei, signora Luisa?
+
+Così Isacco si introdusse nella nostra intimità: senza cerimonie,
+divenne uno di casa. Isacco era commesso in una botteghina di libri
+usati situata all'angolo dell'Università, molto frequentata dagli
+studenti poveri. Si credeva, e ancora si crede, un sapiente. Sa a
+memoria i titoli di centinaia di libri. Conosce la storia dei loro
+autori, l'anno in cui furono stampati. Ben presto manifestò per me una
+simpatia esagerata, un attaccamento quasi morboso. Ogni sera veniva ad
+aspettarmi quando uscivo dalla tipografia e mi riaccompagnava a casa. Se
+mi vedeva con un viso più buio del solito:
+
+--Capisco, mi diceva, che questa sera non vi va di parlare...
+
+E, facendo uno sforzo che doveva costargli molta fatica, camminava al
+mio fianco in silenzio, misurando il suo passo sul mio, le mani
+affondate in tasca, il capo insaccato tra le spalle. Me se per poco
+avevo il viso sereno, allora incominciava a raccontarmi mille storie
+diverse e non si stancava di domandarmi che cosa io ne pensassi. Io non
+pensavo mai nulla di nulla, ma Isacco non si arrendeva facilmente alla
+mia indifferenza. Spesso non ritornavo subito a casa, ma mi perdevo in
+lunghi giri per le vie più deserte della città. Senza mostrare nè
+impazienza nè stanchezza, mi seguiva nei miei vagabondaggi, anche sotto
+la pioggia o nella neve, come se non avesse altro desiderio che di
+camminare senza uno scopo in quelle fredde sere d'inverno. Giunti
+all'angolo della nostra casa, Isacco si separava da me per andare a
+mangiare in una bettola poco lontana, mentre io salivo quassù dove
+m'aspettava la mia magra cena. Ma prima di allontanarsi mi diceva:
+
+--Fra poco vi rivedo... Voglio augurare la buona notte alla signora
+Luisa...
+
+Così bussava discreto alla porta, metteva fra i battenti la sua faccia
+pallida tutta annerita dai peli e dagli occhi, e domandava dolce:
+
+--Si può?
+
+Io levavo il capo dalla tavola e lo guardavo senza simpatia. Mi era
+odioso. Non lo potevo soffrire. Lo giudicavo il più grande importuno che
+fosse mai nato sulla terra e consideravo la sua compagnia come l'ultima
+delle mie sventure. Ma Isacco, incoraggiato da un mezzo sorriso di
+Luisa, entrava facendo un profondo inchino alla vecchia che lo guardava
+dalla poltrona con quei suoi occhi di stupore, e si veniva a sedere fra
+noi due, accanto al lume.
+
+Io lo trattavo rudemente, quasi con villania, sperando, che, offeso, se
+ne andasse per non ritornare mai più. Ma Isacco, la sera, non vedeva che
+Luisa; non si occupava che di lei. Le ripeteva tutte le storie che aveva
+già raccontato a me durante la strada, e sempre chiedeva che cosa ne
+pensasse la signora Luisa. Luisa si credeva in obbligo di rispondere, e
+ne nascevano conversazioni interminabili. A un certo punto, senza
+parlare, io mi alzavo in piedi e mi avvicinavo lento lento al letto.
+Incominciavo in silenzio a sbottonarmi la camicia; mi sfilavo la giacca
+e l'appendevo al piolo. Allora Isacco diceva:
+
+--Lasciamolo che si corichi... Stasera, signor Paris, avete più sonno
+del solito...
+
+Rimetteva la sedia al suo posto e Luisa lo accompagnava nel corridoio, e
+là rimanevano ancora a chiacchierare. Io mi spogliavo tutto e mi
+stendevo tra le lenzuola. Quando finalmente Isacco le dava la buona
+notte, Luisa rientrava e io le dicevo:
+
+--Basta, basta, per carità! Non la finirete più di parlare... Costui
+s'attacca come la rogna...
+
+--Piano piano, supplicava Luisa. Lo sai che si sente tutto, di là...
+
+--E che importa a me, se si sente? replicavo. Dico che basta. È peggio
+della rogna.
+
+Passarono così alcune settimane. A un certo punto Isacco inventò di
+avere uno zio ricco, che possedeva anche un giardino, e mi capitò
+davanti una sera con un mazzo di rose.
+
+--Che m'avete detto ieri, passando dinnanzi al fioraio? mi domandò.
+
+--Che cosa?
+
+--Oh! oh! esclamò Isacco ridendo. Non avete detto: «Che belle rose? Un
+tempo erano la mia delizia, le rose. Chi si ricorda più di quel tempo?»
+
+Era vero. Avevo veduto delle rose carnicine, d'un colore chiaro e vivo
+come la gota di un bimbo, nella vetrina d'un fioraio, e m'ero lasciato
+sfuggire quelle parole. Dissi:
+
+--Ebbene?
+
+Isacco mi porse il mazzo.
+
+--Ho pensato a voi, rispose. Le ho colte nel giardino di mio zio.
+
+Presi quelle rose, che erano delicate e profumate, fresche ancora di
+goccioline d'argento, e vi affondai il viso per odorarle.
+
+--Che soavità, dissi. E le porsi a Luisa.
+
+Luisa le mise in una brocca, posò la brocca in mezzo alla tavola, e mi
+guardò sorridendo.
+
+--Ah! esclamai senza pensare alle conseguenze che le parole che stavo
+per pronunciare potevano avere per me, queste sono le vere gioie del
+ricco! La vita è grama per tutti: per tutti ha un fondo di dolore... Ma
+alla superficie almeno si hanno delle piccole gioie che versano una
+goccia di oblio sui più tristi pensieri. Un fiore... Queste rose... E
+tutto si dimentica per un istante.
+
+--Sì, continuai dopo una pausa, tu per esempio hai freddo: ecco un
+dolore fisico atroce, una sofferenza che dà la disperazione. Il povero
+la conosce. Il ricco accende una bella stufa o si avvolge nella sua
+pelliccia e dimentica che c'è un inverno tetro, la neve, il vento, una
+desolata stagione...
+
+Isacco che mi udiva per la prima volta parlare, mi guardava meravigliato
+e non faceva che assentire col capo.
+
+--E tutto forse finisce qui? domandai. Ora, dissi, io ho mangiato, tutti
+abbiamo mangiato. Possiamo dire di aver fame? Sete? No, certo: non
+abbiamo nè fame nè sete. Eppure se ci fosse qui, in mezzo alla tavola,
+una pasta sfoglia, un pasticciotto di crema, e un po' di rosolio, o un
+bicchiere di vino dolce, non ci sentiremmo forse men tristi? Meno
+stanchi della nostra giornata? Meno desiderosi di coricarci e di
+dormire, per non pensare più all'oggi e al domani, alla nostra povera
+vita di sempre?
+
+--Così è, caro Isacco! soggiunsi battendogli una mano sulla spalla. Io
+lo so per esperienza. Ma ciò che si è voluto perdere, è inutile che si
+rimpianga. Allora si finge di credere di non amare più nessuna delle
+piccole cose che ci davano gioia e piacere un tempo. Addirittura si
+rinnegano, si disprezzano. Che cosa sono, in fondo, dei fiori? Sono
+degli stupidi balocchi della natura, una delle tante cose superflue che
+essa crea, a scapito di tante altre cose necessarie, di cui invece è
+avara. E a che servono? Quando li hai ben bene tenuti in fresco due
+giorni, appassiscono e muoiono, e bisogna buttarli via. E i dolci? Siamo
+forse dei bambini golosi? Vogliamo credere davvero che uno zuccherino ci
+farebbe contenti? Dobbiamo dichiararci schiavi di una debolezza
+infantile? Via! Via! Il male è, caro Isacco, che così, a poco a poco,
+l'uomo discende al bruto. Si riduce, Isacco, alla nostra feroce miseria,
+alla nostra universale negazione del bene. Con le cose frivole si
+distruggono anche le cose sublimi, e la nostra vita si riduce arida come
+un deserto...
+
+Isacco soggiunse:
+
+--È vero, è vero...
+
+Io dissi:
+
+--Ma questa, Isacco, è la nostra vita, ormai...
+
+
+
+
+VIII.
+
+
+Quando quelle prime rose furono sfiorite, Isacco ritornò a mietere nel
+giardino dello zio ricco, e mi portò degli anemoni. Poi scese nella
+cantina di quello zio misterioso e fantastico, e ne rubò uno, due, tre
+fiaschi di buon vino chiaretto che venne a bere con noi dopo cena. Come
+se non bastasse, alcuni giorni dopo Isacco si fece amico del cuoco di
+suo zio. Allora, ogni domenica, ci portò dei pasticcini di pasta
+sfoglia, o delle frittelle dolci inzuccherate che, di nascosto, quello
+impastava e friggeva per lui. Ogni qual volta lo vedeva comparire
+sull'uscio con uno di quegli involti ghiottissimi, il viso di Luisa
+s'irradiava di gioia. Lo notai la seconda volta, e poi sempre in
+seguito; ne ebbi piacere per lei. Anch'io bevevo di quel vino, mangiavo
+di quei dolciumi. Per molto tempo, in principio, mi abbandonai senza
+sospetti alla modesta gioia che quei fiori, quel vino, quei bocconi
+prelibati mettevano in alcuni momenti delle mie grige giornate. Senza
+confessare ad alcuno il piacere che mi veniva da quelle piccole cose, ne
+godevo segretamente come un bambino. La miseria, le sofferenze, è
+verissimo che avviliscono l'uomo, e lo rendono debole e incapace di
+dominarsi. Io ne avevo ancora una prova. Come apportatore di fiori, di
+fiaschi, di dolci, Isacco non mi pareva più così spregevole e fastidioso
+come prima, quando si presentava a mani vuote, e solo carico di parole.
+La sua compagnia incominciava a piacermi. Giunsi persino a pensare che
+fosse una vera fortuna per noi d'avere un vicino come lui, con uno zio
+così ricco, con quel bel giardino, quella cantina, quel cuoco tanto
+sapiente e servizievole. Quando, seduti intorno alla tavola la sera, si
+sorseggiava quel vinello chiaro, spillandolo giù dal fiasco che
+gorgogliava contento, in verità mi sembrava che il gelo, che m'ero
+portato nell'ossa su dalla strada tutta neve e vento, a poco a poco
+s'intiepidisse, quasi mi si sciogliesse dentro in un liquido vaporoso e
+caldo che lentamente, sottilmente, s'insinuava poi in ogni vena. Allora
+la giornata passata sotto il lume, nell'odore nauseabondo della
+tipografia, mi si presentava al ricordo meno penosa e squallida. La
+mattina, poi, quando svegliandomi aprivo gli occhi, la prima cosa che
+vedevo non era più quel sorriso malinconico malinconico nel visuccio di
+Luisa, ma erano quei fiori con le loro piccole teste variopinte
+reclinate sull'orlo della brocca, che dal centro della tavola su cui
+erano posati colorivano di rosa, di viola, di azzurro, di giallo il
+grigio sporco di queste pareti, la sudicia monotonia di queste quattro
+carcasse di mobili.
+
+Proprio in quei giorni, certo in conseguenza di quei fiori, di quelle
+piccole consolazioni che Isacco aveva portato nello squallore della mia
+vita, pensai per la prima volta, senza ironia, a mia moglie Luisa. La
+guardavo mentre cuciva cuciva, e non provavo più nessuna irritazione
+vedendola penare così, mattina e sera, sul bianco accecante delle sue
+camicie, ma piuttosto incominciavo veramente ad avere soltanto pietà di
+lei, che così delicata, doveva logorarsi la salute in quel lavoro ancora
+meno retribuito del mio. Mi pareva anzi che da qualche tempo ella avesse
+raddoppiata la sua fatica, poichè non si coricava più nemmeno con me, ma
+rimaneva alzata molto tempo dopo. E se, per non far rumore, non lavorava
+alla macchina in quelle ore, zitta zitta imbastiva, o tagliava, o cuciva
+asole a punti fitti e piccini, con gli occhi sull'ago.
+
+--Non affaticarti così, le dicevo ogni tanto. Perchè? In fondo che cosa
+ne ricavi, da tanto lavoro? Poveri siamo, poveri saremmo se lavorassi
+anche meno. Purtroppo questo non basta a cambiare il nostro stato...
+Vieni, vieni a dormire, Luisa. Domani sarai ancora in tempo.....
+
+La vecchia, sempre sveglia, brontolava dietro la tenda che nascondeva il
+suo letto. Ed io, guardando fra le ciglia semichiuse Luisa tutta
+infreddolita che si spogliava, consideravo mestamente l'avarizia del suo
+piccolo corpo di eterna vergine, i suoi senini magri e distanti, le
+anche su cui la pelle pareva tesa come gomma elastica appena appena
+rosea, il suo ventre piccino e piatto, ombrato da una strisciolina di
+peluzzi biondi. E quantunque mi sembrasse una cosina malata e fredda a
+toccarsi, pure non ne avevo più quel senso di repulsione che fino a
+pochi giorni prima mi costringeva a chiudere gli occhi per non vederla.
+E quando m'entrava nel letto rabbrividendo, con la sua camiciola non
+profumata di bucato o di essenza di rose, ma solo odorosa dell'odore
+della sua carne che è il profumo del povero, e mi si stringeva contro il
+fianco per riscaldarsi, io non m'irrigidivo più da capo a piedi, come
+uno di quei cristi primitivi o di quei morti che si vedono scolpiti nei
+sarcofagi; ma le posavo (è la parola) le posavo un abbraccio inerte
+attraverso il fianco, e così cercavo di addormentarmi. Ma prima che il
+sonno fermasse il moto dei miei pensieri come avrebbe fatto una manata
+di polvere gettata in un orologio, fingendo di dormire per non muovermi,
+per non parlare più, chiedevo a me stesso:
+
+--Perchè, perchè non c'è un po' di vero amore in lei? Perchè il suo
+cuore è così silenzioso, così tepido? Forse se lei volesse, se lei
+sapesse, un po' di oblio, un po' di gioia potrei anche trovarla in un
+suo bacio, in una sua carezza, in quello che comunemente si chiama,
+tutti chiamano: amore. Piccola Luisa... Perchè non sai, perchè non senti
+nulla? Perchè non indovini? Perchè non tenti? Perchè sei così innocente
+ed insipida? Piccola Luisa, perchè non mi ami?
+
+Sentivo il suo respiro. Un sibilo sottile sottile le usciva dalla gola.
+Era quello che la faceva sempre tossire durante il giorno? Povera
+piccola! E avrei voluto posarle un bacio sulla bocca, un lungo bacio, un
+bacio d'amore. Ah! se fosse stata un'altra donna! Come quei fiori che mi
+davano tanta gioia e tanto conforto, così anche lei avrebbe potuto
+consolarmi un poco delle delusioni passate. Passate da tanto tempo....
+Quasi dimenticate... Avrei amato lei sola, per sè stessa, non per il
+rimpianto o il ricordo di quei lontani giorni.... Non avrei amato
+nessun'altra in lei... Ormai ero un altr'uomo. Quello d'una volta non
+esisteva più.
+
+Ma ben presto mi riebbi da quella specie di abbandono all'illusione
+d'una vita che non poteva essere, che non era la mia. Il piacere di
+quelle piccole cose godute senza altro pensiero che di goderne si mutò
+subito in amarezza. Perchè Isacco ci regalava quei fiori? Perchè ci
+elargiva con generosità tanto metodica il vino delle cantine di suo zio,
+i dolci della sua cucina? E quei doni erano per me o per Luisa? Quando
+questo dubbio mi assalì la prima volta, stavo mangiando uno spicchio di
+torta, tutta ricamata di crema, profumata di vainiglia e soffice come la
+lana. Mi fermai con il boccone in gola, guardai Luisa, guardai Isacco, e
+posai il pezzo che ancora tenevo in mano sul tavolo. Luisa anche lei
+aveva uno spicchio di torta delicatamente stretto fra due dita, e la
+bocca piena. Ma guardava Isacco, e non potendogli sorridere con le
+labbra, gli sorrideva con gli occhi. Ah! che luce, che vivacità, che
+ilarità insolite erano negli occhi di Luisa, quella sera! Parevano due
+carboncini accesi. La luce della lampada vi brillava dentro. E Isacco
+dove aveva preso, lui, quegli occhi? Grandi e neri, ma di solito sempre
+appannati e smorti, anche gli occhi di Isacco brillavano d'una luce
+insolita, vivi, sorridendo a Luisa. Inghiottii quel boccone che mi era
+rimasto in gola, e per quella sera non toccai più di quel dolce. Isacco
+se ne andò. E quando Luisa venne a letto, non la sfiorai nemmeno con la
+punta delle dita. Sentii tutto il gelo che ella portava con sè nella sua
+carne anemica, cercai di scostarmi da lei voltandomi con la faccia
+contro il muro. Così, cercando di non sentire il suo respiro sulla mia
+nuca, il suo odore di fieno nelle narici, incominciai a frugare in tutti
+gli angoli del mio cervello divenuto terribilmente lucido, e credetti di
+indovinare, di scoprire la verità. Mi ricordai che ogni mattina, da
+molto tempo ormai, quando mi alzavo, trovavo Luisa già vestita e pronta
+ad uscire. E mentre mi vestivo seduto sulla sponda del letto, ecco due
+tre colpi discreti bussati qui, sulla parete, fra questa stanza e quella
+di Isacco. Luisa mi si avvicina, mi dice:--Non hai bisogno di nulla?
+Dunque vado. Prende il suo involto di camicie, ed esce, salutandomi con
+la mano. Ha un cappellino nuovo, con una penna rossa. L'abito è sempre
+lo stesso, ma sembra un altro. Quando nel corridoio passa dinnanzi alla
+porta di Isacco, la porta si apre, Isacco esce:--Buon giorno, signora
+Luisa, dice. Ed io so che prende il fagotto delle camicie dalle mani di
+Luisa, e glielo porta per un buon tratto di strada. Tutte le mattine se
+ne vanno così, insieme. Ed io lo so. Lo so perchè Isacco e Luisa me lo
+hanno detto, che per lui portare quel fagotto a Luisa è un piacere da
+nulla, che non gli costa nessuna fatica. Mentre per lei è un piacere
+immenso non doverlo portare. La strada è ogni mattina la stessa per
+tutti e due. Tutti e due vanno verso il centro della città. Io poi esco
+per conto mio, la mia tipografia è subito passato il fiume, mi chiudo,
+mi seppellisco in quella spelonca buia come un antro, e mi si rivede la
+sera.
+
+Questa fu la mia grande scoperta di quella notte. La mattina, appena
+alzato, ebbi la tentazione di prendere il mazzo di fiori dalla brocca
+posata sul tavolo e di buttarlo dalla finestra. A mezzogiorno Isacco mi
+si presentò con un paio di scarpe nuove incartate in un giornale. Disse
+di averle vinte ad una lotteria. E per l'appunto aveva il piede piccino!
+Infilate ai miei piedi, quelle scarpe calzarono invece come guanti.
+
+
+
+
+IX.
+
+
+Eccole qua, quelle scarpe: le porto ancora ai piedi. Hanno preso già
+tanto fango e tant'acqua che non sembrano più le stesse. Eppure sono
+quelle, proprio quelle scarpe. Chi avrebbe potuto dire a Luisa, a me, a
+Isacco, per quale strada m'avrebbero condotto queste scarpe? Lasciamo
+andare: c'è una fatalità in tutte le cose, anche nelle più infime, nelle
+più banali. Pur accettando quelle (queste) scarpe che Isacco mi offriva,
+volli ad ogni costo pagarle. Isacco che me le guardava compiaciuto
+mentre muovevo qualche passo per la stanza battendo il piede per sentire
+se spianava comodo, dette alla mia proposta in un'esclamazione di
+stupore offeso. Disse, mi pare:--Ohibò! e se ne fuggì correndo. Era
+sopravvenuta Luisa. S'era tolto il cappellino, e anch'essa mi guardava
+quelle scarpe nuove con un viso soddisfatto e contento.
+
+--Eh! sì, dissi, sono buone. Ma non ti pare, Luisa, che gliele debba
+pagare? Posso non pagargliele, queste scarpe?
+
+Luisa alzò una spalla e mi fece l'occhietto.
+
+--Non pensarci, disse sottovoce, come per paura che Isacco l'udisse
+dall'altra stanza. Perchè gliele vuoi pagare? Le avesse comprate... Ma
+le ha vinte alla lotteria. Eh! Se non ti chiede nulla, che bisogno c'è
+di pagargliele?
+
+Poi soggiunse:
+
+--È una vera fortuna... Ne avevi proprio bisogno, tu, d'un paio di
+scarpe nuove.
+
+--Sì, dissi io, ne avevo bisogno. Ne ho bisogno grandissimo. Non le vedi
+là, quelle vecchie? Si possono più chiamare scarpe? Ma, insomma, qui
+tutto ormai viene da Isacco... Fiori, vino, dolci, ed ora anche le
+scarpe! Ti pare possibile?
+
+--No, no, esclamai con convinzione, o gliele pago, o gliele rendo...
+
+Così tenni queste scarpe e cominciai ad usarle. Ma non riuscivo a capire
+come mai Luisa osasse suggerirmi di non pagarle. Doveva credermi molto
+stupido... Forse cieco. Ormai non nutrivo più dubbi di sorta. Un intrigo
+c'era fra lei ed Isacco. Ed io avrei dovuto fare da una parte la figura
+della vittima, dall'altra quella del beneficato. Mi conoscevano male,
+tanto l'una che l'altro! Quantunque fingessi di non vedere, di non
+capire, vedevo e capivo ogni cosa. Vedevo in che modo Isacco guardava
+Luisa, quando c'ero anch'io, la sera, e non avrebbe dovuto guardarla
+così. Era uno sguardo tutto tenerezza, che sarebbe stato innocente solo
+negli occhi di un fratello. Ma Isacco non era fratello di Luisa. Ed
+Esposito, oh! Esposito, suo fratello, certo non l'aveva mai guardata a
+quel modo. Quando Isacco se ne andava e Luisa l'accompagnava fino
+all'uscio, e si fermavano ancora a chiacchierare sulla soglia, poi
+Isacco, nel salutarla, le prendeva una mano e gliela stringeva, e
+indugiavano sempre qualche minuto così, con la mano nella mano. Due
+amiche, due amici avrebbero potuto salutarsi con quelle lunghe strette
+di mano. Ma una donna e un uomo, che non fossero due fidanzati, due
+amanti? No, certo: non era un modo naturale di salutarsi. Tuttavia non
+andavo così lontano, con le mie supposizioni. La gelosia non m'aveva
+ancora completamente acciecato, come poi mi acciecò. Solo pensavo che
+Isacco fosse innamorato di lei e che Luisa si lasciasse a poco a poco
+circuire. Io cercavo sempre di persuadermi che se anche questo intrigo
+fosse realmente esistito, e nelle sue ultime conseguenze, quelle che
+nemmeno l'uomo più pio subisce e tollera senza rivolta, a me, a me
+marito di Luisa, a me solo forse fra tutti i mariti, non avrebbe dovuto
+nulla importare. Cercavo di rafforzare sempre più in me stesso il
+convincimento che io non fossi un marito come tutti gli altri, e Luisa
+una moglie come tutte le altre; ma io una finzione di marito e lei una
+finzione di moglie. Non mi pareva concepibile la gelosia, là dove non
+c'era l'amore. Ogni sentimento di gelosia, nel caso nostro, mi sarebbe
+sembrato mostruoso e ridicolo. Geloso poi di Isacco? Era forse un uomo,
+Isacco? No, non era un uomo. Non era niente, Isacco. Eppure proprio
+qualche cosa di mostruoso, di mostruosamente ridicolo, cominciava a
+nascere in me, al pensiero di Isacco e di Luisa, uniti insieme in un
+solo pensiero. Era una specie di istintiva repulsione per tutto ciò che
+s'associava a quel pensiero, e m'impediva ormai di provare la più
+piccola gioia nel guardare i fiori che ornavano la nostra povera tavola,
+di bere un bicchiere di quel vino buono, d'inghiottire un boccone di
+quelle torte, di quei pasticci, che Isacco continuava ad offrirci ogni
+tanto. Mi versavano il bicchiere colmo, ed io vi intingevo appena appena
+il labbro. Il bicchiere rimaneva pieno. Mi dicevano:--Perchè non bevi,
+Paris? Rispondevo:--Questo vino non è come l'altro. Non mi va. Non mi
+piace. Allora m'alzavo, m'avvicinavo alla poltrona della vecchia, che
+aveva la sete negli occhi, e, sollevatole il mento, le versavo
+lentamente il vino del mio bicchiere nella bocca aperta, come dentro un
+imbuto.
+
+Ben presto riuscii insopportabile a me stesso. Gli altri sembrava che
+non si accorgessero neppure di me. Non potevo più dubitarne: ero
+veramente geloso! Ero geloso di Isacco, senza amare Luisa. Il sentimento
+della gelosia è per sè stesso atroce. Ma quando c'è l'amore, penso che
+l'amore trasformi in una specie di frenetica voluttà questa dolorosa
+follia dello spirito. Deve essere come l'incontro di due fuochi che
+generano fuoco. E nell'ardore che divampa, il bene e il male, dolore e
+gioia, si confondono come la vita e la morte nel delirio d'un
+agonizzante. Poichè l'amore distrugge incessantemente ciò che la gelosia
+ha creato, e la passione incenerisce con un soffio i castelli
+incrollabili che la ragione crede di costruire sulla realtà. Ma nel caso
+mio non esistevano che tristezze e dolori. La mia gelosia era un
+sentimento freddo, isolato, arido, un sentimento cattivo ed immobile,
+che mi trovava sempre completamente lucido, e sempre sempre solo. In
+ogni momento ero pronto al suo richiamo, pronto a lasciarmi prendere nel
+giro dei suoi capziosi sofismi, dai quali nulla veniva a liberarmi mai.
+Orribile vita! Rimanere lontano da Luisa m'era penoso. Durante il
+giorno, mille volte ero assalito dalla tentazione di lasciare a metà il
+mio lavoro, afferrare il cappello e il bastone, correre a casa,
+sorprendere impensatamente Luisa in un momento qualunque della sua vita.
+Quella vita che io in fondo ignoravo. Che mi sfuggiva. Che non potevo
+controllare. Ma quando ero vicino a Luisa, la mia pena, il mio tormento,
+improvvisamente svanivano, e al loro posto subentrava una specie di
+deserta e dolorosa stanchezza, come un rilassamento dello spirito che mi
+piombava in una profonda malinconia. Quand'ero lontano da lei, mi
+sembrava che Luisa avesse un altro viso, un altro corpo, un'altra figura
+fisica, e che tutto questo mi appartenesse di diritto, fosse cosa mia
+che non potevo cedere ad altri pacificamente. Quando le ero vicino tutto
+mi sembrava insignificante in lei, e indifferente che appartenesse a me
+o ad altri.
+
+Per uscire da questo stato veramente penoso, ordinai a Luisa di non
+vedere più Isacco, nelle ore in cui ero fuori di casa. Le proibii di
+uscire con lui la mattina, di riaccompagnarlo la sera nel corridoio e di
+fermarsi a chiacchierare con lui. Dissi anche che quei fiori non volevo
+più vederli nella brocca sul tavolo; che da allora in poi, per evitare
+le visite di Isacco, di bere, di mangiare con lui, ci saremmo coricati
+subito dopo cena. Luisa accolse senza una parola, senza una domanda,
+queste mie imposizioni. Ma vidi che ne fu profondamente toccata. Il suo
+silenzio mi confermò nei miei sospetti. Per non incontrarmi con Isacco,
+alla fine del mio lavoro, presi l'abitudine di uscire da una porticina
+secondaria della tipografia, che s'apriva sopra un cortile. Isacco
+m'aspettò più di un'ora per alcune sere di seguito dinnanzi all'ingresso
+principale. Poi tralasciò di venire. La nostra vita era così ritornata
+quella di prima: prima che Isacco fosse venuto a turbarla. Chiesi un
+anticipo ai miei padroni: feci un debito. Gli lasciai in una busta, dal
+portinaio, il prezzo delle mie scarpe. Così avrei voluto far alzare qui,
+al posto di questa parete, un muro maestro, che mi impedisse persino di
+sentire ciò che faceva Isacco, rincasando la notte, o alzandosi la
+mattina, nella sua stanza. Mi misi a cercare nel quartiere opposto della
+città un'altra casa, dove abitare. Non trovai nulla. Quasi non rivolgevo
+più la parola a Luisa, nelle lunghe ore che ormai passavamo soli
+insieme. Luisa cuciva, cuciva. Dopo qualche tempo credetti di essermi
+liberato per sempre dell'incubo della gelosia, e infatti incominciai a
+poco a poco a rasserenarmi.
+
+
+
+
+X.
+
+
+Tutti ricordano come è stata rigida la fine dell'inverno. Alla metà
+d'aprile c'era ancora la neve alta per le strade. La mattina tutto
+gelava. Pareva che il tempo ci portasse verso una più cruda stagione,
+anzichè verso la sospirata primavera. Una notte ero così pieno di freddo
+in tutto il corpo che non riuscivo ad addormentarmi. Luisa, Luisa,
+invece, respirava tranquilla nel sonno, con quel sibilo nella gola, e
+pareva che il gelo del letto lo avesse lasciato tutto a me.
+Improvvisamente accadde qualche cosa d'insolito nella stanza di Isacco.
+Udii il passo zoppo di Savina, la nostra vecchia padrona di casa,
+avvicinarsi nel corridoio, e un altro passo meno pesante che s'alternava
+col suo. Una voce d'uomo disse:--Ah! è qui... Ed essi aprirono la porta
+di Isacco ed entrarono nella sua stanza. Allora mi ricordai che
+veramente, quella sera, non aveva udito Isacco rincasare come il solito,
+all'ora sua, poco dopo le nove. Comunemente arrivava alla svelta,
+cantarellando (quel canto mi stizziva: lo consideravo una provocazione,
+un insulto, sia che cantasse per Luisa, sia che cantasse per me), con un
+rumore secco ficcava la chiave nella serratura e l'apriva, e prima di
+richiuderla accendeva il lume. Poi, con un colpo, sbatacchiava l'uscio e
+dava il paletto di dentro. Subito incominciava a gargarizzarsi. Tossiva,
+sputava, versava l'acqua nel catino, si lavava le mani. Quindi si sedeva
+sulla sedia o sul letto, e in fretta si spogliava, gettando scarpe ed
+abiti uno qua ed uno là, con fracasso. Quando s'era coricato, prima che
+si addormentasse, il suo letto non faceva che stridere e cigolare. Ma
+quella sera niente di tutto questo era accaduto; come se Isacco non
+fosse esistito mai. Ora, quando quei due furono entrati nella stanza, il
+letto d'Isacco stridette e cigolò. La voce di Savina disse:--Non vuol
+bere, non vuol mangiare. Non si lamenta. Non si muove mai. E quando si
+parla, non risponde. La voce dell'uomo soggiunse:--È molto grave... Poi
+il letto cigolò e stridette di nuovo, e infine la voce dell'uomo
+disse:--Non c'è niente da fare... Vedremo domani. Riaprirono la porta ed
+uscirono. Li udii scendere, parlando, le scale. Tutto ritornò in
+silenzio.
+
+Isacco doveva essere ammalato. Il medico aveva detto:--Grave. Isacco era
+dunque gravemente ammalato. Ora mi spiegavo come mai non lo avessi udito
+rincasare come ogni sera. Quella mattina certo non s'era neppure alzato
+e tutto il giorno era rimasto coricato lassù. Forse, senza che io ne
+sapessi nulla, la sua malattia durava già da tempo. Forse da due, da tre
+giorni. E che malattia era quella? Savina avrebbe potuto informarmi.
+Avrei potuto chiedere a lei. Domani mattina, uscendo, le chiederò di che
+male sia malato Isacco. Non che mi stia molto a cuore saperlo. Ma così,
+per una semplice curiosità. Mi sta tanto poco a cuore la malattia di
+Isacco, che proprio non ne provo alcuna pietà. Anzi... Debbo esser
+sincero? Pensare ch'egli sia malato mi fa quasi piacere. Forse dire:
+piacere, non è dire cosa esattissima. No: veramente non mi fa proprio
+piacere, ma penso che, infine, il male che avrebbe voluto fare a me, con
+quella sua aria di malizioso sventato, in qualche modo ricade sopra il
+suo capo. Un castigo, qualunque sia, gli sta bene. Imparerà che il
+dolore è giustamente distribuito in questo mondo, e che ciascuno ne ha
+la sua parte. Non ho nessun sentimento caritatevole per lui. Non penso
+nemmeno quanto egli sia solo e abbandonato in quella mezza soffitta,
+alla mercè di Savina. Non mi si affaccia nemmeno per un attimo l'idea
+che egli possa aver bisogno di aiuto, durante la notte, così solo com'è.
+Tutto mi perdo dietro altri sentimenti, altri pensieri. Il male, la
+solitudine in cui Isacco si trova abbandonato, persino il pensiero della
+sua morte, non mi toccano affatto. Seguo ora una fantasia che mi conduce
+molto lontano di qui, in anni tanto tanto lontani, quand'ero bambino, e
+mi ammalai di tifo. Mi ricordo che mia madre mi vegliava le intere notti
+con una cuffietta bianca e rossa in capo, con un nastrino rosso annodato
+sotto il mento. Questo ricordo, sì, e specialmente il ricordo di quella
+cuffiettina rossa e bianca, mi tocca e mi commuove. Quando si è ammalati
+tutto è molto confuso. Ma quasi sempre, in tanta confusione di
+impressioni e di idee, un particolare insignificante, un particolare da
+nulla, sempre emerge, con una chiarezza meravigliosa, e si ficca nella
+memoria per non uscirne mai più.
+
+Mentre così sognavo ad occhi aperti, sentii Luisa muoversi leggermente
+al mio fianco. Credevo che dormisse. Ma ella non si muoveva come ci si
+muove nel sonno. Pareva che cercasse di allontanarsi da me a poco a
+poco, preoccupandosi di non fare movimenti bruschi, ai quali il letto
+avrebbe scricchiolato. Strisciava fra le lenzuola, ed io sentivo
+benissimo, rimanendo immobile come se fossi addormentato profondamente;
+che Luisa aveva già piegato le gambe sulla sponda e che fra poco sarebbe
+uscita tutta dal letto. Un minuto dopo era in piedi. E nella penombra
+della stanza vedevo, attraverso le ciglia socchiuse, l'ombra bianca
+della sua camicia, diritta, che lentamente si muoveva. Il viso lo teneva
+sempre rivolto verso di me (la vedevo contro la finestra grigia
+illuminata) come se, mentre cercava qualche cosa annaspando con le mani
+nel buio, sorvegliasse il mio sonno per timore d'essere sorpresa in
+quell'atto. Così s'avvicinò alla sedia su cui erano posati i suoi abiti,
+e s'infilò una sottana e un giubbettino di lana. Poi si curvò, e
+credetti di sentire che raccoglieva le sue scarpe. Io non mi muovevo,
+ma, dentro, il cuore incominciava a martellare dandomi una pena enorme.
+Che cosa faceva Luisa? Quando ebbe le scarpe in mano, si curvò sul letto
+per meglio assicurarsi che io sempre dormivo tranquillo. Nulla m'aveva
+destato. Poteva andare sicura. Allora, camminando sulla punta dei piedi,
+scalza, si accostò all'uscio e posò una mano sulla gruccia. Qui
+incominciava il difficile. Quella porta aveva i gangheri arrugginiti.
+Sempre, quando si apriva o si chiudeva, dava in un miagolio che
+terminava con un rantolo quand'era tutta spalancata. In silenzio non
+concedeva che un'apertura d'un palmo, tanto da passarci un cane o un
+gatto. Luisa rimase qualche minuto immobile, preoccupata del rumore che
+quella porta avrebbe fatto nell'aprirsi. Poi si decise, girò la maniglia
+e trasse a sè adagio adagio l'imposta. Che fortuna esser magri, piccini,
+in talune circostanze della vita! Certo Luisa allora benedisse d'esser
+così sottile, perchè dove ci sarebbe appena passato un cane o un gatto,
+anche lei ci passò. Senza chiudere, riaccostò l'uscio. Dopo, per quanto
+non udissi nulla, capii che, appoggiandosi col fianco alla parete, si
+infilò le scarpe. Il suo passo lungo il corridoio lo percepii appena. Al
+rumore che fece la chiave della porta di Isacco girando nella serratura
+fu leggiero come il rosichìo del topo. La porta s'aprì con un soffio,
+con un soffio si richiuse, e Luisa fu nella stanza di Isacco.
+
+M'ero sollevato sul gomito. Non ne potevo più di quell'immobilità in cui
+ero rimasto fino allora. Non tossivo mai, ma proprio in quel momento un
+prurito tormentoso mi salì alla gola, e mi mise addosso una specie di
+frenesia, un bisogno invincibile di tossire. Doveva essere una
+conseguenza della soffocazione che mi dava il cuore in tumulto, con il
+suo battere precipitato e ineguale. Credevo di scoppiare. Stando così,
+vedevo come se questa maledetta parete tanto sottile fosse divenuta
+anche trasparente, di vetro, vedevo Luisa curva sul letto di Isacco, con
+il viso vicino vicino al suo. Aveva strofinato uno zolfanello, una
+candela s'era accesa. Al lume di quella candela Luisa contemplava Isacco
+che sembrava addormentato. Il suo viso non era più grigio pallido come
+sempre. Era rosso, infiammato dalla febbre. Ed ella non si contentava di
+guardarlo, ma lo accarezzava dolcemente con una mano, sulla fronte,
+sulle gote, sul collo. Poi si curvava ancora di più, e posava la sua
+gota sulla sua bocca, come per sentire se le sue labbra bruciassero.
+Bruciavano. Oh! certo: bruciavano le labbra di Isacco, arse dalla
+febbre. Ma Luisa non staccava la gota da quella bocca, non prendeva un
+bicchiere d'acqua e v'immergeva un dito per inumidirgliela, ma, voltando
+appena il capo, posava la sua bocca sulla bocca di Isacco. Teneva gli
+occhi chiusi, e dai suoi occhi gocciolavano due lacrime.--Amore, povero
+amore, bisbigliava, sono qui, sono venuta... Sentimi, guardami... Non
+sei più solo. Luisa tua è con te... Non me ne vado più... No, amore, mai
+più, mai più.
+
+Nelle orecchie avevo un ronzio confuso, come il rumore di un risucchio
+lontano. Come non vedevo nulla, così pure non udivo nulla. Ma mi
+sembrava di udire. Luisa non si muoveva, non dava un sospiro, una voce.
+Ma mi sembrava che bisbigliasse non so quali parole oltre quelle che ho
+scritte. Luisa? Luisa? E anch'io, cauto come un ladro, leggiero come
+un'ombra, rovesciai le coperte, silenziosamente scesi dal letto, mi
+avvicinai alla porta, girai lento lento la gruccia, chiusi il battente,
+detti il paletto. Era fatto. Luisa non sarebbe rientrata più, quella
+notte, in casa mia. Quando, dopo poco, uscì dalla stanza d'Isacco e,
+sfilate nuovamente le scarpe, posò una mano contro la porta e sentì che
+non cedeva alla pressione della sua mano, Luisa non volle credere subito
+che la porta fosse chiusa. Si ostinò, prima con molta prudenza, poi con
+orgasmo, a tormentare la maniglia, a graffiare con le unghie il
+battente. Quindi sentendosi perduta, incominciò a bussare pian piano,
+poi più forte, finchè disperata si decise a chiamarmi per nome.
+
+--Paris, sei sveglio? Paris, aprimi, Paris, Paris!
+
+Allora mi sentii vendicato dal mio silenzio, mi sentii grande nel
+silenzio che ebbi la forza, dovrei dire la crudeltà, di opporre ai suoi
+richiami. Tacevo. Non risposi una sillaba alle preghiere di Luisa. Mi
+sentivo grande e potente, invincibile, mi sentivo immenso, contro la
+debolezza, la vergogna, il pianto di quella creatura debole, umiliata,
+implorante pietà e perdono. Mi sarei mostrato nel centro d'un'apoteosi,
+con una mitra d'oro in testa, un mantello d'ermellino, ritto sopra una
+piramide, perchè tutti potessero ammirare la mia potenza, la mia
+grandezza. La potenza e la grandezza d'un uomo che aveva ridotta in
+disperazione così, con un semplice giro di chiave, una povera donna,
+della forza d'un bimbo o d'un uccellino. Io ve lo dico: guardatevi da
+chi ha troppo sofferto, da quelli ai quali la fortuna ha sempre voltato
+le spalle, da chi ha subìto affronti e persecuzioni, da chi è stato
+offeso, insultato, tradito, calpestato, deluso in tutte le sue speranze,
+deriso, privato d'ogni felicità! Sono i peggiori nemici, i più crudeli,
+i più pericolosi nemici del bene. Non troverete nè carità, nè
+tolleranza, nè perdono il giorno in cui cadrete in loro potere. Io ero
+uno di questi! Io lasciai, senza batter ciglio, che Luisa si disperasse
+in lacrime contro quell'uscio chiuso. Non ebbi neppure per un attimo
+l'impulso di aprirle. Non ebbi alcuna pietà di lei. Invece mi rallegrai
+quando l'udii che s'allontanava singhiozzando, e poi l'udiii,
+singhiozzando, rientrare nella stanza di Isacco, e abbandonarsi perduta
+sul suo letto. Era quasi giorno. Incominciava a sbiancarsi l'ombra. Mi
+vestii in gran fretta, e in punta di piedi m'avvicinai alla porta.
+Volevo uscire senza essere udito. Ma, fatti due passi, con un brivido di
+terrore, sentii due mani ossute, dure, che mi si posarono sulle spalle
+e, voltandomi, vidi contro il mio viso il viso spaventoso dell'idiota.
+Sua madre, sua madre, mi stava di fronte! Era anche lei uscita dal letto
+in camicia. Quella camicia era ampia e lunga, e giù per la scollatura si
+vedeva il suo corpo schifoso di vecchia, la sua orrenda nudità. Il suo
+capo tremava vertiginosamente, i suoi occhi mi fissavano morti. Non
+c'era di vivo in lei che quel gesto delle mani ossute lunghe che mi
+stringevano per le spalle. Allora, freddamente, le afferrai i polsi e a
+rinculoni la sospinsi verso la sua poltrona e ve la piegai; ve la
+costrinsi per forza, e la lasciai là seduta, in camicia, a tremare e a
+gemere. Poi a passi lunghi, senza distogliere gli occhi da lei,
+attraversai la stanza, aprii l'uscio e lo richiusi d'un colpo dietro di
+me.
+
+
+
+
+XI.
+
+
+Luisa rientrò in questa stanza, si gettò piangendo sulle ginocchia di
+sua madre. Sua madre l'afferrò per i capelli e glieli tirò con furia
+rabbiosa come una scimmia: le piantò le unghie nella fronte, e gliela
+fece sanguinare. Luisa pensò che sua madre era in camicia. Con molta
+pena la vestì. Poi con le mani sugli occhi si avvicinò allo specchio, e
+osò guardarsi. Vide il suo volto disfatto, la sua fronte che era
+tuttavia macchiata di rosso come se l'avesse stretta una corona di
+spine; si sentì distrutta, annientata, non più ben viva, e tuttavia
+incapace di continuare a vivere così. La vista di quel sangue che le
+arrossava le tempie le dette un tremito febbrile in tutte le membra, e
+le suggerì forse un'idea che non le era mai balenata prima d'allora: una
+cosa alla quale non aveva mai pensato.
+
+Tutta la notte aveva pianto. Era stanca, sfinita. Il cuore le doleva
+tanto, il respiro le pesava, tutto il corpo lo sentiva spezzato in ogni
+giuntura, come se l'avessero bastonata. Il letto era là sfatto, come io
+l'avevo lasciato. Luisa si trascinò accanto al letto e per spogliarsi
+non ebbe che da lasciar cadere la sottana e il giubbettino, infilati
+sulla camicia. Si coricò, si abbandonò Luisa sul letto, si coprì con le
+lenzuola ancora tepide del mio calore. Distese le braccia lungo i
+fianchi, chiuse gli occhi. Incominciava allora il giorno. Luisa avrebbe
+voluto che fosse ancora notte profonda, e che nessun pallore di luce le
+attraversasse le palpebre. In una mano stringeva, Luisa, un coltellino
+d'argento, un coltellino che le apparteneva, credo, da quando era
+bambina, e che si vedeva sempre in giro, ora qua ora là, sopra questo o
+quel mobile, non si sa come, e per che uso, come tante altre piccole
+cose inutili. Lo aveva ripreso sul cassettone, se lo era portato a letto
+con sè. Ora lo stringeva in una mano, e sapeva benissimo che era quel
+suo coltellino d'argento che teneva stretto fra le dita, ma non voleva
+confessare a sè stessa di sapere che era proprio quel coltellino. No.
+Non ne sapeva nulla, Luisa, di quella piccola cosa fredda che teneva
+chiusa nel pugno, nè perchè l'avesse presa sul cassettone, nè perchè
+l'avesse portata a letto con sè. Luisa non pensava più; era
+addormentata. Voleva persuadere sè stessa d'essersi addormentata, di non
+pensare più, di non ricordare, di non sentire più nulla. Come se anche
+ella fosse divenuta una cosa, una piccola cosa anche lei, posata su quel
+letto da qualche immenso gigante che l'avesse presa nel palmo della
+mano, e l'avesse coricata là nel suo letto per farle fare la nanna.
+
+In me il ricordo di quella giornata è terribilmente lucido e angoscioso,
+come se al solo parlarne la rivivessi intera in ogni suo minuto. Fu una
+giornata di una brevità assurda. Subito la sera cadde su quelle poche
+grige ore di luce. M'ero presentato al mattino nella tipografia con una
+faccia stralunata, da folle. Bastava che uno mi rivolgesse la parola
+perchè io mi mettessi a ridere. Su ogni bozza di stampa che mi portavano
+perchè la correggessi, facevo lunghi discorsi: la leggevo ad alta voce,
+declamando, a rovescio, risalendo dall'ultima parola alla prima. Poi
+gridavo:--Eccellente! Magnifico! Superlativo! Va tutto bene. Non ci
+manca nemmeno una virgola! Il proto mi battè amichevolmente sulla spalla
+e mi disse:--Perchè non vai a prendere una boccata d'aria?--Giusto,
+risposi: vado subito. Mi calcai il cappello sulle orecchie, e me ne
+uscii per la strada. Cominciai a girare qua e là. Mi parve molto strano
+ch'io portassi il soprabito come tutti quanti gli altri uomini che
+camminavano con me per la via. Stetti più d'un'ora a guardarmi in uno
+specchio. Poi, battendomi un pugno sulla fronte, mi sfilai il soprabito,
+e me lo rinfilai alla rovescia. La fodera era a scacchi bianchi e neri,
+con grosse righe gialle. Le maniche erano nere. Molto soddisfatto
+dell'aspetto che avevo con quei colori da arlecchino sulla schiena, mi
+parve che in generale la gente mi desse troppo poca importanza. Allora
+incominciai a fare grandi inchini a tutti quelli che passavano in
+carrozza, e toccavo terra con la falda del mio cappello. Ma poco dopo mi
+stancai, e ripresi a camminare tranquillamente, avviandomi verso il
+fiume. Molte ore rimasi così, in un tratto semi deserto della sponda, a
+guardare alcuni barcaioli che scaricavano della legna sulla banchina e
+un uomo che pescava con la bilancia. Mi pareva di aspettare qualcuno,
+che dovesse approdare a quella riva con una barca a vapore, e intanto mi
+domandavo perchè mai in quel punto del fiume non avessero costruito un
+gran porto. Sarebbe stato facilissimo allargare le due sponde e
+costruirvi un molo, anzi tutto un sistema di docks, su cui poi avrei
+pensato io a piantare alcune gigantesche gru. Il problema era
+semplicissimo. A ognuno che passava domandavo, toccandomi l'ala del
+cappello:--Scusi, perchè non si costruisce un porto qui? Non le pare che
+ci starebbe bene? Mi guardavano sorridendo, e scrollando il capo si
+allontanavano. Nessuno si era posto un problema così semplice, eppure
+così importante per il commercio della città! Ma incominciò ad
+imbrunire, scese la nebbia, il pescatore si caricò la rete sulle spalle,
+e non passò più nessuno per quel tratto di viale. E allora io mi staccai
+dalla balaustra del muraglione e macchinalmente m'incamminai verso casa
+mia.
+
+Ero come il cavallo che, quando si sente le briglie abbandonate sul
+collo, prende la via della stalla. Poichè non pensavo affatto che quella
+fosse la strada per cui ogni sera passavo uscendo dalla tipografia per
+ritornarmene a casa. Non potrei giurarlo, ma mi sembra che durante tutte
+quelle ore, durante tutta quella giornata, il pensiero di Luisa non
+abbia mai attraversato, neppure per un attimo, la mia mente sconvolta.
+Quando la casa dove avevo fino allora abitato mi si parò dinnanzi nera,
+con tutte le sue finestre, le sue botteghe, la sua grande porta
+quadrata, non mi stupì affatto di trovarmi in quel luogo, nè di vedere
+Savina, sull'ingresso, fare grandi gesti con le mani levate in alto, e
+zoppicando corrermi incontro affannata, afferrarmi per il soprabito,
+gridare:
+
+--Signore, signore... Che cosa è stato! La signora Luisa... Corra
+dunque! La signora Luisa è morta...
+
+--Morta? Morta? domandai calmo, guardando gravemente Savina.
+
+--Morta le dico! gridò Savina, battendo le mani esterrefatta, come per
+dire:--Ma capisce lei che cosa vuol dire morta?
+
+Ed io soggiunsi:--Va bene, va bene. E attraversata la strada a passi
+lenti e solenni, infilai la porta, salii le scale e m'affacciai qui a
+questa stanza.
+
+Ricordo che questa stanza era insolitamente illuminata. Dappertutto
+c'erano candele accese. Sul letto non vidi nulla che non fosse bianco,
+fuorchè gli occhi e i capelli e le mani di Luisa. Il viso di Luisa, le
+sue labbra, erano d'un biancore di neve. Le sue mani, le sue mani erano
+rosse! Io non ricordo che il rosso di quelle mani che mi ferì le pupille
+come un lampo. C'è poi una lacuna, un buio assoluto nella mia memoria, e
+non so che cosa accadde di me in quel momento. Mi ritrovai inginocchiato
+accanto al letto dove Luisa giaceva immobile nel suo pallore di morte,
+con quelle sue mani rosse, pesanti, inerti nelle mie, che urlavo:
+
+--Si è uccisa? Si è uccisa? Perchè si è uccisa?
+
+Intorno a me non vedevo che volti pallidi e muti. Anche Isacco era là,
+avvolto in un lungo pastrano nero, dal cui bavero non uscivano che i
+suoi occhi enormemente dilatati dalla febbre.
+
+--Tu! tu! lo supplicavo, perchè si è uccisa? Perchè si è uccisa?
+
+Ma Isacco non mi rispondeva, e continuava a fissare su me quei suoi
+occhi spiritati. Allora mi rivoltavo verso costei, verso sua madre,
+verso quest'idiota sorda e muta, e le chiedevo:
+
+--Maledetta fra tutte! Dimmi! Perchè si è uccisa?
+
+Ma la vecchia scuoteva il capo facendo dondolare il filo sottile di bava
+che le pendeva dal mento, e sorda ai miei richiami, muta alle mie
+domande, fissava un punto lontano, chissà quanto lontano da me, con le
+sue morte pupille. Allora, disperato, mi piegavo su Luisa, le prendevo
+fra le mani, fra le mani tutte macchiate del suo sangue, il viso bianco,
+freddo e duro, e le domandavo singhiozzando:
+
+--Perchè, perchè ti sei uccisa? Luisa perchè hai voluto morire?
+
+Non ero più ora agitato da nessuna strana follia. Ero nuovamente io, in
+tutta la mia lucidità e pienezza di comprensione. Ora capivo
+perfettamente che cosa era accaduto la notte prima di quella, e la
+mattina, e il giorno, fino al momento in cui ero entrato in quella
+camera con tutte quelle candele accese, e quell'odore di medicine, e
+quella gente attonita, impietrita, muta, e Luisa con il suo viso bianco,
+di cera, e le sue mani rosse, di sangue. Quella era Luisa, morta. Io ero
+Paris, vivo. Ah! sapevo anche che si era uccisa per me, Luisa, per mia
+colpa, per me, per me solo! Ma non mi bastava. Volevo sapere, sapere,
+sapere perchè si fosse uccisa Luisa.
+
+Passarono così ore di spasimo, di pianto, di disperazione convulsa. Non
+so quando, come, la stanza si vuotò. Non so che ora fosse di quella
+notte, allorchè, sollevato il viso dalle coltri tutte umide dalle mie
+lagrime, vidi la camera ridivenuta semibuia, dove solo due o tre candele
+ancora bruciavano languide e tremole, e in quella luce, seduta laggiù,
+la paralitica con il suo viso di scimmia, qui Isacco con la sua faccia
+pallida e trasudata. Su Isacco fermai il mio sguardo a lungo. Non so
+perchè lo guardassi così. Non so che cosa gli dicessero i miei occhi con
+quello sguardo. So che dopo un lungo silenzio, scuotendo desolatamente
+il capo:
+
+--Lo vedi, mormorai, lo vedi Isacco? È morta, Luisa. Perchè? Perchè?
+
+Allora Isacco schiuse le labbra gonfie e livide, e disse con un filo di
+voce:
+
+--Per te... Per amor tuo...
+
+--Per amor mio? gli domandai.
+
+--Per amore, bisbigliò Isacco. Per quell'amore che tu non hai mai
+veduto...
+
+--Luisa? gli domandai.
+
+--Ah! esclamò Isacco. Nessuna donna ti amerà mai così, fino a morirne...
+
+--Isacco! Isacco! lo supplicai. Ella è ancora qui che ti ascolta!
+
+--Ne sarà felice, soggiunse Isacco. Tutto eri tu per lei. Quei fiori,
+quei dolci, quel vino che tu bevevi, quelle scarpe che porti ai piedi,
+tutto veniva da lei... Lavorava giorno e notte per te... E aveva paura
+che tu lo sapessi! Per quei fiori... Per quelle piccole cose, Paris...
+
+--Tutto? domandai. Quei fiori? Queste scarpe? Tutto, tutto?
+
+--Tutto, tutto, mormorò Isacco, perchè tu l'amassi un poco... E tu l'hai
+uccisa!
+
+Isacco chiuse gli occhi. Il suo viso spettrale si rigò di due lunghe
+lacrime...
+
+
+
+
+XII.
+
+
+Ora, chi sono io? Che sarà di me? Ora che ho perduto l'amore di Luisa,
+ora che ho perduto il solo amore della mia vita, che sarà, che sarà di
+me? Non quello di Daria! Non quello di Silvina! Questo, questo era il
+_mio_ amore...
+
+Costei mi tiene ancor vivo. Io la guardo e la vedo vivere. Debbo vivere
+anch'io per lei. Sono qui, in attesa. Ogni ora che passa la conto. Ne ho
+già contate migliaia. Anch'io come Robinson ho un bastone, su cui incido
+un segno per ogni ora che passa...
+
+Sono qui, in quest'isola deserta, io solo, e lei, due naufraghi, perduti
+nel tempo. Il tempo è infinito come il mare. Noi lo attraverseremo un
+giorno insieme, per navigare verso il nulla da cui approdammo per caso a
+quest'isola abbandonata.
+
+
+FINE.
+
+
+
+
+ERRATA CORRIGE
+
+ Pag. 7--linea 23--del mondo _per_ dal mondo.
+ » 137-- » 13--quelli mi guardano _per_ quelli che mi guardano.
+ » 154-- » 8--brilava _per_ brillava.
+ » 159-- » 13--madanna _per_ madonna.
+ » 165-- » 2--abiti di veli leggieri _per_ abiti tanto leggieri.
+ » 168-- » 4--«certe» _per_ «certes».
+ » 173-- » 13--_l'intera linea va soppressa_.
+ » 182-- » 4--gli aveva _per_ le aveva.
+ » 207-- » 26--glielo lo giurò _per_ glielo giurò.
+ » 210-- » 27--li ricadevano _per_ le ricadevano.
+ » 254-- » 7--cartoncino _per_ cartoccino.
+ » 285-- » 14--nascondeterlo _per_ nascondertelo.
+ » 291-- » 25--cinciò _per_ minciò.
+ » 307-- » 4--Poi vestita _per_ Poi, vestita.
+ » 309-- » 14--cappelli _per_ capelli.
+ » 321-- » 1--E lo trattavo _per_ Io lo trattavo.
+ » 326-- » 17--tavoa _per_ tavola.
+ » 328-- » 17--per lei _per_ in lei.
+
+
+
+
+
+Nota del Trascrittore
+
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
+senza annotazione minimi errori tipografici. Le correzioni della pagina
+"Errata Corrige" sono state riportate nel testo.
+
+
+
+
+
+End of the Project Gutenberg EBook of Il perduto amore, by Umberto Fracchia
+
+*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 41281 ***