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diff --git a/41281-0.txt b/41281-0.txt new file mode 100644 index 0000000..fa1ffa3 --- /dev/null +++ b/41281-0.txt @@ -0,0 +1,8458 @@ +*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 41281 *** + + UMBERTO FRACCHIA + + Il perduto amore + + ROMANZO + + + + 5.º MIGLIAIO + + + + CASA EDITRICE VITAGLIANO--MILANO + + + ---- + + PROPRIETÀ LETTERARIA RISERVATA + + I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti + i paesi compresi i regni di Svezia, Norvegia e Olanda + + Copyright by. C. E. Vitagliano Marzo 1921 + + 28-3-21-3 + + + Tip.-Lit. A. GORLINI Milano. + + ---- + + + + + _A Bibiche_ + + + + +PARTE PRIMA + +Daria. + + + + +I. + + +Le stelle di cui il cielo ora è pieno, appunto perchè splendono +perennemente sono un indizio certo della nostra morte. Ma io che le +contemplo mentre compaiono e scompaiono, a volta a volta fra le rade +nuvole naviganti l'azzurro, in aggruppamenti inaspettati e nuovi, sento +scendere sui miei occhi non so qual liquido filtro che mi rende oblioso +così della morte come della vita. Distrattamente ascolto i rumori e le +musiche del bosco, il canto dei rosignoli nell'ombra, il fruscìo dei +giunchi (di seta), le voci umane giù per i campi e nell'isolata casa del +mulinaio, e sento che queste cose non sono fatte per me. Troppo +semplici, troppo serene. Se, vinto, con un lieve sforzo, molto lieve, mi +decidessi ad uscire dalla mia solitudine per partecipare alla festa di +questa chiara notte autunnale, sarei come un orfano il quale conducesse +la propria inconsolabile tristezza, abiti, volto, silenzio, in una +comitiva di gente allegra e felice. + +No, certo: non sono fatto per questo. Io vivo l'imperfetta vita delle +ombre. Sono, come le pallide larve, distaccato dal mondo, libero di +muovermi e di vagare dove mi piace, presente in ogni luogo, ed assente +da ogni realtà. Eppure la mia libertà non è che un'illusione di chi +giudica dalle apparenze, e non sa che sono invece inchiodato, +incatenato, prigioniero della mia vita, nel momento stesso in cui essa +si è fermata per sempre. Se preferisco uscire di notte, o mostrarmi là +dove il bosco è più folto, dove il fiume scorre tra le più alte rupi, la +ragione è che io soffro il sole, la luce mi dà un acuto dolore, e temo +sempre di contravvenire ai comandi della natura, di violare una legge +assoluta. La mia stessa voce, quando raramente parlo, è la voce flebile +delle ombre, che sembra giungere da misteriose lontananze, fioco lamento +di sotterraneo o di tomba, confusa voce attraverso soffi di vento, +scrosci di correnti d'acqua, stormire di notturne boscaglie. L'aria è +sempre piena per me, come le desolate lande della tragedia, di una +triste lontana e invisibile musica. Ebbene: un uomo mi ha ucciso +impedendomi di morire quando sarebbe stato facile per me uscire da +questo viottolo angusto e spaziare nell'infinita felicità; quando la +morte sarebbe stata ebrezza e gioia; e tempo, spazio, memoria, più +nulla... + + + + +II. + + +Quest'uomo, Carlo Clauss, venne per la prima volta in casa nostra quando +io avevo appena vent'anni. Di lui avevo udito parlare come di un'anima +perduta. Si sa che cosa intendono gli uomini timorati quando dicono: +costui è un'anima perduta. A lunghi intervalli, dunque, se per caso +nelle conversazioni famigliari il discorso cadeva sopra un parente morto +o lontano, e mia madre prendeva il vecchio album di fotografie e +cominciava a sfogliarlo, la sua mano invariabilmente si fermava sopra il +ritratto di un giovane vestito di nero, con una grande cravatta pure +nera e un'altissima tuba in capo, il cui volto ovale, circondato da una +rada barba bruna e illuminato da due occhi stranamente dilatati e fissi, +pareva la faccia di un ammalato o di un convalescente, o quella di un +uomo bruciato dalla fiamma di una logorante passione. Allora il vecchio +album passava di mano in mano, faceva il giro della tavola, e il nome di +Carlo Clauss era ripetuto sottovoce, e seguito da misteriosi silenzi o +da poche vaghe parole di commiserazione per quella «giovinezza +irrequieta e avventurosa». + +Ma un giorno, quando nessuno se l'aspettava, una lettera munita d'un +francobollo molto grande, su cui era disegnato un paesaggio montuoso con +alberi e animali inverosimili, ci portò la notizia del suo ritorno. Egli +scriveva a mio padre da una città il cui nome parve nuovo a tutti noi, +dicendo che «il desiderio di morire in patria» lo spingeva ad +abbandonare il paese dove aveva vissuto fino allora felice. Parlava di +una lunga malattia, dei molti giorni di mare che lo dividevano da noi, +e, in fine, di mia madre, che egli chiamava, con un diminutivo +infantile, la Minni. Quella lettera fu letta forte prima della cena e +suscitò in tutti un vivo stupore. Mia madre pianse. Fu una triste sera +in cui non si fece che rievocare avvenimenti dolorosi. Io seppi allora +che Carlo Clauss era nostro parente e che a ventiquattro anni era +scomparso dalla propria casa, era fuggito, solo, senza lasciar traccia +di sè. + +Due mesi dopo egli arrivò con la corriera del mattino, giacchè in quel +tempo la ferrovia non passava ancora per queste valli e lungo il mare, e +non se ne udiva neppure il fischio lontano. Noi, che stavamo sull'uscio +in attesa, lo vedemmo scendere dalla diligenza seguito da un servo +creolo, bruno e canuto, che portava i bagagli. La sua rassomiglianza con +la nostra fotografia era ancor grande. Alto, diritto, con la barba e i +capelli appena brizzolati, egli non rivelava nè stanchezza nè dolore. Il +suo volto pallidissimo, di un pallore olivastro ed uguale, bruciava +ancora di quella fiamma interna che gli splendeva negli occhi scuri, +profondi e lucidi. Era bello. Anche la sua voce, il suo modo di gestire, +la sua pronuncia un po' lenta e faticosa, mi parvero, al primo incontro, +attraenti; pieni di quella grazia virile, così rara negli uomini non più +giovani, che è fatta di serenità, di forza e di rattenuto ardore. + +Seduto dinnanzi al tavolo, fra mio padre e mia madre, Carlo Clauss fece +racconti meravigliosi. Io vedevo contro il paesaggio montuoso che, +dietro piante frastagliate e grasse, si delineava sul francobollo della +sua lettera, ingigantito dalla mia immaginazione, passare, come contro +lo scenario di un teatro, carovane dietro carovane, cacce di elefanti e +di tigri, pellegrinaggi, eserciti di bruni guerrieri con nuvoli di +bandiere e sterminati campi di lance luccicanti, cortei nuziali +d'asinelle candide, lettighe e tamburi; e battaglie, risse, mercati, +pestilenze, rivolte, drammi da impazzire, e catastrofi spettacolose. Poi +taceva per qualche minuto e rideva dello stupore che vedeva dipinto sui +nostri visi. + +--Eppure sono tornato!--esclamava.--Vi pare il caso, ora, di +spaventarvi? Siamo passati attraverso il fuoco... Tutto è uguale per me. + +Mia madre era quella che lo ascoltava con minor meraviglia. Il suo +pensiero non era con noi. + +--Quante cose sono cambiate...--diceva.--E chi le poteva prevedere? + +--Certo...--rispondeva sorridendo Clauss.--Ma ora tutto è uguale per +me... + +Si volgeva poi a mio padre e lo guardava attentamente per dirgli: + +--Tu no, tu non sei cambiato. + +E mio padre si palpava il mento e le gote, e rispondeva seriamente: + +--Ti sembra, ma non è così. Eravamo ragazzi allora, quando dici tu, ed +ora ho un figlio grande. Non lo vedi laggiù? Sembra un querciolo... + +Ma Clauss badava poco a lui e poco a me. Tutta la sua attenzione pareva +concentrata sopra le mani di mia madre, ch'ella teneva posate sulle +ginocchia stringendo un fazzoletto. Brillava l'anello sull'anulare. +Raramente i suoi occhi si posavano anche su mia sorella Silvina. + +--Eppure bisogna vivere ancora!--disse egli una volta, nel silenzio di +tutti. E mi sembrò che parlasse soltanto a sè stesso, dimenticando noi +altri. + +Da mezz'ora l'aria s'era fatta scura, e pioveva. Ma, dopo poco, un tuono +secco schiantò il silenzio e scompaginò le nuvole. Un po' di sole entrò +nella stanza. Io che ero rimasto senza parlare, in un angolo, mi alzai +per guardar fuori. Anche Clauss si alzò e si avvicinò alla finestra. + +--Se volete, disse mia madre, potete andare sulla terrazza. Non piove +più. + +Salimmo dunque, noi due, sulla terrazza. L'arcobaleno era molto pallido. +Il sole, già mezzo nascosto dietro il monte, dardeggiava sulla pianura +un gran fascio di luce. Clauss girò intorno gli occhi, si soffermò un +istante a guardare i fianchi delle montagne rigati di cascatelle +candide; poi si volse a me e bruscamente mi domandò: + +--E tu, ragazzo, che fai? + +Per la prima volta i suoi occhi si posarono attentamente sulla mia +persona. Io li sentii che mi penetravano dentro, nell'anima. Era uno +sguardo impudico, un contatto quasi carnale che mi riempì di vergogna. + +--Nulla...--balbettai. + +Egli rise. + +--Come è possibile, nulla?--soggiunse, distraendo da me le pupille, come +uno che stacca le labbra da una tazza dopo aver bevuto abbastanza.--Ho +avuto anch'io vent'anni. Non ridere! A vent'anni io, per esempio, non +desideravo che una sola cosa: morire. Ma volevo morire eroicamente. +Immagina: uno compie un'azione nobile, un atto memorando. La gente +dice:--Questo ragazzo è stato capace di tanto.--Un ragazzo? Veramente un +ragazzo?--Sì, un ragazzo... Aveva appena vent'anni.--Questa è la gloria. +Ora sono quasi vecchio, e quel sogno mi sembra ancor più bello di +allora. Morire senza aver provato nulla della vita, se sia buona o +cattiva; non l'amore di una donna: senza avere nè amato, nè odiato, nè +goduto, nè sofferto; ignorando che cosa valga tutto ciò... Non credi che +sarebbe una pazzia degna di te? + +Rise di nuovo guardandomi. Anch'io cercai di sorridere. + +Clauss si volse dove il sole era scomparso. Grandi nitide nuvole +scavalcavano le montagne e le prime stelle, due o tre, brillavano nel +cielo che s'andava rasserenando. Ma io non avevo occhi per quelle +lontane apparizioni. Avevo ascoltato Clauss senza quasi comprenderlo, +tanto la sua stravagante eloquenza mi riusciva nuova e mi turbava +profondamente. Vivere e morire? Amare? Odiare? + +--È dunque necessario amare o odiare qualcuno?--balbettai ad un tratto +senza pensare. + +Stavamo entrambi appoggiati alla ringhiera. Eravamo vicinissimi. Ora, +rievocando quella scena, lo rivedo mentre s'accarezzava la barba con un +gesto languido delle mani; riodo la sua voce, pacata, come una musica +sopra una nota, stanca. + +--Ti racconterò una storia,--disse,--e tu stesso giudicherai. Io avevo, +a Karsan, un servo giovane. Era un meticcio, un essere semplice e sano, +una creatura riccamente dotata. Lo avevo raccolto fanciullo in una +strada. Era cresciuto con me, mi era fedelissimo. Un giorno lo sorpresi +in un angolo del cortile mentre si flagellava con un grosso staffile di +cuoio, uno staffile da schiavi.--Sarkis!--grido afferrandolo per un +braccio.--Sei pazzo?--Egli mi guarda con gli occhi di un cane e, +arrossendo, mormora:--Behela... Behela era una fanciulla della fattoria +vicina. La conoscevo. Sembrava un bell'animale, con lunghi capelli neri +e grandi occhi violacei. Sarkis era stato preso da una così violenta +passione per lei, che ogni giorno, dopo averla veduta, dopo averla +spiata da lungi e da presso, si flagellava, parendogli di non essere +degno di lei, di non poter meritare il suo amore. Un altro servo mi +narrò queste cose, più tardi. Alfine essi si sposarono.--Sei +felice?--chiesi a Sarkis dopo le sue nozze.--Vorrei esser +morto!--rispose. Scese la notte sulla loro capanna di giunchi. All'alba +Behela uscì dal letto ancor caldo per andare alla sorgente. Egli la +seguì da lontano, la spiò lungo tutto il sentiero. Si nascose poi tra le +canne e attese che ritornasse. Behela riapparve, camminando lentamente. +Teneva gli occhi chiusi e sorrideva come in sogno.--Behela!--chiamò lo +sposo nascosto. Ella si arrestò.--Questa è la tua voce!--disse +dolcemente.--La riconosco...--E questo è il mio coltello!--gridò l'altro +saltando fuori. L'abbracciò stretta e le piantò la lama nel cuore. +Quando mi fu condotto dinnanzi per essere giudicato, perchè io ero il +padrone, egli cantava come un forsennato.--Sarkis...--esclamai +afferrandolo per i capelli:--sai tu di avere ucciso la tua sposa? Egli +ammutolì, mi guardò con occhi che non esprimevano nè stupore, nè +vergogna, nè tristezza.--Vorrei esser morto...--mormorò, e ricominciò a +cantare. + +Clauss sollevò il capo. Il suo volto si animò: balenò nei suoi occhi +quella strana luce. + +--Questa,--disse,--non è una storia straordinaria. Questa è la storia +dell'amore, una storia d'amore, cioè una delle innumerevoli storie che +si possono raccontare. È necessario amare qualcuno? Era necessario +uccidere Behela, sacrificare quel fiore meraviglioso, distruggere quella +felicità? Immagina che cosa mi avrebbe risposto quell'uomo se io gli +avessi rivolto, una dopo l'altra, tali domande! Noi lo legammo in mezzo +alla corte. Ma, di notte, prima di coricarmi, andai, tagliai le corde, e +gli ordinai di fuggire. + +--Tu!--esclamai stupefatto.--Tu lo hai liberato? + +--Io, disse, io stesso. + +Mi guardò sorridendo. + +--E non potevo forse uccidere anch'io come lui,--mormorò,--quel giorno o +il giorno dopo, con quell'arma o con un'altra simile? + +--Ah! non è così facile!--esclamai, nascondendo il viso fra le +mani.--Non è così semplice uccidere! Non tutti uccidono... + +--Infatti,--disse Clauss per consolarmi,--non è per tutti egualmente +facile. + + + + +III. + + +Clauss restò soltanto tre giorni in casa nostra. Durante quei tre giorni +io cercai di sfuggirlo, e infatti non accadde più che noi ci trovassimo +soli insieme. Il terzo giorno se ne partì improvvisamente, senza aver +neppure sfatto le sue valige, per andarsene in città, dove disse che +voleva comprare una casa. Confesserò, senza vergogna, che Clauss mi +aveva profondamente toccato. Quasi mi faceva paura. Talora, non visto, +mentre egli leggeva o parlava con altri, io lo spiavo a lungo, +fantasticando. La sua partenza fu per me cagione di gioia: ma non +ritrovai per questo la mia antica pace. Ben presto anzi mi accorsi che +io non potevo più vivere senza di lui. Di giorno e di notte pensavo alle +sue parole; Behela frequentava i miei sogni; e se socchiudevo le +palpebre, lo rivedevo, non come era in realtà, ma come era, da giovane, +nella vecchia fotografia dell'album, con quei due immobili e smisurati +occhi. Quell'immagine era impressa in me fin dall'infanzia. Non mi +abbandonò più. + +Vivevo dunque come trasognato. In quella grande casa semideserta dove +mia madre diffondeva la malinconia del suo sorriso senza nè inquietudini +nè desideri, che mio padre dominava dalla cantina al granaio con la sua +allegria d'uomo sano e soddisfatto, io cominciai a sentire il peso della +solitudine e il mal sottile della malinconia che prima non conoscevo. +Fino a quel tempo, per molti anni, m'ero accontentato della mia casa, +del mio giardino, del villaggio e dei campi, nel limite della cerchia +alpina. Ora non più. Clauss aveva lasciato cadere in me il suo seme +diabolico, e quel seme aveva rapidamente germogliato. Ogni istante +scoprivo un desiderio nuovo. E quantunque le mie brame fossero +innumerevoli, si potevano tutte riassumere in una sola parola: amare. +Avevo lunghe e confuse allucinazioni: visioni di una realtà +inverosimile. + +La mia salute fu tanto scossa da questi disordini spirituali, che mio +padre, rammaricandosi di aver scoperto troppo tardi che io non gli +somigliavo affatto, si decise a mandarmi in città perchè imparassi a mie +spese ad apprezzare la famiglia e la casa. + +--Ma non si vive di solo pane--dissi a mio padre; e in poche ore fui +pronto per partire. + +Ricordo il penoso distacco da mia madre. Io non le ero stato mai lontano +neppure un giorno. Quando mi abbracciò piangendo e sentii il suo esile +corpo tremare contro il mio petto, il suo cuore battere, le sue labbra +cercare ansiosamente la mia fronte, ebbi come in un lampo il pensiero di +rinunciare a tutti i miei pazzi propositi, per rimanere accanto a lei, +in quella pace, in quella intimità semplice e solitaria che già allora, +dalla soglia, mi pareva superiore ad ogni altra possibile felicità. Ma +poco dopo, quando mi volsi per guardare da lontano il campanile roseo +tra le piante, ebbi onta di quel momento di debolezza e me ne pentii. La +strada costeggiava un fiume e i cavalli trottavano per la discesa. I +miei compagni di viaggio erano gente rozza, due contadini e un mercante +di porci. Uno dei contadini diceva: + +--No, Obertello: quel giovane finisce male. + +Il mercante, che era tutto lardo dentro e fuori, si dimenava sul sedile +brontolando: + +--Non è colpa sua. È colpa di Lisa Lama, di quella maledetta... + +Ascoltavo, e vedevo Lisa Lama col suo muccetto di capelli tinti, seduta +contro la porta verde della sua casa, come l'avevo veduta mille volte. +Pensavo:--Per un pezzo non la vedrò più. In un paese c'era una fiera. +Suonavano le campane. Un razzo matto rigò di giallo il cielo +cinerognolo. Due preti neri trotterellavano per un sentiero attraverso +le vigne, sopra due mule grige. Una processione di donne e di chierici, +con una croce e lanterne e torce, fendeva lentamente e in disordine la +folla pigiata contro le porte di una chiesa. Quella chiesa era bianca e +pareva che le sue mura si gonfiassero a tratti per la troppa gente che +vi si stipava dentro. + +Io mi sentivo straordinariamente ilare; assaporavo con gioia la mia +prima libertà. Ho un piacevole ricordo di quelle ore di viaggio. Il +fiume andava tranquillamente per la sua strada, e le zucche maturavano +secondo la stagione; gli asini onestamente giravano la stanga delle +cisterne, la fiera in quel paese si svolgeva nel massimo ordine; la +gente era allegra, gli uomini contenti, gli animali soddisfatti, il +cielo senza troppo sole e senza troppe nuvole. Il mondo intero era +calmo, ilare e soddisfatto: la vita non faceva paura. + +Con la vicinanza del mare, che apparve poco dopo, l'aria divenne più +densa e odorosa. Ogni tanto si intravvedeva, in fondo ad un vicolo, fra +i muri, un po' di mare chiaro, vivace, una vela. Muri bianchi, muri +grigi, cancelli verdi, facce sconosciute per la via, occhi curiosi alle +finestre, tende svolazzanti, imbianchini appesi a un tetto, cocomeri +rossi sopra un banco, bambini che mangiavano, una donna in camicia, +grandi gabbie di canarini, un orto. I cavalli trottavano e io pensavo a +Clauss. La mia ilarità a poco a poco si spegneva. Come viveva +quell'uomo? Che avrebbe fatto di me, vedendomi? + +Verso sera, la città apparve lontana, in fondo al golfo. I giardini, gli +orti erano finiti. Si vedeva il porto; s'incontravano carri carichi di +botti; le osterie erano piene; si cantava, si ballava sotto i pergolati +di canne, intorno ai tavoli gremiti. Finalmente, prima del crepuscolo, +passammo la porta. Mio padre aveva già provveduto al mio alloggio. +Discesi dunque dinnanzi alla casa del notaio Sterpoli, che era un +vecchietto smilzo, pelato e cerimonioso. Egli mi aspettava sull'uscio, +vestito d'una palandrana color tabacco; mi guidò su per una scala +semibuia e mi assegnò una camera al secondo piano. Le suppellettili +fruste e polverose, i dagherrotipi appesi ai muri, le facce estatiche di +due santi sconosciuti, il letto di ferro, tutto mi dispiacque fra quelle +quattro pareti. L'unica finestra si apriva sopra un cortile. A mala +pena, oltre una interminabile fila di tetti, si scorgeva un filo di +mare. + +La malinconia di quell'ora mi è rimasta per molti giorni nell'anima. +Anche la cena, servita da una bambina zoppicante, in compagnia del +notaio e di suo figlio, Paolo Sterpoli, fu lunga magra e uggiosa. +Eravamo in tre, intorno a una tavola da refettorio, immensa, sotto un +lume lamentoso. La bambina girava facendo con i suoi piedi disuguali una +bizzarra musica sull'impiantito. Dopo cena il notaio, con molte carezze, +(--Ti ho portato sulle mie braccia. Si può dire che ti abbia allattato +io--ripeteva ogni tanto), se ne andò a letto e noi rimanemmo ancora a +fumare. Quello Sterpoli figlio era un giovanotto di forse ventiquattro +anni, di pel rosso, con il naso tozzo e la bocca tonda e un paio di +mostaccini arricciati con cura. Egli aveva fumato due sigarette +placidamente, leggiucchiando il giornale; ora aveva acceso la terza, ma +pareva che la sua calma fosse d'un tratto svanita, perchè s'era alzato +in piedi e se n'andava da un capo all'altro della stanza, gettando +sguardi inquieti all'orologio, alla finestra e a me che me ne stavo +seduto. Finalmente si fermò a due passi dallo specchio e disse: + +--Insomma, perchè fingere? Bisogna che io me ne vada. È tardi. Non siamo +amici? Se vuoi venire con me, troveremo certamente Clauss, che ci +aspetta... + +--Davvero?--esclamai.--E dove? + +--Dove? E dove vuoi trovarlo? Te lo dirò. + +Mi infilai il soprabito e chetamente uscimmo. + +--Sai che cos'è un caffè concerto?--mi domandò Paolo quando fummo per +strada.--Ora andiamo. Oh! non c'è niente di male; non è un luogo di +perdizione. Clauss ci va ogni sera. È innamorato. Ti stupisce? +Innamorato di una donna (si sa), di una donna che si chiama Daria. + +La sua mano strinse forte il mio braccio. + +--Vuoi credere che tutti sono innamorati di lei?--soggiunse Paolo con +voce più sommessa.--Ella canta. Canta e balla. Ebbene: perchè tutti +debbono essere innamorati di lei? E chi può spiegare questo mistero? Tu +stesso vedrai fra poco... + +--È bella?--domandai esitando. + +--Ah, ah! se è bella? C'è una canzone che dice (mi pare): _Je ne sais +pas de quel côté, sa clarté me pourra conduire... Au loin une étoile je +vois--qui me darde des étincelles..._ Non importa. Sì, è molto bella. + +--E Clauss? + +Entrammo in una sala piena di luce, di fumo, di rumore, di gente. In +fondo c'era un piccolo palcoscenico su cui erano dipinti alcuni pavoni +su una pagoda. Gli spettatori, intorno, gridavano e bevevano. Un vecchio +vestito di nero diceva: + +--Sì, signori: le gambe di quella donna sono le corna del diavolo! + +Sterpoli mi guardò e disse: + +--Siamo arrivati troppo tardi. Ha già finito di ballare... + +Un'orchestrina cominciò a miagolare una polka, il velario si schiuse e +comparvero tra fischi e urli due fakiri indiani. La platea tumultuò. +Giovani o vecchi: una strana umanità imberbe o canuta si agitava in +quello spazio angusto. Alcune donne, in abiti rossi e gialli, con +bizzarri pennacchini e grandi ventagli di piume, se ne andavano intorno +precedute da sorrisi incantevoli e da sguardi striscianti come bisce. +Incendi. Ed io pensavo per quale miracolo quelle donne potessero avere +carni così bianche, e occhi così lustri, e bocche così rosse e +attraenti; essere tanto angeliche e tanto peccaminose; e per quale +miracolo di continenza gli uomini si accontentassero di guardarle senza +strappare violentemente dai loro corpi quei pochi abiti rossi e gialli +che ancora le ricoprivano.--Le belle incendiarie!--pensavo io +stupefatto. E quelle donne mi sorridevano senza guardarmi, e senza +toccarmi mi accarezzavano. + +Salimmo una scaletta a chiocciola ed entrammo in una piccola stanza +azzurra. Clauss stava seduto sopra un divano. C'erano altri quattro con +lui. + +--Ti conduco un nuovo discepolo!--gridò Sterpoli sbatacchiando la porta +dietro le mie spalle e inchinandosi fino a terra. + +Clauss mi guardò. + +--Sei tu?--disse senza muoversi e senza sorridere.--Avanti! C'è posto +per tutti. + +Mi avvicinai ed egli mi baciò. Poi ordinò che portassero bottiglie e +bicchieri. + + + + +IV. + + +Noi, dunque, bevemmo, e Sterpoli per brindare urlò:--Questa sera voglio +ridere! + +S'era seduto sul tavolo e brandiva il bicchiere come una clava, il +bicchiere che era vuoto. + +Carlo Clauss stava fermo. Con voce pacata disse: + +--Tu Sterpoli sei giovane. Hai buon tempo. + +--Ahi! Ah!--sghignazzò Sterpoli.--Io sono giovane? Io sono pazzo. Mio +buon maestro, tutte le malattie sono contagiose. Ti sembra strano? Un +granello di sabbia basta, un granello di polvere è anche troppo... Ho +veduto Daria ballare... Qualcuno ha detto:--Le gambe di quella donna +sono le corna del diavolo! Che te ne pare? Il diavolo non è dunque così +brutto come si dipinge? + +Io m'ero seduto in un angolo e stavo a guardare Sterpoli che pareva +davvero impazzito. Si era arruffati i capelli, e quei suoi riccioli +rossi gli davano l'aspetto tragico e buffo di una furia. Clauss levava +ogni tanto su lui gli occhi senza sorridere. Sterpoli anche lo guardava +di sottecchi quando taceva, e trangugiava bicchieri d'un fiato. Gli +altri non gli badavano, come se non ci fosse. + +--Io non capisco--diceva con tono grave uno di quei giovani, rivolto a +Clauss--come possano durare pregiudizi di specie così volgare. Tizio è +gravemente afflitto perchè non sa che cosa pensare dell'al di là, e +cerca di passare qualche ora piacevole con Eunica, che ha le poppe +forti. Caio soffre per una delusione amorosa, e invita gli amici a bere +un suo vecchio vino d'uva. Eumolpo è stato fischiato a teatro o ha +perduto in Borsa, e va a prendere un bagno profumato. Sempronio ha +sepolto suo padre, e si regala una eccezionale pietanza di tartufi a +cena. Ma, in somma, signori! Per i dolori dell'anima si deve dunque +consolare il corpo? E c'è ancora chi crede sul serio che anima e corpo +siano due cose distinte! + +--Ahimè!--esclamò un altro.--Che c'importa dell'anima e del corpo? Che +siano due o uno? Quando tu baci Clarissa, la baci con l'anima o col +corpo? L'importante non è di baciare Clarissa? + +Clauss rise. + +--Infatti,--disse,--è Clarissa che importa. + +Improvvisamente, d'un colpo, la porta si spalancò e tutti ammutolirono. +Una donna, avvolta in un ampio mantello scuro che ella teneva stretto +alla cintura e al collo con ambo le mani, apparve sulla soglia. Volse +intorno gli occhi, dardeggiando sopra gli astanti sguardi obliqui, si +avanzò di due passi e si fermò in mezzo alla stanza. + +--Clauss!--disse con voce così profonda e velata che mi dette i +brividi.--È la seconda volta che mi insultate in pubblico, tu e il tuo +seguito di servitori. Io non posso più sopportare.... Io sono stanca.... +Io ti odio.... + +Come se queste parole le avessero tolto ogni forza, ella si appoggiò con +una mano all'orlo del tavolo per non cadere. Il mantello, aprendosi, +lasciò scoperto il suo collo, su cui brillava un grosso smeraldo. Tutti, +intorno a me, sembravano pietrificati. Sterpoli era sceso dal tavolo e +guardava dinnanzi a sè, bocca e occhi aperti da ebete. Soltanto Clauss +pareva calmo. Egli si era alzato e si era fermato di fronte a lei. Le +sue pupille diritte fissavano senza tremare il volto della donna; senza +tremare sostenevano il suo sguardo torvo e minaccioso. + +--Daria,--soggiunse alfine inchinandosi,--che dite mai? Chi vi ha +offesa? Chi vi ha insultata? + +I suoi occhi si volsero un poco verso Sterpoli, che lentamente si era +avvicinato a lui ed ora gli stava a fianco. Il volto del giovane di +rosso s'era fatto cinereo. Aveva la fronte imperlata di sudore e a +stento tratteneva il respiro. Pareva che volesse parlare, poichè ogni +tanto moveva le labbra; ma senza fiato. A un tratto avanzò ancora di un +passo, tese la mano, che gli tremava, fino a sfiorare il braccio della +donna, e con un filo di voce mormorò: + +--Andiamo... Andiamo via... Perchè sei venuta? Perchè? + +Clauss non si mosse. Nemmeno Daria si mosse, ma un sorriso pieno di +disprezzo inarcò le sue belle labbra lunghe, e illuminò il suo viso. + +Paolo attendeva, con la mano sollevata, tremante. + +--Infine!--esclamò Clauss con un gesto d'impazienza.--Io non so di che +cosa mi possiate accusare... Sono vostro amico... Ho tentato ogni via +per piacervi... Che debbo fare ancora per voi? + +Daria abbassò il capo, respinse con un moto violento della mano la mano +sempre tesa di Sterpoli e si abbattè piangendo sopra una sedia. + +Un profondo silenzio seguì quell'avvenimento inaspettato. + +--Piange?--mormorò una voce alla mie spalle.--È mai possibile? È anche +capace di piangere? + +Il volto di Sterpoli esprimeva una vera costernazione. Anch'io ero +sconvolto e guardavo ora la donna che piangeva con piccoli singhiozzi +simili al tubare delle colombe, ora Clauss immobile, e ora Sterpoli che +tremava. + +--Che accade?--pensavo.--Chi è questa donna? E perchè piange? + +Mi curvai un poco e le dissi: + +--Non piangete... Non è il caso di piangere! + +Ebbi paura del silenzio che accolse la mia voce. Daria infatti sollevò +il capo. + +--Chi è costui?--domandò dopo un istante.--Che cosa vuole da me? + +--Nulla,--balbettai,--nessuno... + +S'era fatto un gran vuoto nel mio cervello. Ma la vampa che m'affocò il +viso m'avvertì che m'ero coperto di ridicolo. + +--Nulla...--ripetei senza comprendere il senso delle mie parole. Dico +che non si deve piangere... Come potete piangere dinnanzi a tanti +uomini? + +Poi mi ritrassi in un angolo e nascosi il viso fra le mani per coprire +il mio rossore. Con gli occhi chiusi non udivo più nulla. La donna non +piangeva più; aveva cessato di piangere, di tubare, e nessuno parlava. +Di lontano, confuse, giungevano fino a noi le cadenze d'una danza turca, +e un ronzìo di voci umane mescolate al rullar persistente di un +tamburo.--Che accade?--pensavo senza trovare il coraggio di muovermi. +Pareva che tutti fossero morti intorno a me o che tutti se ne fossero +andati. Improvvisamente Clauss esclamò: + +--Daria! Daria, ti amo! + +Udii un grido, apersi gli occhi e vidi Daria alzarsi in piedi sconvolta. +Con un gesto rapido, violento, strappò dal suo collo la collana con lo +smeraldo e la scagliò dinnanzi a sè gridando:--E io ti odio! Poi si +volse e fuggì. + +Sterpoli ricevette il colpo sugli occhi come una frustata, restò un +istante fermo con la mano distesa sulla fronte e le palpebre chiuse. +Balbettò:--Non era per me! Era per te, per te Clauss, per te solo!--e +brancolando uscì dalla stanza. + +--Daria! Daria! + +Il suo richiamo si ripetè due volte e poi si spense. La porta +sbatacchiò. Parve, quando la porta fu chiusa, che sopra di noi si fosse +dissipato un temporale. + +--Sono dolentissimo, amici,--disse con dolcezza Clauss,--di quanto è +accaduto. Veramente non c'è nemico peggiore di una donna... + +--Come è possibile?--domandò con grande vivacità quel giovine che poco +prima parlava dell'anima.--Ha pianto! Questo è straordinario! + +--È una donna,--soggiunse Clauss sorridendo. + +--Ma perchè è venuta?--domandò un altro. + +--Per mentire...--rispose Clauss. + +Poi mormorò:--Me ne vado. + +Ce ne andammo: io solo lo seguii. Il teatro era ormai semivuoto. Un +vecchio in marsina era caduto rotoloni giù per le scale e un servo +cercava di tirarlo su per le falde. Fuori la notte, alta, serena e molto +stellata ci sorrise, ed io la contemplai con gioia tra le due fila di +case, lungo tutta la strada, da un lato e dall'altro. Lentamente +c'incamminammo. Clauss mi teneva per mano. La sua mano era fredda. + +--Vedi,--mi disse dopo un lungo silenzio appoggiandosi al mio +braccio,--senza volere tu hai umiliato quella donna... Con molta +semplicità (troppa semplicità) l'hai toccata nella sua piaga... + +--Come?--mormorai.--Io l'ho umiliata? + +--Sì. Se tu le avessi detto:--Orsù, Daria, non vi vergognate di +piangere?--non l'avresti maggiormente umiliata ed offesa. Così l'hai +ferita nel suo orgoglio. Infatti che cosa diventa l'orgoglio di una +donna che piange? In un momento simile? + +--È vero, è vero...--mormorai.--Io non sapevo... Ah! Clauss! Io non so +niente! + +--Ora,--soggiunse Clauss con dolcezza,--son certo che ella non odia +nessuno tra noi quanto te. Tu solo sei stato pietoso. Tu e Sterpoli. Ma +Sterpoli non conta. + +Eravamo giunti dinnanzi al cancello della sua casa. Egli si fermò e mi +disse: + +--Ritorna domani. Ho bisogno di te. Addio! + +Mi strinse la mano. Poi mi baciò sulla gota e soggiunse: + +--Spero che non crederai davvero che io sia innamorato di Daria. Io non +ho mai amato nessuno... + +E mi lasciò solo. + + + + +V. + + +Solo, nella mia camera, alla luce di un povero lume, ripensai lungamente +alla strana avventura di cui ero stato spettatore. Ero ancora pieno +d'onta per quella voce che aveva detto:--Chi è costui? Che cosa vuole da +me?--con tanto disprezzo; e della mia voce che aveva risposto:--Nulla... +nessuno. Lo stesso rossore mi avvampava il viso, ed io vedevo lei, +Daria, seduta, in quell'atteggiamento aggressivo; vedevo la curva +sprezzante della sua bocca, sentivo la sferza dei suoi sguardi ardenti +su me, mentre diceva:--Chi è costui? Che cosa vuole da me? Certamente +l'avevo offesa; volendo consolarla, l'avevo umiliata. Ella mi odiava, +ora, per la mia sciocca pietà, per quelle mortificanti parole che non +avevo saputo trattenere. Ma se per poco dimenticavo me stesso, un'altra +sua immagine si delineava dinnanzi ai miei occhi, balzando viva dalla +confusione dei miei ricordi. Vedevo la porta aprirsi e apparir lei con +il mantello avvolto; e poi appoggiarsi al tavolo, senza forze, e +abbandonare con le mani il mantello che si apriva scoprendo il suo collo +niveo, la sua nitida gola, su cui la pietra, verde, oscillando, +splendeva.--Io non posso più sopportare!...--aveva esclamato.--Io ti +odio! E la sua voce era come uno specchio velato, l'eco di un'altra +voce. E Clauss, calmo, senza scomporsi, aveva risposto:--Non è vero! Una +terza immagine s'illuminò: Behela. + +Le stelle nel quadro della finestra, immobilmente accese, segnavano nel +profondo azzurro mete irraggiungibili. Di quando in quando gli occhi, +smarrendosi in quell'infinito, deviavano i miei pensieri dal loro +angusto viottolo; schiudevano orizzonti verso i quali essi, come uccelli +prigionieri, si lanciavano a volo per ricadere, subito, esausti, +cagionandomi ogni volta un acuto dolore. Chiusi le imposte. Tutto in me +acquistò maggior chiarezza, contorni precisi, una consistenza quasi +materiale. + +Daria, Daria, era bella. Non avevo pensato ancora alla sua straordinaria +bellezza. Ora, sì.--È bella! ripetevo fra me. I suoi occhi, la sua +bocca, la sua gola candida, si delineavano nella ombra delle mie +palpebre chiuse.--È bella! È bella! Questo pensiero mi turbava. +Cominciai a passeggiare irrequieto per la stanza. Nemmeno allora sapevo +spiegarmi perchè mi fossi inchinato per dirle:--Non piangete. Non è il +caso di piangere. Ella piangeva. Il suo sdegno, la sua forza l'avevano +abbandonata. Piangeva con singhiozzi brevi, disperati. Ed io non cercavo +di spiegare perchè mi fossi inchinato e avessi parlato. Immaginavo di +udire un passo celere su per le scale, un colpo leggiero contro l'uscio +della mia camera, una voce, un nome. L'uscio si spalancava. Una donna +velata compariva tutta avvolta in un mantello scuro che teneva chiuso +con ambo le mani. + +--Salvatemi!--ella gridava cadendo ai miei piedi, abbracciandomi i +fianchi (io sentivo contro le mie ginocchia il suo corpo molle, il +tepore dei suoi abiti).--Nessuno mi difende!--diceva.--Sono sola! Sono +perduta! + +--Non avete quello Sterpoli? Quello che vi balbettava di fuggire? Il mio +ospite, insomma?--domandavo trepidando. + +--Sterpoli? un buffone! Non serve! Non serve! + +Ed io la sollevavo, la tenevo stretta contro il mio petto, la baciavo +teneramente. + +--Amor mio, sono pronto! Occorre morire? Uccidere? + +La mia persona, apparendomi improvvisamente nello specchio, mi richiamò +alla realtà. Sentii una vacuità dolorosa in me, una disperazione +insensata. Mi pareva che Clauss fosse a spiarmi dietro una tenda, da un +foro della parete, da una fessura dell'uscio; il suo riso vitreo mi +feriva l'orecchio ed io avevo vergogna. In quello specchio, con i miei +abiti goffi e il mio volto infantile, fra quelle cose meschine che mi +stavano intorno e si beffavano di me con la loro miseria, ero davvero +una persona molto compassionevole e buffa. Quale donna avrebbe potuto +guardarmi senza dire:--Chi è costui? Che cosa vuole da me? Sì, certo, io +ero ridicolo. Facevo pietà e pena a me stesso. Ripensavo ai compagni di +Clauss; mi ricordavo che uno aveva calze di seta porporina, e un altro +un braccialetto d'oro smaltato al polso, e un altro una cravatta +meravigliosa di fili intrecciati argentei e violetti, e una gardenia +all'occhiello.--Che cosa sono io?--pensavo.--Tutti si befferanno di me. + +Questo eccitamento durò fino a tarda notte. Verso l'alba la stanchezza +s'impadronì dei miei sensi e li calmò. Allora udii un passo lento e +pesante lungo il corridoio e Sterpoli entrò barcollando nella mia +camera. Era impolverato da capo a piedi. Aveva gli abiti in disordine, +la camicia lacera. Si sedette sul mio letto, mi guardò e si mise a +ridere. + +--Hai udito? Hai veduto?--esclamò.--Tu puoi testimoniare. Mi ha +schiaffeggiato! Sì! Mi ha colpito sul viso... + +Il riso si spense sulla sua bocca. Si strofinò la faccia con un +fazzoletto, si versò un po' d'acqua e bevve. + +--Tutti hanno udito,--continuò,--tutti hanno veduto, tutti possono +testimoniare. Mi ha colpito sul viso. Ma non era per me. È stato un +errore. Appena ella è fuggita, io mi sono precipitato giù per le scale e +l'ho raggiunta in istrada, mentre stava per montare in carrozza.--Daria +Daria, mia colomba, mia nemica,--le ho detto--tu mi hai acciecato! Non +posso più vederti!--e ho cercato di montare sul predellino della sua +carrozza. Macchè! Mi ha respinto con una mano e, credo, anche con la +punta del piede.--Va via!--ha detto.--Va via!--Come!--esclamo,--mi +colpisci, mi acciechi, e poi mi compensi così? Mi scacci via? Come un +cane? Io sono il tuo Lippi! Non ti ricordi di questo nome?--Di nuovo +cerco di salire. Di nuovo sento qualche cosa di duro, di molto duro, +contro il mio petto, che mi respinge. Ella dice con astio:--Peggio, +peggio di un cane! Fa sferzare il cavallo e la carrozza parte al +galoppo. Io la rincorro per un buon tratto; poi inciampo e cado. Un tale +si avvicina e mi rialza. È Pietro Trema: un mezzano, un galantuomo.--Non +vale la pena, signore!--dice mentre mi spolvera.--Quella donna è pazza. +È pazza. Andiamo a bere un sorso!--Andiamo,--rispondo.--Ma che ella sia +pazza, no, non lo dire a nessuno. Entrammo non so dove, bevemmo +e pagai. Gli dissi:--Ora hai bevuto. Ora, lasciami stare.--È +impossibile,--pensavo,--è impossibile che mi abbia respinto, scacciato +come un cane. Io non sono di quelli che si scacciano con la punta del +piede, di quelli ai quali si dice:--Come un cane! Peggio di un cane! +Dunque presi un ronzino e mi feci condurre. Tutto era silenzioso in casa +sua: le finestre chiuse, la porta chiusa. Suono il campanello e aspetto. +Nessuno risponde. Suono di nuovo, più forte, a lungo; strappo il +cordone. La vecchia si affaccia al mezzanino e dice:--Non c'è. Non è +ritornata. Forse non ritornerà.--Il malanno!--urlo.--Non è vero! C'è. È +ritornata. E mi metto a calciare la porta. Ora s'ode un'altra voce che +dice:--Lippi, Lippi mio, vattene. Sii buono. Domani sarà giorno. Ritorna +domani. Io mi scosto dall'uscio e mi faccio in mezzo alla strada. +Dico:--Ti debbo parlare.... subito... Tu mi hai quasi acciecato. Domani +sarà troppo tardi.--Perdonami!--risponde.--Non volevo farti male... Ora +non è possibile. Domani...--Non t'importa dunque nulla di me?--grido io. +Non hai pietà, non hai cuore? Ella ride:--Domani, Lippi! Buona notte, +buona notte. E richiude le imposte e tutto ritorna silenzioso e buio. E +io dico a me stesso:--Dopo tutto non è in collera... Era per +quell'altro, per Clauss. Capisci? Ah! tu non capisci niente! + +Rotolò giù dal letto. Si reggeva male in gambe, eppure trovò modo di +abbracciarmi e di baciarmi. + +--Che hai?--mormorò al mio orecchio.--Non parli? Sei addormentato? Sta +allegro! Domani tutto sarà chiarito. Ah! eppure questo mi dispiace. Io +preferisco la notte. Di giorno sono come un bambino; la luce mi +intimidisce e arrossisco di nulla. Di notte invece no. Sono padrone di +me stesso. Sono un altr'uomo. + +Io sentivo contro il mio viso il suo alito di ubriaco. Si avvicinò +ancora più a me fino quasi a gravarmi con tutto il peso della sua +persona, e sussurrò con voce ancora più bassa: + +--Anche lei, di notte, è più bella... Che dico? Ah! Dico troppo, eppure +è più bella. Sì. Perchè nasconderlo? Perchè mentire con te? Tu mi piaci, +perchè tu solo hai avuto pietà di lei. Tu ti sei curvato e le hai detto +una parola buona. Non mi ricordo bene, ma le hai detto qualche cosa che +volevo dirle io. Ti prometto di parlarle di te domani. Le dirò:--Quelle +parole le avevo io sulla punta della lingua, ma egli me le ha tolte di +bocca. Eppure temo che mi manchi il coraggio di dirle nulla, perchè +domani sarà giorno. Di notte è un'altra cosa, sebbene sia anche più +temibile. I suoi occhi sono come quelli dei gatti. La sua carne muta +colore, come l'opale, o la madreperla, la madreperla levigata e +cangiante. La sua carne.... Ah! Io non direi queste cose a nessuno... È +un gran segreto! + +Tacque e si avvicinò allo specchio. + +--Non ti pare,--domandò guardandosi,--non ti pare che io sia bellissimo? + +Si inchinò e mi disse addio. + +Io chiusi la porta dietro le sue spalle e mi gettai, esausto, sul letto. + + + + +VI. + + +Quando, a mezzogiorno, fui pronto per uscire, decisi di andare lungo la +spiaggia dove erano tirate a secco alcune flottiglie di barche e distese +al sole lunghissime reti. Il meriggio era tiepido e sereno: calmo, il +mare, appena ondeggiava. Vagai per qualche tempo qua e là, a caso, +raccogliendo conchiglie e facendo disegni sulla sabbia, finchè vidi, +sopra la punta di una penisoletta, la casa di Clauss, poco lontana, fra +un giardino di palme che l'onda lambiva da tre lati. Ad essa si saliva +per un viottolo disselciato, fiancheggiato da muri e da siepi di +oleandri. Clauss in persona s'affacciò alla veranda, mentre io bussavo +al cancello. Discese ad aprirmi, e tutti e due ci sedemmo sotto un +tiglio, fra due aiuole fiorite. + +--Ebbene?--mi domandò. + +Non gli avevo mai veduto un viso così buono. + +--Ebbene,--risposi,--ieri sera eravamo tutti pazzi. + +Clauss aveva l'aspetto di un ragazzo pentito, tanto i suoi occhi erano +miti e il suo atteggiamento umile. In quel momento, con quel volto +stanco, con quel sorriso che appena gli sfiorava la bocca, somigliava +veramente poco a sè stesso. + +--Sì,--disse,--eravamo tutti pazzi, chi più chi meno. Anche tu, un poco. +Anch'io. È strano. Cioè, non è strano. Hai veduto Daria? Tu la vedevi +per la prima volta. È fatta così. È come una bambina capricciosa. Una +bambina cattiva e viziata. E quel povero Sterpoli, che ha smarrito la +ragione per lei, ha avuto ieri sera un gran colpo... + +--Davvero...--mormorai.--L'ho veduto dopo, a casa. Aveva un livido sulla +faccia. + +Clauss di nuovo sorrise. Poi mi prese le mani e mi chiese: + +--Mi vuoi bene? + +--Certo...--mormorai esitando.--Perchè non dovrei volerti bene? + +--Grazie,--soggiunse,--ciò mi conforta assai. Chi può dire perchè si +desidera e si cerca, alla mia età, l'affetto e la dimestichezza dei +giovani? Sono tristi, molto tristi, amico mio, queste basse forme, +queste forme senili d'egoismo. Ma tu devi considerarmi come un moribondo +al quale ogni cosa può servir di conforto. + +--Che dici mai!--proruppi ridendo.--Ora tu vuoi burlarti di me... + +--No, no, non mi burlo nè di te nè di me stesso,--rispose Clauss con la +medesima voce sommessa, senza tralasciare di tenermi le mani e di +guardarmi teneramente.--Io sono nato matematico. Tutta la mia vita, in +apparenza tanto disordinata, fu sempre regolata sopra un calcolo esatto, +secondo la nozione precisa e minuta delle mie forze. Quando scaglio una +pietra, non so forse dove la pietra deve cadere? Ciò dipende unicamente +dall'impulso che io le darò. Così per tutto il resto... + +S'interruppe e guardò una farfalla sopra una rosa, un'ape sopra un +fiore. + +--Tu non mi hai mai domandato,--soggiunse,--perchè dunque liberassi +l'uccisore di Behela. Io infatti tagliai la sua corda, vicino al nodo. +Ma con quella stessa corda, come prevedevo, l'omicida s'impiccò il +giorno dopo a un albero della foresta. + +Io tenevo gli occhi fermi su lui, mentre parlava. Può darsi che egli non +mi leggesse negli occhi altro che un ingenuo stupore; ma in realtà ero +ben sveglio, e cercavo di capire, guardandolo attentamente in viso, che +cosa ci fosse di tanto strano e di nuovo nella sua persona: se la voce, +lo sguardo, o l'abito, che era bianco. Quanto a lui, pareva veramente +turbato da non so quale nascosta preoccupazione, come inquieto, incerto, +non così sicuro di sè come sempre. + +--Paris,--disse ad un tratto,--ti sembrerà ch'io sia capriccioso come un +ragazzo. Non so che cosa tu possa pensare di me: pure voglio che tu mi +aiuti a uscire da questo equivoco che mi ripugna e mi addolora. +Daria...--(e quel nome risuonò al mio orecchio come un richiamo, come un +allarme)--Daria... + +--Ebbene? Daria?--domandai con un palpito. + +--Daria è una donna. Bisogna essere pietosi con lei e perdonarla. + +Rimanemmo un momento muti. Io aspettavo che egli continuasse, ed egli +non parlava. + +--Perchè,--mormorai alfine,--perchè, allora, ieri sera, non sei stato +pietoso con lei, quando si è messa a piangere? + +Silenzio. + +--Perchè,--continuai con gli occhi bassi, le gote che mi cominciavano a +bruciare,--perchè mi hai rimproverato d'aver tentato, io, io solo, di +consolarla quando piangeva? + +Clauss m'accarezzò con dolcezza la mano e disse: + +--Hai ragione... Appunto per ciò ora sento che debbo io fare qualche +cosa per lei. Dunque (questo appunto volevo dirti) tu andrai a casa sua +e la pregherai di venire qui, a cena con noi, stasera... + +--Con noi? + +--Ti dispiace forse? + +--No, no,--balbettai,--no, Clauss, non andrò da lei... No, non pensarlo +seriamente neppure un minuto che io possa andare da lei, presentarmi, +parlarle... sostenere quello sguardo... riudire quella voce cattiva... +No, no, Clauss, non è possibile! + +--E di che hai dunque paura, stupido?--domandò Clauss bruscamente. + +Ecco: davvero avevo paura, un'indicibile, una pazza paura. Se mi fossi +imbattuto in Daria, per caso, all'angolo di una strada, sentivo che +avrei preferito, a quell'incontro, di inabissarmi in una buca profonda +mille metri, e non uscirne mai più. Avrei preferito qualunque supplizio, +o vergogna, o castigo, al pensiero di dovermi trovare solo di fronte a +lei, costretto a guardarla, a parlarle, anche semplicemente a inchinarmi +senza pronunciare una parola, o muovere un gesto, o battere palpebra. Ma +ero anche così sciocco, che a udire quella parola--«stupido»--la paura +svanì d'un tratto, e mi sentii disarmato e pronto tuttavia a superare +ogni prova con un coraggio disperato. + +--Non è che io abbia paura,--mormorai.--Penso soltanto che +riconoscendomi per quello di ieri sera non voglia neppure ascoltarmi. Un +altro forse riuscirebbe meglio di me. + +--Al contrario!--esclamò Clauss alzandosi.--Quando ti avrà riconosciuto +non dubiterà d'un inganno. Basta che tu le dica che io non l'amo, che io +non l'odio, che io non voglio essere per lei se non un amico sincero e +fedele. E che noi tre insieme desideriamo questa sera concludere +solennemente la pace. + +Mi condusse presso il cancello. Camminando pensai ancora: + +--Ora gli dirò che cerchi un altro. Io non andrò a nessun costo.... + +Ma quando mi strinse la mano per accomiatarmi non seppi che dirgli: + +--Arrivederci. + +Così attraversai la città e andai dove Clauss mi mandava. Alla porta di +quella casa non c'era un campanello. Bussai, una vecchia mi venne ad +aprire ed entrai in un salotto alle cui finestre pendevano pesanti +cortine di velluto. La casa, dentro, aveva piuttosto l'aspetto di una +bottega; tutto era gualcito e in disordine. In un angolo stava un +pianoforte aperto con un quaderno di musica sul leggio. Da una stanza +vicina giungeva il parlottare di più persone. Io udivo distintamente le +loro voci, che erano di due donne e d'un uomo, e vedevo chiaramente, +malgrado la penombra, le cose che mi stavano intorno. Non mi sentivo +affatto turbato: anzi avevo una grande lucidità di sensi e un'assoluta +padronanza di me stesso. Provai a muovermi; andai verso le finestre, +dischiusi un poco le tende, vidi altre finestre, di fronte, e due teste +di fanciulli che sporgevano da un davanzale, e una portava una maschera +da arlecchino. Poi mi avvicinai al pianoforte, sfogliai il quaderno di +musica, lessi due o tre parole tedesche e una frase italiana--_lento, +con passione_--e rimisi ogni cosa al suo posto. Poi, ancora, +m'avventurai in un angolo per guardar da vicino il ritratto di una donna +giovane, molto giovane e bionda, che mi sorrise. Contento e soddisfatto +di tante prodezze, ritornai in mezzo al salotto ed attesi. Finalmente il +chiacchierìo nella stanza vicina tacque, la porta si aprì e Daria entrò. + +--Daria!--esclamai subito inchinandomi, senza pensare che quel nome non +conveniva nè a me nè a lei, in quel momento.--È Carlo Clauss che mi +manda... Egli vorrebbe... + +M'arrestai confuso. Daria era rimasta ferma nel vano dell'uscio e mi +guardava. Quello sguardo mi sgomentò. + +--Clauss?--sibilò ridendo ironicamente.--Avrà sempre dei servitori ai +suoi ordini, questo signore? E anche voi siete del numero? + +Si volse, sporse il capo nell'altra stanza e chiamò: + +--Kate! Ave! Ave! + +S'udì, in quello spaventoso silenzio, il rumore di un paio di ciabatte e +di due tacchi di legno. Una vecchia strega e una ragazzina di quindici +anni, tutta vestita di rosso, con i polpacci e le ginocchia scoperte e +un gran nastro rosso nei riccioli, bocca rossa, occhi bianchissimi e +immensi, s'affacciarono dietro le sue spalle e mi guardarono. La vecchia +guardò piuttosto il soffitto, rovesciando le pupille che erano velate di +bianco, mentre tutto il suo viso color di cera e orribilmente liscio si +torceva nello sforzo di attrarre un po' di luce in quei due poveri lumi +spenti. + +--Soave! Guardalo!--esclamò Daria:--è uno di quelli di ieri sera! Kate, +cerca di vederlo, perchè ne vale la pena! È uno dei tanti sguatteri di +Clauss. Bella gente! Eccoli come son fatti! Che grandissimi signori! +Guarda che portamento, che chic, che cravattino, che pettinatura, che +profumo, che faccia da moccioso! Questi sono i padroni dell'Alhambra, i +conquistatori di donne! + +Mi danzava quasi intorno, con tanti inchini, e smorfie, e sorrisi +beffardi, mentre con gli occhi pareva mi volesse divorare e graffiarmi +con le sue piccole unghie rosse. Poi come un turbine si precipitò sulla +porta, la chiuse sulle facce attonite della vecchia e della bambina, e +mi domandò: + +--Che cosa può volere ancora da me il signor Clauss? Vuole che io cada +si suoi piedi, trafitta? Perchè non può vivere senza di me? Forse perchè +se non l'amo si uccide? + +--No, no!--gridai.--Clauss non vi ama e non chiede nulla di simile. + +Ella allora uscì dal vano dell'uscio, ridendo ancora, ma più umanamente, +e venne fino a me, mi porse la mano, come se con quel gesto intendesse +cancellare tutto il passato, ed ambedue ci sedemmo l'uno di fronte +all'altra in un angolo. + +--Se è così,--mi disse,--eccomi pronta ad ascoltarvi. Ma come sapete voi +che Clauss non mi ama? Lui stesso ve lo ha detto? + +--Sì,--risposi,--lui stesso... + +--Ed è questa la vostra ambasciata? Soltanto questa? + +Ella sembrava divenuta umile, docile, mansueta; ancora un poco ironica, +ma piena di dolcezza. Parlava senza levar gli occhi da terra, e la sua +voce aveva una soave musicalità: era calda e modulata, come un flauto. +Vedendola così diversa, così mite e benevola, io mi sentivo a poco a +poco mancare la baldanza di cui m'ero compiaciuto tanto con me stesso. +Già incominciavo ad avere idee confuse e un tremito nervoso dentro, non +so dove. Anch'io abbassai gli occhi. Ella, ora, taceva, certo in attesa +che io parlassi. Ebbi il pensiero di alzarmi e di fuggire. Ma non mi +mossi e cercai invece, faticosamente, qualche parola insignificante che +mi salvasse. Stando così, a capo chino, vedevo soltanto il lembo della +sua veste che era azzurra, di velo, un pizzo candido, molto lavorato (mi +ricordo, questa immagine è molto precisa) e la punta dei suoi scarpini, +che erano ricamati d'argento. Poi i miei occhi si smarrivano sul +tappeto, disegnato a grandi rose porpuree. Finalmente, dopo molto +cercare dissi: + +--No, signora, non è tutto... + +Il suono della mia voce mi stupì. Io non sapevo di avere una voce così +sottile, sottile e stonata; una voce così ridicola. + +--Che c'è dunque ancora?--domandò Daria. + +Sollevai il capo. Ella mi guardava, ora, con occhi un po' inquieti. Pure +continuava a sorridere, e la sua bocca rossa, molto molto rossa, +sorridendo si curvava ad arco. Sembrava che volesse dirmi con quello +sguardo e quel sorriso: + +--Che può esserci ancora? Vedo bene che sei un buon ragazzo. Soltanto +hai una cravatta orrenda, veramente brutta e volgare. + +--Ecco,--soggiunsi:--Clauss desidera che voi veniate a cena da lui +questa sera. Egli si pente di avervi offesa. Forse non lo credete? +Eppure parlandomi di voi, oggi, e di quanto è accaduto, Clauss +piangeva... Vi giuro,--esclamai con maggior forza, senza sapere nemmeno +di mentire,--vi giuro che piangeva dirottamente!... + +--Ah!--continuai con l'impeto di un insensato,--voi non potete +immaginare quanto egli soffra, e come sia degno della vostra pietà. +Bisogna conoscerlo, e amarlo (sì, amarlo, anche, un poco, un poco +almeno), per comprendere ciò che si cela sotto l'impassibilità del suo +volto... Non si giudicano gli uomini dalla faccia, non si possono +giudicare. Quell'impassibilità è una maschera, signora, niente altro che +una maschera, una tristissima maschera. Chi indovinerebbe in lui un uomo +che deve morire? + +--Ah! Ah! Tutti dobbiamo morire,--interruppe Daria.--Non è un'eccezione! + +--No! Non tutti. V'ingannate. Non tutti dobbiamo morire!--M'arrestai +spaventato delle mie parole e mi sforzai di ridere. + +--Dico, voglio dire, perdonatemi, che non tutti hanno i giorni +contati,--continuai.--Abbiamo forse tutti i nostri giorni contati? +Ebbene: Clauss ha i giorni contati. Niente può salvarlo. Oh! signora, è +triste vedere un uomo morire, ascoltarlo mentre rassegnato, eppure +accorato, vi dice:--Fra poco morirò, me ne andrò per sempre. Immaginate +una realtà più angosciosa, un addio più commovente? Che differenza +esiste fra lui, Carlo Clauss, e un uomo condannato a salire il patibolo, +all'alba di un giorno stabilito, in quell'ora precisa, allo scoccare di +quel minuto, non un istante prima, non un istante più tardi? Mi è stato +detto che un uomo, sul punto di essere giustiziato, chiedesse in grazia +che gli fosse portato un fiore, un fiore rustico, una di quelle piccole +violacciocche che hanno un po' il profumo del reseda. Ebbene, quando +alfine gli fu portata, nella cella della sua prigione, ed egli l'ebbe +odorata a lungo, più volte, la sua faccia si illuminò di beatitudine, e +disse:--Ora sbrigatevi. Ora sono felice. È una morte storica, un +esempio! Sì, signora, si legge in un'antologia. Così Clauss... + +--Basta, basta, per carità!--esclamò Daria posando una mano sulla mia +bocca.--Mi farete morire di crepacuore! + +Quella mano tepida, molle, molle e carezzevole, posava sulla mia bocca. +Io sentivo che era tepida e profumata, e che indugiava sulle mie labbra. +Ebbi come un principio di vertigine, sollevai la mano fino a toccar +quella mano; poi la ritrassi e chiusi gli occhi. E la mano se ne andò, +strisciando, carezzandomi il mento, leggiera, lenta, ed io rimasi con il +profumo di quella carne sulla bocca. + +--Ebbene?--domandò quella voce.--Che cosa volevate dire? Che io sia per +lui come un fiore? Come una violaciocca, un piccolo fiore di campo? + +Io volevo rispondere:--No, no! Non dovete andare. Non voglio! + +Ma ero come assonnato. Udivo, vedevo, comprendevo, ma non potevo nè +muovermi, nè parlare. + +--Che io vada?--mormorò (ed era nella sua voce qualche cosa di più +commovente che il pianto, di più tenero che una carezza, di più dolce +che una parola d'amore),--che io vada? Perchè egli dica di me, domani, +come ieri:--Quella donna è doppia come un serpente?--oppure:--Ella è +venuta ad offrirsi ma io non l'ho voluta? + +--No!--esclamai,--Clauss non dirà questo. Io sarò presente. Noi ceneremo +insieme sulla veranda, ed egli non potrà insultarvi... + +--Ah! tu non lo conosci!--(ella disse così: _tu_ non lo +conosci).--Clauss è capace di tutto. + +La sua voce era tanto ferma che ne rimasi sconcertato. No, non ero +ancora perfettamente lucido. Avevo un folle desiderio di piangere. +Pensavo:--Se non viene questa sera forse non la vedrò più, mai più. E mi +pareva di perdere un gran bene, una gran gioia, non potendole stare +accanto per qualche ora, di notte, alla luce delle candele, sulla +veranda, nell'intimità di una piccola tavola imbandita. + +--Ma che v'importa di lui?--gridai.--È una grazia che vi chiedo per me, +per me solo! + +Caddi in ginocchio, le presi le mani, vi posai sopra le labbra e rimasi +così, curvo, attonito. E stando così, curvo, sentii un contatto caldo, +una calda carezza sui miei capelli, (io tenevo strette le sue mani +contro la mia bocca), una carezza assai lunga e calda sui miei capelli. + +--Anche tu sei moribondo?--chiese la sua voce, vicinissima. + +--Daria, Daria,--mormorai,--non mi disprezzate? Non vi ricordate di +ieri? Delle mie parole? + +--No,--disse,--non mi ricordo. Non voglio ricordarmi. + +--Mi perdonate? + +--Sì,--disse,--ti perdono. E soggiunse, dopo una pausa, parlando ancora +più sommessa:--Verrò, verrò questa sera... + +Allora il mio fervore cadde. Mi sollevai e, senza guardarla in viso, +ancora una volta le baciai le mani, e me ne andai. + +Uscendo sulla strada soleggiata, provai l'impressione di destarmi da un +sogno. I colori, la forma delle case, le persone che stavano affacciate +alle finestre e sugli usci o che passavano accanto a me; le loro voci; +un pappagallo sul trampolo; l'insegna d'un'osteria, un fanciullo che +saltava dinnanzi ad una porta rossa; tutto quel rimescolio di gente, +quella varietà di colori, l'intensità della luce, mi stupirono come se +avessi lasciato il mondo buio, muto e deserto, e lo ritrovassi ora +illuminato, sonoro e popoloso. Da quegli uomini e quelle donne (essi +ridevano forte, parlavano, si salutavano, si chiamavano da lontano, si +rincorrevano), da quel frastuono di grida, di risa, di canti, di rumori, +di musiche (il rotolare saltellante delle carrozze, lo schioccar delle +fruste, i carri, lo sbatacchiar degli usci), si comunicò a me un +desiderio infantile di correre, di ridere, di cantare, di partecipare, +anima e corpo, a quella vita che si manifestava tutta alla superficie, +come la spuma di un vino leggiero e inebbriante. Guardai il mio +orologio: era ancora molto presto. Camminando celeramente, mi sembrava +di esser portato dal vento, tanto mi sentivo felice. + + + + +VII. + + +Non so perchè gli angioli che si vedono negli antichi pittori e quelli +che si librano sulle loro grandi ali variopinte, le pieghe dei camici +piene di vento, sotto le grandi cupole delle chiese, abbiano tutti +sembianze femminee, lunghi riccioli bene inanellati, e negli occhi +un'amorosa luce. Noi le contempliamo da fanciulli, con vergine +maraviglia, quelle incantevoli immagini, e ci insegnano ad adorarle, +perchè sono la bellezza, la purità, l'amorosa musica del cielo. La +nostra infantile fantasia, dipingendo poi di sogni la terra, scopre nel +viso di nostra madre, in quel volto giovine e bello che si curva sopra +di noi ogni sera a chiuderci con un bacio le palpebre al sonno, che ci +veglia amoroso quando l'incubo ci desta improvvisamente in piena notte e +il buio e la solitudine sono come un baratro che ci riempie di spavento, +o quando, malati, la febbre suscita sinistri fantasmi da ogni angolo +della stanza, la nostra fantasia scopre tratti di somiglianza con quelle +soavi immagini di paradiso, lo stesso candore, una grazia uguale, una +dolcezza altrettanto soave e serena per cui quel caro volto altro non è +che angelico. Così la bellezza, il candore, la pietà, l'amore sono e +rimangono per noi definitivamente tanti attributi della femminilità, che +fanno di ogni donna, ai nostri occhi, una creatura celeste. + +M'ero seduto in un angolo dei giardini pubblici, dove un piccolo +specchio d'acqua offriva il suo grembo translucido a un ponticello di +ciliegio, nella pia ombra di quattro enormi salici. Quell'angolo era +deserto, e soltanto oltre alcune aiuole, dietro bei ventagli di palme, +passeggiava la solita gente oziosa. Così, indisturbato, richiamavo alla +mia memoria ad una ad una le fugaci impressioni di poco prima, e potevo +tenerle ferme sospese dentro di me, analizzarle a lungo con calma, +godendone finchè ne ero sazio. Scomponevo in mille parti la figura di +Daria, per ricomporla poi tutt'intera in quell'immagine unica che mi era +rimasta fissa negli occhi fin dalla sera prima. Ed erano ogni volta +meraviglie e palpiti, come se mi fosse apparsa viva soltanto allora da +un sogno incerto e intricato. + +--Hai veduto come sotto la sua pelle diafana corrono le vene azzurrine? +domandavo a me stesso. Che fragilità hanno le sue tempie, i suoi polsi! +Come il suo cuore è indifeso! Le mani... le dita affusolate, le palme +rosee e concave come i grandi petali del loto... Le muove lentamente +quasi le sostenesse e le portasse l'aria: senza peso. Strana, strana +cosa! Hai veduto? Chi ti ha detto che i suoi occhi sono neri? Come hai +potuto sbagliarti? Sono azzurri e verdi... Ma la pupilla è enorme e le +ciglia sono violette. Forse è nero lo sguardo, non gli occhi! E che +grazia! Quando inchina la fronte e il suo viso s'adombra, sembra che si +nasconda sotto i riccioli pesanti e cupi. Allora ti guarda dal basso, +come una colomba innamorata, col capo un poco piegato sulla spalla, e +sempre sempre sorride... + +Tra due ventagli di palma, vidi d'un tratto veramente un volto ombrato +che mi sorrideva, uno strizzar d'occhi e due labbra scarlatte che mi +facevano: pss pss... E poi un ventaglio si abbassò e apparve un gran +cappello di paglia, e poi un braccio, e poi una gamba sottile e lunga, e +poi un gonnellino rosso che si gonfiò in un salto e si posò accanto a me +sul sedile. + +--Non mi riconosci?--domandò una voce acuta come un allegro campanellino +d'argento. + +M'inchinai sorridendo, senza parlare. + +--Com'eri buffo!--continuò quella voce.--Che ridere ho fatto, che +ridere! E non dicevi niente! Nemmeno un fiato! Eri buffo da morire!... + +--Capisco!--dissi.--Lei, signorina, deve essersi divertita moltissimo... +Ma io... + +--Ma tu? Ma tu dovevi ridere più di me, ragazzo mio!--esclamò con tono +grave di rimprovero.--Non la conosci dunque? La prima volta è così con +tutti... + +--Ecco,--dissi:--a lei forse sembrerà facile... Ma per me è diverso. Io +sono un uomo. + +--Un uomo! + +Allargò le braccia sulla spalliera del sedile, stese le gambe, puntò in +terra i tacchi alti delle sue scarpette e rovesciando indietro il capo +disse con semplicità: + +--Dammi pure del tu... Tutti quelli che danno del tu a Daria possano +dare del tu anche a me... + +La guardai stupefatto. Ella rispose calma a quello sguardo: + +--È inutile che tu ti meravigli... Sono Soave.... sua sorella. + +Strana creatura! Il suo corpo aveva quindici anni: era infantile, ancora +magro; magre le gambe che dal ginocchio in giù uscivano dal gonnellino +fatto di tutte piccole pieghe; magre le braccia, nude dalla spalla, alla +cui estremità pesavano due grosse mani arrossate, che parevano prese in +prestito a qualche gran donna e attaccate con un grosso chiodo ai suoi +polsi. E il suo viso era invece senza età, e somigliava a quello di +Daria come la copia mal riuscita d'un'opera d'arte, esatta in ogni sua +parte, sbagliata nel suo insieme. I suoi occhi erano tutto bianco, +appena adombrati da rade ciglia, e parevano sempre dilatati in uno stato +ipnotico. L'ovale del volto terminava in un mento aguzzo, che cominciava +quasi sotto le orecchie, ed era tagliato a metà da una bocca carnosa e +sanguigna, inutilmente arrotondata da due piccoli punti di rossetto. +Solo i capelli, che in lunghi riccioli le rotolavano sulle spalle, erano +gli stessi capelli di Daria, neri e azzurri, e pesanti come il ferro. + +--Ah! io capisco tutto!--esclamò dopo un breve silenzio, guardando +fissamente i rami del salice che ci piovevano sul capo.--Perchè non +dovrei capire? Perchè sembro ancora una bambina? Ma non sono più una +bambina... È un pezzo che non lo sono più... I vecchi le capiscono +queste cose! Quel signore che venne a trovarci sabato scorso, credo che +sia un senatore, un conte, che ha quelle belle basette arricciate (lo +avrai incontrato mille volte) ah! ah! mi dette subito ragione. E mica +solo con me! Anche a Daria lo disse:--Lascia andare, amica mia... Soave +non è più tanto bambina...--Ma voi giovani queste cose non le volete +capire. Ebbene io so tutto, come te, e come Daria... Tutto, tutto... + +--Ma io, veramente,--dissi impacciato,--io non so niente... + +--Povero piccolo!--esclamò la signorina Soave.--E allora io ti posso +insegnare... È da ieri che sto con l'orecchio attaccato agli usci! È da +ieri che Kate mi racconta tutte le storie che sa, da quando è nata... Ma +si ostinano tutti a tirarmi per le trecce e a guardarmi ridendo le +sottane corte! Piacerebbe anche a me avere la coda lunga un metro, e le +scarpine di raso d'oro, e un bel diadema con un paradiso in testa... E +che cosa sono questi cappelloni di paglia con le ciliege che mi fanno +portare? + +Con un gesto sgraziato si strappò di testa il grande cappello di paglia +di Firenze, tutto coronato di ciliege rosse, e lo gualcì, lo pestò con i +pugni chiusi, e me lo riaprì sotto il naso. Poi mi si buttò con tutto il +suo peso contro la spalla e guardandomi sorridente mi confidò: + +--Vuoi sapere come mi piacerebbe un cappellino? Come quello che ho +veduto ieri in una vetrina del Corso... Era di paglia blu rossa e nera, +lucida lucida tutta arricciata, tutta tutta arricciata la tesa, e poi un +nastro di seta scozzese con un gran fiocco da un lato, e la cupola +invece liscia e intrecciata, che faceva un disegno di tanti piccoli +quadrati neri rossi e blu. E di sotto al fiocco usciva un uccellino +piccino ma con una coda lunga e sottile, terminata da piccole pagliuzze +d'argento che sembravano goccioline di rugiada. Quella era una bella +cuffietta! Coi capelli neri, i colori vivaci mi stanno che è un amore. + +--E perchè non dice a Daria che le regali questo cappello? + +--Ah!--sospirò.--Se io dovrò aspettare Daria non ne avrò mai di cappelli +come quello! + +Rimase silenziosa qualche minuto, giocò con i riccioli, poi domandò: + +--Quanto immagini che possa costare? Chissà che somma esagerata pensi +tu... + +Io scossi il capo ed ella soggiunse: + +--Venticinque lire... + +Mi guardò come aspettando da me qualche gran segno di stupore. Poi disse +malinconica: + +--A tutti piace Daria. Eppure è molto sciupata... Anche a te piace +molto? + +--Molto? Non so...--risposi. + +Poi domandò ancora: + +--Quanti anni hai tu? + +--Vent'anni,--risposi. + +--E io ne ho quindici, quasi sedici... + +Ancora una volta mi guardò, ma quel suo sguardo non mi disse nulla. Mi +ero già distratto e già ripensavo che la sera era prossima, e che avrei +riveduto Daria fra poco, e forse quel nuovo incontro sarebbe stato +decisivo. Forse avrei potuto rimanere solo un istante con lei, forse +baciarle la mano, certamente stringergliela fugacemente, nell'ombra +discreta o sotto la tovaglia. Ella avrebbe avuto al collo qualche +gioiello maraviglioso e la sua gola mi sarebbe sembrata più candida e la +sua bocca più rossa. E vidi senza allontanarmi dalla mia cara immagine +la piccola irrequieta, la piccola ciarliera, Soave, alzarsi dal mio +fianco, la sua testa ricciuta scomparire di nuovo sotto le grandi tese +spioventi del cappello, e le sue grosse mani spianare in fretta in +fretta le pieghe gualcite della sottana. A un tratto mi si buttò sulla +bocca, mi dette un morso, e fuggì via gridando:--Arrivederci quando +sarai sveglio! + +Ed io non capii allora che era un bacio. + + + + +VIII. + + +Prima di andare da Clauss, passai da un mercante e comprai una cravatta, +una bella cravatta azzurra con certe macchie d'oro che sembravano stelle +in un cielo da presepio. Fra cento e più cravatte, io vidi quella, in +fondo a una scatola e la riconobbi. Questo fortunato incontro mi +rallegrò, e confortò le mie speranze che, allora, erano in fiore. Poi me +ne andai a casa e lo specchio s'ebbe la mia immagine come non l'aveva +avuta mai, e vide che le mie mani sapevano, all'occorrenza, fare +miracoli. Agghindato, e con un profumino tenue tenue nei capelli, e con +quella meravigliosa cravatta, passai l'uscio. Sull'uscio incontrai +Sterpoli carico d'involti, con un gran mazzo di fiori in mano, che +rincasava. + +--Ohè!--gli dissi.--Hai più veduto nessuno? Com'è finita? Bene o male? + +--Bene,--rispose;--ogni cosa per la sua strada. + +--Ma Daria? Che mi dici di lei? + +Egli levò su me uno sguardo sospettoso e brontolò: + +--Non scherzare. Non parlar così forte. + +Entrò in casa ed io me ne andai. + +Poco dopo noi eravamo, tutti e tre, seduti intorno a un piccolo tavolo, +sulla veranda, avendo per unico lume la luna. L'aria era così azzurra, +trasparente ed immota che ci pareva di essere immersi nella profondità +di un lago; di vivere la beata vita dei pesci. Daria portava un abito +verde e un nastro pure verde fra i capelli. Dinnanzi a noi fumavano +delicate vivande: una moltitudine di gamberetti galleggiava in una salsa +verde, fra ciuffi di erbe aromatiche. C'erano, sulla tavola, molti +bicchieri, e due anfore di vino chiaro, e molte cose luccicanti. Le mani +di Daria si posavano come farfalle, come farfalle, su quelle cose +fragili. + +--Un po' di vino,--diceva di quando in quando.--Un grano di sale... Una +presa di pepe... Un zinzino di pepe, poco, poco... + +Seduto di fronte a me, Carlo Clauss la serviva con gesti rapidi, +chiedendo ogni momento: + +--Così? Ancora? Poco? Basta? + +Tre gigli candidi (noi tre!) stavano in un vaso, al centro, tre grandi e +candidi gigli, in un vaso, candidi e immobili, d'un'immobilità rara +nelle cose della natura. Daria spesso si curvava per odorarli. + +--Ecco ciò che basta alla nostra felicità,--diceva Clauss.--Non vi pare? +Ah! se sapessimo accontentarci! + +--O gioia di vivere!--pensavo io, esaltandomi. Quella cravatta nuova +(veramente splendida) mi dava un po' di noia intorno al collo e cercavo +di dimenticarla. + +--Sì, cara,--continuava Clauss con voce misurata, con sorrisi brevi e +volubili,--è così. Dove ci conduce talvolta il nostro insensato +desiderio di godere? Eh! eh! Un sorso, un sorso solo, una goccia Daria! +No? Non credete che il segreto della felicità sia semplice? Cesare +rientra nella propria casa dopo il trionfo, e incontra Calpurnia, o +Poppea, (non ricordo bene) sulla porta del triclinio.--Calpurnia, dice, +il tuo abito è poco casto per la moglie di Cesare! I suoi occhi cadono +sul servo, che la segue agitando i ventagli, e pensa:--Tu sei troppo +bello per il marito di Calpurnia. E la sua grande felicità, il suo +smisurato orgoglio, annegano in questi due pensieri, in due pensieri +tanto volgari. Valeva la pena di soggiogare le Gallie? Soltanto +bisognava capire prima che la felicità era nelle belle mani di Calpurnia +e non ai confini dell'Impero. + +--Sei straordinario!--esclamai.--Bevo alla tua salute e a quella di +Cesare! + +Daria mi guardava raramente. I nostri ginocchi si sfioravano sotto la +tavola. Io guardavo Clauss, pensavo:--T'inganni! Non è venuta per te! E +cercavo di cogliere sul volto di Daria un sorriso intelligente, uno di +quei sorrisi che sono come fili tesi fra due bocche, fili di ragno, +invisibili; un bacio invisibile, un bacio rubato ad occhi che fingono di +non voler nulla donare. + +--Sono straordinario?--domandò Clauss.--In che cosa, se è lecito? + +--Dico che inventi a meraviglia,--risposi.--Questa storiella di Cesare, +di Cesare e di Calpurnia, mi sembra nuova. E a voi, Daria? + +Sempre in attesa di quel sorriso, volevo che ella si volgesse verso di +me. Ma Daria succhiava la coda di un gambero, rosso fra le sue dita +bianche, e non si mosse. + +--È frutto dell'esperienza,--disse Clauss.--S'impara a inventare. È come +dire che sono vecchio. + +--Povero Clauss!--mormorò Daria.--È veeecchio! + +--Perchè ridete?--domandò Clauss.--Non è poi una cosa tanto ridicola. La +vecchiezza ha, per un uomo, il suo lato interessante. E poi, non tutti +invecchiano allo stesso modo. Per una donna no; ma per un uomo +incomincia una età quasi beata. I desideri possono finalmente +conciliarsi con l'impossibilità di soddisfarli; la quale, se non erro, è +di tutte le età. E vi sembra una cosa da nulla? Accontentarsi delle +gioie possibili? Non scartarne neppure una piccolissima parte? Ah! che +scienza difficile! + +--Ecco,--continuò dopo un minuto di pausa, rivolto a Daria:--poichè a +questo ragazzo piacciono le favole, se permettete, vorrei +raccontargliene una brevissima a questo proposito. Non vi annoio? No? +Dunque, dimmi: ti sei mai domandato, tu (si rivolse a me, con queste +parole), come mai Platone non si sia curato di tramandarci la propria +opinione sul sacrificio di Fedone? Se cioè lo stimasse piccolo o grande? +In fondo, Fedone era un bello e stupido ragazzo, il quale non possedeva +se non quei riccioli biondi che, per onorare Socrate, si tagliò. Quella +chioma era senza dubbio tutto il suo orgoglio e la sua massima felicità. +Eppure senza esitare un istante si pelò, come un altro si sarebbe +ucciso. Ma egli invece continuò a vivere e a mostrarsi in Atene con +quella testa pelata. Ebbene: fece malissimo. Io dico che non si +sacrificano tanto leggermente riccioli così belli, quando non si ha con +che cosa sostituirli. + +--Scusate,--mormorò Daria con candore,--chi è Fedone? E non gli sono più +ricresciuti i capelli? + +Si aspettava un dolce, un pasticcio di frutta. Quelle parole di Daria mi +esilararono. Mi agitai, le versai da bere; ma neppure allora mi riuscì +di annodare quel filo invisibile, quel sorriso intelligente tra le sue e +le mie labbra. Daria parlava poco e non si volgeva quasi mai a +guardarmi. Le sue ginocchia, sotto la tavola, rimanevano inerti.--Come +mai?--pensavo.--Finge? O si è dimenticata? Spesso la sua mano si posava +sulla mano di Clauss, quando gli domandava:--Per favore, un sorso di +vino... un pizzico di caviale... una presa di sale... E, intanto, la +luna continuava a crescere e ci guardava dall'alto, ed era paffuta e +beffarda come la vedono i fanciulli. Il mare, la brezza leggiera e +variabile, la notte dolcissima cantavano intorno a noi; un rosignolo +solitario intonava nell'ombra i suoi minuetti da bambole, le sue «ute» +giapponesi. Fu portato un pasticcio di mele; portarono anche due nuove +anfore di vino. + +--Pare davvero impossibile che noi siamo insieme a cena!--disse Clauss. + +--Perchè?--domandò Daria. + +Accostandosi al suo orecchio, Clauss mormorò: + +--Volete sapere la verità? Siete una bimba maliziosa! + +--Io?--domandò Daria, curvandosi verso di lui. + +--E chi dunque? + +--Ah! questo Clauss!--esclamò Daria, guardandomi finalmente.--Si burla +sempre di me! + +Ora io mangiavo in silenzio, a capo chino, trangugiando un boccone dopo +l'altro. Che cosa significavano quei sorrisi ambigui e quelle parole +confidenziali dette a mezza voce? Quegli sguardi interrogativi e quelle +moine da scimmia? Non mi ricordavo bene, ma mi pareva di ricordare di +aver letto, non so dove, forse nella Bibbia, alcune parole, una frase, +un pensiero sulle donne. Qualcuno aveva scritto o detto:--Quando guardo +le donne mi sembrano scimmie bianche. Infatti io guardavo Daria e +pensavo:--È vero, sembrano scimmie bianche, scimmie bianche e pelate. E +sentivo nascere in me una viva antipatia, un senso sgradevole, qualche +cosa che mi ripugnava dentro. Eppure pensavo:--Non è niente. Sembrano +scimmie bianche, ma sono donne. Pensavo:--Non sarà niente. Ella finge. È +necessario. Guardavo la luna che sembrava un'enorme maschera +bernoccoluta e dicevo a me stesso:--Dopo tutto, chi non finge? Bisogna +portare una maschera. Per questo fu inventato lo specchio. + +--Non ti pare, Clauss,--domandai a un tratto,--non ti pare che si finga +molto? Dico, che si portino molte maschere? + +--A che proposito? + +--Ecco,--soggiunsi,--non so a che proposito. Dico che nella vita si è +costretti a fingere. E che, talvolta, non se ne può fare a meno, e +allora si porta una maschera. + +--È purtroppo vero,--rispose,--si portano molte maschere. + +Ed io pensavo:--Che bestia! Non si accorge che mi burlo di lui. Ma +Clauss non badava a me, ed io volevo chiedere a Daria:--Ditemi! Non è +vero che, dopo tutto, è molto facile fingere? Temevo che ella scoppiasse +a ridere e che Clauss si avvedesse dello scherzo. Daria infatti rideva. +Rideva e mi guardava. E anche Clauss mi guardava, sorridendo +ambiguamente. Alfine mi toccò una mano e mi disse: + +--A proposito di maschere: non potresti andare un minuto in salotto a +prendere quella mascherina giapponese che è sul tavolo, con quei baffi e +quegli occhi terribili? + +Mi alzai e andai a prendere la maschera giapponese. Ma quando fui nel +salotto mi pentii d'essermi mosso e ritornai correndo sulla veranda. + +--Ecco,--disse Clauss a Daria:--tenete questa maschera di babau per +ricordo di quell'altro me stesso che abbiamo seppellito stasera. + +Clauss parlava con intenzione. Sì: vidi subito che quel sorriso non era +naturale, che non era come tutti gli altri; e quelle parole, in +apparenza così semplici, quelle parole mentivano. Mi sembrava che Clauss +si fosse avvicinato a Daria durante la mia assenza e che i loro gomiti +si toccassero continuamente. Le mie mani erano impacciate nei loro gesti +come se gli oggetti, sul tavolo, fossero stati mossi, ed io stentassi, +ora, a ritrovarli o a schivarli.--Che cosa c'è che non va?--pensavo +perplesso, e cercavo di nascondere il mio turbamento portando spesso il +bicchiere alle labbra per bere un sorso. + +--No, no!--disse piano Daria ad un tratto.--Ci guarda. Non è possibile! + +--Che importa?--sussurrò Clauss, e si accostò ancora più a lei. + +Essi erano così vicini che i loro capelli si toccavano. Allora, +improvvisamente, una gran luce si fece in me e mi alzai di scatto con un +grido soffocato. Sotto l'urto delle mie ginocchia la tavola si rovesciò +con fracasso immenso di stoviglie e di vetri. Agitai le braccia, +inciampai nella tovaglia e caddi anch'io con tutto il resto. Ma mi +sollevai subito, e udii che qualcuno rideva vicino a me, molto vicino a +me, quasi al mio orecchio. E poi udii il rumore di un bacio, di due +baci, molto chiaro. In un angolo, immobili, stretti l'uno contro +l'altra, Clauss e Daria mi guardavano. Quantunque la ombra fosse fitta +ed io avessi un velo opaco, un velo caldo e opaco dinnanzi agli occhi, +vidi i loro volti gota contro gota, e le loro quattro pupille che mi +fissavano sfavillando. E vidi anche come le loro mani si cercassero +sotto gli abiti, e la donna avesse i capelli sciolti e la gola più nuda, +e un che di candido, di molto bianco sul fianco... + + + + +IX. + + +Quella macchia bianca mi rimase negli occhi. Quella macchia bianca, +senza nè forma nè sostanza, molto vaga e mobilissima, correva innanzi a +me mentre andavo strisciando contro i muri, per vie buie e strette, +senza veder nulla se non quella macchia bianca che saltava nell'ombra. +Dovunque volgessi lo sguardo, la ritrovavo; sul marciapiede, sulle case, +vicina e lontana, sempre egualmente mobile e bianca. Chiudevo gli occhi +ed essa si rifugiava tra le pupille e le palpebre; e non potevo in +nessun modo liberarmene. A un tratto urtai contro un corpo duro e provai +un acuto dolore alla fronte. Toccai, e la mia mano si sporcò di sangue; +sentii una goccia calda scendermi dalla fronte sul viso. Col fazzoletto +premetti la ferita e continuai a camminare. Mi pareva di udire un suono +di banda lontano ma molto distinto, una fanfara marziale, con prevalenza +di trombe, di tamburi e di piatti, al cui ritmo cercavo di misurare il +mio passo. Non sapevo dove andare. La testa mi doleva, e +pensavo:--Questa cravatta, questa maledetta cravatta mi soffoca... +Finalmente, dietro un arco, vidi una luce scialba nel buio, una porta +illuminata. Dall'osteria non usciva nessuna voce, nessun rumore. Spinsi +la porta ed entrai. L'oste stava seduto in fondo, dietro il banco, tra +le bottiglie e i caratelli. Mi guardò (era guercio) e non si mosse. Io +mi sedetti a un tavolo, battei il pugno due o tre volte, e gridai che mi +portasse da bere. Egli si alzò, mi portò il boccale e il gotto, e rimase +appoggiato all'altra sponda del tavolo, a guardarmi. Mi sembrava che il +suo viso giallo e gonfio fosse liscio come una zucca, e che quell'unico +occhio, umidiccio e peloso come un ombelico, gli si aprisse in mezzo +alla fronte. Quell'occhio mi stizzì a tal punto che, per non vederlo, +gli voltai le spalle. Poi inzuppai nel boccale il fazzoletto e +incominciai a inumidire la mia ferita. + +--Se mai un po' d'aceto, signore,--disse l'oste.--Il vino non serve... + +Aveva la voce di una chitarra, di una chitarra fessa. + +--Va bene!--gridai inviperito.--Che te ne importa? + +Egli se ne tornò dietro il banco, a rintanarsi fra le botti. Il mio +dolore cresceva. Se per poco cercavo di dirigere la mia attenzione sopra +una qualunque delle cose che avevo intorno, subito rivedevo quella +macchia bianca, bianca e inafferrabile, e il mio tormento cresceva tanto +da non poterlo più sopportare. + +--Ho la faccia sporca di sangue,--pensavo,--ma che importa? Non è questo +che mi tormenta. Anche i Ciclopi avevano sangue rosso (rosso o azzurro?) +e un occhio in mezzo alla fronte. Erano come scimmie bianche, +gigantesche scimmie pelate, i Ciclopi. Ma che importano ora i Ciclopi? + +Improvvisamente un colpo di vento sparpagliò questi pensieri sconnessi, +mi ricordai e scoppiai in singhiozzi. Piangevo, e tutto ciò che non +volevo ricordare mi ritornò alla memoria, e vidi ogni cosa come era +avvenuta.--Daria! Daria!--urlavo in me stesso, e pareva che avessi una +voce tonante e assordante, una voce immensa.--Daria!--e non sapevo +trovare se non questa parola unica, questa parola fatata, e ripeterla in +me stesso fino a stordirmi, fino al punto di non comprenderla più. Non +sentivo ormai nessun male alla fronte. Il male era tutto dentro, una +piaga dolorante e spasimante al posto del cuore, un coltello che mi +colpiva, senza tregua, sempre al cuore. In tanta angoscia a volte pareva +che la mia vita intera si arrestasse, e l'anima rimaneva sospesa, come +sul punto di abbandonarmi. + +Infine l'oste si mosse e mi battè sulla spalla. + +--Ora basta,--disse.--Ora si chiude e andiamo via. + +--Andiamo via?--balbettai.--Ma dove, dove andiamo? + +Egli sogghignò. S'era messo un berrettone nero in capo e una sciarpa +intorno al collo. + +--Queste disperazioni io le conosco!--disse mentre mi alzavo.--Per pochi +soldi qualcuna te le farà passare. + +Mi sbattè la porta dietro le spalle ed io ricominciai a camminare a +caso. Con un certo sforzo compresi che di fronte a me stava il mare e +che quella striscia d'argento, interminabile, era la luna sull'acqua, e +che quel rumore fastidioso era appunto il rumore dell'onda. La luna +fendeva le nuvole grige di perla.--Bum! bum! scioc scioc! cu cu! bau +bau!--e di scoglio in scoglio mille grida confuse, lugubri, beffarde, si +propagavano con lunghi echi. + +--Mi ucciderò!--dissi.--Perchè non uccidersi? È molto semplice, molto +facile... + +Il desiderio di morire era così forte che già mi pareva d'esser morto e +di vedere ogni cosa da lungi, dall'alto di un monte, di una montagna +altissima tra le nuvole. Giunsi fino all'estremo limite della spiaggia; +poi mi volsi e rapidamente me ne tornai a casa. + +Nella mia stanza c'era qualcuno che russava. Era buia, ma nella penombra +scorsi una forma umana sul letto: un uomo vestito che russava. Accesi un +lume. Sterpoli stava placidamente disteso e addormentato sul mio letto. + +--Sterpoli!--gridai afferrandolo per un braccio. + +Egli scosse il capo, sospirò, si volse sopra un fianco, senza aprire gli +occhi. + +--Sterpoli!--gli urlai in un orecchio.--Svegliati! + +Allora egli tentò di rizzarsi su un gomito. Ma ricadde subito e cominciò +a mugolare: + +--No, non voglio... Per amor di Dio... Bambola... Un po' d'acqua. M'è +rimasta una lisca in gola... + +--Che lisca!--esclamai.--Sono io! + +Sterpoli schiuse finalmente gli occhi e si guardò intorno stupidamente. +Si toccò la fronte e poi rise, d'un riso idiota idiota, da ubriaco. + +--Ah! ah! sei tu?--disse.--Sì, sì, mi ricordo. Ma lei dov'è andata? Mi +scappa sempre, quel demonio! Non sta ferma un minuto. + +Si mise a sedere sulla sponda del letto e mi fissò attentamente, a +lungo, perplesso. + +--Scusa,--disse poi,--non ti avevo riconosciuto. Ora ti vedo... Sei tu. + +Tese la mano verso di me e ammiccando soggiunse: + +--Anche tu hai bevuto. Ti si vede il vino rosso, sulla faccia. E che +vuol dire? Si beve. Ma perchè si beve? È chiaro. Si beve perchè si ha +sete, molta sete, sempre sete. Tu le dici:--Su via, amore, sii buona. +Dammi un bacio, un bel bacio... Porgi la bocca e senti che non c'è +niente; non trovi mai niente con la bocca. Dici:--Perchè dunque non vuoi +darmi nemmeno un bacio? Sii ragionevole, trottola. Tutti abbiamo diritto +di vivere. Non è vero? Ora, che c'è di male se certi uomini hanno un +cuor tenero, un cuore di burro? E che c'è di male in un bacio? E lei +ride e ti risponde:--Va là, allontanati. Non mi voglio sporcare. Allora +è quando si cerca la bottiglia e si beve. Sì, fratello mio: questo ci +consola... + +Io l'ascoltavo. M'ero seduto accanto a lui, sul letto, rassegnato ad +ascoltarlo. + +--Fratello, fratello mio...--continuò prendendomi una mano e +stringendola fra le sue,--io ti volevo domandare qualche cosa di molto +importante. Sono venuto proprio per rivolgerti una domanda. Ho detto fra +me:--Quel ragazzo m'ha l'aria di uno che può illuminarmi con un +consiglio leale.--E ti ho aspettato. Ora ti domando:--Perchè noi ci +consoliamo così presto? Un po' di vino basta dunque davvero? Ah! quanto +mi addolora! Tu non sai quanto mi affligga questo pensiero sciocco che +un po' di ebbrezza basti per consolarci. Vogliamo forse essere consolati +dal vino? No! No, noi non chiediamo queste consolazioni. Tu dici:--No, +Sterpoli, ciò ci lascia indifferenti. Ed io ti rispondo che è vero, e +che noi non vogliamo consolarci. Noi vogliamo godere. Noi vogliamo +amare. Noi vogliamo che quando le diciamo, supplichevoli:--Su, amor mio, +mia vita, dammi un bacio!--ella risponda con un bacio. E che questo +bacio non mentisca; che ella non pensi, mentre tu senti che in realtà un +bacio s'è posato sulla tua bocca, un bacio tepido come una colomba, non +pensi:--Contentiamo questa bestia, questo animale cornuto. Noi vogliamo +essere amati, fratello, teneramente, appassionatamente, come fanciulli, +come malati, come moribondi. Godere dell'amore. Che cosa importa tutto +il resto? Che cosa può darci il vino? Il nostro cuore è frollo, +delicato, sensibile, dolce come lo zucchero. Perchè esse ce lo rendono +duro e amaro, duro e malvagio? E anche questo volevo sapere: perchè +amiamo? E che cosa si aspetta da queste femminucce color di cera, da +questi piccoli serpenti dorati? + +Egli parlava e mi guardava teneramente con occhi semispenti, ma pieni di +lacrime. + +--È vero...--sospirai,--hai ragione. Non sai quello che dici, ma Dio in +persona ti suggerisce. + +--Quale Dio?--domandò Sterpoli, aggrottando le sopracciglia.--No, non +può essere. + +Tacque e scosse il capo. Strinse più forte la mia mano e mormorò: + +--Ora ti dirò tutto. Non spaventarti. Non mi insultare. Abbi pietà di +me. Sento qualcosa qui, nel petto, che gira. Non è il cuore. Sento anche +il cuore. È un'altra cosa. Ora, io non posso sopportare... Questo peso, +questo enorme peso, non posso reggerlo tutto da solo. Ascolta. Mi aveva +detto:--Da questa sera sarò tua. Sarò per te. Non amo che te. Tu non lo +sai, ma io ti ho sempre amato, così, in segreto. Lippi! Non ti pare un +nome dolce, un nome amorevole? Un nome da innamorato, da amante? Ebbene: +da questa sera sarò tua. Tutto il male sarà compensato. Tu sarai felice. +Mi ha detto così ed io l'ho aspettata un'ora, due ore, quattro ore. +Pensavo:--Verrà. Fra poco, prima che io abbia contato fino a cinquanta, +fino a cento, sarà qui. Avevo preparato un piatto di dolci, un mazzo di +fiori, una bottiglia di vino leggiero. Non per consolarmi, ma per +goderlo con lei, tutti e due insieme. E, a sera inoltrata, quando +attendevo e speravo ancora, quella vecchia maledetta è venuta e mi ha +detto:--È inutile che tu aspetti.--Come? esclamo. Non viene?--No, dice, +non viene. Non verrà.--Ma dove, dove è andata? La vecchia sogghigna e +risponde:--Non so. Certo non è andata lontano.--Per la tua vita! grido +torcendomi le mani. O mi dici dov'è, o ti uccido! Allora impaurita +balbetta:--Da Clauss... È andata da Clauss!--Basta! Io son cieco d'ira e +afferro tutto ciò che mi capita fra le mani e tutto riduco in frantumi. + +Sterpoli si arrestò ansante. + +--Comprendi?--mi domandò. + +--Comprendo,--mormorai.--È vero. Erano insieme. Si sono baciati. Li ho +veduti con i miei occhi... + +--Tu!--esclamò Sterpoli.--Anche tu? + +--Anch'io... + + + + +X. + + +L'uscio si mosse come se un soffio di vento o una mano leggiera lo +sospingesse. Dallo spiraglio spuntarono quattro dita. Poi l'uscio non si +mosse più, e quelle quattro dita rimasero così, immobili, nella fessura. +Dietro l'uscio qualcuno ora stava spiando nella stanza o attendeva di +essere invitato ad entrare. Sterpoli era ricaduto bocconi sul letto, le +braccia incrociate sul capo, la faccia schiacciata contro le coltri. Mi +alzai lentamente, e, cercando di vincere il tremito dei miei ginocchi, +in punta di piedi mi avvicinai all'uscio e feci l'atto di aprirlo. +Subito quella mano intrusa scomparve. Ma io trassi bruscamente a me +l'imposta e vidi contro il muro, nell'oscurità fonda del corridoio, una +ombra confusa di cui non discernevo chiaramente che il bianco degli +occhi. Riconobbi subito Soave. Ella fece un passo verso di me. Prima che +io avessi il tempo di parlare, mi prese con forza per la mano e mi tirò +fuori dell'uscio, che rapida ella stessa richiuse alle mie spalle senza +rumore. Quando fummo tutti e due nel buio, non staccò la sua mano dalla +mia, anzi la strinse più forte e se la premette sul seno, mentre con +tutto il corpo aderì al mio corpo, tanto che sentivo il suo cuore +battere contro il mio. + +--Pazza, pazza,--dissi con voce soffocata,--che cosa vieni a fare qui a +quest'ora? Questa non è casa mia. E come hai potuto entrare? + +Dai suoi capelli, con la densità di un fumo di incenso, vaporava contro +il mio viso un odore acuto di gelsomino che io penavo a respirare. Il +suo cuore batteva sempre più forte. E non parlava. + +--Rispondi!--esclamai con forza.--Rispondi e vattene, vattene subito... + +Ma per tutta risposta Soave mi trascinò verso il fondo del corridoio e +si fermò soltanto sulle scale, dinnanzi alla grande finestra illuminata +dalla luna. Allora, guardandomi fissamente con i suoi immensi spiritati +occhi, mi bisbigliò: + +--Dov'è Daria? + +I suoi occhi erano veramente pieni di spavento e di follia. Le sue +labbra, il suo mento tremavano, e le sue mani non cessavano un istante +di aggrapparsi alle mie, convulsamente, come se avesse voluto +spezzarmele. I suoi capelli erano arruffati e le piovevano in tanti radi +ciuffi sulla fronte e sulle gote. Il suo povero corpo scompariva nelle +pieghe di uno scialle di lana nera. + +--Dov'è Daria?--ripetè con l'accento della disperazione.--Dov'è? Dov'è? + +Io mi sentivo morire. Nuovamente il mio cervello si riempiva di confuse +e plumbee nuvole, e dinnanzi ai miei occhi tutto ricominciava a rotare. +Per non cadere chiusi le palpebre. Risposi con un filo di voce: + +--Non so... Da Clauss. L'ho lasciata laggiù. + +--Ah!--esclamò Soave.--Dunque non mi ero ingannata! Non era lei nella +tua stanza! + +--No,--dissi,--non era lei. E mi salì alla gola un rantolo di riso. + +--E chi era nella tua stanza?--domandò Soave, con tono imperioso. + +--Non ti riguarda,--risposi.--Del resto, se vuoi saperlo, era Sterpoli, +quello che conosci. + +--Lui! lui!--gridò Soave, e fece un moto improvviso come se avesse +voluto fuggire. Ma io soffocai le sue grida chiudendole la bocca con una +mano, e afferrandole un braccio la costrinsi a rimanere. + +--Non gridare, idiota!--le ordinai infuriato.--Vuoi destare tutta la +casa? + +Soave si lasciò cadere sopra un gradino, e come svenuta si abbandonò +contro il muro. Poi riaprì gli occhi, e levandoli umilmente su me, +sussurrò: + +--Non sai dunque nulla? Kate era appena rientrata in casa, ed io mi +stavo spogliando. Era già tardi. Kate piangeva e non riuscivo a farla +parlare.--Ma parla, dunque, per l'amore di Dio! supplicavo. Che cosa è +accaduto? E lei singhiozzava e non riusciva a spiccicare una nota. +Improvvisamente si ode un tonfo alla porta, uno schianto, e lo +sbatacchiare delle due imposte contro il muro, un tumulto di passi su +per le scale, e un mugolio sordo che sembra di belva. Sterpoli, lui, +proprio lui, si sente correre per le stanze gridando:--Dove siete, +maledette ruffiane! Fuori! Fuori, ch'io vi scanni! Tutta la credenza +della stanza da pranzo precipita con un fracasso enorme, tutto va in +pezzi, sembra che crolli la casa, e sento Kate che grida: mamma mia! Io +non mi muovo: ero fredda come il marmo. Si direbbe che tutti siano +morti. Non odo più nulla. E poi la voce di Sterpoli grida:--E ora scanno +quell'altra!--e si butta giù per le scale. I suoi passi si allontanano +per la strada, ed io con il cuore in bocca mi affaccio sull'uscio, e +vedo Kate lunga distesa fra uno sterminio di bicchieri, le sottane +rovesciate, come morta. Ma non era morta. Apre gli occhi e +dice:--Madonna mia perdonatemi... E si mette in ginocchio e prega. Mi +avvicino a lei, e quando vede che sono io:--Brutta bastarda,--dice,--ti +fosse cascata la lingua per il troppo gridare! E si mette a piangere e a +battersi il petto:--Maria Vergine, perdonatemi voi... Io penso a Daria e +a Sterpoli che è impazzito, e prendo questo scialle, e mi butto anch'io +per le scale, e corro corro a casa di Clauss, e, arrivata dinnanzi al +cancello, vedo Sterpoli che ne esce. Il vicolo è stretto e non posso più +fuggire. Mi faccio piccina contro il muro. Sterpoli cammina adagio, si +ferma a ogni passo come un ubriaco, parla a voce alta, e ride. Mi passa +dinnanzi senza vedermi. Ma, non so come, a un tratto si volta, e allora +i suoi occhi si fissano dalla mia parte, e torna indietro. Io mi +nascondo il viso nello scialle e non vedo più nulla. Lo sento che è a un +passo da me, la terra che sgrigliola sotto i suoi piedi, lui che +dice:--Sii buona, rondinella. E mi pare che mi stia addosso e che voglia +abbracciarmi. Allora spicco un salto e mi butto giù per la scesa come +una pazza, mi nascondo in una pianta di oleandro e non mi sono mossa +più. Mi parve un secolo. Finalmente Sterpoli passò e disparve. Allora +sono uscita, sono tornata su, il cancello era aperto, una finestra era +illuminata, sono entrata in giardino, ho chiamato, nessuno ha +risposto... Ho avuto paura che qualcuno dalle ville vicine mi udisse. Ho +aspettato. Poi ho pensato a te e sono venuta a cercarti. + +Tacque e incominciò a singhiozzare. + +--Bene!--dissi io.--E dopo tutta questa storia perchè Daria dovrebbe +essere qui con me? Che cosa sono io? Che cosa è Daria? Finitela con +questa commedia! Non temere. Sterpoli non ha scannato nessuno. + +--Sì, ma allora, dimmi, dove sarà? + +--E che importa a me di saperlo?--risposi.--Vuoi che io vada a cercarla +nel letto di Clauss per farti contenta? E dove vuoi che sia? Vuoi che ti +porti io per mano dietro la porta della loro camera, e che contiamo +insieme i baci che si danno, e gli abbracci, e il resto? Vuoi che io +faccia, io, quello che Sterpoli non ha fatto, perchè lui è ubriaco e io +sono sveglio?--Ah! sono sveglio, ora, ben sveglio, bambina +mia!--esclamai, trascinato da una specie di esaltazione +ironica.--Sveglio! Non mica addormentato come oggi! Così avessi veduto +sempre tanto chiaro! Non sono più un ragazzo ingenuo, non credo più a +nulla. Se tu non fossi tu, ma Daria in persona, e non stessi lì a +piangere, ma a supplicarmi, ma ad adorarmi in ginocchio, ma a baciare la +terra dove posano i miei piedi, non ti crederei, non ti crederei, e +scoppierei dalle risa. Altro che carezze sulla bocca, altro che bisbigli +di parole tenere nell'orecchio, altro che sguardi caritatevoli voglio +io! E io stesso ti porterei per mano da Clauss e gli direi: Eccola +questa sgualdrina! Te l'ho portata. Prenditela... + +Sudavo freddo, la testa mi doleva. Nelle orecchie avevo il tumulto di +una burrasca. Non ci vedevo più. + +--E ora vattene!--dissi.--Vattene via... + +La urtai più volte con la punta del piede, ma sopratutto il mio ridere a +scatti, a sussulti, dovette spaventarla. Senza altre parole, +singhiozzando, Soave scese le scale e scomparve. Mentre, barcollando, +disfatto, esausto, ripercorrevo il corridoio per rientrare nella mia +stanza, la voce di Sterpoli echeggiò dietro l'uscio socchiuso, +chiamandomi per nome. + +Entrai. Stava seduto sul letto, voltato verso l'uscio, con la faccia +dipinta di paura. + +--Ah!--disse,--sei tu... + +Abbassò il capo, si passò un fazzoletto sulla fronte e domandò: + +--Dove sei stato? + + + + +XI. + + +Il silenzio che seguì fu lungo e penoso. Nessun rumore nella casa o +nella strada. Una solitudine sconfinata. E in quel gran vuoto, in quello +spazio senza limite, noi due seduti sul letto, noi due vicini, noi due +soli, sperduti in quel mondo vasto e vacuo come un abisso! Ah! come +tutto era ridicolo in noi e intorno a noi: i nostri abiti, le nostre +tube nere e lucide sui cuscini; i nostri volti attoniti e quel dolore +che affratellava improvvisamente due creature estranee, che ci +sospingeva l'un verso l'altro, lui e me, con un trasporto pieno di +timore e di speranza; di speranza e di tenerezza; di molta tenerezza e +di molto amore. Quanto era accaduto un momento prima, quell'eccitazione +crudele, quel barlume di coscienza ironica, tutto era svanito. Rimaneva +il peso inerte di un doloroso ricordo già lontano. Una commozione +insensata. Uno smarrimento cupo e angoscioso. La prima brezza mattutina +entrò con un lieve soffio nella stanza e mi accarezzò la faccia. +Finalmente Sterpoli, forse scosso da quella stessa carezza di frescura, +mormorò: + +--Che fare? Che fare? Ormai è finita per sempre. Ah! non si può tornare +indietro: non si può ricominciare da capo. Ognuno ha la sua propria +sorte, un destino infame. Non c'è scampo. Non c'è modo di fuggire, +d'indietreggiare, di resistere! Una voce è sempre presente, una voce +imperiosa che dice:--Ubbidisci! E tu curvi le spalle e ubbidisci, +umilmente ti sottometti al tuo destino di schiavo. Che fare? Come potevo +io resistere o fuggire? Mi aveva detto:--Sarò tua. Tutto il male sarà +compensato. Tu sarai felice!--ed io ero come un prigioniero al quale si +dice:--Sta lieto! Domani ti apriremo le porte. Il mondo sarà tuo. +Promettere la felicità? Io ero già pazzo di gioia al pensiero che sarei +stato felice, che ella sarebbe stata mia. Mia! Perchè questa parola è +magica? Quale ebbrezza! Ma d'un colpo, in un attimo, questo sogno +rovinava. Con frastuono immenso, con scompiglio spaventoso, questo sogno +rovinò sul mio capo, su me, e mi seppellì vivo sotto le sue rovine.--Che +fare?--urlavo disperatamente.--È possibile? È vero?--e tutto ciò che +toccavo, riducevo in frantumi, in briciole, in polvere! L'idea della +morte mi balenò subito nel cervello. Subito la sua figura, schifosa e +orrenda, m'apparve e si mise al mio fianco, e mi avvolse con il suo +sguardo buio, beffarda e amorevole, spaventosa e attraente.--Che vuoi da +me, civetta?--urlavo, ed ella mi additava con gesto servile la sua +ghirlanduccia intorno al cranio vuoto, intorno al cranio nudo e +risonante, per indicarmi che non tutti i fiori che fioriscono sono di +questa terra, di questa terra fangosa e verminosa, di questi giardini +che noi irroriamo di lacrime e di sangue!--Morire! dicevo a me stesso. +Anche questa è una salvezza, un rifugio, uno scampo. Si può morire. E mi +pareva di udire una soave musica di trombe angeliche, lontano e +meraviglioso concerto. Di essere libero e insensibile, leggiero e +felice. Mi vedevo disteso sopra un letto abbrunato, con questo vestito e +questa tuba, e intorno a me s'affollavano uomini e donne che dicevano +singhiozzando:--Mi pento di averlo offeso! Mi pento di non averlo amato! +Poi ad un tratto tutti si traevano da un lato e Daria si avanzava +lentamente, tenendo una rosa rossa fra le dita; s'avvicinava e mi +appuntava quella rosa sullo sparato.--Mi pento, diceva guardandomi come +una madre guarda il suo bimbo morto. Poi si curvava per posare un bacio +sulla mia bocca. Ah! io non sentivo quel bacio! La mia bocca era +insensibile. Io non potevo muovermi, alzarmi, abbracciarla, stringerla e +tenerla contro di me, e dirle--Vedi? per te mi sono ucciso. Ora mi ami? +No: non potevo nè muovermi nè parlare. Allora un uomo si faceva largo +fra gli altri, la prendeva per le spalle e la spingeva via. Ed io avrei +voluto saltare dalla mia bara (ero disteso in una lunga bara), +aggredirlo, insultarlo, percuoterlo su quella faccia impassibile, su +quella bocca sempre vittoriosa, urlare:--Lasciala! L'ho pagata col mio +sangue! È mia! Ma rimanevo inchiodato tra quei quattro assi ed egli se +ne andava con lei, tranquillamente. A che giovava dunque morire? Perchè +morire? Perchè uccidersi? E il mio furore cresceva, cresceva la mia +disperazione. Improvvisamente mi accorsi di correre lungo una strada +buia, sulla quale ogni tanto s'aprivano rare stazioni illuminate, e +dietro di me con rumor di zoccoli e di scope, con fracasso di forche e +di molle, correva saltando una torma di folletti e di streghe, di +spiriti neri e indemoniati. Così giunsi correndo dinnanzi alla casa di +Clauss. Mi fermai. Improvvisamente tutti quei folletti svanirono, ed io +mi ritrovai solo, sotto una luna livida che sbavava su me la sua luce da +cimitero. Il cancello era socchiuso. Guardandomi intorno come un ladro, +adagio lo spinsi ed entrai. La casa era buia, silenziosa, deserta: tutte +le finestre chiuse e spente. Cauto salii le scale. Qualche cosa che era +in una delle mie tasche mi punse la coscia. Trattenni a stento un grido +di dolore e continuai a salire. Buio. Silenzio. Odor di fiori, di gigli, +di rose. Più mi avanzo e più intorno a me le tenebre s'infittiscono. Mi +sembra di essere in un castello fatato e di salire sopra una torre. Ad +un tratto scopro uno spiraglio, uno spiraglio sottile sottile di luce: +scorgo una fessura illuminata, una piccola striscia gialla e lunga al +mio fianco. Quella lingua di luce mi punge, mi spaventa. Vorrei +indietreggiare e fuggire. Ma le mie gambe vacillano, la mia testa gira +come una banderuola, e sono pietrificato. Le orecchie ronzano e sembra +che un frastuono immenso di campanelli riempia la casa. E in quel +ronzìo, in quel tintinnìo assordante, odo una voce, la sua voce, e poi +uno scoppio di risa dietro la porta. Un passo, sì, un passo si avvicina. +La mia anima si sprofonda in un imbuto, mi appiattisco in un angolo, +divento piccolo, piccolo e trasparente, invisibile. La porta si apre e +un'ombra appare illuminata da tergo, si muove, si avvicina. Ora è a due +passi da me, e ora a un passo, e ora mi sfiora, quasi mi tocca.--Chi è? +domanda imperiosamente quella voce. So bene che dovrei tacere. Ma non +posso.--Sono io! dico come in un soffio. L'ombra si arresta.--Chi è? +ripete quella voce.--Sono io, Clauss, sono io!--rispondo. Poi alzo il +braccio, lo alzo appena e lo abbasso lentamente, lentamente. Una voce +rantolante sospira:--Daria! Aiuto!... E odo un tonfo e qualche cosa di +molto pesante cade di schianto ai miei piedi.--Sono io,--ripeto ancora. +E poi più nulla... + +Sterpoli si alzò. Un'ombra spaventosa era nei suoi occhi. Egli si curvò +per baciarmi; ma io liberai le mie mani dalle sue, lo respinsi; +inorridito lo respinsi e gridai: + +--Vattene! Vattene! Assassino! + +Egli fece un mezzo giro su sè stesso e si abbattè ai piedi del letto, +come morto. + +La candela si spense. Allora un gran panico mi invase, e corsi qua e là +per la stanza. Rovesciai una sedia e quel rumore mi gelò il sangue. Mi +pareva d'udire passi su per le scale e colpi sordi contro l'uscio, voci +rauche, grida arrabbiate. Chiusi la finestra, chiusi l'uscio a doppio +giro di chiave, e mi rifugiai in un angolo. Mi raggomitolai in un angolo +e attesi. Il buio era opprimente. Soffocavo. Vedevo nelle tenebre, +comparire e scomparire, accendersi e spegnersi, strane luci bianche. +Qualcuno si muoveva, si avanzava strisciando. Sentivo il suo alito +gelido sulle mie mani, e con uno sforzo penoso, sempre più penoso, +balbettavo:--Indietro! Non mi toccare! Va via! Va via! + + + + +XII. + + +A traverso le tende semichiuse filtrava una luce scolorata e falsa: era +come una mano fredda che mi sfiorasse le palpebre. Stavo disteso sul +letto, con gli occhi socchiusi, senza muovermi. Quella luce non mi +cagionava nessuna maraviglia, nè il fatto di esser disteso sul letto, +vestito, nè il fatto di esser desto, nè le rose gialle e spampanate +sulle pareti con certi lor gambi intrecciati e irti di spine, nè gli +abiti appesi in un angolo come impiccati. Bensì cercavo di spiegarmi che +cosa fosse una macchia nera che vedevo a piè del letto, un groviglio +nero da cui uscivano, non si sa come, due, due mani... Sì... Vedevo che +erano due mani, due mani lunghe e pelose, con strani luccichii sulle +dita; e la loro positura era così stravagante che ora pareva chiedessero +un'elemosina e ora offrissero un'invisibile offerta, e ora non +offrissero e non chiedessero nulla, ma fossero là, abbandonate e senza +vita, estranee a qualunque corpo di uomo di donna. Immobilità. Ed io non +riuscivo a comprendere. In quel viluppo nero, vicino a quelle mani, si +scorgeva anche una macchia rossiccia, come un involto di carta rossa: la +testa fulva di Sterpoli. Ma proprio non riuscivo a trovare un +cominciamento in quel garbuglio di cose, non una fine, e nemmeno un +ordine qualsiasi che me ne spiegasse la natura. Sapevo che avrei potuto +alzarmi e toccare, frugare, trovare ciò che cercavo. Ma mi pareva di non +potermi muovere senza turbare la gran pace che, coricato, riposava con +me. E poi c'era qualche cosa, non so quale, che continuamente mi +distraeva e mi svagava, deviando i miei sensi mal desti. Ora erano gli +abiti appesi al muro, quelle gambe e quelle braccia vuote e pendule, +quelle ridicole membra di stracci; ora una rosa purpurea che vedevo sul +mio petto e che pareva una bella macchia di sangue. Che cos'era quella +rosa? Chi me l'aveva appuntata sul petto? O meglio: chi mi aveva fatto +quella bella ferita? Ecco: io non riuscivo a comprendere, e di nuovo i +miei occhi si posavano su quel mucchio di cose immobili a piè del letto, +su quella macchia fulva, e su quelle mani, su quelle due mani +abbandonate. Una voce interna mi diceva:--Tu devi esser felice. Ed io, +con la stessa voce, rispondevo:--Sono, sono felice. E ancora:--Tu volevi +morire. Ed io:--Sì, è vero, volevo morire. E c'era un nodo stretto nel +mio cervello, che non si voleva sciogliere; c'era un fiore chiuso che +non si voleva aprire; intorno al quale i miei pensieri vaghi, incerti, +s'aggiravano come farfalle... + +Così vissi. A lungo, a lungo, nere farfalle si aggirarono intorno a quel +fiore chiuso. + + + + +PARTE SECONDA + +Come finì la collana. + + +Se io non avessi scritto soltanto per alleggerire il peso dell'anima mia +la pietosa storia di Daria, ma mi fossi lasciato andare a pubblicarla +sotto forma di racconto, come tanti fanno oggidì, che invitano nella +loro intimità il maggior numero di persone ad udire i piccoli casi della +loro vita, più di un lettore si sarebbe domandato dove mai fosse andata +a finire quella collana, adorna di uno smeraldo, che Daria gettò in viso +a Sterpoli quando affrontò Clauss all'Alhambra, la sera prima della sua +morte. Capisco anche che a molti altri l'omissione di questo particolare +sarebbe passata inosservata; tanto più che oggi la moda vuole che l'arte +del romanzo e della novella sia trattata sinteticamente, a grandi linee, +tutta stretta intorno alle cose essenziali e necessarie, senza quel +cumulo di descrizioni minute e di inutili particolarità che usavano i +romanzieri d'un tempo, quando gli uomini non avevano la fretta che hanno +adesso e l'arte narrativa non aveva dato ancora tanti grandi scrittori. +Ma per me, la fine di quella collana dallo smeraldo ha un'importanza +grandissima, e non posso assolutamente passare sotto silenzio la sua +breve storia. + + * + * * + +Quando Daria si strappò dal collo quella collana e la scagliò con ira +contro Clauss, colpendo invece Sterpoli in pieno viso, la collana cadde +ai piedi di Sterpoli tra molti cuscini disseminati sopra il tappeto, e +là rimase, dimenticata da tutti. Chi volete che pensasse a quel +gioiello, per quanto esso fosse prezioso, quando ora sappiamo fino a che +punto tutti noi, presenti a quella scena, fossimo intimamente sconvolti, +e più di ogni altro Clauss, il quale pure all'apparenza sembrava +conservare intera la padronanza di sè medesimo? Sterpoli certo non si +curvò a raccoglierlo, mezzo acciecato com'era, e poi non ne ebbe il +tempo, perchè se ne fuggì ad inseguire Daria, come abbiamo veduto. +Clauss non lo raccolse egualmente, perchè egli avrebbe dato uno smeraldo +mille volte più grosso e luminoso di quello per un bacio di Daria, e +certo non importava nulla a lui di sapere chi lo avrebbe raccolto e chi +se ne sarebbe impadronito. Io non lo raccolsi, perchè dimenticai subito +che la collana fosse caduta fra quei cuscini, mentre più d'ogni altro +l'avevo ammirata sul candore niveo della gola di Daria. Poi Clauss ed io +ce ne eravamo andati, lasciando gli altri ancora seduti sui divani, e +gli avvenimenti che seguirono la notte e il giorno dopo ci condussero +pur troppo lontani dal ricordo di quel disgraziato gioiello. Quelli che +rimasero dopo la nostra partenza avrebbero ben potuto ricordarsene, non +solo perchè dovevano essere molto più calmi di noi, ma perchè, +discorrendo ancora a lungo tra loro della scena che s'era svolta sotto i +loro occhi, avrebbero dovuto anche soltanto incidentalmente parlare +della collana e quindi pensare di raccoglierla. Sta di fatto che assai +tardi, a notte molto inoltrata, quei giovani chiesero i loro pastrani e +le loro tube al guardarobiere, e se ne andarono facendo pronostici sulle +possibili conseguenze dell'avvenimento che s'era prodotto quella sera. E +la collana rimase fra i cuscini, là dove era caduta. + + * + * * + +È vero che quella notte, fantasticando di Daria, la sua immagine non +m'apparve mai disgiunta dallo splendore magico dello smeraldo che avevo +veduto brillare sulla nudità del suo collo. Quella pietra preziosa era +per me quasi un attributo della sua bellezza, come i suoi occhi +oltremarini, come le vene azzurre delle sue tempie, come il rosso crudo +di cui ardevano le sue labbra. Anche più tardi, quando il delirio che +per intere settimane mi tenne sospeso tra vita e morte finalmente si +placò, l'immagine di Daria mi riapparve nella precisione lucida del +primo ricordo con quello smeraldo verdissimo sospeso alla gola. Nel +delirio non l'aveva mai abbandonata. Vedevo colori meravigliosi, e +sopratutto il sangue, di cui tutte le cose mi apparivano macchiate e +grondanti, era d'un rosso paragonabile soltanto al fuoco e ai tramonti +d'estate. Ma il verde di quella gemma vinceva in splendore, in violenza, +in bellezza ogni altro colore, nelle mille strane forme che assumeva +nell'incubo. Ora era un lago verde, nella cui trasparenza guizzavano +pesci di madreperla, di ambra e di corallo, dal cui fondo sorgevano +ondeggiando foreste d'alghe e di piante d'ogni varietà di verde; e su +quelle piante sbocciavano fiori enormi, bianchi e neri, che poi si +distaccavano dai rami e salivano a galleggiare sull'acqua come meduse. +Ora invece era una verde pupilla che s'apriva improvvisa in un cielo +buio, e da essa scendeva un raggio verde diritto come dalla pupilla di +un dio, fluido, abbagliante, che dove si posava divampavano altissimi +incendi, serpeggiavano guizzando fiamme verdi, e intere città con torri +e castelli erano avvolte da un alone livido fosforescente, e subito +incenerite. Le loro rovine formavano poi alte montagne di verdi tizzi +ardenti. + +Ma la collana di Daria, chiusa nella buia mano di un miserabile +rigattiere, non mandava più alcuno splendore. Un ragazzo, la mattina che +seguì quella notte memoranda, spazzando, l'aveva trovata là dove era +stata abbandonata da tutti, e senza neppure il tempo di fiatare, se +l'era cacciata nella più nascosta tasca dei suoi calzoni, tutti +rattoppati davanti e di dietro. Anzi quella tasca segreta altro non era +che una delle tante toppe dei suoi calzoni, nella quale il furbo ragazzo +aveva fatto un buco. Quel ragazzo si chiamava Bombita, e suo padre era +un facchino. All'Alhambra esercitava il nobile mestiere di sguattero, in +attesa di vestire una livrea gallonata e di essere promosso ruffiano. +Quella mattina Bombita, che era d'umor taciturno e usava di solito +accompagnare l'andirivieni della sua scopa con dispettosi grugniti, +l'udirono invece cantare, con una bella voce di mezzo soprano, una delle +tante canzoni che là dentro sapevano anche i muri.--Guarda, disse il +maestro di casa che in maniche di camicia lustrava le maniglie alle +porte, nella testa di Bombita è nato un gallo! Nella testa di Bombita +poteva essere nato non soltanto un gallo, ma financo un asino, perchè +era non solo rotonda come un uovo, ma grossa come una zucca. Quel +ragazzo era rachitico, si può dire che fosse tutta testa; sulla testa +cresceva poi un arruffio di capelli gialli come la stoppa, e il suo viso +era tutto macchiato di lentiggini. I suoi occhi piccini piccini +sembravano anch'essi due macchie un poco più rosse delle altre, e non +c'era caso che ti guardassero in faccia. Ma non era nato, no, un gallo +nella testa di Bombita. Lo sapeva bene lui, che cosa gli fosse nato +sotto i piedi, quella mattina, per cantare così. + + * + * * + +A mezzodì Bombita si slacciò il grembiule e lo buttò in un angolo. Ma i +calzoni se li tenne addosso, e, senza voltarsi indietro, infilò l'uscio +e se ne andò dove era atteso a quell'ora, e cioè al mercato dei pesci, +sulla banchina nuova del porto. Come ogni giorno, ad ogni angolo di +strada incontrava un amico, tutti in giro allo scoccare di mezzodì per +importanti affari d'appetito. Ma Bombita camminava con la testa alta, i +capelli al vento, le mani in tasca, a passi da granatiere, e non si +degnava di guardare in faccia nessuno di quanti incontrava lungo la via. +Il mercato era semi deserto, perchè a quell'ora chi aveva voglia di +pesce lo andava a cercare nelle casseruole piene di salse profumate, o +nelle padelle dove stava guizzando più che vivo tra gli scoppi e i +sibili dell'olio bollente, anzichè nelle ceste umide e algose dei +pescivendoli, a pesarlo morto sulle loro puzzolenti bilance. Le navi +ormeggiate alla banchina dondolavano i loro alti alberi alla brezza +lieve di levante, e sul ponte fumavano i fornelli dei marinai, che, +sdraiati sui sacchi e per i mucchi di gomene arrotolate, guardavano +sonnecchiando la poca gente passare in fretta lungo il molo. I cani +randagi facevano allora le pulizie del mercato, pronti a cedere la più +bella collana di smeraldi per una lisca di triglia. Ma Bombita non li +guardò neppure, quei suoi modesti colleghi, e tirò via verso una barca +tirata a secco dietro il casotto dei doganieri, dove era aspettato da +Egle. Egle, la figlia del pescatore, aveva tredici anni, mentre Bombita +non ne aveva che dodici. Era una bambina rotonda come una palla, due +gote rosse come due mele, e un par d'occhi che parevan fatti con due +scaglie di vetro nero. I suoi capelli erano crespi come la lana e +opachi, corti e arruffati, e legati dietro in una treccia così grossa e +sgraziata che somigliava la coda mozza di un cane. + +Egle stava seduta sotto la barca e sgranocchiava tranquillamente una +crosta di pane, quando Bombita le si parò dinnanzi con quell'aria fiera +che si conviene ad un vero conquistatore. Egli si lasciò andare di peso +a sedere accanto a lei, e ridendo silenziosamente le dette una gomitata +nel fianco. + +--Stupido!--disse Egle.--Non sai fare altro che dar gomitate tu! Guarda +Andromaco piuttosto come fa con Rosina. Guarda che bel nastro d'oro +porta alla cintola! Quello glielo ha regalato Andromaco. + +Bombita strizzava gli occhi, e, guardando Egle, rideva silenziosamente, +e batteva il pugno sul ginocchio dove sentiva il duro dello smeraldo. Lo +zuccone che soffriva terribilmente di gelosia, e sempre, solo a +nominargli Andromaco o Ninotto, copriva Egle di sputi, questa volta si +contentò di darle tre pizzicotti nella schiena a denti stretti e +schizzando gli occhi dalle orbite. Ma stette muto, e poi ricominciò a +sorridere. Egle fece la faccia da lacrime, cercò di tastarsi la schiena +dove i pizzicotti le bruciavano, poi mostrò un palmo di lingua all'amico +e con disprezzo disse: + +--Se non la finisci, me ne vado e non mi vedi mai più... + +Buttò in mare quell'avanzo di crosta di pane che teneva in mano, voltò +le spalle a Bombita, e, puntati i gomiti sulle ginocchia e il mento sui +pugni chiusi, guardò verso le barche che si dondolavano sull'acqua. + +--Sei come tuo padre, tale e quale, disse con voce agra, senza nè +muoversi nè voltarsi, come se parlasse al vento, che tutti dicono che +altro che di bastonate non ha mai nutrito nè te nè tua madre. Almeno mi +dicessi dov'è quell'anello che mi avevi promesso, e ne parlavi sempre, +quando facevo all'amore con Tristano, e non ne volevo sapere di +piantarlo per fare all'amore con te. Se lo saranno mangiato i pesci! + +E mentre Egle parlava voltandogli la schiena, Bombita, ficcato il dito +nel buco della sua toppa, ne aveva tirato fuori a poco a poco la +collana, finchè era venuto alla luce lo smeraldo che il sole d'un tratto +riempì di scintille abbaglianti. Poi, curvandosi appena, l'aveva con due +dita tenuta sospesa sul capo di Egle, e a poco a poco, abbassando il +braccio, gliela calò sul naso, finchè Egle la vide e ammutolì. Vide +bene, Egle, che era una bella collana con una bella pietra verde tutta +piena di verdi sfavillii; ma non la toccò, e, abbassato il capo, stette +silenziosa e imbronciata a raspare con le unghie la terra tra i selci. +Poi, vedendo con la coda dell'occhio che quella collana continuava a +ciondolare all'altezza della sua fronte, con un gesto improvviso la +strappò dalla mano di Bombita e se la nascose in grembo. + +Bombita non parlò, non cercò che Egle si voltasse a guardarlo e a +sorridergli, non aspettò nemmeno che lo ringraziasse, considerando +quanto egli fosse più generoso e grande di Andromaco ed ella più +fortunata di Rosina. Aveva appetito. Si alzò, e se ne andò di corsa, +sicuro che Egle lo avrebbe aspettato anche un anno intiero là, seduta +sotto la barca. Ma, mangiata alla svelta la zuppa, sarebbe ritornato fra +un'ora. + + * + * * + +Egle, rimasta sola, allargò le ginocchia e guardò la collana dallo +smeraldo che le stava ammucchiata in grembo. Non ebbe neppure un piccolo +pensiero di gratitudine per Bombita, e poichè certamente una collana +così bella costava più di sette soldi, forse dieci e anche venti, ella +giudicò che Bombita doveva averla vinta ai giardini pubblici, giocando +al giuoco della campana con qualche ragazzo signore ancora più stupido +di lui. La prese fra le dita e incominciò a intrecciarla in mille modi, +e spesso, allontanando da sè la mano e tenendola aperta contro il sole, +guardava le belle luci di quella pietra verde che splendeva di mille +luci diverse. Certo che cosa era il nastro dorato di Rosina in confronto +di quella bella collana? Chi sa quanto tutte le sue rivali l'avrebbero +invidiata, vedendola apparire nella corte con quello splendore al collo, +e come si sarebbero consumate di rabbia perchè non ne avevano una che +potesse valere quanto quella! Rosina avrebbe picchiato Andromaco, e +forse Andromaco, stanco di buscarne da quella brutta civetta, si sarebbe +deciso a fare all'amore con lei. Egle aveva posato lo smeraldo dinnanzi +a sè sopra un sasso, perchè il sole lo illuminasse in pieno. Ella +guardava l'acqua verde che ondeggiava sotto i fianchi delle navi e +pensava che la pietra della collana era proprio verde come una goccia di +quell'acqua. + +Anche Porfirio guardava, appoggiato a una mezza botte, certi pescatori +che risciacquavano le loro reti tutte piene d'erbe marine, e, vedendole +gocciolare contro il sole d'oro, pensava quanto egli sarebbe stato ricco +e felice se avesse conosciuto il segreto per trasformare quelle gocciole +iridescenti in tante belle pietre preziose. Ma nel suo sacco, che stava +posato floscio ai suoi piedi, non c'erano che stracci e un vecchio +orologio a pendolo che da un pezzo aveva cessato di segnare il tempo. +Anche Porfirio era vecchio come quell'orologio, e il suo cuore aveva da +un pezzo cessato di battere al semplice richiamo delle illusioni. Era +stato giovane come tutti gli uomini, e anche lui aveva avuto i suoi +sogni. Ma quanto quei giorni felici erano ormai lontani! C'è chi sogna +una donna amata, c'è chi sogna la gloria, c'è chi sogna la ricchezza, +tesori nascosti, colpi di fortuna, eredità favolose, affari indovinati. +Il sogno costante di Porfirio, durante tutta la sua vita, finchè la +vecchiaia non aveva steso un velo opaco sulla sua immaginazione, era +stato quello di trovare a un angolo di strada, camminando camminando, +come faceva lui, da mattina a sera, di porta in porta, con il suo sacco +in spalla e gli occhi bassi, qualche cosa di molto prezioso, che non gli +costasse assolutamente nulla, perchè era roba trovata, e che, +rivendendola, egli potesse ricavarne tutto guadagno. + +Fra sè, il vecchio meditava sulla sua sfortuna, mentre quei pescatori, +risciacquando le loro reti, pescavano le false gemme del mare. Il suo +tubino calato sulla fronte, il naso arcigno, la pipa corta spenta fra i +denti, la barba bianchiccia che gli pioveva giù dal mento sulla vecchia +palandrana verde, stava fermo come una statua, incantato dalle magiche +luci che saltavano sull'acqua. Ma quando alfine si riscosse, come se +improvvisamente al vecchio orologio chiuso nel suo sacco fosse scoccata +l'ora fatale, i suoi occhi furono attratti da ben altra visione. Accanto +a lui era posata a secco una barca, mezzo rovesciata, con larghi squarci +nel ventre e tutta spalmata di nero catrame. Ma di sotto quella barca +spuntavano due piccole mani di bambina che giocavano con una pietra +verde, simile a una di quelle scheggie di vetro verde, levigate dal +mare, che si raccolgono lungo le spiagge. Senonchè quella pietra +sprigionava lampi meravigliosi, come avrebbe fatto un vero smeraldo, +tanto che al confronto l'acqua verde del mare pareva pallida e +opaca.--Vecchia sgualdrina, pensò Porfirio indirizzandosi alla fortuna, +quando finirai di tentarmi con i tuoi falsi miraggi? E, dato di piglio +al sacco, sputò e fece due passi per andarsene lontano da quel luogo +pieno di supplizi. + + * + * * + +Ma, fatti due passi, Porfirio si voltò. Egli non sapeva distaccarsi di +là nel dubbio che quel falso smeraldo potesse essere invece uno smeraldo +vero. Quanti non tradirono così la fortuna, proprio per averla +disprezzata quell'unica volta ch'essa era realmente a portata della loro +mano! E Porfirio, perplesso, non sapeva distogliere gli occhi da quella +pietra verde che ora, posata sopra un sasso, splendeva ferma al sole; e +avrebbe pagato non si sa quanto per sapere con certezza se era un pezzo +di vetro verde oppure un vero smeraldo. + +Egle intanto era già stanca di quella collana; già non le piaceva più. +Poichè certo quella collana, con quella pietra così verde, era una bella +collana; ma il nastro d'oro di Rosina era pure un bel nastro; e, come +nastro, era senza dubbio tanto bello quanto la sua collana. Egle sarebbe +stata mille volte più felice se invece della collana avesse potuto +mostrare a Rosina un nastro dorato che fosse più bello del suo. Allora +certamente Rosina sarebbe stata umiliata e non avrebbe più portato il +nastro di Andromaco come se fosse il più bel nastro dell'universo. + +Quando Porfirio, apparendo improvvisamente di dietro la barca, si fermò +dinnanzi a lei, e le domandò:--Bambina, che cos'è quella pietra verde +che ci giuochi? Egle lo guardò senza paura e rispose:--È una collana, +non la vedi? E quando Porfirio, con la voce più buona del mondo e +sorridendo amorevole, le disse:--Ah! come faccio a vederla se sono mezzo +cieco? Dammela un momento che guardo che razza di vetro è +quello...--Egle gliela porse tranquillamente, e si mise a grattar la +terra con un sasso. + +Porfirio accostò gli occhi allo smeraldo e lo scrutò per ogni verso, lo +palpò col polpastrello di ogni dito, lo pesò sul palmo della mano e si +mise a ridere.--Scommetto, disse, che l'hai pagato più di quattro soldi. +Egle lo guardò con disprezzo e rispose pronta:--Quattro soldi? Più di +venti, ne costa...--Per Dio! esclamò Porfirio, più di venti soldi? Se +erano soltanto quindici, te lo ricompravo io. + +Egle abbassò il capo. Quindici soldi! Forse con quindici soldi, forse +anche soltanto con dieci, avrebbe potuto comprare un bel pezzo di nastro +d'oro, più bello, più largo, più ricco del nastro che Andromaco aveva +regalato a Rosina. Nella vetrina d'una bottega di merciaio, ne aveva +veduti dei gomitoli immensi, tutti d'oro, oppure d'oro e argento +intrecciati, che erano nastri non mai veduti altrove. Quindici soldi +valevano forse quindici volte più di quella collana, che non aveva di +bello se non quella pietra verde! + +Porfirio sentiva il suo vecchio cuore scoppiare, e di sotto il tubino +nero gli gocciolava sulla fronte un sudor freddo. Quello era proprio un +vero smeraldo. Ma come la fortuna gli si mostrava fino all'ultimo avara! +Quella stupida bambina lo aveva certamente trovato per via, e mentiva +quando diceva d'averlo pagato più di venti soldi. Ma lui, Porfirio, +nella migliore ipotesi, per averlo, avrebbe ora dovuto pagare almeno +quindici soldi, anche se la bambina non ne avesse pretesi ad ogni costo +venti. E così la sua gioia non sarebbe stata neppure quella volta piena +ed intera. + +Allora Porfirio afferrò il suo sacco per il collo, lo squassò e lo +sbatacchiò per terra. Il vecchio orologio, risvegliato da +quell'imprevisto sconquasso, digrignò i denti di tutte le sue ruote +arrugginite e incominciò a battere come un tamburo. E Porfirio, +spalancando gli occhi e soffiandosi furiosamente nella barba, disse con +voce cupa: + +--Bambina, lo vedi questo sacco? Lo senti questo tamburo che suona là in +fondo? Questo è il sacco nero dove sta chiuso l'uomo nero, e questo +tamburo è la pancia dell'uomo nero che ha fame di bambine vanitose e +cattive che portano collane con una pietra verde. Ora guardalo che salta +fuori e ti si mangia tutta in un boccone! + +Quando Porfirio ebbe pronunciate queste spaventose parole, l'orologio +nel sacco, stanco, si era già riaddormentato. Ma Egle coi capelli ritti +fuggiva ancora gridando:--Mamma, mamma! e Porfirio non la rivide mai +più. + + * + * * + +Porfirio aveva la sua bottega in un vicolo triste dove non risplendeva +mai raggio di sole. Era una stanzina umida piena di luridi stracci, di +vecchi orologi, di scarpe sfondate, di ferramenta rugginose e di +bottiglie vuote. Una bilancia stava appesa a un chiodo. In fondo, tra +gli altri stracci, c'erano quelli che gli servivano da letto. Quando +Porfirio si fu chiuso nella sua bottega e, acceso un moccolo di candela, +aprì finalmente le dita che stringevano la bella collana di Daria, +sembrò al vecchio che quelle nere pareti, tutte coperte di ragnatele, si +illuminassero di una luce stupenda, come se per il tetto scoperchiato vi +fosse piovuta dentro la luna in una notte serena. Ora egli poteva godere +liberamente di quello splendore magico, inebbriarsene, e magari piangere +di contentezza al pensiero che quello smeraldo era suo, assolutamente +suo, e che non gli costava nemmeno un soldo. Sentiva, Porfirio, di non +aver vissuto invano tanti anni ingrati a vuotare i guardarobe dei +poveri, a frugare nelle immondezze, a raccogliere i rifiuti dei morti, +se poi, in fondo a tanta miseria, doveva splendere per lui quello +smeraldo meraviglioso che vinceva in fulgore la luce stessa del sole. +Dio l'aveva infine premiato! + +Porfirio non volle mostrarsi da meno del suo sublime benefattore, e +quando il pensiero della Divina Provvidenza balenò alla sua mente +eccitata, subito egli cadde in ginocchio; e senza staccare gli occhi +dallo smeraldo che la fiamma tremula della candela illuminava in tutto +il suo splendore, egli pregò a lungo, umilmente e in silenzio. Chi lo +avesse veduto allora avrebbe pensato ciò che tutti falsamente pensano +degli avari, e cioè che egli adorasse in ginocchio quello smeraldo. In +realtà nello smeraldo di Daria Porfirio adorava unicamente Iddio. Poi si +levò, e volle che una giornata tanto memoranda non avesse altro seguito. +Se fosse stato un nume, avrebbe comandato al sole di anticipare il +tramonto. Non essendo che un povero rigattiere, fece la notte per conto +proprio, spense il moccolo, e stringendosi al cuore quella collana tanto +amata, si coricò, per dormire, nel suo lettuccio di stracci. Ma il sonno +non fu così ubbidiente come egli avrebbe voluto. I suoi occhi non +potevano addormentarsi, come accade quando, in estate, coricati sotto un +verde albero, un raggio di sole, attraverso il folto fogliame, cade a +piombo sulle vostre palpebre chiuse. Quella luce che feriva gli occhi +chiusi di Porfirio era un raggio verde smeraldo. + +Alfine, senza accorgersene, egli si addormentò, e sognò tutta la notte, +ma di quei sogni non conservò, al ridestarsi, alcun preciso ricordo. +Appena riaperti gli occhi, egli si sentì felice. Ma prima di afferrare +la ragione di quella felicità gli abbisognò di ricercarla a fatica per +più d'un minuto. Quando l'ebbe afferrata, se ne rallegrò vivamente. Ma +avendo già pagato il suo tributo d'entusiasmo alla propizia fortuna, +tenne spenti i fuochi di fantasia e chiamò invece a raccolta le idee +pratiche. Il grande affare di Porfirio in quel giorno e per molti giorni +successivi, fu di cercare per le cantonate se qualcuno avesse perduta +una collana con uno smeraldo e facesse appello all'onestà di chi l'aveva +trovata per ricuperarla con la promessa di un premio. Porfirio si +sentiva sicuramente superiore a un'onestà che per manifestarsi aveva +bisogno di così fatte lusinghe. Ma avrebbe volentieri letto un manifesto +concernente lo smarrimento di quella collana poichè quella collana +poteva esser stata smarrita, ma poteva anche essere stata rubata; e +Porfirio aveva fretta di risolvere con certezza questo dubbio grave, per +sapere in che modo comportarsi nel commercio che pensava di farne. + +Ma nessuno fece ricerche della collana di Daria. I muri delle case non +suggerirono nulla a Porfirio, e Porfirio dovette affidarsi alla propria +prudenza, che era in tutto degna di un savio suo pari. Egli dunque +continuò a commerciare in stracci e in bottiglie usate, girovagando di +porta in porta con il suo vecchio sacco sulle spalle, il tubino unto +calato sugli occhi, e in tutti i suoi atti la solita modestia e +semplicità. Il suo tesoro lo portava annodato in un fazzoletto e sepolto +in una tasca misteriosa che s'apriva nella fodera della sua palandrana. +Come tutti gli eroi, egli aspettava pazientemente la sua ora. Quando +vedeva una bambina con un vestito scozzese, senza affrettare il passo +imbucava la prima porta che gli si parava dinnanzi o voltava l'angolo +della prima strada. Con un gesto naturalissimo si calava ancora più sul +naso le falde del cappello, e così procedeva fiducioso che la sorte non +avrebbe disfatto ciò che aveva fatto una volta. Ma una mattina, mentre +avrebbe dovuto svegliarsi con il pensiero deciso di affrontare +finalmente l'inevitabile quanto sospirata conclusione di quella strana +avventura, il vecchio Porfirio non si svegliò. Un rigattiere suo +concorrente gli chiuse gli occhi, che pur senza svegliarsi si erano +aperti. Ed è importante sapere che egli fu seppellito nudo in una cassa +d'abete. + + * + * * + +L'autunno era trascorso: incominciò il grigio inverno. Io allora mi +aggiravo per la mia casa, pallido come un morto, appoggiandomi ad un +bastone, cercando a poco a poco di riconoscere le cose alle quali avevo +già detto addio quando credevo che non le avrei più rivedute. La mia +febbre era durata molte settimane, e quando alfine mi ridestai dal suo +sonno malefico, tutti mi dissero che io, più d'una volta, avevo varcata +d'un passo la soglia dell'al di là. Ma sempre il peso vivo dei miei +vent'anni m'aveva tirato indietro, ed ero infine rimasto con quanti ad +ogni costo volevano che non me ne andassi da quello che, per ironia, si +chiama il banchetto della vita. + +La stagione era triste, grigia, piovosa. Io non potevo arrischiarmi nè +al vento, nè alla pioggia, nè all'aria gelida di novembre. Dalla +finestra dietro la quale rimanevo per lunghe ore seduto, vedevo le +colline deserte e squallide, i campi grigi, il bosco tutto giallo e +nudo. Se dal cielo sempre nuvoloso un povero raggio di sole per un +momento appena illuminava quel paesaggio invernale, si accendeva qua e +là, sorridente, qualche raro cespuglio ancor verde, come una speranza +subito soffocata di primavera. Il cielo non aveva più luna, non più +stelle. Perciò quella stagione era senza notti. Era tuttavia piena di +tenebre, che calavano assai presto e duravano a lungo, e costringevano +tutte le cose ad una dolorosa cecità. Allora io mi rifugiavo accanto al +fuoco, e l'immagine di Daria, quella di Clauss, quella di Sterpoli, +disgraziato, mi visitavano, e si sedevano al mio fianco, rimanendo là +mute ed immobili finchè io con uno sforzo non le mandavo via. Ma non +appena se ne erano andate, bastava che distrattamente rivolgessi loro un +pensiero, per vederle subito riapparire dall'ombra in cui erano +scomparse, come se il loro compito fosse di tenersi sempre pronte a +comparirmi dinnanzi ad ogni mio richiamo. La mia sola speranza era, +prima di addormentarmi, di vedere la mattina dopo la neve candida e +silenziosa posarsi sulle colline, sui campi, sui boschi. + +Una di quelle sere si festeggiava il compleanno di Silvina. Eravamo +tutti seduti intorno alla tavola imbandita. Mia madre, guardandomi più +teneramente che mai, mi supplicava con gli occhi di sorridere un poco, e +Silvina, vestita con un bellissimo abito nuovo di seta cangiante, non +staccava mai le pupille da un anello di platino con un piccolo fiore di +smalto azzurro che portava all'anulare destro, ed era il dono che le +avevano fatto le sorelle insieme. Mio padre era stato in città tutto il +giorno, e la diligenza era arrivata allora allora dinnanzi alla nostra +porta, e s'udivano i cavalli nitrire, scalpitare e scuotere le loro +squillanti sonagliere. Non aspettavamo che lui per incominciare il +pranzo. Ed egli entrò ridendo, abbracciò la mamma, baciò tutti noi, e si +fermò dietro a Silvina. Si frugò in tasca, e guardandoci uno per uno con +occhi che esprimevano una gran meraviglia, ne trasse una collana adorna +d'uno stupendo smeraldo. A quell'improvvisa apparizione io mi sentii +tutto gelare il sangue e chiusi gli occhi per non vedere quello +smeraldo; li chiusi per non vedere l'immagine alta e diritta di Daria +che era apparsa al fianco di mio padre quando la luce verde dello +smeraldo aveva brillato fra le sue dita. E quando li riaprii, Silvina +aveva al collo quella collana, e la pietra verde splendeva sulla sua +esile gola. + +Mio padre disse onestamente: + +--Deve essere roba rubata, perchè l'ho presa quasi per nulla. + +Poi baciò in fronte Silvina e soggiunse: + +--Neppure tua madre, un gioiello di questa bellezza, non l'ha avuto mai! + +Si sedette soddisfatto e spezzò il suo pane. + + + + +PARTE TERZA + +Silvina. + + + + +I. + + +Delle mie tre sorelle, Silvina, la minore, è oggi una principessa. Porta +vestiti sfarzosi che il principe paga per lei, grossi brillanti alle +dita, ed esce per la città adagiata in una grande carrozza a due +cavalli, con cocchiere e lacchè. Lungo la strada semina occhiate come +elemosine. I suoi occhi, che erano un tempo semplicemente chiari, come +quelli di mia madre, sono ora grandi il doppio e cerchiati di una spessa +ombra. Ciglia e sopracciglia, che erano bionde, sono diventate nere; e +somigliano al velluto. Attraverso questo negrore notturno i suoi occhi +scuri mandano luci fredde e pallide come scintille. + +Se non sapessi che è veramente Silvina, io stesso non la riconoscerei. +Soltanto i suoi capelli sono rimasti quelli che erano; se mai con +riflessi dorati qua e là più vivaci, specie dove a ondate si riempiono +di bagliori. Si ricorderà mai, la piccola, dei giorni in cui mia madre +glieli pettinava, quei suoi capelli meravigliosi, lei seduta dinnanzi +allo specchio, mia madre in piedi dietro le sue spalle a dipanarli come +oro filato? La mano di mamma si posava ogni tanto sul suo capo e vi si +indugiava un poco, come si posa la mano sul capo di un bimbo sperduto e +gli si dice:--Ti protegga Iddio, poverino, così bisognoso d'aiuto!--E +anche continuando a passare il pettine nelle sue chiome disciolte, e poi +a spartirgliele e ad annodarle, per tutto il tempo mia madre la guardava +attentamente nello specchio, come se cercasse qualche cosa di molto +nascosto in quell'immagine che lo specchio racchiudeva nella sua +cornice. + +Allora Silvina era appena fanciulla; aveva sì e no sedici anni. Le +piaceva vestir bene. Nella nostra casa si avevano abitudini signorili, +ma da gente di campagna, semplici. Mia madre vestiva e si pettinava +all'antica. Era bellissima, ma come le donne potevano piacere un tempo. +Così appunto era piaciuta a mio padre. Silvina invece voleva abiti di +seta, tagliati con uno stile che doveva essere nuovo. In realtà ella +inventava i suoi abiti, ricercando, per lunghe ore e spesso per interi +giorni, fra pieghe di stoffe di solito cupe come il suo carattere, fogge +capricciose come i suoi pensieri, che erano d'una volubilità +straordinaria e più stravaganti delle nuvole. Il suo segreto, credo, +consisteva nel comporre intorno alla sua persona, che era mingherlina, +esile e di statura poco più che infantile, dei larghi e ariosi fiori, un +fiore unico anzi, come un gran giglio o una gran rosa rovesciata, entro +cui, senza scomparire del tutto, il suo corpo piccolo stava come un +gambo. Così vestita pareva che il suo abito la portasse, e che volasse +come una farfalla. + +Mio padre era un uomo ruvido, e per ciò gli piaceva quella piccola +creatura delicata e difficile. Egli la seguiva sempre con occhi pieni di +allegrezza, quando la vedeva passare per il giardino o muoversi per la +casa spaziosa e nuda. Credo che la paragonasse anch'egli a una farfalla +o a un fiore, e che fosse felice e teneramente innamorato di lei. Gli +piacevano i suoi capricci, la stranezza e la novità dei suoi modi, il +suo carattere scontroso e indipendente, e quella grazia, come dire? +isolata, che ella non dedicava a nessuno, ma soltanto a sè stessa. +Silvina infatti non viveva che per sè sola. Non aveva per la mamma nè +tenerezze nè confidenze nè abbandoni. Per mio padre non dimostrava +nessun sentimento cordiale, ma semplicemente rispetto. Con le sorelle +non era legata da nessuna intimità. Quanto a me, si degnava appena, e +raramente, di farmi sentire fino a che punto mi disprezzasse. Rimaneva +lunghe ore chiusa nella sua camera. Si cambiava più volte d'abito, per +l'unica gioia di vedersi nello specchio. Faceva e disfaceva la sua +pettinatura per il solo gusto di stabilire in quanti modi avrebbe potuto +trasformarsi, rimanendo sempre bella abbastanza per essere contenta di +sè. + +Debbo confessare che la spiavo spesso in questa sua bizzarra vita, +perchè anch'io, come mio padre, come tutti noi, ero teneramente +innamorato di lei. Ella esercitava su me un fascino che allora non +sapevo spiegarmi, ma che ora spiego, e posso anche analizzare. Silvina +somigliava a un mio ricordo; somigliava a qualcuno di cui ero stato +perdutamente innamorato. Non potevo guardarla senza avere la precisa e +viva percezione di tutto il male di cui la sentivo capace, quella +creatura così delicata e graziosa, con quelle piccole mani bianche e +affilate. Ma aveva nel profondo del mio pensiero un nome che non oso +ripetere, e che non era: Silvina. Io la vedevo poi in procinto di +partire da quel medesimo punto al quale ero appena arrivato per miracolo +ancora vivo, e avevo paura per lei di ciò che avrebbe potuto compiere +inconsapevolmente a danno di chiunque si fosse incontrato con uno suo +capriccio. Non aveva mai conosciuto, Silvina, l'ingenuità fiduciosa dei +miei vent'anni. Ignorava che cosa volesse dire essere buoni, cioè +considerare con benevolenza tutte le cose, andare incontro alla vita +sorridendo, disarmati, a braccia tese, con quella beata cecità che +conduce al precipizi. Ella era armata di un tremendo egoismo; e credo +che la sua piccola testa fosse tutta piena di calcoli. + + + + +II. + + +Forse, se la nostra casa non fosse stata prossima alla strada maestra, +Silvina, già così pallida allora, sarebbe a poco a poco sfiorita in +questa specie di semplice e riposante clausura in cui si vive qui +forzatamente, fra usanze antiche, e da molti anni sempre uguali. Sarebbe +oggi o fra poco una zitella taciturna ed arcigna, come se ne incontrano +di domenica in questi dintorni, brutte più di anima che di corpo, con +cuffie strette e begli abiti passati di moda nei quali ancora per +dispetto si pavoneggiano. Ma la nostra casa, i vecchi, la costruirono +sulla strada, con giardino ed orto alle spalle, anzichè tutto intorno, e +per di più con una grande e bassa terrazza che si affaccia sul via vai, +alle cui ringhiere s'intrecciò poi il glicine, che ora fiorisce e la +ricopre. Molti bussano alla nostra porta. Molti che passano, molti +mendicanti, molti curiosi, non possono fare a meno di fermarsi e di +bussare, di guardare in su alle finestre e di scambiare parole con la +gente di casa. Anche noi apparteniamo alla strada. Io capisco benissimo +che è una tentazione troppo forte questa casa signorile a portata di +tutti gli occhi e di tutte le mani, dinnanzi alla quale si passa +impolverati, stanchi dopo ore ed ore di strada attraverso colline brulle +e campagne in gran parte desolate, prima di arrivare al paese. Anch'io +forse farei come tutti gli altri, se fossi dalla loro parte. + +Vi sono ancora oggi dei giovani romantici, molte idee romantiche nel +mondo. Si subisce la seduzione delle vecchie idee, unicamente perchè se +ne stanno silenziose e sconosciute dentro di noi, che le crediamo +lontane e morte, e a nostra insaputa generano idee e fatti che a noi +paiono nuovi. Dico questo perchè mi riesce estremamente difficile +procedere diritto nel mio racconto. Io sono stato senza dubbio del +numero: anch'io un romantico. Zotico, campagnolo, con la mia faccia +plebea, i miei capelli disordinati, i miei abiti modesti e senza +eleganza, io non ho mai somigliato per nulla a quei bellissimi giovani +del decimonono secolo che si vedono nei dagherrotipi. Ma colui di cui +voglio parlare, ricordava in tutto uno di quelli. Era alto della persona +e bruno, con lunghi capelli, grandi occhi, un viso ovale e malinconico, +labbra appena segnate e languide, lunghe mani bianche, abiti molto +attillati e scuri, e di taglio che imitava la moda antica. Io non ho mai +capito che cosa sia l'amore di una fanciulla, come nasca, e che cosa le +faccia innamorare. Ma credo che egli fosse appunto uno di quei giovani +per i quali le fanciulle, guardandoli mentre passano per la via, +piangono, di sera, sole, nei vani delle finestre, e sospirando pensano +di morire. Lo vedevo qualche volta venire dalla parte della città, +cavalcando un bel cavallo irlandese, e, subito dopo la nostra casa, +uscire dalla strada maestra e piegare per i prati verso il greto del +fiume. Lo seguivo mentre caracollava fra gli alberi fino alla grande +siepe d'ontani, e dietro quella poi scompariva. Al ritorno, verso sera, +si metteva di passo lungo il fossato, come uno che non ha gran fretta di +camminare. Eravamo allora al principio dell'estate. Le notti erano +luminose, anche quando mancava la luna; e cadevano molte stelle. Io +trascorrevo lunghe ore alla finestra, a respirare l'aria profumata dai +fieni appena tagliati, ad ascoltare i grilli e tutte le indefinibili +musiche che l'ombra stellata delle sere estive suscita per i campi e +disperde poi nell'infinito. Quel giovane, passando, stendeva la mano e +strappava al nostro glicine, che già era sfiorito, una delle sue foglie. +Anche Silvina stava a quell'ora dietro le persiane socchiuse della sua +finestra a guardare. Ma io non pensavo che ella guardasse quel giovane. +Pensavo che stesse là, come me, a fantasticare i suoi strani sogni, e +che semplicemente lo vedesse passare. + +Per un giorno solo, in tutto l'anno, questo tratto di strada che corre +dalla nostra casa al paese, si riempie di popolo; non pare più di stare +in campagna, ma nel sobborgo di una città; i mercanti girovaghi di tutta +la provincia vi si fermano con i loro carretti, legano i cavalli magri e +i loro ciuchi pelati agli alberi, piantano i loro banchi riparati da +tende d'ogni colore, e si mettono a vendere come in tante botteghe. +Vengono pasticcieri che filano zucchero bianco verde e rosa, e tagliano +le caramelle con le forbici, e giocattolai che vendono giocattoli di +legno e di latta, bambole di cartapesta in camicia, e sopratutto +trombette e quegli strumenti a fiato che solo i contadini suonano e si +chiamano «organini»; sotto ripari di frasche verdi, che poi +ingialliscono al sole, si aprono spacci di vino, e in un campo si pianta +un ballo pubblico, dove i bei giovani del paese e di tutti i dintorni, +che portano fazzoletti di seta sgargianti intorno al collo e grandi +ciuffi arricciati sulla fronte, intrecciano senza donne, fra loro, +interminabili e sudate danze al suono di un violino o di un flauto. + +Ora, eravamo alla vigilia di quel giorno, e, all'imbrunire, si stava +tutti dinnanzi alla porta, a guardare gli operai che con lunghe scale +appendevano lampioncini colorati a certi fili tesi attraverso la strada, +quando s'udì la voce di mia madre, che dall'alto di una delle nostre +finestre, esclamava soffocata: + +--Ma che cos'è? Che cosa è stato? + +Alzammo il capo e la vedemmo affacciata al davanzale, pallida, che +guardava lontano, verso il fiume, dove noi non potevamo vedere nulla +perchè la siepe ce lo impediva. + +--Mio Dio! gridò mia madre. Poi si ritrasse dalla finestra, poi si +riaffacciò, e mi disse, agitando le mani:--Corri, Paris! Silvina, +Silvina è caduta... + +Mi buttai attraverso la siepe e, correndo per il viottolo lungo il +fosso, vidi finalmente Silvina che mi correva incontro, con le mani +strette sul cuore, così pallida che mi fece paura. Ci incontrammo ed +ella mi cadde fra le braccia, tremando, con gli occhi chiusi, il respiro +soffocato, incapace di parlare. Il suo piccolo cuore batteva nella mia +mano come se fosse nudo; i capelli, nella corsa, le si erano sciolti, e +le cadevano sulle spalle come serpi d'oro. Con uno sforzo riaprì gli +occhi e sospirò: + +--Laggiù... Sull'argine... è caduto... + +Allora guardai verso il fiume, vidi un cavallo libero che galoppava +attraverso i prati, e subito lo riconobbi. + +--Lasciami sedere sull'erba, mormorò Silvina. + +La posai sull'erba e ripresi la mia corsa verso il fiume. Mio padre, +seguito da altri uomini, apparve al di qua della siepe. Egli si fermò +accanto a Silvina, e gli altri continuarono a correre dietro di me. +Giunto in fondo al sentiero, là dove esso sale lungo l'argine, vidi quel +giovane disteso immobile sulle pietre bianche del greto. Giaceva supino, +le braccia aperte, la bella fronte macchiata di sangue rivolta al cielo +che tutta l'illuminava. + +--Presto! Presto! gridai spaventato. Portiamolo via di qui! + +Lo prendemmo in quattro, lo sollevammo e incominciammo a portarlo. Non +un gemito uscì dalle sue labbra. Il suo corpo era inanimato, e pesante +della pesantezza che ha la morte. Quando giungemmo sulla strada, Silvina +rientrava allora in casa, sostenuta da mio padre. Nemmeno si voltò. + +Appena adagiato sul letto il ferito riaprì gli occhi, e li posò su mia +madre, che con le mani gli teneva distesa sulla fronte una benda +inzuppata d'aceto. A lungo le sue pupille estatiche, vaghe, stettero +ferme su lei, che pure lo guardava con amore. Poi, richiuse le palpebre, +si assopì. Mia madre annodò la benda intorno al suo capo, gli aggiustò i +riccioli sulle tempie e dietro le orecchie, e ordinò a tutti di +camminare in punta di piedi. + +Fummo chiamati per il pranzo, ma il posto di Silvina rimase vuoto. Ella +si era chiusa nella sua camera e non voleva mangiare. Uno per uno +andammo a pregarla attraverso l'uscio, ma non rispose a nessuno. Quando +mio padre l'aveva raccolta sull'erba, dove io l'avevo lasciata, Silvina +piangeva. Il cavallo s'era imbizzarrito proprio passando accanto a lei, +mentre ritornava per il sentiero a casa, dopo essere stata a cogliere +fiori sull'argine. Il cavaliere era stato sbalzato di sella, s'era +disteso senza un grido, e Silvina l'aveva creduto morto. Poi aveva +temuto che il cavallo, galoppando per il sentiero, la travolgesse, si +era messa a fuggire disperatamente, ed era anche caduta una volta, +inciampando in un sasso. Allora l'aveva veduta mia madre dalla finestra, +e fortunatamente noi avevamo potuto accorrere subito, soccorrere lei e +il ferito. Ma Silvina, che nessuno aveva più veduto piangere da un +pezzo, era stata presa da una crisi di singhiozzi, tanto era stato in +lei lo spavento per quel tragico accidente. Mio padre era convinto di +ciò che diceva, parlandone a tavola a noi tutti che lo ascoltavamo in +silenzio. + +Intanto fuori, lungo tutta la strada, avevano accesi i lampioncini di +vetro bianco rosso e verde. E mentre la gente, andando da un mercante +all'altro, incominciava appena ad alzare il tono della voce, e i ragazzi +provavano le prime timide trombette e ridevano ai sibili ancora incerti +delle lingue di Menelicche, le campane della chiesa maggiore, +spalancando d'un tratto le loro gole sonore, soffocarono in un sol +frastuono confuso e ondeggiante quei rumori, quelle voci, quei suoni +ancora distinti e isolati. Allora chi volle salvarsi da quella +sommersione dovette moltiplicare la voce. La strada si mise così in gara +col campanile, e quando infine, stanco, il campanile tacque, la strada +rimase piena di grida, di strombettii, di fischi assordanti, che da quel +momento non si placarono se non a tarda notte. + + + + +III. + + +Io ritornai a sedermi dinnanzi alla porta, sotto il glicine, ma il mio +pensiero non poteva distaccarsi da quel giovane che ora riposava sotto +il mio tetto, dopo essere scampato miracolosamente alla morte. Lo +rivedevo, con un brivido, disteso sulle pietre nude del fiume, mentre il +suo irlandese impazzito caracollava solo per la campagna. La sua fronte +macchiata di sangue riappariva continuamente, rossa, dinnanzi ai miei +occhi. Allora non c'era stata ancora la guerra, e nessuno di noi aveva +imparato a considerare con rassegnazione prima, poi con indifferenza le +più crudeli immagini della morte, a pesare il dolore sul palmo della +mano, come fa Amleto con il teschio di Yorik. Io ragionavo fra me della +sorte che ci incombe, e come essa colpisca sempre con rapidità fulminea: +improvvisa e inevitabile. Poi ragionavo anche del fatto che la morte +sarebbe poca cosa, e forse per nulla orribile, se ad essa +sopravvivessero le passioni dell'uomo; le sue speranze, i suoi sogni, +cioè il suo spirito, il suo pensiero, la sua volontà, e tutto ciò fosse +sensibile ancora e vitale dopo la morte. + +Poi rivedevo Silvina, e veramente un'immagine fino allora sconosciuta di +Silvina, allorchè s'era abbattuta fra le mie braccia tremante, pallida, +e avevo sentito quanto fosse lieve il peso del suo corpicino, quanto +fosse fragile la sua volontà che per la prima volta l'abbandonava, quel +dominio di sè medesima che io non le avevo mai veduto smarrire, neppure +per un istante, prima d'allora. Ma in quel momento il suo orgoglio +l'aveva abbandonata d'un tratto. Aveva parlato con voce supplichevole, +guardato me con tenerezza, atterrita per quel poco sangue che aveva +rigato di rosso la fronte d'uno sconosciuto. Mentre correva tenendo le +mani premute sul cuore, in quell'atteggiamento così doloroso e +appassionato, il suo bell'abito scuro si agitava leggiero intorno alle +sue gambe. Eppure ella aveva perduta ogni leggerezza, e quella corsa non +somigliava affatto ad un volo. + +Quest'immagine nuova di Silvina io l'accarezzavo struggendomi di +tenerezza per lei, abbandonandomi a un senso vago di felicità, come se +mi si fossero aperte improvvisamente le porte del suo cuore, che erano +prima chiuse per me come per tutti gli altri. Ma nello stesso tempo io +pensavo con tristezza che, purtroppo, se soltanto avessi tentato allora +di avvicinarmi a lei con una carezza, chiedendole, in nome di quel +momento di debolezza, di accogliermi nella sua intimità con amore, con +confidenza di sorella, ella, ormai ridivenuta la Silvina d'ogni giorno, +certamente mi avrebbe respinto con un sorriso ironico, forse anche con +parole umilianti. E forse, adirata contro sè stessa per quello +smarrimento d'un attimo, se ne sarebbe vendicata con crudeltà sopra di +me, innocente. + +Mi stupivano gli occhi delle ragazze che, passandomi dinnanzi a gruppi +nella strada affollata, mi guardavano sorridendo. Mi stupivano i ragazzi +che, vedendomi assorto, mi saettavano nelle orecchie le loro lingue +sibilanti di carta, e poichè nè mi muovevo, nè mi mostravo adirato, nè +li guardavo, non la finivano più, eccitati dalla mia indifferenza. Come +la vita doveva essere facile per tutti, in quella sera di festa! Forse +Silvina stessa, nascosta come sempre dietro le persiane della sua +finestra, guardava curiosamente la gente passare, obliosa ormai delle +lacrime di poco fa. + +Presi la mia sedia e rientrai in casa. Senza salutare nessuno, posando +appena un bacio silenzioso sulla fronte di mia madre, salii le scale, e, +affacciatomi un momento alla stanza dove il ferito riposava, vidi al +lume giallo di una veilleuse il suo respiro calmo nel sonno. Appunto nel +corridoio, tra la sua stanza e la mia, raccolsi quel foglietto di carta +ripiegato nel quale lessi la seguente lettera: + + «Piccola prigioniera, + +«io non sono che uno sconosciuto per voi: ho un nome oscuro e nessun +potere in questo mondo, fuorchè quello della mia libertà. Questa libertà +è tuttavia un potere estremamente incerto; ed io stesso non so come +esercitarlo. + +«Voi mi vedete passare ogni sera dinnanzi alla vostra casa ed io guardo +su, dove siete quasi sempre affacciata. Avrete notato che spesso, per +indugiare un istante sotto le vostre finestre, strappo un fiore o una +foglia ai festoni di glicine che ricadono dalla veranda. Allora, mentre +i miei occhi possono posarsi un poco più a lungo sulla vostra persona, +penso che forse per voi la libertà è un sogno, e che a chi ve la +offrisse in dono, la libertà, forse sapreste insegnare in che modo +goderne. + +«Vorrei chiedervi: c'è qualche cosa che veramente vi seduce oltre il +limite della vostra vita presente? Chi fosse pronto a condurvi lontano, +nel vasto mondo, lo accettereste voi per compagno? E sapreste trovare +per questo compagno di libertà tanta luce per guardarlo con amore? +Curiose domande, lo so bene, con le quali rischio di perdervi per +sempre, voi che già mi siete più cara della vita! Ma se le mie parole +non vi sembrano vane, abbiate la bontà di portare un fiore rosso alla +cintura, ritornando domani in quello stesso luogo dove il caso vorrà che +io possa lasciar cadere ai vostri piedi questa mia prima lettera. + + _Silvio_». + +Questa lettera non portava data alcuna. Io m'era chiuso in camera mia, +e, lette le ultime parole, caddi in uno stato di meditazione fantastica +dalla quale non mi riebbi che molto tempo dopo.--E ora, pensai +ripiegando quel foglio, che cosa debbo fare? Chi ha smarrito questa +lettera? Silvio o Silvina? E pensai:--Oggi non le ho veduto nessun fiore +rosso alla cintura. + +Procedevo senza logica, con ragionamenti saltuari, perchè la commozione +era così grande in me che io non sapevo dare un ordine ai +miei pensieri. Se mi fossi abbandonato al mio cuore avrei pianto +dirottamente.--Innamorata, pensavo, lei, Silvina! Uno che passa potrà +dunque portarsela via, lei così debole, piccola creatura capricciosa che +si crede tanto forte! Uno qualunque, soltanto perchè veste con eleganza, +e cavalca un bel cavallo irlandese, e ha un viso pallido e riccioli +neri, potrà portarsela chi sa dove lontano di qui. E lei che non guarda +con amore nessuno, nemmeno la mamma, nemmeno me che l'adoro, nemmeno suo +padre che si farebbe uccidere per lei, guarderà con amore lui solo, +questo sconosciuto, questo vagheggino che non è nulla per nessuno, che +non sarà mai nulla per noi! Gualcii rabbiosamente la lettera che tenevo +ripiegata fra le mani e gridai:--Stupida lettera, piena soltanto di +sciocche frasi, di lusinghe ridicole! Maledetta! Dovevo proprio io +raccoglierti! Dovevi cadere nelle mie mani! Poi pensavo che forse il +caso non era stato tanto infame, perchè meglio nelle mie mani, quella +lettera, che nelle mani di mia madre, o nelle mani di mio padre, o di +qualunque delle mie sorelle. Infine mi fermai su questa vaga speranza: +che essa fosse caduta dagli abiti di Silvio mentre lo trasportavano e +che Silvina non ne sapesse assolutamente nulla. + +Allora considerai con più benevolenza quel giovane e anche con una +leggera punta d'ironia, perchè pensai:--Eccoci tutti uguali, noi di +questa maledetta generazione, capaci di suscitare gigantesche illusioni +dalle minime cose! Che cosa spera costui da Silvina? Si offre come un +salvatore, ma chiede aiuto. A chi? A Silvina. E perchè? Perchè lo ha +guardato con quei suoi occhi gelidi, con cui guarda tutte le cose. Il +mondo non gli sembrava abbastanza vasto per i suoi sogni ambiziosi, e +d'un tratto ha scoperto che questo mondo immenso e piccolissimo è tutto +in suo potere, di lei quando si degnerà di sorridere. Stupido ragazzo! +Se tu avessi sofferto come me, e sperimentato come me il sorriso d'una +donna, che specie di felicità s'irradi da due occhi che ti guardano con +amore, altro che fidarti nell'aiuto di Silvina! Povera piccola! Così +stupida, in fondo, anche lei! Silvina! In fondo, nemmeno una donna... + + + + +IV. + + +Queste e molte altre cose io dovetti fantasticare e a lungo, poichè la +strada era ritornata silenziosa. Soltanto pochi lumi superstiti davano +ormai gli ultimi loro guizzi rossi bianchi o verdi, ed io me ne stavo +ancora là con quella lettera tra le mani, senza aver nulla deciso. Da un +pezzo avevo udito mio padre dare il catenaccio alla porta, poi salire le +scale col suo passo pesante e cadenzato; la sua voce aveva risonato nel +corridoio e poi s'era allontanata a poco a poco verso l'altra estremità +della casa. Mia madre anche s'era ritirata nella sua camera, dove di +quando in quando l'udivo ancora muoversi, aprire e chiudere mobili: +segno che aveva allora finito di riepilogare con Marta, la nostra +vecchia serva, i conti della giornata, e ora si preparava a coricarsi. +Marta, con i suoi zoccoli di legno, che destavano echi sordi per tutta +la casa, aveva sceso e salito due o tre volte la scala, riempito d'acqua +le brocche, raccolte tutte le scarpe dinnanzi agli usci, e poi se ne era +andata a dormire. A vegliare il ferito avevano lasciato Battista, perchè +a lunghi intervalli lo sentivo tossire nella stanza vicina. Mi riscossi +e m'affacciai un momento alla finestra. La finestra di Silvina era buia +e chiusa. Poi spensi il lume e la luce bianca della luna inondò la mia +stanza. + +Aperto adagio adagio l'uscio, mi bastò di fare un passo nel corridoio +per vedere il raggio di luce che spartiva l'uscio socchiuso della stanza +dove riposava Silvio, e Battista vegliava. Ma occorse un minuto di più +perchè i miei occhi, non ancora abituati al buio, scoprissero contro +quella fessura illuminata il contorno appena distinto di un'ombra. +L'imposta lentamente lentamente s'apriva, e quindi lo spiraglio +illuminato s'andava allargando a poco a poco, ed anche la striscia di +luce gialla sul pavimento s'allargava e s'allungava nel buio. E quando +fu larga quanto una mano, allora, nella penombra pallidissima che si +diffuse intorno a quella striscia di luce, senza stupore, come se avessi +saputo di trovarla là in quel momento, riconobbi Silvina. Silvina! Era +scalza, ma vestita e pettinata come in pieno giorno. Con il viso +appoggiato contro il battente, ella guardava nella stanza illuminata, e +fra lei e il letto doveva levarsi qualche ostacolo opaco, perchè, per +vedere, ella doveva allungare il collo ed alzarsi sulla punta dei piedi. +Finalmente sospirò e rimase un buon tratto senza muoversi. Poi si staccò +un poco dall'uscio, si piegò sulle ginocchia e incominciò a cercare +qualche cosa per terra, aguzzando gli occhi e spazzando il pavimento con +le mani. Fu allora che, nel voltarsi, ella vide la mia ombra nel buio. +Vide la mia ombra e si alzò in piedi di scatto. + +--Ah, sei tu? mormorò con accento irato. Che cosa vuoi da me? Perchè mi +spii? + +Non si muoveva Silvina. Non cercava di fuggire. Poichè volgeva le spalle +alla poca luce della fessura, il suo viso era completamente buio. Ma io +sentivo su di me i suoi occhi pieni d'odio, che mi guardavano +dall'ombra. + +--Andiamo! dissi. Non facciamo troppo chiasso qui. Vieni nella mia +stanza. Ti debbo parlare... + +La presi per un braccio e la trascinai. Chiusi la porta, e la costrinsi +a sedere sul mio letto. Poi, rimanendo in piedi dinnanzi a lei e +guardandola fissamente: + +--Silvina! Silvina! esclamai, quale pazzia è la tua? Non pensi al babbo, +non pensi alla mamma, che avrebbero potuto sorprenderti? Non pensi che +Battista, un servitore, avrebbe potuto uscire improvvisamente da quella +stanza e trovarti là, scalza, dietro la porta, a spiare? Che cosa +avrebbe pensato di te? Ah! tu sei una bambina, una vera bambina! +Rispondimi: che cosa facevi là a quest'ora, mentre tutti dormono? Che +cosa cercavi per terra, dietro quell'uscio? + +--Tutti dormono! rispose Silvina. Ma tu no, tu non dormi!... + +E sorrise maligna, guardandomi con disprezzo. + +--Ah! se tu sapessi, esclamai, se tu sapessi perchè non dormo! Non +sorridere così, Silvina! Non guardarmi con questi occhi cattivi! Che +cosa sono io per te? Nulla? Assolutamente nulla? Non sono forse Paris, +tuo fratello? + +--Mio fratello! disse Silvina. Questa sera, questa sera per la prima +volta, ti ricordi d'essere mio fratello! Ma poi, soggiunse dopo una +breve pausa e alzandosi in piedi d'un tratto, che importa a me che tu +sia mio fratello? Lasciami andare via di qui. Io non debbo a te nessuna +spiegazione: nessuna! + +Fece un passo verso l'uscio. Ma io mi posi fra lei e l'uscio, e la +supplicai: + +--Silvina, Silvina, ascoltami! Ti parlo così perchè debbo parlarti così. +Non sei che una bambina, eppure non hai fiducia che in te sola. Dimmi, +per carità: chi è questo Silvio? Chi è questo Silvio per te? + +--Silvio? domandò Silvina con voce piena di stupore. Quale Silvio? + +--Ma Silvio, Silvio! esclamai, quel giovane che è di là ferito! Silvio! +Di chi vuoi che parli, se non di quel giovane? + +--Credo che tu sia pazzo! disse Silvina con accento compassionevole. +Come vuoi che sappia che si chiama Silvio? E che ho da fare io con quel +giovane? + +--E allora che cosa stavi cercando per terra dinnanzi a quell'uscio, +continuai,--e parlando accesi il lume,--che cosa stavi cercando? Non +cercavi forse questa lettera--e le mostrai la lettera agitandola per +ogni verso sotto il suo viso--questa lettera che tu hai perduto, oggi, +rientrando in casa, quando eri mezzo svenuta? + +Il viso di Silvina si dipinse di meraviglia. Ella guardò la lettera, +guardò me, poi di nuovo la lettera, poi levò gli occhi al cielo, e, +giungendo le mani, esclamò con un profondo sospiro: + +--Credo davvero davvero che tu sia impazzito! + +E allora mi guardò con ironia e si mise a ridere, e incominciò a dar +segni di viva impazienza. + +--Dunque, domandai, dunque questa lettera tu non l'hai mai veduta? Non +sai che cosa ci sia scritto qui! Non ne sai assolutamente nulla! + +Silvina si strinse nelle spalle e scrollò il capo. + +--Allora, esclamai, quando è così, prendila e leggi! + +Silvina esitò un momento, poi con un gesto molto indifferente, anzi +pieno di degnazione per me, prese la lettera che le porgevo e incominciò +a scorrerla. Arrivò presto in fondo, e il suo viso non si scompose, non +ebbe il più lieve moto nè di stupore, nè di contrarietà. Soltanto, +quando ebbe finito, inarcò le labbra con disprezzo e mi restituì la +lettera senza parlare. + +--E ora, le domandai, neppure ora hai nulla da dire? + +--Sì, rispose, ora ho qualche cosa da dire. Dico che siete tutti idioti +allo stesso modo, voi uomini! + +Abbassai il capo e mossi qualche passo per la stanza. Incominciai a +dubitare allora che Silvina non avesse davvero mai veduta quella lettera +e che Silvio le fosse del tutto indifferente. Forse non era andata se +non spinta da un'innocente curiosità, chi sa per quale capriccio, a +spiare all'uscio della stanza di Silvio; ma Silvio non le aveva ispirato +nessun sentimento di simpatia, ed ella ignorava persino che fosse +innamorato di lei. Chi può scrutare nel cuore d'una fanciulla? Chi può +indovinare fino a che punto arrivi l'ingenuità di una fanciulla, che +dovrebbe essere tutto candore, tutta innocenza, e fino a che punto una +fanciulla possa mentire, fino a che punto sappia fingere? + +--Silvina, le dissi con dolcezza, tu non sai, non hai mai voluto sapere +il bene che io ti voglio. Ma credimi: tu non hai e non avrai nella vita +un amico più sincero, più fedele di me. Io ti amo teneramente, perchè +sei la mia piccola sorella, perchè sei Silvina nostra; sei la più +piccina, la più giovane. Se tu fossi in pericolo, io mi ucciderei per +salvarti. Ora, ti supplico, sii sincera con me: non mi nascondi nulla? +Non c'è assolutamente nulla fra te e quel giovane? Se sapessi a che cosa +ci conducono talvolta i nostri sentimenti! Tutto ci sembra bello, buono, +desiderabile, innocente. Ci lasciamo andare. Le illusioni ci +trasportano. La prima mano che ci viene tesa, noi siamo sempre pronti a +stringerla con effusione, a riconoscere una mano amica, una mano +fraterna. Poi le illusioni crollano, e la realtà è ben triste. Tu +potresti anche amare Silvio. Dopo tutto è un bel ragazzo, punto volgare; +i sentimenti che egli esprime in questa lettera sono nobili, sebbene +piuttosto vaghi, e romantici; a vederlo sembra un ragazzo di buona +condizione, un signore, e potrebbe anche offrire ad una ragazza come te +una vita agiata e felice. Ma che cosa ne sappiamo noi? Chi è, chi sarà +poi questo Silvio? + +Silvina, mentre io parlavo, era tutta intenta a intrecciare il nodo +della sua cintura. Lo faceva e rifaceva continuamente, e sembrava, più +che indifferente, estranea, alle mie parole. + +--Tutte le tue supposizioni, disse poi tranquillamente, senza +interrompere il lavoro delle sue dita, senza alzare gli occhi su me, +sono inutili. Sia chi vuole. A me non importa. + +Il fiocco della cintura era ben fatto, ed ella si alzò, e andò dinnanzi +allo specchio a rimirarsi. Con piccoli tocchi delle dita, leggieri, +aggraziati, precisi, ne volle perfezionare ancora la forma che era già +abbastanza perfetta. Si specchiò di fronte, di fianco, di schiena, e +specchiandosi disse: + +--Io vi trovo semplicemente ridicoli, tutti e due: tu con i tuoi dubbi, +lui con le sue dichiarazioni. Non ho bisogno di nessuno, io; nè di +protettori, nè di innamorati. L'uomo che deve piacere a me non è forse +nato ancora. Se dovessi innamorarmi di tutti quelli che mi guardano, ah! +ah! Paris, credimi: dovrei esser morta già mille volte trafitta da mille +occhiate! + +Pronunciate queste parole Silvina si staccò dallo specchio, e senza +neppure voltarsi a guardarmi, uscì dalla mia camera e si rinchiuse nella +sua con due giri di chiave. Io rimasi un momento perplesso a guardare +l'uscio per il quale se ne era andata, silenziosa a piedi scalzi; poi +feci la lettera in mille pezzi e li gettai dalla finestra. Che infinito +silenzio! Che infinito spazio! Poveri noi, piccoli uomini, fratelli, +sorelle, amanti, gelosie, litigi, contrarietà, delusioni, attaccamento +alle cose d'ogni giorno, limitazioni, divieti, paura della vita! Silvina +nel vano della sua finestra, alla luce della luna, stava sciogliendo le +sue trecce bionde, che a quel lume pallido eran d'oro pallido. + +--Silvina, dissi sottovoce, ma abbastanza forte per essere udito da lei, +guarda che meravigliosa notte, quale divina gioia sarebbe morire! Ma tu +vivi, vivi felice, Silvina! Sii altrimenti felice! + +Silvina ripiegò indietro il capo e i capelli le caddero sulle spalle; +scrollò il capo e i capelli sciolti si agitarono e si sparpagliarono +sulle sue spalle, circondandole il viso d'un nembo d'oro. + +--Silvina! Silvina! esclamai, difendi la tua giovinezza, salva la tua +innocenza! Perduti questi beni, notti simili a questa non se ne godono +più con gioia... + +Silvina chiuse le persiane, e scomparve. Fui riscosso dal passo di +Battista nella stanza dell'ammalato. Lasciai la finestra e andai a +vedere che cosa faceva Battista. Egli era curvo sul capezzale di Silvio, +e versava dell'acqua in un bicchiere. + +--Non si agiti così, diceva, le farà male. Beva piuttosto un sorso +d'acqua, e cerchi di riposare ancora. + +Ma egli non vedeva che Silvio, quantunque avesse gli occhi aperti, non +era sveglio, e non comprendeva le sue parole, e forse nemmeno le udiva. +I suoi occhi erano dilatati nel delirio; parole rotte e sconnesse +uscivano dalla sua bocca. Erano: + +--Amore... giuro sulla vita... vi ucciderò... fuggite fuggite... + +Ad un tratto udii, udii distintamente che, come in un sospiro, disse: + +--Silvina.... + + + + +V. + + +Tre giorni dopo Silvio lasciò il letto e prese commiato da noi. Silvina +uscì dalla sua camera proprio nel momento in cui Silvio baciava la mano +a mia madre, e si mostrò per un attimo appena nell'arco della scala. Ma +quell'attimo bastò a me ed a Silvio per vedere che ella portava una +bella rosa rossa alla cintura. Io ne ebbi il cuore trafitto e, nella mia +sconfinata stupidità, arrossii per lei di quel gesto. La notte seguente +Silvina, mentre tutti dormivano, fece un piccolo involto delle cose sue +più care, attraversò il frutteto e, per la piccola porta dell'orto dove +Silvio la stava aspettando, se ne fuggì. La mattina mia madre andò come +sempre a bussare all'uscio della sua camera. Entrò, trovò la camera +vuota, il letto intatto. Io ritornavo allora dalla mia caccia d'insetti; +avevo raccolto alcune «monachelle» verdi lungo la roggia: avevo visitato +il mio formicaio. Ero lontano mille miglia dalla mia vita, la testa +piena di strane idee sulla potenza della natura che governa l'universo +intero con una legge sola, e fece l'insetto e l'uomo allo stesso modo, +Daria e la mantide assolutamente simili; l'una dotata di occhi +dolcissimi, di una bocca soave, d'una carne diafana e profumata, d'una +intelligenza sottile per sedurre i maschi della sua specie; l'altra +tutta colorata del più tenero verde, con ali meravigliosamente +trasparenti ed iridate, e d'aspetto così pio da ingannare non soltanto +gli insetti, ma gli uomini, che la chiamano «monachella» anzichè +chiamarla «pantera». Prega, prega sempre la «monachella» con le braccia +congiunte, il collo torto, i grandi occhi ipocriti levati al cielo. +Sembra che non faccia che sospirare avemarie. Verso la fine di agosto, +quando cadono più stelle dal cielo che dal susino susine mature, e il +ciuffolotto per la selva vede con gioia arrossire i corbezzoli, ecco un +giovine mantide innamorato dell'amore che, dopo aver molto girovagato +qua e là per le insalate, vede alfine all'ombra d'una foglia di zucca, +sul bordo del ruscello, la creatura dei suoi sogni lungamente +desiderata, sospirata con spasimo. Divina creatura! Una Beatrice. +Assorta nella mistica visione del paradiso, ella è l'immagine viva della +sorella-amante, la purissima, la pietosa, la consolatrice. Ed ecco, per +attrarre sopra di sè misero i suoi sguardi sublimi, il mantide apre le +ali variopinte e le agita, le fa vibrare di delicate armonie, finchè gli +sembra che gli occhi di lei ora confondano in un unico sguardo +l'immagine lontanissima di Dio e la sua persona presente. Legge un +invito amoroso in quell'affascinante sguardo, e, tremando, le si +avvicina e l'abbraccia sospirando:--Mia! Finalmente mia! Questo +innamorato è un bel maschio agile, vigoroso, ardente. Passano ore lente +d'ebbrezza. Beatrice lo tiene stretto come in una dolce catena; egli si +abbandona felice. Poi Beatrice lo prega languida:--Dammi la tua nuca che +io la divori di baci! Egli le offre la nuca, e Beatrice gliela morde, ed +egli le sospira:--Uccidimi! Uccidimi! Non vorrebbe veramente morire. +Vorrebbe poter desiderare così la morte per tutta la vita, stretto in +quel delirante abbraccio. Ma la pia «monachella» lo ha già morso, e +prima che egli abbia potuto ripetere:--Deh! Uccidimi!--è già morto, e +ora Beatrice, incominciando dal collo, giù giù tutto se lo divora, +finchè non rimarranno che le ali, le belle ali con le quali egli +s'illuse di conquistarla, le belle ali che scoloriranno al sole come +petali caduti ad un fiore. + +Pensavo appunto che gli uomini avevano dovuto circondare l'amore di +molte idealità per non vedere l'istinto crudele che lo produce e lo +domina, quando m'incontrai con mia madre che scendeva le scale in gran +fretta, pallida, gli occhi pieni di lacrime, chiamando con voce +angosciata Adalgisa, Marta, Battista, Maria. + +--Oh, Paris, Paris, esclamò abbracciandomi. Dov'è Silvina? Dove, dove è +andata? Paris, Paris non mi lasciare anche tu... + +Ogni ricerca fu vana. A forza d'interrogare quanti passavano dinnanzi +alla nostra casa, si seppe di uno che l'aveva veduta uscire a notte +dalla porticina del frutteto, di un altro che si era imbattuto, sulla +via maestra, in una carrozza a due cavalli dove stava Silvina in +compagnia di un giovane dalla fronte bendata. Allora dovetti raccontare +a mia madre e a mio padre quanto sapevo di quella fuga, la storia della +lettera trovata nel corridoio e il mio dialogo con Silvina. Mio padre +montò in furore e minacciò di spianare il mondo. Ma si ridusse a +piangere come un bambino e da quel giorno non fu più l'uomo sereno e +gioviale di un tempo. Mia madre anche pianse, e pregò molto devotamente, +come se Silvina fosse morta ed ella volesse raccomandarla alla clemenza +di Dio. Poi incominciò a sbiancarsi, a spegnersi a poco a poco sotto i +nostri occhi, consumata da quel dolore. + +Silvio portò Silvina a vivere in città. Egli non aveva più nè cavalli nè +carrozze nè denari per comprarsi dei begli abiti di non comune eleganza. +Aveva fatto anche lui alla svelta un piccolo fagotto delle cose sue più +care, e aveva lasciato padre e madre tristi e soli ad aspettare che la +vita gli insegnasse a rinsavire. Era tutto felice di aver sacrificato +ogni cosa all'amore per Silvina, come se il fatto di aver sposato con +tanto slancio la povertà, fosse il degno complemento del fatto +principale: d'avere cioè sposato Silvina a modo suo, rubandola alla sua +propria casa contro tutte le regole che inceppano ancora in questo +secolo la libertà dell'amore. Silvio era molto giovane; non aveva che +ventitre anni. Egli condusse Silvina ad abitare al settimo piano di una +casa di operai, in una piccola stanza illuminata da un abbaino, che +aveva come giardino un bellissimo vaso di garofani rossi e una scatola +di legno con una pianticella di salvia. Affacciandosi a quell'abbaino, +si poteva dire di avere l'intera città ai propri piedi, perchè non c'era +tetto che lo superasse, e, per uno spazio immenso, era tutto un mare +rotto e fumoso di tegole, di antenne, di comignoli, disteso da ogni +lato. Silvio celebrava molto la bellezza di quell'abbaino, e, il suo +primo pensiero, quando al mattino apriva gli occhi svegliato dal sole, +era quello di precipitarsi a spalancarne le imposte, gridando:--Libertà, +libertà, che è sì cara! + +Silvina che dormiva ancora, si destava a quel grido, e allora Silvio +correva ad abbracciarla; poi rovesciava il lenzuolo e così, solo coperta +dalla sua camicina, la conduceva dinnanzi all'abbaino, e mostrandole la +distesa dei tetti che non finivano mai, le cupole alte delle chiese, le +cupole basse dei teatri, i comignoli fumanti delle officine, tutta la +città immersa nel sole alto d'agosto: + +--Silvina, Silvina, le diceva, amor mio, vedi, tutto ciò ci appartiene! +Chi è più ricco di noi? + +E Silvina guardava con gli occhi abbarbagliati dalla gran luce il vasto +dominio di Silvio, e posando il capo sulla sua spalla: + +--Silvio, diceva, come erano belli quei fazzoletti di seta colorata di +tanti colori che vedemmo l'altrieri! Brutto cattivo! Non ti ricordi che +uno, uno almeno, me lo avevi promesso? + +E Silvio rispondeva:--Oh, è vero! Che smemorato! Oggi, oggi certamente +me ne ricorderò. + +Silvio correva la città tutto il giorno, sotto il sole torrido, offrendo +a chi volesse comprarla, anche per poco, la sua divina libertà.--Sono +libero, diceva, sono libero come l'aria. Pochi uomini sono liberi come +me. Io non ho falsi orgogli da difendere, scrupoli da osservare. Sono +giovane, sono intelligente, pieno di volontà. Prendetemi, utilizzatemi, +fatemi fare ciò che volete. Non c'è lavoro che non sia buono e onorevole +per me. Dove troverete un altro che possa dirvi altrettanto? E tutti lo +abbracciavano, gli battevano benevolmente la mano sulle spalle, e +dicevano di lui:--Che bravo, che caro ragazzo! Silvio si sedeva sul +bordo d'una fontana all'ombra di un tiglio, e contava i pochi soldi che +gli rimanevano. Il gruzzolo scemava ogni giorno, ma c'era ancora posto +per una mezza dozzina di fazzoletti di seta. Del resto poteva Silvina +rimanere senza fazzoletti di seta? Avrebbe egli voluto vedere Silvina +asciugarsi le labbra con fazzoletti che non fossero di seta morbida e +profumata? Le delicate labbra di Silvina, ch'egli sciupava con i suoi +baci ardenti, dalle quali beveva a lunghi sorsi la felicità, che, +sorridendo, lo incantavano, e quand'erano tristi lo riempivano di paura? +Ed egli si decideva finalmente al gran passo, sceglieva sei colorati e +leggieri fazzoletti di seta, e, rientrando in casa, baciava Silvina +sulla bocca, le mordeva il labbruzzo, e poichè ella diceva: Ahi! egli +con uno di quei fazzoletti nuovi, morbidi e profumati, le medicava il +dolore, ridendo felice. + +--Ecco, ecco, la medicina! esclamava. Vedi che oggi non me ne sono +dimenticato! + +Silvina guardava attentamente uno per uno i sei fazzoletti e li contava. + +--Mi darai un bacio, ora? + +Ed ella gli dava un bacino sulla gota, e diceva:--Peccato! Sei +fazzoletti non dureranno molto... + +Silvio l'attirava a sè, le copriva il viso di baci, e raccontava ciò che +aveva fatto, veduto, e detto in città. + +--Ah! esclamava, tutti mi vogliono un gran bene. Vedi che cosa significa +essere poveri, essere veramente liberi? Non c'è uno che ti consideri +come un nemico, o che pensi di attraversarti la via, o che diffidi di +te. Al contrario tutti sono pronti ad aiutarti, a darti una mano perché +tu possa riuscire.... + +Guardava intorno le miserabili suppellettili della loro stanza, e +soggiungeva: + +--Certo questa stanza è troppo misera, troppo nuda. Se non avesse +quell'abbaino dal quale si domina tutta quanta la città, sarebbe troppo +triste vivere qui. Ma noi potremo cambiare questi mobili, sostituirli +con altri meno rovinati e sudici, oppure cercare un'altra stanza, con +una veduta anche più bella di questa. Quanto a me, purchè tu mi voglia +bene, sarò in ogni modo felice! + +Silvina si alzava senza parlare, posava i fazzoletti sul cassettone, e +si buttava supina sul letto. Là, con le mani annodate sul capo, +contemplava i travi del soffitto imbiancati di calce, seguendo il +paziente lavoro che i ragni facevano tra l'uno e l'altro. Allora Silvio +andava a sedersi accanto a lei, le prendeva il viso tra le mani e +guardandola teneramente: + +--Silvina, amor mio, sussurrava, mi vuoi bene? Non sei mica stanca già +di me? Non sei mica annoiata? Se tu sapessi come ti amo, come ti adoro! +Tutte le altre donne non esistono più per me; è come se non esistessi +che tu sola. + +Silvina staccava gli occhi dal soffitto, li fissava su lui, lo guardava +a lungo, in silenzio. + +--Che cosa mi dici con quei tuoi occhi di cielo? le domandava Silvio +allora baciandoglieli lievemente. Occhi tutta trasparenza, tutto +azzurro! Se non ci intendessimo tra noi, miei cari occhi, questa Silvina +cattiva non direbbe mai di amarmi! Ma voi dite:--Ti amiamo, povero +Silvio, ti amiamo tanto!--e io sono felice. Non è vero che parlano così +i tuoi occhi? + +E Silvina assentiva con una piccola mossa del capo, e riattaccava i suoi +occhi al soffitto. + +Allora Silvio si distendeva accanto a lei, posava la testa sul +guanciale, avvicinava la gota alla sua gota, e rimaneva in silenzio a +respirare il profumo dei capelli d'oro di Silvina, della sua pelle +bianca e liscia, dei suoi abiti che ancora odoravano dello spigo che la +mamma distribuiva ogni anno nei guardarobe. E così, preso da una vaga +malinconia, egli meditava ad una ad una le sue illusioni, l'amore di +Silvina, la gioia della povertà, la benevolenza degli uomini, l'avvenire +radioso che lo avrebbe compensato ad usura della fede coraggiosa ed +ardente con la quale aveva affrontato un destino incerto, e sopportava +ora le difficoltà di quell'avviamento alla vita. L'aria imbruniva, e le +pianticelle del garofano e della salvia nel vano dell'abbaino +diventavano due neri bizzarri arabeschi contro il cielo viola; le +rondini in frotte passavano e ripassavano nel rettangolo pallido, +salutando con lunghi squilli il sole morente, e le voci lontanissime che +salivano dalla strada parevano anch'esse attutite da quell'ombra morbida +che circondava ogni cosa. Allora con il cuore traboccante di tristezza +Silvio stringeva a sè Silvina, e, impadronendosi della sua bocca, con +voce singhiozzante mormorava: Mia! Mia! e non se ne distaccava più, +finchè non la sentiva morire fra le sue braccia. + + + + +VI. + + +Io ho spesso orrore di questa crudele passione che mi trascina a +risuscitare dal mio passato tante immagini dolorose, e rimescolare tanta +tristezza, tanto fango, tanta miseria di cui la sorte volle contaminare +le cose più pure, le più sante, le più care della mia vita. Io credo +d'essere malato, un poco toccato forse, perchè il piacere che mi dà +questo fantasticare so bene che non è cosa naturale, ma è il prodotto di +un vizioso pervertimento della ragione, un male che confina con la +pazzia. Infatti chi può godere a riaprire con le proprie mani una ferita +già chiusa, e a spargerla poi d'aceto perchè il dolore straziante mai +non si plachi un momento? Io non ho nessuna colpa da espiare, non posso +desiderare la tortura per rigenerarmi, e questa mia crudeltà se si +rivolge contro me stesso è ingiusta e vana, ed è triste se si rivolge +contro coloro di cui parlo. No: le creature che più ho amato, in cui più +confidavo, non hanno saputo darmi alcun bene. Erano per me la +personificazione della gioia, della purità, della bellezza, e hanno +creato dolore, vergogna, bruttura. Pure esse hanno seguito il loro +destino, che era infame così come era disgraziato il mio. + +Mia sorella Silvina (è di lei che parlo, di lei piccola sorella mia, +triste immagine di mia madre, triste immagine di me stesso) passava la +massima parte delle sue giornate nell'inerzia più vuota ad aspettare +Silvio. Amava Silvio, Silvina? Voglio credere che lo amasse. Ella si +lasciava accarezzare da lui. Era timida, sottomessa, paziente. Come +avrebbe potuto essere così docile, così mite, se non lo avesse amato? +Silvina amava Silvio, perchè Silvio in ogni suo pensiero, in ogni sua +parola, poneva Silvina ad una grande altezza sopra tutte le cose, +incominciando da sè stesso, che non si stancava mai di umiliare dinnanzi +a lei. + +--Il mio posto, le diceva, è ai tuoi piedi. Ti vedo come sopra un trono, +tu regina, io tuo schiavo. E le diceva:--Come sei bella, Silvina! Che +capelli morbidi, fluidi, dorati! E sono miei, soltanto miei! Io solo li +tocco, io solo vi affondo le mani, li sento scorrere tra le mie dita, li +accarezzo, li bacio! E le diceva anche:--Come ammiro, Silvina, la forza +del tuo carattere, il tuo coraggio, la tua volontà, la chiarezza dei +tuoi pensieri! Non sai quanto le altre donne siano deboli, timorose, +volubili, sciocche? E infine le diceva:--Tu mi guiderai ed io ti +seguirò, sarò la tua forza materiale, quella che manca alla grazia del +tuo corpo, alla fragilità del tuo sesso.... + +E Silvina lo stimava un uomo debole, ma dotato d'una intelligenza +superiore. Lo trovava bello, pieno di delicate premure, modesto, e cieco +d'amore per lei. Ma le ore erano lente a passare, e Silvina aspettava +con impazienza il giorno in cui avrebbe potuto lasciare quella +miserabile stanza, in quella miserabile casa, la compagnia insoffribile +di quelle masserizie troppo usate, troppo umili, quella grigia uggiosa +veduta di coperchi di case, quella distesa di tetti tutti uguali che +Silvio invano cercava di abbellire con la sua fervida immaginazione. +Ella non osava affrettare questo giorno tanto desiderato, perchè voleva +potersi vantare poi di aver fermamente sopportato, per amore, giorni +tristi, ore difficili e lamentevoli, il pericolo d'una esistenza +scolorita, tutta solitudine, malinconia, rinunzie, privazioni, e persino +lo spettro sinistro della miseria e della fame. Bisognava essere +un'eroina per affrontare simili eventi, e Silvina se ne vantava già in +cuor suo, e pensava che Silvio poteva bene gloriarsi di lei, perchè non +tutte le donne sarebbero state capaci di tanto. Per consolarsi, per +consolarsi un poco, e anche per piacergli sempre più, per non perdere +nulla del suo fascino, ella si pettinava con cura; si incipriava bene +bene, si cambiava sempre quei due abiti che aveva portati con sè e si +metteva al collo la collana con lo smeraldo che Silvio trovava +bellissima. Così, come faceva in casa nostra, anche lassù al settimo +piano di quella casa, Silvina passava lunghe ore allo specchio, e +sognava gioielli e vesti splendide, con scollature e strascichi, +ventagli di piume magnifiche, e nei capelli un diadema. + +Il padre e la madre di Silvio erano molto ricchi e non avevano altro +figlio che lui. Essi possedevano una grande villa con un grandissimo +parco alle porte della città; avevano carrozze, cavalli, servitori in +gran numero, ed erano anche molto vecchi. Silvio avrebbe cercato di +lavorare, poi si sarebbe stancato. Si sarebbe stancato di quella vita +miserabile, di abitare al settimo piano d'una brutta casa, di mangiare +poco e mai cose ghiotte, di addormentarsi al lume di una candela, di +andare in giro con abiti consumati, e infine di sciupare così la +bellezza di Silvina sua, senza che potesse risplendere in alcun modo. +Allora le sue manie di libertà, d'indipendenza, sarebbero svanite, ed +egli avrebbe pensato di riavvicinarsi alla sua famiglia, avrebbe scritto +una lunga lettera al suo signor padre, nella quale gli avrebbe chiesto +perdono e si sarebbe esteso assai nel celebrare la grazia, la beltà, la +fine educazione, il nobile animo e l'amore di Silvina, pregandolo in +ultimo di accoglierla come figlia in casa sua e di benedire la loro +felice unione. Poi pensava, Silvina, che Silvio le aveva dipinto suo +padre come un uomo di vecchio stampo, rigido nei suoi principi, +autoritario e violento... Allora la sua fantasia prendeva il volo per +cieli meno sereni, e con freddo cinismo immaginava che, essendo tanto +vecchi, il padre e la madre di Silvio avrebbero potuto presto morire, +forse erano già morti; la loro carrozza avrebbe potuto rovesciarsi nel +fiume mentre facevano la loro passeggiata la sera, o dei ladri, +aggredendoli nel parco, avrebbero potuto ucciderli; e così, ogni +ostacolo sarebbe scomparso d'un tratto, ed ella, con Silvio, sarebbero +andati ad abitare in quella bella villa, avrebbero avuto quelle belle +carrozze e quei bei cavalli, tutti quei servitori, e di tutto quanto la +padrona era lei. + +Ma Silvio, per mezzo di una vecchia nutrice, aveva potuto sottrarre da +casa sua alcuni oggetti preziosi suoi personali che nella fretta di +fuggire non era riuscito a portare con sè. Rimpinguò così il suo tesoro, +che già era esausto, e riprese coraggio nella fiducia incrollabile che +l'aiuto da tutti promesso con tanto slancio sarebbe infine venuto a +rischiarargli durevolmente la via. Erano già tre mesi che Silvio e +Silvina vivevano insieme. Egli s'era fatti alcuni amici, non si sa dove +pescati, poichè veramente Silvio non frequentava nessuna speciale +categoria di persone, ma tutta gente che incontrava per caso nel suo +continuo peregrinare in cerca di lavoro. Egli passava la maggior parte +del suo tempo, quando non era con Silvina, da un caffè all'altro, e con +pretesti d'ogni genere cercava di entrare in discorso con i suoi vicini +di tavolino, interloquiva non richiesto della sua opinione nelle dispute +più disparate; sempre nell'intento di dichiarare l'esser suo, di +richiamare sopra di sè l'attenzione della fortuna, che può presentarsi +sotto l'aspetto di una bella matrona con gli occhi bendati e in +equilibrio sopra una ruota, ma può anche assumere le meno classiche +sembianze di un commesso viaggiatore, di un diplomatico a riposo, di un +vecchio signore vestito a lutto o di un avvocato molto versato in +politica. E a tutti diceva alla fine, conducendo abilmente ogni +conversazione a quel punto ch'egli non perdeva mai di vista: + +--Eccomi qua: io non chiedo di meglio che lavorare. Io non ho falsi +pudori, idee preconcette. Sono libero ecc. ecc. E poichè vestiva +decentemente e non chiedeva mai un soldo in prestito, si comportava con +educazione e riservatezza, era ottimista, di buon umore, simpatico, alla +mano e parlava bene, tutti finivano per dire di lui:--Che bravo, che +caro ragazzo!--e lo accettavano volentieri come compagno di ozi. + +Appunto in uno dei tanti caffè di cui era cliente assiduo e noto, Silvio +aveva conosciuto il principe Stroztki. Era un polacco, un diplomatico, +dalla figura ridicola ma piena di razza. Aveva quarant'anni, vestiva con +ricercatezza, gli piacevano le belle donne e componeva anche dei versi. +Il principe portava sempre le mani inguantate di splendidi guanti +bianchi e un cappello grigio chiaro di feltro finissimo. Sotto il +cappello, divisa in due da una irreprensibile riga, brillava di +profumati cosmetici una parrucca nerissima, purtroppo così falsa che, +nascondendo la calvizie del cranio, rendeva più che mai evidente la +calvizie, per così dire, del viso, che era gialliccio e senza l'ombra di +un pelo in tutta la sua superficie. + +--Ah, Silvio, disse un giorno il principe con accento di dolce +rimprovero, io sono molto in collera con voi. Sì, molto molto in +collera. Voi avete una graziosa amica, un'amica molto graziosa, mi +dicono, e la tenete nascosta? + +--Oh, principe, balbettò Silvio confuso, chi vi ha detto una cosa +simile? + +--Amico mio, rispose il principe, la violetta è un fiore che facilmente +passa inosservato finchè non si colga. Ma quando si è colto e si porta +all'occhiello? + +--Voi volete burlarvi di me, signor principe, disse Silvio arrossendo. +Io non ho nessuna viola all'occhiello. + +--E se io stesso vi avessi veduto, invece, con una bellissima viola? +ribattè il principe con malizia. Ditemi dunque, caro Silvio: non eravate +mica voi, ieri sera, all'Alhambra, in compagnia di una donnina bionda, +molto carina, molto elegante, con un bell'abito proprio viola e uno +smeraldo al collo? + +--Sì, sì, confessò Silvio sorridendo, ero io. Ma la signora che +accompagnavo non era una piccola amica. + +--Capisco, soggiunse il principe, è un segreto... + +Silvio si fece coraggio e disse: + +--Era mia moglie. + +Il principe lo guardò per un attimo stupito, incredulo. Poi sorridendo, +disse con galanteria: + +--Ve ne faccio i miei complimenti... È una deliziosa creatura. + +Silvio s'inchinò e rimase muto. Si sentiva intimamente orgoglioso di +quella lode, che gli veniva da un così raffinato intenditore. Per una +volta che aveva condotto Silvina in un luogo frequentato da gente +elegante, illuminato sfarzosamente, adatto per far brillare la sua +grazia, la sua leggiadria, la sua candida bellezza, subito era stata +ammirata, per quanto non mancassero là dentro le donne avvenenti, +giovani, belle, i ricchi abiti, le acconciature sfarzose. + +--Non sarete mica geloso, caro Silvio, disse il principe, vedendolo +silenzioso ed assorto. + +--Oh, principe! esclamò Silvio con candore. Noi ci amiamo teneramente. + +Rientrando in casa, Silvio si sentiva ebbro di gioia. Volava leggiero su +per le scale, come se lo portasse il vento. Entrò d'impeto nella stanza +e trovò Silvina che aveva colto un garofano rosso nel suo giardino e, +civettando dinnanzi allo specchio, se lo stava allora appuntando tra i +capelli. L'abbracciò, la coprì di baci, gridando: + +--Amore, amore mio! Poi indietreggiò di due passi ed esclamò: + +--È vero, è vero! Ed io sciocco che non ci avevo mai pensato! C'era una +piccola viola nascosta: io l'ho colta. Ora come potrebbe più +nascondersi? Il principe, l'amico mio, ha ragione! + +--Tu conosci un principe? domandò Silvina senza distrarsi dallo +specchio. + +--Sicuro! esclamò Silvio. Stroztki: un vero principe. + +--E chi è questa viola mammola? domandò Silvina con una punta d'ironia. + +--Ma tu stessa! esclamò Silvio. + +--Bella! disse Silvina. E dove mi ha veduta? + +--Ieri sera, all'Alhambra! rispose Silvio. Mi ha domandato:--Chi era +quella graziosa donnina così e così, biondina, vestita di viola, molto +graziosa, molto elegante? Gli ho risposto:--Mia moglie! + +--Mio Dio! disse Silvina, come ha potuto trovarmi elegante? Con questo +vestitino viola, così sciupato?... + +Silvio rise allegramente e le chiuse la bocca con un bacio. + +--Ah, non sai! le sussurrò all'orecchio, non sai che già muoio di +gelosia? + +Fu quello uno degli ultimi baci che Silvio dette a Silvina. + +Finì l'estate. In uno dei primi giorni di novembre Silvio incominciò a +tossire e si ammalò con una febbre altissima. Il medico chiamato in gran +fretta stimò che convenisse trasportarlo all'ospedale, dove, curato +energicamente, avrebbe potuto in pochi giorni guarire. Egli sopportò con +rassegnazione questa dura prova, e, consegnato a Silvina il suo magro +tesoro, l'abbracciò piangendo e si lasciò trasportare. + +Nei nostri paesi l'autunno è brevissimo. L'inverno succede all'estate +quasi senza intervallo, in pochi giorni gli alberi si spogliano, una +settimana di piogge torrenziali lava la terra e la prepara pulita ad +accogliere il candido mantello che subito la ricopre. Così per lunghi +mesi, fino ai primi germogli di primavera, essa rimane immobile come +morta sotto un cielo anch'esso immobilmente grigio. Soltanto i passeri +(chi non lo ha notato)? conservano nell'universale tristezza il loro +buon umore salterino e ciarliero. Chi vive in campagna può ancora +trovare un conforto ai sensi mortificati, poichè se l'inverno non ha i +colori vividi e festosi della primavera, nè il tepore oppiato dei grandi +meriggi estivi, nè lo splendore delle belle notti d'autunno, offre +almeno all'immaginazione scheletri nudi e immensi spazi candidi che essa +può rivestire e dipingere delle più consolanti e promettenti visioni. Ma +nelle città gli uomini infreddoliti si sentono abbandonati da Dio nello +squallore delle loro opere di fango e di pietra; senza l'oro del sole, +senza l'azzurro del cielo, senza il verde dei giardini, vedono quanto +siano pesanti e lugubri le loro più ammirevoli architetture, e, curvando +il capo sfiduciati sotto il peso della solitudine e della malinconia, +non sanno concepire se non dolorosi pensieri. + +Rimasta sola e triste, poichè ebbero portato via Silvio con la barella, +Silvina non aveva per difendersi dal freddo se non quei due vestiti di +seta leggera. Non c'era nè stufa nè camino dove accendere il fuoco. +Affacciarsi all'abbaino era da piangere, a veder le nuvole gonfie +rotolare sui tetti neri e paurosamente deserti. Per l'appunto pioveva. +Le gronde facevano una musica funebre gocciolando gocciolando con +esasperante monotonia, sempre lo stesso suono e la stessa pausa, senza +sostare un momento. Nel ronzio continuo della pioggia sul tetto, i più +piccoli rumori, i più lontani, diventavano sordi tonfi, cupi boati, +stridori infernali, e pareva che nel corridoio buio e deserto, nei solai +disabitati, si muovessero catene e rimbombassero martelli, e passassero +in fuga torme di animali infuriati. Le vecchie suppellettili +scricchiolavano tutte con lunghi gemiti, come se spiriti imprigionati +nelle loro membra di legno tarlato e inchiodato si torcessero spasimando +per liberarsene. Alla porta poi era un ininterrotto bussare, un +bisbiglio di voci soffocate, un avvicinarsi e allontanarsi di passi +cauti, un provare e riprovare chiavi alla serratura, un lavorio +affaccendato di mani ladre lungo i battenti, intorno ai cardini, che non +finiva mai. E Silvina se ne stava raccolta in un angolo, con tutti e due +i suoi vestiti addosso, le mani inguantate, lo smeraldo al collo, parata +e immobile come una madonna di cera. A denti stretti ella cercava di +vincere il tremito convulso del freddo e tener sveglia la ragione che +tanti brutti pensieri cercavano di ottenebrare. Credo che rivedesse +allora il nostro gran focolare, dove tutti noi, raccolti in cerchio +dinnanzi ai bei ciocchi ardenti, le sere d'inverno facevamo scoppiar le +castagne spingendole con le molle bene in mezzo alla brace; e poi, +quando erano scoppiate, e la polpa bianca incominciava a rosolarsi, le +pescavamo dalla cenere, facendole saltar sulle dita e soffiando a gote +piene, finchè non erano intiepidite. Allora, sbucciate e fattene tante +piccole focacce, ce le imboccavamo l'un l'altro ridendo con buffi +oremus, laudamus e deo gratias. Certo rivedeva mia madre quando, posando +sulla sua fronte il bacio della buona notte, le rimboccava calde calde +intorno al collo le morbide coltri del suo buon lettuccio, dove era +cresciuta e aveva dormito tanti bei sonni tranquilli. Ma quando al di là +dell'abbaino la luce scialba invernale incominciò a scemare e dagli +angoli si diffusero nella stanza le ombre nere di quella prima sera di +solitudine, Silvina si alzò, aprì l'uscio, attraversò il corridoio, +scese correndo tre capi di scale, e senza esitare bussò alla prima porta +che le si parò dinnanzi. + + + + +VII. + + +Madama Humbert abitava appunto al terzo piano di quella casa con le sue +sette nipoti e con Loreto Re del Portogal. Ogni volta che Silvina +scendeva o saliva le scale, la trovava sull'uscio del suo appartamento e +doveva rispondere con un inchino al suo saluto. Non s'eran mai scambiate +altre parole che:--Buon giorno! Buona sera!--Ma i sorrisi di madama +Humbert erano affettuosi inviti ad un'intimità più profonda. Madama +Humbert era una distinta signora, che vestiva sempre di nero. Intorno al +suo collo portava sempre annodata una trina nera, e il suo aspetto era +quello di un'onesta vedova che offrisse alla memoria ormai lontana del +suo sposo il tributo modesto sì ma spontaneo di quegli abiti sempre +sempre neri. Dalla cintola in su ella era di una magrezza quasi deforme; +e il suo collo lungo e sottile pareva dovesse da un momento all'altro +piegarsi stanco sotto il peso del capo, che era rotondo e piatto, con un +viso tutto naso e bocca, dove gli occhi, privi di sopracciglia, +sembravano due forellini neri. I suoi capelli erano di un grigio +rossastro e radi, e tutti tirati a formare sul cucuzzolo un ciuffo di +peli arsicci, tenuto fermo da un pettine. Sotto la cintola poi il suo +corpo s'arrotondava in un ventre enorme, ch'era una specie di mostruosa +montagna su cui ella teneva sempre incrociate le mani. + +Aveva da poco finito di cenare e, sdraiata sulla poltrona, dove le +piaceva riposare dopo i pasti, madama Humbert guardava amorosamente +Loreto che si stava appisolando. E vedendo le sue palpebre leggiere come +un velo di seta cadere e rialzarsi sulle indecise pupille annebbiate dal +sonno, pensava con tenerezza come Loreto rassomigliasse tutto a un +cristiano. Le sette nipoti di madama Humbert, tutte fiorenti e giovani, +erano mollemente sdraiate sui tre divani intorno intorno al salotto. Ai +colpi che improvvisamente risuonarono contro la porta, chi pisolava si +svegliò, chi sbadigliava stirò le belle membra elastiche con un miagolio +di gatto, e chi guardava distrattamente le rose del soffitto voltò gli +occhi dalla parte dell'uscio e aspettò. Soltanto Loreto, cavato il capo +di sotto l'ala dove l'aveva allora riposto, e purgatosi in fretta, disse +con un sospiro: + +--Lo zio, lo zio, lo zio! + +Madama Humbert si alzò e a piccoli passi si diresse verso la porta, che +poi aprì lentamente. + +Allora nella penombra della scala apparve, bianca, Silvina. Ella piegò +seria la fronte, passando dinnanzi a madama Humbert che s'era fatta da +parte per lasciarla entrare, e poi le domandò guardandola fissamente +negli occhi: + +--Non la disturbo, signora? + +Madama Humbert ridendo e scrollando il capo la prese per le mani e la +condusse in salotto, e, mentre le sue sette nipoti s'alzavano in piedi, +ella la fece sedere nella sua poltrona, le spinse sotto i piedi un +cuscino e accarezzandola con occhiate amorose: + +--Signora, le disse, cara, cara! A che si dovrà quest'onore? + +Poi, senza attendere una risposta, presentò le sette ragazze che +s'inchinarono graziosamente una per una, e Silvina udì dei nomi come +Odette, Frufrù, Mimì, Manon, Lulù. + +Quindi, levati gli occhi su Loreto, madama Humbert disse con tenerezza: + +--E questo, questo cocco di Dio, è Loreto mio bello... + +Loreto squadrò con disprezzo Silvina, si gonfiò di disgusto, torse +sdegnoso il capo per non vederla. Ma madama Humbert si sedette di fronte +a lei e, riposte le mani sulla prominenza del ventre, la contemplò +beata, e disse: + +--Chi avrebbe potuto sperare nel piacere di una sua visita, cara +signora? Aspettavamo lo zio Stanislao. Ma è tanto tempo che desideravo +conoscerla... Tanto! Tanto! + +--Lei, soggiunse Silvina, è stata così buona con Silvio... Era mio +dovere ringraziarla di quanto ha fatto per lui. + +--Oh! cara! esclamò madama Humbert abbassando gli occhi modestamente. +Vuol parlare della coperta di lana? Ma i malati di febbre bisogna +coprirli bene, bisogna farli sudare! Io immaginavo che una grossa +coperta imbottita potesse esserle utile. Lei, signora, non avrebbe fatto +altrettanto per me? Ma io la chiamo sempre: signora! Mi sembra così +strano. È tanto giovane, tanto piccina... Non è che una bambina, lei! + +Toccò a Silvina questa volta abbassare il capo modestamente. E lo +abbassò sorridendo, perchè temeva di arrossire. Ma già madama Humbert +aveva composto il viso nella più profonda mestizia e diceva con sospiro: + +--E ora come la compiango, poverina, che è rimasta così sola, senza il +suo Silvio! Chi sa come le sembrerà triste non averlo più vicino! Anche +una meno giovane di lei, si sentirebbe perduta, poichè per noi, povere +donne, tutto è l'abitudine. Lei poi immagino quanto ne soffrirà... + +--Certo mi dà un po' di pena, disse Silvina esitando, come se +questa confessione le costasse assai cara. E soggiunse con un +sorriso:--Passerà... Non mi perdo d'animo... + +Silvina gettava qua e là sguardi discreti, ma penetranti, su quello +strano parentado di madama Humbert. Nessuna di quelle ragazze somigliava +all'altra, e se Lulù era bruna e snella, Manon era grassa, piccola e +bionda. Fosse Mimì fosse Odette, una ce n'era che aveva passati almeno i +trent'anni, di taglio maschile, muscolosa, quadrata. Frufrù invece aveva +l'aspetto di una bambina esile, magra, con i capelli ancora giù per le +spalle, occhi chiari, bocca innocente, mentre Fanny era fulva e +maliziosa come una volpe. Chi vestiva di verde, chi di rosso, chi di +giallo, abiti delle fogge più disparate. Una delle due più giovani +mostrava dal sottanino corto lunghe calze di seta nera. Odette invece +aveva i polpacci nudi e ai piedi portava calzettini bianchi e scarpette +bianche, di raso. Manon aveva i capelli tutti ondulati, con un gran +fiocco di nastro sulla tempia. Dalle trecce lisce e attorcigliate di +Mimì ciondolava invece una rosa. Soltanto l'orrore del caldo era a tutte +comune, quantunque la stufa non diffondesse che un discreto tepore; +poichè chi non aveva le braccia nude e la gola scoperta, portava abiti +tanto leggieri che parevano di velo. + +--Così, concluse madama Humbert un suo lungo discorso che Silvina aveva +ascoltato appena, quando il mio terzo marito mi lasciò per salire nella +grazia di Dio, io mi ridussi a vivere qui con queste mie ragazze. Noi +non riceviamo visite se non di persone di conoscenza, intime e fedeli, +perchè il mondo oggi è pieno di villani e di ladri. + +Madama Humbert era giunta a questa amara conclusione, quando di nuovo +alcuni colpi furon bussati alla porta. Allora di nuovo ella si alzò, +andò ad aprire, e, salutato dai festosi strombettii di Loreto, entrò +finalmente l'atteso zio Stanislao. Questo signore mi sembra che lo +abbiamo già conosciuto, per quanto nessuno di noi conosca propriamente +uno zio Stanislao. È un uomo di circa quaranta anni, tutto sbarbato, con +un bel parrucchino nero diviso in due da una perfetta scriminatura, +vestito con eleganza, e di modi garbati. + +Egli ha molto da fare a baciare una per una, chi sul collo chi sulla +gota, le sue sette nipoti; ma alla fine si inchina dinnanzi a Silvina, +posa con galanteria le labbra sulla sua mano, e attentamente la scruta. +Sembra che cerchi qualche somiglianza nella sua memoria, qualche ricordo +che per il momento gli sfugge. Quindi con un gesto vago allontana questo +pensiero, come per dire:--Verrà più tardi da sè. E mollemente si adagia +sul divano, fra la matura Odette e Manon, la più acerba, come fra due +cuscini. Ma i suoi occhi si riposano su Silvina. + +--Ne ero sicuro! esclama ad un tratto, battendosi la mano sulla fronte. +All'Alhambra, qualche sera fa, mi ricordo perfettamente d'averla veduta! +Non era lei, domanda premuroso a Silvina, alcune sere fa all'Alhambra, +in compagnia di un giovane di nome Silvio? E come Silvina accennava di +sì col capo, soggiunse:--Non riuscivo a ricordarmi, ma quello smeraldo +che ella porta al collo m'ha messo sulla buona strada... + +--Anche la mia povera sorella, disse malinconicamente una delle ragazze, +aveva una collana con uno smeraldo simile a quello... + +--E che ne è di Silvio? domandò lo zio Stanislao. + +--Poverino, rispose pronta madama Humbert, lo hanno portato oggi +all'ospedale. + +Lo zio Stanislao ha un moto di doloroso stupore e guarda attentamente +Silvina. Sembra che voglia ora rivolgerle una domanda indiscreta, e +infatti pensa fra sè: + +--Questa donnina non può essere la moglie di quel ragazzo. Che moglie +volete che sia? Ha tutta l'aria di un passerino sperduto, che Silvio ha +raccolto chi sa dove. + +E Silvina pensa a sua volta: + +--Tutti mi hanno ammirata quella sera all'Alhambra. Non soltanto il +principe, ma anche quest'altro amico di Silvio. + +Silvina sostiene per un attimo con fermezza lo sguardo languido che lo +zio Stanislao posa su lei, poi abbassa gli occhi, per lasciarsi +liberamente guardare. + +--Povero Silvio! dice alfine lo zio. Come mai all'ospedale? + +--Con una gran febbre, soggiunge pronta madama Humbert. Povera signora! +È rimasta sola... + +E segue un lungo silenzio. + +Lo zio Stanislao avrebbe voluto compiangere Silvina per l'ingrata sorte +di Silvio, ma Odette s'era alzata, e, presolo per le mani, lo tirò su +dal divano, e lo trascinò impetuosamente fuori del salotto. Poco dopo, +nella stanza vicina, s'udirono due o tre accordi di pianoforte, e la +voce di Odette incominciò a cantare: + + _Vous dansez, Marquise,_ + _d'un pied sì leger...._ + +Era un'innocente gavotte. Madama Humbert si curvò verso Silvina e le +sussurrò: + +--Lo zio Stanislao le insegna un po' di musica ogni sera... Odette ha +tanta inclinazione! + +Poi si raccolse in ascolto, e non si mosse più. + +Silvina rimase silenziosa. Ora c'era una ragione di tacere, e se ne +rallegrò in cuor suo. + + _La fleur est sans grace_ + _certes auprès de vous...._ + +Delle sei ragazze rimaste nel salotto una se n'era alzata dal divano +dove stava sdraiata, per andarsi a sedere accanto a Silvina, sopra uno +sgabello. Silvina non sapeva se fosse Manon o Lulù, o proprio quella il +cui nome le era sfuggito. Ma spesso, volgendo il capo, ella incontrava i +suoi occhi che la guardavano e la sua bocca che le sorrideva. E lo +strano era che mentre le sue labbra le sorridevano dolcemente, i suoi +occhi continuavano a fissarla immobili, inespressivi. Erano occhi +grandissimi e belli, ma senza splendore, e distratti finchè vagavano qua +e là in cerca di un punto dove posarsi. Poi, quando finalmente si eran +posati, una fissità meravigliata li dilatava, e rimanevano così, fermi, +senz'anima. Il suo viso giovane terminava in un mento aguzzo che ne +sciupava l'ovale, e tradiva più che mai la larghezza della bocca +leggermente tumida, tinta di un rosso scarlatto. Soltanto i suoi capelli +erano veramente belli, ammassati in grosse trecce pesanti nerissime, con +tanti riflessi azzurri. + +La voce di Odette era una bella voce squillante. Ma Silvina non amava la +musica. I suoi occhi si posarono un poco più a lungo sulla sua vicina. +Allora quella accostò ancora più a lei il suo sgabello, e sottovoce le +disse: + +--La mia povera sorella aveva una collana proprio come la tua, con uno +smeraldo tale e quale. Ma un giorno la smarrì e non fu mai più +ritrovata... + +Tacque un momento, sorrise a Silvina che l'ascoltava benevolmente, e +continuò: + +--La mia povera sorella aveva tante gioie, che furono tutte vendute dopo +la sua morte. È morta giovane, mia sorella. Si è uccisa. Aveva tante +altre collane con zaffiri e brillanti, diademi di perle, anelli e +braccialetti d'oro. Era molto bella e tutti le facevano regali. Ma noi, +qui! Non ci regala niente nessuno... + +Esitò un momento. Poi le domandò: + +--Tu non hai sorelle? + +Silvina rispose: + +--No, nessuna. + +La gavotta in quel punto diceva: + + _Voyez comme on danse_ + _la main dans la main._ + _Allons en cadence_ + _Jousqu' au doux hymen!_ + +La voce dello zio Stanislao, un po' rauca e stonata, s'era unita d'un +tratto alla voce d'Odette. Gli ultimi due versi della strofe furono +cantati con impeto, e il ritornello finale fu suonato di galoppo, senza +accompagnamento di voci. Poi regnò nella stanza vicina un silenzio +profondo, che nessun percettibile rumore turbò per un pezzo. + +Madama Humbert domandò a Silvina: + +--Non avrà paura, signora, a passare sola la notte lassù? + +Silvina sorrise. Veramente non si sentiva punto coraggio. Avrebbe +preferito rimanere tutta la notte seduta in quella poltrona, anzichè +coricarsi nel suo letto sola, lassù, in quella stanza isolata sotto i +solai. Ma come fare? Quella debolezza la riempiva di vergogna. Non +avrebbe osato confessarla a nessuno. Disse: + +--Cercherò di farmi coraggio... + +Incontrò nuovamente gli occhi della ragazza seduta accanto a lei, e le +parvero, nella loro immobilità, pietosi. Ripetè: + +--Mi farò coraggio... + +E si alzò per andarsene. Ma allora anche quella si alzò, e, presale una +mano, gliela accarezzò. + +--Perchè non rimani a dormire con me? chiese timidamente. Anch'io a +dormir sola ho sempre tanta paura. + +Silvina rifiutò con un cenno del capo. Ma poi anche madama Humbert la +pregò tanto, che alfine non seppe più negare a sè stessa la gioia di +sottrarsi alla solitudine dolorosa di quella notte. + +Disse: + +--Per questa notte soltanto... + +E, fatto un inchino a madama, si lasciò condurre per mano. + + + + +VIII. + + +Non fu per quella sola notte. Fu per molte notti di seguito, finchè +Silvio non ritornò bianco e smagrito dall'ospedale per riprendere il suo +posto fra i vivi. Ma quella prima notte influì per sempre sull'avvenire +di Silvina; fu in quella prima notte che il suo istinto si decise ad +agire indipendentemente dalla ragione e dalla coscienza, e dalle +circostanze che fino allora avevano dominato la sua vita; in quella +prima sciagurata notte, abbandonata a sè stessa, Silvina rinnegò per +l'ultima volta, irreparabilmente, padre e madre, tutto il suo passato, e +oserei dire anche sè stessa, o almeno quella Silvina che noi tutti +avevamo amata con tanta indulgenza. Io penso che la gente superstiziosa +si raffiguri giustamente come spettri notturni i maligni spiriti, e li +veda sempre intanati nel buio, in agguato sotto gli antri oscuri, nelle +cave rovine dove non penetra mai luce di sole, e specialmente senta la +loro presenza invisibile nelle notti d'uragano, quando il mondo intero è +alla mercè delle tenebre. In quella sciagurata notte, uno di me meno +scettico penserebbe che un maligno spirito s'insinuò nel cuore di +Silvina e vi stabilì il suo dominio. + +Colei che s'era offerta come sua compagna di solitudine l'aveva condotta +in una camera foderata di rosso, piena d'un profumo morbido e triste, +male illuminata. Non c'era che un gran letto, poche sedie, uno specchio +stretto e lungo in un angolo, con a fianco un piccolo tavolo coperto di +tela bianca. Due bauli stavano semiaperti nel vano della finestra, e +c'erano abiti e pezzi di biancheria sudicia sparsi in disordine qua e +là, sulle sedie, in fondo al letto, appesi ai muri, come se chi abitava +quella stanza fosse sul punto di raccogliere le cose sue e di andarsene +via. Silvina si sentì subito triste, quando ne ebbe varcata la soglia. +Ma la sua compagna le disse per confortarla: + +--Si sta tanto bene qui. Siamo lontane da tutti. Per ciò anch'io la +notte ho un po' di paura quando sono sola. Ma in due? + +E la spinse dolcemente sul letto e l'abbracciò. + +--Mi piaci tanto! disse poi sorridendo e fissando su lei quei grandi +occhi senza dolcezza. E le domandò:--Non ti dispiace se ti parlo con +confidenza? Mi sembra di conoscerti da tanto tempo. Come ti chiami? + +--Silvina. + +--Silvina, soggiunse. E sai come mi chiamo io? Mi chiamo Soave. E quanti +anni hai? + +--Diciotto anni, rispose Silvina. + +--Poco meno di me, disse Soave. Anche tu sei giovane. E sei sola? + +Silvina non comprese. La guardò perplessa, senza rispondere. + +--Sei orfana? domandò Soave. + +--No, disse allora Silvina, non sono orfana... + +--Come ti invidio! sospirò Soave. Io non ho avuto mai nè padre nè +madre.... + +Soave curvò il capo e rimase così assorta per qualche minuto. Poi +chiese: + +--Da quanto tempo stai con quel giovane? + +Silvina avrebbe voluto tacere, spegnere il lume, coricarsi in quel +letto, non muoversi più per tutta la notte. Ma facendo uno sforzo +rispose: + +--Da quattro mesi... + +--E sei fuggita con lui da casa tua? + +--Sì, rispose Silvina. + +--E ti vuol bene? + +--Sì, rispose ancora Silvina. + +--E ti dà molto denaro? + +Silvina abbassò la fronte e non rispose. + +Soave si alzò, andò dinnanzi allo specchio, si sciolse i capelli, prese +un lapis rosso e incominciò a ritoccarsi le labbra. + +--Ah! bambina mia, esclamò, sono passata anch'io per la tua strada... +Sembra che a tutto debba bastare l'amore, la prima volta. Ma poi, quando +si vede che gli uomini sono tutti uguali, si dice:--Volete godere? E +allora pagate... + +Le sue labbra erano ora perfettamente rosse. S'incipriò il collo e +ritornò a sedere sul letto accanto a Silvina. Allora l'abbracciò, e +posando il capo sulla sua spalla, le disse: + +--Non essere sciocca anche tu, come sono stata io. Non aspettare che lui +si stanchi di te. Scegline un altro, di quelli che ti desiderano di più, +e preferisci il più ricco. Non ti curare che sia bello. Noi, noi sì, +anche quando sembriamo brutte, noi siamo belle. Ma gli uomini! Tutti +schifosi a un modo! Ti piacciono a te, forse, gli uomini? + +Silvina ebbe un sorriso sdegnoso. Soave la strinse ancora più +teneramente a sè e la baciò sulla bocca. Silvina ebbe un piccolo moto di +disgusto e si pulì istintivamente le labbra. Soave la guardò stupita, e +poi scoppiò a ridere, battendo allegramente le mani. + +--Non ti piace il rossetto? le domandò. Eppure è dolce come il miele. +Perchè non ti tingi le labbra? Saresti mille volte più bella. La tua +bocca è un poco pallida: così non piace agli uomini. E anche le tue +ciglia sono troppo chiare: i tuoi occhi ci si perdono. Perchè non ti +tingi gli occhi di nero? + +--Vedo, disse poi con un'intenzione di malizia, che non ti ha insegnato +nessuno... Ora ti insegno io... + +E Soave corse a prendere il lapis nero, e il lapis rosso, il vasetto +della pomata e lo scatolino della cipria, e, tutta ilare, costretta +Silvina a voltarsi con il viso al lume, incominciò a dipingerla. Prima +furono gli occhi. I chiari occhi di Silvina, i chiari occhi che mia +madre baciava con tanto amore, che erano freddi ma casti, brillarono +d'una strana luce nel cerchio nero che li chiuse intorno intorno alle +ciglia. Da quel momento essi perdettero ogni pudore; non furono più gli +occhi di una fanciulla. Poi fu la volta delle labbra, delle labbra che +mia madre baciava con tanta purità, che erano cattive ma caste nel loro +pallore malato, e divennero rosse, sbocciarono in una rosa purpurea e +sensuale. La sua bocca divenne da quel momento impura; non fu più la +bocca d'una fanciulla. Poi le dita leggiere di Soave spalmarono il viso +di Silvina, il caro viso che mia madre accarezzava con tanta tenerezza, +d'una pomata bianchiccia che rese la pelle liscia e lucida come seta, +illuminando il suo pallore di strani riflessi di madreperla. Quindi +sulla fronte, sulle gote, sul mento, sulla gola passò il piumino e vi +posò un velo di cipria rosea, e la madreperla si annebbiò d'una opacità +calda e vellutata, come l'alito caldo fa sullo specchio. + +Così fu distrutta Silvina nostra. Ella fu da quel momento un'altra +Silvina. + +--Irriconoscibile! esclamava Soave, guardandola raggiante. Che +meraviglia! Guàrdati! Guàrdati! + +E la trascinò dinnanzi allo specchio perchè anch'ella potesse ammirare +l'opera delle sue mani, vedere quanto fosse mutata. E vi dico che +Silvina non torse vergognosa gli occhi da quella sua triste immagine, +non si rivoltò rabbiosa contro Soave per insultarla, non disfece +inorridita quella turpe maschera che le deformava il volto, non si gettò +in terra singhiozzando umiliata, ma sorrise con compiacenza alla Silvina +che senza pudore le sorrideva dallo specchio e inchinò il capo da ogni +lato per ammirare quanto giovasse al suo profilo la bocca così +fortemente segnata. + +--È vero, disse, con una voce che non era la sua solita voce, una voce +che vibrava tutta di commozione, è vero! Come sono diversa!... + +--E più bella! esclamò Soave. + +--Sì, disse Silvina, quasi più bella... + +Allora Soave le sciolse i capelli, affondando in quella seta morbida le +sue mani come aveva fatto prima mia madre, come aveva poi fatto Silvio, +e diceva: + +--Cara, cara... I tuoi capelli come sono dorati! Questi non occorre +tingerli: sembrano raggi di sole, spighe di grano... Come sono fini! +Quanti sono! Come pesano! + +Glieli accarezzò a lungo, mentre il suo viso si imporporava, chiudendo +gli occhi per il piacere che le veniva dall'accarezzare quei capelli +così morbidi e densi. E Silvina, ad occhi chiusi, si lasciava +accarezzare. Si lasciò accarezzare, e, quando Soave le disse:--Lascia +ch'io ti spogli!--lasciò che Soave le slacciasse l'abito viola e poi +l'abito azzurro, disse semplicemente:--Avevo tanto freddo!--lasciò che +cadessero ai suoi piedi la sottoveste bianca, i calzoncini orlati di +pizzo, la camicina ch'era trattenuta appena da un nastro rosa annodato +sulla spalla. Rimase così nuda nuda dinnanzi allo specchio, e soltanto +quando, aperti ad un tratto gli occhi, si vide così nuda nello specchio, +e vide Soave che la guardava estatica, con un piccolo grido si rifugiò +nel letto perdendo nel salto le sue scarpette che volarono chissà dove. +Ma Soave spense il lume e la raggiunse sotto le coltri, l'abbracciò +stretta stretta e le disse: + +--Senti, senti, se la mia pelle non è più liscia della pelle di +Silvio... + +Poi le disse: + +--Ora le mie labbra non ti faranno ribrezzo, perchè anche le tue sono +dipinte. Senti se il rossetto non è dolce come il miele.... + +E la baciò sulla bocca. Poi appoggiò la sua testa sulla spalla nuda di +Silvina, e dolcemente si addormentò: perchè Soave, Soave era innocente. +Ma Silvina non si addormentò subito. Il cuore le batteva forte. Ella +pensava con gioia, con una specie di dolorosa, di amara, di cattiva +voluttà, che quel corpo tiepido, che era così strettamente allacciato al +suo, non era il corpo di Silvio. Ed ella godeva d'un piacere ignorato, +al pensiero che il suo letto di fanciulla era tanto lontano, che non si +sarebbe mai più coricata in quel deserto candore. Pensava che anche il +letto di Silvio era lassù, freddo e vuoto, sotto il solaio, in quella +stanza tenebrosa su cui la pioggia piangeva le sue fredde e lamentose +lagrime, e che ella, Silvina, non sarebbe mai più stata sola, perchè il +suo pudore l'aveva abbandonata, quella specie d'impedimento fisico che +la rendeva straniera a tutte le cose che non le appartenessero da lungo +tempo. Da quel momento ella era perfettamente libera, tutto le +apparteneva, tutto poteva prendere, fare suo. Non esistevano più +ostacoli alla sua volontà, non più limiti, non più divieti. Buono era +quel letto in cui stava coricata per la prima volta; e come un giorno +aveva potuto addormentarsi senza il bacio di sua madre, così ora, tra +poco, si sarebbe addormentata senza il bacio di Silvio. + +Quando fu giorno, Soave con una carezza svegliò Silvina. Il sonno era +stato per entrambe un sereno riposo. Esse si guardarono sorridendo, e +videro con gioia che un raggio di sole pallido filtrava attraverso le +tende della finestra. Il nuovo giorno non era così triste come l'altro. +Silvina si vestì in fretta, si pettinò, e quando fu vestita e pettinata +Soave le mise in capo uno dei suoi cappellini di feltro, le attorcigliò +intorno al collo una volpe azzurra, e Silvina uscì nel mattino tutto +ridente di solicello per andare all'ospedale. L'ospedale era un gran +palazzo di pietra grigia. Le strade su cui si affacciavano le file +interminabili delle sue finestre puzzavano tutte di cloro. La pioggia +non aveva spazzato via quel tanfo nauseabondo, non aveva lavato le sue +mura sudicie. Nell'andito una vera moltitudine di miserabili si pigiava +in silenzio, e Silvina dovette attraversare quella folla prima di +arrivare alla porta. Un corridoio nudo e lunghissimo, attraversato di +quando in quando da qualche suora di carità, si presentò dinnanzi a lei, +ed ella dovette percorrerlo in tutta la sua lunghezza, e vedere, +attraverso le sue cento porte aperte, file e file di letti bianchi, +popolati di bianchi fantasmi, per entrare infine in una corsia squallida +come tutte le altre. Chiese timidamente di Silvio. Fu portata dinnanzi a +uno di quei volti mostruosi, e riconobbe Silvio con un senso di +repulsione invincibile, come se non lo avesse mai veduto prima di +allora, come se fosse un altro uomo. E Silvio la guardò con le sue +ardenti pupille, e non la riconobbe. Ella potè così fermarsi soltanto un +istante dinnanzi a quel letto, udire appena il rantolo che usciva dalla +gola strozzata dell'infermo, e senza rivolgergli una parola, senza +sfiorargli la fronte con una carezza, senza compiere nessuno di questi +pietosi doveri, potè fuggirsene via, e sottrarsi al pensiero che quelle +labbra gonfie e violacee ella le aveva baciate, e quelle gote, trasudate +livide irsute, le aveva carezzate, aveva toccati quei capelli aridi, +sorriso a quegli occhi insensati. La giornata invernale era povera +povera di sole. L'azzurro del cielo sembrava un'illusione di sereno. Ma +a Silvina, quando uscita dall'ospedale si sentì presa in quel solicello, +sotto quel cielo timido, sembrò di camminare per le vie di un paradiso +primaverile, tutto luce, serenità, gaudio. + + + + +IX. + + +Ad un angolo di strada, in un giardino tutto di palme incappucciate, +Silvina vide una serra piena di fiori, e comprò un gran mazzo di rose +rosse, che sembravano sbocciate allora nel più tepido sole di maggio. +Stringendosi al seno quelle rose, tutta così stupendamente fiorita, +attraversò mezza città, salì le scale della sua casa, ed entrò in quella +stanza dalla quale la sera innanzi era uscita tremando. Quantunque per +l'abbaino piovesse un po' di sole, quella stanza non le sembrò meno +squallida. Ma il color vivo delle rose riscaldò con i vaghi riflessi di +una aurora il candore nudo di quei muri. + +Poco dopo la porta lentamente si socchiuse, e Silvina, sorpresa e +intimidita, vide apparire fra i due battenti la faccia gialliccia dello +zio Stanislao. Senza attendere un suo invito, egli si fece avanti a +piccoli passi di danza, e, baciandole umilmente la mano, le domandò: + +--Mi perdonate, signora? + +Il tono della sua voce era così dimesso, i suoi modi così modesti, che +Silvina non potè fare a meno di perdonarlo con un breve sorriso. Gli +indicò una sedia, ed egli subito pronto a quel gesto si sedette, mentre +Silvina, sedutasi dinnanzi a lui, lo contemplava con uno sguardo pieno +di studiata indifferenza, così freddo ed estraneo che il poveretto si +sentì d'un tratto mancare la voce. + +--Signora, disse alfine, balbettando, vi chiedo scusa se ho osato salire +quassù senza il vostro permesso. Ma Silvio non vi parlò mai del principe +Stroztki, suo amico? + +S'interruppe, e poichè Silvina ebbe assentito con un lieve cenno del +capo, s'inchinò e soggiunse: + +--Il principe Stroztki sono io... + +Pronunciate queste parole, egli abbassò gli occhi modestamente ed +attese. Silvina ricordava benissimo quel nome, e ciò che Silvio le aveva +detto di lui, e cioè che, avendola ammirata all'Alhambra, l'aveva +paragonata ad una viola mammola. Ma dovette compiere uno sforzo per +scartare l'immagine dello zio Stanislao, che fino a quell'istante ella +aveva considerato con un senso di invincibile ironia, e sostituirla con +l'immagine ben altrimenti rispettabile e interessante di un principe. +Silvina aveva scoperto allora allora il trucco del parrucchino nero che +stava leggiadramente posato sulla fronte di Stanislao, e pensava di +vedere la sua testa brillare d'un tratto denudata da un colpo di vento; +la sua testa tutta pelata, che doveva essere tonda gialla e liscia come +il suo viso. Non s'era mai incontrata con un uomo simile, che non avesse +un pelo in faccia, così irrimediabilmente calvo, nonostante quella +perfetta parrucca, e così giallo da non parer fatto di carne, ma +impastato di una carta pesta ingiallita. Poteva avere qualunque età, fra +i trenta e i sessanta anni; eppure, piuttosto che d'un vecchio, aveva +l'aspetto di un uomo non finito, d'un burattino al quale, passata sul +viso una prima mano di vernice e incollata in fretta sul tondo della +zucca una parrucchetta di peli neri, senza appiccicargli nè +sopracciglia, nè ciglia, nè baffi, nè barba, e dare alle sue labbra e ai +suoi pomelli una spennellata di rosso carnicino, fosse stato mandato per +il mondo, a vivere in compagnia d'altri burattini tutti rifiniti per +bene. Il sarto, sì, aveva compiuto perfettamente l'opera sua, vestendolo +con abiti di un taglio, come si dice, irreprensibile e secondo l'ultimo +figurino; alti colletti a pizzi rotondi, cravatta di seta colorata, +biancheria finissima immacolata di seta, tutto tirato a lucido, e infine +scarpine con tomaie di pelle di un delicato color tortora, che +stringevano il suo piede sottile e lungo come in un guanto. Ma una volta +scoperto che quel burattino era un principe, bisognava riconoscere che +non sarebbe sembrato un vero principe se non avesse avuto quell'aspetto +di burattino. Gli antichi videro metamorfosi ben più stupefacenti di +questa. E se Mirra potè mutarsi in pianta, e Nictimene in gufo, e Niobe +in roccia, a maggior ragione potè lo zio Stanislao, agli occhi di +Silvina, mutarsi in un principe, la cui calvizie altro non fosse se non +un indizio dell'antichità della razza, stanca ormai di produrre tanti +principi polacchi tutti adorni delle più sontuose zazzere d'Europa. + +Mentre in Silvina avveniva una così ardua revisione della sua persona +ridicola, il principe Stanislao pensò che fosse inutile procrastinare di +qualche minuto ancora il momento in cui, divenuto insostenibile quel +silenzio che durava già troppo tempo, egli avrebbe dovuto in ogni modo +parlare, confessando a Silvina la segreta ragione di quella visita. Egli +dunque chiamò a raccolta tutti i suoi spiriti coraggiosi, e composto il +gesto in una specie di ieratica immobilità, abbassò il capo per non +vedere come Silvina avrebbe accolto le sue parole. Quindi con voce +velata di commozione disse: + +--Silvina, sono venuto per confidarvi un segreto: un segreto così grave, +che da esso dipende tutta la mia vita. Se sentiste, Silvina, (e si +premette una mano sul cuore) come il mio cuore batte in questo istante, +sono certo che credereste subito a quanto sto per dirvi, senza dubitare +mai mai che io possa fingere o mentire. Così come mi vedete, non più +giovinetto, ho ancora l'anima semplice d'un fanciullo. Sì, ho anch'io +vissuto intensamente, ho amato e sono stato amato, ho viaggiato molto, +e, frequentando uomini e donne d'ogni razza, posso dire d'avere più +d'ogni altro un'esperienza assai estesa del mondo. Ma io vengo da un +paese freddo, dove l'ingenuità è degli uomini oltre che dei fanciulli, e +perciò ancora oggi soffro di una ingenuità quasi infantile. La mia prima +giovinezza trascorse tutta tra severe regole, nell'isolamento assoluto +di un vecchio e tetro castello lituano. La solitudine di quegli anni +influisce ancora su molti lati del mio carattere. In ogni caso io sono +incapace di mentire, così come sono incapace di nascondere i palpiti del +mio cuore; e quando il mio cuore parla, sono incapace di tacere. Mi +promettete almeno, Silvina, di ascoltarmi con benevolenza, e di +giudicare poi non tanto le mie parole, quanto le mie intenzioni? Sì, +Silvina, soggiunse con un tono di voce più bassa, ciò che io sto per +dirvi è molto grave. Tutto dipende da voi... + +Silvina, senza distrarsi dallo studio accurato della persona del +principe, lo ascoltava con un vago senso di noia. Ma a quel mutamento di +voce, che egli fece improvvisamente, ebbe un breve palpito di paura e +domandò: + +--È di Silvio che volete parlare? + +Il principe scosse il capo negando e sorrise con malinconia. + +--No, Silvina, soggiunse, io non debbo darvi nessuna grave notizia di +Silvio. Spero che Silvio non corra nessun pericolo, ma non senza dolore +vedo ora come voi lo amiate. Forse sarebbe più prudente per me che io +rinunciassi senz'altro a parlarvi... Forse commetto una pazzia, giuoco +disperatamente la mia felicità. Ma come potrei ora andarmene, senza +sembrare ai vostri occhi il più ridicolo degli uomini? Ascoltatemi, +dunque, e siate buona con me. Dovete sapere, Silvina, che da quella +sera, in cui vi vidi per la prima volta all'Alhambra, la vostra immagine +non mi ha più abbandonato. Considerate fino a che punto la nostra +felicità sia alla mercè del caso! Chi può non credere alla fatalità? +Mille volte, incontrando una donna non mai veduta prima in nessun luogo, +ho esclamato:--È lei, è lei quella che ho sempre sognato d'amare! La +sola che potrebbe rendermi felice! Ma, dopo averla ammirata per tutta +una sera, dopo aver costruito progetti su progetti, fantasticando di +tutto il mio avvenire, quella donna, com'era apparsa improvvisamente sul +mio cammino, così improvvisamente scompariva, e per quanto cercassi, non +riuscivo più a rintracciarla. Sempre, sempre, tutte sono scomparse, come +se il destino, dopo avermele spinte incontro per tentarmi con la loro +presenza, poi subito se le riprendesse, riportandole via, lontano da me, +per modo che io non potessi mai più rivederle. Debbo dirvi, Silvina, che +ho temuto anche per voi la stessa sorte? Quando interrogai Silvio ed +egli mi disse:--È mia moglie...--sentii che la sua gelosia avrebbe +provveduto a tenermi lontano da voi forse anche più di quanto non avesse +fatto il destino per tutte le altre; e rassegnato rinunciai ad ogni mia +speranza. Ma, ieri sera, incontrandovi inaspettatamente una seconda +volta, pensai (debbo confessarlo, Silvina?), che io avevo disperato del +destino forse nel momento stesso in cui era pronto a soccorrermi... + +Il principe parlava con voce uguale, commossa. Silvina pensava:--Come è +lungo! E per quanto non tradisse alcun pensiero, era impaziente e +curiosa di giungere alla conclusione. + +--Mi ascoltate, Silvina? domandò il principe ad un tratto. + +Ella accennò di sì, e il principe continuò: + +--Da principio credetti di essermi ingannato. Come potevate essere voi, +proprio voi, in quella casa? Quelle ragazze mi chiamano lo zio +Stanislao, perchè io le tratto con confidenza, come un vecchio amico. Ma +non giudicatemi male, Silvina. Io sono un uomo debole, ma non un +libertino. Cerco di sfuggire allo spleen unendomi a qualche allegra +compagnia, senza per questo abbandonarmi al vizio. Del resto ognuno +prende un'ora di spensierato oblio, un attimo di piacere, là dove li +trova. Da questo lato la casa di madama Humbert è migliore di tante +altre. Ma voi? Eppure, passato il primo momento di dubbio, ebbi la +certezza di non avervi confusa con nessun'altra donna. No. Eravate voi, +proprio voi, seduta in quella poltrona rossa, in compagnia di Odette e +di Manon, di Mimì, di Soave. E Silvio? Ammalato. E voi? Sola. Lo +credete? Rimasi così profondamente turbato da questo incontro che quando +Odette volle trascinarmi nell'altra stanza perchè l'accompagnassi al +piano, non ebbi la forza di rifiutarmi. Così, mentre non avrei mai più +voluto allontanarmi da voi, fui costretto a rimanervi tutta la sera +lontano. Ma quali sofferenze, dopo! Una voce interna mi diceva:--Meglio +così, Stanislao, meglio averla sfuggita! E un'altra voce diceva:--Vile, +vile! Odette ha potuto separarti da lei ancora una volta. Tu perderai +anche questa, e poi incolperai il destino di non averti aiutato. +Vergognati, Stanislao! E allora io riconobbi in questa seconda voce la +vera voce del mio cuore, la voce dell'anima mia... + +Giunto a questo punto critico del suo discorso, egli si arrestò +impaurito dal pensiero che oramai non era più possibile divagare ancora. +Levando per un attimo gli occhi su Silvina, la vide, rannuvolata, posare +su di lui uno sguardo freddo ed ironico. Il suo silenzio e la sua +immobilità lo spaventarono, ma pensò che gli era ormai impossibile +indietreggiare. Allora, come uno che, dopo essersi tenuto per lungo +tempo con inauditi sforzi in equilibrio sull'orlo di un precipizio, d'un +tratto disperatamente si abbandona, il principe chiuse gli occhi e +disse: + +--Per aver ubbidito a quella voce, Silvina, io mi trovo ora qui, +dinnanzi a voi. Credete che non veda come la mia situazione sia piena di +pericoli, nello stesso tempo dolorosa e ridicola? Ebbene, ora vi +domando:--Silvina, siete veramente la moglie di Silvio? Siete almeno la +sua fidanzata? E se non siete nè moglie nè fidanzata, è vero che amate +Silvio teneramente? E se neppure lo amate con passione, lo amate almeno +per capriccio? E se questo capriccio fosse finito, permettereste ad un +altr'uomo di occupare un posto nel vostro cuore? Pensate, Silvina, +pensate quanto questa vita sia indegna di voi! (e con un gesto egli +abbracciò la miseria di quella stanza). La vostra bellezza esige ben +altra cornice. Voi potete avere tutto ciò che desiderate da un uomo che +vi adora... + +Pronunciando con forza queste parole, il principe Stanislao cadde in +ginocchio ai piedi di Silvina. Ma prima che egli avesse toccato terra, +Silvina s'era alzata, e saettava sulla sua testa prona i fulmini di uno +sdegno che le riempiva gli occhi di lampi. Egli udì la sua voce +sarcastica che diceva: + +--Perchè Silvio non è qui per rispondervi? + +Poi udì il suono di un riso beffardo, e la voce di Silvina che diceva: + +--Alzatevi! Siete un principe, voi? + +Ma quand'egli infine si decise a sollevare il capo per alzarsi in piedi, +vide che Silvina non rideva più. + +--Ciò che mi proponete è infame!--esclamò Silvina con voce rotta +dall'affanno. E balbettando:--Uscite! uscite! si abbattè sulla sedia e, +nascosto il viso, scoppiò in un tumulto di lacrime. + +Il principe Stanislao scosse desolato il capo. + +--Silvina, Silvina, sospirò, voi non mi avete compreso... + +Poi, tesa timidamente la mano, le sfiorò il capo con una lieve carezza. + +--Addio, disse. Ricordatevi... in ogni circostanza della vita... potete +contare... su me... + +E in punta di piedi, senza più voltarsi indietro, se ne andò. + +Non appena egli ebbe varcata la soglia dell'uscio, Silvina raddrizzò il +capo, e rise da sola, a lungo. Il suo viso non aveva traccia di lacrime. +Le sue ciglia erano perfettamente asciutte. Quindi si alzò, andò a +vedere nello specchio se quella scena di finta disperazione, che ella +aveva recitata come nei vecchi drammi, le avesse sciupato il contorno +rosso delle labbra, il contorno nero degli occhi. Ma, la sera, prima di +addormentarsi col capo dolcemente posato sul suo seno, Soave le disse: + +--Come sei fortunata tu, Silvina. C'è Odette che aspetta da un anno che +lo zio Stanislao la prenda con sè. Non sai quanto è ricco? Avresti +carrozza, cavalli, servitori, una bellissima casa con tutti i mobili +nuovi, dove potresti dare dei gran pranzi... Vestiti, pellicce, +gioielli, quanti tu ne volessi... E poi chi ti impedirebbe di sceglierti +un bel ragazzo, magari di tenerti Silvio, se preferisci per forza un +uomo alla tua piccola Soave? Lo zio Stanislao è brutto, ma il mondo è +pieno di bei giovani, anche più belli di Silvio. E tu hai rifiutato? +Soltanto Odette può ringraziarti. Povera Odette! Ha già più di +trent'anni... + + + + +X. + + +Silvio, caduta che fu la febbre, passò dieci giorni disperati. Qualcuno +gli disse che una mattina, quand'ancora aveva il delirio, una ragazza +era venuta a visitarlo, si era trattenuta pochi minuti accanto al suo +letto e poi se ne era andata via. Ma da quel giorno nessuno si era più +presentato in corsia a cercare di lui, nè quella ragazza, nè altri. +Silvio avrebbe voluto lasciar subito l'ospedale, ma i medici glielo +vietarono. Pregò, pianse, si dichiarò guarito, ma tutto fu inutile. +Dovettero passare dieci lunghi giorni prima che l'infermiere gli +restituisse i suoi abiti, dicendogli che, volendo, se ne poteva andare. +Veramente egli si reggeva a stento in piedi, era pallido come un morto, +e doveva ogni momento chiudere gli occhi per non cadere di peso in terra +colpito dalle vertigini. Pure a denti stretti si tenne su, inghiottendo +amaro per soffocare la nausea, pronto a morire piuttosto che prolungare +anche di un istante quell'angoscia morale, peggiore d'ogni male fisico, +nella quale viveva disperato da tanti giorni. Appoggiandosi, dall'una +all'altra, alle spalliere dei letti, rispondendo con dei fiochi addii ai +saluti che raccoglieva da ogni ammalato, potè raggiungere il corridoio, +e poi scendere le scale e uscire nell'atrio. + +Era l'ora dell'imbrunire. Trovò fuori un discreto crepuscolo che non +ferì i suoi sensi malcerti, un'aria umida che non gelò la sua carne già +fredda. Ringraziò Iddio che, creando la luce, aveva creato l'ombra, +nella quale ora egli avrebbe potuto passare inosservato, senza che tutti +gli stranieri nei quali si sarebbe incontrato fossero costretti a +considerar pietosamente il suo stato, il suo viso bianco e scarno, i +suoi occhi sparuti, lo stento con cui muoveva i passi, il tremito delle +sue membra addolorate sotto quei panni miseri, l'affanno che gli +toglieva il respiro. Egli riconosceva a mala pena i luoghi che +attraversava, e gli pareva che quelle case, quei crocicchi, quelle +piazze, quei giardini, fossero gli stessi che egli aveva veduto prima e +per tanto tempo, ma che in quei venti giorni, che era rimasto assente, +fossero stati spostati da un luogo ad un altro, e mutate le loro +dimensioni, certe case rialzate di alcuni piani ed altre invece ridotte +a metà; i monumenti gli parevano ingranditi, con piedistalli più alti e +quadrati, e le figure delle statue atteggiate bizzarramente in gesti che +non erano i soliti; la gente, i veicoli, la disposizione delle botteghe +illuminate, tutto sembrava denotare nei cittadini abitudini nuove nel +modo di frequentare le strade, di raggrupparsi in questo o quel punto, +di occupare i marciapiedi e le cantonate, di regolarsi nei riguardi +della città. Per esempio la casa dove egli abitava, dove Silvina forse +lo stava aspettando, dove forse Silvina era ammalata, dove forse anche +Silvina non lo aspettava più, gli era sempre sembrata molto vicina +all'ospedale, tanto da potervi giungere in pochi passi. Invece non +faceva che svoltare cantoni, attraversare piazze, e la sua casa era +sempre lontana. Finalmente la vide in fondo al largo d'una strada, con +la sua facciata rossastra, quadrata, enorme, tutta bucata di finestre +nere o gialle. + +Poi che fu entrato nel portone, gli rimanevano da salire sette faticosi +capi di scale. Passando dinnanzi allo sgabuzzino illuminato del +portinaio, attraverso i vetri vide il buon Fortunato curvo sopra una +vecchia ciabatta su cui picchiava a gran forza con un martello; bussò +contro i vetri con la punta di un dito e lo salutò. Quello rimase col +martello aizzato a mezz'aria, a guardarlo meravigliato, poi rise +allegramente e gli gridò:--Ben tornato, signor Silvio! è guarito bene? +ho piacere, ho piacere!--E Silvio s'incamminò per le scale con il cuore +che gli pesava addolorato, perchè se Silvina fosse stata ammalata costui +non avrebbe riso allegramente a quel modo, ma si sarebbe alzato con un +viso malinconico, per dirgli:--Sa, signor Silvio, la signorina è stata +malata, ma quello che abbiamo potuto fare lo abbiamo fatto per lei... +Silvina, invece, non era malata, e nulla di nuovo le era accaduto in +quei giorni maledetti, e perciò, se lo aveva abbandonato solo nel suo +letto di ospedale, senza portargli nè il conforto di un sorriso, nè il +balsamo di una carezza, abbandonato come un cane, dimenticato come uno +straniero, non doveva temere per lei, ma soltanto commiserare sè stesso, +riconoscendo crudelmente ch'ella lo aveva abbandonato e dimenticato +soltanto perchè non le importava nulla di lui, che vivesse o morisse, +che potesse consolarsi o disperarsi nel sentirsi solo e abbandonato in +quel ricovero di derelitti. Egli era stato sul punto di morire, e non +solo se ne sarebbe andato senza rivedere nè sua madre nè suo padre, che +ne sarebbero certamente morti di dolore, ma senza che Silvina neppure +sapesse che egli moriva, che la loro vita stava per essere troncata d'un +tratto, tutti i loro sogni distrutti, il loro amore finito per sempre. +Un giorno forse, dopo chi sa quanto tempo, non vedendolo mai più +ritornare, Silvina si sarebbe presentata alla porta dell'Ospedale, e +avrebbe chiesto che cosa fosse accaduto di un ammalato di nome Silvio, +al quale corrispondeva il tale numero di letto. Avrebbero sfogliato +sotto i suoi occhi un gran registro con tante cancellature e croci, e +fermando l'indice sopra un nome le avrebbero detto:--È morto. Poi le +avrebbero chiesto se era lei la sorella o la moglie, perchè in tal caso +le avrebbero consegnato i suoi abiti. E Silvina, nè moglie nè sorella +sua, ma più che moglie e sorella, la creatura tanto amata, se ne sarebbe +andata senza un sospiro, senza una lacrima, e certo sulla sua tomba non +avrebbe portato neppure un fiore. + +Come ebbe salite le lunghe scale, con uno sforzo accelerò il passo e il +ballatoio lo fece quasi correndo. Con il cuore che gli mancava, posò la +mano sull'uscio e l'aprì. La stanza era semibuia e deserta. Egli cercò +febbrilmente una candela, l'accese, ed esausto cadde disteso sul letto. +Rimase così alquanto tempo, immobile, senza pensiero. Non vedeva, non +udiva nulla. La fiammella della candela era fioca e agitata. Faceva +tante ombre agitate sulle pareti. Quando finalmente risollevò il capo e +si guardò intorno, Silvio vide innanzi tutto gli abiti di Silvina appesi +in un angolo, e ne ebbe un palpito di gioia. Il suo cuore fu così +alleggerito del peso che più lo opprimeva, poichè il pensiero che lo +aveva tormentato fino a quell'istante con maggior pena, quantunque egli +cercasse sempre sempre di tenerlo lontano, di soffocarlo, di rinnegarlo, +era che Silvina fosse fuggita, chi sa dove, ritornata a casa sua, +innamorata di un altro, stanca, incapace di sopportare la solitudine e +la miseria di quella vita. Allora veramente, quando quel pensiero si +insinuava fra le mille altre idee dolorose che si agitavano in lui, egli +si sentiva perduto, come se fosse per mancargli l'ultimo spiraglio di +luce in un mondo che già gli appariva tutto paurosamente fosco. Ma +poichè i suoi abiti erano là ancora appesi nel solito angolo, e non +soltanto gli abiti, ma sul tavolo, in un secchiello di legno, c'era un +mazzo di gigli ancora freschi, e sopra ogni mobile le piccole cose sue e +di Silvina come le aveva lasciate, Silvina non era certamente fuggita, +ed egli fra poco, subito forse, avrebbe udito il suo passo nel corridoio +avvicinarsi leggiero come sempre, e poi l'avrebbe riveduta, lei, lei, +Silvina, non quell'immagine di lei, quel crudele fantasma che lo +visitava in sogno da tante notti, inafferabile ed ostile, ma proprio lei +viva, come l'aveva posseduta un giorno. E non potendo reggere all'impeto +della commozione che suscitò in lui questa certezza, egli pianse con il +viso affondato nei cuscini, dirottamente, a lungo, versando in lacrime +tutta la amarezza di quei giorni e di quelle notti di disperazione. + +Solo quando ebbe ritrovato un po' di calma, Silvio pensò come +quell'incontro imminente e tanto desiderato sarebbe stato penoso, quanto +egli avrebbe forse dovuto ancora soffrire, e come invece sarebbe stato +felice se fosse rientrato in quella stanza con lei, appoggiato al suo +braccio, dopo aver fatta insieme la lunga strada dell'ospedale. E +arrivati lassù, ritrovandosi finalmente soli, si sarebbero abbracciati +con tenerezza infinita, e il bacio che allora avrebbe unito le loro +labbra sarebbe stato dolce come il primo bacio d'amore. Ora invece era +là, solo, senza sapere nemmeno quale Silvina gli si sarebbe mostrata fra +poco, se la sua cara Silvina d'una volta oppure un'altra Silvina, +disamorata, indifferente. Avrebbe dovuto interrogarla, mostrarsi +sconfortato, addolorato, deluso, dubitare delle sue parole, se ella, +provando pietà e rimorso nel vederlo così fisicamente disfatto, così +triste e sconvolto, avesse cercato di giustificarsi, di rassicurarlo, di +confortarlo anche; e quanto più ella si sarebbe mostrata espansiva, +tenera, premurosa, afflitta, pentita, più egli avrebbe dovuto pensare +che Silvina, sentendosi colpevole, cercava ora di riabilitarsi ai suoi +occhi mentendo, trovando scuse di cui egli avrebbe indovinato subito la +falsità e l'inconsistenza. Ma forse ella non avrebbe nemmeno cercato di +giustificarsi, di mentire, per ottenere il suo perdono. Forse Silvina +gli avrebbe confessato crudelmente la verità, e cioè che, non amandolo +più, le riusciva affatto indifferente che egli l'accusasse ora d'averlo +trattato come un estraneo, d'essere stata cattiva ed ingrata verso di +lui. + +Ma Silvio potè mutare cento volte pensiero, distruggere una dopo l'altra +tutte le sue supposizioni e trovarne sempre delle nuove, poichè Silvina +non rientrò che assai tardi. Udì, prima del rumore dei suoi passi, la +sua voce lontana, nel corridoio, che fresca ed ilare diceva a qualcuno, +la cui presenza non era manifesta se non per via di quelle +parole:--Arrivederci a domani! addio! addio!--e poi la udì avvicinarsi +saltellando, e finalmente l'uscio si aprì. Alla luce fioca della candela +Silvio vide che ella aveva le spalle fasciate da una pelliccetta grigia, +un cappellino grigio sul capo, un mazzo di garofani in braccio. Poi vide +il suo viso tutto colorito, e la sua bocca rossa, e i suoi occhi grandi +e neri, e pensò subito di avere la febbre, se il viso di Silvina gli +appariva così esageratamente acceso, la sua bocca così rossa, i suoi +occhi così profondi e ingranditi. Silvina ebbe un piccolo grido di paura +scorgendo inaspettatamente l'ombra sua nera distesa sul letto, poi non +potè vincere un moto di stupore e di contrarietà, e, corrugate le +ciglia, rimase ferma dinnanzi alla porta, a guardarlo. Silvio s'era +sollevato sulla sponda del letto, e si sentiva ora la gola stretta da un +nodo, e in tutta la persona era scosso da un tremato convulso che non +riusciva a dominare. Non ritrovava nella sua mente confusa un solo +pensiero, una sola parola per Silvina. Non sapeva che cosa sarebbe +accaduto di lui qualora avesse tentato di muoversi o di parlarle. Ma +finalmente Silvina si scostò dalla porta e si fece in mezzo alla stanza. +Posò sul tavolo i fiori, si tolse la pelliccia e il cappello, si +aggiustò i riccioli sulla fronte e sulla nuca, quindi si rivolse a lui e +freddamente gli disse: + +--Credevo che tu fossi morto... + +Silvio si sentì prima agghiacciare tutto, poi avvampare d'una fiamma che +gli serpeggiò con un brivido caldo da capo a piedi, e gli dette +improvvisamente una forza meravigliosa. Si alzò d'impeto, mosse due +passi verso Silvina, le prese una mano e con voce soffocata le gridò: + +--Morto! Morto! Credevi ch'io fossi morto! Speravi ch'io fossi morto! +Credevi di esserti liberata per sempre di me! Ebbene no! Non sono morto! +Come mi vedi sono vivo, e presente, vivo, vivo, vivo!... Perchè non sei +venuta a convincertene prima, che io non ero morto? Oh sì, certamente, +potevo anche morire! Sono stato per giorni e giorni sospeso a un filo di +vita. A quest'ora potrei anche essere sotterrato. Ma per te, che cosa +poteva importare? + +Silvio respinse con violenza la mano di Silvina, mentre Silvina cercava +di scioglierla dalla stretta delle sue mani. + +--Sei pazzo! sei pazzo! gemette con un filo di voce, mentre +indietreggiava guardandolo spaventata. + +--Pazzo? domandò Silvio ridendo convulsamente. Vuoi farmi credere che +deliro, che sragiono? Ah! sì, potrei anche esserle impazzito, soggiunse +poi amaramente, poichè non mi hanno lasciato morire! Ma dimmi: se ti +ricordo che sono stato per venti giorni e venti notti abbandonato come +un cane in un letto di ospedale, solo, senza una tua parola di conforto, +senza un tuo pietoso aiuto, solo, solo, a struggermi di angoscia, se ti +ricordo questi venti giorni di martirio, mi dirai ancora che sono pazzo? +Tu sei bene Silvina. Io sono pure Silvio. Per quanto la follia mi abbia +rovesciato il cervello, non crederò di essere insensato a tal punto da +scambiare un'altra donna con te, e un altr'uomo con me stesso. Dunque io +sarò forse impazzito, ma la verità rimane quella che è, come se io fossi +perfettamente lucido e sano! + +Si sentì mancare il respiro, vacillò, cadde riverso sul letto e rimase +immobile, respirando affannosamente. Durò un lungo silenzio, in cui non +si udì che il suo rantolo soffocato. Poi Silvina gli si avvicinò e gli +domandò sommessamente: + +--Silvio, Silvio, di che cosa sono dunque tanto colpevole? Non ricordi +d'avermi tu stesso ordinato, quando venni a visitarti e deliravi, di non +ritornare mai più all'ospedale, finchè tu non fossi guarito? + +L'anima abbuiata di Silvio si illuminò a quelle parole di un'improvvisa +luce. Sollevò il capo e rimase per qualche minuto attonito, con lo +sguardo fisso a terra. Quindi lentamente lo levò su Silvina e, +incontrati i suoi occhi pieni di umiltà e di dolcezza, le domandò: + +--Io? Io te l'avevo ordinato? + +Silvina assentì col capo ed egli era troppo confuso, troppo agitato per +vedere come gli occhi di lei, nel momento in cui il capo si piegava por +assentire, stornassero da lui le pupille per sfuggire alla fissità del +suo sguardo. A Silvio bastò quel breve cenno per sentirsi disarmato e +felice. Egli non ricordava nulla dei giorni del suo delirio; ma quella +spiegazione, la sola alla quale nel suo lungo fantasticare non avesse +pensato, corrispondeva indubbiamente alla verità. + +--Ma come? Quando? domandò a Silvina con il viso illuminato da un +sorriso di gioia. + +E allora Silvina, compiacente, gli si sedette accanto sulla sponda del +tetto, e, abbandonandogli le mani che egli incominciò a coprire di baci, +gli raccontò: + +--La mattina del secondo giorno io venni a vederti. Si penò molto prima +di trovare il tuo letto, e mi fecero attraversare tante corsìe e mi +mostrarono tanti di quei disgraziati, chiedendomi sempre se eri tu, che +io cercavo. Finalmente ti trovammo. Povero piccolo! Eri quasi +irriconoscibile. Il male ti aveva deformato il viso come una maschera. +Deliravi e sembrava che nemmeno ti accorgessi della mia presenza. Io ti +chiamavo, e tu non rispondevi. Soltanto per un momento mi guardasti +sorridendo e presa la mia mano, mi dicesti:--Non ritornare più, mai più. +Questo luogo è orrendo. Non voglio che tu mi veda così. Quando starò +meglio ti manderò a chiamare. Poi chiudesti gli occhi, e ricominciasti a +vaneggiare. Allora io me ne sono andata. Avrei voluto disubbidirti, e +ritornare. Ma poi pensavo che ti sarebbe dispiaciuto, e speravo che da +un giorno all'altro mi avresti mandato a chiamare. Come ti ho aspettato, +Silvio mio! E tu? Credermi capace di dimenticare il mio Silvio? È questo +tutto il bene che mi vuoi? + +Silvio se la tirò stretta stretta sul cuore e mormorò supplichevole: + +--Perdonami, Silvina, perdonami... Non mi ricordavo di nulla... + +E allora Silvina, continuò: + +--Tu sì, mi hai abbandonata qui, sola, senza nessuno, senza danari, +senza un aiuto... Il tuo piccolo gruzzolo è finito presto. Non bastò per +tre giorni. Non hai mai pensato, tu, che io potevo morire di fame? +Credimi, Silvio, non hai sofferto tu solo. È stata una grama vita la mia +di questi giorni, e non so che cosa sarebbe avvenuto di me, se dei +vicini pietosi non mi avessero aiutato. E anche la nostra vita di tutti +questi mesi è stata una grama vita, Silvio mio! Perchè dovrei +nascondertelo? Bisogna che tu pensi ora seriamente a cambiare questo +stato di cose tanto penoso. Così, non potremo mai essere felici. + +--Sì, sì, piccola santa, mormorò Silvio umiliato, questa miseria deve +finire. + +Era disfatto. Si spogliò lentamente, ripetendo ogni tanto:--Deve finire, +deve finire...--e si coricò, pregando Silvina di rimboccargli bene bene +le coperte intorno al corpo, perchè lo riprendeva un gran freddo. Tutti +i dubbi, tutte l'angosce di poco fa erano svanite, ma non si sentiva +perciò meno inquieto e infelice. Ora un altro pensiero lo tormentava, un +pensiero anch'esso doloroso e assillante, ed era quello dell'indomani, +del modo come avrebbe risolto il problema della loro esistenza +quotidiana, perchè Silvina era stanca stanca di patire quella miserabile +vita, ed egli non vedeva come avrebbe potuto mutarla. Bisognava trovare +del denaro, prima ancora di pensare di trovare una qualsiasi occupazione +remunerativa. Egli stesso aveva bisogno di abiti invernali, per evitare +che, ai rigori dell'inverno, il suo corpo ora così debole ricadesse +ammalato. Silvina poi era una donna, e non poteva rinunciare a tutti i +piaceri della vita, ad ogni eleganza, ad ogni svago; ed egli invece non +era in condizione di offrirle neppure il necessario per vivere senza +soffrire mortificazioni e rinunce continue. E Silvio, fingendo di +dormire, ad occhi chiusi, cercava cercava inutilmente una via di +salvezza. Sperare in suo padre era assurdo. Sua madre, se pure lo avesse +osato, avrebbe potuto dargli ben poco aiuto. Su vere amicizie non poteva +contare. Ed egli non vedeva nulla e nessuno su cui fermarsi sia pure con +una vaga speranza. Dopo un poco udì Silvina che si spogliava, senti il +fruscio dei suoi abiti che le cadevano di dosso, il rumore dei suoi +pettini che ella posava sul cassettone, e poi un rumore più secco e +duro, che gli ricordò la collana dallo smeraldo che ella portava sempre +al collo. Un'idea strana e pericolosa si affacciò alla sua mente, che +scartò subito con indignazione. Sentì che Silvina soffiava sulla +candela, e infatti quel po' di luce debole debole, che filtrava +attraverso le sue ciglia chiuse, si spense. Sentì poi Silvina coricarsi +al suo fianco, all'altra estremità del letto, e non osò muoversi per +avvicinarsi a lei e abbracciarla. Allora quell'idea bizzarra, che gli +era nata un momento prima, ritornò a tentarlo, ed egli nuovamente la +ricacciò lontano. Cercò di distrarsi, e pensò che davvero gli fosse +tornata un po' di febbre, non solo perchè aveva le gambe gelate e il +viso in fiamme, ma per quei colori esageratamente vivaci che aveva +creduto di vedere sul volto di Silvina, quasi ella avesse gli occhi e la +bocca dipinti. Su questa immagine di Silvina la sua ragione si +ottenebrò, ed egli cadde, stanco, in un profondo sonno. + +La mattina dopo si svegliò che doveva essere appena spuntato il sole. +Silvina dormiva ancora tutta rannicchiata in un angolo del letto. Silvio +la guardò muto e commosso per qualche istante, poi adagio adagio +allontanò da sè le coltri, s'infilò gli abiti, si avvicinò al +cassettone, e contemplò la collana dallo smeraldo che vi era posata +sopra. Prima di decidersi Silvio si voltò ancora una volta a guardare +Silvina addormentata, come fa il ladro il quale sa che tutto dipende +dall'attimo in cui la sua mano si muoverà per rubare. Il calmo respiro +di Silvina era come l'onda di un mare buono sotto il più costante dei +cieli. Allora Silvio aprì cautamente l'uscio e in gran fretta si +allontanò. + + + + +XI. + + +Quando Silvina si destò, e il giorno era già alto, vide curvo sopra di +sè il viso sorridente di Silvio che la guardava con amore fra un gran +fascio di rose bianche. + +--La felicità ti accompagni sempre! le disse Silvio, poichè la vide +aprire gli occhi; e, posando accanto a lei le rose, la baciò sulla +fronte. + +--Sono per me? domandò Silvina ancora mezzo assonnata. + +--Per te! per te! + +Silvina le odorò e, sollevandosi sul gomito, ormai completamente sveglia +guardò Silvio stupefatta. Egli indossava un soprabito di lana verde, con +colletto di pelle di lupo e risvolti di velluto nero, e in capo aveva un +berretto di lontra, nero e lucido, che gli copriva anche le orecchie. +Alle mani portava un paio di grossi guanti di lana grigia, e tutti +quegli indumenti avevano un odore di nuovo, come tutte le cose appena +uscite di bottega. + +--Ti piace? le domandò Silvio, girando sui talloni perchè ella potesse +ammirare da ogni parte il suo pastrano. Quindi lo sbottonò e, +rovesciandolo, le mostrò la fodera morbida e spessa di flanella +scozzese. + +--Sarà bene, disse Silvio con la più grande naturalezza, che noi +cerchiamo oggi anche per te un mantello o un soprabito caldo caldo come +questo. L'inverno di quest'anno è veramente troppo freddo, e le malattie +sono un'orrenda sciagura. + +--Ma come hai potuto spendere tanto denaro? domandò Silvina +meravigliata. + +Silvio le voltò le spalle e, andando verso il fondo della stanza, +rispose: + +--Mi hanno pagato un debito, che un tale aveva con me. + +Silvina era uscita dal letto. Silvio si levò presto di pastrano e glielo +infilò, avvolgendola tutta, che tremava seminuda, in quella lana tepida +e pesante. + +--Ci stai bene? le domandò sorridendo. + +E Silvina, per tutta risposta, cercò d'allungare le braccia che si +perdevano nelle immense maniche del pastrano e gliele gettò al collo, +giuliva. + +--Come poco basterebbe per essere felici! esclamò tenendosi appesa al +suo collo e accarezzandolo con uno sguardo pieno di candida malizia. Mi +giuri che non mi farai più soffrire? + +E Silvio glielo giurò, con un bacio. Ma mentre, scherzando, la faceva +saltare qua e là per la stanza tenendola sollevata fra le braccia come +una bambina piccina, pensava in cuor suo con tristezza che veramente di +poco si potrebbe esser felici; ma è appunto quel poco che manca sempre +alla felicità di tutti, compresi i più fortunati e i meno esigenti. +Così, senza volere, egli trascinò Silvina in prossimità del tavolo, e +vedendo quei fiori che stavano in fresco entro il secchiello di legno, +pensò che al loro posto si potevamo mettere le sue rose. Ma a metà di +questo pensiero, così semplice e naturale, un altro ne sorse che lo +colpì. + +--E questi fiori, domandò a Silvina, questi fiori dove li hai presi? + +Silvina aveva affondato il capo nel colletto di pelo di lupo, in modo +che non ne spuntava che un occhio. Con quell'occhio lo guardò, e rispose +inchinandosi: + +--Me li ha offerti un amico... + +--Un amico? chiese Silvio, corrugando la fronte. Quale amico? + +--Un tuo amico, rispose Silvina, con un grande inchino, un tuo intimo +amico. Il signor principe Stanislao Stroztki! + +--Stroztki? domandò ancora Silvio, questa volta senza punto corruccio. E +dove lo hai pescato? + +--Veramente, rispose Silvina con voce insinuante, è il signor principe +che ha pescato me... + +Silvio mosse due o tre passi per la stanza e rise allegramente.--Il +principe Stroztki, pensava, quel distinto imbecille! Guarda che strano +caso! + +--Ti avrà incontrata per via! esclamò poi sicuro d'indovinare. + +--No, disse Silvina, è venuto qui a cercarmi... + +--E perchè? domandò Silvio. + +Silvina si tuffò nuovamente nel pelo di lupo e di laggiù rispose: + +--Perchè, Silvio, ti vuol tanto bene! + +Allora Silvio s'intenerì. Caro amico! Forse non lo aveva apprezzato +abbastanza, in quei superficiali incontri da caffè. Ed è pur vero che +spesso gli uomini più ridicoli nascondono i cuori più generosi. + +--Ah, povero principe! esclamò Silvio convinto; lo ringrazierò con tutta +l'anima mia. + +Ma mentre formulava questa solenne promessa, i suoi occhi caddero sulla +mantellina di talpa grigia che stava appesa a un piolo, e ricordandosi +di averla veduta la sera innanzi sulle spalle di Silvina, si stupì di +essersela poi fino a quel momento dimenticata. + +--E questa mantellina? domandò con una vaga inquietudine nella voce. È +di talpa... Dove l'hai presa? + +--Oh! rispose Silvina dal vano dell'abbaino, senza staccare il viso dai +vetri, è una piccola cosa... Me l'ha prestata un'amica. + +--La principessa Stroztki?--domandò Silvio con ironia. + +--No, caro, rispose Silvina immobile, nessuna principessa. Un'amica mia +d'infanzia, ritrovata in questi giorni per caso. + +Silvio scosse il capo e mormorò: + +--Quanta gente, quanta gente nuova nella tua vita... + +Allora Silvina si volse e, fissando sopra di lui uno sguardo acuto +acuto, come uno spillo, gli si avvicinò di due passi, si tolse il +pastrano e lo gettò ai suoi piedi con sgarbo. + +--Ricordati, gli disse, scandendo una per una le sillabe, che senza +tutta questa gente nuova non sarei ancora qui a sopportare le tue +stupide inquisizioni. Nuove o vecchie, io sono libera di scegliere le +mie amicizie, di ricevere i fiori che m'offrono, e di portare i vestiti, +le pellicce, i cappelli che mi piacciono, e di fare e disfare il mondo +intero a modo mio... Ed ora vattene, perchè sono annoiata di te. + +A viso alto, sdegnata, ella si avviò verso il cassettone. Silvio in gran +fretta, come se le parole di Silvina avessero suscitato in lui una viva +collera, s'infilò il soprabito ed uscì. + +Rimasta sola Silvina indossò il migliore dei suoi vestiti, e +tranquillamente incominciò a pettinarsi. Da qualche giorno portava i +capelli annodati alti sul capo, con solo due brevi riccioli che le +ricadevano sulle tempie. Quella pettinatura le allungava graziosamente +il viso e la faceva più alta di tutta la persona. Poi si incipriò le +mani, le braccia, il collo, le gote; si tinse di nero gli occhi, di +rosso le labbra e si contemplò soddisfatta. In quel medesimo istante +alcuni colpi affrettati risonarono contro l'uscio e Soave entrò +correndo. + +--Silvina, disse concitata, non ne possiamo più! Tutta la notte non ha +fatto che piangere, che smaniare. Credo che impazzirà, se tu non vieni a +calmarlo... + +--Ma non lo sapete dunque, gridò Silvina, non lo sapete che Silvio è +tornato? + +--Lo sappiamo, lo sappiamo, rispose Soave, e per questo appunto si +dispera così. + +--E perchè si dispera? domandò Silvina. Non sapeva anche lui che quando +fosse ritornato Silvio tutto doveva finire tra noi? + +Furono bussati altri colpi contro l'uscio, ed entrò correndo Odette: + +--Per carità! disse ansando, non indugiate un minuto di più! Lo abbiamo +ripreso per miracolo a metà delle scale. Veniva qui correndo come un +indemoniato, e ora in quattro non riusciamo a tenerlo disteso sul letto. + +--Silvina! supplicò Soave, giungendo le mani. + +Allora Silvina prese una subita risoluzione, si buttò sulle spalle la +mantellina e si precipitò nel corridoio. + +Soave e Odette la seguirono. Scese di corsa le scale, esse trovarono +madama Humbert sulla porta, tutta stralunata, col viso tutto in lacrime. + +--Dov'è? chiese seccamente Silvina. + +Madama Humbert la guidò correndo in fondo alla casa. Là, in una stanza +semibuia, disteso bocconi sul letto, con le gambe e le braccia buttate +una qua e una là, stava il principe Stroztki. Egli mordeva furiosamente +il cuscino e ruggiva come un leone. Il parrucchino gli era volato chi sa +dove, e nella penombra la sua testa tutta pelata sprigionava lampi +gialli. + +--Ebbene? gridò Silvina, scuotendolo violentemente per una spalla. Che +cosa sono queste scene? Volete che io chiami Silvio, perchè veda in che +modo vi riducete voi, quando amate una donna? + +--Dov'è? dov'è? rantolò il principe, sollevandosi sul letto, guardando +minaccioso tutto intorno. + +Ma i suoi occhi s'incontrarono con gli occhi di Silvina, sfavillanti di +sdegno e d'ira, e subito ammutolì. + +--Scende le scale, rispose Silvina, ed ora sarà qui. Se vi piace d'esser +ridicolo potete continuare a smaniare. + +--Silvina, gemette il principe, mostrandole con un gesto disperato la +sua persona, vedete fino a che punto? Non sono più un uomo. Sono un +povero straccio. Silvina non mi ama più! + +--Questo è delirio, disse Silvina. Silvina non vi ha mai amato. + +--Ah! Silvina, gemette il principe, se lui non fosse mai ritornato, voi +sareste stata sempre mia, non m'avreste trattato così. Fino a ieri siete +stata buona con me, amorevole, piena di promesse. Mi diceste, proprio +ieri, prima di lasciarmi:--Se sarete degno di me, sarò vostra per +sempre! + +--Ma oggi, disse solennemente Silvina, così come vi vedo, mi sembrate +mille volte indegno di qualunque donna. + +--Silvina, Silvina, gemette il principe, come siete crudele! Perchè +indegno? Chi mi ha ridotto così? Basta una vostra parola, perchè io +ritorni quello stesso di ieri. + +Silvina non parlò. + +--Una piccola elemosina di speranza, supplicò il principe. Che io possa +almeno vedervi, parlarvi, adorarvi in silenzio, e attendere umilmente +che il destino vi riconduca a me... + +--Se voi foste savio! esclamò Silvina. Ma insensato a questo modo? + +--Savio, savio! balbettò il principe illuminandosi d'un sorriso. E in +furia si alzò, cercò di ricomporre i suoi abiti disordinati, si +precipitò allo specchio, vide la sua testa pelata, cercò affannosamente +la parrucca sopra e sotto il letto, se la calzò con destrezza dalla nuca +alla fronte, riannodò la cravatta, e così, in sembianze più umane, si +rivolse a Silvina e attese in silenzio una parola di perdono. Silvina lo +guardò dalla testa ai piedi e disse: + +--Così, Stanislao, potete sperare qualche cosa da me, e non piangendo +come un bambino.... + +Egli le si avvicinò timido, le prese la punta di una mano e gliela +baciò. + +--Grazie, disse con un sospiro, voi mi ridate la vita. + +Silvina gli volse le spalle ed uscì. Ritornata nella sua stanza, si +guardò nello specchio, e rifece alcuni degli atteggiamenti corrucciati e +minacciosi che avevano atterrito il principe Stanislao. Soddisfatta +rise, e vedendo che al suo collo mancava la collana, andò a prenderla +sul cassettone dove l'aveva posata la sera innanzi, prima di coricarsi. +La cercò tra i fazzoletti e le bottiglie di profumi, sotto il cuscinetto +appuntaspilli, dietro lo specchio, nel primo, nel secondo cassetto, ma +con sua gran meraviglia non la trovò. Forse era caduta per terra. Ed +ella scostò delle sedie, rimosse un paio di vecchie pantofole, +s'inginocchiò, la cercò sotto i mobili. Ma la collana non c'era. Allora +pensò con sgomento, che, essendosela appuntata in fretta prima di uscire +dalla stanza, doveva averla perduta nel corridoio, o per le scale, o in +casa di madama Humbert, durante quella scena col principe. A precipizio +aprì l'uscio e mosse qualche passo nel corridoio. Ma il corridoio era +troppo buio perchè ella potesse vedere la collana, se proprio l'aveva +perduta in quel tratto. Allora rientrò in camera, accese la candela, e, +curva, esaminò a palmo a palmo il corridoio in tutta la sua estensione. +Ma la collana non c'era. Già presa da un principio di orgasmo, Silvina +posò la candela in un angolo e fece le scale arrestandosi ad ogni +scalino, scostando col piede i pezzi di carta che incontrava qua e là, +senza nulla trovare. Bussò con forza alla porta di madama Humbert, +dichiarò alla signora, che la guardò esterrefatta, la ragione di +quell'improvviso ritorno, e madama Humbert chiamò a gran voce Soave e +Odette che accorsero, e accorse anche il principe, e tutti in silenzio, +mentre Loreto, sul poggiolo strombettava la sua canzone: + + Loreto, lo reee! + Chi l'è che passa? + Lo re che va alla cacciaaaa... + Tacca trombetta! + Trrrr... + +si misero a cercare la collana per tutte le stanze attraverso le quali +era passata Silvina per giungere a quell'ultima stanza dove il principe +Stanislao era stato rinchiuso. Furono sollevati tappeti, spostati +mobili, rovesciate sedie; il letto in quella stanza fu tutto sfatto, e +le lenzuola sbattute per ogni verso, e il principe, ginocchioni, frugò +sotto tutti i mobili. Ma la collana non venne fuori. + +Allora Silvina s'attaccò ad una speranza, e cioè che la collana fosse +proprio là dove l'aveva posata la sera innanzi. Risalì a salti le scale, +e preso il candeliere, che aveva posato sull'ultimo gradino, rifece il +corridoio passo passo, e mentre se ne andava così curva, scrutando il +pavimento, fu raggiunta da Silvio che rientrava in casa. + +--Sai, gli disse Silvina con voce accorata, credo di aver perduta la mia +bella collana... + +--La collana dello smeraldo? domandò stupito Silvio. + +--La collana, la collana! ripetè Silvina irritata. Quale vuoi che sia? +Non ne ho centomila... + +Il corridoio era finito. Silvina spense la candela, entrò nella stanza, +e corse nuovamente al cassettone, e ricominciò a cercare. Vana speranza! +Non c'era. + +--Ma dove l'hai perduta? domandò Silvio. + +--Se lo sapessi, sibilò Silvina, non farei tanta fatica a cercarla... + +Di nuovo si mise in ginocchio a frugare sotto i mobili, e Silvio, +inginocchiatosi accanto a lei, la seguiva in ogni movimento, in base al +principio che quattro occhi vedono meglio di due. Poi il campo delle +ricerche si estese, e dal cassettone si passò all'armadio, tutti i +vestiti, che fortunatamente erano pochi, furono spiccati dagli +attaccapanni e agitati come bandiere. E mentre Silvio diceva:--Vedrai +che te l'hanno rubata!--Silvina rovesciò il letto, buttò all'aria +lenzuola, coperte, cuscini e materasse, e poichè ormai non c'era più +dove cercare, si lasciò cadere di traverso sul mucchio delle coltri +disfatte e ruppe in un pianto disperato. Allora Silvio, smettendo anche +lui l'inutile ricerca, andò, per consolarla, ad accarezzarle i capelli, +e, affondata una mano in una delle ampie tasche del suo pastrano nuovo, +ne trasse un cartoccio tutto fiorito e ricamato, e legato da un bel +nastro rosa; e prendendo con due dita il mento di Silvina cercò ch'ella +sollevasse il capo. E quando, dopo molte riluttanze, ella lo ebbe +sollevato, Silvio le offrì quel cartoccio profumato, dicendole: + +--Ti regalerò una collana più bella di quella, con uno zaffiro +meraviglioso. Che serve ormai disperarsi? Vieni, piccina. Addolcisciti +la bocca, dopo tante lacrime amare. + +Silvina, lacrimando, prese quel cartoccio e lo aprì. Vide tanti bei +canditi verdi, rossi e gialli, brillanti come pietre preziose. Allora +sollevò gli occhi su Silvio, e avrebbe voluto frugargli nell'anima. Ma +l'anima semplice di Silvio, incapace più di nascondersi, affiorò sul suo +viso in un rossore di minuto in minuto più intenso, tanto che Silvina +ebbe come in un lampo la rivelazione della verità. + +--Tu! tu me l'hai presa! gridò soffocando d'ira. Tu sei stato, tu, tu, +tu... + +E gettato lungi da sè il cartoccio dei canditi, che rotolarono qua e là +come tante pallottole colorate di vetro, si scagliò su di lui e lo +tempestò rabbiosamente di pugni. + + + + +XII. + + +Proprio in quel momento io avevo bussato all'uscio di quella stanza. La +voce irata di Silvina domandò:--Chi è?--e ne seguì un rumore di sedie +rovesciate, e poi un silenzio assoluto. Senza che avessi udito nessun +passo avvicinarsi alla porta, la molla della serratura scattò improvvisa +in quel silenzio. Mi trovai di fronte a Silvina. Dal giorno in cui era +fuggita, e mi pareva un'eternità, non l'avevo più riveduta. Rivedendola +allora, il mio povero cuore ebbe una trafitta dolorosa, come se in +quell'attimo io rivivessi tutte le pene che ella aveva fatto soffrire a +noi duramente cinque lunghi mesi. Se non fossi stato preparato alla più +triste realtà, il suo viso tanto mutato mi avrebbe allora detto +brutalmente fino a che punto ella si fosse allontanata da noi in quello +spazio di tempo. Ma io non coltivavo più nessuna illusione, e perciò +potei guardare Silvina senza avere orrore di quell'immagine che, sotto +le sue sembianze, vedevo dinnanzi a me per la prima volta. E mentre +Silvina, sorpresa dalla mia inaspettata apparizione, mi guardava senza +fiatare, io le parlai calmamente così: + +--Silvina, non temere nulla da me. Non mi vedresti qui senza una grave +ragione... La mamma muore, Silvina, la nostra cara, la nostra buona, +adorata mamma! + +--La mamma? mormorò Silvina, abbassando triste il capo. + +--Sì, Silvina, soggiunsi, la mamma ti ha perdonato. Devi venire con +me... + +La porta era aperta a metà, e Silvina l'aprì del tutto, e io vidi quella +misera stanza in disordine, Silvio che mi volgeva le spalle abbandonato +sopra una sedia, le rose bianche nel secchiello sul tavolo, i canditi +sparsi per terra. Ma non entrai. + +--Subito? domandò Silvina. + +--Subito. + +Silvina si ritrasse a capo chino, andò nell'angolo dove stava l'armadio, +si gettò sulle spalle la mantellina, si mise in capo una cuffietta di +lana, e ritornando verso me, mormorò: + +--Andiamo. + +Sulla soglia si arrestò un attimo indecisa, poi si voltò a Silvio, che +non s'era mosso, e duramente gli disse: + +--Non aspettarmi... Non tornerò mai più... + +La nostra vecchia carrozza, guidata da Battista, ci aspettava all'angolo +della strada. Incominciò quel triste viaggio di tre lunghe ore. Silvina, +seduta al mio fianco, tenendo gli occhi fissi dinnanzi a sè, non +parlava. Avvolto nel mio mantello, il cappello calcato sulla fronte, me +ne stavo anch'io muto, cercando di non guardarla, e il mio pensiero non +si allontanava un istante da mia madre, da lei che non viveva più ormai +se non per quella ultima consolazione che io le portavo. Subito dopo la +fuga di Silvina, mia madre aveva incominciato a deperire, e di giorno in +giorno il suo viso si faceva più affilato e più bianco, come se a goccia +a goccia le venisse meno il sangue nelle vene e un freddo fuoco +consumasse la sua povera carne. Verso la metà di settembre, una mattina, +la trovammo svenuta in giardino, dove scendeva sempre appena fatto +giorno per pregare dinnanzi a una madonnina di marmo, un'Assunta in +cielo, che era stata messa là, in una nicchia d'edera, il giorno in cui +era nata Silvina. Trasportata nel suo letto, riaprì gli occhi, ma non +erano più i suoi soavi occhi di prima. Una tristezza infinita vi aveva +distesa per sempre la sua ombra, e da quel giorno furono due imploranti +occhi che invocavano da Dio la fine di una vita ormai divenuta +insoffribile. Alla fine di ottobre ella non era già più che un'ombra, +un'ombra dal viso diafano, che si muoveva per la nostra casa a passi +silenziosi e incerti, come desiderosa di uscirne, d'involarsi, e ancora +trattenuta da non so quale peso e costretta ad aggirarsi inquieta per +quelle stanze. Una mattina volle come sempre alzarsi per scendere e +pregare in giardino, ma le forze le mancarono. Da quel giorno non lasciò +più il suo letto. Ella teneva accanto a sè un ritratto di Silvina, una +miniatura di lei bambina di dieci anni, quando ancora portava i capelli +sciolti per le spalle, che pareva la dolce immagine d'un angelo. +Allorchè la lasciavano sola, la mamma fissava gli occhi su +quell'immagine e non se ne distaccava se non quando qualcuno, entrando +nella stanza, veniva ad interrompere con la sua presenza quella specie +d'ipnosi. Dopo due settimane il suo stato era disperato. I medici +avevano rinunciato a ogni cura poichè il male che consumava mia madre +non apparteneva ad alcuna delle categorie iscritte nella loro scienza. +Era un male assurdo. Non era propriamente un male. Come un lume stanco +ella si spegneva a poco a poco. Questa similitudine tranquillizzò presto +la coscienza dei medici, che rassegnati rimisero i loro poteri nelle +mani di Dio. Neppure sul tempo che poteva occorrere a quel fioco lume +per spegnersi interamente, essi seppero fare previsioni. Poteva durare +soltanto poche ore, poteva durare ancora settimane e mesi. E noi, a +cuore stretto, ci preparammo ad aspettare che il destino irreparabile si +compiesse secondo la sua misteriosa legge. Ma era venuto un giorno in +cui mia madre, con i suoi occhi già fissi in un miraggio lontano, aveva +veduto l'Invisibile trasvolare come un vento gelido per quella landa +dove lei sola l'aspettava paziente da tanto tempo; aveva sentito il +soffio della sua ala avvolgerla come in un freddo abbraccio. Quando ella +ci chiamò era sera inoltrata, e ognuno di noi, in cuor suo, aveva già +chiuso quel giorno, mettendolo nel numero di quelli che, per grazia di +Dio, non si sarebbero mai più rivissuti, e stava preparandosi con +accorata malinconia al giorno che doveva cominciare domani. Volle che +tutti fossimo intorno al suo letto, e quando ci vide tutti presenti, si +rivolse a mio padre, che la guardava attonito, e prendendogli le mani e +accarezzandogliele dolcemente: + +--Tu sei stato sempre buono con me, disse, non mi negherai ora questa +grazia. Vada qualcuno a cercare Silvina... Che io possa darle ancora +almeno un bacio... + +Mio padre rimase muto, tossì, si coprì gli occhi con la mano, e per +qualche minuto non si mosse. Poi, come se avesse preso una penosa +risoluzione, chiudendo le palpebre per nascondere le lacrime, si curvò +su mia madre, la baciò in fronte, e mormorò: + +--Sia fatta la tua volontà. + +Pronunciate queste parole, mio padre uscì precipitosamente dalla stanza +come per dare degli ordini. Udii il suo singhiozzo soffocato. Mia madre +levò i suoi occhi su noi, che le eravamo rimasti vicini, e ci sorrise. + +--Voletele sempre bene, disse con un filo di voce. È la vostra piccola +sorellina... + +Quando, poco dopo, uscii dalla stanza, trovai mio padre seduto, al buio, +nell'anticamera, che da solo smaniava con parole rotte e minacciose. + +--Prima uccidete me, diceva, prima che ella rimetta il piede in questa +casa! + +Si alzò d'impeto, chiamò Marta, chiamò Battista, che accorsero atterriti +a quella voce. + +--Nessuno si muova, senza mio ordine, gridò mio padre. Nessuno entri in +questa casa, senza il mio permesso. Intendetemi bene: nessuno! + +E andò di persona a sprangare l'uscio. + +Passai una notte angosciosa. Vidi l'alba grigia di novembre diffondere +la sua luce spettrale sulla campagna tutta triste, deserta, immobile; +vidi i veli labili delle nebbie sciogliersi dai rami stecchiti degli +alberi, svanire come lieve fumo; udii i galli cantare dai chiusi pollai, +poi li vidi sbandarsi sull'aia, e udii le prime voci umane, i primi +passi nelle case dei contadini; vidi i paperi incamminarsi in fila lungo +la roggia ghiacciata, come galleggiando nell'aria sporca di inchiostro, +più bianchi della brina che faceva candida l'erba; quindi nel silenzio +soltanto rotto da quei lievi rumori, udii lontano lo squillare delle +sonagliere, e poi il rotolio delle ruote sulla via maestra, e lo +schioccar della frusta, della prima carrozza di posta, che dal paese si +muoveva per andare in città. Allora ebbi la sensazione che quel nuovo +giorno, che allora incominciava, non c'era più speranza di poterlo +rimandare ad un altro giorno; di poterlo sopprimere, di poterlo comunque +evitare, sostituendolo con un altro giorno, preso lontano, fra quelli +passati o fra quelli futuri, che non fosse dominato da una così +imperiosa necessità di fare, e di vedere, e di patire ciò che in quel +giorno doveva essere fatalmente fatto, veduto e patito. Ma io solo, fra +tutti gli uomini, non potevo certo spostare il corso del tempo. E poichè +tutti accettavano quel giorno come ogni altro giorno dell'eternità, e +già incominciavano a viverlo, a muoversi, a riscaldarsi del suo debole +sole, a consumare la sua poca luce, a riempirlo dei loro dolori e delle +loro gioie, a convalidarlo con le loro parole ed azioni, io non potevo +in alcun modo sottrarmi alla legge comune, ovvero in un modo solo, +uccidendomi. Allora scesi le scale ed entrai nella stalla. Battista, in +maniche di camicia, stava strigliando Casacca, la nostra vecchia cavalla +bolsa, e mentre la strigliava, in quella loro affettuosa intimità che +durava ormai da tanti anni, egli parlava alla bestia, confidandole tutti +i malanni della propria vecchiaia e commiserando la sua. + +--Sarìa tempo, vecia Casacca, pora bestiacca, diceva Battista, che ne +mettessero tutti due addosso una bella coperta de tera alta e nera com' +l'orinal del re de Fransa. Dalla tua tomba nasserebbe poscia un fiore +dinominato Casacca, con la spuzza dei tuoi porci petti, brutta porca +vecchia stramaledetta bestia, in omnia saecula saeculorum. + +Ed egli tirò alla bestia un'amorosa pedata e mi disse:--Buon dì! + +Ma quando lo chiamai sulla porta, prima ancora che avessi incominciato a +parlare, aveva già capito, Battista, che cosa volevo da lui. Egli, che +m'aveva veduto nascere, mi strinse le mani in silenzio con le sue dita +nodose come radici, e con quella stretta volle baciarmi e abbracciarmi, +e dirmi che era pronto a morire per assecondarmi in quell'impresa. +Casacca, da vecchia porca stramaledetta che era, fu accarezzata da lui +con i nomi più dolci, mentre in fretta quanto più poteva, le infilava i +vecchi finimenti, e la cavezza tutta rattoppata. Cocottina, signorina, +Brigidina, angiol del paradiso, santa bestia, tutti i nomignoli più +delicati uscirono dalla sua bocca, mentre la sospingeva rinculoni tra le +due stanghe della nostra sgangherata carrozza, e attaccava i tiranti al +bilancino e le ficcava il morso tra le ganasce sdentate, finchè in un +fiat fu pronta. Ed egli salito in cassetta, io rannicchiato sotto il +mantice, s'era presa di gran trotto la via maestra alla volta della +città. + +Quanto m'era sembrata miracolosamente breve la strada nell'andare, tanto +ora mi sembrava lunga al ritorno. Allora Casacca zoppicando zoppicando +trottava di buona lena, fresca del lungo riposo, la pancia ben +rimpinzata d'avena, e bastava l'ombra della frusta a farle drizzare le +orecchie e supplire con la buona volontà al difetto d'una gamba. Ma ora +quella gamba anchilosata imbrogliava maledettamente le altre tre, ed era +un continuo inciampare e scapicollarsi, che non bastavano le redini tese +di Battista a tenerla su. Ad ogni minaccia di frusta era un sobbalzo +spaventato che trascinava la carrozza fuori di carreggiata a traverso +della strada, e nella pancia vuota della bestia l'acqua bevuta alla +fontana risciacquava con un rumor cupo di botte. Era passato da più di +due ore il mezzodì e anch'io avevo fame. Silvina, digiuna come me, +pallida, rincantucciata al mio fianco, gli occhi chiusi e le mani +abbandonate in grembo, si lasciava sballottolare. Questa tortura durò +quattro interminabili ore. Finalmente dopo l'ultima salita, sotto il +monte rosso, ci apparve il campanile tutto annuvolato di olivi, che +crescevan fitti sulla collina. Prima di giungere alla nostra casa si +passa dinnanzi al cimitero, che è sopra un poggio erboso, recinto da un +muro di pietre nude, grigio grigio, tra un ippocastano altissimo e +aperto come un pino, e una fila di cipressi neri che si affacciano sulla +via maestra. In quel punto fermai Battista. E mentre egli riconduceva la +carrozza vuota a casa, noi altri due prendemmo di traverso i campi, e +cercando di camminare nascosti dietro le canne delle viti e i tronchi +fitti dei gelsi, raggiungemmo la porticina del frutteto che era, come +sempre, socchiusa. Da quella stessa porta era fuggita Silvina cinque +mesi innanzi. Entro il recinto del frutteto, addossata al muro, c'era +allora una capannuccia di paglia, che aveva fatto Battista per appostare +i merli. La mostrai a Silvina e le dissi: + +--Aspettami qui nascosta. + + + + +XIII. + + +Mia madre era assopita. Accanto a lei, ai due lati del letto, come i due +angioli oranti ai lati della culla del bambino Gesù in certe oleografie +che si vedono in queste case di contadini, Adalgisa e Maria vegliavano +raccolte il riposo dell'inferma. Esse mi guardarono, interrogandomi con +gli occhi, non osando parlare. Soltanto dopo un poco Adalgisa mi disse +sommessamente:--Tutto il giorno ha chiesto di te prima di assopirsi! + +Incontrai mio padre nel corridoio. Egli mi si fermò un istante dinnanzi, +e temetti che volesse interrogarmi. Ma abbassò il capo, e, accigliato, +in silenzio passò oltre. Mi avvicinai a una finestra che s'apriva +sull'aia, e vidi un po' di luce nella stalla, dove certamente Battista +stava rigovernando il letto di Casacca dopo averle versata l'avena nella +mangiatoia. Incominciava a imbrunire. I rami spogli del frutteto erano +così fitti e intricati che non potevo vedere la capannuccia di paglia, +laggiù in fondo, dove Silvina aspettava. Pensai che ella dovesse +sentirsi morire di fame e di freddo, e le mandai Marta con una tazza di +latte caldo, del pane e una coperta di lana. + +Più tardi mia madre si svegliò, e noi ci trovammo di nuovo raccolti +intorno al suo letto, come sempre a quell'ora prima di separarci per +andare a dormire. Di solito ella voleva che Maria leggesse forte le +preghiere della sera, e che tutti noi l'ascoltassimo in silenzio, e si +recitasse un _pater_ e un _ave_ insieme con lei, che ella incominciava +con la sua voce velata: _Ave Maria gratia plena..._ Poi invitava mio +padre ad andarsi a coricare, poichè sapeva che si sarebbe alzato all'una +di notte, per assisterla fino all'alba, come faceva ormai da tre +settimane. Anche quella sera ella recitò il _pater_ e l'_ave_, e poi +disse a mio padre di andare a riposare. Ma i suoi occhi lo guardarono +fissamente, con uno sguardo interrogativo, come se attendesse da lui +qualche cosa. Mio padre la baciò in fronte e se ne andò. + +Io uscii poco dopo nel corridoio e in punta di piedi cercai di spiare +alla porta della sua stanza. Era buia e non s'udiva nessun rumore. Egli +doveva essersi già coricato. Allora scesi in fretta le scale e, passando +per la dispensa, attraversai il frutteto e trovai laggiù Silvina +rannicchiata in fondo alla capannuccia di paglia, e sentii che era tutta +ghiaccia, e batteva i denti dal freddo. Era buio buio. Inciampavamo +nelle radici degli alberi, affondavamo il piede nei solchi freschi. +Silvina si lasciava trascinare: dovetti più volte sostenerla perchè non +cadesse. Finalmente entrammo in casa, e, rallentando il passo e +camminando in punta di piedi, raggiungemmo la mia camera dove ci +chiudemmo a chiave. + +Acceso il lume, Silvina si abbandonò sfinita sul letto, disfatta, e +tremava. Occorse un po' di tempo prima che incominciasse a riaversi e i +suoi occhi semispenti si ravvivassero. Allora, quando vidi che non +tremava più e che avrebbe potuto sostenersi, le dissi: + +--Preparati, Silvina. Tra poco ti condurrò da lei... + +Uscii per andare ad assicurarmi che nulla di nuovo fosse accaduto in +quel frattempo, e per dare cautamente a mia madre, forse già rassegnata +in cuor suo a non vedere appagato il suo ultimo desiderio, l'annuncio +dell'imminente visita di Silvina. Marta era allora accanto a lei, e +pareva che mia madre la supplicasse, e che la vecchia, curva sul letto, +cercasse amorosamente di confortarla. Quando io entrai, mia madre tentò +di sollevare il capo dal guanciale, e, guardandomi con tenerezza, +sospirò: + +--Paris, Paris, conducila subito... Per pietà, non fatemi soffrire +così.... + +--Sì, le dissi accarezzandola, ora verrà... Ora subito te la conduco... + +Rientrato in fretta nella mia camera, con uno stupore angoscioso trovai +Silvina che, seduta dinnanzi allo specchio, stava attorcigliandosi la +treccia intorno al capo e arricciandosi i capelli sopra le tempie. Si +era tolto il cappellino, e, accanto a una borsetta aperta, aveva posato +due o tre scatoline, e un tubetto rosso. Nello specchio vidi inorridito +le sue labbra rosse, appena tinte, i suoi occhi con le ciglia brune e +lucide, le palpebre ombrate di viola. + +--Silvina, Silvina, gridai precipitandomi su di lei e pensando che ora +l'avrei uccisa, che hai fatto? Non ti vergogni? + +E la scossi violentemente, e avrei voluto schiaffeggiarla, metterla +sotto i miei piedi e stroncarla; ma per volontà di Dio il pensiero di +mia madre non mi abbandonò, e presa una spugna inzuppata d'acqua gliela +strofinai con furia sul viso, e afferrati i suoi capelli glieli +scompigliai. + +--Rifatti la pettinatura d'una volta! Non mostrare le tue vergogne! +Nasconditi quella faccia spudorata! le gridai pieno d'odio, incapace di +dominarmi. + +Ed ella impaurita dall'espressione del mio viso che doveva essere +atroce, impaurita da quei gesti con i quali la minacciavo, io sempre +così mite, così debole, in fretta in fretta si asciugò il volto, e +nervosa sfece del tutto le sue trecce, e se le ricompose come un tempo, +divisi i capelli sulla fronte, raccolti poi sulla nuca; e quando ebbe +finito si alzò per seguirmi. + +Mia madre stava con gli occhi fissi sull'uscio. Quando entrai con +Silvina, ella aprì le braccia e senza parlare, con gli occhi pieni di +lacrime, la chiamò a sè. E quando l'ebbe abbracciata, con tutte le sue +forze se la strinse sul petto e non si distaccò più da lei. Marta +piangeva in un angolo. Io triste, in disparte, contemplavo quella +pietosa scena, con l'orecchio teso sempre all'uscio, timoroso che mio +padre, destato da qualche rumore insolito, potesse allora sorprenderci. + +Mia madre e Silvina stettero a lungo così strette l'una all'altra, senza +un movimento, senza una parola. Poi mia madre sciolse il suo abbraccio, +e guardando Silvina che si era sollevata, cercò ansiosamente sul suo +viso non so quale segno che ella sola conosceva, e mormorò: + +--Sei sempre la stessa... la mia piccola Silvina.... + +Silvina abbassò gli occhi: non osò più guardare in viso sua madre. Vidi +la vergogna che quelle innocenti parole produssero in lei e forse capì, +allora, perchè io l'avessi trattata tanto brutalmente poco prima; +l'avessi picchiata e insultata. Mia madre volle che si sedesse sul letto +accanto a lei, ed io leggevo nei suoi occhi una sofferenza penosa, +perchè avrebbe voluto parlarle e non poteva più. Le ultime parole che +ella disse furono appunto quelle:--Sei sempre la stessa, la mia piccola +Silvina... I suoi occhi vedevano ancora lucidamente, la sua intelligenza +era ancora viva, ma non poteva più parlare. Tentava di quando in quando +qualche gesto vago, stringeva le mani di Silvina, e poi con l'indice +teso le faceva cenno di no. Voleva dire:--Non andartene più... non +ritornare via... non mi abbandonare... non abbandonare tuo padre... E +Silvina, osando appena sfiorarla con lo sguardo quando uno di questi +gesti la costringeva ad alzare gli occhi, rispondeva di no col capo, ma +non osava parlare. + +Io pensavo quanto quella scena penosa si sarebbe prolungata ancora, +allorchè mi parve di udire nel corridoio uno stropiccio di passi cauti, +e persino il respiro affannoso di un uomo. Mi avvicinai lentamente +all'uscio, lo socchiusi, e guardai da un lato e dall'altro. Ma il +corridoio era perfettamente buio e non vidi nessuno. Quando mi volsi, +mia madre mi chiamò, e presami con fatica una mano la unì alle mani di +Silvina. Voleva dire:--Te l'affido... non lasciarla partire... +proteggila tu. Allora, soltanto allora, mi ricordai che Silvina prima di +lasciare Silvio gli aveva detto:--Non mi aspettare. Non tornerò mai +più!--e pensai che forse Silvina, sebbene non avesse osato chiedermelo, +desiderasse veramente di rimanere con noi, di non ritornare mai più a +quella vita irregolare che doveva averle procurato più delusioni che +gioie, più umiliazioni che piaceri, forse pentita, quantunque il suo +maledetto carattere le impedisse di confessarlo, d'essersi abbandonata a +quel capriccio, di aver cagionato a sè stessa e a noi tanto male. Forse +la paura di mio padre, il timore di esser trattata duramente da noi, di +esser punita con troppa severità, la rendeva ancora esitante. Forse +orgogliosa com'era, aspettava che qualcuno le parlasse e la pregasse di +rimanere. Davvero avrebbe dovuto lei pregare, inginocchiarsi dinnanzi a +mio padre, invocare il suo perdono. Avrebbe dovuto mortificarsi ed +espiare, almeno con un atto di umiltà, tutto il male che aveva fatto. Ma +mia madre era morente, e mi sembrò che negarle l'ultima gioia, +allontanare anche soltanto da lei di un attimo la possibilità di veder +compiuto il suo ardente desiderio, sarebbe stata una colpa di cui avrei +sentito eternamente il rimorso. + +Allora chiamai Marta, e mentre lei, povera donna, cercava di nascondere +le lacrime che dagli occhi colavano sulla sua faccia terrosa: + +--Marta, le dissi, va a preparare il letto di Silvina, riordina presto +la sua camera. Silvina rimane con noi. + +Poi domandai a mia madre: + +--Così, mamma? + +Ed ella mi accennò di sì, e portò la mia mano alle labbra che erano +appena appena tepide, la baciò, e con un profondo sospiro chiuse gli +occhi per meglio contemplare quella felicità radiosa in cui si sentiva +rapire. + +All'orologio della chiesa suonarono i tre quarti. Tra un quarto d'ora +nostro padre si sarebbe alzato, sarebbe venuto a prendere il suo posto +accanto al letto, dove Marta aveva già silenziosamente preparato la sua +poltrona con i due cuscini, e messo lo scaldino. Allora presi Silvina +per la mano, e, senza che mia madre, assopita, se ne accorgesse, la +condussi via. Passando dinnanzi alla camera di mio padre, in punta di +piedi per non destarlo prima del tempo, vidi le fessure illuminate e lo +sentii singhiozzare. + +Mio padre non s'era coricato quella notte. Egli sapeva che Silvina era +venuta. Egli era stato a spiare dietro l'uscio quando avevo introdotto +Silvina nella camera della mamma, e quello stropiccìo, quel respiro +affannoso che m'era parso di udire, era lui che si muoveva guardingo, +lui che cercava di soffocare il suo pianto. Ah! perchè non entrò con +noi, perchè non volle vedere Silvina, perchè l'orgoglio vinse, anche in +quella notte, il suo dolore, ed egli preferì reprimere la sua pietà +anzichè obbedire al suo cuore, si lasciò vincere dalla paura di +mostrarsi debole, anzichè seguire l'impulso generoso che lo spingeva a +perdonare? Forse Silvina sarebbe stata salva, e il male di quei mesi +avrebbe potuto essere in qualche modo riparato, e la sventura si sarebbe +allontanata per sempre dalla nostra casa. Ma mio padre non uscì dalla +sua stanza se non quando udì che tutto era ritornato in silenzio, che +noi ce n'eravamo andati, ed ogni pericolo d'incontrarsi con Silvina era, +almeno per quella notte, scongiurato. + +Silvina non volle neppure entrare nella camera che Marta aveva preparato +per lei. Volle rimanere, vestita com'era, in camera mia, e a stento +potei indurla ad adagiarsi sul mio letto e ad appoggiare il capo sul mio +cuscino. Seduto accanto a lei, con il cuore pieno d'angoscia, le +domandavo di quando in quando: + +--Rimarrai, Silvina? + +Ed ella rispondeva di no col capo, e non mi guardava, non diceva una +sola parola. Gli occhi non le si chiusero mai, neppure per un istante, +finchè la luce di un altro giorno diradò lentamente le tenebre, fece +impallidire la luce della nostra lampada, e allora Silvina si alzò, si +strinse sulle spalle la mantellina, raccolse le sue piccole scatole di +pomata, di belletto, di cipria, abbandonate accanto allo specchio, e +nascose i capelli nella sua cuffiettina di lana. Come la mattina +innanzi, quando ero partito per andarla a cercare in città, il silenzio +notturno fu rotto dalle prime voci umane che risuonavano stranamente +nell'aia, i cani della scuderia abbaiarono, le campane della chiesa si +sciolsero in uno scampanìo lungo e triste. + +--Silvina! supplicai ancora, con un singhiozzo. + +Silvina varcò la soglia senza neppure voltarsi, e scomparve. Poco dopo +udii la vettura di posta tutta squillante di sonagli avvicinarsi per la +via maestra, l'udii passare al trotto e allontanarsi... + + + + +XIV. + + +Udii la vettura allontanarsi; e poco è mancato che io scrivessi: per +sempre. No, non per sempre. Con i suoi tre cavalli essa ha da allora +consumato molta altra strada. La vita, anche semplicemente quella d'una +corriera, non finisce, non s'interrompe, neppure se uno di noi muore. In +questo senso ha molto maggiore importanza la morte o la caduta di un +cavallo, una frana che precipiti attraverso la via, la rottura di una +ruota o di un asse. Ma Silvina, sì, se ne andò per sempre. Come mia +madre. Nemmeno Silvio la rivide mai più. + + + + +PARTE QUARTA + +Come finì poi la collana. + + +Ancora una volta ho dimenticato la collana. Questo sinistro gioiello +apportatore di sventura lo smarrisco sempre per via. Scompare dai miei +racconti, mi scivola quasi dalla memoria, con la stessa improvvisa +fatalità con cui ho veduto realmente apparire e scomparire e riapparire +il suo freddo splendore nelle circostanze più dolorose che ho +attraversato fino al momento in cui scrivo. + +Se fossi un romanziere di grido non mi sentirei molto mortificato per +una distrazione di questo genere, perchè, specialmente in altri tempi, +quando si scrivevano romanzi di intreccio e di immaginazione con molti +personaggi e avventurose vicende (contrariamente a quanto avviene nei +romanzi d'oggi che sono soltanto pieni di belle immagini e di rari +fantocci meditativi e sedentari), accadeva spesso agli scrittori anche +più provetti di perdere per via, non dico una collana, ma addirittura +uno e spesso anche due o più personaggi, che, per ritrovarli, era poi +necessario ricondurre il lettore a fare alquanti passi indietro. Ma se +non voglio, a nessun costo, tralasciare di dire quale sia stata l'ultima +fine della collana di Daria, che fu poi di Silvina, non si creda che io +abbia la pretesa di completare un racconto il quale, d'altronde, non +interessa altri che me, o che stimi la storia di questa collana +indispensabile alla comprensione esatta delle cose narrate fin qui. Al +contrario penso che la storia di Silvina, se dovesse essere pubblicata, +sembrerebbe a tutti abbastanza chiara, nel suo intreccio molto comune e +verosimile oltre che perfettamente vero, anche senza conoscere la fine +fatta da quella sciagurata collana. In questo senso noi ignoriamo fatti +ben più importanti, come sarebbe quello, per esempio, della fine che +potrà fare Silvina allorchè si sarà stancata del principe Stroztki o il +principe Stroztki di lei, e la falsa vita di principessa ch'ella +conduce, tra festini, gioielli ed amorosi capricci, non le offrirà più +alcuno svago. Ma la fine di Silvina, che sarà senza dubbio triste, +appartiene all'avvenire, mentre quella della sua collana si può dire che +appartenga ormai al passato. + +Raccontano che vi siano state gemme altrettanto malefiche quanto quella, +e anche più, le quali rovinarono con la loro sinistra influenza regni e +repubbliche, spensero nel sangue intere dinastie, scatenando guerre e +pestilenze, e, precipitate poi nelle profondità dei mari, furono dopo +secoli ripescate, e ricominciarono a seminare sulla loro strada delitti +e sciagure. Ma, per conto mio, spero di non vedere quello smeraldo +rivarcare mai più le soglie di questo mondo, dal quale ora il caso lo ha +allontanato. E fra alcuni secoli, quando ritornerà il suo turno di +maleficio, non sarò certo più io quello che il destino condurrà ad +urtargli contro. Il nostro solo conforto può essere di pensare che una +volta si nasce uomo, e una volta, forse, smeraldo. + + * + * * + +Quando Silvio, vedendo quale prova d'amore Silvina esigesse da lui, si +decise a trafugare la collana di cui Silvina era tanto ambiziosa, non +pensava certo che con quell'atto di leggerezza avrebbe distrutto per +sempre la propria felicità, già molto pericolante. Più gli era sembrata +opprimente la città la sera innanzi uscendo dall'ospedale, più allora +gli sembrava ospitale, allegra, piacevole. Si sentiva ancora un po' +stordito, ma quello stordimento non era punto doloroso. + +A quell'ora le strade erano semideserte, e non s'incontravano se non +ragazzi col naso rosso che correvano a scuola, operai neri e pelosi che +andavano alle officine con le pipe accese e i berettoni di pelo calati +sugli occhi, servette dalle anche rotonde e dai polpacci sodi che, +tenendo le mani avvoltolate nei grembiuli e le sporte vuote appese al +braccio, svolazzavano pei marciapiedi alla volta del mercato. Faceva una +bizzarra impressione vedere tutte le narici, fossero d'uomo, di donna o +di bimbo, fumare come le froge dei cavalli dei fiaccherai che, +trascinandosi addormentati a passo morto lungo le strade, sfiatavano ad +ogni tratto nuvolette di vapore leggiero e bianco; nè più leggiero nè +meno candido di quello che si sprigionava di sotto i coperchi delle +pentole dove bollivano e pipavano le castagne. È divertente, camminando +a quell'ora per la città, osservare le facciate delle case, con tutte le +loro finestre ancora chiuse, e vedere in che modo una qua e una là se ne +spalanchi di botto, con che viso stupefatto ogni uomo, appena sveglio, +guardi il mondo dal suo davanzale come se fosse nuovo, e quanta paura +abbia dell'aria libera della strada, e quanta fretta di rinchiudersi +un'altra volta nel suo piccolo guscio. No, il sole d'inverno non è ben +visto da nessuno. + +Un poco più tardi le strade si animano veramente, quando i carretti +degli erbivendoli e dei merciai aprono il loro commercio, e i portinai, +ramazzato il loro tratto di marciapiede, si dispongono a tener cattedra +di pubblica istruzione, e i commessi di negozio con mazzi di chiavi e +paletti e strani ordegni, come bande di svaligiatori, danno l'assalto +alle botteghe, ne alzano le saracinesche, ne spalancano gli sportelli, e +mettono sulla strada le mercanzie come se fosse roba rubata. Allora la +città perde ogni carattere, tutto è confusione, disordine, tumulto, e +per spiccare su quella marea rumorosa e agitata di gente che invade le +strade, corre, grida, si urta, e più cerca di sopraffarsi più si perde e +si confonde nel caos, non basta più la modesta personalità di ciascuno, +fatta di un certo modo di camminare o di portare il cappello, di un naso +troppo lungo o di un abito bizzarramente tagliato, ma bisognerebbe +essere il Re in persona, in una berlina dorata con sedici pariglie +candide, staffieri in gala, e trombettieri che non si stancassero mai di +soffiare a gote piene nei loro corni d'argento. + +Ma Silvio non la pensava così quando, alleggerito del peso della +collana, uscì dal gioielliere e s'incamminò verso un mercante di +pellicce, dove si proponeva di comprare quel pastrano verde con colletto +di lupo e quel berretto di lontra che Silvina gli vide addosso +nell'aprire gli occhi. Silvio credeva che tutti riconoscessero in lui un +uomo straordinariamente ricco e felice; e avrebbe voluto chiedere a +ognuno che passava se la città intera fosse da vendere. Così, ciecamente +beato, a passo di bersagliere, la fronte alta, gli occhi ridenti, se ne +andò, Silvio, incontro alla propria rovina. + + * + * * + +Due giorni dopo Silvina era fra le braccia del principe Stanislao e con +garbo gli carezzava i riccioli neri della parrucca, senza pensare che da +quelle carezze non gliene poteva venire alcun brivido.--E oltre tutto, +concludeva Silvina, m'ha lasciata anche senza la mia bella +collana!...--Povera Silvina! esclamò il principe, quella collana vi era +dunque tanto cara?--Era il solo ricordo che avessi di mio padre! E poi +dove trovare uno smeraldo altrettanto bello e perfetto? Povero papà mio! +Se lo sapesse!--Infine, Silvina cara, disse il principe, non vi +disperate così. Se non sarà una collana con uno smeraldo altrettanto +perfetto e fulgido, sarà un'altra collana non meno preziosa di quella. + +Silvina si consolò. Quel giorno stesso il principe la mise in una bella +carrozza tirata da due focosi cavalli e la condusse di galoppo dal primo +gioielliere della città. Le vetrine di quel gioielliere eran mille volte +più risplendenti della famosa caverna di Alì Babà, perchè vi si vedevano +radunate, in molli conchiglie di velluto violetto, gemme d'ogni +grandezza e colore, dalle quali si sprigionavano, come da un firmamento +di fuochi artificiali, raggi sottili, acuti e tremoli che, attraversando +la strada, s'andavano a rifrangere in variopinte luci sulle facciate +delle case incontro. Erano gioielli finemente lavorati, zaffiri, rubini +e brillanti sposati con opali diafani, perle rosee, cupe ametiste, +trasparenti acque marine, e tutti racchiusi in preziose legature. Alcuni +di essi uscivano per la prima volta dalle mani dell'orafo, tutti +fiammanti e lucidi; altri avevano appartenuto ai Raià delle Indie +Inglesi, all'Imperatrice della Cina o al Sultano dei Turchi, e dalla +loro profondità traspariva, come in certi begli occhi stanchi, una luce +che parea consumata. La folla che passava dinnanzi a quella bottega +tuffava per un attimo le pupille avide e meravigliate nel chiarore +abbagliante dell'oro e delle pietre preziose, e poi s'allontanava +maledicendo il diavolo tentatore che per trascinare gli uomini in +perdizione si serve anche di piccoli pezzi di vetro colorato. + +Silvina e il principe avevano chiesto di vedere qualche bella collana. +Erano seduti dinnanzi ad un tavolo, e il gioielliere, inforcati certi +occhiali azzurri dietro i quali era scomparso il suo sguardo, aveva +incominciato a trarre da uno scrigno di ferro massiccio collane dopo +collane, e veniva ora allineandole sotto i loro occhi, in silenzio. +Prima fu una collana di perle e diamanti neri con qualche rara lacrima +d'opale; poi una collana di perle candide alternate con ametiste e +zaffiri di una profondità notturna; poi ancora una collana tutta di +rubini quadrati ed una di onici e di brillanti. Silvina guardava +estatica quei vezzi degni di una regina e non sapeva dire quale le +piacesse di più; quando, con sua gran meraviglia, vide le mani magre e +tremanti del gioielliere porgerle sopra un piccolo scudo nero una +collana d'oro semplice al cui centro splendeva un superbo smeraldo. Il +suo cuore palpitò. Era quella proprio la sua collana! Il principe +Stroztki disse vedendola:--Non mi sbaglio? Questa, Silvina, sembra tutta +la vostra collana.--Il gioielliere commentò lentamente:--È la meno +preziosa. Ma, per me, la luce di questo smeraldo vale tutte le +altre.--Silvina non sapeva staccare gli occhi da quella pietra verde che +col suo splendore la teneva incantata. Ma chiuse le palpebre e +disse:--No, Stanislao, non è certamente la mia collana.--Ella scelse +invece quella tutta composta di rubini, e volle che subito il principe +gliela allacciasse al collo. Così Silvina rinnegò per l'ultima volta il +suo passato, e la collana di Daria fu nuovamente rinchiusa nello scrigno +del gioielliere. + + * + * * + +Poco tempo dopo in città scoppiò una sommossa. In una chiara notte di +maggio alcune navi nel porto improvvisamente s'incendiarono e, fumando +come vulcani, vomitavano cenere calda e scintille che il vento faceva +roteare sui tetti come frecce arroventate. Da per tutto si sparse un +puzzo asfissiante di catrame e di pece, e sembrò che la luna, che era +bianca e limpida in cielo, sbavasse sulle facciate delle case e sulle +strade deserte la luce rossa di un sole equatoriale. A quel pauroso +allarme la folla si riversò per le vie e venne gridando sul molo. Ma +quando vide dai silos accorrere un'altra folla urlante che recava +fiaccole accese e scale altissime, indietreggiò terrorizzata, e di nuovo +le strade si vuotarono. Come se un ciclone si fosse improvvisamente +abbattuto sulla città, e per le vie e le piazze corressero fiumi +vorticosi di libeccio, era tutto uno sbatacchiar d'imposte e di finestre +e di porte, che via via si chiudevano con cupi tonfi, soffocando nelle +case e negli anditi bui le voci spaventate delle donne e dei fanciulli, +le rauche bestemmie degli uomini. + +Dal porto i rivoltosi salivano a ondate di migliaia, correndo compatti +dietro i portatori di torce. Attraversato il mercato, si precipitavano +in mezzo alle case per vie diverse, gli uni passando per il quartiere +dei cotonifici, gli altri in direzione della cattedrale, altri ancora +verso il quartiere degli armatori e dei banchieri, e tutti andavano poi +a convergere verso il centro della città. Le torce delle prime colonne +erano già consumate e spente, quando ancora le ultime ondate con le loro +fiaccole accese non avevano attraversato il mercato. Dove queste +s'incontrarono con quelle nacquero mischie spaventose. I portatori di +fiaccole, trovandosi improvvisamente di fronte a colonne che +tumultuavano al buio, credettero d'essere caduti in un agguato. In breve +una battaglia furibonda s'impegnò fra le due parti, finchè anche le +ultime torce consumate si spensero e la moltitudine continuò a +combattere furiosamente al buio. Ciascuno credeva di avere di fronte un +esercito di soldati. Da ogni parte si drizzavano barricate. E dietro le +barricate, incuranti di quella inutile strage, i ladri che senza nè +fiaccole nè lanterne nè clamori, alla spicciolata, erano accorsi dai +quartieri più eccentrici al primo odore di tempesta, svaligiavano +tranquillamente le botteghe, caricavano i carretti che s'eran trascinati +dietro correndo, e curvi sotto montagne di fagotti se ne andavano +pacifici per i fatti loro. + +Alla prima luce dell'alba gli amici si riconobbero da una barricata +all'altra. Dapprima non credettero ai loro propri occhi, poi si +guardarono in faccia meravigliati, e allibirono. Il primo impulso fu, +nei capitani, di rifarsi una reputazione continuando a combattere fra di +loro. Ma i gregari s'affrettarono a sventolare bandiere e fazzoletti +rossi, e qualcuno certo maledisse il sole il quale impediva che quelle +fiaccole di cenci si spegnessero come s'erano spente nella notte le +torce di resina. Su quella pace presto fatta da nemici che eran partiti +all'assalto sotto la stessa bandiera, spuntarono lampeggiando alla luce +dell'aurora le lance fitte della cavalleria. + + * + * * + +In una certa grotta scavata nella scogliera, al di là del faro, +Perdifiato, seduto in faccia al mare, aspettava pazientemente che +spuntasse la alba. Il mare era livido e agitato, e vomitava contro lo +scoglio ondate tutte bavose che si rompevano mugghiando sui suoi fianchi +scoscesi. Poi con fischi e singhiozzi assordanti se le risucchiava in +tanti mulinelli vorticosi, e, rigonfiandosi tutto, le risputava +infuriato contro l'alta scogliera. Non si distingueva ancora la luce di +levante, dove il sole insinuava tra cielo e mare la punta d'un raggio +pallido pallido, dalla luce di ponente, dove la mezza luna, ancora tutta +fuori dell'orizzonte quantunque già coricata, guardava di traverso le +ombre a poco a poco sfumare sulla terra. E già i gabbiani, usciti dai +loro nidi, assalivano il vento a testa bassa remando affannati con le +ali tutte distese. Perdifiato, cercando di allontanare dagli occhi i +ciuffi di capelli spioventi che gli impedivano di vedere, malediceva in +cuor suo il boia destino che invece di dargli due ali possenti come +quelle dei gabbiani, gli aveva anche tolta una gamba, per cui egli +doveva tutto fare con una gamba sola, cercando di aiutarsi alla meglio +con una stampella di legno. Almeno la gobba, che il destino, previdente +di ciò che gli sarebbe mancato poi, gli aveva appioppata sul groppone +fin dalla nascita, e di cui egli non sapeva che farsi, avesse potuto +cambiarla con un'altra gamba! Ma no! La gamba se ne era andata sotto un +carro, e la gobba gli era invece rimasta. E lo chiamavano Perdifiato +appunto perchè, camminando con quella stampella e quel fagotto sempre +appeso alle spalle, pareva a tutti che per la gran fatica dovesse +mancargli da un momento all'altro il fiato. + +Se avesse avuto tutte e due le gambe come una volta, anche la gobba gli +sarebbe sembrata più leggiera. Ma certo egli non le avrebbe impiegate, +come quegli stupidi gabbiani impiegavano le loro ali, a lottare contro +il vento senza nessuna speranza di poterlo attraversare. Se mai si +sarebbe messo a gareggiare con lui, per fare a chi correva più veloce, e +tanto meglio se il vento, prendendolo in poppa, lo avesse anche aiutato. +Allora non gli sarebbero occorse due ore per arrivare da quella grotta +maledetta al centro della città, e poi altre due ore per mettersi in +salvo prima dell'alba. Ma così conciato, che avrebbe potuto fare di più? +Appena aveva visto fiammeggiare l'incendio nel porto s'era messo a +correre, e, rischiando ad ogni passo di schiantarsi anche quell'unica +gamba che gli rimaneva, aveva fatto salti da cavalletta su per la +scogliera e poi lungo il molo tutto ingombro di travi, di corde, di +àncore, di botti. L'anima agitata gli avrebbe messo le ali ai piedi, se +ne avesse avuti due. Ma a una gruccia, a un povero pezzo di legno, come +poteva mettere un'ala? Sicchè tutto sfiatato, era giunto appena in tempo +a intrufolarsi in una certa bottega che aveva la porta sfondata, giusto +per spigolare quello che gli altri più fortunati, cioè più veloci di +lui, vi avessero per caso dimenticato. Con un moccoletto s'era messo a +frugare, e per quanto quella fosse la bottega di un gioielliere, non +aveva trovato se non un paio di vecchie scarpe, in un angolo, in un +altro una valigia usata, sopra un tavolo una lente d'ingrandimento e un +poco più in là una bilancia di precisione. Nel fondo di uno scrigno di +ferro, che doveva aver dato molto da fare per aprirlo c'era un mucchio +di cartoccini di carta velina che certo erano stati pieni una volta ma +ora parevano tutti vuoti, mezzi strappati e sfatti. Perdifiato, +affondando scrupoloso la mano nel mucchio, credette di sentirne uno +ancor pieno. Allora, per non perdere tempo, aperta la valigia, vi +rovesciò dentro tutta quella carta, e, confidando nella fortuna, così +carico di quel magro bottino prese la via dell'uscita. + +Ma il ritorno non era andato così liscio come si poteva sperare. Sotto +un arco buio aveva fatto un incontro che per poco non gli era costato la +pelle; perchè, mentre se ne andava tutto saltellante per la via più +breve, due ombre si eran staccate da un angolo e gli avevano sbarrato il +cammino. + +--Olà! diceva una voce rauca, d'uomo, tu prendilo per il collo e tiello +fermo... + +E un'altra voce, che pareva di ragazzo, diceva: + +--Sbattilo al muro e io lo frugo. + +Perdifiato si sentì veramente mancare tutto il fiato che dopo tanto +correre ancora gli rimaneva, e balbettò: + +--State boni ragazzi! Per chi mi prendete? + +Ma due mani possenti lo afferrarono per le spalle, e altre due mani gli +abbrancarono il ginocchio, e Perdifiato, barcollando, sentì che quello +che lo stringeva alla gamba cercava nell'ombra l'altro ginocchio, per +agguantarlo, e non lo trovava. Intanto quello che lo teneva abbracciato +per le spalle diceva: + +--Maggiolino, cavagli questo fagotto che ha sulla schiena! + +Allora sentì la stretta del ginocchio mollare, e due mani gli si +infilarono sotto il corpetto e incominciarono a palpargli la gobba. + +--Non viene niente! gridò indispettito il ragazzo, che era quello che lo +frugava. + +Allora l'altro prese Perdifiato per i capelli e lo scrollò con tanta +forza, che, perdendo l'equilibrio, egli cadde lungo disteso per terra. + +--Lasciatemi andare! gemette. Sono un poveraccio anch'io! + +In quel mentre s'udì uno scalpiccio di gente che si avvicinava correndo, +e allora quello che gli stava sopra gli assestò un pugno nelle costole, +e se ne fuggì a precipizio seguito dal ragazzo che dileguò subito con +lui nel buio. + +Perdifiato rimase qualche minuto immobile, senza respiro, per l'acuto +dolore che sentiva alle costole. Poi, quando non udì più alcun rumore, +cercò di sollevarsi, e palpandosi il fianco sentì che versava sangue. + +--Maledetti! gemette. M'hanno bucato! + +E premendosi con una mano la ferita, e con l'altra aggrappandosi al +muro, si alzò in piedi, ritrovò la gruccia, la valigia e le scarpe che, +sfuggendogli di mano quando era caduto, erano rotolate poco lontano, e +ansando disperatamente raggiunse la grotta dove Prisca ed Accolito +dormivano ancora ignari di tutto. + + * + * * + +Ora gli premeva di sapere due cose, e perciò aspettava la luce del +giorno: prima di tutto se in quei cartocci che stavano nella valigia ci +fosse qualche cosa di buono; poi se la ferita che lo faceva soffrire, e +non voleva stagnarsi, fosse grande o piccina, soltanto un graffio oppure +un buco profondo. Finalmente un po' di chiarore si fece nell'aria, e +Perdifiato, rovesciata la valigia in una specie di buca fatta nello +scoglio, incominciò a passare uno dopo l'altro gli involti di carta +velina, e non c'era piega ch'egli lasciasse inesplorata. Con sua +infinita gioia in uno trovò una pietruzza che al tasto e al colore, alla +rotondità, riconobbe per una perla. Era una bella perla bianca, grossa +come un cece. Poi trovò, in un altro cartoccino rimasto intatto, quattro +o cinque pietre giallognole, trasparenti, lavorate come il brillante, ed +erano quattro o cinque topazi. Infine trovò, proprio quando aveva +perduta ogni altra speranza e non rimanevano nella buca se non pochi +straccetti di carta, una collanina d'oro da cui pendeva uno smeraldo +ovale. Perdifiato stava guardando quello smeraldo contro luce per vedere +quanto fosse limpido e trasparente, quando un dolore acuto gli +attraversò improvvisamente il fianco ferito e gli strappò un lamento. Si +rovesciò allora il corpetto, e si vide tutto sporco di sangue. Sotto le +costole gli si apriva un taglio di coltello largo due dita che doveva +essere profondo assai. Perdifiato si arruffò disperato i capelli sulla +fronte e capì che di quel colpo poteva morire. Infatti si sentiva a poco +a poco mancare le forze, e già gli occhi gli si annebbiavano. Chiamò con +tutta la sua voce:--Prisca! Accolito!--e cominciò a tirar sassi nella +grotta per svegliarli. + +Prisca dormiva profondamente nel suo letto fatto di stracci e di foglie +secche, e sognava di esser presa in mezzo da quattro o cinque giovani +che portavano tutti un garofano in bocca e la volevano ad ogni costo +spogliare. Ella teneva un braccio disteso e la sua bella testa, bruna e +crespa, posata su quel braccio. Si agitava tutta nel sogno e dalle sue +belle labbra sorridenti uscivano di quando in quando piccoli gridi +lamentosi, come se realmente ella si trovasse alle prese con una muta di +innamorati. Uno dei sassi che Perdifiato tirava nella grotta la colpì +alla spalla e la destò spaventata. Ed ella, rizzandosi con un salto a +sedere sul letto, subito con la mano si nascose i piccoli seni tondi e +rosei nella camicia, e si guardò intorno con occhi torvi, come se +contasse di non vedere che nemici. Ma non vide nessuno, se non Accolito +che, coricato al suo fianco, ronfava con le labbruzze aperte e gli occhi +rovesciati, che mostravano fra le palpebre brune un filo di bianco, e +parevano due castagne tagliate. Ma subito dopo udì la voce di Perdifiato +che la chiamava, e curvandosi sopra un fianco, vide anche lui, nell'arco +chiaro della grotta, che si stringeva la faccia con le mani e si torceva +come se avesse le doglie. Ella saltò su in piedi, e infilatosi alla +svelta un gonnellino, scalza andò a vedere che cosa avesse il suo caro +marito per lamentarsi e dimenarsi così. + +--Crepa! esclamò poi strofinandosi gli occhi cisposi. Chi ti ha pregato +di andare? Manco se avessi tre gambe invece di una, e un paio di ali +invece di quella gobba dannata! + +--Andiamo, disse Perdifiato che non ne poteva più dal dolore, mettimi a +letto e fammi un impiastro... + +Prisca lo prese per le spalle e lo trascinò sul letto dal quale s'era +alzata allora. Poi ritornò fuori, e raccolta la perla e la collana con +lo smeraldo e i topazi che erano posati sulla pietra, li mostrò a +Perdifiato e gli chiese: + +--Questi cosa sono? + +Perdifiato glieli tolse di mano con violenza e senza rispondere li +annodò stretti stretti in un angolo della coperta. Prisca si avvicinò a +un fornello piantato in un angolo fra quattro sassi, su cui stava una +pentola di coccio, e nella pentola c'era un po' di pancotto che +galleggiava in un brodo nero. Prisca prese un cencio e se lo distese +sulle ginocchia. Poi prese un po' di quel pane spappolato e ne fece una +specie di focaccia larga come una mano. Lo involtò bene bene nel cencio +e, sollevato il corpetto di Perdifiato, gli appiccicò l'impiastro sulla +ferita. + +--Non aver paura! disse con sarcasmo. L'anima tua da questo buco non ci +passa! + + * + * * + +Quel giorno trascorse così. Perdifiato si lamentava tutto rattrappito +sul letto. Dopo qualche ora si strappò dal fianco il corpetto, +l'impiastro di pancotto, la cintola dei calzoni, e tutto scaraventò +lontano da sè con ira. Si sentiva bruciare dentro, le viscere, come se +avesse inghiottito e digerito una pietra infernale. I suoi occhi bovini, +tondi e neri, pareva che per il gran dolore gli dovessero schizzar dalla +testa, e che egli picchiasse la testa nel muro appunto per farli +rientrare nelle orbite. + +Era giorno di domenica. Prisca prese Accolito e lo portò ad una +pozzanghera d'acqua salata che il mare aveva lasciato nel cavo d'uno +scoglio, e senza pietà gli lavò il viso, le orecchie e le mani, che dopo +quella lustrata brillarono al sole più nere che mai, perchè erano nere +di natura. Anche Prisca era nera. La sua pelle aveva il colore del +bronzo: era bruna e dorata, e lucida più del metallo. Asciugò Accolito +nella sua sottana e poi gli infilò certe brachette di velluto nero e un +camiciottino bianco ricamato. Sulla fronte gli spazzolò bene il ciuffo. +Quindi, preso lo specchio, ch'era un pezzo di specchio tutto scheggiato, +lo appoggiò ad un sasso, e, accoccolata, incominciò con il pettine, che +aveva sì o no quattro denti, a districarsi i capelli, fitti e increspati +come la lana. Ma non riuscì che a strappar qualche nodo e a sciogliere +qualche ricciolo, e il resto le rimase tutto raggomitolato intorno al +capo, che sembrava appunto un gran gomitolo di lana. Un nastro giallo se +lo passò sotto la nuca e se lo annodò in due bei cornetti dritti nel +mezzo della fronte. Poi, senza vergognarsi del mare che la guardava con +i suoi mille occhi sfavillanti di sole, si spogliò nuda nuda, e in breve +si rivestì degli abiti di festa, ch'erano certe calze di seta azzurra, +un corsettino di lana rossa e una gonnella nera di panno. Alla cintola +si annodò un altro nastro verde e i piedi li calzò con due belle +scarpette. Così, tutta vestita bene, si accostò al letto dove Perdifiato +non la finiva più di gemere e di agitarsi. Egli stava rivoltato con la +faccia contro la parete e teneva le braccia intorno al capo. La coperta +era tutta ammonticchiata in fondo al letto. Prisca si curvò e cercò quel +nodo che Perdifiato aveva fatto in un angolo della coperta per +racchiudervi la collana e le altre pietre preziose, lo sciolse, e, presa +la catenina d'oro con lo smeraldo, svelta si allontanò senza essere nè +veduta nè udita. + +Nonostante i disordini della notte tutti erano per le strade in quel +giorno di festa, e Prisca, tirando per la mano Accolito, non faceva +minor figura delle altre donne giovani e belle che, a braccetto dei loro +innamorati, tutte accese in viso per il sole che incominciava a +scottare, con vestiti e nastri sgargianti, collane e braccialetti d'oro, +se ne andavano dondolando da un marciapiede all'altro. Prisca era +giovane, fresca, diritta, e Accolito non si sarebbe detto suo figlio. Ma +a lei, tutte le altre domeniche, toccava di trascinarsi al fianco di +Perdifiato, che non si staccava un minuto; e camminare tra la folla con +quella gruccia e quella gobba era un tormento. Egli poi non stava zitto +mai, e bastava che uno guardasse la sua donna, ch'egli si metteva a +chiamarla per nome, perchè tutti sapessero subito che quel fiore gli +apparteneva. Perciò quel giorno Prisca andava trionfante e libera, e +tutti potevano guardarla quanto volevano, e averne da lei in compenso +certi bei sorrisi bianchissimi. Ma il meglio sarebbe accaduto in Borgo +S. Angelo, ch'era il quartiere dei ladri, dove Perdifiato l'aveva presa +ragazza. + + * + * * + +Perdifiato intanto si disperava, solo, nella grotta che già incominciava +a riempirsi di ombra. Egli vedeva l'inferno aperto ai piedi del suo +letto e tutti i diavoli rossi, con le corna e le forche, che ballavano +nelle fiamme. Chiamava Prisca, chiamava Accolito, ma non gli rispondeva +se non la propria voce fatta cavernosa. Aveva sete, e beveva ogni tanto +un sorso d'acqua da un vaso di coccio che aveva accanto al letto. Ma +quell'acqua, che era fredda finchè la teneva in bocca, appena passato il +gargarozzo diventava bollente e pareva piombo liquefatto che gli colasse +nelle viscere. Si sentiva morire. Si abbrancava con le mani alle pareti +scabrose, ma certo sarebbe finito nell'inferno che lo aspettava laggiù +spalancato. Sua moglie e suo figlio l'avevano abbandonato. Forse Prisca, +tanto coraggiosa, avrebbe potuto scacciare quei diavoli rossi, chiudere +quella buca arroventata con delle palate di sabbia! Disperato, egli +invocò la Madonna del Parto, che aveva già salvato Prisca quando aveva +dato alla luce Accolito; e benchè non sperasse più nulla, con sua gran +meraviglia la vide d'un tratto apparire in una nuvoletta candida. Allora +le offrì col cuore tutte le sue ricchezze. La Madonna gli +disse:--Perdifiato, mi darai la collana d'oro con quello smeraldo ovale. +La nuvoletta svanì, e Perdifiato afferrò la coperta e sfece il nodo. Ma +non trovò la collana. + +E tutti, vedendo passare Prisca con Accolito, le andavano incontro +allegri, e, guardandola con ammirato stupore, le dicevano:--Oh! fiorita +come una rosa di maggio, la nostra bella Prisca! E il gobbo se l'è +bevuto il mare? Come siamo sgargianti! E questa bella collana, con +questo bello smeraldo, chi ve l'ha regalata? Dalla gobba dello sposo è +uscita? E ridevano, e Prisca rideva più di loro. E gli uni le dicevano, +additando Accolito:--Il fagotto più grosso, manco male, l'hai lasciato a +casa. Ma anche questo fagottello qui, perchè non lo butti in mare? +Accolito si metteva a piangere, e allora Prisca gli dava due sculacciate +e gli gridava:--Stupido come tuo padre! Non vedi che te lo fanno +apposta? Ed altri diceva strizzando l'occhio:--Eh! Eh! la nostra bella +Prisca, che collana ha messo su! Le donne, specie le ragazze da marito, +che vedevano come tutti i giovani le corressero dietro a farle mille +grazie, bisbigliavano arricciando il naso:--Ohibò! Dove l'avrà tolta +quella collana? L'avrà mica rubata? + +Perdifiato vedeva la buca dell'inferno ai piedi del suo letto allargarsi +sempre più, e gli pareva che le fiamme che ne uscivano fossero lunghe +fino al soffitto. Tutto per quella collana che la Madonna gli aveva +chiesto, e ch'egli non le poteva dare! Eppure l'aveva annodata +nell'angolo della coperta con le altre pietre preziose. Ma ora non c'era +più. Disperato si gettò colla faccia contro il letto e rimase così +irrigidito nello spasimo che gli lacerava il fianco, finchè non gli +parve di vedere, nell'ombra che ormai riempiva la grotta, splendere una +fioca luce. Allora alzò il capo e vide Prisca che, tenendo in mano un +moccolo di candela, stava curva a guardarlo. Ma subito vide anche +pendere dal suo collo lo smeraldo che oscillava come una stella verde, e +con un grido furioso glielo strappò, e, stringendolo nel pugno chiuso, +si rovesciò svenuto sul letto. + + * + * * + +Quando Perdifiato fu guarito e potè alzarsi dal suo giaciglio, prese la +gruccia e se ne andò in città. Là, in cima a una gradinata altissima, +sorgeva una vecchia chiesa sul cui frontone era scritto a grandi +caratteri: _Virgo tua gloria partus_, dove Perdifiato entrò segnandosi. +La Madonna, che gli era apparsa in sogno vestita di rosa e d'azzurro, +stava ora seduta in una nicchia fra due colonne, tutta coperta di cuori +d'argento, e non aveva quel vestito celeste, ma era tutta di marmo +bianco, salvo il piede che era d'oro. Tante lampade pendevano intorno +intorno alla nicchia e in ognuna brillava tremando una fiammellina. +Contuttociò la nicchia era piena d'ombra. La Vergine aveva in capo una +mitra d'oro altissima, e il Bambino, che ella teneva in piedi sulle +ginocchia, aveva pure una mitra d'oro, ma un poco più piccola. Ma mentre +il pargolo era tutto nudo, la mamma portava sul vestito di marmo una +specie di corazza tutta scintillante d'oro e di gemme, e intorno al +collo dieci file di perle d'ogni grandezza, e alle dita anelli che +splendevano come fari. Perdifiato, prono dinnanzi a quell'immagine, la +contemplava estatico, e si domandava perchè mai la Madonna, che aveva +già tutti quei gioielli meravigliosi, avesse chiesto a lui, povero ladro +di poca fortuna, la sola collana che in vita sua gli fosse riuscito +rubare. Egli cercava una risposta a questa domanda e non la trovava. +Finchè i suoi occhi non si posarono sopra quelle file di perle che +cingevano il collo della Vergine, e allora credette di averla trovata, +perchè veramente eran tutte collane di perle, e non ce n'era nemmeno una +che avesse uno smeraldo. Allora Perdifiato si alzò lentamente, e senza +staccare gli occhi dal volto della Madonna, la quale pareva seguire ogni +suo atto con quelle sue pupille bianche, andò verso un frate che, +pregando a testa bassa, teneva sulle ginocchia un piatto d'argento. Con +un gesto umile, quasi vergognoso, egli trasse di tasca la collana dallo +smeraldo, e, sospirando, la lasciò cadere tra le monete di rame di cui +quel piatto era pieno. Il frate senza interrompere le sue preghiere +assentì gravemente col capo, e disse con un po' più di voce: _Ave Maria +gratia plena, domin... tec... benedi..._ E il resto si perdè in un +bisbiglio. + + * + * * + +Là, un giorno vuoto, ho riveduto io, per caso, la collana di Daria, la +collana di Silvina. Essa ora appartiene al cielo: è di Dio. Sospesa al +collo della Vergine, sembra risplendere d'una luce dolce e serena, senza +sinistri riflessi. Nessun maligno fascino si sprigiona più dal suo verde +lume. Ed io pensai, riconoscendola dalle sue maglie smaltate e dal +colore della sua trasparenza, che anche Daria, se è morta come disse +Soave, e Silvina che vive ancora, potranno forse un giorno purificarsi. + + + + +PARTE QUINTA + +Luisa. + + + + +I. + + +Ho trentacinque anni. Sono invecchiato e stanco. Non ho più voglia di +vivere. Se rileggo i miei scartafacci scritti dieci, quindici anni fa, e +vedo come la vita mi sembrasse già allora disperata, e come poi abbia +potuto vivere ancora altri dieci, quindici anni, ho un desiderio pazzo +di aprire la finestra e di precipitarmi giù nella strada, per +schiacciare questa mia testa contro il selciato e impedirle per sempre +di ragionare. Io mi rivolto, con un'irascibilità nella quale riconosco +pur troppo i segni della mia malattia e della mia precoce senilità, mi +rivolto contro me stesso, perchè m'è intollerabile pensare, come risulta +dalle pagine scritte per Daria e per Silvina, che io abbia potuto per +lunghi anni considerarmi una vittima del destino e circondare di pietà +gli atti più stolti della mia vita, e di tutte le cose avere un'opinione +falsa e sbagliata, senza che la verità mi balenasse mai per un istante +alla mente, quantunque pretendessi di penetrare il segreto delle cose e +a tutte dare un significato. Se mi affaccio alla finestra, solo che +abbassi gli occhi sul fondo della strada buia che s'inabissa fra le +case, con quei lumicini, laggiù, languidi e opachi e quelle formiche +nere che silenziosamente corrono sbucando dall'ombra per rintanarsi in +altra ombra, la vertigine mi prende alla nuca e mi tira giù a precipizio +nel vuoto. Basterebbe che mi abbandonassi. Ma invece, vile, e in +perfetta contraddizione con quanto ho ideato poco fa, mi abbranco con +tutte e due le mani alla ringhiera, e chiudo gli occhi per non vedere, e +mi ritraggo spaurito, e ripiombo qui, dinnanzi a questo tavolo, dove +m'attende e m'inchioda quel pensiero che vorrei uccidere per sempre in +me. + +Il piccolo Isacco se ne è andato or ora. Mi ha lasciato qui, accanto, un +modulo stampato che debbo riempire. Povero ragazzo! Non dimentica nulla, +lui. Ora lo sento nella stanza vicina che si toglie le scarpe e le +sbatte contro la porta. Sempre così, ogni sera. Luisa non poteva +soffrire questi rumori che Isacco fa spogliandosi nella sua camera, e la +sottigliezza della parete, che divide questa stanza dalla sua, fu sempre +per lei cagione di grandi preoccupazioni, di profonda infelicità. +Veramente sembra che Isacco sia ancora qui, accanto a me, e che si +spogli in mia presenza, come se nulla ci dividesse, togliendoci l'uno +alla vista dell'altro. Ora sento perfettamente che sospira, e dallo +scricchiolio della sedia su cui è seduto (la sedia è accanto al letto) +capisco che si sta sfilando le calzette di lana bianca, e forse il +sospiro è dovuto ad un buco, che, nel cavarsi le scarpe, ha scoperto +sulla punta o nel tallone. Durante la notte, lo sento che si rivolta nel +letto, e poi percepisco il suo respiro pesante e calmo, quando si è +addormentato. Spesso sogna, e allora chiama con voce lamentosa e lontana +i nomi più strani, e fa lunghi dialoghi con qualche invisibile e +misteriosa ombra. + +Faceva così anche prima quando c'era Luisa, e non esisteva nessuna +intimità tra noi. E Luisa mi diceva:--Se noi sentiamo tutto, persino +quando inghiottisce lo sputo, sente tutto anche lui. Che tormento! E non +parlava che sottovoce, e non camminava che in punta di piedi. Oh! lo +sapevo benissimo anch'io quanto lei. Quella stanza dove ora sta Isacco è +stata prima la mia stanza. E Luisa abitava appunto questa stanza, quando +io abitavo quella. Non l'avevo ancora mai veduta, e già, Luisa, la +conoscevo intimamente. Che strano caso! La sua vita non aveva più +segreti per il mio udito, quando ancora i miei occhi non si erano posati +neppure una volta su lei. Tutto è proprio nato dalla trasparenza di +questa maledetta parete. + +Mi ricordo come fosse ieri quando la vecchia Savina mi fece salire fino +al sesto piano di questa casa immensa, e m'introdusse in quella stanza. +Veramente non è una stanza. È il fondo di un corridoio, al quale la sua +finestra dava luce prima che vi alzassero contro un tramezzo di legno e +un uscio. Poi il corridoio rimase buio e Savina ebbe una stanza di più +da appigionare. Ci sta appena appena il letto, che è di ferro sottile e +nero, e a due passi, di lato, è appoggiato, contro l'altra parete, il +cassettone, con sopra una specchiera rotta in più parti. Sotto la +finestra si trova il lavabo pure di ferro, con un catino, una brocca e +un secchio. In tutto non c'è che una sedia. Io sorrido se penso al senso +di repulsione e di tristezza che ebbi, quindici anni or sono, entrando +in quella povera camera di casa Sterpoli, che mi parve tanto inospitale, +squallida e fredda, non appena v'ebbi posato il piede, da sentirmene il +cuore piccino. Venivo da casa mia, dove tutte erano cose amiche, tutto +era tepido e accostante, tutto bello e buono! Eppure quella, al +confronto di questa, poteva considerarsi una reggia. + +Ma quando entrai per la prima volta dove Isacco dorme e russa, or sono +sei mesi o poco più, non venivo da casa mia, non lasciavo nè il letto +caldo e soffice, con le sue belle lenzuola profumate di spigonardo, che +la mia buona mamma faceva ogni mattina con le sue mani, nè la grande +poltrona imbottita sulla quale passavo ore ed ore rovesciato a sognare +stupide e meravigliose fantasie. Come la mia buona casa era già lontana, +perduta, dimenticata! Come tutto era finito molto prima d'allora! Dal +giorno in cui, morta mia madre, Marta la seguì per quel cammino così +silenzioso che neppure sotto i suoi grossi zoccoli levò un rumore (anche +la sua vita tanto semplice finì misteriosamente come tutte le altre), e +mia sorella Adalgisa si sposò con un giovane di Pra che se la portò +piangente di là dai monti, e mia sorella Maria volle entrare in +convento, sono passati pochi anni, ma eterni. Quale esperienza della +vita, in questi anni! Poco dopo anche mio padre morì, ed io, venduta la +casa, la cascina e il podere, me ne fuggii per non ritornare indietro +mai più. Lo stambugio che allora Savina m'offriva per pochi soldi, gli +ultimi, finiti i quali non ne avrei posseduti più, mi sembrò quanto di +meglio il caso potesse offrire a un disgraziato mio pari. + +Nevicava. Con una voluttà disperata andai a schiacciare il viso contro i +vetri della finestra, ficcai gli occhi in quella notte buia tutta +punteggiata di bianco. Finalmente c'era qualche cosa fra me e il gelo +dell'inverno, fra me e quelle tenebre odiose, fra il mio viso e il vento +che turbinava veemente spazzando le strade tutte deserte e bianche! Io +volevo volevo morire. Ma per quel ridicolo senso di pietà, per +quell'assurdo amor di noi stessi che neppure l'idea della morte +sopprime, come se importasse qualche cosa ciò che potrà accadere quando +tutto sarà finito per noi, mi faceva orrore il pensiero di essere +sepolto dalla neve ad un angolo di strada, e poi calpestato, e poi +urtato e forse ferito dalle pale degli uomini che all'alba raschiano la +neve dai marciapiedi per ammucchiarla in mezzo alla via, e forse anche +morso e divorato dai cani. Tutta l'estate avevo passato le mie notti +all'aperto, disteso ora su questa ora su quella banchina del parco. Le +notti erano serene e tepide, e faceva quasi piacere passarle coricati +all'aria libera, nella dolce frescura. Ma poi, sopravvenuto l'autunno, +avevo dovuto cercare una casa, e tutte erano troppo ricche per me, che +non avevo se non il mio modesto salario d'amanuense, appena appena per +mangiare, e non più: non per avere anche una casa. E così era passato +anche l'autunno. M'avevano ricoverato le arcate dei portici, certi +anditi fetidi nel quartiere basso della città. Ormai da molte e molte +notti non conoscevo un letto, non potevo distendermi e riscaldarmi sotto +una coperta di lana, posare il capo sopra qualche cosa di soffice. Quel +letto su cui Isacco ora sogna e sospira, io lo palpai come un innamorato +tocca voluttuosamente la sua donna la prima volta che la può stringere +nuda fra le braccia. Mi gettai lungo e disteso sul suo duro materasso di +crine, e mi sembrò di affondare in una nuvola di bambage e di essere +trasportato lontano, in alto, da un vento silenzioso e dolcissimo. + + + + +II. + + +Non ricordo se allora mi assopii, o se soltanto mi abbandonai a quella +voluttà da povero diavolo, smarrendo in essa ogni altra sensazione +esteriore, ogni mio pensiero. La notte doveva essere inoltrata molto, +anzi non doveva essere molto lontana l'alba, quando mi parve di udire +proprio al mio fianco, dietro il mio capo, un singhiozzo soffocato, come +uno scoppio di pianto subitamente represso. Mi levai a sedere sul letto, +annaspando nell'ombra. Trattenni il respiro per non turbare il silenzio +che mi circondava da ogni lato, prossimo ed infinito. La stanza era +buia, ma un pallido chiarore traspariva dalla finestra, tanto che vedevo +i fiocchi di neve cader lenti lenti sparpagliandosi sul davanzale, e mi +pareva ancora di salire, di salire in alto, non più rapito entro una +nuvola, ma come se tutta quanta la casa volasse assunta in cielo. Non +c'era nessuno nè accanto a me, nè dietro di me, tra il letto e la +parete, tra la porta e il letto. Ma un altr'uomo stava nella stanza +attigua, cioè in questa stanza, accanto a questo letto dove ogni notte +ora mi corico disperatamente solo, e come me tratteneva il respiro +aguzzando l'orecchio, cercando me nel silenzio, come io cercavo lui, e +lo aspettavo in agguato. Ah! la pazienza gli venne meno troppo presto. +Fu egli il primo a stancarsi. + +--Non piangere, disse quella voce irosa di uomo. Scoppia, se vuoi, ma +non piangere... Qualcuno è venuto ad abitare di là... Te l'ho detto! Non +piangere... + +Parlava di me. + +--Taci, taci, diceva sempre più cupa, sempre più minacciosa, quella +voce; è un certo Paris. Mi conosce. Lo conosco. L'ho intravveduto quando +era là con Savina. Ti dico che si metterà a urlare, se ti sente +piangere. Vuoi che si desti tutta la casa? Vuoi che per farti tacere io +ti strangoli? + +Queste parole furono pronunciate ancora con maggior violenza. Ma chi le +pronunciò ebbe paura di aver forzata troppo la voce, e tacque. Chi era? +Mi conosceva per nome? Aveva detto: Paris? Il suo accento mi riusciva +nuovo. Certo, di giorno, con altra gente, quell'uomo doveva avere +un'altra voce, un ben diverso accento. Intanto, nel silenzio, percepivo +un singhiozzare fioco fioco, lontano, che pareva d'un fanciullo o d'una +donna che piangesse con il capo avvolto in una coperta di lana o sepolto +sotto un cuscino. Dopo questa breve pausa egli ricominciò a parlare +sommessamente. + +--Tu devi persuaderti, disse, ed è inutile piangere. Se non ti +persuaderai, una di queste notti avrai finito di piangere per sempre. +Vedi tua madre? Lei non piange più... + +--Ma io non posso, te lo giuro, non posso, è più forte di me! gemette +quella voce fioca, che era certamente d'una donna e d'una donna giovane +(era la voce di Luisa). + +Allora il maschio si raddolcì. + +--Sciocca! E non vedi che piangere ti fa male, che diventi ogni giorno +più brutta? disse in tono quasi pietoso, come per consolarla. Perchè? +Perchè sprecarsi così? A che giova? Povera piccola, su, su, sii +ragionevole... Questa vita non è poi mica una gran gioia neppure per te. +Fra poco sarai vecchia... E allora?... + +Si interruppe. + +--Ma cosa vuoi fartene, le gridò improvvisamente ridivenuto rabbioso, +scuotendola, (il letto scricchiolò tutto sotto le sue mani), di queste +tue quattro ossa schifose? Di questa tua stupida verginità? Peuh! A chi +vuoi darla? Chi vuoi che se la prenda? Che cosa credi di avere, tu, qui? + +Rovesciò una sedia. + +--Lasciami uscire! gridò a voce spiegata. Non ne posso più! + +La porta della stanza vicina sbatacchiò, dei passi attraversarono il +corridoio in gran fretta, precipitarono giù per le scale e si spensero. + +Rimasta sola, la donna si alzò dal letto, corse all'uscio, lo chiuse a +chiave. Poi mi parve che si gettasse nuovamente distesa contro i +cuscini, e singhiozzando senza più freno implorò:--Mamma, mamma... + +Doveva esserci anche un cane, chiuso con lei in quella stanza, perchè +alla sua invocazione rispose una specie di brontolio cupo, inarticolato, +appunto come il brontolio di un cane. Era sua madre, la madre di Luisa. +Era lei, la stessa che ora, se alzo gli occhi dal foglio su cui scrivo, +vedo laggiù nell'angolo buio della stanza, affondata nella sua poltrona, +dove sta sempre con il capo piegato sul petto come se fosse staccato dal +corpo e pendesse appena trattenuto da un filo; e sgrana, fra le mani +scheletrite, il rosario che sarà consumato prima della sua vita che non +si consuma mai! Ma, allora, questo rantolo sommesso che esce senza posa +dalle sue labbra morte, mi parve il brontolìo di un cane. Poi tutto +ripiombò nel più profondo silenzio. + +Mi ricordo che poco dopo mi riassopii, richiudendo le palpebre sul +biancore livido di quell'alba invernale, e che quando mi ridestai era +giorno fatto, in piena mattina. Non nevicava più. Anzi c'era nel cielo +grigio plumbeo una trasparenza diffusa, pallida e lontana, di luce +gialla, solare. Quella luce poteva bene illuminare di speranze nuove un +cuore meno distrutto del mio, meno buio. Ma io la contemplai senza +provarne alcuna gioia, e neppure mi mossi per avvicinarmi a lei, alla +finestra. Così, supino, stavo senza pensiero. Non mi sarei mosso più. +Perchè avrei dovuto alzarmi? Non volevo più vedere nessuno, non parlare +più. Non avevo più nulla da dire a nessuno. Non aspettavo, non +desideravo più nulla. Mi sarei sentito meno solo in un deserto africano, +in una landa artica. E sarei anche stato infinitamente felice. Ma un +rumore nella stanza attigua, cioè in questa stanza, introdusse nel mio +deserto, nella mia landa spopolata, almeno una persona viva alla quale +non potei fare a meno di pensare. Chi era costei? Quella stessa che, +nella notte, avevo udito singhiozzare e disperarsi, o un'altra? Una voce +femminile, che non riconobbi, che mi parve di non aver udito mai, si +mise a bisbigliare. Non distinguevo le parole, ma mi pareva che fosse +una preghiera. Allora mi levai a sedere sul letto, e appoggiai +l'orecchio alla parete. Poi non seppi resistere e bussai tre colpi. La +voce tacque. + +Io domandai sommessamente: + +--Chi siete? + +Non rispose. + +--Chi era, domandai ancora, a voce ancora più bassa, questa notte, qui, +che piangeva? + +E soggiunsi: + +--Eravate voi? + +Ma neppure allora rispose, ed io mi lasciai ricadere sul letto. + +Da quel momento, appunto, Luisa incominciò a camminare in punta di +piedi: abitudine che non abbandonò più, da allora in poi. Se non avessi +udito il fruscio delle sue sottane, lo stropiccìo dei suoi abiti contro +i mobili, mi sarebbe sembrato che ella non si movesse più, o che la +stanza fosse vuota. Faceva meno rumore d'uno che cammini sopra il più +morbido dei tappeti, anzichè sopra un orribile impiantito di mattoni +rotti e sconnessi come questi: e pareva scalza, o un'ombra che +trasvolasse sospesa da terra. Allora mi ricordai, per una strana +coincidenza di idee, delle pantofole che Pietro Suavis portava sempre in +ufficio per potersi avvicinare silenziosamente ad ognuno di noi e +sorprenderci in ogni momento del nostro lavoro. Egli si alzava dal suo +banco, che era nascosto da un paravento a destra dell'uscio, e, +attraversata a piccoli passi l'ampia stanza, si veniva a mettere pian +piano dietro le spalle ora dell'uno ora dell'altro. E quando, vedendo +con la coda dell'occhio la sua ombra lunga e nera apparire da un lato, +ci buttavamo giù col naso sui registri, egli con un colpo di tosse +rivelava la sua presenza e a piccoli passi silenziosi si allontanava. + +Che cosa gli poteva importare, in fin dei conti, se qualcuno +interrompeva il proprio lavoro per dare un'occhiata al giornale o per +scrivere una lettera di condoglianze alla vedova d'un amico? Ci pagava +forse lui, di tasca propria, il magro stipendio d'ogni mese, grazie al +quale nessuno di noi poteva, come invece avrebbe desiderato, morire +liberamente di fame? L'anima triste di tutte le amministrazioni era +racchiusa in quelle sue maledette pantofole. + +Improvvisamente mi rovesciai di dosso le coperte e mi buttai con un +salto dal letto. Quel giorno era appunto l'8 dicembre. Me ne ero +dimenticato, come se quel giorno non dovesse più esistere nel +calendario. Ma invece, eccolo: era proprio lui. Io avevo un impegno +d'onore per quel giorno, e me ne ero dimenticato. No. Non poteva +assolutamente scegliere l'8 dicembre per dire addio al mondo, per +rompere ogni mio rapporto con il prossimo. Come spesso una cosa da +niente muta il corso d'un'intera esistenza! Più che in fretta tuffai il +viso nel catino di acqua ghiaccia, m'asciugai in un lembo del lenzuolo +e, infilato il mio vecchio soprabito, mi lanciai di corsa giù per le +scale. Urtai alcuni signori vestiti di nero e in tuba che salivano +lentamente, uno dietro l'altro. Nemmeno mi scusai. Anche per la strada +continuai a correre, perchè tutti gli orologi che incontravo ogni tanto +sui cantoni mi dicevano quanto fossi in ritardo. Infatti Esposito mi +aspettava camminando nervosamente su e giù nel cortile, e quando mi vide +giungere trafelato, ansimante, mi venne incontro a braccia aperte e mi +strinse a sè come se temesse che gli potessi sfuggire. + +--Incominciavo a disperare, amico mio! mi disse tutto d'un fiato. Ma, +Dio grazia, sei venuto! Tutto è in ordine. Tutti i registri pronti sul +mio tavolo. Non hai da fare altro che sederti al mio posto. Addio, +addio! Ora debbo scappare! Certamente Lisa m'aspetta... (Alvisa? +Adalgisa? il nome che egli pronunziò mi sfuggì proprio in quel momento). +Ti ho detto tutto? La chiave del cassetto di destra è nel cassetto di +sinistra. Per il resto rivolgiti a Pròchipo... + +Si staccò da me ed infilò l'androne. Prima di svoltare, mi gridò: + +--Non temere: dopodomani sarò puntuale come un orologio! + +Salii lentamente i primi gradini. Sudavo per la corsa che avevo fatto, e +dovetti più volte asciugarmi la fronte con la manica del soprabito. +Pensavo:--Come un orologio! Come se tutti gli orologi fossero puntuali! +Veramente quella grande scalea, a gradini larghi e bassi di mattoni +consumati sui bordi, tutti buche e frane, sembrava che salisse lungo il +dosso d'un monte, e che per quella via fossero passate moltitudini +innumerabili, moltitudini di piote umane. Forse per ciò lo chiamavano +_Monte di Pietà_, poichè quello era il monte e la pietà ce la portavano +con le loro miserie tutti i poveri diavoli che da infinite generazioni +salivano quella scala. Quando entrai negli uffici, vi fu un movimento di +stupore tra i miei colleghi. La sera innanzi avevo detto addio a tutti. + +--Vi lascio: da domani non verrò più. Ho deciso di abbandonare l'impiego +e di ritirarmi a vivere per conto mio. Vivere? Che vita sarà poi la mia? +Ma non importa. Meglio morire di fame che vivere a questi lavori +forzati. + +--Beato te, avevano risposto. Ma che morire di fame! Avrai trovato di +meglio. Già lo sapevamo che qui non saresti rimasto. Hai dei poderi, tu. +Te ne ritorni in campagna... + +--Oh! oh! i poderi! avevo soggiunto. Bei poderi davvero! Finì il tempo +dei poderi. Ma me ne vado lo stesso. Fortuna a voi, amici cari. Buone +cose. + +Allora dissi a mia giustificazione: + +--Debbo sostituire ancora Esposito per due giorni. Me ne ero +dimenticato. + + + + +III. + + +Mi sedetti al tavolo di Esposito. C'erano sopra tanti registri aperti +l'uno sull'altro, con tante polizze appuntate con uno spillo al bordo +d'ogni pagina. Ma non osavo toccare quei registri, non potevo toccarli. +Avevo detto addio a tutte quelle orribili e stupide cose, e a +ritrovarmele dinnanzi ne soffrivo come d'una nausea. Occupavo la sedia +di Esposito. Questo era il mio stretto dovere: provare, sedendo a quel +posto, che Esposito era presente. Certamente se avessi voluto aprire il +cassetto di destra avrei dovuto cercarne la chiave nel cassetto di +sinistra. Ma non sentivo nessuna necessità di aprire il cassetto di +destra. Anzi non avrei adoperata mai quella chiave. Credevo d'essermi +liberato per sempre da quella lurida stanza, di avere risoluto +definitivamente il problema, da vent'anni sospeso, della mia esistenza +sbagliata. Ora invece mi toccava riannodare quel filo: provvisoriamente, +ma dovevo riannodarlo per forza. Eppure non potevo rimanere così +immobile senza far nulla. Bisognava fingere di lavorare. Ma in che modo +ingannare il tempo? Come occupare la lentezza e la noia di tante ore +inutili? Già incominciavo a sbadigliare. Intorno a me non c'era nulla di +nuovo. Allora, quasi involontariamente, aprii il cassetto di sinistra +della scrivania di Esposito, e vidi subito, posata da un lato, la chiave +del cassetto di destra. Il cassetto di destra era chiuso. Ma quella +chiave era fatta appunto per aprirlo. All'infuori di quella chiave, quel +cassetto non mostrava alcuna particolarità interessante. Era mezzo +vuoto, e non vi si vedeva che un mucchietto di carta bianca, un +asciugamani ed uno specchio. Forse l'altro, quello di destra, avrebbe +offerto alla mia oziosa curiosità pretesti di svago meno limitati e +soliti. All'uomo la tentazione d'Eva si presenta a volte sotto forma di +serpente o di pomo, tal altra sotto forma di demonio, e può persino, sè +vuole, assumere il modesto aspetto di un cassetto chiuso. In certi casi +si chiama «sete della conoscenza», in altri semplicemente curiosità. Ma +la causa in ogni circostanza, fu sempre la stessa per tutti: ozio e noia +da illudere in qualche modo, sia che si tratti di aspettare la fine di +un orario d'ufficio, sia che si tratti addirittura di aspettare la +morte. Io dunque aprii il cassetto di destra. Sollevati tre o quattro +libri di contabilità, con mia grande soddisfazione lo trovai pieno fino +all'orlo di carte manoscritte, lettere dalle buste d'ogni colore, e +sopra tutto posata una fotografia. + +Era, naturalmente, una fotografia di donna: una donna giovane che +guardava con profonda malinconia l'orologio appeso in mezzo alla parete, +sopra gli scaffali. L'orologio (lo guardai anch'io istintivamente) +segnava le 11. Senza dubbio mi trovavo dinnanzi alla donna di cui mi +aveva parlato Esposito nel dirmi addio, forse la causa unica e sola del +sacrificio che io stavo appunto compiendo, seduto a quel tavolo. Come in +tutte le fotografie, così anche in quella lo sguardo era d'una stranezza +ridicola e nello stesso tempo sconcertante. Ce ne sono che non vi +tolgono mai le pupille di dosso, e comunque le rivoltiate, vi fissano +con un'insistenza così sfacciata e odiosa che vi vien voglia di forare i +loro occhi con uno spillo. Altre, non si sa per quale legge misteriosa, +guardano nel medesimo tempo chi sta loro dinnanzi, e tutte le altre cose +o persone che stanno intorno, siano esse vicine o distanti. Queste si ha +voglia di schiaffeggiarle, per indurle a fermare sopra un punto solo la +loro attenzione. La fotografia di quella signora, o signorina, guardava +l'orologio. Era senza dubbio una stranezza come tutte le altre, dovuta +al caso. Ma a me venne fatto di pensare che ella attendesse con una +certa apprensione lo scoccare di quell'ora in cui Esposito le aveva +promesso che sarebbe corso da lei, la mattina di quel, per me, +malaugurato giorno.--Datti, datti pace, le dissi allora con acida +ironia; se non è arrivato ancora, arriverà fra poco. Eccomi qua: io ne +so qualche cosa... E, veramente, avrei voluto per dispetto farla in +quattro pezzi. Ma pensai con raccapriccio che, divisi l'uno dall'altro, +uno qua e l'altro là, quei suoi occhi avrebbero continuato ognuno per +proprio conto a guardare l'orologio. Così accade delle code delle +lucertole, che tagliate dal corpo, continuano ad attorcigliarsi come se +nulla fosse accaduto. E poi, per l'appunto, quella signora non aveva di +bello che gli occhi. Erano due grandi e malinconici occhi neri, in un +viso piccino piccino, patito e aguzzo, con un nasino appena disegnato e +una bocca dalle labbra sottili sottili, una bocca insignificante. +Neppure i suoi capelli, la sua pettinatura, l'espressione del suo volto +avevano nulla di straordinario, e nemmeno nulla di notevole. Erano tutte +cose comuni. La prima impressione che la contemplazione di +quell'immagine poteva suscitare in un uomo era un senso di indifferenza. +Subito dopo, un senso di pietà. Somigliava proprio in tutto a quei +ritratti che si vedono stampati sui giornali, nelle cronache dei delitti +più tristi ed oscuri, sotto cui è scritto sempre e semplicemente: _La +vittima_; e basta un'occhiata per pensare:--Poverina! Aveva il suo +destino scritto in fronte! Così era lei, la donna di Esposito. +Innamorata, fidanzata, amante? Chi poteva dirlo? Forse le lettere +accumulate in quel cassetto, sulle cui buste si leggeva il nome di +Esposito ripetuto infinite volte, in una minuta calligrafia femminile +tutta uguale. Ne sfoderai alcune. Tutte erano firmate: Armida, fuorchè +una, della stessa persona, che era firmata Adì. Era lei! Mi parve che +nella sua confusione di parole, al momento di lasciarmi, Esposito avesse +pronunciato proprio quel nome. + +Le lettere di Armida ad Esposito erano cinquanta o sessanta in tutto, +ordinate cronologicamente. Ne trovai di quattro, di otto, di dodici e +alcune perfino di ventiquattro pagine fitte. Le ore della mattina mi +bastarono appena per leggerne meno della metà. Ma quando le ebbi lette, +ed anche prima di arrivare in fondo, sapevo perfettamente che cosa +pensare di Armida, molto più che se l'avessi conosciuta da vent'anni. Il +ritratto di Armida che dall'insieme delle sue lettere ad Esposito +balzava fuori intiero e vivo, non corrispondeva affatto a quello che +m'ero figurato poche ore prima nel contemplare la sua immagine. In +verità se fra i due c'era una vittima, per quanto vittima fortunata, +questa andava identificata in Esposito. Armida doveva essere una +creatura ardente e appassionata, una di quelle donne che, amando un uomo +sino alla follia, lo distruggono. E il suo viso che non esprimeva che +malinconia, dolcezza e rassegnazione! Si erano incontrati alcune +settimane prima, ai giardini pubblici. Esposito si era impadronito +dell'anima sua con un solo sguardo. «Tu mi hai affascinata come il +serpente. Avevi quel giorno negli occhi una luce diabolica. Mi seguivi +senza parlare, e mi pareva che strisciassi ai miei piedi. +Pensavo:--Ecco, ora mi avvolgerà in una spirale di fuoco. Sarò sua, sarò +sua! E tu, con il fiore all'occhiello, che forse un'altra donna ti aveva +dato, ti pavoneggiavi specchiandoti in tutti i vetri delle botteghe, e +cercavi, con lo stesso sguardo infiammato, di affascinare tutte le +altre. Da quel primo istante ho giurato a me stessa:--Sarà mio, ma +soltanto mio! Non sarà di nessuna altra, all'infuori di me! Mi avrà, ma +a prezzo della sua vita! Non dimenticarti questo giuramento, Esposito, +non lo scordare giammai!» Armida aveva un marito. Era descritto così: +«L'ho amato veramente un giorno, quando gli feci dono della mia +innocenza di fanciulla, e lasciai che cogliesse con le sue mani il fiore +dei fiori? Ah! Esposito: se oggi le guardo, quelle sue mani tutte +coperte di peli neri ed ispidi, (e vedo invece con gli occhi dell'anima +le tue piccole mani affusolate, le tue mani bianche e morbide che +m'accarezzano con tanta dolcezza, e sono le mani _di un vero signore_), +e dalle sue mani risalgo alla sua faccia, in cui non c'è neppure un +tratto che non sia volgare, col doppio mento, gli occhi stanchi e +lividi, la fronte calva, e poi abbraccio con un solo sguardo la sua +persona goffa, i suoi abiti trascurati, le sue cravatte di pessimo +gusto, debbo confessare a me stessa che mi sono ingannata, e che non ho +mai amato quest'uomo! Eppure, perchè nascondertelo, mio caro Esposito? +Per tanti anni ho creduto di amarlo. Mi sono data a lui ciecamente. È la +vera parola, poichè lo vedo ora per la prima volta nella sua ripugnante +realtà». Ed io pensavo alla delusione di quella sciagurata Armida il +giorno in cui avrebbe finalmente veduto in tutta la sua realtà anche +Esposito. Ma Esposito doveva conoscere, in modo che io stesso non avrei +mai sospettato in lui, l'arte di conquistare il cuore di una donna e di +tenerlo soggiogato, in perenne stato febbrile. «Da due giorni sei mutato +con me, Esposito, diceva un'altra lettera: non sei più lo stesso. Usi +strani modi, rimani per lungo tempo distratto e taciturno, quando, +risvegliati i sensi nei tuoi abbracci che mi spremono dalle vene più +nascoste fin l'ultima goccia di sangue, più che mai avrei sete di te. Tu +ami un'altra, Esposito! Sei già stanco della tua Armida! Mostra a costei +il segno che i miei denti ti hanno lasciato sulla gota. Dille che quello +è il marchio di Armida. Mostrale quella ciocca bruna che porti nella +doppia scatola del tuo orologio, e dille:--Questi li ho colti nei +giardini di Armida!» Ella trovava una sublime felicità in questo +convulso e sanguinoso amore. «Sono felice! Più ti vedo debole, affranto, +più m'inorgoglisco, più godo, più ti amo, Esposito! Dico a me +stessa:--L'amor mio lo ha vinto così. Tutto ciò che in lui sfiorisce, +fiorisce in me. Tutto ciò che vien meno alla sua vita, si trasfonde +nella mia. Il mio corpo racchiude la miglior parte del suo!» + +Nel pomeriggio continuai la mia lettura. Che cos'è di spaventoso +l'intimità di due amanti! Io domandavo ad ogni passo:--Dio mio, dove +andranno a finire? E mi pareva di vedere un incendio divampare e +crescere sempre più intorno a quei due, e i loro corpi arroventati +dibattersi come in un rogo. Infine, secondo le mie previsioni, scoppiò +la catastrofe. Una lettera in data 4 dicembre, scritta con una +calligrafia disordinata, a stento riconoscibile, diceva testualmente +così: «Amore, è finita, è finita! Egli sa tutto. Ha trovato tue lettere. +Minaccia di uccidermi. Come sarei felice, amore, di morire per te! Ma +invece di uccidermi, ti cerca da ieri in lungo e in largo per la città. +Nasconditi e attendi notizie. Tua per la vita». Questa lettera era +firmata Adì. Due giorni dopo Esposito riceveva un ultimo biglietto +scritto a lapis, sopra una pagina strappata a un quaderno: «Amor mio, +diceva quel biglietto, non mi è più possibile sopportare questa pena. +Egli mi impone di partire con lui, per strapparmi per sempre al mio +amore. Esposito, Esposito! Sento la tua voce che m'invoca. Senti tu la +mia? È scoccata l'ora tanto sospirata, in cui una bella morte ci +strapperà alle angustie di questa vita per trasportarci in un eterno +nirvana... Dopo domani, alle nove in punto, ti aspetterò all'angolo +della cattedrale. Porta con te molti fiori... Tua oltre la vita. +Armida». Quando lessi queste parole definitive erano le sette di sera. +Ahimè! Le nove di quello sciagurato giorno erano passate da un pezzo! +Rimasi come inebetito a guardare l'ultima lettera che, tremando, +stringevo fra le mani. Avrei voluto alzarmi, chiamare i miei compagni, +farli partecipi della mia macabra scoperta. Ma mi sentii incapace di +muovere un gesto, di pronunziare una sola parola. E quando il sudor +freddo e il tremito di quei primi momenti di commozione furono passati, +mormorai con un profondo sospiro: _Consumatum est_. Senza avere neppure +il coraggio di posare un ultimo sguardo sul ritratto della povera +Armida, richiusi in fretta le lettere nel cassetto dal quale le avevo +tolte. Che fare? Era tardi ormai. Troppo tardi. Immaginavo quella +creatura così esile, delicata, fragile, che sotto apparenze tanto +insignificanti racchiudeva invece così violenti umori, un'anima di +leonessa, una natura felina, giacere immobile accanto ad Esposito, +stretta a lui in un supremo amplesso. Ora la vedevo coricata sopra un +letto, con i capelli sciolti, il suo corpo mingherlino appena velato +dalla camicia, la mano nella mano di Esposito, che era invece vestito da +capo a piedi, e sempre con il suo colletto lucido, inamidato. Pareva che +l'uno e l'altra dormissero un soave sonno. Ora invece m'appariva +rovesciata in un lago di sangue, ai piedi dei bastioni, il viso nella +polvere, i polpacci scoperti con calze di grosso filo nero, e Esposito +bocconi accanto a lei, con le braccia distese verso il suo corpo, come +in un disperato desiderio di abbraccio. Un pensiero che mi fece +sorridere fu questo: che Esposito si fosse preoccupato, in simili +circostanze, di lasciare a me la consegna del suo lavoro d'ufficio. +Nobile anima di burocrate, austero senso del dovere, che non avevo mai +sospettato in lui! Eppure, infine, egli avrebbe potuto dire d'essere +stato amato, veramente, perdutamente amato; d'un amore che aveva qualche +cosa di anormale, di crudele, di inumano; una vera follia d'amore, un +vortice, un vulcano d'amore; ma amore, amore e morte, come nelle più +sublimi leggende. Forse era stato felice più di qualsiasi altro uomo, ed +ora certamente era il più felice di tutti. Più felice di me, che non +vedevo ormai altra felicità se non in quel nulla nel quale egli si era +inabissato. Ma non solo! Non disperatamente solo, come me! Con Armida +sua! Con la sua terrestre, umana, inebbriante felicità d'amore... + +Riposi nel cassetto di sinistra la chiave con la quale avevo aperto +quello di destra e, a capo chino, senza salutare nessuno, mi allontanai. + + + + +IV. + + +Ormai non sarei più tornato indietro. Veramente mi sarebbe riuscito +impossibile sostituire, ora, Esposito. Avrei dovuto sostituirlo per +tutta la vita. La mia presenza a quel tavolo, dinnanzi a quei registri, +diveniva ormai superflua. Ero nuovamente libero e padrone di me. Appena +giunto all'angolo della strada, comprai un giornale, e cercai nella +pagina della cronaca il ritratto di Esposito. Non c'era. C'era però, +sotto un titolo molto tragico, la notizia che cercavo. Per quanto vi +fossi preparato, non potei leggerla senza un brivido di terrore. Nel +fiume, che era in piena, la barca degli asfittici aveva pescato due +cadaveri d'una donna e d'un uomo, ancora giovani. Essi erano allacciati +l'uno all'altra da una lunga sciarpa di seta, i loro due corpi legati in +un abbraccio che neppure la morte e la corrente vorticosa avevano potuto +sciogliere. Così avevano voluto insieme abbandonare la vita, e uniti +lasciarsi trasportare nel buio! Nessuno dei due aveva addosso nulla che +potesse servire ad identificarlo. Ma i loro connotati corrispondevano +perfettamente a quelli di Esposito e di Armida, secondo la fotografia di +lei che io conoscevo. Mi stupì molto di non aver pensato al fiume, forse +perchè quei fiori, che Armida invocava nell'ultima sua lettera ad +Esposito, avevano suscitato dinnanzi ai miei occhi l'immagine di altre +morti. Non avevo pensato che Armida potesse morire come Ofelia, tra +fiori galleggianti sull'acqua. Ma infine quella era una morte come tutte +le altre. Con un sospiro ripiegai tristemente il giornale che avevo +letto alla luce d'una bottega di parrucchiere, e ripresi lento il mio +cammino. Veramente tutto era finito. Forse qualcuno, alla morgue, aveva +già riconosciuto in quei due annegati d'amore Esposito e Armida. +All'indomani sarebbero andati a frugare nei cassetti di quel tavolo, e +il mistero del loro suicidio non sarebbe stato più un mistero per +nessuno. + +Assorto in questi pensieri non m'accorsi neppure d'entrare nell'androne +semibuio di casa mia e di salire le scale che dovevano condurmi al mio +sgabuzzino. Ma mentre stavo per mettere il piede sull'ultimo ballatoio, +un uomo sbucò in gran fretta dall'ombra e mi urtò con tanta violetta che +per poco non mi fece cadere. + +--Signore! gridai voltandomi. E mi fermai meravigliato. Dinnanzi a me +stava ritto Esposito. Era lui, non c'era dubbio: lui in carne ed ossa, +non il suo fantasma. Le ombre hanno volti sereni, impietriti, di statue +indifferenti e impassibili. Il volto di Esposito era invece sconvolto e +trasudato: esprimeva una profonda e dolorosa ansia. + +--Lasciami andare! esclamò soffocato, allontanando la mano con la quale +istintivamente gli avevo afferrato il braccio. Tu non immagini nemmeno! +Mia sorella Luisa... Capisci? Scomparsa!... Non si trova più! + +--Tua sorella? domandai. Tua sorella? (e pensavo:--Ha dunque una +sorella, Esposito?) E in che modo? In che modo è scomparsa? + +--Ah! gemette Esposito, stringendosi la fronte con le mani, storia +lunga, caro mio! Sembrò subitamente preso da un profondo sconforto, si +appoggiò alla ringhiera, abbandonò le braccia, piegò il capo sul +petto.--Tutto era pronto, cominciò a raccontare vagando qua e là con lo +sguardo smarrito, gli invitati erano tutti qui, chi nel corridoio, chi +sulle scale, alcuni aspettavano giù, in cortile, e persino nelle +carrozze, sulla strada. Mia madre, lo sai, è ebete... Poverina! Ma Luisa +era già vestita, tutto era in ordine. Me lo hanno detto. Io... io giunsi +tardi... Ah! Ah! esclamò guardandomi improvvisamente con odio e +stendendo il pugno contro di me, tu sei la causa di tutto! Se non ti +fossi fatto tanto aspettare, io sarei stato qui in tempo, stamane, per +scongiurare questa maledizione! Ma tu, tu, che importa a te tutto +questo? Arriva lo sposo, con i suoi amici, si degna di salire tutte le +scale, fin quassù, quantunque soffra gravemente di cuore. Domanda di +Luisa. Gli dicono:--È con sua madre, in camera, già pronta... Chiamate +la sposa! dicono. Esse, mia madre e mia sorella, abitano qui. Io ho +un'altra casa per conto mio. Ma sono io che pago anche questa. Bussano. +Nessuno risponde. Aprono. C'è mia madre seduta nella sua poltrona. Luisa +non c'è più. Dove sarà? La chiamano, la cercano, interrogano mia madre +che non sa, non vede, non sente nulla; corrono da tutti i vicini... +Luisa non si trova. È scomparsa! Quando sono arrivato io, lo sposo se ne +era già andato... Molti se ne erano andati... Allora anch'io mi sono +messo a cercarla, e l'ho cercata tutto il giorno, ma non l'ho trovata... + +Esposito si raddrizzò, alzò gli occhi al cielo, si torse le mani +disperatamente.--Dove sarà? gridò furioso. Dove sarà? E si precipitò giù +per le scale di corsa, prima che io avessi il tempo di pronunciare una +parola. + +Lo seguii con lo sguardo, affacciandomi alla tromba delle scale, finchè +non lo vidi scomparire. Poi guardai perplesso in me stesso. Infinita +ridicolaggine della vita! Quello era Esposito. Era quel medesimo, +identico Esposito che avevo creduto morto, e ripescato dal fiume, e +coricato sul freddo tavolo di marmo della morgue accanto ad Armida. +Forse neppure Armida era mai esistita, e quell'epistolario era tutto +falso, tutta un'invenzione di Esposito. Forse erano lettere che scriveva +lui a sè stesso! Dove non ci conducono le disillusioni? Io non dovevo +credere più a nulla, nemmeno all'evidenza dei miei poveri occhi di +idiota! Maledissi Esposito e me stesso, e, saliti gli ultimi gradini, +entrai nel mio sgabuzzino e mi rinchiusi a doppio giro di chiave. + +Finalmente c'ero: nulla mi avrebbe più smosso di là. Finalmente ero +solo, isolato, difeso da quei muri e da quella porta. Anche quella +stupida giornata era passata per sempre. Non avevo altro da fare che +riprendere la mia vita dal punto in cui l'avevo lasciata la mattina, +quando il ricordo della promessa fatta ad Esposito m'aveva stupidamente +strappato al mio dolce nulla verso il quale già stavo scivolando +dolcemente beato. Il letto era là, ancora sfatto, come quando la mattina +m'ero alzato rovesciandone le coperte. Pareva che m'aspettasse. Bastava +infilarsi di nuovo là sotto, e richiudere le coltri, come se nulla fosse +avvenuto. Mi spogliai lento, ripensando alle stranezze del caso. +Esposito... La sorella di Esposito, Luisa, e sua madre, che abitavano +sotto lo stesso mio tetto, allo stesso piano di casa, forse proprio in +quella stanza attigua alla mia... Ed io non ne sapevo nulla, io che +stavo tutto il giorno con lui: nè che Esposito avesse una madre e una +sorella, nè che il caso mi avesse condotto ad abitare proprio accanto a +loro! Forse quella voce che durante la notte avevo udito lamentarsi e +piangere era la voce di Luisa... E la voce di quell'uomo, ah! sì, ora la +riconoscevo, quella voce aspra, minacciosa, era la sua voce, la voce di +Esposito! Ora vedevo tutto chiaro. Luisa si rifiutava di sposare quel +signore che le avevano scelto per marito... Ed Esposito la minacciava. +Volevano disfarsi di lei, costringendola a quel matrimonio che le +ripugnava... Forse la volevano vendere. Per ciò era fuggita... Era +fuggita... Dove? Dove era fuggita? Dove poteva fuggire una povera +ragazza sola, in quella città così grande? Forse il fiume in piena, nel +quale nè Esposito nè Armida avevano mai pensato di gettarsi, portava ora +il fragile corpo di Luisa verso un nascondiglio dove nessuno l'avrebbe +più ritrovato. Luisa... E Armida? Che cosa era avvenuto di lei? + +Ah! Eppure è bello non soffrire più per nessuna ragione, per nessuno. +Stendersi in un letto, riposare le ossa indolenzite, pensare al sonno +che verrà, al tepore che a poco a poco ti avvolgerà tutto come in una +nuvola, e considerare tutte le cose come se fossero infinitamente +lontane, e indifferenti, ed estranee. Dire: che importa a me? Se piove, +se tuona, se crollano le montagne intere, se bruciano centinaia di case, +se gli uomini si scannano sotto le mie finestre, che importa a me di +tutte queste catastrofi? Sono qui coricato, dove nessuno mi vede, dove +nessuno mi sente, tutto rattrappito sotto le mie coperte che a poco a +poco si scaldano e fra poco mi scalderanno, e sappiate voi tutti, e voi, +tutte le cose, sappiate che mi sono separato per sempre da voi, siete +tutti morti, tutte morte per me, o tutte vive, poichè infine m'è uguale +che siate vive o morte; la vostra prosperità o la vostra disgrazia, il +vostro bene o il vostro male, mi sono uguali, ed io non vi voglio in +verità nè male nè bene. Io solo esisto. Padrone di non esistere più +quando me ne sia stancato. E basta. + +Così mi stringevo intorno al corpo infreddolito le coperte ancora +fredde, e non avevo alcun pensiero dell'avvenire. La fine sarebbe venuta +da sè. Non avrei avuto che da aspettarla. Mi faceva piacere di essere +così coricato, solo e senza preoccupazioni o doveri, con quel freddo di +coperte intorno alla carne che mi dava più vivo il senso d'essere +disteso in un letto, solo, senza una necessità al mondo di vivere +altrimenti che così, coricato, immobile, abbandonato al mio peso... E a +poco a poco le palpebre mi si chiusero sul fioco e instabile lume della +candela, e mi trovai trasportato in quella soffice nube che dolcemente +si cullava al soffio di un vento di paradiso. Allora, quando chiusi gli +occhi, ebbi la prima sensazione del silenzio, sentii il silenzio che mi +circondava, e fu appunto il soffio di un respiro umano, un rumore appena +percettibile, che me lo fece sentire. Era, quel respiro, come un filo di +luce, un'incrinatura di luce, in una tenebra profonda, smisurata, +immobile. Sembrava che qualcuno fosse coricato al mio fianco, con il +capo appoggiato accanto al mio sul guanciale, e che con le labbra +semichiuse respirasse lento e uguale nel mio orecchio. Certamente era +ancora quella maledetta parete che turbava la mia solitudine e +m'imponeva la presenza di altra gente, introducendola nella mia stanza +dove mi credevo bene isolato, ben chiuso. + +Cacciai la testa sotto le coltri, già nuovamente distolto dalla mia +felicità, dal mio abbandono: già costretto di nuovo a pensare, a +ragionare, ad agire. Come era dunque possibile? Una parete che non +teneva lontano nemmeno il respiro degli altri? Di che cosa era fatta +quella maledetta parete? Di carta? Di un velo? Mi alzai a sedere, +rovesciai le coperte, mi guardai intorno smarrito. Ma abbassando gli +occhi vidi d'un tratto qualche cosa di nero luccicare per terra, che +sbucava di sotto il letto, e non aveva alcuna forma precisa. Allungai +una mano e toccai una cosa dura che mi sembrò la punta d'uno scarpino. +Mi buttai col capo in giù, e vidi che sotto il mio letto, tutta +raggomitolata, c'era una donna. + +Allora mi rivestii, sospirando, e m'inginocchiai, e le parlai +dolcemente, le dissi: + +--Che cosa volete fare? Passare tutta la vostra vita sotto il mio letto? +Andiamo: via! Siate ragionevole... Esposito non tornerà subito. Non +avete un amico nel mondo, al quale chiedere aiuto e ospitalità per +questa notte? Se volete, vi accompagno... Vi conduco io... Se +incontriamo Esposito, io vi nascondo, io vi difenderò... Ormai il peggio +è passato, Luisa... Vedete? Conosco anche il vostro nome. Ma intanto non +piangete, Luisa... E fatevi almeno vedere... + +Stesi una mano sotto il letto e trovai una sua mano. La strinsi e cercai +di trarla a me con forza. Ella resistette un poco, poi si lasciò +trascinare. Sbucò prima il braccio, poi la spalla, poi la testa con i +capelli tutti arruffati che le coprivano il viso, poi tutto il resto. E +rimase così accasciata accanto a me, con la faccia nascosta fra le mani. + +--Dunque, soggiunsi, ditemi: che cosa debbo fare per voi, ora, Luisa?... + +Luisa rimase qualche minuto immobile. Soltanto quando le toccai +bruscamente una spalla per indurla a parlare, incominciò a sciogliere +adagio adagio il nodo delle mani che s'era stretto sul viso. Sollevò il +capo, agitandolo in un segno di sconsolato diniego, come per dire:--Che +so, che so, io?--e allora vidi improvvisamente con infinito stupore +dinnanzi a me il volto stralunato di Armida. Mi alzai di scatto. Non +c'era dubbio! Quella era Armida. Quantunque la sua faccia fosse gonfia +di pianto, inselvatichita da quell'arruffamento di capelli, la sua +somiglianza con la fotografia che avevo tante volte contemplato quel +giorno era indubitabile. + +--E voi? gridai non appena mi riebbi dallo stupore, che fate voi qui, +disgraziata? Sotto il mio letto? Che cosa c'entro io con i vostri drammi +d'amore? Signora, signora Armida, esclamai esasperato, uscite subito di +qui! Tutto il giorno, non mi avete dato altro che brividi ed ansie!... +Basta! Basta! Se volete vendicarvi di un amante spergiuro, fatelo fuori +di casa mia! A me poco importa di Esposito e dell'epilogo che finirete +per dare alla vostra goffa tragedia... + +Così dicendo girai la chiave nella toppa e spalancai la porta. Ma Armida +non si mosse e ruppe in un pianto ancora più disperato. In quel punto +s'udirono dei passi frettolosi nel corridoio e sulla soglia della mia +stanza apparve Esposito. + +--Bene! gridai, affrontandolo con le braccia levate al cielo. Poichè sei +venuto, ecco qui quel che ci vuole per te!... Prenditela, e andate... +Andate lontano, tu e la tua Armida! E scegliete la morte che più vi +conviene, purchè vi decidiate una buona volta a morire! + +Ma Esposito mi allontanò con un urto della mano e, afferrata la donna +per le spalle, la squassò come se avesse voluto stroncarla. + +--Maledetta! gridò. Ti ho trovata finalmente! Qui, qui, eri! Ora penso +io a tutti e due! + +Si raddrizzò e mi venne incontro minaccioso. + +--Che dici tu di Armida? domandò con voce cupa. Che cosa ti importa di +Armida? Di Luisa, di lei dobbiamo parlare! Tu l'hai nascosta qui... Tu +lo sapevi... Ecco perchè hai tardato tanto stamani! Tu l'hai nascosta, e +hai rovinato me, e tutti noi, per sempre. Per tua colpa le nozze non si +sono fatte e non si faranno mai più... Infine, l'hai disonorata... +Poichè Luisa è una fanciulla, e tu sei un uomo, e questa è la tua +casa... Sai tu che cos'è l'onore di una fanciulla? Di una fidanzata? +Ebbene: ora che l'hai disonorata, ora la sposi, tu! + +Egli fece per afferrarmi le mani. Io lo respinsi violento. Mi sembrò +d'essere divenuto cieco d'un tratto. Mi mossi, e mi piantai fra lui e +Luisa, fra Luisa e la porta. + +--Ebbene, sì, gli risposi con ira senza rendermi conto di ciò che +dicevo. Non fu mai la fidanzata di nessuno, tua sorella, Luisa, se non +mia... Mia fidanzata! Io l'ho nascosta, io l'ho salvata da te, dai tuoi +intrighi infami... Domani, se ricapitasse, la nasconderei, la salverei +ancora. Perchè, infine, sappilo, Luisa, tua sorella, io l'amo... Noi, +noi ci amiamo! E da quest'istante è mia sposa! + +Poi, curvatomi su Luisa, la presi per le mani e la sollevai. Ed ella si +lasciò sollevare, e si lasciò stringere fra le mie braccia, si lasciò +baciare sulle gote, sulla fronte, sulla bocca, inerte, abbandonata, +muta, tremando in tutto il suo povero corpo, che io soverchiavo col mio. +Mi rivolsi quindi nuovamente contro Esposito, che mi guardava stupito. + +--Vattene! gli gridai. E non tenere l'immagine di tua sorella fra le +lettere delle tue sgualdrine! + +Lo sospinsi di viva forza fuori dell'uscio, chiusi con fracasso +l'imposta e sfinito, smarrito, mi lasciai cadere sul letto. + + + + +V. + + +Sposai Luisa. La sposai. Presi per moglie Luisa. Io che volevo lasciarmi +morire, che certo avrei finito per uccidermi, fui costretto a riprendere +la mia vita come prima. Per lei: per lei sola. Perchè la sposai? Perchè +non mi misi a ridere come un pazzo, quando Esposito mi accusò d'aver +disonorata sua sorella, anzichè rispondere, come un pazzo, di volerla +sposare? Pazzia per pazzia, sarebbe stato meglio che mi fossi messo a +ridere senza fermarmi più, finchè non fossero venuti a prendermi con la +camicia di forza. Ma Luisa, quando rimase sola con me, quella sera, dopo +le mie parole insensate, mi prese le mani e incominciò a baciarmele +piangendo e a bagnarmele delle sue lacrime. Io stavo seduto sul letto, +con gli occhi fissi su lei, come un idiota. Ma Luisa di quando in quando +levava su me il suo sguardo di bambina spaurita, come per domandarmi: +Dunque è vero? È proprio vero ciò che ho udito? Tu mi sposi? Tu mi +liberi? + +Luisa non credette veramente che la sposassi se non quando fummo +benedetti dinnanzi all'altare del prete che ci unì. Soltanto allora non +dubitò più di essere vittima di un perfido sogno e di doversi ridestare +d'un tratto nella consueta realtà della sua vita. Esposito non +assistette alle nostre nozze. Dopo quella sera non lo vidi più. Io venni +ad abitare qui con Luisa. Divisi con lei, diventata mia moglie, il suo +piccolo letto di fanciulla, e la nostra prima notte fu senza amore. Non +rispettai la sua verginità, dopo averla sottratta al commercio che +voleva farne Esposito, suo fratello; ma rispettai il rantolo di sua +madre che riposava in un altro letto, separata da noi appena da una +tenda. Luisa mi teneva le mani strette nelle sue e posate all'altezza +del cuore, sotto il suo piccolo seno molle, tepido e nudo. Così passò +quella notte. Luisa aveva trent'anni, ma ne dimostrava sedici. Veramente +non so se la magrezza e la povertà del suo corpo fossero indizio di una +giovinezza precocemente sfiorita o che ancora dovesse sbocciare. Era +giovane e vecchia. Non aveva età. Io non potei fare a meno di pensare +con ironia al caso che dopo avermi negata ogni felicità d'amore aveva +voluto infine regalarmi quella gran donna per moglie. Finalmente qualche +cosa potevo godere anch'io nella vita! Una donna! E non dico solo una +donna, poichè certo ne avrei trovata una ad ogni angolo di strada che si +sarebbe lasciata prendere e godere da me per una notte, ma una donna +_mia_, interamente mia, e mia per tutta la vita. Il sogno di tanti anni +alfine lo avevo realizzato. Oh! potevo ben considerarmi più fortunato di +tanti altri, i cui sogni non si realizzano mai. Avevo una donna mia, +coricata nuda accanto a me, in mio assoluto potere. No: non era Daria. +Non era propriamente neppure una donna. Io non l'amavo, non la +desideravo: non l'avrei nè amata nè desiderata mai. Eppure era mia +moglie. Avrei piuttosto voluto alzarmi pian piano, in silenzio, +cautamente, da quel letto di sposo, e lasciarla al suo sonno innocente e +beato, e andarmene come ero venuto, lontano, e non rivederla mai più: +essere generoso con lei come il destino era stato generoso con me. Avrei +voluto anche domandarle:--Luisa, se hai sposato me, perchè non hai +sposato quell'altro? Se hai sposato me senza amore, e senza amore mi +stai ora nuda fra le braccia, non potevi senza amore sposare lui in mia +vece, e coricarti al suo fianco? Far contento Esposito ed evitare a me +questo atto pietoso? Non sono mica io quello che tu vorresti avere ora +vicino e dargli tutta te stessa! E chi sarà dunque mai? + +Così venne l'alba, e incominciò la nostra vita in comune. Io non ebbi il +coraggio di rivolgermi a Pietro Suavis per chiedergli di essere +riammesso al mio impiego. Oltre tutto la presenza di Esposito mi sarebbe +stata intollerabile. Rimasi alcuni giorni senza lavoro. Infine fui +assunto nella redazione di un piccolo giornale settimanale, che era una +specie di bollettino dei mercati e delle fiere della città. Avevo il mio +ufficio nell'angolo più buio di una piccola tipografia. Il mio guadagno +non sarebbe bastato a sfamare me, Luisa e sua madre se non avessi +trovato da racimolare qualche altro soldo come correttore di bozze. +Luisa cominciò col cucirmi una camicia, poichè quella che portavo era +tutta rammendi e brandelli. Ma la nostra miseria era tale ch'ella +dovette rassegnarsi a vedermi addosso quest'abito logoro ed unto, che +oggi non è più che uno straccio. Quando rientravo a casa la sera, tardi, +con le pupille addolorate per la penosa fatica degli occhi, Luisa mi +veniva incontro con il suo mesto sorriso, mi toglieva il cappello dal +capo, mi sollevava sulla fronte i capelli disordinati, e, guardandomi +pietosa, mi domandava:--Sei stanco? Sei molto stanco anche oggi? E +siccome io scrollavo il capo sconfortato senza rispondere, ritraeva la +mano già alzata per accarezzarmi e se ne andava a capo chino presso il +fornello, dove c'era la pentola della minestra a bollire. Io mi lasciavo +cadere di peso sopra una sedia accanto al tavolo e guardavo sua madre, +che mi fissava muta tentennando il capo, con quei suoi occhi senza +pensiero che parevano intenti a decifrare i tratti del mio viso, come +per indovinare chi fossi io, quell'intruso dai capelli arruffati, dalla +barba incolta, che ogni sera entrava silenzioso e si sedeva da padrone a +quel tavolo. Ed io, esasperato dalla fatica della mia giornata, dallo +spettacolo di quella tristezza e di quella miseria che mi vedevo +d'intorno, da quella ripugnante immagine del dolore e dell'idiozia che +mi fissava tremando, avrei voluto afferrarla per le spalle, e, facendole +sbatacchiare la testa come ad un fantoccio di stoppa, avrei voluto +rispondere:--Chi sono? Ora te lo dico chi sono. Sono uno che era +sull'orlo della felicità, di quella felicità dalla quale tu mi guardi +con il tuo ghigno di ebete. Ed ora se ne è allontanato per sempre, per +sostentare il tuo corpo di bestia e quello tisico di tua figlia! Per +sfamare voi due, io vivo e fatico e mi accieco dalla mattina alla sera. +Per pietà di voi due io mi sono rassegnato ad essere il più ridicolo e +il più infelice degli uomini... Ma perchè ci ostiniamo tutti e tre a +vivere? Su via, madre nostra: dacci l'esempio... E le avrei tirato il +collo come ad una vecchia gallina. Ma Luisa con la scodella fumante e +colma, camminando in punta di piedi, trattenendo il respiro per paura di +versarne una goccia, mi veniva accanto, e quando mi aveva posato il +piatto dinnanzi, allora soddisfatta mi sorrideva del suo sorriso buono e +innocente di bambina intristita. + +--Mangia, povero piccolo, mi diceva posandomi una mano leggiera leggiera +sopra una spalla. È buona, vedrai... Ti farà bene. + +Ed io, distratto improvvisamente dai miei lugubri pensieri, sentivo +nascere dentro di me un'ilarità cattiva, che avrebbe voluto prorompere +in un riso sguaiato, rovesciarsi brutalmente su tutta quella tristezza. + +--Piccolo, a me, a me, piccolo! pensavo con una smorfia beffarda. Io, +qui, vecchio e sfiancato, brutto e sporco come un cesso, io qui un +rifiuto d'uomo, con una faccia da ergastolano, con tutto il mio dolore, +e la mia pena, e la mia stanchezza scritta sulla fronte, io, io, mi si +chiama così, come un bambino: povero piccolo, povero piccolo! Chi ti +crede, bella mia? Chi vuoi che la beva? Non mi vedi mica tu quanto sono +brutto e sporco, miserabile, e vecchio, e stracco; quanto sono +ripugnante ed odioso; come sono irritato e cattivo!... Niente affatto +piccolo. Povero: povero sì. Ma povero diavolo, povero cane, povero +idiota... Ecco i miei veri nomi. E tu li sai, via, cara Luisa: li sai +meglio ancora di me!... + +Mi curvavo sulla minestra e mi mettevo a mangiare in silenzio. Luisa con +una mezza scodellina allora mi sedeva di fronte, e v'intingeva appena la +punta del cucchiaio, e non mangiava che con la punta delle labbra. +Bastava ch'io levassi gli occhi dal piatto e facessi un gesto vago, +indeciso, un gesto qualunque, il più insignificante, il più +indeterminato, per vederla saltare in piedi e sentirla domandare +premurosa: + +--Che cosa vuoi, dimmelo, caro? Il pane? Ah! Il sale... + +E correva a prendere un cartoccino di sale pestato e me lo scartocciava +dinnanzi. Io non volevo il sale. Non volevo nulla. + +--Grazie, le dicevo, secco, irritato da quell'esagerato zelo, non voglio +sale... Ce n'è anche troppo... + +Luisa s'alzava per tempo la mattina: prima di me. Sgusciava dal nostro +lettuccio stretto senza che io la sentissi, e per prima cosa accendeva +il fornello e riscaldava il caffè. Poi lustrava le mie vecchie scarpe, e +con infinita pazienza smacchiava il bavero, le maniche e i calzoni del +mio abito tutto unto e sdrucito. Poi, vestita sua madre, le lavava il +viso e le mani con una pezzuola inzuppata, e la conduceva a sedere sulla +poltrona. Tutto questo in punta di piedi e scalza, quantunque si fosse +d'inverno, per non destarmi. Mi destava quando tutto era in ordine, il +caffè caldo. Mi toccava leggermente una spalla e mi sospirava quasi sul +viso un:--Dèstati, Paris... Paris, ti svegli?... Io, la mattina, avevo +il sonno stanco e pesante. Ella temeva di sentirmi gridare, di vedermi +adirato. Aspettava qualche minuto, zitta, immobile, per conoscere +l'effetto del suo primo richiamo. Io non l'avevo udito nemmeno, non mi +muovevo, continuavo a respirare profondo e grave, addormentato. Allora +la sua mano mi si posava sul capo e un poco più forte la sua voce +diceva:--Paris, è tardi... Ti svegli, Paris? Finalmente mi svegliavo, e +la prima cosa che vedevo svegliandomi era quel sorriso malinconico e +pietoso sul visuccio di Luisa. + + + + +VI. + + +Era una santa? L'avrebbero beatificata un giorno? Ci sarebbe stata una +Beata Luisa di Paris? Ah! Ah! Una buona, una devota serva: secondo la +mia opinione d'allora questo era Luisa, mia moglie. + +Tutto il giorno io lo passavo fuori. A mezzodì la mia colezione +consisteva in un pezzo di pane inzuppato in un po' di vino. Nessuno +degli operai che lavoravano in quella tipografia era miserabile quanto +me: un borghese. Luisa, quando aveva ripulito tutta la casa, si metteva +in capo il suo cappellino spennacchiato, al collo una sciarpetta di +lana, e andava a misurar camicie ai suoi clienti. Il suo mestiere era +infatti di tagliare e cucire camicie da uomo. Questo lavoro non le +rendeva quasi nulla, ed io veramente ho sempre pensato che le servisse +più che altro da pretesto per uscire e rimanere lunghe ore fuori di +casa. Ma non ero geloso. Non me ne importava nulla di lei. Io non la +consideravo neppure una moglie. Era una cosa, niente altro che una cosa, +per me. Ma anche Luisa aveva le sue piccole vanità. Quando si vestiva +per uscire, il suo povero cappellino se lo appuntava con civetteria +sulla fronte, e non si staccava dallo specchio senza prima essersi +assicurata che i due ricciolini, sulle orecchie, fossero bene +inanellati. Il suo modo di camminare per la strada era franco e +disinvolto, mentre in casa aveva sempre l'atteggiamento d'una persona +timida ed impacciata. Era donna, in fine, Luisa, come tutte le altre. + +Un giorno di domenica, la mattina ero ancora a letto, e Luisa si vestiva +per uscire. Quando fu vestita, come sempre si sedette dinnanzi allo +specchio e incominciò ad arricciarsi con la punta delle dita i capelli +corti delle tempie. Non erano nè i capelli neri di Daria, nè i capelli +biondi di Silvina. Erano castano-grigi i capelli di Luisa. Erano dei +brutti capelli. Mentre facevo fra me questa considerazione, ella vide +nello specchio che la guardavo. Arrossì tutta, d'un tratto, e confusa si +volse verso di me. + +--Perchè mi guardi così? mi domandò cercando di sorridere, timida. + +--Niente, risposi anch'io confuso. Non ti guardo più. + +--Ti dispiace? mi domandò allora Luisa senza più sorridere. + +--Che cosa? Che cosa mi dispiace? + +Luisa esitò un istante. + +--Credevo, soggiunse abbassando gli occhi, credevo che ti dispiacesse di +vedermi allo specchio. Sono così brutta, Paris... + +Poi nascose il viso sempre coperto di porpora e mormorò: + +--Vorrei essere bella... bella... bella... + +Io mi misi a ridere. Luisa, piegatasi sul tavolo, ruppe in singhiozzi. +Il mio primo impulso fu di alzarmi per picchiarla. Ma mi girai sopra un +fianco e le voltai la schiena. + +--Che cosa sono queste scene? gridai. Che cos'è questo piangere? Spetta +forse a me di consolarti? Per me sei bella: bellissima. Per me sei anche +troppo bella... Finiscila, Luisa! Ci sono mali peggiori... Se si deve +piangere, piangiamo per qualche altra ragione. + +Luisa cessò di piangere. Forse continuò a piangere, ma pianse in +silenzio. + +--Guarda, adesso, che storie! pensavo. Lo racconta a me, che non è +bella. Le ho mai chiesto di essere bella, io? L'ho forse mai +rimproverata di non essere bella abbastanza? + +--Come siete curiose voi donne! dissi forte. Non avete il più piccolo +senso dell'opportunità. + +Dopo un poco Luisa si alzò, si avvolse la sciarpa di lana due volte +intorno al collo e si incamminò verso l'uscio. Con la mano posata sulla +maniglia, rimase un momento a guardarmi. + +--Mi devi credere ben sciocca, tu, Paris, mormorò. + +Non mi mossi. Allora ella si avvicinò a me e mi disse umilmente: + +--Paris... Mi perdoni? + +--Sì, sì, risposi, ti perdono. Di che? Ti perdono, ti perdono... + +--Non così, ti prego, Paris... Lo so: sono tanto sciocca... Ma tu _devi_ +compatirmi. + +--Sì, cara, sì, sì, risposi questa volta con voce dolce, da ipocrita. +Non ci pensare più... Ti ho già perdonato. + +Luisa uscì ed io rimasi a ridere di me stesso.--Ma se non le chiedo +nulla! pensavo. Che cosa vuole ancora da me? Se lei non è bella, che +cosa sono io, al suo confronto? Non sarò certo il suo tipo. Ogni donna, +infatti, ha un _tipo_ suo d'uomo. E quantunque il più delle volte le +donne finiscano per amare proprio un uomo che non è il loro _tipo_, io +veramente non potevo essere il _tipo_ di nessuna, nemmeno quello di +Luisa. Ciò che m'irritava contro di lei era appunto quel suo continuo +mascherare la gratitudine, che certamente nutriva per me, che la rendeva +così docile, così sottomessa, così affettuosa, così premurosa in ogni +suo atto e pensiero, era proprio questo volerla mascherare da amore, +mentre amore non poteva essere, che mi irritava contro di lei. E anche +la sua gratitudine in fondo mi irritava. Avrei voluto diventare ricco +d'un colpo, o soltanto ricuperare la mia agiatezza d'un tempo, per far +sì ch'ella non si sentisse più in obbligo di lavorare per me, di +alleggerirmi del peso dell'esistenza sua e di sua madre, adattandosi +alle fatiche più umili e mortificanti per pagarmi il suo debito di +riconoscenza. Ma, infine, perchè dunque mi affaticavo tanto per una cosa +di così poco conto? A me bastava di vedere chiaramente quale fosse la +mia vera situazione di fronte a Luisa, senza lasciarmi ingannare dalle +apparenze. Sopratutto mi bastava di vivere andando alla deriva, +sottoponendo il mio corpo a tutte le pene necessarie, costringendo i +miei occhi a consumarsi sulle bozze nella falsa luce della tipografia, +il mio stomaco a sopportare l'appetito come una regola di perfetta +igiene, i miei poveri piedi a guazzare nell'umidità del fango che mi +riempiva le scarpe tutte buchi e strappi, a subire le punture gelide +della tramontana invernale le carni mal difese da quella ragnatela di +vestito; ma lasciando inerte e addormentato il mio pensiero, il cervello +arrugginito, l'anima lontana, ignara, assente. Così, soltanto così, mi +sentivo ancora la forza di vivere. + +Luisa rientrò poco dopo con un mazzolino di viole mammole, che si +affrettò a mettere in un bicchiere. Il bicchiere lo posò poi in mezzo al +tavolo, e mi guardò come perchè le dicessi: + +--Oh! un po' di fiori... Brava piccola! Hai fatto bene a comprare questo +mazzolino di viole. + +Ma non dissi nulla e pensai: + +--Tutte trovano chi regala un mazzolino di fiori. Povera piccola! Anche +tu hai diritto alle tue illusioni... + +--Non ti piacciono? mi domandò Luisa, vedendo che continuavo a tacere. + +Prese di nuovo in mano quelle poche viole e le odorò, e avvicinatasi a +me disse: + +--Senti che profumo di primavera... + +Me le porgeva perchè le odorassi. Vi accostai appena il naso. Dissi +semplicemente: + +--Buono... + +Allora Luisa disse: + +--Le ho comperate per te. Credevo che ti piacessero i fiori. Ce ne erano +tante. Costano appena tre soldi... + +--Tre soldi, tre soldi, brontolai io. Ci vuol poco, giusto, a sudarli, +tre soldi! + +Luisa disillusa abbassò la fronte. + +--E anche per lei, soggiunse poi, a voce bassa, indicando sua madre. È +la sola cosa che la faccia ancora sorridere. + +Si voltò e si avvicinò alla poltrona dove era seduta sua madre, nel vano +della finestra. + +--Mammuzza, le disse, senti come sono profumate... + +E le accostò il mazzolino alla bocca. + +La vecchia perdeva un filo di bava dall'angolo delle labbra e tentennava +la testa facendo no no no, sempre no, e tutte le cose no, a tutte le +parole no, sempre sempre quel no no no che non potevo sopportare senza +un senso di irritazione profonda, quasi non fosse il moto involontario +di un'idiota, ma una sua negazione cosciente e beffarda di tutto ciò che +vedeva e udiva e le passava dinnanzi. Ma quando ebbe le viole mammole +sotto il naso, il suo viso di mummia io lo vidi subitamente illuminarsi +di un sorriso macabro, come quello di un teschio in un grottesco di +Goya; e la sua testa cessò di oscillare. Allora notai, che così, disteso +da quel sorriso, il viso della madre somigliava al viso della figlia +come ogni caricatura somiglia all'originale. Era proprio Luisa, +ottantenne ed idiota, che sorrideva in quel viso odioso! Ella sarebbe +stata così un giorno... Così: ed io avrei dovuto farle odorare dei fiori +per provare se qualche cosa della sua anima vivesse ancora... Anche +costei era stata giovane come Luisa ed era stata amata. Anche lei era +uscita le domeniche vestita a festa, e aveva ricevuto in dono un +mazzolino di viole mammole da qualche spasimante accorato... Anche lei +aveva preteso di allietare con il suo amore la vita di un uomo, e forse +di due o tre uomini nello stesso tempo; ed essi l'avevano considerata +come un ornamento della loro vita, come un bene desiderabile e degno di +essere conquistato, goduto e difeso. Si sarebbero uccisi per lei... +L'avrebbero uccisa... Forse avevano sofferto e pianto, s'erano disperati +per lei... Questo era l'amore che avrei dovuto chiedere a Luisa, che +ella sembrava volesse offrirmi con quelle prime viole d'inverno... + +Allora mi rivoltai e le dissi: + +--Luisa, siamo marito e moglie: dovremo vivere forse lungamente insieme. +Ebbene: sappi che non amo nessuna di queste cose che quasi tutti gli +altri amano. I fiori, i dolci, i sorrisi, le tenerezze, non mi +piacciono. Queste cose mi commovevano un tempo. Ora non le sento più, +Luisa... Non le posso più sopportare... La vita ha distrutto in me tutto +ciò che sapeva di poesia: tutto. E ricordati che se ti ho sposato, ti ho +sposato per me, per me solo, perchè mi faceva piacere sposarti e per +nessuna altra ragione... + +Così le parlai dolce e cattivo. Luisa non fiatò, ma da quel giorno fu +un'altra donna con me. + + + + +VII. + + +Era questo il nostro stato d'animo quando Isacco venne ad occupare lo +sgabuzzino che io occupavo prima di sposare Luisa: quella cameretta dove +ora dorme tranquillo. La nostra vita era come l'ho descritta: una vita +grigia, senza gioia, senza pace. Isacco è di natura ciarliero come un +merlo. Egli si mise subito a chiacchierare con noi attraverso questo +paravento di parete che divide la mia dalla sua stanza. Era accaduto +qualche cosa di insolito in città, e, tardi, verso mezzanotte, fummo +destati da uno scoppio cupo e lungo come un tuono. Luisa, spaventata, +non potè fare a meno di gridare:--Paris, che sarà, che sarà? E Isacco si +credette in obbligo di rassicurarla. Doveva essere scoppiato il +gazometro. Infatti da dieci giorni gli operai delle officine +minacciavano di farlo saltare. Senza dubbio la città sarebbe ora rimasta +al buio per intere settimane, poichè le officine elettriche, che erano +adiacenti al gazometro, dovevano aver subito gravi danni a causa +dell'esplosione. In molti punti della città, in previsione di quella +catastrofe, fino dalla sera innanzi i soldati del genio avevano piazzato +dei riflettori. E Isacco descrisse a vivi colori l'aspetto delle vie e +delle case illuminate da quei fasci di luce bianchissima.--Sembrava +tutto un altro mondo, disse. Ogni cosa ha un aspetto diverso da quello +che noi vediamo abitualmente... Vatti a fidare ora della realtà!... E se +anche quella che chiamiamo realtà non fosse altro che un'opinione? Vi +stupirebbe? + +--Poco importa!.. dissi io. E per conchiudere, soggiunsi:--Buona +notte... + +--Buona notte, signora, rispose Isacco, e tacque. + +Dopo un momento di silenzio, durante il quale, indifferente all'annuncio +di quei cataclismi sociali, io mi stavo riaddormentando, la vocina di +Isacco ricominciò: + +--Non vi sembra di udire come un crepitìo di fucilate? + +Riaprii gli occhi e stetti un momento in ascolto. + +--Non mi sembra, risposi. E ripetei:--Buona notte... + +--Buona notte, disse Isacco. + +Passarono ancora pochi minuti, durante i quali mi rannicchiai tutto nel +mio angolo di letto, con le coperte sul capo. Poi la voce di Isacco +domandò: + +--Domani mattina si potrà attraversare il ponte? O saremo tagliati fuori +dai quartieri del centro? + +--Speriamo di no, dissi. E ancora una volta ripetei:--Buona notte... + +--Buona notte, disse Isacco. + +M'ero quasi riaddormentato, quando la voce di Isacco più sveglia che mai +esclamò: + +--Questi sono fucili!... + +Ma io, fingendo di russare, non gli risposi più nulla. + +La mattina dopo veramente tutti i ponti erano sbarrati da cordoni di +soldati. Il nostro quartiere era isolato dal centro della città. Tentai +invano di passare, spiegando a un sergente come la tipografia nella +quale lavoravo fosse proprio subito al di là del ponte. La consegna era +rigorosa. Ritornai perciò lentamente verso casa mia, percorrendo un +tratto del viale lungo il fiume. Incominciò a nevicare attraverso i rami +nudi degli alberi. Il fiume era gonfio. Sempre così silenzioso, si +levava allora dalla corrente tutta mulinelli e spume un cupo e lungo +boato. Le due rive erano semideserte. Soltanto alle due estremità di +ogni ponte c'era radunata una folla che si guardava silenziosa, con +buffa curiosità, come se da una parte e dall'altra non fossero stati gli +stessi che fino alla sera prima si erano trovati a camminare insieme su +quei ponti che allora li dividevano. Già stavo per affrettare il passo +sotto la neve che cadeva sempre più fitta, quando qualcuno mi si mise al +fianco e mi salutò. Era uno che non avevo mai veduto. Ma subito si fece +conoscere. + +--Sono il vostro nuovo vicino, mi dichiarò sorridendo. Ve lo dicevo, +iersera, che i ponti sarebbero stati sbarrati? + +Lo guardai. Era un piccolo uomo più basso di statura molto di me: mi +arrivava appena alla spalla. Andava un po' curvo, a passi brevi e +ineguali, stretto in un mantellino color cioccolato, con il cappuccio +tirato sopra una berretta di panno verde, tonda come una papalina. +Doveva avere poco meno di trent'anni. La sua faccia era olivastra +pallida, con una rada barba corta e increspata e tutti i tratti propri +della sua razza: gli occhi grandi e neri, le labbra leggermente tumide. +Sentii che da quel momento avrei dovuto subirlo come una mosca. Infatti, +con quelle parole mi si accompagnò, salì con me le scale, entrò con me +nella nostra camera. E poi che si fu sgrullata la neve dal mantellino ed +ebbe abbassato il cappuccio, si tolse il berretto, e, rivolto a Luisa, +le domandò con il tono più naturale del mondo, come se l'avesse +conosciuta da vent'anni: + +--Che ne dice lei, signora Luisa? + +Così Isacco si introdusse nella nostra intimità: senza cerimonie, +divenne uno di casa. Isacco era commesso in una botteghina di libri +usati situata all'angolo dell'Università, molto frequentata dagli +studenti poveri. Si credeva, e ancora si crede, un sapiente. Sa a +memoria i titoli di centinaia di libri. Conosce la storia dei loro +autori, l'anno in cui furono stampati. Ben presto manifestò per me una +simpatia esagerata, un attaccamento quasi morboso. Ogni sera veniva ad +aspettarmi quando uscivo dalla tipografia e mi riaccompagnava a casa. Se +mi vedeva con un viso più buio del solito: + +--Capisco, mi diceva, che questa sera non vi va di parlare... + +E, facendo uno sforzo che doveva costargli molta fatica, camminava al +mio fianco in silenzio, misurando il suo passo sul mio, le mani +affondate in tasca, il capo insaccato tra le spalle. Me se per poco +avevo il viso sereno, allora incominciava a raccontarmi mille storie +diverse e non si stancava di domandarmi che cosa io ne pensassi. Io non +pensavo mai nulla di nulla, ma Isacco non si arrendeva facilmente alla +mia indifferenza. Spesso non ritornavo subito a casa, ma mi perdevo in +lunghi giri per le vie più deserte della città. Senza mostrare nè +impazienza nè stanchezza, mi seguiva nei miei vagabondaggi, anche sotto +la pioggia o nella neve, come se non avesse altro desiderio che di +camminare senza uno scopo in quelle fredde sere d'inverno. Giunti +all'angolo della nostra casa, Isacco si separava da me per andare a +mangiare in una bettola poco lontana, mentre io salivo quassù dove +m'aspettava la mia magra cena. Ma prima di allontanarsi mi diceva: + +--Fra poco vi rivedo... Voglio augurare la buona notte alla signora +Luisa... + +Così bussava discreto alla porta, metteva fra i battenti la sua faccia +pallida tutta annerita dai peli e dagli occhi, e domandava dolce: + +--Si può? + +Io levavo il capo dalla tavola e lo guardavo senza simpatia. Mi era +odioso. Non lo potevo soffrire. Lo giudicavo il più grande importuno che +fosse mai nato sulla terra e consideravo la sua compagnia come l'ultima +delle mie sventure. Ma Isacco, incoraggiato da un mezzo sorriso di +Luisa, entrava facendo un profondo inchino alla vecchia che lo guardava +dalla poltrona con quei suoi occhi di stupore, e si veniva a sedere fra +noi due, accanto al lume. + +Io lo trattavo rudemente, quasi con villania, sperando, che, offeso, se +ne andasse per non ritornare mai più. Ma Isacco, la sera, non vedeva che +Luisa; non si occupava che di lei. Le ripeteva tutte le storie che aveva +già raccontato a me durante la strada, e sempre chiedeva che cosa ne +pensasse la signora Luisa. Luisa si credeva in obbligo di rispondere, e +ne nascevano conversazioni interminabili. A un certo punto, senza +parlare, io mi alzavo in piedi e mi avvicinavo lento lento al letto. +Incominciavo in silenzio a sbottonarmi la camicia; mi sfilavo la giacca +e l'appendevo al piolo. Allora Isacco diceva: + +--Lasciamolo che si corichi... Stasera, signor Paris, avete più sonno +del solito... + +Rimetteva la sedia al suo posto e Luisa lo accompagnava nel corridoio, e +là rimanevano ancora a chiacchierare. Io mi spogliavo tutto e mi +stendevo tra le lenzuola. Quando finalmente Isacco le dava la buona +notte, Luisa rientrava e io le dicevo: + +--Basta, basta, per carità! Non la finirete più di parlare... Costui +s'attacca come la rogna... + +--Piano piano, supplicava Luisa. Lo sai che si sente tutto, di là... + +--E che importa a me, se si sente? replicavo. Dico che basta. È peggio +della rogna. + +Passarono così alcune settimane. A un certo punto Isacco inventò di +avere uno zio ricco, che possedeva anche un giardino, e mi capitò +davanti una sera con un mazzo di rose. + +--Che m'avete detto ieri, passando dinnanzi al fioraio? mi domandò. + +--Che cosa? + +--Oh! oh! esclamò Isacco ridendo. Non avete detto: «Che belle rose? Un +tempo erano la mia delizia, le rose. Chi si ricorda più di quel tempo?» + +Era vero. Avevo veduto delle rose carnicine, d'un colore chiaro e vivo +come la gota di un bimbo, nella vetrina d'un fioraio, e m'ero lasciato +sfuggire quelle parole. Dissi: + +--Ebbene? + +Isacco mi porse il mazzo. + +--Ho pensato a voi, rispose. Le ho colte nel giardino di mio zio. + +Presi quelle rose, che erano delicate e profumate, fresche ancora di +goccioline d'argento, e vi affondai il viso per odorarle. + +--Che soavità, dissi. E le porsi a Luisa. + +Luisa le mise in una brocca, posò la brocca in mezzo alla tavola, e mi +guardò sorridendo. + +--Ah! esclamai senza pensare alle conseguenze che le parole che stavo +per pronunciare potevano avere per me, queste sono le vere gioie del +ricco! La vita è grama per tutti: per tutti ha un fondo di dolore... Ma +alla superficie almeno si hanno delle piccole gioie che versano una +goccia di oblio sui più tristi pensieri. Un fiore... Queste rose... E +tutto si dimentica per un istante. + +--Sì, continuai dopo una pausa, tu per esempio hai freddo: ecco un +dolore fisico atroce, una sofferenza che dà la disperazione. Il povero +la conosce. Il ricco accende una bella stufa o si avvolge nella sua +pelliccia e dimentica che c'è un inverno tetro, la neve, il vento, una +desolata stagione... + +Isacco che mi udiva per la prima volta parlare, mi guardava meravigliato +e non faceva che assentire col capo. + +--E tutto forse finisce qui? domandai. Ora, dissi, io ho mangiato, tutti +abbiamo mangiato. Possiamo dire di aver fame? Sete? No, certo: non +abbiamo nè fame nè sete. Eppure se ci fosse qui, in mezzo alla tavola, +una pasta sfoglia, un pasticciotto di crema, e un po' di rosolio, o un +bicchiere di vino dolce, non ci sentiremmo forse men tristi? Meno +stanchi della nostra giornata? Meno desiderosi di coricarci e di +dormire, per non pensare più all'oggi e al domani, alla nostra povera +vita di sempre? + +--Così è, caro Isacco! soggiunsi battendogli una mano sulla spalla. Io +lo so per esperienza. Ma ciò che si è voluto perdere, è inutile che si +rimpianga. Allora si finge di credere di non amare più nessuna delle +piccole cose che ci davano gioia e piacere un tempo. Addirittura si +rinnegano, si disprezzano. Che cosa sono, in fondo, dei fiori? Sono +degli stupidi balocchi della natura, una delle tante cose superflue che +essa crea, a scapito di tante altre cose necessarie, di cui invece è +avara. E a che servono? Quando li hai ben bene tenuti in fresco due +giorni, appassiscono e muoiono, e bisogna buttarli via. E i dolci? Siamo +forse dei bambini golosi? Vogliamo credere davvero che uno zuccherino ci +farebbe contenti? Dobbiamo dichiararci schiavi di una debolezza +infantile? Via! Via! Il male è, caro Isacco, che così, a poco a poco, +l'uomo discende al bruto. Si riduce, Isacco, alla nostra feroce miseria, +alla nostra universale negazione del bene. Con le cose frivole si +distruggono anche le cose sublimi, e la nostra vita si riduce arida come +un deserto... + +Isacco soggiunse: + +--È vero, è vero... + +Io dissi: + +--Ma questa, Isacco, è la nostra vita, ormai... + + + + +VIII. + + +Quando quelle prime rose furono sfiorite, Isacco ritornò a mietere nel +giardino dello zio ricco, e mi portò degli anemoni. Poi scese nella +cantina di quello zio misterioso e fantastico, e ne rubò uno, due, tre +fiaschi di buon vino chiaretto che venne a bere con noi dopo cena. Come +se non bastasse, alcuni giorni dopo Isacco si fece amico del cuoco di +suo zio. Allora, ogni domenica, ci portò dei pasticcini di pasta +sfoglia, o delle frittelle dolci inzuccherate che, di nascosto, quello +impastava e friggeva per lui. Ogni qual volta lo vedeva comparire +sull'uscio con uno di quegli involti ghiottissimi, il viso di Luisa +s'irradiava di gioia. Lo notai la seconda volta, e poi sempre in +seguito; ne ebbi piacere per lei. Anch'io bevevo di quel vino, mangiavo +di quei dolciumi. Per molto tempo, in principio, mi abbandonai senza +sospetti alla modesta gioia che quei fiori, quel vino, quei bocconi +prelibati mettevano in alcuni momenti delle mie grige giornate. Senza +confessare ad alcuno il piacere che mi veniva da quelle piccole cose, ne +godevo segretamente come un bambino. La miseria, le sofferenze, è +verissimo che avviliscono l'uomo, e lo rendono debole e incapace di +dominarsi. Io ne avevo ancora una prova. Come apportatore di fiori, di +fiaschi, di dolci, Isacco non mi pareva più così spregevole e fastidioso +come prima, quando si presentava a mani vuote, e solo carico di parole. +La sua compagnia incominciava a piacermi. Giunsi persino a pensare che +fosse una vera fortuna per noi d'avere un vicino come lui, con uno zio +così ricco, con quel bel giardino, quella cantina, quel cuoco tanto +sapiente e servizievole. Quando, seduti intorno alla tavola la sera, si +sorseggiava quel vinello chiaro, spillandolo giù dal fiasco che +gorgogliava contento, in verità mi sembrava che il gelo, che m'ero +portato nell'ossa su dalla strada tutta neve e vento, a poco a poco +s'intiepidisse, quasi mi si sciogliesse dentro in un liquido vaporoso e +caldo che lentamente, sottilmente, s'insinuava poi in ogni vena. Allora +la giornata passata sotto il lume, nell'odore nauseabondo della +tipografia, mi si presentava al ricordo meno penosa e squallida. La +mattina, poi, quando svegliandomi aprivo gli occhi, la prima cosa che +vedevo non era più quel sorriso malinconico malinconico nel visuccio di +Luisa, ma erano quei fiori con le loro piccole teste variopinte +reclinate sull'orlo della brocca, che dal centro della tavola su cui +erano posati colorivano di rosa, di viola, di azzurro, di giallo il +grigio sporco di queste pareti, la sudicia monotonia di queste quattro +carcasse di mobili. + +Proprio in quei giorni, certo in conseguenza di quei fiori, di quelle +piccole consolazioni che Isacco aveva portato nello squallore della mia +vita, pensai per la prima volta, senza ironia, a mia moglie Luisa. La +guardavo mentre cuciva cuciva, e non provavo più nessuna irritazione +vedendola penare così, mattina e sera, sul bianco accecante delle sue +camicie, ma piuttosto incominciavo veramente ad avere soltanto pietà di +lei, che così delicata, doveva logorarsi la salute in quel lavoro ancora +meno retribuito del mio. Mi pareva anzi che da qualche tempo ella avesse +raddoppiata la sua fatica, poichè non si coricava più nemmeno con me, ma +rimaneva alzata molto tempo dopo. E se, per non far rumore, non lavorava +alla macchina in quelle ore, zitta zitta imbastiva, o tagliava, o cuciva +asole a punti fitti e piccini, con gli occhi sull'ago. + +--Non affaticarti così, le dicevo ogni tanto. Perchè? In fondo che cosa +ne ricavi, da tanto lavoro? Poveri siamo, poveri saremmo se lavorassi +anche meno. Purtroppo questo non basta a cambiare il nostro stato... +Vieni, vieni a dormire, Luisa. Domani sarai ancora in tempo..... + +La vecchia, sempre sveglia, brontolava dietro la tenda che nascondeva il +suo letto. Ed io, guardando fra le ciglia semichiuse Luisa tutta +infreddolita che si spogliava, consideravo mestamente l'avarizia del suo +piccolo corpo di eterna vergine, i suoi senini magri e distanti, le +anche su cui la pelle pareva tesa come gomma elastica appena appena +rosea, il suo ventre piccino e piatto, ombrato da una strisciolina di +peluzzi biondi. E quantunque mi sembrasse una cosina malata e fredda a +toccarsi, pure non ne avevo più quel senso di repulsione che fino a +pochi giorni prima mi costringeva a chiudere gli occhi per non vederla. +E quando m'entrava nel letto rabbrividendo, con la sua camiciola non +profumata di bucato o di essenza di rose, ma solo odorosa dell'odore +della sua carne che è il profumo del povero, e mi si stringeva contro il +fianco per riscaldarsi, io non m'irrigidivo più da capo a piedi, come +uno di quei cristi primitivi o di quei morti che si vedono scolpiti nei +sarcofagi; ma le posavo (è la parola) le posavo un abbraccio inerte +attraverso il fianco, e così cercavo di addormentarmi. Ma prima che il +sonno fermasse il moto dei miei pensieri come avrebbe fatto una manata +di polvere gettata in un orologio, fingendo di dormire per non muovermi, +per non parlare più, chiedevo a me stesso: + +--Perchè, perchè non c'è un po' di vero amore in lei? Perchè il suo +cuore è così silenzioso, così tepido? Forse se lei volesse, se lei +sapesse, un po' di oblio, un po' di gioia potrei anche trovarla in un +suo bacio, in una sua carezza, in quello che comunemente si chiama, +tutti chiamano: amore. Piccola Luisa... Perchè non sai, perchè non senti +nulla? Perchè non indovini? Perchè non tenti? Perchè sei così innocente +ed insipida? Piccola Luisa, perchè non mi ami? + +Sentivo il suo respiro. Un sibilo sottile sottile le usciva dalla gola. +Era quello che la faceva sempre tossire durante il giorno? Povera +piccola! E avrei voluto posarle un bacio sulla bocca, un lungo bacio, un +bacio d'amore. Ah! se fosse stata un'altra donna! Come quei fiori che mi +davano tanta gioia e tanto conforto, così anche lei avrebbe potuto +consolarmi un poco delle delusioni passate. Passate da tanto tempo.... +Quasi dimenticate... Avrei amato lei sola, per sè stessa, non per il +rimpianto o il ricordo di quei lontani giorni.... Non avrei amato +nessun'altra in lei... Ormai ero un altr'uomo. Quello d'una volta non +esisteva più. + +Ma ben presto mi riebbi da quella specie di abbandono all'illusione +d'una vita che non poteva essere, che non era la mia. Il piacere di +quelle piccole cose godute senza altro pensiero che di goderne si mutò +subito in amarezza. Perchè Isacco ci regalava quei fiori? Perchè ci +elargiva con generosità tanto metodica il vino delle cantine di suo zio, +i dolci della sua cucina? E quei doni erano per me o per Luisa? Quando +questo dubbio mi assalì la prima volta, stavo mangiando uno spicchio di +torta, tutta ricamata di crema, profumata di vainiglia e soffice come la +lana. Mi fermai con il boccone in gola, guardai Luisa, guardai Isacco, e +posai il pezzo che ancora tenevo in mano sul tavolo. Luisa anche lei +aveva uno spicchio di torta delicatamente stretto fra due dita, e la +bocca piena. Ma guardava Isacco, e non potendogli sorridere con le +labbra, gli sorrideva con gli occhi. Ah! che luce, che vivacità, che +ilarità insolite erano negli occhi di Luisa, quella sera! Parevano due +carboncini accesi. La luce della lampada vi brillava dentro. E Isacco +dove aveva preso, lui, quegli occhi? Grandi e neri, ma di solito sempre +appannati e smorti, anche gli occhi di Isacco brillavano d'una luce +insolita, vivi, sorridendo a Luisa. Inghiottii quel boccone che mi era +rimasto in gola, e per quella sera non toccai più di quel dolce. Isacco +se ne andò. E quando Luisa venne a letto, non la sfiorai nemmeno con la +punta delle dita. Sentii tutto il gelo che ella portava con sè nella sua +carne anemica, cercai di scostarmi da lei voltandomi con la faccia +contro il muro. Così, cercando di non sentire il suo respiro sulla mia +nuca, il suo odore di fieno nelle narici, incominciai a frugare in tutti +gli angoli del mio cervello divenuto terribilmente lucido, e credetti di +indovinare, di scoprire la verità. Mi ricordai che ogni mattina, da +molto tempo ormai, quando mi alzavo, trovavo Luisa già vestita e pronta +ad uscire. E mentre mi vestivo seduto sulla sponda del letto, ecco due +tre colpi discreti bussati qui, sulla parete, fra questa stanza e quella +di Isacco. Luisa mi si avvicina, mi dice:--Non hai bisogno di nulla? +Dunque vado. Prende il suo involto di camicie, ed esce, salutandomi con +la mano. Ha un cappellino nuovo, con una penna rossa. L'abito è sempre +lo stesso, ma sembra un altro. Quando nel corridoio passa dinnanzi alla +porta di Isacco, la porta si apre, Isacco esce:--Buon giorno, signora +Luisa, dice. Ed io so che prende il fagotto delle camicie dalle mani di +Luisa, e glielo porta per un buon tratto di strada. Tutte le mattine se +ne vanno così, insieme. Ed io lo so. Lo so perchè Isacco e Luisa me lo +hanno detto, che per lui portare quel fagotto a Luisa è un piacere da +nulla, che non gli costa nessuna fatica. Mentre per lei è un piacere +immenso non doverlo portare. La strada è ogni mattina la stessa per +tutti e due. Tutti e due vanno verso il centro della città. Io poi esco +per conto mio, la mia tipografia è subito passato il fiume, mi chiudo, +mi seppellisco in quella spelonca buia come un antro, e mi si rivede la +sera. + +Questa fu la mia grande scoperta di quella notte. La mattina, appena +alzato, ebbi la tentazione di prendere il mazzo di fiori dalla brocca +posata sul tavolo e di buttarlo dalla finestra. A mezzogiorno Isacco mi +si presentò con un paio di scarpe nuove incartate in un giornale. Disse +di averle vinte ad una lotteria. E per l'appunto aveva il piede piccino! +Infilate ai miei piedi, quelle scarpe calzarono invece come guanti. + + + + +IX. + + +Eccole qua, quelle scarpe: le porto ancora ai piedi. Hanno preso già +tanto fango e tant'acqua che non sembrano più le stesse. Eppure sono +quelle, proprio quelle scarpe. Chi avrebbe potuto dire a Luisa, a me, a +Isacco, per quale strada m'avrebbero condotto queste scarpe? Lasciamo +andare: c'è una fatalità in tutte le cose, anche nelle più infime, nelle +più banali. Pur accettando quelle (queste) scarpe che Isacco mi offriva, +volli ad ogni costo pagarle. Isacco che me le guardava compiaciuto +mentre muovevo qualche passo per la stanza battendo il piede per sentire +se spianava comodo, dette alla mia proposta in un'esclamazione di +stupore offeso. Disse, mi pare:--Ohibò! e se ne fuggì correndo. Era +sopravvenuta Luisa. S'era tolto il cappellino, e anch'essa mi guardava +quelle scarpe nuove con un viso soddisfatto e contento. + +--Eh! sì, dissi, sono buone. Ma non ti pare, Luisa, che gliele debba +pagare? Posso non pagargliele, queste scarpe? + +Luisa alzò una spalla e mi fece l'occhietto. + +--Non pensarci, disse sottovoce, come per paura che Isacco l'udisse +dall'altra stanza. Perchè gliele vuoi pagare? Le avesse comprate... Ma +le ha vinte alla lotteria. Eh! Se non ti chiede nulla, che bisogno c'è +di pagargliele? + +Poi soggiunse: + +--È una vera fortuna... Ne avevi proprio bisogno, tu, d'un paio di +scarpe nuove. + +--Sì, dissi io, ne avevo bisogno. Ne ho bisogno grandissimo. Non le vedi +là, quelle vecchie? Si possono più chiamare scarpe? Ma, insomma, qui +tutto ormai viene da Isacco... Fiori, vino, dolci, ed ora anche le +scarpe! Ti pare possibile? + +--No, no, esclamai con convinzione, o gliele pago, o gliele rendo... + +Così tenni queste scarpe e cominciai ad usarle. Ma non riuscivo a capire +come mai Luisa osasse suggerirmi di non pagarle. Doveva credermi molto +stupido... Forse cieco. Ormai non nutrivo più dubbi di sorta. Un intrigo +c'era fra lei ed Isacco. Ed io avrei dovuto fare da una parte la figura +della vittima, dall'altra quella del beneficato. Mi conoscevano male, +tanto l'una che l'altro! Quantunque fingessi di non vedere, di non +capire, vedevo e capivo ogni cosa. Vedevo in che modo Isacco guardava +Luisa, quando c'ero anch'io, la sera, e non avrebbe dovuto guardarla +così. Era uno sguardo tutto tenerezza, che sarebbe stato innocente solo +negli occhi di un fratello. Ma Isacco non era fratello di Luisa. Ed +Esposito, oh! Esposito, suo fratello, certo non l'aveva mai guardata a +quel modo. Quando Isacco se ne andava e Luisa l'accompagnava fino +all'uscio, e si fermavano ancora a chiacchierare sulla soglia, poi +Isacco, nel salutarla, le prendeva una mano e gliela stringeva, e +indugiavano sempre qualche minuto così, con la mano nella mano. Due +amiche, due amici avrebbero potuto salutarsi con quelle lunghe strette +di mano. Ma una donna e un uomo, che non fossero due fidanzati, due +amanti? No, certo: non era un modo naturale di salutarsi. Tuttavia non +andavo così lontano, con le mie supposizioni. La gelosia non m'aveva +ancora completamente acciecato, come poi mi acciecò. Solo pensavo che +Isacco fosse innamorato di lei e che Luisa si lasciasse a poco a poco +circuire. Io cercavo sempre di persuadermi che se anche questo intrigo +fosse realmente esistito, e nelle sue ultime conseguenze, quelle che +nemmeno l'uomo più pio subisce e tollera senza rivolta, a me, a me +marito di Luisa, a me solo forse fra tutti i mariti, non avrebbe dovuto +nulla importare. Cercavo di rafforzare sempre più in me stesso il +convincimento che io non fossi un marito come tutti gli altri, e Luisa +una moglie come tutte le altre; ma io una finzione di marito e lei una +finzione di moglie. Non mi pareva concepibile la gelosia, là dove non +c'era l'amore. Ogni sentimento di gelosia, nel caso nostro, mi sarebbe +sembrato mostruoso e ridicolo. Geloso poi di Isacco? Era forse un uomo, +Isacco? No, non era un uomo. Non era niente, Isacco. Eppure proprio +qualche cosa di mostruoso, di mostruosamente ridicolo, cominciava a +nascere in me, al pensiero di Isacco e di Luisa, uniti insieme in un +solo pensiero. Era una specie di istintiva repulsione per tutto ciò che +s'associava a quel pensiero, e m'impediva ormai di provare la più +piccola gioia nel guardare i fiori che ornavano la nostra povera tavola, +di bere un bicchiere di quel vino buono, d'inghiottire un boccone di +quelle torte, di quei pasticci, che Isacco continuava ad offrirci ogni +tanto. Mi versavano il bicchiere colmo, ed io vi intingevo appena appena +il labbro. Il bicchiere rimaneva pieno. Mi dicevano:--Perchè non bevi, +Paris? Rispondevo:--Questo vino non è come l'altro. Non mi va. Non mi +piace. Allora m'alzavo, m'avvicinavo alla poltrona della vecchia, che +aveva la sete negli occhi, e, sollevatole il mento, le versavo +lentamente il vino del mio bicchiere nella bocca aperta, come dentro un +imbuto. + +Ben presto riuscii insopportabile a me stesso. Gli altri sembrava che +non si accorgessero neppure di me. Non potevo più dubitarne: ero +veramente geloso! Ero geloso di Isacco, senza amare Luisa. Il sentimento +della gelosia è per sè stesso atroce. Ma quando c'è l'amore, penso che +l'amore trasformi in una specie di frenetica voluttà questa dolorosa +follia dello spirito. Deve essere come l'incontro di due fuochi che +generano fuoco. E nell'ardore che divampa, il bene e il male, dolore e +gioia, si confondono come la vita e la morte nel delirio d'un +agonizzante. Poichè l'amore distrugge incessantemente ciò che la gelosia +ha creato, e la passione incenerisce con un soffio i castelli +incrollabili che la ragione crede di costruire sulla realtà. Ma nel caso +mio non esistevano che tristezze e dolori. La mia gelosia era un +sentimento freddo, isolato, arido, un sentimento cattivo ed immobile, +che mi trovava sempre completamente lucido, e sempre sempre solo. In +ogni momento ero pronto al suo richiamo, pronto a lasciarmi prendere nel +giro dei suoi capziosi sofismi, dai quali nulla veniva a liberarmi mai. +Orribile vita! Rimanere lontano da Luisa m'era penoso. Durante il +giorno, mille volte ero assalito dalla tentazione di lasciare a metà il +mio lavoro, afferrare il cappello e il bastone, correre a casa, +sorprendere impensatamente Luisa in un momento qualunque della sua vita. +Quella vita che io in fondo ignoravo. Che mi sfuggiva. Che non potevo +controllare. Ma quando ero vicino a Luisa, la mia pena, il mio tormento, +improvvisamente svanivano, e al loro posto subentrava una specie di +deserta e dolorosa stanchezza, come un rilassamento dello spirito che mi +piombava in una profonda malinconia. Quand'ero lontano da lei, mi +sembrava che Luisa avesse un altro viso, un altro corpo, un'altra figura +fisica, e che tutto questo mi appartenesse di diritto, fosse cosa mia +che non potevo cedere ad altri pacificamente. Quando le ero vicino tutto +mi sembrava insignificante in lei, e indifferente che appartenesse a me +o ad altri. + +Per uscire da questo stato veramente penoso, ordinai a Luisa di non +vedere più Isacco, nelle ore in cui ero fuori di casa. Le proibii di +uscire con lui la mattina, di riaccompagnarlo la sera nel corridoio e di +fermarsi a chiacchierare con lui. Dissi anche che quei fiori non volevo +più vederli nella brocca sul tavolo; che da allora in poi, per evitare +le visite di Isacco, di bere, di mangiare con lui, ci saremmo coricati +subito dopo cena. Luisa accolse senza una parola, senza una domanda, +queste mie imposizioni. Ma vidi che ne fu profondamente toccata. Il suo +silenzio mi confermò nei miei sospetti. Per non incontrarmi con Isacco, +alla fine del mio lavoro, presi l'abitudine di uscire da una porticina +secondaria della tipografia, che s'apriva sopra un cortile. Isacco +m'aspettò più di un'ora per alcune sere di seguito dinnanzi all'ingresso +principale. Poi tralasciò di venire. La nostra vita era così ritornata +quella di prima: prima che Isacco fosse venuto a turbarla. Chiesi un +anticipo ai miei padroni: feci un debito. Gli lasciai in una busta, dal +portinaio, il prezzo delle mie scarpe. Così avrei voluto far alzare qui, +al posto di questa parete, un muro maestro, che mi impedisse persino di +sentire ciò che faceva Isacco, rincasando la notte, o alzandosi la +mattina, nella sua stanza. Mi misi a cercare nel quartiere opposto della +città un'altra casa, dove abitare. Non trovai nulla. Quasi non rivolgevo +più la parola a Luisa, nelle lunghe ore che ormai passavamo soli +insieme. Luisa cuciva, cuciva. Dopo qualche tempo credetti di essermi +liberato per sempre dell'incubo della gelosia, e infatti incominciai a +poco a poco a rasserenarmi. + + + + +X. + + +Tutti ricordano come è stata rigida la fine dell'inverno. Alla metà +d'aprile c'era ancora la neve alta per le strade. La mattina tutto +gelava. Pareva che il tempo ci portasse verso una più cruda stagione, +anzichè verso la sospirata primavera. Una notte ero così pieno di freddo +in tutto il corpo che non riuscivo ad addormentarmi. Luisa, Luisa, +invece, respirava tranquilla nel sonno, con quel sibilo nella gola, e +pareva che il gelo del letto lo avesse lasciato tutto a me. +Improvvisamente accadde qualche cosa d'insolito nella stanza di Isacco. +Udii il passo zoppo di Savina, la nostra vecchia padrona di casa, +avvicinarsi nel corridoio, e un altro passo meno pesante che s'alternava +col suo. Una voce d'uomo disse:--Ah! è qui... Ed essi aprirono la porta +di Isacco ed entrarono nella sua stanza. Allora mi ricordai che +veramente, quella sera, non aveva udito Isacco rincasare come il solito, +all'ora sua, poco dopo le nove. Comunemente arrivava alla svelta, +cantarellando (quel canto mi stizziva: lo consideravo una provocazione, +un insulto, sia che cantasse per Luisa, sia che cantasse per me), con un +rumore secco ficcava la chiave nella serratura e l'apriva, e prima di +richiuderla accendeva il lume. Poi, con un colpo, sbatacchiava l'uscio e +dava il paletto di dentro. Subito incominciava a gargarizzarsi. Tossiva, +sputava, versava l'acqua nel catino, si lavava le mani. Quindi si sedeva +sulla sedia o sul letto, e in fretta si spogliava, gettando scarpe ed +abiti uno qua ed uno là, con fracasso. Quando s'era coricato, prima che +si addormentasse, il suo letto non faceva che stridere e cigolare. Ma +quella sera niente di tutto questo era accaduto; come se Isacco non +fosse esistito mai. Ora, quando quei due furono entrati nella stanza, il +letto d'Isacco stridette e cigolò. La voce di Savina disse:--Non vuol +bere, non vuol mangiare. Non si lamenta. Non si muove mai. E quando si +parla, non risponde. La voce dell'uomo soggiunse:--È molto grave... Poi +il letto cigolò e stridette di nuovo, e infine la voce dell'uomo +disse:--Non c'è niente da fare... Vedremo domani. Riaprirono la porta ed +uscirono. Li udii scendere, parlando, le scale. Tutto ritornò in +silenzio. + +Isacco doveva essere ammalato. Il medico aveva detto:--Grave. Isacco era +dunque gravemente ammalato. Ora mi spiegavo come mai non lo avessi udito +rincasare come ogni sera. Quella mattina certo non s'era neppure alzato +e tutto il giorno era rimasto coricato lassù. Forse, senza che io ne +sapessi nulla, la sua malattia durava già da tempo. Forse da due, da tre +giorni. E che malattia era quella? Savina avrebbe potuto informarmi. +Avrei potuto chiedere a lei. Domani mattina, uscendo, le chiederò di che +male sia malato Isacco. Non che mi stia molto a cuore saperlo. Ma così, +per una semplice curiosità. Mi sta tanto poco a cuore la malattia di +Isacco, che proprio non ne provo alcuna pietà. Anzi... Debbo esser +sincero? Pensare ch'egli sia malato mi fa quasi piacere. Forse dire: +piacere, non è dire cosa esattissima. No: veramente non mi fa proprio +piacere, ma penso che, infine, il male che avrebbe voluto fare a me, con +quella sua aria di malizioso sventato, in qualche modo ricade sopra il +suo capo. Un castigo, qualunque sia, gli sta bene. Imparerà che il +dolore è giustamente distribuito in questo mondo, e che ciascuno ne ha +la sua parte. Non ho nessun sentimento caritatevole per lui. Non penso +nemmeno quanto egli sia solo e abbandonato in quella mezza soffitta, +alla mercè di Savina. Non mi si affaccia nemmeno per un attimo l'idea +che egli possa aver bisogno di aiuto, durante la notte, così solo com'è. +Tutto mi perdo dietro altri sentimenti, altri pensieri. Il male, la +solitudine in cui Isacco si trova abbandonato, persino il pensiero della +sua morte, non mi toccano affatto. Seguo ora una fantasia che mi conduce +molto lontano di qui, in anni tanto tanto lontani, quand'ero bambino, e +mi ammalai di tifo. Mi ricordo che mia madre mi vegliava le intere notti +con una cuffietta bianca e rossa in capo, con un nastrino rosso annodato +sotto il mento. Questo ricordo, sì, e specialmente il ricordo di quella +cuffiettina rossa e bianca, mi tocca e mi commuove. Quando si è ammalati +tutto è molto confuso. Ma quasi sempre, in tanta confusione di +impressioni e di idee, un particolare insignificante, un particolare da +nulla, sempre emerge, con una chiarezza meravigliosa, e si ficca nella +memoria per non uscirne mai più. + +Mentre così sognavo ad occhi aperti, sentii Luisa muoversi leggermente +al mio fianco. Credevo che dormisse. Ma ella non si muoveva come ci si +muove nel sonno. Pareva che cercasse di allontanarsi da me a poco a +poco, preoccupandosi di non fare movimenti bruschi, ai quali il letto +avrebbe scricchiolato. Strisciava fra le lenzuola, ed io sentivo +benissimo, rimanendo immobile come se fossi addormentato profondamente; +che Luisa aveva già piegato le gambe sulla sponda e che fra poco sarebbe +uscita tutta dal letto. Un minuto dopo era in piedi. E nella penombra +della stanza vedevo, attraverso le ciglia socchiuse, l'ombra bianca +della sua camicia, diritta, che lentamente si muoveva. Il viso lo teneva +sempre rivolto verso di me (la vedevo contro la finestra grigia +illuminata) come se, mentre cercava qualche cosa annaspando con le mani +nel buio, sorvegliasse il mio sonno per timore d'essere sorpresa in +quell'atto. Così s'avvicinò alla sedia su cui erano posati i suoi abiti, +e s'infilò una sottana e un giubbettino di lana. Poi si curvò, e +credetti di sentire che raccoglieva le sue scarpe. Io non mi muovevo, +ma, dentro, il cuore incominciava a martellare dandomi una pena enorme. +Che cosa faceva Luisa? Quando ebbe le scarpe in mano, si curvò sul letto +per meglio assicurarsi che io sempre dormivo tranquillo. Nulla m'aveva +destato. Poteva andare sicura. Allora, camminando sulla punta dei piedi, +scalza, si accostò all'uscio e posò una mano sulla gruccia. Qui +incominciava il difficile. Quella porta aveva i gangheri arrugginiti. +Sempre, quando si apriva o si chiudeva, dava in un miagolio che +terminava con un rantolo quand'era tutta spalancata. In silenzio non +concedeva che un'apertura d'un palmo, tanto da passarci un cane o un +gatto. Luisa rimase qualche minuto immobile, preoccupata del rumore che +quella porta avrebbe fatto nell'aprirsi. Poi si decise, girò la maniglia +e trasse a sè adagio adagio l'imposta. Che fortuna esser magri, piccini, +in talune circostanze della vita! Certo Luisa allora benedisse d'esser +così sottile, perchè dove ci sarebbe appena passato un cane o un gatto, +anche lei ci passò. Senza chiudere, riaccostò l'uscio. Dopo, per quanto +non udissi nulla, capii che, appoggiandosi col fianco alla parete, si +infilò le scarpe. Il suo passo lungo il corridoio lo percepii appena. Al +rumore che fece la chiave della porta di Isacco girando nella serratura +fu leggiero come il rosichìo del topo. La porta s'aprì con un soffio, +con un soffio si richiuse, e Luisa fu nella stanza di Isacco. + +M'ero sollevato sul gomito. Non ne potevo più di quell'immobilità in cui +ero rimasto fino allora. Non tossivo mai, ma proprio in quel momento un +prurito tormentoso mi salì alla gola, e mi mise addosso una specie di +frenesia, un bisogno invincibile di tossire. Doveva essere una +conseguenza della soffocazione che mi dava il cuore in tumulto, con il +suo battere precipitato e ineguale. Credevo di scoppiare. Stando così, +vedevo come se questa maledetta parete tanto sottile fosse divenuta +anche trasparente, di vetro, vedevo Luisa curva sul letto di Isacco, con +il viso vicino vicino al suo. Aveva strofinato uno zolfanello, una +candela s'era accesa. Al lume di quella candela Luisa contemplava Isacco +che sembrava addormentato. Il suo viso non era più grigio pallido come +sempre. Era rosso, infiammato dalla febbre. Ed ella non si contentava di +guardarlo, ma lo accarezzava dolcemente con una mano, sulla fronte, +sulle gote, sul collo. Poi si curvava ancora di più, e posava la sua +gota sulla sua bocca, come per sentire se le sue labbra bruciassero. +Bruciavano. Oh! certo: bruciavano le labbra di Isacco, arse dalla +febbre. Ma Luisa non staccava la gota da quella bocca, non prendeva un +bicchiere d'acqua e v'immergeva un dito per inumidirgliela, ma, voltando +appena il capo, posava la sua bocca sulla bocca di Isacco. Teneva gli +occhi chiusi, e dai suoi occhi gocciolavano due lacrime.--Amore, povero +amore, bisbigliava, sono qui, sono venuta... Sentimi, guardami... Non +sei più solo. Luisa tua è con te... Non me ne vado più... No, amore, mai +più, mai più. + +Nelle orecchie avevo un ronzio confuso, come il rumore di un risucchio +lontano. Come non vedevo nulla, così pure non udivo nulla. Ma mi +sembrava di udire. Luisa non si muoveva, non dava un sospiro, una voce. +Ma mi sembrava che bisbigliasse non so quali parole oltre quelle che ho +scritte. Luisa? Luisa? E anch'io, cauto come un ladro, leggiero come +un'ombra, rovesciai le coperte, silenziosamente scesi dal letto, mi +avvicinai alla porta, girai lento lento la gruccia, chiusi il battente, +detti il paletto. Era fatto. Luisa non sarebbe rientrata più, quella +notte, in casa mia. Quando, dopo poco, uscì dalla stanza d'Isacco e, +sfilate nuovamente le scarpe, posò una mano contro la porta e sentì che +non cedeva alla pressione della sua mano, Luisa non volle credere subito +che la porta fosse chiusa. Si ostinò, prima con molta prudenza, poi con +orgasmo, a tormentare la maniglia, a graffiare con le unghie il +battente. Quindi sentendosi perduta, incominciò a bussare pian piano, +poi più forte, finchè disperata si decise a chiamarmi per nome. + +--Paris, sei sveglio? Paris, aprimi, Paris, Paris! + +Allora mi sentii vendicato dal mio silenzio, mi sentii grande nel +silenzio che ebbi la forza, dovrei dire la crudeltà, di opporre ai suoi +richiami. Tacevo. Non risposi una sillaba alle preghiere di Luisa. Mi +sentivo grande e potente, invincibile, mi sentivo immenso, contro la +debolezza, la vergogna, il pianto di quella creatura debole, umiliata, +implorante pietà e perdono. Mi sarei mostrato nel centro d'un'apoteosi, +con una mitra d'oro in testa, un mantello d'ermellino, ritto sopra una +piramide, perchè tutti potessero ammirare la mia potenza, la mia +grandezza. La potenza e la grandezza d'un uomo che aveva ridotta in +disperazione così, con un semplice giro di chiave, una povera donna, +della forza d'un bimbo o d'un uccellino. Io ve lo dico: guardatevi da +chi ha troppo sofferto, da quelli ai quali la fortuna ha sempre voltato +le spalle, da chi ha subìto affronti e persecuzioni, da chi è stato +offeso, insultato, tradito, calpestato, deluso in tutte le sue speranze, +deriso, privato d'ogni felicità! Sono i peggiori nemici, i più crudeli, +i più pericolosi nemici del bene. Non troverete nè carità, nè +tolleranza, nè perdono il giorno in cui cadrete in loro potere. Io ero +uno di questi! Io lasciai, senza batter ciglio, che Luisa si disperasse +in lacrime contro quell'uscio chiuso. Non ebbi neppure per un attimo +l'impulso di aprirle. Non ebbi alcuna pietà di lei. Invece mi rallegrai +quando l'udii che s'allontanava singhiozzando, e poi l'udiii, +singhiozzando, rientrare nella stanza di Isacco, e abbandonarsi perduta +sul suo letto. Era quasi giorno. Incominciava a sbiancarsi l'ombra. Mi +vestii in gran fretta, e in punta di piedi m'avvicinai alla porta. +Volevo uscire senza essere udito. Ma, fatti due passi, con un brivido di +terrore, sentii due mani ossute, dure, che mi si posarono sulle spalle +e, voltandomi, vidi contro il mio viso il viso spaventoso dell'idiota. +Sua madre, sua madre, mi stava di fronte! Era anche lei uscita dal letto +in camicia. Quella camicia era ampia e lunga, e giù per la scollatura si +vedeva il suo corpo schifoso di vecchia, la sua orrenda nudità. Il suo +capo tremava vertiginosamente, i suoi occhi mi fissavano morti. Non +c'era di vivo in lei che quel gesto delle mani ossute lunghe che mi +stringevano per le spalle. Allora, freddamente, le afferrai i polsi e a +rinculoni la sospinsi verso la sua poltrona e ve la piegai; ve la +costrinsi per forza, e la lasciai là seduta, in camicia, a tremare e a +gemere. Poi a passi lunghi, senza distogliere gli occhi da lei, +attraversai la stanza, aprii l'uscio e lo richiusi d'un colpo dietro di +me. + + + + +XI. + + +Luisa rientrò in questa stanza, si gettò piangendo sulle ginocchia di +sua madre. Sua madre l'afferrò per i capelli e glieli tirò con furia +rabbiosa come una scimmia: le piantò le unghie nella fronte, e gliela +fece sanguinare. Luisa pensò che sua madre era in camicia. Con molta +pena la vestì. Poi con le mani sugli occhi si avvicinò allo specchio, e +osò guardarsi. Vide il suo volto disfatto, la sua fronte che era +tuttavia macchiata di rosso come se l'avesse stretta una corona di +spine; si sentì distrutta, annientata, non più ben viva, e tuttavia +incapace di continuare a vivere così. La vista di quel sangue che le +arrossava le tempie le dette un tremito febbrile in tutte le membra, e +le suggerì forse un'idea che non le era mai balenata prima d'allora: una +cosa alla quale non aveva mai pensato. + +Tutta la notte aveva pianto. Era stanca, sfinita. Il cuore le doleva +tanto, il respiro le pesava, tutto il corpo lo sentiva spezzato in ogni +giuntura, come se l'avessero bastonata. Il letto era là sfatto, come io +l'avevo lasciato. Luisa si trascinò accanto al letto e per spogliarsi +non ebbe che da lasciar cadere la sottana e il giubbettino, infilati +sulla camicia. Si coricò, si abbandonò Luisa sul letto, si coprì con le +lenzuola ancora tepide del mio calore. Distese le braccia lungo i +fianchi, chiuse gli occhi. Incominciava allora il giorno. Luisa avrebbe +voluto che fosse ancora notte profonda, e che nessun pallore di luce le +attraversasse le palpebre. In una mano stringeva, Luisa, un coltellino +d'argento, un coltellino che le apparteneva, credo, da quando era +bambina, e che si vedeva sempre in giro, ora qua ora là, sopra questo o +quel mobile, non si sa come, e per che uso, come tante altre piccole +cose inutili. Lo aveva ripreso sul cassettone, se lo era portato a letto +con sè. Ora lo stringeva in una mano, e sapeva benissimo che era quel +suo coltellino d'argento che teneva stretto fra le dita, ma non voleva +confessare a sè stessa di sapere che era proprio quel coltellino. No. +Non ne sapeva nulla, Luisa, di quella piccola cosa fredda che teneva +chiusa nel pugno, nè perchè l'avesse presa sul cassettone, nè perchè +l'avesse portata a letto con sè. Luisa non pensava più; era +addormentata. Voleva persuadere sè stessa d'essersi addormentata, di non +pensare più, di non ricordare, di non sentire più nulla. Come se anche +ella fosse divenuta una cosa, una piccola cosa anche lei, posata su quel +letto da qualche immenso gigante che l'avesse presa nel palmo della +mano, e l'avesse coricata là nel suo letto per farle fare la nanna. + +In me il ricordo di quella giornata è terribilmente lucido e angoscioso, +come se al solo parlarne la rivivessi intera in ogni suo minuto. Fu una +giornata di una brevità assurda. Subito la sera cadde su quelle poche +grige ore di luce. M'ero presentato al mattino nella tipografia con una +faccia stralunata, da folle. Bastava che uno mi rivolgesse la parola +perchè io mi mettessi a ridere. Su ogni bozza di stampa che mi portavano +perchè la correggessi, facevo lunghi discorsi: la leggevo ad alta voce, +declamando, a rovescio, risalendo dall'ultima parola alla prima. Poi +gridavo:--Eccellente! Magnifico! Superlativo! Va tutto bene. Non ci +manca nemmeno una virgola! Il proto mi battè amichevolmente sulla spalla +e mi disse:--Perchè non vai a prendere una boccata d'aria?--Giusto, +risposi: vado subito. Mi calcai il cappello sulle orecchie, e me ne +uscii per la strada. Cominciai a girare qua e là. Mi parve molto strano +ch'io portassi il soprabito come tutti quanti gli altri uomini che +camminavano con me per la via. Stetti più d'un'ora a guardarmi in uno +specchio. Poi, battendomi un pugno sulla fronte, mi sfilai il soprabito, +e me lo rinfilai alla rovescia. La fodera era a scacchi bianchi e neri, +con grosse righe gialle. Le maniche erano nere. Molto soddisfatto +dell'aspetto che avevo con quei colori da arlecchino sulla schiena, mi +parve che in generale la gente mi desse troppo poca importanza. Allora +incominciai a fare grandi inchini a tutti quelli che passavano in +carrozza, e toccavo terra con la falda del mio cappello. Ma poco dopo mi +stancai, e ripresi a camminare tranquillamente, avviandomi verso il +fiume. Molte ore rimasi così, in un tratto semi deserto della sponda, a +guardare alcuni barcaioli che scaricavano della legna sulla banchina e +un uomo che pescava con la bilancia. Mi pareva di aspettare qualcuno, +che dovesse approdare a quella riva con una barca a vapore, e intanto mi +domandavo perchè mai in quel punto del fiume non avessero costruito un +gran porto. Sarebbe stato facilissimo allargare le due sponde e +costruirvi un molo, anzi tutto un sistema di docks, su cui poi avrei +pensato io a piantare alcune gigantesche gru. Il problema era +semplicissimo. A ognuno che passava domandavo, toccandomi l'ala del +cappello:--Scusi, perchè non si costruisce un porto qui? Non le pare che +ci starebbe bene? Mi guardavano sorridendo, e scrollando il capo si +allontanavano. Nessuno si era posto un problema così semplice, eppure +così importante per il commercio della città! Ma incominciò ad +imbrunire, scese la nebbia, il pescatore si caricò la rete sulle spalle, +e non passò più nessuno per quel tratto di viale. E allora io mi staccai +dalla balaustra del muraglione e macchinalmente m'incamminai verso casa +mia. + +Ero come il cavallo che, quando si sente le briglie abbandonate sul +collo, prende la via della stalla. Poichè non pensavo affatto che quella +fosse la strada per cui ogni sera passavo uscendo dalla tipografia per +ritornarmene a casa. Non potrei giurarlo, ma mi sembra che durante tutte +quelle ore, durante tutta quella giornata, il pensiero di Luisa non +abbia mai attraversato, neppure per un attimo, la mia mente sconvolta. +Quando la casa dove avevo fino allora abitato mi si parò dinnanzi nera, +con tutte le sue finestre, le sue botteghe, la sua grande porta +quadrata, non mi stupì affatto di trovarmi in quel luogo, nè di vedere +Savina, sull'ingresso, fare grandi gesti con le mani levate in alto, e +zoppicando corrermi incontro affannata, afferrarmi per il soprabito, +gridare: + +--Signore, signore... Che cosa è stato! La signora Luisa... Corra +dunque! La signora Luisa è morta... + +--Morta? Morta? domandai calmo, guardando gravemente Savina. + +--Morta le dico! gridò Savina, battendo le mani esterrefatta, come per +dire:--Ma capisce lei che cosa vuol dire morta? + +Ed io soggiunsi:--Va bene, va bene. E attraversata la strada a passi +lenti e solenni, infilai la porta, salii le scale e m'affacciai qui a +questa stanza. + +Ricordo che questa stanza era insolitamente illuminata. Dappertutto +c'erano candele accese. Sul letto non vidi nulla che non fosse bianco, +fuorchè gli occhi e i capelli e le mani di Luisa. Il viso di Luisa, le +sue labbra, erano d'un biancore di neve. Le sue mani, le sue mani erano +rosse! Io non ricordo che il rosso di quelle mani che mi ferì le pupille +come un lampo. C'è poi una lacuna, un buio assoluto nella mia memoria, e +non so che cosa accadde di me in quel momento. Mi ritrovai inginocchiato +accanto al letto dove Luisa giaceva immobile nel suo pallore di morte, +con quelle sue mani rosse, pesanti, inerti nelle mie, che urlavo: + +--Si è uccisa? Si è uccisa? Perchè si è uccisa? + +Intorno a me non vedevo che volti pallidi e muti. Anche Isacco era là, +avvolto in un lungo pastrano nero, dal cui bavero non uscivano che i +suoi occhi enormemente dilatati dalla febbre. + +--Tu! tu! lo supplicavo, perchè si è uccisa? Perchè si è uccisa? + +Ma Isacco non mi rispondeva, e continuava a fissare su me quei suoi +occhi spiritati. Allora mi rivoltavo verso costei, verso sua madre, +verso quest'idiota sorda e muta, e le chiedevo: + +--Maledetta fra tutte! Dimmi! Perchè si è uccisa? + +Ma la vecchia scuoteva il capo facendo dondolare il filo sottile di bava +che le pendeva dal mento, e sorda ai miei richiami, muta alle mie +domande, fissava un punto lontano, chissà quanto lontano da me, con le +sue morte pupille. Allora, disperato, mi piegavo su Luisa, le prendevo +fra le mani, fra le mani tutte macchiate del suo sangue, il viso bianco, +freddo e duro, e le domandavo singhiozzando: + +--Perchè, perchè ti sei uccisa? Luisa perchè hai voluto morire? + +Non ero più ora agitato da nessuna strana follia. Ero nuovamente io, in +tutta la mia lucidità e pienezza di comprensione. Ora capivo +perfettamente che cosa era accaduto la notte prima di quella, e la +mattina, e il giorno, fino al momento in cui ero entrato in quella +camera con tutte quelle candele accese, e quell'odore di medicine, e +quella gente attonita, impietrita, muta, e Luisa con il suo viso bianco, +di cera, e le sue mani rosse, di sangue. Quella era Luisa, morta. Io ero +Paris, vivo. Ah! sapevo anche che si era uccisa per me, Luisa, per mia +colpa, per me, per me solo! Ma non mi bastava. Volevo sapere, sapere, +sapere perchè si fosse uccisa Luisa. + +Passarono così ore di spasimo, di pianto, di disperazione convulsa. Non +so quando, come, la stanza si vuotò. Non so che ora fosse di quella +notte, allorchè, sollevato il viso dalle coltri tutte umide dalle mie +lagrime, vidi la camera ridivenuta semibuia, dove solo due o tre candele +ancora bruciavano languide e tremole, e in quella luce, seduta laggiù, +la paralitica con il suo viso di scimmia, qui Isacco con la sua faccia +pallida e trasudata. Su Isacco fermai il mio sguardo a lungo. Non so +perchè lo guardassi così. Non so che cosa gli dicessero i miei occhi con +quello sguardo. So che dopo un lungo silenzio, scuotendo desolatamente +il capo: + +--Lo vedi, mormorai, lo vedi Isacco? È morta, Luisa. Perchè? Perchè? + +Allora Isacco schiuse le labbra gonfie e livide, e disse con un filo di +voce: + +--Per te... Per amor tuo... + +--Per amor mio? gli domandai. + +--Per amore, bisbigliò Isacco. Per quell'amore che tu non hai mai +veduto... + +--Luisa? gli domandai. + +--Ah! esclamò Isacco. Nessuna donna ti amerà mai così, fino a morirne... + +--Isacco! Isacco! lo supplicai. Ella è ancora qui che ti ascolta! + +--Ne sarà felice, soggiunse Isacco. Tutto eri tu per lei. Quei fiori, +quei dolci, quel vino che tu bevevi, quelle scarpe che porti ai piedi, +tutto veniva da lei... Lavorava giorno e notte per te... E aveva paura +che tu lo sapessi! Per quei fiori... Per quelle piccole cose, Paris... + +--Tutto? domandai. Quei fiori? Queste scarpe? Tutto, tutto? + +--Tutto, tutto, mormorò Isacco, perchè tu l'amassi un poco... E tu l'hai +uccisa! + +Isacco chiuse gli occhi. Il suo viso spettrale si rigò di due lunghe +lacrime... + + + + +XII. + + +Ora, chi sono io? Che sarà di me? Ora che ho perduto l'amore di Luisa, +ora che ho perduto il solo amore della mia vita, che sarà, che sarà di +me? Non quello di Daria! Non quello di Silvina! Questo, questo era il +_mio_ amore... + +Costei mi tiene ancor vivo. Io la guardo e la vedo vivere. Debbo vivere +anch'io per lei. Sono qui, in attesa. Ogni ora che passa la conto. Ne ho +già contate migliaia. Anch'io come Robinson ho un bastone, su cui incido +un segno per ogni ora che passa... + +Sono qui, in quest'isola deserta, io solo, e lei, due naufraghi, perduti +nel tempo. Il tempo è infinito come il mare. Noi lo attraverseremo un +giorno insieme, per navigare verso il nulla da cui approdammo per caso a +quest'isola abbandonata. + + +FINE. + + + + +ERRATA CORRIGE + + Pag. 7--linea 23--del mondo _per_ dal mondo. + » 137-- » 13--quelli mi guardano _per_ quelli che mi guardano. + » 154-- » 8--brilava _per_ brillava. + » 159-- » 13--madanna _per_ madonna. + » 165-- » 2--abiti di veli leggieri _per_ abiti tanto leggieri. + » 168-- » 4--«certe» _per_ «certes». + » 173-- » 13--_l'intera linea va soppressa_. + » 182-- » 4--gli aveva _per_ le aveva. + » 207-- » 26--glielo lo giurò _per_ glielo giurò. + » 210-- » 27--li ricadevano _per_ le ricadevano. + » 254-- » 7--cartoncino _per_ cartoccino. + » 285-- » 14--nascondeterlo _per_ nascondertelo. + » 291-- » 25--cinciò _per_ minciò. + » 307-- » 4--Poi vestita _per_ Poi, vestita. + » 309-- » 14--cappelli _per_ capelli. + » 321-- » 1--E lo trattavo _per_ Io lo trattavo. + » 326-- » 17--tavoa _per_ tavola. + » 328-- » 17--per lei _per_ in lei. + + + + + +Nota del Trascrittore + +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo +senza annotazione minimi errori tipografici. Le correzioni della pagina +"Errata Corrige" sono state riportate nel testo. + + + + + +End of the Project Gutenberg EBook of Il perduto amore, by Umberto Fracchia + +*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 41281 *** |
