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E DA -PIANGERE *** - - - - -Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara Magni, and the -Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net. - -This file was produced from images generously made available by The -Internet Archive. - - - - - Storie da ridere.... e da piangere. - - _Vive memor leti._ - - -------- - - DEL MEDESIMO AUTORE - - _Orione. -- Glauco_, tragedie L. 3 20 - - - - - E. L. MORSELLI - - - STORIE DA RIDERE.... - - E DA PIANGERE - - NOVELLE - - - - MILANO - - _Fratelli Treves, Editori_ - - -- - - *Sesto migliaio.* - - - - - PROPRIETÀ LETTERARIA. - - _I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i - paesi, compresi la Svezia, la Norvegia e l'Olanda._ - - - Tip. Fratelli Treves, 1919. - - - - - INDICE - - - L'OSTERIA DEGLI SCAMPOLI. - L'ELEFANTE. - LA BEFANA DI BACICCIA. - «ITALIEN, LIEBE, BLUT...!» - L'AEROPLANO. - LA DONNA-RAGNO. - LA VITA È ALLEGRA! - IL CAVALIER ALLEGORIA. - - - - - L'OSTERIA DEGLI SCAMPOLI. - - -Dove può rifugiarsi la felicità!... - -Eppure ho veduto poca gente più felice di quella. - -Me li ricordo bene, in quel torrido febbraio bonaerense, dalla mattina -alla sera sotto una gran tenda bianca a righe rosse, attorno a quattro -tavole cariche di bicchieri, fuori di quella piccola ma celebre _Osteria -degli Scampoli_, che poi finì bruciata con tutta l'isola di casupole di -legno sgangherate, nel gran rogo d'un enorme deposito di catrame vicino, -a specchio dell'acqua grassa e filigginosa del porto. Non erano uomini: -erano resti d'uomini. Poco o molto della loro carne era già sotterra, ma -glie n'era rimasta tanta da poter mangiare, bere, digerire, ridere e -bestemmiare: scampati miracolosamente alle carezze dei magli, dei -repulsori, degli ingranaggi, delle ruote, delle locomotive, affettati -nei più strani e crudeli modi, ma liberati anche per sempre dalla -pesante croce del lavoro e dei doveri sociali, vegetavano allegramente -lì su quelle panche, appuntellati con le loro gruccie, agitando i loro -moncherini, veri scampoli della grande merceria umana, come li aveva -battezzati l'oste filosofo. Quest'oste era un marchigiano, calafato un -tempo, che aveva avute spezzate le due braccia da un argano, a -Cape-Town. La Castle-Line glie le aveva pagate in contanti sterline, in -ragione di cento l'una, e lui aveva súbito venduto i ferri del suo -vecchio mestiere e s'era imbarcato nel primo piroscafo per Buenos Aires, -col gruzzolo, la poca roba, e una certa sua pallottola di moglie che -vedeva il mondo non già roseo bensì addirittura rubicondo come la sua -propria faccia; e rideva anche dormendo. - -Ma anche la ossuta e adusta faccia di lui riluceva lasciando la terra -d'Africa, poichè il sogno di tutta la sua vita di emigrante era -raggiunto; poteva finalmente aprire un'osteria alla Boca di Buenos -Aires, dove aveva fatto la fame per due lunghi anni. N'era partito -disperato e ora ci ritornava capitalista. Senza braccia, sì: ma a che -servono le braccia a un capitalista! Per contare i quattrini gli -sarebbero bastati gli occhi; per farli cadere dentro il cassetto del suo -banco da oste gli sarebbero bastati i suoi complessivi quaranta -centimetri di moncherini che gli sbucavano dalle maniche rimboccate -della sua giacchetta, simiglianti con la loro cucitura fresca a due -germanici salami d'oca. Del resto egli si sarebbe serbato la parte -direttiva dell'impresa; due bei bracciotti grassi e robusti al servizio -del suo cervello di aspirante milionario, li avrebbe sempre avuti: erano -quelli della sua ridente pallottola che egli soleva chiamare -inglesemente _Bullet_ e amava ora come non aveva amato mai. - -Poichè quella sciagura delle braccia doveva aver anche richiamato sulla -singolare coppia una nuova luna di miele, anzi addirittura un plenilunio -di miele. - -Un ebreo polacco commerciante di oggetti di gomma e schiave bianche, il -quale s'era trovato a fare il viaggio da Cape-Town a Buenos Aires sullo -stesso vapore, mi raccontava che era stato commosso fino alle lacrime da -questo idillio di nuovo genere, durato ventiquattro giorni ininterrotti. -Fosse la compassione materna per quel povero diavolo che aveva ormai -bisogno di essere vestito e imboccato come un bambino d'un anno, fosse -l'aspetto nuovo e quasi favoloso che davano a suo marito quelle duecento -sterline cucite intorno alla pancia in una ventriera di tela da barche; -certo è che _Bullet_ non aveva distolto un solo istante gli occhi -amorosi dal suo Otello. Otello, così si chiamava lui, stava tutto il -giorno sul castello di prua, comodamente disteso sopra una seggiola -pieghevole che _Bullet_ aveva voluto comprargli con i suoi segreti -risparmi di pettinatrice: mangiava, beveva, fumava la pipa, costruiva il -suo avvenire guardando fisso nel mezzo delle nuvole, passava beatamente -dal monologo al sonno, sicuro che la sua _Bullet_ non lasciava il suo -posto di guardia seduta sopra una gomena, davanti alla sua preziosa -pancia cinta della loro fortuna. - -Per imboccarlo, _Bullet_ veniva a sedersi ridendo sulle sue ginocchia, -soffiava sulla minestra, l'assaggiava prima di dargliela, come una buona -mamma, gli mondava le banane, gli vuotava in corpo numerosi bicchieri di -vino. Finito di mangiare parlavano e ridevano un buon poco, rimanendo -così, lei seduta sulle ginocchia di lui; parlavano del loro avvenire che -egli costruiva anno su anno, con un progressivo sfoggio di fantasia -milionaria, che dava le vertigini alla ridente pallottola di ciccia. -Quando Otello s'era esaurito, puntava contro la sua _Bullet_ i suoi due -moncherini, ed essa ci si buttava in mezzo ridendo e baciandolo sul -viso. Allora, sottovoce, per non essere udito, egli le diceva: -- Tiemmi -di conto, sai, _Bullet_, perchè il tesoro vero non è quello che ci ho -intorno alla pancia, è quello che ci ho nel cervello! Vedrai! tra dieci -anni, duecento sterline te le voglio mettere all'orecchio a te! -- E -_Bullet_ stralunava gli occhi dal gran gusto. - -Una volta il mio ebreo polacco colse, non visto, quest'altro brano di -idillio. - -_Bullet_, carezzando la testa e il collo bruno del suo Otello, gli -sussurrava dolcemente: -- Ti ricordi quando mi dicevi: «Se tu mi -tradissi, io farei come quell'altro Otello, ti strozzerei!». E adesso, -sentiamo un po', se ti tradissi, che cosa mi faresti? -- E qui una gran -risata. - -Dal modo come Otello aveva guardato la sua cicciuta Desdemona, si capiva -bene che da tempo immemorabile non aveva pensato ad una simile -possibilità, tuttavia bestemmiò torvamente per dare una intonazione -terribile alla sua prossima risposta; e finalmente disse: -- Adesso ti -mangerei tutta, come un lupo. - --- Ah! sempre lui, il mio Otellino! -- aveva strillato la donna, -- -quanto mi piaci! -- E gli aveva appiccicato due improvvisi baci sugli -occhi ancora minacciosi, sì che lui aveva dovuto chiuderli e ridere. - -Così erano arrivati a Buenos Aires. E prima ancora che egli avesse -trovato quella tale osteria da rilevare, che facesse al caso suo, gli -s'eran messi d'intorno, per naturale gravitazione, cinque o sei -storpiati, come lui, non dalla natura, ma dalle più svariate -applicazioni meccaniche del genio umano. Questi erano tutti pensionati -delle ferrovie, delle compagnie di navigazione, delle assicurazioni, -delle società di mutuo soccorso; e così non avevano preoccupazione -maggiore di quella del buon vino, e gli promisero di strascinarsi dietro -tutti gli storpi della capitale, purchè il vino fosse sincero e -l'osteria fosse in qualche modo intitolata a loro. - -Per incominciare, l'affare fu giudicato ottimo dall'oculato Otello, e in -una notte di veglia febbrile il nome lo trovò: _Osteria degli Scampoli_. -Questa mite ironia senza rimpianto fu approvata alla unanimità: si -giudicò incapace di turbare l'allegria e la sete degli avventori, e nel -medesimo tempo capace di molto richiamo. - -Quando io la vidi per la prima e per l'ultima volta, in quel lontano -febbraio, l'_Osteria degli Scampoli_ aveva sei mesi di vita ed era nel -suo più bel rigoglio. Dalle otto della mattina alle due della notte la -instancabile _Bullet_ ruzzolava dentro e fuori, da una tavola all'altra, -pronta a ogni chiamata, con gli occhi e il sorriso sempre dovunque, -aiutata appena da un garzoncino di dieci anni, azzoppato, in verità, per -il vizio che aveva di stuzzicare la coda dei cavalli del porto, ma -reclutato con entusiasmo, come ultima pennellata al suo capolavoro, dal -nostro Otello; il quale troneggiava seduto dietro il banco con la sua -pipa in bocca per tutte le dieciotto ore che la sua osteria stava -aperta. S'era sbiancato, ora, in faccia, e s'era ingrassato a vista -d'occhio. Una volta che _Bullet_ gli disse: -- Eri più bello prima! -- -Otello rispose gravemente: -- Ogni stato sociale ha la sua estetica, mia -cara! Da calafato ero bello perchè somigliavo a un'ascia; ma il -capitalista, per esser bello deve assomigliare a un salvadanaio. - -Non si muoveva mai dal suo banco, come ho detto, ma soltanto, ogni -sabato, andava a depositare al «Banco Español del Rio de la Plata» gli -introiti della settimana. Ci andava solo, perchè teneva -straordinariamente a bastare a sè stesso in tutto ciò che era -amministrazione della sua azienda. A tale scopo aveva imparato a -conteggiare e a firmare tenendo la penna con la bocca. _Bullet_, alle -undici precise di ogni sabato mattina gli spegneva la pipa, gli metteva -il denaro contato nella tasca interna del panciotto, ben incartato in un -pezzo di giornale, gli riabbottonava panciotto e giacca, ed egli usciva -per fare sempre a piedi il lunghissimo tragitto che lo divideva dalla -famosa _esquina_ delle Banche. Un'ora di andata penosa e circospetta. -Un'ora di ritorno tutta fischiettata e cantarellata. - -L'aveva sempre passata liscia: non gli era mai toccato nessun incontro; -ma in ogni caso, da che aveva perduto le braccia, da buon filosofo che -egli era, aveva riposto una fiducia illimitata nella potenza delle sue -gambe, e soleva dire: -- Io non ho paura: con un calcio ne stendo in -terra quattro! - -Il sabato, dunque, dalle undici fin verso le due, _Bullet_ rimaneva sola -a reggere le sorti dell'azienda, come le diceva Otello prima di uscire -agitando paternamente il moncherino. Secondo le prescrizioni, non -avrebbe dovuto abbandonare, _per nessuna ragione al mondo_, il banco, -lasciando sbrigare tutto il servizio dal ragazzino zoppo. Ma, aimè! la -buona pallottola non comprendeva questi alti precetti: resisteva forse -una mezzoretta rigirandosi sulla sedia maritale, come se ci avesse avuto -sotto le spine, ma poi, agli insistenti richiami di quei suoi allegri -avventori, ruzzolava giù dal suo trono e ricominciava a ballonzolare tra -le tavole come al solito, fermandosi ora qua ora là, a chiacchierare e a -ridere. Ruzzolava più presto se la chiamava Peppino, e le fermate che -faceva alla tavola dov'era lui erano le più lunghe; ma questo non faceva -meraviglia a nessuno, perchè Peppino era l'anima, il dio tutelare di -quell'osteria. - -Arrivava la mattina verso le dieci sopra una comoda poltrona triciclo -messa in moto dalle sue braccia, sempre ben vestito, benissimo -pettinato, coi baffi irreprensibilmente arricciati e profumati alla -violetta, la barba rasata sempre di fresco; dimostrava meno dei -trent'anni che aveva, nonostante le proporzioni erculee del suo collo, -del suo petto e dei suoi polsi. - -La tavola dove si metteva lui in cinque minuti si riempiva di gente. Ne -raccontava di storie buffe! Era stato atleta in un circo equestre per -dieci anni e aveva visto tanto mondo; e poi faceva certi giuochi di -prestigio da rimanere a bocca aperta. Le gambe glie le avevano, niente -di meno, mangiate i pesci cani. In mezzo all'Oceano si era gettato in -mare dal piroscafo per salvare la figlia di un banchiere italiano che -s'era voluta uccidere. Era riuscito miracolosamente a salvare la -ragazza, ma lui era stato issato a bordo che pareva una botte sfondata -da tanto sangue buttava. Il banchiere l'aveva assistito come un padre. -Appena giunti a Buenos Aires gli aveva comprato quella magnifica -poltrona triciclo e gli aveva assegnato un mensile vitalizio che gli -permetteva di bere vino in bottiglie e giocare ogni sera delle vere -sommette. Questo gioco della sera attirava ogni sorta di gente -quattrinaia nell'osteria di Otello, e le bottiglie più vecchie si -vuotavano a dozzine; e Otello, il cui fiuto finanziario non fallava, se -gli avessero ridato le due braccia per portargli via Peppino, avrebbe -risposto: No! - -Un sabato, dunque, verso il tocco, eravamo una diecina intorno a Peppino -fuori dell'osteria; ci raccontava di quando in un _cabaret_ di Parigi -aveva vinto mille franchi di scommessa al re Leopoldo stendendosi in -terra supino, a dorso nudo, e facendosi salire sul petto quattro -ballerine: e v'assicuro che bisognava ridere per forza, a sentirla -raccontare da lui. _Bullet_ si doveva tenere addirittura la sua pancetta -con le mani. - -Ma in mezzo alle risate amiche, si udì una voce secca secca dire: -- _No -puede ser!_ - -Ci rivoltammo; l'interlocutore era sconosciuto a tutti: un basso -spagnolo con un lungo soprabito giallo tutto sbrindellato, un largo -cappello di paglia annerito dalle intemperie, i piedi calzati -stranamente di rosa, piantati con gran fierezza dentro due scarpe di -corda. Stava ritto dietro Peppino, con la sigaretta in bocca e le mani -in tasca. - --- Non può essere! -- ripetè col suo pretto accento madrileno -- io sono -dell'arte, sono atleta anch'io, atleta girovago perchè si sa pur troppo -che nel mondo vale la fortuna e non il merito, ma sono uno dei più forti -atleti che abbia oggi la Spagna e si sa che la Spagna è la patria dei -più forti atleti del mondo. Ebbene, io posso garantire, che nè io nè -nessun altro atleta spagnolo può fare un esperimento di questo genere! - -Peppino lo guardava più tranquillo di noi, senza ombra di risentimento. -Quando ebbe finito, gli disse: - --- Qual è il peso più grosso che alzi? - --- Il mio peso da un quintale verificato e bollato in dodici concorsi, -col quale ho guadagnato le dodici medaglie d'oro d'argento e di bronzo -che loro possono ammirare sul mio petto! - -E così dicendo lo spagnolo si sbottonò con una sola stratta tutta la sua -pelandrana e ci si mostrò in maglia rosa e brachette di raso viola, col -petto trasformato in un vero medagliere. - --- E dove ce l'hai questo peso? -- domandò Peppino. - --- Nella mia carrozza! -- esclamò lo spagnolo presentandoci con un gesto -solenne un orribile carretto a due ruote carico di ogni ben di Dio, cui -era attaccato un cavalluccio tutto pelo e ossi. - --- Portalo qua. - -Lo spagnolo si levò la palandrana, estrasse dal carretto due enormi -palle infilate ai capi d'una grossa sbarra di ferro, e venne tentennante -ma sorridente a gettarle ai nostri piedi, facendoci balzare tutti sulle -sedie per il contraccolpo. - --- Fammelo assaggiare, -- disse Peppino; e chinandosi sul suo triciclo, -e con la destra afferrato nel giusto mezzo il peso, lo tenne per un -momento sollevato, con una facilità che preoccupò visibilmente lo -spagnolo. - --- Se, così come son ridotto, senza gambe, t'alzassi questo peso e te -seduto sopra, tutto di forza, senza spinta, perchè ho le spalle -appoggiate, ci crederesti allora a quello che ho raccontato? - --- Allora sì! -- rispose lo spagnolo sorridendo incredulo. - -Peppino si levò la giacchetta e la dette in custodia ad un ammiratore -vicino, poi si levò anche la camicia e mise al nudo un torso candido e -gigantesco come quello di Ercole. - -_Bullet_ aveva smesso di ridere per guardare a bocca aperta. A un tratto -strillò: - --- Che bellezza di bracci, per Diana! - --- È un pezzo che non vi sentite stringere la vita! -- gridò Peppino, -ridendo con tutti i denti. -- Dite la verità che n'avete voglia d'una -strettarella, eh birbacciona? -- E aprendo le braccia: -- Volete -favorire? Io ci sto di core! - --- Se vi sentisse Otello! -- si limitò a rispondere _Bullet_, rimanendo -però lì come tenuta dall'incanto di quelle due braccia magnifiche. - --- Su! Su! la gran prova! -- dicevano gli amici di Peppino. - -E Peppino allora mise in tensione tutti i suoi muscoli e tenendo le -braccia piegate contro il petto disse: -- Avanti! mettetemi il manubrio -qua sulle mani. - -Glie lo alzammo in quattro e glie lo mettemmo come aveva detto. Le sue -braccia non cedettero d'un centimetro, ma il triciclo ne parve -sconfortatissimo. - --- Niente paura; cigola, ma non si rompe, -- disse Peppino ridendo. -- -Qua a sedere, signor spagnolo, e attento all'equilibrio! - -Mentre lo spagnolo salì e si sedette agilmente sul lungo manubrio di -ferro, il pianto del triciclo raddoppiò, ma le braccia di Peppino -stettero salde come di ferro massiccio. - -E l'ascensione del peso, con relativo atleta spagnolo, incominciò subito -lenta e sicura. Lo sforzo era gigantesco: gli occhi bianchi di Peppino -sembravano galleggiare nel sangue: l'Eracle di marmo in riposo s'era -trasformato in un Eracle di porfido sollevante Anteo. - -Ad un tratto, quando già la vittoria era sicura (ed era sempre una bella -vittoria, anche supponendo che il peso controllato e bollato dall'atleta -spagnolo fosse stato di cinquanta chili invece che di cento!) ecco si -ode uno schianto secco e si vede il nostro Peppino abbassarsi di un -palmo contro terra mentre lo spagnolo si getta impaurito sulle nostre -spalle. Il mozzo d'una ruota del triciclo aveva ceduto. Lo spagnolo -riprese prontamente dalle mani di Peppino il suo peso e, poggiatolo in -terra per ritto, e impugnatone il manubrio a mo' di lancia, volle -stringere la mano di Peppino dicendogli solennemente: -- Collega, ora -credo a tutto quello che hai raccontato e che racconterai: saresti degno -di misurarti col mio glorioso maestro Santiago Machacapulgas! e più non -si può dire! - -Ma la sua voce reboante fu travolta dal clamore dei nostri «evviva!». -Peppino schizzava sudore e gioia da tutti i pori, e il sudore gli colava -giù a rigagnoli per le valli del suo vasto torace e la gioia la sfogava -schiacciando tra le sue ogni mano che gli si tendeva, e baciando a -quattro doppî gli amici più vecchi. Quando fu la volta di _Bullet_ che -gli tese la mano tutta esultante, ci fu tra quei due ritratti della -salute un tale scambio di occhiate, che Peppino, credendo certo di -meritarsi un tal premio per la sua vittoria, se la tirò giù addosso, le -cinse la vita con le sue braccia formidabili e incominciò a baciarla di -santa ragione. La nuova vittoria, sebbene più facile della prima, -suscitò un eguale scoppio di applausi. - -Ma aimè! avevamo fatto i conti senza l'oste.... il quale in quel -momento, non visto da nessuno, era sopraggiunto di ritorno dalla sua -operazione finanziaria; senza dir verbo aveva sfondato come un ariete il -nostro cerchio plaudente, e, con pronta decisione, cacciava avanti uno -dei suoi vasti piedi, dirigendolo sulle due teste colpevoli. - -Fu un lampo. Il piede arrivò a destinazione. - -Ma quando Otello fece per ritirare il suo arto con l'evidente disegno di -ripetere il colpo, non gli fu possibile. _Bullet_ con uno strillo da -maialetto impaurito era ruzzolata in terra, poi fuggita via in bottega; -e quanto allo strumento della sua vendetta, esso era stato fulmineamente -e irrevocabilmente afferrato dalle mani di Peppino. I due si guardarono -in faccia. - -Il faccione imperturbabile e ancora ridente di Peppino dimostrava -apertamente il suo tranquillo piano di battaglia. Sembrava dire: Per -conto mio, non ti lascio il piede sino a che non ti son passati i -bollori. - -Invece la faccia grifagna di Otello dimostrava un farraginoso rimuginìo -interno, in cui tutti i più inverosimili disegni di difesa e di offesa -venivano volta a volta accolti e scartati. Ma il piano del gran Peppino -non era sbagliato: a lungo andare, quella forzata posizione cicognesca -non poteva non ricondurre nell'animo di Otello quella serena e profonda -filosofia che gli aveva sempre appianato ogni scabrosità della vita. - --- Ti vien da ridere, di' la verità, Otello! -- gli disse Peppino. - --- Ancora no, -- brontolò Otello. - --- Bada che siamo buffi: pensaci un po' bene. Non vedi che questi -poveretti d'intorno non possono parlare perchè gli scoppia la bocca dal -ridere? - -Otello sorrise, Peppino scrosciò; e nacque una risata omericamente -inestinguibile. - -Quella sera vi fu gioco nutritissimo nell'_Osteria degli Scampoli_. Al -tocco eran capitati per caso a bere sette o otto capitani inglesi, e -Peppino, che sapeva l'inglese, li aveva tirati nel gioco già -incominciato, e le sterline correvano più del solito sulle modeste -tavole di Otello, ed egli, dal suo trono, ne fremeva di orgoglio e -ragionava forte, tra sè e sè, come non mai. - -Io, dopo aver regolarmente perduto quel poco che avevo in tasca, ero -solito accomodarmi alla prima tavola sotto il banco, che a quell'ora era -sempre vuota, per schiacciare un sonnellino. Tenevo moltissimo a quel -sonnellino di mezz'ora perchè quasi sempre sognavo di vincere. - -Quella sera, l'ho già detto, il monologo fioriva sulla bocca di Otello: -però non era cosa facile intendere il senso delle sue parole in mezzo al -vociare dei giocatori. Ma è certo che, poco prima di addormentarmi, lo -udii distintamente dire: -- E sessantaquattro! -- (si riferiva a -bicchierini di _whiskey_). -- E quattro mazzi di carte!... E dodici -banchi!... Trenta _pesos_ di guadagno netto in tre ore!... Loro possono -perdere laggiù; ma io di quassù vinco sempre: poco ma sicuro! Le fortune -si fanno così.... Questo si chiama aver occhio e bernoccolo: dal primo -giorno che l'ho conosciuto ho detto subito: Questo Peppino sarà la mia -fortuna!... Veramente.... quell'abbraccio.... proprio là in presenza a -tutti.... è stata una mezza canagliata.... Mah!... Alla fin delle -fini.... forse.... ha ragione lui: la pipa mi son dovuto sì o no -adattare a farmela accendere da un altro? Anche la moglie da qualcuno -bisognerà pur che me la faccia abbracciare!.... - - - - - L'ELEFANTE. - - -C'è una sola fatica della quale l'uomo civile non senta mai il bisogno -di riposarsi: ed è quella di occuparsi dei fatti del prossimo. Infatti -nelle stazioni climatiche e ai bagni di mare, dove si va per riposare di -tutte le altre fatiche, nessuno pensa a riposarsi di quella. - -Sotto questo aspetto, la piccola tribù bagnante di *** potè dirsi -veramente fortunata l'estate scorsa; perchè ai consueti soggetti ormai -tradizionali del luogo se ne aggiunse uno del tutto impreveduto e -imprevedibile. - -Si trattava di una enorme femmina piombata là, in quel lembo di spiaggia -adriatica, come un bolide. - -Di dove era venuta? - -Nessuno lo sapeva. - -Era scesa da un vagone-letto proveniente da Brindisi; questo lo -assicurava il giudice Cesti che aveva una passione atavica (diceva lui) -per vedere arrivare i treni. Da ciò, e dall'aver essa con sè una piccola -serva di pelle bruna ed un mostruoso _bulldog_ con i quali conferiva in -inglese, il medesimo giudice aveva indotto che essa «provenisse» (_sic_) -dalle Indie. Senonchè il professor Percossi, insegnante locale di storia -e geografia, era pronto a scommettere qualunque bibita sostenendo che -quella piccola negra era di razza australiana e che perciò la padrona -doveva venire dall'Australia. Ogni volta che il giudice e il professore -si trovavano di fronte, era battaglia dichiarata. - -La conclusione era sempre una: non si sapeva donde quell'enorme bolide -carnoso fosse caduto, nè chi fosse. - -Appena giunta era salita sull'omnibus-automobile dell'Albergo dei Bagni, -il migliore albergo del luogo, dove ella si era scelta la più bella e -costosa camera, con salotto, lasciando in portineria un nome che poteva -benissimo anche essere il suo: _Miss_ Mary Rudge. - -Ma se ne sapeva quanto prima. Il fatto che fosse _miss_ non meravigliò -nessuno: tanto coloro che la giudicavano un giovanissimo fenomeno -vivente, quanto coloro che le regalavano quarant'anni buoni, tutti si -trovavano d'accordo nel crederla destinata ad una eterna verginità: -tutti, perfino il biondissimo trentenne conte Saturni, che s'era di -fresco sposata una signora di sessantaquattr'anni e senza un occhio, per -trecentomila lire di dote! perfino due elegantissimi disperati già noti -rivali del sullodato conte, i quali poi, sia detto in segreto, si -sottoponevano ad acrobatici appostamenti per riescire ad essere notati -dalla enorme _miss_! - -Sì, perchè in mezzo a tanto buio, c'era una cosa chiara: _miss_ Mary -Rudge doveva avere di molti ma di molti denari: e questo punto -indiscutibile era anche quello che esasperava tanto la curiosità di -tutti. Figuratevi che, arrivata nei primi giorni di luglio, mentre -ferveva sulla spiaggia il lavoro per la costruzione dei capanni -municipali e privati, essa ne aveva provocato l'immediato arresto, -pretendendo che le si erigesse in quattro e quattr'otto un robustissimo -capanno a due piani, circondato di un ampio recinto di rete metallica, -arredato del necessario per potervi dormire e mangiare, e validamente -munito contro le intemperie. Ebbene: in soli cinque giorni tutto fu -pronto. A tutti i vecchi del paese sembrò un miracolo, e si seppe subito -che esso era dovuto ad una inaudita pioggia di sterline. - -Così, dopo cinque giorni, la nostra _miss_ (pur non cessando di tenere -per suo conto la migliore camera dell'albergo) aveva preso regolar -possesso della sua singolare abitazione. Si raccontavano i particolari -del collaudo e se ne facevano gran risa. I due maestri carpentieri -avevano passato un brutto quarto d'ora seguendola nella sua prima -visita. Le più imprevedute e dolorose voci nascevano da ogni parte: -quasi ogni fibra del legno implorava pietà al suo passaggio... Ma poi -come a Dio piacque la cosa aveva avuto buon fine: la _miss_ aveva detto: -«_all right_» e aveva pagato. Da quel giorno nessun piede profano potè -più oltrepassare il recinto, e il luogo si chiamò come l'aveva -battezzato un giovane e allegro falegname, mazziniano per la pelle, che -faceva all'amore con la serva del giudice: _la casa dell'elefante_. - -Vorrei però che l'aveste veduta ritornare dalla sua lunga passeggiata -meridiana, la miss gigantesca, ansante e sudante, coperta d'un immenso -accappatoio grigio con la testa riparata da un piccolissimo ombrellino -rosso, accompagnata dalla giovane servetta negra bassa e magrissima, -seguìta ai calcagni dal fedele _bulldog_, il quale, specie nelle -giornate di vento, scompariva tutto sotto il nuvolo di rena alzato dal -poderoso passo del pachiderma.... Scusate! Era così viva la -rassomiglianza, che proprio involontariamente.... - -Quella passeggiata, forse l'avrete subito indovinato, non era se non una -delle quotidiane torture alle quali la povera _miss_ si sottoponeva con -altrettanto quotidiana fiducia: era un «numero» di quei vorticosi -programmi di cure dimagranti, nei quali l'America del Nord è così grande -maestra. - -I più sperimentati caccianasi del luogo, non potendo far altro, si -dedicarono a compilare e a divulgare un particolareggiato resoconto -della giornata dell'_elefante_. Alle sei della mattina: la levata; alle -sette: un bagno di un'ora a 40°, nel vicino stabilimento idroterapico; -alle otto e mezzo in punto: la pesatura. Questa funzione delicatissima e -importantissima si compiva in una saletta terrena dell'Albergo dei Bagni -dove era stata verificata e rinverniciata appositamente una vecchia -stadera automatica. Il cassiere dell'albergo in persona, all'apparire -della _miss_, lasciava il suo scanno, chiudeva a chiave il suo piccolo -ufficio, e fattole un profondo inchino la precedeva nella «stanza della -pesatura»: si levava di tasca due soldi e attendeva con solennità, -tenendoli alti e bene in vista vicino alla bocchetta, pronto a -gettarveli nel momento stesso in cui la piccola piattaforma incominciava -a tremare sotto il primo colpo di piede dell'_elefante_. - -Lì per lì la lancetta sembrava impazzita; sotto gli occhietti trepidanti -della _miss_, andava, tornava, si dibatteva.... finchè trovava riposo là -verso i 107 o i 108.... chilo più chilo meno.... Per noi: «chilo più -chilo meno»! non già per lei, poveretta! Una differenza di due -ettogrammi bastava a far scintillare il suo massiccio volto di gioia o a -disegnarvi una smorfia che la faceva improvvisamente rassomigliare al -suo cane. Gioia e dolore erano sempre muti, e ci voleva un vecchio e -appassionato amante delle bestie, qual io mi vanto d'essere, per -commuoversi. - -Dopo la pesatura c'era la passeggiata lungo la spiaggia, la quale durava -esattamente quattro ore: dalle nove al tocco dopo mezzogiorno. La -partenza e il ritorno si effettuavano in mezzo alle più varie -manifestazioni di allegria di tutti i gruppi di bagnanti davanti ai -quali la paziente _miss_ era obbligata a passare. Al tocco preciso -giungeva il ragazzo dell'albergo con due portapranzi e un cestino colmo -di frutta. Il cestino rappresentava il vitto giornaliero della piccola -negra. I due portapranzi erano uno per il cane, uno per l'_elefante_. -Mentre la serva rosicchiava le sue frutta durante tutta la giornata, -tanto il cane che l'_elefante_ divoravano in un attimo tutto il loro -pranzo, uno di fronte all'altro, e non rimangiavano più fino al tocco -del giorno dopo. E quello del cane era almeno un vero e proprio pranzo -da cristiani, ma quello della povera _miss_ era semplicemente diabolico. -Mezzo chilo di filetto arrostito, affogato nella salsa di senape, sei -torli d'uovo che essa sbatteva crudi in quattro dita di autentico rum -Jamaica e ingoiava tutti d'un fiato. Per chiudere, un gran limone da -mangiarsi a fette. - -I camerieri del Ristorante dei Bagni comunicavano a tutti i clienti -questa lista, con la medesima aria con la quale i guardiani dei giardini -zoologici informano i visitatori sul vitto delle belve. - -Del resto in tutto e per tutto la povera _miss_ era ormai considerata -niente più che un raro esemplare di qualche specie creduta scomparsa, e -ognuno avrebbe giurato che quell'animale, sebbene somigliasse -approssimativamente ad una donna, dovesse essere assolutamente incapace -di pensare e sentire come pensano e sentono le nostre donne. - --- Basta un'occhiata per definirla un'apatica tipica! -- sentenziava il -giudice per dimostrare la sua dimestichezza con le più recenti scoperte -della criminologia. - --- Sì.... sì.... finchè fa di queste cacofonie, padronissimo.... ma la -negra è australiana.... glielo dico io! L'etnologia non è un'opinione! --- ribatteva sistematicamente il professore. - -Le signore, specialmente quelle magre, facevano faville per la felicità: -in ogni lazzo, in ogni elaborata freddura del sesso maschile contro quei -poveri innocui 107 chilogrammi esse vedevano un inno ai loro ossetti -snodati, una sconfitta definitiva delle loro amiche grassocce. - -Una sera ad una festa (una di quelle compassionevoli feste da piccole -stazioni balnearie, per le quali nessuno vuol cavar soldi e in cui il -miglior divertimento è quello di criticare chi ha sudato per -organizzarle), dinanzi a molte graziose signore nonchè al giudice Cesti, -al professor Percossi e a quei due bellimbusti cacciatori di doti, -arrischiai una timida ipotesi suggeritami da un attento esame degli -occhi della _miss_, al quale esame da qualche giorno m'ero dedicato con -paziente amore. - --- E se dentro a quell'enorme sacco di carne e di grasso battesse un -piccolo e tenero e romantico cuore di donna, in tutto e per tutto simile -a quello che voi signore ci mostrate attraverso i vostri sacchetti -deliziosamente diafani e profumati?... Allora essa sarebbe sacra a un -grande dolore.... e forse.... i suoi occhi lo dicono, per chi sa -leggervi dentro.... - -Passato il primo stordimento, un urlo selvaggio uscì da quei teneri -cuoricini che mi circondavano e mi troncò la parola sulle labbra. Se -invece d'essere ad una festa, fossimo stati nel centro dell'Africa, non -mi avrebbero troncato soltanto la parola! Il giudice Cesti si limitò ad -abbozzare un sottile sorriso da uomo che la sa lunga e non la beve. Il -professor Percossi invece sembrava preso da un accesso di epilessia, -tanto rideva. I due giovanotti soltanto mi guardarono contemporaneamente -con un infinito senso di gratitudine. - -Debbo confessarvi che quando arrischiai la mia ipotesi, io ne ero -tutt'altro che entusiasta; già è straordinariamente raro che io prenda a -cuore le mie opinioni: ma quell'accoglienza così ostile scosse -imprevedutamente il mio amor proprio. - --- Io sono sicuro di quel che ho detto -- gridai -- posso leggere in -quell'anima come in un libro aperto, vedrete! I fatti mi daranno -ragione!... - -Mi avvidi io stesso di averla detta grossa. Tanto più che i due -giovanotti di dorate speranze sembrarono aver prese le mie parole come -un complimento o meglio un augurio diretto a loro, e dimostrarono così -ridicolamente la loro compiacenza arricciandosi ambedue i baffi e poi -subito accomodandosi ambedue il nodo della cravatta, che un riso -irresistibile sfrenato pazzesco s'impossessò di tutto il gruppo che mi -circondava, allargandosi anche minacciosamente a tutto l'angolo della -sala. - -A mente fredda pensai: ammettendo anche che io non mi fossi -sostanzialmente ingannato nel giudicare un'anima femminile, il buon -_elefante_ sarebbe placidamente partito di lì a quindici o venti giorni, -nessuno avrebbe mai saputo per dove, come nessuno sapeva di dove fosse -venuta.... Quale fatto avrebbe mai potuto rompere la monotonia di quella -cura dimagrante, proprio allora, per far piacere a me?! - -Pur cercando con una prudenza da gatto soriano di ricoprire il meglio -possibile di oblio la mia strana profezia, vigilavo. - -Volere o non volere era una donna.... e con le donne.... non si sa mai! - -Cinque giorni dopo, e precisamente la mattina del 15 agosto, il postino -bussò per la prima volta alla casa dell'_elefante_, e consegnò una -lettera raccomandata alla piccola negra. - --- Di dove viene quella lettera? -- domandai al postino, mentre -aspettava fuor del recinto. - --- Dal Canadà. - --- Dal Canadà? - --- Sì. - -Un paese così freddo.... così lontano.... una lettera raccomandata.... -Saranno danari. _L'elefante_ sarà canadese (in barba al giudice Cesti e -al professor Percossi) e la sua famiglia le spedirà danari.... - -Ma ecco apparire fuor della porticina del capanno l'_elefante_ stesso -nel suo consueto accappatoio, incontro alla negra; tendeva le mani -tremanti: il suo gran volto sul grigio accappatoio era bianco e -giallognolo come uno di quei grandi bioccoli di schiuma che il mare -burrascoso abbandona sulle spiagge. La sola vista del postino l'aveva -così commossa. - -Con un rapido gesto pieno di fervore si ripose in seno la lettera, firmò -a fatica, poi fuggì dentro, rovesciando tutta una giardiniera piena di -vasetti di gerani in fiore. - -Il romanzo c'era, per Bacco! Il difficile era capirci qualche cosa. - -Per quel giorno l'_elefante_ non si fece più vivo e io lasciai briglia -sciolta alla mia fantasia. - -La mattina dopo alle quattro ero in mare a veder nascere il sole, sulla -mia barchetta a remi; quando, volgendo per puro eccesso di scrupolosità -lo sguardo al capanno della _miss_, vidi che essa ne usciva con la sua -negra. Gran dio! due ore di anticipo sulla levata? Quale misteriosa -ragione....? Semplicissimo: una barca la aspettava sulla spiaggia, -trepidante.... quasi conscia.... Bagnando le sue enormi gambe fino al -ginocchio, ella salì sopra un piccolo masso a fior d'acqua, e di lì, -aiutata un poco dalla piccola negra, un po' più dalle bronzee braccia -del barcaiolo, ma più ancora da qualche ignota e propizia forza -soprannaturale, piombò sulla innocente barca, afferrò i remi e si diede -a remare con tale impeto che il cerro sembrò vimini. - -Essa remava di buona scuola: nonostante, la sua barca procedeva, -naturalmente, lenta, e io la seguivo ripensando all'antica prora -dantesca. Poichè il mare incominciò ad essere mosso da un fresco -grecale, sotto il rosso sorriso del sole, la grave barca della _miss_ -contro il vento e contro mare quasi non si moveva più. Mi sembrò allora -di vedere Nettuno stesso lasciar le briglie algose dei suoi cavalli e -rotolarsi dentro la sua conchiglia per il gran ridere, mentre una torma -di allegri tritoni si divertisse a trattenere per il timone quella -furibonda rematrice. - -Ad ogni modo, il mare aveva trovato un avversario degno di lui. O bene o -male la eroica _miss_ andò avanti verso Greco finchè l'orologio che la -negra osservava non segnò le cinque. - -Allora finalmente depose i remi e si concesse un po' di tregua; guardò -il cielo con l'intenzione evidente di bearsene, ma la neonata faccia -rubiconda del sole, non parve piacerle. Ma volgendosi da ponente -s'imbattè nella faccia bianca della luna di poco scema; allora, quasi -con rabbia, abbassò il capo per contemplare il mare. Certo, ella non -poteva guardare nè il sole nè la luna senza ricordarsi della odiata -rotondità del proprio viso. - -A un tratto si levò di mezzo al seno una carta, certamente la lettera -del giorno avanti, e si mise a rileggerla, talora sorridendo come la -luna, talora arrossendo tutta come il sole. - -Girandole attorno, da pianeta senza scrupoli, potei osservare che la -lettera era di otto pagine, di cui le prime tre erano presumibilmente -piene di dolci e lontani ricordi; la quarta doveva contenere qualche -cosa di decisivo, di grave, di irreparabile forse: le altre quattro, a -giudicare dall'impressione che facevano sul volto di lei, avrebbero -dovuto equivalere ad una buona dozzina di pizzicotti ben assestati. Ebbi -la matematica sicurezza che si trattasse di una lettera d'amore. Esiste -forse nel mondo qualche cosa che rassomigli all'effetto che fa una -lettera dell'uomo amato sopra la donna che lo ama? - -Quando la negra avvertì che erano le cinque e mezzo, la miss si -riprofondò nel mezzo del seno la lettera, afferrò con rinnovato impeto i -remi, e fatto cenno al barcaiolo di mettere la prua a terra, rivogò -furiosamente, aiutata, ora, dal vento e dal mare. Scesa a terra, andò -diritta verso il piccolo stabilimento idroterapico dove la aspettava il -suo solito bagno a 40°; alle otto e mezzo: la pesatura; alle nove: in -marcia sotto il sole già fiammeggiante; due ore di andata, due di -ritorno; al tocco: il pasto; alle due: lettura di libri dentro l'ormai -famoso recinto.... _great attraction_ per i bagnanti e sopratutto per i -forestieri di passaggio, mèta di interi eserciti di sbarazzini che si -divertivano a fare andare.... in bestia l'irascibile _bulldog_ -attraverso la rete metallica o a fare le boccacce alla servetta negra -costretta a tenere il piccolo ombrellino sul capo della padrona durante -un paio d'ore. - -Evidentemente la remata mattutina era un «numero» aggiunto d'urgenza al -suo programma dimagrante; era dunque impossibile non subordinare questo -affrettato bisogno di assottigliarsi all'arrivo della misteriosa -lettera. - -Ciò posto, e posto anche un altro fatto importantissimo il quale mi -risultava sicuro, che cioè alla lettera in questione la _miss_ non aveva -risposto affatto, mi parve logico supporre che essa aspettasse -senz'altro un suo amatore canadese. Nessun'altra ipotesi avrebbe potuto -spiegare il profondo mutamento di tutta la psicologia dell'_elefante_. -Al metodo rigido come una regola monacale, cui tetramente essa sembrava -piegarsi prima, con la fredda volontà del cervello, era subentrata ora -una fretta commossa, un'ansia trepidante; i piccoli occhi ceruli -lampeggiavano di speranze visibili, di sogni infuocati; tutti i semplici -atti della sua vita, pur non rinunziando al loro fine terapeutico, -apparivano ora animati di un entusiasmo nuovo.... - -La sua psicologia era esattamente quella della donna che aspetta una -visita amorosa: figuratevi che essa aveva perfino fatto portare nel -capanno un pianoforte e dopo il tramonto essa lo pestava ululando -appassionatamente! - -Pregustando ormai la gioia di un trionfo personale, tacevo e vigilavo. -Purchè questo amatore canadese non mi giocasse il brutto tiro di essere -un altro fenomeno vivente, io mi sarei preso una bella rivincita sulla -intera colonia bagnante, che ormai conosceva la mia profezia e ne rideva -mattina e sera con stupidissima amabilità. - -La sera del 19 arrivò alla casa dell'_elefante_ un telegramma. Veniva -dall'Havre. - -Era fatta! Il canadese aveva veramente attraversato l'Oceano: non mi -restava che attendere la sorte con animo virile. - -Nemmeno al telegramma l'_elefante_ rispose: ossia, rispose remando, -sudando, pesandosi, correndo, soffrendo fame e sete, leggendo e -stonando, con raddoppiato entusiasmo. - -Io non abbandonavo ormai più i miei posti d'osservazione, e dove non -potevo essere io, vigilavano fidati informatori. Mi resultava, ad -esempio, che il giorno 20 la stadera aveva segnato chilogrammi 105,300: -una prigione ancora ben solida per un'anima innamorata!... Ma il giorno -21, che, secondo i miei calcoli, poteva essere quello dell'arrivo, volli -assistere io stesso alla pesatura. Ne valeva la pena! La _miss_ giunse -con un quarto d'ora di anticipo: era agitatissima; non s'avvide affatto -di me. Essa non aveva certo mai interrogato il quadrante della stadera -con più straziante trepidazione. Niente di più tragico e di più -umoristico di quelle due facce rotonde che si guardavano, una come -implorasse, l'altra tranquilla e stupida con l'aria di dire: «che ci -posso far io?.... 105 e 700!». - -Gli occhietti spaventati della _miss_ aspettarono ancora qualche secondo -sperando in un'ultima misericordiosa oscillazione: ma la lancetta s'era -inesorabilmente fermata. Io, dal mio nascondiglio, vidi nettamente la -disperazione affondarle gli artigli nelle gote, mentre chiedeva di -salire alla sua camera dove da un mese non saliva; e non so chi mi tenne -dal correrle dietro e gridarle: «Coraggio, per Dio! Non saranno certo -quei quattro ettogrammi che potranno spaventare un uomo disposto a -tenere sulle sue ginocchia un quintale!». - -Mi limitai ad aspettare che la cameriera guercia, prontamente accorsa, -discendesse dall'averla accompagnata. - -La _miss_, in generale così guardinga e gelosa d'esser vista, questa -volta, senza curarsi affatto della presenza della cameriera, era corsa -dinanzi allo specchio dell'armadio, vi si era guardata per un istante, -fremendo tutta, poi (proprio mentre la cameriera chiudeva l'uscio e -metteva contemporaneamente l'unico occhio appositamente risparmiatole -dalla provvidenza al buco della chiave) si era gettata per metà sul -letto, scoppiando in un pianto dirottissimo e rumoroso. La piccola negra -e il _bulldog_ s'erano subito messi a piangere anch'essi. A tratti la -strana e lugubre sinfonia cessava per ricominciare con un attacco -formidabile, da strappare l'anima, finchè si fece nella camera un -silenzio di tomba che durò forse un'ora. - -Trascorsa questa, mi si riferì che improvvisamente si era udito un -rumore di casse trascinate, di valigie sbattute, il rumore -caratteristico di chi fa i bagagli. La nuova bastò a mettere in -subbuglio tutto il personale di servizio. Dal cassiere che aveva -anticipato i due soldi giornalieri della pesatura, fino all'ultimo -sguattero, venti persone, come un sol uomo, erano pronte a giurare di -aver reso servizi incalcolabili alla povera _miss_! - -Mentre salivo in grave apprensione per le sorti della mia profezia, la -piccola negra scendeva in fretta e la vidi chiamare due facchini che si -precipitarono fuori dietro di lei. Origliando all'uscio della _miss_, la -udii singhiozzare sommessamente. Di lì a un quarto d'ora ritornò la -negra seguìta dai due facchini i quali portavano una cesta ciascuno, -cercando di sudare il più possibile: essi venivano dal capanno: era -chiaro dunque che l'_elefante_ preparava una fuga! - -Così si fosse trattato di un vero elefante! - -Con quanto piacere gli avrei gettato un buon laccio al piede! - -Alla fine _miss_ Rudge uscì dalla camera. Il gran volto mostrava i segni -di una violenta battaglia interna; zone gialle e rosse lo attraversavano -facendolo rassomigliare a un immenso gelato di crema e fragola. I tondi -e piccoli occhi erano sanguigni per il pianto. - -Tutto il personale di servizio era scaglionato per il corridoio, lungo -le scale, nell'atrio, sul portone, al predellino dell'omnibus-automobile -che aspettava sussultando, anch'esso, più fragorosamente del solito. Le -mance scivolavano e scomparivano in ogni mano nel medesimo modo, e tutte -le mani rapidamente si vuotavano nelle rispettive tasche, mentre nello -stesso istante i corpi si inchinavano e le bocche belavano o gracidavano -qualche inutile ringraziamento. Inutile, perchè la _miss_ passava tra -loro muta e sorda come una balla di cotone che ruzzolasse. - -Fu caricata sull'automobile. Anch'io vi salii. Via facendo il volto -della _miss_ sembrava pacificarsi in una profonda sconfinata malinconia. -Di tanto in tanto la piccola negra piagnucolava in un inglese ben -strano: «Ditemi perchè scappiamo.... prego! ditemelo....» e la _miss_ -quasi meccanicamente rispondeva: «Taci, taci, sii buona». - -Alla stazione fu circondata da uno stuolo di facchini aspiranti alla sua -generosità. Fece acquistare due biglietti per Brindisi e affidò il suo -_bulldog_ raccomandandolo nel più vero e più grande _volapük_ che -esista: un foglio da dieci lire. Giunse il treno: la _miss_ vi salì -spinta di sotto da due facchini, tirata di sopra da due deputati della -estrema.... Ogni finestrino del treno rideva per dieci bocche almeno!! - - -------- - -Mentre tutta la colonia bagnante, già informata della improvvisa -partenza, mi aspettava sulla piattaforma dell'unico stabilimento per -coronare degnamente il mio saggio profetico, io parlavo con l'amatore -canadese in persona, passeggiando dinanzi alla deserta casa -dell'_elefante_! Esso era giovane e biondissimo, bello e solido. La sua -particolare eleganza di grosso _farman_ coloniale rivelava la presenza -di un sottostante portafogli degno d'esser sognato da un poeta! - -All'annunzio della partenza di _miss_ Mary Rudge comunicatogli dal -portinaio dell'Albergo dei Bagni, il giovane aveva avuto un momento di -profondo sconforto: evidentemente non se l'aspettava. Ma poi pareva -essersi adattato all'idea di inseguire la sua amata intorno a questa -miserabile palla che si fa chiamare pomposamente Mondo, ma che di fronte -al denaro si rimpicciolisce ossequiosamente come un uomo qualunque. - -Consultò un orario: alle sei del pomeriggio sarebbe partito per Brindisi -col direttissimo. Si fece sul portone dell'albergo, incerto e -contrariato, guardando meccanicamente per tre o quattro volte -l'orologio. Scelsi quel momento per abbordarlo, e poichè egli se ne -mostrò lieto, ci allontanammo, avviando, non senza fatica, una specie di -dialogo in inglese. - -Sembrava che egli trattenesse continuamente con sforzo qualche frase che -gli salisse alle labbra: io credevo di indovinare che egli avrebbe -voluto che parlassimo di lei. Quanto a me, potete bene immaginare con -quanto piacere gli avrei finalmente domandato: «Mi volete dire per quale -ragione voi simpatico, sano, ricco, vi siete innamorato di un fenomeno -vivente come quello?!» ma intanto ci scambiavamo delle stupidissime -domande rese sopportabili soltanto dalla reciproca attesa di dirsi -qualche cosa di molto interessante. - -Dove la spiaggia voltava a levante, apparve la gran _casa -dell'elefante_. L'occasione era propizia. - --- Vedete quel casotto? Là abitava giorno e notte _miss_ Rudge! - -Gli occhi del giovane brillarono finalmente di vera giovinezza. Fu tale -la piena del suo sentimento che non potè pronunziare più parole di -queste: «Davvero?! oh!!». Ma il suo viso fissava, tutt'occhi, quel -casotto abbandonato, e si vedeva che conteneva il pianto. - --- .... Menava una vita solitaria quasi selvaggia -- continuai io -- -.... con la sua piccola negra, col suo terribile _bulldog_.... camminava -moltissimo, remava.... nella mattinata: il giorno leggeva seduta là in -quel recinto fiorito.... e poi a sera cantava accompagnandosi sul -pianoforte. - --- Beato voi che avete sentito ciò! -- non potè fare a meno di esclamare -il giovine. - -C'era in questa frase inaspettata tanto di sacro che non risi quasi -nemmeno internamente. - -Mentre io dicevo ancora qualche altra cosa di lei, sempre ansioso di -scoprire il filo di Arianna di quell'enigmatico amore, egli stesso -strappando con forza i suoi occhi turchini ad una incantata visione, -uscì a dire: - --- Oh! come sono felice di aver trovato voi! Sentendovi parlare io credo -di vederla là tra quei fiori.... ma chi sa se io me la imagino come essa -è veramente! No.... non è possibile! Dev'essere più bella! è vero che -essa è molto.... molto bella?! - -Io non vidi la faccia mia in quel momento: ma se anche l'avessi vista -non riuscirei a descriverla. La gioia di possedere finalmente la chiave -del segreto fu subito superata dalla terribile necessità di rispondere -alle ingenue domande del giovane. Vi giuro che avrei con molto piacere -veduto qualcuno di voi al mio posto! - -Mi concessi un piccolo insulto di tosse, poi risposi nell'unico modo -possibile: - --- Oh! -- esclamai -- è veramente bellissima! - -Fu come se avessi levato il zipolo ad una botte. - --- Io ormai vi tratto come un vecchio amico.... sapete, quando l'uomo si -è innamorato ridiventa più debole di quando prendeva il latte.... -ditemi.... ditemi se indovino oppure mi sbaglio: essa deve essere tenera -come il suo cuore.... sì: dev'essere fine e elegante come una capretta -d'un anno.... la vedo camminare con passo di regina qua su questa -sabbia.... Pensare che tra queste migliaia di orme ci sono anche le sue! -Ah! Se voi me le poteste indicare!... le bacerei!... Ma quando la mia -fantasia si arrende per vinta, credete, mio signore, è se io tento di -imaginarmi il suo viso..,. Oh! essa è stata molto cattiva con me! mai, -mai, assolutamente mai, ha voluto mandarmi un ritratto suo.... che -conforto sarebbe stato per me in questo così lungo tempo! Pensate: -quindici anni che non ci vediamo: ella ne aveva allora nove e io -dieci.... giocavamo molto, ma ci guardavamo poco.... quante volte mi son -pentito poi di non averla allora guardata abbastanza!... Ricordo -soltanto che aveva dei grandi occhi chiari come le ali di certe -farfalle.... ed era bella, oh! bella! la più bella delle mie dodici -cugine. Un triste giorno dovè partire con le sue quattro sorelle minori -per l'Australia dove il padre aveva acquistato delle grandi piantagioni. -Io fui ammalato dal dolore che provai, e mia madre e mio padre ridevano -di ciò. Ci scrivemmo delle lunghe lettere dove raccontavamo quello che -ci accadeva.... Man mano che noi crescevamo però, le nostre lettere -parlavano sempre meno della vita che ci circondava e sempre più della -nostra vita intima, finchè dopo molti anni arrivammo a veder chiaro -nella nostra coscienza e capimmo che quel sentimento così bello che -provavamo era amore!... Giusto tre anni sono, in un tremendo disastro -ferroviario, essa fu sola a salvarsi di tutta la sua famiglia. Sperai di -rivederla presto. Mio padre si era offerto di recarsi in Australia per -liquidare nel miglior modo quei possedimenti e ricondurla con sè nella -nostra colonia. Rifiutò in modo reciso, dicendo che poteva far benissimo -da sè e che appena fatto sarebbe tornata fra noi. Dopo sei lunghi mesi -annunziò finalmente la sua partenza per il Canada.... Imaginatevi come -l'aspettavo! Ebbene: due giorni prima della data che ella aveva fissato -per il suo arrivo, ricevetti un suo telegramma da Hong-Kong.... Che vi -devo dire? Fui per uccidermi dalla disperazione: ma poi mi rassegnai.... -era tanta la gioia che provavo leggendo le sue lettere e rispondendole, -che la vita mi parve ancora abbastanza bella. Essa mi confortava ad -aspettare, con pensieri infinitamente delicati, ma non si piegava alle -mie preghiere mai.... e seguitava a girare il mondo in lungo e in largo. -Sei mesi fa mi scrisse da San Francisco di California: credetti -finalmente di averla tra le mie braccia. Dopo un mese era in Cile, poi -in Australia, poi in India, poi in Egitto. Finalmente qua. Mi sembrò di -aver diritto di non aspettare più e le scrissi che sarei venuto -senz'altro a incontrarla in questo paese.... e son venuto.... ma essa è -partita! Come lo spiegate voi?... vi posso giurare che ella m'ama.... ma -perchè fuggirmi così.... perchè?... - - -------- - -Il caso, tutto sommato, era veramente degno di pietà e mi lasciò la -bocca amara per più giorni, durante i quali mi guardai molto bene dal -mostrarmi tra la gente per non essere seccato dalle loro ironie. - -Ma una mattina, ecco precipitarsi nella mia camera il giudice Cesti con -in mano un piccolo giornale di Brindisi che mi cacciò sotto gli occhi -aperto e ripiegato al punto dove dovevo leggerlo: - --- Legga, legga.... me l'ha mandato un mio collega.... veda che cosa ha -fatto la sua _miss_.... però ad ogni modo lei l'aveva indovinata.... è -un bel caso di penetrazione psicologica! Mi rallegro con lei! - -Vi regalo addirittura il pezzo di cronaca del giornale di Brindisi del -giorno 22 agosto. - - «_Per gli amatori di sciarade_. - -«Stamani alle sette, al Grande Albergo delle Indie si presentava un -giovane all'apparenza inglese, di aspetto molto signorile, e chiedeva se -si trovasse ivi alloggiata una certa _miss_ Mary Rudge. - -«La detta _miss_ che era effettivamente arrivata questa notte nella -nostra città proveniente da *** ed aveva subito destata la meraviglia -dei nostri nottambuli per le sue gigantesche eccezionali proporzioni, si -trovava alloggiata alla camera N. 18 del detto albergo e doveva -lasciarla oggi a mezzogiorno, imbarcandosi sull'_Urania_ per Bombay. - -«Fu dunque risposto al giovane inglese che la _miss_ si trovava nella -sua camera. Parve raggiante di felicità e chiese di essere annunziato. - -«Al semplice nome di _mister_ Tompson la _miss_ sembrò impazzire dal -terrore. Chiese un'ora di tempo. Il giovane accettò di buon grado la -dilazione ed entrò nella sala di lettura. - -«Intanto una piccola negra, fantesca della _miss_ uscì per recarsi a -consegnare i bauli della padrona al piroscafo _Urania_. _Miss_ Rudge -rimase sola nella sua camera col suo fido _bulldog_. Dopo tre quarti -d'ora gli inservienti dell'albergo notarono che il cane della _miss_ -emetteva degli strani ululati. Ne informarono la direzione. Il solerte -direttore in persona salì per constatare il fatto: bussò alla porta, -nessuna voce umana rispose. Soltanto gli ululati del _bulldog_ si fecero -più strazianti. - -«Senza por tempo in mezzo il valoroso direttore fece chiamare la forza -pubblica. Nel frattempo anche _mister_ Tompson informato della cosa, -saliva in preda ad una enorme costernazione e chiamava disperatamente: -Mary! Mary! - -«Ma nessuno rispondeva. - -«Fu deciso di sfondare l'uscio. - -«Mentre ciò si effettuava, le molte persone che s'erano raccolte dinanzi -alla porta che già stava per cedere, udirono a un tratto un enorme tonfo -sordo come se una balla di due quintali fosse caduta dal soffitto: -contemporaneamente un disperato guaito del _bulldog_ strappò loro i -timpani. Sfondata la porta si rinvenne il povero cane completamente -schiacciato dall'enorme peso del corpo della _miss_ che gli era cascata -sopra. - -«_Miss_ Rudge aveva il collo stretto ancora da una grande ciarpa di seta -cui rimaneva attaccato, all'altro capo, il gancio del lume, strappato -dal trave centrale della stanza. - -«La scena fu dai presenti rapidamente ricostruita in questo modo. - -«La _miss_ aveva voluto porre fine ai suoi giorni: a questo scopo, -portato il comodino nel mezzo della camera, vi era salita sopra per -mezzo di una seggiola, destando così l'allarme del fedele _bulldog_, ed -era riuscita con un sangue freddo da vera balena (_sic_) ad attaccare la -ciarpa al gancio del lume, a infilare la sua testa in un nodo scorsoio e -a gettare lontano con un calcio sedia e comodino. E qui il _bulldog_ -senza dubbio, e con ragione, impressionato, aveva dovuto risolutamente -attaccarsi coi denti alle sottane di lei a più riprese e con tanta -violenza che il gancio cedette e si staccò. - -«La _miss_ fu raccolta svenuta, in istato di grave asfissia: prontamente -trasportata al civico ospedale, fu giudicata guaribile in quindici -giorni salvo complicazioni. - -«Quanto a _mister_ Tompson, esso fu inutilmente cercato: nessuno riuscì -più a vederlo.» - - - - - LA BEFANA DI BACICCIA. - - -Perfino i _ragazzi_ si permettevano di chiamarlo per soprannome, e non -solamente in terra, dove, più o meno, siamo tutti uomini, ma anche a -bordo dove egli, essendo _marinaio_, era loro superiore. - -E badate che, alla gerarchia, sopra un bastimento, ci si tiene quasi -quanto alla vita. Così, che se un ragazzo della nostra «Meleda» si fosse -arrischiato a chiamar _Bascia sciavate_ il peloso dispensiere, il quale -si godeva quel bel soprannome per essere appassionato collezionista di -scarpe vecchie di tutto il mondo, si sarebbe buscato un tale scapaccione -da non ritentare mai più la prova: e se poi avesse osato chiamar _Oegio -fritu_ il terribile guercio livornese, nostromo di bordo, avrebbe avuto -subito rotte le reni da uno di quei maledetti calci, veri gastighi di -Dio, per i quali egli era altrettanto rinomato a Cardiff, a Penzacola, a -Cile o alla Boca, quanto nella contrada di San Ferdinando che l'aveva -visto nascere. - -Ma, per il bastardo Baciccia era un altro paio di maniche: si poteva -tranquillamente chiamarlo col suo soprannome di _Va bèn_: perchè -Baciccia con tutti i suoi muscoli d'acciaio, era uno di quegli uomini -così buoni e pazienti che è come se portassero sulle spalle un gran -cartello con scritto sopra: «Non metto paura a nessuno». Se considerate -che, in fondo in fondo, in barba a tutte le maraviglie del progresso, un -uomo vale ancora tanto quanta è la paura che sa mettere negli altri, -presso a poco come prima del diluvio universale, potete fare il calcolo -esatto di quel che valeva Baciccia. Era un «marino» schietto e capace -come pochi: questo sì; ma ditemi voi a che cosa serve, a' nostri giorni, -saper fare il proprio mestiere ed essergli affezionati? - -Infatti il capitano si serviva di lui ogni volta che gli bisognava un -lavoro eseguito a puntino e diceva sempre: -- Quell'animale di _Va bèn_ -ne vale quattro di nostromi! -- ma soggiungeva: -- Però se fosse -nostromo lui, sarebbe la fin del mondo! -- Una sera, anzi, nella -_camera_ glie lo fece addirittura a lui, questo discorso, a Baciccia. - -Le prime parole gli fecero alzare gli occhi da terra, le ultime glie li -fecero ritornar bassi com'eran soliti stare, ed egli concluse come già -ci aspettavamo che concludesse: -- _E.... va bèn!_ - -Aveva sempre concluso così, nella vita! - -E c'era tutta una leggenda in proposito, che lo precedeva a suon di -risate dovunque andasse: e tra le risate ce n'erano di buone, ma anche -di cattive. - -Si raccontava, ad esempio, che, quando era stato dinanzi al sindaco, per -sposare, questi si fosse dovuto accontentare del suo «_E.... va bèn!_» -invece del tradizionale «Sì»; ma si assicurava poi anche ch'egli avesse -ripetuto la medesima frase, modificandone soltanto il tono, quando, -poche ore dopo, s'era accorto che la sposa non rendeva quel buon suono -di coccio senza falle, suono al quale i mariti tengon tanto, in ispecie -se la pentola non è piena d'oro! In sette anni di matrimonio, poi, gli -eran nati in casa sette figlioli: a ogni viaggio finito, n'aveva trovato -uno nuovo; l'ultimo viaggio era durato due anni: niente di male! Ne -aveva trovati due. E tutti biondi come il farmacista. La leggenda voleva -che egli avesse sempre detto: _E va bèn!_ Nè una parola di più nè una -parola di meno. - -Da soldato di mare era stato un esempio di coraggio e di disciplina. -Glie ne avevano fatte di tutti i colori i suoi indiavolati compagni, ma -i superiori lo avevano sempre benvoluto. E stava proprio per finire la -ferma senza aver fatto nemmeno un giorno di ferri, vero miracolo! -quando, una domenica, nel golfo di Spezia, mentre stava affacciato alla -murata del suo incrociatore ancorato, vide, a cento metri, un barchetto -a vela pericolare in una virata un po' brusca, e imbarcare acqua, e -abbattersi. Era di gennaio, faceva mare e soffiava una tramontana che -tagliava la faccia: c'erano vicino a lui altri quattro o cinque marinai -ed erano tutti vestiti a festa che aspettavano l'ora di andare a terra. --- Bisogna mettere in mare la scialuppa! -- grida uno. -- Mettiamola! -- -risponde l'altro, e dànno mano. - -Ma Baciccia in quel mentre è sparito. Dov'è, dove non è: finalmente uno -lo vede, a cinquanta metri, che filava come un delfino, a salti, nero, -tra la schiuma bianca. Il giorno dopo, l'ufficiale in seconda, che si -picca d'essere oratore, è incaricato di radunare l'equipaggio in parata -per un plauso solenne a Baciccia. Dopo un buon quarto d'ora di discorso, -cioè sul più bello, ecco si vede Baciccia che volta le spalle e fa per -andarsene; un _capo_ lo trattiene per la giubba: -- Non è mica finito! --- Ma lui, di rimando, senza scomporsi: - --- _E va bèn: ma mi nu ne voegio ciù!_ - -Proprio come si trattasse di una minestra troppo acquosa. Baciccia era -in buona fede: poichè quel discorso era fatto per lui, credeva in -coscienza di poter dire «basta» senza offendere nessuno. - -Ma dieci o dodici risate scoppiarono: sopratutto i sorrisetti maliziosi -dei colleghi imbestialirono l'oratore, che chiuse rapidamente il -discorso, e poi mise ai ferri il festeggiato e una quindicina di -compagni. - -La leggenda risaliva ancora la sua aspra giovinezza di bastardo. C'era -chi si ricordava d'esser stato presente al primo incontro di Baciccia -con sua madre, la quale, vedendosi deprezzare la propria carne a causa -dell'età, era venuta da Parigi al natìo Camogli per fare incetta di -carne fresca. - -S'erano incontrati a un tavolino del _Caffè Centrale_. Li aveva fatti -incontrare là la vecchia levatrice che l'aveva raccolto e che poi era -stata sempre la intermediaria tra quelle due creature che non si erano -mai vedute: eppure erano madre e figlio! La madre, di tanto in tanto, -aveva mandato alla _buna dona_ dieci franchi in oro per il piccolo -Baciccia, ed essa li aveva puntualmente passati al ragazzo. Quando la -vecchia arrivò davanti al tavolino dov'era Baciccia, con quella gran -signora tutta carica di brillanti, verniciata sul viso sulle mani sui -capelli, impellicciata d'ermellino come una imperatrice, con un cappello -che sembrava un bastimento a tutte vele spiegate, e disse: -- Ecco tua -madre! -- Baciccia, che compiva quel giorno diciott'anni, e già a -Marsiglia a Barcellona a Genova aveva avuto occasione di vedere roba -simile, fece un certo verso storcendo la bocca, e poi disse, -strascicandosi più del solito le parole: - --- _E.... vaa beèn!_ - --- _Qu'il est fort!_ -- esclamò la madre esaminandolo con un'occhiata -che lo fece arrossire. -- _Joli garçon!_ -- aggiunse ancora la madre, e -gli offrì delle sigarette egiziane in un astuccio d'argento dorato. - -Baciccia lo respinse e volle pagar da bere e da fumare, lui. Poi, come -sua madre si dilungava in patetiche frasi e sembrava volergli ricordare -ch'essa aveva sempre cercato d'aiutarlo un poco, facendo anche qualche -sacrifizio per lui, egli si ficcò la destra bruna incatramata e callosa -sotto il suo grosso panciotto di velluto e ne cavò fuori un libretto -della Cassa di Risparmio e disse alla madre: - --- Quando sarai malata in qualche ospedale, e non ci sarà un cane che ti -guarderà, ricordati che i tuoi quattrini che m'hai mandato son tutti -qui. - -La madre, che aveva già toccato il tavolino di ferro e il suo rametto di -corallo e fatte le corna e sputatoci in mezzo, si alzò gridando: - --- _Pòscite müì d'en aççidente!_ - -E così s'erano lasciati quel giorno; ed era la prima e anche l'ultima -volta che si dovevan vedere nel mondo. - -Perchè tre anni dopo, la profezia del figlio s'era avverata, e la madre, -fatta memore dell'aiuto promessole, glie l'aveva mandato a chiedere con -una lettera profumata e imbrattata di lacrime. Baciccia aveva spedito i -denari. La madre, che non sapeva quanto valeva la parola di quel -ragazzo, al ricevere il denaro, fu commossa e pianse d'un pianto che la -stupì, tant'era nuovo per lei, e volle scrivergli un'altra lettera di -otto pagine, dove le lacrime non si vedevano ma si sentivano nelle -parole, e dove, sperando di ricompensarlo, gli comunicava una gran -notizia che aveva saputo per un «vero miracolo» allora allora. Il padre -di Baciccia non era morto niente affatto, come le si era voluto far -credere, ma era vivo e verde non solo, ma anche ricco e senza figli: -aveva delle fattorie nell'America del Sud e aveva anche la sua brava -casa in città a La Plata in _calle 24 esquina 13_. - --- _E va bèn!_ -- disse tra sè Baciccia. -- Quando capiterò da quelle -parti, andrò a vedere che faccia ha. - -Da quando aveva detto queste parole, erano passati otto anni, e l'ultima -lettera di sua madre, nella tasca interna del suo panciotto di velluto, -era diventata un mazzetto di sedici fogliettini gialli e sbrindellati, -legato accuratamente in croce con del refe nero. In quegli otto anni -Baciccia era sbarcato tre volte alla Boca di Buenos Aires e tutte e tre -le volte i compagni che sapevano la sua storia, gli avevano consigliato -di prendere un giorno di permesso e fare una corsa a La Plata: infine, -con sei _pesos_ se la sarebbe cavata, andata e ritorno, e.... chi sa -mai? Se andava male, era male di poco; ma se andava bene, si trattava di -diventar un signore da un giorno all'altro! - -Baciccia però non sapeva ragionar così da giocatore. Diceva: _E va bèn, -gh'andièmo!_ -- ma poi, quando era il momento di cavarsi di saccoccia -sei _pesos_ per il biglietto, non se ne sentiva la forza, e ritornava a -bordo, e buona notte! - --- Se è destino, una volta o l'altra, capiterò anche a La Plata! -- -diceva. - -E, infatti, un giorno, mentre divorava una pagnotta imbottita di pizza -di ceci, in Piazza Banchi, senza che lo avesse affatto cercato, gli era -capitato l'imbarco sulla nostra _Meleda_, brigantino a palo di -millecento tonnellate, il quale faceva appunto primo scalo La Plata per -scaricarvi cotonerie e feltri e caricarvi foraggi per Port Elizabeth. - -E, adesso, la _Meleda_, con tutte le vele ammainate e il tricolore al -vento, tirata ora da un lato, ora dall'altro, ora dinanzi, da un -vaporetto più ostinato che robusto, il quale pareva dire soffiando: «chi -la dura la vince», faceva il suo ingresso nel superbo e deserto porto -dell'Ensenada. - -Era il giorno dell'Epifania, il cuore dell'estate australe, e sembrava -che il sole fosse cascato sulla coperta per il caldo che faceva; e dal -cassero, quell'aborto di metropoli che è la città di La Plata, tremava -tutto ai nostri occhi, rovente nella fiamma del sole, disteso sull'orlo -della Pampa bruciata, dove da trent'anni sta, aspettando che i suoi -atenei, i suoi osservatori, le sue biblioteche, i suoi palazzi, e -sopratutto il suo immenso porto, vanto di costruttori italiani, gli -servano a qualche cosa. - -E, poichè la terra è sempre terra, la gioia correva come grappa per il -sangue di tutti, imboccando il canale che parte in due la selvatica -isola di Santiago. Aggrappati ai pennoni del trinchetto e della maestra -e sparsi su per l'altre vele minori a finir d'ammainarle, uomini e -ragazzi cantavano in coro; e, a quel concerto insolito, l'unico -abitatore dell'isola, il buon oste italico Pietro, che si incoccia a -chiamar Chianti tutto il vino che ha in cantina, era sbucato sulla riva, -presso il suo minuscolo imbarcadero, per veder che razza di gente -arrivava. Il capitano ed io, da vecchi suoi amici, prima ancora ch'ei ci -ravvisasse guardandoci di dentro le sue due mani messe sugli occhi a -binocolo, gli avevamo gridato un: «Evviva Pietro!!» da farlo cascare in -terra. - -Aspettare i comodi della Capitaneria, attraccare, regolare i conti con -la Dogana, e, per di più, in giorno festivo: ecco l'ora di cena. - -Dopo cena i marinai si ripuliscono un poco, si mettono i loro abiti -scuri, e coi berretti in mano, vengono a chiedere dei piccoli acconti di -paga per andare a spenderli in terra. Il capitano con un sacchetto di -monete alla mano dà, secondo i desiderî e il possibile, e segna col -lapis le cifre sopra un piccolo registro lungo e stretto, nuovo nuovo. -Ultimo viene Baciccia. - --- Quanto? - --- _Çinque liie, baccan._ - --- _Çinque liie!!?_ -- gridò ridendo il capitano: -- _Feè attensiun! cun -tütti sti dinèe in ta stacca!_ - --- _Lo fa pelchè la paga ce la vól lascia' a noi, pel mancia!_ -- fece -il nostromo, con animo incerto, tra lo scherno e l'invidia: -- _Domani è -'n signore lui!_ - -Alludeva al ritrovamento del padre, che per sessantotto giorni di -navigazione era stato l'argomento preferito delle chiacchiere di bordo. - --- _No ghe vadu, stasséia,_ -- disse Baciccia scrollando le spalle -- -_no ghe n'ho voeggia!_ - --- Badate a quel che fate! -- disse il capitano serio serio: -- dopo -quindici giorni di libeccio, proprio stamattina a sei ore si mette -scirocco! per lasciarci entrare oggi, dunque! Il giorno della Befana! E -volete un segno più bello di questo?! Non c'è dubbio! questa è la Befana -che vi vuol bene, e ha preparato tutto in modo e maniera.... - --- La Befana! -- disse senza ridere Baciccia. -- Non m'ha mai portato -niente a me, nemmeno quand'ero bambino.... - --- Tanto meglio! -- tonò il capitano. -- La vi porterà tutto in una -volta. - -Baciccia scrollò le spalle ancora. - -Ma quando tutti se ne furono andati, in un momento che il nostromo non -lo poteva vedere, scivolò giù quatto quatto per la _plancia_ e andò -verso la città la quale accendeva allora i suoi lumi bianchi -sull'incendio lasciato dal sole. E un'ora dopo aveva trovato la casa -indicata dalla madre: non solo, ma era anche entrato a comprare un po' -di treccia di tabacco nell'_almaçen_ di faccia, per assicurarsi che nel -frattempo la casa non avesse cambiato padrone. E non l'aveva cambiato -infatti: l'antico amante di sua madre era soltanto arricchito sempre di -più, perchè era una fibra d'acciaio, un uomo che a cinquantanni dormiva -forse cinque ore per notte e stava in sella quindici, _como un verdadero -ijo del pais!_ L'_almaçenero_, un argentino di padre svizzero, che si -ostinava a fingere di non capire l'italiano, se ne dimostrava -addirittura entusiasta, sopratutto perchè quel signorone si serviva da -lui e non nell'_almaçen_ vicino che era «d'uno sporco napoletano». E -pretendeva che questa cosa facesse piacere anche a Baciccia; ma -Baciccia, pur non intendendosi di nazionalismo, lo sguardava con la sua -faccia larga e dura, che sembrava un Budda scolpito nel legno. - -Un trottorellar sordo di cavalli sulla spessa polvere della strada, un -discorrere e ridere alla pretta maniera argentina, un cigolare di -portoncino che s'apriva e una voce di vecchia che salutava ossequiosa, -fecero esclamare pomposamente all'_almaçenero_: - --- Eccolo! È lui! Non si sbaglia! È lui che ritorna dal _rancho_! - -Baciccia scese sul marciapiede, e masticando un pezzo della sua treccia -di tabacco guardava la faccia di chi l'aveva creato, alla luce che -usciva dal portoncino della casa. Quella faccia rossa e solida, dal pelo -brizzolato, dalla bocca larga e sempre pronta a spalancarsi al riso, non -gli restò simpatica. Chi sa? Forse non gli sembrava che dovesse rider -tanto chi lo aveva messo al mondo. - -Tutti scesero di cavallo. - --- Vedete quanta gente invita a pranzo tutte le sere? -- disse -l'_almaçenero_ entusiasmato. Non ha figli: bisogna pure che li spenda in -qualche modo i suoi quattrini! - -Ma ora il padre di Baciccia non rideva più: s'era imbestialito perchè il -suo stalliere non era lì a portar le bestie a riposare, che erano -stracche morte. - --- Gli è successa una disgrazia.... una disgrazia!... -- cercava di dire -la vecchia negli intermezzi dei suo rumoroso furore. - --- Che disgrazia? -- dimandò a un tratto il padrone, avendo finalmente -compreso le parole della vecchia. -- Ha rovinato qualche bestia quel -maledetto camogliese? che si possano sprofondare quanti ne vive! Gli -sfondo la pancia con un calcio io, se m'ha rovinato qualche bestia! - -Baciccia che, passetto passetto, masticando sempre il suo tabacco, s'era -avvicinato ai cavalli, non osservato, sentì bene che tutto, dentro, fin -anche le budella, gli parteggiavano per quel povero ignoto compaesano -suo, nato e restato povero come lui, contro quel cane rinnegato che, non -contento d'avergli disonorato la madre, ora gli offendeva anche la sua -patria. - --- No! No! -- disse la vecchia. -- Non ha rovinato nessuna bestia, per -fortuna.... È successo che la sua bambina.... - --- Che? - --- .... la sua bambina vuol camminare per forza, e non sa, ancora, e -c'era il pajolo dei maccheroni che bolliva, che oggi è festa.... e lei -c'è cascata dentro! - --- Aàh! -- fece il padrone rivolgendosi agli amici che l'aspettavano -sulla soglia della casa, con una franca risata da gorilla. -- Si lamenta -sempre, _este gringo de mierda_, che non ha carne da mettere al fuoco! -Oggi, perdio! avrà fatto un buon brodo! - -Era pretto spirito delle Pampas, e convengo che bisogni essere stati -laggiù per credere il gran ridere che scoppiò in tutti a quella -infernale arguzia. - -Ma durò poco. - -Chè non ebbe appena finita l'ultima parola il vecchio, un occhio gli fu -coperto da un biascicotto nero e gocciolante. - -Baciccia gli aveva sputato in faccia il suo tabacco. - -Il vecchio si voltò come una iena: si guardarono per un attimo dentro -gli occhi. - -Ma prima ancora che la gente capisse che cos'era accaduto, il vecchio -aveva già spaccato una guancia di Baciccia con un colpo di _revenje_. - -Baciccia gli attanagliò la nuca e con la destra gli strinse la canna -della gola. Il vecchio si levò una rivoltella dalla cintola e cominciò a -sparar colpi nel ventre di Baciccia. - -Allora la gente che stava per dar manforte al vecchio, si riparò come -potè: e padre e figlio si rotolarono nella polvere fin sotto le zampe -dei cavalli, lasciando una gran striscia di sangue; e i cavalli si -impennarono, montandosi sulle groppe l'un l'altro, e nitrendo, e -mostrando il bianco degli occhi, e pestando quei due poveri corpi, -finchè furono qualche cosa di inseparabile fatto di carne e di polvere. - - - - - «ITALIEN, LIEBE, BLUT...!» - - - (_romanzo tedesco rimasto a mezzo per merito mio_). - -La conoscenza ce la fece fare il signor Pigia-pigia. - -Sapete chi è. E saprete anche che lui non si preoccupa di formalità. -Pieno di semplice buon cuore, se vi scorge solitario e truce in mezzo a -qualche folla che aspetta e puzza, conficcato là in quel fango vivo come -un malcapitato bolide memore dei cieli abbandonati, ecco vi piglia e, -così, senza preamboli, vi scaraventa addosso a una donna; per di dietro, -per davanti, come capita capita. Novanta volte su cento avviene un -miracolo. Voi sentite immediatamente che il vostro destino dipende da -quella donna; quella donna sente subito che voi siete fatto per lei.... -Che appena ella si alzi sulla punta dei piedi, consentendo ad appoggiare -i suoi due gomiti sulle vostre due mani aperte, ecco sembrerà a lei e a -voi di volare per gli spazi infiniti, stretti sulla groppa di un fido -ippogrifo. Il puzzo della folla? -- odor d'ambrosia! Le gomitate? -- -farfalle che vi cozzano volando! Le ore? -- minuti!... - -Questo accadde quando il signor Pigia-pigia ebbe il gentile pensiero di -presentarmi a _fräulein_ Zita K., a ridosso della facciata di Santa -Maria del Fiore, un'ora prima del rinomato Scoppio del Carro, la mattina -di Sabato Santo del 1900. - --- Roba vecchia? - --- Roba vecchia. Pur troppo! La roba nuova è tutta da piangere. - -E c'è passata molt'acqua su queste mie ragazzate, e torba assai! Ho -paura di non mi ricordare. Racconterò a salti e a capriole. Ma insomma, -la storia è così terribile che rabbrividirete lo stesso. - -Zita era magra, ma senz'ossa: una grande capigliatura d'oro che le -pesava sul collo; un paio d'occhi verdi verdi e grandi grandi.... Ce -n'era d'avanzo per i miei diciott'anni. - -A proposito degli occhi, vi dirò che mi servirono per farle un delizioso -madrigale appena, dopo il primo scontro un po' rude, il signor -Pigia-pigia ci permise di passare.... dai fatti alle parole. - --- Avete degli occhi magnifici! -- le dissi. - --- Occhi di Sfinge, occhi fatali! -- fece lei con un'aria tra ironica e -impenetrabile. - --- No! -- esclamai io con profonda convinzione. -- Ma che Sfinge -d'Egitto? Domandate al primo ferroviere che vi capita che cosa vuol dire -occhio verde: _Via libera!_ - -Se i posteri vorranno valersi di questo esempio per dimostrare che io -non sono mai stato poeta, facciano pure. - -Ammesso però che lo scopo dei madrigali non sia di piacere ai posteri, -ma di far breccia nel cuor della donna desiderata, quel mio madrigale -vale almeno quattro canzonieri a scelta vostra tra gli infiniti che la -nostra amorosissima letteratura vanta e vanterà sempre mai. - -La breccia fu anzi così fulminea, così travolgente, così larga, che -questa storia non meriterebbe la pena d'esser raccontata.... se il -diavolo non ci avesse messo la coda. - -_Fräulein_ Zita non era sola. - -Mi presentò infatti un complesso di molta carne e di molte ossa mal -assestate, una specie di abbozzo vivo, al quale non diedi lì per lì -nessunissima importanza. - --- Mia sorella maggiore. - --- Tanto piacere. -- E continuai ad esercitare la mia pressione sulla -sorella minore. - -Ma, ahimè! passò ben poco tempo che io dovetti persuadermi della -assoluta impossibilità di fare come se quello strano animale non -esistesse. - -Nè crediate che, nella sua doppia qualità di sorella maggiore di età e -di peso, intervenisse per temperare i nascenti perigliosi fremiti -d'amore nel cuoricino di Zita, o per imbrigliare un po' i miei balzani -diciott'anni. Mai più! - -Lo strano animale mi _studiava_, semplicemente. - -Ma mi studiava come san studiare due occhi tedeschi muniti d'occhiali. -Vi giuro che se mi avessero preso e messo in cima al Carro, al posto -della girandola, con l'obbligo di far all'amore lassù, gli sguardi di -quelle diecimila persone mi avrebber dato meno impaccio che non quel -solo paio di occhiali di Lipsia. - -E meno male se si fosse accontentata di guardare dal suo posto come uno -spettatore di teatro che voglia spender bene i suoi quattrini. - -Ma che! I suoi propositi erano ben altrimenti seri e scientifici. Non -una sola mia paroletta breve, non un solo trascorrer rapido di dita, non -un solo commosso avanzar di piede doveva a nessun costo sfuggirle: -nulla. _Assolutamente nulla._ - -Figuratevi un po' voi che daffare! - -Per esempio, per _lo studio_ dei piedi e delle mani, ogni due minuti -almeno era costretta a farsi cadere in terra qualche cosa. Súbito io ne -approfittavo per sussurrare ebbre roventi parole alle pallide orecchie -di Zita, vere adorabili conchigliette!... Ma quasi altrettanto súbito -quella specie di enorme rospo, acculato tra le nostre gambe, balzava su -contro il mio naso. - -Qualche volta però non arrivava in tempo a capire i miei sospiri -d'amore. In questi casi, si comportava nel seguente modo: avvicinava il -suo testone alle trecce d'oro della mia Zita e aveva il coraggio -veramente tedesco di chiederle che cosa le avessi detto. - -Incredibile, ma vero: la mia Zita, le traduceva prontamente e fedelmente -in tedesco il mio ardente francese! - -Che pensare? - -Spesso il grosso rospo spingeva la sua inaudita tedescaggine fino ad -annotare le frasi, secondo lei, più interessanti, sopra un suo taccuino -grosso come una Filotea! - -Io, a questa vista, mi sentivo, dentro, l'anima ruggire come un intero -serraglio in fiamme. - -Ma bastava che la mia Zita girasse dolcemente il capo sul fragile collo -e mi guardasse con que' suoi occhi da Sfinge.... io ci vedevo subito -scritto _Via libera_, e non pensavo più ad altro. - -Tuttavia, ci fu un momento in cui sentii che sarei scoppiato se non mi -permettevo un piccolo sfogo; e allora, avvicinata la bocca fin quasi a -baciarle l'orecchio, rantolai con una serietà impressionante: - --- Io ammazzerò vostra sorella. - -Il rospo, che stava appuntando chi sa che cosa sul suo taccuino, si -precipitò sull'altro orecchio di Zita per sapere che cosa avevo detto. - --- _Nichts, nichts!_ -- ripeteva Zita rossa come una fiamma. - --- Come niente? - --- Niente insomma, noiosa! -- ribattè Zita drizzando il collo come una -viperetta. Le mie scarse nozioni di tedesco mi permisero di comprendere -che le due sorelle leticavano come due lavandaie di Lipsia. - -Grato a Zita di questa prima prova d'amore, ma nel medesimo tempo -impensierito un poco di vedermi preso da lei così sul serio nella mia -qualità di aspirante omicida, stavo assai in forse su quel che mi -convenisse fare o dire. - -Sapete chi mi venne in aiuto? Che cuor d'oro! Non l'indovinate?... Ma -sempre lui! Il signor Pigia-pigia! - -Chi sa come, chi sa perchè, ma certo è che proprio in questo difficile -momento, io e Zita vedemmo un qualche cosa, rosso di pelo, piombare con -inaudita violenza sulla schiena robusta della nostra avversaria, -facendole volar via di colpo quei maledettissimi occhiali di Lipsia. - -Il primo a ridere naturalmente fui io. Ma fu question di minuti secondi, -chè Zita dovette anche scoppiare a ridere, e poi il sorellone, e poi il -bolide di pelo rosso, e finalmente tutti. Torno torno, per un raggio di -cinque o sei metri, non fu altro che un abbaiar di risa. - -Dopo le risa i commenti: - --- Grazie! quello si credeva di ppasseggiare su per la facciata d'idDomo -come se la fosse a giacere! - --- Sorte ch'egli ha messo i' nnaso su i' ttenero n'i'ccascare! - --- La signorina l'aspettava lo scoppio dinanzi, e la l'ha avuto di -dietro! - --- _Ja! Ja! Ja!_ -- faceva il sorellone. - -E giù nuove risate a scroscio. - -Tutto, assolutamente tutto sarebbe andato benissimo, se quel qualche -cosa rosso di pelo, se quel bolide di pelo rosso, non fosse stato, oltre -che acrobata e poeta, anche un carissimo amico mio. - -Mi spiego. - -Una persona qualunque, capitata giù, così, dalla facciata del Duomo, -ritrovandosi senza rotture d'ossa sulla groppa di una creatura di sesso -femminino, avrebbe súbito avuta la netta visione del suo dovere: far la -corte a quella donna, prescindendo da qualsiasi criterio d'estetica, -farle la corte ad ogni costo: per riconoscenza. Non vi pare? Io avrei -eternato nei miei scritti il suo eroismo per ricompensarlo di avermi -reso felice. - -Ma quello, ripeto, era un amico carissimo. - -Un amico carissimo non può accontentarsi di fare ciò che farebbe una -persona qualunque. - -E infatti, dedicati non più di cinque minuti alle facezie d'occasione, -l'amico carissimo si innamorò perdutamente di Zita. - -Io, che lo conoscevo da un pezzo, appena lo vidi diventar serio e buio, -dissi tra me: «Ahi! l'amico punta su Zita». Improvvisai una serie di -manovre per fargli capire che Zita era roba mia e guai a chi me la -toccava; ma sì! quello apparteneva alla categoria degli epilettoidi in -amore. E chi lo fermava più? - -Di buio si fece cupo; di cupo, torvo; di torvo, truce, e ringhioso, e -ispido come un gatto pestato. - -Quando il Carro scoppiò, eravamo rivali. - - -------- - -Ed eccoci di colpo trasportati dalla più lieta commedia, alla più fosca -tragedia. - -Era di maggio. Tutta Firenze odorava di rose e di donne. - -La gente posata trovava che, le giornate umide, le fogne puzzavano, che -certe vuotature non avrebbero dovuto chiamarsi «inodore» ecc., ecc.; ma -per noi ragazzi vi giuro che Firenze odorava tutta di rose e di donne, -soltanto di rose e di donne, nient'altro che di rose e di donne. - -Dopo una corsa artistico-storica a Pisa, le due sorelle teutone erano -ritornate a Firenze.... - -Cioè: adagio! - -Voi mi domanderete certamente perchè, innamorato com'ero di Zita, non -l'avessi accompagnata a Pisa. Ebbene: allora torno volentieri un passo -addietro e ve lo dico subito. - -A Pisa le sorelle K. dovevano incontrare un grosso branco di -connazionali che risaliva l'Italia a marce forzate, al quale branco -appartenevano non so quante loro cugine e zie e zii che non desideravo -di vedere. Ma tre giorni soltanto erano scorsi, quando il postino mi -consegnò una lettera che odorava di lei. - -«Ils sont passés, semblables à une orage d'été. Combien de bruit, mon -cher ami!... Oh! qu'elle est aimable cette petite ville fleurie en -silence à coté d'un Camposanto.... Mais.... que je suis seule -ici!............» - -Dodici puntini oltre il punto esclamativo. - -Non c'era altro che pigliare il treno. - -E infatti tre ore dopo mi trovavo già comodamente disteso in uno -scompartimento di terza classe col mio bravo biglietto per Pisa infilato -nella fascia del cappello e in bocca due sigarette accese.... Due, sì: -nient'altro che un innocente ed economico sistema che allora adottavo -per _epater le détestable bourgeois_. Avevo fatto fabbricare un bocchino -apposito, a doppiere, una maraviglia del genere, che non avrei prestato -per un'ora neppure a Dante Alighieri. - -E questo non era niente: ne avevo in cantiere un altro a cinque bocche -da fuoco, signori miei! destinato a far epoca negli annali studenteschi -fiorentini.... Ma, per carità, non complichiamo le cose. La storia del -mio bocchino a cinque fuochi ve la racconterò un'altra volta. - -Fumavo dunque ancora le mie due sigarette, anzi non le fumavo più perchè -erano finite, ma tenevo ancora il mio prezioso bocchino tra i denti, -quando un'interna voce mi spinse di corsa verso l'estremità del -carrozzone. - --- «Occupato!» - --- Accidenti! - -E dopo un quarto d'ora di questi «accidenti» finalmente l'uscio si apre. -Chi vien fuori? L'amico di pelo rosso. - --- Eh?! Dove vai? - --- A Pisa! e tu? - --- A Pisa. - --- Sarebbe ora di finirla di far l'imbecille! - --- Mi pare anche a me! - -Vola uno schiaffo. Ne volano due. Ne volano tre. Mi sento afferrare il -bocchino. Stringo i denti. Ma i denti non son mai stati il mio forte; ed -ecco il prezioso arnese vola dal finestrino insieme con mezzo dente. - -Allora non ci vidi più. Una grandinata di pugni cadde vindice sulla -rossa capigliatura del rivale. Lui, fedele alla sua scuola di pugilato -che consisteva nell'attaccarsi sempre a qualche cosa di prezioso, -s'attaccò a una magnifica camicia di seta cruda, uscita allora allora da -una bottega di via Tornabuoni: una camicia che m'era costata un occhio, -ma v'assicuro che spirava voluttà lontano un miglio! - -Io, súbito accortomi della nuova minaccia ai miei averi, cambiai di -botto piano di battaglia, e mi accinsi ad attanagliare il collo -dell'acrobata poeta, intendendo di non lasciarlo finchè lui non -lasciasse la camicia. Ma, ahimè! Non ebbi tempo di mettere in atto il -mio piano, che un enorme capotreno accorse a separarci; e lo fece con -così robusta grazia, che un buon quarto della mia camicia passò alla -parte avversaria. Voi capite bene che una camicia non è un esercito: i -tre quarti rimastimi fedeli non potevano consolarmi di quel quarto -traditore. - -Il naso del mio rivale colava sangue come il polso di Seneca filosofo. -Se non che, non avendo egli avuto l'accortezza di spogliarsi e di -mettersi in un bagno prima che io gli rompessi il naso, così era tutto -imbrattato di sangue come un beccaio la sera del venerdì. - -Fummo allontanati. - -Ma alla stazione di Pontedera ci trovammo ancora vicini. Avevamo tutti e -due riconosciuto la necessità di fermarci in un porto intermedio come -fanno le navi _in avaria_. - -Ci guardammo con profonda compassione. - -L'amico, con un'aria assai più poetica che acrobatica, mi si avvicinò e -mi disse: - --- Del resto, se andavo a Pisa non ci andavo senza essere invitato.... - -E così dicendo mi mise sotto il naso un cartoncino cilestrino. - -Mi bastò gettarvi sopra un'occhiata per scoppiare a ridere; ma a ridere! -a ridere in un modo, che tutta la stazione si fermò a guardarmi. Lì per -lì dovettero credere che avessi le convulsioni. Poi capirono che ridevo; -e, a veder due, conciati in quel modo, tutti ammaccature e strappi, uno -serio come un allocco, l'altro che si ruzzolava per tutte le panche, a -quanti passavano gli s'attaccava il riso: sì che ridevano tutti come -matti senza sapere il perchè. - -L'amico rosso era al vertice del furore. - -Ma non batteva ciglio per paura di far ridere di più. - -Finalmente mi fece troppa compassione. - -Allora mi alzai, gli infilai il mio braccio destro nel suo sinistro, lo -trascinai fuori della tettoia e là misi senz'altro sotto al suo povero -naso ammaccato il cartoncino mio, altrettanto cilestrino, altrettanto -profumato, altrettanto scritto di pugno della bella Zita. - --- È una circolare!! -- stridè lui, digrignando i denti. - -Ma quando mi guardò in faccia non potè più star serio. - -Ci abbracciammo e ballammo un bel pezzo, come due orsi. E ballando così, -saltammo sul treno che partiva per Firenze. E durante tutto il viaggio -rompemmo l'apparato uditivo del prossimo cantando in coro: - - Sì vendetta, tremenda vendetta - Di quest'anima solo desìo! - -Quella Gota, quell'Ostrogota, quell'Unna aveva avuto la caponaggine di -credere di potere impunemente prendere per il bavero due tra i migliori -esemplari della razza latina! - -E intanto era già riuscita a farci fare a pugni! Ma.... - - Sì vendetta, tremenda vendetta - Di quest'anima solo desìo! - Come un fulmin scagliato da Dio - Gigi e Fico[1] punir ti sapran! - - [1] Abbreviazione di Federico regolarmente brevettata. - - -------- - -Del non essere andati a Pisa incolpammo, lui la filologia, io -l'anatomia, credendo che per una donna tedesca fossero scuse buone. - -Ma Zita ci scrisse assai mesta e un poco indignata.... in doppia copia. - -E noi incominciammo a fabbricare quotidiane lettere piene d'un ardore -sempre più ardente, alle quali Zita rispose con quotidiano crescendo di -passione.... in doppia copia. - -Leggendoci ogni sera questi duplicati amorosi, io e il mio rosso amico -pregustavamo il refrigerio della vendetta. - - -------- - -E venne alla fine il giorno in cui, compiti scrupolosamente a Pisa i -loro doveri di compaesane di Burkhardt e di Bädeker, le due brave -sorelle ritornarono, come dissi, a Firenze. - -Il primo incontro toccò a me; sia perchè l'amico Fico conservava una -ammaccatura pochissimo estetica sul naso, e non aveva fretta di -mostrarsi, sia perchè io dovevo condurle a vedere un certo maraviglioso -luoghetto di campagna dove, per il buon esito dei nostri piani, -desideravamo che esse andassero ad abitare. - -Già nelle mie lettere avevo levato inni alla virgiliana poesia, al -fatato incanto di quel luogo. Cosicchè la prima cosa che mi chiesero, -appena scese dal treno, fu di condurle a veder la mia Torraccia. - -Questa famosa Torraccia (tre stanzette di pietra una sull'altra) -sperduta là tra gli oliveti di San Miniato, era stata, fino a pochi -giorni prima, fienile d'un cascinale vicino; ma noi l'avevamo in fretta -ripulita e ammobiliata alla meglio, fidando nel romanticismo di razza -che doveva trionfare, e trionfò. - -Appena la videro di fuori le due K. esclamarono estasiate: - --- Ci avete trovato la casa ideale! - -E dentro lo stesso: tutto bello, tutto bello! Fu deciso: salotto al pian -terreno; al secondo piano camera della signorina Carlotta; al terzo -piano camera di Zita. - --- Sì! sì! sì! -- strillò Zita. -- Io su in cima tra i nidi delle -rondini! Ogni alba sarò incoronata di canti! - -A questo punto proprio, il ventre di Brockhaus.... - -Oh! scusate! M'ero dimenticato di dirvi che il sorellone si chiamava -bensì Carlotta, ma le avevamo decretato il soprannome di Brockhaus -perchè la trovavamo somigliantissima al celebre editore di Lipsia. Come -facessimo poi a trovarla così somigliante senza sapere affatto che -faccia avesse quel signore, non ve lo saprei dire: ma certo è che la -trovavamo somigliantissima. - -Dunque.... il ventre di Brockhaus, dicevo, osò, proprio in quel sublime -istante, profanare la poesia di Zita osservando in tono minore: - --- Come si fa a mangiare qua dentro? - -Zita schizzò sdegnosissime parole alemanne; ma io, come colui che aveva -pensato a tutto, condussi subito con me Brockhaus sulla non lontana via -maestra, dentro una di quelle tutte linde e odorose e saporose -trattoriole de' dintorni di Firenze, dove ho tanto lietamente amato e -bevuto spolpando pollastri e sognando la Gloria! - -Il padrone, già d'accordo, accettò súbito di fornire pranzi e cene alle -nuove abitatrici della Torraccia. - -Il prezzo mite, quel buon odor di salame, quella piramide di fiaschi in -mezzo alla bottega fecero a Brockhaus l'identico effetto che le rondini -avevano fatto a Zita. - -E io dicevo dentro di me a tutte e due: «Ballate, ballate, ostrogote -mie! Se sapeste che cosa bolle nella nostra pentola!» - - -------- - -Vollero sistemarsi là dentro quel giorno stesso. - -Quando, alle dieci di sera, dopo aver faticato per quattro facchini, -volli prender commiato da loro, Zita m'accompagnò per il viottolo tra -gli olivi. - --- Cattivo! -- mi disse a bruciapelo. -- In tutta la giornata non mi hai -detto una sola parola d'amore. - --- Te la direi volentieri adesso, se non fossi troppo sudato -- risposi -cavallerescamente. - --- Mio povero uccello! Hai molto faticato, è vero, a fabbricare il nido -della tua bella? - -Che volete? a sentirmi chiamare in quel modo non mi potei più -trattenere.... - -Incollai la mia bocca alla sua per un buon quarto d'ora. - -Come non pensare a Brockhaus? «Peccato che non sia qui adesso, dicevo -tra me, chi sa che belle cose potrebbe scrivere sul suo taccuino!...» - -Oh! per Bacco! voi non mi crederete. Brockhaus era proprio là a dieci -passi da noi! Vidi i suoi occhiali, i suoi occhiali di Lipsia! brillare -nell'ombra. Forse vi si specchiava senza saperlo, poverina, qualche -maravigliosa stella del cielo. - -Appena Zita s'avvide che io avevo scorto l'animale appiattato, -s'affrettò a stringermi più forte e mi sussurrò: - --- Non badare a lei, è pazza per il suo colossale romanzo d'amore. - --- Romanzo d'amore?! - --- Sì: tutto d'amore! - --- Ah! finalmente capisco!... e siccome non può procurarsi un'esperienza -personale perchè è troppo brutta.... - -Queste parole le gridai così forte che gli occhiali si spensero; e nella -notte brillarono solo i verdi occhi di Zita. - -_Via libera!_ - - -------- - -Misurando con passo trionfale il silenzio del deserto lungarno, nella -gran notte stellata, per andare verso la casa dell'amico Fico, che -m'aspettava certo da qualche ora, vi confesso che sentivo una gran -voglia di svoltare verso casa mia, o meglio ancora di tornarmene a -baciar Zita. - -Un solenne patto d'alleanza mi legava all'amico: questo è vero. Ma, -poffare! si erano pur verificati dei fatti nuovi! - -Intanto, qualche cosa di solenne era avvenuto anche tra me e Zita...! E -poi: quella rivelazione del colossale romanzo di Brockhaus, non aveva -forse un'importanza di prim'ordine per spiegare tutto l'inesplicabile -della condotta di Zita? La verità era chiara. La povera piccola fata -dagli occhi verdi era nè più nè meno che un trastullo nelle mani della -strega Brockhaus. Questa l'aveva spinta nel tristo doppio gioco d'amore, -sperando di poter scrivere chi sa quali stupide pagine sulla classica -gelosia degli italiani.... - -E allora? dov'era la colpa della povera Zita? Non era forse piuttosto -una vittima deliziosissima degna di compianto, e specialmente di -baci?... - -Ma per compiangerla e baciarla sentivo proprio, in coscienza, di bastar -da solo!... - -Mentre ragionavo tuttavia così, il sordo dovere m'aveva condotto al -muricciolo del giardino dell'amico. Che ti vedo dentro, al chiaro d'un -po' di luna nata allora? Ti vedo l'amico occupato a far capriole in -giro. - -Per quanto acrobata fosse, quelle capriole fatte così da solo a -mezzanotte, mi diedero un po' di pensiero. - --- Oh! Fico! sei ammattito? - --- Altro che ammattito! vien dentro. - -Entro; e vedo che le capriole le faceva attorno a una specie d'ara di -coccio, verniciato a marmo, imitazione «Signa»; cioè imitazione di una -imitazione romana, che, secondo lui, bastava a fare del suo giardinetto -di via Scialoia un luogo di delizie imperiali. - --- Ma che fai? - --- Fa subito quattro capriole anche tu. Bisogna render grazie agli Dei! - --- Ben volentieri, ma io non le so fare. - --- E tu scaraventati in terra a capo fitto, scopriti il sedere, grida -Evoè! - --- Si potrebbe sapere che cosa è accaduto? - --- E accaduto che da domani incomincia la nostra vendetta. - --- Ah sì? - --- Leggi qua. Questa lettera: non è di quelle che lascian dubbi: è di -quelle che dicono «ti voglio, ti voglio, ti voglio, son tua: carne, -ossa, midollo spinale, rigaglie.... tutto, tutto, tutto!». - - Domani è la mia festa! - Domani è la mia festa! - -(E giù capriole.) - -Hai letto? Hai letto?... Rabbrividisci eh? Ma è inutile rabbrividire, -mio giovane amico! Bisogna riconoscere che il pelo rosso è il re dei -peli: ecco tutto. Ah! che peccato che non sia rosso anche tu! In -ventiquattr'ore la nostra vendetta sarebbe fatta. Invece tu, povero -mortale dai ricciolini castani, ci metterai tre settimane per arrivare -dove io arriverò domani sera!... Me ne duole sinceramente per l'estetica -della nostra vendetta! Certo era magnifico, era latino, simbolico, -cesareo che la rea barbara fosse piegata ad ambe le nostre voglie in una -sola notte, ricevendo la dimane il nostro cumulativo biglietto di -ringraziamento, secondo i sottili disegni da noi architettati.... - -Ma ahimè! come si fa? I disegni sono una cosa: la realtà è un'altra.... -Si potrebbe stare ai disegni se si trattasse, a mo' d'esempio, di -Brockhaus.... allora sì!... Ma si tratta di Zita, per Giove! di Zita, -creatura di sogno! di Zita, fiore di carne! di Zita, veleno inebriante! -di Zita, di Zita, di Zita, mio ricciuto amico! Come potrei farla -aspettare, poich'ella brucia del desiderio di me?... Ah! no! -assolutamente no! Nessun Gigi potrebbe pretendere tanto da un Fico!... e -specialmente da un Fico di pelo rosso!... Tu ci metterai una settimana, -ci metterai un mese, ci metterai un anno.... Io ti fo solenne giuro di -favorire fraternamente i tuoi conati! - --- Hai finito? -- muggii io. - --- Sì. - --- Ebbene. Sta molto attento a quello che ti dico. Questa lettera non ha -il minimo valore. È scritta, come vedi, alle ore tre pomeridiane di -oggi, mentre io facevo il facchino per lei. Ma alle ore dieci -pomeridiane dello stesso giorno, cioè due ore fa, quel medesimo facchino -è diventato l'amante di Zita. Unito a lei ormai per la vita e per la -morte, romperà inesorabilmente il naso a colui che osasse rompergli le -scatole. - -Detto questo, intascai la lettera, infilai il cancelletto, e sparvi nel -buio. - - -------- - -Ma la mattina alle 7 ribussavo già alla camera dell'amico. - --- Chi è? - --- Aprimi. Son io.... - --- Dormo. - --- Svegliati. - --- In che qualità chiedi di entrare? - --- Di verde messaggero della vendetta, amico mio. Fico immortale! Son -successi fatti di una gravità spaventosa. - --- Così presto? Mi pare impossibile.... - --- Insomma vuoi aprirmi sì o no. Vengo ad offrirti Zita. - --- Non la voglio. - --- Dimenticheresti forse che siamo legati da un patto solenne. - --- Tu l'hai rotto. - --- Come? - --- Tu hai rotto il nostro patto solenne.... - --- E ti romperò anche l'uscio se non me l'apri immantinente. - -L'uscio si aprì. Ma nell'istante medesimo l'amico con un magnifico -volteggio era sparito oltre il letto, e là, armato d'un cantero pieno -fino all'orlo, stava impavido aspettando l'assalto. - -Quando vide che io prendevo tranquillamente una sedia e incominciavo con -molta gravità ad esporre i fatti, depose il suo cantero, infilò una -buffissima tunica cinese, due ciabatte turche, accese una sigaretta -egiziana, e m'ascoltò. - -Il colloquio durò forse cinquanta minuti come tutti i colloqui storici; -ma in poche parole vi dirò tutto. - -Quella notte l'avevo passata in piedi. Una notte da Otello. Infatti, -alle sei della mattina m'aggiravo già tempestoso attorno alla Torraccia, -la quale pareva dormire placidamente sotto la guardia de' suoi tre -cipressi che la coprivan tutta ai miei feroci occhi. - -Finalmente m'avventai come il toro. - -Tenevo stretta in pugno la lettera infame: ero deciso se non proprio a -strozzarla, a farle raccomandar ben bene l'anima a Dio.... che n'avrebbe -avuto tanto bisogno! - -Arrivo a corna sotto. - -Porta aperta. E finestre spalancate! - --- Ohei! Non c'è nessuno? - -Una contadina che stava a far pulizia si sporse dal balconcino di Zita e -mi gridò: - --- Felice giorno, sor Luigi! Son ite a veder nascere i' ssole su a i' -Mmont'alle Croci. A momenti arebber a tornare. - -Entrai per aspettare. Ero stanco. La prima sedia che mi si presentò -sotto, ci caddi a piombo. Ma appena sentii d'essermi seduto sopra un -libro mi affrettai a sottrarlo all'involontario oltraggio. Non era un -libro: era un grosso quaderno. Sopra c'era scritto: - - _Italien, Liebe, Blut!_ - - _diario di una giovane inglese._ - --- Puah! -- rantolai. -- Ecco il romanzo di Brockhaus!... - - _Traduzione di C. e Z. K._ - -C. e Z.?!... Come sarebbe a dire?... Collaborazione forse? - -Oh! ma che! impossibile! Quello Z. doveva essere soltanto una tenerezza -sororale, un delicato segno di gratitudine. Brockhaus voleva offrire -così un poco della sua immortalità alla sciagurata sorellina che si -prestava così gentilmente ai suoi esperimenti erotici. - -La curiosità è una bella cosa; ma il tedesco, come sapete, è una cosa -bruttissima. Perciò sfogliavo sì quel quaderno a due o tre pagine per -volta, ma mi guardavo bene dal durar la molta fatica necessaria per -capire. - -Doveva trattarsi però di impressioni di viaggio.... che Dio ce ne scampi -e liberi non solo in tedesco, ma in tutte le lingue del mondo! - -Salto in mazzo una ventina di pagine, ed ecco mi schizza sul naso (per -Dio!) la calligrafia di Zita. - -Forse un qualche ricordo particolare di viaggio.... Altro che ricordo! -era una professione di fede, un credo diabolico! La signorina diceva di -sentirsi un qualche cosa di terribile, di freddo, come una lama, una -voce che le gridava ad ogni passo: «In questa terra d'Italia tu lascerai -passando una striscia di sangue!... Il destino di due uomini dipenderà -da te!». - -Brutta sbrindellona! Capite che roba? Vi piace l'idea di queste due -tedesche che scendono in casa nostra a fare di così bei lavori, e poi li -raccontano ai loro connazionali come memorie di una inglese? - -Ora capivo. La descrizione di luoghi e di costumi, le meditazioni -filosofico-storiche erano affidate alla penna di Brockhaus, ma la -sostanza erotica era opera tutta di Zita! della mia dolce Zita, della -mia fata dagli occhioni verdi! Bisognava leggere, per credere!... Mi -rodevo di non capir tutto. Ma quel poco che capivo bastava per -rivoltarmi il magone. - -C'erano le mie lettere tradotte fedelmente; c'erano le famose frasi -raccolte dal vigile taccuino di Brockhaus; c'erano certe vampate di -desiderio per i miei riccioli, ma ce n'erano almeno altrettante per il -pelo rosso del collega Fico.... - -Datato dal treno Pisa-Firenze, c'era questo mirabile pensiero di una -vergine: - -«Sì. Io sarò da tanto. Sì: questi due italiani si getteranno uno contro -l'altro invasati di gelosia, si sbraneranno simili a cani aizzati! E che -sarà la causa di questo? Per che cosa si saranno essi perduti, -insanguinati?... Per un'anima gelida che non li ama, che non può -amare!... per un corpo che altri avrà e non loro mai!...». - -Questo era scritto il martedì sera. - -Mercoledì, mentre io facevo il facchino per lei, nel cuore della vergine -era sbocciata questa commovente errata-corrige al suo pensiero del -giorno innanzi: - -«No! No! No! Il ghiaccio della mia nativa Cornovaglia non regge -all'incendio di questo sole d'Italia. Sono degli uomini anche nella mia -brumosa patria, ma non sanno guardare come mi guarda questo!... - -(_Questo_ sarei stato io, modestia a parte.) - -«Io brucio! Io brucio di vergogna come quando ero piccola, e debbo -guardarmi addosso, credete! debbo palparmi, per esser ben sicura d'aver -le mie vesti.... Ma è inutile! perchè sono certa che questi occhi vedono -lo stesso, vedono la carne.... la mia carne nuda!... Ebbene sia! Sia! -Getterò la mia carne viva a questi cani bramosi. L'avranno! Ma la -pagheranno col loro stesso sangue. Lo giuro per le zolle sacre della mia -patria!». - -Se l'avessi avuta fra le mani in quel momento le avrei fatto volentieri -un certo scherzo che è troppo sudicio per potersi raccontare. - -Ma, tra propositi violenti, mi rifacevano anche capolino disegni di -allegre vendette arzigogolate al modo de' nostri vecchi bizzarri -fiorentini. - -Voltai ancora pagina, così per fare, persuaso di trovarla bianca. Ma -che! Altro che bianca! Era la più sporca di tutte. E non era una sola: -eran dieci almeno, buttate giù calde calde, quella notte stessa. C'era -tutta la faccenda della sera avanti, cari miei! ma come -particolareggiata! ma come circonstanziata! che precisione! che -miniatura! - -E io che l'avevo creduta una creatura teneruccia nelle grosse mani della -sorella, che l'avevo compatita per questo, che l'avevo amata, sì, amata, -amata davvero in quell'ora dolce in cui m'era parsa tutta mia, tutta -rifugiata in me come una piccola sorella sperduta in questo triste -mondo, povera mendica d'amore come me, alla quale non avrei negato di -difenderla e amarla anche tutta la vita, s'ella appena me lo avesse -chiesto in quell'ora là!... Perchè, insomma, ero fatto così: ridevo -ridevo; ma poi, in fondo, pigliavo tutto sul serio, tal quale come ora, -che non rido più. - -E voltai in fretta quelle miserabili pagine fino all'ultima. Qui c'era, -tradotta in bel tedesco, la lettera che io tenevo ancora appallottolata -nel pugno: la lettera all'amico rosso. - -E c'erano due righe ancora che dicevano: - -«M'ha risposto una sola parola; _adorabile!_... E verrà. Verrà folle di -desiderio.... lo condurrò giù sotto le stelle, tra l'ombre pallide degli -olivi.... fin là.... fin là.... dove iersera.... E glie lo dirò. Sì: gli -dirò: _Qui! Qui è stato! qui l'amico tuo m'ha stretta.... m'ha -soffocata.... e pronunciava il tuo nome.... e rideva di scherno...._ Se -gli dirò così, gli vedrò uscir dagli occhi fiamme rosse come i suoi -capelli!...». - -Era tempo. Rimisi il bel romanzo sulla sedia, ci strofinai sopra ben -bene e con intenzione, quello che dianzi vi avevo strofinato per -sbaglio; poi presi un pezzo di carta e ci scrissi con caratteri -nervosissimi: - -«Je sais tout. Mais il ne t'aura pas. S'il viendra ce soir, je le tuerai -dans tes bras. Garde-toi». - -E via di corsa dall'amico Fico. - - -------- - -Notte buia. Grandi cumuli soffusi di biancor lunare vanno veloci per il -cielo nero. Gli olivi della Torraccia piangono stridono curvati senza -dubbio dallo Spirito della Tragedia che s'aggira già furibondo. - -L'ora è vicina. - -Scocca. - -L'amico impavido, ravvolto in un bruno mantello di suo nonno, si fa -sotto il balconcino e chiama: -- Zita. - -Zita gli aveva mandato nel pomeriggio un teatrale biglietto avvertendolo -della mia minaccia. Dire a un uomo: «Non venire, altrimenti rischi la -vita» è come dirgli: «Vieni, altrimenti ti considero un vigliacco». -Perciò Zita doveva esser più che certa che il mio rosso amico sarebbe -venuto. - -Infatti, ben nascosti tra gli olivi, noi l'avevamo veduta andare e -venire per la sua cameretta, ora acconciarsi allo specchio, ora -scarmigliarsi come presa da una sùbita disperazione, poi chiamare il -sorellone, e leticarci sonoramente, poi aprire il balconcino e guardar -giù e guardar su, e poi richiuderlo, e poi riaprirlo. - -Ora, quando si sentì chiamare nella notte, io la vidi balzare atterrita. -Forse, conoscendoci ancora così poco, non aveva potuto capire qual di -noi due la chiamasse. - -Alla seconda capì, e disse con un fil di voce: - --- Sei tu! - --- Sì! -- rispose l'amico Fico. -- Fuori non saremmo sicuri. Meglio -ch'io salga. Ho tante cose da dirti. - -Disse lei: - --- No!! - -Disse lui: - --- Sì!! Serra bene le imposte, e scendi ad aprirmi! - -Entrato l'amico, ci fu un gran scatenaccìo. Poi un gran silenzio. - --- A noi! -- dissi palpando il mio bellissimo pugnale del Cinquecento. - -C'era qualche preparativo da fare. Trascinare una balla di patate di -sessanta chilogrammi sotto la Torraccia. Arrampicarsi su per il muro -fino al secondo piano approfittando di certi radi pioli che v'erano -piantati e tenendo in bocca il capo della fune a cui era legata la -balla. Una volta entrati nello stretto balconcino di Zita, issare con la -suddetta fune la suddetta balla, legandola sospesa fuor della balaustra. - -E tutto questo fu fatto: nè una farfalla avrebbe più silenziosamente -volato. - -Oh!... mi dimenticavo di parlarvi di un certo barattoletto -importantissimo! Ma non m'ero affatto dimenticato di portarlo su con me -e di posarlo in un angolo prestabilito del balconcino di Zita. - -Non avevo più niente da fare, fuorchè aspettare. - -Ma questa proprio mi parve la faccenda più difficile. - -Si ha un bell'essere amici! Si ha un bell'esser legati da un patto -solenne; anzi, da due patti solenni!... ma quello star lì fuori al -fresco, mentre l'altro stava dentro al caldo.... - -Eravamo d'accordo che io avrei aspettato lui per muovermi. Il quale -_lui_, fatto comodamente il suo comodo, si sarebbe accostato alla -finestra dicendo forte: «Vieni, Zita, raccontiamo la nostra gioia alle -stelle, alle nubi, al vento!» e così dicendo avrebbe aperto di botto le -imposte del balconcino. - -Eravamo d'accordo così, è verissimo. Ma, per Bacco briaco! _est modus in -rebus!..._ Anche in quelle _rebus_ lì, non vi pare? - -E siccome il _modus_ non ce lo metteva _lui_, ce lo misi io, stroncando -mezza, la vecchia persiana con una tremenda spallata e gridando in gola, -con voce micidialissima: - --- Zita. Apri. - -Quell'ora e mezza buona passata lì fuori, mi aveva portato al diapason -della «montatura», nel senso teatrale della parola. - -Immaginatevi come dovesse esser «montato» lui, l'ispido amico Fico, -tirato giù così, a un tratto, senza preavviso da chi sa quale -_rendez-vous_ olimpico! - -Lo sentii slanciarsi contro la finestra come una iena. Ebbi paura che -dicesse davvero. - -Zita gracchiava, nascosta dietro il letto. E aveva ragione di crepar di -paura, perchè v'assicuro che quel nostro incontro avrebbe fatto paura -anche a due guardie di pubblica sicurezza. - -Che quadro! Le due candele sul cassettone fumavano al vento e gettavano -bagliori sanguigni sui nostri pugnali. Stretti in un orribile abbraccio -di morte, rotolammo fuori sul balconcino dicendocene di cotte e di -crude. - --- Ah vuoi scappare, vigliacco? -- rantolai io. - -Lui, per tutta risposta, mi porse il barattolo di cui ho parlato più -sopra. Io ci intinsi risolutamente il pugnale che ne uscì rosso e -gocciolante. - --- Zita! -- gridò con l'ultimo fil di voce l'amico; e se ne discese -comodamente da quell'acrobata che era, giù per quei pioli che avevano -servito a me per salire. - --- Te l'ho spaccato il cuore, traditore! -- gridai io allora, slegando -il sacco delle patate. - -Mi sentii stretto da due braccia fredde come anguille. - --- Tu l'as tué.... - --- Sssss!... - -Ah!... Il tonfo di quelle patate! - -Indimenticabile! - -Non ho mai visto attrici far così bene la loro parte! - -Io stesso n'ebbi un brivido di terrore. - -Figuratevi Zita! - --- Nein! No! Pas! N'est pas vrai.... No!... Charlotten! - --- Sssss! Tu sens: il ne bouge pas! -- sussurrai con voce -cavernosissima. - --- No! Peut-être il vive! Bisogna discendere a lui... - --- Inutile. È morto. - --- No! - --- Sì! Ho sentito benissimo il cuore sotto la punta del pugnale. Non ci -sbagliamo noi italiani; abbiamo troppa pratica! È morto. È morto. È -morto. Non ti resta che baciare il suo sangue. - -E così dicendo le impiastrai tutta la faccia con l'inchiostro rosso del -mio pugnale. - --- Ah!... No, no, no, no! Anch'io voglio morire! - --- Mi dispiace, ma io non posso proprio ammazzarti -- le dissi con molta -serietà -- non ho tempo da perdere. - -Non badò a quel che le dicevo. Si precipitò giù per la scaletta -strillando: - --- Charlotten! Charlotten! Charlotten! - -E io dietro, che tra poco ruzzolavo le scale dal gran ridere a bocca -chiusa. - --- Charlotten! Charlotten! Charlotten! - -Entriamo in camera. Non c'era. - -Zita piangeva.... finalmente! - --- Ma Carlotta, dunque! Dove ti sei nascosta? Siamo vili! Quell'uomo non -è morto forse! possiamo ancora salvarlo! Carlotta! - -Quelle parole, tedesche sì, ma una buona volta sincere, m'uccisero il -riso nel cuore. Mi fecero, vi giuro, l'effetto che fece la musica di -Sant'Ambrogio al Giusti. Pensai anch'io: Povera femminuccia gettata così -per il mondo, in omaggio alle cretine idee fisse del Nord -sull'emancipazione della fanciulla, mentre Dio sa quanto bisogno avresti -d'una buona mamma e d'un buon babbo sempre vicini e vigili, che ti -dessero lezioni un po' meno salate di questa che t'han dato due -ragazzacci italiani!... - --- Carlotta, rispondimi! -- gridò ancora Zita battendo i piedi con una -furia pazza. - -E questa volta Carlotta rispose. - -Ma.... giusti Numi!... da dove rispose!! - -Si sa: la paura.... li fa certi effetti!... Ma in quel momento proprio, -così denso di tragedia e di filosofia sociale, sentir venire quel -flebile «ja» miagolato da là dentro.... Io m'ebbi a buttar sul letto, -rompendo, oltre ai bottoni dei pantaloni, chi sa quante molle, e ridere -ridere ridere all'uso mio d'allora, a costo di rovinar tutto sul più -bello. - -Ma, per fortuna. Zita s'era già slanciata verso quel luogo riposto, a -tirarne fuori la povera Brockhaus. - -Le sentii correre giù, scatenacciar l'uscio, e uscir fuori insieme. - -Per Bacco! Non c'era tempo da perdere davvero. Mi buttai a precipizio, -varcai la soglia guardingo: quattro salti di lupo sull'erba, e fui nelle -braccia dell'amico Fico, che stava già a godersi lo spettacolo seduto -sulla groppa gobba d'un olivo. - -Che vi debbo dire? - -Ve le immaginate voi quelle due romanziere ansanti, bisbiglianti, -tentennanti, che s'avvicinavano con un lumino a olio, facendo due passi -avanti e uno indietro, e sussurrando di tratto in tratto il nome del mio -amico.... ve le immaginate voi quando, finalmente, scorsero quel qualche -cosa di nero in terra, quando lo toccarono finalmente, quando vi lessero -sopra un bel cartello che diceva: - - _ITALIEN, LIEBE, BLUT!..._ - _con contorno di patate._ ?... - - - - - L'AEROPLANO. - - --- La mamma non c'è in casa, -- mi rispose una bambina di dieci anni, -restando perplessa. - --- Dunque è proprio impossibile vedere questa camera ammobiliata? -- -insistei io gettando una penosissima occhiata in fondo al pozzo delle -scale. -- Ritornare quassù.... al sesto piano!... - --- Veramente ci sarebbe il babbo in casa.... - --- C'è il babbo?!... E allora perchè mi dici di ritornare? O il babbo o -la mamma sarà lo stesso, m'immagino! - --- Oh!... non è lo stesso.... Ma passi pure, se vuole.... - -La seguii per un lungo corridoio finchè entrammo in uno stanzone mezzo -buio e mezzo illuminato, talmente zeppo d'ogni qualità di oggetti grandi -e piccoli, antichi e moderni, comuni e rari, definibili e indefinibili, -che una delle due finestre ne era per tre quarti seppellita, nè si -apriva più da chi sa quanti anni, per la fortuna di un esercito di ragni -che vi si era sicuramente attendato. - -Di dietro a un cassone (sul quale torreggiava una fragile costruzione -fatta di tasselli di legno, di stecche da busto, paglie di sigari -virginia, molle d'orologio, padelline da candeliere, chiodi, tasti di -pianoforte, corde di violino, munita di due grandi ali tese fatte con -fil di ottone e pezzi di camìce vecchie) sbucò, al richiamo della bimba, -una testa d'uomo. - -Aveva.... Ma che serve descriverla? Era la testa di un padreterno; anzi, -più precisamente, la testa di un padreterno del Perugino, cioè della più -buona pasta di padreterni che i pittori abbian saputo creare. - --- In che cosa posso avere l'onore di servirla? -- domandò con un -altissima intonazione diplomatica l'uomo padreterno. Uscendo di dietro -il cassone per venirmi incontro, egli s'avvide di essere in mutande e -stringendosi in fretta alla vita il lungo camice cenerino e arrossendo -tra il soffice biancore del suo pelame: -- Voglia scusarmi, -- -soggiunse, -- l'inventore è un operaio! - --- Ah.... perchè Lei.... è inventore?.... Mi rallegro tanto! - --- Non lo sapeva?! - --- Veramente.... - --- Allora, perchè è venuto, scusi? - --- Per vedere la sua camera ammobiliata. - -La fronte dell'inventore si corrugò terribilmente. Poi parve raccogliere -tutta la sua volontà in uno sforzo supremo, e disse: - --- Andiamo. - -E andammo a vedere la camera ammobiliata. Era grande, c'era aria, sole, -vista di un po' di verde: non desideravo di più. - --- E.... quanto chiedono? -- domandai. - -Nuovo e più terribile aggrottamento di ciglia: poi una risposta -esplosiva: - --- Settanta lire. - --- È un'esagerazione, -- diss'io, uscendo dalla camera per andarmene. -- -Mi dispiace di averla incomodata. - -La piccina colse il momento per avvicinarsi all'orecchio del padre e -dirgli qualche parola. - --- Facciamo sessanta, -- disse lui subito, seguendomi con un sorriso. - --- È troppo! - --- Consideri che noi non siamo affittacamere.... qui godrà della massima -tranquillità!... Sotto questo tetto c'è la mia famigliuola e Lei.... - --- Va bene, va bene; ma è troppo lo stesso. - --- Facciamo cinquantacinque! - --- Cinquantacinque?!... Ma le pare poco?! - --- Facciamo cinquanta! ecco: e non ci pensiamo più. - --- Bisogna pensarci ancora.... Perchè io cinquanta lire non gliele posso -dare.... - --- E allora facciamo quarantacinque! - -La piccola incominciò a fare gli occhiacci al padre. - -Io, lieto di avere ottenuto già più di quello che speravo, mi limitavo a -terminare il mio discorso: - --- .... non gliele posso dare, dicevo, perchè, capirà, anch'io lavoro -come Lei per un ideale.... e il lavoro, per ora, mi vien pagato a -speranze.... - --- Sì eh?! Sì eh?!... -- gridò divampando e scintillando di subita -commozione fraterna l'inventore. -- Sì eh?!... E allora la sua gioventù -non si dev'essere rivolta invano alla canizie misconosciuta -dell'inventore Romolo Brúscoli Guardi! Io sono romagnolo: questa camera -Lei la pagherà trenta lire!! - -La piccina gridò: - --- Bada che la mamma.... - --- Non importa! -- interruppe quel piccolo padreterno furibondo di -generosità. -- Sono romagnolo sì o no?... Questo signore deve avere la -camera per trenta lire: e basta! - -La piccina però non si diede per vinta: - --- Adesso gridi tanto forte perchè non c'è la mamma.... - --- Silenzio!! dunque! -- strillò lui. -- E uscite subito di qua! - -La piccina rimase lì. Io mi credei in dovere di raccomandare al signor -Romolo Brúscoli di pensare ai casi suoi più che ai miei, considerando -che non mi piaceva affatto di provocare discordie intestine col mio solo -ingresso in quella casa. Ma ne ebbi una sola risposta: - --- Sono romagnolo! - -Quando lo vidi irremovibile, pagai le mie trenta lire e presi possesso -della camera. - - -------- - -Il mio singolare padron di casa mi aveva detto, tra le altre cose, che -io avrei goduto la massima tranquillità, non vivendo sotto quel tetto se -non io e lui con la sua famigliuola. Una simile affermazione mi dava -dunque ragione di supporre che la sua famiglia fosse composta di lui, -della bimba, e della ignota e temuta potenza femminina. - -Ma ahimè! di quanto mi ingannavo! - -Verso mezzogiorno, fui addirittura spaventato da una improvvisa -irruzione infantile, che udii imperversare nel corridoio. Aprii l'uscio -della mia camera e vidi una piccola orda arrestarsi attonita nella -penombra, aspettando che li raggiungesse una signora piuttosto grassa e -paciona, vestita di nero, che se ne veniva pian piano sorridendomi. - -Io non riuscivo a sorridere. - --- Tutti questi bei bambini?... -- balbettai. - --- Sono tutti fratellini miei! -- gridò pronta la piccina di prima che -era venuta loro incontro in quel momento, e prendeva il più piccolo per -mano esortandolo a non aver paura di me. - --- Lei è inquilino nostro, forse? -- domandò sempre sorridendo la -signora grassa. -- Ci ho tanto piacere! - --- Grazie, -- risposi grattandomi la testa. - --- Non si dia pensiero, sa.... per questi bambini.... Perchè oggi è -domenica.... Ma gli altri giorni, sono tutti a scuola o all'asilo. - --- Meno male! -- esclamai: ma poi soggiunsi subito per timore di averla -urtata: -- Del resto mi devo rallegrare con Lei.... per la quantità e -per la qualità.... - --- Come?... come?... M'ha preso per la mamma di questi ragazzi? I No! -no!... sono la zia! - --- Sorella forse della padrona di casa.... - --- No! no!... per carità! non ci mancherebbe altro!... Non ho proprio -niente a che fare, io, con questa moglie qui: io ero cugina carnale -della prima moglie di Romolo! - --- Ah!... cugina carnale della prima moglie del signor Romolo?!... - --- Sicuro, caro signore! - --- E vive qui, anche lei.... in famiglia? - --- Sicuro, caro signore!... Per mandare avanti una casa ci vuole una -donna.... che sia una donna.... - --- Ah!... Perchè la padrona di casa.... - --- È un omaccio! signor mio.... peggio di un omaccio.... la vedrà! - --- Ma tutti questi bei ragazzi.... - --- Già: lei è buona a farli!... Belle forze!... ma gli altri li devon -allevare!... È un omaccio: creda a me!... Vuol sapere una cosa? oggi è -domenica: crede che lei sia a tavola con noi? Ma che!... Hanno offerto -un banchetto con dell'altre sfacciate a una brutta vecchiaccia che è -venuta dall'America per trappolar la gente con le conferenze.... E così -tornerà questa sera.... chi sa a che ora.... capisce?... - --- È femminista, forse? -- domandai. - --- Ecco! vede che Lei m'ha capito subito! In quel momento qualcuno girò -con molta energia la chiave nell'uscio di casa: ed entrò, infatti, un -giovanotto biondo, con due baffetti arricciati, molto ben pasciuto e -molto ben vestito: passò in mezzo a noi quasi senza salutare, andò -diretto a un uscio, l'aprì, entrò, e richiuse rapidamente. Ebbi il tempo -di vedere che era entrato nella cucina. - --- Quello.... -- incominciò a dirmi la cugina carnale della prima moglie -del signor Romolo, -- quello sarebbe.... - --- Un altro parente.... a quanto pare! - --- No, ma.... quasi.... Diventerà presto, via!... È il fidanzato della -figlia di Romolo. - --- Di quale figlia, scusi.... Non son tutti piccini? - --- Ma no! si tratta del sangue di quell'anima santa della prima moglie! - --- Ah! ho capito!... ci sono qui in casa anche i figli del primo -letto.... - --- Eh! ormai.... -- esclamò malinconicamente la signora -- .... una è -monaca, l'altra è maritata.... viene qui giusto la domenica a mangiare -un boccone con noi.... In casa non c'è rimasta altro che questa creatura -di vent'anni.... buona sa, buona come un angelo.... e brava per la -casa.... uh! non esce mai.... sempre a lavorare dalla mattina alla sera! - --- E.... sposerà presto? - --- Mah!... -- e qui un sospiretto: -- Chi lo sa? Questo fiorentino è un -bel ragazzo.... ma non ha impiego.... Sarà un anno che lo cerca e non lo -trova.... Intanto mangia qui con noi.... - --- Per bacco! Ma questo è un refettorio! - -Qui fummo interrotti da un rumore di colluttazione e di ingiurie che -veniva dalla cucina. La porta si aprì impetuosamente e apparve una -graziosa figurina bionda, rabbuffata e spaventata che, senza vederci, -gridò: - --- Papà! - -Immediatamente il grido fu ripetuto da tutti i ragazzi, che uscirono in -frotta dalla stanza vicina alla mia. - --- Ah! chiami papà! -- gridò il bel giovinotto rincorrendo la ragazza. --- Sai che paura?! To'!... te ne dò un altro! -- e, prima ancora di -dirlo, le aveva già allungato un ceffone sonorissimo, ed era rientrato -in cucina, mentre l'inventore accorreva dal suo laboratorio. - -Io avevo cacciato fuori tanto d'occhi; ma la signora con la quale -conversavo me li fece rientrare subito dicendomi, senza scomporsi -affatto: - --- Le solite cose da innamorati.... signore mio! - -Intanto l'inventore, cui la fretta e la commozione avevano sconvolto le -sembianze, e résele ora piuttosto raffaellesche che peruginesche, era -corso ad abbracciare con gran delicatezza il capo biondo della figlia, e -stringendosi il visetto infocato e lacrimoso contro il petto, le diceva -con tenerezza materna: - --- Ninny! piccina mia! dillo a papà tuo che cos'è stato.... t'ha -picchiato quel cattivo.... eh?... ancora?... Ma perchè?... Ma che cosa -vuole?!... che cosa gli dobbiamo fare di più?... La bontà e la pazienza -dovranno pure avere un limite!... Non ci pensa lui che io son -romagnolo!! - --- Romagnolo?! -- ruggì di dentro il giovanotto, e poi continuò -spalancando l'uscio di cucina: -- _Icchè_ la mi vorrebbe fare? sentiamo -un poco! - --- Per l'amor di Dio, babbino mio! Sii buono! non gli rispondere! -- -gridò la giovanetta aggrappandosi al padre e baciandolo. Come a un -segnale dato, i sei bambini si attaccarono per di dietro al camice -dell'inventore, strappandone al primo impeto tre bottoni. - --- Mettervi alla porta! -- gridò rinculando il vecchio, tutto bianco -come il suo pelo. -- Mettervi alla porta! Sarebbe ora! - -Questa volta la paciona mia interlocutrice aveva creduto bene di -muoversi: era andata a prendere il bel giovanotto sotto braccio e, -stringendoselo con visibile soddisfazione al fianco, lo trascinava -dentro la cucina dicendogli: -- Su! via, Ettorino!... non vedi che c'è -gente?... Lascialo dire: adesso si va a tavola, e lì finisce tutto, lo -sai! Guardiamo piuttosto che non si bruci l'abbacchio! - --- È inutile! piccina mia, è inutile! -- ripeteva l'inventore tirato -sempre più indietro dalla sua progenie, fin nel fondo del corridoio. -- -È inutile! tanto un giorno ci si dovrà venire!... - --- No! credi, papà! è così nervoso Ettore; ma in fondo non è cattivo.... -mi vuol tanto bene.... - --- Ci si dovrà venire! piccina mia. Son romagnolo!... Che non ti metta -più le mani addosso! che non te le metta! se no.... non parlo più.... -faccio!! - -Il bel giovanotto che stava per infilarsi nella bocca due lunghissimi -maccheroni, forse per giudicar della cottura, sospese l'operazione e -commentò: - --- «Faccio»?! Per me, facciamo pure!... basta che _un_ si faccia a -cornate, se no _un_ ce la posso!! -- e così detto, ingoiò i due -maccheroni. La signora che gli stava vicino soffocò una risata, e -dandogli con la mano sulla nuca, gli susurrò un amichevole: -- -Vassallone! -- e poi finì di rigirare l'abbacchio dentro il tegame. - --- Che cosa ha detto? -- gridò l'inventore laggiù dalla soglia del suo -stanzone. - --- Niente, niente.... parlava con la zia! -- si affrettò a dire la -fanciulla. - --- Che cosa ha detto? -- ripetè più forte l'inventore; ma un'ultima -vigorosissima tirata della sua prole lo fece scomparire dentro l'uscio -dello stanzone. - -Stavo per rientrare nella mia camera, credendo che lo spettacolo fosse -finito, quando suonò il campanello. Un po' per cortesia, un po' per -curiosità, trovandomi a un passo dall'uscio di casa, aprii. - -Feci appena in tempo a scansarmi, che la porta fu spalancata con impeto -e un uomo basso e moro, coi capelli piuttosto lunghi, un gran cappellone -da pittore, un fiasco di vino in mano, una salute invidiabile, entrò -ballonzolando sull'aria della _Bohème_; Tra là laralalà.... lalà lalà -lalà..... là laralalà.... - -Dietro lui veniva ansando, con un grosso poppante addormentato sulle -braccia, una donna molto giovane, vestita modestissimamente, e così -somigliante alla bionda e pallida Ninny, che subito riconobbi in lei -quella tal figlia maritata di cui la signora grassa m'aveva parlato. Era -il supplemento domenicale della famigliuola. - -Non curandosi affatto della mia insolita persona, nè dei saluti che gli -venivano dalla cucina, il rubicondo Marcello fece tutto il corridoio a -passo di danza cantando il suo pezzo favorito. Quando fu in fondo si -fermò, tese il braccio che teneva il fiasco, e gridò: - --- Oggi pago da bere io. - --- Vôl piovere! -- fece il bel giovanotto dalla cucina. - --- Ti vanno bene gli affari, Aristide? -- domandò la grassa signora -aiutando il prode Ettore a scolare i maccheroni. - --- Benone! sora Matilde: parto per l'America! -- gridò l'allegro -Aristide. -- Vi levo l'incomodo; siete contenti? - --- Sempre una nuova! -- disse scoppiando a ridere la signora Matilde, e -rise anche Ettore e anche la piccola e pallida moglie. - -Credendo di avere assistito anche alla farsa, mi parve giunta l'ora di -chiudermi in quella mia camera, dove, secondo il buon inventore, avrei -dovuto godere una pace quasi claustrale. - -Dopo un'ora, sentivo procedere il pranzo con un così crescente bonumore, -che dovetti chiudere il mio libro e uscirmene di casa disperato. - - -------- - -La notte ritornando verso il tocco, giunto su all'uscio di casa, mi -trovai dinanzi il dorso di una persona, la quale si sforzava d'infilare -la chiave, e non ci riusciva. Esaminai lo sconosciuto alla luce del mio -cerino. Era un alto signore tutto impomatato, emanante un acutissimo -profumo di violetta da pochi soldi, con piccoli baffetti e mosca sul -mento; portava una _redingote_ di vecchio taglio, delle scarpe -lucentissime ma crepate, una mezza tuba alla francese grave d'unto, una -camicia inamidata ma sgualcita: era paonazzo in volto, e soffiava, e ad -ogni tentativo fallito ringhiava la fatidica parola di Cambronne. - -Non tardai a riconoscere un francese ubriaco e pensai: questo signore -certo ha sbagliato uscio. - --- _Qu'est-ce que voi vulete?_ -- mi chiese quando si avvide di me: e io -credendo di illuminarlo, subito: - --- _Entrer chez moi, monsieur!_ - -Ma lui, senza l'ombra della meraviglia: - --- _Mais très bien!! alors vous m'ouvrirez cette cochonne de porte!_ - --- _Hein? vous logez ici?! Vous aussi? En êtes-vous sûr?_ - --- _Monsieur!!_ -- esclamò il francese facendo un passo addietro, e -chiudendosi nella sua _redingote_ con un gesto da padrone delle -ferriere: -- _J'ai bu du veritable Pernod, en tous cas: pas de la grappa -ou de ces cochonneries anglaises!!_ -- e porgendomi la sua chiave con -schematica compitezza: -- _Voyez vous-même!_ - -Io presi la chiave, e, per essere ancora più sicuro, anzi che -confrontarla con la mia, la infilai addirittura nella toppa: se la sua -chiave apriva, era chiaro che quel signore aveva il medesimo diritto che -avevo io, di entrare. - -E la chiave infatti aprì. - -Quando fummo dentro, il francese, appoggiandosi con le spalle al muro, -cercò nella tasca interna un biglietto di visita e me lo offrì. Io glie -lo ricambiai, poi aprii lentamente l'uscio della mia camera. Il francese -attaccò con molta cura il cappello e la _redingote_ ad un attaccapanni, -e poi entrò nella cucina augurandomi la buona notte. - -Guardai il suo biglietto; c'era sopra tanto di corona comitale e sotto: -_Ingénieur Alphonse Leroy, Paris._ - -Dopo una mezz'ora, volli andare a prendere dell'acqua fresca in cucina, -e lo vidi raggomitolato sopra una branduccia da bambini, che russava -profondamente. - - -------- - -Una giornata, sebbene piuttosto laboriosa come avete veduto, non era -tuttavia bastata neppure a farmi conoscere di vista tutte le persone che -componevano quella che il buon inventore, con commovente eufemismo, -chiamava la sua famigliuola. Infatti mi mancava ancora la moglie, che -conoscevo soltanto attraverso le minaccevoli parole della piccola figlia -decenne e le poco delicate allusioni della signora Matilde e del bel -fidanzato. - -La mattina dopo, appena alzato dal letto, la lacuna mi fu colmata. La -signora Brúscoli venne a farmi una visita. Era una signora vicina alla -quarantina; non bella, ma di modi spigliati e garbati: era già vestita -da fuori, in procinto di uscire. - -Vidi che mi guardò prima di tutto da capo a piedi e certamente formulò -un rapido giudizio sulla mia persona: giudizio benevolo, perchè aumentò -subito i suoi sorrisi, e mi disse: - --- Scusi se le parlo francamente: ho la grande disgrazia di avere per -marito un imbecille.... - --- Oh!... - --- Sì, sì! un imbecille. Lei che ha l'aspetto di una persona -d'ingegno.... - --- Grazie! - --- Io sono franca!... Lei dando uno sguardo a questa casa, si accorgerà -subito che è la casa di un imbecille!... E Lei non sa tutto!... Oh! se -sapesse tutto!... - -Ci fu una pausa dopo la quale la signora riprese: - --- Per colpa di quest'uomo, io mi trovo costretta a farle ora una parte -antipatica.... la prima volta che ho il piacere di vederla e di -conoscerla.... - -Capii subito di che si trattava: bisognava modificare il mio piccolo -contratto d'affitto, in barba ai romagnoli propositi del buon inventore. -Pur riconoscendo in parte la giustezza delle sue pretese, credetti di -doverle far notare che quella camera non rispondeva in tutto ai miei -desideri.... - --- Di chi la colpa? -- gridò la signora Brúscoli. -- Di chi la colpa?... -sempre di quell'imbecille di mio marito, che ha trasformato questa casa -in un albergo dei poveri, in una succursale della Congregazione di -Carità!... Ah!... non mi ci faccia pensare.... non mi faccia -ricordare.... altrimenti divento furiosa, non capisco più quel che -faccio!... Ma non sa Lei che mio marito era ricco.... ricco quando l'ho -sposato io!... Già, se non fosse stato ricco non l'avrei sposato: mi -piace dir le cose come stanno!... Ebbene: s'è fatto mangiare tutto! -tutto! capisce?... e anche adesso che non c'è più niente, dobbiamo -mantenere la bellezza di quattro persone inutili!... Dico dobbiamo -mantenere, perchè io guadagno, sa? sono redattore-capo dell'_Avvenire -Femminista_! - --- Ah! - --- Lei non è femminista? - --- Già.... io veramente non..... - --- Mi dia la mano! Anch'io ci credo poco al femminismo.... ma pàgano, e -anche abbastanza bene. E io vendo la mia penna.... come un uomo! - --- Non si potrebbe essere più femminista di così! - -La signora rise, mettendo in mostra due file di denti un po' -disordinati, ma bianchi. E poi continuò: - --- .... E così, dicevo, manteniamo la bellezza di quattro persone! Le -pare che ci sia del cervello, quando si è in nove in famiglia, e di -questi tempi! con sei figli piccoli, che bene o male dovranno pur -crescere!... Eppure è così: manteniamo quattro persone: quanto a -Matilde, meno male, fa le faccende di casa.... io non saprei, nè potrei, -occuparmi della casa... L'ingegner Leroy, quello.... è un caso -speciale.... È un signore tanto fine, tanto cortese, un vero signore!... -Ha perduto tutto al gioco e, un giorno, è venuto, poveretto, a offrire i -suoi servigi al nostro giornale. Non può credere l'impressione che ci ha -fatto! Ho pensato che, essendo ingegnere, poteva essere utile a mio -marito.... e infatti mio marito ne è stato contentissimo.... -contentissimo proprio!!... -- aggiunse ridendo; e poi riprese con -impeto. -- Ma io domando per quale ragione dobbiamo dar da mangiare al -fidanzato della mia figliastra! Me lo sa dire Lei perchè? - --- Io no davvero, signora mia! - --- Ma non basta: adesso, dopo il fatto di ieri sera, ci rimarrà sulle -spalle anche la figliastra maritata, vedrà!... - --- Quale fatto, scusi? - --- Non c'era Lei?... Non c'ero nemmeno io. Ma è presto raccontato. Badi -che è graziosa! da far ridere anche la luna! Ieri, a metà del pranzo, -quel pazzo del marito si è alzato, e ha detto: «Sono le tre: è giunta -l'ora di partire per l'America! bevete alla mia salute come io bevo alla -vostra!» Tutti si son messi a ridere. Sono abituati alle sue buffonate: -anzi, per stare meglio allo scherzo, dice che tutti l'hanno abbracciato -e baciato com'egli pretendeva, e l'hanno lasciato uscire aspettandosi -chi sa quale lieta sorpresa. Sa quale è stata questa sorpresa? È stata -che non s'è più visto! - --- Per Bacco! - --- Capisce?!... Se lo scherzo dura, avremo sulle spalle la moglie e il -pupo. E allora mi deciderò una buona volta a far qualche cosa di bello -anch'io: me ne anderò via di casa!... Del resto l'ho già detto a mio -marito: o via lei, o via io. Scelga lui: io sono stufa. - --- Speriamo che le cose si accomodino.... - --- Mi scusi, eh? signore mio.... non so perchè ma.... ho sentito il -bisogno di sfogarmi un poco con una persona capace di capirmi.... - -Il discorso ritornò sul prezzo della camera: aggiunsi quindici lire, -riservandomi però di andarmene anche dentro il mese stesso, se la camera -avesse continuato ad esser tranquilla come in quel primo giorno. - - -------- - -Quella camera era senza dubbio la meno propizia di tutta Roma per i miei -studi, ma pure non trovai mai la strada per uscirmene. - -C'era tanta vita intorno a quelle mie quattro mura! Quante cose imparavo -ogni volta che chiudevo un libro, rabbioso di non poterlo leggere, e mi -mettevo ad ascoltare le voci innumerevoli di quella casa! - -Quanto era buono quel povero inventore! Bisognava vederlo alle prese con -quei suoi infernali bambini, per giudicare della sua pazienza e del suo -cuore. Dopo aver perduto una intera giornata ad accomodare qualche suo -modello, tolto mezzo fracassato dalle loro mani vandaliche, era -capacissimo di vegliare qualche ora per fabbricar loro un nuovo -giocattolo destinato a divertirli la prossima domenica. - --- In fondo, creda pure che son buoni, -- mi diceva quando inorridivo -per la sorte di quei suoi poveri modelli. -- Vede? guardi l'aeroplano: -non me lo toccano più!... - -E l'aeroplano infatti non lo toccavano più.... da quando l'ingegner -Leroy li aveva avvertiti che avrebbe tagliato un orecchio a chiunque -avesse osato toccarlo. - -Quanta mite potenza d'amore era nascosta in quelle quasi comiche -sembianze di padreterno, che m'avevano fatto ridere il primo giorno! In -certi momenti, io arrivavo a sentire ora, per lui, quasi un attaccamento -figliale; sentivo il contagio della sua grande bontà impadronirsi di me, -come una vertigine. Perdevo delle intere giornate a lasciarmi spiegare -le sue invenzioni perchè ciò gli faceva un gran bene; lo accompagnavo -nei suoi tentativi quotidiani, e quotidianamente infruttuosi, per -collocare i suoi ritrovati, e lo sostenevo, se bene inutilmente, di -consigli e di argomenti. Avevo perfino trovato per lui, in fondo a me -stesso, delle recondite e insospettate qualità di brigatore, tanto -bramavo di dare a quella canizie misconosciuta, come la chiamava lui, la -gioia di un piccolo trionfo! - -Ma che! tutte le sue invenzioni o erano poco interessanti, o erano -troppo imperfette, o erano impratiche per il gran costo, o erano -inutili, o, nel miglior caso, erano già state inventate da altri. - -Una vera disperazione!... per me, badate bene: non già per lui! - -Egli sosteneva impavido le più ironiche, le più atroci critiche; e ad -ogni sconfitta nuova, concludeva invariabilmente: -- Non tutte le -ciambelle posson venir col buco, si sa! Io ce l'ho la mia ciambella col -buco sicuro: è l'aeroplano. Appena Leroy avrà terminato gli studi per il -motore, troveremo i danari per andare a Parigi insieme, e tornerò -ricco!... - -Per un mese si era vissuti in quella casa in una specie di sospensione: -quel bel tipo del signor Aristide non s'era fatto più vivo, e la povera -moglie, sfinita dalle veglie penose e dall'allattamento, non si -riconosceva più. Tuttavia si sperava ancora di rivederlo da un momento -all'altro. - -Pendeva ancora sul capo del povero inventore la minaccia della moglie: -«O fuori lei, o fuori io!». E quella non era donna da minacciare invano. - -Ma che cosa avrebbe potuto fare quella povera figlia sua, debole, -affranta, con un bimbo al petto, senza un'arte.... Come pagarle una -camera ammobiliata altrove? Non era più semplice dare un posticino anche -a lei dentro quella casa, e dividere per tredici quello che fino allora -s'era diviso per dodici? Così la pensava lui: ma la moglie non si -smoveva: «O fuori lei, o fuori io!» - -Si andò avanti discutendo fino al giorno in cui arrivò dalla Prefettura -una comunicazione che riguardava il signor Aristide. Egli si era -veramente imbarcato a Napoli per l'America: erano mancati gli estremi -per arrestarlo possedendo egli tutte le carte in regola e dichiarando di -aver affidata la moglie alla famiglia paterna, questa consenziente. - -Infatti era verissimo!! - -La tempesta si scatenò. - -Fu tutto inutile quello che tentai di dire e di fare in quella triste -sera. La signora Brúscoli fece nella notte stessa il suo baule e la -mattina alle sei lasciò la casa. - -Il disgraziato si mise a piangere come un bambino. - - -------- - -Tre giorni dopo la signora Matilde, che era già cresciuta di qualche -chilo dal piacere d'esser rimasta padrona del campo, venne a cercarmi, -tutta felice, come se portasse la più lieta novella di questo mondo: - --- Avevo ragione sì o no, io?! Da quando se n'è andata quella sfacciata, -l'ingegnere non dorme più qui.... son tre notti. Mi pare chiaro! che -cosa ne dice Lei? - --- Io?!... Ma io non dico niente, cara signora Matilde! - --- E intanto quello stupido di Romolo non ci crede! -- continuava la -signora Matilde. -- Io dico che non ci crederebbe nemmeno se ce li -trovasse! Capisce che fortune capitano a certe donne!... Col povero -marito mio, buon'anima, ogni volta che mi provavo a parlare con un par -di calzoni, erano schiaffi garantiti!... - -Io evitavo il discorso, anzi mi ostinavo a far le viste di non crederci, -ma pur troppo da un pezzo m'ero accorto di quella tresca e ne avevo ora -le più certe prove. - -L'ingegnere veniva tranquillamente a casa ogni mattina verso le dieci e -andava diretto allo stanzone. Se ci trovava il vecchio gli gridava il -suo solito: -- Bon giorno, _camarade_! Avete voi un sigaro? - -Il vecchio si cercava nel taschino alto del panciotto e glie ne dava uno -o mezzo: quello che trovava; poi cercava in fretta il cappello e usciva -di casa. - -Allora l'ingegnere si metteva a lavorar di numeri e a disegnare con -insolito accanimento. - --- Quanto tempo vi manca per finire il disegno del motore? -- gli volli -chiedere. - --- Peuh! una _quinzina_ di giorni al _maximo_. - --- Ma perchè non avete più scritto alla Casa Brioche come avevate -promesso? - --- Oh! inutile! impossibile! - --- Come?! tutte le vostre speranze....? le vostre aderenze....? - --- Niente! niente! inutile! - --- Ma perchè? - --- _Pas d'argent! monsieur!_ fallimento vicino! - --- La casa Brioche va male?! ne parlavate come della migliore casa di -Parigi!? - --- _Je suis sans appuis, monsieur!_ - --- Come? adesso non avete più aderenze?! - --- _C'est désolant, c'est désespérant, c'est tragique! mais enfin c'est -ainsi!_ - --- Come? ma voi parlate sul serio? - --- Sì, signore! bisognerà che io _quitti_ questa casa, _ou j'ai reçu -tant de caresses_, bisognerà che io trovi da guadagnare mia vita: -_voyez! je laisserai_ al signor Brúscoli i disegni del mio motore, per -ricompensarlo della sua generosità.... - -Tentai di risollevare le sue speranze, ma fu inutile: egli aveva -improvvisamente dimenticato l'arte di sognare marenghi, che gli era -stata così propria fino a pochi giorni prima. Pensando che si trattasse -di una passeggera sfiducia, mi riservai di ritornare alla carica il -giorno dopo. Ma il giorno dopo Leroy non tornò. - -Prima di sera tutto il casamento sapeva che era scappato in Francia con -la moglie dell'inventore. - - -------- - -Per quindici giorni il pover uomo non parlò più, non uscì più dal suo -stanzone, e quasi non mangiò più. Io riuscii miracolosamente a scovare -uno dei molti suoi vecchi debitori, e a cavargli cento lire: cento lire -che finirono tutte in cucina dove la signora Matilde non smise mai di -ridere, e il biondo Ettorino picchiò e mangiò sempre di più, e la povera -Ninny le prese e faticò, sempre più affezionata e paziente. - -Quanto alla povera figlia maritata, s'era messa a letto con la febbre e -col suo piccino, e aspettava per ore e ore che qualcuno si ricordasse di -lei. - -L'orda fanciullesca, già in vacanze estive, era padrona della casa. Lo -stanzone era stato messo letteralmente a soqquadro. Il vecchio non -sentiva e non vedeva nulla: per puro miracolo l'aeroplano stesso non -aveva fatto la fine del resto. - -E così passarono i primi quindici giorni; ma si sa, che l'anima umana è -come il fiume: presto o tardi ritrova il suo vecchio letto.... e così, a -poco a poco, lentissimamente, l'anima di quel pover uomo ritrovò le sue -vecchie orme e s'incamminò di nuovo per i sentieri della sua dolce e -rassegnata bontà. - -Incominciò col dedicarsi tutto a guarire la sua figlia malata, e vi -riuscì. Il giorno che la vide rialzarsi sorrise per la prima volta. Poi -ricominciò a interessarsi ai giochi dei bambini, poi riaprì qualche -libro del Flammarion, riscartabellò i suoi appunti, risorrise al suo -povero aeroplano come a un amico che ritorna allora dopo una lunga -assenza, ricominciò a passar la mattinata cercando quattrini per mare e -per terra, e i pomeriggi accomodando i suoi modelli sfasciati; -ricominciò a carezzare la sua Ninny ad ogni schiaffo che le dava il -fidanzato e a minacciare sempre di diventar romagnolo e ad accomodare i -giocattoli rotti ai piccini, e a inventarne uno nuovo ogni domenica per -farli stare allegri; e finalmente ricominciò a sperare.... a sperare -nella bontà dei suoi diabolici bambini, a sperare nel ritorno del suo -genero, a sperare nel matrimonio della sua Ninny, a sperare nel suo -aeroplano, nella ricchezza, nella gloria! a sperare in tutte le cose, -nelle quali aveva così pazientemente sperato prima della sua ora -tragica.... - -Una mattina di domenica mentre parlava con me e cullava il suo nipotino -sulle braccia, passeggiando tra gl'ingombri del suo stanzone, gli arrivò -una lettera raccomandata, che veniva da Parigi. Posò il bimbo nella sua -cesta, inforcò gli occhiali, esaminò la busta; ebbe un sussulto: portava -la intestazione della casa di aeroplani Brioche. L'indirizzo era scritto -a macchina. Ruppe la busta e incominciò a leggere, tremando da capo a -piedi. Alle prime parole il volto gli si inondò di rossore e gridò: -- -L'aeroplano!... è piaciuto!... è accettato, amico mio! lo -costruiscono!... ah! io impazzisco dalla felicità!! - --- Per Bacco!! -- gridai fulminato dalla maraviglia; e stavo già per -alzarmi e abbracciarlo, quando il suo viso a un tratto si oscurò: fissò -la carta per un momento tutto raccolto in un pensiero penoso, poi parve -riguardare meglio; voltata la pagina, impallidì ad un tratto come se -dovesse mancare; poi si riprese, lesse; finalmente atteggiò la bocca a -una smorfia di dolore e di disprezzo, e mi porse la lettera. - --- Legga pure. - -Era una breve lettera scritta a macchina, in italiano, firmata -dall'ingegnere Leroy, seguita da qualche riga scritta a mano e firmata -con una sigla a me sconosciuta. - -La lettera diceva: - - «_Egregio signor Brúscoli,_ - -«Il nostro aeroplano è piaciuto alla Casa Brioche. La Casa ne ha -ordinata immediatamente la costruzione. Tra dieci giorni i pezzi -dovranno essere pronti per il montaggio. La vostra presenza sarebbe -utilissima. Procurate di venire qua al più presto possibile, anche -nell'interesse vostro, perchè sebbene per ragioni di opportunità abbia -brevettato l'aeroplano col mio solo nome, intendo riconoscere la parte -che voi avete avuto in questa invenzione. - -«La vostra signora, che si trova presentemente in Parigi, si unisce a me -nel pregarvi, nell'interesse vostro e della vostra famiglia di venir -subito. - -«Vi saluto cordialmente. - - «Ing. _Leroy_». - -La lettera, come vedete, era un miracolo di sottigliezza. - -Ma a compire il miracolo l'ex redattrice dell'_Avvenire femminista_ -aveva vergato di suo pugno queste impagabili quattro righe: - - «Che te ne pare, Romolino mio, ho saputo o non ho saputo - lavorare per il tuo bene?! Vieni subito qua! Imparerai un po' a - vivere! - - «Meglio tardi che mai!» - -Alzai gli occhi a lui, che mi era rimasto dritto e fermo lì davanti come -una statua; il suo viso era lo specchio di quella lettera comica e -tragica: non si riusciva a capire se piangesse o ridesse. - -Ci guardammo lungamente senza parlare. - - -------- - -Quando, a un tratto, si precipitarono nello stanzone i sei ragazzi che -ritornavano allora dalla messa con la signora Matilde: - --- Il giocattolo, papà! -- Il giocattolo della domenica. -- Che ci hai -preparato, papà?! -- Che cosa ci dai? -- Il giocattolo! -- Il -giocattolo! - --- Il giocattolo?... -- mormorò come un'eco la voce del vecchio. Ma, -all'improvviso, incominciò a saltare, piangendo e ridendo, come se -qualcuno lo prendesse a frustate, e a gridare: - --- E perchè no? E perchè no? Ma sicuro!... Ma sicuro che ce l'ho il -giocattolo!... Eccolo qua!... Eccolo qua, per Dio! il giocattolo della -domenica.... Gridate subito: «Evviva l'inventore Romolo Brúscoli!» - -I ragazzi non se lo fecero dire due volte e con sestuplice stonatura -ripeterono a squarciatimpani: - --- Evviva l'inventore Romolo Brúscoliiiiii!!! - --- Tenete e divertitevi! -- gridò piangendo il vecchio. E, su quelle -dodici mani rapaci, gettò dolcemente il suo povero aeroplano. - - - - - LA DONNA-RAGNO. - - -«Favorischino, favorischino, signori, senza timore alcuno! Non si può -lasciare questa fiera mondiale senza avere ammirato la meraviglia -scientifica del secolo ventesimo, la donna-ragno vivente e parlante, -come dimostra la fotografia qui esposta al rispettabile pubblico. Testa -di donna avvenentissima, corpo di ragno al naturale! Si sincerino se non -credono con la meschina moneta di quattro soldi! La verità è luce e non -si può negare, nè tampoco falsare! Si nutre esclusivamente di mosche -vive: assisteranno al suo pasto! La più grande meraviglia medica del -secolo!! Questa è l'ultima infornata, poi si chiude, e domani si parte -per l'America....» - --- Senti, Peppino? domani partono per l'America, bisogna vederla.... -oramai ne hai spesi tanti!... - -Appunto perchè ne aveva spesi tanti, il bel Peppino, tutto lustro e -lieto nella sua fresca uniforme di cavalleria Piemonte Reale, non pareva -avesse troppa voglia di spenderne altri. Così, si cercava l'orologio -nella tasca dei pantaloni, e tentennava; ma la sua Armida lo guardava in -un certo modo che sapeva lei, un modo proprio da tentare un santo, sì -che quando a Peppino cascarono gli occhi su quel viso, invece di cavar -fuori l'orologio, cavò fuori lesto il portamonete e ci guardò dentro per -vedere quanti glie n'eran rimasti. Quella benedetta fiera l'aveva -rovinato. Quasi tutte, le dieci lire che si era messo in tasca uscendo -dal quartiere erano svanite come fumo. Sfido io: avevano voluto vedere -il circo equestre nei secondi posti, il serraglio nei primi, poi i -cavalli nani e sapienti, poi avevan voluto andare sull'altalena e anche -sul carosello degli aeroplani, e alla fine avevan buttato via anche due -lire alla Pesca Reale senza vincere nemmeno uno stuzzicadenti.... Troppo -giusto! come si fa a tentare il giuoco quando si è così fortunati in -amore?... Ma intanto i quattrini erano andati: e anche quelli erano -stati tolti dal gruzzoletto messo da parte per sposare la sua bella -Armida appena congedato.... Se seguitava così, che sposalizio magro, -mamma mia! - -Però tutte queste cose le pensò soltanto; e le pensò di sfuggita, quasi -di nascosto, e diventandone tutto rosso, mentre col braccio già infilato -nel braccio di Armida, saliva gli scalini di legno del baraccone e -comprava i due biglietti per entrare. Un gruppo di donne anziane, -sporche, trippute e urlone, esclamò al loro passaggio: «Questa si chiama -una bella coppia! Se ne vede poche così a questi tempi!» Peppino udì, e -per la gran contentezza invece di due monetine da venti centesimi diede -al bigliettaio, ahimè! un nichelino e una lira: la penultima che avesse -in tasca. Poi scomparve dietro una tenda di velluto rosso frangiata -d'oro, superando, quasi, l'inverosimile rumore del grande organo con lo -sbatacchío ferreo del suo squadrone. - -Dentro c'era ancora pochissima gente, sì che Peppino e Armida poterono -appoggiare i loro gomiti alla balaustrata di legno quasi dinanzi alla -«maraviglia scientifica del secolo ventesimo». Veramente Peppino ne -appoggiò uno solo di gomiti, poichè l'occasione gli parve propizia per -allungare dolcemente la sua destra sulla cintola di Armida. Crepassero -pure d'invidia quelli che sarebber venuti dietro! - -I due innamorati guardarono per un minuto il fenomeno, tutti due a bocca -aperta; ma a un tratto Armida, stringendosi tutta al suo Pappino, -esclamò forte: - --- Che mostro, Madonna mia! Nel ritratto il viso è meglio! - -Il fenomeno girò gli occhi rapidamente verso loro; ma poi subito li -abbassò sui loro piedi e li tenne fissi lì con un'espressione bestiale e -distratta. - --- Fortuna -- fece Peppino -- che chi sa di che paese è!... Ma non si -dicono così forte queste cose. Si passa per quello che non siamo. È -vergogna! - --- Accidempoli! -- ribattè Armida con dispetto, -- che rimprovero -serio!... O che per caso ti saresti innamorato di quel bel parrucchino?! - -La povera creatura semiumana che essi guardavano con uguale maraviglia, -ma lui con una sincera pietà, lei con un ribrezzo suo malgrado un po' -cattivo, era esposta sopra una rete di cordoncino intelaiata; e certo -doveva essere stato un esperto sebbene volgare conoscitore del cuore -umano, colui che le aveva camuffato da enorme tarantola il corpiciattolo -nano e privo di arti, sbizzarrendosi poi ad abbellire la sua grossa -testa senza sesso nè età a furia di belletto, di pennello, nonchè di -pettinucci brillantati e di nastri di raso sparsi a profusione sopra una -morbida e inanellata parrucca bionda. - -Forse appunto di qui nasceva la diversità di commozione nei due giovani -cuori di Peppino e di Armida. Lui, come più esperimentato al dolore e -résogli lo sguardo profondo dalla recente quotidiana dimestichezza con -la morte laggiù nelle spiaggie libiche, sapeva intuire quanto di tragico -si nascondesse sotto quella volgare civetteria da trivio imposta a un -miserabile piccolo otre vivente, senza braccia, senza gambe, senza -parola forse, senza volontà, senza difesa, senza protezione, maneggiato -a suo grado da un qualche bestiale padrone. Armida, leggera e -superbetta, schiva d'ogni ricercatezza perchè sicura d'esser molto -bella, sentiva, sia pure contro sua voglia, di fronte a quella -disgraziata creatura, quasi un po' di quel pungente disprezzo che le -faceva esclamare ad ogni passo, per via: «Guarda un po' quella, Peppino! -Che se la metterà a fare tanta vernice sul viso? Brutta è, e brutta -rimane!» - -Ora, se Peppino fosse stato altrettanto saggio quanto era buono di -cuore, si sarebbe accontentato di osservare silenziosamente lo stato -d'animo della sua amata, approfittandone per darsi in segreto qualche -consiglio utile; per esempio: «All'erta, Peppino! la donna se non ama -odia: inutile tentare di insegnarle altri sentimenti intermedi: godi, -assapora, centellina la felicità d'essere amato, e preoccupati soltanto -di farle durare il più possibile l'amore per te. Finchè dura quello sei -un re: se finisce quello, Peppino mio, sei fritto». - -Ma siccome Peppino non era un saggio, non sapeva chiudersi in un -filosofico silenzio di fronte alle poco cristiane espressioni della sua -Armida; non poteva ammettere che la donna da lui tanto amata avesse poi -sentimenti e pensieri così diversi dai suoi; non sapeva farsi una -ragione che quella stessa «bocchina di fravola» fosse tanto tenera per -lui, tanto dura per tutto il resto del mondo. E così, quando la sentì -uscirsene in quella insolente e stupida frase, e sopratutto quando vide -il povero fenomeno alzar d'un tratto gli occhi e questa volta arrossire, -dimostrando d'aver assai ben capito l'italiano, allora il buon Peppino -non si potè più trattenere: - --- Sei cattiva! -- disse ad Armida -- ma cattiva proprio come io non me -lo credevo mai! Ecco: bisognava che te lo dicessi, tanto a tenersele in -corpo le cose è peggio.... Nemmeno il gran Senusso, io dico, se gli -mettessero avanti una cosa così!... E pensare che io ci piangerei! Sì: -perchè ti vien la vertigine se ci pensi un poco.... a essere in cima a -un monte di felicità come siam noi, che ci abbiamo salute da vendere, e -forza, e siam fatti come Dio comanda, e ci vogliamo un bene da morire, e -tra settantacinque giorni ci sposiamo.... e poi invece ci abbiano a -essere certi figli di Dio lo stesso, che devon vivere peggio delle -bestie, buttati là come spazzatura, e tutti i mali del mondo addosso a -loro, senza potersi difendere, senza potere scappare, macchè! senza -nemmeno un braccio per potersi levar dal mondo e finir di patire!... E -che ti credi? Uno nasce certe volte fatto come noi, nè più nè meno, e un -bel giorno, innocente ancora, senza saper perchè, si ritrova che non è -più nè uomo, nè donna, nè bestia: un pezzo di carne che vive!... Ti -ricordi, Armida, di Felícita?... Ti ricordi di quando s'aveva io sei -anni e tu cinque, e si giuocava sempre nel tuo orto e si metteva paura -al porco e quello si cacciava tra i pomidori, eh?... e la povera mamma -tua bon'anima ci faceva vedere il manico della granata dalla -finestra.... eppure, sembra impossibile, ci si voleva bene fin -d'allora.... pareva si sapesse quel che doveva succedere dopo dieci -anni!... Ma!... torniamo al discorso: te ne ricordi, Armida, di quella -povera Felícita?... tanto buona, tanto carina, la testa tutta riccioli -neri, che giuocava sempre con noi? cert'occhi che facevan lume! Era nata -lo stesso anno, lo stesso mese, quasi lo stesso giorno che te, a tre -passi da casa tua.... vi pigliavano tutti per sorelle gemelle. Ti -ricordi la paura che aveva delle mosche e dei mosconi, e noi si -canzonava sempre?... Ebbene: come fu?... Un giorno la misero a letto, -eh? Noi andavamo sotto le finestre di casa sua e dicevamo: «E Felícita?» --- «È malata,» ci rispondeva quel briacone del suo babbo. «Ancora?» -- -si diceva noi. -- «Ancora,» rispondeva lui, e noi si rimaneva lì a -guardarci e ci veniva voglia di piangere.... Ma allora eri più buona tu -di me; ero sempre io a tirarti per il grembialino e a dirti: «Via, -andiamo a giuocare lo stesso».... E intanto passò la bellezza d'un anno -senza che Felícita rivedesse il sole, e noi sentivamo discorrere le -donne e dire: «Quella figliola muore.» «Ma che! magari morisse, quella -rimane scema.» «Riman segnata da Dio, povera innocente, non l'avete -vista, è tutta pancia e testa!» «Le braccia e le gambe non glie le -potrebbe ridare altro che Gesù....» E infatti, alla fine, un bel giorno -incominciarono a metterla fuori della porta di casa, tutta rinvoltolata -in uno scialletto, dentro un corbello, all'ombra di quel gran fico, ti -ricordi bello!?... dove c'eravamo arrampicati tante volte tutti e -tre!... Da principio, se ti rammenti, noi la guardavamo di lontano e si -aveva paura a andar vicino. Non ci pareva che potesse essere davvero la -nostra Felícita! I riccioli dov'erano andati? e gli occhi? sembravan -bioccoli di fango sopra un viso grasso e giallo come un tallo di -felce.... e poi le mosche ora gli andavano su e giù per le labbra, gli -si affollavano agli angoli degli occhi come ai bovi, e Felícita le -lasciava fare.... «Possibile che non abbia più paura delle mosche?» si -diceva noi. Poi ci si avvide di come stavan le cose: non ci aveva più -braccia la povera creatura; ma quello che le mosche bevevano, era -pianto!.... E allora ci si fece coraggio e s'andò, uno di qua uno di là -del corbello, a cacciargli via le mosche. Te ne ricordi tu? a me mi pare -ancora di vederla la risatina che ci fece, povera Felícita!... E due -volte al giorno compariva la matrigna con un pentolino di pappa, vero -Armida?... e veniva a imboccarla, e mentre la imboccava si teneva in -grembo un romanzo con certe figure di omini e di donne abbracciati, ti -ricordi? e nella foga del leggere qualche volta invece di mettergli il -cucchiaio in bocca a quella poverina, glielo ficcava in un occhio. -Pensa, Armida!... perchè allora s'era piccoli, bastava che passasse una -farfalla e si correva via per i campi a ridere.... ma a ripensarci ora! -eh? Armida?... Fu una sera di Natale.... non me lo scordo più: si stava -al fuoco a mangiare certi confetti con lo scoppio che ci aveva portato -lo zio Raimondo da Firenze, quando si seppe che quel briacone del padre -di Felícita era partito a un tratto per l'Australia con quella perla -rara della moglie e quel povero sacchetto vivo ch'era stata tanto amica -nostra!... Così è la vita, Armida!... E la chiamavano la sorella -tua!!... Pensa che differenza tra il destino suo e il tuo!... Pensa!... -Eppure chi lo sa!... perchè noi non sappiamo vedere altro che di fuori, -altro che la buccia, intendi? e però si dice: «che mostro è quello!» ma -per gli occhi di Dio.... quelli vedono il nócciolo, Armida.... per -quelli, le nostre bellezze non valgono un fischio.... Lui guarda -l'anima!... e allora chi lo sa che tra un mostro come quello e te, Lui -non sarebbe capace di dire: «E più bella quella». Pensa!... - -Sopraffatto dall'impeto della sua commozione il buon Peppino non s'era -avvisto che l'organo aveva cessato i suoi diabolici suoni, ed egli, -continuando a parlare sullo stesso tono di prima, si trovava a fare una -specie di orazione pubblica. - -Ma lui, sì! Non si sarebbe accorto nemmeno di una cannonata! La sua -Armida stava ferma come una statua col bel viso di madonna appoggiato a -una mano, con gli occhi fissi in terra, e precisamente a un gran buco -del tavolato di dove si vedeva sotto una cagna allattare i suoi piccoli: -e questo era segno evidente, secondo lui, che le parole stillanti dal -suo cuore innamorato cadevano a una a una nel cuore di lei come -benefiche gocce del suo stesso sangue, trasfondendovi la sua dolce pietà -di uomo felice. - -Per lui, tutto il mondo si sarebbe dovuto fermare, anzi certo s'era in -verità fermato e inginocchiato dinanzi a quel miracolo di Armida che si -ravvedeva! Figuratevi se poteva accorgersi dell'organo che s'era -chetato, della gran scampanata che aveva annunciato il principio dello -spettacolo, del silenzio curioso che si era fatto intorno alla sua voce -sonora, e finalmente dell'apparizione di un enorme uomo barbuto il -quale, con la bacchetta in mano e la bocca aperta, aspettava soltanto -che lui, proprio lui, si zittasse, per incominciare la sua «grande -spiegazione scientifica»! Qualche zelante s'era già affrettato a -sibilare il suo bravo: «Ssss». Ah! sì! tempo buttato. - -Peppino continuava: - --- Pensa Armida.... - -Ma qui si fermò di botto. - -Sapete perchè? Le labbra di fravola della sua Armida s'erano mosse come -per voler parlare. Egli stava dunque per avere la prova del miracolo -compiuto! «Che vorrà dire?» pensava. «Certo saranno parole d'oro che me -le ricorderò cent'anni!...» Che momento sacro! - -E la bocca d'Armida infatti parlò e disse: - --- Ma zíttati, stupido! - -Il tonfo che fece il povero cuore di Peppino cascando da l'ideale nel -reale quasi si sentì! - -Qualche timido sghignazzamento qua e là lo fece imbiancar d'ira; ma le -prime parole dell'omone barbuto che furono: «Adesso possiamo andare a -principiare....» lo fecero arrossire di vergogna; e allora si avvicinò -al viso duro e ancora fisso in terra di Armida, e le sussurrò -mestamente: - --- Hai ragione. - -Intanto la grande spiegazione scientifica procedeva a gonfie vele. I -nomi più strani e più inesistenti di mondiali celebrità mediche la -infioravano; ma nè Peppino nè Armida ne avrebbero mai udita una parola, -così scombussolati com'erano ognuno per suo conto, se un fatto -inaspettato non fosse avvenuto. - -Uno dei curiosi di prima fila, a un tratto, interruppe violentemente il -gigante barbuto, indicando la donna-ragno e gridando: - --- Piange! guardate se non è vero che piange! Padrone, diteci un po' -perchè piange? - -L'omone, sebbene seccatissimo di essere interrotto sul più bello, stimò -essergli giocoforza accontentare il «rispettabile pubblico». Si voltò -dunque con un cipiglio burbero a guardare il suo fenomeno il quale -lagrimava infatti sudicie lagrime lavandosi del nero e del rosso che gli -coprivano le palpebre e le gote. - --- Avete fame? -- tuonò l'uomo, e senza aspettare nessuna risposta -continuò rivolgendosi al pubblico: -- La mia donna-ragno ha fame, -onorevoli signori! Allora anticiperemo il suo pasto, così avranno la -fortuna di ammirare con quale ingordigia essa divori le mosche che, come -già ebbi l'onore di dire, compongono esclusivamente il suo cibo -commestibile! - -Un vecchio, di novant'anni almeno, recò un bicchiere dov'erano rinchiuse -alcune mosche. L'omone lo prese, ne fece entrare due o tre nel suo -enorme pugno, e alzandolo gridò: - -«Attenti, signori! ammirino la destrezza con cui essa prende al volo -questi animali!» -- e buttò la sua manciata, mirando ben diritto alla -bocca del fenomeno. Ma, con straordinaria sua meraviglia, le mosche -sbatterono contro due labbra serrate come quelle del Silenzio. - -Si vide benissimo che il primo impeto dell'omaccione sarebbe stato -quello di massacrare con una manata quell'infelice ribelle. Ma aveva -fatto in tempo a contenersi rimandando forse in cuor suo la punizione a -più tardi. Conosceva l'umore del rispettabile pubblico che -quotidianamente truffava, e sapeva sempre in ogni caso carezzarlo per il -verso del pelo: - --- Lor signori hanno potuto vedere con i loro occhi stessi! -- gridò. -- -Il mio fenomeno vivente rifiuta il suo pasto commestibile di che è -ghiotto come noi dei tordi arrosto: ma non devono credere per questo di -essere stati truffati nella loro giusta esigenza di individui che hanno -pagato il loro biglietto d'ingresso. Anzi: tutt'altro, signori miei!! Se -potevo saperlo prima un fatto simile, li facevo pagare biglietto -doppio!!... Altrochè! Proprio così!!... Loro hanno la invidiabile -fortuna di trovarsi ad ammirare il mio fenomeno mondiale in uno dei -momenti più caratteristici della sua vita, quello cioè che diede tanto -da pensare al grande dottore Maronoff dell'Università di Pensilvania che -ci scrisse sopra dodici volumi. Quel grande scienziato ha scoperto che -quando la mia donna-ragno piange e nel medesimo tempo rifiuta il suo -cibo commestibile preferito, questo è segno sicuro che essa è presa da -un terribile male che un giorno certamente la ucciderà: questo male è la -nostalgia. La nostalgia delle foreste vergini dell'Australia nelle quali -nacque e visse i primi anni della sua vita allo stato puramente libero e -bestiale: là, tra le liane secolari, tendeva le sue tele per acchiappare -i famosi mosconi australiani che hanno il ventre grosso come un uovo di -piccione e la testa come un cecio; là fu ritrovata e catturata dal -celebre viaggiatore Stankey nel suo ultimo viaggio. Quando il fenomeno -vivente è preso dal suo terribile male, non solamente non mangia, ma -neppure parla. Se v'è qualcuno tra loro signori onorevoli che l'abbia -ascoltata mezz'ora fa, nell'altra mia rappresentazione, rispondere -francamente alle mie domande svariate, la vedrà ora al contrario che -tacerà ostinatamente. Ecco che col beneplacito di lor signori andiamo ad -effettuare la prova di quanto ho affermato. Grògrò! quanti anni -avete?... Grògrò! in quale foresta dell'Australia siete nata?... Lor -signori vedono che la mia previsione scientifica non si smentisce; posso -tuttavia insistere ancora nelle mie domande perchè loro si sincerino -sempre più. Su! Grògrò, da brava! guardate in faccia il vostro -padrone!... - -Perchè state con la testa voltata in là?... Ah! ah! vi piace quel bel -soldatino con l'elmo d'oro?... Però mi pare che la fidanzata ce l'abbia -già, e bella!! - -Più di mezza sala rise a questa nauseante lepidezza, e l'omone, -incoraggiato, continuò ficcandosi le cinque dita della sua sinistra -dentro la gran barba riccia e toccando leggermente con la bacchetta la -groppa del fenomeno: - --- Grògrò! dico a voi! Siete diventata anche sorda?! Non volete salutare -almeno questo rispettabile pubblico che vi ammira? Su! da brava!... - -Intanto Peppino e Armida, sebbene fossero diventati rossi come due tizzi -dalla vergogna, non trovarono la forza di scappare perchè i loro quattro -occhi accesi erano ormai incatenati a quelle due spente pupille, -impozzate nelle lagrime, che li fissavano, li fissavano, ancora e -sempre, con una irresistibile misteriosa ostinazione. - --- Grògrò!! -- tuonò l'omaccione accompagnando la voce con una -bacchettata un po' forte sulla testa; -- o nostalgia o no, dovete -ubbidire lo stesso al vostro padrone! Questi onorevoli signori -sogghignano, non credono che voi abbiate il dono della parola. Io voglio -per ciò che voi pronunciate il vostro nome col puro vostro accento -australiano. Avanti.... - -Senza mai levare gli occhi dai due innamorati, la donna-ragno sforzò le -sue labbra sottili e aderenti, come si fa d'una ferita mal cicatrizzata -per farla rigemere, e disse con voce stridula e gorgogliante: - --- Felícita. - --- Che diavolo dice la bestia? -- ruggì il padrone alzando la bacchetta: -ma quasi all'istante stendendola trionfalmente sulla parrucca del -fenomeno, esclamò: - --- Hanno udito? ha detto _Felicità!_... Invece di dire Grògrò ha creduto -bene di fare un augurio a tutti loro signori onorevoli, e forse -specialmente ai due belli sposetti.... ma dove sono andati?... ah! sono -laggiù.... che è successo?... la sposina è svenuta.... il soldato se la -porta in braccio.... Per quattro soldi avete avuto il ratto delle -Sabine!!... - - -------- - -Per fortuna alla farmacia non avevano voluto esser pagati, e il -tassametro non aveva passato la lira e mezza, sì che Peppino potè far -discendere di carrozza la sua Armida, già rinvenuta anche più del -bisogno, proprio dinanzi al portone della casa dove essa stava per -cameriera, invidiosamente ammirato da due o tre brutte serve che -scherzavano col figlio del portiere fantaccino e coscritto! - -Peppino infilò gloriosamente l'androne tenendo nella sua destra mano il -braciotto rotondo di Armida, e salì, come era solito fare, il primo ramo -delle scale per arrivare ad una certa nicchia senza statua dove tutti i -giorni si fermavano per dirsi addio il meglio possibile. E, salendo, -parlava. Da quando aveva visto rinvenire la sua innamorata nella -farmacia di Piazza Guglielmo Pepe, forse per la gran gioia, forse -credendo che ci fosse bisogno di tenerle sollevato il morale, aveva -incominciato a parlare; a parlare di un monte di cose a casaccio: del -tempo che passa presto anche quando pare di no, del puzzo dell'etere, di -quando tre mesi prima s'era svegliato anche lui e s'era ritrovato in una -gran pozza di sangue abbracciato alla testa del suo cavallo morto, di -suor Nicoletta e di suor Pacifica che erano due angioli incarnati, dei -tassametri che sono una bella cosa quando non diventano più ladri del -vetturino, dei denari che quando uno li ha spesi non ce li ha più, del -giorno benedetto dello sposalizio che avrebbero avuto due bei cavalli e -una carrozza da principi, della casetta che li aspettava al loro paese e -a quell'ora già la stavano imbiancando dalla cantina al tetto, del mal -di mare che gli aveva fatto rifare il core nell'andare a Bengasi, -dell'Italia che ora diceva sul serio e ormai gli arabi l'avevan capito, -e non solamente gli arabi.... e di altre e altre infinite cose. - -Quanto alla bella Armida, levato qualche «oh dio! oh dio!» appena -rinvenuta, poi non aveva più fiatato. - --- Poverina, quanto è buona! -- diceva lui tra sè. -- Non mi sente -nemmeno, tanto pensa ancora alla disgrazia di quella povera Felícita! -- -e seguitava a parlare senza fermarsi mai, per distrarla. - -Ma finalmente, così parlando sempre, arrivarono alla nicchia sacra al -loro amore; e Peppino, che quando arrivava lì il petto gli rintoccava -come un campanile il sabato santo, allungò il solito braccio intorno al -collo della sua bella e se la tirò bravamente sotto l'elmo preparando -labbra e occhi a quel saporitissimo bacio che da cinque mesi era -l'_alt_! desiderato di tutte le sue giornate e il _march_! delizioso per -i sogni di tutte le sue notti. - --- Che è stato?! -- gridò spaventato Peppino. Armida gli aveva -appiccicato una maledetta manata sul collo e s'era divincolata da lui; e -salendo in furia le scale gli strillava: - --- Poverino! anche il bacio vorrebbe, dopo quelle belle cose che m'ha -detto! Sperava che me ne fossi dimenticata!... O non son cattiva? O non -hai detto che son cattiva? E allora, perchè mi vuoi baciare? La gente -cattiva non si bacia. Si bacia quella buona.... Va a baciare Felícita! - -Arrivata al primo piano, schiavò con rabbia l'uscio di casa e entrò. Ma -poi si riaffacciò e gridò: - --- Spòsatela! - -E richiuse, che parve una cannonata. - -La deserta nicchia, forse in premio dei suoi fedeli servigi, ebbe -finalmente quella sera una statua. E fu quella del povero Peppino. La -statua del rincorbellimento. - -L'elmo sulle ventitrè, le braccia ancora mezzo sollevate, le mani -aperte, le labbra ancora strette e protese com'erano per attendere il -bacio, le gambe in una scomoda posizione, sì che sembrava stesse ritto -per miracolo, gli occhi grandi e fissi come due bersagli. Se gli si -fosse aperta la testa, al posto del cervello io dico si sarebbero -trovate due sole parole: - --- È possibile?! - - - - - LA VITA È ALLEGRA! - - -Il caso singolarissimo di un giovane che s'era buttato giù da un terzo -piano, dimostrando tutta la buona volontà di ammazzarsi, ed era invece -cascato sopra dei materassi, riuscendo soltanto a slogarsi le due -spalle, aveva messo di buon umore tutta la _Sala del pronto soccorso_. -Era sorta una rumorosa disputa tra due giovani medici, pretendendo -ciascuno di possedere il segreto per accomodare più prontamente le -spalle; e, allora, uno più anziano aveva tirato fuori il suo cronometro -d'oro e aveva gridato ai due: -- Avanti, questo è il caso di far la -prova! A Lei il destro. E a Lei il sinistro. A chi fa prima: uno! -due!... e tre!! - -E in mezzo alle risate dei colleghi e alle occhiate significative degli -infermieri, la gara s'era iniziata. - -Quel lungo e magro corpo ancor mezzo svenuto, sotto le violente manovre -dei due competitori, paffuti e sbarbati per l'appunto tutti due, -sembrava un gran burattino litigato da due ragazzi imbizziti. - -La gara era già durata la bellezza di cinque minuti primi, quando il -poveretto gettò un breve grido, spalancò gli occhi e fece una mossa -istintiva in avanti, come per scappare dal lettuccio impaurito; ed ecco -che proprio questa mossa fece ritornare, nello stesso istante, i suoi -due omeri al posto loro, lasciando i due medici ricoperti di sudore a -guardarsi strabiliati. - -Un infermiere dal naso grande e rosso, il quale non era altri che il -famoso Cecco detto Scacciapensieri che tutti i reparti di quell'ospedale -romano si disputavano per passare un'ora allegra, e che in quel momento -nessuno osava guardare in faccia per non scoppiare in una risata, si -fece presso al paziente, lo tirò su a sedere sul lettuccio e incominciò -a rivestirlo, mentre i medici s'eran tutti ritirati in un angolo della -sala commentando l'esito della gara e accendendo sigarette. - -Quando si vide infilata la camicia, il suicida si lasciò di nuovo cadere -supino e disse con solennità: - --- Ora lasciatemi morire, mi vestirete dopo. - -Cecco fece una risata che ne rintronò tutta la sala: - --- Embè che volete? n'antra volta v'ammazzerete mejo! pe' sta volta.... - --- Non muoio? -- domandò l'altro come fosse sinceramente spaventato da -questa idea. - --- Ve rincresce proprio?... Andate là che è mejo pagà na _fojetta_ a me -che morire! -- esclamò Cecco rimettendolo su a sedere di peso. - -Come si fu persuaso di essere tutto intero, ed ebbe messo finalmente i -piedi in terra, quel candidato alla morte, bocciato, gettò un mezzo -urlo: non c'era osso nè muscolo nè nervo del suo corpo che non gli -sembrasse trapassato da una spilla! Tuttavia cercava di infilar l'uscio -più presto che poteva, sostenuto dal braccio di Cecco. - -Non così presto però che il medico anziano, quello che era stato arbitro -nella gara, non lo vedesse e non gli gridasse: -- Ehi! Il nome! il nome! --- affrettandosi verso un tavolino, vicino all'uscio, dove era il -registro. - -Il disgraziato si fermò di botto tentennando sulla persona e una vampa -di rossore gli accese il volto emaciato e dolcissimo di vecchio -trentenne. - --- Ebbene? Aspetto voi, -- gli disse il medico senza guardarlo, -dimenando la punta della penna sul registro. - --- C'è proprio bisogno di dichiarare il nome?... Una volta che non è -andata come desideravo.... - --- Chi capita qui o morto o vivo che sia, deve lasciare il suo nome, -- -affermò con sussiego il medico. -- Tutto quello che si può fare, -- -aggiunse poi osservando con meraviglia la enorme confusione di quel -volto da re santo, così sottilmente disegnato, -- tutto quel che si può -fare è di sbagliare un poco la scrittura del cognome.... Se crede. - --- Oh! sarebbe pur troppo inutile, dottore.... anche storpiato, il mio -nome si capirebbe ugualmente... La mia tragedia sarà coperta di -ridicolo!! - -Un po' diffidente, un po' incuriosito, il medico chiuse gli occhi e -sentenziò: -- Eppure il regolamento parla chiaro: noi non possiamo -trasgredirlo. - --- Il regolamento dice, -- rispose il poveretto con voce di preghiera, --- che il nome deve essere scritto lì, è vero? - --- Sicuro! - --- Ma non dice altro?... - --- No. - --- Dunque io posso chiederle il gran favore di non mostrare a nessuno il -registro.... e specialmente a nessun giornalista.... saprò ricompensare -il suo silenzio.... - --- Oh! questo credo bene che potrò farlo.... -- disse il dottore -cominciando a convincersi di aver a che fare con qualche persona di gran -riguardo. -- Fatti in là, Cecco; e lei dica pure il suo nome nel mio -orecchio. - -Cecco si fece in là grattandosi la testa voluminosa e dicendo tra i -denti: -- Te saluto! È na persona fina, questa! - --- Eh!!? -- gridò a un tratto il dottore mandando addietro di mezzo -metro la seggiola dov'era seduto. -- Il prin...? - --- Per pietà, dottore! - --- Lei è il prin...?! - --- Ma dottore! la sua promessa!! -- ripeteva con voce soffocata il -povero principe tremando tutto. - --- Sì, sì! mi scusi! Lei ha tutte le ragioni, ma l'emozione della -meraviglia.... capirà.... non sempre si può dominare.... Avessi almeno -avuto l'onore di conoscerla di vista.... - --- Dica piano! La prego! - -E il dottore affidando allora a un fil di voce la sua ghiotta servilità: --- Mi permette, è vero, che Le porga il mio biglietto di visita?... Ho -avuto l'onore, -- e questo lo disse ancora più piano del resto, -- ho -avuto l'onore di rimetterLe a posto le di Lei due spalle slogate.... e -Le assicuro che si trattava di un caso piuttosto complicato.... - --- Vorrei potere ricompensare degnamente.... -- fece il principe -tentando di portare la mano sinistra verso il portafogli. - --- No no no! -- si affrettò a dire il medico, -- sopratutto non muova le -di Lei braccia, le conservi in una immobilità assoluta! mi raccomando, -Eccellenza.... uh! _pardon!_... Piuttosto mi farò un dovere di venirLa a -visitare al di Lei Hôtel.... - --- Sono sceso a una modestissima pensione che mi son fatto indicare da -un facchino e dove ho dato il nome d'un mio servo. - --- Eh! Capisco! -- esclamò il dottore cercando di atteggiare il volto -allegro a una espressione di tragica pietà. -- Per mettere ad effetto il -di Lei triste proposito Le occorreva un assoluto incognito!... Adesso Le -darò un infermiere per compagnia. -- E mettendo cipiglio: -- Cecco: -accompagnerete fino a casa questo signore e starete con lui finchè -vorrà, avete capito? -- E al principe, ritornando dolce: -- Domani -mattina, appena finito questo duro servizio, verrò a visitarLa.... Vedrà -che troveremo qualche buona cura anche per la di Lei neurastenia.... - --- Eh? Ma io non sono affatto neurastenico, signor dottore! -- disse -secco il principe. - --- Oh, non dica così, Ecc.... Sono pur troppo le neurastenie più -difficili a curarsi quelle non riconosciute dal paziente.... - --- Ma, scusi! -- fece il principe con una certa vivacità che contrastava -con la obbligata posizione delle sue braccia sospese al collo, -- su -quali dati si basa il suo giudizio: sul mio tentativo di suicidio?... Ma -non basta!... si è ucciso anche Catone, caro dottore.... e Catone non -era neurastenico.... che io mi sappia! - --- E chi glielo assicura? -- ribattè il medico con un tranquillo -sorriso. -- A quel tempo là i medici non capivano niente.... - -Cecco in quel momento aveva aperta la porta, e contemporaneamente un -«oooh!» prolungato e festoso era uscito da quattro o cinque teste che si -batterono una contro l'altra per veder dentro. - --- Ci ha messa una bella paura! -- gridò uno di quelli. - --- Eh? Perchè? -- domandò il principe oltremodo contrariato, -- chi -siete voi? - --- Io?!... Ma come?!... non mi riconosce?... Ma, sono il padrone della -pensione!! -- e soggiunse: -- Fortuna che tutto è bene quel che finisce -bene! Ma intanto: se lei moriva?... - --- Non ci rivedevamo più! -- esclamò un po' seccato il principe. -- La -camera era pagata. - --- Va bene: ma avrei avuto delle noie.... molte noie! Non ci aveva mica -pensato lei! - --- Scusate, sono stato un grande egoista! -- ribattè il principe col -viso pieno d'ironia e di schifo. - --- Sì sì! -- saltò su a dire una brutta faccia butterata dal vaiolo, -- -ma tutti questi bei discorsi non si potrebbero fare ora, se non ci fossi -stato io! cioè il povero portiere, cioè il povero cane da guardia con -sette figli sulle spalle, che salva, come suol dirsi, la casa dai ladri, -dal fuoco, dalle sporcizie, mentre riceve in premio un tozzo di pane e -il disprezzo di tutti!!... - --- Bravo!! -- gridò Cecco; e tutti risero. - --- Sicuro! -- riprese il portinaio con enfasi, dopo aver dato una truce -sbirciata a Cecco, -- ecco qua tre testimoni oculari: l'inquilino -dell'ultimo piano che rincasava; il tavoleggiante del caffè _Ebe_ che -accorse, scusate il termine, al capitombolo; il signor Nicodemo, amico -di casa, che giuocava a carte unitamente a me e alla mia consorte _in -del_ momento tragico, che ci lasciò un brivido nel cuore! Se il signore -è cascato sul tenero, come suol dirsi volgarmente, il merito è tutto -mio: il pagliericcio e i due materassi che hanno evitato lo scandalo di -una morte prematura, erano i miei, che li avevo esposti all'aria della -notte per ragioni d'igiene! - --- Me rallegro! -- gridò Cecco che da un pezzo la maturava. -- E ce fai -un discorso accusì lungo pe' dicce che ce tieni lo spasseggio sulli -letti?!... E ce porti pure li testimoni oculari?!... - -La risata fu generale. - -Il principe parve quasi ridesse con gli altri; ma subito il suo riso si -rifugiò sull'orlo delle sue labbra ed egli disse a denti stretti: -- E -così dovrei il resto della mia vita.... ai vostri insetti.... Domani.... -domani li compenserò dell'incomodo, state tranquillo! - -Il padrone della pensione ed anche il portiere eloquente volevano salire -sulla _botte_ nella quale, sostenuto da Cecco, si era accomodato il -principe; ma questi disse subito: -- No no, prego di lasciarmi, non -intendo rincasare ancora. - -Cecco salì trionfante al suo fianco, mentre il principe ordinava al -vetturino: -- Via Appia! -- e la carrozza si moveva. - --- To' -- disse Cecco spalancando la bocca, -- dalle parti di casa mia! - --- Ci vado spesso, specialmente le notti di luna piena, -- mormorò il -principe. - --- Oh! -- fece Cecco, -- allora, se lei ci pratica per quelle parti, -avrà sentito nominare un certo Cecco detto Scacciapensieri? - -Non ebbe appena finito di far questa domanda che se ne pentì, e se ne -rimproverò mentalmente secondo una sua particolare abitudine: «Pezzo de -somaro, questo è 'n signore che ce va 'n carrozza, giusto pe' vvedè la -luna, e l'osterie manco le guarda....» - -Infatti il principe gli rispose: -- No, mio caro, io vado spesso da -quelle parti, ma molto fuori dell'abitato.... - --- Se capisce! -- si affrettò a gridare Cecco, -- anzi mi scuserà la -libbertà che mi son preso... - --- Cecco, detto Scacciapensieri, eh? -- soggiunse il principe ripensando -a quel soprannome che lo aveva colpito. - --- Sissignore per servirla. - --- Siete voi?! - --- Io in persona. - -«Che notte strana e favolosa è questa per me! -- pensò il principe; -- -mentre dopo ore di lotta e di spasimo, deciso, cerco la Morte, la Vita -m'aspetta sul lastrico, m'accoglie ridendo su due materassi sudici, e mi -dà per compagno un uomo che puzza di vino e si chiama Scacciapensieri!» - -Cecco lo fissava coi piccoli occhi posti a cavaliere del suo gran naso -rosso: avrebbe avuta una gran voglia di parlare, ma poi si accontentava -di guardarlo così, fisso, e di pensare. Pensava: «Che razza di animale -sarà mai questo, che si voleva ammazzare, mentre aveva ancora chi sa -quanti quattrini in tasca! Già, quando s'è detto signore, s'è detto -matto! Guarda un po' se questa è l'ora da andare a passeggiare in -_botte_, alla mezza notte! che nun incontri un cane che te veda! manco -'n amico che schiatti d'invidia... Pori quadrini!! Basta: per me ci -guadagno sempre: meglio che all'ospedale qui si sta. Te ce rifiati a -questo freschetto! È un gran bel mestiere fare il signore, ha ragione la -mi' Esterina!!» E gli occhi gli brillarono pensando alla giovane e bella -moglietta che s'era presa da poco tempo, e che a quell'ora doveva -dormire sola sola, nella loro cameretta, in quella ultima casa -solitaria, e forse non si sognava nemmeno che il suo Cecchino le stava -per passare sotto le finestre, disteso in _botte_ come un _lorde_, per -andare a veder sorgere la luna dietro le tombe della via Appia! - -Non c'erano che due cose capaci di fargli venire lucciconi di desiderio -al solo nominarle: la moglie e il vino. Era dunque naturale che il -ricordo di una gli richiamasse quasi sempre il ricordo dell'altro. - -«Eppure, -- pensò infatti Cecco, -- questa sigaretta è fina, non c'è che -dire, in carrozza ci si va bene.... ma io sento che qualche cosa mi -manca! 'Na _fojetta_ almeno ce ne vorrebbe! Ma sì! Come faccio a -dirglielo? Chi sa perchè me metterà tanta suggezione questo morto -resuscitato!» - -E intanto la porta San Sebastiano era passata, e le cento osterie della -grande arteria romana incominciavano a sfilare, e ognuna diceva -misteriose e dolci parole al cuore di Cecco il quale rispondeva con -tanti sospiri. Le loro scarse luci affumicate risplendevano come tanti -fari per gli occhi suoi di assetato navigante, e ciascuna lasciava un -più triste buio nella sua anima. - -«Coraggio, Cecco! Ecco quella de _Riviecce_ ce l'ha bono da 8.... e -dijelo, sbrighete!» gli gridava lo stomaco con quanta voce aveva. Ma sì! -la lingua stava ferma e _Riviecce_ passava. - -«Coraggio, Cecco! Ecco _Morimo ritti_. Se te ce fermi con la carrozza e -con un avventore cusì, te fa credito pe' un mese de seguito: e pparla, -per dio!» - -Ma che! la lingua non si voleva muovere e quell'accidente di vetturino -tirava, proprio in quel punto, una frustata al cavallo, e così _Morimo -ritti_ passava anche più presto di _Riviecce_. E passava _Vacce Forte_ -come un sogno, e passava _Monte d'oro_ e quella del _Colombario_ e -quella della _Ninfa Egeria_.... Era una disperazione da strapparsi tutti -i capelli. - -Quando si fu proprio persuaso che il coraggio gli mancava, e in tanto -c'era poco a casa sua, e proprio davanti a casa sua stavano le ultime -due osterie, e se lasciava passar quelle, addio! era fritto! -incominciavano, «che Dio ci scampi e liberi, li sepolcri con la luna -sopra,» i quali altrettanta consolazione parean promettere al suo -macabro compagno di viaggio, quanta noia promettevano a lui: allora fu -preso da un feroce disprezzo di sè stesso, e incominciò a insultarsi, a -dirsene di tutti i colori: «vigliacco! infame! ladro! assassino! -bojaccia....» E da principio se le diceva mentalmente; ma poi l'ira -dilagante e l'esuberanza stessa del suo vocabolario romanesco richiesero -l'inconscio aiuto delle labbra e della lingua, e finalmente anche quello -delle corde vocali, sì che il principe fu scosso a un tratto in mezzo a -una sua tetra fantasticheria, udendosi vicino una salva di atrocissime -ingiurie. - --- Che cosa dite?! -- esclamò il principe. -- Con chi l'avete? - --- Eh?! -- fece Cecco trasecolato anche lui, -- e chi lo sa? l'avevo.... -così.... col Destino! - --- Anche voi?... portate indegnamente dunque il vostro soprannome, o -forse siete bravo soltanto a scacciare i pensieri degli altri.... la -qual cosa è tanto facile! - -«Sangue d'un cane! -- pensò Cecco, -- se mo' incomincia a filosofà, -addio fojetta per davvero!» e allora finalmente sentì il suo cervello -dare come un guizzo e scoccare la sua geniale scintilla. Aveva trovato -l'_attacco_ giusto, e gridò: - --- Guardi lei se non ho ragione di dire che il Destino è infame! Davanti -a casa mia ci son due osterie: una è d'un zagarolese che te dà benzina -pura garantita, da fa' cammina' l'automobbili; e quell'antra è d'uno de -Genzano, un galantomo de razza, che ci ha le vigne al paese e il vino -come je vie ggiù dall'uva così lo porta al banco, veritiero, genuino, -senza sofisticherie; s'è agro, agro; s'è dolce, dolce: ce senti dentro -le qualità dell'uve, un profumo che se chiudi l'occhi, te sembra d'esse -al tinello.... Ebbene, sissignore, quel zagarolesaccio fa pieno la sera -e conta quattrini a manciate, e quell'altro disgraziato.... conta le -gambe alli panchetti. - --- È naturale che sia così, -- disse il principe. -- Al genzanese non -rimane che adattarsi o ammazzarsi. -- E per la durezza ricercata di -queste parole, traspariva il pianto. - -Ma Cecco voleva andar diritto al suo scopo, ormai che aveva trovata la -strada buona: - --- Crede che ci abbia fatte poche quistioni io, colla gente? Ma sì! -L'uomo ha la testa dura; va attorno all'inganno come le mosche attorno -alla sporcizia. Eccoli là!! Eccoli là!! -- gridò a un tratto alzandosi -quasi in piedi, -- vede quei due lumi ultimi? il primo, quello più -grande, è di quel ladro patentato, e quello sotto, più micragnoso, è di -quell'altro, onesto come l'oro!... Faccia rallentare! vedrà se dico -bugia: il primo sarà pieno e il secondo sarà voto.... vedrà! Eppure -vorrei farglielo sentire quello bianco asciutto da 8!... Robba da -principi!! - -Il principe che lo guardava parlare e spasimare con un sottile sorriso, -in cui c'erano, strano connubio, della compassione e dell'invidia, a -quest'ultima uscita, non potè trattenere un breve scoppio di riso. - --- Roba da principi, -- mormorò a fior di labbra, -- che gente -fortunata, i principi, è vero? - --- Ci sono dei principi che non bevono vino: quelli son più disgraziati -di me! -- gridò Cecco con una voce in cui sembrò tremare un ignoto -spirito profetico, tanto disperatamente egli si tendeva tutto verso -l'ultimo faro del genzanese che ormai era a un tiro di sasso, e oltre il -quale già si disegnavano i paurosi profili degli acquedotti e dei -sepolcri, illuminati appena dalla luna nascente. - --- Che povero scacciapensieri siete, -- disse ancora il principe -sorridendo, -- se avete bisogno del vino per liberarvi dalle vostre -pene! - --- No! Io ho una pena sola al mondo: la sete! Ma quando Cecco ha sete -non è Cecco: tutti lo sanno; se si vuol conoscer Cecco bisogna prima -levargli la sete! -- gridò Cecco disperato. - --- E sia: conosciamo Cecco! -- disse quasi tra sè il principe, poi -gridò: -- Ferma! - -Il vetturino fermò quasi di botto, ma Cecco s'era già scaraventato giù -di gran corsa nell'osteria a scuotere l'enorme genzanese che dormiva al -suo banco, secondo il solito; e aveva preteso d'illuminarlo con quattro -mezze parole sul grande onore che gli stava per fare, e già lo -trascinava trasognato e pur sorridente fuori dell'osteria. Insieme -aiutarono il principe a discendere nella bottega e a sedersi a un -tavolino: a quello di destra più vicino al banco. - -C'era da scegliere; erano tutti liberi, salvo uno: quello di sinistra -più vicino all'uscita, sul quale erano tre mezzi litri vuoti, un -bicchiere pieno, e la testa d'un uomo tutta rasata. Se quella testa non -avesse russato, sarebbe stato facile scambiarla, così posata sul marmo, -con un pezzo anatomico, in attesa del bisturi. - -Cecco la degnò appena d'una occhiata di sbieco; riconobbe subito «Testa -di morto» l'accattone più facinoroso della contrada, col quale anzi una -volta aveva avuto che dire, e brontolò: -- Stasera è grascia! A chi li -avrà rubbati? - -Ma subito che il principe fu seduto, Cecco ebbe ben altro da fare che -badare a «Testa di morto». - -Ah! se Cecco avesse potuto invece sapere perchè quell'uomo stava lì! - -E se chi pagava quei tre mezzi litri a «Testa di morto» avesse potuto -mai vedere in che modo questa spregevole carcassa compiva il suo dovere -di piantone?!... - -Ma Cecco scaricava le sue minuziose istruzioni nel bovino cervello del -genzanese. - --- Dateme retta, Giggi, che questo nun so chi sia, ma è un pezzo grosso: -domani verrà sul giornale!!... e ce verrete pure voi!... se me fate fa' -'na bbona figura!... De quello lì, ci avete a da'! -- diceva indicando -una delle tre botti che stavano in fila dietro il banco. -- Quelli no! -cavate fuori due bicchieri de cristallo.... È alzata la vostra -figliuola?... - --- Sì; riguarda il bucato di là.... Perchè? - --- Perchè bisogna farglieli lavare a lei i bicchieri, e anche er -litro.... che risplenna....! se no c'è pure er caso che se schifi.... -Allora ce famo 'na bbella figura, io e voi!... -- E così di seguito. - -Quando gli parve d'aver detto tutto, prese una salvietta di bucato e -corse egli stesso ad asciugare un po' di vin rosso che era sul marmo del -tavolino prescelto, e continuò poi a sfregar questo marmo con tutta la -sua forza per qualche minuto, come se volesse cavarne faville. - --- Basta! Basta! -- ripeteva il principe sorridendo. - -Venne la figlia del genzanese, una bella e forte ragazza di diciotto -anni; lavò i bicchieri sotto la cannella finchè non li sentì scrocchiare -tra le sue mani rosse; li asciugò con gran cura, ripassandoli con una -salvietta di tela, perchè non vi rimanessero peli attaccati; poi li -diede al padre. - --- Vede? -- osservò Cecco. -- Ecco un'altra causa della disgrazia di -quest'oste: ha una figliuola che par fatta dalle mani di Dio: -nossignori, non vuol che serva gli avventori: gli altri farebbero a -pugni per averci un richiamo simile!... e lui.... - --- L'onestà prima di tutto, -- confermò il genzanese che portava i due -bicchieri sopra un piatto tutto dipinto a fiori. -- Se mi va a male il -negozio lo chiudo e torno in campagna, mio caro signore; ma se mi va a -male la figliola, che faccio? Non la posso mica chiudere! -- e rise -soddisfatto. - --- Dice benissimo, -- approvò il principe caldamente, osservando con -grande interesse la ragazza, la quale, sebbene avvezza a questo paragone -paterno, non cessava perciò di arrossirne con una cotal grazia -boschereccia da innamorare. - -Quando Rina ebbe lavato il litro e lo guardò contro luce limpido e -gocciolante, il principe disse al genzanese: -- E, a me, in via -eccezionalissima, vorreste concedere il piacere d'essere servito dalla -vostra brava e bella figliola?... - -Rina servì il litro, anche questo sopra un piatto tutto dipinto a fiori. -Le si aggiunse nuovo rossore sul vecchio, e i denti per questa ragione -sembrarono più bianchi e gli occhi più splendenti all'ombra delle lunghe -ciglia nere. - --- Quanta salute! -- esclamò a fior di labbra il principe, e pensò: -- -Che il segreto della Vita stia tutto lì: nell'avere una salute come -quella! -- Poi soggiunse: -- Riempici anche i bicchieri, che noi li -vuoteremo alla tua felicità! Sei contenta? - --- Grazie, -- disse Rina, e mescè. - --- Sentiamo un po' -- disse il principe. -- Che cosa aspetti tu dalla -Vita? Che cosa desideri? Che cosa chiedi? - --- Ma!... Non saprei, -- rispose Rina alzando un po' le spalle. -- Tutto -quello che mi succede mi piace! L'ha fatto così bene Domineddio il -mondo! - -Negli occhi attenti del principe passavano ombre e sorrisi. - --- Ci ho un dispiacere solo, -- continuò Rina, -- quello di non avere -conosciuto la mia povera mamma: ma mi consolo perchè la vedrò in -paradiso.... E poi il babbo mi vuol tanto bene.... - --- E così, -- disse il principe immergendosi sempre più in una dolce -stupefazione, -- tu non desideri nulla? - --- Oh! Ma noi si può bere lo stesso! -- gridò Cecco che non resisteva -più a star col naso sul vino senza bere, -- perchè le ragazze non dicono -mai quello che desiderano! - -Il principe bevve d'un fiato il bicchiere che Cecco gli tenne, ma senza -sapere ancora levare gli occhi da quel benefico e nuovo spettacolo che -la vita gli offriva (nè sapeva se per fargli bene o male); e per la -prima volta gli passò nel cuore un certo senso di sollievo per esser -rimasto vivo, per avere ancora orecchie e occhi, per udire e per vedere. - --- Sì! Sì! ha ragione il nostro Cecco, caro signore! -- tonò Gigione il -genzanese, -- se sta a aspettare che lo dica lei! Ma io lo so bene -quello che desidera la mia ragazza.... Una certa casa sulla piazza del -paese, vero Rina? tutta rimbiancata di fresco,... -- e Rina si rifaceva -rossa come un geranio -- .... che appena entrati ci si senta un profumo -di farina, di prosciutti, di spezie, di mobilia nuova, di biancheria -pulita, un cantar di galline, un ridere di bambini.... Eh? Rina?... Poi -cinque vignarelle da sommare a quelle che ti lascerò io.... - --- Basta, babbo! -- gridò Rina scappando nel retrobottega. - --- Come «basta»? -- gridò lui. -- Se me fermassi qui ce mancherebbe er -mejo! E che sarebbe sta grazia de Dio, se nun te ritornasse tutte le -sere 'l tu' Pippo con le primizie della vigna, e con la voja de -baciatte! - --- Ah ah! -- urlò Cecco. -- È un ber giovane Pippo! un vero rubbacori! --- e riempì di nuovo i bicchieri: -- Mo' che sapemo tutto potemo béve -con più cuscienza! -- e bevve il secondo d'un sol fiato. - --- Fegataccio sa, signore? questo Pippo, -- continuò il genzanese -vedendo che il principe lo guardava come chiedendogli di seguitare, -- -fegataccio, sì, ma giusto, e de core bono! Due polsi, a vent'anni, che -passano i miei, cavalcatore, giostratore, cacciatore che non ha -l'eguale.... e Rina non perchè sia la figliola mia.... ma è proprio la -donna che je ce vole.... Eppoi già, appena visti se so' voluti bene!... - --- Io bevo per la felicità della vostra Rina! -- gridò il principe rosso -in volto e commosso. -- Fatemi bere! - -E Cecco con gran letizia l'ubbidì, facendo scolare anche l'ultima goccia -nella bocca del principe. Poi, prima di bere il suo terzo bicchiere, lo -alzò gridando: -- Sicchè, aspettiamo li confetti! - --- Bisognerebbe che venissero presto davvero, -- borbottò Gigione con un -mezzo sospiro, e assicurandosi bene che Rina fosse abbastanza lontana -per non udirlo. - --- Perchè? -- fece Cecco. - --- Perchè, caro mio, quello nun è omo da stasse fermo: se nun è caccia -permessa, è caccia de frodo! Intanto che aspetta la sua, ho paura che -s'ingegni con le donne dell'altri!... - --- Quello se capisce! -- interruppe Cecco. - --- Già, -- disse Gigione, -- ma almeno se le andasse a cercare un po' -distante di qui. - --- Che? ci ha niente niente, quarche giretto qui vicino? -- dimandò -Cecco ridendo. - --- State zitto! -- fece Gigione dondolando il capo pensieroso. -- Non ho -potuto saper dove preciso, ma ci giurerei che non è a cento metri di -qui! Avete a sapere che alle nove ha salutato Rina quel birbaccione, -perchè, dice, che andava su al paese; e invece un'ora fa, -- e chinò il -capo tra il principe e Cecco, sussurrando le parole in mezzo ai folti -baffi, -- un'ora fa l'ho visto io, qua sull'angolo, sotto il lampione; -che se lo sapesse la povera Rina mia, je verrebbe chi sa che male! - --- Nun avete provato a mette 'l zippolo a quella botte de veleno là? -- -disse Cecco accennando con disprezzo all'accattone che russava più forte -di prima. -- Quello sa li fatti de tutti, garantito. - --- Ho provato, nun parla. - --- Dateje un paro de pugni bboni, come feci io, 'na vorta!... - --- Ma io lo so.... l'ho indovinato perchè non parla quel «Testaccia di -morto», -- ribattè il genzanese soffocando sempre più il suo vocione, -- -perchè quelle tre fojette là son pagate da lui, da Pippo....! ce -giocherei la testa che son pagate da Pippo.... perchè je tenga mano. - --- Pol essere, sicuro! -- sentenziò Cecco ricaricando i bicchieri fino -all'orlo, e presentando poi il litro vòto all'oste. - -Quando il genzanese l'ebbe riportato pieno, e si fu poi anche -riaccomodato al suo posto solito, appoggiando il gomito nudo al banco e -la testa alla tozza mano, dimostrando l'intenzione di licenziare i -noiosi pensieri e aprir le porte a quella brava gente che sono i sogni; -Cecco allora si rivoltò tutto verso il suo strano compagno, con una -mossa che pareva significare: -- Finalmente, a noi! possiamo un po' -parlare dei fatti nostri! - -E infatti incominciò: -- Ce sarà una cosa che faccia più bene der vino? -Eh?... Già ve vedo che state mejo.... e avete bevuto solamente due -bicchieri.... tre con questo che ve do' adesso.... Che so' tre -bicchieri?! robba da ride! E pure!... -- Si fermò perchè s'accorse che, -senza volere, aveva ridato del _voi_ a quel pezzo grosso; e pensò -ridendo di cuore: «Non foss'altro che questo: je rido del _voi_ e manco -se n'avvede.... Perchè? perchè er vino è come Dio: pett'a lui so' tutti -uguali.... nun conosce nè poveri nè signori!» - -A metà del secondo litro, mentre il genzanese si era già definitivamente -congedato dai suoi pensieri, e di Rina il principe non vedeva più altro -che una mano, di tanto in tanto, allungarsi per prendere a uno a uno i -panni dal monte del bucato, sotto la luce verdolina del gas, nella -stanzetta accanto; il cuore di Cecco era stato stretto da una infinita -compassione per il suo compagno. - -Così aveva preso tra le sue una mano del principe, il quale se n'era -avvisto sì, ma non se n'era punto maravigliato come di cosa -naturalissima; e gli aveva incominciato a parlare in questo modo: - --- Amico! damme retta a me che te vojo bene! Ce giocherei l'anima che tu -ci hai quarchedduno che te vor male, che te vorrebbe véde a magnà l'erba -co' le bestie!... e tu je dai la soddisfazione d'ammazzatte!... E te -pare de fa' 'na bbella cosa?!... Ma io vorrebbe magnà e béve co' li -quadrini che ci hai tu.... E scarrozzaje davanti da la mattina a la -sera.... Uh! -- e s'addentò l'indice, -- s'averebbero da rivoltar ne la -polvere come li cani, dalla rabbia de vedemme ingrassà! E ccusì, quanto -un ber giorno er fiele je farebbe 'n botto, come a certi morti.... Pah! -e te li vedressi a cascà davanti verdi! E tu allora gli avressi da métte -un piede addosso, e dije: Ve sta bene, ve sta, brutti puzz.... Come? nun -dico giusto?! Che ci hai da scotere il capo? - --- Io non ho nemici, mio caro, -- disse il principe, senza levare gli -occhi attenti e lucidi da quel monte di bucato che calava lentamente là -nel retrobottega. - --- Ah! impossibile! -- urlò Cecco. - --- Non ne ho, -- ribattè l'altro, -- oppure non so di averne; il che -vale tanto come non averne. - --- E allora? Che cerchi? - --- Tutto il male che ho avuto nella vita, -- disse lentamente il -principe, -- me l'hanno fatto quelli che m'hanno voluto bene. - --- Gli amichi! li parenti!... Ammazz.... - --- No, no, no, no! -- gridò il principe. -- No! non si tratta di falsi -amici nè di parenti malvagi. Sono stati mio padre e mia madre che -m'hanno fatto il più gran male! - --- Che me dichi?! - --- Sì! Sì! -- continuò l'altro con strazio, -- anche mia madre! M'hanno -fatto credere in un mondo che mi piaceva tanto, e poi sono morti: e io -son dieci anni che brancolo cercando e frugando per trovare quel mondo -là, capisci? e non lo trovo... non lo trovo perchè non c'è! perchè era -una menzogna! Tardi, ma l'ho capito!... Eppure che cosa devo fare io se -quello era l'unico mondo dove m'ero preparato a vivere, era l'unico -mondo dove avrei potuto vivere!... Perchè m'hanno ingannato? perchè? Io -non lo so. Le bestie non fanno così. Le bestie sanno che cosa bisogna -insegnare ai loro piccoli perchè imparino a vivere tra le bestie, a -nutrirsi, a combattere, a vincere! - -Cecco rimase addirittura sconcertato: strinse la bocca, chiuse gli occhi -come se si accingesse a pensare. Ma, a un tratto, cambiò rotta. Afferrò -il litro, riempì il bicchiere del principe e glie l'accostò alle labbra -senza dir verbo. Il principe bevve. - --- Finchè si fanno di quei discorsi lì, è segno che non si è bevuto -abbastanza! -- sentenziò Cecco. - -Ci fu una lunga pausa, durante la quale gli occhi già lucidi del -principe sembrarono annebbiarsi e tremare sotto il peso delle palpebre: -ma quando proprio pareva ch'egli dovesse addormentarsi, tirò fuori una -lunga lunga e strana risata senza rumore, poi disse: - --- «Sarai deputato, sarai ministro, ambasciatore.... la tua parola -franca, i tuoi studii, i tuoi ideali sublimi ti porteranno in cima a -tutti gli onori!...» - -Abbozzò un'altra risata, e poi con furore quasi gridò: -- Ma non sarebbe -stato meglio dirmelo subito a che prezzo si aprano tutte le porte? a -qual patto si vinca veramente in questo sùdicio mondo?! - -E due lacrime discesero brillando sul suo pallore. - -Cecco rimase un pezzo a guardarlo imbambolato, poi si girò sul panchetto -scuotendo forte la testa; e diceva ad alta voce, ma come tra sè: - --- Me pare de sognà! S'ha da di' male de la Vita! la vorrebbero più -bona, più condiscendente, più allegra! Ma nun lo vedeno che tutto quello -che arzigogola lo fa per diverticce, poverina, e pe' ffacce ride! E -nossignori: ce so' certi ingrati che vonno piagne pe' fforza, je vonno -fa' le boccacce! Eeh.... eeh.... (e qui faceva certe strane boccacce di -pianto da neonato). E ffate come me! che ve possino brucià vivi come -Giordano Bbruno! Fate come me che pijo tutto per gioco e rido de -tutto.... che me spacco dal ride.... e manco.... Che c'è? -- fece Cecco -rivoltandosi mezzo spaventato. - -«Testa de morto», ancora con gli occhi socchiusi, lo guardava e -digrignava i denti e biascicava, come volesse ridere e parlare. - -Che diavolo gli voleva dire? - -Vuotato il bicchiere che gli stava pieno davanti, «Testa de morto» -riuscì a dire quel che voleva: - --- Oh! te! Si hai tanta voja de ride.... perchè nun vai.... a da' -'n'occhiatina su.... a casa tua?! - -Detto appena questo, stralunò gli occhi e ricadde sul marmo del -tavolino. - --- Sporca bestia senza padrone! -- rantolò Cecco, alzandosi. Poi súbito -scosse le spalle e fece una gran risata, e si rimise a sedere -rivoltandosi al suo compagno. - -Ma il principe non lo udiva nè lo vedeva più. Aveva ora gli occhi chiusi -e sulle labbra un piccolo sorriso dolcissimo. Rina, lieta forse di esser -vicina al termine del suo lavoro, aveva incominciato a cantare una -vecchia nenia dell'Agro, ed egli, certo a quella nenia, s'era -addormentato. - -Cecco, vedendo quel giovane stanco piegarsi lentamente verso il -tavolino, provò per lui un vero senso di protezione paterna, e pensò: -«Guarda come s'addormenta bene al canto! Mica è un omo, questo! è un -bambino: je ce vorrebbe la mamma che l'addormentassi così tutte le -sere!» - -Ma quando Cecco si vide solo in mezzo a quella gente che pareva tutta -morta, ebbe paura di qualche cosa. Volle ridere: ma poi ci ripensò e -capì che era inutile. Che serviva ridere ora che quella sporca bestia, -quel «Testaccia di morto» gli aveva cacciato i suoi denti da cane nel -cuore? - -A un tratto si trovò nella destra un _bísturi_. - -Come? Quando l'aveva cavato dal suo astuccio senza avvedersene?... Se lo -nascose presto nella tasca della giacca. - -S'alzò pian piano, andò a guardare dai vetri dell'uscio, poi l'aprì: -stette a contemplare la sua casetta lì di faccia, che sembrava un -giocattolo dimenticato da un bambino sotto una pioggia di stelle. - -«Che ce vado a fa'?!» disse forte Cecco riscrollando le spalle. Ma non -si mosse dalla soglia dell'uscio. - -E come si mosse, fu per traversar la strada: «Servirà pe' ffaje una -sorpresa.... pe' daje un bacio che nun se l'aspetta!...» - -Intanto il principe sognava. Sognava una gran casa sulla piazza d'un -paese, tutta imbiancata di fresco di dentro e di fuori, piena di -prosciutti, di farina, di panni lavati, di galline, di bambini ridenti, -dov'egli era padrone, e Rina era sua moglie. Gli pareva di ritornare -allora allora dalla caccia e di scaraventare il carniere in mezzo alla -cucina per abbracciar presto la sua bella massaia. E gli pareva di -durare un gran pezzo a tempestarla di baci sul viso rosso infuocato, -finchè, alzando la testa, vedeva sul muro, appeso, tra i prosciutti, un -ritratto antico, dall'abito uguale a quello di un suo antenato, ma con -la faccia di Cecco tale e quale, che rideva e gli diceva movendosi: -«Vedi, vedi che la vita è allegra? Vedi che avevo ragione io?!» Allora -aveva incominciato a ridere anche lui, ma di cuore, come non si -ricordava di aver mai riso in tempo di sua vita; e ridendo giù a -scroscio, guardava Cecco e gli ripeteva a perdifiato: «Grazie Cecco! -Grazie Cecco! Grazie Cecco!...» e il suo riso cresceva ancora, e lì -appesa la faccia di Cecco gli continuava a dire: «Vedi? Vedi che la vita -è allegra? Vedi che avevo ragione io!?...» - -Ma Cecco, il vero Cecco, a quell'ora, allagava la sua casa di sangue. - -E la povera Rina cantava ancora! - - - - - IL CAVALIER ALLEGORIA. - - --- _Seconda?_ -- domandò il facchino correndo avanti. - --- _Prima!_ -- rispose il cavalier Allegoria con lo stesso calore con -cui noi grideremmo «Viva l'Italia!». - --- Tutto per lei! -- gridò il facchino spalancando lo sportello d'uno -scompartimento vuoto e facendovi quasi volar dentro la valigia che -portava. - --- Piano! piano!... un po' di riguardo, per quello Iddio! È vera vacca! --- strillò il cavaliere arrivando tutto ansante e saltellante. Poi -subito, rigirandosi di qua e di là in gran fretta e battendo le mani -presto presto, incominciò a gridare: -- Giornalaio!... Birraio!... -Psss...! Cuscinaio!... Sigaraio!... Psss! - -Molti viaggiatori corsero ai finestrini credendo di vedere qualche cosa -di molto interessante. Ma rimasero male: perchè videro solamente un -omino rubicondo e ritondetto, tutto vestito a nuovo, tutto lustro, che, -con un vertiginoso crescendo, comperava due cuscini, tre riviste, -quattro giornali, cinque sigari.... e che avrebbe forse bevuto sei -bicchieri di birra se il controllore non lo avesse fatto salir su in -gran fretta, che il treno si muoveva già. - -Appena serrato nella tiepida e morbida gabbia di velluto rosso, il -nostro cavaliere si soffiò il naso con un fazzoletto di seta gialla, -sfacciatamente profumato alla violetta; indi si sgravò di un bel -soprabito nero con fodera di seta ed apparve in una mirabile giubba a -falde, nuova fiammante. - -Ah! quanto mai doveva piacere al cavaliere quel suo vestito! Ce ne volle -prima che si saziasse di mirarselo. Ma pure, alla fine, seppe staccarne -gli occhi; e calcatosi in capo uno smagliante berretto a scacchi e -arricciatosi con infinito amore certi suoi piccoli baffi biondicci -dinanzi ad uno specchietto tascabile, si sprofondò soavemente nel molle -sedile e si concesse il lusso di pensare: - -«E dire che io ero così contrario a questa guerra!» pensò il cavaliere. -«Invece ci ho messo pancia e portafoglio! Due buoni amici!... Eh! eh! -eh!.... Ma chi l'avrebbe mai detto?... Mi si riconoscevano delle -qualità: questo è indubitato. Delle belle qualità di organizzatore. -Allegoria di qua, Allegoria di là. Nei balli, per esempio.... nei -funerali, ero desideratissimo: mi si trovava addirittura geniale, -qualche volta; ma che avessi il bernoccolo del grande affarista, questo -non se l'imaginava nessuno. E nemmen io me l'imaginavo. Ci voleva la -guerra, per quello Iddio! Grande rivelatrice! dicono bene i giornali.... -Però, tutto sommato, mi sembra ancora un sogno.... Un gran bel sogno! -Ripensare a quel primo affaretto dei binocoli dove rischiai tremando lo -stipendio di un mese!... È stata una fungaia: uno ha tirato l'altro.... -e sempre uno più grosso dell'altro.... fino a quest'ultimo delle -borraccie.... Pare uno scherzo! un problemino per la prima elementare. -Mezzo milione di boraccie di guadagno per borraccia. Un milione di -soldini!... Ah! santa, santa Guerra!... me lo potevi dir prima!... Già -me lo sarei dovuto imaginare: la Guerra è donna.... e le donne, per me, -hanno sempre avuto un debole.... Oh! Oh!... guarda come m'è venuta -carina senza cercarla! -- esclamò a questo punto il cavaliere; e si -concesse un buon quarto d'ora di riposo mentale. - -«Veramente -- riattaccò poi a pensare -- in mezzo a tante rose, la spina -c'era. Quel povero ragazzo.... il sangue mio.... là sull'Isonzo, proprio -dove se le dànno più grosse! Che me ne sarei fatto di tutti questi bei -denari, se il mio Ginetto.... Ba! ba! ba! non ci pensiamo nemmeno, se -no, addio digestione. Al diavolo i neri pensieri, che anche questa è già -per metà accomodata. Il ragazzo ha saputo ammalarsi a tempo. Adesso -tocca a me a far l'altra metà. La più difficile! Ma, non sono il -cavalier Allegoria, se io non mi riporto a casa il mio Ginetto -riformato!» - -Gettò nel portacenere il primo Avana, accese il secondo, e -sorprendendosi in una magnifica posa da banchiere, rientrò trionfalmente -nel primo tema della sua muta sinfonia. - -«Sissignori! il salto è stato bello: da _duemila e tre_, a -capitalista!... Eppure è così. Chi m'invidia crepi pure; ma non c'è -rimedio. Bisogna vedermi viaggiare in _prima_, vestito come un _mylord_, -con un sigaro in bocca che sembra una salciccia, proprio come un vecchio -re della finanza.... Vecchio.... del mestiere, intendiamoci; non di età, -perchè mi sento, per quello Iddio, certi fumetti per il capo, questa -sera.... peggio che a vent'anni!... A proposito; guarda questi magnifici -cuscini se non par che dicano: _Cherchez la femme!_... E perchè no?... A -che cosa serve viaggiare in _prima_ e di notte, se non si cerca un po' -di avventura?...» - -Una soffiatina alla cenere della manica, un biscottino a quella del -ginocchio, un'altra amorevole occhiata allo specchietto, un po' di -essenza di violetta alla punta dei baffi, una pastiglia di menta in -bocca, un buon colpo alle reni per star più dritto, e il rotondo -cavaliere infilò brillantemente il corridoio. - - -------- - -Non era passata mezz'ora, che, schizzando fuori, tutto rosso e -scomposto, da uno scompartimento di _seconda_: -- Che tempi! -- gridava. --- Non si può più offrire i propri servigi ad una signora che si buscano -dei mezzi ceffoni, con tanto di minaccia di tirare il campanello -d'allarme! È una bella porcheria!... Dopo tutto, ero io che mi degnavo -di viaggiare in _seconda_ per farle compagnia!... - -Così, brontolando e soffiando, sballottato goffamente un po' di qua un -po' di là, andava, andava pieno di dispetto, di carrozza in carrozza. - -Ma non dimenticava la sua brava sbirciatina ad ogni scompartimento, e -via via strideva: - --- Ufficiali, sottufficiali, caporali e soldati: soldati, caporali, -sottufficiali e ufficiali.... ma non ci son dunque più donne in Italia? - -Senza avvedersene, trasportato dal suo bollore, era passato in una -carozza di _terza_. - -Ad un tratto, gettò un vero e proprio urlo. - -La sua faccia diventò bianca come una rapa, poi ritornò il doppio più -rossa di prima: le gambe furono in forse su quel che dovesser fare; ma -finalmente rigirarono il loro rotondo padrone e lo riportarono pari -pari, in gran fretta, al suo solitario scompartimento di _prima_. - -Che mai aveva veduto di così spaventoso il nostro cavaliere? - -Aveva veduto suo padre. - -Sì. Purtroppo, data la solidità del suo sistema nervoso, impossibile -sperare in una allucinazione! In fondo a quel corridoio di _terza_, a -pochi metri da lui, dritto davanti a un finestrino aperto, sfidando col -petto quadrato la stellata tramontana, fierissimamente puntellato alle -sue stampelle, c'era suo padre. - -Dove poteva mai andare quel vecchio invalido che da dieci anni almeno -non saliva in un treno, e che neanche per il terremoto del '95 aveva -voluto passar la notte fuori di casa? E poi (ad onta di quel mezzo -accidente che gli era preso), non aveva il nostro cavaliere benissimo -veduto la barba paterna accuratamente rasa, e nella bocca paterna una -certa famosa pipa di schiuma, e sotto la giacca paterna tanto di camicia -rossa? E potevano forse mancare appuntate a quella camicia le relative -undici medaglie? Altissima tenuta, dunque; compiuto assetto da gran -cerimonia! - -Non v'era dubbio possibile. Padre e nonno avevano la stessa meta: il -loro Ginetto ammalato. - -Appena rimesso a posto il sangue, il cavalier Allegoria recapitolò la -sua posizione, napoleonicamente, con due parole: - -«Siamo fritti.» - -«Però, -- soggiunse dopo cinque minuti di abbattimento, -- possediamo -ancora due superiorità sul nemico. Prima: lo abbiamo individuato senza -scoprirci. Seconda: disponendo di mezzi fisici e finanziari superiori, -potremo precederlo e difficoltargli l'azione.» - -E fiero di questo inaspettato risveglio del suo spirito, nonchè della -terminologia già così bene assimilata in soli sedici mesi di guerra -europea, assicuratosi bene che le piccole falde gli aderissero senza -pieghe, allungò senz'altro la sua breve persona sui molli cuscini, -chiudendo languidamente le palpebre. - -L'invocato sonno non tardò a venire, e durò tutta la notte, e fu uno di -quei sonni dolci e ristoratori quali la coscienza concede a coloro che -per tempo l'hanno avvezzata a star zitta. - - -------- - -E fu lui infatti, il nostro roseo cavaliere, il primo ad arrivare al -modesto ma incantevole ospedaletto che la piccola città di Riviera aveva -offerto ai soldati d'Italia. - -Quando il vetturino, a capo di un'erta, fermò i suoi due cavallucci -ansanti e fumanti al fresco mattutino, e disse: -- Siamo arrivati! -- il -cavaliere calcolò che nella peggiore ipotesi un'ora di vantaggio sul -nemico gli fosse garantita dalla lunga e faticosa strada; e diede una -rapida occhiata al suo prossimo campo di battaglia. - -Era un delizioso albergo cinto di rose eternamente fiorite, di palme -eternamente verdi e di aranci, allora carichi di frutti, preso e -trasformato d'un tratto in ospedale. Era stata così rapida la -trasformazione, che l'allegro edifizio non se n'era nemmeno accorto e -seguitava ad offrire con sorridente furberia le sue bellezze, come se ci -fosse ancora il _bureau_ incaricato di metterle in conto. - --- Carino, -- disse il cavaliere; poi scese dal legno e pensò: «Per -quello Iddio, qui bisogna fare un'entrata memorabile». Si nascose nella -mano un «bel foglio da cinque» e si diresse a un soldato anziano e -magrissimo che stava sulla porta. - --- Siete il portiere dell'ospedale? - --- Sissignore. - --- Io sono il cavalier Allegoria, padre del sottotenente.... - --- Rallegramenti. Secondo piano, camera 22, salga pure, -- interruppe il -soldato. - --- Va benissimo.... -- continuò il cavaliere cercando di infilare il -foglio da cinque nella destra del soldato, -- ma siccome la buona regola -insegna a incominciare sempre dal farsi amico il portiere.... e avrò -veramente bisogno di voi per certe informazioni.... - --- Che cos'è questa roba? -- disse il soldato sentendo quel solletico -dentro la mano, e siccome era un po' miope, portò il foglietto così -vicino al naso che parve lo volesse annusare. - --- Ah! cinque lire? - --- Beverete alla mia salute.... - --- Questo poi no! signor cavaliere! -- rispose semplicemente il soldato, --- non è tempo di bere, questo. Adesso glie lo faccio vedere io che cosa -deve farne dei quattrini, se ne ha troppi! Guardi: lei mette queste -cinque lire, io ci metto due soldi, più non posso, capirà, ero spazzino, -e ho cinque figlioli piccoli.... facciamo un bell'involtino, così, e lo -ficchiamo qua dentro. Ecco fatto. Va bene? - -Il cavaliere, guardando a occhi sbarrati le sue cinque lire precipitare -con i due soldi del soldato dentro una cassetta bianca su cui splendeva -una croce rossa, non potè fare a meno di esclamare: - --- Che tempi! - --- Gran tempi! -- esclamò il soldato. - --- Già. Precisamente! -- si affrettò a confermare il cavaliere. -- -Vorrei però un piccolo piacere da voi. - --- Se posso, volentieri. - --- È semplicissimo: tra un'oretta circa, arriverà qui un veterano -garibaldino con una gamba sola e chiederà anche lui del sottotenente -Allegoria. Bisognerebbe farlo aspettare qui e venirmi ad avvisare perchè -non desidererei incontrarlo. - --- Vada pure. - --- Grazie tante! -- fece il cavaliere; e infilò in fretta le scale -lasciando nell'aria pregna di acri odori d'etere e di iodoformio, una -larga scia di violetta. - -Al primo pianerottolo si arrese all'invito di un gigantesco specchio. Si -fermò. Si rigirò da destra e da sinistra. Che meraviglia! Il suo Ginetto -sarebbe restato allibito vedendolo, e si sarebbe finalmente formato un -giusto concetto del valore del suo papà. - -«Ma insomma -- direte voi -- lo scopo del cavaliere era quello di vedere -il figlio o quello di farsi vedere dal figlio?» - -«Che colpa ne ho io -- vi risponderò -- se era più questo che quello?» - -Del resto, il cavalier Allegoria era logico. - -Possedeva un cervello capace di ridurgli qualunque cosa, per grande che -fosse, alla sua statura: metri 1.52! Perchè non servirsene anche di -fronte a questa immane guerra europea che spaventava tutti? Ed eccovela -ridotta alle proporzioni di una nana rumorosissima.... ma quasi innocua -per chi sa scansarsi a tempo. - -Ragione per cui il fatto che il suo Ginetto vi avesse preso parte, il -fatto ch'egli si fosse trovato viso a viso col feroce nemico in quelle -furibonde tempeste d'odio e di fuoco dove si fucinano anime giganti, -aveva per il cavaliere una scarsissima importanza. Se ne era valso, -questo sì, in certi casi, come si era valso del passato glorioso di suo -padre, al momento opportuno, per stringere utili conoscenze, per far -bella figura al caffè, per concludere i suoi buoni affari guerreschi. Ma -se n'era valso con la ferma persuasione che quella roba avesse soltanto -un valore apparente e transitorio, «un valore da brillante chimico» che -bisognava abilmente sfruttare alla luce artificiale del momento. - -Che cos'erano i grandi sacrifici di averi e di persona che costituivano -la gloria di suo padre, ridotti alla statura di metri 1.52? - -«Errori giovanili.» - -Per il povero Ginetto, no: non era il caso di parlar di errori. -L'avevano «strappato» dalla tranquilla casa paterna, dal suo studietto -d'avvocatino che già prometteva, dal suo _Tennis_ che gli piaceva -tanto.... e là, di botto, in quell'inferno. Tutto quello che si può fare -in simili frangenti, è riportare la pelle a casa, e il suo Ginetto -l'aveva saputa riportare, se non proprio a casa, per lo meno -all'ospedale, cioè a metà strada. E questo, secondo lui, era il vero -merito del suo Ginetto; nè pensava a contestarglielo.... - -Ma, per Dio! lui, nel frattempo, aveva messo insieme un patrimonio!... e -questo, via, siamo giusti, era un merito un po' maggiore. - -Ridotta in questi termini la questione, cioè alla statura suddetta di -metri 1.52, non vi sembrerà più strano che il cavaliere andasse a quella -visita più per essere ammirato che per ammirare. - - -------- - -Ma la prima impressione del figlio alla vista del padre dovette essere -alquanto diversa da quella che il cavaliere sentiva di meritare. - --- Come va che al mio ingresso ti sei tutto rabbuiato? Chi aspettavi? - --- Io rabbuiato? ma ti pare, papà? -- balbettava il giovane. - --- Scommetto che non avevi riconosciuto il tuo vecchio papà, in questa -superba _mise_! -- gridò a un tratto il cavaliere, tutto felice di avere -col suo pronto ingegno spiegato il segreto di quella impacciata -accoglienza. -- Scommetto che alla prima occhiata hai pensato: «Chi può -essere questo _mylord_ che mi viene a trovare?» - --- Già.... già.... proprio così! -- esclamò il giovane sorridendo -amabilmente alla scusa offertagli. -- Già, non t'avevo riconosciuto.... -Non t'aspettavo proprio, capisci.... t'avevo tanto raccomandato di non -venire.... di non fare questo viaggio così lungo.... per così poco.... - --- Puff! Lungo, questo viaggio?... in prima classe?... Tutto un sonno! -non me ne son nemmeno accorto! - --- Ma la spesa.... - --- Scioccherello! Non sai che tuo padre è diventato un capitalista?... -Eppure nelle mie lettere ti devo aver accennato.... - --- Ma sì.... ma sì.... - --- E dunque?... Altro che spesa di viaggio, mio caro! Son venuto armato -di buoni fogliettoni da mille.... e disposto a farli scivolare dove sarà -il caso.... -- soggiunse abbassando il tono della voce e strizzando -l'occhio. - --- Che cosa vuoi dire? -- chiese con gran vivacità il giovane fissando -il padre e facendosi scarlatto fin tra i capelli. - --- Per quello Iddio! hai ragione! -- mormorò il cavaliere -- in questa -razza di ambienti le mura hanno orecchie!... Ma che cos'hai?.... Perchè -diventi così rosso?... Come?... «E la verg....»? Che diavolo dici? La -vergogna? La vergogna di che?... Perchè ti mordi così forte le -labbra?... Bah! io non ci capisco niente, parola d'onore! -- E, così -dicendo, si girò sul tacco e fece una passeggiatina per la camera. - --- Che sole! Che clima! -- disse affacciandosi alla finestra. -- Una -villetta in Riviera.... non sarebbe mica una cattiva idea! Eh! Eh! che -ne dici?... Sei un po' pallido, ora. Troppo pallido, per quello Iddio! --- esclamò ritornando verso il letto del figlio. -- Che vuol dire? hai -qualche doloretto, forse?... A proposito! non ti ho nemmeno chiesto -quale sia precisamente la tua malattia. Nella tua lettera ti sei -dimenticato di dirmelo.... - --- Oh! niente.... niente.... un po' di reumatismo.... -- brontolò il -giovane. - --- Reumatismo! Ma bravo Ginetto! -- sussurrò il cavaliere. -- Malattia -che si presta benissimo a un po' di gioco di bussolotti. Mi sono -approfondito in materia. Siamo a cavallo, caro mio! Ti riporto a casa, -quant'è vero ch'io son dritto qua!... Vedrai, Ginetto, che studiolo -_chic_ metteremo su; e ti porterò i miei affari che son meglio dei tuoi, -e faremo quattrini a palate, e marcerai anche tu con stivaletti da -trentotto lire come questi e vestiti da centocinquanta come questo.... -Pensa che effettone! quando ritornerai tra le signorine del tuo -_Tennis_. Son tutte in attesa d'un reduce: il primo che arriva, se lo -mangiano! T'invidio un pochetto, sai: ma, come si fa? Sono o non sono il -tuo vecchio papà?... Qua un bell'abbraccio! - --- Non posso muovermi, bada! -- si affrettò a gridare il giovane. - --- Per quello Iddio! Anche le braccia reumatizzate? Vero reumatismo -articolare diffuso!... Ma allora andiamo a gonfie vele! Non muoverti: ti -darò io un bel bacione!... Dopo di che, smetteremo di dir sciocchezze e -parleremo un po' di cose serie. - --- Sarebbe ora, -- disse secco il giovane. - --- Come sarebbe a dire? -- chiese il cavaliere increstandosi. - --- Ma, che so io? -- fece il giovane seccato: poi soggiunse -inzuccherando un po' il tono: -- Veramente, papà, non mi so proprio -spiegare perchè mi siano uscite di bocca quelle parole. - --- Non ti sai spiegare? -- esclamò il cavaliere, come illuminato da un -lampo di genio. -- Ebbene, te lo spiego io. Tu sei affetto da _choc -nervoso_. Lo avevo sospettato fin dal principio della nostra -conversazione: ora ne ho la riprova inconfutabile. Vengano a negarmelo -se possono. _Choc nervoso! Choc nervoso!_ per quello Iddio! Faremo -resultare anche questo, non aver paura, Ginetto mio! Metteremo in bella -luce anche questo!... e vinceremo! vinceremo noi!... - -Senza affatto considerare la strana figura che faceva fare a quella -parola «vinceremo» usandola in quel senso e parlando a un soldato, il -nostro ineffabile cavaliere inarcò le bionde sopracciglia, sbuffò e -soggiunse: - --- Eppure.... tutto questo magnifico edifizio può precipitare.... Sì, -figlio mio. Questa è la cosa seria di cui ti volevo parlare. Próvati un -po' a indovinare chi viaggiava nello stesso mio treno stanotte.... Io -non so come diavolo sia venuto a sapere che tu.... - --- Il nonno! -- gridò il giovine; e il grido parve uno scoppio. - --- Oh! guarda, guarda! -- osservò un po' turbato il cavaliere. -- Come -va questa faccenda? Lo sapevi? - --- No!... l'ho detto così per dire.... perchè veramente questa notte mi -son sognato che veniva a trovarmi.... - --- Bel sogno, per quello Iddio! Io all'età tua facevo dei sogni più -divertenti! -- gridò, senz'affatto ridere, il cavaliere; e poi riprese -infuocandosi man mano: -- Ma intanto il sogno è triste realtà; tra -mezz'ora quello arriverà qui in tenuta di gala, metterà sossopra -l'ospedale con quella sua voce di basso profondo, verrà qua al tuo letto -per dimostrarti che non hai niente, che devi rialzarti e ritornare lassù -come fece lui quando s'imbarcò a Quarto con le coliche; ti rovescerà -addosso tutta la storia d'Italia, ti pungerà nell'onore.... si sa che -quello, alla tua età, è sempre un punto debole.... e tu cascherai come -un imbecille, e così il nostro bel piano di onesta felicità famigliare -se n'andrà in fumo!... E non è il primo che ci manda all'aria, quello -là, con i suoi principî inderogabili, con i suoi idealismi da racconti -per l'infanzia! Ricórdati! non per nulla tu gli appioppasti il titolo di -Catone il censore!... Dunque, in gamba, ragazzo mio: se ti preme di -mettere la pelle al sicuro, la ricetta te la do io: non gli lasciar -aprir bocca. Urla, piangi, accusa dolori strazianti, pronunzia parole -senza senso comune.... Bisogna commuoverlo, bisogna fargli perdere la -bussola, bisogna rimandarlo a casa persuaso che tu sei moribondo. Non -c'è altra via di salvezza! E sta in te. Io, purtroppo, non ti posso -aiutare di presenza. Sai che io.... lo rispetto.... lo venero, se -vuoi.... ma è inutile! è sempre stata l'unica persona capace di farmi -uscir dai gangheri!... Ora poi le nostre relazioni si sono ancora più -tese in seguito a un certo suo rifiuto di presentarmi a un suo vecchio -amico, compagno di garibaldinate, che aveva in mano un affare -meraviglioso e cercava un socio onesto e capace.... Per quello Iddio! -Era bene il caso di presentarmi! non ti pare? Dalla rabbia ero arrivato -a offrirgli mille lire! Capisci? Mille lire per quattro parole un po' -calde, con quella miseria che si ritrova.... Ebbene, niente! duro come -un macigno. E l'affare l'ha fatto un altro, e ci ha guadagnato quindici -mila lire!... un imbecille, tra parentesi, che è finito in prigione. Hai -capito? Questi sono i suoi eroismi! Dopo avere dilapidato il patrimonio -di casa e ridotto me a fare il misero impiegatuccio, adesso vuole anche -impedirmi di approfittare del _momento fortunato che attraversiamo_ per -rifare un po' di quello che lui ha disfatto!! Insomma, -- concluse il -cavaliere al colmo del bollore, afferrando l'orologio. -- Son le dieci, -per quello Iddio! Il nemico è alle porte. Ritornerò oggi a sentire -l'esito della battaglia. Siamo intesi! Pensa alla pelle! Pensa al papà -col portafogli pieno! Pensa alle signorine del _Tennis_!... Addio!! - -Ma non aveva ancora posato la mano rossa e fremente sulla maniglia -dell'uscio, che il corridoio fu invaso da un rombo umano accompagnato da -un frastuono di macchina. - --- È lui! -- gridò il cavaliere esterrefatto. -- Quel cretino di -portiere non me l'ha fermato un corno! Già, che cosa vuoi aspettarti da -un uomo che non conosce il valore del denaro!... Ma adesso come faccio a -scappare? Bada che io non voglio assolutamente vederlo, a costo di -nascondermi sotto il letto, a costo di.... Quella porticina a muro dove -mette? nella camera accanto? Mi rimanderanno indietro? - --- No, no: non è una camera, è.... è.... - --- Ma è quello che ci vuole per me, allora! perchè non me l'hai detto -subito, figlio mio? - -E il profumatissimo cavaliere scomparve dietro il segreto usciolo -nell'attimo stesso in cui l'altro uscio si spalancava sotto l'impeto del -massiccio eroe garibaldino. - --- Nonno! -- gridò il ragazzo scintillando di gioia e cercando di -alzarsi sul gomito destro. - --- Figliolo mio caro! -- tuonò il vecchio arrivando al letto con due -soli tremendi colpi di stampelle. -- È salva la gamba? - --- Salva, nonno! -- esclamò il ragazzo, -- non si taglia più: in -quaranta giorni guarisce!... La mano, invece, me l'han dovuta tagliare, -vedi? È stato ieri a quest'ora: era troppo fracassata: non c'era -rimedio.... Ma, non aver paura, ci ritorno lo stesso alle mie trincee, -sai!... Ho già steso la domanda.... me lo devono accordare.... è la -sinistra.... - -Il vecchio aveva fatto un passo indietro come per godersi intero lo -spettacolo di quella creatura fatta a imagine sua, come provasse -finalmente, per la prima volta, la gioia d'avere un figlio. - -Parve che dalla sua bocca convulsa volesse uscire un torrente di parole. - -Ma ne ruggì due sole: - --- Viva l'Italia! - -E afferrata con feroce tenerezza la testa del ragazzo, scoppiò in un -pianto dirotto. - - -E il cavaliere Allegoria? - -Sta bene dov'è. - - -------- - - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK STORIE DA RIDERE.... E DA -PIANGERE *** - - - - - A Word from Project Gutenberg - - -We will update this book if we find any errors. - -This book can be found under: http://www.gutenberg.org/ebooks/40917 - -Creating the works from public domain print editions means that no one -owns a United States copyright in these works, so the Foundation (and -you!) can copy and distribute it in the United States without permission -and without paying copyright royalties. Special rules, set forth in the -General Terms of Use part of this license, apply to copying and -distributing Project Gutenberg(tm) electronic works to protect the -Project Gutenberg(tm) concept and trademark. Project Gutenberg is a -registered trademark, and may not be used if you charge for the eBooks, -unless you receive specific permission. If you do not charge anything -for copies of this eBook, complying with the rules is very easy. 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Information about the Mission of Project Gutenberg(tm) - - -Project Gutenberg(tm) is synonymous with the free distribution of -electronic works in formats readable by the widest variety of computers -including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists -because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from -people in all walks of life. - -Volunteers and financial support to provide volunteers with the -assistance they need, is critical to reaching Project Gutenberg(tm)'s -goals and ensuring that the Project Gutenberg(tm) collection will remain -freely available for generations to come. In 2001, the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation was created to provide a secure and -permanent future for Project Gutenberg(tm) and future generations. To -learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and -how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 and the -Foundation web page at http://www.pglaf.org . - - - Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive - Foundation - - -The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit -501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the state -of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal Revenue -Service. The Foundation's EIN or federal tax identification number is -64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at -http://www.gutenberg.org/fundraising/pglaf . Contributions to the -Project Gutenberg Literary Archive Foundation are tax deductible to the -full extent permitted by U.S. federal laws and your state's laws. - -The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. -S. Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered -throughout numerous locations. Its business office is located at 809 -North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email -business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact -information can be found at the Foundation's web site and official page -at http://www.pglaf.org - -For additional contact information: - - Dr. Gregory B. Newby - Chief Executive and Director - gbnewby@pglaf.org - - -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary - Archive Foundation - - -Project Gutenberg(tm) depends upon and cannot survive without wide -spread public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. - -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. 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