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- Storie da ridere.... e da piangere
-
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with almost
-no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it
-under the terms of the Project Gutenberg License included with this
-eBook or online at http://www.gutenberg.org/license.
-
-
-Title: Storie da ridere.... e da piangere
-
-Author: Ercole Luigi Morselli
-
-Release Date: October 02, 2012 [EBook #40917]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: ISO-8859-1
-
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK STORIE DA RIDERE.... E DA
-PIANGERE ***
-
-
-
-
-Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara Magni, and the
-Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net.
-
-This file was produced from images generously made available by The
-Internet Archive.
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-
- Storie da ridere.... e da piangere.
-
- _Vive memor leti._
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- --------
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- DEL MEDESIMO AUTORE
-
- _Orione. -- Glauco_, tragedie L. 3 20
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-
- E. L. MORSELLI
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-
- STORIE DA RIDERE....
-
- E DA PIANGERE
-
- NOVELLE
-
-
-
- MILANO
-
- _Fratelli Treves, Editori_
-
- --
-
- *Sesto migliaio.*
-
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-
-
- PROPRIETÀ LETTERARIA.
-
- _I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i
- paesi, compresi la Svezia, la Norvegia e l'Olanda._
-
-
- Tip. Fratelli Treves, 1919.
-
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-
- INDICE
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-
- L'OSTERIA DEGLI SCAMPOLI.
- L'ELEFANTE.
- LA BEFANA DI BACICCIA.
- «ITALIEN, LIEBE, BLUT...!»
- L'AEROPLANO.
- LA DONNA-RAGNO.
- LA VITA È ALLEGRA!
- IL CAVALIER ALLEGORIA.
-
-
-
-
- L'OSTERIA DEGLI SCAMPOLI.
-
-
-Dove può rifugiarsi la felicità!...
-
-Eppure ho veduto poca gente più felice di quella.
-
-Me li ricordo bene, in quel torrido febbraio bonaerense, dalla mattina
-alla sera sotto una gran tenda bianca a righe rosse, attorno a quattro
-tavole cariche di bicchieri, fuori di quella piccola ma celebre _Osteria
-degli Scampoli_, che poi finì bruciata con tutta l'isola di casupole di
-legno sgangherate, nel gran rogo d'un enorme deposito di catrame vicino,
-a specchio dell'acqua grassa e filigginosa del porto. Non erano uomini:
-erano resti d'uomini. Poco o molto della loro carne era già sotterra, ma
-glie n'era rimasta tanta da poter mangiare, bere, digerire, ridere e
-bestemmiare: scampati miracolosamente alle carezze dei magli, dei
-repulsori, degli ingranaggi, delle ruote, delle locomotive, affettati
-nei più strani e crudeli modi, ma liberati anche per sempre dalla
-pesante croce del lavoro e dei doveri sociali, vegetavano allegramente
-lì su quelle panche, appuntellati con le loro gruccie, agitando i loro
-moncherini, veri scampoli della grande merceria umana, come li aveva
-battezzati l'oste filosofo. Quest'oste era un marchigiano, calafato un
-tempo, che aveva avute spezzate le due braccia da un argano, a
-Cape-Town. La Castle-Line glie le aveva pagate in contanti sterline, in
-ragione di cento l'una, e lui aveva súbito venduto i ferri del suo
-vecchio mestiere e s'era imbarcato nel primo piroscafo per Buenos Aires,
-col gruzzolo, la poca roba, e una certa sua pallottola di moglie che
-vedeva il mondo non già roseo bensì addirittura rubicondo come la sua
-propria faccia; e rideva anche dormendo.
-
-Ma anche la ossuta e adusta faccia di lui riluceva lasciando la terra
-d'Africa, poichè il sogno di tutta la sua vita di emigrante era
-raggiunto; poteva finalmente aprire un'osteria alla Boca di Buenos
-Aires, dove aveva fatto la fame per due lunghi anni. N'era partito
-disperato e ora ci ritornava capitalista. Senza braccia, sì: ma a che
-servono le braccia a un capitalista! Per contare i quattrini gli
-sarebbero bastati gli occhi; per farli cadere dentro il cassetto del suo
-banco da oste gli sarebbero bastati i suoi complessivi quaranta
-centimetri di moncherini che gli sbucavano dalle maniche rimboccate
-della sua giacchetta, simiglianti con la loro cucitura fresca a due
-germanici salami d'oca. Del resto egli si sarebbe serbato la parte
-direttiva dell'impresa; due bei bracciotti grassi e robusti al servizio
-del suo cervello di aspirante milionario, li avrebbe sempre avuti: erano
-quelli della sua ridente pallottola che egli soleva chiamare
-inglesemente _Bullet_ e amava ora come non aveva amato mai.
-
-Poichè quella sciagura delle braccia doveva aver anche richiamato sulla
-singolare coppia una nuova luna di miele, anzi addirittura un plenilunio
-di miele.
-
-Un ebreo polacco commerciante di oggetti di gomma e schiave bianche, il
-quale s'era trovato a fare il viaggio da Cape-Town a Buenos Aires sullo
-stesso vapore, mi raccontava che era stato commosso fino alle lacrime da
-questo idillio di nuovo genere, durato ventiquattro giorni ininterrotti.
-Fosse la compassione materna per quel povero diavolo che aveva ormai
-bisogno di essere vestito e imboccato come un bambino d'un anno, fosse
-l'aspetto nuovo e quasi favoloso che davano a suo marito quelle duecento
-sterline cucite intorno alla pancia in una ventriera di tela da barche;
-certo è che _Bullet_ non aveva distolto un solo istante gli occhi
-amorosi dal suo Otello. Otello, così si chiamava lui, stava tutto il
-giorno sul castello di prua, comodamente disteso sopra una seggiola
-pieghevole che _Bullet_ aveva voluto comprargli con i suoi segreti
-risparmi di pettinatrice: mangiava, beveva, fumava la pipa, costruiva il
-suo avvenire guardando fisso nel mezzo delle nuvole, passava beatamente
-dal monologo al sonno, sicuro che la sua _Bullet_ non lasciava il suo
-posto di guardia seduta sopra una gomena, davanti alla sua preziosa
-pancia cinta della loro fortuna.
-
-Per imboccarlo, _Bullet_ veniva a sedersi ridendo sulle sue ginocchia,
-soffiava sulla minestra, l'assaggiava prima di dargliela, come una buona
-mamma, gli mondava le banane, gli vuotava in corpo numerosi bicchieri di
-vino. Finito di mangiare parlavano e ridevano un buon poco, rimanendo
-così, lei seduta sulle ginocchia di lui; parlavano del loro avvenire che
-egli costruiva anno su anno, con un progressivo sfoggio di fantasia
-milionaria, che dava le vertigini alla ridente pallottola di ciccia.
-Quando Otello s'era esaurito, puntava contro la sua _Bullet_ i suoi due
-moncherini, ed essa ci si buttava in mezzo ridendo e baciandolo sul
-viso. Allora, sottovoce, per non essere udito, egli le diceva: -- Tiemmi
-di conto, sai, _Bullet_, perchè il tesoro vero non è quello che ci ho
-intorno alla pancia, è quello che ci ho nel cervello! Vedrai! tra dieci
-anni, duecento sterline te le voglio mettere all'orecchio a te! -- E
-_Bullet_ stralunava gli occhi dal gran gusto.
-
-Una volta il mio ebreo polacco colse, non visto, quest'altro brano di
-idillio.
-
-_Bullet_, carezzando la testa e il collo bruno del suo Otello, gli
-sussurrava dolcemente: -- Ti ricordi quando mi dicevi: «Se tu mi
-tradissi, io farei come quell'altro Otello, ti strozzerei!». E adesso,
-sentiamo un po', se ti tradissi, che cosa mi faresti? -- E qui una gran
-risata.
-
-Dal modo come Otello aveva guardato la sua cicciuta Desdemona, si capiva
-bene che da tempo immemorabile non aveva pensato ad una simile
-possibilità, tuttavia bestemmiò torvamente per dare una intonazione
-terribile alla sua prossima risposta; e finalmente disse: -- Adesso ti
-mangerei tutta, come un lupo.
-
--- Ah! sempre lui, il mio Otellino! -- aveva strillato la donna, --
-quanto mi piaci! -- E gli aveva appiccicato due improvvisi baci sugli
-occhi ancora minacciosi, sì che lui aveva dovuto chiuderli e ridere.
-
-Così erano arrivati a Buenos Aires. E prima ancora che egli avesse
-trovato quella tale osteria da rilevare, che facesse al caso suo, gli
-s'eran messi d'intorno, per naturale gravitazione, cinque o sei
-storpiati, come lui, non dalla natura, ma dalle più svariate
-applicazioni meccaniche del genio umano. Questi erano tutti pensionati
-delle ferrovie, delle compagnie di navigazione, delle assicurazioni,
-delle società di mutuo soccorso; e così non avevano preoccupazione
-maggiore di quella del buon vino, e gli promisero di strascinarsi dietro
-tutti gli storpi della capitale, purchè il vino fosse sincero e
-l'osteria fosse in qualche modo intitolata a loro.
-
-Per incominciare, l'affare fu giudicato ottimo dall'oculato Otello, e in
-una notte di veglia febbrile il nome lo trovò: _Osteria degli Scampoli_.
-Questa mite ironia senza rimpianto fu approvata alla unanimità: si
-giudicò incapace di turbare l'allegria e la sete degli avventori, e nel
-medesimo tempo capace di molto richiamo.
-
-Quando io la vidi per la prima e per l'ultima volta, in quel lontano
-febbraio, l'_Osteria degli Scampoli_ aveva sei mesi di vita ed era nel
-suo più bel rigoglio. Dalle otto della mattina alle due della notte la
-instancabile _Bullet_ ruzzolava dentro e fuori, da una tavola all'altra,
-pronta a ogni chiamata, con gli occhi e il sorriso sempre dovunque,
-aiutata appena da un garzoncino di dieci anni, azzoppato, in verità, per
-il vizio che aveva di stuzzicare la coda dei cavalli del porto, ma
-reclutato con entusiasmo, come ultima pennellata al suo capolavoro, dal
-nostro Otello; il quale troneggiava seduto dietro il banco con la sua
-pipa in bocca per tutte le dieciotto ore che la sua osteria stava
-aperta. S'era sbiancato, ora, in faccia, e s'era ingrassato a vista
-d'occhio. Una volta che _Bullet_ gli disse: -- Eri più bello prima! --
-Otello rispose gravemente: -- Ogni stato sociale ha la sua estetica, mia
-cara! Da calafato ero bello perchè somigliavo a un'ascia; ma il
-capitalista, per esser bello deve assomigliare a un salvadanaio.
-
-Non si muoveva mai dal suo banco, come ho detto, ma soltanto, ogni
-sabato, andava a depositare al «Banco Español del Rio de la Plata» gli
-introiti della settimana. Ci andava solo, perchè teneva
-straordinariamente a bastare a sè stesso in tutto ciò che era
-amministrazione della sua azienda. A tale scopo aveva imparato a
-conteggiare e a firmare tenendo la penna con la bocca. _Bullet_, alle
-undici precise di ogni sabato mattina gli spegneva la pipa, gli metteva
-il denaro contato nella tasca interna del panciotto, ben incartato in un
-pezzo di giornale, gli riabbottonava panciotto e giacca, ed egli usciva
-per fare sempre a piedi il lunghissimo tragitto che lo divideva dalla
-famosa _esquina_ delle Banche. Un'ora di andata penosa e circospetta.
-Un'ora di ritorno tutta fischiettata e cantarellata.
-
-L'aveva sempre passata liscia: non gli era mai toccato nessun incontro;
-ma in ogni caso, da che aveva perduto le braccia, da buon filosofo che
-egli era, aveva riposto una fiducia illimitata nella potenza delle sue
-gambe, e soleva dire: -- Io non ho paura: con un calcio ne stendo in
-terra quattro!
-
-Il sabato, dunque, dalle undici fin verso le due, _Bullet_ rimaneva sola
-a reggere le sorti dell'azienda, come le diceva Otello prima di uscire
-agitando paternamente il moncherino. Secondo le prescrizioni, non
-avrebbe dovuto abbandonare, _per nessuna ragione al mondo_, il banco,
-lasciando sbrigare tutto il servizio dal ragazzino zoppo. Ma, aimè! la
-buona pallottola non comprendeva questi alti precetti: resisteva forse
-una mezzoretta rigirandosi sulla sedia maritale, come se ci avesse avuto
-sotto le spine, ma poi, agli insistenti richiami di quei suoi allegri
-avventori, ruzzolava giù dal suo trono e ricominciava a ballonzolare tra
-le tavole come al solito, fermandosi ora qua ora là, a chiacchierare e a
-ridere. Ruzzolava più presto se la chiamava Peppino, e le fermate che
-faceva alla tavola dov'era lui erano le più lunghe; ma questo non faceva
-meraviglia a nessuno, perchè Peppino era l'anima, il dio tutelare di
-quell'osteria.
-
-Arrivava la mattina verso le dieci sopra una comoda poltrona triciclo
-messa in moto dalle sue braccia, sempre ben vestito, benissimo
-pettinato, coi baffi irreprensibilmente arricciati e profumati alla
-violetta, la barba rasata sempre di fresco; dimostrava meno dei
-trent'anni che aveva, nonostante le proporzioni erculee del suo collo,
-del suo petto e dei suoi polsi.
-
-La tavola dove si metteva lui in cinque minuti si riempiva di gente. Ne
-raccontava di storie buffe! Era stato atleta in un circo equestre per
-dieci anni e aveva visto tanto mondo; e poi faceva certi giuochi di
-prestigio da rimanere a bocca aperta. Le gambe glie le avevano, niente
-di meno, mangiate i pesci cani. In mezzo all'Oceano si era gettato in
-mare dal piroscafo per salvare la figlia di un banchiere italiano che
-s'era voluta uccidere. Era riuscito miracolosamente a salvare la
-ragazza, ma lui era stato issato a bordo che pareva una botte sfondata
-da tanto sangue buttava. Il banchiere l'aveva assistito come un padre.
-Appena giunti a Buenos Aires gli aveva comprato quella magnifica
-poltrona triciclo e gli aveva assegnato un mensile vitalizio che gli
-permetteva di bere vino in bottiglie e giocare ogni sera delle vere
-sommette. Questo gioco della sera attirava ogni sorta di gente
-quattrinaia nell'osteria di Otello, e le bottiglie più vecchie si
-vuotavano a dozzine; e Otello, il cui fiuto finanziario non fallava, se
-gli avessero ridato le due braccia per portargli via Peppino, avrebbe
-risposto: No!
-
-Un sabato, dunque, verso il tocco, eravamo una diecina intorno a Peppino
-fuori dell'osteria; ci raccontava di quando in un _cabaret_ di Parigi
-aveva vinto mille franchi di scommessa al re Leopoldo stendendosi in
-terra supino, a dorso nudo, e facendosi salire sul petto quattro
-ballerine: e v'assicuro che bisognava ridere per forza, a sentirla
-raccontare da lui. _Bullet_ si doveva tenere addirittura la sua pancetta
-con le mani.
-
-Ma in mezzo alle risate amiche, si udì una voce secca secca dire: -- _No
-puede ser!_
-
-Ci rivoltammo; l'interlocutore era sconosciuto a tutti: un basso
-spagnolo con un lungo soprabito giallo tutto sbrindellato, un largo
-cappello di paglia annerito dalle intemperie, i piedi calzati
-stranamente di rosa, piantati con gran fierezza dentro due scarpe di
-corda. Stava ritto dietro Peppino, con la sigaretta in bocca e le mani
-in tasca.
-
--- Non può essere! -- ripetè col suo pretto accento madrileno -- io sono
-dell'arte, sono atleta anch'io, atleta girovago perchè si sa pur troppo
-che nel mondo vale la fortuna e non il merito, ma sono uno dei più forti
-atleti che abbia oggi la Spagna e si sa che la Spagna è la patria dei
-più forti atleti del mondo. Ebbene, io posso garantire, che nè io nè
-nessun altro atleta spagnolo può fare un esperimento di questo genere!
-
-Peppino lo guardava più tranquillo di noi, senza ombra di risentimento.
-Quando ebbe finito, gli disse:
-
--- Qual è il peso più grosso che alzi?
-
--- Il mio peso da un quintale verificato e bollato in dodici concorsi,
-col quale ho guadagnato le dodici medaglie d'oro d'argento e di bronzo
-che loro possono ammirare sul mio petto!
-
-E così dicendo lo spagnolo si sbottonò con una sola stratta tutta la sua
-pelandrana e ci si mostrò in maglia rosa e brachette di raso viola, col
-petto trasformato in un vero medagliere.
-
--- E dove ce l'hai questo peso? -- domandò Peppino.
-
--- Nella mia carrozza! -- esclamò lo spagnolo presentandoci con un gesto
-solenne un orribile carretto a due ruote carico di ogni ben di Dio, cui
-era attaccato un cavalluccio tutto pelo e ossi.
-
--- Portalo qua.
-
-Lo spagnolo si levò la palandrana, estrasse dal carretto due enormi
-palle infilate ai capi d'una grossa sbarra di ferro, e venne tentennante
-ma sorridente a gettarle ai nostri piedi, facendoci balzare tutti sulle
-sedie per il contraccolpo.
-
--- Fammelo assaggiare, -- disse Peppino; e chinandosi sul suo triciclo,
-e con la destra afferrato nel giusto mezzo il peso, lo tenne per un
-momento sollevato, con una facilità che preoccupò visibilmente lo
-spagnolo.
-
--- Se, così come son ridotto, senza gambe, t'alzassi questo peso e te
-seduto sopra, tutto di forza, senza spinta, perchè ho le spalle
-appoggiate, ci crederesti allora a quello che ho raccontato?
-
--- Allora sì! -- rispose lo spagnolo sorridendo incredulo.
-
-Peppino si levò la giacchetta e la dette in custodia ad un ammiratore
-vicino, poi si levò anche la camicia e mise al nudo un torso candido e
-gigantesco come quello di Ercole.
-
-_Bullet_ aveva smesso di ridere per guardare a bocca aperta. A un tratto
-strillò:
-
--- Che bellezza di bracci, per Diana!
-
--- È un pezzo che non vi sentite stringere la vita! -- gridò Peppino,
-ridendo con tutti i denti. -- Dite la verità che n'avete voglia d'una
-strettarella, eh birbacciona? -- E aprendo le braccia: -- Volete
-favorire? Io ci sto di core!
-
--- Se vi sentisse Otello! -- si limitò a rispondere _Bullet_, rimanendo
-però lì come tenuta dall'incanto di quelle due braccia magnifiche.
-
--- Su! Su! la gran prova! -- dicevano gli amici di Peppino.
-
-E Peppino allora mise in tensione tutti i suoi muscoli e tenendo le
-braccia piegate contro il petto disse: -- Avanti! mettetemi il manubrio
-qua sulle mani.
-
-Glie lo alzammo in quattro e glie lo mettemmo come aveva detto. Le sue
-braccia non cedettero d'un centimetro, ma il triciclo ne parve
-sconfortatissimo.
-
--- Niente paura; cigola, ma non si rompe, -- disse Peppino ridendo. --
-Qua a sedere, signor spagnolo, e attento all'equilibrio!
-
-Mentre lo spagnolo salì e si sedette agilmente sul lungo manubrio di
-ferro, il pianto del triciclo raddoppiò, ma le braccia di Peppino
-stettero salde come di ferro massiccio.
-
-E l'ascensione del peso, con relativo atleta spagnolo, incominciò subito
-lenta e sicura. Lo sforzo era gigantesco: gli occhi bianchi di Peppino
-sembravano galleggiare nel sangue: l'Eracle di marmo in riposo s'era
-trasformato in un Eracle di porfido sollevante Anteo.
-
-Ad un tratto, quando già la vittoria era sicura (ed era sempre una bella
-vittoria, anche supponendo che il peso controllato e bollato dall'atleta
-spagnolo fosse stato di cinquanta chili invece che di cento!) ecco si
-ode uno schianto secco e si vede il nostro Peppino abbassarsi di un
-palmo contro terra mentre lo spagnolo si getta impaurito sulle nostre
-spalle. Il mozzo d'una ruota del triciclo aveva ceduto. Lo spagnolo
-riprese prontamente dalle mani di Peppino il suo peso e, poggiatolo in
-terra per ritto, e impugnatone il manubrio a mo' di lancia, volle
-stringere la mano di Peppino dicendogli solennemente: -- Collega, ora
-credo a tutto quello che hai raccontato e che racconterai: saresti degno
-di misurarti col mio glorioso maestro Santiago Machacapulgas! e più non
-si può dire!
-
-Ma la sua voce reboante fu travolta dal clamore dei nostri «evviva!».
-Peppino schizzava sudore e gioia da tutti i pori, e il sudore gli colava
-giù a rigagnoli per le valli del suo vasto torace e la gioia la sfogava
-schiacciando tra le sue ogni mano che gli si tendeva, e baciando a
-quattro doppî gli amici più vecchi. Quando fu la volta di _Bullet_ che
-gli tese la mano tutta esultante, ci fu tra quei due ritratti della
-salute un tale scambio di occhiate, che Peppino, credendo certo di
-meritarsi un tal premio per la sua vittoria, se la tirò giù addosso, le
-cinse la vita con le sue braccia formidabili e incominciò a baciarla di
-santa ragione. La nuova vittoria, sebbene più facile della prima,
-suscitò un eguale scoppio di applausi.
-
-Ma aimè! avevamo fatto i conti senza l'oste.... il quale in quel
-momento, non visto da nessuno, era sopraggiunto di ritorno dalla sua
-operazione finanziaria; senza dir verbo aveva sfondato come un ariete il
-nostro cerchio plaudente, e, con pronta decisione, cacciava avanti uno
-dei suoi vasti piedi, dirigendolo sulle due teste colpevoli.
-
-Fu un lampo. Il piede arrivò a destinazione.
-
-Ma quando Otello fece per ritirare il suo arto con l'evidente disegno di
-ripetere il colpo, non gli fu possibile. _Bullet_ con uno strillo da
-maialetto impaurito era ruzzolata in terra, poi fuggita via in bottega;
-e quanto allo strumento della sua vendetta, esso era stato fulmineamente
-e irrevocabilmente afferrato dalle mani di Peppino. I due si guardarono
-in faccia.
-
-Il faccione imperturbabile e ancora ridente di Peppino dimostrava
-apertamente il suo tranquillo piano di battaglia. Sembrava dire: Per
-conto mio, non ti lascio il piede sino a che non ti son passati i
-bollori.
-
-Invece la faccia grifagna di Otello dimostrava un farraginoso rimuginìo
-interno, in cui tutti i più inverosimili disegni di difesa e di offesa
-venivano volta a volta accolti e scartati. Ma il piano del gran Peppino
-non era sbagliato: a lungo andare, quella forzata posizione cicognesca
-non poteva non ricondurre nell'animo di Otello quella serena e profonda
-filosofia che gli aveva sempre appianato ogni scabrosità della vita.
-
--- Ti vien da ridere, di' la verità, Otello! -- gli disse Peppino.
-
--- Ancora no, -- brontolò Otello.
-
--- Bada che siamo buffi: pensaci un po' bene. Non vedi che questi
-poveretti d'intorno non possono parlare perchè gli scoppia la bocca dal
-ridere?
-
-Otello sorrise, Peppino scrosciò; e nacque una risata omericamente
-inestinguibile.
-
-Quella sera vi fu gioco nutritissimo nell'_Osteria degli Scampoli_. Al
-tocco eran capitati per caso a bere sette o otto capitani inglesi, e
-Peppino, che sapeva l'inglese, li aveva tirati nel gioco già
-incominciato, e le sterline correvano più del solito sulle modeste
-tavole di Otello, ed egli, dal suo trono, ne fremeva di orgoglio e
-ragionava forte, tra sè e sè, come non mai.
-
-Io, dopo aver regolarmente perduto quel poco che avevo in tasca, ero
-solito accomodarmi alla prima tavola sotto il banco, che a quell'ora era
-sempre vuota, per schiacciare un sonnellino. Tenevo moltissimo a quel
-sonnellino di mezz'ora perchè quasi sempre sognavo di vincere.
-
-Quella sera, l'ho già detto, il monologo fioriva sulla bocca di Otello:
-però non era cosa facile intendere il senso delle sue parole in mezzo al
-vociare dei giocatori. Ma è certo che, poco prima di addormentarmi, lo
-udii distintamente dire: -- E sessantaquattro! -- (si riferiva a
-bicchierini di _whiskey_). -- E quattro mazzi di carte!... E dodici
-banchi!... Trenta _pesos_ di guadagno netto in tre ore!... Loro possono
-perdere laggiù; ma io di quassù vinco sempre: poco ma sicuro! Le fortune
-si fanno così.... Questo si chiama aver occhio e bernoccolo: dal primo
-giorno che l'ho conosciuto ho detto subito: Questo Peppino sarà la mia
-fortuna!... Veramente.... quell'abbraccio.... proprio là in presenza a
-tutti.... è stata una mezza canagliata.... Mah!... Alla fin delle
-fini.... forse.... ha ragione lui: la pipa mi son dovuto sì o no
-adattare a farmela accendere da un altro? Anche la moglie da qualcuno
-bisognerà pur che me la faccia abbracciare!....
-
-
-
-
- L'ELEFANTE.
-
-
-C'è una sola fatica della quale l'uomo civile non senta mai il bisogno
-di riposarsi: ed è quella di occuparsi dei fatti del prossimo. Infatti
-nelle stazioni climatiche e ai bagni di mare, dove si va per riposare di
-tutte le altre fatiche, nessuno pensa a riposarsi di quella.
-
-Sotto questo aspetto, la piccola tribù bagnante di *** potè dirsi
-veramente fortunata l'estate scorsa; perchè ai consueti soggetti ormai
-tradizionali del luogo se ne aggiunse uno del tutto impreveduto e
-imprevedibile.
-
-Si trattava di una enorme femmina piombata là, in quel lembo di spiaggia
-adriatica, come un bolide.
-
-Di dove era venuta?
-
-Nessuno lo sapeva.
-
-Era scesa da un vagone-letto proveniente da Brindisi; questo lo
-assicurava il giudice Cesti che aveva una passione atavica (diceva lui)
-per vedere arrivare i treni. Da ciò, e dall'aver essa con sè una piccola
-serva di pelle bruna ed un mostruoso _bulldog_ con i quali conferiva in
-inglese, il medesimo giudice aveva indotto che essa «provenisse» (_sic_)
-dalle Indie. Senonchè il professor Percossi, insegnante locale di storia
-e geografia, era pronto a scommettere qualunque bibita sostenendo che
-quella piccola negra era di razza australiana e che perciò la padrona
-doveva venire dall'Australia. Ogni volta che il giudice e il professore
-si trovavano di fronte, era battaglia dichiarata.
-
-La conclusione era sempre una: non si sapeva donde quell'enorme bolide
-carnoso fosse caduto, nè chi fosse.
-
-Appena giunta era salita sull'omnibus-automobile dell'Albergo dei Bagni,
-il migliore albergo del luogo, dove ella si era scelta la più bella e
-costosa camera, con salotto, lasciando in portineria un nome che poteva
-benissimo anche essere il suo: _Miss_ Mary Rudge.
-
-Ma se ne sapeva quanto prima. Il fatto che fosse _miss_ non meravigliò
-nessuno: tanto coloro che la giudicavano un giovanissimo fenomeno
-vivente, quanto coloro che le regalavano quarant'anni buoni, tutti si
-trovavano d'accordo nel crederla destinata ad una eterna verginità:
-tutti, perfino il biondissimo trentenne conte Saturni, che s'era di
-fresco sposata una signora di sessantaquattr'anni e senza un occhio, per
-trecentomila lire di dote! perfino due elegantissimi disperati già noti
-rivali del sullodato conte, i quali poi, sia detto in segreto, si
-sottoponevano ad acrobatici appostamenti per riescire ad essere notati
-dalla enorme _miss_!
-
-Sì, perchè in mezzo a tanto buio, c'era una cosa chiara: _miss_ Mary
-Rudge doveva avere di molti ma di molti denari: e questo punto
-indiscutibile era anche quello che esasperava tanto la curiosità di
-tutti. Figuratevi che, arrivata nei primi giorni di luglio, mentre
-ferveva sulla spiaggia il lavoro per la costruzione dei capanni
-municipali e privati, essa ne aveva provocato l'immediato arresto,
-pretendendo che le si erigesse in quattro e quattr'otto un robustissimo
-capanno a due piani, circondato di un ampio recinto di rete metallica,
-arredato del necessario per potervi dormire e mangiare, e validamente
-munito contro le intemperie. Ebbene: in soli cinque giorni tutto fu
-pronto. A tutti i vecchi del paese sembrò un miracolo, e si seppe subito
-che esso era dovuto ad una inaudita pioggia di sterline.
-
-Così, dopo cinque giorni, la nostra _miss_ (pur non cessando di tenere
-per suo conto la migliore camera dell'albergo) aveva preso regolar
-possesso della sua singolare abitazione. Si raccontavano i particolari
-del collaudo e se ne facevano gran risa. I due maestri carpentieri
-avevano passato un brutto quarto d'ora seguendola nella sua prima
-visita. Le più imprevedute e dolorose voci nascevano da ogni parte:
-quasi ogni fibra del legno implorava pietà al suo passaggio... Ma poi
-come a Dio piacque la cosa aveva avuto buon fine: la _miss_ aveva detto:
-«_all right_» e aveva pagato. Da quel giorno nessun piede profano potè
-più oltrepassare il recinto, e il luogo si chiamò come l'aveva
-battezzato un giovane e allegro falegname, mazziniano per la pelle, che
-faceva all'amore con la serva del giudice: _la casa dell'elefante_.
-
-Vorrei però che l'aveste veduta ritornare dalla sua lunga passeggiata
-meridiana, la miss gigantesca, ansante e sudante, coperta d'un immenso
-accappatoio grigio con la testa riparata da un piccolissimo ombrellino
-rosso, accompagnata dalla giovane servetta negra bassa e magrissima,
-seguìta ai calcagni dal fedele _bulldog_, il quale, specie nelle
-giornate di vento, scompariva tutto sotto il nuvolo di rena alzato dal
-poderoso passo del pachiderma.... Scusate! Era così viva la
-rassomiglianza, che proprio involontariamente....
-
-Quella passeggiata, forse l'avrete subito indovinato, non era se non una
-delle quotidiane torture alle quali la povera _miss_ si sottoponeva con
-altrettanto quotidiana fiducia: era un «numero» di quei vorticosi
-programmi di cure dimagranti, nei quali l'America del Nord è così grande
-maestra.
-
-I più sperimentati caccianasi del luogo, non potendo far altro, si
-dedicarono a compilare e a divulgare un particolareggiato resoconto
-della giornata dell'_elefante_. Alle sei della mattina: la levata; alle
-sette: un bagno di un'ora a 40°, nel vicino stabilimento idroterapico;
-alle otto e mezzo in punto: la pesatura. Questa funzione delicatissima e
-importantissima si compiva in una saletta terrena dell'Albergo dei Bagni
-dove era stata verificata e rinverniciata appositamente una vecchia
-stadera automatica. Il cassiere dell'albergo in persona, all'apparire
-della _miss_, lasciava il suo scanno, chiudeva a chiave il suo piccolo
-ufficio, e fattole un profondo inchino la precedeva nella «stanza della
-pesatura»: si levava di tasca due soldi e attendeva con solennità,
-tenendoli alti e bene in vista vicino alla bocchetta, pronto a
-gettarveli nel momento stesso in cui la piccola piattaforma incominciava
-a tremare sotto il primo colpo di piede dell'_elefante_.
-
-Lì per lì la lancetta sembrava impazzita; sotto gli occhietti trepidanti
-della _miss_, andava, tornava, si dibatteva.... finchè trovava riposo là
-verso i 107 o i 108.... chilo più chilo meno.... Per noi: «chilo più
-chilo meno»! non già per lei, poveretta! Una differenza di due
-ettogrammi bastava a far scintillare il suo massiccio volto di gioia o a
-disegnarvi una smorfia che la faceva improvvisamente rassomigliare al
-suo cane. Gioia e dolore erano sempre muti, e ci voleva un vecchio e
-appassionato amante delle bestie, qual io mi vanto d'essere, per
-commuoversi.
-
-Dopo la pesatura c'era la passeggiata lungo la spiaggia, la quale durava
-esattamente quattro ore: dalle nove al tocco dopo mezzogiorno. La
-partenza e il ritorno si effettuavano in mezzo alle più varie
-manifestazioni di allegria di tutti i gruppi di bagnanti davanti ai
-quali la paziente _miss_ era obbligata a passare. Al tocco preciso
-giungeva il ragazzo dell'albergo con due portapranzi e un cestino colmo
-di frutta. Il cestino rappresentava il vitto giornaliero della piccola
-negra. I due portapranzi erano uno per il cane, uno per l'_elefante_.
-Mentre la serva rosicchiava le sue frutta durante tutta la giornata,
-tanto il cane che l'_elefante_ divoravano in un attimo tutto il loro
-pranzo, uno di fronte all'altro, e non rimangiavano più fino al tocco
-del giorno dopo. E quello del cane era almeno un vero e proprio pranzo
-da cristiani, ma quello della povera _miss_ era semplicemente diabolico.
-Mezzo chilo di filetto arrostito, affogato nella salsa di senape, sei
-torli d'uovo che essa sbatteva crudi in quattro dita di autentico rum
-Jamaica e ingoiava tutti d'un fiato. Per chiudere, un gran limone da
-mangiarsi a fette.
-
-I camerieri del Ristorante dei Bagni comunicavano a tutti i clienti
-questa lista, con la medesima aria con la quale i guardiani dei giardini
-zoologici informano i visitatori sul vitto delle belve.
-
-Del resto in tutto e per tutto la povera _miss_ era ormai considerata
-niente più che un raro esemplare di qualche specie creduta scomparsa, e
-ognuno avrebbe giurato che quell'animale, sebbene somigliasse
-approssimativamente ad una donna, dovesse essere assolutamente incapace
-di pensare e sentire come pensano e sentono le nostre donne.
-
--- Basta un'occhiata per definirla un'apatica tipica! -- sentenziava il
-giudice per dimostrare la sua dimestichezza con le più recenti scoperte
-della criminologia.
-
--- Sì.... sì.... finchè fa di queste cacofonie, padronissimo.... ma la
-negra è australiana.... glielo dico io! L'etnologia non è un'opinione!
--- ribatteva sistematicamente il professore.
-
-Le signore, specialmente quelle magre, facevano faville per la felicità:
-in ogni lazzo, in ogni elaborata freddura del sesso maschile contro quei
-poveri innocui 107 chilogrammi esse vedevano un inno ai loro ossetti
-snodati, una sconfitta definitiva delle loro amiche grassocce.
-
-Una sera ad una festa (una di quelle compassionevoli feste da piccole
-stazioni balnearie, per le quali nessuno vuol cavar soldi e in cui il
-miglior divertimento è quello di criticare chi ha sudato per
-organizzarle), dinanzi a molte graziose signore nonchè al giudice Cesti,
-al professor Percossi e a quei due bellimbusti cacciatori di doti,
-arrischiai una timida ipotesi suggeritami da un attento esame degli
-occhi della _miss_, al quale esame da qualche giorno m'ero dedicato con
-paziente amore.
-
--- E se dentro a quell'enorme sacco di carne e di grasso battesse un
-piccolo e tenero e romantico cuore di donna, in tutto e per tutto simile
-a quello che voi signore ci mostrate attraverso i vostri sacchetti
-deliziosamente diafani e profumati?... Allora essa sarebbe sacra a un
-grande dolore.... e forse.... i suoi occhi lo dicono, per chi sa
-leggervi dentro....
-
-Passato il primo stordimento, un urlo selvaggio uscì da quei teneri
-cuoricini che mi circondavano e mi troncò la parola sulle labbra. Se
-invece d'essere ad una festa, fossimo stati nel centro dell'Africa, non
-mi avrebbero troncato soltanto la parola! Il giudice Cesti si limitò ad
-abbozzare un sottile sorriso da uomo che la sa lunga e non la beve. Il
-professor Percossi invece sembrava preso da un accesso di epilessia,
-tanto rideva. I due giovanotti soltanto mi guardarono contemporaneamente
-con un infinito senso di gratitudine.
-
-Debbo confessarvi che quando arrischiai la mia ipotesi, io ne ero
-tutt'altro che entusiasta; già è straordinariamente raro che io prenda a
-cuore le mie opinioni: ma quell'accoglienza così ostile scosse
-imprevedutamente il mio amor proprio.
-
--- Io sono sicuro di quel che ho detto -- gridai -- posso leggere in
-quell'anima come in un libro aperto, vedrete! I fatti mi daranno
-ragione!...
-
-Mi avvidi io stesso di averla detta grossa. Tanto più che i due
-giovanotti di dorate speranze sembrarono aver prese le mie parole come
-un complimento o meglio un augurio diretto a loro, e dimostrarono così
-ridicolamente la loro compiacenza arricciandosi ambedue i baffi e poi
-subito accomodandosi ambedue il nodo della cravatta, che un riso
-irresistibile sfrenato pazzesco s'impossessò di tutto il gruppo che mi
-circondava, allargandosi anche minacciosamente a tutto l'angolo della
-sala.
-
-A mente fredda pensai: ammettendo anche che io non mi fossi
-sostanzialmente ingannato nel giudicare un'anima femminile, il buon
-_elefante_ sarebbe placidamente partito di lì a quindici o venti giorni,
-nessuno avrebbe mai saputo per dove, come nessuno sapeva di dove fosse
-venuta.... Quale fatto avrebbe mai potuto rompere la monotonia di quella
-cura dimagrante, proprio allora, per far piacere a me?!
-
-Pur cercando con una prudenza da gatto soriano di ricoprire il meglio
-possibile di oblio la mia strana profezia, vigilavo.
-
-Volere o non volere era una donna.... e con le donne.... non si sa mai!
-
-Cinque giorni dopo, e precisamente la mattina del 15 agosto, il postino
-bussò per la prima volta alla casa dell'_elefante_, e consegnò una
-lettera raccomandata alla piccola negra.
-
--- Di dove viene quella lettera? -- domandai al postino, mentre
-aspettava fuor del recinto.
-
--- Dal Canadà.
-
--- Dal Canadà?
-
--- Sì.
-
-Un paese così freddo.... così lontano.... una lettera raccomandata....
-Saranno danari. _L'elefante_ sarà canadese (in barba al giudice Cesti e
-al professor Percossi) e la sua famiglia le spedirà danari....
-
-Ma ecco apparire fuor della porticina del capanno l'_elefante_ stesso
-nel suo consueto accappatoio, incontro alla negra; tendeva le mani
-tremanti: il suo gran volto sul grigio accappatoio era bianco e
-giallognolo come uno di quei grandi bioccoli di schiuma che il mare
-burrascoso abbandona sulle spiagge. La sola vista del postino l'aveva
-così commossa.
-
-Con un rapido gesto pieno di fervore si ripose in seno la lettera, firmò
-a fatica, poi fuggì dentro, rovesciando tutta una giardiniera piena di
-vasetti di gerani in fiore.
-
-Il romanzo c'era, per Bacco! Il difficile era capirci qualche cosa.
-
-Per quel giorno l'_elefante_ non si fece più vivo e io lasciai briglia
-sciolta alla mia fantasia.
-
-La mattina dopo alle quattro ero in mare a veder nascere il sole, sulla
-mia barchetta a remi; quando, volgendo per puro eccesso di scrupolosità
-lo sguardo al capanno della _miss_, vidi che essa ne usciva con la sua
-negra. Gran dio! due ore di anticipo sulla levata? Quale misteriosa
-ragione....? Semplicissimo: una barca la aspettava sulla spiaggia,
-trepidante.... quasi conscia.... Bagnando le sue enormi gambe fino al
-ginocchio, ella salì sopra un piccolo masso a fior d'acqua, e di lì,
-aiutata un poco dalla piccola negra, un po' più dalle bronzee braccia
-del barcaiolo, ma più ancora da qualche ignota e propizia forza
-soprannaturale, piombò sulla innocente barca, afferrò i remi e si diede
-a remare con tale impeto che il cerro sembrò vimini.
-
-Essa remava di buona scuola: nonostante, la sua barca procedeva,
-naturalmente, lenta, e io la seguivo ripensando all'antica prora
-dantesca. Poichè il mare incominciò ad essere mosso da un fresco
-grecale, sotto il rosso sorriso del sole, la grave barca della _miss_
-contro il vento e contro mare quasi non si moveva più. Mi sembrò allora
-di vedere Nettuno stesso lasciar le briglie algose dei suoi cavalli e
-rotolarsi dentro la sua conchiglia per il gran ridere, mentre una torma
-di allegri tritoni si divertisse a trattenere per il timone quella
-furibonda rematrice.
-
-Ad ogni modo, il mare aveva trovato un avversario degno di lui. O bene o
-male la eroica _miss_ andò avanti verso Greco finchè l'orologio che la
-negra osservava non segnò le cinque.
-
-Allora finalmente depose i remi e si concesse un po' di tregua; guardò
-il cielo con l'intenzione evidente di bearsene, ma la neonata faccia
-rubiconda del sole, non parve piacerle. Ma volgendosi da ponente
-s'imbattè nella faccia bianca della luna di poco scema; allora, quasi
-con rabbia, abbassò il capo per contemplare il mare. Certo, ella non
-poteva guardare nè il sole nè la luna senza ricordarsi della odiata
-rotondità del proprio viso.
-
-A un tratto si levò di mezzo al seno una carta, certamente la lettera
-del giorno avanti, e si mise a rileggerla, talora sorridendo come la
-luna, talora arrossendo tutta come il sole.
-
-Girandole attorno, da pianeta senza scrupoli, potei osservare che la
-lettera era di otto pagine, di cui le prime tre erano presumibilmente
-piene di dolci e lontani ricordi; la quarta doveva contenere qualche
-cosa di decisivo, di grave, di irreparabile forse: le altre quattro, a
-giudicare dall'impressione che facevano sul volto di lei, avrebbero
-dovuto equivalere ad una buona dozzina di pizzicotti ben assestati. Ebbi
-la matematica sicurezza che si trattasse di una lettera d'amore. Esiste
-forse nel mondo qualche cosa che rassomigli all'effetto che fa una
-lettera dell'uomo amato sopra la donna che lo ama?
-
-Quando la negra avvertì che erano le cinque e mezzo, la miss si
-riprofondò nel mezzo del seno la lettera, afferrò con rinnovato impeto i
-remi, e fatto cenno al barcaiolo di mettere la prua a terra, rivogò
-furiosamente, aiutata, ora, dal vento e dal mare. Scesa a terra, andò
-diritta verso il piccolo stabilimento idroterapico dove la aspettava il
-suo solito bagno a 40°; alle otto e mezzo: la pesatura; alle nove: in
-marcia sotto il sole già fiammeggiante; due ore di andata, due di
-ritorno; al tocco: il pasto; alle due: lettura di libri dentro l'ormai
-famoso recinto.... _great attraction_ per i bagnanti e sopratutto per i
-forestieri di passaggio, mèta di interi eserciti di sbarazzini che si
-divertivano a fare andare.... in bestia l'irascibile _bulldog_
-attraverso la rete metallica o a fare le boccacce alla servetta negra
-costretta a tenere il piccolo ombrellino sul capo della padrona durante
-un paio d'ore.
-
-Evidentemente la remata mattutina era un «numero» aggiunto d'urgenza al
-suo programma dimagrante; era dunque impossibile non subordinare questo
-affrettato bisogno di assottigliarsi all'arrivo della misteriosa
-lettera.
-
-Ciò posto, e posto anche un altro fatto importantissimo il quale mi
-risultava sicuro, che cioè alla lettera in questione la _miss_ non aveva
-risposto affatto, mi parve logico supporre che essa aspettasse
-senz'altro un suo amatore canadese. Nessun'altra ipotesi avrebbe potuto
-spiegare il profondo mutamento di tutta la psicologia dell'_elefante_.
-Al metodo rigido come una regola monacale, cui tetramente essa sembrava
-piegarsi prima, con la fredda volontà del cervello, era subentrata ora
-una fretta commossa, un'ansia trepidante; i piccoli occhi ceruli
-lampeggiavano di speranze visibili, di sogni infuocati; tutti i semplici
-atti della sua vita, pur non rinunziando al loro fine terapeutico,
-apparivano ora animati di un entusiasmo nuovo....
-
-La sua psicologia era esattamente quella della donna che aspetta una
-visita amorosa: figuratevi che essa aveva perfino fatto portare nel
-capanno un pianoforte e dopo il tramonto essa lo pestava ululando
-appassionatamente!
-
-Pregustando ormai la gioia di un trionfo personale, tacevo e vigilavo.
-Purchè questo amatore canadese non mi giocasse il brutto tiro di essere
-un altro fenomeno vivente, io mi sarei preso una bella rivincita sulla
-intera colonia bagnante, che ormai conosceva la mia profezia e ne rideva
-mattina e sera con stupidissima amabilità.
-
-La sera del 19 arrivò alla casa dell'_elefante_ un telegramma. Veniva
-dall'Havre.
-
-Era fatta! Il canadese aveva veramente attraversato l'Oceano: non mi
-restava che attendere la sorte con animo virile.
-
-Nemmeno al telegramma l'_elefante_ rispose: ossia, rispose remando,
-sudando, pesandosi, correndo, soffrendo fame e sete, leggendo e
-stonando, con raddoppiato entusiasmo.
-
-Io non abbandonavo ormai più i miei posti d'osservazione, e dove non
-potevo essere io, vigilavano fidati informatori. Mi resultava, ad
-esempio, che il giorno 20 la stadera aveva segnato chilogrammi 105,300:
-una prigione ancora ben solida per un'anima innamorata!... Ma il giorno
-21, che, secondo i miei calcoli, poteva essere quello dell'arrivo, volli
-assistere io stesso alla pesatura. Ne valeva la pena! La _miss_ giunse
-con un quarto d'ora di anticipo: era agitatissima; non s'avvide affatto
-di me. Essa non aveva certo mai interrogato il quadrante della stadera
-con più straziante trepidazione. Niente di più tragico e di più
-umoristico di quelle due facce rotonde che si guardavano, una come
-implorasse, l'altra tranquilla e stupida con l'aria di dire: «che ci
-posso far io?.... 105 e 700!».
-
-Gli occhietti spaventati della _miss_ aspettarono ancora qualche secondo
-sperando in un'ultima misericordiosa oscillazione: ma la lancetta s'era
-inesorabilmente fermata. Io, dal mio nascondiglio, vidi nettamente la
-disperazione affondarle gli artigli nelle gote, mentre chiedeva di
-salire alla sua camera dove da un mese non saliva; e non so chi mi tenne
-dal correrle dietro e gridarle: «Coraggio, per Dio! Non saranno certo
-quei quattro ettogrammi che potranno spaventare un uomo disposto a
-tenere sulle sue ginocchia un quintale!».
-
-Mi limitai ad aspettare che la cameriera guercia, prontamente accorsa,
-discendesse dall'averla accompagnata.
-
-La _miss_, in generale così guardinga e gelosa d'esser vista, questa
-volta, senza curarsi affatto della presenza della cameriera, era corsa
-dinanzi allo specchio dell'armadio, vi si era guardata per un istante,
-fremendo tutta, poi (proprio mentre la cameriera chiudeva l'uscio e
-metteva contemporaneamente l'unico occhio appositamente risparmiatole
-dalla provvidenza al buco della chiave) si era gettata per metà sul
-letto, scoppiando in un pianto dirottissimo e rumoroso. La piccola negra
-e il _bulldog_ s'erano subito messi a piangere anch'essi. A tratti la
-strana e lugubre sinfonia cessava per ricominciare con un attacco
-formidabile, da strappare l'anima, finchè si fece nella camera un
-silenzio di tomba che durò forse un'ora.
-
-Trascorsa questa, mi si riferì che improvvisamente si era udito un
-rumore di casse trascinate, di valigie sbattute, il rumore
-caratteristico di chi fa i bagagli. La nuova bastò a mettere in
-subbuglio tutto il personale di servizio. Dal cassiere che aveva
-anticipato i due soldi giornalieri della pesatura, fino all'ultimo
-sguattero, venti persone, come un sol uomo, erano pronte a giurare di
-aver reso servizi incalcolabili alla povera _miss_!
-
-Mentre salivo in grave apprensione per le sorti della mia profezia, la
-piccola negra scendeva in fretta e la vidi chiamare due facchini che si
-precipitarono fuori dietro di lei. Origliando all'uscio della _miss_, la
-udii singhiozzare sommessamente. Di lì a un quarto d'ora ritornò la
-negra seguìta dai due facchini i quali portavano una cesta ciascuno,
-cercando di sudare il più possibile: essi venivano dal capanno: era
-chiaro dunque che l'_elefante_ preparava una fuga!
-
-Così si fosse trattato di un vero elefante!
-
-Con quanto piacere gli avrei gettato un buon laccio al piede!
-
-Alla fine _miss_ Rudge uscì dalla camera. Il gran volto mostrava i segni
-di una violenta battaglia interna; zone gialle e rosse lo attraversavano
-facendolo rassomigliare a un immenso gelato di crema e fragola. I tondi
-e piccoli occhi erano sanguigni per il pianto.
-
-Tutto il personale di servizio era scaglionato per il corridoio, lungo
-le scale, nell'atrio, sul portone, al predellino dell'omnibus-automobile
-che aspettava sussultando, anch'esso, più fragorosamente del solito. Le
-mance scivolavano e scomparivano in ogni mano nel medesimo modo, e tutte
-le mani rapidamente si vuotavano nelle rispettive tasche, mentre nello
-stesso istante i corpi si inchinavano e le bocche belavano o gracidavano
-qualche inutile ringraziamento. Inutile, perchè la _miss_ passava tra
-loro muta e sorda come una balla di cotone che ruzzolasse.
-
-Fu caricata sull'automobile. Anch'io vi salii. Via facendo il volto
-della _miss_ sembrava pacificarsi in una profonda sconfinata malinconia.
-Di tanto in tanto la piccola negra piagnucolava in un inglese ben
-strano: «Ditemi perchè scappiamo.... prego! ditemelo....» e la _miss_
-quasi meccanicamente rispondeva: «Taci, taci, sii buona».
-
-Alla stazione fu circondata da uno stuolo di facchini aspiranti alla sua
-generosità. Fece acquistare due biglietti per Brindisi e affidò il suo
-_bulldog_ raccomandandolo nel più vero e più grande _volapük_ che
-esista: un foglio da dieci lire. Giunse il treno: la _miss_ vi salì
-spinta di sotto da due facchini, tirata di sopra da due deputati della
-estrema.... Ogni finestrino del treno rideva per dieci bocche almeno!!
-
- --------
-
-Mentre tutta la colonia bagnante, già informata della improvvisa
-partenza, mi aspettava sulla piattaforma dell'unico stabilimento per
-coronare degnamente il mio saggio profetico, io parlavo con l'amatore
-canadese in persona, passeggiando dinanzi alla deserta casa
-dell'_elefante_! Esso era giovane e biondissimo, bello e solido. La sua
-particolare eleganza di grosso _farman_ coloniale rivelava la presenza
-di un sottostante portafogli degno d'esser sognato da un poeta!
-
-All'annunzio della partenza di _miss_ Mary Rudge comunicatogli dal
-portinaio dell'Albergo dei Bagni, il giovane aveva avuto un momento di
-profondo sconforto: evidentemente non se l'aspettava. Ma poi pareva
-essersi adattato all'idea di inseguire la sua amata intorno a questa
-miserabile palla che si fa chiamare pomposamente Mondo, ma che di fronte
-al denaro si rimpicciolisce ossequiosamente come un uomo qualunque.
-
-Consultò un orario: alle sei del pomeriggio sarebbe partito per Brindisi
-col direttissimo. Si fece sul portone dell'albergo, incerto e
-contrariato, guardando meccanicamente per tre o quattro volte
-l'orologio. Scelsi quel momento per abbordarlo, e poichè egli se ne
-mostrò lieto, ci allontanammo, avviando, non senza fatica, una specie di
-dialogo in inglese.
-
-Sembrava che egli trattenesse continuamente con sforzo qualche frase che
-gli salisse alle labbra: io credevo di indovinare che egli avrebbe
-voluto che parlassimo di lei. Quanto a me, potete bene immaginare con
-quanto piacere gli avrei finalmente domandato: «Mi volete dire per quale
-ragione voi simpatico, sano, ricco, vi siete innamorato di un fenomeno
-vivente come quello?!» ma intanto ci scambiavamo delle stupidissime
-domande rese sopportabili soltanto dalla reciproca attesa di dirsi
-qualche cosa di molto interessante.
-
-Dove la spiaggia voltava a levante, apparve la gran _casa
-dell'elefante_. L'occasione era propizia.
-
--- Vedete quel casotto? Là abitava giorno e notte _miss_ Rudge!
-
-Gli occhi del giovane brillarono finalmente di vera giovinezza. Fu tale
-la piena del suo sentimento che non potè pronunziare più parole di
-queste: «Davvero?! oh!!». Ma il suo viso fissava, tutt'occhi, quel
-casotto abbandonato, e si vedeva che conteneva il pianto.
-
--- .... Menava una vita solitaria quasi selvaggia -- continuai io --
-.... con la sua piccola negra, col suo terribile _bulldog_.... camminava
-moltissimo, remava.... nella mattinata: il giorno leggeva seduta là in
-quel recinto fiorito.... e poi a sera cantava accompagnandosi sul
-pianoforte.
-
--- Beato voi che avete sentito ciò! -- non potè fare a meno di esclamare
-il giovine.
-
-C'era in questa frase inaspettata tanto di sacro che non risi quasi
-nemmeno internamente.
-
-Mentre io dicevo ancora qualche altra cosa di lei, sempre ansioso di
-scoprire il filo di Arianna di quell'enigmatico amore, egli stesso
-strappando con forza i suoi occhi turchini ad una incantata visione,
-uscì a dire:
-
--- Oh! come sono felice di aver trovato voi! Sentendovi parlare io credo
-di vederla là tra quei fiori.... ma chi sa se io me la imagino come essa
-è veramente! No.... non è possibile! Dev'essere più bella! è vero che
-essa è molto.... molto bella?!
-
-Io non vidi la faccia mia in quel momento: ma se anche l'avessi vista
-non riuscirei a descriverla. La gioia di possedere finalmente la chiave
-del segreto fu subito superata dalla terribile necessità di rispondere
-alle ingenue domande del giovane. Vi giuro che avrei con molto piacere
-veduto qualcuno di voi al mio posto!
-
-Mi concessi un piccolo insulto di tosse, poi risposi nell'unico modo
-possibile:
-
--- Oh! -- esclamai -- è veramente bellissima!
-
-Fu come se avessi levato il zipolo ad una botte.
-
--- Io ormai vi tratto come un vecchio amico.... sapete, quando l'uomo si
-è innamorato ridiventa più debole di quando prendeva il latte....
-ditemi.... ditemi se indovino oppure mi sbaglio: essa deve essere tenera
-come il suo cuore.... sì: dev'essere fine e elegante come una capretta
-d'un anno.... la vedo camminare con passo di regina qua su questa
-sabbia.... Pensare che tra queste migliaia di orme ci sono anche le sue!
-Ah! Se voi me le poteste indicare!... le bacerei!... Ma quando la mia
-fantasia si arrende per vinta, credete, mio signore, è se io tento di
-imaginarmi il suo viso..,. Oh! essa è stata molto cattiva con me! mai,
-mai, assolutamente mai, ha voluto mandarmi un ritratto suo.... che
-conforto sarebbe stato per me in questo così lungo tempo! Pensate:
-quindici anni che non ci vediamo: ella ne aveva allora nove e io
-dieci.... giocavamo molto, ma ci guardavamo poco.... quante volte mi son
-pentito poi di non averla allora guardata abbastanza!... Ricordo
-soltanto che aveva dei grandi occhi chiari come le ali di certe
-farfalle.... ed era bella, oh! bella! la più bella delle mie dodici
-cugine. Un triste giorno dovè partire con le sue quattro sorelle minori
-per l'Australia dove il padre aveva acquistato delle grandi piantagioni.
-Io fui ammalato dal dolore che provai, e mia madre e mio padre ridevano
-di ciò. Ci scrivemmo delle lunghe lettere dove raccontavamo quello che
-ci accadeva.... Man mano che noi crescevamo però, le nostre lettere
-parlavano sempre meno della vita che ci circondava e sempre più della
-nostra vita intima, finchè dopo molti anni arrivammo a veder chiaro
-nella nostra coscienza e capimmo che quel sentimento così bello che
-provavamo era amore!... Giusto tre anni sono, in un tremendo disastro
-ferroviario, essa fu sola a salvarsi di tutta la sua famiglia. Sperai di
-rivederla presto. Mio padre si era offerto di recarsi in Australia per
-liquidare nel miglior modo quei possedimenti e ricondurla con sè nella
-nostra colonia. Rifiutò in modo reciso, dicendo che poteva far benissimo
-da sè e che appena fatto sarebbe tornata fra noi. Dopo sei lunghi mesi
-annunziò finalmente la sua partenza per il Canada.... Imaginatevi come
-l'aspettavo! Ebbene: due giorni prima della data che ella aveva fissato
-per il suo arrivo, ricevetti un suo telegramma da Hong-Kong.... Che vi
-devo dire? Fui per uccidermi dalla disperazione: ma poi mi rassegnai....
-era tanta la gioia che provavo leggendo le sue lettere e rispondendole,
-che la vita mi parve ancora abbastanza bella. Essa mi confortava ad
-aspettare, con pensieri infinitamente delicati, ma non si piegava alle
-mie preghiere mai.... e seguitava a girare il mondo in lungo e in largo.
-Sei mesi fa mi scrisse da San Francisco di California: credetti
-finalmente di averla tra le mie braccia. Dopo un mese era in Cile, poi
-in Australia, poi in India, poi in Egitto. Finalmente qua. Mi sembrò di
-aver diritto di non aspettare più e le scrissi che sarei venuto
-senz'altro a incontrarla in questo paese.... e son venuto.... ma essa è
-partita! Come lo spiegate voi?... vi posso giurare che ella m'ama.... ma
-perchè fuggirmi così.... perchè?...
-
- --------
-
-Il caso, tutto sommato, era veramente degno di pietà e mi lasciò la
-bocca amara per più giorni, durante i quali mi guardai molto bene dal
-mostrarmi tra la gente per non essere seccato dalle loro ironie.
-
-Ma una mattina, ecco precipitarsi nella mia camera il giudice Cesti con
-in mano un piccolo giornale di Brindisi che mi cacciò sotto gli occhi
-aperto e ripiegato al punto dove dovevo leggerlo:
-
--- Legga, legga.... me l'ha mandato un mio collega.... veda che cosa ha
-fatto la sua _miss_.... però ad ogni modo lei l'aveva indovinata.... è
-un bel caso di penetrazione psicologica! Mi rallegro con lei!
-
-Vi regalo addirittura il pezzo di cronaca del giornale di Brindisi del
-giorno 22 agosto.
-
- «_Per gli amatori di sciarade_.
-
-«Stamani alle sette, al Grande Albergo delle Indie si presentava un
-giovane all'apparenza inglese, di aspetto molto signorile, e chiedeva se
-si trovasse ivi alloggiata una certa _miss_ Mary Rudge.
-
-«La detta _miss_ che era effettivamente arrivata questa notte nella
-nostra città proveniente da *** ed aveva subito destata la meraviglia
-dei nostri nottambuli per le sue gigantesche eccezionali proporzioni, si
-trovava alloggiata alla camera N. 18 del detto albergo e doveva
-lasciarla oggi a mezzogiorno, imbarcandosi sull'_Urania_ per Bombay.
-
-«Fu dunque risposto al giovane inglese che la _miss_ si trovava nella
-sua camera. Parve raggiante di felicità e chiese di essere annunziato.
-
-«Al semplice nome di _mister_ Tompson la _miss_ sembrò impazzire dal
-terrore. Chiese un'ora di tempo. Il giovane accettò di buon grado la
-dilazione ed entrò nella sala di lettura.
-
-«Intanto una piccola negra, fantesca della _miss_ uscì per recarsi a
-consegnare i bauli della padrona al piroscafo _Urania_. _Miss_ Rudge
-rimase sola nella sua camera col suo fido _bulldog_. Dopo tre quarti
-d'ora gli inservienti dell'albergo notarono che il cane della _miss_
-emetteva degli strani ululati. Ne informarono la direzione. Il solerte
-direttore in persona salì per constatare il fatto: bussò alla porta,
-nessuna voce umana rispose. Soltanto gli ululati del _bulldog_ si fecero
-più strazianti.
-
-«Senza por tempo in mezzo il valoroso direttore fece chiamare la forza
-pubblica. Nel frattempo anche _mister_ Tompson informato della cosa,
-saliva in preda ad una enorme costernazione e chiamava disperatamente:
-Mary! Mary!
-
-«Ma nessuno rispondeva.
-
-«Fu deciso di sfondare l'uscio.
-
-«Mentre ciò si effettuava, le molte persone che s'erano raccolte dinanzi
-alla porta che già stava per cedere, udirono a un tratto un enorme tonfo
-sordo come se una balla di due quintali fosse caduta dal soffitto:
-contemporaneamente un disperato guaito del _bulldog_ strappò loro i
-timpani. Sfondata la porta si rinvenne il povero cane completamente
-schiacciato dall'enorme peso del corpo della _miss_ che gli era cascata
-sopra.
-
-«_Miss_ Rudge aveva il collo stretto ancora da una grande ciarpa di seta
-cui rimaneva attaccato, all'altro capo, il gancio del lume, strappato
-dal trave centrale della stanza.
-
-«La scena fu dai presenti rapidamente ricostruita in questo modo.
-
-«La _miss_ aveva voluto porre fine ai suoi giorni: a questo scopo,
-portato il comodino nel mezzo della camera, vi era salita sopra per
-mezzo di una seggiola, destando così l'allarme del fedele _bulldog_, ed
-era riuscita con un sangue freddo da vera balena (_sic_) ad attaccare la
-ciarpa al gancio del lume, a infilare la sua testa in un nodo scorsoio e
-a gettare lontano con un calcio sedia e comodino. E qui il _bulldog_
-senza dubbio, e con ragione, impressionato, aveva dovuto risolutamente
-attaccarsi coi denti alle sottane di lei a più riprese e con tanta
-violenza che il gancio cedette e si staccò.
-
-«La _miss_ fu raccolta svenuta, in istato di grave asfissia: prontamente
-trasportata al civico ospedale, fu giudicata guaribile in quindici
-giorni salvo complicazioni.
-
-«Quanto a _mister_ Tompson, esso fu inutilmente cercato: nessuno riuscì
-più a vederlo.»
-
-
-
-
- LA BEFANA DI BACICCIA.
-
-
-Perfino i _ragazzi_ si permettevano di chiamarlo per soprannome, e non
-solamente in terra, dove, più o meno, siamo tutti uomini, ma anche a
-bordo dove egli, essendo _marinaio_, era loro superiore.
-
-E badate che, alla gerarchia, sopra un bastimento, ci si tiene quasi
-quanto alla vita. Così, che se un ragazzo della nostra «Meleda» si fosse
-arrischiato a chiamar _Bascia sciavate_ il peloso dispensiere, il quale
-si godeva quel bel soprannome per essere appassionato collezionista di
-scarpe vecchie di tutto il mondo, si sarebbe buscato un tale scapaccione
-da non ritentare mai più la prova: e se poi avesse osato chiamar _Oegio
-fritu_ il terribile guercio livornese, nostromo di bordo, avrebbe avuto
-subito rotte le reni da uno di quei maledetti calci, veri gastighi di
-Dio, per i quali egli era altrettanto rinomato a Cardiff, a Penzacola, a
-Cile o alla Boca, quanto nella contrada di San Ferdinando che l'aveva
-visto nascere.
-
-Ma, per il bastardo Baciccia era un altro paio di maniche: si poteva
-tranquillamente chiamarlo col suo soprannome di _Va bèn_: perchè
-Baciccia con tutti i suoi muscoli d'acciaio, era uno di quegli uomini
-così buoni e pazienti che è come se portassero sulle spalle un gran
-cartello con scritto sopra: «Non metto paura a nessuno». Se considerate
-che, in fondo in fondo, in barba a tutte le maraviglie del progresso, un
-uomo vale ancora tanto quanta è la paura che sa mettere negli altri,
-presso a poco come prima del diluvio universale, potete fare il calcolo
-esatto di quel che valeva Baciccia. Era un «marino» schietto e capace
-come pochi: questo sì; ma ditemi voi a che cosa serve, a' nostri giorni,
-saper fare il proprio mestiere ed essergli affezionati?
-
-Infatti il capitano si serviva di lui ogni volta che gli bisognava un
-lavoro eseguito a puntino e diceva sempre: -- Quell'animale di _Va bèn_
-ne vale quattro di nostromi! -- ma soggiungeva: -- Però se fosse
-nostromo lui, sarebbe la fin del mondo! -- Una sera, anzi, nella
-_camera_ glie lo fece addirittura a lui, questo discorso, a Baciccia.
-
-Le prime parole gli fecero alzare gli occhi da terra, le ultime glie li
-fecero ritornar bassi com'eran soliti stare, ed egli concluse come già
-ci aspettavamo che concludesse: -- _E.... va bèn!_
-
-Aveva sempre concluso così, nella vita!
-
-E c'era tutta una leggenda in proposito, che lo precedeva a suon di
-risate dovunque andasse: e tra le risate ce n'erano di buone, ma anche
-di cattive.
-
-Si raccontava, ad esempio, che, quando era stato dinanzi al sindaco, per
-sposare, questi si fosse dovuto accontentare del suo «_E.... va bèn!_»
-invece del tradizionale «Sì»; ma si assicurava poi anche ch'egli avesse
-ripetuto la medesima frase, modificandone soltanto il tono, quando,
-poche ore dopo, s'era accorto che la sposa non rendeva quel buon suono
-di coccio senza falle, suono al quale i mariti tengon tanto, in ispecie
-se la pentola non è piena d'oro! In sette anni di matrimonio, poi, gli
-eran nati in casa sette figlioli: a ogni viaggio finito, n'aveva trovato
-uno nuovo; l'ultimo viaggio era durato due anni: niente di male! Ne
-aveva trovati due. E tutti biondi come il farmacista. La leggenda voleva
-che egli avesse sempre detto: _E va bèn!_ Nè una parola di più nè una
-parola di meno.
-
-Da soldato di mare era stato un esempio di coraggio e di disciplina.
-Glie ne avevano fatte di tutti i colori i suoi indiavolati compagni, ma
-i superiori lo avevano sempre benvoluto. E stava proprio per finire la
-ferma senza aver fatto nemmeno un giorno di ferri, vero miracolo!
-quando, una domenica, nel golfo di Spezia, mentre stava affacciato alla
-murata del suo incrociatore ancorato, vide, a cento metri, un barchetto
-a vela pericolare in una virata un po' brusca, e imbarcare acqua, e
-abbattersi. Era di gennaio, faceva mare e soffiava una tramontana che
-tagliava la faccia: c'erano vicino a lui altri quattro o cinque marinai
-ed erano tutti vestiti a festa che aspettavano l'ora di andare a terra.
--- Bisogna mettere in mare la scialuppa! -- grida uno. -- Mettiamola! --
-risponde l'altro, e dànno mano.
-
-Ma Baciccia in quel mentre è sparito. Dov'è, dove non è: finalmente uno
-lo vede, a cinquanta metri, che filava come un delfino, a salti, nero,
-tra la schiuma bianca. Il giorno dopo, l'ufficiale in seconda, che si
-picca d'essere oratore, è incaricato di radunare l'equipaggio in parata
-per un plauso solenne a Baciccia. Dopo un buon quarto d'ora di discorso,
-cioè sul più bello, ecco si vede Baciccia che volta le spalle e fa per
-andarsene; un _capo_ lo trattiene per la giubba: -- Non è mica finito!
--- Ma lui, di rimando, senza scomporsi:
-
--- _E va bèn: ma mi nu ne voegio ciù!_
-
-Proprio come si trattasse di una minestra troppo acquosa. Baciccia era
-in buona fede: poichè quel discorso era fatto per lui, credeva in
-coscienza di poter dire «basta» senza offendere nessuno.
-
-Ma dieci o dodici risate scoppiarono: sopratutto i sorrisetti maliziosi
-dei colleghi imbestialirono l'oratore, che chiuse rapidamente il
-discorso, e poi mise ai ferri il festeggiato e una quindicina di
-compagni.
-
-La leggenda risaliva ancora la sua aspra giovinezza di bastardo. C'era
-chi si ricordava d'esser stato presente al primo incontro di Baciccia
-con sua madre, la quale, vedendosi deprezzare la propria carne a causa
-dell'età, era venuta da Parigi al natìo Camogli per fare incetta di
-carne fresca.
-
-S'erano incontrati a un tavolino del _Caffè Centrale_. Li aveva fatti
-incontrare là la vecchia levatrice che l'aveva raccolto e che poi era
-stata sempre la intermediaria tra quelle due creature che non si erano
-mai vedute: eppure erano madre e figlio! La madre, di tanto in tanto,
-aveva mandato alla _buna dona_ dieci franchi in oro per il piccolo
-Baciccia, ed essa li aveva puntualmente passati al ragazzo. Quando la
-vecchia arrivò davanti al tavolino dov'era Baciccia, con quella gran
-signora tutta carica di brillanti, verniciata sul viso sulle mani sui
-capelli, impellicciata d'ermellino come una imperatrice, con un cappello
-che sembrava un bastimento a tutte vele spiegate, e disse: -- Ecco tua
-madre! -- Baciccia, che compiva quel giorno diciott'anni, e già a
-Marsiglia a Barcellona a Genova aveva avuto occasione di vedere roba
-simile, fece un certo verso storcendo la bocca, e poi disse,
-strascicandosi più del solito le parole:
-
--- _E.... vaa beèn!_
-
--- _Qu'il est fort!_ -- esclamò la madre esaminandolo con un'occhiata
-che lo fece arrossire. -- _Joli garçon!_ -- aggiunse ancora la madre, e
-gli offrì delle sigarette egiziane in un astuccio d'argento dorato.
-
-Baciccia lo respinse e volle pagar da bere e da fumare, lui. Poi, come
-sua madre si dilungava in patetiche frasi e sembrava volergli ricordare
-ch'essa aveva sempre cercato d'aiutarlo un poco, facendo anche qualche
-sacrifizio per lui, egli si ficcò la destra bruna incatramata e callosa
-sotto il suo grosso panciotto di velluto e ne cavò fuori un libretto
-della Cassa di Risparmio e disse alla madre:
-
--- Quando sarai malata in qualche ospedale, e non ci sarà un cane che ti
-guarderà, ricordati che i tuoi quattrini che m'hai mandato son tutti
-qui.
-
-La madre, che aveva già toccato il tavolino di ferro e il suo rametto di
-corallo e fatte le corna e sputatoci in mezzo, si alzò gridando:
-
--- _Pòscite müì d'en aççidente!_
-
-E così s'erano lasciati quel giorno; ed era la prima e anche l'ultima
-volta che si dovevan vedere nel mondo.
-
-Perchè tre anni dopo, la profezia del figlio s'era avverata, e la madre,
-fatta memore dell'aiuto promessole, glie l'aveva mandato a chiedere con
-una lettera profumata e imbrattata di lacrime. Baciccia aveva spedito i
-denari. La madre, che non sapeva quanto valeva la parola di quel
-ragazzo, al ricevere il denaro, fu commossa e pianse d'un pianto che la
-stupì, tant'era nuovo per lei, e volle scrivergli un'altra lettera di
-otto pagine, dove le lacrime non si vedevano ma si sentivano nelle
-parole, e dove, sperando di ricompensarlo, gli comunicava una gran
-notizia che aveva saputo per un «vero miracolo» allora allora. Il padre
-di Baciccia non era morto niente affatto, come le si era voluto far
-credere, ma era vivo e verde non solo, ma anche ricco e senza figli:
-aveva delle fattorie nell'America del Sud e aveva anche la sua brava
-casa in città a La Plata in _calle 24 esquina 13_.
-
--- _E va bèn!_ -- disse tra sè Baciccia. -- Quando capiterò da quelle
-parti, andrò a vedere che faccia ha.
-
-Da quando aveva detto queste parole, erano passati otto anni, e l'ultima
-lettera di sua madre, nella tasca interna del suo panciotto di velluto,
-era diventata un mazzetto di sedici fogliettini gialli e sbrindellati,
-legato accuratamente in croce con del refe nero. In quegli otto anni
-Baciccia era sbarcato tre volte alla Boca di Buenos Aires e tutte e tre
-le volte i compagni che sapevano la sua storia, gli avevano consigliato
-di prendere un giorno di permesso e fare una corsa a La Plata: infine,
-con sei _pesos_ se la sarebbe cavata, andata e ritorno, e.... chi sa
-mai? Se andava male, era male di poco; ma se andava bene, si trattava di
-diventar un signore da un giorno all'altro!
-
-Baciccia però non sapeva ragionar così da giocatore. Diceva: _E va bèn,
-gh'andièmo!_ -- ma poi, quando era il momento di cavarsi di saccoccia
-sei _pesos_ per il biglietto, non se ne sentiva la forza, e ritornava a
-bordo, e buona notte!
-
--- Se è destino, una volta o l'altra, capiterò anche a La Plata! --
-diceva.
-
-E, infatti, un giorno, mentre divorava una pagnotta imbottita di pizza
-di ceci, in Piazza Banchi, senza che lo avesse affatto cercato, gli era
-capitato l'imbarco sulla nostra _Meleda_, brigantino a palo di
-millecento tonnellate, il quale faceva appunto primo scalo La Plata per
-scaricarvi cotonerie e feltri e caricarvi foraggi per Port Elizabeth.
-
-E, adesso, la _Meleda_, con tutte le vele ammainate e il tricolore al
-vento, tirata ora da un lato, ora dall'altro, ora dinanzi, da un
-vaporetto più ostinato che robusto, il quale pareva dire soffiando: «chi
-la dura la vince», faceva il suo ingresso nel superbo e deserto porto
-dell'Ensenada.
-
-Era il giorno dell'Epifania, il cuore dell'estate australe, e sembrava
-che il sole fosse cascato sulla coperta per il caldo che faceva; e dal
-cassero, quell'aborto di metropoli che è la città di La Plata, tremava
-tutto ai nostri occhi, rovente nella fiamma del sole, disteso sull'orlo
-della Pampa bruciata, dove da trent'anni sta, aspettando che i suoi
-atenei, i suoi osservatori, le sue biblioteche, i suoi palazzi, e
-sopratutto il suo immenso porto, vanto di costruttori italiani, gli
-servano a qualche cosa.
-
-E, poichè la terra è sempre terra, la gioia correva come grappa per il
-sangue di tutti, imboccando il canale che parte in due la selvatica
-isola di Santiago. Aggrappati ai pennoni del trinchetto e della maestra
-e sparsi su per l'altre vele minori a finir d'ammainarle, uomini e
-ragazzi cantavano in coro; e, a quel concerto insolito, l'unico
-abitatore dell'isola, il buon oste italico Pietro, che si incoccia a
-chiamar Chianti tutto il vino che ha in cantina, era sbucato sulla riva,
-presso il suo minuscolo imbarcadero, per veder che razza di gente
-arrivava. Il capitano ed io, da vecchi suoi amici, prima ancora ch'ei ci
-ravvisasse guardandoci di dentro le sue due mani messe sugli occhi a
-binocolo, gli avevamo gridato un: «Evviva Pietro!!» da farlo cascare in
-terra.
-
-Aspettare i comodi della Capitaneria, attraccare, regolare i conti con
-la Dogana, e, per di più, in giorno festivo: ecco l'ora di cena.
-
-Dopo cena i marinai si ripuliscono un poco, si mettono i loro abiti
-scuri, e coi berretti in mano, vengono a chiedere dei piccoli acconti di
-paga per andare a spenderli in terra. Il capitano con un sacchetto di
-monete alla mano dà, secondo i desiderî e il possibile, e segna col
-lapis le cifre sopra un piccolo registro lungo e stretto, nuovo nuovo.
-Ultimo viene Baciccia.
-
--- Quanto?
-
--- _Çinque liie, baccan._
-
--- _Çinque liie!!?_ -- gridò ridendo il capitano: -- _Feè attensiun! cun
-tütti sti dinèe in ta stacca!_
-
--- _Lo fa pelchè la paga ce la vól lascia' a noi, pel mancia!_ -- fece
-il nostromo, con animo incerto, tra lo scherno e l'invidia: -- _Domani è
-'n signore lui!_
-
-Alludeva al ritrovamento del padre, che per sessantotto giorni di
-navigazione era stato l'argomento preferito delle chiacchiere di bordo.
-
--- _No ghe vadu, stasséia,_ -- disse Baciccia scrollando le spalle --
-_no ghe n'ho voeggia!_
-
--- Badate a quel che fate! -- disse il capitano serio serio: -- dopo
-quindici giorni di libeccio, proprio stamattina a sei ore si mette
-scirocco! per lasciarci entrare oggi, dunque! Il giorno della Befana! E
-volete un segno più bello di questo?! Non c'è dubbio! questa è la Befana
-che vi vuol bene, e ha preparato tutto in modo e maniera....
-
--- La Befana! -- disse senza ridere Baciccia. -- Non m'ha mai portato
-niente a me, nemmeno quand'ero bambino....
-
--- Tanto meglio! -- tonò il capitano. -- La vi porterà tutto in una
-volta.
-
-Baciccia scrollò le spalle ancora.
-
-Ma quando tutti se ne furono andati, in un momento che il nostromo non
-lo poteva vedere, scivolò giù quatto quatto per la _plancia_ e andò
-verso la città la quale accendeva allora i suoi lumi bianchi
-sull'incendio lasciato dal sole. E un'ora dopo aveva trovato la casa
-indicata dalla madre: non solo, ma era anche entrato a comprare un po'
-di treccia di tabacco nell'_almaçen_ di faccia, per assicurarsi che nel
-frattempo la casa non avesse cambiato padrone. E non l'aveva cambiato
-infatti: l'antico amante di sua madre era soltanto arricchito sempre di
-più, perchè era una fibra d'acciaio, un uomo che a cinquantanni dormiva
-forse cinque ore per notte e stava in sella quindici, _como un verdadero
-ijo del pais!_ L'_almaçenero_, un argentino di padre svizzero, che si
-ostinava a fingere di non capire l'italiano, se ne dimostrava
-addirittura entusiasta, sopratutto perchè quel signorone si serviva da
-lui e non nell'_almaçen_ vicino che era «d'uno sporco napoletano». E
-pretendeva che questa cosa facesse piacere anche a Baciccia; ma
-Baciccia, pur non intendendosi di nazionalismo, lo sguardava con la sua
-faccia larga e dura, che sembrava un Budda scolpito nel legno.
-
-Un trottorellar sordo di cavalli sulla spessa polvere della strada, un
-discorrere e ridere alla pretta maniera argentina, un cigolare di
-portoncino che s'apriva e una voce di vecchia che salutava ossequiosa,
-fecero esclamare pomposamente all'_almaçenero_:
-
--- Eccolo! È lui! Non si sbaglia! È lui che ritorna dal _rancho_!
-
-Baciccia scese sul marciapiede, e masticando un pezzo della sua treccia
-di tabacco guardava la faccia di chi l'aveva creato, alla luce che
-usciva dal portoncino della casa. Quella faccia rossa e solida, dal pelo
-brizzolato, dalla bocca larga e sempre pronta a spalancarsi al riso, non
-gli restò simpatica. Chi sa? Forse non gli sembrava che dovesse rider
-tanto chi lo aveva messo al mondo.
-
-Tutti scesero di cavallo.
-
--- Vedete quanta gente invita a pranzo tutte le sere? -- disse
-l'_almaçenero_ entusiasmato. Non ha figli: bisogna pure che li spenda in
-qualche modo i suoi quattrini!
-
-Ma ora il padre di Baciccia non rideva più: s'era imbestialito perchè il
-suo stalliere non era lì a portar le bestie a riposare, che erano
-stracche morte.
-
--- Gli è successa una disgrazia.... una disgrazia!... -- cercava di dire
-la vecchia negli intermezzi dei suo rumoroso furore.
-
--- Che disgrazia? -- dimandò a un tratto il padrone, avendo finalmente
-compreso le parole della vecchia. -- Ha rovinato qualche bestia quel
-maledetto camogliese? che si possano sprofondare quanti ne vive! Gli
-sfondo la pancia con un calcio io, se m'ha rovinato qualche bestia!
-
-Baciccia che, passetto passetto, masticando sempre il suo tabacco, s'era
-avvicinato ai cavalli, non osservato, sentì bene che tutto, dentro, fin
-anche le budella, gli parteggiavano per quel povero ignoto compaesano
-suo, nato e restato povero come lui, contro quel cane rinnegato che, non
-contento d'avergli disonorato la madre, ora gli offendeva anche la sua
-patria.
-
--- No! No! -- disse la vecchia. -- Non ha rovinato nessuna bestia, per
-fortuna.... È successo che la sua bambina....
-
--- Che?
-
--- .... la sua bambina vuol camminare per forza, e non sa, ancora, e
-c'era il pajolo dei maccheroni che bolliva, che oggi è festa.... e lei
-c'è cascata dentro!
-
--- Aàh! -- fece il padrone rivolgendosi agli amici che l'aspettavano
-sulla soglia della casa, con una franca risata da gorilla. -- Si lamenta
-sempre, _este gringo de mierda_, che non ha carne da mettere al fuoco!
-Oggi, perdio! avrà fatto un buon brodo!
-
-Era pretto spirito delle Pampas, e convengo che bisogni essere stati
-laggiù per credere il gran ridere che scoppiò in tutti a quella
-infernale arguzia.
-
-Ma durò poco.
-
-Chè non ebbe appena finita l'ultima parola il vecchio, un occhio gli fu
-coperto da un biascicotto nero e gocciolante.
-
-Baciccia gli aveva sputato in faccia il suo tabacco.
-
-Il vecchio si voltò come una iena: si guardarono per un attimo dentro
-gli occhi.
-
-Ma prima ancora che la gente capisse che cos'era accaduto, il vecchio
-aveva già spaccato una guancia di Baciccia con un colpo di _revenje_.
-
-Baciccia gli attanagliò la nuca e con la destra gli strinse la canna
-della gola. Il vecchio si levò una rivoltella dalla cintola e cominciò a
-sparar colpi nel ventre di Baciccia.
-
-Allora la gente che stava per dar manforte al vecchio, si riparò come
-potè: e padre e figlio si rotolarono nella polvere fin sotto le zampe
-dei cavalli, lasciando una gran striscia di sangue; e i cavalli si
-impennarono, montandosi sulle groppe l'un l'altro, e nitrendo, e
-mostrando il bianco degli occhi, e pestando quei due poveri corpi,
-finchè furono qualche cosa di inseparabile fatto di carne e di polvere.
-
-
-
-
- «ITALIEN, LIEBE, BLUT...!»
-
-
- (_romanzo tedesco rimasto a mezzo per merito mio_).
-
-La conoscenza ce la fece fare il signor Pigia-pigia.
-
-Sapete chi è. E saprete anche che lui non si preoccupa di formalità.
-Pieno di semplice buon cuore, se vi scorge solitario e truce in mezzo a
-qualche folla che aspetta e puzza, conficcato là in quel fango vivo come
-un malcapitato bolide memore dei cieli abbandonati, ecco vi piglia e,
-così, senza preamboli, vi scaraventa addosso a una donna; per di dietro,
-per davanti, come capita capita. Novanta volte su cento avviene un
-miracolo. Voi sentite immediatamente che il vostro destino dipende da
-quella donna; quella donna sente subito che voi siete fatto per lei....
-Che appena ella si alzi sulla punta dei piedi, consentendo ad appoggiare
-i suoi due gomiti sulle vostre due mani aperte, ecco sembrerà a lei e a
-voi di volare per gli spazi infiniti, stretti sulla groppa di un fido
-ippogrifo. Il puzzo della folla? -- odor d'ambrosia! Le gomitate? --
-farfalle che vi cozzano volando! Le ore? -- minuti!...
-
-Questo accadde quando il signor Pigia-pigia ebbe il gentile pensiero di
-presentarmi a _fräulein_ Zita K., a ridosso della facciata di Santa
-Maria del Fiore, un'ora prima del rinomato Scoppio del Carro, la mattina
-di Sabato Santo del 1900.
-
--- Roba vecchia?
-
--- Roba vecchia. Pur troppo! La roba nuova è tutta da piangere.
-
-E c'è passata molt'acqua su queste mie ragazzate, e torba assai! Ho
-paura di non mi ricordare. Racconterò a salti e a capriole. Ma insomma,
-la storia è così terribile che rabbrividirete lo stesso.
-
-Zita era magra, ma senz'ossa: una grande capigliatura d'oro che le
-pesava sul collo; un paio d'occhi verdi verdi e grandi grandi.... Ce
-n'era d'avanzo per i miei diciott'anni.
-
-A proposito degli occhi, vi dirò che mi servirono per farle un delizioso
-madrigale appena, dopo il primo scontro un po' rude, il signor
-Pigia-pigia ci permise di passare.... dai fatti alle parole.
-
--- Avete degli occhi magnifici! -- le dissi.
-
--- Occhi di Sfinge, occhi fatali! -- fece lei con un'aria tra ironica e
-impenetrabile.
-
--- No! -- esclamai io con profonda convinzione. -- Ma che Sfinge
-d'Egitto? Domandate al primo ferroviere che vi capita che cosa vuol dire
-occhio verde: _Via libera!_
-
-Se i posteri vorranno valersi di questo esempio per dimostrare che io
-non sono mai stato poeta, facciano pure.
-
-Ammesso però che lo scopo dei madrigali non sia di piacere ai posteri,
-ma di far breccia nel cuor della donna desiderata, quel mio madrigale
-vale almeno quattro canzonieri a scelta vostra tra gli infiniti che la
-nostra amorosissima letteratura vanta e vanterà sempre mai.
-
-La breccia fu anzi così fulminea, così travolgente, così larga, che
-questa storia non meriterebbe la pena d'esser raccontata.... se il
-diavolo non ci avesse messo la coda.
-
-_Fräulein_ Zita non era sola.
-
-Mi presentò infatti un complesso di molta carne e di molte ossa mal
-assestate, una specie di abbozzo vivo, al quale non diedi lì per lì
-nessunissima importanza.
-
--- Mia sorella maggiore.
-
--- Tanto piacere. -- E continuai ad esercitare la mia pressione sulla
-sorella minore.
-
-Ma, ahimè! passò ben poco tempo che io dovetti persuadermi della
-assoluta impossibilità di fare come se quello strano animale non
-esistesse.
-
-Nè crediate che, nella sua doppia qualità di sorella maggiore di età e
-di peso, intervenisse per temperare i nascenti perigliosi fremiti
-d'amore nel cuoricino di Zita, o per imbrigliare un po' i miei balzani
-diciott'anni. Mai più!
-
-Lo strano animale mi _studiava_, semplicemente.
-
-Ma mi studiava come san studiare due occhi tedeschi muniti d'occhiali.
-Vi giuro che se mi avessero preso e messo in cima al Carro, al posto
-della girandola, con l'obbligo di far all'amore lassù, gli sguardi di
-quelle diecimila persone mi avrebber dato meno impaccio che non quel
-solo paio di occhiali di Lipsia.
-
-E meno male se si fosse accontentata di guardare dal suo posto come uno
-spettatore di teatro che voglia spender bene i suoi quattrini.
-
-Ma che! I suoi propositi erano ben altrimenti seri e scientifici. Non
-una sola mia paroletta breve, non un solo trascorrer rapido di dita, non
-un solo commosso avanzar di piede doveva a nessun costo sfuggirle:
-nulla. _Assolutamente nulla._
-
-Figuratevi un po' voi che daffare!
-
-Per esempio, per _lo studio_ dei piedi e delle mani, ogni due minuti
-almeno era costretta a farsi cadere in terra qualche cosa. Súbito io ne
-approfittavo per sussurrare ebbre roventi parole alle pallide orecchie
-di Zita, vere adorabili conchigliette!... Ma quasi altrettanto súbito
-quella specie di enorme rospo, acculato tra le nostre gambe, balzava su
-contro il mio naso.
-
-Qualche volta però non arrivava in tempo a capire i miei sospiri
-d'amore. In questi casi, si comportava nel seguente modo: avvicinava il
-suo testone alle trecce d'oro della mia Zita e aveva il coraggio
-veramente tedesco di chiederle che cosa le avessi detto.
-
-Incredibile, ma vero: la mia Zita, le traduceva prontamente e fedelmente
-in tedesco il mio ardente francese!
-
-Che pensare?
-
-Spesso il grosso rospo spingeva la sua inaudita tedescaggine fino ad
-annotare le frasi, secondo lei, più interessanti, sopra un suo taccuino
-grosso come una Filotea!
-
-Io, a questa vista, mi sentivo, dentro, l'anima ruggire come un intero
-serraglio in fiamme.
-
-Ma bastava che la mia Zita girasse dolcemente il capo sul fragile collo
-e mi guardasse con que' suoi occhi da Sfinge.... io ci vedevo subito
-scritto _Via libera_, e non pensavo più ad altro.
-
-Tuttavia, ci fu un momento in cui sentii che sarei scoppiato se non mi
-permettevo un piccolo sfogo; e allora, avvicinata la bocca fin quasi a
-baciarle l'orecchio, rantolai con una serietà impressionante:
-
--- Io ammazzerò vostra sorella.
-
-Il rospo, che stava appuntando chi sa che cosa sul suo taccuino, si
-precipitò sull'altro orecchio di Zita per sapere che cosa avevo detto.
-
--- _Nichts, nichts!_ -- ripeteva Zita rossa come una fiamma.
-
--- Come niente?
-
--- Niente insomma, noiosa! -- ribattè Zita drizzando il collo come una
-viperetta. Le mie scarse nozioni di tedesco mi permisero di comprendere
-che le due sorelle leticavano come due lavandaie di Lipsia.
-
-Grato a Zita di questa prima prova d'amore, ma nel medesimo tempo
-impensierito un poco di vedermi preso da lei così sul serio nella mia
-qualità di aspirante omicida, stavo assai in forse su quel che mi
-convenisse fare o dire.
-
-Sapete chi mi venne in aiuto? Che cuor d'oro! Non l'indovinate?... Ma
-sempre lui! Il signor Pigia-pigia!
-
-Chi sa come, chi sa perchè, ma certo è che proprio in questo difficile
-momento, io e Zita vedemmo un qualche cosa, rosso di pelo, piombare con
-inaudita violenza sulla schiena robusta della nostra avversaria,
-facendole volar via di colpo quei maledettissimi occhiali di Lipsia.
-
-Il primo a ridere naturalmente fui io. Ma fu question di minuti secondi,
-chè Zita dovette anche scoppiare a ridere, e poi il sorellone, e poi il
-bolide di pelo rosso, e finalmente tutti. Torno torno, per un raggio di
-cinque o sei metri, non fu altro che un abbaiar di risa.
-
-Dopo le risa i commenti:
-
--- Grazie! quello si credeva di ppasseggiare su per la facciata d'idDomo
-come se la fosse a giacere!
-
--- Sorte ch'egli ha messo i' nnaso su i' ttenero n'i'ccascare!
-
--- La signorina l'aspettava lo scoppio dinanzi, e la l'ha avuto di
-dietro!
-
--- _Ja! Ja! Ja!_ -- faceva il sorellone.
-
-E giù nuove risate a scroscio.
-
-Tutto, assolutamente tutto sarebbe andato benissimo, se quel qualche
-cosa rosso di pelo, se quel bolide di pelo rosso, non fosse stato, oltre
-che acrobata e poeta, anche un carissimo amico mio.
-
-Mi spiego.
-
-Una persona qualunque, capitata giù, così, dalla facciata del Duomo,
-ritrovandosi senza rotture d'ossa sulla groppa di una creatura di sesso
-femminino, avrebbe súbito avuta la netta visione del suo dovere: far la
-corte a quella donna, prescindendo da qualsiasi criterio d'estetica,
-farle la corte ad ogni costo: per riconoscenza. Non vi pare? Io avrei
-eternato nei miei scritti il suo eroismo per ricompensarlo di avermi
-reso felice.
-
-Ma quello, ripeto, era un amico carissimo.
-
-Un amico carissimo non può accontentarsi di fare ciò che farebbe una
-persona qualunque.
-
-E infatti, dedicati non più di cinque minuti alle facezie d'occasione,
-l'amico carissimo si innamorò perdutamente di Zita.
-
-Io, che lo conoscevo da un pezzo, appena lo vidi diventar serio e buio,
-dissi tra me: «Ahi! l'amico punta su Zita». Improvvisai una serie di
-manovre per fargli capire che Zita era roba mia e guai a chi me la
-toccava; ma sì! quello apparteneva alla categoria degli epilettoidi in
-amore. E chi lo fermava più?
-
-Di buio si fece cupo; di cupo, torvo; di torvo, truce, e ringhioso, e
-ispido come un gatto pestato.
-
-Quando il Carro scoppiò, eravamo rivali.
-
- --------
-
-Ed eccoci di colpo trasportati dalla più lieta commedia, alla più fosca
-tragedia.
-
-Era di maggio. Tutta Firenze odorava di rose e di donne.
-
-La gente posata trovava che, le giornate umide, le fogne puzzavano, che
-certe vuotature non avrebbero dovuto chiamarsi «inodore» ecc., ecc.; ma
-per noi ragazzi vi giuro che Firenze odorava tutta di rose e di donne,
-soltanto di rose e di donne, nient'altro che di rose e di donne.
-
-Dopo una corsa artistico-storica a Pisa, le due sorelle teutone erano
-ritornate a Firenze....
-
-Cioè: adagio!
-
-Voi mi domanderete certamente perchè, innamorato com'ero di Zita, non
-l'avessi accompagnata a Pisa. Ebbene: allora torno volentieri un passo
-addietro e ve lo dico subito.
-
-A Pisa le sorelle K. dovevano incontrare un grosso branco di
-connazionali che risaliva l'Italia a marce forzate, al quale branco
-appartenevano non so quante loro cugine e zie e zii che non desideravo
-di vedere. Ma tre giorni soltanto erano scorsi, quando il postino mi
-consegnò una lettera che odorava di lei.
-
-«Ils sont passés, semblables à une orage d'été. Combien de bruit, mon
-cher ami!... Oh! qu'elle est aimable cette petite ville fleurie en
-silence à coté d'un Camposanto.... Mais.... que je suis seule
-ici!............»
-
-Dodici puntini oltre il punto esclamativo.
-
-Non c'era altro che pigliare il treno.
-
-E infatti tre ore dopo mi trovavo già comodamente disteso in uno
-scompartimento di terza classe col mio bravo biglietto per Pisa infilato
-nella fascia del cappello e in bocca due sigarette accese.... Due, sì:
-nient'altro che un innocente ed economico sistema che allora adottavo
-per _epater le détestable bourgeois_. Avevo fatto fabbricare un bocchino
-apposito, a doppiere, una maraviglia del genere, che non avrei prestato
-per un'ora neppure a Dante Alighieri.
-
-E questo non era niente: ne avevo in cantiere un altro a cinque bocche
-da fuoco, signori miei! destinato a far epoca negli annali studenteschi
-fiorentini.... Ma, per carità, non complichiamo le cose. La storia del
-mio bocchino a cinque fuochi ve la racconterò un'altra volta.
-
-Fumavo dunque ancora le mie due sigarette, anzi non le fumavo più perchè
-erano finite, ma tenevo ancora il mio prezioso bocchino tra i denti,
-quando un'interna voce mi spinse di corsa verso l'estremità del
-carrozzone.
-
--- «Occupato!»
-
--- Accidenti!
-
-E dopo un quarto d'ora di questi «accidenti» finalmente l'uscio si apre.
-Chi vien fuori? L'amico di pelo rosso.
-
--- Eh?! Dove vai?
-
--- A Pisa! e tu?
-
--- A Pisa.
-
--- Sarebbe ora di finirla di far l'imbecille!
-
--- Mi pare anche a me!
-
-Vola uno schiaffo. Ne volano due. Ne volano tre. Mi sento afferrare il
-bocchino. Stringo i denti. Ma i denti non son mai stati il mio forte; ed
-ecco il prezioso arnese vola dal finestrino insieme con mezzo dente.
-
-Allora non ci vidi più. Una grandinata di pugni cadde vindice sulla
-rossa capigliatura del rivale. Lui, fedele alla sua scuola di pugilato
-che consisteva nell'attaccarsi sempre a qualche cosa di prezioso,
-s'attaccò a una magnifica camicia di seta cruda, uscita allora allora da
-una bottega di via Tornabuoni: una camicia che m'era costata un occhio,
-ma v'assicuro che spirava voluttà lontano un miglio!
-
-Io, súbito accortomi della nuova minaccia ai miei averi, cambiai di
-botto piano di battaglia, e mi accinsi ad attanagliare il collo
-dell'acrobata poeta, intendendo di non lasciarlo finchè lui non
-lasciasse la camicia. Ma, ahimè! Non ebbi tempo di mettere in atto il
-mio piano, che un enorme capotreno accorse a separarci; e lo fece con
-così robusta grazia, che un buon quarto della mia camicia passò alla
-parte avversaria. Voi capite bene che una camicia non è un esercito: i
-tre quarti rimastimi fedeli non potevano consolarmi di quel quarto
-traditore.
-
-Il naso del mio rivale colava sangue come il polso di Seneca filosofo.
-Se non che, non avendo egli avuto l'accortezza di spogliarsi e di
-mettersi in un bagno prima che io gli rompessi il naso, così era tutto
-imbrattato di sangue come un beccaio la sera del venerdì.
-
-Fummo allontanati.
-
-Ma alla stazione di Pontedera ci trovammo ancora vicini. Avevamo tutti e
-due riconosciuto la necessità di fermarci in un porto intermedio come
-fanno le navi _in avaria_.
-
-Ci guardammo con profonda compassione.
-
-L'amico, con un'aria assai più poetica che acrobatica, mi si avvicinò e
-mi disse:
-
--- Del resto, se andavo a Pisa non ci andavo senza essere invitato....
-
-E così dicendo mi mise sotto il naso un cartoncino cilestrino.
-
-Mi bastò gettarvi sopra un'occhiata per scoppiare a ridere; ma a ridere!
-a ridere in un modo, che tutta la stazione si fermò a guardarmi. Lì per
-lì dovettero credere che avessi le convulsioni. Poi capirono che ridevo;
-e, a veder due, conciati in quel modo, tutti ammaccature e strappi, uno
-serio come un allocco, l'altro che si ruzzolava per tutte le panche, a
-quanti passavano gli s'attaccava il riso: sì che ridevano tutti come
-matti senza sapere il perchè.
-
-L'amico rosso era al vertice del furore.
-
-Ma non batteva ciglio per paura di far ridere di più.
-
-Finalmente mi fece troppa compassione.
-
-Allora mi alzai, gli infilai il mio braccio destro nel suo sinistro, lo
-trascinai fuori della tettoia e là misi senz'altro sotto al suo povero
-naso ammaccato il cartoncino mio, altrettanto cilestrino, altrettanto
-profumato, altrettanto scritto di pugno della bella Zita.
-
--- È una circolare!! -- stridè lui, digrignando i denti.
-
-Ma quando mi guardò in faccia non potè più star serio.
-
-Ci abbracciammo e ballammo un bel pezzo, come due orsi. E ballando così,
-saltammo sul treno che partiva per Firenze. E durante tutto il viaggio
-rompemmo l'apparato uditivo del prossimo cantando in coro:
-
- Sì vendetta, tremenda vendetta
- Di quest'anima solo desìo!
-
-Quella Gota, quell'Ostrogota, quell'Unna aveva avuto la caponaggine di
-credere di potere impunemente prendere per il bavero due tra i migliori
-esemplari della razza latina!
-
-E intanto era già riuscita a farci fare a pugni! Ma....
-
- Sì vendetta, tremenda vendetta
- Di quest'anima solo desìo!
- Come un fulmin scagliato da Dio
- Gigi e Fico[1] punir ti sapran!
-
- [1] Abbreviazione di Federico regolarmente brevettata.
-
- --------
-
-Del non essere andati a Pisa incolpammo, lui la filologia, io
-l'anatomia, credendo che per una donna tedesca fossero scuse buone.
-
-Ma Zita ci scrisse assai mesta e un poco indignata.... in doppia copia.
-
-E noi incominciammo a fabbricare quotidiane lettere piene d'un ardore
-sempre più ardente, alle quali Zita rispose con quotidiano crescendo di
-passione.... in doppia copia.
-
-Leggendoci ogni sera questi duplicati amorosi, io e il mio rosso amico
-pregustavamo il refrigerio della vendetta.
-
- --------
-
-E venne alla fine il giorno in cui, compiti scrupolosamente a Pisa i
-loro doveri di compaesane di Burkhardt e di Bädeker, le due brave
-sorelle ritornarono, come dissi, a Firenze.
-
-Il primo incontro toccò a me; sia perchè l'amico Fico conservava una
-ammaccatura pochissimo estetica sul naso, e non aveva fretta di
-mostrarsi, sia perchè io dovevo condurle a vedere un certo maraviglioso
-luoghetto di campagna dove, per il buon esito dei nostri piani,
-desideravamo che esse andassero ad abitare.
-
-Già nelle mie lettere avevo levato inni alla virgiliana poesia, al
-fatato incanto di quel luogo. Cosicchè la prima cosa che mi chiesero,
-appena scese dal treno, fu di condurle a veder la mia Torraccia.
-
-Questa famosa Torraccia (tre stanzette di pietra una sull'altra)
-sperduta là tra gli oliveti di San Miniato, era stata, fino a pochi
-giorni prima, fienile d'un cascinale vicino; ma noi l'avevamo in fretta
-ripulita e ammobiliata alla meglio, fidando nel romanticismo di razza
-che doveva trionfare, e trionfò.
-
-Appena la videro di fuori le due K. esclamarono estasiate:
-
--- Ci avete trovato la casa ideale!
-
-E dentro lo stesso: tutto bello, tutto bello! Fu deciso: salotto al pian
-terreno; al secondo piano camera della signorina Carlotta; al terzo
-piano camera di Zita.
-
--- Sì! sì! sì! -- strillò Zita. -- Io su in cima tra i nidi delle
-rondini! Ogni alba sarò incoronata di canti!
-
-A questo punto proprio, il ventre di Brockhaus....
-
-Oh! scusate! M'ero dimenticato di dirvi che il sorellone si chiamava
-bensì Carlotta, ma le avevamo decretato il soprannome di Brockhaus
-perchè la trovavamo somigliantissima al celebre editore di Lipsia. Come
-facessimo poi a trovarla così somigliante senza sapere affatto che
-faccia avesse quel signore, non ve lo saprei dire: ma certo è che la
-trovavamo somigliantissima.
-
-Dunque.... il ventre di Brockhaus, dicevo, osò, proprio in quel sublime
-istante, profanare la poesia di Zita osservando in tono minore:
-
--- Come si fa a mangiare qua dentro?
-
-Zita schizzò sdegnosissime parole alemanne; ma io, come colui che aveva
-pensato a tutto, condussi subito con me Brockhaus sulla non lontana via
-maestra, dentro una di quelle tutte linde e odorose e saporose
-trattoriole de' dintorni di Firenze, dove ho tanto lietamente amato e
-bevuto spolpando pollastri e sognando la Gloria!
-
-Il padrone, già d'accordo, accettò súbito di fornire pranzi e cene alle
-nuove abitatrici della Torraccia.
-
-Il prezzo mite, quel buon odor di salame, quella piramide di fiaschi in
-mezzo alla bottega fecero a Brockhaus l'identico effetto che le rondini
-avevano fatto a Zita.
-
-E io dicevo dentro di me a tutte e due: «Ballate, ballate, ostrogote
-mie! Se sapeste che cosa bolle nella nostra pentola!»
-
- --------
-
-Vollero sistemarsi là dentro quel giorno stesso.
-
-Quando, alle dieci di sera, dopo aver faticato per quattro facchini,
-volli prender commiato da loro, Zita m'accompagnò per il viottolo tra
-gli olivi.
-
--- Cattivo! -- mi disse a bruciapelo. -- In tutta la giornata non mi hai
-detto una sola parola d'amore.
-
--- Te la direi volentieri adesso, se non fossi troppo sudato -- risposi
-cavallerescamente.
-
--- Mio povero uccello! Hai molto faticato, è vero, a fabbricare il nido
-della tua bella?
-
-Che volete? a sentirmi chiamare in quel modo non mi potei più
-trattenere....
-
-Incollai la mia bocca alla sua per un buon quarto d'ora.
-
-Come non pensare a Brockhaus? «Peccato che non sia qui adesso, dicevo
-tra me, chi sa che belle cose potrebbe scrivere sul suo taccuino!...»
-
-Oh! per Bacco! voi non mi crederete. Brockhaus era proprio là a dieci
-passi da noi! Vidi i suoi occhiali, i suoi occhiali di Lipsia! brillare
-nell'ombra. Forse vi si specchiava senza saperlo, poverina, qualche
-maravigliosa stella del cielo.
-
-Appena Zita s'avvide che io avevo scorto l'animale appiattato,
-s'affrettò a stringermi più forte e mi sussurrò:
-
--- Non badare a lei, è pazza per il suo colossale romanzo d'amore.
-
--- Romanzo d'amore?!
-
--- Sì: tutto d'amore!
-
--- Ah! finalmente capisco!... e siccome non può procurarsi un'esperienza
-personale perchè è troppo brutta....
-
-Queste parole le gridai così forte che gli occhiali si spensero; e nella
-notte brillarono solo i verdi occhi di Zita.
-
-_Via libera!_
-
- --------
-
-Misurando con passo trionfale il silenzio del deserto lungarno, nella
-gran notte stellata, per andare verso la casa dell'amico Fico, che
-m'aspettava certo da qualche ora, vi confesso che sentivo una gran
-voglia di svoltare verso casa mia, o meglio ancora di tornarmene a
-baciar Zita.
-
-Un solenne patto d'alleanza mi legava all'amico: questo è vero. Ma,
-poffare! si erano pur verificati dei fatti nuovi!
-
-Intanto, qualche cosa di solenne era avvenuto anche tra me e Zita...! E
-poi: quella rivelazione del colossale romanzo di Brockhaus, non aveva
-forse un'importanza di prim'ordine per spiegare tutto l'inesplicabile
-della condotta di Zita? La verità era chiara. La povera piccola fata
-dagli occhi verdi era nè più nè meno che un trastullo nelle mani della
-strega Brockhaus. Questa l'aveva spinta nel tristo doppio gioco d'amore,
-sperando di poter scrivere chi sa quali stupide pagine sulla classica
-gelosia degli italiani....
-
-E allora? dov'era la colpa della povera Zita? Non era forse piuttosto
-una vittima deliziosissima degna di compianto, e specialmente di
-baci?...
-
-Ma per compiangerla e baciarla sentivo proprio, in coscienza, di bastar
-da solo!...
-
-Mentre ragionavo tuttavia così, il sordo dovere m'aveva condotto al
-muricciolo del giardino dell'amico. Che ti vedo dentro, al chiaro d'un
-po' di luna nata allora? Ti vedo l'amico occupato a far capriole in
-giro.
-
-Per quanto acrobata fosse, quelle capriole fatte così da solo a
-mezzanotte, mi diedero un po' di pensiero.
-
--- Oh! Fico! sei ammattito?
-
--- Altro che ammattito! vien dentro.
-
-Entro; e vedo che le capriole le faceva attorno a una specie d'ara di
-coccio, verniciato a marmo, imitazione «Signa»; cioè imitazione di una
-imitazione romana, che, secondo lui, bastava a fare del suo giardinetto
-di via Scialoia un luogo di delizie imperiali.
-
--- Ma che fai?
-
--- Fa subito quattro capriole anche tu. Bisogna render grazie agli Dei!
-
--- Ben volentieri, ma io non le so fare.
-
--- E tu scaraventati in terra a capo fitto, scopriti il sedere, grida
-Evoè!
-
--- Si potrebbe sapere che cosa è accaduto?
-
--- E accaduto che da domani incomincia la nostra vendetta.
-
--- Ah sì?
-
--- Leggi qua. Questa lettera: non è di quelle che lascian dubbi: è di
-quelle che dicono «ti voglio, ti voglio, ti voglio, son tua: carne,
-ossa, midollo spinale, rigaglie.... tutto, tutto, tutto!».
-
- Domani è la mia festa!
- Domani è la mia festa!
-
-(E giù capriole.)
-
-Hai letto? Hai letto?... Rabbrividisci eh? Ma è inutile rabbrividire,
-mio giovane amico! Bisogna riconoscere che il pelo rosso è il re dei
-peli: ecco tutto. Ah! che peccato che non sia rosso anche tu! In
-ventiquattr'ore la nostra vendetta sarebbe fatta. Invece tu, povero
-mortale dai ricciolini castani, ci metterai tre settimane per arrivare
-dove io arriverò domani sera!... Me ne duole sinceramente per l'estetica
-della nostra vendetta! Certo era magnifico, era latino, simbolico,
-cesareo che la rea barbara fosse piegata ad ambe le nostre voglie in una
-sola notte, ricevendo la dimane il nostro cumulativo biglietto di
-ringraziamento, secondo i sottili disegni da noi architettati....
-
-Ma ahimè! come si fa? I disegni sono una cosa: la realtà è un'altra....
-Si potrebbe stare ai disegni se si trattasse, a mo' d'esempio, di
-Brockhaus.... allora sì!... Ma si tratta di Zita, per Giove! di Zita,
-creatura di sogno! di Zita, fiore di carne! di Zita, veleno inebriante!
-di Zita, di Zita, di Zita, mio ricciuto amico! Come potrei farla
-aspettare, poich'ella brucia del desiderio di me?... Ah! no!
-assolutamente no! Nessun Gigi potrebbe pretendere tanto da un Fico!... e
-specialmente da un Fico di pelo rosso!... Tu ci metterai una settimana,
-ci metterai un mese, ci metterai un anno.... Io ti fo solenne giuro di
-favorire fraternamente i tuoi conati!
-
--- Hai finito? -- muggii io.
-
--- Sì.
-
--- Ebbene. Sta molto attento a quello che ti dico. Questa lettera non ha
-il minimo valore. È scritta, come vedi, alle ore tre pomeridiane di
-oggi, mentre io facevo il facchino per lei. Ma alle ore dieci
-pomeridiane dello stesso giorno, cioè due ore fa, quel medesimo facchino
-è diventato l'amante di Zita. Unito a lei ormai per la vita e per la
-morte, romperà inesorabilmente il naso a colui che osasse rompergli le
-scatole.
-
-Detto questo, intascai la lettera, infilai il cancelletto, e sparvi nel
-buio.
-
- --------
-
-Ma la mattina alle 7 ribussavo già alla camera dell'amico.
-
--- Chi è?
-
--- Aprimi. Son io....
-
--- Dormo.
-
--- Svegliati.
-
--- In che qualità chiedi di entrare?
-
--- Di verde messaggero della vendetta, amico mio. Fico immortale! Son
-successi fatti di una gravità spaventosa.
-
--- Così presto? Mi pare impossibile....
-
--- Insomma vuoi aprirmi sì o no. Vengo ad offrirti Zita.
-
--- Non la voglio.
-
--- Dimenticheresti forse che siamo legati da un patto solenne.
-
--- Tu l'hai rotto.
-
--- Come?
-
--- Tu hai rotto il nostro patto solenne....
-
--- E ti romperò anche l'uscio se non me l'apri immantinente.
-
-L'uscio si aprì. Ma nell'istante medesimo l'amico con un magnifico
-volteggio era sparito oltre il letto, e là, armato d'un cantero pieno
-fino all'orlo, stava impavido aspettando l'assalto.
-
-Quando vide che io prendevo tranquillamente una sedia e incominciavo con
-molta gravità ad esporre i fatti, depose il suo cantero, infilò una
-buffissima tunica cinese, due ciabatte turche, accese una sigaretta
-egiziana, e m'ascoltò.
-
-Il colloquio durò forse cinquanta minuti come tutti i colloqui storici;
-ma in poche parole vi dirò tutto.
-
-Quella notte l'avevo passata in piedi. Una notte da Otello. Infatti,
-alle sei della mattina m'aggiravo già tempestoso attorno alla Torraccia,
-la quale pareva dormire placidamente sotto la guardia de' suoi tre
-cipressi che la coprivan tutta ai miei feroci occhi.
-
-Finalmente m'avventai come il toro.
-
-Tenevo stretta in pugno la lettera infame: ero deciso se non proprio a
-strozzarla, a farle raccomandar ben bene l'anima a Dio.... che n'avrebbe
-avuto tanto bisogno!
-
-Arrivo a corna sotto.
-
-Porta aperta. E finestre spalancate!
-
--- Ohei! Non c'è nessuno?
-
-Una contadina che stava a far pulizia si sporse dal balconcino di Zita e
-mi gridò:
-
--- Felice giorno, sor Luigi! Son ite a veder nascere i' ssole su a i'
-Mmont'alle Croci. A momenti arebber a tornare.
-
-Entrai per aspettare. Ero stanco. La prima sedia che mi si presentò
-sotto, ci caddi a piombo. Ma appena sentii d'essermi seduto sopra un
-libro mi affrettai a sottrarlo all'involontario oltraggio. Non era un
-libro: era un grosso quaderno. Sopra c'era scritto:
-
- _Italien, Liebe, Blut!_
-
- _diario di una giovane inglese._
-
--- Puah! -- rantolai. -- Ecco il romanzo di Brockhaus!...
-
- _Traduzione di C. e Z. K._
-
-C. e Z.?!... Come sarebbe a dire?... Collaborazione forse?
-
-Oh! ma che! impossibile! Quello Z. doveva essere soltanto una tenerezza
-sororale, un delicato segno di gratitudine. Brockhaus voleva offrire
-così un poco della sua immortalità alla sciagurata sorellina che si
-prestava così gentilmente ai suoi esperimenti erotici.
-
-La curiosità è una bella cosa; ma il tedesco, come sapete, è una cosa
-bruttissima. Perciò sfogliavo sì quel quaderno a due o tre pagine per
-volta, ma mi guardavo bene dal durar la molta fatica necessaria per
-capire.
-
-Doveva trattarsi però di impressioni di viaggio.... che Dio ce ne scampi
-e liberi non solo in tedesco, ma in tutte le lingue del mondo!
-
-Salto in mazzo una ventina di pagine, ed ecco mi schizza sul naso (per
-Dio!) la calligrafia di Zita.
-
-Forse un qualche ricordo particolare di viaggio.... Altro che ricordo!
-era una professione di fede, un credo diabolico! La signorina diceva di
-sentirsi un qualche cosa di terribile, di freddo, come una lama, una
-voce che le gridava ad ogni passo: «In questa terra d'Italia tu lascerai
-passando una striscia di sangue!... Il destino di due uomini dipenderà
-da te!».
-
-Brutta sbrindellona! Capite che roba? Vi piace l'idea di queste due
-tedesche che scendono in casa nostra a fare di così bei lavori, e poi li
-raccontano ai loro connazionali come memorie di una inglese?
-
-Ora capivo. La descrizione di luoghi e di costumi, le meditazioni
-filosofico-storiche erano affidate alla penna di Brockhaus, ma la
-sostanza erotica era opera tutta di Zita! della mia dolce Zita, della
-mia fata dagli occhioni verdi! Bisognava leggere, per credere!... Mi
-rodevo di non capir tutto. Ma quel poco che capivo bastava per
-rivoltarmi il magone.
-
-C'erano le mie lettere tradotte fedelmente; c'erano le famose frasi
-raccolte dal vigile taccuino di Brockhaus; c'erano certe vampate di
-desiderio per i miei riccioli, ma ce n'erano almeno altrettante per il
-pelo rosso del collega Fico....
-
-Datato dal treno Pisa-Firenze, c'era questo mirabile pensiero di una
-vergine:
-
-«Sì. Io sarò da tanto. Sì: questi due italiani si getteranno uno contro
-l'altro invasati di gelosia, si sbraneranno simili a cani aizzati! E che
-sarà la causa di questo? Per che cosa si saranno essi perduti,
-insanguinati?... Per un'anima gelida che non li ama, che non può
-amare!... per un corpo che altri avrà e non loro mai!...».
-
-Questo era scritto il martedì sera.
-
-Mercoledì, mentre io facevo il facchino per lei, nel cuore della vergine
-era sbocciata questa commovente errata-corrige al suo pensiero del
-giorno innanzi:
-
-«No! No! No! Il ghiaccio della mia nativa Cornovaglia non regge
-all'incendio di questo sole d'Italia. Sono degli uomini anche nella mia
-brumosa patria, ma non sanno guardare come mi guarda questo!...
-
-(_Questo_ sarei stato io, modestia a parte.)
-
-«Io brucio! Io brucio di vergogna come quando ero piccola, e debbo
-guardarmi addosso, credete! debbo palparmi, per esser ben sicura d'aver
-le mie vesti.... Ma è inutile! perchè sono certa che questi occhi vedono
-lo stesso, vedono la carne.... la mia carne nuda!... Ebbene sia! Sia!
-Getterò la mia carne viva a questi cani bramosi. L'avranno! Ma la
-pagheranno col loro stesso sangue. Lo giuro per le zolle sacre della mia
-patria!».
-
-Se l'avessi avuta fra le mani in quel momento le avrei fatto volentieri
-un certo scherzo che è troppo sudicio per potersi raccontare.
-
-Ma, tra propositi violenti, mi rifacevano anche capolino disegni di
-allegre vendette arzigogolate al modo de' nostri vecchi bizzarri
-fiorentini.
-
-Voltai ancora pagina, così per fare, persuaso di trovarla bianca. Ma
-che! Altro che bianca! Era la più sporca di tutte. E non era una sola:
-eran dieci almeno, buttate giù calde calde, quella notte stessa. C'era
-tutta la faccenda della sera avanti, cari miei! ma come
-particolareggiata! ma come circonstanziata! che precisione! che
-miniatura!
-
-E io che l'avevo creduta una creatura teneruccia nelle grosse mani della
-sorella, che l'avevo compatita per questo, che l'avevo amata, sì, amata,
-amata davvero in quell'ora dolce in cui m'era parsa tutta mia, tutta
-rifugiata in me come una piccola sorella sperduta in questo triste
-mondo, povera mendica d'amore come me, alla quale non avrei negato di
-difenderla e amarla anche tutta la vita, s'ella appena me lo avesse
-chiesto in quell'ora là!... Perchè, insomma, ero fatto così: ridevo
-ridevo; ma poi, in fondo, pigliavo tutto sul serio, tal quale come ora,
-che non rido più.
-
-E voltai in fretta quelle miserabili pagine fino all'ultima. Qui c'era,
-tradotta in bel tedesco, la lettera che io tenevo ancora appallottolata
-nel pugno: la lettera all'amico rosso.
-
-E c'erano due righe ancora che dicevano:
-
-«M'ha risposto una sola parola; _adorabile!_... E verrà. Verrà folle di
-desiderio.... lo condurrò giù sotto le stelle, tra l'ombre pallide degli
-olivi.... fin là.... fin là.... dove iersera.... E glie lo dirò. Sì: gli
-dirò: _Qui! Qui è stato! qui l'amico tuo m'ha stretta.... m'ha
-soffocata.... e pronunciava il tuo nome.... e rideva di scherno...._ Se
-gli dirò così, gli vedrò uscir dagli occhi fiamme rosse come i suoi
-capelli!...».
-
-Era tempo. Rimisi il bel romanzo sulla sedia, ci strofinai sopra ben
-bene e con intenzione, quello che dianzi vi avevo strofinato per
-sbaglio; poi presi un pezzo di carta e ci scrissi con caratteri
-nervosissimi:
-
-«Je sais tout. Mais il ne t'aura pas. S'il viendra ce soir, je le tuerai
-dans tes bras. Garde-toi».
-
-E via di corsa dall'amico Fico.
-
- --------
-
-Notte buia. Grandi cumuli soffusi di biancor lunare vanno veloci per il
-cielo nero. Gli olivi della Torraccia piangono stridono curvati senza
-dubbio dallo Spirito della Tragedia che s'aggira già furibondo.
-
-L'ora è vicina.
-
-Scocca.
-
-L'amico impavido, ravvolto in un bruno mantello di suo nonno, si fa
-sotto il balconcino e chiama: -- Zita.
-
-Zita gli aveva mandato nel pomeriggio un teatrale biglietto avvertendolo
-della mia minaccia. Dire a un uomo: «Non venire, altrimenti rischi la
-vita» è come dirgli: «Vieni, altrimenti ti considero un vigliacco».
-Perciò Zita doveva esser più che certa che il mio rosso amico sarebbe
-venuto.
-
-Infatti, ben nascosti tra gli olivi, noi l'avevamo veduta andare e
-venire per la sua cameretta, ora acconciarsi allo specchio, ora
-scarmigliarsi come presa da una sùbita disperazione, poi chiamare il
-sorellone, e leticarci sonoramente, poi aprire il balconcino e guardar
-giù e guardar su, e poi richiuderlo, e poi riaprirlo.
-
-Ora, quando si sentì chiamare nella notte, io la vidi balzare atterrita.
-Forse, conoscendoci ancora così poco, non aveva potuto capire qual di
-noi due la chiamasse.
-
-Alla seconda capì, e disse con un fil di voce:
-
--- Sei tu!
-
--- Sì! -- rispose l'amico Fico. -- Fuori non saremmo sicuri. Meglio
-ch'io salga. Ho tante cose da dirti.
-
-Disse lei:
-
--- No!!
-
-Disse lui:
-
--- Sì!! Serra bene le imposte, e scendi ad aprirmi!
-
-Entrato l'amico, ci fu un gran scatenaccìo. Poi un gran silenzio.
-
--- A noi! -- dissi palpando il mio bellissimo pugnale del Cinquecento.
-
-C'era qualche preparativo da fare. Trascinare una balla di patate di
-sessanta chilogrammi sotto la Torraccia. Arrampicarsi su per il muro
-fino al secondo piano approfittando di certi radi pioli che v'erano
-piantati e tenendo in bocca il capo della fune a cui era legata la
-balla. Una volta entrati nello stretto balconcino di Zita, issare con la
-suddetta fune la suddetta balla, legandola sospesa fuor della balaustra.
-
-E tutto questo fu fatto: nè una farfalla avrebbe più silenziosamente
-volato.
-
-Oh!... mi dimenticavo di parlarvi di un certo barattoletto
-importantissimo! Ma non m'ero affatto dimenticato di portarlo su con me
-e di posarlo in un angolo prestabilito del balconcino di Zita.
-
-Non avevo più niente da fare, fuorchè aspettare.
-
-Ma questa proprio mi parve la faccenda più difficile.
-
-Si ha un bell'essere amici! Si ha un bell'esser legati da un patto
-solenne; anzi, da due patti solenni!... ma quello star lì fuori al
-fresco, mentre l'altro stava dentro al caldo....
-
-Eravamo d'accordo che io avrei aspettato lui per muovermi. Il quale
-_lui_, fatto comodamente il suo comodo, si sarebbe accostato alla
-finestra dicendo forte: «Vieni, Zita, raccontiamo la nostra gioia alle
-stelle, alle nubi, al vento!» e così dicendo avrebbe aperto di botto le
-imposte del balconcino.
-
-Eravamo d'accordo così, è verissimo. Ma, per Bacco briaco! _est modus in
-rebus!..._ Anche in quelle _rebus_ lì, non vi pare?
-
-E siccome il _modus_ non ce lo metteva _lui_, ce lo misi io, stroncando
-mezza, la vecchia persiana con una tremenda spallata e gridando in gola,
-con voce micidialissima:
-
--- Zita. Apri.
-
-Quell'ora e mezza buona passata lì fuori, mi aveva portato al diapason
-della «montatura», nel senso teatrale della parola.
-
-Immaginatevi come dovesse esser «montato» lui, l'ispido amico Fico,
-tirato giù così, a un tratto, senza preavviso da chi sa quale
-_rendez-vous_ olimpico!
-
-Lo sentii slanciarsi contro la finestra come una iena. Ebbi paura che
-dicesse davvero.
-
-Zita gracchiava, nascosta dietro il letto. E aveva ragione di crepar di
-paura, perchè v'assicuro che quel nostro incontro avrebbe fatto paura
-anche a due guardie di pubblica sicurezza.
-
-Che quadro! Le due candele sul cassettone fumavano al vento e gettavano
-bagliori sanguigni sui nostri pugnali. Stretti in un orribile abbraccio
-di morte, rotolammo fuori sul balconcino dicendocene di cotte e di
-crude.
-
--- Ah vuoi scappare, vigliacco? -- rantolai io.
-
-Lui, per tutta risposta, mi porse il barattolo di cui ho parlato più
-sopra. Io ci intinsi risolutamente il pugnale che ne uscì rosso e
-gocciolante.
-
--- Zita! -- gridò con l'ultimo fil di voce l'amico; e se ne discese
-comodamente da quell'acrobata che era, giù per quei pioli che avevano
-servito a me per salire.
-
--- Te l'ho spaccato il cuore, traditore! -- gridai io allora, slegando
-il sacco delle patate.
-
-Mi sentii stretto da due braccia fredde come anguille.
-
--- Tu l'as tué....
-
--- Sssss!...
-
-Ah!... Il tonfo di quelle patate!
-
-Indimenticabile!
-
-Non ho mai visto attrici far così bene la loro parte!
-
-Io stesso n'ebbi un brivido di terrore.
-
-Figuratevi Zita!
-
--- Nein! No! Pas! N'est pas vrai.... No!... Charlotten!
-
--- Sssss! Tu sens: il ne bouge pas! -- sussurrai con voce
-cavernosissima.
-
--- No! Peut-être il vive! Bisogna discendere a lui...
-
--- Inutile. È morto.
-
--- No!
-
--- Sì! Ho sentito benissimo il cuore sotto la punta del pugnale. Non ci
-sbagliamo noi italiani; abbiamo troppa pratica! È morto. È morto. È
-morto. Non ti resta che baciare il suo sangue.
-
-E così dicendo le impiastrai tutta la faccia con l'inchiostro rosso del
-mio pugnale.
-
--- Ah!... No, no, no, no! Anch'io voglio morire!
-
--- Mi dispiace, ma io non posso proprio ammazzarti -- le dissi con molta
-serietà -- non ho tempo da perdere.
-
-Non badò a quel che le dicevo. Si precipitò giù per la scaletta
-strillando:
-
--- Charlotten! Charlotten! Charlotten!
-
-E io dietro, che tra poco ruzzolavo le scale dal gran ridere a bocca
-chiusa.
-
--- Charlotten! Charlotten! Charlotten!
-
-Entriamo in camera. Non c'era.
-
-Zita piangeva.... finalmente!
-
--- Ma Carlotta, dunque! Dove ti sei nascosta? Siamo vili! Quell'uomo non
-è morto forse! possiamo ancora salvarlo! Carlotta!
-
-Quelle parole, tedesche sì, ma una buona volta sincere, m'uccisero il
-riso nel cuore. Mi fecero, vi giuro, l'effetto che fece la musica di
-Sant'Ambrogio al Giusti. Pensai anch'io: Povera femminuccia gettata così
-per il mondo, in omaggio alle cretine idee fisse del Nord
-sull'emancipazione della fanciulla, mentre Dio sa quanto bisogno avresti
-d'una buona mamma e d'un buon babbo sempre vicini e vigili, che ti
-dessero lezioni un po' meno salate di questa che t'han dato due
-ragazzacci italiani!...
-
--- Carlotta, rispondimi! -- gridò ancora Zita battendo i piedi con una
-furia pazza.
-
-E questa volta Carlotta rispose.
-
-Ma.... giusti Numi!... da dove rispose!!
-
-Si sa: la paura.... li fa certi effetti!... Ma in quel momento proprio,
-così denso di tragedia e di filosofia sociale, sentir venire quel
-flebile «ja» miagolato da là dentro.... Io m'ebbi a buttar sul letto,
-rompendo, oltre ai bottoni dei pantaloni, chi sa quante molle, e ridere
-ridere ridere all'uso mio d'allora, a costo di rovinar tutto sul più
-bello.
-
-Ma, per fortuna. Zita s'era già slanciata verso quel luogo riposto, a
-tirarne fuori la povera Brockhaus.
-
-Le sentii correre giù, scatenacciar l'uscio, e uscir fuori insieme.
-
-Per Bacco! Non c'era tempo da perdere davvero. Mi buttai a precipizio,
-varcai la soglia guardingo: quattro salti di lupo sull'erba, e fui nelle
-braccia dell'amico Fico, che stava già a godersi lo spettacolo seduto
-sulla groppa gobba d'un olivo.
-
-Che vi debbo dire?
-
-Ve le immaginate voi quelle due romanziere ansanti, bisbiglianti,
-tentennanti, che s'avvicinavano con un lumino a olio, facendo due passi
-avanti e uno indietro, e sussurrando di tratto in tratto il nome del mio
-amico.... ve le immaginate voi quando, finalmente, scorsero quel qualche
-cosa di nero in terra, quando lo toccarono finalmente, quando vi lessero
-sopra un bel cartello che diceva:
-
- _ITALIEN, LIEBE, BLUT!..._
- _con contorno di patate._ ?...
-
-
-
-
- L'AEROPLANO.
-
-
--- La mamma non c'è in casa, -- mi rispose una bambina di dieci anni,
-restando perplessa.
-
--- Dunque è proprio impossibile vedere questa camera ammobiliata? --
-insistei io gettando una penosissima occhiata in fondo al pozzo delle
-scale. -- Ritornare quassù.... al sesto piano!...
-
--- Veramente ci sarebbe il babbo in casa....
-
--- C'è il babbo?!... E allora perchè mi dici di ritornare? O il babbo o
-la mamma sarà lo stesso, m'immagino!
-
--- Oh!... non è lo stesso.... Ma passi pure, se vuole....
-
-La seguii per un lungo corridoio finchè entrammo in uno stanzone mezzo
-buio e mezzo illuminato, talmente zeppo d'ogni qualità di oggetti grandi
-e piccoli, antichi e moderni, comuni e rari, definibili e indefinibili,
-che una delle due finestre ne era per tre quarti seppellita, nè si
-apriva più da chi sa quanti anni, per la fortuna di un esercito di ragni
-che vi si era sicuramente attendato.
-
-Di dietro a un cassone (sul quale torreggiava una fragile costruzione
-fatta di tasselli di legno, di stecche da busto, paglie di sigari
-virginia, molle d'orologio, padelline da candeliere, chiodi, tasti di
-pianoforte, corde di violino, munita di due grandi ali tese fatte con
-fil di ottone e pezzi di camìce vecchie) sbucò, al richiamo della bimba,
-una testa d'uomo.
-
-Aveva.... Ma che serve descriverla? Era la testa di un padreterno; anzi,
-più precisamente, la testa di un padreterno del Perugino, cioè della più
-buona pasta di padreterni che i pittori abbian saputo creare.
-
--- In che cosa posso avere l'onore di servirla? -- domandò con un
-altissima intonazione diplomatica l'uomo padreterno. Uscendo di dietro
-il cassone per venirmi incontro, egli s'avvide di essere in mutande e
-stringendosi in fretta alla vita il lungo camice cenerino e arrossendo
-tra il soffice biancore del suo pelame: -- Voglia scusarmi, --
-soggiunse, -- l'inventore è un operaio!
-
--- Ah.... perchè Lei.... è inventore?.... Mi rallegro tanto!
-
--- Non lo sapeva?!
-
--- Veramente....
-
--- Allora, perchè è venuto, scusi?
-
--- Per vedere la sua camera ammobiliata.
-
-La fronte dell'inventore si corrugò terribilmente. Poi parve raccogliere
-tutta la sua volontà in uno sforzo supremo, e disse:
-
--- Andiamo.
-
-E andammo a vedere la camera ammobiliata. Era grande, c'era aria, sole,
-vista di un po' di verde: non desideravo di più.
-
--- E.... quanto chiedono? -- domandai.
-
-Nuovo e più terribile aggrottamento di ciglia: poi una risposta
-esplosiva:
-
--- Settanta lire.
-
--- È un'esagerazione, -- diss'io, uscendo dalla camera per andarmene. --
-Mi dispiace di averla incomodata.
-
-La piccina colse il momento per avvicinarsi all'orecchio del padre e
-dirgli qualche parola.
-
--- Facciamo sessanta, -- disse lui subito, seguendomi con un sorriso.
-
--- È troppo!
-
--- Consideri che noi non siamo affittacamere.... qui godrà della massima
-tranquillità!... Sotto questo tetto c'è la mia famigliuola e Lei....
-
--- Va bene, va bene; ma è troppo lo stesso.
-
--- Facciamo cinquantacinque!
-
--- Cinquantacinque?!... Ma le pare poco?!
-
--- Facciamo cinquanta! ecco: e non ci pensiamo più.
-
--- Bisogna pensarci ancora.... Perchè io cinquanta lire non gliele posso
-dare....
-
--- E allora facciamo quarantacinque!
-
-La piccola incominciò a fare gli occhiacci al padre.
-
-Io, lieto di avere ottenuto già più di quello che speravo, mi limitavo a
-terminare il mio discorso:
-
--- .... non gliele posso dare, dicevo, perchè, capirà, anch'io lavoro
-come Lei per un ideale.... e il lavoro, per ora, mi vien pagato a
-speranze....
-
--- Sì eh?! Sì eh?!... -- gridò divampando e scintillando di subita
-commozione fraterna l'inventore. -- Sì eh?!... E allora la sua gioventù
-non si dev'essere rivolta invano alla canizie misconosciuta
-dell'inventore Romolo Brúscoli Guardi! Io sono romagnolo: questa camera
-Lei la pagherà trenta lire!!
-
-La piccina gridò:
-
--- Bada che la mamma....
-
--- Non importa! -- interruppe quel piccolo padreterno furibondo di
-generosità. -- Sono romagnolo sì o no?... Questo signore deve avere la
-camera per trenta lire: e basta!
-
-La piccina però non si diede per vinta:
-
--- Adesso gridi tanto forte perchè non c'è la mamma....
-
--- Silenzio!! dunque! -- strillò lui. -- E uscite subito di qua!
-
-La piccina rimase lì. Io mi credei in dovere di raccomandare al signor
-Romolo Brúscoli di pensare ai casi suoi più che ai miei, considerando
-che non mi piaceva affatto di provocare discordie intestine col mio solo
-ingresso in quella casa. Ma ne ebbi una sola risposta:
-
--- Sono romagnolo!
-
-Quando lo vidi irremovibile, pagai le mie trenta lire e presi possesso
-della camera.
-
- --------
-
-Il mio singolare padron di casa mi aveva detto, tra le altre cose, che
-io avrei goduto la massima tranquillità, non vivendo sotto quel tetto se
-non io e lui con la sua famigliuola. Una simile affermazione mi dava
-dunque ragione di supporre che la sua famiglia fosse composta di lui,
-della bimba, e della ignota e temuta potenza femminina.
-
-Ma ahimè! di quanto mi ingannavo!
-
-Verso mezzogiorno, fui addirittura spaventato da una improvvisa
-irruzione infantile, che udii imperversare nel corridoio. Aprii l'uscio
-della mia camera e vidi una piccola orda arrestarsi attonita nella
-penombra, aspettando che li raggiungesse una signora piuttosto grassa e
-paciona, vestita di nero, che se ne veniva pian piano sorridendomi.
-
-Io non riuscivo a sorridere.
-
--- Tutti questi bei bambini?... -- balbettai.
-
--- Sono tutti fratellini miei! -- gridò pronta la piccina di prima che
-era venuta loro incontro in quel momento, e prendeva il più piccolo per
-mano esortandolo a non aver paura di me.
-
--- Lei è inquilino nostro, forse? -- domandò sempre sorridendo la
-signora grassa. -- Ci ho tanto piacere!
-
--- Grazie, -- risposi grattandomi la testa.
-
--- Non si dia pensiero, sa.... per questi bambini.... Perchè oggi è
-domenica.... Ma gli altri giorni, sono tutti a scuola o all'asilo.
-
--- Meno male! -- esclamai: ma poi soggiunsi subito per timore di averla
-urtata: -- Del resto mi devo rallegrare con Lei.... per la quantità e
-per la qualità....
-
--- Come?... come?... M'ha preso per la mamma di questi ragazzi? I No!
-no!... sono la zia!
-
--- Sorella forse della padrona di casa....
-
--- No! no!... per carità! non ci mancherebbe altro!... Non ho proprio
-niente a che fare, io, con questa moglie qui: io ero cugina carnale
-della prima moglie di Romolo!
-
--- Ah!... cugina carnale della prima moglie del signor Romolo?!...
-
--- Sicuro, caro signore!
-
--- E vive qui, anche lei.... in famiglia?
-
--- Sicuro, caro signore!... Per mandare avanti una casa ci vuole una
-donna.... che sia una donna....
-
--- Ah!... Perchè la padrona di casa....
-
--- È un omaccio! signor mio.... peggio di un omaccio.... la vedrà!
-
--- Ma tutti questi bei ragazzi....
-
--- Già: lei è buona a farli!... Belle forze!... ma gli altri li devon
-allevare!... È un omaccio: creda a me!... Vuol sapere una cosa? oggi è
-domenica: crede che lei sia a tavola con noi? Ma che!... Hanno offerto
-un banchetto con dell'altre sfacciate a una brutta vecchiaccia che è
-venuta dall'America per trappolar la gente con le conferenze.... E così
-tornerà questa sera.... chi sa a che ora.... capisce?...
-
--- È femminista, forse? -- domandai.
-
--- Ecco! vede che Lei m'ha capito subito! In quel momento qualcuno girò
-con molta energia la chiave nell'uscio di casa: ed entrò, infatti, un
-giovanotto biondo, con due baffetti arricciati, molto ben pasciuto e
-molto ben vestito: passò in mezzo a noi quasi senza salutare, andò
-diretto a un uscio, l'aprì, entrò, e richiuse rapidamente. Ebbi il tempo
-di vedere che era entrato nella cucina.
-
--- Quello.... -- incominciò a dirmi la cugina carnale della prima moglie
-del signor Romolo, -- quello sarebbe....
-
--- Un altro parente.... a quanto pare!
-
--- No, ma.... quasi.... Diventerà presto, via!... È il fidanzato della
-figlia di Romolo.
-
--- Di quale figlia, scusi.... Non son tutti piccini?
-
--- Ma no! si tratta del sangue di quell'anima santa della prima moglie!
-
--- Ah! ho capito!... ci sono qui in casa anche i figli del primo
-letto....
-
--- Eh! ormai.... -- esclamò malinconicamente la signora -- .... una è
-monaca, l'altra è maritata.... viene qui giusto la domenica a mangiare
-un boccone con noi.... In casa non c'è rimasta altro che questa creatura
-di vent'anni.... buona sa, buona come un angelo.... e brava per la
-casa.... uh! non esce mai.... sempre a lavorare dalla mattina alla sera!
-
--- E.... sposerà presto?
-
--- Mah!... -- e qui un sospiretto: -- Chi lo sa? Questo fiorentino è un
-bel ragazzo.... ma non ha impiego.... Sarà un anno che lo cerca e non lo
-trova.... Intanto mangia qui con noi....
-
--- Per bacco! Ma questo è un refettorio!
-
-Qui fummo interrotti da un rumore di colluttazione e di ingiurie che
-veniva dalla cucina. La porta si aprì impetuosamente e apparve una
-graziosa figurina bionda, rabbuffata e spaventata che, senza vederci,
-gridò:
-
--- Papà!
-
-Immediatamente il grido fu ripetuto da tutti i ragazzi, che uscirono in
-frotta dalla stanza vicina alla mia.
-
--- Ah! chiami papà! -- gridò il bel giovinotto rincorrendo la ragazza.
--- Sai che paura?! To'!... te ne dò un altro! -- e, prima ancora di
-dirlo, le aveva già allungato un ceffone sonorissimo, ed era rientrato
-in cucina, mentre l'inventore accorreva dal suo laboratorio.
-
-Io avevo cacciato fuori tanto d'occhi; ma la signora con la quale
-conversavo me li fece rientrare subito dicendomi, senza scomporsi
-affatto:
-
--- Le solite cose da innamorati.... signore mio!
-
-Intanto l'inventore, cui la fretta e la commozione avevano sconvolto le
-sembianze, e résele ora piuttosto raffaellesche che peruginesche, era
-corso ad abbracciare con gran delicatezza il capo biondo della figlia, e
-stringendosi il visetto infocato e lacrimoso contro il petto, le diceva
-con tenerezza materna:
-
--- Ninny! piccina mia! dillo a papà tuo che cos'è stato.... t'ha
-picchiato quel cattivo.... eh?... ancora?... Ma perchè?... Ma che cosa
-vuole?!... che cosa gli dobbiamo fare di più?... La bontà e la pazienza
-dovranno pure avere un limite!... Non ci pensa lui che io son
-romagnolo!!
-
--- Romagnolo?! -- ruggì di dentro il giovanotto, e poi continuò
-spalancando l'uscio di cucina: -- _Icchè_ la mi vorrebbe fare? sentiamo
-un poco!
-
--- Per l'amor di Dio, babbino mio! Sii buono! non gli rispondere! --
-gridò la giovanetta aggrappandosi al padre e baciandolo. Come a un
-segnale dato, i sei bambini si attaccarono per di dietro al camice
-dell'inventore, strappandone al primo impeto tre bottoni.
-
--- Mettervi alla porta! -- gridò rinculando il vecchio, tutto bianco
-come il suo pelo. -- Mettervi alla porta! Sarebbe ora!
-
-Questa volta la paciona mia interlocutrice aveva creduto bene di
-muoversi: era andata a prendere il bel giovanotto sotto braccio e,
-stringendoselo con visibile soddisfazione al fianco, lo trascinava
-dentro la cucina dicendogli: -- Su! via, Ettorino!... non vedi che c'è
-gente?... Lascialo dire: adesso si va a tavola, e lì finisce tutto, lo
-sai! Guardiamo piuttosto che non si bruci l'abbacchio!
-
--- È inutile! piccina mia, è inutile! -- ripeteva l'inventore tirato
-sempre più indietro dalla sua progenie, fin nel fondo del corridoio. --
-È inutile! tanto un giorno ci si dovrà venire!...
-
--- No! credi, papà! è così nervoso Ettore; ma in fondo non è cattivo....
-mi vuol tanto bene....
-
--- Ci si dovrà venire! piccina mia. Son romagnolo!... Che non ti metta
-più le mani addosso! che non te le metta! se no.... non parlo più....
-faccio!!
-
-Il bel giovanotto che stava per infilarsi nella bocca due lunghissimi
-maccheroni, forse per giudicar della cottura, sospese l'operazione e
-commentò:
-
--- «Faccio»?! Per me, facciamo pure!... basta che _un_ si faccia a
-cornate, se no _un_ ce la posso!! -- e così detto, ingoiò i due
-maccheroni. La signora che gli stava vicino soffocò una risata, e
-dandogli con la mano sulla nuca, gli susurrò un amichevole: --
-Vassallone! -- e poi finì di rigirare l'abbacchio dentro il tegame.
-
--- Che cosa ha detto? -- gridò l'inventore laggiù dalla soglia del suo
-stanzone.
-
--- Niente, niente.... parlava con la zia! -- si affrettò a dire la
-fanciulla.
-
--- Che cosa ha detto? -- ripetè più forte l'inventore; ma un'ultima
-vigorosissima tirata della sua prole lo fece scomparire dentro l'uscio
-dello stanzone.
-
-Stavo per rientrare nella mia camera, credendo che lo spettacolo fosse
-finito, quando suonò il campanello. Un po' per cortesia, un po' per
-curiosità, trovandomi a un passo dall'uscio di casa, aprii.
-
-Feci appena in tempo a scansarmi, che la porta fu spalancata con impeto
-e un uomo basso e moro, coi capelli piuttosto lunghi, un gran cappellone
-da pittore, un fiasco di vino in mano, una salute invidiabile, entrò
-ballonzolando sull'aria della _Bohème_; Tra là laralalà.... lalà lalà
-lalà..... là laralalà....
-
-Dietro lui veniva ansando, con un grosso poppante addormentato sulle
-braccia, una donna molto giovane, vestita modestissimamente, e così
-somigliante alla bionda e pallida Ninny, che subito riconobbi in lei
-quella tal figlia maritata di cui la signora grassa m'aveva parlato. Era
-il supplemento domenicale della famigliuola.
-
-Non curandosi affatto della mia insolita persona, nè dei saluti che gli
-venivano dalla cucina, il rubicondo Marcello fece tutto il corridoio a
-passo di danza cantando il suo pezzo favorito. Quando fu in fondo si
-fermò, tese il braccio che teneva il fiasco, e gridò:
-
--- Oggi pago da bere io.
-
--- Vôl piovere! -- fece il bel giovanotto dalla cucina.
-
--- Ti vanno bene gli affari, Aristide? -- domandò la grassa signora
-aiutando il prode Ettore a scolare i maccheroni.
-
--- Benone! sora Matilde: parto per l'America! -- gridò l'allegro
-Aristide. -- Vi levo l'incomodo; siete contenti?
-
--- Sempre una nuova! -- disse scoppiando a ridere la signora Matilde, e
-rise anche Ettore e anche la piccola e pallida moglie.
-
-Credendo di avere assistito anche alla farsa, mi parve giunta l'ora di
-chiudermi in quella mia camera, dove, secondo il buon inventore, avrei
-dovuto godere una pace quasi claustrale.
-
-Dopo un'ora, sentivo procedere il pranzo con un così crescente bonumore,
-che dovetti chiudere il mio libro e uscirmene di casa disperato.
-
- --------
-
-La notte ritornando verso il tocco, giunto su all'uscio di casa, mi
-trovai dinanzi il dorso di una persona, la quale si sforzava d'infilare
-la chiave, e non ci riusciva. Esaminai lo sconosciuto alla luce del mio
-cerino. Era un alto signore tutto impomatato, emanante un acutissimo
-profumo di violetta da pochi soldi, con piccoli baffetti e mosca sul
-mento; portava una _redingote_ di vecchio taglio, delle scarpe
-lucentissime ma crepate, una mezza tuba alla francese grave d'unto, una
-camicia inamidata ma sgualcita: era paonazzo in volto, e soffiava, e ad
-ogni tentativo fallito ringhiava la fatidica parola di Cambronne.
-
-Non tardai a riconoscere un francese ubriaco e pensai: questo signore
-certo ha sbagliato uscio.
-
--- _Qu'est-ce que voi vulete?_ -- mi chiese quando si avvide di me: e io
-credendo di illuminarlo, subito:
-
--- _Entrer chez moi, monsieur!_
-
-Ma lui, senza l'ombra della meraviglia:
-
--- _Mais très bien!! alors vous m'ouvrirez cette cochonne de porte!_
-
--- _Hein? vous logez ici?! Vous aussi? En êtes-vous sûr?_
-
--- _Monsieur!!_ -- esclamò il francese facendo un passo addietro, e
-chiudendosi nella sua _redingote_ con un gesto da padrone delle
-ferriere: -- _J'ai bu du veritable Pernod, en tous cas: pas de la grappa
-ou de ces cochonneries anglaises!!_ -- e porgendomi la sua chiave con
-schematica compitezza: -- _Voyez vous-même!_
-
-Io presi la chiave, e, per essere ancora più sicuro, anzi che
-confrontarla con la mia, la infilai addirittura nella toppa: se la sua
-chiave apriva, era chiaro che quel signore aveva il medesimo diritto che
-avevo io, di entrare.
-
-E la chiave infatti aprì.
-
-Quando fummo dentro, il francese, appoggiandosi con le spalle al muro,
-cercò nella tasca interna un biglietto di visita e me lo offrì. Io glie
-lo ricambiai, poi aprii lentamente l'uscio della mia camera. Il francese
-attaccò con molta cura il cappello e la _redingote_ ad un attaccapanni,
-e poi entrò nella cucina augurandomi la buona notte.
-
-Guardai il suo biglietto; c'era sopra tanto di corona comitale e sotto:
-_Ingénieur Alphonse Leroy, Paris._
-
-Dopo una mezz'ora, volli andare a prendere dell'acqua fresca in cucina,
-e lo vidi raggomitolato sopra una branduccia da bambini, che russava
-profondamente.
-
- --------
-
-Una giornata, sebbene piuttosto laboriosa come avete veduto, non era
-tuttavia bastata neppure a farmi conoscere di vista tutte le persone che
-componevano quella che il buon inventore, con commovente eufemismo,
-chiamava la sua famigliuola. Infatti mi mancava ancora la moglie, che
-conoscevo soltanto attraverso le minaccevoli parole della piccola figlia
-decenne e le poco delicate allusioni della signora Matilde e del bel
-fidanzato.
-
-La mattina dopo, appena alzato dal letto, la lacuna mi fu colmata. La
-signora Brúscoli venne a farmi una visita. Era una signora vicina alla
-quarantina; non bella, ma di modi spigliati e garbati: era già vestita
-da fuori, in procinto di uscire.
-
-Vidi che mi guardò prima di tutto da capo a piedi e certamente formulò
-un rapido giudizio sulla mia persona: giudizio benevolo, perchè aumentò
-subito i suoi sorrisi, e mi disse:
-
--- Scusi se le parlo francamente: ho la grande disgrazia di avere per
-marito un imbecille....
-
--- Oh!...
-
--- Sì, sì! un imbecille. Lei che ha l'aspetto di una persona
-d'ingegno....
-
--- Grazie!
-
--- Io sono franca!... Lei dando uno sguardo a questa casa, si accorgerà
-subito che è la casa di un imbecille!... E Lei non sa tutto!... Oh! se
-sapesse tutto!...
-
-Ci fu una pausa dopo la quale la signora riprese:
-
--- Per colpa di quest'uomo, io mi trovo costretta a farle ora una parte
-antipatica.... la prima volta che ho il piacere di vederla e di
-conoscerla....
-
-Capii subito di che si trattava: bisognava modificare il mio piccolo
-contratto d'affitto, in barba ai romagnoli propositi del buon inventore.
-Pur riconoscendo in parte la giustezza delle sue pretese, credetti di
-doverle far notare che quella camera non rispondeva in tutto ai miei
-desideri....
-
--- Di chi la colpa? -- gridò la signora Brúscoli. -- Di chi la colpa?...
-sempre di quell'imbecille di mio marito, che ha trasformato questa casa
-in un albergo dei poveri, in una succursale della Congregazione di
-Carità!... Ah!... non mi ci faccia pensare.... non mi faccia
-ricordare.... altrimenti divento furiosa, non capisco più quel che
-faccio!... Ma non sa Lei che mio marito era ricco.... ricco quando l'ho
-sposato io!... Già, se non fosse stato ricco non l'avrei sposato: mi
-piace dir le cose come stanno!... Ebbene: s'è fatto mangiare tutto!
-tutto! capisce?... e anche adesso che non c'è più niente, dobbiamo
-mantenere la bellezza di quattro persone inutili!... Dico dobbiamo
-mantenere, perchè io guadagno, sa? sono redattore-capo dell'_Avvenire
-Femminista_!
-
--- Ah!
-
--- Lei non è femminista?
-
--- Già.... io veramente non.....
-
--- Mi dia la mano! Anch'io ci credo poco al femminismo.... ma pàgano, e
-anche abbastanza bene. E io vendo la mia penna.... come un uomo!
-
--- Non si potrebbe essere più femminista di così!
-
-La signora rise, mettendo in mostra due file di denti un po'
-disordinati, ma bianchi. E poi continuò:
-
--- .... E così, dicevo, manteniamo la bellezza di quattro persone! Le
-pare che ci sia del cervello, quando si è in nove in famiglia, e di
-questi tempi! con sei figli piccoli, che bene o male dovranno pur
-crescere!... Eppure è così: manteniamo quattro persone: quanto a
-Matilde, meno male, fa le faccende di casa.... io non saprei, nè potrei,
-occuparmi della casa... L'ingegner Leroy, quello.... è un caso
-speciale.... È un signore tanto fine, tanto cortese, un vero signore!...
-Ha perduto tutto al gioco e, un giorno, è venuto, poveretto, a offrire i
-suoi servigi al nostro giornale. Non può credere l'impressione che ci ha
-fatto! Ho pensato che, essendo ingegnere, poteva essere utile a mio
-marito.... e infatti mio marito ne è stato contentissimo....
-contentissimo proprio!!... -- aggiunse ridendo; e poi riprese con
-impeto. -- Ma io domando per quale ragione dobbiamo dar da mangiare al
-fidanzato della mia figliastra! Me lo sa dire Lei perchè?
-
--- Io no davvero, signora mia!
-
--- Ma non basta: adesso, dopo il fatto di ieri sera, ci rimarrà sulle
-spalle anche la figliastra maritata, vedrà!...
-
--- Quale fatto, scusi?
-
--- Non c'era Lei?... Non c'ero nemmeno io. Ma è presto raccontato. Badi
-che è graziosa! da far ridere anche la luna! Ieri, a metà del pranzo,
-quel pazzo del marito si è alzato, e ha detto: «Sono le tre: è giunta
-l'ora di partire per l'America! bevete alla mia salute come io bevo alla
-vostra!» Tutti si son messi a ridere. Sono abituati alle sue buffonate:
-anzi, per stare meglio allo scherzo, dice che tutti l'hanno abbracciato
-e baciato com'egli pretendeva, e l'hanno lasciato uscire aspettandosi
-chi sa quale lieta sorpresa. Sa quale è stata questa sorpresa? È stata
-che non s'è più visto!
-
--- Per Bacco!
-
--- Capisce?!... Se lo scherzo dura, avremo sulle spalle la moglie e il
-pupo. E allora mi deciderò una buona volta a far qualche cosa di bello
-anch'io: me ne anderò via di casa!... Del resto l'ho già detto a mio
-marito: o via lei, o via io. Scelga lui: io sono stufa.
-
--- Speriamo che le cose si accomodino....
-
--- Mi scusi, eh? signore mio.... non so perchè ma.... ho sentito il
-bisogno di sfogarmi un poco con una persona capace di capirmi....
-
-Il discorso ritornò sul prezzo della camera: aggiunsi quindici lire,
-riservandomi però di andarmene anche dentro il mese stesso, se la camera
-avesse continuato ad esser tranquilla come in quel primo giorno.
-
- --------
-
-Quella camera era senza dubbio la meno propizia di tutta Roma per i miei
-studi, ma pure non trovai mai la strada per uscirmene.
-
-C'era tanta vita intorno a quelle mie quattro mura! Quante cose imparavo
-ogni volta che chiudevo un libro, rabbioso di non poterlo leggere, e mi
-mettevo ad ascoltare le voci innumerevoli di quella casa!
-
-Quanto era buono quel povero inventore! Bisognava vederlo alle prese con
-quei suoi infernali bambini, per giudicare della sua pazienza e del suo
-cuore. Dopo aver perduto una intera giornata ad accomodare qualche suo
-modello, tolto mezzo fracassato dalle loro mani vandaliche, era
-capacissimo di vegliare qualche ora per fabbricar loro un nuovo
-giocattolo destinato a divertirli la prossima domenica.
-
--- In fondo, creda pure che son buoni, -- mi diceva quando inorridivo
-per la sorte di quei suoi poveri modelli. -- Vede? guardi l'aeroplano:
-non me lo toccano più!...
-
-E l'aeroplano infatti non lo toccavano più.... da quando l'ingegner
-Leroy li aveva avvertiti che avrebbe tagliato un orecchio a chiunque
-avesse osato toccarlo.
-
-Quanta mite potenza d'amore era nascosta in quelle quasi comiche
-sembianze di padreterno, che m'avevano fatto ridere il primo giorno! In
-certi momenti, io arrivavo a sentire ora, per lui, quasi un attaccamento
-figliale; sentivo il contagio della sua grande bontà impadronirsi di me,
-come una vertigine. Perdevo delle intere giornate a lasciarmi spiegare
-le sue invenzioni perchè ciò gli faceva un gran bene; lo accompagnavo
-nei suoi tentativi quotidiani, e quotidianamente infruttuosi, per
-collocare i suoi ritrovati, e lo sostenevo, se bene inutilmente, di
-consigli e di argomenti. Avevo perfino trovato per lui, in fondo a me
-stesso, delle recondite e insospettate qualità di brigatore, tanto
-bramavo di dare a quella canizie misconosciuta, come la chiamava lui, la
-gioia di un piccolo trionfo!
-
-Ma che! tutte le sue invenzioni o erano poco interessanti, o erano
-troppo imperfette, o erano impratiche per il gran costo, o erano
-inutili, o, nel miglior caso, erano già state inventate da altri.
-
-Una vera disperazione!... per me, badate bene: non già per lui!
-
-Egli sosteneva impavido le più ironiche, le più atroci critiche; e ad
-ogni sconfitta nuova, concludeva invariabilmente: -- Non tutte le
-ciambelle posson venir col buco, si sa! Io ce l'ho la mia ciambella col
-buco sicuro: è l'aeroplano. Appena Leroy avrà terminato gli studi per il
-motore, troveremo i danari per andare a Parigi insieme, e tornerò
-ricco!...
-
-Per un mese si era vissuti in quella casa in una specie di sospensione:
-quel bel tipo del signor Aristide non s'era fatto più vivo, e la povera
-moglie, sfinita dalle veglie penose e dall'allattamento, non si
-riconosceva più. Tuttavia si sperava ancora di rivederlo da un momento
-all'altro.
-
-Pendeva ancora sul capo del povero inventore la minaccia della moglie:
-«O fuori lei, o fuori io!». E quella non era donna da minacciare invano.
-
-Ma che cosa avrebbe potuto fare quella povera figlia sua, debole,
-affranta, con un bimbo al petto, senza un'arte.... Come pagarle una
-camera ammobiliata altrove? Non era più semplice dare un posticino anche
-a lei dentro quella casa, e dividere per tredici quello che fino allora
-s'era diviso per dodici? Così la pensava lui: ma la moglie non si
-smoveva: «O fuori lei, o fuori io!»
-
-Si andò avanti discutendo fino al giorno in cui arrivò dalla Prefettura
-una comunicazione che riguardava il signor Aristide. Egli si era
-veramente imbarcato a Napoli per l'America: erano mancati gli estremi
-per arrestarlo possedendo egli tutte le carte in regola e dichiarando di
-aver affidata la moglie alla famiglia paterna, questa consenziente.
-
-Infatti era verissimo!!
-
-La tempesta si scatenò.
-
-Fu tutto inutile quello che tentai di dire e di fare in quella triste
-sera. La signora Brúscoli fece nella notte stessa il suo baule e la
-mattina alle sei lasciò la casa.
-
-Il disgraziato si mise a piangere come un bambino.
-
- --------
-
-Tre giorni dopo la signora Matilde, che era già cresciuta di qualche
-chilo dal piacere d'esser rimasta padrona del campo, venne a cercarmi,
-tutta felice, come se portasse la più lieta novella di questo mondo:
-
--- Avevo ragione sì o no, io?! Da quando se n'è andata quella sfacciata,
-l'ingegnere non dorme più qui.... son tre notti. Mi pare chiaro! che
-cosa ne dice Lei?
-
--- Io?!... Ma io non dico niente, cara signora Matilde!
-
--- E intanto quello stupido di Romolo non ci crede! -- continuava la
-signora Matilde. -- Io dico che non ci crederebbe nemmeno se ce li
-trovasse! Capisce che fortune capitano a certe donne!... Col povero
-marito mio, buon'anima, ogni volta che mi provavo a parlare con un par
-di calzoni, erano schiaffi garantiti!...
-
-Io evitavo il discorso, anzi mi ostinavo a far le viste di non crederci,
-ma pur troppo da un pezzo m'ero accorto di quella tresca e ne avevo ora
-le più certe prove.
-
-L'ingegnere veniva tranquillamente a casa ogni mattina verso le dieci e
-andava diretto allo stanzone. Se ci trovava il vecchio gli gridava il
-suo solito: -- Bon giorno, _camarade_! Avete voi un sigaro?
-
-Il vecchio si cercava nel taschino alto del panciotto e glie ne dava uno
-o mezzo: quello che trovava; poi cercava in fretta il cappello e usciva
-di casa.
-
-Allora l'ingegnere si metteva a lavorar di numeri e a disegnare con
-insolito accanimento.
-
--- Quanto tempo vi manca per finire il disegno del motore? -- gli volli
-chiedere.
-
--- Peuh! una _quinzina_ di giorni al _maximo_.
-
--- Ma perchè non avete più scritto alla Casa Brioche come avevate
-promesso?
-
--- Oh! inutile! impossibile!
-
--- Come?! tutte le vostre speranze....? le vostre aderenze....?
-
--- Niente! niente! inutile!
-
--- Ma perchè?
-
--- _Pas d'argent! monsieur!_ fallimento vicino!
-
--- La casa Brioche va male?! ne parlavate come della migliore casa di
-Parigi!?
-
--- _Je suis sans appuis, monsieur!_
-
--- Come? adesso non avete più aderenze?!
-
--- _C'est désolant, c'est désespérant, c'est tragique! mais enfin c'est
-ainsi!_
-
--- Come? ma voi parlate sul serio?
-
--- Sì, signore! bisognerà che io _quitti_ questa casa, _ou j'ai reçu
-tant de caresses_, bisognerà che io trovi da guadagnare mia vita:
-_voyez! je laisserai_ al signor Brúscoli i disegni del mio motore, per
-ricompensarlo della sua generosità....
-
-Tentai di risollevare le sue speranze, ma fu inutile: egli aveva
-improvvisamente dimenticato l'arte di sognare marenghi, che gli era
-stata così propria fino a pochi giorni prima. Pensando che si trattasse
-di una passeggera sfiducia, mi riservai di ritornare alla carica il
-giorno dopo. Ma il giorno dopo Leroy non tornò.
-
-Prima di sera tutto il casamento sapeva che era scappato in Francia con
-la moglie dell'inventore.
-
- --------
-
-Per quindici giorni il pover uomo non parlò più, non uscì più dal suo
-stanzone, e quasi non mangiò più. Io riuscii miracolosamente a scovare
-uno dei molti suoi vecchi debitori, e a cavargli cento lire: cento lire
-che finirono tutte in cucina dove la signora Matilde non smise mai di
-ridere, e il biondo Ettorino picchiò e mangiò sempre di più, e la povera
-Ninny le prese e faticò, sempre più affezionata e paziente.
-
-Quanto alla povera figlia maritata, s'era messa a letto con la febbre e
-col suo piccino, e aspettava per ore e ore che qualcuno si ricordasse di
-lei.
-
-L'orda fanciullesca, già in vacanze estive, era padrona della casa. Lo
-stanzone era stato messo letteralmente a soqquadro. Il vecchio non
-sentiva e non vedeva nulla: per puro miracolo l'aeroplano stesso non
-aveva fatto la fine del resto.
-
-E così passarono i primi quindici giorni; ma si sa, che l'anima umana è
-come il fiume: presto o tardi ritrova il suo vecchio letto.... e così, a
-poco a poco, lentissimamente, l'anima di quel pover uomo ritrovò le sue
-vecchie orme e s'incamminò di nuovo per i sentieri della sua dolce e
-rassegnata bontà.
-
-Incominciò col dedicarsi tutto a guarire la sua figlia malata, e vi
-riuscì. Il giorno che la vide rialzarsi sorrise per la prima volta. Poi
-ricominciò a interessarsi ai giochi dei bambini, poi riaprì qualche
-libro del Flammarion, riscartabellò i suoi appunti, risorrise al suo
-povero aeroplano come a un amico che ritorna allora dopo una lunga
-assenza, ricominciò a passar la mattinata cercando quattrini per mare e
-per terra, e i pomeriggi accomodando i suoi modelli sfasciati;
-ricominciò a carezzare la sua Ninny ad ogni schiaffo che le dava il
-fidanzato e a minacciare sempre di diventar romagnolo e ad accomodare i
-giocattoli rotti ai piccini, e a inventarne uno nuovo ogni domenica per
-farli stare allegri; e finalmente ricominciò a sperare.... a sperare
-nella bontà dei suoi diabolici bambini, a sperare nel ritorno del suo
-genero, a sperare nel matrimonio della sua Ninny, a sperare nel suo
-aeroplano, nella ricchezza, nella gloria! a sperare in tutte le cose,
-nelle quali aveva così pazientemente sperato prima della sua ora
-tragica....
-
-Una mattina di domenica mentre parlava con me e cullava il suo nipotino
-sulle braccia, passeggiando tra gl'ingombri del suo stanzone, gli arrivò
-una lettera raccomandata, che veniva da Parigi. Posò il bimbo nella sua
-cesta, inforcò gli occhiali, esaminò la busta; ebbe un sussulto: portava
-la intestazione della casa di aeroplani Brioche. L'indirizzo era scritto
-a macchina. Ruppe la busta e incominciò a leggere, tremando da capo a
-piedi. Alle prime parole il volto gli si inondò di rossore e gridò: --
-L'aeroplano!... è piaciuto!... è accettato, amico mio! lo
-costruiscono!... ah! io impazzisco dalla felicità!!
-
--- Per Bacco!! -- gridai fulminato dalla maraviglia; e stavo già per
-alzarmi e abbracciarlo, quando il suo viso a un tratto si oscurò: fissò
-la carta per un momento tutto raccolto in un pensiero penoso, poi parve
-riguardare meglio; voltata la pagina, impallidì ad un tratto come se
-dovesse mancare; poi si riprese, lesse; finalmente atteggiò la bocca a
-una smorfia di dolore e di disprezzo, e mi porse la lettera.
-
--- Legga pure.
-
-Era una breve lettera scritta a macchina, in italiano, firmata
-dall'ingegnere Leroy, seguita da qualche riga scritta a mano e firmata
-con una sigla a me sconosciuta.
-
-La lettera diceva:
-
- «_Egregio signor Brúscoli,_
-
-«Il nostro aeroplano è piaciuto alla Casa Brioche. La Casa ne ha
-ordinata immediatamente la costruzione. Tra dieci giorni i pezzi
-dovranno essere pronti per il montaggio. La vostra presenza sarebbe
-utilissima. Procurate di venire qua al più presto possibile, anche
-nell'interesse vostro, perchè sebbene per ragioni di opportunità abbia
-brevettato l'aeroplano col mio solo nome, intendo riconoscere la parte
-che voi avete avuto in questa invenzione.
-
-«La vostra signora, che si trova presentemente in Parigi, si unisce a me
-nel pregarvi, nell'interesse vostro e della vostra famiglia di venir
-subito.
-
-«Vi saluto cordialmente.
-
- «Ing. _Leroy_».
-
-La lettera, come vedete, era un miracolo di sottigliezza.
-
-Ma a compire il miracolo l'ex redattrice dell'_Avvenire femminista_
-aveva vergato di suo pugno queste impagabili quattro righe:
-
- «Che te ne pare, Romolino mio, ho saputo o non ho saputo
- lavorare per il tuo bene?! Vieni subito qua! Imparerai un po' a
- vivere!
-
- «Meglio tardi che mai!»
-
-Alzai gli occhi a lui, che mi era rimasto dritto e fermo lì davanti come
-una statua; il suo viso era lo specchio di quella lettera comica e
-tragica: non si riusciva a capire se piangesse o ridesse.
-
-Ci guardammo lungamente senza parlare.
-
- --------
-
-Quando, a un tratto, si precipitarono nello stanzone i sei ragazzi che
-ritornavano allora dalla messa con la signora Matilde:
-
--- Il giocattolo, papà! -- Il giocattolo della domenica. -- Che ci hai
-preparato, papà?! -- Che cosa ci dai? -- Il giocattolo! -- Il
-giocattolo!
-
--- Il giocattolo?... -- mormorò come un'eco la voce del vecchio. Ma,
-all'improvviso, incominciò a saltare, piangendo e ridendo, come se
-qualcuno lo prendesse a frustate, e a gridare:
-
--- E perchè no? E perchè no? Ma sicuro!... Ma sicuro che ce l'ho il
-giocattolo!... Eccolo qua!... Eccolo qua, per Dio! il giocattolo della
-domenica.... Gridate subito: «Evviva l'inventore Romolo Brúscoli!»
-
-I ragazzi non se lo fecero dire due volte e con sestuplice stonatura
-ripeterono a squarciatimpani:
-
--- Evviva l'inventore Romolo Brúscoliiiiii!!!
-
--- Tenete e divertitevi! -- gridò piangendo il vecchio. E, su quelle
-dodici mani rapaci, gettò dolcemente il suo povero aeroplano.
-
-
-
-
- LA DONNA-RAGNO.
-
-
-«Favorischino, favorischino, signori, senza timore alcuno! Non si può
-lasciare questa fiera mondiale senza avere ammirato la meraviglia
-scientifica del secolo ventesimo, la donna-ragno vivente e parlante,
-come dimostra la fotografia qui esposta al rispettabile pubblico. Testa
-di donna avvenentissima, corpo di ragno al naturale! Si sincerino se non
-credono con la meschina moneta di quattro soldi! La verità è luce e non
-si può negare, nè tampoco falsare! Si nutre esclusivamente di mosche
-vive: assisteranno al suo pasto! La più grande meraviglia medica del
-secolo!! Questa è l'ultima infornata, poi si chiude, e domani si parte
-per l'America....»
-
--- Senti, Peppino? domani partono per l'America, bisogna vederla....
-oramai ne hai spesi tanti!...
-
-Appunto perchè ne aveva spesi tanti, il bel Peppino, tutto lustro e
-lieto nella sua fresca uniforme di cavalleria Piemonte Reale, non pareva
-avesse troppa voglia di spenderne altri. Così, si cercava l'orologio
-nella tasca dei pantaloni, e tentennava; ma la sua Armida lo guardava in
-un certo modo che sapeva lei, un modo proprio da tentare un santo, sì
-che quando a Peppino cascarono gli occhi su quel viso, invece di cavar
-fuori l'orologio, cavò fuori lesto il portamonete e ci guardò dentro per
-vedere quanti glie n'eran rimasti. Quella benedetta fiera l'aveva
-rovinato. Quasi tutte, le dieci lire che si era messo in tasca uscendo
-dal quartiere erano svanite come fumo. Sfido io: avevano voluto vedere
-il circo equestre nei secondi posti, il serraglio nei primi, poi i
-cavalli nani e sapienti, poi avevan voluto andare sull'altalena e anche
-sul carosello degli aeroplani, e alla fine avevan buttato via anche due
-lire alla Pesca Reale senza vincere nemmeno uno stuzzicadenti.... Troppo
-giusto! come si fa a tentare il giuoco quando si è così fortunati in
-amore?... Ma intanto i quattrini erano andati: e anche quelli erano
-stati tolti dal gruzzoletto messo da parte per sposare la sua bella
-Armida appena congedato.... Se seguitava così, che sposalizio magro,
-mamma mia!
-
-Però tutte queste cose le pensò soltanto; e le pensò di sfuggita, quasi
-di nascosto, e diventandone tutto rosso, mentre col braccio già infilato
-nel braccio di Armida, saliva gli scalini di legno del baraccone e
-comprava i due biglietti per entrare. Un gruppo di donne anziane,
-sporche, trippute e urlone, esclamò al loro passaggio: «Questa si chiama
-una bella coppia! Se ne vede poche così a questi tempi!» Peppino udì, e
-per la gran contentezza invece di due monetine da venti centesimi diede
-al bigliettaio, ahimè! un nichelino e una lira: la penultima che avesse
-in tasca. Poi scomparve dietro una tenda di velluto rosso frangiata
-d'oro, superando, quasi, l'inverosimile rumore del grande organo con lo
-sbatacchío ferreo del suo squadrone.
-
-Dentro c'era ancora pochissima gente, sì che Peppino e Armida poterono
-appoggiare i loro gomiti alla balaustrata di legno quasi dinanzi alla
-«maraviglia scientifica del secolo ventesimo». Veramente Peppino ne
-appoggiò uno solo di gomiti, poichè l'occasione gli parve propizia per
-allungare dolcemente la sua destra sulla cintola di Armida. Crepassero
-pure d'invidia quelli che sarebber venuti dietro!
-
-I due innamorati guardarono per un minuto il fenomeno, tutti due a bocca
-aperta; ma a un tratto Armida, stringendosi tutta al suo Pappino,
-esclamò forte:
-
--- Che mostro, Madonna mia! Nel ritratto il viso è meglio!
-
-Il fenomeno girò gli occhi rapidamente verso loro; ma poi subito li
-abbassò sui loro piedi e li tenne fissi lì con un'espressione bestiale e
-distratta.
-
--- Fortuna -- fece Peppino -- che chi sa di che paese è!... Ma non si
-dicono così forte queste cose. Si passa per quello che non siamo. È
-vergogna!
-
--- Accidempoli! -- ribattè Armida con dispetto, -- che rimprovero
-serio!... O che per caso ti saresti innamorato di quel bel parrucchino?!
-
-La povera creatura semiumana che essi guardavano con uguale maraviglia,
-ma lui con una sincera pietà, lei con un ribrezzo suo malgrado un po'
-cattivo, era esposta sopra una rete di cordoncino intelaiata; e certo
-doveva essere stato un esperto sebbene volgare conoscitore del cuore
-umano, colui che le aveva camuffato da enorme tarantola il corpiciattolo
-nano e privo di arti, sbizzarrendosi poi ad abbellire la sua grossa
-testa senza sesso nè età a furia di belletto, di pennello, nonchè di
-pettinucci brillantati e di nastri di raso sparsi a profusione sopra una
-morbida e inanellata parrucca bionda.
-
-Forse appunto di qui nasceva la diversità di commozione nei due giovani
-cuori di Peppino e di Armida. Lui, come più esperimentato al dolore e
-résogli lo sguardo profondo dalla recente quotidiana dimestichezza con
-la morte laggiù nelle spiaggie libiche, sapeva intuire quanto di tragico
-si nascondesse sotto quella volgare civetteria da trivio imposta a un
-miserabile piccolo otre vivente, senza braccia, senza gambe, senza
-parola forse, senza volontà, senza difesa, senza protezione, maneggiato
-a suo grado da un qualche bestiale padrone. Armida, leggera e
-superbetta, schiva d'ogni ricercatezza perchè sicura d'esser molto
-bella, sentiva, sia pure contro sua voglia, di fronte a quella
-disgraziata creatura, quasi un po' di quel pungente disprezzo che le
-faceva esclamare ad ogni passo, per via: «Guarda un po' quella, Peppino!
-Che se la metterà a fare tanta vernice sul viso? Brutta è, e brutta
-rimane!»
-
-Ora, se Peppino fosse stato altrettanto saggio quanto era buono di
-cuore, si sarebbe accontentato di osservare silenziosamente lo stato
-d'animo della sua amata, approfittandone per darsi in segreto qualche
-consiglio utile; per esempio: «All'erta, Peppino! la donna se non ama
-odia: inutile tentare di insegnarle altri sentimenti intermedi: godi,
-assapora, centellina la felicità d'essere amato, e preoccupati soltanto
-di farle durare il più possibile l'amore per te. Finchè dura quello sei
-un re: se finisce quello, Peppino mio, sei fritto».
-
-Ma siccome Peppino non era un saggio, non sapeva chiudersi in un
-filosofico silenzio di fronte alle poco cristiane espressioni della sua
-Armida; non poteva ammettere che la donna da lui tanto amata avesse poi
-sentimenti e pensieri così diversi dai suoi; non sapeva farsi una
-ragione che quella stessa «bocchina di fravola» fosse tanto tenera per
-lui, tanto dura per tutto il resto del mondo. E così, quando la sentì
-uscirsene in quella insolente e stupida frase, e sopratutto quando vide
-il povero fenomeno alzar d'un tratto gli occhi e questa volta arrossire,
-dimostrando d'aver assai ben capito l'italiano, allora il buon Peppino
-non si potè più trattenere:
-
--- Sei cattiva! -- disse ad Armida -- ma cattiva proprio come io non me
-lo credevo mai! Ecco: bisognava che te lo dicessi, tanto a tenersele in
-corpo le cose è peggio.... Nemmeno il gran Senusso, io dico, se gli
-mettessero avanti una cosa così!... E pensare che io ci piangerei! Sì:
-perchè ti vien la vertigine se ci pensi un poco.... a essere in cima a
-un monte di felicità come siam noi, che ci abbiamo salute da vendere, e
-forza, e siam fatti come Dio comanda, e ci vogliamo un bene da morire, e
-tra settantacinque giorni ci sposiamo.... e poi invece ci abbiano a
-essere certi figli di Dio lo stesso, che devon vivere peggio delle
-bestie, buttati là come spazzatura, e tutti i mali del mondo addosso a
-loro, senza potersi difendere, senza potere scappare, macchè! senza
-nemmeno un braccio per potersi levar dal mondo e finir di patire!... E
-che ti credi? Uno nasce certe volte fatto come noi, nè più nè meno, e un
-bel giorno, innocente ancora, senza saper perchè, si ritrova che non è
-più nè uomo, nè donna, nè bestia: un pezzo di carne che vive!... Ti
-ricordi, Armida, di Felícita?... Ti ricordi di quando s'aveva io sei
-anni e tu cinque, e si giuocava sempre nel tuo orto e si metteva paura
-al porco e quello si cacciava tra i pomidori, eh?... e la povera mamma
-tua bon'anima ci faceva vedere il manico della granata dalla
-finestra.... eppure, sembra impossibile, ci si voleva bene fin
-d'allora.... pareva si sapesse quel che doveva succedere dopo dieci
-anni!... Ma!... torniamo al discorso: te ne ricordi, Armida, di quella
-povera Felícita?... tanto buona, tanto carina, la testa tutta riccioli
-neri, che giuocava sempre con noi? cert'occhi che facevan lume! Era nata
-lo stesso anno, lo stesso mese, quasi lo stesso giorno che te, a tre
-passi da casa tua.... vi pigliavano tutti per sorelle gemelle. Ti
-ricordi la paura che aveva delle mosche e dei mosconi, e noi si
-canzonava sempre?... Ebbene: come fu?... Un giorno la misero a letto,
-eh? Noi andavamo sotto le finestre di casa sua e dicevamo: «E Felícita?»
--- «È malata,» ci rispondeva quel briacone del suo babbo. «Ancora?» --
-si diceva noi. -- «Ancora,» rispondeva lui, e noi si rimaneva lì a
-guardarci e ci veniva voglia di piangere.... Ma allora eri più buona tu
-di me; ero sempre io a tirarti per il grembialino e a dirti: «Via,
-andiamo a giuocare lo stesso».... E intanto passò la bellezza d'un anno
-senza che Felícita rivedesse il sole, e noi sentivamo discorrere le
-donne e dire: «Quella figliola muore.» «Ma che! magari morisse, quella
-rimane scema.» «Riman segnata da Dio, povera innocente, non l'avete
-vista, è tutta pancia e testa!» «Le braccia e le gambe non glie le
-potrebbe ridare altro che Gesù....» E infatti, alla fine, un bel giorno
-incominciarono a metterla fuori della porta di casa, tutta rinvoltolata
-in uno scialletto, dentro un corbello, all'ombra di quel gran fico, ti
-ricordi bello!?... dove c'eravamo arrampicati tante volte tutti e
-tre!... Da principio, se ti rammenti, noi la guardavamo di lontano e si
-aveva paura a andar vicino. Non ci pareva che potesse essere davvero la
-nostra Felícita! I riccioli dov'erano andati? e gli occhi? sembravan
-bioccoli di fango sopra un viso grasso e giallo come un tallo di
-felce.... e poi le mosche ora gli andavano su e giù per le labbra, gli
-si affollavano agli angoli degli occhi come ai bovi, e Felícita le
-lasciava fare.... «Possibile che non abbia più paura delle mosche?» si
-diceva noi. Poi ci si avvide di come stavan le cose: non ci aveva più
-braccia la povera creatura; ma quello che le mosche bevevano, era
-pianto!.... E allora ci si fece coraggio e s'andò, uno di qua uno di là
-del corbello, a cacciargli via le mosche. Te ne ricordi tu? a me mi pare
-ancora di vederla la risatina che ci fece, povera Felícita!... E due
-volte al giorno compariva la matrigna con un pentolino di pappa, vero
-Armida?... e veniva a imboccarla, e mentre la imboccava si teneva in
-grembo un romanzo con certe figure di omini e di donne abbracciati, ti
-ricordi? e nella foga del leggere qualche volta invece di mettergli il
-cucchiaio in bocca a quella poverina, glielo ficcava in un occhio.
-Pensa, Armida!... perchè allora s'era piccoli, bastava che passasse una
-farfalla e si correva via per i campi a ridere.... ma a ripensarci ora!
-eh? Armida?... Fu una sera di Natale.... non me lo scordo più: si stava
-al fuoco a mangiare certi confetti con lo scoppio che ci aveva portato
-lo zio Raimondo da Firenze, quando si seppe che quel briacone del padre
-di Felícita era partito a un tratto per l'Australia con quella perla
-rara della moglie e quel povero sacchetto vivo ch'era stata tanto amica
-nostra!... Così è la vita, Armida!... E la chiamavano la sorella
-tua!!... Pensa che differenza tra il destino suo e il tuo!... Pensa!...
-Eppure chi lo sa!... perchè noi non sappiamo vedere altro che di fuori,
-altro che la buccia, intendi? e però si dice: «che mostro è quello!» ma
-per gli occhi di Dio.... quelli vedono il nócciolo, Armida.... per
-quelli, le nostre bellezze non valgono un fischio.... Lui guarda
-l'anima!... e allora chi lo sa che tra un mostro come quello e te, Lui
-non sarebbe capace di dire: «E più bella quella». Pensa!...
-
-Sopraffatto dall'impeto della sua commozione il buon Peppino non s'era
-avvisto che l'organo aveva cessato i suoi diabolici suoni, ed egli,
-continuando a parlare sullo stesso tono di prima, si trovava a fare una
-specie di orazione pubblica.
-
-Ma lui, sì! Non si sarebbe accorto nemmeno di una cannonata! La sua
-Armida stava ferma come una statua col bel viso di madonna appoggiato a
-una mano, con gli occhi fissi in terra, e precisamente a un gran buco
-del tavolato di dove si vedeva sotto una cagna allattare i suoi piccoli:
-e questo era segno evidente, secondo lui, che le parole stillanti dal
-suo cuore innamorato cadevano a una a una nel cuore di lei come
-benefiche gocce del suo stesso sangue, trasfondendovi la sua dolce pietà
-di uomo felice.
-
-Per lui, tutto il mondo si sarebbe dovuto fermare, anzi certo s'era in
-verità fermato e inginocchiato dinanzi a quel miracolo di Armida che si
-ravvedeva! Figuratevi se poteva accorgersi dell'organo che s'era
-chetato, della gran scampanata che aveva annunciato il principio dello
-spettacolo, del silenzio curioso che si era fatto intorno alla sua voce
-sonora, e finalmente dell'apparizione di un enorme uomo barbuto il
-quale, con la bacchetta in mano e la bocca aperta, aspettava soltanto
-che lui, proprio lui, si zittasse, per incominciare la sua «grande
-spiegazione scientifica»! Qualche zelante s'era già affrettato a
-sibilare il suo bravo: «Ssss». Ah! sì! tempo buttato.
-
-Peppino continuava:
-
--- Pensa Armida....
-
-Ma qui si fermò di botto.
-
-Sapete perchè? Le labbra di fravola della sua Armida s'erano mosse come
-per voler parlare. Egli stava dunque per avere la prova del miracolo
-compiuto! «Che vorrà dire?» pensava. «Certo saranno parole d'oro che me
-le ricorderò cent'anni!...» Che momento sacro!
-
-E la bocca d'Armida infatti parlò e disse:
-
--- Ma zíttati, stupido!
-
-Il tonfo che fece il povero cuore di Peppino cascando da l'ideale nel
-reale quasi si sentì!
-
-Qualche timido sghignazzamento qua e là lo fece imbiancar d'ira; ma le
-prime parole dell'omone barbuto che furono: «Adesso possiamo andare a
-principiare....» lo fecero arrossire di vergogna; e allora si avvicinò
-al viso duro e ancora fisso in terra di Armida, e le sussurrò
-mestamente:
-
--- Hai ragione.
-
-Intanto la grande spiegazione scientifica procedeva a gonfie vele. I
-nomi più strani e più inesistenti di mondiali celebrità mediche la
-infioravano; ma nè Peppino nè Armida ne avrebbero mai udita una parola,
-così scombussolati com'erano ognuno per suo conto, se un fatto
-inaspettato non fosse avvenuto.
-
-Uno dei curiosi di prima fila, a un tratto, interruppe violentemente il
-gigante barbuto, indicando la donna-ragno e gridando:
-
--- Piange! guardate se non è vero che piange! Padrone, diteci un po'
-perchè piange?
-
-L'omone, sebbene seccatissimo di essere interrotto sul più bello, stimò
-essergli giocoforza accontentare il «rispettabile pubblico». Si voltò
-dunque con un cipiglio burbero a guardare il suo fenomeno il quale
-lagrimava infatti sudicie lagrime lavandosi del nero e del rosso che gli
-coprivano le palpebre e le gote.
-
--- Avete fame? -- tuonò l'uomo, e senza aspettare nessuna risposta
-continuò rivolgendosi al pubblico: -- La mia donna-ragno ha fame,
-onorevoli signori! Allora anticiperemo il suo pasto, così avranno la
-fortuna di ammirare con quale ingordigia essa divori le mosche che, come
-già ebbi l'onore di dire, compongono esclusivamente il suo cibo
-commestibile!
-
-Un vecchio, di novant'anni almeno, recò un bicchiere dov'erano rinchiuse
-alcune mosche. L'omone lo prese, ne fece entrare due o tre nel suo
-enorme pugno, e alzandolo gridò:
-
-«Attenti, signori! ammirino la destrezza con cui essa prende al volo
-questi animali!» -- e buttò la sua manciata, mirando ben diritto alla
-bocca del fenomeno. Ma, con straordinaria sua meraviglia, le mosche
-sbatterono contro due labbra serrate come quelle del Silenzio.
-
-Si vide benissimo che il primo impeto dell'omaccione sarebbe stato
-quello di massacrare con una manata quell'infelice ribelle. Ma aveva
-fatto in tempo a contenersi rimandando forse in cuor suo la punizione a
-più tardi. Conosceva l'umore del rispettabile pubblico che
-quotidianamente truffava, e sapeva sempre in ogni caso carezzarlo per il
-verso del pelo:
-
--- Lor signori hanno potuto vedere con i loro occhi stessi! -- gridò. --
-Il mio fenomeno vivente rifiuta il suo pasto commestibile di che è
-ghiotto come noi dei tordi arrosto: ma non devono credere per questo di
-essere stati truffati nella loro giusta esigenza di individui che hanno
-pagato il loro biglietto d'ingresso. Anzi: tutt'altro, signori miei!! Se
-potevo saperlo prima un fatto simile, li facevo pagare biglietto
-doppio!!... Altrochè! Proprio così!!... Loro hanno la invidiabile
-fortuna di trovarsi ad ammirare il mio fenomeno mondiale in uno dei
-momenti più caratteristici della sua vita, quello cioè che diede tanto
-da pensare al grande dottore Maronoff dell'Università di Pensilvania che
-ci scrisse sopra dodici volumi. Quel grande scienziato ha scoperto che
-quando la mia donna-ragno piange e nel medesimo tempo rifiuta il suo
-cibo commestibile preferito, questo è segno sicuro che essa è presa da
-un terribile male che un giorno certamente la ucciderà: questo male è la
-nostalgia. La nostalgia delle foreste vergini dell'Australia nelle quali
-nacque e visse i primi anni della sua vita allo stato puramente libero e
-bestiale: là, tra le liane secolari, tendeva le sue tele per acchiappare
-i famosi mosconi australiani che hanno il ventre grosso come un uovo di
-piccione e la testa come un cecio; là fu ritrovata e catturata dal
-celebre viaggiatore Stankey nel suo ultimo viaggio. Quando il fenomeno
-vivente è preso dal suo terribile male, non solamente non mangia, ma
-neppure parla. Se v'è qualcuno tra loro signori onorevoli che l'abbia
-ascoltata mezz'ora fa, nell'altra mia rappresentazione, rispondere
-francamente alle mie domande svariate, la vedrà ora al contrario che
-tacerà ostinatamente. Ecco che col beneplacito di lor signori andiamo ad
-effettuare la prova di quanto ho affermato. Grògrò! quanti anni
-avete?... Grògrò! in quale foresta dell'Australia siete nata?... Lor
-signori vedono che la mia previsione scientifica non si smentisce; posso
-tuttavia insistere ancora nelle mie domande perchè loro si sincerino
-sempre più. Su! Grògrò, da brava! guardate in faccia il vostro
-padrone!...
-
-Perchè state con la testa voltata in là?... Ah! ah! vi piace quel bel
-soldatino con l'elmo d'oro?... Però mi pare che la fidanzata ce l'abbia
-già, e bella!!
-
-Più di mezza sala rise a questa nauseante lepidezza, e l'omone,
-incoraggiato, continuò ficcandosi le cinque dita della sua sinistra
-dentro la gran barba riccia e toccando leggermente con la bacchetta la
-groppa del fenomeno:
-
--- Grògrò! dico a voi! Siete diventata anche sorda?! Non volete salutare
-almeno questo rispettabile pubblico che vi ammira? Su! da brava!...
-
-Intanto Peppino e Armida, sebbene fossero diventati rossi come due tizzi
-dalla vergogna, non trovarono la forza di scappare perchè i loro quattro
-occhi accesi erano ormai incatenati a quelle due spente pupille,
-impozzate nelle lagrime, che li fissavano, li fissavano, ancora e
-sempre, con una irresistibile misteriosa ostinazione.
-
--- Grògrò!! -- tuonò l'omaccione accompagnando la voce con una
-bacchettata un po' forte sulla testa; -- o nostalgia o no, dovete
-ubbidire lo stesso al vostro padrone! Questi onorevoli signori
-sogghignano, non credono che voi abbiate il dono della parola. Io voglio
-per ciò che voi pronunciate il vostro nome col puro vostro accento
-australiano. Avanti....
-
-Senza mai levare gli occhi dai due innamorati, la donna-ragno sforzò le
-sue labbra sottili e aderenti, come si fa d'una ferita mal cicatrizzata
-per farla rigemere, e disse con voce stridula e gorgogliante:
-
--- Felícita.
-
--- Che diavolo dice la bestia? -- ruggì il padrone alzando la bacchetta:
-ma quasi all'istante stendendola trionfalmente sulla parrucca del
-fenomeno, esclamò:
-
--- Hanno udito? ha detto _Felicità!_... Invece di dire Grògrò ha creduto
-bene di fare un augurio a tutti loro signori onorevoli, e forse
-specialmente ai due belli sposetti.... ma dove sono andati?... ah! sono
-laggiù.... che è successo?... la sposina è svenuta.... il soldato se la
-porta in braccio.... Per quattro soldi avete avuto il ratto delle
-Sabine!!...
-
- --------
-
-Per fortuna alla farmacia non avevano voluto esser pagati, e il
-tassametro non aveva passato la lira e mezza, sì che Peppino potè far
-discendere di carrozza la sua Armida, già rinvenuta anche più del
-bisogno, proprio dinanzi al portone della casa dove essa stava per
-cameriera, invidiosamente ammirato da due o tre brutte serve che
-scherzavano col figlio del portiere fantaccino e coscritto!
-
-Peppino infilò gloriosamente l'androne tenendo nella sua destra mano il
-braciotto rotondo di Armida, e salì, come era solito fare, il primo ramo
-delle scale per arrivare ad una certa nicchia senza statua dove tutti i
-giorni si fermavano per dirsi addio il meglio possibile. E, salendo,
-parlava. Da quando aveva visto rinvenire la sua innamorata nella
-farmacia di Piazza Guglielmo Pepe, forse per la gran gioia, forse
-credendo che ci fosse bisogno di tenerle sollevato il morale, aveva
-incominciato a parlare; a parlare di un monte di cose a casaccio: del
-tempo che passa presto anche quando pare di no, del puzzo dell'etere, di
-quando tre mesi prima s'era svegliato anche lui e s'era ritrovato in una
-gran pozza di sangue abbracciato alla testa del suo cavallo morto, di
-suor Nicoletta e di suor Pacifica che erano due angioli incarnati, dei
-tassametri che sono una bella cosa quando non diventano più ladri del
-vetturino, dei denari che quando uno li ha spesi non ce li ha più, del
-giorno benedetto dello sposalizio che avrebbero avuto due bei cavalli e
-una carrozza da principi, della casetta che li aspettava al loro paese e
-a quell'ora già la stavano imbiancando dalla cantina al tetto, del mal
-di mare che gli aveva fatto rifare il core nell'andare a Bengasi,
-dell'Italia che ora diceva sul serio e ormai gli arabi l'avevan capito,
-e non solamente gli arabi.... e di altre e altre infinite cose.
-
-Quanto alla bella Armida, levato qualche «oh dio! oh dio!» appena
-rinvenuta, poi non aveva più fiatato.
-
--- Poverina, quanto è buona! -- diceva lui tra sè. -- Non mi sente
-nemmeno, tanto pensa ancora alla disgrazia di quella povera Felícita! --
-e seguitava a parlare senza fermarsi mai, per distrarla.
-
-Ma finalmente, così parlando sempre, arrivarono alla nicchia sacra al
-loro amore; e Peppino, che quando arrivava lì il petto gli rintoccava
-come un campanile il sabato santo, allungò il solito braccio intorno al
-collo della sua bella e se la tirò bravamente sotto l'elmo preparando
-labbra e occhi a quel saporitissimo bacio che da cinque mesi era
-l'_alt_! desiderato di tutte le sue giornate e il _march_! delizioso per
-i sogni di tutte le sue notti.
-
--- Che è stato?! -- gridò spaventato Peppino. Armida gli aveva
-appiccicato una maledetta manata sul collo e s'era divincolata da lui; e
-salendo in furia le scale gli strillava:
-
--- Poverino! anche il bacio vorrebbe, dopo quelle belle cose che m'ha
-detto! Sperava che me ne fossi dimenticata!... O non son cattiva? O non
-hai detto che son cattiva? E allora, perchè mi vuoi baciare? La gente
-cattiva non si bacia. Si bacia quella buona.... Va a baciare Felícita!
-
-Arrivata al primo piano, schiavò con rabbia l'uscio di casa e entrò. Ma
-poi si riaffacciò e gridò:
-
--- Spòsatela!
-
-E richiuse, che parve una cannonata.
-
-La deserta nicchia, forse in premio dei suoi fedeli servigi, ebbe
-finalmente quella sera una statua. E fu quella del povero Peppino. La
-statua del rincorbellimento.
-
-L'elmo sulle ventitrè, le braccia ancora mezzo sollevate, le mani
-aperte, le labbra ancora strette e protese com'erano per attendere il
-bacio, le gambe in una scomoda posizione, sì che sembrava stesse ritto
-per miracolo, gli occhi grandi e fissi come due bersagli. Se gli si
-fosse aperta la testa, al posto del cervello io dico si sarebbero
-trovate due sole parole:
-
--- È possibile?!
-
-
-
-
- LA VITA È ALLEGRA!
-
-
-Il caso singolarissimo di un giovane che s'era buttato giù da un terzo
-piano, dimostrando tutta la buona volontà di ammazzarsi, ed era invece
-cascato sopra dei materassi, riuscendo soltanto a slogarsi le due
-spalle, aveva messo di buon umore tutta la _Sala del pronto soccorso_.
-Era sorta una rumorosa disputa tra due giovani medici, pretendendo
-ciascuno di possedere il segreto per accomodare più prontamente le
-spalle; e, allora, uno più anziano aveva tirato fuori il suo cronometro
-d'oro e aveva gridato ai due: -- Avanti, questo è il caso di far la
-prova! A Lei il destro. E a Lei il sinistro. A chi fa prima: uno!
-due!... e tre!!
-
-E in mezzo alle risate dei colleghi e alle occhiate significative degli
-infermieri, la gara s'era iniziata.
-
-Quel lungo e magro corpo ancor mezzo svenuto, sotto le violente manovre
-dei due competitori, paffuti e sbarbati per l'appunto tutti due,
-sembrava un gran burattino litigato da due ragazzi imbizziti.
-
-La gara era già durata la bellezza di cinque minuti primi, quando il
-poveretto gettò un breve grido, spalancò gli occhi e fece una mossa
-istintiva in avanti, come per scappare dal lettuccio impaurito; ed ecco
-che proprio questa mossa fece ritornare, nello stesso istante, i suoi
-due omeri al posto loro, lasciando i due medici ricoperti di sudore a
-guardarsi strabiliati.
-
-Un infermiere dal naso grande e rosso, il quale non era altri che il
-famoso Cecco detto Scacciapensieri che tutti i reparti di quell'ospedale
-romano si disputavano per passare un'ora allegra, e che in quel momento
-nessuno osava guardare in faccia per non scoppiare in una risata, si
-fece presso al paziente, lo tirò su a sedere sul lettuccio e incominciò
-a rivestirlo, mentre i medici s'eran tutti ritirati in un angolo della
-sala commentando l'esito della gara e accendendo sigarette.
-
-Quando si vide infilata la camicia, il suicida si lasciò di nuovo cadere
-supino e disse con solennità:
-
--- Ora lasciatemi morire, mi vestirete dopo.
-
-Cecco fece una risata che ne rintronò tutta la sala:
-
--- Embè che volete? n'antra volta v'ammazzerete mejo! pe' sta volta....
-
--- Non muoio? -- domandò l'altro come fosse sinceramente spaventato da
-questa idea.
-
--- Ve rincresce proprio?... Andate là che è mejo pagà na _fojetta_ a me
-che morire! -- esclamò Cecco rimettendolo su a sedere di peso.
-
-Come si fu persuaso di essere tutto intero, ed ebbe messo finalmente i
-piedi in terra, quel candidato alla morte, bocciato, gettò un mezzo
-urlo: non c'era osso nè muscolo nè nervo del suo corpo che non gli
-sembrasse trapassato da una spilla! Tuttavia cercava di infilar l'uscio
-più presto che poteva, sostenuto dal braccio di Cecco.
-
-Non così presto però che il medico anziano, quello che era stato arbitro
-nella gara, non lo vedesse e non gli gridasse: -- Ehi! Il nome! il nome!
--- affrettandosi verso un tavolino, vicino all'uscio, dove era il
-registro.
-
-Il disgraziato si fermò di botto tentennando sulla persona e una vampa
-di rossore gli accese il volto emaciato e dolcissimo di vecchio
-trentenne.
-
--- Ebbene? Aspetto voi, -- gli disse il medico senza guardarlo,
-dimenando la punta della penna sul registro.
-
--- C'è proprio bisogno di dichiarare il nome?... Una volta che non è
-andata come desideravo....
-
--- Chi capita qui o morto o vivo che sia, deve lasciare il suo nome, --
-affermò con sussiego il medico. -- Tutto quello che si può fare, --
-aggiunse poi osservando con meraviglia la enorme confusione di quel
-volto da re santo, così sottilmente disegnato, -- tutto quel che si può
-fare è di sbagliare un poco la scrittura del cognome.... Se crede.
-
--- Oh! sarebbe pur troppo inutile, dottore.... anche storpiato, il mio
-nome si capirebbe ugualmente... La mia tragedia sarà coperta di
-ridicolo!!
-
-Un po' diffidente, un po' incuriosito, il medico chiuse gli occhi e
-sentenziò: -- Eppure il regolamento parla chiaro: noi non possiamo
-trasgredirlo.
-
--- Il regolamento dice, -- rispose il poveretto con voce di preghiera,
--- che il nome deve essere scritto lì, è vero?
-
--- Sicuro!
-
--- Ma non dice altro?...
-
--- No.
-
--- Dunque io posso chiederle il gran favore di non mostrare a nessuno il
-registro.... e specialmente a nessun giornalista.... saprò ricompensare
-il suo silenzio....
-
--- Oh! questo credo bene che potrò farlo.... -- disse il dottore
-cominciando a convincersi di aver a che fare con qualche persona di gran
-riguardo. -- Fatti in là, Cecco; e lei dica pure il suo nome nel mio
-orecchio.
-
-Cecco si fece in là grattandosi la testa voluminosa e dicendo tra i
-denti: -- Te saluto! È na persona fina, questa!
-
--- Eh!!? -- gridò a un tratto il dottore mandando addietro di mezzo
-metro la seggiola dov'era seduto. -- Il prin...?
-
--- Per pietà, dottore!
-
--- Lei è il prin...?!
-
--- Ma dottore! la sua promessa!! -- ripeteva con voce soffocata il
-povero principe tremando tutto.
-
--- Sì, sì! mi scusi! Lei ha tutte le ragioni, ma l'emozione della
-meraviglia.... capirà.... non sempre si può dominare.... Avessi almeno
-avuto l'onore di conoscerla di vista....
-
--- Dica piano! La prego!
-
-E il dottore affidando allora a un fil di voce la sua ghiotta servilità:
--- Mi permette, è vero, che Le porga il mio biglietto di visita?... Ho
-avuto l'onore, -- e questo lo disse ancora più piano del resto, -- ho
-avuto l'onore di rimetterLe a posto le di Lei due spalle slogate.... e
-Le assicuro che si trattava di un caso piuttosto complicato....
-
--- Vorrei potere ricompensare degnamente.... -- fece il principe
-tentando di portare la mano sinistra verso il portafogli.
-
--- No no no! -- si affrettò a dire il medico, -- sopratutto non muova le
-di Lei braccia, le conservi in una immobilità assoluta! mi raccomando,
-Eccellenza.... uh! _pardon!_... Piuttosto mi farò un dovere di venirLa a
-visitare al di Lei Hôtel....
-
--- Sono sceso a una modestissima pensione che mi son fatto indicare da
-un facchino e dove ho dato il nome d'un mio servo.
-
--- Eh! Capisco! -- esclamò il dottore cercando di atteggiare il volto
-allegro a una espressione di tragica pietà. -- Per mettere ad effetto il
-di Lei triste proposito Le occorreva un assoluto incognito!... Adesso Le
-darò un infermiere per compagnia. -- E mettendo cipiglio: -- Cecco:
-accompagnerete fino a casa questo signore e starete con lui finchè
-vorrà, avete capito? -- E al principe, ritornando dolce: -- Domani
-mattina, appena finito questo duro servizio, verrò a visitarLa.... Vedrà
-che troveremo qualche buona cura anche per la di Lei neurastenia....
-
--- Eh? Ma io non sono affatto neurastenico, signor dottore! -- disse
-secco il principe.
-
--- Oh, non dica così, Ecc.... Sono pur troppo le neurastenie più
-difficili a curarsi quelle non riconosciute dal paziente....
-
--- Ma, scusi! -- fece il principe con una certa vivacità che contrastava
-con la obbligata posizione delle sue braccia sospese al collo, -- su
-quali dati si basa il suo giudizio: sul mio tentativo di suicidio?... Ma
-non basta!... si è ucciso anche Catone, caro dottore.... e Catone non
-era neurastenico.... che io mi sappia!
-
--- E chi glielo assicura? -- ribattè il medico con un tranquillo
-sorriso. -- A quel tempo là i medici non capivano niente....
-
-Cecco in quel momento aveva aperta la porta, e contemporaneamente un
-«oooh!» prolungato e festoso era uscito da quattro o cinque teste che si
-batterono una contro l'altra per veder dentro.
-
--- Ci ha messa una bella paura! -- gridò uno di quelli.
-
--- Eh? Perchè? -- domandò il principe oltremodo contrariato, -- chi
-siete voi?
-
--- Io?!... Ma come?!... non mi riconosce?... Ma, sono il padrone della
-pensione!! -- e soggiunse: -- Fortuna che tutto è bene quel che finisce
-bene! Ma intanto: se lei moriva?...
-
--- Non ci rivedevamo più! -- esclamò un po' seccato il principe. -- La
-camera era pagata.
-
--- Va bene: ma avrei avuto delle noie.... molte noie! Non ci aveva mica
-pensato lei!
-
--- Scusate, sono stato un grande egoista! -- ribattè il principe col
-viso pieno d'ironia e di schifo.
-
--- Sì sì! -- saltò su a dire una brutta faccia butterata dal vaiolo, --
-ma tutti questi bei discorsi non si potrebbero fare ora, se non ci fossi
-stato io! cioè il povero portiere, cioè il povero cane da guardia con
-sette figli sulle spalle, che salva, come suol dirsi, la casa dai ladri,
-dal fuoco, dalle sporcizie, mentre riceve in premio un tozzo di pane e
-il disprezzo di tutti!!...
-
--- Bravo!! -- gridò Cecco; e tutti risero.
-
--- Sicuro! -- riprese il portinaio con enfasi, dopo aver dato una truce
-sbirciata a Cecco, -- ecco qua tre testimoni oculari: l'inquilino
-dell'ultimo piano che rincasava; il tavoleggiante del caffè _Ebe_ che
-accorse, scusate il termine, al capitombolo; il signor Nicodemo, amico
-di casa, che giuocava a carte unitamente a me e alla mia consorte _in
-del_ momento tragico, che ci lasciò un brivido nel cuore! Se il signore
-è cascato sul tenero, come suol dirsi volgarmente, il merito è tutto
-mio: il pagliericcio e i due materassi che hanno evitato lo scandalo di
-una morte prematura, erano i miei, che li avevo esposti all'aria della
-notte per ragioni d'igiene!
-
--- Me rallegro! -- gridò Cecco che da un pezzo la maturava. -- E ce fai
-un discorso accusì lungo pe' dicce che ce tieni lo spasseggio sulli
-letti?!... E ce porti pure li testimoni oculari?!...
-
-La risata fu generale.
-
-Il principe parve quasi ridesse con gli altri; ma subito il suo riso si
-rifugiò sull'orlo delle sue labbra ed egli disse a denti stretti: -- E
-così dovrei il resto della mia vita.... ai vostri insetti.... Domani....
-domani li compenserò dell'incomodo, state tranquillo!
-
-Il padrone della pensione ed anche il portiere eloquente volevano salire
-sulla _botte_ nella quale, sostenuto da Cecco, si era accomodato il
-principe; ma questi disse subito: -- No no, prego di lasciarmi, non
-intendo rincasare ancora.
-
-Cecco salì trionfante al suo fianco, mentre il principe ordinava al
-vetturino: -- Via Appia! -- e la carrozza si moveva.
-
--- To' -- disse Cecco spalancando la bocca, -- dalle parti di casa mia!
-
--- Ci vado spesso, specialmente le notti di luna piena, -- mormorò il
-principe.
-
--- Oh! -- fece Cecco, -- allora, se lei ci pratica per quelle parti,
-avrà sentito nominare un certo Cecco detto Scacciapensieri?
-
-Non ebbe appena finito di far questa domanda che se ne pentì, e se ne
-rimproverò mentalmente secondo una sua particolare abitudine: «Pezzo de
-somaro, questo è 'n signore che ce va 'n carrozza, giusto pe' vvedè la
-luna, e l'osterie manco le guarda....»
-
-Infatti il principe gli rispose: -- No, mio caro, io vado spesso da
-quelle parti, ma molto fuori dell'abitato....
-
--- Se capisce! -- si affrettò a gridare Cecco, -- anzi mi scuserà la
-libbertà che mi son preso...
-
--- Cecco, detto Scacciapensieri, eh? -- soggiunse il principe ripensando
-a quel soprannome che lo aveva colpito.
-
--- Sissignore per servirla.
-
--- Siete voi?!
-
--- Io in persona.
-
-«Che notte strana e favolosa è questa per me! -- pensò il principe; --
-mentre dopo ore di lotta e di spasimo, deciso, cerco la Morte, la Vita
-m'aspetta sul lastrico, m'accoglie ridendo su due materassi sudici, e mi
-dà per compagno un uomo che puzza di vino e si chiama Scacciapensieri!»
-
-Cecco lo fissava coi piccoli occhi posti a cavaliere del suo gran naso
-rosso: avrebbe avuta una gran voglia di parlare, ma poi si accontentava
-di guardarlo così, fisso, e di pensare. Pensava: «Che razza di animale
-sarà mai questo, che si voleva ammazzare, mentre aveva ancora chi sa
-quanti quattrini in tasca! Già, quando s'è detto signore, s'è detto
-matto! Guarda un po' se questa è l'ora da andare a passeggiare in
-_botte_, alla mezza notte! che nun incontri un cane che te veda! manco
-'n amico che schiatti d'invidia... Pori quadrini!! Basta: per me ci
-guadagno sempre: meglio che all'ospedale qui si sta. Te ce rifiati a
-questo freschetto! È un gran bel mestiere fare il signore, ha ragione la
-mi' Esterina!!» E gli occhi gli brillarono pensando alla giovane e bella
-moglietta che s'era presa da poco tempo, e che a quell'ora doveva
-dormire sola sola, nella loro cameretta, in quella ultima casa
-solitaria, e forse non si sognava nemmeno che il suo Cecchino le stava
-per passare sotto le finestre, disteso in _botte_ come un _lorde_, per
-andare a veder sorgere la luna dietro le tombe della via Appia!
-
-Non c'erano che due cose capaci di fargli venire lucciconi di desiderio
-al solo nominarle: la moglie e il vino. Era dunque naturale che il
-ricordo di una gli richiamasse quasi sempre il ricordo dell'altro.
-
-«Eppure, -- pensò infatti Cecco, -- questa sigaretta è fina, non c'è che
-dire, in carrozza ci si va bene.... ma io sento che qualche cosa mi
-manca! 'Na _fojetta_ almeno ce ne vorrebbe! Ma sì! Come faccio a
-dirglielo? Chi sa perchè me metterà tanta suggezione questo morto
-resuscitato!»
-
-E intanto la porta San Sebastiano era passata, e le cento osterie della
-grande arteria romana incominciavano a sfilare, e ognuna diceva
-misteriose e dolci parole al cuore di Cecco il quale rispondeva con
-tanti sospiri. Le loro scarse luci affumicate risplendevano come tanti
-fari per gli occhi suoi di assetato navigante, e ciascuna lasciava un
-più triste buio nella sua anima.
-
-«Coraggio, Cecco! Ecco quella de _Riviecce_ ce l'ha bono da 8.... e
-dijelo, sbrighete!» gli gridava lo stomaco con quanta voce aveva. Ma sì!
-la lingua stava ferma e _Riviecce_ passava.
-
-«Coraggio, Cecco! Ecco _Morimo ritti_. Se te ce fermi con la carrozza e
-con un avventore cusì, te fa credito pe' un mese de seguito: e pparla,
-per dio!»
-
-Ma che! la lingua non si voleva muovere e quell'accidente di vetturino
-tirava, proprio in quel punto, una frustata al cavallo, e così _Morimo
-ritti_ passava anche più presto di _Riviecce_. E passava _Vacce Forte_
-come un sogno, e passava _Monte d'oro_ e quella del _Colombario_ e
-quella della _Ninfa Egeria_.... Era una disperazione da strapparsi tutti
-i capelli.
-
-Quando si fu proprio persuaso che il coraggio gli mancava, e in tanto
-c'era poco a casa sua, e proprio davanti a casa sua stavano le ultime
-due osterie, e se lasciava passar quelle, addio! era fritto!
-incominciavano, «che Dio ci scampi e liberi, li sepolcri con la luna
-sopra,» i quali altrettanta consolazione parean promettere al suo
-macabro compagno di viaggio, quanta noia promettevano a lui: allora fu
-preso da un feroce disprezzo di sè stesso, e incominciò a insultarsi, a
-dirsene di tutti i colori: «vigliacco! infame! ladro! assassino!
-bojaccia....» E da principio se le diceva mentalmente; ma poi l'ira
-dilagante e l'esuberanza stessa del suo vocabolario romanesco richiesero
-l'inconscio aiuto delle labbra e della lingua, e finalmente anche quello
-delle corde vocali, sì che il principe fu scosso a un tratto in mezzo a
-una sua tetra fantasticheria, udendosi vicino una salva di atrocissime
-ingiurie.
-
--- Che cosa dite?! -- esclamò il principe. -- Con chi l'avete?
-
--- Eh?! -- fece Cecco trasecolato anche lui, -- e chi lo sa? l'avevo....
-così.... col Destino!
-
--- Anche voi?... portate indegnamente dunque il vostro soprannome, o
-forse siete bravo soltanto a scacciare i pensieri degli altri.... la
-qual cosa è tanto facile!
-
-«Sangue d'un cane! -- pensò Cecco, -- se mo' incomincia a filosofà,
-addio fojetta per davvero!» e allora finalmente sentì il suo cervello
-dare come un guizzo e scoccare la sua geniale scintilla. Aveva trovato
-l'_attacco_ giusto, e gridò:
-
--- Guardi lei se non ho ragione di dire che il Destino è infame! Davanti
-a casa mia ci son due osterie: una è d'un zagarolese che te dà benzina
-pura garantita, da fa' cammina' l'automobbili; e quell'antra è d'uno de
-Genzano, un galantomo de razza, che ci ha le vigne al paese e il vino
-come je vie ggiù dall'uva così lo porta al banco, veritiero, genuino,
-senza sofisticherie; s'è agro, agro; s'è dolce, dolce: ce senti dentro
-le qualità dell'uve, un profumo che se chiudi l'occhi, te sembra d'esse
-al tinello.... Ebbene, sissignore, quel zagarolesaccio fa pieno la sera
-e conta quattrini a manciate, e quell'altro disgraziato.... conta le
-gambe alli panchetti.
-
--- È naturale che sia così, -- disse il principe. -- Al genzanese non
-rimane che adattarsi o ammazzarsi. -- E per la durezza ricercata di
-queste parole, traspariva il pianto.
-
-Ma Cecco voleva andar diritto al suo scopo, ormai che aveva trovata la
-strada buona:
-
--- Crede che ci abbia fatte poche quistioni io, colla gente? Ma sì!
-L'uomo ha la testa dura; va attorno all'inganno come le mosche attorno
-alla sporcizia. Eccoli là!! Eccoli là!! -- gridò a un tratto alzandosi
-quasi in piedi, -- vede quei due lumi ultimi? il primo, quello più
-grande, è di quel ladro patentato, e quello sotto, più micragnoso, è di
-quell'altro, onesto come l'oro!... Faccia rallentare! vedrà se dico
-bugia: il primo sarà pieno e il secondo sarà voto.... vedrà! Eppure
-vorrei farglielo sentire quello bianco asciutto da 8!... Robba da
-principi!!
-
-Il principe che lo guardava parlare e spasimare con un sottile sorriso,
-in cui c'erano, strano connubio, della compassione e dell'invidia, a
-quest'ultima uscita, non potè trattenere un breve scoppio di riso.
-
--- Roba da principi, -- mormorò a fior di labbra, -- che gente
-fortunata, i principi, è vero?
-
--- Ci sono dei principi che non bevono vino: quelli son più disgraziati
-di me! -- gridò Cecco con una voce in cui sembrò tremare un ignoto
-spirito profetico, tanto disperatamente egli si tendeva tutto verso
-l'ultimo faro del genzanese che ormai era a un tiro di sasso, e oltre il
-quale già si disegnavano i paurosi profili degli acquedotti e dei
-sepolcri, illuminati appena dalla luna nascente.
-
--- Che povero scacciapensieri siete, -- disse ancora il principe
-sorridendo, -- se avete bisogno del vino per liberarvi dalle vostre
-pene!
-
--- No! Io ho una pena sola al mondo: la sete! Ma quando Cecco ha sete
-non è Cecco: tutti lo sanno; se si vuol conoscer Cecco bisogna prima
-levargli la sete! -- gridò Cecco disperato.
-
--- E sia: conosciamo Cecco! -- disse quasi tra sè il principe, poi
-gridò: -- Ferma!
-
-Il vetturino fermò quasi di botto, ma Cecco s'era già scaraventato giù
-di gran corsa nell'osteria a scuotere l'enorme genzanese che dormiva al
-suo banco, secondo il solito; e aveva preteso d'illuminarlo con quattro
-mezze parole sul grande onore che gli stava per fare, e già lo
-trascinava trasognato e pur sorridente fuori dell'osteria. Insieme
-aiutarono il principe a discendere nella bottega e a sedersi a un
-tavolino: a quello di destra più vicino al banco.
-
-C'era da scegliere; erano tutti liberi, salvo uno: quello di sinistra
-più vicino all'uscita, sul quale erano tre mezzi litri vuoti, un
-bicchiere pieno, e la testa d'un uomo tutta rasata. Se quella testa non
-avesse russato, sarebbe stato facile scambiarla, così posata sul marmo,
-con un pezzo anatomico, in attesa del bisturi.
-
-Cecco la degnò appena d'una occhiata di sbieco; riconobbe subito «Testa
-di morto» l'accattone più facinoroso della contrada, col quale anzi una
-volta aveva avuto che dire, e brontolò: -- Stasera è grascia! A chi li
-avrà rubbati?
-
-Ma subito che il principe fu seduto, Cecco ebbe ben altro da fare che
-badare a «Testa di morto».
-
-Ah! se Cecco avesse potuto invece sapere perchè quell'uomo stava lì!
-
-E se chi pagava quei tre mezzi litri a «Testa di morto» avesse potuto
-mai vedere in che modo questa spregevole carcassa compiva il suo dovere
-di piantone?!...
-
-Ma Cecco scaricava le sue minuziose istruzioni nel bovino cervello del
-genzanese.
-
--- Dateme retta, Giggi, che questo nun so chi sia, ma è un pezzo grosso:
-domani verrà sul giornale!!... e ce verrete pure voi!... se me fate fa'
-'na bbona figura!... De quello lì, ci avete a da'! -- diceva indicando
-una delle tre botti che stavano in fila dietro il banco. -- Quelli no!
-cavate fuori due bicchieri de cristallo.... È alzata la vostra
-figliuola?...
-
--- Sì; riguarda il bucato di là.... Perchè?
-
--- Perchè bisogna farglieli lavare a lei i bicchieri, e anche er
-litro.... che risplenna....! se no c'è pure er caso che se schifi....
-Allora ce famo 'na bbella figura, io e voi!... -- E così di seguito.
-
-Quando gli parve d'aver detto tutto, prese una salvietta di bucato e
-corse egli stesso ad asciugare un po' di vin rosso che era sul marmo del
-tavolino prescelto, e continuò poi a sfregar questo marmo con tutta la
-sua forza per qualche minuto, come se volesse cavarne faville.
-
--- Basta! Basta! -- ripeteva il principe sorridendo.
-
-Venne la figlia del genzanese, una bella e forte ragazza di diciotto
-anni; lavò i bicchieri sotto la cannella finchè non li sentì scrocchiare
-tra le sue mani rosse; li asciugò con gran cura, ripassandoli con una
-salvietta di tela, perchè non vi rimanessero peli attaccati; poi li
-diede al padre.
-
--- Vede? -- osservò Cecco. -- Ecco un'altra causa della disgrazia di
-quest'oste: ha una figliuola che par fatta dalle mani di Dio:
-nossignori, non vuol che serva gli avventori: gli altri farebbero a
-pugni per averci un richiamo simile!... e lui....
-
--- L'onestà prima di tutto, -- confermò il genzanese che portava i due
-bicchieri sopra un piatto tutto dipinto a fiori. -- Se mi va a male il
-negozio lo chiudo e torno in campagna, mio caro signore; ma se mi va a
-male la figliola, che faccio? Non la posso mica chiudere! -- e rise
-soddisfatto.
-
--- Dice benissimo, -- approvò il principe caldamente, osservando con
-grande interesse la ragazza, la quale, sebbene avvezza a questo paragone
-paterno, non cessava perciò di arrossirne con una cotal grazia
-boschereccia da innamorare.
-
-Quando Rina ebbe lavato il litro e lo guardò contro luce limpido e
-gocciolante, il principe disse al genzanese: -- E, a me, in via
-eccezionalissima, vorreste concedere il piacere d'essere servito dalla
-vostra brava e bella figliola?...
-
-Rina servì il litro, anche questo sopra un piatto tutto dipinto a fiori.
-Le si aggiunse nuovo rossore sul vecchio, e i denti per questa ragione
-sembrarono più bianchi e gli occhi più splendenti all'ombra delle lunghe
-ciglia nere.
-
--- Quanta salute! -- esclamò a fior di labbra il principe, e pensò: --
-Che il segreto della Vita stia tutto lì: nell'avere una salute come
-quella! -- Poi soggiunse: -- Riempici anche i bicchieri, che noi li
-vuoteremo alla tua felicità! Sei contenta?
-
--- Grazie, -- disse Rina, e mescè.
-
--- Sentiamo un po' -- disse il principe. -- Che cosa aspetti tu dalla
-Vita? Che cosa desideri? Che cosa chiedi?
-
--- Ma!... Non saprei, -- rispose Rina alzando un po' le spalle. -- Tutto
-quello che mi succede mi piace! L'ha fatto così bene Domineddio il
-mondo!
-
-Negli occhi attenti del principe passavano ombre e sorrisi.
-
--- Ci ho un dispiacere solo, -- continuò Rina, -- quello di non avere
-conosciuto la mia povera mamma: ma mi consolo perchè la vedrò in
-paradiso.... E poi il babbo mi vuol tanto bene....
-
--- E così, -- disse il principe immergendosi sempre più in una dolce
-stupefazione, -- tu non desideri nulla?
-
--- Oh! Ma noi si può bere lo stesso! -- gridò Cecco che non resisteva
-più a star col naso sul vino senza bere, -- perchè le ragazze non dicono
-mai quello che desiderano!
-
-Il principe bevve d'un fiato il bicchiere che Cecco gli tenne, ma senza
-sapere ancora levare gli occhi da quel benefico e nuovo spettacolo che
-la vita gli offriva (nè sapeva se per fargli bene o male); e per la
-prima volta gli passò nel cuore un certo senso di sollievo per esser
-rimasto vivo, per avere ancora orecchie e occhi, per udire e per vedere.
-
--- Sì! Sì! ha ragione il nostro Cecco, caro signore! -- tonò Gigione il
-genzanese, -- se sta a aspettare che lo dica lei! Ma io lo so bene
-quello che desidera la mia ragazza.... Una certa casa sulla piazza del
-paese, vero Rina? tutta rimbiancata di fresco,... -- e Rina si rifaceva
-rossa come un geranio -- .... che appena entrati ci si senta un profumo
-di farina, di prosciutti, di spezie, di mobilia nuova, di biancheria
-pulita, un cantar di galline, un ridere di bambini.... Eh? Rina?... Poi
-cinque vignarelle da sommare a quelle che ti lascerò io....
-
--- Basta, babbo! -- gridò Rina scappando nel retrobottega.
-
--- Come «basta»? -- gridò lui. -- Se me fermassi qui ce mancherebbe er
-mejo! E che sarebbe sta grazia de Dio, se nun te ritornasse tutte le
-sere 'l tu' Pippo con le primizie della vigna, e con la voja de
-baciatte!
-
--- Ah ah! -- urlò Cecco. -- È un ber giovane Pippo! un vero rubbacori!
--- e riempì di nuovo i bicchieri: -- Mo' che sapemo tutto potemo béve
-con più cuscienza! -- e bevve il secondo d'un sol fiato.
-
--- Fegataccio sa, signore? questo Pippo, -- continuò il genzanese
-vedendo che il principe lo guardava come chiedendogli di seguitare, --
-fegataccio, sì, ma giusto, e de core bono! Due polsi, a vent'anni, che
-passano i miei, cavalcatore, giostratore, cacciatore che non ha
-l'eguale.... e Rina non perchè sia la figliola mia.... ma è proprio la
-donna che je ce vole.... Eppoi già, appena visti se so' voluti bene!...
-
--- Io bevo per la felicità della vostra Rina! -- gridò il principe rosso
-in volto e commosso. -- Fatemi bere!
-
-E Cecco con gran letizia l'ubbidì, facendo scolare anche l'ultima goccia
-nella bocca del principe. Poi, prima di bere il suo terzo bicchiere, lo
-alzò gridando: -- Sicchè, aspettiamo li confetti!
-
--- Bisognerebbe che venissero presto davvero, -- borbottò Gigione con un
-mezzo sospiro, e assicurandosi bene che Rina fosse abbastanza lontana
-per non udirlo.
-
--- Perchè? -- fece Cecco.
-
--- Perchè, caro mio, quello nun è omo da stasse fermo: se nun è caccia
-permessa, è caccia de frodo! Intanto che aspetta la sua, ho paura che
-s'ingegni con le donne dell'altri!...
-
--- Quello se capisce! -- interruppe Cecco.
-
--- Già, -- disse Gigione, -- ma almeno se le andasse a cercare un po'
-distante di qui.
-
--- Che? ci ha niente niente, quarche giretto qui vicino? -- dimandò
-Cecco ridendo.
-
--- State zitto! -- fece Gigione dondolando il capo pensieroso. -- Non ho
-potuto saper dove preciso, ma ci giurerei che non è a cento metri di
-qui! Avete a sapere che alle nove ha salutato Rina quel birbaccione,
-perchè, dice, che andava su al paese; e invece un'ora fa, -- e chinò il
-capo tra il principe e Cecco, sussurrando le parole in mezzo ai folti
-baffi, -- un'ora fa l'ho visto io, qua sull'angolo, sotto il lampione;
-che se lo sapesse la povera Rina mia, je verrebbe chi sa che male!
-
--- Nun avete provato a mette 'l zippolo a quella botte de veleno là? --
-disse Cecco accennando con disprezzo all'accattone che russava più forte
-di prima. -- Quello sa li fatti de tutti, garantito.
-
--- Ho provato, nun parla.
-
--- Dateje un paro de pugni bboni, come feci io, 'na vorta!...
-
--- Ma io lo so.... l'ho indovinato perchè non parla quel «Testaccia di
-morto», -- ribattè il genzanese soffocando sempre più il suo vocione, --
-perchè quelle tre fojette là son pagate da lui, da Pippo....! ce
-giocherei la testa che son pagate da Pippo.... perchè je tenga mano.
-
--- Pol essere, sicuro! -- sentenziò Cecco ricaricando i bicchieri fino
-all'orlo, e presentando poi il litro vòto all'oste.
-
-Quando il genzanese l'ebbe riportato pieno, e si fu poi anche
-riaccomodato al suo posto solito, appoggiando il gomito nudo al banco e
-la testa alla tozza mano, dimostrando l'intenzione di licenziare i
-noiosi pensieri e aprir le porte a quella brava gente che sono i sogni;
-Cecco allora si rivoltò tutto verso il suo strano compagno, con una
-mossa che pareva significare: -- Finalmente, a noi! possiamo un po'
-parlare dei fatti nostri!
-
-E infatti incominciò: -- Ce sarà una cosa che faccia più bene der vino?
-Eh?... Già ve vedo che state mejo.... e avete bevuto solamente due
-bicchieri.... tre con questo che ve do' adesso.... Che so' tre
-bicchieri?! robba da ride! E pure!... -- Si fermò perchè s'accorse che,
-senza volere, aveva ridato del _voi_ a quel pezzo grosso; e pensò
-ridendo di cuore: «Non foss'altro che questo: je rido del _voi_ e manco
-se n'avvede.... Perchè? perchè er vino è come Dio: pett'a lui so' tutti
-uguali.... nun conosce nè poveri nè signori!»
-
-A metà del secondo litro, mentre il genzanese si era già definitivamente
-congedato dai suoi pensieri, e di Rina il principe non vedeva più altro
-che una mano, di tanto in tanto, allungarsi per prendere a uno a uno i
-panni dal monte del bucato, sotto la luce verdolina del gas, nella
-stanzetta accanto; il cuore di Cecco era stato stretto da una infinita
-compassione per il suo compagno.
-
-Così aveva preso tra le sue una mano del principe, il quale se n'era
-avvisto sì, ma non se n'era punto maravigliato come di cosa
-naturalissima; e gli aveva incominciato a parlare in questo modo:
-
--- Amico! damme retta a me che te vojo bene! Ce giocherei l'anima che tu
-ci hai quarchedduno che te vor male, che te vorrebbe véde a magnà l'erba
-co' le bestie!... e tu je dai la soddisfazione d'ammazzatte!... E te
-pare de fa' 'na bbella cosa?!... Ma io vorrebbe magnà e béve co' li
-quadrini che ci hai tu.... E scarrozzaje davanti da la mattina a la
-sera.... Uh! -- e s'addentò l'indice, -- s'averebbero da rivoltar ne la
-polvere come li cani, dalla rabbia de vedemme ingrassà! E ccusì, quanto
-un ber giorno er fiele je farebbe 'n botto, come a certi morti.... Pah!
-e te li vedressi a cascà davanti verdi! E tu allora gli avressi da métte
-un piede addosso, e dije: Ve sta bene, ve sta, brutti puzz.... Come? nun
-dico giusto?! Che ci hai da scotere il capo?
-
--- Io non ho nemici, mio caro, -- disse il principe, senza levare gli
-occhi attenti e lucidi da quel monte di bucato che calava lentamente là
-nel retrobottega.
-
--- Ah! impossibile! -- urlò Cecco.
-
--- Non ne ho, -- ribattè l'altro, -- oppure non so di averne; il che
-vale tanto come non averne.
-
--- E allora? Che cerchi?
-
--- Tutto il male che ho avuto nella vita, -- disse lentamente il
-principe, -- me l'hanno fatto quelli che m'hanno voluto bene.
-
--- Gli amichi! li parenti!... Ammazz....
-
--- No, no, no, no! -- gridò il principe. -- No! non si tratta di falsi
-amici nè di parenti malvagi. Sono stati mio padre e mia madre che
-m'hanno fatto il più gran male!
-
--- Che me dichi?!
-
--- Sì! Sì! -- continuò l'altro con strazio, -- anche mia madre! M'hanno
-fatto credere in un mondo che mi piaceva tanto, e poi sono morti: e io
-son dieci anni che brancolo cercando e frugando per trovare quel mondo
-là, capisci? e non lo trovo... non lo trovo perchè non c'è! perchè era
-una menzogna! Tardi, ma l'ho capito!... Eppure che cosa devo fare io se
-quello era l'unico mondo dove m'ero preparato a vivere, era l'unico
-mondo dove avrei potuto vivere!... Perchè m'hanno ingannato? perchè? Io
-non lo so. Le bestie non fanno così. Le bestie sanno che cosa bisogna
-insegnare ai loro piccoli perchè imparino a vivere tra le bestie, a
-nutrirsi, a combattere, a vincere!
-
-Cecco rimase addirittura sconcertato: strinse la bocca, chiuse gli occhi
-come se si accingesse a pensare. Ma, a un tratto, cambiò rotta. Afferrò
-il litro, riempì il bicchiere del principe e glie l'accostò alle labbra
-senza dir verbo. Il principe bevve.
-
--- Finchè si fanno di quei discorsi lì, è segno che non si è bevuto
-abbastanza! -- sentenziò Cecco.
-
-Ci fu una lunga pausa, durante la quale gli occhi già lucidi del
-principe sembrarono annebbiarsi e tremare sotto il peso delle palpebre:
-ma quando proprio pareva ch'egli dovesse addormentarsi, tirò fuori una
-lunga lunga e strana risata senza rumore, poi disse:
-
--- «Sarai deputato, sarai ministro, ambasciatore.... la tua parola
-franca, i tuoi studii, i tuoi ideali sublimi ti porteranno in cima a
-tutti gli onori!...»
-
-Abbozzò un'altra risata, e poi con furore quasi gridò: -- Ma non sarebbe
-stato meglio dirmelo subito a che prezzo si aprano tutte le porte? a
-qual patto si vinca veramente in questo sùdicio mondo?!
-
-E due lacrime discesero brillando sul suo pallore.
-
-Cecco rimase un pezzo a guardarlo imbambolato, poi si girò sul panchetto
-scuotendo forte la testa; e diceva ad alta voce, ma come tra sè:
-
--- Me pare de sognà! S'ha da di' male de la Vita! la vorrebbero più
-bona, più condiscendente, più allegra! Ma nun lo vedeno che tutto quello
-che arzigogola lo fa per diverticce, poverina, e pe' ffacce ride! E
-nossignori: ce so' certi ingrati che vonno piagne pe' fforza, je vonno
-fa' le boccacce! Eeh.... eeh.... (e qui faceva certe strane boccacce di
-pianto da neonato). E ffate come me! che ve possino brucià vivi come
-Giordano Bbruno! Fate come me che pijo tutto per gioco e rido de
-tutto.... che me spacco dal ride.... e manco.... Che c'è? -- fece Cecco
-rivoltandosi mezzo spaventato.
-
-«Testa de morto», ancora con gli occhi socchiusi, lo guardava e
-digrignava i denti e biascicava, come volesse ridere e parlare.
-
-Che diavolo gli voleva dire?
-
-Vuotato il bicchiere che gli stava pieno davanti, «Testa de morto»
-riuscì a dire quel che voleva:
-
--- Oh! te! Si hai tanta voja de ride.... perchè nun vai.... a da'
-'n'occhiatina su.... a casa tua?!
-
-Detto appena questo, stralunò gli occhi e ricadde sul marmo del
-tavolino.
-
--- Sporca bestia senza padrone! -- rantolò Cecco, alzandosi. Poi súbito
-scosse le spalle e fece una gran risata, e si rimise a sedere
-rivoltandosi al suo compagno.
-
-Ma il principe non lo udiva nè lo vedeva più. Aveva ora gli occhi chiusi
-e sulle labbra un piccolo sorriso dolcissimo. Rina, lieta forse di esser
-vicina al termine del suo lavoro, aveva incominciato a cantare una
-vecchia nenia dell'Agro, ed egli, certo a quella nenia, s'era
-addormentato.
-
-Cecco, vedendo quel giovane stanco piegarsi lentamente verso il
-tavolino, provò per lui un vero senso di protezione paterna, e pensò:
-«Guarda come s'addormenta bene al canto! Mica è un omo, questo! è un
-bambino: je ce vorrebbe la mamma che l'addormentassi così tutte le
-sere!»
-
-Ma quando Cecco si vide solo in mezzo a quella gente che pareva tutta
-morta, ebbe paura di qualche cosa. Volle ridere: ma poi ci ripensò e
-capì che era inutile. Che serviva ridere ora che quella sporca bestia,
-quel «Testaccia di morto» gli aveva cacciato i suoi denti da cane nel
-cuore?
-
-A un tratto si trovò nella destra un _bísturi_.
-
-Come? Quando l'aveva cavato dal suo astuccio senza avvedersene?... Se lo
-nascose presto nella tasca della giacca.
-
-S'alzò pian piano, andò a guardare dai vetri dell'uscio, poi l'aprì:
-stette a contemplare la sua casetta lì di faccia, che sembrava un
-giocattolo dimenticato da un bambino sotto una pioggia di stelle.
-
-«Che ce vado a fa'?!» disse forte Cecco riscrollando le spalle. Ma non
-si mosse dalla soglia dell'uscio.
-
-E come si mosse, fu per traversar la strada: «Servirà pe' ffaje una
-sorpresa.... pe' daje un bacio che nun se l'aspetta!...»
-
-Intanto il principe sognava. Sognava una gran casa sulla piazza d'un
-paese, tutta imbiancata di fresco di dentro e di fuori, piena di
-prosciutti, di farina, di panni lavati, di galline, di bambini ridenti,
-dov'egli era padrone, e Rina era sua moglie. Gli pareva di ritornare
-allora allora dalla caccia e di scaraventare il carniere in mezzo alla
-cucina per abbracciar presto la sua bella massaia. E gli pareva di
-durare un gran pezzo a tempestarla di baci sul viso rosso infuocato,
-finchè, alzando la testa, vedeva sul muro, appeso, tra i prosciutti, un
-ritratto antico, dall'abito uguale a quello di un suo antenato, ma con
-la faccia di Cecco tale e quale, che rideva e gli diceva movendosi:
-«Vedi, vedi che la vita è allegra? Vedi che avevo ragione io?!» Allora
-aveva incominciato a ridere anche lui, ma di cuore, come non si
-ricordava di aver mai riso in tempo di sua vita; e ridendo giù a
-scroscio, guardava Cecco e gli ripeteva a perdifiato: «Grazie Cecco!
-Grazie Cecco! Grazie Cecco!...» e il suo riso cresceva ancora, e lì
-appesa la faccia di Cecco gli continuava a dire: «Vedi? Vedi che la vita
-è allegra? Vedi che avevo ragione io!?...»
-
-Ma Cecco, il vero Cecco, a quell'ora, allagava la sua casa di sangue.
-
-E la povera Rina cantava ancora!
-
-
-
-
- IL CAVALIER ALLEGORIA.
-
-
--- _Seconda?_ -- domandò il facchino correndo avanti.
-
--- _Prima!_ -- rispose il cavalier Allegoria con lo stesso calore con
-cui noi grideremmo «Viva l'Italia!».
-
--- Tutto per lei! -- gridò il facchino spalancando lo sportello d'uno
-scompartimento vuoto e facendovi quasi volar dentro la valigia che
-portava.
-
--- Piano! piano!... un po' di riguardo, per quello Iddio! È vera vacca!
--- strillò il cavaliere arrivando tutto ansante e saltellante. Poi
-subito, rigirandosi di qua e di là in gran fretta e battendo le mani
-presto presto, incominciò a gridare: -- Giornalaio!... Birraio!...
-Psss...! Cuscinaio!... Sigaraio!... Psss!
-
-Molti viaggiatori corsero ai finestrini credendo di vedere qualche cosa
-di molto interessante. Ma rimasero male: perchè videro solamente un
-omino rubicondo e ritondetto, tutto vestito a nuovo, tutto lustro, che,
-con un vertiginoso crescendo, comperava due cuscini, tre riviste,
-quattro giornali, cinque sigari.... e che avrebbe forse bevuto sei
-bicchieri di birra se il controllore non lo avesse fatto salir su in
-gran fretta, che il treno si muoveva già.
-
-Appena serrato nella tiepida e morbida gabbia di velluto rosso, il
-nostro cavaliere si soffiò il naso con un fazzoletto di seta gialla,
-sfacciatamente profumato alla violetta; indi si sgravò di un bel
-soprabito nero con fodera di seta ed apparve in una mirabile giubba a
-falde, nuova fiammante.
-
-Ah! quanto mai doveva piacere al cavaliere quel suo vestito! Ce ne volle
-prima che si saziasse di mirarselo. Ma pure, alla fine, seppe staccarne
-gli occhi; e calcatosi in capo uno smagliante berretto a scacchi e
-arricciatosi con infinito amore certi suoi piccoli baffi biondicci
-dinanzi ad uno specchietto tascabile, si sprofondò soavemente nel molle
-sedile e si concesse il lusso di pensare:
-
-«E dire che io ero così contrario a questa guerra!» pensò il cavaliere.
-«Invece ci ho messo pancia e portafoglio! Due buoni amici!... Eh! eh!
-eh!.... Ma chi l'avrebbe mai detto?... Mi si riconoscevano delle
-qualità: questo è indubitato. Delle belle qualità di organizzatore.
-Allegoria di qua, Allegoria di là. Nei balli, per esempio.... nei
-funerali, ero desideratissimo: mi si trovava addirittura geniale,
-qualche volta; ma che avessi il bernoccolo del grande affarista, questo
-non se l'imaginava nessuno. E nemmen io me l'imaginavo. Ci voleva la
-guerra, per quello Iddio! Grande rivelatrice! dicono bene i giornali....
-Però, tutto sommato, mi sembra ancora un sogno.... Un gran bel sogno!
-Ripensare a quel primo affaretto dei binocoli dove rischiai tremando lo
-stipendio di un mese!... È stata una fungaia: uno ha tirato l'altro....
-e sempre uno più grosso dell'altro.... fino a quest'ultimo delle
-borraccie.... Pare uno scherzo! un problemino per la prima elementare.
-Mezzo milione di boraccie di guadagno per borraccia. Un milione di
-soldini!... Ah! santa, santa Guerra!... me lo potevi dir prima!... Già
-me lo sarei dovuto imaginare: la Guerra è donna.... e le donne, per me,
-hanno sempre avuto un debole.... Oh! Oh!... guarda come m'è venuta
-carina senza cercarla! -- esclamò a questo punto il cavaliere; e si
-concesse un buon quarto d'ora di riposo mentale.
-
-«Veramente -- riattaccò poi a pensare -- in mezzo a tante rose, la spina
-c'era. Quel povero ragazzo.... il sangue mio.... là sull'Isonzo, proprio
-dove se le dànno più grosse! Che me ne sarei fatto di tutti questi bei
-denari, se il mio Ginetto.... Ba! ba! ba! non ci pensiamo nemmeno, se
-no, addio digestione. Al diavolo i neri pensieri, che anche questa è già
-per metà accomodata. Il ragazzo ha saputo ammalarsi a tempo. Adesso
-tocca a me a far l'altra metà. La più difficile! Ma, non sono il
-cavalier Allegoria, se io non mi riporto a casa il mio Ginetto
-riformato!»
-
-Gettò nel portacenere il primo Avana, accese il secondo, e
-sorprendendosi in una magnifica posa da banchiere, rientrò trionfalmente
-nel primo tema della sua muta sinfonia.
-
-«Sissignori! il salto è stato bello: da _duemila e tre_, a
-capitalista!... Eppure è così. Chi m'invidia crepi pure; ma non c'è
-rimedio. Bisogna vedermi viaggiare in _prima_, vestito come un _mylord_,
-con un sigaro in bocca che sembra una salciccia, proprio come un vecchio
-re della finanza.... Vecchio.... del mestiere, intendiamoci; non di età,
-perchè mi sento, per quello Iddio, certi fumetti per il capo, questa
-sera.... peggio che a vent'anni!... A proposito; guarda questi magnifici
-cuscini se non par che dicano: _Cherchez la femme!_... E perchè no?... A
-che cosa serve viaggiare in _prima_ e di notte, se non si cerca un po'
-di avventura?...»
-
-Una soffiatina alla cenere della manica, un biscottino a quella del
-ginocchio, un'altra amorevole occhiata allo specchietto, un po' di
-essenza di violetta alla punta dei baffi, una pastiglia di menta in
-bocca, un buon colpo alle reni per star più dritto, e il rotondo
-cavaliere infilò brillantemente il corridoio.
-
- --------
-
-Non era passata mezz'ora, che, schizzando fuori, tutto rosso e
-scomposto, da uno scompartimento di _seconda_: -- Che tempi! -- gridava.
--- Non si può più offrire i propri servigi ad una signora che si buscano
-dei mezzi ceffoni, con tanto di minaccia di tirare il campanello
-d'allarme! È una bella porcheria!... Dopo tutto, ero io che mi degnavo
-di viaggiare in _seconda_ per farle compagnia!...
-
-Così, brontolando e soffiando, sballottato goffamente un po' di qua un
-po' di là, andava, andava pieno di dispetto, di carrozza in carrozza.
-
-Ma non dimenticava la sua brava sbirciatina ad ogni scompartimento, e
-via via strideva:
-
--- Ufficiali, sottufficiali, caporali e soldati: soldati, caporali,
-sottufficiali e ufficiali.... ma non ci son dunque più donne in Italia?
-
-Senza avvedersene, trasportato dal suo bollore, era passato in una
-carozza di _terza_.
-
-Ad un tratto, gettò un vero e proprio urlo.
-
-La sua faccia diventò bianca come una rapa, poi ritornò il doppio più
-rossa di prima: le gambe furono in forse su quel che dovesser fare; ma
-finalmente rigirarono il loro rotondo padrone e lo riportarono pari
-pari, in gran fretta, al suo solitario scompartimento di _prima_.
-
-Che mai aveva veduto di così spaventoso il nostro cavaliere?
-
-Aveva veduto suo padre.
-
-Sì. Purtroppo, data la solidità del suo sistema nervoso, impossibile
-sperare in una allucinazione! In fondo a quel corridoio di _terza_, a
-pochi metri da lui, dritto davanti a un finestrino aperto, sfidando col
-petto quadrato la stellata tramontana, fierissimamente puntellato alle
-sue stampelle, c'era suo padre.
-
-Dove poteva mai andare quel vecchio invalido che da dieci anni almeno
-non saliva in un treno, e che neanche per il terremoto del '95 aveva
-voluto passar la notte fuori di casa? E poi (ad onta di quel mezzo
-accidente che gli era preso), non aveva il nostro cavaliere benissimo
-veduto la barba paterna accuratamente rasa, e nella bocca paterna una
-certa famosa pipa di schiuma, e sotto la giacca paterna tanto di camicia
-rossa? E potevano forse mancare appuntate a quella camicia le relative
-undici medaglie? Altissima tenuta, dunque; compiuto assetto da gran
-cerimonia!
-
-Non v'era dubbio possibile. Padre e nonno avevano la stessa meta: il
-loro Ginetto ammalato.
-
-Appena rimesso a posto il sangue, il cavalier Allegoria recapitolò la
-sua posizione, napoleonicamente, con due parole:
-
-«Siamo fritti.»
-
-«Però, -- soggiunse dopo cinque minuti di abbattimento, -- possediamo
-ancora due superiorità sul nemico. Prima: lo abbiamo individuato senza
-scoprirci. Seconda: disponendo di mezzi fisici e finanziari superiori,
-potremo precederlo e difficoltargli l'azione.»
-
-E fiero di questo inaspettato risveglio del suo spirito, nonchè della
-terminologia già così bene assimilata in soli sedici mesi di guerra
-europea, assicuratosi bene che le piccole falde gli aderissero senza
-pieghe, allungò senz'altro la sua breve persona sui molli cuscini,
-chiudendo languidamente le palpebre.
-
-L'invocato sonno non tardò a venire, e durò tutta la notte, e fu uno di
-quei sonni dolci e ristoratori quali la coscienza concede a coloro che
-per tempo l'hanno avvezzata a star zitta.
-
- --------
-
-E fu lui infatti, il nostro roseo cavaliere, il primo ad arrivare al
-modesto ma incantevole ospedaletto che la piccola città di Riviera aveva
-offerto ai soldati d'Italia.
-
-Quando il vetturino, a capo di un'erta, fermò i suoi due cavallucci
-ansanti e fumanti al fresco mattutino, e disse: -- Siamo arrivati! -- il
-cavaliere calcolò che nella peggiore ipotesi un'ora di vantaggio sul
-nemico gli fosse garantita dalla lunga e faticosa strada; e diede una
-rapida occhiata al suo prossimo campo di battaglia.
-
-Era un delizioso albergo cinto di rose eternamente fiorite, di palme
-eternamente verdi e di aranci, allora carichi di frutti, preso e
-trasformato d'un tratto in ospedale. Era stata così rapida la
-trasformazione, che l'allegro edifizio non se n'era nemmeno accorto e
-seguitava ad offrire con sorridente furberia le sue bellezze, come se ci
-fosse ancora il _bureau_ incaricato di metterle in conto.
-
--- Carino, -- disse il cavaliere; poi scese dal legno e pensò: «Per
-quello Iddio, qui bisogna fare un'entrata memorabile». Si nascose nella
-mano un «bel foglio da cinque» e si diresse a un soldato anziano e
-magrissimo che stava sulla porta.
-
--- Siete il portiere dell'ospedale?
-
--- Sissignore.
-
--- Io sono il cavalier Allegoria, padre del sottotenente....
-
--- Rallegramenti. Secondo piano, camera 22, salga pure, -- interruppe il
-soldato.
-
--- Va benissimo.... -- continuò il cavaliere cercando di infilare il
-foglio da cinque nella destra del soldato, -- ma siccome la buona regola
-insegna a incominciare sempre dal farsi amico il portiere.... e avrò
-veramente bisogno di voi per certe informazioni....
-
--- Che cos'è questa roba? -- disse il soldato sentendo quel solletico
-dentro la mano, e siccome era un po' miope, portò il foglietto così
-vicino al naso che parve lo volesse annusare.
-
--- Ah! cinque lire?
-
--- Beverete alla mia salute....
-
--- Questo poi no! signor cavaliere! -- rispose semplicemente il soldato,
--- non è tempo di bere, questo. Adesso glie lo faccio vedere io che cosa
-deve farne dei quattrini, se ne ha troppi! Guardi: lei mette queste
-cinque lire, io ci metto due soldi, più non posso, capirà, ero spazzino,
-e ho cinque figlioli piccoli.... facciamo un bell'involtino, così, e lo
-ficchiamo qua dentro. Ecco fatto. Va bene?
-
-Il cavaliere, guardando a occhi sbarrati le sue cinque lire precipitare
-con i due soldi del soldato dentro una cassetta bianca su cui splendeva
-una croce rossa, non potè fare a meno di esclamare:
-
--- Che tempi!
-
--- Gran tempi! -- esclamò il soldato.
-
--- Già. Precisamente! -- si affrettò a confermare il cavaliere. --
-Vorrei però un piccolo piacere da voi.
-
--- Se posso, volentieri.
-
--- È semplicissimo: tra un'oretta circa, arriverà qui un veterano
-garibaldino con una gamba sola e chiederà anche lui del sottotenente
-Allegoria. Bisognerebbe farlo aspettare qui e venirmi ad avvisare perchè
-non desidererei incontrarlo.
-
--- Vada pure.
-
--- Grazie tante! -- fece il cavaliere; e infilò in fretta le scale
-lasciando nell'aria pregna di acri odori d'etere e di iodoformio, una
-larga scia di violetta.
-
-Al primo pianerottolo si arrese all'invito di un gigantesco specchio. Si
-fermò. Si rigirò da destra e da sinistra. Che meraviglia! Il suo Ginetto
-sarebbe restato allibito vedendolo, e si sarebbe finalmente formato un
-giusto concetto del valore del suo papà.
-
-«Ma insomma -- direte voi -- lo scopo del cavaliere era quello di vedere
-il figlio o quello di farsi vedere dal figlio?»
-
-«Che colpa ne ho io -- vi risponderò -- se era più questo che quello?»
-
-Del resto, il cavalier Allegoria era logico.
-
-Possedeva un cervello capace di ridurgli qualunque cosa, per grande che
-fosse, alla sua statura: metri 1.52! Perchè non servirsene anche di
-fronte a questa immane guerra europea che spaventava tutti? Ed eccovela
-ridotta alle proporzioni di una nana rumorosissima.... ma quasi innocua
-per chi sa scansarsi a tempo.
-
-Ragione per cui il fatto che il suo Ginetto vi avesse preso parte, il
-fatto ch'egli si fosse trovato viso a viso col feroce nemico in quelle
-furibonde tempeste d'odio e di fuoco dove si fucinano anime giganti,
-aveva per il cavaliere una scarsissima importanza. Se ne era valso,
-questo sì, in certi casi, come si era valso del passato glorioso di suo
-padre, al momento opportuno, per stringere utili conoscenze, per far
-bella figura al caffè, per concludere i suoi buoni affari guerreschi. Ma
-se n'era valso con la ferma persuasione che quella roba avesse soltanto
-un valore apparente e transitorio, «un valore da brillante chimico» che
-bisognava abilmente sfruttare alla luce artificiale del momento.
-
-Che cos'erano i grandi sacrifici di averi e di persona che costituivano
-la gloria di suo padre, ridotti alla statura di metri 1.52?
-
-«Errori giovanili.»
-
-Per il povero Ginetto, no: non era il caso di parlar di errori.
-L'avevano «strappato» dalla tranquilla casa paterna, dal suo studietto
-d'avvocatino che già prometteva, dal suo _Tennis_ che gli piaceva
-tanto.... e là, di botto, in quell'inferno. Tutto quello che si può fare
-in simili frangenti, è riportare la pelle a casa, e il suo Ginetto
-l'aveva saputa riportare, se non proprio a casa, per lo meno
-all'ospedale, cioè a metà strada. E questo, secondo lui, era il vero
-merito del suo Ginetto; nè pensava a contestarglielo....
-
-Ma, per Dio! lui, nel frattempo, aveva messo insieme un patrimonio!... e
-questo, via, siamo giusti, era un merito un po' maggiore.
-
-Ridotta in questi termini la questione, cioè alla statura suddetta di
-metri 1.52, non vi sembrerà più strano che il cavaliere andasse a quella
-visita più per essere ammirato che per ammirare.
-
- --------
-
-Ma la prima impressione del figlio alla vista del padre dovette essere
-alquanto diversa da quella che il cavaliere sentiva di meritare.
-
--- Come va che al mio ingresso ti sei tutto rabbuiato? Chi aspettavi?
-
--- Io rabbuiato? ma ti pare, papà? -- balbettava il giovane.
-
--- Scommetto che non avevi riconosciuto il tuo vecchio papà, in questa
-superba _mise_! -- gridò a un tratto il cavaliere, tutto felice di avere
-col suo pronto ingegno spiegato il segreto di quella impacciata
-accoglienza. -- Scommetto che alla prima occhiata hai pensato: «Chi può
-essere questo _mylord_ che mi viene a trovare?»
-
--- Già.... già.... proprio così! -- esclamò il giovane sorridendo
-amabilmente alla scusa offertagli. -- Già, non t'avevo riconosciuto....
-Non t'aspettavo proprio, capisci.... t'avevo tanto raccomandato di non
-venire.... di non fare questo viaggio così lungo.... per così poco....
-
--- Puff! Lungo, questo viaggio?... in prima classe?... Tutto un sonno!
-non me ne son nemmeno accorto!
-
--- Ma la spesa....
-
--- Scioccherello! Non sai che tuo padre è diventato un capitalista?...
-Eppure nelle mie lettere ti devo aver accennato....
-
--- Ma sì.... ma sì....
-
--- E dunque?... Altro che spesa di viaggio, mio caro! Son venuto armato
-di buoni fogliettoni da mille.... e disposto a farli scivolare dove sarà
-il caso.... -- soggiunse abbassando il tono della voce e strizzando
-l'occhio.
-
--- Che cosa vuoi dire? -- chiese con gran vivacità il giovane fissando
-il padre e facendosi scarlatto fin tra i capelli.
-
--- Per quello Iddio! hai ragione! -- mormorò il cavaliere -- in questa
-razza di ambienti le mura hanno orecchie!... Ma che cos'hai?.... Perchè
-diventi così rosso?... Come?... «E la verg....»? Che diavolo dici? La
-vergogna? La vergogna di che?... Perchè ti mordi così forte le
-labbra?... Bah! io non ci capisco niente, parola d'onore! -- E, così
-dicendo, si girò sul tacco e fece una passeggiatina per la camera.
-
--- Che sole! Che clima! -- disse affacciandosi alla finestra. -- Una
-villetta in Riviera.... non sarebbe mica una cattiva idea! Eh! Eh! che
-ne dici?... Sei un po' pallido, ora. Troppo pallido, per quello Iddio!
--- esclamò ritornando verso il letto del figlio. -- Che vuol dire? hai
-qualche doloretto, forse?... A proposito! non ti ho nemmeno chiesto
-quale sia precisamente la tua malattia. Nella tua lettera ti sei
-dimenticato di dirmelo....
-
--- Oh! niente.... niente.... un po' di reumatismo.... -- brontolò il
-giovane.
-
--- Reumatismo! Ma bravo Ginetto! -- sussurrò il cavaliere. -- Malattia
-che si presta benissimo a un po' di gioco di bussolotti. Mi sono
-approfondito in materia. Siamo a cavallo, caro mio! Ti riporto a casa,
-quant'è vero ch'io son dritto qua!... Vedrai, Ginetto, che studiolo
-_chic_ metteremo su; e ti porterò i miei affari che son meglio dei tuoi,
-e faremo quattrini a palate, e marcerai anche tu con stivaletti da
-trentotto lire come questi e vestiti da centocinquanta come questo....
-Pensa che effettone! quando ritornerai tra le signorine del tuo
-_Tennis_. Son tutte in attesa d'un reduce: il primo che arriva, se lo
-mangiano! T'invidio un pochetto, sai: ma, come si fa? Sono o non sono il
-tuo vecchio papà?... Qua un bell'abbraccio!
-
--- Non posso muovermi, bada! -- si affrettò a gridare il giovane.
-
--- Per quello Iddio! Anche le braccia reumatizzate? Vero reumatismo
-articolare diffuso!... Ma allora andiamo a gonfie vele! Non muoverti: ti
-darò io un bel bacione!... Dopo di che, smetteremo di dir sciocchezze e
-parleremo un po' di cose serie.
-
--- Sarebbe ora, -- disse secco il giovane.
-
--- Come sarebbe a dire? -- chiese il cavaliere increstandosi.
-
--- Ma, che so io? -- fece il giovane seccato: poi soggiunse
-inzuccherando un po' il tono: -- Veramente, papà, non mi so proprio
-spiegare perchè mi siano uscite di bocca quelle parole.
-
--- Non ti sai spiegare? -- esclamò il cavaliere, come illuminato da un
-lampo di genio. -- Ebbene, te lo spiego io. Tu sei affetto da _choc
-nervoso_. Lo avevo sospettato fin dal principio della nostra
-conversazione: ora ne ho la riprova inconfutabile. Vengano a negarmelo
-se possono. _Choc nervoso! Choc nervoso!_ per quello Iddio! Faremo
-resultare anche questo, non aver paura, Ginetto mio! Metteremo in bella
-luce anche questo!... e vinceremo! vinceremo noi!...
-
-Senza affatto considerare la strana figura che faceva fare a quella
-parola «vinceremo» usandola in quel senso e parlando a un soldato, il
-nostro ineffabile cavaliere inarcò le bionde sopracciglia, sbuffò e
-soggiunse:
-
--- Eppure.... tutto questo magnifico edifizio può precipitare.... Sì,
-figlio mio. Questa è la cosa seria di cui ti volevo parlare. Próvati un
-po' a indovinare chi viaggiava nello stesso mio treno stanotte.... Io
-non so come diavolo sia venuto a sapere che tu....
-
--- Il nonno! -- gridò il giovine; e il grido parve uno scoppio.
-
--- Oh! guarda, guarda! -- osservò un po' turbato il cavaliere. -- Come
-va questa faccenda? Lo sapevi?
-
--- No!... l'ho detto così per dire.... perchè veramente questa notte mi
-son sognato che veniva a trovarmi....
-
--- Bel sogno, per quello Iddio! Io all'età tua facevo dei sogni più
-divertenti! -- gridò, senz'affatto ridere, il cavaliere; e poi riprese
-infuocandosi man mano: -- Ma intanto il sogno è triste realtà; tra
-mezz'ora quello arriverà qui in tenuta di gala, metterà sossopra
-l'ospedale con quella sua voce di basso profondo, verrà qua al tuo letto
-per dimostrarti che non hai niente, che devi rialzarti e ritornare lassù
-come fece lui quando s'imbarcò a Quarto con le coliche; ti rovescerà
-addosso tutta la storia d'Italia, ti pungerà nell'onore.... si sa che
-quello, alla tua età, è sempre un punto debole.... e tu cascherai come
-un imbecille, e così il nostro bel piano di onesta felicità famigliare
-se n'andrà in fumo!... E non è il primo che ci manda all'aria, quello
-là, con i suoi principî inderogabili, con i suoi idealismi da racconti
-per l'infanzia! Ricórdati! non per nulla tu gli appioppasti il titolo di
-Catone il censore!... Dunque, in gamba, ragazzo mio: se ti preme di
-mettere la pelle al sicuro, la ricetta te la do io: non gli lasciar
-aprir bocca. Urla, piangi, accusa dolori strazianti, pronunzia parole
-senza senso comune.... Bisogna commuoverlo, bisogna fargli perdere la
-bussola, bisogna rimandarlo a casa persuaso che tu sei moribondo. Non
-c'è altra via di salvezza! E sta in te. Io, purtroppo, non ti posso
-aiutare di presenza. Sai che io.... lo rispetto.... lo venero, se
-vuoi.... ma è inutile! è sempre stata l'unica persona capace di farmi
-uscir dai gangheri!... Ora poi le nostre relazioni si sono ancora più
-tese in seguito a un certo suo rifiuto di presentarmi a un suo vecchio
-amico, compagno di garibaldinate, che aveva in mano un affare
-meraviglioso e cercava un socio onesto e capace.... Per quello Iddio!
-Era bene il caso di presentarmi! non ti pare? Dalla rabbia ero arrivato
-a offrirgli mille lire! Capisci? Mille lire per quattro parole un po'
-calde, con quella miseria che si ritrova.... Ebbene, niente! duro come
-un macigno. E l'affare l'ha fatto un altro, e ci ha guadagnato quindici
-mila lire!... un imbecille, tra parentesi, che è finito in prigione. Hai
-capito? Questi sono i suoi eroismi! Dopo avere dilapidato il patrimonio
-di casa e ridotto me a fare il misero impiegatuccio, adesso vuole anche
-impedirmi di approfittare del _momento fortunato che attraversiamo_ per
-rifare un po' di quello che lui ha disfatto!! Insomma, -- concluse il
-cavaliere al colmo del bollore, afferrando l'orologio. -- Son le dieci,
-per quello Iddio! Il nemico è alle porte. Ritornerò oggi a sentire
-l'esito della battaglia. Siamo intesi! Pensa alla pelle! Pensa al papà
-col portafogli pieno! Pensa alle signorine del _Tennis_!... Addio!!
-
-Ma non aveva ancora posato la mano rossa e fremente sulla maniglia
-dell'uscio, che il corridoio fu invaso da un rombo umano accompagnato da
-un frastuono di macchina.
-
--- È lui! -- gridò il cavaliere esterrefatto. -- Quel cretino di
-portiere non me l'ha fermato un corno! Già, che cosa vuoi aspettarti da
-un uomo che non conosce il valore del denaro!... Ma adesso come faccio a
-scappare? Bada che io non voglio assolutamente vederlo, a costo di
-nascondermi sotto il letto, a costo di.... Quella porticina a muro dove
-mette? nella camera accanto? Mi rimanderanno indietro?
-
--- No, no: non è una camera, è.... è....
-
--- Ma è quello che ci vuole per me, allora! perchè non me l'hai detto
-subito, figlio mio?
-
-E il profumatissimo cavaliere scomparve dietro il segreto usciolo
-nell'attimo stesso in cui l'altro uscio si spalancava sotto l'impeto del
-massiccio eroe garibaldino.
-
--- Nonno! -- gridò il ragazzo scintillando di gioia e cercando di
-alzarsi sul gomito destro.
-
--- Figliolo mio caro! -- tuonò il vecchio arrivando al letto con due
-soli tremendi colpi di stampelle. -- È salva la gamba?
-
--- Salva, nonno! -- esclamò il ragazzo, -- non si taglia più: in
-quaranta giorni guarisce!... La mano, invece, me l'han dovuta tagliare,
-vedi? È stato ieri a quest'ora: era troppo fracassata: non c'era
-rimedio.... Ma, non aver paura, ci ritorno lo stesso alle mie trincee,
-sai!... Ho già steso la domanda.... me lo devono accordare.... è la
-sinistra....
-
-Il vecchio aveva fatto un passo indietro come per godersi intero lo
-spettacolo di quella creatura fatta a imagine sua, come provasse
-finalmente, per la prima volta, la gioia d'avere un figlio.
-
-Parve che dalla sua bocca convulsa volesse uscire un torrente di parole.
-
-Ma ne ruggì due sole:
-
--- Viva l'Italia!
-
-E afferrata con feroce tenerezza la testa del ragazzo, scoppiò in un
-pianto dirotto.
-
-
-E il cavaliere Allegoria?
-
-Sta bene dov'è.
-
- --------
-
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK STORIE DA RIDERE.... E DA
-PIANGERE ***
-
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