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- :PG.Title: Io cerco moglie!
- :PG.Released: 2012-04-22
- :PG.Rights: Public Domain
- :PG.Producer: Carlo Traverso
- :PG.Producer: Claudio Paganelli
- :PG.Producer: Barbara Magni
- :PG.Producer: the Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net
- :PG.Credits: This file was produced from images generously made available by The Internet Archive.
- :DC.Creator: Alfredo Panzini
- :DC.Title: Io cerco moglie!
- :DC.Language: it
- :DC.Created: 1920
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-Io cerco moglie!
-================
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- :large:`ALFREDO PANZINI`
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- ROMANZO
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- MILANO
-
- :smallges:`Fratelli Treves, Editori`
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- :small:`1920`
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-
- **17.º migliaio.**
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-
- PROPRIETÀ LETTERARIA.
-
-
- *I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per
- tutti i paesi, compresi la Svezia, la Norvegia e l'Olanda.*
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- Si riterrà contraffatto qualunque esemplare di quest'opera che
- non porti il timbro a secco della Società Italiana degli Autori.
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- :small:`Milano. — Tip. Treves`
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-
-DEDICA.
-=======
-
-
-*Questo romanzo fu scritto negli anni 1916-17,
-per sollevare il pensiero dalle tristezze della
-guerra.*
-
-*Fu pubblicato nella rivista,* La Lettura, *dal
-1º maggio 1918 al 1º marzo 1919, con qualche colpetto
-di soppressione su le punte più ardite.*
-
-*Si stampa ora in volume con non pochi emendamenti;
-ma non sarà mai emendato abbastanza
-da essere accettato nelle nobili sale della Letteratura.*
-
-*Ciò mi fu detto, a voce e per iscritto, da amici,
-da critici e da qualche mia cara amica. A tutti
-io sono grato; e nell'emendare il libro, ho tenuto
-conto delle osservazioni, sì benigne, sì anche
-maligne, che mi furono fatte.*
-
-*Volevo dedicare il libro a qualcuno di questi
-miei critici, ma ho pensato che si sarebbe avuto
-a male di simile dono.*
-
-[pg!06]
-*E allora, ecco. Questo luglio, all'ufficio postale
-di Bellaria (un ufficio fantastico dove si attende
-di fuori la posta, facendo lunghe conversazioni)
-c'erano due signore, mamma e figlia, che tutte
-le volte che io arrivavo, mi guardavano con un
-sorriso di benevolenza, e direi di compiacimento.*
-
-*Un po' alla buona, mamma e figlia; ma così
-fiorenti e così sane che ricordavano le buone
-famiglie patriarcali di Romagna, ai bei tempi
-ospitali di una volta.*
-
-*Un giorno, la mamma si fece coraggio e mi
-disse: «È lei quello che ha scritto* Io cerco moglie
-*nella* Lettura?»
-
-*Io non potei dir di no, ma avevo un po' di
-paura.*
-
-*Invece la mamma mi disse: «Abbiamo riso
-tanto questo inverno».*
-
-*E la figlia approvava con un simpatico sorriso.*
-
-*Ciò mi ha fatto molto piacere.*
-
-*Mamma e figlia non devono aver pratica con
-la Letteratura: io non ne so nemmeno il nome,
-ma spero che non se ne avranno a male se dedico
-a loro il libro con riconoscenza.*
-
- | Roma, ottobre 1919.
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-
-IO CERCO MOGLIE!
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-
-[pg!1]
-
-CAPITOLO PRIMO. — IO!
-=====================
-
-
-Cavalier Ginetto Sconer, fisonomia rosea, da
-cui spira intelligenza e coraggio; capigliatura
-solida, denti solidi, tutto solido.
-
-Questo sono io!
-
-In questa valle di dolore e di lagrime ho l'onore
-di trovarmi bene.
-
-Quando io viaggiavo ancora con la *marmottina*
-dei campioni, i clienti mi dicevano: «Voi,
-signor Sconer, fate molto onore alla vostra
-Ditta». In realtà la mia presenza è stata sempre
-molto distinta.
-
-Peso controllato, kg. 80.
-
-Ed ora passiamo all'esposizione morale. Anche
-il morale è molto favorito. Io sono uno spirito
-equilibrato e sereno, e questo mi piace,
-[pg!2]
-perchè la Fortuna dà le sue preferenze alle persone
-equilibrate e serene. Però non è vero che
-io sia così insensibile che se ricevessi una pedata
-nella sedicesima lettera dell'alfabeto, il mio
-volto non tradirebbe nessuna emozione. Questa
-è stata una volgare facezia di Lionello.
-
-Certamente non sono eccitabile. Gli individui
-eccitabili vivono poco. *Achille, personaggio eccitabile,
-è morto giovane.* Questa sentenza si legge
-nel libro di *réclame* della nostra Ditta: *Come
-devo preservare la mia vita.*
-
-La parte scientifica del libro è stata affidata
-al dottor Pertusius; ma la parte morale è di mia
-creazione.
-
-— Realmente — mi osservava il dottor Pertusius — gli
-individui eccitabili, sensibili, vivono
-poco, oltre che vivere male, perchè sperperano
-troppa energia vitale.
-
-— Allora diciamo *vitalina* — dico io.
-
-— Ma la *vitalina* non esiste! — dice il dottore.
-
-— Non importa, la creiamo noi: *vitalina*, alcaloide
-della vita, produzione della Ditta.
-
-— È un *bluff* — dice il dottore.
-
-— E per questo? Il *bluff* ha la sua ragione di
-esistere in quanto esistono le persone capaci di
-farsi *bluffare*.
-
-Il dottore aveva scritto: *evitate i dolori morali!*
-[pg!3]
-Ed io vi ho aggiunto: «quando i dolori vanno
-a passeggio per il marciapiede di destra, non c'è
-motivo plausibile perchè voi non preferiate il
-marciapiede di sinistra».
-
-— Ma lei — mi disse il dottore — non tiene
-conto che della sua sacra persona!
-
-Rimango stupito dell'intonazione ironica.
-
-— Ma questo è un dovere, caro dottore.
-
-Una signora, mia cliente, mi osservava che
-il prezzo della mia *Violetta ideale* è un po' caro.
-
-— Mia signora — ho risposto — se io vendessi
-per meno, forse avrei più guadagno: ma le signore
-eleganti come lei diserterebbero il mio
-negozio: e se rivelassi che si chiama *ideale* perchè
-la violetta non c'entra, ma c'entra il catrame,
-la comprerebbe lei?
-
-— Lei è poco onesto! — mi dice la signora.
-
-«E lei che vende la sua gallina anziana per
-pollastrina novella, è forse onesta?»
-
-Questa era la risposta da dare se non fossi un
-*gentleman*. Ah, sì! Io sono anche troppo scrupoloso;
-e quando penso a certi tremendi uomini
-d'affari, non posso a meno di dire a me stesso:
-«Tu, Ginetto, sei un modesto sì, ma perfetto galantuomo,»
-che è sempre una bella qualità.
-
-Quando poi penso che venti anni fa sono entrato
-in commercio senza l'esposizione di un centesimo,
-[pg!4]
-ed ora sono gerente della Società in accomandita
-X\*\*\* e Compagni; sono consigliere di
-amministrazione dell'anonima Y\*\*\*, e come tale
-dispongo di molta influenza personale per operazioni
-di credito, non posso a meno di dire a
-me stesso: «Ginetto, tu sei un bravo ragazzo!»
-
-Una favorevole combinazione mi ha permesso,
-di recente, di essere proprietario di una palazzina
-di stile *rococò*, collocata in uno dei quartieri
-più moderni della città. I due piani superiori
-sono affittati a inquilini selezionati e tranquilli.
-Il *rez-de-chaussée*, con annesso giardino,
-è riservato per me. Ho pavimenti tirati a lucido,
-*salle à manger*, stile *renaissance*, salotto stile
-*Louis Kenz*! La camera da letto è in istile impero
-con lettino di mogano, e annesso gabinetto
-di *toilette*, stile *liberty*. Sopra il letto pende
-un arazzo con la sacra famiglia, dipinta da un
-distinto pittore. La mia governante si chiama
-Desdemona. Essa è stata per tanti anni al servizio
-di una casa principesca, e il suo aspetto
-incute una certa soggezione. Benchè molto riservata,
-tuttavia si è permessa questa osservazione: — Lei,
-signor cavaliere, potrebbe formare
-la felicità di tante signorine!
-
-— Voi ne siete convinta?
-
-— Certamente, signore.
-
-[pg!5]
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-
-La regolarità è una delle mie qualità più notevoli.
-Esco di casa al mattino alle dieci, accuratamente
-*sbarbificato*; la cravatta, il colletto in ordine,
-perchè questo non soltanto è un dovere
-di una *individualità* distinta verso se stesso, ma
-è anche una necessità per chi ha molto *personale*
-alla sua dipendenza. Attendo ai miei affari,
-e alla sera rientro per il pasto nella mia proprietà.
-Quando guardo e tocco la mia proprietà,
-ho la perfetta sensazione di vivere. Spesso convito
-gli amici, fra i quali Lionello, che è un bel
-ragazzo, biondo anche lui e autore di libri assai
-in voga. Egli mi diceva giorni fa:
-
-— Io non capisco: io sono uno dei pochi uomini
-di genio che siano in Italia; eppure non
-ho mai la disponibilità di mille lire.
-
-— Vedi — gli ho risposto —, io e tu siamo
-due artisti, e abbiamo tutti e due la sensazione
-esatta del pubblico: tu gli dài i tuoi libri; io i
-miei prodotti. Io e tu guadagniamo: ma il denaro
-ubbidisce ad una sua legge, cioè rifugge da alcuni
-individui....
-
-— Come sarei io —, dice Lionello.
-
-— Press'a poco; e affluisce verso altri individui,
-benedetti da Dio.
-
-[pg!6]
-— Come saresti tu —, dice Lionello.
-
-— Press'a poco —, dico io.
-
-— Facciamo cambio —, dice Lionello.
-
-— Non si può, perchè bisognerebbe che tu ti
-mettessi dentro di me, e io dentro di te. Tu sei
-nato per consumare, e io per accumulare. Ma
-tu sei molto più felice del povero Ginetto, perchè
-tu, quando sarai morto, lascierai il tuo nome
-alle tavole immortali della gloria; e io, il mio
-capitale a chi lo lascierò?
-
-— Lascialo a me —, disse Lionello.
-
-— Perchè no, amico mio? Sono certo che nessuno,
-meglio di te, saprebbe farne un uso veramente
-simpatico; ma non si può, perchè tu,
-Lionello, morirai prima di me, perchè consumi
-troppa energia vitale. Io sono, invece, destinato
-a vivere almeno sino ai novantanove anni; e
-accumulare, accumulare, accumulare sempre,
-secondo la volontà del Signore.
-
-
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-
-II. — IL CONFLITTO DI DUE PROBLEMI.
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-Sì, non è improbabile che io campi sino ai novantanove
-anni, l'età stabilita dal dottor Pertusius
-per gli uomini equilibrati e sereni, che è poi
-[pg!7]
-quella stabilita da Mosè per gli uomini giusti.
-Dopo poi può accadere di morire, benchè sono
-di quelle cose che perchè io le creda, bisogna
-che le veda. Ammesso questo, mi faranno splendidi
-funerali: ma, e dopo? Dopo non si sa mai
-quello che ci può essere; e appunto per questo
-io tengo anche il mio bilancio morale in perfetto
-pareggio. Ma è certo che se io, Ginetto
-Sconer, avessi un erede che fosse come me,
-con il naso come me, con gli occhi come me,
-con il cuore come me, cioè equilibrato e sereno,
-io tornerei a vivere una seconda volta nel mio
-erede; e dal mio mausoleo sentirei questa simpatica
-voce: «Quell'eccellente uomo di mio padre,
-che mi permette di vivere felice come una
-cimice dentro una pelliccia!» Ma per avere un
-erede, bisogna avere un figlio, e in tale caso è
-necessario prendere moglie. Sì, è vero: le mie
-brillanti qualità mi hanno reso molto ricercato;
-e non poche persone hanno ripetuto quello che
-dice la mia governante: «Lei potrebbe, tu potresti,
-voi potreste formare la felicità di molte
-signorine». Però questa parola *matrimonio* non
-mi è mai piaciuta troppo. Mi ricordo che già
-Lionello mi assicurava che i casi di fedeltà coniugale,
-debitamente comprovati, che lui ebbe
-a deplorare (diceva lui «deplorare»), erano pochi
-[pg!8]
-pochi. Ciò è impressionante, non per la tragedia
-che io eviterei ad ogni modo, ma perchè comprometterebbe
-l'autenticità dell'erede.
-
-Adesso poi che Lionello è passato a idee anche
-più moderne, mi ha investito con disdegno di
-male parole perchè io cerco moglie.
-
-— Ma, amico mio — gli ho risposto — tu, come
-artista, ci guadagni ad essere — diciamo così — uomo
-del disordine; ma io, anche per ragioni
-d'affari, sono uomo d'ordine; e il matrimonio è
-un atto di deferenza verso la società, come, in
-certi casi, la *redingote* e il cappello a cilindro.
-E poi io cerco anche un figlio.
-
-— I figli sono destinati per l'umanità! — esclama
-Lionello.
-
-— Questo va bene per te — gli ho risposto — che
-senti l'umanità, ma io il figlio lo voglio
-per me.
-
-Io gli potevo anche osservare che lui si mostrava
-ingrato, perchè nei suoi drammi aveva
-ricavato tanti begli effetti dal matrimonio; ma
-per delicatezza non glielo ho detto.
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-Se non che, da qualche tempo, il problema
-dell'erede si complica col fenomeno grandioso
-della mia gioventù che rinasce. Io che fino a
-[pg!9]
-qualche anno fa uscivo e tornavo a casa tranquillamente,
-ora sono turbato: mi fermo a guardare
-le belle fanciulle. Quante ve ne sono! Una
-volta mi pareva che ce ne fossero meno. Anche
-le fanciulle di tipo popolare, che camminano con
-passo di tango, agitando la borsetta con dentro
-lo specchietto, il piumino, il cartoccino del salamino,
-mi piacciono. E.... cosa strana!
-
-Le care fanciulle si mutano in sensazioni di
-*dessert*: crema di panna montata, gelato di albicocche
-con labbra di fragole, ponce al rum
-con scarpette che fanno girare la testa. Oh, vezzose
-capinere, perchè bezzicate il mio tenero
-cuore? Vi sono certe testoline così bene accomodate
-che mi piacerebbe di spiccarle e averle
-per sopramobili nel mio salotto. Senonchè io che
-negli affari sono di una intraprendenza magnifica,
-quando mi trovo davanti al *buffet* della bellezza,
-divento di una prudenza vergognosa.
-
-Queste fanciulle, come sartine, dattilografe, *postelefoniche*
-e altre signorine del genere, le escludo
-dal matrimonio per un semplice atto di buon
-senso: ma confesso che mi hanno fatto molto
-soffrire.
-
-Anche quelle bruttine, vedute due volte, mi
-sono sembrate belle.
-
-Disponendo nel mio salotto di un pianoforte
-[pg!10]
-Bechstein, ho voluto prendere qualche lezione
-di piano. Alla prima lezione la maestra mi è
-parsa insignificante, alla seconda significante, alla
-terza seducente, alla quarta pericolosa. Considerando
-però che questa signora ha una specie
-di marito di tipo molto equivoco, ho detto: «Ginetto,
-prudenza!» ed ho presentato alla signora
-una busta con dentro il contenuto per le sue
-*prestazioni*. Ma ogni volta che tocco il mio Bechstein,
-*brr!* vedo la maestrina con tutte le signorine
-che volano per il soffitto e mi guardano
-coi loro occhioni di porcellana.
-
-Preoccupato per questa mia eccessiva sensibilità,
-ne ho chiesto al dottor Pertusius. Egli mi
-ha detto:
-
-— È la conseguenza dell'età pericolosa.
-
-— Diavolo d'un dottore! Ma l'età pericolosa
-non è quella delle donne sui quarant'anni?
-
-— Anche degli uomini.
-
-Questa è una cosa che non sapevo. Sì, riconosco:
-la nave della mia vita si è da qualche
-tempo allontanata dalla latitudine dei trenta anni,
-e naviga verso i quaranta, ma non è ancora arrivata
-a questi paraggi.
-
-— E scusi, dottore, è pericolosa l'età pericolosa?
-
-— Alquanto, perchè affatica il nobile organo
-[pg!11]
-del cervello, in cambio di altri organi automatici.
-
-Considerando i rapporti di buona amicizia fra
-me e il dottor Pertusius, gli confido come a vedere
-certi colli nudi, quali usano adesso, che
-sostengono certe testoline così sentimentali, mi
-viene la voglia di spiccarli.
-
-— Fenomeno sadico, — dice Pertusius.
-
-— Fenomeno grave?
-
-— Finchè non li spicca non è niente: ma vi
-sono di quelli che li hanno spiccati.
-
-— Cosa vuole, dottore — dico io, — a vedere
-quella pelle rosea-verdolina come il pistacchio,
-messa in mostra, mi vengono i brividi.
-
-— Faccia conto — dice lui — di vedere la
-pancia di una lucertola.
-
-— Capisco; ma non si può.
-
-— Ha ragione! — risponde gravemente.
-
-— E a lei che è vecchio, non accade mai?
-
-— Non indaghiamo!
-
-Io mantengo verso i medici una benevola diffidenza,
-perchè a furia di studiare le malattie,
-finiscono per considerare la salute anch'essa
-come una malattia.
-
-Comunque, anche per ragioni di igiene, bisogna
-che io cerchi moglie: una moglie che risponda
-alle esigenze dell'erede, e anche alle mie.
-
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-
-Ecco qui un elenco di signorine della buona
-società — si intende — quale io ho notato nel
-mio taccuino, che sarebbero state adatte per il
-mio matrimonio.
-
-
-
-
-III. — ELENCO MATRIMONIALE.
-===========================
-
-
-Signorina A\*\*\*, dote ragionevole, bella presenza,
-famiglia distinta, peso valutabile a vista,
-kg. 70. Oggi attraente, ma suo padre è enormemente
-obeso; sua madre, idem. Tendenza all'obesità.
-Si scarta per ragione di estetica.
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-
-Signorina B\*\*\*: troppa licenza liceale: sa tutte
-le date a memoria. La sua fronte *bombée* rivela
-la sua intelligenza. Dice sempre: «Io sono nata
-per la penna». Diventata moglie, è capace di fare
-l'analisi sopra di me. Ah, no! Poi troppa fronte
-*bombée* e pochi capelli.
-
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-
-Signorina C\*\*\*: domanda sempre: «Come mi
-trova? come mi trova?» e quando la si guarda,
-poi dice: «Cosa ha da guardarmi? Non sta bene
-[pg!13]
-guardare». Ride per niente. Una signora l'aveva
-incaricata di acquistarle un busto elegante come
-il suo. «Ma io non porto busto, — dice — io sono
-bella così». A una conferenza non ha fatto altro
-che ridere e criticare una signora perchè aveva
-le scarpe gialle. «Mettere in mostra quei piedi,
-grandi come due cassette da fiori, e con i sopratacchi
-di gomma!»
-
-Quando esce per via, sbircia a ogni vetrina.
-«Mamà, la vestina butta bene? butta male?
-È dritto? è storto?» «Sì, carina!» Ma mamà
-non s'accorge che la figliuola è stupidella? Io,
-sì. E il mio erede deve essere intelligente.
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-
-Signorina D\*\*\*: molto carina; ma troppo buona
-di cuore verso tutti quelli che sospirano per lei.
-Per questa sua eccessiva bontà è stata allontanata
-dalle scuole. Cara fanciulla, ma offre l'inconveniente
-che l'erede sarebbe il figlio, ma non
-la riproduzione di Ginetto Sconer.
-
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-.. vspace:: 1
-
-Signorina E\*\*\*; ricciolina, mingherlina, nominata
-«fior di pesco». La signorina B\*\*\*, quella
-*nata per la penna*, le ha mandato a dire che *fior
-di pesco* si dovrebbe chiamare *fior di zucca*. *Fior di pesco*
-[pg!14]
-ha replicato: *Libro di testo!* La signorina
-*nata per la penna*, ha replicato: *Bastone vestito!*
-*Fior di pesco* ha replicato: *Bastone vestito,
-ma fémmina! una cosa che lei non sarà mai! E
-poi adesso il seno non è più di moda.* La signorina
-E\*\*\* possiede una eccessiva prontezza di linguaggio,
-e questa cosa mi impensierisce. Inoltre
-vuol sapere se io russo. «Tutti i mariti russano.
-Lo dice mamà».
-
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-
-Signorina F\*\*\*, invece, cosa importa che sia
-bella come una testa del Murillo, quando non
-sa dire più di: «Ah, sì! Vedi mo'! Ma già!»?
-
-Io non conosco questo pittore Murillo, ma le
-sue teste devono essere incantate, perchè lei è
-sempre incantata.
-
-«Signorina, che cosa le piace? leggere, lavorare,
-far da cucina?»
-
-«Mi piace far pulizia.» Ma la sua camera farebbe
-orrore alla mia governante Desdemona.
-La sua pulizia consiste nel brillantarsi le unghie,
-e, quando nessuno la vede, girare la mano per
-far andare giù il sangue.
-
-«Signorina, che cosa legge? il bollettino della
-guerra?»
-
-Leggeva la corrispondenza di quarta pagina.
-
-[pg!15]
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-Signorina G\*\*\*: «si erge a somiglianza del perfetto
-stelo,» come dice Lionello, ma ha il torto
-di farsi vedere a passeggio in compagnia di sua
-madre, la quale era forse uno stelo anche lei,
-ma oggi è un archetto. Una fanciulla di buon
-senso dovrebbe evitare di farsi vedere con una
-madre che presenti un quadro disastroso della
-sua futura configurazione. E poi il figlio di Ginetto
-Sconer deve essere una quercia, e non
-uno stelo.
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-Signorina H\*\*\*: figlia di un ingegnere architetto.
-È stata costruita con molta grazia da suo padre,
-nello stile *Louis Kenz*, da me preferito. Pare una
-bambolina, e si chiama Noemi. Porta i riccioli
-a *tire-bouchon*, come nelle vecchie stampe. Fa
-la svenevole, parla con una voce melliflua.... Ma
-queste apparenze ingannano: un giorno la ho
-sentita, nello studio di suo padre, che tirava su
-gli affitti a tutti gli inquilini delle sue case. Questa
-signorina ha delle buone qualità — dico fra
-me —; ma un altro giorno sento una voce stridula
-che rompe le pareti: «Fa alla svelta, fa
-alla svelta, fa alla svelta! Sai bene che io non
-[pg!16]
-sono figlia della pazienza. Sei un'idiota, una stupida!
-Ti tiro la ciabatta su quella facciaccia da
-mummia!»
-
-«Pum!» «Ahi!» Era Noemi, nome soave, che
-parlava con la cameriera.
-
-Questa signorina mi sembra pericolosa.
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-Signorina K\*\*\*, figlia di un ricco industriale,
-mio amico. Ci siamo trovati insieme per più di
-una settimana all'*hôtel* X\*\*\* a Viareggio.
-
-Non so come sarà d'inverno: ma d'estate va
-bene: è così vaporosa e fresca che pare di vivere
-accanto ad un gelato.
-
-È un po' distratta. «Signorina questo è suo?»
-La cameriera, il portiere, il paggetto dell'*hôtel*
-facevano un continuo domandare: «Signorina,
-questo è suo?» Dove si levava, lasciava qualche
-cosa: i guanti, l'ombrellino, le cartoline illustrate.
-
-Io raccoglievo un fazzolettino col pizzo tutte le
-volte che andavamo a spasso.
-
-«Ma, Clara, sta un po' più attenta,» diceva sua
-madre. «Non fa niente, mamà,» rispondeva.
-«È vero, signor Sconer, che non fa niente? È
-così bello non ricordarsi di niente! Si perde qualche
-cosa? Ci pensa papà.»
-
-[pg!17]
-«Sì, un pochino distratta — mi confidava la
-mamma. — Ma è tanto buona la mia figliuolina,
-e poi sarà tanto felice! Ella non si ricorderà mai
-domani di quello che è successo oggi». Era del
-resto una ben amabile compagnia da far dimenticare
-tutto, fuori che lei. Ella aveva persino
-promesso di ricordarsi di me. Ma un giorno in
-cui io, parlando delle mie conoscenze, ho detto
-che conoscevo Lionello, non ho avuto più pace.
-
-«Davvero? lei conosce Lionello, proprio quello
-che scrive quei romanzi così sentimentali...? Ah,
-carino! Come è? È vero che è tanto giovane? che
-porta i capelli tagliati alla russa come Gorki?
-È vero che è tanto romantico? Gli scriva! Sì, sì;
-gli scriva che venga a Viareggio. Le giuro, Sconer,
-che dopo le vorrò molto bene».
-
-Li chiama «sentimentali» lei, quel romanzi!
-La mia Desdemona, che ne ha letto uno, è rimasta
-scandalizzata.
-
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-\ *
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-
-Signorina K\*\*\*; conosciuta in condizioni molto
-favorevoli perchè fresca da un disinganno d'amore.
-Il babbo volgeva in mente gravi pensieri:
-«In Inghilterra, in America, una mancata promessa
-di matrimonio si pagherebbe a caro
-prezzo.» Io poi adoperavo espressioni molto delicate
-[pg!18]
-per consolare la signorina, quando lei mi
-investì così: «Ma cosa è? Avete tutti paura che
-io mi suicidi dalla disperazione? che mi faccia
-monaca? Ma no! Quando avrò voglia, ne troverò
-un altro. Ecco tutto. Chiodo scaccia chiodo.»
-
-«Lei crede, signorina?» «Ma certo! Una donna
-bella ne trova sempre di chiodi. Lei, Sconer,
-per esempio. Se volessi, lei mi cade davanti *à
-quattre pattes*».
-
-Quasi mi si sedeva su le ginocchia, perchè così
-fa spesso su la scena l'attrice Clara de los Dolores.
-
-Signorina affascinante, ma troppo impressionanti
-sono le condizioni da lei poste per il matrimonio:
-due anni di libertà coniugale, e col
-mio consenso. Enorme!
-
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-Signorina L\*\*\*, conosciuta al *Bristol hôtel*. Erano
-i giorni del terremoto in Abbruzzi. Tutti sospiravano:
-«Che orrore! Ah, quanti morti! Bambini
-schiacciati!» Anche la signorina L\*\*\*, seduta su
-di un sofà, sospirava: «Che orrore! Ah, quanti
-morti! Bambini schiacciati!» Senonchè, mentre
-diceva così, io la vedevo, riflessa in una specchiera,
-con la manina affaccendata a dare colpetti
-segreti per mettere a posto il drappeggio
-[pg!19]
-dell'abito. Pareva la mia Desdemona quando rovescia
-un bodino. Sbirciava con la coda dell'occhio
-nella specchiera, e mutava l'estetica del
-fianco: «Che orrore! Davvero? Bambini schiacciati!»
-
-Essa è in posa anche quando è sola. Le ho
-chiesto il perchè, e mi ha detto: «Quando le
-stelle e la luna ci guardano dal firmamento, è
-bene assumere un'attitudine dignitosa». «Capisco,
-ma si vedono un po' troppo le forme». «Ah
-sì? Perchè, le dispiace forse?»
-
-Questa signorina è troppo estetica.
-
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-Signorina M\*\*\* di razza inglese, molto *ladylike*,
-molto ammirata nelle sale dell'*hôtel* delle Terme,
-dove beveva acqua. Ma chi faceva quel terremoto
-nella stanza vicina alla mia? chi cantava
-quelle canzoni molto allegre, anche se erano inglesi?
-Era la signorina M\*\*\*. Beveva anche cognac,
-e faceva danze in libertà con una sua amica.
-L'Inghilterra è mal fida, benchè alleata.
-
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-Viene adesso la nota di quella signorina che
-mi ha fatto soffrire di più: la signorina N. Y., cioè
-New York, perchè di tipo americano. È italiana
-però; ed appartiene a quella classe distinta a cui
-[pg!20]
-appartengo io: suo padre, prima della guerra era
-esportatore in America di medicinali italiani fatti
-in Germania. Miss N. Y. è ricca, e si sente padrona
-del mondo. Ha vent'anni; statura sotto la
-media forse; ma è potente. È la sanità fiorente.
-Una vivacità gaia la trasforma. Sarebbe il tipo
-adatto per la *confezione* dell'erede. La sua voce,
-venata di *erre* parigino, sembra cantare l'inno
-della sua giovinezza. *Ci ci!* canta sui rami dell'albero
-della vita. I suoi genitori le lasciano una
-libertà un po' americana. *Ci, ci!* L'ho vista a una
-fiera di beneficenza per la Croce Rossa, dove ha
-fatto sborsare anche a me cento lire. *Ci, ci!* L'ho
-vista di sera ad una conferenza futurista. Capiva
-tutto ed era entusiasta. *Ci, ci!* L'ho vista, sul
-ghiaccio, pattinare come un geroglifico. *Ci, ci!*
-L'ho vista al volante guidare l'automobile. *Ci, ci!*
-L'ho vista ai funerali del banchiere Rodh. Lei
-era davanti con sua madre, io ero dietro con suo
-padre, e si parlava di affari. Tranne casi imprescindibili
-come quelli del banchiere Rodh, io
-evito i funerali perchè mi pare che dietro una
-bara tutti siano pallidi, e ciò danneggia la salute.
-Ma Miss N. Y., anche vestita di nero, era
-splendente, *Ci, ci!* Esuberante creatura! La vita
-per lei è un albero su cui lei muta ramo, cioè
-muta *toilette*, e canta il suo inno: *Ci, ci!*
-
-[pg!21]
-Parla bene l'italiano, ma al suo cane, un cane
-molto educato, parla in francese.
-
-Ho avuto l'onore di ospitarla in casa mia, chè
-il babbo e la mamma volevano visitare il secondo
-piano, rimasto sfitto, della mia palazzina. In quella
-occasione siamo rimasti soli.
-
-«Magnifico!» disse alludendo alla mia palazzina.
-
-«Ah, sì!» risposi. «Palazzina dei conti Tornamali:
-oggi mia proprietà, *miss N....!*»
-
-Ma vide una poltrona inglese; vi si sedette di
-un balzo, rimbalzò su, e poi si rincantucciò: «Si
-sta molto bene qui». Era di maggio. Ella portava
-un cappello fantasia di tulle, costellato di bolle
-nere, su la cui aureola spiccava il suo profilo,
-col suo nasino: l'abito di mussolina aveva sopraposti
-certi ricami di draghi e serpi, d'oro e di
-argento. Le belle braccia erano guantate di pelle
-bianca, le gambette erano tutte bianche, e protendevano
-ardite con le scarpette pur bianche.
-
-Mi pareva uno scoiattolo orientale.
-
-Mio Dio, possedere in casa questo animaletto
-prezioso! Se le allungo un braccio, mi balza sopra
-e si avvolge intorno.
-
-Infatti balzò dalla sedia a sdraio, e fece *ci, ci*:
-
-«Lei manca di una cosa, Sconer.»
-
-«Io manco di una cosa?»
-
-«Sì, lei non ha libreria.»
-
-[pg!22]
-«Infatti.»
-
-«Prenda nota!»
-
-«Prendo nota».
-
-Mi detta una serie di libri in *off* e in *eff*.
-
-«Scrittori russi?» domando.
-
-«Ah, molto interessanti i russi!»
-
-Poi mi detta un nome che non riesco a scrivere.
-
-«Rabindranath Tagore! Un poeta senza precedenti.
-Fa parlare un bimbo alla mamma in un
-modo *delizioso*.»
-
-«E lei, *miss N*....» domandai con intenzione,
-«non penserebbe a far parlare un bimbo con la
-sua voce deliziosa?»
-
-«Prendere marito? Già! Ma in Italia offre un
-grave inconveniente.»
-
-«Quale, *miss N....?*»
-
-«Che una *girl* quando prende marito, si siede.»
-
-«Cioè?»
-
-«Cioè non è più libera, non può più cercare,
-più *flirtare*, più saltare, più comandare, più fare
-quello che vuole. La libertà! Mi sposerei in America,
-dove, più tardi, si può anche divorziare, rimaritarsi,
-seguendo il proprio beneplacito. In
-Italia il matrimonio è un'istituzione che si regge
-sull'adulterio. In America su la libertà!»
-
-In quell'occasione, se i miei affari me lo avessero
-permesso, sarei andato in America.
-
-[pg!23]
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-Signorina O\*\*\*, terribile, e anche molto ricca.
-Dove aveva imparato a rovesciare gli occhi così?
-La tinta della sua pelle era prodigiosa; ma del
-tutto naturale: diafana! Pareva non nata come
-nascono tutte le donne, ma ricavata da uno scultore
-magico per entro la polpa di quelle pesche
-cotogne che sono gialline gialline. Vestiva con
-una personalità straordinaria; cioè sempre abiti
-di un colore diafano, sbiadito, intonato al colore
-della pelle. Io non so dire se era bella, perchè
-io ero mezzo stregato. «Nasconda quella lingua,»
-io le diceva, perchè ogni tanto lei metteva fuori
-dalle labbra la puntina della lingua: questa però
-non era diafana, ma rossa. «Nasconda almeno
-quelle gambe,» perchè lei aveva l'abitudine di
-mettere in esposizione le gambe, diafane ancora
-quelle, cioè con scarpette e calze di seta, sempre
-color diafano. «La turbano?» «Non mi fanno
-dormire!» Mi diceva nettamente: «Se mi vuole
-sposare, signor Sconer, approfitti finchè sono libera».
-Io la avrei anche sposata, ma è che essa
-era contro-indicata ad uno dei due fini per cui
-io intendevo di accedere al matrimonio. Lei non
-voleva avere figliuoli «perchè questa operazione
-rovina la pelle». Io volevo aver lei, ma anche
-[pg!24]
-l'erede. Lei sì, la potevo avere, ma l'erede no.
-«Sono i contadini — affermava — che si sposano
-per aver figliuoli».
-
-Essa inoltre pretendeva come condizione di
-matrimonio che il marito facesse, ogni mattina,
-esercizi, per venti minuti, con manubri da venti
-chili.
-
-Anche questa signorina mi ha fatto molto soffrire.
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-Signorina P\*\*\*, che può essere bella o brutta,
-secondo che vi pare. La ho conosciuta in villeggiatura.
-Essa va sempre in bicicletta. Quando va
-a piedi cammina con passo sgraziato. Eppure è
-graziosa! Si può calcare su la testa il feltro di
-suo babbo, si può buttare — come fa — su le
-spalle la maglia della nonna, ma è elegante lo
-stesso. Ha denti di can cerviero, naso appuntito,
-mento appuntito, due occhi in punta nera: tutte
-queste cose in punta hanno una mobilità che
-producono il capogiro. È pallida come la cera,
-ma non è mai ammalata. Ha i capelli lunghi, ondulati,
-feroci, a cui fa fare i giuochi attorno alla
-testa come se fossero biscie. A tirarli, le arrivano
-sino al ginocchio. Ed è proprio vero! Come ha
-fatto ad avere una laurea se per studiare bisogna
-[pg!25]
-star fermi? Si vede che si può avere una
-laurea senza studiare.
-
-Ma a sentirla chiamare *dottore*, mi fa un certo
-effetto.... Ha una sua voce fresca, aspra, saltellante,
-che non si capisce mai quello che vuol
-dire, perchè non conclude mai. Non si adira mai:
-tutt'al più manda un grido di gazzella. Cosa farà?
-Dove andrà? Come finirà? Non si sa! Eppure è
-assennata.
-
-Non cerca: è cercata, ma se ne *strafotte*, perchè
-lei dice anche le parolacce. Eppure è damigella!
-
-Subisce un fidanzato ufficiale: un giovane di
-ricca famiglia. Costui la segue a fatica in bicicletta.
-Lei lo chiama: «Idiota, idiotino, imboscato,
-imboscatissimo, figlio di papà». Lui è felice.
-Non mi pare una signorina adatta per il matrimonio,
-e glielo ho fatto garbatamente capire,
-presente il fidanzato. Risponde lei:
-
-«Cosa importa? C'è lui che farà per casa».
-
-«Io sono il suo cameriere,» conferma lui.
-
-Io ho domandato poi alla signorina, così, un
-giorno che la incontrai, insieme col fidanzato,
-per un solitario viale del bosco:
-
-«In confidenza, non è pericoloso perdersi
-tutto il giorno per le campagne col fidanzato
-dietro?»
-
-[pg!26]
-«È innocente come l'acqua fresca — mi risponde. — Gli
-ho promesso un bacio per la settimana
-ventura. È vero che ti ho promesso un
-bacio?»
-
-Dice il fidanzato:
-
-«Ah, come deve essere sdegnato il Dio d'Amore
-a vedere quanto mi farai soffrire!»
-
-«Meriteresti anche di più,» dice lei.
-
-Risponde il fidanzato:
-
-«Ah, è proprio vero, come dice il cav. Sconer,
-che tu non sei adatta per il matrimonio!»
-
-«Tu, piuttosto, non sei adatto,» risponde lei.
-E a me dice in segreto: «Come faccio a sposare
-un uomo così timido? C'è una gioventù impossibile,
-ora! Sono tutti riformati. Dica lei, Sconer,
-posso cominciare a tradirlo subito? Ma che vuole?
-Io sono una buona ragazza, e fare il male con
-premeditazione, mi ripugna».
-
-Io avrei potuto sostituire il fidanzato senza
-pericolo di complicazioni. Eppure sono rimasto
-timido anch'io. Perchè? Quel titolo di *dottore* mi
-ha dato soggezione.
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-
-Signorina P\*\*\*, un bel tipo, e così anche sua
-madre.
-«Signor Sconer — mi dice sua madre — guardi!»
-[pg!27]
-«Che cosa?» «Non glielo posso dire.
-Ma non vede da lei?»
-
-«No!» «Non vede gli occhi della mia bambina?
-Splendono! Io non so: è strano! Appena
-siamo in un luogo, dopo quindici giorni la mia
-bambina è proclamata la più bella».
-
-In fatti è bella: una persona slanciata, elegante.
-Ma perchè la mamma la chiama: «La mia bella
-odalisca?» Dove ha trovato questa parola? Cosa
-crede mai che voglia dire? «Signore, signore,
-mi dice la mamma, ha visto?» «Che cosa?» «Un
-aeroplano di guerra». «Ne passano tanti!» «Eh,
-sì! — fa misteriosamente, chiudendo gli occhietti — ma
-lei non ha osservato una cosa!» «Che
-cosa?» «Che l'aviatore quando passa per qui, si
-abbassa sempre. E sa perchè? Per vedere la mia
-bella odalisca».
-
-Anche lei, la sua bambina, dice: «Io non so,
-è strano! Appena sono in un luogo, sono proclamata
-la più bella. Dicono che io assomiglio
-a Lyda Borelli, dicono!» Descrive il suo corredo
-da sposa coi calzoncini corti, larghi, e i
-pizzi di vera *valenciennes*: descrive gli abiti che
-le ha fatto la famosa Abeille, il primo *atelier* di
-Torino, che ha tanti *mannequins* aristocratici,
-che insegnano anche la lingua francese. Si è
-fatto fare tutti abiti ieratici! «Adesso sono di
-[pg!28]
-gran moda gli abiti ieratici,» dice lei. Ma
-adesso non può portarli perchè è crocerossina.
-
-«Se vedesse, signor Sconer, — dice sua madre — come
-le sta bene l'abito di crocerossina!
-Già le sta bene tutto! Quando passa per un reparto
-dell'ospedale, i feriti si rizzano tutti». Ma
-le altre crocerossine le hanno fatto una guerra
-spietata. Allora l'hanno messa alla stazione. Alla
-stazione ha distribuito le bibite a tutto un treno
-di prigionieri austriaci. Sua madre dice che il
-fatto è avvenuto perchè la sua bambina è tanto
-di cuore. Ma le altre signore dicono che è invece
-perchè non ha capito che erano austriaci.
-Il suo fidanzato è morto in guerra, e lei porta
-sul petto il medaglione col ritratto del suo fidanzato.
-Anche lei è molto patriotta.
-
-«Un giorno — racconta la mamma — mentre
-eravamo a un *five o' clock tea*, con tanti signori
-distinti, passa un corteo socialista. La mia bambina
-va alla finestra e sventola il fazzoletto
-bianco, rosso e verde e grida: Viva l'Italia! È
-stato in tutti noi un momento di terrore; per
-poco non scoppia una rivoluzione». Le altre signore
-invece dicono che lei aveva scambiato il
-corteo socialista per una manifestazione patriottica.
-Adesso che il fidanzato ufficiale è morto,
-ne ha tanti altri. «Il tale? il tale? il tale? Ma è
-[pg!29]
-di famiglia distinta? Crede lei, signor Sconer — mi
-domandano madre e figlia — che il tale
-sia di famiglia distinta?» Anch'io sono passato
-per ventiquattro ore per suo fidanzato ufficiale:
-una cosa molto seria, dico, perchè se lei descrive
-i suoi calzoncini coi pizzi di *valenciennes*, non c'è
-però niente da scherzare in quanto che lei avverte
-che ha un fratello che «sa essere gentiluomo
-e anche villano secondo i casi, e assomiglia
-a Maciste, quello dei cinematografi».
-
-«Dove è questo suo fratello, signorina?» domandai
-un poco preoccupato.
-
-«È al fronte!»
-
-Un ragazzo abile! Appena scoppiata la guerra,
-ha avuto l'intuito commerciale di andare al fronte
-e ha comperato — chè le davano per niente — tutte
-le pelli dei buoi che morivano nei parchi
-o si ammazzavano per i soldati. Suo babbo era
-calzolaio, e figurarsi! Adesso hanno uno dei più
-ricchi *scarpifici* d'Italia.
-
-La storia di quel fratello Maciste mi ha molto
-raffreddato.
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-
-Signorina Q\*\*\*, non è patriotta, ma pianista.
-«Io sono ipersensibile» dice lei, e anche sua
-madre dice: «Poverina, la mia Mary è un'ipersensibile!»
-«Noi artisti — dice la signorina Mary — siamo
-[pg!30]
-di un'altra razza. Che m'importa della
-guerra? Che m'importa chi comanda e chi è comandato?
-Tra Salandra che ha dichiarata la
-guerra e me, cosa c'è di comune? Tra me e il
-Kaiser? Perchè immischiarmi nei loro litigi? Il
-Kaiser e il re dell'Ottentozia per me sono la
-stessa cosa».
-
-Lei suona Moszkowski, Stravinski, Debussy,
-Ravel. Suona? Vorrebbe suonare, ma non può.
-Stende su la tastiera, racconta lei, *le mani lunghe
-con le unghie di onice aguzzo*, e poi accadono
-fatti strani, come anch'io ho visto un giorno che
-sono venute a provare il mio Bechstein. Comincia,
-e subito, dopo un po', diventa pallida.
-«Impallidisce — mi avverte la mamma. — Sempre
-così! Ah, è terribile! Cade in *trance*». «Cognac!»
-dico io. Si rimette un po' e dice: «Suonando,
-mi si vuotano le vene, i sogni mi sferzano,
-i capelli scendono per le mie guance come
-serpi di chimeriche meduse. La musica di Ravel,
-che io adoro, esaspera la mia sensibilità come
-un succhiello traforante: appena tocco i tasti,
-sento il magnetismo». Anche qui per l'erede
-non c'è da far nulla. E poi qui c'è un'esagerazione
-di sensibilità che può riuscire pericolosa.
-
-[pg!31]
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-
-Signorina R\*\*\*, profumata al *trèfle incarnat*.
-Anch'io l'ho conosciuta. Si tratta di una fanciulla
-prodigio, così come vi sono i bimbi prodigio.
-Secondo altri si tratta di una fanciulla
-*Sfinge*. Lionello però che non ammette la donna
-*Sfinge* se non per gli imbecilli, la chiama *Proteo
-multiforme*. Essa è piuttosto piccolina, con un
-musetto tirato come un topolino, con due occhietti
-azzurri, fermi, un poco trasversali. Nella
-pettinatura e nel vestire è quasi monacale: ma
-ecco si leva in piedi, pare di elastico, si allunga
-e balla certe danze ieratiche sussultorie, che
-fanno rabbrividire, e anche imparare la storia,
-perchè sono le danze di Salomè, di Cleopatra,
-di Sibilla, di Santa Teresa. È molto giovane, ma
-la sua voce possiede certe inflessioni profonde
-come di donna matura, con la quale affronta
-qualsiasi argomento, anche di filosofia con quelli
-che se n'intendono. Viceversa — se le gira — è
-capace di rifare il verso e la smorfia di tutti:
-in dialetto, in francese, e anche in tedesco, secondo
-le persone: basta che le veda una volta.
-Come imita il teppista! Ha rifatto anche me!
-Questo è il suo genio comico, ma possiede anche
-il genio tragico, perchè recita certi versi
-[pg!32]
-francesi di Pelleas e Melisenda in modo da far
-paura. Questa signorina, messa sul palcoscenico,
-potrebbe raccogliere gloria e milioni a palate. Invece
-niente di tutto questo. Essa non ha altro desiderio
-che di essere *amante amata di un uomo,
-e vivere in umiltà*. Ma c'è una condizione: deve
-essere *un magnifico amante*! Tanti vorrebbero
-essere amanti, ma nessuno è *magnifico*. Lei domanda
-per amante l'*uomo rude*, l'*Ulisside dalla
-gran mano dominatrice*. Sinora non l'ha trovato.
-Però, uno studente di liceo si è suicidato
-per lei; un uomo serio con moglie e figli è impazzito;
-un capitano d'artiglieria è tornato al
-fronte con la testa sconvolta, e invece di allungare
-il tiro su gli austriaci, ha fatto un massacro
-dei nostri: poi si è sparato.
-
-Io sono fuggito.
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-
-Ma ecco un avviso-*réclame*, in un giornale tedesco,
-mi presenta l'erede già confezionato.
-*Christliches, Einziges Glück! Sehr nettes, ehrliches
-Mädchen, mit einem Kinde und sehr reicher
-Aussteuer, sucht einen ehrlichen Gatten*, ecc., ecc.
-che vuol dire: «Famiglia cristiana, unica felicità!
-Simpaticissima, onesta fanciulla con un
-figlio e ricchissimo corredo, cerca un onesto
-marito». È il sistema tedesco del *dumping*.
-
-[pg!33]
-
-
-
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-IV. — *FRÄULEIN* VIOLETTA.
-==========================
-
-
-— Lionello — dissi un giorno — tu che fai morire
-tutte le tue meravigliose eroine, non te ne
-avanza nessuna che vada bene per me?
-
-Lionello nei suoi libri fa morire tutte le donne
-di morte romantica. Le sue lettrici gli scrivono
-da tutte le parti: «Non la faccia morire, la salvi!
-È tanto cara, è tanto gentile. Non deve morire».
-
-Ma lui è inesorabile: o in un modo o nell'altro
-le fa morire tutte.
-
-— Tu sei un po' idiota — rispose Lionello alla
-mia domanda.
-
-L'ho pregato di spiegarsi.
-
-— Le mie eroine — disse — o sono uccise o
-si uccidono per una necessità reclamata dal
-pubblico, il quale è *schifosino* come te; ma vuole
-la morale. Pare incredibile, ma è così! Ora anche
-tu capisci benissimo che non si può fare il
-dramma o il romanzo con la morale: senonchè
-quando io ho fatto morire le mie eroine, io le
-ho purificate; ed ecco fatta la morale; come tu
-[pg!34]
-con i grassi fetidi fai le tue saponette. Ma nella
-vita le mie eroine godono di ottima salute, sta
-pur sicuro!
-
-— E allora prestamene una.
-
-— Impossibile! — rispose Lionello.
-
-— E perchè?
-
-— Perchè nessuna delle mie eroine ti potrà
-mai amare.
-
-— Perchè dici così, Lionello? Perchè mi avvilisci?
-Sono brutto forse io?
-
-— No, amico, anzi sei un campione discreto;
-ma non hai quel tipo, sai, dell'uomo fatale,
-*macro*, mefistofelico, che disorienta la donna
-come una coppa di *champagne*, che la fa capitolare,
-che le fa dire: «Vigliacco, ti adoro.... To'!».
-
-— E a te capita?
-
-— Certo.
-
-— Sei un genio, Lionello, — dissi tristemente.
-
-— Lo so. Non hai nemmeno al tuo attivo uno
-di quei gesti che affascinano le donne: non so,
-un delitto passionale, uno scandalo estetico; non
-hai corso un *raid*, non hai vinta una coppa in
-una gara qualsiasi; non possiedi nemmeno una
-di quelle anomalie che rendono stuzzicante un
-uomo.... Per esempio, quello che vende i giornali
-sul corso, che è un nano: tutte le *cocottes*
-lo accarezzano, e le serve se lo rubano. Per di
-[pg!35]
-più, tu possiedi il più grave dei difetti per ottenere
-dedizioni incondizionate.
-
-— Cioè?
-
-— Amico, le belle donne amano gli uomini
-generosi!
-
-— Sono generoso anch'io.
-
-— A te parrà di essere: ma tu misuri, cioè
-ragioni. Ma ti pare che una bella donna che
-strapperebbe le stelle dal cielo per farsi più bella,
-possa amare te, uomo che misuri? Esse sono
-capaci anche di donar tutto; ma all'uomo che
-si mostra capace di buttar via tutto, la ricchezza
-non solo; ma l'onore, la vita. Ma a te
-che tieni immensamente alla vita, a te che non
-dormiresti la notte se perdessi qualche biglietto
-da mille al *baccarat*, a te che tieni in ordine il
-libro del dare e dell'avere, a te che hai lo scadenzario,
-io non posso fornire nessuna delle
-eroine dei miei romanzi.
-
-— Mi atterrisci, Lionello; ma credo che tu ti
-sia formata una cattiva opinione di me: tu pensi
-che io sia avaro....
-
-— Un po' tirchio.
-
-— No, Lionello. T'ho detto: io sarei disposto
-a nominarti mio erede universale; ma è, vedi,
-che io sono nato così: ordinato, metodico, previdente.
-E che colpa ho io se il denaro va a radunarsi
-[pg!36]
-sempre nelle tasche degli uomini metodici,
-ordinati, previdenti? È bello, vedi, leggere
-nei tuoi romanzi la vita fugace e folle di quelle
-donnine sperperatrici: capisco che debbano dare
-grandi soddisfazioni. I miei sensi ne sono perturbati.
-Mi piacerebbe anche a me di provare:
-ma poi metto in bilancio, e m'accorgo del passivo.
-Per me sperperare sarebbe una forma di
-suicidio. Vedi che Ginetto Sconer è un uomo
-sincero. Non ti pare, Lionello?
-
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-\ *
-
-.. vspace:: 1
-
-Ma due giorni dopo questo colloquio, vedo Lionello
-che precipita come un bolide nel mio studio.
-
-— Sconer — dice — un caso eccezionale, un
-caso del tutto straordinario, del tutto convenevole
-per te.
-
-Credevo che si trattasse di qualche affare,
-perchè in quell'ora (erano circa le tre del pomeriggio)
-io sono orientato verso gli affari. No! Si
-trattava del matrimonio. Ho dovuto — per così
-dire — togliere la comunicazione del centralino
-del mio cervello per mettermi in comunicazione
-con Lionello. Egli si impazientì; ma io lo pregai
-di accomodarsi.
-
-— Sconer — cominciò a dire Lionello —, sai
-tu qual'è la più bella donna del mondo? Bada
-[pg!37]
-che esiste un plebiscito! Nicoletta, meglio nota
-sotto il nome di *fräulein* Violetta, perchè fu a
-Vienna che ella vinse le prime battaglie dell'arte.
-
-Risposi a Lionello:
-
-— Io non ho visto mai la faccia viva di *fräulein*
-Violetta: la ho vista al cinematografo, e la *réclame*
-di quella sua faccia stravolta che pare
-abbia il mal di mare, è impressionante.
-
-— Come sei sempre borghese nelle tue espressioni! — disse
-con disprezzo Lionello. — È *fräulein*
-Violetta che dissolve la sua bellezza nella
-canzone dell'arte. — E proseguì: Conosci tu la
-storia di *fräulein* Violetta...? No?... Allora te
-la racconto. *Fräulein* Violetta proviene dalla lirica:
-anzi dal campo dell'operetta viennese. Di
-membra delicate, esile di vita, opalina di colore,
-minuta di lineamenti, calma, quantunque un po'
-beffarda. Ma i suoi capelli neri, duri e forti come
-la coda di un cavallo di battaglia, testimoniano
-la energia psichica che si nasconde sotto quell'apparente
-delicatezza. Artisticamente parlando,
-essa è una creatura di eccezione, come diciamo
-noi. Essa è uno dei più esuberanti temperamenti
-che sappiano far vibrare l'anima delle folle, attraverso
-le eroine sentimentali e gaie di tutto
-un vastissimo repertorio....
-
-[pg!38]
-— Fermati, Lionello! (Mi pare un periodo dei
-suoi romanzi).
-
-—.... il suo canto era impeccabile, — proseguì; — pronto
-a tutte le inflessioni! Ebbene, ritorna
-da una *tournée* nel nuovo mondo, dove aveva
-eccitato la più grande ammirazione consolidando
-vie più la sua fama, quando improvvisamente....
-
-— Fu silurata da un sottomarino tedesco.
-
-— Peggio, amico. Perdette la voce. Che cosa
-doveva fare? È diventata artista di cinematografo.
-Studiò la grande arte muta, e con la perseveranza
-di chi vuole arrivare ad una mèta di
-gloria, con volontà ferrea, con la coscienza sicura
-e severa delle necessità artistiche, spiccò
-il volo, con ali d'aquila, verso le eccelse vette
-della tragedia. Sai tu, Sconer, come è stata definita
-Nicoletta da un grande scrittore francese?
-*Toutes les femmes dans une femme.* Sai come la
-ha definita il poeta Flebis? «L'universo rinchiuso
-in una guaina di *chinchilla*», perchè allora
-eravamo d'inverno. È la donna dinamica
-per eccellenza! In lei stanno raccolte le mille
-assise della femminilità, Thais e Salomé; Nanà
-e Giulietta: ella rivive tutte le creature del genio
-e vibra nei molteplici aspetti dell'amore, dell'odio,
-della voluttà, della gelosia: felina, raffinata,
-dolce, implorante....
-
-[pg!39]
-— Tu mi cominci, Lionello, un altro dei tuoi
-meravigliosi periodi.
-
-— Sai tu cosa guadagna Nicoletta, cioè *fräulein*
-Violetta? Più di tutti i poeti italiani, compreso
-Dante.
-
-— Questo lo credo, — risposi.
-
-— Sì, vedi, perchè *fräulein* Violetta, sotto apparenze
-anarchiche, nasconde un genio pratico
-di primo ordine, come ti è dimostrato dal fatto
-che essa riesce a mantenere il primato in mezzo
-a un'enorme concorrenza. Ora tu saprai la leggenda
-che corre sul conto suo: leggenda che
-ha il sapore dell'assurdo, ma così è. Dimmi,
-Sconer, tu hai mai veduto *fräulein* Violetta quando
-agonizza nell'estasi dei sensi? Non hai mai visto
-*Voluttà*, interpretata da *fräulein* Violetta? Ebbene,
-essa è Vestale!
-
-— Cioè?
-
-— Cioè di quelle donne antiche, che se non
-erano di prescrizione, venivano sepolte vive.
-
-— Vergine?
-
-— Press'a poco. Pensa, Sconer, questa donna,
-che ha sverginato diverse generazioni di adolescenti,
-è vergine! Cioè passa per vergine, che
-è lo stesso. «Non vi vergognate, *fräulein* Violetta, — le
-abbiamo detto — di questa leggenda
-che corre sul vostro nome?» «Voi conservate
-[pg!40]
-vostro pulcellaggio?» domandò il poeta Flebis
-che segue in arte le forme tradizionali. «Voi
-catafratta?» Pensa, Sconer, una donna che in
-apparenza è di velo, e in sostanza è coperta di
-piastre come una *dreadnought*!
-
-«Voi lo fate per *réclame*» le abbiamo detto
-anche. «Può darsi» ha risposto. «È una originalità
-che vi fa torto, *fräulein* Violetta». «Voi
-dovete esser fornita di una insensibilità di pietra...!»
-«Credete?» disse con ambiguo sorriso.
-A me poi, come a fratello in arte, essa ha confidato
-che realmente la cosa si impone per non
-sciupare la linea. E poi è anche un mezzo di
-difesa. Essendo cosa notoria che è *vestale*,
-può rifiutare ogni uomo. Sai che la sua condizione
-è terribile? Riceve pacchi di lettere come
-una sovrana; e alcune impressionanti di gente
-che ha perduto la testa. Ebbene, Sconer, ora ti
-dico una cosa che è anche più meravigliosa
-della leggenda: *fräulein* Violetta ha annunciato
-da qualche tempo l'intenzione di prendere marito.
-Una cosa che ha scandalizzato tutti noi. Ma
-così è. Si è precipitata una mezza dozzina fra
-blasonati, banchieri, milionari. Respinti! Ci siamo
-presentati noi artisti, poeti. Trattandosi di *fräulein*
-Violetta, si poteva fare eccezione. Santamaria,
-che è architetto, si è persino offerto di
-[pg!41]
-costruirle un grattanuvole in istile assiro-babilonese
-dove lei potrà approdare col suo velivolo.
-Siamo stati respinti, con bella grazia, ma
-respinti. «I poeti, gli artisti, gli uomini di genio
-in genere — ha detto — sono miei buoni amici,
-ma il mio ideale di marito è un altro». Avrebbe
-tutt'al più fatta eccezione per il poeta Flebis, ma
-unicamente — è etico — per sentimento di umanità.
-«Tanto voi, caro Flebis — disse Nicoletta, — dovete
-morire, e io vi potrei abbreviare l'esistenza,
-facendovi spirare sopra il mio seno.
-Comporreste la vostra lirica migliore».
-
-— Così brutale?
-
-— È una sua specialità la brutalità. Ebbene,
-amico mio, c'è una terza cosa anche più stupefacente
-della sua verginità, del suo matrimonio;
-ed è che l'ideale di marito per *fräulein* Violetta,
-sei tu.
-
-— Io?
-
-— Sì, tu: Violetta ha dichiarato che sposerà
-solamente un uomo di perfetto tipo borghese.
-
-«Un vile borghese?» abbiamo esclamato noi.
-«Sì, — ha risposto *fräulein* Violetta, — un vile
-borghese, ma ordinato, equilibrato, purchè sia
-fisicamente tollerabile e capace di farmi molti
-figli». Tu sei capace, è vero, Sconer? «È inaudito»
-abbiamo detto tutti noi. «Ma voi — dico
-[pg!42]
-io — volete ricostituire la famiglia cristiano-borghese!
-Voi vi volete dare alla pollicultura!»
-«Così è!» ha risposto *fräulein* Violetta. «Ma
-questo è uno snobismo di nuovo genere, mia
-cara!» «Nicoletta — ho esclamato allora — se
-voi avete deciso proprio così, io ho trovato l'individuo
-che va bene per voi». E ho pensato a te,
-Sconer. Mi sono alzato prima del solito e, come
-vedi, sono venuto da te.
-
-Rimango esterrefatto.
-
-— Pensa, — mi dice Lionello, — alla gloria
-che verrà sul tuo nome.
-
-— Io non sono letterato — rispondo — e non ci
-tengo.
-
-— Allora al vantaggio che verrà alla tua Ditta.
-Tu lanci subito un articolo alla *fräulein Violetta*,
-e tu sei celebre.
-
-— Questo è vero!
-
-— E poi pensa che Violetta è ricca, molto ricca.
-
-— Sì, ma chi ha fornito tutta questa ricchezza?
-
-— Tu no, certo, anima esosa, anima avara;
-ma chiunque ha il culto della divina *bellezza*.
-Esiste cosa superiore alla divina *bellezza*? No!
-Esiste un piacere superiore a quello che può
-dare una bella donna? No! E allora una bella
-donna non è mai pagata abbastanza.
-
-— Dici tu....
-
-[pg!43]
-— Dice lei, *fräulein* Violetta. Ma sai che lei fa
-una propaganda in questo senso: che è ora di
-smetterla con questo sfruttamento indegno della
-*bellezza*! È come per il genio di noi scrittori:
-sfruttato! Chi lo vuole, se lo paghi! E così la
-*bellezza*! La *bellezza* costituisce il genio della
-donna; chi la vuole se la paghi!
-
-— Dici tu.
-
-— Dice lei, *fräulein* Violetta. Ma sai che anche
-moralmente è una donna straordinaria? Le signore
-dell'aristocrazia, le borghesi perchè sono
-ricche, si permettono di fare un'atroce concorrenza
-all'onesto proletariato delle lavoratrici, e
-buttano per niente sul mercato la divina *bellezza*.
-
-— Ma chi dice così?
-
-— Lei, sempre lei: ti dico che è una donna di
-genio! Ora *fräulein* Violetta è la più bella donna
-del mondo. Esiste un plebiscito, e tu puoi capire
-com'è ricca *fräulein* Violetta.
-
-— Ma in tale caso non è più vestale.
-
-— Anima mercantile di borghese, — esclamò
-Lionello — che non imagina una partita senza
-la contro-partita! Ma non sai tu che quando
-*fräulein* Violetta ha esposto la sua divina nudità,
-quando ha regalato il suo sorriso, ha pagato?
-Tu lanci le fialette dell'acqua da bagno di
-*fräulein* Violetta, e hai un successo strepitoso!
-[pg!44]
-E hai *gratis fräulein* Violetta! Vieni! Ti presento
-a *fräulein* Violetta.
-
-— Viva?
-
-— Certamente.
-
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-\ *
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-
-Domando tempo per riflettere e vado a consultare
-la ben nota sapienza del dottor Pertusius.
-
-Come è grande Lionello! Parla di donne con
-la sicurezza con cui un cavallerizzo parla di polledre.
-Come è artista! Quando dice *bellezza*, fa
-una parola lunga lunga, e tutti i capelli gli tremano.
-A me non riesce.
-
-
-
-
-V. — I REQUISITI PER UNA MOGLIE IGIENICA.
-=========================================
-
-
-Il dottor Pertusius è quell'uomo di talento, scoperto
-da me, che ha scritto per la nostra Ditta,
-dietro mia indicazione, quel capolavoro che è il
-libro di *réclame*: «Come devo preservare la mia
-vita». Ma certo il suo talento deve essere colpito
-da qualche invisibile squilibrio, perchè un
-uomo che arriva povero all'età dei capelli grigi,
-è molto discutibile se sia fornito di vero talento.
-
-I ricchi clienti non devono conoscere i novanta
-scalini dell'abitazione del dottor Pertusius; e la
-[pg!45]
-mia *limousine* deve essere la prima automobile
-che sosta alla sua porta.
-
-L'appartamento del dottore è di una semplicità
-così deprimente da far cadere ogni deferenza
-per la virtù della modestia. Vi è diffuso un odorino
-di aglio soffritto; e la donna che viene ad
-aprire, sigillata nel suo grembialone di massaia,
-è in perfetto stile con l'appartamento e con l'odore
-dell'aglio soffritto. Credo che sia la serva.
-Commetto una *gaffe*: è la moglie del dottore:
-«la mia ottima consorte».
-
-Il dottore è un uomo dalla testa in disordine
-abituale.
-
-I capelli della testa entrano nel dominio della
-barba; i baffi formano delle stalattiti sopra le
-labbra; i peli delle ciglia sembrano ribelli a qualunque
-brillantina. È una testa fuori di posto. E
-dire che da quella testa è sortito il capitolo sull'igiene
-della testa!
-
-Quella mattina la testa del dottor Pertusius era
-anche più del solito fuori di posto, perchè stava
-sopra un libro che parlava di una stella che non
-c'è più, eppure «noi ne vediamo — dice lui — ancora
-la luce, tanto smisurata è la distanza! Le nostre
-cifre mortali non bastano più. Non sente lei,
-cavaliere — mi domanda — vacillar la ragione?»
-
-— Per questo no. Ma se crede, discendiamo
-[pg!46]
-dalle stelle. Io sono venuto da lei per parlarle
-di un ottimo affare. Lei ricorda di aver compilato
-per la nostra Ditta quel manualetto: «Come
-devo preservare la mia vita». Si tratterebbe di
-farne un altro anche più simpatico: «Quali sono
-i requisiti per riconoscere una moglie perfetta».
-Per questo secondo manuale noi saremmo disposti
-a versarle, invece di duecento lire, anche
-duecento cinquanta lire. Naturalmente un libro
-a base scientifica, stuzzicante, scritto con *verve*,
-come sa far lei; però su certe cose, *glissons,
-n'appuyons pas!* Il nostro libro deve poter stare
-in qualunque salotto.
-
-— Ma il matrimonio è in crisi, non sa lei, cavaliere? — dice
-lui.
-
-— È appunto perchè è in crisi — dico io — noi
-facciamo il *vademecum* del matrimonio moderno:
-cioè rapido, pratico, razionale, con esclusione
-dell'antica tragedia. In crisi? Ma, caro lei,
-una bella mogliettina, che dedichi tutta se stessa
-alla felicità di suo marito, è una di quelle istituzioni
-che andranno sempre bene, con o senza
-crisi.
-
-— Anche *bella* la vuole lei, cavaliere? Ah, la
-bellezza, la bellezza, — esclamò lui, di colpo. — La
-terribile bellezza!
-
-Lui l'ha su con la bellezza.
-
-[pg!47]
-— La divina bellezza, — correggo io, come dice
-Lionello.
-
-— Terribile, terribile la bellezza — ripetè. — Eppure
-cosa è? cosa è la bellezza? Sempre la
-stessa storia: una bertuccina con un musettino,
-con un nasino, con un orifizio boccale, con un
-sorrisino, con due iridi di qua e di là del naso;
-il tutto servito sopra un *mannequin* di pannicolo
-adiposo, con contorno di lussureggiante capigliatura.
-Mistero di Dio!
-
-Veramente io non condivido questa opinione.
-Egli presenta le donne come articoli fabbricati
-a serie, mentre, invece, ogni donna ha una lavorazione
-speciale.
-
-— Ma lasciamo stare — dico — i misteri di Dio,
-se no è come per la stella; non la finiamo più.
-
-— Il terribile inganno della natura! — continuò
-il dottor Pertusius. — Eppure la natura è
-stata quasi benigna nella sua frode. Che cosa
-era la bellezza di Eva all'epoca della creazione?
-Una cosa quasi innocua. E così era Adamo: quasi
-innocuo. Infatti che cosa sarebbe la violenza di
-Adamo limitata alle semplici energie naturali?
-Un piacevole esercizio ginnastico. Invece Adamo
-ha poi creato la selce appuntita, l'ascia, la scure,
-poi la mitragliatrice, poi la chimica applicata alla
-guerra. La donna, — ne convengo — non ha
-[pg!48]
-creato niente di tutte queste cose, come non ha
-creato le piramidi, i motori elettrici, ecc., ecc.
-Queste cose le ha create l'uomo. Però la donna ha
-creato la donna! Ha perfezionato, sino al grado
-dell'irresistibile, l'arma naturale della sua bellezza.
-Questa è opera di Dio o di Satana? Mistero!
-
-Da quanto tempo, dopo Eva, la donna ha iniziato
-il suo progresso? Da tempo immemorabile!
-Giuditta quando volle andare alla tenda di Oloferne
-per sedurlo e poi tagliargli la testa, che
-cosa fece prima di tutto? Lavò il suo corpo, si
-unse di unguenti preziosi, scompartì la chioma
-del suo capo, si pose in testa la mitria — il cappellino
-di quei tempi — si vestì delle sue vesti
-di comparsa, si mise ai piedi i sandali, prese i
-braccialetti, gli orecchini, gli anelli, e apparve
-di grazia incomparabile. Che cosa fanno le pulcelle
-per piacere al re Assuero? Seguitano per
-sei mesi ad imbiancarsi la pelle con unguenti
-e aromati preziosi.
-
-— Questo è un particolare molto interessante!
-
-— E perchè Ester fra le pulcelle è quella che
-piace di più al re Assuero? Perchè è la più bella!
-Assuero, il terribile, voleva condannare a morte
-Mardocheo, l'amico di Ester. Ma Ester si presenta
-al re, e il re stupefatto le dice: «Se anche
-mi domandi la metà del mio regno, te la
-[pg!49]
-darò». E Sansone, quel balordo, quell'idiota di
-Sansone, perchè rivela a Dàlila dove è il segreto
-della sua forza? Perchè Dàlila lo fece addormentare
-sopra le sue ginocchia e posare il capo sul
-suo seno, *et in sinu eius reclinare caput*. E chi
-era Dàlila? Una prostituta di quei tempi.
-
-— Diciamo, *demi-mondaine!* Ma caro lei, cosa
-pretende, che io offra ai miei clienti una moglie
-brutta? «Un caporale di pubblica sicurezza come
-sua moglie?» volevo dire.
-
-— Bisogna distinguere — dice lui — tra bellezza
-e bellezza.
-
-— Allora distinguiamo.
-
-Chinò la faccia. Poco dopo la alzò, e mi domandò:
-
-— Conosce lei i funghi?
-
-— Li conosco *trifolati*.
-
-— Ma lei, cavaliere, non deve ignorare come,
-tra i funghi che si mangiano, cresce la *Amanita
-muscaria*, detta volgarmente *cocco*, che contiene
-il terribile veleno, detto appunto muscarina, che
-produce vertigini, allucinazioni, incoerenza di
-idee, sopore, e finalmente la morte. Per quale
-mistero la tremenda *Amanita muscaria*, e più
-ancora la orrenda *Amanita phalloides* — sente
-che nome? — cresce tra i funghi onesti? per
-quale mistero il fungo mortifero si presenta anzi
-[pg!50]
-più iridato e attraente degli altri funghi? Ecco
-un enigma che non è ancora stato svelato.
-
-— Lasciamolo velato.
-
-— Ecco qui. — E levò dal suo cassetto un ritratto
-di donna. — Guardi!
-
-— Molto carina — dissi io.
-
-Era una testolina soave, triangolare, come un
-dolce cuore, piegata vezzosamente su la curva
-di una spalla perfetta: bocca a giglio, occhi di
-una dilatazione stupefacente.
-
-— Mi piace molto — ripetei.
-
-— Se ne guardi bene — disse il dottore. — Questo
-è stato in vita uno degli esemplari più formidabili
-della specie....
-
-— Morta? Oh, poverina!
-
-— Cento anni fa. Lady Hamilton, detta altrimenti
-Emma Leona.
-
-— Allora se è morta, si può toccare.
-
-— Pericolosa anche morta! Un'*Amanita phalloides*
-delle più terribili. Vede quell'ambiguo sorriso,
-che pare angelico, cavaliere? Questa donna
-ha prodotto la vertigine, l'incoerenza in molti
-uomini insigni; e quando non ha fatto perdere
-la vita, ha fatto perdere l'onore.
-
-— Dottore, questa è cosa seria; ma scusi, sa:
-mi pare che lei sia come l'*imbonitore* di un serraglio
-di bestie feroci: «ecco la terribile sirena
-[pg!51]
-dei mari del nord che mangia i cadaveri vivi».
-Ehi, dico! Che non sia il caso dell'età pericolosa
-anche per lei?
-
-Il dottore mi guardò con due occhiacci.
-
-— E adesso osservi questo — disse levando
-un altro ritratto.
-
-— Questo fa proprio paura.
-
-Era un volto non di donna, ma di uomo, così
-brutto che guai se lo avessi incontrato vivo di
-notte.
-
-— Ah, questo lo riconosce anche lei — disse il
-dottore con molta soddisfazione. — Lei ha davanti
-a sè il «delinquente congenito; l'uomo epilettiforme!»
-Vede le stigmate degenerative? Assimmetria
-facciale per sviluppo abnorme dello
-scheletro, sporgenza della mascella inferiore su
-la superiore....
-
-— Sembra — dissi — che voglia mangiare gli
-uomini vivi.
-
-— In antico, infatti, li mangiava crudi. Fossa
-canina profonda del mascellare superiore, sporgenza
-eccessiva delle arcate sopraciliari, obliquità
-della rima palpebrale. E ora guardi l'orecchio:
-orecchio, col lobulo aderente, mancanza
-di elica, presenza del tubercolo di Darwin, come
-nei fauni....
-
-Io mi toccai l'orecchio un po' spaventato, e:
-
-[pg!52]
-— Dottore — dissi — in me non ci sarà mica
-niente di tutto questo!
-
-— Lei è perfetto.
-
-— Quello che dico anch'io. Ma scusi, perchè
-questa lezione sui delinquenti con tutte queste
-brutte parolacce?
-
-— Perchè — disse trionfante il dottore — nella
-donna delinquente avviene il fenomeno opposto
-dell'uomo. L'uomo delinquente porta scritto sul
-volto «Io sono delinquente». Nella donna, niente!
-Anzi il più delle volte la delinquenza della donna
-sta nascosta sotto la maschera di quella fatale
-bellezza che prima le accennavo: bellezza spesso
-iridata da un fascino intellettuale che può simulare
-la intelligenza. Possono essere tali donne
-mistiche o sensuali: ma insensibili sempre! ma
-menzognere sempre! Non la menzogna comune,
-badi! bensì quella che noi chiamiamo pseudologia
-patologica: la menzogna cioè incosciente,
-che può sembrare sincerità. Sono costoro le
-grandi isteriche, le grandi voluttuose, sono quelle
-che hanno esercitato un'azione velenosa sui
-centri nervosi della storia, come Cleopatra....
-
-— Intesa nominare.
-
-—.... come Semiramide, come la imperatrice
-Caterina di Russia, come Emma Leona qui presente,
-come le grandi etère, come certe regine
-[pg!53]
-del palcoscenico, e via dicendo. Loro carattere
-è la distruzione: dove passano, bruciano.
-
-— Non c'è pericolo, dottore, che lei esageri?
-
-— Non esagero: sono le Attila femmine con
-l'angelico volto; mentre gli Attila maschi hanno
-volto ferino. Generalmente bruciano anche se
-stesse. Ma se campano molto, ecco tu le vedi
-improvvisamente sfasciarsi, cadere l'intonaco
-della ingannevole bellezza. Ecco apparire, o la
-deforme pinguedine o la ributtante magrezza:
-ecco la voce roca, ecco il cinismo che spunta
-dove era la intellettualità. E badi ancora: generalmente
-sono infeconde; e noi sappiamo che
-soltanto la maternità dà l'intelligenza alla donna.
-E i poeti esaltano queste creature, *flagellum Dei!*
-
-— Evitare i poeti, d'accordo — dissi io —; ma
-lei ammetterà che una *réclame* con queste cose
-non si raccomanda alle signore.
-
-— E cosa me ne importa a me della *réclame*
-e delle sue signore! — esclamò il dottor Pertusius. — Ma
-io vado anche più in là.
-
-— Questo mi pare difficile.
-
-Disse allora il dottore così:
-
-— Tutte le donne oggi vogliono essere belle....
-
-— È la nostra gloria, dottore! — risposi.
-
-— Io non so, io non so.... — Meditò un poco,
-e disse: — Mi pare oggi che tutte le donne aspirino
-[pg!54]
-ad accostarsi, come a un ideale, a questo
-tipo di donna delinquente. È l'uomo che così
-vuole per spremere dalla donna una voluttà più
-tormentata? è la donna che gode di questo sfacelo
-dell'uomo? Non so, non so. È così. Dove
-è più la *casta porpora* di cui era sparso alle
-donzelle il viso?
-
-— Superata dalla nostra cipria *ravissante*, *naturelle*,
-rosa incarnato, lire sette la scatola.
-
-— Ah, lei scherza! Sì, sì, io la prendo in parola,
-cavaliere. Guardate la moda, essa è altamente
-significativa. La gente crede che la moda
-sia cosa da poco, di cui si curano soltanto sarte
-e modiste. Essa è cosa molto filosofica.
-
-— Bravo, dottore! Questo lo metta pure nel libro.
-
-— Non vedete per via certe donne eleganti,
-che hanno un fare da teppista?
-
-— Oh, dottore! Questo no! *Glissons!*
-
-— E certe altre che si vedono con strani mantelli
-neri che sembrano quelle falene paurose
-che si chiamano àtropo? E certe altre che trascinano
-le loro carni e i loro pennacchi, che
-sembrano bersaglieri della morte in lussuria?
-E certi atteggiamenti stupefatti del volto che sembrano
-meditare una irrumazione? Dove è più la
-pubertà? Vi sono esili fanciulle quasi impuberi
-che ondeggiano come Ermafroditi.
-
-[pg!55]
-Prego di spiegare queste altre brutte parole.
-
-Mi spiega. — Oh, che porcherie!
-
-— Porcherie, io? Porcherie loro. Cioè *porcherie*?
-Segni dei tempi. La verginità, che prima era
-un onore della famiglia, oggi è tenuta in non cale.
-
-(Tranne che per *fräulein* Violetta. Ma io non
-la sposerò).
-
-— Il marasma sociale si avvicina non soltanto
-col piede ferrato del proletario, ma anche col
-piedino di seta gemmata della bella donna.
-
-— Non occupiamoci di politica, dottore, perchè
-non è igienico.
-
-— E crede lei che io me ne preoccupi? Io sto
-alla finestra. Cosa crede lei che io voglia fare
-da carabiniere alla società?
-
-Io osservo il fenomeno con la obbiettività
-dello scienziato. Le ha viste mai nei ritrovi
-mondani, nelle *halls* degli alberghi, ai teatri, ai
-caffè? Hanno i profondi sdilinquimenti, i profondi
-rapimenti. Poi *frin frin*. Si puliscono le
-unghie. Poi cadono in estasi nelle poltrone. Sospirano,
-ridono il riso folle, fanno lo sguardo
-meduseo. Poi si levano con brivido serpentino,
-trascinano le membra al passo delle danze in
-voga: le sottane corte e i manti strascicanti contro
-i deretani. Questi sono i modelli. Che mogli,
-che madri ne vuole lei ricavare?
-
-[pg!56]
-— Anche lei — dissi io — sotto un altro aspetto,
-è artista, come il mio amico Lionello. Ma non esageriamo!
-Secondo lei, una mogliettina estetica
-e nel tempo stesso igienica, non è attuabile?
-
-— Non dico questo: dico che bisogna cercare
-bene.
-
-— Cercare come?
-
-— Cercare un'altra forma di bellezza che è
-meno appariscente, cioè la bellezza soave, vestita
-di purità; e specillare ben l'occhio, invece
-di altre cose! L'occhio è il solo punto indifeso
-per cui si può accedere alla fortezza del cervello.
-Gli occhi della donna che io dico, devono essere
-assolutamente limpidi, liquidi, impavidi: vi si
-deve poter scorgere sino in fondo quello che
-la donzella non vi può dire: cioè la purità morale,
-e non la sola purità naturale. Quegli occhi
-che si occultano come biscie, e poi saettano e
-tremano, sono da evitare. Può, anzi, deve la femminile
-pupilla velarsi d'un amabile velo di pianto,
-ma per giusta ragione. Poi il sorriso ed il riso....
-
-— La signorina deve ridere?
-
-— Certo. Riso sano, caro, squillante: ma per
-giusta ragione! Quel bocchino ristretto, con quella
-smorfia stereotipa, è un sintomo pericoloso. Poi
-cantare.
-
-— Benissimo, dottore: io adoro la musica.
-
-[pg!57]
-— E io odio la musica — esclamò il dottor
-Pertusius — perchè è l'arte emolliente.
-
-— Mi rimetto a lei in questo: ma come può
-cantare la signorina senza musica?
-
-— Senza musica, senza piano! così per letizia
-come fa l'augelletto che si desta al mattino. E
-niente romanzi! Il meglio che possa capitare è
-quell'aria incantata di donne fatali che non sanno
-far nulla per casa.
-
-— E altri dati?
-
-Pertusius rispose: — Evitare il colore lunare,
-il color rosa-thea, il color pallido-crema. Lasciarlo
-ai poeti, romanzieri, e simile gente scriteriata.
-È vero che Ovidio Nasone nella sua
-«Arte di amare» ha dato il precetto, *pallat
-omnis amans*, «ogni amante deve essere pallido,»
-ma idiota e meretricio anche lui! Sotto
-il pallido-crema dei poeti scorre la scrofola e
-il pus. E nemmeno niente colore tenuemente
-rosato. «Oh, viola! oh, pervinca! oh, giglio!» sospirano
-i poeti. Dite piuttosto: «bacillo di Koch».
-
-— Scusi, quale colore, allora?
-
-— *Nigra sum sed formosa!*
-
-— Mi dispiace, ma non capisco.
-
-— Vuol dire quel colore bruno, forte, naturale.
-
-— E poi?
-
-— I denti! Denti forti, ben incastrati nelle gengive:
-[pg!58]
-bianchi sì, ma mica diafani, madreperlacei,
-mica con l'oro o col platino! E poi informarsi
-a che ora la signorina si alza al mattino. Come
-sono gli occhi? Puliti naturalmente? È gaia o
-triste al mattino? A che ora va a letto la sera?
-È coraggiosa? La madre come è? Informarsi come
-sono la madre e il padre. Saremmo noi da
-meno di un mercante da fiera, che guarda la
-vacca madre quando vuol comprare la vitella?
-È attiva? Vi sono certe fanciulle che seducono
-gli uomini con la loro indolenza. «Indolente
-come una creola — dicono i poeti —: sdraiata
-sui divani come un'odalisca.» Idioti! Deve essere
-attiva, svelta, capace di fare da sè; non
-aver sempre dietro la cameriera. E quanto alla
-sensualità, meglio poco che troppo. Sono cose
-che crescono con l'esercizio. Dimenticavo la cosa
-più importante: come digerisce? naturalmente?
-
-— È spoetizzante, dottore — dico io.
-
-— Spoetizzante il contrario — ribattè lui. — Quando
-la signorina vi dice: «ho l'emicrania,
-ho la malinconia,» allora sì è spoetizzante. Oh!
-è pulita? Intendiamoci: pulita sì, ma con un limite:
-una signorina occupata eccessivamente a
-risciacquarsi, fa venire in mente certi cuochi
-d'albergo che lavano lavano la selvaggina perchè
-è putrefatta. E unghie pulite.
-
-[pg!59]
-— Questo mi piace.
-
-— Sì, ma non occupata tutt'il giorno a tagliarsi
-le pipite.
-
-— E ancora: la signorina come calza? Ah, quelle
-perfide seriche calze; ah, quelle scarpine che le
-fanno andare con quel passo isterico! Belle
-scarpe piatte! Così lei è sicuro che quando la
-signorina la sera va a letto, non le infliggerà lo
-spettacolo dei suoi piedi deformi. Bisognerebbe
-che le donne venissero al mondo come le bambole
-di Norimberga, o stessero instivalate sul
-letto come le meretrici. E, infine, non cercar
-moglie per voluttà! Tobia, nella Bibbia, quando
-sposò Sara, disse: «Io prendo questa fanciulla
-per moglie, non per principio di libidine, ma per
-amore della prole». E il Signore benedì Tobia
-e Sara, che vissero felici. La signorina, inoltre,
-deve essere profumata.
-
-— Ecco un'altra cosa che mi piace.
-
-— Intendiamoci: profumata senza profumi. Lei
-sa che in latino c'è una preziosa sentenza: *mulier
-bene olet quae nil olet.*
-
-— Cioè?
-
-— «La donna è ben profumata quando ha
-odore di niente», cioè odor naturale.
-
-— Dottore — dico io — mi pare che noi tiriamo
-sassi in piccionaia.
-
-[pg!60]
-— Come sarebbe a dire?
-
-— Sarebbe a dire che un manuale *réclame*,
-scritto nei termini surriferiti, sarebbe un disastro
-per la nostra Ditta. La nostra Ditta, di cui
-io ho l'onore di essere gerente, lavora appunto
-in *cachets* digestivi, in pomatine, in ciprie per
-isbiancamento, in tinte per i capelli, in polveri
-per le unghie che nobilitano la mano, in profumi
-che, come noi proclamiamo nelle nostre
-*réclames*, donano il fascino della personalità. Un
-manuale in questi termini è contrario al nostro
-interesse; senza contare poi che la signorina
-che lei propone, è un articolo che non si trova
-più in commercio. La vera donna comincia dalle
-calze di seta!
-
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-
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-
-\ *
-
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-
-Così ci siamo lasciati.
-
-Il manuale non si farà.
-
-
-
-
-VI. — L'ARCIERO DEL CINQUECENTO.
-================================
-
-
-«E anche il matrimonio di Ginetto Sconer non
-si farà a quel che pare.» Torno a casa e trovo
-nel salotto Maioli. Costui è un uomo straordinario.
-Lo conosco da quando io facevo la piazza
-[pg!61]
-di P\*\*\*. Lui dice che era ufficiale di cavalleria al
-tempo della battaglia di Custoza, ma è rimasto
-sempre uguale; magrolino, a passettini svelti
-svelti, zazzera bianca, cravattina bianca, fiorellino
-all'occhiello. Il suo volto è fresco e roseo
-come quello di un bambino. Dopo che ha parlato,
-fa sempre un risolino di felicità. Non lo fa
-certo per mostrare i denti perchè è una dentiera:
-deve essere una misura igienica, ridere.
-Quando una cosa gli piace, compone le labbra
-a ventosa, e succhia. Quando, invece, una cosa
-non gli piace, fa il contrario, buffa; e quando
-poi si commuove, piange: e anche queste devono
-essere misure igieniche.
-
-«Lei, mi insegna — gli ho detto più volte — come
-ha fatto a conservarsi così bene dal tempo
-della battaglia di Custoza, ed io la metto nelle
-mie *réclames* come esempio vivente dell'efficacia
-della mia *vitalina*, più le regalo dieci mila lire.»
-
-Anche pei vestiti deve avere un segreto: ogni
-tanto lo vedo ricomparire con certi abitini che
-ho conosciuti tanti anni fa. «Lei è sempre elegante»
-gli ho detto. — «È la figura elegante — mi
-ha risposto — e poi è la contessa mia
-moglie».
-
-Quando nomina la *contessa sua moglie*, si commuove
-sempre.
-
-[pg!62]
-Dove vive? Vive in provincia nella città di P\*\*\*
-con la contessa sua moglie; «che è un tesoro
-per la casa»; i suoi canarini, che sono così intelligenti;
-i suoi fiori, che sono così belli; e le
-sue anticaglie, fra cui deve essere la contessa
-sua moglie. Giacchè Maioli si intende di vecchi
-quadri, di vecchie stoffe, di vecchi cocci; e siccome
-a P\*\*\* c'è tutto uno *stock* di famiglie nobili
-in liquidazione, così qualche affare lo rimedia.
-
-Quando non è a P\*\*\*, è ospite «nel castello del
-suo buon amico il conte A\*\*\*; o nella villa dell'altro
-suo buon amico, il marchese B\*\*\*». Deve
-essere un ospite piacevole, perchè sa fare in fine
-dei pranzi le strofette all'antica, come *la vispa
-Teresa*; possiede una dozzina di vecchi *bons mots*;
-ricorda la cronaca galante del tempo che fu.
-
-È venuto da me per sentire se gli cedo un
-certo automobile, chè mi darà in cambio un
-quadro del Pinturicchio. «Così nobilitate — dice
-lui — questo vostro appartamento». Ringrazio,
-ma non accetto.
-
-— È che voi ignorate il Pinturicchio.
-
-— Sarà benissimo, ma non vendo.
-
-— Già, quando uno ha un appartamento così,
-non può apprezzare il Pinturicchio.
-
-— Perchè? Cosa c'è nel mio appartamento?
-c'è forse cattivo odore?
-
-[pg!63]
-Vedo che raggrinza il naso come sentisse cattivo
-odore.
-
-— Ma, mio buon amico, levate intanto dalla
-porta quel tappeto con su scritto: «prego pulire
-le scarpe». Sì, è bello: scale di marmo, *parquets*,
-termosifone, ma ci manca quel non so che,
-quel non so che.... Scommetto che ve lo ha messo
-in ordine un mobiliere questo appartamento.
-
-— Macchè «manca quel non so che!» C'è tutto.
-
-— Sì, ma troppa roba fresca, troppo oro, troppo
-stucco. L'occhio non riposa. I sopramobili, scusate,
-mio buon amico, sono da fiera di beneficenza.
-L'avete scelto voi questo appartamento?
-
-— È mio!
-
-— Caspita! L'avete fabbricata voi questa palazzina?
-
-— È stata una favorevole combinazione. Era
-prima dei conti Tornamali, e adesso è mia proprietà.
-
-Sbuffa.
-
-— Cosa c'è da sbuffare, caro conte?
-
-(Io lo chiamo così in omaggio alla contessa
-sua moglie: ciò a lui fa piacere e a me non fa
-danno).
-
-— È che le vecchie case se ne vanno....
-
-— E vengon su le nuove — dico io.
-
-— E anche il giardino è vostro?
-
-[pg!64]
-— Si intende.
-
-— Già, così è. Voi potreste esser capace di
-mettere qui un cameriere in istile, invitare ad
-un *garden-party*, parlare anche di arte, fare
-anche della beneficenza....
-
-— Non ci trovo niente di straordinario.
-
-Guarda attorno, guarda me, e poi dice:
-
-— Sta il fatto che voi, mio buon amico, potreste
-formare la felicità di molte signorine per bene.
-
-(È quello che dicono tutti. Ciò mi piace, e lo
-prego di rimanere a colazione).
-
-— Ma perchè, mio buon amico — mi domanda — non
-prendete moglie?
-
-— È quello appunto che sto cercando, ma non
-trovo. — E gli racconto in succinto le mie peripezie.
-
-— Ma naturale, — esclama lui — naturale, mio
-buon amico! Voi cercate la moglie nella vostra
-classe di gente quattrinaia. Non la potete trovare:
-troverete roba da capriccio: *satin*, cotone
-mercerizzato: non una vera moglie.
-
-— Lei ha *crêpe de Chine* da offrirmi?
-
-— Macchè *crêpe de Chine*! Broccato a gigli
-d'oro! di quelle stoffe antiche *ancien régime*, che
-dopo due secoli sono ancora fresche, belle, che
-sembrano fatte ieri....
-
-— Scusi, caro conte, lei mi vuol dare una moglie
-*ancien régime* di parecchi secoli?
-
-[pg!65]
-Scuote la zazzera compassionevolmente e dice:
-
-— Voi, perdonate, mio buon amico, ma non capite.
-Voi non potete capire che cos'è l'*ancien régime*.
-Io avrei da offrirvi — *offrirvi*, badate
-bene, perchè non vi garantisco se lei accetterà — la
-vera eroina, la donna misteriosa e superba
-che nobiliterebbe questo vostro appartamento,
-e anche, permettete, la vostra persona.
-
-— *Ancien régime* di che età? — domando io.
-
-— Non diciamo sciocchezze: la più bella donna
-del mondo.
-
-— Mi dispiace, — rispondo — ma il posto della
-più bella donna del mondo è già occupato:
-*fräulein* Violetta. Esiste un plebiscito.
-
-E dò alcune spiegazioni intorno all'incomparabile
-*fräulein* Violetta.
-
-— Puah! — esclama Maioli, e fa con la manina
-certi gesti, come mandasse via uno sciame
-di mosche. — Sono le vostre degne beccamorte:
-prima vi spoglieranno e poi balleranno il *can-can*
-rivoluzionario su la vostra pietra *tombale*.
-
-Se lo sentisse Lionello e gli altri poeti a parlare
-così di *fräulein* Violetta! — Ma, dicevo:
-questa signorina, che lei mi propone, è Vestale
-anche lei come *fräulein* Violetta?
-
-— Basta, basta! Quando si scherza su certe
-cose sacre, io non parlo più. Da farne?
-
-[pg!66]
-— Come s'è fatto cattivo! Ma parliamone, anzi.
-Sarà, m'imagino, ma non importa, senza un
-quattrino come tutti i nobili del vostro paese.
-
-— Volete far l'affare anche col matrimonio?
-Danaro e danaro, voi volete. Brillanti e brillanti!
-Solo un soffitto del palazzo di donna Ghiselda
-vale come tutta questa vostra chincaglieria.
-Bramante autentico. E non vi dico altro.
-
-Per far pace con Maioli, dò ordine di portare
-una bottiglia di *champagne*. — Dunque dicevamo:
-stato decente di conservazione matrimoniale.
-E sarebbe capace di fare un erede?
-
-— Due, se ne volete.
-
-— E adesso diciamo un'altra cosa: è grassa
-o è magra? alta o bassa? bruna o bionda?
-
-— Sono cose — dice Maioli — che bisogna
-vedere; non si possono descrivere. Vi dirò una
-cosa sola: come questo *champagne*. Che cosa è
-questo vostro eccellente *champagne*? Raggio di
-sole imprigionato. Ma il turacciolo balza, ed
-ecco il sole. Povera, cara fanciulla!
-
-Maioli teneva davanti agli occhi la coppa dello
-*champagne*; e due lagrime gli cadevano giù per
-le belle guancine.
-
-— Si calmi, conte. Mi dica almeno se è sana.
-
-— Sana? Come un arciero giovanetto del Cinquecento.
-
-[pg!67]
-— E non è pericolosa?
-
-Maioli fa gli occhietti feroci: — Vi compatisco
-perchè voi non avete mai veduto donna Ghiselda.
-
-— Il nome mi piace. Sarà per lo meno duchessa — dico,
-perchè Maioli non avvicina che
-gente titolata.
-
-— Contessa — dice con solennità.
-
-Domando dove si può vedere questo *champagne*,
-quest'arciero del Cinquecento, questa contessa.
-
-— Non pretenderete mica che ve la porti qui!
-Se voi una domenica, verso mezzogiorno, capitate
-a P\*\*\*, alla pasticceria della Maddalena, sul corso,
-ve la posso presentare. Io verso quell'ora prendo
-il mio *vermut*, e donna Ghiselda vi càpita dopo
-l'ultima messa a fare qualche acquisto di dolci.
-
-— Va a messa questa contessina?
-
-— Ma certamente! Tutti noi, nobili, andiamo
-a messa; se non altro per protestare dignitosamente
-contro la canaglia che non ha più religione.
-E poi, scusate: senza una religione che
-matrimonio pretendete di fare?
-
-[pg!68]
-
-
-
-
-VII. — LA CONTESSINA GHISELDA.
-==============================
-
-
-Ho dato quest'ordine a Biagino, il mio *chauffeur*:
-
-— Domani, che è domenica, tenete pronto per
-le nove. Andiamo a P\*\*\*. Vedete di arrivarvi per
-le undici e mezzo.
-
-Perchè questa decisione?
-
-Non so: ma l'idea di sposare una contessina,
-mi fa sentire un sapore di alta dominazione.
-Non ci avevo pensato al sangue blu. Vedo l'avvenire
-quando avrò sposato la contessina. Naturalmente,
-da principio, lei non mi ama. Mi ha
-sposato, perchè è povera. È stata comperata! È
-delizioso comperare una contessina. Si aggira
-altera, disdegnosa, per questo appartamento. Ma
-io sono pieno di riservatezza e di delicate premure;
-non domando niente, attendo! Finchè un
-bel giorno la contessina mi dice: «Ginetto Sconer,
-voi siete la perla degli uomini, l'ideale dei
-mariti.» Come nel «Padrone delle Ferriere». È
-strano: ma con quell'affare dello *champagne* di
-Maioli mi sono creata in testa un'imagine di
-donna bionda. Ma forse è anche l'effetto dei romanzi
-di Lionello. Quando quell'uomo lavora le
-[pg!69]
-donne nella padella dell'arte, le gonfia così bene
-che non si possono dimenticare.
-
-Maioli è un mirabolano; e chi sa invece che
-roba sarà questa contessina di provincia, senza
-soldi. Comunque, ho fatto una *toilette* anche più
-accurata, e mi sono messo molto denaro nel
-portafogli. Perchè? Perchè mi pare di andare a
-comperare la contessina. Se è il caso, ordineremo
-un letto gemello, e ci faremo mettere sopra
-un arazzo col bambino Gesù. Del resto, è un
-lusso che mi posso permettere.
-
-Il viaggio è stato bellissimo; la mia potente
-*limousine* filò nel sole di maggio, entrò in P\*\*\*
-alle undici e tre quarti: si è fermata, fra la ammirazione
-dei buoni provinciali, davanti alla pasticceria
-della Maddalena, indicata da Maioli.
-
-Maioli era proprio lì che prendeva il vermut.
-
-— Oh, caro, caro, amico — mi fa —. Mai più
-pensavo di rivedervi così presto.
-
-— Noi uomini di affari siamo di una puntualità
-tedesca.
-
-— È questa la vostra automobile?
-
-— Sì, ma non quella del Pinturicchio. Essa è
-riservata per lei, se le cose andranno bene.
-
-— Volete — mi dice con tono misterioso — che
-andiamo in chiesa? Fate a tempo a vederla
-mentre prega. È un punto di vista interessante.
-
-[pg!70]
-— Preferisco qui alla pasticceria.
-
-— Allora vi presento il proprietario: uno dei
-grandi artisti dell'arte dolciera: burro autentico,
-marmellate di vera frutta. Nel fare i conti farfuglia
-un po'. Non dice chiaro che il totale. Ma
-ecco che la messa è finita.
-
-— Come lo sa, conte?
-
-La risposta è data da uno sciame di signorine
-che fanno irruzione nella pasticceria. Gran fruscìo,
-gran cinguettìo. Si girano tutte su le sottanine
-gonfie; son tutte fiorite; tutte stanno diritte
-su le scarpine lucide: in alto dondolano
-pennacchietti. Si spande odore di vestine fresche.
-Dietro vengono le mamme nere, che dicono:
-«Adagio, adagio, bambine!». Libriccini di preghiere
-sono deposti sui cristalli delle vetrine:
-piccole manine; manine nude, manine guantate
-spuntano; occhioni si spalancano; pacchettini
-dei dolci si formano. Ne mangiano anche col
-permesso di mamà. Allora graziose bocchine si
-aprono. «Io prendo un cannoncino con la cioccolata.
-Tu, Mary, prendi un africano? Questo
-*bigné* come è buono! Oh, le sfogliatelle fresche!»
-Sgretolano con i musini in avanti le sfogliatelle
-e con le manine scuotono le schegge dalle vestine.
-«Dio, che straordinario! Come ha parlato
-stamattina! Vero, mamà, che adesso va a Roma?»
-
-[pg!71]
-«Sì, carina, ma bada che ti sbrodoli tutta col
-*bigné*». Sono tutte piene di entusiasmo; e io
-non capisco bene se per i *bigné*, le sfogliatelle,
-o per qualcos'altro. Perciò domando a Maioli:
-
-— Di che parlano?
-
-— Di un predicatore forestiero che ha tenuto
-una serie di conferenze nell'oratorio del duomo
-su la missione della donna. Oh, c'è ancora della
-religione qui a P\*\*\*.
-
-Altre signore, signorine entrano. Improvvisamente
-io dico: — Questa è lei.
-
-— Avete indovinato — dice Maioli con solennità.
-
-Un'irradiazione d'oro è entrata. È maggio, ma
-la luce è aumentata, come dice Lionello. È lei!
-lei! Ha la veletta. Ma il mio cuore fa *tac!* Una
-mano solleva la veletta che si posa sul naso. Dio,
-che naso aristocratico! L'altra mano prende un
-*marron glacé*; la bocca si apre, il *marron glacé*
-scompare. Felice *marron glacé!*
-
-Stringo la mano al conte in silenzio. È commosso.
-Anch'io!
-
-Ma ecco, le signorine si fanno attorno alla contessina.
-
-Una, due parlano: tutte parlano. «Sì, sì, sì,
-contessina: vogliamo lei presidentessa del comitato
-per le onoranze al padre. Sì, sì, sì».
-[pg!72]
-«Bisogna fare però due comitati» dice una vocina. — «No!
-Un comitato solo» dice un'altra
-vocina. — «Ma impossibile — esclama quella
-dal *bigné* — che io stia in un comitato dove c'è
-anche la mia sarta. Vi pare?»
-
-Sento la contessina che risponde gravemente:
-«Signorine, io sono desolata, ma le prego di
-dispensarmi. Oh, in modo assoluto.» Ma come
-ella s'accorge della presenza di Maioli, «Ah,
-*pardon!*» e in un momento si disimpegna da
-quelle signorine, e la vedo apparire dritta davanti
-al nostro tavolo. Il suo volto, prima così
-serio, ora che ella volta le spalle alle signorine,
-si scompone in una smorfia di marioleria.
-
-— Auf! Grazie, caro Maioli — dice — di avermi
-liberata da tutte quelle mimose pudiche. Ora
-sono tutte in vibrazione per il predicatore.
-
-— Donna Ghiselda, cara donna Ghiselda, ma
-che piacere! — diceva Maioli agitando per la
-emozione la zazzera d'argento. — Ho però inteso
-dire che è un predicatore molto valente.
-
-— Ma sì: un pretino discretamente abile, che
-sa fare del *pathos*. Ha condotto per tutto questo
-mese di maggio le matrone e le mimose pudiche
-a rabbrividire sui margini del peccato. Certe storielle
-di Abelardo e Eloisa, di Ruth e Noemi le
-ha saputo presentare con garbo. Adesso le signorine
-[pg!73]
-ripetono: *dovunque andrai tu andrò io,
-e dove starai tu, ivi pure starò.* Sono già venute
-da me a domandarmi la Bibbia. «Proibito, signorina!»
-«Abelardo e Eloisa». «Più proibito
-ancora». Mai più prestar libri! Ne ho avute abbastanza
-di noie quella volta che diedi da leggere
-«Madame Bovary». Ah, ah, ah!
-
-Io naturalmente ero balzato in piedi con rigidità
-militare. Confesso che rimasi sconcertato, perchè
-anche il vestito di lei era sconcertante. Non
-rispondeva alle ultime esigenze della moda, eppure
-non era provinciale come quello delle signorine.
-Ella era alta, più alta delle signorine:
-eppure era al livello delle signorine!
-
-Si, era un arciero del Cinquecento; ma ben inteso
-che si capiva, ahimè! che era un'arciera.
-
-Che età! Mio Dio, che età? forse venticinque,
-forse trenta. Ma è certo che anche visto da vicino,
-il di lei volto non temeva l'analisi del mio
-acuto sguardo.
-
-Quando ella finì con quell'ah, ah, ah! mi venne
-in mente lo squillo metallico del mio Bechstein,
-e dissi a me stesso: «Ginetto, sta in gamba!»
-
-Disse Maioli:
-
-— Donna Ghiselda, si accomodi, la prego.
-
-— Un momentino solo, perchè aspetto mamà.
-
-— Permetta intanto che le presenti il mio buon
-[pg!74]
-amico cav. Ginetto Sconer, arrivato adesso adesso
-con la sua automobile da Milano.
-
-Io allora ho fatto un inchino protocollare, e ci
-siamo seduti.
-
-— Guardavo bene — disse la contessina — di
-chi poteva essere quella *limousine*: ah, è sua?
-
-— Con l'onore di servire.
-
-Ho subìto un rapido interrogatorio da parte
-della contessina, su la mia automobile.
-
-— Nuovo modello, sì, contessina. 16-24 HP,
-messa in moto automatica, luce elettrica.
-
-— È la prima volta che viene a P\*\*\*?
-
-— Ci sono stato altre volte, ma non mai in
-così fortunata occasione.
-
-— Allora lei conoscerà le antichità artistiche
-di P\*\*\*.
-
-— Mi dispiace — ho risposto — ma la di lei
-presenza mi esonera dal conoscere le antichità
-artistiche di questo paese.
-
-La contessina torna ancora a fare, ah, ah, ah!
-Poi dice:
-
-— Molto galante il signore.
-
-— Contessina — rispondo gravemente — io
-sto sul terreno della realtà.
-
-— Lei viene da Milano?
-
-— Direttamente.
-
-— Ha molte relazioni con artisti a Milano?
-
-[pg!75]
-— Lionello....
-
-— Ah, lei conosce Lionello? Delizioso, delizioso,
-delizioso!
-
-(Fortunato Lionello! Dovunque io vada, tutte
-le signore lo chiamano «delizioso»).
-
-— Con qualche riserva — dico io.
-
-— Sarebbe a dire?
-
-— Non oso, signorina.
-
-— Osi liberamente.
-
-— È un po'.... un po'.... Come dire? In certe
-situazioni dei suoi drammi è un po' audace....
-
-La contessina ripete, ah, ah, ah, in modo sconcertante
-per me.
-
-— Ma in arte, caro signore — mi dice — non
-usa più menare il can per l'aia per trecento pagine.
-Fa dispiacere a lei? È moralista forse lei?
-
-— Me ne guardo bene.
-
-Mi scruta un po', e poi mi domanda:
-
-— Lei è artista?
-
-— Sì, signora! Artista della bellezza.
-
-Allora parlò Maioli e disse che io sono gerente
-della Casa X\*\*\* e compagni. — Un uomo
-mercantile, pur troppo! Ma che farci? Oggi il
-mondo cammina così.
-
-La contessina ripetè i suoi ah, ah, ah!, in modo
-quasi offensivo al mio confronto.
-
-Io sono molto *gentleman* con le donne belle,
-[pg!76]
-salvo a rifarmi con le donne brutte; e perciò
-non rilevo la sconvenienza di quegli *ah, ah, ah*;
-ma al signor Maioli dico: Gli *uomini mercantili*,
-prego notare, sono essenzialmente energetici e
-valgono per lo meno come i pittori e i poeti, in
-quanto costituiscono la piattaforma, solida e nel
-tempo stesso girevole, su cui passa tutto il treno
-della civiltà. *Sleeping car*, prima classe, terza
-classe, e anche carro bestiame. Capisce lei?
-
-Io ho parlato con energia.
-
-La contessina si fa seria e dice:
-
-— Ma è molto intelligente il suo amico, caro
-Maioli.
-
-— Certo. Ogni uomo che arriva al milione
-è intelligente, pur troppo! — sospirò ancora
-Maioli.
-
-— Oh, Maioli, — dissi io — il milione! Si diceva
-una volta. Ma oggi che cosa è il milione?
-Appena quanto basta ad un modesto ritmo della
-vita. Ma cos'è il milione, cos'è il miliardo rispetto
-alla divina bellezza? l'epifania della bellezza, come
-dice Lionello? Nulla! Un'entità evaporante.
-
-— Ma è molto simpatico questo suo amico,
-caro Maioli — dice la contessina.
-
-— Un uomo felice — dice Maioli.
-
-— La felicità è un dovere — dice la contessina.
-
-[pg!77]
-— Questo mi piace, — dico io. — Benchè da
-mezz'ora a questa parte, io non so più se sono
-felice o infelice.
-
-— Sarebbe a dire? — domandò la contessina
-sconvolgendo in modo tragico tutto il suo
-volto.
-
-— Non oso.
-
-— Ma lei non osa mai!
-
-— Ebbene, contessina, la di lei conoscenza....
-
-Il volto tragico si scompone in un volto comico
-e torna ancora a fare ah, ah, ah! Questa
-donna è sconcertante.
-
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-\ *
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-
-— Oh, ecco mamà — esclamò di scatto la contessina.
-
-Una carrozza si era fermata alla porta della
-pasticceria.
-
-Donna Ghiselda si levò, e corse alla porta.
-
-Si alzò anche Maioli per andare alla porta ad
-ossequiare la vecchia dama. Io rimasi lì, solo, e
-aprii il libro da messa, che la contessina aveva
-posato sul tavolo, quando mi sentii dire:
-
-— Ah, ma lei scopre i miei segreti. Lei è molto
-curioso.
-
-Era la contessina, balzata ancora verso di me,
-per riprendere il suo libro da messa.
-
-[pg!78]
-— *Pardon*, — dissi.
-
-— Vuol vedere? Perchè lei è curioso, vero?
-
-Aprì ella stessa il libro, e io lessi: Paul Verlaine:
-*Confessions*.
-
-— Conosce?
-
-— Mi dispiace....
-
-— Poesie religiose, o quasi.
-
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-\ *
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-
-Ho accompagnato anch'io la contessina alla
-porta. Un *coupé* nero era lì fermo: dentro al
-*coupé*, una figura argentea imponente: la contessa
-madre. Ma la nuova presentazione non
-potè essere fatta che in modo sommario perchè
-quella signora è sorda. La contessina salì, lo
-sportello fu chiuso: noi ci inchinammo.
-
-— Ah, Maioli — disse d'un tratto la contessina
-sporgendo la testa mentre la carrozza girava, — lei
-potrebbe combinare col signore una gita per
-visitare i monumenti artistici.
-
-— Quale onore! — esclamai.
-
-Un vecchio cavallo nero, coperto di vecchi finimenti,
-stemmati d'argento, levò un piccolo trotto,
-e il *coupé* si avviò.
-
-— Povero Grifone! — esclamò Maioli.
-
-— Chi è Grifone?
-
-— Il cavallo della contessa madre.
-
-[pg!79]
-— Quel cavallo — dissi io — deve avere conosciuto
-i tempi eroici della famiglia.
-
-— E che tempi, amico! — sospirò Maioli. — Voi
-non avete che intravveduto la contessa madre!
-È stata una delle donne più affascinanti e,
-diciamo, più radio-attive che io abbia conosciuto.
-Ma *ancien régime!* Ah, mio buon amico, chi non
-ha conosciuto l'*ancien régime*, non sa, come
-diceva il principe di Talleyrand, cosa è la gioia
-di vivere. Che donna, la contessa madre! Io
-la avevo definita: «un mazzo di rose in un
-confessionale». Bello, eh? Il suo salotto desta
-malinconia di ricordi negli uomini della mia età.
-Eravamo in pieno romanticismo allora, e tutti i
-giovani erano cavalieri.
-
-— E la contessa era al servizio della cavalleria.
-
-— Come siete sempre plebeo, caro Sconer,
-nelle vostre espressioni! Voi, d'altronde, non
-potete ignorare che una donna di grande bellezza
-non può sottrarsi a certi doveri inerenti
-alla sua stessa bellezza.
-
-— E la figlia, non c'è pericolo, caro conte, che
-cammini su le orme materne?
-
-— Lodo la vostra previdenza; ma escludo, e
-per una ragione semplice: perchè Ghiselda è
-essenzialmente un'intellettuale.
-
-[pg!80]
-
-
-
-
-VIII. — GLI AMORI EROICI DELLA CONTESSINA.
-==========================================
-
-
-Ho pregato Maioli di salire in automobile e
-venire a fare colazione con me all'albergo.
-
-L'albergo dell'Aquila d'Oro, dove io, passando,
-avevo preso alloggio, era un edificio tetro e
-solitario, come è solitaria e tetra tutta la città,
-tranne quel pezzetto del Corso.
-
-— In questo albergo hanno alloggiato Giuseppe
-II, Carlo di Borbone, Carlo Felice.... — diceva
-Maioli.
-
-— Si vede — dissi io — che quei signori, a
-quei tempi, avevano poche pretese.
-
-Finalmente comparve nel salone da pranzo
-un cameriere con un *frac* preistorico e Maioli
-dà lui gli ordini al cameriere.
-
-— Avete i tortelloni di ricotta col ragù? Benissimo.
-Ma fumanti! E dopo, cosa preferite,
-Sconer, un'*omelette* coi tartufi, o le costolettine
-di vitello col prosciutto? Sono specialità di P\*\*\*.
-
-Quando arriva il piatto fumante dei tortelloni
-col ragù, gli basta una severa occhiata per sincerarsi
-che tutto è proceduto con ordine.
-
-[pg!81]
-— Senza precedenti, eh? — disse allora Maioli
-filando con grazia nella sua bella bocchina il
-primo tortellone tutto lagrimoso di burro.
-
-— Che cosa? I tortelloni?
-
-— No! Donna Ghiselda. Dite la verità: voi non
-credevate, Sconer.
-
-— *Mica male.* È impressionante anche per
-uno che viene da Milano. A sciogliere quei capelli
-viene giù un Niagara di biondo.
-
-— Ma poi la resistenza! — dice Maioli. — Vedete,
-le vere bellezze sono quelle resistenti, organiche,
-di razza. E avete osservato? In donna
-Ghiselda voi avete la fusione del rettilineo col
-curvilineo; dell'evanescenza con la consistenza;
-della beltà classica con il capriccio moderno.
-E il modo come cammina? Adesso queste donnette
-borghesi camminano a passo artefatto.
-Ma Ghiselda è naturale, come una berlina a
-otto molle del buon tempo antico, e nel tempo
-stesso è ritmica come se genietti nascosti le
-segnassero il passo al suono di gighe e violini.
-La vera bellezza, vedete Sconer, ubbidisce sempre
-ad un ritmo in tutti i suoi movimenti. E le
-estremità? Amico, avete osservato le estremità?
-A Venere callipigia date due piedoni, e Venere
-è rovinata. (In questo punto entrarono le costolette
-col prosciutto. Maioli si arrestò, esaminò
-[pg!82]
-le costolette: sì, anch'esse erano in regola, onde
-proseguì:) Le estremità, amico! questa disperazione
-della natura, della pittura, e, diciamo, della
-borghesia. Vedete, Sconer, io ammiro il progresso
-moderno di una mano curata dalle *manicure*.
-Ma sa di meccanico. Io non posso imaginare
-una dea che ricorre alla *manicure* e alla
-*pedicure*.
-
-— Conte — dico — forse la contessina è un
-po' troppo imponente per me.
-
-— Mi aspettavo questa vostra obbiezione. Badate
-intanto che quelle bertuccine in formato
-*pocket*, rappresentano una degenerazione. Nel
-caso poi di Ghiselda, io vi spiegherò perchè vi
-pare imponente: perchè voi non siete abituato
-alla maestà della razza. Ma avete osservato
-come ride?
-
-— Sì, ho osservato. Non si capisce perchè fa
-sempre ah! ah! ah! Pare che prenda in giro la
-gente. Però mi piace, perchè pare che abbia
-delle perline in gola.
-
-— E gli occhi, mio buon amico? Stupefacenti.
-
-— Gli occhi, infatti — dico io — sono eccezionali.
-Forse un po' di *maquillage*, ma non mi
-dispiace.
-
-— E ciò è prova del vostro buon gusto — dice
-Maioli —: i ritocchi al volto delle signore erano
-[pg!83]
-già in uso al tempo degli Egiziani. E la intelligenza
-di Ghiselda? Essa era destinata, in altre
-età, a lasciare impronta di sè nelle storie. Ma
-se Ghiselda vi farà onore di essere vostra moglie,
-la vostra casa sarà il *rendez-vous* delle più
-spiccate personalità dell'arte e della politica.
-
-— Vediamo, caro conte, di non precorrere gli
-avvenimenti. Piuttosto sarebbe interessante sapere
-come mai la contessina, in un'età di primavera
-alquanto avanzata, sia ancora signorina.
-
-— Ma è naturale, scusate! Pretendereste forse
-che potesse amare un uomo comunale? In relazione
-poi alla domanda che mi fate, vi dirò
-che Ghiselda ha consumato, pur troppo! i suoi
-anni migliori in una passione infruttifera verso
-un giovane che dava grandi speranze di sè.
-
-— Conte — interrompo io — questa cosa mi
-pare grave.
-
-— Niente *grave*, perchè in donna Ghiselda tutto
-è puro. Si tratta di un amore eroico!
-
-— Allora proseguiamo.
-
-Maioli con la linguettina libò il bicchierino
-della *chartreuse*, ma invece di proseguire, mi
-rivolse questa domanda:
-
-— Sapete, è vero, quale è il male maggiore di
-cui soffre l'Italia?
-
-— Che non sa farsi la *réclame*.
-
-[pg!84]
-— Questo è poco serio, Sconer! Il male d'Italia
-è che manca un'aristocrazia! è che le forze sane
-della nazione non sono organizzate contro la canaglia!
-Ci siamo, è vero, noi nobili, che abbiamo
-sacrificato i nostri interessi per l'Italia; ma questa
-è la gratitudine, che, se si parla, dicono: «Taccia
-lei, che è un reazionario!» Per vivere, bisogna
-che noi non ci facciamo sentire. In questo
-paese, poi, la canaglia è peggio che a Milano, che
-a Torino, che a Bologna, ed è tutto dire! Basta,
-un giorno comparve fra noi un uomo di genio.
-Genio? Ohimè! Noi l'abbiamo creduto! Parlava
-benissimo; affrontava la canaglia con apostrofi
-magnifiche: «I miserabili, capaci soltanto di puntellare
-le porte per cui deve passare l'uomo di
-genio! Bestie da soma che valete solo a portare il
-peso della gloria della nazione! Nessuna tregua
-con la canaglia! Se la canaglia andrà al potere, la
-prima cosa che farà, sarà di innalzare la forca
-per noi. Innalziamola noi per loro, finchè siamo
-a tempo». Bello, eh? Ma il genio vero non era
-lui, era Ghiselda! La cara fanciulla ha dato tutto
-per la gran causa. Lei era la Ninfa Egeria di
-lui! Ce ne siamo accorti al tempo delle elezioni
-che lui non era un genio. Quella lotta elettorale
-è stata un vero disastro, mio buon amico.
-
-— Questo lo credo. Per me in politica è indifferente
-[pg!85]
-tanto la *omelette* coi tartufi quanto le
-costolettine di vitello col prosciutto, ma nel primo
-caso ci vogliono le uova, e nel secondo ci vuole
-un vitello.
-
-— Come sarebbe a dire?
-
-— Sarebbe a dire che voi avete fatto fiasco
-perchè siete fichi secchi....
-
-— Oh! oh oh! — esclama Maioli, scandalizzato. — Noi
-potevamo affrontare un colpo di
-spada, ma non un'artiglieria di fango!
-
-— Dopo ci si lava — risposi io. — Li fabbrichiamo
-noi i saponi. E ci andò di mezzo anche
-la contessina?
-
-— Terribile, mio buon amico! Terribile! Allusioni
-su le loro sconce gazzette, frasi da trivio,
-e durante le elezioni persino cartelloni impudichi
-sui muri. Quella gente ignora la cavalleria.
-La poverina non si poteva più far vedere per
-le strade; ed io, uscendo la mattina di casa,
-mi sentivo tremare le gambe.
-
-— E l'amore per quell'uomo di genio?
-
-— Scomparso! Voi capite che quando un uomo
-di genio fa fiasco, non è più uomo di genio.
-Povera fanciulla! Il popolino diceva che era stata
-lei a rovinare lui. Vi basti sapere che si è dovuta
-appartare per qualche tempo nella magnifica
-villa di famiglia: le Cipressine.
-
-[pg!86]
-«Maioli — mi diceva — è terribile! Io sono
-disperata. Pur di non vivere più a P\*\*\*, sposerei
-il primo che mi càpita.»
-
-— E allora avete pensato a me — dissi io.
-
-— Sconer! Sconer, voi mi offendete! Invece
-vi dirò che dopo qualche tempo Ghiselda si tranquillò:
-un'altra forma di attività la assorbì totalmente.
-L'arte, amico. Ah, sublime, sì, l'arte!
-Voi non potete capire, ma sublime.
-
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-
-Mentre così parlavamo si udì un *plaf ciac*,
-nella sottostante via silenziosa.
-
-Maioli quasi mi rovescia tavola e stoviglie per
-affacciarsi al balcone.
-
-— È lei. Venite. Presto. Ah, è troppo tardi. È
-passata! Tuttavia venite, venite; ammirate la
-parte posteriore, Venere callipigia.
-
-Mi affacciai: ebbi appena il tempo di vedere
-la contessina, vestita da amazzone, che svoltava
-via con un cavaliere monturato.
-
-— Ma con chi è?
-
-— Con suo fratello, il conte Desiderio, tenente
-di cavalleria.
-
-[pg!87]
-
-
-
-
-IX. — GITA ARTISTICA.
-=====================
-
-
-La notte mi sono sognata la contessina. Io
-ero un pascià, come si vede in quel quadro dove
-c'è un pascià turco sul trono che compra le
-schiave nude. Io comperavo Ghiselda: palpavo,
-esaminavo bene. Davo a Maioli, che era il negriero,
-un numero considerevole di quei fedeli
-amici che sono i biglietti da mille. Lei era umile
-e muta, vestita soltanto con la sua capigliatura:
-una cosa da fare impazzire!
-
-Mi stavo vestendo al mattino, e il cameriere
-mi recapita questo biglietto: «Caro Sconer, donna
-Ghiselda vi fa l'onore di esservi guida nella visita
-ai monumenti e dintorni. Tenete pronta automobile
-ore quattordici. Maioli».
-
-«E va bene — dico —. Passeremo una bella
-giornata».
-
-Macchè! Mi hanno fatto consumare due latte
-di benzina, col prezzo che costa oggi, e non mi
-sono divertito niente.
-
-Ecco come sono andate le cose.
-
-Alle due mi vedo arrivare la contessina, Maioli
-e un terzo individuo: una specie di nanerello,
-[pg!88]
-che mi arrivava appena alla spalla, con un
-abito sport, color kaki.
-
-«Cioccolani,» mi dice la contessina, presentandomi
-costui. Soltanto Cioccolani! Il nanerello
-si limita a piegare la testa, come se gliela avessero
-tirata giù controvoglia con lo spago. Maioli
-mi spiega che quel signore mi onora di essere
-la guida artistica. E va bene. Dico: «prego,» e lui
-non si fa pregare: prende posto accanto alla contessina,
-e prende il comando lui dell'automobile.
-
-Si comincia il giro artistico: chiese, battistero,
-chiostri, palazzi, conventi, ecc. Ecco, dirò: a me
-non importava niente di vedere queste cose, ma
-già che la proposta veniva da loro, cortesia voleva
-che avessero dovuto dare le spiegazioni.
-Invece, come se io non ci fossi stato! In ogni
-luogo dove andavamo, gran discussioni fra di
-loro, tanto che una volta venne fuori un prete
-a sgridare.
-
-A me dicevano: «Guardi lì! Vede questo? Vede
-quello?» Intanto nelle chiese è tutto scuro e non
-si vede niente: e poi a me cosa importava? Il
-bello poi era questo che, quando Maioli mi diceva:
-«Guardi in su, divino, ah! giottesco, oh!
-Pinturicchio, abside» che so io, sentivo loro
-due che ridevano, e lui che ripeteva: «Dinamite,
-dinamite!»
-
-[pg!89]
-Mi accosto e guardandolo dall'alto della mia
-persona, gli domando: — Dinamite, e perchè? — Egli
-leva verso di me la sua faccia impertinente
-e dice: — Per buttar giù tutti questi cimiteri del
-passato, che mettono il loro *tabù* su l'avvenire.
-Lei è forse di opinioni contrarie?
-
-— Si figuri! Per me si accomodi pure. Anche
-noi, a Milano, abbiamo i futuristi che la pensano
-come lei.
-
-— Superati, oramai — mi risponde.
-
-— Ah, benissimo.
-
-— Sconer, Sconer, — mi dice Maioli commosso — guardi
-lassù quel trittico. Divino, oh!
-
-— Non si metta a piangere, Maioli, e mi dica
-piuttosto: quella *mezza cartuccia* chi è?
-
-— Un artista.
-
-— Un architetto?
-
-— No.
-
-— Un pittore?
-
-— No: un poeta.
-
-— È del paese?
-
-— Una gloria paesana.
-
-— Ma cosa fa? come vive?
-
-— Un grande poeta.
-
-Questa è stata la gita artistica ai monumenti.
-A me fu riserbato l'ufficio di dare le mance.
-
-[pg!90]
-
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-\ *
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-
-Dopo, è venuta la gita pei dintorni. Lui, la
-guida artistica, dà gli ordini. Era quasi piacevole
-sentirlo, con una calma che pareva lui il proprietario
-dell'automobile, comandare: «Velocità,
-velocità». E volta di qua, e volta di là, su, giù,
-gran velocità. «Velocità! Oh, salire al Carro di
-Boote! infrangersi a Vega!» sentivo che diceva
-alla contessina. La contessina agitava con la
-mano una lunga rama di rose, e diceva anch'essa:
-«Velocità!»
-
-Un momento, perchè l'automobile è mia.
-
-Biagino, il mio *chauffeur*, era fuori della grazia
-di Dio. Prendo posto vicino a lui, perchè se mettiamo
-sotto qualcuno, chi ci va di mezzo sono io.
-
-Era supponibile che lì, nella campagna, dovessero
-andar d'accordo: perchè la campagna
-è quella che è.
-
-Ma niente affatto! — La natura — gridava il
-poeta — bisogna violentarla, prenderla a calci e
-a pugni.
-
-— Ma no! accarezzarla — diceva Maioli.
-
-— Ma no, Maioli — dice lei. — Soltanto la violenza
-è dinamica. *Stop! stop!* — gridò poi.
-
-— Fa il piacere, ferma — dico a Biagino. Ci
-fermiamo.
-
-[pg!91]
-— Sentiamo lei, signor Sconer — dice la contessina, — che
-è un'anima, direi così, vergine:
-che cosa vede?
-
-— Io?
-
-— Sì, signore — dice la contessina, — che
-cosa vede davanti a sè?
-
-— La strada, che se non stiamo attenti....
-
-— No, io parlo del paesaggio.
-
-— Ah!
-
-Era verso le sei e mezzo: il sole tramontava
-con un bel tempo di maggio: c'erano belle collinette
-verdi; su le collinette, belle casettine
-bianche con le finestre aperte, e una gran pace.
-
-— Cosa vedo? delle case su la collina — rispondo.
-
-— Guardi bene.
-
-— Guardo bene: case su la collina.
-
-— Questa è la prima sensazione — dice la
-contessina: ma lei si concentri e avrà una seconda
-sensazione. In altre parole, se lei fosse
-pittore che cosa dipingerebbe?
-
-— Casette su la collina — dissi io.
-
-— Ma non vede — insistette la contessina — qualche
-altra cosa fluttuare nell'atmosfera?
-
-— Mi dispiace; ma non vedo.
-
-La guida artistica fece un gesto d'impazienza.
-Cominciava a diventare seccante quel signore.
-
-[pg!92]
-— Scusate — dice Maioli, — anch'io non vedo
-che casette su la collina....
-
-— Perchè lei è vecchio — salta su a dire la
-guida artistica. — Il suo occhio non è nè più nè
-meno di una macchina fotografica: lei non ha
-sensazioni: lei non vede il movimento vibrante.
-Le casette danzano in lento ritmo, ma danzano:
-le finestre aperte esclamano per la beatitudine:
-oh, oh, oh! Bisogna esprimere questa danza e
-questa beatitudine. Io per esprimere quelle che
-quel signore (questo son io!) chiama casette,
-farei una teoria di fanciulle ondeggianti in ritmo,
-che con la bocca aperta per la beatitudine fanno
-oh, oh, oh!
-
-La contessina è entusiasta.
-
-— E chi non ha questa sensazione — conclude
-lui — è un rinoceronte!
-
-Lui parla con Maioli, ma pare che si riferisca
-a me. Mi pare che sia il caso di rilevare l'offesa.
-
-— Sì — dico — signore, per me è indifferente
-o casette o fanciulle. Ma lei mi sembra che conosca
-poco la modestia.
-
-— La modestia? Ah, ah, ah!
-
-Tutti e due si mettono a ridere come matti.
-
-Vorrei sapere cosa ho detto da far ridere a
-quel modo.
-
-[pg!93]
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-\ *
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-
-Questa è stata la gita artistica; per effetto della
-quale l'anima saggia di Ginetto Sconer ha preso
-sempre più il sopravvento. Con quella gita mi
-è stato fornito una specie di campionario di
-quello che sarà la mia casa quando essa diventerà
-il *rendez-vous* delle più spiccate personalità
-dell'arte e della politica.
-
-Il giorno seguente prendo le mie informazioni:
-ed ecco quello che risulta. La contessa vecchia
-è stata di una galanteria così generosa che ha
-distribuito i suoi favori, oltre che ai cavalieri,
-anche alla fanteria di casa: il conte, padre, si è
-occupato, a Montecarlo, della liquidazione del suo
-patrimonio. Il figlio Desiderio, ufficiale di cavalleria,
-seguirebbe, se potesse, le vie paterne. Ultima
-speranza, il matrimonio con una figlia di
-un ricchissimo formaggiaio. Ma è sfumato anche
-il matrimonio, perchè i genitori della ragazza
-hanno fatto capire che in tempo di guerra un
-ufficiale può morire, e perciò non si fanno nozze
-con prospettiva di funerali. Vi è gente che ha
-ancora la testa su le spalle.
-
-Rimane il palazzo, coperto di ipoteche, rimane
-il sangue blu, benchè molti dicano che il sangue
-blu del padre non c'entra. Rimane Grifone, cavallo
-[pg!94]
-nero e storico, che, con finimenti d'argento,
-trascina su la vecchia carrozza la vecchia contessa.
-
-Quanto poi alla contessina, chi sostiene che le
-manchi qualche altra cosa oltre alla totalità del
-sangue blu; chi si limita alla mancanza di un
-venerdì.
-
-Ora anche Ginetto Sconer, per quanto sensibile,
-ha la testa su le spalle e, fra le orecchie,
-il cervello.
-
-— Caro conte, — dico a Maioli — mi dispiace:
-il matrimonio non è una lirica ma un poema
-continuativo. Ho pensato, e rifiuto.
-
-(Esclamazione di meraviglia).
-
-Proseguo: — Potrei dire che la merce non è
-uguale al campione.
-
-(Esclamazioni di sdegno).
-
-— Ma non è per questo. Lei voleva *cacciare
-l'articolo*, come dicono a Milano. Lei mi ha parlato
-del sangue blu, ma non mi ha mica detto
-che è un sangue blu mezzo matto, che non sa
-cos'è il preventivo, e cos'è il consuntivo.
-
-— Ma che linguaggio è questo? — esclamò
-Maioli. — Io vi facevo capitano della più bella
-fregata che sia stata varata nell'oceano femminile,
-e voi mi parlate di consuntivo e di preventivo.
-
-[pg!95]
-— Sì, per essere poi silurato!
-
-— Voi siete un uomo glaciale, un calcolatore!
-ma voi sarete punito! L'amore concede le sue
-gioie supreme soltanto a chi è pronto ai supremi
-cimenti. Voi siete un pusillanime. Non sarete
-mai amato, mai!
-
-E mi voltò le spalle.
-
-Quell'uomo è idiota e terribile.
-
-
-
-
-X. — LA SIGNORA DALLE CARAMELLE.
-================================
-
-
-Io sono stato *tranchant*, come è il mio solito;
-però ho molto sofferto. «Perchè — dicevo fra
-me, sorbendo un buon caffè alla pasticceria della
-Maddalena, deserta in quell'ora, ore dieci del
-mattino, — sui precedenti della contessina ci si
-può passar sopra, ma la mancanza di un venerdì....
-Se l'erede mi viene fuori anche lui senza
-un venerdì, io avrò accesa un'ipoteca tremenda
-su tutto il mio patrimonio, materiale e morale.
-Ah, questo no! Ebbene, facciamo le valigie, e
-torniamo a Milano.»
-
-Una piramide di *marrons glacés* attirò la mia
-attenzione. Ne presi uno e lo mangiai. Che malinconia!
-[pg!96]
-Mi venne in mente il *marron glacé*
-scomparso due giorni prima nella bocca della
-contessina.
-
-Così sono scomparse le mie speranze! Ebbene,
-onoriamo i defunti, e siamo sempre cavalieri!
-Io farò omaggio alla contessina di una scatola
-di *marrons glacés*. — Prepari — dico al pasticcere — una
-scatola di *marrons glacés* e altri ingredienti,
-che lei mi farà il piacere di recapitare
-alla contessina Ghiselda.
-
-Forse il dono è un po' volgaruccio, ma rimedieremo
-con un biglietto che esprima con eleganza
-questi miei sentimenti.
-
-Io ero tutto occupato a *stillare* il biglietto, e
-sentivo dalla parte del banco un confuso discorrere
-di caramelle, del prezzo delle caramelle,
-della crisi delle caramelle, quando d'un tratto
-fui colpito da queste parole:
-
-— Sicuro che ne consumo di caramelle! Ogni
-mattina, quando mio marito esce di casa, gli
-metto in bocca una caramella.
-
-Ma chi mai ha proferito queste straordinarie
-parole?
-
-Chi è la prodigiosa creatura che ogni mattina
-mette in bocca a suo marito una caramella?
-Alzai gli occhi, e vidi una signora in colloquio
-col pasticcere: una signora di mezza età, ma
-[pg!97]
-ben portante, vestita con serietà. Mi feci attentissimo.
-
-Il pasticcere lega il sacchetto delle caramelle
-e lo consegna con largo gesto alla signora, dicendo:
-
-— E tanti, tanti saluti all'avvocato.... (Questo
-è il marito, l'uomo felice). — e tanti saluti anche
-alla signorina! Le dica pure che se vuol venire
-questo settembre a vedere come si fa a fare
-la cotognata, venga senza complimenti....
-
-(Ma questa è la figlia, o una figlia! Io sono
-intuitivo! Se la madre mette in bocca a suo marito
-una caramella, si può presumere che anche
-la figlia metterà in bocca a suo marito una caramella,
-o qualcosa di dolce).
-
-Io sono stupito della mia scoperta.
-
-Rimane da sapere se questa figlia risponde
-anche alle esigenze estetiche.
-
-Appena la signora è uscita, domando:
-
-— È un avvocato da potersi fidare il marito
-della signora?
-
-— Lo può prendere a occhi chiusi, come si
-prende la moglie.
-
-— La moglie si prende a occhi chiusi?
-
-— Se la prende a occhi aperti, non la prende più.
-
-(Sono intelligenti i pasticceri in questo paese).
-
-Dico:
-
-[pg!98]
-— Hanno una figliuola bruttina però....
-
-— Oh! Un bottoncin di rosa!
-
-— Ma è piccina, mi pare.
-
-— Era piccina l'anno scorso, ma adesso è cresciuta:
-le ragazze crescono come l'erba, notte e dì.
-
-— Non si vede quasi mai in giro, però, questa
-signorina *bottoncin di rosa*.
-
-— Di quelle che lei vede in giro c'è poco da
-fidarsi — mi risponde il pasticcere, facendo una
-faccia assai brutta.
-
-.. vspace:: 1
-
-.. class:: center large
-
-\ *
-
-.. vspace:: 1
-
-Assumo altre informazioni: l'avvocato è un
-buon professionista. Ha lo studio in casa propria,
-via X\*\*\*; ma non abita in città che nei
-mesi d'inverno. Per tutta la buona stagione abita
-con la famiglia in una villetta a tre chilometri
-dalla città; viene giù la mattina, ritorna a casa
-la sera.
-
-Della sua signora non mi hanno saputo dir
-niente, nè in male nè in bene. Allora deve essere
-una signora per bene; perchè le signore
-per bene sono quelle di cui non si sa dire niente.
-
-Quanto alla signorina essa è completamente
-ignorata.
-
-«Ma è naturale, caro Ginetto — dico a me
-stesso. — Se la signorina appartiene realmente
-[pg!99]
-alla classificazione del dottor Pertusius, questo
-*bottoncin di rosa* è una violetta mammola, e
-le viole mammole, stanno nascoste».
-
-.. vspace:: 1
-
-.. class:: center large
-
-\ *
-
-.. vspace:: 1
-
-Ho sospeso la partenza. Non farò più le valigie,
-faremo un sopraluogo. Forse ho trovato
-moglie!
-
-
-
-
-XI. — LA VIOLA MAMMOLA.
-=======================
-
-
-Era un bel pomeriggio di maggio, come si
-legge nelle descrizioni, e io do ordine a Biagino
-di fare un giro, piano piano, per i dintorni dove
-si trovano le collinette verdi con sopra le villette
-bianche con le finestre aperte.
-
-Cerchiamo di individuare quale sarà la villetta
-della signora dalle caramelle.
-
-Eravamo ai piedi di una salita e guardavo attorno,
-quando sento: *drin, drin, drin!* e vedo
-dall'alto della strada venir giù a scatto libero
-una bicicletta con sopra una signorina, dritta.
-Scarta e passa via come un lampo. — Quella lì
-è lei! Non l'ho potuta veder bene in faccia, ma
-dev'esser lei.
-
-Infatti, dopo un quarto d'ora, ecco che la vedo
-[pg!100]
-tornare indietro: ma questa volta a piedi, e in
-compagnia d'un uomo: il papà.
-
-Carina! Era andata incontro al suo papà. Venivano
-su tutti e due, piano piano, soli soli, parlando
-fra loro, e non hanno badato nemmeno
-alla mia automobile ferma. D'altronde io ero
-così ben truccato con gli occhiali e col berretto
-che non mi avrebbero mai potuto riconoscere.
-
-In faccia non la ho potuta veder bene nè meno
-allora; ma come figura, molto carina.
-
-Un po' faceva *caro* al suo papà con la manina;
-un po' faceva festa ballonzolando avanti per la
-via, e poi si appendeva al braccio del papà, che
-conduceva lui la bicicletta a mano. Come si dondolava
-graziosa anche lei al braccio del papà!
-
-Ho potuto individuare anche la villetta: un
-che di mezzo tra la casa rustica e la villa; un
-cancelletto ben verniciato, un vialetto con sassolini
-tenuti puliti. I margini del vialetto sono
-formati da alberelli fruttiferi a spalliera; e lungo
-il vialetto, gran vasi di limoni. Poi intorno c'è
-l'orto. Nell'orto vi sono piselli, insalata, ed altra
-botanica da mangiare.
-
-Una mattina, presto, ho veduto la signora Caramella
-che impartiva comandi a una servetta.
-*Cocodè, cocodè!* si avanza una superba schiera
-[pg!101]
-di galline. Non è molto fine tutto ciò: ma si può
-considerare sotto l'aspetto dell'*home* inglese; e
-allora diventa fine. Del resto, una signora che attende
-alla pollicoltura presenta ottime garanzie.
-
-Quanto alla signorina, ho osservato che tutti
-i giorni, verso quell'ora del pomeriggio, va incontro
-al suo papà fin dove arriva il tram con
-l'ultima fermata.
-
-Venerdì soltanto la signorina non è venuta.
-
-Verso le dieci del mattino, la servetta viene
-giù con la sporta a far la spesa nelle botteghe
-fuori di porta.
-
-Ho deciso: affronto la servetta. La apposto in
-una svolta della strada.
-
-
-
-
-XII. — INTERVISTA ANCILLARE.
-============================
-
-
-La servetta veniva giù per la stradicciuola fra
-le due siepi di biancospino, col cesto della spesa:
-passo baldanzoso; testa scoperta.
-
-È una ragazza rossiccia, solida, sagomata alla
-campagnola, con qualche sovrapposizione di capriccio
-cittadinesco. Labbra grosse, guance fiorite
-di salute, nonchè di bitorzoletti.
-
-[pg!102]
-Le attraverso la strada e le parlo così:
-
-— Permettete una parola, signorina: in quella
-villa, lassù, avvengono cose molto sospette. Si
-sentono grida; si vedono segnalazioni con bandiere
-bianche. Ogni sera, poi, una signorina precipita
-sino alla linea del tram a dare appuntamento
-ad un signore con un plico nero. Tutte
-le sere, e non il venerdì. Perchè non il venerdì?
-Ciò è misterioso. Voi non ignorate che siamo in
-tempo di guerra.
-
-La ragazza un po' si mette a ridere, un po' ha
-spavento.
-
-— Lei è uno della questura?
-
-— Tutto può essere.
-
-— Gli strilli — dice — sono della signorina che
-canta.
-
-— Col piano, canta?
-
-— Senza piano: e la bandiera bianca è la biancheria
-lavata.
-
-— La biancheria la lava il lavandaio.
-
-— E invece la mia signora fa il bucato in casa.
-Ma lei quante cose vuol sapere? Se andasse invece
-a prendere i ladri, sa quanto farebbe meglio!
-
-(Forse la servetta ha ragione, e muto sistema).
-
-— Sentite: io sono un uomo d'affari e ho bisogno
-di alcune informazioni riservate sul conto
-del vostro padrone; e questo è per voi. — Così
-[pg!103]
-dicendo le presento un bel biglietto nuovo da
-dieci lire, che la fa sorridere.
-
-Rifiuta il denaro, perchè del signor avvocato
-non può dire che bene.
-
-— Ciò vi fa onore, ma il denaro di regola non
-si rifiuta mai. Dunque la signorina canta?
-
-— Tutte le mattine come un fringuello.
-
-— Allora non è melanconica la signorina?
-
-— Melanconica? Già che si sta a questo mondo,
-si deve anche essere melanconici?
-
-— Mi piace, perchè questa è anche la mia
-opinione. Dunque allora la signorina si alza presto
-al mattino?
-
-— Certamente, perchè la sera va a letto presto.
-Sì, ma lei vuole sapere della padroncina e non
-del signor avvocato.
-
-Lodo la sua perspicacia e la prego di accettare
-una moneta d'oro. Io premio sempre la intelligenza,
-perchè ciò costituisce sempre un ottimo
-affare. Però la avverto di non cambiare alla pari
-perchè le monete d'oro stanno diventando rarità
-di museo. L'oro è un metallo prezioso, in
-quanto fa sorridere di felicità.
-
-La servetta sorrise anche lei e mi parve disposta
-a stringere con me un patto di alleanza.
-
-Domando alla servetta perchè venerdì la signorina
-non è andata incontro a suo padre.
-
-[pg!104]
-— Forse perchè aveva mal di testa?
-
-— La signorina non ha mai mal di testa.
-
-— Forse perchè aveva mal di denti?
-
-— La signorina non ha avuto mai mal di
-denti.
-
-— Allora perchè ha preso il purgante?
-
-— Ah, signore....
-
-— Potete voi assicurare che la signorina non
-ha preso il purgante?
-
-La servetta assicura che la signorina non fa
-uso di purganti.
-
-— Ma lei fa bene delle vaghe domande....
-
-— Vi prego di occuparvi della risposta e non
-della domanda. Allora la signorina leggeva venerdì
-qualche romanzo....
-
-Ah, i romanzi! quella cosa che fa liquefare il
-cuore!
-
-Dove era stata prima a servire, c'era una signorina
-che leggeva sempre romanzi, e lei era
-chiamata a partecipare alle emozioni della lettura.
-Ma la signorina Oretta non legge romanzi.
-
-— Si chiama Oretta la vostra padroncina?
-
-— Sì, Oretta.
-
-— Mai inteso: ma un bel nome. E se non
-suona il piano, se non legge romanzi, che cosa
-fa tutto il giorno?
-
-— Cosa fa? ah, cosa fa? anzi cosa facciamo
-[pg!105]
-tutto il giorno? Lo domandi alla padrona. Non
-si finisce mai di lavorare in quella casa.
-
-— Allora — dico io — venerdì la signorina
-Oretta era occupata a scrivere una lettera all'innamorato.
-
-Oh, che cosa io avevo mai detto! — Bene è
-vero — osservò la servetta — che oggi le signorine
-cominciano a parlare di fidanzati dal
-tempo delle sottanine corte; — ma ella mai aveva
-inteso dalla signorina Oretta proferire discorsi
-di fidanzati.
-
-— Voi garantite che non ha fidanzati?
-
-— Ma se ne avesse uno, sarei io la prima a
-saperlo.
-
-— Allora perchè non è venuta venerdì?
-
-È un segreto che la servetta mi confida dietro
-promessa di non palesarlo a persona. Due anni
-fa la padrona è stata molto male; e durante la
-malattia la signorina ha fatto un voto al Signore:
-che se la mamma guariva, tutti i venerdì non
-sarebbe mai uscita dalla sua camera. La signora
-è guarita, e lei tutti i venerdì non esce di casa.
-
-— Sa lei, signore, che è una cosa ridicola?
-
-— È vero, — risposi, — ma vuol dire anche
-che la signorina fa onore ai suoi impegni, e
-ciò mi piace.
-
-[pg!106]
-
-
-
-
-XIII. — SECONDA INTERVISTA ANCILLARE.
-=====================================
-
-
-Questa signorina Oretta risponde alle esigenze
-eccezionali del dottor Pertusius. È un po' primitiva;
-ma trapiantata da questo ambiente rusticano
-nel mio giardino, ecco, il fiorellino semplice
-diventerà fiorellino doppio. Io pregustavo — standomi
-ancora al mattino nel letto dove
-dormì Giuseppe II e tutti quei re — la gioia di
-questa trasformazione operata dalla mia mano
-possente su la semplice Oretta; ed ella esclamava:
-«Ginetto, tu mi fai soffrire troppo!»
-
-Però non è bene che tu pensi tutto per te.
-C'è anche l'erede.
-
-L'erede farà *ua ua!* e altre cose contrarie all'estetica,
-farà; ed è un pretendere troppo che
-Oretta con una mammella dia a te la sciampagna
-eccitante, e con l'altra il latte calmante all'erede.
-La nascita dell'erede era decretata; e perciò deliberai
-una seconda intervista ancillare.
-
-Questa volta mi recai all'appostamento della
-servetta in tutto lo splendore di una *toilette* primaverile;
-e perciò la ragazza, quando mi vide,
-[pg!107]
-rimase offuscata, e quasi non mi riconobbe. (Il
-giorno prima mi ero truccato in modo indegno).
-
-— Altre meraviglie vi aspettano, ragazza mia, — dissi. — Ma
-prima di tutto il vostro nome.
-
-— Lisetta.
-
-— Ebbene, Lisetta, noi siamo destinati a diventare
-intimi amici. Voi dovete essere la mia
-collaboratrice.
-
-— Che dica ben su....
-
-— Ecco di che si tratta.... — Ma la Lisetta aveva,
-oltre al cestello della spesa, un involto in un
-giornale da cui pendevano laccioli. Evidentemente,
-un paio di scarpe. — Le vostre, Lisetta?
-
-— No, della signorina.
-
-— Fate, fate vedere.
-
-Guardo. La vista di quelle scarpe, benchè conformi
-alle idee del dottor Pertusius, mise una
-spina nel mio cuore.
-
-— È ben fatto — domando — il piede della
-signorina?
-
-— Come il mio....
-
-— Oh, ma in proporzioni minori, vorrei credere.
-
-Dal piede risalii con domande riservate alle
-regioni superiori; ma qui la Lisetta non seppe
-darmi che vaghe referenze. Poteva ben dirmi
-di altre signorine, perchè portavano camiciole
-di pizzo che arrivavano appena a coprire....
-
-[pg!108]
-— Ho capito. Proseguite!
-
-—.... e poi facevano i quadri plastici davanti
-alla specchiera; ma la signorina Oretta porta
-una camicia lunga come quella di Santa Veronica.
-Però brunetta ella è.
-
-— Ma queste scarpe sono da buttar via — dissi.
-
-— Buttar via? Le porto a risolare. Vada, vada
-a dire alla mia signora «buttar via». Oggi, poi,
-col prezzo delle scarpe! Non si butta via niente:
-nemmeno la broda dei piatti.
-
-— Oh!
-
-— C'è il maiale in casa.
-
-Un utile animale, ma spoetizzante. Galline in
-casa, pazienza, ma anche il maiale....
-
-Comunque dico:
-
-— Ascoltatemi, Lisetta: vi sarebbe uno di quei
-giovani assolutamente eccezionali: bello, ricco,
-come si legge nei romanzi: un perfetto signore,
-disposto, forse, a sposare la signorina Oretta,
-vostra padroncina.
-
-— È lei forse? — e mi squadra.
-
-— Perchè? Non vi piaccio? Trovereste forse
-qualcosa da eccepire sul mio conto?
-
-— Io trovo che lei è un simpatico signore.
-
-— Lodo la vostra intelligenza.
-
-— E poi con un'automobile così bella!
-
-— Così che voi credete, Lisetta, che la vostra
-[pg!109]
-padroncina rimarrebbe favorevolmente impressionata
-all'annuncio che un giovane ricco, simpatico,
-serio, sarebbe disposto ad iniziare serie
-trattative di matrimonio?
-
-— Se glielo dico io, mi manda in cucina. Tutte
-le volte che le ho detto certi bei pensierini d'amore,
-lei mi dice: «Lisetta, va in cucina!» Io
-direi che lei, signore, cercasse di entrare in simpatia
-del papà e della mamma. La padrona se
-viene poi a sapere che lei è ricco....
-
-— Questo è un particolare interessante! Ma
-per entrare in simpatia, prima bisognerebbe entrare
-in relazione.
-
-— Ah, signore! — esclamò Lisetta battendosi
-d'un tratto con la mano la fronte, — se non è
-che per questo, lei non poteva capitare in un
-momento migliore.
-
-— Favorite di spiegarvi, ragazza mia.
-
-— Ha lei osservato, proprio di contro alla nostra
-casa, una villetta piccina piccina? È così
-nascosta dalle piante che già non si vede. Sono
-quattro camerine che la signora ha fatto tirar
-su con le sue economie per affittarle ammobiliate;
-e proprio l'altro ieri le sono rimaste sfitte.
-Adesso non le racconto come: le basti sapere
-che la signora è rimasta imbrogliata di tutto
-l'affitto, senza contare il resto. Son due giorni
-[pg!110]
-che ha una luna.... Ha pianto persino dalla bile.
-Bene: lei si presenta, prende in affitto la villetta,
-non tira un centesimo sul prezzo, e lei è accolto
-in casa come un Dio.
-
-Eccellente idea! Così vedo la signorina *messa
-in opera*, come si dice a Milano, senza impegnarmi.
-
-— E scusate, una domanda: l'avvocato che
-uomo è? Non è mica un uomo furioso?....
-
-— È tanto buono! — risponde Lisetta. — Alza
-qualche volta la voce, ma non ci si bada.
-
-— Se l'affare va, la vostra fortuna è fatta, perchè — tenete
-a mente — il sistema della nostra
-Ditta è tedesco: ricompensare le persone per
-quello che rendono.
-
-
-
-
-XIV. — IL PAPÀ MIO FUTURO SUOCERO.
-==================================
-
-
-Sono andato allo studio dell'avvocato per l'affitto
-della villa. Ma non ho avuto bisogno di
-domandare se c'era.
-
-Se ne sentiva la voce dall'anticamera. Gridava
-come un'aquila, cosa della quale ero prevenuto.
-
-— S'accomodi, signore — mi dice lo scrivano,
-[pg!111]
-un gobbetto con certe mani che spiccavano in
-nero su la carta bianca.
-
-Veramente quando io sento la gente che declama
-forte, ho l'abitudine di ritirarmi.
-
-Lo studio è molto in istile con le mani dello
-scrivano. Accomodarmi? dove? Il sofà è occupato
-da due grossi individui di campagna. Clientela
-poco distinta.
-
-La declamazione cresce.
-
-Si sente l'avvocato dire: «Affari sporchi, signore,
-affari molto sporchi! Nel mio studio tutto
-è pulito. (Pausa. Ripresa). Ma sì, vada da chi
-vuole. Non c'è altra abbondanza che di avvocati».
-
-— Senti come *el ziga*! — dicono i due villani
-pieni di ammirazione.
-
-«No! — si sente gridare ancora di là, — è inutile
-che lei *mi dia dell'olio*. Sa piuttosto? ringrazi
-se non la denuncio. Esca, faccia il piacere:
-esca!»
-
-L'uscio si spalanca e vien fuori un signore un
-po' pallido. Passando, vede la mia distinta persona
-e dice: «Gli porto un affare che rappresenta
-dei buoni da mille e lui dice che gli guasto
-l'onore. Come se i buoni da mille fossero *stampigliati*
-col bollo d'onore e senza! La guerra passa
-e gli affari rimangono».
-
-Non ragiona male, ma io resto impassibile:
-[pg!112]
-invece i contadini si guardan con tanto d'occhi:
-*Disel da bon?*
-
-Il signore esce.
-
-Vien fuori l'avvocato con una faccia da burrasca,
-e dice: — Avanti a chi tocca.
-
-I due villani entrano.
-
-Il mio futuro suocero manca di distinzione.
-
-— Sempre così coi clienti, il suo principale? — domando
-allo scrivano.
-
-— Eh, quando gli toccano la corda sensibile....
-
-E il gobbetto amabilmente mi spiega la storia
-del diverbio: si tratta del salvataggio di una Ditta
-tedesca, che può esser messa sotto sequestro.
-
-— Patriotta anche negli affari il vostro principale?
-
-— Sa? — mi dice il gobbetto, — è di quelli
-che vogliono *sgrandire* l'Italia.
-
-I villani escono.
-
-Entro io.
-
-Ci sediamo: i nostri due volti si trovano vicini
-e allo stesso livello. Lui mi guarda con aria
-truce; ma io lo domo con la mia abituale correttezza.
-Comincio il mio *exposé* con la mia parola
-persuasiva ed elegante. Il suo volto si rischiara,
-anzi il mio aspetto di perfetto *gentleman*
-gli insinua degli scrupoli nella coscienza. — Badi — mi
-dice — che nella villetta non vi sono tutti
-[pg!113]
-quei comodi che lei potrebbe forse desiderare.
-Non vorrei poi sentire lamentele.
-
-Faccio un gesto di completa assicurazione.
-
-Mi domanda, un po' dubitosamente:
-
-— Lei ha referenze in città?
-
-Io potrei fare il nome della mia Ditta; ma dico:
-
-— Il signor Maioli.
-
-— Un dignitoso imbecille — dice lui.
-
-— Perfettamente d'accordo. — (Ma non si trattano
-così gli imbecilli, signor avvocato! Io li
-nomino sempre con molto rispetto).
-
-— Il signor Cioccolani....
-
-— Padre o figlio?
-
-— Figlio — rispondo. — Perchè, c'è differenza?
-
-— Certo: il padre è un valentuomo e un ottimo
-agricoltore: il figlio è la sua croce. Sono
-disgrazie di noi genitori.
-
-— Ha anche lei un figlio poeta?
-
-— Per fortuna no. Ho soltanto una figlia.
-
-Vedo che ha qualcos'altro da dirmi, e dice
-infatti:
-
-— Scusi la domanda: ma la villetta è per lei?
-Lei mi intende.
-
-Ho apprezzato altamente la sua morale. La
-morale avanti tutto.
-
-— La villetta — dico — è per mia madre, la
-quale trovasi presentemente in cura a Salsomaggiore,
-[pg!114]
-e dopo avrà bisogno di aria balsamica
-e di perfetta quiete.
-
-(Eventualmente, farò venire la mia governante,
-camuffata da genitrice).
-
-— Per questo — risponde l'avvocato, — lei
-non potrebbe fare scelta migliore.
-
-.. vspace:: 1
-
-.. class:: center large
-
-\ *
-
-.. vspace:: 1
-
-Ci siamo lasciati perfettamente d'accordo.
-
-Tipo diverso dal mio, ma bell'uomo anche lui,
-il signor avvocato: solido, asciutto, baffi alla
-moschettiera: impressionante. Mi fa piacere:
-conserveremo così per l'erede tutta la energia
-della stirpe. *All right!* «Egregio avvocato, mettendo
-al mondo, con la collaborazione della sua
-signorina, un erede solido, ordinato, metodico,
-noi ingrandiremo l'Italia».
-
-
-
-
-XV. — ATTILA, RE DEGLI UNNI.
-============================
-
-
-Stupore!
-
-Esco dallo studio dell'avvocato, e incontro per
-il corso la contessina con la madre.
-
-Innebriante! Trionfale! Porta un bastoncino,
-ha grandi piume, pare la figura della *Tosca*.
-[pg!115]
-Accanto alla sua magnificenza saltellava sui tacchi
-lucidi il poeta Cioccolani, come un cagnolino
-al guinzaglio. Era anche lui, come me, tutto
-primaverile.
-
-È prima la contessina a fermarmi per ringraziarmi
-dei *marrons glacés* e del mio bellissimo
-madrigale.
-
-— Ma si copra, la prego.
-
-Io ero rimasto col capo rigorosamente scoperto,
-con molta ammirazione dei buoni provinciali,
-e soltanto al suo comando deposi la maggiostrina
-su la mia lucida capigliatura.
-
-— Ma lor due non si conoscono? — domanda
-la contessina.
-
-— Mi pare, mi pare, — fa il poeta Cioccolani.
-
-Parlava con l'*erre* moscio. — Mo' vada là che
-mi conosce! — dico io.
-
-La contessina lo scusa, dicendo che lui va
-soggetto a distrazioni incredibili.
-
-Bella *maggia* questo poeta, come dicono a Milano.
-
-— Se lei mi permette, contessina, io devo farle
-un secondo madrigale: la sua presenza illumina
-di vibrazioni moderne queste vie da medio-evo.
-Il Comune le dovrebbe dare, almeno, un diploma
-di benemerenza.
-
-A questo mio complimento la contessina scoppia
-in una serie di «Ah! ah! ah!» così squillante
-[pg!116]
-che la gente si volta a guardare. Ma lei
-ride finchè ha finito. Quando ha finito, mi
-dice:
-
-— Il Comune? Il Comune socialista qui di P\*\*\*?
-Se potesse, mi darebbe lo sfratto. Dica, dica lei,
-Cioccolani.
-
-— La fine di Giovanna d'Arco — dice il poeta.
-
-— *Je m'en fiche* — dice la contessina.
-
-La contessa madre, che ha inteso rumore, si
-fa tradurre all'orecchio il mio madrigale, e lo
-trova molto appropriato. Mi vuole far sapere
-personalmente che nell'evo-medio i suoi antenati
-camminavano per le strade di P\*\*\* come su di
-un proprio feudo.
-
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-\ *
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-
-Ci soffermiamo alla solita pasticceria. La vecchia
-prende un *mélange* con molto latte, perchè
-con molta cioccolata, perchè con molto zucchero,
-perchè con molte paste. La contessina prende
-un tè molto *frappé*: il poeta solo del gelo, cioè
-un gelato.
-
-(Io mi sono servito qualche volta di un poeta
-per fare versi per le mie *réclames*. Era un uomo
-spettrale, che beveva liquidi infiammabili. D'altronde
-è notorio che i poeti si nutrono di eccitanti).
-
-[pg!117]
-Manifesto questa opinione: ma non è approvata.
-
-— No, no, no, liquori! — esclama la contessina. — Precisamente
-il contrario. Ora poi che
-Cioccolani è in istato di grazia e di martirio, guai
-se prendesse eccitanti.
-
-Domando se il signor Cioccolani sta poco bene.
-
-— Sta creando — dice la contessina.
-
-Mi permetto di domandare che cosa sta creando.
-
-Cioccolani si è irrigidito e non risponde.
-
-— Un poema drammatico — risponde per lui
-la contessina.
-
-— In prosa o in versi? — domando io.
-
-Il poeta fa una smorfia di disgusto.
-
-— Superato! In prosa lirica — dice la contessina.
-
-— Ah, benissimo — dico io. — E sarebbe?
-
-— L'Attileide, o Attila re degli Unni, ossia la
-lotta delle stirpi.
-
-— Press'a poco come adesso — dico io.
-
-— Vedete, vedete? — esclama la contessina. — Vedete,
-Cioccolani, che capisce anche lui?
-
-(Lui sarei io.)
-
-— Raccontate, raccontate Cioccolani, quante
-persone vi saranno su la scena.
-
-— Più di trecento — dice allora Cioccolani: — Unni
-coperti di pardalidi, vescovi mitrati, cavalle
-[pg!118]
-àvare, nazarei con le cesarie intonse, gli
-ultimi legionari romani, le vergini di Santa Genoveffa.
-La tragedia si svolge in tre grandi stazioni;
-la prima ad Aquileja, la seconda sui campi
-Catalaunici, la terza in una cattedrale di Pannonia.
-Sinceramente, donna Ghiselda, mi sarebbe
-necessaria almeno una gita ad Aquileja per
-qualche studio archeologico: ma adesso le autorità
-militari frappongono difficoltà....
-
-— Scusi — mi permetto di osservare, — ma
-mi pare che Attila re degli Unni sia un personaggio
-poco simpatico.
-
-Il poeta non risponde: ma la contessina si infiamma: — Poco
-simpatico Attila? Ah! Il magnifico
-genio della stirpe, il purificatore sublime!
-
-Mi permetto di non capire.
-
-— È semplice — risponde la contessina. — Attila
-è la *Nemesis*, che purifica con l'esterminio
-l'umanità.
-
-— Mi dispiace, ma non posso condividere questa
-opinione.
-
-— La guerra, egregio signore — dice Cioccolani, — è
-nient'altro che la catarsi di purificazione:
-l'olocausto offerto ai genî oscuri delle stirpi.
-
-Senonchè a questo punto il poeta Cioccolani
-mutò voce: — Ma cameriere, cameriere, venite
-qui: è inaudito!
-
-[pg!119]
-Ha trovato una cosa nera nel gelato bianco.
-
-— Cosa c'è in questo gelato? Guardate! — E
-presentò al cameriere la cosa nera su la punta
-del cucchiaino.
-
-Una mosca!
-
-Disputa se è una mosca. È una mosca constatata.
-
-La contessa madre, che finora ha vuotato mezzo
-il cestello delle paste, si sveglia e vuol vedere.
-
-— Orrore! Una mosca!
-
-Seconda disputa col cameriere se la mosca
-era caduta allora, o durante la mantecazione del
-gelato.
-
-La contessa madre vuole interloquire e dice
-misteriosamente: — Adesso gli operai fanno apposta
-a mettere le porcherie nelle robe che devono
-mangiare i signori.
-
-Terza disputa se è stato quel cameriere oppure
-un altro cameriere a portare il gelato. — Ma
-pretendete forse — dice Cioccolani — che io
-vi guardi in faccia per vedere chi è il cameriere
-che mi serve? Io constato una mosca. Ignorate,
-o ignorante, quanti milioni di microbi si nascondano
-sotto le ali di una mosca?
-
-Non dice mica male; ma mi pare che si possa
-risolvere la questione con l'ordinare un secondo
-gelato: e così il pericolo della mosca è eliminato.
-
-[pg!120]
-— La guerra — riprese Cioccolani immergendo
-la paletta del cucchiaino nella crema del gelato, — la
-guerra è sempre un'opera di purificazione.
-
-— Sarà benissimo. Però scusi, signor Cioccolani — mi
-permetto di osservare, — io credo
-che questa sua tragedia non potrà avere oggi
-un gran successo. Qualche anno fa era di moda
-la Germania, e andava bene. Ma adesso...! Pensi
-che questo inverno, a Milano, è uscita appunto
-una satira contro la Germania, col titolo a un
-di presso come il suo... (Ma cosa hanno da ridermi
-in faccia tutti e due mentre parlo?)
-
-— Ah! ah! ah! — fa Cioccolani.
-
-— Ah! ah! ah! — fa la contessina.
-
-Mi pare che ridano alle mie spalle.
-
-Quando hanno finito di ridere, la contessina
-mi spiega: — Ma non è Attila che vince! Chi
-vince è Roma, cioè il genio *latino*.
-
-— Allora siamo a posto.
-
-— La potenza della tragedia è immensa, — mi
-spiega la contessina. — Lei sa che quando
-Attila si presentò ad Aquileja, sopra il cavallo,
-sotto la cui unghia non crescerà filo d'erba, la
-cosa era molto grave.
-
-— Lo credo bene.
-
-— I cristiani con qualche secolo di predicazione
-[pg!121]
-pacifista avevamo smobilitato l'esercito delle
-legioni romane: ma la venuta di Attila richiama
-il Papa sul terreno della realtà. Che cosa deve
-fare il Papa? Mobilitare! ma che cosa mobilita?
-Non c'è più esercito. Allora, secondo una leggenda,
-popolare anche oggi, ricorre a San Pietro
-e San Paolo. Ma che cosa vuole che potessero
-fare San Pietro e San Paolo? La leggenda cristiana
-dice che San Pietro e San Paolo fermarono Attila.
-Ciò è assurdo: Attila è il principio antitetico al
-Cristo: l'uno illumina l'altro, niente più! Attila,
-fin che può, va avanti e non indietro. Lei capisce
-benissimo che il giorno in cui Attila accetta
-di farsi frate, la storia si ferma come un
-orologio che ha consumata la carica. Mi guarda,
-signor Sconer?
-
-Io la guardavo infatti, un po' inebetito.
-
-— No! non è il Papa con le sue ideologie, — proseguì
-la contessina, — che ferma Attila; è
-una donna sublime, santa Genoveffa, che con
-la clava spacca la testa di Attila, e allora Attila
-capisce subito, ed è anche fermato.
-
-— Che vorrebbe significare — dico io — che,
-per persuadere i tedeschi, non c'è che un mezzo:
-spaccare la testa.
-
-— Sì! sì! sì! Vedete, Cioccolani? Capisce anche
-lui. Capiranno anche le turbe.
-
-[pg!122]
-(Lui sarei sempre io. Non è lusinghiero).
-
-— Scusi, contessina — domando, — Attila è
-veramente morto così?
-
-— Attila veramente è morto in un congresso
-carnale in Pannonia; ma è stato Cioccolani a
-ricavare da questo fatto comune un altissimo
-significato simbolico.
-
-Cioccolani è commosso, benchè silenzioso. Io
-mi congratulo con lui.
-
-— Lo rappresentano a Milano questo dramma?
-
-— A Milano? — dice allora Cioccolani. — Questo
-dramma non può essere rappresentato che
-a Roma, il centro della latinità.
-
-— È il dramma — dice la contessina — che
-deve destare l'anima delle turbe romane.
-
-— Questa — mi permetto di obbiettare — credo
-che sia una cosa difficile, commuovere i romani.
-
-— L'arte può tutto!
-
-— Allora non parliamone più.
-
-A questo punto Cioccolani guarda l'orologio
-sul braccialetto e dice: — Sono le undici. La
-messa è già cominciata. Venite, basilissa?
-
-— Mi dispiace; c'è mammà che è un po' debole.
-
-(Mi ha vuotato un cestino di paste e la chiama
-debole!)
-
-Il poeta se ne va.
-
-— Anche il signor Cioccolani è così religioso?
-
-[pg!123]
-— Veramente Cioccolani — risponde la contessina — va
-a sentire la messa cantata per
-inspirarsi per il terzo atto dell'*Attileide*. Vedete,
-Sconer: la messa cantata contiene elementi lirici
-e drammatici di primissimo ordine che agiscono
-su le turbe. Le turbe non capiscono niente,
-ma si muovono con la suggestione lirica. I versi
-di Cioccolani sono come la messa cantata: non
-sono versi, sono ponti lirici, su cui le turbe devono
-passare. Devono! Il brivido panico, il furore
-dionisiaco investe le turbe, e passano là
-dove vuole il poeta. — Qui la contessina si fermò,
-guardò con occhi strani, e poi disse: — Ah voi,
-ma che dico voi, nessuno può comprendere
-quale tragedia interiore si è svolta nell'anima
-di Cioccolani, e anche nella mia!
-
-Non capisco; e si deve vedere che non capisco,
-perchè mi domanda:
-
-— Conosce lei i *Canti Ermetici* di Cioccolani?
-
-— Mi dispiace....
-
-— È stata la sua prima affermazione lirica:
-il suo cervello è radio!
-
-(Un milione al grammo!)
-
-— Ebbene, i *Canti Ermetici* sono passati inavvertiti
-in Italia. L'Italia ignora Cioccolani! Ma
-non è ignorato in Germania: in una *Geschichte
-der jungen futuristichen italienischen Literatur*,
-[pg!124]
-Cioccolani è elencato tra i guerrieri più audaci,
-*die tapfersten Soldaten* che hanno spezzato il
-marmo sepolcrale della tradizione. Lei capisce
-benissimo che unicamente per questo fatto Cioccolani
-conserva un obbligo di gratitudine verso
-la Germania....
-
-— Scusi, contessina, anch'io sono sempre stato
-in ottimi rapporti con le ditte tedesche, ma mi
-sembrano un po' macellai.
-
-— È la caratteristica dei grandi popoli, — risponde
-con indifferenza.
-
-Io guardo quel suo volto con sempre maggior
-stupore. Ella, mentre così parla, prende con
-la mano la tazza del tè: con voluttà versa il
-contenuto giù nella gola. Sento un gorgoglio.
-Con la lingua ripassa su le labbra. Tè, liquore,
-sangue: quella donna mi pare avida di voluttà.
-
-— Inoltre, — riprese ella, — noi amiamo la
-Germania; noi invidiamo (lei naturalmente non
-lo andrà a riferire) questa *élite* di guerrieri, di
-politici e di scienziati, che fanno marciare tutti
-i senza-patria del mondo in servizio dell'unica
-patria germanica! Ebbene, noi abbiamo sacrificato
-questi nostri sentimenti personali, io e Cioccolani:
-e siamo al servizio d'Italia, di questa
-democrazia che è il regno dell'incompetenza.
-Questa è la nostra tragedia! Ma cosa vuole?
-[pg!125]
-Noi siamo nobili e il nostro dovere è di sacrificarci.
-
-È strano! Ma anche avendo un cervello ordinato
-metodico come è il mio, viene un senso
-di capogiro. Desidero prendere commiato.
-
-— Torna a Milano? — mi domanda.
-
-Dico alla contessina che ho preso in affitto,
-per la mia genitrice, un piccolo *chalet*.
-
-— Verremo una sera con Cioccolani e le faremo
-conoscere i *Canti Ermetici*.
-
-— Contessina, scusi, quel *basilissa* che dice
-Cioccolani, cosa vuol dire?
-
-— Parola bizantina, vuol dire *regina*.
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-
-Finalmente sono solo. Vado in cerca della mia
-anima. Oh, povero Ginetto Sconer! E io stavo
-per sposare quella donna così istruita. Ma io
-sarei finito in una casa di salute!
-
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-
-
-XVI. — CANI E GATTI.
-====================
-
-
-Il giorno ventisei del mese di maggio ho preso
-possesso della villetta. Vi trovo madre figlia e
-servetta che sfaccendano ancora nelle ultime
-operazioni di raddobbo.
-
-[pg!126]
-La mia presenza, di perfetto *gentleman*, incute
-un po' di soggezione.
-
-— Ci dispiace che ci trovi così — dice la signora, — ma
-gl'inquilini che c'erano prima,
-hanno lasciato una casa, una casa....
-
-Mi fa poi osservare la disposizione delle camere;
-ma a me importa la sua disposizione.
-Solida! Anzi dirò che se fosse messa con civetteria
-e non dovesse diventare mia suocera, vagheggerei
-che ella non fosse uno dei casi di fedeltà
-coniugale debitamente constatati.
-
-Mi dice:
-
-— Questa camera, la più grande, la riserbiamo
-per la sua signora madre.
-
-— Perfettamente.
-
-— E adesso, Oretta, bambina mia, dà al signore
-la consegna. Hai fatto per benino la nota
-di tutto? Sa, per regolarità.... Lei, se vuole, può
-confrontare.
-
-Lodo la sua regolarità amministrativa, ma presento
-la mano guantata: — Prego.
-
-In quella occasione sento per la prima volta
-la vocina della signorina Oretta:
-
-— Sì, mamà, — e levò dalla tasca del grembialetto
-un foglio piegato in quattro, e mi porse
-*la lista degli oggetti casalinghi consegnati, oggi,
-ventisei maggio, al signor....*
-
-[pg!127]
-— Ci manca il nome che non lo sapevo.
-
-— Cavalier Ginetto Sconer.
-
-È un po' mortificata.
-
-Il mio sguardo penetrante passa dalla lista
-degli oggetti casalinghi, bicchieri, piatti, posate,
-alla lista del di lei volto: capelli, naso, bocca, ecc.
-
-Ma ella non resiste a lungo al mio esame:
-i suoi occhi devono essere di quelli secondo la
-prescrizione del dottor Pertusius perchè si turbano
-subito, e dice:
-
-— Scusi *bene*, se non è scritto bene....
-
-— Oh, benissimo. Bicchieri, piatti, posate.
-
-Certo non è quella scrittura vibrante delle signorine
-della buona società: è una scritturina
-come lei, e anche la voce è come lei: una tranquilla
-cantilena, un po' provinciale. Il volto è
-regolare, anche troppo, perchè non ha nessuno
-di quei motivi decorativi su cui il desiderio si
-impiglia. È così liscio che anzi il desiderio vi
-scivola. Gli occhi non hanno specialità: due
-semplici occhi! Il petto non offre rilievi visibili:
-ma certamente si formerà, perchè la madre autorizza
-le più lusinghiere speranze.
-
-Molto notevoli sono invece i capelli di un nero
-*nubian*. Se non fossero lì, tirati, tirati, se ne potrebbero
-ricavare effetti di primissimo ordine.
-
-«Ci sarà molto da fare per ridurvi all'altezza
-[pg!128]
-della situazione, il giorno in cui anche voi, signorina
-Oretta, amabile oggetto casalingo, sarete
-regolarmente consegnata al cavalier Ginetto Sconer»;
-ma in questo punto delle mie meditazioni
-sento qualche cosa che mi fruga dietro, sui
-calzoni.
-
-— Eh, ma cosa c'è? — dico facendo un salto
-indietro.
-
-Una testa tremenda era attaccata ai miei calzoni.
-Era un cane di proporzioni colossali.
-
-— Oh, non fa niente, signore; Leone, Leone,
-vieni qui.
-
-(È il cane della signorina. Veramente, non
-mi sarei pensato che anche questa signorina
-avesse la specialità del cane).
-
-— Non è mica pericoloso quest'animale?
-
-— Oh, tanto buono, tanto intelligente. Leone,
-vedi il signore? Ricordati, Leone, che devi essere
-molto educato col signore.
-
-La signorina Oretta parla così al suo cane con
-molta grazia; e sorride. Veramente prima aveva
-riso del mio spavento.
-
-Il bestione non mi sembra bene intenzionato.
-
-L'episodio sgradevole mi ha permesso però
-di osservare che la signorina è fornita di magnifica
-dentatura e, quando ride, le si chiudono
-gli occhietti e le si apre la bocca.
-
-[pg!129]
-Mamma e figlia se ne vanno con il cane Leone,
-attaccato al grembiale della signorina.
-
-Rimane la servetta con la quale ispeziono meglio
-la nuova abitazione. Molto campestre. Il gabinetto
-poi è in istato, direi, primitivo.
-
-— Vedete, ragazza mia, lo stato dei gabinetti
-è quello che permette di rilevare il grado di civiltà
-dei popoli. Io, nella casa di mia proprietà
-a Milano, ho in ogni appartamento due *closets*:
-uno per i signori, l'altro per le persone di servizio....
-
-Ma le mie parole svegliano nella servetta una
-ilarità infrenabile. Dice: — Come se ci fosse una
-differenza....
-
-— Non si ride così davanti a Ginetto Sconer!
-
-Ma ella proseguì a ridere lo stesso: — Ringrazi
-piuttosto se trova la casa così! È da tre
-giorni che lavoriamo. Lei deve sapere che per
-gli inquilini che c'erano prima, era tutto un
-gabinetto. Guardi il giardino, che ci avevamo
-messi tanti bei fiori, in che stato è ridotto! C'erano
-quattro diavoli scatenati di bambini che,
-con la scusa che adesso c'è la guerra, facevano
-i tedeschi, rovinando tutto.
-
-[pg!130]
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-
-Ho dormito nella nuova abitazione. Il letto è
-un po' sconquassato e le lenzuola un po' ruvide;
-però mandavano un odorino di roba fresca che
-mi rassicurò. Sono stato un po' in ascolto se
-sentivo zanzare. Perchè, dico, è una cosa indecente
-che un uomo sia come una botte di sangue
-a disposizione di un animalino che va e
-viene tutta la notte e vi prenda in giro col suo
-ronzio! Non sentendo zanzare, mi sono subito
-addormentato.
-
-La notte è passata tranquilla, ma al mattino
-presto, sul più bello del sonno, un gatto mi ha
-svegliato. Bisognava sentire che miagolii! e poi
-me lo vedo entrare in camera con la coda dritta,
-tutto spelato, con due occhi e la gola aperta
-proprio verso di me. Ma questa è la casa delle
-bestie! «Gnau, gnau!» «Cosa vuoi? Via!» Macchè!
-«Adesso mi monta sul letto.»
-
-Mi è venuto un pensiero spaventevole: «È un
-gatto arrabbiato!».
-
-Mi butto giù dal letto, trincerato a buon conto
-da tutte le coperte, e munito del candeliere di
-ottone. Riesco a respingere il gatto e barricare
-la porta.
-
-Riprendo il sonno.
-
-[pg!131]
-Al mattino fatto viene la Lisetta, e dice: — Che
-bel sole, eh? — ma io le racconto la storia del gatto.
-
-— Una gatta. È un regalo lasciato dagli inquilini
-di prima. Povera bestia! Non ha trovato più
-nessuno in casa, ed è rimasta affamata.
-
-— Ma voi avevate il dovere di spazzare via
-quella bestiaccia. Che diamine! Io le darò da
-mangiare una pillola di stricnina.
-
-— Non lo faccia, signore! Sa che ammazzare
-una gatta che dà il latte, porta disgrazia?
-
-— Dà il latte?
-
-— È il mese di maggio, e la gatta ha fatto i
-gattini. Ecco qui la colazione.
-
-La Lisetta aveva una tazza di zuppa per la gatta.
-
-— Ma voi siete così tenera con le bestie?
-
-— È la signorina.
-
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-
-La Lisetta rassetta la camera. Mi pare abituata
-ad una pulizia molto sommaria; per lo meno
-molto a secco. Ah, i miei mobili, i miei *parquets*
-lucidi, odorosi di trementina!
-
-— No, no. Quelle cose lì lasciatele stare: metto
-in ordine io. — Ma lei non se ne discosta. — Sono
-i miei arnesi di *toilette*.
-
-— Quanta roba! — esclama. — Questo scatolino
-cos'è?
-
-[pg!132]
-— L'*ongloir*.
-
-— E questo cosino?
-
-— Il *polissoir*. La tenuta delle unghie — dico
-con intenzione — distingue la rispettabilità delle
-persone.
-
-— Oh, guarda che belle forbicine!
-
-— Lasciate stare: per le vostre mani non servono.
-
-L'uso dello spruzzatoio lo capì subito, e cominciò
-a pompare con soddisfazione: — Come
-sa di buono!
-
-— Fate, fate, ragazza mia, ma prima dei profumi,
-sono indispensabili molte abluzioni intime
-e profonde. A proposito, se invece di contemplare
-i miei arnesi di *toilette*, mi portaste un po'
-d'acqua....
-
-— C'è lì la brocca e il catino.
-
-— Molta acqua, molto più acqua.
-
-— Allora dica che lei vuol fare un bagno.
-
-— Come si potrà: *à la guerre comme à la
-guerre*. Voi, Lisa, e forse non voi soltanto, non
-potete imaginare la gioia del bagno. Un mio
-amico, che per una crisi economica dovette sostare
-per qualche settimana a Regina Cœli, mi
-confessava che la sua maggior sofferenza era
-stata quella di non aver potuto fare il bagno la
-mattina.
-
-[pg!133]
-La Lisetta torna su, dopo un po' d'attesa, con
-due secchi che traboccano.
-
-— L'acqua è in fondo al pozzo, e il pozzo è
-cupo, — dice.
-
-— Ah, povera Lisetta! Ma parliamo d'altro. Voi
-avete qualche notizia su l'effetto che la mia persona
-ha prodotto ieri?
-
-Lisetta mi assicura che io ho prodotto un
-grande effetto, perchè la signorina le ha raccomandato
-di fare molto bene la pulizia.
-
-— E non ha detto niente in particolare?
-
-— Ha detto: «Quando vai da quel signore,
-mèttiti il grembiale bianco».
-
-— Vedete, Lisetta? La vostra padroncina ha
-prevenuto quello che io stavo per dirvi. Credete:
-voi con un bel grembialino bianco; la vostra
-capigliatura un poco più ravviata, e sopra una
-cuffiettina bianca; le vostre braccia nude, e preventivamente
-insaponate insieme con le mani,
-fareste tutt'altro effetto....
-
-— La livrea delle serve? — esclamò Lisetta. — Ah,
-mai!
-
-— Pregiudizi, ragazza mia. Chi non porta una
-livrea? Anch'io indosso qualche volta il *frac*;
-l'abito, del resto, più semplice che vi mette allo
-stesso livello con un ministro, col papa, col re,
-come con voi.
-
-[pg!134]
-Se ne andò infine; ed io stavo davanti allo
-specchio *ultimando* la mia *toilette* con un semplice
-vestito di sana democrazia, quando una
-voce mi fece trasalire.
-
-Era ancora Lisetta. Un po' seccante, in verità.
-
-— Ah, che uomo straordinario è mai lei, signore!
-
-— Perchè?
-
-— Perchè non ho mai veduto farsi la cravatta
-così bene. La tocca, ci dà dei colpettini delicati
-delicati, qua e là. Pare che fasci un bambino.
-
-— Il modo di portar le cravatte è il vero *cibolet*
-delle persone distinte. Avete mai visto simili
-cravatte? Senza fodera, mia cara, e tutta
-seta. Hanno un'altra anima le cravatte di tutta
-seta. E queste camicie le avete mai viste?
-
-— Ah, signore! Tutta seta anche le camicie.
-E questi bottoncini sono brillanti veri? Mai visto
-un signore così.
-
-
-
-
-XVII. — ED ALTRI ANIMALI.
-=========================
-
-
-L'avvocato è venuto a trovarmi, per sentire
-se avevo bisogno di niente.
-
-Ci facciamo reciprocamente soggezione: io con
-la mia linea composta, lui con quei baffi da moschettiere.
-
-[pg!135]
-È meravigliato vedendo che io avevo già in
-mano la mia corrispondenza, mentre lui aveva
-fatto tanti reclami.
-
-— Niente reclami, — dico io. — Usi col postino
-il sistema turco del piccolo *bascisc*, e sarà
-servito puntualmente.
-
-Passiamo all'esame della casa.
-
-— Guarda come mi hanno lasciata questa povera
-casa! — esclamava. — La cucina bisognerà
-farla imbiancare, assolutamente.
-
-Mi racconta la dolorosa storia: gli inquilini
-precedenti se ne sono andati via, zitti e quieti,
-di notte, come un campo arabo che levi le tende,
-e, naturalmente, senza pagare.
-
-— Grave! — dico io.
-
-Mi fa notare che la villetta era stata data in
-affitto ad un prezzo di favore, considerate le condizioni
-speciali di quella famiglia.
-
-— Ah, molto grave! — ripeto io.
-
-— Non me lo sarei proprio mai imaginato.
-
-— Molto più grave ancora — ripeto io.
-
-Mi guarda meravigliato.
-
-Ma anch'io sono meravigliato. Che vale essere
-avvocato, avere baffi alla moschettiera,
-quando si ignora che fare favori equivale a
-farsi dei nemici?
-
-Il mio «grave!» vuol dire tutto questo. Mi limito
-[pg!136]
-a domandare se per caso avesse nella sua
-villa una rimessa per la mia automobile.
-
-— Lei ha l'automobile?
-
-— Ma certamente.
-
-È curioso ed è lusinghiero: per questi piccoli
-borghesi sentir dire «la mia automobile» è
-come sentir dire «io sono conte». E quando poi
-i sassolini del vialetto hanno scricchiolato sotto
-le gomme della mia *limousine*, constato una profonda
-impressione.
-
-L'avvocato aveva fatto sgombrare, in fretta e
-furia, una rimessa, dove la mia automobile entrò
-a pena a pena.
-
-Vedo la signora che fa due occhi, stringe le
-labbra in giù; e l'avvocato dice: — Perbacco!
-
-Anche la signorina Oretta guarda la mia automobile.
-
-— Come è bella, è vero, papà?
-
-— Diciotto-ventiquattro HP, signorina — dico
-io — nuovo modello, messa in moto automatica,
-illuminazione elettrica.
-
-La signora mi domandò come ho dormito. Volevo
-rispondere: «Letto molto sconquassato».
-Ma vi sostituisco l'affare della gatta.
-
-— Già — mi dice l'avvocato — hanno portato
-via tutto; e ci hanno lasciato i gatti.
-
-Dico io:
-
-[pg!137]
-— Però lei, avvocato, si varrà dell'articolo del
-codice 1950, o qualche cosa di simile.
-
-— Oh, bravo! — mi fa la signora con significazione. — Senti
-che te lo dice anche il signore?
-Gli infami! Dopo tutto quello che avevamo fatto
-per loro. Persino il carbone in cucina ci avevamo
-messo! E quello che hanno rovinato! Gli
-elastici del letto eran novi *noventi*. Cosa ci facevano
-poi...? I ragazzi ci saltavano sopra.
-
-Qui interviene la signorina Oretta: — Lui, papà,
-ti ha scritto che pagherà.
-
-— Mi dispiace, signorina, — dico allora io — ma
-*pagherò* non basta. Tutti possono dire *pagherò*.
-Si dice: *pago!* signorina.
-
-— Senti, bambina, — dice mamà, — il signore
-come parla bene?
-
-Io ho parlato con amabile sorriso, ma con
-tutto questo inspiro soggezione.
-
-La signorina Oretta è confusa, e non risponde.
-
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-
-L'accordo fra me e la signora è completo, e
-diventa più completo quando io pago l'affitto
-sùbito e senza discussione. Chi discute è lei.
-Entra in confidenza con me. Il Comune socialista
-è il suo incubo, è l'orco che le mangia la
-casa, cioè gliela ròsica con l'aumento delle tasse.
-
-[pg!138]
-— Signora, — io le rispondo, — non c'è che
-un rimedio: loro ròsicano da una parte, e noi
-rosichiamo dall'altra.
-
-La signora non capisce il mio elegante linguaggio.
-Dice che mi farà imbiancare la cucina.
-
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-
-È idillico! È una famiglia idillica; e anch'io
-divento idillico.
-
-Pranzano — con la buona stagione — sotto la
-pergola. Quando si fa sera, accendono una gran
-lampada ad acetilene. È la signorina che fa i
-servizietti, porta il vassoio, si alza, va e viene,
-porta i fiammiferi, quei benedetti fiammiferi, che
-l'avvocato non sa mai dove se li metta.
-
-Spesso mi invitano a prendere il caffè. La
-signorina mi serve il caffè col suo bel tovagliolino.
-
-— Oh, che bei ricamini! Ricamato da lei, scommetto.
-
-— Invece sono stata proprio io — dice madama
-Caramella.
-
-Faccio le mie più vive congratulazioni.
-
-Famiglia molto buona, ma anche alla buona.
-
-L'altro giorno, visita, — chiudeva il corteo il
-cane Leone — al brolo, all'orto. Pere e pesche
-sono l'ambizione della signora. Ma i bruchi all'interno
-[pg!139]
-e i ladroncelli all'esterno, costituiscono
-una minaccia perenne, come il Comune socialista.
-
-— Non si può salvar niente! Vi sono queste
-pesche che vengono mature adesso, di giugno,
-grosse così, e che sono una bontà. — Le ha persino
-contate. Macchè! — Oh, ma c'è adesso Leone
-per quei ladroncelli.
-
-Io cito la Svizzera dove le pesche possono pendere
-sul capo dei passanti senza che nessuno
-le tocchi.
-
-— Quelli son paesi! Da noi non c'è nessun
-rispetto per la roba degli altri!
-
-Visitiamo anche il porcello, già a me ben cognito.
-Mi dice la signora: — Ogni anno, per Natale,
-ammazziamo il maiale, perchè, lei capirà, se si
-dovesse comperare tutto alla bottega, non si finirebbe
-più, col prosciutto oggi a 0.90 all'etto. Pensi!
-Noi facciamo in casa i salamini, i ciccioli, le finocchiate,
-le coppe, il budino dolce col sangue.
-
-Il porcello, metà roseo e metà bianco, in età
-ancor giovanile, viene fuori baldanzoso e ignaro
-di queste cose che lo riguardano. Il cane lo annusa
-con benevola sopportazione.
-
-— È un maialino inglese, un Yorkshire — dice
-l'avvocato.
-
-— Carino, eh? — dice la signora. — Sentisse
-che prosciutti!
-
-[pg!140]
-Mi accorgo che esiste fra tutta quella *ménagerie*
-una certa familiarità. Guardo Oretta che
-mangia i ciccioli e il salamino. Forse questo
-matrimonio è una *mésalliance*.
-
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-
-Non c'è che il cane Leone che non sia idillico,
-anzi è insopportabile.
-
-Tutte le volte che varco il cancelletto della
-villa dell'avvocato, pare che mi veda per la prima
-volta: mi sbarra la strada con salti tremendi e
-con espressioni di cattivo augurio.
-
-È accorsa la signorina Oretta.
-
-— Non abbia paura, signor cavaliere. Scherza.
-E non te l'ho detto, bestione, che il signore è
-nostro amico?
-
-— Io credo, signorina, che converrà rinnovare
-la presentazione — dico io. — Ha una fisonomia
-sospetta.
-
-— Tanto intelligente! Leone, dà subito la zampa
-al signore.
-
-Ma la bestia si rifiutò.
-
-— Guarda che caparbio!
-
-— Ma è naturale — dice sorridendo l'avvocato. — È
-un cane pastore di pura razza tedesca.
-
-— Papà, ti prego! Sai che mi fai dispiacere.
-Non è vero Leone che sei italiano?
-
-[pg!141]
-Il cane Leone agita il testone festoso, e le dimostra
-tutto il suo nazionalismo. La signorina
-Oretta eseguisce una lotta a corpo a corpo col
-bestione: è molto graziosa.
-
-Il cane è abbattuto e sta.
-
-Contemplo.
-
-La testolina della signorina Oretta, con quei
-capelli, un po' sconvolti, mi appare più seducente;
-gli occhi splendono all'improvviso come
-se dentro si fosse sviluppato un incendio.
-
-— Figlia mia! La mia piccola primavera — disse
-l'avvocato quasi sospirando.
-
-«E anche la mia» — pensai.
-
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-
-Riscontro dei motivi di decorazione anche su
-la signorina Oretta: il nasino posa sopra le mensole
-di due graziosi ricami. Sul naso, in alto, sta
-un neo, non avvertito prima, ma non guasta
-perchè si confonde con le sopracciglia. Le guance
-sono coperte di una peluria come le pesche. La
-bocca è disegnata con colorito assai forte, e
-quando ride le si formano agli angoli due piccoli
-ghirigori birichini. Però l'apertura delle labbra
-sembra che non chiuda bene; questa cosa
-permette tuttavia di vedere il ricamo dei denti.
-Da quella bocchina semi-aperta mai ho visto
-[pg!142]
-venir fuori la punta della lingua; ma sembra
-che debba venir fuori quella vocina che dirà
-sempre cose stupidine ma molto gentili.
-
-In complesso mi piace, e mi dichiaro soddisfatto.
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-
-L'altra mattina che sono partito presto per Milano,
-mentre salivo in automobile, la signorina
-mi ha domandato come sta mia madre.
-
-— Benissimo, signorina. Vuol venire a Milano?
-
-— Col papà e la mamà.
-
-«Sì, stella, caricheremo tutti.» Carina quella
-fanciulla! La purità, checchè ne dica Lionello, è
-un articolo che andrà sempre.
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-
-Rivedo il mio appartamento, a Milano. Curioso!
-Mi pare deserto. Direi che ci sia caduta
-la polvere.... Cosa inverosimile e oltraggiosa per
-la mia governante. Eppure mi fa un certo effetto....
-No, non è la polvere: è che c'è poco sole.
-Eppure c'era il sole a Milano! Ma poi ci colloco,
-con la fantasia, la signorina Oretta, che è diventata
-signora Oretta, e mi pare che vi sia una
-fontanella di campagna che sparge intorno la
-sua deliziosa freschezza.
-
-[pg!143]
-
-
-
-
-XVIII. — ORETTA O GHISELDA?
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-
-
-Mi piace proprio la piccola signorina Oretta?
-Ecco una cosa che non riesco ad individuare
-con quella precisione che è nel mio sistema.
-
-Io sono un uomo morale. La piccola Oretta
-è un frutto che sta maturando sull'albero della
-vita. Nel mio idillio campestre io godo nel contemplarla.
-
-Ma quando ritorno a Milano, non mi piace
-più! La povera signorina Oretta, là in quella
-specie di *basse-cour*, mi produce un senso di
-sconforto. «Adagio, Ginetto, prima di sposarla».
-Certo se colloco la signorina Oretta nel mio appartamento,
-io trasporto a Milano l'idillio campestre.
-E ciò è igienico. Come abbracciava laggiù
-con grazia quel bestione del suo cane! Quando
-abbraccerà qui, così con grazia, anche me? E
-quegli occhietti? Sereni come due laghetti alpini.
-Le nubi dei desideri del di là non si sono ancora
-riflesse su quella serenità: è molto carina.
-Io la bacierei anche tanto volontieri. Io la vedo,
-quando sarà mia moglie, lì, tutta tranquilla, come
-un *pecorino*. Io arrivo a casa dal mio stabilimento,
-[pg!144]
-mi accosto piano, in punta di piedi, le
-sfioro la nuca con un soffio di bacio. «Ginetto,
-sei tu?» «Sì, sono io». Essa mi ricambierebbe
-un bacio tanto virtuoso. Però mi pare che nei
-primi tempi, almeno, in questo mio salotto, lei
-si troverà come sperduta. Io non riesco a figurarmi
-Oretta in *toilette* di ricevimento. Oretta è
-una barchettina modesta con cui posso andare
-a riva a riva.
-
-Ma ecco sopravviene la contessa Ghiselda, la
-gran nave da battaglia, e mi manda a picco la
-barchettina. Io mai la sposerò, ma con ciò non
-è meno vero che quella donna ha colpito la mia
-imaginativa. Ma non soltanto la signorina Oretta,
-ma tutte le donne vanno a picco quando passa
-la contessina.
-
-Io non dirò che la contessina non si lavi, ma
-è certo che lei è diversa dalle altre donne eleganti.
-Che profumo ha? Non lo so. E sì che io
-me ne intendo! Profumo di selvaggina. Le altre
-donne eleganti sono troppo lavate, troppo lavorate,
-e lo dico contro il mio interesse! Sono
-come quelle costolette, preparate bene, ma che
-non si capisce più che carne è.
-
-Io colloco anche la contessina nel mio salotto;
-e anche lei, per un altro verso, non va, non
-combina.
-
-[pg!145]
-E poi dico: se lei mi trasporta nell'amore l'entusiasmo
-che ha per la letteratura, dove si va
-a finire? «Velocità! Velocità!» come diceva quel
-giorno che agitava, come uno staffile, quel fusto
-di rose. Si va a finire a Vega! No! Noi sposeremo
-Oretta, piccola cornamusa campestre, dolce
-idillio trasportato a Milano. Canta, Oretta, al tuo
-Ginetto con la tua piccola cornamusa la dolce
-cantilena.
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-
-Mi balena un'idea.
-
-Suono: compare Desdemona. — Desdemona — dico — lo
-so, voi non siete quello che si dice
-un *cordon bleu*, però avete del buon gusto. Se
-per caso io capitassi qui, a giorni, con forestieri,
-voi preparerete un pranzo con tutte le regole.
-Mi raccomando la cristalleria, e la *jatte* d'argento
-in tavola con molti fiori. Il portinaio si
-metterà il *frac* e i guanti e servirà a tavola. Ma
-tutto deve apparire come abituale, come ordinario.
-
-Ho deciso: Imbarco tutti e li porto a Milano
-e così colloco in luce nel mio salotto la signorina
-Oretta, la metto in opera: vedo che effetto
-fa.
-
-[pg!146]
-
-
-
-
-XIX. — LE OPINIONI DI MIA SUOCERA.
-==================================
-
-
-Appena sono di ritorno a P\*\*\* enuncio all'avvocato
-il mio programma di una bella corsa a
-Milano in automobile. «La signorina Oretta non
-conosce Milano? — domando. — Questo è grave».
-
-Papà era entusiasta: una bella gita in automobile.
-Ma Oretta disse che bisognava sentire
-mamà.
-
-— Ebbene, sentiamo mamà.
-
-Abbiamo sentito mamà: ma abbiamo trovato
-una opposizione che non sospettavo.
-
-— Milano? A cosa fare a Milano? — domanda
-mamà.
-
-— Che cosa fare a Milano? A vedere Milano.
-
-— Condurre la mia bambina in giro per Milano
-e vedere quelle donne che sembrano le maschere
-che si vedevano una volta di carnevale, nelle
-vetrine? L'ultima volta che sono stata a Milano,
-ho detto a mio marito: «Andiamo via, che mi
-pare di essere una donna perduta».
-
-Lodo il suo elevato spirito di moralità, ma osservo
-che si tratta di una stilizzazione, di una
-valorizzazione della bellezza: direi un concetto
-[pg!147]
-democratico: la bellezza uguale per tutte! — Creda,
-signora, che sotto quelle stilizzazioni ci
-sta la massima irreprensibilità.
-
-— Sarà — dice madama Caramella — ma
-quando una donna si mette la maschera, ha
-sempre un secondo fine. Io che da giovane non
-ero una donna da buttar via, tanto è vero che
-sono piaciuta a quell'uomo lì, ho sempre portato
-la mia faccia.
-
-— Signora, — dico gravemente, — lei non è
-stata, lei è una bellissima donna!
-
-È commossa, ma non la persuado.
-
-— E vedere delle ragazzine — continua lei — della
-età della mia Oretta, vestite da *bébé*, con
-una faccia che non si capisce se sono ragazze
-o cosa sono? E quelle sottane che fanno vedere
-tutte le gambe?
-
-— Così carine! — dico io.
-
-— Una indecenza! — dice lei.
-
-— Signora — dico io, — se lei frequenta un
-salotto della buona società, trova la padrona di
-casa che permette la visione delle più seducenti
-specialità del gentil sesso. Ciò è normale.
-
-— È perchè voi altri uomini siete dei pervertiti.
-
-L'avvocato taceva tormentandosi i baffi. Oretta
-serbava un decoroso silenzio.
-
-[pg!148]
-Sarebbe stato interessante sapere se il signor
-avvocato si sentiva della mia opinione o di quella
-della sua signora.
-
-— Avvocato — dissi, — difenda lei la nostra
-causa.
-
-— Veramente.... — cominciò l'avvocato.
-
-— No, no, no! — interruppe madama Caramella.
-
-Dopo i quali tre *no*, si capisce che non è più
-ammissibile il *sì*.
-
-
-
-
-XX. — ENTRO IN INTIMITÀ.
-========================
-
-
-— Lei però, signorina, — domandai — ci sarebbe
-venuta volontieri a Milano. Parigi in piccolo. — Vedere
-un po' di gran mondo....
-
-— Mamà ha detto di no.
-
-— Certo: sempre quello che vuole papà e
-mamà. Mamà però esagera: è stata troppo intransigente
-con le belle signore di Milano. Sua
-madre, mi permetta, non tiene abbastanza conto
-dei diritti della bellezza.
-
-Mi spiego: e tengo alla signorina Oretta questo
-[pg!149]
-elegante discorso: — Imagina lei, signorina, che
-cosa sarebbe il mondo senza la visione della
-bellezza? E che cosa è la bellezza? È la visione
-del gentil sesso. E perciò si capisce il culto della
-bellezza, e anche il raffinamento della medesima.
-Del resto, quest'opera di raffinamento si compie
-per tutti i prodotti naturali. Permetta che io approfitti
-di un esempio che lei stessa mi offre.
-
-La signorina Oretta coi grossi ferri da calza,
-stava — sotto la pergola — lavorando un grosso
-calzettone da un grosso gomitolo.
-
-— Se io con questa calza ordinaria — continuai
-persuasivamente — copro un vezzoso piedino
-(e sollevo il mostruoso calzettone), in tale
-caso io spengo la fiaccola della bellezza....
-
-La signorina mi guarda.
-
-Pare il volto di una di quelle Madonnine di
-terracotta.
-
-— La fiaccola della bellezza, signorina, deve
-stare sopra il moggio; non sotto il medesimo.
-Non dico di esagerare, come certi romanzieri che
-mettono in valore anche i minimi particolari
-dei *dessous* del gentil sesso....
-
-Non sussulta.
-
-Vi sono delle signorine che a questi discorsi
-vibrano come il manto di un destriero.
-
-Niente.
-
-[pg!150]
-Oretta sollevò gli occhi con la lentezza con
-cui si leva la stupefatta luna d'agosto.
-
-Le faccio i nomi di Lionello e di tanti altri
-scrittori che mettono giù quei libri d'amore che
-Dio li benedica!
-
-Questa fanciulla ignora totalmente la letteratura.
-
-Le piacerebbe andare a teatro a sentire i
-drammi seri.
-
-— Ma non si va più a teatro — dico — per
-sentire i drammi seri.
-
-— E allora perchè si va a teatro?
-
-— Per tante altre ragioni: vedere come sono
-vestite le attrici....
-
-Riprende il *tic e tac* coi ferri. Sarà effetto di
-quella lana grigia, ma è una realtà che quelle
-mani non invitano a deporre un bacio.
-
-Proseguo:
-
-— Ah, io sono molto dolente che la sua signora
-madre abbia *declinato* il mio invito in
-modo così inverosimile. Sarei stato altamente lusingato
-di farle vedere la mia casa stile rococò:
-troppo lusso per me; ma è così. — Descrivo
-il mio modesto appartamento. — Ahi! troppo
-grande per me, che sono solo. A mangiare da
-solo — creda, signorina — vengono le idee melanconiche.
-
-[pg!151]
-— Ma lei non sta con la sua signora madre?
-
-— Già, ma non basta a colmare i vuoti di un
-tenero cuore....
-
-Non attacca. Seguita a fare *tic e tac* con i ferri
-da calza. È deprimente. Questa ragazza è rivestita
-di caucciù.
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-
-Manca uno stile a questa ragazza. Non è nemmeno
-in istile *nature*, come *Sbrindolo*, ultima
-creazione di Lionello, che ha avuto un successo
-strepitoso: *Sbrindolo* fiore selvaggio di campo,
-fanciulla con tutte le esuberanze di un'anima
-primitiva. Naturalmente muore, perchè Lionello
-è il gran carnefice di tutte le sue creature.
-
-Invano io descriverei alla signorina Oretta la
-*sensazionale* creazione di Sbrindolo. «Cane Leone,
-papà, mamà!» Allora si commuove un poco. Essa
-è come la sala da ricevere dell'avvocato: senza
-stile, coi frutti di scagliola sotto le campane di
-vetro.
-
-Ma chi li mangia se sono di scagliola? La
-campana di vetro è inutile, signora Caramella.
-Vostra figlia è buona, buona, molto buona. Ciò
-va bene per voi, ma per me ci vuole qualcosina
-di più. La bontà è come la camicia lunga di
-Santa Veronica; capito, signorina?
-
-[pg!152]
-Qualche volta papà, l'avvocato, torna a casa
-con la luna di traverso: i giudici, i colleghi, il
-tribunale, la cassazione, il mestieraccio. Io mi
-diverto. Male; male, avvocato! Un avvocato
-che si lamenta dei giudici, vuol dire che guadagna
-poco.
-
-— Se mio marito — dice madama Caramella
-a me — non fosse coscienzioso com'è, l'automobile,
-eh! eh! l'avremmo messo su anche noi
-da un pezzo!
-
-— Ma quando siamo contenti noi tre — dice
-la signorina Oretta, — non basta, mamà?
-
-L'avvocato allora se l'è presa, strofinata, baciucchiata
-sui baffi, e cane Leone faceva intorno
-una cornice di salti.
-
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-
-Mi è sembrato di scoprire nella signorina Oretta
-una vibrazione di altro genere, oltre a mamà,
-papà e cane Leone. Io ne ho subito approfittato.
-
-La signorina guarda con attenzione un giornale
-illustrato dove c'è un figurino di moda:
-*Manteau* con *fourrures*, costume di Parigi.
-
-— Bello, eh, signorina? Anch'io appartengo al
-comitato che c'è a Milano per la moda italiana.
-[pg!153]
-Ciò è patriottico, ma non se ne farà nulla. Parigi
-è Parigi.
-
-Strano! Le mie spiegazioni non interessano.
-
-C'era presente l'avvocato, che dice:
-
-— Ma come? le pelliccerie per le signore che
-siamo oramai d'estate?
-
-— Eppure è di gran moda — dico io. — Probabilmente
-le signore vogliono soffrire il caldo,
-come i soldati in trincea; e così d'inverno userà
-molto il nudo per soffrire anche loro il freddo.
-
-L'avvocato non ride, e la signorina nemmeno.
-
-Allora, giacchè non si apprezza il mio spirito,
-parliamo sul serio:
-
-— Caro signore, sta il fatto che le grandi case
-di pelliccerie di Parigi non hanno mai stipulato
-tanti contratti come quest'anno: le nostre sarte
-e modiste hanno importato in *robes* e *manteaux*
-per ben quindici milioni!
-
-— E la nostra lira, — dice l'avvocato, — perde
-trentasei centesimi sul cambio.
-
-— Perderà anche di più, — dico io.
-
-— E siamo alleati! — dice lui.
-
-— Veda, avvocato, negli affari i rapporti sono
-automatici....
-
-Ma il nostro colloquio è interrotto da un'esclamazione
-della signorina Oretta:
-
-[pg!154]
-— Oh, che infamia! ma come si fa a stampare
-questi giornali?
-
-Cosa c'è?
-
-Guardiamo: in una pagina c'era il *manteau*
-con *fourrures*, costume di Parigi, e nella pagina
-di contro alcuni cadaveri di soldati.
-
-Ha le pupille dilatate.
-
-— Ma quando finirà questa orribile guerra?
-
-— Signorina, — rispondo io, — ci vorrà ancora
-un po' di tempo. V'è tanta gente che ci guadagna
-sopra. Per esempio, a proposito di bottoni automatici,
-la piazza di Milano, che fornisce l'Italia,
-si è trovata improvvisamente sprovvista. Venivano
-dalla Germania. Un mio amico è riuscito
-a farne venire dalla Svizzera una grossa partita,
-e ha realizzato un forte guadagno. E gli automatici,
-come lei sa, sono piccolini così. Imagini
-poi per le cose più grosse....
-
-Mi guarda a me, come se la guerra fosse colpa
-mia. Si rivolge a papà e dice:
-
-— Ma andranno bene tutti all'inferno!
-
-Papà è muto a questo proposito.
-
-[pg!155]
-
-
-
-
-XXI. — LA LETTURA DEI «CANTI ERMETICI»
-======================================
-
-
-È venuta la contessina col poeta Cioccolani.
-Questa volta lui si ricorda chi sono io; e dice:
-
-— Buon giorno, caro Sconer.
-
-— Cavalier Sconer, se permette. *Caro Sconer*
-me lo faccio dir dalle amiche. (Mi pare che non
-abbiamo mai mangiato pasta e fagioli insieme.
-Buon giorno? ma veramente era sera oramai).
-
-— Delizioso, delizioso, — esclama la contessina — questo
-*chalet*, sepolto nel verde. Venite
-a vedere, Cioccolani. Oh, come l'avete scoperto,
-Sconer?
-
-— La prego, contessina — dico — non entri.
-Staremo fuori, qui nel giardino.
-
-— Avete misteri? qualche ninfa dei boschi è
-prigioniera forse nel vostro castello, Sconer?
-
-— Contessina, che cosa sento mai! Con la di
-lei imagine nel cuore, è possibile?
-
-— M'avete l'aria di essere donnaiolo, voi.
-
-— Oh!
-
-— Siete forse un uomo pudico, voi?
-
-La contessina chiama il suo mammalucco per
-giudicare se io sono donnaiolo o uomo pudico.
-[pg!156]
-Ma subito dopo è chiamato per altra faccenda: — Cioccolani,
-Cioccolani, venite, venite. Ah, superbo!
-
-Cioccolani e la contessina sono saliti su la
-montagnola. Sento lei che dice:
-
-— Là, là, dall'altra parte, quella sciabolata di
-luce verdelettrica! I cipressi che si incendiano
-lassù come candelabri pazzi! Quella nuvola che
-si sfalda; ecco ecco: cadono le torri, i cornicioni
-d'oro. Cavalle in corsa frenetica, liocorni,
-chimere!
-
-— La demogorgone! — risponde lui.
-
-Che cosa era successo? Una cosa che accade
-tutti i giorni: tramontava il sole.
-
-Lei gestiva e gridava come fa la Valchiria
-quando si rappresentavano le opere tedesche
-alla Scala. Lui, immobile, pareva Napoleone primo
-che assiste a una battaglia.
-
-Io ne approfitto per andare alla villa dell'avvocato: — Lisetta,
-presto — dico — fate il piacere:
-ho degli ospiti. Pregate la signora se ha
-qualche cosa da servire, quello che c'è: caffè,
-rosolio, vermut.
-
-Mi vien da ridere: mi pare di essere corso
-per chiamare i pompieri che vengano a spegnere
-l'incendio della contessina.
-
-— Ma dove era lei? — mi dice quando io
-[pg!157]
-ritorno. — Ha perso un magnifico spettacolo: il sole
-agonizzava col suo più rosso e soffocato singhiozzo.
-
-— Lo vedremo domani a sera.
-
-— Siamo venuti — dice la contessina — a leggere
-i *Canti Ermetici*. Si ricorda, vero?
-
-«Proprio no», ma rispondo: — Perfettamente!
-Eccellente idea! E perchè, scusi, «ermetici»?
-
-— Perchè in apparenza non si capiscono....
-
-— Ah, benissimo.
-
-— Non si capiscono — corresse Cioccolani — nel
-senso delle parole tradizionali; ma dànno il
-senso panico anche alla persona più idiota.
-
-— Così che lei vuol vedere che effetto fanno
-i suoi versi sopra una persona idiota? Caro lei,
-non si confonda: dica pure. Però guardi che lei
-è un bel tipo.
-
-Non si confonde mica.
-
-— «Idiota» vuol dire — dice gravemente — nel
-suo senso primitivo, *persona non iniziata*.
-
-— Per lei vorrà dire così, per me vuol dire,
-«stupido». Ma lei parla in poesia e la cosa non
-mi riguarda.
-
-— Sconer, vedete — si affretta a dire la contessina —,
-è come per la messa cantata di cui
-vi parlavo. Ammetterete, Sconer, che il popolo
-non comprende i versetti rituali; ma ne subisce
-la suggestione.
-
-[pg!158]
-L'incidente è esaurito.
-
-Viene Lisetta. Porta un bell'apparecchio: tovagliolini,
-rosoli gialli, biscottini, e.... caramelle.
-
-La contessina si drappeggia in una sedia di
-vimini.
-
-La seduta è cominciata. Quanto è durata? Non
-so. Certo molto tempo. Ricordo che la Lisetta
-aveva portato poi due lampade da giardino: da
-principio le due fiammelle non facevano lume.
-C'era ancora sospeso il crepuscolo: poi fiammeggiarono,
-poi si consumavano rapidamente.
-
-Deve essere trascorso molto tempo.
-
-Da principio sospettai che si volessero prendere
-gioco di me. Io non capivo niente. No: facevano
-sul serio. E allora mi venne da ridere
-dentro di me.
-
-Lei stava ora immobile come una statua: e
-lui in piedi, con il libro in mano, si sbracciava
-e strideva forte con quella vocina: *Io sono un
-bolide lanciato nell'infinito. I grilli, seghe che
-sfaccettano il nero enorme della notte cristallina;
-i grilli, tendini di musica tesi disperatamente
-nello sforzo di tener ferma la notte che
-straripa.*
-
-Era poesia, ma mi è venuto questo pensiero:
-«Se io dovessi scrivere così ai clienti, mi sospenderebbero
-il pagamento delle tratte»; e allora
-[pg!159]
-ho provato una gran compassione per quel
-povero Cioccolani.
-
-— Stia attento — mi avverte lei, toccandomi.
-
-Sobbalzai.
-
-— Arrivano gli spettri.
-
-— *Gogò, gogogò, Orin Orin!* — fa lui. — *Arrivano
-di corsa gli spettri! ecco gli scheletri che
-battono le nàcchere: gogogò!* — e faceva una voce
-che mi venne in mente la gatta di quella mattina. — *Noi
-siamo insaziati di voluttà, gogogò!
-La vita non ci ha dato la voluttà! Gogogò!* — Povero
-giovane!
-
-Forse leggerà tutto il libro. La contessina
-stava immobile, e anch'io: ma io guardavo la
-contessina. Quelle due cosine gelatinose, di cui
-la signorina Oretta è tuttora sprovvista, lì, invece,
-davanti alla contessina, si sollevavano lentamente
-e poi si abbassavano. Anche se non
-sono di moda, stanno sempre bene. *Gogogò!*
-Venivano i brividi anche a me. Le caviglie delle
-gambe ogni tanto le guizzavano; e guizzavo
-anch'io.
-
-— *Gogò, gogogò.... Orin!* — seguitava lui.
-
-E lei diceva a me:
-
-— Sente i ritmi, gli anapesti, gli ottavini?
-
-Ma io, negli intervalli del *gogogò*, sentivo certi
-tuffi soffocati.
-
-[pg!160]
-Sono corso via, un momento. Era la Lisetta,
-dietro lo *chalet*, che scoppiava dal ridere.
-
-— Fa il piacere, va via!
-
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-
-La seduta è finita. C'era la luna. Cioccolani si
-asciugava il sudore.
-
-Mi parve che seguisse un po' di silenzio imbarazzante.
-
-— Veramente di effetto — dissi io.
-
-— Vero? — esclamò la contessina, come riscossa
-da un sogno. — Mi fa piacere, Sconer,
-sentir lei parlare così. È una lirica assolutamente
-pura! Adesso lei non prova che un *arrière-goût*;
-ma ad una seconda audizione, sentirà tutto il
-dinamismo del Pan ultra-sensibile.
-
-— Perfettamente.
-
-Silenzio con la luna.
-
-Per me la «lirica» era lei, e ne sentivo tutto
-il dinamismo.
-
-— E l'*Attileide*, signor Cioccolani — domandai
-a lui — è del genere?
-
-— Supera — dice la contessina.
-
-— Gli altri poeti — declamò allora Cioccolani — hanno
-plasmato modeste imagini; noi
-abbiamo soffiato il nostro alito dentro le imagini
-stesse. Non basta! Quella era l'umanità. Noi
-[pg!161]
-vogliamo superare l'umanità. Ed io ho l'onore,
-o signore, — conclude tragicamente — che al
-mio paese mi chiamano imbecille.
-
-— Anche a me è accaduto qualche volta — risposi, — ma
-io non ci bado. Sono cose che
-accadono agli uomini superiori.
-
-— Bravo, Sconer — esclama la contessina con
-entusiasmo. — Fate largo alla divina giovinezza
-che viene!
-
-Ma la luna si era fatta bianca e alta lassù: le
-candele gocciolavano.
-
-Dico io: — Contessina, se loro vogliono accettare
-la mia ospitalità, ben volentieri. Ma li
-prevengo che l'ultimo tram passa alle undici e
-mezzo. Mi dispiace che lo *chauffeur* dorma lontano
-di qui, se no, li farei accompagnare con la
-mia *auto*.
-
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-
-Così li ho accompagnati sino al tram. C'era
-la luna, e un lume nella campagna come di
-giorno.
-
-Disse la contessina: — Sventuratamente bisognerà
-per l'*Attileide* rinunciare al teatro all'aperto
-come era nostra intenzione, e sopprimere
-molti Unni.
-
-La luna batteva in pieno sul volto della contessina.
-[pg!162]
-Pareva di madreperla. Parlavano poi
-della luna. Che cosa dicessero non so bene, ma
-parlavano della luna. Disse la contessina guardando
-la luna: — Tutta questa terribile bellezza
-da sostener da sola!
-
-— Ah, poteste, Ghiselda, sostenere voi la parte
-di Genoveffa! — disse Cioccolani.
-
-Ma che facciano proprio sul serio? Perchè,
-dopo tutto, anche per i poeti viene il momento
-di farsi una posizione riconosciuta.
-
-E perciò domandai:
-
-— Lei, signor Cioccolani, intende anche nella
-vita di seguitare a fare il poeta?
-
-Mi guardarono tutti e due come se il pazzo
-fossi io.
-
-— E i suoi genitori sono contenti?
-
-— Non parliamo di quella gente — disse la
-contessina. — Suo padre avrebbe la pretesa che
-andasse dietro alla trebbiatrice a contare i sacchi
-di grano. I genitori sono inutili quando non
-comprendono un figlio di genio.
-
-Finalmente arrivarono gli occhioni bianchi
-del tram.
-
-[pg!163]
-
-
-
-
-XXII. — FACCIO DELLE *AVANCES*.
-===============================
-
-
-L'altra mattina, domenica, l'avvocato mi ha
-voluto condurre su al primo piano a vedere la
-sua libreria con «i suoi cari libri», i libri «del
-suo caro babbo,» con il ritratto «del suo caro
-nonno»; e appunto ho sorpreso Oretta nel così
-detto salotto che spolverava e rassettava. Non
-era ancora pettinata, e così un po' discinta, in
-gonnellino, ed un fazzoletto rosso annodato in
-testa, era in istile: pareva una beduina.
-
-Nel passare le ho detto: — Oh, che brava massaia!
-Ma tenga un paio di guanti vecchi per non
-guastarsi le manine.
-
-L'avvocato mi presenta i suoi cari libri, a cui
-suo padre, quando era vivo, «faceva caro» con
-la mano, e anche lui «fa caro».
-
-— Questa è un'intera biblioteca. Legati molto
-bene, — osservo io.
-
-Mi presenta anche l'avo, cioè il ritratto: una
-faccia liscia come un cammeo, che usciva da
-una gran cravatta girata attorno al collo.
-
-— Bel quadro! Già allora usavano le cravatte
-così. Come si vede l'uomo posato!
-
-[pg!164]
-— Eppure era un'anima da artista.
-
-Ascolto la biografia degli antenati.
-
-— Questa stanza — osservo io — si potrebbe
-chiamare la galleria degli antenati.
-
-— Ogni famiglia — risponde l'avvocato — dovrebbe
-avere una specie di sacrario in casa.
-
-— Con gli affitti così cari, è impossibile! Però
-constato con piacere che tutti i suoi antenati
-sono vecchi.
-
-— Siamo infatti piuttosto longevi in famiglia.
-
-(Ecco un particolare interessante per l'erede).
-
-— Del resto, anch'io in un libro che ho scritto....
-
-Pare che l'avvocato si meravigli.
-
-—.... modestamente, sì: un libro di igiene,
-dove sostengo il dovere di arrivare ai novantanove
-anni, che, del resto, è l'età stabilita da Mosè
-per le persone per bene.
-
-— Bisognerebbe non inquietarsi mai....
-
-— Ecco appunto quello che io sostengo: avere
-sempre una visione serena della vita.
-
-L'avvocato spalanca il balcone. Splendido panorama!
-
-— Guardi, da quassù, come si vede il mio
-*chalet*! — dico io.
-
-— E si sente! — dice l'avvocato. — L'altra sera
-hanno dato trattenimento sin tardi. Non credevo
-che lei si occupasse di poesia, cavaliere.
-
-[pg!165]
-— Affatto, — e spiego come è andata la cosa.
-
-— Quel Cioccolani! — dice l'avvocato —. Sa
-come lo chiamano in paese? *Theobroma, bevanda
-degli Dei.* Io rideva l'altra sera, ma mia
-moglie era furibonda: «Quell'imboscato! e quella
-matta in casa mia!» Le donne, sa bene, bisogna
-lasciarle dire. Certo se l'equilibrio mentale della
-contessa Ghiselda fosse pari alla bellezza, ella
-sarebbe una creatura perfetta: ma forse non
-avrebbe il fascino che ha. Io non mi vergogno
-di dirle, che, molte volte, quando la incontro,
-mi domanda a che cosa serve il nostro codice.
-
-Mi congratulo con l'avvocato. Anche lui, alla
-sua età, ha il culto della bellezza.
-
-— E tanto più — dice lui — che, poverina, ella
-è vittima di se stessa. La nobiltà della razza c'è
-sempre in fondo a tutte le sue stravaganze.
-
-— Oh, si vede il tipo aristocratico! Guardi il
-naso. E quel Cioccolani è così ricco per darsi il
-lusso di fare il poeta?
-
-— Suo padre, come già le dissi, è un modesto
-proprietario, che ha la disgrazia di aver quel figliuolo.
-Il vecchio dice che gliel'hanno cambiato
-a balia; ma intanto bisogna che se lo sopporti.
-Ma sciagurato! Se vuoi fare della poesia, va
-nei campi di tuo padre. No, lui cerca la poesia
-a Roma, a Milano, a Parigi, come fanno le modiste
-[pg!166]
-per i cappellini. La poesia sta nella realtà,
-mica nei fogli di carta!
-
-— Perfettamente la mia opinione.
-
-— Aver figli, oggi, è disgrazia — conclude sospirando.
-
-— Ma lei, scusi — osservo io — ne è esente:
-lei ha una figliuola sola, e un modello.
-
-— Per un altro verso — dice lui — è un pensiero
-anche questo. Ma scusi, ma dica, cavaliere,
-ai tempi che corrono una figliuola come
-Oretta, di un sentire così delicato, che avvenire
-ha? Prima di questa guerra Oretta veniva qui
-in questa stanza, io le insegnavo qualche cosa,
-leggevamo buoni libri. Mi pareva che i miei
-morti stessero a sentire. Era una delle più care
-gioie della mia vita. Ma adesso non so, non so
-più cosa dire, cosa insegnare a mia figlia. È così
-cambiato il mondo! Sii buona? sii pietosa? sii
-pudica? Sì, pudica! Non dire bugie? Spesso Oretta
-mi dice: «Papà, perchè non mi chiami più a
-studiare?» Io trovo la scusa che non ho tempo,
-ma sapesse che pena nel cuore!
-
-Condivido i suoi lodevoli sentimenti.
-
-— Anch'io — dico —, quand'ero piccino, mi
-ricordo che mia madre mi diceva: «Ginetto, sii
-buono, sii pudico, non dire mai bugie!» Ma poi
-quando si diventa grandi, creda che si trovano
-[pg!167]
-degli accomodamenti con queste cose, e tutto va
-a posto. Ma volevo domandarle, scusi, sa: lei non
-ha mica destinata la sua signorina al celibato?
-
-— Perchè? — mi domanda stupefatto.
-
-— Perchè la signorina dovrà pur prendere
-marito....
-
-Gli ho toccato la piaga segreta del cuore.
-
-— È ancora così bambina — dice.
-
-— Capisco: ma cresce notte e giorno. La bambina
-un bel giorno si sveglia, ed è un dovere
-provvedere a tempo.
-
-— Le pare facile a lei?
-
-— Eh, un po' difficile! La guerra sta provocando
-una vera crisi nella disponibilità dei
-giovani. Aggiunga poi il fatto economico: lei
-comprende benissimo, avvocato, che se prima
-della guerra una moglie costava per uno, oggi
-costa per due, e domani costerà per tre. Il matrimonio
-è oggi una istituzione un po' barcollante.
-
-— Pur troppo! E il vizio che fa strage nella
-nostra gioventù?
-
-— Perfettamente, avvocato. Evitare il vizio!
-Esso è il più grande alleato contro la perfetta
-salute. Un giovane solido, lei deve cercare. Solido,
-ma equilibrato....
-
-— E dove si trovano, che sono tutti dal più
-al meno squilibrati?
-
-[pg!168]
-— Però se ne trovano. E lavoratore, perchè,
-creda, avvocato: l'ozio, come diceva mia madre,
-è il padre di tutti i vizi. Naturalmente non
-povero, perchè la povertà è una specie di malattia.
-
-— Ma lei mi propone l'araba fenice, — dice
-l'avvocato.
-
-— Perchè? Tutto si trova. È questione di avere
-la vista perspicace. Certo, un giovane con queste
-belle qualità, che porti stampato sul suo biglietto
-di visita: *Io cerco moglie!* rappresenta un
-tesoro. Ma si trova! E allora lei oltre alla collezione
-degli antenati, fa anche la collezione dei
-posteri. E il giorno in cui dovesse chiudere gli
-occhi, sentirebbe dal suo mausoleo i figli dei
-figli che *fanno caro* a lei come lei *fa caro* ai
-libri del suo riverito antenato, qui presente.
-
-— Mi pare che lei, cavaliere, sia di temperamento
-allegro.
-
-— È un dovere, caro avvocato.
-
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-\ *
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-
-Ma un forte abbaiamento di cane Leone interruppe
-il nostro colloquio.
-
-— Mi pare, avvocato, che ci sia un guerriero
-laggiù al cancello.
-
-[pg!169]
-
-
-
-
-XXIII. — MELAI.
-===============
-
-
-Vediamo madama Caramella che va incontro
-verso il cancello; e dice forte: «Ma si figuri!»
-E poi chiama Oretta: «Oretta, vien giù».
-
-I sassolini del viale scricchiolarono sotto le
-scarpe ferrate: ma la presenza del guerriero
-non corrispose al rumore delle sue scarpe.
-
-Era un ragazzo un po' smilzo, un po' biondino,
-che quando ci vide si mise in posizione d'attenti,
-con una bocchina che sorrideva. Noi ordinammo:
-«riposo!»
-
-Madama Caramella spiegò che era uno «dei
-suoi feriti,» e che era venuto a prendere delle
-calze che gli avevano promesso.
-
-— Ma — dice lui — io non volevo venire;
-ma siccome domani ci si veste e si va, così ho
-detto fra me: già che te le hanno promesse
-quelle calze, tant'è che tu le prenda, che ti faranno
-bene lassù. Ma io proprio non volevo
-venire. Volevo venire l'altra sera, ma poi mi han
-fatto sbagliar strada. Sarei venuto domani, ma
-è che domani si parte.
-
-[pg!170]
-L'avvocato fa entrare in casa, e vuol presentare,
-ma non sa il nome.
-
-— Melai, signor sì. Sono Melai. — Pare che si
-desideri sapere un po' di più, e allora vien fuori
-tutto un getto come da un botticino a cui è tolto
-lo spillo: — Marco Melai da Firenze, tanto per
-dire, perchè allora mio babbo era di guarnigione
-a Firenze. Quando scoppiò la guerra, io mi trovavo
-a Torino, studente per mo' di dire. Si faceva
-baldoria. E allora ho detto: «Melai che stai
-a fare?» Capirà, ero solo. Papà al fronte, che è
-colonnello; signor sì.
-
-— E la mamma? — domanda l'avvocato.
-
-— Mammina è tanto che non c'è più. Signor
-no. E mi sono arrolato prima del tempo in cavalleria.
-«Se ti va bene, se ti va, puoi far carriera»,
-dico fra me. Ambizioni da ragazzi, si sa! Credevo
-allora che sarei entrato, sciabolando, a Trieste,
-e urlando: «Savoia, Savoia». Si seguitò poi
-per sei mesi a far baldoria a Torino, tanto che
-mi fecero persino la canzonetta futurista.
-
-L'avvocato vuol sentir la canzonetta.
-
-Signor no, signor sì, Melai finisce col cantare.
-
- | O Melai, se tu tornassi,
- | si farebbe a Torino baldoria;
- | già si sa che la tua gloria
- | finirà tra quattro sassi.
-
-[pg!171]
-— E poi? — domanda l'avvocato.
-
-— Poi la cavalleria l'hanno appiedata e sono
-passato negli alpini. Oh, ma dopo che ho passato
-l'inverno lassù, ho messo giudizio. Signor sì,
-sopra Cortina. Ora ci si ritorna. Dove? Non so.
-Ma domani si parte definitivamente.
-
-Ride.
-
-L'avvocato fa portare da bere. Melai fa il complimentoso
-e beve come una damina.
-
-— Vero — dice madama Caramella — che pare
-una signorina? Biondino come è!
-
-— Me l'hanno detto anche altri — dice Melai.
-
-— E pensare che ha già fatto la guerra! — dice
-l'avvocato.
-
-Oretta vien giù col pacchetto delle calze, legato
-con un filo tricolore. Melai prende per il
-filo, e grandi ringraziamenti. Madama Caramella
-spiega che son calze di vera lana, fatte coi ferri
-e con il sentimento; non per divertimento come
-fanno le signore.
-
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-
-Accompagnamento generale al cancello. Auguri
-e saluti.
-
-— Ma tu non dici niente? — domanda l'avvocato
-a Oretta.
-
-Oretta non dice niente.
-
-[pg!172]
-— È così timida questa ragazza.
-
-Ritorno in silenzio.
-
-Il silenzio è rotto dall'avvocato. Dice:
-
-— Chi fa la guerra? Contadini comandati da
-questi ragazzi.
-
-— Sì, capisco — mi permetto di dire io — ma
-per scorticare quei signori là, ci vogliono tipi
-come me e come lei. Questi ragazzi si fanno
-ammazzare cavallerescamente, sì; ma come
-fringuelli.
-
-Io ho detto così nel modo più innocente: ma
-non avessi mai pronunciato queste parole!
-
-Oretta sgrana due occhi che fanno scomparire
-tutta la serenità ai laghi alpini. Dice come
-in un singhiozzo: — Ma se si porta via la fede
-a chi non ha che la fede, che cosa resta? Ah, è
-vile tutto questo, signore!
-
-— Oretta! — esclamò mamà.
-
-— Ma Oretta! — esclamò il papà. — Chiedo io
-scusa per lei, cavaliere.
-
-— Non c'è di che — dico io, — anzi mi piace
-constatare che la signorina non è timida. Io non
-ho avuto l'onore di farmi intendere: io volevo
-dir questo: in guerra, il primo dovere è di ammazzare,
-ma non di farsi ammazzare.
-
-— E allora, perchè lei non ci va?
-
-— Ma Oretta! — dice ancora mamà.
-
-[pg!173]
-— Oretta! — esclama il papà.
-
-— Signorina, — dico io —, noi lavoriamo già
-per lo Stato.
-
-— La perdoni — mi dice il papà. — È il gran
-patriottismo.
-
-(Mi pare patriottismo un po' sospetto).
-
-
-
-
-XXIV. — CAPPELLETTI, *CHAMPAGNE* E TARTUFI.
-===========================================
-
-
-La Lisetta viene su tutta sudata con la spesa.
-
-Dice: — Oggi gran pranzo! Cappelletti, pasticcio
-con quelle cose che *spuzzano* ma che costano.
-
-— Tartufi.
-
-— Sì, bene. La signora ha spuntata la lesina.
-C'è sul fornello la pentola con dentro una gallina
-padovana che era la più brava di tutte: un giudizio
-come me e lei; ma da una settimana non
-fetava più e la padrona dice: «Non fa più uova,
-tirale il collo!» Invece era piena, poverina!
-
-— È la festa dell'avvocato?
-
-— No, è la festa per la partenza, per il piacere,
-cioè, no: per il dispiacere della partenza
-di quel soldatino che è venuto l'altra sera.
-
-[pg!174]
-— Ma non doveva esser partito?
-
-— Parte stanotte. La padrona, parlando coll'avvocato,
-ha scoperto che il padre di quel Melai
-è amico d'un suo amico, o una combinazione
-del genere: fatto è che lui è andato al quartiere
-e l'ha invitato a pranzo. Così carino quel
-biondino....
-
-— Ma senti? Questa ragazza è già in liquefazione.
-
-— Ohi! Cosa crede che io sia di stoppa? Dica
-piuttosto che ce li portano via tutti, e noi povere
-ragazze dovremo stare lì a dire il rosario.
-
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-\ *
-
-.. vspace:: 1
-
-Devo partire anch'io. Una favorevole combinazione
-mi chiama d'urgenza a Genova.
-
-E proprio verso le ore diciassette, incontro in
-città l'avvocato e Melai che vengono su a piedi.
-Melai è in tenuta di guerra: montura pelosa:
-parte questa sera.
-
-— Parte definitivamente? — domando.
-
-— Definitivamente.
-
-— Allora partiamo insieme.
-
-L'avvocato mi prega di differire la partenza e
-venire a pranzo con loro.
-
-— Impossibile! Domattina devo essere a Genova.
-Mostro il telegramma: «Tempo utile martedì.
-[pg!175]
-Stop. Ultima parola centomila. Stop. Grossa
-Berta. Saluti». *Grossa Berta* è una espressione
-convenzionale per dire «buon affare». E domani
-è martedì, caro avvocato.
-
-— Deve andare prima a Milano a trovare il
-denaro? — domanda l'avvocato.
-
-— Una modesta somma di centomila lire si
-trova sempre, — rispondo io. — E poi la ho in
-portafoglio.
-
-— Beato lei.
-
-Occhi stupefatti del guerriero Melai.
-
-— Io, a Torino — dice — facevo fatica a trovare
-cento lire. — Ride.
-
-— Ma scusi — fa l'avvocato. — E allora lei
-ha a sua disposizione il direttissimo delle due,
-poi l'altro direttissimo delle cinque. Ha l'automobile.
-
-— Ci pensavo, infatti, di partire con la mia *auto*.
-
-Insiste, insistono tutti e due. — Così stiamo
-più allegri — dice l'avvocato.
-
-— Ebbene, ma un momento, perchè *noblesse
-oblige* — dico io.
-
-Li prego di aspettarmi dieci minuti lì al dazio.
-
-— Vengo subito.
-
-Mi precipito con la mia *limousine* alla pasticceria
-della Maddalena. Saccheggio quello che c'è
-di meglio in *fondants* e in cioccolatini, una scatola
-[pg!176]
-tutta a ricami, degna di un dono nuziale,
-e tre bottiglie di *champagne extra dry*.
-
-Ritorno: carico l'avvocato e Melai.
-
-L'avvocato mi spiega come è stata la storia
-dell'amico dell'amico: fatto è che diventiamo
-tutti amici.
-
-— Parte proprio stasera anche lei, caro Melai?
-
-— Improrogabile. Tocca a noi, adesso.
-
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-\ *
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-
-Arriviamo tutti e tre in automobile. La signora
-ci attendeva al cancello. È tutta complimentosa,
-e a me dice: — Farà penitenza con noi. — Presento
-scatola e *champagne*.
-
-— Oh, ma perchè si è voluto incomodare?
-Ma guarda quanta roba!
-
-E i suoi occhi brillarono sopra quella costellazione
-multicolore di aristocratica dolcezza.
-
-Lisetta aggiunge una posata di più.
-
-Pranzo sotto la pergola. Interessante. La signorina
-Oretta voleva che la Lisa girasse attorno
-col piatto come si usa nella buona società: ma
-la Lisa non sa girare. E madama Caramella
-disse: — Oh, scusate, io faccio alla mia maniera. — Prese
-il mestolo in mano e cominciò a far
-lei le porzioni della minestra. Delle terrine piene
-come fanno *i paesani*.
-
-[pg!177]
-Oretta voleva il vino nelle caraffe, ma l'avvocato
-sostenne il diritto nazionale del fiasco classico:
-e Melai appoggiò quest'opinione col ricordo
-di quando si faceva baldoria a Torino.
-
-Pranzo, diremo così, non più di etichetta, ma
-altamente nazionale.
-
-La gallina padovana non aveva serbato rancore,
-ma aveva ricamato di stelle lucenti il suo
-brodo; dove i cappelletti nuotavano in una corpulenza
-patriarcale.
-
-La signora sostenne modestamente la superiorità
-della manifattura casalinga dei cappelletti
-su quelli dell'industria meccanica.
-
-Ma io sostenni l'industria sua particolare, personale,
-delle sue gentili mani.
-
-La mia futura suocera mi voleva soffocare di
-cappelletti.
-
-Anche le manine di Oretta vi hanno contribuito,
-e speriamo non le manacce di Lisa.
-
-Povera Oretta! Il suo modo di tenere coltello
-e forchetta lascia molto, ma molto a desiderare.
-
-Madama Caramella, poi, è quasi indecente. Non
-stava a lei a dire sempre: «Una bontà!» «Oh,
-cari voi, io faccio con le mani». — Ecco, signora — dissi
-io — una cosa che è permessa. Sì, la
-questione è ancora in discussione se il pollo *à
-la broche* si possa o non si possa mangiare con
-[pg!178]
-le mani. La regina d'Inghilterra la prima cosa
-che fece quando salì al trono, fu di mangiare il
-pollo con le mani, e l'autorità dell'Inghilterra in
-questa materia è molto rispettabile.
-
-Venne poi una *charlotte* di albicocche, fatica
-speciale di madama Caramella. Vennero i miei
-*fondants* e il mio *champagne*. Ci congratulammo
-reciprocamente; ma con tutto questo, il pranzo
-non fu allegro.
-
-Ad un certo punto Melai ammutolì; guardò
-attorno con occhio strano; disse: — Eppure è così!
-
-— Che cosa? — domandò l'avvocato.
-
-E Melai allora parlò.
-
-
-
-
-XXV. — COSE EROICHE.
-====================
-
-
-Melai cominciò:
-
-— Sedendo su questa poltrona, mangiando
-queste buone cose, bevendo questo vino così
-buono.... (era il mio *champagne*).
-
-— Le pare un sogno. È mo' vero? — interruppe
-madama Caramella. — Poverini, poverini,
-poverini!
-
-[pg!179]
-L'avvocato ammonì la sua signora che è sconveniente
-chiamare gli eroi «poverini».
-
-Ma Melai fece un gesto come per allontanare
-quella parola *eroi*; e poi disse: — Mi pare di
-perdere l'anima che io avevo lassù.
-
-Capì che noi non capivamo, e disse: — Lassù,
-vicino alla morte, si acquista un'altra anima. Si
-ha la sensazione che nel mondo non c'è nulla.
-Se anche avessi cento milioni, non avrei nulla!
-Si sente la rinuncia di tutto, anche alla giovinezza,
-anche all'amore.
-
-— Oh, è terribile! — disse l'avvocato.
-
-— No, è piacevole — disse Melai. — Si diventa
-come i frati che hanno rinunciato a tutto. Eppure
-si possiede tutto, perchè si sente l'anima.
-Sarà forse perchè io ero sul Cadore, una zona
-relativamente tranquilla. Lassù, sul Cadore, luce,
-selve odorose, monti, neve, orizzonti divini. Lassù
-a quelle altezze — io non so come — trovavo
-da per me certe idee che credevo non esistessero
-se non nei sogni dei poeti. Sanno che ciccavo
-lassù? Ho imparato a mordere tutte le
-erbe amare dei monti. Di notte attendevo il sole;
-quando c'era il sole, attendevo le stelle. Non ho
-mai avuto la sensazione della meraviglia del
-giorno, come lassù. Il sole e le stelle rotavano
-insieme come una giostra. Che cosa meravigliosa
-[pg!180]
-il giorno! Non ve ne siete mai accorti che è una
-cosa meravigliosa il giorno? Un verso di Dante
-mi nasceva in mente e bagnava l'anima: *l'ora
-del tempo e la dolce stagione.* Lo ciccavo anche
-quello come le erbe amare. Mi pareva che ogni
-mattina al sorger del sole, Iddio lavasse, in silenzio,
-la terra insanguinata. Fisicamente ero
-immondo, puzzavo. Ma dentro sentivo una gran
-purità, sentivo la gioia del cuore che batte. Se
-si muore, si muore bene.
-
-Domandai io allora:
-
-— Molte bestioline è vero, lassù?
-
-— Oh, sì, tante! Io portavo la testa rasa come
-i frati. Eppure, veda stranezza! Avevo con me
-questo tubetto di profumo, e mi dava la sensazione
-di cose pulite, un'ebbrezza quasi sensuale.
-Eccolo!
-
-Guardo. — Oh! Fornito da noi! Nostra fabbricazione.
-(Che caro giovane!)
-
-— Certo — continuò Melai — bisognerebbe
-non ritornare in Italia! Sanno che io nei primi
-giorni avevo la nostalgia dei tremila metri?
-A Torino, a Milano, caffè aperti, cinematografi
-aperti, la luce elettrica, la gente che vi guarda
-con occhi strani. Batte le mani, guarda con curiosità.
-Non sanno che andiamo a morire? Gli
-amici vi riconoscono e dicono: «Oh, chi si
-[pg!181]
-vede!» Come dire: «Non sei ancora morto?»
-No, il paese non sente la guerra! Quegli altri
-sì, la sentono! Anche il nostro soldato non sente
-la guerra; si batte bene, muore; ma per lui la
-guerra è *disgrazia*. Chi sa? Forse per questo
-siamo eroi. Ma i giornali questo non l'han detto.
-
-— Ma non interessano i giornali? — domandò
-l'avvocato.
-
-— Non interessano.
-
-— E chi vincerà la guerra?
-
-— Non interessa! Interessa a chi poi scriverà
-la storia; a chi, dopo, dividerà la terra; ma a
-chi deve morire non interessa.
-
-— Ma la patria? ma la gloria? — domandò
-l'avvocato.
-
-— Sì, certo — disse Melai. — Ma non so perchè:
-tutti quelli che sentono la patria o la gloria se
-li porta via la morte. Sono come dei predestinati.
-
-Madama Caramella era con la gola aperta,
-come avesse dentro una domanda che voleva
-venir fuori. E venne fuori.
-
-— Fanno molta paura i morti?
-
-— Molta paura? No. Un po' di notte che sembrano
-guardare la luna, ma paura, no. Sono
-morti. Un po' di puzzo.
-
-— Così che lei non avrebbe paura — domandai
-io — ad ammazzare una persona.
-
-[pg!182]
-— Perchè dovrei aver paura?
-
-— Ma non siamo tutti cristiani? — uscì dalla
-bocca aperta di madama Caramella.
-
-— Si dice: ma nella guerra si domanda la
-mia pelle, e io gli domando la sua.
-
-Soltanto una volta Melai aveva provato un
-certo senso....
-
-Lo preghiamo di raccontare.
-
-Raccontò.
-
-— C'erano, lassù, in una villetta due signorine
-molto gentili, che erano rimaste sole: parlavano
-veneto con grazia, accoglievano a trattenimento
-i nostri ufficiali. Una notte, il capitano
-scoprì che dalla villetta partivano segnalazioni.
-Non c'era dubbio: le signorine avevano gli apparecchi
-in casa. Del resto la sorella maggiore
-ha confessato, e si è presa la responsabilità anche
-per la più piccola.
-
-— Ed è stata messa in prigione? — domandò
-Oretta.
-
-— No, la abbiamo fucilata.
-
-Oretta guarda smarrita Melai. Lo guardiamo
-anche noi. Melai sorride: — E come si fa?
-
-Silenzio.
-
-— Ed è morta?
-
-— Eh, già.
-
-— E come è morta?
-
-[pg!183]
-— Molto bene: avanzò, gridò: «Franz Joseph,
-Urrà! Urrà!». Caduta, pareva una rondine.
-
-Silenzio.
-
-Oretta trema; l'avvocato aveva il sigaro spento.
-
-In quel punto nel silenzio della campagna si
-sentì *tin tin*, dolcemente. Era l'Ave Maria.
-
-Oretta fece il segno della croce. Quasi ci segnavamo
-anche noi.
-
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-
-Abbiamo accompagnato Melai al tram per la
-partenza definitiva. La signora mia suocera lo
-ha avvertito che in fondo alle calze troverà la
-sorpresa di una caramella.
-
-Io gli ho detto affettuosamente:
-
-— Lei, signor Melai, è un po' alto di statura.
-Veda di non sporgere con la testa. E se mi permette,
-eviti le azioni cavalleresche. Io, intanto,
-le manderò della polvere di nostra creazione
-contro le bestioline.
-
-Il ritorno fu molto eloquente fra me e l'avvocato;
-monosillabico con la signorina Oretta.
-
-— Si ha da vedere — dice l'avvocato — dopo
-tanti anni che è stato fabbricato il mondo, dopo
-Grozio, dopo Alberigo Gentile, che gli uomini si
-devano scannare, massacrare! Chi l'avrebbe mai
-detto?
-
-[pg!184]
-— Qualche cosa, però, si capiva — dico io. — Mi
-ricordo dell'esposizione di Milano, nel 1906.
-Qui c'era il padiglione della Francia: era l'arte
-*de se déshabiller*. Di fronte c'era il padiglione
-della Germania. Bene, sa lei che cosa ci avevan
-messo all'ingresso principale? Due bocche di
-cannone. «Ohi là!» mi ricordo che ho detto. E
-l'anno scorso, un commesso di una casa di
-Lipsia mi diceva: «Fate buoni acquisti, signor
-Sconer, perchè quando nostro imperatore darà il
-segnale, la Germania si muoverà come un serpente
-d'acciaio». Cosa vuole? Non avevano più
-soldi, e l'imperatore ha detto: «Ragazzi miei,
-perchè volete rubare in casa del vostro buon
-papà? Andiamo a rubare in casa degli altri».
-È stata una festa per tutti i partiti. Se la va,
-la va! La guerra è un affare.
-
-— Ah, — esclama forte madama Caramella-è
-perchè non c'è più religione.
-
-— Brava! — dico io. — Quello che diciamo
-noi a Milano: *non c'è più religione.*
-
-Ma ecco che l'avvocato *dà fuori da matto*, e
-dice:
-
-— Se non ci fosse quest'angioletto, andrei
-a farmi ammazzare anch'io.
-
-Allora l'angioletto *dà fuori da matta* anche lei,
-e dice:
-
-[pg!185]
-— No, papà! no, papà, anche tu.
-
-— Ma ci sarà bene la Divina Provvidenza! — dice
-ancora madama Caramella.
-
-— Già, ma non si muove — le dico io. — Ma
-sa, avvocato, che ora abbiam fatto? Oramai è
-mezzanotte. E domattina devo essere a Genova.
-Parto con l'automobile.
-
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-
-Mentre lo *chauffeur* metteva in ordine la macchina,
-l'avvocato diceva:
-
-— Guarda che luna!
-
-Gli alberelli, fermi nella luna, parevano d'argento.
-
-— E pensare, in una notte così serena, quella
-povera Francia, quel povero Belgio....
-
-— E anche questa povera Italia, caro avvocato — dico
-io —, perchè non si sa mai! — Ma
-tu — dissi allo *chauffeur* — non guardare
-la luna e non pensare al Belgio, perchè vogliamo
-arrivare a Genova: e non a Vega, o
-in fondo a qualche burrone.
-
-[pg!186]
-
-
-
-
-XXVI. — UNO SPETTACOLO INDECENTE.
-=================================
-
-
-L'affare di Genova si presentava eccellente
-ma alquanto complicato. Si trattava di riscattare
-subito una polizza di pegno di oggetti preziosi.
-La mia lungimirante pupilla prevedeva, che l'impiego
-di capitali in brillanti ed in perle, in questo
-precipitare dei valori cartacei, sarebbe stato un
-ottimo investimento; e nel tempo stesso mi procuravo
-doni nuziali, degni di me.
-
-A Milano (perchè ho dovuto andare anche a
-Milano a consultare il mio legale), sgradevole
-sorpresa: Biagino, il mio *chauffeur*, chiamato
-sotto le armi. Peccato, un bravo ragazzo! Rubava
-su la benzina e su le gomme in modo del tutto
-soddisfacente. Altra sorpresa sgradevole: tornando
-un giorno a casa mia, quattro soldatini
-feriti, allineati contro il muro al passaggio della
-mia automobile, levarono le stampelle contro di
-me, dicendo: *Managgia li cani!* Si capiva che
-erano romani, ma anche che i tempi si fanno
-climaterici.
-
-Smettiamo l'automobile!
-
-[pg!187]
-Sinceramente, fui molto felice quando potei
-commutare nei gioielli gli assegni bancari che
-avevo preso con me quando mi recai la prima
-volta a P\*\*\* per comperare la contessina dalla
-chioma d'oro.
-
-«Ebbene, compreremo invece Oretta dalla chioma
-bruna».
-
-Quei gioielli erano bellissimi.
-
-V'era tra essi una collana di perle di un oriente
-perfetto che rappresentava da sola un valore
-non troppo inferiore al totale della somma da
-me impiegata.
-
-«Gran Dio — dicevo tra me — quando io faccio
-vedere questo spettacolo a madama Caramella,
-essa è capace di commettere delle sciocchezze
-personali. Ebbene no, signora. Si tratta di un
-semplice regalo di nozze». E voglio vedere se
-gli occhi di Oretta si fisseranno con indifferenza
-su queste gioie degne di una principessa di casa
-regnante. «Via, signorina, che il tempo delle
-violette mammole è trascorso, e alle rose convengono
-sì fatti ornamenti».
-
-Ebbene, quello che è successo appartiene al
-numero dei fatti inauditi, fantastici: direi cinematografici.
-
-Io ne ho segnata la data memorabile: venerdì,
-sette giugno, ore undici e mezzo del mattino.
-
-[pg!188]
-
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-
-Ma procediamo con ordine. Ero tornato da
-Genova a P\*\*\* col treno, dopo un viaggio disastroso;
-accaldato, assonnato, perchè quando si
-porta con sè una borsetta di simile valore non
-è il caso di addormentarsi.
-
-Pensavo con piacere a Lisetta: «appena arrivato,
-faccio levare due secchi d'acqua, di quell'acqua
-gelida dal fondo del pozzo». Ne sentivo
-in fantasia la sferzata dolce e ristoratrice. «Presto,
-Lisetta! Il mio pijama e questi due marenghi
-per voi: uno per secchio». Godevo a questo
-fresco pensiero.
-
-Appena sceso a P\*\*\*, ho preso una carrozzella
-e, con la mia borsetta in mano, mi sono fatto
-condurre al mio *chalet*. Il cavallo andava assai
-piano, ma non importa. Appena fuori della porta,
-l'aria della campagna cominciò a ventilare. V'era
-l'odore fresco del trifoglio rosso nei campi, v'era
-l'odore caldo delle spighe, mature ormai; v'erano
-i grappoli bianchi delle acacie. «La natura — pensavo — è
-sostanzialmente profumiera come
-me».
-
-Ma il cavallo andava assai piano, tanto che
-apersi la busta di un biglietto che mi giaceva
-in tasca. Era del mio meccanico e diceva: «Se
-[pg!189]
-torno, riprenderò servizio presso di lei, se non
-torno, dirò: Viva l'Italia». «Ma che bravo ragazzo!
-Siamo tutti patriotti, adesso. Speriamo che
-ogni cosa vada a finir bene, e allora faremo belle
-gite per queste colline idilliche, con la signora
-Oretta, e forse con l'erede, a cui presenteremo
-il mondo sotto il suo aspetto più simpatico».
-
-Ma quando fummo al piede della salita, il cavallo
-si rifiutò di salire.
-
-— Queste povere bestie — disse il vetturale — non
-mangiano più biada e non hanno più forza.
-
-— Ebbene — risposi, — faremo quest'ultimo
-tratto a piedi.
-
-Sono sceso e, con la mia borsetta in mano,
-mi sono avviato verso lo *chalet*.
-
-Ma che cosa videro sotto la pergola le mie
-esterrefatte pupille?
-
-È lui o non è lui?
-
-Era Melai.
-
-Ma non era partito? Se era lui, evidentemente
-non era partito.
-
-Ho avuto una specie di turbamento premonitore.
-
-Melai si intravedeva, sotto la pergola, pacificamente
-seduto su la poltrona di vimini. Fumava
-beato una sigaretta e spingeva le spire
-del fumo verso il cielo.
-
-[pg!190]
-Ma non era solo. Oretta era in piedi davanti
-a lui.
-
-E papà? e mamà? Nessuno! Nessuno, fuor
-che cane Leone, addormentato.
-
-Fin qui nulla di eccezionalmente grave; ma
-io avevo la percezione che stava per succedere
-qualche cosa di grave; perciò, quasi senza volerlo,
-mi trovai giù nel fosso e guardavo attraverso
-la siepe quello che stava succedendo sotto
-la pergola.
-
-La scena era muta ma si capiva lo stesso.
-Gli occhi di Melai erano imbambolati nella contemplazione
-di Oretta; ed io sentivo che i miei
-occhi diventavano feroci.
-
-Ad un tratto la manina di Oretta si mosse,
-prese dalla scatola, che era sul tavolino di vimini,
-un cioccolatino: lo spogliò dolcemente,
-allungò la manina. La bocca di Melai era anche
-essa imbambolata. Buttò via la sigaretta, e la signorina
-gli insinuò il cioccolatino nella bocca.
-E seguitò.
-
-«Ma che confidenze son queste? Ma questo è
-un male ereditario! Ma quella scatola è la mia
-scatola, quei cioccolatini sono i miei cioccolatini!».
-
-Melai teneva ora chiusi gli occhi come alla
-prima comunione.
-
-[pg!191]
-«Ah, è questa la rinuncia, o impostore?» esclamai.
-«Ma qui succede qualche cosa di molto più
-grave».
-
-Ad un tratto, cosa vedo? Vedo la signorina
-Oretta che si accosta anche più verso di lui;
-allunga la mano, e immerge la mano dentro i
-capelli di lui.
-
-La mano passava e ripassava come se pettinasse:
-«la dama pettinava il damigello». Lui
-andava indietro con la fronte e si lasciava pettinare.
-Era uno spettacolo grandioso: muto. Ma
-io sentivo fischiarmi le orecchie. Mi parve ad
-un tratto che nella campagna ci fossero come
-nascosti dei piccoli genietti che accompagnassero
-quella scena con i violini. Forse erano le
-cicale.
-
-Poi, non so, o era il sole che si moveva sotto
-la pergola, o erano i miei occhi esterrefatti, ma
-le due figure si spostavano stranamente.
-
-Oretta si piegava sempre di più, o si lasciava
-piegare; le pupille loro si avvicinarono; i due
-volti si confusero, e allora non si mossero più.
-Ma questo evidentemente è un bacio! La musica
-dei genietti si fermò, e anche il sole si
-fermò.
-
-Non so per quanto tempo Melai e Oretta rimasero
-così, perchè io ero oramai paralizzato in
-[pg!192]
-fondo al fosso. Mi riscossi un po' per volta, e
-dicevo: «Ma si baciano sempre! Brava, signorina
-Oretta, e congratulazioni anche a lei, signor
-Melai, congratulazioni! Ah, un bel santo!»
-
-Volevo apparire dicendo così, ma non potei,
-perchè, d'improvviso, cane Leone si destò; latrò
-con rabbia, latrò con ferocia: lo vidi, con la gola
-spalancata e tutta la pelliccia furibonda, balzare
-verso di me.
-
-Mi sono trovato nel mio *chalet*, sporco come
-un mostro. Per fortuna avevo ancora con me
-la mia borsetta.
-
-
-
-
-XXVII. — MI ADIRO PER LA PRIMA VOLTA.
-=====================================
-
-
-Soltanto quando mi trovai nel mio *chalet*, e
-lo specchio mi rimandò la mia figura deformata
-e sudicia, ebbi la completa sensazione del
-mio dolore. Io ruggivo: «Infame! Santarellina!
-*Mamz'elle Nitouche!* Tira via, non c'è papà!
-Ah, è timida, dice papà».
-
-L'edificio da me costruito con tanta cura, dispendio
-di tempo e — diciamo pure — di denaro,
-era crollato. E volendo essere esatti, bisogna
-[pg!193]
-dire: «seguitava a crollare». Una ragazzina
-minorenne, davanti alla quale io, con suprema
-delicatezza, mi sono trattenuto sempre
-dal proferire le parole sacramentali: «Signorina,
-io vi amo» dare dei baci così! baci di donna
-provetta. Ah, falsa minorenne! Forse non esistono
-più minorenni. Probabilmente mentre io
-mi spazzolavo il vestito, essi seguitavano ancora
-a baciarsi; e allora dovetti constatare che
-io soffrivo. Infatti avevo gli occhi fuori della
-testa. E più forse del bacio, mi faceva fremere
-la visione degli atti preparatori del medesimo,
-quando lei pettinava lui così dolcemente con la
-mano; quando lei gli insinuava nella bocca i
-miei cioccolatini. Così! Faceva così! E feci a me
-stesso l'atto di insinuarmi in bocca i cioccolatini
-col rosolio. «Tu soffri realmente, Ginetto
-Sconer, tu soffri!» Il sapore di quella fanciulla,
-che dovevo gustare io, se lo è invece gustato
-Melai. Guai se io fossi un uomo sanguinario
-come usa adesso! A quest'ora sotto quella pergola
-esisterebbero due cadaveri.
-
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-\ *
-
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-
-La mattina seguente stavo un po' meglio, ma
-non così che, quando venne Lisetta per rassettare
-le camere, io non dicessi:
-
-[pg!194]
-— Ah, belle cose, belle cose che succedono
-in questa casa! Congratulazioni, molte congratulazioni
-con la vostra padroncina.
-
-— Perchè, signore? — mi domandò Lisetta.
-
-— Voi non sapete forse quello che ieri è successo
-verso quest'ora, là, sotto la pergola?
-
-E raccontai quello che avevo veduto: — Uno
-spettacolo indecente. Non saprei dire per quanto
-tempo ha seguitato a pettinarlo.
-
-— Capirà, signore, che finchè lo pettina lei,
-non lo pettina la morte. Faceva così tutte le
-mattine nei giorni che lei è stato via.
-
-— Voi dite?
-
-Ella diceva così.
-
-— Ma quella sera che io sono partito, è partito
-anche lui! Allora era una falsa partenza.
-
-— Non so, signore — disse Lisetta —, ma io
-credo che abbia ottenuto una proroga per affari
-di famiglia.
-
-— Ah, li chiamate affari di famiglia? Ah, un
-bell'ordine nell'esercito!
-
-— La mattina dopo che lei è partito, signore,
-lo abbiamo visto comparire ancora qui, e la padrona
-gli ha fatto tanta festa.
-
-— Allora sua madre sapeva tutto.
-
-— Io credo di sì.
-
-— E anche lui, il padre?
-
-[pg!195]
-— Oh, lui sa sempre le cose per ultimo.
-
-— Ma questo amore come è nato?
-
-— Chi lo sa, signore? L'amore nasce così!
-
-— Ma come «così»? Così sotto la pergola?
-
-— Tutto può darsi, anche sotto la pergola.
-
-— Ma voi Lisetta, che sapevate le mie intenzioni,
-voi che vedevate che io ero assente, perchè
-non siete corsa ai ripari?
-
-— Ah, signore — esclamò Lisetta mortificata — io
-ho fatto quello che potevo fare; e appena
-ho potuto, ho parlato alla signorina.
-
-— Ebbene?
-
-— Io non glielo volevo dire, signore, per non
-darle dispiacere.
-
-— Vi autorizzo a parlare.
-
-— Ebbene, già che lo vuol sapere, la signorina
-ha detto: «Taci, taci Lisetta! Io sposare
-un uomo così grosso e rosso che potrebbe essere
-mio padre?».
-
-— Così ha detto? Inaudito!
-
-— Precise parole.
-
-— Ma voi dovevate insistere: «un uomo che
-sa quel che dice, che sa quel che vuole, che
-conta qualche cosa nel mondo».
-
-— L'ho detto, signore.
-
-— E lei?
-
-— Lei? Lei ha detto: «con tutte quelle sciocchezze
-[pg!196]
-che dice, che fa venire il latte ai ginocchi».
-
-— Idiota fanciulla! Dovevate dirle che io ero
-d'accordo con suo padre.
-
-— Anche questo ho detto.
-
-— E vi ha risposto?
-
-— Che piuttosto che sposare un parrucchiere,
-fosse anche coperto d'oro, si butterebbe giù dal
-campanile di San Fulgenzio, che è il più alto
-della città.
-
-— Ma è pazza quella fanciulla!
-
-— È innamorata, signore!
-
-Lisetta tacque, e anch'io.
-
-Ma quelle parole atroci riferite da Lisetta mi
-fischiavano alle orecchie. Io parrucchiere? Io
-sono un costruttore della bellezza, e anche di
-civiltà, perchè chi usa i miei prodotti è educato
-e civile. Sentivo in me un'auto-intossicazione di
-furore.
-
-— Io tirerò le orecchie a quel signore — dissi.
-
-— Non lo faccia, per carità — disse Lisetta. — Tutti
-quelli che sono stati in guerra hanno preso
-lo spirito sanguinario.
-
-— Credete forse che io abbia paura?
-
-— Oh, no, signore: ma dico che è un momento
-succedere una disgrazia.
-
-— Io, del resto, non voglio fare tragedie, ma
-[pg!197]
-gli parlerò ad ogni modo e gli dirò il fatto mio:
-«Ah, lei, bel giovane, che contemplava le stelle.
-Lei preferisce però contemplare qualche altra
-cosa sotto la pergola. Congratulazioni!» Oh, gli
-dirò questo ed altro.
-
-— È impossibile perchè è partito.
-
-— Non ci credo, perchè doveva già essere
-partito tante volte. Sarà partito provvisoriamente.
-
-— No, definitivamente.
-
-— Allora gli scriverò: «Ah, falso sentimentale!
-Le piacciono invece le cose di questo basso
-mondo, compresi i miei cioccolatini». E, quella
-infelice, preferisce uno sbarbatello, che oggi c'è
-e domani non c'è, a me che nel mondo conto
-per qualche cosa. «Dico sciocchezze», io! «Un
-uomo grosso e rosso», io!
-
-— Lei è un uomo che può dare soddisfazione
-a qualunque donna.
-
-— Voi avete proferito una grande verità. Ma
-voi non sapete tutto. Sapete perchè io sono andato
-a Genova? Questo, vedete, è il terribile! Io
-sono andato a posta a Genova per comperare il
-regalo di nozze. E proprio mentre io comperavo
-i gioielli più rari, ero tradito.
-
-— Oh, povero signore! Ma davvero proprio?
-
-— Dubitereste forse di quello che io dico? Venite
-qui, venite qui, Lisetta. Guardate. Guardate,
-[pg!198]
-tanto per avere un'idea di chi sono io. Questo
-era il regalo di nozze.
-
-La ho condotta nella mia stanza e ho aperto
-la borsetta.
-
-— Maria santissima! Spavento!
-
-— Guardate soltanto questa collana. Per darvene
-un'idea, neppure la regina ne ha una così.
-
-Allungò il dito per toccarla.
-
-— Voi dovete sentire il peso.
-
-— E sono perle vere?
-
-— Vere? Vero oriente. Mica scaramazze.
-
-— E costano tanto?
-
-— Come voi, come lei, come lui, come tutta questa
-catapecchia, con l'avvocato e sua moglie compresa.
-Sì, sì, pigliate pure. Già tanto io me ne andrò
-di qui. Quelle forbicette, quella cipria. Anche
-quella pompetta dell'acqua d'odore, se vi fa voglia.
-
-E le permisi di saccheggiare la mia toletta.
-
-.. vspace:: 1
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-\ *
-
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-
-Scesi in giardino perchè sentivo che avevo
-gli occhi feroci, e la mia fisonomia era in disordine.
-Non vedevo più niente. Ma quando ho visto
-i gattini di Oretta che immergevano la linguetta
-rossa nel latte bianco, attorno alla ciòtola, ho
-dato un calcio formidabile: due gattini sono saltati
-in volata sopra la siepe.
-
-[pg!199]
-
-
-
-
-XXVIII. — DIVENTO QUASI FILOSOFO E ANCHE POETA.
-===============================================
-
-
-Quel giorno mi sono eccitato; ma poi dopo
-mi sono calmato. Però dentro mi è rimasta una
-sensazione amara e disgustevole.
-
-Eccola là, la impudica fanciulla!
-
-Io la vedevo dalla finestra del mio *chalet*, sotto
-la pergola, che lavorava, e c'era ai suoi piedi
-quell'abbominevole cane Leone. Chi avrebbe mai
-imaginato che colei fosse stata capace di dare
-dei baci così? di fare delle carezze così? Una
-fanciulla ancor minorenne! «No, signorina! voi
-eravate una falsa minorenne, un surrogato del
-giglio. Voi avete sorpreso la mia buona fede».
-
-Io rivolgevo mentalmente queste parole dalla
-mia finestra alla signorina Oretta quando mi
-accorsi che nel mio giardino c'erano dei gigli.
-Come erano nati? Probabilmente erano già nati,
-e si erano dischiusi senza che io me ne avvedessi.
-
-Così forse è avvenuto di Oretta: si è dischiusa
-sotto l'amore. Le donne di Lionello si dischiudono
-d'estate e d'inverno; ma lo spettacolo naturale
-[pg!200]
-è più bello. Se non che dovevo essere io
-a dischiudere, signor Melai. Io, non voi! Voi
-avete requisita la mia proprietà! Era la gelosia.
-Che spaventoso sentimento! Agisce da pompa
-aspirante al cuore e porta via tutto il sangue,
-tutta la proprietà. Voi non avete più la vostra
-proprietà. Sì! Eccola là, ma non è più vostra:
-è di un altro. La proprietà di una donna non è
-come quella della mia palazzina. Non c'è altra
-abbondanza che di donne, ma che importa? È
-quella donna! Con quel ricamo della bocca, con
-quel sorriso, con quel sapore non ce n'è che
-una. Perchè, Oretta, non hai fatto le carezze a
-me? Perchè non hai pettinato, così, così i miei
-capelli?
-
-Mentre io facevo così e così, mi accorsi che
-questa operazione non si poteva compiere troppo
-bene, perchè i miei capelli sono alquanto incatramati
-dalla pomatina. Ritrassi infatti la mano
-profumata bensì; ma appiccicata.
-
-Posso convenire che i capelli di Melai si prestano
-meglio a questa operazione.
-
-Ma ciò non toglie che voi, signor Melai, abbiate
-requisita la mia proprietà. La quale si lasciò
-requisire. E allora mi ritornarono alla mente
-quelle abbominevoli parole di lei: «Un uomo
-grosso e rosso...!».
-
-[pg!201]
-Ah, signorina Oretta! Un uomo grosso e
-rosso, io?
-
-«La vostra opinione, signorina — la apostrofai
-dalla finestra — è errata! Io sono io! Non sarò
-un ragno, vestito in grigio-verde; ma io sono
-un uomo *in gamba* e che conta qualche cosa
-nel mondo; e il vostro Melai è uno che oggi c'è,
-e domani non c'è. E voi, signorina? Io vi credevo
-capace, non solo di pudore, ma anche di
-comprendere il vantaggio della posizione eccezionale
-che io vi offrivo. Questa poesia di tipo
-superiore voi non la avete capita. Tal sia di voi».
-
-.. vspace:: 1
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-\ *
-
-.. vspace:: 1
-
-Stavo ravviando col pettine i capelli disordinati,
-quando entrò la Lisetta.
-
-— Vi pare, Lisetta, che io sia grosso e rosso?
-I capelli rossi! No, rossi: tizianeschi. Lasciate,
-lasciate passare un po' di tempo, e poi vedrete
-che la vecchia e la giovane avranno a pentirsi
-amaramente.
-
-— Forse lei, signore, ha ragione — disse Lisetta. — Sapesse
-adesso la mia padroncina quanto
-soffre da quando lui è partito. Non dorme più,
-non mangia più; è diventata pallida.
-
-— Questa notizia — dico io — mi fa piacere.
-Prenda il papavero! Oh, non capita mica tutti i
-[pg!202]
-giorni ad una povera provinciale di trovare un
-marito con centomila lire di regali in soli gioielli,
-oltre il resto.
-
-— Poverina! Sarà calata, da quando lui è partito,
-di tre buoni chili....
-
-— Un chilo al giorno, — dico io.
-
-— Adesso sì che non digerisce più bene!
-
-— Prenda la cascara sagrada, — dico io.
-
-— Prega tutto il giorno perchè il Signore lo
-faccia salvo.
-
-— Ditele che faccia anche un altro voto: di
-non uscire di casa il sabato, così sono due giorni,
-venerdì e sabato.
-
-— Ma lei è ben cattivo, signore!
-
-— Pretendereste forse che io fossi buono con
-chi mi ha fatto del male?
-
-
-
-
-XXIX. — L'INUTILITÀ DELLA MIA SAGGIA ELOQUENZA.
-===============================================
-
-
-Io non avrei avuto questa conferenza con la
-signorina Oretta, se la persistenza di lei sotto
-la pergola non avesse eccitato sempre più la
-mia indignazione. E d'altra parte il mio amor
-[pg!203]
-proprio oltraggiato domandava qualche riparazione.
-
-Ella si stava mattina e sera, sola soletta, sotto
-la pergola, curva a lavorare; con cane Leone,
-immobile ai suoi piedi.
-
-Deliberato il colloquio, feci una *toilette* come
-per una visita di condoglianza. Infilai un paio di
-guanti e mi inoltrai per il vialetto. Il mio passo
-scricchiolante su la ghiaia fece voltare la testa
-ad Oretta. Cane Leone — maledetto sempre — era
-anche lui tetro: non voltò la testa, non latrò:
-ma si limitò a mostrarmi i suoi denti.
-
-— Buon giorno, signorina Oretta — dissi. — Io
-sono dolente di non aver potuto salutare
-ancora una volta il signor Melai, tanto caro e
-simpatico giovane.
-
-— È partito.
-
-— Definitivamente, lo so.
-
-(Silenzio).
-
-— Permette, signorina, che io mi sieda?
-
-— Ma la prego.
-
-(«E anche lei permette, è vero?» — dissi con
-lo sguardo a cane Leone). Mi sono seduto su
-la poltroncina di vimini, dove sedeva Melai.
-
-— Permette anche, signorina Oretta, che le parli?
-
-— Ma la prego.
-
-Ella stava sempre con la testa in giù, sul ricamo.
-[pg!204]
-Ed io allora ho iniziato verso la signorina
-Oretta un discorso patetico e insieme persuasivo: — Signorina
-Oretta — cominciai —, le
-parlerò, come dire? non poeticamente ma praticamente:
-prima di venerdì sette giugno, ore
-undici e mezzo del mattino, io vivevo nel convincimento
-che ella non avesse mai varcato la
-frontiera, come dire? dell'Amore. Anzi credevo
-che ella ne ignorasse persino l'esistenza: per
-conseguenza, io, da quel perfetto *gentleman* che
-mi onoro di essere, mi sono mantenuto verso
-di lei sempre in un decoroso riserbo. Ho l'onore
-di essere ascoltato, è vero, signorina?
-
-La signorina Oretta non disse nulla ed io
-proseguii:
-
-— Ma la mattina di venerdì sette giugno, alle
-ore undici e mezzo, reduce appunto da un mio
-viaggio a Genova, che ha, se permette, qualche
-relazione con quanto sono per dirle, ho dovuto
-constatare, in modo — la prego di credere — del
-tutto casuale ma irrefragabile, che lei sotto
-questo *bersò* era già a conoscenza, per non dire
-in possesso, del territorio d'Amore. Specifico: è
-stato così e così....
-
-Mentre io specificavo, credevo di essere interrotto:
-ma non fu così. Credevo che il suo
-volto arrossisse. Ma niente di tutto questo.
-
-[pg!205]
-Finii allora di specificare.
-
-Ella si irrigidì.
-
-— Sono dolente — dissi — che il signor Melai
-sia partito, perchè gli volevo, oh non già fare
-scene tragiche, ma così, semplicemente dire:
-«Congratulazioni, signor Melai, congratulazioni
-sincere! Constatiamo che lei, dopo avere proclamato
-la vanità delle cose di questo mondo, è ritornato
-sopra la sua opinione; e che, dopo avere
-contemplato la luna e le stelle, ha trovato che è
-piacevole anche abbassare gli occhi sopra un
-amabile volto. Congratulazioni!».
-
-La signorina Oretta cominciò a capire il mio
-significativo linguaggio e si scosse; ma io proseguii:
-
-— E congratulazioni anche con lei, che ha saputo
-chiamare quel giovane ad una valutazione
-più esatta dei beni terreni. Questa cosa ha fatto
-piacere a lui, per quanto abbia fatto dispiacere
-a me. Ma niente di male, signorina! Lì per lì,
-confesso, la cosa mi ha prodotto una certa impressione,
-direi sfavorevole al di lei confronto;
-ma poi ci ho pensato, e ho trovato che la cosa,
-o con l'intervento del signor Melai o con l'intervento
-di un altro, doveva succedere, o in
-quel giorno o più tardi. Avrei desiderato col mio
-intervento,... ma non è questo l'argomento dell'attuale
-[pg!206]
-colloquio. Quello che mi premeva di significare,
-è che la mia attenzione si era posata
-con benevolenza sopra di lei: tanto è vero che
-mi ero permesso qualche *avance* di matrimonio
-col di lei genitore, e ne avevo avuto buoni affidamenti.
-Ma io le dirò di più: il mio viaggio a
-Genova era avvenuto per acquistare l'omaggio
-di alcune bazzecole decorative, le quali non sono
-sdegnate anche dalle più rigide virtù. Senonchè
-la mattina del sette giugno ho assistito all'assalto
-della di lei virtù. Questo spettacolo, creda,
-non era nel programma del mio viaggio! Ma
-badi: io non discuto in questo momento la preferenza
-data al signor Melai: Melai le è simpatico,
-e perciò io devo essere antipatico. Il mio
-orgoglio d'uomo è rimasto ferito. A lei non importa,
-lo so. Semplicemente mi sorprende che
-in una signorina, come è lei, che io avevo prescelto
-specialmente per le sue qualità di equilibrio
-mentale, abbia potuto aver luogo un fenomeno
-così folgorante di passione, diciamo così,
-irrazionale. «No! parlo piano — dissi a cane
-Leone che stava attento: — parlo piano come
-è mia abitudine: piano, ma energico e preciso».
-E attesi una risposta.
-
-Allora la signorina Oretta mosse le labbra, e
-venne fuori questa risposta:
-
-[pg!207]
-— Noi ci conoscevamo da prima.
-
-— Ecco un particolare del tutto ignorato — dissi. — Con
-ciò ella vuole significare che esisteva
-un diritto di prelazione in favore del signor
-Melai....
-
-Fece cenno di sì.
-
-— Il mio cuore sanguina; ma l'onore è salvo!
-
-La signorina Oretta ebbe allora un sussulto:
-con la mano frugò, trasse una lettera: me la offrì.
-
-— Signorina — dissi — ella vuole offrire la
-documentazione di quanto asserisce verbalmente;
-ma non importa, la prego.
-
-Ma ella insistette.
-
-— Ebbene, quando ella insiste....
-
-Allora io estrassi dalla busta la lettera, apersi
-il foglio, e lessi le cose seguenti:
-
-*«Signorina, mi chiamo Marco Melai; sono
-caporale nel 6º Battaglione Cividale. Ho ventidue
-anni e mi trovo in guerra dal 5 ottobre 1915.
-Sono stato già ferito una volta. Mio padre è colonnello;
-la mia povera mamma non c'è più in
-questo mondo. Credo che questa presentazione
-sia bastevole. Dove mi trovo? Sui monti. A lei
-indovinare. Vuole diventare la madrina dei miei
-alpini? La assicuro che sono giovani forti, buoni
-e valorosi. Non spetterebbe forse a me il dirlo,
-ma la verità non sta mai male».*
-
-[pg!208]
-Rimisi la lettera nella busta, e gliela restituii
-con bel garbo.
-
-Ella la ripose nel non voluminoso archivio
-del suo seno.
-
-— Ma mi permetta, signorina — ripresi: — dallo
-stile di questa lettera sembra che questo
-signore non conoscesse lei di persona.
-
-Oretta rispose:
-
-— E nemmeno io conosceva lui.
-
-— Sarebbe indiscrezione domandare qualche
-schiarimento in proposito?
-
-— L'anno scorso — disse allora Oretta — io
-ero ancora a scuola, quando la signora direttrice
-ci ha invitate a dare qualche libro di lettura
-per i soldati.... Io allora ho dato le *Mie Prigioni*
-di Silvio Pellico, dove c'era scritto, sul
-frontespizio, il mio nome....
-
-— E probabilmente anche l'indirizzo....
-
-— Sì, signore. E allora una mattina, ecco che
-viene il postino, e mi consegna questa lettera
-qui....
-
-— Signorina, la prego: si calmi. E appena ricevuta
-questa lettera, lei ha risposto....
-
-— L'ho fatta vedere....
-
-— A papà!
-
-— No, a mamà.
-
-— E mamà ha detto?
-
-[pg!209]
-— Di rispondere con due parole gentili.
-
-— E lei, naturalmente, ha risposto.
-
-— Sì, signore.
-
-— E lui ha continuato a rispondere....
-
-— Sì, signore. Dopo io l'ho conosciuto qui all'ospedale,
-dove andavo con mamà. Una volta,
-andando all'ospedale, io avevo una rosa con me....
-
-— E lui gliel'ha chiesta.
-
-— Sì, signore.
-
-— E lei gliel'ha data.
-
-— Sì, signore.
-
-— E mamà era presente?
-
-— Sì, signore.
-
-(Ho capito: la rosa era diventata un rosaio).
-
-— Permette ora una domanda? Lei vuol bene
-a suo papà oltre che a mamà, è vero?
-
-Mi guardò stupefatta.
-
-— Suo papà è un uomo serio, un uomo positivo.
-Egli sa che le rose fioriscono in maggio,
-ma dopo viene l'inverno. Il suo sguardo vede
-soltanto la primavera, ma il nostro è più lungimirante
-e si estende in tutto l'orizzonte della vita.
-Crede lei, signorina, che il di lei babbo sarà contento
-quando saprà che lei ha legato il suo destino
-a quello di un soldato?
-
-— Allievo ufficiale, signore!
-
-— Sia pure *allievo ufficiale*....
-
-[pg!210]
-Io volevo dire *allievo cadavere*, ma me ne
-astenni; i due laghi alpini si venivano velando,
-e il mio primo sentimento fu di estrarre dalla
-tasca il mio fazzoletto, e passarlo su quel visino.
-Però provavo piacere a vederla soffrire.
-
-— Ma sono queste anime pure — esclamò
-d'un tratto — che si sacrificano oggi così.
-
-La signorina Oretta proferì queste parole con
-notevole eccitazione, e in quella circostanza io
-potei constatare l'agitarsi di quel seno, che fino
-a quel giorno brillava per la sua assenza.
-
-— Signorina — risposi — condivido i suoi
-nobili sentimenti; però se lei volesse ritornare
-sopra le sue deliberazioni, se vuol dimandarne
-una dilazione nella risposta, per conto mio sarei
-disposto a considerare come non avvenuto il
-fenomeno apparso sotto questo *bersò*, la mattina
-del sette giugno.
-
-Ma la risposta fu improvvisa e non quale la
-mia generosità meritava.
-
-— Signore — mi disse — io ho fatto quello
-che dovevo fare secondo il mio cuore. Se lui tornerà,
-ci sposeremo. Se no, sarà quello che Dio
-vorrà.
-
-Lei diceva queste parole per conto suo, e due
-lagrime intanto, emissarie dei due laghi alpini,
-scendevano per conto loro giù per le gote.
-
-[pg!211]
-— Quando è così, basta, signorina, basta!
-Quello che lei ha fatto è sentimentale, ma non
-è pratico — dissi presentandole la mano guantata.
-
-Mi sono alzato e mi sono inchinato.
-
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-\ *
-
-.. vspace:: 1
-
-La signorina Oretta non poteva dichiarare in
-modo più esplicito di avere abbandonato tutte
-le sue riserve al prestito nazionale per la guerra.
-Tuttavia è un fatto che le donne hanno la tendenza
-a dare il loro voto agli uomini di tipo
-sanguinario. Non mi parve dovere esporre la
-mia dignità a ulteriori insistenze. Prosegua, prosegua
-a piangere, signorina Oretta! Quando quel
-signore tornerà, se tornerà, non troverà che
-un naso, i capelli, e quattro ossi in croce della
-fu signorina Oretta.
-
-
-
-
-XXX. — LA VENDETTA È IL CIBO DEGLI DEI.
-=======================================
-
-
-Seduto davanti allo *chalet*, io eseguivo una specie
-di bilancio consuntivo, quando un'ombra intercettò
-la luce, e si fermò davanti a me.
-
-Era madama Caramella. A quella vista sentii
-[pg!212]
-nascere in me un così concentrato furore che,
-per la prima volta, mi giudicai capace di una
-azione violenta.
-
-— Buon giorno, cavaliere, — mi dice con adorabile
-tranquillità. — In settimana verrà senza
-fallo l'imbianchino a pulire la cucina.
-
-— L'imbianchino? Non occorre più.
-
-— Ma non viene la sua signora madre?
-
-— No. È andata ad *Aix-les-Bains*.
-
-— Oh, quanto mi dispiace!
-
-— Anche a me.
-
-Silenzio.
-
-— Mi pare di cattivo umore, cavaliere, — dice
-madama Caramella.
-
-— Io? Può darsi. Ma lei invece, per quello che
-succede, mi pare di troppo buon umore.
-
-— Qualche cattiva notizia nel bollettino della
-guerra?
-
-— Nel bollettino della guerra? Non so: ma nel
-suo bollettino, sì certo.
-
-— Mio?
-
-— Suo, sì, di lei. Come? Non lo sa? Ma lei è
-entrata in guerra! Io ne sono ancora stupefatto:
-una donna come lei che non è più una giovanetta,
-che fino a ieri aveva dato prova di equilibrio
-mentale, di senso della realtà, decreta anche
-lei improvvisamente il salto nel vuoto; e
-[pg!213]
-finchè lo fa lei il salto, poco male, ma ci spinge
-la sua figliuola e quel buon uomo di suo marito.
-Io credevo che lei volesse bene alla sua famiglia.
-
-Constato con piacere che madama Caramella
-è stupefatta alle mie parole.
-
-Madama Caramella mi domanda che cosa è
-successo.
-
-— Lo domanda a me? Le sue vesti bruciano,
-e mi domanda che cosa succede? Lei lo deve
-sapere meglio di me. Non è lei che ha permesso
-a quel signor Melai di venir qui?
-
-— Ma sono fidanzati. È naturale!
-
-— Quanto a *naturale*, nessuno ne dubita. Anzi
-io le posso dire che tre giorni fa, alle ore undici
-e mezzo del mattino, tornando da Genova,
-ho assistito là, sotto quella pergola, ad una
-scena anche troppo naturale.
-
-Descrivo la scena, ma madama Caramella non
-stupisce, non arrossisce. Si limita ad osservare
-che un bacio tra fidanzati è una cosa che usa da
-molto tempo. — Ma, e poi, scusi, cosa c'entra lei?
-
-— Mi domanda cosa c'entro io? Arriveremo
-anche a questo punto. Intanto le faccio osservare
-che quello era un bacio speciale, come una
-*film* di lungo metraggio, ai cui ultimi quadri
-io mi sono sottratto per ragioni di decoro personale.
-E lei poi si scandalizza per un po' di
-[pg!214]
-gambe che mostrano le ragazze a Milano! Ma
-lasciamola là! Questo fidanzamento è avvenuto
-col suo consenso?
-
-— Sa lei forse — domanda madama Caramella — qualche
-cosa sul conto di Melai? Un
-giovane di famiglia onorata....
-
-— Non discuto affatto.
-
-— Un giovane che ha sempre proceduto con
-la più scrupolosa delicatezza, tanto è vero che
-la prima cosa fu di presentarsi a me con una
-lettera di suo padre. E d'altra parte domando e
-dico: ad un giovane che fa il suo dovere per
-la patria, ad un giovane ferito, all'ospedale, solo,
-poverino, che domandava di corrispondere con
-Oretta, potevo io dir di no? Ma se non ci aiutiamo
-fra noi, buoni, chi ci deve aiutare?
-
-— È un'opinione rispettabile, ma non condivido.
-Il suo preciso dovere era invece, appena
-ella si accorse di quella passione, di troncare:
-taglio netto. Probabilmente anche lei, madama,
-si è lasciata sedurre dalla montura.
-
-— Oh!
-
-— Prego, si calmi. Osservi invece — tanto
-per incidenza — come è ridotta sua figlia. Pareva
-un fiorellino, e adesso è uno straccio.
-
-— Ma bisogna bene soffrire qualche cosa in
-questo mondo....
-
-[pg!215]
-— Ma chi le ha dato da intendere questo?
-
-Madama Caramella guarda la mia calma con
-un principio di alienazione mentale.
-
-— Oh, io sono certa — disse madama Caramella — che
-quando mio marito saprà tutto,
-dirà: «Hai fatto bene!».
-
-— Io non credo: ma se fosse così, direi che
-il di lei consorte è molto più poeta di Cioccolani!
-Scusi, signora, ma lei sta in piedi e ciò mi dispiace.
-
-Prendo una sedia, e prego madama Caramella
-di accomodarsi.
-
-Proseguo: — Mi posso sbagliare, anzi mi auguro
-di sbagliare; ma lei, cara signora, ha commesso
-un'imprudenza le cui conseguenze possono
-essere incalcolabili. Lei ha arrestato il
-benessere della sua famiglia. Ma certo! Sa lei
-come vanno in malora le famiglie? Generalmente
-in conseguenza di un errore iniziale che passa
-quasi sempre inavvertito: che può essere la
-firma a una cambiale di favore, un contratto
-sbagliato, una mancanza di precauzione igienica,
-un matrimonio fatto coi piedi: appunto una mancanza
-di igiene morale: è il suo caso! Dopo,
-cara signora, lei ha un bel seguitare a fare il
-bucato in casa, tener le galline, fare i salamini
-e i prosciutti in famiglia....
-
-[pg!216]
-Constato con piacere che madama Caramella
-è presa da un po' di convulso.
-
-— Ma quando sarà finita la guerra, quando
-lui tornerà, saranno felici. Non crede lei che la
-guerra finirà presto? — domandò con ansia
-madama Caramella.
-
-— Finire? Ma se è appena un anno che è
-cominciata? Dove ha letto lei queste panzane?
-Nei giornali forse? Ma cosa crede lei che scorticare
-i tedeschi sia facile come scorticare il suo
-porcello? Eh! eh! Noi uomini d'affari ne sappiamo
-qualche cosa. Finire? Ma, prima, si deve muovere
-l'America, che sono cento milioni; poi si deve
-muovere l'Asia che sono almeno altri cinquecento
-milioni. Pensi che adesso, con la telegrafia senza
-fili, si può chiamare tutto il mondo alla guerra.
-
-— Ma finirà una buona volta.
-
-— Può darsi; ma dopo verrà la rivoluzione,
-e chi si salverà saremo appena noi modesti
-capitalisti che sapremo, se occorre, comperare
-anche la rivoluzione.
-
-— Ma Iddio non permetterà.... — balbetta la
-povera madama Caramella.
-
-— Ma cosa vuole che Iddio, con una amministrazione
-così vasta, possa occuparsi di questi
-dettagli? Lei ha tempo, cara signora, di iniziare
-per la sua figliuola una cura ricostituente.
-
-[pg!217]
-— Ma lui tornerà, si farà una posizione, e una
-volta sposi, saranno felici.
-
-— Lo auguro, ma elevo dei dubbi. Anche nella
-migliore delle ipotesi, lei non deve dimenticare
-che quel signore faceva baldoria. Io mai fatta
-baldoria! Poi lei ha sentito: fucila le signorine!
-Badi che io ammiro e amo il signor Melai: ma
-come individuo che possa dare la felicità alla
-sua signorina, escludo. Però se le fa piacere,
-ammettiamolo! Se non che, coi tempi che verranno,
-il matrimonio sarà un lusso che soltanto
-un milionario si potrà permettere. E invece
-lei, mia cara signora, aveva proprio la
-felicità a portata di mano qui nella sua casa. Io
-gliene parlo con la massima calma, come del
-resto è mia abitudine: ma accentuo! Permette,
-signora?
-
-E sono andato di là e ho preso la borsetta.
-Mi siedo e proseguo:
-
-— Le cose stanno così, signora: i miei occhi
-si erano posati con notevole benevolenza su la
-di lei signorina, e non sarei stato alieno dal
-domandarla in isposa. Sarebbe stato un matrimonio
-razionale, senza eccessiva passione da
-parte della signorina: lo posso ammettere. Prego
-non mi interrompa. Ma io non credo — mi
-potrò sbagliare, sa, — io non credo che sia
-[pg!218]
-necessario fare precedere il matrimonio da un
-periodo incendiario, come una reticella Auer
-che prima bisogna bruciare. No, io non credo.
-Certo è che io ho coltivato nel mio cuore una
-speranza, una illusione; ma non parlo per me.
-Capirà benissimo che a me non manca a chi
-buttare il mio fazzoletto. Parlo per quella povera
-signorina Oretta, che ha goduto un momento per
-un giro di valzer in un mattino di primavera; ma
-come deve scontare! E anche mi si stringe il
-cuore pensando a quel brav'uomo del di lei consorte,
-che meritava proprio di finire i suoi giorni
-tranquillo. Ma mi preme, signora, di documentare
-quello che io dico: io non *bluffo*; io documento!
-
-Aprii la borsetta.
-
-— Ecco qui. Andai a Genova apposta. Ecco
-qui: questi, come ella può vedere, erano i regali
-di nozze. Autentici e parecchi: balasci, smeraldi,
-turchesi, opere di gran lapidari: mica scaramazze!
-
-Madama Caramella non parla più.
-
-Io proseguii: — Invece di deperire, lei vedeva
-la sua figliuola bella, felice, moglie del cav. Ginetto
-Sconer, e da qui un anno lei, scusi, era
-nonna e la sua figliuola c'era il pericolo, caso mai,
-che ingrassasse di troppo. Destino, cara signora!
-Ma l'imbianchino ora è perfettamente inutile.
-
-Così ho tolta la seduta.
-
-[pg!219]
-
-
-
-
-XXXI. — *CHAMPAGNE*, PESCHE E PROSCIUTTO.
-=========================================
-
-
-— Cosa state facendo, signor Sconer? Sempre
-l'uomo georgico?
-
-— L'ho fatto, ohimè, contessina; ma ora sto
-facendo le valigie. Ero venuto qui a P\*\*\* per un
-certo affare, ma non si potè concludere. Lo metteremo
-alla partita del passivo.
-
-La contessina era venuta da me, questa volta,
-sola: senza il seguito del poeta al guinzaglio.
-
-— Con quest'orribile caldo!
-
-— Vi disturbo, Sconer?
-
-— Lei mi perturba, non mi disturba. Certo
-io non la posso ricevere con tutte le regole del
-protocollo. È tutto sottosopra qui.
-
-— Avete un bicchier d'acqua, Sconer?
-
-— Ma lei ha sete, lei è sudata, lei è venuta
-a piedi per quella strada bruciata da questo terribile
-sole. (Era quasi mezzogiorno). — Quando
-penso che la pelle del suo adorabile volto, delle
-sue adorabili mani può oscurarsi, c'è da fremere
-per il rimorso.
-
-— Avevo i guanti e il velo.
-
-[pg!220]
-— Ah, meno male.
-
-— E poi io mi diverto nella gioia del sole.
-
-— Io no: d'estate preferisco l'ombra.
-
-— Io invece il gran sole; e d'inverno andare
-per la neve, quando tutto è neve, sentir la gioia
-di affondare nella neve sino alla caviglia: respirare
-la neve.
-
-— Allora preferisco il termosifone.
-
-Ma perline di sudore le si venivano formando
-su la fronte. Ella estrasse un moccichino di
-merletto del tutto insufficiente perchè non era
-più grande della palma della mia mano. Allora
-io spiegai i miei bellissimi fazzoletti. — *Pardon!* — e
-ne posai uno delicatamente sul suo volto,
-un altro su la nuca.
-
-— Voi, Sconer, mi velate come Iside.
-
-— Veramente io vorrei fare il contrario.
-
-— Siete ben temerario....
-
-— Conserverò, contessina, questi fazzoletti imbevuti
-della di lei persona. Ma dicevamo? Ah,
-l'acqua. L'acqua qui è in fondo al pozzo, e il
-pozzo è cupo. Ma ora che ben mi ricordo, devono
-rimanere nella credenza due avanzi di una
-stirpe infelice. Se lei può sostituire l'acqua con
-lo *champagne*....
-
-(Sono proprio gli avanzi di quelle bottiglie di
-*champagne extra dry* che mandai a prendere
-[pg!221]
-quel giorno per onorare Melai al pranzo; una
-delle quali probabilmente ha servito ad alimentare
-quell'incendio che io dovevo contemplare
-la mattina del sette giugno. Ah, povero mio
-*champagne extra dry!*)
-
-— Probabilmente saranno calde, ma le facciamo
-subito *frappées*; le mettiamo giù nel
-pozzo.
-
-La contessina accetta con piacere.
-
-Realmente nella credenza erano onestamente
-rimaste obliate le due bottiglie dal collo d'argento.
-
-La contessina si diverte. Vuole metter lei le
-bottiglie nel secchio, e calar lei la fune.
-
-— Un momento, contessina.
-
-— Che cosa?
-
-— Eh, ma se caliamo le bottiglie così, dopo,
-quando il secchio è nell'acqua, galleggiano e
-vanno via. E chi le ripesca più? Bisogna legarle
-al secchio.
-
-È meravigliata.
-
-— Sempre così previdente, Sconer?
-
-— Sempre, contessina. Sistema della Casa.
-
-Leghiamo, caliamo le bottiglie.
-
-Ora i bicchieri. Nella credenza vi sono molti
-bicchieri, ma non le coppe per lo spumante. V'è
-un cavatappi di stile antiquato, ma non serve.
-
-[pg!222]
-È la prima volta che mi avviene di adoperare
-gli *oggetti consegnati oggi sei maggio al cavaliere
-Ginetto Sconer* dalla signorina Oretta. Quante
-speranze, allora! Ma quel tempo è fuggito. Fiorì
-la speranza al tempo delle violette, e la speranza
-morì al tempo delle rose. Non pensiamoci più.
-
-Tovagliolini non ve ne sono: ma tovaglioli molti.
-Ghiselda ne spiega uno di lino grosso spigato.
-
-— Pare una tovaglia.
-
-— No, un tovagliolo. Ne abbiamo anche noi
-di così fatti alla nostra villa delle Cipressine.
-Nostra? Credo che sia svanita la villa delle Cipressine.
-
-Fece un gesto con la mano, e vi soffiò sopra
-come su una bolla di sapone. — Peccato! Ero
-nata là.
-
-Ora tiriamo su le bottiglie.
-
-La vista dell'acqua gelida nel secchio la attrae,
-vi immerge la mano, raccoglie l'acqua nella conca
-della mano e si diverte a farla cascare.
-
-— Sa come Pindaro chiama l'acqua?
-
-— Mi dispiace....
-
-— E sa come la chiama S. Francesco? «Umile
-e casta!»
-
-— Oh, infelice! Ma noi berremo *champagne*.
-
-Stappo: il tappo salta. Pum! Lo *champagne* ci
-spruzza, ma la contessina beve.
-
-[pg!223]
-— Delizioso bere — esclama — quando si ha
-sete.
-
-Questo lo so anch'io.
-
-— Un biscotto, Sconer?
-
-— Ce n'erano tanti, e cioccolatini anche. Ora
-più niente! Ma lei ha fame, contessina!
-
-— Mio Dio, sì.
-
-Guardo con stupore quella meravigliosa creatura,
-sottoposta anche lei alla legge della fame:
-ma sono cose che avvengono a mezzodì. Mi balena
-una idea luminosa.
-
-— Contessina, se noi facessimo colazione?
-
-— Qui?
-
-— Sì, contessina.
-
-— Qui all'aperto? Vicino al pozzo? Sotto quest'ombra?
-Ah, delizioso!
-
-— Tanto più, contessina, che il pozzo agisce
-da termosifone refrigerante. Già, ma non c'è
-niente da mangiare. Un momento, però.
-
-Esco, trovo Lisetta, le racconto il caso, e la
-prego di portare qualche cosa: ma sùbito.
-
-Ritorno.
-
-— Occorrerà un piatto, delle posate — dico
-alla contessina.
-
-(Ecco lì la credenza con gli oggetti consegnati
-al fu cavalier Ginetto Sconer).
-
-— Faccio io — dice lei.
-
-[pg!224]
-Vuole lei preparare la tavola e mi impone la
-ubbidienza.
-
-— Contessina — dico tuttavia — se vogliamo
-(ma come si può dire questa volgare parola, *mangiare*?)
-fare un piccolo *lunch*, io credo che sia
-meglio metter prima fuori la tavola e preparare
-poi.
-
-Trasportiamo un piccolo tavolino vicino al
-pozzo, presso la siepe, all'ombria. Dopo di che,
-ella mi ordina di stare seduto. Rabbrividisco di
-piacere al suo ordine. Mentre ella va e viene e
-porta le stoviglie, io la ammiro.
-
-— Contessina — dico — mi permetta di farle
-un complimento. Lei mi ricorda quelle meravigliose
-cameriste che si trovano nei romanzi del
-mio amico Lionello.
-
-Ride.
-
-Si vedevano, mentre lei va e viene, quelle due
-cosine gelatinose che danzavano. Ah, l'estate,
-col velo che a pena portano le signorine, è una
-stagione terribile!
-
-— Contessina, mi permette un altro complimento?
-
-Ella portava due modeste scarpette di color
-grigio, che delineavano la forma del piede così
-dolcemente come una sementina di popone, e
-due roselline di perle erano il solo ornamento.
-
-[pg!225]
-— Contessina — dissi — sinora ho creduto
-che i tacchi alla *Louis Kenz* rappresentassero la
-più alta espressione della moda, ma lei mi fa
-ricredere. Le sue scarpette sono i guanti *gris-perle*
-delle sue incomparabili estremità.
-
-Si ferma, mi guarda con quei suoi occhi, e dice:
-
-— Sa che lei, Sconer, dice delle sciocchezze?
-
-— Tutto può darsi, contessina.
-
-Ho la sensazione del vuoto.
-
-Mi tornano a mente le parole di Maioli: che
-Ghiselda è la più bella nave che sia stata varata
-nell'oceano femminile. Che io sia già trasportato
-nell'oceano? Ho paura e nel tempo stesso sento
-una gioia, una gioia che mi raddoppia la vita.
-Dio mio, che sia il bacillo dell'amore di cui parla
-il dottor Pertusius? Salvami, dottor Pertusius!
-No, lasciami morire. È così dolce morire così.
-L'universo mi guarda attraverso gli occhi di
-lei; la sua capellatura d'oro mi soffoca. Calmiamoci,
-Ginetto Sconer. Dissi allora:
-
-— Io non dimenticherò mai, contessina, questo
-giorno inaugurale.
-
-— Perchè, signor Sconer?
-
-— E me lo domanda? Essere servito a tavola
-da lei! Mi permetta che noti questa data memorabile:
-quindici giugno! Essa farà da contrappeso
-ad altra data infelice.
-
-[pg!226]
-— C'è tutto in tavola, vero? — mi domandò
-sorridendo.
-
-— Sì, manca una cosa e poi c'è tutto.
-
-— Ah, i fiori, mancano i fiori.
-
-C'erano ancora dei gigli nel giardino: li coglie,
-cioè li vuol cogliere, ma il fusto resiste.
-
-Allora io levo dall'astuccio il mio temperino
-d'argento, faccio scattare la lama, offro.
-
-— Ma lei ha tutto, Sconer!
-
-— Tutto, contessina.
-
-Così ella taglia i gigli. Li aspira, e sospira: — Ah,
-deliziosi i gigli! Sentite, Sconer!
-
-— Sì, deliziosi: ma hanno dentro l'inconveniente
-di quella cosina gialla. Vede?
-
-E pulisco la cosina gialla che si è attaccata
-su la punta del mio naso, e — *pardon!* — anche
-sul suo.
-
-— Piuttosto — dico — cogliamo delle rose.
-
-Colgo una rosa, la odoro, ma vedo venir fuori
-due bestie. Orrore! La contessina ride, ma io
-scuoto la rosa e schiaccio le due bestie.
-
-— Cosa avete fatto, Sconer! Voi avete ucciso
-due bellissime cetonie.
-
-— Ma perchè erano entrate dentro le mie rose?
-
-— Per amarsi — disse la contessina — e le
-rose sono il loro talamo profumato.
-
-— Fortunate le cetonie — sospirai io.
-
-[pg!227]
-Ella prende la rosa, e coi gigli la mette entro
-una caraffa, e questa dispone su la tavola. Dice: — Ora
-c'è tutto!
-
-— Mi dispiace — dico io —, ma manca sempre
-una cosa.
-
-— Dio mio! Che cosa? — Cerca, non trova.
-
-— Il sale, contessina.
-
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-
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-
-\ *
-
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-
-La Lisetta viene, intanto, con una fiamminga
-di fette di prosciutto, così roseo, così spirituale
-che penso anch'io ai misteri della natura, che
-ha creato una bestiaccia tanto immonda, per fornire
-a noi un cibo tanto distinto. La contessina
-si siede, mangia. Come è interessante vederla
-mangiare! Una rosea fetta scompare nella rosea
-bocca. Sembra che mandi giù dei *fondants*.
-
-— Ma sapete, Sconer, che questo *jambon* è
-delizioso?
-
-— Lo credo. (Deve essere il fratello maggiore
-del porcelletto della signora Caramella).
-
-— Ma mi permetta: non teme lei che a mangiare
-così le possa far male al corpo?
-
-— Male al corpo, Sconer? In che modo? Io
-non mi sono mai accorta di avere un corpo.
-
-— Io, sì.
-
-Sospirai profondamente.
-
-[pg!228]
-— Dunque, contessina, deliziosa l'acqua, delizioso
-il vino, deliziose le cetonie, delizioso il
-prosciutto: tutto delizioso....
-
-— Ah, sì, Sconer; forse anche la morte, deliziosa;
-ma non ne ho la sensazione: mi pare di
-non dover morir mai.
-
-— Anch'io, contessina. Cioè, deliziosa la morte
-no; ma voglio dire che anch'io ho la sensazione
-di non dovere morire mai. Così che se
-noi due fossimo marito e moglie, non moriremmo
-mai.
-
-— Ah, ah, ah! — Dà in uno scoppio di risa
-sconcertante che le si vede sino alla gola.
-
-— Come Filemone e Bauci.
-
-Non conosco questi signori, ma mi pare che
-lei prenda la cosa in giuoco.
-
-Ma si fa seria d'un tratto e dice:
-
-— Mio Dio, cosa stiamo facendo, Sconer?
-
-— Stiamo facendo colazione, contessina.
-
-— Ma è compromettente!
-
-— Magari fosse, contessina.
-
-— Ma lei è davvero audace!
-
-Io sospiro.
-
-Lei torna a dare in un altro scoppio di risa.
-
-Io sono disorientato. Qui sta per succedere
-qualche cosa di straordinario. È il sole che l'ha
-indorata? lo *champagne* che l'ha eccitata? Non
-[pg!229]
-so: ma questa donna è titanica, folgorante. È la
-gioia trionfante.
-
-Vivere con lei, viaggiare il mondo con lei
-sempre in un delizioso *tête-à-tête!* *Sleeping car*,
-*Excelsior hôtel*, *Palace hôtel*. D'estate al Capo
-Nord, d'inverno, *orient-express*, in Egitto, su quei
-battelli che solcano il Nilo, come in quel quadro
-che c'è Cleopatra.
-
-— Ma che cosa ha lei, Sconer?
-
-— Sogno, contessina.
-
-Questa donna è famelica. Ridendo, mentre io
-sogno, ha mangiato tutto il porcelletto. Che cosa
-devo darle ancora?
-
-Ma il piatto vuoto del porcelletto di madama
-Caramella mi fa sovvenire che esistono anche
-le pesche della medesima. Lei le ha contate: lo
-so. Ma non importa.
-
-— Un momento, contessina — dico.
-
-Mi allontano, ed eseguisco la requisizione delle
-pesche: un atto audace, non dirò come furto;
-chè, dopo tutto, vada per i miei cioccolatini che
-la signorina Oretta infilava nella bocca di quel
-signore; ma perchè correvo il rischio di essere
-sbranato da cane Leone.
-
-Ritorno con le pesche.
-
-Alla vista delle pesche, la contessina è presa
-da gioia saltellante. — Lei è ben gentile, Sconer.
-[pg!230]
-Lei lo sa che io adoro le pesche? *Tu la persica
-che si spicca e ne cola il succo giulìo, dammi.*
-
-Io do le pesche.
-
-*Lei*, *voi*, *tu!* ecco, siamo passati al *tu*!
-Oimè, no!
-
-— Sapete, Sconer, chi dice così? È un grande
-poeta che dice così. Sentite che profumo — dice,
-e me le mette sotto il naso, le pesche!
-
-Povero Ginetto!
-
-— Permettete, Sconer?
-
-Ne prende una e la morde; immerge quei
-denti nella carne della pesca.
-
-— Contessina — supplico — non faccia così.
-
-— Le vengono i brividi, Sconer?
-
-— Direi di sì.
-
-— Anche mamma non può vedere.
-
-— Veramente io.... non è per le ragioni di
-mamà!
-
-Mi fissa un momento sorpresa; con quelle
-labbra sanguinanti dalla pesca.
-
-— Voi siete molto sensibile, Sconer!
-
-— Tanto, contessina.
-
-Qui sta per succedere qualche cosa che deciderà
-della mia vita. Anch'io, come madama Caramella,
-come tutti, entro in guerra.
-
-E se lei non distingue l'attivo dal passivo,
-che importa? Maioli, Maioli, tu stai per guadagnare
-[pg!231]
-l'automobile. Che fare? Gettarmi ai suoi
-piedi? Peccato! Adesso non usa più.
-
-Mentre pensavo così, mi sorprendono queste
-parole di lei.
-
-— Sapete, Sconer, che sono venuta qui anche
-giovedì scorso? Ma mi hanno detto che voi eravate
-assente.
-
-— Infatti son dovuto andare a Genova per un
-certo affare di oggetti preziosi.
-
-— Commerciate anche in oggetti preziosi?
-
-— Ohimè, sì.
-
-Vado a prendere la borsetta, la apro. Ella vi
-immerge la mano. Esamina: scruta, pesa. Dice:
-
-— Molto bello. Avevamo anche noi tanta di
-questa roba.
-
-— Questi orecchini di brillanti — dico — mi sembrano
-quasi degni di lei. Mi piacerebbe provare.
-
-— È inutile: non ho il lobo forato. Non credete?
-
-Ella piegò la testa da un lato e, gorgogliando
-un caro riso, concedette alla mia mano di sollevare
-la impareggiabile seta dei suoi capelli,
-affinchè io constatassi che il lobo non era forato.
-Ma nel toccare quel cosino dell'orecchio,
-elastico e dolce, io rabbrividii.
-
-— Allora quest'anello, contessina.
-
-— Oh sì, questo smeraldo incastonato all'antica
-mi piace.
-
-[pg!232]
-— Permette — domandai allora — che lo mettiamo
-in opera?
-
-Mi porse la mano. Io provai le dita e infilai
-l'anello nell'indice: rabbrividii per la seconda
-volta. Appressandomi, sentii il calore profumato
-di carne del suo alito.
-
-Si contemplò la mano un po' meditabonda.
-
-— Ne aveva uno così anche mamà, con uno
-smeraldo anche più cupo. Ma io non ci tengo
-più ai gioielli.
-
-— Nemmeno io, contessina, benchè oggi l'investimento
-del capitale in preziosi sia molto indicato.
-Sarebbe come una lirica del capitale! Ma
-le confesso che tengo di più assai alla mia
-modesta palazzina in Milano, al mio modesto
-appartamento.
-
-E io le parlai allora della mia palazzina in Milano,
-mia proprietà; del mio appartamento in
-istile *Louis Kenz*, ma con tutto il *comfort* moderno. — Tutto,
-tutto, c'è tutto, ma manca solamente
-una cosa....
-
-Ella mi ascoltava pensosa.
-
-Mi attendevo questa deliziosa domanda: «Che
-cosa le manca, caro Sconer?».
-
-E invece venne fuori quest'altra domanda: — Sapete
-quello che accade a Cioccolani?
-
-[pg!233]
-
-
-
-
-XXXII. — IL DISASTRO.
-=====================
-
-
-Al diavolo! Io lo aveva dimenticato, ed ecco,
-anche in mezzo alla gioia del simposio, l'ombra
-di Cioccolani.
-
-— Ammalato?
-
-— Peggio. Una cosa indegna! Voi ricordate
-certamente, Sconer, l'*Attileide* di Cioccolani....
-
-Io ero atterrito.
-
-Anche allora, Cioccolani e l'*Attileide*, *Attileide*
-e Cioccolani.
-
-— Ebbene, signora, che cosa è accaduto all'*Attileide*,
-cioè a Cioccolani?
-
-— Questo grande dramma — disse la contessina — era
-destinato all'aperto; ricordate,
-è vero?
-
-— Perfettamente: le turbe, gli Unni, l'organo.
-
-— Si pensava al teatro d'Albano sui colli laziali:
-ma il teatro d'Albano sventuratamente non
-esiste ancora. Allora abbiamo pensato ad un
-grande teatro di Roma, e ci siamo messi in corrispondenza
-con Roma. Ma Roma non ha risposto.
-
-[pg!234]
-— Anche al telefono è lo stesso: Roma di solito
-non risponde.
-
-— Vi prego di non scherzare. Hanno risposto — dice
-lei — ma fanno una difficoltà: il nome
-di Cioccolani.
-
-— Non è un bel nome. *Sconer* è più bello.
-
-— Forse avete ragione? È terribile! Un padre
-ha il diritto di lasciare a un figlio genio la eredità
-di un nome volgare! Ma l'obbiezione che
-fanno quei signori di Roma è un'altra. Essi dicono:
-«Cioccolani non è un nome conosciuto».
-Non è *piazzato*. Capite? Quello che importa non
-è creare i *Canti ermetici*, creare l'*Attileide*. No!
-*Piazzarsi!* Ah, mostruoso!
-
-— Fino a un certo punto. In commercio, contessina — mi
-permisi io di obbiettare — si verifica
-lo stesso fenomeno. Si fabbrica un prodotto;
-ma la cosa più difficile è *lanciarlo*, imporre
-il nome! «Ficcatevi bene in testa questo
-nome!». E si fa un uomo con un chiodo che
-penetra dentro la testa. Molte volte è la fortuna
-di un nome. *Pillole Plak!* Qualunque farmacista
-le può fabbricare. Ma *Pillole Plak* si sono imposte.
-Sente che nome? *Plak*! Pare un comando.
-Naturalmente è un suono tedesco, così lo capiscono
-di più.
-
-Ma la contessina, invece di ridere, rimase seria.
-
-[pg!235]
-— Ah sì, — disse — per voi, gente mercantile,
-l'*Attileide* e i vostri empiastri sono la stessa
-cosa. Intanto quel povero giovine ne morirà di
-dolore.
-
-— Per così poco? Speriamo di no, contessina.
-Se l'*Attileide* non potrà essere rappresentata a
-Roma, si potrà rappresentare a Milano: se non
-quest'anno, l'anno venturo. È questione di aspettare.
-
-— Aspettare? Non si può aspettare.
-
-— Scusi — dissi io — Cioccolani non sarà
-mica una donna, *pardon!* in istato interessante,
-che non può aspettare un giorno di più.
-
-— Questo appunto è il caso — disse la contessina — perchè
-se venisse la pace, l'*Attileide* è
-rovinata.
-
-— Per questo non si preoccupi, contessina. Il
-governo italiano ha calcolato la guerra a tre
-mesi: ma il governo inglese, che è più pratico,
-l'ha calcolata a tre anni.
-
-— Voi mi consolate, Sconer.
-
-(Vedete le donne! Questa qui, presso il pozzo,
-vuole la guerra: quella là, sotto la pergola, vuole
-la pace).
-
-— Contessina, — dissi io — mi conceda di non
-capire perchè Cioccolani non può aspettare.
-
-Si passò sconsolatamente la mano su la fronte
-[pg!236]
-come per dire: «Quest'uomo che non capisce
-niente!», e mi domandò:
-
-— Lei conosce la storia?
-
-— Quale storia?
-
-— Quella che si legge sui libri.
-
-(Caro angiolo, le volevo rispondere, se studiavo
-la storia sui libri, non diventavo gerente
-della società X\*\*\* e compagni).
-
-Risposi:
-
-— Certamente, contessina.
-
-— Ebbene, Sconer, per quale ragione gli Ebrei
-conquistarono la Terra Promessa?
-
-— Perchè videro — risposi io — un campionario
-di uva bellissima, e gli Ebrei avevano sete.
-
-— Bravo! Ma ci volle Mosè, l'uomo di genio
-che disse loro: «Va, rapisci quell'uva, perchè
-tu sei il popolo eletto e se i Cananei diranno di
-no, e tu fanne scempio». E perchè Alessandro
-conquistò l'Asia? Perchè disse ai Greci: Io sono
-Dio e gli altri son barbari. E perchè Napoleone
-conquistò il mondo? Perchè disse, *liberté, égalité,
-fraternité*, una menzogna colossale, ma non
-importa! *Allons, enfants de la patrie*; quaranta
-secoli vi guardano dall'alto di queste piramidi.
-E perchè i tedeschi vogliono oggi conquistare
-il mondo? Perchè il Kaiser ha detto, come Mosè,
-*voi siete il sale della terra!* *Deutschland über alles!*
-[pg!237]
-Ebbene, Sconer, credete a me: è una formula
-che governa il mondo: ogni formula, ben
-inteso, è una menzogna, e l'una val l'altra. Ma
-non importa! L'essenziale sta nel colpire la imaginativa
-delle turbe. Basta un bimbo a guidare
-una mandria di buoi: basta una grande menzogna
-a guidare gli uomini. Non sapete che gli
-uomini son pazzi? non sanno, non possono, non
-devono ragionare? Ma occorre appunto per questo
-l'epifania del gran pazzo sublime; l'uomo di
-genio che li sappia attraversare con la corrente
-elettrica della sua parola.
-
-Mi sentivo un certo giramento di testa. Una
-donna istruita è grande, ma è seccante.
-
-— Ebbene, Cioccolani....
-
-(Mio Dio, torna ancora in scena Cioccolani.
-Cioccolani *for ever*!)
-
-— Ebbene, Cioccolani è l'uomo di genio che
-ha trovato la formula risolutiva: «Volete la pace?
-Spaccate la testa ad Attila». Ah, voi ridete Sconer!
-
-— Io ridevo, perchè pensavo «Volete la salute?
-Bevete il ferro-china».
-
-— Ma sapete voi, Sconer, che se Cioccolani fosse
-nato in Germania, invece di star qui a mendicare
-che gli si rappresenti il suo dramma, sarebbe
-al seguito del Kaiser, nella gran coorte
-dei poeti che cantano le sue glorie? Capite ora
-[pg!238]
-perchè l'*Attileide* non può aspettare un minuto
-di più? Il dramma ha un valore immanente;
-ma ha anche un valore contingente: supponete
-che la guerra termini per una combinazione
-qualsiasi; supponete, ciò che Dio non voglia! che
-il Kaiser rimanga sconfitto....
-
-— In questo caso — dissi io — la formula di
-Cioccolani passa di attualità perchè la testa è già
-spaccata.
-
-— Ed è ben questo il terribile. Il dramma è
-andato. Oh, finalmente avete capito!
-
-— Ebbene, contessina, il signor Cioccolani ne
-prepari un altro sempre sul medesimo tema:
-«Volete la pace? Rifate la testa ad Attila».
-
-.. vspace:: 1
-
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-
-\ *
-
-.. vspace:: 1
-
-Mi pareva di essere sopra un'altalena.
-
-Lei aveva certi occhi assenti, e mi faceva quasi
-compassione.
-
-Il sole aveva girato, e pendeva sopra di noi;
-per la campagna era un gran silenzio e mi sembrò
-che nel mondo fossimo rimasti soli io e lei.
-
-La scossi un pochino, le presi la manina, e
-le dissi queste cose di cui anche adesso mi
-meraviglio: — Contessina, dia retta a me.
-
-— Che cosa?
-
-— Perchè, contessina — dissi con la mia voce
-[pg!239]
-più insinuante — invece di pensare a tante cose
-tremende, a tanti uomini in grande stile, come
-Mosè, Attila, Napoleone, Cioccolani, lei non ha
-mai pensato ad un uomo di stile più modesto,
-ma più accessibile, più pratico....
-
-Mi guardò.
-
-— Mi guardi, mi guardi: guardi pur me, contessina:
-ad un uomo — voglio dire — perfettamente
-*gentleman*, ordinato, equilibrato, fedele
-compagno....
-
-— Un marito come si dice nella comune terminologia?
-
-— Press'a poco.
-
-— Col solito *ménage*?
-
-— Sì, press'a poco. Anzi con un buon *ménage*.
-
-— È infatti — mormorò — l'idea del buon
-Maioli e di mamà.
-
-— Bisogna dar retta a mamà.
-
-Tacemmo e quindi lei domandò:
-
-— E poi?
-
-— E poi? E poi può nascere un allegro bamboccio.
-
-— Io?
-
-I suoi occhi espressero un grande stupore.
-
-— Io certo no, — risposi. —..... Un bamboccio
-ottenuto con onesta collaborazione — aggiunsi.
-
-[pg!240]
-Le sue labbra sorrisero di un piccolo pallido
-sorriso, che mi incoraggiò.
-
-— E poi?
-
-— Lei poi dà il latte al suo bamboccino.... — continuai
-persuasivamente.
-
-— Io dare il latte?
-
-— Lei o la balia, come preferisce.
-
-— E poi?
-
-— E poi il bamboccino diventa grande..., un
-bel bamboccione.
-
-— E poi?
-
-— E poi darà il braccio a mamà: diventerà
-la consolazione di papà e mamà, cioè crescerà
-sano, buono, ordinato....
-
-Io parlavo, e lei mi seguiva docilmente, come
-trascinata da me.
-
-— E poi? — domandò ancora.
-
-— E poi, e poi! E poi passa la vita.
-
-— Allora perpetuare la specie?
-
-Mi guardò con due occhi così attoniti che io vidi
-passare per essi l'imagine bianca della follia, onde
-dissi a me stesso: «Ginetto, sta attento a quello
-che fai»: ma quel giorno ero deliberato a tutto.
-
-Rimasi anch'io sorpreso a quella domanda,
-*allora perpetuare la specie*. Io stavo per affrontare
-una grande battaglia. Colmai i bicchieri: io
-bevvi, ella bevve.
-
-[pg!241]
-— Contessina — dissi — anch'io ho inteso dire
-che il matrimonio è in crisi, che è una formula
-oramai superata: ma con tutto questo, che vuol
-che le dica? Mi pare che una mogliettina graziosa,
-intelligente, buona, capace di ricevere e
-dare consigli, congiunta ad un uomo solido,
-equilibrato, intelligente, corpo d'un cane!, sia
-sempre una bella instituzione.
-
-— Io dovrei — disse — allora diventare proprietà
-di un uomo.
-
-— E un uomo, viceversa, sarebbe sua proprietà.
-
-— Ed io dovrei essere oggetto di piacere per
-un sol uomo?
-
-— Questa certo sarebbe la formula desiderabile.
-Quanto poi al piacere — osservai pudicamente —,
-mi pare che sarebbe una cosa reciproca.
-
-Ella non sorrise nemmeno.
-
-— E se io mi stancassi? — domandò.
-
-Ella aveva fatto questa domanda impura
-con tanta purità che io palpitavo, ma non osai
-di toccarla.
-
-— Ah, contessina — dissi — ma chi sarà mai
-l'uomo che possedendo lei non farà di tutto perchè
-lei non si stanchi?
-
-Sorrise come ascoltasse una fola lontana, e
-[pg!242]
-disse: — Io allora dovrei fare come le altre fanciulle
-che cercano marito.
-
-Allora io mi buttai nella voragine.
-
-— Contessina, premetto; — dissi — ma nella
-fattispecie lei non ha bisogno di cercare, perchè
-vi sono io.
-
-— Lei?
-
-Con che tenerezza, con che languore proferì
-quel *lei*! Le sue pupille mi guardarono. Io vi
-ero caduto dentro come nel mare.
-
-Ella sorrideva. Non so perchè, rimasi attonito
-anch'io quando quel *lei* mi fece capire che *lei*
-ero *io*. Ripetei.
-
-— Perchè no? Io!
-
-Mi guarda.
-
-— Non capisco che cosa ci trovi di strano,
-che mi guarda così. Lei trova tutto bello, tutto
-delizioso: l'acqua, i fiori, le bestioline. A me
-pare che potrebbe trovare passabile anche Ginetto
-Sconer. Io sono uomo di parola, io la faccio
-*basilissa* sul serio. Lei ha la sua villa delle
-Cipressine. Lei le vuol bene perchè ci è nata.
-Noi supponiamo che vi siano i vetri rotti, i soffitti
-che cascano, e, sopra, tante ipoteche. E allora
-noi porteremo via le ipoteche, metteremo
-i vetri nuovi, rifaremo i soffitti. Se poi invece
-di un bamboccio, ne vogliamo far due, ne faremo
-[pg!243]
-due, ne faremo tanti. Quanti lei vuole.
-Tanti contessini e contessine, vestiti di bianco,
-per il giardino delle Cipressine, rimesso a nuovo,
-con tanti bei fiori; e dietro una *nurse* inglese
-col manto di viola. D'inverno staremo a Milano,
-nella mia palazzina, o andremo anche in riviera,
-se fa bel tempo. Faremo anche qualche bel viaggio,
-se le piace. Non le pare un bel programma?
-Ma la pianti con Cioccolani e l'*Attileide*!
-
-Io ero liquefatto, come si vede, da essere raccolto
-col cucchiaio, come dicono a Milano. Mi
-aspettavo di essere raccolto, e invece lei disse:
-
-— Ah, no!
-
-Ed ella proferì questo *no!* con tanta passione
-che l'incanto fu rotto, e mi sentii come da una
-forza centrifuga trasportato ancora dalla voragine
-del mare su la riva. Il sangue però mi
-girava nella testa, e intanto sentivo la sua voce
-quasi piagnucolosa che diceva:
-
-— Anche lei, Sconer, come tutti, contro Cioccolani.
-
-— Ma vuol mettere me con Cioccolani? Capisco
-quell'altro, ma Cioccolani, evvia! Io non
-potevo farle il torto di credere che lei fosse innamorata
-di quel Mardocheo....
-
-— Ah! — esclamò come la avessi punta. — Non
-lui, ma il suo genio.
-
-[pg!244]
-— Ma che genio! Genio, caso mai, sono io che
-ho realizzato dal nulla.
-
-Io ero furente: io avevo affrontato la pazzia,
-la povertà, la letteratura, il matrimonio, per suo
-amore. Invece niente. Come avessi raccontata
-una fola. Nemmeno l'onore del rifiuto.
-
-Io non fumo che in circostanze solenni, ma
-in quel momento accesi una sigaretta senza
-nemmeno domandar compermesso.
-
-Sentivo ancora la sua voce, monotona come
-la pallina della *roulette*, che cadeva ancora dentro
-Cioccolani: sentivo queste parole, *Attileide,
-ascesi, genio, superamento, fanciullino, tutti contro
-il genio che appare*.
-
-— Oh, non l'abbandonerò io.... — disse in fine.
-
-— Se lo tenga.
-
-— E nemmeno abbandoneremo la partita. Voi
-ci aiuterete, Sconer, è vero?
-
-Incredibile! L'incoscienza di quella donna arrivava
-sino al punto di ignorare che lei aveva
-offeso mortalmente un uomo come me.
-
-— In che modo aiutare? Sono un letterato
-di Roma o di Milano forse io?
-
-— Ma voi siete amico di Lionello.
-
-— Ebbene? Che c'entra Lionello?
-
-— Lionello è un puro.
-
-— Con qualche riserva. Puro ero io, signora.
-
-[pg!245]
-— Intendo dire nel senso che Lionello è un
-uomo arrivato, superiore all'invidia, accolto in
-tutte le grandi riviste, in tutti i grandi quotidiani.
-Egli potrebbe far l'atto generoso di aiutare un
-suo confratello annunciando con articoli entusiastici,
-come sa far lui, la prossima epifania
-dell'*Attileide*. Che ve ne pare?
-
-— Uhm! Non ne so nulla.
-
-— Avevamo pensato ad un giro per l'Italia,
-dando lettura dell'*Attileide*.
-
-— Eccellente idea.
-
-— È questione della voce....
-
-— Già, manca le *phisique du rôle*.
-
-— Però la stampa dell'*Attileide* è decisa. Prima
-si pensò ad una grande rivista, poi abbiamo
-deciso per il volume.
-
-— Ah, benissimo.
-
-— La casa editrice di Milano ha però mandato
-un preventivo di spesa un po' forte: diecimila
-lire.
-
-— Gente mercantile a Milano. E poi col rincaro
-della carta....
-
-— I suoi genitori che non sanno che figlio
-hanno....
-
-— Io credo che lo sappiano....
-
-—.... si sono rifiutati di dare dieci mila lire....
-
-Intervallo di silenzio.
-
-[pg!246]
-— Per questo motivo anche giovedì scorso
-sono venuta da voi.
-
-Secondo intervallo di silenzio.
-
-— Avreste voi, Sconer, da prestare dieci miserabili
-mila lire?
-
-— Dieci mila lire, contessina, non sono mai
-dieci miserabili mila lire.
-
-— Per me sì.
-
-— Non discuto: sul danaro esistono opinioni
-disparate, che spiegano il loro frequente trasloco
-da una tasca ad un'altra.
-
-Lei si era venuta a sedere vicino a me su di
-uno sgabelletto, e cominciò a piegarsi per accarezzare
-con la manina la stoffa dei miei calzoni.
-Faceva la boccuccia, e girava gli occhi smorti.
-
-— Faccia il piacere, contessina, stia ferma con
-quelle mani.
-
-— Caro, caro Sconer, fate un piacere a me.
-Naturalmente il denaro vi sarà restituito, perchè
-il libro avrà un enorme successo.
-
-— Quale libro?
-
-— L'*Attileide*.
-
-— Ah, sì, l'*Attileide*! Non ne dubito, la fiducia
-nel successo è la prima condizione del medesimo.
-Ma io non ne tratto.
-
-— E perchè non volete trattare?
-
-— Perchè è un affare che non conosco, ed è
-[pg!247]
-sistema della nostra Casa di non trattare gli affari
-che non si conoscono.
-
-— Ma se ve ne ho parlato tanto....
-
-— Non dico di no: ma non è la mia partita.
-
-— Ebbene, Sconer, trattiamone esclusivamente
-come affare. Volete una cambiale firmata da
-me e da Cioccolani?
-
-— Me ne guarderei bene.
-
-— Allora, come volete, Sconer, trattarne come
-affare?
-
-— Ne vuole trattare proprio come affare, contessina?
-
-— Oh, caro, caro Sconer.
-
-— Contessina — ripetei — lei è disposta proprio
-a trattare come affare?
-
-— Certamente.
-
-Cominciai: — Il fatto è questo: lei vuol varare
-l'*Attileide* del suo Cioccolani.
-
-— Precisamente.
-
-— Lei faccia come la signorina Ester.
-
-I suoi occhi si aprirono e mi guardarono.
-
-— La signorina Ester, lei lo deve sapere perchè
-è tanto istruita, quando volle salvare il suo
-Mardocheo, si fece anche più bella e poi si presentò
-al terribile re Assuero, e lui quando la
-vide così bella, disse: «Se anche mi domandi
-la metà del mio regno, io te la darò». Lei contessina
-[pg!248]
-non ha bisogno di farsi più bella, io non
-ho regni da offrirle....
-
-Mi pare che capisca; ma non nel senso voluto
-da me.
-
-Ad ogni modo io era avviato e continuai: — Lei
-che dice sempre: *superato, superato!*
-Mi pare che si possa superare anche questo
-punto.
-
-Ma non potei finire che sentii per risposta
-un'impressione dolorosa.
-
-La mano della contessina si era posata con
-violenza su la mia guancia destra. Un rumore,
-come *plaf ciac*, risuonò nel giardino.
-
-Quando mi riebbi, il giardino era vuoto. Mi
-affacciai fuori.
-
-Vidi, giù per la discesa, la gonna dell'abito
-*princesse* che ondeggiava sdegnosamente sopra
-le scarpette.
-
-Deve aver detto anche: *Cochon!*
-
-Il mio orgoglio sanguinava. Avevo offerto la
-morale tradizionale, ed ero stato respinto; avevo
-superato anch'io e offerto la morale in libertà,
-ed ero stato respinto, anzi schiaffeggiato!
-
-Io non so, io non capisco più niente. Io avevo
-fatto alla contessina una offerta brutale, sia
-pure; ma è anche vero che io mi ero attenuto
-alle più scrupolose lezioni della psicologia femminile,
-[pg!249]
-cioè che una donna ha pudore davanti
-all'uomo che ama; ma davanti all'uomo che non
-ama, non ha pudore.
-
-E invece un ceffone! Sì, perchè è stato un ceffone.
-Delizioso sì, ma ceffone.
-
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-\ *
-
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-
-La mia guancia sanguinava.
-
-Venne Lisetta e disse: — Cosa è stato? È
-stato Leone?
-
-— No: è stata una leonessa.
-
-Lisetta mi applicò il taffetà.
-
-Evidentemente è stato il mio anello a produrre
-lo sfregio su la mia guancia.
-
-Forse mi sono ferito da me stesso.
-
-Rivedo il volto fantastico del dottor Pertusius;
-pare che mi dica: «Acqua profonda di lucida
-follia; ma sincera. Se ci fosse stata l'insidia di
-uno scoglio, lei, cavaliere, finiva infilzato nel
-matrimonio. Non si lamenti, anzi lasci a quella
-nobile giovane l'anello a documento di riconoscenza.»
-
-[pg!250]
-
-
-
-
-XXXIII. — L'ULTIMO CAPITOLO POTREBBE ESSERE IL PRIMO.
-=====================================================
-
-
-Ho fatto ritorno il giorno seguente a Milano
-in modo definitivo.
-
-Ho riposato nel mio letto, cosa che non mi
-succedeva da molto tempo. Dolce, caro, soffice
-lettuccio mio. Così elegante!
-
-Dopo tante emozioni e disinganni, temevo di
-soffrire di insonnia. Invece ho dormito abbastanza
-bene: la quale cosa è prova che i nervi
-sono sani e non mi ammalerò mai di neurastenia,
-perchè la storia registra casi gravi di
-follia e di suicidio per sventure come le mie.
-
-Però la tranquillità del mio sonno è stata turbata,
-nel bel mezzo della notte, da una visione
-di sogno molto brutta.
-
-La mia camera è stata invasa da soldati tedeschi,
-con l'elmetto a chiodo in testa, e gli scarponi
-ferrati sul mio tappeto: «Già i tedeschi a
-Milano?»
-
-Dicevano: «\ *Herr Ginetto Sconer, kommen Sie
-mit uns!*»
-
-[pg!251]
-«Perchè devo venire con voi?»
-
-«Per la fucilazione.»
-
-«Che diamine! Credo bene che loro abbiano
-intenzione di scherzare.»
-
-«Noi mai scherzare.»
-
-Ho avuto per la prima volta paura. Io che sono
-stato diverse volte in Germania, io che ho avuto
-sempre ottimi rapporti coi tedeschi, non li riconoscevo
-più. Stavano tutti fermi nella mia stanza,
-ma tutti aprivano la bocca con quelle loro mandibole,
-che parevano *il delinquente congenito* del
-dottor Pertusius.
-
-«Scusate, perchè fucilare? Forse perchè non
-mi servo più della Casa X\*\*\* di Lipsia?»
-
-*Nein!* Non era per ragioni commerciali, era
-perchè io avevo detto che bisognava spaccare
-la testa ad Attila. «Etzel spaccare la testa a voi!»
-
-«Lo credo bene. E pensare che prima che voi
-metteste su quella brutta faccia, eravamo tanto
-amici, che si può dire eravate voi i padroni di
-Milano. Del resto, non sono stato io, è stata la
-contessina, anzi è stato Cioccolani a dire che
-bisogna spaccare la testa ad Attila.»
-
-«Allora fucilare anche contessina, anche Cioccolani.»
-
-«Ma se quelli son vostri amici! E poi l'han
-detto in poesia. Si dicono tante cose in Italia,
-[pg!252]
-in poesia. Credano, signori, con questo sistema
-delle fucilazioni, loro concluderanno pessimi
-affari.»
-
-Macchè! Tiran giù le coperte del letto.
-
-Ho fatto un atto energico. Ho girato la chiavetta,
-e quelle brutte imagini sono state cancellate
-dalla luce elettrica.
-
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-\ *
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-
-Mi sono riaddormentato; ma al mattino — come
-un lampo — mi è sembrato di vedere la
-contessina Ghiselda. Essa si rifletteva su la specchiera
-che è di fronte al mio letto. Le chiome
-le servivano da accappatoio, ma per vestito aveva
-soltanto la sua bellezza. Essa era dolce e liquefacente
-come un *fondant*.
-
-Ahimè, non era Ghiselda! Era Desdemona che
-apriva le finestre, e un raggio del sole di Milano
-ferì la specchiera. Un brivido mi percorse
-il cuore. «Ah, signora — esclamai, — come
-Ginetto Sconer la avrebbe resa felice!»
-
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-
-Guardo il mio letto, e penso che dovrò disdire
-al mobiliere la ordinazione del suo fratello gemello.
-Guardo il mio salone, e penso che io non
-ci collocherò Oretta, non ci collocherò Ghiselda.
-
-[pg!253]
-Povere mie belle poltrone deserte, miei bei
-tappeti! Povero Ginetto Sconer, che rimarrà solo,
-solo, solo!
-
-Mi è venuta allora una certa commozione che
-è arrivata quasi sino agli occhi.
-
-Ma non pensiamoci più.
-
-Mi consolerò scrivendo le mie memorie. Ciò
-sarà utile anche nella eventualità che il Fisco
-voglia mettere una tassa sui celibi come si dice:
-io potrò allora dimostrare che a me non mancava
-la buona volontà.
-
-Anzi le detterò.
-
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-
-\ *
-
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-
-Così avendo deliberato, mi recavo in un ufficio
-di copisteria ad ordinare una dattilografa, quando
-in via Dante un signore si ferma e mi guarda.
-Anch'io allora mi fermo e lo guardo. Ma lui prosegue,
-e anch'io proseguo. Ma dopo un po' si
-volta e mi guarda.
-
-Evidentemente mi ero voltato anch'io, altrimenti
-non mi sarei accorto che lui si era voltato.
-
-Allora siamo tornati indietro tutti e due, e ci
-siamo trovati a faccia a faccia.
-
-— Scusi lei chi è? — domando io.
-
-— È appunto quello che io mi domandavo — risponde
-lui —: lei chi è?
-
-[pg!254]
-Finalmente ci siamo riconosciuti. Era il pasticciere
-di P\*\*\*.
-
-— E lei — disse — è quel signore....
-
-—.... che ha fatto tante spese nel suo negozio.
-Ahimè, sì; sono io.
-
-— Che tempi, signore, che tempi — esclamò
-lui. — Proibita la fabbricazione dei dolci. Ah,
-non lo sa? La nostra industria è la sola sacrificata.
-Quelle belle torte, quei bei *fondants*, quelle
-sfogliate che erano la nostra gloria! Quei *marrons
-glacés*, si ricorda?
-
-— Ah, i *marrons glacés*!
-
-— Che cosa metteremo più nelle nostre vetrine?
-Fichi secchi, castagne secche, qualche
-dattero. Ero venuto a Milano per una partita di
-caramelle di Torino....
-
-Questo richiamo del passato mi esasperò.
-
-— Ah, le famigerate caramelle! Buon giorno.
-
-E piantai quel signore sul marciapiede, perchè
-era stato lui a darmi referenze sbagliate sul
-*bottoncin di rosa*. Una referenza sbagliata, tanto
-in commercio quanto in diplomazia, può avere
-conseguenze incalcolabili. Del resto non creiamoci
-più illusioni: le rose, oggi, nascono aperte.
-
-[pg!255]
-
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-\ *
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-.. vspace:: 1
-
-Il giorno seguente la mia governante Desdemona
-mi avverte che c'è una signorina che
-chiede di me.
-
-— Fate entrare nel salotto.
-
-Entro anch'io. Ma dove è? Ah, eccola là.
-
-Era la dattilografa.
-
-Stava in posa, con una manina guantata sopra
-il mio pianoforte Bechstein. Una penna del suo
-cappellino andava in giù, l'altra in su come
-l'elica di un aeroplano. Del volto si vedeva soltanto
-un naso a falce, e un occhio solo, perchè
-l'altro era nascosto dal cappello. Ma quell'occhio
-era più grande del vero. Senza il faro di quell'occhio
-non la avrei distinta, perchè il mio salotto
-è grande e lei era piccola. La sua magrezza
-era così impressionante che quasi riusciva seducente.
-
-Mi accosto: essa mandava un profumo violento,
-ma dozzinale. Sorrido, perchè certo costei
-ignora di trovarsi di fronte al gerente della
-ditta X\*\*\* e compagni.
-
-Dice il suo nome. Essa, collocandola in serie,
-sarebbe la signorina Zeta.
-
-Ma io la chiamerò *la signorina Ossobuco*.
-
-[pg!256]
-Combiniamo per il giorno seguente, ed io stabilisco
-un compenso adeguato per le sue prestazioni.
-
-— Ma è agile lei? — domando.
-
-Si spoglia in un momento le braccia dei lunghi
-guanti e mi agita in faccia le mani con grazia
-e rapidità.
-
-Le braccia sono due stecchi, ma le mani sono
-carine.
-
-Ma rimane lì in piedi; cioè la signorina non
-se ne va.
-
-— Scusi — domando — ha qualche cosa da
-comunicare?
-
-Fa capire di sì; ha qualche cosa da comunicare.
-
-— Prego, s'accomodi.
-
-Si accomoda su l'angolo di una poltrona.
-
-È esitante. Desidera sapere se io sono *coniugato*
-o se sono un *signore solo*.
-
-Stupisco di questa domanda indiscreta.
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-— Perchè mi dispiace — dice —; ma io sono
-una signorina che ha il suo onore.
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-— Questo non mi riguarda — rispondo dignitosamente. — Lei
-ha degli scrupoli?...
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-Ma non mi risponde.
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-Sta lì, mi guarda, sorride.
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-— Prego, prego — aggiungo in fretta e concludo: — Se
-ha degli scrupoli, lei può andare.
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-[pg!257]
-Non se ne va, e mi dice che no, non ha degli
-scrupoli. Ma ha voluto preavvisarmi perchè....
-
-— Perchè lei è una signorina che ha il suo
-onore: me lo ha già detto.
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-Rimane un po' interdetta; si alza, e mi guarda
-con occhio lontano come fanno i conigli.
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-Dice: — E poi si vede che lei è cavaliere.
-
-— Purtroppo.
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-È una iettatura: io non mi imbatto che in
-signorine vestali.
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-\ *
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-Domenica è stata la prima seduta. Nel mio
-salotto *Louis Kenz*: le finestre sono aperte sul
-giardino; e io sono seduto — in pijama di seta
-candida — dentro la mia poltrona inglese, quando
-la signorina è entrata.
-
-Avevo fatto portare dallo stabilimento una
-macchina da scrivere con il nastro nuovo.
-
-La prego di mettersi in libertà.
-
-Gli occhi di lei, dilatati dall'ammirazione, guardano
-il giardino. Ora si vedono tutti e due gli
-occhi, in quanto si è levata il cappello. È una
-testolina piena di piccoli ricci, ma graziosi.
-
-— Ah, signore — esclama — pare qui di essere
-in campagna.
-
-Così è a Milano. Appena vedono un po' di
-verde, dicono di essere in campagna. Ah, la campagna?
-[pg!258]
-Lei crede ancora alla virtù della campagna!
-Ma è un'illusione.
-
-Veramente non è per questo: è perchè lei è
-anemica, e avrebbe bisogno della campagna. — Ma
-come si fa? — mi domanda. La signorina
-è lavoratrice, e deve vivere del proprio
-onesto lavoro.
-
-— Ah, non è facile per una signorina vivere
-del proprio onesto lavoro!
-
-Non rispondo a queste interrogazioni ed esclamazioni.
-Indico il tavolino dove ho fatto disporre
-la macchina, e comincio a dettare: *Cav*, scriva
-pure per intero, *cavalier Ginetto Sconer*.
-
-Scrive; ma ecco la signorina si interrompe e
-dice: — Mi favorisca uno sgabello perchè volo
-sui piedi.
-
-Guardo, e infatti non toccava terra.
-
-Suono, e compare Desdemona.
-
-— Desdemona, vi prego, portate uno sgabello
-per le estremità della signorina.
-
-(Mi pare che Desdemona non obbedisca con
-quella premura che costituisce una sua prerogativa).
-
-Dunque continuiamo:
-
-*Cavalier Ginetto Sconer, fisonomia rosea, da
-cui spira intelligenza e coraggio; capigliatura
-solida, denti solidi, tutto solido.*
-
-[pg!259]
-Qui la signorina si interrompe: osa guardarmi
-con quel naso impertinente, e poi si mette a
-ridere. Mi pare un po' audace.
-
-Che cosa c'è da ridere? — Proseguiamo, signorina:
-*Questo sono io!*
-
-Altro scoppio di risa, e poi la domanda: — Lei?
-
-— Sì, io. Perchè? Non le sembra l'originale
-conforme al ritratto? Ma proseguiamo.
-
-Riprende il *tic tac* della macchina, ma dopo
-un po' domanda:
-
-— Signore, per favore: ho caldo. Non avrebbe
-un bicchier d'acqua?
-
-Suono. Prego di portare un bicchier d'acqua.
-
-Desdemona ricompare con un bicchier d'acqua e
-con una faccia, questa volta, anche più impressionante.
-
-Ciò mi preoccupa: ma la signorina, affatto.
-Prende il bicchiere dal vassoio di Desdemona,
-e beve. Beve con grazia e dice anche lei: — Delizioso!
-
-Questa parola mi perturba. Ah, dolce malinconia!
-quel giorno, presso il pozzo: delizioso
-tutto, l'acqua, lo *champagne*, la morte: tutto, fuorchè
-Ginetto Sconer.
-
-— Proseguiamo, signorina.
-
-Ma dopo un po' interrompe ancora e dice con
-stupore: — Ma questo è un romanzo!
-
-[pg!260]
-— Ma le pare? Sono le mie memorie.
-
-— Ma no, è un romanzo. Io me ne intendo
-di letteratura.
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-— Anche lei si intende di letteratura?
-
-— Certo, ho fatto le tecniche. Oh, ma delizioso,
-delizioso, delizioso....
-
-— Che cosa?
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-— Il romanzo.
-
-E dà in uno scoppio di nuove risa, che mi
-ricordano gli squilli della contessina Ghiselda.
-
-Ma nel ridere, lo sgabello le sfugge, perde
-l'equilibrio, e mi cade fra le braccia.
-
-— Oh, *pardon, pardon*, signore.
-
-Io la prendo e la rimetto in equilibrio, ma in
-questa operazione dovetti constatare che sotto
-la vestina esistevano due quote gemine di una
-consistenza che non si sarebbe sospettato; perchè
-realmente questi fiorellini rachitici, cresciuti
-sull'asfalto di Milano, sono più tenaci che non
-si creda a prima vista.
-
-Io non saprei ben ridire come sia avvenuto:
-io era partito dettando le mie memorie, e mi
-sono trovato la signorina fra le braccia.
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-[pg!261]
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-
-Abbiamo sospeso la dettatura. Del resto è cosa
-nota anche nei ministeri che la dattilografia complica
-piuttosto le pratiche, invece di semplificarle.
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-Quando lei ha saputo che io ero gerente della
-società X\*\*\* e compagni, fu compresa da molta
-ammirazione.
-
-Ciò mi compensò degli oltraggi subiti da quella
-stupida Oretta.
-
-Io le raccontai le mie sventure ed ella ne ebbe
-pietà: — Oh, povero signore! Ma quelle signorine — diceva — non
-hanno avuto buon senso.
-
-È sempre quello che è parso anche a me, ma
-non osavo dirlo.
-
-Io stupisco: ho consumato tanto tempo per
-cercare chi mi dica: «Io ti voglio tanto bene»;
-e la signorina Zeta mi ripete spesso: «Quanto
-sei simpatico, Ginetto!»
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-Certo la signorina Zeta è un surrogato; ma
-noi viviamo nell'età dei surrogati: non è indicata
-per l'erede; ma è tanto tempo che si sente
-ripetere che gli eredi devono essere aboliti. In
-questo caso pensiamo soltanto alla nostra felicità
-personale.
-
-Si trascorre qualche ora piacevole con la signorina
-Zeta: parla con garbo, non si stupisce
-[pg!262]
-di certe sciocchezze, conosce i nomi delle *films*
-del cinematografo, delle attrici, se ne intende di
-mode, di vetrine, è entusiasta della produzione
-della mia ditta. Tratta l'amore come un fatto di
-ordinaria amministrazione. Ha un suo decoro,
-non manca di rispettabilità. La posso benissimo
-condurre in qualche gita con me. In fondo essa
-è rappresentativa di una classe che si va sempre
-più affermando: il proletariato; un proletariato
-senza calli, direi intellettuale, ma riconosciuto.
-Potrà occupare un buon posto nel mio
-stabilimento.
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-.. vspace:: 1
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-Ma io mi sono sempre dimenticato: bisogna
-che mandi venti lire al dottor Pertusius per le
-sue prestazioni.
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-
-FINE
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-:small-caps:`Opere di` ALFREDO PANZINI:
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-.. class:: no-indent white-space-pre-line
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- *Piccole storie del mondo grande* L. 4 —
- *La lanterna di Diogene* L. 5 —
- *Le fiabe della virtù*, novelle L. 5 —
- *Il 1859. Da Plombières a Villafranca* L. 5 —
- *Santippe*, piccolo romanzo tra l'antico e il moderno L. 5 —
- *La Madonna di Mamà*, romanzo del tempo della guerra L. 5 —
- *Novelle d'ambo i sessi* L. 3 —
- *Viaggio di un povero letterato* L. 5 —
- *Io cerco moglie!* L. 6 —
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