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- Io cerco moglie!
-
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with almost
-no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it
-under the terms of the Project Gutenberg License included with this
-eBook or online at http://www.gutenberg.org/license.
-
-
-Title: Io cerco moglie!
-
-Author: Alfredo Panzini
-
-Release Date: April 22, 2012 [EBook #39506]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: ISO-8859-1
-
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IO CERCO MOGLIE! ***
-
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-
-
-Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara Magni, and the
-Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net.
-
-This file was produced from images generously made available by The
-Internet Archive.
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-
- ALFREDO PANZINI
-
-
- Io cerco moglie!
-
- ROMANZO
-
-
- MILANO
-
- __Fratelli Treves, Editori__
-
- 1920
-
- *17.º migliaio.*
-
- ----
-
- PROPRIETÀ LETTERARIA.
-
- _I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i
- paesi, compresi la Svezia, la Norvegia e l'Olanda._
-
-Si riterrà contraffatto qualunque esemplare di quest'opera che non porti
- il timbro a secco della Società Italiana degli Autori.
-
-
- Milano. -- Tip. Treves
-
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- INDICE
-
-
- DEDICA.
- CAPITOLO PRIMO. -- IO!
- II. -- IL CONFLITTO DI DUE PROBLEMI.
- III. -- ELENCO MATRIMONIALE.
- IV. -- _FRÄULEIN_ VIOLETTA.
- V. -- I REQUISITI PER UNA MOGLIE IGIENICA.
- VI. -- L'ARCIERO DEL CINQUECENTO.
- VII. -- LA CONTESSINA GHISELDA.
- VIII. -- GLI AMORI EROICI DELLA CONTESSINA.
- IX. -- GITA ARTISTICA.
- X. -- LA SIGNORA DALLE CARAMELLE.
- XI. -- LA VIOLA MAMMOLA.
- XII. -- INTERVISTA ANCILLARE.
- XIII. -- SECONDA INTERVISTA ANCILLARE.
- XIV. -- IL PAPÀ MIO FUTURO SUOCERO.
- XV. -- ATTILA, RE DEGLI UNNI.
- XVI. -- CANI E GATTI.
- XVII. -- ED ALTRI ANIMALI.
- XVIII. -- ORETTA O GHISELDA?
- XIX. -- LE OPINIONI DI MIA SUOCERA.
- XX. -- ENTRO IN INTIMITÀ.
- XXI. -- LA LETTURA DEI «CANTI ERMETICI»
- XXII. -- FACCIO DELLE _AVANCES_.
- XXIII. -- MELAI.
- XXIV. -- CAPPELLETTI, _CHAMPAGNE_ E TARTUFI.
- XXV. -- COSE EROICHE.
- XXVI. -- UNO SPETTACOLO INDECENTE.
- XXVII. -- MI ADIRO PER LA PRIMA VOLTA.
- XXVIII. -- DIVENTO QUASI FILOSOFO E ANCHE POETA.
- XXIX. -- L'INUTILITÀ DELLA MIA SAGGIA ELOQUENZA.
- XXX. -- LA VENDETTA È IL CIBO DEGLI DEI.
- XXXI. -- _CHAMPAGNE_, PESCHE E PROSCIUTTO.
- XXXII. -- IL DISASTRO.
- XXXIII. -- L'ULTIMO CAPITOLO POTREBBE ESSERE IL PRIMO.
-
-
-
-
- DEDICA.
-
-
-_Questo romanzo fu scritto negli anni 1916-17, per sollevare il pensiero
-dalle tristezze della guerra._
-
-_Fu pubblicato nella rivista,_ La Lettura, _dal 1º maggio 1918 al 1º
-marzo 1919, con qualche colpetto di soppressione su le punte più
-ardite._
-
-_Si stampa ora in volume con non pochi emendamenti; ma non sarà mai
-emendato abbastanza da essere accettato nelle nobili sale della
-Letteratura._
-
-_Ciò mi fu detto, a voce e per iscritto, da amici, da critici e da
-qualche mia cara amica. A tutti io sono grato; e nell'emendare il libro,
-ho tenuto conto delle osservazioni, sì benigne, sì anche maligne, che mi
-furono fatte._
-
-_Volevo dedicare il libro a qualcuno di questi miei critici, ma ho
-pensato che si sarebbe avuto a male di simile dono._
-
-_E allora, ecco. Questo luglio, all'ufficio postale di Bellaria (un
-ufficio fantastico dove si attende di fuori la posta, facendo lunghe
-conversazioni) c'erano due signore, mamma e figlia, che tutte le volte
-che io arrivavo, mi guardavano con un sorriso di benevolenza, e direi di
-compiacimento._
-
-_Un po' alla buona, mamma e figlia; ma così fiorenti e così sane che
-ricordavano le buone famiglie patriarcali di Romagna, ai bei tempi
-ospitali di una volta._
-
-_Un giorno, la mamma si fece coraggio e mi disse: «È lei quello che ha
-scritto_ Io cerco moglie _nella_ Lettura?»
-
-_Io non potei dir di no, ma avevo un po' di paura._
-
-_Invece la mamma mi disse: «Abbiamo riso tanto questo inverno»._
-
-_E la figlia approvava con un simpatico sorriso._
-
-_Ciò mi ha fatto molto piacere._
-
-_Mamma e figlia non devono aver pratica con la Letteratura: io non ne so
-nemmeno il nome, ma spero che non se ne avranno a male se dedico a loro
-il libro con riconoscenza._
-
- Roma, ottobre 1919.
-
-
-
-
- IO CERCO MOGLIE!
-
-
-
-
- CAPITOLO PRIMO. -- IO!
-
-
-Cavalier Ginetto Sconer, fisonomia rosea, da cui spira intelligenza e
-coraggio; capigliatura solida, denti solidi, tutto solido.
-
-Questo sono io!
-
-In questa valle di dolore e di lagrime ho l'onore di trovarmi bene.
-
-Quando io viaggiavo ancora con la _marmottina_ dei campioni, i clienti
-mi dicevano: «Voi, signor Sconer, fate molto onore alla vostra Ditta».
-In realtà la mia presenza è stata sempre molto distinta.
-
-Peso controllato, kg. 80.
-
-Ed ora passiamo all'esposizione morale. Anche il morale è molto
-favorito. Io sono uno spirito equilibrato e sereno, e questo mi piace,
-perchè la Fortuna dà le sue preferenze alle persone equilibrate e
-serene. Però non è vero che io sia così insensibile che se ricevessi una
-pedata nella sedicesima lettera dell'alfabeto, il mio volto non
-tradirebbe nessuna emozione. Questa è stata una volgare facezia di
-Lionello.
-
-Certamente non sono eccitabile. Gli individui eccitabili vivono poco.
-_Achille, personaggio eccitabile, è morto giovane._ Questa sentenza si
-legge nel libro di _réclame_ della nostra Ditta: _Come devo preservare
-la mia vita._
-
-La parte scientifica del libro è stata affidata al dottor Pertusius; ma
-la parte morale è di mia creazione.
-
--- Realmente -- mi osservava il dottor Pertusius -- gli individui
-eccitabili, sensibili, vivono poco, oltre che vivere male, perchè
-sperperano troppa energia vitale.
-
--- Allora diciamo _vitalina_ -- dico io.
-
--- Ma la _vitalina_ non esiste! -- dice il dottore.
-
--- Non importa, la creiamo noi: _vitalina_, alcaloide della vita,
-produzione della Ditta.
-
--- È un _bluff_ -- dice il dottore.
-
--- E per questo? Il _bluff_ ha la sua ragione di esistere in quanto
-esistono le persone capaci di farsi _bluffare_.
-
-Il dottore aveva scritto: _evitate i dolori morali!_ Ed io vi ho
-aggiunto: «quando i dolori vanno a passeggio per il marciapiede di
-destra, non c'è motivo plausibile perchè voi non preferiate il
-marciapiede di sinistra».
-
--- Ma lei -- mi disse il dottore -- non tiene conto che della sua sacra
-persona!
-
-Rimango stupito dell'intonazione ironica.
-
--- Ma questo è un dovere, caro dottore.
-
-Una signora, mia cliente, mi osservava che il prezzo della mia _Violetta
-ideale_ è un po' caro.
-
--- Mia signora -- ho risposto -- se io vendessi per meno, forse avrei
-più guadagno: ma le signore eleganti come lei diserterebbero il mio
-negozio: e se rivelassi che si chiama _ideale_ perchè la violetta non
-c'entra, ma c'entra il catrame, la comprerebbe lei?
-
--- Lei è poco onesto! -- mi dice la signora.
-
-«E lei che vende la sua gallina anziana per pollastrina novella, è forse
-onesta?»
-
-Questa era la risposta da dare se non fossi un _gentleman_. Ah, sì! Io
-sono anche troppo scrupoloso; e quando penso a certi tremendi uomini
-d'affari, non posso a meno di dire a me stesso: «Tu, Ginetto, sei un
-modesto sì, ma perfetto galantuomo,» che è sempre una bella qualità.
-
-Quando poi penso che venti anni fa sono entrato in commercio senza
-l'esposizione di un centesimo, ed ora sono gerente della Società in
-accomandita X*** e Compagni; sono consigliere di amministrazione
-dell'anonima Y***, e come tale dispongo di molta influenza personale per
-operazioni di credito, non posso a meno di dire a me stesso: «Ginetto,
-tu sei un bravo ragazzo!»
-
-Una favorevole combinazione mi ha permesso, di recente, di essere
-proprietario di una palazzina di stile _rococò_, collocata in uno dei
-quartieri più moderni della città. I due piani superiori sono affittati
-a inquilini selezionati e tranquilli. Il _rez-de-chaussée_, con annesso
-giardino, è riservato per me. Ho pavimenti tirati a lucido, _salle à
-manger_, stile _renaissance_, salotto stile _Louis Kenz_! La camera da
-letto è in istile impero con lettino di mogano, e annesso gabinetto di
-_toilette_, stile _liberty_. Sopra il letto pende un arazzo con la sacra
-famiglia, dipinta da un distinto pittore. La mia governante si chiama
-Desdemona. Essa è stata per tanti anni al servizio di una casa
-principesca, e il suo aspetto incute una certa soggezione. Benchè molto
-riservata, tuttavia si è permessa questa osservazione: -- Lei, signor
-cavaliere, potrebbe formare la felicità di tante signorine!
-
--- Voi ne siete convinta?
-
--- Certamente, signore.
-
- *
-
-La regolarità è una delle mie qualità più notevoli. Esco di casa al
-mattino alle dieci, accuratamente _sbarbificato_; la cravatta, il
-colletto in ordine, perchè questo non soltanto è un dovere di una
-_individualità_ distinta verso se stesso, ma è anche una necessità per
-chi ha molto _personale_ alla sua dipendenza. Attendo ai miei affari, e
-alla sera rientro per il pasto nella mia proprietà. Quando guardo e
-tocco la mia proprietà, ho la perfetta sensazione di vivere. Spesso
-convito gli amici, fra i quali Lionello, che è un bel ragazzo, biondo
-anche lui e autore di libri assai in voga. Egli mi diceva giorni fa:
-
--- Io non capisco: io sono uno dei pochi uomini di genio che siano in
-Italia; eppure non ho mai la disponibilità di mille lire.
-
--- Vedi -- gli ho risposto --, io e tu siamo due artisti, e abbiamo
-tutti e due la sensazione esatta del pubblico: tu gli dài i tuoi libri;
-io i miei prodotti. Io e tu guadagniamo: ma il denaro ubbidisce ad una
-sua legge, cioè rifugge da alcuni individui....
-
--- Come sarei io --, dice Lionello.
-
--- Press'a poco; e affluisce verso altri individui, benedetti da Dio.
-
--- Come saresti tu --, dice Lionello.
-
--- Press'a poco --, dico io.
-
--- Facciamo cambio --, dice Lionello.
-
--- Non si può, perchè bisognerebbe che tu ti mettessi dentro di me, e io
-dentro di te. Tu sei nato per consumare, e io per accumulare. Ma tu sei
-molto più felice del povero Ginetto, perchè tu, quando sarai morto,
-lascierai il tuo nome alle tavole immortali della gloria; e io, il mio
-capitale a chi lo lascierò?
-
--- Lascialo a me --, disse Lionello.
-
--- Perchè no, amico mio? Sono certo che nessuno, meglio di te, saprebbe
-farne un uso veramente simpatico; ma non si può, perchè tu, Lionello,
-morirai prima di me, perchè consumi troppa energia vitale. Io sono,
-invece, destinato a vivere almeno sino ai novantanove anni; e
-accumulare, accumulare, accumulare sempre, secondo la volontà del
-Signore.
-
-
-
-
- II. -- IL CONFLITTO DI DUE PROBLEMI.
-
-
-Sì, non è improbabile che io campi sino ai novantanove anni, l'età
-stabilita dal dottor Pertusius per gli uomini equilibrati e sereni, che
-è poi quella stabilita da Mosè per gli uomini giusti. Dopo poi può
-accadere di morire, benchè sono di quelle cose che perchè io le creda,
-bisogna che le veda. Ammesso questo, mi faranno splendidi funerali: ma,
-e dopo? Dopo non si sa mai quello che ci può essere; e appunto per
-questo io tengo anche il mio bilancio morale in perfetto pareggio. Ma è
-certo che se io, Ginetto Sconer, avessi un erede che fosse come me, con
-il naso come me, con gli occhi come me, con il cuore come me, cioè
-equilibrato e sereno, io tornerei a vivere una seconda volta nel mio
-erede; e dal mio mausoleo sentirei questa simpatica voce:
-«Quell'eccellente uomo di mio padre, che mi permette di vivere felice
-come una cimice dentro una pelliccia!» Ma per avere un erede, bisogna
-avere un figlio, e in tale caso è necessario prendere moglie. Sì, è
-vero: le mie brillanti qualità mi hanno reso molto ricercato; e non
-poche persone hanno ripetuto quello che dice la mia governante: «Lei
-potrebbe, tu potresti, voi potreste formare la felicità di molte
-signorine». Però questa parola _matrimonio_ non mi è mai piaciuta
-troppo. Mi ricordo che già Lionello mi assicurava che i casi di fedeltà
-coniugale, debitamente comprovati, che lui ebbe a deplorare (diceva lui
-«deplorare»), erano pochi pochi. Ciò è impressionante, non per la
-tragedia che io eviterei ad ogni modo, ma perchè comprometterebbe
-l'autenticità dell'erede.
-
-Adesso poi che Lionello è passato a idee anche più moderne, mi ha
-investito con disdegno di male parole perchè io cerco moglie.
-
--- Ma, amico mio -- gli ho risposto -- tu, come artista, ci guadagni ad
-essere -- diciamo così -- uomo del disordine; ma io, anche per ragioni
-d'affari, sono uomo d'ordine; e il matrimonio è un atto di deferenza
-verso la società, come, in certi casi, la _redingote_ e il cappello a
-cilindro. E poi io cerco anche un figlio.
-
--- I figli sono destinati per l'umanità! -- esclama Lionello.
-
--- Questo va bene per te -- gli ho risposto -- che senti l'umanità, ma
-io il figlio lo voglio per me.
-
-Io gli potevo anche osservare che lui si mostrava ingrato, perchè nei
-suoi drammi aveva ricavato tanti begli effetti dal matrimonio; ma per
-delicatezza non glielo ho detto.
-
- *
-
-Se non che, da qualche tempo, il problema dell'erede si complica col
-fenomeno grandioso della mia gioventù che rinasce. Io che fino a qualche
-anno fa uscivo e tornavo a casa tranquillamente, ora sono turbato: mi
-fermo a guardare le belle fanciulle. Quante ve ne sono! Una volta mi
-pareva che ce ne fossero meno. Anche le fanciulle di tipo popolare, che
-camminano con passo di tango, agitando la borsetta con dentro lo
-specchietto, il piumino, il cartoccino del salamino, mi piacciono. E....
-cosa strana!
-
-Le care fanciulle si mutano in sensazioni di _dessert_: crema di panna
-montata, gelato di albicocche con labbra di fragole, ponce al rum con
-scarpette che fanno girare la testa. Oh, vezzose capinere, perchè
-bezzicate il mio tenero cuore? Vi sono certe testoline così bene
-accomodate che mi piacerebbe di spiccarle e averle per sopramobili nel
-mio salotto. Senonchè io che negli affari sono di una intraprendenza
-magnifica, quando mi trovo davanti al _buffet_ della bellezza, divento
-di una prudenza vergognosa.
-
-Queste fanciulle, come sartine, dattilografe, _postelefoniche_ e altre
-signorine del genere, le escludo dal matrimonio per un semplice atto di
-buon senso: ma confesso che mi hanno fatto molto soffrire.
-
-Anche quelle bruttine, vedute due volte, mi sono sembrate belle.
-
-Disponendo nel mio salotto di un pianoforte Bechstein, ho voluto
-prendere qualche lezione di piano. Alla prima lezione la maestra mi è
-parsa insignificante, alla seconda significante, alla terza seducente,
-alla quarta pericolosa. Considerando però che questa signora ha una
-specie di marito di tipo molto equivoco, ho detto: «Ginetto, prudenza!»
-ed ho presentato alla signora una busta con dentro il contenuto per le
-sue _prestazioni_. Ma ogni volta che tocco il mio Bechstein, _brr!_ vedo
-la maestrina con tutte le signorine che volano per il soffitto e mi
-guardano coi loro occhioni di porcellana.
-
-Preoccupato per questa mia eccessiva sensibilità, ne ho chiesto al
-dottor Pertusius. Egli mi ha detto:
-
--- È la conseguenza dell'età pericolosa.
-
--- Diavolo d'un dottore! Ma l'età pericolosa non è quella delle donne
-sui quarant'anni?
-
--- Anche degli uomini.
-
-Questa è una cosa che non sapevo. Sì, riconosco: la nave della mia vita
-si è da qualche tempo allontanata dalla latitudine dei trenta anni, e
-naviga verso i quaranta, ma non è ancora arrivata a questi paraggi.
-
--- E scusi, dottore, è pericolosa l'età pericolosa?
-
--- Alquanto, perchè affatica il nobile organo del cervello, in cambio di
-altri organi automatici.
-
-Considerando i rapporti di buona amicizia fra me e il dottor Pertusius,
-gli confido come a vedere certi colli nudi, quali usano adesso, che
-sostengono certe testoline così sentimentali, mi viene la voglia di
-spiccarli.
-
--- Fenomeno sadico, -- dice Pertusius.
-
--- Fenomeno grave?
-
--- Finchè non li spicca non è niente: ma vi sono di quelli che li hanno
-spiccati.
-
--- Cosa vuole, dottore -- dico io, -- a vedere quella pelle
-rosea-verdolina come il pistacchio, messa in mostra, mi vengono i
-brividi.
-
--- Faccia conto -- dice lui -- di vedere la pancia di una lucertola.
-
--- Capisco; ma non si può.
-
--- Ha ragione! -- risponde gravemente.
-
--- E a lei che è vecchio, non accade mai?
-
--- Non indaghiamo!
-
-Io mantengo verso i medici una benevola diffidenza, perchè a furia di
-studiare le malattie, finiscono per considerare la salute anch'essa come
-una malattia.
-
-Comunque, anche per ragioni di igiene, bisogna che io cerchi moglie: una
-moglie che risponda alle esigenze dell'erede, e anche alle mie.
-
- *
-
-Ecco qui un elenco di signorine della buona società -- si intende --
-quale io ho notato nel mio taccuino, che sarebbero state adatte per il
-mio matrimonio.
-
-
-
-
- III. -- ELENCO MATRIMONIALE.
-
-
-Signorina A***, dote ragionevole, bella presenza, famiglia distinta,
-peso valutabile a vista, kg. 70. Oggi attraente, ma suo padre è
-enormemente obeso; sua madre, idem. Tendenza all'obesità. Si scarta per
-ragione di estetica.
-
- *
-
-Signorina B***: troppa licenza liceale: sa tutte le date a memoria. La
-sua fronte _bombée_ rivela la sua intelligenza. Dice sempre: «Io sono
-nata per la penna». Diventata moglie, è capace di fare l'analisi sopra
-di me. Ah, no! Poi troppa fronte _bombée_ e pochi capelli.
-
- *
-
-Signorina C***: domanda sempre: «Come mi trova? come mi trova?» e quando
-la si guarda, poi dice: «Cosa ha da guardarmi? Non sta bene guardare».
-Ride per niente. Una signora l'aveva incaricata di acquistarle un busto
-elegante come il suo. «Ma io non porto busto, -- dice -- io sono bella
-così». A una conferenza non ha fatto altro che ridere e criticare una
-signora perchè aveva le scarpe gialle. «Mettere in mostra quei piedi,
-grandi come due cassette da fiori, e con i sopratacchi di gomma!»
-
-Quando esce per via, sbircia a ogni vetrina. «Mamà, la vestina butta
-bene? butta male? È dritto? è storto?» «Sì, carina!» Ma mamà non
-s'accorge che la figliuola è stupidella? Io, sì. E il mio erede deve
-essere intelligente.
-
- *
-
-Signorina D***: molto carina; ma troppo buona di cuore verso tutti
-quelli che sospirano per lei. Per questa sua eccessiva bontà è stata
-allontanata dalle scuole. Cara fanciulla, ma offre l'inconveniente che
-l'erede sarebbe il figlio, ma non la riproduzione di Ginetto Sconer.
-
- *
-
-Signorina E***; ricciolina, mingherlina, nominata «fior di pesco». La
-signorina B***, quella _nata per la penna_, le ha mandato a dire che
-_fior di pesco_ si dovrebbe chiamare _fior di zucca_. _Fior di pesco_ ha
-replicato: _Libro di testo!_ La signorina _nata per la penna_, ha
-replicato: _Bastone vestito!_ _Fior di pesco_ ha replicato: _Bastone
-vestito, ma fémmina! una cosa che lei non sarà mai! E poi adesso il seno
-non è più di moda._ La signorina E*** possiede una eccessiva prontezza
-di linguaggio, e questa cosa mi impensierisce. Inoltre vuol sapere se io
-russo. «Tutti i mariti russano. Lo dice mamà».
-
- *
-
-Signorina F***, invece, cosa importa che sia bella come una testa del
-Murillo, quando non sa dire più di: «Ah, sì! Vedi mo'! Ma già!»?
-
-Io non conosco questo pittore Murillo, ma le sue teste devono essere
-incantate, perchè lei è sempre incantata.
-
-«Signorina, che cosa le piace? leggere, lavorare, far da cucina?»
-
-«Mi piace far pulizia.» Ma la sua camera farebbe orrore alla mia
-governante Desdemona. La sua pulizia consiste nel brillantarsi le
-unghie, e, quando nessuno la vede, girare la mano per far andare giù il
-sangue.
-
-«Signorina, che cosa legge? il bollettino della guerra?»
-
-Leggeva la corrispondenza di quarta pagina.
-
- *
-
-Signorina G***: «si erge a somiglianza del perfetto stelo,» come dice
-Lionello, ma ha il torto di farsi vedere a passeggio in compagnia di sua
-madre, la quale era forse uno stelo anche lei, ma oggi è un archetto.
-Una fanciulla di buon senso dovrebbe evitare di farsi vedere con una
-madre che presenti un quadro disastroso della sua futura configurazione.
-E poi il figlio di Ginetto Sconer deve essere una quercia, e non uno
-stelo.
-
- *
-
-Signorina H***: figlia di un ingegnere architetto. È stata costruita con
-molta grazia da suo padre, nello stile _Louis Kenz_, da me preferito.
-Pare una bambolina, e si chiama Noemi. Porta i riccioli a
-_tire-bouchon_, come nelle vecchie stampe. Fa la svenevole, parla con
-una voce melliflua.... Ma queste apparenze ingannano: un giorno la ho
-sentita, nello studio di suo padre, che tirava su gli affitti a tutti
-gli inquilini delle sue case. Questa signorina ha delle buone qualità --
-dico fra me --; ma un altro giorno sento una voce stridula che rompe le
-pareti: «Fa alla svelta, fa alla svelta, fa alla svelta! Sai bene che io
-non sono figlia della pazienza. Sei un'idiota, una stupida! Ti tiro la
-ciabatta su quella facciaccia da mummia!»
-
-«Pum!» «Ahi!» Era Noemi, nome soave, che parlava con la cameriera.
-
-Questa signorina mi sembra pericolosa.
-
- *
-
-Signorina K***, figlia di un ricco industriale, mio amico. Ci siamo
-trovati insieme per più di una settimana all'_hôtel_ X*** a Viareggio.
-
-Non so come sarà d'inverno: ma d'estate va bene: è così vaporosa e
-fresca che pare di vivere accanto ad un gelato.
-
-È un po' distratta. «Signorina questo è suo?» La cameriera, il portiere,
-il paggetto dell'_hôtel_ facevano un continuo domandare: «Signorina,
-questo è suo?» Dove si levava, lasciava qualche cosa: i guanti,
-l'ombrellino, le cartoline illustrate.
-
-Io raccoglievo un fazzolettino col pizzo tutte le volte che andavamo a
-spasso.
-
-«Ma, Clara, sta un po' più attenta,» diceva sua madre. «Non fa niente,
-mamà,» rispondeva. «È vero, signor Sconer, che non fa niente? È così
-bello non ricordarsi di niente! Si perde qualche cosa? Ci pensa papà.»
-
-«Sì, un pochino distratta -- mi confidava la mamma. -- Ma è tanto buona
-la mia figliuolina, e poi sarà tanto felice! Ella non si ricorderà mai
-domani di quello che è successo oggi». Era del resto una ben amabile
-compagnia da far dimenticare tutto, fuori che lei. Ella aveva persino
-promesso di ricordarsi di me. Ma un giorno in cui io, parlando delle mie
-conoscenze, ho detto che conoscevo Lionello, non ho avuto più pace.
-
-«Davvero? lei conosce Lionello, proprio quello che scrive quei romanzi
-così sentimentali...? Ah, carino! Come è? È vero che è tanto giovane?
-che porta i capelli tagliati alla russa come Gorki? È vero che è tanto
-romantico? Gli scriva! Sì, sì; gli scriva che venga a Viareggio. Le
-giuro, Sconer, che dopo le vorrò molto bene».
-
-Li chiama «sentimentali» lei, quel romanzi! La mia Desdemona, che ne ha
-letto uno, è rimasta scandalizzata.
-
- *
-
-Signorina K***; conosciuta in condizioni molto favorevoli perchè fresca
-da un disinganno d'amore. Il babbo volgeva in mente gravi pensieri: «In
-Inghilterra, in America, una mancata promessa di matrimonio si
-pagherebbe a caro prezzo.» Io poi adoperavo espressioni molto delicate
-per consolare la signorina, quando lei mi investì così: «Ma cosa è?
-Avete tutti paura che io mi suicidi dalla disperazione? che mi faccia
-monaca? Ma no! Quando avrò voglia, ne troverò un altro. Ecco tutto.
-Chiodo scaccia chiodo.»
-
-«Lei crede, signorina?» «Ma certo! Una donna bella ne trova sempre di
-chiodi. Lei, Sconer, per esempio. Se volessi, lei mi cade davanti _à
-quattre pattes_».
-
-Quasi mi si sedeva su le ginocchia, perchè così fa spesso su la scena
-l'attrice Clara de los Dolores.
-
-Signorina affascinante, ma troppo impressionanti sono le condizioni da
-lei poste per il matrimonio: due anni di libertà coniugale, e col mio
-consenso. Enorme!
-
- *
-
-Signorina L***, conosciuta al _Bristol hôtel_. Erano i giorni del
-terremoto in Abbruzzi. Tutti sospiravano: «Che orrore! Ah, quanti morti!
-Bambini schiacciati!» Anche la signorina L***, seduta su di un sofà,
-sospirava: «Che orrore! Ah, quanti morti! Bambini schiacciati!»
-Senonchè, mentre diceva così, io la vedevo, riflessa in una specchiera,
-con la manina affaccendata a dare colpetti segreti per mettere a posto
-il drappeggio dell'abito. Pareva la mia Desdemona quando rovescia un
-bodino. Sbirciava con la coda dell'occhio nella specchiera, e mutava
-l'estetica del fianco: «Che orrore! Davvero? Bambini schiacciati!»
-
-Essa è in posa anche quando è sola. Le ho chiesto il perchè, e mi ha
-detto: «Quando le stelle e la luna ci guardano dal firmamento, è bene
-assumere un'attitudine dignitosa». «Capisco, ma si vedono un po' troppo
-le forme». «Ah sì? Perchè, le dispiace forse?»
-
-Questa signorina è troppo estetica.
-
- *
-
-Signorina M*** di razza inglese, molto _ladylike_, molto ammirata nelle
-sale dell'_hôtel_ delle Terme, dove beveva acqua. Ma chi faceva quel
-terremoto nella stanza vicina alla mia? chi cantava quelle canzoni molto
-allegre, anche se erano inglesi? Era la signorina M***. Beveva anche
-cognac, e faceva danze in libertà con una sua amica. L'Inghilterra è mal
-fida, benchè alleata.
-
- *
-
-Viene adesso la nota di quella signorina che mi ha fatto soffrire di
-più: la signorina N. Y., cioè New York, perchè di tipo americano. È
-italiana però; ed appartiene a quella classe distinta a cui appartengo
-io: suo padre, prima della guerra era esportatore in America di
-medicinali italiani fatti in Germania. Miss N. Y. è ricca, e si sente
-padrona del mondo. Ha vent'anni; statura sotto la media forse; ma è
-potente. È la sanità fiorente. Una vivacità gaia la trasforma. Sarebbe
-il tipo adatto per la _confezione_ dell'erede. La sua voce, venata di
-_erre_ parigino, sembra cantare l'inno della sua giovinezza. _Ci ci!_
-canta sui rami dell'albero della vita. I suoi genitori le lasciano una
-libertà un po' americana. _Ci, ci!_ L'ho vista a una fiera di
-beneficenza per la Croce Rossa, dove ha fatto sborsare anche a me cento
-lire. _Ci, ci!_ L'ho vista di sera ad una conferenza futurista. Capiva
-tutto ed era entusiasta. _Ci, ci!_ L'ho vista, sul ghiaccio, pattinare
-come un geroglifico. _Ci, ci!_ L'ho vista al volante guidare
-l'automobile. _Ci, ci!_ L'ho vista ai funerali del banchiere Rodh. Lei
-era davanti con sua madre, io ero dietro con suo padre, e si parlava di
-affari. Tranne casi imprescindibili come quelli del banchiere Rodh, io
-evito i funerali perchè mi pare che dietro una bara tutti siano pallidi,
-e ciò danneggia la salute. Ma Miss N. Y., anche vestita di nero, era
-splendente, _Ci, ci!_ Esuberante creatura! La vita per lei è un albero
-su cui lei muta ramo, cioè muta _toilette_, e canta il suo inno: _Ci,
-ci!_
-
-Parla bene l'italiano, ma al suo cane, un cane molto educato, parla in
-francese.
-
-Ho avuto l'onore di ospitarla in casa mia, chè il babbo e la mamma
-volevano visitare il secondo piano, rimasto sfitto, della mia palazzina.
-In quella occasione siamo rimasti soli.
-
-«Magnifico!» disse alludendo alla mia palazzina.
-
-«Ah, sì!» risposi. «Palazzina dei conti Tornamali: oggi mia proprietà,
-_miss N....!_»
-
-Ma vide una poltrona inglese; vi si sedette di un balzo, rimbalzò su, e
-poi si rincantucciò: «Si sta molto bene qui». Era di maggio. Ella
-portava un cappello fantasia di tulle, costellato di bolle nere, su la
-cui aureola spiccava il suo profilo, col suo nasino: l'abito di
-mussolina aveva sopraposti certi ricami di draghi e serpi, d'oro e di
-argento. Le belle braccia erano guantate di pelle bianca, le gambette
-erano tutte bianche, e protendevano ardite con le scarpette pur bianche.
-
-Mi pareva uno scoiattolo orientale.
-
-Mio Dio, possedere in casa questo animaletto prezioso! Se le allungo un
-braccio, mi balza sopra e si avvolge intorno.
-
-Infatti balzò dalla sedia a sdraio, e fece _ci, ci_:
-
-«Lei manca di una cosa, Sconer.»
-
-«Io manco di una cosa?»
-
-«Sì, lei non ha libreria.»
-
-«Infatti.»
-
-«Prenda nota!»
-
-«Prendo nota».
-
-Mi detta una serie di libri in _off_ e in _eff_.
-
-«Scrittori russi?» domando.
-
-«Ah, molto interessanti i russi!»
-
-Poi mi detta un nome che non riesco a scrivere.
-
-«Rabindranath Tagore! Un poeta senza precedenti. Fa parlare un bimbo
-alla mamma in un modo _delizioso_.»
-
-«E lei, _miss N_....» domandai con intenzione, «non penserebbe a far
-parlare un bimbo con la sua voce deliziosa?»
-
-«Prendere marito? Già! Ma in Italia offre un grave inconveniente.»
-
-«Quale, _miss N....?_»
-
-«Che una _girl_ quando prende marito, si siede.»
-
-«Cioè?»
-
-«Cioè non è più libera, non può più cercare, più _flirtare_, più
-saltare, più comandare, più fare quello che vuole. La libertà! Mi
-sposerei in America, dove, più tardi, si può anche divorziare,
-rimaritarsi, seguendo il proprio beneplacito. In Italia il matrimonio è
-un'istituzione che si regge sull'adulterio. In America su la libertà!»
-
-In quell'occasione, se i miei affari me lo avessero permesso, sarei
-andato in America.
-
- *
-
-Signorina O***, terribile, e anche molto ricca. Dove aveva imparato a
-rovesciare gli occhi così? La tinta della sua pelle era prodigiosa; ma
-del tutto naturale: diafana! Pareva non nata come nascono tutte le
-donne, ma ricavata da uno scultore magico per entro la polpa di quelle
-pesche cotogne che sono gialline gialline. Vestiva con una personalità
-straordinaria; cioè sempre abiti di un colore diafano, sbiadito,
-intonato al colore della pelle. Io non so dire se era bella, perchè io
-ero mezzo stregato. «Nasconda quella lingua,» io le diceva, perchè ogni
-tanto lei metteva fuori dalle labbra la puntina della lingua: questa
-però non era diafana, ma rossa. «Nasconda almeno quelle gambe,» perchè
-lei aveva l'abitudine di mettere in esposizione le gambe, diafane ancora
-quelle, cioè con scarpette e calze di seta, sempre color diafano. «La
-turbano?» «Non mi fanno dormire!» Mi diceva nettamente: «Se mi vuole
-sposare, signor Sconer, approfitti finchè sono libera». Io la avrei
-anche sposata, ma è che essa era contro-indicata ad uno dei due fini per
-cui io intendevo di accedere al matrimonio. Lei non voleva avere
-figliuoli «perchè questa operazione rovina la pelle». Io volevo aver
-lei, ma anche l'erede. Lei sì, la potevo avere, ma l'erede no. «Sono i
-contadini -- affermava -- che si sposano per aver figliuoli».
-
-Essa inoltre pretendeva come condizione di matrimonio che il marito
-facesse, ogni mattina, esercizi, per venti minuti, con manubri da venti
-chili.
-
-Anche questa signorina mi ha fatto molto soffrire.
-
- *
-
-Signorina P***, che può essere bella o brutta, secondo che vi pare. La
-ho conosciuta in villeggiatura. Essa va sempre in bicicletta. Quando va
-a piedi cammina con passo sgraziato. Eppure è graziosa! Si può calcare
-su la testa il feltro di suo babbo, si può buttare -- come fa -- su le
-spalle la maglia della nonna, ma è elegante lo stesso. Ha denti di can
-cerviero, naso appuntito, mento appuntito, due occhi in punta nera:
-tutte queste cose in punta hanno una mobilità che producono il capogiro.
-È pallida come la cera, ma non è mai ammalata. Ha i capelli lunghi,
-ondulati, feroci, a cui fa fare i giuochi attorno alla testa come se
-fossero biscie. A tirarli, le arrivano sino al ginocchio. Ed è proprio
-vero! Come ha fatto ad avere una laurea se per studiare bisogna star
-fermi? Si vede che si può avere una laurea senza studiare.
-
-Ma a sentirla chiamare _dottore_, mi fa un certo effetto.... Ha una sua
-voce fresca, aspra, saltellante, che non si capisce mai quello che vuol
-dire, perchè non conclude mai. Non si adira mai: tutt'al più manda un
-grido di gazzella. Cosa farà? Dove andrà? Come finirà? Non si sa! Eppure
-è assennata.
-
-Non cerca: è cercata, ma se ne _strafotte_, perchè lei dice anche le
-parolacce. Eppure è damigella!
-
-Subisce un fidanzato ufficiale: un giovane di ricca famiglia. Costui la
-segue a fatica in bicicletta. Lei lo chiama: «Idiota, idiotino,
-imboscato, imboscatissimo, figlio di papà». Lui è felice. Non mi pare
-una signorina adatta per il matrimonio, e glielo ho fatto garbatamente
-capire, presente il fidanzato. Risponde lei:
-
-«Cosa importa? C'è lui che farà per casa».
-
-«Io sono il suo cameriere,» conferma lui.
-
-Io ho domandato poi alla signorina, così, un giorno che la incontrai,
-insieme col fidanzato, per un solitario viale del bosco:
-
-«In confidenza, non è pericoloso perdersi tutto il giorno per le
-campagne col fidanzato dietro?»
-
-«È innocente come l'acqua fresca -- mi risponde. -- Gli ho promesso un
-bacio per la settimana ventura. È vero che ti ho promesso un bacio?»
-
-Dice il fidanzato:
-
-«Ah, come deve essere sdegnato il Dio d'Amore a vedere quanto mi farai
-soffrire!»
-
-«Meriteresti anche di più,» dice lei.
-
-Risponde il fidanzato:
-
-«Ah, è proprio vero, come dice il cav. Sconer, che tu non sei adatta per
-il matrimonio!»
-
-«Tu, piuttosto, non sei adatto,» risponde lei. E a me dice in segreto:
-«Come faccio a sposare un uomo così timido? C'è una gioventù
-impossibile, ora! Sono tutti riformati. Dica lei, Sconer, posso
-cominciare a tradirlo subito? Ma che vuole? Io sono una buona ragazza, e
-fare il male con premeditazione, mi ripugna».
-
-Io avrei potuto sostituire il fidanzato senza pericolo di complicazioni.
-Eppure sono rimasto timido anch'io. Perchè? Quel titolo di _dottore_ mi
-ha dato soggezione.
-
- *
-
-Signorina P***, un bel tipo, e così anche sua madre. «Signor Sconer --
-mi dice sua madre -- guardi!» «Che cosa?» «Non glielo posso dire. Ma non
-vede da lei?»
-
-«No!» «Non vede gli occhi della mia bambina? Splendono! Io non so: è
-strano! Appena siamo in un luogo, dopo quindici giorni la mia bambina è
-proclamata la più bella».
-
-In fatti è bella: una persona slanciata, elegante. Ma perchè la mamma la
-chiama: «La mia bella odalisca?» Dove ha trovato questa parola? Cosa
-crede mai che voglia dire? «Signore, signore, mi dice la mamma, ha
-visto?» «Che cosa?» «Un aeroplano di guerra». «Ne passano tanti!» «Eh,
-sì! -- fa misteriosamente, chiudendo gli occhietti -- ma lei non ha
-osservato una cosa!» «Che cosa?» «Che l'aviatore quando passa per qui,
-si abbassa sempre. E sa perchè? Per vedere la mia bella odalisca».
-
-Anche lei, la sua bambina, dice: «Io non so, è strano! Appena sono in un
-luogo, sono proclamata la più bella. Dicono che io assomiglio a Lyda
-Borelli, dicono!» Descrive il suo corredo da sposa coi calzoncini corti,
-larghi, e i pizzi di vera _valenciennes_: descrive gli abiti che le ha
-fatto la famosa Abeille, il primo _atelier_ di Torino, che ha tanti
-_mannequins_ aristocratici, che insegnano anche la lingua francese. Si è
-fatto fare tutti abiti ieratici! «Adesso sono di gran moda gli abiti
-ieratici,» dice lei. Ma adesso non può portarli perchè è crocerossina.
-
-«Se vedesse, signor Sconer, -- dice sua madre -- come le sta bene
-l'abito di crocerossina! Già le sta bene tutto! Quando passa per un
-reparto dell'ospedale, i feriti si rizzano tutti». Ma le altre
-crocerossine le hanno fatto una guerra spietata. Allora l'hanno messa
-alla stazione. Alla stazione ha distribuito le bibite a tutto un treno
-di prigionieri austriaci. Sua madre dice che il fatto è avvenuto perchè
-la sua bambina è tanto di cuore. Ma le altre signore dicono che è invece
-perchè non ha capito che erano austriaci. Il suo fidanzato è morto in
-guerra, e lei porta sul petto il medaglione col ritratto del suo
-fidanzato. Anche lei è molto patriotta.
-
-«Un giorno -- racconta la mamma -- mentre eravamo a un _five o' clock
-tea_, con tanti signori distinti, passa un corteo socialista. La mia
-bambina va alla finestra e sventola il fazzoletto bianco, rosso e verde
-e grida: Viva l'Italia! È stato in tutti noi un momento di terrore; per
-poco non scoppia una rivoluzione». Le altre signore invece dicono che
-lei aveva scambiato il corteo socialista per una manifestazione
-patriottica. Adesso che il fidanzato ufficiale è morto, ne ha tanti
-altri. «Il tale? il tale? il tale? Ma è di famiglia distinta? Crede lei,
-signor Sconer -- mi domandano madre e figlia -- che il tale sia di
-famiglia distinta?» Anch'io sono passato per ventiquattro ore per suo
-fidanzato ufficiale: una cosa molto seria, dico, perchè se lei descrive
-i suoi calzoncini coi pizzi di _valenciennes_, non c'è però niente da
-scherzare in quanto che lei avverte che ha un fratello che «sa essere
-gentiluomo e anche villano secondo i casi, e assomiglia a Maciste,
-quello dei cinematografi».
-
-«Dove è questo suo fratello, signorina?» domandai un poco preoccupato.
-
-«È al fronte!»
-
-Un ragazzo abile! Appena scoppiata la guerra, ha avuto l'intuito
-commerciale di andare al fronte e ha comperato -- chè le davano per
-niente -- tutte le pelli dei buoi che morivano nei parchi o si
-ammazzavano per i soldati. Suo babbo era calzolaio, e figurarsi! Adesso
-hanno uno dei più ricchi _scarpifici_ d'Italia.
-
-La storia di quel fratello Maciste mi ha molto raffreddato.
-
- *
-
-Signorina Q***, non è patriotta, ma pianista. «Io sono ipersensibile»
-dice lei, e anche sua madre dice: «Poverina, la mia Mary è
-un'ipersensibile!» «Noi artisti -- dice la signorina Mary -- siamo di
-un'altra razza. Che m'importa della guerra? Che m'importa chi comanda e
-chi è comandato? Tra Salandra che ha dichiarata la guerra e me, cosa c'è
-di comune? Tra me e il Kaiser? Perchè immischiarmi nei loro litigi? Il
-Kaiser e il re dell'Ottentozia per me sono la stessa cosa».
-
-Lei suona Moszkowski, Stravinski, Debussy, Ravel. Suona? Vorrebbe
-suonare, ma non può. Stende su la tastiera, racconta lei, _le mani
-lunghe con le unghie di onice aguzzo_, e poi accadono fatti strani, come
-anch'io ho visto un giorno che sono venute a provare il mio Bechstein.
-Comincia, e subito, dopo un po', diventa pallida. «Impallidisce -- mi
-avverte la mamma. -- Sempre così! Ah, è terribile! Cade in _trance_».
-«Cognac!» dico io. Si rimette un po' e dice: «Suonando, mi si vuotano le
-vene, i sogni mi sferzano, i capelli scendono per le mie guance come
-serpi di chimeriche meduse. La musica di Ravel, che io adoro, esaspera
-la mia sensibilità come un succhiello traforante: appena tocco i tasti,
-sento il magnetismo». Anche qui per l'erede non c'è da far nulla. E poi
-qui c'è un'esagerazione di sensibilità che può riuscire pericolosa.
-
- *
-
-Signorina R***, profumata al _trèfle incarnat_. Anch'io l'ho conosciuta.
-Si tratta di una fanciulla prodigio, così come vi sono i bimbi prodigio.
-Secondo altri si tratta di una fanciulla _Sfinge_. Lionello però che non
-ammette la donna _Sfinge_ se non per gli imbecilli, la chiama _Proteo
-multiforme_. Essa è piuttosto piccolina, con un musetto tirato come un
-topolino, con due occhietti azzurri, fermi, un poco trasversali. Nella
-pettinatura e nel vestire è quasi monacale: ma ecco si leva in piedi,
-pare di elastico, si allunga e balla certe danze ieratiche sussultorie,
-che fanno rabbrividire, e anche imparare la storia, perchè sono le danze
-di Salomè, di Cleopatra, di Sibilla, di Santa Teresa. È molto giovane,
-ma la sua voce possiede certe inflessioni profonde come di donna matura,
-con la quale affronta qualsiasi argomento, anche di filosofia con quelli
-che se n'intendono. Viceversa -- se le gira -- è capace di rifare il
-verso e la smorfia di tutti: in dialetto, in francese, e anche in
-tedesco, secondo le persone: basta che le veda una volta. Come imita il
-teppista! Ha rifatto anche me! Questo è il suo genio comico, ma possiede
-anche il genio tragico, perchè recita certi versi francesi di Pelleas e
-Melisenda in modo da far paura. Questa signorina, messa sul
-palcoscenico, potrebbe raccogliere gloria e milioni a palate. Invece
-niente di tutto questo. Essa non ha altro desiderio che di essere
-_amante amata di un uomo, e vivere in umiltà_. Ma c'è una condizione:
-deve essere _un magnifico amante_! Tanti vorrebbero essere amanti, ma
-nessuno è _magnifico_. Lei domanda per amante l'_uomo rude_, l'_Ulisside
-dalla gran mano dominatrice_. Sinora non l'ha trovato. Però, uno
-studente di liceo si è suicidato per lei; un uomo serio con moglie e
-figli è impazzito; un capitano d'artiglieria è tornato al fronte con la
-testa sconvolta, e invece di allungare il tiro su gli austriaci, ha
-fatto un massacro dei nostri: poi si è sparato.
-
-Io sono fuggito.
-
- *
-
-Ma ecco un avviso-_réclame_, in un giornale tedesco, mi presenta l'erede
-già confezionato. _Christliches, Einziges Glück! Sehr nettes, ehrliches
-Mädchen, mit einem Kinde und sehr reicher Aussteuer, sucht einen
-ehrlichen Gatten_, ecc., ecc. che vuol dire: «Famiglia cristiana, unica
-felicità! Simpaticissima, onesta fanciulla con un figlio e ricchissimo
-corredo, cerca un onesto marito». È il sistema tedesco del _dumping_.
-
-
-
-
- IV. -- _FRÄULEIN_ VIOLETTA.
-
-
--- Lionello -- dissi un giorno -- tu che fai morire tutte le tue
-meravigliose eroine, non te ne avanza nessuna che vada bene per me?
-
-Lionello nei suoi libri fa morire tutte le donne di morte romantica. Le
-sue lettrici gli scrivono da tutte le parti: «Non la faccia morire, la
-salvi! È tanto cara, è tanto gentile. Non deve morire».
-
-Ma lui è inesorabile: o in un modo o nell'altro le fa morire tutte.
-
--- Tu sei un po' idiota -- rispose Lionello alla mia domanda.
-
-L'ho pregato di spiegarsi.
-
--- Le mie eroine -- disse -- o sono uccise o si uccidono per una
-necessità reclamata dal pubblico, il quale è _schifosino_ come te; ma
-vuole la morale. Pare incredibile, ma è così! Ora anche tu capisci
-benissimo che non si può fare il dramma o il romanzo con la morale:
-senonchè quando io ho fatto morire le mie eroine, io le ho purificate;
-ed ecco fatta la morale; come tu con i grassi fetidi fai le tue
-saponette. Ma nella vita le mie eroine godono di ottima salute, sta pur
-sicuro!
-
--- E allora prestamene una.
-
--- Impossibile! -- rispose Lionello.
-
--- E perchè?
-
--- Perchè nessuna delle mie eroine ti potrà mai amare.
-
--- Perchè dici così, Lionello? Perchè mi avvilisci? Sono brutto forse
-io?
-
--- No, amico, anzi sei un campione discreto; ma non hai quel tipo, sai,
-dell'uomo fatale, _macro_, mefistofelico, che disorienta la donna come
-una coppa di _champagne_, che la fa capitolare, che le fa dire:
-«Vigliacco, ti adoro.... To'!».
-
--- E a te capita?
-
--- Certo.
-
--- Sei un genio, Lionello, -- dissi tristemente.
-
--- Lo so. Non hai nemmeno al tuo attivo uno di quei gesti che
-affascinano le donne: non so, un delitto passionale, uno scandalo
-estetico; non hai corso un _raid_, non hai vinta una coppa in una gara
-qualsiasi; non possiedi nemmeno una di quelle anomalie che rendono
-stuzzicante un uomo.... Per esempio, quello che vende i giornali sul
-corso, che è un nano: tutte le _cocottes_ lo accarezzano, e le serve se
-lo rubano. Per di più, tu possiedi il più grave dei difetti per ottenere
-dedizioni incondizionate.
-
--- Cioè?
-
--- Amico, le belle donne amano gli uomini generosi!
-
--- Sono generoso anch'io.
-
--- A te parrà di essere: ma tu misuri, cioè ragioni. Ma ti pare che una
-bella donna che strapperebbe le stelle dal cielo per farsi più bella,
-possa amare te, uomo che misuri? Esse sono capaci anche di donar tutto;
-ma all'uomo che si mostra capace di buttar via tutto, la ricchezza non
-solo; ma l'onore, la vita. Ma a te che tieni immensamente alla vita, a
-te che non dormiresti la notte se perdessi qualche biglietto da mille al
-_baccarat_, a te che tieni in ordine il libro del dare e dell'avere, a
-te che hai lo scadenzario, io non posso fornire nessuna delle eroine dei
-miei romanzi.
-
--- Mi atterrisci, Lionello; ma credo che tu ti sia formata una cattiva
-opinione di me: tu pensi che io sia avaro....
-
--- Un po' tirchio.
-
--- No, Lionello. T'ho detto: io sarei disposto a nominarti mio erede
-universale; ma è, vedi, che io sono nato così: ordinato, metodico,
-previdente. E che colpa ho io se il denaro va a radunarsi sempre nelle
-tasche degli uomini metodici, ordinati, previdenti? È bello, vedi,
-leggere nei tuoi romanzi la vita fugace e folle di quelle donnine
-sperperatrici: capisco che debbano dare grandi soddisfazioni. I miei
-sensi ne sono perturbati. Mi piacerebbe anche a me di provare: ma poi
-metto in bilancio, e m'accorgo del passivo. Per me sperperare sarebbe
-una forma di suicidio. Vedi che Ginetto Sconer è un uomo sincero. Non ti
-pare, Lionello?
-
- *
-
-Ma due giorni dopo questo colloquio, vedo Lionello che precipita come un
-bolide nel mio studio.
-
--- Sconer -- dice -- un caso eccezionale, un caso del tutto
-straordinario, del tutto convenevole per te.
-
-Credevo che si trattasse di qualche affare, perchè in quell'ora (erano
-circa le tre del pomeriggio) io sono orientato verso gli affari. No! Si
-trattava del matrimonio. Ho dovuto -- per così dire -- togliere la
-comunicazione del centralino del mio cervello per mettermi in
-comunicazione con Lionello. Egli si impazientì; ma io lo pregai di
-accomodarsi.
-
--- Sconer -- cominciò a dire Lionello --, sai tu qual'è la più bella
-donna del mondo? Bada che esiste un plebiscito! Nicoletta, meglio nota
-sotto il nome di _fräulein_ Violetta, perchè fu a Vienna che ella vinse
-le prime battaglie dell'arte.
-
-Risposi a Lionello:
-
--- Io non ho visto mai la faccia viva di _fräulein_ Violetta: la ho
-vista al cinematografo, e la _réclame_ di quella sua faccia stravolta
-che pare abbia il mal di mare, è impressionante.
-
--- Come sei sempre borghese nelle tue espressioni! -- disse con
-disprezzo Lionello. -- È _fräulein_ Violetta che dissolve la sua
-bellezza nella canzone dell'arte. -- E proseguì: Conosci tu la storia di
-_fräulein_ Violetta...? No?... Allora te la racconto. _Fräulein_
-Violetta proviene dalla lirica: anzi dal campo dell'operetta viennese.
-Di membra delicate, esile di vita, opalina di colore, minuta di
-lineamenti, calma, quantunque un po' beffarda. Ma i suoi capelli neri,
-duri e forti come la coda di un cavallo di battaglia, testimoniano la
-energia psichica che si nasconde sotto quell'apparente delicatezza.
-Artisticamente parlando, essa è una creatura di eccezione, come diciamo
-noi. Essa è uno dei più esuberanti temperamenti che sappiano far vibrare
-l'anima delle folle, attraverso le eroine sentimentali e gaie di tutto
-un vastissimo repertorio....
-
--- Fermati, Lionello! (Mi pare un periodo dei suoi romanzi).
-
---.... il suo canto era impeccabile, -- proseguì; -- pronto a tutte le
-inflessioni! Ebbene, ritorna da una _tournée_ nel nuovo mondo, dove
-aveva eccitato la più grande ammirazione consolidando vie più la sua
-fama, quando improvvisamente....
-
--- Fu silurata da un sottomarino tedesco.
-
--- Peggio, amico. Perdette la voce. Che cosa doveva fare? È diventata
-artista di cinematografo. Studiò la grande arte muta, e con la
-perseveranza di chi vuole arrivare ad una mèta di gloria, con volontà
-ferrea, con la coscienza sicura e severa delle necessità artistiche,
-spiccò il volo, con ali d'aquila, verso le eccelse vette della tragedia.
-Sai tu, Sconer, come è stata definita Nicoletta da un grande scrittore
-francese? _Toutes les femmes dans une femme._ Sai come la ha definita il
-poeta Flebis? «L'universo rinchiuso in una guaina di _chinchilla_»,
-perchè allora eravamo d'inverno. È la donna dinamica per eccellenza! In
-lei stanno raccolte le mille assise della femminilità, Thais e Salomé;
-Nanà e Giulietta: ella rivive tutte le creature del genio e vibra nei
-molteplici aspetti dell'amore, dell'odio, della voluttà, della gelosia:
-felina, raffinata, dolce, implorante....
-
--- Tu mi cominci, Lionello, un altro dei tuoi meravigliosi periodi.
-
--- Sai tu cosa guadagna Nicoletta, cioè _fräulein_ Violetta? Più di
-tutti i poeti italiani, compreso Dante.
-
--- Questo lo credo, -- risposi.
-
--- Sì, vedi, perchè _fräulein_ Violetta, sotto apparenze anarchiche,
-nasconde un genio pratico di primo ordine, come ti è dimostrato dal
-fatto che essa riesce a mantenere il primato in mezzo a un'enorme
-concorrenza. Ora tu saprai la leggenda che corre sul conto suo: leggenda
-che ha il sapore dell'assurdo, ma così è. Dimmi, Sconer, tu hai mai
-veduto _fräulein_ Violetta quando agonizza nell'estasi dei sensi? Non
-hai mai visto _Voluttà_, interpretata da _fräulein_ Violetta? Ebbene,
-essa è Vestale!
-
--- Cioè?
-
--- Cioè di quelle donne antiche, che se non erano di prescrizione,
-venivano sepolte vive.
-
--- Vergine?
-
--- Press'a poco. Pensa, Sconer, questa donna, che ha sverginato diverse
-generazioni di adolescenti, è vergine! Cioè passa per vergine, che è lo
-stesso. «Non vi vergognate, _fräulein_ Violetta, -- le abbiamo detto --
-di questa leggenda che corre sul vostro nome?» «Voi conservate vostro
-pulcellaggio?» domandò il poeta Flebis che segue in arte le forme
-tradizionali. «Voi catafratta?» Pensa, Sconer, una donna che in
-apparenza è di velo, e in sostanza è coperta di piastre come una
-_dreadnought_!
-
-«Voi lo fate per _réclame_» le abbiamo detto anche. «Può darsi» ha
-risposto. «È una originalità che vi fa torto, _fräulein_ Violetta». «Voi
-dovete esser fornita di una insensibilità di pietra...!» «Credete?»
-disse con ambiguo sorriso. A me poi, come a fratello in arte, essa ha
-confidato che realmente la cosa si impone per non sciupare la linea. E
-poi è anche un mezzo di difesa. Essendo cosa notoria che è _vestale_,
-può rifiutare ogni uomo. Sai che la sua condizione è terribile? Riceve
-pacchi di lettere come una sovrana; e alcune impressionanti di gente che
-ha perduto la testa. Ebbene, Sconer, ora ti dico una cosa che è anche
-più meravigliosa della leggenda: _fräulein_ Violetta ha annunciato da
-qualche tempo l'intenzione di prendere marito. Una cosa che ha
-scandalizzato tutti noi. Ma così è. Si è precipitata una mezza dozzina
-fra blasonati, banchieri, milionari. Respinti! Ci siamo presentati noi
-artisti, poeti. Trattandosi di _fräulein_ Violetta, si poteva fare
-eccezione. Santamaria, che è architetto, si è persino offerto di
-costruirle un grattanuvole in istile assiro-babilonese dove lei potrà
-approdare col suo velivolo. Siamo stati respinti, con bella grazia, ma
-respinti. «I poeti, gli artisti, gli uomini di genio in genere -- ha
-detto -- sono miei buoni amici, ma il mio ideale di marito è un altro».
-Avrebbe tutt'al più fatta eccezione per il poeta Flebis, ma unicamente
--- è etico -- per sentimento di umanità. «Tanto voi, caro Flebis --
-disse Nicoletta, -- dovete morire, e io vi potrei abbreviare
-l'esistenza, facendovi spirare sopra il mio seno. Comporreste la vostra
-lirica migliore».
-
--- Così brutale?
-
--- È una sua specialità la brutalità. Ebbene, amico mio, c'è una terza
-cosa anche più stupefacente della sua verginità, del suo matrimonio; ed
-è che l'ideale di marito per _fräulein_ Violetta, sei tu.
-
--- Io?
-
--- Sì, tu: Violetta ha dichiarato che sposerà solamente un uomo di
-perfetto tipo borghese.
-
-«Un vile borghese?» abbiamo esclamato noi. «Sì, -- ha risposto
-_fräulein_ Violetta, -- un vile borghese, ma ordinato, equilibrato,
-purchè sia fisicamente tollerabile e capace di farmi molti figli». Tu
-sei capace, è vero, Sconer? «È inaudito» abbiamo detto tutti noi. «Ma
-voi -- dico io -- volete ricostituire la famiglia cristiano-borghese!
-Voi vi volete dare alla pollicultura!» «Così è!» ha risposto _fräulein_
-Violetta. «Ma questo è uno snobismo di nuovo genere, mia cara!»
-«Nicoletta -- ho esclamato allora -- se voi avete deciso proprio così,
-io ho trovato l'individuo che va bene per voi». E ho pensato a te,
-Sconer. Mi sono alzato prima del solito e, come vedi, sono venuto da te.
-
-Rimango esterrefatto.
-
--- Pensa, -- mi dice Lionello, -- alla gloria che verrà sul tuo nome.
-
--- Io non sono letterato -- rispondo -- e non ci tengo.
-
--- Allora al vantaggio che verrà alla tua Ditta. Tu lanci subito un
-articolo alla _fräulein Violetta_, e tu sei celebre.
-
--- Questo è vero!
-
--- E poi pensa che Violetta è ricca, molto ricca.
-
--- Sì, ma chi ha fornito tutta questa ricchezza?
-
--- Tu no, certo, anima esosa, anima avara; ma chiunque ha il culto della
-divina _bellezza_. Esiste cosa superiore alla divina _bellezza_? No!
-Esiste un piacere superiore a quello che può dare una bella donna? No! E
-allora una bella donna non è mai pagata abbastanza.
-
--- Dici tu....
-
--- Dice lei, _fräulein_ Violetta. Ma sai che lei fa una propaganda in
-questo senso: che è ora di smetterla con questo sfruttamento indegno
-della _bellezza_! È come per il genio di noi scrittori: sfruttato! Chi
-lo vuole, se lo paghi! E così la _bellezza_! La _bellezza_ costituisce
-il genio della donna; chi la vuole se la paghi!
-
--- Dici tu.
-
--- Dice lei, _fräulein_ Violetta. Ma sai che anche moralmente è una
-donna straordinaria? Le signore dell'aristocrazia, le borghesi perchè
-sono ricche, si permettono di fare un'atroce concorrenza all'onesto
-proletariato delle lavoratrici, e buttano per niente sul mercato la
-divina _bellezza_.
-
--- Ma chi dice così?
-
--- Lei, sempre lei: ti dico che è una donna di genio! Ora _fräulein_
-Violetta è la più bella donna del mondo. Esiste un plebiscito, e tu puoi
-capire com'è ricca _fräulein_ Violetta.
-
--- Ma in tale caso non è più vestale.
-
--- Anima mercantile di borghese, -- esclamò Lionello -- che non imagina
-una partita senza la contro-partita! Ma non sai tu che quando _fräulein_
-Violetta ha esposto la sua divina nudità, quando ha regalato il suo
-sorriso, ha pagato? Tu lanci le fialette dell'acqua da bagno di
-_fräulein_ Violetta, e hai un successo strepitoso! E hai _gratis
-fräulein_ Violetta! Vieni! Ti presento a _fräulein_ Violetta.
-
--- Viva?
-
--- Certamente.
-
- *
-
-Domando tempo per riflettere e vado a consultare la ben nota sapienza
-del dottor Pertusius.
-
-Come è grande Lionello! Parla di donne con la sicurezza con cui un
-cavallerizzo parla di polledre. Come è artista! Quando dice _bellezza_,
-fa una parola lunga lunga, e tutti i capelli gli tremano. A me non
-riesce.
-
-
-
-
- V. -- I REQUISITI PER UNA MOGLIE IGIENICA.
-
-
-Il dottor Pertusius è quell'uomo di talento, scoperto da me, che ha
-scritto per la nostra Ditta, dietro mia indicazione, quel capolavoro che
-è il libro di _réclame_: «Come devo preservare la mia vita». Ma certo il
-suo talento deve essere colpito da qualche invisibile squilibrio, perchè
-un uomo che arriva povero all'età dei capelli grigi, è molto discutibile
-se sia fornito di vero talento.
-
-I ricchi clienti non devono conoscere i novanta scalini dell'abitazione
-del dottor Pertusius; e la mia _limousine_ deve essere la prima
-automobile che sosta alla sua porta.
-
-L'appartamento del dottore è di una semplicità così deprimente da far
-cadere ogni deferenza per la virtù della modestia. Vi è diffuso un
-odorino di aglio soffritto; e la donna che viene ad aprire, sigillata
-nel suo grembialone di massaia, è in perfetto stile con l'appartamento e
-con l'odore dell'aglio soffritto. Credo che sia la serva. Commetto una
-_gaffe_: è la moglie del dottore: «la mia ottima consorte».
-
-Il dottore è un uomo dalla testa in disordine abituale.
-
-I capelli della testa entrano nel dominio della barba; i baffi formano
-delle stalattiti sopra le labbra; i peli delle ciglia sembrano ribelli a
-qualunque brillantina. È una testa fuori di posto. E dire che da quella
-testa è sortito il capitolo sull'igiene della testa!
-
-Quella mattina la testa del dottor Pertusius era anche più del solito
-fuori di posto, perchè stava sopra un libro che parlava di una stella
-che non c'è più, eppure «noi ne vediamo -- dice lui -- ancora la luce,
-tanto smisurata è la distanza! Le nostre cifre mortali non bastano più.
-Non sente lei, cavaliere -- mi domanda -- vacillar la ragione?»
-
--- Per questo no. Ma se crede, discendiamo dalle stelle. Io sono venuto
-da lei per parlarle di un ottimo affare. Lei ricorda di aver compilato
-per la nostra Ditta quel manualetto: «Come devo preservare la mia vita».
-Si tratterebbe di farne un altro anche più simpatico: «Quali sono i
-requisiti per riconoscere una moglie perfetta». Per questo secondo
-manuale noi saremmo disposti a versarle, invece di duecento lire, anche
-duecento cinquanta lire. Naturalmente un libro a base scientifica,
-stuzzicante, scritto con _verve_, come sa far lei; però su certe cose,
-_glissons, n'appuyons pas!_ Il nostro libro deve poter stare in
-qualunque salotto.
-
--- Ma il matrimonio è in crisi, non sa lei, cavaliere? -- dice lui.
-
--- È appunto perchè è in crisi -- dico io -- noi facciamo il _vademecum_
-del matrimonio moderno: cioè rapido, pratico, razionale, con esclusione
-dell'antica tragedia. In crisi? Ma, caro lei, una bella mogliettina, che
-dedichi tutta se stessa alla felicità di suo marito, è una di quelle
-istituzioni che andranno sempre bene, con o senza crisi.
-
--- Anche _bella_ la vuole lei, cavaliere? Ah, la bellezza, la bellezza,
--- esclamò lui, di colpo. -- La terribile bellezza!
-
-Lui l'ha su con la bellezza.
-
--- La divina bellezza, -- correggo io, come dice Lionello.
-
--- Terribile, terribile la bellezza -- ripetè. -- Eppure cosa è? cosa è
-la bellezza? Sempre la stessa storia: una bertuccina con un musettino,
-con un nasino, con un orifizio boccale, con un sorrisino, con due iridi
-di qua e di là del naso; il tutto servito sopra un _mannequin_ di
-pannicolo adiposo, con contorno di lussureggiante capigliatura. Mistero
-di Dio!
-
-Veramente io non condivido questa opinione. Egli presenta le donne come
-articoli fabbricati a serie, mentre, invece, ogni donna ha una
-lavorazione speciale.
-
--- Ma lasciamo stare -- dico -- i misteri di Dio, se no è come per la
-stella; non la finiamo più.
-
--- Il terribile inganno della natura! -- continuò il dottor Pertusius.
--- Eppure la natura è stata quasi benigna nella sua frode. Che cosa era
-la bellezza di Eva all'epoca della creazione? Una cosa quasi innocua. E
-così era Adamo: quasi innocuo. Infatti che cosa sarebbe la violenza di
-Adamo limitata alle semplici energie naturali? Un piacevole esercizio
-ginnastico. Invece Adamo ha poi creato la selce appuntita, l'ascia, la
-scure, poi la mitragliatrice, poi la chimica applicata alla guerra. La
-donna, -- ne convengo -- non ha creato niente di tutte queste cose, come
-non ha creato le piramidi, i motori elettrici, ecc., ecc. Queste cose le
-ha create l'uomo. Però la donna ha creato la donna! Ha perfezionato,
-sino al grado dell'irresistibile, l'arma naturale della sua bellezza.
-Questa è opera di Dio o di Satana? Mistero!
-
-Da quanto tempo, dopo Eva, la donna ha iniziato il suo progresso? Da
-tempo immemorabile! Giuditta quando volle andare alla tenda di Oloferne
-per sedurlo e poi tagliargli la testa, che cosa fece prima di tutto?
-Lavò il suo corpo, si unse di unguenti preziosi, scompartì la chioma del
-suo capo, si pose in testa la mitria -- il cappellino di quei tempi --
-si vestì delle sue vesti di comparsa, si mise ai piedi i sandali, prese
-i braccialetti, gli orecchini, gli anelli, e apparve di grazia
-incomparabile. Che cosa fanno le pulcelle per piacere al re Assuero?
-Seguitano per sei mesi ad imbiancarsi la pelle con unguenti e aromati
-preziosi.
-
--- Questo è un particolare molto interessante!
-
--- E perchè Ester fra le pulcelle è quella che piace di più al re
-Assuero? Perchè è la più bella! Assuero, il terribile, voleva condannare
-a morte Mardocheo, l'amico di Ester. Ma Ester si presenta al re, e il re
-stupefatto le dice: «Se anche mi domandi la metà del mio regno, te la
-darò». E Sansone, quel balordo, quell'idiota di Sansone, perchè rivela a
-Dàlila dove è il segreto della sua forza? Perchè Dàlila lo fece
-addormentare sopra le sue ginocchia e posare il capo sul suo seno, _et
-in sinu eius reclinare caput_. E chi era Dàlila? Una prostituta di quei
-tempi.
-
--- Diciamo, _demi-mondaine!_ Ma caro lei, cosa pretende, che io offra ai
-miei clienti una moglie brutta? «Un caporale di pubblica sicurezza come
-sua moglie?» volevo dire.
-
--- Bisogna distinguere -- dice lui -- tra bellezza e bellezza.
-
--- Allora distinguiamo.
-
-Chinò la faccia. Poco dopo la alzò, e mi domandò:
-
--- Conosce lei i funghi?
-
--- Li conosco _trifolati_.
-
--- Ma lei, cavaliere, non deve ignorare come, tra i funghi che si
-mangiano, cresce la _Amanita muscaria_, detta volgarmente _cocco_, che
-contiene il terribile veleno, detto appunto muscarina, che produce
-vertigini, allucinazioni, incoerenza di idee, sopore, e finalmente la
-morte. Per quale mistero la tremenda _Amanita muscaria_, e più ancora la
-orrenda _Amanita phalloides_ -- sente che nome? -- cresce tra i funghi
-onesti? per quale mistero il fungo mortifero si presenta anzi più
-iridato e attraente degli altri funghi? Ecco un enigma che non è ancora
-stato svelato.
-
--- Lasciamolo velato.
-
--- Ecco qui. -- E levò dal suo cassetto un ritratto di donna. -- Guardi!
-
--- Molto carina -- dissi io.
-
-Era una testolina soave, triangolare, come un dolce cuore, piegata
-vezzosamente su la curva di una spalla perfetta: bocca a giglio, occhi
-di una dilatazione stupefacente.
-
--- Mi piace molto -- ripetei.
-
--- Se ne guardi bene -- disse il dottore. -- Questo è stato in vita uno
-degli esemplari più formidabili della specie....
-
--- Morta? Oh, poverina!
-
--- Cento anni fa. Lady Hamilton, detta altrimenti Emma Leona.
-
--- Allora se è morta, si può toccare.
-
--- Pericolosa anche morta! Un'_Amanita phalloides_ delle più terribili.
-Vede quell'ambiguo sorriso, che pare angelico, cavaliere? Questa donna
-ha prodotto la vertigine, l'incoerenza in molti uomini insigni; e quando
-non ha fatto perdere la vita, ha fatto perdere l'onore.
-
--- Dottore, questa è cosa seria; ma scusi, sa: mi pare che lei sia come
-l'_imbonitore_ di un serraglio di bestie feroci: «ecco la terribile
-sirena dei mari del nord che mangia i cadaveri vivi». Ehi, dico! Che non
-sia il caso dell'età pericolosa anche per lei?
-
-Il dottore mi guardò con due occhiacci.
-
--- E adesso osservi questo -- disse levando un altro ritratto.
-
--- Questo fa proprio paura.
-
-Era un volto non di donna, ma di uomo, così brutto che guai se lo avessi
-incontrato vivo di notte.
-
--- Ah, questo lo riconosce anche lei -- disse il dottore con molta
-soddisfazione. -- Lei ha davanti a sè il «delinquente congenito; l'uomo
-epilettiforme!» Vede le stigmate degenerative? Assimmetria facciale per
-sviluppo abnorme dello scheletro, sporgenza della mascella inferiore su
-la superiore....
-
--- Sembra -- dissi -- che voglia mangiare gli uomini vivi.
-
--- In antico, infatti, li mangiava crudi. Fossa canina profonda del
-mascellare superiore, sporgenza eccessiva delle arcate sopraciliari,
-obliquità della rima palpebrale. E ora guardi l'orecchio: orecchio, col
-lobulo aderente, mancanza di elica, presenza del tubercolo di Darwin,
-come nei fauni....
-
-Io mi toccai l'orecchio un po' spaventato, e:
-
--- Dottore -- dissi -- in me non ci sarà mica niente di tutto questo!
-
--- Lei è perfetto.
-
--- Quello che dico anch'io. Ma scusi, perchè questa lezione sui
-delinquenti con tutte queste brutte parolacce?
-
--- Perchè -- disse trionfante il dottore -- nella donna delinquente
-avviene il fenomeno opposto dell'uomo. L'uomo delinquente porta scritto
-sul volto «Io sono delinquente». Nella donna, niente! Anzi il più delle
-volte la delinquenza della donna sta nascosta sotto la maschera di
-quella fatale bellezza che prima le accennavo: bellezza spesso iridata
-da un fascino intellettuale che può simulare la intelligenza. Possono
-essere tali donne mistiche o sensuali: ma insensibili sempre! ma
-menzognere sempre! Non la menzogna comune, badi! bensì quella che noi
-chiamiamo pseudologia patologica: la menzogna cioè incosciente, che può
-sembrare sincerità. Sono costoro le grandi isteriche, le grandi
-voluttuose, sono quelle che hanno esercitato un'azione velenosa sui
-centri nervosi della storia, come Cleopatra....
-
--- Intesa nominare.
-
---.... come Semiramide, come la imperatrice Caterina di Russia, come
-Emma Leona qui presente, come le grandi etère, come certe regine del
-palcoscenico, e via dicendo. Loro carattere è la distruzione: dove
-passano, bruciano.
-
--- Non c'è pericolo, dottore, che lei esageri?
-
--- Non esagero: sono le Attila femmine con l'angelico volto; mentre gli
-Attila maschi hanno volto ferino. Generalmente bruciano anche se stesse.
-Ma se campano molto, ecco tu le vedi improvvisamente sfasciarsi, cadere
-l'intonaco della ingannevole bellezza. Ecco apparire, o la deforme
-pinguedine o la ributtante magrezza: ecco la voce roca, ecco il cinismo
-che spunta dove era la intellettualità. E badi ancora: generalmente sono
-infeconde; e noi sappiamo che soltanto la maternità dà l'intelligenza
-alla donna. E i poeti esaltano queste creature, _flagellum Dei!_
-
--- Evitare i poeti, d'accordo -- dissi io --; ma lei ammetterà che una
-_réclame_ con queste cose non si raccomanda alle signore.
-
--- E cosa me ne importa a me della _réclame_ e delle sue signore! --
-esclamò il dottor Pertusius. -- Ma io vado anche più in là.
-
--- Questo mi pare difficile.
-
-Disse allora il dottore così:
-
--- Tutte le donne oggi vogliono essere belle....
-
--- È la nostra gloria, dottore! -- risposi.
-
--- Io non so, io non so.... -- Meditò un poco, e disse: -- Mi pare oggi
-che tutte le donne aspirino ad accostarsi, come a un ideale, a questo
-tipo di donna delinquente. È l'uomo che così vuole per spremere dalla
-donna una voluttà più tormentata? è la donna che gode di questo sfacelo
-dell'uomo? Non so, non so. È così. Dove è più la _casta porpora_ di cui
-era sparso alle donzelle il viso?
-
--- Superata dalla nostra cipria _ravissante_, _naturelle_, rosa
-incarnato, lire sette la scatola.
-
--- Ah, lei scherza! Sì, sì, io la prendo in parola, cavaliere. Guardate
-la moda, essa è altamente significativa. La gente crede che la moda sia
-cosa da poco, di cui si curano soltanto sarte e modiste. Essa è cosa
-molto filosofica.
-
--- Bravo, dottore! Questo lo metta pure nel libro.
-
--- Non vedete per via certe donne eleganti, che hanno un fare da
-teppista?
-
--- Oh, dottore! Questo no! _Glissons!_
-
--- E certe altre che si vedono con strani mantelli neri che sembrano
-quelle falene paurose che si chiamano àtropo? E certe altre che
-trascinano le loro carni e i loro pennacchi, che sembrano bersaglieri
-della morte in lussuria? E certi atteggiamenti stupefatti del volto che
-sembrano meditare una irrumazione? Dove è più la pubertà? Vi sono esili
-fanciulle quasi impuberi che ondeggiano come Ermafroditi.
-
-Prego di spiegare queste altre brutte parole.
-
-Mi spiega. -- Oh, che porcherie!
-
--- Porcherie, io? Porcherie loro. Cioè _porcherie_? Segni dei tempi. La
-verginità, che prima era un onore della famiglia, oggi è tenuta in non
-cale.
-
-(Tranne che per _fräulein_ Violetta. Ma io non la sposerò).
-
--- Il marasma sociale si avvicina non soltanto col piede ferrato del
-proletario, ma anche col piedino di seta gemmata della bella donna.
-
--- Non occupiamoci di politica, dottore, perchè non è igienico.
-
--- E crede lei che io me ne preoccupi? Io sto alla finestra. Cosa crede
-lei che io voglia fare da carabiniere alla società?
-
-Io osservo il fenomeno con la obbiettività dello scienziato. Le ha viste
-mai nei ritrovi mondani, nelle _halls_ degli alberghi, ai teatri, ai
-caffè? Hanno i profondi sdilinquimenti, i profondi rapimenti. Poi _frin
-frin_. Si puliscono le unghie. Poi cadono in estasi nelle poltrone.
-Sospirano, ridono il riso folle, fanno lo sguardo meduseo. Poi si levano
-con brivido serpentino, trascinano le membra al passo delle danze in
-voga: le sottane corte e i manti strascicanti contro i deretani. Questi
-sono i modelli. Che mogli, che madri ne vuole lei ricavare?
-
--- Anche lei -- dissi io -- sotto un altro aspetto, è artista, come il
-mio amico Lionello. Ma non esageriamo! Secondo lei, una mogliettina
-estetica e nel tempo stesso igienica, non è attuabile?
-
--- Non dico questo: dico che bisogna cercare bene.
-
--- Cercare come?
-
--- Cercare un'altra forma di bellezza che è meno appariscente, cioè la
-bellezza soave, vestita di purità; e specillare ben l'occhio, invece di
-altre cose! L'occhio è il solo punto indifeso per cui si può accedere
-alla fortezza del cervello. Gli occhi della donna che io dico, devono
-essere assolutamente limpidi, liquidi, impavidi: vi si deve poter
-scorgere sino in fondo quello che la donzella non vi può dire: cioè la
-purità morale, e non la sola purità naturale. Quegli occhi che si
-occultano come biscie, e poi saettano e tremano, sono da evitare. Può,
-anzi, deve la femminile pupilla velarsi d'un amabile velo di pianto, ma
-per giusta ragione. Poi il sorriso ed il riso....
-
--- La signorina deve ridere?
-
--- Certo. Riso sano, caro, squillante: ma per giusta ragione! Quel
-bocchino ristretto, con quella smorfia stereotipa, è un sintomo
-pericoloso. Poi cantare.
-
--- Benissimo, dottore: io adoro la musica.
-
--- E io odio la musica -- esclamò il dottor Pertusius -- perchè è l'arte
-emolliente.
-
--- Mi rimetto a lei in questo: ma come può cantare la signorina senza
-musica?
-
--- Senza musica, senza piano! così per letizia come fa l'augelletto che
-si desta al mattino. E niente romanzi! Il meglio che possa capitare è
-quell'aria incantata di donne fatali che non sanno far nulla per casa.
-
--- E altri dati?
-
-Pertusius rispose: -- Evitare il colore lunare, il color rosa-thea, il
-color pallido-crema. Lasciarlo ai poeti, romanzieri, e simile gente
-scriteriata. È vero che Ovidio Nasone nella sua «Arte di amare» ha dato
-il precetto, _pallat omnis amans_, «ogni amante deve essere pallido,» ma
-idiota e meretricio anche lui! Sotto il pallido-crema dei poeti scorre
-la scrofola e il pus. E nemmeno niente colore tenuemente rosato. «Oh,
-viola! oh, pervinca! oh, giglio!» sospirano i poeti. Dite piuttosto:
-«bacillo di Koch».
-
--- Scusi, quale colore, allora?
-
--- _Nigra sum sed formosa!_
-
--- Mi dispiace, ma non capisco.
-
--- Vuol dire quel colore bruno, forte, naturale.
-
--- E poi?
-
--- I denti! Denti forti, ben incastrati nelle gengive: bianchi sì, ma
-mica diafani, madreperlacei, mica con l'oro o col platino! E poi
-informarsi a che ora la signorina si alza al mattino. Come sono gli
-occhi? Puliti naturalmente? È gaia o triste al mattino? A che ora va a
-letto la sera? È coraggiosa? La madre come è? Informarsi come sono la
-madre e il padre. Saremmo noi da meno di un mercante da fiera, che
-guarda la vacca madre quando vuol comprare la vitella? È attiva? Vi sono
-certe fanciulle che seducono gli uomini con la loro indolenza.
-«Indolente come una creola -- dicono i poeti --: sdraiata sui divani
-come un'odalisca.» Idioti! Deve essere attiva, svelta, capace di fare da
-sè; non aver sempre dietro la cameriera. E quanto alla sensualità,
-meglio poco che troppo. Sono cose che crescono con l'esercizio.
-Dimenticavo la cosa più importante: come digerisce? naturalmente?
-
--- È spoetizzante, dottore -- dico io.
-
--- Spoetizzante il contrario -- ribattè lui. -- Quando la signorina vi
-dice: «ho l'emicrania, ho la malinconia,» allora sì è spoetizzante. Oh!
-è pulita? Intendiamoci: pulita sì, ma con un limite: una signorina
-occupata eccessivamente a risciacquarsi, fa venire in mente certi cuochi
-d'albergo che lavano lavano la selvaggina perchè è putrefatta. E unghie
-pulite.
-
--- Questo mi piace.
-
--- Sì, ma non occupata tutt'il giorno a tagliarsi le pipite.
-
--- E ancora: la signorina come calza? Ah, quelle perfide seriche calze;
-ah, quelle scarpine che le fanno andare con quel passo isterico! Belle
-scarpe piatte! Così lei è sicuro che quando la signorina la sera va a
-letto, non le infliggerà lo spettacolo dei suoi piedi deformi.
-Bisognerebbe che le donne venissero al mondo come le bambole di
-Norimberga, o stessero instivalate sul letto come le meretrici. E,
-infine, non cercar moglie per voluttà! Tobia, nella Bibbia, quando sposò
-Sara, disse: «Io prendo questa fanciulla per moglie, non per principio
-di libidine, ma per amore della prole». E il Signore benedì Tobia e
-Sara, che vissero felici. La signorina, inoltre, deve essere profumata.
-
--- Ecco un'altra cosa che mi piace.
-
--- Intendiamoci: profumata senza profumi. Lei sa che in latino c'è una
-preziosa sentenza: _mulier bene olet quae nil olet._
-
--- Cioè?
-
--- «La donna è ben profumata quando ha odore di niente», cioè odor
-naturale.
-
--- Dottore -- dico io -- mi pare che noi tiriamo sassi in piccionaia.
-
--- Come sarebbe a dire?
-
--- Sarebbe a dire che un manuale _réclame_, scritto nei termini
-surriferiti, sarebbe un disastro per la nostra Ditta. La nostra Ditta,
-di cui io ho l'onore di essere gerente, lavora appunto in _cachets_
-digestivi, in pomatine, in ciprie per isbiancamento, in tinte per i
-capelli, in polveri per le unghie che nobilitano la mano, in profumi
-che, come noi proclamiamo nelle nostre _réclames_, donano il fascino
-della personalità. Un manuale in questi termini è contrario al nostro
-interesse; senza contare poi che la signorina che lei propone, è un
-articolo che non si trova più in commercio. La vera donna comincia dalle
-calze di seta!
-
- *
-
-Così ci siamo lasciati.
-
-Il manuale non si farà.
-
-
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- VI. -- L'ARCIERO DEL CINQUECENTO.
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-«E anche il matrimonio di Ginetto Sconer non si farà a quel che pare.»
-Torno a casa e trovo nel salotto Maioli. Costui è un uomo straordinario.
-Lo conosco da quando io facevo la piazza di P***. Lui dice che era
-ufficiale di cavalleria al tempo della battaglia di Custoza, ma è
-rimasto sempre uguale; magrolino, a passettini svelti svelti, zazzera
-bianca, cravattina bianca, fiorellino all'occhiello. Il suo volto è
-fresco e roseo come quello di un bambino. Dopo che ha parlato, fa sempre
-un risolino di felicità. Non lo fa certo per mostrare i denti perchè è
-una dentiera: deve essere una misura igienica, ridere. Quando una cosa
-gli piace, compone le labbra a ventosa, e succhia. Quando, invece, una
-cosa non gli piace, fa il contrario, buffa; e quando poi si commuove,
-piange: e anche queste devono essere misure igieniche.
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-«Lei, mi insegna -- gli ho detto più volte -- come ha fatto a
-conservarsi così bene dal tempo della battaglia di Custoza, ed io la
-metto nelle mie _réclames_ come esempio vivente dell'efficacia della mia
-_vitalina_, più le regalo dieci mila lire.»
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-Anche pei vestiti deve avere un segreto: ogni tanto lo vedo ricomparire
-con certi abitini che ho conosciuti tanti anni fa. «Lei è sempre
-elegante» gli ho detto. -- «È la figura elegante -- mi ha risposto -- e
-poi è la contessa mia moglie».
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-Quando nomina la _contessa sua moglie_, si commuove sempre.
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-Dove vive? Vive in provincia nella città di P*** con la contessa sua
-moglie; «che è un tesoro per la casa»; i suoi canarini, che sono così
-intelligenti; i suoi fiori, che sono così belli; e le sue anticaglie,
-fra cui deve essere la contessa sua moglie. Giacchè Maioli si intende di
-vecchi quadri, di vecchie stoffe, di vecchi cocci; e siccome a P*** c'è
-tutto uno _stock_ di famiglie nobili in liquidazione, così qualche
-affare lo rimedia.
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-Quando non è a P***, è ospite «nel castello del suo buon amico il conte
-A***; o nella villa dell'altro suo buon amico, il marchese B***». Deve
-essere un ospite piacevole, perchè sa fare in fine dei pranzi le
-strofette all'antica, come _la vispa Teresa_; possiede una dozzina di
-vecchi _bons mots_; ricorda la cronaca galante del tempo che fu.
-
-È venuto da me per sentire se gli cedo un certo automobile, chè mi darà
-in cambio un quadro del Pinturicchio. «Così nobilitate -- dice lui --
-questo vostro appartamento». Ringrazio, ma non accetto.
-
--- È che voi ignorate il Pinturicchio.
-
--- Sarà benissimo, ma non vendo.
-
--- Già, quando uno ha un appartamento così, non può apprezzare il
-Pinturicchio.
-
--- Perchè? Cosa c'è nel mio appartamento? c'è forse cattivo odore?
-
-Vedo che raggrinza il naso come sentisse cattivo odore.
-
--- Ma, mio buon amico, levate intanto dalla porta quel tappeto con su
-scritto: «prego pulire le scarpe». Sì, è bello: scale di marmo,
-_parquets_, termosifone, ma ci manca quel non so che, quel non so
-che.... Scommetto che ve lo ha messo in ordine un mobiliere questo
-appartamento.
-
--- Macchè «manca quel non so che!» C'è tutto.
-
--- Sì, ma troppa roba fresca, troppo oro, troppo stucco. L'occhio non
-riposa. I sopramobili, scusate, mio buon amico, sono da fiera di
-beneficenza. L'avete scelto voi questo appartamento?
-
--- È mio!
-
--- Caspita! L'avete fabbricata voi questa palazzina?
-
--- È stata una favorevole combinazione. Era prima dei conti Tornamali, e
-adesso è mia proprietà.
-
-Sbuffa.
-
--- Cosa c'è da sbuffare, caro conte?
-
-(Io lo chiamo così in omaggio alla contessa sua moglie: ciò a lui fa
-piacere e a me non fa danno).
-
--- È che le vecchie case se ne vanno....
-
--- E vengon su le nuove -- dico io.
-
--- E anche il giardino è vostro?
-
--- Si intende.
-
--- Già, così è. Voi potreste esser capace di mettere qui un cameriere in
-istile, invitare ad un _garden-party_, parlare anche di arte, fare anche
-della beneficenza....
-
--- Non ci trovo niente di straordinario.
-
-Guarda attorno, guarda me, e poi dice:
-
--- Sta il fatto che voi, mio buon amico, potreste formare la felicità di
-molte signorine per bene.
-
-(È quello che dicono tutti. Ciò mi piace, e lo prego di rimanere a
-colazione).
-
--- Ma perchè, mio buon amico -- mi domanda -- non prendete moglie?
-
--- È quello appunto che sto cercando, ma non trovo. -- E gli racconto in
-succinto le mie peripezie.
-
--- Ma naturale, -- esclama lui -- naturale, mio buon amico! Voi cercate
-la moglie nella vostra classe di gente quattrinaia. Non la potete
-trovare: troverete roba da capriccio: _satin_, cotone mercerizzato: non
-una vera moglie.
-
--- Lei ha _crêpe de Chine_ da offrirmi?
-
--- Macchè _crêpe de Chine_! Broccato a gigli d'oro! di quelle stoffe
-antiche _ancien régime_, che dopo due secoli sono ancora fresche, belle,
-che sembrano fatte ieri....
-
--- Scusi, caro conte, lei mi vuol dare una moglie _ancien régime_ di
-parecchi secoli?
-
-Scuote la zazzera compassionevolmente e dice:
-
--- Voi, perdonate, mio buon amico, ma non capite. Voi non potete capire
-che cos'è l'_ancien régime_. Io avrei da offrirvi -- _offrirvi_, badate
-bene, perchè non vi garantisco se lei accetterà -- la vera eroina, la
-donna misteriosa e superba che nobiliterebbe questo vostro appartamento,
-e anche, permettete, la vostra persona.
-
--- _Ancien régime_ di che età? -- domando io.
-
--- Non diciamo sciocchezze: la più bella donna del mondo.
-
--- Mi dispiace, -- rispondo -- ma il posto della più bella donna del
-mondo è già occupato: _fräulein_ Violetta. Esiste un plebiscito.
-
-E dò alcune spiegazioni intorno all'incomparabile _fräulein_ Violetta.
-
--- Puah! -- esclama Maioli, e fa con la manina certi gesti, come
-mandasse via uno sciame di mosche. -- Sono le vostre degne beccamorte:
-prima vi spoglieranno e poi balleranno il _can-can_ rivoluzionario su la
-vostra pietra _tombale_.
-
-Se lo sentisse Lionello e gli altri poeti a parlare così di _fräulein_
-Violetta! -- Ma, dicevo: questa signorina, che lei mi propone, è Vestale
-anche lei come _fräulein_ Violetta?
-
--- Basta, basta! Quando si scherza su certe cose sacre, io non parlo
-più. Da farne?
-
--- Come s'è fatto cattivo! Ma parliamone, anzi. Sarà, m'imagino, ma non
-importa, senza un quattrino come tutti i nobili del vostro paese.
-
--- Volete far l'affare anche col matrimonio? Danaro e danaro, voi
-volete. Brillanti e brillanti! Solo un soffitto del palazzo di donna
-Ghiselda vale come tutta questa vostra chincaglieria. Bramante
-autentico. E non vi dico altro.
-
-Per far pace con Maioli, dò ordine di portare una bottiglia di
-_champagne_. -- Dunque dicevamo: stato decente di conservazione
-matrimoniale. E sarebbe capace di fare un erede?
-
--- Due, se ne volete.
-
--- E adesso diciamo un'altra cosa: è grassa o è magra? alta o bassa?
-bruna o bionda?
-
--- Sono cose -- dice Maioli -- che bisogna vedere; non si possono
-descrivere. Vi dirò una cosa sola: come questo _champagne_. Che cosa è
-questo vostro eccellente _champagne_? Raggio di sole imprigionato. Ma il
-turacciolo balza, ed ecco il sole. Povera, cara fanciulla!
-
-Maioli teneva davanti agli occhi la coppa dello _champagne_; e due
-lagrime gli cadevano giù per le belle guancine.
-
--- Si calmi, conte. Mi dica almeno se è sana.
-
--- Sana? Come un arciero giovanetto del Cinquecento.
-
--- E non è pericolosa?
-
-Maioli fa gli occhietti feroci: -- Vi compatisco perchè voi non avete
-mai veduto donna Ghiselda.
-
--- Il nome mi piace. Sarà per lo meno duchessa -- dico, perchè Maioli
-non avvicina che gente titolata.
-
--- Contessa -- dice con solennità.
-
-Domando dove si può vedere questo _champagne_, quest'arciero del
-Cinquecento, questa contessa.
-
--- Non pretenderete mica che ve la porti qui! Se voi una domenica, verso
-mezzogiorno, capitate a P***, alla pasticceria della Maddalena, sul
-corso, ve la posso presentare. Io verso quell'ora prendo il mio
-_vermut_, e donna Ghiselda vi càpita dopo l'ultima messa a fare qualche
-acquisto di dolci.
-
--- Va a messa questa contessina?
-
--- Ma certamente! Tutti noi, nobili, andiamo a messa; se non altro per
-protestare dignitosamente contro la canaglia che non ha più religione. E
-poi, scusate: senza una religione che matrimonio pretendete di fare?
-
-
-
-
- VII. -- LA CONTESSINA GHISELDA.
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-
-Ho dato quest'ordine a Biagino, il mio _chauffeur_:
-
--- Domani, che è domenica, tenete pronto per le nove. Andiamo a P***.
-Vedete di arrivarvi per le undici e mezzo.
-
-Perchè questa decisione?
-
-Non so: ma l'idea di sposare una contessina, mi fa sentire un sapore di
-alta dominazione. Non ci avevo pensato al sangue blu. Vedo l'avvenire
-quando avrò sposato la contessina. Naturalmente, da principio, lei non
-mi ama. Mi ha sposato, perchè è povera. È stata comperata! È delizioso
-comperare una contessina. Si aggira altera, disdegnosa, per questo
-appartamento. Ma io sono pieno di riservatezza e di delicate premure;
-non domando niente, attendo! Finchè un bel giorno la contessina mi dice:
-«Ginetto Sconer, voi siete la perla degli uomini, l'ideale dei mariti.»
-Come nel «Padrone delle Ferriere». È strano: ma con quell'affare dello
-_champagne_ di Maioli mi sono creata in testa un'imagine di donna
-bionda. Ma forse è anche l'effetto dei romanzi di Lionello. Quando
-quell'uomo lavora le donne nella padella dell'arte, le gonfia così bene
-che non si possono dimenticare.
-
-Maioli è un mirabolano; e chi sa invece che roba sarà questa contessina
-di provincia, senza soldi. Comunque, ho fatto una _toilette_ anche più
-accurata, e mi sono messo molto denaro nel portafogli. Perchè? Perchè mi
-pare di andare a comperare la contessina. Se è il caso, ordineremo un
-letto gemello, e ci faremo mettere sopra un arazzo col bambino Gesù. Del
-resto, è un lusso che mi posso permettere.
-
-Il viaggio è stato bellissimo; la mia potente _limousine_ filò nel sole
-di maggio, entrò in P*** alle undici e tre quarti: si è fermata, fra la
-ammirazione dei buoni provinciali, davanti alla pasticceria della
-Maddalena, indicata da Maioli.
-
-Maioli era proprio lì che prendeva il vermut.
-
--- Oh, caro, caro, amico -- mi fa --. Mai più pensavo di rivedervi così
-presto.
-
--- Noi uomini di affari siamo di una puntualità tedesca.
-
--- È questa la vostra automobile?
-
--- Sì, ma non quella del Pinturicchio. Essa è riservata per lei, se le
-cose andranno bene.
-
--- Volete -- mi dice con tono misterioso -- che andiamo in chiesa? Fate
-a tempo a vederla mentre prega. È un punto di vista interessante.
-
--- Preferisco qui alla pasticceria.
-
--- Allora vi presento il proprietario: uno dei grandi artisti dell'arte
-dolciera: burro autentico, marmellate di vera frutta. Nel fare i conti
-farfuglia un po'. Non dice chiaro che il totale. Ma ecco che la messa è
-finita.
-
--- Come lo sa, conte?
-
-La risposta è data da uno sciame di signorine che fanno irruzione nella
-pasticceria. Gran fruscìo, gran cinguettìo. Si girano tutte su le
-sottanine gonfie; son tutte fiorite; tutte stanno diritte su le scarpine
-lucide: in alto dondolano pennacchietti. Si spande odore di vestine
-fresche. Dietro vengono le mamme nere, che dicono: «Adagio, adagio,
-bambine!». Libriccini di preghiere sono deposti sui cristalli delle
-vetrine: piccole manine; manine nude, manine guantate spuntano; occhioni
-si spalancano; pacchettini dei dolci si formano. Ne mangiano anche col
-permesso di mamà. Allora graziose bocchine si aprono. «Io prendo un
-cannoncino con la cioccolata. Tu, Mary, prendi un africano? Questo
-_bigné_ come è buono! Oh, le sfogliatelle fresche!» Sgretolano con i
-musini in avanti le sfogliatelle e con le manine scuotono le schegge
-dalle vestine. «Dio, che straordinario! Come ha parlato stamattina!
-Vero, mamà, che adesso va a Roma?»
-
-«Sì, carina, ma bada che ti sbrodoli tutta col _bigné_». Sono tutte
-piene di entusiasmo; e io non capisco bene se per i _bigné_, le
-sfogliatelle, o per qualcos'altro. Perciò domando a Maioli:
-
--- Di che parlano?
-
--- Di un predicatore forestiero che ha tenuto una serie di conferenze
-nell'oratorio del duomo su la missione della donna. Oh, c'è ancora della
-religione qui a P***.
-
-Altre signore, signorine entrano. Improvvisamente io dico: -- Questa è
-lei.
-
--- Avete indovinato -- dice Maioli con solennità.
-
-Un'irradiazione d'oro è entrata. È maggio, ma la luce è aumentata, come
-dice Lionello. È lei! lei! Ha la veletta. Ma il mio cuore fa _tac!_ Una
-mano solleva la veletta che si posa sul naso. Dio, che naso
-aristocratico! L'altra mano prende un _marron glacé_; la bocca si apre,
-il _marron glacé_ scompare. Felice _marron glacé!_
-
-Stringo la mano al conte in silenzio. È commosso. Anch'io!
-
-Ma ecco, le signorine si fanno attorno alla contessina.
-
-Una, due parlano: tutte parlano. «Sì, sì, sì, contessina: vogliamo lei
-presidentessa del comitato per le onoranze al padre. Sì, sì, sì».
-«Bisogna fare però due comitati» dice una vocina. -- «No! Un comitato
-solo» dice un'altra vocina. -- «Ma impossibile -- esclama quella dal
-_bigné_ -- che io stia in un comitato dove c'è anche la mia sarta. Vi
-pare?»
-
-Sento la contessina che risponde gravemente: «Signorine, io sono
-desolata, ma le prego di dispensarmi. Oh, in modo assoluto.» Ma come
-ella s'accorge della presenza di Maioli, «Ah, _pardon!_» e in un momento
-si disimpegna da quelle signorine, e la vedo apparire dritta davanti al
-nostro tavolo. Il suo volto, prima così serio, ora che ella volta le
-spalle alle signorine, si scompone in una smorfia di marioleria.
-
--- Auf! Grazie, caro Maioli -- dice -- di avermi liberata da tutte
-quelle mimose pudiche. Ora sono tutte in vibrazione per il predicatore.
-
--- Donna Ghiselda, cara donna Ghiselda, ma che piacere! -- diceva Maioli
-agitando per la emozione la zazzera d'argento. -- Ho però inteso dire
-che è un predicatore molto valente.
-
--- Ma sì: un pretino discretamente abile, che sa fare del _pathos_. Ha
-condotto per tutto questo mese di maggio le matrone e le mimose pudiche
-a rabbrividire sui margini del peccato. Certe storielle di Abelardo e
-Eloisa, di Ruth e Noemi le ha saputo presentare con garbo. Adesso le
-signorine ripetono: _dovunque andrai tu andrò io, e dove starai tu, ivi
-pure starò._ Sono già venute da me a domandarmi la Bibbia. «Proibito,
-signorina!» «Abelardo e Eloisa». «Più proibito ancora». Mai più prestar
-libri! Ne ho avute abbastanza di noie quella volta che diedi da leggere
-«Madame Bovary». Ah, ah, ah!
-
-Io naturalmente ero balzato in piedi con rigidità militare. Confesso che
-rimasi sconcertato, perchè anche il vestito di lei era sconcertante. Non
-rispondeva alle ultime esigenze della moda, eppure non era provinciale
-come quello delle signorine. Ella era alta, più alta delle signorine:
-eppure era al livello delle signorine!
-
-Si, era un arciero del Cinquecento; ma ben inteso che si capiva, ahimè!
-che era un'arciera.
-
-Che età! Mio Dio, che età? forse venticinque, forse trenta. Ma è certo
-che anche visto da vicino, il di lei volto non temeva l'analisi del mio
-acuto sguardo.
-
-Quando ella finì con quell'ah, ah, ah! mi venne in mente lo squillo
-metallico del mio Bechstein, e dissi a me stesso: «Ginetto, sta in
-gamba!»
-
-Disse Maioli:
-
--- Donna Ghiselda, si accomodi, la prego.
-
--- Un momentino solo, perchè aspetto mamà.
-
--- Permetta intanto che le presenti il mio buon amico cav. Ginetto
-Sconer, arrivato adesso adesso con la sua automobile da Milano.
-
-Io allora ho fatto un inchino protocollare, e ci siamo seduti.
-
--- Guardavo bene -- disse la contessina -- di chi poteva essere quella
-_limousine_: ah, è sua?
-
--- Con l'onore di servire.
-
-Ho subìto un rapido interrogatorio da parte della contessina, su la mia
-automobile.
-
--- Nuovo modello, sì, contessina. 16-24 HP, messa in moto automatica,
-luce elettrica.
-
--- È la prima volta che viene a P***?
-
--- Ci sono stato altre volte, ma non mai in così fortunata occasione.
-
--- Allora lei conoscerà le antichità artistiche di P***.
-
--- Mi dispiace -- ho risposto -- ma la di lei presenza mi esonera dal
-conoscere le antichità artistiche di questo paese.
-
-La contessina torna ancora a fare, ah, ah, ah! Poi dice:
-
--- Molto galante il signore.
-
--- Contessina -- rispondo gravemente -- io sto sul terreno della realtà.
-
--- Lei viene da Milano?
-
--- Direttamente.
-
--- Ha molte relazioni con artisti a Milano?
-
--- Lionello....
-
--- Ah, lei conosce Lionello? Delizioso, delizioso, delizioso!
-
-(Fortunato Lionello! Dovunque io vada, tutte le signore lo chiamano
-«delizioso»).
-
--- Con qualche riserva -- dico io.
-
--- Sarebbe a dire?
-
--- Non oso, signorina.
-
--- Osi liberamente.
-
--- È un po'.... un po'.... Come dire? In certe situazioni dei suoi
-drammi è un po' audace....
-
-La contessina ripete, ah, ah, ah, in modo sconcertante per me.
-
--- Ma in arte, caro signore -- mi dice -- non usa più menare il can per
-l'aia per trecento pagine. Fa dispiacere a lei? È moralista forse lei?
-
--- Me ne guardo bene.
-
-Mi scruta un po', e poi mi domanda:
-
--- Lei è artista?
-
--- Sì, signora! Artista della bellezza.
-
-Allora parlò Maioli e disse che io sono gerente della Casa X*** e
-compagni. -- Un uomo mercantile, pur troppo! Ma che farci? Oggi il mondo
-cammina così.
-
-La contessina ripetè i suoi ah, ah, ah!, in modo quasi offensivo al mio
-confronto.
-
-Io sono molto _gentleman_ con le donne belle, salvo a rifarmi con le
-donne brutte; e perciò non rilevo la sconvenienza di quegli _ah, ah,
-ah_; ma al signor Maioli dico: Gli _uomini mercantili_, prego notare,
-sono essenzialmente energetici e valgono per lo meno come i pittori e i
-poeti, in quanto costituiscono la piattaforma, solida e nel tempo stesso
-girevole, su cui passa tutto il treno della civiltà. _Sleeping car_,
-prima classe, terza classe, e anche carro bestiame. Capisce lei?
-
-Io ho parlato con energia.
-
-La contessina si fa seria e dice:
-
--- Ma è molto intelligente il suo amico, caro Maioli.
-
--- Certo. Ogni uomo che arriva al milione è intelligente, pur troppo! --
-sospirò ancora Maioli.
-
--- Oh, Maioli, -- dissi io -- il milione! Si diceva una volta. Ma oggi
-che cosa è il milione? Appena quanto basta ad un modesto ritmo della
-vita. Ma cos'è il milione, cos'è il miliardo rispetto alla divina
-bellezza? l'epifania della bellezza, come dice Lionello? Nulla!
-Un'entità evaporante.
-
--- Ma è molto simpatico questo suo amico, caro Maioli -- dice la
-contessina.
-
--- Un uomo felice -- dice Maioli.
-
--- La felicità è un dovere -- dice la contessina.
-
--- Questo mi piace, -- dico io. -- Benchè da mezz'ora a questa parte, io
-non so più se sono felice o infelice.
-
--- Sarebbe a dire? -- domandò la contessina sconvolgendo in modo tragico
-tutto il suo volto.
-
--- Non oso.
-
--- Ma lei non osa mai!
-
--- Ebbene, contessina, la di lei conoscenza....
-
-Il volto tragico si scompone in un volto comico e torna ancora a fare
-ah, ah, ah! Questa donna è sconcertante.
-
- *
-
--- Oh, ecco mamà -- esclamò di scatto la contessina.
-
-Una carrozza si era fermata alla porta della pasticceria.
-
-Donna Ghiselda si levò, e corse alla porta.
-
-Si alzò anche Maioli per andare alla porta ad ossequiare la vecchia
-dama. Io rimasi lì, solo, e aprii il libro da messa, che la contessina
-aveva posato sul tavolo, quando mi sentii dire:
-
--- Ah, ma lei scopre i miei segreti. Lei è molto curioso.
-
-Era la contessina, balzata ancora verso di me, per riprendere il suo
-libro da messa.
-
--- _Pardon_, -- dissi.
-
--- Vuol vedere? Perchè lei è curioso, vero?
-
-Aprì ella stessa il libro, e io lessi: Paul Verlaine: _Confessions_.
-
--- Conosce?
-
--- Mi dispiace....
-
--- Poesie religiose, o quasi.
-
- *
-
-Ho accompagnato anch'io la contessina alla porta. Un _coupé_ nero era lì
-fermo: dentro al _coupé_, una figura argentea imponente: la contessa
-madre. Ma la nuova presentazione non potè essere fatta che in modo
-sommario perchè quella signora è sorda. La contessina salì, lo sportello
-fu chiuso: noi ci inchinammo.
-
--- Ah, Maioli -- disse d'un tratto la contessina sporgendo la testa
-mentre la carrozza girava, -- lei potrebbe combinare col signore una
-gita per visitare i monumenti artistici.
-
--- Quale onore! -- esclamai.
-
-Un vecchio cavallo nero, coperto di vecchi finimenti, stemmati
-d'argento, levò un piccolo trotto, e il _coupé_ si avviò.
-
--- Povero Grifone! -- esclamò Maioli.
-
--- Chi è Grifone?
-
--- Il cavallo della contessa madre.
-
--- Quel cavallo -- dissi io -- deve avere conosciuto i tempi eroici
-della famiglia.
-
--- E che tempi, amico! -- sospirò Maioli. -- Voi non avete che
-intravveduto la contessa madre! È stata una delle donne più affascinanti
-e, diciamo, più radio-attive che io abbia conosciuto. Ma _ancien
-régime!_ Ah, mio buon amico, chi non ha conosciuto l'_ancien régime_,
-non sa, come diceva il principe di Talleyrand, cosa è la gioia di
-vivere. Che donna, la contessa madre! Io la avevo definita: «un mazzo di
-rose in un confessionale». Bello, eh? Il suo salotto desta malinconia di
-ricordi negli uomini della mia età. Eravamo in pieno romanticismo
-allora, e tutti i giovani erano cavalieri.
-
--- E la contessa era al servizio della cavalleria.
-
--- Come siete sempre plebeo, caro Sconer, nelle vostre espressioni! Voi,
-d'altronde, non potete ignorare che una donna di grande bellezza non può
-sottrarsi a certi doveri inerenti alla sua stessa bellezza.
-
--- E la figlia, non c'è pericolo, caro conte, che cammini su le orme
-materne?
-
--- Lodo la vostra previdenza; ma escludo, e per una ragione semplice:
-perchè Ghiselda è essenzialmente un'intellettuale.
-
-
-
-
- VIII. -- GLI AMORI EROICI DELLA CONTESSINA.
-
-
-Ho pregato Maioli di salire in automobile e venire a fare colazione con
-me all'albergo.
-
-L'albergo dell'Aquila d'Oro, dove io, passando, avevo preso alloggio,
-era un edificio tetro e solitario, come è solitaria e tetra tutta la
-città, tranne quel pezzetto del Corso.
-
--- In questo albergo hanno alloggiato Giuseppe II, Carlo di Borbone,
-Carlo Felice.... -- diceva Maioli.
-
--- Si vede -- dissi io -- che quei signori, a quei tempi, avevano poche
-pretese.
-
-Finalmente comparve nel salone da pranzo un cameriere con un _frac_
-preistorico e Maioli dà lui gli ordini al cameriere.
-
--- Avete i tortelloni di ricotta col ragù? Benissimo. Ma fumanti! E
-dopo, cosa preferite, Sconer, un'_omelette_ coi tartufi, o le
-costolettine di vitello col prosciutto? Sono specialità di P***.
-
-Quando arriva il piatto fumante dei tortelloni col ragù, gli basta una
-severa occhiata per sincerarsi che tutto è proceduto con ordine.
-
--- Senza precedenti, eh? -- disse allora Maioli filando con grazia nella
-sua bella bocchina il primo tortellone tutto lagrimoso di burro.
-
--- Che cosa? I tortelloni?
-
--- No! Donna Ghiselda. Dite la verità: voi non credevate, Sconer.
-
--- _Mica male._ È impressionante anche per uno che viene da Milano. A
-sciogliere quei capelli viene giù un Niagara di biondo.
-
--- Ma poi la resistenza! -- dice Maioli. -- Vedete, le vere bellezze
-sono quelle resistenti, organiche, di razza. E avete osservato? In donna
-Ghiselda voi avete la fusione del rettilineo col curvilineo;
-dell'evanescenza con la consistenza; della beltà classica con il
-capriccio moderno. E il modo come cammina? Adesso queste donnette
-borghesi camminano a passo artefatto. Ma Ghiselda è naturale, come una
-berlina a otto molle del buon tempo antico, e nel tempo stesso è ritmica
-come se genietti nascosti le segnassero il passo al suono di gighe e
-violini. La vera bellezza, vedete Sconer, ubbidisce sempre ad un ritmo
-in tutti i suoi movimenti. E le estremità? Amico, avete osservato le
-estremità? A Venere callipigia date due piedoni, e Venere è rovinata.
-(In questo punto entrarono le costolette col prosciutto. Maioli si
-arrestò, esaminò le costolette: sì, anch'esse erano in regola, onde
-proseguì:) Le estremità, amico! questa disperazione della natura, della
-pittura, e, diciamo, della borghesia. Vedete, Sconer, io ammiro il
-progresso moderno di una mano curata dalle _manicure_. Ma sa di
-meccanico. Io non posso imaginare una dea che ricorre alla _manicure_ e
-alla _pedicure_.
-
--- Conte -- dico -- forse la contessina è un po' troppo imponente per
-me.
-
--- Mi aspettavo questa vostra obbiezione. Badate intanto che quelle
-bertuccine in formato _pocket_, rappresentano una degenerazione. Nel
-caso poi di Ghiselda, io vi spiegherò perchè vi pare imponente: perchè
-voi non siete abituato alla maestà della razza. Ma avete osservato come
-ride?
-
--- Sì, ho osservato. Non si capisce perchè fa sempre ah! ah! ah! Pare
-che prenda in giro la gente. Però mi piace, perchè pare che abbia delle
-perline in gola.
-
--- E gli occhi, mio buon amico? Stupefacenti.
-
--- Gli occhi, infatti -- dico io -- sono eccezionali. Forse un po' di
-_maquillage_, ma non mi dispiace.
-
--- E ciò è prova del vostro buon gusto -- dice Maioli --: i ritocchi al
-volto delle signore erano già in uso al tempo degli Egiziani. E la
-intelligenza di Ghiselda? Essa era destinata, in altre età, a lasciare
-impronta di sè nelle storie. Ma se Ghiselda vi farà onore di essere
-vostra moglie, la vostra casa sarà il _rendez-vous_ delle più spiccate
-personalità dell'arte e della politica.
-
--- Vediamo, caro conte, di non precorrere gli avvenimenti. Piuttosto
-sarebbe interessante sapere come mai la contessina, in un'età di
-primavera alquanto avanzata, sia ancora signorina.
-
--- Ma è naturale, scusate! Pretendereste forse che potesse amare un uomo
-comunale? In relazione poi alla domanda che mi fate, vi dirò che
-Ghiselda ha consumato, pur troppo! i suoi anni migliori in una passione
-infruttifera verso un giovane che dava grandi speranze di sè.
-
--- Conte -- interrompo io -- questa cosa mi pare grave.
-
--- Niente _grave_, perchè in donna Ghiselda tutto è puro. Si tratta di
-un amore eroico!
-
--- Allora proseguiamo.
-
-Maioli con la linguettina libò il bicchierino della _chartreuse_, ma
-invece di proseguire, mi rivolse questa domanda:
-
--- Sapete, è vero, quale è il male maggiore di cui soffre l'Italia?
-
--- Che non sa farsi la _réclame_.
-
--- Questo è poco serio, Sconer! Il male d'Italia è che manca
-un'aristocrazia! è che le forze sane della nazione non sono organizzate
-contro la canaglia! Ci siamo, è vero, noi nobili, che abbiamo
-sacrificato i nostri interessi per l'Italia; ma questa è la gratitudine,
-che, se si parla, dicono: «Taccia lei, che è un reazionario!» Per
-vivere, bisogna che noi non ci facciamo sentire. In questo paese, poi,
-la canaglia è peggio che a Milano, che a Torino, che a Bologna, ed è
-tutto dire! Basta, un giorno comparve fra noi un uomo di genio. Genio?
-Ohimè! Noi l'abbiamo creduto! Parlava benissimo; affrontava la canaglia
-con apostrofi magnifiche: «I miserabili, capaci soltanto di puntellare
-le porte per cui deve passare l'uomo di genio! Bestie da soma che valete
-solo a portare il peso della gloria della nazione! Nessuna tregua con la
-canaglia! Se la canaglia andrà al potere, la prima cosa che farà, sarà
-di innalzare la forca per noi. Innalziamola noi per loro, finchè siamo a
-tempo». Bello, eh? Ma il genio vero non era lui, era Ghiselda! La cara
-fanciulla ha dato tutto per la gran causa. Lei era la Ninfa Egeria di
-lui! Ce ne siamo accorti al tempo delle elezioni che lui non era un
-genio. Quella lotta elettorale è stata un vero disastro, mio buon amico.
-
--- Questo lo credo. Per me in politica è indifferente tanto la
-_omelette_ coi tartufi quanto le costolettine di vitello col prosciutto,
-ma nel primo caso ci vogliono le uova, e nel secondo ci vuole un
-vitello.
-
--- Come sarebbe a dire?
-
--- Sarebbe a dire che voi avete fatto fiasco perchè siete fichi
-secchi....
-
--- Oh! oh oh! -- esclama Maioli, scandalizzato. -- Noi potevamo
-affrontare un colpo di spada, ma non un'artiglieria di fango!
-
--- Dopo ci si lava -- risposi io. -- Li fabbrichiamo noi i saponi. E ci
-andò di mezzo anche la contessina?
-
--- Terribile, mio buon amico! Terribile! Allusioni su le loro sconce
-gazzette, frasi da trivio, e durante le elezioni persino cartelloni
-impudichi sui muri. Quella gente ignora la cavalleria. La poverina non
-si poteva più far vedere per le strade; ed io, uscendo la mattina di
-casa, mi sentivo tremare le gambe.
-
--- E l'amore per quell'uomo di genio?
-
--- Scomparso! Voi capite che quando un uomo di genio fa fiasco, non è
-più uomo di genio. Povera fanciulla! Il popolino diceva che era stata
-lei a rovinare lui. Vi basti sapere che si è dovuta appartare per
-qualche tempo nella magnifica villa di famiglia: le Cipressine.
-
-«Maioli -- mi diceva -- è terribile! Io sono disperata. Pur di non
-vivere più a P***, sposerei il primo che mi càpita.»
-
--- E allora avete pensato a me -- dissi io.
-
--- Sconer! Sconer, voi mi offendete! Invece vi dirò che dopo qualche
-tempo Ghiselda si tranquillò: un'altra forma di attività la assorbì
-totalmente. L'arte, amico. Ah, sublime, sì, l'arte! Voi non potete
-capire, ma sublime.
-
- *
-
-Mentre così parlavamo si udì un _plaf ciac_, nella sottostante via
-silenziosa.
-
-Maioli quasi mi rovescia tavola e stoviglie per affacciarsi al balcone.
-
--- È lei. Venite. Presto. Ah, è troppo tardi. È passata! Tuttavia
-venite, venite; ammirate la parte posteriore, Venere callipigia.
-
-Mi affacciai: ebbi appena il tempo di vedere la contessina, vestita da
-amazzone, che svoltava via con un cavaliere monturato.
-
--- Ma con chi è?
-
--- Con suo fratello, il conte Desiderio, tenente di cavalleria.
-
-
-
-
- IX. -- GITA ARTISTICA.
-
-
-La notte mi sono sognata la contessina. Io ero un pascià, come si vede
-in quel quadro dove c'è un pascià turco sul trono che compra le schiave
-nude. Io comperavo Ghiselda: palpavo, esaminavo bene. Davo a Maioli, che
-era il negriero, un numero considerevole di quei fedeli amici che sono i
-biglietti da mille. Lei era umile e muta, vestita soltanto con la sua
-capigliatura: una cosa da fare impazzire!
-
-Mi stavo vestendo al mattino, e il cameriere mi recapita questo
-biglietto: «Caro Sconer, donna Ghiselda vi fa l'onore di esservi guida
-nella visita ai monumenti e dintorni. Tenete pronta automobile ore
-quattordici. Maioli».
-
-«E va bene -- dico --. Passeremo una bella giornata».
-
-Macchè! Mi hanno fatto consumare due latte di benzina, col prezzo che
-costa oggi, e non mi sono divertito niente.
-
-Ecco come sono andate le cose.
-
-Alle due mi vedo arrivare la contessina, Maioli e un terzo individuo:
-una specie di nanerello, che mi arrivava appena alla spalla, con un
-abito sport, color kaki.
-
-«Cioccolani,» mi dice la contessina, presentandomi costui. Soltanto
-Cioccolani! Il nanerello si limita a piegare la testa, come se gliela
-avessero tirata giù controvoglia con lo spago. Maioli mi spiega che quel
-signore mi onora di essere la guida artistica. E va bene. Dico: «prego,»
-e lui non si fa pregare: prende posto accanto alla contessina, e prende
-il comando lui dell'automobile.
-
-Si comincia il giro artistico: chiese, battistero, chiostri, palazzi,
-conventi, ecc. Ecco, dirò: a me non importava niente di vedere queste
-cose, ma già che la proposta veniva da loro, cortesia voleva che
-avessero dovuto dare le spiegazioni. Invece, come se io non ci fossi
-stato! In ogni luogo dove andavamo, gran discussioni fra di loro, tanto
-che una volta venne fuori un prete a sgridare.
-
-A me dicevano: «Guardi lì! Vede questo? Vede quello?» Intanto nelle
-chiese è tutto scuro e non si vede niente: e poi a me cosa importava? Il
-bello poi era questo che, quando Maioli mi diceva: «Guardi in su,
-divino, ah! giottesco, oh! Pinturicchio, abside» che so io, sentivo loro
-due che ridevano, e lui che ripeteva: «Dinamite, dinamite!»
-
-Mi accosto e guardandolo dall'alto della mia persona, gli domando: --
-Dinamite, e perchè? -- Egli leva verso di me la sua faccia impertinente
-e dice: -- Per buttar giù tutti questi cimiteri del passato, che mettono
-il loro _tabù_ su l'avvenire. Lei è forse di opinioni contrarie?
-
--- Si figuri! Per me si accomodi pure. Anche noi, a Milano, abbiamo i
-futuristi che la pensano come lei.
-
--- Superati, oramai -- mi risponde.
-
--- Ah, benissimo.
-
--- Sconer, Sconer, -- mi dice Maioli commosso -- guardi lassù quel
-trittico. Divino, oh!
-
--- Non si metta a piangere, Maioli, e mi dica piuttosto: quella _mezza
-cartuccia_ chi è?
-
--- Un artista.
-
--- Un architetto?
-
--- No.
-
--- Un pittore?
-
--- No: un poeta.
-
--- È del paese?
-
--- Una gloria paesana.
-
--- Ma cosa fa? come vive?
-
--- Un grande poeta.
-
-Questa è stata la gita artistica ai monumenti. A me fu riserbato
-l'ufficio di dare le mance.
-
- *
-
-Dopo, è venuta la gita pei dintorni. Lui, la guida artistica, dà gli
-ordini. Era quasi piacevole sentirlo, con una calma che pareva lui il
-proprietario dell'automobile, comandare: «Velocità, velocità». E volta
-di qua, e volta di là, su, giù, gran velocità. «Velocità! Oh, salire al
-Carro di Boote! infrangersi a Vega!» sentivo che diceva alla contessina.
-La contessina agitava con la mano una lunga rama di rose, e diceva
-anch'essa: «Velocità!»
-
-Un momento, perchè l'automobile è mia.
-
-Biagino, il mio _chauffeur_, era fuori della grazia di Dio. Prendo posto
-vicino a lui, perchè se mettiamo sotto qualcuno, chi ci va di mezzo sono
-io.
-
-Era supponibile che lì, nella campagna, dovessero andar d'accordo:
-perchè la campagna è quella che è.
-
-Ma niente affatto! -- La natura -- gridava il poeta -- bisogna
-violentarla, prenderla a calci e a pugni.
-
--- Ma no! accarezzarla -- diceva Maioli.
-
--- Ma no, Maioli -- dice lei. -- Soltanto la violenza è dinamica. _Stop!
-stop!_ -- gridò poi.
-
--- Fa il piacere, ferma -- dico a Biagino. Ci fermiamo.
-
--- Sentiamo lei, signor Sconer -- dice la contessina, -- che è un'anima,
-direi così, vergine: che cosa vede?
-
--- Io?
-
--- Sì, signore -- dice la contessina, -- che cosa vede davanti a sè?
-
--- La strada, che se non stiamo attenti....
-
--- No, io parlo del paesaggio.
-
--- Ah!
-
-Era verso le sei e mezzo: il sole tramontava con un bel tempo di maggio:
-c'erano belle collinette verdi; su le collinette, belle casettine
-bianche con le finestre aperte, e una gran pace.
-
--- Cosa vedo? delle case su la collina -- rispondo.
-
--- Guardi bene.
-
--- Guardo bene: case su la collina.
-
--- Questa è la prima sensazione -- dice la contessina: ma lei si
-concentri e avrà una seconda sensazione. In altre parole, se lei fosse
-pittore che cosa dipingerebbe?
-
--- Casette su la collina -- dissi io.
-
--- Ma non vede -- insistette la contessina -- qualche altra cosa
-fluttuare nell'atmosfera?
-
--- Mi dispiace; ma non vedo.
-
-La guida artistica fece un gesto d'impazienza. Cominciava a diventare
-seccante quel signore.
-
--- Scusate -- dice Maioli, -- anch'io non vedo che casette su la
-collina....
-
--- Perchè lei è vecchio -- salta su a dire la guida artistica. -- Il suo
-occhio non è nè più nè meno di una macchina fotografica: lei non ha
-sensazioni: lei non vede il movimento vibrante. Le casette danzano in
-lento ritmo, ma danzano: le finestre aperte esclamano per la
-beatitudine: oh, oh, oh! Bisogna esprimere questa danza e questa
-beatitudine. Io per esprimere quelle che quel signore (questo son io!)
-chiama casette, farei una teoria di fanciulle ondeggianti in ritmo, che
-con la bocca aperta per la beatitudine fanno oh, oh, oh!
-
-La contessina è entusiasta.
-
--- E chi non ha questa sensazione -- conclude lui -- è un rinoceronte!
-
-Lui parla con Maioli, ma pare che si riferisca a me. Mi pare che sia il
-caso di rilevare l'offesa.
-
--- Sì -- dico -- signore, per me è indifferente o casette o fanciulle.
-Ma lei mi sembra che conosca poco la modestia.
-
--- La modestia? Ah, ah, ah!
-
-Tutti e due si mettono a ridere come matti.
-
-Vorrei sapere cosa ho detto da far ridere a quel modo.
-
- *
-
-Questa è stata la gita artistica; per effetto della quale l'anima saggia
-di Ginetto Sconer ha preso sempre più il sopravvento. Con quella gita mi
-è stato fornito una specie di campionario di quello che sarà la mia casa
-quando essa diventerà il _rendez-vous_ delle più spiccate personalità
-dell'arte e della politica.
-
-Il giorno seguente prendo le mie informazioni: ed ecco quello che
-risulta. La contessa vecchia è stata di una galanteria così generosa che
-ha distribuito i suoi favori, oltre che ai cavalieri, anche alla
-fanteria di casa: il conte, padre, si è occupato, a Montecarlo, della
-liquidazione del suo patrimonio. Il figlio Desiderio, ufficiale di
-cavalleria, seguirebbe, se potesse, le vie paterne. Ultima speranza, il
-matrimonio con una figlia di un ricchissimo formaggiaio. Ma è sfumato
-anche il matrimonio, perchè i genitori della ragazza hanno fatto capire
-che in tempo di guerra un ufficiale può morire, e perciò non si fanno
-nozze con prospettiva di funerali. Vi è gente che ha ancora la testa su
-le spalle.
-
-Rimane il palazzo, coperto di ipoteche, rimane il sangue blu, benchè
-molti dicano che il sangue blu del padre non c'entra. Rimane Grifone,
-cavallo nero e storico, che, con finimenti d'argento, trascina su la
-vecchia carrozza la vecchia contessa.
-
-Quanto poi alla contessina, chi sostiene che le manchi qualche altra
-cosa oltre alla totalità del sangue blu; chi si limita alla mancanza di
-un venerdì.
-
-Ora anche Ginetto Sconer, per quanto sensibile, ha la testa su le spalle
-e, fra le orecchie, il cervello.
-
--- Caro conte, -- dico a Maioli -- mi dispiace: il matrimonio non è una
-lirica ma un poema continuativo. Ho pensato, e rifiuto.
-
-(Esclamazione di meraviglia).
-
-Proseguo: -- Potrei dire che la merce non è uguale al campione.
-
-(Esclamazioni di sdegno).
-
--- Ma non è per questo. Lei voleva _cacciare l'articolo_, come dicono a
-Milano. Lei mi ha parlato del sangue blu, ma non mi ha mica detto che è
-un sangue blu mezzo matto, che non sa cos'è il preventivo, e cos'è il
-consuntivo.
-
--- Ma che linguaggio è questo? -- esclamò Maioli. -- Io vi facevo
-capitano della più bella fregata che sia stata varata nell'oceano
-femminile, e voi mi parlate di consuntivo e di preventivo.
-
--- Sì, per essere poi silurato!
-
--- Voi siete un uomo glaciale, un calcolatore! ma voi sarete punito!
-L'amore concede le sue gioie supreme soltanto a chi è pronto ai supremi
-cimenti. Voi siete un pusillanime. Non sarete mai amato, mai!
-
-E mi voltò le spalle.
-
-Quell'uomo è idiota e terribile.
-
-
-
-
- X. -- LA SIGNORA DALLE CARAMELLE.
-
-
-Io sono stato _tranchant_, come è il mio solito; però ho molto sofferto.
-«Perchè -- dicevo fra me, sorbendo un buon caffè alla pasticceria della
-Maddalena, deserta in quell'ora, ore dieci del mattino, -- sui
-precedenti della contessina ci si può passar sopra, ma la mancanza di un
-venerdì.... Se l'erede mi viene fuori anche lui senza un venerdì, io
-avrò accesa un'ipoteca tremenda su tutto il mio patrimonio, materiale e
-morale. Ah, questo no! Ebbene, facciamo le valigie, e torniamo a
-Milano.»
-
-Una piramide di _marrons glacés_ attirò la mia attenzione. Ne presi uno
-e lo mangiai. Che malinconia! Mi venne in mente il _marron glacé_
-scomparso due giorni prima nella bocca della contessina.
-
-Così sono scomparse le mie speranze! Ebbene, onoriamo i defunti, e siamo
-sempre cavalieri! Io farò omaggio alla contessina di una scatola di
-_marrons glacés_. -- Prepari -- dico al pasticcere -- una scatola di
-_marrons glacés_ e altri ingredienti, che lei mi farà il piacere di
-recapitare alla contessina Ghiselda.
-
-Forse il dono è un po' volgaruccio, ma rimedieremo con un biglietto che
-esprima con eleganza questi miei sentimenti.
-
-Io ero tutto occupato a _stillare_ il biglietto, e sentivo dalla parte
-del banco un confuso discorrere di caramelle, del prezzo delle
-caramelle, della crisi delle caramelle, quando d'un tratto fui colpito
-da queste parole:
-
--- Sicuro che ne consumo di caramelle! Ogni mattina, quando mio marito
-esce di casa, gli metto in bocca una caramella.
-
-Ma chi mai ha proferito queste straordinarie parole?
-
-Chi è la prodigiosa creatura che ogni mattina mette in bocca a suo
-marito una caramella? Alzai gli occhi, e vidi una signora in colloquio
-col pasticcere: una signora di mezza età, ma ben portante, vestita con
-serietà. Mi feci attentissimo.
-
-Il pasticcere lega il sacchetto delle caramelle e lo consegna con largo
-gesto alla signora, dicendo:
-
--- E tanti, tanti saluti all'avvocato.... (Questo è il marito, l'uomo
-felice). -- e tanti saluti anche alla signorina! Le dica pure che se
-vuol venire questo settembre a vedere come si fa a fare la cotognata,
-venga senza complimenti....
-
-(Ma questa è la figlia, o una figlia! Io sono intuitivo! Se la madre
-mette in bocca a suo marito una caramella, si può presumere che anche la
-figlia metterà in bocca a suo marito una caramella, o qualcosa di
-dolce).
-
-Io sono stupito della mia scoperta.
-
-Rimane da sapere se questa figlia risponde anche alle esigenze
-estetiche.
-
-Appena la signora è uscita, domando:
-
--- È un avvocato da potersi fidare il marito della signora?
-
--- Lo può prendere a occhi chiusi, come si prende la moglie.
-
--- La moglie si prende a occhi chiusi?
-
--- Se la prende a occhi aperti, non la prende più.
-
-(Sono intelligenti i pasticceri in questo paese).
-
-Dico:
-
--- Hanno una figliuola bruttina però....
-
--- Oh! Un bottoncin di rosa!
-
--- Ma è piccina, mi pare.
-
--- Era piccina l'anno scorso, ma adesso è cresciuta: le ragazze crescono
-come l'erba, notte e dì.
-
--- Non si vede quasi mai in giro, però, questa signorina _bottoncin di
-rosa_.
-
--- Di quelle che lei vede in giro c'è poco da fidarsi -- mi risponde il
-pasticcere, facendo una faccia assai brutta.
-
- *
-
-Assumo altre informazioni: l'avvocato è un buon professionista. Ha lo
-studio in casa propria, via X***; ma non abita in città che nei mesi
-d'inverno. Per tutta la buona stagione abita con la famiglia in una
-villetta a tre chilometri dalla città; viene giù la mattina, ritorna a
-casa la sera.
-
-Della sua signora non mi hanno saputo dir niente, nè in male nè in bene.
-Allora deve essere una signora per bene; perchè le signore per bene sono
-quelle di cui non si sa dire niente.
-
-Quanto alla signorina essa è completamente ignorata.
-
-«Ma è naturale, caro Ginetto -- dico a me stesso. -- Se la signorina
-appartiene realmente alla classificazione del dottor Pertusius, questo
-_bottoncin di rosa_ è una violetta mammola, e le viole mammole, stanno
-nascoste».
-
- *
-
-Ho sospeso la partenza. Non farò più le valigie, faremo un sopraluogo.
-Forse ho trovato moglie!
-
-
-
-
- XI. -- LA VIOLA MAMMOLA.
-
-
-Era un bel pomeriggio di maggio, come si legge nelle descrizioni, e io
-do ordine a Biagino di fare un giro, piano piano, per i dintorni dove si
-trovano le collinette verdi con sopra le villette bianche con le
-finestre aperte.
-
-Cerchiamo di individuare quale sarà la villetta della signora dalle
-caramelle.
-
-Eravamo ai piedi di una salita e guardavo attorno, quando sento: _drin,
-drin, drin!_ e vedo dall'alto della strada venir giù a scatto libero una
-bicicletta con sopra una signorina, dritta. Scarta e passa via come un
-lampo. -- Quella lì è lei! Non l'ho potuta veder bene in faccia, ma
-dev'esser lei.
-
-Infatti, dopo un quarto d'ora, ecco che la vedo tornare indietro: ma
-questa volta a piedi, e in compagnia d'un uomo: il papà.
-
-Carina! Era andata incontro al suo papà. Venivano su tutti e due, piano
-piano, soli soli, parlando fra loro, e non hanno badato nemmeno alla mia
-automobile ferma. D'altronde io ero così ben truccato con gli occhiali e
-col berretto che non mi avrebbero mai potuto riconoscere.
-
-In faccia non la ho potuta veder bene nè meno allora; ma come figura,
-molto carina.
-
-Un po' faceva _caro_ al suo papà con la manina; un po' faceva festa
-ballonzolando avanti per la via, e poi si appendeva al braccio del papà,
-che conduceva lui la bicicletta a mano. Come si dondolava graziosa anche
-lei al braccio del papà!
-
-Ho potuto individuare anche la villetta: un che di mezzo tra la casa
-rustica e la villa; un cancelletto ben verniciato, un vialetto con
-sassolini tenuti puliti. I margini del vialetto sono formati da
-alberelli fruttiferi a spalliera; e lungo il vialetto, gran vasi di
-limoni. Poi intorno c'è l'orto. Nell'orto vi sono piselli, insalata, ed
-altra botanica da mangiare.
-
-Una mattina, presto, ho veduto la signora Caramella che impartiva
-comandi a una servetta. _Cocodè, cocodè!_ si avanza una superba schiera
-di galline. Non è molto fine tutto ciò: ma si può considerare sotto
-l'aspetto dell'_home_ inglese; e allora diventa fine. Del resto, una
-signora che attende alla pollicoltura presenta ottime garanzie.
-
-Quanto alla signorina, ho osservato che tutti i giorni, verso quell'ora
-del pomeriggio, va incontro al suo papà fin dove arriva il tram con
-l'ultima fermata.
-
-Venerdì soltanto la signorina non è venuta.
-
-Verso le dieci del mattino, la servetta viene giù con la sporta a far la
-spesa nelle botteghe fuori di porta.
-
-Ho deciso: affronto la servetta. La apposto in una svolta della strada.
-
-
-
-
- XII. -- INTERVISTA ANCILLARE.
-
-
-La servetta veniva giù per la stradicciuola fra le due siepi di
-biancospino, col cesto della spesa: passo baldanzoso; testa scoperta.
-
-È una ragazza rossiccia, solida, sagomata alla campagnola, con qualche
-sovrapposizione di capriccio cittadinesco. Labbra grosse, guance fiorite
-di salute, nonchè di bitorzoletti.
-
-Le attraverso la strada e le parlo così:
-
--- Permettete una parola, signorina: in quella villa, lassù, avvengono
-cose molto sospette. Si sentono grida; si vedono segnalazioni con
-bandiere bianche. Ogni sera, poi, una signorina precipita sino alla
-linea del tram a dare appuntamento ad un signore con un plico nero.
-Tutte le sere, e non il venerdì. Perchè non il venerdì? Ciò è
-misterioso. Voi non ignorate che siamo in tempo di guerra.
-
-La ragazza un po' si mette a ridere, un po' ha spavento.
-
--- Lei è uno della questura?
-
--- Tutto può essere.
-
--- Gli strilli -- dice -- sono della signorina che canta.
-
--- Col piano, canta?
-
--- Senza piano: e la bandiera bianca è la biancheria lavata.
-
--- La biancheria la lava il lavandaio.
-
--- E invece la mia signora fa il bucato in casa. Ma lei quante cose vuol
-sapere? Se andasse invece a prendere i ladri, sa quanto farebbe meglio!
-
-(Forse la servetta ha ragione, e muto sistema).
-
--- Sentite: io sono un uomo d'affari e ho bisogno di alcune informazioni
-riservate sul conto del vostro padrone; e questo è per voi. -- Così
-dicendo le presento un bel biglietto nuovo da dieci lire, che la fa
-sorridere.
-
-Rifiuta il denaro, perchè del signor avvocato non può dire che bene.
-
--- Ciò vi fa onore, ma il denaro di regola non si rifiuta mai. Dunque la
-signorina canta?
-
--- Tutte le mattine come un fringuello.
-
--- Allora non è melanconica la signorina?
-
--- Melanconica? Già che si sta a questo mondo, si deve anche essere
-melanconici?
-
--- Mi piace, perchè questa è anche la mia opinione. Dunque allora la
-signorina si alza presto al mattino?
-
--- Certamente, perchè la sera va a letto presto. Sì, ma lei vuole sapere
-della padroncina e non del signor avvocato.
-
-Lodo la sua perspicacia e la prego di accettare una moneta d'oro. Io
-premio sempre la intelligenza, perchè ciò costituisce sempre un ottimo
-affare. Però la avverto di non cambiare alla pari perchè le monete d'oro
-stanno diventando rarità di museo. L'oro è un metallo prezioso, in
-quanto fa sorridere di felicità.
-
-La servetta sorrise anche lei e mi parve disposta a stringere con me un
-patto di alleanza.
-
-Domando alla servetta perchè venerdì la signorina non è andata incontro
-a suo padre.
-
--- Forse perchè aveva mal di testa?
-
--- La signorina non ha mai mal di testa.
-
--- Forse perchè aveva mal di denti?
-
--- La signorina non ha avuto mai mal di denti.
-
--- Allora perchè ha preso il purgante?
-
--- Ah, signore....
-
--- Potete voi assicurare che la signorina non ha preso il purgante?
-
-La servetta assicura che la signorina non fa uso di purganti.
-
--- Ma lei fa bene delle vaghe domande....
-
--- Vi prego di occuparvi della risposta e non della domanda. Allora la
-signorina leggeva venerdì qualche romanzo....
-
-Ah, i romanzi! quella cosa che fa liquefare il cuore!
-
-Dove era stata prima a servire, c'era una signorina che leggeva sempre
-romanzi, e lei era chiamata a partecipare alle emozioni della lettura.
-Ma la signorina Oretta non legge romanzi.
-
--- Si chiama Oretta la vostra padroncina?
-
--- Sì, Oretta.
-
--- Mai inteso: ma un bel nome. E se non suona il piano, se non legge
-romanzi, che cosa fa tutto il giorno?
-
--- Cosa fa? ah, cosa fa? anzi cosa facciamo tutto il giorno? Lo domandi
-alla padrona. Non si finisce mai di lavorare in quella casa.
-
--- Allora -- dico io -- venerdì la signorina Oretta era occupata a
-scrivere una lettera all'innamorato.
-
-Oh, che cosa io avevo mai detto! -- Bene è vero -- osservò la servetta
--- che oggi le signorine cominciano a parlare di fidanzati dal tempo
-delle sottanine corte; -- ma ella mai aveva inteso dalla signorina
-Oretta proferire discorsi di fidanzati.
-
--- Voi garantite che non ha fidanzati?
-
--- Ma se ne avesse uno, sarei io la prima a saperlo.
-
--- Allora perchè non è venuta venerdì?
-
-È un segreto che la servetta mi confida dietro promessa di non palesarlo
-a persona. Due anni fa la padrona è stata molto male; e durante la
-malattia la signorina ha fatto un voto al Signore: che se la mamma
-guariva, tutti i venerdì non sarebbe mai uscita dalla sua camera. La
-signora è guarita, e lei tutti i venerdì non esce di casa.
-
--- Sa lei, signore, che è una cosa ridicola?
-
--- È vero, -- risposi, -- ma vuol dire anche che la signorina fa onore
-ai suoi impegni, e ciò mi piace.
-
-
-
-
- XIII. -- SECONDA INTERVISTA ANCILLARE.
-
-
-Questa signorina Oretta risponde alle esigenze eccezionali del dottor
-Pertusius. È un po' primitiva; ma trapiantata da questo ambiente
-rusticano nel mio giardino, ecco, il fiorellino semplice diventerà
-fiorellino doppio. Io pregustavo -- standomi ancora al mattino nel letto
-dove dormì Giuseppe II e tutti quei re -- la gioia di questa
-trasformazione operata dalla mia mano possente su la semplice Oretta; ed
-ella esclamava: «Ginetto, tu mi fai soffrire troppo!»
-
-Però non è bene che tu pensi tutto per te. C'è anche l'erede.
-
-L'erede farà _ua ua!_ e altre cose contrarie all'estetica, farà; ed è un
-pretendere troppo che Oretta con una mammella dia a te la sciampagna
-eccitante, e con l'altra il latte calmante all'erede. La nascita
-dell'erede era decretata; e perciò deliberai una seconda intervista
-ancillare.
-
-Questa volta mi recai all'appostamento della servetta in tutto lo
-splendore di una _toilette_ primaverile; e perciò la ragazza, quando mi
-vide, rimase offuscata, e quasi non mi riconobbe. (Il giorno prima mi
-ero truccato in modo indegno).
-
--- Altre meraviglie vi aspettano, ragazza mia, -- dissi. -- Ma prima di
-tutto il vostro nome.
-
--- Lisetta.
-
--- Ebbene, Lisetta, noi siamo destinati a diventare intimi amici. Voi
-dovete essere la mia collaboratrice.
-
--- Che dica ben su....
-
--- Ecco di che si tratta.... -- Ma la Lisetta aveva, oltre al cestello
-della spesa, un involto in un giornale da cui pendevano laccioli.
-Evidentemente, un paio di scarpe. -- Le vostre, Lisetta?
-
--- No, della signorina.
-
--- Fate, fate vedere.
-
-Guardo. La vista di quelle scarpe, benchè conformi alle idee del dottor
-Pertusius, mise una spina nel mio cuore.
-
--- È ben fatto -- domando -- il piede della signorina?
-
--- Come il mio....
-
--- Oh, ma in proporzioni minori, vorrei credere.
-
-Dal piede risalii con domande riservate alle regioni superiori; ma qui
-la Lisetta non seppe darmi che vaghe referenze. Poteva ben dirmi di
-altre signorine, perchè portavano camiciole di pizzo che arrivavano
-appena a coprire....
-
--- Ho capito. Proseguite!
-
---.... e poi facevano i quadri plastici davanti alla specchiera; ma la
-signorina Oretta porta una camicia lunga come quella di Santa Veronica.
-Però brunetta ella è.
-
--- Ma queste scarpe sono da buttar via -- dissi.
-
--- Buttar via? Le porto a risolare. Vada, vada a dire alla mia signora
-«buttar via». Oggi, poi, col prezzo delle scarpe! Non si butta via
-niente: nemmeno la broda dei piatti.
-
--- Oh!
-
--- C'è il maiale in casa.
-
-Un utile animale, ma spoetizzante. Galline in casa, pazienza, ma anche
-il maiale....
-
-Comunque dico:
-
--- Ascoltatemi, Lisetta: vi sarebbe uno di quei giovani assolutamente
-eccezionali: bello, ricco, come si legge nei romanzi: un perfetto
-signore, disposto, forse, a sposare la signorina Oretta, vostra
-padroncina.
-
--- È lei forse? -- e mi squadra.
-
--- Perchè? Non vi piaccio? Trovereste forse qualcosa da eccepire sul mio
-conto?
-
--- Io trovo che lei è un simpatico signore.
-
--- Lodo la vostra intelligenza.
-
--- E poi con un'automobile così bella!
-
--- Così che voi credete, Lisetta, che la vostra padroncina rimarrebbe
-favorevolmente impressionata all'annuncio che un giovane ricco,
-simpatico, serio, sarebbe disposto ad iniziare serie trattative di
-matrimonio?
-
--- Se glielo dico io, mi manda in cucina. Tutte le volte che le ho detto
-certi bei pensierini d'amore, lei mi dice: «Lisetta, va in cucina!» Io
-direi che lei, signore, cercasse di entrare in simpatia del papà e della
-mamma. La padrona se viene poi a sapere che lei è ricco....
-
--- Questo è un particolare interessante! Ma per entrare in simpatia,
-prima bisognerebbe entrare in relazione.
-
--- Ah, signore! -- esclamò Lisetta battendosi d'un tratto con la mano la
-fronte, -- se non è che per questo, lei non poteva capitare in un
-momento migliore.
-
--- Favorite di spiegarvi, ragazza mia.
-
--- Ha lei osservato, proprio di contro alla nostra casa, una villetta
-piccina piccina? È così nascosta dalle piante che già non si vede. Sono
-quattro camerine che la signora ha fatto tirar su con le sue economie
-per affittarle ammobiliate; e proprio l'altro ieri le sono rimaste
-sfitte. Adesso non le racconto come: le basti sapere che la signora è
-rimasta imbrogliata di tutto l'affitto, senza contare il resto. Son due
-giorni che ha una luna.... Ha pianto persino dalla bile. Bene: lei si
-presenta, prende in affitto la villetta, non tira un centesimo sul
-prezzo, e lei è accolto in casa come un Dio.
-
-Eccellente idea! Così vedo la signorina _messa in opera_, come si dice a
-Milano, senza impegnarmi.
-
--- E scusate, una domanda: l'avvocato che uomo è? Non è mica un uomo
-furioso?....
-
--- È tanto buono! -- risponde Lisetta. -- Alza qualche volta la voce, ma
-non ci si bada.
-
--- Se l'affare va, la vostra fortuna è fatta, perchè -- tenete a mente
--- il sistema della nostra Ditta è tedesco: ricompensare le persone per
-quello che rendono.
-
-
-
-
- XIV. -- IL PAPÀ MIO FUTURO SUOCERO.
-
-
-Sono andato allo studio dell'avvocato per l'affitto della villa. Ma non
-ho avuto bisogno di domandare se c'era.
-
-Se ne sentiva la voce dall'anticamera. Gridava come un'aquila, cosa
-della quale ero prevenuto.
-
--- S'accomodi, signore -- mi dice lo scrivano, un gobbetto con certe
-mani che spiccavano in nero su la carta bianca.
-
-Veramente quando io sento la gente che declama forte, ho l'abitudine di
-ritirarmi.
-
-Lo studio è molto in istile con le mani dello scrivano. Accomodarmi?
-dove? Il sofà è occupato da due grossi individui di campagna. Clientela
-poco distinta.
-
-La declamazione cresce.
-
-Si sente l'avvocato dire: «Affari sporchi, signore, affari molto
-sporchi! Nel mio studio tutto è pulito. (Pausa. Ripresa). Ma sì, vada da
-chi vuole. Non c'è altra abbondanza che di avvocati».
-
--- Senti come _el ziga_! -- dicono i due villani pieni di ammirazione.
-
-«No! -- si sente gridare ancora di là, -- è inutile che lei _mi dia
-dell'olio_. Sa piuttosto? ringrazi se non la denuncio. Esca, faccia il
-piacere: esca!»
-
-L'uscio si spalanca e vien fuori un signore un po' pallido. Passando,
-vede la mia distinta persona e dice: «Gli porto un affare che
-rappresenta dei buoni da mille e lui dice che gli guasto l'onore. Come
-se i buoni da mille fossero _stampigliati_ col bollo d'onore e senza! La
-guerra passa e gli affari rimangono».
-
-Non ragiona male, ma io resto impassibile: invece i contadini si guardan
-con tanto d'occhi: _Disel da bon?_
-
-Il signore esce.
-
-Vien fuori l'avvocato con una faccia da burrasca, e dice: -- Avanti a
-chi tocca.
-
-I due villani entrano.
-
-Il mio futuro suocero manca di distinzione.
-
--- Sempre così coi clienti, il suo principale? -- domando allo scrivano.
-
--- Eh, quando gli toccano la corda sensibile....
-
-E il gobbetto amabilmente mi spiega la storia del diverbio: si tratta
-del salvataggio di una Ditta tedesca, che può esser messa sotto
-sequestro.
-
--- Patriotta anche negli affari il vostro principale?
-
--- Sa? -- mi dice il gobbetto, -- è di quelli che vogliono _sgrandire_
-l'Italia.
-
-I villani escono.
-
-Entro io.
-
-Ci sediamo: i nostri due volti si trovano vicini e allo stesso livello.
-Lui mi guarda con aria truce; ma io lo domo con la mia abituale
-correttezza. Comincio il mio _exposé_ con la mia parola persuasiva ed
-elegante. Il suo volto si rischiara, anzi il mio aspetto di perfetto
-_gentleman_ gli insinua degli scrupoli nella coscienza. -- Badi -- mi
-dice -- che nella villetta non vi sono tutti quei comodi che lei
-potrebbe forse desiderare. Non vorrei poi sentire lamentele.
-
-Faccio un gesto di completa assicurazione.
-
-Mi domanda, un po' dubitosamente:
-
--- Lei ha referenze in città?
-
-Io potrei fare il nome della mia Ditta; ma dico:
-
--- Il signor Maioli.
-
--- Un dignitoso imbecille -- dice lui.
-
--- Perfettamente d'accordo. -- (Ma non si trattano così gli imbecilli,
-signor avvocato! Io li nomino sempre con molto rispetto).
-
--- Il signor Cioccolani....
-
--- Padre o figlio?
-
--- Figlio -- rispondo. -- Perchè, c'è differenza?
-
--- Certo: il padre è un valentuomo e un ottimo agricoltore: il figlio è
-la sua croce. Sono disgrazie di noi genitori.
-
--- Ha anche lei un figlio poeta?
-
--- Per fortuna no. Ho soltanto una figlia.
-
-Vedo che ha qualcos'altro da dirmi, e dice infatti:
-
--- Scusi la domanda: ma la villetta è per lei? Lei mi intende.
-
-Ho apprezzato altamente la sua morale. La morale avanti tutto.
-
--- La villetta -- dico -- è per mia madre, la quale trovasi
-presentemente in cura a Salsomaggiore, e dopo avrà bisogno di aria
-balsamica e di perfetta quiete.
-
-(Eventualmente, farò venire la mia governante, camuffata da genitrice).
-
--- Per questo -- risponde l'avvocato, -- lei non potrebbe fare scelta
-migliore.
-
- *
-
-Ci siamo lasciati perfettamente d'accordo.
-
-Tipo diverso dal mio, ma bell'uomo anche lui, il signor avvocato:
-solido, asciutto, baffi alla moschettiera: impressionante. Mi fa
-piacere: conserveremo così per l'erede tutta la energia della stirpe.
-_All right!_ «Egregio avvocato, mettendo al mondo, con la collaborazione
-della sua signorina, un erede solido, ordinato, metodico, noi
-ingrandiremo l'Italia».
-
-
-
-
- XV. -- ATTILA, RE DEGLI UNNI.
-
-
-Stupore!
-
-Esco dallo studio dell'avvocato, e incontro per il corso la contessina
-con la madre.
-
-Innebriante! Trionfale! Porta un bastoncino, ha grandi piume, pare la
-figura della _Tosca_. Accanto alla sua magnificenza saltellava sui
-tacchi lucidi il poeta Cioccolani, come un cagnolino al guinzaglio. Era
-anche lui, come me, tutto primaverile.
-
-È prima la contessina a fermarmi per ringraziarmi dei _marrons glacés_ e
-del mio bellissimo madrigale.
-
--- Ma si copra, la prego.
-
-Io ero rimasto col capo rigorosamente scoperto, con molta ammirazione
-dei buoni provinciali, e soltanto al suo comando deposi la maggiostrina
-su la mia lucida capigliatura.
-
--- Ma lor due non si conoscono? -- domanda la contessina.
-
--- Mi pare, mi pare, -- fa il poeta Cioccolani.
-
-Parlava con l'_erre_ moscio. -- Mo' vada là che mi conosce! -- dico io.
-
-La contessina lo scusa, dicendo che lui va soggetto a distrazioni
-incredibili.
-
-Bella _maggia_ questo poeta, come dicono a Milano.
-
--- Se lei mi permette, contessina, io devo farle un secondo madrigale:
-la sua presenza illumina di vibrazioni moderne queste vie da medio-evo.
-Il Comune le dovrebbe dare, almeno, un diploma di benemerenza.
-
-A questo mio complimento la contessina scoppia in una serie di «Ah! ah!
-ah!» così squillante che la gente si volta a guardare. Ma lei ride
-finchè ha finito. Quando ha finito, mi dice:
-
--- Il Comune? Il Comune socialista qui di P***? Se potesse, mi darebbe
-lo sfratto. Dica, dica lei, Cioccolani.
-
--- La fine di Giovanna d'Arco -- dice il poeta.
-
--- _Je m'en fiche_ -- dice la contessina.
-
-La contessa madre, che ha inteso rumore, si fa tradurre all'orecchio il
-mio madrigale, e lo trova molto appropriato. Mi vuole far sapere
-personalmente che nell'evo-medio i suoi antenati camminavano per le
-strade di P*** come su di un proprio feudo.
-
- *
-
-Ci soffermiamo alla solita pasticceria. La vecchia prende un _mélange_
-con molto latte, perchè con molta cioccolata, perchè con molto zucchero,
-perchè con molte paste. La contessina prende un tè molto _frappé_: il
-poeta solo del gelo, cioè un gelato.
-
-(Io mi sono servito qualche volta di un poeta per fare versi per le mie
-_réclames_. Era un uomo spettrale, che beveva liquidi infiammabili.
-D'altronde è notorio che i poeti si nutrono di eccitanti).
-
-Manifesto questa opinione: ma non è approvata.
-
--- No, no, no, liquori! -- esclama la contessina. -- Precisamente il
-contrario. Ora poi che Cioccolani è in istato di grazia e di martirio,
-guai se prendesse eccitanti.
-
-Domando se il signor Cioccolani sta poco bene.
-
--- Sta creando -- dice la contessina.
-
-Mi permetto di domandare che cosa sta creando.
-
-Cioccolani si è irrigidito e non risponde.
-
--- Un poema drammatico -- risponde per lui la contessina.
-
--- In prosa o in versi? -- domando io.
-
-Il poeta fa una smorfia di disgusto.
-
--- Superato! In prosa lirica -- dice la contessina.
-
--- Ah, benissimo -- dico io. -- E sarebbe?
-
--- L'Attileide, o Attila re degli Unni, ossia la lotta delle stirpi.
-
--- Press'a poco come adesso -- dico io.
-
--- Vedete, vedete? -- esclama la contessina. -- Vedete, Cioccolani, che
-capisce anche lui?
-
-(Lui sarei io.)
-
--- Raccontate, raccontate Cioccolani, quante persone vi saranno su la
-scena.
-
--- Più di trecento -- dice allora Cioccolani: -- Unni coperti di
-pardalidi, vescovi mitrati, cavalle àvare, nazarei con le cesarie
-intonse, gli ultimi legionari romani, le vergini di Santa Genoveffa. La
-tragedia si svolge in tre grandi stazioni; la prima ad Aquileja, la
-seconda sui campi Catalaunici, la terza in una cattedrale di Pannonia.
-Sinceramente, donna Ghiselda, mi sarebbe necessaria almeno una gita ad
-Aquileja per qualche studio archeologico: ma adesso le autorità militari
-frappongono difficoltà....
-
--- Scusi -- mi permetto di osservare, -- ma mi pare che Attila re degli
-Unni sia un personaggio poco simpatico.
-
-Il poeta non risponde: ma la contessina si infiamma: -- Poco simpatico
-Attila? Ah! Il magnifico genio della stirpe, il purificatore sublime!
-
-Mi permetto di non capire.
-
--- È semplice -- risponde la contessina. -- Attila è la _Nemesis_, che
-purifica con l'esterminio l'umanità.
-
--- Mi dispiace, ma non posso condividere questa opinione.
-
--- La guerra, egregio signore -- dice Cioccolani, -- è nient'altro che
-la catarsi di purificazione: l'olocausto offerto ai genî oscuri delle
-stirpi.
-
-Senonchè a questo punto il poeta Cioccolani mutò voce: -- Ma cameriere,
-cameriere, venite qui: è inaudito!
-
-Ha trovato una cosa nera nel gelato bianco.
-
--- Cosa c'è in questo gelato? Guardate! -- E presentò al cameriere la
-cosa nera su la punta del cucchiaino.
-
-Una mosca!
-
-Disputa se è una mosca. È una mosca constatata.
-
-La contessa madre, che finora ha vuotato mezzo il cestello delle paste,
-si sveglia e vuol vedere.
-
--- Orrore! Una mosca!
-
-Seconda disputa col cameriere se la mosca era caduta allora, o durante
-la mantecazione del gelato.
-
-La contessa madre vuole interloquire e dice misteriosamente: -- Adesso
-gli operai fanno apposta a mettere le porcherie nelle robe che devono
-mangiare i signori.
-
-Terza disputa se è stato quel cameriere oppure un altro cameriere a
-portare il gelato. -- Ma pretendete forse -- dice Cioccolani -- che io
-vi guardi in faccia per vedere chi è il cameriere che mi serve? Io
-constato una mosca. Ignorate, o ignorante, quanti milioni di microbi si
-nascondano sotto le ali di una mosca?
-
-Non dice mica male; ma mi pare che si possa risolvere la questione con
-l'ordinare un secondo gelato: e così il pericolo della mosca è
-eliminato.
-
--- La guerra -- riprese Cioccolani immergendo la paletta del cucchiaino
-nella crema del gelato, -- la guerra è sempre un'opera di purificazione.
-
--- Sarà benissimo. Però scusi, signor Cioccolani -- mi permetto di
-osservare, -- io credo che questa sua tragedia non potrà avere oggi un
-gran successo. Qualche anno fa era di moda la Germania, e andava bene.
-Ma adesso...! Pensi che questo inverno, a Milano, è uscita appunto una
-satira contro la Germania, col titolo a un di presso come il suo... (Ma
-cosa hanno da ridermi in faccia tutti e due mentre parlo?)
-
--- Ah! ah! ah! -- fa Cioccolani.
-
--- Ah! ah! ah! -- fa la contessina.
-
-Mi pare che ridano alle mie spalle.
-
-Quando hanno finito di ridere, la contessina mi spiega: -- Ma non è
-Attila che vince! Chi vince è Roma, cioè il genio _latino_.
-
--- Allora siamo a posto.
-
--- La potenza della tragedia è immensa, -- mi spiega la contessina. --
-Lei sa che quando Attila si presentò ad Aquileja, sopra il cavallo,
-sotto la cui unghia non crescerà filo d'erba, la cosa era molto grave.
-
--- Lo credo bene.
-
--- I cristiani con qualche secolo di predicazione pacifista avevamo
-smobilitato l'esercito delle legioni romane: ma la venuta di Attila
-richiama il Papa sul terreno della realtà. Che cosa deve fare il Papa?
-Mobilitare! ma che cosa mobilita? Non c'è più esercito. Allora, secondo
-una leggenda, popolare anche oggi, ricorre a San Pietro e San Paolo. Ma
-che cosa vuole che potessero fare San Pietro e San Paolo? La leggenda
-cristiana dice che San Pietro e San Paolo fermarono Attila. Ciò è
-assurdo: Attila è il principio antitetico al Cristo: l'uno illumina
-l'altro, niente più! Attila, fin che può, va avanti e non indietro. Lei
-capisce benissimo che il giorno in cui Attila accetta di farsi frate, la
-storia si ferma come un orologio che ha consumata la carica. Mi guarda,
-signor Sconer?
-
-Io la guardavo infatti, un po' inebetito.
-
--- No! non è il Papa con le sue ideologie, -- proseguì la contessina, --
-che ferma Attila; è una donna sublime, santa Genoveffa, che con la clava
-spacca la testa di Attila, e allora Attila capisce subito, ed è anche
-fermato.
-
--- Che vorrebbe significare -- dico io -- che, per persuadere i
-tedeschi, non c'è che un mezzo: spaccare la testa.
-
--- Sì! sì! sì! Vedete, Cioccolani? Capisce anche lui. Capiranno anche le
-turbe.
-
-(Lui sarei sempre io. Non è lusinghiero).
-
--- Scusi, contessina -- domando, -- Attila è veramente morto così?
-
--- Attila veramente è morto in un congresso carnale in Pannonia; ma è
-stato Cioccolani a ricavare da questo fatto comune un altissimo
-significato simbolico.
-
-Cioccolani è commosso, benchè silenzioso. Io mi congratulo con lui.
-
--- Lo rappresentano a Milano questo dramma?
-
--- A Milano? -- dice allora Cioccolani. -- Questo dramma non può essere
-rappresentato che a Roma, il centro della latinità.
-
--- È il dramma -- dice la contessina -- che deve destare l'anima delle
-turbe romane.
-
--- Questa -- mi permetto di obbiettare -- credo che sia una cosa
-difficile, commuovere i romani.
-
--- L'arte può tutto!
-
--- Allora non parliamone più.
-
-A questo punto Cioccolani guarda l'orologio sul braccialetto e dice: --
-Sono le undici. La messa è già cominciata. Venite, basilissa?
-
--- Mi dispiace; c'è mammà che è un po' debole.
-
-(Mi ha vuotato un cestino di paste e la chiama debole!)
-
-Il poeta se ne va.
-
--- Anche il signor Cioccolani è così religioso?
-
--- Veramente Cioccolani -- risponde la contessina -- va a sentire la
-messa cantata per inspirarsi per il terzo atto dell'_Attileide_. Vedete,
-Sconer: la messa cantata contiene elementi lirici e drammatici di
-primissimo ordine che agiscono su le turbe. Le turbe non capiscono
-niente, ma si muovono con la suggestione lirica. I versi di Cioccolani
-sono come la messa cantata: non sono versi, sono ponti lirici, su cui le
-turbe devono passare. Devono! Il brivido panico, il furore dionisiaco
-investe le turbe, e passano là dove vuole il poeta. -- Qui la contessina
-si fermò, guardò con occhi strani, e poi disse: -- Ah voi, ma che dico
-voi, nessuno può comprendere quale tragedia interiore si è svolta
-nell'anima di Cioccolani, e anche nella mia!
-
-Non capisco; e si deve vedere che non capisco, perchè mi domanda:
-
--- Conosce lei i _Canti Ermetici_ di Cioccolani?
-
--- Mi dispiace....
-
--- È stata la sua prima affermazione lirica: il suo cervello è radio!
-
-(Un milione al grammo!)
-
--- Ebbene, i _Canti Ermetici_ sono passati inavvertiti in Italia.
-L'Italia ignora Cioccolani! Ma non è ignorato in Germania: in una
-_Geschichte der jungen futuristichen italienischen Literatur_,
-Cioccolani è elencato tra i guerrieri più audaci, _die tapfersten
-Soldaten_ che hanno spezzato il marmo sepolcrale della tradizione. Lei
-capisce benissimo che unicamente per questo fatto Cioccolani conserva un
-obbligo di gratitudine verso la Germania....
-
--- Scusi, contessina, anch'io sono sempre stato in ottimi rapporti con
-le ditte tedesche, ma mi sembrano un po' macellai.
-
--- È la caratteristica dei grandi popoli, -- risponde con indifferenza.
-
-Io guardo quel suo volto con sempre maggior stupore. Ella, mentre così
-parla, prende con la mano la tazza del tè: con voluttà versa il
-contenuto giù nella gola. Sento un gorgoglio. Con la lingua ripassa su
-le labbra. Tè, liquore, sangue: quella donna mi pare avida di voluttà.
-
--- Inoltre, -- riprese ella, -- noi amiamo la Germania; noi invidiamo
-(lei naturalmente non lo andrà a riferire) questa _élite_ di guerrieri,
-di politici e di scienziati, che fanno marciare tutti i senza-patria del
-mondo in servizio dell'unica patria germanica! Ebbene, noi abbiamo
-sacrificato questi nostri sentimenti personali, io e Cioccolani: e siamo
-al servizio d'Italia, di questa democrazia che è il regno
-dell'incompetenza. Questa è la nostra tragedia! Ma cosa vuole? Noi siamo
-nobili e il nostro dovere è di sacrificarci.
-
-È strano! Ma anche avendo un cervello ordinato metodico come è il mio,
-viene un senso di capogiro. Desidero prendere commiato.
-
--- Torna a Milano? -- mi domanda.
-
-Dico alla contessina che ho preso in affitto, per la mia genitrice, un
-piccolo _chalet_.
-
--- Verremo una sera con Cioccolani e le faremo conoscere i _Canti
-Ermetici_.
-
--- Contessina, scusi, quel _basilissa_ che dice Cioccolani, cosa vuol
-dire?
-
--- Parola bizantina, vuol dire _regina_.
-
- *
-
-Finalmente sono solo. Vado in cerca della mia anima. Oh, povero Ginetto
-Sconer! E io stavo per sposare quella donna così istruita. Ma io sarei
-finito in una casa di salute!
-
-
-
-
- XVI. -- CANI E GATTI.
-
-
-Il giorno ventisei del mese di maggio ho preso possesso della villetta.
-Vi trovo madre figlia e servetta che sfaccendano ancora nelle ultime
-operazioni di raddobbo.
-
-La mia presenza, di perfetto _gentleman_, incute un po' di soggezione.
-
--- Ci dispiace che ci trovi così -- dice la signora, -- ma gl'inquilini
-che c'erano prima, hanno lasciato una casa, una casa....
-
-Mi fa poi osservare la disposizione delle camere; ma a me importa la sua
-disposizione. Solida! Anzi dirò che se fosse messa con civetteria e non
-dovesse diventare mia suocera, vagheggerei che ella non fosse uno dei
-casi di fedeltà coniugale debitamente constatati.
-
-Mi dice:
-
--- Questa camera, la più grande, la riserbiamo per la sua signora madre.
-
--- Perfettamente.
-
--- E adesso, Oretta, bambina mia, dà al signore la consegna. Hai fatto
-per benino la nota di tutto? Sa, per regolarità.... Lei, se vuole, può
-confrontare.
-
-Lodo la sua regolarità amministrativa, ma presento la mano guantata: --
-Prego.
-
-In quella occasione sento per la prima volta la vocina della signorina
-Oretta:
-
--- Sì, mamà, -- e levò dalla tasca del grembialetto un foglio piegato in
-quattro, e mi porse _la lista degli oggetti casalinghi consegnati, oggi,
-ventisei maggio, al signor...._
-
--- Ci manca il nome che non lo sapevo.
-
--- Cavalier Ginetto Sconer.
-
-È un po' mortificata.
-
-Il mio sguardo penetrante passa dalla lista degli oggetti casalinghi,
-bicchieri, piatti, posate, alla lista del di lei volto: capelli, naso,
-bocca, ecc.
-
-Ma ella non resiste a lungo al mio esame: i suoi occhi devono essere di
-quelli secondo la prescrizione del dottor Pertusius perchè si turbano
-subito, e dice:
-
--- Scusi _bene_, se non è scritto bene....
-
--- Oh, benissimo. Bicchieri, piatti, posate.
-
-Certo non è quella scrittura vibrante delle signorine della buona
-società: è una scritturina come lei, e anche la voce è come lei: una
-tranquilla cantilena, un po' provinciale. Il volto è regolare, anche
-troppo, perchè non ha nessuno di quei motivi decorativi su cui il
-desiderio si impiglia. È così liscio che anzi il desiderio vi scivola.
-Gli occhi non hanno specialità: due semplici occhi! Il petto non offre
-rilievi visibili: ma certamente si formerà, perchè la madre autorizza le
-più lusinghiere speranze.
-
-Molto notevoli sono invece i capelli di un nero _nubian_. Se non fossero
-lì, tirati, tirati, se ne potrebbero ricavare effetti di primissimo
-ordine.
-
-«Ci sarà molto da fare per ridurvi all'altezza della situazione, il
-giorno in cui anche voi, signorina Oretta, amabile oggetto casalingo,
-sarete regolarmente consegnata al cavalier Ginetto Sconer»; ma in questo
-punto delle mie meditazioni sento qualche cosa che mi fruga dietro, sui
-calzoni.
-
--- Eh, ma cosa c'è? -- dico facendo un salto indietro.
-
-Una testa tremenda era attaccata ai miei calzoni. Era un cane di
-proporzioni colossali.
-
--- Oh, non fa niente, signore; Leone, Leone, vieni qui.
-
-(È il cane della signorina. Veramente, non mi sarei pensato che anche
-questa signorina avesse la specialità del cane).
-
--- Non è mica pericoloso quest'animale?
-
--- Oh, tanto buono, tanto intelligente. Leone, vedi il signore?
-Ricordati, Leone, che devi essere molto educato col signore.
-
-La signorina Oretta parla così al suo cane con molta grazia; e sorride.
-Veramente prima aveva riso del mio spavento.
-
-Il bestione non mi sembra bene intenzionato.
-
-L'episodio sgradevole mi ha permesso però di osservare che la signorina
-è fornita di magnifica dentatura e, quando ride, le si chiudono gli
-occhietti e le si apre la bocca.
-
-Mamma e figlia se ne vanno con il cane Leone, attaccato al grembiale
-della signorina.
-
-Rimane la servetta con la quale ispeziono meglio la nuova abitazione.
-Molto campestre. Il gabinetto poi è in istato, direi, primitivo.
-
--- Vedete, ragazza mia, lo stato dei gabinetti è quello che permette di
-rilevare il grado di civiltà dei popoli. Io, nella casa di mia proprietà
-a Milano, ho in ogni appartamento due _closets_: uno per i signori,
-l'altro per le persone di servizio....
-
-Ma le mie parole svegliano nella servetta una ilarità infrenabile. Dice:
--- Come se ci fosse una differenza....
-
--- Non si ride così davanti a Ginetto Sconer!
-
-Ma ella proseguì a ridere lo stesso: -- Ringrazi piuttosto se trova la
-casa così! È da tre giorni che lavoriamo. Lei deve sapere che per gli
-inquilini che c'erano prima, era tutto un gabinetto. Guardi il giardino,
-che ci avevamo messi tanti bei fiori, in che stato è ridotto! C'erano
-quattro diavoli scatenati di bambini che, con la scusa che adesso c'è la
-guerra, facevano i tedeschi, rovinando tutto.
-
- *
-
-Ho dormito nella nuova abitazione. Il letto è un po' sconquassato e le
-lenzuola un po' ruvide; però mandavano un odorino di roba fresca che mi
-rassicurò. Sono stato un po' in ascolto se sentivo zanzare. Perchè,
-dico, è una cosa indecente che un uomo sia come una botte di sangue a
-disposizione di un animalino che va e viene tutta la notte e vi prenda
-in giro col suo ronzio! Non sentendo zanzare, mi sono subito
-addormentato.
-
-La notte è passata tranquilla, ma al mattino presto, sul più bello del
-sonno, un gatto mi ha svegliato. Bisognava sentire che miagolii! e poi
-me lo vedo entrare in camera con la coda dritta, tutto spelato, con due
-occhi e la gola aperta proprio verso di me. Ma questa è la casa delle
-bestie! «Gnau, gnau!» «Cosa vuoi? Via!» Macchè! «Adesso mi monta sul
-letto.»
-
-Mi è venuto un pensiero spaventevole: «È un gatto arrabbiato!».
-
-Mi butto giù dal letto, trincerato a buon conto da tutte le coperte, e
-munito del candeliere di ottone. Riesco a respingere il gatto e
-barricare la porta.
-
-Riprendo il sonno.
-
-Al mattino fatto viene la Lisetta, e dice: -- Che bel sole, eh? -- ma io
-le racconto la storia del gatto.
-
--- Una gatta. È un regalo lasciato dagli inquilini di prima. Povera
-bestia! Non ha trovato più nessuno in casa, ed è rimasta affamata.
-
--- Ma voi avevate il dovere di spazzare via quella bestiaccia. Che
-diamine! Io le darò da mangiare una pillola di stricnina.
-
--- Non lo faccia, signore! Sa che ammazzare una gatta che dà il latte,
-porta disgrazia?
-
--- Dà il latte?
-
--- È il mese di maggio, e la gatta ha fatto i gattini. Ecco qui la
-colazione.
-
-La Lisetta aveva una tazza di zuppa per la gatta.
-
--- Ma voi siete così tenera con le bestie?
-
--- È la signorina.
-
- *
-
-La Lisetta rassetta la camera. Mi pare abituata ad una pulizia molto
-sommaria; per lo meno molto a secco. Ah, i miei mobili, i miei
-_parquets_ lucidi, odorosi di trementina!
-
--- No, no. Quelle cose lì lasciatele stare: metto in ordine io. -- Ma
-lei non se ne discosta. -- Sono i miei arnesi di _toilette_.
-
--- Quanta roba! -- esclama. -- Questo scatolino cos'è?
-
--- L'_ongloir_.
-
--- E questo cosino?
-
--- Il _polissoir_. La tenuta delle unghie -- dico con intenzione --
-distingue la rispettabilità delle persone.
-
--- Oh, guarda che belle forbicine!
-
--- Lasciate stare: per le vostre mani non servono.
-
-L'uso dello spruzzatoio lo capì subito, e cominciò a pompare con
-soddisfazione: -- Come sa di buono!
-
--- Fate, fate, ragazza mia, ma prima dei profumi, sono indispensabili
-molte abluzioni intime e profonde. A proposito, se invece di contemplare
-i miei arnesi di _toilette_, mi portaste un po' d'acqua....
-
--- C'è lì la brocca e il catino.
-
--- Molta acqua, molto più acqua.
-
--- Allora dica che lei vuol fare un bagno.
-
--- Come si potrà: _à la guerre comme à la guerre_. Voi, Lisa, e forse
-non voi soltanto, non potete imaginare la gioia del bagno. Un mio amico,
-che per una crisi economica dovette sostare per qualche settimana a
-Regina Coeli, mi confessava che la sua maggior sofferenza era stata
-quella di non aver potuto fare il bagno la mattina.
-
-La Lisetta torna su, dopo un po' d'attesa, con due secchi che
-traboccano.
-
--- L'acqua è in fondo al pozzo, e il pozzo è cupo, -- dice.
-
--- Ah, povera Lisetta! Ma parliamo d'altro. Voi avete qualche notizia su
-l'effetto che la mia persona ha prodotto ieri?
-
-Lisetta mi assicura che io ho prodotto un grande effetto, perchè la
-signorina le ha raccomandato di fare molto bene la pulizia.
-
--- E non ha detto niente in particolare?
-
--- Ha detto: «Quando vai da quel signore, mèttiti il grembiale bianco».
-
--- Vedete, Lisetta? La vostra padroncina ha prevenuto quello che io
-stavo per dirvi. Credete: voi con un bel grembialino bianco; la vostra
-capigliatura un poco più ravviata, e sopra una cuffiettina bianca; le
-vostre braccia nude, e preventivamente insaponate insieme con le mani,
-fareste tutt'altro effetto....
-
--- La livrea delle serve? -- esclamò Lisetta. -- Ah, mai!
-
--- Pregiudizi, ragazza mia. Chi non porta una livrea? Anch'io indosso
-qualche volta il _frac_; l'abito, del resto, più semplice che vi mette
-allo stesso livello con un ministro, col papa, col re, come con voi.
-
-Se ne andò infine; ed io stavo davanti allo specchio _ultimando_ la mia
-_toilette_ con un semplice vestito di sana democrazia, quando una voce
-mi fece trasalire.
-
-Era ancora Lisetta. Un po' seccante, in verità.
-
--- Ah, che uomo straordinario è mai lei, signore!
-
--- Perchè?
-
--- Perchè non ho mai veduto farsi la cravatta così bene. La tocca, ci dà
-dei colpettini delicati delicati, qua e là. Pare che fasci un bambino.
-
--- Il modo di portar le cravatte è il vero _cibolet_ delle persone
-distinte. Avete mai visto simili cravatte? Senza fodera, mia cara, e
-tutta seta. Hanno un'altra anima le cravatte di tutta seta. E queste
-camicie le avete mai viste?
-
--- Ah, signore! Tutta seta anche le camicie. E questi bottoncini sono
-brillanti veri? Mai visto un signore così.
-
-
-
-
- XVII. -- ED ALTRI ANIMALI.
-
-
-L'avvocato è venuto a trovarmi, per sentire se avevo bisogno di niente.
-
-Ci facciamo reciprocamente soggezione: io con la mia linea composta, lui
-con quei baffi da moschettiere.
-
-È meravigliato vedendo che io avevo già in mano la mia corrispondenza,
-mentre lui aveva fatto tanti reclami.
-
--- Niente reclami, -- dico io. -- Usi col postino il sistema turco del
-piccolo _bascisc_, e sarà servito puntualmente.
-
-Passiamo all'esame della casa.
-
--- Guarda come mi hanno lasciata questa povera casa! -- esclamava. -- La
-cucina bisognerà farla imbiancare, assolutamente.
-
-Mi racconta la dolorosa storia: gli inquilini precedenti se ne sono
-andati via, zitti e quieti, di notte, come un campo arabo che levi le
-tende, e, naturalmente, senza pagare.
-
--- Grave! -- dico io.
-
-Mi fa notare che la villetta era stata data in affitto ad un prezzo di
-favore, considerate le condizioni speciali di quella famiglia.
-
--- Ah, molto grave! -- ripeto io.
-
--- Non me lo sarei proprio mai imaginato.
-
--- Molto più grave ancora -- ripeto io.
-
-Mi guarda meravigliato.
-
-Ma anch'io sono meravigliato. Che vale essere avvocato, avere baffi alla
-moschettiera, quando si ignora che fare favori equivale a farsi dei
-nemici?
-
-Il mio «grave!» vuol dire tutto questo. Mi limito a domandare se per
-caso avesse nella sua villa una rimessa per la mia automobile.
-
--- Lei ha l'automobile?
-
--- Ma certamente.
-
-È curioso ed è lusinghiero: per questi piccoli borghesi sentir dire «la
-mia automobile» è come sentir dire «io sono conte». E quando poi i
-sassolini del vialetto hanno scricchiolato sotto le gomme della mia
-_limousine_, constato una profonda impressione.
-
-L'avvocato aveva fatto sgombrare, in fretta e furia, una rimessa, dove
-la mia automobile entrò a pena a pena.
-
-Vedo la signora che fa due occhi, stringe le labbra in giù; e l'avvocato
-dice: -- Perbacco!
-
-Anche la signorina Oretta guarda la mia automobile.
-
--- Come è bella, è vero, papà?
-
--- Diciotto-ventiquattro HP, signorina -- dico io -- nuovo modello,
-messa in moto automatica, illuminazione elettrica.
-
-La signora mi domandò come ho dormito. Volevo rispondere: «Letto molto
-sconquassato». Ma vi sostituisco l'affare della gatta.
-
--- Già -- mi dice l'avvocato -- hanno portato via tutto; e ci hanno
-lasciato i gatti.
-
-Dico io:
-
--- Però lei, avvocato, si varrà dell'articolo del codice 1950, o qualche
-cosa di simile.
-
--- Oh, bravo! -- mi fa la signora con significazione. -- Senti che te lo
-dice anche il signore? Gli infami! Dopo tutto quello che avevamo fatto
-per loro. Persino il carbone in cucina ci avevamo messo! E quello che
-hanno rovinato! Gli elastici del letto eran novi _noventi_. Cosa ci
-facevano poi...? I ragazzi ci saltavano sopra.
-
-Qui interviene la signorina Oretta: -- Lui, papà, ti ha scritto che
-pagherà.
-
--- Mi dispiace, signorina, -- dico allora io -- ma _pagherò_ non basta.
-Tutti possono dire _pagherò_. Si dice: _pago!_ signorina.
-
--- Senti, bambina, -- dice mamà, -- il signore come parla bene?
-
-Io ho parlato con amabile sorriso, ma con tutto questo inspiro
-soggezione.
-
-La signorina Oretta è confusa, e non risponde.
-
- *
-
-L'accordo fra me e la signora è completo, e diventa più completo quando
-io pago l'affitto sùbito e senza discussione. Chi discute è lei. Entra
-in confidenza con me. Il Comune socialista è il suo incubo, è l'orco che
-le mangia la casa, cioè gliela ròsica con l'aumento delle tasse.
-
--- Signora, -- io le rispondo, -- non c'è che un rimedio: loro ròsicano
-da una parte, e noi rosichiamo dall'altra.
-
-La signora non capisce il mio elegante linguaggio. Dice che mi farà
-imbiancare la cucina.
-
- *
-
-È idillico! È una famiglia idillica; e anch'io divento idillico.
-
-Pranzano -- con la buona stagione -- sotto la pergola. Quando si fa
-sera, accendono una gran lampada ad acetilene. È la signorina che fa i
-servizietti, porta il vassoio, si alza, va e viene, porta i fiammiferi,
-quei benedetti fiammiferi, che l'avvocato non sa mai dove se li metta.
-
-Spesso mi invitano a prendere il caffè. La signorina mi serve il caffè
-col suo bel tovagliolino.
-
--- Oh, che bei ricamini! Ricamato da lei, scommetto.
-
--- Invece sono stata proprio io -- dice madama Caramella.
-
-Faccio le mie più vive congratulazioni.
-
-Famiglia molto buona, ma anche alla buona.
-
-L'altro giorno, visita, -- chiudeva il corteo il cane Leone -- al brolo,
-all'orto. Pere e pesche sono l'ambizione della signora. Ma i bruchi
-all'interno e i ladroncelli all'esterno, costituiscono una minaccia
-perenne, come il Comune socialista.
-
--- Non si può salvar niente! Vi sono queste pesche che vengono mature
-adesso, di giugno, grosse così, e che sono una bontà. -- Le ha persino
-contate. Macchè! -- Oh, ma c'è adesso Leone per quei ladroncelli.
-
-Io cito la Svizzera dove le pesche possono pendere sul capo dei passanti
-senza che nessuno le tocchi.
-
--- Quelli son paesi! Da noi non c'è nessun rispetto per la roba degli
-altri!
-
-Visitiamo anche il porcello, già a me ben cognito. Mi dice la signora:
--- Ogni anno, per Natale, ammazziamo il maiale, perchè, lei capirà, se
-si dovesse comperare tutto alla bottega, non si finirebbe più, col
-prosciutto oggi a 0.90 all'etto. Pensi! Noi facciamo in casa i salamini,
-i ciccioli, le finocchiate, le coppe, il budino dolce col sangue.
-
-Il porcello, metà roseo e metà bianco, in età ancor giovanile, viene
-fuori baldanzoso e ignaro di queste cose che lo riguardano. Il cane lo
-annusa con benevola sopportazione.
-
--- È un maialino inglese, un Yorkshire -- dice l'avvocato.
-
--- Carino, eh? -- dice la signora. -- Sentisse che prosciutti!
-
-Mi accorgo che esiste fra tutta quella _ménagerie_ una certa
-familiarità. Guardo Oretta che mangia i ciccioli e il salamino. Forse
-questo matrimonio è una _mésalliance_.
-
- *
-
-Non c'è che il cane Leone che non sia idillico, anzi è insopportabile.
-
-Tutte le volte che varco il cancelletto della villa dell'avvocato, pare
-che mi veda per la prima volta: mi sbarra la strada con salti tremendi e
-con espressioni di cattivo augurio.
-
-È accorsa la signorina Oretta.
-
--- Non abbia paura, signor cavaliere. Scherza. E non te l'ho detto,
-bestione, che il signore è nostro amico?
-
--- Io credo, signorina, che converrà rinnovare la presentazione -- dico
-io. -- Ha una fisonomia sospetta.
-
--- Tanto intelligente! Leone, dà subito la zampa al signore.
-
-Ma la bestia si rifiutò.
-
--- Guarda che caparbio!
-
--- Ma è naturale -- dice sorridendo l'avvocato. -- È un cane pastore di
-pura razza tedesca.
-
--- Papà, ti prego! Sai che mi fai dispiacere. Non è vero Leone che sei
-italiano?
-
-Il cane Leone agita il testone festoso, e le dimostra tutto il suo
-nazionalismo. La signorina Oretta eseguisce una lotta a corpo a corpo
-col bestione: è molto graziosa.
-
-Il cane è abbattuto e sta.
-
-Contemplo.
-
-La testolina della signorina Oretta, con quei capelli, un po' sconvolti,
-mi appare più seducente; gli occhi splendono all'improvviso come se
-dentro si fosse sviluppato un incendio.
-
--- Figlia mia! La mia piccola primavera -- disse l'avvocato quasi
-sospirando.
-
-«E anche la mia» -- pensai.
-
- *
-
-Riscontro dei motivi di decorazione anche su la signorina Oretta: il
-nasino posa sopra le mensole di due graziosi ricami. Sul naso, in alto,
-sta un neo, non avvertito prima, ma non guasta perchè si confonde con le
-sopracciglia. Le guance sono coperte di una peluria come le pesche. La
-bocca è disegnata con colorito assai forte, e quando ride le si formano
-agli angoli due piccoli ghirigori birichini. Però l'apertura delle
-labbra sembra che non chiuda bene; questa cosa permette tuttavia di
-vedere il ricamo dei denti. Da quella bocchina semi-aperta mai ho visto
-venir fuori la punta della lingua; ma sembra che debba venir fuori
-quella vocina che dirà sempre cose stupidine ma molto gentili.
-
-In complesso mi piace, e mi dichiaro soddisfatto.
-
- *
-
-L'altra mattina che sono partito presto per Milano, mentre salivo in
-automobile, la signorina mi ha domandato come sta mia madre.
-
--- Benissimo, signorina. Vuol venire a Milano?
-
--- Col papà e la mamà.
-
-«Sì, stella, caricheremo tutti.» Carina quella fanciulla! La purità,
-checchè ne dica Lionello, è un articolo che andrà sempre.
-
- *
-
-Rivedo il mio appartamento, a Milano. Curioso! Mi pare deserto. Direi
-che ci sia caduta la polvere.... Cosa inverosimile e oltraggiosa per la
-mia governante. Eppure mi fa un certo effetto.... No, non è la polvere:
-è che c'è poco sole. Eppure c'era il sole a Milano! Ma poi ci colloco,
-con la fantasia, la signorina Oretta, che è diventata signora Oretta, e
-mi pare che vi sia una fontanella di campagna che sparge intorno la sua
-deliziosa freschezza.
-
-
-
-
- XVIII. -- ORETTA O GHISELDA?
-
-
-Mi piace proprio la piccola signorina Oretta? Ecco una cosa che non
-riesco ad individuare con quella precisione che è nel mio sistema.
-
-Io sono un uomo morale. La piccola Oretta è un frutto che sta maturando
-sull'albero della vita. Nel mio idillio campestre io godo nel
-contemplarla.
-
-Ma quando ritorno a Milano, non mi piace più! La povera signorina
-Oretta, là in quella specie di _basse-cour_, mi produce un senso di
-sconforto. «Adagio, Ginetto, prima di sposarla». Certo se colloco la
-signorina Oretta nel mio appartamento, io trasporto a Milano l'idillio
-campestre. E ciò è igienico. Come abbracciava laggiù con grazia quel
-bestione del suo cane! Quando abbraccerà qui, così con grazia, anche me?
-E quegli occhietti? Sereni come due laghetti alpini. Le nubi dei
-desideri del di là non si sono ancora riflesse su quella serenità: è
-molto carina. Io la bacierei anche tanto volontieri. Io la vedo, quando
-sarà mia moglie, lì, tutta tranquilla, come un _pecorino_. Io arrivo a
-casa dal mio stabilimento, mi accosto piano, in punta di piedi, le
-sfioro la nuca con un soffio di bacio. «Ginetto, sei tu?» «Sì, sono io».
-Essa mi ricambierebbe un bacio tanto virtuoso. Però mi pare che nei
-primi tempi, almeno, in questo mio salotto, lei si troverà come
-sperduta. Io non riesco a figurarmi Oretta in _toilette_ di ricevimento.
-Oretta è una barchettina modesta con cui posso andare a riva a riva.
-
-Ma ecco sopravviene la contessa Ghiselda, la gran nave da battaglia, e
-mi manda a picco la barchettina. Io mai la sposerò, ma con ciò non è
-meno vero che quella donna ha colpito la mia imaginativa. Ma non
-soltanto la signorina Oretta, ma tutte le donne vanno a picco quando
-passa la contessina.
-
-Io non dirò che la contessina non si lavi, ma è certo che lei è diversa
-dalle altre donne eleganti. Che profumo ha? Non lo so. E sì che io me ne
-intendo! Profumo di selvaggina. Le altre donne eleganti sono troppo
-lavate, troppo lavorate, e lo dico contro il mio interesse! Sono come
-quelle costolette, preparate bene, ma che non si capisce più che carne
-è.
-
-Io colloco anche la contessina nel mio salotto; e anche lei, per un
-altro verso, non va, non combina.
-
-E poi dico: se lei mi trasporta nell'amore l'entusiasmo che ha per la
-letteratura, dove si va a finire? «Velocità! Velocità!» come diceva quel
-giorno che agitava, come uno staffile, quel fusto di rose. Si va a
-finire a Vega! No! Noi sposeremo Oretta, piccola cornamusa campestre,
-dolce idillio trasportato a Milano. Canta, Oretta, al tuo Ginetto con la
-tua piccola cornamusa la dolce cantilena.
-
- *
-
-Mi balena un'idea.
-
-Suono: compare Desdemona. -- Desdemona -- dico -- lo so, voi non siete
-quello che si dice un _cordon bleu_, però avete del buon gusto. Se per
-caso io capitassi qui, a giorni, con forestieri, voi preparerete un
-pranzo con tutte le regole. Mi raccomando la cristalleria, e la _jatte_
-d'argento in tavola con molti fiori. Il portinaio si metterà il _frac_ e
-i guanti e servirà a tavola. Ma tutto deve apparire come abituale, come
-ordinario.
-
-Ho deciso: Imbarco tutti e li porto a Milano e così colloco in luce nel
-mio salotto la signorina Oretta, la metto in opera: vedo che effetto fa.
-
-
-
-
- XIX. -- LE OPINIONI DI MIA SUOCERA.
-
-
-Appena sono di ritorno a P*** enuncio all'avvocato il mio programma di
-una bella corsa a Milano in automobile. «La signorina Oretta non conosce
-Milano? -- domando. -- Questo è grave».
-
-Papà era entusiasta: una bella gita in automobile. Ma Oretta disse che
-bisognava sentire mamà.
-
--- Ebbene, sentiamo mamà.
-
-Abbiamo sentito mamà: ma abbiamo trovato una opposizione che non
-sospettavo.
-
--- Milano? A cosa fare a Milano? -- domanda mamà.
-
--- Che cosa fare a Milano? A vedere Milano.
-
--- Condurre la mia bambina in giro per Milano e vedere quelle donne che
-sembrano le maschere che si vedevano una volta di carnevale, nelle
-vetrine? L'ultima volta che sono stata a Milano, ho detto a mio marito:
-«Andiamo via, che mi pare di essere una donna perduta».
-
-Lodo il suo elevato spirito di moralità, ma osservo che si tratta di una
-stilizzazione, di una valorizzazione della bellezza: direi un concetto
-democratico: la bellezza uguale per tutte! -- Creda, signora, che sotto
-quelle stilizzazioni ci sta la massima irreprensibilità.
-
--- Sarà -- dice madama Caramella -- ma quando una donna si mette la
-maschera, ha sempre un secondo fine. Io che da giovane non ero una donna
-da buttar via, tanto è vero che sono piaciuta a quell'uomo lì, ho sempre
-portato la mia faccia.
-
--- Signora, -- dico gravemente, -- lei non è stata, lei è una bellissima
-donna!
-
-È commossa, ma non la persuado.
-
--- E vedere delle ragazzine -- continua lei -- della età della mia
-Oretta, vestite da _bébé_, con una faccia che non si capisce se sono
-ragazze o cosa sono? E quelle sottane che fanno vedere tutte le gambe?
-
--- Così carine! -- dico io.
-
--- Una indecenza! -- dice lei.
-
--- Signora -- dico io, -- se lei frequenta un salotto della buona
-società, trova la padrona di casa che permette la visione delle più
-seducenti specialità del gentil sesso. Ciò è normale.
-
--- È perchè voi altri uomini siete dei pervertiti.
-
-L'avvocato taceva tormentandosi i baffi. Oretta serbava un decoroso
-silenzio.
-
-Sarebbe stato interessante sapere se il signor avvocato si sentiva della
-mia opinione o di quella della sua signora.
-
--- Avvocato -- dissi, -- difenda lei la nostra causa.
-
--- Veramente.... -- cominciò l'avvocato.
-
--- No, no, no! -- interruppe madama Caramella.
-
-Dopo i quali tre _no_, si capisce che non è più ammissibile il _sì_.
-
-
-
-
- XX. -- ENTRO IN INTIMITÀ.
-
-
--- Lei però, signorina, -- domandai -- ci sarebbe venuta volontieri a
-Milano. Parigi in piccolo. -- Vedere un po' di gran mondo....
-
--- Mamà ha detto di no.
-
--- Certo: sempre quello che vuole papà e mamà. Mamà però esagera: è
-stata troppo intransigente con le belle signore di Milano. Sua madre, mi
-permetta, non tiene abbastanza conto dei diritti della bellezza.
-
-Mi spiego: e tengo alla signorina Oretta questo elegante discorso: --
-Imagina lei, signorina, che cosa sarebbe il mondo senza la visione della
-bellezza? E che cosa è la bellezza? È la visione del gentil sesso. E
-perciò si capisce il culto della bellezza, e anche il raffinamento della
-medesima. Del resto, quest'opera di raffinamento si compie per tutti i
-prodotti naturali. Permetta che io approfitti di un esempio che lei
-stessa mi offre.
-
-La signorina Oretta coi grossi ferri da calza, stava -- sotto la pergola
--- lavorando un grosso calzettone da un grosso gomitolo.
-
--- Se io con questa calza ordinaria -- continuai persuasivamente --
-copro un vezzoso piedino (e sollevo il mostruoso calzettone), in tale
-caso io spengo la fiaccola della bellezza....
-
-La signorina mi guarda.
-
-Pare il volto di una di quelle Madonnine di terracotta.
-
--- La fiaccola della bellezza, signorina, deve stare sopra il moggio;
-non sotto il medesimo. Non dico di esagerare, come certi romanzieri che
-mettono in valore anche i minimi particolari dei _dessous_ del gentil
-sesso....
-
-Non sussulta.
-
-Vi sono delle signorine che a questi discorsi vibrano come il manto di
-un destriero.
-
-Niente.
-
-Oretta sollevò gli occhi con la lentezza con cui si leva la stupefatta
-luna d'agosto.
-
-Le faccio i nomi di Lionello e di tanti altri scrittori che mettono giù
-quei libri d'amore che Dio li benedica!
-
-Questa fanciulla ignora totalmente la letteratura.
-
-Le piacerebbe andare a teatro a sentire i drammi seri.
-
--- Ma non si va più a teatro -- dico -- per sentire i drammi seri.
-
--- E allora perchè si va a teatro?
-
--- Per tante altre ragioni: vedere come sono vestite le attrici....
-
-Riprende il _tic e tac_ coi ferri. Sarà effetto di quella lana grigia,
-ma è una realtà che quelle mani non invitano a deporre un bacio.
-
-Proseguo:
-
--- Ah, io sono molto dolente che la sua signora madre abbia _declinato_
-il mio invito in modo così inverosimile. Sarei stato altamente lusingato
-di farle vedere la mia casa stile rococò: troppo lusso per me; ma è
-così. -- Descrivo il mio modesto appartamento. -- Ahi! troppo grande per
-me, che sono solo. A mangiare da solo -- creda, signorina -- vengono le
-idee melanconiche.
-
--- Ma lei non sta con la sua signora madre?
-
--- Già, ma non basta a colmare i vuoti di un tenero cuore....
-
-Non attacca. Seguita a fare _tic e tac_ con i ferri da calza. È
-deprimente. Questa ragazza è rivestita di caucciù.
-
- *
-
-Manca uno stile a questa ragazza. Non è nemmeno in istile _nature_, come
-_Sbrindolo_, ultima creazione di Lionello, che ha avuto un successo
-strepitoso: _Sbrindolo_ fiore selvaggio di campo, fanciulla con tutte le
-esuberanze di un'anima primitiva. Naturalmente muore, perchè Lionello è
-il gran carnefice di tutte le sue creature.
-
-Invano io descriverei alla signorina Oretta la _sensazionale_ creazione
-di Sbrindolo. «Cane Leone, papà, mamà!» Allora si commuove un poco. Essa
-è come la sala da ricevere dell'avvocato: senza stile, coi frutti di
-scagliola sotto le campane di vetro.
-
-Ma chi li mangia se sono di scagliola? La campana di vetro è inutile,
-signora Caramella. Vostra figlia è buona, buona, molto buona. Ciò va
-bene per voi, ma per me ci vuole qualcosina di più. La bontà è come la
-camicia lunga di Santa Veronica; capito, signorina?
-
-Qualche volta papà, l'avvocato, torna a casa con la luna di traverso: i
-giudici, i colleghi, il tribunale, la cassazione, il mestieraccio. Io mi
-diverto. Male; male, avvocato! Un avvocato che si lamenta dei giudici,
-vuol dire che guadagna poco.
-
--- Se mio marito -- dice madama Caramella a me -- non fosse coscienzioso
-com'è, l'automobile, eh! eh! l'avremmo messo su anche noi da un pezzo!
-
--- Ma quando siamo contenti noi tre -- dice la signorina Oretta, -- non
-basta, mamà?
-
-L'avvocato allora se l'è presa, strofinata, baciucchiata sui baffi, e
-cane Leone faceva intorno una cornice di salti.
-
- *
-
-Mi è sembrato di scoprire nella signorina Oretta una vibrazione di altro
-genere, oltre a mamà, papà e cane Leone. Io ne ho subito approfittato.
-
-La signorina guarda con attenzione un giornale illustrato dove c'è un
-figurino di moda: _Manteau_ con _fourrures_, costume di Parigi.
-
--- Bello, eh, signorina? Anch'io appartengo al comitato che c'è a Milano
-per la moda italiana. Ciò è patriottico, ma non se ne farà nulla. Parigi
-è Parigi.
-
-Strano! Le mie spiegazioni non interessano.
-
-C'era presente l'avvocato, che dice:
-
--- Ma come? le pelliccerie per le signore che siamo oramai d'estate?
-
--- Eppure è di gran moda -- dico io. -- Probabilmente le signore
-vogliono soffrire il caldo, come i soldati in trincea; e così d'inverno
-userà molto il nudo per soffrire anche loro il freddo.
-
-L'avvocato non ride, e la signorina nemmeno.
-
-Allora, giacchè non si apprezza il mio spirito, parliamo sul serio:
-
--- Caro signore, sta il fatto che le grandi case di pelliccerie di
-Parigi non hanno mai stipulato tanti contratti come quest'anno: le
-nostre sarte e modiste hanno importato in _robes_ e _manteaux_ per ben
-quindici milioni!
-
--- E la nostra lira, -- dice l'avvocato, -- perde trentasei centesimi
-sul cambio.
-
--- Perderà anche di più, -- dico io.
-
--- E siamo alleati! -- dice lui.
-
--- Veda, avvocato, negli affari i rapporti sono automatici....
-
-Ma il nostro colloquio è interrotto da un'esclamazione della signorina
-Oretta:
-
--- Oh, che infamia! ma come si fa a stampare questi giornali?
-
-Cosa c'è?
-
-Guardiamo: in una pagina c'era il _manteau_ con _fourrures_, costume di
-Parigi, e nella pagina di contro alcuni cadaveri di soldati.
-
-Ha le pupille dilatate.
-
--- Ma quando finirà questa orribile guerra?
-
--- Signorina, -- rispondo io, -- ci vorrà ancora un po' di tempo. V'è
-tanta gente che ci guadagna sopra. Per esempio, a proposito di bottoni
-automatici, la piazza di Milano, che fornisce l'Italia, si è trovata
-improvvisamente sprovvista. Venivano dalla Germania. Un mio amico è
-riuscito a farne venire dalla Svizzera una grossa partita, e ha
-realizzato un forte guadagno. E gli automatici, come lei sa, sono
-piccolini così. Imagini poi per le cose più grosse....
-
-Mi guarda a me, come se la guerra fosse colpa mia. Si rivolge a papà e
-dice:
-
--- Ma andranno bene tutti all'inferno!
-
-Papà è muto a questo proposito.
-
-
-
-
- XXI. -- LA LETTURA DEI «CANTI ERMETICI»
-
-
-È venuta la contessina col poeta Cioccolani. Questa volta lui si ricorda
-chi sono io; e dice:
-
--- Buon giorno, caro Sconer.
-
--- Cavalier Sconer, se permette. _Caro Sconer_ me lo faccio dir dalle
-amiche. (Mi pare che non abbiamo mai mangiato pasta e fagioli insieme.
-Buon giorno? ma veramente era sera oramai).
-
--- Delizioso, delizioso, -- esclama la contessina -- questo _chalet_,
-sepolto nel verde. Venite a vedere, Cioccolani. Oh, come l'avete
-scoperto, Sconer?
-
--- La prego, contessina -- dico -- non entri. Staremo fuori, qui nel
-giardino.
-
--- Avete misteri? qualche ninfa dei boschi è prigioniera forse nel
-vostro castello, Sconer?
-
--- Contessina, che cosa sento mai! Con la di lei imagine nel cuore, è
-possibile?
-
--- M'avete l'aria di essere donnaiolo, voi.
-
--- Oh!
-
--- Siete forse un uomo pudico, voi?
-
-La contessina chiama il suo mammalucco per giudicare se io sono
-donnaiolo o uomo pudico. Ma subito dopo è chiamato per altra faccenda:
--- Cioccolani, Cioccolani, venite, venite. Ah, superbo!
-
-Cioccolani e la contessina sono saliti su la montagnola. Sento lei che
-dice:
-
--- Là, là, dall'altra parte, quella sciabolata di luce verdelettrica! I
-cipressi che si incendiano lassù come candelabri pazzi! Quella nuvola
-che si sfalda; ecco ecco: cadono le torri, i cornicioni d'oro. Cavalle
-in corsa frenetica, liocorni, chimere!
-
--- La demogorgone! -- risponde lui.
-
-Che cosa era successo? Una cosa che accade tutti i giorni: tramontava il
-sole.
-
-Lei gestiva e gridava come fa la Valchiria quando si rappresentavano le
-opere tedesche alla Scala. Lui, immobile, pareva Napoleone primo che
-assiste a una battaglia.
-
-Io ne approfitto per andare alla villa dell'avvocato: -- Lisetta, presto
--- dico -- fate il piacere: ho degli ospiti. Pregate la signora se ha
-qualche cosa da servire, quello che c'è: caffè, rosolio, vermut.
-
-Mi vien da ridere: mi pare di essere corso per chiamare i pompieri che
-vengano a spegnere l'incendio della contessina.
-
--- Ma dove era lei? -- mi dice quando io ritorno. -- Ha perso un
-magnifico spettacolo: il sole agonizzava col suo più rosso e soffocato
-singhiozzo.
-
--- Lo vedremo domani a sera.
-
--- Siamo venuti -- dice la contessina -- a leggere i _Canti Ermetici_.
-Si ricorda, vero?
-
-«Proprio no», ma rispondo: -- Perfettamente! Eccellente idea! E perchè,
-scusi, «ermetici»?
-
--- Perchè in apparenza non si capiscono....
-
--- Ah, benissimo.
-
--- Non si capiscono -- corresse Cioccolani -- nel senso delle parole
-tradizionali; ma dànno il senso panico anche alla persona più idiota.
-
--- Così che lei vuol vedere che effetto fanno i suoi versi sopra una
-persona idiota? Caro lei, non si confonda: dica pure. Però guardi che
-lei è un bel tipo.
-
-Non si confonde mica.
-
--- «Idiota» vuol dire -- dice gravemente -- nel suo senso primitivo,
-_persona non iniziata_.
-
--- Per lei vorrà dire così, per me vuol dire, «stupido». Ma lei parla in
-poesia e la cosa non mi riguarda.
-
--- Sconer, vedete -- si affretta a dire la contessina --, è come per la
-messa cantata di cui vi parlavo. Ammetterete, Sconer, che il popolo non
-comprende i versetti rituali; ma ne subisce la suggestione.
-
-L'incidente è esaurito.
-
-Viene Lisetta. Porta un bell'apparecchio: tovagliolini, rosoli gialli,
-biscottini, e.... caramelle.
-
-La contessina si drappeggia in una sedia di vimini.
-
-La seduta è cominciata. Quanto è durata? Non so. Certo molto tempo.
-Ricordo che la Lisetta aveva portato poi due lampade da giardino: da
-principio le due fiammelle non facevano lume. C'era ancora sospeso il
-crepuscolo: poi fiammeggiarono, poi si consumavano rapidamente.
-
-Deve essere trascorso molto tempo.
-
-Da principio sospettai che si volessero prendere gioco di me. Io non
-capivo niente. No: facevano sul serio. E allora mi venne da ridere
-dentro di me.
-
-Lei stava ora immobile come una statua: e lui in piedi, con il libro in
-mano, si sbracciava e strideva forte con quella vocina: _Io sono un
-bolide lanciato nell'infinito. I grilli, seghe che sfaccettano il nero
-enorme della notte cristallina; i grilli, tendini di musica tesi
-disperatamente nello sforzo di tener ferma la notte che straripa._
-
-Era poesia, ma mi è venuto questo pensiero: «Se io dovessi scrivere così
-ai clienti, mi sospenderebbero il pagamento delle tratte»; e allora ho
-provato una gran compassione per quel povero Cioccolani.
-
--- Stia attento -- mi avverte lei, toccandomi.
-
-Sobbalzai.
-
--- Arrivano gli spettri.
-
--- _Gogò, gogogò, Orin Orin!_ -- fa lui. -- _Arrivano di corsa gli
-spettri! ecco gli scheletri che battono le nàcchere: gogogò!_ -- e
-faceva una voce che mi venne in mente la gatta di quella mattina. --
-_Noi siamo insaziati di voluttà, gogogò! La vita non ci ha dato la
-voluttà! Gogogò!_ -- Povero giovane!
-
-Forse leggerà tutto il libro. La contessina stava immobile, e anch'io:
-ma io guardavo la contessina. Quelle due cosine gelatinose, di cui la
-signorina Oretta è tuttora sprovvista, lì, invece, davanti alla
-contessina, si sollevavano lentamente e poi si abbassavano. Anche se non
-sono di moda, stanno sempre bene. _Gogogò!_ Venivano i brividi anche a
-me. Le caviglie delle gambe ogni tanto le guizzavano; e guizzavo
-anch'io.
-
--- _Gogò, gogogò.... Orin!_ -- seguitava lui.
-
-E lei diceva a me:
-
--- Sente i ritmi, gli anapesti, gli ottavini?
-
-Ma io, negli intervalli del _gogogò_, sentivo certi tuffi soffocati.
-
-Sono corso via, un momento. Era la Lisetta, dietro lo _chalet_, che
-scoppiava dal ridere.
-
--- Fa il piacere, va via!
-
- *
-
-La seduta è finita. C'era la luna. Cioccolani si asciugava il sudore.
-
-Mi parve che seguisse un po' di silenzio imbarazzante.
-
--- Veramente di effetto -- dissi io.
-
--- Vero? -- esclamò la contessina, come riscossa da un sogno. -- Mi fa
-piacere, Sconer, sentir lei parlare così. È una lirica assolutamente
-pura! Adesso lei non prova che un _arrière-goût_; ma ad una seconda
-audizione, sentirà tutto il dinamismo del Pan ultra-sensibile.
-
--- Perfettamente.
-
-Silenzio con la luna.
-
-Per me la «lirica» era lei, e ne sentivo tutto il dinamismo.
-
--- E l'_Attileide_, signor Cioccolani -- domandai a lui -- è del genere?
-
--- Supera -- dice la contessina.
-
--- Gli altri poeti -- declamò allora Cioccolani -- hanno plasmato
-modeste imagini; noi abbiamo soffiato il nostro alito dentro le imagini
-stesse. Non basta! Quella era l'umanità. Noi vogliamo superare
-l'umanità. Ed io ho l'onore, o signore, -- conclude tragicamente -- che
-al mio paese mi chiamano imbecille.
-
--- Anche a me è accaduto qualche volta -- risposi, -- ma io non ci bado.
-Sono cose che accadono agli uomini superiori.
-
--- Bravo, Sconer -- esclama la contessina con entusiasmo. -- Fate largo
-alla divina giovinezza che viene!
-
-Ma la luna si era fatta bianca e alta lassù: le candele gocciolavano.
-
-Dico io: -- Contessina, se loro vogliono accettare la mia ospitalità,
-ben volentieri. Ma li prevengo che l'ultimo tram passa alle undici e
-mezzo. Mi dispiace che lo _chauffeur_ dorma lontano di qui, se no, li
-farei accompagnare con la mia _auto_.
-
- *
-
-Così li ho accompagnati sino al tram. C'era la luna, e un lume nella
-campagna come di giorno.
-
-Disse la contessina: -- Sventuratamente bisognerà per l'_Attileide_
-rinunciare al teatro all'aperto come era nostra intenzione, e sopprimere
-molti Unni.
-
-La luna batteva in pieno sul volto della contessina. Pareva di
-madreperla. Parlavano poi della luna. Che cosa dicessero non so bene, ma
-parlavano della luna. Disse la contessina guardando la luna: -- Tutta
-questa terribile bellezza da sostener da sola!
-
--- Ah, poteste, Ghiselda, sostenere voi la parte di Genoveffa! -- disse
-Cioccolani.
-
-Ma che facciano proprio sul serio? Perchè, dopo tutto, anche per i poeti
-viene il momento di farsi una posizione riconosciuta.
-
-E perciò domandai:
-
--- Lei, signor Cioccolani, intende anche nella vita di seguitare a fare
-il poeta?
-
-Mi guardarono tutti e due come se il pazzo fossi io.
-
--- E i suoi genitori sono contenti?
-
--- Non parliamo di quella gente -- disse la contessina. -- Suo padre
-avrebbe la pretesa che andasse dietro alla trebbiatrice a contare i
-sacchi di grano. I genitori sono inutili quando non comprendono un
-figlio di genio.
-
-Finalmente arrivarono gli occhioni bianchi del tram.
-
-
-
-
- XXII. -- FACCIO DELLE _AVANCES_.
-
-
-L'altra mattina, domenica, l'avvocato mi ha voluto condurre su al primo
-piano a vedere la sua libreria con «i suoi cari libri», i libri «del suo
-caro babbo,» con il ritratto «del suo caro nonno»; e appunto ho sorpreso
-Oretta nel così detto salotto che spolverava e rassettava. Non era
-ancora pettinata, e così un po' discinta, in gonnellino, ed un
-fazzoletto rosso annodato in testa, era in istile: pareva una beduina.
-
-Nel passare le ho detto: -- Oh, che brava massaia! Ma tenga un paio di
-guanti vecchi per non guastarsi le manine.
-
-L'avvocato mi presenta i suoi cari libri, a cui suo padre, quando era
-vivo, «faceva caro» con la mano, e anche lui «fa caro».
-
--- Questa è un'intera biblioteca. Legati molto bene, -- osservo io.
-
-Mi presenta anche l'avo, cioè il ritratto: una faccia liscia come un
-cammeo, che usciva da una gran cravatta girata attorno al collo.
-
--- Bel quadro! Già allora usavano le cravatte così. Come si vede l'uomo
-posato!
-
--- Eppure era un'anima da artista.
-
-Ascolto la biografia degli antenati.
-
--- Questa stanza -- osservo io -- si potrebbe chiamare la galleria degli
-antenati.
-
--- Ogni famiglia -- risponde l'avvocato -- dovrebbe avere una specie di
-sacrario in casa.
-
--- Con gli affitti così cari, è impossibile! Però constato con piacere
-che tutti i suoi antenati sono vecchi.
-
--- Siamo infatti piuttosto longevi in famiglia.
-
-(Ecco un particolare interessante per l'erede).
-
--- Del resto, anch'io in un libro che ho scritto....
-
-Pare che l'avvocato si meravigli.
-
---.... modestamente, sì: un libro di igiene, dove sostengo il dovere di
-arrivare ai novantanove anni, che, del resto, è l'età stabilita da Mosè
-per le persone per bene.
-
--- Bisognerebbe non inquietarsi mai....
-
--- Ecco appunto quello che io sostengo: avere sempre una visione serena
-della vita.
-
-L'avvocato spalanca il balcone. Splendido panorama!
-
--- Guardi, da quassù, come si vede il mio _chalet_! -- dico io.
-
--- E si sente! -- dice l'avvocato. -- L'altra sera hanno dato
-trattenimento sin tardi. Non credevo che lei si occupasse di poesia,
-cavaliere.
-
--- Affatto, -- e spiego come è andata la cosa.
-
--- Quel Cioccolani! -- dice l'avvocato --. Sa come lo chiamano in paese?
-_Theobroma, bevanda degli Dei._ Io rideva l'altra sera, ma mia moglie
-era furibonda: «Quell'imboscato! e quella matta in casa mia!» Le donne,
-sa bene, bisogna lasciarle dire. Certo se l'equilibrio mentale della
-contessa Ghiselda fosse pari alla bellezza, ella sarebbe una creatura
-perfetta: ma forse non avrebbe il fascino che ha. Io non mi vergogno di
-dirle, che, molte volte, quando la incontro, mi domanda a che cosa serve
-il nostro codice.
-
-Mi congratulo con l'avvocato. Anche lui, alla sua età, ha il culto della
-bellezza.
-
--- E tanto più -- dice lui -- che, poverina, ella è vittima di se
-stessa. La nobiltà della razza c'è sempre in fondo a tutte le sue
-stravaganze.
-
--- Oh, si vede il tipo aristocratico! Guardi il naso. E quel Cioccolani
-è così ricco per darsi il lusso di fare il poeta?
-
--- Suo padre, come già le dissi, è un modesto proprietario, che ha la
-disgrazia di aver quel figliuolo. Il vecchio dice che gliel'hanno
-cambiato a balia; ma intanto bisogna che se lo sopporti. Ma sciagurato!
-Se vuoi fare della poesia, va nei campi di tuo padre. No, lui cerca la
-poesia a Roma, a Milano, a Parigi, come fanno le modiste per i
-cappellini. La poesia sta nella realtà, mica nei fogli di carta!
-
--- Perfettamente la mia opinione.
-
--- Aver figli, oggi, è disgrazia -- conclude sospirando.
-
--- Ma lei, scusi -- osservo io -- ne è esente: lei ha una figliuola
-sola, e un modello.
-
--- Per un altro verso -- dice lui -- è un pensiero anche questo. Ma
-scusi, ma dica, cavaliere, ai tempi che corrono una figliuola come
-Oretta, di un sentire così delicato, che avvenire ha? Prima di questa
-guerra Oretta veniva qui in questa stanza, io le insegnavo qualche cosa,
-leggevamo buoni libri. Mi pareva che i miei morti stessero a sentire.
-Era una delle più care gioie della mia vita. Ma adesso non so, non so
-più cosa dire, cosa insegnare a mia figlia. È così cambiato il mondo!
-Sii buona? sii pietosa? sii pudica? Sì, pudica! Non dire bugie? Spesso
-Oretta mi dice: «Papà, perchè non mi chiami più a studiare?» Io trovo la
-scusa che non ho tempo, ma sapesse che pena nel cuore!
-
-Condivido i suoi lodevoli sentimenti.
-
--- Anch'io -- dico --, quand'ero piccino, mi ricordo che mia madre mi
-diceva: «Ginetto, sii buono, sii pudico, non dire mai bugie!» Ma poi
-quando si diventa grandi, creda che si trovano degli accomodamenti con
-queste cose, e tutto va a posto. Ma volevo domandarle, scusi, sa: lei
-non ha mica destinata la sua signorina al celibato?
-
--- Perchè? -- mi domanda stupefatto.
-
--- Perchè la signorina dovrà pur prendere marito....
-
-Gli ho toccato la piaga segreta del cuore.
-
--- È ancora così bambina -- dice.
-
--- Capisco: ma cresce notte e giorno. La bambina un bel giorno si
-sveglia, ed è un dovere provvedere a tempo.
-
--- Le pare facile a lei?
-
--- Eh, un po' difficile! La guerra sta provocando una vera crisi nella
-disponibilità dei giovani. Aggiunga poi il fatto economico: lei
-comprende benissimo, avvocato, che se prima della guerra una moglie
-costava per uno, oggi costa per due, e domani costerà per tre. Il
-matrimonio è oggi una istituzione un po' barcollante.
-
--- Pur troppo! E il vizio che fa strage nella nostra gioventù?
-
--- Perfettamente, avvocato. Evitare il vizio! Esso è il più grande
-alleato contro la perfetta salute. Un giovane solido, lei deve cercare.
-Solido, ma equilibrato....
-
--- E dove si trovano, che sono tutti dal più al meno squilibrati?
-
--- Però se ne trovano. E lavoratore, perchè, creda, avvocato: l'ozio,
-come diceva mia madre, è il padre di tutti i vizi. Naturalmente non
-povero, perchè la povertà è una specie di malattia.
-
--- Ma lei mi propone l'araba fenice, -- dice l'avvocato.
-
--- Perchè? Tutto si trova. È questione di avere la vista perspicace.
-Certo, un giovane con queste belle qualità, che porti stampato sul suo
-biglietto di visita: _Io cerco moglie!_ rappresenta un tesoro. Ma si
-trova! E allora lei oltre alla collezione degli antenati, fa anche la
-collezione dei posteri. E il giorno in cui dovesse chiudere gli occhi,
-sentirebbe dal suo mausoleo i figli dei figli che _fanno caro_ a lei
-come lei _fa caro_ ai libri del suo riverito antenato, qui presente.
-
--- Mi pare che lei, cavaliere, sia di temperamento allegro.
-
--- È un dovere, caro avvocato.
-
- *
-
-Ma un forte abbaiamento di cane Leone interruppe il nostro colloquio.
-
--- Mi pare, avvocato, che ci sia un guerriero laggiù al cancello.
-
-
-
-
- XXIII. -- MELAI.
-
-
-Vediamo madama Caramella che va incontro verso il cancello; e dice
-forte: «Ma si figuri!» E poi chiama Oretta: «Oretta, vien giù».
-
-I sassolini del viale scricchiolarono sotto le scarpe ferrate: ma la
-presenza del guerriero non corrispose al rumore delle sue scarpe.
-
-Era un ragazzo un po' smilzo, un po' biondino, che quando ci vide si
-mise in posizione d'attenti, con una bocchina che sorrideva. Noi
-ordinammo: «riposo!»
-
-Madama Caramella spiegò che era uno «dei suoi feriti,» e che era venuto
-a prendere delle calze che gli avevano promesso.
-
--- Ma -- dice lui -- io non volevo venire; ma siccome domani ci si veste
-e si va, così ho detto fra me: già che te le hanno promesse quelle
-calze, tant'è che tu le prenda, che ti faranno bene lassù. Ma io proprio
-non volevo venire. Volevo venire l'altra sera, ma poi mi han fatto
-sbagliar strada. Sarei venuto domani, ma è che domani si parte.
-
-L'avvocato fa entrare in casa, e vuol presentare, ma non sa il nome.
-
--- Melai, signor sì. Sono Melai. -- Pare che si desideri sapere un po'
-di più, e allora vien fuori tutto un getto come da un botticino a cui è
-tolto lo spillo: -- Marco Melai da Firenze, tanto per dire, perchè
-allora mio babbo era di guarnigione a Firenze. Quando scoppiò la guerra,
-io mi trovavo a Torino, studente per mo' di dire. Si faceva baldoria. E
-allora ho detto: «Melai che stai a fare?» Capirà, ero solo. Papà al
-fronte, che è colonnello; signor sì.
-
--- E la mamma? -- domanda l'avvocato.
-
--- Mammina è tanto che non c'è più. Signor no. E mi sono arrolato prima
-del tempo in cavalleria. «Se ti va bene, se ti va, puoi far carriera»,
-dico fra me. Ambizioni da ragazzi, si sa! Credevo allora che sarei
-entrato, sciabolando, a Trieste, e urlando: «Savoia, Savoia». Si seguitò
-poi per sei mesi a far baldoria a Torino, tanto che mi fecero persino la
-canzonetta futurista.
-
-L'avvocato vuol sentir la canzonetta.
-
-Signor no, signor sì, Melai finisce col cantare.
-
- O Melai, se tu tornassi,
- si farebbe a Torino baldoria;
- già si sa che la tua gloria
- finirà tra quattro sassi.
-
--- E poi? -- domanda l'avvocato.
-
--- Poi la cavalleria l'hanno appiedata e sono passato negli alpini. Oh,
-ma dopo che ho passato l'inverno lassù, ho messo giudizio. Signor sì,
-sopra Cortina. Ora ci si ritorna. Dove? Non so. Ma domani si parte
-definitivamente.
-
-Ride.
-
-L'avvocato fa portare da bere. Melai fa il complimentoso e beve come una
-damina.
-
--- Vero -- dice madama Caramella -- che pare una signorina? Biondino
-come è!
-
--- Me l'hanno detto anche altri -- dice Melai.
-
--- E pensare che ha già fatto la guerra! -- dice l'avvocato.
-
-Oretta vien giù col pacchetto delle calze, legato con un filo tricolore.
-Melai prende per il filo, e grandi ringraziamenti. Madama Caramella
-spiega che son calze di vera lana, fatte coi ferri e con il sentimento;
-non per divertimento come fanno le signore.
-
- *
-
-Accompagnamento generale al cancello. Auguri e saluti.
-
--- Ma tu non dici niente? -- domanda l'avvocato a Oretta.
-
-Oretta non dice niente.
-
--- È così timida questa ragazza.
-
-Ritorno in silenzio.
-
-Il silenzio è rotto dall'avvocato. Dice:
-
--- Chi fa la guerra? Contadini comandati da questi ragazzi.
-
--- Sì, capisco -- mi permetto di dire io -- ma per scorticare quei
-signori là, ci vogliono tipi come me e come lei. Questi ragazzi si fanno
-ammazzare cavallerescamente, sì; ma come fringuelli.
-
-Io ho detto così nel modo più innocente: ma non avessi mai pronunciato
-queste parole!
-
-Oretta sgrana due occhi che fanno scomparire tutta la serenità ai laghi
-alpini. Dice come in un singhiozzo: -- Ma se si porta via la fede a chi
-non ha che la fede, che cosa resta? Ah, è vile tutto questo, signore!
-
--- Oretta! -- esclamò mamà.
-
--- Ma Oretta! -- esclamò il papà. -- Chiedo io scusa per lei, cavaliere.
-
--- Non c'è di che -- dico io, -- anzi mi piace constatare che la
-signorina non è timida. Io non ho avuto l'onore di farmi intendere: io
-volevo dir questo: in guerra, il primo dovere è di ammazzare, ma non di
-farsi ammazzare.
-
--- E allora, perchè lei non ci va?
-
--- Ma Oretta! -- dice ancora mamà.
-
--- Oretta! -- esclama il papà.
-
--- Signorina, -- dico io --, noi lavoriamo già per lo Stato.
-
--- La perdoni -- mi dice il papà. -- È il gran patriottismo.
-
-(Mi pare patriottismo un po' sospetto).
-
-
-
-
- XXIV. -- CAPPELLETTI, _CHAMPAGNE_ E TARTUFI.
-
-
-La Lisetta viene su tutta sudata con la spesa.
-
-Dice: -- Oggi gran pranzo! Cappelletti, pasticcio con quelle cose che
-_spuzzano_ ma che costano.
-
--- Tartufi.
-
--- Sì, bene. La signora ha spuntata la lesina. C'è sul fornello la
-pentola con dentro una gallina padovana che era la più brava di tutte:
-un giudizio come me e lei; ma da una settimana non fetava più e la
-padrona dice: «Non fa più uova, tirale il collo!» Invece era piena,
-poverina!
-
--- È la festa dell'avvocato?
-
--- No, è la festa per la partenza, per il piacere, cioè, no: per il
-dispiacere della partenza di quel soldatino che è venuto l'altra sera.
-
--- Ma non doveva esser partito?
-
--- Parte stanotte. La padrona, parlando coll'avvocato, ha scoperto che
-il padre di quel Melai è amico d'un suo amico, o una combinazione del
-genere: fatto è che lui è andato al quartiere e l'ha invitato a pranzo.
-Così carino quel biondino....
-
--- Ma senti? Questa ragazza è già in liquefazione.
-
--- Ohi! Cosa crede che io sia di stoppa? Dica piuttosto che ce li
-portano via tutti, e noi povere ragazze dovremo stare lì a dire il
-rosario.
-
- *
-
-Devo partire anch'io. Una favorevole combinazione mi chiama d'urgenza a
-Genova.
-
-E proprio verso le ore diciassette, incontro in città l'avvocato e Melai
-che vengono su a piedi. Melai è in tenuta di guerra: montura pelosa:
-parte questa sera.
-
--- Parte definitivamente? -- domando.
-
--- Definitivamente.
-
--- Allora partiamo insieme.
-
-L'avvocato mi prega di differire la partenza e venire a pranzo con loro.
-
--- Impossibile! Domattina devo essere a Genova. Mostro il telegramma:
-«Tempo utile martedì. Stop. Ultima parola centomila. Stop. Grossa Berta.
-Saluti». _Grossa Berta_ è una espressione convenzionale per dire «buon
-affare». E domani è martedì, caro avvocato.
-
--- Deve andare prima a Milano a trovare il denaro? -- domanda
-l'avvocato.
-
--- Una modesta somma di centomila lire si trova sempre, -- rispondo io.
--- E poi la ho in portafoglio.
-
--- Beato lei.
-
-Occhi stupefatti del guerriero Melai.
-
--- Io, a Torino -- dice -- facevo fatica a trovare cento lire. -- Ride.
-
--- Ma scusi -- fa l'avvocato. -- E allora lei ha a sua disposizione il
-direttissimo delle due, poi l'altro direttissimo delle cinque. Ha
-l'automobile.
-
--- Ci pensavo, infatti, di partire con la mia _auto_.
-
-Insiste, insistono tutti e due. -- Così stiamo più allegri -- dice
-l'avvocato.
-
--- Ebbene, ma un momento, perchè _noblesse oblige_ -- dico io.
-
-Li prego di aspettarmi dieci minuti lì al dazio.
-
--- Vengo subito.
-
-Mi precipito con la mia _limousine_ alla pasticceria della Maddalena.
-Saccheggio quello che c'è di meglio in _fondants_ e in cioccolatini, una
-scatola tutta a ricami, degna di un dono nuziale, e tre bottiglie di
-_champagne extra dry_.
-
-Ritorno: carico l'avvocato e Melai.
-
-L'avvocato mi spiega come è stata la storia dell'amico dell'amico: fatto
-è che diventiamo tutti amici.
-
--- Parte proprio stasera anche lei, caro Melai?
-
--- Improrogabile. Tocca a noi, adesso.
-
- *
-
-Arriviamo tutti e tre in automobile. La signora ci attendeva al
-cancello. È tutta complimentosa, e a me dice: -- Farà penitenza con noi.
--- Presento scatola e _champagne_.
-
--- Oh, ma perchè si è voluto incomodare? Ma guarda quanta roba!
-
-E i suoi occhi brillarono sopra quella costellazione multicolore di
-aristocratica dolcezza.
-
-Lisetta aggiunge una posata di più.
-
-Pranzo sotto la pergola. Interessante. La signorina Oretta voleva che la
-Lisa girasse attorno col piatto come si usa nella buona società: ma la
-Lisa non sa girare. E madama Caramella disse: -- Oh, scusate, io faccio
-alla mia maniera. -- Prese il mestolo in mano e cominciò a far lei le
-porzioni della minestra. Delle terrine piene come fanno _i paesani_.
-
-Oretta voleva il vino nelle caraffe, ma l'avvocato sostenne il diritto
-nazionale del fiasco classico: e Melai appoggiò quest'opinione col
-ricordo di quando si faceva baldoria a Torino.
-
-Pranzo, diremo così, non più di etichetta, ma altamente nazionale.
-
-La gallina padovana non aveva serbato rancore, ma aveva ricamato di
-stelle lucenti il suo brodo; dove i cappelletti nuotavano in una
-corpulenza patriarcale.
-
-La signora sostenne modestamente la superiorità della manifattura
-casalinga dei cappelletti su quelli dell'industria meccanica.
-
-Ma io sostenni l'industria sua particolare, personale, delle sue gentili
-mani.
-
-La mia futura suocera mi voleva soffocare di cappelletti.
-
-Anche le manine di Oretta vi hanno contribuito, e speriamo non le
-manacce di Lisa.
-
-Povera Oretta! Il suo modo di tenere coltello e forchetta lascia molto,
-ma molto a desiderare.
-
-Madama Caramella, poi, è quasi indecente. Non stava a lei a dire sempre:
-«Una bontà!» «Oh, cari voi, io faccio con le mani». -- Ecco, signora --
-dissi io -- una cosa che è permessa. Sì, la questione è ancora in
-discussione se il pollo _à la broche_ si possa o non si possa mangiare
-con le mani. La regina d'Inghilterra la prima cosa che fece quando salì
-al trono, fu di mangiare il pollo con le mani, e l'autorità
-dell'Inghilterra in questa materia è molto rispettabile.
-
-Venne poi una _charlotte_ di albicocche, fatica speciale di madama
-Caramella. Vennero i miei _fondants_ e il mio _champagne_. Ci
-congratulammo reciprocamente; ma con tutto questo, il pranzo non fu
-allegro.
-
-Ad un certo punto Melai ammutolì; guardò attorno con occhio strano;
-disse: -- Eppure è così!
-
--- Che cosa? -- domandò l'avvocato.
-
-E Melai allora parlò.
-
-
-
-
- XXV. -- COSE EROICHE.
-
-
-Melai cominciò:
-
--- Sedendo su questa poltrona, mangiando queste buone cose, bevendo
-questo vino così buono.... (era il mio _champagne_).
-
--- Le pare un sogno. È mo' vero? -- interruppe madama Caramella. --
-Poverini, poverini, poverini!
-
-L'avvocato ammonì la sua signora che è sconveniente chiamare gli eroi
-«poverini».
-
-Ma Melai fece un gesto come per allontanare quella parola _eroi_; e poi
-disse: -- Mi pare di perdere l'anima che io avevo lassù.
-
-Capì che noi non capivamo, e disse: -- Lassù, vicino alla morte, si
-acquista un'altra anima. Si ha la sensazione che nel mondo non c'è
-nulla. Se anche avessi cento milioni, non avrei nulla! Si sente la
-rinuncia di tutto, anche alla giovinezza, anche all'amore.
-
--- Oh, è terribile! -- disse l'avvocato.
-
--- No, è piacevole -- disse Melai. -- Si diventa come i frati che hanno
-rinunciato a tutto. Eppure si possiede tutto, perchè si sente l'anima.
-Sarà forse perchè io ero sul Cadore, una zona relativamente tranquilla.
-Lassù, sul Cadore, luce, selve odorose, monti, neve, orizzonti divini.
-Lassù a quelle altezze -- io non so come -- trovavo da per me certe idee
-che credevo non esistessero se non nei sogni dei poeti. Sanno che
-ciccavo lassù? Ho imparato a mordere tutte le erbe amare dei monti. Di
-notte attendevo il sole; quando c'era il sole, attendevo le stelle. Non
-ho mai avuto la sensazione della meraviglia del giorno, come lassù. Il
-sole e le stelle rotavano insieme come una giostra. Che cosa
-meravigliosa il giorno! Non ve ne siete mai accorti che è una cosa
-meravigliosa il giorno? Un verso di Dante mi nasceva in mente e bagnava
-l'anima: _l'ora del tempo e la dolce stagione._ Lo ciccavo anche quello
-come le erbe amare. Mi pareva che ogni mattina al sorger del sole, Iddio
-lavasse, in silenzio, la terra insanguinata. Fisicamente ero immondo,
-puzzavo. Ma dentro sentivo una gran purità, sentivo la gioia del cuore
-che batte. Se si muore, si muore bene.
-
-Domandai io allora:
-
--- Molte bestioline è vero, lassù?
-
--- Oh, sì, tante! Io portavo la testa rasa come i frati. Eppure, veda
-stranezza! Avevo con me questo tubetto di profumo, e mi dava la
-sensazione di cose pulite, un'ebbrezza quasi sensuale. Eccolo!
-
-Guardo. -- Oh! Fornito da noi! Nostra fabbricazione. (Che caro giovane!)
-
--- Certo -- continuò Melai -- bisognerebbe non ritornare in Italia!
-Sanno che io nei primi giorni avevo la nostalgia dei tremila metri? A
-Torino, a Milano, caffè aperti, cinematografi aperti, la luce elettrica,
-la gente che vi guarda con occhi strani. Batte le mani, guarda con
-curiosità. Non sanno che andiamo a morire? Gli amici vi riconoscono e
-dicono: «Oh, chi si vede!» Come dire: «Non sei ancora morto?» No, il
-paese non sente la guerra! Quegli altri sì, la sentono! Anche il nostro
-soldato non sente la guerra; si batte bene, muore; ma per lui la guerra
-è _disgrazia_. Chi sa? Forse per questo siamo eroi. Ma i giornali questo
-non l'han detto.
-
--- Ma non interessano i giornali? -- domandò l'avvocato.
-
--- Non interessano.
-
--- E chi vincerà la guerra?
-
--- Non interessa! Interessa a chi poi scriverà la storia; a chi, dopo,
-dividerà la terra; ma a chi deve morire non interessa.
-
--- Ma la patria? ma la gloria? -- domandò l'avvocato.
-
--- Sì, certo -- disse Melai. -- Ma non so perchè: tutti quelli che
-sentono la patria o la gloria se li porta via la morte. Sono come dei
-predestinati.
-
-Madama Caramella era con la gola aperta, come avesse dentro una domanda
-che voleva venir fuori. E venne fuori.
-
--- Fanno molta paura i morti?
-
--- Molta paura? No. Un po' di notte che sembrano guardare la luna, ma
-paura, no. Sono morti. Un po' di puzzo.
-
--- Così che lei non avrebbe paura -- domandai io -- ad ammazzare una
-persona.
-
--- Perchè dovrei aver paura?
-
--- Ma non siamo tutti cristiani? -- uscì dalla bocca aperta di madama
-Caramella.
-
--- Si dice: ma nella guerra si domanda la mia pelle, e io gli domando la
-sua.
-
-Soltanto una volta Melai aveva provato un certo senso....
-
-Lo preghiamo di raccontare.
-
-Raccontò.
-
--- C'erano, lassù, in una villetta due signorine molto gentili, che
-erano rimaste sole: parlavano veneto con grazia, accoglievano a
-trattenimento i nostri ufficiali. Una notte, il capitano scoprì che
-dalla villetta partivano segnalazioni. Non c'era dubbio: le signorine
-avevano gli apparecchi in casa. Del resto la sorella maggiore ha
-confessato, e si è presa la responsabilità anche per la più piccola.
-
--- Ed è stata messa in prigione? -- domandò Oretta.
-
--- No, la abbiamo fucilata.
-
-Oretta guarda smarrita Melai. Lo guardiamo anche noi. Melai sorride: --
-E come si fa?
-
-Silenzio.
-
--- Ed è morta?
-
--- Eh, già.
-
--- E come è morta?
-
--- Molto bene: avanzò, gridò: «Franz Joseph, Urrà! Urrà!». Caduta,
-pareva una rondine.
-
-Silenzio.
-
-Oretta trema; l'avvocato aveva il sigaro spento.
-
-In quel punto nel silenzio della campagna si sentì _tin tin_,
-dolcemente. Era l'Ave Maria.
-
-Oretta fece il segno della croce. Quasi ci segnavamo anche noi.
-
- *
-
-Abbiamo accompagnato Melai al tram per la partenza definitiva. La
-signora mia suocera lo ha avvertito che in fondo alle calze troverà la
-sorpresa di una caramella.
-
-Io gli ho detto affettuosamente:
-
--- Lei, signor Melai, è un po' alto di statura. Veda di non sporgere con
-la testa. E se mi permette, eviti le azioni cavalleresche. Io, intanto,
-le manderò della polvere di nostra creazione contro le bestioline.
-
-Il ritorno fu molto eloquente fra me e l'avvocato; monosillabico con la
-signorina Oretta.
-
--- Si ha da vedere -- dice l'avvocato -- dopo tanti anni che è stato
-fabbricato il mondo, dopo Grozio, dopo Alberigo Gentile, che gli uomini
-si devano scannare, massacrare! Chi l'avrebbe mai detto?
-
--- Qualche cosa, però, si capiva -- dico io. -- Mi ricordo
-dell'esposizione di Milano, nel 1906. Qui c'era il padiglione della
-Francia: era l'arte _de se déshabiller_. Di fronte c'era il padiglione
-della Germania. Bene, sa lei che cosa ci avevan messo all'ingresso
-principale? Due bocche di cannone. «Ohi là!» mi ricordo che ho detto. E
-l'anno scorso, un commesso di una casa di Lipsia mi diceva: «Fate buoni
-acquisti, signor Sconer, perchè quando nostro imperatore darà il
-segnale, la Germania si muoverà come un serpente d'acciaio». Cosa vuole?
-Non avevano più soldi, e l'imperatore ha detto: «Ragazzi miei, perchè
-volete rubare in casa del vostro buon papà? Andiamo a rubare in casa
-degli altri». È stata una festa per tutti i partiti. Se la va, la va! La
-guerra è un affare.
-
--- Ah, -- esclama forte madama Caramella-è perchè non c'è più religione.
-
--- Brava! -- dico io. -- Quello che diciamo noi a Milano: _non c'è più
-religione._
-
-Ma ecco che l'avvocato _dà fuori da matto_, e dice:
-
--- Se non ci fosse quest'angioletto, andrei a farmi ammazzare anch'io.
-
-Allora l'angioletto _dà fuori da matta_ anche lei, e dice:
-
--- No, papà! no, papà, anche tu.
-
--- Ma ci sarà bene la Divina Provvidenza! -- dice ancora madama
-Caramella.
-
--- Già, ma non si muove -- le dico io. -- Ma sa, avvocato, che ora
-abbiam fatto? Oramai è mezzanotte. E domattina devo essere a Genova.
-Parto con l'automobile.
-
- *
-
-Mentre lo _chauffeur_ metteva in ordine la macchina, l'avvocato diceva:
-
--- Guarda che luna!
-
-Gli alberelli, fermi nella luna, parevano d'argento.
-
--- E pensare, in una notte così serena, quella povera Francia, quel
-povero Belgio....
-
--- E anche questa povera Italia, caro avvocato -- dico io --, perchè non
-si sa mai! -- Ma tu -- dissi allo _chauffeur_ -- non guardare la luna e
-non pensare al Belgio, perchè vogliamo arrivare a Genova: e non a Vega,
-o in fondo a qualche burrone.
-
-
-
-
- XXVI. -- UNO SPETTACOLO INDECENTE.
-
-
-L'affare di Genova si presentava eccellente ma alquanto complicato. Si
-trattava di riscattare subito una polizza di pegno di oggetti preziosi.
-La mia lungimirante pupilla prevedeva, che l'impiego di capitali in
-brillanti ed in perle, in questo precipitare dei valori cartacei,
-sarebbe stato un ottimo investimento; e nel tempo stesso mi procuravo
-doni nuziali, degni di me.
-
-A Milano (perchè ho dovuto andare anche a Milano a consultare il mio
-legale), sgradevole sorpresa: Biagino, il mio _chauffeur_, chiamato
-sotto le armi. Peccato, un bravo ragazzo! Rubava su la benzina e su le
-gomme in modo del tutto soddisfacente. Altra sorpresa sgradevole:
-tornando un giorno a casa mia, quattro soldatini feriti, allineati
-contro il muro al passaggio della mia automobile, levarono le stampelle
-contro di me, dicendo: _Managgia li cani!_ Si capiva che erano romani,
-ma anche che i tempi si fanno climaterici.
-
-Smettiamo l'automobile!
-
-Sinceramente, fui molto felice quando potei commutare nei gioielli gli
-assegni bancari che avevo preso con me quando mi recai la prima volta a
-P*** per comperare la contessina dalla chioma d'oro.
-
-«Ebbene, compreremo invece Oretta dalla chioma bruna».
-
-Quei gioielli erano bellissimi.
-
-V'era tra essi una collana di perle di un oriente perfetto che
-rappresentava da sola un valore non troppo inferiore al totale della
-somma da me impiegata.
-
-«Gran Dio -- dicevo tra me -- quando io faccio vedere questo spettacolo
-a madama Caramella, essa è capace di commettere delle sciocchezze
-personali. Ebbene no, signora. Si tratta di un semplice regalo di
-nozze». E voglio vedere se gli occhi di Oretta si fisseranno con
-indifferenza su queste gioie degne di una principessa di casa regnante.
-«Via, signorina, che il tempo delle violette mammole è trascorso, e alle
-rose convengono sì fatti ornamenti».
-
-Ebbene, quello che è successo appartiene al numero dei fatti inauditi,
-fantastici: direi cinematografici.
-
-Io ne ho segnata la data memorabile: venerdì, sette giugno, ore undici e
-mezzo del mattino.
-
- *
-
-Ma procediamo con ordine. Ero tornato da Genova a P*** col treno, dopo
-un viaggio disastroso; accaldato, assonnato, perchè quando si porta con
-sè una borsetta di simile valore non è il caso di addormentarsi.
-
-Pensavo con piacere a Lisetta: «appena arrivato, faccio levare due
-secchi d'acqua, di quell'acqua gelida dal fondo del pozzo». Ne sentivo
-in fantasia la sferzata dolce e ristoratrice. «Presto, Lisetta! Il mio
-pijama e questi due marenghi per voi: uno per secchio». Godevo a questo
-fresco pensiero.
-
-Appena sceso a P***, ho preso una carrozzella e, con la mia borsetta in
-mano, mi sono fatto condurre al mio _chalet_. Il cavallo andava assai
-piano, ma non importa. Appena fuori della porta, l'aria della campagna
-cominciò a ventilare. V'era l'odore fresco del trifoglio rosso nei
-campi, v'era l'odore caldo delle spighe, mature ormai; v'erano i
-grappoli bianchi delle acacie. «La natura -- pensavo -- è
-sostanzialmente profumiera come me».
-
-Ma il cavallo andava assai piano, tanto che apersi la busta di un
-biglietto che mi giaceva in tasca. Era del mio meccanico e diceva: «Se
-torno, riprenderò servizio presso di lei, se non torno, dirò: Viva
-l'Italia». «Ma che bravo ragazzo! Siamo tutti patriotti, adesso.
-Speriamo che ogni cosa vada a finir bene, e allora faremo belle gite per
-queste colline idilliche, con la signora Oretta, e forse con l'erede, a
-cui presenteremo il mondo sotto il suo aspetto più simpatico».
-
-Ma quando fummo al piede della salita, il cavallo si rifiutò di salire.
-
--- Queste povere bestie -- disse il vetturale -- non mangiano più biada
-e non hanno più forza.
-
--- Ebbene -- risposi, -- faremo quest'ultimo tratto a piedi.
-
-Sono sceso e, con la mia borsetta in mano, mi sono avviato verso lo
-_chalet_.
-
-Ma che cosa videro sotto la pergola le mie esterrefatte pupille?
-
-È lui o non è lui?
-
-Era Melai.
-
-Ma non era partito? Se era lui, evidentemente non era partito.
-
-Ho avuto una specie di turbamento premonitore.
-
-Melai si intravedeva, sotto la pergola, pacificamente seduto su la
-poltrona di vimini. Fumava beato una sigaretta e spingeva le spire del
-fumo verso il cielo.
-
-Ma non era solo. Oretta era in piedi davanti a lui.
-
-E papà? e mamà? Nessuno! Nessuno, fuor che cane Leone, addormentato.
-
-Fin qui nulla di eccezionalmente grave; ma io avevo la percezione che
-stava per succedere qualche cosa di grave; perciò, quasi senza volerlo,
-mi trovai giù nel fosso e guardavo attraverso la siepe quello che stava
-succedendo sotto la pergola.
-
-La scena era muta ma si capiva lo stesso. Gli occhi di Melai erano
-imbambolati nella contemplazione di Oretta; ed io sentivo che i miei
-occhi diventavano feroci.
-
-Ad un tratto la manina di Oretta si mosse, prese dalla scatola, che era
-sul tavolino di vimini, un cioccolatino: lo spogliò dolcemente, allungò
-la manina. La bocca di Melai era anche essa imbambolata. Buttò via la
-sigaretta, e la signorina gli insinuò il cioccolatino nella bocca. E
-seguitò.
-
-«Ma che confidenze son queste? Ma questo è un male ereditario! Ma quella
-scatola è la mia scatola, quei cioccolatini sono i miei cioccolatini!».
-
-Melai teneva ora chiusi gli occhi come alla prima comunione.
-
-«Ah, è questa la rinuncia, o impostore?» esclamai. «Ma qui succede
-qualche cosa di molto più grave».
-
-Ad un tratto, cosa vedo? Vedo la signorina Oretta che si accosta anche
-più verso di lui; allunga la mano, e immerge la mano dentro i capelli di
-lui.
-
-La mano passava e ripassava come se pettinasse: «la dama pettinava il
-damigello». Lui andava indietro con la fronte e si lasciava pettinare.
-Era uno spettacolo grandioso: muto. Ma io sentivo fischiarmi le
-orecchie. Mi parve ad un tratto che nella campagna ci fossero come
-nascosti dei piccoli genietti che accompagnassero quella scena con i
-violini. Forse erano le cicale.
-
-Poi, non so, o era il sole che si moveva sotto la pergola, o erano i
-miei occhi esterrefatti, ma le due figure si spostavano stranamente.
-
-Oretta si piegava sempre di più, o si lasciava piegare; le pupille loro
-si avvicinarono; i due volti si confusero, e allora non si mossero più.
-Ma questo evidentemente è un bacio! La musica dei genietti si fermò, e
-anche il sole si fermò.
-
-Non so per quanto tempo Melai e Oretta rimasero così, perchè io ero
-oramai paralizzato in fondo al fosso. Mi riscossi un po' per volta, e
-dicevo: «Ma si baciano sempre! Brava, signorina Oretta, e
-congratulazioni anche a lei, signor Melai, congratulazioni! Ah, un bel
-santo!»
-
-Volevo apparire dicendo così, ma non potei, perchè, d'improvviso, cane
-Leone si destò; latrò con rabbia, latrò con ferocia: lo vidi, con la
-gola spalancata e tutta la pelliccia furibonda, balzare verso di me.
-
-Mi sono trovato nel mio _chalet_, sporco come un mostro. Per fortuna
-avevo ancora con me la mia borsetta.
-
-
-
-
- XXVII. -- MI ADIRO PER LA PRIMA VOLTA.
-
-
-Soltanto quando mi trovai nel mio _chalet_, e lo specchio mi rimandò la
-mia figura deformata e sudicia, ebbi la completa sensazione del mio
-dolore. Io ruggivo: «Infame! Santarellina! _Mamz'elle Nitouche!_ Tira
-via, non c'è papà! Ah, è timida, dice papà».
-
-L'edificio da me costruito con tanta cura, dispendio di tempo e --
-diciamo pure -- di denaro, era crollato. E volendo essere esatti,
-bisogna dire: «seguitava a crollare». Una ragazzina minorenne, davanti
-alla quale io, con suprema delicatezza, mi sono trattenuto sempre dal
-proferire le parole sacramentali: «Signorina, io vi amo» dare dei baci
-così! baci di donna provetta. Ah, falsa minorenne! Forse non esistono
-più minorenni. Probabilmente mentre io mi spazzolavo il vestito, essi
-seguitavano ancora a baciarsi; e allora dovetti constatare che io
-soffrivo. Infatti avevo gli occhi fuori della testa. E più forse del
-bacio, mi faceva fremere la visione degli atti preparatori del medesimo,
-quando lei pettinava lui così dolcemente con la mano; quando lei gli
-insinuava nella bocca i miei cioccolatini. Così! Faceva così! E feci a
-me stesso l'atto di insinuarmi in bocca i cioccolatini col rosolio. «Tu
-soffri realmente, Ginetto Sconer, tu soffri!» Il sapore di quella
-fanciulla, che dovevo gustare io, se lo è invece gustato Melai. Guai se
-io fossi un uomo sanguinario come usa adesso! A quest'ora sotto quella
-pergola esisterebbero due cadaveri.
-
- *
-
-La mattina seguente stavo un po' meglio, ma non così che, quando venne
-Lisetta per rassettare le camere, io non dicessi:
-
--- Ah, belle cose, belle cose che succedono in questa casa!
-Congratulazioni, molte congratulazioni con la vostra padroncina.
-
--- Perchè, signore? -- mi domandò Lisetta.
-
--- Voi non sapete forse quello che ieri è successo verso quest'ora, là,
-sotto la pergola?
-
-E raccontai quello che avevo veduto: -- Uno spettacolo indecente. Non
-saprei dire per quanto tempo ha seguitato a pettinarlo.
-
--- Capirà, signore, che finchè lo pettina lei, non lo pettina la morte.
-Faceva così tutte le mattine nei giorni che lei è stato via.
-
--- Voi dite?
-
-Ella diceva così.
-
--- Ma quella sera che io sono partito, è partito anche lui! Allora era
-una falsa partenza.
-
--- Non so, signore -- disse Lisetta --, ma io credo che abbia ottenuto
-una proroga per affari di famiglia.
-
--- Ah, li chiamate affari di famiglia? Ah, un bell'ordine nell'esercito!
-
--- La mattina dopo che lei è partito, signore, lo abbiamo visto
-comparire ancora qui, e la padrona gli ha fatto tanta festa.
-
--- Allora sua madre sapeva tutto.
-
--- Io credo di sì.
-
--- E anche lui, il padre?
-
--- Oh, lui sa sempre le cose per ultimo.
-
--- Ma questo amore come è nato?
-
--- Chi lo sa, signore? L'amore nasce così!
-
--- Ma come «così»? Così sotto la pergola?
-
--- Tutto può darsi, anche sotto la pergola.
-
--- Ma voi Lisetta, che sapevate le mie intenzioni, voi che vedevate che
-io ero assente, perchè non siete corsa ai ripari?
-
--- Ah, signore -- esclamò Lisetta mortificata -- io ho fatto quello che
-potevo fare; e appena ho potuto, ho parlato alla signorina.
-
--- Ebbene?
-
--- Io non glielo volevo dire, signore, per non darle dispiacere.
-
--- Vi autorizzo a parlare.
-
--- Ebbene, già che lo vuol sapere, la signorina ha detto: «Taci, taci
-Lisetta! Io sposare un uomo così grosso e rosso che potrebbe essere mio
-padre?».
-
--- Così ha detto? Inaudito!
-
--- Precise parole.
-
--- Ma voi dovevate insistere: «un uomo che sa quel che dice, che sa quel
-che vuole, che conta qualche cosa nel mondo».
-
--- L'ho detto, signore.
-
--- E lei?
-
--- Lei? Lei ha detto: «con tutte quelle sciocchezze che dice, che fa
-venire il latte ai ginocchi».
-
--- Idiota fanciulla! Dovevate dirle che io ero d'accordo con suo padre.
-
--- Anche questo ho detto.
-
--- E vi ha risposto?
-
--- Che piuttosto che sposare un parrucchiere, fosse anche coperto d'oro,
-si butterebbe giù dal campanile di San Fulgenzio, che è il più alto
-della città.
-
--- Ma è pazza quella fanciulla!
-
--- È innamorata, signore!
-
-Lisetta tacque, e anch'io.
-
-Ma quelle parole atroci riferite da Lisetta mi fischiavano alle
-orecchie. Io parrucchiere? Io sono un costruttore della bellezza, e
-anche di civiltà, perchè chi usa i miei prodotti è educato e civile.
-Sentivo in me un'auto-intossicazione di furore.
-
--- Io tirerò le orecchie a quel signore -- dissi.
-
--- Non lo faccia, per carità -- disse Lisetta. -- Tutti quelli che sono
-stati in guerra hanno preso lo spirito sanguinario.
-
--- Credete forse che io abbia paura?
-
--- Oh, no, signore: ma dico che è un momento succedere una disgrazia.
-
--- Io, del resto, non voglio fare tragedie, ma gli parlerò ad ogni modo
-e gli dirò il fatto mio: «Ah, lei, bel giovane, che contemplava le
-stelle. Lei preferisce però contemplare qualche altra cosa sotto la
-pergola. Congratulazioni!» Oh, gli dirò questo ed altro.
-
--- È impossibile perchè è partito.
-
--- Non ci credo, perchè doveva già essere partito tante volte. Sarà
-partito provvisoriamente.
-
--- No, definitivamente.
-
--- Allora gli scriverò: «Ah, falso sentimentale! Le piacciono invece le
-cose di questo basso mondo, compresi i miei cioccolatini». E, quella
-infelice, preferisce uno sbarbatello, che oggi c'è e domani non c'è, a
-me che nel mondo conto per qualche cosa. «Dico sciocchezze», io! «Un
-uomo grosso e rosso», io!
-
--- Lei è un uomo che può dare soddisfazione a qualunque donna.
-
--- Voi avete proferito una grande verità. Ma voi non sapete tutto.
-Sapete perchè io sono andato a Genova? Questo, vedete, è il terribile!
-Io sono andato a posta a Genova per comperare il regalo di nozze. E
-proprio mentre io comperavo i gioielli più rari, ero tradito.
-
--- Oh, povero signore! Ma davvero proprio?
-
--- Dubitereste forse di quello che io dico? Venite qui, venite qui,
-Lisetta. Guardate. Guardate, tanto per avere un'idea di chi sono io.
-Questo era il regalo di nozze.
-
-La ho condotta nella mia stanza e ho aperto la borsetta.
-
--- Maria santissima! Spavento!
-
--- Guardate soltanto questa collana. Per darvene un'idea, neppure la
-regina ne ha una così.
-
-Allungò il dito per toccarla.
-
--- Voi dovete sentire il peso.
-
--- E sono perle vere?
-
--- Vere? Vero oriente. Mica scaramazze.
-
--- E costano tanto?
-
--- Come voi, come lei, come lui, come tutta questa catapecchia, con
-l'avvocato e sua moglie compresa. Sì, sì, pigliate pure. Già tanto io me
-ne andrò di qui. Quelle forbicette, quella cipria. Anche quella pompetta
-dell'acqua d'odore, se vi fa voglia.
-
-E le permisi di saccheggiare la mia toletta.
-
- *
-
-Scesi in giardino perchè sentivo che avevo gli occhi feroci, e la mia
-fisonomia era in disordine. Non vedevo più niente. Ma quando ho visto i
-gattini di Oretta che immergevano la linguetta rossa nel latte bianco,
-attorno alla ciòtola, ho dato un calcio formidabile: due gattini sono
-saltati in volata sopra la siepe.
-
-
-
-
- XXVIII. -- DIVENTO QUASI FILOSOFO E ANCHE POETA.
-
-
-Quel giorno mi sono eccitato; ma poi dopo mi sono calmato. Però dentro
-mi è rimasta una sensazione amara e disgustevole.
-
-Eccola là, la impudica fanciulla!
-
-Io la vedevo dalla finestra del mio _chalet_, sotto la pergola, che
-lavorava, e c'era ai suoi piedi quell'abbominevole cane Leone. Chi
-avrebbe mai imaginato che colei fosse stata capace di dare dei baci
-così? di fare delle carezze così? Una fanciulla ancor minorenne! «No,
-signorina! voi eravate una falsa minorenne, un surrogato del giglio. Voi
-avete sorpreso la mia buona fede».
-
-Io rivolgevo mentalmente queste parole dalla mia finestra alla signorina
-Oretta quando mi accorsi che nel mio giardino c'erano dei gigli. Come
-erano nati? Probabilmente erano già nati, e si erano dischiusi senza che
-io me ne avvedessi.
-
-Così forse è avvenuto di Oretta: si è dischiusa sotto l'amore. Le donne
-di Lionello si dischiudono d'estate e d'inverno; ma lo spettacolo
-naturale è più bello. Se non che dovevo essere io a dischiudere, signor
-Melai. Io, non voi! Voi avete requisita la mia proprietà! Era la
-gelosia. Che spaventoso sentimento! Agisce da pompa aspirante al cuore e
-porta via tutto il sangue, tutta la proprietà. Voi non avete più la
-vostra proprietà. Sì! Eccola là, ma non è più vostra: è di un altro. La
-proprietà di una donna non è come quella della mia palazzina. Non c'è
-altra abbondanza che di donne, ma che importa? È quella donna! Con quel
-ricamo della bocca, con quel sorriso, con quel sapore non ce n'è che
-una. Perchè, Oretta, non hai fatto le carezze a me? Perchè non hai
-pettinato, così, così i miei capelli?
-
-Mentre io facevo così e così, mi accorsi che questa operazione non si
-poteva compiere troppo bene, perchè i miei capelli sono alquanto
-incatramati dalla pomatina. Ritrassi infatti la mano profumata bensì; ma
-appiccicata.
-
-Posso convenire che i capelli di Melai si prestano meglio a questa
-operazione.
-
-Ma ciò non toglie che voi, signor Melai, abbiate requisita la mia
-proprietà. La quale si lasciò requisire. E allora mi ritornarono alla
-mente quelle abbominevoli parole di lei: «Un uomo grosso e rosso...!».
-
-Ah, signorina Oretta! Un uomo grosso e rosso, io?
-
-«La vostra opinione, signorina -- la apostrofai dalla finestra -- è
-errata! Io sono io! Non sarò un ragno, vestito in grigio-verde; ma io
-sono un uomo _in gamba_ e che conta qualche cosa nel mondo; e il vostro
-Melai è uno che oggi c'è, e domani non c'è. E voi, signorina? Io vi
-credevo capace, non solo di pudore, ma anche di comprendere il vantaggio
-della posizione eccezionale che io vi offrivo. Questa poesia di tipo
-superiore voi non la avete capita. Tal sia di voi».
-
- *
-
-Stavo ravviando col pettine i capelli disordinati, quando entrò la
-Lisetta.
-
--- Vi pare, Lisetta, che io sia grosso e rosso? I capelli rossi! No,
-rossi: tizianeschi. Lasciate, lasciate passare un po' di tempo, e poi
-vedrete che la vecchia e la giovane avranno a pentirsi amaramente.
-
--- Forse lei, signore, ha ragione -- disse Lisetta. -- Sapesse adesso la
-mia padroncina quanto soffre da quando lui è partito. Non dorme più, non
-mangia più; è diventata pallida.
-
--- Questa notizia -- dico io -- mi fa piacere. Prenda il papavero! Oh,
-non capita mica tutti i giorni ad una povera provinciale di trovare un
-marito con centomila lire di regali in soli gioielli, oltre il resto.
-
--- Poverina! Sarà calata, da quando lui è partito, di tre buoni
-chili....
-
--- Un chilo al giorno, -- dico io.
-
--- Adesso sì che non digerisce più bene!
-
--- Prenda la cascara sagrada, -- dico io.
-
--- Prega tutto il giorno perchè il Signore lo faccia salvo.
-
--- Ditele che faccia anche un altro voto: di non uscire di casa il
-sabato, così sono due giorni, venerdì e sabato.
-
--- Ma lei è ben cattivo, signore!
-
--- Pretendereste forse che io fossi buono con chi mi ha fatto del male?
-
-
-
-
- XXIX. -- L'INUTILITÀ DELLA MIA SAGGIA ELOQUENZA.
-
-
-Io non avrei avuto questa conferenza con la signorina Oretta, se la
-persistenza di lei sotto la pergola non avesse eccitato sempre più la
-mia indignazione. E d'altra parte il mio amor proprio oltraggiato
-domandava qualche riparazione.
-
-Ella si stava mattina e sera, sola soletta, sotto la pergola, curva a
-lavorare; con cane Leone, immobile ai suoi piedi.
-
-Deliberato il colloquio, feci una _toilette_ come per una visita di
-condoglianza. Infilai un paio di guanti e mi inoltrai per il vialetto.
-Il mio passo scricchiolante su la ghiaia fece voltare la testa ad
-Oretta. Cane Leone -- maledetto sempre -- era anche lui tetro: non voltò
-la testa, non latrò: ma si limitò a mostrarmi i suoi denti.
-
--- Buon giorno, signorina Oretta -- dissi. -- Io sono dolente di non
-aver potuto salutare ancora una volta il signor Melai, tanto caro e
-simpatico giovane.
-
--- È partito.
-
--- Definitivamente, lo so.
-
-(Silenzio).
-
--- Permette, signorina, che io mi sieda?
-
--- Ma la prego.
-
-(«E anche lei permette, è vero?» -- dissi con lo sguardo a cane Leone).
-Mi sono seduto su la poltroncina di vimini, dove sedeva Melai.
-
--- Permette anche, signorina Oretta, che le parli?
-
--- Ma la prego.
-
-Ella stava sempre con la testa in giù, sul ricamo. Ed io allora ho
-iniziato verso la signorina Oretta un discorso patetico e insieme
-persuasivo: -- Signorina Oretta -- cominciai --, le parlerò, come dire?
-non poeticamente ma praticamente: prima di venerdì sette giugno, ore
-undici e mezzo del mattino, io vivevo nel convincimento che ella non
-avesse mai varcato la frontiera, come dire? dell'Amore. Anzi credevo che
-ella ne ignorasse persino l'esistenza: per conseguenza, io, da quel
-perfetto _gentleman_ che mi onoro di essere, mi sono mantenuto verso di
-lei sempre in un decoroso riserbo. Ho l'onore di essere ascoltato, è
-vero, signorina?
-
-La signorina Oretta non disse nulla ed io proseguii:
-
--- Ma la mattina di venerdì sette giugno, alle ore undici e mezzo,
-reduce appunto da un mio viaggio a Genova, che ha, se permette, qualche
-relazione con quanto sono per dirle, ho dovuto constatare, in modo -- la
-prego di credere -- del tutto casuale ma irrefragabile, che lei sotto
-questo _bersò_ era già a conoscenza, per non dire in possesso, del
-territorio d'Amore. Specifico: è stato così e così....
-
-Mentre io specificavo, credevo di essere interrotto: ma non fu così.
-Credevo che il suo volto arrossisse. Ma niente di tutto questo.
-
-Finii allora di specificare.
-
-Ella si irrigidì.
-
--- Sono dolente -- dissi -- che il signor Melai sia partito, perchè gli
-volevo, oh non già fare scene tragiche, ma così, semplicemente dire:
-«Congratulazioni, signor Melai, congratulazioni sincere! Constatiamo che
-lei, dopo avere proclamato la vanità delle cose di questo mondo, è
-ritornato sopra la sua opinione; e che, dopo avere contemplato la luna e
-le stelle, ha trovato che è piacevole anche abbassare gli occhi sopra un
-amabile volto. Congratulazioni!».
-
-La signorina Oretta cominciò a capire il mio significativo linguaggio e
-si scosse; ma io proseguii:
-
--- E congratulazioni anche con lei, che ha saputo chiamare quel giovane
-ad una valutazione più esatta dei beni terreni. Questa cosa ha fatto
-piacere a lui, per quanto abbia fatto dispiacere a me. Ma niente di
-male, signorina! Lì per lì, confesso, la cosa mi ha prodotto una certa
-impressione, direi sfavorevole al di lei confronto; ma poi ci ho
-pensato, e ho trovato che la cosa, o con l'intervento del signor Melai o
-con l'intervento di un altro, doveva succedere, o in quel giorno o più
-tardi. Avrei desiderato col mio intervento,... ma non è questo
-l'argomento dell'attuale colloquio. Quello che mi premeva di
-significare, è che la mia attenzione si era posata con benevolenza sopra
-di lei: tanto è vero che mi ero permesso qualche _avance_ di matrimonio
-col di lei genitore, e ne avevo avuto buoni affidamenti. Ma io le dirò
-di più: il mio viaggio a Genova era avvenuto per acquistare l'omaggio di
-alcune bazzecole decorative, le quali non sono sdegnate anche dalle più
-rigide virtù. Senonchè la mattina del sette giugno ho assistito
-all'assalto della di lei virtù. Questo spettacolo, creda, non era nel
-programma del mio viaggio! Ma badi: io non discuto in questo momento la
-preferenza data al signor Melai: Melai le è simpatico, e perciò io devo
-essere antipatico. Il mio orgoglio d'uomo è rimasto ferito. A lei non
-importa, lo so. Semplicemente mi sorprende che in una signorina, come è
-lei, che io avevo prescelto specialmente per le sue qualità di
-equilibrio mentale, abbia potuto aver luogo un fenomeno così folgorante
-di passione, diciamo così, irrazionale. «No! parlo piano -- dissi a cane
-Leone che stava attento: -- parlo piano come è mia abitudine: piano, ma
-energico e preciso». E attesi una risposta.
-
-Allora la signorina Oretta mosse le labbra, e venne fuori questa
-risposta:
-
--- Noi ci conoscevamo da prima.
-
--- Ecco un particolare del tutto ignorato -- dissi. -- Con ciò ella
-vuole significare che esisteva un diritto di prelazione in favore del
-signor Melai....
-
-Fece cenno di sì.
-
--- Il mio cuore sanguina; ma l'onore è salvo!
-
-La signorina Oretta ebbe allora un sussulto: con la mano frugò, trasse
-una lettera: me la offrì.
-
--- Signorina -- dissi -- ella vuole offrire la documentazione di quanto
-asserisce verbalmente; ma non importa, la prego.
-
-Ma ella insistette.
-
--- Ebbene, quando ella insiste....
-
-Allora io estrassi dalla busta la lettera, apersi il foglio, e lessi le
-cose seguenti:
-
-_«Signorina, mi chiamo Marco Melai; sono caporale nel 6º Battaglione
-Cividale. Ho ventidue anni e mi trovo in guerra dal 5 ottobre 1915. Sono
-stato già ferito una volta. Mio padre è colonnello; la mia povera mamma
-non c'è più in questo mondo. Credo che questa presentazione sia
-bastevole. Dove mi trovo? Sui monti. A lei indovinare. Vuole diventare
-la madrina dei miei alpini? La assicuro che sono giovani forti, buoni e
-valorosi. Non spetterebbe forse a me il dirlo, ma la verità non sta mai
-male»._
-
-Rimisi la lettera nella busta, e gliela restituii con bel garbo.
-
-Ella la ripose nel non voluminoso archivio del suo seno.
-
--- Ma mi permetta, signorina -- ripresi: -- dallo stile di questa
-lettera sembra che questo signore non conoscesse lei di persona.
-
-Oretta rispose:
-
--- E nemmeno io conosceva lui.
-
--- Sarebbe indiscrezione domandare qualche schiarimento in proposito?
-
--- L'anno scorso -- disse allora Oretta -- io ero ancora a scuola,
-quando la signora direttrice ci ha invitate a dare qualche libro di
-lettura per i soldati.... Io allora ho dato le _Mie Prigioni_ di Silvio
-Pellico, dove c'era scritto, sul frontespizio, il mio nome....
-
--- E probabilmente anche l'indirizzo....
-
--- Sì, signore. E allora una mattina, ecco che viene il postino, e mi
-consegna questa lettera qui....
-
--- Signorina, la prego: si calmi. E appena ricevuta questa lettera, lei
-ha risposto....
-
--- L'ho fatta vedere....
-
--- A papà!
-
--- No, a mamà.
-
--- E mamà ha detto?
-
--- Di rispondere con due parole gentili.
-
--- E lei, naturalmente, ha risposto.
-
--- Sì, signore.
-
--- E lui ha continuato a rispondere....
-
--- Sì, signore. Dopo io l'ho conosciuto qui all'ospedale, dove andavo
-con mamà. Una volta, andando all'ospedale, io avevo una rosa con me....
-
--- E lui gliel'ha chiesta.
-
--- Sì, signore.
-
--- E lei gliel'ha data.
-
--- Sì, signore.
-
--- E mamà era presente?
-
--- Sì, signore.
-
-(Ho capito: la rosa era diventata un rosaio).
-
--- Permette ora una domanda? Lei vuol bene a suo papà oltre che a mamà,
-è vero?
-
-Mi guardò stupefatta.
-
--- Suo papà è un uomo serio, un uomo positivo. Egli sa che le rose
-fioriscono in maggio, ma dopo viene l'inverno. Il suo sguardo vede
-soltanto la primavera, ma il nostro è più lungimirante e si estende in
-tutto l'orizzonte della vita. Crede lei, signorina, che il di lei babbo
-sarà contento quando saprà che lei ha legato il suo destino a quello di
-un soldato?
-
--- Allievo ufficiale, signore!
-
--- Sia pure _allievo ufficiale_....
-
-Io volevo dire _allievo cadavere_, ma me ne astenni; i due laghi alpini
-si venivano velando, e il mio primo sentimento fu di estrarre dalla
-tasca il mio fazzoletto, e passarlo su quel visino. Però provavo piacere
-a vederla soffrire.
-
--- Ma sono queste anime pure -- esclamò d'un tratto -- che si
-sacrificano oggi così.
-
-La signorina Oretta proferì queste parole con notevole eccitazione, e in
-quella circostanza io potei constatare l'agitarsi di quel seno, che fino
-a quel giorno brillava per la sua assenza.
-
--- Signorina -- risposi -- condivido i suoi nobili sentimenti; però se
-lei volesse ritornare sopra le sue deliberazioni, se vuol dimandarne una
-dilazione nella risposta, per conto mio sarei disposto a considerare
-come non avvenuto il fenomeno apparso sotto questo _bersò_, la mattina
-del sette giugno.
-
-Ma la risposta fu improvvisa e non quale la mia generosità meritava.
-
--- Signore -- mi disse -- io ho fatto quello che dovevo fare secondo il
-mio cuore. Se lui tornerà, ci sposeremo. Se no, sarà quello che Dio
-vorrà.
-
-Lei diceva queste parole per conto suo, e due lagrime intanto, emissarie
-dei due laghi alpini, scendevano per conto loro giù per le gote.
-
--- Quando è così, basta, signorina, basta! Quello che lei ha fatto è
-sentimentale, ma non è pratico -- dissi presentandole la mano guantata.
-
-Mi sono alzato e mi sono inchinato.
-
- *
-
-La signorina Oretta non poteva dichiarare in modo più esplicito di avere
-abbandonato tutte le sue riserve al prestito nazionale per la guerra.
-Tuttavia è un fatto che le donne hanno la tendenza a dare il loro voto
-agli uomini di tipo sanguinario. Non mi parve dovere esporre la mia
-dignità a ulteriori insistenze. Prosegua, prosegua a piangere, signorina
-Oretta! Quando quel signore tornerà, se tornerà, non troverà che un
-naso, i capelli, e quattro ossi in croce della fu signorina Oretta.
-
-
-
-
- XXX. -- LA VENDETTA È IL CIBO DEGLI DEI.
-
-
-Seduto davanti allo _chalet_, io eseguivo una specie di bilancio
-consuntivo, quando un'ombra intercettò la luce, e si fermò davanti a me.
-
-Era madama Caramella. A quella vista sentii nascere in me un così
-concentrato furore che, per la prima volta, mi giudicai capace di una
-azione violenta.
-
--- Buon giorno, cavaliere, -- mi dice con adorabile tranquillità. -- In
-settimana verrà senza fallo l'imbianchino a pulire la cucina.
-
--- L'imbianchino? Non occorre più.
-
--- Ma non viene la sua signora madre?
-
--- No. È andata ad _Aix-les-Bains_.
-
--- Oh, quanto mi dispiace!
-
--- Anche a me.
-
-Silenzio.
-
--- Mi pare di cattivo umore, cavaliere, -- dice madama Caramella.
-
--- Io? Può darsi. Ma lei invece, per quello che succede, mi pare di
-troppo buon umore.
-
--- Qualche cattiva notizia nel bollettino della guerra?
-
--- Nel bollettino della guerra? Non so: ma nel suo bollettino, sì certo.
-
--- Mio?
-
--- Suo, sì, di lei. Come? Non lo sa? Ma lei è entrata in guerra! Io ne
-sono ancora stupefatto: una donna come lei che non è più una giovanetta,
-che fino a ieri aveva dato prova di equilibrio mentale, di senso della
-realtà, decreta anche lei improvvisamente il salto nel vuoto; e finchè
-lo fa lei il salto, poco male, ma ci spinge la sua figliuola e quel buon
-uomo di suo marito. Io credevo che lei volesse bene alla sua famiglia.
-
-Constato con piacere che madama Caramella è stupefatta alle mie parole.
-
-Madama Caramella mi domanda che cosa è successo.
-
--- Lo domanda a me? Le sue vesti bruciano, e mi domanda che cosa
-succede? Lei lo deve sapere meglio di me. Non è lei che ha permesso a
-quel signor Melai di venir qui?
-
--- Ma sono fidanzati. È naturale!
-
--- Quanto a _naturale_, nessuno ne dubita. Anzi io le posso dire che tre
-giorni fa, alle ore undici e mezzo del mattino, tornando da Genova, ho
-assistito là, sotto quella pergola, ad una scena anche troppo naturale.
-
-Descrivo la scena, ma madama Caramella non stupisce, non arrossisce. Si
-limita ad osservare che un bacio tra fidanzati è una cosa che usa da
-molto tempo. -- Ma, e poi, scusi, cosa c'entra lei?
-
--- Mi domanda cosa c'entro io? Arriveremo anche a questo punto. Intanto
-le faccio osservare che quello era un bacio speciale, come una _film_ di
-lungo metraggio, ai cui ultimi quadri io mi sono sottratto per ragioni
-di decoro personale. E lei poi si scandalizza per un po' di gambe che
-mostrano le ragazze a Milano! Ma lasciamola là! Questo fidanzamento è
-avvenuto col suo consenso?
-
--- Sa lei forse -- domanda madama Caramella -- qualche cosa sul conto di
-Melai? Un giovane di famiglia onorata....
-
--- Non discuto affatto.
-
--- Un giovane che ha sempre proceduto con la più scrupolosa delicatezza,
-tanto è vero che la prima cosa fu di presentarsi a me con una lettera di
-suo padre. E d'altra parte domando e dico: ad un giovane che fa il suo
-dovere per la patria, ad un giovane ferito, all'ospedale, solo,
-poverino, che domandava di corrispondere con Oretta, potevo io dir di
-no? Ma se non ci aiutiamo fra noi, buoni, chi ci deve aiutare?
-
--- È un'opinione rispettabile, ma non condivido. Il suo preciso dovere
-era invece, appena ella si accorse di quella passione, di troncare:
-taglio netto. Probabilmente anche lei, madama, si è lasciata sedurre
-dalla montura.
-
--- Oh!
-
--- Prego, si calmi. Osservi invece -- tanto per incidenza -- come è
-ridotta sua figlia. Pareva un fiorellino, e adesso è uno straccio.
-
--- Ma bisogna bene soffrire qualche cosa in questo mondo....
-
--- Ma chi le ha dato da intendere questo?
-
-Madama Caramella guarda la mia calma con un principio di alienazione
-mentale.
-
--- Oh, io sono certa -- disse madama Caramella -- che quando mio marito
-saprà tutto, dirà: «Hai fatto bene!».
-
--- Io non credo: ma se fosse così, direi che il di lei consorte è molto
-più poeta di Cioccolani! Scusi, signora, ma lei sta in piedi e ciò mi
-dispiace.
-
-Prendo una sedia, e prego madama Caramella di accomodarsi.
-
-Proseguo: -- Mi posso sbagliare, anzi mi auguro di sbagliare; ma lei,
-cara signora, ha commesso un'imprudenza le cui conseguenze possono
-essere incalcolabili. Lei ha arrestato il benessere della sua famiglia.
-Ma certo! Sa lei come vanno in malora le famiglie? Generalmente in
-conseguenza di un errore iniziale che passa quasi sempre inavvertito:
-che può essere la firma a una cambiale di favore, un contratto
-sbagliato, una mancanza di precauzione igienica, un matrimonio fatto coi
-piedi: appunto una mancanza di igiene morale: è il suo caso! Dopo, cara
-signora, lei ha un bel seguitare a fare il bucato in casa, tener le
-galline, fare i salamini e i prosciutti in famiglia....
-
-Constato con piacere che madama Caramella è presa da un po' di convulso.
-
--- Ma quando sarà finita la guerra, quando lui tornerà, saranno felici.
-Non crede lei che la guerra finirà presto? -- domandò con ansia madama
-Caramella.
-
--- Finire? Ma se è appena un anno che è cominciata? Dove ha letto lei
-queste panzane? Nei giornali forse? Ma cosa crede lei che scorticare i
-tedeschi sia facile come scorticare il suo porcello? Eh! eh! Noi uomini
-d'affari ne sappiamo qualche cosa. Finire? Ma, prima, si deve muovere
-l'America, che sono cento milioni; poi si deve muovere l'Asia che sono
-almeno altri cinquecento milioni. Pensi che adesso, con la telegrafia
-senza fili, si può chiamare tutto il mondo alla guerra.
-
--- Ma finirà una buona volta.
-
--- Può darsi; ma dopo verrà la rivoluzione, e chi si salverà saremo
-appena noi modesti capitalisti che sapremo, se occorre, comperare anche
-la rivoluzione.
-
--- Ma Iddio non permetterà.... -- balbetta la povera madama Caramella.
-
--- Ma cosa vuole che Iddio, con una amministrazione così vasta, possa
-occuparsi di questi dettagli? Lei ha tempo, cara signora, di iniziare
-per la sua figliuola una cura ricostituente.
-
--- Ma lui tornerà, si farà una posizione, e una volta sposi, saranno
-felici.
-
--- Lo auguro, ma elevo dei dubbi. Anche nella migliore delle ipotesi,
-lei non deve dimenticare che quel signore faceva baldoria. Io mai fatta
-baldoria! Poi lei ha sentito: fucila le signorine! Badi che io ammiro e
-amo il signor Melai: ma come individuo che possa dare la felicità alla
-sua signorina, escludo. Però se le fa piacere, ammettiamolo! Se non che,
-coi tempi che verranno, il matrimonio sarà un lusso che soltanto un
-milionario si potrà permettere. E invece lei, mia cara signora, aveva
-proprio la felicità a portata di mano qui nella sua casa. Io gliene
-parlo con la massima calma, come del resto è mia abitudine: ma accentuo!
-Permette, signora?
-
-E sono andato di là e ho preso la borsetta. Mi siedo e proseguo:
-
--- Le cose stanno così, signora: i miei occhi si erano posati con
-notevole benevolenza su la di lei signorina, e non sarei stato alieno
-dal domandarla in isposa. Sarebbe stato un matrimonio razionale, senza
-eccessiva passione da parte della signorina: lo posso ammettere. Prego
-non mi interrompa. Ma io non credo -- mi potrò sbagliare, sa, -- io non
-credo che sia necessario fare precedere il matrimonio da un periodo
-incendiario, come una reticella Auer che prima bisogna bruciare. No, io
-non credo. Certo è che io ho coltivato nel mio cuore una speranza, una
-illusione; ma non parlo per me. Capirà benissimo che a me non manca a
-chi buttare il mio fazzoletto. Parlo per quella povera signorina Oretta,
-che ha goduto un momento per un giro di valzer in un mattino di
-primavera; ma come deve scontare! E anche mi si stringe il cuore
-pensando a quel brav'uomo del di lei consorte, che meritava proprio di
-finire i suoi giorni tranquillo. Ma mi preme, signora, di documentare
-quello che io dico: io non _bluffo_; io documento!
-
-Aprii la borsetta.
-
--- Ecco qui. Andai a Genova apposta. Ecco qui: questi, come ella può
-vedere, erano i regali di nozze. Autentici e parecchi: balasci,
-smeraldi, turchesi, opere di gran lapidari: mica scaramazze!
-
-Madama Caramella non parla più.
-
-Io proseguii: -- Invece di deperire, lei vedeva la sua figliuola bella,
-felice, moglie del cav. Ginetto Sconer, e da qui un anno lei, scusi, era
-nonna e la sua figliuola c'era il pericolo, caso mai, che ingrassasse di
-troppo. Destino, cara signora! Ma l'imbianchino ora è perfettamente
-inutile.
-
-Così ho tolta la seduta.
-
-
-
-
- XXXI. -- _CHAMPAGNE_, PESCHE E PROSCIUTTO.
-
-
--- Cosa state facendo, signor Sconer? Sempre l'uomo georgico?
-
--- L'ho fatto, ohimè, contessina; ma ora sto facendo le valigie. Ero
-venuto qui a P*** per un certo affare, ma non si potè concludere. Lo
-metteremo alla partita del passivo.
-
-La contessina era venuta da me, questa volta, sola: senza il seguito del
-poeta al guinzaglio.
-
--- Con quest'orribile caldo!
-
--- Vi disturbo, Sconer?
-
--- Lei mi perturba, non mi disturba. Certo io non la posso ricevere con
-tutte le regole del protocollo. È tutto sottosopra qui.
-
--- Avete un bicchier d'acqua, Sconer?
-
--- Ma lei ha sete, lei è sudata, lei è venuta a piedi per quella strada
-bruciata da questo terribile sole. (Era quasi mezzogiorno). -- Quando
-penso che la pelle del suo adorabile volto, delle sue adorabili mani può
-oscurarsi, c'è da fremere per il rimorso.
-
--- Avevo i guanti e il velo.
-
--- Ah, meno male.
-
--- E poi io mi diverto nella gioia del sole.
-
--- Io no: d'estate preferisco l'ombra.
-
--- Io invece il gran sole; e d'inverno andare per la neve, quando tutto
-è neve, sentir la gioia di affondare nella neve sino alla caviglia:
-respirare la neve.
-
--- Allora preferisco il termosifone.
-
-Ma perline di sudore le si venivano formando su la fronte. Ella estrasse
-un moccichino di merletto del tutto insufficiente perchè non era più
-grande della palma della mia mano. Allora io spiegai i miei bellissimi
-fazzoletti. -- _Pardon!_ -- e ne posai uno delicatamente sul suo volto,
-un altro su la nuca.
-
--- Voi, Sconer, mi velate come Iside.
-
--- Veramente io vorrei fare il contrario.
-
--- Siete ben temerario....
-
--- Conserverò, contessina, questi fazzoletti imbevuti della di lei
-persona. Ma dicevamo? Ah, l'acqua. L'acqua qui è in fondo al pozzo, e il
-pozzo è cupo. Ma ora che ben mi ricordo, devono rimanere nella credenza
-due avanzi di una stirpe infelice. Se lei può sostituire l'acqua con lo
-_champagne_....
-
-(Sono proprio gli avanzi di quelle bottiglie di _champagne extra dry_
-che mandai a prendere quel giorno per onorare Melai al pranzo; una delle
-quali probabilmente ha servito ad alimentare quell'incendio che io
-dovevo contemplare la mattina del sette giugno. Ah, povero mio
-_champagne extra dry!_)
-
--- Probabilmente saranno calde, ma le facciamo subito _frappées_; le
-mettiamo giù nel pozzo.
-
-La contessina accetta con piacere.
-
-Realmente nella credenza erano onestamente rimaste obliate le due
-bottiglie dal collo d'argento.
-
-La contessina si diverte. Vuole metter lei le bottiglie nel secchio, e
-calar lei la fune.
-
--- Un momento, contessina.
-
--- Che cosa?
-
--- Eh, ma se caliamo le bottiglie così, dopo, quando il secchio è
-nell'acqua, galleggiano e vanno via. E chi le ripesca più? Bisogna
-legarle al secchio.
-
-È meravigliata.
-
--- Sempre così previdente, Sconer?
-
--- Sempre, contessina. Sistema della Casa.
-
-Leghiamo, caliamo le bottiglie.
-
-Ora i bicchieri. Nella credenza vi sono molti bicchieri, ma non le coppe
-per lo spumante. V'è un cavatappi di stile antiquato, ma non serve.
-
-È la prima volta che mi avviene di adoperare gli _oggetti consegnati
-oggi sei maggio al cavaliere Ginetto Sconer_ dalla signorina Oretta.
-Quante speranze, allora! Ma quel tempo è fuggito. Fiorì la speranza al
-tempo delle violette, e la speranza morì al tempo delle rose. Non
-pensiamoci più.
-
-Tovagliolini non ve ne sono: ma tovaglioli molti. Ghiselda ne spiega uno
-di lino grosso spigato.
-
--- Pare una tovaglia.
-
--- No, un tovagliolo. Ne abbiamo anche noi di così fatti alla nostra
-villa delle Cipressine. Nostra? Credo che sia svanita la villa delle
-Cipressine.
-
-Fece un gesto con la mano, e vi soffiò sopra come su una bolla di
-sapone. -- Peccato! Ero nata là.
-
-Ora tiriamo su le bottiglie.
-
-La vista dell'acqua gelida nel secchio la attrae, vi immerge la mano,
-raccoglie l'acqua nella conca della mano e si diverte a farla cascare.
-
--- Sa come Pindaro chiama l'acqua?
-
--- Mi dispiace....
-
--- E sa come la chiama S. Francesco? «Umile e casta!»
-
--- Oh, infelice! Ma noi berremo _champagne_.
-
-Stappo: il tappo salta. Pum! Lo _champagne_ ci spruzza, ma la contessina
-beve.
-
--- Delizioso bere -- esclama -- quando si ha sete.
-
-Questo lo so anch'io.
-
--- Un biscotto, Sconer?
-
--- Ce n'erano tanti, e cioccolatini anche. Ora più niente! Ma lei ha
-fame, contessina!
-
--- Mio Dio, sì.
-
-Guardo con stupore quella meravigliosa creatura, sottoposta anche lei
-alla legge della fame: ma sono cose che avvengono a mezzodì. Mi balena
-una idea luminosa.
-
--- Contessina, se noi facessimo colazione?
-
--- Qui?
-
--- Sì, contessina.
-
--- Qui all'aperto? Vicino al pozzo? Sotto quest'ombra? Ah, delizioso!
-
--- Tanto più, contessina, che il pozzo agisce da termosifone
-refrigerante. Già, ma non c'è niente da mangiare. Un momento, però.
-
-Esco, trovo Lisetta, le racconto il caso, e la prego di portare qualche
-cosa: ma sùbito.
-
-Ritorno.
-
--- Occorrerà un piatto, delle posate -- dico alla contessina.
-
-(Ecco lì la credenza con gli oggetti consegnati al fu cavalier Ginetto
-Sconer).
-
--- Faccio io -- dice lei.
-
-Vuole lei preparare la tavola e mi impone la ubbidienza.
-
--- Contessina -- dico tuttavia -- se vogliamo (ma come si può dire
-questa volgare parola, _mangiare_?) fare un piccolo _lunch_, io credo
-che sia meglio metter prima fuori la tavola e preparare poi.
-
-Trasportiamo un piccolo tavolino vicino al pozzo, presso la siepe,
-all'ombria. Dopo di che, ella mi ordina di stare seduto. Rabbrividisco
-di piacere al suo ordine. Mentre ella va e viene e porta le stoviglie,
-io la ammiro.
-
--- Contessina -- dico -- mi permetta di farle un complimento. Lei mi
-ricorda quelle meravigliose cameriste che si trovano nei romanzi del mio
-amico Lionello.
-
-Ride.
-
-Si vedevano, mentre lei va e viene, quelle due cosine gelatinose che
-danzavano. Ah, l'estate, col velo che a pena portano le signorine, è una
-stagione terribile!
-
--- Contessina, mi permette un altro complimento?
-
-Ella portava due modeste scarpette di color grigio, che delineavano la
-forma del piede così dolcemente come una sementina di popone, e due
-roselline di perle erano il solo ornamento.
-
--- Contessina -- dissi -- sinora ho creduto che i tacchi alla _Louis
-Kenz_ rappresentassero la più alta espressione della moda, ma lei mi fa
-ricredere. Le sue scarpette sono i guanti _gris-perle_ delle sue
-incomparabili estremità.
-
-Si ferma, mi guarda con quei suoi occhi, e dice:
-
--- Sa che lei, Sconer, dice delle sciocchezze?
-
--- Tutto può darsi, contessina.
-
-Ho la sensazione del vuoto.
-
-Mi tornano a mente le parole di Maioli: che Ghiselda è la più bella nave
-che sia stata varata nell'oceano femminile. Che io sia già trasportato
-nell'oceano? Ho paura e nel tempo stesso sento una gioia, una gioia che
-mi raddoppia la vita. Dio mio, che sia il bacillo dell'amore di cui
-parla il dottor Pertusius? Salvami, dottor Pertusius! No, lasciami
-morire. È così dolce morire così. L'universo mi guarda attraverso gli
-occhi di lei; la sua capellatura d'oro mi soffoca. Calmiamoci, Ginetto
-Sconer. Dissi allora:
-
--- Io non dimenticherò mai, contessina, questo giorno inaugurale.
-
--- Perchè, signor Sconer?
-
--- E me lo domanda? Essere servito a tavola da lei! Mi permetta che noti
-questa data memorabile: quindici giugno! Essa farà da contrappeso ad
-altra data infelice.
-
--- C'è tutto in tavola, vero? -- mi domandò sorridendo.
-
--- Sì, manca una cosa e poi c'è tutto.
-
--- Ah, i fiori, mancano i fiori.
-
-C'erano ancora dei gigli nel giardino: li coglie, cioè li vuol cogliere,
-ma il fusto resiste.
-
-Allora io levo dall'astuccio il mio temperino d'argento, faccio scattare
-la lama, offro.
-
--- Ma lei ha tutto, Sconer!
-
--- Tutto, contessina.
-
-Così ella taglia i gigli. Li aspira, e sospira: -- Ah, deliziosi i
-gigli! Sentite, Sconer!
-
--- Sì, deliziosi: ma hanno dentro l'inconveniente di quella cosina
-gialla. Vede?
-
-E pulisco la cosina gialla che si è attaccata su la punta del mio naso,
-e -- _pardon!_ -- anche sul suo.
-
--- Piuttosto -- dico -- cogliamo delle rose.
-
-Colgo una rosa, la odoro, ma vedo venir fuori due bestie. Orrore! La
-contessina ride, ma io scuoto la rosa e schiaccio le due bestie.
-
--- Cosa avete fatto, Sconer! Voi avete ucciso due bellissime cetonie.
-
--- Ma perchè erano entrate dentro le mie rose?
-
--- Per amarsi -- disse la contessina -- e le rose sono il loro talamo
-profumato.
-
--- Fortunate le cetonie -- sospirai io.
-
-Ella prende la rosa, e coi gigli la mette entro una caraffa, e questa
-dispone su la tavola. Dice: -- Ora c'è tutto!
-
--- Mi dispiace -- dico io --, ma manca sempre una cosa.
-
--- Dio mio! Che cosa? -- Cerca, non trova.
-
--- Il sale, contessina.
-
- *
-
-La Lisetta viene, intanto, con una fiamminga di fette di prosciutto,
-così roseo, così spirituale che penso anch'io ai misteri della natura,
-che ha creato una bestiaccia tanto immonda, per fornire a noi un cibo
-tanto distinto. La contessina si siede, mangia. Come è interessante
-vederla mangiare! Una rosea fetta scompare nella rosea bocca. Sembra che
-mandi giù dei _fondants_.
-
--- Ma sapete, Sconer, che questo _jambon_ è delizioso?
-
--- Lo credo. (Deve essere il fratello maggiore del porcelletto della
-signora Caramella).
-
--- Ma mi permetta: non teme lei che a mangiare così le possa far male al
-corpo?
-
--- Male al corpo, Sconer? In che modo? Io non mi sono mai accorta di
-avere un corpo.
-
--- Io, sì.
-
-Sospirai profondamente.
-
--- Dunque, contessina, deliziosa l'acqua, delizioso il vino, deliziose
-le cetonie, delizioso il prosciutto: tutto delizioso....
-
--- Ah, sì, Sconer; forse anche la morte, deliziosa; ma non ne ho la
-sensazione: mi pare di non dover morir mai.
-
--- Anch'io, contessina. Cioè, deliziosa la morte no; ma voglio dire che
-anch'io ho la sensazione di non dovere morire mai. Così che se noi due
-fossimo marito e moglie, non moriremmo mai.
-
--- Ah, ah, ah! -- Dà in uno scoppio di risa sconcertante che le si vede
-sino alla gola.
-
--- Come Filemone e Bauci.
-
-Non conosco questi signori, ma mi pare che lei prenda la cosa in giuoco.
-
-Ma si fa seria d'un tratto e dice:
-
--- Mio Dio, cosa stiamo facendo, Sconer?
-
--- Stiamo facendo colazione, contessina.
-
--- Ma è compromettente!
-
--- Magari fosse, contessina.
-
--- Ma lei è davvero audace!
-
-Io sospiro.
-
-Lei torna a dare in un altro scoppio di risa.
-
-Io sono disorientato. Qui sta per succedere qualche cosa di
-straordinario. È il sole che l'ha indorata? lo _champagne_ che l'ha
-eccitata? Non so: ma questa donna è titanica, folgorante. È la gioia
-trionfante.
-
-Vivere con lei, viaggiare il mondo con lei sempre in un delizioso
-_tête-à-tête!_ _Sleeping car_, _Excelsior hôtel_, _Palace hôtel_.
-D'estate al Capo Nord, d'inverno, _orient-express_, in Egitto, su quei
-battelli che solcano il Nilo, come in quel quadro che c'è Cleopatra.
-
--- Ma che cosa ha lei, Sconer?
-
--- Sogno, contessina.
-
-Questa donna è famelica. Ridendo, mentre io sogno, ha mangiato tutto il
-porcelletto. Che cosa devo darle ancora?
-
-Ma il piatto vuoto del porcelletto di madama Caramella mi fa sovvenire
-che esistono anche le pesche della medesima. Lei le ha contate: lo so.
-Ma non importa.
-
--- Un momento, contessina -- dico.
-
-Mi allontano, ed eseguisco la requisizione delle pesche: un atto audace,
-non dirò come furto; chè, dopo tutto, vada per i miei cioccolatini che
-la signorina Oretta infilava nella bocca di quel signore; ma perchè
-correvo il rischio di essere sbranato da cane Leone.
-
-Ritorno con le pesche.
-
-Alla vista delle pesche, la contessina è presa da gioia saltellante. --
-Lei è ben gentile, Sconer. Lei lo sa che io adoro le pesche? _Tu la
-persica che si spicca e ne cola il succo giulìo, dammi._
-
-Io do le pesche.
-
-_Lei_, _voi_, _tu!_ ecco, siamo passati al _tu_! Oimè, no!
-
--- Sapete, Sconer, chi dice così? È un grande poeta che dice così.
-Sentite che profumo -- dice, e me le mette sotto il naso, le pesche!
-
-Povero Ginetto!
-
--- Permettete, Sconer?
-
-Ne prende una e la morde; immerge quei denti nella carne della pesca.
-
--- Contessina -- supplico -- non faccia così.
-
--- Le vengono i brividi, Sconer?
-
--- Direi di sì.
-
--- Anche mamma non può vedere.
-
--- Veramente io.... non è per le ragioni di mamà!
-
-Mi fissa un momento sorpresa; con quelle labbra sanguinanti dalla pesca.
-
--- Voi siete molto sensibile, Sconer!
-
--- Tanto, contessina.
-
-Qui sta per succedere qualche cosa che deciderà della mia vita. Anch'io,
-come madama Caramella, come tutti, entro in guerra.
-
-E se lei non distingue l'attivo dal passivo, che importa? Maioli,
-Maioli, tu stai per guadagnare l'automobile. Che fare? Gettarmi ai suoi
-piedi? Peccato! Adesso non usa più.
-
-Mentre pensavo così, mi sorprendono queste parole di lei.
-
--- Sapete, Sconer, che sono venuta qui anche giovedì scorso? Ma mi hanno
-detto che voi eravate assente.
-
--- Infatti son dovuto andare a Genova per un certo affare di oggetti
-preziosi.
-
--- Commerciate anche in oggetti preziosi?
-
--- Ohimè, sì.
-
-Vado a prendere la borsetta, la apro. Ella vi immerge la mano. Esamina:
-scruta, pesa. Dice:
-
--- Molto bello. Avevamo anche noi tanta di questa roba.
-
--- Questi orecchini di brillanti -- dico -- mi sembrano quasi degni di
-lei. Mi piacerebbe provare.
-
--- È inutile: non ho il lobo forato. Non credete?
-
-Ella piegò la testa da un lato e, gorgogliando un caro riso, concedette
-alla mia mano di sollevare la impareggiabile seta dei suoi capelli,
-affinchè io constatassi che il lobo non era forato. Ma nel toccare quel
-cosino dell'orecchio, elastico e dolce, io rabbrividii.
-
--- Allora quest'anello, contessina.
-
--- Oh sì, questo smeraldo incastonato all'antica mi piace.
-
--- Permette -- domandai allora -- che lo mettiamo in opera?
-
-Mi porse la mano. Io provai le dita e infilai l'anello nell'indice:
-rabbrividii per la seconda volta. Appressandomi, sentii il calore
-profumato di carne del suo alito.
-
-Si contemplò la mano un po' meditabonda.
-
--- Ne aveva uno così anche mamà, con uno smeraldo anche più cupo. Ma io
-non ci tengo più ai gioielli.
-
--- Nemmeno io, contessina, benchè oggi l'investimento del capitale in
-preziosi sia molto indicato. Sarebbe come una lirica del capitale! Ma le
-confesso che tengo di più assai alla mia modesta palazzina in Milano, al
-mio modesto appartamento.
-
-E io le parlai allora della mia palazzina in Milano, mia proprietà; del
-mio appartamento in istile _Louis Kenz_, ma con tutto il _comfort_
-moderno. -- Tutto, tutto, c'è tutto, ma manca solamente una cosa....
-
-Ella mi ascoltava pensosa.
-
-Mi attendevo questa deliziosa domanda: «Che cosa le manca, caro
-Sconer?».
-
-E invece venne fuori quest'altra domanda: -- Sapete quello che accade a
-Cioccolani?
-
-
-
-
- XXXII. -- IL DISASTRO.
-
-
-Al diavolo! Io lo aveva dimenticato, ed ecco, anche in mezzo alla gioia
-del simposio, l'ombra di Cioccolani.
-
--- Ammalato?
-
--- Peggio. Una cosa indegna! Voi ricordate certamente, Sconer,
-l'_Attileide_ di Cioccolani....
-
-Io ero atterrito.
-
-Anche allora, Cioccolani e l'_Attileide_, _Attileide_ e Cioccolani.
-
--- Ebbene, signora, che cosa è accaduto all'_Attileide_, cioè a
-Cioccolani?
-
--- Questo grande dramma -- disse la contessina -- era destinato
-all'aperto; ricordate, è vero?
-
--- Perfettamente: le turbe, gli Unni, l'organo.
-
--- Si pensava al teatro d'Albano sui colli laziali: ma il teatro
-d'Albano sventuratamente non esiste ancora. Allora abbiamo pensato ad un
-grande teatro di Roma, e ci siamo messi in corrispondenza con Roma. Ma
-Roma non ha risposto.
-
--- Anche al telefono è lo stesso: Roma di solito non risponde.
-
--- Vi prego di non scherzare. Hanno risposto -- dice lei -- ma fanno una
-difficoltà: il nome di Cioccolani.
-
--- Non è un bel nome. _Sconer_ è più bello.
-
--- Forse avete ragione? È terribile! Un padre ha il diritto di lasciare
-a un figlio genio la eredità di un nome volgare! Ma l'obbiezione che
-fanno quei signori di Roma è un'altra. Essi dicono: «Cioccolani non è un
-nome conosciuto». Non è _piazzato_. Capite? Quello che importa non è
-creare i _Canti ermetici_, creare l'_Attileide_. No! _Piazzarsi!_ Ah,
-mostruoso!
-
--- Fino a un certo punto. In commercio, contessina -- mi permisi io di
-obbiettare -- si verifica lo stesso fenomeno. Si fabbrica un prodotto;
-ma la cosa più difficile è _lanciarlo_, imporre il nome! «Ficcatevi bene
-in testa questo nome!». E si fa un uomo con un chiodo che penetra dentro
-la testa. Molte volte è la fortuna di un nome. _Pillole Plak!_ Qualunque
-farmacista le può fabbricare. Ma _Pillole Plak_ si sono imposte. Sente
-che nome? _Plak_! Pare un comando. Naturalmente è un suono tedesco, così
-lo capiscono di più.
-
-Ma la contessina, invece di ridere, rimase seria.
-
--- Ah sì, -- disse -- per voi, gente mercantile, l'_Attileide_ e i
-vostri empiastri sono la stessa cosa. Intanto quel povero giovine ne
-morirà di dolore.
-
--- Per così poco? Speriamo di no, contessina. Se l'_Attileide_ non potrà
-essere rappresentata a Roma, si potrà rappresentare a Milano: se non
-quest'anno, l'anno venturo. È questione di aspettare.
-
--- Aspettare? Non si può aspettare.
-
--- Scusi -- dissi io -- Cioccolani non sarà mica una donna, _pardon!_ in
-istato interessante, che non può aspettare un giorno di più.
-
--- Questo appunto è il caso -- disse la contessina -- perchè se venisse
-la pace, l'_Attileide_ è rovinata.
-
--- Per questo non si preoccupi, contessina. Il governo italiano ha
-calcolato la guerra a tre mesi: ma il governo inglese, che è più
-pratico, l'ha calcolata a tre anni.
-
--- Voi mi consolate, Sconer.
-
-(Vedete le donne! Questa qui, presso il pozzo, vuole la guerra: quella
-là, sotto la pergola, vuole la pace).
-
--- Contessina, -- dissi io -- mi conceda di non capire perchè Cioccolani
-non può aspettare.
-
-Si passò sconsolatamente la mano su la fronte come per dire: «Quest'uomo
-che non capisce niente!», e mi domandò:
-
--- Lei conosce la storia?
-
--- Quale storia?
-
--- Quella che si legge sui libri.
-
-(Caro angiolo, le volevo rispondere, se studiavo la storia sui libri,
-non diventavo gerente della società X*** e compagni).
-
-Risposi:
-
--- Certamente, contessina.
-
--- Ebbene, Sconer, per quale ragione gli Ebrei conquistarono la Terra
-Promessa?
-
--- Perchè videro -- risposi io -- un campionario di uva bellissima, e
-gli Ebrei avevano sete.
-
--- Bravo! Ma ci volle Mosè, l'uomo di genio che disse loro: «Va, rapisci
-quell'uva, perchè tu sei il popolo eletto e se i Cananei diranno di no,
-e tu fanne scempio». E perchè Alessandro conquistò l'Asia? Perchè disse
-ai Greci: Io sono Dio e gli altri son barbari. E perchè Napoleone
-conquistò il mondo? Perchè disse, _liberté, égalité, fraternité_, una
-menzogna colossale, ma non importa! _Allons, enfants de la patrie_;
-quaranta secoli vi guardano dall'alto di queste piramidi. E perchè i
-tedeschi vogliono oggi conquistare il mondo? Perchè il Kaiser ha detto,
-come Mosè, _voi siete il sale della terra!_ _Deutschland über alles!_
-Ebbene, Sconer, credete a me: è una formula che governa il mondo: ogni
-formula, ben inteso, è una menzogna, e l'una val l'altra. Ma non
-importa! L'essenziale sta nel colpire la imaginativa delle turbe. Basta
-un bimbo a guidare una mandria di buoi: basta una grande menzogna a
-guidare gli uomini. Non sapete che gli uomini son pazzi? non sanno, non
-possono, non devono ragionare? Ma occorre appunto per questo l'epifania
-del gran pazzo sublime; l'uomo di genio che li sappia attraversare con
-la corrente elettrica della sua parola.
-
-Mi sentivo un certo giramento di testa. Una donna istruita è grande, ma
-è seccante.
-
--- Ebbene, Cioccolani....
-
-(Mio Dio, torna ancora in scena Cioccolani. Cioccolani _for ever_!)
-
--- Ebbene, Cioccolani è l'uomo di genio che ha trovato la formula
-risolutiva: «Volete la pace? Spaccate la testa ad Attila». Ah, voi
-ridete Sconer!
-
--- Io ridevo, perchè pensavo «Volete la salute? Bevete il ferro-china».
-
--- Ma sapete voi, Sconer, che se Cioccolani fosse nato in Germania,
-invece di star qui a mendicare che gli si rappresenti il suo dramma,
-sarebbe al seguito del Kaiser, nella gran coorte dei poeti che cantano
-le sue glorie? Capite ora perchè l'_Attileide_ non può aspettare un
-minuto di più? Il dramma ha un valore immanente; ma ha anche un valore
-contingente: supponete che la guerra termini per una combinazione
-qualsiasi; supponete, ciò che Dio non voglia! che il Kaiser rimanga
-sconfitto....
-
--- In questo caso -- dissi io -- la formula di Cioccolani passa di
-attualità perchè la testa è già spaccata.
-
--- Ed è ben questo il terribile. Il dramma è andato. Oh, finalmente
-avete capito!
-
--- Ebbene, contessina, il signor Cioccolani ne prepari un altro sempre
-sul medesimo tema: «Volete la pace? Rifate la testa ad Attila».
-
- *
-
-Mi pareva di essere sopra un'altalena.
-
-Lei aveva certi occhi assenti, e mi faceva quasi compassione.
-
-Il sole aveva girato, e pendeva sopra di noi; per la campagna era un
-gran silenzio e mi sembrò che nel mondo fossimo rimasti soli io e lei.
-
-La scossi un pochino, le presi la manina, e le dissi queste cose di cui
-anche adesso mi meraviglio: -- Contessina, dia retta a me.
-
--- Che cosa?
-
--- Perchè, contessina -- dissi con la mia voce più insinuante -- invece
-di pensare a tante cose tremende, a tanti uomini in grande stile, come
-Mosè, Attila, Napoleone, Cioccolani, lei non ha mai pensato ad un uomo
-di stile più modesto, ma più accessibile, più pratico....
-
-Mi guardò.
-
--- Mi guardi, mi guardi: guardi pur me, contessina: ad un uomo -- voglio
-dire -- perfettamente _gentleman_, ordinato, equilibrato, fedele
-compagno....
-
--- Un marito come si dice nella comune terminologia?
-
--- Press'a poco.
-
--- Col solito _ménage_?
-
--- Sì, press'a poco. Anzi con un buon _ménage_.
-
--- È infatti -- mormorò -- l'idea del buon Maioli e di mamà.
-
--- Bisogna dar retta a mamà.
-
-Tacemmo e quindi lei domandò:
-
--- E poi?
-
--- E poi? E poi può nascere un allegro bamboccio.
-
--- Io?
-
-I suoi occhi espressero un grande stupore.
-
--- Io certo no, -- risposi. --..... Un bamboccio ottenuto con onesta
-collaborazione -- aggiunsi.
-
-Le sue labbra sorrisero di un piccolo pallido sorriso, che mi
-incoraggiò.
-
--- E poi?
-
--- Lei poi dà il latte al suo bamboccino.... -- continuai
-persuasivamente.
-
--- Io dare il latte?
-
--- Lei o la balia, come preferisce.
-
--- E poi?
-
--- E poi il bamboccino diventa grande..., un bel bamboccione.
-
--- E poi?
-
--- E poi darà il braccio a mamà: diventerà la consolazione di papà e
-mamà, cioè crescerà sano, buono, ordinato....
-
-Io parlavo, e lei mi seguiva docilmente, come trascinata da me.
-
--- E poi? -- domandò ancora.
-
--- E poi, e poi! E poi passa la vita.
-
--- Allora perpetuare la specie?
-
-Mi guardò con due occhi così attoniti che io vidi passare per essi
-l'imagine bianca della follia, onde dissi a me stesso: «Ginetto, sta
-attento a quello che fai»: ma quel giorno ero deliberato a tutto.
-
-Rimasi anch'io sorpreso a quella domanda, _allora perpetuare la specie_.
-Io stavo per affrontare una grande battaglia. Colmai i bicchieri: io
-bevvi, ella bevve.
-
--- Contessina -- dissi -- anch'io ho inteso dire che il matrimonio è in
-crisi, che è una formula oramai superata: ma con tutto questo, che vuol
-che le dica? Mi pare che una mogliettina graziosa, intelligente, buona,
-capace di ricevere e dare consigli, congiunta ad un uomo solido,
-equilibrato, intelligente, corpo d'un cane!, sia sempre una bella
-instituzione.
-
--- Io dovrei -- disse -- allora diventare proprietà di un uomo.
-
--- E un uomo, viceversa, sarebbe sua proprietà.
-
--- Ed io dovrei essere oggetto di piacere per un sol uomo?
-
--- Questa certo sarebbe la formula desiderabile. Quanto poi al piacere
--- osservai pudicamente --, mi pare che sarebbe una cosa reciproca.
-
-Ella non sorrise nemmeno.
-
--- E se io mi stancassi? -- domandò.
-
-Ella aveva fatto questa domanda impura con tanta purità che io
-palpitavo, ma non osai di toccarla.
-
--- Ah, contessina -- dissi -- ma chi sarà mai l'uomo che possedendo lei
-non farà di tutto perchè lei non si stanchi?
-
-Sorrise come ascoltasse una fola lontana, e disse: -- Io allora dovrei
-fare come le altre fanciulle che cercano marito.
-
-Allora io mi buttai nella voragine.
-
--- Contessina, premetto; -- dissi -- ma nella fattispecie lei non ha
-bisogno di cercare, perchè vi sono io.
-
--- Lei?
-
-Con che tenerezza, con che languore proferì quel _lei_! Le sue pupille
-mi guardarono. Io vi ero caduto dentro come nel mare.
-
-Ella sorrideva. Non so perchè, rimasi attonito anch'io quando quel _lei_
-mi fece capire che _lei_ ero _io_. Ripetei.
-
--- Perchè no? Io!
-
-Mi guarda.
-
--- Non capisco che cosa ci trovi di strano, che mi guarda così. Lei
-trova tutto bello, tutto delizioso: l'acqua, i fiori, le bestioline. A
-me pare che potrebbe trovare passabile anche Ginetto Sconer. Io sono
-uomo di parola, io la faccio _basilissa_ sul serio. Lei ha la sua villa
-delle Cipressine. Lei le vuol bene perchè ci è nata. Noi supponiamo che
-vi siano i vetri rotti, i soffitti che cascano, e, sopra, tante
-ipoteche. E allora noi porteremo via le ipoteche, metteremo i vetri
-nuovi, rifaremo i soffitti. Se poi invece di un bamboccio, ne vogliamo
-far due, ne faremo due, ne faremo tanti. Quanti lei vuole. Tanti
-contessini e contessine, vestiti di bianco, per il giardino delle
-Cipressine, rimesso a nuovo, con tanti bei fiori; e dietro una _nurse_
-inglese col manto di viola. D'inverno staremo a Milano, nella mia
-palazzina, o andremo anche in riviera, se fa bel tempo. Faremo anche
-qualche bel viaggio, se le piace. Non le pare un bel programma? Ma la
-pianti con Cioccolani e l'_Attileide_!
-
-Io ero liquefatto, come si vede, da essere raccolto col cucchiaio, come
-dicono a Milano. Mi aspettavo di essere raccolto, e invece lei disse:
-
--- Ah, no!
-
-Ed ella proferì questo _no!_ con tanta passione che l'incanto fu rotto,
-e mi sentii come da una forza centrifuga trasportato ancora dalla
-voragine del mare su la riva. Il sangue però mi girava nella testa, e
-intanto sentivo la sua voce quasi piagnucolosa che diceva:
-
--- Anche lei, Sconer, come tutti, contro Cioccolani.
-
--- Ma vuol mettere me con Cioccolani? Capisco quell'altro, ma
-Cioccolani, evvia! Io non potevo farle il torto di credere che lei fosse
-innamorata di quel Mardocheo....
-
--- Ah! -- esclamò come la avessi punta. -- Non lui, ma il suo genio.
-
--- Ma che genio! Genio, caso mai, sono io che ho realizzato dal nulla.
-
-Io ero furente: io avevo affrontato la pazzia, la povertà, la
-letteratura, il matrimonio, per suo amore. Invece niente. Come avessi
-raccontata una fola. Nemmeno l'onore del rifiuto.
-
-Io non fumo che in circostanze solenni, ma in quel momento accesi una
-sigaretta senza nemmeno domandar compermesso.
-
-Sentivo ancora la sua voce, monotona come la pallina della _roulette_,
-che cadeva ancora dentro Cioccolani: sentivo queste parole, _Attileide,
-ascesi, genio, superamento, fanciullino, tutti contro il genio che
-appare_.
-
--- Oh, non l'abbandonerò io.... -- disse in fine.
-
--- Se lo tenga.
-
--- E nemmeno abbandoneremo la partita. Voi ci aiuterete, Sconer, è vero?
-
-Incredibile! L'incoscienza di quella donna arrivava sino al punto di
-ignorare che lei aveva offeso mortalmente un uomo come me.
-
--- In che modo aiutare? Sono un letterato di Roma o di Milano forse io?
-
--- Ma voi siete amico di Lionello.
-
--- Ebbene? Che c'entra Lionello?
-
--- Lionello è un puro.
-
--- Con qualche riserva. Puro ero io, signora.
-
--- Intendo dire nel senso che Lionello è un uomo arrivato, superiore
-all'invidia, accolto in tutte le grandi riviste, in tutti i grandi
-quotidiani. Egli potrebbe far l'atto generoso di aiutare un suo
-confratello annunciando con articoli entusiastici, come sa far lui, la
-prossima epifania dell'_Attileide_. Che ve ne pare?
-
--- Uhm! Non ne so nulla.
-
--- Avevamo pensato ad un giro per l'Italia, dando lettura
-dell'_Attileide_.
-
--- Eccellente idea.
-
--- È questione della voce....
-
--- Già, manca le _phisique du rôle_.
-
--- Però la stampa dell'_Attileide_ è decisa. Prima si pensò ad una
-grande rivista, poi abbiamo deciso per il volume.
-
--- Ah, benissimo.
-
--- La casa editrice di Milano ha però mandato un preventivo di spesa un
-po' forte: diecimila lire.
-
--- Gente mercantile a Milano. E poi col rincaro della carta....
-
--- I suoi genitori che non sanno che figlio hanno....
-
--- Io credo che lo sappiano....
-
---.... si sono rifiutati di dare dieci mila lire....
-
-Intervallo di silenzio.
-
--- Per questo motivo anche giovedì scorso sono venuta da voi.
-
-Secondo intervallo di silenzio.
-
--- Avreste voi, Sconer, da prestare dieci miserabili mila lire?
-
--- Dieci mila lire, contessina, non sono mai dieci miserabili mila lire.
-
--- Per me sì.
-
--- Non discuto: sul danaro esistono opinioni disparate, che spiegano il
-loro frequente trasloco da una tasca ad un'altra.
-
-Lei si era venuta a sedere vicino a me su di uno sgabelletto, e cominciò
-a piegarsi per accarezzare con la manina la stoffa dei miei calzoni.
-Faceva la boccuccia, e girava gli occhi smorti.
-
--- Faccia il piacere, contessina, stia ferma con quelle mani.
-
--- Caro, caro Sconer, fate un piacere a me. Naturalmente il denaro vi
-sarà restituito, perchè il libro avrà un enorme successo.
-
--- Quale libro?
-
--- L'_Attileide_.
-
--- Ah, sì, l'_Attileide_! Non ne dubito, la fiducia nel successo è la
-prima condizione del medesimo. Ma io non ne tratto.
-
--- E perchè non volete trattare?
-
--- Perchè è un affare che non conosco, ed è sistema della nostra Casa di
-non trattare gli affari che non si conoscono.
-
--- Ma se ve ne ho parlato tanto....
-
--- Non dico di no: ma non è la mia partita.
-
--- Ebbene, Sconer, trattiamone esclusivamente come affare. Volete una
-cambiale firmata da me e da Cioccolani?
-
--- Me ne guarderei bene.
-
--- Allora, come volete, Sconer, trattarne come affare?
-
--- Ne vuole trattare proprio come affare, contessina?
-
--- Oh, caro, caro Sconer.
-
--- Contessina -- ripetei -- lei è disposta proprio a trattare come
-affare?
-
--- Certamente.
-
-Cominciai: -- Il fatto è questo: lei vuol varare l'_Attileide_ del suo
-Cioccolani.
-
--- Precisamente.
-
--- Lei faccia come la signorina Ester.
-
-I suoi occhi si aprirono e mi guardarono.
-
--- La signorina Ester, lei lo deve sapere perchè è tanto istruita,
-quando volle salvare il suo Mardocheo, si fece anche più bella e poi si
-presentò al terribile re Assuero, e lui quando la vide così bella,
-disse: «Se anche mi domandi la metà del mio regno, io te la darò». Lei
-contessina non ha bisogno di farsi più bella, io non ho regni da
-offrirle....
-
-Mi pare che capisca; ma non nel senso voluto da me.
-
-Ad ogni modo io era avviato e continuai: -- Lei che dice sempre:
-_superato, superato!_ Mi pare che si possa superare anche questo punto.
-
-Ma non potei finire che sentii per risposta un'impressione dolorosa.
-
-La mano della contessina si era posata con violenza su la mia guancia
-destra. Un rumore, come _plaf ciac_, risuonò nel giardino.
-
-Quando mi riebbi, il giardino era vuoto. Mi affacciai fuori.
-
-Vidi, giù per la discesa, la gonna dell'abito _princesse_ che ondeggiava
-sdegnosamente sopra le scarpette.
-
-Deve aver detto anche: _Cochon!_
-
-Il mio orgoglio sanguinava. Avevo offerto la morale tradizionale, ed ero
-stato respinto; avevo superato anch'io e offerto la morale in libertà,
-ed ero stato respinto, anzi schiaffeggiato!
-
-Io non so, io non capisco più niente. Io avevo fatto alla contessina una
-offerta brutale, sia pure; ma è anche vero che io mi ero attenuto alle
-più scrupolose lezioni della psicologia femminile, cioè che una donna ha
-pudore davanti all'uomo che ama; ma davanti all'uomo che non ama, non ha
-pudore.
-
-E invece un ceffone! Sì, perchè è stato un ceffone. Delizioso sì, ma
-ceffone.
-
- *
-
-La mia guancia sanguinava.
-
-Venne Lisetta e disse: -- Cosa è stato? È stato Leone?
-
--- No: è stata una leonessa.
-
-Lisetta mi applicò il taffetà.
-
-Evidentemente è stato il mio anello a produrre lo sfregio su la mia
-guancia.
-
-Forse mi sono ferito da me stesso.
-
-Rivedo il volto fantastico del dottor Pertusius; pare che mi dica:
-«Acqua profonda di lucida follia; ma sincera. Se ci fosse stata
-l'insidia di uno scoglio, lei, cavaliere, finiva infilzato nel
-matrimonio. Non si lamenti, anzi lasci a quella nobile giovane l'anello
-a documento di riconoscenza.»
-
-
-
-
- XXXIII. -- L'ULTIMO CAPITOLO POTREBBE ESSERE IL PRIMO.
-
-
-Ho fatto ritorno il giorno seguente a Milano in modo definitivo.
-
-Ho riposato nel mio letto, cosa che non mi succedeva da molto tempo.
-Dolce, caro, soffice lettuccio mio. Così elegante!
-
-Dopo tante emozioni e disinganni, temevo di soffrire di insonnia. Invece
-ho dormito abbastanza bene: la quale cosa è prova che i nervi sono sani
-e non mi ammalerò mai di neurastenia, perchè la storia registra casi
-gravi di follia e di suicidio per sventure come le mie.
-
-Però la tranquillità del mio sonno è stata turbata, nel bel mezzo della
-notte, da una visione di sogno molto brutta.
-
-La mia camera è stata invasa da soldati tedeschi, con l'elmetto a chiodo
-in testa, e gli scarponi ferrati sul mio tappeto: «Già i tedeschi a
-Milano?»
-
-Dicevano: «_Herr Ginetto Sconer, kommen Sie mit uns!_»
-
-«Perchè devo venire con voi?»
-
-«Per la fucilazione.»
-
-«Che diamine! Credo bene che loro abbiano intenzione di scherzare.»
-
-«Noi mai scherzare.»
-
-Ho avuto per la prima volta paura. Io che sono stato diverse volte in
-Germania, io che ho avuto sempre ottimi rapporti coi tedeschi, non li
-riconoscevo più. Stavano tutti fermi nella mia stanza, ma tutti aprivano
-la bocca con quelle loro mandibole, che parevano _il delinquente
-congenito_ del dottor Pertusius.
-
-«Scusate, perchè fucilare? Forse perchè non mi servo più della Casa X***
-di Lipsia?»
-
-_Nein!_ Non era per ragioni commerciali, era perchè io avevo detto che
-bisognava spaccare la testa ad Attila. «Etzel spaccare la testa a voi!»
-
-«Lo credo bene. E pensare che prima che voi metteste su quella brutta
-faccia, eravamo tanto amici, che si può dire eravate voi i padroni di
-Milano. Del resto, non sono stato io, è stata la contessina, anzi è
-stato Cioccolani a dire che bisogna spaccare la testa ad Attila.»
-
-«Allora fucilare anche contessina, anche Cioccolani.»
-
-«Ma se quelli son vostri amici! E poi l'han detto in poesia. Si dicono
-tante cose in Italia, in poesia. Credano, signori, con questo sistema
-delle fucilazioni, loro concluderanno pessimi affari.»
-
-Macchè! Tiran giù le coperte del letto.
-
-Ho fatto un atto energico. Ho girato la chiavetta, e quelle brutte
-imagini sono state cancellate dalla luce elettrica.
-
- *
-
-Mi sono riaddormentato; ma al mattino -- come un lampo -- mi è sembrato
-di vedere la contessina Ghiselda. Essa si rifletteva su la specchiera
-che è di fronte al mio letto. Le chiome le servivano da accappatoio, ma
-per vestito aveva soltanto la sua bellezza. Essa era dolce e
-liquefacente come un _fondant_.
-
-Ahimè, non era Ghiselda! Era Desdemona che apriva le finestre, e un
-raggio del sole di Milano ferì la specchiera. Un brivido mi percorse il
-cuore. «Ah, signora -- esclamai, -- come Ginetto Sconer la avrebbe resa
-felice!»
-
- *
-
-Guardo il mio letto, e penso che dovrò disdire al mobiliere la
-ordinazione del suo fratello gemello. Guardo il mio salone, e penso che
-io non ci collocherò Oretta, non ci collocherò Ghiselda.
-
-Povere mie belle poltrone deserte, miei bei tappeti! Povero Ginetto
-Sconer, che rimarrà solo, solo, solo!
-
-Mi è venuta allora una certa commozione che è arrivata quasi sino agli
-occhi.
-
-Ma non pensiamoci più.
-
-Mi consolerò scrivendo le mie memorie. Ciò sarà utile anche nella
-eventualità che il Fisco voglia mettere una tassa sui celibi come si
-dice: io potrò allora dimostrare che a me non mancava la buona volontà.
-
-Anzi le detterò.
-
- *
-
-Così avendo deliberato, mi recavo in un ufficio di copisteria ad
-ordinare una dattilografa, quando in via Dante un signore si ferma e mi
-guarda. Anch'io allora mi fermo e lo guardo. Ma lui prosegue, e anch'io
-proseguo. Ma dopo un po' si volta e mi guarda.
-
-Evidentemente mi ero voltato anch'io, altrimenti non mi sarei accorto
-che lui si era voltato.
-
-Allora siamo tornati indietro tutti e due, e ci siamo trovati a faccia a
-faccia.
-
--- Scusi lei chi è? -- domando io.
-
--- È appunto quello che io mi domandavo -- risponde lui --: lei chi è?
-
-Finalmente ci siamo riconosciuti. Era il pasticciere di P***.
-
--- E lei -- disse -- è quel signore....
-
---.... che ha fatto tante spese nel suo negozio. Ahimè, sì; sono io.
-
--- Che tempi, signore, che tempi -- esclamò lui. -- Proibita la
-fabbricazione dei dolci. Ah, non lo sa? La nostra industria è la sola
-sacrificata. Quelle belle torte, quei bei _fondants_, quelle sfogliate
-che erano la nostra gloria! Quei _marrons glacés_, si ricorda?
-
--- Ah, i _marrons glacés_!
-
--- Che cosa metteremo più nelle nostre vetrine? Fichi secchi, castagne
-secche, qualche dattero. Ero venuto a Milano per una partita di
-caramelle di Torino....
-
-Questo richiamo del passato mi esasperò.
-
--- Ah, le famigerate caramelle! Buon giorno.
-
-E piantai quel signore sul marciapiede, perchè era stato lui a darmi
-referenze sbagliate sul _bottoncin di rosa_. Una referenza sbagliata,
-tanto in commercio quanto in diplomazia, può avere conseguenze
-incalcolabili. Del resto non creiamoci più illusioni: le rose, oggi,
-nascono aperte.
-
- *
-
-Il giorno seguente la mia governante Desdemona mi avverte che c'è una
-signorina che chiede di me.
-
--- Fate entrare nel salotto.
-
-Entro anch'io. Ma dove è? Ah, eccola là.
-
-Era la dattilografa.
-
-Stava in posa, con una manina guantata sopra il mio pianoforte
-Bechstein. Una penna del suo cappellino andava in giù, l'altra in su
-come l'elica di un aeroplano. Del volto si vedeva soltanto un naso a
-falce, e un occhio solo, perchè l'altro era nascosto dal cappello. Ma
-quell'occhio era più grande del vero. Senza il faro di quell'occhio non
-la avrei distinta, perchè il mio salotto è grande e lei era piccola. La
-sua magrezza era così impressionante che quasi riusciva seducente.
-
-Mi accosto: essa mandava un profumo violento, ma dozzinale. Sorrido,
-perchè certo costei ignora di trovarsi di fronte al gerente della ditta
-X*** e compagni.
-
-Dice il suo nome. Essa, collocandola in serie, sarebbe la signorina
-Zeta.
-
-Ma io la chiamerò _la signorina Ossobuco_.
-
-Combiniamo per il giorno seguente, ed io stabilisco un compenso adeguato
-per le sue prestazioni.
-
--- Ma è agile lei? -- domando.
-
-Si spoglia in un momento le braccia dei lunghi guanti e mi agita in
-faccia le mani con grazia e rapidità.
-
-Le braccia sono due stecchi, ma le mani sono carine.
-
-Ma rimane lì in piedi; cioè la signorina non se ne va.
-
--- Scusi -- domando -- ha qualche cosa da comunicare?
-
-Fa capire di sì; ha qualche cosa da comunicare.
-
--- Prego, s'accomodi.
-
-Si accomoda su l'angolo di una poltrona.
-
-È esitante. Desidera sapere se io sono _coniugato_ o se sono un _signore
-solo_.
-
-Stupisco di questa domanda indiscreta.
-
--- Perchè mi dispiace -- dice --; ma io sono una signorina che ha il suo
-onore.
-
--- Questo non mi riguarda -- rispondo dignitosamente. -- Lei ha degli
-scrupoli?...
-
-Ma non mi risponde.
-
-Sta lì, mi guarda, sorride.
-
--- Prego, prego -- aggiungo in fretta e concludo: -- Se ha degli
-scrupoli, lei può andare.
-
-Non se ne va, e mi dice che no, non ha degli scrupoli. Ma ha voluto
-preavvisarmi perchè....
-
--- Perchè lei è una signorina che ha il suo onore: me lo ha già detto.
-
-Rimane un po' interdetta; si alza, e mi guarda con occhio lontano come
-fanno i conigli.
-
-Dice: -- E poi si vede che lei è cavaliere.
-
--- Purtroppo.
-
-È una iettatura: io non mi imbatto che in signorine vestali.
-
- *
-
-Domenica è stata la prima seduta. Nel mio salotto _Louis Kenz_: le
-finestre sono aperte sul giardino; e io sono seduto -- in pijama di seta
-candida -- dentro la mia poltrona inglese, quando la signorina è
-entrata.
-
-Avevo fatto portare dallo stabilimento una macchina da scrivere con il
-nastro nuovo.
-
-La prego di mettersi in libertà.
-
-Gli occhi di lei, dilatati dall'ammirazione, guardano il giardino. Ora
-si vedono tutti e due gli occhi, in quanto si è levata il cappello. È
-una testolina piena di piccoli ricci, ma graziosi.
-
--- Ah, signore -- esclama -- pare qui di essere in campagna.
-
-Così è a Milano. Appena vedono un po' di verde, dicono di essere in
-campagna. Ah, la campagna? Lei crede ancora alla virtù della campagna!
-Ma è un'illusione.
-
-Veramente non è per questo: è perchè lei è anemica, e avrebbe bisogno
-della campagna. -- Ma come si fa? -- mi domanda. La signorina è
-lavoratrice, e deve vivere del proprio onesto lavoro.
-
--- Ah, non è facile per una signorina vivere del proprio onesto lavoro!
-
-Non rispondo a queste interrogazioni ed esclamazioni. Indico il tavolino
-dove ho fatto disporre la macchina, e comincio a dettare: _Cav_, scriva
-pure per intero, _cavalier Ginetto Sconer_.
-
-Scrive; ma ecco la signorina si interrompe e dice: -- Mi favorisca uno
-sgabello perchè volo sui piedi.
-
-Guardo, e infatti non toccava terra.
-
-Suono, e compare Desdemona.
-
--- Desdemona, vi prego, portate uno sgabello per le estremità della
-signorina.
-
-(Mi pare che Desdemona non obbedisca con quella premura che costituisce
-una sua prerogativa).
-
-Dunque continuiamo:
-
-_Cavalier Ginetto Sconer, fisonomia rosea, da cui spira intelligenza e
-coraggio; capigliatura solida, denti solidi, tutto solido._
-
-Qui la signorina si interrompe: osa guardarmi con quel naso
-impertinente, e poi si mette a ridere. Mi pare un po' audace.
-
-Che cosa c'è da ridere? -- Proseguiamo, signorina: _Questo sono io!_
-
-Altro scoppio di risa, e poi la domanda: -- Lei?
-
--- Sì, io. Perchè? Non le sembra l'originale conforme al ritratto? Ma
-proseguiamo.
-
-Riprende il _tic tac_ della macchina, ma dopo un po' domanda:
-
--- Signore, per favore: ho caldo. Non avrebbe un bicchier d'acqua?
-
-Suono. Prego di portare un bicchier d'acqua.
-
-Desdemona ricompare con un bicchier d'acqua e con una faccia, questa
-volta, anche più impressionante.
-
-Ciò mi preoccupa: ma la signorina, affatto. Prende il bicchiere dal
-vassoio di Desdemona, e beve. Beve con grazia e dice anche lei: --
-Delizioso!
-
-Questa parola mi perturba. Ah, dolce malinconia! quel giorno, presso il
-pozzo: delizioso tutto, l'acqua, lo _champagne_, la morte: tutto,
-fuorchè Ginetto Sconer.
-
--- Proseguiamo, signorina.
-
-Ma dopo un po' interrompe ancora e dice con stupore: -- Ma questo è un
-romanzo!
-
--- Ma le pare? Sono le mie memorie.
-
--- Ma no, è un romanzo. Io me ne intendo di letteratura.
-
--- Anche lei si intende di letteratura?
-
--- Certo, ho fatto le tecniche. Oh, ma delizioso, delizioso,
-delizioso....
-
--- Che cosa?
-
--- Il romanzo.
-
-E dà in uno scoppio di nuove risa, che mi ricordano gli squilli della
-contessina Ghiselda.
-
-Ma nel ridere, lo sgabello le sfugge, perde l'equilibrio, e mi cade fra
-le braccia.
-
--- Oh, _pardon, pardon_, signore.
-
-Io la prendo e la rimetto in equilibrio, ma in questa operazione dovetti
-constatare che sotto la vestina esistevano due quote gemine di una
-consistenza che non si sarebbe sospettato; perchè realmente questi
-fiorellini rachitici, cresciuti sull'asfalto di Milano, sono più tenaci
-che non si creda a prima vista.
-
-Io non saprei ben ridire come sia avvenuto: io era partito dettando le
-mie memorie, e mi sono trovato la signorina fra le braccia.
-
- *
-
-Abbiamo sospeso la dettatura. Del resto è cosa nota anche nei ministeri
-che la dattilografia complica piuttosto le pratiche, invece di
-semplificarle.
-
-Quando lei ha saputo che io ero gerente della società X*** e compagni,
-fu compresa da molta ammirazione.
-
-Ciò mi compensò degli oltraggi subiti da quella stupida Oretta.
-
-Io le raccontai le mie sventure ed ella ne ebbe pietà: -- Oh, povero
-signore! Ma quelle signorine -- diceva -- non hanno avuto buon senso.
-
-È sempre quello che è parso anche a me, ma non osavo dirlo.
-
-Io stupisco: ho consumato tanto tempo per cercare chi mi dica: «Io ti
-voglio tanto bene»; e la signorina Zeta mi ripete spesso: «Quanto sei
-simpatico, Ginetto!»
-
-Certo la signorina Zeta è un surrogato; ma noi viviamo nell'età dei
-surrogati: non è indicata per l'erede; ma è tanto tempo che si sente
-ripetere che gli eredi devono essere aboliti. In questo caso pensiamo
-soltanto alla nostra felicità personale.
-
-Si trascorre qualche ora piacevole con la signorina Zeta: parla con
-garbo, non si stupisce di certe sciocchezze, conosce i nomi delle
-_films_ del cinematografo, delle attrici, se ne intende di mode, di
-vetrine, è entusiasta della produzione della mia ditta. Tratta l'amore
-come un fatto di ordinaria amministrazione. Ha un suo decoro, non manca
-di rispettabilità. La posso benissimo condurre in qualche gita con me.
-In fondo essa è rappresentativa di una classe che si va sempre più
-affermando: il proletariato; un proletariato senza calli, direi
-intellettuale, ma riconosciuto. Potrà occupare un buon posto nel mio
-stabilimento.
-
- *
-
-Ma io mi sono sempre dimenticato: bisogna che mandi venti lire al dottor
-Pertusius per le sue prestazioni.
-
-
- FINE
-
-
-
-
- _Opere di_ ALFREDO PANZINI:
-
-_Piccole storie del mondo grande_ L. 4 --
-_La lanterna di Diogene_ L. 5 --
-_Le fiabe della virtù_, novelle L. 5 --
-_Il 1859. Da Plombières a Villafranca_ L. 5 --
-_Santippe_, piccolo romanzo tra l'antico e il moderno L. 5 --
-_La Madonna di Mamà_, romanzo del tempo della guerra L. 5 --
-_Novelle d'ambo i sessi_ L. 3 --
-_Viaggio di un povero letterato_ L. 5 --
-_Io cerco moglie!_ L. 6 --
-
- ----
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IO CERCO MOGLIE! ***
-
-
-
-
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-
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- Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg(tm)
-
-
-Project Gutenberg(tm) is synonymous with the free distribution of
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-
-Volunteers and financial support to provide volunteers with the
-assistance they need, is critical to reaching Project Gutenberg(tm)'s
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-freely available for generations to come. In 2001, the Project Gutenberg
-Literary Archive Foundation was created to provide a secure and
-permanent future for Project Gutenberg(tm) and future generations. To
-learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and
-how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 and the
-Foundation web page at http://www.pglaf.org .
-
-
- Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
- Foundation
-
-
-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
-501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the state
-of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal Revenue
-Service. The Foundation's EIN or federal tax identification number is
-64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at
-http://www.gutenberg.org/fundraising/pglaf . Contributions to the
-Project Gutenberg Literary Archive Foundation are tax deductible to the
-full extent permitted by U.S. federal laws and your state's laws.
-
-The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr.
-S. Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
-throughout numerous locations. Its business office is located at 809
-North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email
-business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact
-information can be found at the Foundation's web site and official page
-at http://www.pglaf.org
-
-For additional contact information:
-
- Dr. Gregory B. Newby
- Chief Executive and Director
- gbnewby@pglaf.org
-
-
-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary
- Archive Foundation
-
-
-Project Gutenberg(tm) depends upon and cannot survive without wide
-spread public support and donations to carry out its mission of
-increasing the number of public domain and licensed works that can be
-freely distributed in machine readable form accessible by the widest
-array of equipment including outdated equipment. Many small donations
-($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
-status with the IRS.
-
-The Foundation is committed to complying with the laws regulating
-charities and charitable donations in all 50 states of the United
-States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
-considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
-with these requirements. We do not solicit donations in locations where
-we have not received written confirmation of compliance. To SEND
-DONATIONS or determine the status of compliance for any particular state
-visit http://www.gutenberg.org/fundraising/donate
-
-While we cannot and do not solicit contributions from states where we
-have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
-against accepting unsolicited donations from donors in such states who
-approach us with offers to donate.
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-International donations are gratefully accepted, but we cannot make any
-statements concerning tax treatment of donations received from outside
-the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
-
-Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
-methods and addresses. Donations are accepted in a number of other ways
-including checks, online payments and credit card donations. To donate,
-please visit: http://www.gutenberg.org/fundraising/donate
-
-
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- works.
-
-
-Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg(tm)
-concept of a library of electronic works that could be freely shared
-with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project
-Gutenberg(tm) eBooks with only a loose network of volunteer support.
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