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You may copy it, give it away or re-use it -under the terms of the Project Gutenberg License included with this -eBook or online at http://www.gutenberg.org/license. - - -Title: Io cerco moglie! - -Author: Alfredo Panzini - -Release Date: April 22, 2012 [EBook #39506] - -Language: Italian - -Character set encoding: ISO-8859-1 - - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IO CERCO MOGLIE! *** - - - - -Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara Magni, and the -Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net. - -This file was produced from images generously made available by The -Internet Archive. - - - - - ALFREDO PANZINI - - - Io cerco moglie! - - ROMANZO - - - MILANO - - __Fratelli Treves, Editori__ - - 1920 - - *17.º migliaio.* - - ---- - - PROPRIETÀ LETTERARIA. - - _I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i - paesi, compresi la Svezia, la Norvegia e l'Olanda._ - -Si riterrà contraffatto qualunque esemplare di quest'opera che non porti - il timbro a secco della Società Italiana degli Autori. - - - Milano. -- Tip. Treves - - - - - INDICE - - - DEDICA. - CAPITOLO PRIMO. -- IO! - II. -- IL CONFLITTO DI DUE PROBLEMI. - III. -- ELENCO MATRIMONIALE. - IV. -- _FRÄULEIN_ VIOLETTA. - V. -- I REQUISITI PER UNA MOGLIE IGIENICA. - VI. -- L'ARCIERO DEL CINQUECENTO. - VII. -- LA CONTESSINA GHISELDA. - VIII. -- GLI AMORI EROICI DELLA CONTESSINA. - IX. -- GITA ARTISTICA. - X. -- LA SIGNORA DALLE CARAMELLE. - XI. -- LA VIOLA MAMMOLA. - XII. -- INTERVISTA ANCILLARE. - XIII. -- SECONDA INTERVISTA ANCILLARE. - XIV. -- IL PAPÀ MIO FUTURO SUOCERO. - XV. -- ATTILA, RE DEGLI UNNI. - XVI. -- CANI E GATTI. - XVII. -- ED ALTRI ANIMALI. - XVIII. -- ORETTA O GHISELDA? - XIX. -- LE OPINIONI DI MIA SUOCERA. - XX. -- ENTRO IN INTIMITÀ. - XXI. -- LA LETTURA DEI «CANTI ERMETICI» - XXII. -- FACCIO DELLE _AVANCES_. - XXIII. -- MELAI. - XXIV. -- CAPPELLETTI, _CHAMPAGNE_ E TARTUFI. - XXV. -- COSE EROICHE. - XXVI. -- UNO SPETTACOLO INDECENTE. - XXVII. -- MI ADIRO PER LA PRIMA VOLTA. - XXVIII. -- DIVENTO QUASI FILOSOFO E ANCHE POETA. - XXIX. -- L'INUTILITÀ DELLA MIA SAGGIA ELOQUENZA. - XXX. -- LA VENDETTA È IL CIBO DEGLI DEI. - XXXI. -- _CHAMPAGNE_, PESCHE E PROSCIUTTO. - XXXII. -- IL DISASTRO. - XXXIII. -- L'ULTIMO CAPITOLO POTREBBE ESSERE IL PRIMO. - - - - - DEDICA. - - -_Questo romanzo fu scritto negli anni 1916-17, per sollevare il pensiero -dalle tristezze della guerra._ - -_Fu pubblicato nella rivista,_ La Lettura, _dal 1º maggio 1918 al 1º -marzo 1919, con qualche colpetto di soppressione su le punte più -ardite._ - -_Si stampa ora in volume con non pochi emendamenti; ma non sarà mai -emendato abbastanza da essere accettato nelle nobili sale della -Letteratura._ - -_Ciò mi fu detto, a voce e per iscritto, da amici, da critici e da -qualche mia cara amica. A tutti io sono grato; e nell'emendare il libro, -ho tenuto conto delle osservazioni, sì benigne, sì anche maligne, che mi -furono fatte._ - -_Volevo dedicare il libro a qualcuno di questi miei critici, ma ho -pensato che si sarebbe avuto a male di simile dono._ - -_E allora, ecco. Questo luglio, all'ufficio postale di Bellaria (un -ufficio fantastico dove si attende di fuori la posta, facendo lunghe -conversazioni) c'erano due signore, mamma e figlia, che tutte le volte -che io arrivavo, mi guardavano con un sorriso di benevolenza, e direi di -compiacimento._ - -_Un po' alla buona, mamma e figlia; ma così fiorenti e così sane che -ricordavano le buone famiglie patriarcali di Romagna, ai bei tempi -ospitali di una volta._ - -_Un giorno, la mamma si fece coraggio e mi disse: «È lei quello che ha -scritto_ Io cerco moglie _nella_ Lettura?» - -_Io non potei dir di no, ma avevo un po' di paura._ - -_Invece la mamma mi disse: «Abbiamo riso tanto questo inverno»._ - -_E la figlia approvava con un simpatico sorriso._ - -_Ciò mi ha fatto molto piacere._ - -_Mamma e figlia non devono aver pratica con la Letteratura: io non ne so -nemmeno il nome, ma spero che non se ne avranno a male se dedico a loro -il libro con riconoscenza._ - - Roma, ottobre 1919. - - - - - IO CERCO MOGLIE! - - - - - CAPITOLO PRIMO. -- IO! - - -Cavalier Ginetto Sconer, fisonomia rosea, da cui spira intelligenza e -coraggio; capigliatura solida, denti solidi, tutto solido. - -Questo sono io! - -In questa valle di dolore e di lagrime ho l'onore di trovarmi bene. - -Quando io viaggiavo ancora con la _marmottina_ dei campioni, i clienti -mi dicevano: «Voi, signor Sconer, fate molto onore alla vostra Ditta». -In realtà la mia presenza è stata sempre molto distinta. - -Peso controllato, kg. 80. - -Ed ora passiamo all'esposizione morale. Anche il morale è molto -favorito. Io sono uno spirito equilibrato e sereno, e questo mi piace, -perchè la Fortuna dà le sue preferenze alle persone equilibrate e -serene. Però non è vero che io sia così insensibile che se ricevessi una -pedata nella sedicesima lettera dell'alfabeto, il mio volto non -tradirebbe nessuna emozione. Questa è stata una volgare facezia di -Lionello. - -Certamente non sono eccitabile. Gli individui eccitabili vivono poco. -_Achille, personaggio eccitabile, è morto giovane._ Questa sentenza si -legge nel libro di _réclame_ della nostra Ditta: _Come devo preservare -la mia vita._ - -La parte scientifica del libro è stata affidata al dottor Pertusius; ma -la parte morale è di mia creazione. - --- Realmente -- mi osservava il dottor Pertusius -- gli individui -eccitabili, sensibili, vivono poco, oltre che vivere male, perchè -sperperano troppa energia vitale. - --- Allora diciamo _vitalina_ -- dico io. - --- Ma la _vitalina_ non esiste! -- dice il dottore. - --- Non importa, la creiamo noi: _vitalina_, alcaloide della vita, -produzione della Ditta. - --- È un _bluff_ -- dice il dottore. - --- E per questo? Il _bluff_ ha la sua ragione di esistere in quanto -esistono le persone capaci di farsi _bluffare_. - -Il dottore aveva scritto: _evitate i dolori morali!_ Ed io vi ho -aggiunto: «quando i dolori vanno a passeggio per il marciapiede di -destra, non c'è motivo plausibile perchè voi non preferiate il -marciapiede di sinistra». - --- Ma lei -- mi disse il dottore -- non tiene conto che della sua sacra -persona! - -Rimango stupito dell'intonazione ironica. - --- Ma questo è un dovere, caro dottore. - -Una signora, mia cliente, mi osservava che il prezzo della mia _Violetta -ideale_ è un po' caro. - --- Mia signora -- ho risposto -- se io vendessi per meno, forse avrei -più guadagno: ma le signore eleganti come lei diserterebbero il mio -negozio: e se rivelassi che si chiama _ideale_ perchè la violetta non -c'entra, ma c'entra il catrame, la comprerebbe lei? - --- Lei è poco onesto! -- mi dice la signora. - -«E lei che vende la sua gallina anziana per pollastrina novella, è forse -onesta?» - -Questa era la risposta da dare se non fossi un _gentleman_. Ah, sì! Io -sono anche troppo scrupoloso; e quando penso a certi tremendi uomini -d'affari, non posso a meno di dire a me stesso: «Tu, Ginetto, sei un -modesto sì, ma perfetto galantuomo,» che è sempre una bella qualità. - -Quando poi penso che venti anni fa sono entrato in commercio senza -l'esposizione di un centesimo, ed ora sono gerente della Società in -accomandita X*** e Compagni; sono consigliere di amministrazione -dell'anonima Y***, e come tale dispongo di molta influenza personale per -operazioni di credito, non posso a meno di dire a me stesso: «Ginetto, -tu sei un bravo ragazzo!» - -Una favorevole combinazione mi ha permesso, di recente, di essere -proprietario di una palazzina di stile _rococò_, collocata in uno dei -quartieri più moderni della città. I due piani superiori sono affittati -a inquilini selezionati e tranquilli. Il _rez-de-chaussée_, con annesso -giardino, è riservato per me. Ho pavimenti tirati a lucido, _salle à -manger_, stile _renaissance_, salotto stile _Louis Kenz_! La camera da -letto è in istile impero con lettino di mogano, e annesso gabinetto di -_toilette_, stile _liberty_. Sopra il letto pende un arazzo con la sacra -famiglia, dipinta da un distinto pittore. La mia governante si chiama -Desdemona. Essa è stata per tanti anni al servizio di una casa -principesca, e il suo aspetto incute una certa soggezione. Benchè molto -riservata, tuttavia si è permessa questa osservazione: -- Lei, signor -cavaliere, potrebbe formare la felicità di tante signorine! - --- Voi ne siete convinta? - --- Certamente, signore. - - * - -La regolarità è una delle mie qualità più notevoli. Esco di casa al -mattino alle dieci, accuratamente _sbarbificato_; la cravatta, il -colletto in ordine, perchè questo non soltanto è un dovere di una -_individualità_ distinta verso se stesso, ma è anche una necessità per -chi ha molto _personale_ alla sua dipendenza. Attendo ai miei affari, e -alla sera rientro per il pasto nella mia proprietà. Quando guardo e -tocco la mia proprietà, ho la perfetta sensazione di vivere. Spesso -convito gli amici, fra i quali Lionello, che è un bel ragazzo, biondo -anche lui e autore di libri assai in voga. Egli mi diceva giorni fa: - --- Io non capisco: io sono uno dei pochi uomini di genio che siano in -Italia; eppure non ho mai la disponibilità di mille lire. - --- Vedi -- gli ho risposto --, io e tu siamo due artisti, e abbiamo -tutti e due la sensazione esatta del pubblico: tu gli dài i tuoi libri; -io i miei prodotti. Io e tu guadagniamo: ma il denaro ubbidisce ad una -sua legge, cioè rifugge da alcuni individui.... - --- Come sarei io --, dice Lionello. - --- Press'a poco; e affluisce verso altri individui, benedetti da Dio. - --- Come saresti tu --, dice Lionello. - --- Press'a poco --, dico io. - --- Facciamo cambio --, dice Lionello. - --- Non si può, perchè bisognerebbe che tu ti mettessi dentro di me, e io -dentro di te. Tu sei nato per consumare, e io per accumulare. Ma tu sei -molto più felice del povero Ginetto, perchè tu, quando sarai morto, -lascierai il tuo nome alle tavole immortali della gloria; e io, il mio -capitale a chi lo lascierò? - --- Lascialo a me --, disse Lionello. - --- Perchè no, amico mio? Sono certo che nessuno, meglio di te, saprebbe -farne un uso veramente simpatico; ma non si può, perchè tu, Lionello, -morirai prima di me, perchè consumi troppa energia vitale. Io sono, -invece, destinato a vivere almeno sino ai novantanove anni; e -accumulare, accumulare, accumulare sempre, secondo la volontà del -Signore. - - - - - II. -- IL CONFLITTO DI DUE PROBLEMI. - - -Sì, non è improbabile che io campi sino ai novantanove anni, l'età -stabilita dal dottor Pertusius per gli uomini equilibrati e sereni, che -è poi quella stabilita da Mosè per gli uomini giusti. Dopo poi può -accadere di morire, benchè sono di quelle cose che perchè io le creda, -bisogna che le veda. Ammesso questo, mi faranno splendidi funerali: ma, -e dopo? Dopo non si sa mai quello che ci può essere; e appunto per -questo io tengo anche il mio bilancio morale in perfetto pareggio. Ma è -certo che se io, Ginetto Sconer, avessi un erede che fosse come me, con -il naso come me, con gli occhi come me, con il cuore come me, cioè -equilibrato e sereno, io tornerei a vivere una seconda volta nel mio -erede; e dal mio mausoleo sentirei questa simpatica voce: -«Quell'eccellente uomo di mio padre, che mi permette di vivere felice -come una cimice dentro una pelliccia!» Ma per avere un erede, bisogna -avere un figlio, e in tale caso è necessario prendere moglie. Sì, è -vero: le mie brillanti qualità mi hanno reso molto ricercato; e non -poche persone hanno ripetuto quello che dice la mia governante: «Lei -potrebbe, tu potresti, voi potreste formare la felicità di molte -signorine». Però questa parola _matrimonio_ non mi è mai piaciuta -troppo. Mi ricordo che già Lionello mi assicurava che i casi di fedeltà -coniugale, debitamente comprovati, che lui ebbe a deplorare (diceva lui -«deplorare»), erano pochi pochi. Ciò è impressionante, non per la -tragedia che io eviterei ad ogni modo, ma perchè comprometterebbe -l'autenticità dell'erede. - -Adesso poi che Lionello è passato a idee anche più moderne, mi ha -investito con disdegno di male parole perchè io cerco moglie. - --- Ma, amico mio -- gli ho risposto -- tu, come artista, ci guadagni ad -essere -- diciamo così -- uomo del disordine; ma io, anche per ragioni -d'affari, sono uomo d'ordine; e il matrimonio è un atto di deferenza -verso la società, come, in certi casi, la _redingote_ e il cappello a -cilindro. E poi io cerco anche un figlio. - --- I figli sono destinati per l'umanità! -- esclama Lionello. - --- Questo va bene per te -- gli ho risposto -- che senti l'umanità, ma -io il figlio lo voglio per me. - -Io gli potevo anche osservare che lui si mostrava ingrato, perchè nei -suoi drammi aveva ricavato tanti begli effetti dal matrimonio; ma per -delicatezza non glielo ho detto. - - * - -Se non che, da qualche tempo, il problema dell'erede si complica col -fenomeno grandioso della mia gioventù che rinasce. Io che fino a qualche -anno fa uscivo e tornavo a casa tranquillamente, ora sono turbato: mi -fermo a guardare le belle fanciulle. Quante ve ne sono! Una volta mi -pareva che ce ne fossero meno. Anche le fanciulle di tipo popolare, che -camminano con passo di tango, agitando la borsetta con dentro lo -specchietto, il piumino, il cartoccino del salamino, mi piacciono. E.... -cosa strana! - -Le care fanciulle si mutano in sensazioni di _dessert_: crema di panna -montata, gelato di albicocche con labbra di fragole, ponce al rum con -scarpette che fanno girare la testa. Oh, vezzose capinere, perchè -bezzicate il mio tenero cuore? Vi sono certe testoline così bene -accomodate che mi piacerebbe di spiccarle e averle per sopramobili nel -mio salotto. Senonchè io che negli affari sono di una intraprendenza -magnifica, quando mi trovo davanti al _buffet_ della bellezza, divento -di una prudenza vergognosa. - -Queste fanciulle, come sartine, dattilografe, _postelefoniche_ e altre -signorine del genere, le escludo dal matrimonio per un semplice atto di -buon senso: ma confesso che mi hanno fatto molto soffrire. - -Anche quelle bruttine, vedute due volte, mi sono sembrate belle. - -Disponendo nel mio salotto di un pianoforte Bechstein, ho voluto -prendere qualche lezione di piano. Alla prima lezione la maestra mi è -parsa insignificante, alla seconda significante, alla terza seducente, -alla quarta pericolosa. Considerando però che questa signora ha una -specie di marito di tipo molto equivoco, ho detto: «Ginetto, prudenza!» -ed ho presentato alla signora una busta con dentro il contenuto per le -sue _prestazioni_. Ma ogni volta che tocco il mio Bechstein, _brr!_ vedo -la maestrina con tutte le signorine che volano per il soffitto e mi -guardano coi loro occhioni di porcellana. - -Preoccupato per questa mia eccessiva sensibilità, ne ho chiesto al -dottor Pertusius. Egli mi ha detto: - --- È la conseguenza dell'età pericolosa. - --- Diavolo d'un dottore! Ma l'età pericolosa non è quella delle donne -sui quarant'anni? - --- Anche degli uomini. - -Questa è una cosa che non sapevo. Sì, riconosco: la nave della mia vita -si è da qualche tempo allontanata dalla latitudine dei trenta anni, e -naviga verso i quaranta, ma non è ancora arrivata a questi paraggi. - --- E scusi, dottore, è pericolosa l'età pericolosa? - --- Alquanto, perchè affatica il nobile organo del cervello, in cambio di -altri organi automatici. - -Considerando i rapporti di buona amicizia fra me e il dottor Pertusius, -gli confido come a vedere certi colli nudi, quali usano adesso, che -sostengono certe testoline così sentimentali, mi viene la voglia di -spiccarli. - --- Fenomeno sadico, -- dice Pertusius. - --- Fenomeno grave? - --- Finchè non li spicca non è niente: ma vi sono di quelli che li hanno -spiccati. - --- Cosa vuole, dottore -- dico io, -- a vedere quella pelle -rosea-verdolina come il pistacchio, messa in mostra, mi vengono i -brividi. - --- Faccia conto -- dice lui -- di vedere la pancia di una lucertola. - --- Capisco; ma non si può. - --- Ha ragione! -- risponde gravemente. - --- E a lei che è vecchio, non accade mai? - --- Non indaghiamo! - -Io mantengo verso i medici una benevola diffidenza, perchè a furia di -studiare le malattie, finiscono per considerare la salute anch'essa come -una malattia. - -Comunque, anche per ragioni di igiene, bisogna che io cerchi moglie: una -moglie che risponda alle esigenze dell'erede, e anche alle mie. - - * - -Ecco qui un elenco di signorine della buona società -- si intende -- -quale io ho notato nel mio taccuino, che sarebbero state adatte per il -mio matrimonio. - - - - - III. -- ELENCO MATRIMONIALE. - - -Signorina A***, dote ragionevole, bella presenza, famiglia distinta, -peso valutabile a vista, kg. 70. Oggi attraente, ma suo padre è -enormemente obeso; sua madre, idem. Tendenza all'obesità. Si scarta per -ragione di estetica. - - * - -Signorina B***: troppa licenza liceale: sa tutte le date a memoria. La -sua fronte _bombée_ rivela la sua intelligenza. Dice sempre: «Io sono -nata per la penna». Diventata moglie, è capace di fare l'analisi sopra -di me. Ah, no! Poi troppa fronte _bombée_ e pochi capelli. - - * - -Signorina C***: domanda sempre: «Come mi trova? come mi trova?» e quando -la si guarda, poi dice: «Cosa ha da guardarmi? Non sta bene guardare». -Ride per niente. Una signora l'aveva incaricata di acquistarle un busto -elegante come il suo. «Ma io non porto busto, -- dice -- io sono bella -così». A una conferenza non ha fatto altro che ridere e criticare una -signora perchè aveva le scarpe gialle. «Mettere in mostra quei piedi, -grandi come due cassette da fiori, e con i sopratacchi di gomma!» - -Quando esce per via, sbircia a ogni vetrina. «Mamà, la vestina butta -bene? butta male? È dritto? è storto?» «Sì, carina!» Ma mamà non -s'accorge che la figliuola è stupidella? Io, sì. E il mio erede deve -essere intelligente. - - * - -Signorina D***: molto carina; ma troppo buona di cuore verso tutti -quelli che sospirano per lei. Per questa sua eccessiva bontà è stata -allontanata dalle scuole. Cara fanciulla, ma offre l'inconveniente che -l'erede sarebbe il figlio, ma non la riproduzione di Ginetto Sconer. - - * - -Signorina E***; ricciolina, mingherlina, nominata «fior di pesco». La -signorina B***, quella _nata per la penna_, le ha mandato a dire che -_fior di pesco_ si dovrebbe chiamare _fior di zucca_. _Fior di pesco_ ha -replicato: _Libro di testo!_ La signorina _nata per la penna_, ha -replicato: _Bastone vestito!_ _Fior di pesco_ ha replicato: _Bastone -vestito, ma fémmina! una cosa che lei non sarà mai! E poi adesso il seno -non è più di moda._ La signorina E*** possiede una eccessiva prontezza -di linguaggio, e questa cosa mi impensierisce. Inoltre vuol sapere se io -russo. «Tutti i mariti russano. Lo dice mamà». - - * - -Signorina F***, invece, cosa importa che sia bella come una testa del -Murillo, quando non sa dire più di: «Ah, sì! Vedi mo'! Ma già!»? - -Io non conosco questo pittore Murillo, ma le sue teste devono essere -incantate, perchè lei è sempre incantata. - -«Signorina, che cosa le piace? leggere, lavorare, far da cucina?» - -«Mi piace far pulizia.» Ma la sua camera farebbe orrore alla mia -governante Desdemona. La sua pulizia consiste nel brillantarsi le -unghie, e, quando nessuno la vede, girare la mano per far andare giù il -sangue. - -«Signorina, che cosa legge? il bollettino della guerra?» - -Leggeva la corrispondenza di quarta pagina. - - * - -Signorina G***: «si erge a somiglianza del perfetto stelo,» come dice -Lionello, ma ha il torto di farsi vedere a passeggio in compagnia di sua -madre, la quale era forse uno stelo anche lei, ma oggi è un archetto. -Una fanciulla di buon senso dovrebbe evitare di farsi vedere con una -madre che presenti un quadro disastroso della sua futura configurazione. -E poi il figlio di Ginetto Sconer deve essere una quercia, e non uno -stelo. - - * - -Signorina H***: figlia di un ingegnere architetto. È stata costruita con -molta grazia da suo padre, nello stile _Louis Kenz_, da me preferito. -Pare una bambolina, e si chiama Noemi. Porta i riccioli a -_tire-bouchon_, come nelle vecchie stampe. Fa la svenevole, parla con -una voce melliflua.... Ma queste apparenze ingannano: un giorno la ho -sentita, nello studio di suo padre, che tirava su gli affitti a tutti -gli inquilini delle sue case. Questa signorina ha delle buone qualità -- -dico fra me --; ma un altro giorno sento una voce stridula che rompe le -pareti: «Fa alla svelta, fa alla svelta, fa alla svelta! Sai bene che io -non sono figlia della pazienza. Sei un'idiota, una stupida! Ti tiro la -ciabatta su quella facciaccia da mummia!» - -«Pum!» «Ahi!» Era Noemi, nome soave, che parlava con la cameriera. - -Questa signorina mi sembra pericolosa. - - * - -Signorina K***, figlia di un ricco industriale, mio amico. Ci siamo -trovati insieme per più di una settimana all'_hôtel_ X*** a Viareggio. - -Non so come sarà d'inverno: ma d'estate va bene: è così vaporosa e -fresca che pare di vivere accanto ad un gelato. - -È un po' distratta. «Signorina questo è suo?» La cameriera, il portiere, -il paggetto dell'_hôtel_ facevano un continuo domandare: «Signorina, -questo è suo?» Dove si levava, lasciava qualche cosa: i guanti, -l'ombrellino, le cartoline illustrate. - -Io raccoglievo un fazzolettino col pizzo tutte le volte che andavamo a -spasso. - -«Ma, Clara, sta un po' più attenta,» diceva sua madre. «Non fa niente, -mamà,» rispondeva. «È vero, signor Sconer, che non fa niente? È così -bello non ricordarsi di niente! Si perde qualche cosa? Ci pensa papà.» - -«Sì, un pochino distratta -- mi confidava la mamma. -- Ma è tanto buona -la mia figliuolina, e poi sarà tanto felice! Ella non si ricorderà mai -domani di quello che è successo oggi». Era del resto una ben amabile -compagnia da far dimenticare tutto, fuori che lei. Ella aveva persino -promesso di ricordarsi di me. Ma un giorno in cui io, parlando delle mie -conoscenze, ho detto che conoscevo Lionello, non ho avuto più pace. - -«Davvero? lei conosce Lionello, proprio quello che scrive quei romanzi -così sentimentali...? Ah, carino! Come è? È vero che è tanto giovane? -che porta i capelli tagliati alla russa come Gorki? È vero che è tanto -romantico? Gli scriva! Sì, sì; gli scriva che venga a Viareggio. Le -giuro, Sconer, che dopo le vorrò molto bene». - -Li chiama «sentimentali» lei, quel romanzi! La mia Desdemona, che ne ha -letto uno, è rimasta scandalizzata. - - * - -Signorina K***; conosciuta in condizioni molto favorevoli perchè fresca -da un disinganno d'amore. Il babbo volgeva in mente gravi pensieri: «In -Inghilterra, in America, una mancata promessa di matrimonio si -pagherebbe a caro prezzo.» Io poi adoperavo espressioni molto delicate -per consolare la signorina, quando lei mi investì così: «Ma cosa è? -Avete tutti paura che io mi suicidi dalla disperazione? che mi faccia -monaca? Ma no! Quando avrò voglia, ne troverò un altro. Ecco tutto. -Chiodo scaccia chiodo.» - -«Lei crede, signorina?» «Ma certo! Una donna bella ne trova sempre di -chiodi. Lei, Sconer, per esempio. Se volessi, lei mi cade davanti _à -quattre pattes_». - -Quasi mi si sedeva su le ginocchia, perchè così fa spesso su la scena -l'attrice Clara de los Dolores. - -Signorina affascinante, ma troppo impressionanti sono le condizioni da -lei poste per il matrimonio: due anni di libertà coniugale, e col mio -consenso. Enorme! - - * - -Signorina L***, conosciuta al _Bristol hôtel_. Erano i giorni del -terremoto in Abbruzzi. Tutti sospiravano: «Che orrore! Ah, quanti morti! -Bambini schiacciati!» Anche la signorina L***, seduta su di un sofà, -sospirava: «Che orrore! Ah, quanti morti! Bambini schiacciati!» -Senonchè, mentre diceva così, io la vedevo, riflessa in una specchiera, -con la manina affaccendata a dare colpetti segreti per mettere a posto -il drappeggio dell'abito. Pareva la mia Desdemona quando rovescia un -bodino. Sbirciava con la coda dell'occhio nella specchiera, e mutava -l'estetica del fianco: «Che orrore! Davvero? Bambini schiacciati!» - -Essa è in posa anche quando è sola. Le ho chiesto il perchè, e mi ha -detto: «Quando le stelle e la luna ci guardano dal firmamento, è bene -assumere un'attitudine dignitosa». «Capisco, ma si vedono un po' troppo -le forme». «Ah sì? Perchè, le dispiace forse?» - -Questa signorina è troppo estetica. - - * - -Signorina M*** di razza inglese, molto _ladylike_, molto ammirata nelle -sale dell'_hôtel_ delle Terme, dove beveva acqua. Ma chi faceva quel -terremoto nella stanza vicina alla mia? chi cantava quelle canzoni molto -allegre, anche se erano inglesi? Era la signorina M***. Beveva anche -cognac, e faceva danze in libertà con una sua amica. L'Inghilterra è mal -fida, benchè alleata. - - * - -Viene adesso la nota di quella signorina che mi ha fatto soffrire di -più: la signorina N. Y., cioè New York, perchè di tipo americano. È -italiana però; ed appartiene a quella classe distinta a cui appartengo -io: suo padre, prima della guerra era esportatore in America di -medicinali italiani fatti in Germania. Miss N. Y. è ricca, e si sente -padrona del mondo. Ha vent'anni; statura sotto la media forse; ma è -potente. È la sanità fiorente. Una vivacità gaia la trasforma. Sarebbe -il tipo adatto per la _confezione_ dell'erede. La sua voce, venata di -_erre_ parigino, sembra cantare l'inno della sua giovinezza. _Ci ci!_ -canta sui rami dell'albero della vita. I suoi genitori le lasciano una -libertà un po' americana. _Ci, ci!_ L'ho vista a una fiera di -beneficenza per la Croce Rossa, dove ha fatto sborsare anche a me cento -lire. _Ci, ci!_ L'ho vista di sera ad una conferenza futurista. Capiva -tutto ed era entusiasta. _Ci, ci!_ L'ho vista, sul ghiaccio, pattinare -come un geroglifico. _Ci, ci!_ L'ho vista al volante guidare -l'automobile. _Ci, ci!_ L'ho vista ai funerali del banchiere Rodh. Lei -era davanti con sua madre, io ero dietro con suo padre, e si parlava di -affari. Tranne casi imprescindibili come quelli del banchiere Rodh, io -evito i funerali perchè mi pare che dietro una bara tutti siano pallidi, -e ciò danneggia la salute. Ma Miss N. Y., anche vestita di nero, era -splendente, _Ci, ci!_ Esuberante creatura! La vita per lei è un albero -su cui lei muta ramo, cioè muta _toilette_, e canta il suo inno: _Ci, -ci!_ - -Parla bene l'italiano, ma al suo cane, un cane molto educato, parla in -francese. - -Ho avuto l'onore di ospitarla in casa mia, chè il babbo e la mamma -volevano visitare il secondo piano, rimasto sfitto, della mia palazzina. -In quella occasione siamo rimasti soli. - -«Magnifico!» disse alludendo alla mia palazzina. - -«Ah, sì!» risposi. «Palazzina dei conti Tornamali: oggi mia proprietà, -_miss N....!_» - -Ma vide una poltrona inglese; vi si sedette di un balzo, rimbalzò su, e -poi si rincantucciò: «Si sta molto bene qui». Era di maggio. Ella -portava un cappello fantasia di tulle, costellato di bolle nere, su la -cui aureola spiccava il suo profilo, col suo nasino: l'abito di -mussolina aveva sopraposti certi ricami di draghi e serpi, d'oro e di -argento. Le belle braccia erano guantate di pelle bianca, le gambette -erano tutte bianche, e protendevano ardite con le scarpette pur bianche. - -Mi pareva uno scoiattolo orientale. - -Mio Dio, possedere in casa questo animaletto prezioso! Se le allungo un -braccio, mi balza sopra e si avvolge intorno. - -Infatti balzò dalla sedia a sdraio, e fece _ci, ci_: - -«Lei manca di una cosa, Sconer.» - -«Io manco di una cosa?» - -«Sì, lei non ha libreria.» - -«Infatti.» - -«Prenda nota!» - -«Prendo nota». - -Mi detta una serie di libri in _off_ e in _eff_. - -«Scrittori russi?» domando. - -«Ah, molto interessanti i russi!» - -Poi mi detta un nome che non riesco a scrivere. - -«Rabindranath Tagore! Un poeta senza precedenti. Fa parlare un bimbo -alla mamma in un modo _delizioso_.» - -«E lei, _miss N_....» domandai con intenzione, «non penserebbe a far -parlare un bimbo con la sua voce deliziosa?» - -«Prendere marito? Già! Ma in Italia offre un grave inconveniente.» - -«Quale, _miss N....?_» - -«Che una _girl_ quando prende marito, si siede.» - -«Cioè?» - -«Cioè non è più libera, non può più cercare, più _flirtare_, più -saltare, più comandare, più fare quello che vuole. La libertà! Mi -sposerei in America, dove, più tardi, si può anche divorziare, -rimaritarsi, seguendo il proprio beneplacito. In Italia il matrimonio è -un'istituzione che si regge sull'adulterio. In America su la libertà!» - -In quell'occasione, se i miei affari me lo avessero permesso, sarei -andato in America. - - * - -Signorina O***, terribile, e anche molto ricca. Dove aveva imparato a -rovesciare gli occhi così? La tinta della sua pelle era prodigiosa; ma -del tutto naturale: diafana! Pareva non nata come nascono tutte le -donne, ma ricavata da uno scultore magico per entro la polpa di quelle -pesche cotogne che sono gialline gialline. Vestiva con una personalità -straordinaria; cioè sempre abiti di un colore diafano, sbiadito, -intonato al colore della pelle. Io non so dire se era bella, perchè io -ero mezzo stregato. «Nasconda quella lingua,» io le diceva, perchè ogni -tanto lei metteva fuori dalle labbra la puntina della lingua: questa -però non era diafana, ma rossa. «Nasconda almeno quelle gambe,» perchè -lei aveva l'abitudine di mettere in esposizione le gambe, diafane ancora -quelle, cioè con scarpette e calze di seta, sempre color diafano. «La -turbano?» «Non mi fanno dormire!» Mi diceva nettamente: «Se mi vuole -sposare, signor Sconer, approfitti finchè sono libera». Io la avrei -anche sposata, ma è che essa era contro-indicata ad uno dei due fini per -cui io intendevo di accedere al matrimonio. Lei non voleva avere -figliuoli «perchè questa operazione rovina la pelle». Io volevo aver -lei, ma anche l'erede. Lei sì, la potevo avere, ma l'erede no. «Sono i -contadini -- affermava -- che si sposano per aver figliuoli». - -Essa inoltre pretendeva come condizione di matrimonio che il marito -facesse, ogni mattina, esercizi, per venti minuti, con manubri da venti -chili. - -Anche questa signorina mi ha fatto molto soffrire. - - * - -Signorina P***, che può essere bella o brutta, secondo che vi pare. La -ho conosciuta in villeggiatura. Essa va sempre in bicicletta. Quando va -a piedi cammina con passo sgraziato. Eppure è graziosa! Si può calcare -su la testa il feltro di suo babbo, si può buttare -- come fa -- su le -spalle la maglia della nonna, ma è elegante lo stesso. Ha denti di can -cerviero, naso appuntito, mento appuntito, due occhi in punta nera: -tutte queste cose in punta hanno una mobilità che producono il capogiro. -È pallida come la cera, ma non è mai ammalata. Ha i capelli lunghi, -ondulati, feroci, a cui fa fare i giuochi attorno alla testa come se -fossero biscie. A tirarli, le arrivano sino al ginocchio. Ed è proprio -vero! Come ha fatto ad avere una laurea se per studiare bisogna star -fermi? Si vede che si può avere una laurea senza studiare. - -Ma a sentirla chiamare _dottore_, mi fa un certo effetto.... Ha una sua -voce fresca, aspra, saltellante, che non si capisce mai quello che vuol -dire, perchè non conclude mai. Non si adira mai: tutt'al più manda un -grido di gazzella. Cosa farà? Dove andrà? Come finirà? Non si sa! Eppure -è assennata. - -Non cerca: è cercata, ma se ne _strafotte_, perchè lei dice anche le -parolacce. Eppure è damigella! - -Subisce un fidanzato ufficiale: un giovane di ricca famiglia. Costui la -segue a fatica in bicicletta. Lei lo chiama: «Idiota, idiotino, -imboscato, imboscatissimo, figlio di papà». Lui è felice. Non mi pare -una signorina adatta per il matrimonio, e glielo ho fatto garbatamente -capire, presente il fidanzato. Risponde lei: - -«Cosa importa? C'è lui che farà per casa». - -«Io sono il suo cameriere,» conferma lui. - -Io ho domandato poi alla signorina, così, un giorno che la incontrai, -insieme col fidanzato, per un solitario viale del bosco: - -«In confidenza, non è pericoloso perdersi tutto il giorno per le -campagne col fidanzato dietro?» - -«È innocente come l'acqua fresca -- mi risponde. -- Gli ho promesso un -bacio per la settimana ventura. È vero che ti ho promesso un bacio?» - -Dice il fidanzato: - -«Ah, come deve essere sdegnato il Dio d'Amore a vedere quanto mi farai -soffrire!» - -«Meriteresti anche di più,» dice lei. - -Risponde il fidanzato: - -«Ah, è proprio vero, come dice il cav. Sconer, che tu non sei adatta per -il matrimonio!» - -«Tu, piuttosto, non sei adatto,» risponde lei. E a me dice in segreto: -«Come faccio a sposare un uomo così timido? C'è una gioventù -impossibile, ora! Sono tutti riformati. Dica lei, Sconer, posso -cominciare a tradirlo subito? Ma che vuole? Io sono una buona ragazza, e -fare il male con premeditazione, mi ripugna». - -Io avrei potuto sostituire il fidanzato senza pericolo di complicazioni. -Eppure sono rimasto timido anch'io. Perchè? Quel titolo di _dottore_ mi -ha dato soggezione. - - * - -Signorina P***, un bel tipo, e così anche sua madre. «Signor Sconer -- -mi dice sua madre -- guardi!» «Che cosa?» «Non glielo posso dire. Ma non -vede da lei?» - -«No!» «Non vede gli occhi della mia bambina? Splendono! Io non so: è -strano! Appena siamo in un luogo, dopo quindici giorni la mia bambina è -proclamata la più bella». - -In fatti è bella: una persona slanciata, elegante. Ma perchè la mamma la -chiama: «La mia bella odalisca?» Dove ha trovato questa parola? Cosa -crede mai che voglia dire? «Signore, signore, mi dice la mamma, ha -visto?» «Che cosa?» «Un aeroplano di guerra». «Ne passano tanti!» «Eh, -sì! -- fa misteriosamente, chiudendo gli occhietti -- ma lei non ha -osservato una cosa!» «Che cosa?» «Che l'aviatore quando passa per qui, -si abbassa sempre. E sa perchè? Per vedere la mia bella odalisca». - -Anche lei, la sua bambina, dice: «Io non so, è strano! Appena sono in un -luogo, sono proclamata la più bella. Dicono che io assomiglio a Lyda -Borelli, dicono!» Descrive il suo corredo da sposa coi calzoncini corti, -larghi, e i pizzi di vera _valenciennes_: descrive gli abiti che le ha -fatto la famosa Abeille, il primo _atelier_ di Torino, che ha tanti -_mannequins_ aristocratici, che insegnano anche la lingua francese. Si è -fatto fare tutti abiti ieratici! «Adesso sono di gran moda gli abiti -ieratici,» dice lei. Ma adesso non può portarli perchè è crocerossina. - -«Se vedesse, signor Sconer, -- dice sua madre -- come le sta bene -l'abito di crocerossina! Già le sta bene tutto! Quando passa per un -reparto dell'ospedale, i feriti si rizzano tutti». Ma le altre -crocerossine le hanno fatto una guerra spietata. Allora l'hanno messa -alla stazione. Alla stazione ha distribuito le bibite a tutto un treno -di prigionieri austriaci. Sua madre dice che il fatto è avvenuto perchè -la sua bambina è tanto di cuore. Ma le altre signore dicono che è invece -perchè non ha capito che erano austriaci. Il suo fidanzato è morto in -guerra, e lei porta sul petto il medaglione col ritratto del suo -fidanzato. Anche lei è molto patriotta. - -«Un giorno -- racconta la mamma -- mentre eravamo a un _five o' clock -tea_, con tanti signori distinti, passa un corteo socialista. La mia -bambina va alla finestra e sventola il fazzoletto bianco, rosso e verde -e grida: Viva l'Italia! È stato in tutti noi un momento di terrore; per -poco non scoppia una rivoluzione». Le altre signore invece dicono che -lei aveva scambiato il corteo socialista per una manifestazione -patriottica. Adesso che il fidanzato ufficiale è morto, ne ha tanti -altri. «Il tale? il tale? il tale? Ma è di famiglia distinta? Crede lei, -signor Sconer -- mi domandano madre e figlia -- che il tale sia di -famiglia distinta?» Anch'io sono passato per ventiquattro ore per suo -fidanzato ufficiale: una cosa molto seria, dico, perchè se lei descrive -i suoi calzoncini coi pizzi di _valenciennes_, non c'è però niente da -scherzare in quanto che lei avverte che ha un fratello che «sa essere -gentiluomo e anche villano secondo i casi, e assomiglia a Maciste, -quello dei cinematografi». - -«Dove è questo suo fratello, signorina?» domandai un poco preoccupato. - -«È al fronte!» - -Un ragazzo abile! Appena scoppiata la guerra, ha avuto l'intuito -commerciale di andare al fronte e ha comperato -- chè le davano per -niente -- tutte le pelli dei buoi che morivano nei parchi o si -ammazzavano per i soldati. Suo babbo era calzolaio, e figurarsi! Adesso -hanno uno dei più ricchi _scarpifici_ d'Italia. - -La storia di quel fratello Maciste mi ha molto raffreddato. - - * - -Signorina Q***, non è patriotta, ma pianista. «Io sono ipersensibile» -dice lei, e anche sua madre dice: «Poverina, la mia Mary è -un'ipersensibile!» «Noi artisti -- dice la signorina Mary -- siamo di -un'altra razza. Che m'importa della guerra? Che m'importa chi comanda e -chi è comandato? Tra Salandra che ha dichiarata la guerra e me, cosa c'è -di comune? Tra me e il Kaiser? Perchè immischiarmi nei loro litigi? Il -Kaiser e il re dell'Ottentozia per me sono la stessa cosa». - -Lei suona Moszkowski, Stravinski, Debussy, Ravel. Suona? Vorrebbe -suonare, ma non può. Stende su la tastiera, racconta lei, _le mani -lunghe con le unghie di onice aguzzo_, e poi accadono fatti strani, come -anch'io ho visto un giorno che sono venute a provare il mio Bechstein. -Comincia, e subito, dopo un po', diventa pallida. «Impallidisce -- mi -avverte la mamma. -- Sempre così! Ah, è terribile! Cade in _trance_». -«Cognac!» dico io. Si rimette un po' e dice: «Suonando, mi si vuotano le -vene, i sogni mi sferzano, i capelli scendono per le mie guance come -serpi di chimeriche meduse. La musica di Ravel, che io adoro, esaspera -la mia sensibilità come un succhiello traforante: appena tocco i tasti, -sento il magnetismo». Anche qui per l'erede non c'è da far nulla. E poi -qui c'è un'esagerazione di sensibilità che può riuscire pericolosa. - - * - -Signorina R***, profumata al _trèfle incarnat_. Anch'io l'ho conosciuta. -Si tratta di una fanciulla prodigio, così come vi sono i bimbi prodigio. -Secondo altri si tratta di una fanciulla _Sfinge_. Lionello però che non -ammette la donna _Sfinge_ se non per gli imbecilli, la chiama _Proteo -multiforme_. Essa è piuttosto piccolina, con un musetto tirato come un -topolino, con due occhietti azzurri, fermi, un poco trasversali. Nella -pettinatura e nel vestire è quasi monacale: ma ecco si leva in piedi, -pare di elastico, si allunga e balla certe danze ieratiche sussultorie, -che fanno rabbrividire, e anche imparare la storia, perchè sono le danze -di Salomè, di Cleopatra, di Sibilla, di Santa Teresa. È molto giovane, -ma la sua voce possiede certe inflessioni profonde come di donna matura, -con la quale affronta qualsiasi argomento, anche di filosofia con quelli -che se n'intendono. Viceversa -- se le gira -- è capace di rifare il -verso e la smorfia di tutti: in dialetto, in francese, e anche in -tedesco, secondo le persone: basta che le veda una volta. Come imita il -teppista! Ha rifatto anche me! Questo è il suo genio comico, ma possiede -anche il genio tragico, perchè recita certi versi francesi di Pelleas e -Melisenda in modo da far paura. Questa signorina, messa sul -palcoscenico, potrebbe raccogliere gloria e milioni a palate. Invece -niente di tutto questo. Essa non ha altro desiderio che di essere -_amante amata di un uomo, e vivere in umiltà_. Ma c'è una condizione: -deve essere _un magnifico amante_! Tanti vorrebbero essere amanti, ma -nessuno è _magnifico_. Lei domanda per amante l'_uomo rude_, l'_Ulisside -dalla gran mano dominatrice_. Sinora non l'ha trovato. Però, uno -studente di liceo si è suicidato per lei; un uomo serio con moglie e -figli è impazzito; un capitano d'artiglieria è tornato al fronte con la -testa sconvolta, e invece di allungare il tiro su gli austriaci, ha -fatto un massacro dei nostri: poi si è sparato. - -Io sono fuggito. - - * - -Ma ecco un avviso-_réclame_, in un giornale tedesco, mi presenta l'erede -già confezionato. _Christliches, Einziges Glück! Sehr nettes, ehrliches -Mädchen, mit einem Kinde und sehr reicher Aussteuer, sucht einen -ehrlichen Gatten_, ecc., ecc. che vuol dire: «Famiglia cristiana, unica -felicità! Simpaticissima, onesta fanciulla con un figlio e ricchissimo -corredo, cerca un onesto marito». È il sistema tedesco del _dumping_. - - - - - IV. -- _FRÄULEIN_ VIOLETTA. - - --- Lionello -- dissi un giorno -- tu che fai morire tutte le tue -meravigliose eroine, non te ne avanza nessuna che vada bene per me? - -Lionello nei suoi libri fa morire tutte le donne di morte romantica. Le -sue lettrici gli scrivono da tutte le parti: «Non la faccia morire, la -salvi! È tanto cara, è tanto gentile. Non deve morire». - -Ma lui è inesorabile: o in un modo o nell'altro le fa morire tutte. - --- Tu sei un po' idiota -- rispose Lionello alla mia domanda. - -L'ho pregato di spiegarsi. - --- Le mie eroine -- disse -- o sono uccise o si uccidono per una -necessità reclamata dal pubblico, il quale è _schifosino_ come te; ma -vuole la morale. Pare incredibile, ma è così! Ora anche tu capisci -benissimo che non si può fare il dramma o il romanzo con la morale: -senonchè quando io ho fatto morire le mie eroine, io le ho purificate; -ed ecco fatta la morale; come tu con i grassi fetidi fai le tue -saponette. Ma nella vita le mie eroine godono di ottima salute, sta pur -sicuro! - --- E allora prestamene una. - --- Impossibile! -- rispose Lionello. - --- E perchè? - --- Perchè nessuna delle mie eroine ti potrà mai amare. - --- Perchè dici così, Lionello? Perchè mi avvilisci? Sono brutto forse -io? - --- No, amico, anzi sei un campione discreto; ma non hai quel tipo, sai, -dell'uomo fatale, _macro_, mefistofelico, che disorienta la donna come -una coppa di _champagne_, che la fa capitolare, che le fa dire: -«Vigliacco, ti adoro.... To'!». - --- E a te capita? - --- Certo. - --- Sei un genio, Lionello, -- dissi tristemente. - --- Lo so. Non hai nemmeno al tuo attivo uno di quei gesti che -affascinano le donne: non so, un delitto passionale, uno scandalo -estetico; non hai corso un _raid_, non hai vinta una coppa in una gara -qualsiasi; non possiedi nemmeno una di quelle anomalie che rendono -stuzzicante un uomo.... Per esempio, quello che vende i giornali sul -corso, che è un nano: tutte le _cocottes_ lo accarezzano, e le serve se -lo rubano. Per di più, tu possiedi il più grave dei difetti per ottenere -dedizioni incondizionate. - --- Cioè? - --- Amico, le belle donne amano gli uomini generosi! - --- Sono generoso anch'io. - --- A te parrà di essere: ma tu misuri, cioè ragioni. Ma ti pare che una -bella donna che strapperebbe le stelle dal cielo per farsi più bella, -possa amare te, uomo che misuri? Esse sono capaci anche di donar tutto; -ma all'uomo che si mostra capace di buttar via tutto, la ricchezza non -solo; ma l'onore, la vita. Ma a te che tieni immensamente alla vita, a -te che non dormiresti la notte se perdessi qualche biglietto da mille al -_baccarat_, a te che tieni in ordine il libro del dare e dell'avere, a -te che hai lo scadenzario, io non posso fornire nessuna delle eroine dei -miei romanzi. - --- Mi atterrisci, Lionello; ma credo che tu ti sia formata una cattiva -opinione di me: tu pensi che io sia avaro.... - --- Un po' tirchio. - --- No, Lionello. T'ho detto: io sarei disposto a nominarti mio erede -universale; ma è, vedi, che io sono nato così: ordinato, metodico, -previdente. E che colpa ho io se il denaro va a radunarsi sempre nelle -tasche degli uomini metodici, ordinati, previdenti? È bello, vedi, -leggere nei tuoi romanzi la vita fugace e folle di quelle donnine -sperperatrici: capisco che debbano dare grandi soddisfazioni. I miei -sensi ne sono perturbati. Mi piacerebbe anche a me di provare: ma poi -metto in bilancio, e m'accorgo del passivo. Per me sperperare sarebbe -una forma di suicidio. Vedi che Ginetto Sconer è un uomo sincero. Non ti -pare, Lionello? - - * - -Ma due giorni dopo questo colloquio, vedo Lionello che precipita come un -bolide nel mio studio. - --- Sconer -- dice -- un caso eccezionale, un caso del tutto -straordinario, del tutto convenevole per te. - -Credevo che si trattasse di qualche affare, perchè in quell'ora (erano -circa le tre del pomeriggio) io sono orientato verso gli affari. No! Si -trattava del matrimonio. Ho dovuto -- per così dire -- togliere la -comunicazione del centralino del mio cervello per mettermi in -comunicazione con Lionello. Egli si impazientì; ma io lo pregai di -accomodarsi. - --- Sconer -- cominciò a dire Lionello --, sai tu qual'è la più bella -donna del mondo? Bada che esiste un plebiscito! Nicoletta, meglio nota -sotto il nome di _fräulein_ Violetta, perchè fu a Vienna che ella vinse -le prime battaglie dell'arte. - -Risposi a Lionello: - --- Io non ho visto mai la faccia viva di _fräulein_ Violetta: la ho -vista al cinematografo, e la _réclame_ di quella sua faccia stravolta -che pare abbia il mal di mare, è impressionante. - --- Come sei sempre borghese nelle tue espressioni! -- disse con -disprezzo Lionello. -- È _fräulein_ Violetta che dissolve la sua -bellezza nella canzone dell'arte. -- E proseguì: Conosci tu la storia di -_fräulein_ Violetta...? No?... Allora te la racconto. _Fräulein_ -Violetta proviene dalla lirica: anzi dal campo dell'operetta viennese. -Di membra delicate, esile di vita, opalina di colore, minuta di -lineamenti, calma, quantunque un po' beffarda. Ma i suoi capelli neri, -duri e forti come la coda di un cavallo di battaglia, testimoniano la -energia psichica che si nasconde sotto quell'apparente delicatezza. -Artisticamente parlando, essa è una creatura di eccezione, come diciamo -noi. Essa è uno dei più esuberanti temperamenti che sappiano far vibrare -l'anima delle folle, attraverso le eroine sentimentali e gaie di tutto -un vastissimo repertorio.... - --- Fermati, Lionello! (Mi pare un periodo dei suoi romanzi). - ---.... il suo canto era impeccabile, -- proseguì; -- pronto a tutte le -inflessioni! Ebbene, ritorna da una _tournée_ nel nuovo mondo, dove -aveva eccitato la più grande ammirazione consolidando vie più la sua -fama, quando improvvisamente.... - --- Fu silurata da un sottomarino tedesco. - --- Peggio, amico. Perdette la voce. Che cosa doveva fare? È diventata -artista di cinematografo. Studiò la grande arte muta, e con la -perseveranza di chi vuole arrivare ad una mèta di gloria, con volontà -ferrea, con la coscienza sicura e severa delle necessità artistiche, -spiccò il volo, con ali d'aquila, verso le eccelse vette della tragedia. -Sai tu, Sconer, come è stata definita Nicoletta da un grande scrittore -francese? _Toutes les femmes dans une femme._ Sai come la ha definita il -poeta Flebis? «L'universo rinchiuso in una guaina di _chinchilla_», -perchè allora eravamo d'inverno. È la donna dinamica per eccellenza! In -lei stanno raccolte le mille assise della femminilità, Thais e Salomé; -Nanà e Giulietta: ella rivive tutte le creature del genio e vibra nei -molteplici aspetti dell'amore, dell'odio, della voluttà, della gelosia: -felina, raffinata, dolce, implorante.... - --- Tu mi cominci, Lionello, un altro dei tuoi meravigliosi periodi. - --- Sai tu cosa guadagna Nicoletta, cioè _fräulein_ Violetta? Più di -tutti i poeti italiani, compreso Dante. - --- Questo lo credo, -- risposi. - --- Sì, vedi, perchè _fräulein_ Violetta, sotto apparenze anarchiche, -nasconde un genio pratico di primo ordine, come ti è dimostrato dal -fatto che essa riesce a mantenere il primato in mezzo a un'enorme -concorrenza. Ora tu saprai la leggenda che corre sul conto suo: leggenda -che ha il sapore dell'assurdo, ma così è. Dimmi, Sconer, tu hai mai -veduto _fräulein_ Violetta quando agonizza nell'estasi dei sensi? Non -hai mai visto _Voluttà_, interpretata da _fräulein_ Violetta? Ebbene, -essa è Vestale! - --- Cioè? - --- Cioè di quelle donne antiche, che se non erano di prescrizione, -venivano sepolte vive. - --- Vergine? - --- Press'a poco. Pensa, Sconer, questa donna, che ha sverginato diverse -generazioni di adolescenti, è vergine! Cioè passa per vergine, che è lo -stesso. «Non vi vergognate, _fräulein_ Violetta, -- le abbiamo detto -- -di questa leggenda che corre sul vostro nome?» «Voi conservate vostro -pulcellaggio?» domandò il poeta Flebis che segue in arte le forme -tradizionali. «Voi catafratta?» Pensa, Sconer, una donna che in -apparenza è di velo, e in sostanza è coperta di piastre come una -_dreadnought_! - -«Voi lo fate per _réclame_» le abbiamo detto anche. «Può darsi» ha -risposto. «È una originalità che vi fa torto, _fräulein_ Violetta». «Voi -dovete esser fornita di una insensibilità di pietra...!» «Credete?» -disse con ambiguo sorriso. A me poi, come a fratello in arte, essa ha -confidato che realmente la cosa si impone per non sciupare la linea. E -poi è anche un mezzo di difesa. Essendo cosa notoria che è _vestale_, -può rifiutare ogni uomo. Sai che la sua condizione è terribile? Riceve -pacchi di lettere come una sovrana; e alcune impressionanti di gente che -ha perduto la testa. Ebbene, Sconer, ora ti dico una cosa che è anche -più meravigliosa della leggenda: _fräulein_ Violetta ha annunciato da -qualche tempo l'intenzione di prendere marito. Una cosa che ha -scandalizzato tutti noi. Ma così è. Si è precipitata una mezza dozzina -fra blasonati, banchieri, milionari. Respinti! Ci siamo presentati noi -artisti, poeti. Trattandosi di _fräulein_ Violetta, si poteva fare -eccezione. Santamaria, che è architetto, si è persino offerto di -costruirle un grattanuvole in istile assiro-babilonese dove lei potrà -approdare col suo velivolo. Siamo stati respinti, con bella grazia, ma -respinti. «I poeti, gli artisti, gli uomini di genio in genere -- ha -detto -- sono miei buoni amici, ma il mio ideale di marito è un altro». -Avrebbe tutt'al più fatta eccezione per il poeta Flebis, ma unicamente --- è etico -- per sentimento di umanità. «Tanto voi, caro Flebis -- -disse Nicoletta, -- dovete morire, e io vi potrei abbreviare -l'esistenza, facendovi spirare sopra il mio seno. Comporreste la vostra -lirica migliore». - --- Così brutale? - --- È una sua specialità la brutalità. Ebbene, amico mio, c'è una terza -cosa anche più stupefacente della sua verginità, del suo matrimonio; ed -è che l'ideale di marito per _fräulein_ Violetta, sei tu. - --- Io? - --- Sì, tu: Violetta ha dichiarato che sposerà solamente un uomo di -perfetto tipo borghese. - -«Un vile borghese?» abbiamo esclamato noi. «Sì, -- ha risposto -_fräulein_ Violetta, -- un vile borghese, ma ordinato, equilibrato, -purchè sia fisicamente tollerabile e capace di farmi molti figli». Tu -sei capace, è vero, Sconer? «È inaudito» abbiamo detto tutti noi. «Ma -voi -- dico io -- volete ricostituire la famiglia cristiano-borghese! -Voi vi volete dare alla pollicultura!» «Così è!» ha risposto _fräulein_ -Violetta. «Ma questo è uno snobismo di nuovo genere, mia cara!» -«Nicoletta -- ho esclamato allora -- se voi avete deciso proprio così, -io ho trovato l'individuo che va bene per voi». E ho pensato a te, -Sconer. Mi sono alzato prima del solito e, come vedi, sono venuto da te. - -Rimango esterrefatto. - --- Pensa, -- mi dice Lionello, -- alla gloria che verrà sul tuo nome. - --- Io non sono letterato -- rispondo -- e non ci tengo. - --- Allora al vantaggio che verrà alla tua Ditta. Tu lanci subito un -articolo alla _fräulein Violetta_, e tu sei celebre. - --- Questo è vero! - --- E poi pensa che Violetta è ricca, molto ricca. - --- Sì, ma chi ha fornito tutta questa ricchezza? - --- Tu no, certo, anima esosa, anima avara; ma chiunque ha il culto della -divina _bellezza_. Esiste cosa superiore alla divina _bellezza_? No! -Esiste un piacere superiore a quello che può dare una bella donna? No! E -allora una bella donna non è mai pagata abbastanza. - --- Dici tu.... - --- Dice lei, _fräulein_ Violetta. Ma sai che lei fa una propaganda in -questo senso: che è ora di smetterla con questo sfruttamento indegno -della _bellezza_! È come per il genio di noi scrittori: sfruttato! Chi -lo vuole, se lo paghi! E così la _bellezza_! La _bellezza_ costituisce -il genio della donna; chi la vuole se la paghi! - --- Dici tu. - --- Dice lei, _fräulein_ Violetta. Ma sai che anche moralmente è una -donna straordinaria? Le signore dell'aristocrazia, le borghesi perchè -sono ricche, si permettono di fare un'atroce concorrenza all'onesto -proletariato delle lavoratrici, e buttano per niente sul mercato la -divina _bellezza_. - --- Ma chi dice così? - --- Lei, sempre lei: ti dico che è una donna di genio! Ora _fräulein_ -Violetta è la più bella donna del mondo. Esiste un plebiscito, e tu puoi -capire com'è ricca _fräulein_ Violetta. - --- Ma in tale caso non è più vestale. - --- Anima mercantile di borghese, -- esclamò Lionello -- che non imagina -una partita senza la contro-partita! Ma non sai tu che quando _fräulein_ -Violetta ha esposto la sua divina nudità, quando ha regalato il suo -sorriso, ha pagato? Tu lanci le fialette dell'acqua da bagno di -_fräulein_ Violetta, e hai un successo strepitoso! E hai _gratis -fräulein_ Violetta! Vieni! Ti presento a _fräulein_ Violetta. - --- Viva? - --- Certamente. - - * - -Domando tempo per riflettere e vado a consultare la ben nota sapienza -del dottor Pertusius. - -Come è grande Lionello! Parla di donne con la sicurezza con cui un -cavallerizzo parla di polledre. Come è artista! Quando dice _bellezza_, -fa una parola lunga lunga, e tutti i capelli gli tremano. A me non -riesce. - - - - - V. -- I REQUISITI PER UNA MOGLIE IGIENICA. - - -Il dottor Pertusius è quell'uomo di talento, scoperto da me, che ha -scritto per la nostra Ditta, dietro mia indicazione, quel capolavoro che -è il libro di _réclame_: «Come devo preservare la mia vita». Ma certo il -suo talento deve essere colpito da qualche invisibile squilibrio, perchè -un uomo che arriva povero all'età dei capelli grigi, è molto discutibile -se sia fornito di vero talento. - -I ricchi clienti non devono conoscere i novanta scalini dell'abitazione -del dottor Pertusius; e la mia _limousine_ deve essere la prima -automobile che sosta alla sua porta. - -L'appartamento del dottore è di una semplicità così deprimente da far -cadere ogni deferenza per la virtù della modestia. Vi è diffuso un -odorino di aglio soffritto; e la donna che viene ad aprire, sigillata -nel suo grembialone di massaia, è in perfetto stile con l'appartamento e -con l'odore dell'aglio soffritto. Credo che sia la serva. Commetto una -_gaffe_: è la moglie del dottore: «la mia ottima consorte». - -Il dottore è un uomo dalla testa in disordine abituale. - -I capelli della testa entrano nel dominio della barba; i baffi formano -delle stalattiti sopra le labbra; i peli delle ciglia sembrano ribelli a -qualunque brillantina. È una testa fuori di posto. E dire che da quella -testa è sortito il capitolo sull'igiene della testa! - -Quella mattina la testa del dottor Pertusius era anche più del solito -fuori di posto, perchè stava sopra un libro che parlava di una stella -che non c'è più, eppure «noi ne vediamo -- dice lui -- ancora la luce, -tanto smisurata è la distanza! Le nostre cifre mortali non bastano più. -Non sente lei, cavaliere -- mi domanda -- vacillar la ragione?» - --- Per questo no. Ma se crede, discendiamo dalle stelle. Io sono venuto -da lei per parlarle di un ottimo affare. Lei ricorda di aver compilato -per la nostra Ditta quel manualetto: «Come devo preservare la mia vita». -Si tratterebbe di farne un altro anche più simpatico: «Quali sono i -requisiti per riconoscere una moglie perfetta». Per questo secondo -manuale noi saremmo disposti a versarle, invece di duecento lire, anche -duecento cinquanta lire. Naturalmente un libro a base scientifica, -stuzzicante, scritto con _verve_, come sa far lei; però su certe cose, -_glissons, n'appuyons pas!_ Il nostro libro deve poter stare in -qualunque salotto. - --- Ma il matrimonio è in crisi, non sa lei, cavaliere? -- dice lui. - --- È appunto perchè è in crisi -- dico io -- noi facciamo il _vademecum_ -del matrimonio moderno: cioè rapido, pratico, razionale, con esclusione -dell'antica tragedia. In crisi? Ma, caro lei, una bella mogliettina, che -dedichi tutta se stessa alla felicità di suo marito, è una di quelle -istituzioni che andranno sempre bene, con o senza crisi. - --- Anche _bella_ la vuole lei, cavaliere? Ah, la bellezza, la bellezza, --- esclamò lui, di colpo. -- La terribile bellezza! - -Lui l'ha su con la bellezza. - --- La divina bellezza, -- correggo io, come dice Lionello. - --- Terribile, terribile la bellezza -- ripetè. -- Eppure cosa è? cosa è -la bellezza? Sempre la stessa storia: una bertuccina con un musettino, -con un nasino, con un orifizio boccale, con un sorrisino, con due iridi -di qua e di là del naso; il tutto servito sopra un _mannequin_ di -pannicolo adiposo, con contorno di lussureggiante capigliatura. Mistero -di Dio! - -Veramente io non condivido questa opinione. Egli presenta le donne come -articoli fabbricati a serie, mentre, invece, ogni donna ha una -lavorazione speciale. - --- Ma lasciamo stare -- dico -- i misteri di Dio, se no è come per la -stella; non la finiamo più. - --- Il terribile inganno della natura! -- continuò il dottor Pertusius. --- Eppure la natura è stata quasi benigna nella sua frode. Che cosa era -la bellezza di Eva all'epoca della creazione? Una cosa quasi innocua. E -così era Adamo: quasi innocuo. Infatti che cosa sarebbe la violenza di -Adamo limitata alle semplici energie naturali? Un piacevole esercizio -ginnastico. Invece Adamo ha poi creato la selce appuntita, l'ascia, la -scure, poi la mitragliatrice, poi la chimica applicata alla guerra. La -donna, -- ne convengo -- non ha creato niente di tutte queste cose, come -non ha creato le piramidi, i motori elettrici, ecc., ecc. Queste cose le -ha create l'uomo. Però la donna ha creato la donna! Ha perfezionato, -sino al grado dell'irresistibile, l'arma naturale della sua bellezza. -Questa è opera di Dio o di Satana? Mistero! - -Da quanto tempo, dopo Eva, la donna ha iniziato il suo progresso? Da -tempo immemorabile! Giuditta quando volle andare alla tenda di Oloferne -per sedurlo e poi tagliargli la testa, che cosa fece prima di tutto? -Lavò il suo corpo, si unse di unguenti preziosi, scompartì la chioma del -suo capo, si pose in testa la mitria -- il cappellino di quei tempi -- -si vestì delle sue vesti di comparsa, si mise ai piedi i sandali, prese -i braccialetti, gli orecchini, gli anelli, e apparve di grazia -incomparabile. Che cosa fanno le pulcelle per piacere al re Assuero? -Seguitano per sei mesi ad imbiancarsi la pelle con unguenti e aromati -preziosi. - --- Questo è un particolare molto interessante! - --- E perchè Ester fra le pulcelle è quella che piace di più al re -Assuero? Perchè è la più bella! Assuero, il terribile, voleva condannare -a morte Mardocheo, l'amico di Ester. Ma Ester si presenta al re, e il re -stupefatto le dice: «Se anche mi domandi la metà del mio regno, te la -darò». E Sansone, quel balordo, quell'idiota di Sansone, perchè rivela a -Dàlila dove è il segreto della sua forza? Perchè Dàlila lo fece -addormentare sopra le sue ginocchia e posare il capo sul suo seno, _et -in sinu eius reclinare caput_. E chi era Dàlila? Una prostituta di quei -tempi. - --- Diciamo, _demi-mondaine!_ Ma caro lei, cosa pretende, che io offra ai -miei clienti una moglie brutta? «Un caporale di pubblica sicurezza come -sua moglie?» volevo dire. - --- Bisogna distinguere -- dice lui -- tra bellezza e bellezza. - --- Allora distinguiamo. - -Chinò la faccia. Poco dopo la alzò, e mi domandò: - --- Conosce lei i funghi? - --- Li conosco _trifolati_. - --- Ma lei, cavaliere, non deve ignorare come, tra i funghi che si -mangiano, cresce la _Amanita muscaria_, detta volgarmente _cocco_, che -contiene il terribile veleno, detto appunto muscarina, che produce -vertigini, allucinazioni, incoerenza di idee, sopore, e finalmente la -morte. Per quale mistero la tremenda _Amanita muscaria_, e più ancora la -orrenda _Amanita phalloides_ -- sente che nome? -- cresce tra i funghi -onesti? per quale mistero il fungo mortifero si presenta anzi più -iridato e attraente degli altri funghi? Ecco un enigma che non è ancora -stato svelato. - --- Lasciamolo velato. - --- Ecco qui. -- E levò dal suo cassetto un ritratto di donna. -- Guardi! - --- Molto carina -- dissi io. - -Era una testolina soave, triangolare, come un dolce cuore, piegata -vezzosamente su la curva di una spalla perfetta: bocca a giglio, occhi -di una dilatazione stupefacente. - --- Mi piace molto -- ripetei. - --- Se ne guardi bene -- disse il dottore. -- Questo è stato in vita uno -degli esemplari più formidabili della specie.... - --- Morta? Oh, poverina! - --- Cento anni fa. Lady Hamilton, detta altrimenti Emma Leona. - --- Allora se è morta, si può toccare. - --- Pericolosa anche morta! Un'_Amanita phalloides_ delle più terribili. -Vede quell'ambiguo sorriso, che pare angelico, cavaliere? Questa donna -ha prodotto la vertigine, l'incoerenza in molti uomini insigni; e quando -non ha fatto perdere la vita, ha fatto perdere l'onore. - --- Dottore, questa è cosa seria; ma scusi, sa: mi pare che lei sia come -l'_imbonitore_ di un serraglio di bestie feroci: «ecco la terribile -sirena dei mari del nord che mangia i cadaveri vivi». Ehi, dico! Che non -sia il caso dell'età pericolosa anche per lei? - -Il dottore mi guardò con due occhiacci. - --- E adesso osservi questo -- disse levando un altro ritratto. - --- Questo fa proprio paura. - -Era un volto non di donna, ma di uomo, così brutto che guai se lo avessi -incontrato vivo di notte. - --- Ah, questo lo riconosce anche lei -- disse il dottore con molta -soddisfazione. -- Lei ha davanti a sè il «delinquente congenito; l'uomo -epilettiforme!» Vede le stigmate degenerative? Assimmetria facciale per -sviluppo abnorme dello scheletro, sporgenza della mascella inferiore su -la superiore.... - --- Sembra -- dissi -- che voglia mangiare gli uomini vivi. - --- In antico, infatti, li mangiava crudi. Fossa canina profonda del -mascellare superiore, sporgenza eccessiva delle arcate sopraciliari, -obliquità della rima palpebrale. E ora guardi l'orecchio: orecchio, col -lobulo aderente, mancanza di elica, presenza del tubercolo di Darwin, -come nei fauni.... - -Io mi toccai l'orecchio un po' spaventato, e: - --- Dottore -- dissi -- in me non ci sarà mica niente di tutto questo! - --- Lei è perfetto. - --- Quello che dico anch'io. Ma scusi, perchè questa lezione sui -delinquenti con tutte queste brutte parolacce? - --- Perchè -- disse trionfante il dottore -- nella donna delinquente -avviene il fenomeno opposto dell'uomo. L'uomo delinquente porta scritto -sul volto «Io sono delinquente». Nella donna, niente! Anzi il più delle -volte la delinquenza della donna sta nascosta sotto la maschera di -quella fatale bellezza che prima le accennavo: bellezza spesso iridata -da un fascino intellettuale che può simulare la intelligenza. Possono -essere tali donne mistiche o sensuali: ma insensibili sempre! ma -menzognere sempre! Non la menzogna comune, badi! bensì quella che noi -chiamiamo pseudologia patologica: la menzogna cioè incosciente, che può -sembrare sincerità. Sono costoro le grandi isteriche, le grandi -voluttuose, sono quelle che hanno esercitato un'azione velenosa sui -centri nervosi della storia, come Cleopatra.... - --- Intesa nominare. - ---.... come Semiramide, come la imperatrice Caterina di Russia, come -Emma Leona qui presente, come le grandi etère, come certe regine del -palcoscenico, e via dicendo. Loro carattere è la distruzione: dove -passano, bruciano. - --- Non c'è pericolo, dottore, che lei esageri? - --- Non esagero: sono le Attila femmine con l'angelico volto; mentre gli -Attila maschi hanno volto ferino. Generalmente bruciano anche se stesse. -Ma se campano molto, ecco tu le vedi improvvisamente sfasciarsi, cadere -l'intonaco della ingannevole bellezza. Ecco apparire, o la deforme -pinguedine o la ributtante magrezza: ecco la voce roca, ecco il cinismo -che spunta dove era la intellettualità. E badi ancora: generalmente sono -infeconde; e noi sappiamo che soltanto la maternità dà l'intelligenza -alla donna. E i poeti esaltano queste creature, _flagellum Dei!_ - --- Evitare i poeti, d'accordo -- dissi io --; ma lei ammetterà che una -_réclame_ con queste cose non si raccomanda alle signore. - --- E cosa me ne importa a me della _réclame_ e delle sue signore! -- -esclamò il dottor Pertusius. -- Ma io vado anche più in là. - --- Questo mi pare difficile. - -Disse allora il dottore così: - --- Tutte le donne oggi vogliono essere belle.... - --- È la nostra gloria, dottore! -- risposi. - --- Io non so, io non so.... -- Meditò un poco, e disse: -- Mi pare oggi -che tutte le donne aspirino ad accostarsi, come a un ideale, a questo -tipo di donna delinquente. È l'uomo che così vuole per spremere dalla -donna una voluttà più tormentata? è la donna che gode di questo sfacelo -dell'uomo? Non so, non so. È così. Dove è più la _casta porpora_ di cui -era sparso alle donzelle il viso? - --- Superata dalla nostra cipria _ravissante_, _naturelle_, rosa -incarnato, lire sette la scatola. - --- Ah, lei scherza! Sì, sì, io la prendo in parola, cavaliere. Guardate -la moda, essa è altamente significativa. La gente crede che la moda sia -cosa da poco, di cui si curano soltanto sarte e modiste. Essa è cosa -molto filosofica. - --- Bravo, dottore! Questo lo metta pure nel libro. - --- Non vedete per via certe donne eleganti, che hanno un fare da -teppista? - --- Oh, dottore! Questo no! _Glissons!_ - --- E certe altre che si vedono con strani mantelli neri che sembrano -quelle falene paurose che si chiamano àtropo? E certe altre che -trascinano le loro carni e i loro pennacchi, che sembrano bersaglieri -della morte in lussuria? E certi atteggiamenti stupefatti del volto che -sembrano meditare una irrumazione? Dove è più la pubertà? Vi sono esili -fanciulle quasi impuberi che ondeggiano come Ermafroditi. - -Prego di spiegare queste altre brutte parole. - -Mi spiega. -- Oh, che porcherie! - --- Porcherie, io? Porcherie loro. Cioè _porcherie_? Segni dei tempi. La -verginità, che prima era un onore della famiglia, oggi è tenuta in non -cale. - -(Tranne che per _fräulein_ Violetta. Ma io non la sposerò). - --- Il marasma sociale si avvicina non soltanto col piede ferrato del -proletario, ma anche col piedino di seta gemmata della bella donna. - --- Non occupiamoci di politica, dottore, perchè non è igienico. - --- E crede lei che io me ne preoccupi? Io sto alla finestra. Cosa crede -lei che io voglia fare da carabiniere alla società? - -Io osservo il fenomeno con la obbiettività dello scienziato. Le ha viste -mai nei ritrovi mondani, nelle _halls_ degli alberghi, ai teatri, ai -caffè? Hanno i profondi sdilinquimenti, i profondi rapimenti. Poi _frin -frin_. Si puliscono le unghie. Poi cadono in estasi nelle poltrone. -Sospirano, ridono il riso folle, fanno lo sguardo meduseo. Poi si levano -con brivido serpentino, trascinano le membra al passo delle danze in -voga: le sottane corte e i manti strascicanti contro i deretani. Questi -sono i modelli. Che mogli, che madri ne vuole lei ricavare? - --- Anche lei -- dissi io -- sotto un altro aspetto, è artista, come il -mio amico Lionello. Ma non esageriamo! Secondo lei, una mogliettina -estetica e nel tempo stesso igienica, non è attuabile? - --- Non dico questo: dico che bisogna cercare bene. - --- Cercare come? - --- Cercare un'altra forma di bellezza che è meno appariscente, cioè la -bellezza soave, vestita di purità; e specillare ben l'occhio, invece di -altre cose! L'occhio è il solo punto indifeso per cui si può accedere -alla fortezza del cervello. Gli occhi della donna che io dico, devono -essere assolutamente limpidi, liquidi, impavidi: vi si deve poter -scorgere sino in fondo quello che la donzella non vi può dire: cioè la -purità morale, e non la sola purità naturale. Quegli occhi che si -occultano come biscie, e poi saettano e tremano, sono da evitare. Può, -anzi, deve la femminile pupilla velarsi d'un amabile velo di pianto, ma -per giusta ragione. Poi il sorriso ed il riso.... - --- La signorina deve ridere? - --- Certo. Riso sano, caro, squillante: ma per giusta ragione! Quel -bocchino ristretto, con quella smorfia stereotipa, è un sintomo -pericoloso. Poi cantare. - --- Benissimo, dottore: io adoro la musica. - --- E io odio la musica -- esclamò il dottor Pertusius -- perchè è l'arte -emolliente. - --- Mi rimetto a lei in questo: ma come può cantare la signorina senza -musica? - --- Senza musica, senza piano! così per letizia come fa l'augelletto che -si desta al mattino. E niente romanzi! Il meglio che possa capitare è -quell'aria incantata di donne fatali che non sanno far nulla per casa. - --- E altri dati? - -Pertusius rispose: -- Evitare il colore lunare, il color rosa-thea, il -color pallido-crema. Lasciarlo ai poeti, romanzieri, e simile gente -scriteriata. È vero che Ovidio Nasone nella sua «Arte di amare» ha dato -il precetto, _pallat omnis amans_, «ogni amante deve essere pallido,» ma -idiota e meretricio anche lui! Sotto il pallido-crema dei poeti scorre -la scrofola e il pus. E nemmeno niente colore tenuemente rosato. «Oh, -viola! oh, pervinca! oh, giglio!» sospirano i poeti. Dite piuttosto: -«bacillo di Koch». - --- Scusi, quale colore, allora? - --- _Nigra sum sed formosa!_ - --- Mi dispiace, ma non capisco. - --- Vuol dire quel colore bruno, forte, naturale. - --- E poi? - --- I denti! Denti forti, ben incastrati nelle gengive: bianchi sì, ma -mica diafani, madreperlacei, mica con l'oro o col platino! E poi -informarsi a che ora la signorina si alza al mattino. Come sono gli -occhi? Puliti naturalmente? È gaia o triste al mattino? A che ora va a -letto la sera? È coraggiosa? La madre come è? Informarsi come sono la -madre e il padre. Saremmo noi da meno di un mercante da fiera, che -guarda la vacca madre quando vuol comprare la vitella? È attiva? Vi sono -certe fanciulle che seducono gli uomini con la loro indolenza. -«Indolente come una creola -- dicono i poeti --: sdraiata sui divani -come un'odalisca.» Idioti! Deve essere attiva, svelta, capace di fare da -sè; non aver sempre dietro la cameriera. E quanto alla sensualità, -meglio poco che troppo. Sono cose che crescono con l'esercizio. -Dimenticavo la cosa più importante: come digerisce? naturalmente? - --- È spoetizzante, dottore -- dico io. - --- Spoetizzante il contrario -- ribattè lui. -- Quando la signorina vi -dice: «ho l'emicrania, ho la malinconia,» allora sì è spoetizzante. Oh! -è pulita? Intendiamoci: pulita sì, ma con un limite: una signorina -occupata eccessivamente a risciacquarsi, fa venire in mente certi cuochi -d'albergo che lavano lavano la selvaggina perchè è putrefatta. E unghie -pulite. - --- Questo mi piace. - --- Sì, ma non occupata tutt'il giorno a tagliarsi le pipite. - --- E ancora: la signorina come calza? Ah, quelle perfide seriche calze; -ah, quelle scarpine che le fanno andare con quel passo isterico! Belle -scarpe piatte! Così lei è sicuro che quando la signorina la sera va a -letto, non le infliggerà lo spettacolo dei suoi piedi deformi. -Bisognerebbe che le donne venissero al mondo come le bambole di -Norimberga, o stessero instivalate sul letto come le meretrici. E, -infine, non cercar moglie per voluttà! Tobia, nella Bibbia, quando sposò -Sara, disse: «Io prendo questa fanciulla per moglie, non per principio -di libidine, ma per amore della prole». E il Signore benedì Tobia e -Sara, che vissero felici. La signorina, inoltre, deve essere profumata. - --- Ecco un'altra cosa che mi piace. - --- Intendiamoci: profumata senza profumi. Lei sa che in latino c'è una -preziosa sentenza: _mulier bene olet quae nil olet._ - --- Cioè? - --- «La donna è ben profumata quando ha odore di niente», cioè odor -naturale. - --- Dottore -- dico io -- mi pare che noi tiriamo sassi in piccionaia. - --- Come sarebbe a dire? - --- Sarebbe a dire che un manuale _réclame_, scritto nei termini -surriferiti, sarebbe un disastro per la nostra Ditta. La nostra Ditta, -di cui io ho l'onore di essere gerente, lavora appunto in _cachets_ -digestivi, in pomatine, in ciprie per isbiancamento, in tinte per i -capelli, in polveri per le unghie che nobilitano la mano, in profumi -che, come noi proclamiamo nelle nostre _réclames_, donano il fascino -della personalità. Un manuale in questi termini è contrario al nostro -interesse; senza contare poi che la signorina che lei propone, è un -articolo che non si trova più in commercio. La vera donna comincia dalle -calze di seta! - - * - -Così ci siamo lasciati. - -Il manuale non si farà. - - - - - VI. -- L'ARCIERO DEL CINQUECENTO. - - -«E anche il matrimonio di Ginetto Sconer non si farà a quel che pare.» -Torno a casa e trovo nel salotto Maioli. Costui è un uomo straordinario. -Lo conosco da quando io facevo la piazza di P***. Lui dice che era -ufficiale di cavalleria al tempo della battaglia di Custoza, ma è -rimasto sempre uguale; magrolino, a passettini svelti svelti, zazzera -bianca, cravattina bianca, fiorellino all'occhiello. Il suo volto è -fresco e roseo come quello di un bambino. Dopo che ha parlato, fa sempre -un risolino di felicità. Non lo fa certo per mostrare i denti perchè è -una dentiera: deve essere una misura igienica, ridere. Quando una cosa -gli piace, compone le labbra a ventosa, e succhia. Quando, invece, una -cosa non gli piace, fa il contrario, buffa; e quando poi si commuove, -piange: e anche queste devono essere misure igieniche. - -«Lei, mi insegna -- gli ho detto più volte -- come ha fatto a -conservarsi così bene dal tempo della battaglia di Custoza, ed io la -metto nelle mie _réclames_ come esempio vivente dell'efficacia della mia -_vitalina_, più le regalo dieci mila lire.» - -Anche pei vestiti deve avere un segreto: ogni tanto lo vedo ricomparire -con certi abitini che ho conosciuti tanti anni fa. «Lei è sempre -elegante» gli ho detto. -- «È la figura elegante -- mi ha risposto -- e -poi è la contessa mia moglie». - -Quando nomina la _contessa sua moglie_, si commuove sempre. - -Dove vive? Vive in provincia nella città di P*** con la contessa sua -moglie; «che è un tesoro per la casa»; i suoi canarini, che sono così -intelligenti; i suoi fiori, che sono così belli; e le sue anticaglie, -fra cui deve essere la contessa sua moglie. Giacchè Maioli si intende di -vecchi quadri, di vecchie stoffe, di vecchi cocci; e siccome a P*** c'è -tutto uno _stock_ di famiglie nobili in liquidazione, così qualche -affare lo rimedia. - -Quando non è a P***, è ospite «nel castello del suo buon amico il conte -A***; o nella villa dell'altro suo buon amico, il marchese B***». Deve -essere un ospite piacevole, perchè sa fare in fine dei pranzi le -strofette all'antica, come _la vispa Teresa_; possiede una dozzina di -vecchi _bons mots_; ricorda la cronaca galante del tempo che fu. - -È venuto da me per sentire se gli cedo un certo automobile, chè mi darà -in cambio un quadro del Pinturicchio. «Così nobilitate -- dice lui -- -questo vostro appartamento». Ringrazio, ma non accetto. - --- È che voi ignorate il Pinturicchio. - --- Sarà benissimo, ma non vendo. - --- Già, quando uno ha un appartamento così, non può apprezzare il -Pinturicchio. - --- Perchè? Cosa c'è nel mio appartamento? c'è forse cattivo odore? - -Vedo che raggrinza il naso come sentisse cattivo odore. - --- Ma, mio buon amico, levate intanto dalla porta quel tappeto con su -scritto: «prego pulire le scarpe». Sì, è bello: scale di marmo, -_parquets_, termosifone, ma ci manca quel non so che, quel non so -che.... Scommetto che ve lo ha messo in ordine un mobiliere questo -appartamento. - --- Macchè «manca quel non so che!» C'è tutto. - --- Sì, ma troppa roba fresca, troppo oro, troppo stucco. L'occhio non -riposa. I sopramobili, scusate, mio buon amico, sono da fiera di -beneficenza. L'avete scelto voi questo appartamento? - --- È mio! - --- Caspita! L'avete fabbricata voi questa palazzina? - --- È stata una favorevole combinazione. Era prima dei conti Tornamali, e -adesso è mia proprietà. - -Sbuffa. - --- Cosa c'è da sbuffare, caro conte? - -(Io lo chiamo così in omaggio alla contessa sua moglie: ciò a lui fa -piacere e a me non fa danno). - --- È che le vecchie case se ne vanno.... - --- E vengon su le nuove -- dico io. - --- E anche il giardino è vostro? - --- Si intende. - --- Già, così è. Voi potreste esser capace di mettere qui un cameriere in -istile, invitare ad un _garden-party_, parlare anche di arte, fare anche -della beneficenza.... - --- Non ci trovo niente di straordinario. - -Guarda attorno, guarda me, e poi dice: - --- Sta il fatto che voi, mio buon amico, potreste formare la felicità di -molte signorine per bene. - -(È quello che dicono tutti. Ciò mi piace, e lo prego di rimanere a -colazione). - --- Ma perchè, mio buon amico -- mi domanda -- non prendete moglie? - --- È quello appunto che sto cercando, ma non trovo. -- E gli racconto in -succinto le mie peripezie. - --- Ma naturale, -- esclama lui -- naturale, mio buon amico! Voi cercate -la moglie nella vostra classe di gente quattrinaia. Non la potete -trovare: troverete roba da capriccio: _satin_, cotone mercerizzato: non -una vera moglie. - --- Lei ha _crêpe de Chine_ da offrirmi? - --- Macchè _crêpe de Chine_! Broccato a gigli d'oro! di quelle stoffe -antiche _ancien régime_, che dopo due secoli sono ancora fresche, belle, -che sembrano fatte ieri.... - --- Scusi, caro conte, lei mi vuol dare una moglie _ancien régime_ di -parecchi secoli? - -Scuote la zazzera compassionevolmente e dice: - --- Voi, perdonate, mio buon amico, ma non capite. Voi non potete capire -che cos'è l'_ancien régime_. Io avrei da offrirvi -- _offrirvi_, badate -bene, perchè non vi garantisco se lei accetterà -- la vera eroina, la -donna misteriosa e superba che nobiliterebbe questo vostro appartamento, -e anche, permettete, la vostra persona. - --- _Ancien régime_ di che età? -- domando io. - --- Non diciamo sciocchezze: la più bella donna del mondo. - --- Mi dispiace, -- rispondo -- ma il posto della più bella donna del -mondo è già occupato: _fräulein_ Violetta. Esiste un plebiscito. - -E dò alcune spiegazioni intorno all'incomparabile _fräulein_ Violetta. - --- Puah! -- esclama Maioli, e fa con la manina certi gesti, come -mandasse via uno sciame di mosche. -- Sono le vostre degne beccamorte: -prima vi spoglieranno e poi balleranno il _can-can_ rivoluzionario su la -vostra pietra _tombale_. - -Se lo sentisse Lionello e gli altri poeti a parlare così di _fräulein_ -Violetta! -- Ma, dicevo: questa signorina, che lei mi propone, è Vestale -anche lei come _fräulein_ Violetta? - --- Basta, basta! Quando si scherza su certe cose sacre, io non parlo -più. Da farne? - --- Come s'è fatto cattivo! Ma parliamone, anzi. Sarà, m'imagino, ma non -importa, senza un quattrino come tutti i nobili del vostro paese. - --- Volete far l'affare anche col matrimonio? Danaro e danaro, voi -volete. Brillanti e brillanti! Solo un soffitto del palazzo di donna -Ghiselda vale come tutta questa vostra chincaglieria. Bramante -autentico. E non vi dico altro. - -Per far pace con Maioli, dò ordine di portare una bottiglia di -_champagne_. -- Dunque dicevamo: stato decente di conservazione -matrimoniale. E sarebbe capace di fare un erede? - --- Due, se ne volete. - --- E adesso diciamo un'altra cosa: è grassa o è magra? alta o bassa? -bruna o bionda? - --- Sono cose -- dice Maioli -- che bisogna vedere; non si possono -descrivere. Vi dirò una cosa sola: come questo _champagne_. Che cosa è -questo vostro eccellente _champagne_? Raggio di sole imprigionato. Ma il -turacciolo balza, ed ecco il sole. Povera, cara fanciulla! - -Maioli teneva davanti agli occhi la coppa dello _champagne_; e due -lagrime gli cadevano giù per le belle guancine. - --- Si calmi, conte. Mi dica almeno se è sana. - --- Sana? Come un arciero giovanetto del Cinquecento. - --- E non è pericolosa? - -Maioli fa gli occhietti feroci: -- Vi compatisco perchè voi non avete -mai veduto donna Ghiselda. - --- Il nome mi piace. Sarà per lo meno duchessa -- dico, perchè Maioli -non avvicina che gente titolata. - --- Contessa -- dice con solennità. - -Domando dove si può vedere questo _champagne_, quest'arciero del -Cinquecento, questa contessa. - --- Non pretenderete mica che ve la porti qui! Se voi una domenica, verso -mezzogiorno, capitate a P***, alla pasticceria della Maddalena, sul -corso, ve la posso presentare. Io verso quell'ora prendo il mio -_vermut_, e donna Ghiselda vi càpita dopo l'ultima messa a fare qualche -acquisto di dolci. - --- Va a messa questa contessina? - --- Ma certamente! Tutti noi, nobili, andiamo a messa; se non altro per -protestare dignitosamente contro la canaglia che non ha più religione. E -poi, scusate: senza una religione che matrimonio pretendete di fare? - - - - - VII. -- LA CONTESSINA GHISELDA. - - -Ho dato quest'ordine a Biagino, il mio _chauffeur_: - --- Domani, che è domenica, tenete pronto per le nove. Andiamo a P***. -Vedete di arrivarvi per le undici e mezzo. - -Perchè questa decisione? - -Non so: ma l'idea di sposare una contessina, mi fa sentire un sapore di -alta dominazione. Non ci avevo pensato al sangue blu. Vedo l'avvenire -quando avrò sposato la contessina. Naturalmente, da principio, lei non -mi ama. Mi ha sposato, perchè è povera. È stata comperata! È delizioso -comperare una contessina. Si aggira altera, disdegnosa, per questo -appartamento. Ma io sono pieno di riservatezza e di delicate premure; -non domando niente, attendo! Finchè un bel giorno la contessina mi dice: -«Ginetto Sconer, voi siete la perla degli uomini, l'ideale dei mariti.» -Come nel «Padrone delle Ferriere». È strano: ma con quell'affare dello -_champagne_ di Maioli mi sono creata in testa un'imagine di donna -bionda. Ma forse è anche l'effetto dei romanzi di Lionello. Quando -quell'uomo lavora le donne nella padella dell'arte, le gonfia così bene -che non si possono dimenticare. - -Maioli è un mirabolano; e chi sa invece che roba sarà questa contessina -di provincia, senza soldi. Comunque, ho fatto una _toilette_ anche più -accurata, e mi sono messo molto denaro nel portafogli. Perchè? Perchè mi -pare di andare a comperare la contessina. Se è il caso, ordineremo un -letto gemello, e ci faremo mettere sopra un arazzo col bambino Gesù. Del -resto, è un lusso che mi posso permettere. - -Il viaggio è stato bellissimo; la mia potente _limousine_ filò nel sole -di maggio, entrò in P*** alle undici e tre quarti: si è fermata, fra la -ammirazione dei buoni provinciali, davanti alla pasticceria della -Maddalena, indicata da Maioli. - -Maioli era proprio lì che prendeva il vermut. - --- Oh, caro, caro, amico -- mi fa --. Mai più pensavo di rivedervi così -presto. - --- Noi uomini di affari siamo di una puntualità tedesca. - --- È questa la vostra automobile? - --- Sì, ma non quella del Pinturicchio. Essa è riservata per lei, se le -cose andranno bene. - --- Volete -- mi dice con tono misterioso -- che andiamo in chiesa? Fate -a tempo a vederla mentre prega. È un punto di vista interessante. - --- Preferisco qui alla pasticceria. - --- Allora vi presento il proprietario: uno dei grandi artisti dell'arte -dolciera: burro autentico, marmellate di vera frutta. Nel fare i conti -farfuglia un po'. Non dice chiaro che il totale. Ma ecco che la messa è -finita. - --- Come lo sa, conte? - -La risposta è data da uno sciame di signorine che fanno irruzione nella -pasticceria. Gran fruscìo, gran cinguettìo. Si girano tutte su le -sottanine gonfie; son tutte fiorite; tutte stanno diritte su le scarpine -lucide: in alto dondolano pennacchietti. Si spande odore di vestine -fresche. Dietro vengono le mamme nere, che dicono: «Adagio, adagio, -bambine!». Libriccini di preghiere sono deposti sui cristalli delle -vetrine: piccole manine; manine nude, manine guantate spuntano; occhioni -si spalancano; pacchettini dei dolci si formano. Ne mangiano anche col -permesso di mamà. Allora graziose bocchine si aprono. «Io prendo un -cannoncino con la cioccolata. Tu, Mary, prendi un africano? Questo -_bigné_ come è buono! Oh, le sfogliatelle fresche!» Sgretolano con i -musini in avanti le sfogliatelle e con le manine scuotono le schegge -dalle vestine. «Dio, che straordinario! Come ha parlato stamattina! -Vero, mamà, che adesso va a Roma?» - -«Sì, carina, ma bada che ti sbrodoli tutta col _bigné_». Sono tutte -piene di entusiasmo; e io non capisco bene se per i _bigné_, le -sfogliatelle, o per qualcos'altro. Perciò domando a Maioli: - --- Di che parlano? - --- Di un predicatore forestiero che ha tenuto una serie di conferenze -nell'oratorio del duomo su la missione della donna. Oh, c'è ancora della -religione qui a P***. - -Altre signore, signorine entrano. Improvvisamente io dico: -- Questa è -lei. - --- Avete indovinato -- dice Maioli con solennità. - -Un'irradiazione d'oro è entrata. È maggio, ma la luce è aumentata, come -dice Lionello. È lei! lei! Ha la veletta. Ma il mio cuore fa _tac!_ Una -mano solleva la veletta che si posa sul naso. Dio, che naso -aristocratico! L'altra mano prende un _marron glacé_; la bocca si apre, -il _marron glacé_ scompare. Felice _marron glacé!_ - -Stringo la mano al conte in silenzio. È commosso. Anch'io! - -Ma ecco, le signorine si fanno attorno alla contessina. - -Una, due parlano: tutte parlano. «Sì, sì, sì, contessina: vogliamo lei -presidentessa del comitato per le onoranze al padre. Sì, sì, sì». -«Bisogna fare però due comitati» dice una vocina. -- «No! Un comitato -solo» dice un'altra vocina. -- «Ma impossibile -- esclama quella dal -_bigné_ -- che io stia in un comitato dove c'è anche la mia sarta. Vi -pare?» - -Sento la contessina che risponde gravemente: «Signorine, io sono -desolata, ma le prego di dispensarmi. Oh, in modo assoluto.» Ma come -ella s'accorge della presenza di Maioli, «Ah, _pardon!_» e in un momento -si disimpegna da quelle signorine, e la vedo apparire dritta davanti al -nostro tavolo. Il suo volto, prima così serio, ora che ella volta le -spalle alle signorine, si scompone in una smorfia di marioleria. - --- Auf! Grazie, caro Maioli -- dice -- di avermi liberata da tutte -quelle mimose pudiche. Ora sono tutte in vibrazione per il predicatore. - --- Donna Ghiselda, cara donna Ghiselda, ma che piacere! -- diceva Maioli -agitando per la emozione la zazzera d'argento. -- Ho però inteso dire -che è un predicatore molto valente. - --- Ma sì: un pretino discretamente abile, che sa fare del _pathos_. Ha -condotto per tutto questo mese di maggio le matrone e le mimose pudiche -a rabbrividire sui margini del peccato. Certe storielle di Abelardo e -Eloisa, di Ruth e Noemi le ha saputo presentare con garbo. Adesso le -signorine ripetono: _dovunque andrai tu andrò io, e dove starai tu, ivi -pure starò._ Sono già venute da me a domandarmi la Bibbia. «Proibito, -signorina!» «Abelardo e Eloisa». «Più proibito ancora». Mai più prestar -libri! Ne ho avute abbastanza di noie quella volta che diedi da leggere -«Madame Bovary». Ah, ah, ah! - -Io naturalmente ero balzato in piedi con rigidità militare. Confesso che -rimasi sconcertato, perchè anche il vestito di lei era sconcertante. Non -rispondeva alle ultime esigenze della moda, eppure non era provinciale -come quello delle signorine. Ella era alta, più alta delle signorine: -eppure era al livello delle signorine! - -Si, era un arciero del Cinquecento; ma ben inteso che si capiva, ahimè! -che era un'arciera. - -Che età! Mio Dio, che età? forse venticinque, forse trenta. Ma è certo -che anche visto da vicino, il di lei volto non temeva l'analisi del mio -acuto sguardo. - -Quando ella finì con quell'ah, ah, ah! mi venne in mente lo squillo -metallico del mio Bechstein, e dissi a me stesso: «Ginetto, sta in -gamba!» - -Disse Maioli: - --- Donna Ghiselda, si accomodi, la prego. - --- Un momentino solo, perchè aspetto mamà. - --- Permetta intanto che le presenti il mio buon amico cav. Ginetto -Sconer, arrivato adesso adesso con la sua automobile da Milano. - -Io allora ho fatto un inchino protocollare, e ci siamo seduti. - --- Guardavo bene -- disse la contessina -- di chi poteva essere quella -_limousine_: ah, è sua? - --- Con l'onore di servire. - -Ho subìto un rapido interrogatorio da parte della contessina, su la mia -automobile. - --- Nuovo modello, sì, contessina. 16-24 HP, messa in moto automatica, -luce elettrica. - --- È la prima volta che viene a P***? - --- Ci sono stato altre volte, ma non mai in così fortunata occasione. - --- Allora lei conoscerà le antichità artistiche di P***. - --- Mi dispiace -- ho risposto -- ma la di lei presenza mi esonera dal -conoscere le antichità artistiche di questo paese. - -La contessina torna ancora a fare, ah, ah, ah! Poi dice: - --- Molto galante il signore. - --- Contessina -- rispondo gravemente -- io sto sul terreno della realtà. - --- Lei viene da Milano? - --- Direttamente. - --- Ha molte relazioni con artisti a Milano? - --- Lionello.... - --- Ah, lei conosce Lionello? Delizioso, delizioso, delizioso! - -(Fortunato Lionello! Dovunque io vada, tutte le signore lo chiamano -«delizioso»). - --- Con qualche riserva -- dico io. - --- Sarebbe a dire? - --- Non oso, signorina. - --- Osi liberamente. - --- È un po'.... un po'.... Come dire? In certe situazioni dei suoi -drammi è un po' audace.... - -La contessina ripete, ah, ah, ah, in modo sconcertante per me. - --- Ma in arte, caro signore -- mi dice -- non usa più menare il can per -l'aia per trecento pagine. Fa dispiacere a lei? È moralista forse lei? - --- Me ne guardo bene. - -Mi scruta un po', e poi mi domanda: - --- Lei è artista? - --- Sì, signora! Artista della bellezza. - -Allora parlò Maioli e disse che io sono gerente della Casa X*** e -compagni. -- Un uomo mercantile, pur troppo! Ma che farci? Oggi il mondo -cammina così. - -La contessina ripetè i suoi ah, ah, ah!, in modo quasi offensivo al mio -confronto. - -Io sono molto _gentleman_ con le donne belle, salvo a rifarmi con le -donne brutte; e perciò non rilevo la sconvenienza di quegli _ah, ah, -ah_; ma al signor Maioli dico: Gli _uomini mercantili_, prego notare, -sono essenzialmente energetici e valgono per lo meno come i pittori e i -poeti, in quanto costituiscono la piattaforma, solida e nel tempo stesso -girevole, su cui passa tutto il treno della civiltà. _Sleeping car_, -prima classe, terza classe, e anche carro bestiame. Capisce lei? - -Io ho parlato con energia. - -La contessina si fa seria e dice: - --- Ma è molto intelligente il suo amico, caro Maioli. - --- Certo. Ogni uomo che arriva al milione è intelligente, pur troppo! -- -sospirò ancora Maioli. - --- Oh, Maioli, -- dissi io -- il milione! Si diceva una volta. Ma oggi -che cosa è il milione? Appena quanto basta ad un modesto ritmo della -vita. Ma cos'è il milione, cos'è il miliardo rispetto alla divina -bellezza? l'epifania della bellezza, come dice Lionello? Nulla! -Un'entità evaporante. - --- Ma è molto simpatico questo suo amico, caro Maioli -- dice la -contessina. - --- Un uomo felice -- dice Maioli. - --- La felicità è un dovere -- dice la contessina. - --- Questo mi piace, -- dico io. -- Benchè da mezz'ora a questa parte, io -non so più se sono felice o infelice. - --- Sarebbe a dire? -- domandò la contessina sconvolgendo in modo tragico -tutto il suo volto. - --- Non oso. - --- Ma lei non osa mai! - --- Ebbene, contessina, la di lei conoscenza.... - -Il volto tragico si scompone in un volto comico e torna ancora a fare -ah, ah, ah! Questa donna è sconcertante. - - * - --- Oh, ecco mamà -- esclamò di scatto la contessina. - -Una carrozza si era fermata alla porta della pasticceria. - -Donna Ghiselda si levò, e corse alla porta. - -Si alzò anche Maioli per andare alla porta ad ossequiare la vecchia -dama. Io rimasi lì, solo, e aprii il libro da messa, che la contessina -aveva posato sul tavolo, quando mi sentii dire: - --- Ah, ma lei scopre i miei segreti. Lei è molto curioso. - -Era la contessina, balzata ancora verso di me, per riprendere il suo -libro da messa. - --- _Pardon_, -- dissi. - --- Vuol vedere? Perchè lei è curioso, vero? - -Aprì ella stessa il libro, e io lessi: Paul Verlaine: _Confessions_. - --- Conosce? - --- Mi dispiace.... - --- Poesie religiose, o quasi. - - * - -Ho accompagnato anch'io la contessina alla porta. Un _coupé_ nero era lì -fermo: dentro al _coupé_, una figura argentea imponente: la contessa -madre. Ma la nuova presentazione non potè essere fatta che in modo -sommario perchè quella signora è sorda. La contessina salì, lo sportello -fu chiuso: noi ci inchinammo. - --- Ah, Maioli -- disse d'un tratto la contessina sporgendo la testa -mentre la carrozza girava, -- lei potrebbe combinare col signore una -gita per visitare i monumenti artistici. - --- Quale onore! -- esclamai. - -Un vecchio cavallo nero, coperto di vecchi finimenti, stemmati -d'argento, levò un piccolo trotto, e il _coupé_ si avviò. - --- Povero Grifone! -- esclamò Maioli. - --- Chi è Grifone? - --- Il cavallo della contessa madre. - --- Quel cavallo -- dissi io -- deve avere conosciuto i tempi eroici -della famiglia. - --- E che tempi, amico! -- sospirò Maioli. -- Voi non avete che -intravveduto la contessa madre! È stata una delle donne più affascinanti -e, diciamo, più radio-attive che io abbia conosciuto. Ma _ancien -régime!_ Ah, mio buon amico, chi non ha conosciuto l'_ancien régime_, -non sa, come diceva il principe di Talleyrand, cosa è la gioia di -vivere. Che donna, la contessa madre! Io la avevo definita: «un mazzo di -rose in un confessionale». Bello, eh? Il suo salotto desta malinconia di -ricordi negli uomini della mia età. Eravamo in pieno romanticismo -allora, e tutti i giovani erano cavalieri. - --- E la contessa era al servizio della cavalleria. - --- Come siete sempre plebeo, caro Sconer, nelle vostre espressioni! Voi, -d'altronde, non potete ignorare che una donna di grande bellezza non può -sottrarsi a certi doveri inerenti alla sua stessa bellezza. - --- E la figlia, non c'è pericolo, caro conte, che cammini su le orme -materne? - --- Lodo la vostra previdenza; ma escludo, e per una ragione semplice: -perchè Ghiselda è essenzialmente un'intellettuale. - - - - - VIII. -- GLI AMORI EROICI DELLA CONTESSINA. - - -Ho pregato Maioli di salire in automobile e venire a fare colazione con -me all'albergo. - -L'albergo dell'Aquila d'Oro, dove io, passando, avevo preso alloggio, -era un edificio tetro e solitario, come è solitaria e tetra tutta la -città, tranne quel pezzetto del Corso. - --- In questo albergo hanno alloggiato Giuseppe II, Carlo di Borbone, -Carlo Felice.... -- diceva Maioli. - --- Si vede -- dissi io -- che quei signori, a quei tempi, avevano poche -pretese. - -Finalmente comparve nel salone da pranzo un cameriere con un _frac_ -preistorico e Maioli dà lui gli ordini al cameriere. - --- Avete i tortelloni di ricotta col ragù? Benissimo. Ma fumanti! E -dopo, cosa preferite, Sconer, un'_omelette_ coi tartufi, o le -costolettine di vitello col prosciutto? Sono specialità di P***. - -Quando arriva il piatto fumante dei tortelloni col ragù, gli basta una -severa occhiata per sincerarsi che tutto è proceduto con ordine. - --- Senza precedenti, eh? -- disse allora Maioli filando con grazia nella -sua bella bocchina il primo tortellone tutto lagrimoso di burro. - --- Che cosa? I tortelloni? - --- No! Donna Ghiselda. Dite la verità: voi non credevate, Sconer. - --- _Mica male._ È impressionante anche per uno che viene da Milano. A -sciogliere quei capelli viene giù un Niagara di biondo. - --- Ma poi la resistenza! -- dice Maioli. -- Vedete, le vere bellezze -sono quelle resistenti, organiche, di razza. E avete osservato? In donna -Ghiselda voi avete la fusione del rettilineo col curvilineo; -dell'evanescenza con la consistenza; della beltà classica con il -capriccio moderno. E il modo come cammina? Adesso queste donnette -borghesi camminano a passo artefatto. Ma Ghiselda è naturale, come una -berlina a otto molle del buon tempo antico, e nel tempo stesso è ritmica -come se genietti nascosti le segnassero il passo al suono di gighe e -violini. La vera bellezza, vedete Sconer, ubbidisce sempre ad un ritmo -in tutti i suoi movimenti. E le estremità? Amico, avete osservato le -estremità? A Venere callipigia date due piedoni, e Venere è rovinata. -(In questo punto entrarono le costolette col prosciutto. Maioli si -arrestò, esaminò le costolette: sì, anch'esse erano in regola, onde -proseguì:) Le estremità, amico! questa disperazione della natura, della -pittura, e, diciamo, della borghesia. Vedete, Sconer, io ammiro il -progresso moderno di una mano curata dalle _manicure_. Ma sa di -meccanico. Io non posso imaginare una dea che ricorre alla _manicure_ e -alla _pedicure_. - --- Conte -- dico -- forse la contessina è un po' troppo imponente per -me. - --- Mi aspettavo questa vostra obbiezione. Badate intanto che quelle -bertuccine in formato _pocket_, rappresentano una degenerazione. Nel -caso poi di Ghiselda, io vi spiegherò perchè vi pare imponente: perchè -voi non siete abituato alla maestà della razza. Ma avete osservato come -ride? - --- Sì, ho osservato. Non si capisce perchè fa sempre ah! ah! ah! Pare -che prenda in giro la gente. Però mi piace, perchè pare che abbia delle -perline in gola. - --- E gli occhi, mio buon amico? Stupefacenti. - --- Gli occhi, infatti -- dico io -- sono eccezionali. Forse un po' di -_maquillage_, ma non mi dispiace. - --- E ciò è prova del vostro buon gusto -- dice Maioli --: i ritocchi al -volto delle signore erano già in uso al tempo degli Egiziani. E la -intelligenza di Ghiselda? Essa era destinata, in altre età, a lasciare -impronta di sè nelle storie. Ma se Ghiselda vi farà onore di essere -vostra moglie, la vostra casa sarà il _rendez-vous_ delle più spiccate -personalità dell'arte e della politica. - --- Vediamo, caro conte, di non precorrere gli avvenimenti. Piuttosto -sarebbe interessante sapere come mai la contessina, in un'età di -primavera alquanto avanzata, sia ancora signorina. - --- Ma è naturale, scusate! Pretendereste forse che potesse amare un uomo -comunale? In relazione poi alla domanda che mi fate, vi dirò che -Ghiselda ha consumato, pur troppo! i suoi anni migliori in una passione -infruttifera verso un giovane che dava grandi speranze di sè. - --- Conte -- interrompo io -- questa cosa mi pare grave. - --- Niente _grave_, perchè in donna Ghiselda tutto è puro. Si tratta di -un amore eroico! - --- Allora proseguiamo. - -Maioli con la linguettina libò il bicchierino della _chartreuse_, ma -invece di proseguire, mi rivolse questa domanda: - --- Sapete, è vero, quale è il male maggiore di cui soffre l'Italia? - --- Che non sa farsi la _réclame_. - --- Questo è poco serio, Sconer! Il male d'Italia è che manca -un'aristocrazia! è che le forze sane della nazione non sono organizzate -contro la canaglia! Ci siamo, è vero, noi nobili, che abbiamo -sacrificato i nostri interessi per l'Italia; ma questa è la gratitudine, -che, se si parla, dicono: «Taccia lei, che è un reazionario!» Per -vivere, bisogna che noi non ci facciamo sentire. In questo paese, poi, -la canaglia è peggio che a Milano, che a Torino, che a Bologna, ed è -tutto dire! Basta, un giorno comparve fra noi un uomo di genio. Genio? -Ohimè! Noi l'abbiamo creduto! Parlava benissimo; affrontava la canaglia -con apostrofi magnifiche: «I miserabili, capaci soltanto di puntellare -le porte per cui deve passare l'uomo di genio! Bestie da soma che valete -solo a portare il peso della gloria della nazione! Nessuna tregua con la -canaglia! Se la canaglia andrà al potere, la prima cosa che farà, sarà -di innalzare la forca per noi. Innalziamola noi per loro, finchè siamo a -tempo». Bello, eh? Ma il genio vero non era lui, era Ghiselda! La cara -fanciulla ha dato tutto per la gran causa. Lei era la Ninfa Egeria di -lui! Ce ne siamo accorti al tempo delle elezioni che lui non era un -genio. Quella lotta elettorale è stata un vero disastro, mio buon amico. - --- Questo lo credo. Per me in politica è indifferente tanto la -_omelette_ coi tartufi quanto le costolettine di vitello col prosciutto, -ma nel primo caso ci vogliono le uova, e nel secondo ci vuole un -vitello. - --- Come sarebbe a dire? - --- Sarebbe a dire che voi avete fatto fiasco perchè siete fichi -secchi.... - --- Oh! oh oh! -- esclama Maioli, scandalizzato. -- Noi potevamo -affrontare un colpo di spada, ma non un'artiglieria di fango! - --- Dopo ci si lava -- risposi io. -- Li fabbrichiamo noi i saponi. E ci -andò di mezzo anche la contessina? - --- Terribile, mio buon amico! Terribile! Allusioni su le loro sconce -gazzette, frasi da trivio, e durante le elezioni persino cartelloni -impudichi sui muri. Quella gente ignora la cavalleria. La poverina non -si poteva più far vedere per le strade; ed io, uscendo la mattina di -casa, mi sentivo tremare le gambe. - --- E l'amore per quell'uomo di genio? - --- Scomparso! Voi capite che quando un uomo di genio fa fiasco, non è -più uomo di genio. Povera fanciulla! Il popolino diceva che era stata -lei a rovinare lui. Vi basti sapere che si è dovuta appartare per -qualche tempo nella magnifica villa di famiglia: le Cipressine. - -«Maioli -- mi diceva -- è terribile! Io sono disperata. Pur di non -vivere più a P***, sposerei il primo che mi càpita.» - --- E allora avete pensato a me -- dissi io. - --- Sconer! Sconer, voi mi offendete! Invece vi dirò che dopo qualche -tempo Ghiselda si tranquillò: un'altra forma di attività la assorbì -totalmente. L'arte, amico. Ah, sublime, sì, l'arte! Voi non potete -capire, ma sublime. - - * - -Mentre così parlavamo si udì un _plaf ciac_, nella sottostante via -silenziosa. - -Maioli quasi mi rovescia tavola e stoviglie per affacciarsi al balcone. - --- È lei. Venite. Presto. Ah, è troppo tardi. È passata! Tuttavia -venite, venite; ammirate la parte posteriore, Venere callipigia. - -Mi affacciai: ebbi appena il tempo di vedere la contessina, vestita da -amazzone, che svoltava via con un cavaliere monturato. - --- Ma con chi è? - --- Con suo fratello, il conte Desiderio, tenente di cavalleria. - - - - - IX. -- GITA ARTISTICA. - - -La notte mi sono sognata la contessina. Io ero un pascià, come si vede -in quel quadro dove c'è un pascià turco sul trono che compra le schiave -nude. Io comperavo Ghiselda: palpavo, esaminavo bene. Davo a Maioli, che -era il negriero, un numero considerevole di quei fedeli amici che sono i -biglietti da mille. Lei era umile e muta, vestita soltanto con la sua -capigliatura: una cosa da fare impazzire! - -Mi stavo vestendo al mattino, e il cameriere mi recapita questo -biglietto: «Caro Sconer, donna Ghiselda vi fa l'onore di esservi guida -nella visita ai monumenti e dintorni. Tenete pronta automobile ore -quattordici. Maioli». - -«E va bene -- dico --. Passeremo una bella giornata». - -Macchè! Mi hanno fatto consumare due latte di benzina, col prezzo che -costa oggi, e non mi sono divertito niente. - -Ecco come sono andate le cose. - -Alle due mi vedo arrivare la contessina, Maioli e un terzo individuo: -una specie di nanerello, che mi arrivava appena alla spalla, con un -abito sport, color kaki. - -«Cioccolani,» mi dice la contessina, presentandomi costui. Soltanto -Cioccolani! Il nanerello si limita a piegare la testa, come se gliela -avessero tirata giù controvoglia con lo spago. Maioli mi spiega che quel -signore mi onora di essere la guida artistica. E va bene. Dico: «prego,» -e lui non si fa pregare: prende posto accanto alla contessina, e prende -il comando lui dell'automobile. - -Si comincia il giro artistico: chiese, battistero, chiostri, palazzi, -conventi, ecc. Ecco, dirò: a me non importava niente di vedere queste -cose, ma già che la proposta veniva da loro, cortesia voleva che -avessero dovuto dare le spiegazioni. Invece, come se io non ci fossi -stato! In ogni luogo dove andavamo, gran discussioni fra di loro, tanto -che una volta venne fuori un prete a sgridare. - -A me dicevano: «Guardi lì! Vede questo? Vede quello?» Intanto nelle -chiese è tutto scuro e non si vede niente: e poi a me cosa importava? Il -bello poi era questo che, quando Maioli mi diceva: «Guardi in su, -divino, ah! giottesco, oh! Pinturicchio, abside» che so io, sentivo loro -due che ridevano, e lui che ripeteva: «Dinamite, dinamite!» - -Mi accosto e guardandolo dall'alto della mia persona, gli domando: -- -Dinamite, e perchè? -- Egli leva verso di me la sua faccia impertinente -e dice: -- Per buttar giù tutti questi cimiteri del passato, che mettono -il loro _tabù_ su l'avvenire. Lei è forse di opinioni contrarie? - --- Si figuri! Per me si accomodi pure. Anche noi, a Milano, abbiamo i -futuristi che la pensano come lei. - --- Superati, oramai -- mi risponde. - --- Ah, benissimo. - --- Sconer, Sconer, -- mi dice Maioli commosso -- guardi lassù quel -trittico. Divino, oh! - --- Non si metta a piangere, Maioli, e mi dica piuttosto: quella _mezza -cartuccia_ chi è? - --- Un artista. - --- Un architetto? - --- No. - --- Un pittore? - --- No: un poeta. - --- È del paese? - --- Una gloria paesana. - --- Ma cosa fa? come vive? - --- Un grande poeta. - -Questa è stata la gita artistica ai monumenti. A me fu riserbato -l'ufficio di dare le mance. - - * - -Dopo, è venuta la gita pei dintorni. Lui, la guida artistica, dà gli -ordini. Era quasi piacevole sentirlo, con una calma che pareva lui il -proprietario dell'automobile, comandare: «Velocità, velocità». E volta -di qua, e volta di là, su, giù, gran velocità. «Velocità! Oh, salire al -Carro di Boote! infrangersi a Vega!» sentivo che diceva alla contessina. -La contessina agitava con la mano una lunga rama di rose, e diceva -anch'essa: «Velocità!» - -Un momento, perchè l'automobile è mia. - -Biagino, il mio _chauffeur_, era fuori della grazia di Dio. Prendo posto -vicino a lui, perchè se mettiamo sotto qualcuno, chi ci va di mezzo sono -io. - -Era supponibile che lì, nella campagna, dovessero andar d'accordo: -perchè la campagna è quella che è. - -Ma niente affatto! -- La natura -- gridava il poeta -- bisogna -violentarla, prenderla a calci e a pugni. - --- Ma no! accarezzarla -- diceva Maioli. - --- Ma no, Maioli -- dice lei. -- Soltanto la violenza è dinamica. _Stop! -stop!_ -- gridò poi. - --- Fa il piacere, ferma -- dico a Biagino. Ci fermiamo. - --- Sentiamo lei, signor Sconer -- dice la contessina, -- che è un'anima, -direi così, vergine: che cosa vede? - --- Io? - --- Sì, signore -- dice la contessina, -- che cosa vede davanti a sè? - --- La strada, che se non stiamo attenti.... - --- No, io parlo del paesaggio. - --- Ah! - -Era verso le sei e mezzo: il sole tramontava con un bel tempo di maggio: -c'erano belle collinette verdi; su le collinette, belle casettine -bianche con le finestre aperte, e una gran pace. - --- Cosa vedo? delle case su la collina -- rispondo. - --- Guardi bene. - --- Guardo bene: case su la collina. - --- Questa è la prima sensazione -- dice la contessina: ma lei si -concentri e avrà una seconda sensazione. In altre parole, se lei fosse -pittore che cosa dipingerebbe? - --- Casette su la collina -- dissi io. - --- Ma non vede -- insistette la contessina -- qualche altra cosa -fluttuare nell'atmosfera? - --- Mi dispiace; ma non vedo. - -La guida artistica fece un gesto d'impazienza. Cominciava a diventare -seccante quel signore. - --- Scusate -- dice Maioli, -- anch'io non vedo che casette su la -collina.... - --- Perchè lei è vecchio -- salta su a dire la guida artistica. -- Il suo -occhio non è nè più nè meno di una macchina fotografica: lei non ha -sensazioni: lei non vede il movimento vibrante. Le casette danzano in -lento ritmo, ma danzano: le finestre aperte esclamano per la -beatitudine: oh, oh, oh! Bisogna esprimere questa danza e questa -beatitudine. Io per esprimere quelle che quel signore (questo son io!) -chiama casette, farei una teoria di fanciulle ondeggianti in ritmo, che -con la bocca aperta per la beatitudine fanno oh, oh, oh! - -La contessina è entusiasta. - --- E chi non ha questa sensazione -- conclude lui -- è un rinoceronte! - -Lui parla con Maioli, ma pare che si riferisca a me. Mi pare che sia il -caso di rilevare l'offesa. - --- Sì -- dico -- signore, per me è indifferente o casette o fanciulle. -Ma lei mi sembra che conosca poco la modestia. - --- La modestia? Ah, ah, ah! - -Tutti e due si mettono a ridere come matti. - -Vorrei sapere cosa ho detto da far ridere a quel modo. - - * - -Questa è stata la gita artistica; per effetto della quale l'anima saggia -di Ginetto Sconer ha preso sempre più il sopravvento. Con quella gita mi -è stato fornito una specie di campionario di quello che sarà la mia casa -quando essa diventerà il _rendez-vous_ delle più spiccate personalità -dell'arte e della politica. - -Il giorno seguente prendo le mie informazioni: ed ecco quello che -risulta. La contessa vecchia è stata di una galanteria così generosa che -ha distribuito i suoi favori, oltre che ai cavalieri, anche alla -fanteria di casa: il conte, padre, si è occupato, a Montecarlo, della -liquidazione del suo patrimonio. Il figlio Desiderio, ufficiale di -cavalleria, seguirebbe, se potesse, le vie paterne. Ultima speranza, il -matrimonio con una figlia di un ricchissimo formaggiaio. Ma è sfumato -anche il matrimonio, perchè i genitori della ragazza hanno fatto capire -che in tempo di guerra un ufficiale può morire, e perciò non si fanno -nozze con prospettiva di funerali. Vi è gente che ha ancora la testa su -le spalle. - -Rimane il palazzo, coperto di ipoteche, rimane il sangue blu, benchè -molti dicano che il sangue blu del padre non c'entra. Rimane Grifone, -cavallo nero e storico, che, con finimenti d'argento, trascina su la -vecchia carrozza la vecchia contessa. - -Quanto poi alla contessina, chi sostiene che le manchi qualche altra -cosa oltre alla totalità del sangue blu; chi si limita alla mancanza di -un venerdì. - -Ora anche Ginetto Sconer, per quanto sensibile, ha la testa su le spalle -e, fra le orecchie, il cervello. - --- Caro conte, -- dico a Maioli -- mi dispiace: il matrimonio non è una -lirica ma un poema continuativo. Ho pensato, e rifiuto. - -(Esclamazione di meraviglia). - -Proseguo: -- Potrei dire che la merce non è uguale al campione. - -(Esclamazioni di sdegno). - --- Ma non è per questo. Lei voleva _cacciare l'articolo_, come dicono a -Milano. Lei mi ha parlato del sangue blu, ma non mi ha mica detto che è -un sangue blu mezzo matto, che non sa cos'è il preventivo, e cos'è il -consuntivo. - --- Ma che linguaggio è questo? -- esclamò Maioli. -- Io vi facevo -capitano della più bella fregata che sia stata varata nell'oceano -femminile, e voi mi parlate di consuntivo e di preventivo. - --- Sì, per essere poi silurato! - --- Voi siete un uomo glaciale, un calcolatore! ma voi sarete punito! -L'amore concede le sue gioie supreme soltanto a chi è pronto ai supremi -cimenti. Voi siete un pusillanime. Non sarete mai amato, mai! - -E mi voltò le spalle. - -Quell'uomo è idiota e terribile. - - - - - X. -- LA SIGNORA DALLE CARAMELLE. - - -Io sono stato _tranchant_, come è il mio solito; però ho molto sofferto. -«Perchè -- dicevo fra me, sorbendo un buon caffè alla pasticceria della -Maddalena, deserta in quell'ora, ore dieci del mattino, -- sui -precedenti della contessina ci si può passar sopra, ma la mancanza di un -venerdì.... Se l'erede mi viene fuori anche lui senza un venerdì, io -avrò accesa un'ipoteca tremenda su tutto il mio patrimonio, materiale e -morale. Ah, questo no! Ebbene, facciamo le valigie, e torniamo a -Milano.» - -Una piramide di _marrons glacés_ attirò la mia attenzione. Ne presi uno -e lo mangiai. Che malinconia! Mi venne in mente il _marron glacé_ -scomparso due giorni prima nella bocca della contessina. - -Così sono scomparse le mie speranze! Ebbene, onoriamo i defunti, e siamo -sempre cavalieri! Io farò omaggio alla contessina di una scatola di -_marrons glacés_. -- Prepari -- dico al pasticcere -- una scatola di -_marrons glacés_ e altri ingredienti, che lei mi farà il piacere di -recapitare alla contessina Ghiselda. - -Forse il dono è un po' volgaruccio, ma rimedieremo con un biglietto che -esprima con eleganza questi miei sentimenti. - -Io ero tutto occupato a _stillare_ il biglietto, e sentivo dalla parte -del banco un confuso discorrere di caramelle, del prezzo delle -caramelle, della crisi delle caramelle, quando d'un tratto fui colpito -da queste parole: - --- Sicuro che ne consumo di caramelle! Ogni mattina, quando mio marito -esce di casa, gli metto in bocca una caramella. - -Ma chi mai ha proferito queste straordinarie parole? - -Chi è la prodigiosa creatura che ogni mattina mette in bocca a suo -marito una caramella? Alzai gli occhi, e vidi una signora in colloquio -col pasticcere: una signora di mezza età, ma ben portante, vestita con -serietà. Mi feci attentissimo. - -Il pasticcere lega il sacchetto delle caramelle e lo consegna con largo -gesto alla signora, dicendo: - --- E tanti, tanti saluti all'avvocato.... (Questo è il marito, l'uomo -felice). -- e tanti saluti anche alla signorina! Le dica pure che se -vuol venire questo settembre a vedere come si fa a fare la cotognata, -venga senza complimenti.... - -(Ma questa è la figlia, o una figlia! Io sono intuitivo! Se la madre -mette in bocca a suo marito una caramella, si può presumere che anche la -figlia metterà in bocca a suo marito una caramella, o qualcosa di -dolce). - -Io sono stupito della mia scoperta. - -Rimane da sapere se questa figlia risponde anche alle esigenze -estetiche. - -Appena la signora è uscita, domando: - --- È un avvocato da potersi fidare il marito della signora? - --- Lo può prendere a occhi chiusi, come si prende la moglie. - --- La moglie si prende a occhi chiusi? - --- Se la prende a occhi aperti, non la prende più. - -(Sono intelligenti i pasticceri in questo paese). - -Dico: - --- Hanno una figliuola bruttina però.... - --- Oh! Un bottoncin di rosa! - --- Ma è piccina, mi pare. - --- Era piccina l'anno scorso, ma adesso è cresciuta: le ragazze crescono -come l'erba, notte e dì. - --- Non si vede quasi mai in giro, però, questa signorina _bottoncin di -rosa_. - --- Di quelle che lei vede in giro c'è poco da fidarsi -- mi risponde il -pasticcere, facendo una faccia assai brutta. - - * - -Assumo altre informazioni: l'avvocato è un buon professionista. Ha lo -studio in casa propria, via X***; ma non abita in città che nei mesi -d'inverno. Per tutta la buona stagione abita con la famiglia in una -villetta a tre chilometri dalla città; viene giù la mattina, ritorna a -casa la sera. - -Della sua signora non mi hanno saputo dir niente, nè in male nè in bene. -Allora deve essere una signora per bene; perchè le signore per bene sono -quelle di cui non si sa dire niente. - -Quanto alla signorina essa è completamente ignorata. - -«Ma è naturale, caro Ginetto -- dico a me stesso. -- Se la signorina -appartiene realmente alla classificazione del dottor Pertusius, questo -_bottoncin di rosa_ è una violetta mammola, e le viole mammole, stanno -nascoste». - - * - -Ho sospeso la partenza. Non farò più le valigie, faremo un sopraluogo. -Forse ho trovato moglie! - - - - - XI. -- LA VIOLA MAMMOLA. - - -Era un bel pomeriggio di maggio, come si legge nelle descrizioni, e io -do ordine a Biagino di fare un giro, piano piano, per i dintorni dove si -trovano le collinette verdi con sopra le villette bianche con le -finestre aperte. - -Cerchiamo di individuare quale sarà la villetta della signora dalle -caramelle. - -Eravamo ai piedi di una salita e guardavo attorno, quando sento: _drin, -drin, drin!_ e vedo dall'alto della strada venir giù a scatto libero una -bicicletta con sopra una signorina, dritta. Scarta e passa via come un -lampo. -- Quella lì è lei! Non l'ho potuta veder bene in faccia, ma -dev'esser lei. - -Infatti, dopo un quarto d'ora, ecco che la vedo tornare indietro: ma -questa volta a piedi, e in compagnia d'un uomo: il papà. - -Carina! Era andata incontro al suo papà. Venivano su tutti e due, piano -piano, soli soli, parlando fra loro, e non hanno badato nemmeno alla mia -automobile ferma. D'altronde io ero così ben truccato con gli occhiali e -col berretto che non mi avrebbero mai potuto riconoscere. - -In faccia non la ho potuta veder bene nè meno allora; ma come figura, -molto carina. - -Un po' faceva _caro_ al suo papà con la manina; un po' faceva festa -ballonzolando avanti per la via, e poi si appendeva al braccio del papà, -che conduceva lui la bicicletta a mano. Come si dondolava graziosa anche -lei al braccio del papà! - -Ho potuto individuare anche la villetta: un che di mezzo tra la casa -rustica e la villa; un cancelletto ben verniciato, un vialetto con -sassolini tenuti puliti. I margini del vialetto sono formati da -alberelli fruttiferi a spalliera; e lungo il vialetto, gran vasi di -limoni. Poi intorno c'è l'orto. Nell'orto vi sono piselli, insalata, ed -altra botanica da mangiare. - -Una mattina, presto, ho veduto la signora Caramella che impartiva -comandi a una servetta. _Cocodè, cocodè!_ si avanza una superba schiera -di galline. Non è molto fine tutto ciò: ma si può considerare sotto -l'aspetto dell'_home_ inglese; e allora diventa fine. Del resto, una -signora che attende alla pollicoltura presenta ottime garanzie. - -Quanto alla signorina, ho osservato che tutti i giorni, verso quell'ora -del pomeriggio, va incontro al suo papà fin dove arriva il tram con -l'ultima fermata. - -Venerdì soltanto la signorina non è venuta. - -Verso le dieci del mattino, la servetta viene giù con la sporta a far la -spesa nelle botteghe fuori di porta. - -Ho deciso: affronto la servetta. La apposto in una svolta della strada. - - - - - XII. -- INTERVISTA ANCILLARE. - - -La servetta veniva giù per la stradicciuola fra le due siepi di -biancospino, col cesto della spesa: passo baldanzoso; testa scoperta. - -È una ragazza rossiccia, solida, sagomata alla campagnola, con qualche -sovrapposizione di capriccio cittadinesco. Labbra grosse, guance fiorite -di salute, nonchè di bitorzoletti. - -Le attraverso la strada e le parlo così: - --- Permettete una parola, signorina: in quella villa, lassù, avvengono -cose molto sospette. Si sentono grida; si vedono segnalazioni con -bandiere bianche. Ogni sera, poi, una signorina precipita sino alla -linea del tram a dare appuntamento ad un signore con un plico nero. -Tutte le sere, e non il venerdì. Perchè non il venerdì? Ciò è -misterioso. Voi non ignorate che siamo in tempo di guerra. - -La ragazza un po' si mette a ridere, un po' ha spavento. - --- Lei è uno della questura? - --- Tutto può essere. - --- Gli strilli -- dice -- sono della signorina che canta. - --- Col piano, canta? - --- Senza piano: e la bandiera bianca è la biancheria lavata. - --- La biancheria la lava il lavandaio. - --- E invece la mia signora fa il bucato in casa. Ma lei quante cose vuol -sapere? Se andasse invece a prendere i ladri, sa quanto farebbe meglio! - -(Forse la servetta ha ragione, e muto sistema). - --- Sentite: io sono un uomo d'affari e ho bisogno di alcune informazioni -riservate sul conto del vostro padrone; e questo è per voi. -- Così -dicendo le presento un bel biglietto nuovo da dieci lire, che la fa -sorridere. - -Rifiuta il denaro, perchè del signor avvocato non può dire che bene. - --- Ciò vi fa onore, ma il denaro di regola non si rifiuta mai. Dunque la -signorina canta? - --- Tutte le mattine come un fringuello. - --- Allora non è melanconica la signorina? - --- Melanconica? Già che si sta a questo mondo, si deve anche essere -melanconici? - --- Mi piace, perchè questa è anche la mia opinione. Dunque allora la -signorina si alza presto al mattino? - --- Certamente, perchè la sera va a letto presto. Sì, ma lei vuole sapere -della padroncina e non del signor avvocato. - -Lodo la sua perspicacia e la prego di accettare una moneta d'oro. Io -premio sempre la intelligenza, perchè ciò costituisce sempre un ottimo -affare. Però la avverto di non cambiare alla pari perchè le monete d'oro -stanno diventando rarità di museo. L'oro è un metallo prezioso, in -quanto fa sorridere di felicità. - -La servetta sorrise anche lei e mi parve disposta a stringere con me un -patto di alleanza. - -Domando alla servetta perchè venerdì la signorina non è andata incontro -a suo padre. - --- Forse perchè aveva mal di testa? - --- La signorina non ha mai mal di testa. - --- Forse perchè aveva mal di denti? - --- La signorina non ha avuto mai mal di denti. - --- Allora perchè ha preso il purgante? - --- Ah, signore.... - --- Potete voi assicurare che la signorina non ha preso il purgante? - -La servetta assicura che la signorina non fa uso di purganti. - --- Ma lei fa bene delle vaghe domande.... - --- Vi prego di occuparvi della risposta e non della domanda. Allora la -signorina leggeva venerdì qualche romanzo.... - -Ah, i romanzi! quella cosa che fa liquefare il cuore! - -Dove era stata prima a servire, c'era una signorina che leggeva sempre -romanzi, e lei era chiamata a partecipare alle emozioni della lettura. -Ma la signorina Oretta non legge romanzi. - --- Si chiama Oretta la vostra padroncina? - --- Sì, Oretta. - --- Mai inteso: ma un bel nome. E se non suona il piano, se non legge -romanzi, che cosa fa tutto il giorno? - --- Cosa fa? ah, cosa fa? anzi cosa facciamo tutto il giorno? Lo domandi -alla padrona. Non si finisce mai di lavorare in quella casa. - --- Allora -- dico io -- venerdì la signorina Oretta era occupata a -scrivere una lettera all'innamorato. - -Oh, che cosa io avevo mai detto! -- Bene è vero -- osservò la servetta --- che oggi le signorine cominciano a parlare di fidanzati dal tempo -delle sottanine corte; -- ma ella mai aveva inteso dalla signorina -Oretta proferire discorsi di fidanzati. - --- Voi garantite che non ha fidanzati? - --- Ma se ne avesse uno, sarei io la prima a saperlo. - --- Allora perchè non è venuta venerdì? - -È un segreto che la servetta mi confida dietro promessa di non palesarlo -a persona. Due anni fa la padrona è stata molto male; e durante la -malattia la signorina ha fatto un voto al Signore: che se la mamma -guariva, tutti i venerdì non sarebbe mai uscita dalla sua camera. La -signora è guarita, e lei tutti i venerdì non esce di casa. - --- Sa lei, signore, che è una cosa ridicola? - --- È vero, -- risposi, -- ma vuol dire anche che la signorina fa onore -ai suoi impegni, e ciò mi piace. - - - - - XIII. -- SECONDA INTERVISTA ANCILLARE. - - -Questa signorina Oretta risponde alle esigenze eccezionali del dottor -Pertusius. È un po' primitiva; ma trapiantata da questo ambiente -rusticano nel mio giardino, ecco, il fiorellino semplice diventerà -fiorellino doppio. Io pregustavo -- standomi ancora al mattino nel letto -dove dormì Giuseppe II e tutti quei re -- la gioia di questa -trasformazione operata dalla mia mano possente su la semplice Oretta; ed -ella esclamava: «Ginetto, tu mi fai soffrire troppo!» - -Però non è bene che tu pensi tutto per te. C'è anche l'erede. - -L'erede farà _ua ua!_ e altre cose contrarie all'estetica, farà; ed è un -pretendere troppo che Oretta con una mammella dia a te la sciampagna -eccitante, e con l'altra il latte calmante all'erede. La nascita -dell'erede era decretata; e perciò deliberai una seconda intervista -ancillare. - -Questa volta mi recai all'appostamento della servetta in tutto lo -splendore di una _toilette_ primaverile; e perciò la ragazza, quando mi -vide, rimase offuscata, e quasi non mi riconobbe. (Il giorno prima mi -ero truccato in modo indegno). - --- Altre meraviglie vi aspettano, ragazza mia, -- dissi. -- Ma prima di -tutto il vostro nome. - --- Lisetta. - --- Ebbene, Lisetta, noi siamo destinati a diventare intimi amici. Voi -dovete essere la mia collaboratrice. - --- Che dica ben su.... - --- Ecco di che si tratta.... -- Ma la Lisetta aveva, oltre al cestello -della spesa, un involto in un giornale da cui pendevano laccioli. -Evidentemente, un paio di scarpe. -- Le vostre, Lisetta? - --- No, della signorina. - --- Fate, fate vedere. - -Guardo. La vista di quelle scarpe, benchè conformi alle idee del dottor -Pertusius, mise una spina nel mio cuore. - --- È ben fatto -- domando -- il piede della signorina? - --- Come il mio.... - --- Oh, ma in proporzioni minori, vorrei credere. - -Dal piede risalii con domande riservate alle regioni superiori; ma qui -la Lisetta non seppe darmi che vaghe referenze. Poteva ben dirmi di -altre signorine, perchè portavano camiciole di pizzo che arrivavano -appena a coprire.... - --- Ho capito. Proseguite! - ---.... e poi facevano i quadri plastici davanti alla specchiera; ma la -signorina Oretta porta una camicia lunga come quella di Santa Veronica. -Però brunetta ella è. - --- Ma queste scarpe sono da buttar via -- dissi. - --- Buttar via? Le porto a risolare. Vada, vada a dire alla mia signora -«buttar via». Oggi, poi, col prezzo delle scarpe! Non si butta via -niente: nemmeno la broda dei piatti. - --- Oh! - --- C'è il maiale in casa. - -Un utile animale, ma spoetizzante. Galline in casa, pazienza, ma anche -il maiale.... - -Comunque dico: - --- Ascoltatemi, Lisetta: vi sarebbe uno di quei giovani assolutamente -eccezionali: bello, ricco, come si legge nei romanzi: un perfetto -signore, disposto, forse, a sposare la signorina Oretta, vostra -padroncina. - --- È lei forse? -- e mi squadra. - --- Perchè? Non vi piaccio? Trovereste forse qualcosa da eccepire sul mio -conto? - --- Io trovo che lei è un simpatico signore. - --- Lodo la vostra intelligenza. - --- E poi con un'automobile così bella! - --- Così che voi credete, Lisetta, che la vostra padroncina rimarrebbe -favorevolmente impressionata all'annuncio che un giovane ricco, -simpatico, serio, sarebbe disposto ad iniziare serie trattative di -matrimonio? - --- Se glielo dico io, mi manda in cucina. Tutte le volte che le ho detto -certi bei pensierini d'amore, lei mi dice: «Lisetta, va in cucina!» Io -direi che lei, signore, cercasse di entrare in simpatia del papà e della -mamma. La padrona se viene poi a sapere che lei è ricco.... - --- Questo è un particolare interessante! Ma per entrare in simpatia, -prima bisognerebbe entrare in relazione. - --- Ah, signore! -- esclamò Lisetta battendosi d'un tratto con la mano la -fronte, -- se non è che per questo, lei non poteva capitare in un -momento migliore. - --- Favorite di spiegarvi, ragazza mia. - --- Ha lei osservato, proprio di contro alla nostra casa, una villetta -piccina piccina? È così nascosta dalle piante che già non si vede. Sono -quattro camerine che la signora ha fatto tirar su con le sue economie -per affittarle ammobiliate; e proprio l'altro ieri le sono rimaste -sfitte. Adesso non le racconto come: le basti sapere che la signora è -rimasta imbrogliata di tutto l'affitto, senza contare il resto. Son due -giorni che ha una luna.... Ha pianto persino dalla bile. Bene: lei si -presenta, prende in affitto la villetta, non tira un centesimo sul -prezzo, e lei è accolto in casa come un Dio. - -Eccellente idea! Così vedo la signorina _messa in opera_, come si dice a -Milano, senza impegnarmi. - --- E scusate, una domanda: l'avvocato che uomo è? Non è mica un uomo -furioso?.... - --- È tanto buono! -- risponde Lisetta. -- Alza qualche volta la voce, ma -non ci si bada. - --- Se l'affare va, la vostra fortuna è fatta, perchè -- tenete a mente --- il sistema della nostra Ditta è tedesco: ricompensare le persone per -quello che rendono. - - - - - XIV. -- IL PAPÀ MIO FUTURO SUOCERO. - - -Sono andato allo studio dell'avvocato per l'affitto della villa. Ma non -ho avuto bisogno di domandare se c'era. - -Se ne sentiva la voce dall'anticamera. Gridava come un'aquila, cosa -della quale ero prevenuto. - --- S'accomodi, signore -- mi dice lo scrivano, un gobbetto con certe -mani che spiccavano in nero su la carta bianca. - -Veramente quando io sento la gente che declama forte, ho l'abitudine di -ritirarmi. - -Lo studio è molto in istile con le mani dello scrivano. Accomodarmi? -dove? Il sofà è occupato da due grossi individui di campagna. Clientela -poco distinta. - -La declamazione cresce. - -Si sente l'avvocato dire: «Affari sporchi, signore, affari molto -sporchi! Nel mio studio tutto è pulito. (Pausa. Ripresa). Ma sì, vada da -chi vuole. Non c'è altra abbondanza che di avvocati». - --- Senti come _el ziga_! -- dicono i due villani pieni di ammirazione. - -«No! -- si sente gridare ancora di là, -- è inutile che lei _mi dia -dell'olio_. Sa piuttosto? ringrazi se non la denuncio. Esca, faccia il -piacere: esca!» - -L'uscio si spalanca e vien fuori un signore un po' pallido. Passando, -vede la mia distinta persona e dice: «Gli porto un affare che -rappresenta dei buoni da mille e lui dice che gli guasto l'onore. Come -se i buoni da mille fossero _stampigliati_ col bollo d'onore e senza! La -guerra passa e gli affari rimangono». - -Non ragiona male, ma io resto impassibile: invece i contadini si guardan -con tanto d'occhi: _Disel da bon?_ - -Il signore esce. - -Vien fuori l'avvocato con una faccia da burrasca, e dice: -- Avanti a -chi tocca. - -I due villani entrano. - -Il mio futuro suocero manca di distinzione. - --- Sempre così coi clienti, il suo principale? -- domando allo scrivano. - --- Eh, quando gli toccano la corda sensibile.... - -E il gobbetto amabilmente mi spiega la storia del diverbio: si tratta -del salvataggio di una Ditta tedesca, che può esser messa sotto -sequestro. - --- Patriotta anche negli affari il vostro principale? - --- Sa? -- mi dice il gobbetto, -- è di quelli che vogliono _sgrandire_ -l'Italia. - -I villani escono. - -Entro io. - -Ci sediamo: i nostri due volti si trovano vicini e allo stesso livello. -Lui mi guarda con aria truce; ma io lo domo con la mia abituale -correttezza. Comincio il mio _exposé_ con la mia parola persuasiva ed -elegante. Il suo volto si rischiara, anzi il mio aspetto di perfetto -_gentleman_ gli insinua degli scrupoli nella coscienza. -- Badi -- mi -dice -- che nella villetta non vi sono tutti quei comodi che lei -potrebbe forse desiderare. Non vorrei poi sentire lamentele. - -Faccio un gesto di completa assicurazione. - -Mi domanda, un po' dubitosamente: - --- Lei ha referenze in città? - -Io potrei fare il nome della mia Ditta; ma dico: - --- Il signor Maioli. - --- Un dignitoso imbecille -- dice lui. - --- Perfettamente d'accordo. -- (Ma non si trattano così gli imbecilli, -signor avvocato! Io li nomino sempre con molto rispetto). - --- Il signor Cioccolani.... - --- Padre o figlio? - --- Figlio -- rispondo. -- Perchè, c'è differenza? - --- Certo: il padre è un valentuomo e un ottimo agricoltore: il figlio è -la sua croce. Sono disgrazie di noi genitori. - --- Ha anche lei un figlio poeta? - --- Per fortuna no. Ho soltanto una figlia. - -Vedo che ha qualcos'altro da dirmi, e dice infatti: - --- Scusi la domanda: ma la villetta è per lei? Lei mi intende. - -Ho apprezzato altamente la sua morale. La morale avanti tutto. - --- La villetta -- dico -- è per mia madre, la quale trovasi -presentemente in cura a Salsomaggiore, e dopo avrà bisogno di aria -balsamica e di perfetta quiete. - -(Eventualmente, farò venire la mia governante, camuffata da genitrice). - --- Per questo -- risponde l'avvocato, -- lei non potrebbe fare scelta -migliore. - - * - -Ci siamo lasciati perfettamente d'accordo. - -Tipo diverso dal mio, ma bell'uomo anche lui, il signor avvocato: -solido, asciutto, baffi alla moschettiera: impressionante. Mi fa -piacere: conserveremo così per l'erede tutta la energia della stirpe. -_All right!_ «Egregio avvocato, mettendo al mondo, con la collaborazione -della sua signorina, un erede solido, ordinato, metodico, noi -ingrandiremo l'Italia». - - - - - XV. -- ATTILA, RE DEGLI UNNI. - - -Stupore! - -Esco dallo studio dell'avvocato, e incontro per il corso la contessina -con la madre. - -Innebriante! Trionfale! Porta un bastoncino, ha grandi piume, pare la -figura della _Tosca_. Accanto alla sua magnificenza saltellava sui -tacchi lucidi il poeta Cioccolani, come un cagnolino al guinzaglio. Era -anche lui, come me, tutto primaverile. - -È prima la contessina a fermarmi per ringraziarmi dei _marrons glacés_ e -del mio bellissimo madrigale. - --- Ma si copra, la prego. - -Io ero rimasto col capo rigorosamente scoperto, con molta ammirazione -dei buoni provinciali, e soltanto al suo comando deposi la maggiostrina -su la mia lucida capigliatura. - --- Ma lor due non si conoscono? -- domanda la contessina. - --- Mi pare, mi pare, -- fa il poeta Cioccolani. - -Parlava con l'_erre_ moscio. -- Mo' vada là che mi conosce! -- dico io. - -La contessina lo scusa, dicendo che lui va soggetto a distrazioni -incredibili. - -Bella _maggia_ questo poeta, come dicono a Milano. - --- Se lei mi permette, contessina, io devo farle un secondo madrigale: -la sua presenza illumina di vibrazioni moderne queste vie da medio-evo. -Il Comune le dovrebbe dare, almeno, un diploma di benemerenza. - -A questo mio complimento la contessina scoppia in una serie di «Ah! ah! -ah!» così squillante che la gente si volta a guardare. Ma lei ride -finchè ha finito. Quando ha finito, mi dice: - --- Il Comune? Il Comune socialista qui di P***? Se potesse, mi darebbe -lo sfratto. Dica, dica lei, Cioccolani. - --- La fine di Giovanna d'Arco -- dice il poeta. - --- _Je m'en fiche_ -- dice la contessina. - -La contessa madre, che ha inteso rumore, si fa tradurre all'orecchio il -mio madrigale, e lo trova molto appropriato. Mi vuole far sapere -personalmente che nell'evo-medio i suoi antenati camminavano per le -strade di P*** come su di un proprio feudo. - - * - -Ci soffermiamo alla solita pasticceria. La vecchia prende un _mélange_ -con molto latte, perchè con molta cioccolata, perchè con molto zucchero, -perchè con molte paste. La contessina prende un tè molto _frappé_: il -poeta solo del gelo, cioè un gelato. - -(Io mi sono servito qualche volta di un poeta per fare versi per le mie -_réclames_. Era un uomo spettrale, che beveva liquidi infiammabili. -D'altronde è notorio che i poeti si nutrono di eccitanti). - -Manifesto questa opinione: ma non è approvata. - --- No, no, no, liquori! -- esclama la contessina. -- Precisamente il -contrario. Ora poi che Cioccolani è in istato di grazia e di martirio, -guai se prendesse eccitanti. - -Domando se il signor Cioccolani sta poco bene. - --- Sta creando -- dice la contessina. - -Mi permetto di domandare che cosa sta creando. - -Cioccolani si è irrigidito e non risponde. - --- Un poema drammatico -- risponde per lui la contessina. - --- In prosa o in versi? -- domando io. - -Il poeta fa una smorfia di disgusto. - --- Superato! In prosa lirica -- dice la contessina. - --- Ah, benissimo -- dico io. -- E sarebbe? - --- L'Attileide, o Attila re degli Unni, ossia la lotta delle stirpi. - --- Press'a poco come adesso -- dico io. - --- Vedete, vedete? -- esclama la contessina. -- Vedete, Cioccolani, che -capisce anche lui? - -(Lui sarei io.) - --- Raccontate, raccontate Cioccolani, quante persone vi saranno su la -scena. - --- Più di trecento -- dice allora Cioccolani: -- Unni coperti di -pardalidi, vescovi mitrati, cavalle àvare, nazarei con le cesarie -intonse, gli ultimi legionari romani, le vergini di Santa Genoveffa. La -tragedia si svolge in tre grandi stazioni; la prima ad Aquileja, la -seconda sui campi Catalaunici, la terza in una cattedrale di Pannonia. -Sinceramente, donna Ghiselda, mi sarebbe necessaria almeno una gita ad -Aquileja per qualche studio archeologico: ma adesso le autorità militari -frappongono difficoltà.... - --- Scusi -- mi permetto di osservare, -- ma mi pare che Attila re degli -Unni sia un personaggio poco simpatico. - -Il poeta non risponde: ma la contessina si infiamma: -- Poco simpatico -Attila? Ah! Il magnifico genio della stirpe, il purificatore sublime! - -Mi permetto di non capire. - --- È semplice -- risponde la contessina. -- Attila è la _Nemesis_, che -purifica con l'esterminio l'umanità. - --- Mi dispiace, ma non posso condividere questa opinione. - --- La guerra, egregio signore -- dice Cioccolani, -- è nient'altro che -la catarsi di purificazione: l'olocausto offerto ai genî oscuri delle -stirpi. - -Senonchè a questo punto il poeta Cioccolani mutò voce: -- Ma cameriere, -cameriere, venite qui: è inaudito! - -Ha trovato una cosa nera nel gelato bianco. - --- Cosa c'è in questo gelato? Guardate! -- E presentò al cameriere la -cosa nera su la punta del cucchiaino. - -Una mosca! - -Disputa se è una mosca. È una mosca constatata. - -La contessa madre, che finora ha vuotato mezzo il cestello delle paste, -si sveglia e vuol vedere. - --- Orrore! Una mosca! - -Seconda disputa col cameriere se la mosca era caduta allora, o durante -la mantecazione del gelato. - -La contessa madre vuole interloquire e dice misteriosamente: -- Adesso -gli operai fanno apposta a mettere le porcherie nelle robe che devono -mangiare i signori. - -Terza disputa se è stato quel cameriere oppure un altro cameriere a -portare il gelato. -- Ma pretendete forse -- dice Cioccolani -- che io -vi guardi in faccia per vedere chi è il cameriere che mi serve? Io -constato una mosca. Ignorate, o ignorante, quanti milioni di microbi si -nascondano sotto le ali di una mosca? - -Non dice mica male; ma mi pare che si possa risolvere la questione con -l'ordinare un secondo gelato: e così il pericolo della mosca è -eliminato. - --- La guerra -- riprese Cioccolani immergendo la paletta del cucchiaino -nella crema del gelato, -- la guerra è sempre un'opera di purificazione. - --- Sarà benissimo. Però scusi, signor Cioccolani -- mi permetto di -osservare, -- io credo che questa sua tragedia non potrà avere oggi un -gran successo. Qualche anno fa era di moda la Germania, e andava bene. -Ma adesso...! Pensi che questo inverno, a Milano, è uscita appunto una -satira contro la Germania, col titolo a un di presso come il suo... (Ma -cosa hanno da ridermi in faccia tutti e due mentre parlo?) - --- Ah! ah! ah! -- fa Cioccolani. - --- Ah! ah! ah! -- fa la contessina. - -Mi pare che ridano alle mie spalle. - -Quando hanno finito di ridere, la contessina mi spiega: -- Ma non è -Attila che vince! Chi vince è Roma, cioè il genio _latino_. - --- Allora siamo a posto. - --- La potenza della tragedia è immensa, -- mi spiega la contessina. -- -Lei sa che quando Attila si presentò ad Aquileja, sopra il cavallo, -sotto la cui unghia non crescerà filo d'erba, la cosa era molto grave. - --- Lo credo bene. - --- I cristiani con qualche secolo di predicazione pacifista avevamo -smobilitato l'esercito delle legioni romane: ma la venuta di Attila -richiama il Papa sul terreno della realtà. Che cosa deve fare il Papa? -Mobilitare! ma che cosa mobilita? Non c'è più esercito. Allora, secondo -una leggenda, popolare anche oggi, ricorre a San Pietro e San Paolo. Ma -che cosa vuole che potessero fare San Pietro e San Paolo? La leggenda -cristiana dice che San Pietro e San Paolo fermarono Attila. Ciò è -assurdo: Attila è il principio antitetico al Cristo: l'uno illumina -l'altro, niente più! Attila, fin che può, va avanti e non indietro. Lei -capisce benissimo che il giorno in cui Attila accetta di farsi frate, la -storia si ferma come un orologio che ha consumata la carica. Mi guarda, -signor Sconer? - -Io la guardavo infatti, un po' inebetito. - --- No! non è il Papa con le sue ideologie, -- proseguì la contessina, -- -che ferma Attila; è una donna sublime, santa Genoveffa, che con la clava -spacca la testa di Attila, e allora Attila capisce subito, ed è anche -fermato. - --- Che vorrebbe significare -- dico io -- che, per persuadere i -tedeschi, non c'è che un mezzo: spaccare la testa. - --- Sì! sì! sì! Vedete, Cioccolani? Capisce anche lui. Capiranno anche le -turbe. - -(Lui sarei sempre io. Non è lusinghiero). - --- Scusi, contessina -- domando, -- Attila è veramente morto così? - --- Attila veramente è morto in un congresso carnale in Pannonia; ma è -stato Cioccolani a ricavare da questo fatto comune un altissimo -significato simbolico. - -Cioccolani è commosso, benchè silenzioso. Io mi congratulo con lui. - --- Lo rappresentano a Milano questo dramma? - --- A Milano? -- dice allora Cioccolani. -- Questo dramma non può essere -rappresentato che a Roma, il centro della latinità. - --- È il dramma -- dice la contessina -- che deve destare l'anima delle -turbe romane. - --- Questa -- mi permetto di obbiettare -- credo che sia una cosa -difficile, commuovere i romani. - --- L'arte può tutto! - --- Allora non parliamone più. - -A questo punto Cioccolani guarda l'orologio sul braccialetto e dice: -- -Sono le undici. La messa è già cominciata. Venite, basilissa? - --- Mi dispiace; c'è mammà che è un po' debole. - -(Mi ha vuotato un cestino di paste e la chiama debole!) - -Il poeta se ne va. - --- Anche il signor Cioccolani è così religioso? - --- Veramente Cioccolani -- risponde la contessina -- va a sentire la -messa cantata per inspirarsi per il terzo atto dell'_Attileide_. Vedete, -Sconer: la messa cantata contiene elementi lirici e drammatici di -primissimo ordine che agiscono su le turbe. Le turbe non capiscono -niente, ma si muovono con la suggestione lirica. I versi di Cioccolani -sono come la messa cantata: non sono versi, sono ponti lirici, su cui le -turbe devono passare. Devono! Il brivido panico, il furore dionisiaco -investe le turbe, e passano là dove vuole il poeta. -- Qui la contessina -si fermò, guardò con occhi strani, e poi disse: -- Ah voi, ma che dico -voi, nessuno può comprendere quale tragedia interiore si è svolta -nell'anima di Cioccolani, e anche nella mia! - -Non capisco; e si deve vedere che non capisco, perchè mi domanda: - --- Conosce lei i _Canti Ermetici_ di Cioccolani? - --- Mi dispiace.... - --- È stata la sua prima affermazione lirica: il suo cervello è radio! - -(Un milione al grammo!) - --- Ebbene, i _Canti Ermetici_ sono passati inavvertiti in Italia. -L'Italia ignora Cioccolani! Ma non è ignorato in Germania: in una -_Geschichte der jungen futuristichen italienischen Literatur_, -Cioccolani è elencato tra i guerrieri più audaci, _die tapfersten -Soldaten_ che hanno spezzato il marmo sepolcrale della tradizione. Lei -capisce benissimo che unicamente per questo fatto Cioccolani conserva un -obbligo di gratitudine verso la Germania.... - --- Scusi, contessina, anch'io sono sempre stato in ottimi rapporti con -le ditte tedesche, ma mi sembrano un po' macellai. - --- È la caratteristica dei grandi popoli, -- risponde con indifferenza. - -Io guardo quel suo volto con sempre maggior stupore. Ella, mentre così -parla, prende con la mano la tazza del tè: con voluttà versa il -contenuto giù nella gola. Sento un gorgoglio. Con la lingua ripassa su -le labbra. Tè, liquore, sangue: quella donna mi pare avida di voluttà. - --- Inoltre, -- riprese ella, -- noi amiamo la Germania; noi invidiamo -(lei naturalmente non lo andrà a riferire) questa _élite_ di guerrieri, -di politici e di scienziati, che fanno marciare tutti i senza-patria del -mondo in servizio dell'unica patria germanica! Ebbene, noi abbiamo -sacrificato questi nostri sentimenti personali, io e Cioccolani: e siamo -al servizio d'Italia, di questa democrazia che è il regno -dell'incompetenza. Questa è la nostra tragedia! Ma cosa vuole? Noi siamo -nobili e il nostro dovere è di sacrificarci. - -È strano! Ma anche avendo un cervello ordinato metodico come è il mio, -viene un senso di capogiro. Desidero prendere commiato. - --- Torna a Milano? -- mi domanda. - -Dico alla contessina che ho preso in affitto, per la mia genitrice, un -piccolo _chalet_. - --- Verremo una sera con Cioccolani e le faremo conoscere i _Canti -Ermetici_. - --- Contessina, scusi, quel _basilissa_ che dice Cioccolani, cosa vuol -dire? - --- Parola bizantina, vuol dire _regina_. - - * - -Finalmente sono solo. Vado in cerca della mia anima. Oh, povero Ginetto -Sconer! E io stavo per sposare quella donna così istruita. Ma io sarei -finito in una casa di salute! - - - - - XVI. -- CANI E GATTI. - - -Il giorno ventisei del mese di maggio ho preso possesso della villetta. -Vi trovo madre figlia e servetta che sfaccendano ancora nelle ultime -operazioni di raddobbo. - -La mia presenza, di perfetto _gentleman_, incute un po' di soggezione. - --- Ci dispiace che ci trovi così -- dice la signora, -- ma gl'inquilini -che c'erano prima, hanno lasciato una casa, una casa.... - -Mi fa poi osservare la disposizione delle camere; ma a me importa la sua -disposizione. Solida! Anzi dirò che se fosse messa con civetteria e non -dovesse diventare mia suocera, vagheggerei che ella non fosse uno dei -casi di fedeltà coniugale debitamente constatati. - -Mi dice: - --- Questa camera, la più grande, la riserbiamo per la sua signora madre. - --- Perfettamente. - --- E adesso, Oretta, bambina mia, dà al signore la consegna. Hai fatto -per benino la nota di tutto? Sa, per regolarità.... Lei, se vuole, può -confrontare. - -Lodo la sua regolarità amministrativa, ma presento la mano guantata: -- -Prego. - -In quella occasione sento per la prima volta la vocina della signorina -Oretta: - --- Sì, mamà, -- e levò dalla tasca del grembialetto un foglio piegato in -quattro, e mi porse _la lista degli oggetti casalinghi consegnati, oggi, -ventisei maggio, al signor...._ - --- Ci manca il nome che non lo sapevo. - --- Cavalier Ginetto Sconer. - -È un po' mortificata. - -Il mio sguardo penetrante passa dalla lista degli oggetti casalinghi, -bicchieri, piatti, posate, alla lista del di lei volto: capelli, naso, -bocca, ecc. - -Ma ella non resiste a lungo al mio esame: i suoi occhi devono essere di -quelli secondo la prescrizione del dottor Pertusius perchè si turbano -subito, e dice: - --- Scusi _bene_, se non è scritto bene.... - --- Oh, benissimo. Bicchieri, piatti, posate. - -Certo non è quella scrittura vibrante delle signorine della buona -società: è una scritturina come lei, e anche la voce è come lei: una -tranquilla cantilena, un po' provinciale. Il volto è regolare, anche -troppo, perchè non ha nessuno di quei motivi decorativi su cui il -desiderio si impiglia. È così liscio che anzi il desiderio vi scivola. -Gli occhi non hanno specialità: due semplici occhi! Il petto non offre -rilievi visibili: ma certamente si formerà, perchè la madre autorizza le -più lusinghiere speranze. - -Molto notevoli sono invece i capelli di un nero _nubian_. Se non fossero -lì, tirati, tirati, se ne potrebbero ricavare effetti di primissimo -ordine. - -«Ci sarà molto da fare per ridurvi all'altezza della situazione, il -giorno in cui anche voi, signorina Oretta, amabile oggetto casalingo, -sarete regolarmente consegnata al cavalier Ginetto Sconer»; ma in questo -punto delle mie meditazioni sento qualche cosa che mi fruga dietro, sui -calzoni. - --- Eh, ma cosa c'è? -- dico facendo un salto indietro. - -Una testa tremenda era attaccata ai miei calzoni. Era un cane di -proporzioni colossali. - --- Oh, non fa niente, signore; Leone, Leone, vieni qui. - -(È il cane della signorina. Veramente, non mi sarei pensato che anche -questa signorina avesse la specialità del cane). - --- Non è mica pericoloso quest'animale? - --- Oh, tanto buono, tanto intelligente. Leone, vedi il signore? -Ricordati, Leone, che devi essere molto educato col signore. - -La signorina Oretta parla così al suo cane con molta grazia; e sorride. -Veramente prima aveva riso del mio spavento. - -Il bestione non mi sembra bene intenzionato. - -L'episodio sgradevole mi ha permesso però di osservare che la signorina -è fornita di magnifica dentatura e, quando ride, le si chiudono gli -occhietti e le si apre la bocca. - -Mamma e figlia se ne vanno con il cane Leone, attaccato al grembiale -della signorina. - -Rimane la servetta con la quale ispeziono meglio la nuova abitazione. -Molto campestre. Il gabinetto poi è in istato, direi, primitivo. - --- Vedete, ragazza mia, lo stato dei gabinetti è quello che permette di -rilevare il grado di civiltà dei popoli. Io, nella casa di mia proprietà -a Milano, ho in ogni appartamento due _closets_: uno per i signori, -l'altro per le persone di servizio.... - -Ma le mie parole svegliano nella servetta una ilarità infrenabile. Dice: --- Come se ci fosse una differenza.... - --- Non si ride così davanti a Ginetto Sconer! - -Ma ella proseguì a ridere lo stesso: -- Ringrazi piuttosto se trova la -casa così! È da tre giorni che lavoriamo. Lei deve sapere che per gli -inquilini che c'erano prima, era tutto un gabinetto. Guardi il giardino, -che ci avevamo messi tanti bei fiori, in che stato è ridotto! C'erano -quattro diavoli scatenati di bambini che, con la scusa che adesso c'è la -guerra, facevano i tedeschi, rovinando tutto. - - * - -Ho dormito nella nuova abitazione. Il letto è un po' sconquassato e le -lenzuola un po' ruvide; però mandavano un odorino di roba fresca che mi -rassicurò. Sono stato un po' in ascolto se sentivo zanzare. Perchè, -dico, è una cosa indecente che un uomo sia come una botte di sangue a -disposizione di un animalino che va e viene tutta la notte e vi prenda -in giro col suo ronzio! Non sentendo zanzare, mi sono subito -addormentato. - -La notte è passata tranquilla, ma al mattino presto, sul più bello del -sonno, un gatto mi ha svegliato. Bisognava sentire che miagolii! e poi -me lo vedo entrare in camera con la coda dritta, tutto spelato, con due -occhi e la gola aperta proprio verso di me. Ma questa è la casa delle -bestie! «Gnau, gnau!» «Cosa vuoi? Via!» Macchè! «Adesso mi monta sul -letto.» - -Mi è venuto un pensiero spaventevole: «È un gatto arrabbiato!». - -Mi butto giù dal letto, trincerato a buon conto da tutte le coperte, e -munito del candeliere di ottone. Riesco a respingere il gatto e -barricare la porta. - -Riprendo il sonno. - -Al mattino fatto viene la Lisetta, e dice: -- Che bel sole, eh? -- ma io -le racconto la storia del gatto. - --- Una gatta. È un regalo lasciato dagli inquilini di prima. Povera -bestia! Non ha trovato più nessuno in casa, ed è rimasta affamata. - --- Ma voi avevate il dovere di spazzare via quella bestiaccia. Che -diamine! Io le darò da mangiare una pillola di stricnina. - --- Non lo faccia, signore! Sa che ammazzare una gatta che dà il latte, -porta disgrazia? - --- Dà il latte? - --- È il mese di maggio, e la gatta ha fatto i gattini. Ecco qui la -colazione. - -La Lisetta aveva una tazza di zuppa per la gatta. - --- Ma voi siete così tenera con le bestie? - --- È la signorina. - - * - -La Lisetta rassetta la camera. Mi pare abituata ad una pulizia molto -sommaria; per lo meno molto a secco. Ah, i miei mobili, i miei -_parquets_ lucidi, odorosi di trementina! - --- No, no. Quelle cose lì lasciatele stare: metto in ordine io. -- Ma -lei non se ne discosta. -- Sono i miei arnesi di _toilette_. - --- Quanta roba! -- esclama. -- Questo scatolino cos'è? - --- L'_ongloir_. - --- E questo cosino? - --- Il _polissoir_. La tenuta delle unghie -- dico con intenzione -- -distingue la rispettabilità delle persone. - --- Oh, guarda che belle forbicine! - --- Lasciate stare: per le vostre mani non servono. - -L'uso dello spruzzatoio lo capì subito, e cominciò a pompare con -soddisfazione: -- Come sa di buono! - --- Fate, fate, ragazza mia, ma prima dei profumi, sono indispensabili -molte abluzioni intime e profonde. A proposito, se invece di contemplare -i miei arnesi di _toilette_, mi portaste un po' d'acqua.... - --- C'è lì la brocca e il catino. - --- Molta acqua, molto più acqua. - --- Allora dica che lei vuol fare un bagno. - --- Come si potrà: _à la guerre comme à la guerre_. Voi, Lisa, e forse -non voi soltanto, non potete imaginare la gioia del bagno. Un mio amico, -che per una crisi economica dovette sostare per qualche settimana a -Regina Coeli, mi confessava che la sua maggior sofferenza era stata -quella di non aver potuto fare il bagno la mattina. - -La Lisetta torna su, dopo un po' d'attesa, con due secchi che -traboccano. - --- L'acqua è in fondo al pozzo, e il pozzo è cupo, -- dice. - --- Ah, povera Lisetta! Ma parliamo d'altro. Voi avete qualche notizia su -l'effetto che la mia persona ha prodotto ieri? - -Lisetta mi assicura che io ho prodotto un grande effetto, perchè la -signorina le ha raccomandato di fare molto bene la pulizia. - --- E non ha detto niente in particolare? - --- Ha detto: «Quando vai da quel signore, mèttiti il grembiale bianco». - --- Vedete, Lisetta? La vostra padroncina ha prevenuto quello che io -stavo per dirvi. Credete: voi con un bel grembialino bianco; la vostra -capigliatura un poco più ravviata, e sopra una cuffiettina bianca; le -vostre braccia nude, e preventivamente insaponate insieme con le mani, -fareste tutt'altro effetto.... - --- La livrea delle serve? -- esclamò Lisetta. -- Ah, mai! - --- Pregiudizi, ragazza mia. Chi non porta una livrea? Anch'io indosso -qualche volta il _frac_; l'abito, del resto, più semplice che vi mette -allo stesso livello con un ministro, col papa, col re, come con voi. - -Se ne andò infine; ed io stavo davanti allo specchio _ultimando_ la mia -_toilette_ con un semplice vestito di sana democrazia, quando una voce -mi fece trasalire. - -Era ancora Lisetta. Un po' seccante, in verità. - --- Ah, che uomo straordinario è mai lei, signore! - --- Perchè? - --- Perchè non ho mai veduto farsi la cravatta così bene. La tocca, ci dà -dei colpettini delicati delicati, qua e là. Pare che fasci un bambino. - --- Il modo di portar le cravatte è il vero _cibolet_ delle persone -distinte. Avete mai visto simili cravatte? Senza fodera, mia cara, e -tutta seta. Hanno un'altra anima le cravatte di tutta seta. E queste -camicie le avete mai viste? - --- Ah, signore! Tutta seta anche le camicie. E questi bottoncini sono -brillanti veri? Mai visto un signore così. - - - - - XVII. -- ED ALTRI ANIMALI. - - -L'avvocato è venuto a trovarmi, per sentire se avevo bisogno di niente. - -Ci facciamo reciprocamente soggezione: io con la mia linea composta, lui -con quei baffi da moschettiere. - -È meravigliato vedendo che io avevo già in mano la mia corrispondenza, -mentre lui aveva fatto tanti reclami. - --- Niente reclami, -- dico io. -- Usi col postino il sistema turco del -piccolo _bascisc_, e sarà servito puntualmente. - -Passiamo all'esame della casa. - --- Guarda come mi hanno lasciata questa povera casa! -- esclamava. -- La -cucina bisognerà farla imbiancare, assolutamente. - -Mi racconta la dolorosa storia: gli inquilini precedenti se ne sono -andati via, zitti e quieti, di notte, come un campo arabo che levi le -tende, e, naturalmente, senza pagare. - --- Grave! -- dico io. - -Mi fa notare che la villetta era stata data in affitto ad un prezzo di -favore, considerate le condizioni speciali di quella famiglia. - --- Ah, molto grave! -- ripeto io. - --- Non me lo sarei proprio mai imaginato. - --- Molto più grave ancora -- ripeto io. - -Mi guarda meravigliato. - -Ma anch'io sono meravigliato. Che vale essere avvocato, avere baffi alla -moschettiera, quando si ignora che fare favori equivale a farsi dei -nemici? - -Il mio «grave!» vuol dire tutto questo. Mi limito a domandare se per -caso avesse nella sua villa una rimessa per la mia automobile. - --- Lei ha l'automobile? - --- Ma certamente. - -È curioso ed è lusinghiero: per questi piccoli borghesi sentir dire «la -mia automobile» è come sentir dire «io sono conte». E quando poi i -sassolini del vialetto hanno scricchiolato sotto le gomme della mia -_limousine_, constato una profonda impressione. - -L'avvocato aveva fatto sgombrare, in fretta e furia, una rimessa, dove -la mia automobile entrò a pena a pena. - -Vedo la signora che fa due occhi, stringe le labbra in giù; e l'avvocato -dice: -- Perbacco! - -Anche la signorina Oretta guarda la mia automobile. - --- Come è bella, è vero, papà? - --- Diciotto-ventiquattro HP, signorina -- dico io -- nuovo modello, -messa in moto automatica, illuminazione elettrica. - -La signora mi domandò come ho dormito. Volevo rispondere: «Letto molto -sconquassato». Ma vi sostituisco l'affare della gatta. - --- Già -- mi dice l'avvocato -- hanno portato via tutto; e ci hanno -lasciato i gatti. - -Dico io: - --- Però lei, avvocato, si varrà dell'articolo del codice 1950, o qualche -cosa di simile. - --- Oh, bravo! -- mi fa la signora con significazione. -- Senti che te lo -dice anche il signore? Gli infami! Dopo tutto quello che avevamo fatto -per loro. Persino il carbone in cucina ci avevamo messo! E quello che -hanno rovinato! Gli elastici del letto eran novi _noventi_. Cosa ci -facevano poi...? I ragazzi ci saltavano sopra. - -Qui interviene la signorina Oretta: -- Lui, papà, ti ha scritto che -pagherà. - --- Mi dispiace, signorina, -- dico allora io -- ma _pagherò_ non basta. -Tutti possono dire _pagherò_. Si dice: _pago!_ signorina. - --- Senti, bambina, -- dice mamà, -- il signore come parla bene? - -Io ho parlato con amabile sorriso, ma con tutto questo inspiro -soggezione. - -La signorina Oretta è confusa, e non risponde. - - * - -L'accordo fra me e la signora è completo, e diventa più completo quando -io pago l'affitto sùbito e senza discussione. Chi discute è lei. Entra -in confidenza con me. Il Comune socialista è il suo incubo, è l'orco che -le mangia la casa, cioè gliela ròsica con l'aumento delle tasse. - --- Signora, -- io le rispondo, -- non c'è che un rimedio: loro ròsicano -da una parte, e noi rosichiamo dall'altra. - -La signora non capisce il mio elegante linguaggio. Dice che mi farà -imbiancare la cucina. - - * - -È idillico! È una famiglia idillica; e anch'io divento idillico. - -Pranzano -- con la buona stagione -- sotto la pergola. Quando si fa -sera, accendono una gran lampada ad acetilene. È la signorina che fa i -servizietti, porta il vassoio, si alza, va e viene, porta i fiammiferi, -quei benedetti fiammiferi, che l'avvocato non sa mai dove se li metta. - -Spesso mi invitano a prendere il caffè. La signorina mi serve il caffè -col suo bel tovagliolino. - --- Oh, che bei ricamini! Ricamato da lei, scommetto. - --- Invece sono stata proprio io -- dice madama Caramella. - -Faccio le mie più vive congratulazioni. - -Famiglia molto buona, ma anche alla buona. - -L'altro giorno, visita, -- chiudeva il corteo il cane Leone -- al brolo, -all'orto. Pere e pesche sono l'ambizione della signora. Ma i bruchi -all'interno e i ladroncelli all'esterno, costituiscono una minaccia -perenne, come il Comune socialista. - --- Non si può salvar niente! Vi sono queste pesche che vengono mature -adesso, di giugno, grosse così, e che sono una bontà. -- Le ha persino -contate. Macchè! -- Oh, ma c'è adesso Leone per quei ladroncelli. - -Io cito la Svizzera dove le pesche possono pendere sul capo dei passanti -senza che nessuno le tocchi. - --- Quelli son paesi! Da noi non c'è nessun rispetto per la roba degli -altri! - -Visitiamo anche il porcello, già a me ben cognito. Mi dice la signora: --- Ogni anno, per Natale, ammazziamo il maiale, perchè, lei capirà, se -si dovesse comperare tutto alla bottega, non si finirebbe più, col -prosciutto oggi a 0.90 all'etto. Pensi! Noi facciamo in casa i salamini, -i ciccioli, le finocchiate, le coppe, il budino dolce col sangue. - -Il porcello, metà roseo e metà bianco, in età ancor giovanile, viene -fuori baldanzoso e ignaro di queste cose che lo riguardano. Il cane lo -annusa con benevola sopportazione. - --- È un maialino inglese, un Yorkshire -- dice l'avvocato. - --- Carino, eh? -- dice la signora. -- Sentisse che prosciutti! - -Mi accorgo che esiste fra tutta quella _ménagerie_ una certa -familiarità. Guardo Oretta che mangia i ciccioli e il salamino. Forse -questo matrimonio è una _mésalliance_. - - * - -Non c'è che il cane Leone che non sia idillico, anzi è insopportabile. - -Tutte le volte che varco il cancelletto della villa dell'avvocato, pare -che mi veda per la prima volta: mi sbarra la strada con salti tremendi e -con espressioni di cattivo augurio. - -È accorsa la signorina Oretta. - --- Non abbia paura, signor cavaliere. Scherza. E non te l'ho detto, -bestione, che il signore è nostro amico? - --- Io credo, signorina, che converrà rinnovare la presentazione -- dico -io. -- Ha una fisonomia sospetta. - --- Tanto intelligente! Leone, dà subito la zampa al signore. - -Ma la bestia si rifiutò. - --- Guarda che caparbio! - --- Ma è naturale -- dice sorridendo l'avvocato. -- È un cane pastore di -pura razza tedesca. - --- Papà, ti prego! Sai che mi fai dispiacere. Non è vero Leone che sei -italiano? - -Il cane Leone agita il testone festoso, e le dimostra tutto il suo -nazionalismo. La signorina Oretta eseguisce una lotta a corpo a corpo -col bestione: è molto graziosa. - -Il cane è abbattuto e sta. - -Contemplo. - -La testolina della signorina Oretta, con quei capelli, un po' sconvolti, -mi appare più seducente; gli occhi splendono all'improvviso come se -dentro si fosse sviluppato un incendio. - --- Figlia mia! La mia piccola primavera -- disse l'avvocato quasi -sospirando. - -«E anche la mia» -- pensai. - - * - -Riscontro dei motivi di decorazione anche su la signorina Oretta: il -nasino posa sopra le mensole di due graziosi ricami. Sul naso, in alto, -sta un neo, non avvertito prima, ma non guasta perchè si confonde con le -sopracciglia. Le guance sono coperte di una peluria come le pesche. La -bocca è disegnata con colorito assai forte, e quando ride le si formano -agli angoli due piccoli ghirigori birichini. Però l'apertura delle -labbra sembra che non chiuda bene; questa cosa permette tuttavia di -vedere il ricamo dei denti. Da quella bocchina semi-aperta mai ho visto -venir fuori la punta della lingua; ma sembra che debba venir fuori -quella vocina che dirà sempre cose stupidine ma molto gentili. - -In complesso mi piace, e mi dichiaro soddisfatto. - - * - -L'altra mattina che sono partito presto per Milano, mentre salivo in -automobile, la signorina mi ha domandato come sta mia madre. - --- Benissimo, signorina. Vuol venire a Milano? - --- Col papà e la mamà. - -«Sì, stella, caricheremo tutti.» Carina quella fanciulla! La purità, -checchè ne dica Lionello, è un articolo che andrà sempre. - - * - -Rivedo il mio appartamento, a Milano. Curioso! Mi pare deserto. Direi -che ci sia caduta la polvere.... Cosa inverosimile e oltraggiosa per la -mia governante. Eppure mi fa un certo effetto.... No, non è la polvere: -è che c'è poco sole. Eppure c'era il sole a Milano! Ma poi ci colloco, -con la fantasia, la signorina Oretta, che è diventata signora Oretta, e -mi pare che vi sia una fontanella di campagna che sparge intorno la sua -deliziosa freschezza. - - - - - XVIII. -- ORETTA O GHISELDA? - - -Mi piace proprio la piccola signorina Oretta? Ecco una cosa che non -riesco ad individuare con quella precisione che è nel mio sistema. - -Io sono un uomo morale. La piccola Oretta è un frutto che sta maturando -sull'albero della vita. Nel mio idillio campestre io godo nel -contemplarla. - -Ma quando ritorno a Milano, non mi piace più! La povera signorina -Oretta, là in quella specie di _basse-cour_, mi produce un senso di -sconforto. «Adagio, Ginetto, prima di sposarla». Certo se colloco la -signorina Oretta nel mio appartamento, io trasporto a Milano l'idillio -campestre. E ciò è igienico. Come abbracciava laggiù con grazia quel -bestione del suo cane! Quando abbraccerà qui, così con grazia, anche me? -E quegli occhietti? Sereni come due laghetti alpini. Le nubi dei -desideri del di là non si sono ancora riflesse su quella serenità: è -molto carina. Io la bacierei anche tanto volontieri. Io la vedo, quando -sarà mia moglie, lì, tutta tranquilla, come un _pecorino_. Io arrivo a -casa dal mio stabilimento, mi accosto piano, in punta di piedi, le -sfioro la nuca con un soffio di bacio. «Ginetto, sei tu?» «Sì, sono io». -Essa mi ricambierebbe un bacio tanto virtuoso. Però mi pare che nei -primi tempi, almeno, in questo mio salotto, lei si troverà come -sperduta. Io non riesco a figurarmi Oretta in _toilette_ di ricevimento. -Oretta è una barchettina modesta con cui posso andare a riva a riva. - -Ma ecco sopravviene la contessa Ghiselda, la gran nave da battaglia, e -mi manda a picco la barchettina. Io mai la sposerò, ma con ciò non è -meno vero che quella donna ha colpito la mia imaginativa. Ma non -soltanto la signorina Oretta, ma tutte le donne vanno a picco quando -passa la contessina. - -Io non dirò che la contessina non si lavi, ma è certo che lei è diversa -dalle altre donne eleganti. Che profumo ha? Non lo so. E sì che io me ne -intendo! Profumo di selvaggina. Le altre donne eleganti sono troppo -lavate, troppo lavorate, e lo dico contro il mio interesse! Sono come -quelle costolette, preparate bene, ma che non si capisce più che carne -è. - -Io colloco anche la contessina nel mio salotto; e anche lei, per un -altro verso, non va, non combina. - -E poi dico: se lei mi trasporta nell'amore l'entusiasmo che ha per la -letteratura, dove si va a finire? «Velocità! Velocità!» come diceva quel -giorno che agitava, come uno staffile, quel fusto di rose. Si va a -finire a Vega! No! Noi sposeremo Oretta, piccola cornamusa campestre, -dolce idillio trasportato a Milano. Canta, Oretta, al tuo Ginetto con la -tua piccola cornamusa la dolce cantilena. - - * - -Mi balena un'idea. - -Suono: compare Desdemona. -- Desdemona -- dico -- lo so, voi non siete -quello che si dice un _cordon bleu_, però avete del buon gusto. Se per -caso io capitassi qui, a giorni, con forestieri, voi preparerete un -pranzo con tutte le regole. Mi raccomando la cristalleria, e la _jatte_ -d'argento in tavola con molti fiori. Il portinaio si metterà il _frac_ e -i guanti e servirà a tavola. Ma tutto deve apparire come abituale, come -ordinario. - -Ho deciso: Imbarco tutti e li porto a Milano e così colloco in luce nel -mio salotto la signorina Oretta, la metto in opera: vedo che effetto fa. - - - - - XIX. -- LE OPINIONI DI MIA SUOCERA. - - -Appena sono di ritorno a P*** enuncio all'avvocato il mio programma di -una bella corsa a Milano in automobile. «La signorina Oretta non conosce -Milano? -- domando. -- Questo è grave». - -Papà era entusiasta: una bella gita in automobile. Ma Oretta disse che -bisognava sentire mamà. - --- Ebbene, sentiamo mamà. - -Abbiamo sentito mamà: ma abbiamo trovato una opposizione che non -sospettavo. - --- Milano? A cosa fare a Milano? -- domanda mamà. - --- Che cosa fare a Milano? A vedere Milano. - --- Condurre la mia bambina in giro per Milano e vedere quelle donne che -sembrano le maschere che si vedevano una volta di carnevale, nelle -vetrine? L'ultima volta che sono stata a Milano, ho detto a mio marito: -«Andiamo via, che mi pare di essere una donna perduta». - -Lodo il suo elevato spirito di moralità, ma osservo che si tratta di una -stilizzazione, di una valorizzazione della bellezza: direi un concetto -democratico: la bellezza uguale per tutte! -- Creda, signora, che sotto -quelle stilizzazioni ci sta la massima irreprensibilità. - --- Sarà -- dice madama Caramella -- ma quando una donna si mette la -maschera, ha sempre un secondo fine. Io che da giovane non ero una donna -da buttar via, tanto è vero che sono piaciuta a quell'uomo lì, ho sempre -portato la mia faccia. - --- Signora, -- dico gravemente, -- lei non è stata, lei è una bellissima -donna! - -È commossa, ma non la persuado. - --- E vedere delle ragazzine -- continua lei -- della età della mia -Oretta, vestite da _bébé_, con una faccia che non si capisce se sono -ragazze o cosa sono? E quelle sottane che fanno vedere tutte le gambe? - --- Così carine! -- dico io. - --- Una indecenza! -- dice lei. - --- Signora -- dico io, -- se lei frequenta un salotto della buona -società, trova la padrona di casa che permette la visione delle più -seducenti specialità del gentil sesso. Ciò è normale. - --- È perchè voi altri uomini siete dei pervertiti. - -L'avvocato taceva tormentandosi i baffi. Oretta serbava un decoroso -silenzio. - -Sarebbe stato interessante sapere se il signor avvocato si sentiva della -mia opinione o di quella della sua signora. - --- Avvocato -- dissi, -- difenda lei la nostra causa. - --- Veramente.... -- cominciò l'avvocato. - --- No, no, no! -- interruppe madama Caramella. - -Dopo i quali tre _no_, si capisce che non è più ammissibile il _sì_. - - - - - XX. -- ENTRO IN INTIMITÀ. - - --- Lei però, signorina, -- domandai -- ci sarebbe venuta volontieri a -Milano. Parigi in piccolo. -- Vedere un po' di gran mondo.... - --- Mamà ha detto di no. - --- Certo: sempre quello che vuole papà e mamà. Mamà però esagera: è -stata troppo intransigente con le belle signore di Milano. Sua madre, mi -permetta, non tiene abbastanza conto dei diritti della bellezza. - -Mi spiego: e tengo alla signorina Oretta questo elegante discorso: -- -Imagina lei, signorina, che cosa sarebbe il mondo senza la visione della -bellezza? E che cosa è la bellezza? È la visione del gentil sesso. E -perciò si capisce il culto della bellezza, e anche il raffinamento della -medesima. Del resto, quest'opera di raffinamento si compie per tutti i -prodotti naturali. Permetta che io approfitti di un esempio che lei -stessa mi offre. - -La signorina Oretta coi grossi ferri da calza, stava -- sotto la pergola --- lavorando un grosso calzettone da un grosso gomitolo. - --- Se io con questa calza ordinaria -- continuai persuasivamente -- -copro un vezzoso piedino (e sollevo il mostruoso calzettone), in tale -caso io spengo la fiaccola della bellezza.... - -La signorina mi guarda. - -Pare il volto di una di quelle Madonnine di terracotta. - --- La fiaccola della bellezza, signorina, deve stare sopra il moggio; -non sotto il medesimo. Non dico di esagerare, come certi romanzieri che -mettono in valore anche i minimi particolari dei _dessous_ del gentil -sesso.... - -Non sussulta. - -Vi sono delle signorine che a questi discorsi vibrano come il manto di -un destriero. - -Niente. - -Oretta sollevò gli occhi con la lentezza con cui si leva la stupefatta -luna d'agosto. - -Le faccio i nomi di Lionello e di tanti altri scrittori che mettono giù -quei libri d'amore che Dio li benedica! - -Questa fanciulla ignora totalmente la letteratura. - -Le piacerebbe andare a teatro a sentire i drammi seri. - --- Ma non si va più a teatro -- dico -- per sentire i drammi seri. - --- E allora perchè si va a teatro? - --- Per tante altre ragioni: vedere come sono vestite le attrici.... - -Riprende il _tic e tac_ coi ferri. Sarà effetto di quella lana grigia, -ma è una realtà che quelle mani non invitano a deporre un bacio. - -Proseguo: - --- Ah, io sono molto dolente che la sua signora madre abbia _declinato_ -il mio invito in modo così inverosimile. Sarei stato altamente lusingato -di farle vedere la mia casa stile rococò: troppo lusso per me; ma è -così. -- Descrivo il mio modesto appartamento. -- Ahi! troppo grande per -me, che sono solo. A mangiare da solo -- creda, signorina -- vengono le -idee melanconiche. - --- Ma lei non sta con la sua signora madre? - --- Già, ma non basta a colmare i vuoti di un tenero cuore.... - -Non attacca. Seguita a fare _tic e tac_ con i ferri da calza. È -deprimente. Questa ragazza è rivestita di caucciù. - - * - -Manca uno stile a questa ragazza. Non è nemmeno in istile _nature_, come -_Sbrindolo_, ultima creazione di Lionello, che ha avuto un successo -strepitoso: _Sbrindolo_ fiore selvaggio di campo, fanciulla con tutte le -esuberanze di un'anima primitiva. Naturalmente muore, perchè Lionello è -il gran carnefice di tutte le sue creature. - -Invano io descriverei alla signorina Oretta la _sensazionale_ creazione -di Sbrindolo. «Cane Leone, papà, mamà!» Allora si commuove un poco. Essa -è come la sala da ricevere dell'avvocato: senza stile, coi frutti di -scagliola sotto le campane di vetro. - -Ma chi li mangia se sono di scagliola? La campana di vetro è inutile, -signora Caramella. Vostra figlia è buona, buona, molto buona. Ciò va -bene per voi, ma per me ci vuole qualcosina di più. La bontà è come la -camicia lunga di Santa Veronica; capito, signorina? - -Qualche volta papà, l'avvocato, torna a casa con la luna di traverso: i -giudici, i colleghi, il tribunale, la cassazione, il mestieraccio. Io mi -diverto. Male; male, avvocato! Un avvocato che si lamenta dei giudici, -vuol dire che guadagna poco. - --- Se mio marito -- dice madama Caramella a me -- non fosse coscienzioso -com'è, l'automobile, eh! eh! l'avremmo messo su anche noi da un pezzo! - --- Ma quando siamo contenti noi tre -- dice la signorina Oretta, -- non -basta, mamà? - -L'avvocato allora se l'è presa, strofinata, baciucchiata sui baffi, e -cane Leone faceva intorno una cornice di salti. - - * - -Mi è sembrato di scoprire nella signorina Oretta una vibrazione di altro -genere, oltre a mamà, papà e cane Leone. Io ne ho subito approfittato. - -La signorina guarda con attenzione un giornale illustrato dove c'è un -figurino di moda: _Manteau_ con _fourrures_, costume di Parigi. - --- Bello, eh, signorina? Anch'io appartengo al comitato che c'è a Milano -per la moda italiana. Ciò è patriottico, ma non se ne farà nulla. Parigi -è Parigi. - -Strano! Le mie spiegazioni non interessano. - -C'era presente l'avvocato, che dice: - --- Ma come? le pelliccerie per le signore che siamo oramai d'estate? - --- Eppure è di gran moda -- dico io. -- Probabilmente le signore -vogliono soffrire il caldo, come i soldati in trincea; e così d'inverno -userà molto il nudo per soffrire anche loro il freddo. - -L'avvocato non ride, e la signorina nemmeno. - -Allora, giacchè non si apprezza il mio spirito, parliamo sul serio: - --- Caro signore, sta il fatto che le grandi case di pelliccerie di -Parigi non hanno mai stipulato tanti contratti come quest'anno: le -nostre sarte e modiste hanno importato in _robes_ e _manteaux_ per ben -quindici milioni! - --- E la nostra lira, -- dice l'avvocato, -- perde trentasei centesimi -sul cambio. - --- Perderà anche di più, -- dico io. - --- E siamo alleati! -- dice lui. - --- Veda, avvocato, negli affari i rapporti sono automatici.... - -Ma il nostro colloquio è interrotto da un'esclamazione della signorina -Oretta: - --- Oh, che infamia! ma come si fa a stampare questi giornali? - -Cosa c'è? - -Guardiamo: in una pagina c'era il _manteau_ con _fourrures_, costume di -Parigi, e nella pagina di contro alcuni cadaveri di soldati. - -Ha le pupille dilatate. - --- Ma quando finirà questa orribile guerra? - --- Signorina, -- rispondo io, -- ci vorrà ancora un po' di tempo. V'è -tanta gente che ci guadagna sopra. Per esempio, a proposito di bottoni -automatici, la piazza di Milano, che fornisce l'Italia, si è trovata -improvvisamente sprovvista. Venivano dalla Germania. Un mio amico è -riuscito a farne venire dalla Svizzera una grossa partita, e ha -realizzato un forte guadagno. E gli automatici, come lei sa, sono -piccolini così. Imagini poi per le cose più grosse.... - -Mi guarda a me, come se la guerra fosse colpa mia. Si rivolge a papà e -dice: - --- Ma andranno bene tutti all'inferno! - -Papà è muto a questo proposito. - - - - - XXI. -- LA LETTURA DEI «CANTI ERMETICI» - - -È venuta la contessina col poeta Cioccolani. Questa volta lui si ricorda -chi sono io; e dice: - --- Buon giorno, caro Sconer. - --- Cavalier Sconer, se permette. _Caro Sconer_ me lo faccio dir dalle -amiche. (Mi pare che non abbiamo mai mangiato pasta e fagioli insieme. -Buon giorno? ma veramente era sera oramai). - --- Delizioso, delizioso, -- esclama la contessina -- questo _chalet_, -sepolto nel verde. Venite a vedere, Cioccolani. Oh, come l'avete -scoperto, Sconer? - --- La prego, contessina -- dico -- non entri. Staremo fuori, qui nel -giardino. - --- Avete misteri? qualche ninfa dei boschi è prigioniera forse nel -vostro castello, Sconer? - --- Contessina, che cosa sento mai! Con la di lei imagine nel cuore, è -possibile? - --- M'avete l'aria di essere donnaiolo, voi. - --- Oh! - --- Siete forse un uomo pudico, voi? - -La contessina chiama il suo mammalucco per giudicare se io sono -donnaiolo o uomo pudico. Ma subito dopo è chiamato per altra faccenda: --- Cioccolani, Cioccolani, venite, venite. Ah, superbo! - -Cioccolani e la contessina sono saliti su la montagnola. Sento lei che -dice: - --- Là, là, dall'altra parte, quella sciabolata di luce verdelettrica! I -cipressi che si incendiano lassù come candelabri pazzi! Quella nuvola -che si sfalda; ecco ecco: cadono le torri, i cornicioni d'oro. Cavalle -in corsa frenetica, liocorni, chimere! - --- La demogorgone! -- risponde lui. - -Che cosa era successo? Una cosa che accade tutti i giorni: tramontava il -sole. - -Lei gestiva e gridava come fa la Valchiria quando si rappresentavano le -opere tedesche alla Scala. Lui, immobile, pareva Napoleone primo che -assiste a una battaglia. - -Io ne approfitto per andare alla villa dell'avvocato: -- Lisetta, presto --- dico -- fate il piacere: ho degli ospiti. Pregate la signora se ha -qualche cosa da servire, quello che c'è: caffè, rosolio, vermut. - -Mi vien da ridere: mi pare di essere corso per chiamare i pompieri che -vengano a spegnere l'incendio della contessina. - --- Ma dove era lei? -- mi dice quando io ritorno. -- Ha perso un -magnifico spettacolo: il sole agonizzava col suo più rosso e soffocato -singhiozzo. - --- Lo vedremo domani a sera. - --- Siamo venuti -- dice la contessina -- a leggere i _Canti Ermetici_. -Si ricorda, vero? - -«Proprio no», ma rispondo: -- Perfettamente! Eccellente idea! E perchè, -scusi, «ermetici»? - --- Perchè in apparenza non si capiscono.... - --- Ah, benissimo. - --- Non si capiscono -- corresse Cioccolani -- nel senso delle parole -tradizionali; ma dànno il senso panico anche alla persona più idiota. - --- Così che lei vuol vedere che effetto fanno i suoi versi sopra una -persona idiota? Caro lei, non si confonda: dica pure. Però guardi che -lei è un bel tipo. - -Non si confonde mica. - --- «Idiota» vuol dire -- dice gravemente -- nel suo senso primitivo, -_persona non iniziata_. - --- Per lei vorrà dire così, per me vuol dire, «stupido». Ma lei parla in -poesia e la cosa non mi riguarda. - --- Sconer, vedete -- si affretta a dire la contessina --, è come per la -messa cantata di cui vi parlavo. Ammetterete, Sconer, che il popolo non -comprende i versetti rituali; ma ne subisce la suggestione. - -L'incidente è esaurito. - -Viene Lisetta. Porta un bell'apparecchio: tovagliolini, rosoli gialli, -biscottini, e.... caramelle. - -La contessina si drappeggia in una sedia di vimini. - -La seduta è cominciata. Quanto è durata? Non so. Certo molto tempo. -Ricordo che la Lisetta aveva portato poi due lampade da giardino: da -principio le due fiammelle non facevano lume. C'era ancora sospeso il -crepuscolo: poi fiammeggiarono, poi si consumavano rapidamente. - -Deve essere trascorso molto tempo. - -Da principio sospettai che si volessero prendere gioco di me. Io non -capivo niente. No: facevano sul serio. E allora mi venne da ridere -dentro di me. - -Lei stava ora immobile come una statua: e lui in piedi, con il libro in -mano, si sbracciava e strideva forte con quella vocina: _Io sono un -bolide lanciato nell'infinito. I grilli, seghe che sfaccettano il nero -enorme della notte cristallina; i grilli, tendini di musica tesi -disperatamente nello sforzo di tener ferma la notte che straripa._ - -Era poesia, ma mi è venuto questo pensiero: «Se io dovessi scrivere così -ai clienti, mi sospenderebbero il pagamento delle tratte»; e allora ho -provato una gran compassione per quel povero Cioccolani. - --- Stia attento -- mi avverte lei, toccandomi. - -Sobbalzai. - --- Arrivano gli spettri. - --- _Gogò, gogogò, Orin Orin!_ -- fa lui. -- _Arrivano di corsa gli -spettri! ecco gli scheletri che battono le nàcchere: gogogò!_ -- e -faceva una voce che mi venne in mente la gatta di quella mattina. -- -_Noi siamo insaziati di voluttà, gogogò! La vita non ci ha dato la -voluttà! Gogogò!_ -- Povero giovane! - -Forse leggerà tutto il libro. La contessina stava immobile, e anch'io: -ma io guardavo la contessina. Quelle due cosine gelatinose, di cui la -signorina Oretta è tuttora sprovvista, lì, invece, davanti alla -contessina, si sollevavano lentamente e poi si abbassavano. Anche se non -sono di moda, stanno sempre bene. _Gogogò!_ Venivano i brividi anche a -me. Le caviglie delle gambe ogni tanto le guizzavano; e guizzavo -anch'io. - --- _Gogò, gogogò.... Orin!_ -- seguitava lui. - -E lei diceva a me: - --- Sente i ritmi, gli anapesti, gli ottavini? - -Ma io, negli intervalli del _gogogò_, sentivo certi tuffi soffocati. - -Sono corso via, un momento. Era la Lisetta, dietro lo _chalet_, che -scoppiava dal ridere. - --- Fa il piacere, va via! - - * - -La seduta è finita. C'era la luna. Cioccolani si asciugava il sudore. - -Mi parve che seguisse un po' di silenzio imbarazzante. - --- Veramente di effetto -- dissi io. - --- Vero? -- esclamò la contessina, come riscossa da un sogno. -- Mi fa -piacere, Sconer, sentir lei parlare così. È una lirica assolutamente -pura! Adesso lei non prova che un _arrière-goût_; ma ad una seconda -audizione, sentirà tutto il dinamismo del Pan ultra-sensibile. - --- Perfettamente. - -Silenzio con la luna. - -Per me la «lirica» era lei, e ne sentivo tutto il dinamismo. - --- E l'_Attileide_, signor Cioccolani -- domandai a lui -- è del genere? - --- Supera -- dice la contessina. - --- Gli altri poeti -- declamò allora Cioccolani -- hanno plasmato -modeste imagini; noi abbiamo soffiato il nostro alito dentro le imagini -stesse. Non basta! Quella era l'umanità. Noi vogliamo superare -l'umanità. Ed io ho l'onore, o signore, -- conclude tragicamente -- che -al mio paese mi chiamano imbecille. - --- Anche a me è accaduto qualche volta -- risposi, -- ma io non ci bado. -Sono cose che accadono agli uomini superiori. - --- Bravo, Sconer -- esclama la contessina con entusiasmo. -- Fate largo -alla divina giovinezza che viene! - -Ma la luna si era fatta bianca e alta lassù: le candele gocciolavano. - -Dico io: -- Contessina, se loro vogliono accettare la mia ospitalità, -ben volentieri. Ma li prevengo che l'ultimo tram passa alle undici e -mezzo. Mi dispiace che lo _chauffeur_ dorma lontano di qui, se no, li -farei accompagnare con la mia _auto_. - - * - -Così li ho accompagnati sino al tram. C'era la luna, e un lume nella -campagna come di giorno. - -Disse la contessina: -- Sventuratamente bisognerà per l'_Attileide_ -rinunciare al teatro all'aperto come era nostra intenzione, e sopprimere -molti Unni. - -La luna batteva in pieno sul volto della contessina. Pareva di -madreperla. Parlavano poi della luna. Che cosa dicessero non so bene, ma -parlavano della luna. Disse la contessina guardando la luna: -- Tutta -questa terribile bellezza da sostener da sola! - --- Ah, poteste, Ghiselda, sostenere voi la parte di Genoveffa! -- disse -Cioccolani. - -Ma che facciano proprio sul serio? Perchè, dopo tutto, anche per i poeti -viene il momento di farsi una posizione riconosciuta. - -E perciò domandai: - --- Lei, signor Cioccolani, intende anche nella vita di seguitare a fare -il poeta? - -Mi guardarono tutti e due come se il pazzo fossi io. - --- E i suoi genitori sono contenti? - --- Non parliamo di quella gente -- disse la contessina. -- Suo padre -avrebbe la pretesa che andasse dietro alla trebbiatrice a contare i -sacchi di grano. I genitori sono inutili quando non comprendono un -figlio di genio. - -Finalmente arrivarono gli occhioni bianchi del tram. - - - - - XXII. -- FACCIO DELLE _AVANCES_. - - -L'altra mattina, domenica, l'avvocato mi ha voluto condurre su al primo -piano a vedere la sua libreria con «i suoi cari libri», i libri «del suo -caro babbo,» con il ritratto «del suo caro nonno»; e appunto ho sorpreso -Oretta nel così detto salotto che spolverava e rassettava. Non era -ancora pettinata, e così un po' discinta, in gonnellino, ed un -fazzoletto rosso annodato in testa, era in istile: pareva una beduina. - -Nel passare le ho detto: -- Oh, che brava massaia! Ma tenga un paio di -guanti vecchi per non guastarsi le manine. - -L'avvocato mi presenta i suoi cari libri, a cui suo padre, quando era -vivo, «faceva caro» con la mano, e anche lui «fa caro». - --- Questa è un'intera biblioteca. Legati molto bene, -- osservo io. - -Mi presenta anche l'avo, cioè il ritratto: una faccia liscia come un -cammeo, che usciva da una gran cravatta girata attorno al collo. - --- Bel quadro! Già allora usavano le cravatte così. Come si vede l'uomo -posato! - --- Eppure era un'anima da artista. - -Ascolto la biografia degli antenati. - --- Questa stanza -- osservo io -- si potrebbe chiamare la galleria degli -antenati. - --- Ogni famiglia -- risponde l'avvocato -- dovrebbe avere una specie di -sacrario in casa. - --- Con gli affitti così cari, è impossibile! Però constato con piacere -che tutti i suoi antenati sono vecchi. - --- Siamo infatti piuttosto longevi in famiglia. - -(Ecco un particolare interessante per l'erede). - --- Del resto, anch'io in un libro che ho scritto.... - -Pare che l'avvocato si meravigli. - ---.... modestamente, sì: un libro di igiene, dove sostengo il dovere di -arrivare ai novantanove anni, che, del resto, è l'età stabilita da Mosè -per le persone per bene. - --- Bisognerebbe non inquietarsi mai.... - --- Ecco appunto quello che io sostengo: avere sempre una visione serena -della vita. - -L'avvocato spalanca il balcone. Splendido panorama! - --- Guardi, da quassù, come si vede il mio _chalet_! -- dico io. - --- E si sente! -- dice l'avvocato. -- L'altra sera hanno dato -trattenimento sin tardi. Non credevo che lei si occupasse di poesia, -cavaliere. - --- Affatto, -- e spiego come è andata la cosa. - --- Quel Cioccolani! -- dice l'avvocato --. Sa come lo chiamano in paese? -_Theobroma, bevanda degli Dei._ Io rideva l'altra sera, ma mia moglie -era furibonda: «Quell'imboscato! e quella matta in casa mia!» Le donne, -sa bene, bisogna lasciarle dire. Certo se l'equilibrio mentale della -contessa Ghiselda fosse pari alla bellezza, ella sarebbe una creatura -perfetta: ma forse non avrebbe il fascino che ha. Io non mi vergogno di -dirle, che, molte volte, quando la incontro, mi domanda a che cosa serve -il nostro codice. - -Mi congratulo con l'avvocato. Anche lui, alla sua età, ha il culto della -bellezza. - --- E tanto più -- dice lui -- che, poverina, ella è vittima di se -stessa. La nobiltà della razza c'è sempre in fondo a tutte le sue -stravaganze. - --- Oh, si vede il tipo aristocratico! Guardi il naso. E quel Cioccolani -è così ricco per darsi il lusso di fare il poeta? - --- Suo padre, come già le dissi, è un modesto proprietario, che ha la -disgrazia di aver quel figliuolo. Il vecchio dice che gliel'hanno -cambiato a balia; ma intanto bisogna che se lo sopporti. Ma sciagurato! -Se vuoi fare della poesia, va nei campi di tuo padre. No, lui cerca la -poesia a Roma, a Milano, a Parigi, come fanno le modiste per i -cappellini. La poesia sta nella realtà, mica nei fogli di carta! - --- Perfettamente la mia opinione. - --- Aver figli, oggi, è disgrazia -- conclude sospirando. - --- Ma lei, scusi -- osservo io -- ne è esente: lei ha una figliuola -sola, e un modello. - --- Per un altro verso -- dice lui -- è un pensiero anche questo. Ma -scusi, ma dica, cavaliere, ai tempi che corrono una figliuola come -Oretta, di un sentire così delicato, che avvenire ha? Prima di questa -guerra Oretta veniva qui in questa stanza, io le insegnavo qualche cosa, -leggevamo buoni libri. Mi pareva che i miei morti stessero a sentire. -Era una delle più care gioie della mia vita. Ma adesso non so, non so -più cosa dire, cosa insegnare a mia figlia. È così cambiato il mondo! -Sii buona? sii pietosa? sii pudica? Sì, pudica! Non dire bugie? Spesso -Oretta mi dice: «Papà, perchè non mi chiami più a studiare?» Io trovo la -scusa che non ho tempo, ma sapesse che pena nel cuore! - -Condivido i suoi lodevoli sentimenti. - --- Anch'io -- dico --, quand'ero piccino, mi ricordo che mia madre mi -diceva: «Ginetto, sii buono, sii pudico, non dire mai bugie!» Ma poi -quando si diventa grandi, creda che si trovano degli accomodamenti con -queste cose, e tutto va a posto. Ma volevo domandarle, scusi, sa: lei -non ha mica destinata la sua signorina al celibato? - --- Perchè? -- mi domanda stupefatto. - --- Perchè la signorina dovrà pur prendere marito.... - -Gli ho toccato la piaga segreta del cuore. - --- È ancora così bambina -- dice. - --- Capisco: ma cresce notte e giorno. La bambina un bel giorno si -sveglia, ed è un dovere provvedere a tempo. - --- Le pare facile a lei? - --- Eh, un po' difficile! La guerra sta provocando una vera crisi nella -disponibilità dei giovani. Aggiunga poi il fatto economico: lei -comprende benissimo, avvocato, che se prima della guerra una moglie -costava per uno, oggi costa per due, e domani costerà per tre. Il -matrimonio è oggi una istituzione un po' barcollante. - --- Pur troppo! E il vizio che fa strage nella nostra gioventù? - --- Perfettamente, avvocato. Evitare il vizio! Esso è il più grande -alleato contro la perfetta salute. Un giovane solido, lei deve cercare. -Solido, ma equilibrato.... - --- E dove si trovano, che sono tutti dal più al meno squilibrati? - --- Però se ne trovano. E lavoratore, perchè, creda, avvocato: l'ozio, -come diceva mia madre, è il padre di tutti i vizi. Naturalmente non -povero, perchè la povertà è una specie di malattia. - --- Ma lei mi propone l'araba fenice, -- dice l'avvocato. - --- Perchè? Tutto si trova. È questione di avere la vista perspicace. -Certo, un giovane con queste belle qualità, che porti stampato sul suo -biglietto di visita: _Io cerco moglie!_ rappresenta un tesoro. Ma si -trova! E allora lei oltre alla collezione degli antenati, fa anche la -collezione dei posteri. E il giorno in cui dovesse chiudere gli occhi, -sentirebbe dal suo mausoleo i figli dei figli che _fanno caro_ a lei -come lei _fa caro_ ai libri del suo riverito antenato, qui presente. - --- Mi pare che lei, cavaliere, sia di temperamento allegro. - --- È un dovere, caro avvocato. - - * - -Ma un forte abbaiamento di cane Leone interruppe il nostro colloquio. - --- Mi pare, avvocato, che ci sia un guerriero laggiù al cancello. - - - - - XXIII. -- MELAI. - - -Vediamo madama Caramella che va incontro verso il cancello; e dice -forte: «Ma si figuri!» E poi chiama Oretta: «Oretta, vien giù». - -I sassolini del viale scricchiolarono sotto le scarpe ferrate: ma la -presenza del guerriero non corrispose al rumore delle sue scarpe. - -Era un ragazzo un po' smilzo, un po' biondino, che quando ci vide si -mise in posizione d'attenti, con una bocchina che sorrideva. Noi -ordinammo: «riposo!» - -Madama Caramella spiegò che era uno «dei suoi feriti,» e che era venuto -a prendere delle calze che gli avevano promesso. - --- Ma -- dice lui -- io non volevo venire; ma siccome domani ci si veste -e si va, così ho detto fra me: già che te le hanno promesse quelle -calze, tant'è che tu le prenda, che ti faranno bene lassù. Ma io proprio -non volevo venire. Volevo venire l'altra sera, ma poi mi han fatto -sbagliar strada. Sarei venuto domani, ma è che domani si parte. - -L'avvocato fa entrare in casa, e vuol presentare, ma non sa il nome. - --- Melai, signor sì. Sono Melai. -- Pare che si desideri sapere un po' -di più, e allora vien fuori tutto un getto come da un botticino a cui è -tolto lo spillo: -- Marco Melai da Firenze, tanto per dire, perchè -allora mio babbo era di guarnigione a Firenze. Quando scoppiò la guerra, -io mi trovavo a Torino, studente per mo' di dire. Si faceva baldoria. E -allora ho detto: «Melai che stai a fare?» Capirà, ero solo. Papà al -fronte, che è colonnello; signor sì. - --- E la mamma? -- domanda l'avvocato. - --- Mammina è tanto che non c'è più. Signor no. E mi sono arrolato prima -del tempo in cavalleria. «Se ti va bene, se ti va, puoi far carriera», -dico fra me. Ambizioni da ragazzi, si sa! Credevo allora che sarei -entrato, sciabolando, a Trieste, e urlando: «Savoia, Savoia». Si seguitò -poi per sei mesi a far baldoria a Torino, tanto che mi fecero persino la -canzonetta futurista. - -L'avvocato vuol sentir la canzonetta. - -Signor no, signor sì, Melai finisce col cantare. - - O Melai, se tu tornassi, - si farebbe a Torino baldoria; - già si sa che la tua gloria - finirà tra quattro sassi. - --- E poi? -- domanda l'avvocato. - --- Poi la cavalleria l'hanno appiedata e sono passato negli alpini. Oh, -ma dopo che ho passato l'inverno lassù, ho messo giudizio. Signor sì, -sopra Cortina. Ora ci si ritorna. Dove? Non so. Ma domani si parte -definitivamente. - -Ride. - -L'avvocato fa portare da bere. Melai fa il complimentoso e beve come una -damina. - --- Vero -- dice madama Caramella -- che pare una signorina? Biondino -come è! - --- Me l'hanno detto anche altri -- dice Melai. - --- E pensare che ha già fatto la guerra! -- dice l'avvocato. - -Oretta vien giù col pacchetto delle calze, legato con un filo tricolore. -Melai prende per il filo, e grandi ringraziamenti. Madama Caramella -spiega che son calze di vera lana, fatte coi ferri e con il sentimento; -non per divertimento come fanno le signore. - - * - -Accompagnamento generale al cancello. Auguri e saluti. - --- Ma tu non dici niente? -- domanda l'avvocato a Oretta. - -Oretta non dice niente. - --- È così timida questa ragazza. - -Ritorno in silenzio. - -Il silenzio è rotto dall'avvocato. Dice: - --- Chi fa la guerra? Contadini comandati da questi ragazzi. - --- Sì, capisco -- mi permetto di dire io -- ma per scorticare quei -signori là, ci vogliono tipi come me e come lei. Questi ragazzi si fanno -ammazzare cavallerescamente, sì; ma come fringuelli. - -Io ho detto così nel modo più innocente: ma non avessi mai pronunciato -queste parole! - -Oretta sgrana due occhi che fanno scomparire tutta la serenità ai laghi -alpini. Dice come in un singhiozzo: -- Ma se si porta via la fede a chi -non ha che la fede, che cosa resta? Ah, è vile tutto questo, signore! - --- Oretta! -- esclamò mamà. - --- Ma Oretta! -- esclamò il papà. -- Chiedo io scusa per lei, cavaliere. - --- Non c'è di che -- dico io, -- anzi mi piace constatare che la -signorina non è timida. Io non ho avuto l'onore di farmi intendere: io -volevo dir questo: in guerra, il primo dovere è di ammazzare, ma non di -farsi ammazzare. - --- E allora, perchè lei non ci va? - --- Ma Oretta! -- dice ancora mamà. - --- Oretta! -- esclama il papà. - --- Signorina, -- dico io --, noi lavoriamo già per lo Stato. - --- La perdoni -- mi dice il papà. -- È il gran patriottismo. - -(Mi pare patriottismo un po' sospetto). - - - - - XXIV. -- CAPPELLETTI, _CHAMPAGNE_ E TARTUFI. - - -La Lisetta viene su tutta sudata con la spesa. - -Dice: -- Oggi gran pranzo! Cappelletti, pasticcio con quelle cose che -_spuzzano_ ma che costano. - --- Tartufi. - --- Sì, bene. La signora ha spuntata la lesina. C'è sul fornello la -pentola con dentro una gallina padovana che era la più brava di tutte: -un giudizio come me e lei; ma da una settimana non fetava più e la -padrona dice: «Non fa più uova, tirale il collo!» Invece era piena, -poverina! - --- È la festa dell'avvocato? - --- No, è la festa per la partenza, per il piacere, cioè, no: per il -dispiacere della partenza di quel soldatino che è venuto l'altra sera. - --- Ma non doveva esser partito? - --- Parte stanotte. La padrona, parlando coll'avvocato, ha scoperto che -il padre di quel Melai è amico d'un suo amico, o una combinazione del -genere: fatto è che lui è andato al quartiere e l'ha invitato a pranzo. -Così carino quel biondino.... - --- Ma senti? Questa ragazza è già in liquefazione. - --- Ohi! Cosa crede che io sia di stoppa? Dica piuttosto che ce li -portano via tutti, e noi povere ragazze dovremo stare lì a dire il -rosario. - - * - -Devo partire anch'io. Una favorevole combinazione mi chiama d'urgenza a -Genova. - -E proprio verso le ore diciassette, incontro in città l'avvocato e Melai -che vengono su a piedi. Melai è in tenuta di guerra: montura pelosa: -parte questa sera. - --- Parte definitivamente? -- domando. - --- Definitivamente. - --- Allora partiamo insieme. - -L'avvocato mi prega di differire la partenza e venire a pranzo con loro. - --- Impossibile! Domattina devo essere a Genova. Mostro il telegramma: -«Tempo utile martedì. Stop. Ultima parola centomila. Stop. Grossa Berta. -Saluti». _Grossa Berta_ è una espressione convenzionale per dire «buon -affare». E domani è martedì, caro avvocato. - --- Deve andare prima a Milano a trovare il denaro? -- domanda -l'avvocato. - --- Una modesta somma di centomila lire si trova sempre, -- rispondo io. --- E poi la ho in portafoglio. - --- Beato lei. - -Occhi stupefatti del guerriero Melai. - --- Io, a Torino -- dice -- facevo fatica a trovare cento lire. -- Ride. - --- Ma scusi -- fa l'avvocato. -- E allora lei ha a sua disposizione il -direttissimo delle due, poi l'altro direttissimo delle cinque. Ha -l'automobile. - --- Ci pensavo, infatti, di partire con la mia _auto_. - -Insiste, insistono tutti e due. -- Così stiamo più allegri -- dice -l'avvocato. - --- Ebbene, ma un momento, perchè _noblesse oblige_ -- dico io. - -Li prego di aspettarmi dieci minuti lì al dazio. - --- Vengo subito. - -Mi precipito con la mia _limousine_ alla pasticceria della Maddalena. -Saccheggio quello che c'è di meglio in _fondants_ e in cioccolatini, una -scatola tutta a ricami, degna di un dono nuziale, e tre bottiglie di -_champagne extra dry_. - -Ritorno: carico l'avvocato e Melai. - -L'avvocato mi spiega come è stata la storia dell'amico dell'amico: fatto -è che diventiamo tutti amici. - --- Parte proprio stasera anche lei, caro Melai? - --- Improrogabile. Tocca a noi, adesso. - - * - -Arriviamo tutti e tre in automobile. La signora ci attendeva al -cancello. È tutta complimentosa, e a me dice: -- Farà penitenza con noi. --- Presento scatola e _champagne_. - --- Oh, ma perchè si è voluto incomodare? Ma guarda quanta roba! - -E i suoi occhi brillarono sopra quella costellazione multicolore di -aristocratica dolcezza. - -Lisetta aggiunge una posata di più. - -Pranzo sotto la pergola. Interessante. La signorina Oretta voleva che la -Lisa girasse attorno col piatto come si usa nella buona società: ma la -Lisa non sa girare. E madama Caramella disse: -- Oh, scusate, io faccio -alla mia maniera. -- Prese il mestolo in mano e cominciò a far lei le -porzioni della minestra. Delle terrine piene come fanno _i paesani_. - -Oretta voleva il vino nelle caraffe, ma l'avvocato sostenne il diritto -nazionale del fiasco classico: e Melai appoggiò quest'opinione col -ricordo di quando si faceva baldoria a Torino. - -Pranzo, diremo così, non più di etichetta, ma altamente nazionale. - -La gallina padovana non aveva serbato rancore, ma aveva ricamato di -stelle lucenti il suo brodo; dove i cappelletti nuotavano in una -corpulenza patriarcale. - -La signora sostenne modestamente la superiorità della manifattura -casalinga dei cappelletti su quelli dell'industria meccanica. - -Ma io sostenni l'industria sua particolare, personale, delle sue gentili -mani. - -La mia futura suocera mi voleva soffocare di cappelletti. - -Anche le manine di Oretta vi hanno contribuito, e speriamo non le -manacce di Lisa. - -Povera Oretta! Il suo modo di tenere coltello e forchetta lascia molto, -ma molto a desiderare. - -Madama Caramella, poi, è quasi indecente. Non stava a lei a dire sempre: -«Una bontà!» «Oh, cari voi, io faccio con le mani». -- Ecco, signora -- -dissi io -- una cosa che è permessa. Sì, la questione è ancora in -discussione se il pollo _à la broche_ si possa o non si possa mangiare -con le mani. La regina d'Inghilterra la prima cosa che fece quando salì -al trono, fu di mangiare il pollo con le mani, e l'autorità -dell'Inghilterra in questa materia è molto rispettabile. - -Venne poi una _charlotte_ di albicocche, fatica speciale di madama -Caramella. Vennero i miei _fondants_ e il mio _champagne_. Ci -congratulammo reciprocamente; ma con tutto questo, il pranzo non fu -allegro. - -Ad un certo punto Melai ammutolì; guardò attorno con occhio strano; -disse: -- Eppure è così! - --- Che cosa? -- domandò l'avvocato. - -E Melai allora parlò. - - - - - XXV. -- COSE EROICHE. - - -Melai cominciò: - --- Sedendo su questa poltrona, mangiando queste buone cose, bevendo -questo vino così buono.... (era il mio _champagne_). - --- Le pare un sogno. È mo' vero? -- interruppe madama Caramella. -- -Poverini, poverini, poverini! - -L'avvocato ammonì la sua signora che è sconveniente chiamare gli eroi -«poverini». - -Ma Melai fece un gesto come per allontanare quella parola _eroi_; e poi -disse: -- Mi pare di perdere l'anima che io avevo lassù. - -Capì che noi non capivamo, e disse: -- Lassù, vicino alla morte, si -acquista un'altra anima. Si ha la sensazione che nel mondo non c'è -nulla. Se anche avessi cento milioni, non avrei nulla! Si sente la -rinuncia di tutto, anche alla giovinezza, anche all'amore. - --- Oh, è terribile! -- disse l'avvocato. - --- No, è piacevole -- disse Melai. -- Si diventa come i frati che hanno -rinunciato a tutto. Eppure si possiede tutto, perchè si sente l'anima. -Sarà forse perchè io ero sul Cadore, una zona relativamente tranquilla. -Lassù, sul Cadore, luce, selve odorose, monti, neve, orizzonti divini. -Lassù a quelle altezze -- io non so come -- trovavo da per me certe idee -che credevo non esistessero se non nei sogni dei poeti. Sanno che -ciccavo lassù? Ho imparato a mordere tutte le erbe amare dei monti. Di -notte attendevo il sole; quando c'era il sole, attendevo le stelle. Non -ho mai avuto la sensazione della meraviglia del giorno, come lassù. Il -sole e le stelle rotavano insieme come una giostra. Che cosa -meravigliosa il giorno! Non ve ne siete mai accorti che è una cosa -meravigliosa il giorno? Un verso di Dante mi nasceva in mente e bagnava -l'anima: _l'ora del tempo e la dolce stagione._ Lo ciccavo anche quello -come le erbe amare. Mi pareva che ogni mattina al sorger del sole, Iddio -lavasse, in silenzio, la terra insanguinata. Fisicamente ero immondo, -puzzavo. Ma dentro sentivo una gran purità, sentivo la gioia del cuore -che batte. Se si muore, si muore bene. - -Domandai io allora: - --- Molte bestioline è vero, lassù? - --- Oh, sì, tante! Io portavo la testa rasa come i frati. Eppure, veda -stranezza! Avevo con me questo tubetto di profumo, e mi dava la -sensazione di cose pulite, un'ebbrezza quasi sensuale. Eccolo! - -Guardo. -- Oh! Fornito da noi! Nostra fabbricazione. (Che caro giovane!) - --- Certo -- continuò Melai -- bisognerebbe non ritornare in Italia! -Sanno che io nei primi giorni avevo la nostalgia dei tremila metri? A -Torino, a Milano, caffè aperti, cinematografi aperti, la luce elettrica, -la gente che vi guarda con occhi strani. Batte le mani, guarda con -curiosità. Non sanno che andiamo a morire? Gli amici vi riconoscono e -dicono: «Oh, chi si vede!» Come dire: «Non sei ancora morto?» No, il -paese non sente la guerra! Quegli altri sì, la sentono! Anche il nostro -soldato non sente la guerra; si batte bene, muore; ma per lui la guerra -è _disgrazia_. Chi sa? Forse per questo siamo eroi. Ma i giornali questo -non l'han detto. - --- Ma non interessano i giornali? -- domandò l'avvocato. - --- Non interessano. - --- E chi vincerà la guerra? - --- Non interessa! Interessa a chi poi scriverà la storia; a chi, dopo, -dividerà la terra; ma a chi deve morire non interessa. - --- Ma la patria? ma la gloria? -- domandò l'avvocato. - --- Sì, certo -- disse Melai. -- Ma non so perchè: tutti quelli che -sentono la patria o la gloria se li porta via la morte. Sono come dei -predestinati. - -Madama Caramella era con la gola aperta, come avesse dentro una domanda -che voleva venir fuori. E venne fuori. - --- Fanno molta paura i morti? - --- Molta paura? No. Un po' di notte che sembrano guardare la luna, ma -paura, no. Sono morti. Un po' di puzzo. - --- Così che lei non avrebbe paura -- domandai io -- ad ammazzare una -persona. - --- Perchè dovrei aver paura? - --- Ma non siamo tutti cristiani? -- uscì dalla bocca aperta di madama -Caramella. - --- Si dice: ma nella guerra si domanda la mia pelle, e io gli domando la -sua. - -Soltanto una volta Melai aveva provato un certo senso.... - -Lo preghiamo di raccontare. - -Raccontò. - --- C'erano, lassù, in una villetta due signorine molto gentili, che -erano rimaste sole: parlavano veneto con grazia, accoglievano a -trattenimento i nostri ufficiali. Una notte, il capitano scoprì che -dalla villetta partivano segnalazioni. Non c'era dubbio: le signorine -avevano gli apparecchi in casa. Del resto la sorella maggiore ha -confessato, e si è presa la responsabilità anche per la più piccola. - --- Ed è stata messa in prigione? -- domandò Oretta. - --- No, la abbiamo fucilata. - -Oretta guarda smarrita Melai. Lo guardiamo anche noi. Melai sorride: -- -E come si fa? - -Silenzio. - --- Ed è morta? - --- Eh, già. - --- E come è morta? - --- Molto bene: avanzò, gridò: «Franz Joseph, Urrà! Urrà!». Caduta, -pareva una rondine. - -Silenzio. - -Oretta trema; l'avvocato aveva il sigaro spento. - -In quel punto nel silenzio della campagna si sentì _tin tin_, -dolcemente. Era l'Ave Maria. - -Oretta fece il segno della croce. Quasi ci segnavamo anche noi. - - * - -Abbiamo accompagnato Melai al tram per la partenza definitiva. La -signora mia suocera lo ha avvertito che in fondo alle calze troverà la -sorpresa di una caramella. - -Io gli ho detto affettuosamente: - --- Lei, signor Melai, è un po' alto di statura. Veda di non sporgere con -la testa. E se mi permette, eviti le azioni cavalleresche. Io, intanto, -le manderò della polvere di nostra creazione contro le bestioline. - -Il ritorno fu molto eloquente fra me e l'avvocato; monosillabico con la -signorina Oretta. - --- Si ha da vedere -- dice l'avvocato -- dopo tanti anni che è stato -fabbricato il mondo, dopo Grozio, dopo Alberigo Gentile, che gli uomini -si devano scannare, massacrare! Chi l'avrebbe mai detto? - --- Qualche cosa, però, si capiva -- dico io. -- Mi ricordo -dell'esposizione di Milano, nel 1906. Qui c'era il padiglione della -Francia: era l'arte _de se déshabiller_. Di fronte c'era il padiglione -della Germania. Bene, sa lei che cosa ci avevan messo all'ingresso -principale? Due bocche di cannone. «Ohi là!» mi ricordo che ho detto. E -l'anno scorso, un commesso di una casa di Lipsia mi diceva: «Fate buoni -acquisti, signor Sconer, perchè quando nostro imperatore darà il -segnale, la Germania si muoverà come un serpente d'acciaio». Cosa vuole? -Non avevano più soldi, e l'imperatore ha detto: «Ragazzi miei, perchè -volete rubare in casa del vostro buon papà? Andiamo a rubare in casa -degli altri». È stata una festa per tutti i partiti. Se la va, la va! La -guerra è un affare. - --- Ah, -- esclama forte madama Caramella-è perchè non c'è più religione. - --- Brava! -- dico io. -- Quello che diciamo noi a Milano: _non c'è più -religione._ - -Ma ecco che l'avvocato _dà fuori da matto_, e dice: - --- Se non ci fosse quest'angioletto, andrei a farmi ammazzare anch'io. - -Allora l'angioletto _dà fuori da matta_ anche lei, e dice: - --- No, papà! no, papà, anche tu. - --- Ma ci sarà bene la Divina Provvidenza! -- dice ancora madama -Caramella. - --- Già, ma non si muove -- le dico io. -- Ma sa, avvocato, che ora -abbiam fatto? Oramai è mezzanotte. E domattina devo essere a Genova. -Parto con l'automobile. - - * - -Mentre lo _chauffeur_ metteva in ordine la macchina, l'avvocato diceva: - --- Guarda che luna! - -Gli alberelli, fermi nella luna, parevano d'argento. - --- E pensare, in una notte così serena, quella povera Francia, quel -povero Belgio.... - --- E anche questa povera Italia, caro avvocato -- dico io --, perchè non -si sa mai! -- Ma tu -- dissi allo _chauffeur_ -- non guardare la luna e -non pensare al Belgio, perchè vogliamo arrivare a Genova: e non a Vega, -o in fondo a qualche burrone. - - - - - XXVI. -- UNO SPETTACOLO INDECENTE. - - -L'affare di Genova si presentava eccellente ma alquanto complicato. Si -trattava di riscattare subito una polizza di pegno di oggetti preziosi. -La mia lungimirante pupilla prevedeva, che l'impiego di capitali in -brillanti ed in perle, in questo precipitare dei valori cartacei, -sarebbe stato un ottimo investimento; e nel tempo stesso mi procuravo -doni nuziali, degni di me. - -A Milano (perchè ho dovuto andare anche a Milano a consultare il mio -legale), sgradevole sorpresa: Biagino, il mio _chauffeur_, chiamato -sotto le armi. Peccato, un bravo ragazzo! Rubava su la benzina e su le -gomme in modo del tutto soddisfacente. Altra sorpresa sgradevole: -tornando un giorno a casa mia, quattro soldatini feriti, allineati -contro il muro al passaggio della mia automobile, levarono le stampelle -contro di me, dicendo: _Managgia li cani!_ Si capiva che erano romani, -ma anche che i tempi si fanno climaterici. - -Smettiamo l'automobile! - -Sinceramente, fui molto felice quando potei commutare nei gioielli gli -assegni bancari che avevo preso con me quando mi recai la prima volta a -P*** per comperare la contessina dalla chioma d'oro. - -«Ebbene, compreremo invece Oretta dalla chioma bruna». - -Quei gioielli erano bellissimi. - -V'era tra essi una collana di perle di un oriente perfetto che -rappresentava da sola un valore non troppo inferiore al totale della -somma da me impiegata. - -«Gran Dio -- dicevo tra me -- quando io faccio vedere questo spettacolo -a madama Caramella, essa è capace di commettere delle sciocchezze -personali. Ebbene no, signora. Si tratta di un semplice regalo di -nozze». E voglio vedere se gli occhi di Oretta si fisseranno con -indifferenza su queste gioie degne di una principessa di casa regnante. -«Via, signorina, che il tempo delle violette mammole è trascorso, e alle -rose convengono sì fatti ornamenti». - -Ebbene, quello che è successo appartiene al numero dei fatti inauditi, -fantastici: direi cinematografici. - -Io ne ho segnata la data memorabile: venerdì, sette giugno, ore undici e -mezzo del mattino. - - * - -Ma procediamo con ordine. Ero tornato da Genova a P*** col treno, dopo -un viaggio disastroso; accaldato, assonnato, perchè quando si porta con -sè una borsetta di simile valore non è il caso di addormentarsi. - -Pensavo con piacere a Lisetta: «appena arrivato, faccio levare due -secchi d'acqua, di quell'acqua gelida dal fondo del pozzo». Ne sentivo -in fantasia la sferzata dolce e ristoratrice. «Presto, Lisetta! Il mio -pijama e questi due marenghi per voi: uno per secchio». Godevo a questo -fresco pensiero. - -Appena sceso a P***, ho preso una carrozzella e, con la mia borsetta in -mano, mi sono fatto condurre al mio _chalet_. Il cavallo andava assai -piano, ma non importa. Appena fuori della porta, l'aria della campagna -cominciò a ventilare. V'era l'odore fresco del trifoglio rosso nei -campi, v'era l'odore caldo delle spighe, mature ormai; v'erano i -grappoli bianchi delle acacie. «La natura -- pensavo -- è -sostanzialmente profumiera come me». - -Ma il cavallo andava assai piano, tanto che apersi la busta di un -biglietto che mi giaceva in tasca. Era del mio meccanico e diceva: «Se -torno, riprenderò servizio presso di lei, se non torno, dirò: Viva -l'Italia». «Ma che bravo ragazzo! Siamo tutti patriotti, adesso. -Speriamo che ogni cosa vada a finir bene, e allora faremo belle gite per -queste colline idilliche, con la signora Oretta, e forse con l'erede, a -cui presenteremo il mondo sotto il suo aspetto più simpatico». - -Ma quando fummo al piede della salita, il cavallo si rifiutò di salire. - --- Queste povere bestie -- disse il vetturale -- non mangiano più biada -e non hanno più forza. - --- Ebbene -- risposi, -- faremo quest'ultimo tratto a piedi. - -Sono sceso e, con la mia borsetta in mano, mi sono avviato verso lo -_chalet_. - -Ma che cosa videro sotto la pergola le mie esterrefatte pupille? - -È lui o non è lui? - -Era Melai. - -Ma non era partito? Se era lui, evidentemente non era partito. - -Ho avuto una specie di turbamento premonitore. - -Melai si intravedeva, sotto la pergola, pacificamente seduto su la -poltrona di vimini. Fumava beato una sigaretta e spingeva le spire del -fumo verso il cielo. - -Ma non era solo. Oretta era in piedi davanti a lui. - -E papà? e mamà? Nessuno! Nessuno, fuor che cane Leone, addormentato. - -Fin qui nulla di eccezionalmente grave; ma io avevo la percezione che -stava per succedere qualche cosa di grave; perciò, quasi senza volerlo, -mi trovai giù nel fosso e guardavo attraverso la siepe quello che stava -succedendo sotto la pergola. - -La scena era muta ma si capiva lo stesso. Gli occhi di Melai erano -imbambolati nella contemplazione di Oretta; ed io sentivo che i miei -occhi diventavano feroci. - -Ad un tratto la manina di Oretta si mosse, prese dalla scatola, che era -sul tavolino di vimini, un cioccolatino: lo spogliò dolcemente, allungò -la manina. La bocca di Melai era anche essa imbambolata. Buttò via la -sigaretta, e la signorina gli insinuò il cioccolatino nella bocca. E -seguitò. - -«Ma che confidenze son queste? Ma questo è un male ereditario! Ma quella -scatola è la mia scatola, quei cioccolatini sono i miei cioccolatini!». - -Melai teneva ora chiusi gli occhi come alla prima comunione. - -«Ah, è questa la rinuncia, o impostore?» esclamai. «Ma qui succede -qualche cosa di molto più grave». - -Ad un tratto, cosa vedo? Vedo la signorina Oretta che si accosta anche -più verso di lui; allunga la mano, e immerge la mano dentro i capelli di -lui. - -La mano passava e ripassava come se pettinasse: «la dama pettinava il -damigello». Lui andava indietro con la fronte e si lasciava pettinare. -Era uno spettacolo grandioso: muto. Ma io sentivo fischiarmi le -orecchie. Mi parve ad un tratto che nella campagna ci fossero come -nascosti dei piccoli genietti che accompagnassero quella scena con i -violini. Forse erano le cicale. - -Poi, non so, o era il sole che si moveva sotto la pergola, o erano i -miei occhi esterrefatti, ma le due figure si spostavano stranamente. - -Oretta si piegava sempre di più, o si lasciava piegare; le pupille loro -si avvicinarono; i due volti si confusero, e allora non si mossero più. -Ma questo evidentemente è un bacio! La musica dei genietti si fermò, e -anche il sole si fermò. - -Non so per quanto tempo Melai e Oretta rimasero così, perchè io ero -oramai paralizzato in fondo al fosso. Mi riscossi un po' per volta, e -dicevo: «Ma si baciano sempre! Brava, signorina Oretta, e -congratulazioni anche a lei, signor Melai, congratulazioni! Ah, un bel -santo!» - -Volevo apparire dicendo così, ma non potei, perchè, d'improvviso, cane -Leone si destò; latrò con rabbia, latrò con ferocia: lo vidi, con la -gola spalancata e tutta la pelliccia furibonda, balzare verso di me. - -Mi sono trovato nel mio _chalet_, sporco come un mostro. Per fortuna -avevo ancora con me la mia borsetta. - - - - - XXVII. -- MI ADIRO PER LA PRIMA VOLTA. - - -Soltanto quando mi trovai nel mio _chalet_, e lo specchio mi rimandò la -mia figura deformata e sudicia, ebbi la completa sensazione del mio -dolore. Io ruggivo: «Infame! Santarellina! _Mamz'elle Nitouche!_ Tira -via, non c'è papà! Ah, è timida, dice papà». - -L'edificio da me costruito con tanta cura, dispendio di tempo e -- -diciamo pure -- di denaro, era crollato. E volendo essere esatti, -bisogna dire: «seguitava a crollare». Una ragazzina minorenne, davanti -alla quale io, con suprema delicatezza, mi sono trattenuto sempre dal -proferire le parole sacramentali: «Signorina, io vi amo» dare dei baci -così! baci di donna provetta. Ah, falsa minorenne! Forse non esistono -più minorenni. Probabilmente mentre io mi spazzolavo il vestito, essi -seguitavano ancora a baciarsi; e allora dovetti constatare che io -soffrivo. Infatti avevo gli occhi fuori della testa. E più forse del -bacio, mi faceva fremere la visione degli atti preparatori del medesimo, -quando lei pettinava lui così dolcemente con la mano; quando lei gli -insinuava nella bocca i miei cioccolatini. Così! Faceva così! E feci a -me stesso l'atto di insinuarmi in bocca i cioccolatini col rosolio. «Tu -soffri realmente, Ginetto Sconer, tu soffri!» Il sapore di quella -fanciulla, che dovevo gustare io, se lo è invece gustato Melai. Guai se -io fossi un uomo sanguinario come usa adesso! A quest'ora sotto quella -pergola esisterebbero due cadaveri. - - * - -La mattina seguente stavo un po' meglio, ma non così che, quando venne -Lisetta per rassettare le camere, io non dicessi: - --- Ah, belle cose, belle cose che succedono in questa casa! -Congratulazioni, molte congratulazioni con la vostra padroncina. - --- Perchè, signore? -- mi domandò Lisetta. - --- Voi non sapete forse quello che ieri è successo verso quest'ora, là, -sotto la pergola? - -E raccontai quello che avevo veduto: -- Uno spettacolo indecente. Non -saprei dire per quanto tempo ha seguitato a pettinarlo. - --- Capirà, signore, che finchè lo pettina lei, non lo pettina la morte. -Faceva così tutte le mattine nei giorni che lei è stato via. - --- Voi dite? - -Ella diceva così. - --- Ma quella sera che io sono partito, è partito anche lui! Allora era -una falsa partenza. - --- Non so, signore -- disse Lisetta --, ma io credo che abbia ottenuto -una proroga per affari di famiglia. - --- Ah, li chiamate affari di famiglia? Ah, un bell'ordine nell'esercito! - --- La mattina dopo che lei è partito, signore, lo abbiamo visto -comparire ancora qui, e la padrona gli ha fatto tanta festa. - --- Allora sua madre sapeva tutto. - --- Io credo di sì. - --- E anche lui, il padre? - --- Oh, lui sa sempre le cose per ultimo. - --- Ma questo amore come è nato? - --- Chi lo sa, signore? L'amore nasce così! - --- Ma come «così»? Così sotto la pergola? - --- Tutto può darsi, anche sotto la pergola. - --- Ma voi Lisetta, che sapevate le mie intenzioni, voi che vedevate che -io ero assente, perchè non siete corsa ai ripari? - --- Ah, signore -- esclamò Lisetta mortificata -- io ho fatto quello che -potevo fare; e appena ho potuto, ho parlato alla signorina. - --- Ebbene? - --- Io non glielo volevo dire, signore, per non darle dispiacere. - --- Vi autorizzo a parlare. - --- Ebbene, già che lo vuol sapere, la signorina ha detto: «Taci, taci -Lisetta! Io sposare un uomo così grosso e rosso che potrebbe essere mio -padre?». - --- Così ha detto? Inaudito! - --- Precise parole. - --- Ma voi dovevate insistere: «un uomo che sa quel che dice, che sa quel -che vuole, che conta qualche cosa nel mondo». - --- L'ho detto, signore. - --- E lei? - --- Lei? Lei ha detto: «con tutte quelle sciocchezze che dice, che fa -venire il latte ai ginocchi». - --- Idiota fanciulla! Dovevate dirle che io ero d'accordo con suo padre. - --- Anche questo ho detto. - --- E vi ha risposto? - --- Che piuttosto che sposare un parrucchiere, fosse anche coperto d'oro, -si butterebbe giù dal campanile di San Fulgenzio, che è il più alto -della città. - --- Ma è pazza quella fanciulla! - --- È innamorata, signore! - -Lisetta tacque, e anch'io. - -Ma quelle parole atroci riferite da Lisetta mi fischiavano alle -orecchie. Io parrucchiere? Io sono un costruttore della bellezza, e -anche di civiltà, perchè chi usa i miei prodotti è educato e civile. -Sentivo in me un'auto-intossicazione di furore. - --- Io tirerò le orecchie a quel signore -- dissi. - --- Non lo faccia, per carità -- disse Lisetta. -- Tutti quelli che sono -stati in guerra hanno preso lo spirito sanguinario. - --- Credete forse che io abbia paura? - --- Oh, no, signore: ma dico che è un momento succedere una disgrazia. - --- Io, del resto, non voglio fare tragedie, ma gli parlerò ad ogni modo -e gli dirò il fatto mio: «Ah, lei, bel giovane, che contemplava le -stelle. Lei preferisce però contemplare qualche altra cosa sotto la -pergola. Congratulazioni!» Oh, gli dirò questo ed altro. - --- È impossibile perchè è partito. - --- Non ci credo, perchè doveva già essere partito tante volte. Sarà -partito provvisoriamente. - --- No, definitivamente. - --- Allora gli scriverò: «Ah, falso sentimentale! Le piacciono invece le -cose di questo basso mondo, compresi i miei cioccolatini». E, quella -infelice, preferisce uno sbarbatello, che oggi c'è e domani non c'è, a -me che nel mondo conto per qualche cosa. «Dico sciocchezze», io! «Un -uomo grosso e rosso», io! - --- Lei è un uomo che può dare soddisfazione a qualunque donna. - --- Voi avete proferito una grande verità. Ma voi non sapete tutto. -Sapete perchè io sono andato a Genova? Questo, vedete, è il terribile! -Io sono andato a posta a Genova per comperare il regalo di nozze. E -proprio mentre io comperavo i gioielli più rari, ero tradito. - --- Oh, povero signore! Ma davvero proprio? - --- Dubitereste forse di quello che io dico? Venite qui, venite qui, -Lisetta. Guardate. Guardate, tanto per avere un'idea di chi sono io. -Questo era il regalo di nozze. - -La ho condotta nella mia stanza e ho aperto la borsetta. - --- Maria santissima! Spavento! - --- Guardate soltanto questa collana. Per darvene un'idea, neppure la -regina ne ha una così. - -Allungò il dito per toccarla. - --- Voi dovete sentire il peso. - --- E sono perle vere? - --- Vere? Vero oriente. Mica scaramazze. - --- E costano tanto? - --- Come voi, come lei, come lui, come tutta questa catapecchia, con -l'avvocato e sua moglie compresa. Sì, sì, pigliate pure. Già tanto io me -ne andrò di qui. Quelle forbicette, quella cipria. Anche quella pompetta -dell'acqua d'odore, se vi fa voglia. - -E le permisi di saccheggiare la mia toletta. - - * - -Scesi in giardino perchè sentivo che avevo gli occhi feroci, e la mia -fisonomia era in disordine. Non vedevo più niente. Ma quando ho visto i -gattini di Oretta che immergevano la linguetta rossa nel latte bianco, -attorno alla ciòtola, ho dato un calcio formidabile: due gattini sono -saltati in volata sopra la siepe. - - - - - XXVIII. -- DIVENTO QUASI FILOSOFO E ANCHE POETA. - - -Quel giorno mi sono eccitato; ma poi dopo mi sono calmato. Però dentro -mi è rimasta una sensazione amara e disgustevole. - -Eccola là, la impudica fanciulla! - -Io la vedevo dalla finestra del mio _chalet_, sotto la pergola, che -lavorava, e c'era ai suoi piedi quell'abbominevole cane Leone. Chi -avrebbe mai imaginato che colei fosse stata capace di dare dei baci -così? di fare delle carezze così? Una fanciulla ancor minorenne! «No, -signorina! voi eravate una falsa minorenne, un surrogato del giglio. Voi -avete sorpreso la mia buona fede». - -Io rivolgevo mentalmente queste parole dalla mia finestra alla signorina -Oretta quando mi accorsi che nel mio giardino c'erano dei gigli. Come -erano nati? Probabilmente erano già nati, e si erano dischiusi senza che -io me ne avvedessi. - -Così forse è avvenuto di Oretta: si è dischiusa sotto l'amore. Le donne -di Lionello si dischiudono d'estate e d'inverno; ma lo spettacolo -naturale è più bello. Se non che dovevo essere io a dischiudere, signor -Melai. Io, non voi! Voi avete requisita la mia proprietà! Era la -gelosia. Che spaventoso sentimento! Agisce da pompa aspirante al cuore e -porta via tutto il sangue, tutta la proprietà. Voi non avete più la -vostra proprietà. Sì! Eccola là, ma non è più vostra: è di un altro. La -proprietà di una donna non è come quella della mia palazzina. Non c'è -altra abbondanza che di donne, ma che importa? È quella donna! Con quel -ricamo della bocca, con quel sorriso, con quel sapore non ce n'è che -una. Perchè, Oretta, non hai fatto le carezze a me? Perchè non hai -pettinato, così, così i miei capelli? - -Mentre io facevo così e così, mi accorsi che questa operazione non si -poteva compiere troppo bene, perchè i miei capelli sono alquanto -incatramati dalla pomatina. Ritrassi infatti la mano profumata bensì; ma -appiccicata. - -Posso convenire che i capelli di Melai si prestano meglio a questa -operazione. - -Ma ciò non toglie che voi, signor Melai, abbiate requisita la mia -proprietà. La quale si lasciò requisire. E allora mi ritornarono alla -mente quelle abbominevoli parole di lei: «Un uomo grosso e rosso...!». - -Ah, signorina Oretta! Un uomo grosso e rosso, io? - -«La vostra opinione, signorina -- la apostrofai dalla finestra -- è -errata! Io sono io! Non sarò un ragno, vestito in grigio-verde; ma io -sono un uomo _in gamba_ e che conta qualche cosa nel mondo; e il vostro -Melai è uno che oggi c'è, e domani non c'è. E voi, signorina? Io vi -credevo capace, non solo di pudore, ma anche di comprendere il vantaggio -della posizione eccezionale che io vi offrivo. Questa poesia di tipo -superiore voi non la avete capita. Tal sia di voi». - - * - -Stavo ravviando col pettine i capelli disordinati, quando entrò la -Lisetta. - --- Vi pare, Lisetta, che io sia grosso e rosso? I capelli rossi! No, -rossi: tizianeschi. Lasciate, lasciate passare un po' di tempo, e poi -vedrete che la vecchia e la giovane avranno a pentirsi amaramente. - --- Forse lei, signore, ha ragione -- disse Lisetta. -- Sapesse adesso la -mia padroncina quanto soffre da quando lui è partito. Non dorme più, non -mangia più; è diventata pallida. - --- Questa notizia -- dico io -- mi fa piacere. Prenda il papavero! Oh, -non capita mica tutti i giorni ad una povera provinciale di trovare un -marito con centomila lire di regali in soli gioielli, oltre il resto. - --- Poverina! Sarà calata, da quando lui è partito, di tre buoni -chili.... - --- Un chilo al giorno, -- dico io. - --- Adesso sì che non digerisce più bene! - --- Prenda la cascara sagrada, -- dico io. - --- Prega tutto il giorno perchè il Signore lo faccia salvo. - --- Ditele che faccia anche un altro voto: di non uscire di casa il -sabato, così sono due giorni, venerdì e sabato. - --- Ma lei è ben cattivo, signore! - --- Pretendereste forse che io fossi buono con chi mi ha fatto del male? - - - - - XXIX. -- L'INUTILITÀ DELLA MIA SAGGIA ELOQUENZA. - - -Io non avrei avuto questa conferenza con la signorina Oretta, se la -persistenza di lei sotto la pergola non avesse eccitato sempre più la -mia indignazione. E d'altra parte il mio amor proprio oltraggiato -domandava qualche riparazione. - -Ella si stava mattina e sera, sola soletta, sotto la pergola, curva a -lavorare; con cane Leone, immobile ai suoi piedi. - -Deliberato il colloquio, feci una _toilette_ come per una visita di -condoglianza. Infilai un paio di guanti e mi inoltrai per il vialetto. -Il mio passo scricchiolante su la ghiaia fece voltare la testa ad -Oretta. Cane Leone -- maledetto sempre -- era anche lui tetro: non voltò -la testa, non latrò: ma si limitò a mostrarmi i suoi denti. - --- Buon giorno, signorina Oretta -- dissi. -- Io sono dolente di non -aver potuto salutare ancora una volta il signor Melai, tanto caro e -simpatico giovane. - --- È partito. - --- Definitivamente, lo so. - -(Silenzio). - --- Permette, signorina, che io mi sieda? - --- Ma la prego. - -(«E anche lei permette, è vero?» -- dissi con lo sguardo a cane Leone). -Mi sono seduto su la poltroncina di vimini, dove sedeva Melai. - --- Permette anche, signorina Oretta, che le parli? - --- Ma la prego. - -Ella stava sempre con la testa in giù, sul ricamo. Ed io allora ho -iniziato verso la signorina Oretta un discorso patetico e insieme -persuasivo: -- Signorina Oretta -- cominciai --, le parlerò, come dire? -non poeticamente ma praticamente: prima di venerdì sette giugno, ore -undici e mezzo del mattino, io vivevo nel convincimento che ella non -avesse mai varcato la frontiera, come dire? dell'Amore. Anzi credevo che -ella ne ignorasse persino l'esistenza: per conseguenza, io, da quel -perfetto _gentleman_ che mi onoro di essere, mi sono mantenuto verso di -lei sempre in un decoroso riserbo. Ho l'onore di essere ascoltato, è -vero, signorina? - -La signorina Oretta non disse nulla ed io proseguii: - --- Ma la mattina di venerdì sette giugno, alle ore undici e mezzo, -reduce appunto da un mio viaggio a Genova, che ha, se permette, qualche -relazione con quanto sono per dirle, ho dovuto constatare, in modo -- la -prego di credere -- del tutto casuale ma irrefragabile, che lei sotto -questo _bersò_ era già a conoscenza, per non dire in possesso, del -territorio d'Amore. Specifico: è stato così e così.... - -Mentre io specificavo, credevo di essere interrotto: ma non fu così. -Credevo che il suo volto arrossisse. Ma niente di tutto questo. - -Finii allora di specificare. - -Ella si irrigidì. - --- Sono dolente -- dissi -- che il signor Melai sia partito, perchè gli -volevo, oh non già fare scene tragiche, ma così, semplicemente dire: -«Congratulazioni, signor Melai, congratulazioni sincere! Constatiamo che -lei, dopo avere proclamato la vanità delle cose di questo mondo, è -ritornato sopra la sua opinione; e che, dopo avere contemplato la luna e -le stelle, ha trovato che è piacevole anche abbassare gli occhi sopra un -amabile volto. Congratulazioni!». - -La signorina Oretta cominciò a capire il mio significativo linguaggio e -si scosse; ma io proseguii: - --- E congratulazioni anche con lei, che ha saputo chiamare quel giovane -ad una valutazione più esatta dei beni terreni. Questa cosa ha fatto -piacere a lui, per quanto abbia fatto dispiacere a me. Ma niente di -male, signorina! Lì per lì, confesso, la cosa mi ha prodotto una certa -impressione, direi sfavorevole al di lei confronto; ma poi ci ho -pensato, e ho trovato che la cosa, o con l'intervento del signor Melai o -con l'intervento di un altro, doveva succedere, o in quel giorno o più -tardi. Avrei desiderato col mio intervento,... ma non è questo -l'argomento dell'attuale colloquio. Quello che mi premeva di -significare, è che la mia attenzione si era posata con benevolenza sopra -di lei: tanto è vero che mi ero permesso qualche _avance_ di matrimonio -col di lei genitore, e ne avevo avuto buoni affidamenti. Ma io le dirò -di più: il mio viaggio a Genova era avvenuto per acquistare l'omaggio di -alcune bazzecole decorative, le quali non sono sdegnate anche dalle più -rigide virtù. Senonchè la mattina del sette giugno ho assistito -all'assalto della di lei virtù. Questo spettacolo, creda, non era nel -programma del mio viaggio! Ma badi: io non discuto in questo momento la -preferenza data al signor Melai: Melai le è simpatico, e perciò io devo -essere antipatico. Il mio orgoglio d'uomo è rimasto ferito. A lei non -importa, lo so. Semplicemente mi sorprende che in una signorina, come è -lei, che io avevo prescelto specialmente per le sue qualità di -equilibrio mentale, abbia potuto aver luogo un fenomeno così folgorante -di passione, diciamo così, irrazionale. «No! parlo piano -- dissi a cane -Leone che stava attento: -- parlo piano come è mia abitudine: piano, ma -energico e preciso». E attesi una risposta. - -Allora la signorina Oretta mosse le labbra, e venne fuori questa -risposta: - --- Noi ci conoscevamo da prima. - --- Ecco un particolare del tutto ignorato -- dissi. -- Con ciò ella -vuole significare che esisteva un diritto di prelazione in favore del -signor Melai.... - -Fece cenno di sì. - --- Il mio cuore sanguina; ma l'onore è salvo! - -La signorina Oretta ebbe allora un sussulto: con la mano frugò, trasse -una lettera: me la offrì. - --- Signorina -- dissi -- ella vuole offrire la documentazione di quanto -asserisce verbalmente; ma non importa, la prego. - -Ma ella insistette. - --- Ebbene, quando ella insiste.... - -Allora io estrassi dalla busta la lettera, apersi il foglio, e lessi le -cose seguenti: - -_«Signorina, mi chiamo Marco Melai; sono caporale nel 6º Battaglione -Cividale. Ho ventidue anni e mi trovo in guerra dal 5 ottobre 1915. Sono -stato già ferito una volta. Mio padre è colonnello; la mia povera mamma -non c'è più in questo mondo. Credo che questa presentazione sia -bastevole. Dove mi trovo? Sui monti. A lei indovinare. Vuole diventare -la madrina dei miei alpini? La assicuro che sono giovani forti, buoni e -valorosi. Non spetterebbe forse a me il dirlo, ma la verità non sta mai -male»._ - -Rimisi la lettera nella busta, e gliela restituii con bel garbo. - -Ella la ripose nel non voluminoso archivio del suo seno. - --- Ma mi permetta, signorina -- ripresi: -- dallo stile di questa -lettera sembra che questo signore non conoscesse lei di persona. - -Oretta rispose: - --- E nemmeno io conosceva lui. - --- Sarebbe indiscrezione domandare qualche schiarimento in proposito? - --- L'anno scorso -- disse allora Oretta -- io ero ancora a scuola, -quando la signora direttrice ci ha invitate a dare qualche libro di -lettura per i soldati.... Io allora ho dato le _Mie Prigioni_ di Silvio -Pellico, dove c'era scritto, sul frontespizio, il mio nome.... - --- E probabilmente anche l'indirizzo.... - --- Sì, signore. E allora una mattina, ecco che viene il postino, e mi -consegna questa lettera qui.... - --- Signorina, la prego: si calmi. E appena ricevuta questa lettera, lei -ha risposto.... - --- L'ho fatta vedere.... - --- A papà! - --- No, a mamà. - --- E mamà ha detto? - --- Di rispondere con due parole gentili. - --- E lei, naturalmente, ha risposto. - --- Sì, signore. - --- E lui ha continuato a rispondere.... - --- Sì, signore. Dopo io l'ho conosciuto qui all'ospedale, dove andavo -con mamà. Una volta, andando all'ospedale, io avevo una rosa con me.... - --- E lui gliel'ha chiesta. - --- Sì, signore. - --- E lei gliel'ha data. - --- Sì, signore. - --- E mamà era presente? - --- Sì, signore. - -(Ho capito: la rosa era diventata un rosaio). - --- Permette ora una domanda? Lei vuol bene a suo papà oltre che a mamà, -è vero? - -Mi guardò stupefatta. - --- Suo papà è un uomo serio, un uomo positivo. Egli sa che le rose -fioriscono in maggio, ma dopo viene l'inverno. Il suo sguardo vede -soltanto la primavera, ma il nostro è più lungimirante e si estende in -tutto l'orizzonte della vita. Crede lei, signorina, che il di lei babbo -sarà contento quando saprà che lei ha legato il suo destino a quello di -un soldato? - --- Allievo ufficiale, signore! - --- Sia pure _allievo ufficiale_.... - -Io volevo dire _allievo cadavere_, ma me ne astenni; i due laghi alpini -si venivano velando, e il mio primo sentimento fu di estrarre dalla -tasca il mio fazzoletto, e passarlo su quel visino. Però provavo piacere -a vederla soffrire. - --- Ma sono queste anime pure -- esclamò d'un tratto -- che si -sacrificano oggi così. - -La signorina Oretta proferì queste parole con notevole eccitazione, e in -quella circostanza io potei constatare l'agitarsi di quel seno, che fino -a quel giorno brillava per la sua assenza. - --- Signorina -- risposi -- condivido i suoi nobili sentimenti; però se -lei volesse ritornare sopra le sue deliberazioni, se vuol dimandarne una -dilazione nella risposta, per conto mio sarei disposto a considerare -come non avvenuto il fenomeno apparso sotto questo _bersò_, la mattina -del sette giugno. - -Ma la risposta fu improvvisa e non quale la mia generosità meritava. - --- Signore -- mi disse -- io ho fatto quello che dovevo fare secondo il -mio cuore. Se lui tornerà, ci sposeremo. Se no, sarà quello che Dio -vorrà. - -Lei diceva queste parole per conto suo, e due lagrime intanto, emissarie -dei due laghi alpini, scendevano per conto loro giù per le gote. - --- Quando è così, basta, signorina, basta! Quello che lei ha fatto è -sentimentale, ma non è pratico -- dissi presentandole la mano guantata. - -Mi sono alzato e mi sono inchinato. - - * - -La signorina Oretta non poteva dichiarare in modo più esplicito di avere -abbandonato tutte le sue riserve al prestito nazionale per la guerra. -Tuttavia è un fatto che le donne hanno la tendenza a dare il loro voto -agli uomini di tipo sanguinario. Non mi parve dovere esporre la mia -dignità a ulteriori insistenze. Prosegua, prosegua a piangere, signorina -Oretta! Quando quel signore tornerà, se tornerà, non troverà che un -naso, i capelli, e quattro ossi in croce della fu signorina Oretta. - - - - - XXX. -- LA VENDETTA È IL CIBO DEGLI DEI. - - -Seduto davanti allo _chalet_, io eseguivo una specie di bilancio -consuntivo, quando un'ombra intercettò la luce, e si fermò davanti a me. - -Era madama Caramella. A quella vista sentii nascere in me un così -concentrato furore che, per la prima volta, mi giudicai capace di una -azione violenta. - --- Buon giorno, cavaliere, -- mi dice con adorabile tranquillità. -- In -settimana verrà senza fallo l'imbianchino a pulire la cucina. - --- L'imbianchino? Non occorre più. - --- Ma non viene la sua signora madre? - --- No. È andata ad _Aix-les-Bains_. - --- Oh, quanto mi dispiace! - --- Anche a me. - -Silenzio. - --- Mi pare di cattivo umore, cavaliere, -- dice madama Caramella. - --- Io? Può darsi. Ma lei invece, per quello che succede, mi pare di -troppo buon umore. - --- Qualche cattiva notizia nel bollettino della guerra? - --- Nel bollettino della guerra? Non so: ma nel suo bollettino, sì certo. - --- Mio? - --- Suo, sì, di lei. Come? Non lo sa? Ma lei è entrata in guerra! Io ne -sono ancora stupefatto: una donna come lei che non è più una giovanetta, -che fino a ieri aveva dato prova di equilibrio mentale, di senso della -realtà, decreta anche lei improvvisamente il salto nel vuoto; e finchè -lo fa lei il salto, poco male, ma ci spinge la sua figliuola e quel buon -uomo di suo marito. Io credevo che lei volesse bene alla sua famiglia. - -Constato con piacere che madama Caramella è stupefatta alle mie parole. - -Madama Caramella mi domanda che cosa è successo. - --- Lo domanda a me? Le sue vesti bruciano, e mi domanda che cosa -succede? Lei lo deve sapere meglio di me. Non è lei che ha permesso a -quel signor Melai di venir qui? - --- Ma sono fidanzati. È naturale! - --- Quanto a _naturale_, nessuno ne dubita. Anzi io le posso dire che tre -giorni fa, alle ore undici e mezzo del mattino, tornando da Genova, ho -assistito là, sotto quella pergola, ad una scena anche troppo naturale. - -Descrivo la scena, ma madama Caramella non stupisce, non arrossisce. Si -limita ad osservare che un bacio tra fidanzati è una cosa che usa da -molto tempo. -- Ma, e poi, scusi, cosa c'entra lei? - --- Mi domanda cosa c'entro io? Arriveremo anche a questo punto. Intanto -le faccio osservare che quello era un bacio speciale, come una _film_ di -lungo metraggio, ai cui ultimi quadri io mi sono sottratto per ragioni -di decoro personale. E lei poi si scandalizza per un po' di gambe che -mostrano le ragazze a Milano! Ma lasciamola là! Questo fidanzamento è -avvenuto col suo consenso? - --- Sa lei forse -- domanda madama Caramella -- qualche cosa sul conto di -Melai? Un giovane di famiglia onorata.... - --- Non discuto affatto. - --- Un giovane che ha sempre proceduto con la più scrupolosa delicatezza, -tanto è vero che la prima cosa fu di presentarsi a me con una lettera di -suo padre. E d'altra parte domando e dico: ad un giovane che fa il suo -dovere per la patria, ad un giovane ferito, all'ospedale, solo, -poverino, che domandava di corrispondere con Oretta, potevo io dir di -no? Ma se non ci aiutiamo fra noi, buoni, chi ci deve aiutare? - --- È un'opinione rispettabile, ma non condivido. Il suo preciso dovere -era invece, appena ella si accorse di quella passione, di troncare: -taglio netto. Probabilmente anche lei, madama, si è lasciata sedurre -dalla montura. - --- Oh! - --- Prego, si calmi. Osservi invece -- tanto per incidenza -- come è -ridotta sua figlia. Pareva un fiorellino, e adesso è uno straccio. - --- Ma bisogna bene soffrire qualche cosa in questo mondo.... - --- Ma chi le ha dato da intendere questo? - -Madama Caramella guarda la mia calma con un principio di alienazione -mentale. - --- Oh, io sono certa -- disse madama Caramella -- che quando mio marito -saprà tutto, dirà: «Hai fatto bene!». - --- Io non credo: ma se fosse così, direi che il di lei consorte è molto -più poeta di Cioccolani! Scusi, signora, ma lei sta in piedi e ciò mi -dispiace. - -Prendo una sedia, e prego madama Caramella di accomodarsi. - -Proseguo: -- Mi posso sbagliare, anzi mi auguro di sbagliare; ma lei, -cara signora, ha commesso un'imprudenza le cui conseguenze possono -essere incalcolabili. Lei ha arrestato il benessere della sua famiglia. -Ma certo! Sa lei come vanno in malora le famiglie? Generalmente in -conseguenza di un errore iniziale che passa quasi sempre inavvertito: -che può essere la firma a una cambiale di favore, un contratto -sbagliato, una mancanza di precauzione igienica, un matrimonio fatto coi -piedi: appunto una mancanza di igiene morale: è il suo caso! Dopo, cara -signora, lei ha un bel seguitare a fare il bucato in casa, tener le -galline, fare i salamini e i prosciutti in famiglia.... - -Constato con piacere che madama Caramella è presa da un po' di convulso. - --- Ma quando sarà finita la guerra, quando lui tornerà, saranno felici. -Non crede lei che la guerra finirà presto? -- domandò con ansia madama -Caramella. - --- Finire? Ma se è appena un anno che è cominciata? Dove ha letto lei -queste panzane? Nei giornali forse? Ma cosa crede lei che scorticare i -tedeschi sia facile come scorticare il suo porcello? Eh! eh! Noi uomini -d'affari ne sappiamo qualche cosa. Finire? Ma, prima, si deve muovere -l'America, che sono cento milioni; poi si deve muovere l'Asia che sono -almeno altri cinquecento milioni. Pensi che adesso, con la telegrafia -senza fili, si può chiamare tutto il mondo alla guerra. - --- Ma finirà una buona volta. - --- Può darsi; ma dopo verrà la rivoluzione, e chi si salverà saremo -appena noi modesti capitalisti che sapremo, se occorre, comperare anche -la rivoluzione. - --- Ma Iddio non permetterà.... -- balbetta la povera madama Caramella. - --- Ma cosa vuole che Iddio, con una amministrazione così vasta, possa -occuparsi di questi dettagli? Lei ha tempo, cara signora, di iniziare -per la sua figliuola una cura ricostituente. - --- Ma lui tornerà, si farà una posizione, e una volta sposi, saranno -felici. - --- Lo auguro, ma elevo dei dubbi. Anche nella migliore delle ipotesi, -lei non deve dimenticare che quel signore faceva baldoria. Io mai fatta -baldoria! Poi lei ha sentito: fucila le signorine! Badi che io ammiro e -amo il signor Melai: ma come individuo che possa dare la felicità alla -sua signorina, escludo. Però se le fa piacere, ammettiamolo! Se non che, -coi tempi che verranno, il matrimonio sarà un lusso che soltanto un -milionario si potrà permettere. E invece lei, mia cara signora, aveva -proprio la felicità a portata di mano qui nella sua casa. Io gliene -parlo con la massima calma, come del resto è mia abitudine: ma accentuo! -Permette, signora? - -E sono andato di là e ho preso la borsetta. Mi siedo e proseguo: - --- Le cose stanno così, signora: i miei occhi si erano posati con -notevole benevolenza su la di lei signorina, e non sarei stato alieno -dal domandarla in isposa. Sarebbe stato un matrimonio razionale, senza -eccessiva passione da parte della signorina: lo posso ammettere. Prego -non mi interrompa. Ma io non credo -- mi potrò sbagliare, sa, -- io non -credo che sia necessario fare precedere il matrimonio da un periodo -incendiario, come una reticella Auer che prima bisogna bruciare. No, io -non credo. Certo è che io ho coltivato nel mio cuore una speranza, una -illusione; ma non parlo per me. Capirà benissimo che a me non manca a -chi buttare il mio fazzoletto. Parlo per quella povera signorina Oretta, -che ha goduto un momento per un giro di valzer in un mattino di -primavera; ma come deve scontare! E anche mi si stringe il cuore -pensando a quel brav'uomo del di lei consorte, che meritava proprio di -finire i suoi giorni tranquillo. Ma mi preme, signora, di documentare -quello che io dico: io non _bluffo_; io documento! - -Aprii la borsetta. - --- Ecco qui. Andai a Genova apposta. Ecco qui: questi, come ella può -vedere, erano i regali di nozze. Autentici e parecchi: balasci, -smeraldi, turchesi, opere di gran lapidari: mica scaramazze! - -Madama Caramella non parla più. - -Io proseguii: -- Invece di deperire, lei vedeva la sua figliuola bella, -felice, moglie del cav. Ginetto Sconer, e da qui un anno lei, scusi, era -nonna e la sua figliuola c'era il pericolo, caso mai, che ingrassasse di -troppo. Destino, cara signora! Ma l'imbianchino ora è perfettamente -inutile. - -Così ho tolta la seduta. - - - - - XXXI. -- _CHAMPAGNE_, PESCHE E PROSCIUTTO. - - --- Cosa state facendo, signor Sconer? Sempre l'uomo georgico? - --- L'ho fatto, ohimè, contessina; ma ora sto facendo le valigie. Ero -venuto qui a P*** per un certo affare, ma non si potè concludere. Lo -metteremo alla partita del passivo. - -La contessina era venuta da me, questa volta, sola: senza il seguito del -poeta al guinzaglio. - --- Con quest'orribile caldo! - --- Vi disturbo, Sconer? - --- Lei mi perturba, non mi disturba. Certo io non la posso ricevere con -tutte le regole del protocollo. È tutto sottosopra qui. - --- Avete un bicchier d'acqua, Sconer? - --- Ma lei ha sete, lei è sudata, lei è venuta a piedi per quella strada -bruciata da questo terribile sole. (Era quasi mezzogiorno). -- Quando -penso che la pelle del suo adorabile volto, delle sue adorabili mani può -oscurarsi, c'è da fremere per il rimorso. - --- Avevo i guanti e il velo. - --- Ah, meno male. - --- E poi io mi diverto nella gioia del sole. - --- Io no: d'estate preferisco l'ombra. - --- Io invece il gran sole; e d'inverno andare per la neve, quando tutto -è neve, sentir la gioia di affondare nella neve sino alla caviglia: -respirare la neve. - --- Allora preferisco il termosifone. - -Ma perline di sudore le si venivano formando su la fronte. Ella estrasse -un moccichino di merletto del tutto insufficiente perchè non era più -grande della palma della mia mano. Allora io spiegai i miei bellissimi -fazzoletti. -- _Pardon!_ -- e ne posai uno delicatamente sul suo volto, -un altro su la nuca. - --- Voi, Sconer, mi velate come Iside. - --- Veramente io vorrei fare il contrario. - --- Siete ben temerario.... - --- Conserverò, contessina, questi fazzoletti imbevuti della di lei -persona. Ma dicevamo? Ah, l'acqua. L'acqua qui è in fondo al pozzo, e il -pozzo è cupo. Ma ora che ben mi ricordo, devono rimanere nella credenza -due avanzi di una stirpe infelice. Se lei può sostituire l'acqua con lo -_champagne_.... - -(Sono proprio gli avanzi di quelle bottiglie di _champagne extra dry_ -che mandai a prendere quel giorno per onorare Melai al pranzo; una delle -quali probabilmente ha servito ad alimentare quell'incendio che io -dovevo contemplare la mattina del sette giugno. Ah, povero mio -_champagne extra dry!_) - --- Probabilmente saranno calde, ma le facciamo subito _frappées_; le -mettiamo giù nel pozzo. - -La contessina accetta con piacere. - -Realmente nella credenza erano onestamente rimaste obliate le due -bottiglie dal collo d'argento. - -La contessina si diverte. Vuole metter lei le bottiglie nel secchio, e -calar lei la fune. - --- Un momento, contessina. - --- Che cosa? - --- Eh, ma se caliamo le bottiglie così, dopo, quando il secchio è -nell'acqua, galleggiano e vanno via. E chi le ripesca più? Bisogna -legarle al secchio. - -È meravigliata. - --- Sempre così previdente, Sconer? - --- Sempre, contessina. Sistema della Casa. - -Leghiamo, caliamo le bottiglie. - -Ora i bicchieri. Nella credenza vi sono molti bicchieri, ma non le coppe -per lo spumante. V'è un cavatappi di stile antiquato, ma non serve. - -È la prima volta che mi avviene di adoperare gli _oggetti consegnati -oggi sei maggio al cavaliere Ginetto Sconer_ dalla signorina Oretta. -Quante speranze, allora! Ma quel tempo è fuggito. Fiorì la speranza al -tempo delle violette, e la speranza morì al tempo delle rose. Non -pensiamoci più. - -Tovagliolini non ve ne sono: ma tovaglioli molti. Ghiselda ne spiega uno -di lino grosso spigato. - --- Pare una tovaglia. - --- No, un tovagliolo. Ne abbiamo anche noi di così fatti alla nostra -villa delle Cipressine. Nostra? Credo che sia svanita la villa delle -Cipressine. - -Fece un gesto con la mano, e vi soffiò sopra come su una bolla di -sapone. -- Peccato! Ero nata là. - -Ora tiriamo su le bottiglie. - -La vista dell'acqua gelida nel secchio la attrae, vi immerge la mano, -raccoglie l'acqua nella conca della mano e si diverte a farla cascare. - --- Sa come Pindaro chiama l'acqua? - --- Mi dispiace.... - --- E sa come la chiama S. Francesco? «Umile e casta!» - --- Oh, infelice! Ma noi berremo _champagne_. - -Stappo: il tappo salta. Pum! Lo _champagne_ ci spruzza, ma la contessina -beve. - --- Delizioso bere -- esclama -- quando si ha sete. - -Questo lo so anch'io. - --- Un biscotto, Sconer? - --- Ce n'erano tanti, e cioccolatini anche. Ora più niente! Ma lei ha -fame, contessina! - --- Mio Dio, sì. - -Guardo con stupore quella meravigliosa creatura, sottoposta anche lei -alla legge della fame: ma sono cose che avvengono a mezzodì. Mi balena -una idea luminosa. - --- Contessina, se noi facessimo colazione? - --- Qui? - --- Sì, contessina. - --- Qui all'aperto? Vicino al pozzo? Sotto quest'ombra? Ah, delizioso! - --- Tanto più, contessina, che il pozzo agisce da termosifone -refrigerante. Già, ma non c'è niente da mangiare. Un momento, però. - -Esco, trovo Lisetta, le racconto il caso, e la prego di portare qualche -cosa: ma sùbito. - -Ritorno. - --- Occorrerà un piatto, delle posate -- dico alla contessina. - -(Ecco lì la credenza con gli oggetti consegnati al fu cavalier Ginetto -Sconer). - --- Faccio io -- dice lei. - -Vuole lei preparare la tavola e mi impone la ubbidienza. - --- Contessina -- dico tuttavia -- se vogliamo (ma come si può dire -questa volgare parola, _mangiare_?) fare un piccolo _lunch_, io credo -che sia meglio metter prima fuori la tavola e preparare poi. - -Trasportiamo un piccolo tavolino vicino al pozzo, presso la siepe, -all'ombria. Dopo di che, ella mi ordina di stare seduto. Rabbrividisco -di piacere al suo ordine. Mentre ella va e viene e porta le stoviglie, -io la ammiro. - --- Contessina -- dico -- mi permetta di farle un complimento. Lei mi -ricorda quelle meravigliose cameriste che si trovano nei romanzi del mio -amico Lionello. - -Ride. - -Si vedevano, mentre lei va e viene, quelle due cosine gelatinose che -danzavano. Ah, l'estate, col velo che a pena portano le signorine, è una -stagione terribile! - --- Contessina, mi permette un altro complimento? - -Ella portava due modeste scarpette di color grigio, che delineavano la -forma del piede così dolcemente come una sementina di popone, e due -roselline di perle erano il solo ornamento. - --- Contessina -- dissi -- sinora ho creduto che i tacchi alla _Louis -Kenz_ rappresentassero la più alta espressione della moda, ma lei mi fa -ricredere. Le sue scarpette sono i guanti _gris-perle_ delle sue -incomparabili estremità. - -Si ferma, mi guarda con quei suoi occhi, e dice: - --- Sa che lei, Sconer, dice delle sciocchezze? - --- Tutto può darsi, contessina. - -Ho la sensazione del vuoto. - -Mi tornano a mente le parole di Maioli: che Ghiselda è la più bella nave -che sia stata varata nell'oceano femminile. Che io sia già trasportato -nell'oceano? Ho paura e nel tempo stesso sento una gioia, una gioia che -mi raddoppia la vita. Dio mio, che sia il bacillo dell'amore di cui -parla il dottor Pertusius? Salvami, dottor Pertusius! No, lasciami -morire. È così dolce morire così. L'universo mi guarda attraverso gli -occhi di lei; la sua capellatura d'oro mi soffoca. Calmiamoci, Ginetto -Sconer. Dissi allora: - --- Io non dimenticherò mai, contessina, questo giorno inaugurale. - --- Perchè, signor Sconer? - --- E me lo domanda? Essere servito a tavola da lei! Mi permetta che noti -questa data memorabile: quindici giugno! Essa farà da contrappeso ad -altra data infelice. - --- C'è tutto in tavola, vero? -- mi domandò sorridendo. - --- Sì, manca una cosa e poi c'è tutto. - --- Ah, i fiori, mancano i fiori. - -C'erano ancora dei gigli nel giardino: li coglie, cioè li vuol cogliere, -ma il fusto resiste. - -Allora io levo dall'astuccio il mio temperino d'argento, faccio scattare -la lama, offro. - --- Ma lei ha tutto, Sconer! - --- Tutto, contessina. - -Così ella taglia i gigli. Li aspira, e sospira: -- Ah, deliziosi i -gigli! Sentite, Sconer! - --- Sì, deliziosi: ma hanno dentro l'inconveniente di quella cosina -gialla. Vede? - -E pulisco la cosina gialla che si è attaccata su la punta del mio naso, -e -- _pardon!_ -- anche sul suo. - --- Piuttosto -- dico -- cogliamo delle rose. - -Colgo una rosa, la odoro, ma vedo venir fuori due bestie. Orrore! La -contessina ride, ma io scuoto la rosa e schiaccio le due bestie. - --- Cosa avete fatto, Sconer! Voi avete ucciso due bellissime cetonie. - --- Ma perchè erano entrate dentro le mie rose? - --- Per amarsi -- disse la contessina -- e le rose sono il loro talamo -profumato. - --- Fortunate le cetonie -- sospirai io. - -Ella prende la rosa, e coi gigli la mette entro una caraffa, e questa -dispone su la tavola. Dice: -- Ora c'è tutto! - --- Mi dispiace -- dico io --, ma manca sempre una cosa. - --- Dio mio! Che cosa? -- Cerca, non trova. - --- Il sale, contessina. - - * - -La Lisetta viene, intanto, con una fiamminga di fette di prosciutto, -così roseo, così spirituale che penso anch'io ai misteri della natura, -che ha creato una bestiaccia tanto immonda, per fornire a noi un cibo -tanto distinto. La contessina si siede, mangia. Come è interessante -vederla mangiare! Una rosea fetta scompare nella rosea bocca. Sembra che -mandi giù dei _fondants_. - --- Ma sapete, Sconer, che questo _jambon_ è delizioso? - --- Lo credo. (Deve essere il fratello maggiore del porcelletto della -signora Caramella). - --- Ma mi permetta: non teme lei che a mangiare così le possa far male al -corpo? - --- Male al corpo, Sconer? In che modo? Io non mi sono mai accorta di -avere un corpo. - --- Io, sì. - -Sospirai profondamente. - --- Dunque, contessina, deliziosa l'acqua, delizioso il vino, deliziose -le cetonie, delizioso il prosciutto: tutto delizioso.... - --- Ah, sì, Sconer; forse anche la morte, deliziosa; ma non ne ho la -sensazione: mi pare di non dover morir mai. - --- Anch'io, contessina. Cioè, deliziosa la morte no; ma voglio dire che -anch'io ho la sensazione di non dovere morire mai. Così che se noi due -fossimo marito e moglie, non moriremmo mai. - --- Ah, ah, ah! -- Dà in uno scoppio di risa sconcertante che le si vede -sino alla gola. - --- Come Filemone e Bauci. - -Non conosco questi signori, ma mi pare che lei prenda la cosa in giuoco. - -Ma si fa seria d'un tratto e dice: - --- Mio Dio, cosa stiamo facendo, Sconer? - --- Stiamo facendo colazione, contessina. - --- Ma è compromettente! - --- Magari fosse, contessina. - --- Ma lei è davvero audace! - -Io sospiro. - -Lei torna a dare in un altro scoppio di risa. - -Io sono disorientato. Qui sta per succedere qualche cosa di -straordinario. È il sole che l'ha indorata? lo _champagne_ che l'ha -eccitata? Non so: ma questa donna è titanica, folgorante. È la gioia -trionfante. - -Vivere con lei, viaggiare il mondo con lei sempre in un delizioso -_tête-à-tête!_ _Sleeping car_, _Excelsior hôtel_, _Palace hôtel_. -D'estate al Capo Nord, d'inverno, _orient-express_, in Egitto, su quei -battelli che solcano il Nilo, come in quel quadro che c'è Cleopatra. - --- Ma che cosa ha lei, Sconer? - --- Sogno, contessina. - -Questa donna è famelica. Ridendo, mentre io sogno, ha mangiato tutto il -porcelletto. Che cosa devo darle ancora? - -Ma il piatto vuoto del porcelletto di madama Caramella mi fa sovvenire -che esistono anche le pesche della medesima. Lei le ha contate: lo so. -Ma non importa. - --- Un momento, contessina -- dico. - -Mi allontano, ed eseguisco la requisizione delle pesche: un atto audace, -non dirò come furto; chè, dopo tutto, vada per i miei cioccolatini che -la signorina Oretta infilava nella bocca di quel signore; ma perchè -correvo il rischio di essere sbranato da cane Leone. - -Ritorno con le pesche. - -Alla vista delle pesche, la contessina è presa da gioia saltellante. -- -Lei è ben gentile, Sconer. Lei lo sa che io adoro le pesche? _Tu la -persica che si spicca e ne cola il succo giulìo, dammi._ - -Io do le pesche. - -_Lei_, _voi_, _tu!_ ecco, siamo passati al _tu_! Oimè, no! - --- Sapete, Sconer, chi dice così? È un grande poeta che dice così. -Sentite che profumo -- dice, e me le mette sotto il naso, le pesche! - -Povero Ginetto! - --- Permettete, Sconer? - -Ne prende una e la morde; immerge quei denti nella carne della pesca. - --- Contessina -- supplico -- non faccia così. - --- Le vengono i brividi, Sconer? - --- Direi di sì. - --- Anche mamma non può vedere. - --- Veramente io.... non è per le ragioni di mamà! - -Mi fissa un momento sorpresa; con quelle labbra sanguinanti dalla pesca. - --- Voi siete molto sensibile, Sconer! - --- Tanto, contessina. - -Qui sta per succedere qualche cosa che deciderà della mia vita. Anch'io, -come madama Caramella, come tutti, entro in guerra. - -E se lei non distingue l'attivo dal passivo, che importa? Maioli, -Maioli, tu stai per guadagnare l'automobile. Che fare? Gettarmi ai suoi -piedi? Peccato! Adesso non usa più. - -Mentre pensavo così, mi sorprendono queste parole di lei. - --- Sapete, Sconer, che sono venuta qui anche giovedì scorso? Ma mi hanno -detto che voi eravate assente. - --- Infatti son dovuto andare a Genova per un certo affare di oggetti -preziosi. - --- Commerciate anche in oggetti preziosi? - --- Ohimè, sì. - -Vado a prendere la borsetta, la apro. Ella vi immerge la mano. Esamina: -scruta, pesa. Dice: - --- Molto bello. Avevamo anche noi tanta di questa roba. - --- Questi orecchini di brillanti -- dico -- mi sembrano quasi degni di -lei. Mi piacerebbe provare. - --- È inutile: non ho il lobo forato. Non credete? - -Ella piegò la testa da un lato e, gorgogliando un caro riso, concedette -alla mia mano di sollevare la impareggiabile seta dei suoi capelli, -affinchè io constatassi che il lobo non era forato. Ma nel toccare quel -cosino dell'orecchio, elastico e dolce, io rabbrividii. - --- Allora quest'anello, contessina. - --- Oh sì, questo smeraldo incastonato all'antica mi piace. - --- Permette -- domandai allora -- che lo mettiamo in opera? - -Mi porse la mano. Io provai le dita e infilai l'anello nell'indice: -rabbrividii per la seconda volta. Appressandomi, sentii il calore -profumato di carne del suo alito. - -Si contemplò la mano un po' meditabonda. - --- Ne aveva uno così anche mamà, con uno smeraldo anche più cupo. Ma io -non ci tengo più ai gioielli. - --- Nemmeno io, contessina, benchè oggi l'investimento del capitale in -preziosi sia molto indicato. Sarebbe come una lirica del capitale! Ma le -confesso che tengo di più assai alla mia modesta palazzina in Milano, al -mio modesto appartamento. - -E io le parlai allora della mia palazzina in Milano, mia proprietà; del -mio appartamento in istile _Louis Kenz_, ma con tutto il _comfort_ -moderno. -- Tutto, tutto, c'è tutto, ma manca solamente una cosa.... - -Ella mi ascoltava pensosa. - -Mi attendevo questa deliziosa domanda: «Che cosa le manca, caro -Sconer?». - -E invece venne fuori quest'altra domanda: -- Sapete quello che accade a -Cioccolani? - - - - - XXXII. -- IL DISASTRO. - - -Al diavolo! Io lo aveva dimenticato, ed ecco, anche in mezzo alla gioia -del simposio, l'ombra di Cioccolani. - --- Ammalato? - --- Peggio. Una cosa indegna! Voi ricordate certamente, Sconer, -l'_Attileide_ di Cioccolani.... - -Io ero atterrito. - -Anche allora, Cioccolani e l'_Attileide_, _Attileide_ e Cioccolani. - --- Ebbene, signora, che cosa è accaduto all'_Attileide_, cioè a -Cioccolani? - --- Questo grande dramma -- disse la contessina -- era destinato -all'aperto; ricordate, è vero? - --- Perfettamente: le turbe, gli Unni, l'organo. - --- Si pensava al teatro d'Albano sui colli laziali: ma il teatro -d'Albano sventuratamente non esiste ancora. Allora abbiamo pensato ad un -grande teatro di Roma, e ci siamo messi in corrispondenza con Roma. Ma -Roma non ha risposto. - --- Anche al telefono è lo stesso: Roma di solito non risponde. - --- Vi prego di non scherzare. Hanno risposto -- dice lei -- ma fanno una -difficoltà: il nome di Cioccolani. - --- Non è un bel nome. _Sconer_ è più bello. - --- Forse avete ragione? È terribile! Un padre ha il diritto di lasciare -a un figlio genio la eredità di un nome volgare! Ma l'obbiezione che -fanno quei signori di Roma è un'altra. Essi dicono: «Cioccolani non è un -nome conosciuto». Non è _piazzato_. Capite? Quello che importa non è -creare i _Canti ermetici_, creare l'_Attileide_. No! _Piazzarsi!_ Ah, -mostruoso! - --- Fino a un certo punto. In commercio, contessina -- mi permisi io di -obbiettare -- si verifica lo stesso fenomeno. Si fabbrica un prodotto; -ma la cosa più difficile è _lanciarlo_, imporre il nome! «Ficcatevi bene -in testa questo nome!». E si fa un uomo con un chiodo che penetra dentro -la testa. Molte volte è la fortuna di un nome. _Pillole Plak!_ Qualunque -farmacista le può fabbricare. Ma _Pillole Plak_ si sono imposte. Sente -che nome? _Plak_! Pare un comando. Naturalmente è un suono tedesco, così -lo capiscono di più. - -Ma la contessina, invece di ridere, rimase seria. - --- Ah sì, -- disse -- per voi, gente mercantile, l'_Attileide_ e i -vostri empiastri sono la stessa cosa. Intanto quel povero giovine ne -morirà di dolore. - --- Per così poco? Speriamo di no, contessina. Se l'_Attileide_ non potrà -essere rappresentata a Roma, si potrà rappresentare a Milano: se non -quest'anno, l'anno venturo. È questione di aspettare. - --- Aspettare? Non si può aspettare. - --- Scusi -- dissi io -- Cioccolani non sarà mica una donna, _pardon!_ in -istato interessante, che non può aspettare un giorno di più. - --- Questo appunto è il caso -- disse la contessina -- perchè se venisse -la pace, l'_Attileide_ è rovinata. - --- Per questo non si preoccupi, contessina. Il governo italiano ha -calcolato la guerra a tre mesi: ma il governo inglese, che è più -pratico, l'ha calcolata a tre anni. - --- Voi mi consolate, Sconer. - -(Vedete le donne! Questa qui, presso il pozzo, vuole la guerra: quella -là, sotto la pergola, vuole la pace). - --- Contessina, -- dissi io -- mi conceda di non capire perchè Cioccolani -non può aspettare. - -Si passò sconsolatamente la mano su la fronte come per dire: «Quest'uomo -che non capisce niente!», e mi domandò: - --- Lei conosce la storia? - --- Quale storia? - --- Quella che si legge sui libri. - -(Caro angiolo, le volevo rispondere, se studiavo la storia sui libri, -non diventavo gerente della società X*** e compagni). - -Risposi: - --- Certamente, contessina. - --- Ebbene, Sconer, per quale ragione gli Ebrei conquistarono la Terra -Promessa? - --- Perchè videro -- risposi io -- un campionario di uva bellissima, e -gli Ebrei avevano sete. - --- Bravo! Ma ci volle Mosè, l'uomo di genio che disse loro: «Va, rapisci -quell'uva, perchè tu sei il popolo eletto e se i Cananei diranno di no, -e tu fanne scempio». E perchè Alessandro conquistò l'Asia? Perchè disse -ai Greci: Io sono Dio e gli altri son barbari. E perchè Napoleone -conquistò il mondo? Perchè disse, _liberté, égalité, fraternité_, una -menzogna colossale, ma non importa! _Allons, enfants de la patrie_; -quaranta secoli vi guardano dall'alto di queste piramidi. E perchè i -tedeschi vogliono oggi conquistare il mondo? Perchè il Kaiser ha detto, -come Mosè, _voi siete il sale della terra!_ _Deutschland über alles!_ -Ebbene, Sconer, credete a me: è una formula che governa il mondo: ogni -formula, ben inteso, è una menzogna, e l'una val l'altra. Ma non -importa! L'essenziale sta nel colpire la imaginativa delle turbe. Basta -un bimbo a guidare una mandria di buoi: basta una grande menzogna a -guidare gli uomini. Non sapete che gli uomini son pazzi? non sanno, non -possono, non devono ragionare? Ma occorre appunto per questo l'epifania -del gran pazzo sublime; l'uomo di genio che li sappia attraversare con -la corrente elettrica della sua parola. - -Mi sentivo un certo giramento di testa. Una donna istruita è grande, ma -è seccante. - --- Ebbene, Cioccolani.... - -(Mio Dio, torna ancora in scena Cioccolani. Cioccolani _for ever_!) - --- Ebbene, Cioccolani è l'uomo di genio che ha trovato la formula -risolutiva: «Volete la pace? Spaccate la testa ad Attila». Ah, voi -ridete Sconer! - --- Io ridevo, perchè pensavo «Volete la salute? Bevete il ferro-china». - --- Ma sapete voi, Sconer, che se Cioccolani fosse nato in Germania, -invece di star qui a mendicare che gli si rappresenti il suo dramma, -sarebbe al seguito del Kaiser, nella gran coorte dei poeti che cantano -le sue glorie? Capite ora perchè l'_Attileide_ non può aspettare un -minuto di più? Il dramma ha un valore immanente; ma ha anche un valore -contingente: supponete che la guerra termini per una combinazione -qualsiasi; supponete, ciò che Dio non voglia! che il Kaiser rimanga -sconfitto.... - --- In questo caso -- dissi io -- la formula di Cioccolani passa di -attualità perchè la testa è già spaccata. - --- Ed è ben questo il terribile. Il dramma è andato. Oh, finalmente -avete capito! - --- Ebbene, contessina, il signor Cioccolani ne prepari un altro sempre -sul medesimo tema: «Volete la pace? Rifate la testa ad Attila». - - * - -Mi pareva di essere sopra un'altalena. - -Lei aveva certi occhi assenti, e mi faceva quasi compassione. - -Il sole aveva girato, e pendeva sopra di noi; per la campagna era un -gran silenzio e mi sembrò che nel mondo fossimo rimasti soli io e lei. - -La scossi un pochino, le presi la manina, e le dissi queste cose di cui -anche adesso mi meraviglio: -- Contessina, dia retta a me. - --- Che cosa? - --- Perchè, contessina -- dissi con la mia voce più insinuante -- invece -di pensare a tante cose tremende, a tanti uomini in grande stile, come -Mosè, Attila, Napoleone, Cioccolani, lei non ha mai pensato ad un uomo -di stile più modesto, ma più accessibile, più pratico.... - -Mi guardò. - --- Mi guardi, mi guardi: guardi pur me, contessina: ad un uomo -- voglio -dire -- perfettamente _gentleman_, ordinato, equilibrato, fedele -compagno.... - --- Un marito come si dice nella comune terminologia? - --- Press'a poco. - --- Col solito _ménage_? - --- Sì, press'a poco. Anzi con un buon _ménage_. - --- È infatti -- mormorò -- l'idea del buon Maioli e di mamà. - --- Bisogna dar retta a mamà. - -Tacemmo e quindi lei domandò: - --- E poi? - --- E poi? E poi può nascere un allegro bamboccio. - --- Io? - -I suoi occhi espressero un grande stupore. - --- Io certo no, -- risposi. --..... Un bamboccio ottenuto con onesta -collaborazione -- aggiunsi. - -Le sue labbra sorrisero di un piccolo pallido sorriso, che mi -incoraggiò. - --- E poi? - --- Lei poi dà il latte al suo bamboccino.... -- continuai -persuasivamente. - --- Io dare il latte? - --- Lei o la balia, come preferisce. - --- E poi? - --- E poi il bamboccino diventa grande..., un bel bamboccione. - --- E poi? - --- E poi darà il braccio a mamà: diventerà la consolazione di papà e -mamà, cioè crescerà sano, buono, ordinato.... - -Io parlavo, e lei mi seguiva docilmente, come trascinata da me. - --- E poi? -- domandò ancora. - --- E poi, e poi! E poi passa la vita. - --- Allora perpetuare la specie? - -Mi guardò con due occhi così attoniti che io vidi passare per essi -l'imagine bianca della follia, onde dissi a me stesso: «Ginetto, sta -attento a quello che fai»: ma quel giorno ero deliberato a tutto. - -Rimasi anch'io sorpreso a quella domanda, _allora perpetuare la specie_. -Io stavo per affrontare una grande battaglia. Colmai i bicchieri: io -bevvi, ella bevve. - --- Contessina -- dissi -- anch'io ho inteso dire che il matrimonio è in -crisi, che è una formula oramai superata: ma con tutto questo, che vuol -che le dica? Mi pare che una mogliettina graziosa, intelligente, buona, -capace di ricevere e dare consigli, congiunta ad un uomo solido, -equilibrato, intelligente, corpo d'un cane!, sia sempre una bella -instituzione. - --- Io dovrei -- disse -- allora diventare proprietà di un uomo. - --- E un uomo, viceversa, sarebbe sua proprietà. - --- Ed io dovrei essere oggetto di piacere per un sol uomo? - --- Questa certo sarebbe la formula desiderabile. Quanto poi al piacere --- osservai pudicamente --, mi pare che sarebbe una cosa reciproca. - -Ella non sorrise nemmeno. - --- E se io mi stancassi? -- domandò. - -Ella aveva fatto questa domanda impura con tanta purità che io -palpitavo, ma non osai di toccarla. - --- Ah, contessina -- dissi -- ma chi sarà mai l'uomo che possedendo lei -non farà di tutto perchè lei non si stanchi? - -Sorrise come ascoltasse una fola lontana, e disse: -- Io allora dovrei -fare come le altre fanciulle che cercano marito. - -Allora io mi buttai nella voragine. - --- Contessina, premetto; -- dissi -- ma nella fattispecie lei non ha -bisogno di cercare, perchè vi sono io. - --- Lei? - -Con che tenerezza, con che languore proferì quel _lei_! Le sue pupille -mi guardarono. Io vi ero caduto dentro come nel mare. - -Ella sorrideva. Non so perchè, rimasi attonito anch'io quando quel _lei_ -mi fece capire che _lei_ ero _io_. Ripetei. - --- Perchè no? Io! - -Mi guarda. - --- Non capisco che cosa ci trovi di strano, che mi guarda così. Lei -trova tutto bello, tutto delizioso: l'acqua, i fiori, le bestioline. A -me pare che potrebbe trovare passabile anche Ginetto Sconer. Io sono -uomo di parola, io la faccio _basilissa_ sul serio. Lei ha la sua villa -delle Cipressine. Lei le vuol bene perchè ci è nata. Noi supponiamo che -vi siano i vetri rotti, i soffitti che cascano, e, sopra, tante -ipoteche. E allora noi porteremo via le ipoteche, metteremo i vetri -nuovi, rifaremo i soffitti. Se poi invece di un bamboccio, ne vogliamo -far due, ne faremo due, ne faremo tanti. Quanti lei vuole. Tanti -contessini e contessine, vestiti di bianco, per il giardino delle -Cipressine, rimesso a nuovo, con tanti bei fiori; e dietro una _nurse_ -inglese col manto di viola. D'inverno staremo a Milano, nella mia -palazzina, o andremo anche in riviera, se fa bel tempo. Faremo anche -qualche bel viaggio, se le piace. Non le pare un bel programma? Ma la -pianti con Cioccolani e l'_Attileide_! - -Io ero liquefatto, come si vede, da essere raccolto col cucchiaio, come -dicono a Milano. Mi aspettavo di essere raccolto, e invece lei disse: - --- Ah, no! - -Ed ella proferì questo _no!_ con tanta passione che l'incanto fu rotto, -e mi sentii come da una forza centrifuga trasportato ancora dalla -voragine del mare su la riva. Il sangue però mi girava nella testa, e -intanto sentivo la sua voce quasi piagnucolosa che diceva: - --- Anche lei, Sconer, come tutti, contro Cioccolani. - --- Ma vuol mettere me con Cioccolani? Capisco quell'altro, ma -Cioccolani, evvia! Io non potevo farle il torto di credere che lei fosse -innamorata di quel Mardocheo.... - --- Ah! -- esclamò come la avessi punta. -- Non lui, ma il suo genio. - --- Ma che genio! Genio, caso mai, sono io che ho realizzato dal nulla. - -Io ero furente: io avevo affrontato la pazzia, la povertà, la -letteratura, il matrimonio, per suo amore. Invece niente. Come avessi -raccontata una fola. Nemmeno l'onore del rifiuto. - -Io non fumo che in circostanze solenni, ma in quel momento accesi una -sigaretta senza nemmeno domandar compermesso. - -Sentivo ancora la sua voce, monotona come la pallina della _roulette_, -che cadeva ancora dentro Cioccolani: sentivo queste parole, _Attileide, -ascesi, genio, superamento, fanciullino, tutti contro il genio che -appare_. - --- Oh, non l'abbandonerò io.... -- disse in fine. - --- Se lo tenga. - --- E nemmeno abbandoneremo la partita. Voi ci aiuterete, Sconer, è vero? - -Incredibile! L'incoscienza di quella donna arrivava sino al punto di -ignorare che lei aveva offeso mortalmente un uomo come me. - --- In che modo aiutare? Sono un letterato di Roma o di Milano forse io? - --- Ma voi siete amico di Lionello. - --- Ebbene? Che c'entra Lionello? - --- Lionello è un puro. - --- Con qualche riserva. Puro ero io, signora. - --- Intendo dire nel senso che Lionello è un uomo arrivato, superiore -all'invidia, accolto in tutte le grandi riviste, in tutti i grandi -quotidiani. Egli potrebbe far l'atto generoso di aiutare un suo -confratello annunciando con articoli entusiastici, come sa far lui, la -prossima epifania dell'_Attileide_. Che ve ne pare? - --- Uhm! Non ne so nulla. - --- Avevamo pensato ad un giro per l'Italia, dando lettura -dell'_Attileide_. - --- Eccellente idea. - --- È questione della voce.... - --- Già, manca le _phisique du rôle_. - --- Però la stampa dell'_Attileide_ è decisa. Prima si pensò ad una -grande rivista, poi abbiamo deciso per il volume. - --- Ah, benissimo. - --- La casa editrice di Milano ha però mandato un preventivo di spesa un -po' forte: diecimila lire. - --- Gente mercantile a Milano. E poi col rincaro della carta.... - --- I suoi genitori che non sanno che figlio hanno.... - --- Io credo che lo sappiano.... - ---.... si sono rifiutati di dare dieci mila lire.... - -Intervallo di silenzio. - --- Per questo motivo anche giovedì scorso sono venuta da voi. - -Secondo intervallo di silenzio. - --- Avreste voi, Sconer, da prestare dieci miserabili mila lire? - --- Dieci mila lire, contessina, non sono mai dieci miserabili mila lire. - --- Per me sì. - --- Non discuto: sul danaro esistono opinioni disparate, che spiegano il -loro frequente trasloco da una tasca ad un'altra. - -Lei si era venuta a sedere vicino a me su di uno sgabelletto, e cominciò -a piegarsi per accarezzare con la manina la stoffa dei miei calzoni. -Faceva la boccuccia, e girava gli occhi smorti. - --- Faccia il piacere, contessina, stia ferma con quelle mani. - --- Caro, caro Sconer, fate un piacere a me. Naturalmente il denaro vi -sarà restituito, perchè il libro avrà un enorme successo. - --- Quale libro? - --- L'_Attileide_. - --- Ah, sì, l'_Attileide_! Non ne dubito, la fiducia nel successo è la -prima condizione del medesimo. Ma io non ne tratto. - --- E perchè non volete trattare? - --- Perchè è un affare che non conosco, ed è sistema della nostra Casa di -non trattare gli affari che non si conoscono. - --- Ma se ve ne ho parlato tanto.... - --- Non dico di no: ma non è la mia partita. - --- Ebbene, Sconer, trattiamone esclusivamente come affare. Volete una -cambiale firmata da me e da Cioccolani? - --- Me ne guarderei bene. - --- Allora, come volete, Sconer, trattarne come affare? - --- Ne vuole trattare proprio come affare, contessina? - --- Oh, caro, caro Sconer. - --- Contessina -- ripetei -- lei è disposta proprio a trattare come -affare? - --- Certamente. - -Cominciai: -- Il fatto è questo: lei vuol varare l'_Attileide_ del suo -Cioccolani. - --- Precisamente. - --- Lei faccia come la signorina Ester. - -I suoi occhi si aprirono e mi guardarono. - --- La signorina Ester, lei lo deve sapere perchè è tanto istruita, -quando volle salvare il suo Mardocheo, si fece anche più bella e poi si -presentò al terribile re Assuero, e lui quando la vide così bella, -disse: «Se anche mi domandi la metà del mio regno, io te la darò». Lei -contessina non ha bisogno di farsi più bella, io non ho regni da -offrirle.... - -Mi pare che capisca; ma non nel senso voluto da me. - -Ad ogni modo io era avviato e continuai: -- Lei che dice sempre: -_superato, superato!_ Mi pare che si possa superare anche questo punto. - -Ma non potei finire che sentii per risposta un'impressione dolorosa. - -La mano della contessina si era posata con violenza su la mia guancia -destra. Un rumore, come _plaf ciac_, risuonò nel giardino. - -Quando mi riebbi, il giardino era vuoto. Mi affacciai fuori. - -Vidi, giù per la discesa, la gonna dell'abito _princesse_ che ondeggiava -sdegnosamente sopra le scarpette. - -Deve aver detto anche: _Cochon!_ - -Il mio orgoglio sanguinava. Avevo offerto la morale tradizionale, ed ero -stato respinto; avevo superato anch'io e offerto la morale in libertà, -ed ero stato respinto, anzi schiaffeggiato! - -Io non so, io non capisco più niente. Io avevo fatto alla contessina una -offerta brutale, sia pure; ma è anche vero che io mi ero attenuto alle -più scrupolose lezioni della psicologia femminile, cioè che una donna ha -pudore davanti all'uomo che ama; ma davanti all'uomo che non ama, non ha -pudore. - -E invece un ceffone! Sì, perchè è stato un ceffone. Delizioso sì, ma -ceffone. - - * - -La mia guancia sanguinava. - -Venne Lisetta e disse: -- Cosa è stato? È stato Leone? - --- No: è stata una leonessa. - -Lisetta mi applicò il taffetà. - -Evidentemente è stato il mio anello a produrre lo sfregio su la mia -guancia. - -Forse mi sono ferito da me stesso. - -Rivedo il volto fantastico del dottor Pertusius; pare che mi dica: -«Acqua profonda di lucida follia; ma sincera. Se ci fosse stata -l'insidia di uno scoglio, lei, cavaliere, finiva infilzato nel -matrimonio. Non si lamenti, anzi lasci a quella nobile giovane l'anello -a documento di riconoscenza.» - - - - - XXXIII. -- L'ULTIMO CAPITOLO POTREBBE ESSERE IL PRIMO. - - -Ho fatto ritorno il giorno seguente a Milano in modo definitivo. - -Ho riposato nel mio letto, cosa che non mi succedeva da molto tempo. -Dolce, caro, soffice lettuccio mio. Così elegante! - -Dopo tante emozioni e disinganni, temevo di soffrire di insonnia. Invece -ho dormito abbastanza bene: la quale cosa è prova che i nervi sono sani -e non mi ammalerò mai di neurastenia, perchè la storia registra casi -gravi di follia e di suicidio per sventure come le mie. - -Però la tranquillità del mio sonno è stata turbata, nel bel mezzo della -notte, da una visione di sogno molto brutta. - -La mia camera è stata invasa da soldati tedeschi, con l'elmetto a chiodo -in testa, e gli scarponi ferrati sul mio tappeto: «Già i tedeschi a -Milano?» - -Dicevano: «_Herr Ginetto Sconer, kommen Sie mit uns!_» - -«Perchè devo venire con voi?» - -«Per la fucilazione.» - -«Che diamine! Credo bene che loro abbiano intenzione di scherzare.» - -«Noi mai scherzare.» - -Ho avuto per la prima volta paura. Io che sono stato diverse volte in -Germania, io che ho avuto sempre ottimi rapporti coi tedeschi, non li -riconoscevo più. Stavano tutti fermi nella mia stanza, ma tutti aprivano -la bocca con quelle loro mandibole, che parevano _il delinquente -congenito_ del dottor Pertusius. - -«Scusate, perchè fucilare? Forse perchè non mi servo più della Casa X*** -di Lipsia?» - -_Nein!_ Non era per ragioni commerciali, era perchè io avevo detto che -bisognava spaccare la testa ad Attila. «Etzel spaccare la testa a voi!» - -«Lo credo bene. E pensare che prima che voi metteste su quella brutta -faccia, eravamo tanto amici, che si può dire eravate voi i padroni di -Milano. Del resto, non sono stato io, è stata la contessina, anzi è -stato Cioccolani a dire che bisogna spaccare la testa ad Attila.» - -«Allora fucilare anche contessina, anche Cioccolani.» - -«Ma se quelli son vostri amici! E poi l'han detto in poesia. Si dicono -tante cose in Italia, in poesia. Credano, signori, con questo sistema -delle fucilazioni, loro concluderanno pessimi affari.» - -Macchè! Tiran giù le coperte del letto. - -Ho fatto un atto energico. Ho girato la chiavetta, e quelle brutte -imagini sono state cancellate dalla luce elettrica. - - * - -Mi sono riaddormentato; ma al mattino -- come un lampo -- mi è sembrato -di vedere la contessina Ghiselda. Essa si rifletteva su la specchiera -che è di fronte al mio letto. Le chiome le servivano da accappatoio, ma -per vestito aveva soltanto la sua bellezza. Essa era dolce e -liquefacente come un _fondant_. - -Ahimè, non era Ghiselda! Era Desdemona che apriva le finestre, e un -raggio del sole di Milano ferì la specchiera. Un brivido mi percorse il -cuore. «Ah, signora -- esclamai, -- come Ginetto Sconer la avrebbe resa -felice!» - - * - -Guardo il mio letto, e penso che dovrò disdire al mobiliere la -ordinazione del suo fratello gemello. Guardo il mio salone, e penso che -io non ci collocherò Oretta, non ci collocherò Ghiselda. - -Povere mie belle poltrone deserte, miei bei tappeti! Povero Ginetto -Sconer, che rimarrà solo, solo, solo! - -Mi è venuta allora una certa commozione che è arrivata quasi sino agli -occhi. - -Ma non pensiamoci più. - -Mi consolerò scrivendo le mie memorie. Ciò sarà utile anche nella -eventualità che il Fisco voglia mettere una tassa sui celibi come si -dice: io potrò allora dimostrare che a me non mancava la buona volontà. - -Anzi le detterò. - - * - -Così avendo deliberato, mi recavo in un ufficio di copisteria ad -ordinare una dattilografa, quando in via Dante un signore si ferma e mi -guarda. Anch'io allora mi fermo e lo guardo. Ma lui prosegue, e anch'io -proseguo. Ma dopo un po' si volta e mi guarda. - -Evidentemente mi ero voltato anch'io, altrimenti non mi sarei accorto -che lui si era voltato. - -Allora siamo tornati indietro tutti e due, e ci siamo trovati a faccia a -faccia. - --- Scusi lei chi è? -- domando io. - --- È appunto quello che io mi domandavo -- risponde lui --: lei chi è? - -Finalmente ci siamo riconosciuti. Era il pasticciere di P***. - --- E lei -- disse -- è quel signore.... - ---.... che ha fatto tante spese nel suo negozio. Ahimè, sì; sono io. - --- Che tempi, signore, che tempi -- esclamò lui. -- Proibita la -fabbricazione dei dolci. Ah, non lo sa? La nostra industria è la sola -sacrificata. Quelle belle torte, quei bei _fondants_, quelle sfogliate -che erano la nostra gloria! Quei _marrons glacés_, si ricorda? - --- Ah, i _marrons glacés_! - --- Che cosa metteremo più nelle nostre vetrine? Fichi secchi, castagne -secche, qualche dattero. Ero venuto a Milano per una partita di -caramelle di Torino.... - -Questo richiamo del passato mi esasperò. - --- Ah, le famigerate caramelle! Buon giorno. - -E piantai quel signore sul marciapiede, perchè era stato lui a darmi -referenze sbagliate sul _bottoncin di rosa_. Una referenza sbagliata, -tanto in commercio quanto in diplomazia, può avere conseguenze -incalcolabili. Del resto non creiamoci più illusioni: le rose, oggi, -nascono aperte. - - * - -Il giorno seguente la mia governante Desdemona mi avverte che c'è una -signorina che chiede di me. - --- Fate entrare nel salotto. - -Entro anch'io. Ma dove è? Ah, eccola là. - -Era la dattilografa. - -Stava in posa, con una manina guantata sopra il mio pianoforte -Bechstein. Una penna del suo cappellino andava in giù, l'altra in su -come l'elica di un aeroplano. Del volto si vedeva soltanto un naso a -falce, e un occhio solo, perchè l'altro era nascosto dal cappello. Ma -quell'occhio era più grande del vero. Senza il faro di quell'occhio non -la avrei distinta, perchè il mio salotto è grande e lei era piccola. La -sua magrezza era così impressionante che quasi riusciva seducente. - -Mi accosto: essa mandava un profumo violento, ma dozzinale. Sorrido, -perchè certo costei ignora di trovarsi di fronte al gerente della ditta -X*** e compagni. - -Dice il suo nome. Essa, collocandola in serie, sarebbe la signorina -Zeta. - -Ma io la chiamerò _la signorina Ossobuco_. - -Combiniamo per il giorno seguente, ed io stabilisco un compenso adeguato -per le sue prestazioni. - --- Ma è agile lei? -- domando. - -Si spoglia in un momento le braccia dei lunghi guanti e mi agita in -faccia le mani con grazia e rapidità. - -Le braccia sono due stecchi, ma le mani sono carine. - -Ma rimane lì in piedi; cioè la signorina non se ne va. - --- Scusi -- domando -- ha qualche cosa da comunicare? - -Fa capire di sì; ha qualche cosa da comunicare. - --- Prego, s'accomodi. - -Si accomoda su l'angolo di una poltrona. - -È esitante. Desidera sapere se io sono _coniugato_ o se sono un _signore -solo_. - -Stupisco di questa domanda indiscreta. - --- Perchè mi dispiace -- dice --; ma io sono una signorina che ha il suo -onore. - --- Questo non mi riguarda -- rispondo dignitosamente. -- Lei ha degli -scrupoli?... - -Ma non mi risponde. - -Sta lì, mi guarda, sorride. - --- Prego, prego -- aggiungo in fretta e concludo: -- Se ha degli -scrupoli, lei può andare. - -Non se ne va, e mi dice che no, non ha degli scrupoli. Ma ha voluto -preavvisarmi perchè.... - --- Perchè lei è una signorina che ha il suo onore: me lo ha già detto. - -Rimane un po' interdetta; si alza, e mi guarda con occhio lontano come -fanno i conigli. - -Dice: -- E poi si vede che lei è cavaliere. - --- Purtroppo. - -È una iettatura: io non mi imbatto che in signorine vestali. - - * - -Domenica è stata la prima seduta. Nel mio salotto _Louis Kenz_: le -finestre sono aperte sul giardino; e io sono seduto -- in pijama di seta -candida -- dentro la mia poltrona inglese, quando la signorina è -entrata. - -Avevo fatto portare dallo stabilimento una macchina da scrivere con il -nastro nuovo. - -La prego di mettersi in libertà. - -Gli occhi di lei, dilatati dall'ammirazione, guardano il giardino. Ora -si vedono tutti e due gli occhi, in quanto si è levata il cappello. È -una testolina piena di piccoli ricci, ma graziosi. - --- Ah, signore -- esclama -- pare qui di essere in campagna. - -Così è a Milano. Appena vedono un po' di verde, dicono di essere in -campagna. Ah, la campagna? Lei crede ancora alla virtù della campagna! -Ma è un'illusione. - -Veramente non è per questo: è perchè lei è anemica, e avrebbe bisogno -della campagna. -- Ma come si fa? -- mi domanda. La signorina è -lavoratrice, e deve vivere del proprio onesto lavoro. - --- Ah, non è facile per una signorina vivere del proprio onesto lavoro! - -Non rispondo a queste interrogazioni ed esclamazioni. Indico il tavolino -dove ho fatto disporre la macchina, e comincio a dettare: _Cav_, scriva -pure per intero, _cavalier Ginetto Sconer_. - -Scrive; ma ecco la signorina si interrompe e dice: -- Mi favorisca uno -sgabello perchè volo sui piedi. - -Guardo, e infatti non toccava terra. - -Suono, e compare Desdemona. - --- Desdemona, vi prego, portate uno sgabello per le estremità della -signorina. - -(Mi pare che Desdemona non obbedisca con quella premura che costituisce -una sua prerogativa). - -Dunque continuiamo: - -_Cavalier Ginetto Sconer, fisonomia rosea, da cui spira intelligenza e -coraggio; capigliatura solida, denti solidi, tutto solido._ - -Qui la signorina si interrompe: osa guardarmi con quel naso -impertinente, e poi si mette a ridere. Mi pare un po' audace. - -Che cosa c'è da ridere? -- Proseguiamo, signorina: _Questo sono io!_ - -Altro scoppio di risa, e poi la domanda: -- Lei? - --- Sì, io. Perchè? Non le sembra l'originale conforme al ritratto? Ma -proseguiamo. - -Riprende il _tic tac_ della macchina, ma dopo un po' domanda: - --- Signore, per favore: ho caldo. Non avrebbe un bicchier d'acqua? - -Suono. Prego di portare un bicchier d'acqua. - -Desdemona ricompare con un bicchier d'acqua e con una faccia, questa -volta, anche più impressionante. - -Ciò mi preoccupa: ma la signorina, affatto. Prende il bicchiere dal -vassoio di Desdemona, e beve. Beve con grazia e dice anche lei: -- -Delizioso! - -Questa parola mi perturba. Ah, dolce malinconia! quel giorno, presso il -pozzo: delizioso tutto, l'acqua, lo _champagne_, la morte: tutto, -fuorchè Ginetto Sconer. - --- Proseguiamo, signorina. - -Ma dopo un po' interrompe ancora e dice con stupore: -- Ma questo è un -romanzo! - --- Ma le pare? Sono le mie memorie. - --- Ma no, è un romanzo. Io me ne intendo di letteratura. - --- Anche lei si intende di letteratura? - --- Certo, ho fatto le tecniche. Oh, ma delizioso, delizioso, -delizioso.... - --- Che cosa? - --- Il romanzo. - -E dà in uno scoppio di nuove risa, che mi ricordano gli squilli della -contessina Ghiselda. - -Ma nel ridere, lo sgabello le sfugge, perde l'equilibrio, e mi cade fra -le braccia. - --- Oh, _pardon, pardon_, signore. - -Io la prendo e la rimetto in equilibrio, ma in questa operazione dovetti -constatare che sotto la vestina esistevano due quote gemine di una -consistenza che non si sarebbe sospettato; perchè realmente questi -fiorellini rachitici, cresciuti sull'asfalto di Milano, sono più tenaci -che non si creda a prima vista. - -Io non saprei ben ridire come sia avvenuto: io era partito dettando le -mie memorie, e mi sono trovato la signorina fra le braccia. - - * - -Abbiamo sospeso la dettatura. Del resto è cosa nota anche nei ministeri -che la dattilografia complica piuttosto le pratiche, invece di -semplificarle. - -Quando lei ha saputo che io ero gerente della società X*** e compagni, -fu compresa da molta ammirazione. - -Ciò mi compensò degli oltraggi subiti da quella stupida Oretta. - -Io le raccontai le mie sventure ed ella ne ebbe pietà: -- Oh, povero -signore! Ma quelle signorine -- diceva -- non hanno avuto buon senso. - -È sempre quello che è parso anche a me, ma non osavo dirlo. - -Io stupisco: ho consumato tanto tempo per cercare chi mi dica: «Io ti -voglio tanto bene»; e la signorina Zeta mi ripete spesso: «Quanto sei -simpatico, Ginetto!» - -Certo la signorina Zeta è un surrogato; ma noi viviamo nell'età dei -surrogati: non è indicata per l'erede; ma è tanto tempo che si sente -ripetere che gli eredi devono essere aboliti. In questo caso pensiamo -soltanto alla nostra felicità personale. - -Si trascorre qualche ora piacevole con la signorina Zeta: parla con -garbo, non si stupisce di certe sciocchezze, conosce i nomi delle -_films_ del cinematografo, delle attrici, se ne intende di mode, di -vetrine, è entusiasta della produzione della mia ditta. Tratta l'amore -come un fatto di ordinaria amministrazione. Ha un suo decoro, non manca -di rispettabilità. La posso benissimo condurre in qualche gita con me. -In fondo essa è rappresentativa di una classe che si va sempre più -affermando: il proletariato; un proletariato senza calli, direi -intellettuale, ma riconosciuto. Potrà occupare un buon posto nel mio -stabilimento. - - * - -Ma io mi sono sempre dimenticato: bisogna che mandi venti lire al dottor -Pertusius per le sue prestazioni. - - - FINE - - - - - _Opere di_ ALFREDO PANZINI: - -_Piccole storie del mondo grande_ L. 4 -- -_La lanterna di Diogene_ L. 5 -- -_Le fiabe della virtù_, novelle L. 5 -- -_Il 1859. Da Plombières a Villafranca_ L. 5 -- -_Santippe_, piccolo romanzo tra l'antico e il moderno L. 5 -- -_La Madonna di Mamà_, romanzo del tempo della guerra L. 5 -- -_Novelle d'ambo i sessi_ L. 3 -- -_Viaggio di un povero letterato_ L. 5 -- -_Io cerco moglie!_ L. 6 -- - - ---- - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IO CERCO MOGLIE! *** - - - - - A Word from Project Gutenberg - - -We will update this book if we find any errors. - -This book can be found under: http://www.gutenberg.org/ebooks/39506 - -Creating the works from public domain print editions means that no one -owns a United States copyright in these works, so the Foundation (and -you!) can copy and distribute it in the United States without permission -and without paying copyright royalties. Special rules, set forth in the -General Terms of Use part of this license, apply to copying and -distributing Project Gutenberg(tm) electronic works to protect the -Project Gutenberg(tm) concept and trademark. 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Information about the Project Gutenberg Literary Archive - Foundation - - -The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit -501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the state -of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal Revenue -Service. The Foundation's EIN or federal tax identification number is -64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at -http://www.gutenberg.org/fundraising/pglaf . Contributions to the -Project Gutenberg Literary Archive Foundation are tax deductible to the -full extent permitted by U.S. federal laws and your state's laws. - -The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. -S. Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered -throughout numerous locations. Its business office is located at 809 -North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email -business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact -information can be found at the Foundation's web site and official page -at http://www.pglaf.org - -For additional contact information: - - Dr. Gregory B. Newby - Chief Executive and Director - gbnewby@pglaf.org - - -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary - Archive Foundation - - -Project Gutenberg(tm) depends upon and cannot survive without wide -spread public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. - -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. 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